“FABBRETTI Nazareno”,”I Vescovi di Roma. Breve storia dei Papi.”,”Nazareno Fabbretti, dei Frati minori, è nato a Iano presso Pistoia, nel 1920. Ordinato sacerdote nel 1943, dopo una breve esperienza nell’insegnamento, si è dedicato completamente al giornalismo e all’attività di scrittore. Ha scritto le biografie di Giovanni XXIII, Paolo VI, Mazzolari, Milani, San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino.”,”RELC-001-FGB”
“FABBRI Luce”,”Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero.”,”Luce FABBRI è nata a Roma nel 1908, figlia del militante e intellettuale anarchico Luigi FABBRI. Dopo l’avvento del fascismo ha seguito il padre in esilio, stabilendosi a partire dal 1929 in Uruguay dove ancora risiede. Docente di Letteratura italiana all’Univ di Montevideo per oltre quarant’anni, dopo la morte del padre, ha diretto la rivista ‘Studi sociali’ dal 1935 al 1946. E’ autrice di numerosi libri tra cui: -Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, con D.A. DE SANTILLAN, GINEVRA, 1938 -La libertà nelle crisi rivoluzionarie. MONTEVIDEO, 1947 -Sotto la minaccia totalitaria. NAPOLI, 1955 Tra le opere in lingua spagnola: ‘Camisas negras’, ‘El fascismo’ ‘El anarquismo: mas alla de la democracia’.”,”ANAx-024″
“FABBRI Luigi”,”L’ organizzazione anarchica. Rapporto presentato al Congresso Anarchico Italiano di Roma (16-20 giugno 1907) ed al Congresso Anarchico Internazionale di Amsterdam (24-31 Agosto 1907).”,”anarchia significa assenza di governo politico ed economico “”Ci sono e ci possono essere associazioni anche composte da non anarchici, che nel loro funzionamento interno sieno libertarie, – e ciò non nuoccia, anzi faciliti il loro scopo particolare. Elia Reclus nei popoli primitivi, che pur non si reggono in vera anarchia, ha trovato esempi di aggruppamenti libertari; e Pietro Kropotkin ci parla delle associazioni libertarie fra gli animali, fra i selvaggi, fra le classi artigiane e nei comuni del medioevo…”””,”ANAx-137″
“FABBRI Luigi”,”Dittatura e rivoluzione.”,”””Chi ha il potere sulle cose ha il potere sulle persone”” diceva Malatesta. “”La semplice esistenza della Comune portava seco, come cosa naturale per sé, l’ autonomia locale; ora non più però come contrappeso al potere dello Stato, diventato ad esso superfluo”” (Marx, La guerra civile in Francia pag 45-46).”,”ANAx-151″
“FABBRI Luce, a cura di Gianpiero LANDI”,”Propinqua libertas.”,”‘…Fortem facit vicina libertas senem’, Seneca, Phaedra “”La prossimità della libertà rende forte il vecchio”” “”Conobbi anche Margareth Rago, docente all’ Università di Campinas in Brasile, che stava allora terminando la sua biografia di Luce (Entre a historia e a liberdade. Luce Fabbri e o anarquismo contemporaneo, Sao Paulo, 2000)””. (pag 8)”,”ANAx-232″
“FABBRI Luigi”,”I comunisti e la religione.”,”””Sul piano storico gli effetti reazionari dell’ ideologia religiosa sono per Marx ben evidenti: “”I principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica e magnificato la servitù medievale: parimenti, oggi sono in grado, se necessario, di prendere le difese degli oppressori del proletariato, anche se voglion dare l’ impressione di farlo a malincuore”” (1). Per tutti questi motivi il socialismo è incompatibile, secondo Marx, con qualsiasi forma religiosa, anche e soprattutto con la più elevata, quella che riassume in sé tutte le altre, il cristianesimo. La condanna del comunismo religioso. Di fronte al pullulare dei socialismi a base religiosa, caratteristico della sua epoca, Marx prende decisamente posizione contro ogni tentativo di accordare il cristianesimo con il comunismo. L’ occasione per questa presa di posizione gli è offerta dal contatto con il sarto tedesco Wilhelm Weitling.”” (pag 62-63) (1) Marx, Il comunismo della Gazzetta Renana, Mega, I, G, pag 278″,”RELC-203″
“FABBRI Luigi, a cura di Roberto GIULIANELLI”,”Epistolario. Ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935).”,”””Ho visto nel “”Libertaire”” pubblicata una tua lettera a proposito della “”responsabilità collettiva””. Capisco la tua intenzione conciliativa, ma quei… responsabilisti mi paiono incurabili! Eppoi, essi esagerano quando dicono che “”nel nome: della medesima organizzazione nei quattro punti della Francia si espongono le teoria più diverse, ed anche le più opposte””. In realtà son sempre le stesse, salvo che nei particolari secondari e per le forme di linguaggio. Inoltre nessuno oratore ha l’abitudine di parlare “”a nome dell’organizzazione”” (meno che in casi particolari e di vero incarico) in genere tutti parlano a nome proprio o tutt’al più genericamente dell’Idea. Certo tu non hai seguito la lunghissima istruttiva discussione avuta luogo negli ultimi mesi nel “”Libertaire”” sull’argomento. (…)”” (pag 270) (Luigi Fabbri a E. Malatesta, 17.5.1930)”,”ANAx-282″
“FABBRI Luigi BUCHARIN Nicolai”,”Anarchia e comunismo scientifico. Un teorico marxista ed un anarchico: due testi a confronto.”,”nuova edizione BUCHARIN che LENIN giudicò “”il teorico più stimato e più forte del partito””, entrò nel 1906, appena diciottenne, nel movimento rivoluzionario. Luigi FABBRI, autore di numerose opere e opuscoli politici, entrò a soli 16 anni nel movimento anarchico. Ne aveva 17 quando lo arrestarono e condannarono per aver scritto e diffuso un manifesto antimilitarista. Collaboratore di MALATESTA, al quale fu sempre vicino, lasciò l’ Italia nel 1926. Espulso dalla Francia e dal Belgio, trovò riparo in Uruguay, dove morì nel 1935.”,”ANAx-340″
“FABBRI Luigi”,”Carlo Pisacane. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria.”,”‘Carlo Pisacane non sottintende la sua fede socialista; socialista si dichiara ed il socialismo difende a spada tratta’ (pag 22)”,”SOCU-191″
“FABBRI Fabio”,”L’Italia cooperativa. Centocinquant’anni di storia e di memoria. 1861-2011.”,”Fabio Fabbri, già docente di Storia del movimento operaio e sindacale, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre. E’ autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo e del movimento cooperativo. Tra i suoi volumi: ‘Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921’, Torino, Utet, 2000.”,”MITT-380″
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo La reazione come psicologia diffusa. Il 14 ottobre 1920. “”Gli incidenti avvenuti il 14 ottobre, in occasione della manifestazione socialista pro vittime politiche e a difesa della Russia dei Soviet, furono la prima e tragica conferma dei nuovi scenari in cui si dipanava la lotta politica nel paese. Le notizie che si accavallarono in quello ore, di violentissimi episodi e di drammatici scontri tra partiti e fazioni opposte, contribuirono ad imprimere una svolta decisiva nei sentimenti comuni. L’opinione pubblica, sballottata tra le violenze sovversive e le minacce di una reazione borghese – «sintomo ammonitore» la indisturbata opera dei Fasci della Venezia Giulia, – parve invocare un immediato e liberatorio mutamento di rotta della politica giolittiana. I sanguinosi episodi di cronaca – che ci accingiamo ad esaminare – furono considerati come la prova che il paese era afflitto da un male difficilmente sanabile: «la reazione è deprecabile e noi la deprechiamo con tutte le nostre forze – scrisse l'””Avvenire d’Italia”” – perché ne sentiamo il pericolo e ne prevediamo i danni dal punto di vista generale della evoluzione politica, ma essa minaccia di essere il prodotto finale delle violenze socialiste» (224). Per giunta quella giornata – che, nel cuore dei militanti, doveva rappresentare un unanime segno di protesta contro l’attacco militare sferrato dalle nazioni borghesi alla Russia leninista – arrestò le prospettive di radicali cambiamenti e rappresentò un momento di riflusso delle speranze di un’immediata diffusione della rivoluzione. Le drammatiche notizie della sconfitta dell’Armata Rossa (Carr, 1964, pp. 1050 ss.), alle porte di Varsavia (12 ottobre) risuonarono come un’inaspettata doccia fredda. La reazione alle violenze rosse prese fiato in tutta Europa ed anche in Italia i primi segnali si manifestarono proprio nelle zone in cui il sostegno delle caste militari, degli agrari, ed ora anche degli industriali, tutelavano lo squadrismo: rispettivamente il Friuli, l’Emilia e la Puglia, la Lombardia (Milano). A Trieste, i fascisti, ormai «risoluti a sparare contro chiunque si opponga all’urto delle nostre fila» (225), avevano intimato che nessun comizio pro Russia avrebbe dovuto svolgersi; tanto che il pomeriggio del 14 ottobre, guidati dal corrispondente de “”Il Popolo d’Italia””, Pietro Belli, si erano duramente scontrati, in piazza Garibaldi, con i socialisti che rientravano dalla manifestazione di solidarietà”” (pag 307-308) [(224) ‘Tragico conflitto. La ripercussione a Montecitorio’, “”Avvenire d’Italia””, 16 ottobre 1920; (225) Il testo del volantino diffuso dai Fasci, parzialmente cit. da Chiurco, II, p. 142, è in ‘La distruzione del “”Lavoratore””‘, “”Avant!””, ed. p.tese, 16 ottobre 1920. Sull’episodio, ricordato anche in ‘Fascismo’ 1921, pp. 54-55 e Farinacci, 1940, pp. 180-81 cfr. Salvemini, I, p. 431 e Pacor, pp 79-80]”,”MITT-381″
“FABBRI Fabio a cura”,”Il 1943.”,”I pilastri e le istituzioni del regime – si diceva erano quattro: Fascismo, Aeronautica, Marina, Esercito = FAME”,”ITAR-250″
“FABBRI Natacha”,”Cosmologia e armonia in Kepler e Mersenne. Contrappunto a due voci sul tema dell”Harmonice Mundi’.”,”Le riflessioni di Johannes Kepler e Marin Mersenne sul tema dell’ ‘harmonice mundi’”,”SCIx-001-FB”
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo Il discorso di Matteotti: la denuncia delle «barbarie» fasciste. “”Il discorso pronunciato da Matteotti, che il Salvatorelli (1964, p: 183, e Roveri, 1974, p: 159) considerò il «preludio» al più noto «canto del cigno» del 30 maggio 1924, aveva l’indubbio merito, storico e politico, di documentare e ricostruire direttamente in Aula il lugubre scenario delle vie delle città emiliane: «Percorse da gruppi armati, militarmente indrappellati, pieni di fascisti armati [che] nell’ora del passeggio, parti[vano] dalle città maggiori, per esempio a Ferrara, davanti alla cattedrale, qualcuno con due rivoltelle nelle mani, e sfilavano allegramente per le strade, con canti di vendetta, senza che alcun si muova». Per la prima volta, nel Parlamento italiano, venne squarciata «la leggenda del patriottismo di cui si ammantava il fascismo italiano» (100). Risuonò circostanziata «l’esposizione veritiera» delle violenze perpetrate dallo squadrismo, alla presenza o con la complicità delle forze di polizia: ferimento di avversari politici, leghe distrutte e incendiate, assalti notturni di passanti, spedizioni nei paesi vicini contro i capilega. Già sottoposto a intimazioni e minacce, Matteotti formulò la sua «prima denuncia del fascismo come reazione di classe» (Caretti, 1985a, p. 81). (…) Era una battaglia, la sua, intrapresa non solo per la causa del socialismo ma per «quella della civiltà». «La sorpresa, la non abitudine delle nostre masse a codesta lotta malvagia e barbarica della violenza episodica ha disorientato le nostre organizzazioni. Lo scompiglio di esse è proprio determinato dal fatto che ad esse manca l’abitudine alla barbarie. Ma se voi continuerete – disse rivolto ai suoi avversari politici – non voi avrete la conservazione, non noi la rivoluzione, ma si sarà purtroppo, creata la ‘guerra civile’, e la dissoluzione del paese». Sulla natura «malvagia e barbarica» delle incursioni squadriste, altri oratori si soffermarono nel corso del dibattito, che in un certo senso segnò il «battesimo parlamentare» (102) del fascismo”” (pag 430-432) [(100) ‘Note sulla seduta’, Avanti!, 1 febbraio 1921; (102) A. Cappa, ‘Reazione borghese e partito socialista’, ‘L’Ordine Nuovo’, 4 febbraio 1921 (editoriale)]”,”ITAD-151″
“FABBRI Luigi”,”Malatesta. L’ uomo e il pensiero.”,”””Bisogna aggiungere poi che anche sulle questioni dottrinarie suaccennate, Malatesta fu tra i primissimi a sottrarsi all’influenza marxista e ad abbandonare gli apriorismi pseudoscientifici di Marx. Da questo punto di vista Malatesta potrebbe essere considerato come un antesignano dei revisori del marxismo (…). Mentre per moltissimi anarchici il comunismo divenne a poco a poco quasi un articolo di fede, fuori dal quale non concepivano alcuna anarchia possibile, Malatesta non cadde mai in quella specie di dogmatismo. Pur difendendo la concezione comunista dell’anarchia, egli preferì per gran tempo, fino a dopo il 1900, dirsi più genericamente “”Socialista anarchico”” e poi semplicemente “”anarchico””, sia per considerazioni di tatti contingente, sia per non circoscrivere in una formula esclusivista il principio dell’anarchia”” (pag 108-109)”,”BIOx-004-FGB”
“FABBRI Fabio a cura; saggi di Walter BRIGANTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Adolfo PEPE Nazario Sauro ONOFRI Ferdinando CORDOVA Giulio SAPELLI Stefania CONTI Annamaria BOZZA Elio APIH Lara STANCARI Paolo ZAVATTINI Umberto SERENI Ivo BIAGIANTI Reginaldo CIANFERONI e Alessandro PACCIANI Ovidio BARTOLI e Lorenzo RAFFI Aldo DI-BIASIO Salvatore FERRARO Carmelo Giovanni DONNO Giuseppe MASI Francesco MANCONI e Guido MELIS Anna ROSSI-DORIA Sergio GNANI Michele FATICA Adolfo ZAVARONI Marco LELLI Bruno TOBIA Camillo BREZZI e Antonio PARISELLA Anna CAROLEO Sergio NARDI Lucietta SCARAFFIA Paola CORTI Stefano LEPRE Luigi ARBIZZANI Renata JODICE Alessandro CASTRO Piero VERRUCOLI A. PIZZORUSSO e R. ROMBOLI Renato SITTI Giulio CERRETI Giulio SPALLONE Silvio MIANA Manlio ROSSI-DO Francesco AGOSTINO”,”Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975.”,”Fabio Fabbri (1944) curatore dell’opera, autore di vari studi sulla cooperazione e sul socialismo italiano, docente di Storia del movimento operaio e sindacale all’Università di Salerno (1979). Nota su Lenin (pag 91) e altra nota a pag 49 “”(…) In sostanza la polemica col leninismo mai venne meno nel primo dopoguerra in virtù del fatto che il capo rivoluzionario non aveva cessato di distinguere, come s’è già accennato (cfr. nota 121 riportata in calce, ndr), tra i compiti puramente tecnici, organizzativi, amministrativi, e di “”pace civile”” che la cooperazione perseguiva in una società capitalistica e il nuovo volto che essa assumeva ‘dopo’ la conquista del potere politico da parte della classe operaia. Nonostante i continui riferimenti ad essa nel corso della sua opera (a questo proposito torna sempre utile la citata silloge, Lenin ‘Sulla cooperazione’, Roma, 1949), va notato infatti che egli s’apprestò a uno studio organico su di essa, soltanto ‘dopo’ la Rivoluzione d’Ottobre, allorché “”grazie alla NEP (…) la cooperazione acquista(va) un’importanza del tutto eccezionale””. Fin dal dicembre 1922 egli infatti cominciò a raccogliere dati sulla Lega delle cooperative russe (‘Centrosojuz’) che successivamente elaborerà nel gennaio 1923 e invierà come base di discussione al XIII Congresso dei soviet. “”Spiego il mio pensiero””, chiarì Lenin. “”In che cosa consiste l’irrealtà dei piani dei vecchi cooperatori, a partire da Roberto Owen? Nell’aver sognato la trasformazione pacifica della società contemporanea mediante il socialismo, senza tener conto di una questione cardinale, come quella della lotta di classe, della conquista del potere politico da parte della classe operaia, dell’abbattimento del dominio della classe sfruttatrice. E perciò abbiamo ragione nel considerare questo socialismo ‘cooperativo’ come del tutto fantastico, romantico e persino ingenuo nel suo sogno di trasformare mediante la semplice organizzazione cooperativa della popolazione i nemici di classe in collaboratori di classe e lotta di classe in pace di classe (cosiddetta pace civile)”” (Cfr. V.I. Lenin, ‘Sulla cooperazione’, cit., p. 112. Il piano ‘Sulla cooperazione’ è ora riportato in V.I. Lenin, ‘Lettera al congresso e ultimi scritti’, a cura di G. Garritano, Roma, 1974, pp. 85-106)”” [Nota 389, pag 91]; “”‘La questione delle cooperative al Congresso di Copenaghen’, in ‘La Cooperazione italiana’, 10 settembre 1910. Per una analisi dettagliata delle varie posizioni emerse al Congresso, cfr. Lenin, ‘La questione delle cooperative al Congresso internazionale Socialista di Copenaghen’, in ‘Sozial-Demokrat’, 25 settembre 1910, ora in ‘Opere complete’, cit., vol. XIV, pp. 357-363. L’autore ricordava di aver proposto in commissione di sostituire le parole ‘[le cooperative] aiutano gli operai a preparare la democratizzazione e la socializzazione della produzione e dello scambio’, con le parole: ‘[le cooperative] aiutano in certa misura a preparare il funzionamento della produzione e dello scambio dopo l’espropriazione della classe dei capitalisti’. “”Il senso di questo emendamento””, spiegò Lenin, “”consisteva in questo: che le cooperative, adesso, ‘non’ possono aiutare gli operai, e che il funzionamento della produzione e dello scambio futuri, ‘preparato’ fin d’ora dalle cooperative, potrà avere luogo ‘solo dopo’ l’espropriazione dei capitalisti’ (Cfr. anche Lenin ‘Sulle cooperative’, Roma, 1949, p: 39″” [Nota 121, pag 49] [Fabio Fabbri, ‘Per una storia del movimento cooperativo in Italia’, (in) Fabio Fabbri, a cura, ‘Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975’, Feltrinelli, Milano, 1979]”,”ECOS-027″
“FABBRI Diego”,”Geopolitica umana. Capire il mondo dalle civiltà antiche alle potenze odierne.”,”Il volume contiene molte cartine a colori riguardanti varie parti del globo e dei punti di crisi “”Tra le nazioni dedite alla potenza vi sono le più decisive del pianeta: Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia e Iran. Disposte a sostenere gli sforzi per accrescere il proprio ‘status’, a usare violenza su sé e sugli altri, indifferenti alle regole dell’economia, che violano puntualmente”” (pag 107 (Capitlo: Potenza vs Economia) Gli Stati Uniti. “”Controllano il flusso navale in ogni stretto del globo- sebbene il 70% delle merci non raggiunga mai il Nordamerica – e offrono la propria deterrenza nucleare ai ‘clientes’. Sopportano sfibranti privazioni per restare giovani e crudeli, per tirare gli altri a sé, per conservare la primazia planetaria, rimanendo nel mondo pure quando vorrebbero tornare casa”” (pag 108)”,”RAIx-401″
“FABBRI Fabio”,”Venti giorni al porto. 18 gennaio – 6 febbraio 1897. Le origini della Compagnia Portuale di Civitavecchia.”,”Fabio Fabbri ha insegnato Storia del lavoro presso le Università di Salerno e di Roma La Sapienza. Ha insegnato come professore ordinario di Storia contemporanea all’Univ. di Roma Tre. Ha curato tra l’altro una Storia del lavoro in sei volumi (Castelvecchi, 2015-2018). “”Anche ad Amburgo, come capiterà nella cittadina laziale, i deputati socialisti portarono in prima persona il loro sostegno ai compagni in lotta. Adolf von Elm, presidente della Cooperativa di lavoratori del tabacco di Amburgo, Hermann Molkenbuhr, tra i più influenti deputati socialisti in Parlamento, Karl Frohme, uno dei più apprezzati rappresentanti della Spd nella Germania del Nord, parteciparono alle riunioni dei portuali, ne discussero i problemi, si intrattennero con loro. Mirabile esempio di quanto si ripeterà allo scalo di Civitavecchia, quando gli scaricatori in sciopero saranno visitati e sostenuti nella loro lotta da Romeo Soldi, Vittorio Lollini, Garzia Cassola, Andrea Costa. Si innesca, da allora, quel sottile ma tenace legame che, per la prima volta, unisce i lavoratori in lotta al di là delle barriere geografiche. Un vero e proprio sentimento che superava i confini nazionali, come era stato appena ribadito a Londra, al V Congresso della Seconda Internazionale (50) (27 luglio – 1° agosto 1896). E che trovava immediata applicazione nelle prese d’atto che provenivano dall’Inghilterra – dove Tom Mann, Segretario del Partito socialista indipendente del lavoro, invitava tutti i lavoratori dei porti inglesi ad inviare aiuti ai loro compagni d’Amburgo e a non andare a occupare i loro posti – oppure dall’Italia, dove l'””Avanti!””, fin dai primi dell’anno, apriva le sue colonne alle nuove sottoscrizioni per gli scioperanti del porto tedesco. Sicché già il 4 gennaio, il quotidiano socialista comunicava che erano stati distribuiti i sussidi e che il denaro pervenuto consentiva di sostenerli per tutta la settimana successiva. “”Una settimana ancora di sciopero – sentenziò l’organo del Psi – ed Amburgo ha cessato di essere il porto più importante d’Europa”” (51). La via seguita dal socialismo italiano nell’interpretazione dello sciopero d Amburgo non era, quindi, di isolarlo nel contesto geografico tedesco bensì di considerarlo come un punto di riferimento della lotta di classe europea contro lo Stato capitalista. I continui elenchi di sottoscrizioni a favore degli scioperanti d’Amburgo che punteggiavano gli editoriali o le cronache politiche dell'””Avanti!”” erano l’attestato di un comune fronte di lotta. Ancora l’8 gennaio si sottolineava, in prima pagina, che 14 lavoratori avevano abbandonato il lavoro al porto a sostegno dei lavoratori tedeschi in lotta; e l’indomani, a fianco di noti personaggi, come Francesco Zanardi, Dino Mazzoni e Giuseppe Nerbini, anche “”cinque poveri compagni bitontini”” (52) erano accomunati nella sottoscrizione a favore degli scioperanti”” (pag 41-42) 19-20 gennaio. Romeo Soldi. “”Nel porto due vapori, fermi, erano in attesa di essere scaricati. Domani – concluse l'””Avanti!”” – probabilmente nessun operaio andrà a lavorare””. L’evento ha immediate ripercussioni a Roma. Mentre dalla capitale partono per Civitavecchia molti carabinieri e parecchi agenti e funzionari di polizia, il Psi invia a contattare gli scioperanti Romeo Soldi, un intellettuale intransigente, molto vicino a Friedrich Engels e al modello organizzativo tedesco, appena rientrato dal Congresso internazionale di Londra. Un personaggio già noto ai socialisti del locale Circolo “”Carlo Marx””, una quarantina in tutto, ai quali, la sera del 3 novembre, si era fatto “”apportatore del saluto dei ompagni di Londra”” (11), prima ancora di svolgere la sua conferenza sulle condizioni economiche dell’Europa e dell’Italia in particolare. (…)”” (pag 49) [(11) Il Sottoprefetto al Prefetto, 6 novembre 1896, n. 7636, in ASR, Pref., Gab., b 472, fasc. ‘Partito Socialista’, 1896] “”La stessa sera del 20, Soldi riunisce di nuovo circa 300 lavoratori nell’ex Convento dei Gesuiti e con loro stabilisce di resistere nella protesta, anzi di estenderla anche agli scaricatori di mare. Infine decide “”di ricostituire in massima la disciolta società del lavoratori del porto divisa in Sezioni di terra e di mare””. Anzi – riferì il Prefetto con sdegno “”si fanno già in nomi dei capi, dei quali uno sarebbe un certo Arce, antico presidente della società e processato per truffa, e l’altro tal Pierotti ex caporale di squadra dei facchini ed uno dei principali agitatori del disciolto circolo socialista Carlo Marx”” (18) [(18) Riservata dal Sottoprefetto di Civitavecchia al Prefetto, 21 gennaio 1897 n. 102, in ASR, Pref., Gab, b. 514, cit]”,”MITT-427″
“FABBRINI Sergio”,”Tra pressioni e veti. Il cambiamento politico in Italia.”,”Sergio Fabbrini è professore di Scienza politica presso l’Università degli studi di Trento. Ha insegnato in diverse università straniere. In particolare presso la Harvard University e la University of California di Berkeley. É autore di: Il presidenzialismo negli Stati Uniti, Le regole della democrazia. Guida alle riforme, Il principe democratico. La leadership nelle democrazie contemporanee, Il Governo. Gli esecutivi nelle democrazie contemporanee (con Salvatore Vassallo) e Quale democrazia. L’Italia e gli altri.”,”ITAP-018-FL”
“FABBRINI Sergio a cura, Saggi di Fulvio ATTINÀ Luciano BARDI Thomas CHRISTIANSEN Mark GILBERT Piero IGNAZI Giandomenico MAJONE Yves MÉNY Francesc MORATA Simona PIATTONI Lucia Serena ROSSI Carlo RUZZA Alec STONE SWEET”,”L’Unione Europea. Le istituzioni e gli attori di una sistema sovranazionale.”,”Fabio Attinà insegna Relazioni internazionali e Politica dell’Unione Europea (Cattedra Jean Monnet) presso l’Università degli Studi di Catania. Nella stessa Università dirige il Centro Jean Monnet “”Euro-Med””. Luciano Bardii insegna Relazioni internazionali e Politica comparata presso l’Università degli Studi di Pisa. Thomas Christiansen è Jean Monnet lecturer e direttore del Centro Jean Monnet per gli Studi Europei della University of Wales, Aberystwyth. Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Mark Gilbert insegna Storia dell’integrazione europea e del sistema internazionale presso l’Università degli Studi di trento. Tra il 1997 e il 2002 ha insegnato Storia e politica italiana presso il Dipartimento di Studi europei dell’Università di bath (GB). Piero Ignazi insegna politica comparata presso l’Università degli Studi di Bologna ed è direttore del Master in Relazioni internazionali della stessa università. Giandomenico Majone è professore emerito di Public Policy Analysis presso l’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. Ha insegnato nelle università di Roma, Yale, Harvard (Kennedy School of Government), e nell’International Institute for Applied Systems Analysis. Yves Mény è presidente dell’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. É stato direttore del Robert Schuman Center for Advanced Studies dell’IUE (dal 1993 al 2001). Ha insegnato Scienza politica e Scienza dell’amministrazione presso le Università di Rennes e Parigi 2, presso l’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e presso il Department of Social and Political Sciences dell’IUE. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Simona Piattoni insegna Politica comparata e Governo locale presso l’Università di Trento. Lucia Serena Rossi insegna Diritto internazionale e Diritto delle Comunità Europee presso l’Università degli Studi di Bologna ed è il direttore del Centro di Ricerca sul Diritto delle Comunità Europee della stessa università. Carlo Ruzza insegna Sociologia dell’ambiente e dell’integrazione europea presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato European Studies presso la University of Essex (GB). Alec Stone Sweet insegna Comparative Law presso la Law School della Yale University. É stato fellow di Comparative Politics presso il Nuffield College di Oxford (GB) e professor di Political Science presso il Department of Politics and Society della University of California di Irvine.”,”EURx-070-FL”
“FABBRINI Sergio MORATA Francesc a cura, Saggi di José ADELANTADO Giampiero CAMA Joan COLOM Leticia DELGADO Núria FONT Giorgio GIRAUDI Ricard GOMÀ Albert MASSOT Lee MCGOWAN Giorgio NATALICCHI Paolo ROSA Mauro TIBALDI”,”L’Unione Europea. Le politiche pubbliche.”,”Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. José Adelantado è professore associato di Sociologia presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giampiero Cama è ricercatore in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Genova. Joan Colom è professore associato di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Eurodeputato dal 1986 e vicepresidente del Parlamento Europeo per la legislatura 1999-2004. Leticia Delgado è professore associato di Scenza politica presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Núria Font è professore associato di Scienza politica e di Scienza dell’amministrazione presso presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giorgio Giraudi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Richard Gomà è professore associato di Scienza politica e dell’amministrazione presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Albert Massot è funzionario della Divisione Agricoltura, Pesca, Patrimonio forestale e Sviluppo rurale della Direzione Generale Studi del Parlamento Europeo. Lee McGowan è professore associato di Studi europei presso la Queen’s University di Belfast. Giorgio Natalicchi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Firenze. Paolo Rosa è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Mauro Tibaldi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Sassari.”,”EURx-071-FL”
“FABEI Stefano”,”Guerra e proletariato. 1914. Il Sindacalismo rivoluzionario dalla neutralità all’ interventismo.”,”Stefano FABEI (1960) laureato in lettere moderne all’Univ di Perugia insegna a Varese nelle scuole superiori. Si interessa alla storia dei rapporti fra movimenti di liberazione del Terzo Mondo (specie mondo arabo e islamico) e regimi fascisti. Ha scritto altre opere.”,”MITS-111″
“FABEI Stefano”,”Una vita per la Palestina. Storia di Hâjj al-Husaynî, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan, con Mursia è uscito Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”VIOx-048-FL”
“FABEI Stefano”,”Mussolini e la resistenza palestinese.”,”Stefano Fabei nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna all’Itas ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Suoi saggi sono apparsi, fra l’altro, su Studi Piacentini, Nuova Storia Contemporanea. É autore di: Politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan. Per Mursia oltre a Il Fascio, la svastica e la mezzaluna, ha pubblicato Una vita per la Palestina, Storia di Hajj Amin al-Husayni, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”ITAF-023-FL”
“FABEI Stefano”,”Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan.”,”VIOx-139-FL”
“FABEI Stefano”,”I neri e i rossi. Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini.”,”Giuseppe Parlato, nato a Milano nel 1952, è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Luspio di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Fra le sue ultime pubblicazioni: ‘La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato’ (Mulino, 2008); ‘Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia (1943-1948)’ (Mulino, 2006); ‘Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento’ (Cantagalli, 2009). Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su ‘Studi Piacentini’ e ‘Treccani Scuola’. Collabora a ‘I sentieri della ricerca’, ‘Eurasia’ e ‘Nuova Storia contemporanea’. Ha al suo attivo varie opere tra le quali ‘I cetnici nella Seconda guerra mondiale’ (2006), ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘Operazione Barbarossa’ (2010). “”Il problema dei contatti tra fascisti moderati e antifascisti rivoluzionari ma non comunisti, realizzatosi sul finire della guerra civile, porta anche a un altro problema, sostanzialmente interno all’interpretazione del fascismo”” (dalla prefazione di G. Parlato) (pag XIII) “”Negli ultimi mesi della Repubblica sociale italiana prese corpo un progetto politico, chiamato «ponte», mirante non solo a rendere meno cruenta la guerra civile, che si profilava sempre più sanguinosa, ma anche a creare i presupposti per una trasmissione indolore del potere, da parte di Mussolini e degli ambienti più moderati della RSI, alle forze, come i socialisti, ritenute dal Duce meno lontane, sotto il profilo ideologico, da quel fascismo rivoluzionario e delle origini che aveva in qualche modo tentato una sua riproposizione tra il 1943 e il 1945, e non contrarie in modo pregiudiziale a un passaggio dei poteri senza spargimento di sangue. Questo piano – cui si sarebbero con tutte le forze opposti, oltre ai fascisti intransigenti, esponenti di spicco del Comitato di liberazione nazionale come Lelio Basso e Sandro Pertini – doveva trovare concreta attuazione sulla base degli accordi che, per volontà del Duce, intercorsero tra il generale Nicchiarelli, vicecomandante della Guardia nazionale repubblicana, e Corrado Bonfantini, responsabile delle formazioni militari del Partito socialista italiano, per costituire le formazioni miste, i «battaglioni del popolo» che, agli ordini di ufficiali della GNR, sarebbero entrati in azione nel momento in cui i tedeschi si fossero ritirati. Oltre a questi motivi ufficiali va da sé che potessero esisterne altri per pervenire a un accordo: l’adesione di elementi di entrambe le parti, a un programma di moderazione e pacificazione al fine di scongiurare, per ragioni ideali o di semplice opportunità, la lotta fratricida; il tentativo da parte fascista di mettere in atto sia una manovra tattica per creare spaccature nello schieramento opposto, tutt’altro che compatto, sia una manovra alibistica cui alcuni uomini della RSI credevano di poter ricorrere quando fosse sopraggiunto il momento della resa dei conti”” (pag 1-2) (introduzione dell’autore)”,”ITAF-384″
“FABEI Stefano”,”Operazione Barbarossa. 22 giugno 1941.”,”Stefano Fabei (Passignano 1960), laureato in lettere, insegna a Perugia. Autore di saggi (con Mursia ha pubblicato ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Una vita per la Palestina’ (2003), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘La “”legione straniera”” di Mussolini’ (2008). “”Se il dominio del Reich sull’Europa orientale e su parte della Russia aveva sempre costituito una delle massime ambizioni del Führer, il principale avversario di quest’ultimo fu, prima del giugno 1941, come anche dopo, almeno per un certo periodo, Churchill più che Stalin. La sconfitta dell’Unione Sovietica come necessità assoluta per costringere la Gran Bretagna a firmare la pace: questa l’argomentazione di Hitler prima e dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa. «L’obiettivo finale del Reich è la sconfitta della Gran Bretagna», disse il 18 agosto al feldmaresciallo Wilhelm Keitel e quattro giorni dopo – come registrò nel suo diario il generale Franz Halder – ribadì che l’obiettivo era quello «di eliminare definitivamente la Russia come alleata dell’Inghilterra sul continente e pertanto togliere all’Inghilterra qualsiasi speranza di mutamento nella proprio sorte»; il 28 ottobre successivo confermò all’ammiraglio Kurt Fricke: «La caduta di Mosca potrebbe addirittura costringere l’Inghilterra a firmare immediatamente la pace» (31). Intorno alla 3,15 del 22 giugno 153 divisioni, 600.000 veicoli a motore, 3.580 carri armati, 7184 pezzi di artiglieria e 2.740 velivoli partivano all’attacco dell’Unione Sovietica. Per l’operazione Barbarossa era dispiegata la più grande forza militare raccolta su un unico teatro bellico di tutta la storia. Affiancavano i tedeschi 12 divisioni e 10 brigate rumene, 18 divisioni finlandesi, 3 brigate ungheresi e 2 slovacche, cui presto si sarebbero aggiunte la divisione «Azul» spagnola e le 3 del Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR)”” (pag 57-58) [(31) Lukacs J., ‘The Hitler of Histor’, New York, 1998, pp: 149-152]”,”QMIS-250″
“FABENI Francesca”,”Bolivia 1952. Una rivoluzione senza socialismo.”,”Francesca Fabeni è nata a Firenze nel 1971. Si è laureata in Storia dei paesi latinoamericani. Collabora con la rivista ‘Socialismo o Barbarie’ e con il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario.”,”AMLx-013-FL”
“FABER Elisa a cura”,”Annibale e l’Oriente contro l’Occidente.”,”L’esperienza delle guerre precedenti allo scontro con Cartagine (Sanniti, Pirro ecc.) ha spinto l’esercito romano alla creazione della cosiddetta “”tattica manipolare”” per cui la falange, suddivisa in piccole unità di manovra, consentiva la maggiore duttilità, ed era sempre sostenuta dalle linee posteriori. Si era fatto più leggero l’armamento della fanteria, e tutto l’esercito era inquadrato in quattro legioni di 3.000 uomini di fanteria pesante, 1.200 di fanteria leggera, oltre a 300 cavalieri per ogni legione. Le quattro legioni erano comandate dai loro ufficiali superiori, i “”tribuni militum””, erano di solito raggruppate in due eserciti al comando ognuno da un console. Cartagine non aveva un esercito permanente ma eserciti composti da mercenari messi in piedi per l’occasione (pag 34)”,”STAx-315″
“FABIANI Roberto”,”I massoni in Italia.”,”FABIANI (Roma, 1940) giornalista ha lavorato a Panorama e all’ Espresso.”,”ITAP-052″
“FABIANO Mauro Antonio”,”L’ analisi sociale in Karl Marx.”,”Mauro Antonio FABIANO (1953) è ricercatore nella Facoltà di sociologia dell’ Università di Roma La Sapienza. Dopo aver condotto diverse ricerche, attualmente si interessa di storia delle teorie e delle ricerche sociali. Ha pubblicato vari lavori (v. retrocopertina). Nel primo capitolo ‘Vita, opere e formazione intellettuale di K. Marx’, l’ A descrive sinteticamente ma nel dettaglio, anche mese per mese, l’ attività multiforme di Marx, i costanti rapporti con Engels, il lavoro preparatorio delle varie opere, le vicende relative alla pubblicazione delle stesse. (pag 13-59) “”Interpretato in questo senso, il paradigma marxiano acquista la sua valenza specifica, introducendo un vero e proprio medoto di analisi sociale originale, eliminandone le varie e artificiose separazioni, fra componente economica, filosofica e politica, ecc. (…) Allora si comprende la necessità fortemente sentita da Marx di coinvolgersi attivamente nella politica del suo tempo, prendendo posizione da una parte specifica, quella delle classi lavoratrici. Da qui proviene anche quello che potremmo definire come il coraggio della previsione in Marx, tendenziale e mai assoluta, sempre adeguata ai tempi in cui egli stesso vive, che è stata interpretata come profetismo. Essa da un lato ha una funzione di stimolo alla lotta politica, ma dall’ altro si pone come vera e propria previsione scientifica, se adeguata o meno non importa, di quadri generali astratti di possibilità future, cioè con determinazioni parziali di adattamento alle singole particolarità del mondo reale””. (pag 177-178)”,”MADS-119″
“FABIETTI Ugo a cura, scritti di Edward B. TYLOR Henry S. MAINE John F. McLENNAN John LUBBOCK Lewis H. MORGAN”,”Alle origini dell’ antropologia.”,”Ugo Fabietti, (Milano 1950 – Milano 2017), antropologo, ha studiato filosofia a Pavia e poi antropologia sociale all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia dell’antropologia’, Zanichelli, 2011. “”Poichè la poligamia ha prevalso, più o meno, tra le principali nazioni del genere umano nelle prime epoche della loro storia, e dal momento che si tratta di una pratica oggi presente presso un gran numero di popoli, la natura e i limiti della sua influenza devono essere accertati prima che vengano esaminate altre cause dell’origine del sistema; ciò è inoltre importante al fine di poter mostrare che le vere cause devono essere trovate in una condizione della società ce esistette prima dell’introduzione della poligamia e della poliandria. La poligamia può essere considerata a pieno titolo un’istituzione familiare. Nella sua forma più evoluta e ordinata essa presuppone un avanzamento considerevole della società legato allo sviluppo di ceti superiori e inferiori e di forme di ricchezza. I mezzi di sussistenza devono essere accresciuti e divenuti ormai sicuri e la proprietà individuale deve essere riconosciuta prima che un singolo individuo riesca a mantenere più di una famiglia o diversi gruppi di bambini avuti da madri diverse. Nella sua forma estrema la poligamia deve essere stata limitata a pochi privilegiati, mentre la massa della popolazione ne era esclusa in quanto povera. In una forma inferiore e non ordinata essa ha probabilmente prevalso fin dall’epoca storica più remota. La poliandria d’altra parte non è definibile come istituzione familiare. Essa è una superfetazione della poligamia e una sua variante in senso opposto e ripulsivo. Tracce di essa sono state trovate presso numerosi popoli in varie parti dell’Asia, dell’Africa e, secondo la testimonianza di Hearne e di Humboldt, in casi sporadici nell’America settentrionale e meridionale”” (pag 220-221) [Lewis Henry Morgan, ‘Problemi relativi all’evoluzione dei sistemi di parentela’ (1871)]; “”La forma più rozza della poliandria, come s’è detto, è quella in cui i mariti ‘non’ sono fratelli; la meno rozza è quella in cui essi ‘sono’ fratelli”” (pag 135) [Johh Ferguson McLennan, ‘Sistemi arcaici di parentela e loro effetti sulla struttura dei gruppi primitivi’ (1965)]”,”SCIx-146-FF”
“FABIETTI Ugo”,”Antropologia. Un percorso.”,”Ugo Fabietti è nato a Milano nel 1950. Si è laureato in filosofia a Pavia. Ha poi studiato antropologia all’ EHESS di Parigi. Tra i suoi lavori ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, 1977. Morgan e Engels ‘Un rapporto tra la teoria dello sviluppo storico presentata nell’ ‘Ideologia tedesca’ e quella dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society” “”Il giudizio di Engels sull’opera di [Lewis Henry] Morgan, e la stessa utilizzazione che egli fece dei materiali etnologici contenuti in ‘Ancient Society’ nella stesura dell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), vanno in realtà considerati come il tentativo di annessione alla «concezione materialistica della storia» di quelli che potevano allora rappresentare i primi risultati «scientifici» in campo antropologico. (…) Lo schema della periodizzazione, che nel caso di Morgan costituiva il parametro temporale entro il quale poteva essere reso intelligibile nella sua emergenza storica l’incremento del progresso materiale, si prestava ad una riattivazione in chiave metafisico-dialettica mostrando così di possedere, oltre ad una notevole fruibilità retorica, anche delle eccezionali doti di persistenza. Per contro l’affermazione per mezzo della quale Morgan aveva prospettato la possibilità di una corrispondenza tra le diverse tecniche di sussistenza e le grandi epoche della storia umana, affermazione che si era poi ridotta ‘nella pratica’ ad un semplice reperimento di quelli che potevano essere considerati i segni visibili del progresso, diveniva per Engels la cerniera tra la teoria dello sviluppo storico, così come questa si presentava nell’ ‘Ideologia tedesca’ e la teoria dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society’. Storia e preistoria apparivano così ricongiunte nel momento in cui venivano ricondotte in modo definitivo a ciò che poteva essere considerato il loro denominatore comune: la produzione dei beni materiali. Nell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ riemergevano tuttavia, assieme alla problematica e ai concetti della «concezione materialistica della storia», anche i temi dell’umanesimo marxista. Lo schema dialettico, applicato alla «storia» dell’istituzione familiare, produceva una sequenza che dalla promiscuità originaria (il comunismo «felice» ma «amorale» delle donne) conduceva al rapporto monogamico di carattere proletario (la «felicità morale» attraverso il passaggio per la fase contrassegnata dalla monogamia borghese, dove il matrimonio era in realtà una forma mascherata di prostituzione (l’«infelicità morale»). La lettura «umanistica» dell”Origine della famiglia’ fu in effetti quelle che prevalse durante i decenni immediatamente successivi alla morte del suo autore. Di conseguenza alcune importanti intuizioni di Engels connesse al ruolo di riproduttrice della forza-lavoro che la famiglia assolve all’interno dei modi storici di produzione, rimasero per lungo tempo occultate. Occorrerà oltre mezzo secolo infatti perché l’antropologia marxista riprenda, come vedremo, la tesi di Engels secondo la quale la produzione e la riproduzione della vita immediata sono di «duplice specie»: produzione di beni materiali ma anche produzione di uomini, produttori di quei beni stessi» (pag 39) [Ugo Fabietti, ‘Antropologia. Un percorso’, Zanichelli editore, Bologna, 1979] Antropologia marxista (pag 143-)”,”TEOS-012-FFS”
“FABIETTI Ugo a cura; testi di TYLOR MORGAN ENGELS KROPOTKIN FRAZER FROBENIUS LÉVY-BRUHL FREUD MALINOWSKI MEAD LÉVI-STRAUSS JAULIN CLASTRES LIZOT MONOD”,”L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea.”,”Ugo Fabietti, nato a Milano nel 1950, si è laureato all’Università di Pavia sulla problematica epistemologica dell’antropologia economica. Ha studiato antropologia all’ EHESS di Parigi sotto la guida di Marc Augé e di Claude Meillassoux. Ha pbblicato uno studio sui meccanismi di riproduzione di una società di proto-agricoltori ed ha collaborato ad un volume sull’ideologia del ‘selvaggio’ pubblicato in Francia. Contiene il saggio di Friedrich Engels, ‘Dal comunismo delle donne alla monogamia’ Mutamenti nella storia della famiglia. ‘La prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale’ “”La famiglia – dice Morgan – è l’elemento attivo, essa non è mai stazionaria, ma procede da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la società si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore… Invece, i sistemi di parentela sono passivi e solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha fatto nel corso del tempo e subiscono un mutamento radicale solo allorché la famiglia è radicalmente cambiata. «E – aggiunge Marx – lo stesso vale per i sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici, in generale». Mentre per la famiglia la vita continua, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo continua a sussistere in forza dell’abitudine, la famiglia lo supera progredendo. Ma, con la stessa sicurezza con cui Cuvier dalle ossa d’uno scheletro d’animale, trovato presso Parigi, ha potuto trarre la conclusione che esse appartenevano ad un marsupiale e che in quel posto, una volta, avevano vissuto dei marsupiali ora estinti, con la stessa sicurezza noi possiamo trarre, da un sistema di parentela tramandato dalla storia, la conclusione che è esistita la forma di famiglia ad esso corrispondente, e ora estinta. I sistemi di parentela e le forme di famiglia che abbiamo menzionato si differenziano da quelli dominanti per il fatto che ogni bambino ha più padri e madri. Nel sistema di parentela americano, a cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano però presuppone una famiglia in cui ciò invece era la regola. Noi ci troviamo così trasportati in una serie di forme di famiglia che sono direttamente in contraddizione con quelle comunemente accettate finora come le sole vigenti. L’idea tradizionale conosce solo la monogamia, ed accanto a questa la poligamia di un solo uomo, e se mai anche la poliandria di una sola donna, e passa così sotto silenzio, come si conviene al filisteo moraleggiante, che la prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale. Lo studio della storia delle origini invece ci presenta condizioni in cui gli uomini vivono in poligamia e contemporaneamente le loro donne vivono in poliandria, e i figli comuni sono perciò considerati come cosa comune a tutti loro. Condizioni, queste, che hanno a loro volta attraversato esse stesse tutta una serie di mutamenti, fino alla loro dissoluzione nella monogamia. Questi mutamenti sono di tal genere che la cerchia abbracciata dal vincolo matrimoniale comune, all’origine assai larga, si restringe sempre più sinché alla fine lascia sussistere solo la coppia singola che oggi predomina”” (pag 50-51) [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), trad. it., Editori Riuniti, Roma, 1971 (in) Ugo Fabietti a cura, ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, Bologna, 1977]”,”TEOS-013-FFS”
“FABIUNKE Günter”,”Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band.”,”FABIUNKE Günter Brani di Marx Engels attinti dalla MEW. F. Engels: “”Aber die Menschen blieben nicht überall auf dieser Stufe stehn… Hirtenstämme sonderten sich aus von der übrigen Masse der Barbaren: erste große gesellschaftliche Arbeitsteilung. Die Hirtenstämme produzierten nicht nur mehr sondern auch andre Lebensmittel als die übrigen Barbaren”” (MEW, Bd. 21, S. 155) (pag 325) “”Nach der Ausscheidung der Hirtenstämme finden wir alle Bedingungen fertig zum Austausch zwischen den Gliedern verschiedner Stämme, zu seiner Ausbildung und Befestigung als regelmäßige Institution. Ursprünglich tauschte Stamm mit Stamm, durch die gegenseitigen Gentilvorsteher; aber als die Herden anfingen in Privateigentum überzugehen, überwog der Einzelaustausch mehr und mehr und wurde endlich einzige Form. Der Hauptartikel aber, den die Hirtenstämme an ihre Nachbarn im Tausch abgaben, war Vieh; Vieh wurde die Ware, in der alle andren Waren geschätzt und die überall gern im Austausch gegen jene genommen wurde – kurz, Vieh erhielt Geldfunktion und tat Gelddienste schon auf dieser Stufe. Mit solcher Notwendigkeit und Raschheit entwickelte sich schon im Anbeginn des Warenaustausches Das Bedürfnis einer Geldware”” (Ebenda, S. 156.)””. [Günter Fabiunke, Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band, 1978] (pag 325)”,”MADS-535″
“FABRA RIBAS Antonio”,”La semana tragica. El caso Maura. El krausismo.”,”L’ autore militante socialista (nato nel 1879) ha partecipato agli eventi. Era membro del Comitato di sciopero e promotore per la campagna internazionale contro il governo Maura e per la salvezza di Francisco Ferrer condannato a morte. FABRA RIBAS ha scritto su questi accadimenti sul giornale l’ Humanité di Parigi. Notizie biografiche sull’autore si trovano nella prefazione di PEREZ BARO’. “”Il tempo che passa, può confermarmi che il krausismo costituisce una prova ulteriore della verità espressa nell’ aforisma ‘habent su fata libelli’. In effetti, poche opere hanno avuto una sorte come quella che ebbero quelle del filosofo Carlos Cristián Federico Krause, nato nel 1781 a Eisenberg, Turingia, e morto nel 1832, a Monaco””. (pag 164) Vedere pure: Catálogo biblioteca del Instituto Cervantes de Ammán Autor: Ullman, Joan. Connelly Título: La Semana Trágica : estudio sobre las causas socioeconómicas del anticlericalismo en España (1898-1912) / Joan Connelly Ullman ; traducción castellana de Gonzalo Pontón Editor: Barcelona : Ariel, D.L. 1972 Descripción física: 693. p. : il. n. ; 24 cm Serie: Horas de España Materias: Cataluña-Historia-Semana Trágica, 1909. España-Historia-S. XIX Autores: Pontón, Gonzalo, trad.”,”MSPx-066″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF.”,”PCFx-016″
“FABRE J. Henri”,”La Vita degli Insetti. Brani scelti estratti dai Ricordi Entomologici.”,”””La sua profonda mente ostinatamente oggettiva, la precisione perpendicolare del suo sguardo osservatore non hanno impedito che il suo spirito umano rimanesse sempre ingenuo e sempre innamorato delle piccole vite osservate. Questa perenne giovinezza di simpatia è stata un incitamento continuo e l’ ispirazione costante a scoprire nuovi fatti e nuove verità. Il grande fisiologo Claude Bernard non ha forse scritto: “”L’ ipotesi felice e feconda che costituisce l’ invenzione scientifica è data dal sentimento? “”. Il sentimento naturalistico è così abbondante nei volumi di Fabre che, leggendoli, avete a momenti l’ illusione perfetta di trovarvi, non già davanti a un libro, per quanto vitale possa essere, ma immersi nella realtà stessa, ancora più reale, giacché vi sembra, non solo di contemplarla, ma, altresì, di conoscerla!”” (pag 7)”,”SCIx-154″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF. “”Certes, Waldeck Rochet explique, en 1964, que par dictature temporaire du prolétariat, si l’on n’en confond pas abusivement le contenu nécessaire et les formes historiquement relatives, il faut entendre deux choses: défendre le régime nouveau de démocratie socialiste contre les agissements des anciennes classes exploiteuses, et assurer la plus large démocratie pour tous les travailleurs. Et il ajoute qu'””évidemment les formes de la dictature du prolétariat peuvent varier selon les conditions historiques et les particularités nationales. Nous croyons, par exemple, que, pour la France, compte tenu de ses traditions démocratiques et des conditions de notre époque, il est possible d’envisager, dans le cas d’un passage pacifique au socialisme, des formes de dictature du prolétariat nouvelles, moins violentes, et d’une durée plus brève”” (p. 66-67)””.”” (pag 101)”,”TEOC-439″
“FABRE Giorgio”,”Roma a Mosca. Lo spionaggio fascista in URSS e il caso Guarnaschelli.”,”FABRE Giorgio è redattore di Panorama (1990). E’ stato a ‘Rinascita’ e all’Unità. Nel 1981 ha pubblicato un libro sull’attività giornalistica di D’Annunzio. “”E’ una discreta rarità trovare negli archivi del Pci clandestino un documento scritto in russo. Eppure, con il numero di collocazione 1154, ce n’è uno che invece, sorprendentemente, è tutto in caratteri cirillici, un documento di 7 pagine. Alla fine della serie, due delle pagine del documento sono state tradotte in italiano e l’intestazione è “”Statistica emigrazione politica italiana in Russia””: in due paginette, in russo appunto, viene indicato il numero di emigrati politici italiani in URSS, suddivisi secondo i luoghi di lavoro e le località di residenza e le persone censite sono circa 250″” (pag 145)”,”RUSS-223″
“FABRE Giorgio”,”L’elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei.”,”‘Sessant’anni or sono il fascismo razzista e antisemita espulse gli autori di «razza ebraica» dall’editoria italiana, operando un profondo stravolgimento della realtà preesistente. Questo libro ci illustra come ciò avvenne. Pur se la ricostruzione di Fabre non si sofferma sul nuovo contesto culturale nazionale che venne così determinato è opportuno tenere presente che è in esso che gi altri italiani sono cresciuti, hanno vissuto, hanno pensato, hanno creato o appreso cultura dal 1938 alla Liberazione; e che il verificarsi di quest’ultima non ha comportato l’automatico abbattimento di tale contesto e delle nuove realtà da esso determinate. L’abbiamo attesa a lungo, questa illustrazione. Ma la ferita inferta dal fascismo era stata troppo profonda (per le vittime, per i testimoni e per gli stessi perpetratori) perché potesse essere detta subito e con facilità. E, prima di mettere a nudo la persecuzione e i persecutori dei libri degli ebrei, è stato necessario che la storiografia mettesse a nudo la persecuzione e i persecutori delle vite degli ebrei e la persecuzione e i persecutori dei diritti degli ebrei. (…) In questo specifico comparto della persecuzione poi, la segretezza era motivata anche dal fermo proposito di Mussolini di non «apparire» persecutore (perché amava la propria immagine e perché non voleva che gli Stati democratici con popolose colonie italiane adottassero misure di reciprocità), e l’oscillazione trovava origine anche nelle difficoltà tecniche di conciliare il nuovo antisemitismo ufficiale con la fase precedente, nella quale il dittatore aveva volontariamente affidato la propria biografia e la propria immagine proprio ai libri di due autori di «razza ebraica» (Margherita Grassini Sarfatti e Emil Ludwig). Fu, quello dell’antisemitismo governativo fascista, un pragmatismo quasi allo stato puro (che rivelerà inesorabilmente la sua qualità di cinismo nel settembre 1943, quando il duce e i suoi uomini barattarono il proprio ritorno al potere con il destino degli ebrei italiani e stranieri intrappolati nella penisola). Fabre ci accompagna a conoscerlo passo dopo passo, mostrando il succedersi di ordini parziali, ordini totali, esenzioni circoscritte, nuovi indurimenti, goffaggini procedurali. E aggiungendo elementi comparativi con la Germania che illustrano le autonomie e le influenze, ossia il loro essere versioni originali – distinte e convergenti – di un modello persecutorio astratto, che sino ad allora non era stato mai concretizzato e che quindi veniva sperimentato sul campo, con curiosità e voluttà. Rilevanti sono poi le pagine che Fabre dedica all’antiebraismo di singoli gerarchi e alti dirigenti ministeriali. In effetti qui da noi piace poco prendere in considerazione – con metodo storico – le differenze e le divergenze materiali dei massimi responsabili fascisti in merito alla campagna razzista e antiebraica, ed è recente la prima proposta articolata di quadro sistematico dei «razzismi del fascismo» (1). Questo però è il terreno che occorre sondare ed arare, se vogliamo compiere la transizione storiografica dal concerto consolatorio di «antisemitismo all’italiana» a quello scientifico di «via italiana all’antisemitismo»’ (pag VII-IX, dalla prefazione di Michele Sarfatti)] [(1) Mauro Raspanti, ‘I razzismi del fascismo’, in ‘Centro Furio Iesi’ (a cura di), ‘La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascisti’, Bologna, Grafis, 1994, pp. 73-89] Giorgio Fabre (1952) ha pubblicato studi sull’apparato repressivo fascista e sugli intellettuali negli anni Trenta e i volumi ‘D’Annunzio esteta per l’informazione (1880-1900) e ‘Roma a Mosca’. Lavora presso la redazione romana di ‘Panorama’. (1998)”,”EBRx-069″
“FABRE Giorgio VENTURINI Karen a cura; saggi di Andrea RICCARDI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Fulvio CONTI Paolo NASO Maurilio GUASCO Daniele MENOZZI Giorgio FABRE Giovanni VIAN”,”La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015).”,”Giorgio Fabre è studioso di storia politica del Novecento e ha scritto di storia della Chiesa su “”Quaderni di storia”” e “”Studi storici”” Karen Venturini insegna all’Università degli Studi della Repubblica di San Marino dove è anche coordinatore del Dipartimento di storia, cultura e storia sammarinesi. Contiene il saggio di Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 171-214) Indice. La Chiesa tra Restaurazione e modernità (1815-2015) Nota introduttiva I. Papa Francesco: da minoranza a popolo, di Andrea Riccardi II. Il ruolo internazionale della Santa Sede dal Congresso di Vienna alla conferenza di pace di Parigi, di Carla Meneguzzi Rostagni III. Contro tutti: il Sillabo di Pio IX, di Francesco Margiotta Broglio IV. Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni fra Chiesa e massoneria, di Fulvio Conti V. La forza delle minoranze. Ebrei e valdesi nella storia d’Italia, di Paolo Naso VI. Il modernismo, di Maurilio Guasco VII. Il confronto della Chiesa con la modernità nell’età di Pio XI, di Daniele Menozzi VIII. Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale, di Giorgio Fabre IX. Aggiornare la Chiesa cattolica: Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, di Giovanni Vian Indice dei nomi L’episodio descritto da Wiston Churchill (pag 171-172) Il calo dei cattolici in Urss dopo il 1918 (pag 187) Gramsci e Togliatti sulla Chiesa cattolica in Urss (pag 191-192) La politica religiosa dei bolscevichi (pag 195-196-197) “”Questione piuttosto complicata, quella cattolica in Urss, all’epoca e anche per noi che la studiamo oggi. Il problema maggiore è costituito dagli archivi russi difficilmente accessibili, in particolare quello del ministero degli Affari esteri. Invece, per la parte vaticana ora si dispone di un volume ricchissimo, quasi mille pagine di documentazione, scritto da una studiosa italiana che insegna a Parigi, Laura Pettinaroli, intitolato ‘La politique russe du Saint-Siège (1905-1939)’ (30). Il libro, davvero notevole per la quantità di documentazione vaticana che raccoglie e intreccia, presenta però alcuni problemi, tra cui la larga assenza delle speculare documentazione sovietica, perfino quella conosciuta. Si segnala per esempio che la Pettinaroli ignora la trattativa del 1927 tra URSS e Vaticano per liberare Gramsci e Terracini e che è nota da trent’anni. Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 184), in ‘La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015)’, Il Mulino, 2017, a cura di G. Fabre e K. Venturini Pettinaroli, La politique russe du Saint-Siège (1905-1939), cit.]”,”RELC-397″
“FABRE-LUCE Alfred”,”Journal de la France, mars 1939 – juillet 1940.”,”Diario che ricorda le vicende viste dall’ interno della strana guerra 1939 – 1940 e della disfatta francese. Tradimenti. “”Come nel 1917, la Russia tradisce. Come nel 1914, la Germania è conquistatrice. Come nel 1915, l’ Italia sarà alleata del vincitore.”” (pag 74) “”Un partigiano onesto dell’ avvicinamento con la Germania è sospetto; uno stipendiato della Russia o dell’ Inghilterra non lo è. Se giungeranno a tirare i conti, gli storici diranno senza dubbio che l’ anti-germanesimo è stato il più grande ‘racket’ della nostra epoca””. (pag 208) Nuova metodica di guerra. “”Abbiamo creduto (e la guerra di Spagna, la guerra di Finlandia stessa, per la loro durata, sembravano confermare questa illusione) che lo sviluppo della guerra scientifica tendesse ad equilibrare gli eserciti, a provocare delle guerre d’ usura, degli scontri pari. Non è che un momento dell’ evoluzione. L’ immaginazione hitleriana lo supera. Essa intuisce che queste formidabili organizzazioni difensive sono fragili se le si attacca con la superiorità dei mezzi necessaria in certi punti vitali. Ogni armata può essere paralizzata co la distruzione di qualche cavo, come un’immensa fabbrica a cui sia tolta la corrente. Così dunque, mentre noi ci fermiamo a metà cammino, Hitler ha portato alle estreme conseguenze il “”progresso””.”” (pag 300-301) L’ esodo ha posto il fondamento morale all’ armistizio (pag 330-) Da stralcio di giornale italiano anno 1940-41 (la fotocopia è da me inserita nel libro di Fabre-Luce) che riporta il processo sulla disfatta: “”Il teste ritiene che al momento della mobilitazione in complesso il morale era buono. Precisa che la creazione di un grande campo per le esercitazioni fu impedita da intervento parlamentare. Daladier dichiara che si trattava di difficoltà d’espropriazione. Viene quindi interrogato il generale Conquet, che ripete all’incirca gli stessi argomenti del precedente e si passa quindi al tenente colonnello Verdurand, ufficiale della riserva che durante la guerra prestava servizio alla direzione di artiglieria antiaerea al Ministero della guerra. Il teste dichiara che non esisteva un’aviazione da osservazione, non solo, ma che non erano neppre in costruzione apparecchi di tale tipo nel novembre 1939. E’ quindi interrogato il generale Leyer, ex-direttore della cavalleria. Il teste lamenta la deficienza di cavalli e di materiale autoblindato e precisa che bisognò attendere fino al marzo 1940 per trasformare certe unità di formazioni motorizzate. Anche le automitragliatrici erano poco numerose e insufficienti i materiali da trasporto. Il generale Leyer ricorda infine la mancanza di carri armati e di autocarri. Quindi l’udienza è rinviata a domani.”””,”FRAV-110″
“FABRINI Rolando”,”Gramsci e il risorgimento.”,”Dono di Mario Caprini Rolando Fabrini è professore di Lettere a Genova. Si occupa principalmente di Storia del Risorgimento italiano e Storia del Mediterraneo in Età moderna. Per queste edizioni ha pubblicato ‘L’assedio di Malta (1565)’, 2012, ‘Il sacco di Genova (1849)’, 2014, ‘Felice Orsini, 1819-1858’, 2015. Gramsci Marx, (pag 16) “”«Da quel momento in poi, la guerra ‘di posizione’ prenderà il posto della rivoluzione permanente. La distinzione Oriente-Occidente ricompare nella forma di una contrapposizione fra ‘democrazie moderne’ e ‘società arretrate e coloniali’, nelle quali prevale ancora una guerra ‘di movimento’. Questo mutamento nel contesto della distinzione corrisponde a una trasformazione del rapporto tra ‘Stato e società civile’. Nel 1848, lo Stato è ‘relativamente poco sviluppato’ e la società civile è ‘autonoma’ rispetto ad esso. Dopo il 1870, l’organizzazione interna e internazionale dello Stato diventa ‘complessa e massiccia’, mentre la società civile si evolve in misura corrispondente. È in questa fase che compare il concetto di ‘egemonia’. Poiché la linea strategica che ora diventa necessaria è, appunto, quella dell”egemonia civile’. Qui il significato di quest’ultima …. è… chiaramente correlato con quello di ‘guerra di posizione’. Ciò che è, dunque, particolarmente sorprendente … è l’enfasi posta sull’espansione massiccia dello Stato occidentale, avvenuta a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, e l’allusione … a un parallelo sviluppo della società civile. (…) Il contesto e il peso degli argomenti nel brano (sopra citato) comportano, di fatto, un nuovo predominio dello Stato. Non è difficile, in effetti, individuare nel testo di Gramsci l’eco della celebre invettiva di Marx contro la ‘mostruosa macchina parassitaria’ dello Stato bonapartista in Francia. (…) Gramsci indentifica il punto di svolta nella vittoria di Thiers (statista conservatore che, schiacciata la Comune, assunse la guida politica della seconda Repubblica francese), e non in quella di Luigi Napoleone. Gramsci non assume posizioni… radicali. Ma la logica del suo passo, pur accantonando gli accenni retorici di Marx, tende nello stesso senso tanto da prospettare, in modo chiaro l’ipotesi che la società civile abbia perso, nei confronti dello Stato, l’autonomia che una volta essa aveva posseduto» (11), Quanto agli aspetti considerati fra i più negativi del sistema parlamentare liberal-borghese italiano (in particolare durante l’ultima quarto del XIX secolo, e, poi, con Giovanni Giolitti fino al 1914), quello del trasformismo costituirebbe il passaggio tangibile dall’iniziale “”egemonia”” ideologico-culturale ed etico-politica dei ‘moderati’ al loro ‘dominio’ politico-statale, come in una ben dissimulata dittatura – apparentemente legalitaria e garantista dei diritti civili e politici a sfondo liberle – sui democratici e, più in generale, su tutti i potenziali progressisti o rivoluzionari; «Dal punto di vista della sua ottica risorgimentale, la questione più importante è quella del trasformismo» (12)”” (pag 15-16) [Rolando Fabrini, ‘Gramsci e il risorgimento’, Edizioni Sensibili alle Foglie, Roma, 2018] [(11) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci’, Laterza, Roma-Bari, 1978, p. 17-19; (12) G. Galasso, Risorgimento’, in AaVv, Gramsci, le sue idee nel nostro tempo’, Ed. L’Unità, Roma, 1987, pag 128]”,”GRAS-176″
“FABRIS Alberto”,”Elisabetta I.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII. “”L’ultimo decennio di regno di Elisabetta -chiamato anche «secondo regno» – fu dunque caratterizzato dall’esplosione di molteplici conflitti che finirono per gravare molto sulle casse dello Stato impedendo altre forme di spesa. La scarsità dei raccolti e la pratica delle ‘enclosure’ finirono così per aggravare le condizioni di un regno dove già molta parte della popolazione viveva in miseria”” (pag 117)”,”UKIx-138″
“FABRIS Alberto”,”Caterina de’ Medici.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII.”,”BIOx-372″
“FABRIZI Pier Luigi FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo a cura, saggi di FERRARI Pierpaolo CAPIZZI Vincenzo CUCURACHI Paolo Antonio GERANIO Manuela GABBI Giampaolo GATTI Stefano MONFERRÀ Stefano FILOTTO Umberto OMARINI Anna CASELLI Stefano CACCIAMANI Claudio ZARA Claudio ZANOTTI Giovanna BRUNO Brunella SPOTORNO Luigi SAITA Francesco ZORZOLI Stefano DRAGO Danilo NAVONE Marco LAZZARI Valter BRAGA Maria Debora GANDOLFI Gino NOCERA Giacomo CORVINO GiuseppeOMARINI Anna ALEMANNI Barbara TASCA Roberto MASPERO Davide CARLUCCIO Emanuele POMANTE Ugo SIRONI Andrea”,”Strumenti e servizi finanziari.”,”Pier Luigi Fabrizi, Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Luigi Bocconi di Milano.”,”ECOT-121-FL”
“FABRIZIO Daniela”,”La questione dei luoghi santi e l’ assetto della Palestina, 1914-1922.”,”FABRIZIO Daniela laureata in storia contemporanea collabora al Dipartimento di scienza della storia e della documentazione storica dell’ Università degli studi di Milano. Sta studiando i rapporti tra la Santa Sede e l’ impero ottomano all’ inizio del XX secolo. “”I sionisti fecero notare che la Palestina storica includeva anche al Galilea ossia i territori a Nord di Acco, che Gerusalemme era una città ebraica e che la maggior parte delle colonie ebraiche sorgeva a ridosso della linea ferroviaria tra Gerusalemme e Jaffa. Da allora in poi le divergenze territoriali sull’ estensione della Palestina tra sionisti, Britannici e Arabi si sarebbero trascinate per decenni””. (pag 123)”,”VIOx-081″
“FACCHINI Enrico PANCERA Carlo”,”Dipendenza economica e sviluppo capitalistico in Israele. Analisi e struttura dello Stato sionista.”,”FACCHINI si occupa di economia e politica agraria. PANCERA è uno studioso di problemi storici.”,”VIOx-041″
“FACCHINI Duccio SASSO Michele VIGNARCA Francesco”,”Armi, un affare di Stato.”,”‘I grandi produttori di armi’ ‘Il business legale delle armi è una macchina capace di divorare a livello mondiale oltre 1700 miliardi di dollari all’anno’ ‘Nel 2012 l’Italia destinerà al comparto della difesa oltre 23 miliardi di euro”” ‘In Medio Oriente è la Siria che ha visto crescere maggiormente il proprio volume di importazioni di armi: 580 per cento in più nel periodo 2007-2011. Un numero dietro il quale c’è la tragedia di un intero popolo’ ‘Le armi impiegate contro i manifestanti [della primavera araba] sono state vendute per buona parte dai paesi europei, dalla Russia e dagli Stati Uniti’ Duccio Facchini scrive per il mensile ‘Altreconomia’; Michele Sasso giornalista free-lance, collabora con l’Espresso; Francesco Vignarca è coordinatore nazionale delle Rete italiana per il disarmo.”,”ITQM-266″
“FACCI Filippo”,”Poveri ma ricchi. La favola del grande declino italiano.”,”Filippo Facci ha 39 anni. É giornalista Mediaset, editorialista del Giornale e collaboratore del Foglio.”,”ITAS-021-FL”
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume I.”,”FACCO DE LAGARDA Ugo “”La classica istintiva “”moderazione”” di Filippo Turati, al qual, come a tutti gli uomini criticamente e fondamentalmente giusti, toccò in certi momenti della vita politica – specie nel 1919, quando, disperato, tentò di arginare la montante rabbia della gente lombarda, disorientata e senza lavoro – l’amaro destino di essere, in eguale misura “”a Dio spiacente ed ai nemic sui”” ebbe a tramutarsi, al tempo delle furiose elezioni dell’aprile 1924, e, poi, nel funesto giugno, in profondo annichilimento e in vero trauma interiore. Era noto che nel gruppo dei socialisti unitari, al cauto Turati faceva da contrappeso per la sua audacia e la coraggiosa, s pur equilibrata e non demagogica, intransigenza il giovane segretario del partito, Giacomo Matteoti. Nato a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885, di famiglia benestante, sposato con due figli, deputato per il collegio di Ferrara e di Padova in tre legislature (XXV, XXVI, XXVII) e da due anni segretario degli unitari, Matteotti aveva portato tra i marxisti e, in genere, nel movimento operaio e contadino, uno stile tutto suo di consapevolezza e di conoscenza . specie nel campo sociale ed economico-statistico, in cui era versatissimo -, ben lontano dalle facili improvvisazioni tribunizie, buone secondo il responso storico a tutti gli usi. Dopo la sua requisitoria del 30 maggio alla Camera, che aveva fatto inviperire la canaglia fascista a cominciare dal suo capo e, nel contempo, rincorare nella resistenza civile le depresse opposizioni di vario colore, Giacomo Matteotti stava raccogliendo nuovi importanti elementi di accusa contro il fascio da portare in assemblea”” (pag 225)”,”ITAD-132″
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume II.”,” “”Stanca, abulica,, sbigottita, quando non appariva, a scatti, istericamente nervosa – l’Italia s’incamminava verso l’abisso, incapace di reagire. “”L’indifferenza”” ammoniva profeticamente già nel 1916 Antonio Gramsci, allora venticinquenne “”è invero la molla più forte della storia. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto di valore può generare, non è tutto dovuto alla inziativa dei pochi che fanno, quanto all’indifferenza, all’assenteismo delle moltitudini. La massa dei cittadini abdica alla sua volontà e lascia salire e mantenersi al potere degli uomini, che, poi, solo un difficile, pericoloso ammutinamento può rovesciare. La fatalità, che sembra dominare la storia, è, invece l’effetto di cotesta indifferenza””. (Qui c’è tutto Gramsci, anticrociano del primo tempo). “”Alcuni a tragedia avvenuta, piagnucolano pietosi, altri bestemmiano osceni, ma quasi nessuno si domanda: se avessi anch’io fatto il mio dovere d’uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà sarebbe successo quanto è successo? Pochi considerano una colpa il loro scetticismo il loro lasciar fare senza reagire, il non aver dato il loro appoggio a quei gruppi politici , che si esponevano per combattere il male evitabile””. Nel caso: la resistenza dei lavoratori nelle fabbriche, la propaganda clandestina degli antifascisti, rimasti isolati in patria o fuoriusciti”” (pag 252)”,”ITAD-133″
“FACCO Giovanni TRIPODO Gianfranco VEZZANI Marco”,”Fabbrica di fabbriche. L’impiantistica in Italia: il caso Italimpianti.”,”Parte prima: Italimpianti nel contesto (di Giovanni Facco); Parte seconda: Italimpianti. I numeri e le vicende di una vita breve ma intensa (di Gianfranco Tripodo); Parte terza: Persone (di Marco Vezzani);”,”ECOG-118″
“FACÓ Rui”,”Brasile XX secolo.”,”FACÓ Rui”,”AMLx-122″
“FACON Patrick”,”Le bombardement stratégique.”,”Patrick Facon è docteur en histoire et directeur de recherche presso il Servizio storico dell’aviazione a Vincennes. In particolare: – Il bombardamento strategico fattore decisivo della vittoria alleata sulla Germania? Controversie sul bombardamento strategico; Il logoramento dell’economia tedesca; La battaglia del carburante e delle comunicazioni; La guerra delle città (pag 169-196) – L’aviazione strategica ha vinto la guerra contro il Giappone? (pag 215) Il dibattito sull’efficacia dei bombardamenti aerei (pag 170-172) Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dopo la capitolazione della Germania sorsero critiche sull’offensiva ad oltranza su quel paese. Già il 3 novembre 1944 Roosevelt aveva chiesto una commissione d’inchiesta, l’US Strategic Bombing Survey (USSBS) che scandagliasse l’intero territorio tedesco per valutare gli effetti del bombardamento strategico. Questo lavoro fu condotto da parte di un servizio studi comprendente oltre mille persone – tra cui 300 civili – che seguiva da vicino l’avanzata delle forze americane. L’USSBS visitò centinaia di città e di fabbriche, compilò migliaia di rapporti americani, britannici e tedeschi, interrogò migliaia di persone tra cui responsabili governativi e militari ancora viventi. A partire dalla mole di informazioni raccolte, si è redatto, sotto la direzione di Franklin d’Olier, oltre trecento rapporti di dettaglio e una sitensi, pubblicata il 30 settembre 1945. La conclusione di questo grande lavoro compiuto da d’Olier si può sintetizzare in queste righe: ‘La potenza aerea alleata si rivela decisiva in una guerra condotta in Europa occidentale. Essa avrebbe potuto essere impiegata differentemente o meglio sotto diversi aspetti. Tuttavia, essa fu decisiva. La potenza e la superiorità dell’aviazione ha permesso il successo dell’invasione. Essa ha portato l’economia a sostegno delle forze armate nemiche sul bordo del precipizio, ma gli effetti di questo fenomeno non si fece ancora sentire sulla linea del fronte quando questo fu attaccato dalle truppe alleate. La potenza aerea fece conoscere alle popolazioni gli orrori e le sofferenze della guerra. L’impronta che ha lasciato sulla nazione tedesca sarà durevole. Anche il rapporto americano conteneva alcune riserve o dubbi sull’efficacia dell’offensiva aerea strategica sulle città, sia per quanto riguardava il morale che per l’impatto sul tessuto industriale nemico. Claude Delmas stima che queste critiche della politica britannica spieghino la debole diffusione di queste inchieste dell’USSBS in Gran Bretagna. Il maresciallo dell’aria Harris, uno dei principali iniziatori di questo metodo, non smise di difendere le sue concezioni e di insistere sull’efficacia della sua azione. Nelle sue memorie apparse con il titolo ‘Bombing Offensive’, l’ex comandante del Bomber Command notava che se gli Alleati avessero avuto a disposizione, nel 1943, le forze di bombardamento che si misero in opera l’anno seguente, la Germania sarebbe stata battuta “”direttamente dai bobmardamenti””. (pag 171-172)”,”QMIx-311″
“FADEEV Aleksandr”,”La disfatta.”,”Una scarna epopea che senz’ombra di retorica evoca una pagina della guerra civile nella Russia orientale. Aleksandr A. Fadeev (pseudonimo di Bulyga) nacque nel 1901 a Kimry nella Russia centrale. Scrittore, durante l’ultima guerra è stato corrispondente al fronte e a Leningrado assediata. E’ morto suicida a Mosca nel 1956. “”La notizia della disfatta s’era diffusa nella vallata con sinistra rapidità; tuttavia la staffetta l’aveva preceduta. Ogni portaordini sentiva che questo era il messaggio più tremendo che fosse mai avvenuto di recapitare da quando s’era iniziato il movimento. L’eccitazione degli uomini si comunicava ai cavalli: le villose cavalcature dei partigiani, digrignando i denti, si lanciavano al galoppo da un villaggio all’altro lungo le tetre e umide stradette di campagna, schizzando grumi di fango sollevato dagli zoccoli…”” (pag 55)”,”RUSx-165″
“FADIGA ZANATTA Anna Laura”,”Il sistema scolastico italiano.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta è nata a Faenza nel 1938 e si è laureata a Bologna in Giurisprudenza. Ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo di Bologna.”,”GIOx-011-FV”
“FADIGA ZANATTA Anna Laura MIRABILE Maria Luisa”,”Demografia, Famiglia e Società. Come cambiano le donne.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta, sociologa. Ricercatrice presso la facoltà di psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Maria Luisa Mirabile, sociologa. Coordina l’area sul welfare state dell’Ires.”,”DONx-077″
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. Il generale Otto von Below e il suo diario inedito.”,”FADINI Francesco (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca. “”Negli archivi di Vienna ci sono, in effetti, non pochi documenti che permettono di far risalire a Conrad ed al suo stato maggiore l’idea di una puntata su Cividale e Udine lungo le vallate dello Iudrio, del Torre e del Natisone per invadere la pianura friulana ed iniziare una gran corsa versi i ponti del Tagliamento e tagliare così la strada di ritirata alle armate italiane dell’Isonzo e del Carso. (…) Uno stato maggiore che si rispetti deve avere pronta una soluzione, almeno sulla carta, per tutte le eventualità che si possono presentare. L’importante è la decisione, al momento giusto, tra le varie alternative possibili e la buona condotta della battaglia secondo il più alto insegnamento dell’arte militare: “”le commandement et l’organisation priment tout””. Ora, gli austriaci non erano riusciti né a realizzare quella doppia offensiva dal Trentino all’Isonzo che pure incombeva minacciosa sul nostro esercito dal 24 maggio 1915 e che dovrebbe suggerire maggior cautela a quelli che criticano tanto le “”spallate”” di Cadorna e nemmeno a fermare o attenuare la pressione dell’esercito italiano verso est. Almeno fino al colpo di mano di Caporetto, dove i fiumi e le valli dai quali si poteva irrompere nella pianura friulana e rischiare di prendere alle spalle le armate italiane del Carso, dell’Isonzo e del Trentino, non erano stati inventati dallo stato maggiore austriaco ma dal Creatore. Il merito incontestabile di quello stato maggiore fu di aver saputo leggere e capire il libro aperto della geografia e dei due fronti contrapposti. Il merito altrettanto incontestabile di Krafft fu quello di convalidare il piano austriaco convincendo Hindenburg ad osare. Il merito di Bulow e di Krafft fu infine quello di avere portato a termine le operazioni che ne derivarono, individuando esattamente fin nei dettagli le direttrici che saranno seguite dalle varie unità partecipanti all’offensiva e ampliando enormemente il successo iniziale. Non a caso, Below racconterà come il Boroevic era sicuro che la XIV armata non sarebbe nemmeno arrivata al Tagliamento. Con gli austriaci da soli non si sarebbe mai combinato molto, mentre invece l’esperienza degli anni di guerra aveva già dimostrato che gli Imperi Centrali avevano tutto da guadagnare a mescolare le loro forze. L’offensiva russa del 1916 era stata respinta tutte le volte che s’era trovata di fronte truppe miste tedesche ed austriache e aveva guadagnato pericolosamente terreno ogni volta che gli austriaci dovevano tenere, da soli, il fronte. Un altro dato di fatto del quale i tedeschi ed austriaci avevano dovuto tener conto nei loro preparativi, era quello che l’Austria-Ungheria; da sola, aveva sempre dovuto cedere alla pressione di Cadorna e che quando aveva tentato l’offensiva in grande stile, come nel 1916, per una ragione o per l’altra non aveva combinato un gran che. L’apporto germanico alla battaglia di Caporetto appare determinante, specie se confrontato con l’offensiva di Conrad dell’anno prima sia in campo, dove fece, in un certo senso, da catalizzatore nei confronti dei combattenti austriaci, sia nella guida delle operazioni dove la XIV armata svolse il suo compito di punta di lancia maneggiata dal Below con mano sicura e seguita alla bell’e meglio dalle armate austro-ungariche”” (pag 147-148) Mancato intervento dell’artiglieria italiana a Caporetto. (pag 180-181) “”Aveva ragione Krafft von Dellmensingen quando scriveva “”L’audace decisione dei comandi, di basare i loro provvedimenti sulla minore esperienza bellica degli italiani, stava ricevendo la sua brillante conferma. Un sistematico fuoco di distruzione avrebbe causato all’attaccante gravi perdite poiché le posizioni austriache contenevano a mala pena l’assai fitto ammassamento di truppe, le coperture in molti punti non erano sufficientemente profonde ed i camminamenti erano assai mal mascherati. Fu un vero colpo di fortuna che agli italiani fosse passato completamente inosservato quello che accadeva nelle loro immediate vicinanze””. La Relazione Ufficiale riassume molto bene i termini del caso dell’artiglieria italiana a Caporetto quando elenca “”cercando di non trascurarne alcuna””, tutte “”le numerosissime cause d’ordine tecnico professionale che concorsero a favorire la rottura de fronte italiano da parte del nemico””. Essa cerca di dare ‘unicuique suum’, e scrive: “”c) Mancato intervento delle artiglierie del XXVII corpo d’armata: i posti di comando del Comandante del Corpo d’Armata e del suo comandante dell’artiglieria non coincidevano; l’interruzione dei collegamenti verificatasi si dai primi momenti della preparazione dell’attacco non consentì la emanazione degli ordini necessari; l’iniziativa era per principio esclusa e quando si ricorse ad essa per la prolungata mancanza di ordini, si era già subita la sorpresa, sicché le azioni di fuoco non potevano che risultare tardive, sporadiche e confuse”” (pag 180-181)”,”QMIP-205″
“FADINI Angelo”,”Introduzione alla teoria degli insiemi ed alla logica matematica.”,”Scopo di questo libro è quello di presentare al lettore quel minimo della teoria degli insiemi che, a mio avviso, ogni matematico deve conoscere, ma contemporaneamente far sì che egli possa rendersi conto della problematica filosofica connessa a questa teoria, mediante uno sguardo panoramico.”,”SCIx-096-FL”
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. La biografia del generale Otto von Below e il suo diario inedito sulla campagna d’Italia del 1917.”,”Francesco Fadini (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca Il giudizio di Hindenburg (1919). “”Per quanto io mi rallegrassi per il successo riportato in Italia, non potevo tuttavia sottrarmi completamente ad una sensazione di scontento. A conti fatti, la grande vittoria non era stata completa. Veramente, i nostri meravigliosi soldati erano rientrati anche da questa campagna pieni di giustificato orgoglio; ma non sempre la gioia dei soldati è anche quella del loro capo”” (pag 433) Resistenza italiana e rinuncia tedesca (pag 445) Clausewitz “”‘La campagna in Italia del 1917’ raccontata dal generale di fanteria Otto von Below si chiude con la rinuncia a proseguire nelle operazioni che egli stesso suggerisce al comando supremo tedesco mettendo, ad ogni buon conto, le sue comunicazioni con il quartier generale di Hindenburg al riparo di orecchie austriache indiscrete e ricoprendole con il paludamento della disponibilità propria, del suo comando, della sua armata e magari di qualcuno degli austriaci meno pasticcioni, per obiettivi diversi dal Grappa. Le ragioni della rinuncia erano state, infatti, presentate agli ufficiali del comando d’armata con le crescenti necessità di truppe tedesche nelle Fiandre; ma, quali che ne siano stati i motivi e comunque si vogliano valutare tanto le possibilità che i tedeschi e gli austriaci avevano per raccogliere le loro forze e sferrare una nuova fortissima offensiva, come la probabilità che questa riuscisse, quella rinuncia trova la sua più efficace descrizione in un paio di pensieri di Clausewitz che qui riportiamo: «Nell’arte della guerra troveremo costantemente; come ultima espressione, la volontà energica di un fiero spirito che si innalza imperiosamente, simile ad un obelisco verso il quale convergono tutte le strade di un abitato””. «Per l’attaccante, onde non spingere le imprese al di là dei suoi mezzi… è importantissimo congetturare se l’avversario si abbatterà stordito dal dolore per il colpo che ha ricevuto o se invece sarà eccitato fino al furore come un toro ferito e infine, indovinare se le altre Potenze saranno spaventate od irritate, se e quali combinazioni politiche si stringeranno o si scioglieranno» (pag 443-448) (in F. Fadini, Caporetto dalla parte del vincitore, Vallecchi, 1974)”,”QMIP-003-FSL”
“FAENZA Liliano a cura; saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia, 1872-1892. Atti del Convegno di studi “”Marxisti e “”riministi””””, Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella “”Su sollecitazione di Engels, il Consiglio generale di New York veniva indotto a interessarsi direttamente della situazione del movimento operaio della penisola, cercando anche di inserire nel lavoro organizzativo e politico un internazionalista italiano, il Fornaccieri, eletto regolarmente dal congresso dell’ Aia, ma che, essendo privo di lavoro, non era in grado di seguire l’ attività politica. Il Bignami intanto, in vista della pubblicazione dell’ ‘Almanacco repubblicano’ (della Plebe) per il ’73, intratteneva un fitto carteggio con Marx e con Engels, per varie questioni riguardanti i due accennati scritti degli stessi. L’ arresto del Bignami diede occasione a uno dei maggiori interventi di appoggio di Engels e dell’ Internazionale in Italia, prima della conclusione delle vicende organizzative di questa. Per aver pubblicato sulla Plebe l’ appello del Consiglio generale newyorkese del 20 ottobre (di tono organizzativo), il Bignami il 21 novembre venne arrestato con alcuni compagni, redattori del foglio, e questo fu sequestrato: Engels, comunicando la notizia al Sorge, dava evidenza al fatto che il governo si preoccupava di perseguitare gli internazionalisti, e non gli “”anarchici””; pregava anche l’ amico di far dare alla faccenda la massima pubblicità, “”per far vedere chi sono coloro che i governi considerano pericolosi, il Consiglio generale e i suoi seguaci, ovvero gli alleanzisti””.”” (pag 106-107)”,”ANAx-234″
“FAENZA Liliano”,”Marxisti e “”riministi””. La Conferenza di Rimini e l’Internazionale italiana: vent’anni di storia del movimento operaio (1872-1892).”,”””Saggio pubblicato in occasione della commemorazione, organizzata dalla città di Rimini, del 1° centenario della fondazione dell’Internazionale italiana.”” Libro di GB e PS FAENZA Liliano è nato a Rimini nel 1922. Ha collaborato con saggi e inchieste a ‘Critica sociale’, ‘Mondo operaio’, ‘Comunità’, ‘Opinione’, ‘Passato e presente’, ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘La crisi del socialismo in Italia’ (1967), ‘Antimilitarismo e miiltarismo dell’anarchico Amilcare Cipriani’.”,”MITS-360″
“FAENZA Roberto FINI Marco”,”Gli americani in Italia.”,”Roberto FAENZA (32) si occupa di problemi dell’informazione. Marco FINI è un giornalista. Libro omaggio di Simonelli”,”ITAP-082″
“FAENZA Liliano a cura, saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI Leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia 1872-1892. Atti del Convegno di studi ‘Marxisti e Riministi’. Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Questo volume testimonia la piena riuscita di un incontro di studio convocato su un tema ‘Marxisti e riministi’ fin troppo accattivante e davanti al quale si prospettavano due pericoli: che si rimanesse nei limiti di un discorso alquanto celebrativo, suggerito dal centenario della conferenza dell’agosto 1872 da cui nacque sotto la presidenza di Carlo Cafiero e con la segreteria di Andrea Costa la Federazione italiana dell’Associazione internazionale dei lavoratori; o che si trasbordasse ancora una volta nella vecchia querellefra anrchici e marxisti.”,”ANAx-013-FL”
“FAENZA Liliano”,”Comunismo e Cattolicesimo in una parrocchia di campagna.”,”Liliano faenza è nato a Rimini el 1922 e morto a Rimini nel 2008. Laureato in Pedagogia all’Università degli studi di Urbino nel 1959 impiegato presso l’Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato di Rimini dal 1942 al 1974. Protagonista del movimento socialista riminese del quale è profondo conoscitore e studioso. …..la critica della religione è il presupposto di ogni critica. K. Marx Introduzione alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel. Una concezione del mondo non può rivelarsi valida e permeare tutta una società e a diventare “”fede”” se non quando dimostra di essere capace di sostituire le concezioni e fedi precedenti…. A. Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce. Il prete si, la messa si, il grano tutto per noi. Un contadino comunista di San Lorenzo a Monte.”,”RELC-077-FL”
“FAGAN Brian”,”Alla scoperta degli imperi del sole. Avventure di archeologi ed esploratori tra i misteri dell’America precolombiana.”,”Brian Fagan, archeologo inglese è stato professore di Antropologia alla University of California di Santa Barbara e membro della New York Academic of Sciences.”,”ASGx-002-FFS”
“FAGE John D.”,”Storia dell’Africa.”,”J.D. Fage dopo aver insegnato negli anni Cinquanta in quella che oggi si chiama Università del Ghana è stato professore di Storia dell’Africa presso la Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra e dal 1963 ha insegnato nell’Università di Birmingham. E’ stato tra i fondatori e curatori del ‘Journal of African History’ e ha curato e diretto la pubblicazione dell’opera in otto volumi della ‘Cambridge History of Africa’.”,”AFRx-104″
“FAGES J.B.”,”Introduzione alla diversità dei marxismi.”,”FAGES J.B. laureato in filosofia e sociologo della comunicazione di massa, è critico della TV francese. Ha scritto varie opere tra cui ‘Comprendre Lévi-Strauss’, ‘Comprendre Jacques Lacan’, Comprendre le structuralisme’.”,”TEOC-478″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-404″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi; collaboratore alle ricerche Edoardo FADINI; scritti di Luigi EINAUDI Alfredo ANGIOLINI Mario BETTINOTTI Camillo GARRONI Gaetano SALVEMINI Francesco PAPAFAVA Nicola MALNATE Giovanni GIOLITTI Claudio TREVES”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-416″
“FAGIOLO Silvio”,”L’operaio americano. Fabbrica e sindacato in USA.”,”Silvio FAGIOLO è nato a Roma nel 1938. Diplomatico, è stato all’Ambasciata d’Italia a Mosca dal 1972 al 1975 e console a Detroit dal 1975 al 1979. Per i tipi della Laterza ha pubblicato ‘I gruppi di pressione in URSS’ (1977).”,”MUSx-016″
“FAGIOLO Silvio”,”L’idea dell’Europa nelle relazioni internazionali.”,”FAGIOLO Silvio, ambasciatore, è docente di Relazioni internazionali presso la LUISS ed editorialista de Il Sole 24 Ore.”,”EURx-252″
“FAGIOLO Silvio”,”I gruppi di pressione in URSS.”,”Silvio Fagiolo, nato a Roma nel 1938, ha studiato nelle università di Roma e di Berlino Ovest. Dal 1964 al 1968 ha lavorato presso la Commissione esecutiva della Cee. Entrato successivamente nella carriera diplomatica, è stato all’ambasciata d’Italia a Mosca dal ’72 al ’75. Dal giugno 1975 è console d’Italia a Detroit negli Stati Uniti.”,”RUSU-072-FL”
“FAGNANI V. a cura”,”Poétes et prosateurs francais du XVI au XX siècle.”,”Un metodo. “”””Montesquieu est avant tout l’ honnête homme social et politique, à qui rien d’humain n’est étranger, qui cherche à se connâitre pour mieux connâitre autrui, et à faire connâitre aux hommes leur condition afine de leur enseigner à la rendre plus supportable. Ses écrits subsistent parce qu’ils sont historiques et qu’ils reposent sur l’ observation de la nature. Ses vues génerales son justes, c’est essentiel: quant à ses erreurs de détail, elles importent médiocrement. Villemain l’a très bien dit: “”Dans un ouvrage de ce genre, ces erreurs ne comptent pas plus que le fractions dans un grand calcul””. Montesquieu a laissé mieux que le préceptes: un méthode qui a permis de développer sa pensée et de l’ appliquer à des conjonctures qu’il n’avait pas du prévoir. Il a exercé une action profonde et prolongée sur son temps; il est encore plein d’enseignment pour le nôtre.”” (Albert Sorel).”” (pag 127)”,”FRAA-066″
“FAILLA Carmelo”,”Introduzione a Marx. Pro e contro.”,”””La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura (…). In questo senso Thomas Münzer dichiara insopportabile ‘che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’ acqua, gli uccelli nell’ aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera’”” (K. Marx, Sulla questione ebraica) (pag 59)”,”MADS-324″
“FAILLA Mariannina a cura, Saggi di LAURO Pietro MARINO Stefano MATASSI Elio DI-PLACIDO Nicoletta JACOBSSON Marco MULÈ Paolo IACOMINI Miriam CORTELLA Lucio ROSITO Vincenzo LATINI Micaela VINCI Paolo PETRUCCIANI Stefano GENTILI Dario DI-GIACOMO Giuseppe”,”La dialettica negativa di Adorno. Categorie e contesti.”,”La curatrice, Mariannina Failla, è ricercatrice di Storia della Filosofia presso l’Università di Roma Tre. Ha pubblicato tra l’altro Verità e saggezza in Kant e Microscopia, La musica nel commento al Filebo di Gadamer.”,”FILx-056-FL”
“FAIN Agathon-Jean-François (Barone)”,”Il crollo di un impero.”,”Barone Agathon-Jean-François Fain segretario particolare di Napoleone I “”Gli alleati hanno esitato a lungo, incerti se convenisse di più marciare contro Napoleone o su Parigi. I capi più prudenti temevano una Vandea imperiale, proponevano di ritirarsi sul Reno. Ritenevano la riunione di tutte le loro forze necessaria tanto per effettuare quella ritirata, quanto per marciare avanti. Ma in quel mentre, emissari segreti portano da Parigi la notizia che gli alleati erano attesi da un partito potente. Ciò decide gli alleati. Certo di poter contare sul tradimento, il nemico preferisce la prima volta il partito più audace. A sera del 23 marzo un proclama annuncia alla Francia la rottura delle trattative di Châtillon, la riunione delle due grandi armate europee e la loro avanzata in massa su Parigi””. (pag 175) “”Napoleone risale in vettura e si fa portare a Fontainebleau. “”Qui si vede lo spettacolo delle cose umane: tante guerre, tanto sangue sparsi, tanti popoli distrutti, tante grandi azioni e tanti trionfi di politica, di costanza e di coraggio, per quale risultato?”” (Montesquieu, Decadenza dei Romani, capitolo 15)”” (pag 185) FAIN, Agathon-Jean-François, barone. – Storico, nato a Parigi l’11 gennaio 1778, morto il 16 settembre 1837. Giovanissimo fu addetto agli uffici della Convenzione nazionale. Nel 1795 era segretario della Convenzione quando fu attaccato dai Parigini. Capo degli uffici di corrispondenza del Direttorio, soprintendente agli archivî, prima del Consolato, poi dell’Impero, segretario intimo di Napoleone nel 1813, il F. mostrò di essere funzionario intelligente e coscienzioso. Sinceramente devoto a Napoleone, che lo aveva creato barone nel 1809, perdé ogni carica e dotazione nella prima e nella seconda Restaurazione. Ma, scoppiata la rivoluzione di luglio, fu da Luigi Filippo nominato primo segretario di gabinetto, cioè suo segretario particolare. Ha lasciato le seguenti opere: Manuscrit de l’an III, 1794, 1795, contenant les premières transactions de l’Europe avec la république française, et le tableau des derniers événements du régime conventionnel, pour servir à l’histoire du cabinet de cette époque, Parigi 1822; Manuscrit de 1812, contenant le précis des événements de cette année, pour servir à l’hist. de Napoléon, Parigi 1827; Manuscrit de 1813, contenant le précis des événements de cette année, Parigi 1824-25; Manuscrit de 1814, trouvé dans les voitures impériales prises à Waterloo, Parigi 1823. Il F. è storico probo, bene informato, e talvolta fa anche importanti rivelazioni, ma più spesso, specie nelle tre opere di soggetto napoleonico, è troppo entusiasta del suo eroe. (Enc. Treccani)”,”FRAN-096″
“FAINA Gianfranco”,”Ingegneria portuale genovese del Seicento.”,”La tempesta di vento di libeccio dell’ 11 novembre 1613, il giorno di San Martino, nel racconto del testimone e scrittore J. Furttenbach: “”Questo evento fu tragico e spaventoso e quali effetti distruttivi esso ebbe, le persone intelligenti lo possono valutare sufficientemente da quanto è stato fin qui raccontato. Secondo le notizie che si sono potute avere, in questo porto devono essere naufragate in tutto 16 grosse Nauen e 54 tra Barchen e Fregatine e devono essere affondate anche molte tonnellate d’ oro, beni preziosi e merci di scambio; tuttavia l’ entità esatta delle perdite non le può sapere nessuno per il fatto che nessuno sa quante navi e persone straniere si trovassero nel porto in quella circostanza. E’ stato notato anche che questo terribile fortunale non è stato provocato solo dal gran vento, ma anche dal fondale che avrebbe ribollito verso la superficie, come un vortice nell’ acqua corrente, e sebbene anche in altre regioni si siano in quel periodo verificati di questi fortunali, Dio voglia guardarci in avvenire da simili disastri. Anche il porto del mare – (…) – fu tanto devastato da navi affondate e disseminate di pezzi di legno che non vi si poteva più accedere. Per questo si sono escogitati tutti i mezzi per ripulirlo””. (pag 27-28) “”Il metodo e i risultati ottenuti dal De Mari non ebbero gran risonanza negli stati italiani. A Genova la sua fama, già grande dopo la costruzione delle nuove mura, aumentò tanto che vari decenni dopo era ancora chiamato “”Archimede della Liguria””.”” (pag 192) “”Il metodo di De Mari ebbe risonanza presso gli ingegneri inglesi, che non solo ne furono a conoscenza ma lo adottarono, nella costruzione di quella che fu considerata ai suoi tempi “”the greatest and most noble Untertaking of the World””, e tuttora è considerata la massima opera di ingegneria inglese nel 1600, la fabbrica del molo di Tangeri””. (pag 193) “”La costruzione del molo nuovo rimediò parzialmente a questa situazione; De Mari non inventò soltanto un nuovo metodo di fondazione, che trovò applicazione anche in mari diversi da quello Mediterraneo, ma giunse ad alcune generalizzazioni fondamentali nel campo dell’ ingegneria portuale.”” (pag 201)”,”ITAE-145″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”FAINA Gianfranco è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. Riporta due brani di A. Cervetto.”,”MITT-196″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”Gianfranco Faina è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. La lotta degli avventizi contro le cooperative e gli imprenditori. “”Il perno della politica riformista degli «autonomi» genovesi era costituito appunto dall’esperienza cooperativistica che si andava pian piano generalizzando nel porto, con l’appoggio del Consorzio e particolarmente del suo presidente Nino Ronco. Da organi di resistenza e di protezione della mano d’opera contro lo sfruttamento e l’arbitrio degli antichi impresari e confidenti, le cooperative si erano così tramutate in organi di attacco miranti ad assumere tutto il lavoro portuale. La loro forza stava tutta nel ruolo chiuso, che dava ad esse un monopolio di fatto. Il piano cooperativistico di avocare a sé il lavoro, eliminando gli impresari, era un disegno che aveva solo l’apparenza di una lotta di classe; nel retroscena era il piano di un forte gruppo di interessi operai che tentava di sovrapporsi a quelli degli imprenditori. Tale si dimostrò quando, in modo clamoroso, gli avventizi, che nel porto di Genova salivano a 15-20.000, si inserirono nella lotta fra cooperative e imprenditori per richiedere alle cooperative la rottura di una serie di privilegi (2). Parve allora che la lotta di classe si esprimesse nel porto tra avventizi da una parte e cooperative e imprenditori dall’altra; e gli avventizi si avvantaggiarono realmente della divisione del campo avverso per imporre certe loro condizioni. Solamente incuneandosi in questa lotta gli avventizi constrinsero le cooperative ad aprire loro finalmente i ruoli”” (pag 67-68)”,”MITT-017-FV”
“FAINI Riccardo GIANNINI Silvia GROS Daniel PISAURO Giuseppe KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”I conti a rischio. La vulnerabilità della finanza pubblica italiana.”,”Riccardo Faini è professore di Politica economica nell’Università di Roma Tor Vergata; ha lavorato per Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Ministero del Tesoro. Ha presieduto la Commissione incaricata della verifica sui conti pubblici nel 2006. Silvia Giannini è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Bologna, collabora con istituzioni e centri di ricerca nazionali e internazionali. Daniel Gros è direttore del Centre for European Policy Studies (Ceps) di Bruxelles. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di Economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003. Giuseppe Pisauro è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Perugia, ha svolto attività di consulenza per istituzioni italiane e internazionali.”,”ITAE-030-FL”
“FAINSOD Merle”,”How Russia is Ruled.”,”FAINSOD è professore di Government alla Harvard University. Ha scritto articoli sull’ URSS e sulla politica americana. E’ stato Lecturer al National War College, Army War College, Naval War College. E’ stato direttore di political studies all’ Harvard’s Russian Research Center.”,”RUSS-126″
“FAINSOD Merle”,”International Socialism and the World War.”,” Repressione e persecuzioni dei governi contro la sinistra rivoluzionaria durante la Prima guerra mondiale “”The belligerent governments, too, saw in the activity of the Left a treasonable challenge to their authority which had to be exterminated at all costs. The meeting of the Kienthal Congress was a signal for the intensification of government persecutions. Its newspapers were suppressed; its meetings were disbanded; its leaders and prominent adherents were confined in prison. In Germany, Karl Liebknecht was arrested for taking part in a demonstration in the Potsdamer Platz in Berlin on May Day, 1916. Although a member of the Reichstag and entitled to immunity from arrest, the Reichstag refused to intercede for him. He was sentenced at first to thirty months imprisonment, and on appeal the sentence was increased to forty-nine months. Rosa Luxemburg, Clara Zetkin and Franz Mehring – all prominent leaders of the Left – had to serve prison sentences for “”disturbing the peace””. Many less prominent supporters were confined to “”Schutzhaft”” and were kept under guard until the end of the war. In Austria the government met peace demands of the Socialists with brutal repression. The refusal of the government to convoke Parliament or to take steps toward peace drove the otherwise gentle Dr. Friedrich Adler, the scholarly editor of ‘Der Kampf’, to assassinate Count Stuergkh, the Austrian Premier. He was first condemned to death, but as the result of widespread agitation, the sentence was commuted to life imprisonment (50). The heavy hand of government censorship also fell upon the opposition in France. ‘Nashe Slovo’, the journal edited by Trotsky, was suppressed as the result of Russian protests. Trotsky was expelled from the country. Many of the leaders of the Left -among them Monatte and Rosmer – were forced to do military service. In Rumania, Dr. Rakovsky, the moving spirit of the Socialist Party, was arrested with a number of his supporters; and kept incommunicado. In Great Britain many members of the Independent Labour Party and the Socialist Party found themselves behind prison bars because of their opposition to the war. One of the most notable cases was the long term imprisonment of MacLean, leader of the radical “”Clyde-siders”” who later became a prominent supporter of the Communist International. In Sweden the leaders of the Young Socialists came to blows with the authorities in their effort to give the Socialist movement an anti-war bias. Höglund, member of Parliament, and two other leaders of the minority, Heden and Oljelund, were arrested, convicted of high treason and sentenced to long prison terms. The International Socialist Commission of Berne, in special manifestoes issued May 1 and July 1, 1916, described Europe as a “”pesthouse of reaction”” and called upon all Zimmerwaldians to protest against these continued persecutions (51)”” (pag 114-115) [(50) ‘American Labor Year Book’, 1916, 164; (51) ‘Archiv für die Geschichte des Sozialismus’, etc., XII, 357-362]”,”INTS-052″
“FAINSOD Merle”,”Smolensk under Soviet Rule.”,”Merle Fainsod was born at McKees Rocks, Pennsylvania, on May 2, 1907; und educated at Washington University and harvard, where he took his Ph.D. in 1931. He was awarded the Sheldon Traveling Fellowship by Harvard for 1932-33. Professor Fainsod began his career at Harvard as an Instructor in Government in 1946. He has been a visiting lecturer at numerous universities, including Yale; member of the staff of the President’s Commission on Administrative Management, 1956; Price Executive for Consumers Durable Goods, Office of Price Administration, 1941-42; Director, Civil Affairs Training School, Harvard University, 1944-45. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, A Bibliographical Note, Notes, Glossary, Charts, Tables, Documents, Maps, Index, Vintage Russian Library”,”RIRO-183-FL”
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea 1800-1985.”,”FAIRBANK ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Univ di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è ‘The United States and China’. Ha curato i quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-010″
“FAIRBANK John King GOLDMAN Merle”,”China. A New History.”,”MERLE ha scritto il capitolo 21 (The Post-Mao Reform Era) e l’Epilogo.”,”CINx-033″
“FAIRBANK John K. REISCHAUER Edwin O. CRAIG Albert M.”,”Storia dell’ Asia orientale. 2. Verso la modernità.”,”FAIRBANK John K. (1907) ha studiato ad Harvard e Oxford. Dal 1941 al 1946 ha lavorato in Estremo Oriente… finire “”L’ oscillazione del pendolo. La mania dell’ occidentalizzazione raggiunse l’ apice negli anni ’80. Si parlò persino, nei circoli responsabili, di adottare ufficialmente la politica dei matrimoni misti con i caucasici per “”migliorare”” la razza giapponese. Si fecero sforzi per rendere i rapporti sociali fra i sessi conformi alla pratica occidentale. Alle donne delle migliori famiglie furono insegnati il ballo e le lingue straniere. (…) Questo e altri eccessi suscitarono un generale senso di repulsione per le non necessarie imitazioni dell’ Occidente, e ad esso si accompagnò una nuova esaltazione dei valori e delle tradizioni nazionali. Il conseguente rallentamento della occidentalizzazione si rivelò come una fae assai proficua nel generale processo di modernizzazione. Molti aspetti superficiali della cultura occidentale, come le sale da ballo, vennero lasciati cadere; così le innovazioni tecnologiche significative non ebbero più il difetto di accompagnarsi a elementi inutili e irritanti. Il medesimo ciclo, caratterizzato da una adozione entusiasta e talora indiscriminata dei modi occidentali, seguita dal rifiuto di taluni aspetti meno essenziali di queste innovazioni, ebbe a ripetersi più di una volta nella successiva storia giapponese. Cicli analoghi possono scorgersi anche in altri paesi asitici.”” (pag 310-311)”,”ASIx-087″
“FAIRBANK John King”,”La grande révolution chinoise, 1800-1989.”,”FAIRBANK John K. è considerato come uno dei grandi specialisti delal Cina. Americano, nato nel 1910, ha studiato a Oxford e ha fondato gli studi cinesi negli Stati Uniti. Ha insegnato storia della Cina ad Harvard e diretto l’edizione in 6 volumi della Cambridge History of China.”,”CINx-236″
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea.”,”John K. Fairbank ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Università di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato sull’argomento numerosi libri, il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è The United States and China. Ha inoltre curato sei dei quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-030-FL”
“FALANCA Simone”,”Banche Armate alla Guerra. L’intrigo politico-finanziario dietro la Guerra infinita.”,”Simone Falanca (1979) mediattivista, vive e lavora tra Cagliari e Milano. Collabora con i maggiori midia indipendenti italiani (Indymedia Italia, Rekombinant, InformationGuerrilla) pubblicando articoli e numerose inchieste. Fonda, nel 2001, Zaratustra.it, sito di contro-informazione digitale. Esperto hacktivista è da diversi anni studioso di relazioni politiche internazionali. É autore di diversi saggi sullo Stato Parallelo distribuiti esclusivamente in internet in copyleft. Attualmente collabora con diversi newsgroup a un nuovo modello sociologico di media-attivismo e media-attitudine.”,”USAP-001-FL”
“FALANGA Gianluca”,”Spie dall’est. L’Italia nelle carte segrete della Stasi.”,”Gianluca Falanga vive e lavora a Berlino, dove collabora con il Museo della Stasi e con l’ex penitenziario della Stasi di Hohenschonhausen. Con Carocci ha pubblicato: ‘Non si può dividere il cielo. Storie del Muro di Berlino’ e ‘Il Ministero della Paranoia. Storia della Stasi’, (2012, rist.) “”Qualcosa di molto vicino alla rottura definitiva fra PCI e SED si consumò nel biennio successivo. Nel novembre 1977 il direttore socialista della Biennale di Venezia, Carlo Ripa di Meana, decise di dedicare l’edizione di quell’anno della prestigiosa ‘kermesse’ artistica al tema delicatissimo della dissidenza nei paesi comunisti. La manifestazione subì la reazione indignata dell’Unione Sovietica che provò in tutti i modi a impedire la realizzazione, esercitando forti pressioni sul PCI e arrivando anche a minacciare ritorsioni contro il governo italiano, che sosteneva la manifestazione con denaro pubblico. (…) L’ambasciatore della DDR a Roma fu incaricato di indagare sull’atteggiamento assunto dal PCI, che non sostenne ufficialmente la manifestazione (anzi, diversi intellettuali “”d’area PCI”” se ne tennero lontani o presero una posizione contraria), ma non condannò i militanti che vi parteciparono e, in generale, si mostrarono concordi nell’espressione di una risoluta condanna della censura nei paesi comunisti (55). A un chiarimento definitivo sulla questione dei dissidenti fra comunisti italiani e tedesco-orientali si arrivò soltanto nel febbraio 1978 – e fu una vera e propria resa dei conti. Giancarlo Pajetta volò a Berlino per conferire prima con Honecker e poi con il solito Axen, al quale il dirigente del PCI spiegò con franchezza e senza troppi giri di parole che la violazione dei diritti civili e la repressione culturale nella DDR come in altri paesi socialisti non solo erano inaccettabili e controproducenti per il regime, ma mettevano in estremo imbarazzo il PCI, costretto sulla difensiva. Axen non gradì e si limitò a ribattere che il comunismo non era mai stato tanto attraente come negli anni settanta, ergo la questione dei diritti civili non rappresentava altro che un tentativo della borghesia di diffamare l’alternativa socialista (56)”” (pag 67-68)”,”PCIx-452″
“FALASCHI Candiano”,”Gli ultimi giorni del fascismo.”,”FALASCHI Candiano dà la versione del Pci sulla fucilazione di Mussolini e dei gerarchi di Salò.”,”ITAR-185″
“FALCHERO Anna Maria”,”La Banca italiana di sconto, 1914-1921. Sette anni di guerra.”,”[Contiene il paragrafo 2: ‘La BIS e il finanziamento all’industria durante il conflitto mondiale’ (pag 93- ): 2.1. Gli elettrici in guerra. 2.2. Cantieri navali e società di navigazione: i difficili acquisti negli USA. 2.3. Le Manifatture Cotoniere Meridionali. 2.4. I finanziamenti industriali di guerra. 2.5. Bilanci di guerra. ‘Nonostante la riluttanza dei finanzieri americani ad impegnarsi nell’Istituto avesse privato la Sconto, durante il conflitto, di un’alleanza che i suoi dirigenti consideravano preziosa, la banca aveva comunque conquistato una posizione di primo piano nel quadro del finanziamento alle industrie italiane, in particolare a quelle meccaniche, cui dedicò, tra il 1916 ed il 1918, non poche energie. Tralasciando il cospicuo contributo offerto, come abbiamo visto, all’Ansaldo, la B.I.S. ebbe infatti parte preponderante nello sviluppo di alcune imprese del settore, quali la Ing. Nicola Romeo & C., la Franco Tosi, la Isotta Fraschini, la A. De Vecchi & C., ed altre minori. Per quanto concerne la prima, essa divenne in pratica una creatura dell’Istituto, che contribuì ad ampliarla nel corso del 1916 e ne favorì la trasformazione in anonima, il 3 febbraio 1918, con un capitale di 30 milioni, occupandosi inoltre nel corso dell’anno delle trattative con la Esslingen per l’acquisto dello Stabilimento delle Costruzioni Meccaniche di Saronno, dell’aumento di capitale della società sino a 50 milioni e dell’emissione di 30 milioni di obbligazioni. (…)’ (pag 112-113) (in ‘2.4. I finanziamenti industriali di guerra’)]”,”ECOG-039-FPA”
“FALCO Giancarlo STORACI Marina; BONIFATI Giovanni VIANELLO Fernando”,”Il ritorno all’oro in Belgio, Francia e Italia: stabilizzazione sociale e politiche monetarie (1926-1928) (Falco e Storaci); L’economia italiana negli anni della “”ricostruzione”” (Bonifati e Vianello).”,”‘La crisi italiana del 1925: la bilancia dei pagamenti e il mercato dei capitali’ (pag 6) ‘I primi tentativi di stabilizzazione monetaria: in Italia e in Belgio (pag 13) ‘Quota 90 in Italia’ (pag 32) ‘Le scelte industriali della borghesia italiana’ (pag 49) ‘La ripresa del processo inflazionistico nel 1946-47’ (pag 54) ‘La deflazione’ (pag 62) ‘Il problema dell’occupazione e il “”Piano del lavoro”””” (pag 67)”,”ITAE-003-FB”
“FALCO Gian Carlo”,”Bilancio statale, spese militari e industria in Italia tra le due guerre mondiali.”,”Testo nel retro Inserire in 2GM”,”ITQM-227″
“FALCON César”,”Madrid. Chronique.”,”‘El peruano César Falcón Garfías (1892-1970) fue un buen novelista, periodista y autor de teatro, diputado por Málaga, director de Mundo Obrero, corresponsal del diario El Sol en Londres y París, y forjador del Teatro Proletario. No busquen muchos más datos sobre él. Así como sobre el poeta García Lorca y su compañía teatral La Barraca abunda todo tipo de información y ensalzamiento, a Falcón lo ha devorado el velo falaz del olvido, según expresión del mismo Buero Vallejo, un velo que se prolonga hasta nuestros días, pese a esa crónica magnífica, precisa y cálida a la vez, de aquel Madrid que se adelantó como ejemplo de lucha a todas las capitales de Europa que luego serían dominadas por el fascismo, tal como predijo -si caía Madrid- el propio César Falcón.’ (http://elperiodistasindios.blogspot.it/) Biografia. Biografía César Falcón Garfias, Lima 1892-México 1970. Pertenecía a una familia que vivió altibajos económicos. Dotado de un carácter fuerte e independiente se emancipó tempranamente y comenzó a trabajar muy joven en diversos oficios hasta que a los 17 años ingresó como periodista en el diario La Prensa de Lima. En Lima nació su primera hija Tórtola que moriría prematuramente. Conoció en esa época al que sería su amigo de por vida José Carlos Mariátegui. Fueron ambos periodistas en El Tiempo junto a Humberto del Águila y también en Nuestra Época (1919). Los tres constituyeron el equipo que fundó el periódico La Razón. Perseguidos por el gobierno del Presidente Leguía en 1919, fueron expatriados y viajaron a Italia, desde donde Mariátegui regresó a Perú y César se dirigió a España. Su relación intelectual y afectiva con J.C. Mariátegui se mantuvo de por vida, tal como atestigua la extensa correspondencia que se cruzaron y los proyectos que llevaron a cabo, tales como la creación de la revista Amanauta en 1926. Impulsaron juntos también el semanario Vanguardia, revista de renovación ideológica, voz de los nuevos tiempos. Cooperaban Miguel de Unamuno, Ramón del Valle Inclán, José Vasconcelos, Antonio Caso, Giovanni Papini, Alexander Archipenko, Herwarth Walden, Ramón Gómez de la Serna.. A su llegada a España, César Falcón fue recibido por Pío Baroja en cuya casa de Vera de Bidasoa se alojó durante un tiempo. En 1922 se incorporó a la redacción del periódico El Liberal, en Madrid. Se alojó, en el barrio de Chamberí, en una habitación alquilada en casa de la Sra. Lewi, madre de tres hijas entre las que Irene era la mayor. Irene Lewi Rodríguez, que pasó a la historia como Irene Falcón fue un personaje clave en el Partido Comunista de España durante la Guerra Civil y ejerció de consejera y mano derecha de su presidenta Dolores Ibárruri “”La Pasionaria”” durante todos los años del exilio y hasta la muerte de esta. Irene se fugó con César a Inglaterra cuando este fue detenido y desterrado de España, siendo ella menor de edad le acompañó y en Escocia consiguieron contraer matrimonio. Durante su estancia en Londres nació el hijo de ambos Mayo Falcón que en el futuro sería también periodista en la Unión Soviética. César fue corresponsal en Londres durante los años 1925 a 1929, de los periódicos El Sol y La Vanguardia, época que documenta y analiza el profesor Christopher H. Cobb. También en Inglaterra nació de una relación extramatrimonial otro hijo varón. En 1927 como delegado del Partido Nacionalista de Puerto Rico, concurrió al Congreso Anti-Imperialista Internacional que se celebró en Bruselas. Creó la editorial Historia Nueva con la que entre los años 1928 a 1931 publicaron una colección de novela social y una serie llamada Ediciones Avance que dirigió Irene, que mantendría ya para siempre el apellido Falcón. En Avance publicaron Hypatía de Dora Russell -esposa de Beltrand Russell-, colaboradora también de El Sol. Este libro daba inicio a una colección feminista creada en respuesta a la publicación en La revista de Occidente, que gestionaban los Ortega y Gasset, de la novela reaccionaria y antifeminista Lysístrata de A.M. Ludovici. En 1930 entrevistó al lider revolucionario nicaragüense Augusto César Sandino, constituyendo esta una de las pocas entrevistas que se conocen sobre este dirigente y por ello un texto esencial. Regresó a España con Indalecio Prieto unos días antes de la proclamación de la II República. Formó, bajo los auspicios de la Central de Teatro y Cine Revolucionarios, la Compañía del Teatro Proletario, con actores profesionales y trabajadores militantes. Este grupo introducía la práctica de mezclar el escenario con el público. Tuvo la sede en una carbonería de la Calle Alcalá 173, en Madrid. En ese grupo del Teatro Proletario conoció a las hermanas Carlota y Enriqueta O’Neill. Enriqueta fue la actriz principal de la Compañía y pareja de César durante esos años, unión que duró hasta 1939 cuando al final de la guerra este tuvo que abandonar España definitivamente. De esta unión nació la que sería dirigente del movimiento feminista español Lidia Falcón. La compañía del Teatro Proletario recorrió el país representando: La fuga de Kerensky de Hans Huss, Al Rojo de Carlota O’Neill, Asia de Vaillant Couturier, Un invento de Tom Thomas, Asturias de Cesar Falcón, La Conquista de la prensa, entremés mímico de Irene Lewi. Hinkeman, de Ernst Toller, Hasta que en 1934 les prohibieron actuar. Posteriormente en Madrid contrataron el Teatro Rosales, donde representaron La Chinche de Mayakovky. Fundó la Editorial del Nuevo Romanticismo con Rubén Darío. Dirigió con Irene la revista Nosotros fundada en 1930, en la que colaboraba Ramón J. Sender. Alrededor de este grupo se originó un seminario político en el que se analizaban libros de autores soviéticos, y editaban documentos políticos y folletos divulgativos. En 1930 sufrieron el ataque del recién creado grupo de La Falange Española. Promovió la creación de un nuevo partido, La izquierda Revolucionaria y Antiimperialista, IRYA, que funcionó entre los años 1931 y 32. En coalición con el Bloque Republicano Revolucionario, con otros partidos radicales y con la incorporación de varios personajes independientes se presentan a la Elecciones a Cortes Constituyentes. En la misma época, 1932, fundó Ediciones Libertad, con la colaboración de Margarita Nelken, Juan Gioxé, Angel Pestaña, Artemio Precisa, entre otros. Editaron una colección de relatos titulada Novela Proletaria.é En 1932 el IRYA en bloque se integró en el Partido Comunista de España (PCE). También dirigió en algún momento las Ediciones Médico-Sociales. En 1935 César y Mariano Perla fundaron en Sevilla el periódico La Verdad. Al poco tiempo el periódico fue suspendido y ellos dos detenidos. En enero de 1936 con Eusebio Cimorra, se hicieron cargo de la dirección y relanzamiento de Mundo Obrero, órgano de difusión del pensamiento comunista que había sido creado en 1930 y posteriormente clausurado. En 1936 se incorporó también a ese proyecto Navarro Ballesteros. Al estallar la Guerra Civil instalaron la redacción de Mundo Obrero en los locales de El Debate. Desde allí en agosto de 1936 organizaron El Altavoz del Frente que fue el órgano de propaganda del PCE. Se trataba de una red de periódicos que se hacía llegar a los soldados en los diferentes frentes. Llegó a agrupar a más de 200 artistas e intelectuales entre sus redactores. La edición del Sur tuvo como director a Miguel Hernández. Con la sección artística de El Altavoz del Frente organizaron una exposición permanente de dibujo que se instaló en el vestíbulo del Cine Capitol, en Madrid. También crearon una sección de teatro El Teatro de la Guerra situado en el actual Teatro Lara de Madrid. En él estrenó Luisa Carnés su obra Así empezó que se representó en el día de la inauguración en octubre del 36, junto a El bazar de la providencia de Rafael Alberti. Cuando en noviembre del 36 el Gobierno se trasladó a Valencia, Falcón y Cimorra fueron reclamados a esa ciudad con el fin de editar la revista Frente Rojo, nuevo órgano central del PC. En julio 38 viajó a Ginebra con la delegación republicana española a la Liga de las Naciones. Entre los años 1938 y 39 dirigió en París el periódico Voz de Madrid. Entre sus novelas se encuentran Plantel de Inválidos, 1921. El pueblo sin Dios, 1928, novela muy representativa del inicio del movimiento de la novela indigenista. Un libro sobre la Guerra Civil española, Madrid, en 1938. El Mundo que agoniza, en 1945, México. El buen vecino Sanabria U. 1947 México. Por la Ruta sin Horizonte, 1961 México; Los bajos fondos. Y El Agente confidencial. Antes de abandonar Perú había estrenado una Zarzuela Por culpa ajena, con música de Román H. Ayllón. en el Teatro Lima 1914. Y La Casa de Ágreda en la misma época. También un sainete Los Mozos Cundas en 1914. Entre sus ensayos puedo citar: Crítica de la Revolución Española, 1931; De la dictadura hasta las constituyentes, Ed. Aguilar; Imperialismo y anti-imperialismo 1932; Algunas condiciones necesarias de la reconquista nacional, 1955. En 1940 salió de París a Nueva York y regresó a Lima donde permaneció dos años. Escribió durante ese periodo en la revista Garcilaso. En 1942 se instaló en Estados Unidos. Colaboró en la revista New Masses. No consiguió el permiso de permanencia por lo que se fue a México, donde publicó la revista Historia Nueva, de la que editó quince números. Colaboró también en la revista Siempre entre otras. En México tomó parte muy activa en la tertulia que se organizaba entorno a León Felipe y también perteneció a la Unión de Intelectuales en el destierro. En los 60 publicó en la revista La palabra y el hombre bajo los auspicios de la Universidad Veracruzana. En 1970, enfermo, regresó a Perú donde murió a los pocos días. Su hermano Jorge Falcón lamentaba la irrelevancia con que trataron su fallecimiento los periódicos peruanos de la época.l”,”MSPG-257″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”In copertina: il lagato papale abate Marcone ad una cerimonia a Zagabria tra ufficiali tedeschi e ustascia. Carlo FALCONI, nato a Cremona nel 1915, ma vivente a Roma, è uno studioso del cattolicesimo contemporaneo noto in tutto il mondo. E’ collaboratore del ‘Mondo’, l’ Espresso e Nuovi Argomenti, Comunità ecc. Tra le sue opere principali: ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’, ‘Sesso e santità’, ‘Storia delle Encicliche’ ecc. La proposta di una dichiarazione comune. “”Il 20 marzo del 1939, infatti, alla Camera dei Lords, dopo che il ministro degli esteri lord Halifax ebbe commentato l’ annessione avvenuta in quei giorni della Boemia e della Moravia al III Reich, si alzò a parlare l’ arcivescovo di Canterbury, primate della Chiesa Anglicana. Tutti si aspettavano un discorso di prammatica, quando, ad un tratto, il dott. Lang espose una proposta che tolse il fiato a molti dei suoi ascoltatori: “”(…) Io ho in animo di rinnovare ancora una volta (come nel 1935 in occasione della guerra italo-etiopica) l’ invito a tutti i capi delle comunioni cristiane d’ Europa e possibilmente degli Stati Uniti. Molto dipenderà, naturalmente, dal fatto se Sua Santità il Papa intenderà o no mettersi a capo dell’ iniziativa. Una volta assicurata la sua direzione, è improbabile che gli altri capi cristiani rifiutino di sottoscrivere una dichiarazione comune, nella quale si affermi essere contraria ai principi cristiani la nuova concezione dello Stato a spese della persona umana e la nuova esaltazione della forza come mezzo per dirimere le questioni internazionali. (…)””. La proposta-bomba non fu raccolta da Pio XII, a causa, è stato detto con incredibile improntitudine, dei “”noti motivi di natura teologica che vietano alla Chiesa cattolica, e vietarono in quella occasione, di unire la sua voce a quella di altre confessioni cristiane in materia di fede e di morale, sotto forma di ‘Dichiarazioni comuni'””. (pag 131-133)”,”RELC-219″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il Papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”ANTE1-28 2° copia Contiene ritaglio di articolo di giornale L’A sostiene che il Vaticano era ben al corrente dei misfatti tedeschi in Polonia e degli ustascia in Croazia. Nato a Cremona nel 1915, vissuto a Roma, FALCONI è studioso del cattolicesimo contemporaneo noto per le sue opere tradotte in varie lingue. Ha collaborato a varie riviste, Il Mondo, l’Espresso, Nuovi Argomenti, Comunità. Ha scritto ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’.”,”POLx-031″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Le battaglie dell’Isonzo, 1915-1917. Primo volume.”,”FALDELLA Emilio Le perdite del 1915. “”Sono dunque ingiustificate le opinioni di molti che ritengono che attaccassimo con straordinaria superiorità di forze; non si raggiungeva, in realtà, nemmeno la proporzione di due a uno. Anche la proporzione delle perdite è significativa: nella battaglia autunnale (25 settembre-15 ottobre) i Francesi perdettero 191.887 uomini e gli inglesi 56.812: totale 247.600 uomini. Nelle due battaglie autunnali sull’Isonzo (18 ottobre-2 dicembre) perdemmo 116.000 uomini (67.000 nella terza battaglia e 49.000 nella quarta) e gli Austriaci 70.000, malgrado la maggiore durata. Estendendo l’esame a tutta la campagna del 1915, si constata che gli Italiani perdettero 246.400 uomini (66.000 morti e 180.400 feriti in sette mesi), mentre i Francesi perdettero: (…) 622.699 uomini.”” (pag 128-129)”,”QMIP-089″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Da Caporetto al Piave, 1917-1918. Secondo volume.”,”FALDELLA Emilio Cadorna. “”E’ naturale che le decisioni, i provvedimenti, gli interventi del Comando Supremo fino all’otto novembre 1917 siano per la quasi totalità riferiti alla persona del generale Cadorna per due motivi essenziali: perché il suo fu un sistema di comando caratteristicamente “”personale”” anzi eccessivamente personale, e perché le critiche, dalle più fondate alle più malevole, circa la condotta delle operazioni fino alla ritirata al Piave e al Grappa, sono rivolte alla sua persona. (…) Esaminando le circostanze nella quali si svolse l’opera del generale Cadorna e le decisioni prese, non si può fare a meno di riferirle a lui, così come contro di lui sono appuntate le critiche; altrimenti sembrerebbe che si voglia attribuire a una collettività, il Comando Supremo, ciò che a lui solo è imputato. Ben diversa è la situazione dello storico di fronte alla personalità del generale Diaz. Prima di tutto il suo sistema di comando non fu “”personale””, ma “”collettivo””. L’azione svolta dal generale Badoglio quale sottocapo di Stato Maggiore non è paragonabile a quella svolta dal generale Porro, benché questa sia stata assai più illuminata e proficua di quanto si pensi generalmente. Badoglio fu l’organizzatore preciso, prudente, e alla sua deficienza di fantasia supplì il colonnello Cavallero. Badoglio fu in realtà assai più che un “”Sottocapo”” del Comando Supremo; ne fua la mente, mente chiara, stimolata da una volontà ferrea, sorretta da eccellente capacità di lavoro”” (pag 391-393)”,”QMIP-090″
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIS-229″
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-010-FGB”
“FALIGOT Roger KROP Pascal”,”La Piscine. The French Secret Service since 1944.”,”Roger FALIGOT è un giornalista del quotidiano di Parigi Le Journal du dimanche e autore di vari libri (v. retroc). KROP è giornalista investigativo a L’ Evenement du jeudi. “”In margine del sommario profilo tracciato da Jacques Foccart c’era la fine scrittura del suo capo, vigilante e attento al dettaglio. Per esempio, a Foccart fu chiesto perché l’ ambasciatore francese in Mauretania non riesedeva a Nouakchott, la capitale. Ora una note diceva: “”Ricordami di dire al Primo Ministro di non toccare il budget di Réunion.”” Mai come sotto De-Gaulle l’ Africa era stata una riserva del Presidente della Repubblica. Se Foccart fece tremare i più potenti uomini della quinta repubblica – perfino i celebrati ‘baroni’ – dipendeva meno dal suo carisma e più dal fatto che era l’ ombra del suo leader””. (pag 177-178)”,”FRQM-036″
“FALIGOT Roger”,”La rose et l’edelweiss. Ces ados qui combattaient le nazisme, 1933-1945.”,”FALIGOT Roger figlio di un giovane resistente, ha dedicato molte opere alla resistenza tra cui, con Rémi Kauffer, ‘Les Résistants’ (1989). Ha scritto un romanzo sui giovani attraverso le epoche storiche. Le fondateur s’appelle Robert Granthil, un étudiant qui recrute des camarades dans son école professionnelle de Metz et parmi ses copains scouts, lesquels aident déjà la Croix-Rouge, très active dans toute le Frace en faveur des réfugiés et de prisonniers de guerre. Elevés dans le souvenir de 1914-1918, tous sont choqués de voir les longues files de prisonniers de guerre qu’on emmène. Hirsute, humilié, celui-ci pourrait être un père, un oncle ou un frère aîné, miné par la défaite et abattu par la certitude que l’état -major de l’armée française a failli. Granthil est secondé par trois lycéens: Alfred Dehlinger (quinze ans), Robert Gatelet (quinze ans et demi) et Alfred Harter (dix-neuf ans) véritables chevilles ouvrières de cette société qui se refuse à voir la Moselle annexée et qui rédige un tract à l’adress des Alsaciens et des Lorrains pour qu’ils ne perdent pas “”espoir”” (eux-mêmes baptisent leur groupe “”Espoir français””). Comme le dit un rapport de la Gestapo: “”Ils tirèrent environ 120 exemplaires en deux formats différents, en collèrent 50 à des maisons et des murs, et posèrent le reste dans des entrées de maisons ou des boîtes à lettres””””. (pag 79)”,”GERR-040″
“FALIGOT Roger”,”James Connolly et le mouvement révolutionnaire irlandais.”,”Contiene dedica manoscritta di Faligot a Dora All’interno del Capitolo 11 ‘La cause des travailleurs est la cause de l’Irlande’, c’è il paragrafo ‘Marx et Engels sur la question irlandaise’ (pag 271-276) Lenin a proposito dell’ insurrezione delle barricate, l’arte di difendersi nei combattimenti di strada, le armi da usare, i progressi più recenti della tecnica militare. ecc. (pag 204-205) (citata in nota 35 a pag 204 l’opera ‘La lutte des partisans’, UGE, Paris, 1974 con scritti di Marx Engels Lenin Stalin, che contiene lo scritto di Lenin del settembre 1905)”,”MIRx-007″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”dalla prefazione: “”Nessun esercito si è lasciato mai circondare se non di sorpresa; ma, da epoca ad epoca, variano radicalmente le modalità, con le quali è possibile ottenere la sorpresa stessa. Nell’ epoca napoleonica era nacora possibile l’ aggiramento largo, perché le notizie degli informatori non camminavano con una celerità molto diversa di quella degli eserciti. Arrivava l’ avviso, ma Napoleone era già alle spalle di Melas o di Mack. Ciò all’epoca dei giornali, del telegrafo e dell’ aviazione non è più possibile. Un aggiramento largo sarebbe risaputo dall’avversario in tempo per sfuggirvi. Tannenberg (agosto 1914), capolavoro di strategia, è un aggiramento stretto, improvviso…”” (pag XIII) Riguardo all’ intervento dell’ Italia i comandi tedeschi decisero che la guerra contro l’ Italia doveva attenersi alla pura difensiva… (pag 67) I partiti italiani aventi reale influenza decisiva- se pur giunti al potere soltanto durante la guerra – erano già inclinati a staccarsi dalla Triplice Alleanza fin dal 1902 e si erano definitivamente decisi a schierarsi con l’ Intesa dopo i rovesci austriaci contro i Russi e contro la Serbia. (…). (L’A sottinea poi l’ importanza della diplomazia tedesca per il ritardo ottenuto nella defezione dell’ Italia.) “”non è offendere gli Italiani, il giudicare le loro imprese, considerate dal solo punto di vista militare, come straordinariamente limitate. Peraltro il loro intervento ha avuto grande importanza per l’ esito della guerra”””,”QMIP-027″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”””Frattanto il Comando supremo tedesco diveniva ancora meno favorevole ad un’operazione su Salonicco con partecipazione di forze germaniche, non sembrando essa più necessaria per indurre l’Intesa a rinunziare ai suoi intendimenti circa i Dardanelli: ed invero l’8 gennaio 1916 l’ultimo Inglese lasciava la penisola di Gallipoli. Pertanto non conveniva ormai lasciar nei Balcani forze germaniche maggiori di quelle assolutamente necessarie perchè la fronte bulgara potesse sostenersi: esse avrebbero servito laggiù soltanto a scopi politici dell’Austria-Ungheria e della Bulgaria, ma non a vantaggio della condotta generale della guerra, e tanto meno poi a vantaggio della condotta di guerra tedesca”” (pag 137)”,”QMIP-018-FV”
“FALLACARA Luigi, antologia a cura; scritti di Giovanni PAPINI Carlo BO Carlo BETOCCHI Piero BARGELLINI Igino GIORDANI Ardengo SOFFICI Mario LUZI Eugenio MONTALE Luigi FALLACARA e altri”,”Il Frontespizio, 1929-1938.”,”Contiene: ‘Aforismi’ di Franz Kafka (pag 243-247) “”C’è un fine ma non una via; ciò che noi chiamiamo via è un indugiare”” (pag 244) “”Due possibilità: farsi infinitamente piccoli o esserlo. Il secondo è completamento, cioè inerzia, il primo inizio, cioè attività”” (pag 247) Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-108″
“FALLACI Oriana”,”Intervista con la storia.”,”Interviste a personalità politiche al potere: KISSINGER NGUYEN VAN THIEU GIAP SIHANUK MEIR ARAFAT HABASH RE HUSSEIN INDIRA GANDHI ALI BHUTTO BANDARANAIKE NENNI ANDREOTTI AMENDOLA BRANDT SELASSIE’ REZA PAHLAVI YAMANI COLBY PIKE SOARES CUNHAL CARRILLO CAMARA MAKARIOS PANAGULIS. “”Si, la Cina è stata un elemento importantissimo nella meccanica del mio successo. E tuttavia il punto principale non è quello. Il punto principale… Ma sì, glielo dirò. Tanto che me ne importa? Il punto principale nasce da fatto che io abbia sempre agito da solo. Agli americani piace il cowboy che guida la carovana andando avanti da solo sul suo cavallo, il cowboy che entra tutto solo nella città, nel villaggio, col suo cavallo e basta. Magari senza neanche una rivoltella perché lui non spara. Lui agisce e basta: dirigendosi nel posto giusto al momento giusto. Insomma, un western.”” (Kissinger, pag 35) “”Non necessariamente coraggioso. Infatti a questo cowboy non serve essere coraggioso. Gli basta e serve essere solo: dimostrare agli altri che entra in città e fa tutto da solo. Questo personaggio romantico, stupefacente, mi si addice proprio perché esser solo ha sempre fatto parte del mio stile o, se preferisce, della mia tecnica. Insieme all’ indipendenza. Oh, quella è molto importante in me e per me. Infine, la convinzione. Io sono sempre convinto di dover fare quello che faccio. E la gente lo sente, ci crede.”” (Kissinger, pag 35)”,”BIOx-073″
“FALLACI Neera”,”Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani.”,”Neera Fallaci è nata nel 1932 a Firenze, dove si è laureata in lingue e letterature straniere alla Facoltà di Magistero. Ha scritto per il settimanale ‘Oggi’. E’ morta nel 1984.”,”RELC-009-FB”
“FALLON Ivan”,”Billionaire. The Life and Times of Sir James Goldsmith.”,”Ivan FALLON è nato in Irlanda nel 1944, figlio del poeta e commediografo Padraic Fallon. Dopo la laurea al Trinity College, di Dublino diventa giornalista finanziario a Londra e City Editor del Sunday Telegraph (anni 1979-1984). E’ nominato Financial Journalist nell’ anno 1982. Due anni dopo diventa Deputy Editor per il Sunday Times.”,”ECOG-015″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. “”Da cui il passaggio fondamentale sull’ imperialismo e su Kautsky che cerca di vedere se la guerra è “”puramente”” imperialista. Niente è puro, gli risponde Lenin. Ma Kautsky con la sua ottica dimenticava soltanto la componente non-imperialista della guerra ’14-’18 (la guerra di liberazione nazionale dal punto di vista della borghesia serba). Dal punto di vista teorico la ricerca è infinita. Dal punto di vista rivoluzionario i principi che ne derivano sono semplici (…)”” (pag 207) (Lenin) “”Rifiuta Axelrod secondo cui la tattica non è stata “”studiata”” a sufficienza (capire: per permettere d’ agire). “”E’ un sofisma”” risponde Lenin “”perché lo studio scientifico dell’ imperialismo è una cosa; questo studio non fa che cominciare ed è senza fine, per sua natura, come la scienza in generale””. (pag 207)”,”TEOC-279″
“FALLOT Jean”,”Lotta di classe e morale marxista.”,” La nobiltà di Spartaco a proposito di una lettera di Marx (pag 238-239) “”Spartaco incarnava agli occhi di Marx le virtù agonistiche di classe al massimo livello. In una lettera ad Engels del 27 febbraio 1861, egli lo definisce nel modo seguente: «Grosser General (kein Garibaldi), nobler Charakter, ‘real representative’ des antiken Proletariate» [«Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, vero rappresentante dell’antico proletariato». Un generale più grande di Garibaldi: le qualità necessarie all’agone. Un carattere più nobile: le qualità necessarie all’attaccamento alle masse. La virtù di Spartaco è virtù agonistica di classe perché la frase continua «vero rappresentante dell’antico proletariato». Marx definisce questa virtù come nobiltà. Ma è una nobiltà che esprime la qualità del proletariato e che è pertanto agli antipodi della nobiltà patrizia, quella che deriva dalle stesse necessità dell’esercizio dell’egemonia. Marx prosegue: «Spartaco vi figura come il tipo più in gamba» («famoseste Kerl», l’inglese «fellow» renderebbe l’idea, «gaillard» in francese) «che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica». Marx, scrivendo queste righe, si riferiva al testo di Appiano che aveva appena letto in greco, ed a proposito del quale esprimeva nella stessa lettera ad Engels tutta la sua ammirazione, «sehr wertvoller Buch», libro di grande valore ()”” [Jean Fallot, ‘Lotta di classe e morale marxista’, Verona, 1972] [nota: () Questo è l’intero brano della lettera ad Engels (trad. di S. Romagnoli, ‘Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, pag. 26) che fa riferimento al testo di Appiano: «…non ho letto un solo giornale, e nemmeno una volta la Tribune sull’American crisis. Invece alla sera per sollievo le guerre civili romane di Appiano nel testo greco originale. Libro di grande valore. Costui è un egiziano dalla testa ai piedi. Schlosser afferma che “”non ha anima””, probabilmente perché sviscera fino in fondo le cause materiali di queste guerre civili. Spartaco vi figura come il tipo più in gamba che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica. Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, ‘real representative’ dell’antico proletariato. Pompeo un vero mammalucco salito in falsa rinomanza come ‘young man’ di Silla, ecc., prima appropriandosi dei successi di Lucullo (contro Mitridate), poi quelli di Sertorio (Spagna) e così via. Come generale, ‘l’Odilon Barrot romano. Un disgraziato non appena deve misurarsi con Cesare. Cesare fece i più grossolani errori militari, a bella posta, da insensato, per far perdere la bussola al filisteo che gli stava di fronte. Un comune generale romano, diciamo Crasso, lo avrebbe annientato sei volte durante la lotta nell’Epiro. Ma con Pompeo tutto era possibile. Shakespeare nel suo ‘Love’s labour lost’ mostra d’aver intuito quel che Pompeo era effettivamente» (N.d.C)] La morale del marxismo nell” Antidühring di Engels (pag 87-94)”,”TEOC-686″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. Articolo di Lenin: ‘W. Kolb e G. Plekanov’ (Opere vol: 22 p. 145-146) sulla concezione dell’ipocrisia e della menzogna opportuniste (pag 163) Contiene: Il metodo scientifico marxista e la guerra rivoluzionaria (pag 232-333) (Mao)”,”TEOC-022-FV”
“FALLOT Jean”,”Marx e la questione delle macchine.”,”Contiene il capitolo ‘Le quattro definizioni marxiste della scienza’: scienza, mezzo di lavoro; scienza, forza produttiva; scienza, potenza del lavoro; scienza, potenza intellettuale della produzione La quarta sezione del primo libro del Capitale”,”MADS-021-FV”
“FALLS Cyril”,”L’ arte della guerra.”,”””Clausewitz scrisse: “”Quanto più alte e forti sono le ragioni di guerra, quanto più essa coinvolge l’ intera esistenza di un popolo, quanto più grande è la tensione che la precede, quanto più si avvicinerà alla sua pura potenza astratta, tanto più il suo scopo sarà la disfatta del nemico, tanto più guerriero e meno politico ne sarà lo spettacolo””. Questo fu un commento eccezionale che da allora ha influenzato molti pensatori e capi fra cui: Bismarck, Marx e Hitler (…)””. (dalla premessa, pag 35) Contiene i capitoli: ‘La strategia e tattica della prima guerra mondiale’ (pag 100) e ‘La strategia e la tattica della seconda guerra mondiale’ (pag 174)”,”QMIx-122″
“FALLS Cyril”,”The Art of War. From the age of Napoleon to the present day.”,”FALLS Cyril Bentham: (nato a Dublino il 2/3/1888; morto a Walton on Thames, UK il 23/4/1971). Storico militare, giornalista e accademico britannico, noto per gli studi sulla Prima guerra mondiale. Durante la Grande Guerra, nell’Esercito britannico, prestò servizio nel Royal Fusiliers. Successivamente Ufficiale di Stato maggiore. Fregiato della Croix de Guerre francese, fu congedato dalle forze armate britanniche con il grado di Capitano. <> (trad. d. r. della frase posta a inizio testo). <> (trad. d. r. pag VII, VIII) <> (trad. d. r. pag 213 e pag 196)”,”QMIx-211-FSL”
“FALOSSI Luigi GHEZZI Carlo presentazione; saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”I due bienni rossi del Novecento, 1919-20 e 1968-69. Studi e interpretazioni a confronto.”,”Saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”MITT-287″
“FALOSSI Luigi GIOVANNINI Paolo a cura, aggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER”,”Vittorio Foa.”,”Saggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER Vittorio Foa (1910-2008) è una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano nel Novecento. Nato da una famiglia di origine ebrea, dopo la laurea in giurisprudenza aderisce al movimento Giustizia e Libertà contro il regime fascista. Dopo l’arresto e una lunga reclusione, nel 1943 partecipa alla resistenza fra le fila del Partito d’Azione del quale, nel 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente. Dopo la militanza nel PSI e una lunga attività sindacale nella FIOM prima e CGIL dopo, nel 1970 si dedica solo all’insegnamento universitario. Aderisce in seguito al partito democratico.”,”BIOx-280″
“FANA Marta”,”Non è lavoro, è sfruttamento.”,”Marta Fana ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso l’Institut d’Etudes Politiques di SciencesPo a Parigi. Scrive per ‘Internazionale’ e il ‘Fatto quotidiano’.”,”CONx-238″
“FANEUF Leston”,”Lawrence D. Bell. A Man and His Company. “”Bell Aircraft””.”,”Lester Faneuf, member of the Newcomon SOciety, President Bell Aircraft Corporation, Buffalo”,”ECOG-101″
“FANFANI Amintore”,”Summula sociale. Secondo l’ insegnamento pontificio.”,”Opera firmata dall’ autore.”,”RELC-092″
“FANFANI Amintore”,”Storia del lavoro in Italia. Dalla fine del secolo XV agli inizi del XVIII.”,”””Talvolta abbiamo visto che i salari monetari dei lavoratori che andavano ad opera erano integrati da prestazioni in natura: si tratta in genere di certe misure di vino. E ci siamo imbattuti anche in salari monetari che integravano il mantenimento, essendo questo il caso di tutti i servitori domestici, oltre che degli specialisti solfieri impiegati in quel di Tortona. Ma oltre a queste integrazioni, alloggio e vitto ricevettero spessissimo, per non dire sempre, i giovani apprendisti in casa del maestro, tanto che il modesto salario monetario doveva servire solo per le vesti. Convivenze con il capo di bottega si realizzano anche in altri casi. A Roma il Cellini dice che aveva in casa sua una camera dove dormivano i suoi lavoranti ed anzi precisa – e la precisazione mostra a quanta intimità si giungesse – che una sera, essendo caldo, i lavoranti si erano spogliati in bottega ed erano saliti in camera in camicia, donde la nota comica tra i guai che capitarono in quella notte. Anche la casa di Aldo Manuzio a Venezia ospitava gli operai della tipografia ed Erasmo dice che il suocero di Aldo, Andrea Torresani, capo di casa, dava agli operai per pasto anche solo insalata, annacquava il vino e preparava pane di grano guasto””. (pag 383-384)”,”MITT-263″
“FANFANI P. TRAMATER RIGUTINI ALBERTI MANUZZI DE-STEFANO SERGENT GHERARDINI TRINCHERA e altri”,”Novissimo vocabolario della lingua italiana compilato sui dizionari di P. Fanfani Tramater Alberti Manuzzi De Stefano Sergent Gherardini Trinchera ecc. ecc. con numerose aggiunte ricavate dal Dizionario delle Crusca e da quelle dei Sinonimi della Lingua Italiana di Niccolò Tommaséo.”,”””Borghesia, sf. L’ordine mezzano de’ cittadini, // Cittadinanza. “”Comunismo, sm. Dottrina, o meglio Utopia sociale, secondo la quale i beni di questo mondo si avrebbero a spartire egualmente tra tutti. (…) Proletario, sm. Persona bassa e vile, e non buona ad altro che a far razza. (…)”” (pag 148, 239, 879) Mancano i termini marxismo e socialismo, internazionalismo”,”REFx-110″
“FANFANI Tommaso a cura; contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI”,”La penisola italiana e il mare. Costruzioni navali trasporti e commerci tra XV e XX secolo.”,”Contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI ‘Alla perdita di competitività nelle costruzioni navali corrispondeva analoga perdita nei traffici e negli scambi; gli olandesi riuscivano a praticare noli inferiori agli italiani, usufruendo tra l’altro di una maggiore efficienza nelle operazioni di carico e scarico, oltre che nei tempi di navigazione. Tutti i porti del Mediterraneo vedevano crescere la presenza di navi inglesi e olandesi, in grado di monopolizzare quelle rotte una volta esclusivo dominio dei veneziani o dei genovesi. La Penisola perdeva terreno, attaccata anche all’interno del proprio mare dai Ragusei (9). Il ribaltamento dello scenario internazionale si compiva inesorabilmente : il cammino dell’Inghilterra verso il primato era scandito dal potenziamento della flotta, dalla nascita delle grandi compagnie di navigazione cui seguiva la fondazione della borsa di Londra, lo svilupparsi di una dinamica finanziaria ed operativa i cui principi teorici e funzionali, magra consolazione, erano stati posti proprio dai mercanti toscani nei secoli precedenti. Ma l’elemento vincente fu il considerare la marina mercantile come parte integrante della forza navale del paese ed il commercio, di cui questa era indiscriminata ed unica protagonista per un’isola, l’elemento più determinante per accrescere la ricchezza, la potenza economica e politica”” (pag 7) [Tommaso Fanfani, Lo scenario generale] [(9) Cfr: A. Di Vittorio, ‘Finanza e moneta a Ragusa nell’età della crisi, Napoli’, 1983]”,”ITAE-415″
“FANFANI Tommaso”,”Alleanza Assicurazioni. Cento anni di storia.”,”Tommaso Fanfani è professore ordinario di Storia Economica. Autore di oltre cento pubblicazioni, attualmente (1998) è Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Pisa. Presidente della Fondazione Piaggio, è membro di comitati scientifici, di riviste e istituti di ricerca italiani ed esteri”,”ECOG-109″
“FANFANI Tommaso”,”Scelte politiche e fatti economici in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Tommaso Fanfani è nato a Pieve S. Stefano (Arezzo) nel 1943. E’ ordinario di Storia economica presso la Facoltà di Economia e Commercio di Pisa (1987). Nota a matita (probabilmente D.P.) sui limiti di questo volume “”esempio… di come si possa citare una bibliografia senza misurarsi o considerare quello che in essa si afferma”” (in apertura)”,”ITAE-096-FP”
“FANNO Marco”,”La teoria economica della colonizzazione.”,”””Lo stesso evento si verifica adunque nei vari paesi nel corso del secolo XIX. A due riprese successive a cinquant’anni l’una dall’ altra hanno luogo simultaneamente in tutti i paesi nuove copiose importazioni di capitali britannici; e a queste seguono in tutti simultaneamente enormi acquisti di terre e una vigorosa espansione della produzione capitalistica. Per cui la diretta dipendenza di questa dalle importazioni di cotesti capitali resta provata. E sono pertanto i capitali inglesi a creare la prima delle due condizioni necessarie allo sviluppo del capitalismo coloniale”” (pag 369)”,”ECOI-106″
“FANNO Marco D’ALAURO Orlando”,”Elementi di scienza economica.”,”Marco FANNO già professore all’ Università di Padova. Orlando D’ALAURO ordinario di politica economica nell’ Università di Genova. “”Il diritto di proprietà era concepito dai Romani come il diritto di usare e abusare delle cose possedute. Durante l’ evo di mezzo esso subì mutilazioni e deformazioni in conseguenza dei vincoli posti dal regime feudale al trapasso dei beni. Ma fu ripristinato in pieno dalla Rivoluzione francese, grazie soprattutto alla scuola del giusnaturalismo. Considerata come un diritto naturale complemento della personalità umana, la proprietà subì da allora in poi progressive limitazioni, di mano in mano che alla concezione individualistica andò sostituendosi quella concezione nuova della vita collettiva, secondo cui i diritti e gli interessi dei singoli devono subordinarsi a quelli della collettività””. (pag 192)”,”ECOT-073″
“FANNO Marco”,”La teoria delle fluttuazioni economiche.”,”Marco Fanno nacque a Conegliano (Treviso) l’8 agosto 1878, la sua famiglia apparteneva alla comunità ebraica di Conegliano. Compì gli studi alla Scuola Superiore di Commercio di Venezia e conseguì nel 1902 l’abilitazione all’insegnamento delle discipline economiche nelle scuole medie, nel 1904 ottenne la libera docenza in Economia Politica presso l’Università di Padova. Dal 1905 fu professore di Economia Politica presso la Scuola Superiore di Commercio a Genova, poi all’Università di Sassari, Cagliari, Messina, Parma. Morì a Padova il 14/01/1965.”,”ECOT-241-FL”
“FANO-DAMASCELLI Ester”,”La salute mortale. Le contraddizioni del boom americano degli anni ’60.”,”‘Alla memoria di Raniero Panzieri’ Ester Fano-Damascelli laureata all’università di Roma è autrice di una monografia sui movimenti migratori in Sicilia e di articoli sulla politica economica del fascismo italiano.”,”USAS-001-FSD”
“FANON Frantz”,”Sociologia della rivoluzione algerina.”,”‘Come un popolo si trasforma nel corso della sua emancipazione’ Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”FRQM-001-FAP”
“FANON Frantz”,”Il negro e l’altro.”,”Frantz Fanon (Martinica, 1925), dopo la laurea in medicina si dedicò alla psichiatria. Dallo scoppio della guerra d’Algeria (1954), si pose al servizio del FLN. E’ morto di leucemia nel 1961. Si è occupato dell’idea della rinascita africana.”,”AFRx-002-FFS”
“FANTASIA Rick VOSS Kim”,”Des syndicats domestiqués. Repression patronale et resistance syndicale aux Etats-Unis.”,”Il modello americano vede la distruzione programmata di tutte le forme di organizzazione e protezione del lavoro. La cultura politica e il diritto americano hanno a poco a poco smantellato il movimento sindacale di contestazione sociale. Il libro è una sorta di viaggio nell’ America dimenticata dei lavoratori ordinari. Gli AA sono due sociologi americani.”,”MUSx-141″
“FANTI Liano”,”Nilde Iotti, signora del Palazzo.”,”FANTI è nato nel 1925 in provincia di Reggio Emilia. Giornalista e ricercatore storico si è occupato di avvenimenti sindacali e politici. Ha scritto libri e pamphlet.”,”PCIx-073″
“FANTI Giorgio a cura”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, A. Ardigò (pag 32) (24) Antonio Labriola, primo marxista italiano, di A. Colombi, (pag) 10 (6. Gen 1946) Giorgio FANTI curatore della riedizione della rivista ‘Tempi nuovi’ è stato segretario di redazione di TN poi segretario del Gruppo A. Labriola. “”Maturava la fine, la conclusione che si riteneva anche allora più prossima di quanto non fosse in realtà. Giunse da Roma, paracadutato, il generale Raffaele Cadorna ad offrire lealmente i suoi servigi in quel qualunque posto al quale volesse destinarlo il CLNAI. Si comprendeva però che il Comando alleato, pur senza dettare ordini che in tale forma non sarebbero stati accolti, desiderava che il generale Cadorna fosse nominato comandante generale del Corpo Volontari della Libertà, ciò che fu fatto qualche settimana più tardi, aggiungendovi Longo e Parri come vice-comandanti ed altri di diversi partiti come membri del Comando. Questo segnò un periodo di più decisa riorganizzazione e delle più grandi battaglie prima dell’ insurrezione.”” (pag 15)”,”EMEx-058″
“FANTI Giorgio a cura; scritti di Concetto MARCHESI E. VALLI Paolo FORTUNATI A. DE-POLZER G. TAVERNARI C. PETRIN A. GATTO A. RATTA A. CUCCHI E. VALLI Annibale ARDIGO’ G. MERLINI A. BANFI A. COLOMBI G. DA-VIA I. BARONTINI G.DOZZA P. CROCIONI R. CENERINI P. FORTUNATI A. BARDI I. CONEGO S. SOZZI A. BETTI G. OZZOLI B. CESARINI R. VIGANO’ A. MELUSCHI L. TARANTINI V. BETTI C. CAMPANINI G. STERNINI”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, Annibale Ardigò N: 4 pag 21-31; N: 6 pag 24-33″,”TEOP-009-FGB”
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”””L’ enorme rilancio dello stabilimento di Campi era ancora poca cosa in rapporto alle esigenze sia degli armamenti che delle necessità manifestate dalla normale domanda interna, quando si pensi che il consumo per abitante di acciaio fu nel biennio 1937-38 di 59 chilogrammi contro i 263 chilogrammi della Gran Bretagna e i 379 degli Stati Uniti.”” (pag 106)”,”ITAR-049″
“FANTINI Bernardino a cura; brani di EMPEDOCLE DEMOCRITO PLATONE ARISTOTELE EPICURO LUCREZIO AGOSTINO TOMMASO D’AQUINO COPERNICO GALILEO GALILEI FONTENELLE RAY HUTTON BUFFON CUVIER ERASMUS DARWIN LAMARCK LYELL DARWIN SPENCER HUXLEY MARX ENGELS JACOB MONOD MEDAWAR PRIGOGINE WEGENER MERLEAU-PONTY BONDI SCIAMA P. ROSSI MONTALENTI LURIA SIMPSON CHEDD DOBZHANSKY DUBININ”,”L’ evoluzionismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la teoria dell’evoluzione’ (pag 144-158)”,”SCIx-441″
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”Dedicato alla memoria di coloro che, partiti sul treno, non hanno fatto ritorno, perché i figli ed i nipoti non li dimentichino (in apertura) Contiene molte foto sulla città di Genova in tempo di guerra”,”ITAR-013-FER”
“FANTONI Gianluca”,”Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale.”,”Gianluca Fantoni insegna Storia contemporanea presso la Nottingham Trent University in Gran Bretagna: “”La Brigata ebraica fu una brigata inquadrata nell’esercito britannico, nata nel 1944 per operare in Itlia, composta soprattutto (ma non solo) da ebrei, molti dei quali provenienti dalla Palestina. Questo libro è importante per almeno due ragioni. In primo luogo non vi è sostanzialmente nessun lavoro storiografico su questa vicenda straordinaria: gli ebrei d’Europa, durante la Shoah, trovano un’occasione di riscatto a guerra ancora in corso, combattendo contro i nazifascisti nel teatro bellico italiano. In secondo luogo, in Italia, negli ultimi anni, la presenza della Britgata ebraica nelle manifestazioni del 25 aprile è stata occasione di forte conflitto., tra comunità ebraiche e simpatizzanti di sinistra filopalestinesi.Spesso, nell’ambito di questa diatriba, si sostengono tesi storiograficamente errate sia sulla Brigata ebraica sia sul legame negli anni Quaranta tra palestinesi e nazismo. È il momento di riformulare questo dibattito – in modo pacato – partendo da fatti concreti e non da leggende militanti”” (quarta di copertina) Il Gran Mufti di Gerusalemme e il nazismo “”[Il] Gran Mufti di Gerusalemme, era un antisionista giurato, e probabilmente anche un antisemita. Coinvoto in attività antibritanniche e braccato dalla polizia coloniale, si rifugiò a Berlino nel novembre 1941. Sperava di diventare il referente di Hitler per il Medio Oriente; si immaginava a capo di una nazione palestinese, che il Führer gli avrebbe concesso di guidare una volta vinta la guerra e scacciati gi inglesi. Si dette perciò da fare per entrare nelle grazie dei nazisti: lanciò appelli al mondo arabo perché si sollevasse contro gli inglesi (ma non ci fu nessuna rivolta); e diede una mano nella creazione di una divisione SS formata per circa due terzi da musulmani dei Paesi balcanici, che ebbe un ruolo del teutto secondario nelle operazioni belliche (107). In alcune foto lo si vede passare in rassegna dei soldati in uniforme nazista, che però al posto dell’elmetto indossano il fez, un caratteristico copricapo nordafricano e balcanico. Nelle stesse foto il Mufti appare incapace di fare un saluto fascista come si deve, a braccia ben teso: lo tiene invariabilmente a novanta gradi, tanto che parrebbe aggrapparsi alla maniglia di un invisibile autobus. Sembra che al-Husseini non godesso di troppo credito presso le autorità naziste, che giustifcavano il suo mantenimento oneroso e il suo contributo allo sforze bellico di scarso rilievo. I rapporti tra Hitler e al-Husseini erano del tutto asimmetrici. Mentre quest’ultimo aveva disperatamente bisogno del dittatore nazista per realizzare i suoi piani, Hitler non fu mai veramente convinto della opportunità di garantire l’indipendenza degli arabi in Palestina”” (pag 182-183)”,”QMIS-344″
“FAPPANI Antonio”,”Guido Miglioli e il movimento contadino.”,”””Fu così che Miglioli mantenne la sua “”neutralità più rigorosa”” fino all’ ultimo, senza un momento di debolezza. E naturalmente al momento cruciale votò contro. Poi continuò la battaglia, specie su ‘L’Azione’. Numerose volte la censura intervenne tagliando lunghi pezzi degli articoli de ‘L’Azione’, mentre una serie senza fine di polemiche dovette sostenere Miglioli con P. Gemelli, Ernesto Vercesi e con diversi giornali come l’ ‘Unità cattolica’, il ‘Cittadino di Brescia’ per il suo neutralismo ad oltranza, ed il richiamo continuamente ripetuto ai cattolici a dire di no alla guerra e di mettersi all’ opposizione in Parlamento… Commentando la conferenza socialista di Kienthal del settembre 1915, l’ Azione auspicava la nascita di un’ Internazionale bianca che fosse appunto portatrice della pace e dell’ unione fra i popoli.”” (pag 218)”,”ITAA-123″
“FARABONE Roberto VIANO Rosalba”,”Logica e diagrammi a blocchi. Tecniche di programmazione.”,”Roberto Farabone si è laureato in Fisica all’Università degli Studi di Milano. É entrato alla Sperry UNIVAC, dove ha lavorato qualche anno come sistemista in seguito è entrato al Servizio Addestramento UNIVAC come istruttore ed ivi svolge la sua attività sulla linea dei sistemi medio-piccoli. Rosalba Viano, si è laureata in Fisica all’Università degli Studi di Milano. Ha svolto la sua attività di insegnante principalmente presso gli Istituti Tecnici, dove attualmente opera ed ha affrontato i temi dell’elaborazione dei dati partecipando ad una serie di corsi presso il Servizio Addestramento UNIVAC.”,”SCIx-072-FL”
“FARAGO Ladislas”,”Il sigillo spezzato. La vera storia di Pearl Harbor.”,”ANTE1-51 Ladislas FARAGO ha fatto parte durante la seconda guerra mondiale dell’Ufficio Informazioni Navali, il servizio di spionaggio della marina americana e nel periodo della crisi nippo-americana e dell’attacco a Pearl Harbor lavorava al dipartimento della marina di Washington in qualità di consulente dell’allora segretario alla marina Knox. In precedenza era stato direttore di ‘Corps Diplomatic’ e ‘United Nations World’. Ha scritto diversi libri tra cui ‘Patton: Ordeal and Triumph’. (Patton il generale d’acciaio).”,”QMIS-115″
“FARAGO Ladislas”,”The broken seal. The dramatic story of Operation Magic and the Pearl Harbour disaster.”,”Ci fu una cospirazione alla Casa Bianca per trascinare il Giappone nella Seconda guerra mondiale? I comandanti delle Hawaii furono lasciati soli ai loro doveri militari dopo che non erano riusciti a prevedere il raid a Pearl Harbor? Esattamente quanto sapevano gli Stati Uniti sulle intenzioni giapponesi alla vigilia di Pearl Harbor? La marina degli Stati Uniti riuscì a trovare le chiavi dei codici di alta sicurezza della marina giapponese già prima del 1926 ma li perse alla vigilia di Pearl Harbor Perché la US Navy rifiutò di condividere il segreto della propria attività di decodificazione dei codici con US Army?”,”QMIS-204″
“FARBER Samuel”,”Before Stalinism. The Rise and Fall of Soviet Democracy.”,”FARBER Samuel è Associate Professor of Politica Science alla Brooklyn College di New York. “”On 4 November of 1917, V.I. Lenin declared that ‘we have not resorted, and I hope will not resort, to the terrorism of the French revolutionaries who guillotined unarmed men. I hope we shall not resort to it, because we have strength on our side””. (V.I. Lenin, ‘Speech at a Joint Meeting of the Petrograd Soviet of Workers’ and Soldiers’ Deputies and Delegates from the Fronts’, 4 (17) November 1917; in Collected Works N° 26, pag 294)”,”RIRO-376″
“FARESE Giuseppe”,”Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850.”,”Giuseppe FARESE, nato nel 1933, insegna Lingua e letteratura tedesca all’Univ di Bari. Tra i suoi lavori: -Individuo e società nel romanzo ‘Der Weg ins Freie’ di Arthur SCHNITZLER (Roma, 1969) -A. Schnitzler alla luce della critica recente, 1966-1970 (in Studi Germanici, 1971) “”A seguito delle vittoriose affermazioni rivoluzionarie e popolari di Vienna e Berlino Marx ed Engels erano rientrati da Parigi a Colonia l’11 aprile 1848 per organizzare e proseguire la lotta. L’attività della Lega dei comunisti mirava “”1) alla diffusione delle “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania””, 2) alla fondazione di “”Arbeitervereine”” e 3) alla creazione di un grande organo della democrazia, la “”Neue Rheinische Zeitung””””. Mentre il numero degli “”Arbeitervereine”” crebbe immediatamente, sicché esso era già assai elevato nell’aprile-maggio 1848, carente era invece il livello di preparazione politica degli aderenti poiché la maggior parte dei lavoratori continuava a restare ancorata a interessi e concezioni piccolo-borghesi. Le maggiori difficoltà incontrate da Marx e Engels nella organizzazione e politicizzazione degli “”Arbeitervereine”” si focalizzavano nella lotta al settarismo di Andreas Gottschalk, presidente dello “”Arbeiterverein”” di Colonia, che sosteneva che il proletariato non aveva bisogno di alleati ed era in grado di istituire subito una repubblica dei lavoratori, e nella opposizione alle spontanee e forti tendenze tradeunionistiche che inducevano molti lavoratori a vedere il più importante compito della rivoluzione nell’immediato miglioramento delle loro condizioni economiche. Queste tendenze si riassumevano nella teoria di Stephan Born che aveva fondato il 19 aprile 1848 a Berlino un “”Comitato centrale per i lavoratori”” a carattere sindacale e sosteneva che, a differenza che in Inghilterra e in Francia, la mancanza di una grande industria non aveva portato in Germania ad una acutizzazione dei conflitti di classe e che quindi si trattava allora solo di arrivare ad un equilibrio fra capitale e lavoro attraverso riforme sociali. Da che si arguisce che la voluta accentuazione del ‘sociale’ di Born era altrettanto dannosa quanto il radicalismo e l’oltranzismo di Gottschalk, perché induceva i lavoratori a credere che fosse possibile piegare il potere del capitale attraverso le riforme, dimenticando che solo precise ed immediate conquiste politiche potevano creare la base per la soluzione di tutti i problemi immediati e futuri del proletariato (Cfr. K. Obermann, ‘Deutschland von 1815 bis 1849’, Berlin, 1967, pp. 306-12 e passim). Le “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania”” redatte in diciassette punti il 1° aprile 1848 da K. Marx, K. Schapper, H. Bauer, F. Engels, J. Moll, W. Wolff e aperte da motto “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””, così come le vicende che portarono alla fondazione della “”Neue Rheinische Zeitung”” sono registrate in ‘Rhenische Briefe und Akten zur Geschichte der politischen Bewegung, 1830-1850’, a cura di J. Hansen, vol. II. 1846-1850, prima metà (gennaio 1846-aprile 1848), Bonn 1942, pp. 702-10)”” [Giuseppe Farese, Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850, 1974, nota 8 p. 196-97]”,”QUAR-041″
“FARESE Giovanni”,”Luigi Einaudi.”,”Luigi Einaudi (1874-1961) esponente del pensiero liberale e federalista europeo. Economista, professore e giornalista fino all’impegno politico che lo porta alla Presidenza della Repubblica nel maggio 1948. “”””Il fascismo, sotto un certo rispetto, è il risultato della stanchezza che nell’animo degli italiani era cresciuta dopo le lunghe e rabbiose lotte intestine del dopo guerra ed è un tentativo di irreggimentazione della nazione sotto a una sola bandiera. Gli animi anelavano alla pace, alla tranquillità, al riposo e si acquietarono alla parole di chi prometteva questi beni””. Così scrive Einaudi nel 1925, dopo una prima, non breve fase in cui lui, come altri intellettuali liberali italiani, ha sottovalutato la natura rivoluzionaria e violenta del regime. Non pochi tra gli economisti hanno visto di buon occhio l’ascesa di Mussolini, rassicurati, tra l’altro, dalla politica economica di Alberto De’ Stefani (1879-1969), economista e ministro delle Finanze del primo governo fascista. Ridurre il disavanzo pubblico anche attraverso le privatizzazioni e lo snellimento della pubblica amministrazione; perseguire un indirizzo economico produttivista, anche attraverso la riduzione della pressione tributaria, e il sostegno alle esportazioni; liberare quote del risparmio nazionale verso gli investimenti produttivi a medio e lungo termine in grado di liberare il peso dalle tare che gravano sulla bilancia commerciale. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi di De’ Stefani, che trovano favore presso i ceti produttivi e gli economisti liberali. Esiste una larga convergenza su questi punti. In più, il fascismo è visto come un fattore di stabilizzazione interno e internazionale, che dichiara almeno inizialmente di voler rispettare i trattati e gli impegni presi dall’Italia liberale”” (pag 82)”,”BIOx-278″
“FARIAS Victor”,”Heidegger e il nazismo.”,”Victor Farias, nato nel 1940 a Santiago del Cile, è docente di filosofia alla Libera Università di Berlino. E’ stato allievo di Heidegger e ha partecipato tra l’altro al seminario privato su Eraclito tenuto da Heidegger nel 1967. Heidegger alla manifestazione della scienza tedesca in appoggio a Hitler. “”Tra gli impegni politici di politici di Martin Heidegger per «rivoluzionare» l’università occorre anche ricordare la sua partecipazione a quella che è stata chiamata Manifestazione della scienza tedesca, svoltasi a Lipsia nel novembre del 1933 per iniziativa del Führer dell’Associazione dei professori nazionalsocialisti (NSLB) della Sassonia, il ‘Gauobmann’ (capo distrettuale) Arthur Göpfert. Il simposio era stato pensato come un omaggio della scienza – ossia dei più prestigiosi uomini di scienza tedeschi – al governo hitleriano. L’incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933 aveva fornito a Hitler il destro per promulgare il decreto di sospensione di tutti diritti costituzionali, decreto che gli dava anche facoltà di controllo diretto su tutte le province del Reich. Le elezioni del marzo, malgrado il totale spiegamento di forze nazista, diedero a Hitler soltanto il 44 per cento dei suffragi. Egli aveva ancora evidentemente bisogno di rafforzare il proprio potere. A tal fine, dopo aver proceduto alla nomina – in aprile – dei ‘Reichsstatthalter’ con la funzione di assicurare la disciplina nelle province del Reich, indisse un plebiscito per il 12 novembre 1933, in vista del quale il Partito nazista mobilitò tutte le sue forze e tra queste, naturalmente, l’università. Alla solenne manifestazione organizzata da Göpfert parteciparono il professor Eugen Fischer, rettore dell’Università di Berlino, il professor Arthur Golf, rettore dell’Università di Lipsia, il rettore dell’Università di Friburgo, Martin Heidegger, il rettore dell’Università di Gottinga, Friedrich Neumann, il rettore dell’Università di Amburgo, Eberhardt Schmidt, i professori Hirsch, Pinder (Monaco) e Sauerbruch (Berlino). Alle ricerche di Schneeberger si devono le prime utili informazioni sulla cerimonia e sulla partecipazione ad essa di Heidegger (223). Ecco come inizia il discorso di Heidegger: «Insegnanti e camerati tedeschi! Uomini e donne tedeschi! Il popolo tedesco è chiamato dal Führer a votare; ma il Führer non implora nulla dal popolo, egli dà piuttosto al popolo la più diretta possibilità della libera e suprema decisione: di volere, come popolo intero, la sua propria esistenza, ovvero di ‘non’ volerla. Domani il popolo non sceglie nulla di meno che il suo futuro. Questa elezione non si può affatto confrontare con le elezioni che si sono avute sino ad ora. La sua unicità sta nella semplice grandezza della decisione che in essa si deve prendere. L’inesorabilità di ciò che è semplice e ultimo non tollera tentennamenti ed esitazione. Questa decisione radicale si spinge sino al confine estremo dell’esserci del nostro popolo. E che cos’è questo confine? Esso consiste in quella rivendicazione primordiale di ogni essere di conservare e salvare la propria essenza. In tal modo viene posta una barriera fra ciò che si può chiedere e ciò che non si può chiedere a un popolo. In forza di questa legge fondamentale dell’onore, il popolo tedesco custodisce la dignità e il carattere risoluto della sua vita. Tuttavia, la volontà di farsi carico della responsabilità di sé non è solo la legge fondamentale dell’esistenza del nostro popolo, ma è, a un tempo, l’evento fondamentale del conseguimento del suo Stato nazionalsocialista. (…)». Nell’analisi della relazione popolo-Führer, Heidegger si avvale delle categorie fondamentali di ‘Essere e tempo’. Ma qui la possibilità della «decisione-risoluta» non viene più tematizzata a partire dall’esistenza individuale; è il popolo che viene messo di fronte a sé stesso e che deve prendere partito: scegliersi o negarsi. Ma per Heidegger, come sempre in tutte le forme filosofiche e politiche assunte dal fascismo, tale possibilità di scelta non si radica nel popolo stesso, ma in quella mediazione trascendentale e costitutiva che è qui rappresentata dal Führer”” (pag 166-168) [(223) Klassiker in finsteren Zeiten, cit., vol 2, pp. 95 sg]”,”GERN-001-FP”
“FARINA Patrizia”,”La rivoluzione silenziosa. Evoluzione demografica e tendenze future del continente asiatico.”,”FARINA Patrizia ricercatrice in demografia presso la facoltà di scienze statistiche dell’ Università degli studi Milano Bicocca, si occupa principalmente delle condizioni demografiche dei paesi poveri e di migrazioni internazionali. Ha scritto ‘Cina e altri paesi asiatici’ in G. DALLA ZANNA (a cura) ‘Contraccezione e aborto alle soglie del 2000’ (Roma, 1995) e ‘Crescita demografica nei paesi poveri’ in E. COLLOTTI PISCHEL (a cura), ‘La democrazia degli altri’ (Milano, 1996). “”Nel continente asiatico le condizioni sono veramente molto eterogenee: il profilo epidemiologico della Cina è più simile a quello europeo. La proporzione di morti causate da malattie infettive è relativamente bassa grazie alle intense campagne di immunizzazione e vaccinazione già attive all’ inizio degli anni ’50. Benché sia ancora difficile vincere la tubercolosi, anche per l’ aggravarsi dell’ inquinamento. Diversamente, le morti provocate da malattie infettive sono responsabili più o meno di una morte ogni 5 in tutte le altre aree asiatiche.”” (pag 30)”,”DEMx-038″
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’ interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-144″
“FARINA Francesco TAMBORINI Roberto a cura, saggi di Giovanni FACCHINI Maria Luigia SEGNANA Raffaele PACI Francesco PIGLIARU Maurizio PUGNO Elisabetta CROCI ANGELINI Giuseppe DE-ARCANGELIS Giorgia GIOVANNETTI Marco CATENARO Patrizio TIRELLI”,”Da Nazioni a Regioni. Mutamenti Istituzionali e strutturali dopo l’Unione Monetaria Europea.”,”Francesco Farina è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia R. Goodwin dell’Università di Pisa. Roberto Tamborini è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento. Marco Catenaro, Economist, Fiscal Policies, European Central Bank. Elisabetta Croci Angelini, professore associato di Politica economica, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Macerata. Giuseppe De Arcangelis, professore fi Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Bari. Giovanni Facchini, Assistant professor of Economics, Università dell’Illinois, Urbana (USA). Giorgia Giovannetti, professore di Economia politica, Facoltà di Ingegneria Università di Firenze. Raffaele Paci, professore di Economia applicata, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Cagliari and CRENoS. Francesco Pigliaru, professore di Economia politica, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Cagliari. Maurizio Pugno, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Trento. Maria Luigia Segnana, professore di Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Trento. Patrizio Tirelli, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Milano Bicocca.”,”EURE-048-FL”
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-014-FSD”
“FARINELLI Fiorella”,”Formare la Parità. Formazione e orientamento per le pari opportunità.”,”Fiorella Farinelli, esperta di formazione. Segretaria confederale nazionale Cgil, responsabile delle politiche formative.”,”DONx-080″
“FARINI Pellegrino”,”La storia romana. Compendiata ed accresciuta delle nozioni di geografia antica e di antichità romane conforme ai recenti programmi legislativi per le scuole secondarie classiche del 29 ottobre 1863 per il professore G. Parato.”,”E’ stato Scipione ad introdurre l’uso dei letticiuoli per il pranzo. Prima i romani mangiavano su semplici panche. Sciopione portò da Cartagine questa sorta di letti soffici e l’usanza si diffuse subito in tutta Roma. Il cenacolo prese dunque il nome di triclinio. (pag 17)”,”STAx-232″
“FARIO Emilio, GHISALBERTI Alberto M. a cura. Relazioni di MONDINI Luigi, CESSI Roberto, PIERI Piero, DE RUFFRAY Patrick, DI LAURO Ferdinando, GUICHONNET Paul, SUSANI Luigi, BALZANELLI Mario, MATIOTTI Lorenzo.”,”Celebrazioni Centenarie del 1859. Atti del 1° Convegno di Storia Militare tenuto a Mantova il 22/23/24 giugno 1959.”,”<<“”Le cose che si vedono dipendono dalle cose che non si vedono””: lo ha detto San Paolo e a me pare che sia una massima che si attagli perfettamente a quel fenomeno di fermentazione dell’umanità, a quel tremendo fenomeno che si chiama guerra, nel quale le cose che si vedono sono le operazioni belliche, sono le avanzate e le ritirate, sono le battaglie, sono le manovre; le cose che non si vedono sono di solito quelle che precedono gli avvenimenti guerreschi e fra esse sono da ricordare quei provvedimenti che vanno sotto il nome di preparazione. Della campagna del 1859 tutti ricordano Magenta, Solferino e S. Martino, pochi ricordano la preparazione. Con un facile umorismo si potrebbe dire che la preparazione è una cosa che non si è vista, perchè nel 1859 non ve ne fu. Ma non è del tutto esatto. Anzitutto, nella preparazione di una guerra vi è una parte politico-diplomatica e una parte strettamente militare; la prima non mancò e fu accortissima; è della seconda che noi, in questo Convegno, particolarmente ci occupiamo.>> (pag 31-32).”,”QMIx-206-FSL”
“FARKAS André”,”Budapest 1956. La tragédie telle que je l’ai vue et vécue.”,”FARKAS André testimone e protagonista di queste giornate di mezzo secolo fa, fuggito dall’Ungheria all’inizio del 1957 per andare a vivere in Francia. I materiali fotografici di questo libro provengono dagli archivi inediti dell’ Institut ’56 di Budapest. Contiene un capitolo sulla classe operaia ungherese ed un altro sui consigli operai: ‘Des conseils ouvriers comme les Russes n’en ont jamais vu’ (pag 95-107) Distruzione della città di Budapest paragonabile a quella di Stalingrado o di Berlino (pag 106) “”Les conseil ouvriers étaient apparus dès le 24 octobre, mais leur véritable essor date du 26, lorsque le Comité central du parti a finalement admis leur existence. Les syndicats, créatures artificielles du régime, touchés par le vent nouveau, n’ont pas tardé à donner leur bénédiction. Les conseils ouvriers ont pris en main la gestion pratique de leurs entreprises, éliminant le patron s’il le fallait, nommant quelqu’un de plus compétent à sa place, s’occupant des problèmes sociaux des employés, représentant l’enterprise dans les instances administratives locales. Ils constituaient aussi des milices ouvrières armée, assurant ainsi le gardiennage des locaux industriels, la surveillance des biens”” (pag 95)”,”MUNx-061″
“FARNETI Gianni”,”Gli ultimi avventurieri. Storie vere di mercenari bianchi in Africa.”,”Gianni Farneti è nato a Roma nel 1944. Si è occupato di pubblicità, poi è passato al Corriere della Sera e a ‘Panorama’. Cultore di ecologia, ha scritto delle ‘guide alla natura’. Al momento della pubblicazione di questo libro è caporedattore centrale di ‘Panorama’.”,”AFRx-003-FGB”
“FARNETI Paolo, edizione italiana a cura di Alfio MASTROPAOLO”,”Il sistema dei partiti in Italia, 1946-1979.”,”Paolo Farneti (1936-1980) è stato professore di scienza politica nell’Università di Torino. Autore tra l’altro di ‘Sistema politico e società civile’ (1971) e ‘La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo’, nel volume ‘La caduta dei regimi democratici’ curato da J. Linz (1981).”,”ITAP-003-FMB”
“FARNETI Paolo”,”Diario italiano.”,”Paolo Farneti (Ferrara 1936 – Torino 1980) giornalista e universitario si era formato sui classici (Tocqueville, Marx, Durkheim, Weber). Fra i suoi scritti: ‘Theodor Geiger e la coscienza della società industriale’ (1967) e ‘Sistema politico e società civile’ (1971)”,”ITAP-004-FMB”
“FARNETI Paolo BOBBIO Norberto REVELLI Marco GIANNONE Angelo BONANATE Luigi”,”Fiducia nella ragione. La formazione intellettuale di Paolo Farneti nel suo carteggio con Norberto Bobbio.”,”Si tratta del ricordo del trentennale della costituzione del Centro Studi di Scienza Politica voluto da Farneti. Attualmente (2000) il centro è diretto da Luigi BONANATE”,”BIOx-007-FMB”
“FARNETTI Richard”,”Le royaume désuni. L’économie britannique et les multinationales.”,”FARNETTI Richard è chargé de recherches au CNRS e lavora al CEREM (Centro di studi e ricerche sulle impres multinazionali) dell’Università di Paris X Nanterre. Ha pubblicato pure ‘L’Economie britannique de 1873 à nos jours’ (A. Colin, 1994). Libro dedicato alla causa di Tom Kemp (1921-1993) List des tableaux et graphiques, introduction, conclusion, bibliographie, Collection Alternatives économiques,”,”UKIE-056″
“FAROLDI Mauro”,”Breve storia della Grecia moderna.”,”Mauro Faroldi è giornalista pubblicista responsabile del periodico livornese ‘L’internazionale’. Dopo un’esperienza giovanile nella sinistra extra-parlamentare dall”inizio degli anni 1980 milita nelle fila del comunismo antistalinista e internazionalista. Si occupa di storia contemporanea, storia del movimento operaio. Citato Vafiadis Markos, presidente del Governo democratico provvisorio della Grecia Libera (pag 103-107, 133)”,”GREx-033″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese 1789-1815.”,”FAROLFI (Bologna, 1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, MILANO, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURx-092″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese, 1789-1815.”,”B. Farolfi (Bologna,1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, Milano, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURE-001-FRR”
“FAROUK-SLUGLETT Marion SLUGLETT Peter”,”Iraq Since 1958. From Revolution to Dictatorship.”,”FAROUK-SLUGLETT Marion (University College of Wales, Swansea), SLUGLETT Peter (Durham University). Riporta una tabella sulla produzione di petrolio ed i profitti petroliferi dal 1946 al 1958 attinta dal libro di Y. Sayigh, ‘The Economies of the Arab World: Development since 1945’, p. 37. (pag 42)”,”GOPx-017″
“FARRERE Claude”,”Je suis marin.”,”Claude FARRERE dell’ Academie Francaise.”,”VARx-082″
“FARRINGTON Benjamin”,”Francesco Bacone filosofo dell’età industriale.”,”Marx su Bacone. “”Abbiamo mostrato, attraverso l’esame dei suoi scritti, come il tentativo di Bacone andasse oltre una riforma della filosofia e mirasse alla trasformazione radicale delle condizioni materiali della vita umana. Questo sforzo non sempre è stato riconosciuto o almeno non sempre gli è stato attribuito il posto che gli spetta nella storia della vita di Bacone. Fu Macaulay a porlo acutamente in luce nel suo ‘Lord Bacon’ (1837), saggio sovente eccessivo ed errato nelle sue conclusioni; e più precisa definizione diede il Marx in una nota del ‘Capitale’ (1867), in cui, parlando di Bacone e di Descartes, afferma che “”essi anticiparono una trasformazione nella forma della produzione, e l’assoggettamento pratico della natura all’uomo, come risultato del mutato modo di pensare””. Recenti indagini sulla vita dell’epoca tanto ad opera di cultori di storia economica come il Nef (‘Industry and Government in France and England, 1540-1640’) o di storia delle idee come R.K. Merton (‘Science in Seventeenth Century England’, in ‘Osiris’, vol. IV, 1938) aiutano a comprendere quali fossero i legami tra il pensiero di Bacone e la vita dei suoi tempi. Quando Harvey affermava ironicamente che Bacone scriveva di filosofia come un Lord cancelliere, c’era nelle sue parole una verità più profonda di quanto egli non credesse. Tutto il pensiero di Bacone ha il sapore poco libresco dell’opera di un uomo che traccia progetti per l’esecuzione più che per farne oggetto di lettura”” (pag 165) “”Non mi interessa scrivere per diletto ciò che altri per diletto leggerà. Mio obiettivo sono la vita e i problemi umani con tutti i loro inconvenienti e le loro difficoltà. In questo campo io voglio portare un progresso mediante veraci e rette riflessioni”” (F. Bacone, Lettera al Casaubon, c. 1609)”,”SCIx-417″
“FARRINGTON Benjamin”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Epicuro.”,”I due sistemi a confronto: Democrito ed Epicuro. Democrito era considerato un filosofo più profondo ed Epicuro più superficiale. Marx invertì i loro ruoli facendo apparire Epicuro come il più profondo dei due dal momento che aveva lavorato per far posto nel suo sistema sia all’essere animato che a quello inanimato, sia alla natura che alla società, sia ai fenomeni del mondo esterno che alle esigenze della coscienza morale (pag 17)”,”FILx-574″
“FARRINGTON Karen”,”La seconda guerra mondiale. Una cronaca illustrata della lotta per la vittoria.”,”I convogli artici (pag 137-139) “”una burrascosa battaglia poco conclusiva che era in pratica un’umiliante sconfitta della marina tedesca. Una delle sue prestigiose navi era stata costretta ad allontanarsi con danni rilevanti mentre l’obiettivo dell’attacco, l’affondamento del convoglio non era stato conseguito. Hitler era furioso per la disfatta. Il primo dell’anno 1943 minacciò di ritirare dal servizio attivo tutta la flotta tedesca e di mandare tutte le grandi navi in demolizione. Il grandammiraglio Raeder, gridava, mancava di quello spirito avventuroso che fa vincere le guerre. Raeder rispose immediatamente, chiedendo di essere sollevato dall’incarico. Venne al suo posto l’ammiraglio Karl Dönitz, comandante del servizio U-Boat. Hitler preferiva di molto Dönitz al suo predecessore e, in cambio, Dönitz seppe convincere il Führer della necessità di mantenere la flotta di superificie. Ma anche lui, malgrado i suoi tentativi, non poté riportare ulteriori successi. Sembrava proprio che i capi dell’Ammiragliato inglese avessero più fiducia di Htler nella potenza distruttiva della flotta tedesca. Nelle acque nordiche restavano cauti davanit alla minaccia delle ‘Tirpitz’, ‘Lützow’ e ‘Scharnhorst’. E in effetti i convogli artici avrebbero potuto essere cancellati, a patto che le tre grosse navi potessero salpare. Nel settembre 1943 fu formulato un audace piano per sbarazzare una volta per tutte i convogli da quella minaccia. Consisteva in sottomarini tascabili, con equipaggi di quattro uomini, ciascuno armato con due cariche da una tonnellata, per insinuarsi nell’ancoraggio norvegese dell’Altenfjord e piazzare le gigantesche cariche esplosive ai fianchi delle navi Scharnhorst, Lützow e Tirpitz. In totale segretezza, la missione cominciò con sottomarini di normali dimensioni che rimorchiarono i tascabili fino alla bocca del fiordo. Sfortunatamente, quando i sei sottomarini tascabili entrarono in azione, il Scharnhorst era in mare aperto per dei collaudi. Il piccolo sommergibile destinato a fare saltare la Lützow fu perso mentre si dirigeva là. Un altro perse il rimorchio e fu costretto a sbarazzarsi delle cariche. Un terzo prese fuoco e dovette tornare indietro. Il successo dei sommergibili X5, X6 e X7 compensò al massimo le prestazioni deludenti degli altri tre”” (pag 141)”,”QMIS-334″
“FARRINGTON Benjamin”,”Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’ antica Grecia.”,”””Il fabbro e il vasaio che sapevano queste cose (le conoscenze sulle caratteristiche dei metalli ndr) erano i pionieri della chimica nei tempi primitivi. Perché essi non furono capaci di difendere le scienze implicite nella loro arte? In un primo momento, il loro stato non era più basso del medico pratico. Come questo, essi erano esperti nelle ‘cheirotechnai’ o ‘demiourgoi’, artigiani che lavoravano per la comunità. Perché allora essi non ebbero nei primi tempi la stessa funzione del medico nello sviluppo della scienza? Si direbbe che la risposta debba essere che i loro mestieri furono esposti al disprezzo della società più presto e più completamente della maggior parte degli altri. Queste erano occupazioni ‘banausiche’ (10) o meccaniche, ‘par excellence’. Erano i mestieri che Aristotele aveva dichiarato necessari all’esistenza di una città, ma che squalificavano come cittadini coloro che li esercitavano (11). In queste condizioni, la conoscenza della natura che essi ed essi soli possedevano, non poteva far parte delle speculazioni sulla natura delle cose di cui ci si occupava nella buona società. Lo sviluppo della scienza della chimica era impossibile per ragioni sociali. Ma mentre la ‘polis’, o città, ben presto raggiunse un considerevole successo mettendo al bando i lavoratori delle arti meccaniche, non poté ugualmente mettere al bando il medico, benché fosse un artigiano, perché il materiale su cui egli lavorava era il cittadino stesso. È vero che la società riuscì a sottrarre la salute dell’operaio alle cure del dottore, infliggendo così dell’arte medica un gravissimo colpo. Però anche se lo schiavo poteva curare lo schiavo, il cittadino curava il cittadino, e almeno un mestiere si affermò nell’ambito cittadino e condivise con esso la sua nascente cultura letteraria. Il medico era così in una posizione unica e privilegiata. Egli conservò il rispetto della società pur restando un lavoro manuale. Come tale, il dottore costituì una delle più nobili e sane figure dell’antichità classica. Egli fornì al complesso dell’antica cultura la sua sanissima scienza e la sua sanissima etica”” (pag 66-67) [(10) Designava la condizione degli operai legati al luogo di lavoro (…); (11) Cfr. ‘Politica’, 4, 4, 9, con 3,5,3]”,”STAx-007-FRR”
“FARWELL Byron”,”The Great Anglo-Boer War.”,”La guerra anglo-boera (1899-1902) è scoppiata durante il regno della regina Vittoria del Regno Unito. Tuttavia, il governo britannico era guidato dal primo ministro Lord Salisbury durante la maggior parte della guerra. Il Regno Unito era governato dal Partito Conservatore durante gli anni 1899 e 1902.”,”UKIQ-016-FSD”
“FASANELLA Giovanni ROCCA Giuseppe”,”Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro.”,”Giovanni Fasanella è giornalista parlamentare di ‘Panorama’ e autore di libri tra cui una biografia di D’Alema. Giuseppe Rocca è docente di Storia dello spettacolo all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, sceneggiatore e regista. Dono di Mario Caprini”,”TEMx-102″
“FASANO GUARINI Elena SABBATINI Renzo NATALIZI Marco a cura; saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”Repubblicanesimo e repubbliche nell’Europa di antico regime.”,”Saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”EURx-258″
“FASCE Ferdinando”,”Tra due sponde. Lavoro affari e cultura tra Italia e Stati Uniti nell’età della grande emigrazione.”,”Un episodio di solidarietà internazionale: ‘Lotta operaia’ e gli IWW. Immigrazione italiana e fabbrica USA: il caso Scovill (1915-20). Una parrocchia italiana in USA d’inizio secolo. L’immagine di Colombo in USA tra Otto e Novecento. Emigrazione, etnicità e società USA nei primi anni 1800. L’ Ansaldo in America. Strategie imprenditoriali e mercato mondiale degli armamenti: rapporti tra Ansaldo e la siderurgia USA nel primo ‘900. Grand Tour e finanza US nel primo ‘900. Dal diario IT di Frank Arthur Vanderlip. L’A fa parte del comitato scientifico di ‘Ventesimo secolo’. F. FASCE è ricercatore confermato all’Univ di Genova e insegna storia e istituzioni nordamericane contemporanee nell’Univ di Bologna. Suoi saggi e articoli di storia sono apparsi su riviste varie. E’ autore di ‘Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America, 1877-1920’, HERODOTE, GENOVA-IVREA, 1983; ‘Una famiglia a stelle e strisce. Grande guerra e cultura d’impresa in America’, MULINO. 1993″,”MUSx-027″
“FASCE Ferdinando”,”Da George Washington a Bill Clinton. Due secoli di presidenti USA.”,”FASCE Ferdinando è professore associato di storia e istituzioni dell’ America del Nord nell’ Università di Bologna, sede di Forlì. “”Come notò all’ epoca il politologo inglese Harold Laski, Roosevelt doveva dunque fronteggiare “”la volontà del Congresso di recuperare la sua autorità””, nonostante la “”maggioranza nominale in tutte le due Camere””. Ma, aggiungeva Laski, ciò non autorizzava a sottovalutare le trasformazioni epocali introdotte da Roosevelt e dal New Deal, soprattutto la significativa riapertura della scena pubblica, del dibattito politico e, in parte, della sfera decisionale a nuove forze sociali.”” (pag 95)”,”USAP-057″
“FASCE Ferdinando”,”Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America (1877-1920).”,”””Contemporaneamente le scuole di ingegneria passano da 85 nel 1880 a 126 nel 1917, all’interno di un più ampio processo di crescita della istruzione tecnica e dell’addestramento professionale formalizzato a tutti i livelli. Nel 1890 solo 37 sistemi scolastici cittadini comprendono tale tipo di formazione, diciotto anni dopo il numero è salito a 671. In quattordici anni, tra il 1894 e il 1908, gli istituti secondari superiori privati di tipo tecnico-industriale salgono da 15 a 170, con una crescita degli studenti da 3362 a 58503 unità””. (pag 86) “”Esemplare al riguardo l’intervento alla Bethlehem Steel tra il 1898 e il 1901. Qui la prima cosa da notare è l’atteggiamento “”dualistico”” di Taylor nei confronti della forza lavoro, il fatto cioè che egli proceda in maniera ben diversa quando si rapporta ai manovali e quando ha a che fare con gli skilled. A dire il vero, anzi, egli esita a lungo prima di avvicinarsi a questi ultimi. Perché? Anzitutto perché, come risulta dalle sue carte, Taylor voleva perfezionare sia le tecniche di misurazione del tempo e di scomposizione del lavoro in compiti elementari, provando prima con i manovali, sia la sua grande innovazione tecnologica costituita dagli acciai rapidi. Ciò nel timore, non sempre esplicitato fino in fondo, ma che comunque doveva esserci, delle reazioni degli operai qualificati. Reazioni che già lui aveva saggiato in prima persona a Midvale e che del resto un apposito, dettagliatissimo rapporto del Commissario al Lavoro del 1904, intitolato significativamente ‘Autoriduzione della produzione’, avrebbe colto in tutta la loro estensione e complessità a livello nazionale””. (pag 98)”,”MUSx-221″
“FASCE Ferdinando”,”Wall Street 1929. Dagli anni ruggenti al grande crollo.”,”FASCE Ferdinando “”Nel periodo 1922-1929 la produzione industriale cresce del 64% (di contro al 12% del decennio precedente), gli utili si alzano del 62%, i dividendi del 65%, il prodotto nazionale del 2% all’anno, mentre la disoccupazione media non supera il 3,7% e, per converso, il reddito medio aumenta del 30%””. (pag 13) Nota: Nel periodo considerato di sette anni il Pil Usa aumenterebbe di circa il 15% mentre il reddito medio del doppio… può essere un termometro della crisi?”,”USAE-083″
“FASCE Ferdinando LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. ‘Gli ‘Industrial Workers of the World’ (IWW): la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti) Dal saggio di F. Fasce. All’interno dell’ IWW: “”I lavoratori erano organizzati nelle varie sezioni non in base al loro mestiere né allo strumento, bensì in base a ciò che producevano. In tal modo tutta la forza-lavoro che partecipava al processo di produzione e distribuzione di un certo prodotto faceva riferimento ad una stessa unione industriale. L’unità di base era costituita dalla singola fabbrica (…)”” (pag 190)”,”MUSx-334″
“FASOLI Gina / SCHALLER Hans Martin / PIRO Francesco / PENUTI Carla / BRIZZI Gian Paolo / OESTREICH Gerhard / BALDAN Attilio / CHITTOLINI Giorgio / MOZZARELLI Cesare / RUFFILLI Roberto / COPPOLA Gauro”,”Federico II e la Lega lombarda. Linee di ricerca (Fasoli) / Kanzlei und Hofkapelle Kaiser Friedrichs II (Schaller) / Sistema fiscale, struttura e congiuntura in una economia “”preindustriale””. Il caso di Bologna, 1564-1666 (Piro) / Aspetti della politica economica dello Stato pontificio sul finire del ‘500: le “”visite economiche”” di Sisto V (Penuti) / La pratica del viaggio d’istruzione in Italia nel Sei-Settecento (Brizzi) / Le origini della storia sociale in Germania (Oestreich) / Dalla storiografia di tendenza all’erudizione “”etica””: la “”Rivista storica italiana”” di Costanzo Rinaudo (1884-1922) (Baldan) / Alcune considerazioni sulla storia politica-istituzionale del tardo Medioevo: alle origini degli “”stati regionali”” (Chittolini) / Stato, patriziato e organizzazione della società nell’Italia moderna (Mozzarelli) / Sulla “”crisi dello Stato”” nell’età contemporanea (Ruffilli) / Condizioni materiali e problemi sociali in Lombardia tra ‘700 e ‘800 (Coppola).”,”Direzione di Paolo PRODI e Pierangelo SCHIERA Il saggio di Gerhard Oestreich ‘Le origini della storia sociale in Germania’ dedica spazio allo storico Eberhard Gothein, alla sua controversia con Schäfer, alle concezioni storiografiche di Lamprecht e al dibattito e scontro che ne seguì tra gli storici sociali e gli storici ‘puri’ (pag 314 e seguenti) “”Dopo questo appassionato confronto con il principale iniziatore, per la ‘Fachhistorie’ la discussione seria sulla teoria sociale era terminata. I successivi lavori teorici di Lamprecht, così come i successivi volumi della sua ‘Deutsche Geschichte’ non vennero più nemmeno presi in considerazione nelle riviste scientifiche. Solo all’estero il rivale dei rankiani e le sue teorie vennero prese sul serio. Il Lamprecht «non conosciuto» nel centro della Germania «dove vecchi signori schiamazzano rievocando il passato» – come scrisse lo stesso Lamprecht a Des Marez nel 1914 – ottenne dottorati ad onore in Inghilterra, in Norvegia ed in America e divenne membro di numerose accademie delle nazioni confinanti con la Germania. Henri Barr, egli stesso vicino alle posizioni di Lamprecht, gli concedette spazio nella sua nuova rivista, la «Revue de Synthèse historique». La nuova tendenza storiografica trovò un’eco, talora favorevole, presso il belga Pirenne, l’olandese Blok e numerosi autori della «Revue Historique». Se osserviamo oggi l’organo più autorevole della storia sociale francese, le «Annales», nella parte dedicata al mondo concettuale della attuale storia sociale, sembra di risentire l’eco della storiografia sociale tedesca fra il 1880 ed il 1900: tipo, stato (‘Zustand’), sviluppo regolato da leggi, metodo statistico, struttura, tutti concetti su cui si dibatte ancor oggi. Sono arrivato al termine del mio discorso. La ricerca di storia sociale in Germania prese tranquillamente avvio sulla scia dell’avanzante scienza sociale, nella scuola storica dell’economia così come nella ‘Kulturgeschichte’. Tre dei «potenti» del tempo in campo storico si posero al servizio di un’apertura della ricerca verso il settore delle scienze sociali. Questa ala venne però in aspro conflitto con la storiografia politica, per ragioni oggettive e personali, di metodo e di ordine politico, laddove lo stesso Lamprecht con le sue ricerche parzialmente carenti e con le sue teorie poco conseguenti suscitò dure reazioni. Anche dalla parte della ‘Fachhistorie’ stavano i personaggi più eminenti e preparati, come Rachfahl, Below e Meinecke. I progressi della storia sociale in Germania poterono realizzarsi in modo pacifico nel campo della storia locale, come già nel 1896 Lamprecht aveva previsto scrivendo al ministro sassone per il culto: «Lo studio degli stati nel senso di un’innovazione nel campo storiografico può realizzarsi in modo positivo solo negli studi locali». La fondazione da parte dello stesso Lamprecht a Bonn e Lipsia di ricerche ed istituzioni in questo campo costituì una pietra miliare per il progresso della storia sociale in Germania, progresso che ha portato con sé la modificazione della concezione complessiva della storia. Alla conclusione del dibattito metodologico la ricerca di storia sociale fu messa al bando per quanto riguarda la storia nazionale. Ancora in due altre occasioni il suo progresso venne ostacolato, la prima volta allorché dopo il 1918 la lotta contro Versailles e la tesi delle riparazioni di guerra posero proprio la giovane generazione degli storici al servizio della storiografia diplomatico-politica, e poi nel 1933 allorché la storiografia di derivazione sociologica venne genericamente sospettata di marxismo. A quell’epoca Otto Hintze, che aveva realizzato praticamente nel campo della storia costituzionale, rivolta alla comparazione su dimensioni universali ed illuminata dalla sociologia, ciò che Gothein, Lambrecht e Breysig avevano auspicato come nuovo compito della storia, scrisse: «Gli storici ‘puri’, che controllano la corporazione, ovvero gli esponenti della storia di eroi, Stati e guerre si preoccupano di non valutare a dovere simili studi, come so per esperienza» (Lettera di Otto Hintze a Adolf Gasser, Berlino, 23.2.1939)”” (pag 334-335-336)”,”STOx-284″
“FAST Howard”,”Sacco e Vanzetti.”,”Il 15 aprile 1920 ebbe luogo a South Braintree, nel Massachusetts, una brutale rapina, scrupolosamente preordinata, in cui un cassiere e un guardiano furono uccisi dai banditi. In seguito a ciò, due uomini, il calzolaio Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, ex-fornaio e cavatore, ma a quell’ epoca pescivendolo ambulante, furono arrestati e incolpati della rapina e del delitto. Il loro processo ebbe luogo a Dedham, nel Massachusetts, dove i giurati li dichiararono colpevoli di assassinio. I ricorsi e le mozioni del caso Sacco e Vanzetti si estesero per sette anni. La loro esecuzione avvenne il 22 agosto 1927. “”Il disagio del Duce è comprensibile. Visto che quei due sono italiani, ne nasce per forza una questione di onore nazionale, di cui i comunisti hanno saputo approfittare appieno. Ci sono state parecchie dimostrazioni di massa, a Torino, Napoli, Genova e Roma””. (pag 153) “”E dimostrazioni giorno e notte in Francia. Venticinquemila persone a Parigi, Tolone, Lione e Marsiglia. In Germania, una grande dimostrazione a Berlino, poi a Francoforte, ad Amburgo…”” (pag 155)”,”ANAx-170″
“FAST Howard”,”Il cittadino Tom Paine.”,”Volume pubblicato da Overseas Editions ente senza mira di lucro creato dal ‘Council on Books in Wartime’, composto da editori, bibliotecari e librai americani. Lo scopo è quello di mettere a disposizione dei lettori europei le opere più rappresentative del pensiero americano pubblicate negli anni recenti in attesa che le normali attività editoriali siano riprese in Europa. La presente edizione non sarà messa in vendita negli Stati Uniti e in Canada. Guerra di spazi. “”Il giorno di Natale nel cuore della notte, Washington effettuò letteralmente l’ impossibile. Il suo esercito andava disgregandosi come sabbia bagnata, ed egli capì chiaramente che il suo piano prestabilito di ritirarsi sempre più verso l’ ovest, anche al di là delle montagne, se era necessario, evitando una battaglia in campo aperto con gli inglesi, non era più possibile. Dopo essere stato sbaragliato e sconfitto ripetutamente, era giunto alla conclusione che il meglio che potesse fare era non di combattere una guerra di battaglie ma una guerra di spazi, far cioè una guerra che avrebbe potuto magari durare anni ed anni, ma che egli non potrebbe perdere purché il suo esercito rimanesse intatto.”” (pag 141)”,”USAG-062″
“FAST Howard”,”Sciopero a Clarkton.”,”FAST Howard è nato nel 1914 da una famiglia operaia nome d’arte Walter ERICSON, ebbe un’adolescenza movimentata e dura. Costretto per vivere a lavori umili e disparati: lavandaio, garzone di macellaio, sarto, sterratore, riuscì dal 1932 a dedicarsi all’attività di scrittore. Durante la 2° guerra mondiale fece parte dell’ Office War of Information e fu corrispondente in Europa. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). Relazioni industriali. “”Gelb disse: “”Non meniamo il can per l’aia, Bill. Lei non ha bisogno ch’io le insegni cos’è uno sciopero. Lei sa che non è una scampagnata per chi ci ha a che fare””. “”E’ quello che dico anch’io””. “”Vogliamo sistemare la faccenda di comune accordo””. “”Diavolo, non sembravate così ben disposti stamattina”” disse Noska. “”Forse abbiamo avuto troppa fretta nel far togliere la linea di picchetto. E’ il parere del signor Lowell, e adesso sono propenso a condividerlo. Ma se riusciamo a regolare questa faccenda, non c’è più bisogno di linee dei picchetto.”” Lowell aggiunse: “”La parlo con tutta sincerità, Noska. Voglio finirla con questa storia più di qualunque altro.”” “”Non posso che ascoltare. Non sta a me decidere””. “”Lei è una persona di grande influenza”” disse sorridendo Wilson. “”Conosco abbastanza bene gli uomini e non m’inganno quando dico che qualcuno pesa molto. Non chiedo a un peso piuma di battersi con un peso massimo. Non sto bluffando, Bill… Sono un uomo abbastanza onesto e mi piace affrontare direttamente le cose alla buona e vecchia maniera americana. Sarò forse un pessimo diplomatico, ma credo che nessun americano autentico riuscirebbe a fare della diplomazia come la intendono gli stranieri. Creda a me, stiamo perdendo troppo tempo con questo tira e molla diplomatico invece di arrivare subito al nocciolo e dire quello che abbiamo in mente. Ecco dunque quello che penso io… a dirla in schietto linguaggio americano: gli unici che hanno qualche cosa da guadagnare in questo sciopero sono i comunisti””. Noska osservò per un momento le volute di fumo del suo sigaro, poi disse: “”Non sono loro che dirigono il movimento””.”” (pag 162-163)”,”VARx-265″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’.”,”VARx-556″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’. Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione, originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali, evidenti in questo libro, ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana. Posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi Fast ha rotto con la sinistra. Si definisce un pacifista radicale.”,”VARx-065-FL”
“FAST Howard”,”La via della libertà.”,”””Tutti gli elementi essenziali della storia sono veri”” (pag 360) “”La guerra era finita. Una lotta lunga e sanguinosa, la guerra più terribile del mondo a quei tempi, e gli uomini in blu tornavano a casa. Gli uomini in grigio, dolenti, inebetiti, si guardavano attorno e constatavano gli effetti della guerra. Al tribunale di Appomattox il generale Lee (1) aveva deposto le armi e tutto era finito. Nelle calde terre del Sud, quattro milioni di negri erano diventati liberi. Una libertà duramente conquistata, una cosa preziosa. L’uomo libero può pensare all’ieri e al domani; sono suoi entrambi. Hai fame e non c’è un padrone a darti da mangiare, ma se vuoi camminare svelto non c’è un padrone ad ordinarti di andare adagio. Duecentomila di questi negri erano soldati della repubblica quando la lotta finì, e tornavano a casa col fucile in mano. Gideon Jackson era uno di loro. Alto, forte e stanco, il fucile in mano e un’uniforme azzurra scolorita addosso, tornava a casa nella sua terra della Carolina, la piantagione Carwell. (…)”” (pag 7) (1) Robert E. Lee (1807-1870), comandante in campo dell’esercito confederale, nella Guerra civile del 1861-65 “”Un’ora dopo era deciso, e la decisione era sorta dalla loro forza e dalla loro debolezza, dalla paura e dall’ira, dalla sofferenza e dal dolore, e dal ricordo della fatica. Era questa: la espose Abner Lait che parlò quando il tumulto delle vocisi fu quetato: – Combatteremo, Gideon, tu rimani con noi? – Mi volete? – Ti vogliamo. Gideon si guardò attorno e poi accennò di sì. (…)”” (pag 313)”,”CONx-251″
“FATTORI Elena”,”Il Medioevo in Parlamento. Vaccini, stamina, sperimentazione animale. Perché la politica sta boicottando la scienza.”,”Elena Fattori (1966) è senatrice del Movimento 5 STelle nelle cui liste è stata eletta nel 2013 e nel 2018. Laureata in Scienze biologiche è stata ricercatrice presso l’Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare IRBM MSD Italia di Pomezia e ha svolto attività di volontariato. Attualmente è vicepresidente della commissione permanente Agricoltura e produzione alimentare del Senato.”,”SCIx-043-FV”
“FATTORINI Emma”,”Germania e Santa Sede. Le nunziature di Pacelli tra la Grande Guerra e la Repubblica di Weimar.”,”La Santa Sede e la pace, Nunziatura di Monaco dopo la rivoluzione di Novembre, i cattolici nella Rep di Weimar, Dopo Versailles, Nuove vie diplomatiche, il Concordato, il nazionalismo polacco, plebiscito in Alta Slesia, occupazione Ruhr.”,”GERG-012″
“FATTORINI Emma”,”Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa.”,”ANTE1-46 Emma FATTORINI insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza Mussolini suggerisce di scomunicare Hitler pag 165 Papa Pio XI, nato Ambrogio Damiano Achille Ratti (in latino Pius XI; Desio, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939), è stato il 259° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 1922 alla sua morte.”,”RELC-231″
“FATTORINI Stefano LUCHITTA Maurizio RANCHI Sergio ROSSI Marina SALVÀ Giuseppe VERROCCHIO Ariella, a cura”,”Lettere di guerra e d’amore.”,”””Gli orrori delle ultime giornate m’hanno asciugato il cervello e rovinati i nervi…”” (pag 70)”,”QMIP-081″
“FAUCCI Riccardo”,”La scienza economica in Italia 1850 – 1943.”,”Riccardo FAUCCI (Livorno 1945) è Professore straordinario di storia delle dottrine economiche nell’ Univ di Macerata, dove insegna dal 1971. Dal 1971 al 1977 ha anche insegnato storia economica contemporanea nella facoltà di economia di Ancona. Ha pubblicato varie opere tra cui: -Finanza, amministrazione e pensiero economico. Il caso della contabilità di stato tra Cavour al fascismo (FONDAZIONE EINAUDI, TORINO, 1975) – Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica. LA NUOVA ITALIA, FIRENZE, 1979″,”ITAE-031″
“FAUCCI Riccardo”,”L’economia politica in Italia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Scaruffi anticipatore dell’unione monetaria europea (pag 30) FAUCCI è professore ordinario di storia del pensiero economico all’Universitò di Pisa. Ha scritto varie cose sul pensiero economico italiano tra cui ‘Einaudi’ (1986) e ‘L’economista scomodo. Vita ed opere di Francesco Ferrara’ (1995),”,”ITAE-230″
“FAUCCI Riccardo”,”Gli economisti, il mercato, le istituzioni. Una storia del pensiero economico.”,”””Negli anni ’20, Keynes approfondisce l’analisi del disordine monetario europeo. Per lui si tratta: a) di compiere una esatta valutazione (diagnosi e prognosi) di tale disordine; b) di indicare terapie appropriate, che restituiscano fiducia agli operatori e stabiliscano nuovi rapporti internazionali basati sulla cooperazione e sulla consapevole scelta delle misure appropriate da parte delle autorità. Prevaleva una situazione di diffusa inflazione dei prezzi. Nel 1923, nel volumetto sulla ‘Riforma monetaria’, dipinge le conseguenze dell’inflazione. Questa ha due effetti: di distruggere non solo il ruolo di mezzo di scambio, ma anche il ruolo di “”fondo di valore”” della moneta, e quindi la fiducia del pubblico in essa; e di distruggere, in caso di inflazione galoppante (come avveniva in Germania), l’intero ordinamento fiscale.”” (pag 122)”,”ECOT-209″
“FAUCCI Riccardo”,”Breve storia dell’economia politica.”,”Riccardo Faucci è professore ordinario di economia politica nella Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa. In precedenza ha insegnato per molti anni storia delle dottrine economiche. Oltre ad alcuni lavori sull’economia classica e su Marx, ha pubblicato numerosi saggi sul pensiero economico italiano dell’Otto e del Novecento, fra cui un biografia di Luigi Einaudi.”,”ECOT-123-FL”
“FAUCCI Riccardo PESCIARELLI Enzo a cura, Saggi di François QUESNAY Bert F. HOSELITZ Ronald L. MEEK Jacob VINER S. KAUSHIL Nathan ROSENBERG Piero SRAFFA George J. STIGLER Maurice H. DOBB Bernard A. CORRY Bela A. BALASSA Samuel HOLLANDER Mark BLAUG Collison BLACK”,”L’economia classica. Origini e sviluppo (1750-1848).”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) insegna Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata e Storia economica contemporanea nella Facoltà di Economia e commercio di Ancona. Enzo Pesciarelli (Fabriano 1948) è contrattista presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. Durante l’anno accademico 1975-76 è stato visiting fellow presso l’Università di Leicester, compiendo ricerche sulla formazione del pensiero di Adam Smith sotto la guida di Ronald L. Meek.”,”ECOT-158-FL”
“FAUCCI Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o combiamento qualitativo? (Faucci); Togliatti, Grieco e Di Vittorio alla commissione del X Plenum della Internazionale comunista (Ragionieri).”,”””Nota 10. Sul dibattito in Inghilterra circa la riforma della Compagnia delle Indie in quell’anno [1853 ndr], oltre che sugli effetti generali del dominio inglese, non si può non rinviare alle classiche pagine di Marx, ora raccolte in ‘India Cina Russia’, cit., pp. 57-118. Esse contengono, come è noto, la prima rappresentazione della forma economica del «dispotismo orientale», fondato sulla polarizzazione di un governo centrale incaricato di eseguire grandi opere pubbliche e di un «sistema di villaggio» a economia domestica (cfr. op. cit., pp. 70-78); a noi queste pagine interessano soprattutto per la valutazione degli interessi britannici in India in quei decenni. La trasformazione del carattere del commercio indiano – da esportatore di manufatti di cotone a importatore dei medesimi prodotti dall’Inghilterra – viene qui potentemente rilevata; come pure la trasformazione degli interessi della classe capitalistica britannica verso l’India. Si riconoscerà che il quadro migliore della nascita dell’ «imperialism of free trade», è stato compiuto esattamente cent’anni prima della «scoperta» di Gallagher e Robinson [ndr.: J. Gallagher R. Robinson, ‘The Imperialism of Free Trade’, “”Economic History Review””, 1953, pp. 1-25] (pag 74). (…) Per quanto riguarda l’imperialismo inglese in Africa, la parola spetta nuovamente a Gallagher e Robinson, che in collaborazione con A. Denny ci hanno dato un importante lavoro (17) in cui le tesi del precedente articolo sono ampiamente rivedute. Dopo aver nuovamente affermato che «sebbene liberali in via di principio, gli statisti vittoriani non minimizzarono mai il ruolo del governo [nell’apertura dei mercati esotici]» (p. 4), essi fanno rapidamente il punto sulla situazione del commercio estero inglese all’inizio degli anni ’80 (…). Come si spiega, allora il repentino cambiamento di politica dopo il 1882? Per i nostri autori, “”al centro dell’imperialismo tardo-vittoriano in Africa sta un apparente paradosso. Le principali correnti di commercio, investimenti ed emigrazione inglese continuarono praticamente a ignorare l’Africa tropicale e tuttavia fu l’Africa tropicale che fu coinvolta nell’impero. C’è una evidente discrepanza di direzione fra le armi dell’economia e quelle della politica. La bandiera non seguì il commercio e il capitale; e neppure furono il commercio e il capitale a seguire la bandiera. I tardo-vittoriani sembrarono concentrare i loro sforzi imperiali sul continente di minore importanza per la loro prosperità””. Per Gallagher, Robinson e la Denny né Hobson, né Lenin e i marxisti ci aiutano a spiegare il caso africano, il quale sembra sottrarsi a ogni riduzione economicistica. La preferenza dei tre studiosi va invece piuttosto a una interpretazione che chiameremmo sociologico-politica, e che certamente viene sostenuta in modo assai interessante. Al disopra delle varie istanze che si affacciano continuamente nella vita sociale dell’impero, essi presentano un apparato di governo ben in grado, negli ultimi decenni del secolo, di mediarne e coordinare le spinte e di trasformarle in una linea politica univoca. “”Questo non significa – precisano gli autori – che in ministri e i loro consiglieri fossero pienamente coscienti delle forze che operavano, oppure che essi sapessero con chiarezza dove stavano andando. Neppure significa che essi potevano controllare il processo di espansione e metterlo in modo e fermarlo a volontà… Ma con tutti i loro difetti, i calcoli ufficiali gettano la luce maggiore sulle ragioni più profonde dell’espansione imperiale in Africa”””” (pag 81-82) [R. Faucci, ‘L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo?’, ‘Studi Storici, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1971] [(17) R. Robinson, J. Gallagher, with A. Denny, ‘Africa and Victorians, the Official Mind of Imperialism’, London, 1961]”,”TEOC-012-FGB”
“FAUCCI Riccardo”,”Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica.”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) è stato allievo del Collegio giuridico della Scuola Normale superiore. Ha insegnato Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di giurisprudenza di Macerata. “”Gli anni d’oro dell’economia politica si chiudono con il 1850: «La borghesia aveva conquistato il potere politico in Francia e in Inghilterra. Da quel momento la lotta fra le classi raggiunse, tanto in pratica che in teoria, forme via via più pronunciate e minacciose. Per la scienza economica borghese non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o falso, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza (das bose Gewissen) e la malvagia intenzione dell’apologetica (die schlechte Absicht der Apologetik)…”” (31). Le condizioni materiali per una «indagine scientifica spregiudicata» sono dunque, per Marx: 1. l’emergere di una classe che, nella sua lotta per la conquista del potere politico, rappresenta anche altre classi. È questo il caso della borghesia in Francia e in Inghilterra fra il 1815 e il 1830 (o, al massimo, fra il 1815 e il 1848). Le due rivoluzioni che coronarono l’ascesa della borghesia chiusero anche per sempre il ciclo della sua creatività scientifica. Negando che la storia tedesca debba ripercorrere le medesime tappe di quella francese e inglese, qui Marx corregge (ci sembra, in meglio) la notissima affermazione contenuta nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867), secondo cui «de te [Germania] fabula narratur» (32). Il proletariato tedesco – per Engels, «l’erede della filosofia classica tedesca» (33) – incarna ‘fin d’ora’ la classe sociale nel cui interesse la «critica dell’economia politica» deve essere svolta. Va detto che la scienza economica – come del resto la storia politica! – nei paesi di lingua tedesca conobbe un ‘iter’ evolutivo in parte differente da quello immaginato da Marx. Se è vero, infatti che il marxismo teorico e l’economia marxista dopo la morte dei due fondatori si presentano ricchi di personalità di rilievo – da Kautsky alla Luxemburg, da Bernstein a Bortkiewicz, da Conrad Schmidt a Hilferding -, indirettamente beneficiando di un lungo periodo di (relativa) stabilità sociale nel ventennio a cavallo fra i due secoli, è vero anche che la scienza economica borghese non si attestò, in Germania, sulle posizioni della vecchia e, per Marx, famigerata «scuola storica» di Wilhelm Roscher (34). Negli anni Settanta, poco dopo l’uscita del I libro del ‘Capitale’, nasceva con Menger, Wieser e Boehm-Bawerk quell’indirizzo marginalistico che non solo ruppe definitivamente con la tradizione classica, ma anche in qualche modo cercò di influenzare lo stesso pensiero marxista «revisionista» (si pensi in Italia a Enrico Leone e Antonio Graziadei (35)”” (pag 65-66) [Riccardo Faucci, ‘Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica’, La Nuova Italia, Firenze, 1979] [(31) Marx (1873), in Marx (1867), I, p. 40. Cfr anche Meek (1967), tr. it., in Faucci-Pesciarelli (1976), pp. 241-42. Almeno in questa sede, Marx mostra di non identificare la crisi dell’economia classica con la crisi del ricardismo, come sembra intendere Blaug (1958), p. 225; (32) Cfr. Marx (1867), vol. I, p. 32; (33) Engels (1888), tr. it., p. 78; (34) L’opera del fondatore della «scuola storica» tedesca Wilhelm Roscher (1817-94) è più volte presa di mira, specie nelle parti storiche del I libro del ‘Capitale’. Cfr. Marx (1867), I, p. 408 n. e passim. Quello di Roscher è anzi considerato l’estremo decadimento dell’economia borghese, che con lui abbandona «l’apologia appassionata» di un Bastiat per assumere una grigia veste «professorale». Cfr. Marx (1861-63), vol. III, p. 520. L’economista tedesco più moderno considerato da Marx è lo scienziato della finanze Adolph Wagner (1835-1917), vicino ai «socialisti della cattedra» e critico di Marx. Cfr. Marx (1881-82), pp. 167-83; (35) Cfr. Zagari, a c., di , (1975)]”,”TEOC-012-FMB”
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome I. Paris la rouge.”,”””Garibaldi non ha ancora fatto sapere al Comitato Centrale ciò che pensa della sua nomina al posto di generale in capo della Guardia Nazionale. Thiers si è inquietato e il prefetto di polizia Valentin gli ha fatto sapere che alcuni dei suoi agenti che sono in attività a Parigi sostengono che il deputato Gambon è stato spedito a Caprera dal Comitato Centrale al fine d’ottenere da Garibaldi la sua accettazione definitiva. Thiers ha fatto spedire a tutti i prefetti l’ ordine di procedere all’ arresto immediato di Gambon se viene identificato nel corso di questo spostamento””. (pag 283)”,”MFRC-104″
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome II. Les roses de mai.”,”””In quel momento, Delescluze entra nella seduta e prende immediatamente la parola: – Voi discutete mentre si sta comunicando a Parigi che la bandiera tricolore sventola sul forte di Issy! …Il tradimento si sviluppa da tutte le parti, e voi discutete…. Voi discutete e da Montretout, 80 pezzi ci minacciano direttamente… Questo sono dibattiti deplorevoli dell’ ultima settimana ai quali sono felice di non aver partecipato, che hanno prodotto il disordine… E in un momento come questo perdete il vostro tempo a regolare delle liti di amor proprio! Oggi, la Guardia Nazionale non vuole più battersi e voi deliberate su questioni di verbali. Ciò che vorrei? Vorrei che Mégy, l’ ex governatore del forte d’ Issy, fosse tradotto davanti al consiglio di guerra; che il cittadino Eudes rendesse conto della sua condotta; aveva l’ ispezione dei forti del sud e il sud è stato praticamente abbandonato. (…) E però, sabbiamo bene, che il parigino non è un codardo. Se rifiuta di battersi, è perché si sente mal comandato e si crede tradito. Occorre prendere delle misure immediate o ci abbandoneremo alla nostra impotenza come degli uomini indegni di essere stati incaricati di difendere il paese. La Francia ci tende le braccia…””. (pag 84-85)”,”MFRC-105″
“FAULHABER Michael Cardinal, arcivescovo di Monaco”,”Giudaismo Cristianesimo Germanesimo. Prediche tenute in S. Michele di Monaco nell’Avvento del 1933. I valori religiosi dell’Antico Testamento e il loro compimento nel cristianesimo – I valori morali dell’Antico Testamento e il loro accrescimento nel Vangelo – I valori sociali dell’Antico Testamento – La pietra angolare fra il giudaismo e il cristianesimo – Cristianesimo e germanesimo.”,”Cinque prediche tenute nelle quattro domeniche dell’Avvento (dicembre) e nella sera di S. Silvestro del 1933 in San Michele, la massima chiesa di Monaco. L’affluenza fu tanta, che le due chiese vicine – la Studienkirche e il Bürgersaal – dovettero essere collegate per mezzo di altoparlanti. (pag 21) “”Grazie al cristianesimo i Germani divennero un popolo di cultura”” (pag 166) (Il cristianesimo e i germani) Rapporti tra cristianesimo e razza germanica (pag 169-170) “”Il delirio protestante-germanico si può ricapitolare in queste affermazioni. Gesù Cristo non poté essere di stirpe ebraica: la Sua enorme superiorità morale, il Suo aspetto fisico, i Suoi stessi «capelli biondi» dimostrano che Egli era di razza ariana (quella che i filologi tedeschi, per una stupida vanteria terminologica, già battezzarono per ‘indogermanicher Stamm’); epperciò Egli rappresenta una irruzione della razza nordica nel mondo ebraico in sfacelo”” (pag 13); “”I razzisti protestanti di Germania scaraventano dalla finestra l’Antico Testamento, e pretendono conservare soltanto il Nuovo. No, cari, proprio no: se buttate via la prima e più antica parte della Bibbia, voi non avete nessun diritto di conservare solo la sua seconda e più recente parte. A voi, che siete forse inesperti di storia e certamente fanatici in altro campo, sembrerà che le due parti della Bibbia siano del tutto slegate e indipendenti: e invece non è così; le due parti sono collegate indissolubilmente da saldissimi fili, che voi forse non scorgete perché sono sottili, ma non per questo sono meno reali”” (pag 15); “”(…)[P]rovino i razzisti protestanti a fare approvare da S. Paolo il loro esclusivismo razzista applicato al cristianesimo, e si sentiranno rispondere proprio da lui (Colossesi, 3, 11) che «non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e incirconcisione, Barbaro, Scita, schiavo, libero, bensì ogni cosa e in ognuno Cristo». (…) [O]ggi (…) i tempi sono cambiati, ed ecco che si pretenderebbe che cambiasse pure S. Paolo, diventando anche lui razzista. E invece lui non cambia, e nella questione delle razze non vede altro che «ogni cosa e in ognuno Cristo»”” (pag 17) [Giuseppe Ricciotti, Nota introduttiva del traduttore]”,”RELC-004-FB”
“FAULKNER William”,”La paga del soldato. Romanzo. (Tit.orig.: Soldier’s Pay)”,”FAULKNER William è nato nel 1897 a New Albany ed è morto nel 1962 a Oxford nel Mississippi. Nel 1950 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. La paga del soldato è il primo romanzo di Faulkner.”,”VARx-345″
“FAURE Paul”,”Alessando Magno.”,”Tempi di marcia in Afghanistan. “”La tattica macedone, che consiste nel sopravvanzare sempre l’ avversario, incita Alessandro ad andare avanti, a prezzo di una cavalcata di più di tre mesi senza interruzione. Durante il tragitto, a Tosa (…), dopo 500 Km di marcia nella valle dell’ Atrak e tra i due alti massici di Koper Daglari, si apprende che il satrapo di Aria, Satibarzane, ha preso le parti di Besso e che concentra truppe nella sua propria capitale Artakoana (…). Alessandro con la cavalleria copre allora in due giorni quasi 110 Km, caccia via il fellone, e si impadronisce del forte di Naratu e massacra in tutte le direzioni quanti gli venivano denunciati come aventi preso parte alla rivolta.”” (pag 73)”,”STAx-118″
“FAURE Sebastien; KOLAKOWSKY Leszek; GALLEANI Luigi”,”La putredine parlamentare (S. Faure); Che cosa non è il socialismo (L. Kolakowsky); Viva l’ anarchia (L. Galleani).”,”””La società che organizzerà la produzione sulla base di associazioni di produttori liberi ed uguali, relegherà tutta la macchina dello Stato nel posto che le spetterà allora; nel museo delle antichità a fianco dell’ arcolaio e della scure di bronzo””. (Engels, pag 32) Quadro di GOYA (Saturno (lo Stato) divora i propri figli) (pag 30) “”Il regime parlamentare ha infine una quarta colpa: è nocivo, cioè fa del male. Va da sè che poichè è favorevole alla classe capitalista, è nocivo alla classe operaia. La corruzione prende soprattutto i lavoratori che, di tanto in tanto, figurano in Parlamento. Un borghese vive colà, come un pesce nell’ acqua: si trova nel suo ambiente. Egli ha già il costume del mondo parlamentare. La sua vita non cambia, per così dire. Può soltanto capitare che i suoi interessi siano un po’ meglio serviti; tuttavia borghese era, e borghese resta. Ma, voi capite bene, che la corruzione trova un terreno più facile, una specie di brodo di coltura, dove si sviluppa più facilmente il microbo della putredine, in un lavoratore, in cui la situazione è tanto cambiata, in un operaio che una fortunata elezione ha sottratto al suo lavoro, dove penava otto, nove, o dieci ore al giorno per guadagnare, un salario di fame. Ecco perché è più pericoloso per un lavoratore addentrarsi al Parlamento.”” (pag 25, Sebastien Faure, La putredine parlamentare)”,”ANAx-242″
“FAURE Elie”,”Napoléon.”,”””C’è un’altra cosa, e quella soprattutto, mi sembra, è capitale. Ciò che non conosce, essendo italiano, è il sentimento del ridicolo, ove lo si conosca, lo si domina, parlando la passione più alto. Non ignoro che egli risponda, un giorno che lo si incensa: “”dal sublime al ridicolo non c’è che un passo””””. (pag 84) “”L’ italiano è il solo che non ha paura del ridicolo””. (pag 84) “”E’ molto frequente, e pressoché costante, nella storia, che ci sia un transfugo dell’ aristocrazia che conduce al combattimento le folle avide di emanciparsi. Ecco Pericle. Ecco Cesare. Ecco Napoleone. Che condividano o no le loro passioni essi le comprendono””. (pag 85) “”E’ proprio del grand’ uomo creare delle forme oppressive distruggendo le forme oppressive che esistevano prima di lui. Egli non ama la tirannia. E ovunque la incontra, la spezza. Ma la sua tirannia gli dà ebbrezza, perché una virtù creatrice incomparabile nasce dalle decisioni che essa prende. “”In tutti i tempi – dice – la prima legge dello Stato è stata la sua sicurezza, la garanzia della sua sicurezza la sua forza, e il limite della sua forza quella dell’ intelligenza che è stata la depositaria””. Ecco. Lui vivente, è nella direzione in cui si lancia che la Rivoluzione vivrà””. (pag 179) “”La Révolution, c’est moi”” (pag 167)”,”FRAN-074″
“FAURE BOUTEILLER Anne in collaborazione di Mei YOUHUA”,”La Chine: clefs pour s’implanter sur le dernier Grand Marché.”,”FAURE BOUTEILLER Anne laureata alla facoltà di diriritto e diplomato dell’Institut d’Etudes Politiques. Mei YOUHUA è titolare di un DEA del terzo ciclo in diritto internazionale”,”CINE-067″
“FAURI Francesca”,”L’Italia e l’integrazione economica europea 1947-2000.”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-028-FL”
“FAURI Francesca”,”L’integrazione economica europea (1947-2006).”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-064-FL”
“FAURI Francesca ZAMAGNI Vera a cura, saggi di Liborio MATTINA Francesco PETRINI Liborio MATTINA Francesca FAURI Vera ZAMAGNI Sara SIMONE Annalisa PISTILLI Paolo BUSCO Ilaria MANZINI Diego MENEGON Alessandro PORCELLUZZI Jacopo CARMASSI Leonida GIUNTA”,”Angelo Costa. Un ritratto a più dimensioni.”,”Costa era contro l’assistenzialismo e su questo punto ebbe forti contrasti con La Pira e con i sindacati (pag 11)”,”ITAE-009-FC”
“FAUSTI Luciano”,”Intelletti in dialogo. Antonio Gramsci e Piero Sraffa.”,”Luciano Fausti, nato nel 1949, insegna filosofia e storia nelle scuole superiori. Fa parte, dal 1975, della Fondazione Clementina Calzari Trebeschi di Brescia e collabora alle attività della Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell’Uomo. Ha pubblicato su varie riviste e quotidiani. Nel 1986 ha curato e introdotto il volume AaVv, ‘Rileggere Marx. Esame delle opere principali’, edito dalla Fondazione C.C. Trebeschi. Keynes e la crisi del ’29. ‘Sulle cause della grande crisi e sui suoi possibili rimedi Sraffa invia a Gramsci un documento fondamentale, il rapporto del Committee of Inquiry of Finance and Industry, detta Commissione Macmillan dal nome del suo presidente, istituita dal governo lavurista nel novembre del ’29 e durata fino al 1931, della quale, tra gli altri economisti di valore, fa arte il Keynes (1). L’originalità del documento è costituita dalla applicazione in vivo della teoria keynesiana. Il rapporto, scrive Sraffa, “”è stato in gran parte scritto, e in tutto ispirato, dal Keynes”” (2). Come è noto, Sraffa, pur perseguendo una ricerca teorica autonoma, ha intrattenuto u interscambio culturale continuo con Keynes: dalla cura, nel ’25, dell’edizione italiana del ‘Tract on Monetary Reform’ di Keynes (3), alla collaborazione critica nella gestazione de ‘Trattato sulla moneta’ di Keynes nel ’30 (4), alla polemica con Hayek nel ’32 a fianco di Keynes (5), alla discussione della ‘Teoria generale’ di Keynes nel ’36 (6), fino alla scoperta e alla cura comune di uno scritto di Hume nel ’38 (7). Dallo scambio culturale continuo, come ha mostrato Roncaglia in polemica con Skidelsky, hanno mutuato vantaggi teorici entrambi gli economisti (8). Nel periodo in cui stende la lettera a Gramsci, Sraffa ha concluso da pochi mesi l’esperienza del “”Cambridge Circus””: il gruppo, composto da alcuni dei migliori giovani economisti (Richard Kahn, Robert Meade e Joan Robinson), si proponeva di discutere il trattato e le idee successive di Keynes. Piero conosce l’opera dell’amico “”ab imis fundamentis””; eppure non si conosce un suo scritto pubblico sull’argomento. La lettera a Gramsci è importante anche perché espone, nello stile sintetico consueto, il punto di vista di Sraffa, sul “”Rapporto”” e più in generale sul pensiero keynesiano. Il rapporto, scrive Piero, “”contiene un’analisi che getta molta luce sulle cause dell’attuale crisi finanziaria dell’Inghilterra: inoltre contiene una esposizione di parte della teoria delle crisi e della moneta che Keynes aveva proposto, in linguaggio molto astruso e confuso, nel suo recente ‘Trattato sulla moneta’ (1930). Questa teoria attribuisce le crisi a un eccesso dei ‘risparmi’, nel senso del denaro ‘messo da parte’ dai risparmiatori, sugli ‘investimenti’ nel senso di nuove costruzioni, ecc.,: con il risultato che il denaro disponibile per acquistare i prodotti correnti è insufficiente a coprire il loro costo di produzione. Come vedete, c’è molto di vecchio e qualcosa di nuovo. Ma il Keynes, che ha fatto senza volerlo una critica della economia liberale e capitalistica, conclude con una apologia, dell’imprenditore capitalista e con la ricerca di “”rimedi”” (9). Il tono utilizzato da Piero nella lettera autorizza a pensare che Gramsci avesse già qualche conoscenza del pensiero di Keynes. (…) In polemica con Luigi Einaudi, [Gramsci] considera la crisi degli anni trenta, “”per la sua ampiezza e profondità””, una “”crisi organica”” e non congiunturale (16); criticando Pasquale Jannaccone, scrive che le cause della crisi non sono morali, né politiche, “”ma economico-sociali”” (17). Contro quegli osservatori che ravvisano “”erroneamente e tendenziosamente”” nel crack della borsa di New York l’origine della crisi, egli afferma che “”gli eventi dell’autunno 1929 in America sono “”una delle clamorose manifestazioni dello svolgimento”” della crisi, ma che la genesi del fenomeno va ricercata più lontano, nel dopoguerra e oltre (18): nella drammatica incapacità delle vecchie classi dirigenti nazionali ad affrontare il formarsi di un sistema economico unitario su scala mondiale e a governare la sovrappopolazione legata al nuovo industrialismo tecnologico (19). La sua riflessione è attenda al diverso sviluppo industriale in atto fra le nazioni e alle risposte avviate dalle politiche economiche di diversi paesi (20). Egli sottolinea la funzione decisiva che lo Stato sta assumendo come strumento di coercizione, ma coglie anche il ruolo che può assumere come strumento progressivo dello sviluppo (21)’ (pag 79-81)] [(1) I principali componenti della Commissione, presieduta da Lord Harold Macmillan, sono, oltre a Keynes, Reginald McKenna, Theodor E. Gregory, R. H. Brand e Ernest Bevin. (…); (2) Si veda la lettera di Sraffa a Tania del 9 settembre del 1931, in P. Sraffa, ‘Lettere a Tania…’, p. 34. Nella lettera del 12 sett. Tania trascrive il brano di Sraffa per Gramsci: cfr. A. Gramsci, T. Schucht, ‘Lettere 1926-1935’, pp. 789-799; (3) J.M. Keynes, ‘La riforma monetaria’, trad. it. di P. Sraffa, Milano, Treves, 1925; (4) Nella preparazione della sua opera, Keynes fa leggere gli abbozzi a Piero, che formula le sue critiche (…); (5) In polemica con Friedrich August von Hayek, Keynes chiede a Sraffa una recensione critica sul libro ‘Prices and Production’ di Hayek (1931) (…); (6) Dopo aver rivisto con Sraffa una prima versione della ‘Teoria generale’, Keynes, il 3 dicembre ’33, scrive alla moglie: “”Piero naturalmente ha tirato fuori estenuanti difficoltà, ma, per fortuna, niente di grave””. (…); (7) Gli impegni più importanti non trattengono Piero dall’assecondare le sue curiosità erudite: frequentatore, con Keynes, di antiquari e collezionista di libri rari, con una predilezione per le opere filosofiche ed economico del XVIII secolo, insieme si occupa di un esemplare assai raro di un pamphlet anonimo sul ‘Treatise of Human Nature’ di Hume pubblicato nel 1740 e attribuito al giovane Adam Smith: i due amici lo riconoscono come scritto dallo stesso Hume e lo pubblicano con una introduzione comune (…); (8) Si veda A. Roncaglia, “”Sraffa: dalla critica a Marshall alla riabilitazione dell’economia politica classica””, pp. 13-17; (9) P. Sraffa, ‘Lettere a Tania’…, p. 34; (10) L’ipotesi di un probabile confronto fra Piero e Antonio sul libro di Keynes nel corso degli incontri a Roma prima del carcere, di cui si è già parlato, mi viene suggerita da Alessandro Roncaglia; (11) J.M. Keynes, ‘La réforme monétaire’, Paris, Simon Kra, 1924. Gramsci ha modo di leggere una recensione molto critica di Luigi Einaudi al libro di Keynes ‘Essays in Persuasion’ nell’articolo “”La crisi è finita?’, La Riforma sociale, gennaio-febbraio 1932 pp. 76-78; (12) Si vedano, ad esempio, i ‘Quaderni del carcere’ pp. 1756-1758, 2143. Tali riferimenti sono colti da N. Badaloni nella “”Prefazione”” alle ‘Nuove lettere di Antonio Gramsci…””, pp. 19-21; (13) Oltre al ‘Rapporto’, possiede le annate di ‘Riforma sociale’, della ‘Rivista di politica economica’, il numero della rivista ‘Economia’ dedicato nel ’31 alla crisi mondiale, le ‘Prospettive economiche’ preparate dal Mortara, la collezione ‘Movimento economico dell’Italia – Raccolta di notizie statistiche’, per l’anno 1929, 1930, 1931, 1932, edita dalla Banca Commerciale italiana (Milano), l’Annuaire statistique international’, 1929 a cura della Società delle Nazioni (Genève, 1930), l’opera di Andre Siegfrid, ‘La crise britannique au XXe siècle’, A Colin, 1931, Alberto De Stefani, ‘La deflazione finanziaria nel mondo’, Milano, Treves, 1931, Henri Ford, ‘Perché questa crisi mondiale?’, Milano, Bompiani, 1931, le raccolte antologiche ‘La crisi del capitalismo ‘ e ‘L’economia programmatica’, Firenze, Sansoni, 1933; (14) Jean Pierre Potier, ‘La rise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, in ‘Modernité de Gramsci’, Actes du colloque franco-italien de Besançon, 23-25 novembre 1989, a cura di André Tosel, Paris, Le Belles Lettre, 1992, pp. 109-122. Per una analisi più ampia si rimanda a questo intervento]; (15) Cfr. G. Agnelli – L. Einaudi, “”La crisi e le ore di lavoro””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1933 (anno XL, n.1), pp. 1-20. Per le riflessioni critiche di Gramsci si vedano i ‘Quaderni’, pp 1347-1349; (16) Cfr. A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 1077-1078. Cfr. Luigi Einaudi, “”La crisi è finita?”” e “”Della non novità della crisi presente””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1932 (anno XXXIX, n. 1), pp. 73-79 e 79-83; (17) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 792-793. Cfr. Pasquale Iannaccone, “”Sulla depressione economica mondiale””, ‘Economia’, marzo 1931 (anno IX, n.3), pp. 297-306. L’articolo è la risposta a un questionario pubblicato alle pp. 261-262. Le risposte di numerosi economisti sono seguite da un commento di Gino Arias, “”La crisi e i giudizi degli economisti””, pp. 315-335; (18) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, pp. 1755-56; (19) Cfr. Marcello Montanari, ‘Introduzione’, in A. Gramsci, ‘Pensare la democrazia. Antologia dai ‘Quaderni del carcere’, pp. XIII-XVIII; (20) Per una esposizione più ampia si veda J.F. Potier, ‘La crise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, pp. 118-123; (21) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 2175-2177. Su questo aspetto si veda Luigi Cavallaro, ‘L’economia politica di Gramsci’, Critica marxista, 4, luglio-agosto 1997, pp. 63-64 e 67-69] [note a pag 153-154]”,”GRAS-147″
“FAUVELET DE-BOURRIENNE Louis Antoine”,”Napoleon Emperador. Memorias de su Secretario particular.”,”Bourrienne, Louis Antoine Fauvelet de , 1769–1834, French political figure. He was a friend and for a time (1797–1802) private secretary to Napoleon, who made him a councillor of state. Bourrienne later supported the Bourbon restoration and was elected to the chamber of deputies, where he was a spokesman for the ultraroyalist followers of King Charles X. His memoirs (10 vol., 1829–31) are vivid but untrustworthy. “”Al regresar de Holanda, Napoleon empezò à no tener ya dudas acerca de una proxima è inevitable ruptura con Rusia. En vano mandò à Lauriston come embajador en Petersburgo, para reemplazar à Calaincourt que no queria permanecer mas en esta capita. Ya la potencias se entendian desde un extremo à otro de Europa. Todos los gobiernos anhelaban el derrumbamiento de Napoleon, del mismo modo que los pueblos deseaban un orden de cosas menos opresor para el comercio y la industria. Varios autores escribieron que Napoleon queria la paz; pero ya he indicado que no la deseaba nunca, porque era contraria à su temperamento y à su ambicion desmedida; y aun suponiendo que la hubiera deseado, ya no era posible a pesar del terror que inspiraba su nombre, unido à la extension, siempre creciente, de Francia, y al endiablado sistema continental””. (pag 188)”,”FRAN-059″
“FAUVEL-ROUIF Denise a cura”,”Le Communisme. Catalogue de Livres et Brochures des XIX et XX Siecles.”,”Ripartizione per paese e secondo le tendenze: Dimitrov, Trotsky-trotskismo, Marx-marxismo Engels Lenin-leninismo, Internazionale comunista, Internazionale Sindacale Rossa, Organizzazioni comuniste diverse Il curatore è Secretaire generale de l’Institut Francais d’Histoire Sociale.”,”MOIx-006″
“FAUVET Jacques in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. 1. De la guerre à la guerre, 1917-1939. 2. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”FRAP-007″
“FAUVET Jacques”,”La IVe République.”,”””Il R.P.F. commise allora un errore mortale, o piuttosto tre; credeva che la legge infame non sarebbe stata votata, poi, quando lo fu, pensò che i partiti divisi non sarebbero riusciti ad applicarla, ovvero ad apparentarsi, infine, quando gli apparentamenti furono conclusi, sperò che gli elettori scoraggiati si sarebbero allontanati da essi. Tante mancanze tattiche non si potevano perdonare. In ultimo si aggiunga che i gollisti subirono anche l’ intransigenza del loro capo, ben risoluto a non accordarsi con il sistema: rifiutando di apparentarsi con i moderati, il RPF, li spinse verso la SFIO e il MRP. Un’ elezione è sempre un’ istantanea. Essa riflette la situazione politica del paese di un momento dato; (…)””. (pag 173-174)”,”FRAV-112″
“FAUVET Jacques PLANCHAIS Jean”,”La Fronde des géneraux.”,”Il complotto e il tentato putsch nella metropoli. “”Y a-t-il vraiment alors en métropole une organisation digne de ce nom – ou plusieurs? A côté d’agités qui jouent aux petits soldats secrets, aux plastiqueurs amateurs, et qui, émules plus ou moins intoxiquées d’Alger, barbouillent les murs ou les lettres de menace du sigle “”O.A.S””, il existe au moins une organisation à laquelle appartiennent plusieurs de ceux qui vont passer leur week-end au violon ou aux arrêts. Peu structurée, elle comprend néanmoins trois sections: liaisons armée-civils, renseignements, action psychologique””. (pag155) “”Le Gouvernment lui, ne se réunit qu’à 17 heures en conseil des ministres: “”Ce qui est grave dans cette affaire, Messieurs, c’est qu’elle n’est pas sérieuse”” leur dit le général de Gaulle””. (pag 157)”,”FRAV-123″
“FAUVET Jacques, in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. II. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”PCFx-001-FGB”
“FAVAGROSSA Carlo”,”Perché perdemmo la guerra. Mussolini e la produzione bellica.”,”Carlo Favagrossa, generale di corpo d’Armata Mussolini è stato veramente tradito dai suoi collaboratori (…)? Non da tutti. Mussolini si è sbagliato. L’errore suo fu quello di gettarsi nelle braccia della Germania e di persistere nell’amplesso anche dopo Monaco, contando forse troppo sulla potenza militare ed industriale di questa o illudendosi, nel giugno 1940 – e qui l’errore di valutazione fu ancora più grave – che la guerra sarebbe stata di brevissima durata. Non credo che Ciano gli abbia taciuto quanto mi disse in occasione di un colloquio (1) a lui chiesto alla fine di maggio del ’40 per metterlo al corrente della tragica situazione delle materie prime, nella speranza che egli potesse più vigorosamente affiancarsi a me, per funzionare da freno contro ogni improvvisa mossa di Mussolini. (…)”” (pag 3) [(1) Ciano, Diario (29.5.1940), vol. I., pag 271-272, ed. Rizzoli] La situazione delle Forze Armate (pag 11-12) “” (…) finire”” Treccani: Nato a Cremona il 22 nov. 1888 da Luigi e da Carolina Bastoni, entrò nel 1906 all’Accademia di Torino uscendone nel 1909 sottotenente del genio. Col grado di tenente servi in Libia nel 1911-12 e poi da capitano sul fronte italiano nel 1915-18, distinguendosi nella direzione di lavori difensivi e ricevendo una medaglia d’argento e la promozione a maggiore per merito di guerra (1917). Nel 1919 era a Vienna presidente della Commissione tecnica di controllo per l’osservanza delle clausole armistiziali; poi prestò servizio in Cirenaica, e più tardi fu in Francia e in Cecoslovacchia per compiti militari e diplomatici. Superati nel 1925-28 i corsi della Scuola di guerra che, per l’inizio del conflitto mondiale, aveva lasciato dopo esservi stato ammesso nel 1914, fu promosso colonnello nel 1930. Dopo aver comandato il 1º reggimento genio, e quindi essere stato comandante in seconda dell’Accademia di artiglieria e genio, fu promosso generale di brigata, ricoprendo dal marzo 1936 prima il comando del genio del corpo d’armata di Roma, e poi dal 1º giugno 1936 quello dell’unica brigata motomeccanizzata dell’esercito (Siena). Inviato in Spagna nel marzo 1937 all’indomani della battaglia di Guadalajara, partecipò alla riorganizzazione del corpo militare italiano, del quale comandò l’intendenza dando vita a una complessa organizzazione. Rimpatriato nel dicembre 1938, dal marzo1939 comandò la divisione “”Fossalta”” poi “”Pistoia”” (Bologna). Il 1º sett. 1939 subentrava al gen. A. Dallolio sia nella presidenza del Comitato per la mobilitazione civile (CMC) in seno alla Commissione suprema di difesa, sia nel Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra (Cogefag). Il 23 maggio 1940 il Commissariato era trasformato in sottosegretariato di Stato (Fabbriguerra), sempre retto dal F., ormai generale di corpo d’armata. Dal 7 sett. 1942 era anche a capo del Commissariato generale per combustibili liquidi, carburanti e lubrificanti (Cogecarburanti). Il 6 febbr. 1943 era nominato ministro, per la trasformazione del Fabbriguerra in ministero della Produzione bellica (Miproguerra), di cui rimase titolare anche nel primo governo Badoglio, fino alla soppressione (gennaio 1944). Collocato a riposo nel 1954, morì a Roma il 22 marzo 1970. Oltre alla medaglia d’argento, fu insignito di varie decorazioni, fra cui il cavalierato dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. È autore del volume Perché perdemmo la guerra – Mussolini e la produzione bellica, Milano 1946. L’opera è dedicata principalmente al racconto dei suoi sforzi per scongiurare la guerra, scopo per cui spesso comunicava a B. Mussolini dati ancor più sfavorevoli del reale. I documenti pubblicati sono interessanti, ma solo di ben pochi fra essi si è trovata finora traccia negli archivi; per il resto il libro non esce dagli schemi dell’apologetica militare del primo dopoguerra. L’attività del F. va conunisurata ai limiti dei poteri ereditati dal Dallolio e al quadro generale in cui doveva operare. Diversamente dal ministero Armi e munizioni del 1915-18, il Cogefag (rdl 14 luglio 1935 n. 1374, e decreto del duce 23 sett. 1935) non aveva alcuna autorità sulle commesse belliche, assegnate invece dai singoli ministeri militari direttamente alle industrie. Il Cogefag, poi Fabbriguerra, oltre ad evanescenti potestà coordinatrici, aveva il compito di sovrintendere alla ripartizione delle materie prime fra le varie amministrazioni militari committenti o addirittura fra le imprese produttrici. Inoltre la competenza del Fabbriguerra nell’importazione di materie prime non era esclusiva ma concorrente con quella di altri organismi. Sottratti all’ente rimanevano poi gomma, legname, fibre tessili e canapa, mentre il vitale settore dei combustibili e carburanti sarà riservato fin verso la fine del 1942 alle Ferrovie e ai ministeri delle Comunicazioni e delle Corporazioni. Probabile causa di tale situazione era la convergenza tra la vocazione separatista delle singole forze annate e la nota diffidenza di Mussolini verso rilevanti concentrazioni di potere. Forse Mussolini giudicava che la sua preminenza avrebbe assicurato il coordinamento, e sicuramente questa era stata la speranza di Dallolio dopo il ripetuto insuccesso dei suoi tentativi di rafforzare i poteri del CMC, che nelle varie versioni aveva presieduto dal 1923, e più tardi quelli del Cogefag. Unico risultato, la confusione: pluralità di organi tecnici per progetti, sperimentazioni e collaudi; sprechi per difetti di standardizzazione; moltiplicarsi di linee produttive anche per oggetti similari. Tali carenze erano aggravate dai limiti invalicabili del quadro esterno. Prima dell’intervento in guerra, l’importazione di materie strategiche era limitata dalle esigue disponibilità valutarie ed auree nonché dal blocco navale che l’Inghilterra sarebbe stata disposta ad allentare solo se l’Italia le avesse fornito armi, cosa che Mussolini rifiutò (febbraio 1940). Una volta in guerra, si dipese solo dal buon volere tedesco, variabile e comunque gravato dalla strettoia dei trasporti, mentre poco giovava l’impari gara con l’alleato per attingere alle risorse dell’Europa occupata (es. petrolio rumeno). Inoltre la cronica lentezza dei tre ministeri militari nella scelta dei prototipi moltiplicava i tempi del passaggio alla produzione in serie da parte di industrie, sclerotizzate da decenni di protezionismo, da impianti invecchiati, da insufficiente ricerca e da posizioni oligopolistiche con quote di mercato prefissate per legge o per accordi di cartello. Nella quadriennale attività del F. risalta il periodo della “”non belligeranza””, allorché un certo coordinamento era in via d’eccezione favorito dalla concordia dei vertici militari nel non volere la guerra. Intanto però gli impegni si aggravavano per l’improvvisa decisione mussoliniana di fortificare il confine con l’alleata Germania, profondendovi 1 miliardo di lire e forti quantità di calcestruzzo e di ferro. A gennaio 1940, vagliati programmi e capacità industriali, il F. ritenne possibile una certa preparazione per metà 1941, salvo la grave insufficienza delle artiglierie terrestri e navali che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state disponibili verso il 1943-45. Ma, com’è noto, incurante dell’impreparazione, Mussolini gettò il paese nella guerra quando a giugno 1940 la ritenne di breve durata e già vinta dai Tedeschi. Nell’inverno 1940-41, il F. partecipava alla decisione di ridurre i programmi d’artiglieria concentrando le risorse solo sui pezzi anticarro e antiaerei e sui mezzi corazzati. In quello stesso inverno si recava in Germania per ottenere aiuti che i Tedeschi limitarono alla cessione di pochi materiali francesi di preda bellica. Al Fabbriguerra furono mosse critiche durante e dopo il conflitto. Frequente la lamentela contro gli eccessi burocratici, l’impreparazione degli “”osservatori”” distaccati presso le industrie e l’elefantiasi dell’ente. Le 744 persone del 1939 erano salite nel 1941 a 1420, distribuite nella segreteria, in 3 direzioni generali, 8 divisioni, 22 sezioni e 55 uffici e servizi vari. Si assestarono a 1829 nel 1943 con la trasformazione in ministero. La politica delle scorte, già avviata dal Dallolio ed alla quale si dovette gran parte della sopravvivenza militare italiana, era interpretata in modo così restrittivo che nel 1942 il capo di stato maggiore generale U. Cavallero dovette intervenire per sospendere il divieto alle industrie di usare le cosiddette “”scorte intangibili””, che ormai si traduceva in risparmio fine a se stesso. È anche vero però che, astraendo da occasionali disguidi e strozzature, le industrie disposero complessivamente di più acciaio e correttivi di quanto non fossero in grado di lavorame: infatti l’8 sett. 1943 i Tedeschi si impadronirono sui piazzali degli stabilimenti di acciaio e correttivi in misura circa tripla delle dotazioni di partenza del 1940. Dalle carte del gen. Dallolio (vissuto fino al 1952) affiorano critiche al F. per non essersi avvalso di taluni appigli legislativi in modo da estendere i poteri dell’ente. La documentazione conosciuta non permette però di verificare tale rilievo. Piuttosto, dal carteggio pubblicato dal F. nel suo volume risulterebbe la decisione di Mussolini di dare al Fabbriguerra anche i sospirati poteri sulle commesse, ed il rifiuto di riceverli da parte del F. che, con promemoria 22 marzo 1942, avrebbe additato i pretesi inconvenienti di un mutamento nel corso della guerra. I poteri in questione gli furono comunque assegnati con la trasformazione del sottosegretariato in ministero e la sua nomina a ministro. Si era però al 6 febbr. 1943, in evidente clima di sconfitta. Al 1943 risale anche un opuscolo segreto del Miproguerra mirato al raffronto tra la produzione della guerra in corso e quella 1915-18. Accanto a dati accettabili (83.000 automezzi dal 1º giugno ’40 al 10 giugno ’43 compresi però quelli “”unificati”” provenienti da requisizione; 11.700 aeroplani dal 1º giugno ’39 al 1º giugno ’43; 2450 mezzi corazzati nel ’40-’42) ve ne sono forse di esagerati (11.000 cannoni dal 1º sett. ’39 al 1º giugno 1 43). Ma soprattutto colpisce la ricezione acritica dei pretesti escogitati dall’industria per giustificare il calo produttivo come i maggiori tempi di lavorazione richiesti da talune armi nuove. Così in artiglieria, l’argomento – giustificato per gli affusti – è invece discutibile per le bocche da fuoco dove la riduzione sembra piuttosto dovuta a cause attinenti la sola condotta industriale. Se è tuttora impossibile valutare appieno l’opera del F., può invece senz’altro affermarsi che essa comunque non si iscrive tra le cause rilevanti non diciamo dell’esito del conflitto ma neppure della modestissima prova offerta dall’Italia perfino in un ruolo di alleato minore della Germania. Determinanti furono l’incertezza politica, la mancanza di strategia, i vuoti dottrinali e le carenze progettuali ed esecutive. Non certo, come pure si legge, il difetto di materie prime e men che meno i probabilissimi intoppi e squilibri nella distribuzione. Se maggior copia di combustibili e di gomma sarebbe stata desiderabile, essa non avrebbe influito sul problema militare italiano, che nell’estate 1940 e poi ancora fino al 1942 inoltrato riguardava la qualità dei mezzi, non la quantità. Chiariamo con esempi. È vero che il nichel usato per le corazze del carro medio, fra il 1940 e il 1942, calò da 46 kg a 8. Ma già dall’8 maggio 1941 lo stato maggiore dell’esercito (relazione del gen. ingegnere L. Sarracino) aveva accertato che i carri italiani distrutti a Beda Fomm (Libia) nel febbraio precedente (e perciò costruiti nel 1940 con la maggior quantità di nichel), avevano ceduto ai proiettili inglesi per elementari difetti costruttivi e per incuria nel montaggio. Né consta che a ciò si sia rimediato nel corso del conflitto. Il basso rendimento di tali carri era anche dovuto a insufficienza dei motori, non imputabile a difetto e tanto meno a cattiva ripartizione di materie prime bensì a carenze progettuali. Ancor più grave l’indisponibilità delle industrie ad adattare ai carri motori di aerei ormai superati e che tuttavia l’aeronautica si era impegnata ad acquistare a centinaia, come i Fiat CR 42 e G 50 (ordini del 1941 e dell’autunno 1942) e così prodotti sino al 1942-43 (motori analoghi erano utilizzati con successo sui carri britannici e americani che ci fronteggiavano in Africa). Non dipese certo dal Fabbriguerra se decine di migliaia di tonnellate d’acciaio continuavano a usarsi per la costruzione di nuove corazzate quando quelle esistenti erano scarsamente impiegabili per mancanza di navi portaerei in grado di proteggerle. Queste e altre documentate circostanze contribuiscono a collocare in giusta luce l’attività del Fabbriguerra e del suo titolare, senza peraltro sminuire l’interesse ad un’auspicabile più completa ricostruzione storica. Fonti e Bibl.: Documenti sono in vari archivi, tra cui principali quello centrale dello Stato, quello Thaon di Revel (Torino, Fondazione Einaudi), archivi militari e industriali, i National Archives di Washington e l’Imperial War Museum di Londra. Il F. e il Fabbriguerra compaiono, oltre che nel ricordato volume autobiografico, in gran parte della pubblicistica e memorialistica italiana sulla seconda guerra mondiale. Fra gli studi ricordiamo: quelli ad hoc di F. Minniti, fra cui: Due anni di attività del Fabbriguerra per la produzione bellica, in Storia contemporanea, VI (1975), 4, pp. 849-879; Aspetti organizzativi del controllo sulla produzione bellica in Italia (1923-1943) e Aspetti territoriali e politici del controllo sulla produzione bellica in Italia (1936-1942), entrambi in Clio, XIII (1977), 4, pp. 305-340 e XV (1979), 1, pp. 79-126; Le materie prime nella preparazione bellica in Italia (1935-1943), I e II, in Storia contemporanea, XVII (1986), 1, pp. 5-40; 2, pp. 245-276. Più ampiamente: L. Ceva, La condotta italiana della guerra. Cavallero e il comando supremo 1941-1942, Milano 1975, ad Indicem; Id., Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane, in Il Risorgimento (Milano), XXVIII (1976), 2, pp. 117-172; L. Ceva-A. Curami, Industria bellica e Stato nell’imperialismo fascista degli anni ’30, in Nuova Antologia, 1988, n. 2167, pp. 316-338; A. Curami-F. Miglia, L’Ansaldo e la produzione bellica, in L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, Milano 1988, pp. 257-281; L. Ceva-A. Curami, La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943, Roma 1989, passim.”,”QMIS-343″
“FAVI Dolcino”,”Bernanos e Dreyfus. (prima parte)”,”””Henry Guillemin, che fu amico personale di Bernanos, ricorda di averlo udito sostenere, nel 1946 a Ginevra, la colpevolezza di Dreyfus: convinto da sempre «che l’ebreo era un criminale», Bernanos vegliava a mostrarsi intrattabile sull’affare Dreyfus molti anni dopo averne dato ne ‘La Grande Peur’ «una presentazione rigorosamente contraria alla verità» (9). Joseph Jurt, che ha studiato ‘les attitudes politiques’ di Bernanos fino alla pubblicazione de ‘La Grand Peur’, riconosce il carattere originario dell’ antidreyfusismo dello scrittore, influenzato dalle convinzioni cattoliche e realiste del padre e confermato dalla lettura quotidiana de “”La Libre Parole”” di Edouard Drumont”” (10) (pag 229); “”Senza alcun dubbio per il giovane Bernanos la condanna di Dreyfus colpevole di tradimento, era stata giusta”” (pag 233); “”Bernanos sa bene, come risulta dalla seguente citazione da Drumont medesimo, che v’era stato un giorno «nel quale Parigi tutta intera, la Parigi degli operai e la Parigi dei borghesi, la Parigi rivoluzionaria e la Parigi patriota gridava: “”Viva Drumont! Abbasso gli Ebrei!”” (177). A motivo della univocità delle sue fonti non era probabilmente in grado di discernere fino a che punto la campagna antisemita fosse stata orchestrata dagli uffici dello Stato Maggiore (178), ma temi quali la fatalità della razza o la tara ereditaria degli ebrei, l’atavismo del tradimento e la maledizione del deicidio, pane quotidiano per la schiacciante maggioranza dei giornali, erano stati di certo familiari al ‘milieu’ originario dello scrittore. Se il torrente di assurdità, insulti, menzogne e minacce contro Dreyfus, la famiglia, le personalità ebraiche o meno che lo Stato Maggiore lasciava credere lo proteggessero scompare senza lasciare traccia, è perchè lo scrittore non ha ritenuto quanto gli è parso incompatibile con lo stile cavalleresco e magnanimo di cui fa credito senza ragione al leader inconcusso del movimento. Bernanos si riconosce nell’antisemitismo come eversione eroica di un sistema sociale fondato sulla degenerazione dei principi dell’89 nella religione borghese dell’oro, ma sembra non riesca ad accettare tutte le conseguenze del fatto che gli ebrei fossero diventati il capro espiatorio dell’odio sociale destinato a nutrire questa lotta rivoluzionaria. ‘La Grand Peur’ esalta la violenza irresistibile del sentimento popolare (179) ma conforme al modello di censura preventiva e globale inaugurato da Dutrait-Crozon, ignora l’intera matrice evenimentale dell’affare (…)”” (pag 249-250)] [(9) H. Guillemin, ‘Regards sur Bernanos’, Paris; 1976, pp. 76 e 185; (10) J. Jurt, ‘Les attitudes politiques de George Bernanos jusqu’en 1931’, Fribourg, 1968, pp. 40 ss.; (…) (177) G.P., p. 65; (178) J. Reinach, Histoire, I, p. 233 (…); (179) G.P., p. 144 (…)]”,”FRAV-003-FV”
“FAVIER Jean”,”Les archives.”,”FAVIER Jean è membro dell’ Institut, Presidente onorario de Consiglio Internazionale degli Archivi.”,”ARCx-011″
“FAVIER Jean”,”De l’or et des épices. Naissance de l’homme d’affaires au Moyen Age.”,”‘L’historien médiéviste Jean Favier est mort Jean Favier est mort à 82 ans des suites d’un cancer. Il avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. L’écrivain et historien Jean Favier, le 6 novembre 2004 à Brive-la-Gaillarde, lors de la 23e édition de la Foire du livre de Brive. AFP/JEAN-PIERRE MULLER L’historien Jean Favier est mort mardi 12 août, à l’âge de 82 ans, des suites d’un cancer, a annoncé son fils samedi. Médiéviste réputé, Jean Favier avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. François Hollande a salué dans un communiqué la mémoire d’un « des plus grands historiens du Moyen Age, qui fut aussi un grand serviteur de l’Etat ». « Il faisait partie de ces historiens lucides, courageux, ennemis de tout préjugé, qui ont renouvelé notre perception d’une époque aussi passionnante et féconde que perturbée », a estimé pour sa part la ministre la culture Aurélie Filippetti. Né à Paris le 2 avril 1932, Jean Favier était entré à l’Ecole des chartes dont il était sorti major et où il avait obtenu un diplôme d’archiviste paléographe en 1956, avant de devenir agrégé d’histoire et docteur ès lettres. Il avait ensuite mené une carrière universitaire à la faculté de Rouen puis à l’Ecole pratique des hautes études et à la Sorbonne. En 1975, il était devenu directeur des Archives nationales, installées à l’hôtel de Soubise, dans le Marais. Une fonction qu’il conservera pendant dix-neuf ans et dans laquelle il s’appliquera à moderniser considérablement ce secteur. Homme d’ouverture, familier des médias, il avait été nommé président de la BNF (Bibliothèque nationale de France) en 1994 puis, en 1997, président de la commission nationale française pour l’Unesco. Jean Favier laisse une bibliographie impressionnante, faite de travaux spécialisés comme Les Finances pontificales à l’époque du grand schisme d’Occident (1966), Finances et fiscalité au bas Moyen Age (1971) et d’ouvrages grand public, comme Philippe Le Bel (1978), La Guerre de Cent Ans (1980), François Villon (1982), Les Grandes Découvertes (1991). En 1993, il avait publié un Dictionnaire de la France médiévale, fruit de quinze ans de travail, qui permet de découvrir en près de mille pages dix siècles de notre histoire. Pour les éditions Fayard, il avait dirigé une Histoire de France en six tomes dont il avait lui-même rédigé le deuxième tome, intitulé « Le temps des principautés : de l’an mil à 1515 ». Il avait également dirigé la Revue historique de 1973 à 1997. Parmi ses nombreux titres, Jean Favier avait été membre de l’Académie des inscriptions et belles-lettres, président du conseil d’administration de l’Ecole normale supérieure, administrateur de l’Institut national de l’audiovisuel, président d’honneur du Conseil international des archives. Homme de radio, il avait animé sur France Inter l’émission « Question pour l’histoire ». Ses obsèques auront lieu le 4 septembre à l’église Saint-François-Xavier, à Paris 7e, a indiqué sa famille. (fonte Le Monde)”,”STMED-094-FSD”
“FAVILLI Paolo”,”Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892-1902.”,”FAVILLI ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, dove si è laureato con una tesi di storia contemporanea sotto la direzione di Ernesto RAGIONIERI. Studioso di storia del socialismo e del movimento operaio, ha pubblicato una monografia su un’esperienza di industrializzazione nell’Italia giolittiana. Redattore di ‘Ricerche storiche’, collabora tra l’altro a ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli’.”,”MITS-003″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”Nel biennio 1871-72 è rilevabile la presenza non trascurabile degli scritti marx-engelsiani (soprattutto engelsiani) sulla stampa democratico-socialista italiana. Prima di allora, come si è visto nel primo capitolo, erano state pubblicate solo varie versioni degli ‘Statuti provvisori’ e dell”Indirizzo inaugurale’, testi la cui diffusione e discussione, anche questo abbiamo visto, continuerà anche per tutti gli anni settanta durante la prevalenza della ‘antitesi anarchica’. Si tratta di scritti militanti dai quali non sono immediatamente rilevabili determinazioni teoriche. Interventi tesi a delimitare un territorio, a rendere chiari i termini dell’impostazione del Consiglio generale dell’Internazionale prima nei confronti della tradizione mazziniana, poi nei confronti dell’internazionalismo bakuniniano. Non stupisce che sia soprattutto Engels, nella sua qualità di delegato del Consiglio generale per l’Italia, ad essere protagonista di questa fase di pubblicazione di scritti e che sia Cafiero, nel periodo in cui si muove in sintonia con il Consiglio generale, ad indicare ad Engels bersagli, orizzonti su cui muoversi, ed a curare le possibilità della massima risonanza possibile nell’ambito democratico e socialista. Nel corso del biennio, tenendo conto dell’iterazione su giornali diversi di alcuni interventi, vengono pubblicati 44 scritti di Marx ed Engels, 30 nel 1871 e 14 nel 1872. Già nel 1873 escono solo 3 scritti, di cui uno nell’ambito del libro di Tullio Martello sull’Internazionale, poi più niente fino al 1877. I due scritti del 1872, ‘Dell’autorità’ e ‘L’indifferenza in materia politica’ elaborati poco dopo il Congresso dell’Aja, sebbene anch’essi militanti in quanto intervento diretto sulla situazione italiana in un momento in cui il movimento internazionalista della penisola era quasi completamente schierato con Bakunin, sono per certi aspetti diversi rispetto a quelli del biennio precedente. (…) Gli scritti del ’77 sono più il segno della ripresa di un contatto con l’Italia che un salto di qualità nella presenza intellettuale di Marx ed Engels nel paese. Nel ’79, invece, appaiono per la prima volta edizioni che comportano un confronto con i nodi teorici fondamentali della teorica marxiana, quelli del ‘Capitale’, la prima effettiva traduzione italiana di una parte importante del primo volume ed il “”compendio”” di Cafiero”” [Paolo Favilli, Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, 1996] (pag 247-248)”,”MITS-046″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”2° copia Fondo RC FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”L’ interesse del Turati degli anni ottanta per l’ economia, sia pure attraverso i filtri di una abbondantissima letteratura sociologica, è assai notevole. Nella sua biblioteca è stata riscontrata una presenza massiccia di testi d’ economia dell’ epoca ed in particolare di testi di Luigi Cossa. Non c’è bisogno di sottolineare l’ importanza di colui che è stato chiamato lo “”archimandrita del nuovo gregge”” per la capillare diffusione tra gli economisti italiani ddel clima culturale socal-cattedratico. In particolare, per quel che riguarda più direttamente l’ oggetto di questo lavoro, non bisogna dimenticare che Cossa fu comune maestro, per lo meno in parte, tanto di Vito Cusumano che di Achille Loria. Di Marx vi era presente allora, ed ancora per alcuni anni, solo il ‘Compendio’ di Cafiero. Ciò corrisponde perfettamente quanto già risultava da una lista di ‘Libri di TUrati passati a Leonida’ (Bissolati) trovata da Masini tra le carte di Ghisleri della Domus Mazziniana di Pisa, lista formata da una maggioranza di testi di economia politica e di autori come Boccardo, Cossa, Lampertico, Errera… tanto che lo stesso Masini può concludere che di Marx, tra le letture di questi giovani, non può registrarsi “”nient’altro che il compendio del Capitale””.”” (pag 109) Bella analisi della biblioteca di Turati fatta da R. Monteleone, F. Turati, Utet, 1987 Cita tra le fonti il libro di A. Macchioro, Marxismo ed economia fra XIX e XX secolo.”,”TEOC-411″
“FAVILLI Paolo”,”Marxismo e storia. Saggio sull’innovazione storiografica in Italia (1945-1970).”,”Paolo FAVILLI studioso delle culture del socialismo italiano, in particolare delle culture economiche, insegna Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova.”,”MITS-343″
“FAVILLI Paolo”,”Il riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia.”,”FAVILLI Paolo è studioso delle culture del socialismo italiano. Insegna storia contemporanea a teoria della ricerca storica all’Università di Genvoa. E’ direttore del Dipartimento studi umanistici. Ha scritto molti libri (v. bibliografia) “”Il fatto di avere, per certi aspetti, utilizzato tale di tipo di approccio nel contesto di una dura polemica sul ‘che fare?’, è uno di quei meriti di Eduard Bernstein di cui i suoi attuali apologeti sembrano non accorgersi. Bernstein si concentra su tre percorsi principali che convergono nella categoria “”catastrofismo””: teoria della concentrazione dei capitali, teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto, teoria della crisi. Esamina i percorsi separatamente e utilizza le conclusioni cui arriva in maniera differenziata nell’ambito del proprio discorso. Elemento comune nell’analisi dei suddetti percorsi è la sottolineatura dei mutamenti della prospettiva marxiana avvenuti nel tempo, e la condivisione, in genere, del punto d’approccio “”più maturo””, quasi sempre quello più tardo. Emblematico il modo in cui Bernstein mette in relazione due diverse posizioni del ‘Capitale’ a proposito del sottoconsumo come elemento primario di una teoria della crisi. Dice dunque Bernstein: Marx nel III libro del ‘Capitale’ sostiene che il sottoconsumo è la causa ultima di tutte le crisi economiche. Nel II sostiene invece essere pura tautologia che le crisi scaturiscono da una mancanza di consumatori solvibili. La spiegazione di questa differenza sta “”nei periodi molto differenti in cui sono sorti i due brani. Tra di essi corre un periodo non inferiore ai tredici-quattordici anni, e il più antico è quello del III libro del ‘Capitale’. Esso infatti risale al 1864 o 1865, mentre quello del secondo libro è comunque posteriore al 1878 […]. In generale il secondo libro contiene i frutti più tardi e più maturi della ricerca marxiana”” (E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia). Secondo l’antico direttore del “”Sozialdemokrat””, dunque, il “”dualismo che attraversa tutta l’opera di Marx”” consiste nella tensione tra la dimensione scientifica e quella dottrinaria.”” (pag 83)”,”TEOC-490″
“FAVILLI Paolo”,”Il labirinto della grande riforma. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’Italia liberale.”,”””Una lettura della teoria marxiana del valore in termini affatto restrittivi persino sul piano meramente “”quantitativo””, che non teneva conto cioè della distinzione tra “”lavoro morto”” e “”lavoro vivo””, finiva col negare al capitale tecnico-lavoro morto alcun ruolo nel processo di formazione del valore, del plusvalore e quindi del profitto. Era questo, dunque un altro fronte delle “”insufficienze”” a volte, della “”caducità”” altre, della teoria del valore-lavoro prima della “”crisi del marxismo”” di fine secolo: un fronte sul quale si erano misurati in molti per colpire o superare o integrare o precisare Carlo Marx. La via intrapresa da Conigliani è, per molti aspetti, analoga a quella seguita dal suo “”maestro”” Ricca-Salerno qualche anno prima. Ricca-Salerno in un ampio studio sulla teoria del valore lavoro che fu anche premiato dall’Accademia dei Lincei, aveva tentato la coniugazione, per dirla con Antonio Labriola, della “”Arbeits Werththeorie (Ricardo-Marx) con la scuola Jevons, Menger, Walras”” (lettera di Antonio Labriola a Karl Kautsky, 29 agosto 1897) attraverso la determinanzione di “”un principio dinamico del valore”” capace di superare sia la staticità del loriano ‘costo di produzione’, sia la naturalità psicologica della scuola edonista. E l’allievo modenese sembra muoversi nella stessa ottica. (…) Stupisce ce Conigliani, un autore che ha scarsissima familiarità diretta con il testo e la lezione di Carlo Marx, introduca ed argomenti poi, e come “”antinomia (…) la più importante””, una tesi evidentemente desunta dalla teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto. E’ vero ch’egli pasticcia qua e là, a volte usa il concetto di ‘plusvalore assoluto’ come equivalente di ‘massa di plusvalore’, ma nella sostanza l’impianto della sua argomentazione, per lo meno in una delle sue parti, ha il referente immediato proprio nel tredicesimo capitolo del terzo libro de ‘Il Capitale’, con una corretta proposizione dei rapporti tra ‘capitale costante, capitale variabile, saggio del profitto, saggio del plusvalore’. Ma c’è di più, egli intende anche dare una risposta in positivo ad una delle “”contraddizioni”” marxiane che il giovane Loria aveva indicato già nei suoi famosi saggi del 1883, cioè alla supposta incapacità di spiegare l’esistenza d’imprese industriali con differente composizione organica di capitale e con uguale saggio di profitto. Non che tale risposta sia particolarmente soddisfacente, egli infatti attribuisce a Marx la tesi di una costanza del ‘saggio del plusvalore’ per ciascuna industria che non trova riscontro alcuno nella realtà testuale, ma contemporaneamente indica come via d’uscita quella delineata dallo stesso Marx nella sezione de ‘Il Capitale’ dedicata all’analisi della trasformazione del profitto in profitto medio. Sembra accettare, quindi, per lo meno nell’ambito di questa argomentazione, una rappresentazione del profitto in termini di plusvalore””. (pag 80-84)”,”MITS-008-FPA”
“FAVILLI Paolo, contributi di Piero BEVILACQUA Fabio MUSSI Leonardo PAGGI”,”Il marxismo e le sue storie.”,”Paolo Favilli, già professore di Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova, è studioso delle culture del socialismo. Alla storia del marxismo ha dedicato numerosi saggi e alcuni volumi. “”Nelle ricerche di storia del capitalismo italiano la verifica dei modelli teorici, quelli marxiani, quelli dello sviluppo economico, furono messi alla prova sul problema della ‘transizione’ dalle forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il contributo di Giorgetti alla prova sul problema della ‘transizione’ dalla forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il controbuto di Giorgetti al primo dei due indirizzi di ricerca si distingue tanto per il rigore teorico quanto per i risultati conoscitivi. Non mi pare possa essere dubbio che Giorgetti sia stato lo «studioso che forse più di chiunque altro ha analizzato e messo alla prova il concetto marxiano di “”forme di transizione”” (242). Quel concetto marxiano è stato messo alla prova nell’ambito dello «studio della rendita fondiaria», cioè del «tema conduttore di tutta la [sua] ricerca», e un’intera generazione si è interrogata, in vario modo, sui molteplici meccanismi della rendita fondiaria nei processi di transizione”” (pag 98-99) (242) C. Pazzagli, Giorgio Giorgetti tra teoria marxiana e storia’, ‘Passato e presente’, 52, 2001, pp. 67-82. La cit: p. 80″,”STOx-293″
“FAVILLI Paolo TRONTI Mario a cura di, Saggi di Mauro BARANZINI Riccardo BELLOFIORE Christian MARAZZI Aris ACCORNERO Alessandro DAL LAGO Paolo FARINA Duccio BIGAZZI Marco GERVASONI Andrea PANACCIONE Elisabetta VEZZOSI Stefano MUSSO Giuseppe BERTA Maria Grazia MERIGGI Catia SONETTI Michele LUNGONELLI”,”Classe operaia. Le identità: storia e prospettiva.”,”Paolo Favilli, insegna storia contemporanea all’Università di Genova. Mario Tronti, insegna Filosofia politica all’Università di Siena.”,”CONx-031-FL”
“FAVILLI Paolo, a cura di Gerhard KUCK”,”Karl Marx, Friedrich Engels und Italien. Teil 1. Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. Katalog und Auswahlbibliographie.”,”‘Lo sviluppo dell’autoconcezione marxista nel socialismo italiano: principi e problemi'”,”MADS-008-FMB”
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”La “”rivoluzione lenta”” di Otto Bauer. “”Otto Bauer, discepolo “”erudito”” di Marx, vuole evitare al marxismo austriaco sia gli eccessi di sinistra (rappresentati ai suoi occhi dal teorico dei consigli operai, Max Adler (1)) che da quelli della destra (rappresentati dal legalista K. Renner). L’ apporto di O. Bauer alla teoria marxista della rivoluzione riguarda però meno il suo contenuto che il suo scacco, di cui ebbe la lucidità di tirare gli insegnamenti. 1. Otto Bauer introduce una distinzione fondamentale tra la rivoluzione politica “”affare di qualche ora””, e la rivoluzione sociale, “”risultato del lavoro… meditato da mollti anni””. La presa del potere con la violenza, o la conquista di una maggioranza di governo, non ha significato se non permette di instaurare nuovi rapporti di produzione. 2. Su questa base, Otto Bauer ricusa, per il suo paese, l’ esempio bolscevico. In Austria, il ricorso ad una rivoluzione violenta non potrà condurre che a una repressione sanguinosa, appoggiata dall’ intervento di forze straniere, tanto pregiudizievoli all’ Austria che al suo vicino rivoluzionario, l’ Ungheria. (…) La rivoluzione può svilupparsi sulla base di una socializzazione graduale, ottenuta da una legislazione che moltiplica le realizzazioni sociali (scuole, ospedali) e trasforma insensibilmente la proprietà privata in proprietà gestita dalla società. (…)””. (pag 72)”,”TEOC-312″
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”FAVRE Pierre e Monique sono rispettivamente professore di scienze politiche e Maitre-assistant di lettere alla Università di Clermont. 2° copia”,”SOCx-163″
“FAVRETTO Ilaria”,”Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970).”,”Ilaria Favretto è Senior Research Fellow alla Kingston University (Londra). Ha insegnato e lavorato presso le Università di Londra (dove ha anche conseguito il PhD), Oxford e Milano ed è Reviews Editor del periodico The Journal of Southern Europe and the Balkans. É autrice di The Long Search for a Third Way: the British Labour Party and the Italian Left since 1945, e di Storia della Gran Bretagna del ventesimo secolo.”,”UKIS-002-FL”
“FAVRETTO Ilaria”,”Gran Bretagna.”,”Ilaria Favretto (PhD Univ. of London) è Senir Research Fellow presso la Faculty of Arts and Social Sciences di Kingston University, Londra. Ha insegnato presso le università di Londra, Oxford e Milano. Ha pubblicato un volume per le edizioni Carocci ‘Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970)’ (2003).”,”UKIx-001-FP”
“FAWCETT William CALVERT HARRY a cura di”,”Rules and Regulations for the Formations, Field-Exercise and Movements of his Majesty’s Forces.”,”<> (pg III, Introduzione dell’Ufficio dell’Aiutante generale FAWCETT William.Trad. d. R.) <> (da pag IX a XXII. Traduz. d. R.) Le 16 tavole finali, ripiegabili, dedicate alle esercitazioni delle truppe, riproducono le posizioni e i movimenti delle Reclute, delle Compagnie, dei Battaglioni e delle Linee.”,”UKIQ-005-FSL”
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Saggi di FAY, Elmar ALTVATER, Samir AMIN, Yves BAREL, Francois CHATELET, Henri LEFEBVRE, Ernest MANDEL, Edouard MÄRZ, Pierre NAVILLE, Nicos POULANTZAS, Roman ROSDOLSKY, Jean-Marie VINCENT, Serban VOINEA”,”MADS-089″
“FAY Victor a cura; saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF”,”Le revolution d’octobre et le mouvement ouvrier europeen.”,”Saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF. Contiene il saggio di BROUE’: La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco, (pag 51-74) e quello di Herbert STEINER, La rivoluzione d’ Ottobre e l’ austromarxismo. (pag 173-194)”,”MEOx-053″
“FAY Bernard”,”La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII.”,”””””Il massone è obbligato dalla sua professione a ubbidire alla legge morale; e, se ha una giudiziosa comprensione dell’ arte, non sarà mai uno sciocco ateo, né un libertino irreligioso. Ma, benché un tempo in ogni paese i massoni avessero l’ obbligo di appartenere alla religione del luogo, qualunque essa fosse, adesso è parso più conveniente di non obbligarli ad appartenere se non a quella religione nella quale consentono tutti gli uomini, lasciando loro la scelta delle proprie opinioni individuali (…)””. Essa non vuol più difendere né la rivelazione, né i dogmi, né la fede. La sua convinzione è scientifica, sociale la sua moralità. Non più opposizione fra il mondo terreno e il mondo soprannaturale; la religiosità non è più se non giudiziosa comprensione del reale. Al posto della religione spirituale, propone una religione intellettuale. Essa non distrugge le Chiese, ma si prepara a sostituirle, grazie al progresso delle idee””. (pag 124-125) “”La massoneria è entrata così bene nei costumi di Francia che ormai è impossibile sapere dove cessa il suo dominio. SI è voluto dire che la Francia doveva ad essa l’ Enciclopedia, e la cosa è probabile, perché il primo gesto importante che invochi la pubblicazione d’una Enciclopedia è il discorso massonico del cavalier Ramsay. D’altronde uno dei librai che condussero in porto l’ operazione era sicuramente massone, e forse anche l’ altro. Fra i redattori e collaboratori della Enciclopedia si annovera un gran numero di massoni; non si sa se Diderot era massone, ma non si è provato che non lo fosse e si è provato che la maggioranza dei suoi amici e delle sue amiche lo erano. L’ Enciclopedia crebbe e fu lanciata in un’ atmosfera massonica.”” (pag 222)”,”FILx-308″
“FAY Bernard”,”Rivarol et la révolution.”,”””Per Rivarol, la rivoluzione era un errore intellettuale che faceva prima di tutto confondere. Incidentalmente, citava le parole di Grimm: “”La Rivoluzione è un suicidio.”””” (pag 165) Antoine de Rivarol (1753-1801) di Alessandro Massobrio fonte http://www.kattoliko.it/leggendanera/personaggi/rivarol.htm Tratto da Voci per un «Dizionario del pensiero forte». 1. Una curiosa analogia La risposta a un quesito accademico accomuna gli esordi di uno dei padri della Rivoluzione francese, Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), a un uomo che alla Rivoluzione si oppose prima nella stessa Parigi, poi, dopo la forzata emigrazione, nelle principali città d’Europa: Antoine de Rivarol (1753-1801). All’Accademia di Digione, che nel 1781 proponeva un concorso, il cui tema era Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi, rispondeva indicando nelle stesse scienze e arti la causa della disuguaglianza civile, da cui nascono tutti i mali, e proponendo il ritorno a uno stato di natura, in cui sarà abolito quanto definisce “”un animale depravato””, ovvero l’uomo che medita. Trentadue anni dopo, nel 1785, all’Accademia di Berlino che aveva proposto, quale argomento d’un concorso a premi, la risposta ai quesiti: Che cosa ha reso universale la lingua francese? Perché merita questo privilegio? C’è da presumere che lo manterrà?, Rivarol risponde individuando nel linguaggio – come avrebbe fatto Joseph de Maistre (1753-1821) e come aveva già fatto Giambattista Vico (1668-1744) – uno dei principali fattori di civilizzazione e dunque di progresso della società. La nostra lingua – scrive – è “”sicura, socievole, ragionatrice””, al punto che essa può definirsi non più francese ma, tout court, umana. Poco conta che ancora cartesianamente egli individui nella clarté, nella chiarezza, la peculiarità di tale linguaggio. Il fatto di vedere nella lingua un fattore d’incivilimento e all’origine di essa non una convenzione, ma una sorta di intuizione poetica, già delinea non solo la sfera d’interessi dello scrittore ma, rendolo inattuale rispetto al suo tempo, ne assicura l’attualità. 2. Una vita fra Antico Regime e Rivoluzione Rivarol, primogenito di ben sedici fratelli, nasce a Bagnols-sur-Cèze il 26 giugno 1753 da un locandiere di origine piemontese. Il critico romantico Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869) definisce la sua origine “”inextricable””, cioè poco lineare per quanto riguarda la pretesa ascendenza nobiliare, che Rivarol rivendicò sempre e che spesso gli fu negata con ironia dagli avversari. È comunque incontestabile che l’origine della sua famiglia fosse italiana, Rivaroli, e che fu noto come il Comte de Rivarol. Compiuti gli studi nel Mezzogiorno, probabilmente nel seminario di Avignone, il mancato abbé, che pure – sempre secondo Sainte-Beuve – indossò per qualche tempo il collare ecclesiastico, poi fu soldato e precettore, compare, a partire dal 1777, nelle cronache mondane parigine. Dove non fatica a distinguersi. Presenza accattivante, un modo tutto aristocratico di portare eretta la bella testa, un’eleganza da dandy e, soprattutto, la battuta sempre pronta e salace: queste le caratteristiche che, anche quanti gli sono più ostili, devono riconoscergli. Del resto Rivarol – che fin dai primi fermenti rivoluzionari prende posizione per la monarchia – non è per niente il tipico cicisbeo settecentesco, incipriato come una bella dama, ma povero di sostanza. Le testimonianze del tempo lo descrivono dedito allo studio, nel corso del quale si cimenta con Dante Alighieri (1265-1321), con l’antica lingua francese e con la storia romana. Lo affascina Cornelio Tacito (55/55-120 ca.) per la concisione dello stile – “”il Tacito della Rivoluzione””, lo avrebbe definito un ammiratore d’oltre Manica, il pensatore contro-rivoluzionario Edmund Burke (1729-1797) -, ma lo affascina ancor più il mondo dei salotti, dove una sola battuta, rapida e pungente come una saetta, può conquistare a un uomo gloria e odio inestinguibili. Scrive a questo proposito Ernst Junger, lo scrittore tedesco che di Rivarol ha curato una raccolta di massime: “”La finezza, a cui era giunto lo spirito francese alla fine dell’Ancien Régime, doveva sprofondare con il suo depositario, la vecchia società […]. Quanto a Rivarol bisogna dire che, rispetto alla forma, egli partecipava sì di questa eredità e tuttavia andava più a fondo. Per questo, in un tempo in cui la Rivoluzione era al massimo della sua potenza, egli potè volgere la parola contro di essa””. E non soltanto la parola. Due riviste, il Journal politique national e gli Actes des Apotres, lo vedono, a partire dal 1790, collaboratore puntuale e ironico. Ma l’attività giornalistica era complementare in Rivarol a quella di autore di pamphlet traboccanti di sarcasmo. Nel 1788 viene pubblicato anonimo, con dedica “”Dis ignotis””, “”Agli dei sconosciuti””, Il piccolo almanacco dei nostri grandi uomini. A esso fa seguito, due anni dopo, Il piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, dove, fra motti di spirito, scintillio d’ingegno e frecciate velenose, passano in rassegna Maximilien de Robespierre (1758-1794), Jean-Paul Marat (1743-1793) e Georges-Jacques Danton (1759-1794). Questa volta, lo scritto non è anonimo e le conseguenze non si fanno attendere. Per quanto consapevole di combattere una battaglia perduta, Rivarol si ostina a rimanere a Parigi fino al 10 giugno 1792. Come egli stesso scrive, re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) in persona lo invita ad abbandonare la capitale per continuare la lotta all’estero, dove la sua vita non sarebbe più stata in pericolo. Appena in tempo. Pochi giorni dopo, la plebe dei sobborghi fa irruzione alle Tuilléries, costringendo il re a indossare il berretto frigio. Quando gli uomini del Terrore bussano alla porta di Rivarol, chiedendo “”Dov’è il grand’uomo? Lo vogliamo accorciare un po’””, quello stesso grand’uomo ha già da tempo raggiunto la prima tappa del suo esilio, Bruxelles. Gli anni di esilio sono caratterizzati da un lento declino. L’inattività forzata per un uomo che era sempre vissuto nel cuore della mischia, la “”pigrizia”” – gliela attribuisce Sainte-Beuve – di chi sente d’aver perduto lo scopo per cui vivere, l’isolamento dai circoli più blasonati degli emigrée spingono lo scrittore a vagabondare di città in città, alla ricerca di una stabile occupazione editoriale. Da Bruxelles fino a Londra. Poi ad Amburgo, nel piccolo sobborgo di Hamm. Infine a Berlino, dove un’infreddatura conclude, il 5 aprile 1801, un’esistenza che i piaceri e un’incessante attività intellettuale avevano consumato, come – per dirla con Junger – “”una candela che brucia dalle due estremità””. 3. Alla scuola dei fatti, verso il romanticismo Oltre alle opere citate, Rivarol lascia la versione francese dell’Inferno di Dante, realizzata dal 1783 al 1785; il Discours Préliminaire al Nouveau Dictionnaire de la Langue Française, mai portato a compimento, del 1784; e la Lettre à la Noblesse Française, scritta nei primi anni d’esilio a Bruxelles. Proprio a Bruxelles, se dobbiamo credere alle coincidenze di cui è disseminata la storia, si verifica una sorta di “”passaggio delle consegne”” fra questo superstite dell’Ancien Régime, Rivarol per l’appunto, e colui che l’idea legittimista avrebbe sostenuto nel corso del primo romanticismo francese, François Auguste René de Chateaubriand (1768-1848). Secondo le Memorie d’oltretomba, la monumentale autobiografia del poeta francese, non si trattò di un incontro felice. Chateaubriand, che distingueva l’emigrazione in due grandi categorie, colloca Rivarol in quella dei “”fatui”” e, dal suo punto di vista, non senza ragione. Rivarol, infatti, è essenzialmente un uomo di transizione. Condivide con l’età dei lumi un certo razionalismo, che dal punto di vista conoscitivo lo lega ancora alle filosofie di Étienne de Condillac (1714-1780) e di John Locke (1632-1704). Perfino in ambito religioso non nasconde, sulle prime, quello che Sainte-Beuve definisce “”un alto epicureismo”” e che si identifica, in fondo, con quello spirito libertino settecentesco, che si fa beffe di ogni valore. Scrive, a questo proposito: “”La devota crede ai preti, l’irreligiosa ai filosofi; entrambe sono credulone””. Oppure: “”Le visioni hanno un istinto felice: capitano sempre a coloro che devono crederci””. Ma quando la Rivoluzione comincia a compiere i primi passi, ecco che Rivarol, con istinto sicuro, si rende conto che coloro i quali, per primi, hanno posto mano alla disgregazione dell’edificio sociale sono proprio quei “”filosofi””, a cui egli stesso aveva rubato qualche motto di spirito. Allora comprende che il termine “”fanatismo””, che fino allora aveva creduto si adoperasse solo per le credenze religiose, calza a pennello anche e soprattutto alla nuova infatuazione analitica, che ogni venerabile tradizione vuol frantumare sotto il rullo di un criticismo esasperato. “”Nel campo della fisica – scrive – codesti filosofi hanno trovato solo obiezioni contro l’autore della natura, in quello della metafisica solo dubbi e sottigliezze; la morale e la logica hanno fornito loro solo declamazioni contro l’ordine politico, le idee religiose e le leggi di proprietà; essi hanno aspirato nientemeno che alla ricostruzione del tutto mediante la rivolta contro tutto e, senza pensare che anch’essi erano nel mondo, hanno rovesciato le colonne del mondo””. Rivarol scopre, invece, che quel Dio, che egli invoca a garanzia dell’ordine costituito, non è soltanto un formidabile calmiere delle passioni né la religione, che la Francia un tempo si onorava di praticare, un instrumentum regni, per assicurare l’ordine pubblico. Esistono prove, magari desunte ancora con spirito settecentesco dalla fisica newtoniana, che conducono – per così dire – per mano verso il riconoscimento dell’esistenza del Dio del cristianesimo, provvidenziale ordinatore del cosmo. Sono sparse sia nell’infinitamente piccolo, “”le sostanze e le affinità dei corpi””, sia nell’infinitamente grande, “”gli astri e le leggi dell’attrazione””. Ma la prova più convincente è quella che nasce in interiore homine, dal bisogno, che Rivarol sente acutissimo, di essere liberato “”[…] dal caos e dall’anarchia delle idee””. Bisogno, questo, di ordine e di forma che non avverte soltanto l’individuo ma l’intero corpo sociale. Sicché, se “”il popolo dà la forza””, è il governo che gli conferisce la ragione. “”La sovranità – scrive ancora – è una potenza conservatrice. Perché vi sia sovranità, occorre che vi sia potenza. Ebbene la potenza, che è l’unione dell’organo con la forza, non può risiedere che nel governo””. Altrimenti “”[…] queste forze, quando sono disgiunte dal loro organo, ben lungi dal conservare, tendono solo a distruggere””. L’equilibrio e il contemperamento dei poteri fa, dunque, propendere Rivarol non tanto per una monarchia costituzionale, meccanicamente fondata sul sistema di pesi e di contrappesi, come sembrava proporre Charles de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755), quanto piuttosto per il modello britannico, che alimenta organiche libertà alla fonte di una tradizione secolare. Sicché non può non rimpiangere, con parole che ricordano da vicino a La Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859. Osservazioni comparative di Alessandro Manzoni (1785-1873), il fatto che la Dichiarazione del re nella seduta del 23 luglio 1789 non sia divenuta – con qualche ritocco – la Magna Charta del popolo francese. Risparmiando così alla nazione le carneficine del Terrore. Anche se imperscrutabili permangono i disegni di quella Provvidenza, per volontà della quale “”[…] ogni stato è una nave misteriosa ancorata al cielo””. Per approfondire: del polemista vedi l’opera Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, trad. it., Sellerio, Palermo 1989; e sue massime, in Ernst Junger, Rivarol. Massime di un conservatore, trad. it., Guanda, Parma 1992; su di lui vedi sintesi critiche nel saggio di Charles Augustin de Sainte-Beuve, in appendice al Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione (pp. 79-109); in Jacques Godechot, La controrivoluzione. Dottrina e azione (1789-1805), trad. it., Mursia, Milano 1988, pp. 55-57; in La vita e l’opera di Rivarol, dello stesso Ernst Junger, premessa al volume citato (pp. 9-59); nonché, d’impostazione letteraria, Alfredo Cavaliere, Rivarol Critico, in Cultura neolatina. Bollettino dell’istituto di filologia romanza della R. Università di Roma, anno I, fasc. I, 1941-XIX, pp. 45-53.”,”FRAR-317″
“FAY Victor”,”Contribution à l’histoire de l’URSS. Choix d’articles réunis par Mme Victor Fay, présentés par Claude Géraud et Paul Parisot.”,”FAY nel PCF ha diretto le scuole e l’Università operaia dal 1929 al 1934, poi alla SFIO e al PSU, ma non è mai stato professore. E’ stato ‘militante democratico rivoluzionario e unitario’. Già redattore capo di Lyon-Libre, di Combat, specialista dell’URSS alla RTF e ORTF, ha tenuto una rubrica su Le Monde Diplomatique, e ‘La Quinzaine littéraire’. Contiene l’articolo: Un precurseur inconnu: Eugene Preobrajenski (1966) (pag 149-154)”,”RUST-145″
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Contiene il saggio di François CHATELET: ‘A proposito degli “”errori”” di Marx’ (pag 79-90) Metodo dimostrativo di Marx. (pag 84-85) “”Come ha marcatamente sottolineato L. Althusser, la tecnica dimostrativa del ‘Capitale’ implica un concetto nuovo dell’attività della conoscenza: conoscere non significa assimilarsi al reale, fondersi in esso (che detto reale sia compreso come dato sensibile o come dato mentale o ideale), ma ‘produrre’ dei concetti grazie ai quali l”appropriazione’ di un campo teorico o empirico sia resa possibile. Questa operazione presuppone che questo campo sia stato fondamentalmente definito, ossia che sia stato delimitato un oggetto di ricerca. Lo testimonia la seconda prefazione del ‘Capitale’; lo prova anche la prefazione scritta da Engels per il secondo libro del ‘Capitale’; come pure questo passo estratto dai ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’: “”Sembra corretto cominciare con il reale e il concreto, con l’effettivo presupposto; quindi, per es., nell’economia, con la popolazione, che è la base e il soggetto dell’intero atto sociale di produzione. Ma, ad un più attento esame, ciò si rivela falso. La popolazione è un’astrazione, se tralascio ad esempio le classi di cui si compone. E le classi a loro volta sono una parola priva di senso, se non conosco gli elementi su cui esse si fondano, per es., lavoro salariato, capitale, ecc. E questi presuppogono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Il capitale, per es., non significa nulla senza il lavoro salariato, senza il valore, il denaro, il prezzo, ecc. Se cominciassi quindi con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica dell’insieme e, precisando più da vicino, perverrei via via analiticamente a concetti più semplici; da concreto rappresentato, ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da qui si tratterebbe poi di intraprendere di nuovo il viaggio all’indietro, fino ad arrivare finalmente di nuovo alla popolazione, ma questa volta non come una caotica rappresentazione di un insieme, bensì come una totalità ricca, fatta di molte determinazioni e relazioni. La prima via è quella che ha preso l’economia politica storicamente al suo nascere. Gli economisti del XVII secolo, per esempio, cominciano sempre dall’insieme vivente, della popolazione, la nazione, lo Stato, più Stati, ecc.; ma finiscono sempre col trovare per via d’analisi alcune relazioni determinanti generali, astratte, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore, ecc. Non appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici che dal semplice – come lavoro, divisione del lavoro, bisogno, valore di scambio – salivano fino allo Stato, allo scambio tra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima via, la rappresentazione concreta si è volatizzata in un’astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero””. In queste condizioni, se Marx definisce un concetto della ‘produzione’ della verità che rompe con le abitudini imposte dall’empirismo – idealista o realista – il minimo da fare è chiedersi se il suo lavoro porti a un giudizio che ammetta come evidente la nozione empirica dell’errore.”” [François Châtelet, A proposito degli “”errori”” di Marx] [(in) ‘Cent’anni dopo il Capitale’ a cura di Victor Fay, 1970] (pag 84-86)”,”MADS-018-FL”
“FAYARD Jean-Francois”,”La justice révolutionnaire. Chronique de la Terreur.”,”Il terzo stato ha fornito il 71% dei condannati alla ghigliottina, la nobiltà il 20 % il clero il 9%. 13 marzo. Il Terrore si amplifica. Saint-Just in un rapporto alla Convenzione sulle “”congiure contro il popolo francese e la libertà”” denuncia i complottatori: sia gli “”Indulgenti”” che gli “”Esagerati”” (o Arrabbiati). Molti di loro, Hébert, Momoro, Ronsin, Vincent…, sono subito arrestati sul campo mentre l’ Assemblea adotta l’ ultima parte di ciò che si sono chiamati i “”décrets de ventôse””: in virtù di questi sono dichiarati “”traditori della patria”” e “”puniti come tali”” (la morte) (…)””. (pag 163)”,”FRAR-340″
“FAYÇAL TOUATI Mohamed DUCANGE Jean-Numa”,”Marx, l’histoire et les révolutions.”,”FAYÇAL TOUATI Mohamed insegna presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Toulouse 2 – Le Mirail; DUCANGE Jean-Numa è maitre de conférences en historie contemporaine à l’Université de Rouen. “”Les hommes, les masses, c’est-à-dire les individus réels, font l’histoire, mais ils ne peuvent la faire n’importe quand ni n’importe comment. Il y a un ‘kaïros’ (un ‘moment opportun’) pour la ‘praxis’ révolutionnaire: c’est celui de la coïncidence des circonstances et de la pratique. Et la théorie de l’idéologie ne change rien à l’affaire. En montrant que ce n’est pas la conscience qui détermine la vie, ma l’inverse, Marx montre la nécessité de partir des conditions matérielles de possibilité de l’action, et non des représentations de ces conditions et de ces actions. “”Pas plus qu’on ne juge un individu sur l’idée qu’il se fait de lui-même, on ne saurait juger une telle époque de bouleversement sur sa conscience de soi; il faut, au contraire, expliquer cette conscience par les contradictions de la vie matérielle, par le conflit qui existe entre les forces productives sociales et les rapports de production”” (Marx, Contribution à la critique de l’économie politique, 1859, p.4). D’où l’importance décisive de la théorie de la conscience de classe et de l’organisation politique qui va la porter: la domination bourgeoise repose sur la confusion de cette conscience qu’elle cherche à maintenir confuse. Mais c’est de cette exploitation du prolétariat que naît la conscience de classe, que “”surgit la conscience de la nécessité d’une révolution radicale, conscience qui est la conscience communiste et peut se former aussi, bien entendu, dans les autres classes quand on y voit la situation de cette classe”” (L’Idéologie allemande, p. 37)”” [Mohamed Fayçal Touati, Jean-Numa Ducange, Marx, l’histoire et les révolutions, 2010] (pag 74-75)”,”MADS-603″
“FAYE Jean-Pierre FISERA Vladimir Claude”,”Prague. La Révolution des Conseils ouvriers, 1968-1969.”,”Il volume è un omaggio a Praga 1968 e a quelli che hanno scritto e firmato la Charte 77 tra i quali gli animatori del movimento dei Consigli operai, Karel BARTOSEK, Zdenek MLYNAR, Jiri MÜLLER, Frantisek SAMALIK, Rudolf SLANSKY jr. “”Un’ altra misura… fu il trasferimento alle ‘associazioni di operai tutte le officine e fabbriche che avevano fermato”” Marx, La guerra civile in Francia La Cecoslovacchia negli anni 1960. “”Dal 1963 è stata tentata una riforma economica mirante ad introdurre nell’ economia degli indicatori obiettivi e qualificanti (…). Una parte della burocrazia politica ed economica fallì il test dell’ efficacia economica, perché essa non aveva la conoscenza necessaria per assumerne i rischi. Gli altri, i tecnocrati della giovane generazione percepivano i limiti della riforma. Affinché l’ autonomia della direzione economica si affermi, occorrono dei capitani d’ industria. Ora il paese non dispone dei quindicimila uomini necessari.”” (pag 58-59, V.C. Visera, Introduzione: La seconda primavera di Praga) Montesquieu citato da Marx nel ‘Premier Essai de rédaction’: “”Oggi, tutto si rapporta ad un centro, e questo centro è, per così dire, lo Stato stesso’. Marx traduce Montesquieu così (Erster Entworf zum “”Bürgerkrieg in Frankreich””) “”Jetz konzentriert siche alles in einen einzigen Mittelpunkt, und dieser Mittelpunkt ist gleichsam der Staat selbst””. (pag 56)”,”MEOx-067″
“FAYET Jean-Francois”,”Karl Radek (1885-1939). Biographie politique.”,”Karl RADEK (1885-1939). “”Malgrado il miglioramento del suo regime di detenzione, Radek non consentiva a Levi di venirlo a trovare per evitare di compromettere il partito. Ma Ruth Fischer, che gli rendeva visita tre volte alla settimana, faceva da intermediario e Radek si sforzerà a più riprese di intervenire nei dibattiti interni del partito trasmettendogli dei testi. La prima di queste lettere indirizzata come “”Lettera aperta”” all’ insieme dei delegati per il congresso di Heidelberg è significativa della posizione di Radek riguardo al partito tedesco durante questo anno 1919: (…). Come nei suoi precedenti scritti, Radek ricorda che la rivoluzione mondiale è un processo molto lungo, pavimentato di disfatte, e che è indispensabile partecipare ai consigli d’ impresa, ai sindacati e alle elezioni del Parlamento. Sicuramente, il “”proletariato non arriverà al potere attraverso la conquista della maggioranza in Parlamento””, se fosse il caso, i suoi avversari lascerebbero immediamente il terreno della democrazia. Ma, “”prima di diventare tanto forti da instaurare la dittatura del proletariato, dobbiamo utilizzar tutte le possibilità che ci offre questa democrazia””””. (pag 307) “”Radek non ha mai cessato di interessarsi alla Germania. Per questi quattro anni di guerra, il proletariato tedesco, il partito socialdemocratico tedesco e la speranza di una rivoluzione tedesca erano sempre stati al centro delle sue preoccupazioni. Collocando la Russia all’ avanguardia della rivoluzione mondiale, i bolscevichi modificarono per un po’ le prorità di Radek che, rivoluzionario professionale e internazionalista convinto, si mise al servizio della rivoluzione russa. Ma come doveva riconoscere qualche anno più tardi: “”Se ascolto le mie propensioni, sono più legato alla classe operaia tedesca che alla classe operaia russa””. La sua lotta tra i comunisti di sinistra contro la firma del trattato di Brest-Litovsk e il suo ruolo nella formazione dei primi gruppi comunisti tedeschi testimoniano d’altra parte della permanenza delle sue convinzioni anche se non era riuscito, malgrado due tentativi, a recarsi in Germania prima della fine della guerra. Ma durante i primi giorni di novembre, la ruota sembre di nuovo girare.”” (pag 253-254)”,”RIRB-078″
“FAYET Jean-François”,”1905 de Varsovie á Berlin: la polonisation de la gauche radicale allemande. Les résonances de 1905.”,”Jstor Sul dibattito in Germania sulla natura della rivoluzione del 1905 in Russia e Polonia e le sue conseguenze. Esperienza applicabile in Germania? Ruolo, influenza dei dirigenti e militanti polacchi della SDKPil esiliati in Germania sulla Spd Dopo il 1905 cresce l’influenza dei socialisti polacchi all’interno della Socialdemocrazia tedesca “”Tout le parti allemand n’avait pourtant pas renoncé à la révolution prolétarienne: diverses personnalités, que l’on regroupe sous le qualificatif de «radicaux de gauche», refusaient «l’attentisme révolutionnaire» de la direction et souhaitaient engager le parti dans la voie d’une tactique révolutionnaire conséquente. Pour eux la résurgence du «révisionnisme» était le résultat du rejet des actions de masse et de la dérive parlementaire du parti. Il ne s’agissait nullement d’un groupe organisé, mais plutôt de personnalités disparates, souvent isolées comme Franz Mehring, Karl Liebknecht, Julian Borchardt, Konrad Haenisch, Paul Lensch Alfred Henke, Johann Knief, Wilhelm Pieck, Clara Zetkin, Auguste Thalheimer, Hermann et Käte Duncker, Johann Westmeyer. Seuls les radicaux de Brême dirigés par Henke disposèrent pendant plusieurs années de la majorité dans leur organisation, partout ailleurs la gauche du parti était minoritaire et plutôt que d’une tendance structurée il vaudrait mieux parler de réseaux d’amitiés et d’une solidarité d’idées. C’est auprès de cette mouvance radicale allemande que s’exerça pendant près d’une décennie l’influence des militants de la SDKPiL“” (pag 418-419) ( Socialdemocrazia del Regno Polacco e di Lituania) “”Al di là del prestigio personale di Rosa Luxemburg che Kautsky aveva associato alla redazione della Neue Zeit, i militanti della SDKPiL disponevano di un quasi-monopolio nella stampa socialista tedesca e nelle risoluzioni dei Congressi tedeschi sulle questioni del «revisionismo», dello sciopero di massa e fra poco dell’imperialismo. Il solo Radek pubblicava ogni settimana delle cronache su una quindicina di organi della SPD, Marchlevski e Feinstein collaboravano a una dozzina di giornali della SPD. Gli articoli dei Polacchi irritavano sovente la direzione del partito tedesco, gli organi centrali (Vorwärts e Neue Zeit) finirono del resto per rifiutarli, ma essi contribuirono qualche volta alla reputazione nazionale, e anche internazionale, di alcuni giornali regionali – pensiamo a ‘Leipziger Volkszeitung, a ‘Arbeiterzeitung’ di Dortmunt, à ‘Bremer Bürgerzeitung’ (Knief) e a ‘Freier Volkszeitung’ di Göppingen nel Würtemberg. Dunque in qualche anno, i Polacchi tessero in Germania una vera e propria rete nazionale di propaganda radicale. Ma le influenze istituzionali non sono meno impressionanti. I militanti della SDKPiL, disponevano di posizioni molto forti in varie organizzazioni della SPD, come l’organizzazione di Brema, ma anche alla scuola di partito dove insegnava Rosa Luxemburg, alla commissione di controllo della SPD attraverso Clara Zetkin. Erano pure estremamente presenti nelle istanze internazionali come la BSI in cui siedeva Rosa Luxemburg dal 1904 e nei congressi dell’Internazionale ove, dopo la scissione del 1911, inviavano due delegazioni”” “” (pag 423-424)”,”LUXS-081″
“FAZI Elido”,”La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l’Euro.”,”La crisi del 1997-98 sulle due rive dell’Atlantico e un po’ di storia delle vicende monetarie da Bretton Woods fino a oggi”,”ECOI-347″
“FAZIO Mario”,”Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea.”,”FAZIO Mario giornalista de ‘La Stampa’ si occupa di architettura. Ha scritto ‘I centri storici italiani’ e ‘Antico è bello’. Ha scritto un libro assieme a Renzo Piano. “”Anzitutto vediamo il ritardo culturale. Nell’Italia umbertina e in quella del primo Novecento non si era neppure affacciata una cultura della città paragonabile a quella che stava germogliando in Inghilterra e in Francia sotto la spinta dei movimenti di protesta contro la disumana città industriale (‘La questione delle abitazioni’ di Engels è del 1848, comparve in Italia nel 1950 ()), col contributo di scrittori e utopisti. Robert Owen, ideatore della “”città perfetta”” (1825) aveva fondato New Harmony nello Stato dell’Indiana, Charles Fourier aveva descritto il suo Falansterio, comunità ideale per 1620 persone, nel 1829. Dopo di lui J.B. Godin aveva realizzato a Guisa (Aisne) il Familisterio, integrante abitazioni e luoghi di lavoro. Da noi l’attenzione alla Francia veniva circoscritta ai grandi progetti di sventramenti, però senza un disegno strategico paragonabile a quello di Haussmann”” (pag 32) [Mario Fazio, Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea, 2000] [() alle stampe nel 1872, si compone di tre articoli scritti da Engels per il ‘Volksstaat’ di Lipsia. Pubblicata in Italia dall’editore Mongini nel 1901, ndr]”,”VARx-498″
“FAZIO Antonio Lucia F.”,”L’ inflazione in Germania nel 1918-1923 e la crisi mondiale del 1929. Con una Prefazione e Giustificazione (Autobiografica) – Volume II. Riflessioni e Interpretazioni: De Lucia Lumeno, Di Taranto, Masera, Pittaluga, Spinelli, Sapelli, Albanese, Ginammi.”,”‘La grande inflazione nei primi anni venti aveva praticamente distrutto la classe media. La disoccupazione che iniziò ha manifestarsi con la stabilizzazione alla fine del 1923 e nel 1924, sia pure in misura non ancora tale da compromettere gli equilibri politici ed istituzionali, accresceva comunque risentimenti e alimentava scontenti nei confronti della Repubblica. I provvedimenti deflazionistici del 1930, 1931 e 1932 avevano colpito ancora la classe media. Continuava nella destra, soprattutto in quella estrema, la convinzione che la Guerra fosse stata perduta per un tradimento d quelli che furono chiamati i Rivoluzionari del 1919: il mito negativo del “”colpo alla schiena””. La sfiducia nelle istituzioni della Repubblica di Weimar aveva raggiunto il massimo nei primi anni 30. Hitler, cavalcò i sentimenti antidemocratici latenti, anche di ribellione, coltivando gradualmente e poi in forma sempre più invasiva e pervasiva il mito della Grande Germania. Si fece come detto concedere dall’ormai indebolito presidente Hindenburg poteri dittatoriali. I freni degli altri componenti democratici del governo furono travolti. Il Parlamento fu impaurito dalla violenza connessa con una ondata di repressione politica, di portata inaudita, volta a eliminare fisicamente tutti gli oppositori e di fatto a controllare ogni organo di governo (164). La popolarità di Hitler e i primi successi elettorali furono dovuti soprattutto alla dichiarata volontà politica di combattere la disoccupazione dimenticando i problemi del bilancio pubblico. L’inflazione non era più un pericolo; soltanto alcuni politici e finanzieri continuavano a temerla. Fu lanciato un grandioso piano per il lavoro. Il 27 giugno del 1933 fu promulgata una legge che autorizzava la costruzione di un nuovo tipo di strada: l’autostrada. L’esempio fu preso dall’Italia dove erano state costruite l’Autostrada di Napoli-Pompei e un altro tratto nell’Italia del Nord, complessivamente di poche decine di chilometri. Fu anche intuito che questa infrastruttura avrebbe permesso uno sviluppo dell’industria automobilistica. In Germania il trasporto si svolgeva soprattutto su ferrovia, grazie alle grandi pianure e all’abbondanza del carbone’ (pag 152-153) [(164) Richard J. Evans, ‘La nascita del Terzo Reich’, paragrafo V, Creazione del Terzo Reich, cap. XVII, XVIII, XIX, pagg 343-407] ‘Il genio finanziario di questa prima fase della ripresa e anche inizialmente del riarmo fu Schacht (presidente della Reichsbank) (pag 155) [«Per tanti anni ho potuto solo scrivere, ora posso parlare». E quanto si legge nell’ultimo lavoro di Antonio Fazio. Questo volume, a parte l’attenta disamina storico-economica di un ventennio che ha visto svalutazioni e rivalutazioni delle più importanti monete dell’Occidente industrializzato, è rappresentativo delle criticità che hanno accompagnato – e accompagnano – la nascita e l’evoluzione della moneta unica europea. Ma si tratta di un accostamento e di un confronto svolto con garbo ed eleganza, basato su di un solido bagaglio culturale da economista e privo di sovrastrutture di carattere politico o ideologico. Questo rende il lavoro di Fazio particolarmente interessante, oltre che per i contenuti esposti, per quanto non scritto nelle, ma tra le righe, ricorrendo al confronto tra quanto molti Paesi furono costretti a sopportare deflazione e/o sovrapproduzione per mantenere le loro monete vincolate al gold standard, similmente a quanto accade oggi con la moneta unica, che, in quanto tale, non permette alcuna flessibilità di cambio rispetto a condizioni strutturali e di crescita diverse delle nazioni che la condividono. In questa cornice, lo scopo sotteso appare forse ancor più ampio di quello esplicito: paragonare l’architettura interpretativa degli eventi degli anni Venti e Trenta del Novecento a quella attuale dell’ Unione monetaria europea, dove, in presenza di un tasso di cambio predeterminato e di moneta unica, un aumento di competitività potrà ottenersi solo riducendo in misura significativa il costo del lavoro. D’altronde Fazio, sin dal suo ingresso in Banca d’Italia nel 1960 con una borsa di ricerca presso il Servizio studi, quando ignorava che sarebbe arrivato ai vertici di quello che è uno dei più prestigiosi istituti internazionali come governatore nel 1993, volle con determinazione approfondire il tema della moneta, sia sotto l’aspetto empirico che teorico, coniugandolo, a latere, con l’econometria; connubio che lo condurrà, sotto il magistero di Guido Carli, all’elaborazione del modello econometrico dell’economia italiana, testato nel 1974 al tempo della prima crisi petrolifera. Sono e saranno gli anni della maturazione dei suoi studi sulla teoria monetaria, grazie agli insegnamenti di premi Nobel quali Paul Anthony Samuelson e Franco Modigliani, oltre che di Robert Solow, e al costante confronto con Baffi e Ciampi, entrambi governatori della Banca d’Italia, e con Savona, Vicarelli, Tarantelli e tanti altri. E anche il periodo della frequentazione di prestigiosi centri di ricerca quali il Mit e di difficili raffronti professionali con il Fondo monetario internazionale, sempre su temi e problemi riguardanti l’ inflazione, il corso dei cambi, i tassi di interesse, i prezzi e il costo del lavoro. E su queste basi di teoria e prassi che Fazio affronta i temi della iperinflazione in Germania e della grande crisi del 1929. Dopo una puntuale disamina delle cause che provocarono un vertiginoso aumento dei prezzi e la svalutazione del marco in Germania dal 1918 al 1923, Fazio si sofferma sulla deflazione che seguì per tutti gli anni 30 alla grande crisi del 1929, causata, quest’ultima, da una sovraproduzione che ebbe origine nel settore primario e dalla speculazione che causò il crollo di Wall Street. Significativamente, a proposito della Germania, Fazio ricorda quanto scritto da Costantino Bresciani Turroni per motivare il perché la politica economica tedesca «si è sempre preoccupata della stabilità monetaria a qualunque costo, anche a prezzo di ripercussioni temporaneamente dannose per l’economia». Perciò, il già governatore della Banca d’Italia sottolinea che «la Storia economica ci aiuta a meglio analizzare avvenimenti e congiunture del nostro tempo», al pari di quanto sostenuto da Samuelson che considera questa disciplina come tutto ciò che documenta l’esperienza empirica. Lo studio degli accadimenti contemporanei deve allora essere considerato esso stesso Storia economica, la cui finalità, aggiunge Antonio Fazio, è di «trarre dai fatti e loro conseguenze qualche insegnamento di teoria e politica economica». Ed è proprio la Storia economica che ci permette, specularmente, di confrontare le politiche del rigore volute dalla Germania, nel ricordo dell’ iperinflazione, e quelle deflazionistiche subite da Paesi del Sud dell’Unione, anche a seguito del deflusso di risorse verso le nazioni del Nord quale conseguenza dei loro surplus commerciali. E pensare, a riprova di quanto Fazio ci insegna tra le righe di questo volume, che nel 1997 il premio Nobel per l’economia Milton Friedman predisse che se la moneta unica fosse stata realizzata così come era stata programmata se ne sarebbero avvantaggiati soprattutto Germania, Benelux e Austria, «perché i cambi flessibili rappresentano potenti meccanismi di aggiustamento… e dunque bisogna riflettere bene prima di scegliere soluzione alternative». A conferma, l’anno successivo un gruppo di economisti neo keynesiani di livello internazionale, tra i quali il Nobel Franco Modigliani, in un Manifesto dal significativo titolo “”Contro la disoccupazione nell’Unione europea””, sosteneva che l’obiettivo della Banca centrale europea – il cui statuto fu voluto dalla Germania ad immagine di quello della Bundesbank – non doveva limitarsi al controllo dell’inflazione non superiore al 2%, benanche di tenere «la disoccupazione sotto controllo», come previsto dallo statuto della Fed. In quel periodo, il coraggio istituzionale di Antonio Fazio a difesa del nostro Paese fu dimostrato, altresì, nel tutelare il sistema bancario italiano da incursione straniere. (…) (da scheda bibl.)] In bibliografia riportati molti testi di Keynes Il testo di Fazio è infarcito di dati, tabelle e grafici”,”ECOI-408″
“FE’ Franco”,”Paul Nizan. Un intellettuale comunista.”,”FE’ Franco, giornalista, è nato nel 1936. A Milano ha lavorato per un istituto di ricerca pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio e socialista e uno scritto sulla psicologia esistenziale di SARTRE In seguito i suoi interessi si sono rivolti prevalentemente alla letteratura politica francese. “”Al riguardo è significativo che la critica comunista abbia riservato da Antoine Bloyé un’ accoglienza non priva di riserve. Jean Freville, su “”l’ Humanité’ del 18 settembre 1933, ne aveva elogiato la forma, ma si era chiesto, di fronte alla tematica del libro, se si poteva essere egualmente soddisfatti: “”Nizan ha il merito di porre un problema sociale nella sua ampiezza, di mostrarci in modo impressionante il nulla dell’ esistenza dei piccolo-borghesi. Noi vogliamo ancora di più… Il suo libro è solo una tappa. Siamo certi che nelle sue prossime opere egli ci descriverà l’ immenso processo rivoluzionario della nostra epoca e che lo scrittore si avvarrà delle lezioni apprese dal militante””.”” (pag 73)”,”PCFx-040″
“FEATHERSTONE Donald”,”Tel El-Kebir 1882. La conquista dell’ Egitto da parte di Wolseley.”,”Secondo un corrispondente militare dell’ epoca, WOLSELEY non solo concluse trionfalmente la guerra nei tempi previsti ma non lasciò neppure in sospeso problemi da dover poi risolvere. Non solo sconfisse gli insorti ma cauterizzò la rivolta. Abili e magistrali la sua strategia e la tattica. Invece di tentare un’ avanzata su Alessandria, ingannando i suoi stessi generali, con una manovra di concerto con la Marina, si impadronì del Canale ponendo la sua base ad Ismailia. Invece di marciare rapidamente all’ interno del paese con gravi rischi di perdite e di una campagna prolungata, decise di aspettare di terminare i preparativi per infliggere un unico risolutivo colpo che ponesse fine alla campagna.”,”QMIx-077″
“FEATHERSTONE Donald”,”Khartum 1885. L’ ultima resistenza del Generale Gordon.”,”””Ogni volta che si ritirava, l’ Inghilterra era solita tornare sul posto. Era già avvenuto in Birmania, nel Bengala e in Afghanistan; e avvenne anche nel Sudan. Le truppe britanniche tornarono a Karthum per vendicare Gordon; con la campagna di Kitchener del 1896-98″”.”,”QMIx-080″
“FEATHERSTONE Donald”,”Omdurman 1898. La vittoria di Kitchener in Sudan.”,”I meriti di Kitchener. “”Tuttavia la fiducia di Kitchener nella soverchiante potenza di fuoco a sua disposizione giustificava le sue tattiche, che prevedevano lo schiaramento dei suoi reggimenti in formazioni in linea a ranghi serrati, con la prima fila inginocchiata e la seconda fila in piedi: tali tattiche condussero al sistematico annientamento degli avversari, (…). E’ stato detto a ragione che i fanti britannici che combatterono a Waterloo nel 1815 si sarebbero sentiti perfettamente a proprio agio a Omdurman.”” (pag 89) Gli errori del Califfo. “”Il califfo avrebbe dovuto rifiutare di assalire l’ esercito anglo-egiziano nelle forti posizioni difensive (…). Tuttavia, avendo optato per un assalto generale, il califfo avrebbe per lo meno dovuto condurlo nel modo più temuto da Kitchener: di notte. I suoi più importanti generali, Ibrahim Khalil, Osman Azraq e Osman Digna, insistettero tutti per un attacco con il vantaggio dell’ oscurità; Ibrahim Khalil aveva addirittura esplorato personalmente il terreno. Invece, il califfo accettò il suggerimento di suo figlio, Shaikh al-Din, il quale sosteneva che un attacco notturno non avrebbe permesso ai suoi uomini di combattere nelle condizioni migliori””. (pag 89)”,”QMIx-149″
“FEBVRE Lucien; nuova edizione a cura di Peter SCHÖTTLER”,”Il Reno. Storia miti realtà.”,”Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo, appena riconquistata dalla Francia e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire economique et sociale’, una delle esperienze più vive della cultura storica francese ed europea. Tra i suoi insuperati lavori: – Filippo II e la Franca Contea. TORINO. 1979 – La terra e l’ evoluzione umana. TORINO. 1980 – Onore e patria. DONZELLI. 1997 Tesi: città lungo il Reno fondate dai capi e soldati dell’ esercito coloniale romano. Roma si portava dietro una inesauribile riserva di capimastri, maestri artigiani, istitutori, giardinieri, agricoltori, primi quadri della valorizzazione coloniale”,”STOS-060″
“FEBVRE Lucien MARTIN Henri-Jean; a cura di PETRUCCI Armando”,”La nascita del libro.”,”Come gli uomini hanno inventato il libro e come i libri hanno plasmato gli uomini. Gli AA colgono la funzione di ‘fermento’ e di ispirazione che il libro a stampa ebbe in Europa fra il XV e il XVII secolo, individuando anche le maniere in cui, tra lotte religiose e battaglie ideologiche, il libro contribuì al rinnovamento intellettuale di tutta Europa. Lucien FEBVRE, prof al College de France dal 1930, fu poi P della VI sezione dell’ Ecole pratique des Hautes Etudes (EHE). Nel 1929 fondò con Marc BLOCH le ‘Annales’. Per i tipi della Laterza è apparsa anche la sua monografia su ‘Lutero’ (1969). Henri-Jean MARTIN insegna all’ Ecole des Chartes ed è ‘directeur d’etudes’ all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes en Science Sociales (IV sez.) (EHESS). Per i tipi della Laterza è autore di ‘Storia e potere della scrittura’ (1990).”,”EDIx-002″
“FEBVRE Lucien; a cura di Adriano PROSPERI”,”Amor sacro amor profano. Margherita di Navarra. Un caso di psicologia nel ‘500.”,”Definito da Fernand BRAUDEL il più grande storico francese dopo MICHELET, Lucien FEBVRE (1878-1956) fu il fondatore, assieme a Marc BLOCH, delle ‘Annales’.”,”STOS-070″
“FEBVRE Lucien”,”Martin Lutero.”,”””Si levò un grande tumulto. Lutero si ritirò in mezzo a ingiurie e ad acclamazioni. Rientrò nell’ albergo; e alzando le mani, non appena vide da lontano gli amici ansiosi: Ich bin hindurch! gridò due volte: ne sono uscito, ne sono uscito! Il giorno dopo tutti sapevano del grande rifiuto di frate Lutero “”che scrive contro il Papa””. E coloro che credevano di conoscerlo e che lo amavano stupirono di un’ audacia di cui non intuivano la ragione sovrumana””. “”Tutto il popolo tedesco e i principi sono per lui. Forse questa volta riuscirà a sfuggire.”” (pag 165)”,”RELP-031″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collège de France nell’anno accademico 1944-1945.”,” Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del XX secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare a Strasburgo e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita nel 1929 alle ‘Annales d’histoire economique et social’. Ha scritto varie opere tra cui ‘La terra e l’evoluzione umana’ (1980). Nel libro viene citato Comenio (Comenius) Comenius Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Comenius Comenius nome latinizzato di Johan Amos Komensk? o, in italiano, Comenio (Nivnice, 28 marzo 1592 – Amsterdam, 15 novembre 1670) è stato un teologo e pedagogista ceco. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Insegnamento 3 Opere 4 Altri progetti Biografia [modifica] Comenio nacque in Moravia, nel 1592 nel villaggio di Nivnice. Figlio di mugnai, alla morte dei genitori (1604) venne affidato ad una zia. Nel 1608 cominciò a frequentare la scuola latina a Prerov per poi trasferirsi in Germania. Già durante gli anni della scuola iniziò a scrivere due grandi opere che tuttavia non portò a termine: una di esse era Il tesoro della lingua ceca, concepito come un grande dizionario. Finita la scuola, fra il 1614 e il 1616 fu direttore della scuola latina di Prerov. Nel 1616 divenne pastore dell’Unione dei Fratelli Boemi. Dopo la Battaglia della Montagna Bianca (1620) e la conseguente fine della libertà protestante, Comenio fu costretto all’esilio. Dapprima si recò in Polonia, dove proseguì la sua attività di predicatore e fu nominato vescovo dell’Unione. In Polonia continuò anche la sua attività di direttore di scuola, approfondendo il suo interesse per la pedagogia: è proprio in questo periodo che scrive gran parte delle sue opere pedagogiche. Le opere e il nome di Comenio cominciarono a diffondersi nell’Europa protestante e il pensatore venne invitato in vari paesi a tenere conferenze ed esporre le sue idee pedagogiche. Nell’ambito della sua opera di diffusione dell’educazione, trascorse un certo periodo in Inghilterra e, successivamente, in Svezia dove scrisse un importante saggio sull’apprendimento delle lingue straniere. Oltre all’esilio forzato, durante questi anni la vita di Comenio venne sconvolta da tragici avvenimenti: nel 1662 la morte della moglie e dei due figli di peste, nel 1648 la morte della seconda moglie; nel 1656, durante un incendio, perse tutto il suo patrimonio nonché il manoscritto del grande dizionario ceco-latino a cui lavorara da moltissimi anni. Distrutto da quest’ultimo evento drammatico, Comenio si trasferì ad Amsterdam su invito di un amico. In Olanda Comenio pubblicò un insieme di 43 opere con il titolo Opera Didactica Omnia. Morì ad Amsterdam il 15 novembre del 1670. Comenio fu tra i pedagogisti più significativi dell’età moderna. Insegnamento [modifica] Egli sosteneva che il fine dell’educazione sia la formazione dell’uomo sia nella vita spirituale che in quella civile. Diceva infatti che “”educare è vivere””, che prima di agire bisogna imparare e che per educare bisogna avere una chiara visione degli scopi da perseguire e del metodo con cui l’insegnamento deve essere impartito. La scuola doveva preoccuparsi soprattutto della preparazione di uomini adatti a esercitare l’insegnamento con determinati procedimenti. L’ ideale pansofico (insegnare tutto a tutti) esprime la necessità che l’istruzione sia estesa a tutte le classi sociali, senza però satollare la mente, ma stimolandola al sapere. Secondo Comenio, l’uomo deve indagare la natura ed imitarla; come gli esseri della natura sono perfetti in ogni fase del loro sviluppo, così dev’essere dell’uomo, perfetto e completo in ogni momento della sua crescita, fisica e spirituale; il sapere deve essere approfondito col maturarsi delle facoltà e col procedere verso la vita adulta. Divide infatti il decorso degli studi in 4 cicli, ognuno dei quali è una ripresa ed approfondimento di ciò che è stato trattato nei cicli precedenti, in ordine: scuola del grembo, scuola di lingua nazionale, scuola di latino, accademia. Non prevede per i bimbi prima dei 3 anni una scuola particolare, attribuendo ai genitori la funzione di avviare i piccoli ai primi rudimenti del sapere. La scuola comeniana è estesa a tutti, ed è scuola formativa ed informativa, in cui i fanciulli apprendono a leggere e scrivere, con la base della lingua nazionale e con un linguaggio corretto. Argomento preoccupante è il numero di insegnanti a disposizione, pochi in rapporto agli alunni, quindi tante volte un solo maestro deve bastare anche per 100 alunni; il maestro è tutto: parla, mostra oggetti, guida. Comenio dà molta importanza allo studio delle lingue, in modo da fornire così al fanciullo un corredo di parole adatto alle cose. Opere [modifica] L'””Orbis Pictus”” fu l’opera più conosciuta di Comenio, il primo libro illustrato per l’infanzia con immagini ed espressioni verbali. Con lo stesso criterio fu scritta un’opera in latino, la “”Juana Linguarum””, per aiutare gli allievi a stabilire un rapporto tra lingua nazionale ed espressioni latine. Comenio afferma che il rinnovamento dell’educazione non giungerà mai a compimento e non dovrà mai essere interrotto. Tre opere principali riassumono la sua vasta attività e sono: Janua linguarum reserta Orbis sensualium pictus Didactica Magna. Nella “”Janua linguarum reserta”” Comenio mette a confronto la lingua nazionale con il latino. L'””Orbis sensualium pictus”” (“”Mondo Illustrato””) è il primo libro illustrato per l’infanzia. In quest’ultima opera sono sostanzialmente concepiti ed esposti i principi essenziali della pedagogia moderna in tutta la loro chiarezza ed estensione.”,”EURx-247″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collége de France nell’anno accademico 1944-1945.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-017-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Michelet, 1798-1874.”,”””Quinet, fils d’un commissaire des guerres: Hugo, fils d’un général: Cournot, fils d’un notaire provincial: tous s’accordent entre eux et, finalement, avec Michelet, fils d’un pauvre imprimeur. Et leurs témoignages signifient finalement, pour toute une génération: rupture complète de la tradition. Dans la famille, elle est orale; garder le silence devant ses enfants, c’est la rompre – couper le fil des temps”” (pag 34)”,”STOx-291″
“FEBVRE Lucien”,”Onore e Patria.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-021-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Studi su Riforma e Rinascimento e altri scritti su problemi di metodo e di geografia storica.”,”Lucien Febvre (1878-1956) si laureò alla Sorbona nel 1911 con una tesi destinata a divenire un classico ‘Philippe II et la Franche-Comté’. Strinse un sodalizio intellettuale fortissimo con Marc Bloch, insieme al quale fondò nel 1929 la rivista ‘Annales’, divenuta contro di rinnovamenti degli studi storici. Professore al College de France e presidente della VI Section dell’Ecole pratique des Hautes Etudes. “”Tre casi, fra tanti altri; Ginevra, dopo Strasburgo, dopo Basilea, la Ginevra posteriore al 1536 è città di rifugio per gli spiriti liberi”” (pag 139)”,”STOS-022-FF”
“FEDELE Santi”,”I repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926).”,”FEDELE Santi è già noto per i suoi precedenti lavori fra i quali ‘Storia della Concentrazione antifascista 1927-1934, MILANO, 1976).”,”ITAD-027″
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”””Si giunse pertanto dopo una serie di trattative alla stipulazione di un accordo tra il PSI e GL che fu firmato il 31 luglio del 1931. Il testo dell’ accordo stabiliva che “”GL è il movimento unitario dell’ azione rivoluzionaria in Italia. Il PSI, senza rinunciare alla sua specifica attività di organizzazione e propaganda, riconosce la necessità di far convergere i suoi sforzi nell’ azione rivoluzionaria di GL””. La clausola secondo la quale il PSI si riservava il diritto di svolgere una sua specifica attività in Italia, clausola che nei due anni successivi sarebbe rimasta una pura e semplice rivendicazione di principio non sostanziata da una volontà politica tendente a tradurla in atto, aveva più che altro la funzione di attenuare, almeno formalmente, il significato politico dell’ accordo altrimenti fin troppo evidente: la rinucia dei socialisti a dotare il partito di un’ autonoma organizzazione clandestina per la lotta in Italia. In cambio di questa rinuncia essi ottenevano che un rappresentante del PSI e uno della CGL entrassero a far parte, insieme a tre giellisti, del comitato al quale spettava “”la direzione e la responsabilità dell’ azione in Italia””.”” (pag 89)”,”ITAD-068″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura”,”Dalle crisi dell’ impero sovietico alla dissoluzione del socialismo reale.”,”Relazioni di Vittorio STRADA Giorgio PETRACCHI Victor ZASLAVSKY Pasquale FORNARO Bianca VALOTA Dariusz STOLA Francesco GUIDA Marcello FLORES Girolamo COTRONEO Maurizio DEGL’INNOCENTI Santi FEDELE Jeno HORVATH, interventi Piero ORTECA Angelo SINDONI Bianca VALOTA Santi FEDELE insegna storia dei movimenti e dei partiti politici e storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. Pasquale FORNARO insegna storia dell’ Europa orientale e storia del risorgimento nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. “”Anche se il tono della polemica di Croce salirà, e di molto, nel dopoguerra, quando vedrà il comunismo come “”pericolo mondiale””, i primi giudizi importanti sul “”comunismo realizzato”” si incontrano in uno dei suoi libri più famosi, la Storia d’ Europa nel secolo decimonono del 1932, dove scriveva: ‘Il comunismo, che si suol dire essere ormai disceso nei fatti e attuatosi in Russia, non si è punto attuato in quanto comunismo, ma nel modo che gli segnavano i suoi critici (…)””. Appare in questo passaggio un argomento di grande interesse che si incontra più volte nelle pagine di Croce; che in Russia il comunismo non si sarebbe per nulla attuato. Un argomento che trova riscontro nel pensiero di Einaudi il quale già nel 1919, all’ indomani, quindi, della Rivoluzione Russa (…). Ritorneremo, come abbiamo detto, sul discorso di Einaudi. Riprendendo per ora quello di Croce, dalla precedente pagina della Storia d’ Europa appare chiaramente la sua radicale liquidazione della Russia sovietica; una liquidazione che nasceva da lontano, già dagli anni 1917 e 1918, quando Croce, pur riconoscendo che quanto stava accadendo in Russia era stato preparato “”dal malgoverno e da insufficiente sviluppo elle classi dirigenti””, aggiungeva che la Rivoluzione comunista aveva mostrato “”con tremendo esempio a che cosa conduca il rovesciamento della scala dei valori sociali””; (…)””. (pag 150-151)”,”EURC-082″
“FEDELE Santi”,”Luigi Fabbri, un libertario contro il bolscevismo e il fascismo.”,”Santi FEDELE è professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università di Messina. Autore di studi sulla storia dei movimenti e dei partiti politici tra le due guerre tra cui il volume ‘Una breve illusione. Gli anarchici italiani e la Russia sovietica’. Ha diretto con ANTONIOLI, BERTI e IUSO il Dizionario biografico degli anarchici italiani. Luigi FABBRI (Fabriano, 1877 – Montevideo 1935) In morte di Lenin: un bilancio critico. “”Un mito che solo in parte può essere ritenuto tale, se si considera, come Fabbri non esita a riconoscere, che a Lenin, personalità dalle straordinarie doti politico-organizzative, si deve la costituzione di “”una forza, un nucleo centrale di raccoglimento””, il Partito bolscevico, punto di riferimento anche di altri movimenti, quali gli anarchici e i socialisti rivoluzionari di sinistra, che con esso collaborarono fino ai giorni cruciali dell’ ottobre e ancora oltre. Fu l’ esistenza di tale forza organizzata che “”salvò nel 1917 la rivoluzione, e dalla reazione capitalistica interna e dallo sfacelo caotico che avrebbe fatta della Russia la preda di tutti gli eserciti stranieri””.”” (pag 52) “”Potrà la Rivoluzione riprendere il suo cammino? Fabbri, pur non rinunciando alla speranza che ciò possa avvenire, lascia ben poco spazio all’ottimismo, ritenendo assai improbabile l’ ipotesi “”d’una ripresa rivoluzionaria, d’una nuova spinta in avanti da parte del proletariato””. Troppi fatti fan temere che la Rivoluzione “”sia già morta, strozzata da coloro che se ne son fattoun monopolio di partito; troppo profonde radici hanno messo “”la casta militare, la burocratica, la poliziesca, il numeroso personale di governo, la classe dei nuovi ricchi, vale a dire tutto ciò che forma oggi la classa dirigente in Russia””, per ritenere che questa nuova classe dirigente possa consentire cambiamenti sostanziali e non sia piuttosto interessata a un ulteriore consolidamento in senso conservatore deoo statodi cose.”” (pag 53)”,”ANAx-251″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura; saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA”,”Lo stalinismo: parabola di un mito.”,”Saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA “”La battaglia sulla questione nazionale, vinta da Stalin in pratica sei mesi prima della morte di Lenin, è un segnale significativo della strada che sta imboccando la lotta per la successione, scatenatasi sostanzialmente dopo che, alla metà del 1922 il leader è rimasto semiparalizzato. Si tratta di una lotta feroce e senza esclusione di colpi, che poggia più sul potere contrattuale dei protagonisti che sulle idee di cui sono portatori. All’XI Congresso del partito (maggio 1922) sono eletti nel ‘Politbjuro’ Lenin, Zinoviev, Stalin, Trotsky, Kamenev, Tomskij e Rykov, mentre Bucharin, Kalinin e Molotov ne diventano membri supplenti. E’ chiaro, a questo punto, che il successore può uscire da una cerchia che si restringe a due o tre persone: Trockij in primo luogo, poi Stalin e forse Bucharin. Non certo Kamenev o Zinoviev, che avevano avuto la “”colpa”” di opporsi al golpe di ottobre, e nemmeno qualche altro personaggio come Kamenev o Rykov, nessuno dei due dotato di sufficiente carisma. Nella famosa “”Lettera al Congresso”” dettata da Lenin alla fine di dicembre del 1922 e conosciuta da tutti come il “”Testamento”” vengono fissate alcune linee-guida per il partito, come quella di portare i componenti del Comitato centrale a 100 per accrescerne l’autorità. Ma la parte più interessante è quella che riguarda l’analisi delle personalità di Trockij, Stalin e Bucharin. Il primo viene definito senza dubbio il più capace, ma anche”” troppo sicuro di sé”” e ossessionato dai problemi organizzativi. Il secondo, Stalin, è riuscito “”a concentrare nelle sue mani un potere immenso”” di cui potrebbe abusare, oltre a essere “”grossolano…difetto intollerabile per un segretario generale””. Infine Bucharin viene apprezzato come “”il più pregevole e maggiore teorico del partito””, ma proprio questa raffinatezza di pensiero costituisce il maggiore ostacolo, dal momento che rischia di farlo deviare dall’ortodossia””. (pag 39-40) (Piero Orteca Dalla NEP alla collettivizzazione: l’economia di Stalin)”,”STAS-063″
“FEDELE Santi RESTIFO Giuseppe a cura; scritti di Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”Il fascismo. Politica e vita sociale.”,”Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”ITAF-326″
“FEDELE Santi”,”Il retaggio dell’esilio. Saggi sul fuoriuscitismo antifascista.”,”Contiene il capitolo ‘La sinistra italiana e i processi di Mosca, 1936-1938’ (pag 177-200) Santi Fedele è professore straordinario di storia dei movimenti e dei partiti politici nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Messina. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione di studi storici ‘Filippo Turati ‘ di Firenze ed è direttore dell’Istituto di studi storici ‘Gaetano Salvemini’ di Messina. Si è a lungo dedicato alla storia dell’antifascismo in esilio. Tra le sue pubblicazioni figura la biografia di Guido Dorso (1986).”,”ITAD-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. I. A-Anti.”,”La voce ‘anarchismo’ non c’è. La voce ‘anarchia’ è scritta da Francesco Perfetti (pag 759-762) “”Il punto di partenza di una moderna elaborazione teorica dell’Anarchia può esser fatto risalire all’inglese William Godwin (1756-1836), (…). (pag 759) Al pensiero di Godwin si può riallacciare anche “”Thomas Hodgskin (1787-1869) il cui nome resta legato ad una critica del capitalismo fondata sul collegamento con un «diritto naturale» di cui il diritto positivo costituisce un traviamento; l’anticapitalismo, in questa prospettiva, diviene momento di una più ampia ed articolata polemica contro le istituzioni o finzioni legali (stato, governo, diritto positivo) che alterano l’equilibrio naturale. Con Hodgskin non siamo propriamente sul terreno del pensiero anarchico, ma siamo pur sempre nelle sue immediate vicinanze”” (pag 759)”,”REFx-115″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. II. Anto-Bars.”,”Eugenio Barsanti, fisico inventore del motore a scoppio Voce Balzac, Honoré de (pag 821-823) di Luigia Zilli “”Quest’opera gigantesca, che fa veramente concorrenza ad una ideale anagrafe, giustifica dunque l’orgogliosa affermazione del suo creatore: «Ciò che Napoleone ha fatto con la spada, io lo farò con la penna». Tale intuizione non esaurisce però le innovazioni che Balzac introduce nella tecnica narrativa e nella drammatizzazione della storia. I suoi eroi hanno sempre un ancoramento preciso alla realtà materiale. La descrizione fisica ignora la connotazione affettiva tipica della scuola romantica, scende a dettagliare volti, gesti, movimenti, abiti, cosicché, in perfetta coerenza con le teorie fisiognomiche, le qualificazioni del corpo assurgono a specchio epidermico delle inclinazioni dell’animo. Inoltre, nella caratterizzazione del tipo d’ambiente acquista valore di percorso privilegiato. Le minute descrizioni con cui Balzac comincia tutti i suoi romanzi creano un’autentica simbiosi tra materia e spirito e fanno dell’eroe la proiezione dell’ambiente in cui vive ed opera. (…) La rottura con la tradizione fu riconosciuta da Baudelaire, quando affermò che il realismo di Balzac doveva considerarsi “”un nuovo modo di composizione””. D’altra parte, questo suo sforzo di conferire non solo ai singoli personaggi ma anche alle loro varie passioni un carattere eminentemente rappresentativo di un’attività tipica o di un’intera classe sociale, dovevano portarlo a creare eroi dai lineamenti esagerati fino alla caricatura. E ciò si rifletté anche nello stile, che non sempre egli riuscì a mantenere duttile e vario. L’enfasi retorica, la pesantezza sintattica, l’imprecisione lessicale, vengono spesso ad appesantire la narrazione, pur così geniale nella restituzione della vita. Trascinato dalla foga degli avvenimenti che si succedono, conquistato dalla lucidità dell’analisi, soggiogato dalla forza dei personaggi, il lettore non si avvede facilmente dei difetti stilistici, che pure ferirono la sensibilità di critici di professione come Sainte-Beuve. Balzac resta comunque il primo ad inaugurare la nuova maniera del romanzo moderno, sia pure con Stendhal, e notevolissima fu l’influenza che esercitò sul romanzo inglese, sul verismo italiano, sui grandi romanzieri russi e tedeschi. Ricordiamo inoltre che, dopo un breve periodo di oblio, la sua opera fu rivalutata dal Taine e dallo Zola e ammirata dai più grandi narratori moderni fino a Proust, ma insieme osteggiata dai rappresentanti della critica estetizzante di ogni tempo. Lungi dal perdere smalto e fascino con il trascorrere dei decenni, essa ha conquistato ai giorni nostri un favore sempre più vasto, e conosciuto le vivisezioni critiche più varie. All’interesse iniziale per l’uomo si è aggiunta un’attenzione nuova per i significati interni dell’opera e, più recentemente, per il funzionamento autonomo del testo. Per primo G. Lukács, formulando la celebre distinzione tra realismo critico e romanticismo rivoluzionario, ne ha esaltato, sulle orme di Marx e soprattutto di Engels, la dialettica critica la quale indagando e raffigurando con strenuo amore della verità le strutture di un ambiente sociale, viene forzatamente a denunciarne i vizi, anche al di fuori di quelle che potevano essere le idee personali dello scrittore”” (pag 822)”,”REFx-116″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. III. Bart-Calo.”,”nella bibliografia riferita alla voce ‘Bordiga’ (mezza colonna di testo) si cita: A. Caracciolo, Serrati Bordiga e la polemica contro il blanquismo, in AAVV, La Città futura, Milano, 1959 La città futura. Saggi sulla figura e il pensiero di Gramsci. A. Caracciolo e G. Scalia a cura, Editore: Feltrinelli, 1959 C. Cicerchia: Rapporto col leninismo e il problema della rivoluzione italiana; E.Avidgr: Movimento operaio torinese durante la prima guerra mondiale; A.Caracciolo: Serrati. Bordiga e la polemica gramsciana contro il blanquismo o settarismo di partito; G.Tamburrano: Fasi dello sviluppo del pensiero politico di Gramsci; M.Tronti: Tra materialismo dialettico e fiolosofia della prassi. Gramsci e Labriola; A.Bertondini: Gramsci e Labriola; E.Agazzi: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; R.Guiducci: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; L.Rosiello: La composizione linguistica dello storicismo gramsciano; G.Scalia: Metodologia e sociologia della letteratura in Gramsci; A.Guiducci: A proposito di estetica in Gramsci. Voce: ‘Bernstein’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 264-265)”,”REFx-117″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. V. Cie-Crip.”,”Sul concetto di classe sociale voce di Luciano Gallino (pag 169-172). Nella bibliografia citato il volume di G. Lenski, Power and Privilege. A Theory of Social Stratification’, New York, 1966; M. Lipset, Classe, potere, status. La mobilità sociale (1953, Padova; 1972), G. Thernborg, Come governano le classi sociali, Roma; 1981, F. Parkin, Classi sociali e Stato, Bologna, 1985. Voce ‘Comunismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 482-488)”,”REFx-119″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VI. Cris-Dun.”,”Voce Critica (e critica letteraria) (pag 31-39) di Giovanni Cacciavillani, Democrazia di Giulio Guderzo”,”REFx-120″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare.”,”Voce ‘Engels’ a cura di Carlo Leopoldo Ottino (pag 418-419) Dopo aver pubblicato nel 1878 l’Antidühring, Engels pubblica l’opuscolo in francese Socialisme utopique et socialisme scientifique. “”Nel 1878 [Engels] pubblicò a Lipsia il volume ‘Herrn Eugen Dühring’s Umwälzung der Wissenschaft. Philosophie, Politische Oekonomie, Sozialismus’ (La scienza sovvertita dal Signor Eugen Dührin. Filosofia, economia politica, socialismo), comunemente noto col titolo ‘Antidühring’, nel quale il concetto di dialettica – nella sua triplice definizione di compenetrazione degli opposti, conversione della quantità in qualità e negazione della negazione – trovava speciale sviluppo, e la polemica contro il sistema socialisteggiante del filosofo positivista berlinese si ampliava in una compiuta e relativamente autonoma esposizione del materialismo dialettico. Successivamente per istanza di Paul Lafargue, E. rimaneggiò i tre capitoli di tale opera sul «contenuto del socialismo moderno», prospettanti la suggestiva tesi del «salto dell’umanità dal regno della necessità al regno della libertà», e pubblicò l’opuscolo in francese (‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, 1880) e in tedesco (‘Die Entwicklung des Socialismus von der Utopie zur Wissenschaft’, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, 1882), aggiungendovi poi come prefazione all’edizione inglese (1892) l’importante saggio ‘Ueber historischen Materialismus’ (Sul materialismo storico): in esso, appunto, tale teoria veniva definita come «quella concezione dello sviluppo della storia che cerca le cause prime e la forza motrice decisiva di tutti gli avvenimenti storici importanti nello sviluppo economico della società, nella trasformazione dei modi di produzione e di scambio, nella divisione della società in classi che ne deriva e nella lotta di queste classi tra di loro». D’altronde, l’ulteriore estensione della dialettica sino a informare come legge obiettiva ogni aspetto e settore della realtà naturale fu oggetto di copiose annotazioni (1873-1883), costituenti il contenuto del discusso volume engelsiano ‘Dialektik der Natur’ (La dialettica della natura’, ivi, 1950) la cui edizione completa vide la luce a Mosca solo nel 1948″” [Carlo Leopoldo Ottino, ‘Engels, Friedrich’] [(in) ‘Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare’, Torino, 1995] (pag 418-419) La voce ‘Evoluzione’ (pag 838-848) è scritta da Pietro Omodeo”,”REFx-121″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. X. Grev-Ins.”,”La voce ‘Hegel’ è di Valerio Verra (pag 328-334) segue la voce ‘Hegelismo La voce ‘guerra’ è di Ugo Fabietti Prima guerra mondiale (pag 106-118) (non è indicato l’autore della voce) Seconda guerra mondiale (pag 118-134) (non è indicato l’autore della voce) Voce ‘Imperialismo’ di Giuliano Martignetti Bibl. Politica di potenza e imperialismo a cura di S. Pistone, Milano, 1773″,”REFx-124″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XI. Int-Lega.”,”La voce ‘Labriola, Antonio’ è di Franco Sbarberi (pag 748) La voce Internazionale (prima seconda terza) è di Fiorenza Tarozzi (pag 28-29) Voce ‘Lassalle, Ferdinand’ di Giovanni Maria Merlo (pag 884-885) “”Per L. l’abolizione del diritto di proprietà è l’unico mezzo per affrancare la classe lavoratrice dalla “”legge bronzea del salario””, che ne perpetua la miseria e ne annulla praticamente la libertà. Questa legge, già formulata da A. Smith e da Ricardo, riduce, in regime di capitalismo, il salario del lavoratore al minimo indispensabile per la sua esistenza, riservando il rimanente dell’utile di produzione all’imprenditore, detentore del capitale””. (pag 885) I maggiori scritti di Lassalle sono raccolti in 12 volumi a cura di E. Bernstein (Berlino, 1919-21) ‘Gesammelte Reden und Schriften’. Bibl. G. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959 (cercare) Kelsen, Marx oder Lassalle, Darmstadt, 1967 Voce: Kautsky di C.L. Ottino”,”REFx-125″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XII. Lege-Marg.”,”Contiene la voce ‘Lenin’ di Carlo Leopoldo Ottino, e ‘Leninismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 53-56) Voce ‘Luxemburg, Rosa’ di C.L. Ottino Bibl. ‘Economia e Stato in Rosa Luxemburg, di M. Campanella (Bari, 1977) Voce ‘Liebknecht, Karl e Wilhelm (due voci) (pag 230-233) di Fulvio Cammarano”,”REFx-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XIII. Mari-Morp.”,”Voce ‘Marx, Karl Heinrich’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 115-118) e ‘Marxismo’ dello stesso Ottino (pag 118-122) Tra le varie pubblicazioni postume c’è la vivace trattazione sintetica dell’ ‘Erstes Buch. Der Produktionsprozess des Kapitals. Sechstes Kapitel. Rsultate des unmittelbaren Produktionsprozesses’ (Primo Libro. Il processo di produzione del capitale. Sesto capitolo. Risultati del processo di produzione immediato), a cura dell’Istituto Marx Engels Lenin di Mosca, 1933. (pag 117) (v. in It. ‘Capitolo VI inedito’, Firenze 1977) Bibl. Goldmann L., L’ideologia tedesca e le Tesi su Feuerbach, Roma, 1969″,”REFx-127″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVI. Pio-Rae.”,”La voce ‘Plechanov’ (pag 139-140) è di Osvaldo Niceforo Bibl. B. Zenkovsky, Histoire de la philosophie russe, Parigi, 1954″,”REFx-130″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVII. Raf-Sals.”,”La voce ‘Rivoluzione’ è di Gianfranco Pasquino, ‘Rivoluzione americana’ di Giuliano Martignetti, ‘Rivoluzione francese’ di Franco Catalano, ‘Rivoluzione industriale’ di Carlo M. Cipolla, ‘Rivoluzione inglese’ di Marco Gosso, ‘Rivoluzione russa’ di Giorgio Migliardi (tutte queste voci: pag 576-600) Bibl. – V. Gabrielli, a cura, Puritanesimo e libertà. Dibattiti e livelli, Torino, 1956 – L. Stoen, Le cause della Rivoluzione inglese (1529-1642), Torino, 1982″,”REFx-131″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVIII. Salt-Sos.”,”La voce ‘Socialdemocrazia’ è di Enrico Lanfranchi, ‘Socialismo’ di Carlo Leopoldo Ottino, ‘Socializzazione’ di Piero Amerio Bibl. – R. Guiducci, New Deal socialista, Firenze, 1965; – AAVV, Bibliografia del socialismo, Firenze, 1964 – F. Fejto, La socialdemocratie quand-même, Paris, 1980 – AAVV, Riformismo e socialismo ieri e oggi,. Atti del Convegno di Milano, Napoli, 1984 La voce ‘Sciopero’ (pag 382-384) – J. Kuczynsky, Labour Conditions in Western Europe, 1820-1935, London, 1937 – F. Magri, Controllo operaio e consigli d’azienda in Italia e all’estero, 1916-47, Milano, 1947 – E. Roselli, Cento anni di legislazione sociale, 1848-1950, 2 voll, Milano, 1951 – U. Melotti, Lo sciopero nel suo contenuto sociale, Milano, 1964″,”REFx-132″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XX. Tie-Z.”,”La voce ‘Winstanley, Gerrard (pag 1167-68) è di Giuseppe Schiavone Bibl. – ‘La terra a chi lavora! Antologia a cura di A. Recupero, Rimini, 1974 – M. Cappuzzo, La vera libertà repubblicana. Saggio su G. Winstanley, Palermo, 1979 – G. Fiaschi, Potere, rivoluzione e utopia nell’esperienza di G. Winstanley, Padova, 1982 – G. Schiavone, W. il profeta della rivoluzione inglese, Bari, 1991 La voce ‘Utopia’ è di Carlo L. Ottino Bibl. T. Perlini, Utopia e prospettiva in G. Lukacs, Bari, 1968 – A. Colombo – L. Tundo, Fourier, la passione dell’utopia, a cura, Milano, 1988 – L. Firpo, Studi sull’utopia, a cura di L. Firpo, Firenze, 1977″,”REFx-134″
“FEDELE Santi”,”Fronte popolare. La sinistra e le elezioni del 18 aprile 1948.”,”Volume pubblicato a cura di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Santi Fedele, giovane studioso dell’Università di Messina (1978), ha pubblicato nel 1976 (Feltrinelli) una ‘Storia della Concentrazione antifascista’ vincitrice del premio Sila opera prima per la saggistica PSLI Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Saragat) poi PSDI Biografia aggiornata dell’autore vedi retro ‘Nel corso del mese di febbraio del 1948 l”Avanti!’ e l”Unità’ danno notizia della costituzione di moltissime sezioni locali del Fronte in ogni parte d’Italia: di particolare rilievo il congresso provinciale del Fronte a Milano che fa registrare alcune adesioni significative, come ad esempio quelle della medaglia d’oro ammiraglio Raffaele Rossetti e dell’ex prefetto di Milano Ettore Troilo, e che si conclude con l’approvazione del testo di un appello del Fronte democratico popolare ai milanesi, nel quale ricollegandosi alle grandi tradizioni di libertà del Carroccio, delle Cinque Giornate e della lotta di Liberazione, si indica nel Fronte lo “”spontaneo movimento in cui confluiscono le aspirazioni e le esigenze di tutte le classi e categorie sociali che vedono nella libertà e nella nuova democrazia italiana l’unica garanzia delle sicure fortune del Paese””. (…) Contemporaneamente allo svolgimento dei congressi comunali e provinciali del Fronte, lo sforzo organizzativo dei partiti di sinistra tende anche alla costituzione di particolari organismi politici attraverso i quali l’alleanza frontista possa acquisire nuovi consensi tra i più diversi ceti sociali e categorie professionali. Sorgono così, nel giro di alcune settimane, il Fronte dei lavoratori dello Spettacolo, al quale aderiscono, tra gli altri, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Antonio Pietrangeli, Paolo Grassi e Giorgio Strehler, il Fronte degli studenti universitari; il Fronte del pubblico impiego, che persegue un programma di democratizzazione delle strutture burocratiche e “”di riorganizzazione tecnica e funzionale dei pubblici servizi”” (4); il Fronte della piccola e media industria, nel cui atto costitutivo si afferma che, mentre la politica economica del governo favorisce soltanto i monopoli e la grande industria, il programma del Fronte garantisce invece lo sviluppo delle piccole e medie imprese (5); l’Associazione nazionale risparmiatori e azionisti, che motiva la propria adesione al Fronte sostenendo che solo quest’ultimo difende i piccoli risparmiatori dalle manovre speculative combinate del governo e della Confindustria (6). Anche gli intellettuali di sinistra procedono nei primi giorni di febbraio alla costituzione del loro Fronte nazionale della Cultura, il quale ottiene un buon numero di adesioni altamente qualificate, come ad esempio quelle, oltre dei già ricordati Luigi Russo e Corrado Alvaro, di Salvatore Quasimodo, Natalino Sapegno, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Giulio Einaudi, Alberto Mondadori, Arturo C. Jemolo, Galvano Della Volpe, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giacomo De Benedetti, Concetto Marchesi, Massimo Bontempelli, Umberto Saba, Carlo Muscetta, Fedele D’Amico, Giacomo Devoto ecc. A distanza di qualche settimana dalla costituzione del Fronte nazionale della Cultura, un gruppo di intellettuali comunisti e socialisti, nel tentativo di ampliare ulteriormente l’arco dei consensi dei quali godono le forze di sinistra in questo settore, decidono di dar vita a una più larga organizzazione unitaria: l’Alleanza per la difesa della Cultura. L’iniziativa è però destinata ad avere esito poco felice e a rivelarsi alla fine controproducente per i partiti di sinistra. Avviene infatti che il manifesto costitutivo dell’Alleanza, documento politicamente alquanto incolore e con taluni spunti di rivendicazionismo corporativo (7), viene sottoscritto da diverse centinaia di intellettuali, alcuni dei quali notoriamente simpatizzanti o addirittura iscritti ai partiti di governo. Costoro, una volta resisi conto delle implicazioni politiche insite nel manifesto al quale hanno dato la loro adesione, si affrettano a inviare lettere di rettifica o di smentita, che saranno prontamente e in bella evidenza pubblicate nei quotidiani e settimanali filogovernativi (8), tanto da indurre il comitato promotore dell’Alleanza a emettere un comunicato nel quale si precisa che l’associazione non aderisce ad alcun partito o cartello di partiti (9). Una cura particolare dedicano i partiti di sinistra alla ricerca di nuovi consensi tra le grandi masse femminili, le più esposte alla prevedibile offensiva propagandistica delle forze clericali. (…) Anche i giovani vengono inquadrati nel Fronte tramite organizzazioni appositamente create, quali l’Alleanza giovanile antifascista, le Avanguardie garibaldine, le Brigate del lavoro e, per i giovanissimi, le associazioni dei “”pionieri””. I loro aderenti sono equipaggiati con casacche, baschi e fazzoletti recanti l’emblema del Fronte (la testa di Garibaldi sovrapposta a una stella a cinque punte) e vengono spesso fatti sfilare, assieme ai partigiani dell’ANPI, nel corso delle manifestazioni e dei raduni del Fronte. L’idea si rivela quanto mai infelice. A parte le fin troppo facili ironie degli avversari che paragonano queste iniziative a quelle già in voga durante il regime fascista, le “”sfilate garibaldine”” offrono il destro ai partiti di governo di imbastire su di esse quella che l”Avanti!’ definirà “”una losca manovra elettorale””: la legge contro le organizzazioni paramilitari’ (pag 110-113)] [(4) Cfr. L’Unità, 5 marzo 1948; (5) Cfr. L’Unità, 29 febbraio 1948; (6) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948; (7) Alcuni brani del manifesto furono riportati nell”Avanti!’ del 21 febbraio 1948; (8) Si veda ad esempio la lettera di Giuseppe Ungaretti a ‘Il Popolo’ (edz. milanese, 6 marzo 1948) nella quale il poeta dichiara che, come nelle precedenti elezioni, il 18 aprile voterà DC; (9) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948]”,”ITAC-150″
“FEDELE Marcello”,”Democrazia referendaria. L’Italia dal primato dei partiti al trionfo dell’opininone pubblica.”,”Marcello Fedele (Taranto 1947) insegna sociologia dell’amministrazione all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-075-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della Concentrazione antifascista, 1927 – 1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Collabora a Belfagor, a Storia contemporanea e al Dizionario critico di storia conteporanea. Conduce attualmente uno studio sul Partito d’Azione.”,”ITAD-011-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Qui ha intrapreso attività di ricerca pubblicando alcuni saggi sul fuoruscitismo antifascista e sul sindacalismo rivoluzionario in Sicilia. Collabora a ‘Belfagor’, ‘Storia contemporanea’ e al Dizionario critico di storia contemporanea. Sta studiando il Partito d’Azione.”,”ITAD-004-FGB”
“FEDELI Ugo”,”Dalla insurrezione dei contadini in Ucraina alla Rivolta di Cronstadt.”,”Si tratta di scritti di FEDELI pubblicati a suo tempo sul ‘Il Libertario’.”,”ANAx-082″
“FEDELI Ugo”,”La nascita del fascismo. Un decennio di storia italiana (1914-1924).”,”Ugo FEDELI (1898-1964) militante anarchico per oltre quarant’anni, autodidatta, gran lettore e scrittore fecondo, a seguito dell’ avvento del fascismo dovette espatriare recandosi in Francia, Svizzera, Germania, Russia e nelle Americhe, dove dall’ Uruguay venne consegnato alla polizia fascista. Nel 1924 si stabilì a Parigi dove ebbe come compagno di lavoro Nestor MAKHNO e conobbe i maggiori esponenti del movimento anarchico internazionale. Dopo la guerra ebbe l’ incarico di curare la biblioteca del Centro Culturale Olivetti. Qui tenne diverse “”Conversazioni””. Dopo la sua morte, la sua biblioteca sul movimento operaio e anarchico e socialista messa insieme nel corso di decenni, fu acquistata dall’ Istituto di studi sociali di Amsterdam. Ha scritto le biografie di GALLEANI, FABBRI, CIANCABILLA, GAVILLI, SCHICCI. Ha ricostruito la bibliografia di MALATESTA. “”Alcune cifre ci permetteranno di vedere lo sviluppo del fascismo proprio in rapporto al disgregarsi della sinistra. Nell’ ottobre del 1919, il movimento fascista contava circa 17 mila iscritti che divennero il doppio nel 1920 per montare poi repentinamente, ai primi del 1921, a 100 mila. Dopo le elezioni del 1921 la disgregazione delle organizzazioni di sinistra si fece così rapida che in non pochi casi gli iscritti a partiti ad organizzazioni di sinistra passavano in massa al fascismo””. (pag 150-151) “”Nulla e nessuno fu risparmiato. Tutte le sedi delle organizzazioni cooperative, quelle cattoliche, le sole rimaste, sono devastate, come devastate e bruciate sono le Sinagoghe. Vengono adottate le leggi speciali sul “”confino di polizia”” ed instaurato il Tribunale Speciale (…).”” (pag 194)”,”ITAF-160″
“FEDELI Ugo”,”Anarchismo a Carrara e nei paesi del marmo. Dall’ Internazionale ai moti del ’94.”,”Sono ripubblicato gli studi di Ugo FEDELI dedicati al movimento libertario apuano dalle origini agli anni della reazione crispina. Gli articoli sono stati pubblicati nei primi anni 1950 sui periodici L’ Adunata dei Refrattari, Volontà, e Movimento Operaio. Ugo FEDELI (Milano 1898, Ivrea 1964), inizia la propria militanza politica giovanissimo collaborando al settimanale anarchico Il Ribelle. Nel 1917 diserta e dopo vari mesi di clandestinità, ripara in Svizzera dove subisce un processo con altri 15 compagni. Espulso, nonostante l’ assoluzione, rientra in Italia e dopo nove mesi di carcere viene amnistiato. E? coinvolto nel processo riguardante l’ attentato al Diana del marzo 1921, per questo nel 1927 viene condannato in contumacia a 7 anni e sei mesi di carcere. Nel frattempo FEDELI è fuggito passando dalla Svizzera alla Germania per giungere nel 1921 in RUssia. Nel 1922 a Berlino è presente al congresso costitutivo dell’ AIT, indi prolunga la sua permanenza in clandestinità fino alla fine del ’23 quando emigra in Francia. Qui assieme a DURRUTI, ASCASO, FERRANDEL e S. FAURE fonda la Librairie internationale, les Editions anarchistes e la Revue internationale anarchiste edita in tre lingue. Stringe amicizia con Luigi FABBRI e Torquato GOBBI con i quali fonda il giornale Rassegna lotta umana. Nel 1929, arrestato ed espulso dalla Francia e subito dopo dal Belgio, emigra in Sud America stabilendosi in Uruguay. Collabora a Supplemento, rivista di studi del giornale La Protesta di Buenos Aires, e assime a GOBBI e FABBRI fonda la rivista Studi Sociali. Nel 1933 viene di nuovo espulso e consegnato alle autorità fasciste, trasferito in Italia doove sconterà la pena al confino a Ponza, Ventotene, e in Abruzzo fino al 1944. Partecipa al congresso di fondazione della FAI (Carrara 1945). Nel dopoguerra si dedica agli studi storici.”,”ANAx-182″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Fabbri.”,”””Il Fabbri fu uno di questi: un grande divulgatore, un chiarificatore e un precisatore delle idee anarchiche che in Italia avevano assunto sin dai tempi della Prima Internazionale, un’ estensione e un influsso considerevoli. Le sue idee, in generale, erano quelle del Gori – che per lunghi anni aveva lavorato con lui – con meno poesia e romanticismo, ma sicuramente con più consistenza teorica, con più senso di chiarezza pratica; qualità che gli erano caratteristiche e che il Fabbri aveva acquisito colla lunga amicizia, colla vera fratellanza e comunità d’ idee e di vedute col Malatesta che fu il suo vero maestro e ispiratore. Del Malatesta il Fabbri aveva, più che rispetto un vero culto, che non adava proprio e solo all’ uomo – veramente unico – ma alle sue idee.”” (pag 34) In Argentina. “”Due erano, nel 1929, le organizzazioni sindacali più importanti ed attive e tutte e due erano tendenzialmente anarchiche. Nella loro “”Carta Organica”” era messo in risalto che il fine dell’ organizzazione, della sua azione e della sua lotta era ‘il raggiungimento di una società comunista libertaria. Eppure tutte e due queste centrali, per ragioni che vedremo più innanzi, erano ostili l’ una all’ altra e si presentavano come due fratelli nemici: da una parte la ‘Union Sindacal Argentina’ (U.S.A.) e dall’ altra la ‘Federacion Obrera Regional Argentina’ (F.O.R.A.). Quest’ ultima, di molto maggiore importanza della prima, ricca di sezioni e di iniziative, aveva a sua disposizione, oltre al quotidiano ‘La Protesta’, anche un grandissimo numero di pubblicazioni settimanali, espressione dei vari sindacati, e tutte tendenzialmente anarchiche. La prima aveva a sua disposizione il suo organo ufficiale, “”La Union Sindacal””, e il giornale ‘El Libertario’. La F.O.R.A. aveva i sindacati più battaglieri (…)””. (pag 82-83)”,”ANAx-241″
“FEDELI Ugo”,”Corso di storia del movimento operaio. Bibliografia.”,”I criteri della bibliografia. Le opere citate solo se accessibili alla consultazione presso la Biblioteca Olivetti di Ivrea. Opere non solo in ordine alfabetico per nome di autore ma raggruppate per soggetto. “”E’ attorno ai tre grandi problemi, storici, teorici e pratici, che si polarizzano tutti gli altri minori. Ma questi sono così importanti da rappresentare continui punti di riferimeno, senza i quali non si arriverebbe a capire e a spiegare tutta l’ evoluzione di questo movimento. E’ sotto queste voci essenziali che sono state raggruppate le varie opere che in qualche modo e in misura diversa hanno contribuito a darle un indirizzo o a caratterizzare un particolare momento. (…) Ancora un dettaglio. Difficile è il distinguere un’ opera a carattere operaio-sindacale da un’altra a carattere operaio-politico. (…)””. (pag 3-4-5)”,”MOIx-027″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Galleani. Quarant’anni di lotte rivoluzionarie, 1891-1931.”,”Contiene dedica autore a E. Santarelli. Gli anarchici e la rivoluzione messicana. “”Nel Messico la rivoluzione covava da lungo tempo. Già nel marzo del 1909 rivolte di contadini si erano avute in tutto il Messico, ma soprattutto a San Andres, nel Chihuahua. Un gruppo di anarchici rifugiati negli Stati Uniti aveva lanciato un ‘Appello ai Rivoluzionari del mondo!’, che recava le firme di J. Vidal, C. Garcia, C. Arambrico, Ynes Salazar, A. Gonzales. (…) Sul finire del 1910 i contadini insorti nel Chihuahua – capeggiati da Abraham Gonzales, da Pasqual Orezoco e dal famoso Pancho Villa – e i contadini degli Stati di Guerrero e Morelos, con a capo Figueroa ed Emiliano Zapata, infliggevano le prime sconfitte alle truppe governative. Negli ultimi mesi del 1910 e i primi mesi del 1911 la lotta divampa accanita e sanguinosissima. Si conclude con la prima disfatta delle truppe governative e con la fuga del dittatore Diaz. Il 7 luglio 1911 Madero, l’antagonista di Porfirio Diaz, entrava trionfalmente in Città del Messico e il 15 ottobre veniva eletto presidente della repubblica. (…) Poco più di un mese dopo l’elezione di Madero a presidente della repubblica, Emiliano Zapata si levava nuovamente in armi alla testa dei contadini dello Stato di Morelos. La sua bandiera era sempre: ‘Terra e Libertà!’. (…) A questa lotta in favore della terra ai contadini poveri, partecipavano, e molti in primo piano, gli anarchici (…). Ma immediatamente, oltre che constatare l’inutilità della loro presenza, si trovarono nell’impossibilità di adeguarsi alle condizioni ed alle abitudini dei poveri contadini messicani, cosicché non pochi ritornarono disillusi, e rientrati negli Stati Uniti iniziarono una critica acerba, particolarmente contro alcuni dirigenti anarchici del vasto movimento rivoluzionario americano: contro Magon Flores e lo stesso Emiliano Zapata. Le discussioni divisero per alquanto tempo il movimento anarchico di tutto il mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti. Severi nelle loro critiche furono Luigi Galleani in America e Jean Grave in Francia, il primo con gli articoli su ‘Cronaca Sovversiva’ e il secondo con il suo periodico ‘Les Temps Nouveaux’, il giornale che pubblicava settimanalmente da Parigi.”” (pag 145-146-147)”,”ANAx-266″
“FEDELI Ugo”,”Biografie di anarchici. Ciancabilla, Damiani, Gravilli.”,”Il presente volume riproduce integralmente i libri: – Ciancabilla, Edizioni Antistato, 1965 – Damiani note biografiche, Ediz Antistato, 1958 – Gavilli, Ed: Gruppo Albatros, 1959 FEDELI (1898-1964) si avvicinò giovanissimo all’anarchismo. Durante la guerra disertò riparando in Svizzera. Tornato in Italia venne arrestato. Nel 1919 fondò le riviste ‘Tempra’ e ‘Iconoclasta’. Nel 1921 venne implicato nell’attentato al Diana e fuggì di nuovo in Svizzera e quindi in Germania e Russia. Poi fu costretto a ritornare a Berlino e vi rimase due anni. Con lo pseudonimo di Hugo TRENI collaborò a varie testate. Alla fine del 1923 si rifigiò in Francia dove collaborò con FABBRI alla rivista ‘Lotta umana’. Nel 1929 venne arrestato ed espulso e partì per Montevideo, in Uruguay dove fondò assieme a Fabbri, la rivista ‘Studi sociali’. Nel 1933 venne espulso anche dall’Uruguay e consegnato all’Italia, finendo al confino prima a Ponza poi a Ventotene e infine in Abruzzo. Dopo la guerra fu segretario della Federazione anarchica italiana. Dal 1951, bibliotecario della Fondazione Olivetti. Ha scritto sul movimento anarchico e sul movimento operaio.”,”ANAx-302″
“FEDELI Ugo”,”Breve storia dell’Unione Sindacale Italiana.”,”Fonte ‘usistoriaememoria’ Nomina del CC dell’USI al congresso di fondazione di Modena (1912): Amilcare De-Ambris, Tullio Masotti Giovanni Bitelli Fulvio Zocchi Filippo Corridoni Alberto Meschi Giuseppe Di-Vittorio Riccardo Sacconi Cesare Rossi Livio Ciardi Agostino Gregori Assirto Pacchioni Vittorio Brogi Esponenti CC provenienti da Emilio Romagna e in subordine Toscana, Milano Torino Genova Cerignola. Interventismo: a favore: i fratelli Alceste e Amilcare De-Ambris, Michelino Bianchi, Tullio Masotti, Cesarino Rossi, Edmondo Rossoni, Filippo Corridoni, Livio Ciardi Antimilitarismo e contro la guerra si schiera Alberto Meschi. Nuovo segretario generale Usi Armando Borghi Alberto Meschi (Borgo San Donnino, 27 maggio 1879 – Carrara, 11 dicembre 1958) è stato un anarchico e sindacalista italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Sindacato 2.1 Provvedimenti sindacali 3 Voci correlate 4 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Muratore e autodidatta, fin da ragazzo entra nelle organizzazioni operaie della Spezia. Nel 1905 emigra in Argentina dove continua per quattro anni la sua opera sindacale, espulso e torna in Italia e dal 1911 dirige la Camera del Lavoro di Carrara a capo delle lotte dei cavatori apuani e dei lavoratori della Versilia, soldato nella 1ª Guerra Mondiale, finisce prigioniero nei Carpazi, alla fine del conflitto ritorna a casa e riprende subito il suo posto a Carrara, entrando a far parte del Consiglio generale dell’Unione sindacale italiana. Dopo l’avvento del Fascismo nel maggio 1922 Meschi ripara in Francia è tra i fondatori della Concentrazione Antifascista e della Lega italiana diritti dell’uomo. Lo ritroviamo in Spagna durante la guerra civile nella Colonna Rosselli, sino alla caduta della Repubblica, ritornato in Francia viene arrestato dal governo collaborazionista di Petain. Alla fine del 1943 con una rocambolesca fuga ritorna in Italia e, all’indomani della Liberazione 25 aprile 1945, viene incaricato dal CLN di dirigere la Camera del lavoro di Carrara, che resse sino al 1947. Da allora, per circa 20 anni sino alla morte ha continuato ad interessarsi di problematiche sindacali unitarie svolgendo anche attività pubblicista dedicandosi alla pubblicazione de “”Il Cavatore””, un foglio sindacale. Sindacato[modifica | modifica wikitesto] Provvedimenti sindacali[modifica | modifica wikitesto] Con la vita avventurosa e la sua opera di sindacalista è diventato, per i lavoratori del marmo passati, presenti e futuri, il personaggio simbolo del sindacalismo apuano. Segretario della Camera del Lavoro dal 1911 all’immediato dopoguerra, con la parentesi del Ventennio, Meschi dal carattere sì tenace e spigoloso ma anche uomo di mediazione nelle lunghe contrattazioni sindacali, seppe sia comporre le lacerazioni interne fra componenti socialiste, repubblicane ed anarchiche, sia guidare i lavoratori a conquiste sindacali e sociali che rimasero esemplari, come non ricordare la riduzione dell’orario da 12 ore a 6,50 per i lavoratori del marmo.”,”ANAx-380″
“FEDELI Ugo”,”Giuseppe Ciancabilla.”,”FEDELI Ugo”,”ANAx-402″
“FEDELI Silvia BERTI CERONI Carlotta MERZONI Guido PESARESI Nicola SABATINI Gaetano BACCINI Alberto DELLAVALLE Sergio IANNACCONE Cinthja ADAMO Pietro COLELLA Alfonso HAYWOOD Geoffrey A. COFFIN Jean-Christophe MALANDRINO Corrado MANCIN Massimo EINAUDI Luigi CIOCCA Pierluigi TUCCIMEI Ercole”,”Economia politica e analisi della burocrazia pubblica (Fedeli); La teoria degli incentivi e il problema del finanziamento dell’impresa (Berti Ceroni); Qualità dei ‘managers’ e incentivi in un modello di duopolio con separazione tra proprietà e controllo (Merzoni); Il progetto di direttiva comunitaria sui ‘takeovers’: un vecchio «sogno americano»? (Pesaresi); La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes (Sabatini); Cliometria: narrazione, alchimia o scienza? (Baccini); Modelli della modernità nella filosofia politica di Hegel (Dellavalle); Dal ‘tlamatini’ al ‘curadero’: un esempio di popolarizzazione della figura di un saggio. México, 1500-1700 (Iannaccone); Gli esuli mariani e la resistenza ai magistrati idolatri, 1553-1559 (Iannaccone); Rendimenti, pratiche agricole e botanica (secoli XVI-XVIII). Due paes a confronto: Italia e Spagna (Colella); The irrepressible dream: Sidney Sonnino, the war of 1866 and the quest for grandeur (Haywood); Le diagnosi mediche sulla società di Bénédict-Augustin Morel e Cesare Lombroso (Coffin); Gobetti e Treves: due approcci critici al progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino); Per un’analisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943 (Mancin).”,”Contiene tra l’altro il saggio: – Gaetano Sabatini, ‘La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes’ (pag 189-212 – Massimo Mancin, ‘Per un’anaisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943’ (pag 443-472)”,”ANNx-022-FP”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra.”,”Il nodo «Rousseau» centrale in Italia per una riflessione di stampo riformista e gradualista. “”Il successo e la fortuna ideologica dell’impostazione teorica dellavolpiana – e, quindi, del tema «Rousseau» – ci sembra anche legata al fatto che, all’indomani del XX Congresso del Pcus, Della Volpe è stato il primo intellettuale marxista ad affrontare in Italia il problema della transizione democratica, interessandosi di tre nodi teorici fondamentali: la chiarificazione del rapporto democrazia-socialismo, la definizione di una teoria politica della transizione, e la delineazione di una democrazia socialista post-borghese. (…) (pag 80-81)”,”TEOC-010-FMB”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Ragione e ordine. La funzione politica della ragione nel pensiero di Hobbes.”,”Marinella Fedeli De Cecco, Professore associato di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Ferrara. Si è occupata della concezione dell’Illuminismo e della rivoluzione francese, in particolare di Babeuf. Ha pubblicato pure ‘Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra’ (1982).”,”FILx-022-FMB”
“FEDERICI Nora e altri; contributi di FEDERICI Nora CIUCCI Luciano GOLINI Antonio SONNINO Eugenio DE NIGRIS Maurizio TURCHETTO Edoardo CANTONI Carlo Alessandro BETTINI Virginio NEBBIA Giorgio FARICY-SJ Robert BERLINGUER Giovanni MANZONE Guido MACCACARO Giulio A. GALASSO Giuseppe BUZZATI-TRAVERSO Adriano VALLE Giuseppe DE-MARCHI Luigi TODISCO Alfredo”,”La popolazione in Italia.”,”Il volume ordina in capitoli gli interventi svolti nel corso del Seminario sui problemi della popolazione indetto dalla FAST (Federazione Associazioni Scientifiche eTecniche) nel dicembre 1973. Il documento di base e le comunicazioni che ne seguirono costituiscono la idscussione più ampia e organica espressa in ITALIA sull’argomento. Nell’esame della situazione demografica italiana, in riferimento al problema globale delle rissirse e dello sviluppo, sono già presenti i temi successivamente trattati dai rappresentanti dei vari Paesi alla CONFERENZA MONDIALE DI BUCAREST, svoltasi nel 1984 sotto il patrocinio dell’ ONU. A questo dibattito hanno contribuito: FEDRICI Nora, CIUCCI Luciano, GOLINI Antonio, SONNINO Eugenio, DE NIGRIS Maurizio, TURCHETTO Edoardo, CANTONI Carlo Alessandro, BETTINI Virginio, NEBBIA Giorgio, FARICY-SJ Robert (padre), BERLINGUER Govanni, MANZONE Guido, MACCACARO Giulio A, GALASSO Giuseppe, BUZZATI-TRAVERSO Adriano, VALLE Giuseppe, DE-MARCHI Luigi, TODISCO Alfredo.”,”DEMx-021″
“FEDERICI Luigi”,”Saint-Simon.”,”La teoria dell’ eguaglianza. “”Per Saint-Simon dunque – e s’è già visto – gli uomini sono liberi solo se occupano nella società il posto da dove meglio possono contribuire al benessere comune; ma poiché ciò importa praticamente una discriminazione delle attitudini individuali secondo tutta una serie gerarchica, è logicamente deducibile allora che un’eguaglianza effettiva e sostanziale egli non può concepirla che in base a queste gradazioni. L’eguaglianza non sussiste quindi fra gli uomini biologicamente considerati come tali, ma solo fra le loro espressioni di diritto – ch’è quanto dire fra le loro capacità -, e si stabilisce così tutta una scala d’eguaglianza incidente con la maggiore esattezza ideale sullo schema preordinato dell’ attuazione del diritto.”” (pag 159) Pauperismo. Cooperazione fra capitale e lavoro. “”Una cooperazione fra capitale e lavoro – nota Saint-Simon- già esiste da tempo con l’ istituto della mezzadria e con quello del fitto agricolo in Inghilterra; e su tali precedenti che hanno già dato ottimi risultati sarà meno difficile porre le basi della futura combinazione industriale, tanto più poi che il proletariato non potrà avere nessun interesse specifico a rifiutare la mano che gli offre l’ imprenditore. Esso anzi migliorerà nelle condizioni di vita sia per gli utili diretti derivantigli dalla partecipazione ai benefici, sia per quelli indiretti che scaturiranno dalla condizione di pace e di tranquilla sicurezza che seguirà la cessazione d’ogni conflitto d’interessi; e con tale più perequata distribuzione della ricchezza verrà ad eliminarsi anche il doloroso e funesto fenomeno del pauperismo il quale, in fondo – dice il filosofo – se si manifesta nel campo economico è in realtà dovuto invece a cause essenzialmente sociali, alle sopravvivenze feudali nel nuovo organismo, ai residui deleteri – insomma – del vecchio mondo nel nuovo. Si schiera in tal modo Saint-Simon, e con estrema audacia, contro tutta la scuola economista di Smith, di Sismondi, di Blanqui e di Buret che giustamente conferisce al pauperismo un carattere e una genesi prevalentemente economica (…)””. (pag 231-232)”,”SOCU-142″
“FEDERICI Libero”,”L’ egualitarismo di Filippo Buonarroti.”,”ANTE3-24 Libero FEDERICI (1978) laureato in filosofia è dottorando di ricerca Su Oneglia: A. RONCO, Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria, Genova 1982, pp. 178.”,”SOCU-162″
“FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo, scritti di”,”La resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana. Scritti e testimonianze.”,”Scritti di FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo Ricordo del partigiano tedesco Rudolf Jacobs (pag 143-147)”,”ITAR-142″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. V Lezione. Istituzioni di matematica. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il lavoro umano nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-O-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VI Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Offerta di lavoro e disoccupazione.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VII Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il salario e i diversi significati di tale termine nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-3″
“FEDERICI Giorgio GAMBARDELLA Beppe LEVRERO Renato”,”Le multinazionali dell’energia e dell’elettronica.”,”‘La questione energetica è diventata centrale nel dibattito politico ed economico con la crisi petrolifera dell’ottobre 1973′”,”ECOG-002-FGB”
“FEDERICO Giovanni”,”Breve storia economica dell’agricoltura.”,”FEDERICO G. insegna storia economica nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Fra i suoi libri: ‘Il filo d’oro. L’industria della seta dalla restaurazione alla grande crisi’ (Marsilio, 1994), ‘Lo sviluppo economico italiano 1820-1960’ (con J. COHEN, Il Mulino, 2001) e ‘Feeding the World. An Economic History of Agricolture, 1800-2000’ (2005).”,”ECOI-273″
“FEDERICO Giovanni”,”Politica industriale, Stato e lobbies nello Stato liberale: un settore “”perdente””, l’ industria serica (1877-1912).”,”””E’ opinione comune che l’industrializzazione italiana debbe molto all’appoggio statale – nella sua triplice forma di protezione doganale, commesse, salvataggi (1). Tale concetto è stato però più spesso affermato in linea generale che sostanziato da ricerche concrete. Salvo qualche eccezione, i lavori esistenti (relativi soprattutto alle vicende della politica doganale) si limitano ad elencare i provvedimenti adottati (2). Si sa molto poco dei metodi impiegati per ottenerli e le analisi quantitative degli effetti della politica economica (evidentemente assai complesse) sono limitate a singoli settori (3). In questo lavoro si tenterà di colmare almeno in parte tale lacuna presentando il caso dell’industria serica di prima lavorazione (produzione di seta greggia e di filati di seta) (4).”” (pag 45-46) (1) Su tutti F. Bonelli, Il capitalismo italiano. Linee generali di interpretazione, in ‘Annali della storia d’Italia’, Einaudi, Torino, 1979, p. 1126-1255, e per un inquadramento complessivo cfr. V. Zamagni, Lo Stato italiano e l’economia’, Firenze, 1981, V. Zamagni, Dalla periferia la centro, Bologna, 1990, cap. VI e, specificamente per la politica industriale, G. Federico – R. Giannetti, A century of Italian industrial policy, 1880-1980, paper presentato al seminario dell’EHE del dicembre 1992 a Oxford; (2) La ricostruzione più accurata rimane sempre quella di E. Corbino, Annali dell’economia italiana, 5 vol, Città di Castello, 1927-33 (…); (3) Una eccezione è il salvataggio della siderurgia nel 1911 studiato da G. Doria, Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale, vol II, Milano, 1973, p. 344-360, e soprattutto da A. Confalonieri, Banca ed industria in Italia dalla crisi del 1907 all’agosto del 1914, vol. II., Milano, 1982, p. 64-114, (…); (4) Cfr. per un inquadramento generale delle caratteristiche e dell’evoluzione del settore nel lungo periodop su scala mondiale G. Federico, Il filo d’oro, Marsilio, 1994; (5) Cfr per un’analisi del caso della tessitura G. Federico, La tessitura italiana ed il mercato mondiale, in I. Granata A. Scalpelli (a cura) ‘Setaioli e contadini. L’industrializzazione a Como dall’Unità al fascismo, Milano, 1992 p. 27-62.”,”ITAE-330″
“FEDI Publio LIBERATI Fabrizio”,”Miti e realtà. Genesi obiettivi e consuntivi della nazionalizzazione dell’industria elettrica, 1962-1977. L’interpretazione economica dei bilanci in rosso.”,”Il Quaderno accoglie due saggi autonomi il primo saggio è di P. Fedi, l’ultimo di F. Liberati”,”ITAE-402″
“FËDOROV E.K.”,”Risorse ambiente popolazione. L’interazione tra società e natura.”,”””F. Engels scriveva in una lettera diretta a K. Kautsky: “”L’astratta possibilità di aumento della popolazione tale da rendere necessario che venga posto un limite ad un tale incremento, naturalmente, esiste. Se un giorno la società comunista sarà costretta a regolare la produzione degli uomini così come già oggi regola la produzione delle cose, essa, e soltanto essa, potrà farlo senza difficoltà”” (1).”” (pag 55) (1) F. Engels a K. Kautsky, 1° febbraio 1881, in Marx Engels Werke, Bd 35 Dietz 1967″,”DEMx-057″
“FEDOROVSKI Vladimir”,”De Raspoutine à Poutine. Les hommes de l’ombre.”,”FEDOROVSKI Vladimir diplomatico e giornalista ex interprete di Leonid Breznev.”,”RUSx-158″
“FEDOSSEEV P. KOSOLAPOV R.I. ILENKOV E.V. RUMIANCEV A. BATALOV E.J. MOLODCOVA L.I. CIABATTI Gianfranco COLLOTTI PISCHEL Enrica RESCIO Aldo ROSSI-LANDI Ferruccio SABBATINI Mario”,”Per lo studio della rivoluzione cinese. (1945-1970).”,”Il presente volume offre materiali italiani, o in italiano, per una conoscenza non superficiale dei problemi suscitati dalla realtà della costruzione del socialismoin Cina.”,”CINx-010-FV”
“FEDOTOFF WHITE D.”,”The Growth of the Red Army.”,”133 Nota: non si cita Joffe nell’indice dei nomi. Pare che non parli della guerra russo-polacca del 1919 1920 Due fronti indipendenti. “”The Assistant Commissar of Defense, M. Tukhachevskii, had openly admitted in 1935 that the distribution of troops before the rise in tension in the Far East was no longer satisfactory. He stated the impossibility of imitating the German strategy in World War I and maneuvering between two fronts – the Far Eastern and the Western – because of colossal distances and the insufficiency of transport facilities. These made impossible the transfer of reserves from one front to the other. Under these circumstances it had become necessary to distribuite forces so that security both in the West and the East was guaranteed by the forces assigned to the respective fronts. Accordlingy, the Far Eastern military establishment was made independent of that in the West””. (pag 360) Sapronov. “”The discontent of certain party circles with Lenin’s centralistic policy did not originate at te Tenth Congress or immediately before it. Some of the speeches held at the Ninth Congress, which took place from March 29 to April 4, 1920, give evidence of considerable opposition to that policy. At the March 31 meeting, Sapronov pointed out that the trend developed by the party, nor of the proletariat, but of the party bureaucracy. Turning to Lenin, Sapronov askerd: “”Do you believe that in machine-like obedience lies the salvation of the revolution?”””” (pag 133)”,”RUST-143″
“FEDRO, a cura di Cesare BIONE”,”Favole.”,”prefazione: invenzione apologo (pag 1) “”La mosca e la formica. Ci sono delle grossolanità delle parole con cui la formica rimbecca la mosca; ma talvolta si ha che fare con gente così sfacciata, che per metterla a posto bisogna anche abbassarsi un poco””. (pag 58)”,”VARx-194″
“FEELEY Dianne LE-BLANC Paul TWISS Thomas”,”Leon Trotsky and Organisational Principles of the Revolutionary Party.”,”Dianne Feeley è una ‘socialist femminist’ and editor of ‘Against the Current’. E’ membro dell ‘United Auto Workers, Local 22. Paul Le-Blanc è autore di molti studi inclusi ‘Lenin and the Revolutionary Party’ e ‘Marx, Lenin and the Revolutionary Experience’ con Michael Yates ha scritto ‘Freedom Budget for All Americans’. A curato con altri una selezione degli scritti di Leon Trotsky in esilio. Thomas Twiss è un bibliotecario nell’Università di Pittsburgh e autore di ‘Trotsky and the Problem of Soviet Bureaucracy’ (Historical Materialism Book Series) Vedi retro libri Haymarket recensioni da spedire su posta gb Lo scoppio della 2° guerra mondiale e lo scontro interno al SWP tra la minoranza e la maggioranza. “”In late August 1939 a peace pact was signed between Nazi Germany and the Soviet Union. World War II broke out. These events all contributed to a rising tide of anti-Soviet hysteria in the United States. Trotsky felt that this, in turn, affected the large layer within a SWP at that time. …. finire (pag 88-89-90)”,”TROS-385″
“FEHER Ferenc HELLER Agnes”,”Ungheria 1956. Il messaggio di una rivoluzione oltre un quarto di secolo dopo.”,”Ferenc FEHER (1933) e Agnes HELLER (1929) nati a Budapest, sono stati allievi; amici e colleghi di Gyorgy LUKACS. Allontanati per ragioni politiche dall’ Università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia, dove insegnano rispettivamente alla Australian National University e all’ Università di La Trobe. FEHER si occupa prevalentemente di estetica e critica letteraria. La HELLER, che si occupa di filosofia, è autrice di vari libri (‘L’ uomo del Rinascimento’, 1977, ‘La teoria dei bisogni in Marx’, 1974, ‘Teoria della storia’, 1982). Per la SugarCo, ha scritto un libro in collaborazione con Gyorgy MARKUS ‘La dittatura sui bisogni’.”,”MUNx-017″
“FEHÉR Ferenc”,”Il Giacobinismo ovvero la Rivoluzione congelata.”,”Ferenc Fehér, nato a Budapest nel 1933, è stato allievo, amico e collega di György Lukàcs. Allontanato per ragioni politiche dall’università nel 1968, ha trascorso diversi anni in Australia insegnando presso l’Australian National University. Attualmente è Senior Lecturer di Scienze umanistiche presso la New School for Social Research di New York. Presso SugarCo ha pubblicato Ungheria 1956 e Apocalisse atomica in collaborazione con Agnes Heller e, in collaborazione con Agnes Heller e György Márkus, La dittatura sui bisogni. Giudizi di Jaurés ecc. (pag 190-191-192)”,”STOx-046-FL”
“FEHÉR Ferenc HELLER Agnes MÁRKUS György”,”La dittatura sui bisogni. Analisi socio-politica della realtà est-europea.”,”Ferenc Fehér (1933), Agnes Heller (1929) e György Márkus (1934), nati a Budapest, sono stati allievi, amici e colleghi di György Lukács. Allontanati per ragioni politiche dall’università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia dove insegnano, rispettivamente, alla Australian National University e alle università di La Trope e di Sidney.”,”EURC-075-FL”
“FEHÉR Ferenc”,”Marx e le rivoluzioni francesi.”,”””Dalla presa della Bastiglia alla Comune di Parigi, le rivoluzioni francesi appaiono sempre negli scritti storici e in quelli politici di Marx come episodi collegati d’uno stesso processo integrale e permanente. La prima ragione di questo punto di vista fuori dall’ordinario risiede nel fatto che Marx, nonostante le ripetute critiche alle limitazioni «piccolo borghesi» del giacobinismo, incarnava il paradigma del neo-giacobino, proprio a causa della sua interiorizzazione del concetto giacobino di radicalismo. In questi termini, il radicale è un attore politico che non ha intenzione d’arrestare il processo rivoluzionario, bensì di conservarne permanentemente l’impeto, se non addirittura d’accelerarlo (1). E’ in questo senso che, secondo Marx, le rivoluzioni del giugno 1830 e del febbraio 1848, così come il fronte repubblicano unito del 1871 che si ribellò contro il Secondo impero in decadimento e a cui prese parte anche il proletariato, costituiscono vari momenti dello stesso processo rivoluzionario iniziato nel 1789. La seconda ragione è l’apparizione d’una rivoluzione permanente ‘all’interno’ delle stessa rivoluzione permanente. Dagli ‘enragés’ del 1793-94 (2), passando per le rivolte proletarie del 1830 a Lione e di Parigi, fino alle barricate della classe operaia nella battaglia del giugno 1848 tra borghesia e proletariato e all’avvento della prima repubblica operaia del 1871, una rivoluzione proletaria sotterranea ha seguito il suo corso, così come ha fatto anche la rivoluzione borghese, ma tra vicissitudini ben più ardue e con obbiettivi totalmente differenti da quest’ultima. Tale secondo ciclo rivoluzionario era incluso nel primo, e più grande, poiché di fatto il proletariato ebbe un’unica ‘chance’ storica di governare secondo le proprie convinzioni, nel 1871. Fino ad allora il programma del proletariato assomigliava più ad un insieme di rivendicazione che a una reale opzione politica. Qual è, per usare il linguaggio degli antichi metafisici, il «sostrato» del primo processo rivoluzionario permanente? In che modo dobbiamo guardare al 1789, al 1793-94 (capitolo separato e autonomo della storia, secondo Marx), al Primo impero, ai moti del luglio 1830 e del febbraio 1848, per non parlare poi delle strutture politiche in continuo cambiamento che questi eventi hanno causato, per poterli considerare come momenti d’un unico ciclo storico? La risposta che ci si aspetta da Marx è: ‘tantae molis erat Romanam condere gentem’ [‘tanto costava fondare la gente romana’, ndr]; sono state necessarie energie e lotte secolari per seppellire il vecchio regime e instaurare l’ordine borghese con il suo nuovo modo di produzione. Tuttavia, ogni attento lettore di ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’ e ‘La guerra civile in Francia’, è perfettamente consapevole del fatto che la spiegazione di Marx della (prima) rivoluzione francese permanente è infinitamente più complessa dell’esposizione d’un semplice contrasto tra «feudalesimo» e borghesia. Infatti la stessa borghesia stava lottando durante tutto il primo ciclo per realizzare un doppio obiettivo: la scoperta d’una forma adeguata di Stato centralizzato, e l’unificazione, malgrado le lotte intestine, di tutti i settori e i suoi gruppi in perenne competizione. Questi due obiettivi, uniti al grado di realizzazione raggiunto da ognuno di essi e a ogni nuova fase della prima «rivoluzione permanente», costituiscono il substrato di questo processo”” [Ferenc Fehér, ‘Marx e le rivoluzioni permanenti’, MondOperaio, maggio 1991] (pag 115-116) [(1) Ho descritto il concetto giacobino di radicalismo in ‘Il giacobinismo ovvero la rivoluzione congelata’ SugarCo, Milano, 1989, nel capitolo ‘Che cos’è il “”giacobinismo””?, in termini d’impegno per la continuazione, anziché per la conclusione, del processo rivoluzionario; (2) Ho analizzato la tendenza di Marx a oscillare da Roux a Bebeuf, che per Marx equivaleva alla prima ondata d’un comunismo ancora «grezzo» ne ‘La Sfinge della rivoluzione’, in ‘MondOperaio’, 7, 1989]”,”MADS-782″
“FEHRENBACH T.R.”,”La battaglia di Anzio. Lo sbarco alleato che non liberò Roma.”,”””ll maggiore Fehrenbach ha esposto i fatti così come si verificarono, partendo dalle alte sfere dell’esercito, attraverso corpi d’armata, reggimenti e plotoni, sino alla più piccola unità in guerra: il singolo comattente. Nulla è inevitabile in guerra; una battaglia non è mai conclusa fino a quando l’ultima fucilata è echeggiata e, quando tutto è finito, ciò che è stato determinante non è stato il calibro delle armi ma il calibro degli uomini che le hanno impegnate. Von Clausewitz scrisse: «Benché le tecniche cambino ogni giorno, le tattiche non cambiano mai». E non cambia neppure il fatto che l’uomo è il fattore più importante nelle alternative della guerra”” (pag 9, prefazione)”,”QMIS-041-FGB”
“FEHRENBACH Jérôme”,”Jenny Marx. La tentation bourgeoise.”,”Non si parla di Eleanor Marx Ispettore generale delle finanze, Jérome Fehrenbach è autore di una dozzina di opere principalmente sull’aristocrazia tedEsca.”,”MADS-824″
“FEIGON Lee”,”Chen Duxiu. Founder of the Chinese Communist Party.”,”[‘Chen Duxiu (1879-1942) è stato un importante politico, scrittore e rivoluzionario cinese. Nato a Huaining, nella provincia di Anhui, studiò in Giappone e in Francia. Fu uno dei principali promotori dei movimenti letterari d’avanguardia in Cina dopo il 1916, insieme a Hu Shi 1. Nel 1921, Chen Duxiu co-fondò il Partito Comunista Cinese (PCC) con Li Dazhao e ne divenne il primo segretario generale, carica che mantenne fino al 1927 2. Tuttavia, nel 1929 fu espulso dal partito con l’accusa di trotzkismo 1. Chen partecipò anche alle rivoluzioni del 1911 e del 1913, dimostrando il suo impegno per il cambiamento politico e sociale in Cina 3. Morì nel 1942 a Jiangjing, nella provincia di Sichuan 1. (copil)”,”MCIx-078″
“FEINSTEIN Charles H. TEMIN Peter TONIOLO Gianni”,”L’economia europea tra le due guerre.”,”Charles H. Feinstein insegna Storia economica nell’Università di Oxford ed è Fellow dell’All Souls College di Oxford. Peter Temin insegna Economia nel Massachusetts Institute of Technology (MIT). Gianni Toniolo insegna Storia economica nell’Università di Roma “”Tor Vergata””. E’ codirettore della “”Rivista di storia economica””, fondata da Luigi Einaudi. “”Keynes fu il primo a condannare riparazioni delle dimensioni proposte a Versailles come economicamente irrazionali e politicamente controproducenti. In una famosa polemica (Keynes 1919), egli sostenne che non era ragionevole, anzi che era fondamentalmente contrario ai reali interessi dei paesi vincitori, danneggiare l’economia tedesca (…)”” (pag 38)”,”EURE-119″
“FEINSTEIN Elaine”,”Anna di tutte le Russie. La vita di Anna Achmatova.”,”Anna Achmatova è nata nel 1889 a Odessa, scrisse e pubblicò giovanissima ed era già all’apice del successo all’epoca dello scoppio della prima guerra mondiale. Poi fu travolta dagli avvenimenti storici che si susseguirono nella Russia di allora. La Rivoluzione bolscevica, le grandi speranze seguite da amare disillusioni, l’assedio di Leningrado che la costrinse a fuggire in campagna, la repressione e il terrore durante il governo di Stalin. Fu soltanto negli ultimi anni della sua lunga vita, durante il disgelo ai tempi di Chruscev, che la Achmatova fu ufficialmente riabilitata e conobbe di nuovo fama e successo. Quando morì nel 1966, ebbe un funerale di Stato. Elaine Feinstein è una poetessa e romanziera inglese. Fa parte della Royal Society of Literature e le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Ha scritto una biografia del poeta inglese Ted Hughes e dello scrittore russo Puskin.”,”BIOx-041-FL”
“FEIS Herbert”,”Europe.The World’s Banker, 1870-1914. An Account of European Foreign Investment and the Connection o World Finance with Diplomacy before the War.”,”ANTE1-13″,”EURE-064″
“FEIWELL George R. (o FEIWEL)”,”Il capitale intellettuale di Michal Kalecki. Volume primo. Il capitalismo moderno: teoria e pratica.”,”Tutti i contributi di Kalecki sono stati riordinati sistematicamente da George Feiwell (Feiwel) Le diverse diramazioni della teoria economica di Kalecki, le sue opinioni politiche e molti aspetti della sua vita personale si trovano in questo libro. Esso è un resoconto su un importante pensatore economico della nostra generazione. Gli amici e gli ammiratori di Michal Kalecki sono profondamente debitori a George Feiwel per questa accurata e diligente analisi. Teoria delle fluttuazioni cicliche e di cambiameniti di lungo periodo (modello e teoria di Kalecki) (pag 177-) (testo da :…) (pag 280-)”,”ECOT-134-FL”
“FEJTO Francois”,”Budapest l’insurrection.”,”Insurrezione del 23 ottobre 1956, dal sistema di RAKOSI alla ‘rivoluzione anti-totalitaria’, governo I. NAGY, ruolo consigli operai, decisioni governo URSS, Janos KADAR, repressione.”,”MUNx-007″
“FEJTO Francois a cura; collaborazione di John BARTIER Georges BOURGIN J.P.T. BURY Delio CANTIMORI Robert ENDRES F. FEJTO Benjamin GORIELY Jean HALPERIN Arnost KLIMA Arthur J. MAY J. QUERO MOLARES Michel ROLLER Michel SAKELLARIOU Louis TISSOT Edmond VERMEIL”,”Le printemps des peuples. 1848 dans le monde. Tome 1 e 2.”,”Hanno collaborato a quest’opera: John BARTIER (Belgio), Georges BOURGIN (FR), J.P.T. BURY (UK), Delio CANTIMORI (IT), Robert ENDRES (AU), FEJTO (UNGH), Benjamin GORIELY (Rus e Polonia), Jean HALPERIN (Sviz), Arnost KLIMA (Boemia), Arthur J. MAY (USA), J. QUERO MOLARES (SP), Michel ROLLER (Romania), Michel SAKELLARIOU (Grecia), Louis TISSOT (Scandinavia), Edmond VERMEIL (GERM).”,”QUAR-001″
“FEJTO Francois”,”Requiem pour un empire defunt. Histoire de la distruction de l’Autriche-Hongrie.”,”Secondo gli storici, l’ Austria-Ungheria si dissolse per non essere riuscita a risolvere i conflitti che opponevano la corte di Vienna ai popoli che componevano l’ impero degli Asburgo. Mettendo in luce i destini singolari della monarchia, FEJTO, a partire da archivi anche inediti, dimostra che i conflitti nazionali, di cui si trovano equivalenti in quasi tutti i paesi europei (vedi conflitto anglo-irlandese, valloni-fiamminghi ecc.) non avrebbero condotto allo smembramento della monarchia austro-ungherese se gli Alleati non avessero preso la decisione di cancellare l’impero dalla carta, incoraggiati da due genii della propaganda, gli esiliati MASARYK e BENES. Il principio dell’ autodeterminazione dei popoli proclamato dal P USA, W. WILSON non è dunque servito che da pretesto per lo smembramento della monarchia. Per FEJTO la distruzione dell’impero per ragioni ideologiche e non strategiche ha aperto la strada all’assorbimento dell’ EU centrale, e per il Reich tedesco e per l’ URSS.”,”AUTx-006″
“FEJTO Francois”,”Memoires. De Budapest a Paris.”,”Nato a Budapest sotto FRANCESCO GIUSEPPE, FEJTO ha seguito gli avvenimenti che hanno scosso l’ Europa per più di mezzo secolo. In questo libro l’A descrive il suo itinerario originale. Ci restituisce il mondo scomparso dell’ Ungheria della sua giovinezza, ci racconta sia come testimone che come vittima, l’assalto nazista all’ EU, le persecuzioni antisemite, ci fa rivivere le ore tragiche delle purghe staliniane, e della rivoluzione ungherese. DIvenuto cittadino francese, FEJTO ha guardato da una certa distanze i dibattiti tra gli intellettuali sulla guerra di Algeria o sui processi di Praga. Specialista mondiale dei paesi dell’ Est, ci propone qui anche una riflessione storica di questa area europea.”,”EURC-012″
“FEJTO Francois con la collab. di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’ Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1910 e vive in Francia dal 1938. Di origini ebriache, si convertì prima al cattolicesimo e poi al comunismo, per approdare poi alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. Ewa KULESZA-MIETKOWSKI è nata in Polonia nel 1960 e insegna all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi.”,”EURC-048″
“FEJTO Francois SERRA Maurizio”,”Il passeggero del secolo. Guerre, Rivoluzioni, Europe.”,”FEJTO è nato nel 1909 in Ungheria da famiglia ebraica. Dal 1955 è naturalizzato francese. “”E’ innegabile. Senza l’ appoggio degli Stati Uniti, il cammino che ha portato alla trasformazione del piccolo patto di Bruxelles del 1948, ancora fondamentalmente antitedesco, in Unione dell’ Europa Occidentale nel 1954, non sarebbe stato concepibile”” (pag 228) “”Ci siamo chiesti tutti e tre, con il nostro editore Louis Audibert, nel licenziare il libro, come definire il secolo che si chiude: secolo tedesco, secondo Raymond Aron, che uno storico ha recentemente adattato in secolo dell’ ebreo tedesco Einstein, secolo dell’ accelerazione della storia, delle guerre mondiali, delle rivoluzioni, dei totalitarismi e dei progressi scientifici, di Auschwitz, di Stalingrado e dell’ uomo sulla luna? Ci siamo orientati alla fine per: secolo folle. Ancora più difficile battezzare il nuovo secolo: si è già proposto secolo della Cina, della donna, dell’ Apocalisse, della lotta finale, della rinascita religiosa, infine secolo americano… “”Propendo per quest’ultima definizione…Il XXI secolo si aprirà senza dubbio con la riaffermazionee, al tempo stesso, la rimessa in questione della supremazia degli Stati Uniti…”” (pag 368).”,”EURx-129″
“FEJTO Francois”,”Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico.”,”Francois FEJTO (1909) ebreo ungherese, vive in Francia dal 1938. Negli anni Trenta si convertì al cattolicesimo, aderì al comunismo e approdò alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. E’ docente universitario, giornalista, e autore di molte opere. “”E’ importante notare che i socialdemocratici austriaci furono tra i primi a prendere coscienza del pericolo rappresentato dai progetti di espansione pangermanica- camuffati sotto il nome di Mitteleuropa- per l’ indipendenza dell’ Austria e per la pace. La Mitteleuropa- così come la prefigurava il pastore protestante e deputato tedesco Friedrich Neumann in un libro ad essa intitolato, prevedeva la fusione della Germania e dell’ Austria-Ungheria, che, attraverso la Romania e la Turchia europea e asiatica, avrebbe esteso la sua influenza fino all’ Arabia. Karl Renner si oppose energicamente a questo piano fantasioso, che a lui sembrava pericoloso quanto lo sembrava agli ambienti economici e britannici”” (pag 174).”,”AUTx-016″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. I. Fine di un’ egemonia. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”””Interventi sovietici e cinesi in Polonia e Ungheria”” (pag 219) “”I cinesi, dal canto loro, rimprovereranno ai sovietici di essere intervenuti nelle due crisi senza una sufficiente cognizione di causa e si vanteranno di essere riusciti a raddrizzare, col loro opportuno e tempestivo intervento, ispirato al vero internazionalismo proletario e all’ interesse del campo comunista, la situazione che il Cremlino aveva compromesso. (…) Questa versione cinese degli avvenimenti, per quanto anch’essa ben lontana dal contenere tutta la verità, sembra corrispondere sostanzialmente ai fatti. Essa permette di completare le nostre conoscenze sul retroscena politico della crisi polacca e sul secondo intervento dell’ esercito sovietico in Ungheria””. (pag 222-223)”,”RUST-101″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. II. Il conflitto. Lo sviluppo del grande scisma comunista, 1958-1968.”,”””Bisogna scomunicare la Cina? Il testamento di Togliatti”” (pag 381) “”Eppure fu proprio l’ Italia, dal Partito comunista italiano, che Krusciov ebbe il colpo di grazia. Ai primi di agosto, Togliatti che, all’ insaputa dei militanti, aveva già praticamente abbandonato, fin dal mese di marzo, la direzione del Partito nelle mani di Longo per motivi di salute “”e per altre ragioni””, si recò nell’ URSS per riposarsi sulle rive del Mar Nero. Krusciov sembrò sfuggire l’ incontro con l’ uomo che lo aveva così spesso deluso e sfidato e Togliatti spiegò a Breznev la posizione del suo Partito. Non volendo sconfessare pubblicamente il Cremlino, il Partito comunista italiano aveva deciso di farsi rappresentare alla riunione preparatoria del 15 dicembre, ma Togliatti avvertì il suo interlocutore che i rappresentanti italiani avrebbero approfittato di quell’ occasione per esprimere la loro categorica opposizione a ogni Conferenza intesa a pronunciare scomuniche. Dopo aver visto Breznev, Togliatti sperava di ottenere un’ udienza anche da Krusciov e, in vista di questo incontro, compilò un pro-memoria nel quale erano riassunti i punti di vista del Partito comunista italiano. Il 21 agosto Togliatti morì (…)””. (pag 400-401)”,”RUST-102″
“FEJTO Francois”,”Il destino dell’ ebreo. (Tit. orig.: Dieu et son Juif)”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. Dopo aver fondato con Paul IGNOTUS e Attila JOZSEF la rivista antifascista ‘Szep Szo’ (1938) dovette rifugiarsi a Parigi. Durante la guerra partecipò alla resistenza francese. Ha fatto parte della redazione della rivista ‘Arguments’ e ha collaborato al ‘Punto’ e a ‘Comunità’. Ha pubblicato vari libri (v. risvolto copertina) “”Ascoltatelo, come (Trostsky, ndr) alza la voce drizzandosi nel vicolo cieco dove la storia l’ aveva rinchiuso, dominando i suoi insuccessi, aggrappandosi alla speranza messianica che viene da lontano: “”Se la rivoluzione è finita male, è perché è stata tradita””. Tradita, frenata, ostacolata, arrestata, derisa. Le si è impedito di andare fino in fondo. La rivoluzione doveva essere mondiale oppure non doveva esserci. Ci vuole lo scompiglio universale oppure bisogna ricominciare tutto da capo. L’ umanità è giovane. (…) Imbecilli! correte verso la vostra rovina, fate ua cosa che nessuno vi ha chiesto di fare. Avete dimenticato le parole di Marx: “”… con un debole base tecnica, non si socializza che il bisogno, perché la penuria porta con sé delle competizioni per gli articoli necessari e riporta tutto il vecchio guazzabuglio””. L’ antico guazzabuglio, cioè lo spirito egoistico, l’ avidità di guadagno, i rancori, l’ ipocrisia, la coercizione. Gli hanno risposto: non preoccupatevene; forzando il passo, supereremo il capitalismo. (…) Noi pensiamo come Lenin dopo Napoleone: “”Ci si imbarca e poi si sta a vedere””. (…)””. (pag 117-119)”,”EBRx-031″
“FEJTO Francois”,”Les juifs et l’ antisémitisme dans les pays communistes (entre l’ intégration et la sécession). Suivi de documents et de témoignages.”,”Antisemitismo popolare e sue cause. “”Quanto alle ragioni profonde del rafforzamento dell’ antisemitismo, sopravvenuto dopo che il numero di ebrei era così considerevolmente diminuito (appena qualche decina di migliaia in Polonia al posto di 3 milioni e mezzo di ebrei d’ anteguerra) – quando gli ebrei fortunati, capitalisti, borghesi, oggetto magari di molta gelosia, non sono più che un ricordo del passato, – esse sono le stesse nei paesi detti satelliti che in Ucraina, in URSS o in Bielorussia. Un tempo si diceva che l’ ‘antisemitismo era il socialismo degli imbecilli’ (1). Se ne individuava la fonte principale nel risentimento di classe””. (pag 83) (1) la frase è del leader socialdemocratico tedesco Bebel, alcuni l’ attribuiscono ad Engels”,”EBRx-034″
“FEJTÖ Francois”,”Ungheria, 1945-1957. (Tit.orig.: La tragédie hongroise)”,”Libro già appartenenete alla Foreign Office Library “”Appunto questo bisogno di purezza spiega uno dei miracoli dell insurrezione ungherese: contrariamente a quanto era lecito attendersi, l’ esplosione del furore popolare non diede infatti luogo a nessuna manifestazione di antisemitismo. Eppure l’ antisemitismo era ancora vivo negli anticomunisti della vecchia generazione. Da diversi anni la propaganda reazionaria non mancava di sfruttare ai propri fini il fatto che sotto il regime di Rakosi, i quadri superiori del partito erano composti in maggioranza da ebrei: Rakosi, Geroe (Gerö), Revai, Zoltan Vas, Mihaly Farkas, Wladimir Farkas, Gabor Peter erano di origine israelita.”” (pag 281) “”E’ vero che la grande maggioranza degli ebrei aveva sofferto al pari di chiunque altro sotto il regime comunista. La nazionalizzazione della grande industria e del commercio all’ ingrosso, iniziatasi nel 1945, aveva liquidato la grande borghesia ebraica e rovinato gli ebrei benestanti. Nel 1949 e nel 1950 seguirono l’ espropriazione del commercio al minuto, della piccola industria, dell’ artigianato, e la soppressione delle professioni liberali. Poi vennero le purghe. Tra le vittime dei primi grandi processi troviamo numerosi ebrei: ad esempio, tra i co-imputati comunisti di Rajk, Tibor Szonyi, Andreas Szalai, Paul Justus. Il comunismo staliniano scegli infatti di preferenza le sue vittime tra i vecchi militanti che avevano aderito al partito per idealismo, mossi da speranze messianiche e in seguito delusi dalla realtà. Proprio contro questo tipo di ebrei si accanirono in Ungheria i Rakosi, i Revai, i Geroe, il cui antisemitismo (e antisionismo) sfrenato, era una specie di supercompensazione, destinata a giustificarli di fronte a se stessi e a Stalin contro l’ accusa di tradimento. Una accusa formulata dalle loro stesse coscienze. Nel 1951 e nel 1952 decine di migliaia di ex borghesi furono espulsi da Budapest e dalle altre città industriali e confinati nelle campagne, in condizioni spesso spaventose. Almeno il 30 per cento di questi deportati erano ebrei.”” (pag 281-282)”,”MUNx-037″
“FEJTO Francois, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. In gioventù collaborò con vari gruppi antifascisti e dopo una serie di condanne si rifugiò in Francia dove militò nella resistenza durante la seconda guerra mondiale. RIfiutato ogni incarico ufficiale per protesta contro la “”stalinizzazione”” dell’ Ungheria, si dedicò al giornalismo. Dal 1955 ha cittadinanza francese. E’ stato uno dei maggiori esperti di problemi politici dell’ Europa orientale. Ha scritto vari libri. Propaganda slavofila. “”Secondo gli impegni presi a Szklarska Poreba, il PC organizzò alla fine dell’ autunno una campagna di solidarietà slava che prese dimensioni sempre più ampie. Geloso in modo quasi esclusivo dell’ amicizia con l’ URSS e con gli altri paesi slavi, il PC approfittò dell’ occasione per denunciare i sostenitori di una politica estera più equilibrata mettendogli insieme agli antisovietici, facendoli passare per “”cattivi cittadini”” e “”agenti dei servizi stranieri””. La minima critica nei confronti dell’ URSS, il minimo segno di simpatia per gli Occidentali venivano interpretati come alto tradimento. L’ alleanza con i paesi slavi e la grande fratellanza slava assumevano un senso quasi mistico. Il PC faceva sue e solo sue tutte le tradizioni eroiche del paese; unico erede della tradizione popolare degli ussiti, degli operai, degli artigiani, degli studenti, degli insorti del 1848, lasciava ai “”reazionari”” l’ eredità di Palacky e di Havlicek, sostenitori del compromesso con l’ Austria. Il partito comunista si dichiarava anche erede di T.G. Masaryk, contro “”l’ oligarchia agraria-capitalista a cui il fondatore della Repubblica s’era opposto””. Quanto a Benes, successore di Masaryk, egli doveva essere il presidente di tutti e non d’un solo partito.”” (pag 119)”,”EURC-086″
“FEJTO Francois”,”Un habsbourg révolutionnaire. Joseph II. Portrait d’un despote éclairé.”,”””He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”L’empereur rencontra le pape dans l’après-midi du 22 mars 1782, sur la route de Neustadt. L’empereur lui-même fut surpris par la quantité de carrosses et de cavaliers, qui étaient venus à la rencontre du Saint-Pére. Le Souverain Pontife prit place dans le carrosse de Joseph II, qui, aux applaudissements d’une foule de 100 000 personnes qui faisait la haie, le conduisit au palais impérial, où ils étaient attendus par le membres des chancelleries et du Conseil d’Etat. Le pape fu ensuite accompagné aux appartements que Joseph lui réserva à côté des siens. (…) “”Les canons n’ont point tonné”” écrivit Joseph malicieusement à Léopold. Mais le pieux peuple d’Autriche rendit au chef de la chrétienté l’hommage que l’empereur lui avait refusé. Pie VI provoqua le respect de tous non seulement par sa dignité, mais aussi par son charme personnel.”” (pag 241) “”Mais si l’empereur et son entourage se permirent certaines libertés à l’égard du pape, le peuple de Vienne le prit au sérieux. Dans une procession interminable, les ecclésiastiques, les nobles et les bourgeois, les commerçants, les compagnons, les apprentis, les cuisiniers, les intendants agricoles, les valets de la cour et les porteurs de bois défilèrent devant lui pour lui rendre hommage. Les paysans de la banlieue envahissaient Vienne, sous la conduite de leurs curés, portant les bannières de leurs églises.”” (pag 242) Ma l’imperatore al papa : “”L’empereur ne lui fit que quelques concessions insignificantes”””,”AUTx-032″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-027-FL”
“FEJTÖ François, con la collaborazione di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires. Ewa Kulesza-Mietkowski è nata in Polonia nel 1960. Insegna all’Institut d’études politiques di Parigi.”,”EURC-028-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume I. L’era di Stalin 1945-1952.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-030-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume II. Il dopo Stalin 1953-1971.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-031-FL”
“FEJTÖ François, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”EURC-085-FL”
“FEJTÖ François”,”Ungheria, 1945-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”UNGx-007-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina-Urss: fine di un’egemonia. I. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘La nascita d’uno scisma’”,”CINx-049-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina – Urss: il conflitto. II. Lo sviluppo del grande scisma comunista 1958 – 1968.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘Il tempo delle “”guardie rosse””‘”,”CINx-050-FL”
“FEJTO François DANIELS R.V. SALVADORI M.L. REIMAN M. DI-NOLFO E. PIRJEVEC J. CATALUCCIO F.M. FLORES D’ARCAIS P. KAPLAN K. LIEBICH A. STRADA V. RAYNAUD Ph. GALLI G. ALFASSIO GRIMALDI . BOBBIO N. BIANCO G. e DAY A. WESTOBY A. BERSTEIN S. DIAZ F. COLARIZI S. ZNORNOVA R. STURMAN D. TICTIN S. BONI P. FOA V. CONTINI G. DREYFUS M. MARTINI M. GALLORO M. PICCIONI L.”,”Ripensare il 1956.”,”Saggi in lingua italiana, francese, inglese Saggi sull’ Ottobre polacco, la rivoluzione ungherese, la Cecoslovacchia, il caso Lukacs, la destalinizzazione in occidente, le reazioni nei Partiti comunisti occidentali (francese, italiano, britannico), le teorizzazioni (totalitarismo, società burocratica), l’ antistalinismo di sinistra (Bordiga, Maffi, Damen, i Gaap, Cervetto, Parodi, Masini, Maitan, Bandiera Rossa, Azione comunista, Montaldi, Vercesi), la crisi del marxismo, il PCI e il PSI di Nenni, il sindacato, ecc.”,”EURC-139″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”François Fejtö, giornalista, storico e scrittore, nato in Ungheria nel 1909, naturalizzato francese nel 1955, è internazionalmente noto per la sua Histoire des démocracies populaires.”,”EURC-091-FL”
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”””(Lenin) Il possédait la faculté rare de regarder le présent du point de vue de l’avenir”” Il testo riporta brani delle lettere di Lenin da Parigi e brani dell’opera di Aline ‘Lenin a Parigi’ e dell’opera collettanea ‘Lenine tel qu’il fut’. Giudizi della Krupskaia sull’oratoria di Jaures (pag 101) Incontro di Lenin con Lafargue tramite Charles Rappoport (pag 126) Conferenza di Lenin il 13 giugno 1912 presso la sala Alcazar avenue de Choisy ul massacro di cinquecento minatori, operai delle miniere d’ oro della Lena avvenuto il 4 aprile 1912 (pag 206) Recensione di Lenin del libro del pacifista inglese BRAILSFORD ‘La guerre de l’acier et l’or’, sulla lotta tra le potenze, i giochi delle diplomazie e l’imminente guerra (Londra 1914) (pag 214) (THE WAR OF STEEL AND GOLD. A STUDY OF THE ARMED PEACE BY HENRY NOEL BRAILSFORD, TENTH EDITION, REVISED. LONDON, G. BELL & SONS, LTD.)”,”LENS-197″
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”Foto: le grandi ore di Parigi (pag 99). Le grandi manifestazioni, commento della Krupskaia La grande miseria russa (pag 139)”,”LENS-012-FV”
“FELD Maury D.”,”The Structure of Violence. Armed Forces as Social Systems.”,”Maury Feld è uno storico e sociologo specializzato nello studio della professione militare e dell’organizzazione militare. Lavora al Center for International Affairs di Harvard University. Scrive anche su ‘Armed Forces and Society’.”,”QMIx-042-FSL”
” FELDENKIRCHEN Wilfried, a cura di K. Austin KERR e Mansel G. BLACKFORD”,”Werner von Siemens. Inventor and International Entrepreneur.”,”Omaggio Arias FELDENKIRCHEN W. è professore di Business History alla Friedrich Alexander Universität Erlangen Nürberg, e academic director del Siemens Archives in Munich.”,”GERE-029″
“FELDKAMP Michel F.”,”La diplomazia pontificia. Da Silvestro I a Giovanni Paolo II. Un profilo.”,”FELDKAMP Michel F. è nato a Kiel nel 1962. ha studiato al Gymnasium Carolinum di Osnabruck e storia teologia cattolica e pedagogia a Bonn tra il 1983 e il 1989. Ha poi studiato Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana tra il 1985 e il 1986. (vedi retrocopertina). Istituzionalizzazione nunziature europee. “”La Curia romana ha constantemente adattato i distretti delle nunziature ai rapporti politici pur condannando formalmente più volte gli sviluppi giuridico-confessionali, come, ad esempio, in occasione della pace di Westfalia (1648), la subordinazione di Metz, Toul o Verdun alla corona francese.”” (pag 58) Diplomazia segreta durante la 2° guerra mondiale. “”L’ imparzialità del Vaticano, e non tanto la neutralità, nel corso della seconda guerra mondiale (dal 1° settembre 1939 fino all’ 8 maggio -agosto 1945) fu dovuta, come già durante la prima guerra mondiale, alla prioritaria responsabilità della Santa Sede nei confronti della Chiesa universale. L’ articolo 24 del trattato lateranense del 1929 concedeva inoltre al Vaticano il diritto di essere tutt’al più consultato in questione di mediazioni per la pace e di valutazioni morali, quindi il margine di azione era limitato agli aiuti umanitari per i perseguitati e i poveri.”” (pag 97)”,”RELC-167″
“FELDMAN Gerald D.”,”Sozialgeschichte und Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”Intevento del Professor FELDMAN, che insegna storia all’ Università della California, Berkeley, per il 25° degli ‘Archivs für Sozialgeschichte’.”,”MGEx-055″
“FELDMAN Gerald D.”,”The Great Disorder. Politics, Economics, and Society in the German Inflation, 1914-1924.”,”Testo su due colonne. Gerald D. Feldman è stato Professore di Storia nell’Università della California, Berkeley, dove ha insegnato dal 1963. Ha pure pubblicato: ‘Army, Industry, and Labor in Germany, 1914-1918’ (1966). Feldman è autore di articoli e saggi dedicati alla Germania durante la Prima guerra mondiale e la Repubblica di Weimar. La crisi sociale (pag 609) “”How is one to interpret this concentration on the problem of working-class productivity at this stage of the inflation? In the space of only four years, the most basic achievements of the working-class in the German Revolution were being challenged, and a powerful consensus was emerging outside working-class circles that labor would have to make massive sacrifices if the nation were to survive economically. The atmosphere surrounding the discussion of the hours-of-work question, the other social gains of labor, and its wage levels makes it impossible to overlook the strong element of social resentment that was involved. The “”intellectual workers”” and the ‘Mittelstand deeply resented the relative deterioration of their economic position. Affection for the proletariat did not grow with proletarianization, but rather the contrary feeling developed. These groups, however, had little love for the capitalists either, and the interpretation of employer militancy has to be seen in somewhat different terms. The simplest explanation is that capitalists – and capitalism – are necessarily exploitative and that the employers were out to bleed the workers dry. This idea received its most extreme expression in a short story of Heinrich Mann, “”Kobes”” (1925), a veritable caricature of Hugo Stinnes, in which the propaganda chief of a concern roundly declares: “”The ‘Mittelstand’ has delivered what it was worth. Honored be its memory. But now more work has to be done. The workers’ time has come. They have more than only money to lose to us. Twenty hours daily work! “” (107). While there certainly is no evidence that Stinnes or any other major industrialists were so deliberately and consciously manipulative and cynical, reliable testimony suggesting a determination to instrumentalize the plight of labor to achieve employer goals of longer hours for less pay does exist”” (pag 609)”,”GERG-103″
“FELICE Domenico a cura; saggi di Thomas CASADEI Domenico FELICE Carlo BORGHERO Salvatore ROTTA Lorenzo BIANCHI Umberto ROBERTO”,”Libertà, necessità e storia. Percorsi dell”Esprit des lois’ di Montesquieu.”,”Domenico FELICE insegna Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto diversi saggi e curato vari volumi in particolare sul pensiero di Montesquieu. Sul debito pubblico “”E’ ancora la salvaguardia degli interessi privati a sconsigliare i debiti pubblici. L’idea che l’aumento della circolazione monetaria aumenti le ricchezze è illusoria. Law lo aveva creduto; ma per Law la moneta non era che uno strumento onnipotente per creare ricchezza (40). Montesquieu non era disposto a seguirlo. Aveva giudicato a suo tempo e continuerà a giudicare tutta la vita il «sistema», quel grandioso esperimento che aveva sconvolto da cima a fondo le strutture tradizionali della società francese, un’iniziativa rovinosa. Lo «straniero» aveva «rivoltato» lo Stato come un rigattiere rivolta un abito: «tutti quelli che erano ricchi sei mesi fa versano ora nella povertà, e quelli che non avevano pane scoppiano di ricchezza» (LP CXXXVIII). Per Montesquieu la moneta «è un segno che rappresenta il valore di tutte le merci (…), e la carta è il segno di un valore del denaro» (EL, XXII, 2). Il debito pubblico non crea denaro. E’ un errore confondere carta moneta o effetti di commercio – segni di valori reali, esistenti – con titoli che non rappresentano che debiti e che non hanno nessuno dei vantaggi dei due primi (XXII, 17). Questi titoli costituiscono in realtà soltanto un impegno sul debito e garantiscono ai privati il rimborso dei crediti e il pagamento degli interessi. Fra gli inconvenienti che comportano in se stessi i debiti pubblici Montesquieu ne enumera espressamente quattro: a) e b) se il creditore è straniero e se il debito non è rapidamente estinto queste uscite in denaro comportano un abbassamento del cambio, e quindi un danno per il commercio; c) anche se il prestito è interno, l’imposta levata per il pagamento degli interessi provoca l’aumento del costo della vita e quindi dei salari, danneggiando la manifattura; d) «si tolgono i veri redditi di uno Stato a coloro che sono attivi e industriosi per trasferirli agli oziosi, cioè si offrono facilitazioni per lavorare a chi non lavora, e si creano difficoltà a chi lavora» (XXII, 17). Queste spese, insomma, sono improduttive. Vengono distratte per darle ai ‘rentiers’, ai «capitalisti», somme che avrebbero potuto essere impiegate da agricoltori, commercianti o manifatturieri per creare nuove ricchezze”” [Salvatore Rotta, ‘Demografia, economia e società in Montesquieu’] (pag 235-236] [(40) J. Law, Oeuvres complètes’, a cura di P. Harsin, 3 voll., Paris, Sirey, 1934]”,”TEOP-484″
“FELICE Emanuele”,”Ascesa e declino. Storia economica d’Italia.”,”Emanuele Felice, insegna Storia economica nell’Università Autonoma di Barcellona. Ha pubblicato ‘Divari regionali e intervento pubblico. Per una rilettura dello sviluppo in Italia’ (2007) e ‘Perché il Sud è rimasto indietro’ (2014). Contiene pagine di appunti manoscritti di RC”,”ITAE-007-FC”
“FELICI Maurilio a cura”,”Augusto e l’alto impero.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). 50 imperatori. Un cinquantennio di anarchia militare. “”Il cinquantennio che si apre con la morte di Alessandro Severo e la relativa presa del potere da parte di Massimino il Trace è per lo più intitolato all””anarchia militare”” che lo contraddistinse per la grave crisi costituzionale messa a nudo dalle modalità spesso simili con le quali una serie di singole figure si impose al vertice dello Stato, generalmente per un lasso di tempo esiguo: il modello augusteo dell’Impero non rispondeva più alle esigenze del tempo. Quanto agli uomini, si tratta di una sequenza di poco più di 50 tra imperatori, aspiranti tali, usurpatori che si dipanò in una concatenazione a volte difficilmente accertabile per lo stato attuale delle fonti: ci si riferisce a loro utilizzando spesso l’espressione di «imperatori soldato», poiché in genere (ma non sempre!) la provenienza fu quella militare e dovettero il raggiungimento della dignità imperiale direttamente alle truppe da essi comandate. Apparentemente non si tratta di una vera novità, che i casi di Vespasiano e di Settimio Severo sono lì a ricordare, ma la differenza si può cogliere al di là della sistematicità quasi meccanica del proporsi di situazioni analoghe (o comunque omologabili), nelle storie dei nuovi ed effimeri titolari dell’Impero: con una tendenza del tutto comune alla media estrazione dai ranghi militari e una dipendenza molto forte dagli “”umori”” (e dalle gratificazioni pecuniarie) delle legioni (o della guardia pretoriana) che ne determinavano acclamazione e rovesciamento, spesso nelle zone periferiche dell’Impero. Dal canto suo, il Senato, organo che già il principato severiano aveva posto ai margini della politica, non ebbe grandi ‘chance’ e di rado vi fu tra i suoi uomini chi riuscisse ad incarnare l’antico senso dell’appartenenza alla ‘nobilitas’. Simultaneamente; ad aggravare il forte stato di smarrimento politico, l’Impero si trovò a fronteggiare, in un quadro articolato di eventi, l’intensificarsi della pressione dei flussi migratori delle popolazioni che si spostavano dall’Est, una cospicua depressione economica e ciclici e prolungati episodi di pandemie (che le fonti antiche chiamano “”peste””). Il calo demografico che ne seguì ebbe riflessi anche per la formazione degli eserciti, nei quali fu giocoforza consentire (ed anzi favorire) un maggior afflusso di elementi barbarici. Tale fatto non fu secondario per l’accrescersi di uno spirito particolaristico nelle singole armate, che poté digradare perfino in una mancanza di quel senso dello Stato che ne aveva rappresentato una delle caratteristiche distintive e uno dei punti di forza, e che generò i risultati noti”” (pag 103-104-105)”,”STAx-281″
“FELICI Maurilio a cura”,”Diocleziano e la caduta dell’Impero Romano.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). “”Teorie sulla caduta dell’impero romano. Autore: Edward Gibbon, storico inglese (1737-1794). Cause della fine: La perdita degli antichi valori, l’avvento del cristianesimo che spinse le popolazioni a rivolgersi alla vita ultraterrena rimanendo indifferente alle vicende interne, il collasso delle istituzioni politiche, economiche, militari, sociali e le calate di barbari condussero alla fine dell’impero. Autore: Henri Pirenne, storico belga (1862-1935). Cause della fine: L’impero romano non è finito nel 476 ma ha continuato a sopravvivere in forme differenti fino alle invasioni arabe del VII secolo, che misero in crisi il commercio nel Mediterraneo. Autore: Michael Rostovcev, storico russo (1870-1952). Cause della fine: Un’economia sregolata, un aumento delle tassazioni, i prezzi calmierati artificiosamente a partire dal III secolo portarono a una crisi economica irreversibile che spinse le popolazioni ad abbandonare le città e tornare a un’agricoltura primitiva di sussistenza. Autore: Arnold Toynbee, storico inglese (1889-1975). Cause della fine: L’impero cadde per un errore di fondo fin dalla sua nascita, cioè un’economia chiusa e incapace di generare profitti con il commercio estero e che sopravviveva solo con le ricchezze dei popoli conquistati. Una volta finite queste entrate con Traiano, l’inflazione galoppante la portò al collasso. Autore: Santo Mazzarino, storico italiano (1916-1987). Cause della fine: La crisi dell’unità imperiale è crisi culturale (religiosa) ed economica, caratterizzata da una parte dalla fondazione costantiniana di una società a “”piramide”” con depressione degli umili e dall’altra dallo squilibrio fra produzione di beni e necessità militari-economiche legate alla centralizzazione. Autore: William McNeill, storico canadese (1917). Cause della fine: Le pestilenze e l’aumento delle tassazioni portarono alla crisi economica e demografica; i tributi della popolazine non furono più adeguati a mantenere un apparato burocratico smisurato e le ingenti spese per l’esercito. Autore: Karl-Ferdinand Werner, storico tedesco (1924-2008). Cause della crisi: L’impero romano non si è dissolto, ma è stato gestito da popolazioni straniere; le sue istituzioni e la sua cultura sono rimaste vitali, esercitando un profondo impatto sugli Stati e gli imperi europei successivi. Autore: Jared M. Diamond, biologo e storico della scienza inglese (1960). Cause della fine: La progressiva deforestazione e l’allevamento contribuiroo a rendere improduttivo il suolo nell’impero, forzando i contadini a trasferirsi in città sovrappopolate, con la conseguenza dello scoppio di continue pestilenze e di gravi carestie. Autore: Peter Heather, storico inglese (1960). Cause della fine: Il messo secolo trascorso per fronteggiare l’offensiva dei Sassanidi persiani indirizzò le risorse statali nella parte orientale dell’Impero depauperando quella occidentale; inoltre l’arruolamento dei Goti nell’esercito arricchì questi ultimi facendo assumere loro sempre più potere. Autore: Adrian Goldsworthy, storico inglese (1969). Cause della fine: L’impero romano si disintegrò a causa delle continue guerre intestine tra le fazioni militari che lottavano per assumere il potere ed eleggere i propri comandanti come imperatori. Ciò impedì che l’esercito riuscisse a fronteggiare efficacemente l’avanzata dei barbari. Autore: Bryan Ward-Perkins, storico inglese. Cause della fine: La calata delle popolazioni barbare condusse alla povertà molte aree dell’Impero, riducendo gli introiti tributari e mettendo in crisi l’economia locale; la sicurezza nazionale fu ridotta sensibilmente; favorendo le diserzioni dei militari””. (pag 26-27)”,”STAx-282″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 1. La spartizione del mondo.”,”Hopkins e la legge ‘affitti e prestiti’ “”Se nel gennaio [Harry] Hopkins [già rappresentante personale di F.D. Roosevelt, ndr] era arrivato a Londra come un privato cittadino senza alcun incarico ufficiale, ora aveva una carica che faceva di lui l’uomo chiave per il flusso di rifornimenti e di armi che giungevano in Inghilterra dagli Stati Uniti. Era stato nominato consigliere e assistente del Presidente per l’amministrazione dei fondi della legge “”Affitti e Prestiti””, che aveva fatto degli Stati Uniti, secondo una classica definizione, “”l’arsenale delle democrazie””. Questo incarico faceva di lui quasi un ministro personale di Roosevelt agli Esteri e alla Guerra e gli dava poteri immensi, mettendolo al di sopra di Cordell Hull, il segretario di Stato, e di Henry Stimson, ministro della Difesa. Se si aggiunge che i rapporti tra Hopkins e i suoi collaboratori sparsi in tutto il mondo non seguivano i normali canali diplomatici (ritenuti dai servizi segreti americani poco sicuri), ma facevano ricorso ai mezzi di comunicazione della Marina e dell’Esercito, si può avere un’idea del carattere particolare dell’organizzazione della legge “”Affitti e Prestiti”” e dell’ampiezza dei poteri di Hopkins. La legge “”Affitti e Prestiti”” (Lend-Lease Act) era stata un’idea politica maturata in Roosevelt fin dal tempo della sua terza elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti, avvenuta il 5 novembre 1940. Roosevelt era convinto che bisognava aiutare l’Inghilterra, impegnata in una lotta all’ultimo sangue con la Germania nazista. Lo portavano a questa conclusione non solo la necessità di aiutare una nazione così legata al suo paese da vincoli di sangue e di ideali, ma anche l’idea che Hitler, vittorioso in Europa, avrebbe poi messo in pericolo la pace del mondo intero, alleandosi a quel Giappone che contrastava agli Stati Uniti la posizione di predominio che aveva assunto nell’area del Pacifico. Come in tutte le scelte politiche fatte da Roosevelt, anche in questa c’era una strana mescolanza di motivi ideali e di spirito pratico, che in lui non andavano mai disgiunti. Ma l’appoggio concreto che egli voleva dare all’Inghilterra si trovava a segnare il passo perché condizionato da due leggi precise e vincolanti. La prima era la legge sulla “”Neutralità”” (Neutrality Act) che vietava agli Stati Uniti di fare prestiti alle nazioni in guerra. La seconda era la legge “”Paga e Porta via”” (Cash and Carry Act) che Roosevelt era riuscito a strappare al Congresso, e che consentiva di vendere all’Inghilterra armi e altri prodotti bellici, purché fossero pagati, come diceva la legge stessa, “”pronta cassa””. Ma ormai, ai primi di gennaio del 1941, l’Inghilterra, con le finanze stremate, vedeva avvicinarsi con terrore il giorno in cui non sarebbe più riuscita a pagare le ordinazioni di armi e di naviglio commissionate agli Stati Uniti. Roosevelt ideò un nuovo provvedimento legislativo, che prevedeva la consegna di armi e materiale, rinviando il pagamento o la restituzione a guerra finita.”” (pag 12-13)”,”RAIx-352″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 2. Il seme della guerra fredda.”,”””Nella settima seduta [Quarta conferenza, Potsdam 17 luglio-1 agosto 1945], quella del giorno 23, i russi, riprendendo la questione rimasta interrotta alla fine della precedente seduta, rimisero sul tappeto la questione della Turchia. Stalin in persona intervenne per far notare che la convenzione di Montreux, che regolava il regime degli stretti sul Bosforo e dei Dardanelli, era ostile all’Unione Sovietica, in quanto concedeva alla Turchia la possibilità di chiudere gli stretti non solo in caso di guerra, ma anche quando c’era pericolo di guerra, lasciando libera la Turchia di decidere di quella eventualità. In questo modo un piccolo stato, con l’appoggio dell’Inghilterra, poteva tenere per la gola un grande stato, dandogli a suo piacere ossigeno o minacciando di strangolarlo. Come si sarebbe comportata l’Inghilterra se un regime simile ci fosse stato non per il passaggio della Manica, ma anche solo a Gibilterra o a Suez? E come avrebbero reagito gli americani, se si fossero trovati in quelle condizioni col canale di Panama? Era pertanto intenzione dell’Unione Sovietica stringere un’alleanza militare con la Turchia, assicurando il passaggio alle sue navi con la costruzione di una base navale sul tipo di Gibilterra. Fu questa la prima e l’unica volta che i sovietici accennarono alla creazione di “”basi”” militari fuori dal loro territorio nazionale. Gli Stretti erano il loro unico accesso ai mari caldi, e la cosa rivestiva un’importanza che i presenti non potevano certamente ignorare. Churchill disse che da tempo si sarebbe dovuto procedere alla revisione della convenzione di Montreux, e che era venuto il momento di farlo. Truman, più pratico e meno approssimativo, disse che era sua intenzione presentare un documento in cui avrebbe proposto il libero accesso a tutti i mari con particolare riferimento agli Stretti, al canale di Kiel, alla via d’acqua Reno-Danubio, al canale di Suez e al canale di Panama”” (pag 131-132)”,”RAIx-354″
“FELIX David”,”Biography of an Idea. John Maynard Keynes and the General Theory, of Employment, Interest and Money.”,”David Felix è professore emerito di storia presso la CityU University di New York. Ha pubblicato ‘Marx as Politician’, un volume su Rathenau: ‘Walther Rathenau and the Weimar Republic’. STATO SOCIALE KEYNESIANO di Antonio Amato Per «stato sociale keynesiano», si intende un crescente intervento pubblico in campo economico e sociale, che nel 2° dopoguerra, si realizza nei paesi sviluppati dell’Occidente. Esso è basato sull’adattamento delle politiche di sostegno della domanda di Keynes per la risoluzione dei problemi della crescita economica. Infatti, mentre, le politiche di Keynes, erano concepite come strumento per favorire la fuoriuscita dell’economia da una situazione di depressione, e quindi solo in un’ottica di breve periodo che considerava sostanzialmente date le risorse produttive. Qui, invece, l’idea di fondo è che la politica della domanda deve essere usata non solo per evitare le recessioni, ma anche per favorire lo sviluppo nel tempo delle risorse produttive (lungo periodo), perché si ritiene che lo sviluppo economico dipenda dalla crescita degli investimenti che generano un incremento della produzione e della produttività. Nello specifico, questo adattamento ha portato in 2 direzioni: 1) diffondersi del keynesismo della crescita: cioè del tentativo di usare l’intervento statale e la spesa pubblica, come strumento per sostenere lo sviluppo economico, e non solo per curare le depressioni; 2) L’uso della spesa pubblica come mezzo per accrescere e consolidare il consenso attraverso la massiccia diffusione dei programmi di welfare, indipendentemente dal ciclo economico e dalla situazione occupazionale. E per quel che riguarda le politiche di sostegno della domanda più tradizionali, si è contrapposto un modello di «keynesismo debole» a uno di «keynesismo forte». a) Nel Keynesismo debole (es.Stati Uniti fino agli anni 70) l’intervento pubblico, attraverso la politica fiscale, monetaria e quella della spesa in deficit, resta più vicino all’originaria ispirazione keynesiana, perché si limita a stabilizzare il ciclo economico sostenendo la domanda nei momenti di recessione e raffreddandola in quelli di pieno utilizzo dei fattori produttivi. Quindi si alternano manovre espansive e recessive e la spesa sociale è, in genere, meno consistente; b) Il Keynesismo forte (es.paesi scandinavi) è, invece, caratterizzato da un impegno più vincolante sul terreno della difesa della piena occupazione e della crescita economica, in modo da poter anche finanziare un incremento più consistente della spesa sociale. A questa forma di keynesismo sono associabili sindacati più forti e centralizzati, e governi a presenza stabile di forze di sinistra, impegnati non solo sul terreno della piena occupazione ma anche su quello della diffusione del welfare. (fonte tesionline)”,”ECOT-277″
“FELLONI Giuseppe a cura”,”Moneta, credito e banche in Europa: un millennio di storia.”,”Contiene: Parte IV: Istituzioni finanziarie, crisi e scandali bancari in Italia dall’Unità a oggi [crisi finanziaria bancaria 1872-1873; 1889-1893; 1929; 1892″,”EURE-125″
“FELT James W.”,”Making Sense of Your Freedom. Philosophy for the Perplexed.”,”‘Determinismo incompatibile con la libertà'”,”FILx-149-FRR”
“FELTRI Francesco Maria BERTAZZONI Maria Manuela NERI Franca”,”I giorni e le idee. Categorie per capire la storia. 2. Settecento e Ottocento.”,”Le calunnie contro Hebert. “”Presa visione delle testimonianze, il pubblico accusatore Fouquier-Tinville ordinò l’arresto di Hébert, Vincent, Ronsin, Momoro, Ducroquet e Laumur, eseguito nella notte fra il 13 e il 14 marzo. Gli accusati furono rinchiusi nella prigione della Conciergerie. Alle testimonianze inconsistenti fin lì raccolte, Billaud-Varenne aggiunse, parlando quella sera alla tribuna dei Giacobini, un piano progettato da un certo Jean-Antoine Armand, studente di medicina, e da Marie-Anne Latreille, moglie del generale Quétineau, detenuto all’Abbaye in quanto simpatizzante dei Vandeani. Armand e alcuni amici sarebbero dovuti penetrare all’Abbaye e alla Conciergerie. Dopo aver ucciso le guardie e liberato i prigionieri, avrebbero invaso e saccheggiato la Tesoreria, distribuendo il denaro al popolo per ingraziarselo. Poi si sarebbero impadroniti dell’Arsenale e avrebbero bombardato Parigi. Secondo Billaud-Varenne, i veri autori di questo piano assurdo erano invece Hébert, Vincent, Ronsin e Momoro: « erano solo degli apri-palchi, saliti ai primi palchi, questi uomini sono i cospiratori di oggi ». Al club dei Cordiglieri erano tutti convinti che si trattasse di calunnie, ma in molte sezioni le opinioni si divisero (…). La sera, dopo l’udienza, nella sua cella Hébert scrisse una lettera a Fouquier-Tinville. È l’ultimo documento rimasto scritto di suo pugno. Chiese di ammettere al processo la testimonianza di Carrier che, era certo, lo avrebbe scagionato completamente. Affermava di non aver ancora trovato un solo fatto che lo coinvolgesse realmente nel presunto complotto e di stupirsi di essere stato accusato insieme con persone che conosceva appena. Quanto al suo giornale, gli elogi riservatigli delle sezioni popolari erano il miglior riconoscimento del bene che esso aveva prodotto. E concludeva: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati ». La lettera non ebbe risposta. (…) La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati », ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo. Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ». (wikip) Hebert contro la calunnia e l’ invidia: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati »; « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».”,”STOx-019-FV”
“FELTRINELLI Carlo”,”Senior service.”,”Non è una biografia nostalgica, non è un romanzo di formazione. E’ una storia. Carlo FELTRINELLI, figlio di Inge e Giangiacomo, è nato nel 1962, vive e lavora a Milano. Feltrinelli, Giangiacomo (Milano 1926 – Segrate, Milano 1972), editore italiano. Militante del Partito comunista (PCI), fondò un importante centro di studi sul movimento operaio internazionale, poi eretto in Fondazione, e l’omonima casa editrice. Staccatosi dal Partito comunista, simpatizzò per movimenti e gruppi di carattere castrista e maoista, fino a scegliere la semiclandestinità per partecipare ad atti di sabotaggio a sfondo terroristico, in uno dei quali perse la vita. (ENC)”,”ITAC-023″
“FENELON Francois”,”Le avventure di Telemaco figlio di Ulisse. Tomo I II.”,”FENELON (François de Salignac de La Mothe-), prelato e scrittore francese (castello di Fénelon, Périgord, 1651 – Cambrai 1715). Apparteneva a una famiglia di antichissima nobiltà, ma decaduta. Allievo del seminario di Saint-Sulpice, fu ordinato sacerdote probabilmente nel 1675. Iniziò la sua missione come direttore di un’istituzione che si proponeva di rieducare le fanciulle convertite dal protestantesimo al cattolicesimo e più tardi presiedette all’opera di conversione nelle regioni dell’Aunis e della Saintonge. In tale occasione entrò in rapporti con la famiglia del duca di Beauvillier e per le sue otto figlie scrisse il trattato sull’ Educazione delle giovinette (1687). Nel 1689 fu nominato precettore del giovane figlio del duca di Borgogna. Fino a quel momento Fénelon, discepolo di Bossuet, s’era occupato solo di problemi metafisici e morali, senza inclinazioni per il misticismo. Ma, all’inizio dell’ottobre 1688, fece la conoscenza di Madame Guyon, donna di nobile carattere e interessata ai problemi spirituali più sottili;”,”FRAA-036″
“FENELON, Francois de Salignac de la Mothe-Fénelon”,”La educación de las jóvenes.”,”Difetti dei giovani. “”La consecuencia que hay que sacar de eso es la de que los padres deben conservar siempre la autoridad para castigar, porque hay naturalezas que sólo se doman con el temor; pero – lo repito – sólo hay que hacerlo así cuando no es posible de otro modo””. (pag 69) (Wikip) Fénelon, pseudonimo di François de Salignac de La Mothe-Fénelon (Château de Fénelon, 6 agosto 1651 – Cambrai, 7 gennaio 1715), è stato un teologo, scrittore e religioso francese. Precettore del duca di Borgogna, si oppose a Bossuet e cadde in disgrazia in conseguenza della «querelle» sul quietismo e, soprattutto, dopo la pubblicazione del romanzo Les Aventures de Télémaque (1699), considerato una critica alla politica di Luigi XIV. L’influenza letteraria di quel romanzo rimase notevole per almeno due secoli. Le origini [modifica] Fénelon crebbe in una famiglia aristocratica del Périgord, antica ma impoverita. Essendo figlio cadetto – secondo di quattordici figli nati in due matrimoni paterni – e contando la famiglia già molti vescovi nella sua tradizione, fu destinato presto alla carriera ecclesiastica. Cominciò a studiare a Cahors, poi a Parigi dai gesuiti. Predicò già a 15 anni con successo. Dopo aver studiato nel seminario di Saint-Sulpice, vicino alla sede della Compagnia di Gesù in Francia e avendo – lui, giovane prete – presto attirato l’attenzione su di sé per le sue belle prediche, fu nominato nel 1678, dall’arcivescovo di Parigi, direttore dell’ l’Institut des Nouvelles Catholiques, un collegio per la rieducazione delle ragazze di buona famiglia i cui genitori, già protestanti, fossero stati convertiti al cattolicesimo. L’ascesa [modifica] Monumento a Fénelon a ParigiLe sue funzioni l’ispirarono e nel 1681 trasmise la sua esperienza pedagogica nel Traité de l’éducation des filles, pubblicato solo nel 1687. Alla fine del 1685, dopo la revoca dell’Editto di Nantes del 1598, su raccomandazione di Bossuet, Luigi XIV gli affidò la direzione di una missione nel Poitou: egli intraprese così il primo dei suoi molti viaggi nelle regioni francesi dell’Ovest a maggioranza protestante, ma con poco successo, anche se alcune fonti sostengono che egli, rifiutando l’utilizzo della forza, sia riuscito con la dolcezza e l’eloquenza, a operare parecchie conversioni. Poco dopo, nel 1685, si fece notare con il suo primo scritto teologico, il Traité de l’existence de Dieu et de la réfutation du système de Malebranche sur la nature et sur la Grâce, diretto contro i giansenisti; nello stesso tempo, espresse le sue opinioni sulla retorica nei Dialogues sur l’éloquence (1685). In quegli anni fece parte del circolo di Bossuet,il focoso oratore dell’episcopato francese. Nel 1688 fu presentato – ricevendone una forte impressione – a Madame de Maintenon, moglie morganatica di Luigi XIV dopo la morte della regina. Ella simpatizzava, a quell’epoca, con Madame Guyon, una donna mistica e pia, e con il suo quietismo, nel quale sembra che molti francesi avessero visto un mezzo per evadere da una realtà politica che diveniva sempre più insopportabile. Fénelon ricevette una forte impressione Nell’estate del 1689, su proposta di Madame de Maintenon, della quale Fènelon era divenuto consigliere spirituale, fu nominato precettore del duca di Borgogna, che aveva allora 7 anni, nipote di re Luigi e suo erede al trono. Gli insegnò tutte le virtù cristiane e gli ispirò un affetto che non sarebbe mai venuto meno. Acquisì così una posizione influente a corte, sicuramente decisiva per farlo ammettere all’Académie française nel 1693 e, quando terminò l’educazione del duca, Luigi XIV gli fece ottenere l’arcivescovado di Cambrai (1695). Le Avventure di Telemaco [modifica] Per il suo allievo reale, che però morì nel 1712 senza esser potuto salire al trono, malgrado Luigi morisse un anno prima, Fénelon scrisse molte opere divertenti e istruttive insieme: prima una raccolta di favole, le Aventures d’Astinoüs e i Dialogues des morts modernes ma, soprattutto, nel 1694-1696, il romanzo educativo di avventure e di viaggi Les Aventures de Télémaque, fils d’Ulysse. Telemaco e MentoreIn questo romanzo, pseudo-storico e utopistico, egli conduce il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, insieme con il precettore Mentore (naturalmente una sorta di Fénelon stesso) attraverso diversi paesi dell’antichità che spesso, a causa dei cattivi consiglieri dei governanti, ebbero problemi simili a quelli che attraversavano la Francia di quegli anni, soprattutto le continue guerre, problemi che tuttavia si potrebbero risolvere – almeno così sostiene Fénelon nel romanzo – grazie a una pacifica convivenza con i paesi confinanti, a riforme economiche, allo sviluppo dell’agricoltura e alla fine della produzione degli articoli di lusso. Il maggior avversario di Fénelon a corte fu Bossuet, che pure l’aveva appoggiato in precedenza, ma nel 1694 gli si era opposto sulla questione del quietismo, una polemica teologica, e nel 1697 aveva cercato di ottenere dal papa la sua condanna per lo scritto Explication des maximes des saints sur la vie intérieure, dove Fénelon aveva preso le difese di Madame Guyon (considerata una sorta di nemica pubblica, tanto da essere stata arrestata nel 1698). Il papa Innocenzo XII condannò l’opera nel 1699, essendo state rilevate in essa 23 proposizioni eretiche e Fénelon si sottomise e abiurò. Dal 1698, il Télémaque aveva cominciò a circolare a corte sotto forma di copie, e vi si vide in esso una critica appena mascherata contro il governo autoritario di Luigi XIV, contro la sua politica estera aggressiva e contro la sua politica economica mercantilista, che favoriva le esportazioni ma deprimeva i consumi interni. L’opera, che Fénelon non aveva voluto rendere pubblica, gli fu sottratta da un domestico. Ai primi del 1699, Fénelon perdette il posto di precettore e quando, in aprile, il Télémaque fu pubblicato – sia pure anonimo e senza la sua autorizzazione – Luigi XIV vi vide una satira contro il suo regno, fece arrestare il tipografo e bandì dalla corte Fénelon. La caduta in disgrazia [modifica] La tomba di Fénelon nella cattedrale di CambraiVerso il 1700, Fénelon abitò in Belgio, nella casa chiamata «la Belle Maison», che si trovava fra i comuni di Pâturages (adesso Colfontaine) e Eugies, poi si ritirò nel suo arcivescovado di Cambrai dove, cessata ogni attività di teologo e di politico, cercò di condurre una vita esemplare, conformemente agli insegnamenti del suo Mentor (che, nel romanzo, altri non era che Athena, dea della sapienza) Nella sua diocesi, si occupò dei problemi dei fedeli e della loro istruzione. Durante il drammatico inverno del 1709, nel quale imperversarono gli effetti della carestia, si privò di tutto a favore dell’esercito che era accampato nella città. La sua reputazione attrasse a Cambrai diversi autorevoli personaggi stranieri, come Andrew Michael Ramsay, protestante che egli convertì e che, considerandosi suo allievo, non lo lasciò più. Fénelon morì nel 1715, a 64 anni, dopo aver avuto il dolore di vederlo morire. Un capitolo delle memorie di Louis de Rouvroy de Saint-Simon è dedicato alla sua morte. Nella Francia del XVIII e XIX secolo, il Télémaque fu uno dei libri per i giovani più letti – anche Aragon e Sartre lo lessero nella loro infanzia. Lo si considera anche come un libro che precorra lo spirito dell’Illuminismo. Scrisse anche altre opere, che si sono perdute, avendo Luigi XIV fatto bruciare molti suoi scritti che erano conservati fra le carte del figlio. Opere [modifica] Traité de l’éducation des filles (1687) Traité du ministère des pasteurs (1688) Réfutation du système du père Malebranche sur la nature et la grâce (1688) Lettera a Luigi XIV (1694 Explication des maximes des saints sur la vie intérieure (1697) Les aventures de Télémaque (1699) Dialogues des Morts et Fables, écrits composés pour l’éducation du duc de Bourgogne, 1700) Lettre sur les occupations de l’Académie (1714) Démonstration de l’existence de Dieu, tirée de la connaissance de la Nature et proportionnée à la faible intelligence des plus simples (1712), seconda parte pubblicata nel 1718 Fables et opuscules pédagogiques (1718) Dialogues sur l’éloquence, avec une Lettre à l’Académie française (1718) Examen de la conscience d’un roi (pour le duc de Bourgogne), 1734 La pubblicazione delle opere complete di Fénelon iniziò nel 1787 a Parigi ma l’edizione, che già comprendeva 9 volumi, si interruppe, a causa della Rivoluzione, nel 1792. La sola edizione veramente completa è quella, a cura di Gosselin e Caron, in 36 volumi Bibliografia [modifica] Marguerite Haillant, Fénelon et la prédication, 1969″,”DONx-032″
“FENGA Luigi”,”Le attese del vecchio.”,”Associazione Culturale Homines Cura Iuvat L’autore è stato partigiano nella Brigata Mazzini.”,”SCIx-399″
“FENIELLO Amedeo”,”Napoli normanno-sveva.”,”Amedeo Feniello, nato a Napoli nel 1962, è stato borsista presso la Scuola di Gestione e Conservazione della Documentazione Storico-Aziendale di Napoli, l’Istituto di Storia Economica Marco Datini di Prato e il Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di S. Miniato. Dal 1991 è redattore della rivista di arti figurative, archeologia e urbanistica Napoli Nobilissima.”,”ITAG-012-FL”
“FENOALTEA Sergio”,”Italia Europa America.”,”Sergio Fenoaltea è nato a Roma nel 1908. Giovanissimo militò accanto a Giovanni Amendola nella opposizione al fascismo. Nel 1928 venne arrestato e sottoposto al provvedimento dell’ammonizione. Laureatosi con lode in legge nel 1929, divenne assistente di economia politica alla Università di Roma. Abbandonò la carriera universiataria quando come condizione per proseguirla fu stabilito il requisito della iscrizione al partito fascista. Dal 1938 ha esercitato la professione forense. Nel 1941-42 fu fra i fondatori del partito d’azione. Arrestato nel 1943 uscì dal carcere dopo il colpo di Stato del 25 luglio che mise fine al regime fascista. Dopo l’8 settembre, durante l’occupazione nazista di Roma, fu segretario del comitato clandestino di liberazione nazionale centrale, membro della sua prima giunta esecutiva e presidente del comitato clandestino di liberazione nazionale romano. Dopo la liberazione di Roma fu sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e membro della Consulta nazionale. Rappresentò quindi l’Italia all’estero, quale ambasciatore d’Italia in Cina, poi, dopo essere stato a Parigi quale segretario generale aggiunto della Nato per gli affari politici, in Canada, in Belgio e infine dal 1961 – dopo l’elezione di John Kennedy alla Casa Bianca – negli Stati Uniti. Nel 1967, trovandosi in dissenso dal ministro degli esteri da tempo si dimise dal servizio diplomatico. Nel 1976 fu eletto senatore della Repubblica a Firenze, dove la sua candidatura era stata presentata congiuntamente dai partiti liberale, repubblicano e socialdemocratico. E’ presidente onorario di sezione del Consiglio di Stato. Diceva Madame de Staël che le espressioni che vengono più spesso sotto una penna rivelano se stesso a chi scrive. (pag 5)”,”ITQM-223″
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba. La Malora.”,”””Lo so che vai dalla parte buona e che ce ne sono già tanti, ma…”” insomma si capiva che per sua madre lui era d’altra carne e d’altre ossa. Lei disse ancora: “”Io dico solo che ci potresti andare al momento buono””. “”Ma è sempre il momento buono, lo è stato fin dal principio. E poi capisci che se per andare tutti aspettano il momento buono, il momento buono non verrà mai””. Sua madre scosse la testa. “”Non è ancora il momento buono. Guarda che batosta i partigiani si sono ancora presi dalla repubblica ad Alba. No, non è ancora il momento buono. Lo dice anche Radio Londra””. (pag 51)”,”ITAR-052″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Tempo fa mi è venuto tra le mani un giornale di allora, dei tempi belli per voi, con una fotografia di lui che pigliava mezza pagina, e me la sono studiata per un’ora. Ebbene, io gliel’ho letto in faccia. E se insisto tanto è perché non voglio che tu ti sprechi a gridare Viva Lui in punto di morte. Io me lo vedo, chiaro come il sole. Quando toccherà a lui come ora tocca a te, lui non saprà morire da uomo. E nemmeno da donna. Morirà come un maiale, io me lo vedo. Perché è un vigliacco fenomenale””. “”Viva il Duce!”” mi fa quello, ma piano, sempre tenendosi la testa fra i pugni. E io non perdo la pazienza e gli dico: “”E’ un vigliacco enorme. Quello di voi che morirà più da schifoso, morirà smpre come un dio in confronto a lui. Perché lui è un vigliacco colossale. E? il più vigliacco italiano che sia esistito da quando esiste l’Italia, e per vigliaccheria non ne nascerà più l’uguale anche se l’Italia durasse un milione di anni.”” E quello: “”Viva il Duce!”” mi rifà, sempre sottovoce. Poi arrivò Giulio e mi disse: “”Vogliono che ci sbrighiamo””.”” (pag 74-75)”,”ITAR-116″
“FENOGLIO Giuseppe (Beppe), edizione critica a cura di Dante ISELLA”,”Il partigiano Johnny.”,”La solitaria epopea di un disperato antieroe durante la Resistenza “”Tutta accadde in quei momenti sonnolenti e nevrotici insieme, nella cubica chiusura della città. In parziale applicazione del bando di Graziani, un forte nucleo di armati repubblicani arrivarono all’improvviso da Cuneo per prelevare i renitenti alla leva, che non s’erano nemmeno degnati di rispondere al bando. Nella loro scontata ed accurata assenza, nella disperata necessità di non lasciar correre con tutte le immani conseguenze future, estesero la responsabilità politica dei renitenti lontani ai loro genitori in casa e con l’aiuto di torvi ed atterriti carabinieri trasportarono i familiari al carcere mandamentale, dozen of them rimanendo poi in attesa dell’inevitabile risultato della pressione psico-sentimentale”” (pag 41)”,”ITAR-227″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Nel clima della guerra fredda, ‘I ventitre giorni’ fu frainteso da denigratori e fautori. «L’Unità» s’impermalì, e ne parlò come di una «mala azione», scandalizzata per una rappresentazione della Resistenza non consona alla retorica vigente. Ma giustamente Emilio Cecchi poté scrivere nel 1963, alla prematura morte a Torino di Beppe Fenoglio per male incurabile: «Oggi che ci troviamo davanti all’insieme della sua opera viene da chiedersi se la rappresentazione della grigia vita campagnola e di grandiose e terribili vicende, abbiamo avuto negli scrittori delle ultime generazioni altro interprete all’altezza e della gravità di questo. (…)»”” (premessa)”,”VARx-004-FMP”
“FENOGLIO Beppe, a cura di Dante ISELLA”,”L’imboscata.”,”Nell’estate del 1944, in un’Italia devastata dalla guerra civile, prende vita la drammatica vicenda del partigiano Milton, un personagigo molto diverso dal più famoso partigiano Johnny, eppure in qualche modo a lui complementare. Lo stesso Fenoglio ne sottolineò la specularità: “”Milton è un’altra faccia, più dura, del sentimentale e dello snob Johnny””. Libro incompiuto, ma non certo frammentario… Le opere di Beppe Fenoglio (1922-1963) sono pubblicate da Einaudi: ‘I 23 giorni della città di Alba’, ‘La malora’, ‘Primavera di bellezza’, ‘Una questione privata’, ‘Il partigiano Johnny’, ‘Appunti partigiani’. I suoi ‘Romanzi e racconti’ sono raccolti, a cura di Dante Isella nella ‘Biblioteca della Pléiade’. La fondina. Il fratello di Filippo. “”Come non lo sapessi. Lo fucilò la Muti. E nota che non era ancora partigiano vero e proprio. Ci ronzava attorno da un pezzo ma entrato in forza proprio non era ancora. Per sentirsi qualcuno viaggiava con un cinturone da ufficiale e tanto di fondina. Senonché la fondina era vuota perché la pistola non se l’era ancora fatta. I criminali della Muti lo sorpresero lungo la ferrovia, quasi all’imbocco della galleria di Moresco. A regola non potevano fucilarlo perché era stato trovato senza armi. Ma va’ a parlare di regole con la Muti. La Muti che era per ammazzare prese lo spunto dalla fondina. Dove c’è fondina c’è rivolterra, dissero, lui l’aveva buttata o nascosta appena vistosi circondato. Siccome il fratello di Filippo negava con tutte le sue forze, gli montarono il trucco. Uno di loro lancià la sua pistola verso il tunnel, poi fece finta di frugare tutto intorno con la massima attenzione. Naturalmente la trovò in un minuto e corse a metterla sotto il naso al fratello di Filippo che una pistola così se l’era sempre sognata. La confrontarono alla sua fondina e si capisce che bene o male corrispondeva alla fondina. Allora l’ufficiale lo dichiarò bandito armato e lo fucilarono sul posto”” (pag 96) Il mito Ettore Muti. Dizionario Treccani ‘(…) Appare difficile appurare se egli facesse il doppio gioco a favore della Germania nazista, se fosse fedele al fascismo mussoliniano o se si fosse adeguato al governo badogliano. Diversi testimoni della vicenda, tra i quali Carmine Senise e Giacomo Carboni, hanno voluto fornire la loro versione su questi fatti, soffermandosi in particolare sul rapporto Muti-Badoglio, ma nonstante alcune indagini della magistratura negli anni Cinquanta, sulla vicenda non si è fatta chiarezza. La morte precoce e violenta favorì presso gli uomini della Repubblica sociale l’idealizzazione di Muti: fu dipinto come un eroe senza macchia e gli venne dedicata una brigata di camicie nere. In un Consiglio dei ministri di metà dicembre 1943, il fascismo repubblicano stabilì inoltre la concessione di una pensione vitalizia alla famiglia nelle persone della madre, della vedova e della figlia legittima. Il 19 febbraio 1944, a Ravenna, fu celebrato il suo funerale solenne, in seguito allo spostamento della salma dal cimitero del Verano. Anche negli anni successivi alla guerra, la fortuna di Muti fu largamente determinata – più ancora che dalla sua vita – dall’immagine mitica costruita dalla Repubblica sociale nel periodo 1943-45′”,”ITAR-001-FER”
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba – La Malora.”,”‘Guerra, resistenza, amore sono qui riportati sotto un segno comune di violenza. Ma con naturalezza, con innocenza. Il paesaggio è quello tipicamente pavesiano delle Langhe; disseccato, scarnificato fino a rappresentare simbolicamente quella condizione guerresco-contadina da cui è nata tanta parte dell’ultima storia italiana. Vecchie pelli, partigiani di primo pelo, ladri-guerrieri, braccianti, sergenti, sbruffoni, ragazze con l’argento vivo: tutta gente che vive a muso duro nell’odore della polvere…’ (retrocopertina)”,”VARx-002-FER”
“FERGUSON Adam a cura di Pasquale SALVUCCI”,”Saggio sulla storia della società civile. Titolo originale: ‘An Essay on the History of Civil Society’ (1767).”,”Adam FERGUSON (1723-1816) appartiene alla famosa ‘scuola scozzese’ (HUME, ROBERTSON, REID, SMITH, STEUART, MILLER e altri), che, nella seconda metà del Settecento, costituisce l’ altro versante dell’ enciclopedismo francese e, aprendo la filosofia alla vita e ai problemi reali, fa degli argomenti economici e politici il terreno più funzionale di ogni spiegazione. Professore a Edimburgo, autore anche delle ‘Istituzioni di filosofia morale’ (1769) e dei ‘Principi di morale e scienza politica’ (1792), FERGUSON ebbe esperienze di vario tipo. Il suo capolavoro è questo ‘Saggio sulla storia della società civile’. Libro che ha influenzato il pensiero occidentale contribuendo alla elaborazione della concezione del mondo di MARX e alla fondazione della sociologia. —————————————————————————“,”TEOP-101”
“FERGUSON Niall”,”The Cash Nexus. Money and Power in the Modern World, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è professore di storia politica e finanziaria all’ Università di Oxford e Visiting Professor di Economics alla Stern School of Business, New York University. E’ autore di ‘Paper and Iron’, ‘The House of Rothschilds’ e ‘The Pity of War’. Scrive per TLS.”,”ECOI-087″
“FERGUSON Niall a cura di Massenzio TABORELLI”,”Soldi e potere nel Mondo Moderno, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è nato a Glasgow 36 anni fa, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Ha esordito con ‘Paper and Iron’ (1995). Poi si è imposto all’attenzione della critica con tre opere molto discusse ‘The Pity of War’ (1998) (in cui attribuiva alla Gran Bretagna la responsabilità del primo conflitto mondiale), ‘Virtual History’ (1997) in cui ipotizzava una serie di scenari fantapolitici (se HITLER avesse sconfitto STALIN ecc.), ‘The House of Rothschilds’ ricostruzione ‘ufficiale’ delle vicende dell’ impero bancario dei Rothschild. Scrive per TLS, Financial Times e l’ Observer. In ‘Soldi e potere’ FERGUSON sostiene che sono stati gli eventi politici e soprattutto le guerre a plasmare le istituzioni tipiche della vita economica. Sull’ intensità della guerra: P.A. SOROKIN ha contato 97 guerre nel periodo 1819-1925, in confronto al totale di 112 (dal 1800 al 1945) indicato da Quincy WRIGHT. L.F. RICHARDSON contando tutte le ‘liti mortali’ che è riuscito a trovare, ha raggiunto la cifra assai più imponente di 289 nel periodo 1819-1949. Poi c’è la stima di LUARD ancora più alta 410 nel periodo 1815-1984. (pag 29)”,”QMIx-093″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”NIall FERGUSON nato a Glasgow nel 1964 è docente di storia della politica e della finanza a Oxford. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”QMIP-032″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna. (Tit. orig.: The Pity of War)”,”FERGUSON Niall nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”E’ sorprendente la scarsità di voci che si levarono in Germania contro l’ azzardo di attuare una guerra sottomarina senza restrizioni. Max Warburg, fu uno dei pochi influenti uomini d’ affari tedeschi a opporsi all’ abolizione delle restrizioni sulla guerra sottomarina, sostenendo che, per quanto grande fosse l’ impatto sui rifornimenti alimentari inglesi, il rischio di alienarsi gli Stati Uniti era troppo grave. “”Se l’ America è tagliata fuori dalla Germania””, disse nel febbraio 1916, “”significa una riduzione del 50 per cento del potere finanziario della Germania da usare in guerra, e un aumento del 100 per cento di quello britannico e francese (…) Bisognerebbe fare di tutto (…) per evitare una rottura con l’ America””. “”La guerra è perduta se va avanti (la guerra sottomarina senza limitazioni) (…)””. (pag 380-381)”,”RAIx-019″
“FERGUSON Niall”,”The Ascent of Money. A Financial History of the World.”,”FERGUSON è un noto storico britannico.”,”ECOI-246″
“FERGUSON Niall”,”Ventesimo secolo, l’età della violenza. Una nuova interpretazione del Novecento.”,”in apertura versi poesie Shakespeare, Eliot (La terra desolata (vpn)), brano della guerra dei mondi di Wells. FERGUSON N. insegna storia moderna alla Harvard University. E’ commentatore politico ed economico. Ha scritto altre opere v. bibl.. Il viaggio dei coniugi Webb in Urss. “”Forse non c’è nulla che illustri il carattere demoniaco del regime stalinista meglio del Belomorkanal, il canale di 220 chilometri voluto da Stalin per collegare il mar Baltico al Mar Bianco. Tra il settembre 1931 e l’agosto 1933, dai 128.000 ai 180.000 prigionieri (molti dei quali provenienti dai campi delle Soloveckie e diretti da Frenkel’) scavarono un corso d’acqua muniti soltanto di picconi, carriole e accette rudimentali. Le condizioni di vita furono così dure e gli attrezzi così inadeguati che durante i lavori morirono decine di miglaia di operai, com’era facilmente prevedibile: il terreno era ghiacciato per metà dell’anno e in molti punti i prigionieri dovettero aprirsi un varco in duri blocchi di granito. E, come spesso accadde, il risultato finale ebbe un rientro economico pressoché nullo poiché il canale risultò troppo stretto e non abbastanza profondo da permettere il passaggio alle navi di grosse dimensioni. Ma quando Sidney e Beatrice Webb, membri della Fabian Society insieme a Shaw, visitarono il canale a lavori ultimati, non sembrarono notare nulla di tutto ciò- In ‘Il comunismo sovietico: una nuova civiltà’ (1935) sostennero che era “”confortante sapere che il più fervido apprezzamente fu ufficialmente espresso per il successo della GPU, non soltanto nel portare a termine una grande impresa di ingegneria, ma anche nel conseguire un trionfo nel campo della rigenerazione umana””. I Webb rifiutarono con forza l'””ingenua convinzione che… le colonie penali siano mantenute e rifornite senza sosta da migliaia di lavoratori e tecnici deportati deliberatamente allo scopo di ricavare, con il loro lavoro forzato, un profitto netto pecuniario che vada a sommarsi alle entrate dello Stasto””. Un concetto del genere era semplicemente “”incredibile”” per “”chiunque fosse al corrente degli effetti economici prodotti in qualsiasi paese del mondo dal lavoro forzato e penitenziario””. La schiavitù ha sempre avuto i suoi apologeti, che raramente, però, si dimostrarono così ingenui. Ai 36 scrittori sovietici che sotto il coordinamento di Gorkij scrissero l’iperbolico volume ‘Il canale Stalin Belomor-Baltico’ si poté concedere l’attenuante di non aver avuto alla menzogna altra alternativa che la morte. I Webb, invece, scrissero le loro scempiaggini nella tranquillità di Bloomsbury.”” (pag 220) Eliot: “”Cos’è quel suono alto nell’aria Quel mormorio di lamento materno Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte Qual è quella città sulle montagne Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta Torri che crollano Gerusalemme Atene Alessandria Vienna Londra Irreali”””,”TEMx-053″
“FERGUSON Niall”,”Il grido dei morti. La prima guerra mondiale: il più atroce conflitto di ogni tempo.”,”Niall Ferguson insegna Storia moderna alla Harvard University. E’ senior research fellow al Jesus College della Oxford University e senior fellow all’Hoover Institution della Stanford University. E’ commentatore politico ed economico e scrive su quotidiani inglesi e americani. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Soldi e potere nel mondo moderno’, ‘Ascesa e declino dell’impero americano’, ‘Ascesa e declino del denaro’. La guerra per Max Warburg e soci. “”La risoluzione su “”militarismo e conflitti internazionali”” approvata dalla Seconda Internazionale dei partiti socialisti alla conferenza di Stoccarda nel 1907 è una formulazione classica della teoria marxista sulle origini della guerra: “”Le guerre fra Stati capitalisti sono di regola il risultato della loro rivalità per il possesso dei mercati mondiali, dato che ogni Stato non si preoccupa soltanto di consolidare il proprio mercato, ma anche di conquistarne di nuovi…Inoltre, queste guerre derivano dall’interminabile corsa agli armamenti tipica del militarismo… Le guerre perciò sono intrinseche alla natura del capitalismo: cesseranno soltanto quando verrà abolita l’economia capitalista”” (1). Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale – che gettò nel caos la Seconda Internazionale – questa tesi divenne un autentico dogma della sinistra. Nel gennaio del 1915 il socialdemocratico tedesco Friedrich Ebert dichiarò: “”Tutti i grandi Stati capitalisti hanno registrato un incremento della loro vita economica nel corso dell’ultimo decennio… La lotta per i mercati si è fatta più intensa. Insieme alla lotta per i mercati si è aperta la lotta per i territori… Perciò i conflitti economici hanno portato all’esplosione di conflitti politici, a costanti e giganteschi aumenti degli armamenti e infine alla guerra mondiale”” (2). Secondo il “”rivoluzionario disfattista”” Lenin (uno dei pochi leader socialisti che desideravano esplicitamente la sconfitta del proprio paese), la guerra era un prodotto dell’imperialismo. La lotta tra le grandi potenze per la conquista dei mercati d’oltremar, stimolata dalla riduzione del tasso di profitto delle loro economie interne, non poteva che terminare con una guerra suicida; a propria volta, le conseguenze sociali della conflagrazione avrebbero affrettato la tanto attesa rivoluzione internazionale del proletariato e la “”guerra civile”” contro le classi dominanti, a cui Lenin aveva incitato fin dallo scoppio della guerra. (3). (…) A prima vista ci sono molte ragioni per pensare che gli interessi capitalistici avrebbero tratto vantaggio dalla guerra. In particolare, l’industria degli armamenti non avrebbe certo preso l’occasione di ottenere lucrosi contratti nel caso di un esteso conflitto. La filiale britannica della banca di Rothschild, che per i marxisti e gli antisemiti era il simbolo del diabolico potere del capitale internazionale, aveva legami finanziari con la società Maxim-Nordenfelt, le cui mitragliatrici erano state esaltate da Hilaire Belloc come la chiave per l’egemonia europea, e aveva contribuito a finanziarne l’acquisizione da parte della Vickers Brothers nel 1897 (6). Anche i Rothschild di Vienna avevano interessi nell’industria degli armamenti: le loro acciaierie Witkowitz erano importanti fornitrici di ferro e acciaio per la marina austriaca e successivamente di proiettili per l’esercito. I cantieri navali tedeschi, per citare ancora un esempio, ottennero cospicui contratti governativi in forza del programma navale del grand’ammiraglio Alfred von Tirpitz. Delle ottantasei unità commissionate tra il 1898 e il 1913 sessantatré furono allestite da un gruppo ristretto di compagnie private. Più di un quinto della produzione dei cantieri Blohm & Voss di Amburgo, che avevano sostanzialmente monopolizzato l’allestimento di grandi navi da diporto, era destinato alla marima militare (7). Tuttavia, come a smentire la teoria marxista, non c’è quasi nessuna prova che questi uomini d’affari legati ai propri interessi ‘volessero’ una grande guerra europea. A Londra la stragrande maggioranza dei banchieri era terrorizzata da questa prospettiva, soprattutto perché la guerra minacciava di bancarotta quasi tutti gli istituti di sconto che finanziavano il commercio internazionale (…). I Rothschild cercarono invano di evitare un conflitto anglo-tedesco, e per questi loro sforzi furono accusati da Henry Wickham Steed, il caporedattore agli esteri del ‘Times’, “”di un losco tentativo finanziario giudeo-tedesco per costringerci a sposare la causa della neutralità”” (8) . Tra i pochi uomini d’affari tedeschi tenuti (soltanto in parte) informati sugli sviluppi della crisi di luglio, né l’armatore Albert Ballin né il banchiere Max Warburg erano favorevoli alla guerra.”” (pag 58-59)”,”QMIP-209″
“FERGUSON Niall”,”Colossus. Ascesa e declino dell’impero americano.”,”Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: La verità taciuta, La Prima Guerra Mondiale: il più grande errore della storia moderna, Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”USAP-004-FL”
“FERGUSON Wallace K.”,”Il Rinascimento nella critica storica.”,”Wallace K. Ferguson è nato a Toronto nel 1902. Laureatosi nel 1927, dopo aver insegnato per anni alla New York University, è dal 1956 professore di storia alla Western Ontario University (1969). “”Nel pensiero di Hegel la concezione dello spirito universale va inseparabilmente congiunta con il metodo per mezzo del quale esso raggiunge i suoi fini nella storia effettuale, vale a dire: la dialettica che è la logica peculiare della storia. Ma la inseparabilità suddetta non venne intesa come un nesso necessario: molti storici accettarono l’idealismo hegeliano, almeno in parte, ma non la sua dialettica. D’altro canto, Carlo Marx adottò la dialettica e non lo spirito”” (pag 245)”,”STOx-048-FF”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”Adam Ferguson, LL. D. Professor of Moral Philosophy in the University of Edinburgh.”,”FILx-137-FL”
“FERGUSON Niall”,”The Pity of War. (La pietà della guerra)”,”Niall Ferguson nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”There was only one consolation left to the Germans; and that was that some of their potential foes were significantly less prepared for war”” (pag 101) “”C’era solo una consolazione rimasta ai tedeschi; e cioè che alcuni dei loro potenziali nemici erano significativamente meno preparati alla guerra”””,”QMIP-020-FSL”
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”Niall Ferguson, nato a Glasgow nel 1964, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford. Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”QMIP-038-FL”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”La prima edizione dei testi che hanno definito l’Europa moderna. FERGUSON, Adam Treccani: Filosofo e storico scozzese, nato a Logierait (Perthshire) il 20 giugno 1723, morto a St. Andrews il 22 febbraio 1816. Dal 1759 al 1785 insegnò all’università di Edimburgo. Si occupò soprattutto del problema etico-politico, cercando di conciliare l’antitesi tra l’individualismo utilitario del Hobbes e del Hume e la morale sentimentale e altruistica dello Shaftesbury e del Hutcheson. Tanto il principio della conservazione di sé quanto quello dell’amor del prossimo dovevano infatti valere, per il F., come mezzi per raggiungere quell’ideale di perfezione, a cui l’uomo doveva tendere sia in quanto individuo sia in quanto membro di una società. Nelle concezioni politiche il F. si attenne al costituzionalismo del Montesquieu. Suoi scritti teorici principali, gli Institutes of moral Philosophy (Edimburgo 1769) e i Principles of moral and political Science (Edimburgo 1792): da ricordare anche l’Essay on the History of civil Society (Londra 1766) e la History of the Progress and germination of the Roman Republic (1783), che volle essere l’esemplificazione storica delle sue vedute etico-politiche. Bibl.: U. Kaneko, Moralphilosophie A. F.s, Lipsia 1904; H. Huth, Soziale u. individualistische Auffassung im 18. Jahrh., vornehmlich bei A. Smith. u. A. F., Lipsia 1907; Buddeberg, F. als Soziologe, in Jahrbuch für Nationalökonomie u. Statistik, 1925. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata 3 417131 SBN CLOUD”,”FILx-028-FMB”
“FERGUSSON Adam”,”Quando la moneta muore. Le conseguenze sociali dell’iperinflazione nella Repubblica di Weimar.”,”Adam Fergusson nato nel 1932 e laurato in storia a Cambridge è un giornalista politico inglese. Negli anni Settanta ha diretto lo “”Statist”” ed ì diventato poi collaboratore autorevole del “”Times””. Come politico si è legato al Partito conservatore e si è impegnato sul fronte dell’Europa unita. E’ stato membro del Parlamento europeo dal 1979 al 1982, poi Special Advisor for European Affairs presso il ministero degli esteri e il Commonwealth. dal 1985 al 1989. In seguito ha svolto lavoro di consulenza. Quest’opera è stato pubblicata per la prima volta nel 1975. “”In un’atmosfera di sempre maggiore violenza e di frustrazione, con attacchi da tutte le parti alla politica della Reichsbank, Havenstein sembrava perfettamente a suo agio. Trenta cartiere, centocinquanta tipografie e duemila macchine da stampa lavoravano notte e giorno, aggiungendo senza sosta banconote al diluvio di cartamoneta nel quale era già affogata l’economia del paese. Havenstein parlava dell’efficienza del suo sistema – la sua ‘Leistungsfähigkeit’ – e ripetava che a suo avviso il maggior pericolo di inflazione proveniva dalle banche private dei singoli stati, le quali avevano il permesso di emettere 15.000 miliardi di marchi – ma non giornalmente, come invece faceva la Reichbank con l’unica eccezione della domenica, bensì una tantum – e continuavano a chiedere di poterne stampare di più. Havenstein sosteneva che ciò “”avrebbe vanificato l’intera politica creditizia dello Stato e della Reichsbank”” e andava proclamando ai quattro venti che la sua missione era di salvare la Germania dalla carenza di denaro. Il governo non riuscì a sopravvivere all’azione combinata di Havenstein e dell’impegno del ‘Ruhrkampf’. Ai primi di agosto, quando iniziò la caduta più vertiginosa del marco, il futuro di Cuno si presentava già del tutto incerto. La mancanza di prestiti dall’estero, l’aggiunta al bilancio preventivo, che era giocoforza approvare, di una spesa di 6000 miliardi di marchi (circa 400.000 sterline) per le sovvenzioni alla Ruhr, la consapevolezza per di più che la resistenza passiva alla resa dei conti si sarebbe risolta non solo nella fine politica ma probabilmente anche nella morte fisica dei membri del governo; tutto questo contribuì a far sì che la coalizione cominciasse a scompaginarsi. “”Non si tratta di una scelta fra capitolazione e caos”” andava dicendo il ministro degli Esteri Rosenberg. “”Capitolazione significa caos. (…)”” (pag 203)”,”GERG-094″
“FERLINGHETTI Lawrence”,”Scoppi urla risate.”,”L. Ferlinghetti è nato nel marzo del 1919 a Yonkers (morto nel 2021), nello stato di New York. Tra le sue ultime opere pubblicate in italiano le raccolte di poesie ‘A Coney Island of the Mind’ (…)-“,”VARx-004-FRR”
“FERMI Laura”,”Atomi in famiglia.”,”””In un primo tempo i fisici di Chicago sperarono di poter ordinare un ciclotrone su misura, a una delle grosse industrie. Ma scienziati e industriali non riuscirono a mettersi d’accordo. Il prezzo richiesto parve eccessivo; le trattative andavano per le lunghe e intanto il tempo passava. Herbert Anderson, che è d’ indole impulsiva, cominciava a spazientirsi: l’ azione, diceva deve seguire prontamente le idee. Decise quindi di costruire lui stesso il ciclotrone. Tanto, di ciclotroni gli industriali non ne sapevano nulla, e a lui sarebbe toccato in ogni modo di far tutti i calcoli e sorvegliare la costruzione. Si mise all’ opera, aiutato da un altro fisico, John Marshall””. (pag 327)”,”SCIx-169″
“FERNANDEZ-ARMESTO Felipe”,”The Spanish Armada. The Experience of War in 1588.”,”Felipe Fernandez Armesto è Fellow del St Antony’s Collge, Oxford: Gli spagnoli nelle battaglie navali usavano ancora il “vecchio sistema” di abbordare le navi per conquistarle utilizzando i cannoni solo per indebolire il nemico (come nella battaglia di Lepanto del 1571); i loro equipaggi erano infatti molto preparati nei combattimenti corpo a corpo. In questo caso, però, di fronte allo schieramento inglese gli spagnoli dovettero serrarsi in formazione difensiva. Gli inglesi infatti (che avevano navi più piccole e leggere), mentre bombardavano il nemico non gli permisero mai di avvicinarsi abbastanza per lanciare i suoi grappini ed effettuare l’abbordaggio. Le navi inglesi erano superiori tecnologicamente a quelle spagnole grazie all’affusto navale dei cannoni inglesi che permetteva un fuoco più veloce, preciso, sicuro e disciplinato di quello (di derivazione terrestre) dei cannoni spagnoli. Per molti cannoni spagnoli le operazioni di ricarica dovevano essere eseguite in parte uscendo dall’opera morta ed esponendo un servente al fuoco nemico. Inoltre nelle navi spagnole erano ancora molto diffusi i piccoli cannoni (falconi, falconetti, mignon) con funzione anti-uomo, mentre la marina britannica disponeva soprattutto di cannoni pesanti, con proiettili tra le 18 e le 42 libbre (e forse anche 60). Il volume di fuoco della flotta inglese non fu comunque mai inferiore a una bordata ogni 4 minuti circa, con rare eccezioni di fuoco più veloce. Gli spagnoli invece tiravano molto lentamente, e di solito dopo una salva a segno cercavano di manovrare per andare all’abbordaggio. Benché continuassero a cannoneggiare il nemico, gli inglesi non riuscirono a fare molti danni nelle file della flotta del duca di Medina-Sedonia (le cui navi si trovavano sopravento), che in questa prima battaglia perse solo due galeoni, uno catturato da Drake e l’altro esploso per un guasto. Le schermaglie fra le due flotte continuarono fino al 2 agosto, giorno in cui l’Armada cercò di distruggere con un contrattacco improvviso l’avanguardia inglese comandata da Martin Frobisher che, grazie alla marea e ai venti a lui favorevoli, riuscì a salvarsi. Wikip. Finalmente il 6 agosto l’Armada gettò l’ancora al largo di Calais per imbarcare l’esercito (le truppe di Alessandro Farnese non erano riuscite ad arrivare al punto d’incontro). La notte del 7 agosto, 8 navi incendiarie inglesi vennero lanciate contro i legni spagnoli che, presi alla sprovvista, dovettero disperdersi lasciando agli inglesi gioco facile per un attacco. La battaglia che ne seguì, nota come battaglia di Gravelinga, si combatté a distanza ravvicinata e fu disastrosa per gli spagnoli, che persero tre galeoni e furono costretti a ritirarsi nella Manica. Il fallimento L’Armada spagnola non era stata realmente battuta sul mare, pur avendo subito danni pesanti e perdite dolorose, aveva però perso la speranza di sconfiggere gli inglesi, manovrava ormai a fatica e avrebbe dovuto aprirsi la strada combattendo per raggiungere le coste dei Paesi Bassi. Decise quindi di desistere dall’impresa e cercò faticosamente di riorganizzarsi. Ormai il tentativo di imbarcare le truppe con la conseguente invasione era fallito, così i galeoni spagnoli cercarono di ritornare in patria ma a causa dei venti contrari decisero di puntare verso nord, navigando tra gli arcipelaghi delle Orcadi e delle Shetland per poi dirigersi a sud veleggiando ad ovest dell’Irlanda. Gli inglesi, che in un primo momento avevano inseguito il nemico, lo lasciarono poi andare tranquillamente, sebbene consapevoli che sarebbe tornato. Il 10 agosto la flotta inglese si avvicinò per tentare un attacco alle navi spagnole rimaste attardate, ma Medina Sidonia riuscì a ricompattare le sue squadre e si preparò a dar nuovamente battaglia, cui gli inglesi tuttavia preferirono sottrarsi e quindi, dopo un fiacco scambio di cannonate, le due flotte si separarono definitivamente. Tuttavia un’incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli spagnoli. La prima li sorprese il 12 agosto, al largo delle Isole Orcadi e presso le Isole Shetland; la seconda il 12 settembre al largo delle coste irlandesi; seguita dopo pochi giorni da una terza al largo delle coste del Connacht (sempre in Irlanda). Delle 138 navi con 24 000 uomini che erano salpate da Lisbona, 45 imbarcazioni e 10.000 uomini andarono perduti. La grande impresa di Filippo II sfumò e lo stesso re cattolico pensò che Dio proteggesse i protestanti e punisse coloro che credevano in lui. Grazie a questo importantissimo successo, l’Inghilterra della regina eretica e anti-spagnola Elisabetta I affermò il proprio dominio sui mari del nord e inflisse una battuta d’arresto al tentativo spagnolo di egemonia sullo scacchiere europeo. La Spagna continuò però la sua guerra navale contro l’Inghilterra, riuscendo anche a ottenere alcuni importanti successi (come nelle campagne delle isole Azzorre); altre flotte spagnole operarono nella Manica nei decenni seguenti.”,”QMIN-041-FSL”
“FERNÁNDEZ-VEGA José”,”Las guerras de la política. Clausewitz de Maquiavelo a Perón.”,”FERNÁNDEZ VEGA Josè ricercatore al Conicet e professore ordinario all’Università di Buenos Aires, dove ha conseguito dottorato in Filosofia. Borsista di dottorato a Berlino, Ricevuto un contributo dalla Fondazione Antorchas di Buenos Aires per la pubblicazione, 3 413879 SBN”,”QMIx-165-FSL”
“FERON Francois THORAVAL Armelle a cura;collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”L’Etat de l’Europe.”,”Collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”STAT-082″
“FERRACUTI Giovanni MARCELLONI Maurizio”,”La casa. Mercato e programmazione.”,”FERRACUTI Giovanni (Udine, 1942) architetto docente di tecnologia dell’architettura (Univ. Venezia). MARCELLONI (Roma, 1938) architetto, è docente di teorie urbanistiche all’Univ. di Venezia.”,”ITAE-302″
“FERRAIOLI GianPaolo”,”L’Italia e la «Dollar Diplomacy». Percezioni della politica estera americana durante la presidenza di William H. Taft (1909-1913).”,”Omaggio dell’autore GianPaolo Ferraioli (Bagheria, 1969), è professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali nell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’. Dipartimento di Scienze Politiche “”Jean Monnet””. E’ l’autore de ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti al rango di potenza mondiale (1896-1909). Diplomazia e dibattito pubblico, emigrazione durante le amministrazioni di William McKinley e Theodore Roosevelt’, Napoli, 2013; ‘Federico Chabod e la Valle d’Aosta tra Francia e Italia’, Roma, 2010; ‘Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX secolo. Vita di Antonio di San Giuliano (1852-1914)’, Soveria Mannelli, 2007. Venezuela. ‘In nome della formazione di un fronte comune delle nazioni progredite e civilizzate contro gli Stati “”canaglia”” dell’epoca, Theodore Roosevelt aveva dato il suo consenso, nel 1902-3, al blocco navale che l’Inghilterra, la Germania e l’Italia avevano messo in atto contro il Venezuela del generale Cipriano Castro. Quest’ultimo, da tempo, si rifiutava del resto di pagare i reclami che alcune ditte e sudditi inglesi, tedeschi e italiani vantavano nei confronti del Venezuela. Con questa loro azione militare, Roma, Berlino e Londra avevano fatto però anche un favore alle imprese e ai cittadini degli Stati Uniti e di tutte le altre nazioni aventi interessi in Venezuela, poiché Castro, piegandosi ad accettare di pagare i reclami anglo-tedesco-italiani, aveva dovuto dare il suo assenso affinché anche tutti gli altri reclamanti stranieri godessero dello stesso trattamento (72). Tuttavia, i vari contenziosi tra il Venezuela e il mondo “”civile”” non si erano potuti risolvere in quel modo: L’Italia, ad esempio, nel 1906 ancora attendeva che le fosse pagato il 25 per cento della somma pattuita tre anni prima (73). Nel 1908, essa si vide anche costretta a subire altri atti arbitrari di Castro, il quale negò ad alcuni emigranti dalla Penisola di entrare in Venezuela. D’altronde, il dittatore venezuelano asseriva che gli italiani fossero tutti degli anarchici e degli avventurieri e l’Italia il luogo stesso dove i fuoriusciti venezuelani trovavano asilo per organizzare rivoluzioni contro di lui (74). La stessa accusa fu da lui lanciata all’indirizzo dell’Olanda. Questa, a suo dire, permetteva che nelle isole olandesi del Mar dei Caraibi fossero organizzati attentati contro lo Stato venezuelano. Il governo dell’Aja, quindi, si vide costretto a interrompere il fiorente commercio che esisteva, tra le sue Antille e il Venezuela (75). Ma anche la Francia dovette sopportare ripetuti attacchi ai suoi interessi da parte di Castro. Questi impedì a una società francese specializzata nella posa di cavi sottomarini di operare davanti alle coste venezuelane, tanto che il governo di Parigi, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con Caracas, cominciò a valutare l’ipotesi di dare vita a un’azione armata contro il Venezuela (76). Non contento, Castro si inimicò pure l’Inghilterra. Infatti, interruppe la concessione che avevano alcune ditte inglesi per smerciare in Venezuela i sali e i fiammiferi in regime di monopolio (77). Infine, gli stessi Stati Uniti dovettero assistere alla circostanza di essere indicati come finanziatori di rivoluzioni anticastriste, tramite il ‘trust’ della New York & Bermudez Asphalt & Co. Il dittatore venezuelano, pertanto, pretese che quel ‘trust’ si sottomettesse al giudizio dei tribunali venezuelani, anche per stabilire se avesse o meno ragione riguardo ad alcuni suoi reclami. Sempre nel 1908, quindi, quei tribunali riuscirono a emettere il loro verdetto, condannando la New York & Bermudez Asphalt & Co al sequestro dei beni e a un forte risarcimento nei confronti del Venezuela. Washington, a questo punto, decise come la Francia e l’Olanda di interrompere le relazioni diplomatiche con Caracas (78). Dunque, era diventato evidente, in coincidenza con la fine della presidenza Roosevelt, che la questione venezuelana stesse entrando in una fase oltremodo critica, esattamente come sei anni prima. A Londra, Parigi, Roma e l’Aja si discuteva di una possibile e imminente azione navale contro Castro (79). Nelle capitali europee, tuttavia, si ammetteva anche che, se proprio la prova di forza fosse dovuta scattare, avrebbe dovuto ricevere prima l’avallo degli Stati Uniti, in omaggio alla Dottrina Monroe, e dopo aver ribadito a Washington che gli europei non si sarebbero presi porti o porzioni di territorio venezuelano. La Francia, a dire il vero, avrebbe voluto che fossero gli Stati Uniti ad agire contro il Venezuela anche in nome e per conto dell’Europa. Ma il Dipartimento di Stato, ancora guidato da Elihu Root, fece sapere alle cancellerie del Vecchio continente che a Washington non si vedevano margini per iniziare un’azione armata (…). Chi volle rompere gli indugi fu allora l’Olanda. Alla fine del 1908, proprio mentre Taft si apprestava a subentrare a Roosevelt e sfruttando anche la momentanea assenza di Castro dal Venezuela, in quanto si era recato in Germania per curarsi, la marina da guerra olandese mise in atto un aggressivo blocco navale davanti alle coste dello Stato latinoamericano (83)’ (pag 298-299-300-301) [(72) Sulla crisi venezuelana del 1902-3, come vista e gestita dall’Italia nelle sue relazioni con gli Stati Uniti, si rinvia a: G. Ferraioli, ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti, cit., p. 188 ss.; (73) La legazione a Caracas al ministero degli Esteri, 28 febbraio 1908, ASMAE, Serie politica P (1891-1916), b. 293, rap. 264/89; (74) Aldrovandi a Tittoni, 31 e 27 novembre, 11 dicembre 1908, ivi, rap. 568/148, 615/182 e 658/204; (75) Mayor a Tittoni, 22 luglio 1908, ivi, rap. 2373/762; (76) Aldrovandi a Tittoni, 30 agosto 1908, ivi, rap. 374/105; (77) Mayor a Tittoni, 25 luglio 1908, ivi, rap. 2417/778; (78) Mayor a Tittoni, 15 marzo e 4 luglio 1908, ivi, rap. 811/220 e 2182/697; Serra a Tittoni, 19 marzo e 22 giugno 1908, ivi, rap. 85/16 e 234/61; Mayor a Tittoni, 24 giugno 1908, ivi, b. 360, rap. 2057/669bis; (79) Cfr. Aliotti a Tittoni, 26 giugno 1908, ivi, b. 293, rap. 1800/791; (…) (83) Mayor a Tittoni, 16 dicembre 1908, ivi, rap. 4195/1228]”,”USAP-088″
“FERRAIUOLO Enzo”,”La seconda guerra mondiale. Patti, trattati e conferenze.”,”””Nel giro di tre mesi erano stati inviati in Russia aiuti per 145.000.000 dollari; ancor prima che, il 7 novembre del 1941, il presidente Roosevelt dichiarasse l’ Unione Sovietica beneficiaria della legge “”Affitti e Prestiti””. Il Lend-Lease veniva applicato in base a un protocollo, rinnovabile periodicamente, (…). Subito dopo fu firmato il “”protocollo”” che prevedeva, per l’ anno successivo, l’ invio alla Russia di materiali e merci per un importo di un miliardo e quindici milioni di dollari. In aggiunta a questi aiuti, Roosevelt concesse all’ alleato sovietico un prestito da un miliardo di dollari, da restituire a cominciare dal quinto anno dopo la fine del conflitto. Il “”protocollo”” veniva rinnovato all’ inizio di ogni “”anno fiscale””. (pag 101)”,”QMIS-069″
“FERRANDO Nelio e Ivana”,”I modi di dire dei genovesi.”,”‘Capî da-e nàixe comme i pesci’ (capire dalle narici, come i pesci, non comprendere nulla, fraintendere)”,”LIGU-135″
“FERRANTE Massimo ZAN Stefano”,”Il fenomeno organizzativo.”,”Massimo Ferrante è ricercatore dell’AROC (Associazione ricerche sulle organizzazioni complesse) presso il Dipartimento di Organizzazione e sistema politico dell’Università di Bologna. Stefano Zan è docente di Analisi comparativa delle organizzazioni presso l’Università di Bologna e presidente dell’AROC. Entrambi si occupano in particolare di imprese e movimenti cooperativi, di evoluzione delle teorie organizzative, di analisi delle associazioni di rappresentanza degli interessi.”,”PARx-001-FL”
“FERRANTE Francesco”,”L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner.”,”Francesco Ferrante nato an Napoli nel 1963, si è laureato in filosofia nel 1988 presso l’Università Federico II. Borsista dell’Istituto italiano per gli studi filosofici e dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa ha collabroato con la Rivista Internazionale di Logica ‘Metalogicon’. “”Ne ‘L’Unico’ il filosofo tedesco nega il valore di ogni dottrina, rigetta la possibilità stessa di concepire una visione esaustiva del mondo o della realtà; critica con toni sarcastici la fede nella stessa nozione di “”verità”” oggettiva in ogni sua forma o versione. Se attacca ogni credo e ideologia, non offre alcuna alternativa teorica. La stessa “”teoria”” è pietra dello scandalo. E’ una posizione strana, per molti versi sconcertante e ‘decentrante’. Tale apparirà, con diverse reazioni, ai suoi stessi contemporanei. Ad una censura prussiana che, dopo un primo sequestro, riammetterà in circolazione ‘L’Unico’ perché le sembrerà tanto eccentrico, da far dichiarare al ministro von Falkestein: “”Questo libro si legge in gran parte come fosse ironico e confutasse se stesso…””. Tale sembrerà anche a Karl Marx e Friedrich Engels, i quali ne ‘L’Ideologia tedesca’ esibiranno la muscolatura teorica del nascente materialismo storico e dialettico svolgendo in chiave di commento, per oltre duecento pagine, una poderosa pars destruens de ‘L’Unico’ stirneriano destinata a restare inedita almeno nel diciannovesimo secolo, ed in cui scorgeranno a torto o a ragione la quint’essenza del pensiero borghese (170). Anche ignorando le filiazioni anarchiche del suo pensiero che lo interpreteranno giocoforza ciascuna a suo modo, Stirner resta per la storiografia filosofica del nostro secolo un mistero irrisolto. Anche la veste di “”precursore””, al fianco di Kierkegaard, dell’esistenzialismo contemporaneo, si rivela per alcuni versi opportuna ma per altri inadeguata, frangendosi contro la roccia di un “”egoismo”” assoluto che non può né intende uscire da se stesso, scrollandosi di dosso ogni forma di coinvolgimento etico e rifiutando a priori ogni lessico “”generico””, fosse pure quello dell’analitica esistenziale heideggeriana”” (pag 117-119) [Francesco Ferrante, ‘L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner’, Napoli, 1998] [(170) La sistematicità degli attacchi di Marx ed Engels aveva forse una profonda ragione d’essere, dal momento che il radicalismo dell’Unico stirneriano giungeva a ridurre il pensiero postcartesiano e – nel’ottica del materialismo storico – “”borghese””, ad una forma di trascendenza ‘assoluta’ fra l’individuo come Unico e l’Io inteso come cogito o autocoscienza. ‘Der Einzige’ poteva dunque apparire ai fautori del materialismo storico come una sorta di “”bibbia”” del pensiero borghese o, per meglio dire, come il testo che più di ogni altro esprimeva la “”negazione”” radicale dei valori delle classi dominanti e della sovrastruttura ideologica (che è dire, teologica) preindustriale. Ben più di quanto accedesse nella “”miseria”” della filosofia socialistico-utopistica e nelle varie diramazioni del pensiero liberale che ereditavano pur sempre, ciascuna a suo modo, alcune istanze giusnaturalistiche. Di qui, forse, l’incomprensione del salto implicato dalla rivolta “”esistenziale”” rispetto alla progettazione politica, e le ragioni della vastità della trattazione dedicata a Stirner (…)]”,”EDIx-173″
“FERRANTE Marco”,”Marchionne. L’uomo che comprò la Chrysler.”,”Marco Ferrante è nato a Martina Franca nel 1964. Vicedirettore del ‘Riformista’ è stato per otto anni al TG5 e quatro al ‘Foglio’. Collabora alla trasmissione ‘Matrix’.”,”ECOA-022″
“FERRANTE Marco”,”Casa Agnelli. Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana.”,”Marco Ferrante è un giornalista e scrittore italiano. Data di nascita: 29 dicembre 1964. “”La tesi di Valerio Castronovo, storico della Fiat, è che non ha senso chiedersi se Agnelli sia uno sconfitto: «Non ha senso applicare questo schema. Non ha senso guardare la sua esistenza solo da un punto di vista della Fiat. Più che un capo azienda fu un uomo di relazioni internazionali. Fu un uomo del dopoguerra, il portatore di una visione dei rapporti tra Europa e America». Paolo Mieli è l’uomo a cui Agnelli affidò il compito di rinnovare la classe dirigente giornalistica. Lo nominò prima alla direzione della «Stampa» e poi a quella del «Corriere». Mieli introduce un elemento di ulteriore complessità nella valutazione di Agnelli. «Agnelli era uno dei pochi uomini europei non eurocentrico che nel dopoguerra si era trovato perfettamente in sintonia con il suo tempo storico a causa del suo rapporto con gli Stati Uniti. La sua esperienza nell’ultima fase, cioè negli anni Novanta, cioè quando era già un uomo di oltre settant’anni, fu condizionata dai fatti improvvisi che colpirono l’Italia. La crisi del 1992-1993 investe la Fiat, al di là dei riflessi giudiziari. E’ tutto il sistema, non solo quello politico a essere colpito; nel complesso le strutture del potere, anche quello economico, ne subiscono le conseguenze. Agnelli sentì molto la drammaticità di quella fase, temperò il giudizio solo negli ultimi anni. La crisi della Fiat a partire dalla seconda metà degli anni Novanta nasce da quella situazione, fu un pezzo della crisi generale. E la presenza di Agnelli servì ad assorbire l’urto»”” (pag 171-172)”,”ECOG-048″
“FERRANTE Riccardo”,”Il «Governo delle cause»: la professione del causidico nell’esperienza genovese (XV-XVIII secolo).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo”,”LIGU-001-FMB”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Conversando con Togliatti. Con una lettera di Palmiro Togliatti.”,”A proposito dell’ espulsione di SILONE (chiamato allora nel partito Pasquini), secondo TOGLIATTI, quando si aprirono nel PCI le discussioni con TASCA stette zitto e si allontanò dal lavoro per motivi di salute. Ma di nascosto scrisse lettere agli oppositori nel partito, di fatto guidava la lotta nel Comitato Centrale (pag 211).”,”PCIx-026″
“FERRARA Giovanni”,”Apologia dell’uomo laico.”,”Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). FERRARA Giovanni, Apologia dell’uomo laico. RUSCONI. MILANO. 1983 pag 180 16°, Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). [‘A Napoli, in Palazzo Filomarino, ascoltai le lezioni di Federico Chabod, della cui dominatrice figura e parola non dirò nulla, poiché molto hanno detto, soprattutto proseguendone del loro meglio gli ammaestramenti e gli studi, i suoi più diretti allievi e colleghi di storia medievale, moderna e contemporanea. E a Napoli ancora, fui discepolo in storia antica di Giovanni Pugliese Carratelli, anch’egli laicissimo, con un rapporto che poi durò, per me fecondo di molte e svariate conseguenze. In gioventù egli fu seguace oltre che di Croce, di Adolfo Omodeo, il grande storico ed italiano sempre odiatissimo e perseguitato da ogni sorta di fascisti e preti, e che l’ironia della storia volle poi consapevolmente dimenticato e fatto dimenticare dai «marxisti»; per sua fortuna l’esser prematuramente scomparso nel 1946 mise Adolfo Omodeo al riparo da più laceranti amarezze. In questa ostentazione di pezze d’appoggio al mio buon diritto di dirmi laico, molti nomi ed insegnamenti variamente tratti debbo trascurare; ma non posso tacere che nei miei anni napoletani ebbi anche la sorte di vedere ed ascoltare l’ormai vecchio ed infermo Gaetano Salvemini (il cui prenome, come dissi, per fortuna sua ben più che mia evitai di portare). Se ne stava nella fiorita Villa Rùfola, sul mare di Sorrento, affidato alle cure dell’indimenticata Giuliana Benzoni; seduto nella sua poltroncina, avvolte le ginocchia in un plaid e le spalle in una mantiglia verde, ascoltava e parlava a noi giovani visitatori, borsisti dell’Istituto Storico. Di quegli incontri conservo un ricordo che sempre mi sovviene e conforta nei momenti di peggiore tristezza intellettuale, politica e civile (e non sono ormai pochi né effimeri). Egli era laico nel profondo, e lo spirito di alcune sue considerazioni e semplici detti mi colpì quale prova d’una mente liberissima e perennemente vigile nella critica degli altri e di sé stesso. A proposito delle sue antiche spaventose battaglie contro Giovanni Giolitti «il Ministro della malavita», ci disse che se ne era poi molto pentito, poiché Giolitti era il meglio che l’Italia di quel tempo potesse esprimere in politica’ (pag 39-40)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-267″
“FERRARA Giuliano”,”Ai comunisti. Lettere da un traditore.”,”A Occhetto (sul suo rientro nel ‘privato’): “”E per il resto, tu, vacanziero impenitente, in questa Italia che arriva ultima nel mondo a digerire il rospo del comunismo, hai il dovere di spiegare ai compagni, meglio di quanto sia stato concesso di farlo a un traditore, le ragioni per loro ancora incomprensibili dell’allegria e della gioia di vivere, del mondo da guadagnare che sta davanti a loro e del niente da perdere che si lasciano alle spalle. Anche in questo ti sarà d’aiuto il poeta latino che ha inchiavardato l’orizzonte delle speranze nell’infinito libero della sua vita privata e nella felicità della rassegnazione. Mica male come scelta. Mica male quel suo verso nella prima epistola a Mecenate, quando gli spiega che non c’è ragione di temere la miopia, visto che non si sono avuti in dono gli occhi di Linceo: «Si andrà fin dove ci è concesso, se oltre non si potrà»”” (pag 109) (Orazio, Epistole, ndr)”,”PCIx-435″
“FERRARA Maurizio BOFFA Giuseppe BOCIAROV Ivan FERRARA Marcella, redazione italiana, autori sovietici: N.K. BAGRAMJAN S.S. BIRJUZOV I.S. KONEV R.J. MALINOVSKIJ K.K. ROKOSSOVSKIJ V.D. SOKOLOVSKIJ M.V. ZAKHAROV, esperti militari: A.M. VASILEVSKIJ K.S. MERETSKOV G.K. ZHUKOV I.I. FEDJUNINSKIJ V.I. CIUJKOV A.I. EREMENKO K.F. TELEGHIN A.G. GOLOVKO N.N. VORONOV B.I. VANNIKOV K.V. KRAJNJUKOV S.S. KRASSOVSKIJ P.A. ROTMISTROV A.A. KRULEV N.K. POPEL, testimoni Ilja ERENBURG K. SIMONOV V. NEKRASOV K. PAUSTOVSKIJ M. SCIOLOKHOV O. BERGHOLTS V. VISNEVSKIJ L. SOLOBEV N. TIKHONOV A. FADEEV A. TOLSTOJ A. GAJDAR I.M. MAJSKIJ N. GRIBACIOV A. BEK V. IMBER S. SMIRNOV P. PAVIENKO I. SELVINSKIJ V. KAVERIN Vassilji GROSSMAN”,”L’URSS nella Seconda guerra mondiale. Volume primo. 1941. Blitzkrieg ad Est.”,”””Verso la metà di agosto il governo sovietico fu costretto a prendere una decisione definitiva. Al dilemma dinanzi a cui si trovava in precedenza era ormai subentrata l’amara necessità di concludere un accordo con la Germania. Cinque mesi di sabotaggio dei negoziati triparti, da parte della Gran Bretagna, della Francia sostenute dagli Stati Uniti d’America, non lasciavano all’URSS altra soluzione”” (pag 24)”,”QMIS-033-FV”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Cronache di vita italiana (1944-1958)”,”””Quella di Roma fu un’occupazione pacifica: poche le scaramucce, pochissimi i morti dall’una e dall’altra parte. (…) In realtà, se l’occupazione di Roma non fu contrassegnata, come quella di Firenze, dall’insurrezione popolare, ciò si dovette ad un accordo intervenuto all’ultimo istante, al quale non fu estraneo il Vaticano, per cui tedeschi e alleati si impegnarono a riconoscere a Roma il carattere della città aperta, almento nel giorno della liberazione. Le truppe tedesche che procedevano allo scoperto sulla Flaminia, e nel cuore della città, erano sorvegliate dall’alto dalla caccia aerea alleata, che tuttavia si abbassava a mitragliare solo in aperta campagna. La popolazione civile, e i partigiai del Comitato di liberazione nazionale, inquadrati nei settori militari, furono sorpresi dall’accordo tra tedeschi e alleati: un progetto di attacco a Regina Coeli e a via Tasso per liberare i detenuti politici ivi racchiusi fu respinto dagli ufficiali di collegamento alleati, ce avevano i contatti con la Giunta militare del CLN. I tedeschi riuscirono così a portare con sé molti ostaggi. Tra questi Bruno Buozzi che, insieme ad altri quattrordici prigionieri politici, fu massacrato alla Storta, a sette chilometri da Roma. La mattina alle 8.30, a bordo di una jeep, il generale Mark CLark, capo della V Armata americana, fece il suo ingresso trionfale a Roma: e con lui fecero la ricomparsa, per le vie della città, le uniformi dei carabinieri reali, scomparse durante l’occupazione dopo il colpo di mano tedesco contro la “”benemerita””. Insieme ai rappresentati ufficiali dello Stato italiano, provenienti da Salerno, i romani tornarono a vedere le insegne multicolori dei partiti. Sotto questo aspetto il 5 giugno 1944 costituì una novità anche più rilevante del 25 luglio del 1943. Caduto il fascismo, infatti, i partiti non erano risorti in forma legale durante i “”quarantacinque giorni””. Il 5 giugno ’44, invece, i romani, accanto alle bandiere tricolori e alleate, rividero per la prima volta le bandiere rosse; rosse erano le bandiere dei comunisti e socialisti, rosse le bandiere del Partito d’Azione, con una scritta bianca GL nel centro”” (pag 11-12)”,”PCIx-003-FER”
“FERRARA Antonio”,”Storia, politica e storiografia delle migrazioni forzate in Europa.”,”Antonio Ferrara ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienza politica e Istituzioni europee presso l’Università degli studi di Napoli Federico II nel 2007 con una tesi sulla storia, la politica e la storiografia delle migrazioni forzate in Europa. Collabora alla rivista ‘Storica’ (Carocci). La strada di Potsdam. “”È difficile identificare con esattezza il punto di partenza della strada che portò alla conferenza di Potsdam e all’accordo generale per una rimozione della popolazione tedesca residente nei Sudeti e nei territori assegnati alla Polonia. Di certo, però, se della cosa cominciarono a parlare molto presto i governi in esilio polacco e cecoslovacco, tanto gli alleati occidentali quanto i sovietici non tardarono a unirsi al coro. Nel settembre 1941, ad esempio, Stalin osservò durante un ricevimento che “”Se vinceremo, restituiremo la Prussia orientale al mondo slavo, al quale appartiene, e colonizzeremo l’intera regione con degli slavi (411)””. Un mese dopo, il segretario privato di Eden annotava che «Ad ogni modo, noi abbiamo il precedente autorevole di Hitler per le deportazioni in massa, e questa può essere una soluzione» (412). Più tardi, nel 1943, in un colloquio con Eden Franklin D. Roosevelt si rifece (anche se non espressamente) al precedente di Losanna affermando che «Dovremmo adottare delle misure per rimuovere i prussiani dalla Prussia orientale nello stesso modo in cui i greci sono stati trasferiti dalla Turchia al termine dell’ultima guerra» (413). Tuttavia, fu probabilmente Eduard Benes il primo a discutere pubblicamente la cosa, in un articolo pubblicato su ‘Foreign Affairs’ nel 1942 (414). In esso il presidente cecoslovacco esprimeva innanzitutto la convinzione che la Germania dovesse essere costretta a rientrare nelle sue frontiere precedenti l’ ‘Anschluss’ e l’accordo di Monaco, invocando il principio secondo cui non andavano riconosciuti i guadagni territoriali ottenuti con la forza e gli aggressori non dovevano essere in alcun modo premiati (415). Benes esaminava quindi il ruolo destabilizzante delle minoranze nazionali nell’Europa dell”entre-deux-guerres’, osservando che ‘nel 1918 non era stato possibile creare stati che fossero omogenei dal punto di vista linguistico e nazionale, senza ricorrere ad estesi trasferimenti di popolazione’ …. ma quest’opzione fu respinta in quanto contraddiceva le tendenze idealistiche che dominavano i piani del 1919 per la nuova Europa (416) (…)”” (pag 239-240) [(411) In ‘The Diary of Georgi Dimitrov, 1933-1949’ (I. Banac, ed.), New Haven, CT, 2003, p. 193; (412) ‘The war diaries of Oliver Harvey (J. Harvey, ed), London, 1979, p. 55 (cit., in Brandes, ‘Lo sviluppo’ cit.); (413) Cit. in Naimark, ‘La politica’, cit., p. 130; (414) E. Benes, ‘The organization of post-war Europe’ in ‘Foreign Affairs’, 20 (1942), n. 2; (415) Cfr., ibidem, p. 229-230; (416) Cit. da ibidem, p. 235 (traduzione mia)] pag 242, 246″,”QMIS-059-FV”
“FERRARESI Franco”,”Minacce alla democrazia. La Destra radicale e la strategia della tensione nell’Italia del dopoguerra.”,”Franco Ferraresi (Cremona, 1940), docente di Sociologia politica e vice-rettore dell’Università di Torino, ha pubblicato pure ‘La Destra radicale’, Feltrinelli, 1984.”,”ITAP-006-FMB”
“FERRARI Silvio”,”Mille comizi.”,”Ricorda l’episodio della iniziativa pol al teatro Amga con la partecipazione di Lucio LOMBARDO RADICE e gli interventi di Lotta Comunista.”,”PCIx-013″
“FERRARI Giuseppe”,”Gli scrittori politici italiani.”,”””Io chiuderò quest’ epoca…col citarvi lo scrittore napoletano, cui la fatalità decerne un posto unico e distinto tra i politici italiani. Sammarco… è il primo che metta sul frontespizio di un suo libro la parola rivoluzione, e tanto basta perché rimanga in una classe separata, solo nella sua specie. In verità il concetto della rivoluzione gli sfugge ed è lonano dall’ afferrarlo nella regolare sostituzione di un governo all’ altro, di una forma all’ altra””. (pag 501). “”Scorrete diffatto la storia: di rivoluzioni che riescano ne trovate appena una ogni cinquecento anni.”” (pag 502) L’opera di Sammarco, ‘Delle mutazioni dei regni’ fu per due secoli dimenticata e riscoperta nel XIX secolo.”,”TEOP-150″
“FERRARI Dante”,”Quasi un secolo fa. Dall’ archivio Assolombarda.”,”””Sblocco dei licenziamenti, 19 gennaio (1946): una data storica, in cui veniva sottoscritto a Roma l’ accordo fra la Confederazione dell’ Industria e la Confederazione del Lavoro. L’ accordo consentiva con decorrenza 1 febbraio 1946 e fino al 30 aprile, uno sgravio graduale dell’ insostenibile peso delle “”remunerazioni improduttive””; attraverso due ordini di provvedimenti: un alleggerimento nel tempo e nella misura e un alleggerimento da accordarsi in presenza di di casi di particolare gravità, per evitare irreparabili conseguenze per le aziende e i lavoratori. Il blocco dei licenziamenti, in atto dal 1944, fu decretato dal Governo della Repubblica Sociale di Salò, e successivamente confermato dal CLNAI dopo la Liberazione da una serie di decreti del Governo nazionale. (…) All’ inizio del 1946 si calcola che l’ industria dell’ area milanese avesse una esuberanza di mano d’opera del 20-25% (…) (pag 247)”,”ITAE-079″
“FERRARI Gianandrea a cura”,”Anarchismo. Il pensiero libertario attraverso il XX secolo. Catalogo.”,”La bibliografia comprende 1350 titoli.”,”ANAx-176″
“FERRARI Francesco Luigi”,”L’ Azione Cattolica e il “”regime””.”,”La “”vaticanizzazione”” della stampa cattolica. “”Approfittando dell’ offensiva fascista contro il popolarismo, l’ Azione Cattolica aveva tentato di impadronirsi delle masse irreggimentate nel partito. Approfittando dell’ offensiva scatenata contro le organizzazioni sindacali bianche, essa aveva sperato di assicurarsi il controllo di tutte le opere sociali promosse e dirette da cattolici. Era logico che essa approfittasse del regime eccezionale imposto alla stampa avversa al partito dominante, per tentare di sottrarre all’ influenza delle correnti democratiche i grandi e i piccoli giornali che si pubblicavano nei diversi centri italiani.”” (pag 155-156)”,”ITAF-185″
“FERRARI Giuseppe, a cura di Ernesto SESTAN”,”Scritti politici.”,”””La rivoluzione è il trionfo della filosofia chiamata a governare l’ umanità. Fuori della filosofia non v’ ha rivoluzione; la ragione non è libera, la scienza non è padrona, il culto regna sulla società, domina la ragione, detta le leggi e governa l’ umanità. Ognuno intende poi per rivoluzione il gran moto per cui la Francia destava tutti i popoli dell’ Europa. Trattasi ora di sapere qual deve esserne la filosofia? Era quella di Locke e vinceva il cristianesimo e trasportava sulla terra il destino dei viventi, e chiamava ogni uomo ad essere pontefice a sé stesso. Pure dal giorno in cui il moto si fermò sotto le due reazioni dei Borboni e di Luigi Filippo, la guida di Locke mancò, Voltaire e Rousseau rimasero sopraffatti, restò dubbia ogni conquista dello spirito umano””. (pag 99-100)”,”ITAB-168″
“FERRARI BRAVO Luciano SERAFINI Alessandro”,”Stato e sottosviluppo. Il caso del Mezzogiorno italiano.”,”Luciano FERRARI BRAVO è assistente di Dottrina dello stato nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. E’ coautore di ‘Operai e Stato’ e curatore di ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’. SERAFINI è dal 1969 ricercatore nell’ Istituto di scienze poltiiche della stessa facoltà. “”Nel 1950, con l’ istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, si ha un salto, una divaricazione di “”tendenze”” nella gestione dell’ economia tra il Settentrione e il Meridione.”” (pag 127) Togliatti, il bipartitismo PCI, DC. “”Ritornando al dibattito alla Costituente, la moderazione togliattiana trova conferma nella convergenza sulle posizioni comuniste di Dossetti e Moro, mentre l’ “”estremismo”” socialista ha per conseguenza che un emendamento di Basso, tendente ad allargare un po’ il raggio d’ azione dello stato, specificandone le funzioni, viene respinto a maggioranza.”” (pag 130)”,”ITAE-140″
“FERRARI Pierre MAISL Herbert”,”Les groupes communistes aux Assemblées parlementaires italiennes (1958-1963) et francaises (1962-1967).”,” La tattica parlamentare del PCI. “”2. L’ articolo 40 del Regolamento della Camera. L’ ipotesi affrontata è la seguente: i deputati comunisti stimano che un progetto di legge sia cattivo; essi cercano un accordo, se questo è veramente impossibile, fao ricorso all’ articolo 40 del Regolamento della Camera. Questo dice al suo punto 12: “”Un progetto di legge, fino cha non sia votato, può essere rinviato all’ Assemblea plenaria se il governo o un decimo dei deputati o un quinto dei membri della commissione lo chiedono””. I deputati comunisti sono sempre otto o dieci per commissione, così, da soli, possono chiedere il rinvio. Ora, un progetto che è così rinviato da una commissione all’ Assemblea deve essere iscritto all’ ordine del giorno per essere discusso e votato. QUesto richiede un lasso di tempo lungo. Il governo può volere che questo progetto sia rapidamente adottato. In questo caso, non gli resta che una cosa da fare: accordarsi con i deputati comunisti””. (pag 95)”,”PCFx-050″
“FERRARI Aldo”,”La preparazione intellettuale del Risorgimento Italiano (1748-1789).”,”Il carattere del Ligure. “”Ultimo residuo conervatosi puro d’ una grande razza che già nei tempi preromani si era estesa dalle Alpi Orientali alla Spagna lungo il Mediterraneo, i Liguri moderni, affatto simili ai loro antichi progenitori, sono totalmente o unicamente fatti per l’ azione, incapaci come di produrre così di apprezzare le opere del pensiero. Voi non trovate nella storia della Liguria un letterato un artista un filosofo veramente grande, mentre giganteschi uomini d’azione vi torreggiano all’ammirazione del mondo intero. Il Ligure è un uomo essenzialmente pratico; in lui si trovano combinate tutte le qualità a questo scopo più adatte: la visione pronta e realistica, la rapidità di decisione, la sobrietà e la tenacia del montanaro, l’ ardire calmo del marinaio, l’ amore alla terra e alla proprietà del contadino. (…) Fiero, manesco, parco di parole ma pronto all’ azione, secco e freddo, avaro nel guadagnare e magnifico nello spendere, nonostante una certa grettezza egoistica e una devozione radicata soprattutto nel contado, è per istinto democratico, geloso della sua indipendenza, allora in sospetto sopratutto contro il Piemontese ingordo e senza scrupoli.”” (pag 99-100)0″,”ITAB-212″
“FERRARI Aldo”,”Storia del Risorgimento. 5° volume. Dalla presa di Porta Pia a Vittorio Veneto, 1870-1918.”,”””L’ alleanza, che doveva rimaner segreta, fu, si può dire, conosciuta dagli interessati, prima ancora che conclusa. E molti vecchi patriotti, cresciuti nell’ odio dell’ aquila austriaca e molti giovani ardenti, a cui la passione democratica ispirava insofferenza delle tortuosità diplomatiche, la giudicarono come un’ alleanza contro natura, come una rinuncia ufficiale alle terre irredente.”” (pag 206) Il caso Oberdan. “”Tradito da una spia irredenta, che solo poco tempo addietro venne scoperta come tale, l’ avvocato Fabris-Basilisco; arrestato a Ronchi appena passato il confine, trasportato a Trieste e sottoposto a processo inquisitorio militar, quel giovane assetato di martirio lo si accusa di aver voluto gettar le bombe contro l’ Imperatore. E non questa sola prova, senza testimoni a scarico, senza difesa, vien condannato al capestro, per un attentato di cui non aveva nemmeno iniziato l’ esecuzione e che non aveva nemmeno in mente di compiere all’ atto dell’ arresto. L’ Imperatore, per quanto sollecitato dalle voci più elette della cultura europea, fra cui Hugo e Carrara, assicurato dalla debolezza di Depretis e Mancini che la condanna non avrà effetti politici sull’ alleanza, rifiuta la grazia. E Oberdan sale serenamente al patibolo e muore (20 dicembre 1882), senza conforti religiosi gridando Viva l’ Italia! Il Governo e la maggioranza impedirono in Parlamento con severi clamori lo svolgimento di un’ interpellanza di Giovanni Bovio, e perseguitarono i dimostranti d’ Italia con processi ‘per apologia di assassinio politico’! Unico nel Ministero, salvò l’ onore d’ Italia l’incrollabile Zanardelli, che non volle concedere l’ estradizione dei cosiddetti complici di Oberdan, dal troppo debole Mancini lasciata sperare all’ ingorda polizia austriaca””. (pag 206-207)”,”ITAB-213″
“FERRARI Giorgio”,”Gianfranco Miglio, storia di un giacobino nordista.”,”Giorgio FERRARI è nato a Milano dove si è laureato in lettere. Giornalista e scrittore, dal 1987 al 1991 è stato inviato speciale del quotidiano economico Italia Oggi. Nel 1986 ha pubblicato la monografia “”Depero ritrovato””. Ha scritto pure ‘Il padrone del diavolo. Storia di Silvio Berlusconi”” (1990). Attualmente (1993) è capo redattore di ‘Avvenire’. “”Miglio si limita a fare l’ istruttuore dei “”quadri””. Qualcuno dice che proprio lui è la “”testa pensante”” del team di Cefis. Certo è che quando il presidente dell’ Eni trasloca in Foro Bonaparte si porta dietro una parte della squadra formatasi all’ Ente di Stato. Fra i “”Cefis boys”” c’è anche Gianfranco Miglio. Fra i giovani pprendisti ci sono anche Romano Prodi e Umberto Colombo, futuro presidente prima dell’ Eni e poi dell’ Enea. A Montedison non passa invece un altro dipendente dell’ Eni di cui forse Cefis non conosce neppure l’ esistenza. Si chiama Ciriaco De Mita e lavora al centro studi dell’ Ente. Dicono che passi solo a ritirare lo stipendio e che non lo si sia mai visto esercitare la sua professione di consulente. Neanche Miglio, che non lo amerà, si accorge di lui in quegli anni. Secondo Miglio, “”Cefis era molto “”romano””: ad ogni crisi di governo lo vedevo correre a Roma, a brigare, a influenzare. Non sempre diceva cosa stesse facendo e non sempre si capiva quali interessi stesse dietro, né a me interessava saperlo. Eppure, stando al suo fianco sia all’ Eni sia alla Montedison, da un lato ho verificato che la mia teoria sulle grandi imprese che si mangiavano lo Stato poggiava su presupposti sbagliati. Ma dall’ altro quell’ esperienza ha suscitato in me quella profonda antipatia per l’ azienda pubblica che in seguito non mi ha più abbandonato. Ed è nata alla Montedison, non all’ Eni.”””” pag 54-55″,”ITAP-120″
“FERRARI Curzia”,”Il Futurismo e la Rivoluzione d’ottobre. La sua fortuna, le sue disgrazie.”,”FERRARI Curzia esperta di critica d’arte e giornalista ha pubblicato volumi e traduzioni di poeti russi e sovietici. Ha una rubrica su ‘Critica sociale’.”,”RIRx-148″
“FERRARI Curzia”,”Poesia futurista e marxismo. Russia 1910-1920.”,”Contiene in allegato ritagli di giornale (Marinetti, Caviglioni, futurismo)”,”RIRx-158″
“FERRARI BRAVO Luciano a cura, saggi di James O’CONNOR Martin NICOLAUS Ernest MANDEL Christel NEUSÜSS Raymond VERNON Stephen HYMER Nicos POULANTZAS Ferruccio GAMBINO”,”Imperialismo e classe operaia multinazionale.”,”Gli operai inglesi e il monopolio industriale britannico. “”Nella sua prefazione a ‘La situazione della classe lavoratrice in Inghilterra’ del 1892 (dove per combinazione Engels riporta tutto l’articolo del 1885, che Mandel cita nella traduzione in tedesco) Engels fornisce una chiara descrizione di quest’altro monopolio inglese: “”I mercati coloniali svilupparono in misura crescente la loro capacità di assorbimento dei prodotti industriali inglesi. Il telaio meccanico del Lancashire eliminò dal mondo una volta per tutte milioni di tessitori a mano indiani. La Cina venne sempre più aperta. E soprattutto gli Stati Uniti – che erano allora dal punto di vista commerciale un semplice mercato coloniale, anche se di gran lunga il più grande di tutti – svilupparono la loro economia con una velocità sorprendente anche per questo paese dal rapido progresso””. Già prima, in una lettera a Kautsky del 1882, quanto Kautsky era ancora un marxista, e un ottimo marxista davvero, Engels aveva scritto: “”Lei mi chiede, cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale? Beh, esattamente la stessa cosa che pensano della politica in generale: la stessa cosa che pensano i borghesi. Non c’è nessun partito operaio qui, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai mangiano anche loro col ‘monopolio’ inglese del mercato mondiale ‘e delle colonie'””. In breve, non c’è nessun fondamento per l’interpretazione di Mandel secondo cui la posizione mondiale britannica si basa sull’intelligenza tecnologica”” [Martin Nicolas, La teoria politica della concorrenza pacifica] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 138-139) Lenin su ultraimperialismo. Le contraddizioni insanabili dell’imperialismo “”Ciò che Lenin escludeva era una pacifica riconciliazione di tutte le grandi potenze; ed anche questo non in assoluto, ma solo riferito ad un lungo arco di tempo. Lenin non aveva affatto escluso l’ipotesi di un unico ‘trust’ mondale, nel caso che l’imperialismo dovesse ancora avere un periodo di vita molto lungo; al contrario: egli chiariva che tale ipotesi, in questo caso estremamente improbabile, sarebbe al di sopra di ogni dubbio (noi ci associamo al suo parere di estrema improbabilità). Lenin così scriveva nel dicembre 1915: “”Non c’è dubbio che lo sviluppo del capitalismo va ‘nella direzione’ di un ‘singolo trust’ mondiale che inghiottirà tutte le imprese e tutti gli stati, senza eccezione alcuna. Ma lo sviluppo in questa direzione avviene sotto una pressione tale, con un ritmo tale, con tali contraddizioni, conflitti e convulsioni – non solo economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – che ‘prima’ che si giunga ad un unico ‘trust’ mondiale, prima che i capitali finanziari dei vari paesi abbiano formato un’unione mondiale “”ultraimperialistica””, l’imperialismo dovrà inevitabilmente scoppiare, e il capitalismo si trasformerà nel suo opposto”” (Lenin, ‘Prefazione’ all’opuscolo di Bucharin, Economia mondiale e imperialismo’, 1966, pp. 92-3)”” [Ernest Mandel, Le contraddizioni dell’imperialismo] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 178-179)”,”TEOC-022-FPA”
“FERRARI Mario Enrico”,”Storia sociale e culturale d’Italia. Volume primo. La storia, gli avvenimenti, i personaggi. Tomo terzo. L’età contemporanea politica, società ed economia dal 1861 ai giorni nostri.”,” Contiene il paragrafo: ‘Alla sinistra del PCI (1945-1968)’ (citati Damen, Bordiga, Vercesi, Maffi, giornali Programma comunista, Battaglia comunista, Quarta internazionale, Mangano, Villone, Nardini, Maitan, Andreoni, Sbardella, Fai, Lorenzo Parodi, il Libertario, Cucchi e Magnani, Azione comunista, Raimondi Fortichiari, Gaap, Masini, Cervetto, Gruppi Leninisti della Sinistra Comunista, partito leninista, Lotta comunista, Panzieri, Toni Negri, Tronti, Cacciari, Della Mea, Di-Leo, Alquati, Dinucci, Pesce, Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Lotta continua e Potere Operaio, filocinesi, maoismo Corvisieri, Avanguardia Operaia, movimento studentesco Capanna ecc. (pag 653-661) e ‘Nuove formazioni politiche alla sinistra del PCI (1967-1976) (pag 698-702) [E’ compreso nel volume il capitolo ‘L’Italia nella Prima guerra mondiale’: ‘La caduta del governo Giolitti, i governi Salandra e l’inizio della guerra in Europa; Giolitti e la politica estera del governo Salandra dall’agosto 1914 all’aprile 1915; Neutralisti e interventisti; Gruppi economici a favore dell’intervento; L’esercito, Stato maggiore, ufficiali e soldati: la condizione dell’esercito drante la grande guerra; Caporetto, la fine della strategia offensivistica; Cronologia essenziale della grande guerra (avvenimenti bellici e mutamenti governativi); Gli elementi essenziali del dibattito sul problema dello sviluppo capitalistico in Italia; L’industria; Crisi economiche; dibattiti; rimedi; L’agricoltura’. ‘Fin dalla fondazione dell’Associazione nazionalista italiana gruppi capitalistici legati all’industria pesante, avevano guardato con interesse alla nascita di uno schieramento che propagandasse la necessità di una politica estera aggressiva ed espansionistica del tutto intrecciata anche nei suoi risvolti coloniali allo sviluppo della produzione di armamenti. Sostenitore del nuovo raggruppamento nazionalista fu, in questo senso, il gruppo Ansaldo di Genova, diretto dai fraetlli Pio e Mario Perrone. I Perrone erano entrati in contatto con la finanza e l’industria francese, prima della guerra mondiale, a vari livelli. Innanzitutto il loro gruppo finanziario, costituito dalla Società bancaria italiana e dalla Società italiana di credito provinciale, diretti da Angelo Pogliani, era in stretto contatto con il capitale finanziario francese. L’Ansaldo aveva poi stretti rapporti di collaborazione con il gruppo Schneider.-Creusot, ‘leader’ francese nel settore degli armamenti. Nel decennio che aveva preceduto lo scoppio del conflitto, la Francia aveva cercato di attuare un’offensiva in Italia per combattere quello che era stato definito il predominio del capitale tedesco, che era stato ottenuto dalla Germania soprattutto attraverso l’iniziativa della Banca Commerciale Italiana. (…) Nel 1913 un’altra crisi mondiale con caratteristiche di sovrapproduzione si ripercosse nuovamente all’interno del sistema italiano, che entrò in una fase di stagnazione che colpì settori già in declino, quali l’industria estrattiva, e rallentò i comparti tessile, meccanico e metallurgico. (…) Con lo scoppio della guerra in Europa divenne abbastanza concreto, per il nostro paese, il pericolo di restare esclusi da essenziali fonti di approvvigionamento, con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato per l’economia nazionale (…). In tale situazione i gruppi capitalistici industriali si schierarono alla fine, e quasi a maggioranza, a favore dell’intervento per alcune ragioni fondamentali. In generale la scelta neutralista era ostacolata dalla posizione dell’Italia all’interno del sistema economico europeo, in cui essa, anche se industrialmente più debole, non era un comparto del tutto trascurabile e aveva forti legami di dipendenza più con la Francia e l’Inghilterra che non con gli Imperi Centrali; l’Italia non poteva quindi, anche per la sua posizione geografica, comportarsi come la Spagna. In particolare una scelta neutralista sarebbe stata possibile, per i gruppi capitalistici italiani, se ad esempio gli Stati Uniti avessero potuto diventare il polo fondamentale per l’approvvigionamento di materie prime e di manufatti essenziali; ebbe il sopravvento invece la paura che l’Intesa potesse bloccare per mare in qualsiasi momento i rifornimenti americani. Così mentre la disoccupazione aumentava, i gruppi industriali italiani si orientarono verso l’intervento perché questo significava uno sbocco vitale per il sistema, rappresentato da un’espansione notevole della produzione bellica e da garanzie immediate circa la continuità delle esportazioni verso i paesi occidentali, in Europa e in America (…). Restringendo infine l’analisi al solo gruppo Ansaldo-Perrone, si possono fare altre considerazioni seguendo l’analisi di Galli della Loggia’ (1) (pag 212-215). Nota: (1) Galli della Loggia, E., Problemi di sviluppo industriale e nuovi equilibri politici alla vigilia della I guerra mondiale: la fondazione della Banca Italiana di Sconto’, in ‘Rivista storica italiana’, Napoli, IV, 1970]”,”ITAS-175″
“FERRARI Massimo”,”Categorie e a priori.”,”Massimo Ferrari insegna Storia della filosofia nell’Università dell’Aquila. Tra le sue pubblicazioni: Il giovane Cassirer e la scuola di Marburgo; I dati dell’esperienza; Ernst Cassirer, dalla scuola di Marburgo alla filosofia della cultura; Introduzione al Neocriticismo.”,”FILx-043-FL”
“FERRARI Aldo”,”La Russia degli Zar.”,”Aldo Ferrari insegna Lingua e letteratura armena, Storia della Cultura russa e Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per l’Ispi di Milano dirige il Programma di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. E’ presidente dell’ASIAC. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”RUSx-177″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Giudizio di Ferrari su G. Chiesa! (pag 24) Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-411″
“FERRARI Giacomo”,”Meno Agnelli, più Fiat. Dall’Avvocato a Marchionne, cronaca di un cambiamento.”,”Gabetti: “”Marchionne? Un creativo”” Giacomo Ferrari, nato a Rivanazzano (Pavia) e residente a Milano, è laureato in Sociologia. Giornalista di professione dal 1977, ha lavorato al quotidiano torinese ‘Gazzetta del Popolo’, al ‘Sole 24 Ore’ e al settimanale ‘Mondo’. Dal 1986 è al ‘Corriere della Sera’. Si occupa di economia, di finanza e di borsa.”,”ECOG-086″
“FERRARI Roberta”,”Beatrice Potter e il capitalismo senza civiltà. Una donna tra scienza, politica e amministrazione.”,”Nell’inserto fotografico foto dello sciopero con manifestazione dei portuali londinesi nel 1889 Roberta Ferrari è dottoressa di ricerca in Storia delle dottrine politiche e attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia del pensiero politico britannico tra Otto e Novecento, la storia del socialismo e la teoria e la storia del femminismo. ‘L«amministrazione delle cose» che, da Saint-Simon a Engels passando per Lenin, evoca una congerie diversa e complessa di significati circa il futuro dello Stato, non è per Potter uno Stato nel vecchio senso della parola o un governo oggettivo dell’economia sulla politica (134). L’amministrazione delle cose sembra configurarsi come «un piano organizzato di vita», funzionale ai bisogni della collettività. Dal momento che non viene meno, nel discorso di Potter, il ruolo etico-politico della direzione essa è pero anche «una nuova forma della società», dove non c’è alcuna separazione tra il governo e la massa del popolo. Engels scrive a tal proposito che lo Stato, «diventando il rappresentante di tutta la società si rende, esso stesso, superfluo» e che di conseguenza al governo delle persone subentra «l’amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi», ovvero «lo Stato non viene “”abolito””: esso si estingue» (135). D’altra parte, però, lo Stato come società di tutto il popolo lascia aperto, per Potter in modo particolare, il problema di una società che deve essere già liberata dal dominio e omogenea dal punto di vista degli interessi. Proprio lei che riconosce le differenze non solo come dato di realtà, ma come imprescindibile punto di partenza per una politica moderna, si trova a fare i conti con una soluzione, quella della rappresentanza, che si rivela sempre insufficiente e finisce per confermare lo Stato come unico garante dell’unità politica. Mentre Lenin può risolvere la questione della rappresentanza nel potere eminentemente democratico dei ‘soviet’ e Stalin può scioglierla nella funzione politica imprescindibile del partito, Potter e suo marito si spingono a ricercare un meccanismo e un criterio scientifico attraverso il quale la società possa esprimere e autogovernare la propria eterogeneità. Essi cercano cioè di spiegare la dissoluzione dello Stato inteso come governo dall’alto attraverso il principio che, nella loro proposta costituzionale, definiscono di «misurazione e divulgazione» (136). Esso torna infatti nell’esame del modello sovietico sotto forma di un’informazione di massa organizzata, che sarebbe in grado di risolvere il problema del comando e di minare, nel corso del suo sviluppo, la deriva autocratica. L’informazione diffusa e l’amministrazione delle cose diventano cioè quelle nuove potenzialità sociali che sovvertono il vecchio ordine coercitivo dello Stato: «Consideriamo l’intensificazione intenzionale del faro della conoscenza pubblica come la pietra angolare di una democrazia di successo. La necessità di una decisione finale rimarrà presente, non solo in caso di emergenza, ma anche in relazione alla politica; ma le decisioni che sono desumibili da fatti accertati e registrati non destano il risentimento provocato da affermazioni che esprimono una volontà personale. I marinai si possono ammutinare contro un capitano arbitrario, ma mai contro la bussola» (137)’ (pag 242-243) [(134) L’espressione è valorizzata soprattutto da Engels: F. Engels, Antidühring, Roma, Editori Riuniti, 1985. A proposito si rimanda a L. Meldolesi, ‘L’utopia realmente esistente: Marx e Saint-Simon’, Roma-Bari, Laterza, 1982; (135) F. Engels, Antidühring, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 305; (136) Sul concetto e sui possibili significati del termine «misura» si rimanda a P. Schiera, ‘Dal potere legale ai poteri globali. Legittimità e misura in politica’, in “”Quaderni di Scienza & Politica””, 1, 2013, pp. 2-132; (137) Webb, Webb, Soviet Commuism, p. 868]”,”MUKx-204″
“FERRARI Aldo”,”La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa.”,”Aldo Ferrari (1961) si occupa di storia e cultura russe e armene. Ha insegnato nelle università di Trieste, Gorizia e Venezia. Attualmente è ricercatore associato dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale di Milano (ISPI) e assegnista di ricerca dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha curato l’edizione italiana di opere di Pëtr Caadaev, Konstantin Leont’ev, Vladimir Solov’ëv, Valerij Brjusov, Nikolaj Gumilëv e Aleksadr Solzenicyn.”,”RUST-060-FL”
“FERRARI Vanessa”,”La fabbrica in versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia.”,”Ringraziamenti al prof. Martin Baumeister e al prof. Xosé Manoel Nuñez Seixas “”Il nazionalsocialismo non mancò poi di ispirarsi ad altri due importanti intellettuali di Weimar: August Winnig e Ernst Niekisch, che nel 1926 avevano fondato l’Alte Sozialdemokratische Partei (ASP). Tale organizzazione politica si poneva l’obiettivo di creare un socialismo nazionale. Sebbene il partito sia sopravvissuto solo pochi anni, fino al 1932, esso rivestì un importante ruolo all’interno della politica della Sassonia. Ernst Niekisch era considerato il portavoce del nazionalbolscevismo, nonché rappresentante della rivoluzione conservatrice; ex membro della SPD e della USPD, partecipò alla rivoluzione di novembre, distanziandosi però ben presto dall’internazionalismo del movimento operaio per approdare al nazionalismo, promuovendo una dottrina, il nazionalbolscevismo, che coniugava revanscismo e lotta al capitale. August Winnig visse una storia simile a quella di Niekisch; in più, si rivelò una figura chiave per la politica operaia nazionalsocialista anche durante gli anni di regime. Ex-operaio, ex-sindacalista ed ex-socialdemocratico, Winnig si era distinto per le sue riflessioni dedicate al Sozialimperialismus, teoria per cui l’imperialismo andrebbe sostenuto come presupposto necessario al socialismo, un modello per il socialismo nazionale e del patriottismo operaio. Entrambe queste figure furono corteggiate dal partito nazista, che tentò di attrarli a sé e ne sfruttò la fama e la produzione teorica. Grazie anche a questi riferimenti culturali, i nazisti fecero propaganda operaia sin dagli anni Venti: le loro proposte e i loro inviti si susseguivano dalle colonne dei giornali di partito, senza tuttavia riuscire a perdere quella vaghezza e quella retorica che li contraddistinguevano. Col tempo, le armi della propaganda nazionalsocialista si andarono affinando; i giornali, in particolare il “”Völkischer Beobachter””, organo ufficiale del partito, per primo, iniziarono sempre più ad utilizzare l’attacco contro i partiti socialisti per convincere gli operai ad abbandonarli, cominciando a sostenere la NSDAP. Le accuse a SPD e KPD erano di aver ingannato la classe operaia, abbandonandola nelle mani dell’ebreo. Per raccogliere nuovi iscritti, presero inoltre a proporre il genere delle testimonianze operaie. Iniziarono dunque a pubblicare racconti e testimonianze di operai, ex-SPD o ex-comunisti, che – persuasi dell’errore – avevano deciso di abbracciare la causa nazionalista. Di questi Überläufer (disertori, voltagabbana) è piena la storia della NSDAP. Tali figure furono centrali soprattutto per la propaganda dei primissimi anni di regime. Le storie-modello di molti voltagabbana erano infatti presentate agli operai quali inviti a passare dall’altra parte della barricata. (…) I racconti, a metà tra finzione e realtà, erano parte integrante della propaganda operaia della NSDAP. Le riviste che ospitavano queste testimonianze operaie o ripubblicavano alcuni punti del programma del partito ben presto iniziarono a privilegiare sempre più una letteratura di finzione, lasciando spazio a poesie, racconti in prosa o a stralci di romanzi. Emerse così una Arbeiterliteratur nazionalsocialista”” (pag 70-73) Il partito NSDAP in fabbrica. “”Illustrando il rapporto tra regime e operai, nei capitoli precedenti abbiamo descritto l’evoluzione della strategia letteraria nazionalsocialista verso i lavoratori. Questa non si espresse solo tramite i canali di comunicazione di massa, ma anche sul luogo di lavoro, tra macchinari e altiforni. Così si legge su “”Der Deutsche””, nell’agosto 1934: “”Ai nostri tempi, poiché noi concepiamo il lavoro – nel suo senso fruttuoso – quasi come una religione, non sorprende se il popolo lavoratore celebra le commemorazioni, là dove egli attinge l’autorizzazione alla vita dal compimento del proprio dovere: sul posto di lavoro”” (27). La NSDAP operava sul posto di lavoro soprattutto tramite la DAF e le sue divisioni e, nel dettaglio, per mezzo delle cellule della NSBO, del Reichsamt Volkstum und Heimat, della Nationalsozialistische Gemeinschaft Kraft durch Freude ma anche, ad esempio, della RKK. Tra le principali attività proposte per il personale di fabbrica (operaio e non) vi era l’organizzazione di serate di comunità (Gemeinschaftsabende). Si trattava di riunioni in cui i dirigenti politici e aziendali tenevano dei discorsi, si cantava, ballava e si mangiava insieme”” (pag 301) [27. Da un articolo pubblicato su “”Der Deutsche””, 18 agosto 1934, in BArch, NS 26/276, Atti (Arbeitsbericht) del Reichsamt Volkstum und Heimat della KdF, maggio-ottobre 1934] Ferrari propone un’analisi a tutto tondo e di lungo respiro delle dinamiche, spesso diversificate e complesse, con le quali il partito nazionalsocialista e il Terzo Reich si rapportarono alla letteratura operaia e dei lavoratori, dimostrando come essa rappresentò un fondamentale strumento nella strategia nazista di penetrare nei più ampi strati della società tedesca degli anni Venti e Trenta. La nationalsozialistische Arbeiterliteratur, sottolinea Ferrari, funzionò dunque da importante cavallo di Troia utilizzato dal partito nazista come mezzo propagandistico per attirare il consenso del mondo dei lavoratori manuali verso il nazionalsocialismo e per integrare la classe operaia nella Volksgemeinschaft, cioè nella comunità nazionale del Terzo Reich. Sostanzialmente, dunque, anche in questo caso il nazionalsocialismo attuò la strategia pragmatica di Gleichschaltung, di livellamento, di vasti ambiti della società tedesca, utilizzando e strumentalizzando istanze culturali preesistenti e solo successivamente imponendo nuovi codici “”tipicamente nazisti””. Anche dall’analisi di Ferrari emerge dunque il carattere complesso e pragmatico delle strategie culturali e sociali del nazionalsocialismo, che nel caso dell’utilizzo della Arbeiterliteratur saccheggiò in una prima fase a piene mani il patrimonio letterario della lirica e prosa sul mondo operaio e lavoratore di matrice socialista e marxista. In questo senso Ferrari mette opportunamente in rilievo i rapporti dell’ala sinistra del partito, rappresentata dai fratelli Gregor e Otto Strasser, e a cui in un primo momento aderì anche Joseph Goebbels, con importanti esponenti del nazionalbolscevismo della repubblica di Weimar, come Ernst Niekisch e August Winnig; o l’utilizzo dell’opera lirica del socialista Karl Bröger, che da internato politico di Dachau divenne cantore nazista della Arbeiterliteratur del Terzo Reich. Allo stesso tempo però l’autrice coglie e individua opportunamente la profonda differenza del canone nazista di questo tipo letterario rispetto al suo precedente uso da parte socialista.”,”GERN-193″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-011-FMP”
“FERRARI Angelo MASTO Raffaele”,”Mal d’Africa.”,”Angelo Ferrari è giornalista professionista dell’Agenzia Italia (Agi) dove si occupa del desk Africa. Raffaele Masto giornalista e scrittore lavora nella redazione esteri di radio Popolare e la rivista ‘Africa’. Ha seguito le crisi e le guerre degli ultimi vent’anni nel continente africano. Entrambi gli autori hanno al loro attivo diversi libri. “”La Cina arriva, ti aiuta, ma poi chiede il conto. In questa situazione non c’è solo la Repubblica del Congo, ma anche altri paesi africani come il Kenya e Gibuti. Ma l’esempio più eclatante è rappresentato dallo Zambia. Il debito estero del paese è di circa 9,37 miliardi di dollari, se si aggiungono i debiti delle società statali si arriva a 15 miliardi. Un terzo del totale è dovuto alla Cina. Ormai il debito nei confronti di Pechino sta raggiungendo livelli insostenibili. L’aeroporto di Lusaka presto potrebbe finire nelle mani cinesi, così come l’Azienda elettrica nazionale (Zesco), mentre già il 60 per cento della Zambian National broadcasting Corporation (Znbc) è detenuto da una società cinese. (…) La Cina non presta denaro “”gratis””, intende essere ripagata, come normale che sia, ma si garantisce la restituzione dei denari prestati stipulando clausole spesso capestro. Un esempio significativo da questo punto di vista è Gibuti, dove ha sede la prima base permanente all’estero della Cina. Pechino ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del principale porto e delle infrastrutture collegate. L’82 per cento del debito estero è detenuto da Pechino e in caso di inadempienza, Gibuti potrebbe cedere ai cinesi il controllo del porto strategico di Doraleh, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez. Gibuti è solo un esempio, ma ci sono altri paesi – la Repubblica del Congo e lo Zambia – dove i prestiti cinesi sono il principale fattore di rischio del debito. Gibuti, però, ammette candidamente che non ha altra scelta che accettare i capitali cinesi per investire nel proprio sviluppo”” (pag 83-84)”,”AFRx-123″
“FERRARI Marco”,”La Liguria di Calvino. Nel centenario della nascita viaggio nei luoghi che hanno ispirato lo scrittore e altri celebri autori.”,”In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, amico e compagno di banco di Eugenio Scalfari ai tempi del liceo Cassini di Sanremo, un omaggio all’autore del ‘Barone Rampante’, riscoprendo i luoghi dell’infnazia, dalla gioventù alla resistenza. Si tratta di una viaggio nei paesaggi letterari e artistici della Liguria: dal confine di Ventimiglia, che ispirò Nico Orengo e Francesco Biamonti, passando per Varigotti con Gina Lagorio, Genova con Giorgio Caproni, Rapallo con Ezra Pound, Chiavari con Enrico Morovich, Manarola con Renato Birolli,, Trebiano con le sorelle de-Beauvoir e Jean Paul Sartre. Marco Ferrari giornalista e scrittore spezzino, ha esordito nella narrativa nel 1988 con il romanzo ‘Tirreno’, altri romanzi sono seguiti nel corso degli anni tra cui ‘L’incredibile storia di Antonio Salazar, il dittatore che morì due volte’ (Mondadori).”,”LIGU-198″
“FERRARI Giuseppe”,”I filosofi salariati.”,”‘Giuseppe Ferrari (1811-1876) è stato un filosofo, storico e politico italiano, noto per il suo contributo al pensiero democratico e federalista. Nato a Milano, studiò giurisprudenza all’Università di Pavia, ma si appassionò alla filosofia, influenzato da Gian Domenico Romagnosi. Dopo aver vissuto in Francia per molti anni, dove ottenne un dottorato alla Sorbona e insegnò filosofia, tornò in Italia nel 1859 per partecipare alla vita politica. Fu deputato della Sinistra nel Parlamento italiano e sostenitore di una repubblica democratica federale. Tra le sue opere principali figurano Filosofia della rivoluzione e Histoire des révolutions d’Italie, in cui analizzò le lotte rivoluzionarie italiane e il loro impatto sulla libertà politica. Ferrari è ricordato anche per il suo approccio critico alla storia e per il tentativo di conciliare scienza e rivoluzione 2.’ (f. copilot)”,”TEOS-036-FMB”
“FERRARI Bartolomeo (Don BERTO)”,”Sulla montagna con i partigiani.”,”Edizione speciale per Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia Don Berto, cappellano della divisione Mingo prete e partigiano Dono Mario Caprini”,”ITAR-395″
“FERRARIO Clemente”,”Le origini del partito comunista nel pavese (1921-1926).”,”””La replica di Lenin è sferzante: “”Terracini dice che in Russia abbiamo vinto, benché il partito fosse molto piccolo… Noi, in Russia, eravamo un piccolo partito, ma avevamo con noi la maggioranza dei Soviet dei deputati operai e contadini di tutto il paese. E voi? Avevamo con noi quasi la metà dell’ esercito, che allora contava per lo meno dieci milioni di uomini. Avete voi forse la maggioranza dell’ esercito?”” (pag 95-96)”,”PCIx-147″
“FERRARIO Clemente”,”Il partito nel periodo della organizzazione del regime fascista.”,”””Ma con questo articolo Togliatti si era spinto più in là. Il richiamo al leninismo come tattica che fa derivare la scelta politica dall’ esame di una determinata situazione riprendeva il tema di un suo precedente articolo dal titolo Partito e frazione, con il quale il pensiero di Bordiga era stato esplicitamente assimilato a quello di Trotsky. L’ equazione Bordiga – Trotsky, che con minore o maggiore rigidità, venne diffondendosi nella pubblicistica del PCI, fu dovuta al turbamento provocato dall’ ulteriore inasprirsi delle lotte all’ interno del partito russo. Aveva rotto la tregua Trotsky nell’ autunno del 1924 pubblicando il celebre opuscolo Le lezioni dell’ ottobre con il quale tutta la tattica del Comintern era stata sottoposta a critica serrata.”” (pag 23)”,”PCIx-214″
“FERRARIS Maurizio”,”Dove sei? Ontologia del telefonino.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”ITAS-038-FL”
“FERRARIS Maurizio DERRIDA Jacques”,”Derrida e la decostruzione.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’.”,”SCIx-465″
“FERRARIS Maurizio a cura; SOCRATE PLATONE ARISTOTELE”,”Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene.”,”‘L’ignoranza e la confutazione’ (pag 41-46): nella sua difesa davanti ai giudici, narrata da Platone, Socrate mostra che le accuse mossegli sono calunnie.”,”FILx-546″
“FERRARIS Maurizio a cura, contributo di Mario DE-CARO, scritti di PLATONE ARISTOTELE Nicola CUSANO Francesco BACONE CARTESIO J.G. FICHTE J.W. GOETHE Mary SHELLEY P.S LAPLACE Charles DARWIN Emile BOUTROUX Albert EINSTEIN Werner HEISENBERG Paul K. FEYERABEND John D. BARROW Hillary PUTNAM”,”Scienza. Che cosa sanno gli scienzati?”,”Il testo alle pagg. 15-40 è di Mario De Caro, ‘Quando una teoria è scientifica?’ Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino ‘Comprendiamo ora con particolare chiarezza come si trovino in errore quei teorici che credono che la teoria provenga induttivamente dall’esperienza. Neppure il grande Newton riuscì a liberarsi da questo errore (‘Hypotheses non fingo’, “”Non formulo ipotesi””). (…). Non esiste alcun metodo induttivo che possa condurre ai concetti fondamentali della fisica. Il mancato riconoscimento di questo fatto ha rappresentato l’errore filosofico sostanziale di moltissimi studiosi del XIX secolo. Questa fu probabilmente la ragione per cui la teoria molecolare e la teoria di Maxwell poterono affermarsi solo in data relativamente recente. Il pensiero logico è necessariamente deduttivo: esso si basa su concetti e assiomi aventi valore ipotetico. (…). La fisica costituisce un sistema logico di pensiero che si trova in uno stato di evoluzione, e le cui basi non si possono ottenere attraverso una distillazione delle esperienze vissute mediante un qualsiasi metodo induttivo, ma esclusivamente attraverso la libera invenzione. La giustificazione (il contenuto di verità) del sistema sta nella dimostrazione di utilità dei teoremi derivati sulla base di esperienze sensoriali, mentre le relazioni di queste ultime con i primi possono venir comprese soltanto intuitivamente. L’evoluzione procede nella direzione di una crescente semplicità dei fenomeni logici. Per avvicinarci sempre più a questa meta, dobbiamo rassegnarci ad accettare il fatto che i fondamenti logici si allontanano in maniera sempre più accentuata dai fatti dell’esperienza, e che il cammino del nostro pensiero dalle basi fondamentali a questi teoremi derivati, riferentesi all’esperienza sensoriale, diventa continuamente più difficile e lungo’ [Albert Einstein: da ‘I pensieri degli anni difficili’ (1950): Il mistero della comprensione del mondo] (pag 84-85)]”,”SCIx-475″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di SENECA VOLTAIRE J.J. ROUSSEAU Hans Christian ANDERSEN Friedrich NIETZSCHE Attilio PANIZZA Franz KAFKA George ORWELL Simone de BEAUVOIR Jacques DERRIDA”,”Uguaglianza. C’è qualcuno più uguale degli altri?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Attilio Panizza: ‘Inno dei malfattori’ (1892) “”AI gridi ed ai lamenti / di noi plebe tradita, / la lega dei potenti / si scosse impaurita; // e prenci e magistrati / gridaron coi signori / che siam degli arrabbiati / dei rudi malfattori! // Folli non siam né tristi / né bruti né briganti / ma siam degli anarchisti pel bene militanti; // al giusto, al ver mirando / strugger cerchiam gli errori, / perciò ci han messo al bando / col dirci malfattori! // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Noi del lavor siam figli / e col lavor concordi, / sfuggir vogliam gli artigli / dei vil padroni ingordi, / che il pane han trafugato / a noi lavoratori, / e poscia han proclamato / che siam dei malfattori! // Natura, comun madre, / a niun nega i suoi frutti, / e caste ingorde e ladre / ruban quel ch’è di tutti, / Che in comun si viva, / si goda e si lavori! / tal è l’aspettativa / ch’abbiam noi malfattori| // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Chi sparge l’impostura / avvolto in nera veste, / chi nega la natura / sfuggiam come la peste; // sprezziam gli dei del cielo / e i falsi lor cultori, / del ver squarciamo il velo, / perciò siam malfattori! // (…) Divise hanno con frodi / città, popoli e terre, / da ciò gli ingiusti odi / che generan le guerre; // noi, che seguendo il vero, / gridiamo a tutti i cori / che patria è il mondo intero, // ci chiaman malfattori! (…)”” [Attilio Panizza, ‘Inno ai malfattori’ (1892)] (pag 74-76) [Attilio Panizza (Milano 7.4.1858 – Londra (Gran Bretagna) 15.4.1919). Nato a Milano nel 1858 da Giovanni e Lorenza Lambruni. Sposato con Angela Panizza e padre di una figlia. Marmista e scultore. Ventiduenne, partecipa a Chiasso al iii (1880) Congresso della Faiail, che gli affida la responsabilità della sezione propaganda della Federazione stessa. Consumatasi questa esperienza, partecipa alla vita del Poi sino a che, nel 1888, esauritosi anche l’esperimento unitario del Circolo socialista milanese, è fra i promotori della nascita del locale Circolo comunista anarchico. Segnalato come uno dei maggiori esponenti del gruppo “Avanguardia”, nel maggio-giugno del 1889 viene processato insieme ad altri anarchici per associazione di malfattori. Divenuto in seguito uno dei principali animatori del gruppo anarchico di Lugano, città che aveva preso a frequentare già dalla metà degli anni ’80, è tra gli organizzatori del Congresso di Capolago del gennaio 1891. L’anno dopo collabora a L’Amico del popolo con una poesia in dialetto milanese e il noto “Canto dei malfattori”. Trasferitosi a Lucerna nel 1893, dove è addetto ai lavori statuari dell’Accademia, nell’agosto partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo insieme ad Amilcare Cipriani e Luigi Molinari. L’anno dopo è nuovamente a Lugano, ma per evitare un provvedimento di espulsione deve trasferirsi a Zurigo. Ancora a Lugano nel 1896 e a Lucerna l’anno dopo, non riesce più ad evitare l’espulsione, che gli viene reiterata anche nel 1898. Consegnato a Chiasso alle autorità italiane in ottobre, viene inviato al domicilio coatto a Lampedusa per tre anni, dal quale è prosciolto con la condizionale nella primavera del 1899. Ottenuta la libertà tenta di rientrare in Canton Ticino, ma viene arrestato e nuovamente espulso. Dopo una breve permanenza a Milano, espatria alla volta di Londra nel luglio dello stesso anno. Nella capitale inglese, dove risiede sino alla morte, a parte brevi ritorni in patria, è tra i promotori nel 1902 de La Rivoluzione sociale. Già l’anno dopo, però, sembra essersi allontanato dall’attività politica””] [fonte ABMO, Archivio Biografico del Movimento Operaio, Genova]”,”SOCU-216″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Thomas HOBBES Cesare BECCARIA Lev TOLSTOJ Joseph CONRAD Filippo Tommaso MARINETTI Sigmund FREUD Virginia WOOLF Simone WEIL Thomas W. ADORNO Hannah ARENDT PrimoLEVI Wolfgang SOFSKY René GIRARD Michela MARZANO”,”Violenza. La violenza è inevitabile?”,”””Cosicché troviamo nella natura umana tre cause principali di contesa: in primo luogo la rivalità; in secondo luogo la diffidenza; in terzo luogo l’orgoglio”” (T. Hobbes, Il Leviatano, 1651) (pag 52) “”Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini. Ma qual giudizio dovremo noi dare delle segrete e private carneficine, che la tirannia dell’uso esercita su i rei e sugl’innocenti? Egli è importante che ogni delitto palese non sia impunito, ma è inutile che si accerti chi abbia commesso un delitto, che sta sepolto nelle tenebre. Un male già fatto, ed a cui non v’è rimedio, non può esser punito dalla società politica che quando influisce sugli altri colla lusinga dell’impunità. S’egli è vero che sia maggiore il numero degli uomini che o per timore, o per virtù, rispettano le leggi che di quelli che le infrangono, il rischio di tormentare un innocente deve valutarsi tanto di più, quanto è maggiore la probabilità che un uomo a dati uguali le abbia piuttosto rispettate che disprezzate”” (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene. Della tortura, 1764) (pag 56)”,”TEOP-298″
“FERRARIS Maurizio a cura, brani di ERODOTO CESARE MONTAIGNE SWIFT MONTESQUIEU KANT VOLTAIRE HERDER HEGEL LEOPARDI NIETZSCHE WITTGENSTEIN LEVI-STRAUSS FOUCAULT BUSH”,”Morale. C’è un solo modo giusto di vivere?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Scritti di Erodoto, Cesare, Tacito, Montaigne, Jonathan Swift, Montesquieu, Immanuel Kant, Voltaire, Johann Gottfried Herder, Georg Wilhelm, Friedrich Hegel, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Ludwig Wittgenstein, Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, George W. Bush Hegel (pag 73-74) “”La storia del mondo si muove dall’Oriente verso l’Occidente. L’Europa è il fine della storia del mondo l’Asia il principio. Per la storia esiste un Oriente propriamente detto, poichè l’Oriente fisico è solo relativo; e quantunque la Terra formi una sfera, la storia però non s’aggira in un cerchio, ma ha piuttosto un Oriente determinato, e questo è l’Asia. Di là sorge il sole fisico esterno, e tramonta in Occidente, perciò quivi pure sorge interno alla coscienza, che diffonde una luce superiore. La storia del mondo è l’educazione della indisciplinata volontà naturale alla generalità e alla libertà subiettiva. L’Oriente sapeva e sa solamente che uno è libero; i greci e i romani, che alcuni erano liberi; il mondo germanico sa che tutti sono liberi. La prima forma quindi che noi vediamo nella storia del mondo è il dispotismo, la seconda la democrazia e l’aristocrazia, la terza la monarchia”” [G.W.F. Hegel, ‘Lezioni di filosofia della storia, trad. it. di G.B. Passerini, Capolago, 1840, pp. 101-2] (pag 73-74)”,”FILx-548″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di BOEZIO DI DACIA SPINOZA VOLTAIRE BRILLAT-SAVARIN BENTHAM SAINT-JUST LEOPARDI MARX D’ANNUNZIO RUSSELL AUDEN WATZLAWICK LEGRENZI LATOUCHE”,”Felicità. Cos’è la ricerca della felicità.”,”Scritti di Boezio di Dacia, Baruch Spinoza, Voltaire, Anthelme Brillat-Savarin, Jeremy Bentham, Louis Antoine de Saint-Just, Giacomo Leopardi, Karl Marx, Gabriele D’Annunzio, Bertrand Russell, Wystan H. Auden, Paul Watzlawick, Paolo Legrenzi, Serge Latouche “”(…) siccome una società, secondo Smith, non è felice dove la maggioranza soffre, e siccome lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza e l’economia politica (in generale la società fondata sull’interesse privato) conduce a questo stadio di maggiore ricchezza, bisogna concludere che l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica”” [Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. di N. Bobbio, Einaudi, Torino, 2004, pp. 16-17] [(in) Maurizio Ferraris, a cura, ‘Felicità. Cos’è la ricerca della felicità’, Roma, 2012]”,”FILx-550″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE KANT POE VALERY CROCE BENJAMIN ECO DANTO GALLESE”,”Arte. Perchè certe cose sono opere d’arte?”,”scritti di Aristotele, Immanuel Kant, Edgar Allan Poe, Paul Valéry, Benedetto Croce, Walter Benjamin, Umberto Eco, Arthur C. DANTO, Vittorio Gallese “”Anche nel caso di una riproduzione altamente perfezionata, manca ‘un’ elem;ento: l’ hic et nunc’ dell’opera d’arte – la sua esistenza irripetibile nel luogo in cui si trova”” (Walter Benjamin) (pag 72)”,”FILx-551″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di EURIPIDE ROUSSEAU KANT SCHIKANEDER DOSTOEVSKIJ NIETZSCHE PASCOLI NEITZEL WELZER CELAN CASSANO”,”Male. É possibile vivere senza il male?”,”Scritti di Euripide, Antico Testamento,Jean-Jacques Rousseau Immanuel Kant, Emanuel Schikaneder, Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche, Giovanni Pascoli, Sönke Neitzel, Harald Welzer, Paul Celan, Franco Cassano. Discorso sulle scienze e sulle arti di Rousseau. (1750) Alcuni brani dal libro ‘Soldaten’ di S. Neitzel e H. Welzer sulla pratica della violenza dei soldati e dei piloti Luftwaffe (pag 87)”,”FILx-552″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE CLEANTE DI ASSO EPICURO ALESSANDRO DI AFRODISIA CARTESIO GASSENDI LOCKE LEIBNIZ BERKELEY LA-METTRIE CONDILLAC MANZONI STEVENSON BERGSON SERENI SEARLE DENNETT”,”Mente. La mente è soltanto il cervello?”,”Molti filosofi hanno sollevato dubbi sulla possibilità di identificare quello che accade nella mente con quello che accade nel corpo: v. Il mulino di Leibniz: un problema per il materialismo (pag 35-) Leibniz dice che la mente è irriducibile alla macchina corporea (pag 35)”,”FILx-553″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”Filosofia. A cosa servono i filosofi?”,”Scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”FILx-554″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”Senso. Che cosa ci manca quando diciamo che la vita non ha senso?”,”Scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”FILx-555″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO”,”Pensiero. Che significa pensare?”,”Scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove dirige il LabOnt (Laboratorio di Ontologia). E’ editorialista di La Repubblica e direttore della ‘Rivista di Estetica’. Ragionamento deduttivo e ragionamento induttivo (pag 43-“,”FILx-556”
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Jean BODIN Thomas HOBBES Karl MARX Friedrich ENGELS Juan Donoso CORTES Friedrich NIETZSCHE Franz KAFKA Max WEBER Carl SCHMITT Hannah ARENDT Amelia ROSSELLI Michel FOUCAULT Zygmunt BAUMAN Roberto ESPOSITO Giacomo MARRAMAO Roberta DE-MONTICELLI John R. SEARLE”,”Potere. Perchè si lotta per il potere?”,”9 Brani antologici molto brevi Scritti di Jean Bodin, Thomas Hobbes, Karl Marx, Friedrich Engels, Juan Donoso Cortés, Friedrich Nietzsche, Franz Kafka, Max Weber, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Amelia Rosselli, Michel Foucault, Zygmunt Bauman, Roberto Esposito, Giacomo Marramao, Roberta De Monticelli, John R. Searle.”,”TEOP-516″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di VOLTAIRE Johann Joachim WINCKELMANN Georg Wilhelm Friedrich HEGEL Karl ROSENKRANZ STENDHAL Charles BAUDELAIRE Fedor Michajlovic DOSTOEVSKIJ Rainer Maria RILKE Francis Scott FITZGERALD”,”Bellezza. C’è una regola del bello?”,”Hegel (pag 73) “”Ma questo elevare l’in sé a sapere autocosciente comporta una differenza immensa. E’ l’infinita differenza che separa per esempio l’uomo in generale dall’animale. L’uomo è un animale, ma non rimane come in un in sé, nemmeno nelle sue funzioni animali, come fa l’animale, ma ne diviene cosciente, le conosce e le eleva a scienza autocosciente, come accade per esempio per il processo della digestione. Con ciò l’uomo dissolve le barriere della sua immediatezza in sé essente, cosicché, proprio perché ‘sa’ di essere un animale, cessa di esserlo e dè a sé il sapere di sé come spirito. Se in tal modo l’in sé del grado precedente, l’unità di natura umana e divina, viene elevata a unità ‘immediata’ a unità ‘cosciente’, il ‘vero’ elemento per la realtà di questo contenuto non è più l’immediata esistenza sensibile dello spirituale, la figura umana corporea, ma ”interiorità autocosciente'”””,”FILx-558″
“FERRARIS Maurizio”,”Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”VARx-172-FL”
“FERRARIS Giorgio”,”Mario Odasso. Ufficiale alpino in Albania e in Russia:”,”Giorgio Ferraris, maestro elementare in pensione, sindaco di Ormea e Presidente dell’Unione Montana Alta Val Tanaro. Ha scritto e pubblicato opere sugli alpini. Mario Odasso ha comandato con il grado di maggiore, il Battaglione ‘Intra’ inviato in Albania con la ‘Cuneense’ dopo il fallito tentativo di occupazione della Grecia. Ha guidato e condotto personalmente una delle poche operazioni militari dell’esercito italiano coronate da successo di quella guerra, prima dell’intervento delle truppe germaniche. Promosso tenente colonnello, ha preso parte alla Campagna di Russia come Capo dell’Ufficio Operazioni del Corpo d’Armata Alpino e, all’inizio della ritirata ha svolto una delicata e fortunosa missione speciale. E’ stato gravemente ferito da un bombardamento aereo russo. Si è ritirato dalla vita militare con il grado di generale. Odasso tornato in Italia fu ricoverato nell’ospedale militare di Verona e poi dimesso per un periodo di convalescenza. Dopo il proclama di Badoglio dell’8 settembre, che lasciò senza indicazioni e collegamenti i Comandi e di conseguenza i reparti dell’Esercito italiano, anche Odasso finì prigioniero dei tedeschi, deportato e internato in Polonia. A casua delle pessime condizioni di vita del campo di prigionia e per la mancanza di cure la sua salute peggiorò notevolmente. Nell’aprile del 1944 riusci ad essere rimpatriato per le sue condizioni di salute, con l’obbligo di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale di Salò appena si fosse dimesso. Rimessosi in salute, non solo non aderì all’esercito repubblichino, ma avviò contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale clandestino e le organizzazioni della Resistenza. Preparò e assunse il Comando della Piazza militare di Verbania, dapprima clandestino e poi ufficiale. Sviluppò contatti con i comandi alleati per gli aiuti alle formazioni partigiane.”,”QMIS-349″
“FERRARI-ZUMBINI Massimo”,”Le radici del male. L’antisemitismo in Germania: da Bismarck a Hitler.”,”Massimo Ferrari Zumbini ha studiato a Pisa (Scuola Normale) e a Monaco di Baviera. Dopo aver insegnato a Milano e a Pisa, dal 1984 è professore di Storia della cultura tedesca a Viterbo.”,”EBRx-040-FL”
“FERRARO Domenico”,”Tradizione e ragione in Juan de Mariana.”,”””L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Salvo rari e meritori studi, comunque circoscritti ad aspetti particolari della sua opera, il gesuita Juan de Mariana, infatti, non sembra essere sopravvissuto alla leggenda nera in cui lo avevano trasfigurato i suoi contemporanei. Additato in tutta Europa come l’ ispiratore e il responsabile morale dell’ assassinio di Enrico IV, egli è stato ricordato principalmente come sostenitore della liceità o necessità del tirannicidio, confuso pertanto con una congerie di autori che nel movimentato periodo delle guerre di religione, in ossequio a supposte disposizioni delle gerarchie ecclesiastiche, perseguivano la punizione dei sovrani restii a sottomettersi all’ autorità pontificia.”” (pag I) “”L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989)”,”TEOP-317″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico contro sviluppo economico?”,”FERRARO Pietro “”..da centocinquanta anni a questa parte le nostre conoscenze si moltiplicano per due ogni dieci anni…”” (Oppenheime) (in apertura) “”Fin alle origini dei tempi, purtroppo, il progresso tecnico appare singolarmente legato a ragioni ed esistenze di carattere “”militare””, ma negli ultimi vent’anni il fenomeno ha assunto un dinamismo ed una evidenza senza precedenti. A Lepanto (1571) i cannoni veneti tiravano a 1500 metri; a Trafalgar (1804) quelli della “”Victory”” a 2700; nel 1941 i cannoni della “”Bismarck”” avevano una gittata di 32 chilometri, ma oggi, a soli 20 anni di distanza, i più recenti tipi di missili possono superare i 10 mila chilometri, con una capacità distruttiva moltiplicata in parallelo col moltiplicarsi della gittata. La velocità media delle galeazze venete era di otto nodi nel 1571 e non molto diversa da quella della “”Victory”” nel 1804; allo Jutland (1916) la “”Iron Duke”” superava i 20 nodi e nel 1942 la “”Yorktown”” toccava i 33 nodi, ma oggi, dopo soli 20 anni, un missile o una nave interplanetaria si spostano alla velocità di molte migliaia di chilometri, mentre già si stanno approntando alcuni tipi di aerei che possono vantaggiosamente sostituire le più grandi navi, volando a 3 mila chilometri orari”” (pag 27-28)”,”ECOT-191″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico, ventagli di produttività e sviluppo. Un’economia alle soglie del futuro.”,”‘Un complesso di squilibri in continuo mutamento’ (pag 191) Pietro Ferraro è presidente dell’ Istituto per le Ricerche di Economia Applicata (IREA), Roma”,”STAT-642″
“FERRARO Giuseppe”,”La verità dell’Europa e l’idea di comunità (la lezione di Husserl).”,”Giuseppe Ferraro insegna Filosofia All’Universotà di Napoli Federico II, tiene corsi di filosofia nelle carceri e nelle scuole cosiddette “”a rischio””, è curatore di “”Bambini i n filosofia”” ed è responsabile di “”Filosofia fuori le mura””. Ha insegnato alla Albert-Ludwigs-Universitat di Freiburg in Germania e all’Università di Stato di Rio de Janeiro (Uerj) Brasile, oltre a essere membro del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi.nel 2019 ha avviato a Napoli una scuola pubblica di politica. Ha curato edizioni e traduzioni di testi di Husserl e Nietzsche”,”FILx-177-FL”
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia industriale in America e in Europa.”,”FERRAROTTI si è laureato in filosofia presso l’Univ di Torino e in scienze sociali presso quella di Chicago. Ha conseguito la libera docenza in sociologia nel 1956. Con Nicola ABBAGNANO ha fondato nel 1951 e poi diretto i ‘Quaderni di sociologia’. Dal 1954 è incaricato dell’insegnamento di sociologia presso la facoltà di scienze pol e sociali C. Alfieri di Firenze e dal 1955 è incaricato di sociologia presso l’Univ di Roma. Dal 1958 è responsabile del coordinamento dei progetti di ricerca nel campo delle scienze sociali presso l’ OECE-AEP a Parigi. Ha scritto: -Premesse al sindacalismo autonomo. Torino. 1950 -Il dilemma dei sindacati americani. MILANO. 1954 -La protesta operaia. Milano: 1955″,”ARCx-002″
“FERRAROTTI Franco FRASER John”,”PCI e intellettuali a Bologna. Studi sul rapporto cultura e società. Volume quarto.”,”FERRAROTTI Franco è nato in Piemonte nel 1926. E’ professore di sociologia e titolare della relativa cattedra all’ Università di Roma. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964). FRASER John è nato a Londra nel 1939 è professore di scienza politica alla Waterloo University, Canada. Si è occupato di sociologia politica e ha pubblicato in Italia ‘Il pensiero di Galvano Della Volpe’ e ‘L’ intellettuale amministrativo nella politica del PCI’. Funzionari di partito. “”Per quanto questo libro costituisca un viaggio attraverso il “”corpo”” e non solo la “”testa”” del Pci, a giudizio di molti il funzionario che non ha avuto una formazione come intellettuale tradizionale o professionista ne è responsabile dell’ elaborazione della politica non dovrebbe figurare in questo lavoro. Il funzionario, si può sostenere, è essenzialmente un coordinatore dei vari elementi dell’ apparato del Partito. Presenta, alla base, posizioni alla cui formulazione può aver concorso in modo solo marginale; per il militante come per l’ esperto, egli è un burocrate, senza quell’ elemento di impegno personale, soggettivo, che caratterizza l’ “”intellettuale degno di questo nome””.”” (pag 75)”,”PCIx-220″
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia. Comte, Durkheim, Mannheim, Marcuse, Marx, Michels, Pareto, Scheler, Simmel, Spencer, Veblen, Weber.”,”””In nessu posto – Spencer lo riconosce – la società industriale esiste alla stato puro (…)””. (pag 99) “”Un tale atteggiamento sperimentale, costantemente sensibile alla natura dinamica della società e alla sua totalità, non può essere proprio di una classe che occupi una posizione di mezzo, ma soltanto di un ceto, per cui il legame di classe non abbia molto peso e che non sia troppo radicato nell’ rdine sociale. Lo studio della storia, relativamente a questa questione, procura una suggestione piuttosto intensa. Questo ceto disancorato, relativamente sciolto dalle classi, è per usare la terminologia di Alfred Weber, l’ “”intelligentsia socialmente indipendente”” (freischwebende Intelligenz).”” (pag 242)”,”TEOS-131″
“FERRAROTTI Franco”,”Lineamenti di storia del pensiero sociologico.”,”FERRAROTTI Franco è professore emerito di sociologia all’Università la Sapienza di Roma. Ha scritto tra l’altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964).”,”TEOS-173″
“FERRAROTTI Franco”,”Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia.”,”Dedicato a Livio Sichirollo “”Ciò che Weber non poteva accettare era la subordinazione ai piccoli interessi personali o la consorteria, il trionfo della ‘camarilla’. E’ su questo piano che la sua auspicata “”libertà dai valori”” acquista tutto il suo significato e la sua portata polemica”” (pag 9) Parallelo Marx e Weber. Marx, Weber e la civiltà ‘idraulica’ “”Si veda il passo in cui Weber, analizzando il confucianesimo e il taoismo, è colpito dal loro fondamentale anti-individualismo e osserva come “”né qui né in Egitto o Mesopotamia, la tecnica militare cavalleresca abbia mai portato ad una compagine sociale così individualistica come nell’Ellade “”omerica”” e nel “”medioevo””. Il fattore esplicativo di questo anti-individualismo, o mancato individualismo, non è ricercato né nell’etica né nella psicologia né nel sistema socio-politico. Scatta invece la interconnessione con un dato di natura geografica e tecnologica insieme: l’inevitabile dipendenza di tutta la popolazione dalla regolazione dei corsi d’acqua e quindi la subordinazione totale al governo personale burocratico del principe “”hanno agito da contrappeso””. Vi è qui ‘in nuce’ tutta la “”teoria idraulica del dispotismo orientale”” di Karl Wittfogel, ma le osservazioni weberiane richiamano anche l’articolo pubblicato da Marx nella ‘Herald Tribune’ di New York a proposito degli effetti razionalizzanti e anti-tradizionalistici che la ferrovia costruita in India dagli Inglesi avrebbe avuto su un sistema sociale statico e tecnicamente arcaico. Vi è di più: la struttura del ragionamento weberiano non è dissimile da quella del ragionamento di Marx là dove, nel libro primo del ‘Capitale’, in quei mirabili capitoli dedicati all’avvento della grande industria meccanizzata e alla giornata lavorativa, così ricchi di particolari tecnici e così accurati nella descrizione del processo produttivo da far sospettare il contributo diretto di Friedrich Engels e le risorse della sua esperienza personale di direttore generale della produzione nello stabilimento tessile paterno a Manchester, Marx ricostruisce magistralmente la matrice contestuale e le condizioni della disgregazione della famiglia operaia attraverso una serie di interconnessioni che partono da una innocente innovazione tecnica, dalla incorporazione dell’utensile nella macchina: questa innovazione tecnica, all’apparenza neutra, ha in realtà un duplice ordine di conseguenze. Da un lato, specializza la macchina mentre dequalifica l’operaio. Il vecchio artigiano d’un tempo, divenuto operaio avendo perso la proprietà, cioè il controllo legale, dei suoi mezzi di produzione, ora perde anche il controllo della erogazione della sua forza nervosa e muscolare e il suo senso di responsabilità diretta sul lavoro, in quanto non dipende più da lui decidere l’inclinazione dell’utensile nell’incisione della materia prima, e quindi la velocità di taglio della macchina, e quindi i tempi di produzione. Dall’altro lato, l’incorporazione dell’utensile nella macchina rende possibile l’assunzione in pianta stabile di manodopera femminile, meno qualificata – ma la qualifica non è più un requisito essenziale ora che la macchina è stata “”promossa”” – e più docile; le donne abbandonano dunque casa e figli e sostituiscono i loro uomini nel posto di lavoro; questi si trovano a spasso e si danno all’alcolismo. Con una caratteristica assenza di sentimentalismo proletario, Marx osserva che gli operai, in concomitanza con quell’innovazione tecnica, si vedono la famiglia disgregata, cominciano a darsi al bere, vendono sul mercato del lavoro capitalistico, formalmente libero, moglie e figli; divengono, conclude Marx, i “”neo-mercanti di schiavi””. Non dovrebbe eccessivamente meravigliare che questa straordinaria capacità di cogliere le interconnessioni significative consenta a Marx, ma anche a Weber, previsioni fulminee che hanno per noi, retrospettivamente, un valore pressoché profetico.”” [Franco Ferrarotti, Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia, 1998] (pag 90-91)”,”WEBx-027″
“FERRAROTTI Franco”,”Sindacato industria società.”,” Contiene il capitolo: ‘Sindacati e marxismo’ (pag 104-109) Le interpretazioni e teorie dei Webb e di Selig Perlman (pag 109-113) appendici: leggi americane Taft-Hartley, Landrum-Griffin (pag 549-590 “”Nella “”Risoluzione sui Sindacati””, scritta da Marx e approvata al Congresso della Prima Internazionale a Ginevra nel 1866, si distingue molto nettamente fra programma minimo (o sindacale) e programma massimo (o politico) della classe operaia; si riconosce che, evidentemente, lo scopo immediato dei sindacati consiste nella lotta quotidiana, in una vera e propria guerriglia, contro il Capitale; si nota d’altro canto come i sindacati, senza averne piena coscienza, sono diventati punti focali per la organizzazione della classe operaia, precisamente come le municipalità e i comuni medievali lo erano per la borghesia; per questo, i sindacati, se sono importanti per la lotta quotidiana fra Capitale e Lavoro, sono anche più importanti come corpi organizzati allo scopo di promuovere l’abolizione del sistema stesso del lavoro salariato. E’ chiaro che, secondo questa impostazione, i sindacati appaiono come semplici organizzazioni ausiliarie, molto utili in quanto hanno un elevato potere d’attacco localmente, ma assolutamente inadeguate rispetto al fine ultimo del movimento operaio, che è il rovesciamento dell’ordinamento capitalistico. (…) Per Marx i sindacati sono essenzialmente “”scuole di socialismo””. Ciò risulta in maniera evidente dalla lettura della Risoluzione intorno alle origini, al significato e agli sviluppi delle ‘Trade Unions’, stesa da Marx per il Congresso della Internazionale del 1866 e alla quale ci siamo più sopra richiamati. In questo documento Marx insiste nel criticare l’errore di considerare i sindacati come organizzazioni neutrali, apolitiche, non direttamente collegate con la lotta politica generale. Traspare, anzi, dalle parole di Marx la preoccupazione che i sindacati limitino eccessivamente la loro azione, che la riducano ad una ristretta azione rivendicativa di tipo corporativistico, che si contentino di chiedere benefici contingenti, localizzati, che non sappiano o non vedano la necessità di sfruttare la loro forza per attaccare il sistema capitalistico nel suo complesso. Riassumendo, per Marx i sindacati sono: a) centri di raccolta e di organizzazione dei lavoratori; b) associazioni difensive contro il capitale; c) scuole preparatorie al socialismo; d) strumenti subordinati e ausiliari del partito politico operaio, teso alla conquista dello Stato borghese per procedere quindi al rovesciamento totale del capitalismo e alla instaurazione del socialismo”” [Franco Ferrarotti, Sindacato industria società, 1968] (pag 106-108)”,”SIND-117″
“FERRAROTTI Franco”,”L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo.”,”Fondo Casella “”(…) Weber era ossessionato da Marx. Un’ombra di Banquo, per Weber, anche se egli non menziona mai Marx (del resto è noto che Weber non cita mai Durkheim, come Durkheim non cita una sola volta Weber; mentre si sa benissimo che ‘Economia e società’ è stato scritto tenendo presente ‘La divisione del lavoro sociale’, mentre ‘Le forme elementari della vita religiosa’ è stato scritto tenendo presente ‘L’etica protestante’. Durkheim, da buon alsaziano, aveva studiato in Germania; dal canto suo, Weber ‘sapeva tutto’, quindi conosceva benissimo le cose francesi, era probabilmente l’ultimo dei grandi dotti). In America negli anni cinquanta, all’epoca della prima guerra fredda (…) c’era un ‘embargo’; c’era una merce che non poteva entrare nel porto: Marx. Marx è infatti assente da tutte le trattazioni di Weber; il mio libro ha fatto scandalo in America, perché si parla di Marx. “”Marx! che c’entra Weber con Marx?”” si chiedevano. Eppure Weber ha passato tutta la vita – di giorno e, credo, anche di notte – a domandarsi: e se per caso Marx avesse ragione? Lui che credeva nelle idee, nel “”regno delle idee””, non poteva non chiedersi: se per caso Marx avesse ragione, dove andremmo a finire? Che cosa succederà alle idee? Se tutto è nella struttura economica, noi che stiamo a fare? Montare la guardia, fare la sentinella alle idee! Se Marx avesse ragione ci troveremmo in una condizione peggiore di quella delle sentinelle italiane che facevano la guardia al bidone di benzina: tutto questo non ha senso. Se Marx ha ragione, le idee che cosa sono? e i valori? non sono un ‘prius’, non sono un momento costruttivo; le idee sono un fatto derivato, una volta si diceva un “”epifenomeno””. Credo che, se uno prende Weber sul serio, trova che il problema, il demone nascosto di Weber, ciò che lo spinge costantemente, il senso di tutta la sua costruzione è proprio Marx. Infatti, se noi consideriamo la sua opera maggiore, quella pubblicata postuma, ‘Economia e società’, non possiamo non chiederci: perché Weber non ha detto: “”Struttura, Sentimenti e Società””, “”Tipi di diete o di Sètte e società””, “”Climatologia e Società”” e invece ha detto “”Economia e Società””? D’accordo, i titoli valgono quello che valgono; uno dà spesso un titolo così come gli viene; a volte il titolo è dato addirittura dall’editore. E invece no; Weber ha detto: “”Economia e Società””! Che significa? significa che conosceva; si tratta del Marx di allora, del 1900, un Marx un po’ positivista, ancora non trattato da Lukacs, un Marx ancora un po’ “”engelsiano””, un Marx che però diceva grosso modo questo (nella famosa ‘Introduzione’ a ‘Per la Critica dell’Economia Politica’): basta! non è il ‘denken’ che fa il ‘sein’, non è il pensiero che produce l’essere, è l’essere che produce il pensiero! Quando uno ha detto questo, ha posto i termini fondamentali del materialismo storico. Poi uno ci può volteggiare sopra, può dire: in realtà non è che “”lo faccia””; ma Marx usa il termine ‘machen’, “”fare””, “”creare””; prima non c’è una cosa, la si fa, e dopo c’è. Qualcuno dice: non è proprio che “”la faccia””, in realtà la “”condiziona””, la “”accompagna per mano””; ma si tratta di acrobazie”” [Franco Ferrarotti, ‘L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo’, Roma, 1982] (pag 139-140)”,”WEBx-028″
“FERRAROTTI Franco”,”Il dilemma dei sindacati americani.”,”La situazione dell’operaio americano nel corso del XX secolo. “”Uno dei paradossi più clamorosi degli Stati Uniti è che sono una nazione di operai, nella quale non esiste una «classe» operaia. Nel 1870 più della metà della popolazione attiva degli Stati Uniti era addetta all’agricoltura; verso il 1940, gli addetti all’agricoltura non rappresentavano che un quinto della popolazione. Il grande mutamento strutturale dell’economia americana era cominciato immediatamente dopo la Guerra Civile. Nel 1947, undici Americani su venti facevano parte della popolazione attiva. Quattro Americani su cinque erano salariati o stipendiati. Verso il 1950, il numero delle persone attive toccava i sessantadue milioni. Si calcola che, di questi, circa quarantasette milioni erano salariati e stipendiati e oltre tredici milioni erano datori di lavoro, lavoratori indipendenti o lavoratori a domicilio. Ovviamente, i tipi di occupazione riflettono le opportunità che si aprono, in relazione alla situazione generale del mercato della manodopera. Sono stati elencati e descritti trentamila tipi di occupazioni diverse, necessarie per mantenere in piena attività produttiva le millecinquecentotrenta industrie, che costituiscono il mondo industriale nordamericano. Particolarmente notevole è il vertiginoso aumento delle mansioni commerciali e genericamente impiegatizie contro la relativa diminuzione, dovuta a innovazioni tecnologiche, del numero degli operai a diretto contatto con il ciclo produttivo. Si calcola che, nel periodo dal 1870 al 1930, le mansioni di tipo impiegatizio sono aumentate di ben otto volte. Pare inoltre che siano state le innovazioni tecnologiche e gli aumenti di produttività, che ne sono via via derivati, a rendere finalmente possibile la settimana lavorativa di quaranta ore. Era di sessantanove nel 1850. La composizione professionale della popolazione attiva degli Stati Uniti, fra gli anni 1910 e 1940, è chiarita in maniera soddisfacente nella tavola () che qui riproduciamo: Gruppi professionali, percentuali della popolazione attiva rispettivamente nel 1910 e nel 1940: Liberi professionisti: 4.4% e 6.5%; Proprietari, direttori centrali e dirigenti: 23 e 17.8; Agricoltori e fattori: 16.5 e 10.1; Vari: 6.5 e 7.6; Impiegati e affini: 10.2 e 17.2; Operai specializzati: 11.7 e 11.7; Operai qualificati: 14.7 e 21.0; Operai comuni: 36.0 e 25.9; Salariati agricoli: 14.5 e 10.7; Manovali: 14.7 e 10.7; Lavoratori domestici: 6.8% e 8%. [() I dati sono stati desunti dal ‘Midyear Economico Report of the President’, luglio 1949, p. 94]. Appaiono evidenti le linee di sviluppo della stratificazione e della composizione professionale della popolazione degli Stati Uniti. I dati surriferiti indicano la tendenza verso la formazione di operai qualificati e il declino degli agricoltori e degli operai comuni, le cui funzioni vengono nella quasi totalità egregiamente assolte con mezzi meccanici, mentre spicca con straordinaria evidenza l’aumento degli impiegati e affini. (…) Con l’alta produttività del suo lavoro e il suo tipico «istinto dell’efficienza» (1), l’operaio americano va rapidamente preparandosi un successore. Gli Stati Uniti sono oggi una nazione di operai, che si sta trasformando in una nazione di impiegati, di ‘white collar workers’, di «operai dal colletto bianco». E’ la seconda rivoluzione industriale, lo sbocco diretto del taylorismo e della «organizzazione scientifica del lavoro» (2). La prima aveva fatto del contadino un operaio, lo aveva strappato ai lavori della campagna, ritmati sull’avvicendarsi naturale delle stagioni e delle derrate; spedito in città e concentrato nei grandi agglomerati dei bacini industriali. La seconda rivoluzione industriale tende, paradossalmente, ad una curiosa svalutazione dell’operaio altamente specializzato, in particolare delle sue doti creative. Essa fa dell’operaio comune o qualificato, un semplice attendente della macchina, o di un gruppo di macchine, riducendolo, al limite, a una specie di inoffensivo contabile, in camicia bianca, dei pezzi prodotti (3). In un primo momento, gli effetti della transizione possono riuscire molto gravi sulle masse umane, sulle quali si ripercuotono. Come è stato osservato, con una chiarezza incisiva e un poco schematica da Simone Weil: «Dal punto di vista dell’effetto morale sui lavoratori, la taylorizzazione ha indubbiamente provocato la dequalificazione degli operai. Questo è stato contestato dagli apologisti della razionalizzazione, in particolare da Dubreuil in Standards (1). Ma Taylor è stato il primo a vantarsene, arrivando a fare entrare nella produzione solo il 75% di operai qualificati contro il 125% di operai non qualificati nella finitura. (…)» (4)”” (pag 204-208) [(1) Dal titolo dell’opera di Thorstein Veblen, ‘The Instinct of Workmanship’, New York, 1914. Il titolo completo è: ‘The The Instinct of Workmanship and the State of the Industrial Arts’. E’ forse l’opera più originale e meglio costruita del Veblen; (2) Vedi Frederick W. Taylor, ‘Scientific Management’, tr. it., Milano, 1952; (3) Vedi John Diebold, «Factories without Men» in ‘The Nation’, 19 settembre 1953. J.D. è l’autore di ‘Automation – the Advent of the automatic Factory’. Forse George Orwell, suggerisce il Diebold, non si è sbagliato di molto nello scegliere la data che fa da titolo al suo libro (G.O, 1984). Siamo alle soglie dell’èra dei bottoni che si premono da sè; (4) Simone Weil si riferisce all’opera di Hyacinthe Dubreuil, ‘Standards. Le travail américain vu par un ouvrier français’, Parigi; (2) Simone Weil, ‘La Condition Ouvrière’, tr. it., Milano, 1952, p. 268. Vedi anche, nella stessa vena, Antonio Gramsci, ‘Note sul Machiavelli’ ecc., Torino, 1949, p. 330: «Il Taylor esprime… con cinismo brutale il fine della società americana; sviluppare nel lavoratore al massimo grado gli atteggiamenti macchinali ed automatici, spezzare il vecchio nesso psico-fisico del lavoro professionale qualificato che domandava una certa partecipazione attiva dell’intelligenza, della fantasia, dell’iniziativa del lavoratore e ridurre le operazioni produttive al solo aspetto fisico macchinale»]”,”MUSx-306″
“FERRAROTTI Franco”,”L’ipnosi della violenza.”,”Violenza immotivata (pag 16-17) “”La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge an che, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assefuazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occazione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? ….. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behaviorfal Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). FERRAROTTI Franco, L’ipnosi della violenza. RIZZOLI. MILANO. 1980 pag 182 8° prefazione note appendice: bibliografia ragionata, tavole statistiche (tabelle); Collana Saggi. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). [‘La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraleggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge anche, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assuefazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occasione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? Per Walter Benjamin, grande ‘flaneur’ per vocazione e anche per accidentalità biografiche, le vie di una città come Parigi sono quinte di teatro o pareti decorate di un salotto; le facciate dei palazzi sono una sorta di immensi interni aperti ai passanti. Si pensi anche a certe strade di Ferrara, quelle rese famose dai racconti di Giorgio Bassani; o a certe piazze, come quella del Pantheon a Roma, una sera d’estate, o a Washington Square a New York. Vi è una dolce, nostalgica, interrogante qualità della vita urbana che viene troppo spesso e troppo facilmente dimenticata. E tuttavia: fra processo di urbanizzazione e crescita della criminalità il legame è piuttosto stretto. Fra le altre cose, la città odierna è in primo luogo il teatro della violenza. Il carattere forse più inquietante di questa violenza è l'””assenza di motivazioni””. Non è dunque solo una questione di quantità, di statistiche. Entra in gioco la qualità del crimine”” (pag 16-17)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Violenza urbana immotivata”,”TEOS-253″
“FERRAROTTI Franco a cura; saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI”,”La protesta silenziosa. Evoluzione e significati dell’ astensionismo elettorale.”,”Saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI “”Spetta comunque ad Harold F. Gosnell, un vero pioniere nella ricerca sull’astensionismo elettorale, l’aver individuato una maggiore disponibilità dell’elettorale femminile ad esprimere la propria scelta elettorale, una volta che sia educato e stimolato. Dopo un primo studio sulle motivazioni personali degli astensionisti, ‘Non voting: Causes and Methods of Control’ (Chicago, 1924), l’autore si dedicò ad una serie di esperimenti di comunicazioni di massa, miranti ad accertare la sensibilità delle varie categorie dei non votanti, dai quali risultò che l’elettorato femminile di ceto medio e gli emigranti, in possesso della cittadinanza e di una certa cultura, erano le categorie più propense a mobilitarsi politicamente, cioè a passare sotto lo stimolo di una campagna propagandistica dall’astensione al voto (19). Altri fattori socio-economici che hanno contribuito e tuttora agiscono nell’elevare l’astensionismo sono le differenze di classe, misurabili attraverso il livello di istruzione della popolazione partecipante al voto, il reddito familiare e l’occupazione. Tutti gli studi di geografia elettorale mettono in risalto il rapporto direttamente proporzionale tra livello di istruzione e partecipazione politica. Nella figura 4, che si riferisce alle elezioni del 1964, si può constatare come, per i non istruiti, la partecipazione elettorale si abbassi al di sotto dei livelli medi nazionali, mentre nei gruppi con istruzione superiore ed universitaria la partecipazione si estenda ai tre quarti degli elettori. In generale si verifica che una popolazione più educata ha maggiore probabilità di partecipare alle forme decisionali della politica. A livello di classe media l’astensionismo, come forma di protesta primitiva di fronte ad una situazione politica insoddisfacente, viene sostituito dalla adozione di altre forme di lotta (appoggio a candidati «indipendenti», opposizione attiva all’interno dei partiti, coordinamento di movimenti di rivendicazione collettiva di destra e di sinistra). Il rapporto tra livello del reddito ed astensionismo non è più così stretto come ai tempi in cui vigevano requisiti elettorali di possesso della proprietà. Tuttavia, ancora recentemente, nel 1972, si potevano esibire dati elettorali in cui si mostrava con ampia evidenza, un rapporto tra livello occupazionale e partecipazione al voto (20). Nella Figura 5, citata da Burnham, si può constatare come la partecipazione elettorale potesse diminuire dall’81.7%, nelle classi medie proprietarie, al 57.5% in quella operaia non specializzata per le presidenziali del 1968 e dal 79.7% nelle classi medie proprietarie al 49.5% degli operai per le elezioni presidenziali del 1972, nonostante questi fossero periodi di ampia mobilitazione politica. I tassi di partecipazione si deprimono ulteriormente nelle elezioni delle camere che riguardano le candidature statali. Alla Figura 6 lo stesso autore raffronta i dati elettorali svedesi del 1960 che mostrano una partecipazione elettorale omogenea per tutti gli strati sociali, con quelli statunitensi del 1968 e del 1976 che mostrano le variazioni attribuibili alla posizione economica. Nel 1968 il tasso di partecipazione elettorale della classe media statunitense era del 79.9%, contro il 62.0% di quella operaia. A livello di classe operaia, la partecipazione elettorale calava significativamente, con chiare distinzioni tra ceti operai specializzati (66.9%) ed operai comuni (57.5%). Il rapporto direttamente proporzionale con la classe sociale si mantiene inalterato nel 1976, anche se complessivamente il tasso di partecipazione elettorale cala dal 67.8% al 59.2%. I dati statunitensi, nota il Burnham, non hanno paragone con altre democrazie elettorali contemporanee appartenenti all’Occidente industrializzato: essi confermano, negli USA, «l’assenza di un movimento di massa socialista capace di mobilitare il voto della classe operaia», di movimenti di base capaci di dare alle classi subalterne un senso di identità e quindi un motivo di partecipazione politica (21)”” (pag 371-374) [Francesco Battisti, ‘L’astensionismo elettorale negli Stati Uniti d’America’] [Note: (19) Dal punto di vista della storia degli studi elettorali i contributi di Gosnell, che appartiene senza dubbio alla «Scuola di Chicago» come metodo di impostazione, rappresentano un aspetto estremamente interessante. Ambito delle sue indagini è l’elettorato di Chicago, tra il 1920 ed il ’30. Lo scopo è la spiegazione dell’elevato tasso di astensionismo delle categorie sociali subalterne, tra le quali le donne ed i gruppi degli emigranti. Intervistando 3.369 astensionisti nelle municipali del 1923 e 649 astensionisti nelle presidenziali del 1924 il Gosnell raccoglie e classifica più di 20 ragioni individuali per non recarsi a votare (indifferenza, assenza, malattia, ragioni familiari divieto di assentarsi dal lavoro, proibizione da parte del marito, brogli elettorali, analfabetismo, ecc. (…). Tutte queste ragioni individuali, però, non giustificano le fondamentali differenze nei tassi di partecipazione elettorale che si riscontrano tra i gruppi sociali e non ne riescono a costituire una spiegazione. La psicologia individuale dell’astensionismo – se così si vuole chiamare il complesso delle ragioni personali o delle giustificazioni ‘post hoc’ del non votante – non riesce a render conto come «fatto sociale» del secondo fatto sociale costituito dalla differenziazione nei tassi di partecipazione. L’autore stesso se ne rende conto finendo col classificare i non votanti con gli schemi sociali acquisiti e ritrovando in spiegazioni socio-economiche e politiche i motivi validi di astensione. Harold F. Gosnell, ‘Getting Out the Vote: An Experiment in the Stimulation of Voting’, University of Chicago Press, Chicago, 1927; (20) Cit. dal Burnahm, ‘The Appearance and Disappearance of the American Voter’, cit., tab. 12, p. 64 e tab. 1, p. 38; (21) Ibidem, p. 66. Si può dunque notare, nel raffronto tra astensionismo operaio ed astensionismo afro-americano un parallelismo: la mancanza di una leadership politica di base sulla quale far convergere il proprio voto di antagonismo e di protezione dei propri interessi non fa altro che agevolare il perpetuarsi di un fenomeno di astensione storicamente originato da una discriminazione di classe e di razza]”,”TEOS-256″
“FERRAROTTI Franco a cura, scritti diAdam FERGUSON Claude-Henri de SAINT-SIMON Karl MARX Friedrich ENGELS Pierre Joseph PROUDHON Emile DURKHEIM Max WEBER Georg SIMMEL Gabriel TARDE Richard Henry TAWNEY Werner SOMBART Gaetani MOSCA Kark MANNHEIM Georges GURVITCH Antonio GRAMSCI”,”La società come problema e come progetto.”,”Franco Ferrarotti è titolare della cattedra di sociologia all’Università di Roma a seguito del primo concorso bandito per questa materia in Italia. Fra i fondadori del Consiglio dei Comuni d’Europa a Ginevra nel 1949; direttore dei progetti sociali dell’OECE, ora OCSE, a Parigi nel 1958-1959; deputato indipendente al Parlamento per la Terza Legislatura, si è ritirato dalla vita politica per dedicarsi in piena autonomia allo studio e alla ricerca. Dirige La critica sociologica. Fra le pubblicazioni: Sindacalismo autonomo, La protesta operaia, Max Weber e il destino della ragione, Trattato di sociologia, Roma da capitale a periferia, Il pensiero sociologico da A. Comte a M. Horkheimer, Giovani e droga.”,”TEOS-064-FL”
“FERRAZZA Piero SANSONE Luca”,”Giacomo Buranello. Rivoluzionario e partigiano.”,”””Sul periodo di permanenza in montagna, tra l’altro brevissimo, le notizie non abbondano. Luciano Penello rammenta che il distaccamento di Buranello «era il migliore dal punto di vista organizzativo, politico e combattivo, e aggiunge che «lui era amato da tutti i suoi uomini»”” (pag 275)”,”ELCx-289″
“FERRAZZA Piero BARCO Luigi”,”Quegli anni a Ingegneria.”,”Opera dedicata a Vincenzo TAGLIASCO”,”LIGU-001-FC”
“FERRER Francisco”,”The Origin and Ideals of the Modern School.”,”Francisco FERRER Y GUARDIA (1859-1909) politico e pedagogo membro del partito radicale federalista fu esiliato in Francia (1886-1901). Fondò a Barcellona la scuola moderna alla quale collaborarono anarchici e esponenti del libero pensiero. Con la Semana Tragica (1909) fu accusato di reati commessi in quel movimento, condannato a morte, e giustiziato. Seguì un movimento di protesta internazionale che portò alla caduta del governo MAURA.”,”GIOx-011″
“FERRERA Maurizio”,”Il Welfare State in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”FERRERA Maurizio ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze politiche e sociali all’ Istituto Universitario Europeo di Firenze ed è ricercatore nell’ Università di Pavia. Ciclo elettorale. Elezioni e spesa sociale. “”L’ influenza esercitata dalle scandenze elettorali sull’ evoluzione del welfare state italiano è stata recentemente sottolineata da numerosi autori (si vedano ad esempio Regonini (1980) e Salvati (1981)). Prima ancora che sul ritmo di produzione legislativa o sul tasso di crescita delle spese, tale influenza è facilmente e immediatamente rilevabile nel comportamento dei principali attori politici e, in primo luogo, i partiti (…)””. (pag 195)”,”ITAS-109″
“FERRERA Maurizio”,”Le trappole del Welfare.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidariet.”,”EURE-020-FL”
“FERRERA Maurizio GUALMINI Elisabetta”,”Salvati dall’Europa?”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà. Elisabetta Gualmini, ricercatrice in Scienza della politica, insegna Amministrazione comparata nell’Università di Bologna. Ha pubblicato La politica del lavoro.”,”ITAE-064-FL”
“FERRERA Maurizio”,”Il welfare state in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà.”,”ITAS-040-FL”
“FERRERA Maurizio a cura; saggi di Robert GILPIN Harold WILENSKY Robert JESSOP John MYLES Richard ROSE Alfred PFALLER Claus OFFE Stein KUHNLE Nathan GLAZER Rei SHIRATORI Susan STRANGE Maurizio FERRERA”,”Stato sociale e mercato. Il welfare state europeo sopravviverà alla globalizzazione dell’economia?”,”Maurizio Ferrera è professore associato di scienza dell’amministrazione alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia. Gilpin: ‘Il meccanismo del flusso dell’ oro e dei prezzi second Hume’, paragrafo 2 del capitolo di Gilpin ‘Welfare nazionale e norme economiche internazionali'”,”TEOS-331″
“FERRERI Dino”,”Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico.”,”””C’è ancora una testimonianza, non priva di interesse, di cui è utile tenere conto a questo punto. In ‘Per la storia della Lega dei comunisti’ Engels, come è noto, reca un contributo alla storia delle origini teoriche del movimento, ed è un contributo che se da un lato coincide in più punti con la testimonianza più famosa di Marx (Prefazione del 1859), contiene d’altra parte alcune significative puntualizzazioni. (…) Engels scrive: “”Quando nell’estate del 1844 andai a trovare Marx a Parigi, risultò il nostro completo accordo in tutti i campi teorici, e da allora data il nostro lavoro in comune. Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles, Marx dai principi fondamentali sopra indicati aveva già sviluppato in pieno nelle linee fondamentali la sua concezione materialistica della storia e ci accingemmo allora a elabrare la nuova concezione particolarmente nelle direzioni più diverse””””. [Dino Ferreri, Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico, 1981] (pag 15) “”C’è una lettera di Engels a Marx del novembre 1844, indicativa del ripensamento intorno alla “”questione Feuerbach””. stimolato proprio dal libro di Stirner.”” (pag 84)”,”MADS-371″
“FERRERI Dino”,”Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?”,”Altro saggio sul tema: G. Bedeschi, ‘Partito e democrazia socialista in Rosa Luxemburg’, Problemi del Socialismo, novembre-dicembre 1969, n. 43, pp. 1160-72 Sul rapporto Lenin – Luxemburg (pag 119-120-121-122-123) Rifiuto del ‘bolscevismo’ da parte della Luxemburg (pag 133) Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”” “”Il «crollismo» luxemburghiano [la teoria del crollo, ndr], non ha incidenza strategica (contrariamente a quanto avvenne nella ‘Ermattung-strategie’ kautskiana (infiacchimento, ndr), non solo non dà luogo a nessuna ipotesi attendista circa il problema della “”fuoriuscita”” dal capitalismo ma, al contrario, da un lato fornisce un fondamento oggettivo alla previsione di una maturità crescente del processo rivoluzionario “”attivo””, dall’altro ne sollecita l’urgente e indispensabile intervento. Dove è importante segnalare la presenza teorica, non la mera saldatura “”volontaristica”” dei due aspetti (53). D’altra parte sarebbe utile definire l’incidenza strategico-politica di tutti quei passi in cui il “”crollo”” del capitalismo entra nel quadro delle previsioni luxemburghiane. Per quanto mi risulta, non ve n’è uno solo (le citazioni contrarie potrebbero facilmente moltiplicarsi) in cui il “”crollo”” venga previsto come pura catastrofe economica, o in cui l’azione rivoluzionaria cosciente del proletariato non venga vivamente sollecitata a intervenire nel quadro sempre più disgregato della società capitalistica, e non vi intervenga, sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ipotesi politica, come ulteriore elemento di disaggregazione. ‘Prima’ e ‘dopo’ (come sempre nella Luxemburg) sono un puro espediente espositivo. In ultima analisi il “”crollo”” del capitalismo finisce per identificarsi come la rivoluzione. Processo oggettivo e processo soggettivo sono l’uno funzione dell’altro e la loro piena coincidenza è al limite dello sviluppo. Che, tuttavia, si colga nella Luxemburg, specie da parte del lettore di oggi, una accentuazione deterministica (forse più in senso politico-economico, che economico soltanto), ciò è anche verosimilmente l’inevitabile riflesso nella teoria di una fase storica determinata (e irripetibile) dello sviluppo capitalistico, fase “”abbandonata”” all’azione delle leggi interne del modo di produzione e al loro crescente carattere contraddittorio. (…) In Lenin, come è noto la consapevolezza del carattere storico e di transizione del capitalismo non sfociò mai in quel tipo di deviazione scientifica e metafisica insieme che tenne invece a battesimo l’erronea analisi luxemburghiana dell”Accumulazione’ (ma quest’opera occupa per molti versi un posto a sé nella storia del pensiero della Luxemburg) (56). E’ tuttavia la possibilità di dedurre inferenze negative, sul piano della teoria rivoluzionaria, dalle formulazioni “”crolliste”” presenti negli scritti di Rosa Luxemburg, dovrebbe essere considerata con molta cautela proprio in relazione a Lenin. Si deve tener conto del fatto che l’allineamento Lenin-Luxemburg nella battaglia antirevisionista, lungi dall’essere soltanto tattico, si stabiliva su una ben definita base teorica comune, alla quale non era estranea una identica posizione di principio sulla “”questione del crollo”” aperta da Bernstein. Basta per convincersene il riferimento all’importante scritto leniniano ‘Marxismo e revisionismo’, in cui capita fra l’altro di incontrare affermazioni come questa: «Che il capitalismo proceda verso il crollo – sia nel senso delle singole crisi politiche ed economiche che nel senso della catastrofe completa di tutto il regime capitalistico – l’hanno dimostrato con singolare evidenza e in dimensioni particolarmente ampie i giganteschi trusts contemporanei (57). (…) Il confronto Lenin-Luxemburg è venuto emergendo nel corso dell’esposizione come un momento centrale di ogni possibile analisi tendente al recupero di una Luxemburg storicamente attendibile. (…) Perché Lenin giudicò Rosa Luxemburg una delle migliori rappresentanti del “”marxismo non contraffatto””? Se si parte da questa domanda l’analisi dovrebbe tendere a cogliere i motivi di affinità piuttosto che quelli di differenziazione (58). Preliminare per questo è una definizione di coordinate generali che aiutino a ricomporre il quadro storico del marxismo della II Internazionale spesso sconvolto dalle sistemazioni post-leniniane. (…) Rispetto a questa analisi di fondo Lenin e Rosa Luxemburg occupano una posizione singolarmente vicina, se non coincidente; e ciò spiega il loro allineamento sostanziale in tutte le svolte storiche verificatesi nel ventennio precedente la guerra: nella lotta contro il revisionismo internazionale, nelal rivoluzione russa del 1905, di fronte alla guerra (prima e dopo la sua esplosione) di fronte alla rivoluzione d’Ottobre. (…) Lenin conosceva e apprezzava Rosa Luxemburg (59) quando le la trovò davanti “”oggettivamente”” alleata dei menscevichi nella lotta seguita al Congresso di Londra del 1903. Alle critiche mosse dalla Luxemburg alle concezioni organizzative sostenute dai bolscevichi, al suo dispiegamento di tutto l’arsenale teorico e concettuale del marxismo sull’argomento, Lenin rispose con un articolo piuttosto modesto (Kautsky si rifiutò di pubblicarlo e la Luxemburg lo accolse con una scrollata di spalle), che non può risultare deludente per chi si aspetti una complessa e argomentata risposta sul terreno della dottrina (60)”” pag 119-123)”,”LUXS-075″
“FERRERI Dino; GIORGETTI Giorgio”,”Note su «estremismo storico» e «leninismo (Ferreri); Una teoria dell’economia feudale. I problemi metodologici di un modello strutturale.”,” “”””Il processo storico non è il marciapiede del Nevskij prospekt…”” dirà Lenin..”” (pag 160) Il saggio di Giorgetti è incentrato sugli studi di Kula sulla Polonia.”,”LENS-006-FGB”
“FERRERO Guglielmo”,”Il militarismo. Dieci conferenze.”,”Pace e guerra alla fine del XIX secolo; la società militare barbarica, l’ orda; le civiltà militari; la vita sociale nelle civiltà militari; la decadenza e rovina degli imperi militari. L’ impero turco; NAPOLEONE; militarismo e cesarismo in Francia; il militarismo italiano; quello inglese e tedesco.”,”QMIx-032″
“FERRERO Guglielmo”,”Da Fiume a Roma. Storia di quattro anni 1919 – 1923.”,”Guglielmo FERRERO, storico italiano (Portici 1871-Ginevra 1943). Collaboratore di Cesare LOMBROSO, poi giornalista (Il Secolo, Il Mondo) e infine dal 1930 professore di storia a Ginevra, portò nei suoi studi storici forti interessi sociologici, assai evidenti nella fortunatissima ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 volumi, 1902-07). Degli altri suoi scritti (tra cui anche alcuni di narrativa) è da ricordare ‘Roma antica’, in collaborazione con C. BARBAGALLO (3 volumi, 1921-22). (GE20)”,”ITAF-036″
“FERRERO Guglielmo”,”Ricostruzione. Talleyrand a Vienna 1814 – 1815.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942), sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la 1° GM uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’ Università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) (già pubblicato da Corbacci, in cui descrive gli effetti politici delle campagne italiane del generale Napoleone Bonaparte tra il 1796 e il 1797) e ‘Potere’ (1942).”,”FRAN-027″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. III. La Fin d’ une aristocratie. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-050″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. IV. Antoine et Cleopatre. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-051″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. V. La republique d’ Auguste. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-052″
“FERRERO Guglielmo”,”Potere. I Geni invisibili della Città. Saggio introduttivo di Luciano Pellicani.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 voll. 1902-1907) e ‘La rovina della civiltà antica’ (1926). La sua fede liberal-democratica lo portò in esilio all’avvento del fascismo e a stabilirsi in Svizzera, dove compose le trilogia ‘Avventura’ (1936), ‘Ricostruzione’ (1940) e ‘Potere’ (1942) che Henri PIRENNE definì ‘un’ ammirevole opera d’ arte’. ‘Potere’ è il capolavoro di FERRERO, l’ opera in cui ha condensato le sue riflessioni sui fondamenti intellettuali e morali dell’ ordine politico che egli chiamava ‘i Geni invisibili della Città’.”,”TEOP-108″
“FERRERO Guglielmo”,”L’ Europa giovane. Studi e viaggi nei paesi del Nord.”,”””Il socialismo tedesco afferma anzitutto di essere un partito scientifico, che muove guerra alla società presente, armato non di dinamite o di fucile, ma di certe date dottrine economiche e sociologiche: affermazione che nella storia non troviamo essere ancora stata fatta da nessun partito”” (pag 74)”,”GERx-086″
“FERRERO Paolo a cura; testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI. Paolo FERRERO (Torino, 1960), valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fia, ha ricorperto ruoli di direzione in Cgil, Democrazia proletaria, Federazione giovanile evangelica italiana. Attualmente è nella segreteria nazionale di Rifondazione Comunista. Raniero PANZIERI; intellettuale di sinistra, è stato il fondatore della rivista Quaderni rossi (Torino, 1961) che viene individuata come il punto di partenza dell’ operaismo italiano. PANZIERI ha operato all’ interno della sinistra italiana: allievo ed amico di Rodolfo MORANDI, segretario dell’ Istituto di studi socialisti (1946-1948); segretario regionale del PSI in Sicilia (1949-1953), membro della direzione nazionale del suo partito, ruppe con le posizioni ufficiali per cercare di difendere la verità (rottura con lo stalinismo, con l’ aspirazione a partito di governo del Psi ecc.,) “”Giugno. Esce il n. 1 della rivista Quaderni rossi, pubblicata dall’ Istituto Morandi e frutto della collaborazione tra i gruppi di lavoro dell’ Istituto e ilitanti e dirigenti della Cgil torinese e nazionale. A questo primo quaderno, oltre a Panzieri, collaborano tra gli altri: Vittorio Foa, Giovanni Mottura, Vittorio Rieser, Sergio Garavini, Emilio Pugno, Gianni Alasia, Romano Alquati, Alberto Asor Rosa, Giuliano Boaretto, Luciano Della Mea, Dino De Palma, Liliana Lanzardo, Mario Miegge, Giuseppe Muraro, Emilio Soave, Mario Tronti. Panzieri presenta la rivista in varie città: Milano (12 giugno), Venezia (16 ottobre), Padova (17 ottobre), Roma (21 novembre), La Spezia (19 gennaio 1962), Genova (20 gennaio 1962), Siena (24 marzo 1962).”” (pag 55)”,”ITAC-096″
“FERRERO Guglielmo”,”Il congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’ Europa. Volume Secondo. (Tit.orig.: Reconstruction)”,”FERRERO Guglielmo (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico fu uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, si stabilì a Ginevra nel 1939 dove insegnò storia all’ Università. Ricostruzione fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942). “”Uno scacco completo, insomma. Le inquietudini di Talleyrand erano giustificate, gli Alleati non capivano niente della guerra che avevano intrapresa e, cosa ancora più grave, non potevano capirne niente. Quello che accadeva allora in Europa non era mai accaduto prima nella storia del mondo. Gli Alleati erano vittoriosi; aveva battuto Napoleone in Russia, in Germania, in Ispagna: l’ avevano costretto a ripassare il Reno, a rendere al suo re la Spagna, a liberare il Papa: erano entrati in Francia e marciavano su Parigi. Ma più si moltiplicavano le loro vittorie, e più ne erano spaventati. Ogni vittoria rovesciava una delle “”usurpazioni”” che Napoleone aveva imposto all’ Europa. Al principio del 1814, il ducato di Varsavia, la Confederazione del Reno, il regno di Vestfalia, non esistevano più; in Svizzera il regime della mediazione si sfaldava; in Italia la Rivoluzione crollava sotto i colpi degli austriaci e di Murat.”” (pag 77-78)”,”RAIx-196″
“FERRERO Guglielmo”,”Aventure. Bonaparte en Italie, 1796-1797.”,”Guibert, Napoleone e la guerra nuova. “”L’ armée autrichienne, qui descendait vers la vallée du Po’, pouvait déclancher la révolte de l’ Italie contre l’ envahisseur. L’ armée francaise ne devait pas seulement repousser son attaque, mais en même temps pétrifier l’ Italie dans sa neutralité. Guerre à deux faces, dont le dix-huitième siècle ne connaissait pas le secret. Le jeune général le trouva, dans un livre qui avait paru à Londres en 1773, sans nom d’auteur, sous le titre: ‘Essai général du tactique’. L’ ‘Essai’ ne se proposait rien moins que de démolir toute la guerre du dix-huitième siècle: institutions, méthodes et doctrines.”” (pag 84) “”Le jeune général du Directoire avait donc, en marchant sur Vienne, brisé l’orgueil de la plus puissante monarchie de l’ Europe.”” (pag 199) Vicende in Valbormida”,”FRAN-075″
“FERRERO Ernesto”,”Primo Levi. La vita, le opere.”,”FERRERO E. è direttore della Fiera internazionale del libro di Torino. Ha dedicato a Levi anche un’ antologia. La tregua. “”C’è infine una terza motivazione, la polemica scoppiata in Israele intorno al 1979 circa il comportamento dgli ebrei di fronte allo sterminio: come mai non si erano opposti, non avevano tentato di resistere, di combattere? E se si erano ribellati, quanti erano stati, e dove era accaduto? Parte di queste domande levi se le era già sentite rivolgere durante i suoi numerosi colloqui con i ragazzi delle scuole: perché nessuno tentava la fuga dai Lager? Perché non ci furono ribellioni? Levi aveva fornito le sue spiegazioni, e definito “”assurda ed offensiva”” l’ accusa di codardia. “”La coscienza radicata che all’ oppressione non si deve consentire, bensì resistere, non era molto diffusa nell’ Europa fascista, e particolarmente debole in Italia””., appannaggio di una ristretta élite sì politicamente attiva, ma isolata, perseguitata, distrutta. Gli interessa dunque rappresentare realisticamente un caso di ribellione attiva e consapevole, non dentro il Lager, ma nelle sterminate steppe russe attraversate dalla linea del fronte.”” (pag 96) Euro 9,5″,”VARx-267″
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”””Il duca di Neufchâtel: ‘Vostra Maestà, vuol dunque prendersi tutto il mondo?’ Napoleone: ‘Be’, non è poi tanto grande!’ (in apertura) FERRERO Ernesto è direttore della Fioera Internazionale del Libro di Torino. E’ autore di romanzi e di ‘I migliori anni dell anostra vita’ che rievoca una stagione della cultura italiana.”,”FRAN-088″
“FERRERO Guglielmo”,”Le due Rivoluzioni francesi.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”FRAR-008-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”EURx-091-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Contiene il capitolo: Attivo e passivo della Rivoluzione (pag 378-393) Guglielmo Ferrero (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la prima guerra mondiale, uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume della trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942).”,”RAIx-002-FC”
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”Ernesto Ferrero (1938), critico, saggista e narratore… “”Già prima di Marx, Napoleone si chiede chi educherà gli educatori. La loro formazione, afferma, non potrà essere abbandonata alla buona volontà o alle inclinazioni personali, ma essere forgiata da apposite istituzioni che garantiscano l’unità e l’organicità di indirizzo. E qui Napoleone si spinge a fare l’elogio dei gesuiti, che rispondevano sì al papa, ma all’interno dello Stato “”formavano un mirabile corpo insegnante o meglio ‘educante’, immutabile nei metodi e nelle dottrine, e avevano una tal conoscenza degli uomini e della società che li rendeva più adatti a formare padri, figli, magistrati, politici, magari guerrieri, che a formare scienziati”””” (pag 54-55) “”Una delle componenti essenziali della sua strategia è la rapidità dei movimenti”” (pag 64)”,”QMIx-043-FV”
“FERRERO Paolo a cura, Contributi di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOTI Nando GIAMBRA Pinzi GIAMPICCOLI Giovanni JERVIS Dario LANZARDO Liliana LANZARDO Luca LENZINI Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Pucci SAIJA PANZIERI Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Paolo Ferrero (Pomaretto, Torino, 1960) Valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fiat, ha ricoperto ruoli di direzione i n Cgil, Democrazia proletaria e nella Federazione giovanile e vangelica italiana. Attualmente è membro della Segreteria nazionale del Partito della rifondazione comunista, responsabile dell’area lavoro, economia e diritti sociali.”,”BIOx-066-FL”
“FERRES Antonio”,”I vinti. Romanzo.”,”Appunti per una canzone futura “”Un giorno scriverò una canzone, una semplice canzone violenta come un campo di grano incendiato ardente come i miseri che resistono, ….”” (Egito Gonçalves) (in apertura) “”Il male che di libri di questo genere, scritti da tedeschi, nel 1939, non ce ne furono. La situazione dei prigionieri politici spagnoli è certo più apertamente documentata oggi, di quanto non fase quella dei “”concentrati”” in Germania quindici anni fa: ma ugualmente Ferres nei ‘Vinti’ ha compiuto con coraggio e inedita violenza fantastica una vera avventura dell’ignoto”” (quarta di copertina) “”(Ferres) nato nel 1924 da una contadina castigliana e da un militare di carriera allontato dall’esercito per i suoi sentimenti di sinistra moderata e per aver prestato servizio dalla parte repubblicana…”” “”In tutto quel che ho scritto qui, non c’è una sola parola che mi sia inventato”” (quarta di copertina)”,”VARx-150-FV”
“FERRETTI Valdo GIORDANO Giancarlo a cura; saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA”,”La rinascita di una grande potenza. Il rientro del Giappone nella società internazionale e l’ età della guerra fredda.”,”Saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA. Entrambi i curatori insegnano all’ Università La Sapienza di Roma. ‘Sebbene liberalizzato, però il commercio fu ri-orientato e indirizzato verso il “”mondo libero””, non più verso la Cina, nei confronti della quale, prima della guerra, il Giappone commerciava mediamente per il 20% delle esportazione e il 10% delle importazioni. Il commercio giapponese con la Cina fu, dunque, la vittima più illustre del controllo americano sulle merci strategiche in Estremo Oriente…”” (pag 117).”,”JAPx-038″
“FERRETTI Valdo”,”Da Portsmouth a Sarajevo. La politica estera giapponese e l’ equilibrio europeo (1905-1914).”,”””Lo storico francese P. Renouvin ha sostenuto dal canto suo, che già nel 1911 gli Stati Uniti cercarono con successo di indebolire la posizione diplomatica del Giappone. In quell’ anno il Presidente americano Taft propose alla Gran Bretagna la conclusione di un trattato di arbitrato generale, il quale escludeva il ricorso alla guerra per risolvere controversie insorte tra i due paesi. Dal momento che l’ alleanza anglo-giapponese in vigore prevedeva che, nel caso in cui il Giappone o la Gran Bretagna fossero stati attaccati da una terza potenza, l’ altra parte contraente sarebbe corsa in suo aiuto, il trattato d’ arbitrato implicava una modifica da apportare o la rinuncia da parte britannica all’ alleanza col Giappone. In effetti, dato che gli Stati Uniti non avevano intenzione di scatenare una guerra in Estremo Oriente, il loro fine sarebbe sembrato piuttosto quello di togliere un importante punto di riferimento alla diplomazia giapponese, laddove gli inglesi, distratti sempre più dalla politica tedesca in Europa, non potevano che auspicare un trattato il quale rendesse impossibile una guerra con gli Stati Uniti e consentisse loro di portare una parte della flotta dell’ Estremo Oriente sullo scacchiere occidentale.”” (pag 95)”,”JAPx-063″
“FERRETTI Valdo”,”La Marina giapponese e il governo Tojo: il dibattito sull’inizio e l’epilogo della guerra del Pacifico.”,”Storiografia. “”Come si vede, il “”revisionismo”” degli storici giapponesi non ha intaccato il nucleo della teoria per la quale fondalmentalmente i militari resano i responsabili della scelta che condusse il Sol Levante alla guerra del Pacifico. E’ tuttavia evidente che le recenti acquisizioni di nuovi documenti dicono moltissimo di nuovo sull’articolazione particolareggiata degli eventi e sui passaggi, scanditi dai contrasti fra gruppi e fazioni, attraverso i quali il processo si andò sviluppando. E anche più interessante è l’attualità del dibattito storiografico rispetto alla lotta politica di oggi, anche perché si è sviluppato nella recente storiografia un orientamento il quale vede il periodo storico fra le due guerre come caratterizzato non tanto dall’affermazione del militarismo, quanto dalla crescita e dall’avanzata di un insieme di forze, la cosiddetta “”Kakushinha””, delle quali la “”Toseiha”” (gruppo dominante nell’esercito opposto alla fazione estromessa da posizioni dominanti detta “”Kodoha””, ndr) avrebbe fatto parte all’interno dell’esercito, che insieme all’efficientismo nell’amministrazione dello stato e ad un maggior intervento di quest’ultimo sull’economia, incoraggiava una politica aggressiva ed energica in Cina. Poiché questa tendenza portava inevitabilmente allo scontro con l’Inghilterra e gli Stati Uniti, essa avrebbe creato però dissensi all’interno del Giappone non solo con le forze liberali nostalgiche del clima politico degli anni venti ma anche con i conservatori veri e propri, per i quali l’Unione Sovietica restava in politica internazionale il vero ed unico nemico. Questa impostazione ha provocato un vespaio di polemiche per almeno due ragioni: essa individua un’ampia componente di tipo socialista nelle forze rappresentative del cosidetto “”fascismo giapponese”” (termine che la scuola in questione rifiuta), e, nello stesso tempo, getta un ponte tra gli orientamenti di base dei governi del dopoguerra e le forze che si opposero all’ingresso in guerra nel 1941, ovvero tra quelli dei loro rispettivi avversari. Né è un caso, ci sembra, che lo studioso considerato caposcuola di questo gruppo, Ito Takashi, abbia mostrato molta attenzione, per la figura del principe Konoe Fumimaro, che vediamo come “”capofila”” dei riformatori fino alla crisi dell’ottobre del 1941, ostile all’ingresso in guerra e passato dalla parte dei conservatori già nel 1941. D’altro canto bisogna riconoscere che sul delicato problema del rapporto tra Konoe e l’esercito ulteriori novità interpretative si affacciano anche all’interno di questo filone”” (pag 107)”,”JAPx-086″
“FERRETTI Valdo”,”La marina giapponese dal Patto anti-komintern alla guerra contro gli Stati Uniti: un approfondimento documentario.”,”Due diverse stratetegie tra esercito e marina. “”Anche le condizioni finanziarie dell’impero suggerivano le stesse conclusioni, secondo i rappresentanti della marina, i quali anche osservavano che ora, a differenza dei tempi della guerra russo-giapponese, Tokyo non avrebbe avuto il favore dell’opinione pubblica internazionale. In sostanza tutto lasciava pensare che fosse possibile stabilizzare il blocco fra Giappone, CIna e Manchukuò senza combattere e semplicemente inducendo, nel modo che si è visto, le potenze anglo-sassoni e i sovietici a non ostacolare l’avanzata nipponica sul continente. In altre parole c’era profonda differenza di vedute fra i due servizi. L’esercito prevedeva lo scoppio di un conflitto generalizzato per il 1942 e pensava di essere in grado, con armamenti adeguati e anche grazie ad un intervento tedesco in Europa, di sconfiggere l’Urss La marina, invece, non prevedeva affatto che necessariamente si verificasse una crisi così grave in Europa e si aspettava che, se la Germania e il Giappone avessero attaccato l’Unione Sovietica, le potenze occidentali sarebbero scese alsuo fianco, sicché il Sol Levante avrebbe rischiato di essere battuto. Una crescita adeguata degli armamenti nipponici avrebbe perciò giocvato la funzione di frenare tutti questi possibili avversari dall’intervenire”” (pag 447) “”Va inoltre notato che ci troviamo qui di fronte ad un altro punto di svolta complessiva nell’evoluzione della politica estera giapponese. Nel luglio del 1940 l’esercito provocò la caduta del governo Yonai, i cui orientamenti in politica estera erano stati condensati nella cosiddetta “”Dichiarazione Arita”” (Arita Seimei) nella quale veniva esternato l’obiettivo di costituire tre aree di “”coprosperità”” nel mondo, una giapponese nel continente asiatico,P una tedesca in Europa ed una lasciata agli Stati Uniti nel continente americano. ERssa tuttavia non accennava all’Indocina né all’alleanza con l’Asse, problema sul quale il governo di Tokyo non aveva ancora trovato un accordo. Il suo senso generale era quello di non sviluppare l’avanzata verso Sud e di non raggiungere l’alleanza militare con la Germania e l’Italia, ma semplicemente di sviluppare una cooperazione a distanza, che, a parte l’ipotesi di guerra contro la Russia, funzionasse secondo le regole della consultazione, della non ingerenza e della neutralità”” (pag 454) Il patto anti-Comintern fu un trattato di alleanza politica, diretto contro l’Unione Sovietica, concluso il 25 novembre 1936 a Berlino tra il governi del Terzo Reich tedesco e dell’Impero giapponese. (wikip) Il patto tripartito o trattato tripartito (detto anche “”Asse Roma-Berlino-Tokyo””) fu un accordo sottoscritto a Berlino il 27 settembre 1940 dal governo del III Reich tedesco, dal Regno d’Italia e dall’Impero del Giappone al fine di riconoscere le aree di influenza in Europa ed Asia. In Italia esso fu subito battezzato “”Roberto””, acronimo di Roma-Berlino-Tokyo. Ufficiosamente, secondo il trattato, queste tre potenze si legittimavano il diritto di potenza “”guida””, ciascuna in una propria area: L’Europa per la Germania, il Mediterraneo per l’Italia, l’Estremo Oriente per il Giappone. (wikip)”,”JAPx-087″
“FERRETTI Maria”,”Rivoluzione culturale e formazione del consenso nell’Unione Sovietica degli anni Venti: Bucharin e il movimento dei corrispondenti operai e contadini.”,” “”Fra i dirigenti bolscevichi il più attento al movimento dei corrispondenti e il più sensibile nel coglierne le potenzialità fu Bucharin”” (pag 473) Formazione della società civile sovietica che avrebbe permesso, attraverso un fitta trama associativa, l’articolazione del rapporto fra lo Stato e la società (pag 475) Paziente lavoro in questo senso della Uljanova la sorella minore di Lenin (redazione Pravda, nucleo di corrispondenti) (pag 477) La conferenza e la fondazione del “”Rabocij Korrespondent”” diedero un nuovo impulso alla crescita del movimento, che ebbe nel 1924 una brusca impennata: alla II conferenza, alla fine del 1924, parteciparono 353 delegati, che rappresentavano 100.000 corrispondenti (pag 478) Il corrispondente operaio. Quale fu l’atteggiamento di Bucharin di fronte all’irrompere sulla scena dei movimento dei corrispondenti? Come contribuì a definire la figura del ‘rabkor’? ‘Il rabkor, testimone della quotidianità operaia’. Il ‘rabkor’, secondo Bucharin, doveva essere innanzitutto un lavoratore, che viveva assieme agli altri lavoratori e ne condivideva pienamente il modo di sentire e i problemi (35). …. finire (pag 480-481)”,”BUCS-033″
“FERRETTI Maria”,”La memoria mutilata. La Russia ricorda.”,”Maria Ferretti è nata e si è laureata a Roma in storia. Ha vissuto a Parigi dove è stata allieva, all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, di Marc Ferro e Jutta Scherrer. Si è trasferita in seguito a Mosca, e di lì collabora con quotidiani e periodici, tra cui ‘Il Messaggero’, ‘Il Manifesto’, ‘Politica e economia’, ‘Le Monde’. Esperta di storia sovietica degli anni Venti, con particolare riferimento alla rivoluzione culturale, Maria Ferretti si è ultimamente occupata degli influssi che il nuovo corso della perestrojka ha avuto sulla vita e sulla cultura dell’ex Unione Sovietica. Nazional-liberalismo “”L’ideologia dominante della Russia post-comunista, dopo aver abbandonato il «romanticismo» del movimento democratico nascente, si è nutrita alla fonte del nazional-liberismo, che ha assolto a due funzioni essenziali. Da una parte il nazional-liberismo ha offerto una copertura ideale alle pretese egemoniche della Russia nei confronti delle altre repubbliche, implicite nell’idea che Mosca è la ‘naturale’ rappresentante degli interessi di tutti i russofoni sparpagliati nelle terre dell’ex-Urss, pretesa che apre le porte a pericolosi contenziosi territoriali con le altre repubbliche (un solo esempio, la Crimea), evocando il fantasma della Jugoslavia. Dall’altra, esso permette di fornire una risposta «positiva» alla crisi dell’identità della Russia, che ha visto crollare, per la seconda volta nel secolo, l’Impero e che rischia di frantumarsi anche al suo interno per via delle tendenze centrifughe crescenti delle repubbliche interne (Tatarstan, Cecenia, ecc.) e di intere regioni (Siberia, Estremo Oriente). Il crollo dell’Impero è stato un trauma per la coscienza di vastissimi strati della popolazione, posti brutalmente di fronte al problema della decolonizzazione. La peculiarità dell’espansionismo russo, caratterizzata dall’annessione progressiva di territori adiacenti (non c’era il mare che separava naturalmente la metropoli alla periferia sottomessa), spesso scarsamente popolati (città russe in campagne indigene), unita a una percezione particolare dello spazio data dalle enormi distanze (l’Urss, con i suoi poco meno che 300 milioni di abitanti, occupava un sesto del globo terrestre) fa sì che per un russo sia inconcepibile ‘pensare’ i confini all’interno dell’impero. A questo bisogna aggiungere gli effetti delle politiche migratorie promosse dall’Urss, che hanno portato a un mischiarsi di etnie su tutto il territorio dell’Unione, favorito dal fatto che comunque la lingua ufficiale era il russo e la capitale restava Mosca: in Kazakistan, per esempio, il 41% della popolazione è composto di russi, così come il 21% in Ucraina, il 33% il Lettonia e il 30% in Estonia. Per un russo, accettare le frontiere con i nuovi Stati, frontiere che spezzano legami umani e familiari, è traumatico. Particolarmente difficile è accettare che esista una frontiera con l’Ucraina, che è considerata – a torto o a ragione, poco importa – parte integrante della Russia; l’Ucraina occupa un posto del tutto particolare nell’identità russa, poiché la culla della stessa civilizzazione russa è Kiev, la «madre delle città russe»”” (pag 455-456)”,”RUSx-197″
“FERRETTI Maria”,”La battaglia di Stalingrado.”,”L’importanza strategica di Stalingrado (pag 29) ‘La sorte della guerra si decide ad Oriente’ “”Gli obiettivi della campagna tedesca dell’estate del 1942 sono – così recita la direttiva n. 41 adottata ad aprile – “”annientare definitivamente le forze di cui ancora dispongono i Soviet e privarli, per quanto è possibile, dei più importnati centri economici e militari””. I tedeschi dovranno prendere Leningrado, sede di grandi insediamenti industriali, e operare lo sfondamento nel Caucaso, conquistando Stalingrado, centro industriale e strategico di prima imporanza. Il centro delle operazioni sarà il settore meridionale del fronte orientale: la conquista del Caucaso permetterà alla Germania, a corto di materie prime e, soprattutto, di carburante, di impadronirsi dei preziosi pozzi petroliferi di Baku, Groznyj e Maikop, assicurandosi le risorse per una guerra che comincia a prospettarsi di lunga durata. Le considerazioni economiche acquistano, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un’importanza di primo piano per gli strateghi nazisti, che, consapevoli di non poter ompetere col potenziale industriale degli Alleati, sono spinti a farla rapidamente finita con l’Urss non tanto da ragioni ideologiche – il leitmotif della distruzione del bolscevismo è lasciato alla propaganda – quanto all’urenza di appropriarsi delle risorse naturali e produttive del Paese per proseguire le ostilità, evitando, nel contempo, il rischio di dover combattere su due fronti. “”La sorte della guerra””, sono parole del capo di Stato maggiore della Wehrmacht, Franz Halder, “”si decide a Oriente”” (pag 29-30) Il nuovo atteggiamento dei tedeschi verso la guerra (pag 90) “”Stalingrado segna l’inizio dello sgretolamento del regime nazista, in cui progressivamente viene meno quel composito consenso popolare da cui aveva tratto la sua legittimazione. Se questo non si traduce nello sviluppo di un movimento di opposizione aperta al nazismo – in Germania a ifferenza che nell’Europa occupata, la resistenza non diventerà mai un fenomeno socialmente diffuso e politicamente rilevante, ma resterà limitata a piccoli gruppi isolati -, pure dà avvio a un processo di scollamento della società tedesca dal regime. Il trauma della sconfitta funge da catalizzatore di fermenti e stati d’animo intrisi di malessere che si sono diffusi col protrarsi della guerra, senza tuttavia assumere una connotazione critica precisa: con Stalingrado, invece, cambia l’atteggiamento nei confronti sia della guerra che di Hitler. L’atteggiamento verso la guerra ha conosciuto, fino a quel momento, fasi alterne di rassegnazione e entusiasmo. La spettacolare sconfitta della Francia (giugno 1940) ha scatenato una vera e propria ondata di entusiasmo popolare e portato alle stelle il prestigio di Hitler. Galvanizzata dal succedersi di brillanti vittorie e sapientemente alimentata dalla propaganda, l’euforia patriottica per la “”guerra giusta”” contro le potenze occidentali che vogliono sopraffare la Germania domina gli animi. Nel 1941, i rapidi successi della Wehrmacht in Urss, esaltati dalle cronache cinematrografiche di Goebbels, danno un nuovo colpo di frusta all’entusiasmo popolare, tanto più che la promessa di una vittoria-lampo fa sperare nella prossima fine del conflitto. Fra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 si registra una netta inversione di tendenza. Il fallimento del ‘Blitzkrieg’, tanto sbandierato dalla propaganda, mette fine alle illusioni di un rapido concludersi delle operazioni belliche. L’altissimo prezzo in vite umane della campagna orientale fa toccare alla Germania l’orrore della guerra. L’intersificarsi dei bombardamenti sulle città tedesche e le penurie crescenti alimentano lo scontento fra i ceti urbani, che si aggiunge al malcontento dei contadini, vessati dalle requisizioni alimentari. Fra gli operai, le cui condizioni di lavoro peggiorano costantemente, si diffonde una protesta strisciante, che trova espressione nell’assenteismo e nell’indisciplina; il degradarsi della situazione militare, aggravando la situazione economica del Paese, fa aumentare la pressione su commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, costretti a reperire con sempre maggiori difficoltà le risorse per mandare avanti le loro attività. Si assiste a una generale perdita di fiducia: l’atteggiamento verso la guerra oscilla fra cupi presentimenti disfattisti e irrazionali speranze”” (pag 90-91)”,”QMIS-336″
“FERRETTI Giuliano”,”Un «soldat philosophe». Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668?).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Philippe Fortin de la Huguette ‘Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668) è stato un militare e filosofo francese. Nato a Falaise, ha servito sotto la reggenza di Anna d’Austria e ha partecipato alle Guerre di Religione francesi 1. È noto per la sua corrispondenza trentennale con i fratelli Dupuy, in cui discuteva dei grandi momenti dell’ assolutismo francese e dei dibattiti suscitati dalle opere di Richelieu e Mazzarino’ (f. copil)”,”BIOx-013-FMB”
“FERRI Enrico”,”Autobiografia di Enrico Ferri. Preceduta da uno studio intimo di Carlo Monticelli.”,”Ferri (Enrico), criminalista e uomo politico italiano (San Benedetto Po, Mantova, 1856 – Roma 1929). Allievo di Ellero all’ università di Bologna, dove si addottorò con tesi su ‘L’ imputabilità umana e la negazione del libero arbitrio’ (1879), nel 1881 pubblicò la sua opera principale ‘I nuovi orizzonti del diritto e della procedura penale’, ripubblicata nel 1929 col titolo di ‘Sociologia criminale’, che divenne il manifesto della scuola positivo-sociologica. Professore di diritto penale in varie università italiane, militò nel partito socialista e diresse per alcuni anni il giornale Avanti! (1900-1905). Durante l’epoca fascista abbandonò il socialismo accostandosi al regime. Nel 1921, nella sua qualità di presidente della commissione per la riforma delle leggi penali, pubblicò un progetto di codice penale. Il Ferri è considerato il fondatore della sociologia criminale. (RIZ)”,”MITS-195″
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI “”In tali condizioni, più di sempre vi era, per l’ industria italiana, la esigenza di una politica economica di protezione, di basse imposizioni, di bassi prezzi dei generi alimentari per potersi presentare, con qualche probabilità di successo, sul mercato internazionale. La tariffa doganale alla quale precedentemente ci richiamavamo, aveva segnato sì una affermazione dei protezionisti in agricoltura, ma solo in quanto alleati dei gruppi industriali del nord, che furono in definitiva, i principali vincitori di quella battaglia, anche se non in maniera completa.”” (pag 488-489)”,”MITT-143″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. I.”,”Bordighismo Bordiga. “”Ma allora perché il bordighismo ha avuto un successo nel movimento operaio italiano? Per due motivi fondamentali. Ilprimo sta nella situazione stessa della clase operaia italiana. Numericamente debole, circondata da una massa di piccola borghesia, la classe operaia italiana si trova continuamente esposta al pericolo di subire essa stessa, nel proprio seno, e nel seno del proprio partito, le influenze deleterie di classi avverse e di ceti intermedi.”” (pag 378)”,”PCIx-184″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. II.”,”Commemorazione morte E. MALATESTA pag 84 Largo ai giovani. “”Se i nostri militanti adulti, e gli operai anziani, e tutti gli anziani pensosi della sorte del paese, si daranno con passione alla mobilitazione di milioni di giovani, di tutti i giovani, maschi e femmine, dei giovani fascisti, cattolici, d’ogni opinione politica o politicamente indifferenti, nelle fabbriche e nelle case operaie, nei circoli, nei fasci giovanili, nelle associazioni cattoliche, nelle campagne, nelle scuole, negli uffici, la parola Largo ai giovani, che è servita sino ad oggi come un motivo retorico, diventerà una direttiva per tutte le rivendicazioni immediate della gioventù (…)””. (pag 446-447) Guerra civile di Spagna. Togliatti: Sulle particolarità della rivoluzione spagnola. (pag 496-512)”,”PCIx-185″
“FERRI Carlo E.”,”Il pensiero economico del Conte di Cavour.”,”””Nello stesso torno di tempo oppugnando le idee di Brofferio sui rivoluzionari la parola di Cavour accesa di sdegno, bolla d’ infamia l’ ideologia comunista e chi se ne fa divulgatore. “”Una setta iniqua ed ignorante, egli esclama, si è or elevata sopra un ipotetico desiderio vecchio come la storia e sucido come il più cieco egoismo. Trova contro di sé la scienza, l’ affetto, l’ individuo, la famiglia, ogni legge fondamentale dell’ umana specie””. Nello studio “”Des idées communistes et des moyens d’en combattre le developpement””, il fenomeno è seguito nella sua genesi, nei suoi sviluppi e nei suoi rimedi. Certo nessuno poteva guardare senza paura all’ingigantire del nembo comunista sorgente gravido di tempesta all’ orizzonte europeo. (…) Come Marx, Cavour notò la tendenza delle ricchezze a concentrarsi, comune a molte società moderne. (…)”” (pag 131-132)”,”ITAE-170″
“FERRI Enrico”,”Socialismo e Scienza Positiva (Darwin-Spencer-Marx).”,”FERRI Enrico deputato al parlamento.”,”SOCx-162″
“FERRI Franco, apertura dei lavori, relazioni di BERLINGUER Giovanni PRESTIPINO Giuseppe ALOISI Massimo SANTORO Carlo Maria DI-SIENA Giuseppe MALDONADO Tomás AURISICCHIO DE VAL Sandro MISITI Raffaello BIOCCA Ettore PINCHERA Giovanni Carlo DI-MAIO Giorgio RICCI Ivo MACCARINI REGE GIANAS Franco VIVIANI Romano TASSINARI Luigi CASULE Giorgio PACCINO Dario SEBASTI Rinaldo AGOSTINI Adriano NEBBIA Giorgio LOPERFIDO Francesco BUSETTO Franco, interventi di GUIDETTI Beniamino BERLINGUER Giovanni DELUCCHI Gianmario SONNINO Eugenio PASQUINELLI Carla BIOCCA Ettore MALDONATO Tomás MONDELLA Felice PINCHERA Giovanni Carlo GRUPPI Luciano PETRACCHI Gernando BESANA Luigi DI-MAIO Giorgio”,”Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971.”,”Contiene il saggio di Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’ (pag 35-68) e quello di Giuseppe Di-Siena ‘Appunti per una antropologia sociale marxista (pag 95-110) «Negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro» Il pensiero giovanile di Engels e di Marx. “”Dai ‘Manoscritti’ del 1844 al ‘Capitale’ e dagli engelsiani ‘Primi lineamenti di una critica dell’economia politica’ (2) fino all”Antidühring’, un elemento permane, tra gli altri, malgrado le successive evoluzioni e malgrado gli asseriti mutamenti di rotta (o ‘coupures’) nel pensiero di Marx e di Engels. Nel suo primo saggio sull’economia politica Engels enuncia quello che quattro anni dopo sarebbe stato il programma del ‘Manifesto’ sotto forma di previsione che guarda «a quel grande rivolgimento di cose, cui il secolo va incontro: la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura e con se stessa» (3). In quest’enunciato è contenuta in germe una tematica costante del materialismo storico, che in Marx avrà una formulazione diversa e più rigorosa, significando che la risoluzione delle contraddizioni insorgenti nella sfera di «rapporti di produzione» («la riconciliazione (…) dell’umanità (…) con se stessa») è la prevedibile risultante, nel tempo storico, di un compito che, in prima istanza, consiste nel conservare e sviluppare le «forze produttive» («la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura», secondo l’espressione del giovane Engels). Non soltanto è filologicamente impossibile isolare ed escludere questo tema dal nucleo del marxismo, ma è quasi altrettanto difficile provare che il primo rapporto (il rapporto uomo-natura nelle forze produttive) sia, in Marx, o in uno sviluppo coerente della dottrina, concettualmente riducibile al secondo o almeno funzionale al secondo (ossia al rapporto sociale di produzione tra gli uomini stessi), come hanno in vario modo proposto Korsch, Adorno, Alfred Schmidt ed altri (4). Nei ‘Lineamenti’ di Engels si trova inoltre una prima intuizione di quello che diverrà uno dei motivi cardine dei ‘Grundrisse’ e del ‘Capitale’: il motivo, cioè, della scienza in quanto «appartiene agli elementi della produzione» (alla sfera delle forze produttive). «Abbiamo dunque in attività due elementi della produzione, la natura e l’uomo, e questo ultimo sotto l’aspetto fisico e sotto l’aspetto intellettuale» (5). L’aspetto intellettuale è considerato nella sua dinamica, come quello che dovrà prendere il sopravvento, non solo nel rapporto tra l’uomo e la natura, ma anche nei rapporti degli uomini stessi tra loro, per la risoluzione di uno squilibrio che è proprio della presente società, nella quale la legislazione cosciente che gli uomini riescono ad ‘imporre’ al proprio rapporto con la natura, nell’attività economica in senso stretto, risulta anch’essa distorta ed inefficace, perché contraddetta da altre leggi che gli uomini ‘subiscono’ dalla loro struttura sociale, senza consapevolezza né controllo, e che sono più simili, pertanto, alle leggi «cieche» della stessa natura (6) (benché siano sfornite della lungamente sperimentata utilità di queste ultime, negli adattamenti conseguiti dalla specie): questo è il senso del ragionamento di Engels. Finché non sarà colmato quello squilibrio, anche la scienza umana regolatrice del rapporto con la natura sarà fonte di rovina per l’uomo, in particolare per l’operaio («negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro», nota Engels (7), che si prepara a scrivere su ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (8), non trascurando di sottolineare gli ostacoli naturali che impediscono all’operaio l’acquisizione delle nuove capacità e dei nuovi adattamenti imposti da un incessante progresso tecnologico in regime di divisione del lavoro (9)). Engels fa riferimento inoltre alle potenzialità inutilizzate della scienza nell’intento di confutare Malthus: la scienza, egli dice, fornisce risorse crescenti anch’esse, come la popolazione, in progressione geometrica (10)”” [Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’] [(in) ‘Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali’. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971′, Roma, 1974] [(2) Apparsi per la prima volta nel 1844 (nei primi due fascicoli dei ‘Deutsch-französische Jahrbücher); trad. it. F. Engels, ‘L’economia politica’ (‘Primi lineamenti di una critica della economia politica’), Milano, Critica sociale, 1895; reprint, Roma, Samonà e Savelli, 1971; (3) Ivi, p. 44. ‘Sull’unità di uomo e natura, come motivo degli scritti letterari giovanili di Engels’, cfr. E. Fiorani, ‘Friedrich Engels e il materialismo dialettico’, Milano, Feltrinelli, 1971, p. 26; (4) Cfr. K. Korsch, ‘Karl Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1969; A. Schmidt, ‘Il concetto di natura in Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1979, T.W. Adorno, ‘Is Marx obsolete?’, in ‘Diogene’, n: 24, 1968; (5) F. Engels, op.cit., p. 50; (6) Ivi, p: 59, F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 50-51; (7) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 73; (8) Trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1955; (9) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 74; (10) Ivi, p. 69]”,”TEOC-704″
“FERRI Edgarda”,”Io, Caterina. La vita di una donna, il mistero di una santa.”,”Edgarda Ferri, giornalista scrittrice e saggista.”,”RELC-355″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480) Altri temi trattati, rivoluzione passiva, fascismo, questione meridionale, crisi dello Stato, cattolici, americanismo e fordismo, guerra di posizione, teoria dell’egemonia, cesarismo, stato operaio e stato totalitario ‘Così, in una nota del ’32, Gramsci definisce il «cesarismo» come espressione di una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca». Dopo di che egli precisa: «Ci può essere un cesarismo progressivo ed uno regressivo e il significato esatto di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla storia concreta e non da uno schema sociologico. E’ progressivo il cesarismo, quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva…». «Del resto – egli aggiunge – il cesarismo è una formula polemica-ideologica e non un canone di interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare, senza una grande personalità “”eroica”” e rappresentativa» (38). Il riferimento ai contenuti progressivi o no, alle classi alle quali il cesarismo offre il modo di dirigere, al fatto che si può avere «cesarismo» anche senza un Cesare, ed infine al compromesso fra le classi in lotta e fra le classi alleate non lascia dubbi sul fatto che Gramsci pensi all’URSS come espressione di «cesarismo» progressivo. Ove ciò non bastasse e si voglia raccogliere l’avvertimento gramsciano circa il carattere polemico-ideologico e non scientifico del concetto di «cesarismo», sta comunque il fatto che in una nota di poco precedente, sensibilmente rielaborata nella seconda stesura, il riferimento alla realtà sovietica è molto più trasparente, ed è inserito in una riflessione sullo Stato «totalitario» e la funzione in esso del partito totalitario (39). Che Gramsci guardi così in modo critico agli sviluppi del primo Stato operaio non può essere dubbio. Si pensi alle sue riflessioni sul regime parlamentare come forma politica «classica» dell’egemonia borghese proprio perché basata sull’articolazione della «società civile» e della «società politica» e sulla formazione della egemonia come fenomeno che procede dalla società civile e la espande (40). Si pensi alla concezione che egli ha dell’egemonia della classe operaia, che non meno di quella borghese deve porre le sue basi nella società civile ed orientarsi verso il «riassorbimento» della «società politica» nella «società civile», ovvero verso la «fine» dello Stato (41)’ (pag 454-455)] [dal saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480)] [(38) Q., p. 1619; (39) Q., pp. 1601-1602. La prima stesura di questa nota è nel quaderno 4, è meno articolata ed al posto del concetto di “”Stato totalitario”” vi è quello di “”Stato dittatoriale”” (Q., p. 432); (40) Q., p. 1638: «L’esercizio “”normale”” dell’egemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare, è caratterizzato dalla combinazione della forza e del consenso che si equilibrano variamente, senza che la forza soverchi di troppo il consenso, anzi cercando di ottenere che la forza appaia appoggiata sul consenso della maggioranza, espresso dai cosiddetti organi dell’opinione pubblica – giornali e associazioni – i quali, perciò, in certe situazioni, vengono moltiplicati artificiosamente»; (41) Vedi ad esempio Q., p. 662: «””Principe”” potrebbe essere un capo di Stato, un capo di governo, ma anche un capo politico che vuole conquistare uno Stato o fondare un nuovo tipo di Stato; in questo senso “”principe”” potrebbe tradursi in lingua moderna “”partito politico”” (…)»]”,”GRAS-140″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. II. Relazioni, interventi, comunicazioni.”,”Relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI (Bibliografia gramsciana, 1968-1977) Contiene tra l’altro le comunicazioni: – Michele Battini, Alcune osservazioni su ‘Americanismo e Fordismo’ (pag 315-326) – A.M. Iacono, Sul rapporto tra filosofia e senso comune in Gramsci: la critica a Bucharin e a De Man (pag 419-435) – Albertto M. Sobrero, Culture subalterne e nuova cultura in Labriola e Gramsci (pag 623-648)”,”GRAS-140-B”
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”MITT-018-FF”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389) ‘Da Vienna, tra dicembre 1923 e gennaio ’24, Gramsci incalza con quella insistenza ossessiva nello scavo in povertà di informazioni che doveva diventare negli anni del carcere il tratto dominante del suo carattere intellettuale. (…). Nella crisi italiana (…) il Mezzogiorno, «che noi abbiamo misconosciuto così come facevano i socialisti e abbiamo creduto fosse risolvibile nell’ambito normale della nostra attività politica generale», diventa sotto vari aspetti decisivo: «Io sono sempre stato persuaso che il Mezzogiorno diventerebbe la fossa del fascismo, ma credo anche che esso sarà il maggior serbatoio e la piazza d’armi della reazione nazionale e internazionale se prima della rivoluzione noi non n studiamo adeguatamente le questioni e non siamo preparati a tutto» (11). (…) E il fascismo? Si tratta d’una variabile non essenziale, il cui ruolo è in fase di rapido superamento. «Nell’attuale situazione – scriveva Gramsci pochi giorno dopo, sulla base della stessa analisi (17) -, con la depressione delle forze popolari che esiste, le masse contadine meridionali hanno assunto un’importanza enorme nel campo rivoluzionario. O il proletariato, attraverso il suo partito politico, riesce in questo periodo a crearsi un sistema di alleati nel Mezzogiorno, oppure le masse contadine cercheranno dei dirigenti politici nella loro stessa zona, cioè si abbandoneranno completamente nelle mani della piccola borghesia amendoliana, diventando una riserva delle controrivoluzioni, giungendo fino al separatismo e all’appello agli eserciti stranieri nel caso di una rivoluzione puramente industriale del nord». E’ l’applicazione all’Italia della risposta russa alla «stabilizzazione del capitalismo»: in presenza d’una «depressione» del proletariato industriale europeo, di ciò quelle masse contadine si faranno capi politici «nazionali» nei loro stessi paesi. La opposizione costituzionale ha spinto il Mezzogiorno a manifestare «ancora una volta» la sua distinzione «territoriale» dal resto dello Stato, «la sua volontà di non lasciarsi assorbire impunemente in un sistema unitario esasperato – che significherebbe solo accrescimento delle antiche oppressioni e dei vecchi sfruttamenti – trincerandosi dietro una serie di posizioni costituzionali, parlamentaristiche, di democrazia formale…» (18)] (pag 325-329) [dal saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389)] [(11) Annali Feltrinelli (in seguito AFelt), III, p. 468: Gramsci a Togliatti e altri, 9 febbraio 1924; (17) CPC, 171-74: ‘L’Ordine Nuovo, 15 marzo 1924 (‘Il Mezzogiorno e il fascismo’); (18) Qui lo «schema di tesi» (AFeltr, a. VIII, pp. 201-202) ribadisce la formula del «governo degli operai e dei contadini», e non accoglie le indicazioni in senso federativo avanzate da Gramsci – ammettendo che in Italia il problema agrario «assume un carattere territoriale», ma concludendo che il fascismo ha unificato con la sua violenza la campagna! Poco più in là (p. 203) si parla tuttavia di integrare lo schema di rivendicazioni parziali con un punto relativo a «diritti delle minoranze nazionali». La formula gramsciana «repubblica ‘federativa’ degli operai e dei contadini» adatta formule discusse da Stalin tra il dicembre 1922 e il marzo ’23. Era stato Stalin, un uno scritto del novembre ’23, a saldare questione nazionale in Russia e problema dei ceti medi (I.V. Stalin, ‘Il marxismo e la questione nazionale e coloniale’, Mosca, 1948, pp. 263-269)]”,”GRAS-006-FV”
“FERRI Francesca LAMPUGNANI Laura GALLI Giovanni”,”La divisa del tenente Volpe. I ricordi di Giuseppe Volpe dalla Somalia a Corfù ai campi di concentramento tedeschi.”,”Postfazione di Giovanni Galli, Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola, “”P. Fornara”””,”ITAR-032-FV”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Contiene il saggio di Franco De Felice: ‘Rivoluzione passiva, fascismo, americanismo in Gramsci’ (pag 161-220) Christine Buci-Gluckmann, ‘Sui problemi poltici della transizione: classe operaia e rivoluzione passiva’ (pag 99-126) “”Il giudizio sul fascismo come «forma» della rivoluzione passiva del XX secolo pone una serie di questioni di grande importanza che vanno dipanate singolarmente per sviluppare tutte le implicazioni connesse a quel giudizio. (…)”” (pag 179)”,”GRAS-005-FMP”
“FERRI Edgarda”,”L’alba che aspettavamo. Vita quotidiana a Milano nei giorni di piazzale Loreto, 23-30 aprile 1945.”,”Edgarda Ferri, giornalista, scrittrice, saggista, ha pubblicato molte opere tra cui ‘Il perdono e la memoria’ (1988, premio Walter Tobagi).”,”QMIS-051-FSD”
“FERRINI Cinzia”,”Scienze empiriche e filosofie della natura nel primo idealismo tedesco.”,”Cinzia Ferrini è dottore di ricerca in filosofia e ha svolto la propria attività presso università statunitensi, olandesi, svizzere e tedesche. Sue pubblicazioni: Guida al De orbitis planetarum di Hegel ed alle sue edizioni e traduzioni (in collaborazione con M. Nasti De Vincentis).”,”FILx-080-FL”
“FERRO Marc”,”L’ Internationale. Histoire d’un chant de Pottier et Degeyter.”,”In Russia, il canto Internazionale arriva nel 1889. Nel 1892 la marcia di POTTIER e DEGEYTER è scelta dalla 2° Internazionale come inno ufficiale.”,”MFRC-036″
“FERRO Marc”,”La seconda guerra mondiale. Problemi aperti.”,”Condirettore della rivista ‘Annales’ e D di studi presso l’ EHESS, FERRO è autore di molti studi di storia del ‘900.”,”QMIS-032″
“FERRO Marc presentazione; saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”Nazisme et communisme. Deux regimes dans le siecle.”,”Marc FERRO è co-direttore della rivista ‘Annales’ (EHESS) e presentatore di ‘Histoire parallele’ su la Sept-Arte. Saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”RUSU-118″
“FERRO Marc a cura; saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC”,”Le livre noir du colonialisme. XVI – XXI siecle: de l’ extermination à la repentance.”,”Saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC. Allegato ‘Ideologie e movimenti politici in Haiti’ di David NICHOLLS.”,”EURx-167″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: lineamenti essenziali di geografia economica e sociale.”,”””Più che di “”sovrappopolamento”” sembra opportuno parlare, nel complesso, di cattiva distribuzione. Una politica demografica unitaria, facilitando i movimenti di mano d’ opera nell’ interno del’ Europa, potrebbe portare ad una migliore situazione, a prescindere dalle prospettive dell’ incremento naturale. E certamente una distribuzione della popolazione, proporzionata alle risorse economiche, pare più facilmente raggiungibile in un quadro sopranazionale, che non negli angusti limiti dei vari stati””. (pag 227)”,”EURE-029″
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”FERRO Marc (Parigi 1924) storico delle “”Annales””, è direttore dell’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS). Ha scritto molti libri. “”Il doppio gioco è ridotto a semplice maschera quando i tedeschi chiedono di servirsi degli aeroporti francesi in Siria per aiutare l’ arabo Rachid Ali a scacciare gli inglesi dall’ Irak. L’ invasione tedesca di Jugoslavia e Grecia, nel maggio-giugno 1941, e i folgoranti successi della Wehrmacht inducono Darlan a negoziare con Hitler una politica do ut des che Pétain ha difficoltà a contenere e che va a scontrarsi con l’ opposizione di Weygand alla richiesta di lasciar passare le forze italo-tedesche dalla Sicilia alla Tunisia. Con l’ invasione dell’ URSS, che sbandiera il suo carattere di crociata, ogni parvenza di doppio gioco viene a cadere. Darlan impone una Realpolitik di sempre più stretta collaborazione, che a fine 1941 si concretizza nell’ allontanamento di Weygand. Pétain non tentenna più. (…) Dato che, a differenza di Laval e dei suoi collaboratori parigini, Pétain non si è mai esplicitamente augurato la vittoria della Germania, “”i francesi restano circospetti riguardo alla natura autentica della sua posizione””. Ma, è riservato con i tedeschi, è viceversa nemico dichiarato dei partigiani che li combattono armi in pugno. La propaganda del regime, irrobustita da Philippe Henriot, manifesta chiaramente la sua ostilità verso gli anglosassoni e, ovviamente, De Gaulle.”” (pag 454-455)”,”FRAG-008″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: terra, uomini e Stati.”,”””Dei territori sparsi nei cinque continenti, che nei secoli scorsi vennero a costituire il vasto impero coloniale britannico, i maggiori sono stati eretti in stati sovrani indipendenti, riuniti però nel “”Commonwealth””, una volontaria associazione con scopi di collaborazione politica e soprattutto economica. Sono in tale condizione il Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione Indiana (cioè i vecchi Dominions), Pakistan, Ceylon, Ghana, Malaysia, Nigeria, Cipro, Sierra Leone, Tanzania, Giamaica, Trinidad e Tobago, Uganda, Kenia, Malawi, Zambia, Malta, Gambia, naturalmente con una certa varietà di “”status”” giuridico e con rapporti – specialmente economici – più o meno stretti con la Gran Bretagna. Sono rimaste invece nella condizione di colonie (si usa al riguardo il termine di “”territori di oltre mare”” o di “”dipendenze del Regno Unito””, mentre dal punto di vista giuridico si tratta ora di colonie del Regno Unito, ora di colonie della Corona, ora di protettorati, ora di amministrazione fiduciaria) altri territori (…)””. (pag 110) Problemi geografici unità europea (245)”,”EURx-199″
“FERRO Marc BROWN Malcolm CAZALS Rémy MUELLER Olaf”,”Frères de tranchées.”,”””Ci fu una sorta di armistizio per raccogliere i feriti tra le linee… I francesi e i tedeschi uscirono dalle trincee e si strinsero la mano. Gli ufficiali fecero allora sparare dei colpi di fucile in aria… gli uomini rientrarono, ma per molti giorni non si sparò un colpo di fucile dalle nicchie. Due soldati della coloniale racconta che ci fu tra loro lo stesso accordo da trincea a trincea. Si camminava davanti al parapetto, e un mattino i tedeschi fecero di non mostrarsi tanto a causa delle loro batterie e dell’ osservatorio sulle colline”” (Leon Werth, ndr)””. (pag 97)”,”QMIP-049″
“FERRO Marc”,”La grande guerra, 1914-1918.”,”””Piuttosto la guerra che questa eterna attesa”” (da un’ inchiesta sulla gioventù, 1913). “”La strategia del punto debole. Siccome il loro territorio nazionale non era direttamente minacciato, gli inglesi analizzavano la situazione con maggior sangue freddo. Agli inizi del 1915, il rapporto del colonnello Hankey aveva dimostato che per lunghi anni i fronti non si sarebero mossi. Kitchener riteneva che questa non era la sua guerra e intendeva resuscitare quella alla quale era abitauto. Nacque così l’ idea di una spedizione del tipo coloniale, un attacco “”sui fianchi”” dell’ avversario come proponeva W. Churchill, allora primo lord dell’ ammiragliato. Egli voleva colpire la coalizione nemica non più là dov’era più maggiormente minacciosa tra le Fiandre e la Champagne, poiché in quei luoghi si rivelava inespugnabile, ma proprio là dov’era più vulnerabile, a costo di creare nuovi fronti. (…) Così prevalse l’ idea di attaccare la Turchia poiché era la maglia più debole della coalizione nemica e la sua sconfitta avrebbe potuto provocare l’ entrata din guerra dell’ Italia e della Bulgaria al fianco degli alleati. (…) Briand, Gallieni, Churchill e Asquith avevano incontrato delle difficoltà per vincere l’ opposizione dei capi delle forze armate. Lord Fisher giudicava l’ operazione votata al fallimento se i greci non fossero intervenuti nel conflitto; (…). I franco-britannici avevano sottovalutato la capacità di resisenza dell’ avversario. Del resto, questo era stato messo in allarme, all’ inizio di novembre 1914, dall’ attacco inopinato di una squadra inglese. L’ ammiraglio che la comandava non aveva saputo resistere alla tentazione di bombardare i Dardanelli””. (pag 94-95)”,”QMIP-050″
“FERRO Marc”,”1956, Suez. Naissance d’un Tiers-Monde.”,”FERRO Marc è professore ad Orano quando scoppia la crisi di Suez. E’ poi diventato uno storico con gran numero di opere all’ attivo. Gli inglesi hanno delle riserve circa l’intervento contro l’Egitto progettato dai franco-israeliani. “”Non sans réserves, les Anglais s’étaient donc ralliés au plan franco-israélien, et les Franco-Israéliens à l’idée du double ultimatum. Pour finir, Dayan accepta qu’au lieu de représailles “”musclées””, l’intervention israélienne prît la forme d’une véritable offensive dans le Sinaï. “”Pour que puisse jouer l’accord de 1954 avec l’Egypte””, précisèrent les Anglais, décidément machiavéliques… En réalité, il ne pouvait pas jours, puisque Israël, nous l’avons vu, n’y avait pas été mentionné. Les réticences britanniques se manifestèrent encore une dernière fois: au moment de ratifier ces “”conventions””, Selwyn Lloyd ne revint pas en personne, mais envoya Dean. Ensuite, Ben Gurion ne reçut que la photocopie de l’accord de confirmation sous la forme d’une lettre de Eden à Guy Mollet – toujours cette peur de se souiller…””. (pag 75-76)”,”RAIx-226″
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la revolution sovietique. L’histoire et ses mythes.”,”Codirettore delle Annales collaboratore del Monde Diplomatique FERRO è autore di numerose opere tra cui ‘Suez’ e ‘Histoire de la grande guerre’.”,”RIRO-358″
“FERRO Marc”,”La revolution de 1917. 1. La chute du tsarisme et les origines d’Octobre.”,” Questione organizzazione della Manifestazione di giugno 1917 (si prevedevano 40 mila partecipanti): Nevskij e Podvojskij l’avevano proposta (soldati, marinai, operai ecc.), Lenin e Sverdlov si dichiararono favorevoli e di fronte ai dubbi di alcuini erano favorevoli affinché la cosa andasse avanti e poi si sarebbe agito di conseguenza, Zinoviev e Kamenev restavano ostili al principio stesso della manifestazione. (pag 457)”,”RIRx-001-B”
“FERRO Marc”,”Nicola II. L’ultimo Zar.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Salito al trono nel 1894, Nicola II fu zar a malincuore. Lui, che avrebbe voluto solo viaggiare per conoscere il mondo, fu invece costretto a partecipare a due guerre di livello mondiale; la Grande Guerra, e prima ancora, quella contro il Giappone. Nella bufera di di due rivoluzioni, quella del febbraio del 1905 e poi l’altra del 1917, si illuse di salvare con l’abdicazione se stesso e la famiglia, soprattutto l’adorato figlio Aleksej. Ma anche in questo si sbagliò, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 nel Bosco dei Quattro Fratelli a Ekaterinburg l’intera famiglia Romanov veniva fucilata. O almeno questa è la versione tradizionale di avvenimenti sui quali gli storici non sono mai riusciti a fare completa luce. Un giallo storico per la soluzione del quale Ferro fornisce nuovi elementi.”,”RUSx-017-FL”
“FERRO Marc ROUS Jean BICHAT Jean-Màrcel”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Revolutionnaires Communistes a la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siecle.”,”‘Lenin’ di Marc Ferro, ‘Trotsky’ di Jean Rous, ‘Rosa Luxemburg’ di Jean-Marcel Bichat, ‘Tito’ di Jean Rous “”Enfant, Vladimir Ilitch n’avait rien, en effet, d’un insoumis, d’un révolté. Certes, il était enjoué, volontaire et turbulent, mais trés respectueux de ses parents, des institutions, de l’école. “”Il n’attendait jamais le dernier moment pour rédiger ses devoirs, établissant un plan, avec introduction et conclusion. Puis, sur une feuille plus grande, il reportait à gauche son plan, laissant en blanc la partie de droite, la remplissait petit à petit””. Il correspondait tout à fait au portrait du bon éleve, et plus tard, en Suisse, ses compagnons le brocardèrent sur son sérieux, sur son application. On l’appelait “”Herr Professor””. Cer surnom rappelait-il aussi, sans malice ni méchanceté, les origines allemandes de sa mère qui, selon certains, aurait été issue d’une famille juive convertie à l’orthodoxie? Hypothèse non vérifiée mais qui, si elle était vraie, ne manquerait pas de piquant: sachant que Lénine, par sa grand.-mère paternelle, a du sang kalmouk dans les veines, comme ses yeux légèrement bridés en témoignent, on en conclurait que par trois de ses ascendants, Lénine serait issu d’Allemands, de Juifs, de Mongols, en bref les trois peuples que les Russes ont toujours haïs. Est-ce pour cela que l’historiographie soviétique n’a jamais tellement évoqué les origines de Lénine? Sans doute. Mais aussi est-ce surtout parce que, dans le contexte des années 1900-1978, le dossier de cette famille serait un dossier piégé. Il montrerait d’abord que Lénine était un grand bourgeois, nourri, entretenu par sa famille jusqu’à un âge très avancé. Il montrerait également que, dans l’ancienne Russie, un débardeur qui aurait épousé une Kalmouk illettrée pouvait donner naissance à un enfant, le père de Lénine, qui, parti de rien, allait devenir un inspecteur général de l’enseignement, c’est-à-dire un haut fonctionnaire. Il montrerait également que le tsarisme n’avait pas une pratique politique aussi systématiquement raciste qu’on l’imaginait. Cette origine multinationale de Lénine explique peut-être, pourquoi Lénine ne parlait jamais de ses ascendants, de se famille. Lorsqu’on l’interrogeait, il répondait qu’il en ignorait tout, que cela n’avait pour lui aucune importance. Effectivement, dans ses relations personnelles, Lénine n’attacha aucune attention particulière à l’origine raciale des ses compagnons en révolution qui, pour la plupart, se trouvaient être des allogènes: Polonais, Juifs, Lettons, etc. Le trait est normal: ressentant plus que d’autres les injustices d’une société, l’allogène est mieux à même de l’analyser à la fois du dedans et du dehors. Voilà pourquoi, de tout temps et dans tous le pays, les “”étrangers”” jouent un rôle d’avantgarde dans les révolutions, dans les mouvements de protestation. “”Etrangers”” au sens légal, ou encore étrangers à une institution, au village, à la famille; à la fois voyeurs et révélateurs”” (pag 13-14) [Marc Ferro, Lénine] [in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Révolutionnaires Communistes à la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siécle’, Romorantin, 1978]”,”RIRB-151″
“FERRO Marc”,”La révolution russe de 1917.”,”FERRO Marc direttore di studi all’Ecole pratique des hautes études. Due concezioni del bolscevismo: Lenin e Kamenev “”Au sein de la direction du parti, Kamenev et Lénine ont eu des positions différentes, souvent opposées, durant les huit mois de la révolution d’Octobre. Aucun des autres protagonistes n’a exercé une influence idéologique comparable: ni Staline, ni Sverdlov, ni Trotski. Chronologiquement, les premières divergences sont apparues sur le plan de la tactique à adopter vis-à-vis du double pouvoir (voir chapitre 3). les plus graves sont nées en avril, à propos du rôle des Soviets. Enclin à considérer les Soviets ouvriers, soldats et paysans come le parlement de la démocratie, Kamenev voulait y voir la loi de la majorité respectée. Lénine critiquait ce «legalisme révolutionnaire». L’appel à la violence contre la majorité du Soviet de Petrograd lui semblait légitime si elle devait aider à la victoire ultérieure du parti bolchevik. Il adopta la même attitude vis-à-vis du 1er Congrés des Soviets. Surtout, on constate qu’il ne change pas de position après le succès électoral des bolcheviks au Soviet de Petrograd: en octobre, Lénine entend forcer la main au Soviet où pourtant ses camarades de parti sont en majorité parce que cela peut aider à la prise du pouvoir par le parti et par lui seul. Kamenev ne juge pas seulement l’insurrection «risquée»: les conceptions de Lénine choquent sa sensibilité de démocrate. Au fond, il est hostile à la dictature d’un seul parti, et se montre plus proche des vues de Martov ou de Sukhanov que de celles de Lénine. Comme Zinoviev, Latsis, Kalinine, il reste néanmoins bolchevik par sa conception de l’organisation du parti et par son radicalisme. L’opposition de Kamenev participe également à des raisons d’ordre théorique plus anciennes. Selon lui, les conditions d’instauration du socialisme ne sont pas remplies en Russie. Aussi la prise du pouvoir par les bolcheviks lui parait inopportune car le parti ne pourra pas réaliser un socialisme authentique et il se discréditera. Lénine juge ces raisons absurdes et anachroniques, qualifiant Kamenev et ses amis du sobriquet de «vieux bolcheviks». En premier lieu, il déclare que si le parti prend le pouvoir, «nul ne pourra l’en chasser». De plus, la conquête et l’exercice du pouvoir, l’instauration de mesures véritablement révolutionnaires lui semblent constituer des objectifs trop proches, et suffisamment exaltants, pour qu’o n’essaie pas d’adapter la théorie à une pratique tant attendue”” [Marc Ferro, La révolution russe de 1917, Paris, 1967] (pag 166-167)”,”RIRO-433″
“FERRO Marc”,”La rivoluzione russa del 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-084-FL”
“FERRO Marc a cura, saggi di BURRIN Philippe KERSHAW Ian LEWIN Moshe FURET François KRYSZTOF Pomian DAM’E V.V. DRABKIN Ja. S. BOURETZ Pierre MASON Tim WERTH Nicolas VILATTE Béatrice FERRETTI Maria LEFORT Claude”,”Nazisme et communisme. Deux régimes dans le siècle.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avant-propos, conclusion”,”RUST-032-FL”
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”FRAG-001-FL”
“FERRO Marc”,”La grande guerre, 1914-1918.”,”Lenin e Trotsky il 23 novembre chiedono l’armistizio e pubblicano i trattati segreti conclusi dagli Alleati. Questi sono sempre più ostili nei confronti della rivoluzione. Il 7 dicembre (1917) Lenin e Trotsky lanciano un appello ai popoli d’Oriente e invitano l’India, l’Egitto e gli altri popoli coloniali a lottare contro il giogo dell’imperialismo (pag 354)”,”QMIP-262″
“FERRO Marc”,”La Révolution de 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Préface à la nouvelle édition, Introduction, Documents, Bibliographie, note, Bibliographie complémentarie, Index, Collection Bibliothèque de ‘L’Évolution de l’Humanité’ n. 27,”,”RIRx-077-FL”
“FERRO Giovanni a cura; scritti di Giovanni FERRO Laura GIAMMICHELE Lidia SCHIAVI Riccardo MUSATTI”,”Protagonisti del Movimento socialista in Italia.”,”presentazione di Giovanni FERRO preambolo: ‘Il più giovane dei vecchi riformisti’ di Matteo MATTEOTTI, appendice: ‘Testimonianza su Anna Kuliscioff’, ’50 anni di pamphlet socialista’, foto illustrazoni: ‘Compendio fotografico di Congressi dei Partiti socialisti dal 1902 al 1946’; A cura del Centro Italiano di Solidarietà Sociale e dell’Istituto di Studi Sociali “”Giuseppe Saragat”” “”Conoscere per agire”” (Alessandro Schiavi) (in apertura)”,”MITS-459″
“FERRO Marc a cura, collaborazione di Marie-Héléne MANDRILLON, Saggi di Hélène CARRÈRE D’ENCAUSSE Moshe LEWIN Georges NIVATPierre RIGOULOT Claudie WEILL Michel WIEVIORKA, ed altri”,”L’Etat de toutes les Russies. Les États et les Nations de l’ex-URSS.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Un bilan complet du plus formidable événement géopolitique de cette fin de siècle: l’implosion del l’URSS et la renaissance des nations qui composaient cet empire. Marie-Hélène Mandrillon, IRENISE Institut de Recherche et d’Étude sur les Nouvelles Institutions et Sociétés à l’Est. Avant-propos, Après l’URSS, ruptures et continuités, Introduction, Précisions de méthode, cartine, tabelle, Chronologie, Illustrations, Statistiques, Traductions: Marie-Hélène MANDRILLON e Alain BLUM, Index général, Dans la collection ‘L’état du monde’,”,”RUSx-124-FL”
“FERRO Marc”,”La Rivoluzione del 1917. La caduta dello zarismo e le origini della rivoluzione d’ottobre.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-151-FL”
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la Revolution Sovietique. L’histoire et ses Mythes.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Illustrations, Chronologie, Glossaire, Notes, Bibliographie, Index, La Mémoire du siècle, Collection dirigée par André Versaille n. 3,”,”RUST-054-FL”
“FERRO Marc”,”Des soviets au communisme bureaucratique, les mécanismes d’une subversion.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avec la collaboration d’Hélène de Chavagnac, Chronologie, Orientation bibliographique, Notes et références, Archives Gallimard Julliard, Collection Archives n. 80,”,”RUSS-068-FL”
“FERRO Marc”,”Ils étaient sept hommes en guerre, 1918-1945. Histoire parallèle.”,”Opera pubblicata sotto la direzione di Dominique Missika. Reazione di Hitler all’attacco di Pearl Harbor (pag 134-135; e 124) “”Quant à Hitler, d’après le témoignage de Heinrich Heim à Werner Maser (publié en 1971), il aurait dit, apprenant l’attaque sur Pearl Harbor: «Maintenant, les Anglais vont perdre Singapour. Je n’ai pas voulu cela. Nous faisons la guerre aux mauvais adversaires. Nous devrions être les alliés des puissances anglosaxonnes. Mais les circostances nous obligent à commettre une erreur historique (110)». Il n’en déclarait pas moins la guerre aux «Ètats-Unis sitôt après. On a vu quelles étaient ses raisons (p. 124). Sur le moment, n’ayant cessé de presser le Japon d’intervenir, les Allemands sont ravis que leur allié soit passé à l’acte. Ribbentrop téléphone la nuit même à Ciano pour le lui annoncer. Quant à la guerre avec les États-Unis, depuis l’automne 1940 et le refus de l’Angleterre de capituler, Hitler la jugeait inéluctable (111). À moins qu’une fois l’URSS vaincue, le bloc ainsi formé ne fasse reculer les États-Unis, car alors un débarquemetn anglo-américain devenait impossible. Pearl Harbor eut lieu le 7 décembre 1941. Or, le 6, Hitler avait dû donner l’ordre de mettre fin à l’offensive de la Wehrmacht sur Moscou. Roosevelt et Churchill étaient «sur le même bateau». Et, déjà, ils avaient réfléchi à une stratégie commune. Au début de 1941, des entretiens secrets s’étaient tenus à Washington, avec Donovan, Marshall, Stark, au cours desquels il avait été entendu qu’en cas de guerre contre le Japon et l’Allemagne, «la stratégie serait défensive en Extrême-Orient et que l’Europe serait considérée comme le théâtre principal de la guerre». Ce fut le document ABC-I, qui répondait au souci de soutenir la Grande-Bretagne à une date où les partisans de l”appeasement’ menaçaient fortement l’autorité de Churchill, favorable à une guerre sans merci. L’invasion de l’Urss par l’Allemagne nazie n’avait pas changé ce choix stratégique, qui ne pouvait que convenir aux Soviétiques, un débarquement anglo-américain en Europe constituant pour eux une décision à prendre d’urgence. À la fin de 1941, l’attaque sur Pearl Harbor et les Philippines remit en cause ces dispositions.”” (pag 134-135) Mia ipotesi (tutta da verificare): Hitler aveva già chiaro all’inizio del 1941 che gli Usa sarebbero accorsi militarmente in aiuto della Gran Bretagna in difficoltà e per impedire che si ripetesse il caso della 1° guerra mondiale (la guerra su due fronti) ha tentato di sconfiggere la Russia giocando d’anticipo sul tempo… Fallita la spallata all’Urss con la battaglia di Mosca, questo fatto potrebbe spiegare il passaggio seguente: “”Deux jours plus tard, sans prévenir quiconque de son entourage sauf Goebbels, semble-t-il, Hitler déclare la guerre aux États Unis. À une date où il sait que la bataille de Moscou est perdue, Hitler veut manifester qu’il garde l’initiative – une déclaraion de guerre par les États Unis aurait pu entamer le moral des Allemands. Mais en un sens, il rend service à Roosevelt. Rien ne dit quel le Congrès aurait déclaré la guerre une deuxième fois, et la responsabilité du président est ainsi, cette fois encore, «entièrement dégagée» ()”” (pag 124) () Que se serait-il passé si Hitler n’avait pas déclaré la guerre? À cette question que lui a posée Robert Sinsheimer, Harriman a répondu: «Nous aurions sans doute torpillé un de nos navires pour pouvoir accuser les Allemands: cela aurait fourni une bonne justification à une déclaration de guerre» (Information aimablement donnée par Robert Sinsheimer)”,”QMIS-289″
“FERRO Marc KRIEGEL Annie DE-CLEMENTI Andreina TYCH Felics NAGY Balasz STEINER Herbert SCHARF Jacques, a cura di Victor FAY”,”La Revolution d’Octobre et le Mouvement ouvrier européen.”,”‘La tragedia dei vecchi bolscevichi’ di Victor Fay La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco francese polacco ungherese Austromarxismo e rivoluzione d’Ottobre Pierre Broué, La révolution russe et le mouvement ouvrier allemand (pag 51-74)”,”MEOx-004-FV”
“FERRONE Vincenzo ROSSI Paolo”,”Lo scienziato nell’età moderna.”,”FERRONE-V (Lucera, 1954) è docente di Storia moderna presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’ Università CA’ FOSCARI di VENEZIA. ROSSI-P (Urbino, 1923) è ordinario di Storia della filosofia nell’ Università di FIENZE.”,”SCIx-094″
“FERRUA Piero”,”Surrealismo e anarchismo. La collaborazione dei surrealisti al ‘Libertaire’ e a ‘Le Monde Libertaire’.”,”FERRUA Piero cita il libro di Arturo Schwartz, Breton, Trotski e l’Anarchia, Milano, Multhipla, 1980 (pag 21) “”La collaborazione regolare dei surralisti al ‘Libertaire’ non durò che, all’incirca, quindici mesi (dall’ottobre 1951 al gennaio 1953) e la constatazione della rottura ebbe luogo nel corso d’una riunione fra André Breton, Benjamin Péret, Jean Schuster, Jean-Louis Bédouin e Ado Kyrou, in rappresentanza dei surrealisti e George Fontenis, Serge Nin e Paul Zorkine per gli anarchici. Malgrado ciò i surrealisti continuarono sia a partecipare ad attività organizzate dagli anarchici sia a parlare dell’anarchismo nelle loro nuove pubblicazioni e persino, alcuni di loro, a militare nel movimento anarchico, in specie nel solco degli avvenimenti del maggio 1968′ (pag 3-4)”,”ANAx-345″
“FERRUA Piero”,”Gli anarchici nella rivoluzione messicana: Praxedis G. Guerrero.”,”””Non ho entusiasmo, bensì convinzioni”” (P.G. Guerrero)”,”ANAx-408″
“FERRUA Piero, con testi di Guido CERONETTI Danilo DOLCI Albert EINSTEIN Ugo FEDELI Pasquale FANCELLO Pietro PINNA Bruno SEGRE Giuliano VASSALLI e altri”,”L’obiezione di coscienza anarchica in Italia. Parte prima: I pionieri.”,”Contiene dedica autore”,”ANAx-015-FER”
“FERRUCCI Franco”,”Ars poetica.”,”Franco Ferrucci insegna negli Stati Uniti alla Rutgers Unviersity, N.J. Ha pubblicato presso Einaudi ‘L’assedio e il ritorno. Omero e gli architepi della narrazione’ (Mondadori). “”O Ermes: io sono te, e tu sei me”” (da un testo greco di magia) (in apertura)”,”VARx-006-FMDP”
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storia di italiani vittime del comunismo.”,”FERTILIO Dario giornalista al Corriere della Sera è autore di saggi e romanzi.”,”RUSS-175″
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo.”,”Dario Fertillo, giornalista al Corriere della Sera, è autore di nsaggi e romanzi. I temi conduttori della sua opera sono la ribellione contro il potere ingiusto e l’autoritarismo, la libertà di comunicare, il coraggio di amare.”,”RUSS-103-FL”
“FERVACQUE Pierre”,”La orgullosa vida de Trotsky.”,”””Dal 1905 al 1914, conduce una vita di bohemien rivoluzionario a Vienna, assieme a Fritz Adler; a Praga, dove deve lavorare in una fabbrica di prodotti chimici; a Ginevra, Berlino, Parigi.”” (pag 44) “”E per distruggere completamente l’ opposizione interna, Trotsky annuncia il Terrore: “”La Russia – dice – sta divisa in due campi inconciliabili: la borghesia e il proletariato. Il terrore che impieghiamo contro i nostri avversari e sufficientemente buono. Ma sappiate che entro un mese questo terrore prenderà una forma più crudele, sull’ esempio della Rivoluzione francese. Non ci sarà la fortezza, ma la ghigliottina per i nostri nemici””. (pag 100-101) Sulla pace separata. Trattative di Brest-Litovsk. “”Ho la profonda convinzione – scriveva Lenin – che solo un uomo ebbro di fraseologia rivoluzionaria può arrivare a rifiutare di firmare queste condizioni…””. (pag 109) “”E tuttavia nella convinzione di servire la patria, alcuni generali, colonnelli e tenenti si sono messi a disposizione di Trotsky per organizzare l’ esercito rosso. Molti, naturalmente, sono stati obbligati a farlo. “”Abbiamo chiamato gli ex-ufficiali – ha detto Trotsky a Morizet -. La rivoluzione francese, di quindicimila ufficiali del re, ne prese cinque o sei mila. Di un milione, noi ne abbiamo preso centinaia di migliaia. Alcuni hanno tradito, è vero… Abbiamo arrestato le famiglie degli ufficiali sospetti e li abbiamo tenuti come ostaggi.””””. (pag 123-124) “”(…) Tuchachevskij, che comanderà in capo, a ventotto anni, l’ offensiva contro la Polonia, sottotenente della guardia imperiale. (…)”” (1) (1) ‘El jefe dell’ Ejercito Rojo: Mijail Tujachevsky’ Da internet: RUBCOV, Ju. V.: Marsaly Stalina (Serija “”Istoriceskie siluety””). Rostov-na-Donu, Feniks, 2000. ISBN 978-5-222-01140-9. Geb., 352 S., s/w Fotos. , 11,00 Euro “”Stalins Marschälle””. Lebensbeschreibung von Vorosilov, Tuchacevskij, Kulik, Zukov, Rokosovskij, Berija. (:www.kubon-sagner.de/buch/lager)”,”TROS-178″
“FERVACQUE Pierre”,”Le chef de l’ armée rouge. Mikail Toukatchevski.”,”Ogni capitolo è aperto da una citazione di Maurice BARRES. FERVACQUE ha scritto alcuni romanzi. “”Gli altri… tutti li abbiamo visti all’ opera e sapevano bene che sarebbe stato facile , dopo, vincere la rivoluzione. “”La battaglia decisiva sul Reno per la rivoluzione mondiale””, come diceva Clara Zetkin, poteva diventare anche la vittoria dell’imperialismo germanico. Radek eccitava i lupi di Berlino tendendo loro una parte di carne. “”La Polonia””, scriveva, è il cane da guardia che la Francia ha messo a fianco dei tedeschi. La Germania deve cogliere l’ occasione per esigere la revisione del trattato di Versailles””. (pag 119) “”Radek, il Marat del bolscevismo, esaltava sia il sentimento nazionale che le passioni rivoluzionarie”” (pag 120) “”Per Tuchacevski, Mosca doveva irradiare l’ Oriente, diventare una metropoli del mondo barbaro.”” (pag 149) “”””La marcia indietro dell’ Occidente”” è cominciata il giorno stesso in cui Lenin prese il potere, e non è che oggi che gli Occidentali percepiscono questa prima disfatta””. (pag 150)”,”RIRB-088″
“FESSLER Loren e redazione di LIFE”,”Cina.”,”””Mentre il dilettante Mao stava approfondendo teorie ed esperienze rivoluzionarie, Lenin e i suoi agen stavano cercando collaboratori in Cina. Sun Yat-sen fu ovviamente uno dei primi candidati. Nel 1920, gli agenti sovietici operavano a Pechino e a Shanghai, organizzando gruppi di studio e ricercando giovani capaci per i futuri addestramenti. Hendricus Sneevliet, un comunista olandese che aveva partecipato alle sessioni che nel 1921 condussero alla fondazione del Partito comunista cinese, in quello stesso anno s’incontrò nel Sud con Sun Yat-sen, per fare la prima proposta di cooperazione tra il Partito comunista russo e il Kuomintang di Sun. In base agli accordi cino-russi del 1923, Sun ottenne dei sostanziosi aiuti militari. I Russi convennero inoltre che «in Cina non sussistevano le condizioni necessarie per impiantarvi il comunismo o il socialismo», e ciò costituiva apparentemente un’assicurazione contro un’eventuale dominazione sovietica. In cambio, i Russi ottennero l’autorizzazione che alcuni membri del Partito comunista cinese (PCC) entrassero a far parte del Kuomintang. Secondo tale accordo, Mao Tse-tung, membro del Comitato centrale del PCC, entrò con altri nel Kuomintang, e divenne membro sostituivo del Comitato Centrale Esecutivo del KMT. Negli anni 1923-1927, Mao fece la spola tra Canton, Changsha e Shanghai. Lavorò al coordinamento delle attività del PCC e del KMT; diresso il ‘Quotidiano Politico’, organo del servizio poltico del KMT; servì come capo del comitato di propaganda del KMT e istrì nelle tecniche organizzative i quadri dell’intero paese. (…)”” (pag 110)”,”CINx-011-FV”
“FEST Joachim”,”Obiettivo Hitler. La resistenza al nazismo e l’ attentato del 20 luglio 1944.”,”FEST (Berlino, 1926) è storico e giornalista. E’ attualmente tra i D della FAZ. Tra le sue opere una biografia di HITLER e un volume ‘I maghi ignari’ dedicato a Thomas e Heinrich MANN.”,”GERR-008″
“FEST Joachim C. HERRENDOERFER Christian”,”Hitler, una carriera.”,”FEST Joachim C. è nato a Berlino nel 1926. Dopo aver compiuto studi di sociologia del diritto, è stato direttore della sezione politica della Radio della Germania federale. Dal 1968 è diventato uno dei collaboratori del settimanale ‘Der Spiegel’ che ha lasciato nel 1973 per diventare coeditore del ‘Frankfurter Allgemeine’. Sulla figura di HITLER ha scritto una biografia.”,”GERN-077″
“FEST Joachim C.”,”Il volto del Terzo Reich. Profilo degli uomini chiave della Germania nazista.”,”””Quello che chiamiamo nazionalsocialismo è inconcepibile senza la sua personalità. Qualsiasi definizione di questa Weltanschauung, di questo fenomeno, che prescinda dal nome di Hitler, non sarebbe valida. Nella storia di questo movimento, dal suo nascere al periodo del suo trionfo fino al lento declino verso la catastrofe, Hitler fu il fulcro di tutto: organizzatore del partito, creatore della sua ideologia, tattico nella sua scalata al potere, forza dominante, centro motore e – grazie a quel “”carisma”” che lui solo possedette e che fu l’ unica fonte della sua autorità – condottiero, salvatore, liberatore. Le grandi masse si volgevano a lui per bisogno di fede, ansia di devozione e insofferenza per le responsabilità””. (pag 14)”,”GERN-102″
“FEST Joachim C.”,”Hitler.”,”””Non è cecità, non è ignoranza quella che manda alla rovina uomini e stati. Non a lungo resta loro celato dove li condurrà la strada imboccata. Ma in essi è un impulso, favorito dalla loro natura, rafforzato dall’ abitudine, cui non si oppongono e che li trascina in avanti, finché possiedono ancora un residuo di forza. Divino è chi sa domare se stesso. I più vedono la propria rovina di fronte a sé, eppure vi si gettano a capofitto.”” (Leopold von Ranke, cit in introduzione pag 7) “”E, ormai sicuro di sé, si attribuì un grandioso ruolo storico, che vide confermato dalla marcia su Roma, testé compiuta con successo da Mussolini, oltre che dalla conquista del potere a opera di Mustafà Kemal Pascià ad Ankara. Con ansia seguiva le notizie via via fornitegli, da uno dei suoi uomini di fiducia, della travolgente azione delle camicie nere le quali, grazie al loro entusiasmo e alla loro decisione, nonché alla benevola passività dell’ esercito, aveva conquistato, strappandole ai “”rossi””, una città italiana dopo l’ altra; e Hitler in seguito ha affermato che da quella “”svolta storica”” gli venne un enorme impulso””. (pag 187)”,”BIOx-096″
“FEST Joachim”,”La résistance allemande à Hitler.”,”FEST Joachim”,”GERR-033″
“FEST Joachim”,”Io no. Ricordi d’infanzia e gioventù.”,”FEST Joachim “”‘Io no’ è il suo romanzo di formazione. Offre un esempio di libertà e dignità, una lezione di autonomia intellettuale, la testimonianza di chi ha voluto guardare il mondo con i propri occhi anche sotto la più feroce delle dittature (…)”” (risvolto di copertina) Il padre resiste alle pressioni dei funzionari e della madre per l’iscrizione al partito nazista. “”E la massima che ricordava perfettamente di averci comunicato in quella circostanza non era stata dimenticata da nessuno di noi, proprio come aveva desiderato. Quel bel motto latino, concluse, era effettivamente da considerarsi un corollario d’ogni vita veramente libera: “”Anche se tutti li seguono – io no!”””” (pag 79)”,”GERN-140″
“FEST Joachim”,”Speer. Una biografia.”,”FEST Joachim (1926-2006) è il più autorevole studioso del Reich e biografo di Hitler. Direttore editoriale della Faz ha pubblicato tra l’altro l’autobiografico ‘Io no’. Specie di alleanza Goebbels, Ley e Speer contro influenza di Borman nell’entourage di Hitler (v. inserto fotografico) Propaganda bellica. “”Speer sapeva collocare sempre nella luce migliore le notizie che forniva sulla sua produzione usando sistemi di calcolo disorientanti e scegliendo accuratamente i dati. Non alterava le cifre, però suscitava a volte un’impressione inesatta. Il valore relativo delle sue statistiche si comprende anche considerando che, a dar retta alle sue stesse parole, nel momento in cui assunse la responsabilità del ministero, non esisteva una strategia degli armamenti in senso stretto. Goebbels annotò talora nei suoi diari che gli stati maggiori delle truppe al fronte domandavano, ogni volta che Speer si vantava delle sue cifre, dove fossero mai finite tutte quelle migliaia di aerei, carri armati o pezzi d’artiglieria.”” (nota 21 pag 196)”,”GERN-145″
“FEST Joachim”,”Il sogno distrutto. La fine dell’età delle utopie.”,”J. Fest (Berlino 1926) è stato uno storico e un giornalista già direttore della FAZ. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Hitler’ (1975), ‘Il volto del Terzo Reich’ (1977′, ‘I maghi ignari’ (1989) dedicato a Thomas e Heinrich Mann. “”È significativo che gli ideologi sia nazionalsocialisti che marxisti si siano riallacciati a questi movimenti che hanno accompagnato per centinaia d’anni tutto il corso del medioevo. Nel ‘Mito del XX secolo’ di Alfred Rosenberg, per esempio, si aggirano come spettri, e per molte pagine, richiami ossequiosi alle utopie socialreligiose dei begardi, delle beghine e dei fratelli del libero spirito, come pure ai contadini in rivolta che «rivendicavano tante di quelle cose che l’attuale programma di rinnovamento deve rivendicare ancor oggi». E dalla parte opposta, il culto istituito da Friedrich Engels per il capo dei contadini rivoltosi e «messaggero» del Regno millenario, Thomas Münzer, ha prodotto fino ai giorni nostri una esuberante letteratura sull’argomento. (…) Non a caso il più altisonante patrocinatore del pensiero utopistico più recente, Ernst Bloch, che a partire dagli anni Sessanta ha avuto un’influenza senza precedenti, si è inserito con una delle sue prime opere in questa tradizione letteraria. Il suo scritto ‘Thomas Münzer teologo della rivoluzione’, pubblicato nel 1921, segna comunque, al di là di questo fatto, anche la svolta radicale del suo pensiero”” (pag 49-50)”,”FILx-009-FMDP”
“FESTA Francesco Saverio LA-ROCCA Tommaso a cura”,”Scritti marxisti sulla religione. Antologia di testi.”,”FESTA è ricercatore all’Istituto di Filosofia dell’Univ di Salerno. Ha pubblicato: ‘Gramsci’ (1976), ‘Gobetti’ (1980), ‘Potere e intelletto nelle riviste del Novecento’ (1984). LA-ROCCA è ricercatore di filosofia dell’Univ di Ferrara. Ha pubblicato: ‘Gramsci e la religione’ (1981), ‘La critica marxista della religione’ (1985), ‘Es ist Zeit. Apocalisse e storia. Studio su Thomas Müntzer’ (1988).”,”MADx-060″
“FESTA Lodovico, con un saggio di Sergio SOAVE”,”Il partito della decadenza. Gli anni di Prodi e di Montezemolo.”,”Lodovico Festa analista politico, giornalista per diverse testate, ha fondato con Giuliano Ferrara ‘Il Foglio’ e ne è stato condirettore. Per Boroli ha pubblicato ‘Guerra per banche’. Sergio Soave autore del saggio conclusivo, è commentatore politico per varie testate tra cui ‘Il Foglio’, ‘Avvenire’, ‘Italia Oggi’ e ‘L’Indipendente’. Per Boroli ha pubblicato ‘Pasticcio italiano in salsa spagnola’ Molto spazio nel volume alle vicende confindustriali collegate alle vicende politiche Saggio di Soave: ‘Appunti su borghesia e storia nazionale'”,”ITAE-353″
“FESTA Francesco Saverio”,”Ricerche sul concetto di rivoluzione.”,”A proposito del volume di AaVv ‘Il concetto di rivoluzione’, De Donato, 1979 (con saggi di A. Biral, C. Pacchiani, L. Gasparini, M. Giubilato, G. Duso) Testo di F.S. Festa si trova in Critica marxista, n. 1, gen-febb. 1981: ‘Dossier sulla Cina del «dopo-Mao»’ di Abbiati M. e altri (CINx-004-FGB) Opera classica su questo tema è quella di Karl Griewank, ‘Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origine e sviluppo’, La Nuova Italia, Firenze, 1979, con presentazione di C. Cesa. (pag 183)”,”STOx-021-FGB”
“FESTANTI Maurizio BOCCOLARI Giorgio FONTANESI Tiziana GROSSI Ivana a cura”,”Bakunin e la prima internazionale in Emilia. Mostra documentaria.”,”””La spedizione dei Vosgi (…) è la prima massiccia spedizione di volontari italiani all’ estero, un’ adunata di centinaia di irregolari armati, accorsi, sotto la guida di Garibaldi, in soccorso della Francia proclamata repubblica, nell’ autunno-inverno 1870. (…) Dopo l’ armistizio alcuni volontari non lasciarono la Francia ma, proclamata il 18 marzo 1871 la Comune di Parigi, vi parteciparono e si batterono per la sua difesa, fino alla ‘semaine sanglante’ del maggio. Fra loro Amilcare Cipriani e il reggiano Federico Ravà, pittore, israelita, saranno deportati per dieci anni alla Nuova Caledonia. Un altro reggiano, Gaetano Davoli, si salverà per miracolo dalla fucilazione e resterà due anni nelle carceri francesi.”” (pag 12)”,”ANAx-166″
“FETISOV A.I.”,”La dimostrazione in geometria.”,”L’autore, A. I. Fetisov, è noto per diversi volumi e articoli di didattica matematica. É ricercatore all’Accademia di Scienze pedagogiche dell’URSS.”,”SCIx-150-FL”
“FETSCHER Iring”,”Marxistische Portrats. Band 1. Politiker. Band 2. Intellektuelle.”,”Ritratti biografici di MARX ENGELS KAUTSKY LUXEMBURG LENIN TROTSKY STALIN E MAO TSE-TUNG”,”MADS-068″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschaunung proletaria.”,”L’A è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’Univ di Francoforte sul Meno.”,”MADS-067″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1 Filosofia ideologia; Vol 2 Economia sociologia; Vol 3 Politica.”,”Tra gli AA riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”TEOC-059″
“FETSCHER Iring”,”La democrazia difficile.”,”L’ A, nato nel 1922, ha studiato a Tubinga e a Parigi. Insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. Dirige la rivista ‘Marxismusstudien’. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”La burocrazia, il dominio del personale dell’ amministrazione, esiste a stretto rigore solo e soltanto là dove la “”classe che domina”” universalmente non è in grado di controllare i burocrati. Marx ed Engels hanno indicato i due motivi di questa debolezza politica: da un lato il labile equilibrio di classe, per esempio al tempo in cui la borghesia si sviluppava solo a poco a poco e la nobiltà feudale era ancora forte, e dall’ altro lato l’ arretratezza organizzativa e culturale delle masse contadine e piccolo borghesi. Engels osserva in uno scritto giovanile: “”La burocrazia è stata insediata per governare i piccoli borghesi e i contadini. Queste classi, disperse nelle piccole città o nei villaggi, con interessi che non vanno al di là della stretta cerchia locale, hanno necessariamente un orizzonte limitato. Esse non possono governare un grande Stato, non possono avere né una visione d’ insieme né conoscenze sufficienti per equilibrare i differenti interessi che entrano in collisione tra loro (…). I piccoli borghesi e i contadini non possono dunque fare a meno di una burocrazia potente e numerosa. Essi devono perciò farsi dominare””. (pag 72) Iring FETSCHER”,”TEOP-154″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1. Filosofia ideologia. Vol 2. Economia sociologia. Vol 3. Politica.”,”Tra gli autori riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”MADS-323″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria. (Tit. orig.: Karl Marx und der Marxismus)”,”Iring FETSCHER è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. (v. 4° copertina). “”Accentuando l’ importanza del giovane Marx si favoriscono i tentativi borghesi di mutare Marx in un hegeliano (qui ancora una volta si rimanda al libro di Heinrich Popitz). Ma per contrastare queste presunte falsificazioni, Schleifstein ora non esige un’ indagine a fondo e scientificamente corretta dei lavori del giovane Marx, ma al contrario richiede la più grande riservatezza possibile di fronte ai suoi scritti!””. (pag 139) “”Non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla.”” (K. Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto, Introduzione) Engels sul Bonapartismo. In modo del tutto diverso Engels spiega nel suo scritto ‘La questione delle abitazioni’ del 1872 l’ origine del bonapartismo in Prussia (…)””. (pag 205) “”In una lettera a Marx, Engels ha però anche avanzato una tesi che si spinge oltre e in base alla quale la borghesia in generale (almeno nel continente) non è capace di governare essa stessa direttamente: “”…il bonapartismo è in effetti la vera religione della borghesia moderna. Mi si rivela sempre più chiaramente che la borghesia non ha la stoffa per dominare essa stessa direttamente, e che quindi dove un’ oligarchia non può, come qui in Inghilterra, assumersi la guida dello Stato e della società,… nell’ interesse della borghesia, una semidittatura bonapartistica è la forma normale; essa attua gli interessi materiali della borghesia persino contro la borghesia, ma non le lascia nessuna partecipazione al potere””””. (nota:Lettera del 13 aprile 1866) (pag 205)”,”TEOC-340″
“FETSCHER Iring”,”Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Invece, pochi mesi dopo la caduta della legislazione antisocialista (il 25 gennaio 1890 il Reichstag ne rifiutò una proroga) già si manifestarono ampie divergenze di opinione nel partito. Occasione per lo scontro fu in un primo tempo il contrasto sulla festa del 1° maggio. Mentre in una serie di città industriali – soprattutto a Berlino – giornali e istanze di partito invitarono a sospendere il lavoro e a convocare assemblee per il 1° maggio 1890, con la parola d’ordine della giornata lavorativa di otto ore, il gruppo parlamentare, e in particolare August Bebel, caldeggiò una tattica più prudente, sollecitando una stretta subordinazione delle organizzazioni del partito alla direzione centrale. Da questo contrasto nacque l’opposizione dei cosiddetti “”giovani””, i cui principali esponenti furono Bruno Wille, Hans Müller e altri ancora (4). Hans Müller giudicava la vittoria relativamente facile che August Bebel aveva riportato sull’opposizione in numerose assemblee di partito a Dresda, Magdeburgo e Berlino, come conseguenza dell’ingresso di numerosi “”piccoli borghesi”” nel partito, ed era convinto che la propria linea, più rigida, rispondesse in modo molto più adeguato alle aspirazioni e alle idee delle avanguardie proletarie della vecchia socialdemocrazia. Al primo congresso del partito dopo l’abrogazione delle leggi antisocialiste (tenutosi a Halle dal 12 al 18 ottobre 1890) Bebel insistette sulla necessità di mantenere la tattica adottata durante il periodo dell’illegalità. Quanto al ruolo del gruppo parlamentare poi, egli chiarí che il suo compito era, da un lato, la salvaguardia delle principali esigenze della socialdemocrazia, senza riguardo alcuno per i partiti borghesi e lo stato di classe, dall’altro la “”ricerca di possibili riforme da ottenersi sulla base dell’ordine sociale esistente””. I “”giovani”” furono violentemente attaccati dalla maggioranza del congresso e in seguito espulsi dal partito (al Congresso di Erfurt, 14-20 ottobre 1891). Nel corso della polemica contro i “”letterati e gli studenti di sinistra”” – cosí i dirigenti del partito definivano “”il giovani””- Friedrich Engels diede il proprio appoggio al gruppo parlamentare e a Bebel. Engels articolò la sua critica anzitutto nelle ‘Risposte alla redazione della “”Sachsische Arbeiterzeitung”” e a Paul Ernst, che aveva sottolineato le profonde convinzioni marxiste sulla “”Volksstimme”” di Magdeburgo. (…). Per quanto riguardo infine l’influenza piccolo-borghese all’interno della Spd, Engels si chiede: “”Chi ha mai contestato poi che la tendenza piccolo-borghese è rappresentata non solo nel gruppo parlamentare, ma anche all’interno del partito nel suo complesso? Qualsiasi partito ha un’ala destra e una sinistra, e il fatto che l’ala destra della socialdemocrazia sia di natura piccolo-borghese risiede nella natura delle cose. Se d’altro non si tratta, a che pro tutto questo baccano? Da anni facciamo i conti con questa vecchia storia, ma di qui a parlare di una maggioranza piccolo-borghese nel gruppo parlamentare o addirittura nel partito, ne corre di strada! Qualora tale pericolo dovesse incombere, non si attenderebbe il grido di allarme di questi singolari e devoti Eckart. Per il momento la gaia lotta proletaria contro le leggi antisocialiste e il rapido sviluppo economico hanno sottratto a questa componente piccolo-borghese sempre più terreno, aria e luce, mentre la componente proletaria si sviluppa sempre più potente”” (6). Hans Müller protestò vivacemente contro questo giudizio di Engels, sostenendo che l’opposizione dei “”giovani”” era l’espressione di una “”lotta di classe all’interno della socialdemocrazia””, da Engels inspiegabilmente fraintesa come “”rivolta di letterati e studenti””. Ciò “”rivelava o un’assai indebolita facoltà d giudizio, o un’incapacità di cogliere e di giudicare gli avvenimenti nel loro profondo significato”” (7). Il vero motivo della discordia nel contrasto tra la direzione del partito e i “”giovani”” era diventato, tuttavia, come si è potuto constatare, una questione di tattica. Anche in questo caso Engels si schierò dalla parte della direzione”” [Iring Fetscher, Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] (pag 239-240) (4) Cfr. a questo proposito H. Müller, ‘Der Klassenkampf in der deutschen Sozialdemokratie, Zürich, 1892; (6) Mew, vol 22, pp. 83-84; (7) Müller, Der Klassenkampf, cit, p. 76]”,”BERN-022″
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Filosofia Ideologia. Vol. I.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-034-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Economia Sociologia. Vol. II.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-035-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Vol. III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-036-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Volume III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-039-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969. ‘Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista – Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini – Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici’ (pag 18-20) Sostituisce la precedente (per Archiv) MADS017FV “”Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista: «Lo stesso Engels è dunque d’avviso che lo Stato possa formarsi in diversi modi. Ad esempio per conquista. Ma secondo la forma più pura e più classica lo Stato dovrebbe nascere dai contrasti di classe, che si sviluppano nel seno stesso della società gentilizia. Per lungo tempo ho condiviso questa concezione, finché a poco a poco non mi sorsero molti dubbi sulla “”forma più pura e più classica””. Tanto più diedi allora libero corso a questi dubbi, quanto più mi riuscì di cancellare il carattere di mera teoria della violenza dalla mia ipotesi che si fondava sulla terza “”forma principale”” (la formazione degli Stati per conquista), mettendo così in chiaro il condizionamento economico della violenza – mediante la quale vennero fondati Stato e classi – e inquadrando senza contraddizioni la mia ipotesi nella concezione materialistica della storia». [‘Die materialistische Geschichtsauffassung’, Berlin, 1927, vol. II, p. 89]. «Ricondurre la genesi dello Stato e l’ascesa delle classi alla conquista non significa affatto che le classi si siano formate ovunque e in ogni circostanza in questo stesso modo, né che un’altra genesi dello Stato sia impossibile… Ma nei territori in cui ha inizio la storia scritta, la storia degli Stati e delle lotte di classe, qualsiasi origine delle prime classi e dei primi Stati può essere ricondotta all’opera di un conquistatore, almeno nella misura in cui questi può venire riconosciuto e ha lasciato tracce, dalle quali sia possibile ricostruire la sua esistenza» [op. cit., p. 94]. Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini: «Se prendiamo in considerazione il forte contrasto presente nella vita spirituale dei contadini e dei pastori nomadi – i primi agiati, ma di indole torpida, inadatti alla lotta e arrendevoli, i secondi poveri, bellicosi, arditi e spesso dotati di un’intelligenza vivace e adattabile – scorgiamo in loro due fattori il cui incontro, a un certo stadio dello sviluppo, fece sì che i pastori rendessero sudditi e tributari i contadini. Singole tribù di pastori riunirono diverse comunità contadine e raggruppamenti di contadini facendo capo allo stesso mercato, in una collettività dominata e sfruttata dai pastori, che smisero pertanto di essere tali. Così vennero creati i primi Stati» [op. cit., p. 107]. «Due condizioni sono necessarie affinché i nomadi che hanno combattuto e vinto una tribù contadina non si limitino a saccheggiarla o a imporle il pagamento regolare di un tributo, ma si stabiliscano invece nella terra dei vinti, assumendone l’amministrazione. La tribù dei conquistatori deve acquisire una certa comprensione per la natura e le necessità caratteristiche del modo di produzione della popolazione soggiogata, altrimenti quest’ultima viene ben presto ridotta in rovina e invece di uno Stato si crea un deserto. Questa comprensione può formarsi solo grazie a prolungati rapporti con la tribù che più tardi viene sottomessa, rapporti che possono essere amichevoli – scambi commerciali -, o violenti- imposizione e riscossione dei tributi. In entrambi i casi è necessario che le due tribù vivano geograficamente vicine. Quando stirpi nomadi provenienti da lontano penetrarono in regioni di civiltà a loro del tutto estranea, poterono solo saccheggiare e distruggere, ma non furono in grado di fondare Stati destinati a durare… Un certo livello culturale dei conquistatori è una delle condizioni che portano alla formazione degli Stati. Ma non basta; è altresì necessario che le popolazioni soggiogate abbiano raggiunto un certo livello economico. I ricavi della loro produzione devono essere tali che ne possano vivere non solo i coltivatori, ma anche i loro padroni. Altrimenti anche questi ultimi sono costretti a dedicarsi all’agricoltura, – ma a ciò si oppone la loro natura – oppure restare fermi alla loro vecchia economia nomadica, il che esclude la possibilità di fondare uno Stato» [op. cit., pp. 112, sg.]. Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici: «Tutto l’enorme movimento della società, iniziatosi con l’ascesa del capitale industriale e portato avanti dalla lotta di classe del proletariato, non potrebbe continuare senza trasformare completamente lo Stato medesimo, provocando cioè non solo rivolgimenti all’interno dello Stato, ma trasformandone da cima a fondo l’essenza stessa. Questo già avviene per l’ascesa della democrazia moderna, del moderno Stato democratico, il quale si trova… in netto contrasto con la natura dello Stato di origine storica, basato a priori sull’ineguaglianza dei diritti dei diversi ceti, comunità e classi che lo costituivano. L’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, il riconoscimento di diritti e doveri civili e politici eguali per tutti, segnano una cesura rispetto allo Stato quale era fin dai suoi inizi, lo Stato, cioè, che si fondava sulla conquista e l’assoggettamento violento, da parte di una minoranza vittoriosa della maggioranza dei popoli e dei gruppi etnici in esso raggruppati. Tuttavia questo Stato democratico non significa ancora l’eliminazione di tutte le classi, bensì solo l’abolizione di quelle diversità fra i ceti, che poggiano sulla violenza. Esso non ha eliminato col suo sorgere le differenze di classe di natura puramente economica, formatesi all’interno dello Stato, e fondate su determinati rapporti di proprietà e di produzione, che si possono quindi conciliare con l’eguaglianza giuridica di tutti. Lo Stato democratico non impedisce che le classi sfruttatrici requisiscano il potere statale e lo usino nel proprio interesse contro le classi sfruttate. La differenza fra il moderno Stato democratico e le forme statali precedenti consiste invece nel fatto che lo sfruttamento dell’apparato statale ai fini delle classi sfruttatrici non ne costituisce l’essenza e non è indissolubilmente legata ad esso. Al contrario, lo Stato democratico tende per la sua stessa struttura a essere non l’organo di una minoranza come gli Stati precedenti, bensì, l’organo della maggioranza della popolazione e quindi delle classi lavoratrici. Se esso diviene l’organo di una minoranza sfruttatrice, ciò non dipende dalla sua natura, bensì dalla situazione delle classi lavoratrici, dalla loro ignoranza, dalla mancanza di unità, di indipendenza, dalla loro incapacità di lottare – il che, a sua volta, è il risultato delle condizioni in cui esse vivono. Ma è proprio la democrazia a offrire la possibilità di distruggere queste radici del potere politico dei grandi sfruttatori in regime democratico, ciò che almeno i lavoratori salariati, in numero sempre crescente, compiono via via con maggior successo. Quanto più questo avviene, tanto meno lo Stato democratico si limita a essere un puro strumento delle classi sfruttatrici. In certi casi, l’apparato statale comincia a rivolgersi contro di queste, cioè a funzionare in netto contrasto con quella che era la sua attività precedente. Da strumento di oppressione esso prende a trasformarsi in uno strumento di liberazione degli sfruttati”” (op. cit., pp. 597-599)] (pag 18-21) [Iring Fetscher, ‘Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica’, Milano, 1970]”,”MADS-017-FV”
“FETSCHER Iring”,”La filosofia politica di Rousseau. Per la storia del concetto democratico di libertà.”,”Iring Fetscher è nato in Germania nel 1922 e si è laureato in filosofia all’Università di Tubinga. Presso la medesima università si è abilitato nel 1959 con uno studio sulla filosofia politica di Rousseau di cui il presente volume costituisce la rielaborazione. Dal 1963 ha occupato la cattedra di scienze politiche all’Università di Francoforte su Meno. Dal 1957 ha diretto la rivista ‘Marxismusstudien’. Fra le sue opere più importanti ‘Marx e il marxismo’ (1969) e l’antologia ‘Il marxismo. Storia documentaria’ (3 voll., 1969). Contiene il capitolo quinto: ‘Rousseau e la Rivoluzione francese’ (pag 224-264) Appendici: I. Adam Smith; recensione del “”Discorso sulla disuguaglianza””; II. Jean-Jacques Rousseau, “”Discorso sulle ricchezze””; III. Lo “”stato naturale”” della società e l’idea dell’uomo in Hobbes, Pufendorf, Cumberland e Rousseau. Contributo alla determinazione della posizione della teoria politica di Rousseau: A. Lo stato di natura secondo Thomas Hobbes; B. L’idea dello stato di natura in Samuel Pufendorf e in Jean Berbeyrac; C. Ferinità e umanità in Cumberland e in Rousseau”,”TEOP-126-FF”
“FEUCHTWANGER E.J.”,”Democrazia e impero. L’ Inghilterra fra il 1865 e il 1914.”,”FEUCHTWANGER insegna storia nell’Univ di Southampton. Tra le sue pubblicazioni: -Disraeli, Democracy and the Tory Party’ (1968) -Prussia: Myth and Reality (1970). -Gladstone. (1975)”,”UKIx-018″
“FEUCHTWANGER Lion”,”Mosca 1937. Diario di viaggio per i miei amici.”,”Nato a Monaco di Baviera nel 1887, Lion FEUCHTWANGER resse dal 1905 al 1910 una società letteraria sostenitrice della nuova letteratura: di quegli anni furono le sue prime opere (un romanzo e una commedia). La sua fama nacque e si impose nel 1926 con la pubblicazione – sotto altro titolo – di Süss l’ Ebreo, iniziato dieci anni prima. Seguono altri romanzi e alcune commedie di alterna fortuna. Accanto ai romanzi storici, il romanzo sociale (Successo) e i romanzi delle tragedie moderne (I fratelli Oppenheim, gli ebrei martoriati dal nazismo). Nel campo delle memorie questo suo lavoro è scritto in polemica con il famoso libello di André GIDE. Al quale seguirà il diario dell’ internamento (Francia amara). FEUCHTWANGER profugo dalla Germania accolto trionfalmente a Parigi nel 1933, fu internato nel 1940 per la sua origine tedesca. Sfuggito miracolosamente ai nazisti, si rifugiò negli Stati Uniti. “”Ho potuto constatare nel migliore dei modi come sia sana ed efficace la politica delle nazionalità dell’ Unione, osservando il loro metodo per risolvere l’ antica ed apparentemente insolubile questione ebraica. Il ministro zarista Plehwe non seppe far di meglio, a questo proposito, secondo le sue parole, che obbligare un terzo degli Ebrei a convertirsi, un terzo ad emigrare ed un terzo a morire. L’ Unione trovò un’altra strada. Essa ha assimilato la maggior parte dei suoi cinque milioni di Ebrei, all’altra parte ha messo a disposizione un vasto territorio autonomo ed i mezzi per la colonizzazione ed in questo modo si è creata parecchi milioni di cittadini attivi intelligenti e aderenti fanatici””. (pag 72) “”Già nel 1913 Lenin aveva scritto a Gorki: “”Abbiamo ora un magnifico Georgiano che lavora ad un lungo articolo sulla questione nazionale, questione di cui bisognerebbe occuparsi seriamente””. Stalin se ne occupò. Ebbe delle idee. Si affermò come organizzatore. Ma Stalin non è una persona affascinante, egli rimase in seconda linea vicino a Trotsky, abbagliante ed indaffarato. Trotsky è un buon oratore, probabilmente il migliore fra i viventi, egli sa trascinare. Stalin parla, come già dissi, con un certo umorismo, ma è lungo e monotono. La popolarità che l’ altro si acquistò di colpo, egli dovette conquistarsela lentamente.”” (pag 86) “”Non dimenticherò mai in che modo Giorgio Pjatakov stava davanti al microfono (…). Tranquillo e diligente, egli spiegava come aveva fatto a sabotare le industrie da lui dipendenti. Esponendo ed indicando col dito, faceva l’ impressione di un insegnante universitario, un professore di storia, che tiene una conferenza sulla vita e le gesta di un uomo morto da molto tempo, di nome Pjatakov, e che ha interesse a spiegare tutto fin nei minimi particolari, affinche i suoi ascoltatori e studenti capiscano bene.”” (pag 102) “”Devo confessare che, sebbene il processo mi avesse convinto della colpa degli accusati, il loro comportamento davanti al tribunale, nonostante gli argomenti dei Sovietici, non mi era del tutto chiaro. (…) Ciò non vuol naturalmente dire che possa dubitare del processo e dei suoi risultati. Quando mi si chiede la mia opinione, posso, sull’ esempio dello scrittore Ernst Bloch, citare Socrate, il quale, interrogato su alcune oscurità di Eraclito, rispose: “”Quello che ho capito è eccellente. Da ciò deduco che anche quello che non ho capito, sia pure eccellente””. (pag 106)”,”RUSS-160″
“FEUER Lewis S.”,”Marx and the Intellectuals. A Set of Post-Ideological Essays.”,”Lewis S. Feuer è nato a New York figlio di un lavoratore ebreo immigrato. Ha studiato ad Harvard ed è diventato professore di filosofia e scienze sociali nell’Università di Vermont prima e California poi. Ha pubblicato: ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ e ‘Marx and Engels: Basic Writings on Politics and Philosophy’. Contiene il capitolo: ‘American Travelers to the Soviet Union 1917-32: The Formation of a Component of New Deal Ideology’ (pag 100-140) Sulla presenza di intellettuali nei partiti socialisti europei (pag 56)”,”TEOC-633″
“FEUER Lewis S.”,”L’intellettuale scientifico. Origini psicologiche e sociologiche della scienza moderna.”,”Lewis S. Feuer è Professore di filosofia e scienze sociali e titolare del Corso “”Integrated”” di scienze sociali alla Università di California (Berkeley). Dal 1951 al 1957 è stato professore all’Università di Vermont. E’ autore pure di ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ (1958). “”«Il mondo (diceva Winthrop) è governato da leggi generali; e le leggi generali devono, per loro natura, essere suscettibili a volte di recare dolore. Tuttavia, si può ragionevolmente sostenere che leggi di questo tipo sono non soltanto sagge ma anche buone se nel loro insieme producono un massimo di bene (prendendo in prestito una espressione dei matematici); e ciò, la cosa presenta il più alto grado di probabilità, è valido per tutte le leggi di natura»”” (pag 306)”,”SCIx-485″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Francesco TOMASONI”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”””In breve: l’ idea è per me solo la fede nel futuro storico, nella vittoria della verità e della virtù, e ha solo un significato politico e morale; invece nel campo della filosofia teoretica vera e propria, e ciò in diretto contrasto con la filosofia hegeliana, dove avviene proprio l’ opposto, vale per me solo il realismo, il materialismo nel senso indicato. Io non posso purtroppo applicare a me il principio della filosofia speculativa invalsa fino ad ora: “”Tutto ciò che è mio lo porto con me””- l’ antico motto: “”Omnia mea mecum porto””. Ho proprio molte cose fuori di me che non posso trasportare con me in tasca o in testa, ma tuttvia annovero a me stesso…”””,”FILx-218″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Anna MARIETTI SOLMI”,”L’ essenza della religione.”,”Critica a Feuerbach. “”Gli scritti antihegeliani avevano, così, un carattere fondalmentalmente ambiguo: erano, da un lato, l’ espressione finale e conclusiva della critica di Feuerbach alla filosofia e alla religione (ed è questo l’ aspetto che colpisce in un primo tempo Engels e Marx, che si riferisce soprattutto alle Tesi e ai Principî quando, nei suoi primi scritti e fino al 1844, parla di Feuerbach in termini di adesione incondizionata). Ma le Tesi e i Principî ponevano anche, dall’altro, le basi di una filosofia e di una religione “”positive””, di una nuova filosofia a cui si attribuiva addirittura un valore religioso, di “”antropoteismo””: che è l’ aspetto a cui si sarebbe rivolta, più tardi, la critica marxiana””. (pag XVII-XVIII) Epicuro. “”Gli dei, dice Epicuro, vivono negli intervalli tra mondo e mondo. Perfetto: vivono solo nello spazio vuoto, nell’ abisso che c’è fra il mondo della realtà e il mondo della rappresentazione, fra la legge e la sua applicazione, l’ azione e il suo risultato, il presente e il futuro””. (pag 75) Opinione pubblica. “”””Dio governa il mondo””, d’accordo, ma questo Dio che governa il mondo è solo ciò che l’ opinione degli uomini considera come Dio, e in genere come permesso, giusto, sacro, buono, opportuno – è solo, in una parola, l’ opinione pubblica, dominante, consacrata, e cioè la fede di un’ età o di un popolo. Là dove l’ uomo suppone o crede che la sua vita non dipenda da una previsione o provvidenza, ma da una predestinazione, da un destino cieco e inevitabile (…), anche nella realtà la sua vita non dipende da alcuna provvidenza, poiché egli non chiede consiglio alla ragione per sapere se deve fare o tralasciare qualcosa, non prende misure precauzionali, si getta ciecamente nel pericolo””. (pag 112)”,”FILx-282″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”RELC-001-FC”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Norberto BOBBIO”,”Principi della filosofia dell’avvenire.”,”””Sarà quindi lecito concludere che Feuerbach, mosso all’assalto della religione tradizionale considerata come un”’antropologia di Dio’, giunge a dare al suo pensiero la configurazione di una ‘teologia dell’uomo’. Infiammato dal proposito di operare un superamento del pensiero tradizionale, ne realizza all’opposto, un rovesciamento: se la filosofia speculativa di Hegel non è una genuina filosofia ma una teologia tutta spiegata, l’antropologia di Feuerbach è, a pieno diritto, una teologia rovesciata. Spinto, infine, a filosofare dal desiderio di riformare la filosofia tradizionale, rimane ancora rinchiuso nello spirito della filosofia da riformare, come accadde all’altra Riforma, che fu una riforma del cristianesimo compiuta in nome e nello spirito del cristianesimo. Del resto, a questa Riforma, egli non nascose, in diversi momenti, la sua simpatia spirituale e al pensiero di Lutero, in uno dei più fervidi scritti del periodo della maturità (‘L’essenza della fede secondo Lutero’ del 1844), richiese quasi una giustificazione delle proprie idee. Si che a ragione il Windelband, in uno dei più acuti giudizi che del Feuerbach sia stato dato, ebbe a dire: «In certo rispetto la sua natura intera, schiettamente tedesca, può richiamare moltissimo Lutero. Vi è la stessa potente originalità, la stessa ingenua rozza sensibilità, lo stesso umorismo battagliero, non eccessivamente delicato, lo stesso spirito di verità, spinto fino alla testardaggine e privo di riguardi». La filosofia di Feuerbach non fu insomma, come egli ancora aveva preconizzato, la filosofia dell’avvenire; fu semplicemente una filosofia di transizione. Federico Engels nel suo noto saggio su ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ disse di colui che fu la maggior guida spirituale della sua generazione: «egli rimase a mezza strada anche come filosofo, dalla metà in giù materialista, dalla metà in su idealista».”” (pag X-XI, dall’Avvertenza, N. Bobbio)”,”FILx-362-FF”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Antonio BANFI”,”L’essenza del cristianesimo.”,”Mistero della creazione dal nulla (pag 89) Differenza tra cristianesimo e paganesimo (pag 129)”,”FILx-585″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”FILx-591″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contra el metodo. Esquema de una teoria anarquista del conocimiento.”,”FEYERABEND Paul K.(1924-1994), filosofo della scienza statunitense, di origine tedesca, ha sostenuto che la scienza si muove al di fuori di qualunque “”gabbia metodologica””. Ha scritto “”Contro il metodo”” (1970) e “”Il realismo scientifico e l’ autorità della scienza”” (1979).”,”SCIx-133″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. FEYERABEND è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di POPPER, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’ Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. E’ morto a Ginevra nel 1994. “”La teoria è piena di errori. Essa può però essere sviluppata, e potrebbe migliorare. L’ unità naturale delle valutazioni metodologiche non è perciò una singola teoria, bensì una successione di teorie, o un programma di ricerca; e noi non giudichiamo lo stato in cui un programma di ricerca si trova in un particolare momento, ne giudichiamo la storia, preferibilmente comparandola alla storia di programmi rivali. Secondo Lakatos i giudizi sono del genere seguente: “”Un programma di ricerca si dice che è progressivo fintanto che la sua crescita teorica anticipa la sua crescita empirica, cioè fintanto che continua a predire fatti nuovi con qualche successo…; è in stagnazione se la sua crescita teorica resta indietro rispetto alla sua crescita empirica, ossia fintanto che dà solo spiegazioni post hoc di scoperte casuali o di fatti anticipati da un programma rivale o in questo scoperti””. Un programma in ristagno può degenerare ulteriormente finché non contiene altro che “”solenni riasserzioni”” della posizione originaria, associate a una ripetizione, nei suoi termini propri, dei (successi dei ) programmi rivali.”” (pag 151)”,”FILx-273″
“FEYERABEND Paul K., a cura di Alberto ARTOSI”,”Il realismo scientifico e l’autorità della scienza.”,”Paul K. Feyerabend (1924) filosofo della scienza d’origine tedesca, insegna a Berkeley. Tra le sue opere principali. ‘Contro il metodo’ (1979), ‘La scienza in una società libera’ (1981).”,”SCIx-057-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. Feyerabend è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di Popper, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. È morto a Ginevra nel 1994.”,”SCIx-178-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo.”,”P.K. Feyerabend professore all’Università di Berkeley, California, a sviluppato la sua ricerca sui rapporti tra scienza e ideologia attaccanto i miti dell’ empirismo Recente la sua discussione con Popper, Lakatos, Kuhn e altri temi della scienza e del suo sviluppo.”,”FILx-415-FRR”
“FEYNMAN Richard P.”,”Richard P. Feynman. Fisica e oltre. I grandi della scienza.”,”””Quello che è certo è che non abbiamo una base di buona matematica per formulare la teoria dell’elettrodinamica quantistica; non sono buona matematica tutti i giri di parole necessari per descrivere la connessione tra ‘n’ e ‘j’ con ‘m’ ed ‘e’. Un interrogativo di grande profondità e bellezza ci viene proposto dal valore osservato della costante di accoppiamento ‘e’, cioè dell’ampiezza per emissione o assorbimento di un fotone reale da parte di un elettrone reale. Il valore di tale semplice numero determinato sperimentalmente risulta prossimo a -0,08542455. (E’ un numero che i miei amici fisici non riconosceranno, perché preferiscono ricordarlo come l’inverso del suo quadrato che vale 137,03597 con un’incertezza di circa 2 sull’ultima cifra decimale. Questo numero costituisce un vero rompicapo in da quando fu scoperto, oltre cinquant’anni fa, e tutti i migliori fisici teorici lo tengono incorniciato e appeso al muro e ogni giorno ci meditano su). Vi chiederete subito da dove venga questo valore della costante di accoppiamento: è connesso a ‘n’, o magari alla base dei logaritmi naturali? Nessuno lo sa. E’ uno dei più enigmatici enigmi della fisica, un numero magico che ci viene offerto nel mistero più assoluto. Si potrebbe quasi dire che a scrivere questo numero sia stata la “”mano di Dio”” e che noi “”non sappiamo come Egli abbia mosso la sua matita””.”” (pag 244-245)”,”SCIx-374″
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica, radiazioni, calore.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-214-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Elettromagnetismo e materia.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-215-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica quantistica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-216-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Consigli per risolvere i problemi di fisica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-217-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips”,”Il senso delle cose.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles.”,”SCIx-289-FL”
“FIC Victor M.”,”The Collapse of American Policy in Russia and Siberia, 1918. Wilson’s Decision not to Intervene (March-October, 1918).”,”Victor M. Fic, Professor Emeritus, was educated at the University of Political and Social Sciences in Prague and holds BA and MA degrees from the University of British Columbia, Vancouver; MA, Certificate of the Russian Institute and PhD in International Law and Relations from Columbia University, New York; Diploma in Indology from Maharajah’s College of the University of Mysore, India; and PhD in Asian Studies from Jawaharlal University, New Delhi, India. The author held academic and administrative appointments at the University of Rangoon, Burma, and at the Chinese Nanyang University in Singapore, where he served as Head of the Department of Government and Public Administration, and Director of the Institute for Southeast Asian Studies. He also taught at the National University in Singapore, in its Faculty of Law. Preface, Introduction, Maps, Appendix, Bibliography, Notes, Index,”,”USAQ-019-FL”
“FICARRA Aldo”,”Giuda non tradì Gesù.”,”Pietro non morì a Roma (pag 105) L’autore, Aldo FICARRA nato a Piana degli Albanesi nel 1920, vive a Milano dove esercita la professione di avvocato. E’ cultore di studi storici e letterari. “”I Vangeli risentono (…) della iniziale lacuna di fonti documentali e rispecchiano lo stile delle tradizioni oralmente tramandate. (…).”” (pag 185) “”Il mito mitralico aveva fissato al 25 dicembre la commemorazione di Mitra. Poiché tutti i popoli antichi celebravano le feste natalizie dei loro dèi al 25 dicembre e non avendo i cristiani una loro data certa mutuarono dalle altre religioni e principalmente dai mitralici la data del 25 dicembre sostituando al “”natalis invicti”” il “”natalis domini””. La tradizione cristiana ha mutuato molto dal mitraismo, poiché furono proprio i mitraisti che ospitarono per secoli nelle loro catacombe (i mitrei) i primi cristiani e i loro riti. E ciò in forza del diritto di asilo che allora, in tutte le religioni dell’ impero romano, veniva praticato senza distinzione di razza, nazionalità e lingua. Anzi venivano ammessi nel tempio, come membri con il nome di ‘cripti (occulti).”” (pag 214)”,”RELC-216″
“FICHAUT André”,”Sur le pont. Souvenirs d’un ouvrier trotskiste breton.”,”Jeune apprenti mécanicien brestois, André Fichaut rejoint le mouvement des Auberges de la jeunesse au lendemain de la seconde guerre mo ndiale. Il y rencontre le mouvement trotskiste et en devient un militant. Militant syndical sur les chantiers navals puis à l’EDF, il est, dans les années 1950, membre du PCF et pratique l’entrisme dans le parti stalinien. Préface par Alain KRIVINE, Cahier photos et iconographie,”,”TROS-085-FL”
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”FILx-031″
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”TEOP-010″
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Luca FONNESU”,”Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza.”,”La traduzione del ‘Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza’ è stata condotta sul testo dell’edizione critica delle opere di Fichte curata dall’Accademia delle Scienze di Monaco (Stoccarda 1962 sgg.).”,”FILx-041-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Carla DE-PASCALE”,”Il sistema di etica secondo i principi della dottrina della scienza.”,”L’opera si colloca in un periodo singolare della biografia intellettuale di Fichte, al termine di una parabola che si venne a delineare negli anni brevi ma intensi della sua permanenza all’Università di Jena, punto di partenza per una carriera accademica tanto rapida quanto prestigiosa. in questa città il filosofo eragiunto, nella primavera del 1794, assistito da una serie di circostanze favorevoli, che gli avevano consentito di inaugurare sotto i migliori auspici una nuova fase della sua esistenza.”,”FILx-042-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb”,”Sul concetto della dottrina della scienza. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La filosofia è una ‘scienza’; su questo tutte le definizioni della filosofia sono tanto d’accordo, quanto sono divise nela determinazione dell”oggetto’ di questa scienza”” (pag 15)”,”FILx-517″
“FICHTE Johann GottliebFICHTE Johann Gottlieb, a cura di Barbara ALLASON”,”Discorsi alla nazione tedesca.”,”Libro intonso”,”FILx-285-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”Le due opere qui tradotte sono le prime in cui Fichte espone pubblicamente la dottrina della scienza.”,”FILx-337-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La contraddizione non è affatto già risolta mediante il concetto della determinazione reciproca”” (pag 107)”,”FILx-031-FRR”
“FICHTENAU Heinrich von”,”L’ Impero carolingio. (Tit.orig.: Das karolingische Imperium)”,”FICHTENAU Heinrich von (Linz 1912) ha insegnato storia medievale all’ Università di Vienna. Allievo di Hans HIRSCH gli è successo nel 1962 quale direttore dell’ Istituto Austriaco per la Ricerca Storica. Membro dell’ Accademia Austriaca delle Scienze, ha collaborato al Monumenta Germaniae Historica. Studioso di storia diplomatica ha pubblicato ‘Mensch und Schrift im Mittelalter’ (1946), ‘Askese und Laster in der Anschauung des Mittelalters’ (1948) e ‘Der junge Maximilian, 1459-1482′ (1959). “”L’ influenza politica dei gruppi nobiliari doveva presto neutralizzare quelle aspirazioni alla giustizia sociale, che s’eran affermate con così felice auspicio, durante i primi tempi del governo di Ludovico il Pio. L’ opera di mutuo soccorso delle Gilde e di altre associazioni del genere non si svolse in armonia con le direttive del governo, anzi i signori furono spinti ad usare contro di esse i mezzi coercitivi della loro autorità. Una lettera di Ludovico all’ arcivescovo di Treviri mostra come a corte – nonostante tanta retorica sull’ unità di tutti i cristiani – si continuasse ancora a pensare che la condizione servile fosse “”ignominiosa”” e “”sporca””, e che solo la gente “”onorevole”” potesse adempiere agli uffici ecclesiastici. Anche nei conventi che godevano del diritto di libera elezione dell’ abate, si rimaneva nel dubbio, quando si prospettava la possibilità di eleggere un abate di bassa condizione sociale””. (pag 299)”,”EURx-206″
“FIEDLER F. FINGER O. FRIEDRICH H. RUHNOW M. STEUßLOFF H. a cura”,”Dialektischer und historischer Materialismus. Lehrbuch für das marxistisch-leninistische Grundlagenstudium.”,”Libro della DDR Dono M. Ferraresi”,”LENS-286″
“FIELDHOUSE David Kenneth”,”L’ età dell’ imperialismo 1830-1914.”,”David K. FIELDHOUSE è nato a Mussoorie (India) nel 1925. Ha studiato in Inghilterra (Cheltenham e Oxford). Ha insegnato ad Oxford e a Camberra in Australia. E’ stato visiting professor alla Yale University. Attualmente (1975) è al Nuffield College di Oxford. Ha pubblicato anche ‘Gli imperi coloniali’.”,”EURx-094″
“FIELDHOUSE David K.”,”Politica ed economia del colonialismo, 1870-1945.”,”ANTE1-19 D.K. FIELDHOUSE (India, 1925) è docente al Nuffield College di Oxford ed autore di ‘Gli imperi coloniali dal XVIII secolo’ (1967) e ‘L’età dell’imperialismo’.”,”ECOI-242″
“FIELDHOUSE David K.”,”Gli imperi coloniali dal XVIII secolo.”,”David K. Fieldhouse è nato nel 1925, dopo aver frequentato la Dean Close School a Celtenham ha studiato al Queen’s College do Oxford (diploma d’onore in storia moderna), dal 1950 al 1952 ha insegnato all’Haileybury College, dal 1953 al 1957 è stato lettore di storia alla Canterbury University (Nuova Zelanda), dal 1958 è Beit lector per la storia del Commonwealth all’Università do Oxford, ha pubblicato articoli sulla storia dell’impero britannico e ha collaborato a un source-book sulla storia moderna dell’Inghilterra e del Commonwealth, nel 1865 è stato visiting professor all’History Department dell’Australian National University a Canberra.”,”EURx-032-FL”
“FIELDS Nic”,”Roma contro Cartagine.”,”Il fattore demografico un fattore importante alla base della superpotenza militare di Roma. “”La seconda guerra punica rivelò il potere latente di Roma: la sua capacità di produrre soldati. Fino a quel momento Roma aveva combattuto la maggior parte delle sue guerre con due eserciti consolari, ognuno composto da due legioni e con il solito supplemento dei contingenti alleati. Polibio (III, 107,9) afferma che per la prima volta nella storia, durante la campagna di Canne vennero mobilitate otto legioni. Ma in realtà il totale delle legioni assoldate da Roma era dieci, perché oltre alle otto di Canne, ce n’erano altre due in Spagna. Nel 211 a.C. il numero delle legioni in campo era aumenato fino a venticinque. Ciò significa che, contando anche i contingenti alleati e le forze navali, Roma aveva mobilitato cinque circa 250.000 uomini (Brunt 1971: 419-422). Priprio come pare abbia predetto Cinea, fidato ambasciatore di re Pirro, il mostro dalle molte teste poteva rigenerarsi e continuare a combattere (Plutarco, ‘Pyrrhos’, XIX, 7). Questa inesauribile riserva di uomini è una delle chiavi della vittoria finale di Roma su Annibale. Secondo Tito Livio (XXII, 49, 15), a Canne Roma perse circa 50.000 uomini, cioè l’80 per cento delle sue truppe. Il numero delle perdite subite dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati durante i primi giorni della battaglia della Somme nel 1916 non è neanche paragonabile al colpo sconvolgente inflitto ai romani (19.240 morti, 25.493 feriti, 2.152 dispersi e 585 prigionieri). Nessun altro stato dell’antichità avrebbe mai potuto sopravvivere a una disfatta tanto devastante. Roma poteva conare anche sull’appoggio fondamentale dei soi possedimenti più vicini, le comunità latine”” (pag 87)”,”STAx-027-FV”
“FIESCHI Roberto”,”Scienza e guerra.”,”Raccolta di testi pubblicati sulla stampa periodica in particolare ‘Scienza esperienza’, L’Unità, Rinascita, Critica marxista. Roberto Fieschi (Cremona, 1928) è stato ordinario di struttura della materia nell’Università di Parma. Ha pubblicato ‘Dalla pietra al laser’ (1986) e una ‘Enciclopedia della fisica’.”,”QMIx-295″
“FIESCHI Roberto”,”L’invenzione tecnologica.”,”Dono di Mario Caprini”,”SCIx-563″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa, 1891-1924.”,”Il libro è opera di uno storico che è allo stesso tempo un narratore, pittore di miniature e di affreschi. Orlando FIGES, nato a Londra nel 1959, è prof di storia al Trinity College di Cambridge. E’ autore di importanti studi. Per la ‘Tragedia di un popolo’ ha vinto il W.H. Smith Literary Award.”,”RIRO-010″
“FIGES Orlando KOLONITSKII Boris”,”Interpreting the Russian Revolution. The Language and Symbols of 1917.”,”FIGES è professore di storia al Birbeck College. KOLONITSKII è Senior Researcher all’ Institute of History of the Academy of Science di Pietroburgo.”,”RIRx-101″
“FIGES Orlando”,”Sospetto e silenzio. Vite private nella Russia di Stalin.”,”FIGES Orlando (Londra 1959) insegna storia al Birkbeck College della University of London. Ha scritto ‘La tragedia di un popolo’ (1997). Le bambinaie. “”Un’altra portatrice dei valori tradizionali russi all’interno della famiglia sovietica era la bambinaia, naturale alleata della nonna. C’erano bambinaie in molte famiglie urbane, soprattutto nelle case dove entrambi i genitori lavoravano. Moltissime venivano dalla campagna, soprattutto dopo il 1928, quando milioni di contadini affluirono nelle città per sottrarsi alla collettivizzazione, portando con sé usi e costumi rurali. In pratica, tutti i bolscevichi assumevano bambinaie per accudire i figli. Per la maggior parte delle iscritte al partito era una necessità concreta, almeno fino a quando lo Stato non avesse fornito asili nido per utti, perché lavoravano fuori casa.”” (pag 52)”,”RUSU-220″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RIRx-040-FL”
“FIGES Orlando”,”La danza di Natasia (Natascia). Storia della cultura russa (XVIII-XX secolo)”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RUSx-083-FL”
“FIGES Orlando”,”The Whisperers. Private Life in Stalin’s Russia.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. List of Illustrations, Note on Proper Names, Maps, Family Trees, Introduction, Afterword and Acknowledgements, Notes, Permissions, Sources, About the Author, Index,”,”RUSS-046-FL”
“FIGES Orlando”,”Peasant Russia, Civil War. The Volga Countryside in Revolution (1917-1921).”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. Acknowledgements, Introduction, List of Illustrations, Listo of Maps, List of Tables, Glossary of Russian Terms Used in the Text, List of Abbreviations, Note on Dates, Conclusion, Appendix, Bibliography, Index of Place-Names, General Index, This Paperback Edition, Foto episodi di cannibalismo da parte dei contadini durante la grande carestia e fame (1921)”,”RIRO-134-FL”
“FIGNER Vera”,”Mémoires d’une révolutionnaire.”,”””Vera Nikolaevna Figner Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Vera Figner verso il 1880 Vera Nikolaevna Figner, detta Filippova, in russo (San Pietroburgo, 7 luglio 1852 – Leningrado, 15 giugno 1942), è stata una politica russa, rivoluzionaria anarchica populista russa del movimento dei narodniki. Dopo gli studi all’istituto femminile Rodionovsky a Kazan’ 1863-1869 Vera si trasferì a Zurigo dove studiò medicina all’università 1872-1875. Lì, nel 1873, venne a contatto con il club Frichi che divenne il nucleo dell’Organizzazione Rivoluzionaria Sociale Panrussa. Tornata a San Pietroburgo nel 1875 si unì al gruppo dissidente che formò la Zemlja i volja (Terra e libertà). Nel 1876 partecipò alle manifestazioni di Kazan’. Come assistente di un medico fece, in accordo con le teorie populiste, la sua “”discesa al popolo”” e propagandò la rivoluzione sociale nei paesi presso Samara e Saratov dal 1877 al 1879. Nel 1879 al congresso di Voronež di Zemlja i Volja, Vera Figner si schierò con il gruppo Narodnaja volja (Volontà del popolo) di cui divenne un membro del comitato esecutivo. Continuò la sua attività di propagandista tra i marinai e i soldati di Kronštadt nei pressi di San Pietroburgo, fu tra le promotrici della struttura terroristica e armata e pianificò l’assassinio, fallito, dello zar Alessandro II ad Odessa nel 1880 e quello, riuscito, a San Pietroburgo il 1º marzo 1881. Dopo la repressione poliziale Vera fu il solo membro del Comitato Esecutivo che sopravvisse. Dal 1882 cercò di riorganizzare il gruppo ma a causa del tradimento di Sergej Degaev il 10 febbraio 1883 fu arrestata a Char’kov e passò venti mesi in isolamento nelle carceri della Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Condannata a morte la pena fu commutata all’ergastolo da scontarsi nella prigione-fortezza di Schlüsselburg presso il lago Ladoga. Nel 1904 Vera Figner fu esiliata nella regione di Archangel’sk e quindi in quella di Kazan’, infine a Nižnij Novgorod. Grazie ai disordini del 1905 riuscì a lasciare l’esilio e la prigione e nel 1906 espatriò, iniziando così un giro dell’Europa per tenere conferenze sulle situazioni delle carceri zariste e sulla situazione dei prigionieri politici in Russia. Nel 1912 in Italia pubblicò il volumetto Le carceri russe. Nel 1915 tornò definitivamente in Russia. Non partecipò alla rivoluzione bolscevica del 1918. Negli anni della guerra civile scrisse Memorie di una rivoluzionaria che è tuttora considerato uno dei migliori esempi di memorialistica russa. Tradotto in molte lingue incontrò un notevole successo. La traduzione in francese del 1929 fu opera del famoso rivoluzionario Victor Serge. Vera Figner divenne membro della Società di ex-Prigionieri e Esiliati Politici e scrisse per la rivista Ergastolo ed esilio . Fu processata sotto Stalin nel 1931 ma morì libera, seppure sotto stretta sorveglianza nel 1942 a Mosca. Nel film Padenie dinastii Romanovych di Esfir Shub del 1927 è possibile vedere Vera Figner ripresa da vecchie pellicole documentaristiche. A Vera Figner Hans Magnus Enzensberger dedicò un saggio nel suo Politica e crimine: nove saggi (Torino, Bollati Boringhieri, 1998).”,”MRSx-046″
“FIGUERAS André”,”Scandale de la Résistance.”,”‘La Résistance mise a nu.’ FIGUERAS A. ‘PCF, partito dei 75.000 falsi fucilati’ (pag 30) “”Philippe Aziz l’a noté, dans sa redoutable quoique incomplète ‘Histoire de la Gestapo française. Pendant l’Occupation allemande, il y eut beaucoup plus de Français au service de l’ennemi qu’à celui de la libération. Je sais que, depuis, il a semblé convenable d’affirmer le contraire, mais non: les vrais résistants – même si l’on compte parmi eux les forbans et les mythomanes -, n’ont jamais été qu’une poignée, comme, plus tard l’O.A.S. en Algérie.”” (pag 151)”,”FRAV-136″
“FIGUERES Leo”,”Le trotskisme cet antileninisme.”,”Giudizio lenin su Trotsky e Stalin e questione coesione del partito e del comitato centrale (il partito poggia su due classi…) “”Notre Parti s’appuie sur deux classes; aussi sa dislocation serait-elle possible et sa chute inevitable si l’ accord ne pouvait se faire entre ces deux classes. Dans cette eventualité, il serait vain de prendre telles ou telles mesures ou de descourir en general sur la cohesion de notre Comité central. Aucune mesure ne sera capable en ce cas de prevenir la scission. J’espere cependant que c’est un avenir trop éloigné et un évenement trop invraisemblable pour qu’il faille en parler.”” (Lenin tomo 36 delle ‘Oeuvres’ in francese). (pag 118) Tentativo di Trotsky di costituire un altro partito: “”Trotsky accentua son activité clandestine. Elle culmina avec l’ envoi d’une lettre circulaire aux groupes d’ opposition, datée 21 octobre 1928, dans laquelle il caractérisa le regime sovietique comme un “”kerenskisme à l’ envers””, c’est-a-dire comme un regime conduisant au capitalisme, et ou il appela à organiser greves et manifestations et à ne pas reculer devant une guerre civile”” (pag 151-152)”,”TROS-086″
“FIGUERES Léo”,”Jeunesse militante. Chronique d’ un jeune communiste des années 30-50.”,”URSS: Stalin coglie segni dell’ offensiva imminente della Wehrmacht. “”Nous sentions la menace d’agression hitlérienne contre l’ Union soviétique se préciser. Nous n’avions pas attaché une autre signification à la désignation de Staline comme président du Conseil des Commissaires du Peuple à mi-mai. Cette concentration officielle des pouvoirs entre les mains du dirigeant soviétique le plus responsable était le signe d’un péril imminent. De plus, la presse de Vichy et les journaux suisses qui parvenaient à Lyon laissaient passer des informations qui montraient qu’après s’être assuré le contrôle des Balkans Hitler se préparait à une aventure antisoviétique.”” (pag 121) Secondo Figueres il PCF avrebbe iniziato la resistenza prima dell’ Operazione Barbarossa. “”Il est ridicule de prétendre, comme persistent à le faire certains historiens réactionnaires, que la résistance anti-allemande des communistes francais a commencé le 21 juin 1941. Mille faits démontrent le contraire, tant en zone occupée qu’ne zone dite libre (…)””. (pag 122)”,”PCFx-065″
“FIGUÈRES Léo”,”Une longue marche. Regards sur le mouvement ouvrier et populaire en France de la Révolution à nos jours.”,”Léo Figuères , nato nel 1918, tipografo di formazione, comincia molto giovane la sua azione di militante operaio. Diventa portavoce delle organizzazioni giovanili del Fronte Popolare in occasione della riunione del 14 luglio 1935. Entrato nella resistenza in Corsica nell’estate del 1940, dirige dal 1941 al 1944, a Lione, la direzione della Gioventù comunista clandestina per la zona sud della Francia. Dopo altri incarichi sempre relativi alla gioventù, diventa direttore di ‘Avant-Garde. Con questo titolo compie un viaggio in Vietnam (1950) durante la guerra e a questo proposito scrive un reportage e un libro che in seguito gli varranno una condanna. Segretario del CC del PCF dal 1959 al 1964, direttore dei ‘Cahiers du communisme’ fino al 1976, sindaco di Malakoff e consigliere generale fino al 1996.”,”MFRx-371″
“FILANGIERI Gaetano, a cura di Franco VENTURI”,”Scritti.”,”””Da una parte la corrente più utopistica e feconda insieme, composta da Franscescantonio Grimaldi, Gaetano Filangieri, Francesco Mario Pagano, e tanti altri, che costituirono il più bel frutto del Settecento meridionale, il momento di fulgore e di gloria della cultura napoletana.e che crearono tutta un’ideologia diretta contro il feudalesimo, sospinti da una vigorosa volontà di libertà e d’eguaglianza, nutriti da tutta la cultura del tardo illuminismo francese, così come dalle nuove speranze che cominciavano ad albeggiare oltre oceano, in America. Saranno loro a porre in temini filosofici, politici ed economici i problemi dell’eguaglianza in un mondo così diseguale come quello del meridione italiano, i problemi della fisiocrazia europea in una società in cui i nobili erano così disadatti, almeno in genere, a compiere quella funzione che altrove era affidata ai proprietari terrieri, francesi, inglesi ed americani, i problemi infine di uno stato riformatore ed amministratore; come quello che sapevano contemporaneamente realizzare Leopoldo in Toscana e Giuseppe II in Lombardia.”” (pag 133)”,”TEOP-251″
“FILANGIERI Gaetano, Cavalier”,”Riflessioni politiche su l’ultima legge del Sovrano, Che riguarda la riforma dell’amministrazione della Giustizia.”,”‘Gaetano Filangieri (1753-1788) è stato un giurista e filosofo italiano del Regno di Napoli, noto per il suo contributo all’illuminismo. Nato a San Sebastiano al Vesuvio, proveniva da una famiglia aristocratica e ricevette un’educazione rigorosa. Abbandonò la carriera militare per dedicarsi agli studi giuridici, laureandosi in legge nel 1774. Filangieri è celebre per la sua opera “”La Scienza della Legislazione””, un trattato in sette volumi che affronta temi di diritto politico, economico, criminale, educativo e religioso. Quest’opera influenzò profondamente il pensiero illuminista europeo e ispirò anche la Costituzione degli Stati Uniti d’America. Nonostante la sua breve vita, Filangieri lasciò un’impronta duratura nel campo della filosofia e del diritto, rappresentando una voce riformatrice in un’epoca di grandi cambiamenti sociali e politici. Gaetano Filangieri è anche autore dell’opera “”Riflessioni politiche”” pubblicata nel 1774. Questo lavoro rappresenta uno dei suoi primi contributi al pensiero politico e giuridico, in cui esplora temi di grande rilevanza per il suo tempo, come la giustizia, la legislazione e la riforma delle istituzioni’ (f. copilot)”,”DIRx-010-FMB”
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1999.”,”FILARDO è archivista alla Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-112″
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1998.”,”FILARDO è archivista al Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-127″
“FILATOV Sergej MALASENKO Aleksej, a cura”,”Islam e politica nello spazio post-sovietico.”,”Processo di islamizzazione dell’Asia centrale e tentativi di Turchia e Iran di espansione propria influenza in area ex-sovietica”,”RUSx-201″
“FILESI Teobaldo”,”Evoluzione storico-politica dell’ Africa.”,”””Il 15 luglio 1924, in virtù della Convenzione anglo-italiana sottoscritta a Londra, la Gran Bretagna trasferiva all’ Italia, a titolo di compenso coloniale per la partecipazione al conflitto mondiale, il territorio in riva destra del Giuba, comprendente il Giubaland propriamente detto e una zona del distretto settentrionale del Chenia, annessi con decreto-legge 10 giugno 1926, n. 1118 alla Somalia””. (pag 130)”,”AFRx-026″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’ Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-055″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-007-FV”
“FILINIS Kostas”,”Teoria dei giochi e strategia politica.”,”Kostas Filinis si trova oggi in carcere per una condanna all’ergastolo subita il 20/11/1967, alla fine del primo grande processo organizzato dai colonelli contro la resistenza greca. Intellettuale e dirigente del partito comunista, Filinis sta pagando il prezzo di una vita che fin dall’inizio è stata quella di un militante coraggioso e fermo nella dura battaglia che la Grecia democratica ha condotto e conduce per instaurare la libertà e il socialismo nel proprio paese. Nato ad Atene nel 1921, Kostas Filinis aderì al partito comunista nel corso della resistenza antifascista e fu uno dei promotori dell’EPON, l’organizzazione sorta nel 1943 dalla fusione di vari gruppi giovanini di sinistra. Nel 1944, interruppe gli studi di architettura per partecipare alle azioni di guerra che l’Esercito di liberazione nazionale ELAS intraprese contro l’intervento militare britannico in Grecia. Dopo la liberazione divenne direttore di Nea Ghenia (Nuova generazione) organo mensile dell’EPON. Nel 1954, dopo l’erresto e l’uccisione di due suoi compagni, Belojannis e Plumbidis, anche Kostas Filinis viene arrestato è condannato a venti anni di reclusione. Il 21/4/1967, si ha il colpo di Stato dei colonelli. Nel maggio Filinis partecipa con Mikis Theodorakis alla fondazione del Fronte patriottico e, tra l’altro, cura l’organizzazione della tipografia clandestina dove si stampa il giornale del Fronte Nea Ellada. Il 14/8/1967 viene di nuovo arrestato e condannato all’ergastolo.”,”SCIx-157-FL”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata. Una bambina racconta Sarajevo.”,”Slata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. E’ figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-001-FMP”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata.”,”Zlata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. É figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-093-FL”
“FILIPPAZZI Franco”,”Tecnologia dell’ elaboratore elettronico. Situazione attuale e prospettive.”,”F. FILIPPAZZI è direttore di ricerca scientifica della Honeywell Information Systems Italia.”,”SCIx-146″
“FILIPPI Francesca B.”,”Da Torino a Bangkok. Architetti e ingegneri nel Regno del Siam.”,”Francesca B. Filippi (Torino 1974) è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, docente incaricato del Politecnico di Torino. Bangkok, che in thailandese significa “”villaggio degli ulivi””, in thai ufficialmente denominata Krung Thep Maha Nakhon o Krung Thep (è la capitale e la città più estesa e popolosa della Thailandia, situata lungo il fiume Chao Phraya, nei pressi del golfo della Thailandia. Secondo il censimento del 2020 gli abitanti erano 10,539 milioni, il 15,3% della popolazione del Paese, mentre erano oltre 14 milioni (22,2%) quelli che vivevano nella regione metropolitana nel 2010, che comprende anche le province circostanti.[2] Tra le città più popolose e trafficate del mondo,[3] nonché una delle destinazioni preferite del turismo mondiale, a partire dalla seconda metà del XX secolo ha conosciuto un rapidissimo sviluppo industriale, rappresentando una delle città economicamente più potenti del Sud-est asiatico.[4] L’economia di Bangkok si è classificata come la sesta tra le città asiatiche in termini di PIL pro capite, dopo Singapore, Hong Kong, Tokyo, Osaka-Kobe e Seul a partire dal 2010, rendendola una delle città più importanti in Asia. (wikip)”,”ASIE-001-FFS”
“FILIPPINI Carlo, collaborazione di Giovanna IANNANTUONI, contributo di Ralph KLEMP”,”Rapporto Indonesia. Un gigante in marcia.”,”Carlo FILIPPINI è professore ordinario di Economia dello sviluppo e direttore dell’ ISESAO (Istituto di Studi Economico-Sociali per l’ Asia Orientale) dell’ Università Commerciale “”Luigi Bocconi”” di Milano. Minacce per l’ industria italiana ed europea. “”L’ Unione Europea osserva con attenzione le importazioni dal Sud-Est asiatico a motivo di ricorrenti accuse di concorrenza sleale rivolte verso imprese dell’ area e in parecchi casi ha iniziato procedure per verificare l’ esistenza di dumping. Inoltre sono stati imposti dazi all’ importazione e quote ad alcuni paesi per prodotti quali i tessuti sintetici, i capi di seta e cotone (dalla Cina) e i giocattoli. La motivazione sta nel pericolo che queste importazioni hanno per l’ occupazione europea. In termini di medio-lungo periodo si può prevedere che le imprese dei paesi che possiedono vantaggi comparati (come l’ accesso privilegiato a particolari materie prime oppure costi di manodopera strutturalmente bassi) e hanno le risorse finanziarie per uno sviluppo integrato dell’ industria, spiazzeranno i concorrenti europei””. (pag 54)”,”ASIE-014″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”””Mi ha spinto l’ urgenza di fissare alcune idee nate dalle impressioni via via che esse si facevano più contrastanti e profonde, derivanti dalla lettura del fondamentale ‘Staatskunst und Kriegshandwerk’ di Gerhard Ritter (…)””. (nota introduttiva) Moltke contro slavi e latini. “”Ritter vede formarsi in Moltke giovane un nazionalismo per così dire aperto, immune “”da risentimenti contro l’ Austria e da quel rapporto personale di vassallaggio verso la dinastia degli Hohenzollern che caratterizzò sempre la vecchia nobiltà militare prussiana””; e bisogna essere d’accordo con lui, se ci si limita a considerare Moltke nel più ristretto ambito degli “”junker”” della sua generazione, e così anche quando Ritter nota che il suo nazionalismo era più “”di tipo popolare che statale, pantedesco in senso largo””; ma quando aggiunge che esso era “”alimentato dall’ idea della missione colonizzatrice della Germania nel mondo intero, e in particolare della missione austriaca nell’ Europa sudorientale; e non privo di entusiasmo romantico per una fusione di tutte le nazioni germaniche contro gli slavi e i latini””, è impossibile non riconoscere i segni premonitori del confluire di questo sentimento in un altro, più generalizzato e comune ad un più vasto strato di opinione, consolidatosi poi alla fine del secolo XIX. Ritter rileva, è vero, in Moltke anche la convinzione che esistesse una “”comunanza di interessi tra la politica germanica e inglese””: ma più importante sarebbe accertare se questa “”comunanza”” si ponesse in modo paritario, secondo la maniera tradizionale, ovvero in modo subordinato e lo stesso vale per la “”missione”” austriaca nell’ Europa sudorientale.”” (pa 31)”,”RAIx-164″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”Guerra e diplomazia. “”Nonostante questa precisazione, che tuttavia fa fatta, Bismarck rimaneva in sostanza più fedele dei suoi successori alla concezione che la guerra non è che uno degli strumenti con cui si possa fare la migliore politica estera a vantaggio dello Stato, concetto questo che i suoi epigoni smarriranno progressivamente preferendo l’ altro, l’ essere cioè le relazioni internazionali uno stato di perenne conflitto, e la guerra il mezzo più chiaro per esprimerlo: così ad esempio, può essere definita la “”Risikgedanke”” di Tirpitz; così anche l’ atteggiamento di Caprivi, non condiviso da Bismarck, di particolare interesse perché comportava una maniera assai diversa di concepire le funzioni stesse del Cancelliere in quanto tale, nei suoi rapporti con il potere supremo e i militari (1)””. (pag 60-61) (1) Dopo la sua nomia a Cancelliere, Caprivi avrebbe confidato a Bismarck come egli concepiva l’ esercizio della sua carica: “”Se io in battaglia, alla testa del mio decimo corpo d’ armata, ricevo un ordine la cui esecuzione temo faccia perdere la battaglia e il corpo stesso, e se l’ esposizione dei miei timori oggettivi è inutile, non mi resta altro che eseguire l’ ordine e andare a picco. Che fare poi? Un uomo in mare!””: Bismarck, (op.cit., vol III pag 155)”,”GERQ-055″
“FILLIEULE Renaud”,”L’école autrichienne d’économie. Une autre hétérodoxie.”,”FILLIEULE Renaud è professore all’Università di Lille 1 e membro del Laboratoire CLERSE’.”,”ECOT-206″
“FILLOUX Jean-Claude, a cura di Gianni TIBALDI”,”La personalità.”,”Gianni TIBALDI è professore di psicologia della personalità e delle differenze individuali nella Facoltà di Psicologia dell’ Università di Padova. FILLOUX è professore all’ Università di Parigi Nanterre. “”Uno degli aspetti dell’alienazione del proletariato, è rappresentato precisamente dal fatto che, per il proletariato, l’accesso ai tesori più preziosi delle lettere e delle arti è limitato quanto la capacità effettiva di aprirsi al mondo per viaggi, crociere ecc., se si prende la parola orizzonte alla lettera. Si arriva fino ai compiti ripetitivi e frammentati della grande industria che, come ha dimostrato G. Friedmann, esercitano la loro influenza sulla personalità dell’operaio: la psicoanalisi da molto tempo ha osservato che l’individuo ha bisogno, per il proprio equilibrio, di portare a termine un lavoro iniziato; il lavoro alla catena di montaggio frustra questa motivazione essenziale, e diventa responsabile di comportamenti di instabilità e di compensazione che realizzano tutti i tipi di risposta alla frustrazione. Inoltre, la classe agisce, come ha osservato Dufrenne, “”sia proponendo una norma che esercitando una causalità. (…)”” (pag 126)”,”TEOS-158″
“FILO-DELLA-TORRE Paolo”,”Thatcher, la Bambola di Ferro.”,”Ex libris Tino Albertocchi Ritaglio di giornale in allegato FILO-DELLA-TORRE-P. giornalista e corrispondete di ‘Repubblica’ a Londra.”,”UKIx-120″
“FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”RELC-385″
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo (Univ. Torino); Marcello Massenzio, Storia delle religioni (Univ. Tor Vergata, Roma); Massimo Raveri, Religioni e filosofie (Ca’ Foscari, Venezia), Paolo Scarpi, Storia delle religioni e religioni del mondo classico (Univ. Padova).”,”RELx-001-FGB”
” FILORAMO Giovanni”,”Che cos’è la religione. Temi metodi problemi.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-015-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-044-FL”
“FILORAMO Giovanni LUPIERI Edmondo PRICOCO Salvatore saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’antichità.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Edmondo Lupieri Università di Udine. Salvatore Pricoco Universià di Catania.”,”RELC-061-FL”
“FILORAMO Giovanni”,”La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Cristianesimo e società antica’ (con S. Roda)”,”RELC-002-FSD”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Luigi CAGNI Enrico CAMPANILE Hubert CANCIK Sergio DONADONI Francesco FEDELE Gherardo GNOLI Franca PECCHIOLI DADDI Anna Maria POLVANI Paolo SCARPI Giulia SFAMENI GASPARRO Mario TORELLI Paolo XELLA”,”Storia delle religioni. I. Le religioni antiche.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-022-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Cesare ALZATI Fulvio FERRARIO Jacques GADILLE Cristiano GROTTANELLI Giorgio JOSSA Daniele MENOZZI Grado Giovanni MERLO Lorenzo PERRONE Salvatore PRICOCO Paolo RICCA Paolo SACCHI Giuliano TAMANI”,”Storia delle religioni. II. Ebraismo e Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-023-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Khaled FOUAD ALLAM Sergio NOJA Kurt RUDOLPH Giulia SFAMENI GASPARRO Alberto VENTURA”,”Storia delle religioni. III. Religioni dualiste. Islam.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-024-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Martin BAUMANN Heinz BECHERT Giuliano BERTUCCIOLI Pier Paolo DEL CAMPANA Carlo DELLA CASA Lionello LANCIOTTI Fosco MARAINI Stefano PIANO Mario PIANTELLI Ramon N. PRATS Paolo SANTANGELO Erik ZÜRCHER”,”Storia delle religioni. IV. Religioni dell’India e dell’estremo Oriente.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-025-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Enrico COMBA Iris GAREIS Jane Marie LAW Alfredo LÓPEZ AUSTIN Alessandro LUPO Ugo MARAZZI Jean-François MAYER Anna PAINI Jean SÉGUY Danièle VAZEILLES”,”Storia delle religioni. V. Religioni dell’America precolombiana e dei popoli Indigeni.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-026-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-066-FL”
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Marcello Massenzio insegna Storia delle religioni presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma. Massimo Raveri insegna Religioni e filosofie dell’Asia Orientale nell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Paolo Scarpi insegna Storia delle religioni del mondo classico presso l’Università di Padova.”,”RELx-029-FL”
“FILOSA Fabrizio”,”Vite Perdute per Strada. Storie di barboni d’ oggi.”,”FILOSA Fabrizio, vercellese, è giornalista dell’ Europeo.”,”CONx-130″
“FILTZER Donald”,”Preobrazhensky and the Problem of the Soviet Transition.”,”D. Filtzer ha scritto una tesi su Preobrazhensky e ha tradotto vari lavori di questo autore”,”TROS-317″
“FINALE Carlo”,”La scissione di Livorno e la crisi della direzione comunista tedesca del 1921.”,”Lettera di Lenin alla direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin. “”Un documento spesso citato dagli studiosi della III Internazionale, ma poco noto nel suo testo e soltanto di recente pubblicato nella edizione russa delle opere di Lenin, ci può aiutare a rilevare taluni elementi connettivi che legano la scissione di Livorno alla storia del movimento operaio tedesco, nel quadro assai ampio di quella ancora oscura tessitura decisiva di interventi esercitata sulla scena politica europea dagli emissari della III Internazionale. Si tratta di una lettera che Lenin inviò il 16 aprile 1921 ai due più alti esponenti della Direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin (2): «Cari amici! … finire (pag 4-5)”,”MGEK-131″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’ economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston ed è co-direttore del trimestrale ‘Lettera economica europea’. Ha scritto altri libri. TOMBOLA Carlo geografo pubblicista vive e insegna a Milano. Ha pubblicato un libro con R. MAINARDI. “”Se, tuttavia, prendiamo i dati del solo trasporto internazionale, ad esempio a livello europeo, del decennio ’80 constatiamo che vi è invece un calo considerevole (in parallelo al raddoppio – nello stesso periodo – delle tonnellate trasportate su strada nell’ interscambio internazionale): le tonnellate scaricate in provenienza dall’ estero, su un totale di 24 paesi (esc. Fed. Russa), sono pari nel 1981 a 171 milioni, nel 1991 calano a 157 milioni. (…) Il trasporto merci su gomma segue nel periodo lo straordinario sviluppo (anni 1950 – 1990, ndr) delle reti e degli autoveicoli, mail suo uso nel commercio internazionale è, rispetto ad altri mezzi, limitato a regioni come l’ Europa o a certe grandi direttrici come quelle che connettono i paesi europeri con i paesi medio-orientali, la costiera meridianale mediterranea, la Panamericana. Tuttavia, nel trasporto interno o negli scambi tra paesi contigui la crescita è molto forte. (…)”” (pag 115-116)”,”ECOI-177″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston. Ha scritto un libro sulla Svezia: ‘La trasformazione in Svezia: 1880-1976’. TOMBOLA Carlo, geografo pubblicista vive a Milano. Con MAINARDI ha pubblicato ‘Grandi città e aree metropolitane’ (1982)”,”ECOI-290″
“FINE Ben”,”Il “”Capitale”” di Marx.”,”Libro scritto per gli studenti Ben Fine è professore di economia nell’Università di Londra. Dirige per la Monthly Review Press una collana di sociologia economica. “”Le cose migliori del mio libro sono: 1) la doppia natura del lavoro a seconda che sia espresso in valore d’uso o in valore di scambio…2) la ‘trattazione del plusvalore indipendentemente dalle sue forme particolari: il profitto, l’interesse, la rendita fondiaria, ecc.”” [lettera di Marx a Engels, in ‘Lettere sul Capitale’, 1970, Lettera 64]; “”Per quanto mi riguarda, nessun credito mi è dovuto per la scoperta dell’esistenza delle classi e della lotta che fra di loro avviene nella società moderna. Già da tempo gli storici inglesi hanno descritto lo sviluppo storico della lotta di classe e gli economisti borghesi hanno tracciato l’anatomia economica delle classi. Il mio apporto originale è consistito nel provare: 1) che l”esistenza delle classi’ è connessa solamente alle ‘particolari fasi storiche dello sviluppo della produzione’, 2) che la lotta di classe conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’, 3) che questa stessa dittatura costituisce solo la transizione alla ‘abolizione di tutte le classi’ e alla ‘società senza classi’ [Marx a J. Weydemeyer, in Marx-Engels, Selected Works, Londra, 1968, p. 679] [(citato in ) Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (in apertura) La natura delle crisi (pag 61) “”Il capitalismo verrà a trovarsi in una crisi o sull’orlo di essa nel momento in cui l’accumulazione sociale del capitale si interromperà. In tale circostanza, alla classe operaia si presenteranno due alternative. Essa potrebbe accettare una sconfitta economica, politica e sociale per ripristinare le normali condizioni di riproduzione del capitale su scala allargata. Ciò potrebbe, per esempio, implicare una caduta dei salari o dell’occupazione, la partecipazione ad una guerra, o uno sconvolgimento delle condizioni di vita della classe operaia. L’alternativa consiste nella possibilità che essa rovesci il sistema capitalistico di produzione. Marx riteneva che le crisi fossero mali endemici del capitalismo e che soltanto in questo senso la rivoluzione contro il capitalismo diventava inevitabile. Perché la classe operaia sarebbe stata sconfitta ripetutamente, ma, grazie alla lezione tratta dalle sconfitte ed alla sua forza ed organizzazione crescenti, il proletariato avrebbe potuto infliggere una sconfitta definitiva alla borghesia. La teoria marxiana dell’inevitabilità delle crisi si basa sulla sua legge della caduta tendenziale del saggio di profitto (…). Per il momento si deve osservare che nel capitalismo le crisi possono avere luogo indipendentemente dai movimenti del saggio di profitto ed anzi trovare origine all’esterno del vero e proprio ciclo del capitale, in connessione con sconvolgimenti sociali di carattere non immediatamente economico”” [Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (pag 61)”,”MADS-648″
“FINE Ben HARRIS Laurence”,”Rereading Capital.”,”Ben Fine is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London, and is the author of Marx’s Capital , and several articles on Marxist Theory. Laurence Harris is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London. He has previously taught at the London School of Economics the University of California, Berkeley, and Harvard University, and has contributed articles on Monetary Theory and Marxist Theory to the specialist journals.”,”MADS-021-FL”
“FINELLI Roberto”,”Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx.”,”FINELLI Roberto insegna storia della filosofia moderna all’ Università di Bari. Traduttore e commentatore di Marx, ha ricostruito l’ evoluzione complessiva del suo pensiero in ‘Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo. Saggio su Marx’ (Bulzoni, 1987). Ha scritto inoltre ‘Mito e critica delle forme. La giovinezza di Hegel’ (Editori Riuniti, 1996). “”Il libro del 1841, ‘L’ essenza del cristianesimo’, (Feuerbach) teorizza esplicitamente che la religione è il prodotto della fantasia e del cuore e non ha nulla a che fare con la ragione. Essa nasce dai bisogni pratici e non conoscitivi dell’ individuo, come peraltro era stato già detto nei ‘Pensieri’: dal bisogno di stringere immediatamente insieme esistenza ed essenza, singolarità dell’ individuo e onnipotenza del genere. La religione si fonda sul rifiuto della ragione, che è l’ unica facoltà capace del panteismo, di trovare cioè l’ universale, non concluso in un particolare, ma realizzato nella serie infinita dello spazio e del tempo, nelle individualità innumerevoli dei generi e delle specie.”” (pag 192)”,”MADS-380″
“FINELLI Roberto”,”Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo (Saggio su Marx).”,”Frammento del ’58: Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di ‘Per la critica dell’ economia politica’ (1858). vedi MAD-156 FINELLI pressoché non cita ENGELS Roberto FINELLI (Roma 1945) è ricercatore presso l’ Istituto di Filosofia della Facoltà di Lettere di Roma I (La Sapienza) dove ha studiato con Guido CALOGERO e Gennaro SASSO e si è laureato con una tesi sul pensiero di A. BANFI. Ha lavorato sulle opere giovanili di Marx, pubblicando assiame a F. TRINCIA ‘Critica del soggetto e aporie dell’ alienazione. Saggi sulla filosofia del giovane Marx, (Angeli, 1982) e una nuova traduzione con un ampio commentario della marxiana Critica del diritto statuale hegeliano (Ed. Ateneo, 1983). Ha pubblicato saggi su Hegel (Hegel e la religione in ‘I filosofi e la religione’, Bulzoni 1986) e ‘Note sul significato di alienazione e astrazione nel pensiero di Hegel, Feuerbach e Marx’ in Seminario su dialettica ed esperienza (Kappa, Roma, 1987). “”E’ la valutazione di gran lunga positiva che Marx in questo testo fa di Proudhon si fonda appunto sul fatto che questi, muovendo dalla proprietà privata, è riuscito a svelare come l’ economia politica, e la realtà sociale che essa riflette, non sia appunto che un fascio di contraddizioni. ‘Proudhon sottopone la base dell’ economia politica, la ‘proprietà privata’, a un esame critico e precisamente al primo esame deciso, privo di riguardi e nello stesso tempo scientifico… L’ economia politica, che prende per rapporti umani e razionali i rapporti della proprietà privata, si muove in una continua contraddizione con il suo presupposto fondamentale, la proprietà privata’. (Marx, Engels, La sacra famiglia)””. (pag 80) “”Questo capitolo sintetizza, eccettuate le ‘Teorie sul plusvalore’, il contenuto di tutte le opere fondamentali della maturità marxiana (Frammento del ’58, Lineamenti, Per la critica dell’ economia politica, Il capitale) per il motivo che tutte fanno parte, in modo più o meno completo, di un unico sistema che è la critica della società del capitale e perché tutte sono costruite secondo il canone hegeliano della verità come circolo del presupposto-posto.”” (pag 129)”,”TEOC-414″
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del “”capitale””.”,”Roberto FINESCHI (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’ Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delleopere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’ opera. Il Terzo libro del Capitale di Marx … ed Engels. Il III libro del Capitale pubblicato da Engels è un notevole risultato editoriale, bisogna infatti riconoscere che il secondo violino si è trovato di fronte ad uno spartito molto difficile da suonare, quasi impossibile per quanto riguarda il V punto del V capitolo, che è stato inevitabilmente il più manipolato. L’ importanza degli interventi, tuttavia, soprattutto a proposito del suddetto capitolo, non può giustificare l’ attribuzione dell’ opera al solo Marx. La prima questione concenrnerebbe in realtà l’ idea stessa di pubblicare un libro “”finito””. Chi mette mano al manoscritto non può non constatare che sulla base di esso si può pubblicare un libro finito solo a condizione di ‘finirlo’. Questo era l’ unico modo per dare alle stampe un’ opera “”compiuta””.”” (pag 370-371)”,”MADS-379″
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”FINESCHI Roberto ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Vincitore del premio Rjazanov 2002, fra le sue pubblicazioni: ‘Ripartire da Marx’ (2001), ‘Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive’ (2005). E’ membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle ‘Oper’ di Marx ed Engels e dell’International Symposium on Marxian Theory. “”Alla fine di una lunga pausa occorsa tra il 1853 e il 1857 in cui non si occupò direttamente di teoria economica, Marx iniziò la redazione del primo grande manoscritto complessivo della teoria del “”capitale””, i cosiddetti ‘Grundrisse’. Per la prima volta, fra il 1857 e il 1858, egli buttò giù quasi nella sua interezza la teoria del modo di produzione capitalistico. Scritta quest’opera, decise di esporre una prima parte dei risultati raggiunti nel testo dal titolo ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859), della quale esiste un interessante manoscritto preparatorio conosciuto come ‘Urtext’. La pubblicazione, che conteneva l’esposizione di argomenti che sarebbero stati poi ripresi nei primi tre capitoli del ‘Capitale’, avrebbe dovuto essere seguita dal ‘Capitale in generale’. Nel 1861 Marx ne iniziò la redazione ma, giunto all’esposizione storica delle teorie sul plusvalore, cominciò una “”digressione”” di migliaia di pagine – le ‘Teorie sul plusvalore’ -, seguita da altre riflessioni solo di recente pubblicate. In questo grande manoscritto (1861-63) Marx redasse per la seconda volta l’intera teoria del modo di produzione capitalistico, arrivando alla fine a concepire il progetto poi definitivo dei tre libri in base al quale scrisse fra il 1863 e il 1865 ‘tutto’ per la terza volta (1). Nel 1867 uscì la prima edizione tedesca del ‘Capitale’ di cui l’autore si mostrò subito insoddisfatto, in modo particolare per la doppia esposizione delle forma di valore, una nel testo e una in appendice per i non-dialettici. Ebbe così inizio una nuova travagliata storia, quella interna al libro I, unico pezzo della teoria effettivamente pubblicato da Marx. Per la seconda edizione tedesca, poi uscita nel 1872, fu redatto un manoscritto dove si elaborarono varie migliorie; esso è di grande importanza ed è pubblicato per la prima volta nella MEGA² (sez II, vol. VI) con il titolo redazionale ‘Ergänzungen und Veränderungen zum ersten Band des “”Kapitals”” (Dezember 1871 – Januar 1872)’; servì separatamente da supporto per le correzioni apportate alla seconda edizione tedesca e all’edizione francese uscita a dispense fra il 1872 e il 1875. Poiché la traduzione francese di Roy, pur approvata da Marx, è stata ritenuta da moderni esegeti assolutamente inadeguata (2), emergono ulteriori difficoltà: Marx morì prima di dare alle stampe la terza edizione tedesca del 1883, che uscì a cura di Engels, il cui intervento fu parzialmente selettivo. L’ultima versione interamente marxiana è quindi una traduzione francese assai imperfetta. Lo stesso libro I dunque, per quanto sia stato pubblicato dallo stesso autore vivente in più versioni, non è “”del tutto definitivo”””” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] [“”(1) Sulla scomparsa della categoria di “”capitale in generale”” nelle stesure successive si è molto discusso. Oltre al citato Vygodskij (1974) cfr. le importanti riflessioni di Müller (1978) e Schwarz (1978); cfr. anche Fineschi (2001a), pp. 187 ss.; (2) Sulla scarsa bontà della traduzione francese si riscontra ormai una certa convergenza fra vari studiosi. Cfr. i commenti senza appello di Hondt (1987, p. 50): “”Questo libro è stato tradotto, vivo Marx, da Joseph Roy; questa traduzione è palesemente lacunosa, arbitraria, costantemente e profondamente sbagliata (…). Se si compara la traduzione di Joseph Roy e la seconda edizione tedesca del ‘Capitale’ (…) si vede che sarebbe grottesco prendere sul serio il ‘satisfecit’ di Marx””; oppure l’introduzione di Jean-Pierre Lefebvre (1993, pp. VII-LI) alla nuova traduzione francese del ‘Capitale’. Ritenuta contenutisticamente migliore per quanto riguarda la trattazione soprattutto dell’accumulazione, gli stessi Marx e Engels considerarono la francese un’ottima edizione ‘in traduzione’. E’ quanto è emerso dal dibattito fra i curatori delle varie edizioni del libro I del ‘Capitale’ nella MEGA nel corso degli anni Ottanta: cfr. in particolare Hecker, Hues, Kopf (1989). Per un singolo esempio di tale insufficienza, travasato nel compendio del ‘Capitale’ di Cafiero che era basato appunto sulla edizione francese, cfr. Fineschi, Hecker (2001), pp. 121 ss.””] “”Per dare alle stampe un’opera compiuta, Engels ha inevitabilmente dovuto metterci del suo e fra limature, aggiunte e risistemazioni è stato inevitabilmente alterante (1). Sbagliata è soprattutto l’idea che esista un’opera finita in tre volumi intitolata ‘Il capitale’. Per il libro II il “”secondo violino”” disponeva di ben otto manoscritti, per il terzo, oltre a quello del 1864-65, abbiamo solo esposizioni parziali, ma mai una ripresa organica della questione. Certo, di entrambi Marx aveva delineato la struttura generale almeno a partire dal 1863-65 e aveva molto materiale preparatorio. Lavorò ad intervalli al libro II nei periodi 1867-68, 1868-70 e 1877-81. Per il terzo aveva un manoscritto principale redatto nel 1864-65 e poi una serie di riesposizioni parziali scritte fino al 1878. Mancava però più di qualche “”rifinitura””. Così, stando ai materiali pervenutici, l’ordine di pubblicazione dei tre libri “”storici”” del ‘Capitale’ è inverso all’ordine di stesura. Guardando a ritroso possiamo dunque individuare ‘due periodi’ nel lavoro marxiano verso ‘Il capitale’. Il primo periodo è quello che precede il 1857 in cui Marx “”si fa le ossa”” prima studiando i classici dell’economia politica, elaborando una nozione embrionale della dialettica di forze produttive e rapporti di produzione, criticando i falsi critici (Proudhon) e quindi cercando di spiegare la realtà facendosi una ragione di ciò che si manifesta alla superficie: le tempeste monetarie. Il secondo periodo inizia nel 1857 ed è quello della costruzione del modello teorico del capitale che si articola a sua volta in ‘quattro fasi’ cronologicamente successive: i ‘Manoscritti’ del 1857-58, i ‘Manoscritti’ del 1861-63, i ‘Manoscritti’ del 1863-65, la fase che inizia con il 1867. Questa ultima si sviluppa in ‘tre direzioni’ che si intrecciano: pubblicazione e rielaborazione del libro I del ‘Capitale’ (manoscritto ‘Ergänzungen […]’, seconda edizione tedesca, edizione francese, materiali per la terza edizione tedesca e per l’edizione statunitense poi mai realizzata); manoscritti per il libro II; manoscritti per il libro III”” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] (pag 15) [(1) “”Con questo non si intende in alcun modo tirare la croce sulle spalle di Engels, come fantomatico inventore del marxismo vs il Marx “”puro””. Si afferma semplicemente che chiunque avesse dovuto mettere le mani su quei manoscritti per pubblicarli come opere “”compiute”” doveva “”finirle”” in qualche modo. Oggi si possono leggere gli originali e quindi valutare, da una parte, il lavoro di Marx e, dall’altra, quello di Engels””]”,”MADS-602″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²).”,”FINESCHI Roberto “”Veniamo adesso a Barbara Lietz, una delle studiose che hanno dedicato maggiore attenzione al problema delle differenze fra la prima e la seconda edizione tedesca del libro i del ‘Capitale’, soprattutto per la loro natura concettuale”” (pag 72) “”Il piano [di Marx] continua con l’elencazione dei seguenti argomenti: “”Dopo il capitale si dovrebbe trattare la proprietà fondiaria. Dopo questa il lavoro salariato. Presupposti tutti e tre, si dovrebbe trattare del movimento dei prezzi, quale è determinato dalla circolazione nella sua totalità interna. D’altra parte le tre classi intese come la produzione nelle sue tre premesse e forme fondamentali della circolazione. Poi lo Stato. (Stato e società borghese. – L’imposta o l’esistenza delle classi improduttive. – Il debito pubblico. – La popolazione. – Lo stato nella sua proiezione esterna: colonie. Commercio estero. Corso dei cambi. Denaro come moneta internazionale. – Infine il mercato mondiale. Egemonia della società borghese sullo Stato. Le crisi. Dissoluzione del modo di produzione capitalistico e della forma di società fondati sul valore di scambio. Reale porsi del lavoro individuale come sociale e ‘vice versa’)”” (Marx, 1976-81, p. 187, trad.it. vol I, pp. 240 s.) ((1976-81), Ökonomische Manuskripte, 1857-58, in Marx-Engels-Gesamtausgabe, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 2 voll, Firenze. 1968)”” (pag 87). (…) Marx decide di dare ‘solo’ le linee essenziali dei primi tre libri (capitale, rendita, lavoro salariato) secondo il piano dei sei (E) per poter parlare alla fine, nei redditi e le loro fonti, delle ‘tre classi’ sociali fondamentali del modo di produzione capitalistico (che, si ricorderà, nei ‘Principi’ di Ricardo erano menzionate addirittura nell”incipit’ della prefazione come dati di fatto): lavoratori salariati, capitalisti, rentier. Per fare questo deve avere ‘organicamente’ una teoria completa (almeno nelle linee essenziali) del capitale (come modo di produzione, come intero, come rapporto, come processo, i cui elementi costituenti sono lavoro salariato e capitale, forme storiche determinate che vanno ad assumere rispettivamente lavoro vivo e mezzi di produzione) e della rendita. (pag 104). (…) Solo una parola, infine, sui restanti tre libri del piano dei sei (Stato, commercio estero, mercato mondiale): allo stato degli studi pare che Marx non avesse mai abbandonato in linea di principio l’idea di questo ulteriore sviluppo. Si è visto come semplicemente non fosse riuscito a portare a termine neppure il libro sul capitale nella sua forma articolata. Il progetto trascendeva semplicemente le forze di un solo individuo, per quanto geniale potesse essere (Jahn, 1986; Kogan, 1986)”” [Roberto Fineschi, Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²), 2008 ] (pag 87, 104, 107)”,”MADS-606″
“FINESCHI Roberto a cura”,”Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive.”,”Saggi di Luigi CAVALLARO Giuseppe Antonio DI-MARCO Marco ASSENNATO Roberto FINESCHI Daniele GOLDONI RIccardo BELLOFIORE Tom ROCKMORE Sando MANCINI”,”MADS-623″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA).”,”Marx è un autore nuovo. L’edizione storico-critica delle sue opere (la seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe, nota fra gli studiosi come MEGA) iniziata nel 1975 fornisce per la prima volta una ingente quantità di materiali originali fino a pochissimo tempo fa inaccessibili. Il presente volume è uno dei primi studi italiani che si cimenta con la ricostruzione del pensiero dell’autore tedesco alla luce degli inediti. L’esposizione è articolata in quattro nuclei tematici. Il primo è relativo alla MEGA alla sua storia e al dibattito tedesco che si è sviluppato nel corso del Novecento in relazione alla sua pubblicazione in Germania occidentale e in Germania orientale. La seconda parte presenta un’indagine analitica delle modifiche strutturali dell’impianto complessivo della teoria marxiana del capitale dal 1857 al 1883, con particolare attenzione al primo libro per il periodo 1867-1883. Nella terza parte Fineschi riflette sul rapporto fra l’astratta teoria del modo di produzione capitalistico e la più concreta sfera della teoria politica, sforzandosi di contestualizzare in che termini si possa parlare in Marx di ‘soggetti storici’. La quarta parte è dedicata all’analisi di alcune tematiche peculiari del marxismo italiano, sempre nella prospettiva della teoria del capitale e della MEGA, soffermandosi in special modo sul concetto di ‘storia’ e sulla ricezione del Capitale ad opera di Carlo Cafiero. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Storia delle stesure del ‘Capitale’ (pag 108-) Storia travagliata dell’edizione francese (pag 110-111) “”Piuttosto travagliata la storia dell’edizione francese. Ci furono dei primi tentativi per trovare un traduttore (Reclus e Hess, il polacco Cwierciakiewicz, Clémence-Auguste Royer) ma tutti i candidati furono bocciati da Marx (58). Nell’ottobre 1869 iniziò finalmente Charles Keller, membro della sezione parigina dell’Associazione internazionale dei lavoratori (AIL); a ottobre 1871 il lavoro era però fermo – dal maggio dello stesso anno – in quanto Keller traduceva altro per vivere (aveva già portato a termine 200 pagine). Marx decise allora di passare a Roy che si era distinto nella traduzione di alcune opere di Feuerbach (59). Il libro uscì in fascicoli, le pubblicazioni iniziarono nel 1872 verso maggio e finirono a dicembre 1875. All’inizio del 1876 uscì l’edizione rilegata (Marx, 1872-75 – sez. II, vol, VII nella MEGA: Marx, 1989a). L’edizione francese, interamente rivista e approvata da Marx, riporta cambiamenti significativi soprattutto nella parte di testo che non era stata toccata nella revisione della prima edizione tedesca, ovvero dal cap. V in poi. Le modifiche maggiori sono nella settima sezione sull’accumulazione, come lo stesso Marx afferma in una lettera a Sorge del 4 aprile 1876 (Marx, Engels, 1983, pp. 178 s.). A livello di struttura, il cambiamento più rilevante è la creazione di una ottava sezione in cui si tratta della cosiddetta accumulazione originaria in maniera distinta dall’accumulazione capitalistica in senso proprio. Ci fu anche una rinumerazione dei capitoli: nella seconda sezione tedesca, quarta sezione e cap. IV coincidevano. Nell’edizione francese invece i tre paragrafi del cap. IV furono trasformati in tre capitoli e quindi il primo capitolo della terza sezione non fu più il cap. V, ma il cap. VII, vale a dire si ebbe uno slittamento di due a partire da questo punto. Inoltre, quelli che nella seconda edizione tedesca erano i paragrafi del cap. XXIV sull’accumulazione originaria, essendo trasformato il capitolo in una sezione, divennero a loro volta capitoli. Si hanno quindi nel complesso trentatré capitoli contro i venticinque della seconda edizione tedesca. Marx intendeva adesso migliorare la seconda edizione tedesca sulla base della francese. Se di ciò si ha un segnale già nella postfazione alla seconda edizione tedesca (gennaio 1873), la prima occasione concreta fu offerta dalla proposta fatta da Sorge di realizzare un’edizione americana.”” (pag 110-111)”,”MADS-024-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”Il rapporto Marx-Hegel è un tema classico. Negli ultimi trent’anni, tuttavia, con la pubblicazione della nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels (Marx-Engels Gesamtausgabe), la filologia marxiana ha messo a disposizione degli studiosi nuovi materiali che permettono di riconsiderare la questione. Il libro si articola in tre parti: nella prima l’autore ricostruisce che cosa intenda Marx quando usa i termini ‘dialettica’ e ‘Hegel’, cercando al contempo di individuare alcune fonti di questa interpretazione e di valutarne la correttezza, nella seconda parte viene ripreso il tema dell’alienazione, infine, nella terza parte si procede ad una contestualizzazione dell’uso di determinate categorie dialettiche nella teoria del Capitale che rimandano alla loro possibile formulazione in una Logica astratta. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Rapporto Marx Hegel. Il metodo di Marx (pag 76-77) “”Qual è veramente il metodo di Marx? Se è pur vero che la trattazione esplicita di esso è sommaria e “”culturale”” i passi in questione sono d’altro canto l’unica sede in cui gli si pronunci più estesamente sul merito. Tendo conto dei limiti, il modo pià ragionevole di procedere mi pare il seguente: formulare delle ipotesi che siano coerenti con le sue dichiarazioni esplicite (ipotesi che però si è detto, sono insufficienti) e verificarle nella prassi teorica marxiana. Elenchiamo alla luce di quanto detto che cosa possiamo ricavare dalle affermazioni esplicite sul metodo: a) la definizione in negativo rispetto a Hegel è inutilizzabile; b) il metodo propriamente scientifico procede dall’astratto al concreto ed è chiamato ‘Darstellung’; c) come funzioni effettivamente tale ridiscesa non è meglio specificato, se non dicendo che questa fase ricalca il procedimento di Hegel (è noto che la ‘Darstellung’ è una sua categoria); si può ipotizzare che ci si riferisca all”Übersichhinausgehen’, all’autosvolgimento delle categorie, ossia a quello che “”culturalmente”” si può considerare il metodo hegeliano per antonomasia; d) il punto di partenza di questa esposizione è raggiunto grazie a un processo per analisi e assemblaggi dal concreto all’astratto: esso è costituito dalla cellula economica, la categoria fondamentale del modo di produzione (nel caso del modo di produzione capitalistico, la ‘merce’). Se queste premesse sono plausibili e si il modo di esporre corrisponde a quello hegeliano – nel senso della ‘Darstellung’ e dell”Übersichhinausgehen’ -, si può ipotizzare che dalla cellula economica e dalla sua contraddizione immanente (con tutti i presupposti concettuali che essa implica) sia possibile sviluppare l’intero sistema del modo di produzione capitalistico. Per far questo non è necessario aggiungere elementi esterni (empirici) ‘ad hoc’, il sistema diventa autodeterminantesi in quanto supera quelli che all’inizio appaiono come presupposti: li ricrea come risultati suoi propri. Se si riesce a mostrare che Marx sviluppa la sua teoria in questo modo, si riesce pure a mostrare che egli è coerente con il principio metodico hegeliano per cui la costruzione teorica non consta d’altro che dello svolgimento della cosa stessa. Questo è quanto credo di aver dimostrato nel menzionato mio studio al quale mi permetto di rimandare (Fineschi, 2001a). Marx è quindi un pensatore dialettico, intendendo con ciò che egli usa un metodo per il quale l’elaborazione teorica si sviluppa sulla base dello svolgimento della cosa stessa. Le leggi concettuali che così egli individua sono quelle vigenti nella realtà capitalistica fissate nella loro purezza. Certo Marx non è hegeliano in senso stretto, cioè non giura sulla parola del maestro né ne diventa esegeta. Metodologicamente gli è tuttavia molto vicino. Egil risolve diversamente questioni che anche Hegel affrontò ed è nel merito di esse che va operato, con gli strumenti critico-filologici che oggi abbiamo, un raffronto possibile. Questo non per fare giustizia o per riscrivere i manuali, o quantomeno non solo per questo; soprattutto per valutare in che misura il pensiero di questi autori sia significativo per l’oggi, per comprendere il reale nella sua configurazione presente”””,”MADS-025-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del «Capitale».”,”La teoria marxiana si è prestata da sempre alle letture più differenti: filosofica, economica, sociologica, politica ecc. Il difetto di molti approcci è stato tuttavia proprio il settorialismo che ha progressivamente ‘frantumato’ il pensiero dell’autore tedesco. Questo libro parte dal presupposto che i diversi filoni interpretativi, di per sé legittimi, non possono essere antitetici: essi sono svolgimenti particolari di un’esposizione complessiva. Per esplicita affermazione di Narx, l’anima di questa struttura complessiva è il ‘metodo dialettico’. Non di rado tuttavia la parola ‘dialettica’ si è trasformata in un flatus vocis da usare nei momenti di difficoltà, una sorta di magico tappabuchi; questa indeterminatezza ha portato ad interminabili ed astratte discussioni di principio su dialettica materialista e dialettica idealista. L’unica possibilità di superare tale impasse è ripercorrere l’esposizione della logica specifica dell’oggetto specifico ‘capitale’ in tutte le sue articolazioni. Questo è l’argomento del libro. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere.”,”MADS-028-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Karl Marx dopo l’edizione storico-critica (Mega2): un nuovo oggetto di ricerca.”,”L’autore del saggio, Fineschi, ringrazia il Prof. R. Hecker, il Prof. W.F. Haug, e il riconoscimento anche al Prof. A Mazzone e al Prof. E. Screpanti. Nel 1927 apparve a Francoforte sul Meno il primo dei 42 volumi previsti della MEGA – detta poi MEGA-1, per distinguerla da quella attuale. Fra il 1929 e il 1932 furono editi altri 8 volumi presso l’editore Marx-Engels Verlag Berlin (pag 3) Storia della MEGA sotto la direzione della Fondazione Internazionale Marx-Engels (IMES) (pag 9) Limiti della edizione MEW: si pensi che per es. conteneva solo parte dei manoscritti preparatori al ‘Capitale’ (nota 10, p. 5)”,”MADS-773″
“FINETTI Ugo”,”Il dissenso nel PCI. La lotta politica dal ’45 al ’78: i casi Secchia, Giolitti, Amendola, Ingrao, ‘Il Manifesto’ e i contrasti sull’ eurocomunismo.”,”FINETTI Ugo 34 anni (1978) giornalista ha scritto saggi e relazioni sulla politica dei partiti italiani e del PCI. Ha collaborato a Critica Sociale e Mondooperaio. “”In aprile si riunisce il Comitato centrale per ascoltare la relazione di Longo sulla “”lotta per una nuova maggioranza nelle condizioni create dalla crisi del centro-sinistra e dalle difficoltà economiche””. A un certo punto, alla fine del VII capitolo – Longo annuncia che occorre “”porre fine al processo di frantumazione delle forze operaie e socialiste, e dare inizio ad un processo inverso, di unificazione””. “”Siamo””, aggiunge, “”per l’ unificazione in un solo partito di tutte le forze che veramente vogliono battersi per la trasformazione socialista della società””. Il segretario comunista indica che una sessione apposita del Comitato centrale verrà dedicata all’ argomento. Il dibattito vede un allineamento rituale. All’ unisono esordiscono monotamente Reichlin (“”Il rapporto di Longo è molto importante””), Napolitano (“”L’importanza del rapporto del compagno Longo””), Di Giulio (“”Il rapporto del compagno Longo ha una grande importanza””), Pecchioli (“”L’ importanza del rapporto del compagno Longo””). L’ unico che contesta in modo esplicito la concretezza di Longo è Terracini. (…) Amendola invece cerca di timbrare la posizione di Longo sollecitando su di essa un “”accordo che deve essere senza riserve e reticenze””. Anche Ingrao si dichiara pienamente d’ accordo (…)””. (pag 137-138)”,”PCIx-202″
“FINETTI Ugo”,”Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer e di Napolitano.”,”Appendice: L'””amministrazione straordinaria””: i fondi occulti del Pci (pag 283-308) [- Finanziamento sovietico e tensioni con il Pcus – Le tangenti non ancora illegali – Il peso dell'””amministrazione straordinaria”” – Finanziamento pubblico e coinvolgimento negli scandali – Abolire le preferenze? – L’amministrazione straordinaria diventa reato – Abbondanza di denaro e “”flussi riservati”” – Il finanziamento sovietico: rinuncia e alternativa – Berlinguer: “”Dire la verità al Partito?”” – Dopo Berlinguer: la “”straordinarietà”” continua] ‘””Da quel gennaio 1978 formalmente è cessato il finanziamento sovietico. Ma la situazione non è così chiara alle Botteghe Oscure. Ancora all’inizio del 1979, quando Paolo Bufalini, nell’imminenza del XV Congresso del Pci, deve recarsi dai sovietici per discuterne, Berlinguer offre a Cervetti la possibilità di andare a Mosca con quella delegazione in modo da «avere una copertura nei confronti di occhi indiscreti» (587). Cervetti ribadisce che non ve ne è bisogno in quanto il finanziamento sovietico è cessato e ipotizza che Berlinguer ne volesse conferma. Ma alcune «code» continueranno dato che gli stanziamenti decisi annualmente dal politburo del Pcus erano poi gestiti autonomamente dal Kgb, il cui «residente» a Roma li consegnava al Pci. Scrive lo storico del «Gramsci» Francesco Barbagallo: «Tra il 1971 e il 1980 il Pci ricevette dal Pcus una media di circa 4.8 milioni di dollari l’anno» (588). Comunque negli anni ’80 il Pci non ricevette più «valigette» con finanziamenti come in passato dal Pcus che, nell’Italia repubblicana, rappresentarono complessivamente una soma pari a 980 miliardi di lire. Anche dalla documentazione tratta dagli archivi sovietici – pubblicata da Valerio Riva (589) – emerge che i contributi del Pcus per l’Italia, tra il 1981 e il 1991, furono annualmente di gran lunga inferiori (dal 30% del «Fondo di assistenza internazionale» del Pcus degli anni ’70 a solo il 2 o 3% negli anni ’80) (590) e riguardarono gli «amici» in seno al Pci. Si può quindi dedurre che dal 1979 il Pci di Berlinguer sostituì integralmente i finanziamenti illegali del Pcus con finanziamenti reperiti in Italia. Un altro canale parallelo riguarda la seconda «branca» ovvero «la voce ‘entrate straordinarie’ per attività commerciali e industriali» dichiarata «cancellata» nella Direzione del Pci sin dal gennaio 1975 (591). Il trasferimento delle aziende del Pci nell’ambito della Lega delle cooperative richiese infatti tempo e la conclusione non fu però quella gradita dai sovietici. L’ambasciatore Ryzhov, «in un colloquio alquanto burrascoso», notifica all’amministrazione del Pci che «d’ora in avanti i loro rapporti con le note imprese sarebbero mutati, perché la Lega era composta da altri – socialisti, repubblicani – di cui non ci si poteva fidare» (592). Anche la terza voce dell’amministrazione straordinaria, quella del «fondo di riserva in titoli e preziosi» viene mantenuta in vita personalmente da Enrico Berlinguer a cui era periodicamente resocontata in un foglietto che, dopo averlo letto, il leader del Pci stracciava e gettava nel cestino. Questo «fondo nero» tra il 1975 e il 1978 raddoppia: da 4 miliardi a 8 miliardi (per l’esattezza 7 miliardi e 912 milioni alla fine dell’esercizio 1978); nel 1979 sale ancora: 8 miliardi e mezzo (593). C’è poi il capitolo del quarto «fondo» quello riguardante l’editoria. (…)’] (pag 302-304) [appendice: ‘Il finanziamento sovietico: rinuncia & alternativa’] [(587) Gianni Cervetti, op. cit., p. 142; (588) Francesco Barbagallo, op. cit., p. 146; (589) Valerio Riva (con Francesco Bigazzi), ‘Oro da Mosca’, Mondadori, Milano, 1999; (590) Negli anni ’80 fa eccezione il picco del 1983. A quell’anno di elezioni politiche si riferisce anche la documentazione tratta dagli archivi del Pcus da Vladimir Bukovskij (‘Gli archivi segreti di Mosca’, Spirali, Milano, 1999) circa il finanziamento di 4 milioni di dollari attraverso la vendita di petrolio a prezzi di favore alla Interexpo del «compagno L. Remigio»; (591) Relazione di Guido Cappelloni in Apc 201, Direzione 20 gennaio 1975; (592) Gianni Cervetti, op. cit., p. 112; (593) Gianni Cervetti, op. cit., p. 147-148. Si tratta di più di 30 miliardi di lire 1993 (cfr tabella coefficienti a p. 59 del libro di Cervetti)]”,”PCIx-499″
“FINGER Otto”,”Joseph Dietzgen. Beitrag zu den philosophischen Leistungen des deutschen Arbeiterphilosophen.”,”Peter Joseph Dietzgen, noto come Joseph Dietzgen (Blankeberg, 9 dicembre 1828 – Chicago, 15 aprile 1888), è stato un filosofo tedesco, teorico del comunismo. Dietzgen era di famiglia contadina e conciatrice. Il padre,che possedeva una conceria, ben presto si trasferì a Uckerath,presso Siegburg con tutta la famiglia, portando quindi con sé il piccolo Joseph. Qui Dietzgen frequentò la locale scuola elementare e più tardi, per breve tempo, la Scuola Media a Colonia. Dietzgen mentre impara a conciare pelli nella bottega paterna studia anche da autodidatta alcune lingue e si approccia alla filosofia, quindi si orienta verso il Socialismo, con la lettura dei socialisti utopisti francesi. Lavorò come operaio conciatore. Ha vissuto anche a New York e Chicago. Il materialismo dialettico Joseph Dietzgen condusse una ricerca che lo portò al materialismo dialettico indipendentemente da Marx ed Engels. Come nota Eleonora Fiorani:””L’opera di Dietzgen non è nota e non solo in Italia; ad essa hanno fatto riferimento Marx ed Engels e poi Lenin, mentre è stata o trascurata o usata contro il materialismo dialettico. Dietzgen in quanto operaio ed in quanto sostenitore di una Weltanschauung materialistico-dialettica attribuita, com’è noto, al solo Engels e al Lenin filosofo, è un teorico non ben conosciuto dai contemporanei, che furono influenzati dal positivismo tedesco, né, a maggior ragione, nel Novecento, il cui idealismo ha avuto un influsso decisivo all’interno dello stesso movimento operaio, ed ha costituito la copertura di deviazioni classiche del marxismo, operaismo, consiliarismo, sindacalismo rivoluzionario, così come del riformismo da Kautsky e Bernstein a oggi. (E. FIORANI “”Saggio su Dietzgen e Lenin”” in -La teoria di classe della conoscenza, ed. Lavoro Liberato, Milano 1975) In Italia l’opera principale di Dietzgen “”L’essenza del lavoro mentale umano”” (titolo originale: Das Wesen der Menschlichen Kopfarbeit,in inglese:The Nature of Human Brainwork), venne, se non andiamo errati, pubblicata per la prima volta nel 1953 nella Universale Economica a cura di Lucio Colletti, il quale dà stranamente, se riferita alle sue posizioni post sessantottine, di antiengelsismo viscerale, una lettura leniniana ortodossa. Dopo gli anni settanta è stato riproposto in Francia ed in Germania. In Francia un’edizione dell'””Essenza…”” è apparsa nel 1973 con una prefazione di A. Pannekoek del 1902 ed in appendice una biografia del figlio di Dietzgen, Eugen dal titolo:”” L’essenza du travail humain intellectuel. Exposée par un travailleur manuel. Nouvelle Critique de la raison et pratique puro. [Trad. de l’allemand par M. Jacob. Avec pref. d’A. Pannekoek et une contrib d’E. Dietzgen]. Un’altra edizione dell’Essenza… e degli ‘Scritti filisofici minori’ sono usciti nella collana di Maspéro,sempre nel ’73,curata da J.Pierre Osier,che ne dà una lettura althusseriana secondo la posizione di “”Lenin e la filosofia”” di Louis Althusser. Nello stesso anno ancora un’altra edizione in Germania che darebbe una lettura di tipo operaistico e che collocherebbe il contributo di Dietzgen nella trattazione della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale soprattutto in “”Kunst und Handwerk”” e “”Wissenschaft un Handwerke”” (Arte e mestiere e Scienza e mestiere) entrambi i saggi in : “”La teoria di classe della conoscenza”” edizioni Lavoro Liberato,Milano 1975. In queste brevi osservazioni si cercherà di verificare la posizione coerentemente materialistica di Dietzgen, né saranno le sue incertezze o ambiguità, dovute soprattutto a questioni terminologiche,(Dietzgen amava definirsi non filosofo, ma artigiano della conoscenza come lo era nel mestiere di conciatore;d’altra parte è lui stesso,nella prefazione dell’Essenza…, a chiarire:Vorrei che il lettore facesse le sue critiche non tanto alla forma difettosa, non a ciò che dico, né a come lo dico, ma a ciò che voglio dire) a farci desistere da questo proposito. Si cercherà di analizzare i punti più importanti che lo legano al materialismo dialettico, l’interpratazione che di Dietzgen dà A. Pannekoek nel suo “”Lenin filosofo””(Feltrinelli 1972)ed infine l’ntervento leniniano sulla questione. Si interverrà in due momenti, prima con “”Materialismo ed empiriocriticismo”” poi con le annotazioni, nei “”Quaderni filosofici””, sempre di Lenin, agli scritti filosofici minori. Alla bibliografia in lingua italiana è da aggiungere: Josef Dietzgen, L’essenza del lavoro mentale umano e altri scritti (a cura di Paolo Sensini), Mimesis Edizioni, (Milano-Udine), 2009.”,”SOCx-261″
“FINGLETON Eamonn”,”Japon, la puissance cachée.”,”FINGLETON Eamonn, economista irlandese, risiede in Giappone dal 1985. E’ stato giornalista economico per Euromoney, Atlantic Monthly, Financial Times. “”Il Giappone ovviamente non è il solo paese a possedere una possente burocrazia (…). Tuttavia, la burocrazia giapponese costituisce un caso a parte”” (pag 127) “”L’ emersione del mercantilismo scientifico. Gli Occidentali non hanno colto interamente l’ impegno mercantile delle autorità giapponesi. Non solo il mercantilismo fa parte delle più antiche politiche economiche del Giappone, esiste in varie forme dal 1600, ma costituisce nel suo stato attuale un fattore di crescita decisivo. Il mercantilismo giapponese moderno, che denomineremo con il nome di mercantilismo scientifico è nato negli anni 1870″” (pag 234)”,”JAPE-009″
“FINGLETON Eamonn”,”Blindside. Why Japan Is Still on Track to Overtake the U.S. by the Year 2000.”,”FINGLETON Eamonn è giunto a Tokyo nel 1985 ed è diventato Asia editor di ‘Euromoney’. Ha scritto di economia e del Giappone per altri periodici (Forbes, Financial Times, NYT, ecc.)”,”JAPE-029″
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini è nato a Cremeno (Como) nel 1944. Ha pubblicato: La Ragione aveva Torto? – Elogio della guerra – Il conformista – Nerone, duemila anni di calunnie. Come nel caso di Catilina: è quello di un uomo che si oppose all’oligarchia dominante da cui proveniva e abbraccio la causa della plebe. Rimpiangeva la Roma delle origini e i suoi antichi valori, quando la ricchezza non era l’unico fine delle azioni di un uomo. Si oppose allo status quo sapendo di soccombere, fedele soltanto a se stesso. “”L’ autunno del 64 si consumò quindi con l’ ennesimo processo e l’ ennesima assoluzione di Catilina. A dicembre il tribuno della plebe Servio Rullo presentò la proposta di riforma agraria (lex Servilia). Alcuni storici (1) ritengono che l’ ispiratore della legge fosse Cesare. Invece era Catilina. Sia perché la lex Servilia ricalcava, nelle sue linee generali, il programma dei catilinari nel quale era comunque compresa, come sappiamo da Dione Cassio, la redistribuzione delle terre. Sia perché la mano di Catilina si avverte in alcuni dettagli molto precisi e significativi.”” (pag 79) (1) (G.U. Sumner, Cicero, Pompeius et Rullus; e Carcopino)”,”STAx-182″
“FINI Massimo”,”Elogio della guerra.”,”FINI Massimo, Elogio della guerra. MARSILIO. VENEZIA. 1999 pag 139 8° prefazione alla seconda edizione note; Collana Tascabili Marsilio; Massimo Fini, giornalista e scrittore, dopo essere stato per vent’anni inviato dell’Europeo, è oggi (1999) editorialista de ‘Il Tempo’, ‘Il Giorno’, ‘La Nazione’, ‘Il Resto del Carlino’ e ha partecipato alla rifondazione de ‘Il Borghese’. ‘E’ una figura singolare, per la sua indipendenza, nel panorama giornalistico e intellettuale italiano’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Nerone, duemila anni di calunnie’ (1993) e ‘Il denaro, “”Sterco del demonio””‘ (1998). [‘La guerra è strettamente legata al progresso tecnico. Molte delle più importanti invenzioni sono state, all’origine, invenzioni belliche. La televisione e l’energia nucleare, per fare due esempi recenti. Del resto è persino ovvio. Poiché è una questione di vita e di morte la guerra sollecita al massimo tutte le risorse e le energie umane, fisiche, psichiche, intellettuali. Questo legame fra guerra e progresso tecnologico è così evidente, e storicamente accertato, che anche un pacifista integrale come Norberto Bobbio deve ammettere: «La guerra serve al progresso tecnico. Che le capacità inventive dell’uomo siano stimolate dalla ricerca di mezzi sempre più potenti per vincere e distruggere l’avversario, è un’antica constatazione che ha ricevuto continue conferme» (3). Il progresso tecnico, com’è noto, fa a sua volta da volano a profonde modificazioni strutturali e sociali. Ma lo stimolo alla trasformazione sociale non viene solo dalla conversione a uso pacifico delle invenzioni belliche, è la stessa tecnica militare, di per sé, a condizionare l’organizzazione sociale e politica e, più ancora, la mentalità di un’epoca (4). E’ stata la tecnica militare, più di ogni altra variabile, a scandire il passaggio da un tipo di società a un altro. L’organizzazione in tribù, la città antica, il feudalesimo, lo Stato moderno, si sono formati e sono stati concepiti e realizzati in funzione d’una certa tecnica bellica (5). Si potrebbe approfondire e rendere conto di ognuno di questi passaggi, ma limitiamoci; a titolo di esempio, al rapporto che ci fu tra la fine del feudalesimo e l’uso su vasta scala dell’artiglieria così come ce lo ha descritto Bouthoul: «Fu proprio l’entrata in scena dell’artiglieria che mise fine al feudalesimo sino ad allora dominante. La ragione d’essere di esso, cioè la protezione militare del feudo e il “”contratto di mutua difesa”” fra il signore e i suoi contadini, era colpita a morte. Il castello-fortezza, già inespugnabile e facile a essere difeso con un pugno di uomini, non poteva più resistere ai cannoni del re. I feudatari, anche i più potenti, non potevano permettersi il lusso di dotare le loro forze d’un adeguato corpo di artiglieria. Si aggiunga che questa nuova arma esigeva anche specialisti ben addestrati e facenti parte d’un esercito permanente, contro il quale non potevano misurarsi gli arruolamenti feudali di soldati occasionali. E così l’esercito permanente e di mestiere fu la caratteristica del periodo che va dall’avvento dell’artiglieria fino alla Rivoluzione» (6). L’artiglieria fu una delle cause determinanti dell’affermarsi dello Stato assoluto o, se si preferisce, moderno’ (pag 28-29)] [(3) Norberto Bobbio, ‘Il problema della guerra e le vie della pace’, Il Mulino, 1984, pag. 74; (4) G. Bouthoul, ‘Le guerre’, cit., pag. 153; (5) Ibidem, pag. 153; (6) Ibidem, pag. 164] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-286″
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini di madre russa e di padre pisano e nato in provincia di Como nel 1944.”,”STAx-006-FV”
“FINK Gary M. a cura; contributi alla 2° edizione di Steve BABSON Barbara BARTKOWIAK Jon BLOOM Dennis C. DICKERSON Robert FITRAKIS Gilbert J. GALL Joseph Y. GARRISON John W. HEVENER Christopher JOHNSON Bruce L. LARSON Stephen H. NORWOOD Faye PHILLIPS Merl E. REED Donald G. SOFCHALK Marie TEDESCO Sharon TRUSILO Seth WIGDERSON Gay ZIEGER Robert H. ZIEGER; consulenza di Milton CANTOR Albert A. BLUM David BRODY Melvyn DUBOFSKY Sidney FINE Walter GALENSON Morris A. HOROWITZ Vernon H. JENSEN Charlos P. LORROWE Bruce LAURIE David MONTGOMERY Maurice F. NEUFELD Edward PESSEN Howard QUINT Leon STEIN Philip TAFT Leo TROY Warren R VAN-TINE”,”Biographical Dictionary of American Labor.”,”FINK è Prof di storia e Chairman di Department alla George State University. E’ autore di ‘Labor’s Search for Political Order’, ‘Labor Unions’, ‘Organizing Dixie’ (con Philip TAFT) e ‘Prelude to the Presidency’. Contributori alla 2° edizione: Steve BABSON, Barbara BARTKOWIAK, Jon BLOOM, Dennis C. DICKERSON, Robert FITRAKIS, Gilbert J. GALL, Joseph Y. GARRISON, John W. HEVENER, Christopher JOHNSON, Bruce L. LARSON, Stephen H. NORWOOD, Faye PHILLIPS, Merl E. REED, Donald G. SOFCHALK, Marie TEDESCO, Sharon TRUSILO, Seth WIGDERSON, Gay ZIEGER, Robert H. ZIEGER. Consulenti: Milton CANTOR, Albert A. BLUM, David BRODY, Melvyn DUBOFSKY, Sidney FINE, Walter GALENSON, Morris A. HOROWITZ, Vernon H. JENSEN, Charlos P. LORROWE, Bruce LAURIE, David MONTGOMERY, Maurice F. NEUFELD, Edward PESSEN, Howard QUINT, Leon STEIN, Philip TAFT, Leo TROY, Warren R VAN-TINE.”,”MUSx-031″
“FINK Leon (1948)”,”Workingmen’s Democracy. The Knights of Labor and American Politics.”,”Leon FINK (1948) è membro del dipartimento di storia all’Univ di North Carolina a Chapel Hill. Ha ricevuto il suo bachelor’s degree dall’ Univ di Harvard (1970) e il suo master’s degree e Ph.D. dall’Univ of Rochester (1971 e 1977). Ha scritto articoli e saggi su ‘Labor History’, ‘Social History’, Labour le Trevailleur’, ILWCH. Ha contribuito pure ad alcune antologie.”,”MUSx-062″
“FINK Carole”,”Marc Bloch. Biografia di un intellettuale.”,”Marc BLOCH discendeva da ebrei della Francia orientale. Carole FINK insegna storia alla Ohio State University. Ha condotto varie ricerche di storia contemporanea. Oltre a numerosi saggi e articoli, ha pubblicato: – The Genoa Conference: European Diplomacy, 1921 – 1922′ (CHAPEL HILL, 1984, SYRACUSE, 1991) (La Conferenza di Genova: diplomazia europea) – 1968, The World Transformed. CUP. 1998″,”STOS-065″
“FINKELSTEIN David M. GUNNESS Kristen a cura; saggi di SAICH Tony LI Xiaobing LI Cheng BIN Yu BO Zhiyue MILLER Lyman JI You BICKFORD Thomas J. FEWSMITH Joseph MULVENON James CHENG Sijin KIVLEHAN-WISE Maryanne BLASKO Dennis J.”,”Civil-Military Relations in Today’s China. Swimming in a New Sea.”,”Introduction by David Finkelstein, List of Tables and Figures, Appendix 14.1 Changes in Reserve Force Structure, Appendix 14.2 Selected High-Technology and Logistics Militia Units, notes, the Editors and Contributors, index”,”CINx-282″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’ Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.”,”Sfruttamento economico industriale dell’ ideologia dell’ Olocausto. Campagna per estorcere denaro all’Europa in nome delle ‘vittime bisognoso dell’Olocausto’ Norman G. Finkelstein insegna alla City University of New York (CUNY) e collabora con la ‘London Review of Books’. E’ autore di ‘Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict’ e con Ruth Bettina Birn, di ‘A Nation on Trial’. L’industria dell’Olocausto ha scatenato un feroce dibattito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.”,”EBRx-084″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei. Con il saggio inedito. Il «neo-antisemitismo» è davvero così nuovo?”,”Norman G. Finkelstein (Brooklyn, N.Y. 1953) insegna alla DePaul University di Chicago e collabora, tra l’altro, alla “”London Review of Books””.”,”EBRx-030-FL”
“FINLEY Moses I.”,”La Grecia dalla preistoria all’ età arcaica.”,”Moses I. FINLEY, Prof di storia antica all’Univ di Cambridge, è autore di numerose opere sul mondo greco tra cui: ‘Il mondo di Odisseo’, ‘Gli antichi greci’, ‘Storia della Sicilia antica’. Dirige la serie ‘Ancien Culture and Society’ che si apre con questo volume.”,”STAx-036″
“FINLEY Moses I.”,”La politica nel mondo antico.”,”Moses I. FINLEY (1912-1986) ha insegnato storia antica, prima negli USA e poi in UK, all’Univ di Cambridge. Numerose sono le opere tradotte in IT: -La democrazia degli antichi e dei moderni, 1982 – Economia e società nel mondo antico, 1984 -La schiavitù nel mondo antico, 1990″,”STAx-037″
“FINLEY Moses I.”,”L’ economia degli antichi e dei moderni.”,”FINLEY è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano.”,”STAx-056″
“FINLEY Moses I.”,”La Democrazia degli antichi e dei moderni.”,”L’autore è nato a New York City nel 1912 e ha insegnato e svolto ricerche negli Stati Uniti prima di trasferirsi in Inghilterra come lettore su invito delle Università di Cambridge e di Oxford. Dal 1954 è Fellow al Jesus College di Cambridge e dal 1964 tiene dei corsi di Storia economica e sociale dell’Antichità all’Università di Cambridge. Ha dedicato all’Antichità classica varie opere tra cui Gli antichi greci e Il mondo di Odisseo e la raccolta di saggi Aspects of Antiquity. Di lui abbiamo pubblicato nella nostra collana Storia e Società, Storia della Sicilia antica e nella Universale Laterza La Grecia dalla preistoria all’età arcaica.”,”TEOP-033-FL”
“FINLEY Moses I.”,”L’economia degli antichi e dei moderni.”,”Moses I. Finley è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano. Fondo T. Parlanti”,”STOS-027-FSD”
“FINOCCHIARO Beniamino”,”La riconversione industriale e il mezzogiorno.”,”Nato a Barletta (1923) B. Finocchiaro è uno studioso dei problemi del Mezzogiorno. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La crisi culturale del Sud’. Dirige la rivista ‘Politica e Mezzogiorno'”,”ITAE-354″
“FINZI Enrico”,”Alle origini del movimento sindacale: i ferrovieri.”,”FINZI, nato a Milano nel 1946, si è laureato in storia contemporanea nell’ Università Statale di MIlano. Autore di saggi e articoli, è stato redattore capo della rivista ‘Il Mulino’. Dal 1971 è direttore della Società di Studi Politici di Milano.”,”MITT-131″
“FINZI Paolo”,”La nota persona. Errico Malatesta in Italia dicembre 1919 luglio 1920.”,”FINZI Paolo (Milano 1951) fa parte della redazione del mensile “”A rivista anarchica””, dalla sua fondazione (1971). Rapporti socialisti-anarchici. “”Era in quei tempi usale che gli anarchici prendessero la parola in tutti i comizi indetti dai socialisti, anche se ciò non sempre era gradito agli organizzatori socialisti. Nei primi mesi del dopoguerra, comunque, la reciproca tolleranza – spesso perfino la fattiva collaborazione – caratterizzò i rapporti fra socialisti ed anarchici. Ne è una chiara riprova il fatto che l’ Avanti!, il quotidiano del PSI, desse regolarmente spazio ai comunicati di parte libertaria: cosicché, pur privi di un organo quotidiano ed in un momento in cui solo con relativa lentezza la stampa periodica libertaria riprendeva fiato, ai gruppi anarchici nel 1919 non mancò la possibilità di far conoscere con tempestività le loro opinioni e le loro iniziative.”” (pag 26)”,”ANAx-275″
“FINZI Roberto”,”Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce.”,”FINZI Roberto (Sansepolcro, 1941) ha insegnato storia economica, storia del pensiero economico, storia sociale negli atenei di Bologna, Ferrara e Trieste. Ha scritto tra l’altro ‘L’antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio’ (1997), ‘L’università italiana e le leggi antiebraiche’ (1997). Engels sull’ antisemitismo. “”E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che ‘Herr von’!”” (1). Così Friedrich Engels terminava la sua risposta, datata Londra 19 aprile 1890, alla missiva inviatagli dalla capitale austriaca da Isidor Ehrenfreund, socialista di origine ebraica, membro della Associazione degli impiegati delle banche e degli istituti di credito, in cui si sottolineava la larga diffusione di idee antisemite tra la popolazione viennese e ci si interrogava sull’atteggiamento che i socialisti avrebbero dovuto tenere nei confronti dei movimenti antisemiti specie in un paese come l’Austria dalla presenza ebraica importante anche sotto il profilo economico (2). Nel vecchio continente in quel torno di tempo l’avversione agli ebrei aveva mutato registro. (…) Il virus antisemita si era insinuato pure fra i socialisti. Tramite, tra l’altro, quell’Eugen Dühring (11) contro cui Engels, con la collaborazione di Marx, aveva scritto ‘Il rovesciamento della scienza del signor Eugenio Dühring’ (‘Herrn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft’), noto come ‘Antidühring’, la cui prima edizione è del 1878, dove si legge: “”L’odio per gli ebrei spinto sino al ridicolo di cui il sig. Dühring fa mostra ad ogni occasione è una qualità se non tipicamente prussiana, tuttavia tipica dei paesi a oriente dell’Elba. Quello stesso filosofo della realtà che ha un sovrano disprezzo per tutti i pregiudizi e le superstizioni è così ingolfato in ubbie personali da chiamare ‘giudizio naturale’ poggiante su ‘basi naturali’ il pregiudizio popolare contro gli ebrei, ereditato dalla bigotteria medievale, e da spingersi a questa fantastica asserzione: ‘il socialismo è l’unica forza che possa tener fronte a situazioni demografiche accompagnate da una commistione ebraica piuttosto rilevante’ (situazioni accompagnate da commistione ebraica! Che linguaggio tedesco naturale!)”” (12). (…) Proprio dall’idea sostenuta dagli antisemiti “”economici”” – essere gli ebrei in generale finanzieri e banchieri, i veri detentori del capitale – parte Engels per contrastare l’opinione che l’antisemitismo possa essere strumento di lotta per l’emancipazione delle masse proletarie. L’antisemitismo, dice, è in realtà in antitesi con la vera lotta di classe e con i suoi fini. Caratteristico “”di una cultura arretrata”” è espressione di mondi sorpassati “”dove il capitale è principalmente ebreo”” (16). Non può pertanto avere alcuna funzione progressiva (né sussistere) nelle società capitalisticamente avanzate, come gli Stati Uniti. “”In tutta l’America del Nord, dove ci sono milionari la cui ricchezza si lascia appena esprimere nei nostri miserabili marchi, fiorini o franchi non vi è un solo ebreo, e rispetto ad essi i Rothschild sono dei veri mendicanti. Anche qui in Inghilterra Rothschild è un uomo dalla fortuna modesta rispetto, per esempio, al duca di Westminster. E dove sono gli ebrei da noi, in Renania, dove 95 anni fa, con l’aiuto dei francesi, abbiamo cacciato la nobiltà e creato un’industria moderna?”” (17). Il capitale, dunque, è nelle mani degli ebrei in società sorpassate, arcaiche”” (pag 9-10-11) [Roberto Finzi, Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce, 2011] [(1) F. Engels, ‘Sull’antisemitismo (da una lettera indirizzata a Vienna)’ [pubblicata in “”Arbeiter-Zeitung””, 19, 8 maggio 1890], trad. it. in M. Massara, a cura, ‘Il marxismo e la questione ebraica’, Milano, 1972, p. 252; (2) S. Friedländer, ‘La Germania nazista e gli ebrei, I. Gli anni della persecuzione (1933-1939)’, Milano, 1998, p. 88; B.F. Pauley, ‘From Prejudice to Persecution: A Historyof Austrian Anti-Semitism’, 1992, p. 135; (11) Sul quale si veda M. Ferrari Zumbini, ‘Le radici del male. L’antisemitismo in Germania da Bismarck a Hitler’, 2001, pp. 219-230 e la bibliografia ivi citata; (12) F. Engels, ‘Antidühring, Roma, 1950, p. 125; (16) Engels, ‘Sull’antisemitismo’, cit., p. 249; (17) Ibid., pp. 250-251]”,”EBRx-050″
“FINZI Roberto”,”Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre”,” “”«Quando una grande azienda assume dimensioni gigantesche e diventa rigorosamente sistematizzata, e sulla base di un’esatta valutazione di dati innumerevoli, organizza metodicamente la fornitura della materia prima originaria…; quando un unico centro dirige tutti i successivi stadi di elaborazione della materia prima, fino alla produzione dei più svariati manufatti; quando la ripartizione di tali prodotti, tra le centinaia di milioni di consumatori, avviene secondo un preciso piano…; allora diventa chiaro che si è in presenza di una socializzazione della produzione e non già di un semplice «intreccio»; che i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto» Lenin. La forma tecnica propria della contraddizione (fondamentale) fra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione esistenti, che va accumulandosi e accelerandosi nella fase suprema del capitalismo, è la grande industria, specie meccanica. Il «punto di vista della grande impresa più moderna e in particolare del trust» – scrive Lenin nell’aprile 1918, proponendo di affidare all’Accademia delle Scienze l’incarico di costituire commissioni «formate da specialisti» per redigere un piano di sviluppo economico e di riorganizzazione industriale – è «la fusione e concentrazione razionale della produzione… in poche grandi imprese» (3). Come spiegherà ai critici «di sinistra»: «il socialismo è inconcepibile senza la tecnica del grande capitalismo, costruita secondo l’ultima parola della scienza moderna» (4). E’ qui evidente la linea di continuità con la lettura di Marx della componente kautskiana della II Internazionale, per cui «è la grande azienda che rende necessaria la società socialista» (5). Affermazione del tutto interscambiabile, ad esempio, con l’asserto dei primi abbozzi dei ‘Compiti immediati del potere sovietico’: «Il socialismo è frutto della grande industria meccanica»; lontana invece dal significato più intimo della rivendicazione gramsciana della classe operaia italiana di essere stata portatrice, nella storia postunitaria, «delle nuove e più moderne esigenze industriali» (6). L’atteggiamento di Lenin verso le ricerche di Taylor sembrerebbe così colto nelle sue ragioni ultime. Ma leggendo attentamente le sue annotazioni, viene fatto di riconnetterlo almeno a un’altra determinante della sua visione ideologica, che si lega ed è a un tempo causa ed effetto del suo giudizio sul ruolo del progresso tecnico: il carattere di affermazione di una concezione materialistica del «processo di sviluppo delle scienze naturali, malgrado tutte le sue oscillazioni ed esitazioni» (7). Non vi è dubbio che nel taylorismo Lenin veda un aspetto scientifico in senso, per così dire, proprio e stretto: di progresso delle conoscenze naturali, di maggior penetrazione nei segreti della natura, d’avanzamento della capacità umana di sottomettersi il mondo naturale”” (pag 642-643) [Roberto Finzi, ‘Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(2) V. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’, in ‘Opere, vol. 22, pp. 301-2; (3) Id., ‘Schema di piano per i lavori tecnico-scientifici, ibid., vol. 27, p. 289; (4) Id., ‘Sull’infantilismo “”di sinistra”” e sullo spirito piccolo borghese””, ibid., pp. 308-9. Fra i leaders della sinistra c’è in questa fase Bucharin, che Lenin tende tuttavia a distinguere dagli altri (cfr. ibid., pp. 313 sgg.); (5) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, Roma, 1971, p. 131; (6) V. Lenin, ‘Prima stesura dell’articolo «I compiti immediati del potere sovietico», in Id., Opere, vol. 27, p. 190 (per la radice marxiana di queste posizioni cfr., ad esempio, K. Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica’, Torino; 1975, libro primo, vol. I, pp. 936-57) e A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975, p. 2156; (7) V. Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, in Id., ‘Opere’, vol. 14 p. 345]”,”LENS-280″
“FINZI Roberto”,”Antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”EBRx-014-FL”
“FINZI Roberto a cura, saggi di Daniele SALMELLI Enrica BAIADA Silvia COMANI Roberto FINZI”,”Le meteore e il frumento. Clima, agricoltura, meteorologia a Bologna nel ‘700.”,”Roberto Finzi insegna Storia sociale nell’Università d Bologna. E’ autore di ricerche sull’agricoltura e il pensiero agronomico bolognese nei secoli XVIII XIX.”,”SCIx-008-FP”
“FINZI Roberto”,”Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni.”,” La questione del valore della forza-lavoro. “”Uno dei più interessanti (ed importanti) risvolti della storia dell’alimentazione sta nella connessione (mediata, naturalmente) con la problematica relativa al valore, ed alla remunerazione della forza lavoro (). Il valore della forza-lavoro verrebbe dunque ad essere in sostanza formato dalla somma di due distinte componenti. La prima ‘fisiologica’ necessaria: cibo – quantificabile e quantitativamente assunto – più un ‘tot’ di vestiario, abitazione, ecc., per estensione posto come naturalmente determinabile, ma – in tale dimensione – individuabile solo quanto alla qualità (cotone invece di lana, capanna di un dato materiale invece che di un altro). La seconda ‘storico-sociale’, storicamente determinata e data ma non assolutamente necessaria, in realtà ‘superflua’ essendo posto per definizione il primo addendo come necessario. Anche Marx sarebbe, per alcuni, su questa linea e si limiterebbe semplicemente – in una condizione storica «superiore» (ciò che limiterebbe ancor più la sua originalità) – a sottolineare con maggior forza l’elemento storico-sociale. Questo ulteriore (fra i tanti) tentativo di riduzione della critica dell’economia politica ad economia politica si basa sul concetto di «ultimo limite, o ‘limite minimo’ del valore della forza-lavoro (…) costituito dal valore di una massa di merci senza la fornitura delle quali il detentore della forza-lavoro, l’uomo, non può rinnovare il suo processo vitale; dunque dal ‘valore dei mezzi di sussistenza fisiologicamente indispensabili (23)». Già fermandosi a questo non c’è materia per attribuire a Marx l’idea di un minimo salariale naturale che non sia la riaffermazione, sempre presente in lui anche se quasi sempre assente negli esegeti, e della materialità dell’uomo e del fatto che il movimento della storia si svolge comunque entro l’ambito del ricambio organico uomo-natura. Si legga con attenzione: perché Marx definisce qui il detentore di forza-lavoro come ‘uomo’ e non come proletario? Da questo punto di vista la notazione di Marx, anche se fatta a proposito della forza-lavoro (i cui detentori sono quelli che di fatto possono attingere con maggiore probabilità l’ultimo limite), non è che l’affermazione (banale) della condizione – generale ed astorica fin quando dura l’umanità – necessaria d’esistenza dell’uomo. Ma tale «banalità» non è posta a caso, o per mere ragioni di fatto, in relazione al valore della forza-lavoro”” (pag 427-431) [Roberto Finzi, ‘Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni’, ‘Studi storici’, Roma, n. 2, aprile-giugno 1975] [(23) K. Marx, Il capitale, Roma, 1956, 1. I, t, 1, p. 190] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.]”,”ECOT-003-FGB” “FINZI Roberto a cura, Contributi di Piero BARUCCI Giorgio GATTEI Marci LIPPI Aurelio MACCHIORO Luigi OCCHIONERO Mauro RIDOLFI Eugenio ZAGARI”,”Neoricardiana: Sraffa e Graziadei.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”ECOT-194-FL” “FIOCCA Giorgio a cura; saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO”,”Borghesi e imprenditori a Milano dall’ Unità alla Prima guerra mondiale.”,”Saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO. Giorgio FIOCCA (Milano, 1945) svolge attività di ricerca presso l’ Istituto di Scienze Politiche della cattedra di Storia contemporanea dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si occupa di cultura industriale. Fra le sue opere “”Struttura urbana e controllo sociale a Roma nel Settecento e nel primo Ottocento”” (Milano, 1982). “”Il fenomeno della sparizione dai testamenti di clausole pie, fondazioni pie, e intenzioni particolari è tipico di tutti gli atti a partire dalla seconda metà del Settecento. Secondo Ariès testimonia della privatizzazione dell’ atto testamentario. Infatti la maggiore fiducia negli eredi invita il testatore ad essere meno minuzioso nella descrizione delle sue ultime volontà. Tuttavia, nel ceto imprenditoriale questa assenza ha anche altri significati. Infatti, a fronte del silenzio per le “”cose dell’ anima””, si registrano minuziose descrizioni relative a fondazioni culturali e tecniche. E’ per questo che si può affermare che la religione non era uno degli elementi essenziali della cultura industriale, o per lo meno non era considerata tale dagli imprenditori esaminati. Questo non escludeva la possibilità di una adesione singola alla fede, ma stava ad indicare la scarsa fiducia di queto ceto – nel suo complesso – nei confronti della funzione innovativa della religione””. (pag 284)”,”ITAE-107″ “FIOCCA Giorgio”,”Storia della Confindustria, 1900-1914.”,”Giorgio FIOCCA lavora presso il dipartimento di storia dell’ Università di Roma La Sapienza. Si occupa da tempo di storia sociale dell’ industria, argomento sul quale ha pubblicato numerosi saggi (v. retrocopertina). “”Formate da artigiani e operai specializzati, le organizzazioni locali si costituivano per mestiere e non per industria, talvolta transitorie e sempre prive di connessioni con associazioni omologhe di altre città francsi, eredi di una tradizione corporativa conservata nel periodo del Secondo Impero. In Francia, come altrove, il potere degli operai specializzati si trasmetteva quasi sempre attraverso il mantenimento di endogamie tecniche, spesso coincidenti con i legami familiari, che costituivano le fasi dell’ apprendistato. Se da un lato questo modello fu utile per difendere la forza lavoro dallo sfruttamento e i livelli retributivi, dall’ altro esso ostacolò l’ ingresso di nuove tecnologie produttive e, più in generale, la modernizzazione del settore secondario francese. Le lotte e gli scioperi portati avanti da questi organismi furono indetti soprattutto per garantirsi paghe migliori, in un’ ottica di redistribuzione dei frutti dello sviluppo del captialismo francese. Queste lotte si verificarono in tempi e località diverse, si conclusero spesso con una sconfitta e furono incapaci di far crescere in modo rilevante e permanente il numero dei partecipanti. Mancavano di quadri dirigenti necessari senza i quali era impossibile ottenere adesioni più ampie. Fu per questo che i partiti socialisti, non potendo aspettare i tempi lunghi di una maturazione fisiologica, forzarono la situazione creando, al congresso di Lione del 1884, la Federation nationale des syndicats, organismo centrale che pretendeva di rappresentare realtà locali molto frazionate.”” (pag 99)”,”ITAE-109″ “FIOCCA Giorgio a cura; discorsi di Renato LOMBARDI Giovanni AGNELLI Guido CARLI Vittorio MERLONI Luigi LUCCHINI Sergio PININFARINA”,”Quaranta anni di Confindustria. Economia e società nei discorsi dei presidenti. Volume secondo (1970-1989).”,”Il presidente della Confindustria Lombardi e la strategia del Pci (1971). “”Dietro le rivendicazioni del sindacato Lombardi riteneva che fosse in atto una precisa strategia del Pci. Riferendosi a un articolo di Enrico Berlinguer comparso su “”Rinascita”” di gennaio, Lombardi sottolineava il disegno del vicesegretario comunista di raccordare strettamente le lotte sociali (nelle fabbriche e nelle piazze) alle lotte politiche condotte in Parlamento, nei consigli regionali o comunali, al fine di creare il terreno favorevole per l’ingresso del Pci al governo”” (pag 356-357)”,”ITAE-350″ “FIOCCO Gianluca”,”Dai fratelli Wright a Hiroshima. Breve storia della questione aerea (1903-1945).”,”FIOCCO Gianluca è dottorando di ricerca presso la facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Siena. Ha pubblicato su ‘Studi Storici’ (N° 3/2000) il saggio ‘Dall’ aeroplano alla bomba atomica: la guerra totale negli scritti di George Orwell (1935-1949).’ “”Gli uomini non agivano solo sotto gli impulsi della fame e della rassegnazione. Gli strateghi del conflitto aereo avrebbero dovuto tener conto anche dello spirito di sacrificio e del sentimento di combattere per una giusta causa. Come in passato, la fierezza e la fiducia nelle proprie ragioni politiche e nazionali sarebbero state efficaci antidoti contro la disgregazione. La Spagna repubblicana offrì in tal senso esempi innegabili, a cominciare da Sagunto, che dopo essere stata un tempo distrutta da Annibale stava ora sperimentando la barbarie tecnologica della guerra moderna. ‘La necessità- ha scritto nelle sue memorie Julio Alvarez del Vayo – di produrre materiale da guerra da contrapporre a quello profuso dalla Germania e dall’ Italia agiva da stimolante e riempiva gli operai di uno spirito di lotta più forte della fame e della morte. A Sagunto tutti i tentativi dell’ aviazione per costringere gli operai a fuggire da quell’ inferno, bombardato anche dieci o dodici volte al giorno, naufragarono. Il compagno dell’ operaio ucciso da un attacco aereo prendeva silenziosamente il suo posto non appena le macchine potevano riprendere a funzionare. Tutto questo durò fino alla fine della guerra””. (pag 154)”,”QMIx-117″ “FIODOROV Aleksei”,”Il comitato clandestino di lavoro.”,”Aleksei Fiodorov ‘due vole eroe dell’Unione Sovietica’ Comandante di una delle maggiori formazioni partigiane dell’Ucraina durante la seconda guerra mondiale”,”QMIS-015-FV” “FIOM – FEDERAZIONE IMPIEGATI OPERAI METALLURGICI”,”Contratto nazionale di lavoro. Per le industrie metallurgiche – meccanica – siderurgia – metallurgia e affini. Firmato il 25 giugno 1948.”,”Contratto firmato da Enrico BATTAGGION Giovanni ROVEDA Danilo DE-MICHELI Renato BITOSSI”,”SIND-091″ “FIORANI Eleonora VIDONI Ferdinando”,”Il giovane Engels. Cultura classe e materialismo dialettico.”,”Elisabetta FIORANI (Milano, 1942), allieva di L. GEYMONAT, si è laureata all’ Università degli Studi di MIlano con la tesi ‘Il problema della scienza nel movimento operaio italiano’ dalla quale l’ antiengelsismo emerge come radice teorica e pratica del riformismo. Ha pubblicato: -Friedrich Engels e il materialismo dialettico (FELTRINELLI, 1971) -Compendio engels-leniniano (in ‘Che fare?, 1972). Ha curato l’edizione italiana (traduzione e commenti) degli ‘Anti-Schelling’ (LATERZA, 1972) e ha in preparazione uno studio sull’ultimo Engels per gli ‘Annali Feltrinelli’. Fernando VIDONI (Bruxelles, 1940) è uno studioso che si occupa di storia della dialettica.”,”MAES-021″ “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: l’approdo unitario di MARX e ENGELS al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi.”,”MAES-002″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura; saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM”,”Il Golfo nel XXI secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM La FIORANI PIACENTINI insegna storia e istituzioni del mondo musulmano e storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ direttore del CRiSSMA (Centro di ricerche sul Sistema Sud e il Mediterrano Allargato, costituito nel 1999 presso l’ Università del Sacro Cuore di Milano). Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche il massiccio appoggio economico che Riyadh ha dato all’ Irak durante gli otto anni di conflitto con l’ Iran, ha significato un riavvicinamento meramente strumentale fra i due paesi: l’ appoggio non era dato all’ Iraq in sé, quanto al fatto che le forze armate irachene rappresentavano un bastione contro l’ espansione dell’ Iran e la predicata “”esportazione della rivoluzione”” che ha caratterizzato, durante i primi anni Ottanta, la politica estera khomeinista. Strumentalità che non è sfuggita a Baghdad: una delle recriminazioni maggiormente ripetute dal regime iracheno nel periodo compreso fra la fine del conflitto con l’ Iran (1988) e l’ invasione del Kuwait (1990) era proprio quella di aver combattuto una guerra difensiva, costosissima in termini tanto materiali ed economici che umani, anche per conto terzi. Il fatto che le monarchie del Golfo richiedessero il pagamento degli ingenti prestiti effettuati, e ancor più che perseguissero una politica di bassi prezzi del petrolio (politica che impediva all’ Irak di far fronte ai propri impegni finanziari) era considerato non solo una dimostrazione di ingratitudine, bensì una vera e propria dimostrazione di ostilità””. (pag 211)”,”VIOx-109″ “FIORANI Eleonora VISENTIN Fernando”,”Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””.”,”””Lenin si richiama ancora ad Engels per chiarire quale sia anche il significato marxistico del concetto hegeliano che “”la libertà è il riconoscimento della necessità””, e cioè solo la conoscenza delle leggi obiettive dell’ambiente che ci condiziona ci permette “”di farle agire secondo un piano per un fine determinato, cioè di dominarle, di intervenire sulla natura qual’è, al di là di ogni velleitarismo utopistico che non tenga conto delle obiettive strutture che si offrono alla nostra azione. L’uomo pertanto può a sua volta condizionare l’ambiente da cui è condizionato, ma non illimitatamente, bensì coerentemente alle possibilità date in una determinata situazione, allo spazio d’azione obiettivo, ove meno preme la determinazione delle circostanze: “”La necessità della natura è primordiale e la volontà e la coscienza dell’uomo sono secondarie””””. Quindi la ‘necessità cieca’ viene ridimensionata dialetticamente nella “”necessità in sè””, cioè non conosciuta dall’uomo – ma non inconoscibile (ignoramus non ignorabimus), che l’attività gnoseo-pratica tende a tradurre in necessità per noi e quindi in prospettiva in elemento basilare di libertà. Anche qui, dice Lenin, “”Engels applica in modo evidente…il metodo del “”salto vitale”” in filosofia, cioè fa un salto dalla teoria alla pratica”” (‘Materialismo ed Empiriocriticismo’, pag. 176)”” (pag 14) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966] Engels: ‘La natura è il banco di prova della dialettica’ (pag 15) “”B. Croce ravvisa nella dialettica marx-engelsiana (non solo engelsiana) il dialettismo deteriore che a suo parere aduggia l”Enciclopedia’ hegeliana (‘Come intendevano la dialettica il Marx e l’Engels nel 1877’, in ‘Filosofia e Storiografia, Bari, 1949)”” (pag 20) “”Ricordiamo di transito un’opera anti-stalinistica, scritta dalla ex-segretaria di L. D. Trotsky, poi entrata nella concezione del “”capitalismo di stato”” come struttura dei cosiddetti “”stati operai””, cioè Raya Dunayevskaya, che, con Marxism and Freedom ci dà l’estrema accentuazione dell’hegelismo marxiano (e leniniano), nonché il riconoscimento della convergente Marx-Engels-Lenin, in chiave non solo “”umanistica””, ma addirittura libertaria, così differenziandosi dal pur affine Marcuse, che finisce in un anticomunismo in cui antileninismo ed antistalinismo sono identificati.”” (pag 23) “”Il materialismo dialettico, “”negazione della negazione””, riprende la concezione dialettica su basi naturalistiche e non si presenta più come filosofia ma come “”semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua prova e la sua conferma in una scienza della scienza per sé stante, ma nelle scienze reali”” (Antidühring, pag. 152). Sono le stesse scienze naturali infatti che confermano l’esistenza della natura prima dell’uomo e quindi di una materia priva di sensibilità, di cui la materia organica è solo un prodotto ulteriore frutto di un lunghissimo sviluppo, quando sostengono che “”la terra esisteva in condizioni tali che né l’uomo né in generale qualsiasi altro essere vivente esisteva o poteva esistere su di essa””. Lenin confronta la posizione del materialismo dialettico con quella di Avenarius, Petzoldt e Willy, negando sia la tesi dell’uomo come termine centrale potenziale e attivo della coordinazione, cioè del legame indissolubile tra l’Io e l’ambiente, sia la tesi dell’aggiunta mentale del nostro intelletto che cerca di conoscere l’oggetto. A tale proposito afferma: “”se noi “”aggiungiamo mentalmente”” noi stessi, la nostra presenza sarà immaginaria, mentre l’esistenza della terra prima dell’uomo è reale. Infatti l’uomo non ha potuto, per esempio, osservare come spettatore la terra incandescente, e “”pensare”” la sua presenza sulla terra incandescente è oscurantismo”” (Materialismo ed Empiriocriticismo, pag. 67). E aggiunge: “”L’importante, dal punto di vista gnoseologico, non è chiederci se possiamo in generale concepire un tal posto, ma se abbiamo il diritto di pensarlo esistente o esistito indipendentemente da un pensiero individuale qualunque”” (ibidem, pag. 68). Ciò pone immediatamente il problema della conoscenza e quindi del rapporto tra essere e pensiero, tra “”spirito”” e natura. Porsi il problema della relazione tra le nostre idee sul mondo e il mondo reale stesso significa prima di tutto esprimersi sulla conoscibilità del mondo stesso. Engels sul problema della “”cosa in sé”” non solo riprende gli argomenti di Hume, Hegel, e Feuerbach contro la concezione kantiana della dualità tra noumeno e fenomeno, ma fa appello alla pratica, all’esperimento, all’industria, che permettono di dimostrare veridica la nostra conoscenza di un dato fenomeno col crearlo noi stessi e col farlo servire ai nostri fini. “”Le sostanze chimiche si formano negli organismi animali e vegetali restarono “”cosa in sé”” fino a che la chimica organica non si mise a prepararle l’una dopo l’altra; quando ciò avvenne la cosa in sé si trasformò in cosa per noi…”” (E. Feuerbach, in Lenin, pag. 90). Viene così negata l’inconoscibilità della “”cosa in sé”” e Lenin conclude: “”1) Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra sensazione, fuori di noi… 2) Non vi è né vi può assolutamente essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé. La differenza è semplicemente tra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto… 3) Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra conoscenza sia bell’e fatta e invariabile, ma esaminare in qual modo dall’ignoranza si passa alla conoscenza, in qual modo una conoscenza incompleta, imprecisata diventa più completa e più precisa”” (ibidem, pag. 91-2)”” (pag 10-11) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966]”,”LENS-246″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura saggi di MAESTRI Elena PASTORI Gianluca RADAELLI Riccardo DE-LEONARDIS Massimo ABU JABER Kamal AL-SUWAIDI Jamal S. SARIOLGHALAM Mahmood”,”Il Golfo nel XXI Secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Valeria Fiorani Piacentini insegna Storia e istituzioni del mondo musulmano e Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del C.Ri.S.S.M.A., del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Missione storica, antropologica e archeologica italiana in Makran e Kharan (Baluchistan – Pakistan). Tra le sue pubblicazioni: Merchants, Merchandise and Military Power in The Persian Gulf, Il pensiero militare nel mondo musulmano, Asia Centrale: verso un sistema cooperativo di sicurezza.”,”GOPx-002-FL” “FIORANI Adolfo LEGA Achille”,”1948: tutti armati. Cattolici e comunisti pronti allo scontro.”,”Adolfo Fiorani, nato a Piacenza nel 1937 giornalista del ‘Corriere della Sera’, è stato inviato speciale dell”Avanti!’. Achille Lega, nato a Milano nel 1938, per oltre vent’anni inviato speciale de ‘Il Giorno’, è autore con Giorgio Santerini del libro-inchiesta ‘Strage a Brescia Potere a Roma, Milano 1976. Gli autori hanno attinto al carteggi o del cardinale Schuster nell’Archivio storico della diocesi di Milano.”,”RELC-367″ “FIORANI Flavio”,”I Paesi del Rio de La Plata. Argentina, Uruguay e Paraguay in età contemporanea (1865-1990).”,”Flavio Fiorani (Buenos Aires 1952) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia delle Americhe e lavora presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma.”,”AMLx-019-FL” “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: L’approdo unitario di Marx ed Engels al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi. Eleonora Fiorani è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna (1977). E’ stata allieva di L. Geymonat e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ e ‘L’Antischelling’ (traduzione e saggio introduttivo). “”(…) si ripropone, oggi come ieri, l’alternativa fondamentale: … finire (pag 99, L’Antidüring)”,”MAES-004-FF” “FIORANI Eleonora”,”Lettura e critica di Lukàcs.”,”L’opera ‘Storia e coscienza di classe’ (raccolta di saggi, scritti tra il 1919 e il 1922) fu pubblicato nel 1923 e condannato nel 1924 (V Congresso IC, per giudizio di Bucharin e Zinoviev). Lukacs fece autocritica … (pag 172) Critica di Lukàcs a Engels (pag 174) Lukàcs vede nell’ ‘irrazionalismo’ ‘lo strumento infernale del fascismo’ (pag 178) Lukàcs giudica una ‘sconfitta’ ciò che egli chiama ‘la rivoluzione del 1918’ che instaurò la ‘repubblica di Weimar, cui, dice sempre l’autore, dimentico della repressone dello spartachismo, aderivano le masse, la piccola borghesia e gli intellettuali, ma dove gli Junkers detenevano per sempre il predominio (pag 187) Lettera di Engels a Bloch (pag 200) “”Lukàcs viene così ad affermare: «il profondo fraintendimento di Engels consiste nel fatto che egli considera come prassi – in senso dialettico-filosofico – il comportamento caratteristico nell’industria e nell’esperimento. Ma proprio l’esperimento implica un comportamento per eccellenza contemplativo. Lo sperimentatore crea un ambiente artificiale astratto, per poter osservare liberamente le leggi nel loro operare indisturbato: egli cerca di ridurre il sostrato materiale della sua osservazione – (…) – a ciò che viene «generato» in modo puramente razionale, alla «materia intelligibile» della matematica. E quando Engels, a proposito dell’industria, dice che ciò che è così «generato» viene reso utilizzabile «ai nostri scopi», sembra aver dimenticato per un istante la fondamentale struttura della società capitalistica (…). Sembra cioè aver dimenticato che la «legge di natura» di cui si tratta nella società capitalistica «poggia sull’inconsapevolezza dei partecipanti». Nel momento in cui si pone «degli scopi» l’industria non è soggetto delle leggi sociali, ma soltanto oggetto» («Histoire et conscience de classe», ed. francese, Les Editions de Minuit, 1960; p. 168, traduzione e «riduzione» nostra). A Engels viene dunque, da questo punto di vista, rimproverato un accantonamento della teoria in nome della prassi, e quindi un cambiamento di significato del concetto di prassi stessa, che si identificherebbe con la prassi scientifica e tecnologia ‘tout-court’, dell’industria moderna. E in tal senso è interpretato l’appello engelsiano alla ‘prassi’ nel processo conoscitivo”” (pag 174) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973] “”In conclusione, il testo leniniano viene usato [da Lukàcs, ndr] più nella parte negativa critica delle correnti scientifico-epistemologiche, che in quella positiva; che, ripetiamo, consiste per Lenin nella elaborazione attualizzata del materialismo dialettico, concretizzato come Weltanschauung, quindi come gnoseologia e metodologia, nel suo rapporto effettivo di attenzione alle scienze modificando fondamentalmente il concetto stesso di scienza e via via la totalità del sapere scientifico. A concludere su questi temi, è utile qui la citazione abbastanza ampia da una lettera di Engels a Bloch: «Secondo la concezione materialistica della storia il momento, che in ‘ultima istanza’ è decisivo nella storia, è la produzione e riproduzione della vita materiale. Di più non fu mai ritenuto né da Marx né da me. Se ora alcuno ha ritorto il senso, in modo che il momento economico è il ‘solo’ decisivo, quel tale ha mutato quella proposizione in una frase astratta, assurda, che non dice nulla. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiosi e loro ulteriore sviluppo in sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. È nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose ed avvenimenti, il cui intimo nesso è tanto lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria ad un qualsivoglia periodo della storia, sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado». (‘Due lettere’ di F. Engels sull’interpretazione materialistica della storia’, Mongini, 1906, p. 4). Se dunque è avvenuta in Lukàcs una semplificazione (particolarmente di tipo filosofico in connessione stretta col mondo storico nei suoi processi), più gravemente questa semplificazione o riduzione si è protratta, con un capovolgimento parziale e attuale di pratica politica immediata, nelle correnti e nelle esperienze di lotta della «Nuova sinistra», pur entro il suo sincero militantesimo”” (pag 199-200) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973]”,”TEOC-004-FGB” “FIORANI Eleonora”,”La nuova condizione di vita. Lavoro, corpo, territorio.”,”Eleonora Fiorani insegna antropologia culturale al Politecnico di Milano e semiotica all’Istituto Europeo di Design. Già allieva e collaboratrice di L. Geymonat nel ’70, ha pubblicato una ventina di libri di filosofia, storia delle civiltà arcaiche e altre, i materiali dell’arte, la comunicazione oggi.”,”ITAS-091-FL” “FIORAVANTI Maurizio a cura; contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”Lo Stato moderno in Europa. Istituzioni e diritto.”,”Contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”DIRx-014″ “FIORE Ilario”,”Tien an Men. Un diario fedele, un’analisi dei fatti, una storia emozionante dei 55 giorni di Pechino.”,”Ilario FIORE , partigiano in una brigata Garibaldi del Monferrato a 18 anni, è stato giornalista e inviato in vari paesi vivendo sette ‘rivoluzioni’. Ha lavorato per la Rai a Mosca, Madrid e Pechino.”,”CINx-263″ “FIORENTINO L. LOCATELLI O.”,”Da Verga ai giovani. Raccolta di novelle e di racconti.”,”Scritti di VERGA FOGAZZARO FUCINI DE AMICIS DOSSI ORIANI SERAO DI-GIACOMO SVEVO D’ANNUNZIO PANZINI PIRANDELLO BONTEMPELLI PAPINI PALAZZESCHI BACCHELLI TITTA ROSA ALVARO COMISSO GADDA MALAPARTE REPACI DE-FILIPPO JOVANE ZAVATTINI BUZZATI SOLDATI PAVESE VITTORINI PRATOLINI REA e altri. “”Da una letteratura che si avvaleva di elementi regionalistici forti e quasi fatali, doveva raggiungere altissime vette Giovanni Verga. Diciamo subito che egli è il più grande narratore italiano del secondo Ottocento’ (pag 9).”,”ITAV-011″ “FIORENTINO Dario”,”Madre Teresa di Calcutta.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Biografia. (fonte in basso) Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia). Fin da piccola riceve un’educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana. Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una “”grazia”” fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “”Esercizi spirituali”” di Sant’Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini». Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell’Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l’insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa. Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l’Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta. Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall’angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni… La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo. Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura… Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un “”sari”” (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo “”miracolo”” all’opera della Provvidenza… A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest’ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle. Nell’autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata “”Congregazione delle Missionarie della Carità””. Durante l’inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all’ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata. A Suor Teresa viene allora l’idea di chiedere all’amministrazione comunale l’attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di “”Kalì la nera””, ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta. Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: “”Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere “”perdono a Dio””, che rifiutasse di dire: “”Dio mio, ti amo””. Due anni dopo, Madre Teresa crea il “”Centro di speranza e di vita”” per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi. “”Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca – racconta Madre Teresa – una famiglia dell’alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato. Vado a trovare la famiglia e propongo: “”Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!”” risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste””. Madre Teresa nota: “”Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l’esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c’è speranza di vera guarigione””. Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall’amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. “”Essere cattolica ha per me un’importanza totale, assoluta – dice – Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre… Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa””. “”Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo… Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l’immagine dolorosa… Gesù nell’eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo””. Nel corso degli anni 60, l’opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell’India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi “”sviluppati””, essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un’orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, “”che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita””. Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto. Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa nell’occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero. Negli anni ’80, l’Ordine fonda, in media, quindici nuove case all’anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l’Etiopia, lo Yemen Meridionale, l’URSS, l’Albania, la Cina. Nel marzo del 1967, l’opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la “”Congregazione dei Frati Missionari””. E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità. Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: “”Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell’amore con Cristo. PregarLo, è amarLo””. Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l’amore sia indissolubilmente unito alla gioia: “”La gioia è preghiera, perché loda Dio: l’uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso””. Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei “”poveri”” del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: “”In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani… Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta… Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda… Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d’acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale…””. Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo. Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della “”Santa dei Poveri””, iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle “”cause”” dei santi. Nella settimana che celebrava i suoni 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un’emozionata folla di trecentomila fedeli. La sua canonizzazione avviene il 4 settembre 2016 sotto il pontificato di Papa Francesco. VUOI RICEVERE AGG Biografia. https://biografieonline.it/biografia-madre-teresa”,”RELC-405″ “FIORENTINO Dario”,”Simone de Beauvoir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. “”Nel 2020 è stato pubblicato per i tipi della Cornell University Press un bellissimo libro di Judith Coffin docente di Storia della University of Texas dal titolo ‘Sex, Love and Letters’. L’autrice vi raccoglie un numero considerevole di lettere che mettono a tema l’amore e la sessualità in tutte le loro forme, indirizzate a Simone de Beauvoir nel corso di molti anni da persone di tutto il mondo, da lei conservate e ritrovate da Coffin nei fondi della Bibliothèque Nationale di Parigi, mentre faceva ricerche sul ‘Secondo sesso’ (pag 11)”,”BIOx-375″ “FIORENTINO Dario”,”Il mostro di Firenze. Identikit di uno spettro inafferrabile.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica.”,”ITAS-236″ “FIORENTINO Dario”,”Enrico Mattei. Un complotto internazionale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Il caso della morte di Mattei è il primo grande mistero della storia italiana del dopoguerra …”,”ITAE-430″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe FIORI, inviato speciale di TV7, VD ed editorialista del TG2, D di ‘Paese sera’, ha scritto tra l’altro le biografie dell’anarchico SCHIRRU, di Emilio LUSSU e di Enrico BERLINGUER. Nel 1991 è uscita pure l’opera ‘Gramsci Togliatti Stalin’. Attualmente (1991) è senatore della Sinistra indipendente.”,”GRAS-005″ “FIORI Giuseppe”,”Il cavaliere dei Rossomori. Vita di Emilio Lussu.”,”LUSSU, Emilio (Armungia, Cagliari 1890 – Roma 1975), politico e scrittore, dopo aver partecipato alla 1° GM come interventista, nel 1920 fondò il Partito sardo d’ azione, in difesa della sua regione e nel tentativo di affrontarne l’annosa arretratezza. Fu eletto alla Camera dei deputati dal 1921 al 1926; dopo la secessione dell’ Aventino fu costretto a lasciare il Parlamento. Bersaglio di attentati fascisti, fu mandato al confino a Lipari, ma nel 1929 riuscì a evadere. Fondò con altri il movimento ‘Giustizia e libertà’. Le sue esperienze politiche e civili sono raccontate in libri caratterizzati da una scrittura chiara e ironica, ma anche tragica e partecipata. Riscossero grande successo di pubblico e positivi riconoscimenti di critica sia ‘Marcia su Roma e dintorni’ (1933) sia ‘Un anno sull’altopiano’ (1938), dal quale Francesco ROSI trasse il film ‘Uomini contro’ (1971). Rientrato dall’esilio parigino per partecipare alla Resistenza, nel 1945 riprese l’attività politica e parlamentare come deputato prima per il Partito d’azione e poi per il Partito socialista, PSI, fino al 1963, anno in cui passò al PSIUP. (ENC)”,”BIOx-203″ “FIORI Giuseppe”,”Gramsci Togliatti Stalin.”,”FIORI Giuseppe (Nuoro, 1923) è stato Vice direttore ed editorialista del TG2 e direttore di ‘Paese sera’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). L’A qui approfondisce tre aspetti sulla base dell’ epistolario Tatiana Schucht-Gramsci, dei carteggi Sraffa-Tatiana e Sraffa-Togliatti, in parte inediti, e altre fonti, 1. la solitudine politica del leader comunista in carcere, 2. la solitudine privata, 3. il sardismo-autonomismo di Gramsci. “”Dirà Valentino Gerratana: “”I Quaderni vedevano la luce a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, un periodo di ricerca autonoma ma anche di ortodossia stalinista (…). Sicché talune affermazioni furono espunte, altre delimitate, altre temperate. Gli apprezzamenti di Trotsky, laddove non c’era anatema, furono tolti; furono corretti i passi nei quali traspariva una qualunque presa di distanza da alcuni elementi del pensiero di Engels; furono attenuati accenti di riserva verso l’ esperienza sovietica, specie in ordine ai rapporti politici interni.”” Escono anche L’ Ordine Nuovo (1954) e gli Scritti giovanili (1958). Ma la lettera del 1926, fondamentale per conoscere il Gramsci a figura intera liberato finalmente da scaglie e pietre dell’ armatura togliattiana – il Gramsci di Gramsci, non il Gramsci di Togliatti – è pubblicata in Italia solo su iniziativa di Eugenio Reale nel 1957; e conosceremo l’ intero carteggio solo sei anni dopo la morte di Togliatti (segretario Longo, vicario Enrico Berlinguer).”” (pag 101-102)”,”GRAS-051″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””I dibattiti sulla fusione si protraevano interminabili. C’ era da una parte Tasca, in linea con l’ Internazionale per la fusione immediata. Bordiga, caparbio nella resistenza, chiedeva che ogni soluzione fosse perlomeno rinviata. “”Io camminavo sui carboni ardenti””, scrive Gramsci, “”e non era questo il lavoro più confacente alla mia condizione di debolezza cronica””. Se la cavò “”anguilleggiando”” (l’ espressione è sua). In seno al PSI s’era costituita la frazione “”terzinternazionalista”” (i cosiddetti “”terzini””) che proclamava fedeltà alla III Internazionale comunista. La proposta intermedia di Gramsci fu che si dovesse procedere subito alla fusione non con l’ intero PSI, ma, per il momento, con i soli “”terzini””, e la tesi prevalse (“”Mi sono involontariamente guadagnato””, dirà poi Gramsci, “”la fama di una volpe dall’ astuzia infernale””). Furono fissate in quattordici punti le condizioni della fusione e nominata una commissione mista per la loro applicazione. Bordiga, designato ad entrarvi, rifiutò di farne parte (prese il suo posto Gramsci); gli altri erano Scoccimarro e Tasca per i comunisti, Serrati e Maffi per i socialisti””. (pag 187)”,”BIOx-093″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”FIORI Giuseppe (1923) è stato VD ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. E’ senatore della sinistra indipendente. Scontro tra Giuseppe D’Alema e Berlinguer (FGCI anni 1950) “”Rotazione naturale. Berlinguer l’ asseconda. Ha ormai trentatre anni, è da undici ininterrottamente nel movimento giovanile, troppi, e trova conveniente anche per l’ organizzazione che il cambio ci sia e che ci sia uno svecchiamento complessivo del gruppo dirigente. Accoglie perciò il dinamico D’Alema con tranquilla disposizione a dargli più di una mano. Poi qualcosa si rompe, e la storia che segue è di tensioni e colpi, ognuno con la sua parte di responsabilità, grande o piccola. I ‘novatori’ vedono in D’Alema l’uomo della svolta, la loro irrequietezza cresce, hanno fretta e spingono, in qualche caso con forzature sgradevoli, perché l’ avvicendamento avvenga subito. D’Alema è per indole, l’ opposto di Berlinguer. Impulsivo, l’ eloquio torrentizio, mostra impazienza, agisce con impeto. E’ incapace di semitoni: i giudizi che dà sono ruvidi, raschiano. Stima poco gran parte del gruppo intorno a Berlinguer e non si dà pensiero di nasconderlo. Della Fgci dice che è un gran corpo senza testa. Enrico dice ha ha il limite fondamentale d’essersi esclusivamente occupato di giovani, esperienza formativa ma decisamente circoscritta Rassicura i ‘novatori’: al contrario di quel che è avvenuto finora, li valorizzerà. Un tramestio non inosservato. Il severo responsabile dell’ organizzazione, Silvano Peruzzi, vede e sente e ne è indignato.”” (pag 95-96)”,”PCIx-221″ “FIORI Umberto”,”Joe Hill Woody Guthrie Bob Dylan. Storia della canzone popolare in Usa.”,”Umberto FIORI nato a Sarzana vive a Milano dove si è laureato n filosofia nel 1975 all’ Università Statale. Ha fatto parte del Movimento studentesco milanese. Nel 1973 entra negli Stormy Six dove svolge il ruolo di cantante e di autore di testi. E’ tra i soci fondatori della Cooperativa l’ Orchestra. “”Dalla sua esperienza politica e sindacale Guthrie estrae un’idea e la racchiude in una sola parola: ‘Union’. Questo termine ricorre spesso, quasi ossessivamente nelle sue canzoni da ‘Tom Joad’ in poi. Nelle canzoni sindacali di propaganda ‘union’ significa ‘organizzazione dei lavoratori”” (si parla di ‘union hall’, ‘union card’), ma poi in seguito il suo campo di significati si allarga fin quasi a farne una parola maica, senza più nessun riferimento preciso a una realtà politica, come nelle canzoni sulla guerra mondiale. (…) Qui ‘Union’ non significa solo sindacato, organizzazione, solidarietà di classe: il termine si estende a tutto il paese in guerra (‘Union war’) e lo ‘Union feeling’ cerca le sue radici non più solo nella storia del movimento operaio, ma nella Bibbia, nel Vangelo, nella storia degli Stati Uniti, tracciando una ‘Union line’ ideale da Abramo attraverso Gesù fino a Lincoln (e a Roosevelt, non nominato ma sempre presente)””. (pag 56-57) “”Di fronte a questo compito, i contrasti interni di classe devono evidentemente cadere in secondo piano in appoggio allo sforzo bellico del paese contro Hitler e Mussolini. Così nell’entusiasmo della guerra patriottismo, antifascismo e coscienza di classe si confondono: il nemico è Htiler, Roosevelt è nemico di Hitler e quindi amico dei lavoratori””. (pag 57-58)”,”MUSx-220″ “FIORI Giuseppe”,”Uomini-ex. Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani.”,”ANTE1-6 Alla fine degli anni Quaranta 466 partigiani comunisti per di più del ‘triangolo rosso’ emiliano (alcuni della Volante rossa milanese) trovarono rifugio in Cecoslovacchia. Questi fuoriusciti raccontano i drammi vissuti in Italia e in Cecoslovacchia.”,”PCIx-246″ “FIORI F. Giacomo”,”Lorenzo il Magnifico.”,”FIORI F. Giacomo “”I Genovesi, considerata la resa di Sarzana, credettero falsamente che il Magnifico volesse continuare la guerra contro di loro; e, per paura, passarono alla obbedienza del duca milanese. Così Lorenzo, anche senza volerlo, concorse a togliere di mezzo quella piccola e travagliata repubblica, che poteva dar motivo di lotte sanguinose a causa dei veri o falsi diritti che vi vantava il ducato di Milano. Ludovico il Moro ne fu meravigliato e non sapeva come ringraziare Lorenzo per aver dato occasione a questa fortuna inaspettata. Anche il Papa ne rimase soddisfatto e concepì sempre maggiore stima e attaccamento al Magnifico.”” (pag 316)”,”BIOx-241″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”Giuseppe Fiore (1923) è stato vice-direttore ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. Attualmente è senatore della Sinistra indipendente. Fra le sue opere Vita di Antonio Gramsci, L’anarchico Schirru, Il cavaliere dei Rossomori, Vita di Emilio Lussu. L’autore ci offre con questa biografia di Berlinguer la documentata e minuziosa ricostruzione di una vicenda umana, intellettuale e politica attraverso la quale si legge la storia d’Italia.”,”PCIx-012-FL” “FIORI Giuseppe”,”Processo Gramsci.”,”Cronaca di un verdetto annunciato”,”GRAS-172″ “FIORI Lorenzo MINELLA Massimo, a cura; articoli di Lorenzo FIORI Alessando LOMBARDO Fabrizio BENENTE Giuliano MONTALDO e Eligio IMARISIO Michela CIARAPICA Pietro REPETTO Marco DORIA Giovanni B. PITTALUGA Maurizio MARESCA Aldo LAMPANI Lorenzo CASELL Claudia CERIOLI Davide TRABUCCO Massimo MINELLA”,”Il futuro della memoria. Genova come eravano, come saremo.”,”Molte foto d’epoca”,”LIGU-195″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe Fiore è nato a Silanus, Nuoro nel 1923 e si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari. Ha pubblicato saggi e romanzi.”,”GRAS-013-FGB” “FIORILLO Lucio”,”Il brigantaggio meridionale. Legittimisti, contadini, borghesia nella crisi dell’unificazione. Il caso del Matese, 1860 – 1868.”,”Lucio Fiorillo è nato il 13 gennaio 1960. Ha frequentato l’Università degli Studi di Pisa, laureandosi in Storia.”,”ITAB-034-FL” “FIORILLO Vanda a cura; saggi di Mario A. CATTANEO Maurizio BAZZOLI Detlef DÖRING Alfred DUFOUR Vanda FIORILLO Simone GOYARD-FABRE Klaus LUIG Simonetta SCANDELLARI Gerhard SPRENGER Franco TODESCAN”,”Samuel Pufendorf, filosofo del diritto e della politica. Atti del Convegno Internazionale, Milano, 11-12 novembe 1994.”,”Samuel von Pufendorf ( Dorfchemnitz, 8 gennaio 1632 – Berlino, 26 ottobre 1694) è stato un giurista e filosofo tedesco . Disparità tra esseri umani, non eguaglianza, ma diversità morale. Critica di Pufendorf a Hobbes. “”Criticando il concetto hobbesiano di eguaglianza, Pufendorf ravvisa una naturale “”disparitas”” di capacità tra esseri umani, in quanto liberi. Essi, pur essendo accomunati- come rileva giustamente Sprenger – da un naturale gioco di forze, oscillante tra istinto di autoconservazione e necessaria disciplina del sé, sono a mio avviso ideoni a modificare in maniera moralmente differente la sostanza fisica a loro disposizione. È evidente dunque come l’uomo naturale di Pufendorf, diversamente da quello hobbesiano, sia concepito a partire da un principio di ‘diversità morale’, e non certo di eguaglianza di fatto”” (pag XV) (introduzione di Vanda Fiorillo)”,”DIRx-001-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Tra egoismo e socialità. Il giusnaturalismo di Samuel Pufendorf.”,”Contiene dedica autrice a GM Bravo “”Queste pagine intendono offrire una ricostruzione, per linee interne, di alcune fra le principali tematiche etico-giuridiche ed economiche del pensiero pufendoriano ponendo in evidenza anche l’aspetto metodologico della sua costruzione. A partire da questo quadro acquista un suo rilevante significato la fortuna dell’autore nella Russia di Pietro il Grande e di Caterina II.”” (pag 1)”,”FILx-008-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Autolimitazione razionale e desiderio. Il dovere nei progetti di riorganizzazione politica dell’illuminismo tedesco.”,”Sul modello tipicamente tedesco di organizzazione socio-politica: quello dello Pflichtenstaat, dello Stato fondato sui doveri”,”TEOP-046-FMB” “FIORILLO Maurizio”,”Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-1945.”,”Maurizio Fiorillo membro del direttivo dell’Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, si occupa di temi legati alla storia italiana del secondo conflitto mondiale.”,”ITAR-385″ “FIORITO Riccardo”,”Divisione del lavoro e teoria del valore. L’economia sociologica di Adam Smith.”,”Riccardo Fiorito è nato a Roma il 22/1/1947. Nel 1969 vi si è laureato sostenendo una tesi in storia delle dottrine economiche con Lucio Colletti e Claudio Napoleoni. Nel 1970 è stato redattore economico di Rinascita. Collabora a varie riviste di sinistra e attualmente ha in corso una ricerca sullo sviluppo economico italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”ECOT-144-FL” “FIORITO Riccardo; PRESTIPINO Giuseppe; ISKROV Michail; DE-FEO Nicola Massimo; KONDER Leandro”,”Il marxismo nel mondo: Nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA); Nuove edizioni dei classici in Italia (Fiorito); Gli scritti sull’arte di Marx ed Engels (Prestipino); Pubblicazioni sovietiche per il centocinquantesimo di Marx (Iskrov); Etica borghese e morale comunista in due libri sovietici (De-Feo); Libri marxisti nel Brasile d’oggi (Konder).”,”””E’ apparsa anche un’altra opera in occasione dell’anniversario marxiano. Sono i ‘Lineamenti di storia della lotta ideale intorno al “”Capitale”” di Marx’, che abbracciano un periodo che va dall’uscita del 1° volume del ‘Capitale’ fino ai nostri giorni. Uno dei compagni di Marx, Johann Philipp Becker scriveva più di cento anni fa che il ‘Capitale’ è «la nostra spada, il nostro scudo, la nostra arma di offesa e di difesa». Il libro fa capire l’enorme funzione del ‘Capitale’ nel dare un fondamento alle idee del comunismo scientifico, nell’affermare il marxismo nel movimento operaio (…)”” (pag 295) (M. Iskrov)”,”MADS-011-FB” “FIORITO Riccardo FRINOLLI PUZZILLI Anna GARONNA Paolo GOUGH Ian LEON Paolo SCHIATTARELLA Roberto SOMOGYI Giovanni”,”Analisi della crisi economica internazionale.”,”Riccardo Fiorito, è professore incaricato di Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università di Chieti. Ha studiato a Roma e a Cambridge. A curatouna antologia di testi metodologici, Il disagio degli economisti e si occupa prevalentemente di problemi relativi al reddito potenziale. Anna Frinolli Puzzilli, è assegnista presso l’Istituto di politica economica e finanziaria della facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Ha svolto attività di ricerca con borsa Cnr presso l’Università di Essex e quella di Cambridge. Paolo Garonna, è professore incaricato di Complementi di econometrica presso la Facoltà di Statistica dell’Università di Padova. Ha conseguito il Master in Economia preso l’Università di Denver e svolto ricerca presso l’Università di Cambridge. Ian Gough, è collaboratore della New Left Review e di altre riviste, fra cui il Bulletin of the Conference of Socialist Economists. Paolo Leon, è straordinario di Fondamenti di Economia presso l’Università di Venezia. Roberto Schiattarella, è assegnista presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di roma. Ha studiato all’Istao di Ancona e attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Cambridge. Giovanni Somogyi, è professore straordinario di Politica economica e finanziaria presso l’Università di Catania.”,”ECOI-161-FL” “FIRENZUOLA Agnolo, a cura di Adriano SERONI”,”Le Novelle.”,”Agnolo Firenzuola (1493-1543) è stato uno scrittore italiano. Nato a Firenze, Firenzuola crebbe in un ambiente umanistico e studiò giurisprudenza a Siena ed a Perugia, dove divenne amico di Pietro Aretino 1. Tra le sue opere più importanti si annoverano il libello Discacciamento de le nuove lettere inutilmente aggiunte ne la lingua toscana pubblicato nel 1524, i Ragionamenti del 1525 ispirato al Decameron di Boccaccio, il rifacimento delle Metamorfosi di Apuleio e il Dialogo delle bellezze delle donne intitolato Celso 1. (copil.)”,”VARx-052-FSD” “FIRESTONE Schulamith, a cura di Lucia PERSONEMI”,”La dialettica dei sessi. Autoritarismo maschile e società tardo-capitalistica.”,”L’A parla in prospettiva di ‘socialismo cibernetico’, di libertà sessuale, di ‘sessualità naturale’, di fine della ‘famiglia biologica’, di fine del tabù dell’ incesto, di produzione di bambini con la tecnologia, di integrazione delle donne e dei bambini nella società più vasta, di diritti sessuali anche per i bambini ecc. (pag 233 e seguenti) “”L’ideale della bellezza. Ogni società ha elevato un certo ideale di bellezza al di sopra di tutti gli altri. Che cosa sia l’ ideale non ha importanza, perché qualunque ideale lascia fuori la maggioranza; gli ideali, per definizione, sono modellati su qualità ‘rare’.”” (pag 162)”,”DONx-028″ “FIRKET Henri”,”La cellula vivente.”,”Henri Firket, biologo, è professore emerito all’Università di Liegi.”,”SCIx-227-FL” “FIRPO Luigi direzione; a cura di Mario GIOVANA Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Vol 6°: Il secolo XX.”,”A cura di Mario GIOVANA, Siro LOMBARDINI, Dora MARUCCO, Alessandro PASSERIN D’ENTREVES, Alessandro PIZZORNO, Alberto RONCHEY, Massimo L. SALVADORI, Giovanni SARTORI, Pietro SCOPPOLA, Valerio ZANONE”,”TEOP-007″ “FIRPO Luigi direzione opera; a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume primo. L’ antichità classica.”,”volume a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET pag 373: la scoperta dei rapporti di forza: Ecateo ed Erodoto.”,”TEOP-115″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo primo. Ebraismo e Cristianesimo.”,”volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”TEOP-116″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo secondo. Il Medioevo.”,”volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”TEOP-117″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume terzo. Umanesimo e Rinascimento.”,”volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”TEOP-118″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo primo. Assolutismo, diritto naturale, costituzioni.”,”volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”TEOP-119″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo secondo. Illuminismo, rivoluzioni, restaurazione.”,”volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”TEOP-120″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quinto. L’ età della Rivoluzione industriale.”,”volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”TEOP-121″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume sesto. Il secolo ventesimo.”,”volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”TEOP-122″ “FIRPO Massimo”,”Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento.”,”Libro dedicato a Franco Venturi Massimo Firpo (Torino 1946) insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Tra le sue opere più recenti ‘Tra alumbrados e “”spirituali””. Studi su Juan de Valdes e il valdestanesimo nella crisi religiosa del ‘500 itailano’, Firenze, 1990; ‘Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone e il processo d’eresia’, Bologna, 1992; ‘Nel labirinto del mondo. Lorenzo Davidico tra santi, eretici, inquisitori’, Firenze 1992.”,”RELP-001-FMDP” “FIRPO Massimo”,”Artisti, gioiellieri, eretici. Il mondo di Lorenzo Lotto tra Riforma e Controriforma.”,”Massimo Firpo, accademico del Lincei, insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Tra le sue opere ‘Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell’Italia del Cinquecento’ (2006); ‘Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento. Un profilo storico’ (2009). Indagine sulla controversa questione dell’ortodossia di Lotto. Vita del pittore Lorenzo Lotto Lorenzo Lotto (circa 1480 – 1556/57) è stato un pittore rinascimentale italiano, noto per i suoi ritratti perspicaci e le sue opere mistiche a soggetto religioso. Nato a Venezia, Lotto ha vissuto e lavorato in diverse città del nord Italia, tra cui Treviso, Roma, Bergamo e Venezia 2. Lotto è stato influenzato dai grandi maestri veneziani come Giovanni Bellini e Antonello da Messina, ma ha sempre mantenuto uno stile distintivo e indipendente. Le sue prime opere, come la “”Madonna e San Pietro Martire”” (1503) e il “”Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi”” (1505), mostrano tratti del Quattrocento nella trattazione dei drappeggi e del paesaggio. Durante il suo soggiorno a Roma, Lotto è stato influenzato da Raffaello, adottando uno stile più fluido e una colorazione ricca e gioiosa. A Bergamo, il suo stile è maturato ulteriormente, con opere come le pale d’altare in San Bernardino e Santo Spirito, che mostrano una nuova inventiva e una maggiore competenza nel rendere luce e ombra. Nonostante il suo talento, Lotto ha spesso vissuto in difficoltà economiche e non ha mai raggiunto la stessa fama di altri artisti veneziani come Tiziano. Tuttavia, la sua opera è stata rivalutata nel tempo e oggi è considerato uno dei grandi maestri del Rinascimento italiano.”,”BIOx-004-FMDP” “FIRPO Luigi”,”Cattivi pensieri.”,”Contiene tra i molti scritti: – Marx è vivo? Si però… (pag 144) – Il Papa e Pinochet al balcone (pag 227) (sul viaggio del papa in Cile affacciato sorridente al fianco di Pinochet al balcone del palazzo presidenziale in cui Allende fu ucciso vittima del colpo di stato militare rafforz ail regime La tendenza odieran sembra quella di liberare Marx del marxismo postumo, anzi dai tanti marxismi…. (pag 145) La chiesa verso il duemila. Diplomazia e realpolitik (pag 227-229)”,”ITAP-005-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sulla Riforma in Italia.”,”Autonomia di L. Firpo nelle valutazioni storiche rispetto alle posizioni di Delio Cantimori (pag 11)”,”RELC-014-FMB” “FIRPO Luigi BOBBIO Norberto TREVES Paolo BULFERETTI Luigi EINAUDI Mario PASSERIN D’ENTREVES A. PASSERIN Ettore VACCARINO Giorgio MARCHELLO Giuseppe BALBO Felice SCARPELLI Uberto LEONI Bruno TREVES Renato GAROSCI Aldo TREVES Paolo”,”Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli.”,”Volume intonso Tra i vari saggi: – Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx (pag 375-392) (sulle verità e gli errori o i sofismi del marxismo) – Aldo Garosci, ‘Politica e morale negli eretici del comunismo ovvero il neomachiavellismo del ventesimo secolo’ (pag 509-529 “”(…) Lo svolgimento della storia è determinato nel suo orientamento e nei suoi caratteri, in modo necessario, dalla forma di appropriazione in generale e in particolare dalla forma di appropriazione dei mezzi di produzione. Qualunque ulteriore verità che si possa e si debba trovare per eliminare parzialità e insufficienze non potrà mai negare che, posta la relazione necessaria tra storia e produzione, la forma di appropriazione, e in particolare quella dei mezzi produttivi sia ‘decisiva’ sulla storia. Credo sia necessario insistere sull’essenzialità per il marxismo della tesi di Marx sopra enunciata e delle «linee» di conseguenze che derivano dal suo più profondo contenuto di verità. Qui basterà ricordare oltre alle ‘Tesi su Feuerbach’ (che fondano la cosiddetta antropologia marxista) e alla famosa prefazione della ‘Critica dell’economia politica’ (che fonda il materialismo storico), un passo massimamente significativo del ‘Capitale’: «… l’intento finale di quest’opera appunto è di svelare la legge economica del moto della società moderna» (3). Se ben si riflette in questa frase c’è la più sintetica ma piena conferma della mia interpretazione (non ci si faccia arrestare dal fatto che Marx dice: «moderna» e non «di ogni tempo», perché per lui ogni fase storica compiuta contiene tutto il precedente). Ma, a parte la verifica filosofica, quello che importa affermare e sottolineare è che è impossibile rifiutare quella verità perché indubbiamente ogni operazione umana non esiste ‘senza’ segno o elemento sensibile, materiale, senza essere ‘fatto’ e quindi senza ‘produrre’ e quindi senza impiego di forza-lavoro e di natura sensibile. Qualunque sia la specifica diversità dell’elemento ‘formale, intrinseco’ del ‘fatto’ e la facoltà che determina tale diversità nell’operazione umana, rimane sempre vero che ogni operazione umana e realizzazione storica è inevitabilmente un ‘fatto’, un ‘prodotto’ (il quale pertanto soggiace alle leggi universali della produzione). Si vedranno dopo gli sviluppi e le precisazioni cui deve portare tale verità. Ora è necessario insistere sulla sua inconfutabilità; chi volesse provarsi a negarla, infatti, dovrebbe semplicemente cessare di pensare e infine di vivere, dato che non si pensa né si vive senza sia pure un minimo di erogazione di forza-lavoro, senza produzione sensibile”” (pag 378-379) [Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx’ (in) AaVv, ‘Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli’, Edizioni Ramella, Torino. 1954] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’Economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione della prima edizione del ‘Capitale’)]”,”STOx-032-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma.”,”Luigi Firpo (1915-1989) si laureò a Torino con G. Solari nel 1937 con una tesi su Tommaso Campanella, che continuò in seguito a far oggetto delle proprie ricerche e che gli fece ‘incontrare’ molti degli autori dell’etò moderna dei quali si occupò nella sua cinquantennale carriera di studioso. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche. Machiavelli e Guicciardini: il ‘popolano’ Niccolò e il ‘nobile e facoltoso’ Francesco “”Un ultimo, significativo episodio della diffusione manoscritta dei grandi testi politici del Machiavelli è rappresentato dalle ‘Considerazioni ‘ di Francesco Guicciardini sopra i ‘Discorsi’ liviani dell’amico scomparso tre anni avanti. Tardivi, ma abbastanza folti rapporti epistolari (47) e personali avevano legato i due uomini, generando un’autentica reciproca stima, che ben merita il nome di amicizia, per quanto un tale sentimento potesse legare in quell’età due personaggi di professione e interessi tanti affini, ma di così diversa estrazione: popolano e povero e consumato in non illustri uffici Niccolò; nobile e facoltoso e investito di alte cariche Francesco, il quale alle soglie della trentina – l’età in cui Machiavelli appena esce dall’ombra – già regge l’ambasciata di Spagna e, negli anni in cui Niccolò si logora nell’umiliata inazione, svolge gravosi compiti di governo nello Stato ecclesiastico. Il loro fu dunque un incontro difficile, in cui la considerazione meditata dovette pesare più della simpatia spontanea, e se si accostarono e si compresero, tanto maggior merito va reso a colui che avrebbe potuto guardar l’altro dall’alto e distrattamente. Invece, malgrado la proverbiale riservatezza del Guicciardini, il ghiaccio si sciolse, come mostrano certe lettere confidenziali e scherzose, e dal carteggio emerge, da parte del più giovane, una penetrazione acuta della personalità appassionata e beffarda dell’altro. «El Machiavello si truova qua», scrive Francesco con distaccata sfiducia, «Era venuto per riordinare questa milizia, ma, veduto quanto è corropta, non confida di averne onore. Starassi a ridere degli errori delli uomini, poi che non gli può correggere» (48). E un altro giorno, con abbandono inconsueto, confessa a Niccolò che lo riconosce «extravagante di opinione dalla commune et inventore di certe cose nuove et insolite» (49). La discussione postuma si svolge pertanto in un clima di profondo rispetto, su un piano pacata ricerca scientifica, fra due uomini che hanno misurato la reciproca statura e possono guardarsi negli occhi. Questa comprensione non esclude ovviamente i dissensi, da quelli molteplici delle opinioni, all’ultimo e più segreto del temperamento e del modo stesso di concepire gli uomini e il mondo, che sono appunto quelli documentati nelle ‘Considerazioni’ (30) (…)”” (pag 46-47) [Luigi Firpo, ‘Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma’, Utet, Torino, 2005] [(47) La prima lettera superstite è quella di Francesco a Niccolò del 1 maggio 1521 (‘Lettere’; cit., pp. 401-402. Il Guicciardini (1482-1540) era di tredici anni più giovane del Machiavelli e di altrettanti gli sopravvisse; (48) Il Guicciardini a Roberto Acciaiuoli (Marignano, 18 luglio 1526); in F. Guicciardini, ‘Carteggi’, a cura di P.G. Ricci, Roma, 1959, vol. IX, pp. 15-16; (49) Il Guicciardini al Machiavelli (Modena, 18 maggio 1521) in ‘Lettere’, cit., p. 408. Le guicciardiniane ‘Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima di Tito Livio’, serbate nell’autografo, vennero pubblicate per la prima volta da G. Canestrini in F. Guicciardini, ‘Opere inedite’, Firenze, 1857, vol. I, pp. 1-79; si vedano ora in F. Guicciardini, ‘Scritti politici e Ricordi’; cit., pp. 1-65. Sul rapporto tra Machiavelli e Guicciardini la letteratura è vastissima (…)]”,”TEOP-051-FMB” “FIRPO Luigi, a cura”,”Cinquant’anni di studi sul Campanella (1901-1951).”,”Un criterio selettivo “”(…) il desidero non solo una elencazione descrittiva, ma di una qualificazione che consenta di sceverare i contributi originali dalle ripetizioni d’accatto, le ricerche serie dalle chiacchierate oziose e, in sostanza, non indichi solo al profano quali sono gli scritti da ‘leggere’ per informarsi su questo e quel punto, ma anche quelli da ‘non leggere’ per evitare di pigliar cantonate o, se non altro, di gettare del tempo prezioso”” (L. Firpo) (pag 209)”,”STOx-056-FMB” “FISAS Vicenç”,”El poder militar en España.”,”FISAS Vicenç (Barcelona; 1952) è pure autore di ‘Centrales nucleares: imperialismo tecnologico y proliferacion nuclear.”,”SPAx-096″ “FISCHBACH Oskar Georg”,”Teoria general del estado.”,”Nazismo e prussificazione. “”Nel nuovo Stato, la Prussia gioca un ruolo decisivo, che Hermann Göring definisce così: “”La libertà e l’ onore sono fondamenti della Prussia, e la Prussia è il fondamento della Germania””. Gli ultimi resti di federalismo spariscono. In particolare si esige che i parlamenti nazionali aggiustino la loro composizione a quella del Reichstag, in tal modo, per il numero di abitanti, la Prussia designa i tre quarti dei membri. Inoltre un decreto del 7 aprile del 1933 converte praticamente le nazioni in province decentralizzate””. (pag 103)”,”TEOP-199″ “FISCHER Fritz a cura di Enzo COLLOTTI”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”[‘Quando nel 1959 uscí sulla «Historische Zeitschrift» un articolo di Fritz Fischer che anticipava a grandi linee i risultati ora esposti in questo libro, l’intero mondo storiografico-politico della Germania di Bonn fu messo a rumore, e reazioni anche piú vivaci suscitava, tre anni dopo, la pubblicazione del volume, che ha avuto in seguito altre tre edizioni. Il lavoro del Fischer, infatti, batte in breccia – sulla base di un’enorme massa documentaria, in parte a stampa, ma in ben piú larga misura ricavata dagli archivi di Potsdam, Merseburg, Bonn, Vienna, Stoccarda, Monaco e Coblenza – le tesi e le leggende, assai diffuse ancora oggi in Germania, volte a sostenere che l’impero degli Hohenzollern si prefiggeva con quel conflitto fini puramente difensivi. Si tendeva soprattutto a negare che mire annessionistiche si fossero prefissi i dirigenti piú responsabili, a cominciare dal cancelliere Bethmann Hollweg, e a giudicare i piani di Weltpolitik fantasie di piccoli gruppi pangermanisti. Il Fischer, invece, dopo avere analizzato nelle linee essenziali lo sviluppo economico-sociale della Germania dagli anni ’90 al 1914, mostra spregiudicatamente le precise responsabilità dei maggiori capi politici e militari tedeschi per spingere l’Austria-Ungheria a un conflitto dal quale si ripromettevano il coronamento dei loro sogni imperialistici. In particolare, il ruolo dei grandi complessi industriali e finanziari nella guerra è seguito con una attenzione e un’esattezza che permette di indicare come il loro programma, diretto precedente dei piani nazisti di conquista, sia da considerare una costante nella politica di questi colossi economici. Il graduale sistema di dominazione politica ed economica del Reich era organizzato in forma diretta e indiretta: dalle limitate annessioni ai confini occidentali e orientali (province polacche e lituane, francesi, belghe e olandesi), attraverso la creazione di Stati-cuscinetto vassalli (Belgio e Romania, Polonia, Finlandia, Ucraina), si doveva giungere a una Mitteleuropa sotto direzione tedesca, che avrebbe dovuto estendere la sua sfera d’influenza a gran parte d’Europa, Asia e Africa. Il Fischer indica la coerenza e la funzionalità di questo programma, perseguito dagli uomini di governo con l’appoggio dei maggiori industriali e finanzieri e anche di personalità di grandissimo rilievo nella cultura tedesca: le varie fasi del conflitto, le principali operazioni belliche, le stesse trattative segrete e i sondaggi per la pace fanno da sfondo a questa coraggiosa ricostruzione del piú ambizioso piano di conquista elaborato prima della tragica avventura hitleriana. L’indagine, imponente per la vastità dell’orizzonte storico preso in esame e per la straordinaria ricchezza dei documenti studiati, illumina efficacemente le caratteristiche del conflitto 1914-18 e i suoi rapporti con la seconda guerra mondiale: «in avvenire – ha riconosciuto uno studioso della Germania orientale – nessuno potrà lavorare sulla storia della Prima guerra mondiale senza avere assimilato a fondo l’opera del Fischer»’. Indice: Prefazione. Prefazione alla seconda edizione. Prefazione alla terza edizione. Introduzione. L’imperialismo tedesco. La Germania e lo scoppio della guerra mondiale. Parte prima 1914-1916. L’attesa della vittoria lampo. Piani di sovversione. Le pressioni interne. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1915. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1916. Obiettivi delle mire belliche tedesche. I. Germania e America del Nord. I programmi sugli obiettivi della guerra. Parte seconda 1917. Pace alla Hindenburg o alla Scheidemann? Il mantenimento degli obiettivi bellici tedeschi. La Germania e la nuova Russia. Gli obiettivi di guerra nella crisi del luglio 1917. Michaelis e Kühlmann. La nuova redazione degli obiettivi bellici. Obiettivi delle mire belliche tedesche. II. Parte terza 1918. La conclusione della pace di Brest-Litovsk. Lo sviluppo della Mitteleuropa. Sviluppo della posizione orientale. La Germania tra russi bianchi e rossi. Lineamenti della posizione di potenza mondiale. L’attesa della vittoria finale. Appendice bibliografica. Indice dei nomi]”,”GERQ-014″ “FISCHER Louis”,”Das Leben Lenins.”,”FISCHER nasce a Filadelfia e nel 1921 scrive per il ‘New York Post’. Lo si vede nella foto di pag 576 assieme al CC del Partito comunista russo dell’ottobre 1922. E’ uno specialista della Russia.”,”LENS-001″ “FISCHER Ruth”,”Stalin und der Deutsche Kommunismus. Der ubergang zur konterrevolution.”,”Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-023″ “FISCHER Paul”,”Foreign Direct Investment in Russia. A Strategy for Industrial Recovery.”,”FISCHER Paul è un economista che ha svolto l’attività di consigliere per le autorità sovietiche sullo sviluppo del settore privato e sugli investimenti diretti stranieri per il governo tedesco. Ha lavorato per la Commissione Europea e per il GATT, nonché come consulente di compagnie private. Ha studiato economia all’Università di Monaco, Parigi e Maastricht e ha passato vari anni in Russia.”,”ECOI-076″ “FISCHER George”,”Soviet Opposition to Stalin. A case study in world war II.”,”In questo libro si racconta la storia del movimento Vlasov guidato da Andrei Vlasov, ex generale a quattro stelle dell’ Armata rossa ed eroe della Battaglia di Mosca. Questo movimento di ufficiali sovietici catturati, soldati e civili, rappresenta uno dei più drammatici episodi della 2° guerra mondiale. FISCHER studia i motivi che hanno spinto costora a fiancheggiare HITLER contro STALIN. Oltre al movimento Vlassov in senso stretto, l’ A attraverso questo episodio, valuta la dimensione dell’ opposizione politica potenziale in URSS. Le forme erano: disaffezione passiva, defezione individuale, resistenza organizzata. George FISCHER ha speso una dozzina d’anni in URSS come capitano dell’ esercito durante la seconda guerra mondiale e negli anni seguenti la guerra. Ha studiato e lavorato in Germania per quattro anni. Nel 1951 è diventato Direttore del East European Fund, stabilito dalla Fondazione Ford per assistere gli ex cittadini sovietici. Poi ha insegnato storia russa ad Harvard.”,”RUST-092″ “FISCHER Georges”,”Le parti travailliste et la décolonisation de l’ Inde.”,”Georges FISCHER, dottore in scienze politiche, è stato direttore fino al 1952 del dipartimento economico e sociale e rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Attualmente (1966) è maitre de recherches al CNRS e collaboratore della Fondation Nationale des Sciences Politiques. Da qualche anno studia il problema della decolonizzazione. “”Alla fine della prima guerra mondiale, un gran numero di liberali e di radicali delusi vennero ad ingrandire i ranghi del Labour. Contrariamente a quello che a volte si dice, le ragioni di politica interna non hanno giocato un un ruolo trascurabile in queste conversioni. Ma è vero che le considerazioni di politica estera e quelle relative all’ Impero hanno pesato fortemente in questa bilancia””. (pag 97) “”Agli occhi di due dei radicali, V.H. Rutherford e Josiah C. Wedgwood, che si occupavano molto del problema indiano, la politica estera e imperiale del partito liberale costituisce una minaccia per la democrazia inglese. Ad ogni modo, il gruppo dei nuovi venuti, salvo qualche eccezione, si interessa soprattutto alla politica estera e la riorganizzazione dell’ Europa sarà la sua principale preoccupazione, quasi la sua ossessione. Charles Roden Buxton e i suoi amici insistono sui pericoli che nasconde la situazione tedesca, l’ atteggiamento manifestato riguardo alla Russia. Nel suo programma in otto punti che egli elabora per il partito laburista, Sir Charles Trevelyan consacra quattro punti alla situazione interna e quattro altri alla situazione internazionale senza menzionare l’ India o l’ Impero. D’altra parte, B.P. Wadia, l’ amico di A. Besant, nazionalista moderato, creatore dei primi sindacati a Madras, rimarca, a giusto titolo, che i radicali, che l’ Union for Democratic Control al cui interno sono essi sono molto numerosi, s’ interessa ben più ad evitare la guerra in Europa che all’ India. Una delle eccezioni, V.H. Rutherford preconizza pure lui l’ auto-governo in India, tra l’ altro, perché “”l’ India, legata dalla spada all’ Inghilterra, determina la nostra politica estera””. (pag 98) Su socialimperialismo e aristocrazia operaia: “”Ma qual è l’ opinione della “”base””, della massa degli aderenti? (…) I lavoratori sono prima di tutto degli inglesi. Si potrà dire lo stesso dei comunisti. Al secondo Congresso dell’ Internazionale Comunista, i delegati inglesi dichiarano che la maggioranza dei lavoratori del loro paese approva la repressione con le armi di una rivolta in India e che essa considera come un atto di tradimento il sostegno da parte di una formazione politica inglese della lotta rivoluzionaria di una colonia britannica. Alla conferenza di Amsterdam dell’ 11 e 12 luglio 1925, il leader indiano, M.N. Roy, accusa il partito comunista inglese di imperialismo e di paternalismo. Da parte sua, Lansbury si lamenta, nel 1920, che Lenin non comprende nulla del “”socialismo patriottico””. Più tardi, Attlee descrive la reazione della classe operaia inglese: essi sentono la differenza tra un capitalista inglese e un capitalista straniero; essi possono essere condotti a partecipare ad azioni di carattere nazionale e ammettono che possono avere degli interessi comuni con gli altri strati della popolazione””. (pag 99-100)”,”INDx-058″ “FISCHER Louis”,”Les soviets dans les affaires mondiales.”,”Lo scacco della Conferenza dell’ Aia. “”Lloyd George aveva perduto molta della sua influenza dopo Genova. Nell’ ottobre 1922 i conservatori, diretta da Bonar Law, Curzon e Austen Chamberlin, dovevano forzarlo alle dimissioni: in luglio egli non poteva dunque insistere sulla sua politica russa. Anche a Genova, al vertice del suo potere, non aveva potuto superare le resistenze franco-belghe e americane. Le sue prospettive erano ridotte a niente. Ecco perchpé la conferenza fallisce, dicono i Russi. La principale spiegazione economica dello scacco dell’ Aia, da parte dei russi, fu la bancarotta europea. I governi occidentali non diedero crediti a Mosca per mancanza di denaro. “”Lo scacco della conferenza – disse Sokolnikov, può essere attribuito soprattutto alla completa impotenza finanziario del governo reazionario francese”” (…). Cicerin e Krassin incontratisi in questo periodo con diplomatici americani ebbero l’ impressione che gli Stati Uniti facessero di tutto per impedire all’ Inghilterra di sfruttare le possibilità economiche della Russia. (…) Per Krassin, anche l’ inflazione tedesca e la caduta del marco alterarono la situazione. Una catastrofe finanziaia in Germania avrebbe costituito, diceva, una minaccia per tutte le potenze e soprattutto per l’ Inghilterra per via del suo commercio marittimo. (…) Per l’ Inghilterra e per l’ Europa in generale, il problema russo divenne dunque secondario. (…)””. (pag 324) La Russia sovietica entra nella SdN Società delle Nazioni pag 413″,”RUST-121″ “FISCHER Louis”,”La vie du Mahatma Gandhi. (The Life of Mahatma Gandhi)”,”””Gandhi uscì dal suo anno di silenzio senza aver modificato il suo modo di vedere. Il programma era sempre l’ unione indo-musulmana, la soppressione degli intoccabili e la protezione delle stoffe indigene. Di fatto, il programma di Gandhi è rimasto lo stesso nei suoi termini più semplici per varie decadi. La visione dell’ India futura ch aveva disegnato nel 1909 nel suo opuscolo intitolato ‘Indian Home Rule’ l’ ha guidato fino alla fine dei suoi giorni. Quando ebbe lasciato l’ ashram di Sabarmati, nel mese di dicembre 1926, non smise di passare da una riunione all’ altra fino a che non giunse a Gaouhati, nel nord est dell’ India, nella provincia di Assam, per prendere parte alla sessione annuale del Congresso””. (pag 226)”,”INDx-075″ “FISCHER Klaus P.”,”Storia della Germania nazista. Nascita e decadenza del Terzo Reich. (Tit.orig.: Nazi Germany)”,”FISCHER Klaus P. è nato a Monaco di Baviera nel 1942. Crescito nella Germania postbellica si è poi trasferito in USA. Ha scritto: ‘Oswald Spengler and ‘The Decline of the West'””. Ha pubblicato una ‘Storia dell’ Olocausto’. Insegna presso l’ Allan College di Santa Maria in California. Blitzkrieg e Sitzkrieg. (pag 510) “”La rapida sconfitta della Polonia rafforzò la fiducia di Hitler nell’ invincibilità della Germania e lo incoraggiò a confidare sul Blitzkrieg come sua principale strategia per vincere la guerra. Calcolò che l’ uso di colpi veloci, miranti a disorganizzare e a sfondare il nemico immediato, lo avrebbe messo nella condizione di espandere le sue risorse economiche e temporeggiare abbastanza per una guerra prolungata se questa fosse venuta. Nelle prime fasi della guerra questa strategia paralizzò in modo tale la volontà degli anglo-francesi da mettere in penombra la debolezza tedesca: un sistema di rifornimenti inadeguato, poco efficienti procedure di sostituzione e interruzioni frequenti nelle comunicazioni.”” (pag 511) Il saliente di Kursk. “”Per molti mesi Hitler e i suoi generali dibatterono animatamente sulla realizzabilità dell’ attacco alla prominenza di Kursk. Zeitzler e Kluge erano d’accordo per attaccare mentre Jodl e Guderian si opponevano irremovibilmente. Per la verità, come Guderian disse a Hitler, non c’era ragione di lanciare un’ offensiva nel 1943 e certamente non una che minacciasse di trasformarsi in una specie di Verdun sul fronte orientale. Hitler stesso ammise che il pensiero della “”Operazione Zitadelle””; come fu chiamata l’ offensiva, gli rivoltava lo stomaco, ma alla fine le argomentazioni di Zeitzler e Keitel, secondo cui un attacco tedesco era necessario per ragioni politiche, decisero la diatriba a favore dell’ assalto. L’ attacco alla prominenza di Kursk iniziò il 5 luglio 1943, con il più grande concentramento di artiglieria mai assemblato dai tedeschi. (…) Poiché i servizi segreti russi avevano saputo anticipatamente dell’ attacco, e Hitler e i suoi generali si erano gingillati in settimane di indecisioni e bisticci, l’ offensiva di Kursk sembrò condannata prima ancora di cominciare. Per di più i tedeschi attaccarono con differenti tipi di carri armati – Panther, Tiger, Elefant – ognuno dei quali aveva gravi difetti. I massicci Elefant con i loro cannoni fissi (…) dimostrarono di essere dei facili bersagli perché non avevano nessuna mitragliatrice a proteggerli dalla fanteria russa. I carri armati Panther avevano problemi ai cingoli e prendevano facilmente fuoco, perché i sistemi di olio e gasolio erano protetti inadeguatamente. I guasti sul campo di battaglia erano sempre permanenti a causa della mancanza di parti di ricambio e della diversità dell’ equipaggiamento. Invece, i russi puntarono su un armamento meno complicato ma ugualmente imponente. Inoltre avvano preparato un sistema di difesa praticamente inespugnabile di otto zone, un muro incredibile che conteneva oltre 20.000 pezzi di artiglieria con mine anticarro e mine antiuomo collocate con una densità di più di 4000 pezzi per ogni chilometro e mezzo. Il 15 luglio Hitler annullò l’attacco di Kursks, (…)””. (pag 597)”,”GERN-127″ “FISCHER Louis”,”Vie et mort de Staline. (The Life and Death of Stalin)”,”””L’ère de la machine non politique était arrivée en Russie soviétique avec la décision de Staline de faire des techniciens l’élite, la classe dirigeante élue. Le parti, naturellement, restait; mais son activité n’était plus, dans l’esprit des gens, que celle de la police secrète ou d’autres organismes gouvernamentaux. Le parti n’a plus le pouvoir d’agir ou de critiquer. Privé de sa fonction politique, il est aujourd’hui le clergé d’une église qui a oublié sa religion et adopté le culte de l’adoration du lama.”” (pag 151) Altre opere dello stesso autore: -La vie du Mahatma Gandhi – Le Dieu des Ténèbres (en collaboration avec I. Silone, R. Wright, A. Gide, A. Koestler, S. Spender) pag 15-16 pag 63 Louis FISCHER è nato a Filadelfia nel 1896, da umili immigrati russi. Partecipa al primo conflitto mondiale e dal 1920 si dedica all’ insegnamento. Ma la sua vera vocazione è il giornalismo politico: studia le origini del primo conflitto mondiale. Inviato a Berlino nel 1921 dal New York Post, fa il giro dell’ Europa. E’ l’ inizio di 25 anni di viaggi continui in Europa ed Asia nel corso dei quali studia i problemi politici e sociali del mondo. Manifesta simpatie per la Russia bolscevica che sembrava realizzare il sogno dei riformatori di tutti i tempi. Ma nel 1929 la collettivizzazione forzata dell’ agricoltura, il processo di ingegneri e poi le purghe massiccie dal 1933, la costituzione staliniana del 1936, la GPU gli fanno smarrire la ‘fede comunista’. Partecipa alla guerra civile spagnola nelle brigate internazionali ma nel suo soggiorno a Mosca nel 1937 e 1938 rinnovano i suoi dubbi. Dopo la sequenza di eventi processo agli alti dirigenti bolscevichi, patto germano-sovietico del 1939 e risultati della guerra di Spagna, rompe definitivamente. Ha soggiornato anche in India e ha scritto una biografia di GANDHI che ha personalmente conosciuto.”,”STAS-057″ “FISCHER Ernst”,”Ricordi e riflessioni.”,”””Dimitrov mi propose di assumere la direzione della rivista “”Kommunistische Internationale’. Ero turbato. Solo il primo redattore capo della rivista, l’ex menscevico Martynov, era morto di morte naturale. Tutti i suoi successori furono arrestati, e da ultimo il polacco Walecki. – E’ proprio necessario? Quella poltrona scotta. – Lei la raffredderà.”” (pag 484)”,”INTT-251″ “FISCHER Ernst, in collaborazione con Franz MAREK”,”Marx in his own words.”,”””That is why we find in Marx, side by side with comparisons with natural history whose purpose was doubtless to draw attention to the novelty of this theory, clear indications that he meant social and historical laws to be understood as ‘laws having the characters of tendencies’. “”Under capitalist production, the general law act as the prevailing tendency only in a very complicated and approximate manner, as a never ascertainable average of ceaseless fluctuations”” (‘Capital’ III, p. 159). A passage from a letter to Dr Ludwig Kugelmann of 17 April 1871 shows how little inclined Marx was to compare historical development with Hegel’s ‘sun in its course’: “”World history would indeed be very easy to make, if the struggle were taken up only on condition of infallibly favourable chances. It would, on the other hand, be of a very mystical nature, if ‘accidents’ played no part. These accidents themselves fall naturally into the general course of development and are compensated again by other accidents. But acceleration and delay are very dependent upon such ‘accidents’, which include the ‘accident’ of the character of those who at first stand at the head of the movement”” (‘Letters to Dr Kugelmann, p. 125). Even laws of nature are only an expression of maximum probability. The laws of social movement have the character of tendencies”” [Ernst Fischer, in collaborazione con Franz Marek, Marx in his own words, 1973]”,”MADS-523″ “FISCHER Ernst a cura, collaborazione di Franz MAREK”,”Lenin in His Own Words.”,”Lenin sullo sviluppo ineguale del capitalismo. “”Lenin’s work on imperialism was of particular importance for the theory of revolution because, unlike Marx and Engels, he did not see revolutionary perspectives as centred uniquely upon the advanced capitalist countries. In his remarks concerning uneven development he implied a number of ideas which were to be blown up into a full-scale ‘theory’ after his death. Thus we read in the already quoted article ‘On the Slogan for a United States of Europe’ (August 1915): “”Uneven economic and political development in an absolute law of capitalism. Hence, the victory of socialism is possible first in several or even in one capitalist country alone””. In September 1916, shortly after ‘Imperialism’, Lenin wrote even more unequivocally in ‘The Military Programme of Proletarian Revolution: “”The development of capitalism proceeds extremely unevenly in different countries. It cannot be otherwise under commodity production. From this it follows irrefutably that socialism cannot achieve victory simultaneously ‘in all’ countries. It will achieve victory first in one or several countries, while the others will for some time remain bourgeois or pre-bourgeois””. Both passages have become famous because Stalin used them in his polemic against Trotsky to prove that Lenin, too, had believed in the possibility of socialism in one country. Both passages certainly contradict Marx’s and Engels’s ideas concerning the simultaneous victory of the socialist revolution in the advanced capitalist countries (for it is this which is the point at issue, not the ‘building of socialism in one country’); one could certainly call them significant milestones along the path of development of Lenin’s theory of revolution. (…)”” (pag 53-54)”,”LENS-211″ “FISCHER Ernst”,”L’arte è necessaria?”,”FISCHER Ernst “”compito dei viventi è di ‘dare esistenza a quel che deve ancora venire'”” (pag 226) “”Ecco la definizione di Karl Marx: “”Il mezzo di lavoro è una cosa o un complesso di cose che il lavoratore inserisce fra sé e l’oggetto del lavoro, e che gli servono da ‘conduttore’ della propria attività su quell’oggetto. L’operaio utilizza le proprietà meccaniche, fisiche, chimiche delle cose, per farle operare come mezzi per esercitare il suo potere su altre cose, ‘conformemente al suo scopo. Immediatamente’ – astrazion fatta dall’afferrare mezzi di sussistenza già bell’e pronti, p. es. frutta, nel che gli servono come mezzi di lavoro i soli organi del suo corpo – il lavoratore non s’impadronisce dell’oggetto del lavoro, ma del mezzo di lavoro. Così lo stesso elemento naturale diventa ‘organo’ della sua attività: un organo che egli aggiunge agli organi del proprio corpo, prolungando la propria statura naturale, nonostante la Bibbia… L’uso e la creazione dei mezzi di lavoro, benché già proprii, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il ‘processo lavorativo specificamente umano’; per questo il Franklin definisce l’uomo “”a toolmaking animal””, un animale che fabbrica strumenti…””. (…) Già Tommaso d’Aquino osservò questa peculiare importanza della mano, di questo “”organum organorum””, e la espresse nella sua definizione dell’uomo: “”Habet homo rationem et manum!”” (L’uomo ha la ragione e la mano). In realtà le mani hanno generato la ragione umana, hanno prodotto la coscienza umana””. [Ernst Fischer, L’arte è necessaria?, 1962] (pag 20-21)”,”VARx-436″ “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”””Radek was a member of the Russian delegation to Brest-Litovsk, where he was the expert on the Polish question”” (pag 204) “”From the Moabit prison, Radek took an active part in the formation of the German Communist Party. He saw all the leaders and many of the militants in his prison cell, where he received an amazing number of visitors, three times a week, from two to six in the afternoon. He favored his old friends of the Bremen ‘Arbeiterpolitik’ group, of whom Charlotte Kornfeld (widow of Johann Knief, one of the most talented leaders of the group, who had died n 1918 of tuberculosis) was charged with the responsibility of publishing Radek’s collected articles of the period preceding the World War. He was very eager to have these German articles in print again; to reëstablish his reputation as an old Social Democratic militant. From his prison cell, Radek intervened in the party discussion concerning the program of the first National Bolsheviks, Wolffheim and Laufenberg. In the summer of 1919 he intervened again in the trade-union discussion preceding the underground Spartakusbund convention in Heidelberg. I smuggled a letter to Paul Levi out the prison and took it to the convention. Radek had other visitors than his party comrades. Ludendorff’s adjutant, Colonel Bauer, visited him regularly, as did not only other officers but such key industrialists as Felix Deutsch, who was connected with Walther Rathenau. Another visitor was Professor Otto Hötzsch. The Central Committee of the newly formed German Communist Party was not officially informed of the these contacts between Radek and the General Staff, but two or three of his intimates, such as Paul Levi and August Thalheimer, undoubtedly knew about them. Many political figures of the Weimar Republic were glad to have the opportunity of seeing Radek and discussing German policy with him””. (pag 207-208) Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-104″ “FISCHER Ernest MAREK Franz”,”Ce que Lénine a vraiment dit.”,”””””Au commencement était l’action””: il est peu d’hommes à qui cette phrase de Faust s’applique aussi bien qu’à Lénine. Si Marx s’intéressait surtout à la création d’une science révolutionnaire, Lénin s’attachait surtout à l’action révolutionnaire””. (pag 16-17) […] “”Certes, Marx et Engels ont pu à l’occasion, pour souligner l’apport spécifique de leur théorie, comparer l’effet de cette loi de l’histoire à un processus d’ordre physique, mais ils n’en ont pas moins insisté maintes fois sur le fait que, pour comparer des processus historiques à des lois de la nature, la plus grande prudence est de rigueur. Placés à la base d’une société qui se transforme et à l’origine d’une transformation qu’ils réalisent eux-mêmes, les hommes sont à la fois auteurs et acteurs du drame de l’histoire. Une fois qu’ils on réussi à déceler le mécanisme de l’évolution historique, ils peuvent consciemment, sciemment et scientifiquement fonder leurs calculs sur les lois ainsi reconnues, oeuvrer dans leur sens et, par là, abréger et adoucir les douleurs qui accompagnent l’enfantement de la société nouvelle. C’est cette philosophie complexe de l’histoire qui devint le credo de millions de travailleurs; le mécanisme de l’évolution historique dégagé par Marx et Engels se doubla pour eux de la certitude que la Révolution socialiste était inéluctable, et qu’une société fondée sur la socialisation des moyens de production allait obligatoirement remplacer les rapports de propriété et de production capitalistes. De même que le capitalisme avait succédé à la féodalité, de même le socialisme devait succéder au capitalisme. Les théoriciens eurent beau affirmer que les tendances de l’évolution historique ne garantissaient aucunement contre une chute dans la barbarie, leur avertissement fut oublié et leur voix fut couverte par le cri de guerre: “”A nous le monde malgré tout””. […] “”L’importance de Lénine pour l’histoire du marxisme provient précisement de ce que, sans échapper à certaines contradictions, et en tombant dans certains erreurs de ses contemporains, il a su à nouveau comprendre le marxisme comme une philosophie de la pratique. Pour lui, l’acquisition de connaissances, l’initiative individuelle et le recours à la conscience morale étaient des éléments essentiels de la nécessité historique qui, loin d’oeuvrer en dehors des hommes, englobe leurs expériences et leur choix. La société parvient à évoluer parce que l’on admet qu’un nombre d’hommes toujours croissant s’y emploie. L’accusation de volontarisme, qui a été portée contre Lénine déjà de son vivant, repose sur une ignorance et, plus souvent encore, sur une méconnaissance de ce qu’est réellement la philosophie marxiste de l’histoire. Elle est d’autant plus compréhensible que cet homme de la pratique, agitateur et propagandiste, chef d’un parti engagé dans l’action, a mis l’accent, plus nettement et plus fortement que Marx et Engels, sur le facteur volonté, pour réagir contre une interprétation qui réduisait le marxisme à une philosophie mécaniste et fataliste””. (pag 19-20-21) [Ernest Fischer Franz Marek, Ce que Lénine a vraiment dit, 1970]”,”LENS-233″ “FISCHER Ernst”,”The Necessity of Art. A Marxist Approach.”,”La mutua azione tra la base economica e i fattori della sovrastruttura “”The problem of form and content in social reality, though it occurs on a different level and under much more complex conditions than in organic or inorganic nature, is fundamentally the same. The content of society is the production and reproduction of life, ranging from the simple fact that human beings must eat, drink, and be housed and clothed, to the vast array of modern tools, machines, and productive forces: it is the deliberate adaptation of the outside world to the growing material and spiritual needs of ‘Homo sapiens’. The forms in which this process takes place – social organization, institutions, laws, ideas, prejudices – are highly varied. For a certain time they correspond to the state of the forces of production, then they come into conflict with those forces, become rigid and out of date, and must be renewed again and again. Karl Marx pointed out in the preface to ‘The Critique of Political Economy’: “”At a certain stage of their development, the material forces of production in society come into conflict with the existing relations of production, or – what is but a legal expression for the same thing – with the property relations within they had been at work before. From forms of development of the forces of production these relations turn into their fetters. Then comes the period of social revolution””. Marx and Engels both warned against dogmatic and mechanistic over-simplifications of their fundamental thesis. In a letter to Joseph Bloch, Engels wrote: “”According to the materialist view of history, production and reproduction of real life are, ‘in the last instance’, the determining factor in history. Neither Marx nor I have asserted more than that. If anybody twists this into a claim that the economic factor is the ‘only’ determining one, he transforms our statement into a meaningless, abstract, absurd phrase. The economic situation is the basis, but all the factors of the superstructure – political forms of the class struggle and its results, constitutions adopted by the victorious class after winning a battle, forms of law, and, more than that, the reflections of all these real struggles in the minds of the people involved, political, legal, and philosophical theories, religious views both in their early and their more developed, dogmatic form – all these factors also influence the course of historical struggles and in many cases play the dominant role in determining their ‘form'””. And again, in a letter to Starkenburg: “”Political, juridical, philosophical, religious, literary, and artistic developments, etc., are based on economic development. But, in addition, they react upon one another and also on the economic basis. The economic situation is not an ‘original cause’ which alone is active while all else is merely passive effect. There is, rather, mutual action on the basis of economic necessity, which always proves the determining factor ‘in the last instance'”””” [Ernst Fischer, The Necessity of Art. A Marxist Approach, 1964] (pag 127-128)”,”MADS-604″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume secondo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-B-FL” “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-FL” “FISCHER Ernst”,”Marx parla da sè.”,”L’autore, Ernst Fischer, è nato il 3 luglio 1899 a Komotau. Figlio di un ufficiale, partecipò per un anno come volontario alla prima guerra mondiale, ha studiato filosofia per quattro semestri a Graz; dal 1927 fu redattore dell’Arbeiter-Zeitung di Vienna, nel 1934 emigrò prima a Praga poi a Mosca. Nel 1945 fu nominato segretario di stato per l’istruzione in Austria, dal 1945 al 1959 deputato alla Camera. Dal 1945 al 1947 fu caporedattore della Neues Osterreich. ‘La classe lavoratrice’, scrive Marx nella Miseria della filosofia, ‘porrà nel corso dello sviluppo al posto della vecchia classe borghese una associazione che esclude le classi e il loro antagonismo, né ci sarà più un potere politico vero e proprio perchè il potere politico appunto è l’espressione ufficiale dell’antagonismo di classe in seno alla società borghese’.”,”MADS-030-FL” “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”With a preface by Sidney B. Fay, Maps, Summary and Conclusion, notes,”,”MGEK-015-FL” “FISCHER George”,”Liberalismo russo.”,”FISCHER Georg, President and Fellows of Harvard College “”Un vero abisso divide la politica dell’Occidente liberale dalla politica russa anteriore alla rivoluzione del 1905″” (pag 12) “”Le statistiche evidenziano l’egemonia nobiliare … nelle giunte dei ‘zemstvo’ (62%)”” (pag 17) Struve ‘lupo solitario’ (pag 95) L’ “”economicismo”” terza deviazione del socialismo rivoluzionario ortodosso (pag 96) I rapporti tra Struve e Lenin. “”Uno dei nuovi saggi di Struve – «Die Marxsche Theorie der sozialen Entwicklung» – apparve in una rivista socialista tedesca e fu interpretato come un forte critica del marxismo. La maggiore obiezione di Struve era per l’utopismo dell’approccio dialettico alla storia. Quest’approccio, aggiungeva Struve, contraddice ed invalida il materialismo storico, la grande (e per Struve a quell’epoca ancora corretta) pietra angolare del marxismo. Nella vita attuale, non esiste opposizione dialettica tra capitalismo e socialismo, ma piuttosto il secondo si sviluppa gradualmente dal primo. Perciò il collasso del capitalismo, sottolineato dai marxisti ortodossi, comporterebbe automaticamente una parallela diminuzione delle possibilità del socialismo. Allo stesso modo l’identificazione della rivoluzione sociale (in realtà un processo graduale) con la rivoluzione politica (una conquista improvvisa del potere) è del tutto priva di valore. In nessun caso la rivoluzione sociale potrebbe essere né guidata, né sviluppata con ciò che Struve definisce concezione «giacobino-blanquista» della conquista del potere. Nonostante i saggi del 1899 e le crescenti frizioni coi ‘leaders’ ortodossi del marxismo russo, non venne meno la collaborazione di Struve con questi ultimi. In viaggio verso l’estero dalle loro località di esilio in Russia, Lenin, Martov e Potresov si incontrarono con Struve e Tugan-Baranovskij a Pskov nella primavera del 1900 per discutere la pubblicazione congiunta di un periodico all’estero. Un anno più tardi, dopo ulteriori e ampi negoziati con gli stessi e con i vecchi ‘leaders’ emigrati a Monaco, Struve sottoscrisse con Plechanov un formale accordo editoriale (23). Per ragioni indipendenti da loro, il progetto non si realizzò. Ma l”Iskra’, nuovo giornale ortodosso all’estero, pubblicò testi di Struve. E pubblicò non solo un suo ampio articolo, ma anche un ‘pamphlet’ curato da Struve, contentente un sensazionale pro-memoria segreto del Ministro delle finanze Witte, pamphlet giunto a Struve da una terza persona (24). L’articolo che Struve pubblicò sull”Iskra’ svolse un ruolo di primaria importanza nella rottura definitiva. In esso egli si esprimeva non più da marxista revisionista – quale era stato nel 1899 – ma da liberale. Egli ormai parteggiava apertamente e insistentemente per il ‘zemstvo’, per la nobiltà liberale e per i gradualismo; la rivoluzione e il movimento rivoluzionario erano assolti, ma solo come mezzi per conseguire obiettivi liberali. Dopo un’intensa corrispondenza tra i ‘leaders’ ortodossi, questi ultimi risposero con un violento attacco di Lenin (25) contro Struve e contro il liberalismo della nobiltà (). L’eterodossia da «lupo solitario» di Struve, che aveva sempre irritato Lenin, restò un tratto costante di tutta la sua vita. Ma i suoi primi ondeggiamenti tra marxismo e liberalismo – sia che fossero solo tattici (come egli dichiarò a più riprese, sia che fossero in parte anche ideologici (come lasciano intendere le sue azioni e i suoi scritti del tempo) – scomparvero a partire dal 1900. L’attacco di Lenin, unito al fallimento del progetto di pubblicare un organo congiunto, accelerarono l’allontanamento di Struve dal marxismo ortodosso. L’elemento più decisivo fu, tuttavia, la conclusione della battaglia marxista-populista. Ciò escludeva la possibilità dell’antica specie di alleanza ideologica e organizzativa che Struve descrisse più tardi: «Io allora mi rendevo conto con la mente e con i sentimenti che la cosa più necessaria di tutte fosse di condurre e di portare a compimento una lotta congiunta contro il populismo e di approntare una nuova concezione, pratica e vitale, della realtà russa. Senza essere mai stato un ortodosso, in questi due compiti mi sentivo pienamente solidale con l’ortodossia» (26). Ma benché Struve e gli altri marxisti legali fossero innegabilmente influenzati da Bernstein e dal revisionismo tedesco, essi non divennero mai dei «bernsteiniani» russi. I marxisti legali russi avevano più volte manifestato la loro scarsa considerazione per le capacità teoretiche di Bernstein. Così Struve, in una delle poche lettere rimaste di quel periodo, scrive che Bernstein è «povero filosoficamente, talvolta filisteo e teoreticamente ragiona in maniera piuttosto oscura» (27). Più sostanzialmente, i revisionisti tedeschi fallirono come punto di riferimento incondizionato perché i marxisti legali non erano più interessati al movimento socialdemocratico (e neppure a Marx), mentre i tedeschi lo erano ancora. Quasi tutte le polemiche revisioniste di Struve e di Berdjaev riguardavano non i problemi del socialismo e del lavoro, ma la loro propria filosofia neokantiana. L’idealismo filosofico, l’individualismo ed eventualmente il liberalismo cominciarono a prendere il sopravvento sempre di più sugli ‘slogan’ negativi dell’antiortodossia e del marxismo «critico». I revisionisti tedeschi erano stati per lungo tempo membri del loro partito marxista, e ne restavano membri. I marxisti legali, invece, erano approdati al movimento social-democratico solo durante la battaglia populista. Non c’era mai stato un matrimonio, ed ora la fine di questo momento segnava la fine di tutto il rapporto. Non stupisce quindi che i marxisti legali abbiano rinnegato ogni rapporto formale col revisionismo tedesco”” [George Fischer, ‘Liberalismo russo’, Roma, 1974] [(23) Testo parziale in ‘Obscestvennoe dvizenie v Rossii’, vol. I, pagg. 615-616; (24) ‘Samoderzavie i zemstvo’: questo il titolo di ambedue i ‘pamphlet’ e dell’articolo; (25) Lenin, «Goniteli zemstva i annibaly liberalizma». La corrispondenza è apparsa nel terzo volume del ‘Leniniskij sbornik’; (26) Struve, ‘Na raznye temy’, pag. 301; (27) Testo parziale della lettera di Struve in ‘Social-demokraticeskoe dvizenie v Rossii’, pag. 348; () Lenin svolse un ruolo particolare nei rapporti degli ortodossi con Struve. La sua reazione ai vecchi ‘Kriticeskie zametki’ di Struve – pubblicata col titolo ‘Ekonomiceskoe soderzanie narodnicestva i kritika ego v knige g. Struve’ – fu un tipico attacco tagliente e prolisso, ma non certo il più duro dei commenti ortodossi. Nonostante questo, in epoca successiva Lenin sollecitò più volte una conciliazione organizzativa ed era personalmente favorevole a stretti contatti con Struve. Quando Lenin era stato arrestato nel 1896, era toccato a Struve di procurare la maggior parte dei molti libri che la famiglia gli inviava apertamente e regolarmente in Siberia. Inoltre Struve aveva svolto un ruolo decisivo nel far pubblicare legalmente le due maggiori opere composte da Lenin durante la sua permanenza in Siberia. Una di queste trattava dello sviluppo del capitalismo russo (1898), di cui gran parte era apparsa originariamente nel ‘Novoe slovo’ redatto da Struve. Infine Struve aveva procurato a Lenin e a sua moglie un contratto editoriale per tradurre, mentre erano in esilio, la ponderosa opera di Sidney e Beatrice Webb, ‘Industrial Democracy’. Tutto ciò era accompagnato da scambi frequenti ed amichevoli, di cui si trova traccia nelle ‘Pis’ma k rodnym’ di Lenin. Questi espose le sue ragioni in favore di un mantenimento dei rapporti con l’ideologicamente sospetto Struve in una lettera a Potresov del 1899: «nell’attuale composizione del nostro ‘Genossen’ [‘compagnia’, ndr] non mancano certo i ‘verkleideten Liberalen’ [liberali mascherati, ndr]… Questa è, per così dire, la nostra fortuna; ciò ci autorizza a fare assegnamento su un debutto più facile e più sollecito, che richiede appunto l’impiego di tutti questi ‘verkleideten’». (Questa lettera è riportata in Lenin, ‘Socinenija’, IV, ed. XXXIV, 8-11)]”,”MRSx-060″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”Il settimo congresso del partito approva la difficile decisione di firmare il trattato di Brest Litovsk (pag 324) “”Trotsky era d’accordo con Bucharin, ma era d’accordo anche con Lenin; o, meglio, era in disaccordo con tutti e due. Diviso com’era, da una parte e dall’altra, tenne un cattivo discorso. A metà febbraio (1918) egli aveva detto al Soviet di Pietrogrado che se fosse divenuto necessario combattere «dovremmo perdere dieci uomini per ogni tedesco» (14). Aveva comunque aggiunto: «Ritengo che un’offensiva tedesca contro di noi sia estremamente improbabile, e se si potesse parlare in termini di percentuale della probabilità di un’offensiva, direi che vi sono 10 possibilità che si verifichi contro 90» (15). Di fronte al VII congresso del partito, ammetteva il suo errore: «Ero uno di coloro che credevano che la Germania non avrebbe sferrato l’offensiva… Certo, noi facemmo una mossa rischiosa (il 10 febbraio). Il rischio era se il proletariato europeo sarebbe stato o no dalla nostra parte. Se no, noi saremmo stati schiacciati… Il compagno Lenin è convinto che, dopo che la Germania ha occupato Reval e altre città, è necessario firmare la pace; l’altra corrente, della quale anch’io faccio parte, pensa che oggi la sola possibilità per noi, nei limiti in cui dipende dalla nostra volontà, sia di agire come una forza promotrice della rivoluzione sul proletariato tedesco». Trotsky era inoltre contrario alla pace col governo fantoccio tedesco dell’Ucraina, capeggiato da Vinnicenko; ma sapeva che Lenin avrebbe accettato anche quello perché era un obbligo derivante dal trattato. Tuttavia egli non intendeva opporsi alla ratifica del trattato firmato a Brest-Litovsk il 3 marzo: «Non proporrò che non sia ratificato. Rispetto profondamente la linea politica che si è espressa nella firma del trattato di pace, nella sua ratifica, in questa o quella proroga, anche se è di dimensioni storiche indefinite. In questa sede è stato mostrato, e correttamente, in particolare dal compagno Lenin, che per fare la guerra bisogna farla come si deve. [E per tale ragione la Russia aveva bisogno di armi]. Se l’America ce le darà, le accetteremo per i nostri scopi, senza preoccuparci perché ci vengono da imperialisti. Abbiamo esaminato questa questione col compagno Lenin, e siamo giunti alla conclusione che l’America ci darebbe rifornimenti militari perché naturalmente servirebbero ai suoi interessi». I bolscevichi li avrebbero accettati pertanto per gli interessi propri. Infine Trotsky dichiarava che nella votazione si sarebbe astenuto, per tema che Lenin desse le dimissioni, come aveva minacciato. Non poteva pensare a una tale scissione o contribuirvi (16). (In effetti, fu Trotsky a dare le dimissioni). Il 24 febbraio aveva detto che voleva rinunciare all’incarico di commissario per gli Affari Esteri, ma Lenin lo aveva persuaso a rimanere, o almeno a non dare la notizia delle sue dimissioni da quella carica. L’informazione fu resa pubblica il 16 marzo 1918, e lo stesso decreto annunciava la nomina di Trotsky a «commissario del popolo per l’Esercito e la Marina» (17). Chiunque sia un po’ al corrente della storia sovietica degli ultimi decenni penserebbe che la decisione del VII congresso del partito fosse per Lenin l’ultimo ostacolo da superare nella sua corsa verso la ratifica del trattato di pace con la Germania”” (pag 324-325) [(14) Trockij ‘Socinenija’, vol. XVIII, p. 114; (15) Ibid., p. 115; (16) Ibid., pp. 137-140; (17) Ibid., nota editoriale, pp. 675-76] [Louis Fischer, ‘Vita di Lenin. Volume primo’, Milano, 1973]”,”LENS-002-FC” “FISCHER Josef Ludvik”,”La crisi della democrazia.”,”Josef Ludvik Fischer (Praga 1894 – Olomouc 1973) è stato professore di sociologia e di filosofia a Brno e Olomouc. Partito da una posizione pragmatistica e antipositivistica, sviluppò la sua ricerca filosofica e sociologica nella direzione dello strutturalismo, che ha trovato in Cecoslovacchia un originale terreno di elaborazione in questi ultimi quarant’anni. La sua attività culturale e politica è stata sempre orientata, prima e dopo la seconda guerra mondiale, in senso democratico e socialista. “”E’ lecito porsi subito ua domanda: perché il tentativo fischeriano non si svolge nell’ambito esplicito del marxismo? Perché, cioè, Fischer non è marxista? Il lettore noterà che spesso la terminologia di Fischer è, a volte con fatica, diversa a quella di Marx (egli scrive proprietà privata dei mezzi di guadagno là dove Marx dice: dei mezzi di produzione), e più in generale che il suo discorso è spesso parallelo o convergente rispetto a quello di Marx. (…) La risposta è la seguente: primo, perché Fischer, pur conoscendo e apprezzando il marxismo (non conoscendo però il giovane Marx, i ‘Quaderni filosofici’ di Lenin e il giovane Lukacs), lo considera tuttavia – come dice J. Zumr – una variante del naturalismo e identifica erratametne la spiegazione marxista del capitalismo con l’essenza filosofica del marxismo. Secondo, perché egli è (e si sente) autore di una visione globale, complessiva dei problemi filosofici e politico-sociologici, e come tale gli corre obbligo di riferirsi a se stesso prima che ad altri”” (introduzione di S. Corduas) (pag XIII) La rivolta delle folle (pag 77) La reazione de ceti medi (pag 127) [l’autore parla di ‘intelligenza’ leggere ‘intellettuali’] “”Ortega y Gasset nella sua ‘Rivolta delle folle’ [‘La ribellione delle masse’ ndr] ha chiarito acutamente e convincentemente questi destini delle società cadute in preda allo «spirito della gravità» e ha visto il senso della loro rivolta nella rivolta di quell’elemento medio omogeneo contento di sé, in nulla e per nulla diversificato, che è la folla contro quella minoranza «scelta» dalla quale è portato il progresso culturale e sociale; la sua analisi culmina con la constatazione rilevante e significativa che questa folla in rivolta si è impossessata di tutti i vantaggi materiali della civiltà dimenticando però le condizioni della loro nascita, dimenticando la creazione teorica, essenzialmente disinteressata, e la creazione culturale in generale. Se osserviamo da questa prospettiva i destini della rivolta culturale contro il capitalismo, la rivolta dell’élite culturale (se volete, contro la rivolta delle folle), ci apparirà ciaro il suo sfondo sociale; ma anche la sua sterilità”” (pag 77)”,”TEOP-534″ “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume I.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-086-FL” “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume II.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-087-FL” “FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”Zur Kritik der Bildungs-ökonomie. Diskussionsbeiträge zu Altvater/Huisken, MG Erlangen und Kanzow/Roth.”,”FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”TEOC-116-FL” “FISCHER Stanley DORNBUSCH Rudiger SCHMALENSEE Richard, a cura di Alessandra CHIRCO”,”Economia. Strumenti. Microeconomia – Macroeconomia. Economia internazionale.”,”Stanley Fischer è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1973. Rudiger Dornbusch è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1975. Richard Schmalensee è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1977.”,”ECOT-159-FL” “FISCHER Ruth”,”Background of the New Economic Policy.”,”‘The principal opponent of the unions was Trotsky, who wanted to transform them into a branch of a militarized economy’ (pag 28)”,”RUSU-003-FGB” “FISCHER Fritz”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”FISCHER Fritz: (Ludwigsstadt, 5 marzo 1908 – Amburgo, 1° dicembre 1999). Èstato un giornalista tedesco, considerato tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale e del ruolo della Germania nella conflagrazione europea. “”Assalto al potere mondiale””, la sua opera principale, segnò una svolta fondamentale negli studi sulle origini e sullo svolgimento della prima guerra mondiale. L’Autore utilizzò una grande quantità di documentazione archivistica originale, ritenendo che la Germania fosse la principale responsabile dello scoppio della guerra, a causa delle sue aspirazioni all’espansione imperialistica globale in Europa e nel Mondo, perseguite tenacemente fin dalla fondazione del II Reich e continuate coerentemente durante tutta la guerra. La tesi gli procurò aspre critiche nella Germania Occidentale. «Così questo libro non è né un atto di accusa né un’apologia. Lo storico (…) deve soltanto raccogliere dati e ordinarli in un quadro di cause e di effetti». (prefazione dell’Autore del 1961, pag XV) «Sotto vari aspetti Guglielmo II incarnava davvero la propria epoca. (…) L’ambizione di portare la Germania al livello dell’Inghilterra muoveva non solo lui, ma anche la maggioranza dei suoi ministri e segretari di Stato. Al centro dei suoi piani politici era il desiderio di costruire una grande flotta. Solo con una grande flotta la Germania avrebbe potuto competere con l’Inghilterra e pretendere di essere accolta con parità di diritti nel novero delle potenze mondiali. Inoltre, la nazione tedesca era intervenuta nella “”distribuzione del mondo”” assai tardi, e si sentiva sottovalutata, ma la flotta abbinata alla forza economica le avrebbe consentito d’imporre una revisione dello status quo del mondo coloniale a proprio favore». (pag 10) «L’attività imprenditoriale tedesca in tutto il mondo fu appoggiata energicamente da una politica statale che può ben essere definita “”neomercantilismo””. (…) con la rigorosa legislazione di protezione doganale e con i premi d’esportazione stava creando le condizioni essenziali per lo sviluppo -appunto- dell’economia tedesca (…)» (pag 14)”,”QMIP-061-FSL” “FISCHER-HEILBRONN Joh.”,”Die Sozialdemokratie, ihre Grundlagen und ihre Arbeit.”,”Johannes FISCHER era il segretario del partito”,”MGEx-116″ “FISCHETTI Caterina”,”La psicoanalisi infantile.”,”Caterina Fischetti, psichiatra e ricercatrice nell’area dell’età evolutiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.”,”SCIx-228-FL” “FISERA Vladimir Claude”,”Les peuples slaves et le communisme de Marx à Gorbaciov.”,”Questo libro si fonda in buona parte su una tesi di storia ‘Le mouvement socialiste et les slavismes des origines à 1945′ (Paris I- Sorbonne, 1973, pag 656). V.C. FISERA è nato a Parigi nel 1948, è laureato in storia (Paris I, Sorbonne) diplomato du Cycle superieur sur l’ URSS e l’Europa orientale dell’ Istitut d’ Etudes Politiques de Paris. E’ pure licencié in russo, diplomato in lingue orientali (ceco) e ha ottenuto attestati da università di Praga, Leningrado, Belgrado, dell’Accademia delle scienze del Montenegro. E’ stato titolare della cattedra di studi europei contemporanei nel Politecnico di Portsmouth (UK). Attualmente è Maitre de Conferences d’histoire contemporaine dell’ Univ des Sciences Humaines de Strasbourg, dopo esserne stato professore associato dal 1984. Insegna slavistica storica. E’ pure incaricato di corso alla Syracuse Univ (New York- Strasbourg).”,”INTx-006″ “FISHER H.A.L.”,”Napoleon.”,”Scrittore e storico, uomo di Stato ed educatore, Rt. Hon. H.A.L. FISHER, O.M., F.B.A., fu noto per la combinazione della sua brillantezza ed autorevolezza. Doti che manifesta in questa ricostruzione della vita di soldato e uomo di Stato NAPOLEONE. L’ opera fu pubblicata per la prima volta nel 1912.”,”FRAN-031″ “FISHER H.A.L.”,”Bonapartism. Six lectures delivered in the University of London.”,”FISHER H.A.L. è stato Fellow of the British Academy and of the Two St. Mary Winton Colleges.”,”FRAN-034″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Prima parte.”,”Teoria dell’ interesse. “”Fisher fornisce così una risposta esauriente all’interrogativo ricorrente in tutta la storia della problematica dell’interesse: da cosa dipende il suo saggio? dalla quantità di moneta o dalla produttività dell’investimento? E’ esso un elemento monetario o fisico?”” (pag 49)”,”ECOT-210″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Seconda parte.”,”Libro dedicato alla memoria di John Rae e Eugen von Boehm-Bawerk”,”ECOT-210-B” “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte I.”,”17″,”ECOT-340″ “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte II.”,”18 Libro dedicato alla memoria di John Rae e di Eugen von Boehm-Bawerk ‘che getterano le fondamenta su cui ho tentato di costruire’ ‘La teoria dell’interesse, determinata dall’impazienza di spendere il reddito e dall’opportunità di investirlo'”,”ECOT-341″ “FISHER Margery”,”The Bright Face of Danger:”,”Una buona recensione del volume è quella di T.J. Binyon: dal titolo ‘Escape from escapism’ in cui afferma: ‘The splendid book is at the same time a critique of the adventure story, a taxonomy of the genre, and an assessment of a few hundred examples, ranging along one axis from Conrad to Enid Blyton, and along another from Defoe and to the present day. Margery Fisher begins by combating – as she does throughout the book – the all-pervasive critical view of the adventure story as inferior, “”escapist”” literature, which for some indefinable reason cannot be taken seriously. (…)”” Ecco alcuni punti chiave dalla recensione: Critica del genere avventura: Fisher sfida la visione critica diffusa che considera il genere avventura come letteratura inferiore ed ‘escapist’. Questa percezione, secondo Fisher, non dovrebbe impedire di prenderlo seriamente. Tassonomia del genere: Nel libro, Fisher esplora e classifica centinaia di esempi di storie d’avventura, spaziando da autori come Conrad a Enid Blyton, e da Defoe ai giorni nostri. Analisi approfondita: Il libro offre un’analisi dettagliata delle opere avventurose, cercando di comprendere le loro sfumature e il loro impatto. Valorizzazione del genere: Fisher sembra apprezzare il genere avventura e cerca di far emergere il suo valore letterario. In sintesi, The Bright Face of Danger sembra essere un’opera che va oltre la semplice avventura, esplorando il suo significato e la sua rilevanza. Potrebbe essere un’interessante lettura per chi è appassionato di avventure letterarie!”,”VARx-058-FSD” “FISHMAN Jack HUTTON J. Bernard”,”La vita privata di Josif Stalin.”,”””Finalmente venne il giorno in cui Voroscilov e Timoscenko poterono dichiarare al loro Capo: “”L’ Armata Rossa è equipaggiata e riorganizzata in modo tale da essere ormai in grado di sferrare la sua offensiva a vasto raggio contro la Wermacht””. “”Noi non attaccheremo””, rispose Stalin; “”lasceremo l’ iniziativa dell’ attacco ai nazisti, e quando essi avranno sparato il grosso dei loro colpi allora soltanto daremo il via alla nostra controffensiva. Seguendo questa tattica perderemo soltanto la metà del prezioso materiale che potremmo perdere se fossimo noi a prendere l’ iniziativa””. (pag 159) “”Improvvisamente Stalin si trovò dinanzi parecchie perplessità di natura politica. Le difficoltà nacquero con l’ arresto operato dall’ Armata Rossa in Cecoslovacchia del generale Vlasov, accusato di aver tentato di organizzare, mentre era prigioniero di guerra in Germania, forze russe che avrebbero dovuto combattere a fianco dei nazisti. Kalinin, Kaganovic, Meklis e altri della “”cerchia intima”” del Cremlino, cercarono di persuadere Stalin a lasciar cadere la cosa, dati i grandi servigi resi alla patria da Vlasov. “”Questo traditore deve morire””, insisteva Stalin, “”è stato provato che egli ha collaborato coi nazisti, e si è offerto di organizzare un esercito contro-rivoluzionario per combattere contro di noi””. “”Non è stato provato nulla””, ribatteva Kaganovic. “”Le uniche prove contro Vlasov provengono da fonte sospetta””. “”Io possiedo tutte le prove necessarie e Vlasov deve morire””, controbatté Stalin. “”Volete forse per garantirvi una dichiarazione di Hitler stesso o un certificato dell’ ONU?”” (pag 178-179)”,”STAS-042″ “FISHMAN Ted C.”,”Cina Spa. La superpotenza che sta sfidando il mondo.”,”Ted C. FISHMAN è esperto di import-export cinese. Attualmente è scrittore e giornalista. Scrive per il NYT. Se le fabbriche messicane vanno in Cina, i messicani emigrano negli USA. Mexamerica. “”Una scappatoia per gli operai messicani, specialmente quelli dei settori commerciali più specializzati, è quella di andare verso nord, negli Stati Uniti, e di trovare lavoro nelle fabbriche americane che tentano di abbattere i costi per reggere il confronto con la concorrenza cinese. I lavoratori messicani in media guadagnano il quadruplo di quelli cinesi, ma soltanto un settimo di quelli americani. I selezionatori del personale degli stabilimenti come quelli di Chicago hanno scoperto che esisteva una forza lavoro estera disposta a lavorare per metà del salario dei loro dipendenti con più anzianità. L’ affare, in parte, consisteva nel fatto che i datori di lavoro non dovevano versare contributi aggiuntivi come quelli per l’ assistenza sanitaria. A Chicago un lavoratore messicano su cinque lavora in fabbrica.”” (pag 169-170)”,”CINE-013″ “FISHMAN Ted, a cura di Geoff STAINES”,”La Chine. Première entreprise mondiale.”,”””Aujourd’hui, Shanghai est à nouveau la ville la plus moderne et la plus internationale de Chine. (…) Malgré, ou, à cause de leur sentiment historique d’humiliation, les habitants de Shanghai sont sans doute les plus sûrs d’eux-mêmes – d’aucuns diraient arrogants – parmi leurs compatriotes. Ils se considèrent comme les meilleurs hommes (et femmes) d’affaires, les meilleurs administrateurs publics, les plus cosmopolites et les plus entreprenants”” (pag 17) Editorialista di grandi giornali (NYT, USA Today) Fishman dirige un’impresa di consulenza. E’ stato molte volte in Cina e Giappone. Si può considerare uno dei grandi specialisti della regione.”,”CINE-047″ “FISHMAN Jack”,”And the Walls Came Tumbling Down.”,”Il libro di Jack Fishman è basato su ampie ricerche e interviste su coloro che sopravvissero al raid di Amiens. Che cosa o chi ci fosse all’interno del carcere per costare un’operazione di intervento rapido? Il successo del D-Day è dipeso dal successo ad Amiens. Chi ha posto il segreto intorno all’operazione Gerico? Il 18 febbraio 1944, scatta l’Operazione Gerico (Jericho). L’obiettivo era il carcere di Amiens. Si tratta di un evento importante della guerra che vede all’opera spie e sabotatori, eroi della resistenza, equipaggi degli aerei, e altro contro la macchina da guerra nazista. ‘L’’operazione Gerico è stata un’azione militare condotta dalla Royal Air Force (RAF) durante la seconda guerra mondiale, il 18 febbraio 1944, che ha bombardato la prigione di Amiens nella Francia occupata dai tedeschi per liberare agenti segreti alleati e combattenti della resistenza francese. L’attacco è stato effettuato da 24 aerei della RAF, tra cui 18 Mosquito e 4 Typhoon2. L’attacco ha causato la morte di 105 persone, tra cui 102 prigionieri e 3 membri dell’equipaggio. Circa 260 prigionieri sono riusciti a fuggire, tra cui 79 membri della resistenza e prigionieri politici. L’operazione è nota per la precisione e l’audacia del’attacco, che è stato filmato da una telecamera su uno dei Mosquito’ (f. Bing)”,”QMIS-013-FSD” “FISICHELLA Domenico”,”L’ altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione.”,”Domenico FISICHELLA (Messina, 1935), vicepresidente del Senato, Professore ordinario di dottrina dello stato e di scienza della politica all’ Università di Firenze e Roma ‘La Sapienza’ è stato anche ministro per i beni culturali. “”Quando Saint-Simon afferma, nel Nouveau Christianisme (1825), che gli uomini della positività “”si propongono come scopo finale del loro impegno di annientare completamente il potere del gladio, il potere di Cesare, che, per sua natura, è essenzialmente provvisorio””, ha per bersaglio l’ essenza stessa della politicità”” (pag 56)”,”TEOP-157″ “FISICHELLA Domenico”,”Il potere nella società industriale. Saint-Simon e Comte.”,”Persuasione e dimostrazione. “”L’ uso dello strumento politico, il ricorso al provvedimento legislativo, non fanno infatti uscire la società dal dominio dell’arbitrio: consacrando la coazione, favoriscono e perpetuano l’immota permanenza del sistema antico. Tutto al contrario, l’autorità spirituale si esprime e deve esprimersi attraverso il consiglio, adotta e deve adottare l’arma della persuasione. Come scrive Saint-Simon, “”le moyen de la persuasion est le seul qu’il nous soit permis d’employer pour atteindre notre but””. Mentre la funzione di direzione temporale “”porte immédiatement sur les actes””, la funzioen di guida spirituale “”consiste dans le règlement des opinions, des penchants, des volontés, en un mot des tendances””: essa non può allora servirsi di uno strumento diverso dalla persuasione, dal consiglio, dalla dimostrazione.”” (pag 275-276)”,”TEOS-154″ “FISICHELLA Domenico”,”Denaro e democrazia. Dall’antica Grecia all’economia globale.”,”D. FISICHELLA (già Vp del Senato) è prof. di dottrina dello stato e scienza della politica nelle Università di Firenze e Roma. E’ stato ministro per i beni culturali. Ha scritto vari libri.”,”TEOP-374″ “FISICHELLA Domenico”,”Alla ricerca della sovranità. Sicurezza e libertà in Thomas Hobbes.”,”FISICHELLA D. è senatore da 4 legislature.”,”TEOP-376″ “FISICHELLA Domenico”,”Crisi della politica e governo dei produttori.”,”FISICHELLA Domenico è stato senatore per quattro legislature, vicepresidente del senato, professore ordinario di dottrina dello stato e di scienze della politica nelle Università di Firenze e di Roma La Sapienza. La rivoluzione operaia nell’epoca delle rivoluzioni borghesi “”A proposito della borghesia, va qui ricordato che il valore storico del compito critico svolto da tale classe sociale sarà riconosciuto anche da Marx. Gli operai sanno che “”il loro proprio movimento rivoluzionario può solo essere accelerato dal movimento rivoluzionario della borghesia contro i ceti feudali e la monarchia assoluta. Sanno che la loro lotta contro la borghesia può cominciare soltanto il giorno della vittoria della borghesia stessa””. E ancora, sul carattere di transizione dell’esperienza borghese: “”gli operai possono e debbono necessariamente accettare la rivoluzione borghese come una condizione della rivoluzione operaia. Ma non possono considerarla neppure per un momento come loro scopo finale”” (Marx-Engels Gesamtasugabe, serie I, vol VI, p. 319, cit. nell’edizione critica, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, del ‘Manifesto del Partito Comunista’ di Karl Marx e Friedrich Engels, Torino, 1949, pp. 255 e 225. Sui riconoscimenti dell’opera della borghesia contenuti nel ‘Manifesto’, e sul loro significato, cfr. Karl Lowith, Da Hegel a Nietzsche, Torino, 1949, p. 399)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] Saint-Simon e il giovane Marx “”E’ noto che riconoscimenti dell’importanza della riflessione saint-simoniana non mancano già negli scritti dei padri del materialismo storico. Così, Friedrich Engels afferma che “”troviamo in Saint-Simon un’ampiezza di vedute geniale la quale fa sì che quasi tutte le idee non strettamente economiche dei socialisti successivi sono contenute in germe nel suo pensiero”” (88). Ancora Engels, nell’ “”Antidühring”” (89), sostiene che Saint-Simon è stato, con Hegel, “”la mente più universale della sua epoca””. (…) Per Emma Cantimori Mezzomonti, (…) “”occorrerebbero alcuni capitoli anche soltanto per esaminare la loro importanza [di Saint-Simon e di Fourier] per Marx ed Engels, che li hanno studiati accuratamente e direttamente”” (90). Secondo Pierre Naville, “”nella grandezza di Saint-Simon il giovane Marx ha individuato e trovato l’antidoto alla grandezza di Hegel”” (91). Infine, Georges Gurvitch sostiene che “”Marx stesso è derivato in linea diretta, a mio avviso, da Saint-Simon e dal saint-simonismo: egli prende da Hegel solo la terminologia, e “”l’hegelismo di sinistra”” altro non è che l’influenza saint-simoniana (talvolta esplicitamente riconosciuta) su certi hegeliani”” (92). Ancora Gurvitch, apre un articolo specificatamente dedicato a ‘Saint-Simon et Karl Marx’, scrivendo che “”l’influenza di Saint-Simon nella formazione del pensiero di Marx è stata ben più decisiva di quanto solitamente si supponga. (…) Gurvitch conclude che “”quali che siano state le linee di demarcazione e le divergenze”” – che ci sono, e non piccole – “”credo di aver dimostrato che, senza Saint-Simon, Marx non sarebbe stato ciò che è stato”” (93). (pag 44-45) [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(88) Cfr. F. Engels, Socialisme utopique et socialisme scientifique, 1959, p. 48; (89) F. Engels, Antidühring, Roma, 1950, p. 30; (90) Cantimori Mezzomonti (a cura), Marx-Engels, Manifesto, cit., p. 205; (91) Pierre Naville, Le nouveau Leviathan. De l’alienation à la jouissance, 1957, p. 66; (92) Georges Gurvitch, Les fondateurs français de la sociologie contemporaine. I. Saint-Simon sociologue, 1955, p. 7; Cfr. G. Gurvitch, Saint-Simon et Karl Marx, in “”Revue Internationlale de Philosophie””, nn. 53-54, 1960, pp. 399 e 416] “”Sulla paternità dell’interpretazione storiografica per la quale – secondo le parole con cui si apre il ‘Manifesto Comunista’ – “”la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta di classi””, molto si è scritto, per attribuirne o negarne il merito, volta a volta, a Babeuf, a Saint-Simon, a Blanqui, a Marx. Lo stesso Engels, che in ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ parla di “”genialissima scoperta”” a proposito dell’idea, esposta da Saint-Simon già nel 1802, di “”concepire la Rivoluzione francese come una lotta di classe tra nobiltà, borghesia e non possidenti”” (52), nella ‘Prefazione’ all’edizione tedesca del 1883 al ‘Manifesto’ scrive che la teoria per cui “”tutta la storia è storia di lotte fra le classi”” appartiene “”esclusivamente a Marx”” (53)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(52) Engels, Socialisme utopique, cit, p. 48; (53) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista’, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino, 1949, p. 291] (pag 59)”,”SOCU-183″ “FISICHELLA Domenico”,”Il pensiero politico di De Maistre.”,”Joseph Marie De Maistre nasce a Chambéry, in Savoia, il primo aprile 1753, maggiore di dieci figli, cinque maschi e cinque femmine. La famiglia era di origini borghese. Il padre François Xavier era magistrato del Regno di Sardegna da alcuni anni, allorrchè un decreto regio lo nomina nel 1740 membro del Senato di Savoia (Joseph erediterà tale carica alla morte del genitore) e poi, nel 1770, per le sue benemerenze è ricompensato con il titolo di conte. Cos’, commenta Alfredo Cattabiani, ‘la famiglia Maistre entrava a far parte dell’aristocrazia savoiarda grazie a un ennoblissement, cioè un riconoscimento della sua naturale nobiltà, concetto questo che Joseph de Maistre avrebbe sottolineato nelle sue opere politiche, considerando l’aristocrazia non come casta chiusa biologicamente, bensì aperta a tutte quelle famiglie che avessero dimostrato nel tempo di essere naturalmente nobili, cioè fedeli alle tradizioni nazionali e benemerite dello Stato’ (Introduzione a Le serate di Pietroburgo). Legatissimo ai genitori, educato prima dai gesuiti e poi studente di giurisprudenza all’Università di Torino, ove si laurea rapidamente, Joseph intraprende la carriera giudiziaria a Chambéry. All’attività professionale unisce un costante impegno di studio, mentre contemporaneamente aderisce, nel 1774, alla loggia massonica di rito inglese dei Trois Mortiers, per spostarsi nel 1778 alla loggia riformata di rito scozzese della Parfaite Sincérité.Allo scoppio della rivoluzione francese l’atteggiamento di Joseph de Maistre è cauto ma non negativo. Con l’invasione francese della Savoia, nel 1792, inizia la stagione dell’esilio (Aosta, Torino, Ginevra, Losanna) e la divisione della famiglia. Nominato nel 1818 reggente della Grande Cancelleria del Regno, muore il 26/02/1821 nella capitale piemontese”,”TEOP-057-FL” “FISICHELLA Domenico”,”Dal Risorgimento al Fascismo, 1861-1922.”,”Domenico Fisichella, professore di Scienza della Politica, Dottrina dello Stato e Storia delle Dottrine Politiche nelle Università di Firenze, Roma ‘Sapienza’ e Luiss. (…) (v. 4° di copertina) La vicenda dell’Interventismo a sinistra. ‘Rilevante è il peso dell’interventismo in seno al sindacalismo rivoluzionario. Organizzativamente questo si era costituito a Modena nel novembre 1912, con la sigla di Unione sindacale italiana e con l’intento – ben distinto da quello della Confederazione generale del lavoro – di affermare una piena autonomia rispetto al Partito socialista, di rifiutare forme di compromissione con le forze borghesi e di ricorrere allo sciopero generale come strumento di azione rivoluzionaria. Già durante la guerra di Libia v’era stato un gruppo favorevole e uno contrario all’impresa, il primo vedendovi un’opportunità di benessere per i lavoratori italiani e di loro integrazione nel tessuto nazionale anche in vista della resa dei conti finale con la borghesia, il secondo una guerra imperialista di matrice borghese. Ora il dibattito investe il tema della guerra come rivoluzione, con un duplice auspicato risultato. La guerra va combattuta contro gli Imperi centrali perché essi sono i guardiani della conservazione e della reazione in Europa, i più fieri nemici della rivoluzione, gli avversari comunque da battere. In pari tempo, la guerra come processo rivoluzionario farà ciò che qui non è stato possibile ottenere, neppure con l’arma dello sciopero generale, cioè indebolire definitivamente il capitalismo, consentendo contemporaneamente al proletariato capacità di combattimento e attitudine a esprimere una nuova ‘élite’ qualitativamente in grado di mobilitare, organizzare e guidare le masse alla vittoria. Di questa importazione si fa paladino Filippo Corridoni, già rivoluzionario antimilitarista e ora pronto alla battaglia. E se ci chiediamo come mai l’antimilitarismo si traduca in volontà bellica, la risposta è nelle cose: anche se le guerre non sono sempre di matrice rivoluzionaria, la rivoluzione è sempre una guerra (certo, una guerra civile, ma non si è forse detto che la Grande Guerra è una guerra civile europea?), e allora – scrive Giuliano Procacci riflettendo sul caso sovietico – «la militarizzazione è la sola forma di burocratizzazione che un movimento rivoluzionario, che ha scritto sulle proprie bandiere le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza, può accettare, in quanto essa è la sola che gli appaia come necessaria e inevitabile». Corridoni sarà volontario di guerra, e cadrà da valoroso sul campo. Diverso è il parere di un altro filone, numericamente significativo, del movimento sindacale, più legato a una visione tradizionale e per così dire ortodossa dell’internazionalismo del proletariato, la cui unità di classe oltre i confini nazionali può essere messa a repentaglio da una guerra tra Stati e tra nazioni. Tale versante mantiene le sue posizioni neutraliste, e la fuoriuscita dell’Unione sindacale italiana di Corridoni e di quanti con lui convengono – tra questi, Michele Bianchi, Alceste De Ambris, Tullio Masotti – diviene inevitabile. Cosa accade in campo socialista? Qualcosa di analogo, e ‘pour cause’ rispetto ai tormenti del sindacalismo rivoluzionario. Già sappiamo che nel 1912 in casa socialista era prevalsa la corrente intransigente, con l’espulsione dei riformisti Bonomi, Bissolati e altri, mentre i riformisti “”di sinistra”” (Filippo Turati, Camillo Prampolini, Claudio Treves e altri) rimangono ma privi di incarichi direttivi. Mussolini assume la direzione dell'””Avanti!””. Rispetto al sindacalismo rivoluzionario, già precedentemente apprezzato, egli è diventato progressivamente più cauto. È strumento di mobilitazione di massa, ma il partito, forgiato su basi nuove, ha da essere lo strumento guida della politica. Anche sul ricorso allo sciopero generale ondeggia. Al congresso di Ancona del Partito socialista, che inizia i suoi lavori il 24 aprile 1914, il successo della corrente rivoluzionaria intransigente è pieno. Su proposta di Mussolini si decide l’incompatibilità dei massoni con l’iscrizione al partito. Il ‘leader’ romagnolo è confermato alla guida del quotidiano ufficiale, in forte crescita diffusionale. Tuttavia un ripensamento complessivo comincia ad avviarsi nella mente del dirigente socialista’ (pag 217-218)”,”ITAA-157″ “FISICHELLA Domenico a cura di, Saggi di Auguste COMTE Max WEBER Karl R. POPPER Thomas S. KUHN Imre LAKATOS Paul K. FEYERABEND J.Donald MOON Felix E. OPPENHEIM Giovanni SARTORI Arend LIJPHART Alberto MARRADI”,”Metodo scientifico e ricerca politica.”,”Domenico Fisichella (Messina, 1935) è professore ordinario di Scienza della politica nella facoltà di Scienze politiche della prima Università di roma.”,”SCIx-303-FL” “FISK Robert”,”Cronache mediorientali. Il grande inviato di guerra inglese racconta cent’anni di invasioni, tragedie e tradimenti.”,”FISK Robert è nato a Maidstone nel Kent nel 1946. Attualmente è corrispondente da Beirut per il quotidiana The Independent. E’ uno degli inviati di guerra più famosi al mondo. E’ l’unico ad aver intervistato Bin Laden tre volte.”,”VIOx-162″ “FISTETTI Francesco”,”Lenin e il machismo. Da “”Materialismo ed empiriocriticismo”” ai “”Quaderni filosofici””.”,”Nota: ‘FISTETTI Francesco è un rappresentante della nuova generazione dei teorici legati al partito comunista. Ha pubblicato, presso De Donato un saggio su ‘Marx, Hegel e l’economia politica’ e ha curato per Bertani, l’edizione dei materiali integrativi di ‘Leggere il Capitale’. Collabora a varie riviste tra cui ‘Nuova corrente’ e ‘Critica marxista’.’ (pag 5)”,”LENS-195″ “FISTETTI Francesco”,”La crisi del marxismo in Italia. Cronache di filosofia politica (1980-2005). Un abbozzo di storia degli intellettuali.”,”FISTETTI Francesco insegna storia della filosofia politica contemporanea all’Università di Bari. E’ autore di studi su Marx, Nietzsche, Neurath, Heidegger e Arendt.”,”TEOC-497″ “FISTETTI Francesco; PRESTIPINO Giuseppe; PROSPERO Michele”,”Dagli inediti di Marx una proposta polemica (Fistetti); Utopia e scienza cento anni dopo (Prestipino); Aristotele, Marx e il metodo della scienza (Prospero).”,”Bobbio diceva che ancor prima di parlare di “”crisi del marxismo”” occorreva parlare di “”crisi dei marxisti”” (vedi Pci) (pag 87) Nel testo l’autore recensisce il lavoro di BADALONI ‘Dialettica del Capitale’, ER, 1980 e indirettamente c’è un riferimento a: MARX Karl a cura di Lorenzo CALABI, Manoscritti del 1861 – 1863. Terzo Capitolo inedito di ‘Per la critica dell’ economia politica’. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 pag 465 (v. Archiv) Per Badaloni “”‘il socialismo può essere visto come un alea evolutivo’, come un’organizzazione “”probabile”” connessa alla metastabilità del sistema sociale dato”” (pag 91) Lo scritto di Engels ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ è stato pubblicato nel 1880, nel 1980 ricorreva il centenario della pubblicazione (pag 176) “”‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ è il titolo della prima edizione, uscita a Parigi nel 1880 in lingua francese a cura di Paul Lafargue (…) il titolo della prima edizione in lingua tedesca, del 1883, (…) introduce la parola “”evoluzione””: ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’. Ci sembra (…) che la diversità del titolo debba ricondursi (…) all’incidenza dell’intervallo cronologico 1880-1883 nell’accentuare il carattere di ricostruzione ‘storico’-critica che l’opuscolo indenteva assumere”” (pag 177-178)”,”MAES-001-FB” “FISTETTI Francesco”,”Democrazia e transizione. La II Internazionale, Lenin e il rapporto con la tradizione teorico-politica del movimento operaio.”,” Bernstein e i ceti medi di tipo nuovo “”Il nucleo centrale dell’argomentazione bernsteiniana, relativo allo arricchimento del tessuto sociale del modo di produzione capitalistico attraverso l’emergenza e l’espansione di nuovi strati sociali (i ceti medi di tipo nuovo), che falsificavano appunto la strategia cognitiva marxiana consegnata al ‘Capitale’ e, al contempo, l’ipotesi di transizione al socialismo racchiusa nella pratica storica del movimento operaio (lo scontro “”campale”” con lo Stato e le classi dominanti), veniva sostanzialmente eluso. Kautsky, in altri termini, non si avvedfe che la ‘Bernstein-Debatte’ pone all’ordine del giorno l’esaurimento delle forme ottocentesche di espressione poitica delle contraddizioni della moderna società borghese, ovvero la fine del “”giacobinismo”” storico, di una forma determinata di democrazia rivoluzionaria, di un processo politico che vede l’esplicarsi delle lotte di classe precipitare in crisi ricorrenti e in una lotta “”in permanenza”” sempre più acuta e radicalizzata “” (pag 20)”,”LENS-312″ “FISTETTI Francesco”,”Idoli del politico. Per una sinistra senza dogmi.”,”Francesco Fistetti, insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Università di Bari e ha al suo attivo numerosi studi sulla cultura filosofica del Novecento.”,”TEOP-109-FL” “FITGERALD C.P.”,”Revolution in China.”,”FITGERALD studioso di sinologia è nato nel 1902 a Londra. Ha studiato a Londra, (oggi) è professore all’ Università Nazionale australiana di Canberra.”,”CINx-134″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’ Europa.”,”FITOUSSI Jean-Paul è professore all’ Institut des Etudes politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni “”Il dibattito proibito”” (Il Mulino, 1997), e “”Nuovelle age des inegalités”” (con P. Rosanvallon, 1996). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’ Unione europea publicato da Fayard. Il giudizio sulla BCE. “”In altre parole, è difficile giudicare l’ azione della BCE senza considerare le condizioni in cui si trovava l’ economia europea nel momento della sua istituzione. Si può schematicamente dire che allora (1998-1999) i tassi di disoccupazione e inflazione fossero rispettivametne superiore e inferiore ai loro valori di equilibrio. La banca centrale si è quindi trovata a poter reagire solo parzialmente all’ aumento dell’ inflazione e alla riduzione del tasso di disoccupazione. In modo analogo, il comportamento inerziale della banca nel momento in cui la congiuntura si è invertita diventa comprensibile se si assume che le autorità monetarie ritenessero che si fosse pericolosamente vicini al tasso di disoccupazione di equilibrio. La scarsa reattività della BCE potrebbe quindi essere spiegata e compresa se si assumesse che il tasso di disoccupazione di equilibrio a livello europeo sia stato sistematicamente sovrastimato. E tale congettura potrebbe a sua volta trarre origine dal comportamento passato dei governi europei””. (pag 77) Segue: La BCE: una seconda Bundesbank?”,”EURE-049″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dibattito proibito. Moneta, Europa, povertà.”,”Jean-Paul Fitoussi insegna nell’Institut d’Etudes Politiques di Parigi ed è uno degli economisti europei più in vista. Ha pubblicato numerosi volumi sulle istituzioni economiche, la crescita, la disoccupazione, i processi di convergenza in Europa. Con Edmund S. Phelps ha pubblicato ‘La crisi economica in Europa’ (Il Mulino, 1989). Difetti del sistema capitalistico: “”Quanto ai difetti attuali del nostro sistema, Keynes li metteva già in evidenza nel 1936 nella ‘Teoria generale’: «I due vizi che caratterizzano il mondo economico in cui viviamo – scriveva – sono che il pieno impiego non vi è assicurato e che la distribuzione della ricchezza e del reddito è arbitraria e manca di equità». Da ciò, gli economisti e i governi avevano tratto, all’epoca, delle conclusioni radicalmente differenti da quelle che traiamo oggi. Questo movimento del bilanciere delle dottrine e delle politiche coincide con ciò che potremmo chiamare la «rivincita dei vecchi fatti»: la disoccupazione e la diseguaglianza. Una delle tesi di questo libro è che non si tratta di una pura coincidenza, ma piuttosto del prodotto di una contraddizione. Perché è evidente che abbiamo, spero transitoriamente, dimenticato che tutte le forme di capitalismo che si incontrano nei regimi democratici non possono che essere delle vie di mezzo, anche se alcune, come il capitalismo «renano» tipizzato da Michel Albert, sono più mediane di altre”” (pag 252)”,”EURE-122″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’Europa.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”EURE-038-FL” “FITOUSSI Jean-Paul”,”La democrazia e il mercato.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”ECOI-156-FL” “FITZGERALD F. Scott”,”28 racconti.”,”””Negli anni 1935 e 1936, subì un completo tracollo fisico ed emotivo (…). Le cause del tracollo non sono misteriose e Arthur Mizener le ha descritte con molta comprensione in ‘The Far Side of Paradise’. I sintomi, descritti dallo stesso Fitzgerald, furono dolorosi in modo straziante, ma per nulla inconsueti. (…) Fitzgerald, nonostante tutti i suoi tormenti, si trovava ancora in purgatorio e non in quei gelidi gironi dell’inferno in cui il cuore si raggela. Proprio perché si avvinghiò alla sua sincerità e al suo senso dei valori, soffrì più degli autentici dannati. “”Era disperazione, disperazione, disperazione… disperazione giorno e notte”” disse un’infermiera che lo aveva curato nel 1936. Fitzgerald passava le notti insonni meditando incupito su ciò che non era riuscito a compiere. Verso le tre del mattino, scrisse, il vero orrore “”prendeva forma sui tetti, e negli striduli clacson dei tassì, i gufi della notte. Orrore e sperpero… (…) In momenti come questi l’uomo conserva il senno con la forza di volontà, oppure lo perde mediante ciò che equivale a una deliberata decisione. Fitzgerald non si rifugiò nei sogni o nelle illusioni o in alcun altro surrogato dell’utero materno. V’era un nucleo duro nel suo carattere – chiamatelo puritanesimo del Middlewest, se vi piace, o cattolicesimo irlandese della borghesia, o semplicemente ostinazione – ed esso gli imped’ di rinnegare gli obblighi che aveva con la famiglia, con i creditori, con il proprio talento in quanto artista. (…) Fino al momento della morte Fitzgerald aveva scritto circa 160 racconti; non sarebbe facile determinarne il numero esatto perché una parte del suo lavoro si trovava sulla linea di confine tra la narrativa e il saggio brillante, o “”articolo da rivista””. I quarantasei racconti inclusi nelle quattro antologie pubblicate comprendono quasi tutti i migliori, ma non proprio tutti, in quanto Fitzgerald era un giudice acuto ma bizzarro del proprio lavoro. L’ultima raccolta, ‘Taps at Reveille’, apparve nel 1935 e i racconti degli ultimi anni non sono mai stati ristampati. Su tutto ciò si basa la presente scelta, nella quale ho tentato di riunire i migliori racconti scritti in ogni fase della carriera di Fitzgerald. Complessivamente, i ventotto racconti formano una storia non ufficiale di due decenni di vita americana, o meglio di un decennio con le sue lunghe ripercussioni. (…) Ma non si limitano a parlare per il loro tempo, in quanto parlano anche per l’Autore; e, considerati nel loro insieme, costituiscono una sorta di diario di tutta la sua carriera. Fu una carriera diversa da quella che ci eravamo aspettata dopo aver letto i suoi primi libri e dopo aver saputo del suo declino. Quel che sembra assumere importanza, ora, non consiste nei primi successi, nell’abbandono e nello scoramento degli anni successivi, e neppure nel contrasto tra i due periodi, che offre facili spunti ai romanzi d’altri scrittori; si tratta soprattutto della lotta contro la sconfitta, e del genere di ben definito trionfo cui egli pervenne grazie a tale lotta. Fitzgerald rimane un esempio e un archetipo, ma non soltanto del 1920 e degli anni seguenti; egli rappresenta, in ultima analisi, lo spirito umano in una delle sue forme definitive”” (Malcolm Cowley, premessa) (pag 32, 34-35, 39-40)”,”VARx-012-FGB” “FITZGERALD Charles Patrick”,”Storia dell’Estremo Oriente. Dagli antichi imperi alle nazioni d’oggi.”,”C.P. Fitzgerald è considerato un’autorità nel campo degli studi sull’Estremo Oriente. Nato nel 1902, è stato Professore di storia dell’estremo oriente all’Istituto di Studi Superiori dell’Università Nazionale di Camberra. Ha studiato a fondo la civiltà cinese.”,”ASIx-001-FMDP” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’ istruzione 1917-1921.”,”‘Biblioteca di storia’ collana fondata da Ernesto RAGIONIERI”,”RIRB-011″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”FITZPATRICK insegna storia all’ Università di Chicago.”,”RIRO-210″ “FITZPATRICK Sheila”,”The Russian Revolution.”,”FITZPATRICK Sheila è Bernadotte E. Schmitt Distinguished Service Professor in Modern Russian History nell’University di Chicago. Ha scritto recentemente: Everyday Stalinism (2000) e ‘Tear off the Masks! Identity and Imposture in Twentieth-Century Russia (2005).”,”RIRO-363″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”Quali sono state le tappe della Rivoluzione russa del 1917 e della susseguente guerra civile? Che rapporto c’è fra la Rivoluzione e l’instaurazione del regime staliniano? Perchè, come quella francese, anche la Rivoluzione russa finì pre divorare i suoi figli? Le purghe staliniane, che si protrassero sino alla fine degli anni Trenta sono da considerare una degenerazione o una logica conseguenza degli eventi del 1917? In che modo il crollo del comunismo e dell’Unione Sovietica ha modificato il ruolo (e la percezione) dell’Ottobre nella storia del Novecento? La sintesi di Sheila Fitzpatrick risponde a tutte queste domande con la chiarezza, l’agilità e l’accuratezza tipiche della tradizione anglosassone. Sheila Fitzpatrick insegna storia all’Università di Chicago.”,”RIRO-052-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Stalin’s Peasants. Resistance and Survival in the Russian Village after Collectivization.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia.”,”RUSU-014-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Tear Off the Masks! Identity and Imposture In Twentieth-Century Russia.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. List of Illustrations, Preface and Acknowledgments, Introduction, Notes, Figure, Selected Further reading, Index,”,”RUSx-171-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Everyday Stalinism. Ordinary Life in Extraordinary Times: Soviet Russia in the 1930s.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Illustrations, Index,”,”RUSS-078-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’istruzione, 1917-1921.”,”Affronta per la prima volta un’analisi specifica della politica sovietica in campo educativo ed artistico negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d’Ottobre, 1917-1921. L’autrice è una storica inglese.”,”RIRB-001-FF” “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche).”,”””Il documento di Marx evita preamboli religiosi, soffermandosi soltanto sulla necessità per gli associati di riconoscere “”come base della loro condotta verso gli uomini: la Verità, la Giustizia e la Morale, senza distinzione di razza, di credenze, di nazionalità”” e per ciò sarà parso a ragione più logico ed anche più democratico, perché basato su princípi più semplici e tali da poter essere accolti da tutti, senza sottoscrivere atti di fede complicati o inaccessibili. (…) Marx confessava ancora ad Engels che nella stesura dello Statuto dell’Internazionale non si rispecchiava tutto il suo programma, dovendo esso accontentare una varietà di correnti rappresentate in seno al Consiglio. Del resto l’idea dell’Associazione era sorta all’ombra delle Trade-unions, e non certo per condurre gli operai al comunismo, ma solo per creare le basi di una solidarietà internazionale dei lavoratori, e con lo scopo precipuo di evitare il crumiraggio straniero negli scioperi nazionali. Indubbiamente egli sperava sin da allora di poter condurre il movimento operaio mondiale su quelli che dovevano essere i traguardi più audaci di azione e di lotta; e perciò scriveva all’amico: “”il requisito del momento è ‘fortiter in re, suaviter in modo'”” (Marx-Engels, Il partito e l’Internazionale, 1948)”” (pag 38-39) [Francesco Fiumara, Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche), 1968] Polemica Mazzini-Engels (pag 67)”,”INTP-061″ “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche.”,”Cap. V. ‘Polemica con Engels’ (pag 67-74) Critiche dell’autore allo ‘sprovveduto’ Engels (pag 70) La lotta insidiosa dei bakuninisti e dei proudhoniani contro Marx ed Engels in seno all’Internazionale. “”Il fatto è che quando Engels polemizzava contro Mazzini sconfessando Bakunin, si era già sul punto di rottura anche con quest’ultimo. Di congresso in congresso Marx perdeva terreno a vantaggio dell’anarchico. «Questo russo – scriveva ad Engels – è chiaro, viole diventare il dittatore del movimento operaio europeo. Che vada con precauzione, altrimenti verrà scomunicato ufficialmente». Ed Engels ribatteva: «Se questo maledetto russo pensa realmente, con tutti i suoi intrighi, di porsi alla testa del movimento operaio, è venuto il momento di metterlo in condizione di non nuocere» (12). Era evidente che la serpe cominciava a rivoltarsi. Su per giù nella stessa epoca Bakunin scriveva al suo amico Herzen: «Potrebbe accadere, anche a breve scadenza, che venga iniziata una lotta contro di lui (Marx), non per l’offesa personale … ma per quel che riguardo il comunismo di stato, del quale egli stesso, ed i partiti inglese e tedesco che egli dirige, sono appassionati fautori. Allora sarà una lotta a morte» (13). Ed era naturale che Marx ed Engels ne prevenissero gli assalti. Mazzini sapeva dei contrasti in tema di principi e di dottrine, ma probabilmente ignorava le insidie e gli odii personali che travagliavano i suoi detrattori, con propositi di eliminazione reciproca. Son cose venute chiaramente a luce dopo la sua morte. Il ‘Carteggio’ di Marx-Engels, come le lettere di Bakunin, nonché le rivelazioni postume nelle memorie di Guillaume, di Nettlau e d’altri, hanno configurato ai posteri la realtà aggrovigliata e soffocante dell’Internazionale negli ultimi tempi”” [Francesco Fiumara, ‘Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche’, Nistri-Lischi, Pisa, 1968] (pag 73) [(12) Carteggio Marx-Engels, lettere di luglio 1869; (13) V. García, ‘L’internazionale operaia’, pp. 76, 77 (a)] [(a) L’anarchico García scrive tra l’altro nel suo libro ‘L’Internazionale operaia’ a proposito de ‘Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna’: “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congresso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: «Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani». Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: «Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo» (pag 39)””. García, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’anarchia”” ‘per l’aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo’. E’ morto nel 1991. Victor García era uno pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal Gracia (v. Victor Garcia, ‘Utopias y Anarquismo’, 1992) [ndr]”,”MAES-001-FGB” “FIUME Emanuele”,”Il protestantesimo. Un’introduzione.”,”Emanuele Fiume, pastore valdese a Roma ha conseguito il dottorato di ricerca in teologia all’Università di Zurigo con una tesi su Scipione Lentolo.”,”RELP-003-FMP” “FIUME Emanuele”,”Scipione Lentolo, 1525-1599. «Quotidie laborans evangelii causa».”,”L’autore ha studiato teologia a Roma, Zurigo, Heidelberg. Serve le chiese evangeliche di Felonica (Mn).”,”RELP-021-FMP” “FLACCOMIO Sergio”,”I falchi del deserto.”,”Nato il 28 settembre 1915 a Milano, Sergio Flaccomio ha però vissuto sempre a Firenze. Nel 1935 è entrato nell’Aeronautica militare come Ufficiale Pilota. Nel maggio 1942 fu con il Gruppo trasferito in Africa Settentrionale, dove venne formato il 50° Stormo Assalto e partecipò con lo Stormo a tutto il ciclo operativo dal maggio 1942 a febbraio 1943. Dal marzo al settembre 1943 quale istrutture di pilotaggio ed acrobazia è stato capo pilota di reparti volo di Scuole Pilotaggio.”,”QMIS-035-FGB” “FLACELIÈRE Robert”,”La vita quotidiana. In Grecia nel secolo di Pericle.”,”In questo libro parleremo soprattutto di Atene e degli ateniesi, senza però inibirci di lanciare uno sguardo verso le altre città per delineare dei paragoni. D’altra parte, già gli antichi consideravano Atene ‘la Grecia della Grecia’.”,”STOS-012-FL” “FLAGG BEMIS Samuel a cura; collaborazione di J. Franklin JAMESON H. Barrett LEARNED James Brown SCOTT; scritti di Julius W. PRATT John SPARGO Charles CHENEY HYDE”,”The American Segretaries of State and their Diplomacy. Volume X. William Jennings Bryan, Robert Lansing, Bainbridge Colby, Charles Evans Hughes.”,”Trattative tedesche-americane sull’ affondamento del Lusitania. 1° prima guerra mondiale. “”Lansing insisteva che la Germania doveva ammettere l’ illegalità dell’ affondamento. Ciò la Germania non voleva farlo, ma alla fine consentì a redigere una nota di profondo rammarico per i cittadini degli Stati Uniti che avevano perso la vita, riconoscendo la sua responsabilità per queste perdite, ed acconsentendo perciò a fare delle riparazioni. Questa formula fu inserita in una nota di Bernstorff al Segretario di Stato, del 16 febbraio 1916, ma essa venne nello stesso momento del nuovo annuncio della Germania secondo il quale le navi mercantili armate sarebbero state trattate come navi da guerra. Lansing rifiutò di accettarla come soddisfacente, e il caso Lusitania rimase irrisolto fino al termine della guerra.”” (pag 62-63) Lansing ritiene illegale il blocco navale inglese per tre motivi: non è efficace (non chiude i porti baltici della Germania), non è imposto in modo imparziale (danesi, norvegesi e svedesi trafficano con i porti baltici, gli altri paesi neutrali dall’ Atlantico invece vengono bloccati), interferisce col commercio dei porti neutrali dato che le merci con destinazione tedesca sono impediti negli scambi) (pag 65)”,”USAQ-055″ “FLAIANO Ennio a cura Maria CORTI e Anna LONGONI”,”Opere 1947 – 1972.”,”Contiene: ‘Tempo di uccidere’ ‘Diario notturno’ ‘Una e una notte’ ‘Il gioco al massacro’ ‘Un marziano a Roma e altre farse’ ‘Le ombre bianche’. Flaiano (Ennio), scrittore italiano (Pescara 1910 – Roma 1972). Giornalista, romanziere, uomo di cinema e di teatro, ottenne in vita numerosi attestati di stima per la sua molteplice attività, ma soltanto dopo la morte la sua opera di scrittore venne riconosciuta criticamente. In vita era considerato soprattutto come figura insostituibile dell’ambiente culturale romano per la sua presenza nella redazione del Mondo di M. Pannunzio e la collaborazione con F. Fellini a memorabili film come La dolce vita e 8 e mezzo. In realtà la sua autentica vocazione era quella manifestata con ‘Tempo di uccidere’ (Premio Strega, 1947), un romanzo che nel pieno del neorealismo si richiamava invece alla lezione esistenziale del grande romanzo europeo e poneva il suo autore in una zona laterale rispetto alle correnti del momento ma ne garantiva anche l’originalità e la durata. Distratto dalla collaborazione al cinema, solo nel 1956 pubblicò Diario notturno e nel 1959 Una e una”,”VARx-011″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOI-086″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”Contiene il paragrafo: ‘La crisi del modo di produzione capitalistico e le sue controtendenze nel pensiero di Karl Marx’ (pag 127-142) “”La contraddizione, esposta in termini generali, consiste in questo: la produzione capitalistica racchiude un tendenza verso lo sviluppo assoluto delle forze produttive, indipendentemente dal valore e dal plusvalore in esso contenuto, indipendentemente anche dalle condizioni sociali nelle quali essa funziona; ma nello stesso tempo tale produzione ha come scopo la conservazione del valore-capitale esistente e la sua massima valorizzazione (vale a dire l’accrescimento accelerato di questo valore). Per la sua intrinseca natura essa tende a considerare il valore-capitale esistente come mezzo per la massima valorizzazione possibile di questo valore. Fra i metodi di cui si serve per ottenere questo scopo sono inclusi: la diminuzione del saggio del profitto, il deprezzamento del capitale esistente, lo sviluppo delle forze produttive del lavoro a spese delle forze produttive già prodotte. Il periodico deprezzamento del capitale esistente, che è un mezzo immanente del modo capitalistico di produzione per arrestare la diminuzione del saggio del profitto ed accelerare l’accumulazione del valore capitale mediante la formazione di nuovo capitale, turba le condizioni date in cui si compie il processo di circolazione e di riproduzione del capitale, e provoca di conseguenza degli arresti improvvisi e delle crisi del processo di produzione (…). La produzione capitalistica tende continuamente a superare questi limiti immanenti, ma riesce a superarli unicamente con dei mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala nuova e più alta. Il ‘vero limite’ della produzione capitalistica è ‘il capitale stesso’, è questo: che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come motivo e scopo della produzione; che la produzione è solo produzione per il ‘capitale’, e non al contrario: i mezzi di produzione non sono dei semplici mezzi per una continua estensione del processo di vita per la ‘società’ dei produttori”” [Karl Marx, Il Capitale, libro 3°, Roma, 1952] [(in) ‘Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen’, a cura di Maurice Flamant e Jeanne Singer-Kerel, a cura di Dionisia Cazzaniga Francesetti] (pag 131-132)”,”ECOT-242″ “FLAMINI Francesco”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Cinquecento.”,”FLAMINI Francesco professore nell’Università di Padova”,”ITAG-202″ “FLAMMARION Camillo”,”Memorie biografiche e filosofiche di un astronomo.”,”Camillo FLAMMARION era il fratello del Flammarion editore. Nicolas Camille Flammarion, più conosciuto col nome di Camille Flammarion, (26 febbraio 1842, Montigny-le-Roi – 3 giugno 1925, Juvisy-sur-Orge) fu un astronomo francese e autore prolifico di più di cinquanta opere, tra le quali guide divulgative popolari di astronomia. Fu inoltre presidente della Society for Psychical Research nel 1923. Iniziò la sua carriera di astronomo nel 1858 come collaboratore dell’Osservatorio di Parigi. Fondò nel 1883 l’osservatorio privato di Juvisy-sur-Orge e nel 1887 la Società astronomica di Francia, della quale fu il primo presidente. Fu anche editore della rivista L’Astronomie. Flammarion fu il primo a suggerire i nomi Tritone e Amaltea rispettivamente per le lune di Nettuno e Giove, sebbene questi nomi non vennero ufficialmente adottati fino a molti decenni dopo. Gli è stato inoltre dedicato un cratere sulla Luna.”,”SCIx-325″ “FLAMMARION Camillo”,”Urania.”,”FLAMMARION Camillo”,”VARx-403″ “FLANAGAN Richard”,”””Parish-fed Bastards””. A History of the Politics of the Unemployed in Britain, 1884 – 1939.”,”FLANAGAN ha studiato ad Oxford e risiede ad Hobart in Tasmania, Australia.”,”MUKx-057″ “FLAUBERT Gustave”,”Bouvard e Pécuchet.”,”””Poveri. Occuparsene dispensa da ogni altra virtù”” (Dizionario dei luoghi comuni) (pag 306) “”Vaccinazione. Frequentare soltanto persone vaccinate”” (pag 313)”,”VARx-035-FER” “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I (Libri I-III). (Storia della guerra giudaica contro i romani)”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tre sono infatti presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita, legati da mutuo amore più strettamente degli altri. Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando non sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non è che condannino in assoluto il matrimonio e l’ aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo. Non curano la ricchezza ed è mirabile il modo come attuano la comunità dei beni, giacché è impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola è che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione della comunità, si che in mezzo a loro non si vede né lo squallore della miseria, né il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli. (…)””. (pag 306-307)”,”STAx-160″ “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II (Libri IV-VII). (Storia della guerra giudaica contro i romani).”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tutto ciò sta a dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino nemmeno se lo prevedono. Così i giudei alcuni presagi li interpretarono come a loro faceva piacere, altri non li considerarono, finché la rovina della patria e il loro sterminio non misero in chiaro la loro stoltezza””. (pag 383) “”I romani, ora che i ribelli erano scesi a rifugiarsi nella città e il santuario bruciava con tutti gli edifici circostanti, portarono le loro bandiere nell’ area antistante al tempio e, collocatele di fronte alla porta orientale, celebrarono un sacrificio in loro onore e salutarono Tito imperatore fra grandissime acclamazioni di giubilo. Tutti i soldati avevano fatto tanto di quel bottino, che in tutta la Siria l’oro scese alla metà del valore di prima.”” (pag 383-384)”,”STAx-161″ “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I. (Libri I-III).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-034-FSD” “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II. (Libri IV-VII).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-035-FSD” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Luxemburg Liebknecht.”,”L’A studioso della materia ha curato le edizioni tedesche delle opere di R. LUXEMBURG e K. LIEBKNECHT.”,”LUXS-007″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Die Kommunistische Partei Deutschland (KPD) in der Weimarer Republik.”,”libro dedicato a John H. Herz il curatore di “”Völkrechtslehre des Nationalsozialismus”” Iscritti KPD 1917 SPD 243 mila 1919 SPD 1.012 mila KPD 106 mila 1920 SPD 1.180 mila KPD 79 mila (prima di Halle) 380 (dopo Halle) USPD 894 mila (prima di Halle) 1921 SPD 1.221 mila KPD 360 mila USPD 300 mila 1922 – KPD 326 USPD 360 1923 SPD 500 mila KPD 400 mila USPD 10 mila 1924 SPD 869 KPD 150 mila 1931 – KPD 200 mila Iscritti KAPD circa 38 mila”,”MGEK-067″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Le parti communiste allemand (KPD) sous la république de Weimar.”,”FLECHTHEIM Ossip K. è un noto politologo marxista professore all’ Università libera di Berlino. Questa è la sua opera fondamentale. E’ la storia e la sociologia politica del KPD e della sua debacle saguinosa. “”Un avversario così tenace, non si può vincere che con l’ aiuto della “”nuova”” tattica di manovre e compromessi””. E per poter condurre a buon fine questa politica, “”il partito deve sbarazzarsi definitivamente di questa febbre (ultra-sinistra)””. Di conseguenza, Zinoviev se la prende violentemente con gli “”ultra-sinistri””: “”I Rosenberg e gli Scholem, che hanno falsificato il comunismo, i Korsch ed i Rolf, che non hanno niente in comune con il bolscevismo, non possono dare lezioni al partito””.”” (pag 163)”,”MGEK-005″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Il partito comunista tedesco (KPD) nel periodo della Repubblica di Weimar.”,”””La 2° Internazionale aveva appena finito di esistere che già anche l’estrema sinistra alzava la propria voce chiedendo un fronte unico internazionale contro la guerra. Il primo tentativo venne in maniera interessante dalle donne. Clara Zetkin convocò una conferenza internazionale delle donne socialiste per il mese di marzo del 1915 a Berna. Nell’appello a questa conferenza si diceva: «Lo scopo di questa guerra non è la difesa della patria bensì il suo ingrandimento…Gli operai non hanno nulla da guadagnare da questa guerra ma tutto da perdere, quel che è loro caro e prezioso… L’intera umanità guarda a voi, compagne proletarie dei popoli belligeranti… Unitevi in un solo volere, in una sola azione! Ciò che i vostri uomini e i vostri figli non possono ancora affermare, proclamatelo voi un milione di volte: Il popolo operaio del mondo è un popolo di fratelli… Abbasso il capitalismo, che sacrifica alla ricchezza e al potere dei possidenti ecatombi di uomini! Abbasso la guerra! Viva il socialismo!» (66). Fra i socialisti russi vi erano i bolscevichi che già nel novembre del 1914 pubblicavano un manifesto nel quale veniva richiesta la fondazione di una nuova internazionale (67). Nel settembre del 1915 si ebbe a Zimmerwald presso Berna su iniziativa dei socialisti italiani con l’appoggio di quelli elvetici la prima grande conferenza internazionale. Complessivamente presero parte ad essa 38 delegati di undici paesi (68). Dalla Germania arrivarono dieci delegati: sette appartenevano alla corrente di sinistra del Centro e seguivano la direzione di Ledebour e Adolf Hoffmann; due appartenevano al «Gruppo Internazionale»; il terzo era Julian Borchardt, l’editore di «Raggi di luce», che dal 1914 combatteva la politica di guerra ed aveva collaborato da vicino con Radek e la sinistra olandese di Pannekoek (69). Lenin ricevette per il suo programma di trasformazione della guerra imperialista in una guerra civile, per la sconfitta del proprio governo imperialista, e l’organizzazione della III Internazionale, soltanto sette voti su trenta. Dei rappresentanti tedeschi soltanto Borchardt votò per lui (70). Il «gruppo internazionale» non si schierò con lui. Ci si accordò su un appello che sottolineasse fortemente il carattere imperialistico della guerra e il tradimento di quei socialdemocratici che avevano votato i crediti di guerra e che esortasse gli operai alla lotta di classe per una pace senza annessioni. Rosenberg richiama l’attenzione sul fatto che ancora in una lettera di Spartaco nel 1915 Lenin e il suo punto di vista venisse citato con una sola proposizione, e questo perché gli stessi spartachisti consideravano i bolscevichi come una insignificante minoranza nell’area dell’opposizione internazionale (71)”” [Ossip K. Flechtheim, ‘Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della Repubblica di Weimar’, Milano, 1970] [(66) “”Storia illustrata…””, p. 134; il testo completo in Frölich, «10 anni…», p. 222-224; (67) “”Storia del KPSU””, p. 200; (68) Präger, “”Storia del Partito socialdemocratico tedesco indipendente, USPD””, p. 82, e Grossmann in “”Dizionario dell’economia politica””, II, p. 439; (69) Rosenberg, “”Storia del bolscevismo””, p. 79, intorno a Borchardt cfr. Frölich, «10 anni…», p. 147; (70) Rosenberg, op. cit., p. 80; (71) Rosenberg, op. cit., p. 81] (pag 111-112) I bolscevichi veniva considerati in Germania un’insignificante minoranza”,”MGEK-001-FV” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,”””(…) davanti a tale rara combinazione di valore fisico e spirituale, di certo non esagera Franz Pfemfert quando afferma pieno di ammirazione: «Facendo un confronto tra tutte le rivoluzioni della storia, quella russa inclusa, non vi è mai stato un combattente che unisse in sé una tale quantità di energia, così tanto dinamismo, fervore e abnegazione come Karl Liebknecht, fino al momento in cui dei sicari lo uccisero. Egli era l’entusiasmo, era il respiro, era la pienezza, era la coscienza. La lotta accresceva ogni ora la sua esaltazione. Invero, in quelle settimane, egli visse cento vite. E le sacrificò tutte» (22)”” (pag 115) (22) F. Pfemfert, “”Introduzione”” a Karl Liebknecht, ‘Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß’, Berlin, 1921, p. X Socialismo o barbarie “”Se fino al 1914 Rosa Luxemburg aveva creduto nell’avvento ineluttabile del socialismo, nella ‘Junius-Broschüre’ essa formula una ben diversa alternativa: «verso il socialismo o regresso alla barbarie». Se il proletariato non getterà sul piatto della bilancia la propria rivoluzionaria volontà di combattere, la vittoria dell’imperialismo implicherà il «crollo di tutta la civiltà, come nell’antica Roma» (49)”” (pag 58) (49) R. Luxemburg, La crisi della socialdemocrazia, cit., p. 447″,”LIEK-001-FF” “FLECHTHEIM Ossip K. LOHMANN Hans-Martin; a cura di Giovanni SGRO'”,”Marx. Parte prima. Teorico della lotta di classe e della rivoluzione (O.K. Flechtheim); Parte seconda. Critico dell’economia politica (H.M. Lohmann).”,”I. Proletari, borghesi e rivoluzionari: i tratti di un’epoca; II. Merce, denaro e plusvalore: i tratti di un modo di produzione. O.K. Flechtheim (1908-1998), laurea in giurisprudenza e scienze politiche, dottorato in diritto referendario a Colonia, nel 1933 viene licenziato per motivi politici e “”razziali””. Nel 1935 viene arrestato ed emigra. Docente e professore presso varie nordamericane… H.M. Lohmann (1944) laurea in scienze politiche germanistica e filosofia. Redattore della rivista Psyche… “”Non è trascorso ancora molto tempo dall’epoca in cui i profeti Marx ed Engels non godevano nella loro patria di grande considerazione. Durante la Repubblica di Weimar, invece, si trovarono entrambi al centro di accese controversie politiche e culturali, tanto che, ad esempio, nel 1922 un Thomas Mann poteva richiedere un confronto tra Marx e Hölderlin. (…)”” (introduzione)”,”MADS-783″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht”,”Presentare una sintesi criticaq di un simile pensiero non è impresa facile. Ci prova in questa occasione Ossip Flechtheim, forte della sua mole di studi sull’argomento, tra i quali vanno qui ricordate le più recenti edizioni tedesche delle opere della Luxemburg e di Liebknecht.”,”LIEK-010-FL” “FLEISCHER Helmut”,”Marxismo e storia.”,”L’A è nato a Unterrodach nel 1927. Ha studiato filosofia, storia e psicologia a Erlangen e si è laureato nel 1955 con una tesi su Nicolai HARTMANN. Dal 1963 è Prof presso l’Osteuropa-Institut della Libera Università di Berlino.”,”MADS-072 STOx-040″ “FLEISCHER Helmut”,”Lenin e la filosofia.”,”FLEISCHER Helmut “”L’ampliarsi della concezione materialistica, originariamente riferita al “”mondo dell’uomo”” storico-sociale, in una vasta e comprensiva cosmologia materialistica è strettamente collegato all’opera di Engels degli anni settanta. Egli stesso ha così esposto l’ipotesi di lavoro in base alla quale si orientava allora il suo pensiero: “”Va da sé che in questa mia ricapitolazione della matematica e delle scienze naturali si trattava di convincere me stesso, anche nei particolari singoli – cosa della quale, su un piano generale, per me non c’era nessun dubbio – che nella natura sono operanti, nell’intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l’apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, divengono gradualmente note agli uomini che pensano; leggi che per la prima volta furono sviluppate da Hegel in maniera comprensiva, ma in forma mistificata, e che è stato uno dei nostri intenti liberare da questa forma mistica e rendere chiaramente comprensibili in tutta la loro semplicità e universale validità (2)”””” (pag 780) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(2) Friedrich Engels, Antidühring, Berlin, 1956-67, vol. 20, trad. it., Roma, 1950 p. 15] “”L’osservazione che nell’esistenza della società vi sono sempre numerosi elementi di cui molti individui, o anche tutti, non prendono coscienza viene generalizzata (o “”totalizzata””) da Lenin nel senso che l’essere sociale è in genere indipendente dalla ‘coscienza sociale’ degli uomini; e qui egli vede specificato il rapporto fondamentale fra materia e coscienza: “”Il materialismo in generale riconosce la realtà obiettiva dell’essere (materia) indipendentemente dalla coscienza, dalla sensazione, dall’esperienza, ecc. dell’umanità. Il materialismo storico riconosce che l’essere sociale è indipendente dalla coscienza sociale dell’umanità. Nell’un caso e nell’altro, la coscienza è soltanto il riflesso dell’essere e, nel migliore dei casi, un riflesso approssimativamente giusto (adeguato, idealmente esatto)”” (43). Per illustrare questa situazione Lenin ricorre all’esempio di un contadino i cui prodotti esercitano sul mercato mondiale un effetto del quale egli a priori non ha coscienza, e ne trae queste conclusioni generali: “”Il fatto che voi vivete e svolgete un’attività economica, generate dei figli e fabbricate prodotti e li scambiate, dà origine a una catena di eventi obiettivamente necessaria, a una catena di sviluppi che è indipendente dalla vostra coscienza ‘sociale’ e che la vostra coscienza non abbraccia mai interamente””. Particolare interesse offrono le tesi successive, che da queste premesse fanno derivare un compito per l’umanità: “”Il compito supremo dell’umanità è di cogliere questa logica obiettiva dell’evoluzione economica (dell’evoluzione dell’essere sociale) nei suoi tratti generali e fondamentali allo scopo di adattare ‘ad essa’, nel modo più netto, più chiaro, più critico possibile, la propria coscienza sociale e la coscienza delle classi avanzate di tutti i paesi capitalistici”” (44). Da questo punto risulta che anche la consapevole azione del rivoluzionario socialista viene interpretata, in termini delle teoria del riflesso, come un comportamento di ‘adattamento’ (con l’aggiunta non meglio specificata “”il più possibile critico””): adattamento a una logica obiettiva dello sviluppo che emerge bensì da azioni umane precedenti, ma ora si pone come già data.”” (pag 795) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, Annali Feltrinelli 1973, Milano, 1974] [(43) Lenin, Materialismo e empiriocriticismo, cit., pp 317-18; (44) idem, pp. 320]”,”LENS-253″ “FLEISHMAN Lazar”,”Boris Pasternak.”,”Lazar Fleishman insegna Letteratura russa all’Università di Stanford. Boris Pasternak nacque il 29 gennaio 1890 (secondo il vecchio calendario) e trscorse quasi tutta la sua vita a Mosca. Negli ultimi anni di vita Pasternak fu considerato dai suoi contemporanei un relitto, una delle ultime incarnazioni viventi della tradizione culturale moscovita dell’Ottocento. Il padre Leonid Osipovic nacque a Odessa nel 1862 in ua povera famiglia ebrea. Per quanto riguarda l’istruzione e la cultura, gli ebrei di Odessa erano a un livello superiore rispetto agli ebrei di altre aree della Russia. Nel 1894 Pasternak fu invitato a insegnare alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca. Pasternak insegnò alla scuola un quarto di secolo fino al 1918.”,”BIOx-049-FL” “FLEITES Alex PADURA FUENTES Leonardo”,”Sentieri di Cuba. Viaggio nella cultura, nelle tradizioni, nei personaggi.”,”Alex Fleites è critico teatrale, giornalista e sceneggiatore. Padura Fuentes è autore di romanzi e saggi.”,”AMLx-001-FMP” “FLENLEY Ralph SPENCER Robert”,”Storia della Germania dalla Riforma ai nostri giorni. Con l’aggiunta di due capitoli (XIII XIV) a cura di Robert SPENCER.”,”FLENLEY, nato nel 1886 a Liverpool, insegnò dal 1911 al 1926 nelle università canadesi. I suoi numerosi studi gli hanno fatto meritare la fama di una delle maggiori autorità in fatto di storia tedesca. A quest’opera ha collaborato il Prof Robert SPENCER, Univ di Toronto, al quale si devono i capitoli sulla 2° GM e sul periodo post-bellico.”,”GERx-040″ “FLETCHER Ian”,”Salamanca 1812. Wellington schiaccia Marmont.”,”In seguito alla schiacciante vittoria di Salamanca, stando a quanto dice Foy, la figura di Wellington in Europa era ormai assunta al livello di quella di Malborough (il maggiore stratega inglese del XVIII secolo, protagonista della guerra di successione in Fiandra), ma era stato etichettato come comandante dalla mentalità puramente difensiva. In effetti l’ unico vero insuccesso della campagna Wellington lo subì nel condurre operazioni di assedio.”,”FRAN-047″ “FLETT Keith RENTON David autori BUDD Adrian LESLIE Esther ALEXANDER Anne STROUTHOUS Andrew NEWSINGER John BIRCHALL Ian EALHAM Chris ABSE Tobias PAVIER Barry HAYNES Michael MORELLI Carlo HARMAN Chris, contributors”,”The Twentieth Century. A Century of Wars and Revolutions?”,”David Renton has taught at Rhodes University, South Africa and is a history lecturer at Edge Hill College. His recent books include Fascism: Theory and Practice and Fascism and Anti-Fascism in Britain in the 1940s. Keith Flett is an active socialist and trade unionist who convenes the socialist history seminar at the Institute of Historical Research, University of London. He has published numerous articles and pamphlets on nineteenth and twentieth century British labour history and is a wellknown contributor to debates in journals and British newspapers. Tobias Abse is a lecturer in Modern European history at Goldsmiths’ College, University of London and author of Sovversivi e fascisti a Livorno: Lotta politica e sociale (1918-1922). Anne Alexander is a low-paid worker in the National Health Service. Elsewhere she has written about the history of Egypt and the Sudan. She is a member of the Socialist Workers’ Party. Ian Birchall is an independent socialist historian and has written on Babeuf and Sartre (forthcoming), and translated Rosmer and Serge. Adrian Budd teaches at South Bank University, London, and is on the editorial board of the journal Contemporary Politics. Chris Ealham teaches Spanish history in the School of European Studies at Cardiff University. He is the author of several articles on labour and social protest in Spain. Chris Harman is the editor of Socialist Worker. He has published several works of history and economic theory, the most recent of which was A People’s History of the World. Michael Haynes teaches economic history at the University of Wolverhampton. His published work includes a biography of Bukharin and several major articles on Eastern Europe for International Socialism Journal. Esther Leslie lectures in English and Humanities at Birkbeck College, University of London. She has had articles published in Historical Materialism, Revolutionary History and New Left Review. Carlo Morelli teaches economic history at the University of Dundee. John Newsinger lecturesin history at Bath Spa University College. His most recent books are Orwell’s Politics and The Dredd Phenomenon. Barry Pavier is a lecturer at Bradford College. His next book, South Asia in the Era of Capitalism, will be published in 2000. Andrew Strouthous is a lecturer in history at Colchester Institute and the Open University. He recently published US Labor and Political Action 1918-24.”,”STOU-036-FL” “FLEURY Ed.”,”Babeuf et le socialisme en 1796.”,”””Non più proprietà individuale delle terre”” dice Babeuf “” la terra non è di nessuno””. Noi reclamiamo, noi vogliamo il godimento comune dei frutti della terra.”” E pone il secondo assioma: “”I frutti sono di tutto il mondo””. Noi dichiariamo di non poter soffrire più che la grande maggioranza degli uomini lavori e sudi al servizio e per il piacere dell’ estrema minoranza. Per troppo tempo, meno di un milione di individui dispone di ciò che appartiene a più di venti milioni di loro simili, di loro eguali!. Che cessi infine questo grande scandalo a cui i nostri nipoti non vorranno credere! Sbarazzatevi infine, della rivoltante distinzione tra ricchi e poveri, tra grandi e piccoli, di maestri e di valletti, di governanti e governati! Che non ci sia più differenza tra gli uomini di qualsiasi età e qualsiasi sesso! Poiché tutti hanno gli stessi bisogni e le stesse facoltà, che non ci sia più che una sola educazione e un solo nutrimento””. (pag 110-111)”,”SOCU-121″ “FLICHY Patrice”,”L’industria dell’immaginario. Per un’analisi economica dei media.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese.”,”EDIx-207″ “FLICHY Patrice”,”Les industries de l’imaginaire. Pour une analyse économique des médias.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese. Dal fonografo a videodisco…”,”EDIx-211″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Il Quattrocento e il primo Cinquecento.”,”””Certo è che nel corso del Ciquecento al Machiavelli gli scrittori politici e gli storici ergono come rivale Cornelio Tacito, ma si direbbe che essi leggano in Tacito i precetti di Machiavelli. Tiberio tiranno, dalle pagine dello storico latino, insegna i suoi accorgimenti nella esperienza che già idealizzò il Valentino. Tacito, storico dell’impero, occupa ormai il luogo che già occupò Livio, storico della repubblica; ma nell’interpretazione di Tacito i nuovi scrittori di politica e di storia recano anche la gran lezione che il Machiavelli trasse dalle Deche di Livio”” (pag 462)”,”ITAG-229″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Il secondo Cinquecento e il Seicento.”,”””Anche la sua teoria dell’etica il Campanella contempla con quell’affetto che la rende atta a tradursi in vergini forme poetiche. La morale campanelliana non cerca il suo fondamento nella ricompensa o nella pena che l’anima avrà nella vita futura: ma, approfondendo un principio che fu del Rinascimento, prelude a Spinoza e a Kant nell’asserire che la virtù per se stessa è ricompensa all’uomo e per se stessa la fa beato. Per Campanella la libertà non è arbitrio, ma, come s’è visto, è il porsi in armonia con la legge dell’universo: ed egli si adegua a quel pensiero del Pomponazzi in cui ribalenava l’antica morale stoica: “”Premio essenziale della virtù è la virtù stessa che rende felice l’uomo”””” (pag 193)”,”ITAG-230″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume IV. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”L’epoca di Foscolo. “”Sull’Europa era pur caduta un’angoscia che, preannunziata già innanzi, rendeva ora pensosi, dopo la rivoluzione francese, tutti gli spiriti più colti e severi: la perdita di quell’equilibrio dell’umano sentimento che, vivendo la vita terrena come un dolente pellegrinaggio, attendeva una seconda vita, e nell’immortalità dell’anima, il regno della giustizia e della beatitudine. Quale fu il primo giorno in cui la mente umana si vestì a lutto per aver perduto la speranza di un miglior mondo celeste, e, se non il senso del divino, certo il sentimento del Dio dei padri?”” (pag 231-232)”,”ITAG-231″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume V. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”De-Roberto. “”Manca ai ‘Vicerè’ il tono morale che sa conoscere e patire l’inevitabile urto del bene e del male, giacché l’autore sembra non sentire neppure l’alternativa, rassegnato e talora perfino dispettosamente compiaciuto alla sola presenza di ciò che è arbitrio, violenza, viltà, ipocrisia. Ma nel fatto, se il suo occhio insiste su una turpe realtà, egli, senza pur dirlo e magari affettando la superiorità scettica e cinica di chi sa che non ne esiste un’altra, guarda con l’animo di un deluso e perciò ironico moralista, nella cui intelligenza, se non nell’attivo desiderio e amore verso la vita, ogni giudizio si forma sulle premesse di una morale e di un dover essere che gli uomini non attuano e non attueranno mai.”” (pag 400)”,”ITAG-232″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume I. Dal Medio Evo alla fine del Quattrocento.”,”Dante. “”Il 1310 è l’anno della grande speranza: il liberatore, il re della pace, Arrigo VII discende in Italia. Al tempo che segue quella discesa par da riportare il trattato politico ‘Monarchia’, polemica intorno alla necessità dell’Impero e alla sua indipendenza politica (non religiosa) dal Papato. Ma l’impresa di Arrigo, presto divenuta partigiana e ghibellina come per una forza ineluttabile, s’infrange contro l’opposizione di Firenze e di Roberto d’Angiò, re di Napoli. E quando Firenze decreta l’amnistia per i fuorusciti, escluderà Dante per aver consigliato ad Arrigo di punire la città ribelle””. (pag 135)”,”ITAG-233″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte I. Il Cinquecento.”,”””Parrebbe che il Machiavelli argomentasse così: poiché gli uomini generalmente sono malvagi (“”ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno””), il Principe, dunque, per soggiogarli dev’essere più malvagio dei rivali e dei sudditi”” (pag 176)”,”ITAG-234″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte II. Il Seicento e il Settecento.”,”””Campanella si volge a tutte le nazioni: si presenta come vate e profeta e liberatore: ‘Io nacqui a debellar tre mali estremi: Tirannide, sofismi, ipocrisia’. Sono i tre gran mali ai quali sottostanno carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno: i tre mali che ha radice e fomento nel cieco amor proprio, figlio d’ignoranza (…)”” (pag 585) “”Egli insegna che il sapere è gran fortuna: possesso più grande dell’avere”” (pag 585)”,”ITAG-235″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte I. L’Ottocento”,”Leopardi. Zibaldone. “”Meno convincenti, ma tuttavia stimolanti sono quei giudizi in cui afferma, ad esempio, che Orazio non è poeta lirico se non per lo stile, o che il Petrarca (il semplice, misurato, castigato Petrarca di cui egli parla altra volta) spetta piuttosto all’elegia che alla lirica; o che Galileo non fu scrittore elegante; o che il Chiabrera con più studio poteva essere il Pindaro italiano, o che il Bartoli è il Dante della prosa italiana, che è forse il giudizio più prodigo che mai pronunziasse il Leopardi: o, infine, che la poesia del ‘Don Chisciotte’ (come il Mariana aveva scritto) spargendo il ridicolo sulle forti illusioni fu causa dell’indebolimento del valore spagnuolo: che è giudizio inaccettabile, e mostra come neppure il Leopardi avesse intesa la poetica aria del poema di prosa di Michele Cervantes”” (pag 150-151)”,”ITAG-236″ “FLORA Francesco a cura, scritti di Luciano NICASTRO”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte II. Il Novecento.”,”Dino Campana dopo aver frequentato i corsi di chimica all’Università di Bologna (ove fu “”sovversivo, anarcoide, imperialista, violento e tenero al tempo stesso (…) abbandonò gli studi e per brama di poesia e di vita libera si fece nomade. Lavorò come operaio a Marsiglia, traversò i mari, navigò nei transatlantici in qualità di servitore di stiva e si recò ad Amborgo, a Dover, a Liverpool, a Montevideo. (…). Nelle sue peregrinazioni aveva imparato il francese, l’inglese, lo spagnolo, lo slavo e, quando parlava la nostra lingua, pareva la distrigasse lentamente da quegli idiomi stranieri dei quali aveva sicura padronanza. (…) Campana collaborò a ‘Lacerba’, alla ‘Voce’ e alla ‘Riviera ligure’.”” (pag 715)”,”ITAG-237″ “FLORA Peter HEIDENHEIMER Arnold J. a cura, contributi di KUDRLE Robert T. MARMOR Theodore R. ALBER Jens KRAUS Franz KOHL Jürgen WILENSKY Harold L. HECLO Hugh”,”Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America.”,”Peter Flora è professore di Sociologia nell’Università di Colonia e nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Autore di numerosi saggi e volumi sulla modernizzazione e sul welfare state, ha diretto il progetto Hiwed (Historical Indicators of Western European Democracies). Arnold J. Heidenheimer, dopo essere stato Visiting Professor nelle università di Berlino, Bergen, Londra e Stoccolma, è ora professore di scienza politica nella Washington University di St. Louis. Gli autori dei saggi raccolti in questo volume, economisti, politologi, sociologi e storici, offrono uno studio interdisciplinare, comparato e storico dei Walfare States occidentali e cercano di collegare la loro dinamica storica e i loro problemi contemporanei in una prospettiva internazionale.”,”EURE-021-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quarto. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-030-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quinto. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-031-FL” “FLORENSKIJ Pavel, a cura di Elémire ZOLLA”,”Le porte regali. Saggio sull’icona.”,”Pavel Aleksandrovic Florenskij (1882-1943?), fisico, matematico e poeta, filosofo e teologo geniale, autore di una teodicea ortodossa in dodici lettere, intitolata La Colonna e il fondamento della verità e apparsa nel 1914. Membro autorevole e fedele della Chiesa ortodossa, continuò con grande coraggio il suo insegnamento di fisica e matematica all’Università di Mosca sotto i Soviet, finchè venne deportato e morì in un campo di concentramento, probabilmente nel 1943, o forse anche prima.”,”RUSx-220-FL” “FLORES Marcello SPARAGNA Vincenzo a cura; AGOSTI A. COLLOTTI E. CORVISIERI S. DE CLEMENTI A. LOA L. LEONETTI A. LOMBARDI R. MASI E. PAVONE C. RANZATO G. ROVIDA G. TERRACINI U.”,”Dopo l’ Ottobre. La questione del governo. Il movimento operaio tra riformismo e rivoluzione.”,”La rivoluzione tedesca SPD e spartachismo fondazione KPD esperienze Monaco, svolta 3° Congresso IC Internazionale Comunista, PCd’I e 5° Congresso IC, Q fascismo Tesi su situazione italiana Gramsci, rivoluzione cinese ruolo PCC, Q Fronti popolari Francia e Spagna, resistenza e unità nazionale”,”INTT-008 MGER-015″ “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’.”,”STOx-029″ “FLORES Marcello”,”L’ immagine dell’ URSS. L’ Occidente e la Russia di Stalin 1927-1956.”,”FLORES (Padova 1945) insegna storia dei partiti e mov pol all’Univ di Trieste. Autore di numerosi saggi sul movimento operaio italiano e internazionale si è pure occupato di storia delle istituzioni e del rapporto tra storia e mass media. Fa parte della redazione di ‘Movimento operaio e socialista’, e collabora a ‘Linea d’ombra’ e a ‘Cronache filmate del XX secolo’. Tra i suoi ultimi lavori: -Governo e potere nel periodo transitorio, in ‘Gli anni della costituente, MI. 1983 -Storia e falsificazione filmica in ‘La cinepresa e la storia’ (ivi 1985) -Il mito dell’URss, in ‘L’ estetica della politica. Europa ed America negli anni Trenta’, ROMA. 1989.”,”RUST-034″ “FLORES Marcello a cura; saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO Marcello FLORES David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo fascismo comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Saggi di Zygmunt BAUMAN, Ulrich HERBERT (Nazismo-Stalinismo), Claudio PAVONE (Fascismo e dittature), Tzvetan TODOROV, Victor ZASLAVSKY (Esperienza sovietica), Nikita OCHOTIN (Memoria del Gulag), Nikita PETROV (Il cechista e il secondino), Andrzej PACZKOWSKI (Apparati di sicurezza, stampa, sistema di terrore: Polonia 1944-1956), Alain BROSSAT, Mariuccia SALVATI (Hannah ARENDT e la storia del Novecento), Valerio MARCHETTI (Resistenza ebraica, antisemitismo, totalitarismo), Francesco M. CATALUCCIO (Lager e gulag in Primo Levi), Enzo TRAVERSO (Auschwitz), Marcello FLORES, David BIDUSSA (La mentalità totalitaria), Maurizio BETTINI (Le parole dell’autorità e la costruzione linguistica del leader), Steven LUKES (Potere e complicità)”,”GERS-011″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’ URSS. La cultura occidentale e l’ Unione Sovietica.”,”Atti del Convegno internazionale patrocinato dal Comune di Cortona, dalla Regione Toscana e dalla Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Comitato regionale toscano (Cortona, 7-8 aprile 1989). Saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY.”,”RUST-049″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”GULag. Il sistema dei lager in URSS.”,”scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”RUSS-102″ “FLORES Marcello”,”Tutta la violenza di un secolo.”,”FLORES Marcello (Padova, 1945) insegna storia contemporanea e storia comparata alla facoltà di lettere dell’ Università di Siena, dove dirige anche il Master Human Rights and Humanitarian Action. Ha scritto varie opere (v. retroc.) Rapporto guerra – genocidio. “”Ci sono immagini fotografiche delle vittime del bombardamento di Dresda, avvenuto il 13 febbraio 1945, in cui se non fosse per i corpi vestiti e meno scheletrici si potrebbe pensare di stare osservando una fotografia scattata ad Auschwitz o in un altro dei campi di sterminio nazisti. Fra i trentacinquemila e i centocinquantamila morti in due giorni – secondo stime che ancora oggi fanno discutere – furono il risultato delle bombe incendiarie sganciate da settecento bombardieri inglesi e cinquecento americani sulla città medievale che era stata fino ad allora risparmiata dagli attacchi aerei. Un mese dopo Wiston Churchill decise di rivedere la politica del “”terror bombing”” sulle città tedesche e raccomandò al comandante dell’ aviazione di concentrarsi sugli obiettivi militari, per evitare di conquistare un paese completamente distrutto. Il bombardamento di Dresda è ancora oggi il simbolo della violenza eccessiva e immotivata di chi sta combattendo una guerra giusta, ed è un’esperienza sottoposta a continue discussioni e approfondimenti, dal terreno strategico a quello morale. I risultati pratici, dal punto di vista militare, dei bombardamenti aerei su popolazioni e abitazioni civili, era ormai risaputo che fosse vicino allo zero: era stato così nel corso della Battaglia d’ Inghilterra, quando erano stati i bombardieri della Luftwaffe a cercare di fiaccare il morale della popolazione con i bombardamenti di Londra e Coventry. Sono essi, nel corso del conflitto, i risponsabili della morte di milioni di civili non impegnati direttamente in guerra. (…) Non è solo e tanto il maggiore coinvolgimento dei civili nel conflitto, la mortalità crescente di cui sono vittime (più della metà), l’ allargamento del teatro del conflitto all’ insieme del territorio nemico; è piuttosto l’ equiparazione e la perdita di distinzione tra militari e civili, l’ individuare l’ intera società avversaria come nemico da distruggere a rendere bersaglio privilegiato per la vittoria militare proprio la popolazione civile. (…)””. (pag 60)”,”TEMx-038″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello FLORES (Padova, 1945) insegna Storia contemporanea e Storia comparata all’ università di Siena città nella quale è anche assessore alla cultura. “”Il fallimento del progetto di coalizione socialista – di cui Kamenev era stato il portavoce più combattivo – era coinciso con il fallimento della Conferenza democratica di metà settembre; e aveva permesso a Lenin di riproporre, questa volta con successo, l’ ipotesi di una insurrezione armata prima o a cavallo del Congresso dei soviet. Il comportamento della maggioranza menscevica e socialista rivoluzionaria nella giornata di apertura di quest’ultimo aveva reso più facile il definitivo accantonamento di ogni proposta di coalizione, sanzionato dalla violenza verbale di Trotsky e delle grida sguaiate dei delegati presenti. Una possibilità sembra emergere il 29 ottobre, con l’ ultimatum del sindacato dei ferrovieri (Vikzel) ai bolscevichi perché formino un governo insieme agli altri partiti socialisti, immediatamente appoggiato da centinaia di assemblee di fabbrica e di reggimento. Il ruolo strategico dei trasporti nell’ impedire a Kerenskij di tornare nella capitale con un esercito, e la difficoltà dei bolscevichi a Mosca di piegare la difesa degli allievi ufficiali e degli studenti fedeli al Governo provvisorio, sembrano premere nella direzione di una risposta positiva alle richieste di Vikzel. Lenin, pur contrario, decide di prendere tempo, e manda Kamenev a un primo incontro con gli altri partiti. In questa occasione, menscevichi e socialisti rivoluzionari ripropongono un atteggiamento pregiudiziale e ostile a ogni accordo coi bolscevichi, cui richiedono non solo la scarcerazione dei ministri arrestati ma anche di porre la guarnigione della capitale agli ordini della Duma, e di appoggiare un governo che comprendesse Kerenskij ma da cui fosse escluso Lenin. Il passare dei giorni è accompagnato dal successo dei bolscevichi nella battaglia di Mosca e dal fallimento dell’ offensiva di Kerenskij, abbandonato da tutti i comandanti militari con l’eccezione di Krasnov e delle sue compagnie di cosacchi. Su sollecitazione di Trotsky e di Lenin – che propone l’arresto come controrivoluzionari dei dirigenti del Vikzel – i bolscevichi vanno al successivo incontro con una piattaforma (il 75 per cento dei ministri, la chiusura dei giornali liberali), formulata appositamente per essere respinta. I colloqui terminano con un nulla di fatto il 6 novembre, due giorni dopo le dimissioni dal Comitato centrale dei cinque membri della minoranza (tra cui Kamenev e Zinoviev), pretese da Lenin con un ultimatum rivolto individualmente a tutti gli altri membri. Una loro lettera, sottoscritta da altri dirigenti bolscevichi e da un terzo dei commissari del popolo del governo di Lenin, che dichiara inconciliabile con la rivoluzione un governo formato soltanto da bolscevichi, rappresenta forse l’ ultima occasione di evitare la guerra civile.”” (pag 96-97-98)”,”RIRx-142″ “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”FLORES Marcello Togliatti da Mosca a Napoli. “”Il 13 marzo l’Unione Sovietica, riconosce – prima fra gli alleati – il governo Badoglio, cogliendo di sorpresa le diplomazie inglese e americana che reagiranno negativamente a questa iniziativa (…). Il riconoscimento dell’URSS fu dunque, oggettivamente, il primo passo della “”svolta di Salerno””. Il secondo fu l’arrivo di Togliatti a Napoli e la sua iniziativa politica di creare un governo di guerra senza preclusioni verso alcuna forza. Che tra questi due episodi ci sia stato un collegamento diretto (di “”ordine”” sovietico al capo comunista, per intendersi) o che ci sia stato solamente un “”rapporto dialettico””, come afferma Ragionieri (1) è in fondo di secondaria importanza rispetto al fatto che ambedue le iniziative proponevano di modificare abbastanza nettamente la linea del partito rispetto al problema centrale del rapporto con Badoglio e la monarchia”””,”PCIx-348″ “FLORES Marcello”,”Il genocidio degli armeni.”,”””E’ la guerra mondiale, come si è ripetuto più volte, a segnare una svolta, una cesura, un rimescolamento complessivo, una trasformazione radicale. Ipotizzare che la sua dinamica possa essere stata vista dai dirigenti del CUP (Comitato di Unione e Progresso, ndr) come un semplice susseguirsi di avvenimenti da cui cercare di trarre ogni possibile vantaggio, è un riconoscimento troppo grande alla loro statura di statisti e politici, alla loro capacità di non farsi travolgere e neppure influenzare dagli avvenimenti. In realtà, come si è visto in diverse occasioni, non solo all’interno del CUP le posizioni non sono sempre omogenee, coerenti e lineari; ma l’ambiguità degli atteggiamenti e delle proposte, lo stare in bilico – per esempio – tra desiderio di entrare in guerra e volontà di rimanerne fuori il più a lungo possibile, rappresenta proprio la risposta pragmatica e contingente agli avvenimenti della guerra che si succedono con una forza autonoma e devastante sulla volontà di tutti”” (pag 101-102)”,”TURx-003-FL” “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’. [La prima guerra mondiale. ‘Per un primo orientamento, si possono segnalare le antologie di M. Isnenghi, ‘La prima guerra mondiale’, Zanichelli, Bologna 1972 e A. Gibelli ‘La prima guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1975, ricche di documenti e testimonianze dell’epoca: quella di Isnenghi contiene anche una selezione delle principali interpretazioni. I lavori più recenti di carattere generale sono quelli di A.J. P. Taylor, ‘Storia della prima guerra mondiale’, Vallecchi, Firenze, 1967, di M. Ferro, ‘La Grande Guerra’, Mursia, Milano, 1972, e di G. Hardach, ‘La prima guerra mondiale, 1914-1918’, Etas Libri, Milano, 1982. Con il primo ci troviamo di fronte a una trattazione rigorosamente evenemenziale e di grande limpidezza descrittiva, di taglio diplomatico-militare. Sospettoso di un’analisi delle responsabilità di tipo monocausale, Taylor respinge sia l’interpretazione marxista della guerra come prodotto inevitabile delle contraddizioni imperialiste, sia quella che la fa risalire al sistema di alleanze che aggregò e divise in campi contrapposti gli stati europei, sia quella che attribuisce alla spinta di un’opinione pubblica militarista nei diversi paesi la radice delle scelte dei leader politici e militari. La stessa, innegabile, corsa agli armamenti e il rafforzamento degli eserciti gli appare una condizione ma non una causa della guerra: i “”decisori”” volevano utilizzare ai propri fini la “”minaccia”” della guerra ma nella guerra si trovarono coinvolti loro malgrado, come degli apprendisti stregoni che nella peggiore delle ipotesi pensavano a conflitti limitati e non a un conflitto mondiale così distruttivo. Taylor sottolinea in ogni caso le responsabilità tedesche, dato il carattere offensivo della mobilitazione generale prevista e operata dal suo stato maggiore; quanto allo svolgimento della guerra, ne caratterizza gli aspetti più rilevanti come il risultato di un gigantesco stallo che costrinse, per almeno quattro anni, a una guerra di trincea logorante e priva di successi significativi per l’uno o l’altro schieramento. Ferro, allievo di Renouvin (lo storico delle relazioni internazionali) ma anche di Braudel, offre invece un’interpretazione basata sulla “”psicologia collettiva””, sulle correnti di opinione che hanno orientato e ‘forzato’ la situazione verso la guerra. Lo studio non è pertanto una storia di taglio diplomatico-militare e neppure prevalentemente politica: Ferro è soprattutto interessato a cogliere il significato e le aspirazioni degli uomini che la guerra vissero e alla guerra parteciparono, che la vollero e che la rifiutarono, e gli effetti di lungo periodo che la guerra stessa provocò. Partito da un’analisi delle fonti cinematografiche sul primo conflitto mondiale, Ferro restituisce un affresco talvolta troppo sommario ma tendenzialmente globale, sia per l’estensione geografica dell’analisi, sia per la pluralità delle tematiche affrontate. Esperienza della guerra, vita nelle trincee, dimensione tecnologica del conflitto, condizioni di vita, propaganda di guerra e contro la guerra, vicende e reazioni politiche trovano posto nella sua ricostruzione, che si conclude con un accenno agli esiti dell’intero processo; l’avvio di quella “”guerra civile europea”” che trasferisce sul terreno sociale, secondo Ferro, un conflitto nato sul terreno nazionale e statale. Il libro di Hardach è viceversa un saggio di storia economica, che assegna un valore fortemente periodizzante alla guerra. Benché ampiamente preparate e sperimentate nei decenni precedenti, le trasformazioni negli squilibri economici internazionali e alcune novità nella struttura stessa dei sistemi economici nazionali si accentuarono e diventarono irreversibili con la guerra. Tra le prime, Hardach sottolinea non solo il fatto noto del trasferimento della leadership economica al di fuori dell’Europa, verso gli Stati Uniti, ma la progressiva divaricazione tra paesi produttori di materie prime e paesi esportatori di beni e servizi, e il riprodursi attraverso e grazie alla guerra di nuove aggregazioni attorno ad alcuni poli decisivi per lo sviluppo del sistema economico mondiale. Quanto alle innovazioni strutturali dei sistemi economici nazionali, i nuovi compiti assunti dai diversi stati nazionali per una mobilitazione totalitaria delle risorse disponibili rafforzarono le tendenze verso forme sempre più pressanti di intervento delle strutture pubbliche in campo economico. Largo spazio viene anche assegnato da Hardach all’analisi dei fenomeni congiunturali ma di grande rilievo per una valutazione dei costi sociali della guerra: l’impoverimento delle popolazioni, misurato sui livelli sempre più declinanti dell’alimentazione, dei salari e in generale delle condizioni di vita e differenziato per grandi aree geografiche; (…)”” (pag 179-191)]”,”STOx-024-FL” “FLORES Marcello”,”Storia illustrata del Comunismo.”,”Marcello Flores (Padova 1945) è docente di Storia dell’Europa orientale presso l’Università degli Studi di Siena, fra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, in collaborazione con Nicola Gallerano, Sul PCI, Un’interpretazione storica. É membro della direzione della rivista I viaggi di Erodoto e di Linea d’ombra.”,”FOTO-001-FL” “FLORES Marcello”,”L’immagine dell’URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin (1927-1956).”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RUST-012-FL” “FLORES Marcello”,”Il secolo-mondo. Storia del Novecento.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917. Il volume contiene il capitolo: ‘La prima guerra mondiale’. La generazione perduta, Le responsabilità del conflitto, La grande carneficina”,”STOU-029-FL” “FLORES Marcello”,”Storia universale. Volume 20. Il XX secolo. [Il secolo-mondo. Storia del Novecento]”,”Prima guerra mondiale. Il volontariato in Inghilterra. Il 40% proveniente dalla classe media. “”Ovunque, tranne in Gran Bretagna e nei suoi ‘dominions’ la leva è obbligatoria. La campagna inglese di reclutamento volontario, resa famosa dal manifesto in cui lord Kitchener punta l’indice e invita perentoriamente a raggiungere l’esercito (3), coinvolge nel dicembre del 1914 un milione di persone, tra cui molti irlandesi. Un anno dopo il totale dei volontari arriva a due milioni e seicentomila coscritti, un quarto della popolazione maschile tra i diciotto e i quarant’anni. Un misto di senso del dovere e dell’avventura sembra prevalere nelle motivazioni generali; i volontari appartenenti alle classi medie raggiungono il 40%, contro il 30% di operai e circa altrettanti provenienti dalle campagne. Diversa è la distribuzione sociale negli eserciti di leva, che riflette in modo più equilibrato la stratificazione della popolazione. L’esercito tedesco, che in tempo di pace superava appena le ottocentomila unità, nel 1916 raggiunge ormai cinque milioni e mezzo di uomini, divisi in oltre duemila battaglioni di fanteria, cinquecento squadroni di cavalleria, duemila battaglioni d’artiglieria da campo e altrettanti di artiglieria leggera, seicento compagnie di genieri. Alla fine della guerra gli uomini impiegati in battaglia raggiungono i tredici milioni”” (pag 133) [Capilto 10. La prima guerra mondiale]. Nota (3): Il testo diceva: “”Britons wants You. Join your Country’s Army. God save the King”””,”STOU-121″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RIRx-027-FL” “FLORES Marcello”,”In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo.”,”Marcello Flores è nato a Padova nel 1945. Insegna storia dell’Europa orientale e storia delle relazioni internazionali all’Università di Siena. Dirige il supplemento ‘XX secolo’ della rivista ‘Storia e Dossier’. Fra i suoi libri: L’immagine della storia contemporanea, scritto con Nicola Gallerano; L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda.”,”RUSS-021-FL” “FLORES Marcello”,”Storia e politica nelle memorie di Jules Humbert-Droz.”,”Al 2° congresso dell’IC nel 1920 Humbert-Droz appoggia Bordiga nella richiesta di aggravare le condizioni di ammissione dell’Internazionale comunista e difende i 21 punti come strumento di centralizzazione (pag 65)”,”INTT-301″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-063-FL” “FLORES D’ARCAIS Paolo (direzione) D’ORSI Angelo (consulenza), collaborazione di Ingrid COLANICCHIA Giacomo RUSSO SPENA Roberto VIGNOLI, scritti di Louise BRYANT Michele FIORILLO Eros FRANCESCANGELI Roberto CAROCCI Virginia PILI Angelo D’ORSI Steven FORTI Carlo DE-MARIA Pietro ADAMO Jaques RUPNIK Karol MODZELEWSKI Marisa MATIAS Goffredo ADINOLFI Martina PASINI”,”Cent’anni dall’Ottobre, cent’anni di eresie.”,”Contiene tra l’altro gli articoli di Michele Fiorillo ‘Rosa Luxemburg critica del leninismo’ (pag 43-55), Eros Francescangeli ‘Le opposizioni ‘operaiste’ all’interno del Partito bolscevico (1918-1921)’ (pag 55-67), Virgilia Pili ‘Lev Trotsky e l’opposizione di sinistra (1920-1940) (pag 78-90)”,”RIRO-456″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-068-FL” “FLORES Marcello GORI Francesca a cura, Scritti di Ewa BÉRARD John BARBER Alexis BERELOWITCH Francesco M. CATALUCCIO Robert V. DANIELS John P. DIGGINS Antonio ELORZA François FEITÖ Sheila FITZPATRICK Andrea GRAZIOSI Dieter GROH Len KARPINSKIJ Annie KRIEGEL Moshe LEWIN Robert H. MCNEAL Antonio MOSCATO Michela NACCI András NAGY Alec NOVE Andrea PANACCIONE Giorgio PETRACCHI Michal REIMAN Vittorio STRADA Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’URSS. La cultura occidentale e l’Unione Sovietica.”,”Ewa Bérard, nata a Varsavia, è ricercatrice al CNRS di Parigi. John Barber insegna all’Università di Cambridge dove è Fellow del King’s College. Alexis Berelowitch insegna all’Università di Parigi IV. Francesco M. Cataluccio, studioso di storia e cultura della Polonia contemporanea. Ha redatto il catalogo dei materiali di Solidarnosc posseduti dalla Fondazione. Collabora a Micromega. Robert V. Daniels insegna storia dell’Unione Sovietica all’Università del Vermont. John P. Diggins insegna all’Università di California, Irvine, Antonio Elorza insegna storia del pensiero politico e sociale spagnolo all’Università Complutense di Madrid. Dirige la rivista Estudios de Historia Social. François Fejtö è nato in Ungheria. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. Sheila Fitzpatrick insegna all’Università di Austin (Texas). Marcello Flores, docente di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e dello stato italiano nel passaggio dal fascismo alla repubblica. Andrea Graziosi è ricercatore all’Università di Napoli. Dieter Groh, docente all’Università di Costanza. Len Karpinskij, collaboratore della rivista Moskoskie Novosti. Dopo il XX Congresso era segretario della città di Gorkij, redattore ideologico della Pravda. Annie Kriegel insegna all’Università di Paris-Nanterre, dirige la rivista Communisme. Moshe Lewin è nato a Wilno in Polonia. É attualmente professore di storia all’Università della Pennsylvania. Robert H. McNeal è stato professore di storia alle Università di Princeton, Alberta, Toronto, Massachusetts-Amherst. Antonio Moscato, professore di Storia del movimento operaio presso la Facoltà di Magistero all’Università di Lecce. Michela Nacci è ricercatrice in Storia della filosofia all’Università dell’Aquila. András Nagy è uno dei scrittori più importanti della nuova letteratura ungherese. Alec Nove insegna all’Università di Glasgow. Andrea Panaccione è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio, e di Kautsky e l’ideologia socialista. É responsabile scientifico del progetto internazionale sul 1 Maggio della Fondazione Brodolini di Milano. Giorgio Petracchi insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Michal Reiman già docente all’Università di Praga. Nel 1968 partecipò alla elaborazione del programma politico del Nuovo Corso e per questo motivo fu vietata la pubblicazione dei suoi libri in Cecoslovacchia. Attualmente risiede nella RFT. Vittorio Strada, docente di Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia. É stato tra gli organizzatori e gli autori della Storia del marxismo, Torino, e dirige la rivista Rossija/Russia. Victor Zaslavsky, sociologo, ha lavorato per un decennio come ingegnere in diverse regioni dell’Unione Sovietica. Laureatosi successivamente in Storia e Filosofia, ha insegnato Sociologia all’Università di Leningrado. Dal 1976 è docente di sociologia all’Università di St. John’s Canada.”,”RUST-062-FL” “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”In appendice i documenti del dibattito tra comunisti, socialisti e azionisti sulle prospettive politiche in Italia”,”PCIx-020-FB” “FLORES Marcello a cura, scritti e articoli di Fabio LANZA Guido SANTEVECCHI Renato FERRARO Andrea BONANNI Franco VENTURINI Arrigo LEVI Fox BUTTERFIELD Vittorio STRADA Tiziano TERZANI Giuliano ZINCONE Alberto MORAVIA Claudio MAGRIS Ettore MO”,”Piazza Tienanmen. 4 giugno 1989. I fatti, i protagonisti, la memoria.”,”I testi di Tiziano Terzani ‘Il dio due volte fallito’ (pubblicato con il titolo ‘Cina: il dio due volte fallito’) e ‘Bruciate le vittime della strage’ (pubblicato con il titolo ‘Nel cuore di paura’) sono stati tratti dal volume ‘Asia’, Longanesi, 1998.”,”CINx-304″ “FLORES Enrico, inchiesta a cura; contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI”,”Marxismo, mondo antico e Terzo mondo.”,”Enrico Flores insegna Filologia Classica nell’Orientale di Napoli. Si è interessati in vari saggi degli aspetti linguistico-letterari e sociologici della cultura antica, soprattutto latina contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI MPS Modo di Produzione Schiavistico Al termine del contributi di Fulvio Papi: bibliografia (pag 44-45), di Gianni Guizzi: bibliografia (pag 61) Citato: Aldo Schiavone, Classi e politica nella società romana, Quaderni di Storia, Edizioni Collaboratore Università di Bari. Istituto di storia greca e romana, Editore Edizioni Dedalo, Bari 1979 Canfora: “”Nell’età più recente i due piani tornano a separarsi: e la puntuale ricostruzione di ciò che Marx ha ‘veramente’ detto ricade sempre più nel dominio degli studiosi, mentre il marxismo ‘qui vulgo digitur’ continua ad avere una sua sostanziale concretezza storica-politica, magari sempre più semplificata e svincolata dalle originarie fonti del pensiero, dagli scritti, di Marx. Schematizzando si può dire he per una certa epoca il politico è stato anche il massimo teorico ed interprete (Lenin, Hilferding, Stalin, Mao); mentre oggi la separazione tra Hobsbawm e Menghistu è netta”” (pag 146) Canfora critica le fonti usate da Engels nell’Origine della famiglia (quadro teorico e dati concreti) (pag 148-149) (un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo) I rilievi di Canfora al libro di Engels a proposito della fonti “”Il guardare ‘da presso’ al formarsi stesso della riflessione marxiana, al costituirsi delle conoscenza a partire dalle quali sono state formulate certe proposizioni, ed allo stadio delle conoscenze in quella determinata epoca, «sdrammatizza» il problema e induce l’osservatore non prevenuto a privilegiare pur sempre la concreta e specifica ricerca, il ‘dato’, quand’anche esso possa incrinare, se non travolgere, il cosiddetto ‘quadro teorico’: questo è stato, al tempo loro, il modo di lavorare di Marx e di Engels. L’esempio che darò è tratto da un libro pubblicato più volte da Engels durante la sua vita: ‘Der Ursprung der Familie, des privats Eigentums und des Staats’ (1884, 1892,4). Un libro in certo senso popolare, che si presenta come sistemazione dentro un discorso storico, e divulgazione, delle ricerche di Morgan. È forse il libro di Engels che più ampiamente si occupa delle società antiche (insieme con l’inedito sugli antichi Germani). Ovviamente non mi fermerò sulla smentita che la successiva ricerca ha inflitto alla concezione engelsiana di una nascita recente, con Clistene, dello Stato ateniese. Cercherò invece di illustrare un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo, e dalle implicazioni che tale dipendenza ha per la costruzione teorica. Giunto alla conclusione del quinto capitolo (‘Entstehung des athenischen Staats’), Engels descrive appunto la nascita dello Stato ateniese, genesi che – come scrive – «è un modello particolarmente tipico della formazione dello Stato in generale». Dalla società «gentilizia» lo Stato ateniese sorge «in una forma molto alta di sviluppo», quello della «repubblica democratica», nella quale «l’antagonismo di classe su cui poggiavano le istituzioni sociali e politiche, non era più quello fra nobili e popolo comune, ma fra schiavi e liberi, clienti («Schutzverwandten») e cittadini». E a sostegno di questa affermazione porta alcune cifre: «Al tempo del suo massimo fiorire, tutta la cittadinanza ateniese, donne e bambini compresi, era composta di circa 90.000 persone accanto alle quali vi erano 365.000 schiavi di ambo i sessi e 45.000 clienti – stranieri e liberti» (MEW, XXI, p. 116). Orbene questi «dati» si cercherebbero invano in una qualche fonte antica. Gli unici, ben noti, in certa misura vicini a questi sono quelli del famoso e discusso censimento di Demetrio Falereo (317-307 a.C.), citato da Ateneo (V, 272 c) – il quale rinvia ad uno Ctesicles: 21.000 liberi e 300.000 schiavi. In realtà le cifre fornite da Engels sono quelle che August Boeckh ricavava da Ateneo, mediante un (discutibile) calcolo, fondato sulla attribuzione di 4 e 1/2 figli ad ogni capofamiglia e sull’aggiunta di 65.000 tra donne e bambini ai 300.000 schiavi di Ctesicles (‘Die Staatshaushaltung der Athener’, 1.3, 1886, p. 49). Forse per il fatto che Boeckh presentava i suoi calcoli come «medie», Engels si sente autorizzato ad attribuire senz’altro quelle cifre al «tempo del massimo fiorire» di Atene. Naturalmente va apprezzato l’intuito con cui Engels ha saputo far capo ad uno dei migliori prodotti della scienza tedesca della grande stagione (1). Ma è altrettanto noto quanto siano discutibili – e quanto siano state discusse – sin dal Settecento quelle cifre. Colpisce perciò che i calcoli di Boeckh vengano presentati da Engels come dati di fatto. Il che tanto più mette conto rilevare, se si considera come sia essenziale all’intero disegno della evoluzione dello Stato ateniese da lui tracciato la constatazione di questo fondamentale «Klassengegensatz» tra liberi e schiavi. (Una formulazione – sia detto di passaggio – che testimonia la persistenza, in Engels, circa trent’anni dopo il ‘Manifesto’, del concetto, poi sempre operante nell’antichistica sovietica, di «contrasto di classe fondamentale»). Forse da questo ‘caso’ si può trarre una lezione. Engels – specie in campi per i quali non lo sorregge una informazione di prima mano – fa capo a studi influenti; naturalmente ‘sceglie’; e infatti tra sostenitori e detrattori delle cifre «alte» preferisce i primi; ma una volta operate queste scelte, la documentazione entra a far parte ‘in modo essenziale’ della costruzione teorica. Questa va dunque proprio per ciò ‘storicizzata’ attraverso l’analisi delle sue fonti”” (pag 148-149) [dal contributo di Luciano Canfora al volume a cura di Enrico Flores ‘Marxismo, mondo antico e terzo mondo, inchiesta’, Liguori editori, Napoli, 1979]”,”TEOC-806″ “FLORES Marcello GOZZINI Giovanni GIOVAGNOLI Agostino PREDA Daniela CHIAPPONI Donatella FIORITO Luca PARISI Alessio MIGLIETTA Franco ACQUARONE Federico LEVI Guido”,”Dalle Resistenze europee alla cittadinanza dell’UE. Radici e prospettive del progetto europeista – Momenti e figure della lotta di liberazione nella VI zona operativa ligure.”,”La resistenza europea (G. Flores), ritratti di Aldo Acquarone, partigiano, e di Giovanni Battista Venier, storico dell’antifascismo e della resistenza ligure.”,”ITAR-357″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo BODEI Remo SANSAL Boualem CELESTINI Ascanio PIEVANI Telmo ARGENTIERI Simona PELLIZZETTI Pierfranco GIORELLO Giulio CESARALE Giorgio PROSPERI Adriano HONNETH Axel PELLIZZETTI Pierfranco PIEVANI Telmo MONTANARI Tomaso OVADIA Moni DE-LUCA Erri”,”La biblioteca di Micromega. I classici imprescindibili per il cittadino egualitario e libertario.”,”Paolo Flores presenta L’uomo in rivolta’ di Albert Camus, Remo Bodei presenta L’etica di Baruch Spinoza, Boualem Sansal presenta I Saggi di Montaigne ecc.”,”TEOS-302″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo”,”Etica senza fede.”,”Paolo Flores d’Arcais (Cervignano del Friuli, 1944) direttore di ‘MicroMega’, ha pubblicato fra l’altro ‘Esistenza e libertà. A partire da Hannah Arendt’, Marietti, Genova, 1990 e ‘La rimozione permanente’, Ivi, 1991. Inganno ideologico di papa Karl Wojtyla, il quale propone se stesso e la propria chiesa, intrinsecamente illiberale, come unici baluardi dei valori sociali.”,”RELC-001-FMDP” “FLORI Jean”,”Riccardo Cuor di Leone.”,”FLORI Jean direttore di ricerca al CNERS lavora al Centre d’ etudes superieures de civilisation medievale di Poitiers. Ha scritto ‘Cavalieri e cavalleria nel Medioevo’, ‘Le crociate’ e ‘La cavalleria medievale’ “”Che cosa dobbiamo intendere qui con il termine cavalleria? Negli scritti contemporanei, chansons de geste e romanzi della seconda metà del secolo XII, il vocabolo francese cavalleria ha già influenzato il suo antico equivalente latino, militia, al punto da modificare profondamente il suo significato principale. Un tempo, il termine militia definiva l’ esercito nel suo insieme, e i milites erano semplicemente soldati, sia che fossero fanti o guerrieri a cavallo. Nel corso del secolo XI, il vocabolo miles, all’ inizio al singolare (come denominazione personale, con una connotazione di valore qualitativo), poi al plurale (per indicare un insieme, con una connotazione puramente professionale), assume colorazioni socialmente più elevate e più degne sul piano ideologico. Mentre in precedenza era di norma contrapporre all’ interno della militia – ossia all’ interno dell’ insieme dei milites, altrimenti detti soldati – i cavalieri (equites) e i fanti (pedites), intorno alla fine del secolo XI e ancora più marcatamente in seguito, si giunge a considerare che, salvo errori o precisazioni contrarie, i milites siano combattenti a cavallo. La contrapposizione, allora, diviene quella fra milites e pedites. (…) Ormai, nella mentalità dell’ epoca, i veri combattenti, quelli “”che contano””, sono i cavalieri.”” (pag 217)”,”UKIx-093″ “FLORIS Giovanni”,”La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana.”,”FLORIS Giovanni, nato a Roma nel 1967. Giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del giornale radio Rai avvenimenti di politica, esteri ed economia. E’ autore e conduttore del programma Tv ‘Ballarò’. “”I concorsi per diventare professore o ricercatore universitario sono in genere predeterminati secondo logiche non meritocratiche, la selezione dei giovani che un giorno (lontano) arriveranno a occupare la cattedra è frutto di una gestione combinata proprio da quelli che dovrebbero essere sostituiti dai più giovani. Chi è al trono sceglie e ammette al soglio il principe. In genere ai concorsi partecipano tanti candidati quanti sono i posti in palio, perché la selezione in realtà è una procedura di cooptazione. La carriera di un giovane universitario è spesso proporzionata alla sua abilità di trovarsi un padrino, di accodarsi a una cordata che gli garantisca (in tempi lunghi) una cattedra e un ruolo, nel rispetto dei principi del clan. Il numero dei promossi ai concorsi coincide in genere col numero dei candidati, in base a quello che il giuslavorista Umberto Romagnoli definì un sistema di “”cooptazione, rigidamente centralizzato di stile staliniano”””” (pag 198-199)”,”GIOx-089″ “FLORIS Francesco”,”I sovrani d’Europa. Una storia del vecchio continente attraverso le vicende e i segreti delle famiglie che vi regnarono.”,”Francesco Floris, preside del Liceo Classico ‘Siotto Pintor’ di Cagliari, incaricato di Storia Contemporanea nel corso di laurea per mediatori linguistici presso la scuola ‘Verbum’, è esperto di problemi di didattica della storia. Fa parte dell’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, è presidente della delegazione di Cagliari dell’Istituto Italiano dei Castelli e collabora con il Ministero dell’Istruzione per il progetto sulla storia della classe politica è autore di: Storia della nobiltà in Sardegna, Feudi e feudatari in Sardegna. Bibliografia Storica della Sardegna, Storia della Sardegna. I Sovrani d’Italia, La Grande Enciclopedia della Sardegna.”,”EURx-037-FL” “FLYNN Elizabeth Gurley”,”Rebel Girl. An Autobiography. My First Life (1906-1926).”,”””Nel 1915, dieci anni dopo la nascita degli IWW, nell’ organizzazione si cominciò a sviluppare un’ atteggiamento autocritico. Apparvero articoli del tipo “”Perché gli IWW non crescono?””. Si accesero dibattiti sul perché non si riusciva a tenere gli iscritti. Il fatto crudo era che nel decennio erano state consegnate 300 mila tessere di iscrizione. I lavoratori entravano negli IWW ma non si fermavano. Il risultato migliore riguardo agli iscritti era di 50 mila nel 1915. C’era una crescente richiesta di smetterla con una attività solamente di agitazione e di costruire un’ organizzazione permanente.”” (pag 201)”,”MUSx-170″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento.”,”FOA, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla Resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato. Segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia del movimento operaio’ (EINAUDI, 1980) e ‘La cultura della Cgil. Scritti e interventi, 1950-1970′ (EINAUDI, 1984).”,”MUKx-029″ “FOA Anna”,”Giordano Bruno.”,”Nell’ anno 1600, Giordano BRUNO, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo dei Fiori. BRUNO fu poi riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in santo martire contro l’ oscurantismo religioso come simbolo della libertà di pensiero e la tolleranza. Il libro ripercorre a ritroso la storia della trasformazione in simbolo di BRUNO, dalla combattuta inaugurazione del monumento in Campo de’ Fiori nel 1889 fino al processo al rogo. L’A insegna storia moderna nell’Univ ‘La Sapienza’ di Roma. Tra i suoi libri: ‘Ebrei in Europa dalla peste nera all’emancipazione’ (LATERZA, 1992).”,”RELC-044″ “FOA Vittorio”,”Per una storia del movimento operaio.”,”””Nel settembre 1945, quando Lussu era ministro del governo Parri, chi scrive andò a chidergli, per aiutare finanziariamente il partito di cui entrambi facevano parte, di mettere una firma sotto un’ autorizzazione, cosa consueta nel sottobosco politico del tempo. Lussu rispose: “”Compagno, puoi chiedermi di montare a cavallo e andare in via Nazionale a rapinare l’ oro della Banca d’ Italia e io – per il partito – lo faccio subito. Ma mettere una firma sotto una cartaccia, giammai””. (pag 188)”,”ITAC-053″ “FOA Vittorio”,”La struttura del salario.”,”Lezioni tenute nel maggio giugno 1975 al corso della 150 ore per il recupero della scuola dell’ obbligo a Modena. La paga differita. “”Si tratta di somme ingentissime che rimangono nelle mani del padrone, pur essendo chiaramente un elemento del salario, corrisposto alla fine del rapporto di lavoro quando si suppne che il lavoratore abbia particolari necessità per riadattarsi a trovare un nuovo lavoro. Il padrone lucra quindi gli interessi composti su queste somme accantonate nelle proprie mani (…). In questa materia regna la più grave discriminazione fra impiegati e operai. (…)””. (pag 108)”,”MITT-219″ “FOA’ CHIAROMONTE Bice”,”Donna, ebrea e comunista. Una vita con i grandi italiani del ‘900.”,”FOA’ CHIAROMONTE Bice nasce a Napoli dove si laurea in architettura. Nel 1956 sposa il dirigente del Pci Gerardo Chiaromonte. La sua infanzia è segnata dalle leggi razziali che dispordono la sua famiglia ai quattro angoli del globo. Si avvicina al Pci attraverso i Comitati per la Rinascita del Mezzogiorno. Si impegna nelle sezioni del Pci anche dopo la “”svolta””. Nel 1965 si trasferisce a Roma dove vive. Insegna in varie scuole, e, all’inizio degli anni 1970 fonda il Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Oggi si occupa di musica. “”Andammo, per due anni consecutivi, a trascorrere le ferie a San Romolo. A Imperia era allora deputato un amico di Gerardo, Gino Napoletano, che era stato un valoroso comandante nel periodo della Resistenza: Durante quel periodo aveva avuto una specie di attendente che gli era rimasto affezionato, e, in qualche modo, devoto. Bacicin (Giovanni Battista) aveva una casa a San Romolo, una frazione di San Remo in alto su un colle che domina la città fino al mare, e aveva sistemato la casa in modo da poter ospitare una famiglia. (…) Durante la nostra permanenza a San Romolo ci fu il golpe dei colonnelli in Grecia e Pajetta disse: “”Noi non ci faremo prendere a letto””. Parlando con Bacicin a Gerardo venne il sospetto che lì intorno fossero ancora nascoste armi non consegnate alla fine della Resistenza. Bacicin confermò (ma lui, disse, non ne aveva perché Gino glielo aveva vietato). Facemmo così un giro per le montagne, zone di intensa lotta partigiana, ed effettivamente capimmo che qualche mitragliatrice c’era. Gerardo, anche se con grande fatica, riuscì a convincere i compagni a distruggerle””. (pag 214-215)”,”PCIx-351″ “FOA Anna”,”Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento.”,”FOA Anna insegna storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei. “”Nell’opera di soccorso agli ebrei italiani in fuga dopo l’occupazione nazista, un posto di primo piano spetta alla Chiesa, che si prodigò e in molti casi aprì ai perseguitati chiese e conventi. I casi di istituzioni religiose aperte ai perseguitati sono innumerevoli. Molti bambini trovarono rifugio in istituti religiosi, senza che fosse esercitata nessuna pressione per la conversione, a differenza di quanto accadde in Francia, dove invece sovente l’aiuto da parte di famiglie o istituzioni cattoliche fu subordinato al battesimo (Friedländer, 1990). Ma la Chiesa non denunciò apertamente, in quei mesi dell’occupazione di Roma come non aveva fatto negli anni precedenti della guerra, lo sterminio degli ebrei. E’ noto l’episodio dell’Enciclica mancata: un’Enciclica di dura condanna del nazismo fatta preparare da Pio XI nel 1938, bloccata dalla sua morte e dalla linea di maggior prudenza scelta dal suo successore, Pio XII. Le polemiche politiche e storiche su Pio XII sono state infinite e sono tuttora vive (Foa 2005a). I suoi “”silenzi”” (Miccoli 2000) sono stati giustificati, da parte cattolica, richiamando le difficoltà in cui si trovava la Chiesa, impossibilitata a difendere gli stessi cattolici. Ogni intervento diretto, si sostiene, avrebbe portato a mali peggiori, come già era successo nel 1942 in Olanda, quando la presa di posizione pubblica dei vescovi cattolici in difesa degli ebrei deportati aveva portato alla deportazione anche di tutti i cattolici di “”razza ebraica”” (e fra loro Edith Stein). Resta il fatto che, qualunque ne siano stati i motivi, Pio XII rinunciò ad esercitare, in quel frangente assolutamente eccezionale, il rolo di pastore universale e continuò a muoversi secondo schemi politici e diplomatici inadeguati alla necessità del tempo”” (pag 162-163)”,”EBRx-052″ “FOA Vittorio”,”Passaggi.”,”Vittorio Foa ha fatto otto anni di carcere durante il fascismo, ha partecipato alla resistenza, militato nel Partito d’Azione, è stato deputato alla Costituente. Sarà in seguito una delle coscienze critiche della sinistra. Ha lavorato nella Fiom e nella Cgil, ha fatto parte del Psi, poi nel Psiup e Dp. E’ stato attento alle esperienze di Ulivo, Ds, e Pd. Grave la mancanza dell’indice dei nomi dalla prefazione: ‘non gli piace per nulla Eric Hobsbawm per il suo ossequio all’Unione Sovietica….’ (pag 10)”,”SIND-139″ “FOA Anna”,”Andare per ghetti e giudecche.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘Giordano Bruno’, (2002) e ‘Eretici’ (2011).”,”EBRx-060″ “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione. XIV-XIX secolo.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Giordano Bruno’, (2002), ‘Eretici’ (2011), ‘Ateismo e magia’ (1980), ‘I giorni di Roma’. ‘Spinoza per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa»’ In una situazione come quella di Amsterdam, in cui l’identità religiosa poteva essere assai fragile, l’uso dello ‘herem’ (la scomunica) rischiava di portare, oltre che al consolidamento dell’obbedienza, anche all’abbandono definitivo della comunità. Questo spiega perché lo ‘herem’ fu emanato con notevole frequenza ma, in genere, per brevi periodi di tempo e con cautela. Esso veniva comminato per motivi di diverso tipo, che andavano dalla disobbedienza alle autorità comunitarie all’eterodossia religiosa – in particolare quando era pubblicamente espressa e quando portava all’inosservanza dei comandamenti – fino a trasgressioni morali o sessuali. Dei 36 casi di scomunica rimasti registrati per gli anni tra il 1622 e il 1683 – e che non rappresentano la totalità delle scomuniche comminate – solo quattro furono definitive (tra cui quella di Juan de Prado e di Spinoza), e le altre nella maggioranza dei casi non superarono il periodo di sei mesi. Nel 1683, l’uso dello ‘herem’ venne limitato con una decisione delle autorità cittadine volta a circoscrivere il potere amministrativo e giudiziario della comunità portoghese, che era diventata – a detta di uno dei suoi critici, il teologo e polemista protestante Philip van Limborgh – una sorta di «Repubblica entro la Repubblica». Non erano solo i problemi di adattamento alla pratica religiosa ebraica o di obbedienza alle regole comunitarie a creare tensioni entro la comunità portoghese. Già nella prima metà del secolo con Uriel da Costa e, dopo la metà del secolo, intorno a Daniel de Ribera, Juan de Prado e Spinoza, si creò ad Amsterdam un vero e proprio circolo di eterodossi con tutte le peculiarità che il termine riveste quando lo si adopera a definire le critiche rivolte ad un sistema come quello ebraico, privo di dogmi e sensibile non alle deviazioni della credenza, ma a quelle della pratica della legge. Se Uriel da Costa accettò nel 1639 di sottoporsi ad una pubblica abiura, di cui ci ha lasciato una descrizione impressionante – e di contestata autenticità – nella sua autobiografia (Acosta 1943; Kaplan 1984), per Prado e Spinoza la scomunica rappresentò la rottura di ogni legame con il mondo ebraico, e la spinta verso l’elaborazione di un pensiero assai radicale, basato sul rifiuto della Rivelazione e di ogni concezione personale di Dio, che fu presto etichettato come «ateista» dai contemporanei. (…) Al termine di questo processo, si staglia solitaria la figura di Spinoza, l’ebreo scomunicato dalla sua gente e considerato nel mondo cristiano come un «ateista», il simbolo stesso, per i contemporanei, dell’empietà filosofica e della negazione di ogni rivelazione, ma anche il filosofo amato e venerato dai sapienti, «l’ebreo dell’Aia» che per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa» (Poliakov, 1974-90: II, 291). Non si può negare che le radici di Spinoza affondassero profondamente nel terreno della cultura marrana. Nato da una famiglia di portoghesi che avevano vissuto da cattolici a Nantes prima di tornare all’ebraismo ad Amsterdam, egli assorbe le strutture mentali di quel mondo, ne recepisce le ambivalenze e ne condivide le forme del pensiero (Yovel 1989). Allo stesso tempo, Spinoza era nato ebreo, in un momento in cui la sua famiglia era ormai completamente inserita nella comunità di Amsterdam. I suoi primi studi furono quelli della tradizione ebraica, e solo successivamente, quando già frequentava gli ambienti «libertini» di Amsterdam, alla scuola dell’ex gesuita e libero pensatore Franciscus van den Enden, studiò il latino immergendosi nel sapere antico e cristiano e negli studi filosofici. Il suo percorso era quindi diverso, e non inverso, rispetto a quelli di da Costa e Prado. Ma la sua è una storia personale, per quanto innovativa, che non resta unica all’interno del mondo ebraico olandese e delle sue caratteristiche. Così, la scelta di Spinoza di non tentare di rientrare in seno alla comunità e di non convertirsi al cristianesimo, rappresenta senz’altro un elemento di grande novità in un mondo in cui l’appartenenza ad una Chiesa o ad una istituzione religiosa era la norma (Yovel 1989). Ma proprio ad Amsterdam, negli anni Ottanta del secolo, alcuni di coloro che incorsero nelle sanzioni della comunità scelsero di ribellarsi alla sua autorità e di vivere all’esterno senza convertirsi per questo al cristianesimo, con una scelta – è stato sottolineato – che obbligò la comunità portoghese di Amsterdam ad affrontare una situazione con la quale il resto del mondo ebraico si troverà a doversi misurare solo dopo l’emancipazione (Kaplan 1984)”” (pag 199-201)]”,”EBRx-061″ “FOA Vittorio”,”Sindacati e lotte operaie (1943-1973).”,”Vittorio Foa vive a Roma. Dirigente sindacale, deputato, è autore di numerosi, fondamentali saggi e studi sulla storia del movimento operaio italiano.”,”SIND-008-FL” “FOA Vittorio”,”Il Cavallo e la Torre. Riflessioni su una vita.”,”Vittorio Foa è nato a Torino nel 1910. Dopo essere stato deputato alla Costituente per il Partito d’Azione ha lavorato a lungo nel movimento sindacale. E’ stato parlamentare socialista per più legislature e senatore nel gruppo della Sinistra Indipendente e poi del Pds. ‘Organizzazione’ del Partito d’Azione. “”Infine in quel periodo il Partito d’azione si diede la sua struttura organizzativa fondata sulla partecipazione attiva attraverso i comitati: essere del Partito d’azione non voleva dire solo avere certe idee, voleva dire fare un certo lavoro. Questo tema dell’organizzazione è stato sottolineato spesso e con molta forza da Giovanni De Luna”” (pag 141)”,”SIND-173″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo novecento.”,”Vittorio Foa, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato: segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento.”,”MUKx-016-FL” “FOA Marcello”,”Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq: come si fabbrica informazione al servizio dei governi.”,”Marcello Foa, nato a Milano nel 1963, è giornalista. Nel 1989 Indro Montanelli lo ha assunto al Giornale, e dopo quattro anni è stato nominato caporedattore degli Esteri. Dal 2005 è inviato speciale. Collabora con BBC e insegna giornalismo internazionale all’Università della Svizzera italiana a Lugano, dove nel 2004 ha cofondato l’Osservatorio europeo di giornalismo.”,”EDIx-026-FV” “FOA Vittorio RANIERI Andrea, a cura di Severino CESARI”,”Il tempo del sapere. Domande e risposte sul lavoro che cambia.”,”Vittorio Foa (Torino, 1910) autore di libri sul sindacato e il movimento operaio. Andrea Ranieri, si occupa del settore scuola e formazione della Cgil. Con Pietro Marcenaro ha pubblicato un saggio compreso nel volume ‘La questione socialista. Per una possibil reinvenzione della sinistra’.”,”ECOS-005-FV” “FOA Vittorio MAFAI Miriam REICHLIN Alfredo”,”Il silenzio dei comunisti.”,”Vittorio Foa, dirigente sindacale e politico. Miriam Mafai, militante e notissima giornalista, è opinionista del quotidiano La Repubblica. Alfredo Reichlin, già direttore del quotidiano l’Unità, oggi è dirigente politico dei Democratici di sinistra.”,”PCIx-042-FL” “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione XIV – XIX secolo.”,”Anna Foa insegna Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna e di storia della mentalità.”,”EBRx-042-FL” “FOA Vittorio”,”Questo Novecento.”,”Vittorio Foa (Torino 1910) ha pubblicato pure: ‘Riprendere tempo’ con Pietro Mercenaro; ‘Lettere da vicino’ con Laura Balbo, e ‘Il Cavallo e la Torre’. E’ pure autore de ‘La Gerusalemme rimandata’ e, con Renzo Foa, ‘Del disordine e della libertà’. Foa tenace avversario del nazionalismo che vede come malattia del secolo, causa di violenze e barbarie.”,”ITAP-011-FSD” “FOCARDI Filippo”,”La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi.”,”FOCARDI Filippo insegna storia dell’integrazioen europea presso l’Università di Roma Tre. Collabora con l’Istituto storico germanico di Roma e con il Dipartimento di Studi internazionali dell’Università di Padova.”,”ITAR-126″ “FOCARDI Filippo”,”Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale.”,”Filippo Focardi è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova. Si è occupato di memoria del fascismo e della seconda guerra mondiale, di risarcimenti per le vittime del nazismo e della questione della punizione dei criminali di guerra italiani e tedeschi. Ha pubblicato: ‘Criminali di guerra in libertà’ (Carocci, 2008) e ha curato ‘Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell’Italia’ (con G. Contini e M. Petricioli, Viella 2010). Per in nostri tipi è autore del volume: ‘La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi’ (2005). “”Che tale mito identitario, autogratificante e autoassolutorio, avesse avuto radici molto solide nell’immediato dopoguerra abbiamo cercato di dimostrarlo attraverso la nostra ricostruzione che ha messo in evidenza una pluralità di matrici allora convergenti: le diverse culture politiche dell’antifascismo unite nell’esaltazione della lotta del popolo italiano contro l’«oppressore tedesco e il traditore fascista»; la galassia della destra anti-antifascista impegnata a tracciare la più netta distinzione possibile fra Hitler e il «buonuomo Mussolini», fra i barbari tedeschi e gli alpini abbandonati sul Don; e poi gli apparati dello Stato coinvolti in pieno nella tragica avventura mussoliniana a fianco del Terzo Reich – in primis, ministero degli Esteri e ministero della Guerra -, solerti nello scaricare sulle spalle dell’ex alleato germanico (oltre che sul duce) il peso quasi esclusivo della responsabilità per la condotta bellica dell’Asse, con i suoi insuccessi e le sue pratiche criminali. Tutti accomunati – antifascisti di governo, anti-antifascisti di opposizione, apparati scarsamente epurati – dall’esigenza di separare le sorti dell’Italia sconfitta ma cobelligerante da quelle della Germania nazista rimasta fino alla fine a fianco del Führer e destinata a un severo castigo da parte dei vincitori. Nella «fase genetica» dell’immediato dopoguerra vi furono però anche altri fattori che contribuirono all’affermazione dell’immagine del «bravo italiano» – indole pacifica, empatia umana con gli oppressi, disponibilità a soccorrerli e ad aiutarli – rispecchiavano le virtù cristiane del «buon samaritano», ricollegandosi dunque a un alveo della cultura cattolica di cui il paese era ancora fortemente permeato (nonostante gli sforzi profusi nel ventennio dalle zelanti gerarchie ecclesiastiche a sostegno delle mire belliche del regime, dall’Etiopia alla Spagna dai Balcani all’Unione Sovietica)”” (pag 180-181)”,”ITQM-246″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome premier.”,”””In definitiva la battaglia di Ypres si è estesa su un fronte di 45 chilometri, da Nordschoote fino a Lys d’ Armentières. I tedeschi hanno impegnato l’ equivalente di quindi corpi, gli alleati l’ equivalente di dieci. Il 31 ottobre, i francesi tenevano 25 km di questo fronte e gli inglesi 20; il 5 novembre, i francesi ne tenevano 30 e gli inglesi 15. Come si vede, le truppe francesi, per l’ estensione del fronte occupato, e per il numero, hanno sostenuto la maggior parte della battaglia. Sarà quindi il contrario della verità fare della battaglia di Ypres una battaglia e una vittoria esclusivamente inglese””. (pag 242)”,”QMIP-038″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome second.”,”””Così terminava, dopo tre settimane di lotta, la seconda battaglia della Marna, cominciata infruttuosamente per i tedeschi il 15 luglio, capovolta e proseguita con successo dagli alleati dopo il 18. Un concorso felice di circostanze vi aveva convogliato divisioni americane, britanniche, italiane e francesi. Essa si chiudeva per questi con benefici importanti: 30 mila prigionieri, più di 600 cannoni, 200 mortai (minenwerfer), 3000 mitragliatrici catturate; il fronte raccorciato di quarantacinque chilometri, la ferrovia Paris-Châlons ristabilita, la minaccia contro Parigi soppressa. Ma soprattutto il morale dell’ esercito tedesco è stato minato, quello degli alleati accresciuto.”” (pag 160)”,”QMIP-039″ “FOCH Ferdinand”,”Des principes de la guerre.”,”””Ce n’est pas un génie qui me révèle tout à coup, en secret, ce que j’ai à dire ou à faire dans une circonstance inattendue pour les autres, c’est la réflexion, la méditation”” (Napoleone) (in apertura al cap. I) F. Foch è nato a Tarbes nel 1851. Ha compiuto gli studi all’Ecole Polytechnique, e scelto la carriera delle armi. Professore alla scuola di guerra dal 1895 al 1901 ne prende il comando nel 1908. All’inizio della prima guerra mondiale si distingue alla testa della 9° armata e ha un ruolo principale nella prima vittoria nella battaglia della Marna. Nominato generalissimo delle armate alleate e poi Maresciallo nel 1918, è entrato nell’Académie française nel 1920 . E’ morto nel 1929. Foch studia la campagna d’Italia di Napoleone (combattimenti di Voltri, Montenegrino, Montenotte, Dego, Ceva) (pag 68-85) I prussiani a parftire dal 1813 hanno acquisito la nozione di attacco decisivo dalle lezioni di Napoleone (pag 280) Combattimenti attorno a Digione (1870). Garibaldi fa di testa sua e contribuisce alla sconfitta dell’esercito francese al Sud. “”Le résultat; comme on le sait, fut le grand succès de l’armée allemande du Sud. Quant à Garibaldi, ces attaque répétées des 21 et 23 janvier lui ont fait croire qu’il avait devant lui d’importantes forces allemandes. Il s’et borné à une défense prudente: c’est en termes dithyrambiques qu’il chate ses succès. Résultat: les désastres de l’armée française de l’Est. L’erreur est humaine, dira-t-on, elle n’est pas une faute. Le crime n’est pas là, il consiste en ce que Garibaldi, ayant reçu l’ordre de rejoindre l’armée de l’Est, ne l’a pas rejointe. Exécuter l’ordre, il n’y a pas songé. Ce sont des vues personelles, la recherche de succès propres, qui ont dicté sa conduite. S’il avait cherché a obéir, aucune impossibilité matérielle e l’en eût empêché: la division Pélissier maintenue à Dijon suffisait òà absorber l’activité du général de Kettler; l’armée des Vosges pouvait librement rejoindre l’armée de l’Est. Garibaldi et le génèral de Failly, deux chefs de provenance bien différente, aboutissent donc à la même fin: le désastre; par la même voie: l”indiscipline intellectuelle, l’oubli du devoir militaire’, au sens le plus exact du mot”” (pag 120)”,”QMIx-215″
“FOCH Ferdinand”,”Memorie.”,”FOCH F. Maresciallo di Francia Foch si cura anche del fronte italiano. “”Necessariamente gli avvenimenti avevano ripercussioni reciproche al di qua e al di là delle Alpi. Infatti occorreva che in Italia la causa degli Alleati anzitutto non fosse danneggiata, e poi che essa fosse posta rapidamente in istato per vincere. Perciò la conferenza d’Abbeville m’aveva affidato, sulla fronte italiana, il compito di coordinatore. (…) [Le operazioni sulla fronte italiana. Il generale Foch si mette in relazione col comando italiano e ne segue i progetti offensivi (7 maggio); questi progetti sono rimandati a dopo per la minaccia d’attacchi nemici; il generale Foch approva l’operato del generale Diaz. Clemenceau se ne preoccupa (28 maggio – 12 giugno). L’attacco austriaco; suo sacco completo (15 giugno – 23 giugno); il generale Foch esorta il generale Diaz a riprendere il suo piano d’offensiva e ad ampliarlo (27 giugno)]’ (pag 468)”,”QMIP-146″
“FODELLA Gianni”,”Fattore Orgware. La sfida economica dell’ Est-Asia.”,”FODELLA (Vercelli 1939) docente di Organizzazione economica internazionale all’Univ degli Studi di Milano, ha soggiornato negli ultimi tre decenni, a varie riprese, in Cina, JAP e Nepal come Visiting Professor e consulente delle Nazioni Unite. Tra le sue opere: ‘Giappone e Italia, economie a confronto’ (ETAS, 1982), ‘Diffusione della tecnologia e organizzazione dello sviluppo economico’ (GIUFFRE’, 1988), ‘Dove va l’economia giapponese’ (1989), ‘Risorse umane e materiali’ (GUERINI, 1989)”,”JAPE-006″
“FOER Franklin a cura; testi di Walter LIPPMANN John DEWEY J.M. KEYNES Edmund WILSON John DOS-PASSOS Benedetto CROCE Lewis MUMFORD Virginia WOOLF Otis FERGUSON Vladimir NABOKOV George ORWELL Graham GREENE Reinhold NIEBUHR Philip ROTH Gunnar MYRDAL Hans J. MORGENTHAU Michael WALZER Arthur SCHLESINGER Michael KINSLEY Irving HOWE e altri”,”New Republic. Insurrections of the Mind. 100 years of political and culture in America.”,”Scrittori Roth; Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”TEOP-009-FRR”
“FOFI Goffredo a cura”,”I giorni della Comune. Parigi 1871.”,”I brani presenti in questo volume sono stati tratti da ‘I giornali della Comune’, antologia a cura di Mariuccia Salvati, Feltrinelli, 1971 “”Dal 18 marzo al 28 maggio 1871, il popolo parigino proclamò la Repubblica, elesse la propria assemblea, eliminò l’esercito e armò i cittadini, stabilì l’istruzione laica e gratuita, rese elettivi i magistrati, affermò l’autonomia femminile, unificò i salari degli operai e dei funzionari, favorì le associazioni dei lavoratori, proclamò la libertà di coscienza ed espressione, protesse le arti…”” (quarta di copertina”,”MFRC-179″
“FOGAZZARO Antonio”,”Malombra. Roman.”,”””Malombra è un romanzo sovrabbondante, molto sovrabbondante. Si è ad esso rimproverato ciò, e non sarò io a prendere le difese della mia opera. Mi domando però se si è in grado di non scrivere romanzi sovrabbondanti, quando si è così sensibili alle impressioni della vita come io lo sono stato nella mia giovinezza. Si finisce allora per avere l’ immaginazione intasata, e come sovraffaticata veramente di ricordi… ‘Conceptum sermonem tenere quis poterit?’.”” (pag 8, prefazione dell’ autore) (1) Si coeperimus loqui tibi, forsitan moleste accipies; sed conceptum sermonem tenere quis poterit? Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso? Ma chi può trattenere il discorso? (Libro di Giobbe) Copia firmata G. Silvestre 1930 La vita Nasce a Vicenza il 25 marzo 1842. Compie gli studi ginnasiali sotto la guida dello zio paterno. Dopo la maturità, si laurea in legge a Torino nel 1864. Gli anni torinesi sono anni di divertimenti; l’inclinazione di Fogazzaro a esercitare la professione di avvocato non è ben salda, la sua vocazione autentica è la letteratura. Si trasferisce a Milano, dove subisce gli stimoli della Scapigliatura. Nel 1866 si sposa con Margherita dei conti di Valmarana. Nel 1869 nasce Gina, la sua prima figlia. Dopo aver pubblicato dei versi, nel 1881 dà alle stampe il suo primo romanzo: Malombra. Fa la conoscenza di Giuseppe Giacosa e nel 1883 ha inizio la sua relazione con Elana, la donna che sarà così importante per il suo sviluppo spirituale e sentimentale. Nel 1885 esce Daniele Cortis, nel 1888 Il mistero del poeta. Nel frattempo scrive anche dei saggi. Nel 1895 pubblica Piccolo mondo antico, “”romanzo di memorie e affetti familiari””, considerato il suo capolavoro. Purtroppo, durante lo stesso anno, perde precocemente l’adorato figlio Mariano. Viene nominato senatore del Regno nel 1896. Intanto frequenta con sempre maggiore assiduità gli ambienti religiosi ed ecclesiastici. Pubblica altri due romanzi: Piccolo mondo moderno (1901) e Il Santo (1905). Quest’ultimo, considerato troppo moderno, viene proibito dalla Chiesa. Fogazzaro accetta l’ostracismo delle gerarchie cattoliche e cerca di rimediarvi con un’ulteriore opera, Leila (1910), ma sfortunatamente anche questo romanzo viene messo all’ Indice!. Muore il 7 marzo 1911. Opere Malombra (1881); Daniele Cortis (1885); Il mistero del poeta (1888); Piccolo mondo antico (1895); Piccolo mondo moderno (1901); Il Santo (1905); Leila (1910) Malombra Esce nel 1881, lo stesso anno della pubblicazione de I Malavoglia di Verga. La protagonista è Marina che, orfana dei genitori, trova ospitalità presso lo zio, Cesare d’Ormengo. La giovane trova un manoscritto della nonna Cecilia Varrega, morta pazza perchè segregata per anni dal marito geloso. Marina è sconvolta da questa lettura. Di lei si innamora Corrado Silla, uno scrittore privo di successo, solitario e incapace di comunicare con i propri simili.. Corrado viene travolto dalla follia di Marina e muore ucciso da un colpo di pistola. Al nucleo narrativo principale, si intersecano altre storie: quella, per esempio, del segretario tedesco Steinegge, che ritrova la figlia Edith, la quale rinuncia a una propria vita per assistere il padre umiliato e quella di don Innocenzo, un sacerdote di campagna che vive in serenità e semplicità la propria fede religiosa. In Malombra vi sono degli squilibri narrativi, ma rimane uno dei romanzi migliori di Fogazzaro, complesso e moderno nel medesimo tempo. Marina, di un “”candore dorato””, è una figura femminile di fascino, anche erotico, conturbante, mentre Corrado Silla, che lavora a un’ originale saggio sull’ ipocrisia, è il prototipo dell’ intellettuale emarginato, vittima dell’ incertezza e dell’ inquietudine del suo temperamento e del suo secolo, uomo senza qualità inetto al vivere.”,”VARx-191″
“FOGEL Robert W.”,”Fuga dalla fame. Europa, America e Terzo Mondo (1700-2100).”,”Il premio Nobel per l’economia Robert William FOGEL propone in questo libro uno stimolante saggio su un tema da sempre fondamentale nella storia dell’umanità: la fuga dalla fame. Negli ultimi tre secoli uomini meglio nutriti, e quindi più sani e longevi, hanno raggiunto enormi traguardi dal punto di vista dello sviluppo tecnologico e sociale, portando a un miglioramento sostanziale delle condizioni di lavoro e di vita. A partire dal 1700, e con un eccezionale incremento nel corso del XX secolo, le popolazioni di Stati Uniti, Giappone ed Europa occidentale hanno raddoppiato la durata della loro vita. Introducendo l’innovativo concetto di “”tecnofisio evoluzione””, vale a dire quella complessa interazione sinergica che si attua tra i progressi nelle tecniche di produzione e gli sviluppi nella fisiologia umana, Fogel mette in luce lo stretto rapporto esistente tra buona qualità dell’ alimentazione e prosperità di una società, ma delinea anche con chiarezza le sfide che la “”fuga dalla fame”” comporta. ————————— Bibliografia ————————– – FOGEL Robert William, Without Consent or Contract: The Rise and Fall of American Slavery. WW NORTON. NY. 1989 – FOGEL Robert ENGERMAN Stanley, Time on the Cross. The Economics of American Slavery. 1974 – FOGEL Robert William, The Fourth of Great Awakening and The Future of Egalitarism. CHICAGO UNIVERSITY PRESS. CHICAGO. 2000 pag 320 $25.00 appendici note indice – FOGEL Robert William, The Escape from Hunger and Premature Death, 17002100: Europe, America, and the Third World. CAMBRIDGE UNIVERSITY PRESS. NEW YORK. 2004 pag 216 $70.00 (paper, $23.99 ————————— L’ Autore ——————————- Robert William FOGEL (1926) è uno storico economista americano e scienziato, vincitore con Douglass NORTH del ‘Nobel Memorial Prize in Economic Sciences.’ E’ un sostenitore dei metodi quantitativi nella storia. Nato a New York City, figlio di immigranti ebrei russi, laureato presso la Stuyvesant High School in 1944. Dopo essersi laureato nel 1948, divenne un organizzatore professionale del Communist Party. Più tardi uscì dal partito e si mise ad insegnare in varie Università (J. Hopkins, Rochester, Chigago, Harvard). Il suo primo studio di cliometria (una recente tendenza all’interno della storia economica, che applica le tecniche dell’analisi statistica ed econometrica alla storia) è stato ‘Railroads and American Economic Growth: Essays in Econometric History’ (1964). (fonte Wikip) —————————————————————————“,”PVSx-034”
“FOGLESONG David S.”,”America’s Secret War Against Bolshevism.”,”Acknowledgments, Note on Dates and Russian Transliteration, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, A section of illustrations follows,”,”RIRO-203-FL”
“FOHLEN Claude”,”Le travail au XIXe siècle.”,”FOHLEN Claude professore alla Sorbona”,”CONx-224″
“FOHLEN Claude”,”Che cos’è la rivoluzione industriale.”,”Claude Fohlen, docente alla Sorbona, è specialista di storia degli Stati Uniti e della rivluzione industriale. E’ stato in Usa più volte come Visiting Professor. Ha pubblicato un’opera sullo sviluppo industriale nella Francia dell’Ottocento, ua ‘Histoire générale du Travail’ e ‘La société américaine depuis la guerre de Sécession’. Engels “”A quanto sembra, prima del 1840 nessuno scrittore socialista aveva usato quest’espressione [‘rivoluzione industriale’, ndr] e il primo a servirsene è stato Engels, nel 1845, ne ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, riferendosi alle trasformazioni davvero rivoluzionarie che questo paese aveva appena subito e allo sconvolgimento dei rapporti umani e sociali. «La storia della classe operaia in Inghilterra ha inizio nella seconda metà dello scorso secolo, con l’invenzione della macchina a vapore e delle macchine per la lavorazione del cotone. Queste invenzioni, com’è noto, diedero l’impulso ad una rivoluzione industriale, una rivoluzione che in pari tempo trasformò tutta la società borghese, e la cui importanza storica comincia solo ora a essere riconosciuta. L’Inghilterra è il terreno classico di questo rivolgimento, che fu tanto più grandioso quanto più procedette silenziosamente, e perciò l’Inghilterra è anche il paese classico per lo sviluppo del principale risultato di quel rivolgimento: il proletariato» (11). In questo lucido testo, Engels ricorda le due fondamentali manifestazioni della rivoluzione industriale: la macchina a vapore e lo sviluppo del proletariato industriale. In tal modo l’espressione “”rivoluzione industriale”” vi assume già il senso che conserverà poi per storici ed economisti. Un altro passo di Engels è illuminante circa il ruolo avuto dai paesi dell’Europa occidentale nelle diverse rivoluzioni del XVIII secolo e spiega meglio l’origine della nostra espressione e la sua formazione: «La rivoluzione industriale ha avuto per l’Inghilterra la stessa importanza che la rivoluzione politica per la Francia e quella filosofica per la Germania, e la distanza tra l’Inghilterra del 1760 e l’Inghilterra del 1844 è almeno pari a quella tra la Francia dell”Ancien Regime’ e la Francia della Rivoluzione di Luglio. Il frutto più importante di questo rivolgimento industriale è però il proletariato inglese» (12). Francia, Inghilterra e Germania, tutte hanno avuto la loro rivoluzione in campi diversi, ma il paese che più profondamente ne fu investito è certamente l’Inghilterra”” (pag 14) [Claude Fohlen, ‘Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1976] [(11) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (1845), Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 43; (12) Friedrich Engels, ibid., p: 56] Marx. “”Engels sarebbe dunque il primo scrittore socialista ad avere usato l’espressione rivoluzione industriale e, per quel che ne sappiamo, il primo non francese. Forse l’ha presa a prestito da Buret, del quale probabilmente conosceva l’opera, di qualche anno anteriore; o forse l’espressione era corrente in Inghilterra, dove allora viveva Engels; non è ben certo. Quello che si può notare, e con una certa sorpresa, è che l’espressione non ottiene subito successo tra i socialisti e che non se ne trova traccia nel ‘Manifesto del partito comunista’, opera a quattro mani di Marx ed Engels, del 1848, dove viene usato il termine rivoluzione: “”… Anche la manifattura non bastava più. Ed ecco il vapore e le macchine rivoluzionare la produzione industriale. Alla manifattura subentrò la grande industria moderna; al medio ceto industriale succedettero gli industriali milionari…”” (13). L’espressione più frequente è “”grande industria””, che si applica più ai risultati che alla trasformazione industriale stessa. Ma vent’anni dopo, nel ‘Capitale’, l’espressione rivoluzione industriale diventa corrente, come se il termine fosse entrato nel vocabolario abituale. Difatti, a proposito delle trasformazioni tecniche, Marx scrive: “”Quando J. Wyatt, nel 1735, annunciò la sua macchina per filare, e con essa la rivoluzione industriale, del secolo XVIII, non accennò neppure con una parola che la macchina non fosse mossa da un uomo ma da un asino; tuttavia questa parte toccò all’asino”” (14). Nello stesso capitolo, dedicato alla grande industria, l’espressione torna più volte: “”Nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la ‘forza-lavoro’; nella grande industria, il ‘mezzo di lavoro'”” (15). Marx si interessa soprattutto alle cause che hanno prodotto la rivoluzione industriale, e attribuisce alla macchina un ruolo decisivo, perché nell’interpretazione marxiana manifattura e grande industria corrispondono a due fasi diverse del processo economico, consistendo il mutamento appunto nella sostituzione del lavoro meccanico al lavoro manuale: “”La macchina dalla quale prende le mosse la rivoluzione industriale, sostituisce l’operaio che maneggia un singolo strumento con un meccanismo che opera in un sol tratto con una ‘massa’ degli stessi strumenti o di strumenti analoghi, e che viene mosso da una forza motrice unica, qualsiasi possa esserne la forma. Ecco la ‘macchina’, ma pel momento solo come elemento semplice della produzione di tipo meccanico”” (16). Questa idea ritorna spesso: “”È la macchina utensile che inaugura nel XVIII secolo la rivoluzione industriale; essa serve ancora di punto di partenza ogni qualvolta si tratta di trasformare il telaio o la manifattura in un’operazione meccanica””. Una volta adottata, l’espressione viene ripresa, specie nel capitolo intitolato ‘Il macchinismo e la grande industria’, nella prima parte del ‘Capitale’. Sarebbe noioso e soprattutto poco interessante seguire il cammino dell’espressione nelle altre opere di Marx, poiché ormai è di uso corrente. Bisogna però ricordare un testo di Engels, appendice alla terza parte del ‘Capitale’, che estende il concetto di rivoluzione industriale ad altri campi dell’economia: “”Il mezzo principale per la riduzione del tempo di circolazione sta nel perfezionamento delle comunicazioni. In tale campo gli ultimi cinquant’anni hanno portato una rivoluzione paragonabile soltanto con la rivoluzione industriale della seconda metà del secolo passato”” (17). Si può quindi parlare di una rivoluzione dei trasporti, di una rivoluzione agricola, e immaginare ogni tipo di variazione sul tema, intorno alla “”rivoluzione economica””, che è uno degli argomenti centrali di Marx, in ‘Strumenti per l’economia’”” (pag 14-15) [Claude Fohlen, Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1970] [(13) Marx Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Editori Riuniti, ROma; 1968, p. 57; (14) Karl Marx; ‘Il capitale’ (1867), I, 2, Editori Riuniti, VIII edizione, 1974, p. 414; (15) (16) (17) Karl Marx, Ibid, p. 413, 418, e aggiunta di Engels, III, I, p. 102]”,”ECOS-029″
“FOL Alexander MARAZOV Ivan”,”I Traci. Splendore e barbarie di un’ antica civiltà. Storia società religione arte di un popolo enigmatico nelle terre orientali d’ Europa.”,”””Erodoto, le cui opere rappresentavano un’ inesauribile miniera d’ informazioni sull’ antica Tracia, ne descrive anche il Pantheon, dicendoci che tra tutte le divinità si veneravano solo Ares, Dioniso ed Artemide. Tale affermazione fu accettata a lungo senza discussione, nonostante alcuni punti dubbi. In primo luogo Erodoto stesso indica altre divinità tracie, invalidando così la precedente asserzione; in secondo luogo non cita mai l’ Eroe, la divinità tracia equestre, che tanta popolarità acquistò durante il periodo romano. Si è conservato infine un numero di tavolette votive dedicate a Zeus ed Hera, Aclepio ed Igea, Apollo ed altri, superiore a quelle dedicate a Dioniso.”” (pag 39)”,”EURC-083″
“FÖLKEL Ferruccio a cura”,”Nuove storielle ebraiche.”,”””Conoscevi il mio cassiere Blumenthal, quello che è scappato con mia figlia e con la cassa? Be’, sembra che si stia pentendo». «Ti ha restituito il denaro?». «No, per il momento ha restituito mia figlia» (pag 302)”,”EBRx-001-FGB”
“FOLLINI Marco”,”C’era una volta la DC.”,”Marco Follini, giornalista e dirigente di azieda, è stato il leader dei giovani democristiani dal ’77 all’80 e consigliere di amministrazione della Rai dall’86 al ’93.”,”ITAP-063-FL”
“FONER Eric”,”Storia della libertà americana.”,”Eric FONER è DeWitt Clinton Professor di storia americana alla Columbia University. E’ stato P della Società americana degli storici e ha curato le grandei mostre sulla Guerra civile e sulla Ricostruzione.”,”USAS-063″
“FONER Nancy”,”From Ellis Island to JFK. New York’s Two Great Waves of Immigration.”,”FONER Nancy è professore di antropologia alla SUNY, State University of New York, Purchase. Dati 1990: Residenti esteri per paese di origine a NY (in migliaia): Repubblica Dominicana 226, Cina 164, Giamaica 116, Italia 101, URSS 80 ecc.”,”CONx-086″
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”””Più tardi, quel giovedì sera, oltre 50 delegati sindacali – americani, tedeschi, irlandesi e scandinavi – si riunirono con i leaders WPUS all’ Aurora Hall. Essi raccomandarono di raccogliere l’ ampia richiesta della città di uno sciopero per la rivendicazione della giornata di 8 ore e per un incremento dei salari del 20 per cento. Essi allora stabilirono un comitato esecutivo permanente per condurre lo sciopero, e organizzarono per il mercoledi pomeriggio una assemblea dei delegati di tutte le fabbriche e i sindacati “”per tracciare un piano per condurre il lavoro al meglio nella presente situazione””. Nello stesso tempo, era essenziale che gli scioperi fossero stabiliti in modo organizzato. “”Compagni operai””, disse WPUS “”In queste circostanze state fermi fino a che noi abbiamo dato alla presente crisi la dovuta considerazione””. Ma questa preghiera ebbe poco effetto sulla stampa e le autorità. Nonostante o a causa del tentativo dei socialisti di incanalare la protesta in uno sciopero generale cittadino disciplinato, i giornali accusarono loro di fomentare la violenza della folla. “”I diversi gruppi che si muovono in città oggi chiudendo le fabbriche sono comitati della Comune””, accusava il Daily News. Successivamente la persecuzione. Charles A. Dana, l’ editore del New York Sun, non fece nessun commento di fronte a John Swinton, il direttore, nel vederlo ritornare al lavoro il giorno dopo aver parlato all’ assemblea di Tompkins Square chiamato dal New York Workingmen’s Party. Ma Albert R. Parsons, uno stampatore del Chicago Times non fu così fortunato.”” (pag 146-147)”,”MUSx-183″
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday 1886-1986.”,”Alla manifestazione per il 1° maggio 1892 in Hyde Park a Londra, partecipano Frederick ENGELS e Eleanor MARX AVELING (ill. pag 55)”,”MPMx-029″
“FONER Philip S.”,”The Bolshevik Revolution. Its Impact on American Radicals, Liberals, and Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. Preface, Introduction, Reference Notes, Biographical Sketches, Index, Illustrations, New World Paperbacks, NW-61,”,”MUSx-008-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 1. From Colonial Times to the Founding of the American Federation of Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Biographical Sketches, Index,”,”MUSx-018-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 2. From the Founding of the American Federation of Labor to the Emergence of American Imperialism.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-019-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 3. The Policies and Practices of the American Federation of Labor, 1900-1909.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-020-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 4. The Industrial Workers of the World, 1905-1917.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-021-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 5. The AFL in the Progressive Era, 1910-1915. Vol. 5.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-022-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 6. On the Eve of America’s Entrance into World War I, 1915-1916.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-023-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 7. Labor and World War I, 1914-1918.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-024-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 8. Postwar Struggles, 1918-1920.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Acknowledgements, Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-025-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 9. The T.U.E.L. to the End of the Gompers Era.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-026-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 10. The T.U.E.L. 1925-1929.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-027-FL”
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. elenco opere autore, prefazione prologo appendice: cronologia del ‘Great Strike’, note bibliografia indice nomi argomenti località periodici”,”MUSx-029-FL”
“FONER Philip S.”,”The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Declaration of Principles of the Workingmen’s Party of the United States, Constitution of the Workingmen’s Party of the United States, Notes, Index, Vol. 14, La più grande commemorazione tenutasi negli Usa fu in occasione della morte di Marx (pag 110-111) “”After a period of protracted illness, Karl Marx died in his London home on March 14, 1883, less than two months before his sixty-fifth birthday. When the transatlantic telegraph relayed this news from England, leaders of the socialist and labor movements in the United States, after consulting with Sorge, who was in touch with Engels by cable, organized memorial meetings in several cities. Although arrangements had to be completed within only a few days, the memorial in New York City, sponsored by the Central Labor Union of Greater New York and Vicinity, was not only larger than any other in the world at the time, but was a milestone in the history of the U.S. working class. Bismarck’s antisocialist law prevented any commemoration from being held in Germany, nor were there any memorials in England or France. But in addition to the memorial meeting in New York City, another was held in Brooklyn, where the U.S. flag atop the Brooklyn Labor Lyceum flew at half-mast for an entire week. There were also meetings in New Haven, Cleveland, and Chicago. In the Great Hall of Cooper Union in New York City, where Abraham Lincoln had spoken on the eve of the Civil War, thousands of working people paid homage to the memory of Karl Marx. It was, in the words of one trade-union paper, “”the greatest demonstration ever held in the American labor movement in honor of any man”” (26). The New York Sun gave this account of the event: «A Great International Memorial Meeting of Workingmen; Thousands Turned Away from the Doors of Cooper Union; Addresses in English, German, Russian, Bohemian and French. If the great hall of Cooper Union had been twice as large as it is, it could not have held the vast throng of workingmen who gathered last evening to do honor to the memory of Dr. Karl Marx. Long before the hour set for the meeting, every seat was taken, people of all trades, from all lands – American, Germans, Russians, Italians, Bohemians, and French. There were many ladies present. On the platform were many men prominent in such meetings» (27). The special significance of this meeting, apart from its extraordinary size and the depth of feeling it revealed for the author of ‘Capital’ and the ‘Communist Manifesto’ and the guiding figure in the International Workingmen’s Association – the First International – lay in the fact that it was the first time that representatives of all the diverse and opposing sections of the working-class movement in the United States had assembled together (28). Such was Marx’s stature in the United States at the time that these hostile factions entered into a coalition to honor the memory of a man whom the official organ of the Central Labor Union called “”The Teacher”” (29). This coalition included members of the Knights of Labor and the Federation of Organized Trades and Lassalleans, followers of Henry George and anarchists. Equally significant was the fact that it was the first time that the various groups of foreign-born and native workers bridged the differences of language and background for a major event in the labor movement (30)”” [Philip S. Foner, ‘The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas’, Minneapolis and Minnesota, 1984] [(26) Philip S. Foner, ed., ‘When Karl Marx Died: Comments in 1883’, New York, 1973, p. 64; (27) Ibid., p. 86; (28) Ibid., pp. 83-85; (29) Ibid., p. 92; (30) Ibid., pp. 91-106] “”la più grande manifestazione mai tenuta nel movimento operaio americano in onore di un uomo”””,”MUSx-031-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”The Autobiographies of the Haymarket Martyrs.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Editor’s Introduction, Introduction by Capt. W.P. Black, Bibliography, Notes to Autobiographies, Illustrations, Index,”,”MUSx-036-FL”
“FONER Philip S.”,”Mother Jones Speaks. Speeches and Writings of a Working-Class Fighter.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Acknowledgements, Mother Jones: Dynamic champion of oppressed multitudes, by Philip S. Foner, A Mother Jones chronology, Tributes to Mother Jones, Selected bibliography, foto, Index,”,”MUSx-037-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1890-1919.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-041-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1920-1963.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-042-FL”
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”Robin D.G. Kelley è professore e Gary B. Nash Endowed Chair in US History alla UCLA. E’ autore di ‘Hammer and Hoe, Race REbels’ e di ‘Freedom Dreams’. Philis S. Foner (1910-1994) è stato uno storico americano e professore e lettore in giro per il mondo. Ha pubblicato più di un centinaio di libri inclusi i 10 volumi di ‘History of the Labor Movement in the United States’ e ‘The Black Panthers Speak’. “”In the first volume of ‘Capital’, published in 1867, Karl Marx insisted that the self-interest of the working class as a whole required the liberation of the black slaves. He wrote: «In the United States of America, any sort of independent labor movement was paralyzed as long as slavery disfigured a part of the republic. Labor with a white skin cannot emancipate itself where labor with a black skin is branded» (16). Twenty-one years earlier, the New England Workingmen’s Association had used almost the same language when it resolved that “”American slavery must be uprooted before the elevation sought by the laboring class can be effected» (17). But not many white workers understood the truth of their principle as the nation moved to Civil War. Most believed that their own struggles took priority over the emancipation of the slaves and feared the competition of freed slaves who might come North. Their employers, not the slaveholders, were their chief enemies”” (pag 11-12) [“”Nel primo volume del ‘Capitale’, pubblicato nel 1867, Karl Marx insisteva che l’interesse della classe operaia nel suo insieme richiedeva la liberazione degli schiavi neri. Scriveva:« Negli Stati Uniti d’America, ogni sorta di movimento operaio indipendente è rimasto paralizzato finché la schiavitù ha sfigurato una parte della repubblica. Il mondo del lavoro con la pelle bianca non può emanciparsi laddove è marchiato il lavoro con la pelle nera » (16). Ventun anni prima la New England Workingmen’s Association usò quasi lo stesso linguaggio quando decise che “”la schiavitù americana deve essere sradicata prima che l’emancipazione voluta dalla classe operaia possa essere realizzata”” (17). Ma non molti lavoratori bianchi capirono la verità di tale principio quando la nazione cadde nella guerra civile. La maggior parte riteneva che le proprie lotte avessero la priorità sull’emancipazione degli schiavi e temeva la concorrenza degli schiavi liberati che avrebbero potuto venire al Nord. I loro padroni, non gli schiavisti, erano i loro principali nemici”” (pag 11-12)] [(16) Karl Marx, ‘Capital’, edited by Frederick Engels (New York: Modern Library, 1939, I: 287; (17) Herbert Aptheker, ed., ‘A Documentary History of the Negro People in the United States’ (New York: International Publishing Co, 1947, I:280]; “”More than 186.000 Negro soldiers fought in the Northern armies, many of them escaped slaves, and their troops suffered 35 per cent more casualties than any other group. When the war ended, labor served notice that in the future it would expect more of the wealth it had produced, «and a more equal participation in the privileges and blessings of those free institutions defended by their manhood on many a bloody field of battle» (25). In the name of the workingmen of Europe, the General Council of the International Working’s Association (the First International) sent an address, penned by Karl Marx, urging the white workers in the United States to make certain, out of basic self-interest, to include black workers in their plans for the future. Congratulating them that “”slavery is no more””, the address added the following “”word of counsel for the future””: «Any injustice to a section of your people has produced such direful results, let that cease. Let your citizens of to-day be declared free and equal, without reserve. If yo fail to give them citizens’ rights, while you demand citizens’ duties, there will yet remain a struggle for the future which may again stain your country with your people’s blood. The eyes of Europe and of the world are fixed upon your efforts at reconstruction and enemies are ever ready to sound the knell of the downfall of republican institutions when the slightest chance is given. We warn you then, as brothers in the common cause, to remove every shackle from freedom’s limb, and your victory will be complete» (26). Would labor, as it entered the era of Reconstruction, heed these words of wisdom?”” [“”Più di 186.000 soldati neri hanno combattuto negli eserciti del Nord, molti di loro erano schiavi fuggiti, e le loro truppe hanno subito il 35% di vittime in più rispetto a qualsiasi altro gruppo. Quando la guerra è finita, i lavoratori hanno notato che in futuro si sarebbero aspettati di più dalla ricchezza che avevano prodotto, «e una partecipazione più equa ai privilegi e alle benedizioni di quelle libere istituzioni difese dalla loro virilità su molti sanguinosi campi di battaglia» (25). A nome degli operai d’Europa, il Consiglio Generale della International Working’s Association (la Prima Internazionale) ha inviato un indirizzo, scritto da Karl Marx, esortando i lavoratori bianchi negli Stati Uniti ad accertarsi, per il proprio fondamentale interesse, di includere i lavoratori neri nei loro piani per il futuro. Congratulandosi con loro sulla “”fine della schiavitù””, l’indirizzo aggiungeva le seguenti “”parole del Consiglio per il futuro””: «Qualsiasi ingiustizia a una parte della vostra gente ha prodotto terribili risultati, lasciate che cessi. Lasciate che i vostri cittadini di oggi siano dichiarati, senza riserve, liberi e uguali. Se non concedete loro i diritti dei cittadini, mentre pretendete i doveri dei cittadini, rimarrà ancora una lotta per il futuro che potrebbe macchiare di nuovo il vostro paese con il sangue del vostro popolo. Gli occhi dell’Europa e del mondo sono fissi sui vostri sforzi di ricostruzione e i nemici sono sempre pronti a suonare la campana della caduta delle istituzioni repubblicane quando viene data loro la minima possibilità. Vi avvertiamo dunque, come fratelli nella causa comune, di togliere ogni catena dall’albero della libertà, e la vostra vittoria sarà completa » (26). Il mondo del lavoro, entrando nell’era della ricostruzione, avrebbe prestato attenzione a queste parole di saggezza?”” (pag 15-16)] [(25) Boston Daily Evening Voice’, November, 3, 1865; (26) Documents of the First International: The General Council of the First International, 1864-1866′ (Moscow: Foreign Languages Publishing House, n.d.), pp. 310-12] [Philip S. Foner, ‘Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981’, Haymarket Books, Chicago, Illinois, 2017]”,”MUSx-336″
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”””When the strike of Ford workers came on April 1, 1941, the union’s drive intensified. Perhaps the outstanding feature of the strike was the campaign waged by black leaders to persuade the 17,000 black workers at Ford not to permit themselves to be used as strikebreakers. While Ford succeeded in pressuring black clergymen into condemning the strike, the UAW, and unionism in general, the fact that only a few black workers refused to stop working indicates that the clergymen’s influence was no longer decisive. For this the national NAACP and its executive secretary, Walter White, and the National Negro Congress and its secretary, John P. Davis, deserve special credit”” (pag 254) “”Quando lo sciopero dei lavoratori Ford avvenne il 1 aprile 1941, la spinta del sindacato si intensificò. Forse la caratteristica principale dello sciopero fu la campagna condotta dai leader neri per persuadere i 17.000 lavoratori neri della Ford a non permettere a se stessi di essere usati come crumiri. Mentre Ford riuscì a fare pressione sui sacerdoti neri affinché condannassero lo sciopero, l’UAW e il sindacalismo in generale, il fatto che solo pochi lavoratori neri si rifiutassero di interrompere il lavoro indica che l’influenza dei sacerdoti non era più decisiva. Per questo il NAACP nazionale e il suo segretario esecutivo, Walter White, e il National Negro Congress e il suo segretario, John P. Davis, meritano un onore speciale”” (pag 254)”,”SIND-002-FGB”
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday, 1886-1986.”,”In apertura illustrazione: poster del 1° maggio dell’artista Walter Crane, Londra, 1894 Hitler Tries to Steal May Day (pag 113) …. finire”,”MPMx-050″
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Volume XI. The Great Depression, 1929-1932.”,”Philip S. Foner (1910-1994) Emeritus Professor of History, Lincoln University, Pennsylvania “”Quando P.S. Foner morì nel 1994 hasciò quasi completo il manoscritto dell’11° volume della sua monumentale ‘History of the Labor Movement in the United States’. Il sottotitolo era: ‘The Great Depression, 1929-1932’. Il manoscritto finì alla International Publisheer (IP), l’editore dei previsti dieci volumi come pure di molte altre opere di Foner. Chrris Townsend, direttore del New Organizing for the Amalgamated Transit Union (ATU) e ex International Representative and Political Action Director for the United Electrical, Radio and Machine Workers of America (UE) lesse il manoscritto e spinse alla pubblicazione. Io fui felice di contribuire a questo sforzo. Nel 1994, nel momento della morte di Foner, lo storico Paul Mishler, la bibliotecaria Elaine Harger ed io fummo onorati di compilare e pubblicare una bibliografia delle opere di Foner. Essa contiene 105 libri e pamphlet scritti, scritti con altri e curati, come pure articoli, saggi e recensioni di Foner. Nell’introduzion, io ha descritto Foner come “”uno studioso di immensa energia, intelligenza e impegno”” che ha fatto più di ogni altro per ricostruire la vita, le azioni e il pensiero della classe operaia americana. Portando alle stampe il volume XI significa aggiungere un altro pezzo alla lunga lista delle pubblicazioni. E il modo di dare un altro tributo a uno storico il cui lavoro ha influenzato la mia formazione e i miei scritti. Il manoscritto aveva un problema, la mancanza di una pagina smarrita del Capitolo II. Ma la lacuna non causa una diminuzione del valore dell’opera. Con l’aggiunta di poche parole di collegamento, questa omissione, non interrompe il racconto. Mancano molte note a completare le citazioni (,..) (pag VII) (Roger Keeran, prefazione) [Roger Keeran, Emeritus Professor Empire State College, State University of New York (SUNY): Roger Keeran, anche Roger Roy Keeran o Roger R. Keeran, è uno storico e professore universitario americano che ha insegnato successivamente alla Cornell, Princeton, alla Rutgers e alla New York State University. Nascita: 21 settembre 1944. Autore di ‘Socialism Betrayed: Behind the Collapse of the Soviet Union’ e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (2004) e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (1981)] L’ultimo capitolo (XIV) analizza i risultati delle elezioni presidenziali del 1932, dei due partiti democratico e repubblicano e la posizioni dei sindacati, dell’ AFL e del presidente William Green”,”MUSx-342″
“FONSECA Carlos”,”Rosario Dinamitera. Una mujer en el frente.”,”Carlos Fonseca (Madrid 1959), giornalista studioso del terrorismo e autore di alcuni libri tra cui ‘Negociar con ETA’ (1996)”,”MSPG-001-FSD”
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea 1917-1950.”,”L’A è nato nel 1921. Dopo gli studi di diritto, economia e storia, si è dedicato al giornalismo e, dal 1951, è stato il responsabile della sezione esteri di ‘Le Monde’.”,”RAIx-032″
“FONTAINE André”,”Histoire de la guerre froide. 2. De la guerre de Coree à la crise des alliances 1950-1963.”,”FONTAINE, nato nel 1921, si è imposto come uno dei migliori giornalisti francesi. Divenuto nel 1951 capo del servizio estero del ‘Monde’, poi nel 1985 D dello stesso giornale, ha pubblicato varie opere rimarchevoli sulla vita internazionale.”,”RAIx-040″
“FONTAINE André”,”Les socialismes: l’ Histoire sans fin.”,”Contiene dedica manoscritta (ad Alain Guillean) dell’ Autore Ipocrisia. “”L’hypocrisie est un vice privilégié, qui de sa main ferme la bouche à tout le monde et jouit en repos d’une impunité souveraine. On lie, à force de grimaces, une societé étroite avec tous les gens du parti: qui en choque un, se les jette tous sur les bras””. (Molière, Dom Juan, Acte V, scène 11) (pag 115) Francia. “”La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’ intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets.”” (F. Engels, préface à la troisième édition allemande du ’18-Brumaire de Louis Bonaparte’ de Karl Marx, Paris, Editions sociales, 1969 pag 14) (pag 221) La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets. Engels – Préface du “18-Brumaire de Louis Bonaparte” de K. Marx”,”PCFx-075″
“FONTAINE Joëlle”,”De la résistance à la guerre civile en Grèce, 1941-1946.”,”FONTAINE Joëlle è laureata di Sciences Po e agrégée. Ha insegnato storia nei licei. Lavora da tempo sulla resistenza greca e ha pubblicato ‘L’image du monde des Babyloniens à Newton’ (con Arkan Simaan, 1998) Rivolta dei greci contro gli inglesi. “”Les mesures de sécurité ont déjà été prises: des forces anglaises et égyptiennes ont désarmé plusieurs unités, envoyé les rebelles dans les camps du désert et arrêté plusieurs civils antifascistes ainsi que des responsables syndicaux. Le général Paget commandant des forces du Royaume-Uni en Egypte, informe le ministre grec de l’Armée qu’il prend sa place et lui interdit d’avoir le moindre contact avec ses troupes. Ces interventions ne font que renforcer la révolte: des hommes jusque-là réservés se sentent blessés das leur honneur d’être traités, disent-ils, comme les “”colonisés”” de l’Empire britannique. Le soulevement atteint la plus importante des unités grecques, la Iere brigade (4500 hommes), qui attend près d’Alexandrie son embarquement imminent pour le front italien””. (pag 96)”,”GREx-018″
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. 1. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea, 1917-1950.”,”””Dostoevskij scriveva nei ‘Demoni’ che il popolo russo era il solo popolo “”teoforo””, portatore di Dio; il solo popolo che “”possedesse il vero Dio”” e che il “”secondo avvento”” avrà luogo in Russia, e aggiungeva che “”un popolo veramente grande non s’accontenterà mai di svolgere in seno all’umanità un ruolo secondario; egli deve avere il primissimo posto, un ruolo unico”” (1). Sulla barricata opposta, l’anarchico Bakunin annunciava nel 1848 il giorno i cui “”dall’oceano di sangue e del fuoco si leverà a Mosca su in alto, fino al cielo, la stessa della Rivoluzione che diventerà la guida dell’umanità”” (2). Mezzo secolo dopo, la stella rossa sormonterà realmente la torre del Cremlino, e il messianismo marxista si innesterà, assimilandolo sempre più, sul messianismo russo. Marx aveva atteso con speranza, negli ultimi anni della sua vita, l’avvento di quel giorno. E’ vero che per molto tempo aveva nutrito il massimo disprezzo per la “”Moscovia, formatasi e ingranditasi a quella scuola di abiezione che fu il terribile sistema schiavistico mongolo”” (3); aveva rigorosamente denunciato le sue tendenze “”all’aggressione universale”” (4). Ma dopo aver scritto nel ‘Manifesto dei comunisti’ (1848) che “”in Germania la rivoluzione borghese sarà l’inevitabile preludio immediato della rivoluzione proletaria”” (5), dopo avere atteso che “”il canto del gallo francese”” (6) desse il segnale della Rivoluzione universale, dopo aver nutrito qualche illusione sulla classe operaia inglese, si era consolato delle sue delusioni puntando sulla Russia, dove i suoi scritti avevano suscitato un grande interesse: scriveva nel 1877 all’amico Sorge, insegnante di musica: “”La Russia è da molto tempo sotto la minaccia di uno sconvolgimento; tutti i fattori sono maturi (…) tutti gli strati della società russa sono in piena decomposizione, sia dal punto di vista economico, che da quello morale e intellettuale. La Rivoluzione questa volta comincerà in Oriente”” (7)”” [André Fontaine, Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ottobre alla guerra di Corea, 1968] [(1) Dostoevskij, I demoni; (2) Benoît Hepner, Bakounine et le panslavisme révolutionnaire, 1950, p. 270; (3) Michel Collinet, Du bolschevisme, 1957, p. 179; (4) Ibid. p. 180; (5) Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, 1954, Vol V; (6) Jean-Yves Calvez, La pensée de Karl Marx, 1956, p. 33; (7) Marx, Engels, cit.]”,”RAIx-014-FR”
“FONTAINE André”,”La Guerra Fredda.”,”André Fontaine, primo capo servizio esteri e poi direttore e commentatore de ‘Le Monde’, è esperto di politica internazionale e di storia contemporanea. “”Lo scontro tra i due messianismi, americano e russo, era fatale? Napoleone, Michelet, Thiers e molti altri ne erano perfettamente convinti, mentre Tocqueville non nutriva particolare interesse nei confronti dell’evoluzione dei rapporti tra le due superpotenze di cui, per altro, aveva intuito l’ascesa. In verità, nessuno aveva previsto che la patria degli zar sarebbe diventata quella del socialismo e della rivoluzione mondiale. Quanto a Michelet, colpito dall’importanza, nell’ambito della società russa, della proprietà collettiva chiamata ‘mir’, nel 1851 aveva scritto: «La via russa è il comunismo» (1). Tuttavia vi vedeva una «condizione naturale legata alla razza, al clima, alla natura», e di certo non la considerava esportabile. Fu infatti necessaria la conquista del potere da parte dei bolscevichi perché l’antagonismo russo-americano si materializzasse, e poi la fine della seconda guerra mondiale perché degenerasse in una guerra definita “”fredda””. Una prima allerta si era tuttavia prodotta nel 1823. Quell’anno infatti, in base alla sua famosa dottrina, il presidente Monroe aveva definito “”ostile”” (2) qualsiasi tentativo da parte di una potenza europea di opporsi all’indipendenza delle colonie sudamericane ribellatesi alla dominazione dei Borboni di Spagna. Era esattamente quello che avrebbe voluto fare lo zar Alessandro forte della sua Santa Alleanza, ma sia l’Austria sia la Gran Bretagna vi si opposero; anzi, quest’ultima arrivò al punto di offrire agli Stati Uniti, in caso di bisogno, l’appoggio della sua flotta, che all’epoca era la regina dei mari. La Russia imparò la lezione e ritirò progressivamente gli insediamenti che i suoi coloni avevano stabilito sulla sponda americana del Pacifico. Durante la guerra di secessione inviò persino due squadre navali a proteggere i porti dell’Unione da eventuali attacchi degli inglesi che, come i francesi, impelagati in Messico, si auguravano la vittoria dei confederati. Questa paradossale cooperazione derivava ovviamente da interessi commerciali e non da legami ideologici”” (pag 30-31) [(1) J. Michelet, ‘Légendes démocratiques du Nord’, cap. 5; (2) J. Martin e D. Royot, Histoire et civilisation des Etats-Unis, Nathan, 1974]”,”RAIx-346″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa, 1929-59.”,”FONTANA S. insegna storia contemporanea nell’Università di Brescia. Ha svolto la carriera politica all’interno della DC. E’ stato ministro nel governo Amato e direttore de ‘Il popolo’ dal 1989 al 1992.”,”ITAS-138″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei Lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa 1929-59.”,”FONTANA Sandro (1936) insegna storia contemporanea all’Università Statale di Brescia. Già consigliere regionale della Lombardia nelle liste della DC. E’ stato vicesegretario nazionale di questo partito dal 1992 al 1993, ministro per l’Università e la ricerca scientifica nel governo Amato. “”In un’inchiesta pubblicata nel 1910, il Serpieri aveva descritto, con minuziosa attenzione, i numerosi elementi di reciproca convenienza tra il nascente mondo dell’industria e quello dell’agricoltura che avevano favorito il progresso economico e sociale dell’intera zona con l’avvento della figura del colono-operaio, rapidamente diffusasi nelle campagne dell’alto Milanese. In effetti, la “”nuova classe operaia”” continuava a vivere all’interno del nucleo familiare d’origine utilizzando tutti i vantaggi dell’economia di sussistenza, tra cui l’uso semigratuito dell’abitazione e le minori spese per l’alimentazione. Per la famiglia colonica l’apporto del salario operaio di uno o più dei suoi membri costituiva un fattore decisivo non solo per superare l’antica indigenza, ma anche per conquistare una maggiore indipendenza nei confronti dei vincoli padronali o addirittura per aspirare, attraverso il risparmio, all’acquisto del podere. Per la proprietà fondiaria, che nella zona era rappresentata da una classe di puri “”rentiers”” (44), la diffusione delle “”famiglie miste”” di contadini e operai offriva il vantaggio di ottenere più alti canoni di affitto per l’uso delle abitazioni rurali e di trasformare gradualmente la rendita fondiaria nella più lucrosa rendita edilizia via via che andavano estendensosi gli insiediamenti industriali e urbani. Gli industriali, infine erano avvantaggiati dal fatto di poter disporre di una manodopera, non solo abbondante e di prim’ordine, ma soprattutto poco costosa e scarsamente combattiva sul piano sindacale, e ciò non già perché fosse carente di “”coscienza di classe”” ma perché si sentiva meno pressata da esigenze di carattere alimentare o abitativo”” (pag 79-80)”,”ECOS-002″
“FONTANA Sandro e altri”,”Gino Micheletti.”,”Luigi Micheletti Nato a Brescia nel 1927, deceduto ad Ome (Brescia) nel 1994, imprenditore. Nel 1944 era entrato nel “”Fronte della Gioventù”” partecipando alla Resistenza come partigiano combattente nella 122ª Brigata Garibaldi. Una visita al campo di sterminio nazista di Terezin (in Cecoslovacchia), lo aveva indotto, nel 1958, a lasciare la sua avviatissima attività di imprenditore, per dedicarsi al ricordo e alla documentazione della lotta contro il nazifascismo. Aveva così fondato a Brescia, dov’era vice presidente del Comitato provinciale dell’ANPI, un Centro di ricerche che porta il suo nome e che, dal 1981, è diventato una Fondazione di livello internazionale. (Anpi, http://www.anpi.it/donne-e-uomini/luigi-micheletti/)”,”ARCx-003-FPA”
“FONTANA Sandro”,”I cattolici e l’unità sindacale (1943-1947).”,”Sandro Fontana, nato nel 1936 e laureatosi alla Cattolica di Milano, insegna attualmente Storia Contemporanea all’Università di Pavia. Si è occupato a lungo della cultura cattolica dell’800 ed è autore: La controrivoluzione cattolica (1820-1830), Oltre il riformismo. Ha curato il volume Il fascismo e le autonomie locali, ed è membro della Giunta Regionale della Lombardia fin dall’Istituzione della Regione; ha ricoperto prima la carica di Assessore alla Cultura e attualmente quella di Assessore alla Cultura e agli Enti locali.”,”SIND-006-FL”
“FONTANA Gigi a cura; scritti di N. LLOBREGAT Antonio MACHADO Bertolt BRECHT Manuel Vazquez MONTALBAN J.M. CABALLERO BONALD Salvatore ESPRIU Franco FORTINI Sergio LIBEROVICI Giorgio Luigi SEVESO Marco DELLA-LENA Blas DE-OTERO Rafael ALBERTI G. MARTINELLI Herrera PETERE”,”Grimau è morto. Edizione numerata fuori commercio a cura di Gigi Fontana.”,”copia numerata n. 446 Contiene due pagine di Bertold Brecht: ‘L’arte di rendere la verità maneggevole come un’arma’ (da “”Cinque difficoltà per chi scrive la verità”” (traduzione di Renata Mertens, Ed. Einaudi) ildeposito.org: Julián Grimau García, nato a Madrid nel 1911, militante della Gioventù socialista unificata e poi del Partito comunista spagnolo, partecipò alla guerra civile come soldato e come funzionario del governo e delle organizzazioni popolari. Nel 1939 riparò in Francia dove visse per qualche tempo nel campo di concentramento di Argelés. Eletto membro del Comitato Centrale del Partito comunista spagnolo nel 1954 venne delegato al lavoro politico in Spagna; nel 1959 assunse la direzione di tutte le attività del partito in Spagna. Arrestato l’8 novembre 1962 su un autobus a Madrid, venne portato alla Direzione Generale di Sicurezza, dove venne picchiato a sangue e gettato da una finestra per simularne il suicidio. Sopravvissuto, venne trasferito all’Ospedale Penitenziario di Yeserías; processato il 18 aprile 1963 da un Tribunale militare per rispondere dei presunti delitti commessi venticinque anni prima, fu condannato a morte; la sentenza venne eseguita due giorni dopo, nel cortile della prigione di Carabanchel, a Madrid. Canti collegati ilDeposito.org – archivio online dal 4 ottobre 2004 Ideato e realizzato da Sergio Durzu con la collaborazione dello staff de ilDeposito”,”SPAx-001-FGB”
“FONTANA Sandro a cura; saggi di D. VENERUSO E. ROTELLI A. PORRO A. AGNELLI G. NEGRI E. PASSERIN D’ENTREVES S.M. GANCI S. SECHI P. SCOPPOLA G. PEYRONEL G. VALABREGA”,”Il fascismo e le autonomie locali.”,”””In questo modo inconcludente si va avanti fino alla vigilia del 25 luglio. Al termine dell’esercizio 1938-39 il Duce impone a Comuni e Province il divieto assoluto di procedere, per un quinquennio, alla esecuzione di opere pubbliche straordinarie e di contrarre mutui. Ma il 26 aprile 1940 il sottosegretario Buffarini Guidi deve dichiarare, di fronte all’Assemblea plenaria della Camera dei fasci e delle corporazioni, che la politica finanziaria degli enti locali, benché si sia «uniformata esattamente alle drastiche direttive segnate a suo tempo dal Duce», «non ha dato risultati eccezionalmente favorevoli»”” (pag 124)”,”ITAF-012-FP”
“FONTANA Michela”,”Cina. La mia vita a Pechino.”,”Michela Fontana, giornalista e scrittrice milanese, ha scritto per oltre vent’anni sui principali giornali e periodici. Durante il suo soggiorno a Pechino, dal 1999 al 2002, ha scritto ‘Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming’ (Mondadori).”,”CINx-016-FC”
“FONTANE Theodor, a cura di Giuliano BAIONI”,”Lo Stechlin.”,”Theodor Fontane Theodor Fontane (1819–1898) was a German novelist and poet, widely regarded as one of the most important realist authors of the 19th century in the German language. Let’s delve into his life and works: Birth and Background: Fontane was born on December 30, 1819, in Neuruppin, a town northwest of Berlin. His family had Huguenot roots, with French emigrants settling in Prussia. Initially, he apprenticed as an apothecary, following in his father’s footsteps. Journalism and Literary Career: Fontane’s literary journey began in 1848 when he worked as a journalist. He later spent time in England as a correspondent for two Prussian newspapers. During his stay in England, he studied English literature and drew inspiration from English ballads for many of his poems. Notable Works: Fontane’s first published work was the novella “Geschwisterliebe” (Sibling Love), which appeared in the Berlin Figaro in December 1839. However, it didn’t fully showcase his talent. His breakthrough came later in life when, at the age of 58, he published the novels for which he is best known today. These novels explored topics considered taboo in polite society, including marital infidelity, class differences, urban vs. rural life, abandonment of children, and suicide. Realism and Characterization: Fontane’s realism extended beyond factual accuracy; he depicted characters based on their actions and words, avoiding overtly imputing motives to them. His novels featured a wide range of characters, from the lower-middle class to Prussian nobility. He skillfully portrayed different social and political segments of the German empire, often showing them meeting and clashing. Female Characters and Irony: Fontane’s novels are known for their strongly drawn female characters, such as Effi Briest and Frau Jenny Treibel. His writing also exhibits a touch of tender irony and vivid conversations between characters. Fontane’s literary legacy endures, and several of his novels have been adapted for film and audio. His exploration of societal complexities and human nature remains relevant to this day1234. (copil.)”,”VARx-009-FAP”
“FONTANELLI Luigi”,”Promemoria sul neosindacalismo.”,”””(…) – i comunisti soprattutto – sono in una strana condizione: tengono evidentemente i piedi nel sindacato e la testa nel partito. (…)””. (pag 80) “”Abbiamo detto che (…) il sindacato deve muoversi normalmente in combinazione coi partiti ma che tale rapporto non è costante perché varia caso per caso. Il rapporto giusto, da modificare se necessario anche nel corso dell’ azione, non lo si può fissare, adottando un prontuario come quello che usano gli impiegati di banca per i loro calcoli. Il rapporto sindacato-partiti non può essere che considerato, fissato e mutato, dalla insostituibile sensibilità del sindacalista, per quanto riguarda “”la parte”” del sindacato””. (pag 81)”,”SIND-050″
“FONTANI Alvo”,”Gli emigrati. L’ emigrazione italiana dall’ unità nazionale ai nostri giorni. “”Sovrappopolazione”” e riforme economiche. I cattolici e l’ emigrazione. Azione e compiti delle forze democratiche.”,”””A causa delle difficili condizioni oggettive in cui si trovano, si manifesta, tra i lavoratori italiani emigrati in Germania occidentale, più che in altri paesi, un accentuato individualismo. Per cui, conservando in gran parte un orientamento politico avanzato e acquisendo, a volte, un tale orientamento sulla base della loro dura esperienza di emigrati, difficilmente comprendono l’ importanza di militare nei sindacati e di adoperarsi per svolgere una funzione positiva nelle condizioni in cui ciò è possibile nella Repubblica federale.”” (pag 159)”,”CONx-133″
“FONTENAY Fernand”,”La cagoule contre la France. Ses crimes. Son organisation. Ses chefs. Ses inspirateurs.”,”Campagna d’odio. “”Septembre 1937. Depuis un an les nouvelles lois sociales sont en vigueur. Depuis un an les milieux du grand capital les combattent de toutes leurs forces. C’est l’époque où la recnduction d’un gran nombre de conventions collectives est à l’ordre du jour. La résistance des employeurs s’affirme tenace, la volonté ouvrière solide. Les thèses s’affrontent. Aux tracts et aux affiches des uns ripostent les tracts et les affiches des autres. Ici on dénonce les lois sociales comme génératrices de vie chère, de faillites; là, on en preuve les effets bienfaisants pour les travailleurs et pour les pays entier. Cette opposition des intérêts, est utilisée pour tenter de disloquer le Fronte populaire, “”alliance du prolétariat et du tiers-état””. On s’efforce d’effrayer les classes moyennes.”” (pag 63) La Cagoule est le surnom donné par la presse à l’« Organisation secrète d’action révolutionnaire nationale » (c’est le nom donné par ses fondateurs, l’adjectif nationale disparaît assez vite) qui est connue sous le nom de « Comité secret d’action révolutionnaire » (CSAR). C’est un groupe d’extrême droite actif dans les années 1930 en France. Son principal dirigeant fut Eugène Deloncle. Ce surnom lui a été attribué par Maurice Pujo de l’Action française. Lorsque ce terme est utilisé par son journal, c’est avec dédain et mépris. Pujo, comme Charles Maurras, le collaborateur le plus célèbre de L’Action française, ne tient pas à ce que son organisation royaliste soit un jour confondue avec cette organisation naissante, ouvertement terroriste. La Cagoule naît de la volonté des responsables du Parti National Révolutionnaire (PNR), fondé en décembre 1935 à la suite d’une scission de l’Action française d’entrer en clandestinité pour échapper à la surveillance de la police consécutive au 6 février 1934. En juin 1936, après la victoire du Front populaire, ces responsables, principalement Jean Filliol et Eugène Deloncle, créent l’OSARN (Organisme Social d’action régulatrice nationale), nom que Eugène Deloncle revendique lors de l’instruction judiciaire en 1937 plutôt que celui de Comité secret d’action révolutionnaire (CSAR). Si l’Action française sait que le CSAR existe, c’est que la grande majorité des dirigeants de cette nouvelle organisation vient de ses propres rangs ou de son organisation de jeunesse, les Camelots du Roi, tels que : Eugène Deloncle, l’ingénieur ; Aristide Corre, l’homme de lettres ; le duc corse, Joseph Pozzo di Borgo ; le docteur Henri Martin ; Jean Filliol dit « le tueur » ; Mais pour les membres de la Cagoule, lassés de l’attentisme de Pujo et de Maurras, l’heure est venue d’agir. En janvier 1935, Deloncle démissionne et fonde, dans le secret le plus absolu, l’organisme conspirateur. Ami intime d’Eugène Deloncle, Eugène Schueller, fondateur de la société l’Oréal, met ses moyens personnels à disposition de la Cagoule qui organise des réunions dans son propre bureau du siège de la société. Des jeunes gens, amis et étudiants pour la plupart, résidant à l’internat des pères maristes (au 104, rue de Vaugirard à Paris), fréquentent alors les chefs de la Cagoule. Sans tous adhérer au mouvement ou faire état publiquement d’une quelconque approbation, il y parmi cette bande d’amis Pierre Bénouville (issu de l’Action française), Claude Roy et André Bettencourt[1]. Le nom de Georges Loustaunau-Lacau, officier de l’armée française et fondateur des réseaux “”Corvignoles””, apparaît également. Action subversive [modifier] Anticommuniste, antisémite et antirépublicain, ce mouvement est de tendance fasciste. À partir de 1935, ce groupe mène des actions de déstabilisation de la République. Le 13 février 1936, de futurs membres de la Cagoule commettent une tentative d’assassinat contre Léon Blum. À la fin du mois de novembre 1936, Deloncle rencontre le général Henri Giraud [2]. Giraud promet son aide à Deloncle en cas de soulèvement communiste et Deloncle lui annonce que les cagoulards se rangeraient sous ses ordres en échange. Très satisfait, Giraud « est évidemment d’accord pour travailler avec les gens de l’OSARN et souhaite la meilleure réussite à l’entreprise de Deloncle et Duseigneur… » [3],[4] . L’économiste soviétique Dimitri Navachine est assassiné le 23 janvier 1937 près de la porte d’Auteuil. L’organisation exerce aussi une répression impitoyable auprès de ses membres coupables d’indélicatesses. Sont ainsi éliminés Léon Jean-Baptiste en octobre 1936 et Maurice Juif le 8 février 1937, probablement pour des malversations financières. Le mouvement tisse des liens avec des dirigeants fascistes du gouvernement de Benito Mussolini en Italie et acheminent des armes au général Francisco Franco en Espagne. En échange, La Cagoule obtient un appui financier. Les frères Carlo et Nello Rosselli, deux intellectuels antifascistes italiens, sont ainsi assassinés le 9 juin 1937 pour le compte des services de renseignement fascistes à Bagnoles-de-l’Orne. Le CSAR reçoit des armes du gouvernement italien en contrepartie. En août 1937, il est organise la destruction à l’aérodrome de Toussus-le-Noble d’avions destinés à l’Espagne républicaine. Le 11 septembre 1937, le groupement provoque un attentat à la bombe contre la Confédération générale du patronat français (4, rue de Presbourg à Paris)[5] et l’Union des industries métallurgiques (45, rue Boissière à Paris), dans le but de faire accuser les communistes. Deux agents de police, en faction devant les bâtiments, sont tués par l’explosion. L’enquête permet d’établir la responsabilité des membres de la cagoule clermontoise, rassemblés au sein du groupe dénommé les Enfants de Gergovie. Plusieurs de ces membres appartiennent à l’encadrement de l’usine Michelin. Pierre Michelin, fils de l’un des fondateurs de l’usine, est lui-même suspecté d’avoir aidé au financement de cette section de la Cagoule.[6] Pire, dans une interview accordée à l’hebdomadaire Marianne fin janvier 1938, un enquêteur dévoile que Pierre Michelin était l’un des chefs de cette section. Après l’échec de leur coup d’État dans la nuit du 15 au 16 novembre 1937, le complot est mis au jour. Le ministre de l’intérieur Marx Dormoy fait démanteler l’organisation dès la fin du mois de novembre. Des caches d’armes réparties sur tout le territoire sont découvertes. En 1938, plus de cent vingt membres de la Cagoule sont arrêtés. Cela ne permet cependant pas de détruire complètement ses ramifications dans les milieux économiques, en particulier dans les grandes entreprises qui, selon les Renseignements généraux et la police judiciaire, ont financé le mouvement terroriste. Le 5 juillet 1941 Marx Dormoy sera assassiné à l’hôtel du Relais de l’Empereur de Montélimar par d’anciens membres de l’organisation terroriste. Pendant la Seconde Guerre mondiale [modifier] Après l’armistice de juin 1940, plusieurs membres ou sympathisants de la Cagoule se rallièrent au gouvernement de Vichy. Parmi eux beaucoup d’adeptes de la “”France seule”” croient en un double jeu de Pétain. Cette espoir se dissipera progressivement avec la rencontre de Montoire, puis la libération de Laval le 17 décembre 1940. Jean Filliol Eugène Deloncle, fondateur du Mouvement social révolutionnaire (MSR), qui fusionne ensuite avec le Rassemblement national populaire (RNP) de Marcel Déat. Joseph Darnand, chef la Cagoule à Nice, il fonda le Service d’Ordre Légionnaire en zone nord qui fut interdit par l’armée Allemande. Antiallemand au début de l’occupation, il tenta par deux fois d’établir des contacts avec Londres (par l’intermédiaire de Groussard, puis du gouvernement d’Alger). Par la suite il fut l’un des piliers de la Collaboration. Fondateur de la Milice, il devint Obersturmführer de la SS, et Secrétaire au Maintien de l’Ordre du gouvernement de Vichy. Jean Bassompierre, Membre de la LVF puis de la division Charlemagne des Waffen-SS. Jean-Marie Bouvyer, complice du meurtre des frères Rosselli et chef du service d’enquête du Commissariat général aux questions juives à partir d’avril 1944. [2] le docteur Henri Martin, fasciste antiallemand il s’oppose à Laval et Darlan avant d’être incarcéré par Pucheu, il s’évadera pour rejoindre le maquis. Il participera à la libération de Lyon puis s’engagera dans la VIIe armée américaine. Gabriel Jeantet attaché au cabinet du Maréchal Pétain, il rejoindra plus tard la résistance et sera arrêté et déporté en 1944. Simon Arbellot François Méténier Yves Dautun Eugène Schueller André Bettencourt dirige l’organe de propagande antisémite La Terre française, il rejoindra la résistance au début 1943. Jacques Corrèze Membre de la LVF Mais beaucoup de cagoulards étaient de fervents nationalistes, antiallemands et hostiles à toute compromission avec l’occupant. La lutte pour la libération de la patrie devient donc une priorité, d’autant qu’en 1940 beaucoup voient dans le régime Nazi (pacte germano-soviétique) et leurs alliés de Vichy (avec des personnalités comme le socialiste Déat ou l’ancien communiste Doriot) une aventure internationaliste, voire “”de gauche””. Les retournements d’alliance de juin 1941 viendront trop tard pour ceux qui se sont engagés contre l’occupant, d’autant que la nouvelle croisade européenne contre le bolchevisme des Nazis présentera un aspect supranational peu compatible avec l’idéologie cagoularde. Pour ces adeptes du complot et de l’action clandestine, la Résistance est une option naturelle. Et on trouvera des anciens de la cagoule parmi les premiers résistants: Claude Hettier de Boislambert, qui devient dès juin 1940 un proche collaborateur du général de Gaulle. Maurice Duclos également l’un des premiers à rejoindre Londres, avait fait de la prison dans les années 1930 suite à une affaire de trafic d’arme pour le CSAR. Pierre Fourcaud : fondateur du réseau Brutus. Il a été désigné comme un ancien membre de la cagoule par Duclos, l’a nié lui-même avant d’avouer à Dewarvin en avoir fait partie avant de la quitter suite à un attentat violent. Georges Loustaunau-Lacau : fondateur du réseau Alliance. Marie-Madeleine Fourcade, Léon Faye, François Méténier : membres du réseau Alliance. Pierre Bénouville. Corvisart. Paul Dungler : fondateur du réseau Septième colonne d’Alsace. Alfred Heurteaux : fondateur du réseau Hector. Claude Lamirault : rejoint Londres en octobre 1940, sera parachuté pour créer le réseau Jade-Fitzroy. Joseph Pozzo di Borgo, Aristide Corre, Michel Harispe. André Dewavrin, qui travaillait à Londres avec Duclos et Fourcaud a été accusé par André Labarthe d’avoir fait partie de la Cagoule avec la carte n°93. Cette accusation ne s’est pas avérée. Pendant la guerre le réseau d’influence de la Cagoule semble donc s’étendre à la fois au cœur de la France libre et dans le régime de Vichy. C’est ainsi par exemple que le 20 août 1940, Maurice Duclos envoyé en France par De Gaulle, peut rencontrer des proches collaborateurs du Maréchal Petain par l’intermédiaire de Gabriel Jeantet. L’ancien cagoulard Georges Groussard fonde les groupes de protection du maréchal Pétain mais aussi le réseau de Résistance « Gilbert » alors que Jacques Lemaigre-Dubreuil, ancien financier de L’Insurgé, le journal de La Cagoule, soutient le général Giraud, quand Jacques Corrèze, après avoir combattu sur le front de l’Est rentre en France au sein d’un réseau de la résistance. L’après-guerre [modifier] À la Libération, Bouvyer bénéficie du témoignage en sa faveur de François Mitterrand, passé à la résistance en 1942. En effet, Bouvyer a caché chez lui du matériel et fabriqué de faux papiers pour le Mouvement national des prisonniers de guerre, le mouvement dirigé par François Mitterrand et Maurice Pinot. D’autres témoins, comme le capitaine FFI Maubois, ont également attesté de services rendus. Bouvyer a noué une amitié personnelle avec F. Mitterrand. Lors de son procès, il affirme avoir renié ses idées des années 1930, se disant prêt à dénoncer tous les dirigeants de la Cagoule qu’il connaît et même à s’entendre avec les communistes autrefois abhorrés[7]. La mère de Jean-Marie Bouvyer devient en 1946 la marraine de Jean-Christophe Mitterrand. Le procès de la Cagoule eut lieu en 1948. Bibliographie Christian Bernadac, Dagore, les carnets secrets de la Cagoule ; Philippe Bourdrel, La Cagoule, éd. Albin Michel, 1998 ; Brigitte et Gilles Delluc, 2005 : “”Jean Filliol, du Périgord à la Cagoule, de la Milice à Oradour””, Pilote 24 édition ; Frédéric Freigneaux, “”La Cagoule: enquête sur une conspiration d’extrême droite””, dans L’Histoire, n°159, octobre 1992, p.6-17. Pierre Péan, Le Mystérieur Docteur Martin, éd. Fayard, 1993 .* Emile Decroix, “”Complot contre la France. Sous la cagoule… Qui???””, ed. Paix et Liberté, 1937 Michel Ferracci-Porri, Beaux Ténèbres (Ed.Normant 2008)] Notes et références [modifier] ? . En 1945, Eugène Schueller exprimera toute sa gratitude envers Mitterrand et Bettencourt pour avoir témoigné en sa faveur lors de son procès pour collaboration en nommant le premier directeur du magazine Votre Beauté puis en finançant sa campagne électorale dans la Nièvre en 1946 et le second en le nommant à la direction de son groupe de cosmétique. Schueller aura aussi contribué au lancement de la carrière de François Dalle, autre mariste de la rue de Vaugirard [1] ; Sur les relations troubles du trio Dalle, Bettencourt, Mitterrand, voir Une histoire sans fard – L’Oréal, des années sombres au boycott arabe par l’historien israélien Michel Bar-Zohar chez Fayard. ? Pierre Péan. Le Mystérieux Docteur Martin, p. 140 ? Selon Péan, le colonel Charles de Gaulle était présent mais les biographes de Giraud ne mentionnent pas cet entretien. Par ailleurs, De Gaulle n’a jamais été accusé d’appartenir à la Cagoule hormis une évocation sans la moindre preuve par Henry de Kérillis, ancien député de Neuilly-sur-Seine dans un pamphlet publié en 1945. ? voir aussi Éric Roussel, Charles de Gaulle, éd. Gallimard, 2002, p. 57. ? Selon des sources familiales, François Méténier, industriel à Chamalières, dans le Puy-de-Dôme, est le principal suspect. ? Philippe Mangeon, Biographie de Robert Marchadier ? Pierre Péan, Une jeunesse française, éd. Fayard, 1994, p 540-541 Récupérée de « http://fr.wikipedia.org/wiki/La_Cagoule »”,”FRAV-122″
“FONTENIS Georges”,”Non-conforme.”,”FONTENIS Georges milita nel movimento libertario da più di sessant’anni e di questo è stato uno degli animatori. Fu direttore del Libertaire, pubblicazione del 2° dopoguerra, al servizio della lotta antifranchista in Spagna e in campo nella guerra d’ Algeria. Ha incontrato lungo il suo cammino personaggi come André BRETON, Albert CAMUS, opposti tra loro. E’ stato amico di George BRASSENS e sul piano politico di un Daniel GUERIN o di un CASTORIADIS. Nel movimento libertario ha sempre rifiutato il conformismo e l’ intolleranza. Da qui il titolo di questo opuscolo, per un vero pensiero libero. Marx, Weber e l’ antisemitismo storico. “”C’est alors que le Juifs, adonnés jusqu’alors surtout aux métiers manuels, vont se diriger vers une occupation principale, le commerce. K. Marx (1) et, plus précisément Max Weber, verront dans l’ Histoire des Juifs de cette époque, la constitution d’ unn “”peuple paria””, qui jusqu’alors tirait sa subsistance de l’ agriculture et de l’ artisanat, qui se transforme en une population surtout commercante (avec une prédominance du commerce de l’ argent). Il faut considérer que le “”prêt d’argent”” devient la profession principale des Juifs du XIII siècle en Occident et plus tard encore en Europe Centrale et en Espagne, les chrétiens jugeant ce commerce indigne. C’est alors que les haines populaires violentes, dues aux premières conséquences du développement capitaliste, firent apparaître les Juifs comme “”le bouc émissaire”” par excellence, porteur du mal, du malheur, du péché. Le véritable antisémitisme naissait.”” (pag 46) (1) L’ étude des problèmes juifs par K. Marx (Oeuvres philosophiques, tome I, p. 207 à 210, Ed. Costes, 1927) a poussé à y trouver de l’ antisémitisme. C’est absurde. “”Il n’empêche que l’ anticapitalisme de la gauche la plus extrême fut parfois le vecteur d’un antisemitisme, sans doute purement verbal mais non moins déplorable. Des blanquistes, certes mais aussi Fourrier, Benoît Malon, Proudhon, les radicaux souvent, le journal “”Le Père Peinard””, anarchiste, Georges Sorel et Emile Pataud condamnent les Juifs, confudus avec la Haute Banque et les pires exploiteurs.”” (pag 52)”,”ANAx-252″
“FONTENIS George”,”Manifeste du communisme libertaire (1953).”,”FONTENIS George (1920-) segretario generale della Federation anarchiste, poi iniziatore della sua trasformazione in Federation Communiste Libertaire (FLC) dopo una scissione nel 1953. Partecipa alla storia delle organizzazioni: MCL, prima OCL, UTCL, Alternative libertaire. “”Avec étonnement, nous découvrions aussi que l’ analyse matérialiste telle que les marxistes la concoivent ne constituait pas du tout une divergence aux yeux du courant libertaire de la 1ère Internationale, que la frontière entre marxisme et anarchisme n’était pas toujours très nette. Nous en venions à poser le problème de l’ organisation révolutionnaire, de son rôle et nous cherchions une filiation avec l’ Alliance de Bakounine et la “”Plate-forme d’ Archinov””. Nos recherches, nos découvertes, nos réflexions paraissaient dans une rubrique du “”Libertaire”” intitulée “”Problèmes Essentiels”” et dans la revue “”Etudes Anarchiste””. Le Manifeste rédigé par Georges Fontenis en exprime la plus grande partie””. (pag 6) (scritto di Guy Bourgeois)”,”ANAx-261″
“FONTENIS Georges”,”Changer le monde. Histoire du mouvemen communiste libertaire, 1945-1997.”,”‘Changer le monde’ è l’edizione riveduta, corretta e aumenata dall’autore, di ‘L’Autre communisme’ libro pubblicato nel 1990 nell’edizione Acratie. Dopo aver fatto i suoi primi passi in politica all’epoca del Fronte Popolare, Georges Fontenis ha fatto parte del movimento libertario per più di sessant’anni. Segretario generale della Federation anarchiste dal 1946 (Federazione anarchica), è stato un animatore della ricostruzione del movimento dopo la ‘Liberazione’. Il giornale ‘Le Libertaire’ a qual tempo aveva una tiratura di 100 mila esemplari, al primo livello dei periodici dell’epoca. Questo libro ricorda le fonti del movimento anarchico nella Prima internazionale e ne sottolinea le ombre e le luci, i punti di forza e di debolezza. E’ una testimonianza capitale – testi e referenze in appoggio – per conoscere la vita di questa corrente libertaria di cui fu per lungo tempo il portavoce combattendo il preteso “”comunismo”” staliniano, e il discorso liberale che domina ancora oggi, e una certo anarchismo vago e sentimenale. ‘Changer le monde’ è nello spirito di quelli che si raccolsero attorno al Libertario negli anni 1950, artisti e poeti, da George Brassens a Armand Robin, da André Breton a Benjamin Péret. “”C’est-ce jour du 22 juin [1958] que notre liaison des anciens militants de la FCL, prend le nom d’ ‘Action communiste’. Je crois me rappeler le motif du choix de cette dénomination: nos camarades italiens des GAAP avaient repris notre appellation de FCL, puis avaient opéré une fusion sous le nom de ‘Azione comunista’ avec des dissidents révolutionnaires du PC italien dont le leader était Giulio Seniga ancien membre de la direction du PCI. Cette fusion fut d’ailleurs éphémère, «des nostalgiques du léninisme paléolithique et des léninistes d’occasion» selon notre camarade Pier Carlo Masini cherchant à s’emparer de Azione comunista et à chasser ou décourager les communistes libertaires et, de son côté, Pier Carlo Masini se rapprochant d’une tendance du Parti socialiste italien”” (pag 157-158)”,”ANAx-412″
“FONVIEILLE-ALQUIER François, a cura di Gianni RIZZONI; scritti di F. RABELAIS”,”François Rabelais.”,”””Meglio è di risa che di pianti scrivere”” (Rabelais) (in apertura) Rabelais e Balzac, due celebri turennesi “”Sono dozzine e dozzine le allusioni e gli omaggi a Rabelais che si possono incontrare nella ‘Commedia Umana’. Sia in ‘Pelle di Zigrino’ o nella ‘Fisiologia del matrimonio’, nel ‘Giglio della valle’ o nel ‘Cugino Pons’. Rabelais è sempre presente, e continuamente onorato come un maestro di pensiero. (…) Non contento di averlo posto al primo rango tra i grandi geni dell’umanità («è il più gran genio della Francia nel Medio Evo, il solo poeta che possiamo opporre a Dante», Balzac si è sforzato di entrare così totalmente nell’universo rabelsiano, da potere, senza alcuno sforzo, parlare la lingua stessa di Maître François. Fin dalla sua prima giovinezza, Balzac ha imitato Rabelais, in seguito gli ha preso a prestito, senza alcuna esitazione, decine e decine di espressioni di suo gusto, trovandole immaginifiche e degne di sopravvivere. Alcuni pazienti studiosi hanno stilato un catalogo di questi prestiti o, come potremmo anche definirli, di questi “”furti”” che onorano al tempo stesso chi li ha compiuti e chi li ha subiti. Ma è evidentemente nei ‘Racconti Ameni’ (Contes drôlatiques) che Balzac si identifica più strettamente con Rabelais, parla con le sue parole, ha i suoi tic, colleziona i suoi giochi di parole, si abbandona, infine, alle stesse elencazioni di termini avvicinati soltanto per il loro effetto comico: «Questo è un libro di alta digestione, pieno di amenità di gusto piccante, imbandite per quei famosissimi ghiottoni e bevitori preziosissimi ai quali si rivolgeva il nostro più illustre compaesano, François Rabelais». E Balzac è arrivato a una tale perfezione in questo «alla maniera di Rabelais» che, in certi passaggi, ci si chiede seriamente quale dei due celebri turennesi li abbia scritti”” (pag 134)”,”VARx-009-FER”
“FONZI Paolo”,”Oltre i confini. Le occupazioni italiane durante la seconda guerra mondiale (1939-1943).”,”Paolo Fonzi è ricercatore di storia contemporanea presso l’Università del Piemonte Orientale. Ha vissuto diversi anni a Berlino ha lavorato presso la Humbolt Universitat. I suoi interessi comprendono la storia tedesca, italiana e greca, le relazioni tra le potenze dell’Asse negli anni Trenta e Quaranta e la storia economica e sociale dei Paesi occupati dalla Germania e dall’Italia. Ha pubblicato articoli e volumi tra cui ‘La moneta del grande spazio. Il progetto nazionalsocialista di integrazione monetaria europea, 1939-1945’ (Unicopli, 2011) e ‘Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia’ (1941-43)’ (Carocci, 2019). La sentenza del tribunale alleato di Norimberga sulla fucilazione degli ostaggi “”Uno strumento di repressione ampiamente usato e legato all’internamento fu la fucilazione di ostaggi. Sebbene non vi siano numeri a riguardo, sappiamo che questa pratica fu usata in modo crescente con lo svilupparsi della resistenza in Slovenia, Croazia, Grecia (115) e, seppur non nella misura raggiunta dai tedeschi (116), fu un aspetto importante delle strategie di repressione italiane. Nel diritto internazionale vigente durante la seconda guerra mondiale la pratica della fucilazione di ostaggi aveva una posizione assai ambigua. Non vi era, di fatto, una codificazione stringente in merito, come testimonia il verdetto del tribunale alleato che condusse il settimo processo secondario di Norimberga, quello contro i generali tedeschi detto anche «processo degli ostaggi». Il tribunale, pur affermando che tale pratica era caduta in disuso in tempi moderni, sostenne che secondo le norme vigenti l’occupante aveva il diritto di prendere ostaggi e di fucilarli come deterrente di azioni dirette contro di esso. Pertanto le sentenze di condanna pronunciate in quel processo si basarono sulla mancata osservazione di norme procedurali nella fucilazione degli ostaggi, come ad esempio il numero dei fucilati, la fondatezza delle motivazioni, la mancata celebrazione di processi – e non sul fatto che l’atto in sé fosse illegale (117). La ricezione della dottrina internazionale nella legge di guerra italiana del 1938 era, però, molto più restrittiva rispetto a questa interpretazione dei tribunali di Norimberga (118)”” (pag 135) [(115) Sulla Slovenia A. Osti Guerrazzi, L’esercito italiano in Slovenia, cit., p. 38; sulla Croazia S. Schmid ‘Deutsche und Italianische Besatzung, cit., pp. 331-344; sulla Grecia, P. Fonzi, Fame di guerra, cit., pp: 123-128; (116) Con il cosiddetto ‘Sühnenbefehl’ del settembre 1941 Wilhelm Keitel, capo dell’OKW, ordinò che per ogni soldato ucciso fossero da giustiziare da 50 a 100 civili; (117) K.C. Priemel – A. Stiller, NMT: Die Nürnberger Militärtribunale zwischen Geschichte. Gerechtigkeit und Rechtsschöpfung, Hamburger Edition, Hamburg, 2013]”,”ITQM-259″
“FONZI Paolo”,”Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia (1941-43).”,”Paolo Fonzi è borsista della Fondazione Gerda Henkel presso l’Università von Humboldt di Berlino, dove svolge ricerca e attività didattica: Ha dedicato ampi studi alla politica di occupazione nazionalsocialista, alla storia economica e politica del Terzo Reich (‘La moneta nel grande spazio’, Milano, 2011) e alla comparazione tra le politiche di occupazione italiane e tedesche durante la Seconda guerra mondiale. La decisione di attaccare la Grecia (presa in modo precipitoso e irrazionale) (pag 17) “”Il 17 giugno 1942 un piccolo gruppo di armati capeggiato da Thanasis Klaras, meglio noto con il nome di battaglia di Aris Velouchiotis, si presentò in un villaggio dell’Evritania poco distante da Karpenisi di nome Domnitsa. Aris, membro del Partito comunista di Grecia (KKE) dal 1924, internato da Metaxàs e rimesso in libertà in seguito a una “”dichiarazione di pentimento””, faceva da tempo pressioni sulla dirigenza comunista affinché si formassero bande armate per combattere l’occupante. Osteggiato nel suo stesso partito, egli fu inviato nel novembre 1941 nella Grecia centrale per formare una prima banda, ma dopo pochi mesi a causa di difficoltà di rifornimento essa era prossima alla dissoluzione. Vinte le resistenze della dirigenza del partito, che insisteva perché si seguisse una tattica graduale, il leader partigiano decise quindi di cercare il contatto con la popolazione e, entrato a Domnitsa nel giugno 1942, dichiarò l’inizio della lotta armata contro l’invasore. L’episodio appena raccontato è divenuto leggendario nella storiografia e memorialistica greca. Viene narrato in numerose pubblicazioni come il primo atto della resistenza armata che l’EAM (Ethnikò Apelephterikò Mètopo, “”Fronte di liberazione nazionale””), l’organizzazione politica, e l’ ELAS (Ellenikòs Laikòs Apeleftherikòs Stratòs, “”Esercito greco di liberazione popolare””), il suo esercito popolare, condussero contro gli italiani e tedeschi. Costituito il 27-28 settembre 1941, l’EAM era formato, oltre che dal KKE, dal Partito socialista di Grecia (SKE) e dall’Unione di democrazia popolare (ELD). Il Partito comunista assunse fin da subito una posizione predominante nel “”fronte”” e caratterizzò il movimento in senso politicamente e socialmente rivoluzionario. Nella sua fase di maggiore espansione, l’estate del 1943, l’ELAS contava 25.000 uomini e aveva liberato grosse aree della Grecia centrale creandovi istituzioni di democrazia diretta (‘Leokratia’). Nel settembre dello stesso anno, secondo una stima britannica, l’ELAS contava tra le 50.000 e 75.000 «riserve potenziali in villaggi» (1)”” (pag 146) [(1) Fonti britanniche danno questa stima (Lymperatos, 2007, p. 20). Tsoutsoumpis (2016, p. 85) riporta per l’agosto 1943 una stima sensibilmente più bassa, di 15.000 uomini. La stima delle riserve potenziali è in B/107/11/1938, Greece, 29 settembre 1943. NA London HST/619, che riporta anche una stima differente degli armati: 17.500 uomini nell’Elas, 5.500 nell’Edes. Un documento tedesco del luglio 1943 riportava una stima di 18.000-20.000: OB Südost (Okdo. H. Gr E). Banden in Griechenland, 3 luglio 1943. BA MA RH19VII-55] Le origini sociali della resistenza armata (pag 148-149) L’adesione del mondo agro-pastorale, le reti costituite da comitati locali in piccole cittadine di provincia ecc.”,”GREx-028″
“FOOT M.R.D.”,”Resistance. An Analysis of European Resistance to Nazism, 1940-45.”,”FOOT M.R.D. è nato a Londra nel 1919, ha studiato ad Oxford. Ufficiale dell’ esercito dal 1939 al 1945, ha ricevuto la croce di guerra di Francia per i servizi con la resistenza in Gran Bretagna. Ha insegnato per 12 anni ad Oxford e poi è stato professore di storia moderna a Manchester per sei anni dedicando il resto della sua vita alla ricerca storica. Ha curato l’ edizione dei ‘Gladstone Diaries’ e ha scritto una storia del ‘SOE in France’. “”La storia della resistenza tedesca a Hitler in parte è una splendida leggenda e in parte verità. Essa fu lanciata internazionalmente da un insospettabile partito di storici di professione ed ex-resistenti alla prima conferenza sulla resistenza europea, a Liegi nel 1958. Il Professor Krausnick, che supervisionava il lancio, aveva guadagnato la gratitudine degli storici per gli altri suoi lavori; questo provocò una certa sorpresa.”” (pag 300)”,”GERR-025″
“FOOTMAN David”,”The Primrose Path. A biography of Ferdinand Lassalle.”,”””Lassalle planned an autumn tour to Switzerland and Italy. He wrote to ask Marx for a introduction to Garibaldi. In September he arrived in Zürich with a fairly large party, including the Countess Ludmilla Assing. They drank a good deal of champagne, and we hear of a fracas at a restaurant, involving Gottfried Keller the poet. Another poet whom Lassalle met in Switzerland was Georg Herwegh, who, after a somewhat inglorious revolutionary career, was now living in Geneva on his wife’s income. A more impressive figure was Wilhelm Rüstow, ex-regular officer in the Prussian Army and also a veteran of 1849. After ten dreary years as a political émigré and journalist Rüstow had volunteered for the Sicilian campaign and served with distinction as a Colonel on Garibaldi ‘s staff. “”Quando Lassalle e la Contessa lasciarono la Svizzera per l’ Italia essi portarono Rüstow con loro. Dopo pochi giorni a Venezia essi arrivarono a Genova ai primi di novembre. Qui essi incontrarono membri dell’ estrema del Sinistra del movimento di liberazione nazionale italiano. Il 14 Lassalle andò a Caprera e spese quattro giorni con Garibaldi nel suo ritiro isolano. Poi ritornò a Genova.”” (pag 129)”,”LASx-036″
“FORASACCO Denis”,”Vittoria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco laureato in Lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania). “”non ce ne importa nulla delle possibilità di sconfitta: queste per Noi non esistono”” (Vittoria) Victorian Compromise: crescita senza freni dell’impero britannico nel XIX secolo, spinto dalla rivoluzione industriale e con una condizione di degrado della working class e una condizione della famiglia in cui le figlie delle classi sociali agiate erano allevate come “”angeli del focolare””… (pag 9)”,”UKIx-139″
“FORASACCO Denis”,”Jack lo squartatore. Il più celebre serial killer della storia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”UKIx-141″
“FORASACCO Denis”,”Elisabetta d’Austria. L’anarchico e l’imperatrice ribelle.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internazionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”AUTx-049″
“FORASACCO Denis”,”Rita Levi Montalcini.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”Non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi della sapienza”” Rita Levi Montalcini (in 4° di copertina) Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”SCIx-539″
“FORBICE Aldo”,”Scissioni sindacali e origini della UIL.”,”Aldo FORBICE, giornalista e autore di numerosi saggi di politica economica e di storia del movimento sindacale. Tra le sue pubblicazioni: ‘I socialisti e il sindacato’, ‘La Federazione CGIL-CISL-UIL tra cronaca e storia’, Austerità e democrazia operaia. Intervista a Giorgio Benvenuto’, ‘Il sindacato dei consigli’.”,”MITT-032″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”FORCELLA giornalista e scrittore è stato redattore del ‘Mondo’ e corrispondente romano della ‘Stampa’, editioralista del ‘Giorno’. Oggi è editorialista di ‘Repubblica’. MONTICONE insegna storia moderna presso la Lumsa di Roma. E’ autore di vari libri tra cui ‘Gli italiani in uniforme, 1915-18. Intellettuali, borghesi e disertori’ (1972).”,”ITQM-002″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Pag IX-X citazioni a favore della guerra di Giustino FORTUNATO e Guido DORSO Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza”,”QMIP-064″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-207″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-208″
“FORCELLA Enzo”,”La Resistenza in convento.”,”Enzo Forcella (Roma 1921-1999), giornalista e scrittore, ha lavorato al ‘Mondo’ di Pannunzio, a ‘La Stampa’ e al ‘Giorno’. E’ stato editorialista fin dalla fondazione del giornale ‘La Repubblica’. Ha scritto: ‘Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale’, (con Alberto Monticone), 1968 e ‘Celebrazione di un trentennio’ (1974) Ruolo decisivo del Vaticano che ospita e nasconde ebrei, aristocratici, scrittori importanti, politici antifascisti; i rapporti con i tedeschi e il CLN Nenni rifugiato in Vaticano (pag 113-115) ‘Negli elenchi degli ospiti che, a diverse riprese, sono usciti dagli archivi del Laterano è registrata generalmente la data dell’ingresso, ma non il periodo o i diversi periodi della permanenza; e, poiché Nenni ha fatto il possibile per confondere le tracce dei suoi soggiorni nel Seminario, per ricostruirne il percorso occorre integrare i pochi accenni contenuti nel diario con i dati ricavati dalle altre testimonianze. A cominciare dall’inizio. «Sono tornato da iersera, con le prime ombre della sera, in Laterano, insieme con Ruini e Casati. Oggi la nostra piccola brigata si è accresciuta di una nuova recluta: Pietro Nenni, segretario del Partito socialista e direttore dell'””Avanti!””, giornale per ora clandestino. Così con il contatto quotidiano degli esponenti delle maggiori correnti politiche sarà possibile cementare la nostra alleanza e fortificare il Comitato di Liberazione Nazionale» annota Bonomi sotto la data del 19 novembre 1943 (14). Invece secondo monsignor Palazzini, all’epoca coadiutore di monsignor Ronca nella direzione del Seminario e addetto in particolare ai rapporti con gli ospiti politici, il leader socialista era in Laterano già da due mesi essendovi entrato nella seconda metà di settembre (15). Impossibile stabilire chi dei due ricorda male. Ma sicuramente Nenni, pur uscendone spesso per periodi più o meno lunghi (ai primi di maggio trascorre addirittura una settimana a Milano), dall’ottobre-novembre del ’43 sino ai giorni della Liberazione avrà permanentemente a disposizione la sua stanza in Laterano. Le testimonianze e l’aneddotica in proposito sono sin troppo abbondanti. «Ricordo la corsia delle nostre celle in quest’ordine: Saragat, io, De Gasperi, Soleri, Casati, Bonomi, Nenni», scriverà Meuccio Ruini (16), che subito dopo conferma la presenza di Nenni anche durante la notte in cui si era temuta l’irruzione dei tedeschi in Laterano. Deve essere dopo quel falso allarme che Nenni – come ricorda ancora monsignor Palazzini – affidò all’assistente di monsignor Ronca il manoscritto di una storia del Partito socialista che stava scrivendo. (…). Il 24 marzo (proprio il giorno successivo all’attentato di via Rasella che il presidente del Cln, come vedremo, finge di ignorare) Bonomi registra: «Sono tornato ieri sera in Laterano. E’ qui con me il senatore Casati. C’è qui, tutto solo, Pietro Nenni, il delegato dei socialisti. Gli annunzio le mie dimissioni da presidente del Comitato. Stupore ed esortazioni perché io rimanga» (18). Ed è ancora là una settimana dopo quando con Bonomi scrivono il comunicato di condanna per l’eccidio delle Ardeatine. (…) Sandro Pertini, in uno dei suoi frequenti incontri in quei mesi lo aveva avvertito: «il suo rifugio era poco consono con i doveri di un combattente antifascista e un giorno gli sarebbe stato rimproverato» (24). Negli anni e nei decenni successivi la storia del leader del socialismo italiano, fervente rivoluzionario e convinto anticlericale, che se ne sta nascosto in convento «vestito da prete» mentre i suoi compagni e seguaci sono rimasti fuori allo sbaraglio costituirà uno dei motivi ricorrenti della polemica politica. Sono per la maggior parte accuse ingiuste e strumentali. L’ospitalità del Laterano, per Nenni e gli altri dirigenti del Cln, costituiva un rifugio non una fuga. Ogni volta che ne uscivano per svolgere il loro lavoro clandestino rischiavano l’arresto, la deportazione, la morte. Ciò che rimane, a tanti anni di distanza, sconcertante non è tanto la «scelta del convento» quanto il tentativo di nasconderla, o quanto meno di misconoscerne il significato e la portata. Il paradosso del papa che in nome della «santità» di Roma chiede una sorta di salvacondotto per i cittadini della città occupata è Il paradosso nel quale vivono anche i suoi ospiti. Prenderne atto, però, avrebbe significato riconoscere l’ambiguità della situazione; incrinando quella sorta di «storia sacra» dell’antifascismo e della Resistenza che i suoi protagonisti, nel momento stesso in cui la vivevano, stavano elaborando’ (pag 113-115) [(14) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit, pp. 133-34; (15) Palazzini, ‘Il clero e l’occupazione tedesca di Roma’, cit., p. 21; (16) Ruini, ‘Ricordi’, cit., pp. 84-85; (18) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit., p. 163; (24) Il consiglio di Pertini riportato in Zangrandi, ‘1943: 25 luglio – 8 settembre’, cit., p. 802, nota 53]”,”ITAR-269″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza “”Una cellula di propaganda socialista”” (pag 213)”,”QMIP-002-FC”
“FORCHIELLI Alberto”,”Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi.”,”Alberto Forchielli (Bologna 1955) è sposato e ha due figli. E’ fondatore e presidente del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. Prima ancora è stato consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca mondiale. E in qualità di esperto di questioni asiatiche periodicamente viene ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti. Ha pubblicato: ‘Trova lavoro subito!’ (2015) e con Baldini e C. ‘Il potere è noisoso’ (2016). “”Una valida alternativa è imparare seriamente una professione manuale, come pasticcere, cuoco, pizzaiolo, potatore, sommelier, enologo, paramedico, badante professionale, maggiordomo, eccetera. Con una regola che deve tornare di moda: l’uso delle mani è ben più nobile di fare, per esempio, il bancario (in via di estinzione). (…) Usate le mani! (…)”” (pag 89-)”,”GIOx-111″
“FORCINA Marisa”,”Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij.”,”””Avevamo bisogno del marxismo non solo per farla finita con il populismo che ci aveva appena sfiorati, ma anche e soprattutto per impegnare una lotta senza quartiere contro il capitalismo sul suo stesso terreno”” (Trotsky, La mia vita, p. 148) (in apertura) Volume pubblicato con il contributo del CNR nel quadro del programma di “”Ricerche sul penisero etico-politico contemporaneo”” diretto da G.A. Roggerone. La ‘rivoluzione in permanenza’ di Marx “”Giusti, Maitan, Mandel, tutti rifacentesi ad alcuni passi delle opere di Marx, hanno voluto salvaguardarne la coerenza con le tesi di Trotsky. È stato messo in campo soprattutto il seguente passo di Marx più volte citato e variamente interpretato: «Mentre i piccolo-borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione e realizzando tutt’al più le rivendicazioni di cui sopra, è nostro interesse e nostro compito, rendere permanente la rivoluzione, sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano cacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione del proletariato non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano tutte nelle mani dei proletari (…). Il loro grido di battaglia deve essere: la rivoluzione in permanenza» (75). Come si vede, il concetto secondo il quale la dittatura del proletariato deve essere rivoluzione in permanenza significa che, come potere politico di transizione, guida, in una continua tensione, la trasformazione della società capitalista in comunista. Si tratta, cioè, del passaggio da una formazione economico-sociale antagonista ad una formazione economico sociale unitaria, attraverso un seguito di riforme incessanti, che colpiscono in modo sempre più ampio e radicale la proprietà privata dei mezzi di produzione e le sovrastrutture sociali, giuridiche e culturali che ne sono l’espressione. Così infatti si legge in un altro passo: «Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l’abolizione delle differenze di classe in generale, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento delle idee che germogliano da queste relazioni sociali» (76). Come si legge nelle citazioni sopra riportate, «la rivoluzione in permanenza» di Marx non è che un’espressione e non una teoria, è una locuzione che serve a chiarire esclusivamente un carattere temporaneo e contingente della rivoluzione. La continua tensione cesserà al momento in cui sarà abolita la proprietà privata. «La rivoluzione in permanenza» non è una categoria di fondo del pensiero marxiano, né della sua dimensione rivoluzionaria, ma si inserisce in maniera complementare nel quadro più ampio di tutta la sua problematica. D’altra parte, costituisce un insieme di spunti , per altro quantitativamente assai modesti, che si trovano solo in certi scritti destinati alla polemica o all’azione politica immediata, quale è appunto ‘L’indirizzo del Comitato Centrale della lega dei comunisti’, e di certi scritti storici, quali ‘Le lotte di classe in Francia’ e il ’18 Brumaio’, dove chiaramente, oltretutto, il concetto di rivoluzione permanente non è in alcun modo prioritario, o alternativo nei confronti del resto dell’opera marxiana. Si è anche tentato di far risalire la paternità della teoria a Parvus. Egli, dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese del 1904, pubblicò sull’ “”Iskra”” una serie di saggi su ‘Guerra e rivoluzione’, firmati con lo pseudonimo Molotov (77)”” (pag 36-38) [Marisa Forcina, ‘Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij’, Messapica, Lecce, 1976] [(75) K. Marx, ‘Indirizzo alla lega dei comunisti’, trad. it., in Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 365; (76) Marx-Engels, ‘Le lotte di classe in Francia’, ibidem, p. 463; (77) Cfr J. Deutscher, ‘Il profeta armato, cit., p: 142 e seg. e W. Giusti, ‘Il pensiero di Trockij’, Firenze, 1949, pp. 49-51] “”Trotsky poi, ha ribaltato completamente il rapporto enunciato da Marx e ripreso da Lenin tra democrazia e socialismo. Marx, infatti, aveva previsto in Germania e in Russia una rivoluzione democratica avanzata, che preludeva in modo ravvicinato, alla rivoluzione proletaria (80). I modi o i tempi del passaggio della rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista costituiscono il complesso problema che nasce dalle istanze fondamentali del socialismo scientifico: cioè il problema fondamentale della socializzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del potere. È quel processo di «ritmmazione storica» (come viene chiamato con termine suggestivo da U. Cerroni) (81), per mezzo del quale il potenziamento della democrazia politica può costituire una «passerella» per il socialismo (89). Lenin, infatti , aveva negato recisamente la possibilità di un timmediato trapasso dall’autocrazia al socialismo: «Notiamo (…) – egli affermava – che assegnando al governo provvisorio il compito di applicare il programma minimo, la rivoluzione elimina con ciò stesso le idee assurde e semianarchiche dell’applicazione immediata del programma massimo, sulla conquista quali (….) finire (pag 37-38)”,”TROS-032-FGB”
“FORD Ken”,”Rommel sconfitto. El Alamein, luglio 1942. Il cambio della marea.”,”””Dopo undici giorni di combattimenti, e la perdita di 13.560 uomini tra morti, feriti e dispersi, Montgomery aveva vinto la battaglia di El Alamein. Una grande vittoria era stata ottenuta a El Alamein, ma l’inseguimento dell’armata sconfitta di Rommel non fu per l’Ottava Armata il grande trionfo che avrebbe dovuto essere. La Panzerarmee Afrika, disorganizzata, frammentata, demoralizzata e a corto di carburante, era pronta per il colpo di grazia dell’Ottava Armata, di gran lunga superiore. Per tanti motivi, alcuni complessi e reali, altri immaginari e polemici, Montgomery permise alle forze di Rommel di scivolare via lungo la costa. Il 13 novembre Rommel era a Tobruk, e una settimana dopo a Bengasi. Più le forze dell’Asse si dirigevano a ovest, più corte diventavano le loro linee di rifornimento. Non fu una rotta, ma fu una ritirata ben organizzata. Non c’era più alcuna speranza che la Panzerarmee Afrika potesse rimettere insieme abbastanza forze da riprendere l’offensiva. Il suo destino fu definitivamente segnato l’8 novembre quando le armate anglo-americane sbarcarono in Algeria e Marocco ed entrarono rapidamente in Tunisia. Rommel ora aveva un esercito alleato di fronte e uno alle spalle. La fine inevitabile della guerra nel deserto arrivò il 13 maggio 1943 quando tutte le forze dell’Asse che anocra combattevano in Africa si arresero alle forze del generale Eisenhower. Il feldmaresciallo Rommel non era tra loro; la “”volpe del deserto”” era fuggita in Italia per continuare a combattere”” (pag 90-91) Cronologia. 12 agosto 1942. Montgomery arriva in Egitto per prendere il comando dell’Ottava Armata. Alexander ha già assunto il comando come comandante in capo del Medio Oriente al posto di Auchinleck. 31 agosto. Rommel lancia l’attacco finale per penetrare la linea di El Alamein. 1-4 settembre. Dopo due giorni di scontr, le forze dell’Asse non riescono a oltrepassare le robuste difese di Montgomery intorno a Alam Haifa Ridge e Rommel ritira il suo esercito. La sua ritirata è colpita nel fianco dalla Divisione neozelandese, ma il contrattacco viene sventato con perdite minime. Settembre-Ottobre. Rommel fortifica le sue difese e Montgomery continua ad accumulare truppe, pronto allo scontro decisivo sulla linea di El Alamein. 23 ottobre. Montgomery organizza il più massiccio sbarramento di artiglieria mai impiegato in Africa settentrionale e lancia l’operazione Lightfoot. Il XXX Corpo attacca i campi minati settentrionali delle posizioni di Rommel e tenta di liberare un’area per permettere al X Corpo di aprire due corridoi attraverso le difese dell’Asse. Una volta attraversata la linea tedesca, Montgomery intende portare i mezzi corazzati tedeschi a combattere alle sue condizioni. Il XIII Corpo lancia anche attacchi secondari a sud che però falliscono. (…) 1 novembre. Montgomery cambia di nuovo i suoi piani e decide di gettare le sue forze principali sulla linea a sud degli austrialini nell’operazione Supercharge. 2 novembre. La fanteria neozelandese attacca su un fronte di due brigate e infrange le difese tedesche. Un superbo combattimento della 9a Brigata corazzata tiene aperto un varco per permettere ai mezzi corazzati del X Corpo di passare. 3 novembre. La battaglia di logoramento comincia a far vacillare le difese tedesche. (…) 4 novembre. La battaglia di El Alamein è vinta. Le forze dell’Asse in ritirata si concentrano verso la litoranea, dirette verso il confine egiziano. 8 novembre. Le forze anglo-americane comandate dal generale Eisenhower sbarcano in Marocco e in Algeria, quindi passano rapidamente in Tunisia. Rommel ora è stretto quindi tra due contingenti alleati. 23 novembre. Rommel si ritrova a El Agheila, da dove era partito nel gennaio 1942.”,”QMIS-333″
“FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich”,”Aus der Frühgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”Saggi di FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich. Contiene il saggio di Gerhard BECKER, La tattica propagandistica dei comunisti nell’ Unione operaia di Colonia (1848-1849) (pag 201)”,”MGEx-168″
“FOREMAN-PECK James”,”Storia dell’ economia internazionale dal 1850 a oggi.”,”FOREMAN-PECK James dopo avere a lungo insegnato storia economica nell’ Università di Hull, è ora Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Alcune voci del glossario (pag 600-609): BILANCIA PAGAMENTI GOLD EXCHANGE STANDARD EURODOLLARI MOLTIPLICATORE INTERNAZIONALE PARITA’ POTERE D’ ACQUISTO POLITICHE DI BEGGAR-MY-NEIGHBOUR TEORIA DI HECKSHER-OHLIN VOLATILITA’ ECCESSIVA TASSI DI CAMBIO “”L’area della sterlina era diventata legalmente discriminatoria solo a partire dal 1939, quando la sterlina venne dichiarata non convertibile al di fuori del gruppo di paesi che la usava come normale mezzo di pagamento internazionale. Questo significava che gli stati membri controllavano da vicino i pagamenti effettuati al di fuori dall’area, mentre quelli interni all’area erano relativamente liberi [Patterson 1966, 67-75]. I paesi membri vendevano le entrate in valuta estera, specialmente dollari e oro, al Tesoro del Regno Unito in cambio di sterline, e accettavano di limitare i loro prelievi da questa “”riserva di dollari”” alle somme necessarie per scopi ben determinati – in genere per comprare merci che non si potevano acquistare all’interno dell’area o che qui erano molto costose. Perciò le economie che non facevano parte dell’area della sterlina, quelle meno sviluppate o quelle industriali ebbero grosse difficoltà a vendere i loro prodotti ai paesi membri dell’area della sterlina fino a quando l’area non venne abolita. Nel 1952 il Regno Unito e gli altri membri dell’area avviarono un nuovo tentativo per rendere convertibile la sterlina, che alla fine non ebbe successo, ma non fu nemmeno un disastro come il tentativo effettuato nel 1947. Solo nel 1961 il Regno Unito si assumerà la piena responsabilità della convertibilità esterna della sterlina, come richiedeva il trattato istitutivo del Fondo monetario internazionale””. Gold exchange standard. “”E’ un gold standard modificato nel quale venivano detenute come riserve, al posto dell’oro, valute di altri paesi del sistema convertibili in oro. Riconosciuto per la prima volta negli anni venti, il sistema in alcune circostanze è stato a torto biasimato per le difficoltà incontrate nell’economia mondiale di quegli anni. Il sistema era già operativo negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Il Giappone, ad esempio, deteneva sterline, anziché oro, e guadagnava interessi sulle riserve ufficiali, cosa che non sarebbe successa detenendo oro.”” (pag 601)”,”ECOI-238″
“FORESTER C.S.”,”Nelson.”,”E’ la biografia dell’ Ammiraglio O. NELSON il capo della flotta della marina militare inglese che mise fine alla potenza navale della Francia napoleonica e consolidò la supremazia della potenza navale inglese. L’A ha scritto romanzi storici e utilizza questo mestiere con la capacità di esplorazione degli archivi storici.”,”UKIx-052″
“FORESTIER Louis”,”XVIII° siecle francais. Le siecle des Lumieres.”,”Louis FORESTIER è agregé de Lettres.”,”FRAA-028″
“FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo”,”Il sistema finanziario. Istituzioni, mercati e modelli di intermediazione.”,”Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi di Milano.”,”ECOT-122-FL”
“FORGIONE Mario”,”I Dieci anni che sconvolsero Napoli. 1789-1799: dalla presa della Bastiglia alla resa di Castel S. Elmo.”,”Mario Forgione è nato a Napoli nel 1933. Giornalista e scrittore ha collaborato e collabora a giornali e riviste tra cui: Il lavoro nel Sud, Roma, La Sicilia, Napoli Oggi, Futura, Itinerario. Ha scritto Campania storica e Campania archeologica, Racconti borghesi. Critico d’arte e di storia, profondo conoscitore di fatti e cose napoletane.”,”ITAB-009-FL”
“FORMAN Michael”,”Nationalism and the International Labor Movement. The Idea of the Nation in Socialist and Anarchist Theory.”,”FORMAN Michael è Visiting Assistant Professor of Politics al Whitman College.”,”INTx-012″
“FORMICA Marina”,”La città e la rivoluzione. Roma, 1798-1799. Serie II, Memorie vol. XXXIX.”,”La Repubblica Romana fu una repubblica sorella della Prima Repubblica francese. Comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio occupati dal generale Louis Alexandre Berthier, che aveva invaso Roma strappandola al dominio temporale di Papa Pio VI il 10 febbraio 1798. Fu proclamata il 15 febbraio 1798 1. Durante il triennio repubblicano, la Repubblica Romana fu governata da una repubblica direttoriale, con consoli e tribuni1. (f. copil.)”,”RISG-127-FSL”
“FORMICHI Carlo”,”India e indiani.”,”FORMICHI Carlo dell’ Accademia d’ Italia. “”Gli indiani hanno, senza dubbio, tante belle qualità, sono buoni, miti, cortesi, prontissimi d’ intelligenza, ma quanto a puntualità, fedeltà alle promesse e capacità nell’ ordinato disbrigo degli affari la mia esperienza mi vieta di lodarli. Fissate una data ora perché un’ automobile vi venga il tal giorno a prendervi a casa e condurvi alla stazione, raccomandate e pregate di non dimenticare l’ ordinazione, ma potete essere sicuri che quel tal giorno, a quella data ora, nessuna automobile si presenterà dinanzi alla porta di casa vostra. Consegnate una lettera per farla impostare, e la lettera non giunge a destinazione semplicemente perché non fu mai impostata. Guai ad affidare un manoscritto nelle mani di qualcuno: novantanove volte su cento va smarrito.”” (pag 195)”,”INDx-086″
“FORMIGARI Lia a cura, scritti di K. MARX F. ENGELS P. LAFARGUE O. BAUER K. KAUTSKY V.I. LENIN J.V. STALIN L. TROTSKY N.Ja. MARR A. GRAMSCI A. CIKOBAVA I. MESCANINOV V. KUDRJACEV M. COHEN B. SEREBRENNIKOV V.Z. PANFILOV M. MARKOVIC G.P. SERDJUCENKO M. CONFORTH A. SCHAFF R.A. BUDAGOV STRUTTURALISMO”,”Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni.”,”FORMIGARI Lia Engels e i problemi linguistici. “”Nell”Ideologia tedesca’ il nesso fra linguaggio e prassi è chiaramente sussunto nel rapporto tra relazioni materiali e coscienza (di cui il linguaggio è manifestazione originaria): “”Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono… come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee ecc., ma gli uomini reali, operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dall’essere cosciente, l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita”” (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, trad. it., di F. Codino, 1967, p. 13). Ma la coscienza, proprio in quanto coscienza reale (in quanto, cioè, non è mai coscienza “”pura””), è fin dall’inizio linguaggio (Ivi, pp. 20-21). Piu d’un occasionale riferimento, nell”Ideologia tedesca’ indica chiaramente il pensiero di Marx ed Engels sulla nascita del linguaggio insieme con la coscienza, anzi ‘come’ coscienza reale, dalla prassi sociale. Il linguaggio nasce dal bisogno, dal lavoro associato, e ne riflette le vicende. La divisione del lavoro e il distacco dell’attività mentale dall’attività manuale generano anche il divorzio della coscienza e del linguaggo dalla prassi: la coscienza si emancipa dal mondo, il linguaggio dalla vita reale. Lo stesso processo, com’è noto, è descritto nel saggio engelsiano su ‘La parte avuta dal lavoro nell’umanizzazione della scimmia’ sulla falsariga della teoria darwiniana dell’evoluzione, alla quale tuttavia Engels rimprovera l’incapacità di liberarsi dall’influsso ideologico dell’idealismo, che consiste proprio nell’affermazione dell’autonomia della coscienza, nella tendenza a spiegare la storia dell’uomo con il pensiero invece che con i bisogni. Anche altrove Engels si occupa di problemi linguistici: talvolta toccando materie specifiche come la dialettologia (nello scritto ‘Der fränkische Dialekt’ (5) e la grammatica comparata come strumento per lo studio della materia e della forma della lingua (6); talvolta con riferimenti generici alla formazione del linguaggio nell’evoluzione dell’umanità (7). Ma il saggio su ‘La parte del lavoro’ contiene la trattazione certamente più compiuta del nesso tra il modo specificatamente umano di rapportarsi al mondo e la nascita del linguaggio. E’ implicita, nella descrizione che Marx ed Engels fanno del rapporto tra linguaggio e “”vita reale””, una critica del naturalismo che è alla base della linguistica illuminista come dell’economia classica e che aveva attribuito la genesi del linguaggio, come quella della produzione materiale, all’individuo singolo e isolato. Tale naturalismo, “”apparenza estetica delle grandi e piccole robinsonate””, adombra la concezione del singolo nella società borghese, dove l’individuo appunto appare sciolto dai legami naturali con l’aggregato umano cui appartiene, appare “”posto dalla natura stessa””. “”La produzione ad opera dell’individuo isolato al di fuori della società””, scrive Marx, “”è un nonsenso come lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano ‘insieme’ e parlino tra loro””. [Lia Formigari, introduzione, ‘Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni’, 1973] [(5) Lo si veda in ‘Zur Geschichte und Sprache der deutschen Frühzeit’, Berlin, 1952, pp. 123-52; (6) ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 34; (7) ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato, 1963, p. 51; (8) ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, in Marx-Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 714] (pag 10-11)”,”MAES-123″
“FORMIGGINI A.F.”,”Venticinque anni dopo. 31 maggio 1908 – 31 maggio 1933.”,”””Dei Profili sono apparsi a tutt’oggi 120 volumi, i quali costituiscono una enciclopedia biografica comprendente figure essenziali per la coltura generale. Fra gli autori dei profili ci sono i più beni nomi. Non posso citarli tutti (…)”” (pag 11) “”Nell’ autunno del 1911 trasferii la mia sede a Genova. Aveva gli uffici a parecchi metri sul livello del mare, in via Cesare Cabella, proprio al di sopra del Castello Mackenzie che mi godevo molto più io che il legittimo proprietario, perché questi, standoci dentro, non lo vedeva, mentre io me ne deliziavo ogni volta che alzavo gli occhi dal mio lavoro.”” (pag 14-15) “”Quando portai, in una “”radiosa giornata di maggio””, a Gabriele D’Annunzio, il quale, come è noto, era a Genova, una copia di questo libro, egli mi disse: i suoi libri li riconosco da lontano””. (pag 22)”,”EDIx-041″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’ età contemporanea (1815-1922).”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’ Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’ Università Cattolica. Ha pubblicato ‘I cattolici deputati’ (STUDIUM 1988), ‘L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento’ (con G. VECCHIO, RUSCONI 1989), ‘La scelta occidentale della CISL’ (ANGELI 1991), ‘La DC e l’ alleanza occidentale’ (1996) e ‘L’ Italia dei cattolici. Fede e nazione dal Risorgimento alla Repubblica’ (1998).”,”RAIx-103″
“FORMIGONI Guido”,”La politica internazionale nel Novecento.”,”ANTE3-12 Guido Formigoni insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. Con il Mulino ha pubblicato “”La Democrazia Cristiana e l’alleanza occidentale”” (1996) “”L’Italia dei cattolici”” (1998) “”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea”” (nuova ediz. 2006).”,”RAIx-239″
“FORMIGONI Guido”,”L’Italia dei cattolici. Dal Risorgimento a oggi.”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. “”I vecchi intransigenti dal canto loro, dopo il 1904, si mostrarono anch’essi ormai sempre più convinti che il mantenimento rigido del ‘non expedit’ e della polemica contro le istituzioni divenisse controproducente (…)”” (pag 70)”,”RELC-291″
“FORMIGONI Guido VECCHIO Giorgio”,”L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento.”,”Volume dedicato alla memoria di Giuseppe Lazzati ‘maestro dell’Azione Cattolica’ Guido Formigoni (Como, 1958) è uno specialista dell’epoca giolittiana. Giorgio Vecchio (Como, 1950) ha esaminato il primo dopoguerra. Hanno al loro attivo molte pubblicazioni. Entrambi collaborano al Dipartimento di Scienze Politiche e all’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia e dell’Università Cattolica di Milano (1989). ‘Difficoltà e rilancio di fronte al cambiamento sociale’ “”Non va infatti dimenticato che le condizioni dell’intera Chiesa italiana in questo frangente assommavano curiosamente una condizione esteriore di centralità sociale e di vigore organizzativo a una preoccupata riflessione interna, diffusa ben al di là di alcuni ambienti «di frontiera», sulla tenuta del modello pastorale tradizionale. Si cominciavano ad avvertire gli effetti di una fase di notevolissima crescita economica e di veloce mutamento sociale sul costume e la mentalità collettiva. La mobilitazione contro il mondo comunista si rivelava via via più sterile come risposta alle nuove problematiche, ma nello stesso tempo l’incertezza dominante non permetteva di rivedere la fiducia fin lì riposta negli strumenti politici (84). L’AC a livello nazionale proseguiva la sua espansione organizzativa, ma usciva giusto allora da una grossa crisi interna, che aveva contrapposto i rami giovanili maschili alla presidenza Gedda tra 1952 e 1954. Essa aveva avuto un’eco anche pubblica con la «crisi Rossi», e cioè l’allontanamento del presidente nazionale della GIAC [Gioventù italiana di azione cattolica], che aveva incarnato la ricerca di una linea alternativa alla mobilitazione organizzativa proposta da Gedda. Il 1955 vide un notevole mutamento della composizione del collegio degli assistenti, nel tentativo di limitare gli effetti della crisi (85). Ma negli anni immediatamente successivi ritornò varie volte in discussione l’identità stessa dell’AC, sia per gli interventi di polemisti come don Mazzolari o padre Balducci, sia per oscillazioni dello stesso magistero di Pio XII. Non va trascurato nemmeno il fatto che la creazione di nuove strutture come le Consulte per l’apostolato dei laici, all’inizio degli anni Sessanta, tendeva a ridimensionare oggettivamente il ruolo dell’AC nella pastorale (86). Per quanto riguarda Milano, l’arrivo di mons. Montini all’inizio del 1955 segnò senz’altro una svolta notevole sia per il fine diplomatico lanciato in una dimensione pastorale e in un contesto di avanguardia dal punto di vista della modernità, sia per la diocesi abituata a tutt’altro stile e a contenuti pastorali visibilmente diversi”” (pag 124-125)”,”RELC-354″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea (1815-1992).”,”Guido Formigoni insegna Storia contemporanea nell’Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’Università Cattolica.”,”RAIx-058-FL”
“FORNARA Simone”,”Breve storia della grammatica italiana.”,”Simone Fornara è dottore di ricerca presso il dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale. Tra le sue pubblicazioni, alcuni articoli di storia della grammatica su ‘Lingua nostra’ e ‘Lingua e stile’ e le edizioni moderne delle grammatiche di Fortunio.”,”VARx-041-FL”
“FORNARO Pasquale”,”Crisi postbellica e rivoluzione. L’Ungheria dei Consigli e l’Europa danubiana nel primo dopoguerra.”,”Ungheria alla vigilia della rivoluzione, repubblica dei Consigli 1919, Bela KUN, crisi interna ed internazionale, economia e società nella repubblica dei Consigli, grandi riforme, rivoluzione in Austria e Baviera, riflusso rivoluzionario e crisi della KPDO, la Baviera di EISNER. Pasquale FORNARO (Milano, 1949) è ricercatore di storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Univ di Messina. Si occupa prevalentemente di problemi legati alla realtà politico-sociale dell’Europa centro-orientale e alla storia del movimento operaio in quell’area. E’ autore di una biografia su BELA KUN, contentente un’organica antologia di scritti e discorsi del rivoluzionario ungherese dirigente del Comintern: ‘Bela Kun, professione rivoluzionario’, Rubbettino, 1980.”,”MUNx-004″
“FORNARO Federico”,”Giuseppe Saragat.”,”FORNARO Federico Giuseppe SARAGAT (1898-1988) artefice della svolta di palazzo Barberini luogo della scissione del Partito Socialista all’inizio del 1947. E poi della successiva nascita del Partito Socialista di Unità Proletaria e quindi del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Presidente della Repubblica nel 1964. Tormentoso rapporto con DC e PSDI negli anni delle riforme del centro sinistra. “”A differenza di quello che avviene nel Partito comunista è, quindi, un gruppo dirigente assai variagato, poco coeso e per molti versi inesperto, quello che prende le redini del socialismo italiano all’indomani della conclusione del ventennio fascista. Sul piano strettamente ideologico le ragioni dei contrasti tra la vecchia dirigenza e i “”giovani turchi””, più che nella storica divisione tra riformisti e massimalisti, che non si ripresenta in questi mesi, sono riconducibili alle differenti analisi sulle ragioni della sconfitta del 1921-22, e più in generale sull’incapacità manifestata dalla democrazia borghese nell’affrontare l’attacco fascista. Sicuramente la stessa scelta di abbandonare l’Italia, compiuta nel 1926 dalla maggioranza dei dirigenti socialisti, aveva finito per lasciare a sinistra lo spazio libero ai comunisti, che, a prezzo di grandi rischi personali, avevano deciso di conservare una struttura clandestina interna al fine di mantenere un esile filo di rapporti con le masse operaie. (1)”” [(1) Cfr F. Livorsi, I socialisti come “”Autobiografia della nazione (1892-1992)””, in ‘Socialismo e comunismo’, ne ‘Il Ponte’, n° 5, maggio 1992, pp.34-35] (pag 93)”,”BIOx-281″
“FORNARO Pasquale a cura; saggi di Antoni MACZAK Krzysztof ZAMORSKI Jan HAVRANEK Istvan Gy. TOTH Rade PETROVIC Giuseppe RESTIFO Daniel PANZAC Michela D’ANGELO Marco NOVARINO Nino CHECCO”,”Transizione e sviluppo. Le periferie d’Europa (secc. XVIII-XIX).”,”Pasquale Fornaro, docente di Storia dell’Europa orientale presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Messina. Ha pubblicato pure ‘Risorgimento italiano e questione ungherese (1849-1867)’ (1996).”,”EURC-003-FSD”
“FORNI Eugenio”,”L’ Internazionale e lo Stato. Studi sociali.”,”””la storia della rivoluzione icariese, sembra una parodia di ciò che successe in Francia ne’ primi mesi del 1848″” (pag 266)”,”SOCU-107″
“FORNI Enrico M.”,”Introduzione a ‘De America’. Volume primo.”,”””Nel 1920 compare ‘Social Forces in American History’, di Algie M. Simons, un testo di storia sociale in chiave marxista e «ortodossa». Simons prende posizione anche sulla guerra civile (21). La sua tesi è semplice. Lo sviluppo del Nord Ovest capitalista segnerà il destino del Sud che, quando vide la vittoria elettorale conseguita nel 1860 dai repubblicani, non potè che decidersi per la secessione. «La guerra civile, perciò, fu una semplice disputa per potersi assicurare il possesso del bastone di comando del governo nazionale». Naturalmente Simons combatte la tesi tradizionalista: «Dire che il partito repubblicano o che la guerra civile fu fatta per abolire la schiavitù come tipo di proprietà mobiliare, non è altro che ripetere una favola inventata circa una decina di anni dopo la fine della guerra come modo per giustificare il partito della plutocrazia e per mantenere la sua superiorità» (22). Una simile analisi non è che una semplificazione, e diciamo pure banalizzazione di quanto aveva detto Marx. Innanzi tutto Marx non si era limitato ad affermare che «la guerra civile fu combattuta perchè la classe capitalista possa comandare» (23). Come già aveva fatto quando si era addentrato nell’indagine empirica circa i fatti di Francia (per esempio: il termine teorico «classe dirigente borghese» era stato usato come correlato di termini descrittivi diversi, ognuno dei quali copriva ben definiti settori della realtà sociale, cioè la borghesia terriera, quella finanziaria e quella industriale, tutte distinte dal gruppuscolo di repubblicani idealisticheggianti che non apparteneva alla borghesia capitalistica in virtù della sua base economica, ma che faceva comunque parte della borghesia), nella sua relazione sulle cause della guerra civile, Marx ci dà il quadro di una realtà molto più complessa. È lo stesso Marx, per esempio, che ci dice come il primo candidato del partito repubblicano, Frémont, fosse un pro-abolizionista (sottolineando così un elemento ideologico). Inoltre, nella descrizione che Marx compie per mettere in luce le cause della guerra civile e nell’analisi ove indica i risultati della medesima, egli non confonde i due livelli di argomentazione: nella sua analisi cioè, il senso di un processo (che si può cogliere muovendo dal suo risultato) non si trasforma nella sua causa. Marx mostra di intendere benissimo che la scelta della «conseguenza terminale» di una serie di eventi attiene al livello della interpretazione (vale a dire: intende che la scelta delle conseguenze terminali diverse riguardanti un medesimo periodo storico esprime la diversità delle angolazioni interpretative), laddove la determinazione delle connessioni causali attiene invece al livello della spiegazione. La scelta di Frémont, la piattaforma elettorale del partito repubblicano per le elezioni del 1860, favorevole a proibire una ulteriore estensione della schiavitù, pur comparendo come cause attinenti all’«elemento soggettivo» nel processo di eventi, non possono non essere annoverate come cause della secessione. La confusione di causa con effetto, compiuta da Simons, provocherà una critica troppo facile da parte della storiografia antimarxista. Se il risultato della guerra civile portò a una crescita di potere da parte dei «capitalisti del Nord», e se ciò, come fa Simons, è interpretato come la causa della guerra civile, diventerà poi un gioco invalidare la spiegazione – e molti storici lo tenteranno – mostrando che forse la guerra non fu così benefica per il Nord; ma mostrando, anzi, con dati probanti, che ne ritardò lo sviluppo. Naturalmente, chi seguiva questa interpretazione escludeva in anticipo la possibilità di una pianificazione nei tempi lunghi da intendersi come variante della «teoria del complotto»: una pianificazione che da un lato prevedesse la consapevolezza da parte della maggioranza che la proibizione dell’estensione della schiavitù avrebbe implicato la fine della società schiavista e dall’altro accettasse il ritardo dello sviluppo, in vista di un bene maggiore garantito dalla futura unificazione del sistema”” (pag XXVIII-XXX) [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971] [(21) Algie Simons, ‘The Civil War and the Class Struggle’, in “”Causes of the Civil War”” (a cura di Kenneth Stamp), Englewood Cliffs, 1959; (22) Id., op. cit., p. 61; (23) Id., op. cit., p. 62. Vedi su Simons: W.A. Glaser, ‘Algie Martin Simons and Marxism in America’, in “”Mississippi Valley Historical Review’, vol. XLI, 1954] “”Cerchiamo la vera risposta marxiana, perché intorno a essa si organizza tutto il suo discorso e il suo procedimento analitico. Nella corrispondenza inviata alla ‘Wiener Presse’ del 7 novembre 1861 Marx scrive: «La presente lotta tra Nord e Sud non è perciò altro che una lotta tra due sistemi sociali, tra il sistema della schiavitù e il sistema del lavoro libero. La lotta si è scatenata perché i due sistemi non possono vivere più a lungo pacificamente uno accanto all’altro nel continente nord-americano. Può solo esser conclusa con la vittoria di un sistema su un altro». Da questa affermazione può aver inizio e quindi essere effettuata una analisi e proprio perché è di qui che Marx ‘piglia le mosse’, il suo discorso si differenzia da quello degli storici successivi che riusciranno al massimo a ‘concludere’ che la guerra fu la conseguenza di uno scontro tra sistema capitalistico e sistema agrario. In tutti i suoi interventi è evidente l’interesse di Marx per una analisi in termini di classe che permetta di cogliere la struttura complessa e la dinamica di questi due sistemi sociali. È vero che egli non analizza in profondità come la schiavitù formò la base della società del Sud, ma è altrettanto chiaro che per lui la schiavitù fu tutt’altro che una semplice «questione» e che è proprio tutto ciò che si costituisce come proiezione di due modi di produzione diversi (e non una pura e semplice motivazione economica) che spiega il conflitto tra Nord e Sud. Il che, poi, è naturale da parte di chi si è sempre rifiutato di prendere sul serio l’economico puro e ha indicato l’economico-sociale come la variabile indipendente che deve svolgere una funzione di privilegio in ogni interpretazione e quindi spiegazione del processo storico. La schiavitù è vista da Marx come la piattaforma su cui si erige il potere della oligarchia del Sud; di qui il suo tentativo di osservare da vicino il sistema delle piantagioni (in un articolo calcola il numero di schiavi che dovevano esserci in certe contee del Sud), quasi a voler stabilire quali variazioni interpretative alle categorie del suo sistema socio-economico dovessero apportarsi, alla luce di questa specifica situazione storica; di qui, ancora, l’esigenza che egli ha di cogliere l’intima connessione che vi è tra la schiavitù stessa e il mondo sovrastrutturale in cui la società del Sud si configura. (…) Il carattere specifico che Marx attribuisce alla forma di società del Sud può essere pienamente compreso solo però se si tiene presente quanto Marx dice sul modo di produzione capitalistico e sul colonialismo in opere precedenti, a partire dalla ‘Miseria della filosofia’ fino ai ‘Grundrisse’ (ove, nella parte terza, sezione seconda, là dove tratta di Wakefield, Marx dà in anticipo lo schema dell’ultimo capitolo nel primo volume del ‘Capitale’, «La moderna teoria della colonizzazione»)”” [pag LX-LXI-LXIII-LXIV] [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971]”,”MADS-003-FGB”
“FORNO Mauro”,”Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano.”,”FORNO Mauro insegna storia del giornalismo e della comunicazione poltiica e Storia dei media e del giornalismo nell’Università di Torino. Ha dedicato le sue ricerche alla storia del fascismo, del movimento cattolico e del giornalismo dell’800 e del ‘900. “”Lo scandalo della Banca Romana, clamorosamente esploso sul finire del 1892, pose per la prima volta sotto gli occhi dell’opinione pubblica l’esteso sistema clientelare venutosi a creare, nel corso degli ultimi decenni del secolo, tra il mondo della stampa e gli ambienti finanziari, bancari e politici. Come sappiamo da varie ricerche, dopo il 1887 i maggiori istituti di emissione italiani iniziarono a garantire cospicui sussidi a testate e giornalisti in cambio di campagne di stampa a tutela dei propri interessi (127). Tali campagne, negli intendimenti dei promotori, avrebbero dovuto indurre una modificazione del progetto di legge per il riordino del sistema bancario nazionale. Tra il 1888 e il 1892 la Banca Romana corrispose oltre 765.000 lire a vari giornalisti e una decina di testate, tra cui spiccavano “”Il Popolo Romano””, “”La Nazione”” e il “”Capitan Fracassa””. I risultati delle indagini, svolte da una Commissione parlamentare d’inchiesta, furono resi pubblici nel novembre 1893 (128) e rivelarono – almeno in parte – i termini di questo vasto intreccio, che coinvolse alcuni giornalisti e direttori di primo piano, come Carlo e Primo Levi, Giacomo Leoni, Ruggero Bonghi, Eugenio Sacerdoti, Baldassarre Avanzini, Edoardo Arbib e Costanzo Chauvet. (…) Il ruolo di primo piano svolto nella vicenda da uomini come Costanzo Chauvet, Giuseppe Turco, e soprattutto Carlo Levi fu ampiamente accertato. In particolare fu provato che quest’ultimo aveva ricevuto «dalla Banca Romana oltre lire mille ogni semestre per le sue rassegne finanziarie nella Nuova Antologia» e «lire 148.000 in cinque anni per avere accettato di dirigere una campagna giornalistica in favore (…) della Banche». Qualche tempo dopo, nel quadro degli sviluppi dell’inchiesta sulla Banca Romana, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda, Costanzo Chauvet, fu arrestato per truffa aggravata e continuata ai danni dell’erario”” (129). (pag 51-52) [(128) Camera dei Deputati, ‘Relazione della Commissione d’Inchiesta parlamentare sulle Banche, Roma, 1893 (…); (129) S. Turone, Corrotti e corruttori dall’Unità d’Italia alla P2’, Laterza, Roma, 1984, p. 7]”,”EDIx-165″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, Dipartimento di Storia dell’Università di Torino.”,”EDIx-198″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, dottore di ricerca in storia contemporanea, lavora presso il Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rinnovamento cattolico e stabilità sociale’ (Torino, 1997) e ‘La stampa cattolica alla prova del fascismo’ (Contemporaneo, IV, 2003)”,”ITAF-006-FMB”
“FORREST Alan”,”La Rivoluzione francese.”,”FORREST Alan insegna storia moderna nell’ Università di York. Tra i suoi libri ‘Conscripts and Deserters (1989) e ‘Soldiers of the French Revolution’ (1990).”,”FRAR-330″
“FORREST Alan”,”Great Battles. Waterloo.”,”FORREST Alan: nato nel 1945, Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di York. Numerosi lavori sulla storia della Rivoluzione francese e dell’epoca napoleonica, sulla storia degli eserciti e delle guerre francesi. <> (trad. d. r. dal risvolto di copertina). prefazione di Hew STRACHAN (nato 1949) storico e militare scozzese, molti lavori sull’Amministrazione della British Army e sulla storia della Prima guerra mondiale). La presente copia è stata ritirata dalla Biblioteca di Glasgow.”,”FRAN-109-FSL”
“FORSTER Edward M.”,”Passaggio in India.”,”E.M. Forster nato a Londra nel 1879. Ha compiuto due viaggi nella colonia nel 1912 e 1922. Il suo romanzo è apparso nel 1924. E’ morto nel 1970. “”Alla maggioranza delle creature viventi importa assai poco quello che desidera o decide la minoranza che si definisce umana. La più gran parte degli abitanti dell’India non si cura di come l’India è governata. Nemmeno in Inghilterra gli animali inferiori si preoccupano dell’Inghilterra, ma ai tropici l’indifferenza è più evidente, il mondo inarticolato è più a portata di mano e più pronto a riprendere il sopravvento non appena gli uomini sono stanchi”” (pag 123)”,”INDx-137″
“FORSTER Edward Morgan”,”Maurice. Romanzo.”,”Edward Morgan Forster (1879-1970) scrittore e autore di ‘A passage to India’ (1924).”,”VARx-053-FRR”
“FORSYTH Douglas J.”,”La crisi dell’ Italia liberale. Politica economica e finanziaria 1914-1922.”,”FORSYTH, nato nel 1942, è Prof di storia al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e socio del Centro di Studi Europei all’ Harvard University.”,”ITAE-024″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,”””La proprietà fondiaria è la barriera che non consente alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita”” (Marx) (pag 3).”,”ITAE-072″
“FORTE Francesco”,”Manuale di economia politica.”,”Francesco FORTE (1929) è nato in Lombardia. Insegna scienze delle finanze e politica economica all’ Università di Torino.”,”ITAE-074″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,””” (…) Davide Ricardo (‘On the Principles of Political Economy and Taxation’, London, 1817) nel 1817 così spiegava la genesi della rendita: “”Si paga una rendita per l’uso (del terreno) perché col progredire della popolazione si devono coltivare terreni di qualità inferiore o siti meno vantaggiosamente. Quando, progredendo la società, si sottopone a coltura la terra di secondo grado di fertilità, si manifesta immediatamente la rendita della terra di prima qualità: l’importo di tale rendita dipende dalla differenza di qualità di queste due parti della terra. Quando si sottopone a coltura la terra di terza qualità, la rendita si manifesta immediatamente nella terra di seconda qualità: come nel caso precedente, essa è regolata dalla differenza che passa tra i loro poteri produttivi. Aumenta, contemporaneamente, la rendita della terra di prima qualità, la quale è sempre necessariamente superiore alla rendita della terra di seconda qualità, in ragione della differenza che passa tra quanto esse producono con una data quantità di capitale e lavoro. Ad ogni successivo stadio del progredire della popolazione, che costringe un paese a far ricorso a terreni di qualità peggiore per permettergli di provvedersi dei beni agricoli che gli occorrono, aumenta necessariamente la rendita di tutti i terreni più fertili””. Alla enunciazione ricardiana faceva seguito la critica del Carey (H.C. Carey, Principles of Political Economy, Filadelfia, 1837-1840) che partiva dalla constatata priorità con la quale, nello sviluppo storico della economia agraria nord americana, si erano sfruttati i terreni meno fertili ma più vicini alla costa nei confronti dei terreni interni più fertili. Fu merito di Von Thünen (J. Von Thünen, Der Isolierte Staat, Hamburg, 1826, pp. 212-213) aver chiarito che, nella analisi della rendita, la differente produttività dei terreni non andava considerata soltanto in relazione alle loro caratteristiche agronomiche di fertilità ma anche per la differente influenza dei costi di trasporto dei prodotti, conseguente alla diversa posizione dei terreni nei confronti dei mercati di consumo. Il Von Thünen proponeva quindi, nella analisi della rendita, anche l’aspetto “”urbano”” del fenomeno riportando nella sua opera che “”se indaghiamo sui motivi per cui la rendita del terreno aumenta avvicinandoci al centro della città, troveremo che si tratta della minor fatica, della maggior convenienza e della riduzione della perdita di tempo per motivi di lavoro””. Pur accettando l’impostazione teorica ricardiana della rendita “”differenziale””, Carlo Marx intuisce la coesistenza di rendite “”assolute”” derivanti dalla scarsità della terra, conseguente alla proprietà privata di tale fattore naturale. La mancanza di terre fertili ed accessibili porta al dispiegarsi di rendite anche per i terreni di minore produttività. Sugli effetti del regime di proprietà privata delle terre nella formazione delle rendite assolute, così si esprime Marx (C. Marx, Il Capitale libro III (ried. Roma 1968, vol. VI, p. 322): “”La proprietà fondiaria è la barriera che non consente ad alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita””. Nella storia del pensiero economico si ritrova comunque per la prima volta una analisi dei valori dello spazio urbano con l’opera di Alfredo Marshall (A. Marshall, Principles of Economics, London, 1890). In precedenza Adamo Smith, nella visione della improduttività del terreno urbano, aveva ricollegato la genesi del suo prezzo alla situazione di monopolio dei proprietari, anticipando indirettamente l’enunciazione marxiana della rendita assoluta. Marshall intuisce che i valori dei terreni urbani “”sono il risultato indiretto del progresso generale della società”” e che essenzialmente si compongono di “”valori di situazione”” e cioè del valore monetario dei vantaggi differenziali di una posizione rispetto alle altre. Tale “”valore di situazione””, derivante prevalentemente da azioni e da investimenti pubblici, diminuito del valore agricolo di un terreno analogo ma privo di vantaggi posizionali, corrisponde alla attualizzazione di rendite di posizione. Il Marshall inoltre intravede la correlazione tra le tipologie edilizie ed i valori delle aree urbane in quanto che “”una persona che progetti la costruzione di una fabbrica, se il terreno è a buon mercato, ne prenderà molto: se è caro ne prenderà meno e costruirà un edificio alto””. Tale correlazione era denunciata nel 1889 dal Sitte (C. Sitte, L’arte di costruire città, ried. Milano 1953, a cura di L. Dodi) che considerava i prezzi delle aree come causa della loro esasperata utilizzazione e, quindi, della decadenza architettonica della città””. (pag 4-5) [Carlo Forte, Analisi storica della rendita urbana, 1970]”,”ECOT-032-FPA”
“FORTE Francesco a cura, collaborazione di Donatella BARILE Roberta BARILE Enrico CIRILLO Antonio COSSA Giulio MANZELLA”,”Storia dello sviluppo economico e industriale italiano nel ‘900.”,”La 1° parte dedicata ai periodi storici è di Francesco Forte, la 2° parte dedicata alle imprese e agli imprenditori è compito degli altri autori”,”ECOG-039″
“FORTE Francesco FERRARI Francesco INDOVINA Francesco MALFATTI Eugenia MARIANI Isidoro Franco”,”Analisi metodologica delle statistiche economiche in Italia. Agricoltura, industria, valore aggiunto, salari, occupazione.”,”Francesco Ferrari professore incaricato di economia matematica presso l’Università di Camerino e lavora presso il Laboratorio di economia politica all’Università di Torino. Francesco Indovina, docente dell’Università di Venezia, che ha lavorato per vari anni presso l’Istituto lombardo di studi economici e sociali di Milano, precisamente nel campo dell’analisi del valore aggiunto, mediante l’utilizzazione sia delle rilevazioni nazionali disponibili sia delle ricerche particolari dell’Istituto per la Lombardia. L’indagine sulle statistiche salariali è stata svolta da Eugenia Malfatti e da Isidoro Franco Mariani, che affrontano questa tematica, si può dire quotidianamente rispettivamente presso la Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e presso l’Ufficio di statistiche del lavoro dell Confederazione generale italiana dell’industria.”,”STAT-010-FL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. I.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-074-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. II.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-075-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part – From the close of the Seven Years’ War to the Second Peace of Paris. Vol. III. 1763-1793.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-076-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part I. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-077-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part II. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-078-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Renewal of the War to the Evacuation of Rio de la Plata. Vol. V – 1803-1807.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-079-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. From the Expedition to Egypt, 1807, to the Battle of Coruña, January 1809. Vol. VI – 1807-1809.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-080-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VII – 1809-1810.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-081-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VIII – 1811-1812.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-082-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. IX – 1813-1814.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-083-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. X – 1814 – 1815.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-084-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XI – 1815-1838.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-085-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XII – 1839-1852.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-086-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XIII – 1852-1870.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-087-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IV.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-088-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-089-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-090-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IX-X.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-091-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-092-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-093-FSL”
“FORTI Simona”,”Il totalitarismo.”,”La FORTI insegna storia del pensiero politico all’ Università del Piemonte Orientale. Si è occupata di filosofia politica contemporanea. Ha scritto alcuni libri tra cui ‘Hanna Arendt tra filosofia e politica’. “”Fondatore nel 1948, con Cornelius Castoriadis e Jean-Francois Lyotard, della rivista “”Socialisme ou Barbarie””, in quegli anni Lefort ha di mira soprattutto una critica delle tesi formulate da Trotsky nella ‘Rivoluzione tradita’. In particolare, Lefort, Castoriadis e Lyotard, contestano l’ assunto che riconosce le “”basi socialiste dell’ Urss””; rifiutano l’ identificazione della burocrazia con una casta parassitaria e non circoscrivono il totalitarismo ai soli metodi dela “”degenerata”” classe burocratica””. (pag 97)”,”TEOP-165″
“FORTI Marco PAUTASSO Sergio a cura; scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI”,”””Il Politecnico””. Antologia.”,”Scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI Antonio Banfi, Il pensiero di Lenin, pag 378-380. Surrealismo (dal francese surréalisme, che significa “”al di sopra, al di là della realtà). Le origini ‘Dada’. Movimento sorto in Francia nel 1924, ad opera di André Breton e a seguito di altri movimenti, il s. è una forma estrema dell’ irrazionalismo romantico. (…) I surrealisti vollero essere, e furono, dei rivoluzionari; la loro adesione al Partito Comunista fu dettata (…) da una sincera volontà di distruggere la società borghese. Per essi, che non volevano essere dei letterati, l’ azione era necessaria: e in più di una occasione dettero prova di questa loro decisa volontà di operare sulla realtà. Ma non erano gli uomini adatti per sottostare alla disciplina di un partito. Nel 1931, infatti, scoppia lo scandalo Aragon. Il poeta, inviato al II Congresso degli scrittori rivoluzionari a Karkhov per sostenervi le tesi surrealiste, accetta invece quelle ufficiali del partito che condannavano insieme al trotskismo politico l’ idealismo filosofico e la psicoanalisi, venendosi così a trovare in contrasto con i suoi amici. La lunga polemica si conclude con l’ uscita di Aragon dal gruppo surrealista e (nel ’33) con l’ esclusione di Breton, Eluard e Crevel dal partito comunista. Da allora, policamente, i surrealisti non cesseranno di combattere il fascismo, in Francia, in Spagna, ecc. Ma, rimanendo fedeli alla parola d’ ordine di “”trasformare la guerra imperialista”” in “”guerra civile”” si avvicineranno insensibilmente al trotskismo (1938: incontro di Breton con Trotsky, al Messico).”” (pag 182-184, R.I.)”,”EMEx-057″
“FORTI Umberto”,”Einstein, il pensiero. Concetti fondamentali ed evoluzione storica.”,”I primi passi della teoria della relatività. “”Newton postulò uno ‘spazio assoluto’ (e così anche un ‘tempo assoluto’) rispetto al quale risultano verificate le leggi della dinamica, e naturalmente anche il principio di inerzia; ma si guardò bene dal precisare empiricamente dove e quale fosse questo spazio. In realtà esso non resta che un’ipotesi metafisica (“”sensorium Dei””, lo diceva Newton), un puro dogma il cui compito è quello di conferire un significato ai principi della dinamica. Ovviamente, come ogni dogma, falliva il proprio compito: non faceva che imporre un divieto di pensare oltre. Per questo vi si oppose Leibniz – specie nelle celebri lettere a Clarke – sostenendo che lo spazio assoluto non esiste, che un moto rettilineo comunicato a tutti i corpi non avrebbe alcun senso (stupenda interpretazione positiva del principio di relatività di Galileo!), che il moto dei corpi non può avere altro significato che quello di un mutamento osservabile dei loro rapporti…””. (pag 63-64)”,”SCIx-267″
“FORTI Simona”,”Vita della mente e tempo della polis. Hannah Arendt tra filosofia e politica.”,”Simona Forti si é laureata in filosofia presso l’Università di Bologna e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia del pensiero politico presso l’Università di Torino. Ha svolto attività di ricerca alla New School for Social Research di New York e al Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Ha curato l’opera di G. Leibholz, ‘La rappresentazione nella democrazia’, Giuffré, Milano, 1989. “”Marx, ma anche Lenin, sono stati decisamente trasformati da Stalin”” (Arendt) (pag 193)”,”FILx-012-FMB”
“FORTICHIARI Bruno a cura di Iniziativa Comunista”,”Antologia di scritti.”,”Alla fine del fascismo differenti furono le scelte individuali dei ‘vecchi compagni’. BORDIGA a Napoli non è dell’idea di contrapporre una nuovo partito al PCI e incita allo studio. DAMEN e MAFFI a Milano fondano il Partito Comunista Internazionalista che nel 1945 ha sedi affollate ma subisce un grave insuccesso elettorale nel 1946. FORTICHIARI e REPOSSI chiedono la riammissione al PCI (il tergiversare del PCI spingeranno REPOSSI ad entrare nel PSI).”,”MITC-009″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”‘Lo scritto di Bruno FORTICHIARI qui pubblicato con il titolo ‘Appunti per la storia della Sinistra Comunista’ è nato dalla sua collaborazione con un collettivo politico milanese che opera per l’ unificazione dei gruppi della Sinistra Comunista’”,”MITC-037″
“FORTICHIARI Bruno, intervista di Luigi CORTESI”,”Intervista sulla storia del Partito e del movimento comunista.”,”””Era chiaro, Gramsci non è che abbia imbrogliato. Gramsci non nascondeva questo suo atteggiamento, non è stato nemmeno per la scissione come l’ intendevamo noi. Lui sapeva che noi, io e Bordiga soprattutto, eravamo disposti a rompere con la massa del partito anche se avessimo dovuto sacrificare la maggioranza del partito, perché sapevamo che Serrati non ci sarebbe venuto. Sapevamo quanto era influente sul partito, era anche direttore dell’ “”Avanti!””; lo sapevamo perché Sarrati era stato molto preciso con noi e sempre molto leale. Lui non avrebbe rinunciato a neanche un pezzettino del partito perché ci teneva molto a conservare l’ unità. Lui ha sempre detto: “”Noi siamo con l’ Internazionale, questo è stato sostenuto dal Congresso, accettiamo i 21 punti dell’ Internazionale Comunista, però vogliamo il tempo per potere applicare, specialmente nei riguardi dei riformisti, quello che i 21 punti esigono””. (pag 9) “”Anzi ad un certo momento la maggioranza della Sezione di Torino era in questa situazione molto strana, che sul terreno sindacale accettava Gramsci e sul terreno politico era con Bordiga; la maggioranza della Sezione torinese era astensionista””. (pag 9) “”C.: Insomma l’ espulsione nel 1929 ti danneggiò perché dimostrava che tu eri ancora legato al partito. F.: Era una conferma di questi rapporti perché la deliberazione era attuale: infatti molti compagni hanno detto: “”Ma questa è una denuncia alla polizia che ti fa il partito””. (pag 27) “”C. Eppure il tuo successivo riavvicinamento a PCI fra il ’43 e il ’45 potrebbe far pensare che tu avessi ricominciato a coltivare speranze nell’ Unione Sovietica. F.: No, non pensavo all’ URSS allora; ma alle sorti della rivoluzione in Italia. Quando nel 1943 io faccio la domanda, di rientrare nel PCI, subito dopo la caduta del regime fascista, la faccio con la riserva che il PCI “”sia ancora quello di Livorno””. (pag 33)”,”MITC-053″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Il libro raccoglie articoli di FORTICHIARI e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. “”Tuttavia, per quanto gli Arditi del Popolo si impegnassero in scontri spesso vittoriosi contro i fascisti, sorgevano ben presto difficoltà dello stesso Secondari a mantenerne il comando, accanto al mancato appoggio della Confederazione Generale del Lavoro, all’ attività repressiva delle forze di polizia, ai problemi finanziari. Al momento della firma del precario “”Patto di pacificazione””, già sopra citato, fra socialista e fascisti, l’ associazione era già in stallo. Nell’ ottobre 1921 Secondari era estromesso dagli Arditi del Popolo e in novembre il grosso del movimento era praticamente esaurito. Gli Arditi del Popolo, con la loro azione di difesa contro gli attacchi fascisti avevano attirato subito l’ attenzione delle organizzazioni di base del PCd’I. Comunisti di base furono fra gli iniziatori del movimento a Torino, a Genova e a Sarzana. A Pisa alla testa di quattro squadre vi erano comunisti, ad Ancona vi erano comunisti e anarchici, a Roma i postelegrafonici, come abbiamo detto, erano comunisti””. (pag 123)”,”ELCx-080″
“FORTICHIARI Bruno”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”Associazione culturale Mimesis Milano Libro dedicato a Gastone BONI che conobbe da giovane Bruno FORTICHIARI e per lungo tempo gli fu accanto come allievo amico e compagno. A pag 199 si cita Lotta Comunista (a proposito di Azione Comunista) “”Il manifesto di Zimmerwald fu per noi molto importante non tanto per il contenuto, perché non era una presa di posizione molto precisa, molto netta. In fondo si è saputo dopo che Lenin lo aveva accettato come inizio di una nuova organizzazione internazionale, ma che anche lui aveva le sue riserve. Però dato il momento – la guerra era già cominciata – noi avevamo già preso un certo slancio, specialmente in occasione della espulsione di Mussolini. Poco dopo il manifesto di Zimmerwald viene quello di Kienthal che era più netto, più preciso, e successivamente arrivarono le notizie dalla Russia. In quel periodo Bordiga aveva già preso pubblicamente una posizione netta e precisa. Io non potevo fare altrettanto perché la Federazione aveva sì un giornale settimanale ma il direttore del giornale era il compagno Bellone che era sì vicino a noi ma non accettava totalmente i criteri della tendenza rivoluzionaria. Lazzari ad un certo punto capisce il malcontento del partito per l’ atteggiamento tenuto dalla Direzione. La neutralità stabilita dalla Direzione aveva qualche riserva che non soddisfaceva e siccome giungeva notizia da Milano, dal Napoletano e da altre parti che c’era questo malcontento convocò a Firenze una riunione la quale doveva essere clandestina…, nelle intenzioni. Si tenne in casa di Aspettati che era il corrispondente dell’ Avanti!; noi eravamo condotti negli alberghi dove eravamo scesi la sera prima, con tutto mistero, da compagni incaricati di farci fare tutte le strade e stradette. A convocazione avvenuta arriva Germanetto con Gramsci; il primo era zoppo e il secondo era gobbo… questa associazione era già un po’ pericolosa. (…)””. (pag 125)”,”MITC-078″
“FORTICHIARI Bruno”,”Il movimento della sinistra comunista. (Articoli pubblicati su ‘Azione comunista’, estratti da ‘Antologia di scritti’).”,”Contiene gli articoli (profili biografici): ‘Ricordo di Repossi’ (Azione Comunista del 15.2.1957), di Turati (1.12.1957), di A. Nin (1.4.1958), di Mario Lanfranconi (5.3.1959). Recensione del libro di Rosa Luxemburg ‘La rivoluzione russa’ curato da O. Damen; e il libro ‘La terza internazionale dopo Lenin’ di L. Trotsky.”,”MITC-124″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario. Appunti per la storia della sinistra comunista. Intervista sulla storia del partito e del movimento comunista.”,”””La gravità del momento, nel confronto tra la Sinistra comunista italiana e l’Esecutivo dell’I.C., non consisteva certo nell’intervento maldestro e caporalesco di Humbert Droz come si era manifestato nell’incontro di Milano. Questo funzionario di ben scarsa esperienza comunista pretendeva di spezzare la resistenza della sinistra milanese per isolare Bordiga e dimostrare in questo modo l’inconsistenza di un blocco che in realtà era rimasto senza incrinature anche dopo le caute mosse di Togliatti e le più pesanti e avvolgenti azioni di Gramsci. Ma si trattava di sintomi della crisi che a Mosca, al centro dell’I.C., si sviluppava in crescendo preoccupante in coincidenza con la malattia di Lenin, con le catastrofiche esperienze frontiste in Germania e Bulgaria, con l’estendersi dei riflessi negativi della NEP in URSS. La NEP – come ho già detto – era stata adottata nel 1921 dal Partito Comunista bolscevico, su proposta di Lenin, come necessario adeguamento ad esigenze economiche diversamente incontrollabili. La resistenza delle classi borghesi degli Stati assedianti l’URSS non era stata spezzata in nessun punto e si era mutata in controffensiva. Le difficoltà già notevoli, specialmente in fatto di produzione agricola e di approvvigionamenti dall’estero, causate dalle offensive combinate dai governi capitalistici con le bande reazionarie russe, creavano spazio alla sorda ostilità di ceti medi, come sempre infidi, largamente presenti nella gurocrazia di tutte le branche organizzative e amministrative. La NEP doveva essere un mezzo provvisorio per superare una fase di assestamento, a condizione che il partito si mantenesse stabile e attivo al potere e che l’I.C. riorganizzasse l’indispensabile estendersi ai paesi d’Europa, almeno a quelli più progrediti nella lotta di classe, di una solidarietà rivoluzionaria le cui premesse oggettive erano tuttora valide. …. finire (pag 104-105-107)”,”MITC-009-FV”
“FORTICHIARI Bruno”,”Archivio Fortichiari. Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari.”,”Contiene: – Archivio Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari (allegato Note autobiografiche di B. Fortichiari) – Intervista a Gastone B. su Azione comunista (estratto) – Diari di Bruno Fortichiari – Antologia di scritti – Numeri di Iniziativa Comunista sul tema Dono di D. Erba”,”MITC-141″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Selezione e presentazione dei testi in antologia, ricerca bibliografica e iconografica a cura di Luigi Pisani Per la prima volta si riporta una bibliografia dei suoi scritti con oltre 700 titoli Il libro raccoglie articoli di Fortichiari e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. Nota: importanti le schede introduttive! Capitolo quarto. 1956-1964. Direttore e redattore di “”Azione Comunista”” (pag”,”ELCx-275″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daiel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges.”,”E1-MEIN-001″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daniel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges. Cancellare scheda già in Archiv”,”FRAE-044″
“FORTINI Franco”,”Dieci inverni, 1947-1957. Contributi ad un discorso socialista.”,”Insieme ad inediti, articoli censurati, lettere non spedite e pagine di un saggio incompiuto, questo libro raccoglie scritti comparsi su periodici, riviste e bollettini poligrafati. Critica di fondo alla politica culturale comunista e socialista e rifiuto dell’ anticomunismo neoborghese o illuminato…”,”VARx-007-FSD”
“FORTINI Franco”,”Disobbedienze. I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul Manifesto, 1972-1985.”,”Franco Fortini (1917-1994) poeta e saggista, intellettuale italiano tra scrittura e lotta politica. Fra i suo libri ‘Verifica dei poteri’, ‘Dieci inverni’, ‘I cani del SInai’, ‘Insistenze’ ecc:”,”ITAC-001-FMDP”
“FORTIS Marco”,”La crisi mondiale e l’Italia.”,”Marco FORTIS è responsabile dell’Ufficio Studi Economici Edison e docente di Economia industriale e commercio estero nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ vicepresidente della Fondazione Edison.”,”EURE-104″
“FORTUNATI Vito TROUSSON Raymond a cura; collaborazione di Merrit ABRASH Madeleine ALCOVER Deborah E ALTUS Pedro ALVAREZ DE MIRANDA Edith AUBIN Vincenzo ARSILLO Raffaella BACCOLINI Maurizio ASCARI Beatrice BATTAGLIA Francesco BATTISTI Maria Luisa BIGNAMI Maurizio CAMBI Bruno CAPACI Silvana CAPORALETTI Bruna CONSARELLI Silvia CONTARINI Adriana CORRADO Angelo DEIDDA Mario DOMENICHELLI Giulia FABI Maurizio FABBRI Ettori FINAZZI-AGRÒ Vito FORTUNATI Giovanna FRANCI Renato GALAVERNI Pier Luigi GIORDANI Daniela GUARDAMAGNA Lucia GUNELLA Carmelina IMBRUSCIO Natalie MALININ Rosella MAMOLI ZORZI Caterina MARRONE Irene MELONI Nadia MINERVA Rita MONTICELLI Carlo PAGETTI Oriana PALUSCI Carlo PANCERA Haisa PESSINA LONGO Valentino PETRUCCI Isabella PEZZINI Larissa POUTSILEVA Luigi PUNZO Vittorio RODA Lucia RODLER Marina ROSSI VARESE Giuseppa SACCARDO Antonella SALOMONI Francesco SBERLATI Maria SCARAMUZZA VIDONI Giovanni SCIMONELLO Giovanna SILVANI Manuel G. SIMOES Paola SPINOZZI Vittorio STRADA Saffo TESTONI BINETTI Roberto VECCHI Cristina VINA e altri”,”Dictionary of Literary Utopias.”,”Molte collaboratrici italiane, Università italiane Manca la voce relativa a Robert Owen”,”SOCU-001-FMB”
“FORTUNATI Vita SOZZI Marina SPINOZZI Paola, a cura; saggi di Alberto TENENTI Achille OLIVIERI Andrea BATTISTINI Raymond TROUSSON Michel VOVELLE Nadia MINERVA Paola SPINOZZI Daniela GUARDAMAGNA Vita FORTUNATI”,”Perfezione e finitudine. La concezione della morte nell’utopia in età moderna e contemporanea.”,”Vita Fortunati è professore ordinario dl Lingua e letteratura inglese all’Università di Bologna. Marina Sozzi è direttore scientifico della Fondazione Fabretti di Torino. Paola Spinozi è ricercatrice in Lingua e letteratura inglese presso l’Università di Ferrara. Per il pensatore utopico il concetto di mortalità origina dal conflitto fra l’essere nel tempo e lacondizione di straniamento che lo proietta al di fuori, all’intersezione fra la realtà storica e l’altrove utopico.”,”SOCU-029-FMB”
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume I.”,”FORTUNATO Giustino Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, 4 settembre 1848 – Napoli, 23 luglio 1932) è stato un politico e storico italiano, uno dei più importanti rappresentanti del Meridionalismo. Studiò i problemi riguardanti la crisi sociale ed economica del sud dopo l’unità nazionale, illustrando nelle sue opere una serie di interventi programmati per fronteggiare la cosiddetta questione meridionale. Durante la sua attività parlamentare, si impegnò nel miglioramento delle infrastrutture e della sanità del Mezzogiorno, sostenendo politiche di bonifica e di profilassi farmacologica. Fu tra i primi luminari che compresero la minaccia del fascismo[2] e figurò in seguito tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti. Oltre ai suoi studi, Fortunato era noto al tempo per il suo carattere pessimista, ma lui considerò il pessimismo “”una filosofia del costume””.[3]”,”ITAS-154″
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume II.”,”FORTUNATO Giustino “”Un gruppo di studiosi e di uomini di volontà, moderati, democristiani, socialisti, liberali – da Giovanni Malvezzi a Gallarati-Scotti, da Gaetano Salvemini a Leopoldo Franchetti, da Antonio Fogazzaro a Giustino Fortunato – ha fondato un’Associazione per gl’interessi morali ed economici del Mezzogiorno, che si propone non solo d’illustrare con libri e con inchieste (le quali nel nostro paese, ancora così illetterato, nessuno o pochi leggono) le condizioni del Mezzogiorno, ma di suscitare nelle stesse popolazioni, o, meglio in quegli elementi indigeni suscettibili ancora di reagire all’infinita miseria dell’ambiente, una volontà e un’opera di redenzione””. (Leonida Bissolati, Per l’Italia povera, dall’Avanti! 20 agosto 1910) (pag 173) Biografia [modifica] Nato il 4 settembre 1848 a Rionero in Vulture da Pasquale e Antonia Rapolla, fu discendente di una famiglia borghese originaria di Giffoni Sei Casali (SA) ed insignita del titolo di marchese. Suo prozio, Giustino Fortunato detto Senior, ebbe notevoli incarichi burocratici, tra cui giudice di pace durante la Repubblica Napoletana, procuratore e intendente sotto Gioacchino Murat e primo ministro del Regno delle Due Sicilie dal 1849 al 1852. Suo nonno Anselmo (fratello minore di Giustino senior) era un carbonaro mentre suo padre era fedele alla dinastia borbonica; quest’ultimo, a detta di Fortunato, “”non credeva, non immaginava nemmeno l’unità””.[4] Durante le reazioni legittimiste (che resero il Vulture uno dei maggiori epicentri), i suoi zii paterni Gennaro e Giuseppe furono arrestati con l’accusa di manutengolismo, essendo la famiglia Fortunato in rapporti con diversi capobriganti, Carmine Crocco in particolare, e suo padre fu incarcerato per oltraggio all’ufficiale che eseguì il mandato di cattura. Il padre e gli zii vennero poi scarcerati per insufficienza di prove nel 1862. Dopo il rilascio del padre, Fortunato, ancora ragazzino, si trasferì con la famiglia a Napoli. Compì i primi studi presso il collegio dei Gesuiti e conseguì, in seguito, la laurea in giurisprudenza presso l’università “”Federico II”” nel 1869 ma, maturando la passione per gli studi storici, non esercitò mai professioni giuridiche. Frattanto si appassionò anche all’arte, all’alpinismo e al giornalismo diventando redattore di due giornali del partito moderato: Unità Nazionale e Patria. Fu allievo di intellettuali come Francesco De Sanctis e Luigi Settembrini e si focalizzò sullo studio della letteratura tedesca, in particolare su Johann Gottfried Herder e Johann Wolfgang von Goethe. Nel 1873, vinse il concorso da Consigliere di Prefettura a Lecce, ma rinunciò all’incarico. Nel 1875, figurò tra i fondatori della Società Napoletana di Storia Patria. Nel 1880, Fortunato debuttò in politica, candidandosi alle elezioni per il collegio di Melfi. Durante la sua attività parlamentare, divenne noto per essere un deputato scrupoloso nei suoi programmi, di giudizio svincolato e molto spesso in contrasto con entrambi gli schieramenti politici. Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con molte personalità, tra cui Nicola Mameli, Napoleone Colajanni, Sidney Sonnino e in particolare Benedetto Croce, il quale dedicherà a Fortunato la sua opera Cultura e vita morale in segno di profonda stima. Insieme a Leopoldo Franchetti, fondò l’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno,[5] di cui fu presidente onorario dal 1918 fino alla morte, e per questo si batté in Parlamento: una delle sue tante proposte fu quella di costruire le ferrovie ofantine che, secondo il progetto, dovevano passare anche per il suo paese natale, Rionero. Il suo intento politico fu di “”cooperare alla ricostruzione civile della patria””, perciò non aderì “”né alla Destra né alla Sinistra””. A causa però del suo carattere scettico, polemico e forse eccessivamente delicato, rifiutò diversi incarichi ministeriali.[6] Ricoprì la mansione di segretario alla presidenza della Camera dal 1886 al 1897 e fu eletto senatore nel 1909. Gli ultimi anni sono tristi: si allontana dal suo paese natio a causa dell’incomprensione dei concittadini e di alcuni incidenti che gli mostrarono l’ingratitudine del popolo, come ad esempio nel 1917, quando venne accoltellato da un contadino di Rionero, che lo accusò di aver appoggiato la guerra. Suo fratello Ernesto, a cui era molto legato, morì nel 1921 e suo nipote, Alberto Viggiani, si suicidò nel 1928. Fortunato lasciò la politica attiva nel 1919, ritornando a Napoli per dedicarsi agli studi economici e sociali, resi difficoltosi dalle sue precarie condizioni di salute per via di una grave malattia alla vista. Entrò anche in contatto con nuove generazioni di politici e antifascisti da cui appresero insegnamenti come Piero Gobetti, Guido Dorso, Umberto Zanotti Bianco, Nello Rosselli, Manlio Rossi Doria e Giorgio Amendola. Con l’instaurazione del regime fascista, Fortunato cercò di mantenere in vita il suo impegno meridionalista e, in clandestinità, cercò di divulgare i suoi pensieri antifascisti. In questo periodo, scrisse il saggio Nel regime fascista (1926) e, onde evitare il pericolo della censura, fu stampato in poche copie e distribuito agli amici più intimi. Fortunato morì a Napoli il 23 luglio 1932. Fra le sue opere ricordiamo: Rionero Medievale, La badia di Monticchio, Pagine e ricordi Parlamentari, Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Nel 2006, gli è stata dedicata l’Università telematica Giustino Fortunato, con sede a Benevento. L’uomo e il pensatore [modifica] Un giovane Giustino Fortunato Le case dei Fortunato a Napoli, Rionero in Vulture e Gaudiano (frazione di Lavello) erano rinomati e ospitali luoghi d’incontro di intellettuali come Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini. Egli e il fratello Ernesto, l’uno da uomo politico, attivo ben oltre il mandato parlamentare, l’altro da imprenditore, coltivarono per tutta una vita, quasi simbioticamente, ambizioni egemoniche oltre i confini della Basilicata. Ernesto praticamente provando la non ineluttabilità del carattere assistito dell’impresa agricola meridionale e la possibilità di diffondere, con gli spiriti imprenditoriali, un diverso sistema di relazioni sociali ed umane con il lavoro contadino e bracciantile; Giustino, mirando al problema di una riforma delle classi dirigenti del paese, come problema soprattutto delle sue campagne, dove solo una moderna capacità produttiva dei ceti agrari poteva garantire la civilizzazione delle masse contadine, e offrire un solido retroterra a qualunque ipotesi di sviluppo. Di sentimenti politici moderati e conservativamente riformatori, Fortunato fu vicino agli intellettuali napoletani di Destra e per sempre ostile alla Sinistra. Il suo conservatorismo non era grettamente chiuso nella difesa dei più retrogradi rapporti sociali, ma si apriva ad una visione riformistica che non intendeva negare, bensì superare la “”questione sociale””. Quindi un più incisivo intervento dello Stato, reso capace di fondarsi su un più ampio consenso delle masse essenzialmente contadine, e non ridotto al ruolo di semplice repressione. Sforzo egemonico e oculate riforme, secondo il modello conservatore inglese; invece che mero dominio e conservazione dello status quo. Le conoscenze delle condizioni economico-sociali delle province meridionali, compiute attraverso continue esperienze “”pedestri””, e il giudizio critico per certe forme dell’azione politica, maturato nella pratica giornalistica di parte, condurranno presto Fortunato ad una analisi spietata, ma realistica, delle responsabilità di una classe dominante priva delle necessarie qualità e attitudini per essere classe progressivamente dirigente. Sul piano generale era un fervido assertore del parlamentarismo, contro le tentazioni autoritarie di rafforzare il potere esecutivo sul legislativo. Criticò le avventure coloniali del Regno d’Italia e l’intervento nella prima guerra mondiale; intuì subito la nefasta natura del fascismo, dissentendo in ciò da molti intellettuali del suo tempo, come Francesco Saverio Nitti e Benedetto Croce, che in principio non ne percepivano la pericolosità. Egli comprese sin dal principio che il fascismo non fosse una via della restaurazione dello Stato liberale, rovinato da quattro anni di violenze e disordini. Per Fortunato il fascismo non era una “”rivoluzione”” ma una “”rivelazione””, una rivelazione della sua natura,[7] non una “”fugace comparsa”” ma la “”più incredibile, terribile tragedia””,[8] dovuta non al semplice sopravvento dello squadrismo ma alla debolezza della sua classe dirigente, poiché il fascismo era “”la risultante delle deficienze morali e delle incapacità secolari della borghesia italiana””.[9] L’educatore [modifica] da sinistra: Sidney Sonnino, Mameli (probabilmente Giorgio, padre di Goffredo) e Giustino Fortunato Giustino Fortunato, nel 1898, a Roma, nei locali dell’Istituto Universitario di Igiene, insieme a Benedetto Croce e Leopoldo Franchetti e con il contributo finanziario anche delle Società Ferroviarie, adriatica, mediterranea, sicule della Banca d’Italia e della romana Società immobiliare, aveva fondato (e ne era stato eletto presidente), la Società per gli studi sulla malaria che si avvaleva soprattutto delle ricerche scientifiche di Angelo Celli, igienista, e di Giambattista Grassi, zoologo, ambedue professori dell’università di Roma. Intorno all’attività di cura dei malarici, Fortunato mobilitò una schiera di medici di base. Fino al 1900, nella sola Basilicata, i morti per la malaria furono circa 1500 ogni anno. A Gaudiano, nella azienda agricola di Fortunato, la malaria era sotto controllo non solo per intensive opere di bonifica idraulica ed agraria, messe in opera dal fratello Ernesto, ma anche perché costui, già dal suo arrivo in azienda, comprava a sue spese dalla farmacia Kernot di Napoli il chinino che veniva somministrato ai contadini. Fortunato, insieme a Leone Wollemborg, Angelo Celli, Leopoldo Franchetti e Francesco Guicciardini, riuscì a far approvare la legge 505 del 23-12-1900, che garantiva il Chinino a basso prezzo, ne prevedeva la vendita nei monopoli e nelle farmacie, apriva laboratori statali di profilassi antimalarica. È storia nota l’impegno di Fortunato per la costruzione dell’Istituto Tecnico di Melfi che, dopo essere arrivato a quattro sezioni nel 1892, compresa la prestigiosa sezione fisico matematica, ottenne la “”statalizzazione”” nel 1904, nell’ambito della legge speciale per la Basilicata. A sue spese, Fortunato volle aprire due asili costruiti da Marcello Piacentini: uno a Lavello, dedicato nel 1923 al fratello Ernesto; uno a Rionero in Vulture, dedicato alla madre Antonia e nel 1924 inaugurato da Padre Semeria, amico e frequente suo ospite nella casa napoletana. Così scriveva Fortunato a Floriano Del Secolo a proposito delle traversie, finanziarie e costruttive degli asili da lui voluti, nel 1928: “”Caccio nuovo denaro, per una nuova fabbrica dell’asilo infantile di Lavello: esecutore il Piacentini. Ebbene a costui è giunta lettera di un avv. Pinto, segretario federale fascista della nostra Provincia, ma residente – per la professione – qui a Napoli, dicendogli a lettere di scatola che…l’appaltatore deve indicarlo lui! E tu, primo fra tutti, anche tu mi davi del…pessimista””. Lo storico [modifica] Il Palazzo di Giustino Fortunato a Rionero in Vulture All’attività parlamentare, allo studio dei problemi sociali ed economici, volle e seppe trovar sollievo e ristoro nelle ricerche storiche. A conferma della sua passione di letterato e studioso, la sua casa di Napoli si trasformò, per molti anni, in “”salotto letterario”” frequentato da studiosi, politici, intellettuali del tempo. Si prefisse di svelare il passato di una terra emarginata, creduta priva di storia, fiaccata da secoli di dominazione straniera; non fu il cultore di piccole glorie da campanile, ma inquadrò i suoi resoconti nel più ampio contesto storico del tempo. Lo scopo ultimo è dichiarato: “”Un regime di libertà, nel mondo moderno, non è assolutamente compatibile se non col benessere delle moltitudini. […] Educhiamo quindi l’uomo, tutti gli uomini della terra che ci vide nascere e ci nutrisce, — schiavi, se non più del peccato, della materia, — e confidiamo nell’avvenire””.[10] Il metodo di Fortunato fu di indagare negli archivi, confrontarsi con una nutrita bibliografia storica, analizzare documenti, dai quali si era proposto di cavare la veridica storia del brigantaggio nelle province meridionali. Riservò grande attenzione anche al Medioevo, età cruciale per i destini delle province meridionali, e quindi al monachesimo bizantino e latino, all’avvento dei normanni, a Federico II, alle dominazioni angioina e aragonese. “”Dopo tutto, ben altro è stato il mio intendimento: questo, cioè, che lo studio della storia valga un bel nulla, quale che sia il suo campo, se essa non serva a farci ritrovare nel passato e apprendervi la ragione del presente””. Vasto quadro che il Fortunato disegnò a grandi linee e a vivaci colori. L’abilità sua di narratore erudito insieme e spigliato gli permise di congiungere agevolmente i grandi avvenimenti e le figure della storia generale con gli umili casi e gli umili personaggi. Lo stile fu di offrire tali dati al lettore e commentarli in forma più scorrevole, quasi in forma di romanzo. Il linguaggio, talvolta ostico e dotto anche per i suoi contemporanei, dopo il primo impatto risultava espressivo ed avvincente. Il politico [modifica] Giustino Fortunato ottantenne Percorrendo la terra meridionale si rese conto di quanto poco fosse amica dell’uomo per motivi climatici e topografici, sfatando il luogo comune che vedeva il Meridione paradiso popolato da diavoli e da inetti. Il suo nome è legato alla questione meridionale, tanto che parlò per la prima volta alla Camera a favore dei contadini del Mezzogiorno e sulla questione demaniale. Sono degni di nota i discorsi contro la riduzione del numero delle preture (dannosa per il sud Italia); contro il reclutamento territoriale; contro la riforma delle forze armate in quanto era “”meglio avere dieci corpi di esercito più solidi, ben equipaggiati che averne dodici imperfettamente addestrati””. Poste in questi termini, le sue censure ai provvedimenti per l’esercito possono sembrare ispirate da quello che si suole chiamare pacifismo. Non del tutto esatto: se da un lato era a favore della neutralità dell’Italia, dall’altro era pronto a giustificare un’azione bellica nel caso fosse inevitabile, a questo proposito scrisse, congedandosi dagli elettori nel 1912: “”L’Italia bisognerà che sia militarmente così forte da non subire nessuna imposizione, e tanto preparata alla guerra da evitarla con onore e, se provocata, ad accettarla con sicuro animo””. L’elenco dei temi più importanti e più ampiamente svolti nella Camera non darebbe notizia compiuta dell’attività di Giustino Fortunato deputato. Ne trattò molti anche quando se ne presentava l’occasione: il gioco del lotto, la condotta delle autorità dopo il terremoto di Casamicciola, dal quale egli era miracolosamente scampato, il bonificamento, la malaria. Fuori dalla Camera promosse la fondazione della Società per gli studi della malaria e ne fu presidente; dentro e fuori tanto fece affinché fosse votata la legge per la vendita del chinino, farmaco utile per la guarigione dalla malattia. Dopo quasi un quarto di secolo di vita parlamentare, nel 1909 annunciò il suo congedo “”con la coscienza di avere per ventinove anni consacrato al delicato ufficio quanto ebbe di intelletto e di volontà, e con l’orgoglio di lasciarlo moralmente sano ed amministrativamente libero come nessuno altro in Italia. Il 4 aprile di quell’anno fu nominato senatore e alcuni giudizi di Pasquale Villari gli diedero l’occasione di esporre le sue opinioni circa l’emigrazione meridionale. Ma la sua salute non più sana non gli permise di essere assiduo alle sessioni del Senato. Nel 1915, 221 senatori approvarono la guerra così come Giustino Fortunato che inizialmente era per la neutralità assoluta ma in seguito alle parole di Antonio Salandra si convinse dell’intervento. Onorificenze [modifica] Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro — 13 dicembre 1891[11] Opere fondamentali [modifica] Ricordi di Napoli, Milano, Treves, (1874). I Napoletani del 1799, Firenze, G. Barbèra, (1884). Santa Maria di Vitalba, Trani, V. Vecchi, (1898). Rionero medievale, Trani, V. Vecchi, (1899). Notizie storiche della Valle di Vitalba, 6 voll., Trani, V. Vecchi, (1898-1904). Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Discorsi politici, 1880-1910, 2 voll., Bari, Laterza, (1911). Pagine e ricordi parlamentari, I, Bari, Laterza, 1920; II, Firenze, A. Vallecchi, (1927). Riccardo da Venosa e il suo tempo, Trani, Vecchi e C., (1918). Rileggendo Orazio, in “”Nuova Antologia””, (1924). Nel regime fascista, (1926) Le strade ferrate dell’Ofanto, 1880-97, Firenze, Vallecchi, (1927). Carteggio tra Giustino Fortunato e Umberto Zanotti-Bianco, Roma, Collezione meridionale editrice, (1972). Carteggio, Roma-Bari, Laterza, (1978-1981). Giustino Fortunato e il Senato. Carteggio, 1909-1930, Soveria Mannelli, Rubbettino, (2003). Note [modifica] ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1865-1911, Laterza, 1978, p. 64-65 ^ Alessandro Roveri, Le cause del fascismo, Il Mulino, 1985, p.25 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.473 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio, vol.1, Laterza, 1978, p.234 ^ Nell’elogio funebre che Fortunato scriverà sul Franchetti disse che nessun altro lo eguagliò nel patrocinio e nella rivendicazione degli obliati e spregiati volghi dell’Italia meridionale da Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie Edagricole 1989 IV p.195 ^ Francesco Barbagallo, Francesco Saverio Nitti, UTET, Torino, 1984, p.163 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1927-1932, Laterza, 1981, p. 185 ^ Giustino Fortunato, Scritti politici, De Donato, 1981, p.24 ^ Armando Saitta, Dal fascismo alla resistenza, La Nuova Italia, 1967, p.13 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.108-480 ^ Senato della Repubblica: Giustino Fortunato Bibliografia [modifica] Gaetano Cingari, Giustino Fortunato, Roma; Bari, Laterza, 1984. ISBN 88-420-2473-2 Gaetano Cingari, Il Mezzogiorno e Giustino Fortunato, Firenze, Parenti, 1954. Maurizio Griffo, Profilo di Giustino Fortunato : la vita e il pensiero politico, Firenze, Centro editoriale toscano, 2000. ISBN 88-7957-162-1 Giovanni Minozzi, Giustino Fortunato, Potenza, M. Armento & C, 1998.”,”ITAS-155″
“FORTUNATO Giustino, a cura di Emilio GENTILE”,”Carteggio, 1865-1911.”,”Su Marx. “”Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 dicembre 1897: “”Mio caro Benedetto, ho letto ed ho riletto, con vivissima attenzione, la Vostra ‘Memoria’ (1) su la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo. Molti anni fa tentai di leggere Marx: non ci riescii, e da allora ebbi sempre un po’ di invida ammirazione per i tanti e tanti, che mi parlavano, alle volte, di Marx come di un loro familiare. Mi avveggo ora, che il gran numero di que’ tanti ne avevan capito, su per giù, quanto me. Io non sono in grado di portar giudizio del Vostro lavoro; ma io ‘sento’ che Voi non somigliate agli altri, che Voi pensate e scrivete di Marx con piena ed assoluta conoscenza e coscienza. E per me, profano, sintesi di tutta quanta la ‘impressione’ ch’io m’ho avuto dalla lettura della Vostra ‘Memoria’, è magnifica la pagina 38″”; Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 agosto 1909: “”Mio Caro Benedetto, Vi ho scritto stamane, Vi riscrivo oggi per rivolgervi una ingenua dimanda di mezzo ignorante, per non dir tutto, della dottrina marxista; questa, cioè:; commetterei o no errore nel dire che il ‘plus-valore’, secondo Marx, è “”la differenza che esiste, a tutto vantaggio del padrone, fra ciò che l’operaio effettivamente produce e quello che realmente egli intasca””?”” [Giustino Fortunato, a cura di Emilio Gentile, ‘Carteggio, 1865-1911′, Bari, 1978] [(1) B. Croce, Per l’interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’, ‘Atti dell’Accademia Pontaniana’, 1897, memoria n° 17]”,”STOx-242″
“FORTUNATO Maria MARIANI Sergio GABAGLIO Emilio LIZZA Carlo”,”Movimento operaio e autonomie locali.”,”Il dibattito (pag 229) intervento a titolo personale di Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli “”Secondo Lizza la prima preoccupazione verso le amministrazioni locali è di considerarle come un «falso obiettivo» perché esse sono sovrastrutture: questo porta a chiedere come debba essere risolto il termine sovrastruttura. Secondo la tesi marx-leninista il termine sovrastruttura ha un significato ben preciso ma, escludendone l’applicabilità al nostro discorso, mi chiedo fino a dove l’ente locale è sovrastruttura e più precisamente fino a che punto il comune, nell’oggi, è provocatore di nuova vita perchè non è pura sovrastruttura. Il secondo termine di confronto per cui una posizione di scontro è «solo verticale» mi porta a pensare alle tesi del marx-leninista che parlano appunto di contrasto dicotomico che divide il mondo. Ed è per questo che chiedo fino a che punto lo scontro è verticale ma si risolve in visione pluralistica nella quale confluiscono molteplici esperienze. (…)”” (pag 229) Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli.”,”SIND-199″
“FORZONI Angiolo”,”Rublo. Storia civile e monetaria della Russia da Ivan a Stalin.”,”Angiolo Forzoni, economista e pubblicista, è direttore del Laboratorio di economia politica e di politica economica di uno dei principali Istituti di credito italiani. Nel mondo bancario si è sempre dedicato a studi e ricerche economiche e finanziarie, ricoprendo alti incarichi di carattere scientifico. Cura ed ha curato la direzione di importanti riviste specializzate nel settore dell’economia e del credito.”,”RUSU-113-FL”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Mario FUBINI”,”Saggi letterari.”,” Dante fustiga coloro che non furono mai utili in vita. “”Nel ‘Paradiso’ ognuno vede che più non rimanesse luogo a far lo stesso. Da questo principio egli ha dedotto che coloro i quali non hanno operato né bene né male nei giorni della loro vita, sono dispregevoli sopra ogni cosa. Il poeta li appella: “”questi sciagurati che mai non fur vivi”” (Dante) (continuare e completare) (…) “”Fama di loro il mondo esser non lassa: Misericordia e Giustizia li sdegna Non ti curar di lor, ma guarda e passa”” (pag 179)”,”ITAB-278″
“FOSCOLO Ugo”,”Lezioni di eloquenza. Aggiuntivi i discorsi sulla lingua italiana e altre prose letterarie dello stesso autore.”,”””Ecco lo stato della lingua latina ducent’anni prima di Dante: si scrivevano in Italia, è vero, libri teologici, e leggi e cronache in latino con la terminazione della lingua antica de’ letterati, desunta da’ libri antichi che rimanevano; ma le voci e la sintassi era già sparita, e il popolo parlava con l’uso che più riusciva ad interdersi reciprocamente. Da questo viene che anche nelle lingue viventi in un modo si scrive e in un altro si pronunzia. Gl’Inglesi, per esempio, scrivono per dire ‘attraverso’, ‘through’; e pronunciano ‘sdro’: e i Francesi scrivono ‘autres’, e pronunziano ‘otre’; anzi i francesi prima di Luigi XVII scrivevano ‘veulx’ invece di ‘veux’, che ora pronunciano ‘veu’: e così sono queste due lingue nel maggior numero delle loro voci. Or voi vedete in queste due lingue straniere, e nell’esperienza de’ nostri dialitti provinciali, che le ultime sillabe del vocabolo sono quelle che vengono corrotte ed elise; così avvenne nella latina: il popolo, per esempio, disse ‘bonu dominu’, come a’ tempi di Cicerone, invece di ‘bonus dominus’; da questo ‘bono domino’ venne poi ‘donno’, che ancora vuol dire ‘Signore’, e ‘Don’ che si prepose poi al nome de’ nobili, quasi titolo di ‘signoria’.”” (pag 88-89) Dante: Vita nova. “”In quella parte del libro della mia memoria, dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si truova una rubrica la qual dice: ‘Incipit vita nova’. Sotto la qual rubrica io truovo scritte le parole, le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libro; e se non tutte, almeno la loro sentenzia”” (pag 94)”,”VARx-465″
“FOSCOLO Ugo, a cura di Cesare Federico GOFFIS”,”I Sepolcri.”,”note a margine a matita “”La vita, sottintende il Foscolo, non si fonda solo sul razionale ma sugli affetti, sulle illusioni, gli ideali, i sogni”” (pag XIX) finale: “”E tu onore di pianti, Ettore avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane”””,”VARx-094-FV”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume primo. Dal 1796 al 1798.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-005-FSD”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume secondo. Dal 1799 al 1805.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-006-FSD”
“FOSI Irene”,”La giustizia del papa. Sudditi e tribunali nello Stato Pontificio in età moderna.”,”FOSI insegna storia moderna nella Facoltà di lettere e filosofia Univ. G.D’Annunzio di Chieti-Pescara. Si è occupata di banditismo e criminalità specie alla corte romana.”,”RELC-253″
“FOSSA Davide, scritti scelti e ordinati da I.G. FINI”,”Dal sindacalismo romantico al diritto corporativo. Scritti del decennio 1921-1930.”,”FOSSA Davide”,”ITAF-304″
“FOSSAERT Robert”,”Dall’utopia al potere.”,”Robert Fossaert è nato nel 1927. Ha diretto la collana ‘Societé’ presso le ed. Seuil. Economista, è stato uno degli animatori degli Incontri socialisti di Grenoble.”,”FRAS-058″
“FOSSATI Luigi”,”Qui Budapest. ‘Qualcosa di più di un reportage. La testimonianza di un socialista’.”,”Sono le corrispondenze di Luigi FOSSATI all’ ‘Avanti!’ sugli avvenimenti di Budapest.”,”MUNx-012″
“FOSSATI Antonio”,”Lavoro e produzione in Italia. Dalla metà del secolo XVIII alla seconda guerra mondiale.”,”FOSSATI Antonio è stato professore ordinario nell’ Università di Trieste.”,”MITT-110″
“FOSTEN D.S.V. MARION R.J.”,”L’ esercito francese 1914-18. L’ esercito inglese 1914-18.”,”All’ Ecole de guerre, gli ufficiali francesi avevano studiato la guerra del 1870 per capire gli errori commessi. La conclusione fu che i francesi avevano perso ancor prima di entrare in campo, perché avevano lasciato al nemico ogni tipo di iniziativa: strategica, tattica, morale. Il rimedio fu ritenuto quello di lanciarsi in attacco su tutti i fronti in modo che il nemico fosse costretto a disperdersi. Ad esporre queste idee sull’ offensiva fu un gruppo di ufficiali tra cui il colonnello de GRANDMAISON. La propaganda di queste tesi, indifferenza verso le intenzioni del nemico, iniziativa dell’ attacco, la considerazione che più che le armi fosse decisivo il fattore morale, condusse durante la prima guerra mondiale a gravi perdite tra gli ufficiali: due terzi degli ufficiali persero la vita in azione nel 1914. In seguito a ciò, JOFFRE con grande fermezza destituì molti ufficiali superiori incompetenti.”,”QMIP-028″
“FOSTEN Bryan”,”La cavalleria leggera di Wellington. La cavalleria pesante di Wellington.”,”L’ ordine di battaglia della cavalleria leggera a Waterloo, giugno 1815. Maggior generale W. Dornberg (Terza Brigata) Maggior generale J. Vendeleur (Quarta Brigata) Maggior generale C. Grant (Quinta Brigata) Maggior generale H. Vivian (Sesta Brigata) Maggior generale F.V. Arentschildt (Settima Brigata) Cavalleria leggera dell’ Hannover. Cavalleria del Brunswick. (pag 85)”,”QMIx-150″
“FOSTER Leonard a cura”,”The Penguin Book of German Verse. With Plain Prose Translations of Each Poem.”,”Friedrich Hölderlin. “”Come now, gentle sleep! the heart desires too much; but in the end, restless and dreamy years of youth, your glow will die away; the old age will be peaceful and serene.”” (pag 289) “”Vieni adesso, dolce dormire! il cuore vuole troppo, ma alla fine, inquieti e sognanti anni della gioventù, il vostro bagliore morirà distante; la vecchiaia sarà tranquilla e serena”” (traduzione approssimata)”,”VARx-249″
“FOSTER William Z.”,”Pages from a Worker’s Life.”,”FOSTER William Z. ha cominciato a lavorare all’età di dieci anni, nel 1891. Ha svolto vari mestieri (tagliaboschi, contadino, operaio costruzioni, industrie chimiche e trasporto. E’ stato marinaio e un hobo, ed è diventato un campione della causa proletaria, organizzando i più grandi scioperi nazionali.”,”MUSx-225″
“FOSTER William Z.”,”From Bryan to Stalin.”,”William Z. Foster è stato uno dei grandi leaders del movimento operaio americano nel XX secolo. Questo libro è in parte autobiografia e in parte illustra la storia dell’ascesa e della caduta del sindacalismo americano e dello sviluppo ‘duale’ dell’unionismo. E’ pure un resoconto del ruolo dei comunisti nei sindacati americani. L’autore ha guidato lo sciopero dei siderurgici del 1919, ed è stato un organizzatore veterano della lotta ‘industriale’. (dal risvolto di copertina)”,”MUSx-313″
“FOSTER John”,”Class Struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns.”,”John Foster è Lecturer in Politics alla Strathclyde University, Glasgow. Il movimento operaio sindacale di massa inglese durante la rivoluzione industriale fu il primo a produrre alcune forme di coscienza operaia rivoluzionaria e su una scala sufficiente a impressionare Marx ed Engels durante la prima metà del XIX secolo e fino alla metà dell’800. Ma poi rapidamente questo movimento pionieristico cambia corso e comincia un lungo periodo di collaborazione di classe durante il quale contribuisce alla costituzione di un nuovo tipo di democrazia liberale. L’autore vuole capire il perché di questa svolta. (in apertura del volume)”,”MUKx-203″
“FOSTER William Z.”,”Outline Political History of the Americas.”,”Lavoro schiavistico: indiani Indice: citate le pagine che si riferiscono ai vari Partiti comunisti del Centro Sud e Nord america (v. indice pag 653)”,”MUSx-337″
“FOSTER JONES Richard”,”Antichi e moderni. La nascita del movimento scientifico nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Richard Foster Jones, nato nel 1886, è stato professore emerito di inglese alla Stanford University. Oltre a questo volume, è autore di altre opere fra cui The Triumph of the English Language.”,”SCIx-232-FL”
“FOSTER John Bellany SZLAJFER Henryk, a cura, saggi di SWEEZY Paul M. KALECKI Michael DOBB Maurice SHERMAN Howard MAGDOFF Harry SYLOS-LABINI Paolo STEINDL Josef MORRIS Jacob STANFIELD Ron”,”The Faltering Economy. The Problem of Accumulation under Monopoly Capitalism.”,”John Bellamy Foster received his Ph.D. in political science from York University in Toronto. Henryk Szlajfer is a Polish economist and socialogist who works for the Center for Non-European Studies at the Polish Academy of Sciences in Warsaw.”,”ECOT-277-FL”
“FOUCAULT Michel MARCUSE Herbert ENZENSBERGER Hans Magnus VAN DUYN Roel LEFEBVRE Henri LAOT Jeannette KRUMNOW Fredo DELEUZE Gilles GUATTARI Félix TOURAINE Alain FOURIER Charles”,”Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt.”,”Conversazione di Hans Magnus Enzensberger con Herbert Marcuse (pag 39-59) “”Herbert Marcuse: ‘Se il termine proletariato designa gli “”operai dell’industria”” quali Marx li ha descritti – il lavoro vivo nel processo di produzione – io ritengo che nella nostra epoca questa formulazione è del tutto insufficiente. Per Marx, la dittatura del proletariato era – lo si dimentica troppo facilmente – la dittatura di una schiacciante maggioranza su una minoranza. Il “”proletariato”” definito da Marx rappresenta forse una maggioranza nei paesi industriali avanzati? E’ forse la sola classe che sia vittima dello sfruttamento nella nostra società moderna? (…) Gli operai dell’industria non rappresentano più la maggioranza della popolazione, non sono i soli ad essere sfruttati. Un esempio: si è spesso discusso per sapere se i milioni di impiegati dell’industria pubblicitaria americana creano oppure no un plusvalore, cioè se essi siano oppure no degli sfruttati in senso marxista del termine. Da parte mia, io ritengo di sì. Quelle persone vendono direttamente la loro forza-lavoro, il che corrisponde alla nozione marxista di sfruttamento. l loro salari non rappresentano semplicemente un capitolo delle spese generali. Essi sono assolutamente necessari al processo di produzione capitalistico. (…) Sono già necessari al livello della produzione: l’impiegato dell’industria pubblicitaria determina in anticipo la forma della merce (pensate soltanto all’automobile), la sua qualità, ed anche la sua quantità. Ciò vale ugualmente per i tecnici, gli ingegneri, gli scienziati, gli psicologi ed i sociologi integrati nel processo di produzione, tutte categorie in piena espansione. Questi fenomeni comportano come contraccolpo delle modificazioni nelle strutture stesse della classe operaia. Sappiamo adesso che il numero dei “”colletti bianchi”” aumenterà progressivamente a scapito dei “”colletti blu””, che l’equilibrio numerico fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali si modificherà a vantaggio di questi ultimi i quali vedranno aumentare la propria parte all’interno del processo produttivo. E tutto ciò dovrebbe incitare ad una grande prudenza quando noi maneggiamo i concetti di proletariato e di dittatura del proletariato'”” [(in) ‘Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt’, Actuel-Guaraldi, 1975] (pag 45-46)”,”TEOC-602″
“FOUCAULT Michel”,”Raymond Roussel.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. (1978)”,”TEOS-083-FL”
“FOUCAULT Michel CHOMSKY Noam”,”Della natura umana. Invariante biologico e potere politico.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. Noam Chomsky, linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology. Chomsky è nato il 7 dicembre 1928 a Filadelfia.”,”TEOS-136-FL”
“FOUCHER Michel”,”La Republique européenne.”,”Michel FOUCHER è geografo professore all’ Università Lumiere Lyon II e al College d’ Europe de Natolin (Varsavia). Ha fondato l’ Observatoire Europeen de Geopolitique.”,”EURx-071″
“FOUGEYROLLAS Pierre”,”Marxismo in discussione.”,”FOUGEYROLLAS Pierre “”Le scienze della natura scoprono leggi, verificando per un numero limitato di casi le loro ipotesi. Perché non potrebbe essere così anche per la sociologia? Certuni sono arrivati al punto di pensare che la verità del materialismo storico era stata sufficientemente stabilita. È il caso di Lenin che scriveva: «Oggi, dopo l’apparizione del ‘Capitale’, la concezione materialistica della storia non è più un’ipotesi, ma una dottrina scientificamente dimostrata» (15). Aggiungeva che sin tanto che non si fosse realizzato un altro tentativo di spiegazione sociologica scientifica, il materialismo storico era la sola concezione scientifica in materia e quindi sinonimo di scienza sociale. Pensando alle scienze della natura, Lenin indicava che, dal momento che il materialismo storico aveva scientificamente analizzato e spiegato la società capitalista, era naturale che rendesse conto altrettanto scientificamente di altri tipi di società. Tutto il problema è di sapere se la scienza sociale è in questo assimilabile alle scienze della natura (16). Sin tanto che la questione non è stata risolta in modo positivo, l’opinione di Lenin implica un estrapolazione, se non ingiustificabile, almeno per il momento ingiustificata. Del resto se il ‘Capitale’ rende conto di un grande numero di aspetti della società moderna in maniera utile alla scienza sociologica, non si può dire che tutti gli aspetti di questa società siano stati scientificamente spiegati in questa opera o nelle altre opere di Marx: è il caso per esempio della interazione fra le ideologie e le istituzioni, a proposito della quale il materialismo storico ci è parso presentare una lacuna. Lenin è senza dubbio stato imprudente nel testo ora riportato; nella sua polemica contro Mikhailovski, ha involontariamente dogmatizzato il marxismo nel tentativo di difenderlo. Scrivendo, in una lettera a Conrad Schmidt il 5 agosto 1890: «La nostra concezione della storia è innanzi tutto una direttiva per lo studio», Engels era stato più fedele alle esigenze del pensiero scientifico”” [Pierre Fougeyrollas, ‘Marxismo in discussione’, Jaca Book, Milano, 1966] [(15) V.I. Lenin, «Ce que sont les amis du peuple» (1894), in ‘Oeuvres choisés’ (2 vol.), t. 1, p. 94 Moscou 1946 (Cfr. trad. it., in Opere scelte, Mosca, 1949, p. 81); (16) Cfr. più avanti, cap. V] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Pierre Fougeyrollas, né le 22 décembre 1922 à Mont-de-Marsan et mort le 29 mai 2008 à Paris, est un philosophe, sociologue et anthropologue français. Il a été professeur de sociologie à l’université de Paris VII.”,”TEOC-786″ “FOULAN Pierre”,”Introduction à l’ étude du Marxisme.”,”Le forze produttive dell’ umanità hanno smesso di crescere (Trotsky, 1938) (pag 80) Aristocrazia operaia e burocrazia d’ apparato. 1900-1914. “”Così, i partiti della II Internazionale sono diventati, secondo l’ espressione di Lenin, dei partiti operai borghesi, ovvero dei partiti rimasti operai per le loro origini storiche e le loro radici nel proletariato ma in cui gli apparati, tra le mani dei “”luogotenenti operai della borghesia””, funzionano al servizio del capitalismo.”” “”(Ma) Come scrive Trotsky “”le leggi della storia sono, in definitiva, più potenti degli apparati””; tre anni dopo il crollo della 2° Internazionale trionfa la Rivoluzione d’ Ottobre, come inizio della rivoluzione mondiale. E, nel 1919, intorno al partito bolscevico vittorioso, si costituisce una nuova internazionale: l’ Internazionale comunista””. (pag 89-90) La commissione formazione dell’ OCI (per la ricostruzione della IV Internazionale) ha discusso e redatto questa “”Introduzione alla studio del marxismo)”,”TROS-176″ “FOULON Maurice”,”Fernand Pelloutier. Précurseur du syndicalisme fédéraliste. Fondateur des bourses du travail.”,”F. PELLOUTIER (1867-1901)”,”MFRx-309″ “FOURASTIE’ Jean VIMONT Claude; a cura di Giacomo TOMASELLI; confronti antologici da M. ACCOLTI GIL P. GEORGE P. PARDO V. LANTERNARI C.D. PERKINS S.M. McMURRIN H. KALVEN jr A. RONCHEY”,”Storia di domani.”,”Confronti antologici da M. ACCOLTI GIL, P. GEORGE, P. PARDO, V. LANTERNARI, C.D. PERKINS, S.M. McMURRIN, H. KALVEN jr, A. RONCHEY.”,”PVSx-003″ “FOURASTIE’ Jean”,”Machinisme et bien-être.”,”Jean FOURASTIE’ è Professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, Professore all’ Institut d’ Etudes Politiques, Professore all’ Ecole Nationale d’ Administration (ENA).”,”MFRx-129″ “FOURASTIE’ Jean”,”Les 40000 heures. Le travai d’une vie demain.”,”Trenta ore per settimana, quaranta settimane per anno, trentacinque anni ovvero 40 mila ore di lavoro nel corso di una vita. L’A mostra che il tempo di lavoro è legato allo sviluppo di una nuova società industriale.”,”CONx-017″ “FOURASTIE’ Jean MONTET Henri”,”L’ economie francaise dans le monde.”,”Sulla produttività dell’ economia francese (anni 1950): “”Così gli Stati Uniti pervengono a nutrire la loro popolazione assegnando ai lavori propriamente agricoli solamente il 13% della loro manodopera, quando noi ne impieghiamo il 36%””. (pag 29) “”Il debole rendimento globale del lavoratore agricolo costituisce un pesante handicap per l’ economia francese””. (pag 37) “”per cavare dal suolo 4 tonnellate di carbone in un giorno, quattro minatori in Francia, tre in Inghilterra e uno negli Stati Uniti””. (pag 39)”,”FRAE-015″ “FOURASTIE’ Jean”,”La produttività.”,”Disparità poteri d’ acquisto nello spazio. “”(…) la maggior parte degli uomini ritiene che il potere d’ acquisto d’un popolo ricco debba essere, per qualsiasi consumo, maggiore di quello d’un popolo povero; si crede, per esempio (o almeno tale è la maniera corrente di ragionare), che l’ operaio canadese possa comprare col suo salario annuo indifferentemente una quantità di pane, di patate o di apparecchi radio quattro volte maggiore di quella che potrebbe procurarsi l’ operaio italiano. Ma l’ esperienza dimostra che questa supposizione è errata; gli studi effettuati sui salari provano infatti che per determinati consumi tutti gli operai del mondo hanno lo stesso potere d’ acquisto o dei poteri d’ acquisto molto vicini, mentre per altri prodotti lo scarto può raggiungere la proporzione di 1 a 50 e anche superarla. (…) Un esame superficiale potrebbe indurre a considerare questi fatti con un interesse meramente aneddotico; ma basterà riflettervi sopra per rendersi conto che essi costituiscono la chiave del nostro problema. Infatti, se il potere d’ acquisto del manovale è attualmente e praticamente lo stesso in tutti i paesi del mondo per quanto riguarda il taglio di capelli, mentre è così disuguale per quanto riguarda lo zucchero, il grano o l’ elettricità, ci dev’ essere per forza un motivo plausibile (…). Si potrà allora facilmente constatare che i poteri d’ acquisto sono identici quando i tempi di produzione sono identici””. (pag 20)”,”ECOI-157″ “FOURASTIE’ Jean”,”Le long chemin des hommes.”,”Quarant’anni dopo Alexis CARREL, Jean FOURASTIE’ dice ciò che pensa della condizione umana. In tutti i domini, dal 1935, le scienze hanno ridotto la nostra ignoranza sull’ uomo. Ma non resta meno conosciuto e misterioso. L’A riapre il dossier ‘uomo’ dal punto di vista biologico, informatico, delle crisi morali e filosofiche. Metodo di studio. “”Essendo la vita quotidiana formatrice di buon senso ma generatrice di spontaneità illusoria e di confusione obiettiva, cosa dovrebbe insegnare la Scuola? A mio avviso tutt’altra cosa di oggi. Intanto, non dovrebbe più essere questione della priorità di discipline. L’ informazione è dappertutto, e la sua acquisizione non è più che una tecnica. Invece, è il trattamento dell’ informazione che è fondamentale, e la decisione che segue. Già, molto per fortuna, un ragazzo è formato in gran parte dalla scuola, non alle cose stesse che lui apprende, ma a una attitudine ad apprendere. E’ questo che deve diventare, coscientemente, l’ essenziale. Si tratta dunque di esercitare il cervello attraverso l’ educazione mentale come si esercita il corpo all’ educazione fisica. Si tratta di sviluppare l’ attività intellettuale, l’ energia microfisica celebrale, ed apprendere le procedure della sua messa in opera. Saper raccogliere l’ informazione pertinente al soggetto trattato, cercarla ove la si trova (dizionari, enciclopedie, opere scientifiche, manuali, persone compententi, ecc.). Criticare le fonti di informazione, rilevare gli errori, rettificarli. Saper valutare il preponderante, il secondario, l’ accessorio… i fatti dalle conseguenze maggiori e minori, a breve e a lungo termine: saper trattare questa informazione dunque, sapere estrarre delle conclusioni, dedurre delle decisioni””.”,”SCIx-199″ “FOURASTIE’ Jean”,”Productivité et richesse des nations.”,”Jean-Louis HAROUEL è professore all’Università di Parigi II. Ha scritto una decina di libri tra cui uno dedicato al pensiero di J. FOURASTIE’ ‘Les 40.000 heures’. Fourastié: analyse critique’ (Hatier 1973).”,”FRAE-034″ “FOURASTIE’ Jean BAZIL Béatrice”,”Pourquoi les prix baissent.”,”B. Bazil diplomata presso l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Si è occupata di ineguaglianze in Francia. J. Fourastié noto economista con incarico al ministero delle finanze francesi, nel 1945 è stato chiamato al Commissariato generale al Piano fondato da Jean Monnet. Ha presieduto la Commissione sulla manodopera per quattro piani successivi. Dal 1967 si è dedicato all’insegnamento. Ha pubblicato numerosi libri sui temi economici, il macchinismo, i Trenta Gloriosi dell’economia francese, le ineguaglianze in Francia (con la Bazil)”,”FRAE-057″ “FOURASTIE’ Jean, collaborazione di Jacqueline FOURASTIE'”,”Pouvoir d’achat, prix et salaires.”,”Storia dei movimenti del prezzo del grano, del pane, in Francia e nel mondo, ore di lavoro necessarie ecc. (pag 124-141)”,”ECOS-028″ “FOURASTIÉ Jean”,”La produttività.”,”Jean Fourastié, professore al Conservatoire National des Arts et Métiers e all’Institut d’Études Politiques dell’Università di Parigi.”,”ECOT-189-FL” “FOURCAUT Annie”,”Bobigny, banlieue rouge.”,”FOURCAUT Annie (1950) agregée d’ histoire, dottore del terzo ciclo in storia ha collaborato all’ opera ‘La question du logement et le mouvment ouvrier francais’ (1981) e altre opere sul PCF e l’ ambiente operaio. Il fronte popolare: “”Esiste ancora una banlieue?”” “”I successi elettorali dei comunisti nel 1935 e 1936 in banlieue danno una posizione nuova al loro inserimento. Nello stesso tempo, l’ idea di specificità di un territorio votato alla rivolzuione, sviluppata negli anni 1924-1932, svanisce e sparisce dai testi comunisti””. (pag 55)”,”PCFx-044″ “FOURIER Charles SCHERER René a cura”,”Charles Fourier ou la contestation globale.”,”FOURIER, filosofo e riformatore sociale francese (Besançon 1772-Parigi 1837). Costretto a guadagnarsi da vivere facendo il commesso di negozio, andò maturando le sue teorie, improntate al socialismo utopistico. Secondo F. è possibile liberare il mondo dall’egoismo umano e le masse dallo sfruttamento e dalla miseria dando alla società un nuovo ordine razionale che regoli i rapporti inter-individuali in base allo studio delle passioni e dei sentimenti umani (“”matematica delle passioni””), instaurando così l'””armonia universale””. F. sostituisce all’assetto economico del liberismo concorrenziale un piano cooperativistico fondato sulla falange, comunità di lavoro volontaria formata da ca. 1600 membri assortiti in modo da armonizzare naturalmente nelle diverse mansioni ed esigenze produttive della collettività, così che ognuno possa realizzare se stesso lavorando e sentendosi contemporaneamente libero. La falange avrebbe dovuto vivere e lavorare in un”,”SOCU-036″ “FOURIER Charles, a cura di Daniel GUERIN”,”Vers la liberté en amour.”,”””Le persone sposate sono colpite da una prodigiosa sfiducia nei confronti dei loro simili. Niente è più difficile che riunire e far vivere in menage due coppie di sposi. L’ incompatibilità si estende dai padroni ai servitori, e in tutte le gestioni domestiche c’è forte ripugnanza a prendere come domestici una coppia sposata. E’ che non si ignora che lo spirito coniugale opera una lega degli sposi contro tutto ciò che li circonda, che esso soffoca le passioni nobili e le idee liberali; da ciò discende che la classe delle persone sposate è sempre la più astuta, la più indifferente all’ infelicità pubblica o particolare, e il loro spirito antisociale è così ben riconosciuto che si crede di far un grande elogio di un uomo dicendo: “”il matrimonio non l’ ha affatto cambiato, ha conservato il suo carattere amabile di un ragazzo””. (pag 117)”,”SOCU-098″ “FOURIER Charles”,”L’ armonia universale.”,”””In linea di massima, i progressi sociali e i cambiamenti di periodo avvengono in ragione del progresso delle donne verso la libertà, e i regressi da un tipo di società all’ altra in ragione della diminuzione della libertà delle donne… L’ aumento dei privilegi delle donne è il principio generale di ogni progresso sociale.”” (pag 126)”,”SOCU-105″ “FOURIER Charles”,”Il nuovo mondo industriale e societario. Ovvero invenzione del procedimento d’ industria attraente e naturale distribuita in serie passionali.”,”I falsi profeti. “”L’ altra setta, che pretende di fondare l’ associazione, ha come esponenti dei nuovi filosofi, chiamati oweniani dal nome del loro capo. Essi danno il nome di associazione, a comunità anti-societarie, che respingono i metodi da cui nascerebbero l’ accordo delle passioni e l’ Attrazione industriale fini ultimo dello stato societario. (…) Robert Owen ha evitato con cura questo procedimento, che avrebbe ferito il suo orgoglio: egli voleva essere contemporaneamente inventore, fondatore e predicatore dell’ associazione; voleva assommare i tre ruoli che dovrebbero essere attribuiti a personaggi differenti, voleva detenere in esclusiva la gloria della scoperta. Egli si è impadronito della parola “”associazione””, senza preoccuparsi del contenuto; ha pensato soltanto ad attribuirsi l’ onore di una scoperta ancora da fare, e a distogliere da questa ricerca gli studiosi, facendo credere che era riuscito da solo in tale impresa””. (pag 335-336)”,”SOCU-124″ “FOURQUET Jérôme”,”La fin de la grande classe moyenne.”,” Strati inferiori della classe media: Rapporto tra ‘discounters’ (acquirenti dei discont) e gilet gialli Economia della ‘debrouille’: l’arte di arrangiarsi: frequentazione dei magazzini sito Le Bon Coin Lavoretti in proprio Ricorso massiccio al credito al consumo”,”FRAS-056″ “FOWKES Ben”,”L’Europa orientale dal 1945 al 1970.”,”Specialista di storia russa, Ben Fowkes insegna nella University of North London. Ha pubblicato The Post-communist Era. Change and Continuity in Eastern Europe e Ethnicity and Ethnic Conflict in the Post-communist Word.”,”EURC-063-FL” “FOX PIVEN Frances CLOWARD Richard A.”,”I movimenti dei poveri. I loro successi i loro fallimenti.”,”FOX PIVEN è professoressa di scienze pol all’Univ di Boston ed è inoltre VP della Society fo the Study of Social Problems (SSSP). CLOWARD è sociologo e operatore sociale presso la Columbia Univ e membro del Comitato Direttivo della New York Civil Liberties Union.”,”MUSx-026″ “FOX Ralph”,”Marx, Engels y Lenin sobre Irlanda.”,”””Inevitabilemente, la lotta dell’ Irlanda è stata legata ad altri popoli e classi durante questo lungo periodo storico. Irlanda ha consacrato molte e distinte figure rivoluzionarie al movimento mondiale di liberazione: Wolfe Tone, Robert Emmett, Finton Lalor, James Stephens, Michael Davitt, James Connolly e Liam Mellowes, per citarne alcuni dei migliori e più importanti. Ma l’ Irlanda in cambio, ha ricevuto pure l’ aiuto e l’attenzione dei leaders della classe più rivoluzionaria, la classe operaia (…)””. (pag 17)”,”IRLx-008″ “FOX Robert”,”Un secolo di guerre – Un siglo de guerras.”,”Robert Fox è uno scrittore e un giornalista radiotelevisivo che ha operato per 35 anni come corrispondente i guerra per la BBC, il Daily Telegraph e l’Evening Standard. E’ un esperto dell’area mediterranea.”,”FOTO-077″ “FOX Ralph”,”Lenin. A Biography.”,”Dello stesso autore: ‘People of the Steppes Storming Heaven’ Agosto 1917. Repressione da parte del governo provvisorio. Lenin rischia di essere arrestato e ucciso e si nasconde a Pietrogrado. Il partito diventa semi-legale. L’8 agosto si apre il sesto congresso nel distretto di Viborg, quartiere operaio dove le forze del regime non osano entrare. In questa fase di clandestinità Lenin scrive e pubblica ‘Riusciranno i bolscevichi a manterere il potere?. Kornilov intanto procede a ristabilire la pena di morte nell’esercito e fa eseguire centinaia di fucilazioni di soldati. I loro corpi vengono esposti lungo le strade. (pag 237-238-239)”,”LENS-279″ “FOY Fred G.”,”Ovens, Chemicals, and Men! Koppers Company, Inc.”,”Fondo Palumberi Fred G. Coy, membro della Newcomen Society, presidente della Koppers Company, Inc, Pittsburgh, Pennsylvania”,”ECOG-100″ “FRABBONI Franco PAGLIARINI Carlo TASSINARI Gastone, a cura, Saggi di Fiorenzo ALFIERI Francesco SUSI Leonardo TRISCIUZZI Maddalena PILARSKI Luigi GUERRA Riccardo MASSA Dimitri SOSSAI Luca DONATI Alessandra AIELLO Vincenzo CESAREO Paolo OREFICE Flavio MONTANARI Andrea VELLUTINI Cosimo SCAGLIOSO Ortensia MELE Piero LUCISANO”,”Imparare la città. L’extrascuola nel sistema formativo.”,”Katia Franci, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze.”,”GIOx-010-FL” “FRACASSI Claudio”,”Sotto la notizia niente. Saggio sull’ informazione planetaria.”,”””L’ immagine di una pipa non è una pipa”” (Magritte) Claudio FRACASSI è direttore del settimanale ‘Avvenimenti’. E’ autore tra l’ altro di ‘Il ciclone Natascia’ (1975), ‘Aleksandra Kollontai e la rivoluzione sessuale’ (1977), ‘L’ inganno del Golfo’ (1992).”,”EDIx-036″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Donizetti.”,” Gaetano Donizetti (1797-1848): in 27 anni 73 opere e altra musica”,”BIOx-213″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Spagna encantadora.”,”Definizione di umorismo (pag 140-141) “”Don Chisciotte è dunque nato, qui, in questa casa che era allora, nel 1600, una prigione. «Triste casa – scriveva don Miguel de Cervantes a un suo zio ad Alcazar de San Juan – più caverna che prigione, nella quale interminabili giorni e brevi notti mi affaticano». E nel prologo al romanzo, confessandosi al lettore dice: «Disoccupato lettore, senza che io ne faccia giuramento mi potrai credere che io contavo che questo libro, come figlio del mio intendimento, dovesse essere il più bello, il più gagliardo e il più grazioso che si possa immaginare: però non ho potuto contravvenire agli ordini della natura, la quale vuole che qualunque cosa essa produca le somigli. Ora, che potrebbe il mio sterile e incolto ingegno produrre, se non la storia di un figlio magro, bizzarro, e pieno di pensamenti strani e non immaginati ancora da nessun altro? E’ nato in una prigione nella quale ogni incomodità è come a casa propria, e ogni tristezza ha la sua dimora…». Ma ne venne invece il capolavoro dell’umorismo e della satira. E dico espressamente umorismo e satira senza tirar fuori altre parolone sonore, perché queste due altissime forme d’arte bastano: e non escludono affatto la serietà delle intenzioni, né quel senso di umanità anche doloroso, pensoso sempre, che deve essere sempre il fondo di ogni espressione d’arte. E’ ineffabile la tragedia dei pietosi sforzi ai quali si sommettono alcuni critici e letterati moderni per indagare, scrutare, e rivelare che cosa debba veramente essere l’umorismo, l’umorismo autentico e moderno, da non confondersi – ohibò – con l’umorismo che purtroppo fa ridere. L’umorismo (secondo questi poveri di spirito i quali è dubbio se avranno in compenso il regno dei cieli) ha da essere una complicata e fredda manipolazione cerebrale irta di significati nascosti e di simboli ermetici, che guai se riesca a far fiorire sulle labbra il più pallido sorriso: perché se l’umorismo ti fa sorridere, dove mai va a finire la profonda serietà? O povera gente malata di cattiva digestione, eccolo spiegato da secoli che cosa ha da essere l’umorismo, e qualche tempo prima l’aveva rivelato anche uno scrittore di riviste e di farse e di commedie greche, chiamato Aristofane: l’umorismo ha da essere la visione dell’umanità, con le sue virtù, i suoi difetti, le sue debolezze, i suoi accessi, visti da uno spirito che abbia la pietà allegra, cioè serena, e sappia anche ridere, e attraverso a questo stato di grazia affini la sua e la vostra umanità, ché saper ridere vuol dire anche saper soffrire, cioè sentire. «Ridere, dice il Figaro di Beaumarchais – per la paura d’essere obbligato a piangere». «Chi ti ha dato una fisionomia così gaia?» chiedono a Figaro. E Figaro risponde: «L’abitudine alla sventura». Ma Figaro e Don Chisciotte fanno anche clamorosamente ridere. E pure vanno profondo nell’anima e nel cuore degli uomini”” [Arnaldo Fraccaroli, ‘Spagna encantadora’, Milano, 1930] (pag 138-141)”,”SPAx-144″ “FRACHON Benoit”,”Au rythme des jours. Rétrospective de vingt années de luttes de la CGT (textes choisis). Tome Second 1955-1967.”,”FRACHON Benoit segretario generale della Confederazione generale del lavoro, CGT. “”Si sa che nei contratti collettivi od accordi salariali esistenti, i padroni della metallurgia rifiutano la fissazione di salari di base garantiti a un tasso prossimo a quello del salario reale. E’ un vecchio costume a cui i padroni tengono molto. Essi hanno dovuto però qualche volta derogare, quando i métallos l’ hanno chiesto con sufficiente forza. Nel 1936, per esempio, dopo molte resistenze e manovre, fu siglata la convenzione collettiva della metallurgia parigina. I salari garantiti vi erano fissati a un tasso assai elevato affinché fossero sufficienti per un salario reale e veramente remuneratore. Ecco un esempio di quello che rappresenterebbero oggi questi salari (…)””. (pag 467)”,”MFRx-258″ “FRAENKEL H.”,”Storia di una nazione proletaria. La politica finanziaria italiana da Cavour a Mussolini.”,”””Come nel campo politico, così pure in quello finanziario l’ anno 1925 portò l’ economia e la finanza a una svolta decisiva. Da allora in poi il traffico delle divise venne sottoposto alla più severa sorveglianza: alla Banca d’ Italia, rimasta ormai unico istituto d’ emissione, fu affidato il diritto di controllo sopra a tutti gli istituti di credito nel Paese, alle Borse furono imposti determinati vincoli, mentre agli istituti di credito parastatali già esistenti veniva dato un nuovo ordinamento, concessi abbondanti mezzi e affidati compiti precisi. Era questa una politica che, senza nulla demolire, stringeva sempre più le maglie della sua rete, fino a che lo Stato totalitario s’ impossessò d’ogni attività. L’ 8 luglio 1926 Mussolini inaugurava l’ Istituto statale delle esportazioni, una delle meglio riuscite istituzioni del regime””. (pag 247)”,”ITAF-157″ “FRAENKEL Boris, Collaboration de Sonia COMBE”,”Profession: Révolutionnaire.”,”Né à Dantzig en 1921, Boris Fraenkel traverse en rèvolutionnaire le siècle de la barbarie, en coulisses le plus souvent et parfois sur le devant de la scène comme, par exemple, le 22 mars 1967 à Nanterre où il anime, au sein de l’université, une conférence intitulée Jeunesse et sexualité qui annonce par son succès les événements de mai ’68. Intellectuel sans oeuvre, Fraenkel a passé sa vie à lire, à traduire, à vulgariser les thèses d’auteurs tels que Reich, Marcuse, Lukàcs, Trotsky. Préface, Avant-Propos, Conclusion, Postface Par Sonia COMBE, Notes, Glossaire, Collection Clair & Net, dirigée par Antoine SPIRE,”,”TROS-089-FL” “FRAGA IRIBARNE Manuel”,”Razas y racismo en Norteamerica.”,”Contiene dedica manoscritta Pag 31 tabella sulla popolazione nera negli Stati Uniti nel 1940 per singolo stato americano (totale 12 milioni) Linciaggi per stati, 1882-1947. Totale 4717 di cui 3426 neri e 1291 bianchi. (pag 37 e seguenti) Manuel Fraga Iribarne (born November 23, 1922 at Vilalba) is a Spanish and Galician politician. Fraga was a politician in Spain under Francisco Franco’s dictatorial regime and in the democracy after Franco’s death. He was the President of Galicia from 1990 to 2005. Fraga governed Galicia strictly with a hard hand but he did a lot of good things for Galicia, helping build a strong economy of farming, fishing and construction. Retrieved from “”http://simple.wikipedia.org/wiki/Manuel_Fraga_Iribarne”” FRAGA IRIBARNE Manuel è stato un diplomatico, segretario di ambasciata, iscritto all’istituto di cultura ispanica. Ha insegnato all’università, cattedra di diritto politico (Valencia). Ha scritto ‘Luis de Molina y el derecho de la guerra’) (Luis de Molina (Cuenca, 1535 – Madrid, 12 ottobre 1600) è stato un teologo, giurista e gesuita spagnolo. Fu autore di un’originale teoria sulla concordia tra libero arbitrio e grazia divina (molinismo). Biografia [modifica] Entrò nell’Ordine Gesuita ad Alcalá de Henares nel 1553 e in seguito si stabilì in Portogallo dove studiò presso l’università di Coimbra. Fu professore di filosofia e poi di teologia ad Évora e, dopo il suo ritorno in Spagna (1586) a Madrid in teologia morale. Attorno al 1590 si ritirò nella sua città natale di Cuenca dove si dedicò alla difesa della sua principale opera teologica, il De concordia liberi arbitrii cum divinae gratiae donis, pubblicato a Lisbona nel 1588, in cui aveva esposto un’originale teoria soteriologica sul rapporto tra libero arbitrio e grazia divina. Questa teoria era scaturita dalle riflessioni circa le tesi sulla grazia da parte della Riforma protestante. In reazione alla dottrina luterana e in opposizione alla teoria agostiniana, Molina, rifacendosi parzialmente alle posizioni pelagiane, reinterpretò il rapporto tra libertà individuale e grazia divina sostenendo che quest’ultima era efficace unicamente in virtù dello sforzo della volontà umana e del consenso al bene; veniva anche indagata la relazione tra libertà individuale con la prescienza e la predestinazione. L’accento posto sulla volontà umana ai fini dell’azione della grazia divina, scaturito dalla riflessione delle teorie protestanti sulla grazia, fu considerarato però eccessivo e suscitò l’accesa reazione dei teologi cattolici dell’università di Salamanca e dei domenicani, che definirono eretiche queste teorie che invece vennero accolte e sostenute da tutti i maggiori teologi gesuiti. Nel 1596 papa Clemente VIII, tendenzialmente favorevole alla tesi di Molina, avocò a sé la questione molinista e nominò una commissione definita Congregazione de auxiliis, per dirimerla definitivamente. La morte del pontefice rimandò la sentenza al suo successore Paolo V che, sentiti i pareri di due eminenti teologi Francesco di Sales e Roberto Bellarmino, pose fine alla controversia senza decretare vincitori e vinti. Notevole fu anche il contributo di Molina alla dottrina giuridica dell’epoca: nel suo De iustitia et de iure (1593) trattò dei rapporti tra stato e Chiesa e accennò ai problemi economici del suo tempo. wikip)”,”USAS-167″ “FRAGER Dominique”,”Socialisme ou barbarie. L’aventure d’un groupe (1946-1969).”,”Questo libro offre la storia di questo gruppo singolare, Socialisme ou Barbarie, che ha pubblicato una rivista con lo stesso nome e ha lasciato un’impronta duratura e profonda nella storia intellettuale e politica francese. Questo collettivo si è distinto in particolare per una critica radicale della burocrazia e dello stalinismo e, contemporaneamente, per una critica altrettanto radicale del capitalismo occidentale nella prospettiva dell’autogestione di tutti i settori della vita sociale. Il gruppo, affermando un marxismo antistalinista, si sforzerà di sviluppare una critica in atto dell’intellighenzia marxista, dei partiti “”comunisti”” e delle avanguardie rivoluzionarie. Si può anche leggere, in alcune idee e pratiche di Socialisme ou Barbarie, un presagio delle correnti e dei dibattiti che animeranno gli anni 1960 e 1970. Allo stesso modo, esisteranno molti ponti tra questo gruppo e il movimento situazionista, nonché con gli animatori del movimento del maggio 68 come Daniel Cohn-Bendit. Dominique Frager consegna in queste pagine una storia vivente della genesi e dello sviluppo di questo collettivo, della sua produzione teorica e del suo tentativo di costruire una nuova organizzazione politica. Discute gli accesi dibattiti che lo hanno attraversato, a volte fino al crepacuore, così come le discussioni e le opposizioni con altri intellettuali e tendenze politiche contemporanee: Jean-Paul Sartre, Edgar Morin e la rivista Arguments, il Partito Comunista Francese, la Nouvelle Gauche… Testimone e attore degli ultimi anni di questa avventura, Dominique Frager ha avuto accesso anche agli archivi di Socialisme ou Barbarie. Con questo libro intende aiutare a ripercorrere la storia di un gruppo le cui idee e pratiche, oltre che influenza, raccontano un’intera parte della storia della sinistra radicale in Francia. Dominique Frager è stato testimone e uno dei protagonisti degli ultimi anni dell”avventura’ del gruppo ra le figure meno note di SoB: Alberto Maso (Vega), Philippe Guillaume, Hirzel (R. Bourt), Danilo Montaldi, Benno Sarel, Daniel Mothé (Jacques Gautrat), Henri Simon, Jacques Blot, Pierre Brune (Pierre Souri), Jacques Singnorelli (André Garros), Daniel Blanchard (P. Canjuers), Christopher Pallis, Didier Anger, Martine VIdal Le relazioni internazionali del gruppo. ‘Oltre a quelli con il gruppo Correspondence negli Stati Uniti, SouB ha delle relazioni con una parte della sinistra italiana antistaliniana. Véga è incaricato della corrispondenza e dei legami con gli italiani. Così, i primi contatti con il Partito Comunista d’Italia e il suo leader Onorato Damen che aveva rotto con il dogmatismo di Amadeo Bordiga in un congresso svoltosi nella primavera del 1952. Contrariamente a SouB questo gruppo ha una reale base operaia. Testi di questo ‘partito’ sono pubblicati nel n. 11 di SouB (‘Risoluzione sui rapporti internazionali’ e le tesi del PC di Damen nel n. 12). La rivista Prometeo pubblica vari testi di SouB. Alla fine dell’anno 1956 la sinistra antistalinista tenta di unificarsi in Italia e SouB saluta e incoraggia questo nuovo raggruppamento nel n. 21 (maggio 1957) con l’articolo ‘En Italie, la gauche ouvrière révolutionnaire s’organise’). Il raggruppamento ha quattro componenti: il gruppo di Azione comunista (opposizione di sinistra in seno al PCI ufficiale), la Federazione Comunista Libertaria, il PCI di Onorato Damen e un gruppo di origine trotskista. Occorre notare che in Italia, degli anarchici e dei marxisti antistaliniani si ritrovano fianco a fianco, contrariamente a quello che accade in Francia. Il primo meeting, nel dicembre 1956, di questo raggruppamento è seguito da un migliaio di militanti, operai in gran parte. La riunione termina con una risoluzione della ‘sinistra rivoluzionaria’, che si dichiara solidale con “”il proletariato ungherese che si è battuto e si batte per difendere i diritti di classe, vede e saluta nella creazione dei consigli operai l’organo del potere della classe””. I quattro gruppi decidono di costituirsi in comitato d’azione (…). Il vero ‘passeur’ delle idee di SouB in Italia è un amico di Véga (A. Maso). Il suo nome Danilo Montaldi (…)”” (pag 60-61)”,”FRAP-129″ “FRAIOLI Mauro; RICCI Aldo G.”,”Rousseau, Marx e il totalitarismo (Fraioli); Marxismo e politica nell’Italia di ieri (Ricci).”,”Tanto Rousseau quanto Marx oppongono alla società dello scambio l’idea di una società organica, perfettamente omogenea, nella quale l’unica fonte del potere politico sia la “”volontà generale”” dei cittadini. (saggio di Fraioli) Articolo di Ricci a proposito del saggio di Giuseppe Bedeschi ‘La parabola del marxismo in Italia, 1945-1983′ (Laterza, 1983). Periodizzazione di Bedeschi per ricostruire la storia del marxismo italiano: tre fasi il decennio 1945-55 gli anni delle certezze assolute; 1956-67 gli anni della grande trasfromazione economico sociale; e il periodo dal 1968 al 1983 cioè dall’illusione rivoluzionaria alla crisi del marxismo (v. Pci).”,”TEOC-040-FGB” “FRAJESE Attilio”,”La matematica nel mondo antico.”,”Platone fondatore dell’ insegnamento matematico, “”””L’ arte dei computi però, e la geometria e tutta l’ educazione preparatoria, che è d’uopo sia impartita prima della dialettica, si debbono mettere innanzi ai giovani, ma senza dare all’ insegnamento forma di studio forzato… Perché il libero non deve imparare nessuna disciplina se accompagnata a servitù: ché le fatiche corporali, fatte per forza, non peggiorano il corpo, ma nessun insegnamento sforzato s’ impianta saldamente nell’ anima… Non educare dunque per forza… i fanciulli nelle discipline; ma come se giocassero, allo scopo che tu sia ancora maggiormente in grado di scorgere a che cosa tenda ciascuno per natura””””. (pag 67)”,”SCIx-218″ “FRALE Barbara”,”Strategia di un delitto. Filippo il Bello e il cerimoniale segreto dei Templari.”,”Barbara Frale, medievista, Università Caa’ Foscari di Venezia, autrice de ‘L’ultima battaglia dei Templari’, Viella, Roma, 2001″,”STMED-032-FSD” “FRAME Murray a cura”,”The Russian Revolution, 1905-1921. A Bibliographic Guide to Works in English.”,”Murray Frame is a research student in the Department of Slavonic Studies at the University of Cambridge. He is working on a study of Russian theatre during the Revolution. Preface, List of Journals Used, Abbreviations Used, Author Index, Subject Index, Bibliographies and Indexes in World History, Number 40,”,”RIRx-030-FL” “FRANCALANCI Marco”,”Cronache di guerra a Genova e provincia.”,”Cinque anni di bombardamenti su Genova, dal mare e dal cielo. Le incursioni sullo strategico ponte di Recco, con la distruzione della città. La borsa nera, le difficoltà della vita quotidiana durante la guerra. La caccia agli ebrei e la cattura in galleria Mazzini del rabbino Riccardo Pacifici, poi finito ad Auschwitz, gli scioperi negli stabilimenti industriali e la deportazione degli operai genovesi in Germania. Le spietate rappresaglie nazifasciste. La resistenza genovese e la liberazione della città, l’unica in Europa in cui i tedeschi furono costretti ad arrendersi, anche sul piano formale, ai partigiani. Giornalista e scrittore, Marco Francalanci, nel 1966 viene assunto dal Secolo XIX dove lavorerà in vari reparti della redazione. Diventa capocronista nel 1978. Dal 1980 è responsabile della pagina degli esteri. Inviato speciale in vari avvenimenti di politica internazionale (vertici Usa-Urss a Ginevra, ecc.). Nel 1990 passa a Repubblica come capocronista dell’edizione di Torino. Il proclama di Alexander: “”Rinunciate alla lotta armata””. “”(…) Nell’estate del 1944, si verifica un significativo incremento dei combattenti della Resistenza, probabilmente in seguito allo sbarco in Normandia e alla liberazione di Roma: la convinzione di una rapida avanzata degli Alleati verso nord spinge molti a raggiungere le formazioni partigiane. (…) In questo quadro s’inserisce il proclama di Alexander, annunciato il 13 novembre 1944 e rivolto agli aderenti alla Resistenza nell’Italia settentrionale, che dispone la cessazione di ogni operazione organizzata su vasta scala per attestarsi su posizioni difensive e, allo stesso tempo, dichiara sospesa ogni operazione militare alleata per l’inverno 1944-1945, compreso il taglio dei rifornimenti ai combattenti sulle montagne. Una decisione che avrà come conseguenza l’uccisione di oltre 150 partigiani in appena tre mesi nella sola provincia di Genova e che spalanca le strade alla furia dei rastrellamenti nazifascisti che si accaniscono sulle popolazioni di montagna, accusate di aver appoggiato la Resistenza. I presidi dei comandanti partigni rimasti sui monti devono infatti affrontare, oltre al rigido inverno, l’impari lotta in solitudine contro l’invasore nazista spalleggiato dai repubblichini fascisti. (…) Per la Storia, il proclama Alexander è un discorso pronunciato via radio dal comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, il feldmaresciallo inglese Harold Alexander, il 13 novembre 1944. (…) Il messaggio viene diffuso senza che ne sia stato valutato prima l’impatto psicologico, e infatti viene giudicato come un duro colpo politico, organizzativo e militare alla Resistenza, ma il Corpo Volontari della Libertà invita tutti i comandi regionali a interpretare il proclama Alexander non come una smobilitazione, ma come l’apertura della campagna invernale. La reazione dei nazifascisti non si fa attendere. I tedeschi ora si rendono conto di avere di fronte molti mesi di stasi, durante i quali potranno rivolgere tutte le energia contro l’esercito partigiano, intensificando le azioni di rastrellamentoper garantirsi il controllo su tutto il territorio del Nord. (…) La decisione dei comandati partigiani di ignorare e disattendere il proclama di Alexander porta a una delle più grandi vittorie della Resistenza, pur pagata a caro prezzo”” (pag 96-104) Foto della ‘Casa dello Studente, sede genovese della Gestapo’ (pag 90)”,”ITAR-355″ “FRANCAVILLA Franco”,”I lager nazisti fra repressione sterminio e sfruttamento economico (1933-1945).”,”L’industria tedesca e lo sfruttamento economico dei lavoratori civili stranieri, dei prigionieri di guerra e degli internati dei KL (Konzentrationslager) fino al 1941) (pag 9-14)”,”QMIS-285″ “FRANCAVILLA Franco”,”La resistenza tedesca, 1933-1945. I volti di Faust.”,” “”La KPD mediante una radicale decentralizzazione in cellule della sua rete clandestina, cercò di attuare la tattica definita da Dimitrov “”del cavallo di Troia””, cioè una forma di opposizione svolta penetrando all’interno delle organizzazioni del regime, ma anche questi sforzi sfociarono in nuove ondate di arresti nel 1936-37. In seguito, i grandi processi di Mosca e il patto nazi-sovietico del 1939 resero ancora più difficili i rapporti fra la SPD e i comunisti, perciò, a prescindere da contatti occasionali, la resistenza dei due partiti al dominio nazista procedette con attività separate”” (pag 7) Dopo il ’33 l’unica forza in grado di contrastare il passo al nazismo trionfante avrebbe potuto essere la Wehrmacht. Essa invece accettò supinamente la sottomissione a Hitler (…) (pag 7)”,”GERR-052″ “FRANCE Anatole”,”Gli dei hanno sete.”,”L’abbozzo del libro: una serie di episodi sulla vita parigina nel periodo dal 1789 al 1794. Il racconto cresce nelle mani dell’autore e diventa un romanzo cambiando anche il titolo (in precedenza era ‘L’inquisitore’): l’autore scopre in un vecchio giornale un articolo di Camille Desmouline contro gli eccessi del Terrore, che finisce con questa tirata: “”Amerete dunque questa dea assetata di sangue i cui grandi sacerdoti chiedono che si eriga un tempio costruito, come quelli nel Messico, con le ossa di tre milioni di cittadini, e dicono senza sosta ai Giacobini, alla Comune, ai rivolzionari, quello che dicevano le sacedotesse spagnole a Montezuma: “”Gli dei hanno sete””?). Da qui verrà il titolo definitivo dell’opera. Nel romanzo i grandi personaggi vi compaiono solo di scorcio (Robespierre, Marat, ecc.).”,”FRAR-003-FER” “FRANCE Anatole”,”Taide – La rivolta degli angeli.”,”L’affare Dreyfus vede Anatole France a fianco di Zola tra i difensori più strenui dell’ufficiale ebreo (pag X)”,”VARx-004-FER” “FRANCESCANGELI Eros”,”Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista, 1917-1922.”,”FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) studioso di storia del movimento operaio italiano, ha pubblicato numerosi articoli e sagi di carattere storico politico in varie riviste specialistiche. E’ redattore della rivista Praxis e collaboratore dell’ Istituto per la storia dell’ Umbria contemporanea di Perugia.”,”MITS-162″ “FRANCESCANGELI Eros”,”L’ incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistalinismo (1929-1939).”,”Trockij FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea della Facoltà di lettere e filosofia dell’ università degli studi di Perugia. Nella stessa facoltà è docente della medesima disciplina per il Corso di teledidattico di scienze delle comunicazioni. Collabora con la Fondazione G. Feltrinelli e la Fondazione Luigi Salvatorelli. E’ tra i fondatori della rivista di storia della conflittualità sociale ‘Zapruder’. Trotskismo e bordighismo. I rapporti tra NOI e PCI. “”Dopo l’ espulsione dal Pci e fino alla comparsa del primo numero del loro “”Bollettino””, uscito nell’ aprile del 1931, gli oppositori commentarono le vicende interne al Partito comunista dalle colonne de “”La Vérité”” e curarono la pubblicazione, nella rivista teorica della Ligue communiste, di un nutrito dossier sui loro rapporti con l’ Osi e sulle relazioni intercorse tra questa e il Gruppo “”Prometeo”” (1). Dalla lettura di tali fonti, si apprende inoltre che i membri della Nuova opposizione italiana tennero una riunione con alcuni quadri operai iscritti al Pci. Fu attraverso questi articoli che il gruppo di oppositori appena espulso dal Pci ritenne di poter allacciare i contatti con gli altri membri del partito presenti in territorio francese, e, più in generale, con il fuoriuscitismo politico e l’ immigrazione italiana ivi presente. Fu quasi una scelta obbligata: quando la Nuova opposizione italiana (NOI ndr) entrò in relazione con l’ Opposizione internazionale di sinistra, tutti i suoi membri risiedevano infatti, in quanto emigrati politici, in Francia. Il ridottissimo gruppo di trockisti italiani, rivolse dunque un appello all’ emigrazione politica comunista attraverso la ‘Lettre ouverte de la Nouvelle Opposition à tous le membres du PCI (Partito comunista internazionalista (ndr)””.”” (pag 108) (1) Materiale riprodotto in appendice a S. Corvisieri, Trotskij e il comunismo italiano”,”TROS-177″ “FRANCESCANGELI Eros”,”«Un mondo meglio di così». La sinistra rivoluzionaria in Italia, (1943-1978).”,”Il volume, frutto di una estesa ricerca d’archivio, analizza le formazioni riconducibili a quella peculiare area politica che è stata la sinistra rivoluzionaria italiana fra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento. L’anarchismo e le dissidenze antistaliniste ‘storiche’ hanno dato vita a esperienze organizzative significative che, a contatto con le lotte sociali e anticoloniali, hanno saputo intercettare le tensioni generazionali e politiche affiorate negli anni Cinquanta- Sessanta del Novecento. Già prima del Sessantotto sono nate così nuove strutture di matrice antiautoritaria, operaista, marxista-leninista, e/o antimperialista, che hanno raggiunto il loro apogeo nella prima metà del decennio successivo per entrare poi rapidamente in crisi, strette tra il fenomeno della lotta armata, il disimpegno politico e l’emergere di altri bisogni e antagonismi (femminismo in primis). Eros Francescangeli è stato tra i fondatori del quadrimestrale «Zapruder», rivista di storia della conflittualità sociale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo ‘Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)’ (Odradek, 2000) e ‘L’incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistatalismo (1929-1939)’ (Morlacchi, 2005). Indice. Ringraziamenti 1. Riflessioni introduttive 1. Prologo 2. L’oggetto della ricerca e lo specchio deformante del Sessantotto 3. Fasi, stagioni ed eventi periodizzanti 4. Violenza, repressione e strategie della tensione 5. Relazioni di genere e moralità: il caso di Servire il popolo (ma non solo) 2. Gli anni del dissenso 1. Gli anarchici 2. Bordighisti e trockisti 3. Dissidenti comunisti, socialisti di sinistra e transfughi libertari 3. Una destalinizzazione a metà 1. Le ripercussioni del 1956: l’area della Sinistra comunista 2. La nascita del neo-operaismo 3. Anarchici, bordighisti e trockisti prima del Sessantotto 4. La Cina è vicina: la formazione dei primi nuclei stalino-maoisti 4. Il quinquennio rosso (1965-1969) 1. Verso il partito: le organizzazioni stalino-maoiste 2. Il biennio 1967-68: tra operaismo e maoismo 3. Servire il popolo e la scissione tra ‘rossi’ e ‘neri’ 4. Tra Trockij e Mao: Avanguardia operaia 5. Il rimescolamento post-movimentista 1. Gli ‘eretici’ del Manifesto 2. Nascita di Potere operaio e di Lotta continua 3. Dal movimento studentesco al Movimento studentesco 6. Sentieri divergenti 1. Lotta continua dal processo Pinelli-Calabresi alla critica dell’estremismo 2. Il Pdup per il comunismo e la nascita di Democrazia proletaria 3. Lotta continua dall’apogeo alla dissoluzione Abbreviazioni e sigle Riferimenti archivistici Indice dei nomi”,”MITC-155″ “FRANCESCHI Franco TADDEI Ilaria”,”Le città italiane nel Medioevo, XII-XIV secolo.”,”Franco Franceschi insegna Storia medievale nell’Università di Siena. Tra il suoi libri ”Tumulto’. I lavoratori fiorentini dell’Arte della Lana fra Tre e Quattrocento’ (Olschki, 1995). Ilaria Taddei insegna Storia medievale all’Università di Grenoble II. Tra i suoi libri ‘Fête, jeunesse et pouvoir’ (Université de Lausanne, 1991) e ‘Fanciulli e giovani. Crescere a Firenze nel Rinascimento’ (Olschki, 2001). Lavoro salariato nelle città italiane. “”Indubbiamente il fenomeno (rapporti salariali, ndr) non interessava tutti i contratti, si manifestava con un’intensità differente nelle diverse realtà urbane, in una medesima città contraddistingueva soltanto (o in prevalenza) alcuni settori. Ma ciò non toglie valore alla tendenza generale, riscontrabile a partire dalla metà del Duecento a Venezia e Genova e dagli ultimi decenni del secolo a Bologna, Piacenza, Firenze. In quest’ultima città l’apprendista venne esplicitamente definito «discepolo a salario». L’espansione del lavoro subordinato manifestò i suoi effetti, in modi diversi, sulle strutture familiari, sull’organizzazione corporativa, sull’insieme del corpo sociale. Con lo sviluppo dei rapporti basati sul lavoro dipendente aumentò il numero di famiglie la cui sopravvivenza era legata al salario del capofamiglia e questo modificò anche il contesto generale in cui s’inscriveva l’attività economica degli altri componenti il ‘ménage’. La necessità di introiti supplementari e la nuova fisionomia del mercato della manodopera, infatti, costituivano per tutti un incentivo a ricercare occasioni di lavoro retribuito. Le stesse compagnie degli artigiani, le cui aziende ricorrevano ora maggiormente a personale esterno alla famiglia, erano più disponibili per occupazioni diverse da quelle dei mariti, anche se – come abbiamo già notato – finivano per svolgere spesso attività non inquadrate dalle corporazioni. Quanto a queste ultime è evidente che l’aumento del peso dei ‘laboratores’ ne alterò l’originaria fisionomia paritaria facendone delle strutture sempre più gerarchizzate. Soprattutto nelle arti in cui il salariato era più diffuso, infatti, emerse con forza il problema del controllo e del disciplinamento dei lavoratori sottoposti, che venne affrontato con i poteri coercitivi di cui gli organismi corporativi disponevano e che abbiamo visto operanti nel caso degli operai tessili fiorentini. Anche le autorità comunali erano impegnate su questo fronte, come dimostra, fra gli altri, il fatto che nella seconda metà del XIII secolo (ma a Padova fin dal 1236) negli ordinamenti cittadini compaiano norme che fissavano i massimi salariali, regolamentavano la giornata lavorativa, stabilivano principi di comportamento. Magari autorizzando i maestri, come gli statuti ferraresi del 1287, a battere i ‘manoales’ che avessero interrotto il lavoro dei compagni: l’unica limitazione era che lo facessero ‘moderate’, senza cioè uccidere, mutilare o causare fratture (44)”” (pag 115-116) [(46) ‘Statuto di Viterbo del 1251’, in ‘Cronache e statuti della città di Viterbo’, pubblicati e illustrati da I. Ciampi, Firenze, 1872, pp. 449-599; sect. IV, rub. 17, p. 560; ‘Statuta Ferrariae anno MCCLXXXVII, trascriz. introduz. e glossario di W. Montorsi, Ferrara, 1955, libro II, rub. CCCLXXXI, pp. 194-195]”,”STOS-218″ “FRANCESCHINI Ettore”,”Ricordi di un vecchio socialista (Appunti sulle lotte operaie nel Perugino).”,”Esemplare dell’ autore. Memorie dell’ uomo politico socialista perugino che fu sindaco della sua città negli anni 1920-21. “”Che il sindacato apolitico sia un’assurdità, lo provano le più grandi organizzazioni dei paesi democratici. In Inghilterra, le Trade Unions si inseriscono nella vita politica, confondendosi nel Partito laburista. In America, dove il sindacato apolitico rappresenta la più grande eccezione, comincia a far capolino il vero scopo dell’avvenuta fusione delle due organizzazioni sindacali esistenti, ovvero quello di dar vita ad un ‘partito del lavoro’ per influire più direttamente sulla politica del paese.”” (pag 32)”,”MITT-253″ “FRANCESCHINI Ivan a cura”,”Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi.”,”FRANCESCHINI Ivan è laureato in lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2006 vive a Pechino dove conduce ricerche sulla situazione dei lavoratori cinesi e lavora come giornalista free-lance. Cura un blog sul sito web del quotidiano l’Unità. Storia delle fornaci clandestine di mattoni dove vige il lavoro forzato senza salario cui sono sottoposti adolescenti e disabili rapiti alle famiglie. “”Il punto di partenza di questo traffico va individuato nei trafficanti di esseri umani e negli intermediari in nero, i quali per la maggior parte cercano le loro vittime nelle stazioni dei treni e degli autobus a lunga percorrenza. Una volta individuati i soggetti adatti, i trafficanti di solito usano delle scuse (come “”presentarli per un lavoro con un alto salario””) e ingannano i ragazzi, portandoli in case prese in affitto nei dintorni. Attualmente vi sono dei trafficanti che si servono persino del rapimento puro e semplice come metodo per portare via i ragazzi.”” (pag 37)”,”MCIx-051″ “FRANCESCHINI Ivan”,”Lavoro e diritti in Cina. Politiche sul lavoro e attivismo operaio nella fabbrica del mondo.”,”Ivan Franceschini è Marie Curie Fellow all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Australian Centre on China in the World di Canberra con un progetto sul lavoro cinese in prospettiva globale. Dal 2006 al 2015 ha vissuto in Cina dove ha condotto ricerche sui temi del lavoro e della società civile e ha collaborato a vari progetti di cooperazione sui diritti dei lavoratori migranti. E’ autore di diversi studi usciti su riviste accademiche italiane e internazionali e ha pubblicato numerosi saggi sulla cultura e sulla società cinese. Le ONG del lavoro. (pag 102-103) L’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» “”Le ONG del lavoro sono apparse sulla scena cinese solo nella seconda metà degli anni Novanta, nella terza fase [Chan C. 2013]. Inizialmente si trattava per lo più di organizzazioni con un forte interesse per le questioni di genere, emerse nella capitale sull’onda della Conferenza Mondiale delle Donne, quali il Club delle Donne Migranti di Pechino (Beijing Dagongmei zhi Jia), stabilito da un gruppo di attiviste che già gestivano una rivista per lavoratrici migranti, e ‘Azione per le Sorelle della Comunità di Pechino’ (Beijing Shequ Jiemei Xing), Entrambe queste organizzazioni furono registrate nel 1996. Nello stesso periodo, a Shenzhen fu fondata la Rete delle Donne Lavoratrici Cinesi (Nügong Guanghuai). Per le prime ONG del lavoro che si rivolgevano ai migranti in generale bisognò attendere il 1998, con la fondazione a Canton del Servizio per la Gestione dei Documenti dei Lavoratori Migranti di Panyu (Panyu Dagongzu Wenshu Chuli Fuwubu). Sin dall’inizio, ragioni di opportunità politica hanno costretto queste organizzazioni a operare all’interno della sfera di quella che Gallagher [2004] ha definito «società civile non ufficiale». Questo perché, sebbene recentemente diversi governi locali abbiano permesso ad alcune ONG del lavoro di ottenere una licenza civile come enti no-profit, per anni queste realtà non hanno avuto altra scelta che registrarsi come aziende oppure non registrarsi affatto. Dalla fine degli anni Novanta, il numero delle ONG del lavoro ha continuato ad aumentare, un fenomeno in cui alcuni commentatori hanno letto l’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» (Zhongguo laogong zijiu yundong) [Huang 2007]. Questa crescita ha subito un’ulteriore accelerazione nei primi anni del nuovo secolo, in seguito al cambiamento, già descritto nel primo capitolo, del discorso ufficiale sui diritti dei lavoratori sotto la leadership di Hu Jintao e Wen Jiabao. Se si considera l’imponente sforzo legislativo nel campo del lavoro messo in piedi dall’amministrazione di Hu e Wen e il concomitante sforzo propagandistico mirato a promuovere l’immagine dei migranti come protagonisti del miracolo economico cinese, non c’è da sorprendersi se, tra le 30 ONG del lavoro elencate in un’inedita lista compilata nel febbraio del 2011 da Zhang Zhiru, uno storico attivista cinese del lavoro, solo 8 risultavano fondate tra il 1996 e il 2001, rispetto alle 21 stabilite tra il 2002 e il 2010. Sebbene esistano varie stime, non si ha un’idea ben chiara di quale sia il numero esatto di queste organizzazioni oggi. Ciò è in larga parte dovuto alla fluidità di tali enti, i quali, per far fronte alle ripetute intimidazioni da parte delle autorità, spesso si sciolgono e ricompaiono sotto altro nome, oppure si scindono in diverse organizzazioni di dimensioni più ridotte. Secondo Liu Kaiming, fondatore dell’Istituto di Ricerca per l’Osservazione della Società Contemporanea (Dangdai Shehui Guancha Yanijusuo) di Shenzhen, nel 2007 erano una cinquantina le ONG del lavoro che operavano nel Delta del Fiume delle Perle, per un totale di circa 200 attivisti [Long 2007]. L’anno successivo, Huang Yan, docente dell’Università Normale della Cina Meridionale, invece dichiarò che nella stessa area erano presenti circa 30 organizzazioni, ognuna delle quali era composta da 2 o 3 attivisti [Zhao 2008]. Oggi, a diversi anni di distanza, molte ONG «storiche» hanno cambiato nome o sono state chiuse dalle autorità, ma allo stesso tempo molte altre organizzazioni sono apparse al loro posto, aperte con altro nome da quegli stessi attivisti”” (pag 102-103)”,”MCIx-073″ “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. I. Numeri – 3148-6258. (L-Z)”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels.”,”ARCx-002-FMB” “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. Supplemento A.1 – A.1000.”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels:”,”ARCx-003-FMB” “FRANCESCO DI SALES S.”,”La Filotea. Ossia introduzione alla vita divota.”,”Amicizia (pag 278) “”San Gregorio Nazianzeno dice che alcuni amici e ammiratori di San Basilio s’ erano lasciati andare a imitarlo anche ne’ suoi difetti esterni, come nel suo parlare lento e con la mente astratta e pensierosa, nella forma della barba e nel modo di camminare. (…). Orbene, questa è cosa da non farsi assolutamente: ognuno ha già da sè tante cattive inclinazioni, che non occorre proprio addossarsi quelle degli altri, e l’ amicizia non solo non richiede questo, ma anzi vuole che ci aiutiamo vicendevolmente a liberarci da ogni sorta d’ imperfezioni. E’ necessario senza dubbio sopportare in pace nelle sue imperfezioni l’ amico, ma non certo portarlo a quelle e molto meno trasportare le sue in noi.”” (pag 307) San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio – Memoria Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. (Mess. Rom.) Patronato:Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco Emblema: Bastone pastorale San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, è sicuramente il più importante e celebre fiore di santità sbocciato in Savoia, sul versante alpino francese. Figlio primogenito, Francois nacque il 21 agosto 1567 in Savoia nel castello di Sales presso Thorens, appartenente alla sua antica nobile famiglia. Ricevette sin dalla più tenera età un’accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e ritornato in patria fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nelle scoperta della vocazione sacerdotale, che deluse però le aspettative paterne. Nel 1593 ricevette l’ordinazione presbiterale ed il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore nella vigna del Signore. Visti gli scarsi frutti che ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri, meritandosi per questa originale attività pubblicitaria il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l’ortodossia cristiana, mentre imperversava la Riforma calvinista, Francois chiese volontariamente udienza al vescovo di Ginevra affinché lo destinasse a quella città, simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori, per la difficile missione di predicatore cattolico. Stabilitosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, ardendo dal desiderio di recuperare quante più anime possibili alla Chiesa, ma soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta più genuina. Il suo costante pensiero era rivolto inoltre alla condizione dei laici, preoccupato di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni, immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Molti dei suoi insegnamenti sono infatti intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale. I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio. Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annacy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo. Fu direttore spirituale di San Vincenzo de’ Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604 conobbe poi a Dijon la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con cui iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’Ordine della Visitazione. “Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”: in questa affermazione di Francois de Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei. Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l’opera dell’inascoltato apostolo con la maniera forte, ma non addicendosi l’intolleranza al temperamento del santo, quest’ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di dottore della Chiesa. Le sue principali opere furono dunque “Introduzione alla vita devota” e “Trattato dell’amore di Dio”, testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell’amore di Dio fu l’argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica. L’11 dicembre 1622 a Lione ebbe l’ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì per un attacco di apoplessia il 28 dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero. Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, accanto a Santa Giovanna Francesca di Chantal. Francesco di Sales fu presto beatificato il 8 gennaio 1662 e già tre anni dopo venne canonizzato il 19 aprile 1665 dal pontefice Alessandro VII. Successivamente fu proclamato Dottore della Chiesa nel 1877, nonché patrono dei giornalisti nel 1923. Il Martyrologium Romanum riporta la sua commemorazione nell’anniversario della morte, cioè al 28 dicembre, ma per l’inopportuna coincidenza con il tempo di Natale, il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria obbligatoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie. San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha avuto il merito di influenzare le maggiori figure non solo del “grand siècle” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo. Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell’umanesimo devoto di tipica marca francese. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio. E’ infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all’educazione delle giovani generazioni, con un’attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti. DALLA “INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA” Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa. L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio. Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili. E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta. fonte http://www.santiebeati.it”,”RELC-182″ “FRANCESCO San, a cura di Guido DAVICO-BONINO”,”I fioretti di San Francesco. Seguiti da «La vita del beato Egidio», «I detti di beato Egidio», «la vita di frate Ginepro».”,”‘Come frate Ginepro tagliò il piè ad uno porco, solo per darlo ad uno infermo’ (pag 277) (l’amore francescano per gli animali…) “”Come frate Ginepro vilifica se medesimo a laude di Dio’ (Una volta frate Ginepro, volendosi bene vilificare, si spogliò tutto ignudo e puosesi li panni in capo, fatto quasi uno fordello dello abito suo, ed entrò così ignudo in Viterbo; e vassene in sulla piazza pubblica per sua derisione. Essendo costui ivi ignudo, li fanciulli e li giovani, riputandolo fuori del senno, li feciono molta villania, gittandoli molto fango addosso e percuotendolo colle pietre e sospingendolo di qua e di là, con parole di derisione molto. (…)”” (pag 292-293″,”RELC-005-FAP” “FRANCESCOTTI Renzo, a cura di Giancarlo BERTONE”,”Passione di Fra Dolcino e Margherita.”,”Renzo Francescotti è nato in provincia di Trento, a Cles, nel 1938. VIve e lavora a Trento insegnante di scuola media. Dal 1968 fondatore e direttore del Gruppo interpretativo “”Neruda””. Ha al suo attivo una quindicina di pubblicazioni di poesia, saggistica storica, narrativa. E’ autore di commedie e giornalista. Ha pubblicato tra l’altro ‘Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945’, Editori Riuniti, Roma; 1975 e ‘Sotto il sole di Spagna. Antifascisti trentini nelle brigate internazionali, Innocenti, Trento, 1977 “”Il concetto evangelico dell’ uguaglianza tra gli uomini, quello di un sacerdozio laico, senza consacrazione, la partecipazione attiva della donna all’apostolato sono tutti elementi che si inseriscono in u generale processo di laicizzazione della vita spirituale e poltiica, come passaggio obbligato dal Medio Evo all’età moderna”” (dalla presentazione di Nives Fedrigotti, pag 12) ‘La notorietà della vicenda di fra Dolcino ha inizio con la citazione di uno “”storico”” di eccezione: Dante Alighieri è il primo a parlare di lui, dedicandogli sei versi (“”Inferno””, c. XXVIII vv. 54-60) in cui, attraverso le parole di Maometto che esorta il poeta, ritornato a rivedere il sole, ad avvisare fra Dolcino che si armi affinché non sia sconfitto dalla fame e dalla neve, traspare la simpatia per la lotta sostenuta dal capo degli Apostolici. Un atteggiamento simile accomuna Dante e Dolcino, entrambi uomini di fortissima fede ma, allo stesso tempo convinti che la Chiesa derivava tutti i suoi mali dal potere temporale che esercitava. Ci pare abbastanza significativo che Dante, pur di parlare di fra Dolcino, compia una forzatura temporale, anticipando l’assedio degli Apostolici di 6-7 anni, riportandolo al 1300. Da allora in poi la vicende dolciniana ha sempre avuto notorietà attraverso i secoli, sia attraverso i commentatori della “”Divina Commedia”” il più importante dei quali, per quel che ci riguarda, è indubbiamente Benvenuto da Imola (“”Comentum super Dantis Aligherii comoediam””); sia attraverso i cronisti del tempo: la prima del cosiddetto Anonimo Sincrono (“”Historia fratris Dulcini heresiarche””) e l’altra di Bernardo Gui, inquisitore poi promosso vescovo (“”De secta illorum qui se dicunt esse de ordine apostolorum””). Entrambi queste opere vennero pubblicate dal Muratori nella sua raccolta di studi sul movimento dolciniano, sia da parte di storici italiani come il Baggiolini (“”Dolcino e i Patareni”” ed. Artaria, Novara, 1838) che stranieri come il Krone (“”Fra Dolcino und di Patarener””, Lipsia, 1844). Ma l’esplosione di interesse, non più solamente storico, ma politico intorno alla storia di fra Dolcino si ebbe nel 1907: quell’anno segnava il sesto centenario del rogo a Vercelli di Fra Dolcino e Margherita da Trento. In un clima di violente polemiche tra laici e clericali fu celebrata la data, rievocando, da parte dei laici, il movimento dolciniano, come anticipatore della lotta al potere temporale della Chiesa e precursore delle idee socialiste. Furono annunciate le celebrazioni che si sarebbero tenute a Novara, Vercelli e nel Biellese, i luoghi che avevano visto la nascita, la lotta e il rogo di Dolcino; venne annunciato che si sarebbe eretto un obelisco su monte Rubello (così detto dai ribelli dolciniani che vi trovarono l’ultimo rifugio prima di esservi massacrati tutti, anticamente chiamato Zebello e infine Mazzaro). (…) Il 20 e 21 luglio si svolsero sul monte Rubello le celebrazioni in onore di San Bernardo con la presenza del vescovo di Biella e con l’indulgenza plenaria assicurata ai fedeli confessati e comunicati che avessero visitato in preghiera il santuario. Intanto fu eretto da un apposito comitato l’obelisco e l’8 agosto vi fu murata una lapide con il testo: “”Nel VI centenario del Martirio – A Fra Dolcino rivendicato – Il popolo – 1307-1907″”. Infine l’11 agosto, presenti le logge massoniche della zona, le sezioni e i circoli socialisti, le società operaie, cooperative e unioni di lavoratori, un corteo di diecimila persone arrivò a monte Rubello ai piedi dell’obelisco che venne solennemente inaugurato. Il fascismo non risparmiò quel monumento ad un uomo in odore di “”socialismo”” e nel 1927, vent’anni dopo che era stato eretto, fu abbattuto. Dovettero passare quasi cinquant’anni perché sulle rovine dell’obelisco fosse costruito un piccolo cippo. (cfr. Elena Rotelli, “”Fra Dolcino e gli Apostolici nella storia e nella tradizione””, Claudiana editrice, Torino, 1979, Cap. VI)’ (pag 13-15; introduzione)]”,”RELP-067″ “FRANCESCOTTI Renzo”,”Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945.”,”””La prima azione armata avvenne nel dicembre 1944; un gruppo di fascisti fu attaccato a Cles. Dopo la sparatoria e il lancio di bombe a mano, quattro «repubblichini» rimasero sul campo. L’attività insurrezionale iniziò il 24 aprile: una macchina carica di ufficiali tedeschi fu attaccata. Rimasero uccisi un colonello ed un maggiore; la macchina fu distrutta. Il 28 seguente, mediante un quintale di tritolo, fu ostruita la strada Fondo-Malè in località Sant. La stessa notte fu fatto saltare il ponte della Tresenga presso Tuenno. Due giorni dopo, il 30 quattro tedeschi furono catturati ed uno di loro, per un scontro con un partigiano, ucciso. (…) Il 1° maggio fu attaccata un’intera autocolonna: sei automezzi vennero distrutti, quattro tedeschi uccisi. I tedeschi reagirono con un rastrellamento senza però causare perdite tra i partigiani. Il giorno seguente il Comando tedesco intavolò trattative con i partigian, che riuscirono a mantenere l’ordine tra la popolazione”” (pag 80) (GAP «G. Manci») (Attività partigiana nelle valli del Noce)”,”ITAR-350″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La rivoluzione tedesca a Berlino. “”Tuttavia il governo non ha il controllo dell’ ordine pubblico a Berlino, dove la polizia è diretta da Robert Eichhorn, un membro della USPD di tendenza estremista, e dove alcuni reparti militari mostrano simpatie rivoluzionarie. In particolare preoccupa l’ atteggiamento di una divisione di marinai giunta dalle basi navali del Nord, sulla quale ha grande ascendente Heinrich Dorenbach, amico di Liebknecht. La tensione esplode una prima volta tra il 23 e il 24 dicembre, quando truppe fedeli allo stato maggiore si scontrano con i marinai, che vengono appoggiati da una gran folla accorsa dai quartieri operai. Per protesta la USPD esce dal governo. Il 29 dicembre le strade di Berlino sono attraversate da due grandi cortei. Il primo è il funerale dei marinai caduti ed è composto da militanti estremisti che accusano Ebert di assassinio. Il secondo è organizzato dalla SPD, all’ insegna dello slogan “”Abbasso la dittatura sanguinaria della Lega di Spartaco””. L’ indomani si riunisce il I Congresso del partito comunista (KPD), nato dalla confluenza fra spartachisti e altre forze rivoluzionarie. Nel frattempo entra al governo, come responsabile delle questioni militari, Gustav Noske, il deputato della SPD più gradito allo stato maggiore. Consapevole che i reparti regolari, tanto più quelli di un esercito sconfitto, non sono adatti ai combattimenti urbani contro le milizie operaie, favorisce la creazione dei “”corpi franchi”” (Freikorps) unità volontarie poco numerose, ma ben addestrate e motivate.”” (pag 63-64) Il fallimento dell’ insurrezione spartachista. (pag 64) “”La resa dei conti giunge il 4 gennaio, con la destituzione del prefetto Eichhorn, accusato tra l’ altro di essere al soldo dei russi: in effetti ha lavorato per un’agenzia di stampe dipendente dall’ ambasciata sovietica. L’ indomani spartachisti e delegati rivoluzionari indicono una dimostrazione cui partecipano centinaia di migliaia di lavoratori. Inebriati dal successo, gli organizzatori, tra cui Liebknecht e Pieck, decidono di abbattere il governo e creano un pletorico comitato rivoluzionario di 52 membri. Addirittura preparano un proclama in cui annunciano di aver assunto il potere. Ma non potranno mai emetterlo. In realtà i comunisti tedeschi, a differenza dei bolscevichi, difettano gravemente di preparazione militare. Non hanno un piano preciso né sanno su quali forze poter contare: si limitano a occupare alcuni edifici. La stessa dirigenza della KPD, Rosa Luxemburg in testa, viene colta di sorpresa dal tentativo insurrezionale. Noske invece non attendeva altro e reagisce con la massima determinazione. Nel giro di pochi giorni i corpi franchi prendono il controllo di Berlino, spazzando via gli insorti. La grande massa degli operai rimane neutrale: nelle fabbriche si auspica la riconciliazione tra le forze d’ ispirazione socialista. Segue una repressione spietata, con parecchie esecuzioni sommarie.”” (pag 64)”,”SOCx-129″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE “”L’ insurrezione di Varsavia e la strategia di Stalin. La strage di Katyn. Se tutto è ormai da tempo chiaro circa i responsabili della strage, resta una domanda: per quale motivo? (…) In realtà il capo supremo dell’ Unione Sovietica, memore della guerra del 1920, sapeva benissimo che la Polonia sarebbe stata riluttante verso qualunque tipo di alleanza con il suo paese, e dunque voleva vibrare un colpo preventivo per facilitarne l’ assoggettamento, consistente appunto nel loquidare una parte della sua classe dirigente. Avendolo intuito, nell’ estate del 1944 il governo polacco di Londra ordina l’ insurrezione di Varsavia per evitare che la città venga liberata ( e contestualmente occupata ) dalle truppe dell’ Armata rossa: queste si attestano sulle rive della Vistola, attendendo senza batter ciglio che la capitale sia completamente distrutta e rasa al suolo dall’ esercito tedesco e che l’ insurrezione sia soffocata nel sangue, per poi prenderne possesso con calma nel corso dell’ autunno-inverno, incontrando scarsa resistenza. Tale ipotesi è confermata da una testimonianza inedita di Francois Fejto, il noto studioso franco-ungherese del comunismo e dell’ Europa centro-orientale: egli racconta che, nel corso di un incontro con Milovan Gilas, il leader comunista jugoslavo in seguito diventato dissidente, questi gli rivelò che non tutti i contenuti delle conversazioni con Stalin erano stati pubblicati nell’ omonimo volume, e che in una delle parti omesse il despota del Cremlino avrebbe affermato con truculenza che “”dei paesi entrati a far parte della sfera d’ interessi sovietica, Polonia e Ungheria sono i più recalcitranti perché dotati di un’ aristocrazia nazionale, cui bisognerà rompre la spina dorsale””. Comunque la discussione su Katyn dura poco: come nel caso dei Paesi Baltici l’ anno precedente, maiora praemunt.”” (pag 349)”,”SOCx-130″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La dissidenza ebraica. “”Tra il 1966 e il 1967 vengono organizzati processi politici in tutto il paese. E molti degli imputat sono ebrei. Per la prima volta, dopo sessant’anni dalla rivoluzione d’ ottobre, gli ebrei introducono in Unione Sovietica le armi democratiche del dissenso (…). Il 1970 segna lo spartiacque. Il 15 giugno di quell’ anno vengono arrestati 33 ebrei di varie città dell’ Unione Sovietica, accusati di aver progettato d’impadronirsi di un aereo di linea per espatriare (…). Comincia in quel momento la massiccia emigrazione degli ebrei sovietici verso Israele e gli Stati Uniti (ben 175 mila sono i visti d’ uscita nel periodo compreso tra il 1970 e il 1978). Con la partenza di tanti dissidenti ebrei di primo piano, il movimento democratico sovietico si indebolisce notevolmente.”” (pag 669)”,”SOCx-131″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Tra i testi antologici quelli di NECAEV, HERZEN, LENIN MARTOV KAUTSKY TROTSKY GRAMSCI TURATI LUXEMBURG VOLIN PANNEKOEK TESI DI LIONE BORDIGA GOBETTI EINAUDI ARENDT Il catechismo del rivoluzionario, di Sergeij NECAEV. “”8. Solo chi prova nell’ azione di essere un rivoluzionario par suo può essere amico e intimo del rivoluzionario. Il grdo di amicizia e di dedizione e degli altri obblighi verso tale compagno è determinato unicamente dal grado di utilità per la causa della rivoluzione pratica onnidistruttiva. 9. Della solidarietà dei rivoluzionari non è certo il caso di parlare. In essa risiede tutta la forza della causa rivoluzionaria. I compagni rivoluzionari che si trovino a uno stesso grado di coscienza e passione rivoluzionaria devono, nei limiti del possibile, discutere in comune tutte le cose importanti e decidere all’ unanimità. (…)””. (pag 19) “”La passione rivoluzionaria, che è diventata in lui una seconda natura, deve a ogni istante essere unita a un freddo calcolo””. (pag 19)”,”SOCx-132″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume primo.”,”””Su questi punti noi eserciteremo i diritti d’ una critica, sempre rispettosa agli scrittori, che il consenso universale dei posteri ha proclamato grandi, ma pur sempre inflessibile verso le opinioni, che col procedere del tempo e col progredire degli studj la ragione ha scoperto e dichiarato errori. Amico Platone – dicevano i Latini, e dicevano bene – amico Aristotele; ma più e prima e sopra di tutti amica la verità.”” (pag 33) Risurgimento contro la scolastica. Bacone. “”Il Risurgimento, nunzio e precursore dell’ era moderna, è una gloria italiana; è una pianta, ch’ebbe qui la prima cultura, qui mise le prime radici, qui diede i primi fiori e i primi frutti; e di qui uscirono i semi e i germogli, che trapiantati altrove con miglior fortuna, crebbero più rigogliosi, più robusti, e rallegrarono l’ Umanità d’un nuovo incivilimento. L’ energia, la floridezza, l’ esuberanza di vita intellettuale, di cui l’ Italia porse allora spettacolo al mondo, non avevano riscontro nel passato se non in Grecia ai tempi di Socrate; né doveano averne in seguito se non per avventura in Francia nel gran movimento del secolo XVIII, che mise capo alla Rivoluzione, ed inaugurò propriamente un’altra era della civiltà””. (pag 108) Biografia Francesco Bacone (pag 131) In ‘La religione del secolo XIX’ (1853) il Franchi discorre estesamente di Montalembert, del rapporto tra cattolicesimo, rivouzioni, liberta’ e democrazia, dell’antitesi tra ragione e fede, della liberta’ religiosa, civile, politica, d’insegnamento. La Chiesa e’ giudicata irriformabile e incompatibile con la liberta’, cosi’ come inconciliabile con essa, al dire del Franchi, e’ lo stesso protestantesimo. La presente, cosi’ come le restanti opere publicistiche o speculative del Franchi, non e’ scevra dall’influsso di Giuseppe Ferrari. “”Nella “”Filosofia delle scuole italiane”” ho cercato dimostrare l’impossibilita’ di accordare il cattolicesimo (sic) con la filosofia; e nella “”Religione del secolo XIX”” intendo provare l’impossibilita’ di conciliar insieme il catolicismo (sic) con la liberta”” (dalla prefazione). Il Franchi, al secolo Cristoforo Bonavino (Pegli, 1821-Genova, 1895), sacerdote dal 1844, nel 1849 abbandono’ l’abito talare facendo professione di filosofia razionalistica e di tendenze politiche progressiste; allora assunse il suo pseudonimo, volendo simboleggiare la progressiva liberazione del suo spirito e, insieme, dell’Italia. Professore di storia della filosofia a Pavia e poi a Milano dal 1860 al 1888, fondatore e direttore dell’ebdomanario “”La Ragione””, fu fra l’altro assai polemico verso Mazzini e fu uno dei pochi, in Italia, a non condannare l’attentato di Felice Orsini, tanto che l’edizione delle “”Memorie politiche”” dell’Orsini stesso di Torino, 1858, vide la luce proprio con un’appendice del Franchi. Nel 1889 ripudio’ nuovamente le tesi filosofiche caldeggiate per tanti anni ritornando prete; nel 1893 fu riammesso a celebrare la messa e trascorse i suoi ultimi anni nel genovese convento di Sant’Anna, in cui si spense. Sul Franchi cfr. G. Gentile, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, I, 43-64 e Galvano Della Volpe in Encicl. Italiana, XV, 875 (con cenni bibliografici). (fonte Marem.)”,”FILx-390″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume secondo.”,”Spinoza (pag 246) “”Ma anzi, ripiglia Spinoza, è la libertà, e non la servitù che si instituisce con questo sistema. Perocché servo è da dirsi chi, acceccato dalla passione, non conosce e non fa l’ utile proprio; libero invece, chi vive conforme al dettame della ragione. L’ obbedire può essere adunque o non essere servitù, secondo la natura dell’ azione. La quale rende servo l’ agente, quando ha per fine, non l’ utile suo, ma quello di chi comanda; e all’ incontro lo lascia libero, quando è prescritta, non dall’ utile del potere, ma da quello del popolo (1).”” (1) Tractatus theologico-politicus cap. XVI n. 32-34″,”FILx-391″ “FRANCHI Annalisa”,”Modernizzazione sviluppo e migrazioni internazionali. Le risposte della sociologia.”,”FRANCHI Annalisa è dottore di Sociologia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di questioni migratorie e di tematiche connesse con l’etnicità. Viene ampiamente riportato il dibattito teorico sulla questione con moltissimi autori citati. Bibliografia molto ampia. “”Nel quadro di relazioni internazionali or ora delineato sembra perdere significato anche la netta dicotomia fra emigrazioni dell’intellighenzia ed emigrazioni di personale dequalificato (Hoffmann-Nowotny, 1988), come le ‘nuove’ immigrazioni in Italia in parte testimoniano (Collicelli – Di Cori, 1986; Birindelli, 1986; Melotti, 1988)”” (pag 16)”,”CONx-192″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-087″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-088″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-089″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Mancanti alcuni fascicoli”,”FOTO-090″ “FRANCHI Paolo”,”Il PCI e l’eredità di Turati.”,”Paolo Franchi ha cominciato la sua attività di giornalista a “”Rinascita”” nel 1976. Ha poi lavorato a ‘Paese Sera’, ‘Panorama’, e dal 1986 al ‘Corriere della Sera’ dove è stato inviato, notista politico, capo della redazione romana ed editorialista. Tra il 2006 e il 2008 ha diretto il quotidiano ‘Il Riformista’. E’ stato condirettore del mensile ‘Le ragioni del socialismo’. Con Emanuele Macaluso ha scritto ‘Da cosa nasce cosa’, con Marco Follini ‘Intervista sui moderati, con Maria Vittoria Tomassi ha curato ‘Pietro Nenni: socialista, libertario, giacobino. Diari 1973-1979. Tra i suoi lavori recenti: ‘La traversata. Giorgio Napolitano da Botteghe Oscure al Quirinale’ e ‘Il tramonto dell’avvenire. Breve ma veridica storia della sinistra italiana’. Ungheria, 1956 “”Sarà proprio Giolitti, molti anni dopo, a testimoniare lo stato d’animo del capo della Cgil in quei giorni: “”Capitò che Di Vittorio, il quale abitava nel mio stesso palazzo sulla via Cristoforo Colombo, al piano sotto il mio, mi accompagnasse da Montecitorio a casa sulla sua automobile. Parlammo, naturalmente, dell’Ungheria. Quando stavamo per arrivare fu travolto dall’emozione: ‘Quelli sono regimi sanguinari! Sono una banda di assassini!’ diceva con la voce rotta dal pianto. Fui sconvolto nel vedere quel macigno, quel gigante che singhiozzava””. In appoggio a Di Vittorio, Giolitti ha ispirato il più famoso documento del dissenso intellettuale comunista del 1956, il ‘Manifesto dei 101’. E quando Di Vittorio, seppure per nulla convinto, si è arreso, è andato avanti”” (pag 98-99) “”(…) nel 1956, stranamente, l’unico socialista con cui Togliatti polemizza apertamente dalla tribuna dell’ottavo congresso è proprio lui, il riformista rivoluzionario Lombardi, reo di assumersi il rischio “”di finire diritto diritto nell’opportunismo di vecchio tipo, nella passività, nell’asservimento al capitalismo”””” (pag 111)”,”PCIx-482″ “FRANCHINI Silvia”,”La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (I). (in)”,”In apertura rivista commemorazione morte di Gianni BOSIO (48 anni).”,”DONx-036″ “FRANCHINI Giuseppe”,”Memorie di guerra e di prigionia, 1941-1945.”,”Franchini, richiamato alle armi nel 1940, inviato sul fronte albanese nel 1941 è stato fatto prigioniero in Grecia dai tedeschi nel 1943. Il diario è stato scritto nei lager. Racconta la guerra sulle montagne albanesi e la disfatta militare italiana, la resa disonorevole alle truppe germaniche, la vita umiliante del prigionieri nei campi di internamento in Sassonia, fino al ritorno in Italia.”,”QMIS-163″ “FRANCHINI Andrea”,”Afghanistan. Storia di un Paese in crisi.”,”Andrea Franchini (Bologna 1955) giornalista, nel 1976 viene assunto dal Resto del Carlino e diventa giornalista professionista a soli 22 anni. Nel 1987 è vicedirettore de La Nazione di Firenze. L’anno dopo è direttore de Il Telegrafo di Livorno e nel 1991 consulente editoriale de ‘L’Indipendente’ di MIlano.”,”ASIx-130″ “FRANCHINI Silvia”,”Sylvia Pankhurst, 1912-1924. Dal suffragismo alla rivoluzione sociale.”,”Silvia Franchini (Genova, 1947) ha screitto saggi sulla storia del femminismo e del socialismo inglese dell’Ottocento e del Novecento. Ha curato e introdotto l’edizione italiana dell’opera di Willam Thompson ‘Appello di metà del genere umano’ (1974) e la collaborato con ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Firenze, Facoltà di Lettere e filosofia.”,”MUKx-001-FFS” “FRANCIA Mauro MUZZIOLI Giuliano”,”Cent’anni di cooperazione. La cooperazione di consumo modenese aderente alla Lega dalle origini all’unificazione. (1864-1968).”,”Giuliano Muzzioli, si è laureato nella Facoltà di Economia e Commercio di Modena, dove dal 1977 insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi. Mauro Francia si è laureato nella Facoltà di economia e Commercio di Modena ed è autore di saggi di storia sociale.”,”MITS-001-FP” “FRANCIA Enrico”,”1848. La rivoluzione del Risorgimento.”,”””Si tratta dunque di un evento complesso e articolato, del quale però esistono poche ricostruzioni generali, come ricordava alcuni anni fa Simonetta Soldani. L’ultima storia del Quarantotto italiano è infatti il volume di Giorgio Candeloro, pubblicato nel 1960 all’interno della sua ‘Storia dell’Italia moderna””‘ (pag 4)”,”ITAB-353″ “FRANCIONI Gianni”,”Come lavorava Gramsci. [Antonio Gramsci, Quaderni del carcere. Edizione anastatica dei manoscritti, a cura di Gianni Francioni].”,”Frammentarietà formale e non sistematicità sostanziale dei Quaderni del carcere (pag 22-23) “”In realtà si tratta di pagine falsamente limpide, e i quaderni si rivelano un vero e proprio labirinto nel quale è facile perdersi. Gramsci lavora infatti a più quaderni contemporaneamente, o riprende quelli di periodi precedenti per aggiungervi nuove note negli spazi bianchi residui. In certi casi, sembra che cominci a scrivere dalla metà di un quaderno, per poi passare alla prima metà. A volte fa, in una delle pagine iniziali, un rinvio ad un testo che si trova a quaderno inoltrato. Per svariate ragioni (su cui torneremo), vi sono fasce di sovrapposizione temporale della sua scrittura che attraversano orizzontalmente i quaderni, e di conseguenza momenti della redazione in cui non si ha passaggio da un quaderno ad un altro ma da una nota ad un’altra nell’alternarsi di differenti quaderni”” (pag 22)”,”GRAS-002-FGB” “FRANCK Dan”,”Libertad!”,”FRANCK Dan ha pubblicato una ventina di opere. ‘Libertad!’ è una cronaca della vita artistica e intellettuale aperta con ‘Bohèmes’ (1998). Foto tessera di Victor Serge in inserto fotografico Foto di W. Munzenberg Foto manifestazione del POUM nel gennaio 1937 Morte di A. Nin ex segretario di Trotsky “”L’offensive contre les membres du POUM est organisée depuis Madrid. Elle n’est pas le fait des communists espagnols, mais d’agentsvenus de l’étranger – de Moscou principalement. Le représentnt du Guépéou en Espagne, Alexandre Orlov, se charge du travail. S’appuyant sur les nombreuses complicités dont bénéficient les communistes au sein de la police madrilène, ses agents obtiennent de faux témoignages qui leur permettent de fabriquer de faux documents “”prouvant”” que le principal leader du POUM, Andrés N in (ancien secrétaire de Trotski) correspond avec Franco, avec qui il a organisé un complot contre la Catalogne républicaine. Se fondant sur ces mensonges – qui constituent une véritable trahison historique -, le communistes obtiennent du gouvernement Negrin que la presse du POUM soit saisie et ses principaux dirigeants arrêtés. Andrés Nin, qui a vécu à Moscou pendant plusieurs années, comprend, mais trop tard, que la terreur stalinienne va désormais s’abattre sur l’Espagne. Il est arrêté par les sbires d’Orlov le 16 juin au matin, au corus d’un comité exécutif du POUM. On l’emmène dans le bâtiment que les Soviétiques on réquisitionné à Alcala de Henares. Il y est enlevé par des agents venus de Moscou, commandés par le général Orlov. Transféré d’une maison à l’autre, notamment dans la cave de la demeure du général Ignacio Hidalgo de Cisneros, le chef de l’aviation républicaine qui a tant critiqué l’aide apportée par André Malraux, Nin est abominablement torturé, pouis assassiné”” (pag 278) Orwell sfugge alla cattura dei membri Poum in Catalogna e riesce a riparare in Inghilterra. Pubblica sulla stampa britannica articoli che diventeranno un’opera magistrale sulla guerra di Spagna: ‘Omaggio a Catalogna’ (pag 279)”,”MSPG-256″ “FRANCK Louis R.”,”Histoire économique et sociale des États-Unis de 1919 à 1949.”,”FRANCK Louis R. professore all’ Institut d’Etudes Politiques Il volume contiene all’interno alcuni ritagli di giornale Misure per giovani e meno giovani disoccupati “”La lutte contre le chômage. Le gouvernement Roosevelt se dut d’adopter à l’égard du chômage une politique d’intervention active; visant moins à le supprimer qu’à le considèrer comme une calamité nationale nécessitant des remèdes nationaux. Durant les huit années 1933-1940, la moyenne des chômeurs atteignit de 9 à 10 millions et le minimum n’en fut jamais inférieur à 7 millions; le chômage devint comme une donnée permanente de la civilisation industriélle, justiciable de méthodes gouvernementales continues, au même titre que la défense natioanle ou la santé publique. Ces méthodes varièrent suivant les réponses que le New Deal apportait à certaines questions fondametnales: allait-on préférer l’assistance directe sous forme de secours, de ‘dole’, moins coûteux mais combine démoraisants, ou bien la réorientation des chômeurs vers des travaux rentable d’intérêt général, moralement plus acceptables mais combien plus onéreux: allait-on choisir parmi ces travaux ceux que justifiaient les possibilités économiques ou techniques, ou bien en core ceux qui permettraient un réemploi plus rapide, plus massif des chômeurs; s’arrêterait-on, enfin, au financement fédéral ou au financement local des dépenses entraînées par le programme? De 1933 à 1935,l’assistance direcete l’emporte le plus souvent: la ‘Federal Emergency Relief Administration’, créé en mai 1933, subventionna les Etats pour leur faciliter la distribution de secours immédiats; ces secours variaient de région à région; ils variaient aussi, assure-t-on, selon la couleur et la race de leurs bénéficiaires. En novembre 1933, la ‘Civil Works Administration’ essaye de combiner travaux publics et secours directs: les autorités fédérales en supportèrent les dépenses, les autorités régionales en établirent les projets, les autorités locales en surveillèrent l’exécution. En janvier 1934, plus de 4 millions de chômeurs furent ainsi réoccupés; on leur garantit des salaires horaires décents, de 1 à 1,20$ puour les chômeurs spécialisés, de 0.40 à 0.50 $ pour les manoeuvres, sesiblement analogues aux tarifs syndicaux; la durée de travail ne fut que de 30 heures par semaine. Hátivement organisés, ces travaus étaient coûtoux; pour utiliser le plus possible de chômeurs, on les occupait àò des tâches absurdes, le plus souvent manuelles; à ces moment, Harry Hopkins, grand maître de la lutte contre le chômage, espérait encore que ce mal social allait rapidement disparaître, que l’amélioration économique générale allait y pourvoir et que les improvisations généreuses reestaient d’ici là suffisantes. Tout ceci changea à partir de janvier 1935. Roosevelt distingua deux catégories de chômeurs: ceux qui, victimes de la crise, auraient normalement fait oeuvre utile dans une conjoncture plus favorable et qu’il fallait effectivement réemplçoyer; et les autres, les malades, les inadaptés, les vieux, les déficients qui relevaient bien plus de l’assistance directe et seraient aidée par les autorités locales. Telle fut la philosophie de l”Emergency Relief Appropriation Act’ d’avril 1935, qui créa la ‘Works Progress Administration’, ou W.P.A., immédiatement dotée de 4.880 millions de dollars. Harry Hopkins devint le chef de cette grandiose machine de réemploi et de réorientation; un duel célèbre l’opposa au lent et probe Harold Ickes: alors que ce dernier estimait que la rentabilité, l’utilité nationale des travaux devaient être la considération essentielle présidanta à leur choix, Harry Hopklins fit triompher l’idée de travaux utiles certes, mais simples, lègers et permettant d’absorber le maximum de sans-emploi. (…) (pag 131-132-133-134)”,”USAE-114″ “FRANCK Harry A.”,”Tramping through Mexico, Guatemala and Honduras. Being the Random Notes of an Incurable Vagabond.”,”Harry A. Franck autore pure di ‘A Vagabond Journey Around the World'”,”AMLx-174″ “FRANCO REPELLINI Andreina”,”Engels.”,”””Ai dissensi ideologici si unì un altro motivo che portò la Prima Internazionale al fallimento: la repressione seguita alla sconfitta della Comune di Parigi, insurrezione di un proletariato di vecchio tipo, impregnato dei ricordi della grande rivoluzione e di una mentalità tutta giacobina. L’ Internazionale francese vi ebbe una parte secondaria mentre il ruolo fondamentale fu giocato da una maggioranza seguace di Blanqui e da anarchici di derivazione proudhoniana. Prima che l’ insurrezione avesse luogo Marx e Engels cercarono in tutti i modi di mettere in guardia gli operai francesi contro ogni tentativo di rivoluzione prematura; ma dopo la disfatta e la strage dei comunardi che ne derivò, assunsero nei riguardi dell’ ultima delle rivoluzioni del XIX secolo un atteggiamento di totale approvazione, definendola un governo della classe operaia e contribuirono alla costruzione di un mito epico destinato a lunga vita presso i socialisti di ogni paese.”” (pag 42)”,”MAES-062″ “FRANCO Massimo”,”Andreotti. La vita di un uomo politico, la storia di un’epoca.”,”FRANCO Massimo (Roma 1954) è notista politico e inviato del Corriere della Sera. “”Almirante annusò puzza di andreottismo molto presto. Dopo le amministrative del 1971, che avevano dato all’Msi un buon successo, alla Rai Jader Jacobelli, conduttore per antonomasia delle tribune elettorali del tempo, aveva inaugurato un ciclo di tribune politiche intitolato “”Faccia a faccia””. E Almirante era capitato proprio con Andreotti, in una delle sue rare apparizioni da politico e non da uomo di governo. (…) Invece il loro scontro fu ovattato, quasi asettico. Tutti dissero che era stata una brutta tribuna elettorale, un ping-pong garbatissimo nel quale nessuno dei due voleva farsi del male. Andreotti, però, un avvertimento ad Almirante l’aveva lanciato. I voti democristiani calamitati dall’estrema destra, fece osservare al campo missino, andavano considerati “”in libera uscita””. Se la Dc avesse suonato le trombe, come tante pecorelle smarrite gli elettori sarebbero tornati all’ovile. Insomma, buttò lì con quasi un anno di anticipo quello che la Dc avrebbe fatto con il suo governo dall’estate del 1972. Andreotti si preparava a vestirsi da uomo di destra: spingendo la destra missina verso posizioni paraeversive””. (pag 93)”,”ITAP-177″ “FRANCO Vittoria”,”Heller: l’ideale dell’individualità.”,”Vedi testo in MAES-004-FB Rivalutazione degli aspetti umanistici di Marx (giovane) (pag 103) La Heller si rivolge all’individuo singolo. E’ il singolo che si deve ‘trasformare’ e innalzare all’individualità. La trasfromazione della società è mediata dalla trasformazione dei singoli (pag 107) Polemica della Heller con Engels e con Lenin sull'””interesse di classe””. (pag 109) Modello di “”eguaglianza sociale”” che la Heller elabora insieme a F. Feher, l’ uomo nuovo costruttore e protagonista della società ‘disalienata’ (pag 111) “”Scriveva Rosa Luxemburg a Luise Kautsky nel 1917: «E con quanta libertà, con quale equilibrio intellettuale egli [Goethe] condusse i suoi studi contemporaneamente sulla metamorfosi delle piante, sulla teoria dei colori, su mille cose. Io non chiedo che tu faccia come Goethe, ma ognuno può procurarsi o per lo meno tendere alla sua concezione della vita, all’universalismo degli interessi, all’interna armonia. E se tu forse dici: Goethe non era un militante politico, io credo che tanto più il militante politico deve cercare di stare al di sopra delle cose, altrimenti sprofonda ad ogni momento col naso nel fango»”” (pag 112)”,”MAES-004-B-FB” “FRANCO Fortini, intervista a cura di Giampiero MUGHINI”,”Franco Fortini.”,”Nel testo dell’intervista riferimento ai libri e agli articoli citati durante il colloquio. Treccani: (pseud. di Lattes, Franco) Poeta e scrittore, nato a Firenze il 10 settembre 1917. Professore di Storia della critica all’università di Siena. Già collaboratore di Letteratura e di Riforma letteraria, espulso per le leggi razziali dall’organizzazione universitaria fascista, dopo l’8 settembre 1943 si rifugia in Svizzera. Uomo di risentita tempra morale, esordisce nel 1946 con Foglio di via e altri versi (19672), poesie in cui riconverte la propria ansia di riscatto interiore nell’ansia di liberazione di un intero popolo oppresso, e nel 1948 pubblica il romanzo Agonia di Natale (poi Giovanni e le mani, 1972), in cui rappresenta l’atteggiamento dell’intellettuale rivoluzionario di fronte alla sua stessa crisi, vista come malattia. Già ne Il Politecnico, di cui era redattore, aveva approfondito le ragioni morali e ideologiche del suo lavoro letterario, interrogandosi su Kafka, sui classici, sull’esistenzialismo e sul rapporto politica/cultura, e continuerà poi a farlo prima su Ragionamenti e Opinione e poi su Avanti!, Officina e Comunità. Del 1956 sono le note di viaggio di Asia maggiore e del 1957 i saggi raccolti in Dieci inverni (1947-1957). Contributi ad un discorso socialista; mentre nel 1959 (19692) pubblica Poesia ed errore (1937-1957), in cui ripropone la tematica di una malattia della coscienza, di un ”errore”, appunto, che impedisce di costruire il futuro. Lo stile essenziale, non senza echi brechtiani, l’attenzione ai valori prosodici e, a volte, il gusto della deformazione riflettono la ricerca di una lingua difficilmente manipolabile dalle convenzioni disumanizzanti della società neocapitalistica e si notano anche nelle raccolte successive, che verranno poi tutte comprese in Una volta per sempre (1978; 19872), poesie dal 1938 al 1973; mentre in Paesaggio con serpente. 1973-1983 (1984) domina la contraddizione tra l’inutile perfezione simbolica delle cose e la reale imperfezione e crudeltà della storia. Con Verifica dei poteri (1965; 19692), sul ruolo degli intellettuali e sulle ideologie sociali e politiche nel mondo occidentale, offre una prosa saggistica che è insieme strumento di diagnosi e genere letterario anche quando sarà tutta versata nell’autobiografia e nel diario (I cani del Sinai, 1967; 19792) o nella critica letteraria e ideologica del Novecento (Saggi italiani, 1974, 19872; Questioni di frontiera. Scritti di politica e di letteratura 1965-1977, 1977) o negli articoli giornalistici di passione civile e morale raccolti in Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984 (1985). Del 1988 è la ristampa del racconto La morte del cherubino (1ª ed. 1941). Di F. si ricordano anche l’attività di traduttore letterario (soprattutto da Flaubert, Eluard, Gide, Brecht, Proust e il Faust di Goethe), numerose voci enciclopediche e introduzioni e prefazioni a opere di massimi autori del Novecento europeo. Bibl.: I. Calvino, in l’Unità, 14 luglio 1946; G. Petrocchi, in La fiera letteraria, 12 marzo 1948; A. Bocelli, in Il mondo, 25 dicembre 1956; P. P. Pasolini, in Passione e ideologia, Milano 1960; M. Petrucciani, Poesia di Fortini, in Galleria, maggio-giugno 1960; G. Bàrberi Squarotti, in Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano 1961; G. C. Ferretti, in La letteratura del rifiuto, ivi 1968; Id., in L’autocritica dell’intellettuale, Padova 1970; A. Asor Rosa, in Intellettuali e classe operaia, Firenze 1973; A. Belardinelli, Fortini, ivi 1974; G.C. Ferretti, in Il mercato delle lettere, Torino 1979; P. Sabbatino, Gli inverni di Fortini, Foggia 1982; L. Lenzini, in AA. VV., Quattro studi sul tradurre, Verona 1983; AA. VV., in L’Immaginazione, giugno-luglio 1985 e ottobre 1988; R. Luperini, La lotta mentale. Per un profilo di F. Fortini, Roma 1986; AA. VV., in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Siena, 1987; G. Raboni, F. Fortini, in AA. VV., Storia della letteratura italiana, ix, t. ii, Milano 1987; R. Pagnanelli, Fortini, Ancona 1988; C. Fini, L. Lenzini, P. Mondelli, Indici per Fortini con due contributi di F. Fortini, Firenze 1989.”,”ITAC-005-FGB” “FRANCO Massimo PAGANO Sergio”,”Secretum. Intervista con Mons. Sergio Pagano. Con nuovi documenti su Chiesa e antisemitismo. Papi, guerre, spie: i misteri dell’Archivio Vaticano svelati dal Prefetto che lo ha guidato per un quarto di secolo.”,”Massimo Franco, editorialista politico del ‘Corriere della Sera’. Ha lavorato per ‘Avvenire’, ‘Il Giorno’, ‘Panorama’. E’ autore di libri sul Vaticano, il papato, la politica italiana (Dc). Sergio Pagano è nato a Terrusso di Bargagli (Genova) nel 1948 entra nei Barnabiti a Genova nel 1966 e compie studi filosofici e teologici all’Università Urbaniana di Roma. Sacerdote dal 1977 si diploma in paleografo-archivista nel 1978 e si laurea in teologia nel 1981. Chiamato a Roma presso l’Archivio Segreto Vaticano.”,”RELC-016-FGB” “FRANCOIS-PONCET André”,”Ricordi di un ambasciatore a Berlino.”,”ANTE1-52 pag 299 Hitler come l’incantatore di sorci di Hamelin. Wikip: Il Pifferaio di Hamelin è una fiaba tradizionale tedesca, trascritta, fra gli altri, dai fratelli Grimm. È anche nota come Il Pifferaio Magico o con altri titoli simili. Si ritiene che essa sia stata ispirata da un evento tragico realmente accaduto nella città tedesca di Hamelin in Bassa Sassonia, nel XIII secolo. Una illustrazione della fiaba su una vetrata di una chiesa di GoslarIndice [nascondi] 1 Trama 2 Origini della fiaba 3 Adattamenti e riferimenti 3.1 La fiaba in musica 3.2 La fiaba nel cinema 3.3 Video musicali 3.4 Letteratura 4 Collegamenti esterni Trama [modifica] La storia si svolge nel 1284 ad Hamelin, in Bassa Sassonia. In quell’anno la città viene invasa dai ratti. Un uomo con un piffero si presenta in città e promette di disinfestarla; il borgomastro acconsente promettendo un adeguato pagamento. Non appena il Pifferaio inizia a suonare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino alle acque del fiume Weser, dove muoiono annegati. La gente di Hamelin, ormai liberata dai ratti, decide incautamente di non pagare il Pifferaio. Questi, per vendetta, riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, questa volta attirando dietro di sé tutti i bambini della città. Centotrenta bambini lo seguono in campagna, e vengono rinchiusi dal Pifferaio in una caverna. Nella maggior parte delle versioni, non sopravvive nessun bambino, oppure se ne salva uno solo che, zoppo, non era riuscito a tenere il passo dei suoi compagni. Varianti più recenti della fiaba introducono un lieto fine in cui un bambino di Hamelin, sfuggito al rapimento da parte del Pifferaio, riesce a liberare i propri compagni. Una variante dice che i bambini entrano in questa caverna seguendo il pifferaio magico e fuoriescono da un’altra caverna la grotta di Almas in Transilvania. Questa era una delle leggende che spiegava l’arrivo dei sassoni in Transilvania, che cosi sarebbero appunto i bambini portati dal pifferaio magico di Hamlein Origini della fiaba [modifica] Il più antico riferimento a questa fiaba si trovava in una vetrata della chiesa della stessa città di Hamelin e risalente circa al 1300. Della vetrata si trovano descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo, ma pare che essa sia andata distrutta. Sulla base delle descrizioni, Hans Dobbertin ha tentato di ricostruirla in tempi recenti. L’immagine mostra il Pifferaio Magico e numerosi bambini vestiti di bianco. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città. Esisterebbe tuttora una legge non scritta che vieta di cantare o suonare musica in una particolare strada di Hamelin, per rispetto nei confronti delle vittime. Nonostante le numerose ricerche, tuttavia, non si è ancora fatta luce sulla natura di questa tragedia (vedi qui per un elenco di teorie). In ogni caso, è stato appurato che la parte iniziale della vicenda, relativa ai ratti, è un’aggiunta del XVI secolo; sembra dunque che la misteriosa vicenda di Hamelin avesse a che vedere solo con i bambini. (Paradossalmente, l’immagine del Pifferaio seguito da un esercito di topi è quella che la maggior parte delle persone associano a questa fiaba, magari senza ricordare nient’altro della vicenda). Le principali teorie circa gli avvenimenti di Hamelin si possono ricondurre a quattro principali: I bambini furono vittime di un incidente; forse annegarono nel Weser, o furono travolti da una frana. I bambini furono vittime di una epidemia e furono portati a morire fuori dalla città per proteggere il resto della popolazione. Si è ipotizzato che l’epidemia potesse essere di peste. Altri, con riferimento al fatto che i bambini “”danzavano”” dietro al Pifferaio, hanno pensato al morbo di Huntington oppure al ballo di San Vito, piuttosto comune in Europa nel periodo che seguì le epidemie di peste nera. Secondo queste teorie, il Pifferaio è una rappresentazione simbolica della Morte o della malattia. I bambini lasciarono la città per partecipare a un pellegrinaggio, a una campagna militare, o addirittura una nuova Crociata dei bambini, e non fecero mai ritorno. In questo caso, il Pifferaio rappresenterebbe il reclutatore. I bambini abbandonarono volontariamente i loro genitori e Hamelin per fondare nuovi villaggi, durante la colonizzazione della Germania orientale. Questa teoria porta come prova i numerosi luoghi con nomi simili ad Hamelin sia nei dintorni della città che nelle colonie orientali. Le migrazioni di bambini nel XIII secolo sono un fatto ampiamente documentato, e quest’ultima teoria gode di un notevole credito; il Pifferaio sarebbe un reclutatore che condusse via buona parte della gioventù di Hamelin per fondare una colonia nella Germania orientale. Tale Decan Lude, originario di Hamelin, avrebbe posseduto intorno al 1384 un libro di cori che conteneva un verso in latino che riportava questo evento. Il libro è andato perduto, si pensa intorno al XVII secolo. Un racconto tedesco degli eventi di Hamelin, purtroppo non illuminante, è sopravvissuto in una iscrizione databile 1602-1603, trovata proprio nella città della fiaba:: Anno 1284 am dage Johannis et Pauli war der 26. junii Dorch einen piper mit allerlei farben bekledet gewesen CXXX kinder verledet binnen Hamelen gebo[re]n to calvarie bei den koppen verloren Si potrebbe tradurre: Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo il 26 di giugno Da un pifferaio, vestito di ogni colore, furono sedotti 130 bambini nati ad Hamelin e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline. La più antica fonte rimasta è datata circa 1440. Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo. Il resoconto più antico in lingua inglese è quello di Richard Rowland Verstegan (1548-1636), un antiquario e studioso di controversie religiose, nel suo Restitution of Decayed Intelligence (Antwerp, 1605). Egli cita la liberazione della città di Hamelin dai ratti e suggerisce che i bambini perduti siano andati a finire in Transilvania. Sembra che sia Verstegan ad aver coniato l’espressione Pied Piper (“”Pifferaio Variopinto””), introducendo quello che nei paesi di lingua inglese è l’appellativo più comunemente associato al Pifferaio (da noi invece chiamato comunemente “”Pifferaio Magico””). Piuttosto curiosamente, la data indicata da Verstegan per gli eventi di Hamelin è completamente diversa da quelle proposte da altre fonti, ovvero il 22 luglio 1376. Le note di Verstegan furono la fonte su cui si basò in seguito Nathaniel Wanley per il suo Wonders of the Visible World (1687), a sua volta utilizzato da Robert Browning per la sua celebre poesia (vedi sotto). La vicenda di Hamelin interessò anche Goethe, che scrisse una poesia su di essa nel 1803 e la citò anche nel suo Faust. I fratelli Grimm, traendo informazioni da undici fonti diverse, inclusero la fiaba del Pifferaio nel loro Saghe germaniche (Deutsche Sagen), pubblicato per la prima volta nel 1816. Nella loro versione, due bambini (uno cieco e uno storpio), rimasero a Hamelin; gli altri divennero i fondatori delle Siebenbürgen (Sette Città) (Transilvania). Basandosi probabilmente sul testo dei fratelli Grimm, Robert Browning scrisse una poesia sul Pifferaio, The Pied Piper, pubblicata nel 1849; la poesia è celebre per il suo humour, per i giochi di parole, e per le rime gioiose. La poesia colloca i fatti di Hamelin in data 22 luglio 1376. “When, lo, as they reached the mountain’s side, A wondrous portal opened wide, As if a cavern was suddenly hollowed; And the Piper advanced and the children followed, And when all were in to the very last, The door in the mountain-side shut fast.” (“Quando raggiunsero il fianco della montagna un meraviglioso portale vi si aprì, come se si fosse creata improvvisamente una caverna; il Pifferaio entrò e i bambini lo seguirono, e quando alla fine tutti furono all’interno, la porta nella montagna si chiuse velocemente.”) Il luogo menzionato da Browning è la montagna di Coppenbrugge, un luogo noto per essere stato, in tempi antichi, sede di oscuri riti pagani.”,”RAIx-237″ “FRANCOVICH Carlo”,”Albori socialisti nel Risorgimento. Contributo allo studio delle società segrete (1776-1835).”,”Volume numerato n° 662 “”Se poi si tiene conto che per il Buonarroti, il quale subito assume la presidenza della nuova associazione, la parola repubblica, come vedremo meglio in seguito, significa sempre e soltanto regime giacobino proteso verso l’instaurazione di uno stato egualitario, possiamo senz’altro affermare che negli statuti dei ‘Veri Italiani’ vengono esplicitamente proclamati i principi sociali del babuvismo. I primi che si strinsero intorno al Buonarroti nell’organizzazione di questa società, erano per lo più i vecchi campioni del mondo carbonaro, quali Pietro Mirri, il sacerdote Francesco Bonardi, Gaetano Ciccarelli, Salvatore Vecchiarelli che tutti più o meno aspiravano ad un moto liberatore anche in senso sociale. Ma soprattutto assertori di un cosciente pensiero socialista furono i due segretari dei ‘Veri Italiani’: Giulio Andrea Cannonieri – uno dei pionieri dell’organizzazione operaia in Francia prima ed in Italia poi – e l’aretino Giuseppe Gherardi, che, fra l’altro, del suo pensiero rivoluzionario e socialista venò anche una certa sua produzione teatrale, dove, come spesso accade, la nobiltà del pensiero si afferma a spese dell’arte. I ‘Veri Italiani’, valendosi dei vecchi quadri carbonari, si diffusero rapidamente all’estero, E in Francia soprattutto nei ‘depôts’, dove si accentravano i ‘refugiati italiani’ (…)”” (pag 125)”,”MITS-408″ “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”FRANCOVICH Carlo Lungo profilo biografico di Alessandro Sinigaglia (pag 376-377-378) Attentato a Giovanni Gentile (15 aprile 1943) pag 184) La morte di Fanciullacci. “”Due giorni dopo queste retate, sempre in relazione a quanto aveva rivelato il gappista arrestato, cade anche Bruno Fanciullacci, il gappista più audace di Firenze, che per le sue imprese era circondato da una fama quasi leggendaria. Egli venne arrestato in piazza Santa Croce, mentre si recava ad uno degli appuntamenti convenzionali, il 15 luglio. Fu subito portato in via Bologese e – almeno a quanto mi è stato riferito – fu messo a confronto con il gappista delatore, che lo identificò. Le torture cui fu sottoposto dovettero essere le più spaventose: ad ogni costo volevano carpirgli gli ultimi segreti dell’organizzazione cui apparteneva; volevano, forse, strappargli l’ammissione di avere organizzato l’uccisione di Giovanni Gentile. Comunque fosse, quando nel pomeriggio lo richiamarono per il secondo interrogatorio, Fanciullacci, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sgherri, si gettò ammanettato dalla finestra che si trovava al secondo piano e precipitò in via Bolognese. I fascisti, non si sa se per vendetta o per timore ingiustificato che egli scappasse loro per la seconda volta, gli spararono dietro e lo ferirono al fianco. La sua agonia si prolungò ancora per un giorno ed infine morì, nonostante che i fascisti lo facessero curare, per la frattura della base cranica. Secondo quanto testimoniò una crocerossina, chiamata dal vicino ospedale di villa Natalia, al Fanciullacci moribondo un milite continuava a porre questa domanda per noi incomprensibile: “”Dicci chi c’era con te nella cabina””, ma il Fanciullacci non rispondeva. Rimasto solo con la crocerossina, le disse unicamente: “”Mia madre abita a Porta Romana”” (pag 245-246)”,”ITAR-201″ “FRANCOVICH ONESTI Nicoletta DIGILIO Maria Rita”,”Breve storia della lingua inglese.”,”L’inglese è una lingua di origine germanica con un vocabolario ricco di termini francesi e latini. Nicoletta Francovich Onesti è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Siena. Specialista di inglese medievale, ha pubblicato: L’inglese d’America e, per Carocci, Filologia germanica e I Vandali, lingua e storia. Maria Rita Digilio è ricercatrice di Filologia germanica all’Università di Siena. É autrice di studi sul lessico anglosassone, sulle glosse sassoni e la sintassi alto-tedesca.”,”VARx-040-FL” “FRANCOVICH Carlo”,”Storia della massoneria in Italia. Dalle origini alla rivoluzione francese.”,”Carlo Francovich (Gorizia, 1910) ha insegnato Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Ha diretto l’Istituto storico della Resistenza in Toscana.”,”ITAG-014-FF” “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”- I 45 giorni di Badoglio a Firenze – La restaurazione fascista – Comincia la lotta per la liberazione – Il nazi-fascismo si consolida – La resistenza in atto – Verso la liberazione – La battaglia di Firenze”,”ITAR-022-FSD” “FRANK Ernst”,”Die Sklaven-Aufstände des Altertums. Vom sozialen Gesichtspunkte aus dargestellt.”,”Nel retrocopertina si pubblicizza il libro di PARVUS: ‘Die Handelkrisis und die Gewerkschaften’ in uscita presso la stessa casa editrice.”,”STAx-071″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””C’est dans l’ Internationale que se situe le centre de gravité de l’ organisation de classe du proletariat”” (Rosa Luxemburg). “”A dire il vero, durante questo periodo (che sarà l’ ultimo periodo di attività politica di Lenin), egli scriveva che si trovava in una terra incognita e faceva prova nella riorganizzazione dello Stato di un pragmatismo che egli giustificava ricordando un aforisma di Napoleone: “”On s’ engage et puis on voit””. Certo egli non proponeva che una riunione molto limitata di una sola istituzione data dello Stato con un altra istituzione del partito, nel caso in cui egli ricercava precisamente un piccolo numero di uomini dotati di una qualità molto grande. Ma tutta la situazione rafforzava la tendenza a una fusione crescente tra lo Stato e il partito e questa fusione diventerà fatale per l’ uno e per l’ altro. E’ quello che Bucharin doveva riconoscere troppo tardi quando disse: “”Il partito e lo Stato si sono confusi, è il disastro più grande””””. (pag 263)”,”INTT-155″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””Alla fine del 1933, Mosca rinnova con il governo hitleriano un accordo firmato nel 1926 con Stresemann, così come un patto di non aggressione firmato nel 1931 con Harmann Müller. Questa precipitazione a firmare tali documenti con il governo di Hitler soprende molti e solleva anche qualche critica; ma, dopo tutto, gli archivi diplomatici sono pieni di documenti di questo tipo che non hanno necessariamente un grande significato per i loro firmatari, i quali non si trovano impegnati da tali patti al momento decisivo.”” (pag 708) “”Nel mese di maggio 1935, (Stalin) riceveva il ministro degli Affari esteri della Francia, Pierre Laval, politico reazionario e specialista ben conosciuto del doppio gioco. Volendo negoziare con Hitler, veniva a firmare in primo luogo un “”trattato franco-sovietico di mutua assistenza””. Stalin non aveva allora alcuna funzione nel governo sovietico, era ufficialmente segretario generale del PCUS. E’ intorno a questo periodo che comincia ad entrare nell’ uso diplomatico la partecipazione del segretario del partito a negoziati con rappresentanti dei governi capitalisti, cosa che pone così di fatto il partito al primo rango delle istituzioni statali””. (pag 709)”,”INTT-156″ “FRANK Pierre e altri scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER”,”Pour un portrait de Pierre Frank. Ecrits et temoignages.”,”Scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER. “”La France avait cessé d’être imperialiste même au moment du pacte Hitler-Staline, puisque le groupe parlementaire communiste declara que c’etait un facteur de paix et que “”en cas de guerre les communistes feraient leur devoir de Francais””. La guerre vint huit jours apres. Thorez, Gitton, firent grand etat de leur depart au front! Le groupe parlementaire fit une nouvelle declaration de fidelité au gouvernement francais. La France n’etait pas encore imperialiste… Nous devons à la verité de rappeler qu’elle ne le devint qu’apres le partage entre Hitler et Staline de la Pologne! La lettre à Herriot preconisait un nouveau Munich! C’est a ce moment que Daladier, appuyé ouvertement ou hypocritement par toutes les categories de democrates dont la SFIO, prit pretexte de cette attitute des staliniens pour engager contre la classe ouvriere une repression impitoyable””. (pag 156) (Molinier-Frank, 1939).”,”TROS-084″ “FRANK André Gunder”,”Lumpenburguesía: Lumpendesarrollo. Dependencia, clase y politica en Latinoamérica.”,”FRANK André Gunder è nato a Berlino nel 1929. E’ stato professore di economia e scienze sociali. Ha preso il dottorato di economia a Chicago (1957), ha insegnato scienze sociali nello Iowa, Michigan, Europa Orientale, Santiago di Cuba, Africa occidentale, Brasilia e Santiago del Cile ove attualmente (1972) risiede. E’ un profondo conoscitore dell’ America Latina. “”Luis Vitale riassume il processo nella sua ‘Historia de Chile: “”La causa essenziale della Rivoluzione del 1810 fu l’ esistenza di una classe sociale i cui interessi entrarono in contraddizione con il sistema di dominio imposto dalla metropoli. Questa classe sociale fu la borghesia creola. Controllava in ultima istanza le principali fonti di ricchezza della colonia, ma il governo era in mano ai rappresentanti della monarchia spagnola. Questa contraddizione tra il potere economico, controllato dalla borghesia creola, e il potere politico, monopolizzato dagli spagnoli, fu il motore che mise in movimento il processo rivoluzionario del 1810″”. (pag 67)”,”AMLx-060″ “FRANK Anna”,”Il diario di Anna Frank.”,”Anna FRANK nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte e morì nel marzo del 1945. Il diario è stato ritrovato nel dopoguerra nella soffitta e pubblicato ad Amsterdam nel 1947. Venne tradotto in tutte le lingue. Anna finì la sua vita nel campo di concentramento di Bergen Belsen. “”Il Führer di tutti i Germani ha parlato ad alcuni soldati feriti. Che tristezza sentirlo! Il dialogo si svolgeva press’a poco così: “”Il mio nome è Heinrich Scheppel.”” “”Ferito dove?”” “”A Stalingrado””. “”Che ferita?”” “”Due piedi congelati e una frattura al braccio destro.”” Proprio così; la radio ci trasmetteva questa orribile pagliacciata. I feriti sembravano orgogliosi delle loro ferite; quanto più gravi, tanto meglio. Ce n’era uno che non riusciva nemmeno più a parlare per la commozione di poter dar la mano al Führer (quella che gli restava). La tua Anna””; (Venerdì 19 marzo 1943) (pag 81)”,”GERN-122″ “FRANK Pierre”,”La quatrieme internationale. Contribution à l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”Questa seconda edizione del libro comporta qualche pagina supplementare destinata ad aggiornare le attività della IV Internazionale nel corso dei tre anni trascorsi. Si sono pure aggiunti qui e là paragrafi allo scopo di precisare meglio alcune posizioni dell’organizzazione internazionale trotskista. (l’autore) (pag 7)”,”TROS-290″ “FRANK Andre Gunder”,”Capitalism and Underdevelopment in Latin America. Historical Studies of Chile and Brazil.”,”Il Professor Frank crede che sia “”il capitalismo , sia mondiale che nazionale, a produrre sottosviluppo nel passato e che ancora genera sottosviluppo nel presente”” (retrocopertina)”,”AMLx-161″ “FRANK Robert K., a cura di Michele GRILLO”,”Microeconomia. Comportamento razionale – Mercato – Istituzioni.”,”27″,”ECOT-353″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume I.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Introduction, Notes, foto,”,”INTT-019-FL” “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume II.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Notes, Index des noms cités, Bibliographie,”,”INTT-020-FL” “FRANK Andre Gunder”,”Capitalismo e sottosviluppo in America Latina.”,”””Ritengo anch’io, come Paul Baran, che è proprio il capitalismo, sia mondiale che nazionale, che ha prodotto sottosviluppo nel passato e che lo produce ancor oggi. Tutti gli studi giungono a una conclusione di fondamentale importanza: il capitalismo nazionale e la borghesia nazionale non offrono alcuna soluzione per il sottosviluppo dell’America Latina, e non possono farlo””.”,”AMLx-016-FL” “FRANK Stephen P. STEINBERG Mark D. a cura, contributi di Daniel R. BROWER Barbara ALPERN ENGEL Hubertus F. JAHN Al’bin M. KONECHNYI Boris N. MIRONOV Joan NEUBERGER Robert A. ROTHSTEIN Christine D. WOROBEC”,”Cultures in Flux. Lower-Class Values, Practices, and Resistance in Late Imperial Russia.”,”Daniel R. Brower (University of California, Davis) most recently published The Russian City between Tradition and Modernity, 1850-1900. Barbara Alpern Engel (University of Colorado, Boulder) has written, among other works, Between the Fields and the City: Women, Work, and Family in Russia 1861-1914. Stephen P. Frank (University of California, Los Angeles) is author of the forthcoming Cultural Conflict, Criminality, and Justice in Rural Russia, 1856-1914. Hubertus F. Jahn (Friedrich-Alexander Universität, Erlangen, Germany) has completed a forthcoming study of patriotic culture during World War I. Al’bin M. Konechnyi works in Petersburg at the State Museum of the History of the City and has published articles on various aspects of life in Petersburg during the nineteenth century. Boris N. Mironov (Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Petersburg) has written widely on Russian social history; his most recent works are Russkii gorod v 1740-1860-e gody and Istoriia v tsifrakh. Joan Neuberger (University of Texas, Austin) is the author of Hooliganism: Crime, Culture, and Power in Petersburg, 1900-1914. Robert A. Rothstein (University of Massachusetts, Amherst) writes on Russian and Soviet popular song. Mark D. Steiberg (Yale University) is the author of Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907. Christine D. Worobec (Kent State University) is the author of Peasant Russia: Family and Community in the Post-Emancipation Period. Contributors, Acknowledgments, Introduction, Select Bibliography, Index, Notes,”,”RUSx-169-FL” “FRANK Joseph”,”The Levellers. A History of the Writings of Three Seventeenth-Century Social Democrats John Lilburne, Richard Overton, William Walwyn.”,”Il movimento dei livellatori, orientato democraticamente, rivendicava la libertà religiosa, una costituzione scritta, il suffragio universale, un fisco con una tassazione proporzionale in base al reddito, una forma di sanità sociale ossia una medicina socializzata. L’autore ha studiato la loro grande produzione di scritti come fonte primaria, circa 500 pamphlets, e pure i giornali del periodo, oltre a diari, trascrizioni legali, procedimenti parlamentari. Frank è stato insegnante di inglese all’Università di Rochester.”,”UKIR-052″ “FRANK Manfred”,”The Philosophical Foundations of Early German Romanticism.”,”Manfred Frank is Professor of Philosophy at Eberhard Karls University in Tübingen, Germany. He is the author of many books, including The Subject and the Text: Essays in Literature and Philosophy. Elizabeth Millán-Zaibert is Assistant Professor of Philosophy at DePaul University. She is the coeditor (with Jorge J. E. Gracia) of Latin American Philosophy for the Twenty-first Century: The Human Condition, Values, and the Search for Identity and translator of The History of Philosophy in Colonial Mexico by Mauricio Beuchot. Acknowledgments, Frequently Cited Texts and Abbreviations, Introduction, Notes, Glossary, Bibliography, Index”,”GERx-030-FL” “FRANK Thomas”,”Introduzione allo studio della lingua inglese.”,”Thomas Frank (1925-1990) ha insegnato Storia della lingua inglese nell’Università di Napoli. Ha tra l’altro pubblicato i volumi: Segno e significato, La lingua filosofica di John Wilkins e Storia della lingua inglese.”,”UKIx-013-FL” “FRANK Benis M.”,”Okinawa. L’ultima battaglia.”,”La battaglia per la conquista di Okinawa va senza dubbio annoverata fra le più dure e sanguinose di tutta la guerra. I difensori giapponesi erano consapevoli del fatto che sarebbe stata l’ultima battaglia prima dell’invasione della madrepatrie e si poteva essere certi che il «Bushido», il loro codice militare d’onore, non avrebbe permesso alcuna mancanza e flessione di quel caparbio orgoglio che già aveva stupito gli americani. Per questi ultimi, Okinawa era il coronamento di quattro anni di guerra nel Pacifico. (…) In quest’opera Benis Franck, già autore della storia ufficiale del Corpo dei Marines, presenta un dettagliato resoconto di quegli ottanta giorni dopo i quali i giapponesi furono sconfitti. Tuttavia, probabilmente per questioni di spazio, vi è un aspetto di questa biattaglia che pensiamo l’autore abbia trascurato: quei mesi registrarono il culmine degli attacchi suicidi giapponesi. Parecchie navi alleate furono colpite durante la rotta d’avvicinamento a Okinawa. 355 missione suicide furono lanciate il 6 e il 7 aprile contro l’immensa flotta ancorata davanti alle spiagge, e allo stesso tempo la più grande corazzata mai costruita, la «Yamato», intraprese un viaggio senza ritorno per immolarsi anch’essa in un’azione suicida. Fu calcolato che dei 1.900 attacchi suicidi effettuati durante la battaglia di Okinawa, il 14.7% centrò gli obiettivi; inoltre queste azioni crearono una vera psicosi fra gli equipaggi delle navi americane, tanto che nel mese di aprile alcuni uffuciali conclusero che i Kamikaze erano in grado di compromettere l’intera operazione”” (pag 6-7) [introduzione di Corrado Barbieri: ‘I giorni dei Kamikaze’]”,”QMIS-041-FV” “FRANK Pierre”,”Appunti per una storia della Quarta internazionale.”,”””Il combinarsi, nella seconda guerra mondiale, di una guerra interimperialista, con una guerra di difesa dell’URSS contro l’hitlerismo aveva fatto nascere alla fine di questa guerra sentimenti diversi e una notevole confusione politica. Il documento spiegava anche che, dato che la crisi dello stalinismo si era sviluppata in condizioni estremamente complesse e dato che i paesi dove c’erano le più grandi tradizioni marxiste la classe operaia aveva conosciuto una fase d’apatia politica, il progredire della Quarta Internazionale aveva trovato molti ostacoli considerevoli che, tuttavia, non avevano impedito questo progresso via via che le vecchie direzioni si logoravano”” (pag 113)”,”TROS-010-FGB” “FRANK William A. WOLER Allan B.”,”Duns Scotus, Metaphysician.”,”Filosofo (n. in Scozia, prob. presso Duns, Berwick, 1265-66 circa – m. Colonia 1308). Verso il 1278 entrò nell’ordine dei frati minori; nel 1303 leggeva le Sentenze a Parigi ove divenne poi maestro di teologia; incerta la sua carriera di insegnante che si svolse probabilmente tra Cambridge, Oxford e Parigi e infine a Colonia. Delle opere che vanno sotto il suo nome sono ormai da ritenere sicuramente originali: il trattato De pr¡mo principio, le Quaestiones in Metaphysicam, l’Opus Oxoniense e l’Opus Parisiense (commenti alle Sentenze: il primo opera diretta di D. S., il secondo reportatio dei discepoli), Quaestiones su opere logiche (Porfirio, Aristotele), De anima e Theoremata (redatte da discepoli, non sappiamo se approvate dal maestro). D. S., che è forse il più acuto pensatore del Medioevo (ebbe difatti il nome di Doctor subtilis), dedicò gran parte delle sue trattazioni a problemi gnoseologici e metafisici, che traggono il loro spunto polemico dal razionalismo e aristotelismo della filosofia domenicana. Dell’aristotelismo egli si serve per penetrare più addentro all’intima costituzione del tomismo e scorgerne tutte le debolezze; così egli partecipa a quel processo di svolgimento critico e di dissoluzione della scolastica a cui, soprattutto, contribuirà un altro francescano, Guglielmo di Occam. ? D. S. sviluppa alcuni motivi caratteristici della tradizione francescana del 13° sec., approfondendo criticamente l’aristotelismo, spesso in polemica con interpretazioni correnti, e soprattutto con Tommaso d’Aquino; tra le sue dottrine essenziali, la concezione della struttura del concetto, l’univocità dell’essere, l’identità di essenza e esistenza, il primato della volontà. Concepita la materia non come pura potenzialità ma come entità positiva, essa potrebbe esistere (per volere di Dio) anche senza forma. Gli individui sono costituiti da entità o formalità (entitates, formalitates) corrispondenti agli elementi generici e specifici: pur concorrendo in un’unica forma, le formalitates sono formalmente distinte (distinctio formalis a parte rei). Ogni individuo risulta così da una sorta di stratificazione di forme sempre più determinate, fino all’ultima forma individuante che fa la cosa esser tale: questo principio di individuazione per cui “”questo uomo”” non è “”quello””, fu chiamata haecceitas (termine tipico dello scotismo, che però non si ritrova in D. S.). Questa haecceitas, realizzando l’essere nella sua individualità, è anche il fondamentale principio di intelligibilità e oggetto di conoscenza intuitiva: ma l’uomo, dopo il peccato originale, non giunge a conoscere questa radice dell’individualità, terminando il suo conoscere all’individuum vagum. Le strutture generico-specifiche che si trovano realizzate nella realtà, sono per D. S. realtà univoche: anche l’essere è univoco, pur predicandosi di Dio e delle creature. In psicologia D. S. respinge la distinzione reale tra l’anima e le facoltà, e pur concependo l’anima umana quale forma sostanziale del corpo, ritiene che questo sia informato da una forma sua propria, la forma corporeitatis (l’immortalità dell’anima è oggetto di prove “”morali”” e “”probabili”” non di dimostrazione necessaria). Tra le facoltà, il primato è riconosciuto alla volontà: ogni atto volontario è libero per essentiam, sicché nessun bene è per essa determinante: tesi che D. S. fa valere contro l’intellettualismo tomista. ? Il volontarismo di D. S. si riflette anche nella teologia, che è concepita come scienza eminentemente pratica trattando di Dio non come oggetto di pura contemplazione intellettuale, ma come fondamento e fine della nostra attività (propter operari); opera di amore è la creazione come l’incarnazione e infine la grazia. Nell’opera della redenzione, grande importanza è data a Maria Vergine, di cui D. S. sostenne l’immacolata concezione contro Tommaso d’Aquino e i grandi maestri del 13° secolo.”,”FILx-327-FRR” “FRANK Philipp”,”La scienza moderna e la sua filosofia.”,”Philipp Frank, fisico e metodologo austriaco, nacque a Vienna nel 1884. Laureatosi nel 1910, dal 1912 al 1918 insegnò Fisica teorica all’Università tedesca di Praga. Trasferitosi quindi negli Stati Uniti fu professore di Fisica matematica e Filosofia della scienza alla Harvard University. Fu uno dei fondatori del Circolo di Vienna e assieme a Schlick diresse la collezione di Schriften zur Wissenschaftliche Weltaufassung.”,”SCIx-250-FL” “FRANK Anna, a cura di Otto FRANK e Mirjam PRESSLER”,”Diario. L’alloggio segreto, 12 giugno 1942 – 1° agosto 1944.”,”Per la prima volta la versione definitiva e integrale del ‘Diario’. Anne muore di stenti e di tifo tra il febbraio e il marzo del 1945. Poco dopo muore la sorella Margot.”,”EBRx-006-FSD” “FRANKE Herbert TRAUZETTEL Rolf”,”L’ impero cinese.”,”Libro dedicato alla memoria di Etienne BALAZS (1905-1963). FRANKE è nato a Colonia nel 1914, dal 1953 è professore ordinario di cultura e linguistica dell’ Asia Orientale all’ Università di Monaco di Baviera e dal 1958 membro ordinario dell’ Accademia Bavarese delle Scienze. TRAUZETTEL, nato nel 1930 a Lipsia, ha studiato, sinologia, iamatologia, indologia e filosofia alle università di Lipsia e Monaco di Baviera.”,”CINx-082″ “FRANKEL Paul H.”,”Petrolio e potere. Enrico Mattei.”,”Enrico MATTEI è morto nell’ ottobre del 1962.”,”ITAE-045″ “FRANKEL Francine R.”,”India’s Political Economy, 1947-1977. The Gradual Revolution.”,”FRANKEL Francine R. è Associate Professor di scienze politiche all’ Università della Pennsylvania e autore di ‘India’s Green Revolution’. Leadership e abilità del gruppo. “”La strategia politica poteva solo procedere attraverso un processo di graduale ristratificazione del tradizionale ordine sociale, che offriva sufficienti concessioni al fine e ritmi di cambiamento tali da tranquillizzare le classi proprietarie contro le minacce di espropriazione e prevenire la loro opposizione attiva all’ implementazione efficace di riforme agrarie. L’ approccio economico richiedeva l’ immediato incremento della produzione agricola attraverso le molte istituzioni che avrebbero dovuto acquisire il loro pieno potenziale come strumenti di mobilitazione delle risorse rurali solo dopo che il lungo processo di riorganizzazione agraria di base fosse stato completato. I pianificatori però affrontarono il Secondo Piano con considerevole incertezza riguardo all’ appropriato mix tra obiettivi politici ed economici di sviluppo. Nehru, in particolare, era conscio della necessità di compromesso su entrambi i lati, ed era anche preoccupato dei costi per preservare l’ integrità dell’ approccio di base. In seguito la sua riflessione fu che “”in una democrazia, un leader può portare avanti delle politiche che considera giuste, ma deve tener conto dell’ abilità dei suoi uomini ad implementarle.”””” (pag 123-124)”,”INDx-059″ “FRANKEL Stephen a cura; saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”Organized Labor in the Asia-Pacific Region. A Comparative Study of Trade Unionism in Nine Countries.”,”FRANKEL Stephen è prfessore al Centre for Corporate Change in the Graduate School of Management nell’Università di New South Wales. A ottenuto un Ph.D. in economics and politics dalla Cambridge University. Saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”MASx-025″ “FRANKEL Jonathan”,”Gli ebrei russi. Tra socialismo e nazionalismo (1862-1917).”,”Jonathan Frankel insegna dal 1964 alla Hebrew University di Gerusalemme. É stato Senior Fellow del Russian Institute della Columbia University. Ha pubblicato numerosi studi di storia russa ed ebraica, tra cui Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism.”,”EBRx-017-FL” “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia de Benjamin Franklin.”,”””Esigendo il precetto dell’ Ordine che ogni parte del mio lavoro avesse il suo proprio tempo fisso, una pagina del mio primo quaderno conteneva il seguente schema di impiego delle ventiquattro ore del giorno naturale: “”Ore 5,6,7: alzarmi, lavarmi e pregare (…), preparare il lavoro del giorno e prendere le risoluzioni del giorno: proseguire gli studi attuali, fare colazione. ore 8-11: lavoro. ore 12-1: leggere o ripassare le mie annotazioni, e pranzare. 2-5: lavoro 6-9: riordinare, mettere le cose a posto, cenare, musica, distrazioni o conversazioni, esame del giorno. 9-4: dormire””. (pag 121)”,”BIOx-078″ “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia.”,”FRANKLIN Benjamin “”Questo generale, secondo me, era un uomo coraggioso e in Europa, avrebbe senza dubbio saputo condurre una operazione con molta destrezza. Riponeva però troppa fiducia in se stesso, aveva un concetto esagerato delle capacità delle truppe regolari, e troppo poca considerazione tanto degli americani quanto degli indiani. George Croghan (1), il nostro interprete indiano, s’era unito a lui nella marcia portando con sé un centinaio di guerrieri pellirosse che avrebbero potuto essere di enorme utilità come guide, esploratori eccetera, se il generale li avesse trattati con un po’ di riguardo; Braddock invece ne minimizzava le capacità e tendeva ad ignorarne l’esistenza, finché quelli, un po’ alla volta, lo abbandonarono. Durante una conversazione che ebbi con lui, un giorno, mi dette alcuni ragguagli circa il suo piano d’avanzata. “”Dopo aver preso Fort Duquesne”” mi disse “”intendo procedere in direzione di Niagara, e dopo averla conquistata, verso Frontenac, se la stagione mi concederà un po’ di tempo, e penso che non me lo negherà, perché a Duquesne mi tratterrò tutt’al più tre o quattro giorni, e nulla ch’io riesca a immaginare potrà precludermi il cammino verso Niagara””. Avendo innanzi tempo immaginato la lunga fila che il suo esercito avrebbe dovuto formare per poter seguire, in marcia, lo strettissimo cammino nel cuore della foresta e tra la macchia, e avendo anche letto di una precedenza sconfitta toccata a millecinquecento francesi che avevano invaso il territorio degli irochesi, dovevo per forza nutrire qualche dubbio, e anche un po’ di paura, circa il risultato della spedizione. Ma mi arrischiai a dire soltanto: “”E’ certo, signore, che se arriverete davanti a Duquesne con queste magnifiche truppe così ben fornite di artiglieria, quel luogo, non ancora del tutto fortificato e neppure protetto, a quanto si dice, da una guarnigione non molto numerosa, non potrà opporre che una debole resistenza. L’unico pericolo, l’unico impedimento che potrà arrestare la vostra marcia, sono le imboscate degli indiani che, facendone di continuo, sono ormai diventati così abili che è difficilissimo accorgersi quando ne hanno tesa una; ora la sottile linea, lunga quasi quattro miglia, secondo cui il vostro esercito deve disporsi, potrà esporlo ad attacchi di sorpresa sui fianchi e ad essere tagliato, come un filo, in tanti tronconi che, a causa delle distanze tra loro esistenti, non potranno aiutarsi reciprocamente””. Sorrise della mia ignoranza e rispose: “”Questi selvaggi saran forse terribili avversari per i soldati americani che mancano di esperienza, ma è impossibile che riescano a prevalere sulla disciplina delle truppe regolari di Sua Maestà””. Mi rendevo conto di non esser certo la persona più indicata a discutere con un uomo d’armi problemi relativi all’esercito della sua professione, e non aggiunsi altro. Il nemico, infatti, non attaccò quando, secondo me, sarebbe stato più facile, e cioè durante la marcia, come ho detto, ma lasciò che i soldati avanzassero senza mai molestarli fino a nove miglia dal luogo di destinazione. Allora, quand’erano riuniti tutti insieme e formavano una massa compatta (poiché avevano appena guadato un fiume e la fronte dell’armata non avrebbe ripreso la marcia finché tutti non fossero passati), in un luogo dei boschi più aperto di quanti ne avessero attraversati, attaccò l’avanguardia, scaricando fitte raffiche di fucileria da dietro gli alberi e i cespugli: fu il primo segno della vicinanza del nemico. L’avanguardia si disorientò e il generale esortò i soldati perché andassero a soccorrerla: l’ordine venne eseguito tra i carri, i bagagli e gli animali; allora le scariche di fucileria si abbatterono sui fianchi: gli ufficiali, essendo a cavallo, offrivano bersagli molto ben visibili e furono tra i primi a cadere; i soldati, ammucchiati in una gran ressa, non sentendo arrivare alcun ordine, rimasero in piedi, al centro, finché due terzi di loro furono uccisi; i rimanenti, presi dal panico, si dettero a fuga precipitosa. I conducenti dei carri, staccato dal tiro un cavallo per ciascuno, vi montarono e fuggirono in fretta e furia; il loro esempio fu immediatamente seguito da altri: in seguito a questa defezione tutti i carri, gli approvvigionamenti, l’artiglieria e altro bagaglio caddero nelle mani del nemico. Il generale, ferito, fu tratto in salvo a stento; il suo attendente Mr. Shirley, cadde al suo fianco; su ottantasei ufficiali, sessantatrè vennero uccisi o feriti e su millecento uomini di truppa i morti furono settecentoquattordici. (…) Non essendo stati inseguiti, i fuggiaschi giunsero al campo di Dunbar portandovi tali notizie che il panico s’impossessò immediatamente del colonnello e dei suoi soldati (…). Tutti noi ameircani, dopo questa faccenda, cominciammo a sospettare che forse le nostre idee sul valore e sul coraggio dei soldati inglesi non erano del tutto giustificate”” (pag 209-212)”,”USAG-081″ “FRANZERO Carlo Maria”,”Il Conte di Cavour e i suoi banchieri inglesi.”,”FRANZERO Carlo Maria Le lettere riportate sono in lingua francese Copia n° 264″,”BIOx-300″ “FRANZIN Elio, a cura”,”Longo contro Togliatti nel 1927.”,”””Cronologia. Gennaio 1926. Ha luogo il III Congresso del PCI a Lione che riconferma la validità delle parole d’ordine: Asemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini, controllo operaio sull’industria, la terra ai contadini. Marzo 1927. Longo legge al Comitato direttivo della FGCI una lettera in cui propone per la prima volta l’abbandono della parola d’ordine dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Dicembre 1927. Basilea. Si svolge la Seconda Conferenza nazionale del PCI nel corso della quale il “”centro estero”” si presenta su posizioni non unitarie. luglio (3-19) 1929. Si svolge il X Plenum dell’Internazionale Comunista a Mosca Agosto 1929. Togliatti pubblica su ‘Stato Operaio’ l’articolo in cui abbandona definitivametne la parola d’ordine, elaborata da Gramsci, dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Maggio e giugno 1930. Si svolgono due riunioni del C.C. del PCI in cui viene liquidata l’opposizione dei “”tre””. aprile 1931. Si svolge il IV Congresso del Pci in cui si approva la teoria del socialfascismo”” (pag 20-21) L’ Aventino visto da Togliatti. (pag 105-106)”,”PCIx-381″ “FRANZINA Emilio a cura; saggi di Emilio FRANZINA Ernesto BRUNETTA Maurizio REBERSCHAK Leopoldo MAGLIARETTA Mario ISNENGHI”,”Venezia.”,”Saggi di Emilio FRANZINA, Ernesto BRUNETTA, Maurizio REBERSCHAK, Leopoldo MAGLIARETTA, Mario ISNENGHI (nei risvolti di copertina cenni biografici degli autori).”,”ITAB-018″ “FRANZINA Emilio ISNENGHI Mario LANARO Silvio REBERSCHAK Maurizio VANZETTO Livio”,”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico. Atti del Convegno su “”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico nel Veneto””.”,”””E’ significativo che anche uno studioso d’ ispirazione cattolica come il De Rosa, fra l’ altro autore, sulla scia di Gramsci, d’ interessanti riflessioni intorno alla posizione del clero settentrionale, sia giunto vicino alla definizione di questo stesso concetto individuando nella piccola proprietà e nel mondo parrocchiale “”gli elementi portanti della società veneta””. Il fatto però che prete e parrocchia siano uno degli elementi portanti di questa società e che, in altri termini, attorno ad essi ruoti, confortato dalla certezza dell’ “”idem sentire””, un complesso mondo rurale e, nelle città, piccolo borghese a cui sarebbe più che difficile, sbagliato e pericoloso negare caratteri di estrema “”popolarità””, non legittima in alcun modo la pretesa ricorrente di quanti s’ intestardiscono a scorgere il segno dell’ inequivocabile progressismo sociale dei cattolici intransigenti nella circostanza che le loro organizzazioni si alimentavano a tutti i livelli dell’ apporto di uomini usciti dalle file delle classi subalterne””. (pag 65, Emilio Franzina)”,”ITAE-099″ “FRANZINA Emilio”,”La grande emigrazione. L’ esodo dei rurali dal Veneto durante il secolo XIX.”,”””Una contraddizione, certamente, esiste nelle posizioni dei possidenti e degli stessi industriali i quali tutti, pur avendone come si vede estremo bisogno, si trovano però indotti a combattere in qualche modo la “”piaga”” dell’ emigrazione quando essa all’ apparenza minacci la continuità del regime piccolo proprietario, nella prima fase dell’ esodo verso l’ America, o quando contribuisca a dissolvere l’ immagine della famiglia patriarcale contadina, durante la fuga di massa dalle campagne degli anni ’90, o quando infine adombri, nelle sue fasi e nei suoi tipi, la deprecata tendenza all’ inurbamento dei villani, cose tutte che per i cattolici coincidono colla scristianizzazione delle plebi rurali e per i liberali colla loro emancipazione ideologica in senso antipadronale ossia, a nostro modo di vedere, con uno stesso e unico fenomeno. L’ emigrazione, in altre parole, fra i vari elementi di cui si compone e su cui si regge il modello veneto di sviluppo imperniato sulla sottutilizzazione permamente della forza lavoro interna, appare sotto il profilo ideologico come l’unico elemento non “”immediatamente”” piegabile ai fini del progretto di rifondazione della società rurale statica elaborato e accolto, mutatis mutandis, in tutta la regione.”” (pag 101-102)”,”ITAS-106″ “FRANZINA Emilio”,”Merica! Merica! Emigrazione e colonizzazione nelle lettere di contadini veneti in America Latina, 1876-1902.”,”Emilio Franzina è nato a Valdagno nel 1948. Ha insegnato Storia del Risorgimento nel Magistero di Verona (Univ. di Padova) e ha collaborato con varie riviste tra cui ‘Classe’, ‘Movimento Operaio e Socialista’, ‘Quaderni storici’, ‘Società e storia’.”,”AMLx-002-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1919-1922.”,”Mimmo FRANZINELLI, studioso del fascismo, si è occupato della polizia segreta, dell’ impatto della dittatura sulla società civile, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti. E’ autore di monografie sul rapporto religione e guerra nel Novecento italiano. “”Alcuni capi delle camicie nere intrapresero la carriera ministeriale mentre altri loro camerati furono emarginati; anno dopo anno il PNF enfatizzò la “”vita pericolosa”” del 1919-22, col sacrificio di sangue dei “”tremila morti della lunga e asprissima battaglia””. I numeri furono gonfiati a dismisura, in quanto funzionali alla legittimazione dello statu quo. Ripetuti conteggi fissarono l’ entità dei caduti antemarcia in 425. (…)”” (pag 169)”,”ITAF-159″ “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”FRANZINELLI Mimmo studioso dell’ Italia fascista si è occupato della polizia politica, della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, dello spionaggio nella seconda guerra mondiale (v. opere 4° cop). Epurazione mancata. I dati dell’ amnistia di Togliatti. “”Il raffronto col dato europeo serve alla contestualizzazione e alla comprensione di quanto è avvenuto in Italia durante la fase compresa tra la fine dell’occupazione tedesca e il ritorno alla normalità, dopo le vendette del dopoguerra. In assenza di dati certi, le vittime fasciste possono essere stimate tra le 12.000 e le 15.000; le violenze furono più gravi a Torino e nel milanese, dove dopo la Liberazione incrudelirono con maggiore asprezza le vendette. I processi per collaborazionismo riguardarono circa 43.000 cittadini, 23.000 dei quali amnistiati in fase istruttoria e 14.000 liberati con formule varie; i condannati in via definitiva furono 5928 (334 in contumacia), la pena capitale, inflitta 259 imputati, ebbe esecuzione in 91 casi. Dell’impatto combinato di amnistia, indulto e grazia beneficiarono 5328 fascisti: 2231 in modo totale, 3363 in parte””. (pag 259)”,”PCIx-238″ “FRANZINELLI Mimmo MAGNANI Marco”,”Beneduce. Il finanziere di Mussolini.”,”FRANZINELLI Mimmo, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, MAGNANI Marco autore di importanti monografie di economia industriale e di storia economica. (v. 4° copertina)”,”ITAE-245″ “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”‘Nel sessantesimo anniversario della Liberazione, lettere, fotografie e storie di centoquaranta vittime del nazifascismo’ “”Tranne casi particolari (…) la vita alla macchia (dei partigiani, ndr) esclude il contatto epistolare con la famiglia; non si scrive dalla montagna ma dalla prigione, soprattutto – come qui documentato – alla vigilia della fucilazione. La lettera del soldato dimostra ai suoi cari che egli è sopravvissuto ai rischi della guerra; quella del partigiano annuncia la cattura o la morte imminente”” (pag 3-4) ‘(…) le dirai in che modo sono morto e se un operaio, capirà che son morto per la sua causa’ “”La suddivisione professionale vede al primo posto i contadini tallonati dagli operai, dagli impiegati e dagli studenti; presenze minoritarie ma nondimeno significative segnano – in ordine decrescente – artigiani, liberi professionisti e ufficiali del Regio esercito. Il livello di politicizzazione, da quanto si arguisce, è scarso; la presenza comunista si nota prevalentemente tra gli operai, quella socialista tra gli artigiani; gli aderenti al Partito d’Azione, o comunque alle formazioni di Giustizia e Libertà, si suddividono tra la borghesia professionale e impiegatizia e tra gli ufficiali dell’esercito; il partigianato cattolico è trasversale, dagli intellettuali ai lavoratori manuali. Il livello di istruzione è assai elevato: studenti, diplomati (scuole professionali incluse) e laureati costituiscono il 40%; una percentuale superiore del 10-15% rispetto alla situazione-tipo, se si prende come riferimento la provincia di Bergamo, dopo il tasso di scolarità dei partigiani è così articolato: 45,1% quinta elementare, 17,7% quarta elementare, 8,1% terza elementare, 7,3% avviamento professionale, 5,4% avviamento commerciale, 4,9% istituto tecnico industriale, 3,1% laurea, 2,8% frequenza universitaria, 1,7% istituto magistrale, 1,5% liceo, 1,2% ginnasio, 1,2% medie inferiori (8). La ripartizione regionale è aperta ai piemontesi, seguiti dai liguri e dai lombardi, complessivamente pari al 65% dei partigiani passati per le armi. La graduatoria prosegue con Lazio (in gran parte vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine), Toscana, Veneto, Friuli, Emilia. La netta prevalenza piemontese dipende sia dal radicamento resistenziale sia dalla terribile intensità delle; ai 61 «giustiziati» al poligono torinese del Martinetto si aggiungono diverse centinaia di rastrellati passati per le armi subito dopo la cattura. Nella sola provincia di Novara (qui presente con nove lettere), dal 12 al 23 giugno sono fucilati 145 partigiani nel corso di una grande offensiva sferrata dai tedeschi col supporto di reparti della RSI (…). L’espressione di fede politica e la riaffermazione delle proprie idee intendono restituire il senso di un’identità che si proietta oltre il limite della vita: «Quando qualcuno ti parlerà di me le dirai in che modo sono morto e sé un operaio capirà che son morto per la sua causa» (Quinto Bevilacqua alla moglie); «Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo e viva la libertà dei popoli» (Luigi Ciol) (16); «Una edea e un edea e non sara capace nesuno al mondo di troncarmela» (Emilio Scarpa) (17); (…)”” [introduzione]”,”ITAR-285″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Tortura. Storie dell’occupazione nazista e della guerra civile (1943-45).”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, componente del Comitato scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione “”Ferruccio Parri””, è autore di numerosi volumi, tra cui ‘Le stragi nascoste’. Contiene il paragrafo: ‘Genova: le SS alla Casa dello Studente’ (pag 19-25) (Citati nelle note Piero Ferrazza, Luigi Barco, ‘Una pagina della resistenza. La Casa dello Studente di Genova’, Milano, PantareI, 2012; Nicola Simonelli, ‘Giacomo Buranello’, De Ferrari, 2002; Alfredo Poggi, ‘La Casa dello Studente’, Genova, Associazione Mazziniana, 1947) (pag 255-256)”,”ITAR-292″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Delatori. Spie e confidenti anonimi: l’arma segreta del regime fascista.”,”Mimmo Franzinelli (1954) studioso del fascismo, è autore di numerosi libri tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Contiene il capitolo ‘Il razzismo italico: una legislazione per la delazione (I frutti avvelenati del razzismo; Segnalazioni e denunzie; Internati e spiati) (pag 140-166) “”La delazione antisemita interagì con un quadro istituzionale del tutto straordinario, nel quale, “”per cinque anni, dal 1938 al 1943, gli ebrei d’Italia furono sottoposti ad una persecuzione dura, complessa e sempre più grave; mentre, per il fascismo, la soluzione definitiva della questione antiebraica era rappresentata dall’eliminazione degli ebrei dalla penisola”” (9). Il carattere odioso e giuridicamente vessatorio dei provvedimenti razzisti, che privarono alcune decine di migliaia di persone (cinquantunmila, secondo il censimento del 22 agosto 1938) dello status di cittadini col consenso della monarchia e senza forme significative di protesta da parte della popolazione si manifestò sin dall’obbligo – sanzionato, per i contravventori, con un mese d’arresto e tremila lire d’ammenda – dell’autodenunzia presso gli uffici comunali dell'””appartenenza alla razza ebraica””. La burocrazia statale predispose elenchi con migliaia di nomi e dati anagrafico-professionali: tabulati che dall’autunno del 1943 sarebbero serviti per la ricerca, l’arresto e l’invio degli schedati nei campi di smistamento in Italia e infine nei lager nazisti. Il censimento razzista dell’estate 1938 aveva individuato 12.799 presenze a Roma, 10.219 a Milano, 6085 a Trieste, 4060 a Torino, 2332 a Livorno, 2326 a Firenze, 2263 a Genova, 2189 a Venezia, 1782 a Fiume, 1031 ad Ancona, 1000 a Bologna, 938 a Bolzano, 748 a Padova, 733 a Ferrara, 589 a Mantova, 547 a Modena, 416 a Pisa, 239 a Gorizia, 193 a Imperia e poche decine in altri centri urbani”” (pag 142) [(9) Michele Sarfatti, ‘Gli ebrei nell’Italia fascista’, Einaudi, Torino, 2000, p. 207]”,”ITAF-382″ “FRANZINELLI Mimmo GRAZIANO Nicola”,”Un’odissea partigiana. Dalla resistenza al manicomio.”,”””Amnistie e indulti aprono le porte alla massa dei fascisti, a quelli già condannati come ai tanti in attesa di giudizio; anche molti resistenti beneficiano del provvedimento, che tuttavia esclude la detenzione manicominiale. Negli anni cinquanta, i ‘pazzi per la libertà’ sono pertanto rinchiusi in strutture opprimenti, privati di diritti e sottoposti a ordinarie vessazioni”” (quarta di copertina) Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, ha pubblicato per Bollati Boringhieri varie opere tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Nicola Graziano, magistrato presso il Tribunale di Napoli, autore e curatore di numerose pubblicazioni.”,”ITAR-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”””De’ Stefani si spense novantenne nel 1969, dopo avere dato alle stampe un volume con i retroscena delle operazioni politico-finanziarie dei suo mandato ministeriale (1)”” (pag 195) [(1) Alberto De’ Stefani, Baraonda bancaria, Milano, Edizioni del Borghese, 1960]”,”ITAF-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”I fucilati – I deportati politici – i deportati razziali – Il testamento spirituale”,”ITAR-031-FSD” “FRANZINELLI Mimmo BOTTONI Riccardo a cura; saggi di Adriano PROSPERI Daniele MENOZZI Fulvio DE-GIORGI Roberto MOROZZO-DELLA-ROCCA Laura DEMOFONTI Rocco CERRATO Renato MORO Lucia CECI Alfonso BOTTI Giovanni MICCOLI Giorgio VECCHIO Riccardo BOTTONI Mimmo FRANZINELLI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Giuseppe BATTELLI Giovanni TURBANTI Luciano MARTINI Piero BARBAINI Alberto CAVAGLION Guido VERUCCI Giovanni MICCOLI Lucia FAGNONI”,”Chiesa e guerra. Dalla «benedizione delle armi» alla «Pacem in terris».”,”Il volume raccoglie gli atti del Convegno di studio ospitato dall’ Archivio di Stato di Milano, nell’aprile 2003 in occasione dei 40 anni dalla pubblicazione dell’enciclica Pacem in Terris Vaticano. Sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei conflitti tra gli Stati elaborao nel ventennio tra le due guerre. “”Ed è significativo che «L’Osservatore romano» scelga tutta una serie di termini psicologici o astrattamente generali per prospettare il problema («indifferenza», «tragedia», «inclinazioni», «simpatie», «verità e giustizia», «menzogna e iniquità», «tono», «dolore», ecc.), in modo che l’accusa, e quindi la risposta, non vertano sulla mancata condanna dei metodi di guerra di una parte, quanto piuttosto su una presunta scarsa partecipazione del pontefice alle sventure dell’altra. Sono considerazioni che fissano alcuni punti fermi dell’atteggiamento che sarà di Pio XII durante la guerra: imparzialità verso i contendenti, tutti suoi figli, partecipazione ai dolori e alle sventure da essa provocati, e messa in opera perciò, nei limiti del possibile e del concesso, di iniziative di soccorso per i colpiti, denuncia generale e ricorrente degli innumerevoli orrori della guerra, evitando però di nominarne i responsabili (7). Nel corso degli anni successivi tale atteggiamento si articolerà via via, così come aumenteranno e si preciseranno le ulteriori motivazioni e gli ulteriori condizionamenti che lo ispiravano o lo rendevano agli occhi del pontefice più che mai necessario, ma esso resterà un elemento costante lungo l’intero arco del conflitto: non a caso, della superiore imparzialità che esso attestava si reclamerà più volte il riconoscimento da parte dei due fronti contrapposti (8)”” [(7) Ho analizzato e volto ampiamente tali aspetti in ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah’, Milano, RIzzoli, 2000; (8) Ibidem, pp. 62, 105 ss., 243 ecc.] (pag 396-397)”,”RELC-015-FGB” “FRANZINELLI Mimmo”,”La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia.”,”M. Franzinelli è autore di saggi sulla storia nazionale del fascismo, tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’, 2000.”,”TEMx-004-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale.”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana è autore di numerosi saggi tra cui ‘L’amnistia Togliatti’. 1944, ‘franamento morale dei soldati’ “”A inizio febbraio 1944 il 1° raggruppamento motorizzato, embrione del ricostituendo esercito monarchico comandato dal generale Umberto Utili, sta finalmente per entrare in linea. Gli Alleati lo aggregao al corpo di spedizione francese, ovvero alla 2° Divisione marocchina del generale Guillaume, che il 5 febbraio riceve il generale Utili per coordinare i piani bellici. Viene deciso, per l’indomani mattina, il trasferimento da Sant’Agata de’ Goti (Benevento) verso Caserta, in prossimità delle postazioni tedesche sul Monte Morrone. Rientrato in serata, il comandante trova burrasca. Un giovane bersagliere gli confida in lacrime l’invincibile ripugnanza al combattimento, condivisa dai commilitoni del 51° battaglione (diretto da capitano Ferdinando Borelli), dei quali egli è il portavoce. Il generale parla lungamente al soldato e comprende come «distraziatamente per quei givani ora si erano rotte tutte le molle ordinarie della resistenza morale: disciplina, coesione dei reparti, severità inesorabile della legge militare». In tono paterno, riconforta il bersagliere e lo manda in camerata con l’impegno a richiamare tutti al dovere. Poi telefona a Borrelli per informarlo della novità, infine – convinto di aver risolto il problema – se ne va a dormire. La mattina successiva, durante l’allestimento delle autocolonne in partenza per Montaquila, mancano all’appello due terzi di una compagnia del 51° battaglione bersaglieri, con una percentuale elevatissima di allievi ufficiali. Nel complesso, oltre duecento militari sono irrintracciabili e un gruppetto rimasto in sede motiva in un documento il rifiuto del combattimento. Utili è fuori di sé, anche perché la truppa dimostra poca o nessuna intenzione di battersi. Siccome l’urgenza della partenza impedisce di rastrellare gli «assenti arbitrari», fa suonare l’adunata. Si scaglia contro quel tradimento della peggiore specie, perpetrato mentre Alleati e italiani confidano nel nuovo esercito. Giura che chi è fuggito «alla vigilia di entrare in linea e sotto gli occhi dei francesi» pagherà caro l’ammutinamento. La compagnia dei bersaglieri, pur meritevole della decimazione, partirà comunque per il fronte e saprà battersi anche per gli assenti, riscattando l’ignominia. Intimoriti dalla reprimenda, i soldati salgono sugli autocarri in partenza per la Campania. Nelle sue memorie (scritte nel 1946-47), il generale chioserà: «Intenzionalmente mi mostrai crucciato con tutti e disposto a ricorrere a qualunque estremità. Non volli dar segno di ammettere circostanze attenuanti sebbene non ignorassi che esistevano. Il fatto è che avvertivo il franamento morale che avrebbe trascinato nella rovina anche le altre unità» (50). In effetti, quel 6 febbraio 1944 ogni formazione – a eccezione dei paracadutisti – à debilitata dalle diserzioni”” (pag 203-204) [Mimmo Franzinelli, ‘Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale’, Mondadori editore, Milano, 2016]”,”QMIS-374″ “FRANZINELLI Mimmo”,”RSI. La Repubblica del Duce, 1943-1945, una storia illustrata.”,”Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo, si è occupato della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazi-fascisti, dello spionaggio durante la secondo guerra mondiale, del movimento partigiano ecc.”,”ITAF-418″ “FRANZINETTI Guido”,”Leo Weiczen [Valiani]: Communist, Democratic Communist, Revolutionary Democrat.”,”Guido Franzinetti Università Piemonte Orientale”,”BIOx-344″ “FRASCA Piero SAPELLI Giulio a cura”,”Qui Fiom. Le relazioni radio alla Fiat tra repressione padronale e ripresa del sindacato in fabbrica, 1955-1961.”,”Piero FRASCA è segretario della Camera del Lavoro di Torino SAPELLI insegna storia del movimento sindacale nell’Università di Trieste.”,”MITT-303″ “FRASCA Ugo”,”La Spagna e la diplomazia italiana dal 1928 al 1931. Dalla revisione dello statuto di Tangeri alla Seconda Repubblica.”,”Ugo Frasca è ricercatore presso la cattedra di Storia delle relazioni internazionali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II. Giornalista pubblicista oltre alla Spagna ha dedicato attenzione alla politica estera britannica tra le due guerre e al conflitto arabo-israeliano, alla diplomazia francese negli anni ’60.”,”SPAx-020-FSD” “FRASCANI Paolo”,”Le crisi economiche in Italia. Dall’Ottocento a oggi.”,”FRASCANI Paolo insegna storia economica e storia e storiografia della società europea in età contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato studi sulla storia economica e sociale dell’Italia contemporanea, tra cui ‘A vela e a vapore’ (a cura) (2001) e ‘Il mare’ (2008). Sonnino. “”Secondo le osservazioni, tuttora pertinenti, di Gastone Manacorda, si può giustamente distinguere tra le dirompenti ricadute che l’annuncio di Giolitti nel discorso di Dronero dell’introduzione dell’imposta progressiva sul reddito determina sul precipitare della situazione finanziaria – cade il Credito Mobiliare – e il più pacato e concreto intervento che Sidney Sonnino, ministro delle Finanze e, ‘ad interim’, del Tesoro del governo Crispi, opera sull’andamento delle cose economiche. Sonnino fu il realizzatore della restaurazione finanziaria, fu l’artefice cioè, dell’azione costruttiva, la più importante e la più duratura del governo Crispi. A questa azione si dovette se quello stesso governo che comincia con lo stato d’assedio e finisce con la sconfitta di Adua, pose col risanamento del bilancio, della circolazione e del debito pubblico, le premesse istituzionali che resero possibile all’Italia di inserirsi nella ripresa economica mondiale a partire dal 1896, e trovare così la via dello sviluppo. Non si tratta solo di capacità politiche. Nelle pagine del ‘Diario’ del ministro toscano, stilate nei giorni successivi alla caduta del ministero Giolitti, emerge, con il lavorio del politico per pilotare lo svolgimento della crisi, la lucida consapevolezza della posta in gioco e l’ostinazione a individuare una soluzione politica idonea ad affrontare la gravità del momento””. (pag 40-41)”,”ITAE-311″ “FRASCA-POLARA Giorgio”,”La terribile istoria dei frati di Mazzarino.”,”Giorgio Frasca Polara (Roma, 1937) è un giornalista che ha pubblicato pure l’edizione critica del ‘Memoriale di Yalta’ di Togliatti (1988),”,”ITAS-010-FGB” “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato.”,”Lo storico e scrittore David FRASER è stato anche uno dei più influenti generali inglesi. Fra le sue opere ricordiamo, oltre a dieci romanzi, una storia dell’ esercito britannico nella seconda guerra mondiale ‘And We Shall Shock Them’. Nella campagna nordafricana ROMMEL portò con sé i saggi di WAVELL sul ruolo di generale.”,”GERQ-041″ “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato. (Tit.orig.: Knight’s Cross)”,”””L’ attacco di Rommel venne condotto con forze del tutto inadeguate ad affrontare un nemico simile. E inoltre venne condotto da un comandante esitante. Rommel aveva deciso da tempo che le forze italo-tedesche dovessero abbandonare il Nordafrica. Ultimamente, in questo completamente d’accordo con von Arnim, si era convinto che la migliore prospettiva di difesa a medio termine, a copertura dell’ evacuazione finale, fosse una ritirata fino a una linea accorciata di molto (…)””. (pag 395)”,”GERQ-061″ “FRASER Antonia”,”Maria Stuarda regina di Scozia.”,”FRASER Antonia”,”UKIx-118″ “FRASER W. Hamish”,”A History of British Trade Unionism, 1700-1998.”,”FRASER W. Hamish è professore di storia moderna nell’Università di Strathclyde. “”Some historians have seen the unrest peaking in 1912 and the tide of strikes waning. There seems much evidence against this. There were more strikes in 1913 and 1914 than ever before and although the number of working days lost was fewer than in 1912 at just under 10 million each year, the levels were still exceptionally high. A recent study of the Scottish strike record in 1913-14 finds a change of tactics, but no loss of militancy. Strikes were more likely to be unofficial, shorter and involving the unskilled rather the skilled”” (pag 118)”,”MUKx-181″ “FRASER Thomas G.”,”Il conflitto arabo-israeliano.”,”Thomas G. Frazer insegna Storia nell’Università dell’Ulster. Tra i suoi libri: Partition in Ireland, India and Palestine: theory and Practice ew The Usa and the Middle East since World War Two.”,”VIOx-108-FL” “FRASER John; BONACCHI Gabriella; CRISTOFOLINI Paolo”,”Un libro inglese sul «marxismo occidentale» (Fraser); A proposito di un recente convegno sul Congresso di Gotha (Bonacchi); Marx e Spinoza (Cristofolini)”,”Vedi scheda A.M. IACONO volume MADS-016-FB Recensione del volume tradotto in Italia come ‘Il dibattito nel marxismo occidentale’ (Laterza, 1977) Convegno del 5-9 ottobre 1977 a Urbino: ‘Il Congresso di Gotha: partito operaio e socialismo’ con relazioni interventi contributi di storici di rilievo come J. Kocka, H.J. Steinberg, Lucio Villari, L. Machtan, G. Haupt, A. Arru, W. Abendroth, O. Negt, L. Basso. Quaderni di Marx su Spinoza (Berlino, 1941) pubblicati sui ‘Cahiers Spinoza’ (Paris, Editions Replique 1977) Libro di Francine Markovits, ‘Marx dans le jardin d’Epicure’, Ed. de Minuit, 1974 (scritti di Rubel, Matheron dedicati al rapporto Spinoza-Marx)”,”MADS-017-FB” “FRASER Ronald”,”Escondido. El calvario de Manuel Cortés.”,”Ronald Fraser è un noto storico. Nato in Germania nel 1930 studiò in Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera. Ha scritto vari articoli e libri tra cui ‘Hablan los trabajadores’ (1970).”,”BIOx-001-FSD” “FRASER David”,”Frederick The Great, King of Prussia.”,”FRASER David William (nato nel Regno Unito il 30/12/1920 e morto il 15/7/2012). E’ stato un influente generale dell’esercito inglese, storico e saggista. Dal 1978 al 1980 è stato comandante del Royal College of Defence Studies. <> (Traduz. d. r. del retro di copertina).”,”QMIx-197-FSL” “FRASER David”,”Wars and Shadows. Memoirs of General Sir David Fraser.”,”Sir David Fraser fu uno dei maggiori generali britannici durante la Seconda guerra mondiale. A fianco di ‘Alanbrooke’ e autore del bestseller ‘Knight ‘s Cross: ‘A Life of Erwin Rommel’ (1), ha scritto la storia del ‘British Army’ nella Seconda guerra mondiale (‘And We Shall Shock Them’), ed è stato pure autore di ‘Frederick the Great’, ‘The Christian Watt Papers’, ‘In Good Company’ e di dieci novelle. (1) ‘Rommel. L’ ambiguità di un soldato’, Mondadori, 1994 L’operazione ‘Market Garden’, sbagliata e mal pianificata. “”Senza Anversa ‘Market Garden’ avrebbe potuto avere successo dal punto di vista operativo se ogni fattore o decisione rivelatasi sbagliata fosse andata nella direzione opposta; ma senza Anversa, non credo che ‘Market Garden’ avrebbe potuto essere sfruttato per l'(unico) scopo per cui fu ideato. Alcuni potrebbero ribattere che la linea di comunicazione esistente avrebbe potuto ancora svolgere il suo compito (cioè consentire al 21° Gruppo d’Armate di Montgomery di avanzare in profondità in Germania da Arnhem) se gli eserciti americani più a sud fossero stati tenuti a freno. I dubito e dubito ancora di più della fattibilità strategica e politica di tenere a freno il generale Patton, la cui Terza Armata stava correndo verso la Renania meridionale. In realtà, la presunta riluttanza di Eisenhower a dare priorità all’attacco di Montgomery non ebbe alcun effetto sull’andamento delle cose. L’operazione ‘Market Garden’ è stata, in un certo senso, inutile. È stata un’idea assolutamente pessima, mal pianificata e riscattata solo – tragicamente – dallo straordinario coraggio di coloro che l’hanno eseguita”” (pag 241-242) “”Without Antwerp ‘Market Garden’ might have succeeded operationally had every factor or decision which turned out wrong gone the other way; but without Antwerp, I do not believe that ‘Market Garden’ could possibly have been exploited for the (only) purpose for which it was devised. Some might rejoin that the existing line of communication might have still done the job (that is, enabled Montgomery’s 21st Army Group to advance deep into Germany from Arnheim) had the American Armies further south been reined in. I doubt it – and doubt even more the strategic and political practicability of reining in General Patton, whose Third Army was racing towards the Southern Rhineland. As it was, the alleged reluctance of Eisenhower to give priority to Montgomery’s thrust had no effect whatsoever on the way things went. Operation ‘Market Garden’ was, in an exact sense, futile. It was a thoroughly bad idea, badly planned and only – tragically – redeemed by the outstanding courage of those who executed it”” (pag 241-242) “”High on the agenda was the whole question of Germany. Rational thought led to the obvious conclusion that a stable world demanded a Germany able to play a part in resisting Soviet aggression – although German was physically and morally shattered, plans for recovery could be made. Such plans met, naturally, a great deal of resistance, notably from the French. In time, however, they fructified. And what had been simply an army of occupation, ‘Rhine Army’, became, by internationally endorsed treaty, a field army of (nominally) four divisions a tactical air force”” (pag 284) Dopoguerra. “”In cima all’agenda c’era tutta la questione della Germania. Il pensiero razionale portò all’ovvia conclusione che un mondo stabile richiedeva una Germania in grado di svolgere un ruolo nella resistenza all’aggressione sovietica – sebbene la Germania fosse fisicamente e moralmente distrutta, si potevano fare piani per la ripresa. Tali piani incontrarono, naturalmente, molta resistenza, in particolare da parte dei francesi, ma col tempo diedero i loro frutti e quello che era stato semplicemente un esercito di occupazione, l'””Esercito del Reno””, divenne, grazie a un trattato approvato a livello internazionale, un esercito di campo (nominalmente) quattro divisioni, un’aeronautica tattica”” (pag 284)”,”QMIS-077-FSD” “FRASSATI Filippo”,”Sull’intervento straniero in Russia (1917-1920)”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 FRASSATI Filippo recensione critica del libro di George A. Brinkley, The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia, 1917-1921′ (University Notre Dame Press, Indiana, 1966)”,”RIRO-411″ “FRASSATI Filippo”,”Una polemica con i cattolici sulla Resistenza.”,”””Cade pertanto il tentativo di scindere l’ antifascismo dalla Resistenza, affermando l’assenza nel primo di quegli aspetti militari che prevarrebbero nella seconda (…). Un altro ordine di motivi che renderebbero necessaria la distinzione tra i due periodi è così enunciata da Cotta: “”…l’antifascismo fu un mivimento di ‘élites’, la Resistenza di masse…”” (…) Ad avviso di Cotta, quindi, non appartiene all’antifascismo il movimento che, ancora nel “”biennio nero”” 1920-22, coercò di sabbrare la strada al fascismo; un movimento il cui carattere di massa è incontestabile, poiché in esso confluirono tutte le correnti a base popolare, quelle comuniste e socialiste, e quelle cattoliche (…)”” (pag 82)”,”ITAR-197″ “FRASSATI Luciana”,”Il destino passa per Varsavia.”,”””La cavalcata apocalittica di distruzioni, di miserie e di morte che, durante la guerra mondiale, ha investito la Polonia con le invasioni e le occupazioni operate dagli eserciti tedeschi e russi; gli orrori e le soperchierie consumate dagli occupanti; i guizzi di rivolta, le cospirazioni; le sollevazioni delle popolazioni; questi, e centro altri episodi foschi dell’oppressione o vividi e fiammeggianti della resistenza e dei movimenti clandestini, costituiscono il tessuto documentario e la narrazione appassionante di questo libro. Ne è autrice Luciana Frassati, figlia del Senatore Frassati, moglie di un diplomatico polacco, scrittrice e poetessa, donna dotata di singolare ingegno, di generoso temperamento e di intrepido coraggio. La Frassati, sorpresa dalla guerra a Varsavia, quindi ritornata varie volte in Polonia durante il conflitto, si è trovata nelle condizioni più idonee per seguire da vicino e descrivere le drammatiche vicende di quella nobile e sfortunata nazione, anche perché – godendo la fiducia del governo esiliato polacco e giovandosi di un passaporto diplomatico italiano – poté svolgere, a favore della sua seconda patria, missioni di estrema delicatezza e di grande rischio e partecipare attivamente alla lotta clandestina, sfuggendo negli ultimi tempi alla cattura da parte della Gestapo. Fra i molti colloqui che la Frassati ebbe con personalità politiche dei paesi belligeranti particolare interesse rivestono quelli con Mussolini, riprodotti quasi stenograficamente nel libro”” [risvolto di copertina]”,”POLx-001-FGB” “FRASSINETI Gabriella a cura; scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”Problemi di sociologia e di demografia.”,”Scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”DEMx-055″ “FRATIANNI Michele SPINELLI Franco”,”Storia monetaria d’Italia. Lira e politica monetaria dall’Unità all’Unione Europea.”,”Michele Fratianni, nato a Firenze nel 1941, è professore di Business Economics and Public Policy presso la Kelley School of Business della Indiana University, Bloomington (USA) e direttore di Open Economies Review. Ha insegnato anche presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), la Marquette University di Milwaukee (USA) la Libera Università di Berlino (Germania) e l’Università La Sapienza di Roma. É stato consigliere economico presso la Commissione Europea a Bruxelles (1976-1979) e Senior Staff Economist presso lo U.S. President’s Council of Economic Advisers (1981-82). É autore di oltre 150 articoli di macroeconomia, teoria monetaria, finanza internazionale, public choice e cliometria e di molti libri, tra i quali: La liquidità Internazionale, Le organizzazioni economiche internazionali, Storia monetaria d’Italia, The European Monetary System, A Monetary History of Italy. Franco Spinelli, nato a Orzinuovi (BS) nel 1949, è professore di Economia Monetaria presso l’Università degli Studi di Brescia. Si è specializzato in Gran Bretagna, ha insegnato presso la University of Western Ontario, è stato membro del Research Department del Fondo Monetario Internazionale e ha ricoperto la carica di consigliere economico del Ministro del Bilancio. Suoi saggi sono apparsi in Economic and Social Studies, Journal of Monetary Economics, Kredit und Kapital, Banca Nazionale del Lavoro Quarterly Review, The Scottish Journal of Political Economy, Public Choice, Journal of Policy Modeling, The Journal of European Economic History, Review of Economic Conditions in Italy, Economic Notes, International Monetary Fund Staff Papers, Constitutional Political Economy, Explorations in Economic History. É anche autore di: Per la storia monetaria d’Italia, A Monetary History of Italy, Dall’oro all’euro, I costi dell’instabilità dei prezzi e del cambio, Le analisi delle Relazioni Annuali della Banca d’Italia 1894-1998.”,”ITAE-046-FL” “FRATTINI Alberto”,”Giacomo Leopardi.”,”””Nessuno divena uomo innanzi di aver fatta una grande esperienza di sé, la quale rivelando lui a lui medesimo e determinando l’opinione sua intorno a se stesso, determina in qualche modo la sua fortuna e lo stato suo nella vita… il conoscimento e il possesso di se medesimi suol venire o da bisogni o infortuni, o da qualche passione grande cioè forte (…)”” (pag 136) (dai Pensieri, n. LXXXII)”,”BIOx-031-FV” “FRAU Mario”,”La Coop non sei tu. La mutazione genetica delle Coop: dal solidarismo alle scalate bancarie. La testimonianza fuori dal coro di un ex manager cooperativo sulle degenerazioni in atto nelle grandi coop.”,”FRAU Mario (1948-) è stato viceresponsabile della Lega delle cooperative delle province di Novara, Vercelli e Biella. Quindi ha assunto la carica di consigliere delegato di Novacoop e di presidente e amministratore delegato della Promogeco. Ha altri libri al suo attivo. “”Le grandi cooperative rosse emiliane a cui venivano appaltati i lavori, a loro volta subappaltavano a piccole ditte locali a prezzi di strozzinaggio e queste, per non fallire, facevano largo uso di lavoratori extracomunitari in nero. La qualità di ciò che si costruiva era piuttosto scadente, tant’è che il Palazzetto dello sport realizzato per il Comune, nel corso di un normale temporale diventerà una vera e propria piscina proprio mentre si svolgeva una Importante partita di basket. Il danno alla reputazione e all’immagine della cooperativa fu irreparabile, ma di ciò il nuovo gruppo dirigente non si preoccupò minimamente”” (pag 311) “”Liguria roccaforte inespugnabile delle Coop”””,”ITAE-271″ “FRAYSSE Liliane, a cura, scritti di Léon TROTSKY e altri”,”La proclamation de la IVe Internationale et les trotskystes français (Dossier).”,”Centre d’Etudes et de Recherches sur les Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationaux (Cermtri) Foto dei militanti e collaboratori vicini a Trotsky assassinati dalla Gpu (pag 13) (Léon Sedov, Rudolf Klement, Erwin Wolf)”,”TROS-312″ “FRAYSSE Liliane SERAC Michel PERROSSIER Guy, antologia scritti di Maurice DOMMANGET Jules GUESDE Paul LAFARGUE Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Georges BUISSON Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA”,”Sécurité sociale et lutte des classes. Première partie. De la charité aux Assurances sociales. Deuxième partie. La «Sécu» de 45»: une conquête révolutionnaire à défendre.”,”CERMTRI Centre d’Etudes et de Recherches sur le Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationalux Foto di bambini al lavoro alle macchine, lavoro infantile, minorile sfruttamento in fabbrica”,”CONx-256-B” “FREDDUZZI Carlo / ANTONETTI Luciano”,”Lenin e il pensiero marxista polacco (Fredduzzi) / Lenin e il leninismo a Praga negli ultimi anni (Antonetti).”,”Nel saggio di Antonetti si citano i libri di Jan MORAVIC, il contrasto sulla rivoluzione, Praga, 1967 (in cecoslovacco), Vlacav VEBER, Sulla concezione leniniana del socialismo. L’ultimo periodo della vita e del lavoro di L. 1967 (idem), M. IVANOV, Lenin v Praze (Lenin a Praga) sul soggiorno praghese di L. nel 1912, Vladimir SUCHOPAR, Komunisticka internationala proti fasismus v letech 1921-1935 (L’internazionale comunista contro il fascismo negli anni 1921-’35), Praha, 1964 In Rubrica: il marxismo nel mondo di Giuseppe Prestipino si parla di un libro jugoslavo sulla filosofia marxista in Italia di Vjekoslav MIKECIN (‘Marksisti i Marks, Zagreb, 1968) (studi su pensiero Gramsci, Della Volpe , Colletti, ecc.) (pag 217) Lenin Conferenza di Praga 1912 rottura menscevichi bolscevichi Partito operaio socialdemocratico russo Fu il primo partito marxista russo. Venne fondato a Minsk nel 1898 per iniziativa del Bund ebraico, organizzazione di socialisti ebrei russi. Raccolse i marxisti che, in polemica con i populisti e per la determinante influenza di G. Plechanov, sostenevano la positività dello sviluppo capitalistico anche nell’impero zarista, considerandolo quale necessaria premessa della rivoluzione proletaria. Al II congresso del partito, svoltosi nel 1903 prima a Bruxelles e poi a Londra, esplose la contrapposizione tra i seguaci di V.I. Lenin, che concepivano il partito come un’organizzazione di rivoluzionari di professione atta a sostenere la lotta clandestina contro lo zarismo e organizzata secondo principi fortemente centralistici e gerarchici, e i seguaci di J. Martov, i quali invece gli contrapponevano un partito che al gruppo ristretto degli elementi attivi affiancasse il seguito dei simpatizzanti. Al congresso i seguaci di Lenin ottennero la maggioranza e vennero perciò chiamati “maggioritari” (bolscevichi); quelli di Martov “minoritari” (menscevichi). Lo scoppio della prima Rivoluzione russa nel 1905 approfondì le divergenze tra le due ali in relazione alla strategia da seguire. I menscevichi ritenevano che l’abbattimento dello zarismo dovesse aprire la via a una fase “democratico-borghese” e quindi a un governo borghese liberale atto a favorire lo sviluppo capitalistico nella Russia arretrata. I bolscevichi invece respingevano questa linea, sostenendo che la borghesia russa era troppo debole per costituire una nuova classe dirigente. Essi ritenevano necessaria una fase di “dittatura democratica degli operai e contadini”, avente il compito di favorire la modernizzazione capitalistica sotto la guida di un governo di coalizione formato dai partiti socialisti russi e dalle forze rivoluzionario-democratiche. Un ulteriore elemento di divisione era l’atteggiamento di fronte ai soviet (consigli), che avevano riunito le masse nel corso della rivoluzione: i menscevichi li considerarono come espressioni dell’“autogoverno rivoluzionario”, mentre i bolscevichi ne guardarono con sospetto e avversione il carattere autonomo dal partito. Di fronte alla sconfitta della rivoluzione, le due frazioni cercarono un’intesa al IV congresso, detto della riunificazione, che si tenne a Stoccolma nel 1906. Esso diede la maggioranza ai bolscevichi e introdusse il principio del “centralismo democratico”, secondo il quale la minoranza doveva piegarsi ai deliberati della maggioranza senza alimentare lo scissionismo. Tra il 1906 e il 1912 il partito non vide però attenuarsi le divisioni, che anzi si rinnovarono pienamente, e andò incontro a una gravissima crisi interna. Nel 1912 a Praga i bolscevichi, che avevano denunciato come “liquidatori” del partito la maggior parte dei menscevichi, reagirono attuando una scissione e autoidentificandosi con il POSDR. Una conferenza per la riunificazione, organizzata dall’Internazionale socialista nel 1914, non ebbe successo, anche per lo scoppio della prima guerra mondiale. Da allora in poi le sorti dei menscevichi e dei bolscevichi furono irrimediabilmente divise. Dopo la rivoluzione del febbraio 1917 il partito tenne nell’agosto il VI congresso, nel corso del quale L.D. Trockij si unì ai bolscevichi. Avvenuta in ottobre la presa del potere da parte di questi ultimi, nel marzo del 1918 al suo VII congresso il Partito operaio socialdemocratico russo cambiò il proprio nome in quello di Partito comunista (bolscevico) di Russia a sottolineare il rapporto di ormai totale incompatibilità tra socialdemocrazia e comunismo. La rivoluzione dell’ottobre 1917 portò bolscevichi e menscevichi, le forze che avevano costituito le due grandi ali del POSDR, a essere gli uni i trionfatori e gli altri gli sconfitti. I menscevichi, che già si erano divisi nel 1914 tra sostenitori e avversari della guerra, dopo il crollo dello zarismo auspicarono la formazione di una democrazia riformistica e di fronte al potere bolscevico si divisero nuovamente tra suoi decisi nemici e sostenitori critici. Nel 1921 il potere bolscevico soffocò, insieme con ogni altra opposizione, il menscevismo, che sopravvisse solo come corrente di esiliati. (http://storiadigitale.zanichellipro.it/storiadigitale/percorso/426/4721/la-rivoluzione-russa-partito-operaio-socialdemocratico-russo)”,”LENS-242″ “FREDDUZZI Carlo; PROCACCI Giuliano; GRUPPI Luciano”,”La Polonia a tre anni dai moti del Baltico (Fredduzzi); Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte) (Procacci); Togliatti dal «socialfascismo» al fronte popolare (Gruppi).”,”Fredduzzi: “”Comunque già oggi possiamo dire che la ritrovata fiducia e serenità delle grandi masse popolari della Polonia, e in primo luogo della classe operaia polacca, ha consentito il raggiungimento di notevoli risultati in campi assai diversi (…)”” (sic) “”‘Dalla «leva leninista» alla collettivizzazione’. Il solo punto in cui si può riscontrare un elemento di continuità tra i risultati della XIII Conferenza e i precedenti dibattiti dell’autunno 1923 è quello che concerne il problema del reclutamento al partito. Nella risoluzione finale tra le misure urgenti da adottare figurava infatti al primo posto l’obiettivo di portare entro l’anno a termine una «leva» di almeno 100.000 lavoratori occupati nella produzione (‘u stanka’), al fine di «rafforzare il nucleo proletario del partito» e di aumentare il suo «peso specifico» nel partito stesso (313). Era l’inizio di quella operazione che la morte di Lenin, sopraggiunta il giorno successivo alla chiusura della conferenza, permise alquanto arbitrariamente, data la documentata avversione di Lenin a una politica di aumento quantitativo del partito, di chiamare «leva leninista». (…) A parte infine merita di essere richiamata la riforma della organizzazione di partito nell’esercito elaborata da Frunze e approvata dal Comitato centrale nel marzo 1925. Il suo obiettivo evidente era quello di eliminare i residui di autonomia e di «democrazia militare» che, come si è visto, erano presenti nell’esercito prima della liquidazione di Antonov-Ovseenko e di Trotsky. Esso fu raggiunto con l’estensione del sistema delle sezioni politiche a tutto l’esercito, con il ridimensionamento delle commissioni elettive e con l’introduzione del principio dell’ ‘edinolicie’ a tutti i livelli e la conseguente scomparsa della figura del commissario politico. Il Pur, quale sezione militare del Comitato centrale, vedeva dal canto suo rafforzate le sue competenze e il suo controllo sull’esercito (343). (…) Il senso complessivo di questa serie di innovazioni andava indubbiamente nella direzione di un rafforzamento ulteriore degli elementi gerarchici e burocratici dell’organizzazione del partito. Ma invano, negli ultimi interventi critici pronunciati a un congresso di Partito, Zinoviev e Kamenev protestavano rispettivamente contro la sistematica violazione del principio dell’elettività attraverso la pratica delle cooptazioni (349) o contro il principio dell’ ‘edinolicie’ impersonato da Stalin (350). Le loro voci erano ormai quelle di personaggi emarginati ed esautorati e l’apparato aveva facile gioco a ritorcere contro di essi le loro affermazioni di pochi anni prima (351). Ormai la tendenza verso la centralizzazione burocratica era irreversibile e gli ultimi ritocchi furono dati dal XV Congresso, che approvò una nuova serie di emendamenti allo statuto. Essi prevedevano tra l’altro il distanziamento della periodicità dei congressi da uno o due anni, un analogo distanziamento delle sessioni del Comitato centrale (352) e una serie di prescrizioni e requisiti richiesti per l’apertura di una discussione generale nel partito (353). Tale emendamento, che sarà poi inserito nello statuto del 1934 (354), metteva praticamente fine alla possibilità di un reale dibattito politico nel partito. D’ora in poi, a termini di statuto, una discussione quale quella che si era avuta nell’autunno 1923 non sarebbe più stata possibile”” [Giuliano Procacci, ‘Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte)’, (in) ‘Critica marxista’, n. 2, marzo-aprile, 1974] [(313) ‘KPSS v resoljucijach’, vol. II, p. 512; (…) (343) J. Erickson, op. cit., pp. 200 segg; J.P. Petrov, op. cit. pp. 171 segg. (…); (349) XIV s’ezd, cit, pp. 422 sgg. Il co-rapporto di Zinoviev al XIV Congresso è integralmente riprodotto in N. Bucharin E. Preobrazenskij, ‘L’accumulazione socialista’ a cura di Lisa Foa, Roma, Ed. Riuniti, pp. 303-334; (350) Ivi, pp. 244 segg. Kamenev terminò il suo intervento, dopo esser stato ripetutamente interrotto, con queste parole: «Questa parte del mio discorso l’ho iniziata con le parole: siamo contro la teoria dell”edinolicie’, siamo contro a come si crea un capo. Con queste parole finisco il mio discorso» (p. 275). Anche il testo del discorso di Kamenev è riprodotto integralmente nella raccolta citata alla nota precedente a cura di L. Foa, pp. 335-371); (351) Così fece ad esempio Molotov nella sua replica al XIV Congresso (cfr, ivi, pp. 470 sgg); (…)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”POLx-003-FGB”
“FREDDUZZI Carlo”,”Il Giappone negli anni settanta.”,”””Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le FREDDUZZI Carlo, Il Giappone negli anni Settanta. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 5-6, SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 pag 89-105 8° note. [‘Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le più fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che senmbra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto’ (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] STORIA POLITICA ECONOMICA SOCIALE GIAPPONE DA ORIGINI ERA MEIJI A 1° PRIMA E 2° SECONDA GUERRA MONDIALE ESPANSIONISMO MILITARE IMPERIALISMO GIAPPONESE GUERRE PRIMA META’ SECOLO XX RICONVERSIONE RICOSTRUZIONE BELLICA GRANDI IMPRESE ZAIBATSU DECOLLO INDUSTRIALE CAPITALISMO NIPPONICO MIRACOLO ECONOMICO 2° SECONDO DOPOGUERRA PRODUZIONE FORZA-LAVORO EXPORT MERCI COMMERCIO ESTERO MERCATI PARTITI POLITICI PARTITO LIBERAL-DEMOCRATICO VICENDE MONETARIE FINANZIARIE RAPPORTI CON STATI UNITI ASIApiù fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che sembra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto”” (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] Bibliografia (wikip): Victor Teo , L’arduo ringiovanimento del Giappone come potenza globale: la resilienza democratica e la sfida tra Stati Uniti e Cina , Palgrave Macmillan, 2019, pag 43-44 L’autore: Dr Victor Teo is a political scientist whose research interests lie in International Relations and History of the Asia-Pacific, with particular emphasis on China and Japan. As an part of the team lead by Prof Heonik Kwon on “Beyond the Cold War: Toward a Community of Asia” project, Victor is interested in researching on two broad sub-themes in Asian regionalism. The first is the impact that great power competition in the Indo-Pacific has on the Asian community and the second is the implications of China’s Belt and Road initiative on regionalization efforts. He is currently working on a monograph that examines how different Asian countries respond to the rise of China and the corresponding Sino-US rivalry in the Trumpian era.”,”JAPE-001-FGB”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse pour ses Généraux publiées par Mr Faesch, Colonel des Troup. Saxones avec XIV plans, nouvelle édition augmentée avec les Instructions pour la petite guerre; Les lettres secretes de la derniere guerre, et un état historique des troupes prussiennes. Premiere partie.”,”Frédéric II de Prusse, dit Frédéric le Grand (en allemand : Friedrich der Große), né le 24 janvier 1712 à Berlin et mort le 17 août 1786 à Potsdam, de la maison de Hohenzollern, est roi de Prusse de 1740 à 1786, le premier à porter officiellement ce titre1. Il est simultanément le 14e prince-électeur de Brandebourg. Régnant plus de 46 ans, il fut sur le tard surnommé affectueusement der alte Fritz (« le vieux Fritz »). Agrandissant notablement le territoire de ses États aux dépens de l’Autriche (Silésie, 1742) et de la Pologne (Prusse-Occidentale, 1772), il fait entrer son pays dans le cercle des grandes puissances européennes. Ami de Voltaire, il est l’un des principaux représentants du courant du « despotisme éclairé ». (wik)”,”QMIx-007-FSL”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse. Seconde partie. Instructions et Lettres secretes de la derniere guerre, de MDCCLVI à MDCCLXII de main de maitre. Divisées en III parties. Pour servir de suite aux instructions militaire. Nouvelle édition, augmentée de remarques critiques et d’un etat historique des troupes prussiennes.”,”Federico II, Re di Prussia. Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino. (Trec)”,”QMIx-008-FSL”
“FREDERICK THE GREAT (FEDERICO II DI PRUSSIA), a cura di Jay LUVAAS”,”Frederick the Great on the Art of War.”,”Le ‘istruzioni ai suoi generali’ di Federico II sono diventate un classico militare come le ‘Reveries’ di Maurizio conte di Sassonia detto Maresciallo di Sassonia e i ‘Essai général de tactique’ di Guibert. Le istruzioni di Federico costituiscono la fonte di base per lo studio della conduzione della guerra come fu praticata nel XVIII secolo. Federico II il Grande re di Prussia. (Trec). Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.”,”QMIx-031-FSL”
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea FREDIANI, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. Ha pubblicato tra l’altro: -Gli itinerari alpini delle invasioni barbariche nel V secolo, 400-476, 1993 -Il Sacco di Roma, 1997 e per la Newton-Compton: -Gli assedi di Roma, 1997″,”ITQM-028″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”FREDIANI Andrea vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. La battaglia decisiva di Alesia (52 aC). “”I capitolini, impegnati sugli spalti da decine di ore, non ebbero la forza di inseguirli, né Cesare di chiederglielo, tuttavia la corsa dei fuggitivi continuò ben oltre il campo, fino alle rispettive nazioni di appartenenza; solo la cavalleria spinse a fondo l’ inseguimento, rientrando al campo romano solo verso mezzanotte con all’ attivo l’ uccisione e la cattura di un gran numero di galli. Sia i difensori della città che quelli dell’ aggere si resero conto solo per gradi dell’ esito della battaglia (…). Che si trattasse di un risultato definitivo, che non prevedeva appelli, Vercingetorige, invece, lo capì subito; per questo, rimise il suo mandato all’ assemblea dei capi e accettò l’ invito di Cesare a consegnare le armi e i leader della rivolta. (…) Si concludeva così il primo e unico tentativo di sollevazione generale della Gallia, con la clamorosa vittoria campale di un esercito assediato di neanche 50.000 uomini contro una massa di oltre 350.000 guerrieri. Non era stato sufficiente ai galli unire per la prima volta tutte le forze, far scendere in campo centinaia di migliaia di uomini, accerchiare il nemico, disporre di un capo tra i più valenti che la Storia ricordi: c’era Giulio Cesare, dall’ altra parte, con la sua determinazione e il suo coraggio, e con dei soldati addestrati a sopportare qualsiasi avversità e ad affrontare qualsiasi pericolo. Si può ben dire, anzi che l’ esercito delle ultime campagne galliche di Cesare è stato, soprattutto per merito del suo artefice, una delle armate più efficienti e implacabili che la Storia militare abbia mai prodotto””. (pag 177-179)”,”STAx-131″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie dell’ antica Grecia. Dalle guerre persiane alla conquista macedone, da Maratona a Cheronea, i più significativi scontri terrestri e navali di un impero mancato.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. “”E le trattative si protrassero. Se da un lato, infatti, Sparta era disposta a far la pace e a stipulare l’ alleanza con Atene pur di recuperare opliti isolati a Sfacteria e flotta, gli ateniesi partivano da una posizione di forza troppo evidente per poter cedere su qualche punto, nonostante che, in quel momento, il capo del governo fosse Nicia, leader del partito oligarchico moderato. Spinti da Cleone, il più radicale dei democratici favorevoli alla guerra a oltranza, pretesero così l’ umiliazione dell’ avversario davanti ai suoi alleati, con la restituzione pubblica di molti territori di cui Sparta si era fatta garante nei confronti di altri stati della lega. Probabilmente Pericle non avrebbe fatto l’ errore del suo successore, un errore che avrebbe causato la rovina di Atene: secondo Tucidide, la miglior strategia possibile è quella di essere audaci in guerra e moderati nel fare la pace, mentre Cleone era offensivista in ogni circostanza, e Demostene, che operava in loco, era il suo braccio armato. Ad ogni modo, il ritorno in patria dei delegati spartani, dopo venti giorni, sancì la fine dell’ armistizio, e gli ateniesi, impossibilitati ad assalire l’ isola dalla folta vegetazione che la ricopriva e che offriva riparo alla guarnigione, si disposero ad attendere la resa dei 420 opliti che vi stazionavano con i propri iloti, al comando di tale Epidata.”” (pag 195)”,”STAx-150″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi generali di Roma antica. Gli uomini che impressero il loro marchio sulle conquiste, sulle battaglie e sulle guerre della repubblica e dell’ impero.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. Guerra civile, Mario e Silla. “”Non si trattava solo dell’ ultimo scontro tra i sillani e i mariani, bewnsì anche dell’ ultimo scontro della guerra sociale e, volendo, perfino della resa dei conti delle guerre sannitiche, che aveva caratterizzato e radicalmente modificato la storia di Roma per più di un cinquantennio oltre due secoli prima””. (pag 177) “”Centinaia di teste vennero fatte sfilare, infilzate su pali, davanti alla casa di Silla, secondo un rito che certificava il trionfo sul nemico, privato del suo centro vitale e perciò escluso dal regno dei morti; ci andarono di mezzo anche nemici personali dei fidi del vincitore, che nulla faceva per porre termine al massacro, tanto che , nel corso di una seduta in senato, gli fu chiesto quando avrebbe avuto fine la strage. (…)””. (pag 179) Illustrazione decapitazioni: pag 181, le proscrizioni di Silla. “”Le proscrizioni durarono – ufficialmente – poco più di un semestre, visto che il termine ultimo fu stabilito il primo giugno dell’ 81, con la morte, secondo Appiano, di 90 senatori, quindici consolari e 2600 esponenti dell’ ordine equestre. E un semestre sarebbe dovuta durare, secondo la legge, anche la carica di dittatore che Silla si fece attribuire dal popolo mediante plebiscito all’ inizio di dicembre dell’ 82, come era accaduto per Fabio Massimo dopo la disfatta sul Trasimeno, quando il senato aveva ceduto alla plebe la sua prerogativa di eleggere il magistrato unico.”” (pag 180)”,”QMIx-157″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Napoleone. Dalle grandi imprese di Marengo, Ulma, Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram alle drammatiche disfatte in Russia, a Lipsia e a Waterloo.”,”””Purtroppo il suo ruolo di imperatore, che lo obbligava ad assolvere anche gli affari civili, non permetteva a Napoleone di trasferirsi in Germania prima che le ostilità venissero aperte – anche perché una sua presenza nel settore sarebbe apparsa come una chiara provocazione agli occhi dell’opinione pubblica internazionale -, e così dovette affidare il ruolo di comandante in capo al fido Berthier, che comunicava con lui tramite il telegrafo ottico dal suo quartier generale nei pressi di Strasburgo. Era una decisione inevitabile ma molto nociva per la velocità delle comunicazioni – fondamentale in ogni campagna di Napoleone -, perché prevedeva un passaggio in più (lo stesso Berthier) nella catena di informazioni che l’imperatore acquisiva repentinamente dai subalterni dislocati nei vari settori, per rielaborarle e rimandarle loro sotto forma di direttive spesso a breve distanza l’una dall’altra. Finché Napoleone rimase a Parigi, infatti, capitò spesso che i dispacci andassero persi e non giungessero al destinatario, o che una segnalazione dal fronte operativo arrivasse dopo un suo successivo aggiornamento; inoltre, Berthier non aveva la stoffa del comandante in capo, ed egli stesso non aveva mai fatto mistero di preferire il ruolo di gregario. In linea di massima, comunque, il capo di stato maggiore doveva attenersi alla corretta applicazione del piano generale concepito da Napoleone”” (pag 144)”,”FRQM-055″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi condottieri che hanno cambiato la storia. Le imprese militari di cento straordinari generali.”,”Andrea Frediani è nato a Roma nel 1963. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, libri, saggi e articoli su riviste specializzate. Molti nomi importanti mancanti. Mancano nella lista tutti i comandanti della Prima guerra mondiale, pochi quelli della Seconda. A parte Zukov mancano tutti i russi degli ultimi due secoli. L’autore considera l’introduzione “”un’autodifesa”” per i criteri adottati.”,”QMIx-260″
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea Frediani, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. La campagna di Grecia. ‘Nell’ottica della guerra parallela voluta dal duce, nel mese di agosto venne presa in considerazione l’invasione non della Jugoslavia, a lungo preparata e presunta dai vertici militari e politici quale mossa offensiva più probabile, né di Malta, chiave di volta per il controllo del Mediterraneo, ma della Grecia, il cui regime autoritario, d’altronde, si sarebbe invece prestato, dietro opportuni passi diplomatici, a un’adesione all’Asse. Ma se la motivazione strategica della mossa era data dalla necessità di prevenire l’influenza tedesca nei Balcani e di ribadire l’interesse primario dell’Italia sul Mediterraneo, dopo l’occupazione della Romania da parte di Hitler il 12 ottobre – mossa di cui il führer si guardò bene, ancora una volta, dall’informare preventivamente l’alleato – prevalse in Mussolini la smania di mettere anch’egli l’alleato di fronte al fatto compiuto. Lo Stato maggiore gli fece notare – debolmente, in verità e solo quel tanto che bastava per mettere le mani avanti in caso di insuccesso – che, per un’impresa del genere, sarebbero state necessarie almeno 20 divisioni, ovvero 8 in più di quelle dislocate lungo la frontiera albanese, per il reperimento delle quali era necessario del tempo: ma proprio poche settimane prima, con un’incoerenza non rara nelle decisioni del regime, era stato predisposto il congedo di 600.000 riservisti. (…) Nonostante tutti questi segnali sfavorevoli, il duce dette avvio all’offensiva il 28 ottobre, con l’avallo del re e l’acquiescenza dell’intera classe dirigente. Le forze che varcarono il confino in Epiro, il corpo d’armata Ciamuria del generale Visconti Prasca, ammontavano a 55.000 uomini, 163 carri armati della divisione Centauro e circa 300 bocche da fuoco, mentre contro la frontiera macedone e a sorveglianza di quella jugoslava agiva il 26° corpo d’armata, al comando del generale Nasci, forte di 12.000 uomini, con altrettanti pezzi di artiglieria. A causa del maltempo, mancò la copertura aerea, l’unico settore in cui le forze italiane erano nettamente prevalenti, e, dopo i primi tre giorni di avanzata senza particolari difficoltà se non quelle create dal clima e dal terreno, il primo novembre i greci passarono al contrattacco nel settore macedone, dove lo schieramento italiano era più debole rispetto alle loro forze. La divisione alpina Julia, cerniera dello schieramento italiano e già in posizione avanzata, fu tagliata fuori e si aprì strada verso la frontiera a prezzo di gravissime perdite. Lo scacco costò il posto a Visconti Prasca, sostituito da Soddu, e indusse il governo a costituire altri due corpi d’armata. Ma ormai il ripiegamento, iniziato il 22, era in atto, e le forze italiane si attestarono progressivamente su una linea ben più arretrata del confine, mentre la controffensiva greca guadagnava agli ellenici, nel corso dell’inverno, Himara e Pogradec, Klisura e Argirocastro. Si pervenne a una logorante e improduttiva guerra di posizione che era l’esatto opposto di quella “”di rapido corso”” di cui necessitava la campagna per la sua riuscita; in Italia, Badoglio usciva di scena, sostituito da Cavallero. L’ombra di Hitler si profilava invadente sul capo di Mussolini che pretendeva un’offensiva vincente per potersi permettere di rifiutare l’aiuto alleato. Ma quella che scattò all’alba del 9 marzo, con 12 divisioni per tre corpi d’armata, alla presenza dello stesso duce, si risolse in una serie di sterili spallate che, come un ritornello già suonato un quarto di secolo prima, costarono oltre 10.000 perdite agli italiani, solo per raggiungere e poi perdere vette e postazioni, e conseguire vantaggi territoriali insignificanti’ ((pag 61-62-63)]”,”QMIS-228″
“FREDIANI Andrea”,”Il sacco di Roma.”,”Medievista, Andrea Frediani ha studiato in particolare le invasioni barbariche e la storia militare dal Tardo antico alla prima età moderna con particolare riferimento a Roma. E’ autore tra l’altro, di ‘Assedi e saccheggi di Roma’ (1977).”,”ITAG-016-FV”
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”Andrea Frediani vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. Cesare e Napoleone. “”Una volta in Gallia, il proconsole constatò che quasi non c’era una nazione che non gli desse motivo di sospettare: dovette pertanto instaurare un vero e proprio regime di occupazione, distribuendo le sue legioni e i suoi legati su un raggio il più ampio possibile, ma stando bene attento che ciascuna unità non distasse dall’altra più di cento miglia, affinché potessero, nel caso, portarsi aiuto reciproco: una disposizione che Napoleone avrebbe ripreso secoli dopo e trasformato in sistema d’attacco con il ‘bataillon carré’. Nello specifico, mandò una legione tra i morini, un’altr presso i nervii, un’alta ancora nel territorio degli esuvi – l’unico che ritenesse tranquillo -, mentre Lebieno ebbe l’incarico, anch’egli con una legione, di controllare remi e treveri: ben tre legioni furono distribuite lungo il Belgio, cinque coorti nel paese degli eburoni, mentre le reclute di quell’anno vennero accasermate nella provincia. Egli stesso rimase per la prima volta a svernare Oltralpe, rimandendo di stanza a Samarobriva, l’odierna Amiens”” (pag 159)”,”QMIx-004-FC”
“FREEBERG Ernest”,”Democracy’s Prisoner. Eugene V. Debs, the Great War, and theRight to Dissent.”,”FREEBERG Ernest è Associate Professor of History nell’Università del Tennessee.”,”MUSx-307″
“FREEDMAN Lawrence”,”Kennedy’s Wars. Berlin, Cuba, Laos, and Vietnam.”,”FREEDMAN Lawrence è stato Professor of War Studies al King’s College, London, dal 1982. Ha scritto e pubblicato sul tema della strategia nucleare e della guerra fredda. Crisi di Berlino. Krusciov si muove per ragioni difensive. “”Khrushchev went on the offensive for profoundly defensive reasons. To make progress he needed to be convincing about the strength and determination of the Soviet bloc, yet he needed progress because of East Germany’s weakness (1). A compromise with the West that did not address this weakness would not suffice, and a separate peace treaty setting in motion the annexation of West Berlin risked war. The East Germans, who perhaps did not appreciate just how much Khrushchev had been bluffing in his boasts about Soviet missile production, were ready to go the distance and expected Khrushchev to do the same. They had, however, developed the alternative fallback option of a barrier along the sector border within Berlin.”” (pag 59) (1) On Soviet-GDR relations during the crisis see Harrison, “”Ulbricht and the Concrete ‘Rose'””. For a good discussion of Soviet decision making, see Adomeit, ‘Soviet Risk-Taking and Crisis Behaviour'”,”USAQ-083″
“FREEMAN ALLEN G.”,”Storia delle ferrovie.”,”””Per concludere rapidamente questa prima fase storica, prima di accennare allo sviluppo delle ferrovie in Oriente, diremo dello smantellamento subito dalla ferrovie dell’ impero austro-ungarico al termine della prima guerra mondiale. All’ inizio della guerra la KK Staaatsbahn disponeva di circa 46.250 Km di rete ferroviaria. Tra impianti e materiale rotabile, il 72% passò ai paesi vincitori””. (pag 81)”,”ECOI-129″
“FREEMAN Richard B. MEDOFF James L.”,”What Do Unions Do?”,”Gli autori non accettano la tesi di Friedman il quale sostiene che i sindacati aumentano le diseguaglianze sociali perché aumentano la differenza di salario tra sindacalizzati e non sindacalizzati. Sostengono invece che i sindacati tendono a livellare i salari introducendo salari standard invece dei salari di merito. (vedi scheda allegata)”,”MUSx-331″
“FREEMANTLE Brian”,”Il KGB. Storia della più potente organizzazione spionistica del mondo.”,”Brian Freemantle è stato corrispondente all’estero del ‘Daily Express’ e del ‘Daily Sketch’ e redattore per l’estero del ‘Daily Mail’. Ha lavorato in più di 30 paesi, compresi ex URSS, Vietnam e USA. nel 1975 ha organizzato l’unico ponte aereo britannico per gli orfani vietnamiti prima del crollo del Vietnam del Sud. Nello stesso anno ha lasciato il giornalismo attivo per dedicarsi alla professione di scrittore. Termine usato dall’autore per il titolo del cap. VIII: ‘Il fine primario: la disinformazione’ (oggi si direbbe fake news) “”Lo zar riteneva che la sua vera forza stesse nell’altro strumento di controllo (oltre alla Duma, ndr): l’organizzazione della polizia segreta. Alle dipendenze del ministero degli Interni esisteva il Dipartimento della Polizia di Stato, istituito nel 1880, consistente in uno speciale dipartimento centrale, l”Osobyi Otdel’, e di una rete di divisioni di sicurezza estesa in tutto il Paese, l’Okhrannye Otdeleniya. Per la popolazione, quella tirannica organizzazione odiatissima era semplicemente l’Okhrana. Per mezzo dell’Okhrana lo zar cercò di infiltrarsi nei vari movimenti rivoluzionari che minacciavano il trono e neutralizzarli. Tenendo conto del fatto che disponeva sorprendentemente di pochi effettivi – nel 1916 contava poco più di 15.000 persone – si deve riconoscere che ottenne risultati notevolissimi. Per ironia del caso, i più importanti furono conseguiti proprio nell’ambito del Partito bolscevico, destinato infine a sostituirsi allo zar nel dominio della Russia. Lenin, il rivoluzionario figlio di un ispettore scolastico, nel 1906 dovette riparare in Svizzera per sfuggire all’Okhrana. Lasciò in Russia Roma Malinovskii come suo principale portavoce. Malinoviskii, membro del Comitato centrale bolscevico, era un fedele agente dell’Okhrana. Quando nel 1912, a Pietroburgo, venne fondata la «Pravda», Malinovskii ne divenne il direttore. Tra il 1908 e il 1909, quattro dei cinque membri del Comitato del Partito bolscevico di Pietroburgo era al servizio dell’Okhrana. Così come vi fu l’infiltrazione vi furono anche le epurazioni. Centinaia di dissidenti sospetti furono arrestati. Alcuni vennero rinchiusi, altri liquidati”” (pag 13) “”Lenin credeva nel terrore ed era un ammiratore fervente dei giacobini, i più estremisti rivoluzionari francesi del 1790. Il giorno prima della decisione di formare la Vecheka – il termine fu quasi subito abbreviato in ‘Ceka’ – Lenin tratteggiò la personalità adatta di chi avrebbe dovuto dirigerla. «Dobiamo trovare» disse, «un intransigente giacobino proletario». Nonostante la sua origine aristocratica, Dzerzhinsky fu prescelto all’uninanimità”” (pag 13, 15) “”Sono stati pubblicati libri che elogiano l’attività del KGB, parimenti esaltate anche in numerosi discorsi. Ma come accade spessissimo nella storiografia ufficiale sovietica, i fatti vengono adeguatamente modificati per adattarsi alle apparenze desiderate attualmente dalla gerarchia. I confronti vengono sempre fatti tra il KGB di oggi e la Ceka dei tempi di Dzerzhinsky, mentre si preferisce ignorare la GPU e l’ OGPU e l’ NKVD e l’NKGB. Se vengono menzionati, Yagoda, Yezhov e Beria sono ricordati soltanto per illustrare la megalomania sanguinara di Stalin e dei suoi tirapiedi. Non viene mai detto che molti esponenti dell’attuale gerarchia sovietica furono complici di quei massacri”” (pag 39)”,”RUSS-263″
“FREGNA Roberto”,”Castel Maggiore, 1943-45. Documenti e testimonianze della lotta contro il nazifascismo.”,”Il volume contiene molte foto e manifesti”,”ITAR-396″
“FREI Norbert, in collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß”,”Carriere. Le élite di Hitler dopo il 1945.”,”In collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß FREI Norbert (1955) è Professore di storia moderna all’ università Ruhr-Universität di Bochum. Tra le sue numerose pubblicazioni citiamo ‘Lo Stato nazista’ (1992, Laterza). “”Gli ultimi anni dell’ “”era Adenauer”” furono addirittura costellati di scandali connessi con il nazismo. A ciò contribuì la crescente sensibilità della stampa tedesco-federale, almeno tanto quanto l’ instancabile operato di Alberto Norden, membro del comitato centrale della SED e segretario della sezione “”agitazione e propaganda””. E i due elementi si intrecciarono sempre più spesso, poiché, in concomitanza alle critiche lanciate da Norden ai dignitari tedesco-occidentali nel corso di “”conferenze stampa internazionali””, la Stasi forniva documenti dello stesso tenore ai giornalisti della RFT desiderosi di compiere un’ opera di chiarimento””. (pag 278)”,”GERV-047″
“FREI Norbert”,”Lo Stato nazista.”,”FREI Norbert (Francoforte, 1955) già collaboratore dell’Istituto di storia contemporanea di Monaco, Kennedy Fellow presso la Harvard University (Cambridge, Mass.) e Fellow nel Wissenschaftskolleg di Berlino, insegna storia moderna e contemporanea nella Ruhr-Universität Bochum.”,”GERN-138″
“FREILIGRATH Ferdinand”,”Gesammelte Dichtungen. Band 1-6.”,”FREILIGRATH Ferdinand, poeta tedesco (1810-1876) cantò ideali democratici e patriottici (‘Una professione di fede, 1844, ‘Nuove poesie politiche e sociali’ 1849-51).”,”GERx-077″
“FREIRE Joao”,”Les anarchistes du Portugal.”,”””A Lisbona, l’ Alleanza libertaria (che non riuscì a chiamarsi Alleanza comunista libertaria) si formò nel 1931 con dei gruppi di quartiere a Graça, Campo de Ourique, Alcântara, Belém-Ajuda, Santo Amaro, e ancora un “”gruppo centrale”” e almeno un gruppo professionale. A Barreiro, il gruppo anarchico locale pubblicò ‘Terra e Liberdade’ e si presentò come sezione locale dell’ Alleanza (questo periodico divenne il portavoce dell’ Alleanza libertaria portoghese). A Setùbal, l’ Ateneo di studi sociali fece lo stesso (…)””. (pag 230)”,”ANAx-189″
“FREJAVILLE Mario”,”M.me de Pompadour mi ha detto…”,”””Il punto debole del potenziale bellico nazionale è la Marina da guerra, e la Pompadour appoggia ogni piano di rinnovamento e di potenziamento della flotta, sapendo che la pace non si può ottenere affrontando in condizioni d’ inferiorità le forze navali inglesi. Ma è costretta ad amare ironie nel commentare e condannare la facilità con la quale i ministri responsabili cercano di presentare progetti e cifre confortanti che non sanno tradurre in nuove unità ed equipaggi addestrati. In questo marasma che si appesantisce continuamente, la situazione le appare in tutta la sua desolante realtà. Cerca di aiutare ancora quanti si rivolgono a lei. Usa il suo potere presso il Re per alleggerire le punizioni di coloro che mal ricambiano la fiducia del Sovrano, nella spernza di migliorare l’ ambiente; ma non vi riesce.”” (pag 44)”,”FRAA-065″
“FRESCAROLI Antonio”,”La GPU y la NKVD. La alucinante historia de la represion bolchevique.”,”Ruolo CEKA guerra civile, terrore, LENIN, nuovo corso con GPU, STALIN, KIROV, grandi purghe, BERIA, TROTSKI, complotto camici bianchi.”,”RUSS-031″
“FRESCAROLI Antonio”,”La seconda guerra mondiale. Spie e ambasciate.”,”””Il fatto che l’ esercito francese si sia trovato improvvisamente di fronte, nelle Ardenne, a carri armati tedeschi di trenta-quaranta tonnellate; il fatto che Francia e Inghilterra, che pur vantavano servizi segreti di prim’ordine quali il Deuxieme Bureau e il prestigioso Intelligence Service, nulla sapessero della potentissima flotta aerea del Terzo Reich, ciò dimostra quanto i servizi di controspionaggio tedeschi fossero efficienti e quanto quelli di spionaggio alleati fossero inefficienti. O perlomeno ingenui. A differenza della Prima Guerra Mondiale, nell’ ultimo conflitto lo spionaggio diventa lavoro in equipe nel quale l’ informazione tecnica assume un valore determinante””. (pag 11)”,”QMIS-070″
“FRESCHI Ombretta”,”””Il Secolo XIX””. Un giornale e una città, 1886-2004.”,”FRESCHI Ombretta collabora dal 1999 al Centro Studi sul Giornalismo “”Gino Pestelli”” di Torino. “”””Il Secolo XIX”” viene assorbito dai disegni di potenza dell’Ansaldo, attestata da tempo su posizioni filofrancesi,ed entra ‘obtorto collo’ in una strategia che individua nella Grande Guerra l’occasione e per spezzare il monopolio costituito dalla Terni-Vickers e dal cartello siderurgico della Banca Commerciale e per salire ai vertici dell’industria pesante. La responsabilità pone il ‘Decimonono’ al centro degli interessi del grande capitale tedesco che, a Genova – dove i legami commerciali con l’Impero guglielmino sono forti-, con tutta probabilità, tenta di acquistare il quotidiano, attraverso l’emissario Franz Röchling, negli stessi mesi di ottobre e novembre 1914, per guadagnarlo a una linea triplicista.”” (pag 150-151)”,”EDIx-123″
“FRESCHI Marino PAUMGARDHEN Paola a cura; testi di Ladislao MITTNER Giuseppe UNGARETTI Pasquale SCIALO’ Eugenio CAPOZZI Dominico CONTE Valentina RUSSO Alvio PATIERNO Daniela PADULAROSA Antonella GARGANO”,”Grande guerra e mitteleuropa. Testi e contesti.”,”””Thomas Mann [‘Pensieri di guerra (1914)] parlava della guerra come ‘reazione morale’, preoccupato, addirittura, che le cose potessero filare troppo lisce, che la guerra potesse essere troppo breve”” (pag 62) [‘Thomas Mann e le guerre’, pag 53-72]”,”QMIP-251″
“FRESCHI Marino”,”Storia della letteratura tedesca.”,”Marino Freschi insegna letteratura tedesca alla Terza Università di Roma. Critico e saggista è autore di studi sul Settecento tedesco e sulla letteratura mitteleuropea. Ha pubblicato ‘La Praga di Kafka. Letteratura tedesca a Parigi’ (1990) “”Un altro filosofo esercitò una notevole influenza sugli scrittori: Ludwig Feuerbach (1804-1872), che sviluppò in senso anticristiano e materialista la sua critica all’hegelismo. A lui si ricollega esplicitamente Gottfried Keller (1819-1890), il principale scrittore svizzero, che soggiornò a Monaco (…)”” (pag 65)”,”VARx-618″
“FRESCOBALDI Dino”,”La riscossa del profeta. Ayatollah, re, emiri, sceicchi, sultani, capipopolo e dittatori nel vortice del nuovo fanatismo islamico che può minacciare il mondo.”,”Dino FRESCOBALDI è stato per oltre un trentennio inviato speciale del Corriere della Sera seguendo e commentando i principali avvenimenti della politica internazionale. In particolare è stato presente su tutti i teatri di guerre e rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente. Ha poi scritto su Repubblica ed è autore di diversi libri tra cui ‘Nasser’ e ‘La sfida di Sadat’.”,”VIOx-090″
“FRESCOBALDI Dino a cura”,”La controrivoluzione (Barrés, Maurras, L. Daudet: una corrente di pensiero che si oppone alla civiltà moderna).”,”note a margine manoscritte ex-proprietario Il mito dell’ eguaglianza. “”La libertà? si amici miei. La fratellanza? meglio ancora. L’ eguaglianza? è impossibile. L’ eguaglianza è impossibile perché la società in vita e in morte non saprebbe essere un’ aritmetica – perché il genio, il talento, l’ abilità sconvolgono e sproporzionano, ad ogni minuto, il rapporto del lavoro e del salario – perché gli uni vanno più presto, gli altri più lentamente, gli uni progrediscono, gli altri ritardano – perché la corsa dell’ umanità è un eterno salto di ostacoli dove i migliori garretti trionfano. Ma questa differenza di condizioni si tempera con la carità””. (pag 105, L. Daudet, La France en alarme)”,”TEOP-300″
“FRESCOBALDI Dino”,”Nasser.”,”””””Ereditare una guerra non finita””, è stato osservato, “”è peggio che ereditare una sconfitta””. Un giornale ha definito Nasser “”l’uomo del rischio malcalcolato”””” (pag 259) Dino Frescobaldi è stato corrispondente a Belgrado e Vienna (per l’Europa orientale e i Balcani) figura tra gli inviati speciali del ‘Corriere della Sera’. E’ un esperto del mondo arabo. E’ stato in Egitto durante la guerra dei Sei giorni, e undici anni prima per la crisi di Suez.”,”VIOx-205″
“FRESU Gianni”,”Lenin lettore di Marx.”,”FRESU Gianni (Sassari 1972) dopo la laurea in scienze politiche a Cagliari ha conseguio il dottorato di ricerca in filosofia all’ Università di Urbino. E’stato fondatore e presidente del Centro studi della Sardegna ‘Antonio Gramsci’ e della rivista ‘Quaderni della Sardegna’. Ha scritto ‘Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito’ (Città del Sole). “”Ma le facoltà intellettuali dell’ uomo non ancora evoluto sono tanto deboli da non riuscire a rilevare la differenza che corre tra l’ idea e la sua manifestazione nel singolo oggetto; l’ uomo deve vivere molto a lungo, molto osservare, molto riflettere per comprendere che il singolo oggetto non può esprimere tutta l’ idea che si manifesta in una certa misura in esso; la caratteristica dell’ infanzia sta appunto nel fatto che il singolo oggetto sembra perfetto, assai migliore forse di ogni oggetto dello stesso genere. Tutti noi abbiamo creduto che nella grammatica, su cui abbiamo cominciato a studiare, fosse racchiusa tutta la sapienza grammaticale, che non esistesse altra scienza all’ infuori della grammatica su cui abbiamo cominciato a studiare. Il nostro primo maestro ci è sembrato il più grande scienziato del mondo, è stato per noi la “”sapienza stessa””. Così accade in tutti i campi dell’ attività intellettuale (…)””. (pag 36) Aggiunta testo: in introduzione: “”Come scrive Marx nel poscritto alla seconda edizione tedesca del primo volume del Capitale, Cernyscevski, che fu senza dubbio il maggior economista russo, seppe “”magistralmente mostrare la bancarotta dell’economia politica borghese””. Una parte notevole dei suoi scritti di economia politica recò un contributo originale alla elaborazione del pensiero economico premarxista. Così, mentre gli ideologi della borghesia in ascesa avevano criticato le forme economiche del feudalesimo; credendo che l’economia capitalistica fosse la forma definiftiva della produzione sociale, Cernyscevski criticò il feudalesimo da un punto di vista più avanzato, democratico rivoluzionario, giacché, nell’individuare il carattere storico, transitorio del sistema feudale, egli comprese che la stessa sorte sarebbe toccata a quello capitalistico. La sua critica dello sfruttamento feudale si trasformò, insomma, nella critica di ogni forma di sfruttamento””. (pag XXII)”,”LENS-179″
“FRESU Gianni”,”””Il diavolo nell’ampolla””. Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito.”,”FRESU Gianni, nato a Sassari nel 1972, dopo la laurea in scienze politiche all’Università di Cagliari ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Urbino con un lavoro sul filone di pensiero hegelo-marxista nel movimento operaio tra Ottocento e Novecento. E’ tra i fondatori del Centro studi della Sardegna “”Antonio Gramsci”” e della rivista “”Quaderni della Sardegna””.”,”GRAS-069″
“FREUD Sigmund”,”Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”””E’ facile dimostrare che ci sono esempi decisamente graziosi ed efficaci di paragoni che al limite non ci colpiscono come motti di spirito. (…) E non posso trattenermi dal citarne un’ altra che non mi stanco mai di ammirare e dal cui effetto sono sempre colpito. Si tratta della similitudine con cui il Lassalle chiuse una celebre arringa (La Scienza e i Lavoratori): ‘Il fatto di venire imprigionato, se questa fosse la sua fine, non avrebbe un effetto maggiore su un uomo come quello che vi ho descritto, il quale ha preso come perenne monito per la propria vita le parole La Scienza ed i Lavoratori, di quello che avrebbe su un chimico preparato lo scoppio di una storta durante i suoi esperimenti scientifici. Appena l’ interruzione si è esaurita, dopo un breve sguardo accigliato alla ribellione del materiale, egli riprenderà tranquillamente le sue ricerche e le sue fatiche”” (pag 90). “”Il poeta francese J. B. Rousseau scrisse un’ Ode alla Posterità. Voltaire non era dell’ idea che il poema meritasse di sopravvivere, ed osservò scherzosamente: “”Questo poema non arriverà a destinazione””. (pag 76) FREUD, Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”SCIx-143″
“FREUD Sigmund”,”Delirio e sogno nella “”Gradiva””. Istruzione sessuale dei fanciulli. E scritti 1905-1908.”,”””Lei mi ha chiesto di indicarle “”dieci buoni libri””, senza aggiungere spiegazione. Quindi mi lascia non solo la scelta dei libri, ma anche l’ interpretazione della sua richiesta. Essendo abituato a prestare attenzione ai piccoli indizi, dovrò allora affidarmi alla enunciazione con la quale ella ha espresso la sua domanda enigmatica. Lei non ha detto: “”Le dieci opere più belle (della letteratura mondiale)””, nel qual caso sarei stato costretto a rispondere fra tanti altri: Omero, le tragedie di Sofocle, il Faust di Goethe, Amleto e Macbeth di Shakespeare, ecc. Né lei ha detto i “”dieci libri più significativi”” tra i quali sarebbero state comprese delle opere scientifiche quali quelle di Copernico, del vecchio medico Johann Weier sulla credenza delle streghe, La Discendenza dell’ Uomo di Darwin, ed altri. Non mi ha nemmeno chiesto “”i libri preferiti””, tra i quali non avrei dimenticato Il Paradiso Perduto di Milton e Lazarus di Heine. Ritengo quindi che nella sua frase lei abbia particolarmente sottolineato la parola “”buoni””, volendo indicare quei libri che sono per il lettore sullo stesso piano dei “”buoni”” amici, quei libri ai quali si deve parte della propria conoscenza di vita e visione del mondo – quelle opere che è stato piacevole leggere e che si consigliano volentieri agli altri, ma che non ci fanno sentire in modo particolare quel rispetto intimidito, quel sentimento della propria piccolezza di fronte alla loro grandezza. Le indicherò quindi dieci “”buoni”” libri di questo genere che mi sono venuti in mente senza molta riflessione. Multatuli, Lettere e opere. Kipling, Il libro della Giungla. France, Sulla pietra bianca. Zola, Fecondità. Merezhkovsky, Leonardo da Vinci. Keller, La gente di Seldwyla. Meyer, Gli ultimi giorni di Huttens. Macaulay, Saggio. Gomperz, Pensatori greci. Mark Twain, Racconti. (…) (Risposta ad un questionario sulla lettura e sui buoni libri, Freud) (pag 137)”,”SCIx-144″
“FREUD Sigmund”,”Ipnotismo e suggestione. E scritti 1886-1893.”,”Ipnostismo e suggestione. “”Non è il caso che io stia a far notare che in moltissimi casi Bernheim si serve di queste suggestioni indirette, cioè degli incitamenti all’ autosuggestione. Il metodo che egli usa per addormentare, e che descrive in questo libro, è sostanzialmente un procedimento misto, in cui la suggestione apre all’ autosuggestione le porte, che in effetti stanno lentamente aprendosi da sole. Le suggestioni indirette, in cui tutta una serie di anelli intermedi, provenienti dall’ attività della stessa persona sottoposta a suggestione, ricollegano l’ incitamento esterno alla conseguenza, sono sempre fenomeni psichici; ma questi non ricevono tutti dalla coscienza piena luce, che piuttosto cade sulle suggestioni dirette. Infatti noi stiamo molto più attenti alle percezioni esterne che ai processi interiori””. (pag 61)”,”SCIx-187″
“FREUD Sigmund, selezione dei testi a cura di Anna FREUD”,”Los textos fundamentales del psicoanálisis.”,”Sulla morte degli organismi viventi. “”La discussione motivata delle teorie di Weismann non ha prodotto, a mio giudizio, nulla di decisivo. Alcuni autori si sono volti alla posizione di Goethe (1883)(?), che vedeva nella morte una conseguenza diretta della procreazione. Hartmann non caratterizza la morte per l’ apparizione di un “”cadavere””, di una parte morta della sostanza animata, ma la definisce come “”termine della evoluzione individuale””. Secondo questo modo di vedere, anche i protozoi (gli organismi unicellulari, ndr) sono mortali; la morte coincide in essi con la procreazione, ma è celata in essa in un certo modo, dato che tutta la sostanza dell’ animale padre può trasferirsi direttamente ai giovani individui filiali (l.c., pag 29). L’ interesse della ricerca si è diretto in seguito a provare sperimentalmente negli unicellulari l’ affermata immortalità della sostanza viva. Un americano, Woodruff, mise in osservazione un infusorio, in cui gli unicellulari si riproducevano per separazione, e lo studiò, separando ogni volta uno dei prodotti della divisione e sommergendolo in acqua nuova, fino alla generazione 3.029. L’ ultimo discendente del primo infusorio aveva uguale vitalità del primo e non mostrava alcun segno di vecchiaia o degenerazione. Con questo metodo dimostrava sperimentabilmente, dato che queste cifre hanno forza dimostrativa, l’ immortalità dei protozoi. Ma altri ricercatori sono giunti a risultati diversi””. (pag 315-316)”,”SCIx-193″
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi. Esposizione divulgativa in cinque conferenze. (Tit.orig.: Über Psychoanalyse)”,”””Lo studio dei fenomeni ipnotici ci ha ormai familiarizzato con l’ idea, per quanto strano possa apparire a prima vista, che in un unico individuo possono esistere vari raggruppamenti psichici, in grado di mantenersi relativamente indipendenti tra loro, di “”ignorarsi”” a vicenda, i quali possono provocare una “”scissione”” della personalità lungo linee da essi fissate. Casi di questo genere, noti come “”doppia personalità”” (“”doppia coscienza””), qualche volta si manifestano spontaneamente. Ora, se in una tale scissione della personalità la coscienza rimane legata permanentemente a uno dei due stati psichici, quest’ ultimo viene denominato “”stato psichico conscio””, mentre l’ altro prende il nome di stato psichico “”inconscio””.”” (pag 31)”,”SCIx-230″
“FREUD Sigmund”,”Opere. 1899. L’ interpretazione dei sogni.”,”””Ecco la mia risposta: tutto ciò che si trova nei sogni come apparente attività della funzione di giudizio, non va affatto considerato come prestazione mentale del lavoro onirico, ma appartiene al materiale dei pensieri del sogno, donde giunge, come prodotto finito, nel contenuto onirico manifesto.”” (pag 407) “”Ciò avvenne per mezzo dei versi del poeta: (…) (Di rado mi avete compreso, di rado anch’io v’ho compreso, soltanto quando ci incontrammo nel ‘fango’, ci siamo subito compresi!) (1) Heine, Libro dei canti, N° 78 del “”Ritorno”” Ogni analisi potrebbe documentare con esempi quanto siano indispensabili all’interpretazione proprio i tratti più insignificanti del sogno e quanto si diffisca la soluzione del compito, se vi si pone attenzione soltanto tardi””. (pag 469)”,”SCIx-261″
“FREUD Sigmund, a cura di Massimo BALDINI”,”Aforismi e pensieri.”,”Sigmund Freud (1856-1939) è il padre della psicoanalisi. Autore di opere importanti, insegnò all’Università di Vienna dal 1920 al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra dove si era rifugiato con la famiglia. Massimo Baldini ha insegnato nelle università di Siena e Padova, ed è docente di Metodologia delle scienze sociali presso la Luiss di Roma (1994).”,”VARx-165-FV”
“FREUD Sigmund”,”L’io e l’es. (1922)”,”Manca pagina 22, pag 30 illeggibile”,”TEOS-013-FMDP”
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi e vita quotidiana.”,”Contiene tra l’altro: – Il Motto di spirito (Witz) e il suo rapporto con l’inconscio – Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte”,”TEOS-015-FMDP”
“FREUND Julien”,”Sociologia de Max Weber.”,”FREUND Julien è Maitre de Conferences nella facoltà di lettere e scienze umane dell’ Università di Strasburgo. Ha dedicato già all’ epoca dei suoi studi come studente universitario all’ opera di Max WEBER e al suo pensiero sociologico. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla resistenza e finì incarcerato dagli occupanti tedeschi. Il libro ‘Sociologia di Max Weber’ è un frutto maturo delle sue ricerche. “”Qual è, poi, il fondo delle idee che contribuirono a formare lo spirito del capitalismo? Weber lo trova in certi strati protestanti calvinisti (fondamentalmente dei Paesi Bassi), pietisti, metodisti, battisti, la cui condotta di fronte alla vita si caratterizza per un ascetismo che si tende a definire “”con il nome ambiguo di puritanesimo””.”” (pag 183)”,”TEOS-093″
“FREUND Gerald”,”Unholy Alliance. Russian-German Relations from the Treaty of Brest-Litovsk to the Treaty of Berlin.”,”L’alleanza di Rapallo (pag 106-) (cap. V) (c’era una visione ottimistica da parte di Mosca sulla Conferenza di Genova, che durò poco meno di due mesi. Non si erano colte, secondo l’autore, le vere intenzioni dell’Occidente e si era imbevuti di un falso senso di sicurezza di realizzare l’accordo…)”,”RUST-178″
“FREVERT Ute HAUPT Heinz-Gerhard a cura; saggi di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD”,”L’ uomo dell’ Ottocento.”,”I saggi del libro sono di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD. Ute FREVERT insegna storia presso l’ Università di Bielefeld. E’ autrice presso i tipi della Laterza di un saggio comparso nel volume a cura H.G. HAUPT ‘Luoghi quotidiani nella storia d’ Europa (1993). Heinz-Gerhard HAUPT è professore di Storia generale e sociale presso l’ Università di Bielefeld. Per i tipi della Laterza ha pubblicato, oltre all’ opera suddetta, ‘Storia sociale della Francia dal 1789 ad oggi’ (1991).”,”STOS-069″
“FREVILLE Jean”,”Lénine.”,”FREVILLE (Jean) Les Collabos – Nouvelles. Paris, Flammarion, 1946. In-8°; 1feuillet, 233p. + 2ff. Broché, 1er plat bleu vert. 1er plat corné, avec pli blanchi coloré, sinon, bon état. – Prix : 17,00 € Préface de l’auteur, directeur littéraire de l’ “”Humanité”” en 1930: nouvelles pour la plupart “”écrites ou conçues dans la clandestinité””, “”nées du combat””, et présentant “”quelques types”” de ceux qui “”furent légion””, “”rencontrés au hasard de notre bataille secrète””. 1ère édition sur papier ordinaire (après 30 vélin).”,”LEND-132″
“FREVILLE Jean”,”La nuit finit à Tours. Naissance du Parti communiste francais.”,”””L’ economista inglese Hobson consacra, nel 1902, un libro all’ imperialismo. Il marxista austriaco Hilferding fa ne Il Capitale finanziario (1910) il processo alla borghesia monopolistica, generatrice di guerre. Ma Jaures e Hobson si collocano sul terreno del riformismo e del pacifismo; Hilferding mira a conciliare il marxismo e l’ opportunismo. Nessuno dei tre indica i mezzi concreti di lotta, coglie le prospettive storiche reali. Jaures crede che il capitalismo possa “”organizzarsi””, che un’ intesa tra i grandi trusts costituirà un fattore di pace. Hilferding disegna una teoria del “”superimperialismo”” in cui le rivalità tra Stati si indeboliscono nel seno di una vasta intesa””. (pag 28-29)”,”PCFx-036″
“FREVILLE Jean”,”Lenine a Paris.”,”Lenin e il gruppo bolscevico di Parigi. “”I disaccordi, conseguenza della disfatta e del riflusso rivoluzionario, non hanno solo scagliato gli uni contro gli altri bolscevichi e menscevichi: la linea di divisione passa ormai in seno alle frazioni. I bolscevichi hanno visto così ergersi contro la politica di Lenin i rappresentanti del gruppo Vperiod (boicottatori della Duma, otzovisti, ultimatisti, machisti e costruttori di Dio): tra loro si trovano Bogdanov, Lunacharskij, Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski, Schantzer, Krasin, il quale, non abita a Parigi ma a Berlino, dove, è ingegnere presso la Siemens… Questo gruppo ben presto si andrà a dividere in due: il gruppo della “”cultura proletaria””, con Bogdanov e Lunacharskij, e quello di “”marxisti ortodossi”” (Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski). Tutti questi oppositori – salvo Alexinski, avversario irriducibile dei Soviets – con più o meno esitazioni, svolazzamenti, ritardi, finiranno per allinearsi a Lenin quando scoppierà la rivoluzione in Russia””. (pag 123)”,”LEND-293″
“FREY Bruno S. in collaborazione con Alois STUTZER Matthias BENZ Stephan MEIER Simon LUECHINGER Christine BENESCH”,”Happiness. A Revolution in Economics.”,”Bruno S. Frey è professore di economia all’Università di Zurigo.”,”ECOT-002-FP”
“FREY Luigi”,”Il credito e lo sviluppo economico italiano.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-100-FL”
“FREY Luigi”,”Economia italiana e costo del lavoro.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-101-FL”
“FREYMOND Jacques”,”Lénine et l’ impérialisme.”,”””Dopo gli autori inglesi, tedeschi e sovietici, gli americani soprattutto hanno destato interesse su questo tema (l’ imperialismo, ndr) che hanno arricchito di contributi di valore incontestabile. Si pensi in effetti al capitolo che W.L. Langer ha consacrato all’imperialismo nella sua rimarcabile ‘Diplomacy of Imperialism’. Si pensi ancora ai numerosi lavori di Jacob Viner, allo studio che Eugène Staley ha dedicato alle relazioni della guerra e dei finanziatori di fondi privati, all’ opera di Herbert Feis: ‘Europe, the World Banker’, e alle pubblicazioni di E.M. Winslow.”” (pag 7-8) “”Prenons un exemple, celui de l’ annexion du Cameroun à laquelle M. Harry Rudin a consacré une étude minutieuse. Cette annexion a eté, on le sait, désirée et préparée par Adolf Woerman, c’est-à-dire par un homme important sur la place de Hambourg et qui avait des intérêts dans cette partie de l’ Afrique. Adolf Woerman est assez lié avec Bismarck pour correspondre directement avec lui. C’est lui qui insiste auprès du Chancelier afin qu’il prenne des mesures de protection pour le commerce allemand au Cameroun, menacé, estime-t-il, par le traité anglo-portugais relatif aux bouches du Congo.”” (pag 107)”,”TEOC-419″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome I.”,”esemplare di GB “”Mais les débats internes jouent également un rôle capital. “”L’Internationale, écrit Marx dans une lettre à F. Bolte, a été fondée pour mettre à la place des sectes socialistes ou semi-socialistes l’organisation réelle de la classe ouvriére. Les statuts primitifs ainsi que l’Adresse inaugurale montrent cela au premier coup d’oeil. D’autre part, les internationaux ne pourraient se mantenir si la marche de l’histoire n’avait pas déjà pulvérisé le monde des sectes. L’évolution du sectarisme socialiste et celui du véritable mouvement ouvrier vont constamment en sens inverse. Tant que les sectes se justifient (historiquement), la classe ouvriere n’est pas encore mûre pour un mouvement historique indépendant. Dès que celle-ci est arrivée à cette maturité, toutes les sectes sont essentiellement réactionnaires. Cependant, il s’est reproduit dans l’histoire de l’Internationale, ce que l’histoire montre partout. Le périmé cherche toujours à se reconstituer et à se maintenir au sein de la forme nouvelle. “”Et l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes et les tentatives d’amateurs qui tentèrent toujours de se maintenir contre le mouvement réel de la classe ouvrière au sein de l’Internationale elle-même. Cette lutte a été menée dans les congrès, mais bien davantage encore dans les négociations privées du Conseil général avec chaque section en particulier”” (1)””. [Lettre du 28 novembre 1871] [FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR, La Premiere Internationale. Tome I, 1962]”,”INTP-054″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome II.”,”esemplare di GB”,”INTP-055″
“FREYMOND Jacques a cura, scritti e documenti di Boris NICOLAEVSKY Angelica BALABANOFF Marcel BODY Lucien LAURAT M.N. ROY Yves COLLART Boris SOUVARINE Ervin SINKO Branko LAZITCH”,”Contributions a l’histoire du Comintern.”,”Lettere di Souvarine a Trotsky (1929) Dalla lettera di Souvarine a Trotsky (Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929) “”(…) Dans le monde contemporain, il n’y a pas de cerveau encyclopédique capable d’embrasser toutes les questions vitales. La spécialisation, liée à des connaissances générales, devient nécessaire en politique comme dans la production. L’avantage d’une collectivité internationale est justement d’associer des compétences dont l’équivalent n’existe pas dans une seule tête. En certaines circonstances historiques, le critère décisif peut se trouver autrement: la Commune de Paris, la Guerre de 1914, la Révolution russe pouvaient éprouver la qualité d’un communiste de Suède, d’Espagne ou de Hollande. Mais l’histoire du «Comité anglo-russe», les péripéties du «Kuomintang» et les complications de la «Nep» restent très obscures à l’unanimité des communistes des deux hémisphères, sauf à quelques-uns de chaque pays directement intéressé. Quant aux rarissime camarades ayant une vue panoramique du monde et une culture suffisante, et dont vous êtes le type représentatif le plus éminent, ils ont bien des chances de se fourvoyer, comme le demontre précisement votre exemple, ce que j’essaierai d’établir, sur votre insistance. Marx et Engels, dont l’oeuvre résiste à l’usure du temps, et à la morsure de l’érudition bourgeoise, et dont l’envergure grandit à mesure que le recul historique s’accentue, ont vécu en Angleterre et spécialement étudié cette terre classique du capitalisme. Ils y ont observé le développement des classes, en rapport avec l’évolution de la technique, et les conséquences de leurs antagonismes. Pourtant, leurs facultés de prévision se sont peut-être trouvées là en défaut. Lénine, dont même les hommes d’Etat bourgeois reconnaissent le sens politique, le «realisme», et dont nous savons la maîtrise dans l’analyse marxiste et la souplesse tactique, a aussi habité l’Angleterre et s’est permis de prédictions déjouées par les faits. Il croyait à une révolution britannique après la guerre et voyait dans le réseau des ‘shop stewards’ committees’ l’embryon d’un système soviétique. Il a voulu la réunion des divers partis et groupes communistes d’Angleterre et d’Ecosse en une seule section de l’Internationale,et l’on sait ce qui en est résulté, d’autres erreurs aidant. Or vous faites sommation à des gens qui n’ont aucune des qualités de ces maîtres d’avoir à approuver vos vues sur le cours del événements dans l’Empire britannique et sur votre tactique dans une de ses crises. Même si vous aviez raison, ce que le présent et l’avenir montreront, quel sens pourrait avoir la confirmation d’illettrés en la question? Sur la politique économique de l’URSS, les hommes les plus qualifiés de la Révolution se disputent depuis cinq ans, se jettent à la tête statistiques et pourcentages sans rien résoudre: et vous appelez l’assentiment d’on ne sait quels analphabètes pour des thèses dont les signataires ne parviennent pas eux-mêmes à s’entendre sur l’interprétation convenable? Sur la Chine, enfin, de qui pouvez-vous espérer en Europe une confirmation valablement motivée? Ne tentez pas, pour les facilités de votre réplique, de m’attribuer une conception de mandarinat répartissant les fonctions cérébrales entre spécialistes hautement qualifiés. Vous savez fort bien ce que je veux dire. Il ne s’agit pas de théoriser, mais de constater un état de fait. Notre mouvement est désemparé, disloqué, presque partout en miettes. Il est sans têtes, sans cadres, sans masses. Aussi sans information et sans culture. Les publications de nos partis sont maculées par des mercenaires ignares. Restent quelques hommes dispersés qui travaillent pour se mettre «à la page» et n’y réussissent que très relativement. Les petits groupes d’opposition obstinés à vivoter dans la débâcle ne peuvent pas ne pas se ranger à l’opinion du membre le plus ancien ou le plus instruit sans que cela engage vraiment personne. Et le moyen d’encourager le ‘rank and file’ à s’élever n’est pas d’imposer vos dilemmes. En France, je connais deux ou trois camarades à consulter utilement sur l’Angleterre ou la Russie; je n’en connais pas pour la Chine. Et aucun ne se permettra d’ériger son opinion en critère. Dans les autres pays, Russie à part, la situation ne doit pas être meilleure. C’est pourquoi je ne conçois pas de plus mauvaise manière que la vôtre de poser la question des critères en général. Vous ne la traitez pas mieux dans chaque exemple particulier. (…)”” [Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929] [(in) ‘Contributions a l’histoire du Comintern’, Librairie Droz, Gèneve, 1965, pag 158-208] (pag 170-171)”,”INTT-295″
“FREYMOND Jacques”,”La Primera Internacional. I. Congreso de Ginebra, 1866 – Congreso de Lausana, 1867 – Congreso de Bruselas, 1868.”,”Tra i libri citati da Freymond la storia della Prima internazionale di G.M. Steklov o Stekloff, 1928 (l’abbiamo con quest’ultimo nome) Marx interviene in modo indiretto sull’Ait. (pag 30-31) “”Y Marx añade, como conclusión de esta carta (): «Era muy difícil formular nuestra opinión en la redacción, de manera que fuera aceptable por el actual punto de vista del movimiento obrero. Esta misma gente celebrará dentro de unas semanas mitines con Bright y Cobden en pro del sufragio universal. Pasará mucho tiempo antes de que el despertar del movimiento permita la antigua audacia en el lenguaje. Hace falta ser ‘fortiter in re, suaviter in modo”” (43) Así la influencia intelectual de Marx se hace sentir desde los comienzos de la Asociación. En adelante su objetivo será mantenerla y reformarla en el seno del Consejo general [Londres], apoyarse sobre este organismo para difundir su pensamiento, y como él dice, combatir a las sectas. Incluso en el Consejo general, Marx no encontrará más que débiles resistencias. No faltarán las querellas personales. A intervalos Marx tendrá que hacer frente a los ataques y maniobras de los rivales ambiciosos. Encontramos ecos de estas luchas internas en su correspondencia con Engels. (…) En el continente, la situación es diferente. El Consejo general no tiene medios para coordinar directamente la acción de las sesiones y de las sociedades obreras, que en cuantioso número se afilian a la Internacional. Se impone la constitución de federaciones regionales que pueden servir de núcleo de cristalización para las «sectas» y cuya influencia puede contrapesar así la de Consejo general. También aquí, recurrirá Marx a la acción indirecta. No se comprometerá personalmente en los congresos,en los cuales domina a los proudhonianos en los primeros años. Se contenta con intentar orientar los debates. El informe del Consejo general le da la posibilidad de hacer esto, al igual que el establecimiento del programa. «Yo no podía ni quería ir allí (al Congreso de Ginebra), escribe a Kugelmann, pero he redactado el programa de los delegados de Londres. Adrede lo he limitado a los puntos que permiten un acuerdo inmediato y una acción concertada inmediata de los trabajadores, que responden de manera directa a las necesidades de la lucha de clases, a la organización de los trabajadores como clase y les estimulan» (49). Y Marx, después de algunas observaciones cáusticas sobre los parisinos «ignorantes, arrogantes, charlatanes, enfáticos, hinchados,añade que en el informe «les golpeará a lo fino». El intercambio de cartas entre Marx y Engels después del Congreso de Lausana de 1867 también es revelador. Tanto el uno como el otro deploran la torpeza de J.P. Becker, el cual, en su intervención «comienza por derribar nuestro orden del día» (50), dice Marx, pero al cual no hay que tomar en serio, señala Engels, «por sus marrullerías de viejo agitador que aparecen en cuanto no hay alguien que le dirija» (51). En cuanto a los proudhonianos que parecen haber triunfado «gracias a los perezosos suizos franceses», nos reiremos de ellos en el informe general, dice Marx, mientras que Engels señala: «Mientras el Consejo general permanezea en Londres, todas estas resoluciones no son más que papilla para gatos». Ambos se ponen de acuerdo para decir que será preciso organizarse para el Congreso de Bruselas, y servirse de los alemanes y de los ingleses para detener la ola de los proudhonianos (52). La composición de las delegaciones en el Congreso de Bruselas, no corresponderá totalmente a sus esperanzas. Los ingleses y los alemanes no serán tan numerosos como Marx y Engels lo habían querido, mientras que los miembros belgas de la Asociación estarán ampliamente representados. Pero la «ola» proudhoniana se ha detenido. Ya no es necesario levantar un dique. En la votación relativa a la propiedad del suelo trabajable, Tolain está en minoría. Sin embargo, esta primera victoria del colectivismo, todavía no es la del marxismo. En el momento en que los proudhonianos comienzan a perder terreno, Marx ve alzarse en el continente a un adversario más temible que los parisinos tan aborrecidos: Bakunin”” (pag 28-31) [Jacques Freymond, Introduzione] [(in) Jacques Freymond, ‘La Primera Internacional. I.’, Madrid, 1973] [[() Carta citada de 4 de noviembre del 1864. ‘Correspondencia Marx-Engels, t. VIII, pp. 97-98; (43) A lo cual contesta Engels el 7 de noviembre: «Tengo curiosidad por conocer el ‘Mensaje a los obreros’. Debe ser un auténtico golpe de fuerza, a juzgar por lo que me dices de esa gente. Pero está bien que entremos de nuevo en relación con gente que al menos representa a su clase; que, a fin de cuentas, es lo esencial» (Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. VIII, p. 100. N. del T. – «Fortiter in re, suaviter in modo» se traduce por «tener mano izquierda»; (49) Cf. carta del 9 de noviembre de 1866 en las ‘Cartas a Kugelmann’, de Karl Marx (1862-1874). Ediciones Sociales Internacionales, Paris, 1930, páginas 59-61; (50) Carta del 12 de septiembre a Engels, Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. IX, p. 216; (51) Carta del 11 de septiembre a Marx, ibidem, t. IX, p. 212; (52) «Se trata, dice Marx, de llevar la próxima vez a Bruselas veinte ingleses y treinta alemanes», ibidem, p. 216] La battaglia di Marx ed Engels all’interno della Prima internazionale per fermare l’influenza dei proudhoniani”,”INTP-083″
“FREYNET Célestin LAGUILLAUMIE Pierre FÜRSTENAU DIETRICH Theo, a cura di Ettore GELPI”,”Educazione o condizionamento?”,”‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ di T. Dietrich (pag 69) Pavel Petrovic Blonskij e la formazione poliedrica delle giovani generazioni ‘(Blonskij) dopo aver studiato presso la facoltà di storia e filosofia di Kiev a partire dal 1908 insegnò discipline pedagogiche nei licei femminili e alla scuola normale di Mosca. Nel 1913 superò gli esami di insegnante nelle materie umanistiche. Da allora insegnò psicologia e filosofia idealistica presso l’Università di Stato di Mosca prima come lettore, poi, a partire dal 1917, come professore. Condusse, fino alla sua morte, varie ricerche in diversi istituti scientifici. Fra le sue molte opere ricordiamo: ‘Sul programma e l’organizzazione delle scuole primarie’ (Mosca, 1917), ‘Compiti e metodi della nuova scuola primaria’ (Mosca, 1917, II edizione 1918), ‘La scuola del lavoro’ (Mosca, 1919). (…) Blonskij ha tentato di seguire da marxista coerente, il principio enunciato da Marx di «unificazione dell’educazione della produzione materiale» nonché il principio dell’ «educazione politecnica». Per applicare e concretizzare l’idea guida di Marx sul collegamento del lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica (1966) Blonskij vuole, come egli stesso dice, educare «l’operaio di fabbrica formato filosoficamente» nel quadro e nel territorio della Repubblica socialista sovietica e con ciò stesso vegliare sullo sviluppo umano dell’uomo. Per Blonskij, cioè, l’uomo «umano», l’ «uomo pienamente sviluppato» di Marx non può essere educato che partendo dal principio fondamentale enunciato da Marx stesso: collegamento del «lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica». Per questo nel volume II di ‘La scuola del lavoro’ egli si dà come parola d’ordine questo noto passo di ‘Il Capitale’: «Dal sistema delle fabbriche, come è lecito rilevare dettagliatamente dalle opere di Robert Owen, è nato il germe dell’ ‘educazione del futuro’ che per tutti i ragazzi, passata una certà età, legherà ‘il lavoro produttivo’ con l’insegnamento ‘e con la ginnastica, non solo come metodo di crescita della produzione sociale, ma come unico metodo per la produzione di uomini pienamente sviluppati’». Quali misure generali propone Blonskij per la formazione dell’ «uomo pienamente sviluppato»? La domanda potrebbe essere formulata riprendendo ancora l’espressione di Marx: come è possibile giungere ad una «formazione piena» in una giornata di lavoro? Ecco la risposta di Blonskij: «Solo nell’industria il lavoro può diventare, per gli adolescenti, fonte di una educazione intensiva e ampia» (I, 11). Inoltre, al pari di Marx, Blonskij è convinto che ‘solo’ il lavoro nell’industria assicuri una «formazione poliedrica». (…) [T. Dietrich, ‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ (in) ‘Educazione o condizionamento?’, Edizioni Savelli, Roma, 1973, a cura di Ettore Gelpi] ‘Pavel Petrovic Blonskij (1884-1941) è stato uno dei più influenti pedagogisti e psicologi russi del primo Novecento, noto per aver cercato di fondare una pedagogia scientifica di ispirazione marxista. ? Chi era Blonskij? Nato a Kiev, fu inizialmente vicino al movimento social-rivoluzionario, ma dopo la Rivoluzione d’Ottobre aderì al bolscevismo. Insegnò pedagogia e psicologia all’Università di Mosca e fu coinvolto nella riforma dei programmi scolastici sovietici. Fu tra i primi a proporre una psicologia oggettiva e una scuola del lavoro fondata su basi scientifiche e socialiste2. ? Contributi principali “”La scuola del lavoro”” (1919): proponeva un’educazione fondata sul lavoro produttivo, in opposizione ai modelli borghesi. “”Scolari difficili”” (1929): affrontava il tema dell’educazione dei bambini con difficoltà di apprendimento. Sviluppò una teoria della memoria genetica o fásica, in cui la memoria evolve in fasi legate allo sviluppo del linguaggio e del pensiero. ?? Declino e repressione Negli anni ’30, con l’avvento dello stalinismo, molte delle sue idee furono criticate come “pedologiche” e quindi deviate. Dopo il decreto del 1936 contro la pedologia, Blonskij fu emarginato e perse gran parte della sua influenza…’ (f. copilot)”,”GIOx-005-FFS”
“FREYRE Gilberto”,”Maîtres et esclaves. La formation de la société brésilienne. (Tit.orig.: Casa-grande e senzala)”,”FREYRE Gilberto è nato nel 1900 a Recife. E’ stato professore nelle Università di Stanford, Bahia e Buenos Aires. Nativi americani e africani. “”Per McDougall, il fatto che l’ Indiano si contragga più del nero a contatto con la civiltà europea, si opponga al suo dominio con una maggiore resistenza, per alla fine soccombere in questa lotta ineguale, si spiega con questa differenza psicologica. L’ indigeno americano, nettamente introverso, si adatta più difficilmente. Il nero è un estroverso. Il tipo dell’ uomo facile, plastico, adattabile.”” (pag 266-267) “”Si sa che il criterio storico-culturale corregge sovente i criteri biologico o psicologico nella discriminazione dei caratteri etnici. Ora esso ci mostra l’ esistenza, presso gli Amerindi, una incapacità più sociale o tecnica che non psichica o biologica. Benché non si debbano disprezzare le inattitudini psichiche, il fatto importante, è che il nomadismo della vita economica ha reso gli Amerindi incapaci di un lavoro agricolo regolare. Ora varie società africane che ci hanno inviato grandi masse di schiavi, conoscevano già questo lavoro agricolo, come pure l’ allevamento, l’ utilizzazione della carne e del latte del bestiame.”” (pag 267)”,”AMLx-073″
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume primo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-026-FSD”
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume secondo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-027-FSD”
“FREYSSAT Jean-Marie DUPRÉ Michel OLLIVIER François”,”Ce Qu’est l’OCI.”,”Introduction, Notes, Postface, Illustrazioni, Supplément à Critique communiste n. 18/19 décembre 1977, Cahiers Rouge, Nouvelle serie n. 10,”,”FRAP-004-FL”
“FREYSSAT Jean-Marie”,”Front unique ouvrier.”,”Bibliographie, Supplément à Critique Communiste, Cahier Rouge 6,”,”FRAP-005-FL”
“FREZZA Daria”,”Il leader, la folla, la democrazia nel discorso pubblico americano, 1880-1941.”,”La FREZZA insegna Stporia degli Stati Uniti d’ America presso il dipartimento di storia della facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Siena. E’ autrice di un volume su F.D. Roosevelt e l’ opinione pubblica con una scelta dei discorsi del presidente. Ha pubblicato vari saggi.”,”USAS-093″
“FRICKE Dieter a cura; saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER”,”Deutsche Demokraten. Die nichtproletarischen demokratischen Kräfte in der deutschen Geschichte 1830 bis 1945.”,”Fondo Call. Saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER “”Bedeutsam war auch Widerstand der Intelligenz gegen die Umsturzvorlage. Ihre Vertreter fürchteten, daß – wie Albert Schäffle schrieb – der “”freien Forschung, der Freiheit des wissenschaftlichen Vortrags und der wissenschaftlichen Publikation, der schönen Literatur und der Kunst…, soweit sie dem alten Grundbesitze, dem großen Kapital und der Orthodoxie widerwärtig und unbequem sind, der Zaum angelegt werden”” soll. Bedeutende Schriftsteller, Journalisten und Künstler wie Theodor Fontane, Adolf Menzel, Gustav Freytag, Detlef von Liliencron, Friedrich Spielhagen, Paul v. Heyse, Gerhart Hauptmann und selbst Ernst von Wildenbruch protestierten gegen die Vorlage. Die Historiker Karl Lamprecht, Theodor Mommsen, Hans Delbrück und Quidde, die Mediziner und Naturwissenschaftler Rudolf Virchow und Ernst Haeckel und Ökonomen wie Werner Sombart und Adolf Wagner nahmen öffentlich gegen die Vorlage Stellung. Ihnen folgten auch viele Studenten. In Berlin entstand ein Ausschuß zur Bekämpfung der Umsturzvorlage, dem in kurzer Zeit 95 000 Unterschriften für eine Protestresolution zugingen.”” (pag 110)”,”GERS-025″
“FRICKE Dieter”,”Die deutsche Arbeiter-bewegung 1869-1914. Ein Handbuch über ihre Organisation und Tätigkeit im Klassenkampf.”,”””Wenn der Zentralbildungsausschuß die ihm von der Partei übertragenen Aufgaben dennoch in revolutionären Sinne zu lösen vermochte, so war das vor allem das Verdienst der deutschen Linken und das Ergebnis rastlosen Wirkens von vielen Tausenden Funktionären. Dem Organisationsaufbau der Partei entsprechend sich in der Folge lokale Bildungsausschüsse. Sie hatten vor allem die Aufgabe, “”für die Gesamtheit der organisierten Arbeiter an dem betreffenden Orte alle Veranstaltungen belehrenden und künstlerischen Charakters zu arrangieren””. Nach den jährlich vom Zentralbildungsausschuß den Parteitagen vergelegten Berichten betrug ihre Zahl: 1908-1909 281 (124) 1909-10 314 (187) 1910-11 410 (218) 1911-12 575 (266) 1912-13 761 (364) 1913-14 854 (401) (Die Ziffern in den Klammern nennen die Zahl der Bildungsausschüsse, zu denen der Zentralbildungsausschuß Verbindung hatte)”” (pag 490)”,”MGEx-191″
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1897/98-1904.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-017-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1905-1909.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen 1907, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-018-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1910-1914.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-019-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1914-1917.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-020-FL”
“FRICKE Dieter”,”Der Ruhrbergarbeiterstreik von 1905.”,”Vorwort, note, tabelle, Anhang, Benutzte Quellen und Literatur, Personenregister, [Lo sciopero dei minatori della Ruhr del 1905]”,”MGEx-039-FL”
“FRIDENSON Patrick”,”Histoire des usines Renault. 1. Naissance de la grande entreprise, 1898-1939.”,”L’A è nato nel 1944, ex allievo della Ecole Nationale Superieure, agregé di storia, dottore del 3° ciclo di studio, maitre-assistant di storia all’Univ di Paris X- Nanterre, collabora al ‘Mouvement sociale’ e alla ‘Revue d’histoire de la Seconde Guerre mondiale’.”,”FRAE-005″
“FRIDENSON Patrick REYNAUD Bénédicte a cura; saggi di Philippe ASKENAZY Catherine BLOCH-LONDON Jérôme BOURDIEU Alain CHATRIOT Jacques FREYSSINET Eric PEZET Muriel ROGER”,”La France et le temps de travail (1814-2004).”,”FRIDENSON Patrick storico, direttore di studi all’Ecole des Hautes études en sciences sociales (EHESS). REYNAUD Bénédicte economista, direttrice di ricerca al CNRS. “”On observe ce même recours à l’expertise médicale sur la “”question sociale”” dans d’autre pays. En Belgique, en Angleterre, par exemple, des rapports sur le travail des enfants sont effectués dans les différentes Académies de médicine. En Belgique, l”Enquête sur la condition des classes ouvrières et sur le travail des enfants’ (88) est effectuée pour le compte du ministère de l’Intérieur par des membres de l’Académie royale de médecine (1848). La durée excessive du travail des enfants est dénoncée: impossibilité de bénéficier d’une scolarisation “”normale””; difficulté de suivre avec profit les cours à l’école le soir, en raison de leur épuisement; risque lié à la sécurité des enfants qui sont de ce fait dehors le soir. L’Académie royale de médecine de Belgique note que “”les écoles du soir présentent, surtout en hiver, des grands inconvénients sous le rapport des moeurs”” (89). En Angleterre, les rapports de la ‘Children Employment Commission’, dont le premier date de 1829, seront très utilisés par Marx (90), pour dénoncer l’exploitation des enfants”” (pag 45) [Patrick Fridenson Bénédicte Reynaud, a cura, La France et le temps de travail (1814-2004), 2004] [(88) Cité par Marcel Lecoq, ‘Vers la journée de huit heures’, Paris, Marcel Rivière, 1906, p. 45-48; (89) Ibid., p. 47; (90) Cf,. Karl Marx, ‘Le Capital’, op. cit.. Annexe VIII, p. 1309 et suiv.]”,”MFRx-363″
“FRIDENSON Patrick, a cura, saggi di BECKER Jean Jacques BERNSTEIN Serge DUBESSET Mathilde FRIDENSON Patrick HARDACH Gerd HATRY Gilbert HENNEBICQUE Alain KÖLL Louis LAUX James M. PAXTON Robert O. THEBAUD Françoise VINCENT Catherine”,”1914-1918. L’autre front.”,”[Dal momento del passaggio dalla guerra di movimento alla guerra di posizione e di materiali, nel corso dell’inverno 1914-1915, il consumo di materiale da parte degli eserciti contrapposti divenne enorme. Solo la carenza di manodopera e di materie prime limitarono l’espansione della produzione di armamenti; ‘La mobilisation effectuée au cours des premières journées d’août montre le peu d’importance qu’on accordait à l’industrie de l’armement. A la mobilisation, seul 11.000 ouvriers professionnels astreints aux obligations militaires furent dispensés du service armé, dont 7.600 au profit des fabriques d’armes et de munitions de l’Etat. Les usines d’armement publiques et privées occupaient au total 45.000 à 50.000 ouvriers. A la suite de la mobilisation, le nombre de leurs ouvriers baissa: au Creusot, par exemple, il tomba d’environ 12.000 à 6.600. La bataille de la Marne (6-9 septembre 1914) avait encore été faite et gagnée avec le programme d’armement limité de la période d’avant-guerre. Mais il apparut que, déjà au cours de cette première phase de la guerre de mouvement , la consommation de matériel dépassait de loin les prévisions faites en temps de paix. (…) L’augmentation del la production au cours de la première année de mobilisation industrielle fut considérable, et pourtant elle était en retard sur la domande. Depuis le passage à la guerre de position et de matériel, au cours de l’hiver 1914-1915 la consommation de matériel par les armées devint énorme; chaque avance d’une des parties provoqua des efforts d’armement de l’autre partie. Seule la pénurie de main-d’oeuvre et de matières premières limita l’expansion de la production d’armement’ (pag 83-84), (in) Gerd Hardach, ‘La mobilisation industrielle en 1914-1918: production, planification et idéologie’ (pag 81-109)]”,”QMIP-253″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”””Attualmente l’ economia tedesca si trova con circa duemila Cartelli, con numerosi Trusts e monopoli, in una crisi capitalistica dell’ economia mondiale. Solo ora appare chiaro che l’ economia tedesca si è vincolata, e in grande misura. Lo Stato, la società, quale rappresetante dell’ anonima massa dei consumatori, dovette già da lungo tempo interessarsi all’ economia cartellistica. Ma lo Stato se ne interessò fiaccamente, legato come è ai partiti. Il “”tribunale dei Cartelli”” esercita un controllo uasi solo nominale: ma il fatto della sua esistenza basta a stabilire il principio che lo Sato non ha solo diritti ma anche doveri. Nella odierna economia vincolata, l’ imprenditore, nonostante la crisi, tiene fermi, in virtù dei sindacati, i salari, e la crisi (che, in sé, è capitalistica e dovrebbe trovare il suo sfogo nel ribasso dei prezzi e dei salari) si crea una via d’ uscita nell’ aumento delle merci giacenti invendute nei magazzini, nelle limitazioni di lavoro nelle aziende, e nella disoccupazione operaia. Lo Stato appoggia l’ uno e l’ altro: l’ imprenditore con dazi doganali, sovvenzioni, credito a buon mercato, commesse statali, – l’ operaio con sussidi di disoccupazione.”” (pag 207)”,”ECOI-189″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”Penultimo capitolo: ‘Il crollo’ (pag 175-258) Ultimo capitolo: ‘La decomposizione dell’economia mondiale’ (pag 259-344) ‘La Germania fu spinta dal Trattato di Versailles nel gruppo dei grandi Stati debitori, e oggi, anche senza l’onere delle riparazioni, è così schiacciata dai debiti che è ridotta a far parte del rimanente territorio di contadini dell’Europa centrale, sovraccarico di debiti. Se si includono le riparazioni, la Germania si trova al livello semi-coloniale dell’America del sud o dell’Australia. Perciò, alla Germania, come al paese che fu più esposto alle irradiazioni dello spirito occidentale, spetterà il compito principale, e forse la direzione, nei prossimi dibattiti e compromessi della politica mondiale: o per lo meno le spetterà la funzione di dare l’impronta spirituale decisiva alla cupa, irrazionale volontà del mondo in rivolta”” (pag 342-343)”,”ECOI-001-FB”
“FRIED Johannes”,”Aufstieg aus dem Untergang. Apokalyptisches Denken und die Entstehung der modernen Naturwissenschaft im Mittelalter. [Risorgere dalla caduta. Il pensiero apocalittico e l’emergere della moderna scienza naturale nel Medioevo]”,”Johannes Fried è Professore di Storia medievale all’Università di Francoforte. Ha pubblicato pure ‘Der Weg in die Geschichte’ (La strada nella storia).”,”SCIx-006-FSD”
“FRIEDAN Betty”,”La mistica della femminilità. Il libro del movimento per la liberazione della donna americana: una denuncia dell’ oppressione ideologica, della scuola dell’ autodisprezzo, del lavoro senza futuro, dell’ imbonimento sessuale, della casa-confino.”,”FRIEDAN Betty allieva di Koffka, uno dei fondatori della psicologia della Gestalt. Nel 1966 ha fondato la NOW. “”Ho trovato ovunque i segni di questi fenomeni. Secondo Kinsey non c’è stato alcun aumento, negli ultimi decenni, dell’ attività sessuale reale. Ma nell’ ultimo decennio s’è invece visto un enorme aumento dell’ interesse per il sesso e delle fantasie sessuali.”” (pag 249) “”Il ruolo esercitato dalla madre nell’ omosessualità è stato precisato da Freud e dagli psicanalisti. Ma la madre il cui figlio diventa omosessuale non è di solito la donna “”emancipata”” che concorre con gli uomini nel mondo, ma proprio l’ incarnazione della mistica della femminilità: una donna che vive attraverso il figlio, la cui femminilità viene impiegata nella virtuale seduzione del figlio, che lega il figlio a sé in modo talmente esagerato che egli non riesce mai a maturare al punto da poter amare una donna, e molto spesso non riesce ad affrontare da adulto la propria vita.”” (pag 264-265)”,”DONx-024″
“FRIEDEN Jeffry A.”,”Capitalismo Global. El trasfondo económico de la historia del siglo XX.”,”FRIEDEN Jeffry A. professore presso l’Università di Harvard. E’ autore di ‘Banking on the World: The Politics of American International Finance’ (1987) e di ‘Debt, Development and Democracy: Modern Political Economy and Latin America, 1965-1985’ (1991).”,”ECOI-330″
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Life and Work in Russia’s Donbass, 1869-1924. Vol. I.”,”In 1870 the Welsh ironmaster John James Hughes left his successful career in England and settled in the barren and underpopulated Donbass region of the Ukrainian steppe to found the town of Iuzovka and build a large steel plant and coal mine. Theodore Friedgut tells the remarkable story of the subsequent economic and social development of the Donbass, an area that grew to supply seventy percent of the Russian Empire’s coal and iron by World War I. This first volume of a planned two-volume study focuses on the social and economic development of the Donbass, while the second volume will be devoted to political analysis. Friedgut offers a fascinating picture of the heterogeneous population of these frontier settlements. Company-owned Iuzovka, for instance, was inhabited by British bosses, Jewish artisans and merchants, and Russian peasant migrants serving as industrial workers. All of these were surrounded by Ukrainian peasants resentful of the intrusive new ways of industrial life. A further contrast was that between relatively settled, skilled factory workers and a more volatile and migratory population of miners. By examining these varied groups, the author reveals the contest between Russia’s industrial revolution and the striving for political revolution. Theodore H. Friedgut is Associate Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-047-FL”
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Politics and Revolution in Russia’s. Donbass, 1869-1924. Vol. II.”,”Theodore H. Friedgut is Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-048-FL”
“FRIEDL Berthold C.; LENIN V.I.”,”Les fondements théoriques de la guerre et de la paix en URSS. Suivi du Cahier de Lénine sur Clausewitz.”,”FRIEDL Berthold C. dottore dell’ Università di Parigi, ex professore di lingue e civilizzazione russa sezione dell’ esercito (A.S.T.P.), università del Missouri, USA, chargé de mission presso l’ esercito americano. La seconda parte del volume: Il quaderno Lenin su Clausewitz. Capitolo 1. Osservazioni a proposito del quaderno di Lenin su Clausewitz. Capitolo 2. Leninskaya Tetradka (Quaderno di Lenin n° 18674 degli Archivi dell’ Istituto Lenin di Mosca) (Testi scelti e annotati da Lenin del libro di Clausewitz: “”Della guerra e la condotta della guerra””). Capitolo 3. Note esplicative (pag 39-90) La terza parte contiene il capitolo ‘Lenin capo militare’ e ‘La strategia militare di Lenin nel periodo 1918-1920′ Sul rapporto di forza. “”Nell’ arte militare, non bisogna contare esclusivamente sui mezzi di combattimento; ciò che importa è di utilizzarli abilmente; Lenin ha fatto degli estratti di due capitoli: del terzo: “”Rapporto delle forze””, e del quarto: “”Proporzione delle armi””. Nel primo, Clausewitz diceva che nella nostra epoca la superiorità numerica prende un’ importanza sempre più grande. Nella storia moderna è difficile trovare una vittoria su forze doppie dell’ avversario, come avveniva nell’ antichità. Gli eserciti europei contemporanei sono assolutamente comparabili tra loro per equipaggiamento, armamento e istruzione. Secondo Clausewitz, non bisogna assolutamente concludere che è impossibile condurre la guerra con un’ armata notevolmente più debole di quella del nemico. La guerra è possibile in tutti i rapporti di forza.”” (pag 83, nota 11) Stalin stratega. “”Lenin si dedica subito alla difesa di Tzaritzyn- oggi Stalingrado. Ordina al Consiglio Militare Rivoluzionario della decima Armata Rossa, di cui facevano parte Stalin e Voroscilov, di tenere a tutti i costi Tzaritzyn. I difensori di questa regione non conoscevano molto bene le ragioni degli ordini di Lenin. Se Tzaritzyn fosse caduta nel corso del secondo semestre del 1918, la Rivoluzione di novembre avrebbe perduto non soltanto un grande centro industriale, ma anche un bastione di estrema importanza strategica, sotto forma di una regione fortificata che serviva a impedire alle forze della controrivoluzione cosacca del Sud (Don, Kuban, Astrakan) di effettuare la ricongiunzione con quelle della controrivoluzione della regione Orenburg-Urali. Con Tzaritzyn nelle mani dei rossi, le forze armate dei nemici dei Soviet all’ est e a sud non avrebbero mai potuto raggrupparsi strategicamente per formare un solo fronte. Scontri estremamente sanguinosi a settembre, ottobre e novembre 1918 terminarono con la vittoria completa della decima Armata Rossa allora comandata da Stalin e dagli altri membri del Consiglio Militare Rivoluzionario. Il ruolo di stratega di Stalin a Tzaritzyn fa già parte degli studi militari classici””. (pag 100-101)”,”LENS-164″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich.”,”Crisi internazionale 1939, vittorie del Reich, inizio nuovo ordine europeo, attacco tedesco alla Russia, entrata in guerra degli USA, fase iniziale sterminio ebrei, ‘soluzione finale’, il Vaticano e la politica anti-religiosa del Reich (1942-43), deportazione ebrei di Roma ed Ungheria, evoluzione situazione internazionale. Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul F. ha studiato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945.”,”RELC-006″
“FRIEDLÄNDER Paul e altri; redattore responsabile Gerhart EISLER”,”Kommunismus. Zeitschrift der Kommunistischen Internationale.”,”Temi affrontati: – Guerra russo-polacca. – Il governo dei tecnici. – La partecipazione alle elezioni per il parlamento. – Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (1). (1) osservazioni sul libro di “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto BAUER scritte da Jurij ORLOW – La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia. – Panorama internazionale. Articoli sulla Guerra russo-polacca, Il governo dei tecnici, La partecipazione alle elezioni per il parlamento, La Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (osservazioni di Jurij Orlow sul libro “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto Bauer, La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia (…)”””,”INTT-002″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich. Documenti.”,”Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul FRIEDLÄNDER ha studiato all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’ Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945. La S. Sede e la politica antireligiosa del Reich (1942-1943). “”Quando inizia la campagna di Russia, Hitler, volendo probabilmente evitare contrasti interni, dà ordine di sospendere la confisca dei beni ecclesiastici. Il 7 luglio 1941, il segretario del partito, Bormann, invia a tutti i Gauleiter la seguente circolare: ‘Il Führer ha ordinato: A partire da oggi qualsiasi confisca dei beni delle chiese e dei monasteri deve cessare. I Gauleiter non devono in nessun caso prendere misure indipendenti, anche quando lo impongono circostanze speciali, sulla base delle leggi vigenti. Qualora un Gauleiter ritiene che sia necessaria un’ azione da parte sua, dovrà innanzitutto informarne, tramite mio, il Führer.”” (…) (L’ affare russo) ‘rappresentava un terreno su cui era possibile un riavvicinamento fra la Chiesa cattolica e il Reich; la Chiesa era un nemico giurato del boscevismo e per quanto riguardava la guerra contro il bolscevismo gli interessi della Germania e di Roma erano affini’ (Tel. di Bergen a Berlino).”” (pag 140)”,”GERN-107″
“FRIEDLANDER Saul”,”Hitler et les Etats Unis, 1939-1941.”,”Dello stesso autore: ‘Pie XII et le III° Reich’ e ‘La politique étrangere du III° Reich’. Valutazione del fattore americano nel 1939. (pag 46) “”Les leaders du Reich sont persuadés que, malgré l’attitude de Roosevelt envers l’Allemagne, l’Amérique n’interviendra pas dans le conflit tel qu’on l’envisage. Cette proposition leur paraît apparemment tallement évidente que le facteur américain ne mérite mêmepas d’être évoqué. C’est à découvrir les raisons probables de cette attitude qu’il faut nous attacher maintenant. Hitler semble convaincu que si une guerre éclate à cause de la Pologne, elle sera brève. Le Führer envisage trois possibilités: la destruction d’une Pologne militairement isolée, (…) une intervention de la Grande-Bretagne et de la France qui n’aurait d’autre but que de sauver la face (…); une intervention effective des puissances occidentales que les armées du Reich acculeraient rapidement à la défaite, grâce à la supériorité momentanée des préparatifs allemands.”” (pag 47) FRIEDLANDER Saul è nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, esce primo del suo corso all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris nel 1955, dottore in scienze politiche dell’ Università di Ginevra. E’ stato poi professore di storia contemporanea all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes internationales a Ginevra.”,”QMIS-109″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Il dibattito storiografico sull’antisemitismo nazista e lo sterminio degli ebrei d’Europa.”,”FRIEDLÄNDER Saul “”La politica dei nazisti verso gli ebrei poté beneficiare di un “”terreno libero””, poiché non ci fu grande opposizione, una controffensiva proveniente sia dall’Europa occupata, sia dall’esterno. Non si può più oggi parlare dell’ignoranza dei governi o delle istituzioni che avrebbero potuto agire o tentare di agire: le informazioni erano precise, dal 1942. La passività generale, così come la collaborazione di talune amministrazioni d’Europa occupata con la politica dei nazisti si spiegano certamente con l’antisemitismo di taluni ambienti, ma anche, come nel caso dell’opinione pubblica tedesca, con una indifferenza della grande maggioranza della popolazione per la sorte degli ebrei”” (pag 421)”,”STOx-269″
“FRIEDLANDER Henry”,”Le origini del genocidio nazista.”,”Henry Friedlander, nato a Berlino nel 1930, fu internato durante la seconda guerra mondiale in vari lager, fra cui Auschwitz. Emigrò negli Stati Uniti nel 1947. È stato professore di storia del dipartimento di studi ebraici del Brooklyn College della City University di New York. È autore di ‘The Olocaust: Ideology, Bureaucracy and Genocide’. “”Due esempi, uno per gli zingari e uno per gli ebrei ed entrambi concernenti bambini, testimoniano la determinazione dei burocrati e degli scienziati tedeschi a distruggere tutti i membri delle razze aliene. Sin dalla fine degli anni Trenta, gli enti governativi responsabili dell’assistenza pubblica dei bambini avevano cercato di ostracizzare, o almeno, isolare, i bambini ebrei e zingari. Questi bambini erano minorenni posti sotto tutela dello stato da tribunali o enti governativi. Le ragioni della loro tutela, a volte fabbricate, erano, tra le altre, la delinquenza giovanile, l’impossibilità per un singolo genitore di occuparsi del figlio, o la reclusione dei genitori in un campo di concentramento. (…) Non conosciamo l’esatto numero dei ragazzi ebrei trasferiti a Hadamar durante il 1943 e il 1944, ma sappiamo che per lo più erano sani e che vennero spediti nel centro di uccisione solo perchè erano ibridi ebrei. Poiché le linee guida sulla deportazione esentavano tali ragazzi, la burocrazia dell’ RMdl, e non dell’RSHA, decise di distruggere almeno qui ragazzi ibridi ebrei sui quali esercitava il proprio controllo in quanto posti sotto la tutela dello stato. Ad Hadamar questi ragazzi sani vennero uccisi con delle iniezioni. Abbiamo visto finora, come si ripresenti continuamente il collegamento tra le operazioni di uccisione contro i disabili, gli ebrei e gli zingari. Le interpretazioni sulle tre operazioni sono mutate negli anni. All’epoca, l’omicidio dei disabili scatenò una forte opposizione, mentre l’omicidio degli ebrei e ancor più degli zingari non suscitò reazioni nell’opinione pubblica. Dopo la guerra, tuttavia, l’interesse pubblico si è concentrato sull’omicidio degli ebrei, mentre si è prestata poca attenzione all’omicidio dei disabili e degli zingari fino a tempi recenti. Ma non si può spiegare nessuna di queste operazioni di sterminio senza spiegarne le altre. Il genocidio nazista scaturisce dalla somma di tutte e tre. Il collegamento tra le tre operazioni di sterminio fu, come abbiamo visto, di natura ideologica, basato sulla credenza nell’ineguaglianza umana e sulla volontà di ripulire il patrimonio genetico della nazione tedesca. Vi fu, però, anche un collegamento dovuto alla collaborazione tra differenti segmenti della burocrazia. Sebbene fosse la KdF a dirigere le uccisioni per eutanasia in collaborazione con l’RMdI, le SS e la polizia fornirono il supporto logistico senza assumersi responsabilità dirette. Le SS fornirono aiuto tecnico e personale di rango inferiore nel Reich, oltre alle unità che commisero gli omicidi ai confini orientali della Germania. Ma la collaborazione si spinse oltre. L’opera dei burocrati della sanità e della polizia, per esempio, si combinò per prendere in trappola individui che altrimenti sarebbero forse riusciti a sfuggire. Così ad esempio, le SS si assicurarono che il dipartimento della sanità cittadino obbligasse Maria Wlach, una vagabonda mezzo cieca che aveva il marito in campo di concentramento, a farsi ricoverare presso l’ospedale Am Steinhof. La Wlach era sposata con un ebreo”” (pag 414-417) Uccisione di ragazzi ebrei sani con iniezioni (pag 416)”,”GERN-203″
“FRIEDMAN Milton SCHWARTZ Anna Jacobson”,”Il Dollaro. Storia monetaria degli Stati Uniti (1867-1960).”,”””In controversie come queste l’ esperienza dimostra l’ impossibilità di apprendere alcunché dai fatti finché essi non siano esaminati e intepretati dalla ragione; ed insegna che il più incauto e insidioso dei teorici è colui che proclama di lasciare che fatti e cifre parlino da soli e pone fra le quinte la parte da lui giocata, forse incosciamente, nello scegliere e articolare fatti e cifre medesimi e nell’ insinuare la tesi del “”post hoc ergo propter hoc”” (Alfred Marshall).”,”USAE-023″
“FRIEDMAN Gerald”,”State-Making and Labor Movements. France and the United States, 1876-1914.”,”FRIEDMAN Gerald è Associate Professor of Economics all’ Università del Massachusetts, Amherst. E’ autore di articoli sul tema della labor history, della storia economica e della storia della schiavitù in America.”,”MUSx-128″
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose”,”Liberi di scegliere.”,”Milton FRIEDMAN è nato a Brooklyn nel 1912. DOcente all’ Università di Chicago, titolare dinuna rubrica su Newsweek nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’ economia. E’ il più noto esponente della “”scuola”” monetarista. “”L’ errore di supporre che il comportamento degli organismi sociali possa essere modellato a piacere è diffusissimo. E’ l’ errore fondamentale della maggior parte dei cosiddetti riformatori. Ciò spiega perché così spesso costoro siano inclini a pensare che la colpa è dell’ uomo e non del “”sistema””; che il modo di risolvere i problemi è “”fare piazza pulita dei mascalzoni”” e porre persone beneintenzionate nei posti di responsabilità. Ciò spiega perché le loro riforme, quando sembrano realizzate, finiscono spesso per snaturarsi”” (pag 211)”,”USAE-030″
“FRIEDMAN Alan”,”Ce la farà il capitalismo italiano?”,”FRIEDMAN Alan è stato corrispondente del Financial Times a Milano. “”Negli anni di Prodi l’ IRI ha poi privatizzato una trentina di aziende, tra le quali l’ Alfa Romeo. Nonostante tutte le polemiche; nonostante tutti i dubbi che si possono avere sull’ intensità della campagna di lobby contro la Ford o sul pagamento da parte della Fiat, che comincerà solo nel 1993, e in cinque tranches; nonostante l’ ordine della CEE nei confronti di Finmeccanica, che deve restituire 615 miliardi di aiuti illeciti all’ Alfa, non si può negare che la privatizzazione della gloriosa azienda automobilistica sia un’ operazione storica per l’ industria di Stato””. (pag 91)”,”ITAE-158″
“FRIEDMAN Milton JACOBSON SCHWARTZ Anna”,”The Great Contraction, 1929-1933.”,”FRIEDMAN Milton (1912-2006) premio nobel economia 1976. Senior Research Fellow Hoover University. Anna JACOBSON SCHWARTZ research associate National Bureau of Economic Reserach.”,”ECOI-277″
“FRIEDMAN Milton, a cura di Armando MASSARENTI”,”Milton Friedman. I grandi della scienza.”,”FRIEDMAN Milton “”All’inizio del 1937, Friedman è a New York per entrare a far parte del famoso gruppo di ricerca del ‘National Bureau of Economic Research’ diretto da Simon Kuznets, futuro premio Nobel nel 1971. Il gruppo, nato su iniziativa di Wesley Mitchell, svolge un’attività di fondamentale imporanza nella definizione delle politiche governative fornendo dati accurati sull’andamento del prodotto interno lordo e sulle stime di crescita: si tratta di un’impostazione fondalmentalmente centralista, e infatti Friedman ammetterà che in quel periodo il suo approccio all’economia era di stampa prettamente keynesiano. Nel 1940, Friedman ottiene una cattedra come ‘Visiting professor’ di finanza pubblica presso l’Università del Wisconsin a Madison e lascia perciò Washington per fare ritorno nella regione dei Grandi Laghi. “” (pag 19-21)”,”ECOT-222″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. Gli USA sostengono militarmente Saddam, ora amico, ma che più tardi diventerà un ‘simbolo del male’ da abbattere. “”E in effetti Cardoen era uno strumento importante, anche se lontano, per gli sforzi compiuti in segreto da Washington per assistere Saddam Hussein senza darlo a vedere; e la CIA sapeva che si serviva di tecnologie militari americane per le sue bombe a grappolo. Nel 1986 Robert Gates, un protetto di Casey che era allora vicedirettore per l’Intelligence, s’interessò personalmente del flusso di armi dal Cile all’Iraq. Gates aveva già svolto il compito di sovraintendere alla preparazione delle informazioni americane da trasmettere ai militari iracheni. Sebbene il Consiglio per la Sicurezza Nazionale avesse autorizzato questa trasmissione, nell’estate del 1986 Gates approvò un ampliamento di questo servizio che travalicava le direttive della Casa Bianca. L’autorizzazione formale per il materiale che veniva comunicato a Baghdad arrivò solo nell’ottobre 1986, diversi mesi dopo il fatto. Più tardi Gates ammise il suo coinvolgimento personale, anche se sostenne: “”Non cercavamo d’influenzare il comporatamento degli iracheni, ma di accrescere la loro capacità di proseguire la guerra””. La spiegazione non cambiava il fatto che secondo le leggi degli Stati Uniti il suo coinvolgimento poteva essere interpretato come un’azione clandestina che avrebbe dovuto essere segnalata all’apposita commissione di controllo del Congresso””. (pag 101)”,”USAQ-078″
“FRIEDMAN Lawrence M.”,”Il sistema giuridico nella prospettiva delle scienze sociali.”,”FRIEDMAN Lawrence M., nato nel 1930, ha fatto parte del corpo docente di varie facoltà giuridiche per giungere alla Stanford University.”,”DIRx-039″
“FRIEDMAN Alan”,”My Way. Berlusconi si racconta a Friedman.”,”Alan Friedman giornalista americano ha scelto di vivere in Italia. E’ stato corrispondente del Financial Times, caporedattore economico dell’International Herald Tribune. Oggi è editorialista del Corriere della Sera. Scrittore e conduttore televisivo.”,”BIOx-328″
“FRIEDMAN Alan”,”Il bivio. L’Italia a metà strada tra crisi e transizione.”,”Alan Friedman nato a New York nel 1956, è stato dal 1979 al 1993 corrispodente del Financial Times prima da Londra, poi da Milano e da New York.”,”ITAE-379″
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di A.J. SCHWARTZ”,”Metodo, consumo e moneta.”,”FRIEDMAN Milton Friedman è nato a New York nel 1912. Ha insegnato e svolto attività di ricerca nella University di Chicago. Nel 1979 è diventato Senior Fellow presso la Hoover Institution di Stanford. Nel 1967 è stato Presidente della American Economic Association. Nel 1976 ha ricevuto il Premio Nobel per l’economia. Contiene il capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330) “”Il collasso monetario intervenuto tra il 1930 e il 1933 mutò profondamente il quadro. Esso generò una caduta del rapporto tra depositi e riserve dal suo livello particolarmente elevato per tutto il 1929 ad un livello, un decennio più tardi, non di molto superiore al livello dell’inizio delle nostre cifre nel 1867. L’esperienza del 1930-1933 condusse le banche a non ricorrere al Federal Reserve System per quanto riguarda la liquidità; ci vollero circa tre anni per aggiustare le loro riserve al mutamento associato alle loro preferenze di liquidità. Aumenti successivi degli obblighi di riserva nel 1936-1937 produssero un altro mutamento delle loro preferenze; e nuovamente ciò richiese alle banche altri tre anni per riaggiustarsi. Da allora il rapporto tra depositi e riserve aumentò, poiché il ruolo della sicurezza dei depositi nell’eliminare il pericolo della corsa alle banche venne riconosciuto e furono eliminati gli effetti delle esperienze precedenti”” (pag 309-310); “”I due aumenti principali della quantità di moneta, nel corso della prima guerra mondiale e della seconda guerra mondiale, sono approssimativamente chiari nella stessa misura. Nel primo stadio di entrambe le guerre, l’aumento riflesse un afflusso di oro verso gli Stati Uniti, in quanto le nazioni belligeranti usavano le risorse prontamente mobilitabili per effettuare acquisti di materiale bellico presso gli Stati Uniti. Gli afflussi di oro non erano il prodotto di cambiamenti contemporanei dell’attività economica all’interno di questo paese o all’estero, come erano stati i flussi di oro negli anni precedenti al 1914. Essi erano la conseguenza dello scoppio delle due guerre e delle deliberate decisioni politiche dei paesi coinvolti nel conflitto. Negli stadi finali di entrambe le guerre, l’aumento fu il riflesso delle decisioni politiche delle autorità degli Stati Uniti relative al finanziamento delle spese di guerra”” (pag 311) [dal capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330)]”,”ECOT-382″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. “”Bill Clinton, cui gli strateghi della sua campagna elettorale consigliavano di puntare soprattutto sulla situazione economica, lasciava quasi sempre ad Al Gore il compito di fare commenti sull’ Iraqgate. Ma la sera di lunedì 19 ottobre, durante l’ultimo dei tre dibattiti presidenziali teletrasmessi, Ross Perot, uno degli altri candidati, trascinò allo scoperto la questione dell’ Iraqgate”” (pag 417)”,”USAQ-008-FV”
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose D.”,”La tirannia dello Status Quo.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-252-FL”
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di Rose D. FRIEDMAN”,”Capitalismo e libertà.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-253-FL”
“FRIEDMAN Michael, a cura di Massimo MUGNAI”,”La filosofia al bivio. Carnap, Cassirer, Heidegger.”,”Michael Friedman insegna Storia e Filosofia della scienza all’Università dell’Indiana.”,”FILx-159-FL”
“FRIEDMANN Georges”,”7 etudes sur l’ homme et la technique. Le pourquoi et le pour quoi de notre civilisation technicienne.”,”FRIEDMANN Georges è nato a Parigi nel 1902 e ha studiato all’ Ecole Normale superieure e e successivamente insegnato filosofia nei licei. Ha studiato il problema del lavoro. Nel 1945 è stato nominato nspectuer generale dell’ Enseignment technique e poi professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, all’ Institut d’ Etudes Politiques, e nel 1956 P dell’ Associazione Internazionale di Sociologia.”,”TEOS-060″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale. Il progresso tecnico e l’ uomo contemporaneo.”,”Georges Sorel, in una pagina penetrante, osservava già che l’ “”officina moderna è un campo sperimentale che sollecita continuamente alla ricerca scientifica l’ operaio””. Bisogna reagire alla routine, aver sempre aperto l’ occhio alle difficoltà e ai rinnovamenti tecnici. L’ invenzione è la grande molla dell’ industria moderna. I rapporti fra laboratorio e fabbrica devono essere intimi. “”Tutta la nostra civiltà è una fisica, qualunque operaio è un fisico””, osservava Albert Thierry. Ed era ancora lui ad attribuire all’ insegnamento professionale “”la missione…di ristabilire nel cittadino la pienezza umana distrutta dalla specializzazione e dalla macchina””. (pag 254)”,”CONx-107″
“FRIEDMANN Georges”,”Dalla Santa Russia all’ URSS.”,”Caso Pokrovsky (pag 157) “”Ben inteso, ogni caso particolare meriterebbe un’analisi tecnica speciale: è certo che spesso all’ aumento del rendimento ha contribuito l’ attrezzatura moderna di cui cominciano a munirsi le migliori aziende sovietiche; ma, nell’ insieme, le norme non sono così elevate come quelle, ad esempio, delle imprese corrispondenti della Germania o degli Stati Uniti, ed anche di molte fabbriche inglesi e francesi. Un tecnico, vecchio membro del Partito, che ha lungamente vissuto in Francia, ritiene che i rendimenti degli stakanovisti medi siano di circa la metà o due terzi di quelli dei buoni operai delle imprese occidentali ben organizzate, e questo suo giudizio, con qualche variante in un senso o nell’ altro, mi è stato confermato da tutti coloro che hanno voluto parlarmi a cuore aperto di questi problemi. Ecco perché in tante branche gli operai oltrepassano così facilmente le vecchie norme e giungono al 150 e talvolta al 200 o 300%.”” (pag 108-109)”,”RUSU-188″
“FRIEDMANN Georges”,”Où va le travail humain?”,”FRIEDMANN Georges Cit pag 365 in appendice I: ‘Marx et la revalorisation du travail dans la société socialiste’ (pag 365-368) Il lavoro nella società comunista “”Marx prévoyait, au terme du développement des contradictions inhérentes au capitalisme et de leur dépassement par la société socialiste, la revolarisation du travail dans les ‘ateliers’, grâce au polytechnisme et à l’enseignement professionnel. Tel est le fond de sa pensée dans la célèbre page du ‘Capital’: “”La grande industrie, par ses catastrophes mêmes, établit que c’est pour tous une question de vie ou de mort de reconnaître la varieté des travaux et, par suite, les aptitudes les plus diversifiées des ouvriers comme la loi générale et sociale de la production et d’adapter les circonstances à la réalisation normale de cette loi. C’est une question de vie ou de mort de changer la situation monstrueuse, de remplacer la misérable population ouvrière, toujours disponible et mise en réserve pour les besoins variables de l’exploitation capitaliste, par des hommes absolument disponibles pour les exigences variables du travail, de substituer à l’individu parcellaire, simple exécutant d’une fonction sociale de détail, l’individu à développement intégral, pour qui les diverses fonctions sociales ne seraient que des façons différentes et successives de son activité”” (Ed. Molitor, t. III, p. 175). Par ailleurs, dans les gloses marginales que Marx rédigea, en mai 1875, après la publication du projet de programme élaboré par les délégués lassalliens et marxistes au Congrès de Gotha, on trouve, sur la revalorisation psychologique et morale du travail dans la société communiste, des réflexions qui vont dans le même sens: “”Dans una phase supérieure de la société communiste, quand auront disparu l’asservissante subordination des individus à la division du travail et, avec elle, l’antagonisme entre le travail intellectuel et le travail manuel, quand le travail sera devenu, non seulement le moyen de vivre, mais même le premier besoin de l’existence; quand, avec le développement en tous sens des individus, les forces productives iront s’accroissant et que toutes les sources de la richesse collective jailliront avec abondance, alors seulement l’étroit horizon du droit bourgeois pourra être complètement dépassé et la société pourra écrire sur ses drapeaux: ‘De chacun selon ses capacités, à chacun selon ses besoins”” (Critique du Programme de Gotha, Librairie de l’Humanité, 1922, pp. 35-36). (…) Marx, qui a si lucidement prévu tant d’aspects de notre siècle, ne pouvait tout prévoir. Ce serait lui faire injure que de supposer qu’il n’eût pas revisé certains de ses jugements en observant l’evolution contemporaine des sciences et des techniques. Au reste, à la fin de sa vie, rédigeant le tome III du ‘Capital’, il a donné lui-même, sur cet sujet, une expression beaucoup plus nuancée de sa pensée dans une page d’une admirable richesse que nous croyons utile de citer intégralement: “”… Le domaine de la liberté, ecrit Marx, commence seulement là où cesse le travail qui est déterminé par la nécessité et la finalité extérieure; d’après sa nature, ce domaine se situe donc au delà de la sphère de la production à proprement parler matérielle. Comme le sauvage doit lutter avec la nature pour satisfaire ses besoins, pour continuer et produire sa vie, de même l’homme civilisé y est obligé et il l’est dans toutes les formes de la société et dans toutes les manières possibles de la production. A mesure qu’il se développe, ce domaine de la nécessité de la nature s’élargit, parce que les besoins augmentent; mais en même temps croissent les forces productives qui les satisfont. La liberté dans ce domaine ne peut donc consister qu’en ceci: l’homme socialisé, les producteurs associés règlent rationnellement ce métabolisme (‘Stoffwechsel’) entre eux et la nature, le soumettant à leur contrôle commun au lieu d’être dominés par lui comme par une force aveugle; ils l’accomplissent avec la moindre dépense d’énergie possible et sous les conditions qui sont les plus dignes de leur nature humaine et qui y sont les plus adéquates. Néanmoins, cela reste toujours un domaine de la nécessité. C’est au delà que commence ce développement des forces humaines qui est à lui-même son propre but, qui constitue le véritable domaine de la liberté, mais qui ne peut éclore que sur la base de cet empire de la nécessité. La reduction de la journée de travail est la condition fondamentale”” (1). Rien n’indique que Marx ait renoncé à sa conception de la revalorisation du travail par le polytechnisme et le “”developpement intégral”” du travailleur. Néanmoins, il l’assouplit désormais et met l’accent sur d’autres aspects du problème: au fur et à mesure que la production se complique et que les besoins augmentent, s’étend par là même, de plus en plus, le domaine de la nécessité; parallèlement, grâce à la multiplications des biens de consommation, la possibilité de satisfaire aux besoins s’accroît en même temps que leur extension”” [Georges Friedmann, Où va le travail humain?, 1953] [(1) ‘Das Kapital’, t. III, Hamburg, 1894, éd. F. Engels, 2e partie, chap. 48, p. 355 (Ed. Marx-Engels-Lenin Institut, Zurich, 1934, pp. 873 et suiv.). Nous citons ce texte dans l’excellente traduction qu’en a donnée M. Eric Weil, ‘Critique’, janv.-févr. 1947] (pag 365-367)”,”TEOS-217″
“FRIEDMANN John”,”China’s Urban Transition.”,”Foto di nuovi dormitori per operai di fabbrica nel villaggio Dong Mei, provincia Fujian (2003) (pag 69) FRIEDMANN John è professore emerito presso la School of Public Policy and Social Research nell’Università della California, Los Angeles. Ha scritto pure ‘The Prospect fo Cities’ (2002). La città di migranti di Hankou. “”By 1800 Hankou was already a thriving river port at the confluence of the Yangzi and Han Rivers, 1,000 km upstream from Shanghai. Its population stood at approximately 1 million. For another fifty years numbers continued to swell, reaching an estimated 1.5 million – a figure that made Hankou the largest city in the world at the time. But the devastation caused by the Taiping Rebellion led to a dramatic drop in population, from which the city had barely recovered by the end of the century. William Rowe (1989) (1) refers to Hankou as a city of sojourners and immigrants. His study of migrants shows many similarities to urban migrations in China today. He divides Hankou into three groups (…). Rowe argues that, like many large cities in Europe, Hankou failed to reproduce itself, needing immigrants for its survival and prosperity. In this city of migrants, males outnumbered females two to one. The birth rate was consequently low, while mortality rates were high, as epidemics periodically ravaged the city, especially after the annual spring floods”” (pag 57-58) (1) William T. Rowe, Hankow: Commerce and Society in a Chinese City, 1796-1889, Stanford U.P., 1984, W.T. Rowe, Hankow: Conflict and Community in a Chinese City, 1796-1895, Stanford, 1989″,”CINx-272″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale.”,”Dal principio del secolo, l’intelligenza si sente, di fronte alla propria attività e alle proprie opere, sempre più in colpa. Il destino della civiltà meccanica, nata dalle applicazioni sociali della scienza, pone dovunque interrogativi ansiosi che il caos materiale e morale in cui due guerre mondiali hanno piombato l’umanità poteva soltanto esasperare. Il saggio di Friedmann – riveduto e accresciuto nel testo e nelle note, e con l’aggiunta di una ricca biografia – conserva tutta la sua carica di problematicità, aggravata ancora dalla corsa agli armamenti nucleari e dall’inquinamento terrestre.”,”TEOS-041-FL”
“FRIEDRICH Carl J.”,”Governo costituzionale e democrazia.”,”Federalismo e nazismo. “”Alla luce del drammatico urto di questi avvenimenti a quell’ epoca, è strano che potesse svilupparsi in seguito la leggenda che fu la centralizzazione della Germania a favorire Hitler, quando, in effetti, fu la relativa autonomia della Baviera che fornì il semenzaio per l’ hitlerismo prima e dopo il Putsch della birreria di monaco nel 1923. Fu parimenti l’ autonomia dei Länder sotto la costituzione di Weimar che permise alla Turingia, dopo che era divenuta nazionalsocialista, di conferire la cittadinanza tedesca a Hitler, senza della quale egli non avrebbe potuto nè diventare condidato alla presidenza né cancelliere. Per analogia, qualsiasi struttura nettamente federalistica fornirà un punto d’ appoggio ed un trampolino per un totalitarismo in fase di ascesa, sia di destra che di sinistra.”” (pag 300)”,”TEOP-188″
“FRIEDRICH Jörge”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati, 1940-1945.”,”FRIEDRICH Jörge (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Si è concentrato principalmente sull’ analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazismo. Ha collaborato alla realizzazione dell’ Enciclopedia dell’ Olocausto. “”Magonza, alla confluenza tra il Reno e il Meno, è sempre stata un luogo ambito per la sua importanza strategica e di conseguenza ben fortificata. I prussiani l’ assediarono e devastarono a cannonate nel 1793. La Rivoluzione francese decapitò i Borboni, ma Parigi ne perseguì gli stessi obiettivi di egemonia. Danton considerava il Reno, le Alpi e i Pirenei come in confini naturali della Francia. Spira, Worms e Magonza furono presto occupate; la zona era ben conosciuta. (…) All’ inizio della primavera 1793, i prussiani accerchiarono la città e la distrussero con modalità affini a quelle della futura guerra aerea. All’ assedio prese parte anche Wolfgang von Goethe, nell’acquartieramento del duca di Weimar. “”Terribile bombardamento”” registra sulle sue note tra il 14 e il 15 luglio””. (pag 237)”,”QMIS-094″
“FRIEDRICH Ernst”,”Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano.”,”””Durante la Grande Guerra, nell’ esercito austriaco migliaia di uomini sono stati condannati all’ impiccagione.”” (pag 134) fucilazione di sospettati di bolscevismo. (pag 144) Ernst FRIEDRICH (Wroclaw, Polonia, 1894, Le Pereux sur Marne, Francia, 1967) legato fin dall’ adolescenza ai movimenti pacifisti, socialisti e anarchici dell’ epoca, allo scoppio della 1° guerra mondiale rifiutò di arruolarsi. A seguito di questo gesto fu prima rinchiuso in un manicomio e poi in carcere. Al termine del conflitto proseguì il suo impegno antimilitarista, culminato nella pubblicazion di Guerra alla guerra (1924) che conobbe un buon successo internazionale e nelal fondazione a Berlino di un Museo anti-guerra. Nel 1933, con il nazismo al potere, fu costretto all’ esilio. Il Museo venne chiuso e al suo posto fu aperta una sede del partito nazista. Dopo la guerra l’A ha tentato più volte di ricostruire il museo che fu riaperto dal nipote nella storica sede di Berlino solo nel 1982.”,”QMIP-045″
“FRIEDRICH Klaus, a cura di Riccardo PATERNO'”,”Economia internazionale.”,”FRIEDRICH Klaus Gold Exchange Standard (pag 227-)”,”ECOT-227″
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”QMIS-043-FV”
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”GERQ-003-FL”
“FRIERSON Cathy A.”,”All Russia is Burning! A Cultural History of Fire and Arson on Late Imperial Russia.”,”Caty A. Frierson is professor of history at the University of New Hampshire. She is the author of Peasant Icons, Representations of Rural People in Late Imperial Russia and Alexander Nikolaevich Engelgardt’s Letters from the Country, 1872-1887. Acknowledgments, Introduction, Notes, References, figure, Table, Index,”,”RUSx-103-FL”
“FRIGERIO Luca; colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”Lazzati. Il maestro, il testimone, l’amico.”,”Viene considerato il “”secondo fondatore”” della Cattolica di Milano. FRIGERIO L., quarant’anni, è scrittore e giornalista, redattore dei media della diocesi di Milano. Colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”RELC-240″
“FRIGERIO Alessandro”,”Budapest 1956. La macchina del fango. La stampa del PCI e la rivoluzione ungherese: un caso esemplare di disinformazione.”,”Alessandro Frigerio è consulente editoriale e giornalista freelance. Ha collaborato con ‘L’uomo qualunque’, ‘Il Domenicale’ e con le pagine culturali del ‘Giornale’. Ha pubblicato pure ‘Il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici’ (Mursia, 2006) “”Il risultato è una sorta di antologia di diffamazioni gratuite su inafferrabili infiltrati reazionari alla guida della rivolta, con falsità spudorate sui crimini della “”controrivoluzione””, di acc agli intellettuali ungheresi per non aver saputoi far propria la logica totalitaria della “”critica costruttiva””, di dileggio nei confronti degli operai magiari per la loro scarsa coscienza di classe. E poi i numerosi silenzi che anticiperanno la successiva strategia della rimozione: sulle vittime civili provocate dalla polizia politica, sulla prigionia e il processo a Imre Nagy, sulle decine di condanne a morte eseguite negli anni successivi. Per non parlare dei continui appelli alla pace, un anelito accomodante nel nome del quale molti esponenti politici italiani inneggiarono ai tank sovietici. Non solo Togliatti, che invocò la restaurazione dell’ordine socialista, o Giancarlo Pajetta, che alla Camera lanciò alto il grido : “”Viva l’Armata Rossa!””. Anche due futuri presidenti della Repubblica come Sandro Pertini e Giorgio Napolitano (il primo più colpevolmente del secondo, perché appartenente a un partito, il PSI, che con Nenni stava abbandonando l’abbraccio comunista) salutarono il ripristino dell’ordina a Budapest come il miglior viatico per garantire nuovi successi al socialismo e alla pace mondiale”” (pag 21)”,”MUNx-068″
“FRIGERIO Alessandro”,”Reduci alla sbarra. 1949: il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici.”,”Alessandro Frigerio lavora nel mondo dell’editoria ed è giornalista free lance. Collabora con il Domenicale ed è condirettore della webzine Storia in Network. Per Mursia è autore, con Paolo Avanti, di A cercar la bella destra.”,”PCIx-037-FL”
“FRIGNANO Giovanni”,”Teoria della guerra di popolo.”,”””Ci sarà o no la rivoluzione? Questo ‘non’ dipende ‘solo’ da noi. Ma noi faremo ciò che ‘dobbiamo fare’ e non sarà mai invano”” (Lenin) (in apertura)”,”TEMx-076″
“FRINGS Hubert e Mable”,”La comunicazione animale.”,”Studi di Forel su comportamento formiche. Esempio di comunicazione tra le formiche: le formiche esploratrici lasciano delle goccioline odorose per formiche operaie della colonia, creando delle piste odorose polarizzate (indicanti anche la direzione verso il cibo trovato, una sorta di freccia odorosa) (pag 78-79)”,”SCIx-384″
“FRISCH Karl von”,”Il linguaggio delle api.”,”L’ ape è un insetto sociale. Il senso olfattivo delle api è superiore a quello dell’ uomo. Le api avendo gli organi olfattivi esterni collocati sulle antenne dove dimorano anche quelli tattili, hanno il senso olfattivo in stretta connessione con quello del tatto. A un’ ape un’ oggetto profumato di forma circolare può dare una sensazione diversa rispetto ad uno dotato di spigoli. Le api ‘annusano’ la forma degli oggetti. Le api ‘parlano’ tra di loro tramite una specie di danza comunicandosi la distanza del luogo di alimentazione. In un alveare normale ci sono 60 mila api in gran parte api operaie. Lo scienziato austriaco Karl von FRISCH ha ricevuto il premio Nobel. Nato a Vienna nel 1886 nel 1910 entrò all’ Istituto di Zoologia dell’ Università di Monaco. Nel 1973 insieme a Konrad LORENZ e Nikolaus TINBERGEN per la fisiologia e la medicina.”,”SCIx-132″
“FRISCH Karl von”,”Karl Von Frisch. I grandi della scienza.”,”””L’argomento degli studi è ancora legato all’occhio dei pesci. Un influente oftalmologo di Monaco, Carl von Hess (1863-1923), era giunto alla conclusione che i pesci sono incapaci di distinguere i colori. Von Frisch concepisce una serie di esperimenti che portano alla conclusione opposta. Ne nasce una ‘querelle’, ad armi impari, tra un giovane ricercatore e un luminare affermato: sarà la prima di una lunga serie che opporrà l’establishment scientifico allo scienziato che conduce esperimenti via via sempre piùprobanti e con gentile fermezza ne illustra i risultati. Accadrà, ad esempio, per la percezione dei colori nelle api e soprattutto per la grande scoperta del loro linguaggio.”””,”SCIx-387″
“FRITZSCH Harald”,”Una formula cambia il mondo. Newton, Einstein e la teoria della relatività.”,”Harald Fritzsch è nato a Zwickau nel 1943. Ha lavorato al CERN di Ginevra, alle Università di Pasadena e di Berna. Dal 1980 è professore di Fisica e Astrofisica al Max-Planck-Institut di Monaco di Baviera.”,”SCIx-185-FL”
“FRITZSCH Harald”,”Quarks. I mattoni del mondo.”,”H. Fritzsch nato nel 1943 si è laurato a Lipsia e ha poi compiuti ricerche al California Institute of Technology di Pasadena e al CERN. E’ professore di fisica teorica Univ. Monaco di Baviera. Insegna anche presso il Max Planck Institut di Monaco (1983).”,”SCIx-135-FRR”
“FRIZ Giuliano a cura”,”Le strade dello Stato Pontificio nel XIX secolo.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-077-FP”
“FROBENIUS Leo”,”Storia della civiltà africana. Prelogomeni di una morfologia storica.”,”FROBENIUS fa una distinzione tra la civiltà etiopica e quella camitica. La prima, di raccoglitori e poi coltivatori, diviene la “”civiltà condizionata dalla pianta””; la seconda, di cacciatori e poi allevatori, la civiltà “”condizionata dall’ animale””.”,”AFRx-024″
“FROESCHLE’-CHOPARD Marie Hélène et Michel; SCHLIEBEN-LANGE Brigitte KNAPSTEIN Franz-Joseph”,”Une double image de la revolution. Le calendrier et le metre. (Froeschlé-Chopard); L’ image de la Révolution francaise dans la pensée des Idéologues (Schlieben-Lange – Knapstein).”,”””Borda, Lagrange, Laplace, Monge et Condorcet fournissent un projet decisif qui, dans un premier temps, rappelle que “”l’ idée de rapporter toutes les mesures à une unité de longueur prise dans la nature … (est) le seul moyen d’ exclure tout arbitraire du système des mesures… (et) qu’un tel système n’appartenant exclusivement à aucune nation, on pouvait se flatter de la voir adopter par toutes.”” (pag 7) Il calendario e il tempo: delle riforme per i tempi della rivoluzione. “”Cependant le jugement des hommes de sciences sur ce calendrier fu mitigé. L’ opposition des astronomes se manifesta surtout vis à vis de l’ article III du décret instituant le calendrier, par lequel on renoncait à toutes règles d’intercalation et qui rendait “”imprédictible”” les années de 366 jours””. (pag 10) Interventi di riforma di Delambre, Lalande e Romme. (pag 10)”,”FRAR-345″
“FROIO Felice”,”Il PCI nell’ anno dell’ Ungheria.”,”FROIO è giornalista di Repubblica.”,”PCIx-107″
“FROIO Felice”,”Le mani sull’università. Cronache di un’istituzione in crisi.”,”Felice Froio si è occupato dei problemi legati alla scuola e all’università come giornalista di varie testate, ‘Stampa’, ‘Repubblica’, ‘Corriere della sera’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Togliatti e il dopo Stalin’ (1988) e ‘I curdi. Il dramma di un popolo dimenticato’ (1990).”,”GIOx-003-FSD”
“FROISSART Jean”,”La guerre de Cent Ans.”,”Testi scelti e presentati da Andrée DUBY.”,”FRAA-006″
“FRÖLICH Paul”,”Zur Krise des Marxismus. Eine Betrachtung von Paul Frölich.”,”Il libretto è dedicato a Karl VÖLKER.”,”MADS-256″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg.”,”Paul FRÖLICH, nato a Lipsia nel 1884, militò fino da giovane nella socialdemocrazia tedesca. Dal 1914 fece parte dell’ opposizione di sinistra alla politica socialsciovinista del partito. Dalla fusione di questi radicali di sinistra e degli spartachisti nacque nel 1918 il partito comunista tedesco. FRÖLICH parteciò al congresso di fondazione. Nel 1925 fu incaricato di curare l’ edizione delle opere complete di Rosa LUXEMBURGM e raccolse una quantità ingente di materiali. Costretto all’ espatrio dal nazismo, continuò all’ estero l’ attività di ricerca e di opposizione allo stalinismo. Tra le sue opere ‘Zehn Jahre Krieg und Bürgerkrieg’ ‘Die Bayrische Räterrepublik’ ‘Der Krise des Marxismus’ ‘1789’ ‘Die grosse Zeitwende’.”,”LUXS-032″
“FRÖLICH Paul”,”Autobiografia. Dalla Lipsia operaia di fine ‘800 all’azione di marzo del 1921.”,”Volume realizzato con il concorso dell’ISC e dell’ISMOI”,”ELCx-141″
“FRÖLICH Paul LINDAU Rudolf Albert SCHREINER WALCHER Jakob”,”Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp.”,”Capitoli: 1. Rivoluzione o controrivoluzione? (Frölich) 2. L’era Noske (Lindau) 3. L’ordine regna a Berlino (Walker) 4. Il putsch Kapp (Schreiner) 5. Conclusioni (Schreiner) Riquadro con notizie sul Congresso di Erfurt dell’ottobre 1891 (pag 30) “”De même que la bourgeoisie française avait déclaré que tout le peuple était constitué de “”citoyens”” et mené une lutte sans pitié contre ses ennemis, la classe ouvriére victorieuse doit maintenant transformer tous les citoyens en travailleurs et imposer le travail effectif au bénéfice de la société comme fondement des droits politiques. Tel est le sens de la phrase que Karl Marx a lui-même présentée comme le point cardinal de sa théorie politique: “”Entre la société capitaliste et la société communiste, se situe la période de transformation révolutionnaire de l’une en l’autre. À cette période correspond également une phase de transition politique, où l’État ne saurait être autre chose que la ‘dictature révolutionnaire du prolétariat’ (1)””. Marx et Engels etaient démocrates non parce qu’ils soutenaient le modèle parlementaire, mais en tant que partisans du pouvoir du prolétariat, dont la forme dépendra des conditions concrètes et des rapports de forces. Ils se gaussaient de la “”démocratie vulgaire qui voit dans la république démocratique le millénium et qui ne soupçonne guère que c’est précisément sous cette forme ultime de l’Etat de la société bourgeoise que devra se livrer la bataille définitive entre les classes…”” (2). De même, Engels, critiquant le programme de Gotha, écrivait à Bebel: “”Tant que le prolétariat ‘a’ encore ‘besoin’ de l’Etat, ce n’est point pour la liberté, mais pour réprimer ses adversaires”” (3). Le lettres écrites par Engels dans les années 1880 anticipaient parfaitement la situation qui s’est présentée en novembre 1918: “”Dans tous les cas, notre seul adversaire le jour de la crise et le jour suivant, c’est ‘l’ensemble de la réaction qui se regroupe derrière elle [la démocratie pure]”” (4).”” (pag 31-32) [(1) K. Marx, Critique du programme de Gotha. Gloses marginales du programme du Parti ouvrier allemand, 1875. Oeuvres I, bibl. de la Pléiade, 1963, p. 1429 (ndr); (2) Ibidem, p. 1430; (3) Engels à Bebel, le 18.-28 mars 1875; in Marx-Engels Werke, vol. 34, Dietz, Berlin, 1966, p. 125-131 (ndr); (4) Engels à Bebel, le 11-12 décembre 1884; in Marx-Engels Werke, vol. 36, Dietz, Berlin, 1967, p. 250-254 (ndr)] [Paul Frölich, Révolution ou contre-révolution?, (in) ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp’, Editions Science marxiste, 2013] (pag 31-32)”,”ELCx-187″
“FRÖLICH Paul”,”Impérialisme, guerre et lutte de classes en Allemagne 1914-1918.”,”Présentation de l’éditeur, notice biographique sur l’auteur, avant-propos de l’auteur, chronologie 1870-1920, index des noms cités, repéres biographiques des personnes citées, Bilancio della guerra (pag 269-271) [perdite umane ecc.]ù Social-pacifismo. “”La question de la nature de la guerre, offensive ou défensive, mise ainsi en sursis (il concédait à la Belgique et à la France qu’elles conduisaient une guerre défensive sacrée), il restait la question de la défense nationale. En 1904-1905, par exemple, les Russes avaient aspiré à la défaite du tsarisme parce qu’ils y voyaient le présupposé de la révolution. Cela compliquait les choses. Les bras droit de Kautsky, Gustav Eckstein, nous a montré de manière amusante dans quelle situation difficile pouvait se retrouver un tel “”marxiste””. Il a formulé des thèses pour son usage personllen, qu’il a reprises dans se conférences devant les “”hommes de confiance”” () de Berlin. On y lit: “”Les sociaux-démocrates doivent défendre leur pays en tant que citoyens; s’il y a défaite, ce n’est pas obligatoirement celle de l’ensemble du mouvement prolétarien. Ce n’est pas le cas aujourd’hui. Du point de vue prolétarien, il faut aspirer à une guerre indécise. Et ce n’est possible qu’en repoussant l’ennemi. On ne saurait séparer attaque stratégique et défense nationale. La victoire et la défaite ne sauraient être “”dosées””. C’est pourquoi les sociaux-démocrates doivent contribuer à la défense contre l’ennemi, c’est-à-dire qu’ils doivent prendre part à la guerre tant que celle-ci ne vise pasd à la conquête de territoires. Il est donc du devoir du prolétariat de manifester sa défiance à l’égard du gouvernement, de refuse toute responsabilité et de ne pas laisser le pays désarmé…”” (Gustav Eckstein, Die deutsche Sozialdemokratie während des Weltkrieges (La socialdemocratie allemande pendant la guerre), Zurich, 1917 [note de Frölich] (pag 169-170) () Les “”hommes de confiance (…) étaient les délégues du SPD dans les usines berlinoises; de ce milieu naîtra en 1917 le mouvement des “”revolutionäre Obleute (capitaines révolutionnaires)”””,”ELCx-194″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre.”,”””[Rosa Luxemburg:] «… la démocratie est indispensable, non pas parce qu’elle rend ‘superflue’ la conquête du pouvoir politique par le prolétariat, mais, au contraire, parse qu’elle rend cette prise du pouvoir aussi ‘nécessaire’ que seule ‘possible’. Quand Engels, dans sa préface à la ‘Lutte des classes en France’, révisait la tactique du mouvement ouvrier moderne et opposait aux barricades la lutte légale, il ne traitait pas – ce ‘qui ressort clairement de chaque ligne de cette préface’ – la question de la conquête définitive du pouvoir politique, mais celle de la lutte quotidienne actuelle; ni l’attitude du prolétariat vis-à-vis de l’Etat capitaliste au moment de la prise du pouvoir, m ais son attitude ‘dans le cadre’ de l’Etat capitaliste. En un mot, Engels donnait les directives au prolétariat ‘opprimé’ et non au prolétariat ‘victorieux’… «La nécessité même de la conquête du pouvoir politique par le prolétariat fut, de tout temps, mise hors de doute, tant par Marx que par Engels. Et il était réservé à Bernstein de considérer la basse-cour du parlementarisme bourgeois comme l’organe appelé à réaliser la transformation sociale la plus formidable de l’histoire: à savoir le passage de la societé ‘capitaliste’ à la societé ‘socialiste’» (1). Rosa Luxemburg n’est donc absolument pas l’adversaire des réformes. Elle voit dans la lutte pour des réformes, pour l’amélioration du niveau de vie et des conditions de travail, pour l’élargissement des droits démocratiques à l’intérieur de l’Etat bourgeois le moyen de préparer la classe ouvrière à la révolution, d’éduquer et d’organiser la classe ouvrière et de lui apprendre par l’expérience que l’Etat capitaliste doit être renversé pour que le prolétariat se libère de l’esclavage du salariat. «Ce n’est que dans la haute mer de la vie politique, dans la vaste lutte contre l’Etat actuel, dans l’adaptation à toute la diversité de la réalité vivante que le prolétariat peut s’éduquer dans un sens social-démocrate. Et c’est dans ce sens que la vie l’oriente avec une force contraignante». Mais le socialisme ne résulte pas de lui-même et en toutes circonstances de la lutte quotidienne pour des réformes. L’appréciation que Rosa Luxemburg portait sur le combat immédiat et indépendant de toute théorie socialiste, mené par les ouvriers contre les effets du capitalisme, coïncidait avec celle que Lénine défendait à la même époque contre l’économisme russe. Elle ne reprochait pas seulement à la politique des Trade Unions anglais de ne pas se fixer le socialisme comme but conscient, mais encore de suivre une voie qui éloignait de ce but. Et elle portrait le même jugement sur le réformisme en général, qui prétend remplacer la révolution par une succession indéfinie de réformes. Seul le but final socialiste donne à la lutte des syndicats pour l’amélioration de la situation ouvrière et pour les réformes sociales, à la lutte parlementaire pour des réformes démocratiques, un caractère fondamentalement socialiste. Dans son rapport au congrès international de Zurich, en 1893, elle avait donné un fondement théorique aux rapports entre la lutte quotidienne et le but socialiste et elle avait, contre les tendances blanquistes au sein du mouvement polonais, démontré la nécessité d’une action quotidienne pour les buts les plus modestes. Développant et accentuant ses idées antérieures, elle posait en principe stratégique que la lutte prolétarienne quotidienne doit être liée organiquement au but final. Toute tâche quotidienne doit trouver une solution telle qu’elle n’éloigne pas, mais rapproche du but final. «Et par but final, nous ne devons pas entendre telle ou telle représentation de l’Etat futur, mais ce qui doit précéder la société future, à savoir la conquête du pouvoir politique». C’est sur cette idée directrice que Rosa Luxemburg fondait toute la politique du prolétariat et ses propres décisions tactiques”” [Paul Frölich, ‘Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre’, Paris, 1965] [(1) ‘Réforme ou Révolution?, Ed. Spartacus, pp. 70-71] (pag 80-81) Rosa Luxemburg: ‘lotta proletaria quotidiana deve essere organicamente legata alla meta finale'”,”LUXS-070″
“FROMENT Pierre”,”L’insurrection ouvrière de Lyon de 1831. Vivre en travaillant ou mourir en combattant.”,”””Dans le ‘Journal des Débats’, qui représente l’aile droite de la grande bourgeoisie, on lit un article que l’on croirait d’hier. Seize ans avant le ‘Manifeste communiste’, le rédacteur fait un exposé presque marxiste de cette “”revolution prolétaire””: “”Il ne faut rien dissimuler; car à quoi bon les feintes et les réticences? La sédition de Lyon a révélé un grave secret, celui de la lutte intestine qui a lieu dans la société entre la classe qui possède et celle qui ne possède pas.”””” (pag 76)”,”MFRx-327″
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”FROMKIN David è docente di storia alla Boston University. E’ autore di ‘Una pace senza pace. La caduta dell’ impero ottomano e la nascita del medio oriente moderno’. Vive a New York. “”Come abbiamo visto, la politica russa nei Balcani era condotta da Nikolaj Hartwig, ministro plenipotenziario in Serbia (1909-1914), come una sorta di attività indipendente e privata. Panslavista militante con un lungo curriculum di servizio e un’altrettanto ampia conoscenza dei Balcani e del Medio Oriente, Hartwig “”usò la causa serba come arma nella sua lotta al proprio governo””, secondo il ben informato ministro plenipotenziario francese a Belgrado. “”Col supporto dei circoli conservatori e ortodossi di San Pietroburgo””, Hartwig faceva guerra a Sazonov, il ministro degli Esteri, e “”trascinò la diplomazia russa verso quell’evoluzione nei Balcani degli ultimi due anni che egli ebbe il merito di concepire e porre in atto. Era stato Hartwig a unire per breve tempo gli stati balcanici contro la Turchia e l’Austria, ed era opinione comune che fosse lui a dettare la linea politica a Belgrado. E’ però poco probabile che avrebbe approvato il complotto della Mano nera (…)””. (pag 149)”,”RAIx-230″
“FROMKIN David”,”Europe’s Last Summer. Who Started the Great War in 1914?”,”””According to the Kaiser, speaking in December, in the middle of the Balkan wars, Austria “”must deal energetically”” with Serbia; and “”if Russia supports the Serbs, which she evidently does… then war would be unavoidable for us, too””. Moltke said, “”I believe a war is unavoidable and the sooner the better””. But – and it was to prove a significant “”but”” – Moltke added that “”we ought do to more through the press”” to build up popular support for a war against Russia. The Kaiser and Moltke urged immediate war. Tirpitz, speaking for the navy, agreed in part but asked “”postponement of the great fight for one and a half years””. The fleet needed time to complete widening and deepening the Kiel Canal and work on the base at Heligoland. Moltke objected that the navy would not be ready even then, and that the army, which was running out of money, would be in a worse position. (…) Even since Fritz Fischer publicized evidence of the council, historians have wondered whether it could be a coincidence that one and a half years later the war did in fact break out. (Shortly after the council ended, Wilhelm told the Swiss minister that the racial struggle “”will probably take place in one or two years””)”” (pag 91-92)”,”QMIP-018-FL”
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”””Il conflitto internazionale scoppiato nell’estate 1914 consistette in due guerre, non di una sola. Entrambe vennero scatenate da imperi rivali legati da una stessa esigenza. Una guerra fu lanciata dall’impero asburgico e l’altra dall’impero tedesco. In entrambi i casi la decisione venne presa da una ristretta cerchia di uomini al vertice del paese, con le rispettive popolazioni completamente all’oscuro del fatto che si stesse prendendo e tanto meno ponendo in atto una tale decisione. In ambo i casi, furono guerre di potere. Specificamente, furono guerre intese a stabilire la gerarchia di potere tra le grandi potenze europee che al tempo dominavano gran parte del globo. Sia la Germania sia l’Austria pensavano di essere in fase discendente. Entrambe iniziarono una guerra per difendere la propria posizione. La guerra dell’Austria alla Serbia fu, al pari di tante guerre nei Balcani, orribili ma circoscritte, uno dei tanti episodi minori della storia. Sarebbe stata ben presto dimenticata se non avesse realizzato le condizioni di cui i generali tedeschi necessitavano per dare inizio a una propria guerra: un conflitto europeo poi sfociato in un conflitto mondiale. Sebbene i soldati rimasti in trincea per quattro lunghi anni a partire dal 1914 finirono col convincersi dell’inutilità della guerra, la realtà era ben diversa. La guerra infatti ruotò intorno al punto chiave della politica internazionale: chi dovesse governare il mondo. La questione fu posta nel 1914 con la guerra tedesca. Nei decenni successivi, nuove forze e nuove potenze tentarono di dirimerla. Se la Germania o la Russia dovessero controllare l’Europa, e se questa dovesse continuare a dominare l’Africa e gran parte del’Asia, furono temi che si sovrapposero con ideologie antitetiche: comunismo, fascismo, nazismo, democrazia liberale e altre”” (pag 338-339)”,”QMIP-019-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace. La caduta dell’impero ottomano e la nascita del Medio Oriente moderno.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. “”Nell’agosto del 1918 il comandante David T. Norris della Royal Navy aveva organizzato una piccola squadra navale che avrebbe dovito operare nel Mar Caspio a sostegno del corpo di spedizione del generale Dunsterville, durante l’occupazione di Baku e la successiva ritirata dalla città da parte di quest’ultimo (come descritto in precedenza). Nell’estate del 1919 i britannici avevano ceduto la squadra navale all’armata bianca del generale Denikin, perché se ne servisse nella guerra civile russa allora in corso. Quando l’esercito di Denikin si dissolse, ciò che restava della squadra – circa diciotto unità, con equipaggi russi – si rifugiò a Enzeli, base della Royal Navy e principale porto persiano sul Mar Caspio. Lì, esse vennero prese in custodia da ufficiali persiani e dalla guarnigione angloindiana che presidiava la base. Nella primavera del 1920 i governi inglesi e persiano ancora non avevano deciso cosa fare della flottiglia, ancora abbastanza efficiente da condizionare il rapporto di forze nel Caspio. (…)”” (pag 520)”,”VIOx-228″
“FROMM Erich”,”Lavoro e società agli albori del Terzo Reich. Un’ indagine di psicologia sociale.”,”Saggio di BONß: ‘Teoria critica e ricerca sociale empirica: osservazioni su un caso tipico’. Il libro contiene la pubblicazione postuma di un’inchiesta condotta da ROMM con la collaborazione di Hilde WEISS tra il 1929 e il 1931 che si proponeva di compiere una prima esplorazione sulla “”struttura psichica di operai e impiegati””. Progetto nell’ambito del progamma scientifico dell’ Istituto per la Ricerca sociale di Francoforte. Il questionario comprendeva 271 domande. Il libro di FROMM è utile per la comprensione del periodo dio Weimar, dell’ atmosfera spirituale e politica che precedette l’avvento del nazismo. FROMM è nato a Francoforte nel 1900. Dopo gli studi di filosofia ad Heidelberg e a Monaco, si è specializzato in psicoanalisi sociale. A Francoforte ha collaborato con l’ Istituto per la Ricerca Sociale. E’ morto nel 1980.”,”GERG-019″
” FROMM Erich”,”Grandezza e limiti del pensiero di Freud.”,”””Il narcisismo indossa parecchie maschere: santità, senso del dovere, gentilezza e amore, umiltà, orgoglio, e spazia dall’ atteggiamento dell’ individuo altezzoso e presuntuoso a quello del modesto e discreto. Per dissimulare il proprio narcisismo tutti dispongono di molti trucchi, pur essendo ben difficilmente consci di essi e della loro funzione”” “”Infliggere un’ offesa a un narcisista può provocare sia una depressione che un odio inesorabile”” “”Di particolare interesse è il narcisismo di gruppo, il quale è un fenomeno di grandissimo significato politico””.”,”SCIx-135″
“FROMM Erich”,”Personalità, libertà, amore. Intervista con R.I. Evans. La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza. Il più noto rappresentante della scuola neofreudiana affronta le realtà sociali del nostro tempo e si confronta con la figura del suo maestro.”,”FROMM Erich, nato nel 1900, è stato uno fra i primi e più illustri rappresentanti della scuola di Francoforte ed ha innestato, in suo modo critico e originale, il discorso freudiano nella realtà sociale emersa dal dopoguerra ad oggi soprattutto negli Stati Uniti. E’ morto nel 1980. “”Ma il fatto che Freud non riuscisse a capire le donne non deve essere desunto soltanto dalle sue teorie. Egli stesso lo affermò una volta con ammirevole franchezza, quando disse in una conversazione: “”Il grande problema che non è mai stato risolto e non sono ancora riuscito a risolvere, malgrado i miei trent’anni di ricerche nell’ animo femminile è: cosa vuole la donna? (Was will das Weib?)””””. (pag 127) “”Quest’ idea del diciassettenne Freud di diventare un leader politico è confermata dalla sua amicizia con Heinrich Braun, che era un suo compagno di classe, e che doveva successivamente diventare uno dei maggiori esponenti del socialismo tedesco. (…) In considerazione di questo probabile interesse per il socialismo nella tarda adolescenza, non sorprende trovare un inconscio atto di identificazione con VIctor Adler, l’ ammirato leader del partito social-democratico austriaco””. (pag 152) “”C’è un altro leader socialista con il quale Freud deve essersi identificato. Questo sembra essere indicato dal fatto che il motto usato da Freud ne L’ interpretazione dei sogni (‘Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo’), da Virgilio, Eneide, VII, 32), fu usato anche dal grande leader socialista tedesco Lassalle nel suo libro Der italienische Krieg und die Aufgabe Preussens, 1859. (pag 153)”,”SCIx-183″
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”””La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”Carl Becker (1932) ha dimostrato come e in quale misura la filosofia dell’Illuminismo facesse proprio quell'””atteggiamento religioso”” reperibile nei teologi del XIII secolo: “”Se esaminiamo i fondamenti di questa fede, constatiamo che a ogni istante i ‘filosofi’ rivelavano di quale entità fosse il debito che avevano nei confronti del pensiero medievale, senza esserne affatto consapevoli””. La Rivoluzione francese, filiazione della filosofia illuministica, fu qualcosa di più che non una semplice rivoluzione politica. Come notava Tocqueville (citato da Becker), si trattò di una “”rivoluzione politica che agì secondo le modalità e, per certi versi, assunse l’aspetto di una ‘rivoluzione’ religiosa [il corsivo è mio]. Al pari delle rivolte islamica e protestante, traboccò di là dalle frontiere di paesi e nazioni, e si diffuse mediante la predicazione e la propaganda””. Dell’umanesimo radicale del XIX e del XX secolo tratterò più tardi, parlando della protesta umanistica contro il paganesimo dell’era industriale; ma, per porre fin d’ora le premesse per tale disamina, converrà prendere in considerazione il neopaganesimo che è andato sviluppandosi fianco a fianco con l’umanesimo, minacciando, nell’attuale momento storico; di distruggerci. La trasformazione che ha gettato le basi per la genesi della “”religione industriale”” va ricercata nell’eliminazione, operata da Lutero, dell’elemento materno nella chiesa. Per quanto possa sembrare un’inutile deviazione, non posso non soffermarmi brevemente su questo aspetto, perché è assai importante ai fini della comprensione dello sviluppo della nuova religione e del nuovo carattere sociale””. (pag 159)”,”TEOS-159″
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”FROMM Erich ha studiato sociologia e psicologia nelle Università di Heidelberg, Francoforte e Monaco e si è specializzato in psicoanalisi all’Istituto di psicanalisi di Berlino. E’ diventato cittadino americano e ha tenuto corsi alla Columbia University, al Bennington College e alla New School for Social Research. Ha diretto il dipartimento di psicanalisi all’Università nazionale del Messico e dal 1962 insegna psicologia alla New York University. Ha scritto ‘Psicanalisi della società contemporanea’, ‘Psicanalisi e religione’, ‘Dogmi, gregari e rivoluzionari’.”,”TEOS-164″
“FROMM Erich”,”La disobbedienza e altri saggi.”,”Nato a Francoforte nel 1900 e morto a Locarno nel 1980 Erich Fromm ha studiato nelle università di Heidelberg e Monaco. A Berlino si è specializzato in psicoanalisi ed è entrato nella Scuola di Francoforte, il celebre istituto guidato da Adorno, Horkheimer e Marcuse. Di origini ebree, nel 1934 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha insegnato alla Columbia University, a Yale e nel Michigan. Quindi è passato alla Università nazionale del Messico. Nei suoi studi ha stabilito un ponte tra marxismo e psicoanalisi che ha il suo iniziatore in Bertrand Russell. “”La coscienza rappresenta l'””uomo sociale”” determinato da una data società, e l’inconscio rappresenta l’uomo universale in noi, il buono e il cattivo, l’uomo totale che giustifica l’affermazione di Terenzio “”non ritengo a me estraneo nulla di ciò che è umano””. (Per inciso, era questo il motto favorito di Marx)”” (pag 39) Marx sull’essere umano indipendente o dipendente (Manoscritti) (pag 65-66) Contiene il capitolo (VII): ‘Le implicazioni psicologiche del reddito minimo garantito’ (pag 115-127)”,”TEOS-254″
“FROMM Erich a cura, saggi di Veljko KORAC Ivan SVITAK Bordan SUCHODOLSKI Lucien GOLDMANN Léopold SENGHOR Raya DUNAYEVSKAYA Mihailo MARKOVIC Nirmal KUMAR BOSE Herbert MARCUSE Eugene KAMENKA Umberto CERRONI Adam SCHAFF Milan PRUCHA Karel KOSIK Marek FRITZHAND Bronislaw BACZKO Danilo PEJOVIC Maximilien RUBEL Ernst BLOCH Erich FROMM Bertrand RUSSELL Irving FETSCHER Gajo PETROVIC Rudi SUPEK Predrag VRANICKI Oskar SCHATZ e Ernest Florian WINTER Mathilde NIEL Norman THOMAS Wolfgang ABENDROTH Richard M. TITMUSS T.B. BOTTOMORE Paul MEDOW Danilo DOLCI Galvano DELLA-VOLPE”,”L’umanesimo socialista.”,” “”Marx scrive nel 1843: «Lo stato politico perfetto è per sua essenza ‘la vita dell’uomo come specie’, in opposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a sussistere ‘al di fuori della sfera dello Stato’ nella società civile. Là dove lo Stato politicoha raggiunto il suo vero sviluppo, l’uomo conduce non soltanto nel pensiero, nella coscienza, ma bensì nella realtà, nella vita, una doppia vita, una celeste ed una terrena, la vita nella comunità politica ‘nella quale egli si afferma come essere sociale’, e la vita nella società civile nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera ‘gli altri uomini come mezzo’, e ‘degrada se stesso a mezzo’ e diviene trastullo di forze estranee» (9). La «vera vita» di Marx dovrebbe svolgersi insieme con i propri simili, ognuno teso a completare se stesso e a mettersi in rapporto con gli altri arricchendone le qualità; ma questa «vera vita» esiste nel mondo moderno solo come forma illusoria e trascendentale della comunità dei cittadini che è prima tangibilmente provata quando chiude i ranghi ed è portata a rapporti ostili con la comunità di cittadini di un ‘altro’ stato (10). finire [Iring Fetscher, ‘Concretizzazione del concetto di libertà in Marx’] [(in) Erich Fromm, a cura, L’umanesimo socialista, Bari, 1971] (pag 298-301)”,”TEOC-723″
“FROMM Erich”,”Escape From Freedom.”,”Erich Fromm nato nel 1900 a Francoforte, Germania. Ha studiato sociologia all’Università di Heiderberg e Monaco e ottenuto il Ph.D. da Heidelberg nel 1922. Si è occupato di psicoanalisi. Nel 1933 è emigrato negli Stati Uniti insegnando prima a Chicago e poi a New York.”,”TEOS-281″
“FROMM Erich”,”Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud.”,”””Among the philosophers, Spinoza, the father of modern dynamic psychology, postulated the picture of the nature of man in terms of a ‘model of human nature’, which was ascertainable and definable and from which the laws of human behaviour and reaction followed. Ma, and not just men of this or of that culture, could be understood like any other being in nature because man is one, and the same laws are valid for all of us at all times. The philosophers of the eighteenth and nineteenth centuries (especially Goethe and Herder) believed that the humanity (‘Humanitaet’) inherent in man leads him to ever higher stages of development; they believed that every individual carries within himself not only his individuality but also all of humanity with all its potentialities. They considered the task of life to be the development towards through individuality; and they believed that the voice of humanity was given to everybody and could be understood by every human being (1). Today the idea of a human nature or of an essence of man has fallen into disrepute (…). In contrast to these contemporary trends, Marx and Freud assumed that man’s behaviour is comprehensible precisely because it is the behaviour of ‘man’, of a species that can be defined in terms of its psychic and mental character. Marx, in assuming the existence of nature of man, did not concur in the common error of confusing it with its particular manifestations. He differentiated ‘human nature in general’ from ‘human nature as modified in each historical epoch’ (2). Human nature in general we can never see, of course, as such, because what we observe are always the specific manifestations of human nature in various cultures. But we can infer from these various manifestations what this ‘human nature in general’ is, what the laws are which govern it, what the needs are which man has as man. In his earlier writings Marx still called ‘human nature in general’ the ‘essence of man’. He later gave up this term because he wanted to make it clear that ‘the essence of man is no ‘abstraction’ inherent in each separate individual’ (3) (4). Marx also wanted to avoid giving the impression that he thought of the essence of man as an unhistorical substance. For Marx, the nature of man was a given potential, a set of conditions, the human raw material, as it were, which as such cannot be changed, just as the size and structure of the human brain has remained the same since the beginning of civilization. Yet man ‘does’ change in the course of history. He is the product of history, transforming himself during his history. He becomes what he potentially is. History is the process of work – those potentialities which are given him when he is born. ‘The whole of what is called world history’, says Marx, ‘is nothing but the creation of man by human labour, and the emergence of nature for man; he therefore has the evident and irrefutable proof of his ‘self-creation’ of his own ‘origins’ (5). Marx was opposed to two positions: the unhistorical one that the nature of man is a substance present from the very beginning of history, and the relativistic position that man’s nature has no inherent quality whatsoever and is nothing but the reflex of social conditions. But he never arrived at the full development of his own theory concerning the nature of man, transcending both the unhistorical and the relativistic positions; hence he left himself open to various and contradictory interpretations. Nevertheless from his concept of man follow certain ideas about human pathology and about human health. As the main manifestation of psychic pathology Marx speaks of the ‘crippled’ and of the ‘alienated’ man; as the main manifestation of psychic health, he speaks of the active, productive, independent man. To these concepts we shall return later, after having discussed the concept of human motivation in Marx and in Freud”” [Erich Fromm, ‘Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud’, London, 1980] [(1) Cf. H.A. Korff, ‘Geist der Goethezeit’ (Leipzig: Koehler and Amelang, 1958, 4th edition), and the brilliant paper on Goethe’s ‘Iphigenia and the Humane Ideal’, Oscar Seidline, ‘Essays in German Comparative Literature’ (Chapel Hill, N.C.: University of North Carolina Press, 1961); (2) Karl Marx, Capital I (Chicago: Charles H. Kerr Co, 1906), p. 668; (3) K. Marx and F, Engels, ‘German Ideology’, edited with an introduction by R. Pascal (New York: International Publishers Co., Inc, 1939), p. 198 (My italics E.F.); (4) It has been said by representatives of Soviet Marxism and by some non-communist writers that the views of the ‘young Marx’ as expressed in the Philosophical Manuscripts are fundamentally different from those of the ‘mature Marx’. I believe, however, with most non-soviet Marxists and socialist humanists that this interpretation is untenable and serves only the purpose of identifying Soviet ideology with Marx’s ideas. Cf. the discussion of this point in E. Fromm, ‘Marx’s Concepts of Man’ (New York: Frederick Ungar Publishing Co, Inc, 1961) p. 69 ff. and Robert Tucker, ‘Philosophy and Myth in Karl Marx’ (Cambridge University Press, 1961); (5) K. Marx, Economic and Philosophical Manuscripts, translated by T.B. Bottomore in E. Fromm’s Marx’s Concept of Man’, p. 139] (pag 27-30) ‘Marx ha distinto la “”natura umana in generale”” dalla “”natura umana modificata in ogni epoca storica””‘”,”TEOS-293″
“FROMM Erich – MARX Karl”,”Marx’s concept of man. With a translation from Marx’s ‘Economic and Philosophical Manuscripts’ by T.B. Bottomore.”,”T.B. Bottomore, LSE, London School of Economics and Politica Science Ristampa 1980, precedenti edizioni 1961, 1966 Eleanor Marx-Aveling: ‘Karl Marx. A Few Stray Notes’ (pag 248-256″,”MADS-744″
“FROMM Erich”,”Marx e Freud.”,”””La necessità di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni”” “”La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l’uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo”” (Marx) ‘Come disse Eraclito “”il carattere è il destino dell’uomo””. L’uomo è motivato dal proprio carattere ad aegire e pensare in un determinato modo…’ (pag 78) Alienazione dell’uomo dal suo prodotto e estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata “”L’operaio, continua Marx, non è solo alienato dai prodotti che crea: «Ma l’estraniazione si mostra non soltanto nel risultato, ma anche nel processo della produzione, entro la stessa attività produttiva» (5). Poi ritorna ancora all’analogia tra l’alienazione del lavoro e l’alienazione religiosa: «Come nella religione, l’attività propria della fantasia umana, del cervello umano e del cuore umano influisce sull’individuo indipendentemente dall’individuo, come un’attività estranea, divina o diabolica, così l’attività dell’operaio non è la sua propria attività» (6). Dal concetto di lavoro alienato, Marx passa al concetto dell’estraniazione dell’uomo da se stesso, dai propri simili e dalla natura. Egli definisce il lavoro nella sua forma originale e non alienata «un’attività della vita, la vita produttiva» (‘Lebenstaetigkeit, das produktive Leben’), e poi definisce il carattere dell’uomo in quanto essere appartenente a una specie come «un’attività libera e consapevole» (‘freie bewusste Taetigkeit’). Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata e «… la sua vita di essere che appartiene ad una specie diventa per lui un mezzo» (7). Come risulta da quanto ho sopra affermato, Marx non solo si interessa dell’estraniazione dell’uomo dal suo prodotto o dall’alienazione prodotta dal lavoro, ma si interessa anche dell’estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. (…) Quindi l’alienazione per Marx è la malattia dell’uomo; non è una malattia nuova poiché ha necessariamente origine con l’inizio della divisione del lavoro cioè della civiltà che trascende la società primitiva; essa è più fortemente sviluppata nella classe operaia, tuttavia è una malattia della quale tutti soffrono. (…). Marx espresse questa idea del socialismo e dell’attuazione della libertà alla fine del terzo volume del Capitale nel passo seguente: «Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguono il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità» (14)”” (pag 49, 51-52) [Erich Fromm, ‘Marx e Freud’, Est, Milano, 1997] [(5) ‘Manoscritti economico-filosofici’, trad. it., cit., p. 72; (6) Ibid., p. 75; (7) Ibid., p. 79; (14) ‘Il capitale’, trad. it., cit., vol. III, tomo III, pp. 231-232]”,”TEOC-002-FMDP”
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”Erich Fromm (Francoforte 1900- Locarno 1980) ha studiato all’Università di Heideberg e di Monaco e all’Istituto di psicoanalisi di Berlino. Con Adorno, Horkheimer, Marcuse e altri ha lavorato nell’ambito dell’Institut für Sozialforschung di Francoforte. E’ vissuto negli Stati Uniti dal 1934, ha insegnato alla Columbia, Michigan e Yale University, oltre che all’Università nazionale del Messico. Tra le sue opere ‘La disobbedienza e altri saggi’ (1982). Concetto marxiano di essere e avere. “”Il concetto marxiano di essere e avere è sintetizzato in questa proposizione: «Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più alienata è la propria vita… Tutto ciò che l’economista ti porta via in fatto di vita e umanità, te lo restituisce in forma di denaro e ricchezza». Il «senso dell’avere» di cui parla qui Marx è esattamente lo stesso di quel «legame all’io» di cui parla Meister Eckhart, cioè l’aspirazione alle cose e al proprio io. E Marx fa riferimento alla ‘modalità essenziale dell’avere’, non già al possesso in sé, non già alla proprietà privata non alienata, in quanto tale. La meta non è costituita né dal lusso né dalla ricchezza, ma neppure dalla povertà; in effetti, sia il lusso sia la povertà da Marx sono considerati vizi. La meta è la «creazione». In che cosa consiste dunque questa nascita? Nell’attiva non alienata espressione delle nostre facoltà verso gli oggetti corrispondenti. Prosegue Marx: «Tutti i rapporti ‘umani’ dell’uomo con il mondo – la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, il pensare, l’osservare, il sentire, il desiderar, l’agire, l’amare -, in una parola tutti gli organi della sua individualità… costituiscono, nella loro azione obiettiva [nella loro ‘azione in rapporto all’oggetto’], l’approvazione di tale oggetto, l’appropriazione della realtà umana». È questa la forma dell’appropriazione secondo la modalità dell’ ‘essere’, anziché secondo la modalità dell’avere. Questa forma di attività non alienata è stata definita da Marx come segue: «Supponiamo che l’ ‘uomo’ sia ‘uomo’, e che il suo rapporto con il mondo sia umano. In tal caso, l’amore può essere scambiato soltanto con l’amore, la fiducia con la fiducia, eccetera. Se si desidera godere l’arte, bisogna essere una persona dotata di cultura artistica; se si desidera influire su altre persone, bisogna essere una persona capace di esercitare davvero un effetto stimolante e incoraggiante su altri. Ognuno dei nessi che si hanno con l’uomo e la natura devono essere un’ ‘espressione specifica’ corrispondente all’oggetto della propria volontà della propria ‘reale vita individuale’. Se si ama senza suscitare in cambio amore, vale a dire se non si è in grado, grazie alla ‘manifestazione’ di se stessi quale individuo amante, di fare di sé stesso una ‘persona amata’ allora il proprio amore è impotente e infelice». Ma le idee di Marx sono state assai presto corrotte, e se ciò è avvenuto è forse perché Marx è vissuto cent’anni troppo presto. Egli riteneva con Engels che il capitalismo avesse toccato il limite delle proprie possibilità, e quindi che la rivoluzione fosse dietro l’angolo. Ma si sbagliavano di grosso, come Engels dovette ammettere dopo la morte di Marx. Avevano formulato la loro nuova dottrina proprio al culmine dello sviluppo capitalistico, senza riuscire a prevedere che sarebbe occorso più di un secolo perché avessero inizio il declino del capitalismo e la crisi conclusiva. Era una necessità storica che un’idea anticapitalistica, diffusa in concomitanza con l’apogeo del capitalismo, per potersi imporre dovesse venire tradotta senza residui nello spirito del capitalismo; ed è appunto quello che è accaduto”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Avere o essere?’, A. Mondadori, Milano, 2010]”,”TEOS-001-FMDP”
“FROMM Erich”,”L’arte d’amare.”,”Contiene il capitolo: ‘L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea’ ‘Nel capitolo “”L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea”” del libro “”L’arte di amare””, Erich Fromm esplora come l’amore, un elemento fondamentale per il benessere umano, sia stato compromesso nella società moderna. Fromm sostiene che l’amore autentico richiede cura, responsabilità, rispetto e conoscenza, ma che questi elementi sono spesso assenti nelle relazioni contemporanee. Fromm critica la società capitalista per aver trasformato l’amore in una merce, dove le relazioni sono spesso basate su interessi egoistici e sul desiderio di possesso. Questo porta a una disintegrazione dell’amore, in cui le persone cercano gratificazione immediata e superficiale piuttosto che connessioni profonde e durature. Inoltre, Fromm sottolinea come la paura della solitudine e l’insicurezza personale spingano le persone a cercare relazioni che non soddisfano veramente i loro bisogni emotivi. La società occidentale, con la sua enfasi sull’individualismo e sul successo materiale, ha creato un ambiente in cui l’amore genuino è difficile da trovare e mantenere. In sintesi, Fromm invita a riflettere sulla necessità di riscoprire l’amore come un’arte che richiede impegno, dedizione e una comprensione profonda dell’altro. Solo così è possibile superare la disintegrazione dell’amore nella società contemporanea e costruire relazioni autentiche e appaganti.’ (f. copil.)”,”TEOS-016-FMDP”
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”In apertura: ‘Nulla quindi è immutabile, salvo gli innati e inalienabili diritti dell’uomo”” Thomas Jefferson. ‘Fuga dalla libertà’ è forse l’opera più felice e celebrata di Fromm’ (v. quarta di copertina) Gli operai tedeschi e il nazismo. “”Spesso certo idee vengono accettate al livello di coscienza da gruppi i quali, date le peculiarità del loro carattere sociale, non ne restano in realtà influenzati; queste idee rimangono un repertorio di convinzioni coscienti, ma le persone, nel momento critico, non agiscono secondo i loro dettami. Un esempio di ciò è stato offerto dal movimento sindacale tedesco al tempo della vittoria del nazismo. La stragrande maggioranza degli operai tedeschi, prima dell’avvento al potere di Hitler, votava per il partito socialista e per quello comunista, e credeva nelle idee di questi partiti; cioè, la diffusione di queste idee tra la classe operaia era estremamente ampia. Il peso di queste idee, però, non era proporzionato alla loro diffusione. L’avanzata del nazismo non incontrò oppositori politici pronti, per lo meno nella maggioranza, a battersi per le loro idee. Molti degli aderenti ai partiti di sinistra, benché credessero nei programmi del loro partito finché questo conservava autorità, erano pronti a dimettersi quando arrivò l’ora della crisi. Un’accurata analisi della struttura di carattere degli operai tedeschi può indicare una ragione – certamente non la sola – di questo fenomeno. Parecchi di loro rientravano in un tipo di personalità che ha molti dei tratti che abbiamo descritto come «carattere autoritario». Nutrivano un profondo rispetto e una profonda nostalgia per l’autorità costituita. L’insistenza del socialismo sull’indipendenza dell’individuo dall’autorità, sulla solidarietà in contrapposizione all’atomismo individualistico, non era ciò che molti di questi operai davvero desideravano sulla base della struttura della loro personalità. I capi della sinistra fecero l’errore di valutare la forza dei loro partiti solo in base alla diffusione che avevano queste idee, e di sottovalutare la loro mancanza di peso. La nostra analisi delle dottrine protestanti e calviniste ha dimostrato viceversa che queste idee costituivano forze potenti negli aderenti alla nuova religione, perché facevano appello a esigenze e ad ansietà presenti nella struttura di carattere di coloro a cui si indirizzavano. In altre parole, ‘le idee possono diventare forze potenti, ma solo nella misura in cui costituiscono risposte a specifiche esigenze umane predominanti in un determinato carattere sociale’. La struttura di un carattere determina non solo il pensiero e il sentimento, ma anche le azioni degli individui: è merito di Freud averlo dimostrato, anche se i suoi presupposti sono errati”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Fuga dalla libertà’, Edizioni di Comunità, Milano, 1977]”,”TEOS-019-FMDP”
“FRONGIA Guido”,”John Stuart Mill e il metodo scientifico.”,”‘Poiesis, studi di filosofia contemporanea’, collana di saggi e testi diretta da Girolamo COTRONEO Angelo S. SABATINI Carlo SINI Guido FRONGIA insegna attualmente presso il Dipartimento di Filosofia della II Università di Roma. Ha pubblicato una ‘Guida alla letteratura su Wittgenstein’ (Argalia, 1981) e ‘Wittgenstein. Regole e sistema’ (Angeli, 1983). MILL si presenta come il promotore di una svolta anti-baconiana che sia in grado di recepire i rapidi sviluppi che la scienza sperimentale va compiendo nel corso del XIX secolo. Nessi. “”Proprio per l’ intervento di quell’ “”atto di pensiero””, la formulazione di una proposizione generale diventa in un certo senso un processo creativo. Di qui l’ immagine frequentemente usata da Whewell, e ripresa talvolta anche da Mill, per spiegare la natura della colligation of facts: “”I fatti sono noti, ma sono isolati e sconnessi, sinché lo scopritore non procura, per suo conto, un principio di connessione. Le perle ci sono, ma non stanno insieme se qualcuno non fornisce il filo”” (1)””. (pag 73)”,”SCIx-190″
“FROSINI Vittorio”,”Breve Storia della critica al marxismo in Italia. Studi risorgimentali.”,”Le concezioni rivoluzionarie del gruppo ‘Libertà e Giustizia’ discendevano dal pensiero di Carlo PISACANE. BAKUNIN esercitò la sua influenza sugli esponenti del partito democratico a Napoli; che costituirono il 3 aprile 1867 il circolo ‘Libertà e Giustizia’, che diede vita all’ omonimo giornale. E’ sul giornale ‘Libertà e Giustizia’ (il primo numero esce il 17 agosto del 1867) che si certifica la nascita del marxismo in Italia. Infatti sul numero 11 del 27 ottobre 1867 il giornale pubblica la prima traduzione di uno scritto teorico a firma Carlo MARX, che sia apparsa in Italia. Si trattava di un brano de ‘Il Capitale’ che veniva fatto precedere da un preambolo redazionale. (v. pag 19) Vittorio FROSINI è professore di filosofia del diritto all’ Univ di Catania. Ha studiato a Pisa e ad Oxford. Nel 1958 gli è stato assegnato dalla Commissione nazionale nominata dal Parlamento italiano, il premio per il miglior articolo sul primo decennio della Costituzione italiana. Nel 1962 gli è stato conferito il premio per le scienze giuridiche e sociali dell'”,”MITS-076″
“FROSINI Vittorio RENDA Francesco SCIASCIA Leonardo”,”La mafia. Quattro studi.”,”Contiene: – Mitologia e sociologia della mafia (V. Frosini) “”Il fenomeno mafioso non è, come il banditismo, un accesso patologico, quindi accidentale, temporaneo, curabile con gli ordinari mezzi di polizia. Mafia e banditismo sono termini correlativi, ma non equivalenti. Bandito è colui che ha rotto con la società e le sue leggi, vive alla macchia, è un ricercato dalla giustizia. Salvatore Giuliano, pur con tutti gli scandalosi legami che ne proteggevano l’attività criminosa, fu sempre un bandito, un uomo che viveva alla macchia, alla ricerca ed alla cattura del quale erano pur sempre impegnate le forze di polizia. Essere mafioso, invece, non significa vivere alla macchia o ai margini della società. Tutti in Sicilia conoscono e sanno indicare a dito i capi mafia del paese: il cittadino semplice, il carabiniere, il poliziotto, il questore, il prefetto, il magistrato, il prete, il deputato, il ministro, persino le stesse rappresentanze diplomatiche e consolari isolane. Il mafioso non è un fuori legge, an che se è da tutti risaputo che opera ai margini e qualche volta contro la legge. Il mafioso è un libero cittadino come qualunque altro; gode dei diritti civili e politici, ha la licenza del porto d’armi, passeggia coi ‘galantuomini’ del paese e spesso col comandante dei carabinieri, cui non manca di essere prodigo di consigli, siede spesso di persona al comune in qualità di consigliere, di assessore e di sindaco, oggi frequenta le sacrestie, viaggia in macchina cogli uomini politici, visita spesso le anticamere del Parlamento nazionale e dell’Assemblea Regionale Siciliana, è ricevuto con ogni riguardo nei gabinetti dei ministri e degli assessori del governo regionale. Appare evidente che se non si colpisce e non si sradica l’attività illecita e criminosa di tale personaggio, la colpa non può essere addossata alla omertà della gente semplice”” (pag 39-40) [Francesco Renda, Funzioni e basi sociali della mafia]”,”ITAS-178″
“FROSINI Fabio LIGUORI Guido a cura, scritti di Giorgio BARATTA Marina PALADINI MUSITELLI Giuseppe PRESTIPINO Giuseppe COSPITO Fabio FROSIN IRita MEDICI Guido LIGUORI Lea DURANTE Pasquale VOZA Derek BOOTHMAN”,”Le parole di Gramsci. Per un lessico dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Fabio FROSINI è ricercatore di Storia della filosofia presso l’Università di Urbino. Guido LIGUORI insegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria.”,”GRAS-133″
“FROSSARD Ludovic-Oscar”,”De Jaurès à Léon Blum. Souvernirs d’un militant.”,”‘Sous le signe de Jaurès’ Ludovic-Oscar Frossard, spesso chiamato L-O Frossard o Oscar Frossard (Foussemagne, 5 marzo 1889 – Parigi, 11 febbraio 1946), è stato un politico francese. È stato segretario generale della SFIO dal 1918, e dal 1921 segretario generale del giovane Partito Comunista Francese (PCF). Uscito dal partito nel 1923, creò il Parti communiste unitaire (PCU). Nel 1925 rientrò nella SFIO e nel 1928 fu eletto per la prima volta deputato, ma nel 1935 lasciò il partito per aderire all’Unione Socialista Repubblicana (USR), una formazione nata dalla confluenza di due piccoli partiti di orientamento socialista moderato. Entrò al governo come ministro del Lavoro, e nel 1936 si fece rieleggere deputato nelle liste dell’USR. È stato ministro in otto governi, dal 1935 al 1937 e dal 1938 al 1940. Nel luglio 1940 votò a favore dell’attribuzione dei pieni poteri al maresciallo Pétain, ma nel corso dei quattro anni in cui la Francia è stata occupata dall’esercito tedesco mantenne un atteggiamento defilato, limitandosi all’attività giornalistica. (wikip)”,”FRAP-127″
“FROST David JAY Antony”,”L’Inghilterra e i nuovi inglesi.”,”FROST David è nato nel Kent nel 1939. Ha lavorato nel campo televisivo. Ha collaborato con vari giornali. JAY Antony (Londra 1930) è entrato nella BBC (1955) come direttore di programma. Anche lui collabora a vari giornali. Ha pubblicato nel 1968 ‘Machiavelli e i dirigenti d’azienda’ (Rizzoli). pag 90″,”UKIS-019″
“FROW Edmund FROW Ruth a cura; testi di James Leigh JOYNES Annie BESANT Sidney James WEBB George Bernard SHAW William MORRIS Tom MANN Robert BLATCHFORD Henry Mayers HYNDMAN The Democratic Federation The Socialist Group of the London Society of Compositors”,”The Politics of Hope. The Origins of Socialism in Britain 1880-1914.”,”FROW Edmund FROW Ruth sono i fondatori della Working Class Movement Library in Salford (v. Istituti). Erano attivisti sindacali (Edmund fu segretario di distretto della AEU Amalgamated Engineering Union e Ruth faceva parte della NUT National Union of Teachers). Il loro istituto è un centro per le ricerche e lo studio del movimento sindacale e radicale britannico. “”Il socialismo è solo costruttivo se è rivoluzionario. Solo il socialismo, mentre tiene ferma la sua visione finale, non rifiuta degli utili palliativi dell’esistente anarchia. E’ vero, sappiamo che sono palliativi, attraenti comunque in apparenza, che forniranno miglior schiavitù salariata ai capitalisti sotto le condizioni esistenti. Ma molti di essi serviranno ad analizzare la degenerazione e a portare a una maggiore capacità di fronteggiare le difficoltà nel prossimo futuro. Meri pacchetti fiscali, meri spostamenti nelle fasce di tassazione delle terre agricole, non hanno alcun fascino per noi. Free Trade significa, oggi come sempre, libero sfruttamento del lavoro degli operai a beneficio dei capitalisti; protezione significa protezione dei proprietari terrieri (landlord) e dei capitalisti contro i lavoratori. (…)””. (pag 149, H.M. Hyndman)”,”MUKx-138″
“FROW Edmund FROW Ruth”,”Manchester and Salford Chartists.”,”””Others methods were also used to indimidate and subvert the strikers. A Proclamation from the Queen was read on 15 August. It condemned the wicked and illegal turn-outs and offered a reward of £ 50 to informants. The County and Borough Magistrates in Manchester also issued a proclamation declaring all large assemblies illegal. By the end of the second week of the strike, the Home Secretary had succeeded in welding together all the military and civil forces into a machine under central control and leadership in order to crush the strike. The strike did continue to extend to other districts, but the Chartist leadership did little to implement conference decisions, the repressive arm of the State was well oiled, more leaders were arrested and the central leadership of the strike could no longer function. The Trade Dlegates went home and continued to conduct the strike through the local committees.”” (pag 83-84)”,”MUKC-023″
“FRUCHT Richard a cura, contributi di Philip J. ADLER Hugh AGNEW Catherine ALBRECHT June GRANATIR ALEXANDER Josef ANDERLE Gerasimos AUGUSTINOS Olga AUGUSTINOS Robert AUSTIN Walter M. BACON Jr. Douglas W. BAILEY Eugene F. BALES George BARANY Enikõ MOLNÁR BASA Ann Marie BASOM Kenneth E. BASOM Margaret H. BEISSINGER Joel D. BENSON William H. BERENTSEN Dagmar BERRY Robert A. BERRY Paul J.BEST Christina Y. BETHIN Mark BIONDICH William Lee BLACKWOOD Milka T. BLIZNAKOV Edward BOJARSKI Melissa BOKOVOY Vera BOLGÁR Michael BOLL András BOROS-KAZAI Andrei BREZIANU Gregory L. BRUESS Maria BUCUR Alice Catherine CARIS Charles M. CARLTON Magda CARNECI David CASSENS Frederick B. CHARY Koji CHIKUGO Anna M. CIENCIALA Lee CONGDON Deborah S. CORNELIUS John K. COX Richard F. CRANE Gerard W. CREED Darrick DANTA Zdenek V. DAVID Elinor MURRAY DESPALATOVIC Nicholas DIMA Alex N. DRAGNICH N.F. DREISZIGER Tanya L.K. DUNLAP Lubomír DUROVIC Alexandru DUTU Donald L. DYER Thomas EEKMAN James EISWERT Judith FAI-PODLIPNIK Brigit FARLEY James FELAK Mario D. FENYO Gregory C. FERENCE Richard FIELD John A. FINK Clemansa Liliana FIRCA Mari A. FIRKATIAN Mary Ellen FISCHER Lawrence J. FLOCKERZIE Radu FLORESCU Victor A. FRIEDMAN Richard FULTON Michal GÁFRIK Bruce M. GARVER Katherine GYÉKÉNYESI GATTO John GEORGEOFF Susan GLANZ James GLAPA-GROSSKLAG Eagle GLASSHEIM Jonathan A. GRANT Charles E. GRIBBLE Lyubomira PARPULOVA GRIBBLE Marie J. HALL Richard C. HALL Joseph F. HARRINGTON Yana HASHAMOVA Peter I. HIDAS Robert HISLOPE Jiri HOCHMAN Beth HOLMGREN Peter HRUBY Todd HUEBNER Dennis P. HUPCKICK Dina IORDANOVA Russell L. IVY Conrad JARZEBOWSKI Charles JELAVICH Owen V. JOHNSON Pieter JUDSON Milenko KARANOVICK Stanislav KAVKA T. Mills KELLY Sarah A. KENT Jo Ellen KERKSIEK Charles KING Anto KNEZEVIC Jhon KOLSTI Michael J. KOPANIC Jr. Andrzej KORBONSKI Jiri KORALKA William B. KORY Boian KOULOV Ladis K.D. KRISTOF James P. KROKAR Andrzej KULCZYCKI Alexandros K. KYROU Ernest H. LATHAM Jr. Michael J. LAVELLE Peter LAVELLE Paul D. LENSINK Madeline G. LEVINE André LIEBICH Irina LIVEZEANU Barbara LOBODZINSKA Christopher LONG Andrew LUDANYI Radomír V. LUZA James M.B. LYON David MACKENZIE Paul Robert MAGOCSI Victor S. MAMATEY Joseph M. MCCARTHY Abraham MELEZIN Paul E. MICHELSON Daniel E. MILLER Mirvet S. MUCA Nicholas M. NAGY-TALAVERA Robert NEMES Remus NICULESCU James P. NIESSEN Claire E. NOLTE Petra ORÁLKOVÁ Cynthia PACES Philip PAJAKOWSKI Aleksandar PANEV Gregory J. PANO Peter PASTOR Neal A. PEASE Jolanta T. PEKACZ William A. PELZ Màrtha PERESZLÉNYI-PINTÉR Duncan M. PERRY Barbara A. PETERSON Timothy POGACAR Robert M. PONICHTERA Ruzica POPOVITCH-KREKIC Thomas M. POULSEN Tom PRIESTLY Theophilus C. PROUSIS Paul D. QUINIAN George TIVADAR RADAN Spas T. RAIKIN Svetlana RAKIC Miloslav RECHCGL Jr. Barbara K. REINFELD Carole ROGEL Ignàc ROMSICS Norma L. RUDINSKY Nancy Lee RUYTER Konrad SADKOWSKI Thomas SAKMYSTER Mark SAND Ben SLAY Biljana SLJIVIC-SIMSIC Ronald SMELSER William SMIALEK Steven W. SOWARDS Robert Mark SPAULDING Thomas SPIRA Irina G. STAKHANOVA John STANLEY David STEFANCIC Stefan STOENESCU Gale STOKES M. Mark STOLARIK Zeljan E. SUSTER Richard TEMPEST Frank W. THACKERAY Marta TOBOLCZYK Glenn E. TORREY Albert M. TOSCHES Pál Péter TÓTH John D. TREADWAY Kurt W. TREPTOW Daniel D. TRIFAN Frances TRIX Stefan TROEBST Teddy J. ULDRICKS George R. URSUL Barbara J. VANDRASEK Steven Béla VÁRDY Balint VAZSONYI Gabor VERMES Ioana VLASIU Piotr S. WANDYCZ Robert WEINER Nancy M. WINGFIELD Stanley B. WINTERS Andrew KIER WISE Peter WOZNIAK Piotr WRÓBEL Joseph Frederick ZACEK Lucie ZACHAROVA Katarzyna ZECHENTER”,”Encyclopedia of Eastern Europa. From the Congress of Vienna to the Fall of Communism.”,”Richard Frucht is professor of history at Northwest Missouri State University in 1980 and is the author of two books dealing with Eastern Europe.”,”EURC-095-FL”
“FRUGONI Chiara”,”Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni, e altre invenzioni medievali.”,”Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa e di Roma. Fra le sue pubblicazioni: ‘Storia di un giorno in una città medievale’, ‘con uno scritto di Arsenio Frugoni’ (1999), ‘Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini’ (con A. Barbero).”,”STMED-023-FSD”
“FRUGONI Chiara”,”Da Stelle a stelle. Memorie di un paese contadino.”,”Chiara Frugoni è fra i maggiori medievisti italiani. Ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pavia e Roma. Solto Collina è un comune italiano dell’Alto Sebino di 1 783 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Sorge su un altopiano interposto fra il lago d’Iseo e l’alta Val Cavallina a circa 36 chilometri a est dal capoluogo orobico.”,”STOS-007-FSD”
“FRUNCILLO Domenico”,”Urna del silenzio. L’ astensionismo elettorale in Italia.”,”FRUNCILLO Domenico svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’ Università di Salerno. Referendum e quorum. “”Personalmente ritengo – (…) – che le iniziative referendarie a prescindere dall’ esito, favorevole o contrario al quesito, siano riuscite a superare la fatidica soglia di validità non solo e non tanto quando si proponevano sull’ onda in una mobilitazione autonoma della società civile, come qualche volta è stato asserito, ma piuttosto e soprattutto quando esso veniva promosso dalle forze politiche o quando, in loro assenza, e in situazioni di grande effervescenza e fluidità, emergevano “”imprenditori politici”” ossia “”individui o più spesso organizzazioni capaci di mobilitare lo scontento, ridurre i costi dell’ azione, utilizzare e creare reti di solidarietà (…), acquisire consensi all’ esterno”” (Della Porta 2002, pag 110-111)””. (pag 80)”,”ITAS-091″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco; scritti di DE-FOREST BIERCE COOKE CRANE PENNELL ROBERTSON GARLAND FAST HOWELLS WOOLCOTT FAULKNER NORDHOFF NORMAN HALL HEMINGWAY DOS-PASSOS BURNETT STILES HORNE BURNS SEVAREID DOWNEY I. SHAW J. JONES MICHENER HUNT N. MAILER BEACH KNEBEL BAILEY HALL WARD”,”Quaranta storie americane di guerra. Da Fort Summer a Hiroshima.”,”””Dopo la prima guerra mondiale, col suo pezzo forte di tre portentosi inediti (…) di William Faulkner, il lettore non si scandalizzerà se facciamo nostro il motto di quel city editor d’ un quotidiano di Chicago che appese in redazione questo cartello: E’ più importante una zuffa di cani in Clarke Street che una guerra nei Balcani e passiamo a un capitolo che rientra di fatto, se non di diritto, nella storia della letteratura (e della cinematografia) americana di guerra: un capitolo che avrebbe potuto aprirsi con i “”Killers”” (1927) di Hemingway, continuare col “”Piccolo Cesare”” (1928) di Burnett, e chiudersi con la memorabile “”Whiskey-Town”” (1929) di Hammett.”” (pag VIII) In apertura poesia di Stephen Crane: “”Non piangere, ragazza, la guerra è gentile, Se il tuo amico ha scagliato alte le mani E il suo cavallo è corso via da solo… Se tuo padre è stramazzato nella gialla trincea, Ha contratto le mani furiose sul petto, Ha inghiottito ed è morto… Non piangere: la guerra è gentile. Sventola la bandiera del reggimento, Splende l’ aquila incoronata di rosso e oro…”” Da: War is Kind, Knopf 1899″,”USAS-147″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco”,”La prevalenza del cretino.”,”Per primo a parlarne della bêtise e ad osservarla fu FLAUBERT nell’ XIX secolo. Nell’ antichità si parlava di stolto “”L’ esca del negoziante è la novità””, dice Goethe. E già Omero, accorto venditore, notava che “”gli uomini apprezzano di più quel canto che giunge più nuovo ai loro orecchi””. Solo che, come osserva Péguy, “”Omero è nuovo ancora oggi, mentre non c’è più niente di invecchiato del giornale di stamattina””. E qui è tutto il punto. Immersi come siamo in una “”attualità”” che è essa stessa trito vecchiume, mediocrità infinitamente ripetitiva, credimo di poterne uscire col tenerci sempre più “”aggiornati””, più “”al corrente””, più al passo con le presunte novità dell’ ultimo mese, settimana, giorno, ora, minuto. Giustamentee, ormai, l’ edicola è il nostro destino di lettori. “”Ci sono tre cose che presto o tardi il pubblico reclamerà esclusivamente, e cioè novità, novità, e novità””, profetizzava nel 1836 il poeta scozzese Thomas Hood, figlio probabilmente non a caso di un libraio. (…) “”Mentre la gente”” dice Schopenhauer “”invece del meglio di tutti i tempi, legge sempre e soltanto le ultime novità, il secolo sprofonda sempre più nel proprio sterco. La novità è raramente buona, e il buono resta novità per poco tempo””. (pag 80-81)”,”ITAS-110″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco a cura”,”Diari di guerra delle SS.”,”‘I giornali e i rapporti compresi in questo libro e recuperati alcuni anni fa nel Lago Nero, in territorio cecoslovacco, furono compilati, durante l’ultimo conflitto, dalle unità pseudo-combattenti dello Stabkommando personale del Reichsführer Heinrich Himmler. Compito delle unità operanti tra le fitte foreste e le immense paludi nelle retrovie del fronte russo, era di procedere alla “”pacificazione”” di quei territori mediante la sperimentazione di sistemi che avrebbero dovuto servire «per il futuro addestramento e la futura guida delle truppe». Dell’operazione – costò la vita ad alcune migliaia di persone «trattate secondo l’uso di guerra» o «giustiziate» o «sottoposte a trattamento speciale» – fu redatta una cronaca scrupolosa: questi diari segreti, appunto, che nella loro impassibile, efferata immediatezza, costituscono uno dei documenti più agghiaccianti della seconda guerra mondiale’ (quarta di copertina) Comportamento della popolazione. “”In aggiunta al rapporto di attività relativo al periodo precedente si segnala che nella zona boscosa a est di Stapanowka un gruppo di ebrei riceve viveri da ucraini. Questa circostanza è indicativa del contegno ambiguo della popolazione ucraina, descritto nel precedente rapporto. Tuttavia, a favore della milizia ucraina, si può affermare recisamente che ha reso preziosi servigi nel rastrellamento di bande di partigiani e di paracadutisti nei territori di retrovia. In generale la popolazione civile sembra in preda a uno straordinario turbamento che deve essere provocato dalla paura di un ritorno dei bolscevichi”” (pag 112-113)”,”GERN-211″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”Il giovane giornalista comunista Peter FRYER si trovava in Ungheria nei giorni dell’ insurrezione quale inviato speciale del quotidiano comunista londinese ‘Daily Worker’. Redattore dal 1948 di tale giornale, FRYER svolse importanti missioni giornalistiche a Berlino, Varsavia e Parigi. Nel 1949 fu a Budapest per assistere come inviato al famoso processo Rajk. FRYER in piena insurrezione si rese conto delle atrocità della polizia segreta e fu testimone della lotta della popolazione contro un regime dittatoriale e spietato. Alcuni suoi dispacci da Budapest furono deformati, altri non furono pubblicati. Tornato dall’ Ungheria rassegnò le dimissioni dal giornale pur continuando a militare nel partito comunista. Ma dato che non rinunciò a far conoscere la verità sui fatti cui fu testimone, venne prima sospeso e poi espulso dal CPGB.”,”MUNx-010″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese. 1956: cronaca di una rivolta proletaria contro la burocrazia stalinista.”,”””Dalle prigioni di altre parti della città quelli che erano stati nell’ oscurità, vennero alla luce e raccontarono le loro vicende. Dalle celle sotterranee, qualche volta con l’ acqua fino alle caviglie, essi caddero tra le braccia dei liberatori e così si compì la profezia di Puskin: Le pesanti catene cadranno, Le mura crolleranno all’ udire la parola; E la Libertà vi saluterà con la luce, E i fratelli vi restituiranno la spada””. Molti di questi prigionieri erano divenuti degli spettri: uomini e donne che i loro amici avevano da lungo tempo considerati morti. Uomini e donne come la dottoressa Edith Bone, ex-corrispondente da Budapest del Daily Worker, che io incontrai per l’ ultima volta nel settembre 1949, mentre si apprestava a tornare in Inghilterra. (…) Alcuni giorni dopo lei scomparve, proprio prima che salisse sull’ aereo.”” (pag 29)”,”MUNx-027″
“FRYER Peter”,”Tragedia hungara.”,”””Un pueblo que esclaviza a otro forja sus propias cadenas””. Karl Marx “”Fu il proletariato d’ Ungheria soprattutto, che combatté contro i tanks che vennero a distruggere l’ ordine rivoluzionario che già avevano stabilito nella forma dei loro Consigli di lavoratori. Nel mio dispaccio dell’ 11 novembre domandai: “”Se l’ intervento sovietico aveva bisogno di affermare che era controrivoluzione, come si può spiegare che una parte della più feroce resistenza di tutta la settimana passato fu nei distretti della classe operaia di Ujpest e nel nord di Budapest e a Csepel nel sud, entrambe fortezze del Partito comunista prima della guerra? O come si può spiegare la dichiarazione dei lavoratori della famosa città dell’ acciaio Sztalinvaros: che difenderanno la città socialista, la fabbrica e la propria casa che essi hanno costruito con le proprie mani, contro l’invaisone sovietica? (…) Gli stalinisti che controllano il “”Daily Worker’ appoggiarono la esportazione del socialismo in una forma altamente esplosiva contro l’ eroismo a mano nuda dalla “”rossa Csepel””. Presero posizione nel lato sbagliato della barricata””. (pag 103-104) “”Che il cielo aiuti Andrew Rothstein e quegli altri che qualificarono “”Terrore Bianco”” lo stato delle cose in Ungheria il primo, secondo, terzo giorno di novembre se mai si incontreranno faccia a faccia con il vero “”Terrore Bianco””. In dieci giorni l’ esercito di Versailles che soppresse la Comune di Parigi del 1871, uccisero tra venti e trenta mila uomini, donne e bambini, sia in battaglia che a sangue freddo, in mezzo a scene terribili di crudeltà e sofferenza. “”La terra è lastricata dei loro corpi”” si rallegrava Thiers. Altri ventimila furono deportati in esilio e settemilaottocento furonoinviati nelle fortezze della costa. Quello era “”Terrore Bianco””. Mille comunisti ed ebrei furono torturati e assassinati dopo la soppressione della Repubblica Sovietica ungherese nel 1919 e atrocità ripugnanti ebbero luogo in Orgovany e Siofok. Quello era ‘Terrore Bianco’. Nel 1927 Chiang Kai-Shek massacrò cinquemila lavoratori organizzati a Shanghai. Quello era “”Terrore Bianco””. Con l’ avvento di Hitler fino alla sconfitta della Germania fascista, innumerevoli migliaia di comunisti, socialisti, sindacalisti, ebrei e cristiani; furono assassinati. Quello era “”Terrore Bianco””.”” (pag 105)”,”MUNx-036″
“FRYER Peter McGOWAN PINHEIRO Patricia”,”Le Portugal de Salazar.”,”Peter FRYER e Patricia McGOWAN hanno scritto un libro fondato sui fatti. “”Da nessuna parte, le donna sposata che ha una laurea disponde di una tale libertà per esercitare la sua professione e poter nello stesso tempo allevare i suoi figli. In questi ultimi anni un numero sempre crescente di donne è uscito dall’ Università e le dottoresse, avvocato e farmacista non sono rare. Ci possono essere più maestre che maestri. Queste donne non si scontrano con il problema di conciliare le esigenze della loro professione con la cura dei figli come le loro compagne inglesi.”” (pag 49)”,”EURx-218″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”””Consentitemi innanzitutto di ricordarvi con quanta severità i classici del marxismo-leninismo ebbero a denunciare ogni manifestazione del culto della personalità. In una lettera (1) all’esponente della classe operaia tedesca Wilhelm Blos, Marx ebbe a dichiarare: “”A causa della mia antipatia per qualsiasi forma di culto dell’individuo, non ho mai reso di pubblica ragione durante l’esistenza dell’Internazionale i numerosi indirizzi inviatimi da vari paesi che riconoscevano i miei meriti e mi infastidivano. Non mi sono neanche preoccupato di rispondervi, se non talvolta per confutare i loro autori. Engels ed io entrammo in origine a far parte della società segreta dei comunisti (2) a condizione che tutto quello che potesse contribuire al culto superstizioso dell’autorità venisse eliminato dal suo statuto. Successivamente Lassalle fece esattamente il contrario””. Qualche tempo dopo Engels scrisse a sua volta: “”Tanto Marx che io siamo sempre stati contrari a qualsiasi manifestazione pubblica che riguardasse gli individui, eccettuati i casi in cui esse avessero uno scopo importante, e soprattutto ci siamo opposti energicamente a quelle manifestazioni che durante la nostra vita ci interessavano personalmente”” [Rapporto Krusciov. Con note storiche, 1958] (pag 6) [“”(1) Questa lettera di Marx (Londra, 10 nov. 1877) è stata pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin nell’originale tedesco. Wilhelm Blos, il giornalista e storico cui è indirizzata, ebbe un certo ruolo nella socialdemocrazia tedesca; (2) La “”Lega dei Giusti””, fondata da un gruppo di lavoratori tedeschi rifugiati a Parigi, fu costretta a trasferire la sua sede a Londra dopo i moti parigini del 1839 in cui si era compromessa. Nella capitale inglese la Lega subì una evoluzione avvicinandosi alla dottrina di Marx ed Engels, adottando nuove forme di organizzazione, e mutando la sua denominazione in quella di “”Lega dei Comunisti””. Fu a nome della Lega che Marx ed Engels, dopo aver dato alla stessa la loro adesione, redassero il “”Manifesto dei comunisti”” (…)””] (pag 6)”,”MUNx-003-FPA”
“FRYER Peter”,”Hungarian Tragedy and other writings on the 1956 Hungarian Revolution.”,”Peter Fryer, the correspondent of the Daily Worker, faithfully reported what he saw, an ordinary people wanting a freer life and better conditions, but obliged to go further as the ruthless ruling caste did not hesitate to fire on peaceful demonstrators to defend its corrupt power. Introduction by Balázs NAGY, Preface to the 1996 edition, Letter of resignation, The Hungarian revolution, Preface to the 1986 reprint, Introduction, Notes, foto, maps, Name index,”,”MUNx-001-FL”
“FUA’ Giorgio”,”Il lavoro nero. Contraddizioni nell’ economia italiana.”,”Giorgio FUA’ è professore di politica economica alla Facoltà di economia di Ancona (1977). Ha anche insegnato statistica economica a Pisa. Ha lavorato per l’ ONU, l’ ENI e per il Consiglio tecnico scientifico per la programmazione economica. Presiede l’ Istituto A. Olivetti di studi per la gestione dell’ economia e delle aziende (ISTAO).”,”ITAE-034″
“FUA’ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”Giorgio FUA’ nato ad Ancona nel 1919, ha esercitato l’ attività accademica (Università Pisa e Urbino) e ha lavorato come economista in qualità di funzionario dell’ ONU. Quindi è stato consigliere economico dell’ ENI.”,”ITAE-071″
“FUA’ Giorgio a cura; saggi di Sergio RICOSSA Pietro ALESSANDRINI Antonio GOLINI Carlo DELL’ARINGA Gino FAUSTINI Gian Marco GROS PIETRO Franco B. FRANCIOSI Georges TAPINOS Maria Chiara TURCI Carlo Andrea BOLLINO Alberto CUSI Maria GERBI SETHI Roberto MOSTACCI Antonino OCCHIUTO Danilo GIORI Onorato CASTELLINO Calo HANAU Alberto ZULIANI”,”Conseguenze economiche dell’ evoluzione demografica.”,”””Il flusso di emigrazione si origina nel tentativo di attuare modelli di welfare state difficili da realizzare nei paesi di provenienza; tentativo che, in genere, è condotto dalla componente giovane della popolazione. D’altronde un paese che invecchia può essere considerato, proprio in quanto tale, un serbatoio di domanda di lavoro insoddisfatta””. (pag 127) Giorgio FUA’ è professore di politica economica all’ Università di Ancona. Come economista ha lavorato con Adriano OLIVETTI, con MYRDAL all’ ONU, con MATTEI all’ ENI. E’ presidente della Società Italiana degli Economisti.”,”ITAS-068″
“FUA’ Giorgio a cura; scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume III. Studi di settore e Documentazione di base.”,”Scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI. “”Riportando le parole di Zanetti e Filippi, sembra potersi affermare che: “”…Esiste una zona critica nel processo di espansione dell’ impresa: dopo una fase di rapido e a volte eccezionale accrescimento durante la quale molte aziende raggiungono dimensioni medie (in relazione al campione esaminato) subentra un momento di crisi che pochissime riescono a superare per espandersi ulteriormente. Per contro le poche imprese andate oltre a questo punto e che si trovano al vertice della scala dimensionale continuano nel loro rapido ritmo di espansione..””””. (pag 331)”,”ITAE-084″
“FUA’ Giorgio a cura, scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume II. Gli aspetti generali. Storia dell’ economia italiana negli ultimi cento anni.”,”Scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI. “”Se ora passiamo a confrontare la situazione italiana con quelle di altri paesi industriali, possiamo notare (…) come il nostro mercato delle emissioni mobiliari abbia occupato in questi ultimi anni, sia per dimensioni assolute sia se rapportato al livello del reddito nazionale, i primi posti della graduatoria internazionale; il chè è ancora più evidente se si limita l’ esame al solo comparto azionario, che vede l’ Italia al terzo posto per il quinquennio 1960-1965, dopo il Giappone e gli Stati Uniti (ma prima di questi ultimi in termini relativi””. (pag 266)”,”ITAE-102″
“FUA’ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”FUA’ Giorgio è titolare di politica economica in Ancona, dove è nato nel 1919 e dove insegna dal 1959, anno di fondazione della Facoltà di Economia e Commercio. Precedentemente ha insegnato a Pisa e ha lavorato come economista operativo, in particolare con MYRDAL all’ ONU e MATTEI all’ Eni. Ha fatto parto del Comitato tecnico-scientifico per la programmazione.”,”ITAE-215″
“FUÀ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”FUÀ Giorgio è nato nel 1919 ad Ancona ed è (1970) professore di politica economica in quella Università. Ha insegnato statistica economica a Pisa, e lavorato nell’ONU, nell’ENI, nel Consiglio della Programmazione. Burro o cannoni. Razionamento dei consumi. “”La storia è piena di casi in cui, dovendosi fronteggiare una penuria di certi prodotti, lo Stato vieta a ciascuno di consumarne più di una certa dose. Nell’ultima guerra mondiale il sistema ha avuto applicazione estesissima, sia per quanto riguarda il numero di paesi, sia per quanto riguarda la gamma dei consumi sottoposti a razionamento entro ciascun paese.”” (pag 64)”,”ITAE-303″
“FUÀ Giorgio ROSINI Emilio”,”Troppe tasse sui redditi.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAS-048-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Problemi dello sviluppo tardivo in Europa. Rapporto su sei paesi appartenenti all’OCSE.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”EURE-071-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAE-129-FL”
“FUBINI Mario PELLEGRINI Silvio VASOLI Cesare BATTAGLIA Salvatore PETROCCHI Giorgio PARATORE Ettore MARTELLOTTI Guido MIGLIORINI Bruno BUCK August JAEGER Nicola MARZOT Giulio GABRIELI Francesco FALLANI Giovanni BALDACCI Osvaldo VALLONE Aldo”,”Rileggendo “”La poesia di Dante”” di Benedetto Croce – La vita e la personalità di Dante – Dante e la tradizione poetica volgare dai provenzali ai guittoniani – Dante e i poeti del suo tempo – Filosofia e teologia in Dante – Introduzione alla teoria del poeta teologo – Gli influssi della spiritualità duecentesca – Il latino di Dante – Dante e i classici – Dante nella storia della lingua italiana – Gli studi sulla poetica e sulla retorica di Dante e del suo tempo – Il diritto al tempo di Dante – Dante e la Bibbia – Dante e l’Islam – Dante e le arti figurative – Problemi musicali danteschi – I recenti contributi di studio sulla geografia dantesca – Studi sulla fortuna e sulla storia dell’esegesi di Dante. (Parte prima)”,”BOSCO Umberto direttore, redazione: DI MARCANTONIO Amleto PASQUAZI Silvio ACCARDO Salvatore CANALIS Umberto COMES Salvatore FORTE Mario FRAJESE Attilio GRILLO Vincenzo LEPORE Oreste MAZZARACCHIO Nicola MAZZEO Antonio MOLAJOLI Bruno NAPOLITANO Tomaso PRISINZANO Emilio RISPOLI Guido “”Ma sentiamo ora le opinioni che Dante esprime nel ‘Convivio’. Siamo negli anni intorno al 1306: egli ha già sperimentato le amarezze dell’esilio e ha vagato per gran parte d’Italia, acquistando la persuasione di una fondamentale unità linguistica e culturale di essa: “”per le parti quasi tutte a le quali ‘questa lingua’ si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato”” (Conv. I, III, 4). Esisteva già una “”lingua d’Italia””? No certo, nel senso di “”idioma relativamente uniforme””; sì, nel senso di una certa comunanza geografico-etnica, virtualmente disposta a costituire una unità linguistica. Si pensi al significato che Dante dà (Inf., V, 64) a ‘favella’ nel verso in cui chiama Semiramide “”imperatrice di molte favelle””, cioè di molte nazioni. Dante poi si lagna (Conv., I, IX, 2-5) del disinteressamento che la “”nobile gente”” mostra per le lettere, perché queste esigono la conoscenza del latino, il quale è caduto in mano di gente mercenaria: ben altra cosa sarebbe se esse fossero in volgare”” (pag 139) [‘Dante nella storia della lingua italiana’, di Bruno Migliorini]”,”ITAG-248″
“FUCCI Franco”,”Novecento. Morte di un Savoia.”,”Franco Fucci (Brescia, 1920) giornalista professionista, è stato caporedattore di vari quotidiani tra cui ‘Il Giorno’. Studioso di storia italiana ha pubblicato per Mursia ‘Ali contro Mussolini’, ‘Spie per la libertà’, ‘Le polizie di Mussolini’, ‘Emilio De Bono e Radetzky a Milano’.”,”BIOx-049-FV”
“FUCHIDA Mitsuo OKUMIYA Masatake”,”Midway. The Battle That Doomed Japan. The Japanese Navy’s Story.”,”””The distinguished American naval historians, Professor Samuel E. Morison, characterizes the victory of United States forces at Midway as “”a victory of intelligence””. In this judgment the author fully concurs, for it is beyond the slightest possibility of doubt that the advance discovery of the Japanese plan to attack was the foremost ingle and immediate cause of Japan’s defeat. Viewed from the Japanese side, this success of the enemy’s intelligence translates itself into a failure on our own part – a failure to take adequate precautions for guarding the secrecy of our plans. Had the secret of our intent to invade Midway been concealed with the same thoroughness as the pan to attack Pearl Harbor, the outcome of this battle might well have been different. But it was a victory of American intelligence in a much broader sense than just this. Equally as important as the positive achievements of the enemy’s intelligence on this occasion was the negatively bad and ineffective functioning of Japanese intelligence. This was eloquently illustrated by the Naval General Staff’s persistent misestimate, maintained until the very eve of battle and communicated to the advancing Japanese forces, that an American task force was operating in the Solomons area, strongly implying that the enemy had no suspicion of the impending Japanese attack on Midway. Nor was Combined Fleet’s intelligence a great deal better. For despite the unusual enemy activity noted in the Hawaii area around 30 May – 1° June, Combined Fleet did not consider it a serious enough sign of enemy counter-preparations to warrant warning the Nagumo Force. Another fundamental cause of the Midway defeat was the faulty basic planinng of the operation. The most striking and obvious error in this regard was the manner in which the various naval forces were disposed. Here the plannes indulged in one of their favorite, and in this case fatal, gambits – dispersion. Instead of massing what could easily have been the most formidable single naval task force ever seen, Combined Fleet chose to scatter its forces, reducing them thereby to comparative feebleness. Strategically, the Aleutian arm of this dispersion was unimportant since it aimed only at destroying U.S. installations, occupying for a short time and then abandoning these northern islands. Tactically, the objective of the Northern Forces was to effect a diversion to the main thrust at Midway, but to sacrifice the sure advantage of a concentrated strength for the dubious advantage of a diversion that might not – and actually did not – work was unjustifiable, beyond question. But the dispersion was not limited merely to the main slit of forces between the Aleutians and Midway; there was a further dispersion of forces within each of these two sectors”” (pag 232-233) ‘L’illustre storico navale americano, il professor Samuel E. Morison, definisce la vittoria delle forze statunitensi a Midway come “”una vittoria dell’intelligence””. L’autore concorda pienamente con questo giudizio, poiché è al di là di ogni dubbio che la scoperta anticipata del piano di attacco giapponese sia stata la principale, unica e immediata causa della sconfitta del Giappone. Dal punto di vista giapponese, questo successo dell’intelligence nemica si traduce in un fallimento da parte nostra, nell’incapacità di prendere adeguate precauzioni per salvaguardare la segretezza dei nostri piani. Se il segreto della nostra intenzione di invadere Midway fosse stato nascosto con la stessa scrupolosità dell’attacco a Pearl Harbor, l’esito di questa battaglia avrebbe potuto essere diverso. Ma è stata una vittoria dell’intelligence americana in un senso molto più ampio di questo. Altrettanto importante quanto i risultati positivi dell’intelligence nemica in questa occasione fu il funzionamento negativo e inefficace dell’intelligence giapponese. Ciò fu eloquentemente illustrato dalla persistente stima errata dello Stato Maggiore della Marina, mantenuta fino alla vigilia della battaglia e comunicata alle forze giapponesi in avanzamento, secondo cui una task force americana stava operando nell’area delle Salomone, suggerendo fortemente che il nemico non aveva alcun sospetto dell’imminente attacco giapponese a Midway. Né l’intelligence della flotta combinata era molto migliore. Infatti, nonostante l’insolita attività nemica notata nell’area delle Hawaii intorno al 30 maggio – 1° giugno, la Flotta Combinata non la considerò un segno abbastanza serio di contropreparativi nemici da giustificare l’allarme della Forza navale di Nagumo. Un’altra causa fondamentale della sconfitta delle Midway fu l’errata pianificazione di base dell’operazione. L’errore più evidente ed evidente a questo riguardo fu il modo in cui furono disposte le varie forze navali. Qui i piani si abbandonarono a uno dei loro stratagemmi preferiti, e in questo caso fatali: la dispersione. Invece di ammassare quella che avrebbe potuto facilmente essere la più formidabile task force navale mai vista, la Flotta Combinata scelse di disperdere le sue forze, riducendole così a una relativa debolezza. Strategicamente, il braccio aleutino di questa dispersione non era importante poiché mirava solo a distruggere le installazioni statunitensi, occupando per un breve periodo e poi abbandonando queste isole settentrionali. Tatticamente, l’obiettivo delle Forze del Nord era quello di effettuare una deviazione verso l’attacco principale a Midway, ma sacrificare il sicuro vantaggio di una forza concentrata per il dubbio vantaggio di una deviazione che avrebbe potuto – ma in realtà non ha funzionato – era ingiustificabile, fuori da ogni discussione. Ma la dispersione non si limitò semplicemente alla principale separazione di forze tra le Aleutine e le Midway; c’è stata un’ulteriore dispersione di forze all’interno di ciascuno di questi due settori'”,”QMIS-045-FSD”
“FUCHS Harald P.”,”Dietro Weimar. Il partito nazionalsocialista nelle concezioni politiche e militari di Kurt von Schleicher.”,”SCHLEICHER era un militare al servizio della politica. Era un aristocratico ambizioso e vittima dell’ illusione di riuscire a neutralizzare il nazismo asservendolo all’ ideale di stato monarchico-prussiano.”,”GERG-031″
“FUCHS Walter R.”,”La matematica moderna illustrata.”,”Walter Robert Fuchs era un divulgatore scietifico americano-tedesco. Nascita 18/03/1937 Priceton, New Jersey, Stati uniti. Morte 21/07/1976 Monaco di Baviera.”,”SCIx-312-FL”
“FÜCHTNER Hans”,”Die brasilianischen Arbeitergewerkschaften, ihre Organisation und ihre politische Funktion.”,”FÜCHTNER Hans (Ulm, 1940-)”,”AMLx-145″
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca.”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. Resistenza contro il nazismo. “”C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi”” “”In fondo è solo una storia breve, questa del poliziotto Jaroslav Hora. E ci trovi una storia di un uomo completo. La regione di Radnice. Un angolo sperduto del paese. Una regione bella, triste e povera. Il padre fa il vetraio. La vita è dura. La fatica quando c’è lavoro, e la miseria quando viene la disoccupazione, che qui è cosa stabile. Quando ti fa piegare sulle ginocchia oppure ti fa alzare nel sogno di una vita migliore, nella fiducia in essa, nella lotta per essa. Il padre ha scelto la seconda soluzione. E’ diventato comunista. Il giovane Jarda pedala tra i ciclisti nella manifestazione del 1° maggio, con un nastro rosso attorcigliato alla ruota. Non l’ha scordato ancora. Lo porta con sé, senza saperlo con precisione, in qualche posto nel suo intimo, durante l’apprendistato da tornitore nell’officina Skoda, dove comincia a lavorare. La crisi, la disoccupazione, la guerra, la prospettiva d’un lavoro, il servizio nella polizia. Non so che cosa faccia in questo momento il nastro rosso dentro di lui. Forse è aggomitolato in qualche posto, posato lì, forse mezzo dimenticato, ma non perduto. Un giorno il giovane è assegnato al servizio di Pankrac. Non ci viene volontariamente come Kolinsky con un compito determinato già in precedenza da lui. Esamina il campo d’azione. Valuta le proprie forze. Il volto gli si turba riflettendo intensamente da dove cominciare e come cominciare nel modo migliore! Non è un professionista politico. E’ un semplice figlio del popolo. Ma ha l’esperienza del padre. Ha un nucleo solido intorno a cui si accumulano le sue decisioni. Ed ecco la presa di decisione. Dalla crisalide raggrinzita viene fuori un uomo. Ed è un uomo interiormente bello, puro quanto raro, sensibile, timido e tuttavia virile. Rischia tutto quello che più è necessario. C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi. Farà le cose piccole e le cose grandi. Lavora senza gesti, piano, con prudenza, ma senza paura. Tutto ciò gli riesce perfettamente evidente. In lui è imperativo categorico. Deve esser fatto così, a che servono allora le parole? E, per parlare propriamente, è tutto. E’ la storia completa di un personaggio che oggi può segnare al suo attivo parecchie vite umane salvate. Parecchie persone vivono e lavorano fuori perché un uomo a Pankrac ha compiuto il suo dovere di uomo. Loro lo ignorano e lui le ignora. Come ignora Kolinsky. Vorrei che gli altri potessero riconoscerli dopo. Kolinsky e Hora hanno trovato qui, molto presto, la via che li conduceva l’uno verso l’altro. E questo ha moltiplicato le loro possibilità. Ricordateli come esempio… Come l’esempio di uomini che hanno la testa al posto giusto. E il cuore prima di tutto”” (pag 95-96)”,”GERR-001-FF”
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca. (1943)”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. “”E l’uomo in questo terrore? Vive. E’ incredibile, ma vive, mangia, dorme, ama, lavora, e pensa anche a mille cose che non hanno nulla a che fare con la morte. Forse un fardello terribile gli sta sulla nuca, ma egli lo porta senza abbassare la testa e senza cadere sotto il suo peso”” (pag 76)”,”GERR-001-FGB”
“FUCINI Renato”,”Le veglie di Neri.”,”Renato Fucini (Monterotondo Marittimo, Grosseto, 1843 – Empoli 1921) rappresentante della letteratura toscana dell’Ottocento, è noto come novelliere. Tra le sue opere ‘Napoli a occhio nudo’ (1877).”,”VARx-123-FV”
“FUCINI Renato (Neri Tanfucio)”,”Tutti gli scritti.”,”Contiene il testo ‘Napoli a occhio nudo’ (1877) Lettere a un amico (pag 337-349); Dove si parla della popolazione (pag 350-367) (le contraddizione di una città e del suo popolo) “”S’io ti dovessi dipingere i colori del camaleonte o disegnarti le forme di Proteo, in verità mi sentirei meno imbrogliato che a darti una netta definizioe di quello che mi è sembrato essere il carattere di questo popolo. È così instabile, così pieno di contraddizioni; si presenta sotto tanti e così disparati aspetti dagli infitini punti di vista da cui può essere osservato, che su le prime è impossibile raccapezzarsi. Ad un tratto ti sembreranno ingenue creature e ti sentirai portato ad amarle; non avrai anche finito di concepire questo sentimento, che ti appariranno furfanti matricolati. Ora laboriosissimi per parerti dopo accidiosi, talvolta sobri come Arabi nel deserto, tal altra intemperanti come parassiti; audaci e generosi in un’azione, egosti e vigliacchi in un’altra. Passano dal riso al pianto, dalla gioia più schietta all’ira più forsennata, con la massima rapidità, per modo che in un momento li crederesti deboli donne e fanciulli, in un altro, uomini in tutto il vigore della parola; insomma, la loro indole onn saprei n massima definirla, altro che con la parola: ‘anguilliforme’, poichè ti guizza, ti scivola così rapidamente da ogni parte che quando credi d’averla afferrata, allora proprio è quando ti scapola e ti lascia con tanto di naso e con le mani in mano. (…) La plebe sola, questa massa enorme di straccioni, in mezzo ai quali quasi si perdono e sembrano ospitalmente tollerati gli altri ceti, mi ha dato nell’occhio ed ho preso diletto ad osservarla, come ora mi divertirò a dirtene quello che me ne è sembrato, buttando da parte quella rancida lira che ogni rispettabile citrullo, capitando in questo paese, agguanta insatirito percantare il vieto inno di moda alla Sirena, senza capire che è tempo di smetterla, perchè di Grazielle, di chitarre e di Sirene se n’è detto già tanto che ora basta. Di tutte le plebi, in mezzo alle quali mi son ritrovato girellando per l’Italia, quella di Napoli è senza dubbio la più originale e la più grottesca di tutte. Basta guardare in viso questa gente per capire che son furbi come gatti; serve dare un’occhiata alle loro membra per ammirarne la eleganza delle proporzioni e per ridere del modo col quale le adoperano negli usi più comuni della vita. Allorchè parlano, la lingua è il membro che soffre minore attrito di tutti. Chiudono gli occhi, li riaprono e li battono come bertucce; sgualciscono le labbra; con le mani affettano l’aria in tutti i sensi; si scuotono, si torcono su la vita in modo che qualche volta la lingua si mette in riposo assoluto e conversano ed espremono i più riposti sentimenti dell’animo con un gergo tacito che chiamerei ‘semaforico’, corrugando la fronte, stralunando gli occhi e lavorando di braccia, di mani e di dita come allievi del più accreditato istituto dei sordomuti. (…) La dolcezza del clima favorisce la semplicità del vestiario e la perdita del pudore, per modo che io credo che la puntura del freddo potrebbe persuadere quelle giovinette a nascondere le loro nudità, ma il senso della vergogna mai. (…)”” (pag 351)”,”VARx-637″
“FUËG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes di J.F. Fuëg suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel.”,”Tesi Rubel: Marx teorico dell’ anarchismo”,”ANAx-115″
“FUEG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes, di J.F. Fuëg, suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel, di René Berthier.”,”””L’ affermazione di Maximilien Rubel concernente l’ “”anarchismo”” di Marx può suscitare immediatamente un rigetto violento che la lettura dell’ articolo sul libro di Bakunin, Stato e anarchia, nel Dizionario delle opere politiche (1), non ha diminuito. In effetti, il lettore che ha letto l’ opera di Bakunin ne trae l’ impressione che Rubel non ha trattenuto che i passaggi in cui il rivoluzionario russo parla di Marx. Si è dunque in diritto di interrogarsi sull’ opportunità di affidare a Rubel il compito di scrivere, su un’ opera di Bakunin, un articolo che conclude evocando il grande progetto non realizzato…di Marx, cosa che la dice lunga sul soggetto che è realmente trattato (il nome di Bakunin è citato 53 volte, quello di Marx 47 volte (non ho contato le citazioni e le note).”” (pag 26)”,”MADS-351″
“FUENTES Juan Francisco”,”Largo Caballero. El Lenin español.”,”FUENTES Juan Francisco è professore di storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid e autore di una decina di libri sulla Spagna contemporanea, tra cui una biografia del leader socialista Luis Araquistán in esilio e il ‘Diccionario politico y social del siglo XIX español’, di cui è stato uno dei due curatori. Oro di Mosca (pag 288)”,”MSPG-213″
“FUETER Eduard”,”Storia della storiografia moderna.”,”Storiografia umanistica in Italia, MACHIAVELLI, GUICCIARDINI, Storiogr umanistica durante Controriforma, storiogr umanistica in Europa e storiogr politica nazionale, Inghilterra e Scozia, Germania, Svizzera, Spagna, altri paesi, Hugo GROZIO, la storiografia indipendente dall’umanesimo fino all’ illuminismo, gesuiti, storiogr scoperte e etnografia, storiogr erudita moderna, storiogr illuminismo, VOLTAIRE, MONTESQUIEU, WINCKELMANN, MOSER, ROUSSEAU, storiogr romanticismo e liberalismo, HEGEL, NIEBUHR, RANKE, scuola narrativa, BARANTE, THIERRY, scuola lirico-soggettiva, MICHELET, CARLYLE, FROUDE, DROYSEN e la scuola prussiana, K. RITTER e la tendenza geografica, storiogr del liberalismo”,”STOx-015″
“FUETER Eduardo, rielaborazione italiana con aggiunte di Fausto NICOLINI”,”La storia del secolo XIX e la guerra mondiale.”,”Il crollo della preponderanza militare tedesca. (capitolo IV, pag 59) In una guerra breve manovrata avrebbero potuto prevalere i tedeschi, nella guerra lunga la superiorità degli alleati sarebbe venuta fuori. “”i fattori militari delle vittorie del 1866 e del 1870 erano stati principalmente questi: 1. che l’ esercito prussiano era effettivamente più numeroso di quelli degli avversari; 2. che fu mobilitato infinitamente più presto; 3. che era molto meglio armato e preparato; 4. che, per un complesso molto straordinario di circostanze, ebbe fin dal primo momento successi così definitivi (la guerra del 1870 fu risoluta in poco più di un mese) che ai nemici mancò perfino il tempo di far valere la loro indiscutibile superiorità marittima. E certamente, se codesto complesso di circostanze si fosse ripresentato nel 1914, se cioè i francesi avessero commessi tali errori da far riuscire pienamente l’ offensiva dell’ agosto, la Germania avrebbe potuto fruir per la terza volta dei vantaggi del 1866 e del 1870.”” (pag 59) “”La maggiore rapidità di mobilitazione, utilissima, senza dubbio, in una breve guerra manovrata, non giovava più a nulla in una lunga guerra di posizioni””. (pag 60) “”Guerra lunga significava , infine, per l’ Intesa poter far valere sempre più la sua indiscutibile superiorità marittima. Di tutti i suoi vantaggi codesto era forse il più prezioso.”” (pag 61)”,”QMIP-051″
“FUETER Edoardo”,”Storia del sistema degli Stati europei dal 1492 al 1559.”,”Esemplare n° 231 su 1500 esemplari numerati Firma ex-proprietario, note a margine a matita Contiene una vasta bibliografia. Teoria equilibrio. “”Nella prassi politica soprattutto degli Stati italiani, invece che il principio degli interessi nazionali predominava quello dell’ equilibrio. L’ alleanza di tutti gli Stati italiani contro i barbari era un’utopia; realizzabile invece era il piano di non permettere a nessuno dei gruppi degli Stati concorrenti all’ egemonia sull’ Italia, di divenire così potente che gli Italiani in mezzo ai due rivali non potessero almeno conservare una mezza indipendenza. La politica degli Stati medi italiani consisteva di solito nell’ unirsi alla grande potenza più debole per controbilanciare, in unione a questa, lo Stato più forte e impedirgli la formazione di un’ “”egemonia mondiale””. Gli Stati medi italiani usavano a questo fine, di fronte alla lotta delle grandi potenze per l’ Italia, lo stesso metodo che prima avevano usato per la regolazione della situazione italiana.”” (pag 69)”,”EURx-233″
“FUGARDI Antonino”,”Storia delle Olimpiadi.”,”L’A è un giornalista. I promotori della cultura sportiva: Arnold in Inghilterra, Ring in Svezia e Jahn in Germania. “”Indiscutibilmente il merito va a Thomas Arnold (1795-1842) che fu il fondatore della “”pedagogia sportiva”” cui successivamente si ispirarono altri educatori. Era un pastore anglicano che, rimanendo fortemente impressionato dallo spirito di prepotenza e dalla passione per l’ alcool ed i giuochi d’ azzardo diffusi tra la gioventù inglese, propose e attuò nelle scuole l’ insegnamento e la pratica delle discipline agonistiche. Attraversi i giochi di squadra egli risvegliava nei discepoli lo spirito di associazione; nelle gare individuali rafforzava la coscienza della personalità. A lui si deve l’uso di una parola che ormai è diventata famosa: sport. Questa parola, nella sua traduzione letterale, significa “”passatempo””, “”diporto””, e tale era infatti o scopo prefissosi dall’ Arnold: educare divertendo, secondo la concezione di Vittorino da Feltre. Ma oggi il suo signifcato è assai più ampio. Arnold ebbe numerosi seguaci. Il più autorevole fu Thomas Hugues che nel 1857 pubblicò un fortunatissimo libro “”Tom Brown’s school days”” (…). A tale movimento in favore dell’ educazione fisica diedero un particolare contributo gli svedesi e i tedeschi.”” (pag 58-59)”,”STOS-127″
“FUGAZZA Mariachiara GIGLI-MARCHETTI Ada a cura”,”Manfredo Camperio. Tra politica, esplorazioni e commercio.”,”M. Fugazza redattrice della rivista ‘Storia in Lombardia’. Ha dedicato diversi lavori alla figura e all’opera di Cattaneo. A. Gigli-Marchetti, insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. ‘Manfredo Camperio (Milano, 30 ottobre 1826 – Napoli, 29 dicembre 1899) è stato un politico, geografo e patriota italiano. Nato in una famiglia numerosa e benestante, fu il decimo e ultimo figlio di Francesca Ciani e Carlo Manfredo. Durante la sua vita, Camperio si distinse in vari campi: Attivismo politico e patriottico: A 14 anni, fu inviato in collegio a Dresda e a 18 anni a Graz. Tornato a Milano, entrò in contatto con i patrioti antiaustriaci e partecipò attivamente alle Cinque giornate di Milano nel 1848. Dopo essere stato arrestato e imprigionato, evase grazie ai rivoltosi e combatté al loro fianco. Successivamente, fu costretto all’esilio e viaggiò in Ungheria e Turchia, rientrando in Italia nel 1849 a seguito dell’amnistia. Esplorazioni geografiche: Nel corso della sua vita, Camperio compì numerosi viaggi in diverse parti del mondo. Visitò l’Inghilterra, l’Australia, l’India e soprattutto l’Africa (Tripolitania, Cirenaica ed Eritrea). Durante un viaggio in Alsazia nel 1867, conobbe Jules Siegfried e sua sorella Marie, che sposò nel 1871. Carriera militare: Nel 1859, partecipò alle campagne militari contro l’esercito austriaco, arruolandosi nell’esercito sabaudo. Salì rapidamente di grado e nel 1863 fu nominato capitano e aiutante di campo dal generale Manfredo Fanti. Vita familiare: Dal suo matrimonio con Marie Siegfried nacquero quattro figli: Fanny (1872-1890), Filippo detto Pippo (1873-1945), Giulio (1874-1896) e Sita (famosa per aver fondato la prima scuola infermieristica in Italia). Manfredo Camperio fu un personaggio rappresentativo dell’alta borghesia milanese dell’età risorgimentale, la cui vita avventurosa e multifaceted lasciò un’impronta significativa nella storia italiana’ (f. copil.)”,”BIOx-027-FSD”
“FUGENZI Manuela”,”Il mito del benessere, 1981-1990.”,”Manuela Fulgenzi è photo-editor e ricercatrice iconografica.”,”FOTO-098″
“FUGGER Karl”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaftsbewegung. Eine kurzgesaßte Darstellung.”,”Karl Fugger, geb. 1897, arbeitete als Klempner, bis er 1918 eingezoge wurde. 1919 wurde er Mitglied der KPD. Von 1919 bis 1932 war er in verschiedenen Funktionen und mit Unterbrechungen als hauptamtlicher Funktionär der KPD tätig. Fugger starb am 24.12.1966 in Berlin (DDR). Vorwort, Einleitung, Note, Mitgliederzahlen der deutschen Gewerkschaftsbewegung, Die Kongresse der deutschen Gewerkschaften, Literaturverzeichnis, Personen – Register, Sachregister, Archiv-drucke 6, Tabelle prefazione introduzione, note, cronologia (date dei congressi sindacali), bibliografia, indice nomi, argomenti”,”MGEx-041-FL”
“FUGIER André direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 4°. La Revolution francaise et l’empire napoleonien.”,”FUGIER è professore alla Facoltà di Lettere di Lione.”,”RAIx-049 RAIx-089″
“FUGIER André”,”La rivoluzione francese e l’ impero napoleonico, 1789-1815.”,”””Con il taglio dell’ istmo di Suez, il Mediterraneo diventa la grande via del commercio internazionale non soltanto con l’ Estremo Oriente, ma anche con l’ India e il grande arcipelago dell’ Asia sud-orientale. In questo avvenimento, la cui portata per la storia del mondo è considerevole, la parte avuta dalle iniziative personali è preminente. Certo dopo il 1830 i sansimoniani avevano insistito sull’ importanza di un’ impresa che Colbert aveva già intravisto””. (pag 381)”,”RAIx-151″
“FUJIMOTO Makoto; TAKAHASHI Koji”,”What is Japanese Long-Term Employment System? Has it Vanished? / Polarization of Working Styles: Measures to Solve the Polarization and New Category of Regular Employees.”,”M. Fujimoto, Senior Researcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Industrial Sociology; Koji Takahashi, Vice Senior Resarcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Non-regular employment”,”STAT-569″
“FUKUOKA Masanobu”,”Die Suche Nach Dem Verlorenen Paradies. (La ricerca del paradiso perduto)”,”Masanobu Fukuoka, 1913 in einem kleinen Dorf auf der Insel Shikoku in Süd-japan geboren, machte im Anschiuß an seine Schulzeit eine Ausbildung als Pflanzenpathologe.”,”ASGx-008-FL”
“FÜLBERTH Georg”,”Die Wandlung der deutschen Sozialdemokratie vom Erfurter Parteitag 1891 bis zum Ersten Weltkrieg.”,”‘Hefte zum Geschichts-und Sozialkundeunterricht’ a cura di Wilfried Frhr. von BREDOW Frank DEPPE Georg FÜLBERTH Reinhard KÜHNL Hans Karl RUPP redazione di Horst ERMEL”,”MGEx-089″
“FÜLBERTH Georg”,”Il marxismo di Mehring.”,”””Mehring è uno dei pochi discepoli di Marx e Engels, sul cui lavoro conosciamo il giudizio di uno dei classici: quello di Friedrich Engels. Il 16 marzo 1892 Engels scrive in una lettera ad August Bebel: “”Ho letto ora anche la ‘Lessing-Legende’ di Mehring in ‘Die Neue Zeit’ che mi ha molto rallegrato. E’ veramente un lavoro eccellente. Avrei motivato o sfumato diversamente alcune cose, ma nell’insieme ha colpito proprio il bersaglio. E’ davvero una gioia vedere come la concezione materialistica della storia, dopo esser stata da vent’anni generalmente denigrata come frase fatta roboante nei lavori dei giovani membri del partito, cominci finalmente ad essere usata per quello che realmente era: una guida allo studio della storia. Sotto questo aspetto Kautsky ed Ede (2) hanno prodotto cose pregevoli, ma Mehring ha studiato con maggiore precisione il suo argomento specifico, il risvolto prussiano della storia tedesca; ed ha inoltre una visione più libera e soprattutto un modo di esprimersi più sicuro e preciso (3). L’anno successivo Engels scriveva, allo stesso Mehring, una lettera divenuta famosa, per la sua esposizione della concezione materialistica della storia: “”(…) Sulla rimanente parte del libro posso solo ripetere quanto ho già detto sugli articoli, quando apparvero in ‘Die Neue Zeit’: essa è di gran lunga la migliore rappresentazione della genesi dello stato prussiano che esista, posso proprio dirlo, l’unica buona, tra tutte, che sviluppa in modo giusto le interdipendenze fino nei particolari (…)”” (4). Negli anni dal 1893 al 1898 Mehring lavorò alla sua grande ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’, che ebbe quattro edizioni già prima della prima guerra mondiale. Negli anni seguenti Mehring realizzò un progetto, già tracciato da Engels, pubblicando in tre volumi una raccolta degli scritti giovanili reperibili di Marx e Engels, volumi che completò per un quarto con le lettere di Lassalle a Marx e Engels (5). Questa famosa “”pubblicazione degli inediti”” rese per la prima volta accessibile al movimento operaio la tesi di laurea di Marx, i suoi articoli come redattore capo della ‘Rheinische Zeitung’, i saggi di Marx e Engels dai ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, gli articoli dal parigino ‘Vorwärts’, lo scritto polemico steso unitamente da Marx e Engels contro i fratelli Bauer e lo scritto giovanile del periodo hegeliano ‘La sacra famiglia’, gli articoli di Marx e Engels da riviste tedesche e dalla ‘Deutsche Brüsseler Zeitung degli anni 1845-1847; infine una raccolta di lavori particolarmente importanti di Marx e Engels dalla ‘Neue Rheinische Zeitung’ degli anni della rivoluzione del 1848-49 e dalla postrivoluzionaria ‘Neue Rheinische Zeitung. Politisch-Oekonomische Revue”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(2) Si intende Eduard Bernstein (1850-1932); (3) Marx-Engels, Werke, Berlin, 1956-71, vol. 38, p. 308 (MEW); (4) MEW, vol. 39, p. 98; (5) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle, Stuttgart, 1902] (pag 217-218-219) “”La profonda conoscenza dei problemi fondamentali della concezione materialistica della storia e la sua sicurezza di principi fecero sì che Franz Mehring si trovasse ad appartenere fin dall’inizio (in occasione del diverbio iniziato nella socialdemocrazia tedesca da Eduard Bernstein sin dal 1897 con il suo attacco antimarxista), a quel gruppo di teorici designati fin dall’inizio come marxisti “”ortodossi””, e che più tardi divenisse uno dei capi dell’ala sinistra della socialdemocrazia tedesca e co-fondatore del partito comunista. Mehring riuscì soprattutto ad evitare l’errore di derivare meccanicisticamente il fenomeno delle sovrastrutture dalla base economica, contro il quale era stato messo in guardia dalla lettera di Engels a lui diretta nel luglio 1893 sulla ‘Leggenda di Lessing’. In essa Engels aveva scritto tra l’altro: “”(…) Del resto manca ancora solo un punto, che però, anche nelle questioni tra me e Marx, non è stato sufficientemente messo in evidenza, e del quale abbiamo la stessa responsabilità: infatti noi tutti abbiamo posto e ‘dovuto porre’ dapprima l’accento principale sulla ‘derivazione’ dei concetti politici, giuridici e in generale ideologici e sulle azioni derivate da questi concetti, da dati di fatto economici fondamentali. Qui abbiamo trascurato il lato formale per quello sostanziale: il modo e la maniera in cui vengono alla luce questi concetti (…). Questo lato della questione, che qui posso solo accennare, io credo che l’abbiamo tutti trascurato più di quanto non meritasse. E’ la vecchia storia: all’inizio si trascura sempre la forma per il contenuto (…)”” (16)”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(16) Mew, vol. 39, pp 96, 98] (pag 221)”,”MEHx-069″
“FÜLBERTH Georg”,”Friedrich Engels.”,”Georg Fülberth, Dr. phil. Jg. 1939 von 1972 bis 2004 Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Kapitalismus’, ‘Sozialismus’, ‘Marxismus’ (collana Basis). Contiene il capitolo 10. ‘Engels’ Renegaten’ (I rinnegati di Engels) in cui si fanno i nomi di Ferdinand Freiligrath, Adolf Cluss, Victor Tedesco, Johannes Miquel, Gabriel Deville, Lothar Bucher, Eduard Bernstein …”,”MAES-203″
“FÜLBERTH Georg”,”G Strich – Kleine Geschichte des Kapitalismus.”,”Georg Fülberth, Dr. phil., 1939. War Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Publiziert regelmäßig in Frankfurter Rundschau, Freitag, Konkret und anderen Zeitungen und Zeitschriften.”,”ECOI-157-FL”
“FULLER F.C. major general”,”The Conduct of War, 1789-1961. A Study of the Impact of the French, Industrial, and Russian Revolutions on War and Its Conduct.”,”Clausewitz, grande strategia e centro di gravità. “”Strettamente legata con la concezione di Clausewitz della grande strategia è la sua teoria del centro di gravità, che indica quell’ organismo del nemico – militare, politico, sociale, ecc., – che se fosse distrutto, o battuto, l’ intera struttura del potere nazionale collasserebbe. E’ una delle più importanti teorie di Clausewitz, perché regola il grande disegno strategico di una guerra. “”Individuare questi “”centra gravitatis”” nella potenza militare del nemico, scrive, “”riconoscere le loro sfere d’ azione è… un supremo atto di giudizio strategico (II, p. 355).”” (pag 67-68) Pressione demografica cinese sulla frontiera russa. “”Mentre la Russia non ha mai sofferto una carenza di territorio per la sua crescente popolazione, demograficamente la Cina è un paese saturo, e deve o espandere o esplodere. La prima ha una popolazione di 210 milioni su circa 8 milioni e 600 mila miglie quadrate di territorio, la seconda ha circa 680 milioni su 3 milioni e 760 mila miglia quadrate. Inoltre, la popolazione della Cina sta aumentando ad un tasso annuale di 12 milioni, ovvero circa 4 volte quella dell’ URSS.”””,”QMIx-133″
“FULLER J.F.C., Major-General”,”Decisive battles of the Western World and their influence upon history. Volume Three: From the American Civil War to the End of The Second World War.”,”””Erano queste caratteristiche, coraggio, eterodossia, e discrezione – unite al successo, che fecero di Pilsudski una figura leggendaria. Il giorno prima della sua morte, il 12 maggio 1935, egli si volse al generale Smigly-Rydz e gli disse: “”Essere sconfitti e non arrendersi è vittoria, vincere e restare sugli allori è disfatta””. La prima parte di questa sentenza è la sintesi della sua capacità militare. (pag 341) “”Tukhachevski una volta disse a Fervacque: “”L’ esercito russo non è come il vostro – il francese. E’ un’ orda, e la sua forza è quella di un’ orda. Seppure queste parole furono pronunciate durante la guerra mondiale, esse sono ugualmente applicabili alla campagna del 1920, perché l’ esercito che fronteggiava Pilsudski non era niente di più di un’ orda di contadini – la cui sola aspirazione era quella di tornare a casa – permeati da un numero relativamente piccolo di rivoluzionari fanatici””. (pag 341)”,”QMIx-137″
“FULLER J.F.C.”,”La conduite de la guerre de 1789 à nos jours. Etude des répercussions de la Révolution francaise, de la révolution industrielle et de la révolution russe sur la guerre et la conduite de la guerre. (Tit.orig.: The Conduct of War)”,”La guerra russo-polacca del 1920, Lenin e il trattato di Versailles. “”Comme la guerre civile s’arrêtait, les forces d’intevention furent rappelées, mais les troubles continuèrent en Russie. Le 25 avril 1920, les Polonais, sous le commandement du maréchal Pilsudski, marchèrent sur Kiev et furent ramenés sur Varsovie où, du 16 au 25 août, le général bolchevik Mikhaïl Toukhatchevski fut mis en déroute: l’Europe centrale fut sauvée d’une invasion soviétique. Lord d’Abernon, ambassadeur d’Angleterre en Allemagne de 1920 à 1926, a intitulé son histoire de la campagne: ‘The Eighteenth Decisive Battle of the World’ (“”La 18° Bataille décisive du Monde””), qui n’exagère nullement son importance, car, si la Pologne avait succombé, il n’y avait rien qui pût empêcher les hordes de Toukhachevski de pénétrer en Allemagne. Le commentaire ci-après de Lénine montre clairement que c’était son but final: “”En attaquant la Pologne, nous attaquons les Alliés; en écrasant l’armée polonaise, nous écrasons le traité de Versailles sur lequel repose tout le système des relations internationales actuelles””. “”La Pologne eût-elle été soviétisée (…), le traité de Versailles aurait été résilié, et le système édifié sur la victoire sur l’Allemagne aurait été détruit aussi””. Le 1er octobre 1920, un armistice fut conclu entre la Pologne et la Russie, et, le 18 mars de l’année suivante, la paix fut signée à Riga.”” (pag 264)”,”QMIx-174″
“FULLER Graham E. LESSER Ian O.”,”Geopolitica dell’Islam. I paesi musulmani, il fondamentalismo. l’Occidente.”,”Fuller e Lesser analisti di questioni mediterranee sono anche autori di ‘Turkey’s New Geopolitics’.”,”VIOx-023-FL”
“FÜLÖP-MILLER R.”,”Il volto del bolscevismo.”,”Etica del bolscevismo. Questione morale borghese morale rivoluzionaria. Lenin, Preobrazhenskij. “”””Noi ripudiamo””, disse Lenin in un discorso ai giovani, “”ogni moralità che proceda da idee soprannaturali o estranee alle concezioni di classe. Per noi la moralità è subordinata in tutto e per tutto agli interessi della lotta di classe; morale è tutto ciò che è necessario per l’ annientamento della vecchia società sfruttatrice e per l’ unificazione del proletariato; la nostra moralità consiste perciò soltanto nella rigida disciplina e nella lotta cosciente contro gli sfruttatori. Noi non crediamo nei principii eterni della morale, e smaschereremo questa frode. La morale comunista s’identifica con la lotta per il consolidamento della dittatura proletaria””. E Preobraschenski, uno scolare e seguace di Lenin, ha radunato in un suo scrito tutte le più importanti “”Norme morali e di classe del bolscevismo””, ed è caratteristico che l’ oera sia dedicata a Dzerzisnki, il capo della Ceka.”” (pag 315) Da R. Pertici, Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l’itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943): “”Con queste convinzioni Cantimori cominciò a guardare con curiosità e interesse alla Russia sovietica (era la Russia del primo piano quinquennale): probabilmente una recensione di Croce gli segnalava il volume di René Fülöp-Miller del 1926 su Geist und Gesicht des Bolschewismus, poi tradotto nel 1931 da Malaparte, ma in modo incompleto e riassuntivo (CS, 138; Storici, 355); lesse con attenzione le corrispondenze dalla Russia che lo stesso Malaparte, direttore della Stampa, inviò al suo giornale nell’estate del 1929, condividendone la critica ad ogni visione di una Russia separata, o contrapposta all’Occidente europeo; anche l’eterodossa Technique du coup d’État dello scrittore toscano pubblicata a Parigi nel 1931 attirò la sua attenzione. [106] La rec. di Croce a R. Fülöp-Miller, Geist und Gesicht des Bolschewismus. Darstellung und Kritik des kulturellen Lebens in Sowiet Russland (Wien, 1926), comparsa sulla Critica nel 1926, è ora in Croce, Nuove pagine sparse, II, 249-251″,”RIRO-317”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”L’A insegna all’Univ di Siena. Ha scritto pure un ‘Dizionario dei termini di geografia umana’ (1978), e un ‘Lessico di geografia economica’ (1995).”,”SCIx-008″
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-002-FL”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia umana.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-003-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna. Massimo Parodi è professore associato di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Da qualche anno, con Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, dirige la rivista di storia della filosofia medievale ‘Doctor Virtualis’, che compare in rete e su carta. Tra le sue opere, ricordiamo: Scienza e tecnica nel Medioevo in La Storia, Il conflitto dei pensieri, Studio su Anselmo d’Aosta, Tra le due rupi, La logica della trinità nella discussione tra Roscellino, Anselmo e Abelardo.”,”FILx-051-FL”
“FUMAGALLI Andrea MEREGALLI Roberto MANUNTA Marco PASQUALI Armando”,”Non è vero. I dogmi del neoliberismo alla prova dei fatti.”,”Andrea Fumagalli, professore di economia politica e teoria dell’impresa all’Università di Pavia, si occupa di tematiche relative alle trasformazioni del mercato del lavoro, innovazione tecnologica e del ruolo della moneta nelle economie capitalistiche. Roberto Meregalli, lavora a Milano, ha guidato la Campagna Stop Millennium Round, (Campagna contro l’avvio del ciclo di negoziati denominato Millennium Round) da Seattle a Doha, nell’ambito della Rete di Lilliput. Marco Manunta, magistrato presso il Tribunale di Milano dal 1977, è autore di libri, ricerche, saggi in tema di rapporti fra diritto internazionale e diritti civili dei cittadini. Armando Pasquali, lavora a Milano nel campo della comunicazione d’impresa. Si occupa da tempo di economie e politiche agro-alimentari e di sistemi agricoli alternativi, con particolare riguardo ai paesi del Sud del mondo.”,”ECOI-147-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Cristiani in armi. Da Sant’Agostino a Papa Wojtyla.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna.”,”RELC-041-FL”
“FUMAGALLI Lucio DI CIOCCIO Pierluigi”,”L’Outsourcing e i nuovi scenari della terziarizzazione. La centralità delle persone nelle aziende di servizi.”,”Lucio Fumagalli, Partner Associato di Accenture, è uno dei fondatori della organizzazione dedicata ai servizi di outsourcing ed uno dei massimi esperti italiani sui temi del personale connessi ai progetti di terziarizzazione delle imprese. É responsabile del team che all’interno di Accenture segue le attività di realizzazione delle soluzioni di outsourcing ed ha diretto progetti di carattere nazionale ed internazionale. Pierluigi Di Cioccio, Manager di Accenture, ha svolto tutta la propria carriera professionale dedicandosi, in Italia e all’estero, ai progetti di trasferimento e accoglimento del personale con attenzione particolare ai temi della comunicazione, dell’organizzazione del lavoro e della realizzazio ne di nuovi modelli di gestione del personale, nell’ambito di iniziative di outsourcing,”,”ECOG-017-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Federico II. Ragione e fortuna.”,”L’autrice insegna Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Storia della filosofia medievale’ (2002, con M. Parodi) e ‘Il pensiero politico medievale’ (2004). Federico II di Svevia and Federico I il Barbarossa were both members of the Hohenstaufen dynasty and were related to each other. Federico II was the grandson of Federico I’s cousin, also named Federico1. Therefore, they were second cousins.”,”BIOx-019-FSD”
“FUMAGALLI-BEONIO-BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (Milano, 1933) è stata allieva di Mario Dal Pra e ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università degli Studi di Milano. Ha studiato in particolare il pensiero di Abelardo del XII e del pensiero etico-politico medievale. Ha pubblicato tra l’altro ‘La logica di Abelardo (1964). Massimo Parodi (Savona, 1948) ricercatore confermato (1989) al Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, si è occupato in particolare di filosofia naturale, della scienza medievale e della tradizione agostiniana. Ha pubblicato ‘Scienza e tecnica nel Medioevo’ (Vol. I, 1988 de ‘La Storia’) e ‘Tempo e spazio nel Medioevo’ (1981).”,”FILx-003-FSD”
“FUNARI Enzo LEONI Paolo SINI Carlo VECCHIO Sisto; a cura di Enzo FUNARI”,”L’ invidia.”,”FUNARI Enzo psicoanalista è professore ordinario di psicologia clinica presso l’ università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi tra cui ‘La conversazione’ e ‘Il falso Mozart’. “”Tutto posso perdonarti, non però il fatto che ci sei e che sei ciò che sei, anzi che “”io non sono te””. (Cartesio) (pag 66) “”L’invidia è un tema ampiamente trattato dalla mitologia, piena di storie emblematiche di coppie di genitori e figli oltre che di gemelli e di amici “”per la pelle”” che l’invidia trasforma in rivali mortali. Il motivo dominante della rivalità è il successo nelle sue forme più varie, dal potere all’amore, anche se nella forma certo degradata del possesso. Oltre all’ambizione e alla possessività, sono spesso associate l’avidità, la gelosia, l’impazienza, la rabbia, la distruttività, l’arroganza, il tradimento. “”Protagonista”” è un soggetto che non tollera di essere secondo, la “”sconfitta”” nel confronto con un ideale già ammirato e pieno “”di grazie””. Lo schema si ripete pressoché sempre uguale: un “”patto d’amore””, un vincolo di sangue e, o, di onore, si volge in odio e rancore, in morte e distruzione; da qui un velo di colpa e di vergogna avvolge l’invidia, evocando le grandiose scene luciferine, come afferma Girard, il “”peccato più difficile da confessare””, un vero e proprio “”tabù””.”” (pag 98)”,”VARx-261″
“FUNCK-BRENTANO Frantz”,”La Renaissance.”,”””Terminato nel 1514, il libro di Copernico fu ritoccato da lui, precisato, perfezionato fino all’ anno 1530, quando l’ autore vi mise mano per l’ ultima volta; e l’ opera non apparve stampata che nel 1543, a Norimberga. Tre anni prima, una lettera del suo discepolo, il matematico tedesco Georges Rheticus, aveva rivelato al mondo il nuovo sistema””. (pag 27)”,”EURx-139″
“FUNG YU-LAN a cura di Derk BODDE”,”Storia della filosofia cinese.”,”A pag 204: Nota sul concetto cinese di nazionalismo”,”CINx-032″
“FUNKE Manfred”,”Sanzioni e cannoni. Hitler Mussolini e il conflitto etiopico.”,”FUNKE Manfred è nato in Germania nel 1939. Docente di scienze politiche e di storia contemporanea all’ Università di Bonn, è redattore dei ‘Bonner Schriften zur Politik und Zeitgeschichte’ e collaboratore di riviste storico sociali.”,”ITAF-099″
“FURET Francois a cura; saggi di Bronislaw BACZKO Philippe BOUTRY Giorgio COSMACINI Sergio GIVONE Heinz-Gerhard HAUPT Stephane MICHAUD Sidney POLLARD Fabienne REBOUL-SCHERRER”,”L’ uomo romantico.”,”Saggi di Bronislaw BACZKO, Philippe BOUTRY, Giorgio COSMACINI, Sergio GIVONE, Heinz-Gerhard HAUPT, Stephane MICHAUD, Sidney POLLARD, Fabienne REBOUL-SCHERRER. Vengono affrontate alcune figure emblematiche: il borghese, il lavoratore, la donna, il maestro di scuola, il medico, il prete, l’ intellettuale ed il rivoluzionario. “”Mai salirò sullo stesso podio di Herzen, perché non credo che la nostra vecchia Europa possa ringiovanire per mezzo del sangue russo”” (pag 321) (Marx in una lettera a Engels, ndr)”,”STOS-094″
“FURET Francois, edizione italiana a cura di Massimo TERNI”,”Il laboratorio della storia.”,”FURET ha pubblicato nel 1973 in collaborazione con Denis RICHET ‘La revolution francaise’. Contiene il capitolo: ‘Israele e la sinistra francese. Il malinteso’ (pag 286) “”La breve guerra del 1956 – che, con l’ avanzare del tempo, continua a sembrarmi il principale errore della politica estera israeliana – inaugura pertanto, con una sorta di miracolosa cattiveria, la nuova immagine del popolo ebreo ad uso del mondo esterno. Immagine politica, che ne fa l’ alleato e il complice delle vecchie potenze coloniali. Ma anche immagine morale, che infrange lo stereotipo dell’ umiliazione e inventa la figura dell’ ebreo vincitore””. (pag 287)”,”STOx-088″
“FURET Francois”,”Marx et la revolution francaise. Textes de Marx presentés reunis traduits par Lucien Calvié.”,”””Il Terrore in Francia non fu nient’altro che un metodo plebeo di farla finita con i nemici della borghesia, l’ assolutismo, il feudalesimo e lo spirito piccolo borghese. Le rivoluzioni del 1648 e del 1789 non erano delle rivoluzioni inglese e francese, erano delle rivoluzioni in stile europeo. (…)”” (pag 227, articolo di Marx, ‘La borghesia e la controrivoluzione’, Nuova Gazzetta Renana 10-31 dicembre 1848)”,”MADx-091″
“FURET Francois OZOUF Mona a cura; saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI”,”Terminer la Revolution. Mounier et Barnave dans la Révolution francaise.”,”Saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI. La teoria della “”bilancia del legislativo’ del primo comitato di Costituzione. (pag 67, di Pasquale PASQUINO) “”La legge è l’ opposto della semplice volontà. Dove c’è solo volontà, c’è dispotismo”” (N. Bergasse) “”Il buon governo è definito ormai, in tutto il mondo, come il governo della legge. Ma qual è la garanzia della libertà se la legge non è stabile? Di qui il problema che si presenta alla teoria costituzionale: come stabilire tra la legge e la sua fonte, la volontà, fosse essa legittima, e generale – un meccanismo che ritardi l’ effetto o l’ influenza della volontà sulla legge. E’ esattamente questo meccanismo che nel XVIII secolo si chiama la “”bilancia””. Essa è il pezzo centrale della versione “”inglese”” del governo moderato””. (pag 80)”,”FRAR-282″
“FURET Francois a cura; saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA”,”L’ Héritage de la Révolution francaise.”,”Saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA. “”Nel suo Sommario della Storia d’ Italia (1846), Balbo scriveva “”Il nome che resterà nelle storie universali posteriori alla Rivoluzione francese, quando altre passioni, e altri interessi passeggeri sostituiranno quelli che reggono al presente l’ Europa, sarà certamente quello della restaurazione del governo deliberativo e rappresentativo del nostro continente.”” Mturi aveva ragione di dire che riconoscendo questo punto, Balbo aveva ripreso un’ idea già espressa da Madame de Staël nelle sue “”Considérations sur la Révolution francaise”” (1818), e da Guizot nella sua “”Histoire des origines du gouvernement représentatif (1821). Guizot, in particolare, aveva mostrato che il carattere positivo della rivoluzione consisteva precisamente nel ristabilimento del potere rappresentativo dei vecchi Stati Generali, contro l’ assolutismo della monarchia degli ultimi secoli.”” (pag 203)”,”TEOP-304″
“FURET Francois”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”””Se si vuole comprendere come Burke considera l’Ancien Régime francese, lo si può mettere a confronto con quello che pensa Tocqueville. L’assolutismo, per l’osservatore inglese, non è riuscito a sradicare la società francese dalla sua tradizione. Prova ne sia che nel 1789 i primi mesi della Rivoluzione hanno visto al contrario rifiorire questa tradizione, e i ‘cahiers de doléances’ hanno rappresentato una base delle loro proposte di riforma, senza che vi apparisse la “”minima suggestione”” di cancellare il governo da cima a fondo. Tocqueville, invece, vede nella monarchia assoluta la prima forza rivoluzionaria all’opera nella società francese. Burke, scrive in uno dei rari passaggi in cui si riferisce direttamente alle ‘Riflessioni’, “”ignorava in quali condizioni ci aveva lasciato quella Monarchia, da lui rimpianta, nelle mani dei nostri nuovi padroni””. Egli rimprovera inoltre al so predecessore di aver ignorato che la prima educazione rivoluzionaria si era svolta sotto la monarchia assoluta, e di non aver compreso che la ‘tabula rasa’ del 1789 aveva avuto come condizione l’esproprio preliminare della società da parte dello stato amministrativo centralizzato, la sovversione di ogni idea di un governo fondato su una tradizione che avesse forza di legge, e l’aver messo i letterati come sostituti di una classe politica inesistente””. (pag 79-80)”,”STOx-122″
“FURET François presentazione; saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”Jules Ferry, fondateur de la République. Actes du colloque organisé par l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales présentés par François Furet.”,”Saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”FRAD-092″
“FURET François”,”Penser la Révolution française.”,”F. Furet (1927-1997) direttore di studi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, è stato uno storico, specialista dell’epoca moderna (XVIII-XIX secolo) e della Rivoluzione francese in particolare. “”Le drame des Français, aussi bien que des ouvriers, ce sont les grands souvenirs. Il est nécessaire que les évenements mettent fine une fois pour toutes à ce culte réactionnaire du passé”” [Marx “”Lettre à César de Paepe’, 14 septembre 1870] (p. 133): La critica a Soboul. “”La sociologie rigide et strictement verticale de Soboul, reprise à la fois des idéologues réactionnaires et révolutionnaires, de Boulainvilliers et de Sieyès, masque et ignore ce fait capital qui me paraît à l’origine de la crise des classes dirigeantes du royaume du XVIIIe siècle. Il est vrai que, pour le prendre en compte, il eût, au moins, examiner le rôle de l’Etat monarchique dans la société et dans la crise de cette société. Or, dans ce gros livre de près de 500 pages, la tyrannie du sociologisme est telle que pas un chapitre n’est consacré au fonctionnement de l’absolutisme. Soboul nous donne d’ailleurs, p. 253, la clé de ce stupéfiant silence. L’Etat monarchique est, à ses yeux, dès Louis XIV, un appendice de l'””aristocratie”” (qui est, dans son vocabulaire constamment imprécis, un autre mot pour noblesse). La preuve? C’est 1789, la contre-révolution souhaitée, et puis Varennes, et puis la guerre défaitiste organisée en sous-main. Bref, la vieille preuve tautologique des “”causes finales””. Il est amusant de remarquer que, ce faisant, Soboul abandonne une des principales idées de Marx (55) sur l’Ancien Règime français et sur l’histoire de France en général: celle de la relative indépendance de l’Etat d’Ancien Régime par rapport à la noblesse et à la bourgeoisie. L’idée appartient aussi et tout particulièrement à Tocqueville, dont c’est un des concepts fondamentaux (56); mais elle fait si incontestablement partie de la pensée de Marx et d’Engels que l’héritier par excellence de cette pensée,le Kautsky de 1889, lui consacre le premier chapitre de son analyse des origines de la Révolution française (57). Et ce chapitre est précisement précedé d’une mise en garde liminaire contre les simplifications “”sociologiques”” du marxisme, qui me paraît s’appliquer parfaitement au cas d’Albert Soboul: “”On n’est que trop disposé, lorsqu’on ramène le devenir historique à une lutte de classes, à ne voir dans la société que deux causes, deux classes en lutte, deux masses compactes, homogènes: la masse révolutionnaire et la masse réactionnaire, celle qui est en bas, celle qui est en haut. A ce compte, rien de plus aisé que d’écrire l’histoire. Mais, en réalité, les rapports sociaux ne sont pas si simples”” (58)”” [François Furet, ‘Penser la Révolution française’, Paris, 2009] [(55) Les textes de Marx et d’Engels concernant l’indépendance de l’Etat absolutiste par rapport à la bourgeoisie et à la noblesse sont à la fois épars et nombreux. On pourra consulter notemment: Marx, ‘Critique de la phisosophie hégélienne de l’Etat’ (1842-43), éd. Costes, 1948, p. 71-73 et 166-167; Marx, ‘L’idéologie allemande’, éd Costes, 1948, p. 184-185; Engels,””Lettres à Kautsky du 20.2.1899″”, Werke t. XXXVII, p. 154; Engels, “”Lettre à Conrad Schmidt du 27.10.1890″”, dans ‘Etudes philosophiques’, éd Sociales, 1951, p. 131; Engels, préface de 1891 à “”La guerre civile en France’, Werke, t. XVII, p. 624. Ces textes infirment la thèse; avancée par Mazauric (op. cit. p. 89, note) [C. Mazauric, ‘Sur la Révolution française’, Ed. Sociales, 1970], que Marx et Engels avaient renoncé, dans leur maturité, à l’idée de l’Etat absolutiste arbitre entre bourgeoisie et noblesse. La preuve, c’est qu’on trouve cette idée dans des textes tardifs, et tout particulièrement dans la correspondance Engels-Kautsky, au moment où Kautsky, travaillant à son livre sur la lutte de classes dans la France de 1789, demande conseil à Engels su ce sujet. Il n’y a, à ma connaissance, pas trace d’une modification apportée à cette thèse dans ‘La guerre civile en France’ et ‘La critique des programmes de Gotha et d’Erfurt’, que Mazauric cite comme témoignages d’une nouvelle théorie de Marx à ce sujet. La vérité, c’est qu’il fait une double confusion: il attribue à Marx, sur l’Etat d’Ancien Régime, une théorie qui est celle de Lénine sur l’Etat bourgeois (de même que, p. 211, il attribue à Lénine une phrase célèbre de ‘Misère de la philosophie’: “”L’histoire avance par son mauvais côté””). Cet amalgame est d’ailleurs caractèristique d’une grande ignorance des textes de Marx et d’Engels chez Mazauric. Ce que je ne songerais pas à lui reprocher, s’il ne se réclamait précisément de Marx, alors qu’il réflète à la fois Sieyès et Lénine, ce qui n’est pas la même chose; (56) Marx a lu attentivement ‘De la Démocratie en Amérique’, qu’il cite dès 1843 (dans ‘La question juive’); (57) K. Kautsky, ‘La lutte des classes en France en 1789’, Paris, 1901. Kautsky a longuement discuté de ce livre avec Engels: cf. leur correspondance entre 1889 et 1895 (Werke: t. XXXVII-XXXIX); (58) K. Kautsky, op. cit., p. 9]”,”FRAR-407″
“FURET François”,”Il secolo della Rivoluzione 1770-1880.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-041-FL”
“FURET François”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-042-FL”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume I. Dagli Stati generali al 9 Termidoro.”,”Contiene il capitolo VI: ‘Il romanticismo rivoluzionario’ (pag 187-243) (La repubblica del talento, La Comune di Parigi, Il primo Terrore, L’invasione, I massacri di settembre, Valmy, Gli inizi della Convenzione, Il processo al Re, La morte del Re cristianissimo, Le vittorie della Repubblica, Pitt e la coalizione, Tragica primavera, In Vandea: le campagne contra le città, A Parigi: i poveri contro i ricchi, I primi passi verso il Terrore, La lotta per il potere, Il 31 maggio, Il 2 giugno)”,”FRAR-009-FV”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume II. Dal 9 Termidoro al 18 Brumaio.”,”Bibliografia ragionata (pag 658-663): Citatra l’altro a proposito dellemasse cittadine: Tonnesson K.D., ‘La Défaite des sans-culottes: mouvement révolutionnaire et réaction bourgeoisie en l’an III’, 1958 e Richard Cobb, ‘L’Armée révolutionnaire’, 1963.”,”FRAR-010-FV”
“FURET François a cura; scritti di Alphonse PEYRAT Jules FERRY Emil OLLIVIER Louis BLANC Edgar QUINET Jules MICHELET”,”La gauche et la révolution au milieu du XIXe siècle. Edgar Quinet et la question du Jacobinisme, 1865-1870.”,”Nell’autunno del 1865, l’uscita del libero di Edgar Quinet consacrato alla storia della Rivoluzione francese è un avvenimento letterario. L’autore è uno dei grandi intellettuali della generazione romantica, a fianco di Michelet, durante la monarchia di luglio, nelle grandi lotte contro il clericalismo, deputato della gauche repubblicana sotto la Seconda Repubblica, militante dell’ “”L’Enseignement du peuple’, esiliato in Belgio, poi in Svizzera, dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851. Il suo volume è una riflessione sulle origini e la natura della tradizione rivoluzionaria in Francia. Meditazione pessimista, poichè, la Rivoluzione, per due volte, è degenerata in dispotismo. Come Tocqueville, Quinet si interroga su questa fatalità.”,”FRAR-427″
“FURET Francois”,”Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié.”,”Volume dedicato alla memorai di Kostas Papaioannou col quale Furet avva pensato di scrfivere questo saggio (in apertura) “”Cominciamo coll’esaminare l’idea del ritardo tedesco. È un’idea che mal si accorda – nell’ambito di una ragione rivelata dalla storicità – con quella del privilegio nell’intelligenza del reale di cui godrebbe la filosofia tedesca. Marx, come Hegel, tuona contro Savigny e la scuola storica del diritto, colpevole secondo cui di legittimare la tradizione e lo ‘status quo’ (5). La Germania che ha davanti agli occhi, fra l’altro, non è più la Prussia illuminata del 1818-1820, ma la Prussia reazionaria degli anni 1830-1840. È un paese che teme la rivoluzione senza averla fatta, oggetto della storia senza aver mai potuto esserne, come la Francia, soggetto: «Abbiamo subito le restaurazioni, in primo luogo perché i nostri signori avevano paura e un’altra perché i nostri signori non avevano paura. Noi, coi nostri pastori alla testa, ci trovammo sempre una sola volta in compagnia della libertà, nel giorno della sua sepoltura». Se esiste una pedagogia della storia tedesca, è proprio la sua arretratezza che il filosofo deve rendere a tutti manifesta. L’Antico regime, che in Francia ha conosciuto la sua tragedia, «recita ora la sua commedia con la maschera del fantasma tedesco»: prima apparizione in Marx dell’idea che la storia reciti varie volte il grande spettacolo del suo corso, una volta in modo tragico, ed è in Francia, quindi in modo comico, ed è in Germania. Il tragico segna l’avvento di una nuova epoca, il comico, la sopravvivenza di un’ultima fase dell’antica, «affinché l’umanità si separi ‘serenamente’ dal suo passato»”” (pag 14-15) [François Furet, ‘Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié’, Rizzoli, Milano, 1989] [(5) Si veda, in particolare, l’articolo della “”Rheinische Zeitung”” del 9 agosto 1842, ‘Il manifesto filosofico della scuola storica del diritto’, ‘Opere’ t. I, a cura di Mario Cingoli e Nicolao Merker, pp. 206-215, testo n. 1, p. 153]”,”MADx-007-FC”
“FURET François RICHET Denis”,”Storia Universale. La Rivoluzione francese. Vol. 15.”,”François Furet, Parigi 27/marzo/1927 – Tolosa 12/luglio/1997, è stato uno storico francese fra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Denis Richet, Parigi 22/dicembre/1927 – Parigi 15/settembre/1989, è stato uno storico francese esperto della Rivoluzione francese. Richet è stato docente presso l’École polytechnique alla Sorbona, all’Università di Tours, titolare della cattedra di Storia sociale alla prestigiosa École des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.”,”STOU-045-FL”
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Alceste De Ambris e il sindacalismo rivoluzionario.”,”Gian Biagio FURIOZZI è professore ordinario di storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze della Formazione dell’ Università degli Studi di Perugia. Tra i suoi lavori: ‘Il sindacalismo rivoluzionario italiano’ (Milano, 1977). “”Al congresso dell’ USI la costituzione dei Sindacati nazionali d’ industria fu approvata a maggioranza e fu subito avviata quella dei metallurgici, delle costruzioni e dei lavoratori della terra ma, ha osservato Maurizio Antonioli, “”prima la Settimana rossa e poi la guerra mondiale arrestarono l’ unico processo aggregativo che, se portato a termine, sarebbe stato in grado di contrastare l’ egemonia della CGdL in generale e della FIOM in particolare.”” (pag 62)”,”MITS-220″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”FURIOZZI Gian Biagio nato a Camerino nel 1945, è professore incaricato di Storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze politiche di Perugia. E’ redattore del “”Pensiero politico”” e collabora a molte riviste. L’ espulsione dal PSI. “”Dopo il clamoroso insuccesso dello sciopero di Parma, il sindacalismo rivoluzionario italiano si avviò verso una profonda crisi. Il secondo Congresso nazionale delle Leghe di resistenza, tenutosi a Modena dal 6 al 10 settembre 1908, votò la condanna dello sciopero generale di tipo soreliano, mentre il Congresso di Firenze del PSI, tenutosi pochi giorni dopo, procedette alla sconfessione formale del sindacalismo rivoluzionario. I sindacalisti non parteciparono al Congresso. Le ragioni dell’ assenza furono esposte da Arturo Labriola in una lettera a Silvano Fasulo pubblicata dalla “”Propaganda”” di Napoli: (…)””. (pag 40) Pro e contro la guerra di Libia. (pag 46)”,”MITT-174″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio è professore di storia del Risorgimento presso l’Università di Perugia. Ha scritto ‘Il sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1977), e vari lavori su Sorel, Michels.”,”ITAB-250″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio Contiene tra l’altro i saggi: ‘La ‘Rivista popolare’ e la rivoluzione russa (pag 159-177) ‘Ivanoe Bonomi e l’L’Azione socialista’ (pag 177-203) ‘La fortuna italiana di Sorel’ (pag 203-227) ‘Sindacalismo e repubblica in Filippo Corridoni’ ‘Bissolati e Mazzini’ “”I nuovi modelli saranno per lui [Bonomi, ndr], come per la maggior parte dei riformisti italiani, il socialismo francese, il socialismo belga e il laburismo inglese. Lo stesso Turati, quando parlava della socialdemocrazia tedesca, sempre più spesso accennava alle “”sciocchezze dei Genossen””, mentre solo la Kuliscioff continuava a prestare attenzione alle vicende del partito tedesco, anche attraverso i suoi rapporti con Klara Zetkin. Permangono, è vero, le costanti collaborazioni di Oda Olberg alla “”Neue Zeit””, così come di Bissolati e Bonomi ai “”Sozialistische Montatshefte””, ma – come si è osservato – di una influenza della socialdemocrazia tedesca non si può più parlare nei termini degli anni Novanta””. (pag 185)”,”MITT-314″
“FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi di Leonardo LA-PUMA Stefania MAGLIANI Fulvio CONTI Giampietro BERTI Lucio D’ANGELO Nunzio DELL’ERBA Franco BOZZI Antonio ALOSCO Tiziana PIRONI Gabriele SCARABATTOLI Giuseppe MOSCATI Leonardo RAPONE Gian Biagio FURIOZZI Sergio SOAVE”,”Le sinistre italiane tra guerra e pace (1840-1940).”,”Gian Biagio Furiozzi è professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Perugia, dove presiede il corso di laurea in Storia della società della cultura e della politica. E’ autore di studi sul movimento socialista italiano e francese e ha approfondito in particolare le figure di Georges Sorel, Alceste De Ambris, Leonida Bissolati, Francesco Paoloni e Carlo Rosselli. Alla prima guerra mondiale sono in particolare dedicati i capitoli: – Lucio D’ANGELO, La guerra di Libia, la prima guerra mondiale e la crisi del movimento pacifista italiano (pag 73-88) – Nunzio DELL’ERBA, Napoleone Colajanni dall’impresa libica alla guerra mondiale (pag 89-109) – Leonardo RAPONE, Antonio Gramsci dinanzi alla prima guerra mondiale (pag 195-217) “”Il 14 dicembre 1914 [Napoleone Colajanni] pronunciò alla Camera dei deputati un discorso con cui la guerra fu presentata come forza unificatrice, come redenzione della debolezza post-risorgimentale. (…) Sulla “”Rivista popolare”” egli difese la posizione interventista di Mussolini, sostenendo che essa rappresentava una continuità con la tradizione più viva del socialismo. La scelta interventista di Mussolini fu spiegata come il risultato di un dissidio interiore “”tra la disciplina di partito”” e “”il sentimento d’italianità; tra il domma teorico del marxismo internazionalista e la realtà che trionfava tragicamente sui campi di battaglia””. Di fronte all’ambiguo neutralismo di Giolitti reagì Colajanni, che criticò con vigore la sua condotta, inficiata di slealtà e di “”tradimento””, poiché per un verso esprimeva fiducia al governo Salandra e per un altro cospirava con gli ambasciatori dell’Austria e della Germania, con la pretesa di un compenso dovuto all’Italia per avere intrapreso la guerra senza alcun preavviso”” (dal saggio di Nunzio Dell’Erba) (pag 101) (pag 101) “”Alla luce di questa premessa si comprenderà che il rapporto critico tra Gramsci e l’esperienza bellica non si limita ai po aspetti su cui mi sarà possibile soffermarmi in questa sede e che riguardano soltanto alcuni lati particolari di quel rapporto. In avvia di discorso occorre naturalmente riferirsi, per prima cosa, a quell’articolo uscito sul “”Grido del Popolo”” del 31 ottobre 1914 con il titolo ‘Neutralità attiva ed operante’ che è uno dei pezzi più noti , ma anche dei più controversi ed enigmatici della sterminata produzione giornalistica di Gramsci. Mi astengo qui da un’analisi testuale di questo articolo, non perché non sia possibile cogliere nelle affermazioni di Gramsci sfumature, inflessioni e implicazioni non sufficientemente messe in luce, finora, dalla critica storica, ma perché un’analisi di questo tipo appesantirebbe troppo il discorso. Mi limito a ricordare che il dibattito interpretativo attorno a questo scritto, in cui Gramsci giudica esaurita la formula della “”neutralità assoluta”” adottata dal Psi all’inizio della guerra in Europa e mostra di apprezzare il tentativo “”realistico”” di Mussolini di aprire nuove strade, ha ruotato attorno all’interrogativo se esso vada visto come l’approdo estremo dell’infatuazione per il Mussolini rivoluzionario, che Gramsci aveva condiviso con larga parte della giovane generazione socialista e che ora lo porterebbe a leggere la perorazione mussoliniana in favore del neutralismo “”attivo ed operante”” come uno sviluppo coerente della battaglia antiriformista sin lì condotta nel Psi dall’ex direttore dell’Avanti!; o se si tratti di un testo che mostra già un pensiero sufficientemente robusto ed originale, una personalità autonoma e distinta, un testo che annuncia gli ulteriori sviluppi del pensiero gramsciano più di quanto soggiaccia alla fascinazione del mussolinismo, sicché la coincidenza con la posizione mussoliniana sarebbe esteriore e non sostanziale, e l’abbaglio di Gramsci consisterebbe nell’attribuire a Mussolini idee ed intenzioni coincidenti con le proprie, ma in effetti lontanissime dalla nuova vocazione dell’ormai ex leader rivoluzionario; o, assolutamente all’opposto, se quell’articolo non riveli invece una vera e propria inclinazione interventista da parte di Gramsci”” (pag 197-198) (dal saggio di Leonardo Rapone)”,”MITS-427″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-327″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-004-FGB”
“FURIOZZI Gian Biagio, pagine antologiche di MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI”,”Le interpretazioni del sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”””Mentre aspetti specifici sulle vicende del movimento sindacalista sono esaminati in lavori recenti di Maurizio Degl’Innocenti e di Maurizio Antonioli, un momento importante di elaborazione complessivo è rappresentato dal Congresso di Ferrara del giugno 1977 su «Il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio internazionale», di cui sono usciti parzialmente gli Atti. Qui ci limitiamo a ricordare, per quanto riguarda l’Italia, la relazione del Riosa sul sindacalismo rivoluzionario fino alla settimana rossa e, tra le comunicazioni, quelle di Pier Carlo Masini sulla rivista «Pagine libere», di Umberto Sereni sulla Camera del lavoro di Parma di fronte all’intervento, di Maria Malatesta su Gramsci e il sindacalismo rivoluzionario, di Ernesto Volpicella sulla Puglia e di Antonioli sull’ Usi e il sindacalismo internazionale, oltre alle stimolanti conclusion di Alessandro Roveri («Ricerche storiche», XI, 1981)”” (pag 53, introduzione) SCRITTI DI MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI MOVIMENTO OPERAIO E SOCIALISTA SINDACATO SOCIALISMO ANARCHISMO MICHELE BIANCHI DEGLI-INNOCENTI USI MOVIMENTO SINDACALISTA”,”ANAx-001-FMB”
“FURLAN Paola a cura”,”Filippo Turati. Bibliografia degli scritti, 1881-1926.”,”FURLAN Paola vive e lavora a Bologna. Bibliotecaria e ricercatrice di storia locale, ha pubblicato saggi sul movimento operaio e socialista e sulla cooperazione (v. risvolto 4° copertina) Critica sociale. “”Uno degli aspetti che più colpiscono nella redazione della bibliografia è la molteplicità degli interessi di Filippo Turati e la sua capacità di riuscire a far fronte a più impegni, su piani diversi, senza mai risparmiare sue forze intellettuali. La sola direzione della rivista, che è al centro dell’ evoluzione del pensiero socialista italiano, lo occupa per ben 35 anni (…) dal 1891 al 1926, con un’ uscita media di due fascicoli al mese. (…) Intensa è anche l’ attività di parlamentare di Filippo Turati che esordisce in Parlamento con il discorso Date la libertà alla Sicilia il 10 luglio 1896 e prosegue con uguale impegno per tutti i suoi mandati.”” (pag VII)”,”TUFx-020″
“FURLANETTO Luciano MASTRIFORTI Carlo”,”Outsourcing e Global service. Nuova frontiera della manutenzione.”,”Luciano Furlanetto, past-president dell’A.I.MAN ed amministratore unico di Segesta e Carlo Mastriforti, attualmente consulente di Segesta, esperti di Manutenzione in campo nazionale ed internazionale, hanno maturato negli ultimi anni, operando in progetti che hanno interessato alcune tra le maggiori aziende italiane.”,”ECOG-018-FL”
“FURLOTTI Gianni”,”Parma libertaria.”,”FURLOTTI Gianni (1923-1999), libertario e giornalista ha dedicato gran parte della sua vita allo studio dele tradizioni popolari del parmense. Tra i suoi vari saggi ‘Parma: le barricate del ’22’ (Rivista storica dell’ anarchismo’ (1995). “”””Camillo Berneri, uno dei dirigenti del gruppo degli Amici di Durruti che, sconfessato dalla stessa direzone della Federazione Anarchica Iberica, ha provocato l’ insurrezione sanguinosa contro il governo del Fronte Popolare di Catalogna, è stato giustiziato dalla Rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto di legittima difesa.”” (61) In questa spregiudicata dichiarazione ci sono gli echi della protervia mussoliniana nell’ attribuirsi la responsabilità del delitto Matteotti. “”Camillo Berneri doveva rimanere vittima dei moti di Barcellona del maggio. Non che vi avesse partecipato. Ma, arrestato per misura di polizia, egli fu trovato due giorni dopo assassinato assieme al suo compagno Barbieri. Nella feroce atmosfera di “”pogrom”” creata dalla più criminale delle insurrezioni, l’ assassinio di Berneri è stata una delle cose più tristi””. (62) Antonov Ovssenko, responsabile della morte di Berneri, e di tante più o meno note, sarà ben presto vittima, del meccanismo di intrighi e morte cui aveva dato mano a costruire.”” (pag 32) (61) Corsivo redazionale apparso il 20 maggio 1937 su ‘Il Grido del Popolo’ di Parigi, organo ufficiale del PCI (62) P. Nenni Spagna, Avanti! 1962 pag 158″,”ANAx-215″
“FURON Raymond”,”Manuale di preistoria.”,”Raymond FURON è il massimo rappresentante degli studi preistorici in Francia.”,”STAx-062″
“FURTADO Celso”,”La formazione economica del Brasile. Un modello di storia economica.”,”FURTADO, nato in Brasile nel 1920, ha studiato a Rio, Parigi e Cambridge. Alle Nazioni Unite è stato a capo della Sezione dello sviluppo economico della Commissione economica per l’America Latina (CEPAL). Autore del piano di sviluppo per il Nordeste, ministro del piano durante il Governo GOULART, è stato privato dei diritti politici dopo il colpo di stato dei militari (1964). Dedicatosi totalmente all’attività universitaria, è Prof di economia alla Facoltà di diritto e scienze economiche dell’Univ di Parigi. Tra i suoi libri ‘Developpement et Sousdeveloppement’ (1964), ‘La Pre-Revolution Bresilienne’ (1962), ‘Dialectique du Developpement’ (1964), ‘Sousdeveloppement et Stagnation en Amerique Latine (1966), ‘Theorie et Politique du Developpement Economique’ (1968), ‘L’economie latinoamericaine’ (1969).”,”AMLx-012″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-081″
“FURTADO Celso”,”Teorie dello sviluppo economico.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOT-148″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-004-FV”
“FURTADO Celso”,”L’economia latinoamericana. Dalla conquista iberica alla rivoluzione cubana.”,”Celso Furtado nato a Pombal (Paraiba) ha studiato diritto in Brasile e economia a Parigi. Nel 1949 entrò a far parte del corpo permanente di economisti dell’ONU occupandosi della CEPAL (Commissione economica per l’America Latina). Durante il governo Goulart occupò la carica di ministro straordinario della Pianificazione e dello Sviluppo. Ha insegnato anche alla Sorbona. Ha pubblicato in italiano, ‘La formazione economica del Brasile’ (1970).”,”AMLx-011-FFS”
“FUSARI Giuseppe”,”Storia di Brescia. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Giuseppe Fusari è nato a Brescia nel 1966. Completati gli studi teologici si è laureato in Lettere Moderne, specializzandosi poi in Storia dell’Arte. I suoi interessi si concentrano soprattutto sulla storia e sulla storia dell’arte, particolarmente del Rinascimento e del Barocco. Direttore del Museo Diocesano di Brescia e Accademico dell’Ateneo di Brescia ha al suo attivo diversi saggi e volumi dedicati alla cultura bresciana, indagata a largo spettro, soprattutto nei fenomeni che hanno influenzato la produzione di opere d’arte e lo sviluppo socio-politico nell’epoca della dominazione veneta. “”Brixia si definisce “”fidelis”” nei confronti di quelli che pretendono di averne il possesso o conquistarla manu militari. E’ una fedeltà che tuttavia non è pacifica sottomissione prima a Milano, poi a Venezia e quindi all’Austria, ma che diventa rivolta e volontà di indipendenza, pagata a caro prezzo nella storia del Risorgimento italiano, durante le dieci giornate del 1849, che le hanno meritato il titolo di “”Leonessa d’Italia”” da parte di Giosuè Carducci e Aleardo Aleardi. ‘Il movimento fascista con la forza si sostituisce ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti’ “”La compagine sociale, dopo la chiamata all’unità per far fronte alla guerra giusta, scoppia dall’interno: riprendono la tensione sociale e gli scioperi, con la contrapposizione sempre più netta tra il polo cattolico-moderato, che si raccoglie attorno al Partito Popolare Italiano, fondato nel gennaio del 1919, e quello intransigente dei socialisti che poteva contare soprattutto sulla mobilitazione degli operai delle fabbriche. Anche le elezioni del novembre 1919 sono l’immagine di questa nuova composizione delle forze politiche, fotografia del paese reale che, col suffragio universale esprime un orientamento assai diverso da quello della ‘élite’ liberal-borghese dei primi anni dell’unità. Le elezioni vedono, infatti, una forte avanzata dei socialisti che raggiungono il 23,5% dei voti contro il 45% del Partito Popolare e una massiccia presenza dell’Associazione Nazionale Combattenti (12,5%), mentre il mondo dei liberali subisce una cocente sconfitta. Il cambiamento della compagine politica, però, ha come risvolto l”escalation’ di scioperi e scontri, portati avanti dal radicalismo socialista, che prima infiammano le campagne della bassa bresciana nella primavera del 1920, poi di nuovo il settore industriale fino all’occupazione delle fabbriche, frutto della disillusione davanti a una vittoria che, nelle enfatiche parole patriottiche, doveva significare il compimento del processo risorgimentale e invece pareva aver fruttato solo nuova povertà e una vittoria mutilata dalla logica degli interessi internazionali. Sono questi i presupposti e le criticità sui quali si sviluppa e si afferma, con velocità fulminea, il movimento fascista che riesce con la forza a sostituirsi ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti, sottraendo loro ogni prerogativa sociale e sindacale. Se, infatti, il Fascismo, come hanno notato alcuni storici, penetrò nel Bresciano con maggiore difficoltà che altrove, riuscì tuttavia, quando diventò partito di governo, ad avere la forza di imporsi e di scardinare tutti quei movimenti popolari che esistevano sul territorio e ad insediarsi nei luoghi di potere proprio grazie alla progressiva distruzione della vecchia classe politica, irrisa e accusata di inettitudine. Prima la fondazione dei Fasci in città e nel territorio, poi la loro affermazione soprattutto in seno agli ambienti borghesi che vedevano nell’estremismo socialista la minaccia per la stabilità dei loro interessi, quindi l’ascesa al potere, al traino della difficile situazione italiana. Questa è la via della rapida affermazione del Fascismo nel territorio bresciano. A Brescia si impone Augusto Turati, parmigiano, ex socialista, ex sindacalista e redattore della “”Provincia di Brescia””, che riesce a organizzare il movimento, fino ad allora confinato in qualche circolo anticlericale. Turati diventa il ‘maître à penser’ del fascismo bresciano dalle colonne della ‘Provincia’ e dirige in questo modo l’azione concreta delle squadre che cominciano a colpire gli avversari con aggressioni, incendi e devastazioni. Il 1922 è un”escalation’ di violenze, dalla distruzione della Camera del Lavoro all’incendio della redazione del giornale socialista “”Brescia Nuova””, che culminano, all’indomani della marcia su Roma, con l’occupazione della socialista Casa del Popolo e di Palazzo San Paolo, sede delle organizzazioni cattoliche”” (pag 169-172)”,”ITAG-279″
“FUSARO Diego”,”Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx.”,”FUSARO Diego è studioso di storia della filosofia presso l’ Università di Torino ha curato l’ edizione della ‘Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro’ di Marx (Bompiani 2004) e – con Salvatore OBINU – dell’ Apologia di Raymond Sebond di Montaigne (Bompiani, 2004). E’ l’ ideatore e il curatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi. “”Mi chiedo se una marxista abbia mai il diritto di sognare, qualora non dimentichi che, secondo Marx, l’ umanità si pone sempre i soli compiti che può assolvere”” (Lenin, Che fare?) “”Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.”” (W. Benjamin, Angelus Novus) “”I dialoghi di Platone, la cattedrale di Strasburgo, la Divina commedia e la musica d’attesa di Beethoven sono alcuni degli infiniti luoghi in cui aleggia lo spirito dell’ utopia: in ciascuno di questi capolavori, l’ utopia, lo slancio verso il futuro e il superamento del presente sussistono a un tempo come “”tendenza”” e come “”latenza””, nel senso che la speranza anima queste opere ma, per essere colta, richiede un notevole sforzo concettuale che si spinga esso stesso al di là del puro dato di fatto””. (pag 45) “”Interamente assorbito dallo smascheramento delle contraddizioni della società del suo tempo, Marx ha guardato troppo poco al futuro e, quando l’ha fatto, si è per lo più rivelato in imbarazzo, concependo arcadicamente l’ uomo dell’ avvenire come un factotum che la mattina va a caccia, il pomeriggio pesca e dopo pranzo fa il critico, secondo il suo capriccio. Per questa ragione, agli occhi di Bloch il marxismo si presenta come “”una critica della ragion pura per la quale non è ancora stata scritta una critica della ragion pratica”” che tenga conto della tendenza utopica e chiliastica naturalmente racchiusa in esso e che ad essa conformi il suo agire (…)””. (pag 81)”,”TEOC-380″
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”FUSARO Diego (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007). Volume dedicato a Gianni Vattimo “”Se uno volesse comportarsi come un bue, potrebbe naturalmente volgere le spalle alle pene dell’umanità e preoccuparsi solo della propria pelle””. (K. Marx, lettera del 30 aprile 1867) (in apertura) “”Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”” (Marx, Lotte di classe in Francia) “”L’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini”” (Marx, Il capitale,I) “”La critica non è una passione del cervello, è il cervello della passione.”” (Marx, Per la critica della filosofia politica) “”Noi non anticipiamo dogmaticamente il mondo, ma dalla critica del vecchio mondo vogliamo desumere quello nuovo””. (Marx, lettera a Ruge settembre 1843) “”Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (Marx, Il capitale) “”L’intero movimento della storia è quindi l’atto ‘reale’ di generazione del comunismo”” (Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844)”,”MADS-507″
“FUSARO Diego”,”Karl Marx e la schiavitù salariata. Uno studio sul lato cattivo della storia.”,”FUSARO Diego (Univ. San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. “”Lo schiavo romano era legato da catene al suo proprietario, il salariato è legato al suo da fili invisibili. L’apparenza della sua autonomia viene mantenuta dal costante variare del padrone individuale e dalla ‘fictio juris’ del contratto””. (Karl Marx, Il Capitale) “”La schiavitù è la prima forma dello sfruttamento, peculiare al mondo antico; segue ad essa la servitù della gleba del Medioevo e il lavoro salariato dei tempi moderni. Sono queste le tre grandi forme del servaggio caratteristiche delle tre grandi epoche della civiltà; la schiavitù, prima aperta poi mascherata, le accompagna sempre. (F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato) (in apertura)”,”MADS-524″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”FUSARO Diego (Univ. di Torino) è studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). “”Ciò su cui Marx insiste (…) è che “”il materialismo francese e inglese è rimasto sempre in intimo rapporto con Democrito ed Epicuro”” (Marx Engels, La sacra famiglia, p.166), declinando in modi sempre nuovi le intuizioni di fondo di questi due autori. Bayle, Hobbes, Bacone e tutti gli altri materialisti, fino a giungere ai già citati La Mettrie, D’Holbach e Helvétius, si situano nel solco di questa tradizione materialistica, che ha insistito essenzialmente – e con intensità via via maggiore – su due punti decisivi, nei quali Marx ed Engels non faranno mistero di riconoscersi: 1. Il primato della materia, rispetto alla quale lo spirito è un qualcosa di derivato e di subordinato; 2. l’inesistenza di Dio, che viene argomentata in maniera perfettamente coerente e senza remore dagli atei francesi dell’Età illuministica.”” (pag 94-95) [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] “”E’ interessante rilevare come, nella ‘Sacra famiglia’, Marx operi un attento confronto tra il materialismo di Hobbes e quello di Bacone, riconoscendone la comune derivazione epicurea ma preferendo apertamente il secondo: “”in Bacone, in quanto suo primo creatore, il materialismo racchiude in sé, in un modo ancora ingenuo, i germi di uno ‘sviluppo onnilaterale (allseitigen Entwicklung)’. La materia, nel suo splendore poeticamente sensibile, sorride a tutto l’uomo. La dottrina – aforistica – brulica invece ancora di inconseguenze teologiche. Nel suo sviluppo ulteriore il materialismo diventa ‘unilaterale (einseitig)’. Hobbes è il ‘sistematore’ del materialismo ‘baconiano’. La sensibilità perde il suo fiore e diventa la sensibilità astratta del ‘geometra’. Il movimento ‘fisico’ viene sacrificato al movimento ‘meccanico’ o ‘matematico’; la geometria è proclamata la scienza principale. Il materialismo diventa ‘misantropo (menschenfeindlich)’. Per poter vincere lo spirito ‘misantropo, senza carne’, sul proprio terreno, il materialismo stesso è costretto a mortificare la carne e a diventare ‘asceta (Asketen)’. Esso si presenta come un ‘essere dell’intelletto’, ma sviluppa anche la consequenzialità spregiudicata dell’intelletto.”” [Marx Engels, La sacra famiglia, p.169]”” [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] (pag 95-96)”,”MADS-553″
“FUSARO Diego”,”Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo.”,”FUSARO Diego, Università di Milano – San Raffaele, è studioso della filosofia della storia… “”Come abbiamo argomentato altrove, Engels sta a Marx come Paolo di Tarso sta a Cristo”” (pag 337) “”In questa assolutizzazione del sapere dell’intelletto astratto, Engels, Kautsky e lo stesso Lenin si trovano a essere, contro le loro aspettative e convinzioni, ‘allievi più di Comte che di Marx’, poiché sono integralmente comteani i loro presupposti: a) l’emergenza epistemologica del campo della scienza positiva, con neutralizzazione della metafisica e della teologia; b) l’unificazione metodologica delle scienze della natura e delle scienze sociali; c) la riduzione delle differenti scienze sociali a una sola scienza sociale metodologicamente unificata e ricalcata sul modello delle scienze empiriche”” (pag 339)”,”TEOC-563″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”Diego Fusaro (Università di Torino) è uno studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). Marx e l’atomismo greco. L’atomismo della società civile. “”Senza scendere nei dettagli della teoria marxiana della società (…) possiamo svolgere alcune considerazioni per comprendere come il modello atomistico di società tracciato da Epicuro resti centrale nella mente del nostro autore. Fino a prima della Rivoluzione francese, la «società civile» (‘bürgerliche Gesellschaft’), noterà Marx, era del tutto subordinata allo Stato: è con la Rivoluzione che il rapporto tra i due risolta invertito, con la conseguenza che la società civile, guadagnando l’egemonia, ha fatto dello Stato e del suo apparato giuridico uno strumento al suo servizio, uno strumento per tutelare la specifica libertà dell’uomo che era emersa dalla Rivoluzione; una libertà intesa essenzialmente come libertà da costrizioni (libertà di accrescere illimitatamente le proprie ricchezze, di agire indisturbatamente e senza essere ostacolati dagli altri individui o dallo Stato stesso), tutta incentrata sull’individuo e dunque qualificabile – secondo Marx – come «libertà dell’uomo in quanto monade isolata» (212). Questa libertà individuale – noterà Marx – è stata erroneamente identificata con la libertà ‘tout court’, come se fosse l’unica possibile, e lo Stato (ormai sottomesso alla società civile) non ha fatto altre che riconoscerla e tutelarla tramite i suoi ordinamenti. La società che ne scaturisce è la negazione totale dell’uomo come ‘zoon politikón’, la soppressione della sua «essenza comunitaria» (‘Gemeinwesen’) e di «ente di genere» (‘Gattungswesen’): ciò che viene ad avere valore sono soltanto i singoli individui, rispetto ai quali la società è solo una «cornice esterna» (213), di per sé priva di ogni valore. E’, per l’appunto, la realizzazione della società quale se la figurava, entro certi limiti, Epicuro, in cui la società è il vuoto in cui si muovono vorticosamente i singoli atomi; l’esistenza, in questo modo, viene a essere fondata «non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sulla separatezza dell’uomo dall’uomo» (214). Questa libertà individuale, in virtù della quale si è liberi fin tanto che si gode di uno spazio privato nel quale non possono addentrarsi gli altri individui né lo Stato, è il «’fondamento’ (‘Grundlage’) della società civile» (215) moderna, in cui si vive separatamente gli uni dagli altri e si intrattengono rapporti sociali solo occasionalmente, nella misura in cui è «la necessità naturale, il bisogno e l’interesse privato» (216) a spingere gli uomini a entrare in commerco tra loro. Ciascuno di essi vede e continua a vedere nell’altro uomo «non la ‘realizzazione’, ma piuttosto il ‘limite’ della propria libertà» (217). In tale prospettiva, ciascun individuo viene a configurarsi come un atomo di Epicuro o una monade leibniziana, «senza finestre» e ripiegata in se stessa, che si relaziona agli altri solo per trarne un giovamento (economico) personale. E’ particolarmente interessante che lo stesso Engels identificherà, nel 1844, la società borghese col mondo degli atomi di Epicuro: « …. finire (pag 139-142)”,”MADS-001-FC”
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”Diego Fusaro (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007).”,”TEOC-001-FMP”
“FUSAROLI Gaetano”,”Giornali in Italia. Cambiare per sopravvivere.”,”Contiene la tabella: I proprietari della stampa quotidiana nel 1919-1921: testata, città, settori economici di provenienza delle aliquote di partecipazione azionaria. (Fonte Castronovo). pag 53. (Su 20 giornali diffusi in 7 grandi città, Milano Genova Torino Bologna Firenze Roma Napoli, 14 erano in tutto o in parte di proprietà di siderurgici, 8 in tutto o in parte di proprietà delle banche. Gli agrari possedevano un solo giornale).”,”EDIx-023″
“FUSCO Gian Carlo”,”La Carboneria e le altre società occulte.”,”FUSCO Gian Carlo (La Spezia, 1915)”,”ITAB-299″
“FUSCO Gian Carlo”,”Guerra d’Albania.”,”‘Gian Carlo Fusco, giornalista scrittore commediografo ha dato a questa sua testimonianza l’immediatezza di un reportage da grande inviato’; “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”” (Mussolini novembre 1940 da Palazzo Venezia) [cit. in quarta di copertina e a pagina 59] “”Il dilettantismo e la faciloneria con cui Mussolini e i suoi ossequiosi consiglieri avevano varato il piano “”Evenienza G””, il 15 ottobre ’40, in una sala di Palazzo Venezia, provocarono al Paese una perdita d’uomini, di ricchezza e di tempo che Hitler, verso la metà di dicembre, sfogandosi con Wilhelm von Keitel, definì ‘entsetzlich und dumm’, spaventosa e stupida. Dietro le quinte della tragedia, il Führer intravedeva giustamente la responsabilità di Galeazzo Ciano, il quale, trattando di colossali problemi di politica estera con leggerezza goliardica, aveva incoraggiato il suocero all’impresa balcanica, lasciandogli più volte supporre che il presidente Metaxas, da lui “”lavorato””, non avrebbe seriamente ostacolato la nostra penetrazione in territorio greco. E’ probabile che da quel momento Hitler cominciasse a provare per Galeazzo quell’avversione che tre anni dopo portò davanti al plotone di esecuzione, senza possibilità di scampo, il ministro fascista. (…) Gli 800 uomini del Gran Sasso e della Maiella, che, in agosto, arrivando a Koriza, avevano cantato dolcemente la loro speranza di tornare a casa per Natale, erano rimasti in appena trecento, dopo due mesi di lotta. Ammutoliti, gli occhi fissi ai costoni nevosi dove si nascondeva il nemico, essi in cuor loro avevano ormai dato un addio per sempre alle borgate abruzzesi sospese sulle alte valli del Fucino, del Vomano, del Rajo e del Salto. Cominciarono a circolare nelle retrovie ufficiali superiori dalle uniformi fiammanti, dagli atteggiamenti bonari ma al tempo stesso molto autorevoli, le cui facce non erano affatto nuove. I bersaglieri, davanti a Fieri, videro arrivare un tenente colonnello alto e nodoso, calvo, dalle orecchie leggermente a sventola e dal mento a scucchia, che ostentava modi ruvidi e sbrigativi. Aveva molti nastri azzurri cuciti sul petto: medaglie prese, evidentemente, nella prima guerra mondiale. Era Renato Ricci. Un altro tenente colonnello dei bersaglieri, stretto nella fusciacca e circondato da un vago alone di colonia, anche lui carico di decorazioni al valore, apparve una mattina di tramontana, a Gramsci, in val Tomorezza, dove avevano la loro base logistica la “”Tridentina””, la “”Cuneense”” e la “”Parma””. Era Starace. Carlo Albero Biggini, giurista numero uno del regime, arrivò vestito da capitano di fanteria. Si affacciò al fronte anche il pizzetto appena brizzolato di Grandi. Altri gerarchi di minore importanza, federali, segretari provinciali e del dopolavoro, sindacalisti, squadristi e sansepolcristi, vennero a rincuorare con la loro presenza dimostrativa, per tre o quattro settimane, le truppe impegnate a fondo. Un mese prima il 18 novembre, Mussolini aveva radunato a Palazzo Venezia le gerarchie del fascismo, in sahariana e pantaloni grigi, e, dopo aver annucniato con fierezza che aerei e sommergibili italiani avrebbero ben presto partecipato alla battagila della Manica al fianco dei tedeschi, aveva detto la celebre frase: “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”””” (pag 55-59)”,”ITAF-364″
“FUSCO Giancarlo”,”La lunga marcia.”,” [‘Dalle remote retrovie cominciavano ad arrivare voci di «ribelli» e di «sabotaggi», di colonne aggredite, di intere popolazioni trucidate, per rappresaglia, dai ‘Sicherheitsdienst Commandos’. Circolò, di baracca in baracca, una storia rivoltante. In un villaggio dalle parti di Zaporoje, molto indietro, sul Dnjepr, una pattuglia di SS aveva impiccato un venerando ‘starosta’, qualcosa di mezzo tra il sindaco e il capo tribù, colpevole di aver nascosto sotto le strame alcuni vecchi fucili. Il cadavere del ‘mugik’ ultraottantenne, aveva penzolato per quattro giorni al centro del paese, carico di ghiaccioli, ondeggiante ad ogni raffica di vento. Finalmente, l”Unteroffizier’, comandante delle SS ne aveva ordinato la sepoltura, lontano dal cimitero, nei pressi di un immondezzaio. Due giorni dopo capitò da quelle parti un colonnello addetto all’organizzazione dei ‘commandos’. Fu informato dell’impiccagione e se ne compiacque. Poi venne a sapere che il cadavere era rimasto esposto soltanto quattro giorni, mentre precise disposizioni arrivate da Berlino prescrivevano che l’esposizione dovesse durare otto giorni. Il colonnello, furibondo, latrò che il corpo dello ‘starosta’ fosse subito tirato fuori dalla fossa e riappeso alla forca per altri quattro giorni. Episodi del genere, ancora più macabri e crudeli accentuarono il nostro distacco dai «camerati» germanici. Perfino i militi della ‘Tagliamento’ (comandati da ardenti squadristi, come il console Nicchiarelli e i seniori Zuliani e Patroncini), molti dei quali avevano sul petto il distintivo d’«antemarcia» e di «sciarpa littoria», cominciarono a disapprovare apertamente i metodi nazisti. Gli anticomunisti più accesi, specialmente ferraresi e mantovani, di Balbo e di Arrivabene nel ’21, furono gli ultimi a mollare. (…) «L’idra rossa, ragazzi, si schiaccia solo così. Se si potessero accoppare tutti, questi pelandroni, sarebbe l’ideale!». Frasi del genere strillavano, gonfiando le gote, i «duri» del console Nicchiarelli, di fronte ai dubbi dei più giovani. Ma ammutolirono anche loro, perplessi, quando si seppe che i nazisti deportavano in Germania anche le donne, ammucchiate sui treni merci; e chiudevano nei postriboli militari le ragazze ebree e le figlie dei marxisti militanti. Non si trattava neppure sempre di ragazze. Molte erano ancora bambine, fra i dodici e i quattordici anni. A Maranka, nei dintorni di Stalino, due coniugi ebrei, colpevoli di aver maledetto il nome di Adolfo Hitler, «suprema e intangibile guida dell’eletta razza germanica», mentre una squadra di SS stava trascinando via le loro due figlie, uno delle quali appena tredicenne, furono seduta stante sepolti vivi. Contro un muro, lì vicino, subito dopo, furono trucidati decine di cittadini. Assistendo da lontano al bestiale assassinio, avevano emesso esclamazioni di raccapriccio e di protesta. A questo punto, anche gli «antemarcia» della ‘Tagliamento’, pensando forse alla famiglie lontane, cambiarono registro. La camicia nera Pedrazzini, gerarchetto padano, uno dei più accesi, si mise prudentemente in tasca i distintivi della «vigilia»’] (pag 90-91)”,”QMIS-184″
“FUSIL C.A.”,”Sylvain Marechal ou L’homme sans dieu. H.S.D. 1750-1803.”,”””E Sylvain Marechal, l’operaio della prima e della penultima ora= – Il suo nome non si trova che due volte nelle carte del processo Babeuf, un volta sotto questa dizione: Maréchal (Manifeste à Maréchal, pistolets, poignards) e un’altra volta sotto un falso indirizzo. Perché non figura nella lista degli accusati, né tra i quarantesette presenti, né tra i diciannove in contumacia? E’ l’autore del ‘Manifeste des Egaux’ e non è sotto inchiesta”” (pag 159)”,”SOCU-226″
“FUSSELL Paul”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale.”,”Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988).”,”QMIS-114″
“FUSSELL Paul”,”La grande guerra e la memoria moderna.”,”Paul Fussell (1924-2012) ha insegnato nell’Università della Pennsylvania. E’ autore pure di “”All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre”” (Il Mulino, 1988) e “”Tempo di guerra. Psicologia, emozioni e cultura nella seconda guerra mondiale”” (Mondadori, 1991). “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) (in apertura) “”Nessuno dei soldati combattenti ha mai superato del tutto il disprezzo per lo stato maggiore. David Jones è tra quelli che dopo quarantacinque anni dalal guerra conservano intatto e fecondo questo disprezzo. Nel saggio “”The Utile””, in ‘Epoch and Artist’ (1959), la sua tesi è che per fare arte bisogna gettarcisi dentro, sprofondare nel proprio materiale, rivoltarcisi dentro, aspirarlo: insomma, conoscerlo allo stesso modo in cui le truppe conoscono il combattimento e non al modo in cui se lo figura lo stato maggiore: “”L’arte è inesorabile su un punto: ti costringe a faticare come un fante. Esige la tangibilità. L’artista nell’uomo è il fante nell’uomo… tutti gli uomini derivano ‘da’ questa fanteria, anche se non tutti servono ‘in’ questa fanteria. Volendo proseguire con questa analogia, il fatto di essere costantemente impegnati ‘lontano dalle unità’ ha reso abituale e diffusa una ‘mentalità da stato maggiore'”””” (pag 109)”,”QMIP-195″
“FUSSELL Paul”,”Wartime. Understanding and Behaviour in the Second World War.”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale. Questo libro vuole mostrare l’atmosfera psicologica ed emotiva degli Americani e Britannici durante la Seconda guerra mondiale. L’anormalità della situazione e l’ intensa frustazione della popolazione civile e dei soldati al fronte. Enfatizza i danni della guerra a livello dell’intelletto, della discriminazione, dell’onestà, dell’individualità, della complessità e dell’ambiguità. Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988). La differenza tra i termini “emotivo” ed “emozionale” è un argomento interessante. In italiano, questi due termini sono spesso usati come sinonimi, ma in realtà hanno sfumature di significato leggermente diverse. Secondo l’Accademia della Crusca, “emotivo” si riferisce a qualcosa che riguarda il soggetto, che subisce l’effetto di emozioni o di una sua reazione causata da emozioni. D’altra parte, “emozionale” investe soprattutto l’ambito dell’oggetto e, se riguarda il soggetto, ha valenza attiva, propria di chi genera, rivela o trasmette emozioni 1. In altre parole, “emotivo” si riferisce a qualcosa che è suscettibile di provocare emozioni, mentre “emozionale” si riferisce a qualcosa che è caratterizzato da emozioni. (f: cop.)”,”QMIS-030-FSD”
“FUWA Tetsuzo”,”Stalin and Great-Power Chauvinism.”,”FUWA è Presidium Chairman del Partito comunista giapponese (JCP) e membro della Camera dei rappresentanti giapponese. Nato nel 1930 e laureato all’ Università di Tokyo è conosciuto per alcuni lavori teorici tra cui ‘Interference and Betrayal: JCP fights back against Soviet hegemonism”” (pubbilcato in inglese nel 1994).”,”RUST-085″
“FYVEL T.R.”,”George Orwell: vida y literatura.”,”Il libro di ORWELL ‘Omaggio a Catalogna’, il lavoro di satira politica ‘La fattoria degli animali’, l’ anti-totalitario ‘1984’ per essere compresi pienamente è imprescindibile conoscere la personalità di ORWELL, i compromessi politici e sociali instaurati nel periodo, le grandi purghe staliniste degli anni 1938-39, gli sviluppi della guerra civile spagnola e il dissenso dei gruppi di sinistra in cui partecipò attivamente. Ciascun libro contiene elementi autobiografici di ORWELL. C’è stata una manipolazione di destra della sua opera al tempo della guerra fredda. Isaac DEUTSCHER racconta un’ aneddoto a questo proposito:”” “”Ha letto questo libro? Deve leggerlo. Così capirà perché dobbiamo lanciare la bomba atomica su quei bolscevichi””. Con queste parole un miserabile e cieco venditore di periodici di New York mi raccomandò 1984 poche settimane prima della morte di Orwell””. (pag 10-12) “”Con vari altri inglesi, membri dell’ ILP, che pure si sentivano ricercati, ORWELL e sua moglie, decisero di fuggire in Francia per salvarsi la vita. ORWELL riconsiderò la sua esperienza della guerra civile, della morte, delle brutture, degli ospedali militari e delle prigioni, con la sua fede integra nella “”gente comune””, però con piena coscienza di un fatto: il dispotismo comunista poteva portare con sé molta più spietatezza della tirannia che ha distrutto. Tutto questo lo ha scritto nel suo ‘Omaggio a Catalogna’ (1938), uno dei libri più intelligenti che sono stati scritti sulla guerra civile spagnola; (…)””. (pag 38-39)”,”VARx-135″
Autore: bibliotecastudige
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, E
“EAGLETON Terry”,”Why Marx Was Right.”,”EAGLETON Terry Distinguished Professor of English Literature at the Universities of Lancaster, England and Notre Dame, United States. Vive a Dublino. “”Marx himself seems to have believed that in countries like England, Holland and the United States, socialists might achieve their goals by peaceful means. He did not dismiss parliament or social reform. He also thought that a socialist party could assume power only with the support of a majority of the working class.”” (pag 192) “”His collaborator Friedrich Engels also attached a good deal of importance of peaceful social change, and looked forward to a nonviolent revolution”” (pag 192)”,”TEOC-568″
“EAGLETON Terry”,”Perché Marx aveva ragione. (Tit. orig.: Why Marx Was Right)”,”Terry Eagleton (Salfor, Regno Unito, 1943) è professore di Letteratura Inglese presso la Lancaster University. E’ stato professore al Jesus College e a Oxford. Allievo di Raymond Williams, ha unito gli studi letterari alla teoria letteraria, al marxismo e alla psicoanalisi. Ha pubblicato: Figure del dissenso, Ideologia, Il senso della vita, L’idea di cultura. “”Marx non pensa che l’inevitabilità del socialismo presupponga la totale passività degli individui. Piuttosto ritiene che una volta fallito il capitalismo, gli operai non avranno più motivo di rimanere immobili e avranno tutte le ragioni di prendere il sopravvento. Questi si renderanno conto che è nel loro interesse cambiare il sistema e che, essendo in maggioranza, dispongono del potere necessario per riuscirci. Quindi agiranno per quello che sono, animali razionali, e fonderanno un sistema alternativo”” (pag 53)”,”MADS-028-FF”
“EARLE Edward Mead a cura, saggi di F. GILBERT H. GUERLAC R.R. PALMER H. ROTHFELS E.M. EARLE H. HOLBORN T. POSSONY E. MANTOUX J. GOTTMAN G.A. CRAIG A. DE-WEERD H. SPEIER I.M. GIBSON D. WHITTLESEY M.T. SPROUT T. ROPP A. KIRALFY”,”Les maitres de la strategie. 1. De la Renaissance à la fin du XIX siecle. 2. De la fin du XIX siecle à Hitler.”,”Gli AA trattano i principali esponenti del pensiero strategico: 1. MACHIAVELLI: il rinascimento dell’arte della guerra. Di Felix GILBERT 2. VAUBAN: l’impatto della scienza sulla guerra. Di Henry GUERLAC 3. FEDERICO IL GRANDE, GUIBERT, BÜLOW: dalla guerra dinastica alla guerra nazionale. Di R.R. PALMER 4. JOMINI. Di Crane BRINTON, Gordon A. CRAIG, Felix GILBERT 5. CLAUSEWITZ. Di H. ROTHFELS 6. ADAM SMITH, ALEXANDER HAMILTON, FRIEDRICH LIST: i fondamenti economici della potenza militare. Di E.M. EARLE 7. ENGELS E MARX: concetti militari dei socialisti rivoluzionari 8. MOLTKE E SCHLIEFFEN: la scuola prusso-germanica. Di Hajo HOLBORN 9. Da PICQ a FOCH: la scuola francese. Di Stefan T. POSSONY e Etienne MANTOUX 10. BUGEAUD, GALLIENI, LYAUTEY: sviluppo della guerra coloniale francese. Di Jean GOTTMAN 11. DELBRÜCK: lo storico militare. Di Gordon A. CRAIG 12. CHURCHILL, LLOYD GEORGE, CLEMENCEAU: l’emergere dei civili. Di Harvey A. DE-WEERD 13. LUDENDORFF: la concezione tedesca della guerra totale. Di Hans SPEIER 14. LENIN, TROTSKY, STALIN: la guerra secondo i sovietici. Di E.M. EARLE 15. MAGINOT e LIDDELL HART: la dottrina della difesa. Di Irving M. GIBSON 16. HAUSHOFER: i geopolitici. Di Derwent WHITTLESEY 17. MAHAN: l’apostolo della potenza marittima. Di Margaret Tuttle SPROUT 18. Dottrine continentali della potenza marittima. Di Theodore ROPP 19. La strategia navale giapponese. Di Alexander KIRALFY 20. DOUHET, MITCHELL, SEVERSKY: le teorie della guerra aerea. Di Edward WARNER 21. Epilogo. HITLER: la guerra secondo i nazisti. Di E.M. EARLE”,”QMIx-056″
“EARLE Edward Mead a cura; collaborazione di Gordon A. CRAIG e Felix GILBERT; saggi di Felix GILBERT Henry GUERLAC R.R. PALMER Crane BRINTON Gordon A. CRAIG H. ROTHFELS E. MEAD-EARLE Sigmund NEUMANN Hajo HOLBORN Stefan T. POSSONY Etienne MANTOUX Jean GOTTMANN Harvey A. DeWEERD Hans SPIER Irving M. GIBSON Derwent WHITTLESEY Margaret TUTTLE SPROUT Theodor ROPP Alexander KIRALFY Edward WARNER”,”Makers of Modern Strategy. Military Thought from Machiavelli to Hitler.”,”Saggi di Felix GILBERT Henry GUERLAC R.R. PALMER Crane BRINTON Gordon A. CRAIG H. ROTHFELS E. MEAD-EARLE Sigmund NEUMANN Hajo HOLBORN Stefan T. POSSONY Etienne MANTOUX Jean GOTTMANN Harvey A. DeWEERD Hans SPIER Irving M. GIBSON Derwent WHITTLESEY Margaret TUTTLE SPROUT Theodor ROPP Alexander KIRALFY Edward WARNER. “”Ci fu giustizia retributiva nell’ offensiva diplomatica e psicologica di Lenin contro le potenze centrali. Il governo tedesco permise a Lenin di attraversare la Germania dalla Svizzera in Russia nel 1917 nella speranza che avrebbe in seguito fiaccato la base residua del morale dell’ esercito russo. (…) Quella agitazione rivoluzionaria che fece all’ esercito russo ora Lenin era determinato a farla all’ esercito tedesco e, in aggiunta, al governo tedesco. Ed egli ebbe un grado di successo che non fu assolutamente compreso fino a dopo collasso della Germania, un anno dopo. I bolscevichi usarono l’ armistizio di Brest-Litovsk e le conferenze di pace come forum pubblico per la propaganda delle loro idee, convertendo così le relazioni diplomatiche con il nemico in un cavallo di Troia virtuale. Attraverso il negoziato gli affari esteri sotto Trotsky, l’ ufficio stampa sotto Karl Radek, e l’ Ufficio della Propaganda Rivoluzionaria Internazionale sotto Boris Reinstein diressero l’ intera loro potenza contro l’ esercito tedesco. Giornali in lingua tedesca, Die Fackel (La Fiaccola) e Der Völkerfriede (La pace del popolo), furono distribuiti ai soldati delle potenze centrali in centinaia di migliaia di esemplari. (…)””. (pag 325)”,”QMIx-131″
“EARLE Edward Mead a cura, saggi di Felix GILBERT Henry GUERLAC R.R. PALMER H. BRINTON Crane CRAIG Gordon A. GILBERT Felix ROTHFELS H. EARLE Edward Mead NEUMANN Sigmund HOLBORN Hajo POSSONY Stefan T. MANTOUX Etienne GOTTMAN Jean”,”Les maitres de la strategie. 1. De la Renaissance à la fin du XIX siecle.”,”Gli AA trattano i principali esponenti del pensiero strategico: 1. MACHIAVELLI: il rinascimento dell’arte della guerra. Di Felix GILBERT 2. VAUBAN: l’impatto della scienza sulla guerra. Di Henry GUERLAC 3. FEDERICO IL GRANDE, GUIBERT, BÜLOW: dalla guerra dinastica alla guerra nazionale. Di R.R. PALMER 4. JOMINI. Di Crane BRINTON, Gordon A. CRAIG, Felix GILBERT 5. CLAUSEWITZ. Di H. ROTHFELS 6. ADAM SMITH, ALEXANDER HAMILTON, FRIEDRICH LIST: i fondamenti economici della potenza militare. Di E.M. EARLE 7. ENGELS E MARX: concetti militari dei socialisti rivoluzionari 8. MOLTKE E SCHLIEFFEN: la scuola prusso-germanica. Di Hajo HOLBORN 9. Da PICQ a FOCH: la scuola francese. Di Stefan T. POSSONY e Etienne MANTOUX 10. BUGEAUD, GALLIENI, LYAUTEY: sviluppo della guerra coloniale francese. Di Jean GOTTMAN 11. DELBRÜCK: lo storico militare. Di Gordon A. CRAIG La scienza delle fortificazioni. “”L’ opera di Vauban riguarda la scienza applicata e le matematiche applicate elementari. NOn fu né un matematico né un fisico distinto come il futuro ingegnere militare Lazare Carnot. Non apporta alcun contributo teorico notevole alla meccanica, contrariamente a Coulomb, il contemporaneo di Carnot. Non è a lui ma a Cugnot che si deve l’ invenzione del ‘fardier à vapeur’ (carro a vapore, primo motore a vapore, ndr). A parte la concezione delle fortezze che non costituisce una scienza pura, il suo solo tributo al genio militare è stato uno studio empirico sulle giuste proporzioni dei muri di sostegno. Se Vauban merita il titolo di precursore scientifico, è essenzialmente per aver cercato di estendere il suo metodo quantitativo a domini in cui, con l’ eccezione dei suoi contemporanei inglesi, nessuno si era ancora seriamente avventurato””. (pa 51-52)”,”TEOP-226″
“EARLE Edward Mead a cura, saggi di F. GILBERT H. GUERLAC R.R. PALMER H. ROTHFELS E.M. EARLE H. HOLBORN T. POSSONY E. MANTOUX J. GOTTMAN G.A. CRAIG A. DE-WEERD H. SPEIER I.M. GIBSON D. WHITTLESEY M.T. SPROUT T. ROPP A. KIRALFY”,”Les maitres de la strategie. 2. De la fin du XIX siecle à Hitler.”,”Gli AA trattano i principali esponenti del pensiero strategico: 12. CHURCHILL, LLOYD GEORGE, CLEMENCEAU: l’emergere dei civili. Di Harvey A. DE-WEERD 13. LUDENDORFF: la concezione tedesca della guerra totale. Di Hans SPEIER 14. LENIN, TROTSKY, STALIN: la guerra secondo i sovietici. Di E.M. EARLE 15. MAGINOT e LIDDELL HART: la dottrina della difesa. Di Irving M. GIBSON 16. HAUSHOFER: i geopolitici. Di Derwent WHITTLESEY 17. MAHAN: l’apostolo della potenza marittima. Di Margaret Tuttle SPROUT 18. Dottrine continentali della potenza marittima. Di Theodore ROPP 19. La strategia navale giapponese. Di Alexander KIRALFY 20. DOUHET, MITCHELL, SEVERSKY: le teorie della guerra aerea. Di Edward WARNER 21. Epilogo. HITLER: la guerra secondo i nazisti. Di E.M. EARLE La geopolitica. Le zone di egemonia. “”I geopolitici tedeschi sottointendono e qualche volta dichiarano apertamente che la pan-America e la pan-Asia non sono che degli espedienti temporanei, tollerati dalla Germania fino a che essa abbia costituito la sua propria zona d’ egemonia. Al momento voluto, questi territori saranno inghiottiti da una Germania allargata. 3. La zona che dominerà la Germania comprende l’ Europa e l’ Africa. Non solo i piccoli paesi d’ Europa ma pure le grandi potenze, Francia e Italia, saranno riunite per formare l’ Eurafrica. I geopolitici tedeschi ammettono che lo status insulare della Gran Bretagna e la vasta regione continentale dell’ Unione Sovietica creano delle difficoltà.”” (pag 140)”,”TEOP-227″
“EARMAN John NORTON John D. a cura; William HARPER Daniel GARBER Bernard R. GOLDSTEIN Don HOWARD Geoffrey HELLMAN Carlo ROVELLI David Z. ALBERT Linda WESSELS Jeffrey BB John A. WINNIE R.I.G. HUGHES Sandy L. ZABELL Frederick SUPPE David L. HULL J. Michael DUNN David M. ARMSTRONG Fred DRETSKE Peter RAILTON”,”The Cosmos of Science. Essays of Exploration.”,”Contiene allegato esterno dattiloscritto ‘Van Frassen and Ruetsche on Preparation and Measurement’ di Bradley Monton (pag 14)”,”SCIx-370-FRR”
“EARMAN John”,”Bangs, Crunches, Whimpers, and Shrieks. Singularities and Acausalities in Relativistic Spacetimes.”,”‘Colpi, momenti cruciali, gemiti e strilli. Singolarità e non-causalità nello spazio-tempo relativistico’”,”SCIx-382-FRR”
“EASTAWAY Rob WYNDHAM Jeremy”,”Probabilità, numeri e code. La matematica nascosta nella vita quotidiana.”,”Bob Eastaway collabora in qualità di consulente con il ministero inglese della salute, il Museo scientifico e il Millennium Maths Project dell’Università di Cambridge. Jeremy Wyndham, fisico con la passione del bridge, gestiva una società di ricerche di mercato; è purtroppo recentemente venuto a mancare.”,”SCIx-230-FL”
“EASTMAN Max”,”La jeunesse de Trotsky.”,”Opere di EASTMAN apparse nelle edizioni della NRF: -Depuis la mort de Lenine. Collection des Documents bleus. -La science de la Revolution. Collection des Documents bleus.”,”TROS-012″
“EASTMAN Max”,”Reflexiones sobre el fracaso del socialismo.”,”In risvolti di copertina biografia di Max EASTMAN. “”Tanto gli utopisti che Karl Marx, svilupparono il loro pensiero prima che la psicologia, come la conosciamo, o l’ antropologia, o perfino la biologia nella sua forma moderna, fossero nate. E Lenin, come disse lui stesso, non realizzò nessun pensiero teorico che fosse più in là di Marx. Lenin aveva vent’ anni quando William James pubblicò la sua trascendentale ‘Psicologia’, ma non troviamo nessun segnale nei suoi scritti che abbia mai letto neanche il titolo di un libro di testo elementare su questa scienza””. (pag 115)”,”TEOC-327″
“EASTMAN Max”,”Il giovane Trotsky. Con archivio di 18 foto.”,”E’ la prima edizione in italiano di un libro scritto nel 1925 da un grande amico e collaboratore di Trotsky. Questi diede la propria collaborazione rispondendo ad alcune domande. Vi si traccia lo sviluppo intellettuale del futuro dirigente della rivoluzione russa passando dagli anni del terrorismo narodniko alle grandi discussioni in seno al marxismo (2° congresso del POSDR, 1903). Max Forrester EASTMAN (1883-1969), figlio di un pastore, docente di filosofia alla Columbia University, redattore capo del periodico socialista New Masses, a partire dal 1914, uno degli intellettuali rivoluzionari più brillanti degli USA. Dopo una sua visita in URSS (1922) si legò a TROTSKY, diventandone traduttore e collaboratore. Nel periodo dell’ esilio di Trtosky e nell’ ambito delle polemiche interne al movimento trotskista negli USA, fino alla rottura determinata da divergenze politiche ed ideologiche. Alla fine degli anni 1930 EASTMAN abbandonerà definitivamente il trotskismo. Incontro con Lenin. (pag 127) “”Vladimir Ilic era ancora a letto e sul suo viso l’ amabilità assunse una sfumatura di comprensibile stupore. In queste condizioni avvenne il nostro primo incontro e il nostro primo colloquio. Vladimir Ilic e Nadezda Konstantinovna (Krupskaja) mi conoscevano già attraverso una lettera di Clair (M.G. Krzizanovskij) che a Samara mi aveva, per così dire, introdotto ufficialmente nell’ organizzazione dell’ Iskra con lo pseudonimo di “”Pierò”” (la penna). Così fui accolto con la frase: “”E’ arrivato Pierò””…””. (pag 122)”,”TROS-182″
“EASTMAN Max”,”Depuis la Mort de Lenine.”,”La rivoluzione permanente. “”Rejetant la théorie menchevik par laquelle le terme de la Révolution russe était une république bourgeoise, rejetant également le mot d’ordre avec lequel Lénine les combattait: “”Dictature démocratique des ouvriers et des paysans””, il avait adopté la conception de la “”Révolution permanente”” de Marx. Il déclara que la Révolution russe, une fois déclanchée, conduite par des marxistes déterminés, ne s’arrêterait ni à l’un ni à l’autre de ces stades préliminaires, mais que, soutenue par les paysans, elle irait droit à la dictature du prolétariat, inaugurant ainsi l’ère de la Révolution mondiale. Cette prédiction réaliste, la conception souple et résolue en même temps de la “”Révolution permanente”” étaient extrêmement proches de la méthode intellectuelle de Lénine. Elles conduisirent Trotsky aux côtés de Lénine, dès le moment où commença le vrai travail, alors que les plus anciens “”léninistes”” reculaient, effrayée par l’audace de son programme d’action”” (pag 22) Lenin sulla doppia oscillazione di Zinoviev e Kamenev prima e dopo la rivoluzione di ottobre (pag 44-45)”,”TROS-245″
“EASTMAN Max”,”Il giovane Trotsky. Con archivio di 18 foto.”,”Max Forrester Eastman (1883-1969), figlio di un pastore, docente di filosofia alla Columbia University, redattore capo del periodico socialista New Masses e, a partire dal 1914, uno degli intellettuali rivoluzionari più brillanti degli Usa. Dopo una sua visita in URSS (nel 1922), si legò a Trotsky, diventandone traduttore e collaboratore. Nel periodo dell’esilio di Trotsky e nell’ambito delle polemiche che agitarono il movimento trotskista negli Usa, i rapporti tra i due conobbero un graduale peggioramento, fino alla rottura determinata da divergenze d’ordine politico e ideologico. Alla fine degli anni ’30 Eastman abbandonerà definitivamente il marxismo. Questa biografia fu scritta nel 1925 con l’autorizzazione di Trotsky.”,”TROS-014-FL”
“EASTMAN Max”,”Since Lenin Died.”,”Max Forrester Eastman (1883-1969), figlio di un pastore, docente di filosofia alla Columbia University, redattore capo del periodico socialista New Masses e, a partire dal 1914, uno degli intellettuali rivoluzionari più brillanti degli Usa. Dopo una sua visita in URSS (nel 1922), si legò a Trotsky, diventandone traduttore e collaboratore. Nel periodo dell’esilio di Trotsky e nell’ambito delle polemiche che agitarono il movimento trotskista negli Usa, i rapporti tra i due conobbero un graduale peggioramento, fino alla rottura determinata da divergenze d’ordine politico e ideologico. Alla fine degli anni ’30 Eastman abbandonerà definitivamente il marxismo. Questa biografia fu scritta nel 1925 con l’autorizzazione di Trotsky. Conclusion, Appendices: I) Lunacharsky on Trotsky’s Character, II) The Dispute About the Trade Unions, III) The ‘Retreat’ of Zinoviev and Kamenev, IV) Trotsky’s Letter to the Central Committee, V) The Reply of Politburo, VI) Trotsky’s Letter on the New Course, VII) What was Meant by ‘The Opposition’, VIII) Trotsky’s Letter of Resignation,”,”RIRO-106-FL”
“EATON John”,”Marx against Keynes. A Reply to Mr. Morrison’s “”Socialism””.”,” Non può esserci scienza sociale ‘imparziale’ in una società basata sulla lotta di classe “”The Labour Movement should learn to be unendingly suspicious of advice from capitalist experts; it should learn also to expect from the capitalists and their hangers-on hatred of ideas which advance the interests of the working people. “”Throughout the civilised world the teachings of Marx””, wrote Lenin, “”evoke the utmost hostility and hatred of all bourgeois science (both official and liberal) which regards Marxism as a kind of ‘pernicious sect’. And no other attitude is to be expected; for there can be no ‘impartial’ social science in a society based on class struggle. In one way or another ‘all’ official and liberal science ‘defends’ wage slavery, whereas Marxism has declared relentless war on wage slavery. To expect science to be impartial in a wage-slave society is as silly and naive as to expect impartiality from manufacturers on the question whether workers’ wages should be increased by decreasing the profits of capital”” (‘Essential of Lenin’, Vol., I, p. 59), There can be no impartial social science, says Lenin. But if this so, can the Labour Movement afford to let its leaders take sides ‘against’ Marxism whilst allowing “”liberal”” and “”official”” science to propagate its ideas throughout the movement and to shape the movement’s policy?”” [John Eaton, Marx against Keynes. A Reply to Mr. Morrison’s “”Socialism””‘, London, 1951]”,”MUKx-194″
“EATON John”,”Il socialismo nell’era atomica.”,”John Henry Eaton (Scotland Neck 18/06/1790 – Washington, 17/11/1856) è stato un politico e diplomatico statunitense. La contea di Eaton venne chiamata così in suo onore.Nel 1817 completò la biografia dell’allora generale Andrew Jackson e futuro presidente degli Stati Uniti. Eletto al Senato degli Stati Uniti nel 1818.”,”QMIx-077-FL”
“EBAN Abba”,”Storia dello Stato di Israele.”,”Il sostegno finanziario tedesco ad Israele. “”L’economia israeliana aveva intrapreso compiti molto al di là delle sue sole forze. Perciò, nel 1951, il primo ministro Ben Gurion convocò una conferenza tra i dirigenti d’Israele e quelli dell’ebraismo americano e mondiale. Come una sfida al senso di solidarietà e d’iniziativa ebraiche, si posero obbiettivi che in quei giorni sembravano astronomici. Le entrate dello United Jewish Appeal dovevano espandersi; si sarebbe lanciato, negli Stati Uniti e altrove, un Prestito dello Stato d’Israele, il cui ricavato sarebbe servito allo sviluppo, alla costruzione di alloggi per gli immigrati e all’espansione agricola. Oltre alle fonti ebraiche, bisognava fare uno sforzo per ottenere concessioni e prestiti dal governo degli Stati Uniti. Inoltre si decise, sebbene la questione fosse oggetto di un tempestoso e aspro dibattito in Israele; di chiedere alla Repubblica Federale Tedesca un contributo finanziario, in parziale indennizzo per le perdite materiali sofferte dagli ebrei. La somma richiesta era di 3 miliardi di marchi tedeschi (750 milioni di dollari). Altri 450 milioni di marchi (110 milioni di dollari) furono richiesti dalla Conferenza sulle rivendicazioni materiali ebraiche, che rappresentava l’ebraismo nella Diaspora e gli ebrei non israeliani che avevano sofferto sotto i nazisti e cui dovevano essere restituiti i beni personali. Nel settembre del 1952, l’accordo d’indennizzo con la Repubblica Federale Tedesca era stato firmato; lo United Jewish Appeal aveva ragginto obbiettivi maggiorati; la campagna per il Prestito d’Israele era riuscita, con grande confusione degli scettici; e il governo degli Stati Uniti aveva ottenuto dal Congresso 65 milioni di dollari per aiutare Israele ad accogliere e ad assorbire gli immigranti””. (pag 90-91) “”Il segreto del successo sta nel sapere quanto tempo occorre per riuscire”” (Montesquieu) (pag 27) “”Il baluardo di una città sono i suoi uomini”” (Pericle) (pag 110) “”La storia avrebbe un carattere molto mistico se in essa non vi fosse posto per il caso””. (Karl Marx) (pag 154) “”Il fuoco è la prova dell’ oro; l’ avversità è la prova degli uomini forti”” (Seneca) (pag 124) “”Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”” (Santayana) (pag 169) “”L’ aggressore è colui che rende la guerra inevitabile”” (Taine) (pag 215)”,”VIOx-155″
“EBAN Abba”,”Eredità. Gli ebrei e la civiltà occidentale.”,”Abba Eban Statista diplomatico studioso e scrittore, è stato membro del parlamento israeliano, eletto per la prima volta nel 1959. Ministro degli esteri dello Stato di Israele ambasciatore negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite.”,”EBRx-001-FPB”
“EBENSTEIN Alan”,”Friedrich von Hayek. Una biografia.”,”EBENSTEIN Alan, economista, si è occupata anche di economisti come Milton Friedman e Edwin Cannan.”,”ECOT-136″
“EBENSTEIN Lanny”,”Milton Friedman. A Biography.”,”Lanny Ebenstein è autore e coautore di altri libri di storia economica e del pensiero politico.”,”ECOT-359″
“EBER Nicolas”,”Les relations de long terme banque-entreprise.”,”Ce livre concerne un domaine d’économie appliquée : les relations entre les banques et les entreprises. Il ne s’agit évidemment pas d’un manuel mais d’un essai sur un thème « d’actualité » assez pointu et très à la mode. Le premier chapitre offre un tour d’horizon complet des modèles influents dans la théorie bancaire moderne. Les chapitres suivants s’attachent à décrire et analyser la nature et les effets des relations de long terme banque-entreprise. La conclusion propose une synthèse centrée sur les caractéristiques de ces relations en France plus spécifiquement. Nicolas Eber, professore aggregato di economia all’ istituto di studi politici di Strasburgo, insegna macroeconomia, teoria economica e finanziaria dell’impresa e finanza internazionale. Ha pubblicato diversi articoli sul tema dell’economia bancaria.”,”E1-BAIN-010″
“ECHARD William E. (1931-); contributi di Julian ARCHER Erica A. ARNOLD Nancy Nichols BARKER Leland C. BARROWS James A. BISING James R. BLOOMFIELD Marvin L. BROWN Stuart L. CAMPBELL Robert B. CARLISLE Lynn M. CASE Joel S. CLELAND Jeffrey COOPER Raymond L. CUMMINGS William E. DUVALL Christopher ENGLISH Martin FICHMAN Willard Allen FLETCHER Charles E. FREEDEMAN Beverley GIBLON Patrick J. HARRIGAN Robert L. HOFFMAN Natalie ISSER Leo A. LOUBERE Paul E. MICHELSON Barrie M. RATCLIFFE Ann POTTINGER SAAB Ivan SCOTT Winyss A. SHEPARD George J. SHERIDAN Mark W. SHOLOFSKY Dolores A. SIGNORI Dorothy E. SPEIRS Warren F. SPENCER David R. STEVENSON Lee Shai WEISSBACH”,”Historical Dictionary of the French Second Empire 1852-1870.”,”Contributori (il volume riporta gli incarichi): Julian ARCHER, Erica A. ARNOLD, Nancy Nichols BARKER, Leland C. BARROWS, James A. BISING, James R. BLOOMFIELD, Marvin L. BROWN, Stuart L. CAMPBELL, Robert B. CARLISLE, Lynn M. CASE, Joel S. CLELAND, Jeffrey COOPER, Raymond L. CUMMINGS, William E. DUVALL, Christopher ENGLISH, Martin FICHMAN, Willard Allen FLETCHER, Charles E. FREEDEMAN, Beverley GIBLON, Patrick J. HARRIGAN, Robert L. HOFFMAN, Natalie ISSER, Leo A. LOUBERE, Paul E. MICHELSON, Barrie M. RATCLIFFE, Ann POTTINGER SAAB, Ivan SCOTT, Winyss A. SHEPARD, George J. SHERIDAN, Mark W. SHOLOFSKY, Dolores A. SIGNORI, Dorothy E. SPEIRS, Warren F. SPENCER, David R. STEVENSON, Lee Shai WEISSBACH.”,”FRAD-018″
“ECHEVARRIA Antulio J. II”,”After Clausewitz. German Military Thinkers Before the Great War.”,”Antulio J. Echevarria II è direttore di studi sulla sicurezza nazionale presso lo Strategic Studies Institute, U.S. Army War College. “”This study is an explication of the theories that Germany’s military writers published before the First World War. Historians have long described those theorists who came after the great Prussian philosopher of war Carl von Clausewitz as mere “”second-hand and second-rate”” thinkers, “”technicians”” attempting to follow in the footsteps of one of history’s most profound military writers (1). Even contemporary assessments, which range from the commentaries of Charles à Court Repington, a former British colonel turned war correspondent for the ‘Times’ newspaper in 1900, to the critical analyses of Hans Delbrück, Imperial Germany’s most renowned civilian military historian, have been unfavorable. Repington, who had observed the Prusso-German army’s field manoeuvres from 1905 to 1911, reproached it, as did most other military observers at the time, for “”being the slave of a single idea””, namely, tactic envelopment. Delbrück, meanwhile, criticized the officers of the General Staff for their apparently one-sided conception of strategy – the idea of achieving decisive victory through battles of annihilation. Other contemporary critics, such as Friedrich Engels, who, among other things, had established a reputation as a military critic, remarked that military thinking in Prussia had declined steadily after Clausewitz (2). Still other critics have recently maintained that the military theories of Wilhelmine Germany represent much ado about nothing, since the Imperial German Army, or Kaiserheer, was more an instrument of internal repression than on national defense. These critics argue that the Imperial Army served the Reich as a sort of “”Praetorian Guard””, disposed to strike against either the liberals or the Social Democrats, as the situation warranted. They maintain, too, that in the wake of Prussia’s constitutional conflict in the 1860s, the army began to function as the spiritual and intellectual “”school of the nation””, a school designed to imbue German subjects with outmoded feudalistic values and habits of deference. (…) Accordingly, the primary purpose of Wilhelmine military theory was to further the cause of social (and political) control by providing a rationale for increasing the prestige and influence of the military (3). In addition, German military theory shares a general opprobrium that has been leveled against all pre-1914 military thinking. As far as the conventional wisdom is concerned; the era’s military thinkers, accused of being “”divorced from civil progress”” and overtly “”hostile to novelty””, filed to comprehend the nature of modern warfare. Unwilling to heed Friedrich Engels’s warning that the “”producer of more perfect tools, ‘vulgo’ arms, beats the producer of more imperfect ones””, they clung to the belief that the conduct of war ha changed little since the days of Napoleon (4). Consequently, Europe’s military theories, doctrines, and war plans were the productions of the “”inferior and unimaginative”” professional military mind. That mind, “”suspicious of all the great advances in firearms””, dogmatically resorted to a “”cult of the offensive”” to overcome the requirements of mass, industrialized warfare. Only amateurs – nonspecialists such as Polish banker Ivan Bloch – unencumbered by the “”preoccupations of the professional””, seem to have understood how the numerous advances in technology would transform the conduct of war (5)”” (pag 1-2) [Antulio J. Echevarria, ‘After Clausewitz. German Military Thinkers Before the Great War’, Lawrence, 2000] [(2) (…) See: W.O. Henderson, ‘The Life of Frederick Engels, 2 vols, London, 1976, 2: 425, n. 47. See also Sigmund Neumann and Mark von Hagen, “”Engels and Max on Revolution, War, and the Army in Society’, in ‘Makers of Modern Strategy’, 262-80]”,”GERQ-092″
“ECHEVERRIA Durand”,”The Maupeou Revolution. A Study in the History of Libertarianism. France 1770-1774.”,”Durand Echeverria is Professor Emeritus of French and Comparative Literature at Brown University. He has also written Mirage in the West; A History of the French Image of American Society to 1815. Preface, Introduction, Conclusion, Bibliography, notes, Index,”,”FRAA-003-FL”
“ECKERT Georg PELGER Hans redazione e altri articoli di Georg ECKERT Hans PELGER Jacques DROZ Bert ANDREAS Roman ROSDOLSKY Susanne MILLER ecc.”,”Indice rivista ‘Archiv für Sozialgeschichte’. Herausgegenb von der Friedrich-Ebert-Stiftung. 1961 – 1992.”,”Riporta titoli articoli di Georg ECKERT, Hans PELGER, Jacques DROZ, Bert ANDREAS, Roman ROSDOLSKY, Susanne MILLER e molti altri.”,”MGEx-043″
“ECO Umberto BOMPIANI Valentino DE-BENEDETTI Paolo e altri”,”Catalogo generale 1929-1999.”,”Contiene: Ricordo di Valentino BOMPIANI di Umberto ECO, V. BOMPIANI, Il mestiere dell’ editore, intervista a BOMPIANI a cura di DEL-GIUDICE, Rispondere, dubitare, di Paolo DE-BENEDETTI, Pubblicare per leggere, di Umberto ECO.”,”EMEx-015″
“ECO Umberto a cura; saggi di Bruno ZEVI Giulio Carlo ARGAN Guido PIOVENE Luigi CHIARINI Umberto ECO Vittorio GREGOTTI Vincenzo CAGLIOTI Gino BOZZA Francesco MASERA Francesco ROSSO”,”L’ Italie par elle-même – A Self-Portrait of Italy – Autoritratto dell’ Italia.”,”Saggi di Bruno ZEVI Giulio Carlo ARGAN Guido PIOVENE Luigi CHIARINI Umberto ECO Vittorio GREGOTTI Vincenzo CAGLIOTI Gino BOZZA Francesco MASERA Francesco ROSSO. “”Moravia, Vittorini, Pavese, Carlo Emilio Gadda, i poeti Montale, Ungaretti e Quasimodo, e l’ autore di questa nota, per fare solo alcuni nomi, erano in piena attività già prima del 1940, e non si può dire che dopo essi abbiano cambiato in modo sostanziale; solo, trovarono un ambiente più ricettivo e adatto al carattere della loro opera. La letteratura italiana, ricchissima di altri generi, è sempre stata povera di romanzi in senso moderno; l’ ultimo grande romanziere italiano morto, Italo Svevo, passò a lungo inosservato e fu scoperto quando era già prossimo ai settant’anni. Fra i nomi che abbiamo citato, si segnalò subito Alberto Moravia (…)””. (pag 137-138, Guido Piovene)”,”ITAS-098″
“ECO Umberto”,”Come si fa una tesi di laurea. Le materie umanistiche.”,”ANTE1-30 Umberto ECO è nato ad Alessandria nel 1932. E’ ordinario di Semiotica e Presidente della Scuola superiore di studi umanistici presso l’Università di Bologna. pag 12″,”STOx-130″
“ECO Umberto FEDRIGA Riccardo a cura; saggi di Antonio CARRANO Federico FERRAGUTO Roberto LIMONTA Paola GIACOMONI Tonino GRIFFERO Stefano POGGI Remo BODEI Alberto BURGIO Ezio RAIMONDI Laura BARLETTA e Antonio SENTA Francesco TOMASONI Salvatore VECA Giovanni FRANCI Umberto ECO Matteo D’ALFONSO e Valentina PISANTY Luca PINZOLO Fabio CIRACI Giuliano CAMPIONI Maurizio FERRARIS Domenico M. Fazio Ferdinando VIDONI Gilberto CORBELLINI Caterina ZANFI Alessandra FACCHI Dino BUZZETTI Vittorio BEONIO BROCCHIERI Rinaldo FALCIONI Pietro CORSI Paola GOVONI Mauro DORATO Marco CIARDI Mario PIAZZA Matteo MORGANTI Umberto BOTTAZZINI Ugo FABIETTI Gianfranco POGGI Cristina DEMARIA Gabriella SEVESO Renate RAMGE Tullio DE-MAURO Luciano MECACCI Roberta LORENZETTI Patricia CHIANTERA-STUTTE Giovanni ROTA Riccardo MARTINELLI Luca VIVANTI Giuseppe CACCIATORE Giampaolo PRONI Giorgio BERTELOTTI Caterina ZANFI Margherita ARCANGELI Giulio IACOLI Massimo FERRARI Amedeo VIGORELLI Stefano BRANCALETTI Cristina BELTRAMI Paolo SALANDINI Giovanni ROTA Alessandro GHISALBERTI Roberto LIMONTA Costantino ESPOSITO Andrea PIATESI Luca SOVERINI Stefano BRACALETTI Alberto BURGIO Marco SANTAMBROGIO Andrea BOTTANI Carlo PENCO Roberto LIMONTA Gianluca CUOZZO Gaetano CHIURAZZI Costantino ESPOSITO Luca BIANCHI Pietro CORSI Siri NERGAARD Pietro KOBAU Luca SOVERINI Elio FRANZINI Giovanni ROTA Massimo CAMPANINI Mauro DORATO Alberto DE-GREGORIO Michela MASSINI Mario PIAZZA Marcello FRIXIONE Roberto CORDESCHI Margherita MARCHESELLI Raffaella GRASSO Francesco BIANCHINI Nicla VASSALLO Saverio FORESTIERO Roberta SASSATELLI Riccardo FEDRIGA Roberto LOLLI Cristina DEMARIA Riccardo VIALE Stefano BRACALETTI Stefano RODOTA’ Marina LALATTA COSTERBOSA Gustavo ZAGREBELSKY”,”La filosofia e le sue storie. L’età contemporanea.”,”L’opera ‘La filosofia e le sue storie’ si articola in tre volumi ed è curata da Eco e Fedriga. – L’antichità e il medioevo – L’età moderna – L’età contemporanea Tra i molti, contiene i saggi: ‘Hegel’ di R. Bodei, ‘La scuola hegeliana’ di A. Burgio, ‘Karl Marx’ di Salvatore Veca, ‘Sullo stile del Manifesto’ di U. Eco, ‘Marxismi contemporanei’ di Stefano Bracaletti “”Una celebre lettera del luglio 1868, un anno dopo l’uscita del primo libro de ‘Il Capitale’, ci introduce in modo eloquente nello spazio della teoria del valore di Marx. “”Il cianciare sulla necessità di dimostrare il concetto di valore è fondato solo sulla più completa ignoranza, sia della cosa di cui si tratta, sia del metodo della scienza. Che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa anche che le quantità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono quantità diverse, e quantitativamente definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa necessità della distribuzione del lavoro sociale in proporzioni definite non sia affatto annullata dalla forma definita della produzione sociale, ma può solo cambiare il suo modo di apparire, è autoevidente. Le leggi della natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la forma con cui quelle leggi si impongono. E la forma in cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come scambio privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il valore di scambio di questi prodotti. La scienza consiste appunto in questo: svolgere come la legge del valore si impone”””” (pag 80-81) [Salvatore Veca, ‘Carlo Marx’, (in) ‘La filosofia e le sue storie. L’età contemporanea’, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, Roma Bari, 2015] “”[Il testo del Manifesto] Inizia con un formidabile colpo di timpano, come la ‘Quinta’ di Beethoven: “”Uno spettro si aggira per l’Europa”” (e non dimentichiamo che siamo ancora vicini al fiorire preromantico e romantico del romanzo gotico, e gli spettri sono entità da prendere sul serio). Segue subito dopo una storia a volo d’aquila sulle lotte sociali dalla Roma antica alla nascita e sviluppo della borghesia, e le pagine dedicate alle conquiste di questa nuova classe “”rivoluzionaria”” ne costituiscono il poema fondatore – ancora buono oggi, per i sostenitori del liberismo. Si vede (voglio proprio dire “”si vede””, in modo quasi cinematografico) questa nuova inarrestabile forza che, spinta dal bisogno di nuovi sbocchi per le proprie merci, percorre tutto l’orbe terraqueo (e secondo me qui il Marx ebreo e messianico sta pensando all’inizio del Genesi), sconvolge e trasforma paesi remoti perché i bassi prezzi dei suoi prodotti sono l’artiglieria pesante con la quale abbatte ogni muraglia cinese e fa capitolare i barbari più induriti nell’odio per lo straniero, instaura e sviluppa le città come segno e fondamento del proprio potere, si multinazionalizza, si globalizza, inventa persino una letteratura non più nazionale bensì mondiale. E’ impressionante come il ‘Manifesto’ avesse visto nascere, con un anticipo di centocinquant’anni, l’era della globalizzazione, e le forze alternative che essa avrebbe scatenato. Come a suggerirci che la globalizzazione non è un incidente avvenuto durante il percorso dell’espansione capitalistica (solo perché è caduto il muro ed è arrivato internet) ma il disegno fatale che la nuova classe emergente non poteva evitare di tracciare, anche se allora, per l’espansione dei mercati, la via più comoda (anche se più sanguinosa) si chiamava colonizzazione. E’ anche da rimeditare (e va consigliato non ai borghesi ma alle tute di ogni colore), l’avvertimento che ogni forza alternativa alla marcia della globalizzazione, all’inizio, si presenta divisa e confusa, tende al puro luddismo, e può venire usata dall’avversario per combattere i propri nemici. Al fine di questo elogio (che conquista in quanto è sinceramente ammirato), ecco il capovolgimento drammatico: lo stregone si trova impotente a dominare le potenze sotterranee che ha evocato, il vincitore è soffocato dalla propria sovraproduzione, è obbligato a generare dal proprio seno, a far sbocciare dalle proprie viscere i suoi propri becchini, i proletari”” [Umberto Eco, ‘Sullo stile del ‘Manifesto” (in) ‘La filosofia e le sue storie. L’età contemporanea’, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, Roma Bari, 2015] (pag 84-85) Saggi di Antonio CARRANO Federico FERRAGUTO Roberto LIMONTA Paola GIACOMONI Tonino GRIFFERO Stefano POGGI Remo BODEI Alberto BURGIO Ezio RAIMONDI Laura BARLETTA e Antonio SENTA Francesco TOMASONI Salvatore VECA Giovanni FRANCI Umberto ECO Matteo D’ALFONSO e Valentina PISANTY Luca PINZOLO Fabio CIRACI Giuliano CAMPIONI Maurizio FERRARIS Domenico M. Fazio Ferdinando VIDONI Gilberto CORBELLINI Caterina ZANFI Alessandra FACCHI Dino BUZZETTI Vittorio BEONIO BROCCHIERI Rinaldo FALCIONI Pietro CORSI Paola GOVONI Mauro DORATO Marco CIARDI Mario PIAZZA Matteo MORGANTI Umberto BOTTAZZINI Ugo FABIETTI Gianfranco POGGI Cristina DEMARIA Gabriella SEVESO Renate RAMGE Tullio DE-MAURO Luciano MECACCI Roberta LORENZETTI Patricia CHIANTERA-STUTTE Giovanni ROTA Riccardo MARTINELLI Luca VIVANTI Giuseppe CACCIATORE Giampaolo PRONI Giorgio BERTELOTTI Caterina ZANFI Margherita ARCANGELI Giulio IACOLI Massimo FERRARI Amedeo VIGORELLI Stefano BRANCALETTI Cristina BELTRAMI Paolo SALANDINI Giovanni ROTA Alessandro GHISALBERTI Roberto LIMONTA Costantino ESPOSITO Andrea PIATESI Luca SOVERINI Stefano BRACALETTI Alberto BURGIO Marco SANTAMBROGIO Andrea BOTTANI Carlo PENCO Roberto LIMONTA Gianluca CUOZZO Gaetano CHIURAZZI Costantino ESPOSITO Luca BIANCHI Pietro CORSI Siri NERGAARD Pietro KOBAU Luca SOVERINI Elio FRANZINI Giovanni ROTA Massimo CAMPANINI Mauro DORATO Alberto DE-GREGORIO Michela MASSINI Mario PIAZZA Marcello FRIXIONE Roberto CORDESCHI Margherita MARCHESELLI Raffaella GRASSO Francesco BIANCHINI Nicla VASSALLO Saverio FORESTIERO Roberta SASSATELLI Riccardo FEDRIGA Roberto LOLLI Cristina DEMARIA Riccardo VIALE Stefano BRACALETTI Stefano RODOTA’ Marina LALATTA COSTERBOSA Gustavo ZAGREBELSKY”,”FILx-495″
“ECO Umberto”,”Diario minimo.”,”””Il basso livello intellettuale degli indigeni è dimostrato dal fatto che essi evidentemente ignorano che Milano non si trova sul mare; e così scarsa è la loro capacità di memorizzazione che ad ogni domenica mattina si danno alla consueta fuga precipitosa per rientrare nella città in mandrie spaurite la sera stessa, cercando rifugio nelle proprie capanne, pronti a dimenticare la loro cieca avventura il giorno dopo””: (pag 73)”,”VARx-012-FV”
“ECO Umberto SCHIAVONE Aldo OTTANI CAVINA Anna LEYDI Roberto CORSI Pietro RAIMONDI Ezio a cura, saggi di Laura BARLETTA Vittorio BEONIO BROCCHIERI Tiziana BERNARDI Giovanni BRANCACCIO Alberto CAPATTI Stefano CIANCI Alberto DEL GIUDICE Giuseppe FERRANDI Federico LUCARINI Gadi LUZZATO VOGHERA Luigi MASCILLI MIGLIORINI Marina MONTACUTELLI Massimo MONTANARI Silvia MORETTI Silvana MUSELLA Francesco PRIVITERA Giulio SODANO Bruno VECCHIO Luca VIVANTI Corrado VIVANTI, Saggi di Arti visive Emanuela BAGATTONI Silvestra BIETOLETTI Rossella CAMPANA Sonia CAVICCHIOLI Francesco CECCARELLI Giovanna D’AMIA Giovanni LEONI Elisa MONTECCHI Cocetto NICOSIA Gaia PIERPAOLI Alessandra RIZZI Maria Grazia TAMPIERI Luisa TOGNOLI BARDIN Daniele VACCARO, Saggi di Musica Bruno ANTONINI Virgilio BERNARDONI Eugenia CASINI ROPA Danilo COSTANTINI Consuelo GIGLIO Luca MARCONI Luigi PESTALOZZA Anna TEDESCO Claudio TOSCANI, Saggi di Scienza e Tecnologia Enrico BELLONE Umberto BOTTAZZINI Paolo BRENNI Stefano CASATI Marco CIARDI Paolo CONTE Gilberto CORBELLINI Pietro CORSI Vittorio MARCHIS Luciano MECACCI Claudio Sergio POGLIANO Ezio VACCARI, Saggi di Filosofia Girolamo DE-MICHELE Rinaldo FALCIONI Simona FERLINI Cecilia GALLOTTI Giammatteo MAMELI Roberto PELLEREY Valentina PISANTY Giampaolo PRONI Vittorio RIGUZZI, Saggi di Letteratura e teatro Giovanni BAFFETTI Marco Antonio BOZZOCCHI Alberto BERTONI Bruno CAPACI Silvia CONTARINI Antonio FAETI Giovanna FRANCI Giuseppe GHINI Cesare GIACOBAZZI Marie-Louise LENTENGRE Claudio LONGHI Davide MONDA Ezio RAIMONDI Lucia RODLER Gino SCATASTA Franca ZANELLI QUARANTINI”,”Storia della civiltà europea. L’Ottocento. Volume 10: Storia, Economia, Società.”,”I due grandi rivolgimenti del secolo XVIII – la rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese – determinano la storia dell’Ottocento.”,”EURx-045-FL”
“ECO Umberto”,”Il fascismo eterno.”,”Le caratteristiche dell’ Ur-Fascismo o il ‘fascismo eterno'”,”ITAF-389″
“ECO Umberto”,”Migrazioni e intolleranza.”,” Europa, guerre tra Stati e trattati. Nel 1678 e 1679 Nimega ospitò delegati da decine di paesi europei e città-stato per porre fine a una serie di guerre (Francia, Olanda, Spagna, Brandeburgo, Svezia, Danimarca, Munster, Sacro Romano impero) dopo la guerra dei Trent’anni (pag 29)”,”EURx-346″
“ECO Umberto”,”De Bibliotheca.”,”””Una buona biblioteca, nel senso di una cattiva biblioteca (e cioè di un buon esempio del modello negativo che cerco di realizzare), dev’essere anzitutto un immenso ‘cauchemar’, deve essere totalmente incubatica e, in questo senso, la descrizione di Borges va bene: “”(…)”” (pag 3-4)”,”VARx-013-FGB”
“ECO Umberto”,”Vero, falso, segreto, finto.”,”””Conclusione: difendersi dalla stampa, da noi, è ancora un privilegio di classe. Al di sotto di tutto questo rimane comunque il sospetto che l’ideologia della notizia a tutti i costi (che non ha nulla a che fare con l’ideale della verità a tutti i costi) domini minacciosamente l’etica del giornalista (…)”” (pag 41) Umberto Eco (Alessandria 1932 – Milano 2016) filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con ‘Il nome della rosa’ (premio Strega 1991) seguito da ‘Il pendolo di Foucault’ (1988), ‘L’isola del giorno prima’ (1994), ‘Baudolino’ (2000) e altre opere. Tra la saggistica ha pubblicato ‘Trattato di semiotica generale’ (1975) ‘Kant e l’ornitorinco’ (1997), ‘Il fascismo eterno’ (2016) e altri scritti.”,”TEOS-338″
“ECO Umberto”,”A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico.”,”Questo libro raccoglie una serie di articoli e interventi scritti da Eco tra il 2000 e il 2005. Il periodo si apre con l’11 settembre 2001 ed è seguit dalle due guerra in Afghanistan e in Irak. In Italia c’è l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi.”,”VARx-032-FER”
“ECO Umberto”,”Scritti sul pensiero medievale.”,”Volume incentrato su Tommaso d’Aquino Umberto Eco filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, scrittore narratore.”,”STMED-021-FSD”
“ECO Umberto”,”La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea. Lezione inaugurale per la Chaire Européenne 1992-93 al Collège de France tenuta il 2 ottobre 1992.”,”‘A Dante la ‘confusio linguarum’ non appariva come la nascita di lingue di diversi gruppi etnici. Piuttosto, durante la costruzione della torre gli architetti parlano la lingua degli architetti, i portatori di pietre un’altra propria, e sembra che Dante pensi ai gerchi delle corporazioni del suo tempo, e associ a una vaga idea di divisione del lavoro sociale l’idena di una ‘divisione del lavoro linguistico’ (pag 55)”,”EURx-002-FGB”
“ECO Umberto”,”La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea.”,”””La lungua geroglifica appariva così una lingua perfetta agli ultimi sacerdoti di una civiltà che si stava spegnendo nell’oblio, salvo che essa appariva tale a chi l’interpretava leggendo, non a chi per avventura fosse stato ancora capace di pronunciarla”” (Sauneron 1982: 55-56). Ora possiamo capire a che cosa si riferisse Orapollo: a una tradizione semiotica di cui si era perdtua la chiave, e di cu egli coglieva, senza riuscire bene a discrimnare, sia l’aspetto fonetico che quello ideografico, ma in modo confuso, per sentito dire”” (pag 162-163)”,”TEOS-004-FMDP”
“ECONOMY Elizabeth OKSENBERG Michel a cura, saggi di Samuel S. KIM Michael D. SWAINE e Alastair Iain JOHNSTON Andrew J. NATHAN Margaret M. PEARSON Nicholas R. LARDY Frederick S. TIPSON Todd M. JOHNSON Lester ROSS”,”China Joins the World: Progress and Prospects.”,”E. Economy è Fellow for China and Deputy Director of the Asian Studies Program al Council of Foreign Relations. Michel Oksenberg è Senior Fellow all’ Asian Pacific Research Center presso la Stanford University, ed è anche Professore in scienze politiche.”,”CINE-086″
“EDELMAN Marek, a cura di Wlodek GOLDKORN”,”Il ghetto di Varsavia lotta.”,” Nel ghetto in macerie, arriva la fine della rivolta cominciata il 19 aprile. E’ il 9 maggio 1943. Il giorno prima si era suicidato Mordechaj Anielewicz il comandante dell’Organizzazione di combattimento (ZOB), assieme ai suoi compagni più vicini. Forse ha pensato di trasformarsi così in una leggenda che sarebbe sopravvissuta e si sarebbe propagata per decenni nel mondo. Marek Edelman invece voleva continuare a vivere e a lottare. Il 9 maggio con una quarantina di compagni, scende nelle fogne di Varsavia per uscire oltre il ghetto dove li attendeva un loro compagno per portarli in un luogo sicuro. Ma altri, non combattenti vorrebbero unirsi alla fuga. C’erano nel ghetto ragazze che facevano la vita. Edelman decide di non portare con sé e quindi non salvare le prostitute. Questo gesto (Marek non se la sentiva di portare con sé delle persone che gli erano estranee) viene giustificato dal filosofo Jacek Holowka con la “”differenza tra i principi validi in tempo di pace e i principi imposti dalla guerra””. Il libro di Edelman è una specie di rendiconto, scritto a caldo sul ruolo che il Bund ha avuto nella preparazione e nell’insurrezione del ghetto . Edelman accusa spesso i poliziotti ebrei di totale complicità con i nazisti. 50 anni dopo, avrà comprensione pure per quei poliziotti, (pag 7, introduzione). Di Bund ne sono esistiti due. Uno quello dell’Impero zarista cessa la sua esistenza dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, il secondo cresce nella Polonia indipendente, dopo il 1918. I suoi due leaders indiscussi erano Henryk Erlich e Wiktor Alter (pag 19, introduzione). Ad Anielewicz, che stimava, Edelmann rimproverava di aver preferito alla necessità concreta di continuare a combattere dare alla propria fine una dimensione simbolica (muore il popolo e assiema a lui i soldati (pag 27). Nel testo si cita pure la vicendi di Hendusia Himelfarb, ragazza bellissima e piena di desideri. Hendusia era responsabile nel ghetto di una gruppo di bambini orfani. Marek poteva salvarla: “”Vieni con noi”” le disse. “”Non posso lasciare i bambini soli”” lei rispose. “”Senza di me avranno paura, piangeranno””. Salì con loro sul vagone per Treblinka. (pag 36). (dall’introduzione di Wlodek Goldkorn). Edelman continuò in seguito a combattere con i partigiani polacchi. Dopo la guerra è diventato cardiologo all’ospedale di Lodz. E’ stato più volte arrestato dal regime fino alla vittoria di Solidarnosc. Muore novantenne nel 2009 (dalla quarta di copertina). Biografia di Marek Adelman scritta da Hanna Krall: ‘Arrivare prima del Signore Iddio’ (Giuntina, 2010) (pag 30, introduzione)”,”GERR-048″
“EDELMAN Marek KRALL Hanna”,”Il ghetto di Varsavia. Memoria e storia dell’insurrezione. ‘Il ghetto lotta’ (Edelman) – ‘Arrivare prima del buon Dio’ (conversazione con Marek Edelman) (Krall).”,”””Il ghetto lotta’ è uno scritto militante, le cui autocensure obbediscono alle leggi della politica. (…) L’intervista di Edelman è del ’77. Possiamo immaginare quello che avrebbe potuto aggiungere l’autore se si fosse svolta nell’81, dopo l’internamento e se si fosse trovato fuori dai confini della Polonia”” (dall’introduzione) “”Questo libro è una testimonianza diretta su uno dei momenti più tragici della storia dell’umanità: il 19 aprile 1943, gli ebrei del ghetto di Varsavia, certi di essere votati allo sterminio per mano dei nazisti, decidono di morire con le armi in pugno. Marek Edelman, all’epoca aderente al ‘Bund’ (movimento operaio ebraico), unico sopravvissuto dello Stato Maggiore dell’insurrezione, ricostruisce la realtà quotidiana del ghetto con parole semplici e forti, con dettagli concreti e finora sconosciuti su «una vita alle frontiere della morte». A quarant’anni di distanza, la sua memoria ritorna su quegli avvenimenti. In una conversazione con la giornalista polacca Hanna Krall, egli dà una visione non eroica dell’insurrezione, agli antipodi di ogni leggenda, carica di interrogazioni: «Quando si conosce bene la morte, si hanno più responsabilità di fronte alla vita»”” (quarta di copertina)”,”POLx-053″
“EDELMAN Gerald M. TONONI Giulio”,”Un universo di coscienza. Come la materia diventa immaginazione.”,”Gerald M. Edelman è direttore del Neurosciences Institute di San Diego, California, e presidente della Neurosciences Research Foundation. Premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1972, per i suoi studi sulla struttura degli anticorpi. Giulio Tononi è Senior Fellow di neurobiologia teorica e sperimentale al Neurosciences Institute e professore associato di fisiologia umana all’Università di Pisa.”,”FILx-167-FL”
“EDGERTON David”,”Warfare State. Britain, 1920-1970.”,”EDGERTON David è Hans Rausing Professor al Centre for the History of Science, Technology and Medicine all’Imperial College di Londra. Ha pubblicato pure: ‘England and the aeroplane: an essay on a militant and technological nation’ (1991) e ‘Science, technology and the British industrial ‘decline’, 1870-1970′ (1996). L’autore introduce il concetto di ‘complesso scientifico-militare’ che si affianca a l complesso militare-industriale (v. es. pag 324) ‘The US military-scientific complex’ Il ruolo dello Stato. “”Many of the most important technologies of the twentieth century, and earlier periods, are the product of a particular state system (and not just say, capitalism, industrialism, imperialism, or even militarism or the ‘cold war’) – aviation and nuclear power are central cases. The national dimension is critical, even for those technologies often seen as quintessentially international and internationalising technologies like aviation and telecommunications. I am not arguing here that we should take a national view of twentieth-century science and technology, only that there are vitally important national dimensions. This is not to say that we should accept the vulgar techno-nationalism of so many studies, for example those which focus on ‘national systems of innovation’. (…)”” (pag 331-332)”,”UKIQ-005″
“EDWARDES Michael”,”Asia al bivio. Titolo originale ‘Asia in the Balance’.”,”EDWARDES Michael è stato diretto testimone di molti avvenimenti cruciali della più recente storia asiatica, in India nel 1947 all’ epoca del trapasso dei poteri e in Cina durante la rivoluzione comunista. Tornato a Londra, si dedicò a ricerche approfondite sulle questioni asiatiche. E’ autore di numerose opere tra cui una storia dell’ India.”,”ASIx-035″
“EDWARDES Michael”,”L’ Occidente in Asia, 1850-1914.”,”EDWARDES Michael è uno specialista nelle questioni asiatiche e autori di libri quali ‘Asia in the European Age’, ‘Last Years of British India’, ‘British India 1772-1947’. Altre opere pubblicata in italiano: ‘Storia dell’ India dalle origini ai nostri giorni’ (Bari, 1966) e ‘Asia al bivio’ (Milano, 1962). “”Il suo impero non era statico, bensì ancora in fase di espansione, nonostante nel 1900 già coprisse un quinto dell’ intero globo terrestre. Propria a causa della grande estensione del suo impero d’ oltremare, l’ Inghilterra si sentiva minacciata anche quando una ragione vera non c’era, come nel caso delle presunte mire russe sull’ India”” (pag 84).”,”ASIx-049″
“EDWARDS Richard GARONNA Paolo PISANI Elena”,”Il sindacato oltre la crisi.”,”Le cause e le ragioni della perdita di rappresentatività delle organizzazioni sindacali occidentali in una approfondita analisi delle esperienze di quattro paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia. Le politiche e le strategie di medio termine per superare le antiche e recenti difficoltà nelle relazioni industriali. Saggi di EDWARDS, GARONNA, PISANI, Michael PODQURSKY, Jill RUBERY, Francois SELLIER, Jean-Jacques SILVESTRE.”,”SIND-015″
“EFIROV Svetozar Alexandrovic”,”La filosofia borghese italiana del XX secolo.”,”Nato nel 1926, Efirov ha studiato presso la Facoltà di Filologia e Filosofia dell’Università di Mosca. Antonio Labriola. “”Come maggiore pensatore italiano della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo va senza dubbio citato Antonio Labriola (1843-1904), le cui idee rappresentarono la conclusione naturale delle tendenze più fertili contenute nelle concezioni politico-sociali e filosofiche dei filosofi italiani democratici della metà del XIX secolo (Cattaneo, Pisacane e altri) e degli hegeliani napoletani dell’ala sinistra. Dopo complesse e lunghe indagini a capo delle quali era giunto alla tappa finale del marxismo (dalla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso) Labriola divenne il primo e per lungo tempo l’unico teorico e propagandista del marxismo in Italia. E sebbene per tutta la vita fosse; sul piano teorico, l’unico (gli altri teorici del socialismo italiani erano molto al di sotto di lui e del tutto lontani dal marxismo), nonostante si fossero fatti non pochi tentativi per «seppellire» definitivamente le sue idee dopo la sua mporte, la sua influenza sulla filosofia e pensiero politico italiani fu molto considerevole. Quando i lavori di Marx e di Engels erano quasi sconosciuti al pubblico italiano e quando (alquanto più tardi) fu possibile averne una socnoscenza, regolarmente solo di «seconda mano», attraverso le trattazioni affatto travisate degi avversari (Croce, Gentile e altri), oppure attraverso le volgarizzazioni ancora peggiori, assurde e discreditanti, delle idee marxiste (A. Loria, E. Ferri e altri), solo le opere di Antonio Labriola introdussero nella vita intellettuale italiana i problemi e le idee del materialismo storico e del socialismo scientifico. In sostanza tutti gli sviluppi ulteriori del pensiero borghese italiano non sono che un’ininterrotta polemica contro queste idee, contro le idee di quella splendida pleiade di pensatori marixsti italiani che continuarono l’opera di Labriola. Questo si manifestò non soltanto nell’attività degli ideologi fascisti chiaramente imperialisti, ma anche nel rappresentante dell’intelligenza liberale ed ex-allievo del Labriola, Benedetto Croce. DI qualsiasi cosa si occupasse, con chiunque polemizzasse, il materialismo storico era per Croce come nota Antonio Gramsci, il costante incubo che sempre lo «ossessionava» (vedi [105], p. 216). Labriola considerava con disprezzo demolitore i positivisti italiani chiamandoli «rappresentanti della generazione cretina del tipo borghese» ([108], p: 14). Negli ultimi decenni del secolo scorso proprio il positivismo si occupa, nella cultura italiana, il posto predominante”” (pag 20-21) [(105) Gramsci A., Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Torino, 1948, 1966; (108) Labriola, A., Lettere a Engels, Roma, 1949] [S.A. Efirov, La filosofia borghese italiana del XX secolo, Sansoni, Firenze, 1970]”,”ITAA-161″
“EFREMOV Ivan Antonovic”,”La nebulosa di Andromeda. Romanzo di fantascienza.”,”EFREMOV Ivan Antonovic è nato nel 1907. A tredici anni partecipò alla guerra civile, guidando un camion militare, poi fece il marinaio. Ma alla fine prevales in lui la passione per gli studi naturalistici. Geologo e paleontologo di gran vaglia, ha guidato molte spedizioni scientifiche e ha inventato un nuovo ramo della paleontologia: la tafonomia. Ha cominciato a scrivere fantascienza a 55 anni. pag 6″,”VARx-311″
“EGAN David R. EGAN Melinda A., collaborazione di Julie Anne GENTHNER”,”V.I. Lenin. An annotated bibliography of English-language sources to 1980.”,”EGAN David R.”,”LENS-218″
“EGBERT Donald Drew PERSONS Stow a cura; saggi di E. Harris HARBISON Harry W. LAIDLER Albert T. MOLLEGEN Stow PERSONS T.D. Seymour BASSETT Daniel BELL David F. BOWERS Sidney HOOK Paul M. SWEEZY Will HERBERG Wilbert E. MOORE George W. HARTMANN Willard THORP Donald Drew EGBERT”,”Socialism and American Life. Volume 1.”,”Dedicato alla memoria di David Frederick Bowers Saggi di E. Harris HARBISON Harry W. LAIDLER Albert T. MOLLEGEN Stow PERSONS T.D. Seymour BASSETT Daniel BELL David F. BOWERS Sidney HOOK Paul M. SWEEZY Will HERBERG Wilbert E. MOORE George W. HARTMANN Willard THORP Donald Drew EGBERT Nota: Nella biblioteca che lo possedeva (Philura Gould Baldwin Memorial Library, Library Baldwin Wallace College, Ohio, dal 1953 al 1984 il libro è stato preso in prestito 10 volte.”,”MUSx-245″
“EGGLESTON George T.”,”Roosevelt, Churchill, and the World War II. Opposition. A Revisionist Autobiography.”,”Capitolo XIII: ‘Aiuti illimitati a Stalin’ Eggleston laureato all’Università di Berkeley California già direttore del mensile Pelican arriva a New Yorek e diviene collaboratore del vecchio Life magazine. Prima dei venticinque anni diventa editor.in-chief . Quando Henry Luce lancia il suo photo-weekly Life, Eggleston é nominato nel board della rivista. Dal 1941 al 1957 è associate editor e department editor del ‘Reader’s Digest’.”,”EDIx-183″
“EGIDI Massimo”,”Schumpeter. Lo sviluppo come trasformazione morfologica.”,”Massimo Egidi è docente nell’Università degli Studi di Torino. “”Si comprende così la ragione per cui Schumpeter separa nella sua analisi critica il «Marx economista» dal «Marx sociologo» e attacca con sarcasmo, anche se con risultati analiticamente non sempre convincenti, il nesso tra riproduzione allargata e antagonismo di classe che in Marx è perno dell’analisi del capitalismo. Se dunque in ‘Capitalismo’ () troviamo una rivalutazione dell’importanza delle classi sociali nella comprensione dello sviluppo (contro Walras), ivi è contenuta anche una continua svalutazione dell’antagonismo come elemento motore del rapporto fra le classi. Così da una parte leggiamo: «Gli economisti sono stati stranamente restii a riconoscere il fenomeno delle classi sociali. Hanno sempre classificato gli agenti dal cui concorso traeva origine il fenomeno in discussione, è vero: ma per loro le classi erano semplici gruppi di individui presentanti determinati caratteri comuni; ad esempio, un certo numero di persone erano classificate come proprietari terrieri o come lavoratori, perché possedevano terre o vendevano la propria forza lavoro. Ora, le classi sociali non sono creature dell’osservatore che le classifica, ma entità viventi che esistono come tali, e la cui esistenza produce effetti che sfuggono totalmente a uno schema in base al quale la società appaia come un aggregato informe di individui o di famiglie. Resta da vedere quale importanza abbia esattamente il fenomeno delle classi sociali per le ricerche nel campo della teoria economica pura: ma che sia molto importante per diverse applicazioni pratiche e per aspetti più vasti del processo sociale in genere, è fuori dubbio» (31). Peraltro, poche pagine oltre il passo ora citato, Schumpeter critica duramente la teoria della «cosiddetta accumulazione originaria» e quindi la spiegazione che Marx offre alla genesi del processo capitalistico. Il suo attacco è centrato sulla negazione che la violenza sia la levatrice del capitalismo: «Marx accettò sostanzialmente la concezione borghese che il feudalesimo fosse un regime di violenza, in cui l’oppressione e lo sfruttamento delle masse erano ormai fatti compiuti. La teoria delle classi, destinata in origine a spiegare le condizioni della società capitalistica, venne così estesa al suo predecessore feudale – come molta parte dell’armamentario di concetti della teoria economica del capitalismo – e alcuni dei problemi più spinosi furono messi a tacere nel magma del feudalesimo per riapparire come dati di fatto consolidati nell’analisi della struttura capitalistica. Lo sfruttatore feudale fu semplicemente sostituito dallo sfruttatore capitalistico. Nei casi in cui signori feudali si trasformarono effettivamente in capitani di industria tanto basterebbe a risolvere quello che del problema è così rimasto. La documentazione storica viene in parte a soccorrere questa tesi: in realtà, molti signori feudali, soprattutto in Germania, crearono e diressero fabbriche, spesso attingendo alle proprie rendite feudali i mezzi finanziari indispensabili, e alla popolazione agricola (non necessariamente, ma talvolta formata dai loro servi) la forza-lavoro. In tutti gli altri casi, il materiale storico disponibile per colmare la lacuna è decisamente inferiore, e il solo modo soddisfacente di definire la situazione è che, da un punto di vista marxista, non esiste spiegazione soddisfacente…» (32). Il ragionamento schumpeteriano si configura non tanto nei termini di una analisi critica alla spiegazione che Marx svolge della genesi del capitalismo tesa a porre in rilievo le contraddizioni eventualmente emergenti sul piano analitico; piuttosto esso si configura come tentativo di sostituzione delle tesi marxiane con un differente apparato esplicativo. Questa posizione, che è certamente legittima nell’ambito della ricerca di una sintesi alternativa, quale Schumpeter si propone, non è tuttavia sostenuta da una ricerca storico-economica che permetta di considerare l’apparato esplicativo che viene sostenuto qualcosa di più di una «copertura ideologica»: nelle visioni preanalitiche c’è sempre (ci «deve» essere) una forte componente ideologica; ma se questa non riesce a trasformarsi in apparato analitico che regge alla prova dei fatti, la sua rilevanza diviene pressoché nulla; ora, il destino della teoria delle classi sociali che Schumpeter elabora (nel 1927) in ‘Le classi sociali in ambiente etnicamente omogeneo’ (33) sembra essere proprio questo, e le considerazioni ivi sviluppate, per la debolezza della struttura analitica e del riscontro fattuale, costringono a considerare tale lavoro al più come un abbozzo di teoria”” (pag 122-124) [Massimo Egidi, ‘Schumpeter. Lo sviluppo come trasformazione morfologica’, Milano, 1981] [() ‘Capitalismo, socialismo, democrazia’, Milano, 1955; (31) J.A. Schumpeter [1955], p. 12; (32) Ibidem, pp. 15-16; (33) J.A. Schumpeter [1972b]: (in) ‘Sociologia degli imperialismi’, Laterza, Bari, traduzione di “”Die sozialen Klassen im ethnisch – homogenen Milieu””, in ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’, vol. LVII] (pag 122-123)”,”ECOT-360″
“EGINARDO, a cura di Giovanni BIANCHI”,”Vita di Carlo Magno.”,”Scritta poco dopo la morte di Carlo Magno (814) o un po’ più tardi, probabilmente intorno all’830, la ‘Vita Karoli’ è la prima e meritatamente più illustre biografia del primo imperatore dell’età moderna. Eginardo era stato ammesso alla corte di Aquisgrana introno al 796. La sua ‘Vita’ è modellata sulle biografie svetoniane (soprattutto Augusto), con l’utilizzo dei documenti dell’archivio imperiale e la sua conscenza diretta del re franco, di cui godette a lungo la fiducia e l’amicizia. “”L’identità di Carlo è germanica, ma egli cerca di appropriarsi della tradizione romana, di farla propria. Ma resta il fatto che «questo re è franco dala testa ai piedi» (Vinay): la tradizione romana e quella cristiana sono sempre riportate a quell’unica identità”” (pag 31, introduzione)”,”BIOx-005-FSD”
“EHLER Sidney Z.”,”Historia de las relaciones entre Iglesia y Estado. (Tit.orig.: Twenty Centuries of Church and State)”,”Uno dei primi atti del parlamento francese rivoluzionario, l’ Assemblea Costituente, fu essa a lanciare, nel 1789, la famosa Dichiarazione dei Diritti dell’ Uomo. Nel suo articolo 10 proclamava la tolleranza religiosa, affermando che “”nessuno sarà perseguitato per le sue opinioni, inclusa quella religiosa, sempre che la manifestazione della stessa non turbi l’ ordine pubblico””. Dato che la Dichiarazione dei Diritti dell’ Uomo aveva la forza di principio legale fondamentale, il cattolicesimo finì per essere, poi, l’ unico credo ammesso in Francia. (…)””. (pag 125)”,”RELC-179″
“EHRBAR Hans GLICK Mark / ITOH Makoto / OCHOA Eduardo / GIUSSANI Paolo”,”La teoria del valore-lavoro (Ehrbar-Glick) / Un riesame del problema del lavoro qualificato (Itoh) / Le relazioni tra prezzi e valori. Dati empirici e implicazioni teoriche nella economia Usa (Ochoa) / Merce e valore (Giussani).”,”M. Itoh sul problema della ‘forza-lavoro complessa’, la critica di Bohm-Bawerk a Marx.”,”ECOT-355″
“EHRENBURG Ilià”,”Uomini e anni. Mosca tra la fine del secolo e i primi del ‘900. Lavoro clandestino e repressioni zariste. Emigrazione a Parigi. Incontro con Lenin. Il caffé della “”Rotonde””. Apolinnaire, Max Jacob, Picasso, Leger, Rivera, Modigliani, Jean-Richard Bloch, Romain Rolland. Personaggi dell’ emigrazione russa. La guerra mondiale. Corrispondenze dal fronte francese. La rivoluzione e gli emigrati russi. Ritorno in patria.”,”Emigrazione russa a Parigi. “”Qualche volta mi recavo alle conferenze, chiamate, alla russa ‘referàt’. Ci riunivamo in un ampio salone in Avenue de Choisy; il salone somigliava a un’ ampia rimessa: d’ inverno lo riscaldava il fiato dei presenti. A.V. Lunaciarski parlava della scultura di Rodin, la Kollontai smascherava la morale borghese. A volte facevano irruzione degli anarchici e ci si azzuffava.”” (pag 101) “”Nel 1933 Lunaciarski fu nominato ambasciatore a Madrid. Arrivato a Parigi si ammalò e dovette mettersi a letto. Andai a trovarlo all’ albergo. Capiva che la morte era vicina e ne parlava. Sua moglie cercò di fagli cambiare argomento, ma egli rispose con calma: “”La morte è una cosa seria, fa parte della vita. Bisogna saper morire bene, con dignità…””. Dopo una pausa, aggiunse: “”Ecco, l’ arte può insegnare anche questo…””””. (pag 102) “”A volte davo una capatina nella biblioteca del partito in Avenue des Gobelins: vi si potevano incontrare dei conoscenti. In un magazzino semibuio, tra ragnatele, giornali gualciti e i cappelli che erano andati a finire sotto i piedi, la gente discuteva a lungo, senza badare a Miron che si indignava: “”Compagni, ma questa è una biblioteca!…””.”” (pag 104) “”Alle riunioni di partito le discussioni erano interminabili. Di recente ho letto nelle memorie di S. Gopner che Lenin aveva tacciato di sterilità le discussioni fra emigrati, dato che si svolgevano tra persone già da molto ferme sulle proprie posizioni. Io mi stizzivo con me stesso: come mai a Mosca le discussioni mi avevano appassionato profondamente, mentre qui, in mezzo a tanti esperti politici, fino per annoiarmi? Presi a frequentare meno le riunioni””. (pag 104-105)”,”RIRx-138″
“EHRENBURG Ilja”,”Uomini anni vita. Volume IV.”,” Nell’ottobre 1944 l’A incontra Churchill e Eden giunti a Mosca. (pag 144)”,”BIOx-232″
“EHRENBURG Ilja”,”Uomini anni vita. Volume V.”,” Nell’ottobre 1944 l’A incontra Churchill e Eden giunti a Mosca. (pag 144)”,”BIOx-233″
“EHRENBURG Ilià”,”Uomini e anni. Mosca tra la fine del secolo e i primi del ‘900. Lavoro clandestino e repressioni zariste. Emigrazione a Parigi. Incontro con Lenin. Il caffè della «Rotonde». Apollinaire, Max Jacob, Picasso, Leger, Rivera, Modigliani, Jean-Richard Bloch, Romain Rolland. La guerra mondiale. Corrispondenze dal fronte francese. La rivoluzione e gli emigrati Russi. Ritorno in patria.”,”Incontro dell’autore con Lenin. “”Lenin mi disse di andare da lui. Trovai la casa in una viuzza presso il parco di Monsouris (ora ho controllato: era la via Bognet). Rimasi a lungo davanti alla porta senza decidermi a suonare: della recente audacia non rimaneva traccia. Aprì la porta Nadiezda Kostantínovna. Lenin lavorava; se ne stava seduto, pensoso, alla scrivania davanti a un lungo foglio di carta; alzò appena gli occhi. Gli narrai il crollo dell’organizzazione studentesca, gli parlai dell’articolo ‘Due anni di partito unico’, della situazione a Poltava. Mi ascoltava con attenzione, di tanto in tanto sorrideva impercettibilmente; mi sembrava che indovinasse che io ero ancora un ragazzino, e questo mi confondeva le idee. (…) Mi meravigliò molto l’ordine: i libri erano sullo scaffale, mentre sul tavolo da lavoro di Vladimir Ilic non c’era nulla: niente assomigliava alle stanze dei miei compagni di Mosca, né all’appartamento dove vivevano Savcenko e Liudmila. Vladimir Ilic ripeté più di una volta a Nadiezda Kostantinovna [Krupskaia]: «Viene direttamente di là… sa come vivono i giovani…». (…) Sentii parlare Lenin più di una volta in assemblee; parlava con calma senza riscaldarsi eccessivamente, senza eloquenza; aveva l’erre un po’ dolce; ogni tanto sorrideva. I suoi discorsi assomigliavano a una spirale: temendo di non essere capito, tornava sul pensiero già espresso, ma non ripetendolo mai, bensì aggiungendogli sempre qualcosa di nuovo. (Alcuni che hanno voluto imitare questo modo di parlare, hanno dimenticato che la spirale assomiglia al cerchio e non assomiglia: la spirale va oltre). Lenin seguiva attentamente la politica francese, studiava la storia e l’economia della Francia, conosceva il modo di vita degli operai parigini. Non soltanto parlava francese, ma poteva anche scrivere articoli in questa lingua. Nel maggio 1909 partecipai a una manifestazione davanti al Muro dei comunardi. Sfilarono in prima fila i membri della Comune; erano ancora in buon numero e marciavano con baldanza. A me sembravano vecchissimi; pensavo alla Comune come a una pagina di storia antica: erano passati trentotto anni! Davanti al Muro dei comunardi vidi Lenin: stava in piedi tra un gruppo di bolscevichi e guardava il muro: dalla pietra sembravano uscire le ombre dei federati. Vidi Lenin anche nella biblioteca Saint-Généviève, e sulla panchina del parco di Monsouris, tra i vecchietti e i bambini, e nel teatro operaio di via Goethe, dove il tenore Montaigu cantava canzoni rivoluzionarie. Eravamo in piena polemica contro i socialisti rivoluzionari, che disprezzavano le leggi di sviluppo della società, ed io naturalmente negavo ogni funzione della personalità nella storia. Qualche anno fa riflettevo alla frase contenuta in una lettera di Engels: «Marx ed io siamo in parte colpevoli del fatto che i giovani a volte danno al lato economico più importanza di quanto si debba. Noi abbiamo dovuto, in polemica con i nostri avversari, sottolineare il principio fondamentale che essi negavano, e non abbiamo trovato sempre il tempo, luogo e occasione sufficiente per dare il dovuto anche agli altri elementi che partecipano alla inter-azione». L’esempio di Lenin mise molte cose al suo posto. Quando mi recai da Vladimir Ilic, la portiera mi disse severamente: «Pulitevi le scarpe». Forse che essa comprendeva chi fosse il suo inquilino? Forse comprendeva il cameriere del caffè dell’Avenue d’Orléans che di quel signore che ordinava un boccale di birra, otto anni dopo avrebbe parlato tutto il mondo? Forse che indovinavano i visitatori della biblioteca che quell’uomo che trascriveva accuratamente dai libri cifre e nomi, avrebbe mutato il corso della storia, che di lui avrebbero scritto decine di migliaia di autori in tutte le lingue del mondo? (…) Lenin era un uomo grande e complesso. Nei tempestosi anni della guerra civile, dopo che Isaia Dobrevein aveva eseguito una sonata di Beethoven, Lenin disse a A.M. Gorki: «Non conosco niente di più bello dell”Appassionata’, sono pronto ad ascoltarla tutti i giorni. E’ una musica meravigliosa, sovrumana. Io penso sempre con orgoglio forse ingenuo: ecco quali miracoli possono fare gli uomini! – E, socchiudendo gli occhi aggiunse senza allegria: – Ma non posso sentire spesso musica, mi innervosisce, fa venir voglia di dire tenere sciocchezze e accarezzare la testa degli uomini, che, vivendo in uno sporco infermo, possono creare tale bellezza. Ma guardare così oggi non si può, ti mordono la mano e bisogna battere sulle teste, essere implacabile, sebbene noi, nel nostro ideale, siamo contrari a ogni violenza contro gli uomini. Ehm, è un compito terribilmente arduo!». Ho trascritto questo lungo brano dei ricordi di Gorki, perché è troppo strettamente legato alla mia vita e ai miei pensieri: anzi, no, il termine non è esatto, al nostro secolo, al nostro destino”” (pag 89-93)”,”RIRx-005-FV”
“EHRENBURG Ilia”,”Viaggio attraverso la giungla d’Europa.”,”””Sulla laguna veneta i seguaci del Dio Wotan banchettavano come oggi, nei ristoranti di lusso, sgridavano la servitù italiana e, straiati nelle gondole, leggevano il “”Voelkischer Beobacthte”” mentre in piazza San Marco, appena un qualunque ariano di Norimberga gettava per terra il mozzicone della sua sigaretta, c’era chi accorreva a raccogliere il mozzicone. Le giovani camicie nere, intanto, ascoltavano i discorsi del “”duce”” con volti privi d’espressione, disponti in ordine militare”” (pag 6, L’editore)”,”VARx-177-FV”
“EHRENREICH Barbara”,”L’ Amérique pauvre. Comment ne pas survivre en travaillant.”,”EHRENREICH Barbara è giornalista politica e critica sociale molto rispettata negli Stati Uniti. Collabora a note riviste. Condizione di lavoro. Alienazione sul posto di lavoro. “”La maggior parte del tempo, il lavoro consente solo un minimo di scambi con gli altri, impiegati o quadri, principalmente perché il compito è definito prima. Arrivo all’ inizio o alla fine di una pausa, stimo i danni causati dagli “”invitati”” durante la mia assenza, conto i carrelli pieni che mi aspettano, e sprofondo. Potrei anche essere sorda e muta e, nonostante tutte le istruzioni della procedura d’orientamento concernenti la necessità di sorridere e mostrarsi cordiali, l’ autismo costituirebbe un vantaggio innegabile.”” (pag 239-240)”,”CONx-144″
“EHRENREICH Barbara”,”Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo.”,”””Con questo libro Barbara Ehrenreich prende il suo posto nell’Olimpo dei giganti del giornalismo investigativo accanto a figure come George Orwell e Jack London”” (Frances Fox Piven). Barbara Ehrenreiich, giornalista americana scrive su Time, Harper’s Magazine, The Nation, The New York Time Magazine.”,”CONx-030-FL”
“EHRHARD Marcelle”,”La letteratura russa.”,”Marcelle Ehrhard, professore della Facoltà di Lettere di Lione Contiene il capitolo IX (scritto con la collaborazone di Jeanne RUDE): paragrafi ‘La poesia’, e ‘Romanzi della guerra civile’: citati Babel (La cavalleria rossa, di Budjonni, Babel è un autore che ricorda un po’ Cechov), Jvanov (Ivanov) (Il treno blindato), la Sejfulina (‘Fuori legge’, descrive bande di ragazzi girovachi, in Siberia), Pilnjak (Anno nudo), Furmanov (Capaiev), Ostrovskij (‘E l’acciaio fu temprato’) Fadeev (La disfatta), Solochov (Placido Don, che si ispira a ‘Guerre e pace, di Tolstoij) (pag 119-120)”,”RUSx-189″
“EIBENSTEIN Adolfo Arturo”,”Il partenariato. Per l’ azienda di domani. Storia della partecipazione dei dipendenti alla proprietà ed alla responsabilità nelle aziende dal 1794.”,” “”Di qui da parte capitalistica, le evidenti critiche. Le altre critiche erano da parte sindacale. Il sindacalismo di tutti i colori si oppose nel modo più categorico all’ iniziativa, sostenendo che si cercava di accorciare le distanze fra datori di lavoro e lavoratori onde rendere meno aspra la lotta sindacale per il raggiungimento delle finalità che corrispondevano all’ interesse vero dei lavoratori. Si insinuò che era solo un fuoco di paglia, che i nostri dipendenti ritiravano subito le azioni loro regalate o cedute a condizioni di favore, ma sarebbero stati pronti a venderle non appena avutane la possibilità, ma il numero degli azionisti operai continuò ad aumentare di contro al numero modesto di coloro che vendevano azioni””. (pag 95)”,”ECOA-005″
“EIBL-EIBESFELDT Irenäus”,”Etologia della guerra.”,”EIBL-EIBESFELDT Irenäus è nato a Vienna nel 1928 e insegna Zoologia all’ Università di Monaco di Baviera. Dal 1970 dirige il gruppo di ricerca per l’ etologia umana presso il Max-Planck-Institut di Andechs e dal 1992 l’ istituto viennese di Etologia urbana della L. Boltzmann-Gesellschaft. Tra le sue opere ‘Etologia umana’ (1993), ‘L’ uomo a rischio’ (1992), ‘L’ albero d’oro della vita’ (1994).”,”QMIx-066″
“EIBL-EIBESFELDT Irenäus”,”I fondamenti dell’etologia. Il comportamento degli animali e dell’uomo.”,”Irenäus Eibl-Eibesfeldt è nato nel 1928 a Vienna. Allievo di Konrad Lorenz e di Wilhelm von Marinelli, è fin dalla sua origine (1951) collaboratore del Max-Planck-Institut per la fisiologia del comportamento. Dal 1963 professore all’Università di Monaco. Dal 1970 direttore del gruppo di lavoro per l’etologia umana presso il Max-Planck Institut per la fisiologia del comportamento a Percha. “”La mano umana presenta una serie di adattamenti che la rendono notevolmente capace di fabbricare e di usare gli utensili; tali adattamenti hanno comunque già avuto inizio anche in altri primati. Ad esempio, tutti i primati possono afferrare un oggetto con la mano (adattamento per arrampicarsi). Nei primati il pollice si specializza sempre più, e infine può ruotare indipendentemente dalle altre dita e opporsi loro. Questo sviluppo è progredito al massimo nell’uomo; infatti, noi possiamo tenere un oggetto con una o più dita e il pollice opposto (presa di precisione). La presa salda del pollice e delle altre dita è assicurata anche dal fatto che le falangi terminali sono allargate. In rapporto all’indice, il pollice è lungo e articolato in un angolo ampio; è mosso da forti muscoli, grazie ai quali può accostarsi o allontanarsi dalla palma della mano. Le articolazioni che uniscono il pollice al metacarpo e al trapezio gli consentono di ruotare di 45° attorno al proprio asse longitudinale, e di opporsi quindi a tutte le altre dita (J. Napier, 1962). I mammiferi superiori sono in grado di eseguire certi compiti senza dover sperimentare praticamente diverse possibilità motorie: i vari tentativi sono attuati internamente. Lo scimpanzé che sta in una gabbia, in cui si trovano una cassetta e una banana fissata al soffitto, prova mentalmente diverse soluzioni: riflette, in modo simile al nostro, mette in relazione le sue esperienze precedenti e finisce per trovare la soluzione giusta. Gli oggetti della sua riflessione devono però essere presenti. Questa facoltà di sperimentare con l’immaginazione è sviluppata a tal punto nell’uomo, che a ragione potremmo anche definirlo una ‘creatura di fantasia’ (A. Gehlen, 1940). Noi combiniamo nella mente i contenuti della nostra coscienza, e questo non solo quando dobbiamo risolvere concretamente un compito; giochiamo con loro, formiamo combinazioni sempre nuove, costruiamo castelli in aria, concepiamo e progettiamo nuovi modi d’azione, e così facendo dissolviamo le abitudini. Tale meccanismo ci impedisce di irrigidirci, ma questa non è una protezione assoluta: nella nostra fantasia possiamo anche creare idee predominanti che poi determinano coercitivamente quali ‘idee fisse’, il nostro comportamento (H. Hass, 1968)”” (pag 576-577)”,”SCIx-021-FV”
“EICHENGREEN Barry”,”Gabbie d’ oro. Il “”gold standard”” e la Grande depressione 1919-1939. Titolo originale ‘Gold Fetters’.”,”””La spiegazione dominante viene data con la massima chiarezza da Charles Kindleberger, il quale sostiene che la stabilità del gold standard di anteguerra dipese dalla efficiente gestione da parte del suo principale protagonista, la Gran Bretagna, e del suo agente, la Banca d’ Inghilterra. Si dice che il mercato dei capitali britannico abbia aumentato i suoi prestiti all’ estero ogniqualvolta l’ attività economica all’ interno rallentava, mitigando così, anziché aggravarlo, il ciclo economico internazionnale. La Banca d’ Inghilterra avrebbe poi stabilizzato il sistema del gold standard agendo in qualità di prestatore internazionale di ultima istanza. Kindleberger mette a raffronto la situazione di anteguerra con il periodo tra le due guerre, durante il quale la Gran Bretagna era troppo debole per stabilizzare il sistema e gli Stati Uniti non erano disposti a farlo. Rifacendosi alla teoria ormai nota come “”teoria della stabilità egemonica””, Kindleberger conclude che la necessaria influenza stabilizzatrice veniva adeguatamente fornita solo quando si aveva una potenza economica dominante, o egemone, disposta e capace a farlo. Il capitolo “”Il gold standard classico nella prospettiva del periodo tra le due guerre”” (Eichengreen, ndr) mette in discussione questa tesi, suggerendo che il periodo tra le due guerre non fu certo un’ eccezione quanto a mancanza di una potenza egemone. Né c’era stato prima della Grande guerra un paese che gestisse da solo gli affari monetari internazionali. Londra può essere stato il centro finanziario internazionale più importante, ma c’erano rivali significativi, in particolare Parigi e Berlino.”” (pag 9, introduzione)”,”ECOI-124″
“EICHENGREEN Barry”,”La globalizzazione del capitale. Storia del sistema monetario internazionale. (Tit.orig.: Globalizing Capital. A History of the International Monetary System)”,”EICHENGREEN Barry è docente di economie e scienze politiche all’Università di Berkeley, in California. E’ autore del saggio ‘Golden Fetters’.”,”ECOI-260″
“EICHENGREEN Barry”,”Riformare la finanza internazionale. (Tit.orig.: Toward a New International Financial Architecture)”,”EICHENGREEN è Professor of Economics and Political Science a Berkeley oltre a essere Research Associate del National Bureau of Economic Research (NBER) e Research Fellow al Centre for Economic Policy Research (CEPR) di Londra. E’ uno dei massimi specialisti di questioni monetarie e finanziarie (in it.: ‘Gabbie d’oro’ (1994) e ‘La globalizzazione del capitale’ (1998)”,”ECOI-269″
“EICHENGREEN Barry GUPTA Poonam KUMAR Rajiv a cura; saggi di Franklin ALLEN Bart VAN-ARK Jahangir AZIZ Barry BOSWORTH Rajesh CHAKRABARTI Vivian CHEN Catherine YAP Susan M. COLLINS Sankar DE Abdul Azeez ERUMBAN Aaron FLAAEN Poonam GUPTA Rana HASAN Alan HESTON Fanying KONG Przemyslaw KOWALSKI Utsav KUMAR Shuanglin LIN Eswar PRASAD Jun QJ QIAN Meijun QIAN Zhi WANG Shang-Jin WEI”,”Emerging Giants. China and India in the World Economy.”,”saggi di Franklin ALLEN Bart VAN-ARK Jahangir AZIZ Barry BOSWORTH Rajesh CHAKRABARTI Vivian CHEN Catherine YAP Susan M. COLLINS Sankar DE Abdul Azeez ERUMBAN Aaron FLAAEN Poonam GUPTA Rana HASAN Alan HESTON Fanying KONG Przemyslaw KOWALSKI Utsav KUMAR Shuanglin LIN Eswar PRASAD Jun QJ QIAN Meijun QIAN Zhi WANG Shang-Jin WEI EICHENGREEN B. è George C. Pardee e Helen N. Pardee Professor eof Economics and Political Science all’Università della California, Berkeley. GUPTA è Professore all’ Indian Council for Research on International Economic Relations. KUMAR è Director and Chief Executive of the Indian Council for Research on International Economic Relations.”,”ASIE-021″
“EICHENGREEN Barry a cura; scritti di David HUME P.B. WHALE Donald N. McCLOSKEY e Richard ZECHER Robert J. BARRO W.M. SCAMMELL Robert TRIFFIN A..G. FORD Ragnar NURKSE Milton GILBERT Richard N. COOPER”,”The Gold Standard in Theory and History.”,”Scritti di David Hume P.B. Whale, Donald N. McCloskey e Richard Zecher Robert J. Barro W.M. Scammell Robert Triffin A..G. Ford Ragnar Nurkse Milton Gilbert Richard N. Cooper”,”ECOT-314″
“EICHENGREEN Barry”,”La nascita dell’economia europea. Dalla svolta del 1945 alla sfida dell’innovazione.”,”Barry Eichengreen è professore di Economia e Scienze politiche all’Università della California di Berkeley. Ha pubblicato in Italia: ‘La globalizzazione del capitale’ (Baldini Castoldi, 1998) e ‘Riformare la finanza internazionale’ (Egea 2001).”,”EURE-127″
“EICHENGREEN Barry”,”Exorbitant Privilege. The Rise and Fall of the Dollar.”,”Barry Eichengreen è Professore di Economia e Scienza Politica all’Università della California, Berkeley. In precedenza ha pubblicato: ‘The European Economy Since 1945’, ‘Global Imbalances and the Lessons of Bretton Woods’, ‘Capital Flows and Crises’, ‘Financial Crises and What to Do About Them’. Ha scritto articoli per il ‘Financial Times’, il ‘Wall Street Journal’ e altre testate.”,”ECOI-385″
“EICHENGREEN Barry”,”Gabbie d’oro. Il «gold standard» e la grande depressione 1919-1939.”,”Barry Eichengreen (Berkeley, 1952) è professor of Economics all’Università di California a Berkeley. Inoltre è Research Associate al National Bureau of Economic Research.”,”ECOI-173-FL”
“EICHER David J.”,”The Longest Night. A Military History of the Civil War.”,”David J. Eicher is an astronomer and Civil War historian. The managing editor of Astronomy magazine, he is author of several books on the Civil War, among them Mystic Chords of Memory: Civil War Battlefields and Historic Sites Recaptured and The Civil War in Books: An Analytical Bibliography.”,”USAQ-024-FL”
“EICHHOFF Wilhelm”,”Die Internationale Arbeiter-association. Ihre Gründung, Organisation, politisch-sociale Thätigkeit und Ausbreitung.”,”‘L’Associazione Internazionale dei Lavoratori. La loro creazione, organizzazione, sociale azione politica e la diffusione.’ Riproduzione dell’originale nel centenario della fondazione dell’AIT Nella postfazione di H. Gemkow c’è un profilo biografico di Eichhoff (pag 85-) “”Marx und Engels begannen sofort nach der Gründung der Internationalen Arbeiterassoziation, auch die deutschen Arbeiter für den Anschluß an die Internationale zu gewinnen (2). Eine Reihe von Besonderheiten der Arbeiterbewegung in Deutschland erleichterten ihnen dieses Bemühen. Mit dem Aufschwung der allgemein-demokratischen nationalen Bewegung in Deutschland seit dem Jahre 1859 begannen die Kämpfe der deutschen Arbeiter mehr und mehr politischen Charakter anzunehmen. Stärker als in anderen Ländern wirkten in Deutschland die Traditionen des Bundes der Kommunisten under den fortgeschrittensten Arbeitern nach. Zudem bestanden Mitte der sechziger Jahre in Deutschland bereits zwei im nationalen Rahmen organisierte Arbeitervereinigungen: der Allgemeine Deutsche Arbeiterverein und der Verband deutscher Arbeitervereine. (…) Als sich zeigte, daß der Allgemeine Deutsche Arbeiterverein nicht als geschlossene Organisation für die Internationale Arbeiter-assoziation gewonnen werden konnte, konzentrierte sich Marx als Sekretär für Deutschland im Generalrat etwa seit Frühjahr 1865 darauf, zunächst individuelle Mitglieder für die Internationale in Deutschland zu gewinnen und lokale Sektionen zu bilden (3). Dabei unterstützte ihn vorbildlich sein Freund und Mitstreiter Johann Philipp Becker, der von Genf aus als Präsident des Zentralkomitees der Sektionsgruppe deutscher Sprache erfolgreich under den Arbeitern Deutschlands für die Internationale wirkte (4). Nicht minder hatte auch Wilhelm Liebknecht vom ersten Tage ihrer Gründung an als Beauftragter und Agitator der Internationalen Arbeiterassoziation gehandelt und ihr besonders unter den Berliner und – nach seiner Ausweisung aus Preußen – unter Leipzigs Arbeitern den Boden bereitet (5)”” [Heinrich Gemkow, Nachwort][(in) Wilhelm Eichhoff, Die Internationale Arbeiter-association. Ihre Gründung, Organisation, politisch-sociale Thätigkeit und Ausbreitung, 1868, reprodutkion 1964] [(2) Vgl. hierzu Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien. Heraugegeben vom Institut für Marxismus-Leninismus, 1964; (3) Vgl. Marx an Kugelmann, 23. Februar 1865. In: Karl Marx: Briefe an Kugelmann, Berlin, 1952, S. 25. – The General Council of the First International, 1864-1866. The London Conference. 1865. Minutes, Moscow, 1962, S. 143 und 404, Anm. 140. – Marx an Liebknecht, 21. November 1865 und 15. Januar 1866. In: Wilhelm Liebknecht: Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels, Herausgegen und bearbeitet von Georg Eckert, The Hague, 1963, S. 66-68 und 70-72; (4) Vgl. hierzu Ernst Engelberg: Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus, Berlin, 1964. – Rolf Dlubek: Johann Philipp Becker. Vom radikalen Demokraten zum Mitstreiter von Marx und Engels in der I. Internationale (1848 bis 1864/65. DIssertation, Berlin 1964, Manuskript; (5) Vgl. hierzu Ernst Engelberg: Die Rolle von Marx und Engels bei der Herausbildung einer selbständigen deutschen Arbeiterpartei (1864 bis 1869). In: Zeitschrift für Geschichswissenschaft, 1954, Hefet 4. S. 509-537; Heft 5, S. 637-665. – Karl-Heinz Leidigkeit: Wilhelm Liebknecht und August Bebel in der deutschen Arbeiterbewegung 1862-1869. In: Schriftenreihe des Instituts für deutsche Geschichte an der Karl-Marx-Universität Leipzig. Herausgegeben von Prof. Dr Ernst Engelberg, Bd. 3, Berlin 1957, bes. S. 53/54, 103 und 1112. – Heinz Hümmler: Opposition gegen Lassalle. Die revolutionäre proletarische Opposition im Allgemeinen Deutschen Arbeitsverein 1862/63 – 1866, Berlin 1963, bes. S. 77, 89 ff. und 194 ff.]”,”INTP-066″
“EICHWEDE Wolfgang”,”Revolution und internationale Politik. Zur kommunistischen Interpretation der kapitalistischen Welt, 1921-1925.”,”Radek, Trotsky e Zinoviev tra i personaggi più citati nel volume”,”INTT-321″
“EIGEN Manfred”,”Gradini verso la vita. L’evoluzione prebiotica alla luce della biografia molecolare.”,”Parte finale: Compendio: Darwin è morto… evviva Darwin! (pag 217-228)”,”SCIx-338-FRR”
“EILERT Hildegard a cura; scritti di Tomas MÜNTZER Martin LUTERO Hans BÖHEIM Joß FRITZ Florian GEYER Wende HIPLER Friedrich WEIGANDT Michael GAISMAIR e altri”,”Riforma protestante e rivoluzione sociale. Testi della guerra dei contadini tedeschi (1524-1526).”,”Contiene alcune lettere di Müntzer, l’ autodifesa di Müntzer e alcuni scritti di Martin Lutero “”I giudei desideravano in ogni occasione diffamare e annientare Cristo, proprio come Lutero si propone di fare adesso con me”” (Autodifesa di T. Munzer) (pag 67) “”I ’12 articoli’ sono senza dubbio il più famoso programma di rivendicazioni elaborato dai contadini tedeschi. Ne fu autore Sebastian Lotzer, conciapelli di Memmingen, aiutato da Christoph Schappeler, predicatore nella stessa città. Essi ebbero una diffusione eccezionale in tutta la Germania e anche all’estero. Scritti tra il 28 febbraio e il 3 marzo 1525, furono stampati nello stesso mese di marzo, probabilmente ad Augusta, e conobbero in tre mesi oltre 25 edizioni, raggiungendo la straordinaria tiratura di oltre 25.000 copie. La diffusione in tutte le regioni fu immediata: un’edizione stampata a Ulm il 19 marzo, per esempio, fu proibita cinque giorni dopo a Monaco. I ’12 articoli’ rappresentano un passaggio importante nella storia della guerra dei contadini e della riforma protestante, perché vengono abbandonate le rivendicazioni particolaristiche e ne vengono avanzate di universalistiche, aspirando così a rappresentare tutti i contadini tedeschi, come dice peraltro anche il sottotitolo (‘Hauptartikel aller Bauerschaft’, “”articoli principali di tutti i contadini””. La legittimazione delle richieste è fondata sulla Scrittura, i cui passi vengono riportati a fianco al testo, raggiungendo grande efficacia retorica. La giustificazione teologica oscilla continuamente dal diritto antico, supposto dai contadini più libero e vantaggioso per loro, al diritto divino, ritenuto più universale e più giusto. Sebbene gli articoli fossero considerati genericamente “”luterani””, non trovarono buona accoglienza fra i teologi della nuova dottrina. Alla posizione fin troppo prudente e mediatrice di Lutero (…) fa riscontro quella molto più rigidamente negativa di Filippo Melantone”” (pag 81)”,”GERx-130″
“EINAUDI Luigi”,”Preparazione morale e preparazione finanziaria.”,”””Questa è la vera condizione preliminare che l’ economia pone alla guerra: l’ esistenza di una massa di beni materiali sufficienti alla sussistenza dell’ esercito e della popolazione; …”” (pag 6)”,”ITAE-068″
“EINAUDI Luigi”,”La guerra e l’ unità europea.”,”””Scrivevo nel 1918 e ripeto ora a trent’anni di distanza: gli stati europei sono divenuti un anacronismo storico”” (pag 156) “”La prima guerra mondiale fu la manifestazione cruenta dell’ aspirazione istintiva dell’ Europa verso la sua unificazione (…)”” (pag 157) “”Non è vero che le due grandi guerre mondiali siano state determinate da cause economiche.”” (pag 157)”,”EURx-155″
“EINAUDI Mario”,”Roosevelt et la révolution du New Deal.”,”Mario EINAUDI è il figlio dell’ ex presidente della Repubblica italiana ed ha insegnato per trent’anni scienze politiche negli Stati Uniti. L’ A quindi ha una doppia cultura americana ed europea. Dopo la guerra ha contribuito a far conoscere l’ Europa, in particolare Francia e Italia, al pubblico coltivato delle università americane, come testimoniano i suoi libri sul comunismo, sulle nazionalizzazioni e sulla democrazia cristiana. Scopo del libro è quello di mostrare che il New Deal è stato altro che un semplice episodio circostanziale, ben presto superato, della politica economica del governo federale americano alle prese con la grande depressione degli anni Trenta. Il New Deal è durato in realtà un ventennio, ovvero durante la presidenza ROOSEVELT e quella di TRUMAN. E ha avuto per risultato – e aveva per scopo – di trasformare nel profondo le strutture della società americana. “”Ma il federalismo non si trova tutto nei problemi economici. Si trova anche nei diritti delle collettività locali di organizzare la loro vita politica in tutta libertà e senza intervento del centro. Si trova nella possibilità di sperimentazione che possiede ciascuno stato in tutta una serie di domini legislativi. Si trova infine nell’ occasione che hanno i partiti politici di incarnarsi sul piano locale, e nella possibilità sempre intatta che hanno gli stati di elevare fino alla maturità e al potere delle figure politiche nazionali””. (pag 136)”,”USAS-115″
“EINAUDI Luigi”,”Principii di scienza della finanza.”,”Principali tipi storici di ripartizione delle imposte. (pag 115) Principio del sacrificio proporzionale. “”Ma colui che ha appena tanto reddito quanto gli basta per vivere non può pagare l’imposta”” (pag 112) “”(…) l’ imposta deve essere ripartita in modo che l’ aliquota sia lentamente progressiva, e non superi, anche per i redditi elevati, un massimo compatibile con la continuità di produzione del reddito””. (pag 113) “”Non si fabbrica una macchina in maniera tale che faccia molto lavoro e dia poco rendimento. La macchina deve dare con il minimo costo il rendimento massimo””. (pag 99) “”I debiti pubblici danno una cattiva direzione al risparmio.”” (pag 302)”,”ITAE-182″
“EINAUDI Luigi”,”Saggi sul risparmio e l’imposta.”,”Contiene il saggio: ‘La inclusione del debito pubblico nelle valutazioni del reddito della ricchezza delle nazioni’ (pag 315-330) (Saggio settimo) e il saggio: “”La teoria dell’imposta in Tommaso Hobbes, sir William Petty e Carlo Bosellini”” (pag 363-377) (Saggio ottavo) Il gioco tra imposte – debito pubblico – interesse – risparmio – obbligazioni – credito bancario “”Il debito di stato non è che uno dei molti espedienti inventati dall’uomo allo scopo di dare continuità e certezza a redditi che hanno indole personale e quindi effimera. Non si capitalizzano di solito i salari dei funzionari o impiegati pubblici o privati, neé gli onorari dei professionisti, perché la loro esistenza dipende dalla vita dell’individuo, ed anzi dalla loro vita produttiva. Salari e onorari sono inseparabili dall’uomo, e l’uomo non è una voce negoziabile della ricchezza. Ma se lo stato preleva da salari e onorari una data quota e la trasforma in imposta e poi in interessi del debito pubblico, questa parte diviene quasi perpetua. E’ pagabile dall’individuo in vita, e poi dai suoi successori nella professione, nella carriera, negli impieghi pubblici o privati. Acquista un’esistenza separata, continua media e certa. Diventa un reddito capitalizzabile. Quando un negoziante fortunato capitalizza il suo avviamento, emettendo azioni od obbligazioni, le quali traggono valore esclusivamente dal complesso personale detto avviamento, egli cerca similmente di convertire un reddito personale non capitalizzato in un altro capitalizzabile, e facilmente negoziabile. (…) L’uomo che paga sul suo stipendio un’imposta annua di 500 lire per servire l’interesse sulla quota a lui spettante del debito pubblico, ricomprando la medesima quota al prezzo di 10.000 lire, diventa, si può dire, padrone di se stesso fino a concorrenza di 10.000 lire, sotto forma di un pezzo di carta chiamato consolidato od obbligazione di stato. Se ha bisogno di credito, può impegnare se stesso depositando le 10.000 lire di consolidato come garanzia sussidiaria per un prestito. In teoria pura, egli si chiude in prigione; e la prigione è la cassaforte di una banca. Ma intanto egli è libero di pensare ai suoi affari, ai congiunti e agli amici. Nessuno sospetta che egli sia un prigioniero. Una piramide di depositi e crediti bancari si crea sulla base dell’originaria capitalizzazione, attraverso l’imposta e al debito pubblico, dell’uomo”” (pag 329-330)”,”ECOT-264″
“EINAUDI Luigi”,”Lo scrittoio del presidente, 1948-1955.”,”Sull’immigrazione nelle città: “”L’urbanesimo non è per se stesso il male; ché invece la civiltà è venuta dalle città; ed i progressi agricoli medesimi non sono sorti autoctoni nelle campagne e sono invece sempre stati recati alla terra dai mercanti cittadini arricchiti. Carlo Cattaneo ha scritto pagine stupende sulla fioritura della terra lombarda e toscana per merito dei facinorosi cittadini di Milano e di Firenze. L’urbanesimo è il male quando si lasciano costruire città brutte, gli immondi alveari dove non esiste vita familiare e collettiva, dove nessun abitante conosce il vicino; quando, consentendone la erezione, si invitano le turbe rustiche ad invadere baracche di legno e di latta, ad addensarsi nelle grotte e nelle rovine. L’amministratore cittadino, scoraggiato, incrocia le braccia dinnanzi al sovraffollamento di case condannate come inabitabili dal suo ufficio d’igiene ed esclama: “”Dove metto costoro se li caccio via dalle loro tane?””. Ma costoro non sarebbero stati attratti dalle città se non avessero saputo che nelle città esistono tane, nelle quali ci si può ammucchiare senza pagar fitto o pagando fitti irrisori. La città non si difende dall’inurbamento con le leggi proibitive; ma facendo pagare a chi ci vuol venir a stare canoni di fitti adeguati a compensare il costo della casa sana ed il comodo, anch’esso costoso, della vita cittadina”” (pag 575) [‘Sui paesi di emigrazione e principalmente sulla Calabria; ovverosia della servitù della gleba in Italia’]”,”ECOT-265″
“EINAUDI Luigi”,”Prediche inutili. Dispensa quinta. Giustizieri e protezionisti municipali – E’ un semplice riempitivo – Perplesso – In quale accademia?”,”L’avvenire è dell’artigiano (secondo Einaudi) ‘L’avvenire è per gli artigiani, per i produttori, manuali e intellettuali, i quali sanno inventare i mezzi atti a soddisfare i bisogni nuovi consentiti dal grandioso incremento delle produzioni di massa e dal conseguente aumento del reddito totale nazionale. Negli Stati Uniti, dove il progresso tecnico ha toccato oggi il punto più alto, la proporzione della popolazione lavoratrice dedicata alla produzione dei beni materiali agricoli e industriali è inferiore oramai al cinquanta per cento (era del 90 per cento 140 anni fa: 80 per cento di agricoltori e 10 per cento industriali; oggi forse 13 per cento agricoltori e 35-36 per cento industriali). La maggioranza della popolazione lavoratrice si occupa di «servizi»: e quei pochi ecclesiastici, insegnanti, soldati, impiegati, comici e simili del principio dell’800 sono diventati milioni, più della metà della gente che lavora. Perché deve essere in crisi e disoccupata la gente che produce roba fine, mobili, sopramobili non di serie, ma costruiti su ordinazione, che scrive libri e articoli di giornale, che diverte il pubblico nei teatri e nei cinematografi, che dipinge e scolpisce, o insegna? Ancora al principio dell’800 le scuole erano poche e gli insegnanti scarsi, con pochi scolari e studenti. Le compagnie di teatro si noveravano a scarse dozzine; oggi teatranti e cinematografari sono centinaia di migliaia e, con gli addetti ai luoghi di divertimento, milioni. Negli Stati Uniti le università e i collegi – così si chiamano molti istituti di istruzione universitaria – sono più di mille e gli studenti due milioni e mezzo. Noi diciamo essere troppe venti università e temiamo la disoccupazione intellettuale perché gli studenti sono un 200 mila. Se la proporzione dovesse essere quella americana, gli studenti dovrebbero in Italia giungere a 700 mila; e ciononostante non v’ha studente americano che si preoccupi della disoccupazione. L’avvenire è dell’artigiano che lavora col braccio e colla mente; se artigiano vuol dire artista, che sa soddisfare ai gusti crescenti e variamente crescenti e raffinati di una popolazione, il cui reddito individuale aumenta grazie al lavoro di macchine inventate a risparmiare la fatica agli uomini ed a consentire ad essi di dedicare sempre maggior tempo all’ozio restauratore e creatore ed al lavoro di pregio il quale, essendo pregiato, è perciò individuale ed originale’ (pag 276-277)] “”Il liberalismo di Erhard non è il liberalismo tradizionale”” (pag 297)”,”ITAE-375″
“EINAUDI Mario”,”La rivoluzione di Roosevelt, 1932-1952.”,”La grande crisi del 1929 “”Si discute ancora sul momento esatto in cui ebbe termine la grande crisi. I pessimisti, o coloro che accettano la teoria del ristagno capitalistico, sono convinti che la crisi sia ancora in corso, e che siano soltanto le spese militari che mantengono le apparenze di prosperità. Altri diranno che non fu il New Deal, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale, a porre fine alla crisi, provando l’inutilità di otto anni di acrobazie roosveltiane e confermando la teoria che soltanto l’intervento di fattori esterni e straordinari, come la guerra, poteva porre fine alla crisi. Ma alcuni diranno che la cifra dei disoccupati s’era ridotta della metà, nel 1937, e che la produzione lorda nazionale (valutata ai prezzi del 1953) aveva raggiunto, sia nel 1936 che nel ’37, circa lo stesso volume del 1929, cifre che provano una sostanziale ripresa e un notevole successo della politica del New Deal. Mentre nel 1938 si produceva una brusca caduta, la ripresa era già avviata all’inizio del 1939, se l’indice della produzione industriale per i primi tre mesi di quell’anno; comunicato dal Federal Reserve Board, era di appena il 7% inferire a quello del corrispondente periodo del 1929. Non c’era ancora la guerra, allora. Ma circa nove milioni di lavoratori erano ancora disoccupati. Questi contrastanti opinioni circa la fine della grande crisi dimostrano l’acerbità delle dispute sollevate dalla crisi stessa, e l’immensità delle questioni ch’essa ha lasciato nella sua scia. (…) L’ottobre del 1929 appartiene alla mitologia della vita americana. Quella data possiede tutti gli elementi di dramma, di crisi personale, di intenso valore simbolico che sono necessari alla creazione del folklore e delle leggende che abbelliscono la vita delle nazioni. Il crak di Wall Street ebbe importanza di per se stesso, poiché distrusse il patrimonio di milioni di persone. Fu importante per ciò che rivelò del comportamento, delle attività, delle intenzioni e delle ruberie di una classe di finanzieri, banchieri, agenti di cambio e loro tirapiedi, che nel decennio precedente avevano assunto una posizione dominante nella vita americana. Esso fu anche una dimostrazione assai efficace delle debolezze strutturali dell’organizzazione finanziario-industriale americana, come fece rilevare John Galbraith. Le super-holdings, vulnerabilissime ai cambiamenti della fortuna, trascinarono alla rovina le holdings minori. Queste, a loro volta, fecero sopportare le conseguenze del loro tracollo alle società da loro dipendenti. Queste società, che nel loro campo produttivo avrebbero ancora trovato la possibilità d’un’attività quasi normale, furono a loro volta indotte a drastiche misure restrittive a causa delle precarie condizioni dei loro padroni finanziari. La grande crisi s’approfondì rapidamente, e con l’inesorabilità del fato. Tra il 1929 e il 1932, la produzione nazionale declinò da 104 a 58 miliardi di dollari; la massa dei salari da 45 a 25 miliardi di dollari; i profitti delle società, al lordo delle imposte, da 10 ad una perdita di 3 miliardi di dollari; il personale delle fabbriche diminuì di un terzo, e il numero dei disoccupati balzò da 400.000 a quasi 12.000.000. La produzione industriale decrebbe di più del 70%, tra il giugno 1929 e il giugno 1932, e perfino la produzione di beni di consumo immediato decrebbe di un terzo”” (pag 46-48)”,”USAE-124″
“EINAUDI Luigi, a cura di Ruggiero ROMANO”,”Scritti economici, storici e civili.”,”Luigi Einaudi nasce a Carrù (Cuneo) il 24/3/1874. Mentre frequenta la facoltà di legge all’Università di Torino, inizia la sua collaborazione alla Critica sociale. Si laurea nel 1895. Si dedica quindi con fervore al giornalismo, entrando come redattore alla Stampa di Torino. A 24 anni consegue la libera docenza in economia politica all’Università di Torino. Alla libera docenza fa seguito, nel 1902, la nomina a professore straordinario in scienza delle finanze all’Università di Pisa. Dal 1915 inizia la sua collaborazione con The Economist, che si intensificherà dopo gli anni venti. L’inizio della sua attività più propriamente pubblica può dadatarsi al 1919, quando venne nominato senatore del Regno. Caduto il fascismo, nel 1943 è nominato rettore dell’Università di Torino, ma – costituitasi la Repubblica Sociale – deve riparare in Svizzera, dedicandosi al giornalismo e all’insegnamento presso l’Università di Ginevra e la Scuola di Ingegneria di Losanna agli studenti italiani. Il governo italiano lo richiama in patria alla fine del 1944, e nel gennaio 1945 lo nomina governatore della Banca d’Italia. Il 2 giugno 1946 entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Nel maggio 1947 è nominato ministro nel Gabinetto De Gasperi, con funzioni di vicepresidente del consiglio. Senatore nell’aprile 1948, nel maggio dello stesso anno è eletto presidente della Repubblica. Muore il 30/10/1961 a Roma.,”,”ITAE-120-FL”
“EINAUDI Mario”,”Il primo Rousseau.”,”Mario Einaudi dopo la laurea in Giurisprudenza e Scienze politiche a Torino e a Roma, e corsi di perfezionamento all’Università di Harvard e alla London School of Economics, è passato all’insegnamento universitario in Europa e negli Stati Uniti. Dal 1945 ha insegnato alla Cornell University di Ithaca (Ny) ricoprendo la carica di direttore del Center for International Studies. In seguito è diventato presidente del comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Edmond Burke and the Historical Method’, ‘The Roosevelt Revolution’ (pubblicato anche in Italia nel 1959). ‘Tutta l’opera di Rousseau era stata concepita allo scopo di mostrare che la civiltà era «in uno stato di crisi», e che inevitabilmente l’Europa si avvicinava al «secolo delle rivoluzioni» (90). Le ragioni gli apparivano evidenti: i sistemi politici non erano solo corrotti, ma anche obsoleti. Le grandi monarchie non potevano resistere ancora per molto. Avevano raggiunto il massimo della gloria, «e ogni stato che rispende comincia a declinare». Ci sono, Rousseau accenna a questo nell”Emile’, «ulteriori ragioni particolari» a sostegno di questa convinzione (91). Nel suo saggio sulla Polonia, egli ci ricorda che queste nazioni «magnificamente» organizzate, questi «bei» governi sono tutti minacciati da una fine imminente (92). Come potrebbe essere altrimenti? Nei ‘Dialogues’, Rousseau ci offre la sua visione conclusiva dell’Europa. Ancora una volta è la cultura a sopportare il primo colpo, come portatrice di una filosofia confortevole a uso di uomini ricchi e felici, destinata a essere rifiutata domani dalla «moltitudine». Quello che vediamo attualmente, comunque, è il prodotto di una gioventù indisciplinata, dimentica dei suoi doveri e che non mostra il minimo amore per la patria. I sovrani governano senza leggi perché i loro maestri li hanno educati a non riconoscere altra guida che il loro interesse privato. L’Europa è infestata da soldati e commedianti, libri immorali e carestia. È facile profetizzare l’inevitabilità di un cambiamento contemplando questo stato di cose. È facile affermare che verrà il giorno in cui l’Europa guarderà «con lo stesso orrore professori e discepoli, e tutte quelle dottrine crudeli che abbandonando l’uomo completamente ai suoi sensi e limitando ogni cosa al godimento della sua breve esistenza, rendono il secolo da esse dominato tanto disprezzabile quanto infelice» (93). Il senso dell’inevitabilità va chiarendosi. Innanzitutto c’è l’inevitabilità del cambiamento. È vano credere che qualsiasi istituzione umana possa durare per sempre: «Tutto ciò che gli uomini hanno fatto, gli uomini possono distruggere; i soli tratti che non si possono modificare sono quelli impressi dalla natura» (94). In secondo luogo il cambiamento colpirà inevitabilmente quelle situazioni sociali cui Rousseau attribuisce la responsabilità della crisi. Dato che la natura non ha creato principi, ricchi e gran signori, la rivoluzione li colpirà per primi, riducendoli in povertà’ (pag 253-254)] [(90) ‘Emile’, cit., pp 224-25; (91) Ibid.; (92) ‘Considératins’, cit., p. 954; (93) ‘Dialogues’, cit., pp. 971-72; (94) ‘Emile’, cit., pp. 224-25]”,”TEOP-559″
“EINAUDI Luigi”,”Le lotte del lavoro.”,”Luigi Einaudi nasce a Carrù (Cuneo) il 24/3/1874. Mentre frequenta la facoltà di legge all’Università di Torino, inizia la sua collaborazione alla Critica sociale. Si laurea nel 1895. Si dedica quindi con fervore al giornalismo, entrando come redattore alla Stampa di Torino. A 24 anni consegue la libera docenza in economia politica all’Università di Torino. Alla libera docenza fa seguito, nel 1902, la nomina a professore straordinario in scienza delle finanze all’Università di Pisa. Dal 1915 inizia la sua collaborazione con The Economist, che si intensificherà dopo gli anni venti. L’inizio della sua attività più propriamente pubblica può dadatarsi al 1919, quando venne nominato senatore del Regno. Caduto il fascismo, nel 1943 è nominato rettore dell’Università di Torino, ma – costituitasi la Repubblica Sociale – deve riparare in Svizzera, dedicandosi al giornalismo e all’insegnamento presso l’Università di Ginevra e la Scuola di Ingegneria di Losanna agli studenti italiani. Il governo italiano lo richiama in patria alla fine del 1944, e nel gennaio 1945 lo nomina governatore della Banca d’Italia. Il 2 giugno 1946 entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Nel maggio 1947 è nominato ministro nel Gabinetto De Gasperi, con funzioni di vicepresidente del consiglio. Senatore nell’aprile 1948, nel maggio dello stesso anno è eletto presidente della Repubblica. Muore il 30/10/1961 a Roma.,”,”ITAE-125-FL”
“EINSTEIN Albert”,”Pensieri degli anni difficili.”,”””Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda. La situazione può esprimersi con un’ immagine: la scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca.”” (pag 135, 1941) “”In verità, quando il numero dei fattori che entrano in gioco in un complesso fenomenologico è troppo grande, il metodo scientifico, nella maggior parte dei casi, ci abbandona. Basta pensare alla meteorologia, dove è impossibile fare delle previsioni valide anche solo pochi giorni. Nessuno pone in dubbio, tuttavia, il fatto che ci troviamo di fronte a un processo causale le cui componenti causali ci sono, sostanzialmente, note. Gli eventi in questo campo sono al di fuori della portata di una previsione esatta a causa della varietà dei fattori che intervengono, e non a causa di una mancanza di ordine nella natura.”” (pag 137)”,”SCIx-207″
“EINSTEIN Albert”,”Come io vedo il mondo – La teoria della relatività.”,”Albert Einstein, l’uomo che diede nuove leggi fisiche all’universo, nacque a Ulm in Germania, nel 1879. Fu direttore dell’Istituto Kaiser Wilhelm di Berlino fino al 1933, anno in cui fu costretto dai nazisti a lasciare la Germania. Si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò nell’Università di Princeton. Nel 1916 enunciò la sua teoria della relatività generale che rivoluzionò i concetti di spazio e tempo, per la quale ricevette il premio Nobel nel 1921 “”Albert Einstein nacque a Ulm (Württemberg) il 14 marzo 1879. Fece i primi studi a Monaco di Baviera nel ginnasio di Liutpold ed ebbe la prima educazione matematica da uno zio ingegnere. Nel 1894, i seguito a un rovescio di fortuna, la famiglia Einstein lasciò la Germania e si trasferì in Italia dove il padre lavorò come elettrotecnico a Milano, a Pavia, a Isola della Scala e in altre località del Veneto. Il giovane Albert peregrinò fino a Genova donde emigrò in Svizzera e, fra non lievi difficoltà economiche, si iscrisse alla scuola cantonale di Aarau, dove vi guadagnò il certificato di ammissione alla celebre scuola politecnica di Zurigo. Qui nel 1910 conseguì la laurea e l’abilitazione all’insegnamento della matematica e fisica. Nel 1911 ottenne la cittadinanza svizzera e si occupò come perito tecnico dell’Ufficio Federale dei Brevetti di Berna. Gli anni dal 1902 al 1909 rappresentano il periodo della sua più intensa produzione scientifica. La scoperta dei fondamenti della teoria speciale della relatività (relatività in senso stretto o dei moti multiformi e rettilinei) gli valse nel 1912 la nomina a professore ordinario di matematiche superiori nel Politecnico di Zurigo. Nel novembre 1913 ebbe una cattedra di fisica nell’accademia prussiana delle scienze di Berlino e nella primavera del 1914, succedendo a Enrico Van’t Hoff, fu chiamato a dirigere il Kaiser-Wilhelm-Institut per la fisica. Nel 1933 le persecuzioni politiche e razziali den nazismo indussero Einstein a lasciare l’Europa. Emigrò negli Stati Uniti d’America ed entrò a far parte dell’Institute for Advanced Studies di Princeton. A Princeton è morto nel 1955. Albert Einstein ha dato alla fisica moderna il contributo di una creazione geniale che rimarrà nei secoli futuri una delle pietre miliari nella storia del pensiero umano. Nel 1905, con la memoria ‘Zur Elektrodynamik bewegter Körper’, gettò le basi della teoria speciale della relatività, fondata sulla costanza della velocità della luce nel vuoto quale limite superiore dell’osservabilità di qualsiasi fenomeno. Uno dei risultati che Einstein aveva dedotto da questa teoria , e cioè che massa ed energia sono equivalenti, doveva avere quarant’anni dopo una terrificante conferma, con una forza di distruzione mai conosciuta: lo scoppio della prima bomba atomica. Pochi sanno che in questo avvenimento Einstein ebbe una parte fondamentale. Si deve al suo diretto intervento se il Presidente Roosevelt mise a disposizione i colossali capitali necessari per quelle ricerche che dovevano portare alla bomba di Hiroshima”” (pag 7-8) Dalla teoria del campo alla teoria della relatività generalizzata (pag 61)”,”SCIx-525″
“EINSTEIN Albert, a cura di Emanuele VINASSA-DE-REGNY”,”Il significato della relatività – Il mondo come io lo vedo.. Edizioni integrali.”,”””Il denaro richiama solo l’egoismo e induce sempre, irresistibilmente, chi lo possiede ad abusarne”” (pag 176)”,”SCIx-012-FGB”
“EISELEY Loren”,”Il secolo di Darwin. L’ evoluzione e gli uomini che la scoprirono.”,”Loren EISELEY, nato nel 1907, è stato dal 1947 professore di antropologia all’ Università della Pennsylvania. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). Questo libro è dedicato a Carl Friedrich WITTKE, “”storico eminente e amico di coloro che la storia ha dimenticato””. “”Stranamente, pur avendo conseguito nel campo della geologia una vittoria simile a quella che Darwin avrebbe conseguito più tardi in biologia, Lyell non diventò un evoluzionista fino ai suoi ultimi anni di vita, anche se oggi ci pare che l’ evoluzione fosse la normale conseguenza del sistema da lui presentato”” (pag 93-94)”,”SCIx-155″
“EISELEY Loren”,”Il secolo di Darwin. L’evoluzione e gli uomini che la scoprirono.”,”””In questo strano piccolo mondo isolato, Darwin si dedicò immediatamente alla raccolta di tutti gli animali, piante, insetti e rettili che poté trovare. Visitò varie isole e su tutte raccolse esemplari. In quest’opera egli commise un serio errore: fino all’ultima parte della sua visita trascurò di tenere distinti nelle sue collezioni gli esemplari provenienti dalle singole isole. (…) Darwin, in altri termini, stava ancora cercando la chiave dell’evoluzione nell’ambiente esterno, nel clima, nell’ambiente naturale di una data area. Egli non si era atteso di osservare distinzioni di tipo locale in questo gruppetto di isole raggruppate insieme e comprendenti complessivamente una superficie di meno di 7500 chilometri quadrati. Ci si doveva aspettare che la fauna differisse da quella del continente vicino ma non questa strana diverGenza su isolette simili esposte a un clima completamente simile”” (…)”” (pag 153)”,”SCIx-017-FRR”
“EISENSTADT Shmuel N.”,”Paradossi della democrazia. Verso democrazie illiberali?”,”Shmuel N. Eisenstadt. É attualmente professore emerito di Sociologia nella Hebrew University di Gerusalemme. Tra le sue opere: Civiltà comparate, Fondamentalismo e modernità, Civiltà ebraica, ‘Modernità, modernizzazione e oltre’.”,”TEOS-019-FL”
“EISENSTADT Shmuel N.”,”Civiltà ebraica. L’esperienza storica degli Ebrei in una prospettiva comparativa.”,”Shmuel N. Eisenstadt (Varsavia, 1923). É attualmente professore emerito di Sociologia nella Hebrew University di Gerusalemme. Tra le sue opere: Civiltà comparate, Fondamentalismo e modernità, Civiltà ebraica, ‘Modernità, modernizzazione e oltre’.”,”EBRx-047-FL”
“EISENSTEIN Elizabeth L.”,”Le rivoluzioni del libro. L’ invenzione della stampa e la nascita dell’età moderna.”,”L’A insegna storia nell’Univ del Michigan.”,”EURx-006″
“EISFELD Rainer”,”Il pluralismo tra liberalismo e socialismo. (Tit.orig.: Pluralismus zwischen Liberalismus und Sozialismus)”,”EISFELD Rainer è nato nel 1941 a Berlino. Ha studiato economia e scienza politica nelle università di Saarbrucken e Francoforte. E’ docente nell’Istituto di scienza politica di questa università.”,”TEOS-187″
“EISLER Hanns a cura di Luca LOMBARDI”,”Con Brecht. Intervista di Hans Bunge. L’incontro di due grandi protagonisti della cultura tra le due guerre.”,”EISLER nella Germania tra le due guerre venne definito ‘il primo compositore della classe operaia’. Nella sua opera si possono rinvenire temi cruciali (rapporti intellettuali-masse, avanguardia-tradizione, musica colta – musica popolare). Essi ritornano anche nei ricordi su BRECHT che EISLER consegnò a questa brillante conversazione con Hans BUNGE. BUNGE nato nel 1919, storico della letteratura, è il fondatore e direttore dell’ Archivio Brecht presso l’ Accademia delle arti della DDR e dal 1968 D e regista presso il Volkstheater di Rostock.”,”GERG-020″
“EISNER Kurt”,”I nuovi tempi. Di Kurt Eisner primo presidente della Repubblica bavarese.”,”””Questo libretto di discorsi di Kurt Eisner è il primo sprazzo che giunge in Italia di idee neo-comuniste. Kurt Eisner, primo presidente della repubblica bavarese, appartiene a quel gruppo di socialisti indipendenti che deprecarono la guerra, che riconobbero la colpa della Germania, che, appena scoppiata la rivoluzione, della quale reano stati gli artieri, si adoprarono a far sì che le conquiste rivoluzionarie non fossero rese vane dai conservatori d’ogni risma- c’è oggi dei socialisti per sport che sono più conservatori dei conservatori. Per adesso Liebknecht e la Luxemburg – morti – Lederbour, Molkenbuhr, Meyer, Kautsky, Eisner, ancor vivi, hanno dovuto soccombere. Risorgeranno domani perché le idee non muoiono e perché non è possibile e sarebbe mostruoso che la guerra-rivoluzione e la rivoluzione là dove l’ han fatta non fossero state altro che mascherate e pagliacciate colossali. La luce viene dal Nord””. (pag 6).”,”MGER-049″
“EISNER Kurt”,”La revolución alemana.”,”””Presto o tardi Eisner doveva necessariamente cadere (1) – i tempi rivoluzionari non ammettono esitazioni -, e la pallottola del conte d’ Arco non fece che avvicinare la sua fine. L’ assassino di Kurt Eisner è un giovane, quasi un bambino; è piccolo, biondo e porta occhiali; è il tipo di studentino tedesco. Suo padre è un ufficiale bavarese”” (2). (pag 135)”,”MGER-066″
“EISNER Kurt”,”Der Sozialismus und die Jugend. Vortrag, gehalten zu Basel auf Einladung der Basler Studentenschaft im Großen Musiksaal am 10. Febr. 1919.”,”EISNER Kurt presidente della repubblica bavarese dei consigli. “”Strindberg, der größte Genius am Ausgange des neunzehnten Jahrhunderts hat uns in einer seiner fantastischen Tragödien das Elend des elenden Wiederholens geschildert. Der geistige Arbeiter will jeden Augenblick etwas Neues schaffen, aber er muß Tag für Tag geistig produzieren. Ich möchte also meinen, was dem Beruf der geistigen Arbeiter am nächsten ist, daß auch sie verstehen, was Sozialismus ist, denn auch der geistige Arbeiter wird erst frei, wenn es keinen Kapitalismus gibt.”” (pag 18) “”Strindberg, il più grande genio prodotto dal diciannovesimo secolo, ci ha descritto in una delle sue tragedie fantastiche la miseria della penosa ripetizione. Il lavoratore intellettuale vuole creare ad ogni istante qualcosa di nuovo, ma deve produrre giorno per giorno dell’ immateriale. Vorrei così dire, che ciò che è più vicino alla professione dei lavoratori intellettuali, che essi anche comprendono, è il socialismo, perché i lavoratori intellettuali diventano liberi solamente se non c’è il capitalismo.”””,”MGER-072″
“EISNER Kurt”,”Das Ende des Reichs. Deutschland und Preußen im Zeitalter der großen Revolution.”,”La politica sociale di Napoleone. (pag 299) Napoleone come avanguardia (protagonista) della unità tedesca. (pag 342)”,”GERx-102″
“EISNER Kurt”,”Welt werde froh! Ein Kurt-Eisner-Buch. Zum 10. Jahrestage der Ermordung Kurt Eisners herausgegeben von Der Büchergilde Gutemberg, Berlin.”,”””Der menschenscheuen Frau biete ich, um ihr in der bangen Verlassenheit eine Heimat zu geben, nichts wie ein dürres Wort. Ein Fremdwort dazu: Solidarität. Alle diese Begriffe, mit denen wir unsere neue Welt bauen wollen, find öde, künstliche Bildungen, aus fremden Sprachen zusammengeflickt.”” (pag 57) Kurt Eisner, the son of a successful businessman, was born in Berlin on 14th May, 1867. After studying literature and philosophy at Marburg he published Friedrich Nietzsche and the Apostle of the Future (1892). Eisner became a journalist and worked for the Frankfurter Zeitung. A member of the German Social Democrat Party, he edited several socialist newspapers including the SDP’s Vorwärts. He was originally a supporter of Germany’s involvement in the First World War, but changed his mind when documents suggested that Wilhelm II was responsible for starting the conflict. In April 1917 left-wing members of the Social Democratic Party (SDP) formed the Independent Socialist Party. Members included Eisner, Karl Kautsky, Eduard Bernstein, Julius Leber, Rudolf Breitscheild and Rudolf Hilferding. On 7th November, 1918, Eisner successfully organized the overthrow of the Bavarian government. After becoming prime minister Eisner declared Bavaria a Socialist Republic. The following day Wilhelm II abdicated and the Chancellor, Max von Baden, handed power over to Friedrich Ebert, the leader of the German Social Democrat Party. Eisner made it clear that his Socialist Republic would be different from the Bolshevik Revolution in Russia and announced that all private property would be protected by the new government. Eisner persuaded the larger and more moderate German Social Democrat Party to join the government and was in the process of introducing several economic and social reforms when he was assassinated by Anton Graf Arco, a fanatical nationalist, on 21st February, 1919.”,”MGER-085″
“EISNER Kurt”,”La Révolution en Bavière (Novembre 1918). Discours et proclamations.”,”Contiene in allegato ritaglio di giornale della Suddeutsche Zeitung del 13.9.88 Lettere a giornale su Kurt Eisner Perché non si può attuare la socializzazione dei mezzi di produzione (pag 89) “”L’exemple russe ne nous tente pas, et ses méthodes non plus”” (pag 89)”,”MGER-117″
“EKELAND Ivar”,”Il caos. Un manuale per capire. Un saggio per riflettere.”,”Ivar Ekeland, nato nel 1944, è professore di matematica all’Università di Parigi-Dauphine, di cui è stato rettore dal 1989 al 1994.”,”SCIx-239-FL”
“EKELAND Ivar”,”A caso. La sorte, la scienza e il mondo.”,”Ivar Ekeland è preside dell’Université Paris-Dauphine ed è membro del Centre de Recherche de Mathématiques de la Décision. Si è occupato della teoria dei giochi e di economia matematica. In Italia ha pubblicato: ‘Il calcolo e l’imprevisto. Il concetto di tempo da Keplero a Thom’ (Comunità, Milano. 1985) “”Tempo di guerra tempo di spada Vanno in pezzi gli scudi Tempo di bufera tempo di lupo Prima che il mondo rovini”” (in apertura) (vaticinio della veggente Voluspa’) (f. Voluspa: ‘Il canzoniere eddico’ a cura di P. Scardigli, Garzanti, 1982 p.12) “”Dal ‘Parmenide’ di Platone ,sappiamo che la verità non si può circoscrivere , che – se esiste una realtà ultima – essa arretra tanto più dinanzi a noi quanto più la incalziamo, fino a svanire nell’inconsistenza…”” (pag 156) Il caos nella battaglia di Svolder. (pag 79) “”La battaglia di Svolder si concluse con una sconfitta per il re di Norvegia. Al termine di una lotta accanita, i difensori del ‘Lungodragfo’ dovettero soccombere al numero. Coloro che non morirono con le armi in pugno si gettarono in mare per non cadere nelle mani dei nemici. Fra questi ci fu il re Olav Trygvesson, il cui corpo non fu mai ritrovato, e la cui scomparsa rimase avvolta nel mistero. Quanto a Einar Tambarskjelve, sopravvisse al massacro. Egl aveva allora solo diciotto anni, e se la saga di dà la pena di indicarne l’età è perché era un onore eccezionale essere scelto così giovane a far parte della guardia personale del re. Personaggio di grande spicco, sarà uno dei compagni più fidi di Olav il Santo, e morirà solo molti anni dopo , assassinato co figlio in un’imboscata tesagli dal re Araldo lo Spietato. (…) Sarebbe bastato poco perché l’esito della battaglia fosse del tutto diverso. Le frecce di Einar Tambarskijelve passarono a due riprese a pochi centrimetri dalal testa, e poi dal petto, dello jarl Eirik: dato il vigore con cui erano state scoccate, non avrebbero perdonato. Per contro, la freccia di Finn colpì l’aro di Einar nel momento stesso in cui questi lo tendeva per la terza volta: un miracolo di precisione nello spazio e nel tempo. Quale colpo di fortuna per l’uno e quale malasorte per l’altro. Se lo jarl Eirik fosse stato ucciso, il ‘Lungo drago’ si sarebbe sganciato e la vittoria sarebbe tocata all?altro capom. Olav Trygvesson avrebbe recuperato il suo regno, e la Norvegia avrebbe evitato il lungo periodo di disordini che si concluse con l’ascesa al trono di Olav Haraldsson”” (pag 79)”,”SCIx-010-FSD”
“EKLOF Ben BUSHNELL John ZAKHAROVA Larissa a cura, saggi di AFANAS’EV Alexander K. CHRISTIAN David FIELD Daniel GATRELL Peter GLEASON Abbott KASSOW Samuel D. KIPP Jacob W. LINDENMEYR Adele NARDOVA Valeriia A. NEUBERGER Joan PETROV Fedor A. RIEBER Alfred J. UST’IANTSEVA Natalia F. Contributors”,”Russia’s Great Reforms, 1855-1881.”,”Ben Eklof, Associate Professor of History at Indiana University, is author of Russian Peasant Schools and Soviet Briefing: Gorbachev and the Reform Period, editor of School and Society in Tsarist and Soviet Russia, and coeditor (with Stephen Frank) of The World of the Russian Peasant and (with Edward Deprov) of Democracy in The Russian School. John Bushnell is Professor of History at Northwestern University and author of Mutiny amid Repression and Moscow Graffiti: Language and Subculture. Larissa Zakharova is a Professor of History at Moscow State University, a doctor of history, and a specialist in Russian history from the 186os to the early twentieth century. She is the author or editor of numerous articles,editions of original sources, and monographs, including Samoderzhavie i otmena krepostnogo prava v Rossii, 1856-1861 (Autocracy and the Abolition of Serfdom in Russia, 1856-1861). Alexander K. Afanas’ev is a Senior Researcher at the State Historical Museum in Moscow. David Christian teaches Russian and World History at Macquarie University, in Sydney Australia. Daniel Field is Associate Professor of History at Syracuse University and Fellow of the Russian Research Center. Peter Gatrell is Senior Lecturer in Economic History at the University of Manchester. Abbott Gleason is Professor of History at Brown University and author or coeditor of several publications, including Ivan Kireevsky and the Origins of Slavophilism; Young Russia; Bolshevik Culture: Experiment and Order in the Russian Revolution; and Shared Destiny: Fifty Years of Soviet-American Relations. Samuel D. Kassow is Professor of History at Trinity College, in Hartford, Connecticut. Jacob W. Kipp, a Senior Analyst for the Foreign Military Studies Office at Ft. Leavenworth, Kansas, serves as Research Coordinator for European Military Studies. He is also an Adjunct Professor of History at the University of Kansas, where he teaches in the Russian and East European Studies Program. Adele Lindenmeyr is Associate Professor of History at Villanova University. Valeriia A. Nardova is a Senior Researcher at the St. Petersburg branch of the Institute of History of the Russian Academy of Sciences, a doctor of history, a specialist in nineteenth-century Russian history. Joan Neuberger teaches Russian history at the University of Texas at Austin. Fedor A. Petrov is a Senior Researcher at the State Historical Museum in Moscow. Alfred J. Rieber is Alfred L. Cass Term Professor of History at the University of Pennsylvania. Natalia F. Ust’iantseva is an Assistant Professor (dotsent) at the Cheliabinsk Institute of Culturte.”,”RUSx-010-FL”
“ELAZAR D. SOBOLEV A.I. KOLEVA T., compilazione di D. ELAZAR e T. KOLEVA; saggi di A.I. SOBOLEV K.A. ANDREYEV K.I. GRIGOROV K. VASSILEV Y. YOTOV T. KOLEVA P. GINDEV K. ORLOVA-BRYUKHANOVA P. BOEV K. BAICHINSKI M. VELEVA”,”Dimiter Blagoev. An Outstanding Theorist and Revolutionary.”,”Saggi di A.I. SOBOLEV K.A. ANDREYEV K.I. GRIGOROV K. VASSILEV Y. YOTOV T. KOLEVA P. GINDEV K. ORLOVA-BRYUKHANOVA P. BOEV K. BAICHINSKI M. VELEVA”,”RIRB-120″
“ELBE Ingo REICHARDT Tobias WOLF Dieter”,”Gesellschaftliche Praxis und ihre Wissenschaftliche Darstellung. Beiträge zur Kapital-Diskussion.”,”Il saggio di Tobias Reichardt si occupa del pensiero di Alfred Sohn-Rethel (pag 241-)”,”TEOC-719″
“EL-CAMPESINO Général (GONZALEZ Valentin)”,”La vie et la mort en URSS (1939-1949).”,”Lavoro forzato base del regime staliniano. Ventitre milioni di schiavi. “”Stalin ha acquisito e per sempre, la gloria la più sordida della storia, quella d’ aver creato e sviluppato il regime più schiavistico e, come complemento logico, lo Stato più poliziesco che sia mai esistito. In effetti, il rafforzamento di questo regime e di questo Stato è strettamente legato a quello del suo potere personale. Certo le prime ondate di repressione contro i menscevichi, i socialisti rivoluzionari e gli anarchici, così come la creazione della Ceka e la sua ulteriore trasformazione in GPU non gli sono imputabili e sono dovute all’ intero partito bolscevico. Ma egli è responsabile di tutti gli altri massacri, che hanno causato la morte di milioni e milioni di esseri umani: quelli dei cosiddetti trotskisti e buchariniani e quelli dei “”kulaki””. E della repressione mostruosa degli anni del dopoguerra. Si è molto parlato dei primi; io parlerò della seconda, meno conosciuta, ma infinitamente più grave da ogni punto di vista””. (pag 87)”,”RUSS-173″
“ELDREDGE Niles”,”Darwin. Alla scoperta dell’albero della vita.”,”Libro dedicato a Stephen Jay Gould (1941-2002) ‘che come me amava Charles Darwin’. Niles ELDREDGE paleontologo e biologo evoluzionista è stato, insieme a Stephen J. GOULD, il fondatore della teoria degli equilibri punteggiati. Dal 1969 è curatore della divisione degli invertebrati dell’ American Museum of Natural History. Ha scritto altre opere sul tema della vita e dell’ evoluzione.”,”SCIx-288″
“ELEGANT Robert S.”,”The Center of the World. Communism and the Mind of China.”,”””I cinesi sono stati per un millennio un popolo ideologico perché non furono formalmente un popolo religioso. Il confucianesimo fornì loro non solo un dettagliato codice morale e un complicato sistema politico organizzato formatosi dopo una leggendaria età d’ oro, ma anche un sostegno spirituale ed una relazione soddisfacente con il soprannaturale.”” (pag 450)”,”CINx-127″
“ELEY Geoff; MUSSON A.E.; FOSTER John”,”Defining social imperialism: use and abuse of an idea (Eley); Class struggle and the labour aristocracy, 1830-60 (Musson); Some comments of ‘Class struggle and the labour aristocracy’ (Foster).”,”Saggi incentrati sulla discussione dei libri di H.U. Wehler, ‘Bismark und der Imperialismus’, Cologne, 1969 (primo saggio) e John Foster, ‘Class Struggle and the Industrial Revolution’, 1974. John Foster cerca di dimostrare che a Oldham durante i decenni 1830 e 1840 ci fu ‘una coscienza di classe di massa’, una solidarietà operaia completa, tra sindacati e mondo politico che produsse un importante movimento rivoluzionario di massa (pag 337)”,”TEOC-746″
“ELGEY Georgette”,”Histoire de la IV Republique. 1. La republique des illusions 1945-1951.”,”””Nell’ insieme del paese, ed è essenziale, il partito comunista esercita una sorta di dittatura morale. Chiamandosi il partito dei 75 mila fucilati (1), vuole attribuirsi il monopolio del patriottismo. Diventa quasi chauvin. I suoi giornali si chiamano ‘La Marseillaise, Le Patriote’…”” (1) in realtà durante l’ Occupazione il numero totale di fucilati è stato di 29.600 francesi. Questa cifra non comprende le vittime delle deportazioni. Non è esatto parlare di 75 mila fucilati per il PCF. Ha avuto 75 mila dei suoi membri morti a causa dell’ occupazione nazista. (pag 16)”,”FRAV-076″
“ELGEY Georgette”,”Histoire de la IV Republique. 2. La republique des contradictions 1951-1954.”,”””Il mercanteggiamento italiano. Il ministro Lombardo dichiara: gli italiani, per loro parte, aspirano a un’ integrazione militare, a condizione che prefiguri una Europa federata, in cui l’ Italia sarà sullo stesso piano degli Alleati”” (pag 263)”,”FRAV-077″
“ELIADE Mircea”,”Da Zalmoxis a Gengis-Khan. Studi comparati sulle religioni e sul folklore della Dacia e dell’Europa centrale.”,”Daci: sembra assai probabile che il loro nome etnico derivi, tutto considerato, dall’epiteto rituale di una confraternita di guerrieri (pag 18) Mircea Eliade è nato a Bucarest nel 1907. Professore all’Università di Bucarest dal 1933 al 1940, nel 1945, si è trasferito a Parigi dove è rimasto fino al 1957, quando è stato chiamato all’Università di Chicago. Storico delle religioni, etnologo, studioso dei miti e delle culture primitive.”,”RELx-001-FSD”
“ELIADE Mircea”,”Forgerons et Alchimistes.”,”Mircea Eliade, lo storico delle religioni, antropologo, scrittore e filosofo rumeno, ha prodotto una vasta gamma di opere. Ecco alcuni dei suoi libri tradotti in italiano: Il mito dell’eterno ritorno. Archetipi e ripetizioni Trattato di storia delle religioni Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi Le religioni e il folklore dell’Europa orientale. Da Zalmoxis a Gengis Khan1 Miti, sogni e misteri La nascita mistica. Riti e simboli d’iniziazione Spezzare il tetto della casa. La creatività e i suoi simboli Questi libri offrono una profonda esplorazione delle credenze religiose, dei miti e delle esperienze culturali. ‘Forgerons et alchimistes’ di Mircea Eliade pare non sia stato pubblicato in Italia.”,”SCIx-030-FSD”
“ELIADE Mircea”,”Miti, sogni e misteri.”,”Mircea Eliade è nato nel 1907 a Bucarest, dove ha conseguito la laurea in lettere. Dal 1928 al 1932 fu all’Università di Calcutta per condurre studi sull’India. Dal 1946 al 1949 ha tenuto corsi all’Ecole des Hautes Etudes della Sorbona. Dal 1956 ha ottenuto una cattreda di storia delle religionmi all’Università di Chicago.”,”RELx-001-FFS”
“ELIAS Norbert”,”Saggio sul tempo.”,”Norbert Elias è considerato uno dei grandi sociologi del secolo XX. E’ morto all’età di 93 anni nel 1990. “”In fin dei conti è soltanto con Einstein che siamo giunti a scoprire che il tempo è una forma di relazione e non, come credeva Newton, un flusso oggettivo, parte del creato, come i fiumi e le montagne visibili (…)”” (pag 56) “”Ma ricordiamoci del modo in cui Darwin affronta il problema dell’evoluzione biologica. A Darwin non interessava sapere se gli anfibi fossero moralmente migliori dei pesci, i mammiferi migliori dei rettili o gli uomini più fortunati delle scimmie; per lui si trattava semplicemente di sapere come e perché specie divese fossero divenute ciò che sono e di spiegare la superiorità funzionale di specie apparse più tardi nel processo d’evoluzione rispetto a specie precedenti. Il problema dell’evoluzione delle società in generale e quello del «tempo» in particolare richiedono un approccio similare”” (pag 113) Carattere feticistico del tempo (pag 126) Il crescente dualismo del concetto di tempo (pag 139)”,”TEOS-271″
“ELISSEEFF Danielle”,”Histoire du Japon. Entre Chine et Pacifique.”,”ELISSEEFF Danielle, specialista dell’ Estremo Oriente, si è diplomata all’ Ecole nationale des chartes, all’ Ecole pratique des hautes etudes e all’ Ecole des langues orientales. E’ autore di una decina di libri. Histoire du Japon. Entre Chine et Pacifique. “”Il miglior modo di definire i rapporti feudali in Giappone è di sottolineare come forte è la fusione che essi rappresentano tra tutti i poteri – civile, militare, giudiziario – nel quadro di una ricerca molto pragmatica dell’ efficienza, senza ricerca teorica di una architettura ideale, né riferimento a un prestigioso modello antico come poteva essere l’ Impero Romano. La legge del più forte si impone al più debole, lasciando giocare una sorta di selezione naturale portatrice di classi sociali e di ogni ingiustizia, ma anche di tutte le speranze, attraverso le classi sociali e gli insegnamenti normativi che, come il confucianesimo, raccomandano che ogni uomo si accontenti della sua parte.”” (pag 77)”,”JAPx-059″
“ELKANA Yehuda”,”The Discovery of the Conservation of Energy.”,”Yehuda Elkana insegna storia e filosofia della scienza alla Hebrew University of Jerusalem, Israele, è anche direttore della Van Leer Jerusalem Foundation. (1975) “”Science owes more to the steam engine than the steam engine to science”” (Anon) “”La scienza deve più alla macchina a vapore che la macchina a vapore alla scienza”””,”SCIx-554″
“ELKIN A.P.”,”Gli aborigeni australiani.”,”A.P. Elkin Professore di Antropologia nell’Università di Sydney.”,”AUSx-002-FFS”
“ELKINS Caroline”,”Un’eredità di violenza. Una storia dell’Impero britannico.”,”Caroline Elkins è professoressa di Storia e di Studi africani e afroamericani all’Università di Harvard. Insegna anche alla Business School e alla Harvard Law School. Il dibattito contemporaneo sugli studi postcoloniali ha visto la sua opera al centro della discussione. Begin e la ‘casa di vetro’. I revisionisti, da parte loro, elaborarono strategie per attaccare di petto le misure repressive britanniche. Come ricordò in seguito Menachem Begin, «la storia e la nostra capacità di osservazione ci persuasero che, se fossimo riusciti a distruggere il prestigio del governo (inglese) in Eretz Isarel, la sua caduta sarebbe avvenuta automaticamente. Da quel momento in poi non smettemmo mai di accanirci su questo punto debole. Per tutti gli anni della nostra sollevazione colpimmo il prestigio del governo britannico deliberatamente, instancabilmente, incessantemente» (78). Gli ufficiali britannici impegnati sul campo sapevano esattamente che cosa questo significasse. I leader dell’Irgun «credono nell’efficacia delle loro attuali tattiche (…) che la violenza sia l’unico mezzo per indurre il governo britannico a fare concessioni politiche», si legge in un rapporto dell’intelligence (79). Secondo Begin, Samuel Katz, membro dell’alto comando dell’Irgun e «uno degli uomini più saggi», aveva compreso perfettamente la correlazione tra la violenza e le debolezze politiche della Gran Bretagna nel contesto postbellico: «C’erano limiti all’oppressione, oltre i quali il governo britannico non osava spingersi. Nel poteva scatenare contro di noi tutta la forza del suo potere. La Palestina non era un remoto villaggi collinare dell’Afghanistan, che poteva essere bombardato fino alla completa sottomissione. La Palestina era una casa di vetro a cui il resto del mondo guardava con interesse. Nel 1945, gli inglesi avevano scoperto che il loro comportamento nei confronti degli ebrei era un fattore importante negli orientamenti e nella politiche americane (80)». La «logica della rivolta» di Begin rimarcava il punto di vista di Katz: «Eretz Israel (…) assomigliava a una casa di vetro». Begin estese poi l’analogia, notando che «con le “”armi”” andavamo all’attacco; la trasparenza del “”vetro”” era il nostro scudo di difesa» (81). Alla base dell’intera strategia c’era il principio revisionista di ordine più generale – «Combattiamo, quindi siamo» – che esprimeva al contempo una logica di liberazione ma era anche radicato nella realpolitik del dominio britannico (82)”” (pag 493) [(78) Begin, ‘Revolt’, p. 52; (79) ‘Palestine. Political. Irgun-Zvai Leumi’, marzo 1946. Reference n: 47/ 154/2, HA; (80) Katz, ‘Days of Fire’, p. 110; (81) Begin, ‘Revolt’, p. 56. «Logic of the Revolt» è il titolo del capitolo quinto del libro; (82) Ibid., p. 27]”,”UKIQ-009″
“ELLEBOODE Christian”,”Karl Marx. Vie – oeuvres – concepts.”,”ELLEBOODE Christian è Docteur in scienze economiche. E’ professore ‘en classes préparatoires économiques et commerciales’ nel liceo Notre-Dame-de-Sion a Saint-Omer. “”Le valeurs ne correspondent pas aux prix de production, mais par le jeu de la concurrence, il y a uniformisation des taux de profit en un taux de profit moyen (…). Quand la composition organique du capital d’une branche est supérieure à la moyenne, les marchandises vendues ont un prix supérieure à leur valeur et il y a, pour cette branche un profit plus élevé que la plus-value produite. La somme totale des écarts entre les prix de production et les valeurs est nulle. Les écarts entre prix de production et valeur se compensent. Ce qui revient à tirer comme conclusion que la loi générale ne s’impose comme tendance qu’approximativement. Les différentes branches se partagent une plus-value globale concrètement au ‘prorata’ de la part qu’elles représentent dans le capital total avancé. Ce mécanisme a été qualifié de péréquation des taux de profit”” [Christian Elleboode, Karl Marx. Vie – oeuvres – concepts, 2001]”,”MADS-572″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Storia del fenomeno staliniano.”,”ELLEINSTEIN è dirigente del Centro di studi e ricerche marxiste e autore di una storia dell’URSS in quattro volumi.”,”RUSS-052″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Marx, su vida, su obra.”,”””Marx mostra che, un secolo prima “”Cromwell e il popolo inglese avevano attinto dall’ Antico Testamento la lingua, le passioni e le illusioni necessarie per la loro rivoluzione borghese. Quando si ebbe raggiunto il vero obiettivo, ovvero, quando si realizzò la trasformazione borghese della società inglese, Locke soppresse Abacuc””. Marx risponde ora a Proudhon, sebbene senza nominarlo: “”La rivoluzione sociale del secolo XIX non può attingere la sua poesia dal passato, ma unicamente dall’ avvenire””. (pag 188)”,”MADS-361″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Histoire du communisme, 1917-1945.”,”La Nep. “”Insomma, si ritorna ad un’ economia di mercato. Solo le grandi imprese restano nazionalizzate, come pure le banche. Il commercio estero rimane monopolio di Stato. Lenin offre anche ai capitalisti occidentali delle “”concessioni”” nelle regioni produttive di materie prime (carbone, petrolio, ecc.) ed è il boicottaggio delle grandi imprese occidentali che impedisce che siano concesse loro le miniere del Donetz e il petrolio di Baku. L’economia sovietica si presenta dunque negli anni venti come una economia mista di trasizione. Grazie a ciò, poco a poco, il paese si ricostruisce.”” (pag 57)”,”INTT-208″
“ELLEINSTEIN Jean”,”D’une Russie a l’ autre. Vie et mort de l’ URSS.”,”ANTE3-56 ELLEINSTEIN Jean ha scritto varie opere tra cui ‘Karl Marx’, ‘Histoire mondiale des socialismes’.”,”RUST-134″
“ELLEINSTEIN Jean”,”Storia del fenomeno staliniano.”,”Jean Elleinstein, dirigente del Centro di studi e ricerche marxiste e autore di una Storia dell’URSS in quattro volumi, analizza in quest’opera le origini, l’evoluzione e il declino del fenomeno staliniano, il cui apogeo si colloca tra gli inizi degli anni trenta e la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, offrendoci un tentativo di spiegazione marxista, non riconducibile al solo ‘culto della personalità’ denunciato dal XX Congresso del PCUS nel 1956.”,”RUSS-042-FL”
“ELLEINSTEIN Jean”,”Staline Trotsky. Le Pouvoir et la Révolution.”,”Dedica manoscritta probabilmente dell’autore Tesi dell’autore: l’atteggiamento di Trotsky in occasione del dibattito e scontro sul trattato di Brest-Litovsk fu decisivo per impedire una crisi in seno al partito bolscevico. Si afferma che alcuni dirigenti del PC bolscevico ragionavano perfino su un governo senza Lenin… (pag 53)”,”TROS-310″
“ELLEMAN Bruce A.”,”Moscow and the Emergence of Communist Power in China, 1925-30. The Nanchang Uprising and the Birth of the Red Army.”,”Bruce A.Elleman è Research Professor al Maritime History Department del US Naval War College. Ha pubblicato pure ‘Modern Chinese Warfare, 1795-1989’ (2001) e ‘Japanese-American Civilian Prisoner Exchanges and Detention Campas, 1941-45’ (2006). Radek sulla natura sociale della Cina negli anni 1920 e il dibattito sul modo di produzione asiatico (pag 15-16)”,”MCIx-072″
“ELLER-VAINICHER Marco”,”Distribuzione del reddito, crescita e moneta nella posizione dei governatori della Banca d’Italia durante il quarantennio repubblicano. Gennaio 1989.”,”Governatori della Banca d’Italia: LUIGI EINAUDI 1946 DONATO MENICHELLA 1947-1959 GUIDO CARLI 1960-1974 PAOLO BAFFI 1975-1978 CARLO A. CIAMPI 1979-1987″,”ECOT-003-FP”
“ELLERY Eloise”,”Brissot de Warville. A Study in the History of the French Revolution.”,”ELLERY Eloise, Associate Professor of History in Vassar College. Influenza di Voltaire, Rousseau e delle istituzioni degli Stati Uniti su Brissot. “”Tutto il suo lavoro nella sua tendenza anticristiana, nella sua enfasi sui diritti naturali, nel suo vangelo di umanitarismo e riforma politica, fu tipico del pensiero del diciassettesimo secolo. (…) Brissot fu allo stesso tempo il discepolo di Voltaire, di Rousseau, e di Montesquieu. L’ influenza di Voltaire era forse la minore, ma è indubitabile nell’ atteggiamento generale e nel tono incisivo dei suoi primi lavori ‘L’ Autorité législative de Rome anéantie’ e ‘Lettres philosophiques sur Saint Paul’.”” (pag 41) “”In this case Brissot and Mirabeau agreed, but agreement between them was the exception. As in the formation of the constitution, Mirabeau’s object was to produce a constitution which should be practicable, so in the management of foreign and financial affairs he was guided by expediency. Brissot, on the other hand, was predominantly influenced by theory and considerations of abstract right, and failed both to appreciate Mirabeau’s regard for the practical necessities of the moment and to recognize the real greatness of the man””. (pag 143-144)”,”FRAR-343″
“ELLI Chiara”,”Spagna vertebrata. Gli intellettuali del 1898 e l’Europa.”,”Chiara Elli si è laureata in Scienze politiche nell’Università degli Studi di Milano, con una tesi in Storia delle dottrine politiche sul penisero politico della Generazione del 98. Si è specializzata (2000-2002) all’Università Complutense di Madrid e successivamente ha lavorato nel Centro Studi ‘Luca d’Agliano’.”,”SPAx-014-FSD”
“ELLIOTT Gregory”,”Perry Anderson. The Merciless Laboratory of History.”,”ELLIOTT è senior lecturer in humanities all’ University of Brighton. Ha già pubblicato ‘Althusser: The Detour of Theory’, ‘Labourism and the English Genius’ e ‘Althusser: A Critical Reader’.”,”MUKx-064″
“ELLIOTT J. H.”,”El Viejo Mundo y el Nuevo (1492-1650).”,”Opera originale: ‘The Old World and the New, 1492-1650’ “”Il pensiero cristiano e stoico forniva l’idea della unità fondamentale del genere umano. Aristotele insegnò a pensare l’uomo come un essere essenzialmente sociale”” (pag 63) “”Nell’Europa del 1500, una popolazione di circa 100 milioni di abitanti occupava una estensione di 3.750.000 miglia quadrate di territorio, che equivaleva a una densità di 26,7 abitanti per miglia quadrate. Con la scoperta dell’America – la apertura della grande frontiera – questi 100 milioni di abitanti acquisirono una estensione di territorio addizionale di 20 milioni di miglia quadrate, con la conseguente possibilità di una densità di popolazione drammaticamente ridotta”” (pag 76)”,”STOS-191″
“ELLIS John M.”,”Language, Thought, and Logic.”,”””It is often easier to discover a truth to assign to it its proper place’ (Ferdinand de Saussure)”,”TEOS-008-FRR”
“ELLMAN Michael”,”La pianificazione socialista.”,”Lo scopo di questo libro è di fornire una chiara e semplice introduzione all’economia della pianificazione nei paesi a socialismo di Stato, un quadro completo della esperienza sovietica e cinese nella direzione dell’economia.”,”RUSU-040-FL”
“ELLUL Jacques”,”Storia della propaganda.”,”La propaganda nel mondo occidentale fino al XV secolo. Dal XVI secolo al 1789. Dal 1789 al 1914. Comparsa della propaganda moderna. Propaganda della Rivoluzione d’ Ottobre, LENIN. ELLUL (1912) ha insegnato fino al 1980 nelle Univ di Montpellier, Strasbourg, Clermont-Ferrand, Bordeaux e presso l’Institut d’Etudes Politiques. Dimesso dall’insegnamento da Vichy, ha partecipato alla resistenza. E’ stato membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese e del Consiglio nazionale della Chiesa Riformata di Francia. Ha diretto la rivista ‘Foi et Vie’. Oltre alla classica ‘Histoire des Institutions’, 1956-58, tradotta in italiano nel 1981 (in 5 tomi) ha scritto pure: ‘Trahison de l’Occident’ (1975), ‘Le systeme technicien’ (1977), ‘L’ideologie marxiste chretienne, (1979) ecc.”,”FOLx-008″
“ELLUL Jacques, a cura di Michel HOURCADE Jean-Pierre JEZEQUEL e Gerard PAUL”,”Les successeurs de Marx. Cours professé à l’Institut d’études politiques de Bordeaux.”,”E’ il frutto di un corso sul pensiero marxista ELLUL Jacques “”Kautsky, dans son livre intitulé ‘Terrorisme et communisme’ publié en 1919, montre à quoi va conduire la théorie de Lénine. Dans l’introduction, il établit une comparaison avec la Révolution française, faisant le parallèle entre Kerenski et les Etats généraux d’une part, Lénine et les Jacobins d’autre part. Il poursuit la comparaison en montrant que quand Lénine a fait son coup d’Etat en 1917, il s’est trouvé dans la situation de Bonaparte, et pour éviter une réaction thermidorienne, il a été obligé de modifier progressivement son programme pour y renoncer complètement en fin de compte. Kautsky montre que, ou bien Lénin restait fidèle à son programme de 1917, et il subissait un échec, ou bien il se maintenait au pouvoir en trahissant la totalité de son programme révolutionnaire. Dans les deux cas, c’était l’échec de la révolution socialiste. Kautsky énumère les entorses faites par Lénine à son propre programme.”” (pag 102) (…) Les réponses de Lénine. “”Ses réponses se trouvent condensées dans trois ouvrages: – Que faire? en 1902. – Un pas en avant , deux en arrière, en 1904 – La maladie infantile du communisme, en 1920. Selon lui, la théorie marxiste de la révolution distingue des conditions objectives et des conditions subjectives. L’erreur de Kautsky est de penser aux conditions objectives. (…)”” (pag 104)”,”TEOC-556″
“ELLUL Jacques”,”Il sistema tecnico. La gabbia delle società contemporanee.”,”Jacques Ellul (1912-1994): un pensatore iconoclasta libertario. Protestante, anticomunista, ma esperto di Marx. L’unico in Francia ad aver condotto per cinquant’anni una profonda critica del “”progresso tecnico””. Molti altermondialisti si richiamano alla sua riflessione. L’autore della prefazione ha scritto su Ellul un saggio pubblicato da Jaca Book. ‘Jacques Ellul: l’uomo che aveva previsto (quasi) tutto’ (2008) “”L’ultima osservazione riguarda la neutralità della tecnica. Quando dico che la tecnica è autonoma, non voglio dire che sia neutra, ma al contrario che essa possiede una propria legge e un senso in se stessa. La tecnica non è uno strumento che l’uomo può utilizzare a piacimento. Possiede un proprio peso, una propria direzione. Richta sottolinea saggiamente che tutte le teorie sulla «neutralità» della tecnica sono nate a partire dall’industrializzazione. Ciò è accaduto perché «in nessun periodo precedente le forze produttive avevano assunto tale forma indifferente al commercio degli individui in quanto individui» (49)”” (pag 186-187) (49) Karl Marx, “”L’ideologie allemande”””,”TEOS-284″
“ELLUL Jacques, a cura di Michel HOURCADE Jean-Pierre JEZEQUEL e Gérard PAUL”,”La pensée marxiste. Cours professé à l’Institut d’études politiques de Bordeaux de 1947 à 1979.”,”””Dans le domaine des classes sociales, il existe aussi des nuances importantes quant à l’interprétation de la pensée de Marx sur cette question du développement de l’Histoire. Dans la ‘Critique de l’économie politique’, Marx dit que la lutte des classes n’est pas évidente à discerner, et qu’il y a des périodes de «stagnation» où l’on constate l’absence de conflits entre les classes sociales: par exemple; la période de la fin de l’empire romain (IVe siècle) jusqu’à la fin du XIe siècle. La classe dominante ne joue pas seulement un rôle de domination mais plutôt un rôle régressif: elle ne suscite aucun développement économique, politique, etc. Par ailleurs, Marx évoque aussi la possibilité que la lutte des classes ne se traduise pas par la défaite de la classe dominante au profit de la classe exploitée, mais s’achève par la destruction des deux classes antagonistes. Il illustre cette proposition par les conflits à Byzance et dans l’Italie du XIIIe siècle. Apparaît alors un nouveau groupe social qui n’est pas vraiment encore une classe sociale qui s’empare du pouvoir et va se constituer progressivement en classe sociale. Marx évoque à ce sujet la bureaucratie. Au XIXe siècle, elle ne forme pas une classe sociale. Mais, si son développement se poursuit, elle pourrait finir par conquérir le pouvoir et devenir une classe. Seuls Marx et Tocqueville ont décelé les potentialités de la bureaucratie, dès le XIXe siècle”” (pag 127-128)”,”MADS-741″
“ELLUL Jacques, edizione italiana a cura di Giovanni ANCARANI”,”Storia delle istituzioni. III. L’età moderna e contemporanea: dal XVI al XIX secolo.”,”Jacques Ellul, nato a Bordeaux nel 1912, ha insegnato in varie università francesi. Esonarato dall’insegnamento dal governo di Vichy, partecipò alla resistenza e fu vicesindaco di Bordeaux e segretario generale del movimento di liberazione. E’ membro del Consiglio nazionale della Chiesa riformata di Francia. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘L’homme et l’argent’ (1953) e ‘Propagandes’ (1963).”,”STOS-001-FP”
“ELLWOOD David W.”,”Una sfida per la modernità. Europa e America nel lungo Novecento.”,”D.W. Ellwood insegna storia delle relazioni internazionali all’Università di Bologna e storia dei rapporti Usa-Europa al Bologna Center della J. Hopkins University. Si è anche interessato al cinema come fonte per la storia (‘The Movies as History. Visions of the Twentieth Century’, 2001) “”Raymond Aron, eminente scienziato sociale francese, dichiarò che era facile elencare “”fenomeni, istituzioni, divertimenti”” che avevano attraversato l’oceano e, in Europa come altrove, avevano “”acquisito diritto di cittadinanza””. Ma non si trattava di “”americanizzazione”” come sostenevano in molti con disprezzo, bensì semplicemente dell'””universalizzazione di fenomeni legati allo sviluppo della civiltà materiale”” (1). La celebrazione di Jean Fourastié dei “”trent’anni gloriosi””, così famosa in Francia (2), e la sua indagine – la più evocativa tra quelle che documentavano il grande progresso in materia di benessere umano in Occidente – non danno alcuna importanza a una qualche forma di ispirazione americana, anzi non vi fanno quasi riferimento”” (pag 221) Trotsky. “”Lev Trockij, il più celebrato antagonista di Stalin, espulso dall’Unione Sovietica nel 1929, trascorse da latitante i primi anni trenta in Francia. Nonostante le numerose e profonde differenze che aveva con i suoi persecutori, condivideva con tutti loro, tranne che con Stalin, la forte preoccupazione per i pericoli del nazionalismo economico. All’inizio del 1934 propose ai lettori di “”Foreign Affairs””, l’autorevole rivista di New York, una vivace analisi su quale fosse la posta in gioco: “”Tutti a casa! Torniamo al cuore della nazione! Non solo dobbiamo correggere l’errore del Commodoro Perry, che ha rotto l'””autarchia”” del Giappone, ma serve anche una correzione dell’ancora più grande errore di Cristoforo Colombo, che ha causato l’espansione così smodata della cultura umana””. Trockij dichiarò che il rifiuto politico dell’interdipendenza economica stava producendo tensioni “”intollerabilmente gravi”” tra le nazioni. La Grande Guerra aveva prodotto una nuova dipendenza reciproca tra l’Europa e l’America, ma in un modo che aveva solo aggravato le tensioni economiche causate dai loro diversi sistemi di sviluppo. “”I tentativi di salvare la vita economica inoculandole il virus dal cadavere del nazionalismo si rivelarono un veleno per il sangue che portava il nome di fascismo””. Trockij, come lettore fedele del Marx economista, credeva che la logica dell’evoluzione capitalista o, più nello specifico, la legge della produttività della forza lavoro che aveva sempre spinto l’uomo a trovare modi “”per ottenere la maggior quantità di merci possibile con il minor dispendio di forza lavoro””, significava che solo un’attività paneuropea e su scala mondiale era adeguata per i sistemi di produzione di massa del tempo. Ai suoi occhi, la vera sfida per l’Europa si poteva così esprimere: “”Come si può garantire l’unità dell’Europa; mentre si salvaguarda la completa libertà culturale dei popoli che vi abitano? Come può un’Europa unita entrare a far parte di un sistema economico mondiale coordinato?””. Piuttosto che affrontare questo problema, i governi europei, sempre più deboli, stavano cercando, con maggiore o minore disperazione, di ricacciare lo sviluppo economico all’interno del quadro nazionale, usando una forma sempre più aggressiva di capitalismo di Stato. Ma dove, allora, si collocavano gli Stati Uniti rispetto a questo sviluppo totalmente reazionario del Vecchio Continente? Secondo Trockij, non potevano esserci dubbi che gli Stati Uniti avevano portato la legge della produttività della forza lavoro a un nuovo livello con il sistema basato su “”nastro trasportatore, standard o produzione di massa””. Ma il resto del mondo era prronto a difendersi con ogni mezzo possibile, anche con le armi, piuttosto che affrontare la logica insita nell’esperienza degli Stati Uniti. Questa scelta non poteva che portare guerra, rovina e “”la musica dell’inferno””. “”Prima o poi il capitalismo americano deve farsi strada nel nostro pianeta, in lungo e in largo. Con quale modalità? Con ‘ogni’ modalità. Un altro coefficiente di produttività denota anche un alto coefficiente di forza distruttiva. Sto predicando la guerra? Niente affatto (…)””. Allo stesso tempo il nazionalismo fascista decadente stava preparando ovunque caos e devastazione. Il capitalismo competitivo in crisi era “”come una gallina che covava non un pulcino, ma un coccodrillo. Non c’era da stupirsi che non riuscisse a gestire la propria prole”” (14). (14) Lev Trotsky, Nationalism and Economic Life, in ‘Foreign Affairs’, April 1934 (pag 91-92)”,”EURx-293″
“ELLWOOD David W.”,”L’alleato nemico. La politica dell’occupazione anglo-americana in Italia, 1943-1946.”,”Molto citati i nomi di H.R. Alexnander P. Badoglio I. Bonomi H. Coles C.R.S Harris Charles Noel A. Kirk H. Macmillan F.D. Roosevelt E.W. Stone A. Weinberg Il volume presenta per la prima volta una visione complessiva dell’opera degli Alleati in Italia dallo sbarco in Sicilia alla fine del 1945 La collaborazione di Valletta con gli Alleati (pag 364) “”La pressione tedesca si faceva sempre più forte e incombeva la minaccia costante di distruzioni o della deportazione di operai e impianti. Soltanto dopo il settembre 1944, quando fu firmato un accordo tra il ministro neofascista dell’Economia corportavia e le forze di occupazione tedesca, che garantiva nominalmente che gli impianti a nord del Po non sarebbero stati distrutti, gli industriali riconquistarono un significativo margine di manovra (34). Valletta non esitò a lungo: a metà novembre fornì ai rappresentanti della Special Force una descrizione particolareggiata della situazione dei suoi impianti, indicando che venivano costruiti per i tedeschi cinquecento veicoli al mese, il minimo indispensabile cioè per evitare la deportazione dei macchinari e degli operai. Per mezzo di negoziati, aggiunse Valletta, egli sarebbe forse riuscito a persuadere i tedeschi a fornire riserve di materie prime per due mesi: ciò significava che, al momento dell’arrivo degli Alleati, la produzione sarebbe passata a mille veicoli al mese e «[la] intera organizzazione Fiat sarebbe stata a disposizione [degli Alleati» non appena fosse stato necessario””. La Fiat aveva anche elaborato programmi per una massiccia fornitura di viveri, aveva già nascosto i generi alimentari necessari, ed aveva promesso riserve di legno e di acqua nel caso che le centrali elettriche fossero state distrutte dai tedeschi durante la ritirata (35). Nei confronti degli Alleati, Valletta si trovava in una posizione di forza”” (pag 364) [(34) Castronovo, Agnelli, p. 660; (35) Documento della Special Force del 17 novembre 1944 cit. in Perona, ‘La politica’, p. 14]”,”QMIS-300″
“ELLWOOD David W.”,”Al tramonto dell’impero britannico: Italia e Balcani nella strategia inglese, 1942-1946.”,”Concetto ‘Rivolta al momento giusto’ (pag 78-79) Fine della leadership britannica (pag 69)”,”QMIS-063-FGB”
“ELON Amos”,”Il grande Rothschild. Meyer Amschel, dal ghetto di Francoforte a banchiere dei re.”,”ELON-A, nato a Vienna, attualmente vive a Gerusalemme. Collabora al “”Neew Yorker”” e alla “”New York Review of Books””. Bibliografia – “”La rivolte degli ebrei”” (1979). – “”Israeliani: padri fondatori e figli”” (1988). – “”Gerusalemme”” (1990).”,”E1-BAIN-009″
“ELON Amos”,”La rivolta degli ebrei.”,”Amos Elon nato a Vienna, è stato per anni corrispondente dall’estero del quotidiano israeliano Ha’aretz, e ha pubblicato due libri tradotti in varie lingue: Journey through a Haunted Land sulla Germania di oggi e The Israelis: Founders and Sons sulla nascita e lo sviluppo dello Stato di Israele. Dal presente volume ha tratto un dramma, Herzl assieme a Dore Shary, che è stato rappresentato con successo a Broadway. Attualmente sta lavorando a un romanzo documentario che narra la storia vissuta del tentativo di sottrarre alla morte dei lager nazisti centomila ebrei durante la Seconda guerra mondiale.”,”EBRx-004-FL”
“ELORZA Antonio BIZCARRONDO Marta”,”Queridos camaradas. La Internacional Comunista y España, 1919-1949.”,”Biografie ELORZA Antonio BIZCARRONDO Marta risvolto copertina “”Nell’ esteso discorso esplicativo del VII Congresso, questo è l’ unico riferimento alla giustificazione da parte di Dimitrov della difesa della democrazia. Il Bloque Popular Antifascista, nella versione Codovilla-Diaz, vuole essere molto più di una coalizione elettorale, e pure di una alleanza politica; si situa sul terreno del fronte unico, come la sua materializzazione politica, ma senza abbandonare il carattere di una convergenza sociale, “”di un’ ampia lotta di massa””, il cui sottofondo implicito è in realtà antipolitico in quanto ignora la pluralità dei partiti, per accedere senza ostacoli alla egemonia comunista””. (pag 254) “”Maurin aveva rappresentato fin dalla formazione del POUM, il 29 settembre del 1935, la fazione più importante del comunismo eterodosso catalano, il Bloc Obrer i Camperol (BOC, ndr), ed era coincidente con Andrés Nin nella fascinazione per il modello di rivoluzione sovietica del 1917 (…)””. (pag 347) “”Quasi-trotskisti””. “”La assenza forzata di Maurin, rese Andrés Nin leader unico del POUM, già leader della Izquierda Comunista, un ramo uscito dal trotskismo a partire dal 1934, quando il vecchio rivoluzionario tentò senza riuscirvi di ottenere che i suoi seguaci spagnoli entrassero nel PSOE. Da allora, le relazioni tra la Izquierda Comunista spagnola e Trotsky furono tormentate, per cui non è corretto chiamare trotskista il POUM di Nin, come pure considerare che non esistesse relazione alcuna, per lo meno genetica, tra il POUM e Trotsky””. (pag 357)”,”MSPG-150″
“ELOY-MARTINEZ Tomás”,”Santa Evita. Romanzo.”,”L’autore è nato a Tucumán nel Sud dell’Argentina nel 1934. Ha insegnato letteratura latino-americana alla Rutgers University. Vive nel New Jersey.”,”AMLx-012-FFS”
“ELSENHANS Hartmut a cura; saggi di Hartmut ELSENHANS Claudius H. RIEGLER Claus LEGGEWIE Wolfgang MAYER Alfred SCHMIDT Gisela HÜBNER-DICK Raimund SEIDELMANN Eva SENGHAAS-KNOBLOCH Anke SCHULZ Ulrich MENZEL Anna-Jutta PIETSCH”,”Migration und Wirtschaftsentwicklung.”,”saggi di Hartmut ELSENHANS Claudius H. RIEGLER Claus LEGGEWIE Wolfgang MAYER Alfred SCHMIDT Gisela HÜBNER-DICK Raimund SEIDELMANN Eva SENGHAAS-KNOBLOCH Anke SCHULZ Ulrich MENZEL Anna-Jutta PIETSCH”,”CONx-073″
“ELSTER Jon ROEMER E. John, Contributors, C. D’ASPREMONT Charles BLACKORBY John BROOME L.A. GÉRARD-VARET James GRIFFIN Peter J. HAMMOND Aanund HYLLAND Daniel KAHNEMAN Carol VAREY Ignacio ORTUÑO-ORTIN Thomas M. SCANLON John A. WEYMARK”,”Interpersonal Comparisons of Well-Being.”,”C. d’Aspremont Core Université catholique de Louvain, Belgium. Charles Blackorby and David Donaldson, Department of Economics University of British Columbia Vancouver, Canada. John Broome Department of Economics University of Bristol, Bristol, England. Jon Elster Department of Political Science. University of Chicago, Chicago, Illinois. L.A. Gérard-Varet Ecoles des hautes étudies en sciences socials Marseilles, France. James griffin keeble College Oxford, England. Peter J. Hammond Department of Economics European University Institute San Domenico di Fiesole (Firenze) Italy. Aanund Hylland Department of Economics University of Oslo, Oslo, Norway. Daniel Kahneman and Carol Varey Department of Psychology University of California, Berkeley, California. Ignacio Ortuñ0-Ortin Department of Economics University of Alicante, Alicante, Spain. John E. Roemer Department of Economics University of California Davis, California. Thomas m. Scanlon Department of Philosophy Harvard University Cambridge, Massachusetts. John A. Weymark Department of Economics University of British Columbia Vancouver, Canada. List of contributors, Acknowledgments, Introduction Jon ELSTER and John E. ROEMER, Note, Figure, Appendix, References, Index, Studies In Rationality And Social Change, elenco collaboratori, ringraziamenti, introduzione di Jon ELSTER e John E. ROEMER, note, grafici, appendice, riferimenti, indice nomi argomenti, Studies In Rationality And Social Change”,”FILx-132-FL”
“ELTING John Robert”,”Swords Around a Throne. Napoleon’s Grande Armée.”,”ELTING John R.: (1911-2000) Colonnello e storico militare americano. Soldato per 35 anni (1933-1968), con due intermezzi civili come Istruttore di scuola superiore. Addestratore degli Ufficiali di riserva presso la Stanford University nel 1932. Fino al 1947 in servizio continuo nel 71° battaglione di artiglieria da campo corazzata. Viene qui descritta e analizzata l’arma più potente di Napoleone: la Grande Armée, che nel momento di maggior sviluppo contava oltre un milione di soldati. L’Autore esamina ogni aspetto di questa macchina umana incredibilmente complessa: l’organizzazione, il sistema di comando, la logistica, le armi, le tattiche, la disciplina, la ricreazione, gli ospedali mobili, i servizi da campo, ecc. La formazione dell’esercito tra i tumulti della Francia rivoluzionaria e attraverso le rapide conquiste di vasti territori in tutta Europa, fino alla leggendaria sconfitta a Waterloo. Il testo utilizza estratti di lettere dei soldati, resoconti di testimoni oculari e numerosi dettagli tratti da ricerche decennali.”,”FRAN-117-FSL”
“ELTON Geoffrey Rudolph a cura; saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”Storia del mondo moderno. Vol 2. La Riforma 1520-1559.”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-002″
“ELTON Geoffrey Rudolph a cura; saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”Storia del mondo moderno. Volume II. La Riforma 1520-1559.”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-002-FMP”
“ELWOOD Ralph Carter”,”Roman Malinovsky. A Life Without A Cause.”,”CARTER ELWOOD Ralph Tesi S. Possony su ‘Lenin sapeva’ dal 1913 che Malinovsky era un agente che faceva il doppio gioco ma manteneva prima di tutto la sua lealtà verso il partito. Lo ha difeso fino all’ultimo nel 1918 ma alla fine è stato sacrificato per proteggere i segreti interni dell’organizzazione (pag 65) “”Stefan Possony has carried the “”Lenin knew”” argument one step further to suggest that Malinovsky was a double agent from 1913 on with his first loyalty being to the party. He argues that only this explains Malinovsky’s insistence on returning to Russia to prove his innocence, that Lenin tried to defend him in 1918, but that in the end he was “”sacrificed to protect the inner secrets of the organization”” (31). There are several problems with this interpretation. First, there is no indication that the party ever derived any inside information on police activities as a result of Malinovsky’s double role or that he purposefully sowed “”disinformation”” in his reports to Beletsky and Vissarionov. To the contrary, the Bolsheviks had virtually no knowledge about other agents in their midst whereas the police kwew almost all the party secrets from Malinovsky and used this information to excellent advantage in the year before the war. As has been shown, the provocation commission, the Russian Bureau and numerous party publishing ventures were hamstrung precisely because of Malinovsky’s participation. (Possony, Der Monat, Heft 71 (August 1954), p. 496. See also Possony, Lenin, pp. 142-143) Malinovsky, however, never claimed that he was a true double agent nor is there any evidence that Lenin in fact came to his defense in 1918 other than by attending his trial.”” (pag 65-66)”,”RIRB-105″
“ELWOOD R.C.”,”Inessa Armand. Revolutionary and feminist.”,”ELWOOD R.C. professore di storia alla Carleton University Ottawa. Ha pubblicato lavori sulla storia russa e sovietica, tra cui ‘Russian social democracy in the underground’ e ‘Roman Malinovsky’. I. ARMAND fu unastretta collaboratrice di Lenin dal 1909 fino all’anno della morte dovuta al colera nel 1920. Lenin le scrisse in tutto 118 lettere.”,”RIRB-106″
“ELWOOD Ralph Carter”,”Russian Social Democracy in the Underground. A Study of the RSDRP in the Ukraine, 1907-1914.”,”ELWOOD R.C. è associate professor of Russian History alla Carleton University in Ottawa.”,”RIRx-165″
“ELWOOD Ralph Carter”,”Russian Social Democracy in the Underground. A Study of the RSDRP in the Ukraine, 1907-1914.”,”Ralph Carter Elwood is Associate Professor of Russian History at Carleton University, Ottawa. He is associate editor of Canadian Slavonic Papers and author of Russian Social Democracy in the Underground: a study of the RSDRP in the Ukraine, 1907-1914.”,”MRSx-019-FL”
“ELZE Reinhard / ASCHERI Mario / PRODI Paolo / BATTISTI Eugenio / CERVELLI Innocenzo / CORNI Gustavo”,”«Sic transit gloria mundi»: la morte del papa nel medioevo (Elze) / Giuristi, umanisti e istituzioni del Tre-Quattrocento: qualche problema (Ascheri) / Storia sacra e controriforma (Prodi) / Per un ampliamento del concetto di manierismo (Battisti) / Ceti e assolutismo in Germania. Rassegna di studi e problemi (Cervelli) / La «Neue Sozialgeschichte» nel recente dibattito storiografico (Corni).”,”Contiene due saggi di storiografia: ‘Ceti e assolutismo in Germania. Rassegna di studi e problemi’ (Cervelli); ‘La «Neue Sozialgeschichte» nel recente dibattito storiografico’ (Corni). Otto von Gierke formulò la celebre definizione di “”dualismo”” dello stato per ceti (pag 441) La riflessione storica di Otto Hintze e Otto Brunner (pag 445-) Marx (pag 458-459) “”Osservazioni analoghe a quelle sul concetto di «libertà», cioè relative alla assoluta incommensurabilità della libertà nel quadro della costituzione per ceti con la libertà nel senso liberale del termine, possono farsi a proposito del concetto di «rappresentanza». E’ questo, come è noto, uno dei punti nodali su cui gli studi e le discussioni sul problema storico dello «Ständetum» hanno maggiormente richiamato l’attenzione. A riprova dell’importanza del tema ancora negli anni ’40 dell’Ottocento, basta prendere, anche a caso e a titolo puramente indicativo, alcune chiare antitesi giuridico-concettuali presenti nel giovane Marx: la nuova rappresentanza del popolo contrapposta alla rappresentanza dello stesso attraverso «le delegazioni dei ceti» (trad. Firpo), considerata da Marx assolutamente priva di senso (‘sinnlos’) (69); oppure la contrapposizione fra «ständische Vertretung» e «Volksrepräsentation», dove la prima è vista in termini di proprietà fondiaria – quasi un carattere strutturale costante dei «landtagsfähige Güter» – per cui l’antitesi si configura fra «Vertreter des Grundbesitzes» e «Volksvertreter» (70), antitesi a sua volta connessa a quella fra ‘Stande’ e ‘Staat’, nel significato di privato e pubblico (71). Non è questa, come si è detto, la sede per soffermarsi sui caratteri del perdurare della costituzione e della rappresentanza per ceti nella Germania del XIX secolo, dopo gli anni della Rivoluzione e di Napoleone e la «Reformzeit» di Stein e Hardenberg; e basta appena ricordare che il pensiero giuridico-filosofico e politico di Marx fece sua quella separazione fra stato e società già sottolineata da Hegel, e che era la naturale corrispondenza teorica di un processo storico determinato, nel 1842, l’anno degli scritti marxiani cui ci si è riferiti, già da tempo avviato e in atto. Resta il fatto che quelle antitesi presenti nell’analisi teorico-politica di Marx a una data così avanzata della storia tedesca ed europea sono utili per introdurre ed illuminare la ‘vexata quaestio’ del carattere rappresentativo dei ceti nell’ambito della costituzione e dello stato per ceti”” (pag 458-459) [Innocenzi Cervelli, ‘Ceti e assolutismo in Germania. Rassegna di studi e problemi’ (pag 431-512] [(in) ‘Annali dell’Istituto Storico Italo-Germanico di Trento, n. III 1977’, Trento, stampa 1978] [(69) Cfr. Marx-Engels, Werke, vol. I, Berlin 1964, p. 44 (trad. it. K. MArx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di L. Firpo, Torino, 1950, reprint 1975, p. 88). Per la «Vertretung» (ma anche «Repräsentation») e, correlativamente, per gli «Stände» cfr. l’utilissimo ‘Lessico giuridico marxiano, 1842-1851’, pubblicato da R. Guastini in appendice al suo ‘Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società’, Bologna, 1974, pp. 520-521, 486-487, 510-513; per i famosi articoli di Marx del 1842 sugli «ständische Ausschüsse», cfr. Ibidem, pp. 95 ss.; (70) Cfr. Marx-Engels, Werke, Ergänzungsband’, erster Teil, Berlin, 1968, pp. 415-416, e v. anche Ibidem, p. 406: «der Grundbesitz ist die allgemeine Bedingung der ständischen Vertretung, aber er ist nicht die einzige Bedingung» (trad. it. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit., pp. 261-262, 250-251); (71) Cfr. Marx-Engels, Werke, cit., vol. I, p. 126: «…eine Vertretung der Privatinteressen der Stände, den Staat zu den Gedanken des Privatinteresses degradieren will und muss» (trad. it. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, cit., p. 199). Superfluo il rimando a K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. e note di G. Della Volpe, Roma, 1971, pp. 81 ss.] Theodor Schieder è considerato il capofila indiscusso della storiografia tedesca, direttore dal 1957 della ‘Historische Zeitschrift’ che è l’organo ‘ufficiale’ della corporazione storiografiche tedesca (pag 514, Corni) Wehler e il marxismo (pag 529-530) “”La polemica con la scuola francese costituisce lo snodo a partire dal quale è possibile riflettere meglio su due elementi centrali della concezione di [Hans Ulrich] Wehler: da un lato l’esigenza di teorie si precisa meglio come esigenza di teorie dei ‘tempi medi’, e per teorie Wehler intende delle costruzioni modellistiche che si basino sull’evolversi della congiuntura economica e che riguardino essenzialmente il periodo storico che dalla rivoluzione industriale conduce fino ai nostri giorni. Per quanto riguarda il secondo punto, che da un lato delimita drasticamente la portata del discorso di Wehler ma che dall’altro ne accentua la pregnanza per la comprensione dei problemi del presente (e del futuro), Wehler ha evidentemente accolto la lezione di Conze ed insiste frequentemente sul salto qualitativo senza precedenti che l’industrializzazione ha fatto compiere alla storia del genere umano, modificandone radicalmente tutti i punti di riferimento anche storiografico (…). L’affermazione di Wehler sulla necessità di basare le teorie storiche dei tempi medi sull’andamento delle onde congiunturali implica il confronto con il marxismo al quale Wehler, a differenza di gran parte dei suoi colleghi tedeschi, non si sottrae. Anzi, egli afferma esplicitamente più volte nel corso dei suoi lavori principali di avere utilizzato per l’elaborazione dei modelli relativi le categorie marxiane e sostiene di basarsi prioritariamente sui fattori economici. Una valutazione positiva dell’apporto marxiano alla conoscenza storica e teorica dell’industrializzazione occidentale per la sua capacità di considerare sinteticamente le sfere dell’economia, della società e del potere politico, è presente anche in altri passi delle sue antologie. Ma Wehler sottolinea d’altra parte il suo rifiuto del «monismo causale» o di qualsivoglia altra scala di priorità delle categorie interpretative. Perciò il suo approccio alla concezione marxiana non costituisce l’accettazione supina di essa, ma piuttosto un utilizzo strumentale delle sue potenzialità metodologiche, per cui Wehler intende distinguersi dal dogmatismo degli esponenti della nuova sinistra. Altrove, poi, Wehler non manca di evidenziare talune vistose carenze analitiche del marxismo soprattutto rispetto alla problematica della modernizzazione. Appare chiaramente come Wehler faccia riferimento a Marx soprattutto in connessione con Weber, che egli definisce il «Marx borghese» (69), con l’obiettivo palese di trovare le analogie tra questi due pensatori, a suo avviso fondamentali. Questo obiettivo si palesa in un passo in cui Wehler argomenta come anche a livello epistemologico, dove le contraddizioni tra questi due teorici sembrerebbero più che mai insormontabili, sia invece possibile mediare, nel senso di fondare una concezione epistemologica che assuma sia il dato di una realtà esistente per sé (come nel marxismo), sia quello della presenza determinante di precisi interessi di conoscenza (come nella sociologia della conoscenza weberiana). Al di là della scarsa linearità dell’argomentazione wehleriana, tra le poche di carattere teorico che si possono ritrovare nella sua pur ampia produzione, occorre a mio avviso sottolineare piuttosto i pregi del confronto che questo storico instaura con il marxismo, confronto critico e costruttivo in contrapposizione con la tradizione storiografica tedesca, che considera il marxismo soprattutto come la dottrina ufficiale della DDR. La concezione di Wehler si precisa quindi come esigenza di approcci polivalenti, che evidenziano i processi di interazione fra società ed economia, potere ed ideologia. Importante sotto questo profilo è il dibattito sul «capitalismo organizzato», che a partire dal ’72 ha indubbiamente offerto un campo di indagine molto fruttuoso per i giovani storici della «storia strutturale», concentrato sul terreno dell’«autonomia relativa» dello Stato dall’economia, ha costituito un importante momento di chiarificazione dei contenuti di una rinnovata ‘Sozialgeschichte’ (70)”” [Gustavo Corni, ‘La «Neue Sozialgeschichte» nel recente dibattito storiografico’, pag 513-540] [(in) ‘Annali dell’Istituto Storico Italo-Germanico di Trento, n. III 1977’, Trento, stampa 1978] (pag 528-530) [(69) A questo proposito è immediata l’analogia con la recezione del marxismo da parte di Kocka, il quale intende armonizzarlo con il weberismo, però soprattutto nel senso di integrare Weber, superando il suo radicale decisionismo. Cfr. ‘Karl Marx und Max Weber. Ein methodologischer Vergleich’, in “”Zeitschrift für die gesamte Staatswissenschaft””, CXXII, 1966, pp. 328-358; (70) Cfr. ‘Organisierter Kapitalismus’, herausgegeben von H. Winkler, Göttingen, 1974. Su questo terreno si è indubbiamente verificato un avvicinamento fra le posizioni di Wehler e di Kocka, che sono gli interpreti più autorevoli della punta avanzata del dibattito storiografico contemporaneo in Germania; in particolare Wehler ha vieppiù abbandonato il suo privilegiamento del fattore economico, rivalutando in questo ambito ad es. la storia politica (cfr. ‘Moderne Politikgeschichte oder Grosspolitik der Kabinette’, in “”Geschichte und Gesellschaft””, I, 1975, pp. 344-369). Dall’altro, Kocka ha ampiamente abbandonato la precedente pregiudiziale secondo cui Wehler non sarebbe altro che una marxista, nel saggio ‘Sozialgeschichte-Strukturgeschichte’, in “”Archiv für Sozialgeschichte’, XV, 1975, pp. 1-43]”,”STOx-285″
“EMBREE Ainslie T. WILHELM Friedrich”,”India. Dalla civiltà dell’Indo fino all’inizio del dominio inglese.”,”A.T. Embree (1921) ha insegnato all’Indore Christian College in India. F. Wilhelm (1932) è stato docente di Indologia e Tibetologia all’Università di Monaco di Baviera. “”L’ultima incarnazione del dio Visnu si verificherà solo nel futuro. Quando l’età presente, ultima delle quattro età che sono andate continuamente peggiorando, sarà distrutta e sorgerà un’altra età dell’oro, il Dio apparirà ancora una volta nella figura di Kalki, come portatore di salvezza e giudice dei mondi. La posteriore dogmatica indiana ha considerato anche il Buddha un’incarnazione di Visnu, e ciò rivela la sua capacità di accogliere e amalgamare influssi stranieri. A.L. Basham (10), ha fatto notare che per parecchi devoti indù Gesù Cristo è una divinità nel pantheon induista, e spiritosamente osserva che gli Indiani potrebbero accettare anche Marx come una specia di ‘avatara’ (discesa, incarnazione). Questo potere di amalgamazione è definito da Basham ‘inclusiveness’ (facoltà di inclusione): tutto l’opposto del tradizionale pensiero occidentale (anche dell’islamismo e dello zoroastrismo). Tutte le incarnazioni di Visnu sono aspetti parziali della sua grandezza e possono essere ciascuna oggetto di un culto particolare. Ognuno di questi culti è insieme culto del dio Visnu, di cui esse rappresentano le forme fenomeniche. Al posto del sacrificio vedico (yajna) compare la venerazione (puja) del dio rappresentato in un’immagine figurale. Lo stesso, press’a poco, avviene per l’altro grande dio, Siva, che è per l’evoluzione dell’induismo altrettanto importante che Visnu”” (pag 123-124) “”Data la scarsità di opere storiche vere e proprie, altre discipline acquistarono un’insolita importanza per lo studio della storia indiana. I risultati delle ricerche dell’archeologia, della numismatica e dell’epigrafia hanno contribuito in modo decisivo a dare una fisionomia più precisa al passato della penisola indiana. Informazioni preziose si desumono anche dalle relazioni di viaggiatori stranieri, pellegrini, mercanti e diplomatici. Le più antiche notizie sull’India ci sono fornite dai Greci e dai Romani, dai Cinesi e dai Tibetani. L’immagine dell’India agli occhi del mondo è stata plasmata in modo determinante nel corso della storia mondiale. I popoli vicini appresero presto, attraverso i rapporti commerciali o gli scontri bellici, l’esistenza del subcontinente indiano. Nel I millennio dell’era volgare la valle del Gange divenne per i buddhisti cinesi un venerato luogo di pellegrinaggio in Occidente, mentre per l’antica Europa, che ebbe le prime notizie attendibili sulla regione indiana nella spedizione di Alessandro, l’India rappresentò il confine orientale del mondo, finché sul lontano orizzonte non comparvero la Cina e il Giappone. L’alto medioevo limitò ancora la sua conoscenza dell’India alle notizie, parte fantastiche parte realistiche, dei Greci e dei Romani. Il dominio arabo in Spagna e le crociate stabilirono nuovi rapporti con l’Oriente. I viaggiatori europei in Asia, come Marco Polo e Niccolò Conti, riferirono come testimoni oculari anche sull’India. Con la scoperta della via marittima per l’India nel 1498 (Vasco da Gama raggiunge il Malabar) si aprì una nuova fase nei rapporti tra l’Oriente e l’Occidente. La colonizzazione portò anche un vantaggio scientifico. Commercianti, funzionari coloniali, diplomatici e missionari resero preziosi servigi alla conoscenza europea dell’India. L’Europa della fine del XVIII secolo fu affascinata dalla grande cultura indiana che si è appena rivelata ai suoi occhi. Mentre in Germania principale oggetto d’interesse e di studio furono soprattutto la poesia e la religiosità dell’antica India (Herder, i fratelli Schlegel e altri), come puro il sanscrito (F. Bopp), al senso pratico degli Inglesi e dei Francesi dobbiamo i primi lavori che gettano qualche luce sulla storia e sulla vita indiana (A. Duperon, W. Jones, T. Colebrooke ed altri). J. Prinsep fondò l’epigrafia indiana, che è particolarmente importante per la ricostruzione della storia dell’India. Per tutto il XIX secolo si dedicarono alla ricerca storica soprattutto gli Inglesi, che si occuparono anche del periodo maomettano e di quello più moderno. Il norvegese C. Lassen, che succedette ad A.W.v. Schlegel all’Università di Bonn, pubblicò fra il 1847 e il 1861 un’opera in quattro volumi che riassumeva tutti i risultati degli studi sull’antichità indiana. Come hegeliano, egli vedeva nel dominio britannico sull’India la sintesi, nell’epoca maomettana l’antitesi e nel periodo ancora precedente, presumibilmente indipendente, la tesi. Hegel stesso scriveva: “”L’autodiffondersi dell’elemento indiano è un’oscura, preistorica diffusione””, e aggiungeva che non gli spettava “”alcuna realtà””. La storia universale del Ranke (1881-1886) lascia ancora da parte l’India (e l’Asia Orientale), poiché la sua cultura per lui appartiene ancora alle “”culture primitive””. Nella storia universale diretta da Hans Helmolt (1902), e ancora prima in quella monografica edita da Hermann Oncken (1890) la storia dell’India compare sì, ma con una trattazione inadeguata allo stato delle conoscenze. Ma, oltre agli studiosi occidentali, anche storici indiani lavoravano – in parte con metodi occidentali – alla riscoperta della storia dell’India. I sapienti indiani avevano già dato un aiuto prezioso ai primi pionieri europei dell’indianistica (o indiologia) (3). Oggi sono al lavoro nel subcontinente numerosi studiosi, ciascuno nella disciplina storica di sua competenza, e i risultati raggiunti vengono pubblicati nelle varie riviste specialistiche, come la “”Indian Historical Quarterly”” o in singole monografie. Gli abitanti della penisola hanno oggi non di rado una visione schiettamente nazionale della loro storia. Si mette in rilievo l’importanza e l’antichità della cultura indiana, e si tende a riconoscervi come linea direttrice la tendenza all’unità e all’indipendenza nazionale: nel contempo si cerca di dimostrare l’esistenza già nell’India antica di certe conquiste delle democrazie occidentali. Anche il marxismo ha trovato seguaci fra gli storici indiani. Nel 1853 Marx aveva pubblicato sulla “”New York Daily Tribune”” saggi sull’India britannica, sostenendo la concezione di “”un modo di produzione asiatico””, che a causa del clima e della natura del terreno esigeva la costruzione collettiva di opere d’irrigazione. I leninisti furono i primi ad applicare il determinismo storico delle cinque successive fasi storico-sociali alla penisola indiana (4), ma la maggior parte dei marxisti indiani non riconoscono questo ordinamento in cinque stadi. Anche Max Weber si è occupato, da un punto di vista sociologico, dell’India, prendendo in esame la specifica “”etica economica”” delle religioni indiane, che per mancanza di “”razionalismo economico”” ha ostacolato lo sviluppo dell’economia capitalista (1916-1917) (5). I grandi lavori della storiografia indiana del XIX secolo hanno avuto un seguito nel XX. Accanto alle esposizioni generali sono apparsi vari studi particolari, che hanno portato nuove conoscenze. Alla ‘Oxford History of India’ (3 ed. 1958), e alla più vasta, ma incompleta, ‘Cambridge History of India’ (1922 ss.), si contrappone da parte indiana la ‘History and Culture of the Indian People’, in parecchi volumi (1951 ss.). La maggiore scoperta del XX secolo fu quella delle culture dell’Indo, i cui scavi continuano tuttora con successo e hanno attratto l’attenzione degli studiosi sull’elemento preario nel subcontinente indiano”” [T. Ainslie Embree e Friedrich Wilhelm, ‘India. Dalla civiltà dell’Indo fino all’inizio del dominio inglese’, Storia Universale Feltrinelli, Milano, 1968, introduzione] [(3) Su questo punto insiste giustamente H. Kabir, in: ‘Cultural Forum’, vol. VI, n. 2, Delhi, pp. 8 ss; (4) Cfr. la critica di H. v. Glasenapp, ‘Das Indienbild deutscher Denker’, Stuttgart, 1960, pp. 172-185, e d.D. Kosambi, ‘An Introduction to the Study of Indian History’, Bombay, 1956, pp. 9 ss; inoltre D. Thorner, ‘Marx on India and the Asiatic Mode of Production’, in: “”Contributions to Indian Sociology””, XI, 1966, pp. 33 ss.; (5) M. Weber, ‘Die Wirtschaftsethik der Weltreligionen’, II. Hinduismus und Buddhismus’, in: ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’, vol 41, 1916, pp. 613-744; vol. 42. 1916-1917, pp. 345-461, 687-814 (tradotto da H.H. Gert e Don Martindale in inglese, col titolo ‘The Hindu Social System’, Glencoe (Illinois), 1958). L’immagine dell’India in Weber, a quanto mi consta, non è stata ancora studiata criticamente]. (pag 11-12-13)”,”INDx-138″
“EMERSON Michael HUHNE Christopher”,”Il rapporto ECU.”,”Michael Emerson è a capo della Commissione incaricata dalla CEE di studiare i pro e i contro dell’adozione dell’ECU come unica moneta. Christopher Huhne è un giornalista economico di primo piano.”,”EURE-055-FL”
“EMERSON Michael”,”Ridisegnare la mappa dell’Europa.”,”Michael Emerson, dopo aver lavorato all’Ocse e alla Commissione europea, attualmente svolge attività di ricerca nel Centre for Economic Performance della London School of Economics.”,”EURx-084-FL”
“EMILIANI Paolo”,”Dieci anni perduti. Cronache del partito socialista italiano dal 1943 ad oggi.”,”Congresso di Genova del partito socialista, 1948. “”Al Congresso di Genova la corrente Nenni-Basso mantiene quindi tutte le sue posizioni politiche di subordinazione totale al PCI e di sostanziale fusione in atto. Si denomina di sinistra, questa corrente, ma in realtà, sulla scorta della tattica comunista, è semplicemente un’ espressione di immobilismo (…). La corrente centrista si muove secondo l’ errore o l’ illusione che fu già di Basso.”” (pag 108-109) “”La mozione “”Riscossa socialista”” (centristi) ebbe 227.609 voti; quella di Nenni-Morandi-Basso 161.556 voti; la mozione Romita 141.886 voti. Si suole attribuire la mancata affermazione massiccia, che ci si aspettava, della corrente autonomista al passaggio improvviso di Sandro Pertini, in pieno Congresso, dalla posizione autonomista a quella nenniana (1)””. (pag 111) (1) ‘Lettera ai compagni’ di S. Pertini (Avanti, 2 luglio 1948) tentativo vano di giustificare l’ improvviso cambiamento”,”ITAC-094″
“EMILIANI Vittorio”,”Gli anarchici. Vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi.”,”EMILIANI Vittorio è nato a Predappio nel 1935. Giornalista, già collaboratore del ‘Mondo’ e dell’Espresso, ha lavorato dal 1961 al Giorno. Ha pubblicato un’antologia di Armando Borghi (Vivere da anarchici) e ha collaborato a una raccolta di testi sulla nascita dell’anarchismo e del socialismo (‘Questa Romagna 2) “”Nel maggio del 1872, insieme a Giuseppe Fanelli, il compagno Pisacane, [Cafiero] accetta finalmente l’incontro e il confronto di idee con Michele Bakunin che adesso abita a Locarno. Nel diario del rivoluzionario russo c’è, alla data del 21 maggio 1872, questa semplice annotazione redatta in francese: “”Tutta la giornata con Fanelli e Cafiero – Alleanza perfetta””. La folgorazione è avvenuta. (…) Carlo è ormai conquistato , lontano da Engels al quale dalla Svizzera, il 12 giugno, scrive: “”Il vostro ‘programma comunista’ è per me nella sua parte positiva una grossa assurdità reazionaria (…)””. Federico Engels, in un italiano precario ma incisivo, gli risponde subito piccato: “”Non posso conchiudere che una sola cosa; che voi vi siete lasciato indurre d’intrare (sic) nella ‘società segreta bakuninista l’Allianza (sic)’, la quale, predicando ai profani sotto la maschera dell’autonomia anarchica, e anti-autoritarismo, la disorganizzazione dell”Internazionale’, pratica cogli iniziati un autoritarismo assoluto collo scopo d’impadronirsi della direzione dell’Associazione… mi dovrò congratulare con voi che avete messo a salvo a giammai la vostra preziosa autonomia””. E’ la fine di una collaborazione e di un’amicizia sostituite in Cafiero dalla devozione quasi filiale a Bakunin (…)”” [Vittorio Emiliani, Gli anarchici. Vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi, 1973] (pag 11-12)”,”ANAx-334″
“EMILIANI Vittorio”,”Gli anni del «Giorno». Il quotidiano del signor Mattei.”,”Vittorio Emiliani è nato a Predappio nel 1935. Giornalista, ha collaborato con ‘Comunità’, ‘Il Mondo’, ‘L’Espresso’, ‘Mondo Operaio’. E’ stato redattore e inviato speciale del ‘Giorno’ e ha diretto ‘Il Messaggero’. Ha pubblicato ‘I tre Mussolini’ (1997). “”Nel maggio del ’60 [Italo] Pietra mi convoca in stile da comandante («Tu non l’hai fatto il militare, e si vede», fingeva di rimproverarmi, o forse, chissà, un po’ lo pensava per davvero). «Sai nuotare?» mi chiese inaspettatamente. «Sto a galla», rispondo esitante. «Be’, può bastare. Devi partire per una grande inchiesta sui porti italiani. Li girerai tutti cominciando, s’intende, da Genova: mi sa che lì le varie corporazioni si stanno mangiando il porto come una focaccia… Questo è un Paese che dovrebbe respirare sul mare e invece ha un sacco di porti, nessuno attrezzato». Poi fa una pausa. «Vedi, Emiliani, tu sei giovane, sei fiducioso, ottimista, com’è giusto. Ma credimi, questo è un Paese di cretini. Lo dico con affetto perché è il mio, ma purtroppo, è un Paese di cretini. Sì, ci sono delle élite, ma il livello medio è basso, la gente non legge, non studia. E’ così che buttiamo via un sacco di occasioni. Adesso tu fai questo giro dei porti. Vuoi scommettere che quando torni sarai considerato un esperto di porti? Oh, non ti offendere, tu farai una buonissima inchiesta. Però, essere esperti veri è un’altra cosa». Mi dà qualche indicazione, dei ritagli, mi suggerisce alcune persone da sentire e mi congeda: «Parti appena puoi. Per le misure accordati con Rozzoni». (…) L’inchiesta giornalistica è già uno dei segni distintivi del ‘Giorno’, ma lo diventa ancor di più. Il tipo di proprietario ci mette al riparo da molte pressioni. Quando vado per la prima volta a un convegno della Confindustria, a Pisa, il direttore mi ingiunge: «Sia chiaro, tu che vai nell’albergo che ti prenota il giornale e non sei ospite di nessuno». Nei nostri comportamenti, così liberi, c’è anche la rivalsa nei confronti di padroni privati per decenni oppressivi, provinciali, con pochissima propensione alla cultura. Fatta esclusione per il solito Olivetti e, in parte, per Pirelli che, ad esempio, pubblica una rivista di buon livello. Dove incontro per la prima volta Raffaello Baldini, poi per tanti anni a ‘Panorama’ con Lamberto Sechi e oggi uno dei più intensi poeti dialettali italiani (è romagnolo, anche lui di Sant’Arcangelo come Tonino Guerra)’] (pag 128-130)”,”EDIx-175″
“EMILIANI Vittorio”,”Orfani e bastardi. Milano e l’Italia viste dal “”Giorno””.”,” Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con “”Il Mondo”” di Pannunzio e “”L’Espresso”” di Benedetti, ha lavorato al “”Giorno”” dal 1960 al 1974 e in seguito al “”Messaggero””, di cui è stato a lungo direttore. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica, tra cui ‘Vitelloni e giacobini. Voghera-Milano fra dopoguerra e «boom» (Donzelli, 2008) Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con “”Il Mondo”” di Pannunzio e “”L’Espresso”” di Benedetti, ha lavorato al “”Giorno”” dal 1960 al 1974 e in seguito al “”Messaggero””, di cui è stato a lungo direttore. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica, tra cui ‘Vitelloni e giacobini. Voghera-Milano fra dopoguerra e «boom» (Donzelli, 2008). ‘La maggioranza della Dc, da Segni a Pella, a Gonella, ad Andreotti (il quale, con la corrente «Primavera», rappresenta, con Scelba e i suoi, la destra democristiana oppositrice della «apertura a sinistra»), è ormai talmente contraria al «Giorno» e al suo direttore-fondatore Baldacci da dedicare al problema una riunione del Consiglio dei ministri (monocolore, ovviamente). Siamo ormai al 23 dicembre 1959, due mesi dopo il congresso di Firenze, che si è concluso con la vittoria del centro-destra. Antonio Segni, leader dei dorotei e presidente del Consiglio, comunica al Comitato dei ministri, previsto dalla istituzione del ministero delle Partecipazioni statali, proprietario di quel decisivo due per cento, di aver ricevuto due volte Gaetano Baldacci invitandolo a dimettersi e ottenendone altrettanti rifiuti. Si viene così a sapere, fra l’altro, che il licenziamento è stato deciso il 25 novembre. Si riparla del deficit di bilancio del giornale e si apprende che l’editore Carlo Caracciolo («L’Espresso») ha avanzato la proposta di acquistare il 50 per cento delle azioni del «Giorno». Molti tra i ministri presenti alla seduta, con più durezza Andreotti, sono favorevoli alla liquidazione di Baldacci e contrari al fatto che lo Stato possieda un quotidiano (su quest’ultimo punto dissentono Rumor e Zaccagnini). Sono le posizioni assunte dal giornale di Mattei in politica estera a «creare notevole imbarazzo al governo», sottolinea lo stesso Paolo Emilio Taviani, legato a Mattei anche da vincoli «resistenziali». In definitiva, i soli a manifestare riserve a proposito del licenziamento di Gaetano Baldacci risultano da quel verbale Giorgio Bo, peraltro protettore del «Giorno» anche negli anni seguenti, e Fernando Tambroni, il quale nel recente congresso di partito si è collocato a sinistra con Fanfani e con le correnti di Base e di Rinnovamento sfiorando la vittoria finale. Baldacci ha, in qualche modo, giocato «in proprio» (anche sulla base dei suggerimenti del fido Arturo Barone, caporedattore economico da Roma), caratterizzando ancor più la linea del «Giorno» e attestandola marcatamente sulle posizioni nazionali e internazionali (allora di apertura verso l’Est nonché fortemente filo-arabe), dei fanfaniani e dello stesso presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Tambroni, come si sa, terrà per poco tempo quelle posizioni, divenendo anzi il leader di un governo, mai passato alle Camere, appoggiato in modo dichiarato dai voti determinanti del Msi di Arturo Michelini, e che il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, cercherà di rinviare in Parlamento, forzando la mano alla stessa Democrazia cristiana più moderata e creando una situazione drammaticamente torbida e confusa. La sorte di Gaetano Baldacci appare ormai segnata. Si cerca di rinviarne il licenziamento proponendo di sacrificare per il momento il solo Arturo Barone. Mediazione respinta. L’allontanamento di Baldacci prenderà corpo subito dopo quella riunione dei ministri democristiani. Della cessione a Carlo Caracciolo di una metà delle azioni (decisione che avrebbe cambiato radicalmente la storia del giornale) non si parlerà più. Tocca a Enrico Mattei trovare un nuovo direttore, capace e affidabile. Tipografi e giornalisti sono in fermento. Secondo la testimonianza di Alfonso Madeo, un’offerta di direzione «tecnica», una reggenza per superare la stretta, viene rivolta ad Angelo Rozzoni che però la lascia cadere. Non vuol passare per l’esecutore di Baldacci, e poi non ci crede. La situazione politica del resto appare molto delicata e richiede una guida alternativa abile, anzi abilissima. Il fondatore dell’Eni la soluzione ce l’ha vicino a sé: l’amico fidato, il consigliere politico informale, l’inviato speciale nei paesi dell’Est e in Africa, il comandante partigiano Italo Pietra, di area socialista, senza peraltro avere in quel momento nessuna tessera, anche se più prossimo agli autonomisti del Psi che a Saragat, col quale è stato nella scissione di Palazzo Barberini e poi nella segreteria del Psli col ruolo di vice. Un lombardo oltretutto (ben noto a Milano, sede del giornale), il cui passato resistenziale consente di sormontare le opposizioni interne, dei giornalisti e anche dei tipografi in grande maggioranza iscritti alla Cgil, socialisti e comunisti. E i dorotei? La loro opposizione risulta quantomeno ammorbidita dalla gratitudine che il loro leader, Antonio Segni, deve a Italo Pietra per una vicenda strettamente familiare, di un quindicennio prima, accaduta a Pavia dove ha avuto a lungo una cattedra in diritto’ (pag 79-81)]”,”EDIx-186″
“EMILIANI Marcella RANUZZI DE’-BIANCHI Marco ATZORI Erika”,”Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran.”,”Marcella Emiliani professore associato presso la Facoltà di Scienze politiche R. Ruffilli di Forlì, Università di Bologna. Insegna e istituzioni del Medio Oriente, Relazioni internazionali del Medio Oriente e Media e politica internazionale pressola ‘Roberto Ruffilli’ di Forli’. Ranuzzi de’ Bianchi, dottore di ricerca in Storia, Istituzioni e Relazioni Internazionali, Università di Pisa. Erilka Atzori laureata in Scienze Politiche-Cooperazione e sviluppo locale, Facoltà di Scienze politiche di Bologna.”,”GOPx-021″
“EMILIANI Paolo”,”Dieci anni perduti. Cronache del partito socialista italiano dal 1943 ad oggi.”,”Congresso di Genova del partito socialista, 1948. “”Al Congresso di Genova la corrente Nenni-Basso mantiene quindi tutte le sue posizioni politiche di subordinazione totale al PCI e di sostanziale fusione in atto. Si denomina di sinistra, questa corrente, ma in realtà, sulla scorta della tattica comunista, è semplicemente un’ espressione di immobilismo (…). La corrente centrista si muove secondo l’ errore o l’ illusione che fu già di Basso.”” (pag 108-109) “”La mozione “”Riscossa socialista”” (centristi) ebbe 227.609 voti; quella di Nenni-Morandi-Basso 161.556 voti; la mozione Romita 141.886 voti. Si suole attribuire la mancata affermazione massiccia, che ci si aspettava, della corrente autonomista al passaggio improvviso di Sandro Pertini, in pieno Congresso, dalla posizione autonomista a quella nenniana (1)””. (pag 111) (1) ‘Lettera ai compagni’ di S. Pertini (Avanti, 2 luglio 1948) tentativo vano di giustificare l’ improvviso cambiamento”,”ITAP-030-FV”
“EMIM a cura”,”Il sindacato tedesco tra cogestione e lotta di classe.”,”””Secondo il disegno di legge del 1974 il consiglio di amministrazione si compone di dodici membri (o anche di sedici o venti). Nel caso di dodici membri (per gli altri casi vale l’ analogia) sei vengono eletti dagli azionisti e sei devono rappresentare i lavoratori. Di questi sei, due vengono nominati dai sindacati, mentre quattro devono provenire dall’ impresa. Di questi quattro uno deve essere un operaio, uno un impiegato e uno un impiegato dirigente. E’ questa inclusione di un rappresentante autonomo degli impiegati dirigenti che secondo il DGB altera gravemente la “”parità tra lavoro e capitale”””” (pag 75-76)”,”MGES-011″
“EMINENTE Giorgio NICOLETTI Bernardo”,”Strategia aziendale e sviluppo tecnologico. L’esperienza Elsag.”,”Giorgio Eminente è professore ordinario di Organizzazione aziendale nell’Università di Napoli. Bernardo Nicoletti è dirigente industriale nel campo dei sistemi informativi e delle loro applicazioni alla gestione aziendale.”,”ECOG-010-FV”
“EMMA Rosanna ROSTAN Marco”,”Scuola e mercato del lavoro.”,”Contiene dattiloscritto testo canto ‘La guardia rossa’ (1971) Note manoscritte a margine (PS) “”Secondo Rossana Rossanda, relatore del d.d.l. 2650, la “”subordinazione dell’ università alla produzione e in genere al funzionamento della nostra società si viene configurando come abbassamento del livello dell’ istruzione universitaria su scala di massa””, mentre la scuola dovrebbe avere il compito di formare “”una intelligenza e una manodopera ad alto livello in grado non di sottostare, ma di ‘analizzare, dirigere o contestare lo sviluppo’””. (pag 111)”,”GIOx-036″
“EMMANUEL Arghiri”,”L’ echange inegal. Presentation et remarques theoriques de Charles Bettelheim.”,”Contiene il paragrafo ‘””Aristocrazia operaia”” sottoprodotto dell’ imperialismo?’ (pag 207). Dichiara BUCHARIN ad una conferenza del Comintern nel 1928: “”vediamo certi paesi per così dire “”aristocratici”” che – in un certo qual modo possiamo dire, e dovrà essere precisato – possiedono una “”aristocrazia operaia”” ovvero un proletariato il cui livello di vita è superiore a quello della media del proletariato mondiale”” (pag 207).”,”TEOC-177″
“EMMANUEL Arghiri SOMAINI Eugenio BOGGIO Luciano SALVATI Michele”,”Un debat sur l’ echange inegal: salaires, sous-developpement, imperialisme.”,”””…i casi di conflitti di interessi tra diversi strati di lavoratori saranno più probabili all’ interno di uno stesso paese, soprattutto nel caso dei paesi sottosviluppati. Emmanuel ha introdotto il concetto di “”composizione organica del lavoro”” differente in quanto fattore ulteriore di differenziazione dei livelli salariali medi nazionali. Questa differenziazione per qualificazioni agisce simultaneamente alle differenziazioni che seguono delle linee di direzione nazionale, cosa che determina, essenzialmente nei paesi sottosviluppati, una possibilità di conflitti di interessi tra lavoratori salariati di uno stesso paese”” (pag 46)”,”TEOC-190″
“EMMANUEL Arghiri”,”Lo scambio ineguale. Gli antagonismi nei rapporti economici internazionali.”,”Contiene tra l’altro i paragrafi: I.5. La trasformazione del valore in Marx II.3 Il salario variabile indipendente del sistema IV.3 Il marxismo e lo scambio ineguale – Lo sviluppo ineguale delle forze produttive (Bettelheim) – La disparità dei salari e l’ineguaglianza dello sviluppo Gli effetti delle ‘rimesse’ “”Le tasse [doganali ndr] non sono il solo fattore che può influenzare le ragioni di scambio. Un altro è la situazione della bilancia dei pagamenti. Così, nel caso d’un eccesso di esportazione originato da un pagamento da parte d’un paese debitore, [J.S.] Mill insegna che le ragioni di scambio saranno sfavorevoli per questo paese. Quasi tutti i classici si sono preoccupati dei pagamenti extracommerciali, come quelli chiamati ‘remittances to absentees’ (versamenti a non residenti), che costituivano un duplice gravame per il paese, da una parte per il loro stesso ammontare, dall’altra per la svalutazione della moneta nazionale e il conseguente deterioramento delle ragioni di scambio, frutto di un deficit della bilancia dei pagamenti (24). La grande discussione degli anni ’20 sulle possibili conseguenze del pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Germania ha ravvivato questa controversia. La quasi totalità degli economisti ammetteva che simili pagamenti da parte della Germania avrebbero provocato inevitabilmente un deterioramento delle ragioni di scambio di tale paese. E’ sull’entità di tale deterioramento – necessario perchè il conseguente aumento delle esportazioni assicuri le eccedenze destinate a coprire i trasferimenti unilaterali di fondi – che gli economisti furono divisi. I più pessimisti come Keynes, concludevano affermando l’impossibilità materiale del pagamento delle riparazioni, perché ogni pagamento senza contropartita era destinato a scatenare un processo cumulativo, dato che il deterioramento delle ragioni di scambio portava all’aumento del volume delle esportazioni necessarie per ricostituire i fondi trasferiti, e ogni aumento dell’offerta di merci tedesche provocava un deterioramento ancora maggiore dei prezzi. Altri, come Ohlin, facevano osservare che la domanda è influenzata non solo dai prezzi ma anche dai redditi, che l’aumento del potere d’acquisto dei paesi beneficiari delle riparazioni avrebbe contribuito alla stabilità dei prezzi e controbilanciato gli effetti della maggiore offerta tedesca (25). Questi movimenti autonomi di capitali potevano anche far deviare le ragioni di scambio al di là dei limiti dei costi comparati. In questo senso essi costituivano l’unico elemento perturbatore del sistema”” (introduzione, pag 18-19) [(24) «Ne risulta che un paese che effettua dei pagamenti regolari all’estero perde non solo quel che paga, ma qualcosa di più… Il paese che paga sarà costretto a pagare un prezzo più elevato per tutto quel che acquista dall’altro, mentre quest’ultimo non solo riceve un tributo ma ottiene a miglior prezzo i prodotti esportati dal paese tributario» (J.S. Mill, ‘Principles of Political Economy’, ed. 1848, vol. II, p. 167); (25) B. Ohlin, ‘Tranfer difficulties, real and imagined’, in “”Economic Journal””, vol. XXXIX (1929, giugno. Cfr. anche A. Aftalion, ‘L’equilibre dans les relations économiques internationales’, Paris, 1937, pp. 237-38. Keynes non aveva tenuto conto dell’aumento della domanda conseguente all’afflusso di reddito nei paesi che ricevevano le riparazioni. Era la vecchia idea di Thornton – l’uguaglianza ra le spese private e i redditi privati tende in ultima analisi ad assicurare l’uguaglianza tra esportazioni e importazioni – ripresa da Cairnes, Bastable e Nicholson e approfondita da Aftalion. Questa concezione riposa, sia detto incidentalmente, sull’identificazione dell’aumento del potere di acquisto con l’aumento degli acquisti effettivi; non appena si mette in discussione questo vecchio postulato classico e si considera possibile la vera tesaurizzazione – e non il “”risparmi”” keynesiano -, tutti i meccanismi di equilibrio, tanto quelli dei movimenti monetari quanto quelli dei movimenti dei redditi, sono bloccati]”,”ECOT-378″
“EMMECHE Claus”,”Il giardino nella macchina. La nuova scienza della vita artificiale.”,”Claus Emmeche, biologo teorico danese, è ricercatore dell’Università di Roskilde, nonchè scienzato ospite e lettore presso il Niels Bohr Institut di Copenaghen.”,”SCIx-248-FL”
“EMMERICH Fred J.”,”Chemicals for American Progress.”,”Fondo Palumberi Fred J. Emmerich, Member of the Newcomen Society President Allied Chimical & Dye Corporation New York”,”ECOG-058″
“EMMETT W.H.”,”The Marxian Economic Handbook and Glossary. With numerous corrections, explanations and emendations of the English version of vol. I of “”Capital””. For the use of advanced students and Beginners.”,”Si cita spesso di Aveling ‘The Students’ Marx. An Introduction to the study of Karl Marx’s Capital’ Tesi autore (Conclusioni): il termine ‘sfruttamento’ non significa ‘espropriazione’ “”The Marxian verb “”to exploit”” does not means to expropriate; it does not mean to rob, nor to dispossess, nor to impoverish. “”To exploit”” means to work something. If you “”exploit”” the working class, this means that you work that class to produce or to increase your wealth! It is, therefore, ridiculous and wrong to say, as many do, people are ‘expropriated’ of wealth, or that the capitalist ‘robs’ them of wealth. Not “”of””, but ‘for’ wealth, the capitalist exploits the workers; ‘for’ wealth the capitalist works them. To expropriate the workers is to take something out of their possession; to exploit them is merely to work them for something, just as the owner would work a horse or a chattel-slave”” (pag 249-250)”,”MADS-722″
“EMMONS Terence VUCINICH S. Wayne a cura, Contributors Dorothy ATKINSON Jeffrey BROOKS Thomas FALLOWS Nancy M. FRIEDEN William GLEASON Robert E. JOHNSON Roberta THOMPSON MANNING Kermit E. MCKENZIE Samuel C. RAMER William G. ROSENBERG S. Frederick STARR”,”The Zemstvo in Russia. An experiment in local self-government.”,”Dorothy Atkinson is an assistant professor of history at Stanford University. Jeffrey Brooks is an assistant professor of history at the University of Chicago. Terence Emmons is a professor of history at Stanford University and editor of the Russian Review. Thomas Fallows wrote his Ph.D. dissertation at Harvard University on the zemstvo movement in Saratov and Simbirsk provinces, 1890-1906. He works for Chase Manhattan Bank. Nancy M. Frieden is an adjunct assistant professor, Department of History, at Marymount Manhattan College. William Gleason is Kenneth R. Rossman Professor of History at Doane College, where he teaches European and East Asian history. Robert E. Johnson, an associate professor in Erindale College, University of Toronto. Roberta Thompson Manning is an associate professor of history at Boston College. Kermit E. McKenzie, a professor of history at Emory University, is the author of Comintern and World Revolution, 1928-1943. Samuel C. Ramer is an assistant professor of history at Tulane University. William G. Rosenberg, a professor of history at the University of Michigan. S. Frederick Starr is vice-president for academic affairs at Tulane University and former secretary of the Kennan Institute for Advanced Russian Studies, The Wilson Center. Wayne S. Vucinich, Robert and Florence McDonnell Professor of East European History at Stanford University. Introduction, Editorial preface, List of contributors, Note on terms, abbreviations, transliteration, and dating, Table, Notes, Index,”,”RIRx-114-FL”
“EMMOTT Bill”,”Asia contro Asia. Cina, India, Giappone e la nuova economia del potere. (Tit. orig.: Rivals)”,”EMMOTT Bill ha diretto dal 1993 al 2006 il settimanale The Economist. Ha pubblicato sei libri sul Giappone. pag 303 pag 354″,”ASIx-094″
“EMMOTT Bill”,”Asia contro Asia. Cina, India, Giappone e la nuova economia del potere.”,”EMMOTT Bill ha diretto dal 1993 al 2006 il settimanale The Economist. Ha pubblicato sei libri sul Giappone. “”Mantenendo questo ritmo (9% circa dal 2000 al 2007, ndr) l’India raddoppierà il proprio Pil ogni otto anni circa”” (pag 183)”,”ASIE-002-FV”
“EMPEDOCLE”,”Sobre la naturaleza de los seres y las purificaciones.”,”””La comprensione cresce in funzione di ciò che si trova a disposizione degli uomini”” (pag 97)”,”FILx-299″
“EMPEDOCLE”,”I frammenti. Sulla natura. Purificazioni.”,”””Secondo Farrington era già uno scienziato, nel senso moderno del termine: interessato a dimostrare il peso dell’ aria come un Torricelli o il legame delle malattie con gli effluvi del sangue, secondo Dodds non era che un antico sciamano trapiantato fra le genti di stirpe greca e le miti regioni del Mediterraneo. Il fatto è che Empledocle, come ha notato Bollack, “”è una figura imbarazzante”” (…)””. (pag 5) “”Fra loro era un uomo di straordinaria sapienza che aveva acquisito l’ immensa ricchezza dell’ intelligenza, oltremodo gradito in tutte le specie di opere savie; quando infatti si protendeva con tutta la forza dell’ intellettuo, facilmente giungeva a vedere ciascuna di tutte le cose che esistono, lungo generazioni di dieci uomini, e anche di venti.”” (pag 123)”,”FILx-322″
“EMPEDOCLE”,”I frammenti. Sulla natura. Purificazioni.”,”””Su quelle cose infatti, saldamente confitte nella tua mente, custodirai con l’impegno di un limpido studio, tutte quante saranno a te ben presenti in eterno, e molte altre da queste ne acquisterai; queste cose infatti da sole accrescono l’indole di ciascuno, secondo quella che è la natura di ognuno. Ma se tu di cose diverse proverai desiderio, cose spregevoli quante fra gli uomini esistono innumerevoli, offuscando la mente, allora presto nel corso del tempo ti lasceranno, bramose di giungere alla loro origine amata; sappi infatti che tutte le cose possiedono intelligenza, e prendono parte al pensiero.”” (pag 101)”,”FILx-027-FV”
“ENCEL Frederic”,”L’art de la guerre par l’exemple. Strateges et batailles.”,”Dello stesso autore: ‘Géopolitique de Jerusalem’ e ‘Le Moyen-Orient entre guerre et paix. Une géopolitique du Golan’. “”La mort n’est rien, mais vivre vaincu et sans gloire, c’est mourir tous le jours’ (Napoléon Bonaparte) “”N’oubliez jamais que votre dessein, en faisant la guerre, doit être de produire la paix à l’Etat et non d’y apporter la désolation”” (Sun Tse) ENCEL Frederic è nato nel 1969, è specialista del Medio oriente, diplomato di Sciences-Po e dottore in geopolitica. Consulente in rischi-paese, insegna le relazioni internazionali all’ Institut d’Etudes Politiques de Rennes.”,”QMIx-183″
“ENCKELL Marianne DAVRANCHE Guillaume DUPUY Rolf LENOIR Hugues LORRY Anthony PENNETIER Claude STEINER Anne, collaborazione di ANGAUT Clauire AUZIAS Pascal BEDOS Xavier BEKAERT David BERRY Thierry BERTRAND Constance BANTMAN Frédéric BOIRON Philippe BOUBAT Gianpiero BOTTINELLI Sylvain BOULOUQUE Patrice CAILLOT Pepita CARPENA Anne CHAUVIN Valentina CIONINI Elisabeth CLAUDE Michel CORDILLOT Jean-Philippe CRABE Ronald CREAGH Jean-Marc DELPECH David DOILLON Christine FAURE Federico FERRETTI Véronique FAU-VINCENTI Françoise FONTANELLI MOREL Nathalie FUNES Laurent GALLET Daniel GOUDE Jean-Marc IZRINE Marc LAZAREVITCH Julien LUCCHINI Dominque PETIT Philippe PARAIRE Angel PINO Boris RATEL Olivier RAY Edouard SILL Daniel VIDAL”,”Les Anarchistes. Dictionnaire biographique du mouvement libertaire francophone.”,”collaborazione di Jean-Christophe ANGAUT Clauire AUZIAS Pascal BEDOS Xavier BEKAERT David BERRY Thierry BERTRAND Constance BANTMAN Frédéric BOIRON Philippe BOUBAT Gianpiero BOTTINELLI Sylvain BOULOUQUE Patrice CAILLOT Pepita CARPENA Anne CHAUVIN Valentina CIONINI Elisabeth CLAUDE Michel CORDILLOT Jean-Philippe CRABE Ronald CREAGH Jean-Marc DELPECH David DOILLON Christine FAURE Federico FERRETTI Véronique FAU-VINCENTI Françoise FONTANELLI MOREL Nathalie FUNES Laurent GALLET Daniel GOUDE Jean-Marc IZRINE Marc LAZAREVITCH Julien LUCCHINI Dominque PETIT Philippe PARAIRE Angel PINO Boris RATEL Olivier RAY Edouard SILL Daniel VIDAL Voci: Marzocchi, Berneri, Fontenis, Caserio, Guerin ecc.”,”ANAx-393″
“ENDERLIN Serge MICHEL Serge WOODS Paolo”,”Pianeta petrolio. Sulle rotte dell’oro nero.”,”Serge Enderlin, (35 anni) scrive per il quotidiano ‘Le Temps’ di Ginevra. E’ stato corrispondente da Londra e Praga e ha collaborato con Libération e Nouveau Quotidien. Serge Michel è un giornalista e corrispondente dall’estero, Paolo Woods è un fotografo. Il caso di Port Arthur (pag 48) “”In questo inizio febbraio 2003 l’idea che gli Stati Uniti entrino in guerra per perseguire secondi fini legati al greggio infastidisce tutto l’establishment americano, dagli intellettuali conservatori agli ambienti petroliferi. (…) Quanto agli intellettuali conservatori, li troviamo nel sontuoso campus della Rice University di Houston. L’edificio che ospita l’Institute for Public Policy, fondato nel 1990 dall’ex segretario di Stato James Baker III (…). Qualche corridoio tappezzato di fiori più in là l’ambasciatore Edard P. Djerejian, direttore dell’istituto, ci riceve con aria preoccupata. (….) Sul tavolo troneggia l’ultimo rapporto dei suoi ricercatori: “”Guiding Principles for US Post-conflict Policy in Iraq””. Nella conclusione del documento si supplica la Casa Bianca di non dare l’impressione di volersi impadronire del petrolio iracheno. «La guerra che indubbiamente scoppierà non è una guerra per il petrolio» esordisce l’ambasciatore. «Se fosse questa l’unica preoccupazione del presidente, basterebbe revocare tutte le sanzioni e il petrolio scorrerebbe a fiumi…». Armeno levantino, ex consigliere e ambasciatore di Ronald Reagan, George Bush senior e Bill Clinton, Edward P. Djerejian è uno dei maggiori esperti americani del Medio Oriente. La sua lealtà nei confronti del clan conservatore gli impedisce di denunciare un’operazione di cui conosce bene i rischi. Quindi non gli resta che cercare di limitare i danni. «Non bisogna invadere e occupare l’Iraq» dice. «Occorre liberarlo senza trattare gli iracheni da vinti. Evitando assolutamente situazioni coloniali alla Sykes Picot (l’accordo segreto anglo-francese sulla spartizione del Vicino Oriente dopo la Prima guerra mondiale). Si deve trovare un governo iracheno a cui trasferire alcune competenze». (…) «Se tutto andrà bene in Iraq, la regione avrà guadagnato in stabilità e il mondo intero applaudirà l’America. Ma se andrà male, l’Iraq esploderà in pezzi, ci saranno violenze etniche e attacchi contro obiettivi americani in ogni parte del mondo e…». L’ambasciatore non conclude la frase, forse ritenendo il proprio silenzio sufficientemente eloquente. (…) Un’emittente televisiva vuole un commento di Djerejian sul discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite. Con una mano sul ricevitore, l’ambasciatore si lascia sfuggire un’ultima frase a mo’ di congedo. «Ho contatti ad alto livello nelle compagnie petrolifere. Posso dirle che non c’è entusiasmo per la guerra. Al contrario, avverto un’inquietudine profonda»”” (pag 41-42)”,”ECOI-362″
“ENDLICH Lisa”,”Goldman Sachs. The Culture of Success.”,”Lisa Endlich è una ex-presidente della società.”,”ECOG-084″
“ENFANTIN B.P. a cura di S. CHARLETY”,”Enfantin.”,”Enfantin (Barthélemy Prosper), detto le Père Enfantin, ingegnere ed economista francese (Parigi 1796-1864). Figlio di un banchiere, militò nelle società segrete ed ebbe stretti rapporti con Saint-Simon, che lo elesse poi suo continuatore. Attraverso i suoi scritti su Le Producteur e Le Globe, in cui sviluppò le idee economiche del sansimonismo, esercitò notevole influenza sui migliori spiriti del suo tempo; nel 1828 fu, con Bazard, uno dei due “padri supremi” del movimento. I suoi articoli pubblicati su Le Globe furono riuniti nel volume Economia politica (1831). Il suo libro La morale (1832) gli procurò un processo in corte d’assise. La vie éternelle (1863) costituisce una specie di testamento religioso e politico. (RIZ)”,”SOCU-032″
“ENGELBERG Ernst”,”Deutschland, 1871 – 1897. Deutschland in der Ubergangsperiode zum Imperialismus.”,”Storia della Prussia, classe operaia tedesca ai tempi Comune di Parigi, Crisi ed economia tedesca 1871 – 1878, Politica estera di Bismarck, Movimento operaio tedesco, SDAP, Programma di Gotha Erfurt, Politica econ regimi bonapartistici, Classe operaia all’offensiva, Politica estera e coloniale, Imperialismo, Arte cultura.”,”MGEx-014″
“ENGELBERG Ernst”,”Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus.”,”””Schon einige Jahre vor der Londoner Konferenz schrieb Marx über Johann Philipp Becker: “”Er ist einer der nobelsten deutschen Revolutionäre seit 1830″”. Damit wies er neben seiner Hochschätzung für Becker zugleich auch auf die Kontinuität der revolutionären Bewegung hin, die sich in diesem Mann verkörperte.”” [Ernst Engelberg, Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus, 1964] (pag 33)”,”INTP-056″
“ENGELBERG Ernst”,”Bismarck. Das Reich in der Mitte Europas.”,”Si tratta del secondo volume della grande biografia di Bismarck scritta da Engelberg Contiene il capitolo “”Lassalleaner und Marx-Anhänger vereint gegen Bismarck”” (pag 176-186)”,”GERx-124″
“ENGELBERG Ernst”,”Bismarck. Urpreuße und Reichsgründer.”,”E’ il primo volume della biografia di Engelberg. Molti riferimenti nell’indice dei nomi a Engels, Marx, Lassalle.”,”GERx-127″
“ENGELBERG Ernst”,”‘Politica rivoluzionaria e posta rossa, 1878-1890’.”,”ENGELBERG Ernst in apertura: “”Karl Marx: “”La classe operaia è rivoluzionaria, oppure non è niente”” “”Friedrich Engels ha definito, nella sua formidabile analisi sulla nascita e sulla struttura dell’impero tedesco, le possibilità strategiche di Bismarck nel seguente modo: “”Da come stavano le cose in Germania nel 1871, un uomo come Bismarck dipendeva effettivamente da una politica che doveva destreggiarsi tra le diverse classi. E fin qui non c’è niente da rimproverargli. La questione è quale fosse l’obiettivo di tale politica. Se andava, non importa a quale velocità, ma coscientemente e risolutamente verso il dominio della borghesia, allora sarebbe stata in armonia con lo sviluppo storico, almeno per quanto lo potesse essere dal punto di vista delle classi dominanti. Se invece, si affrettava a mantenere vivo il vecchio stato prussiano con l’intento di prussianizzare la Germania, allora sarebbe stata reazionaria e condannata al fallimento. Se, per contro voleva mantenere il dominio di Bismarck, allora sarebbe stata bonapartista facendo la fine di ogni bonapartismo”” [(53) Friedrich Engels, ‘Il ruolo del potere nella storia (Potere ed economia durante la creazione del nuovo Reich tedesco)’. In Marx-Engels-Lenin-Stalin, ‘Riflessioni sulla storia tedesca’, Berlino, 1954, II 2. pag 1100] (pag 15); “”Con la convocazione del primo congresso di partito che doveva ora avvenire mentre era in vigore la legge antisocialista, la socialdemocrazia doveva essere sottoposta alla prima prova organizzativa e quindi politica del partito unitario. Il congresso ebbe luogo dal 20 fino al 23 agosto del 1880 nel castello di Wyden sotto la copertura di una “”Assemblea generale delle casse malati, dei viandanti e d’assistenza alla vecchiaia organizzata dalle associazioni della Svizzera tedesca””. Al primo congresso del partito socialdemocratico che era stato tenuto mentre era in vigore la legge speciale, presero parte 56 delegati ed un certo numero di ospiti stranieri. Julius Motteler aveva in mano la parte organizzativa. Franz Mehring definì questo congresso, e a ragione, come l’ispezione del partito (29). (…) La vittoria sull’anarchia era la premessa per il successo della tattica federale contro l’associazione segreta. Una tra le più famose risoluzioni prese durante il congresso di Wyden fu quella di cancellare la parola “”legale”” dal programma del partito richiesta da Schlüter (34). Quest’ultimo dichiarò con la generale approvazione del partito e con un semplice ragionamento logico: “”Che nessuno, né l’amico, né il nemico, creda di poter contare sulle vie ‘legali’; il passo in questione sarebbe una menzogna; se quest’ultimo dovesse essere mantenuto, sembrerebbe che noi volevamo assoggettarci alla legge del 21 ottobre 1878. Cancellare tale passo, non significherebbe escludere per sempre le vie legali”” (35). Quest’istanza venne approvata all’unanimità. Essa motivò allo stesso tempo il legame tra il lavoro legale e quello illegale”” (pag 31-32) [(29) Mehring, Franz, ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’, cit, II, pag 419; (34) Cfr. Gemkow, Heinrich, ‘L’aiuto di Friedrich Engels’, loc. cit., pag. 57, annotazione. Mehring, Franz, Storia della socialdemocrazia tedesca, II, loc. cit., pag 430; (35) Verbale manoscritto del congresso di Wyden, loc. cit., 3a riunione, domenica 22 agosto 1880] [Ernst Engelberg, ‘Politica rivoluzionaria e posta rossa, 1878-1890’, Stampato ad uso interno, 1980 ca., traduzione da ‘Akademie verlag’, Berlino, 1959 prefazione e note dell’autore]”,”MGEx-244″
“ENGELBERG Ernst”,”Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus.”,”””Schon einige Jahre vor der Londoner Konferenz schrieb Marx über Johann Philipp Becker: “”Er ist einer der nobelsten deutschen Revolutionäre seit 1830″”. Damit wies er neben seiner Hochschätzung für Becker zugleich auch auf die Kontinuität der revolutionären Bewegung hin, die sich in diesem Mann verkörperte.”” [Ernst Engelberg, Johann Philipp Becker in der I. Internationale. Fragen der Demokratie und des Sozialismus, 1964] (pag 33)”,”BIOx-026-FV”
“ENGELBERG E. DUBLEK R.”,”Le mouvement ouvrier allemand et la première internationale.”,”E. Engelberg R. Dublek (DDR)”,”MOIx-046-F”
“ENGEL-JANOSI Friedrich”,”Il Vaticano fra fascismo e nazismo. (Tit.orig.: Vom Chaos zur Katastrophe. Vatikanische Gespräche 1918 bis 1938)”,”Scontro in episcopato tedesco su nazismo. “”Le nostre fonti diventano più ricche con l’ inizio del 1937, e dunque al tempo in cui uno sconfinato pessimismo si era impadronito del Segretario di Stato, tanto da fargli prevedere “”gli sviluppi più paurosi””: “”di male in peggio”” e “”siamo in lotta””. Ma in più divenne manifesto il fatto che la Chiesa mancava di una guida unitaria in questa lotta; né da parte di Roma né nell’ episcopato tedesco era possibile fissare una direttiva unitaria, e perfino l’ inviato austriaco, certo uno spirito non ipercritico, parlò di “”proteste cartacee””, alle quali si limitava la Santa Sede nel combattere le violazioni del concordato. L’ uso di altri mezzi sarebbe stato lasciato all’ episcopato tedesco. Ma nell’ episcopato tedesco non si era raggiunta una unità di condotta, e due gruppi stavano l’ uno contro l’ altro: uno propendeva per un intervento energico, l’ altro per “”metodi concilianti””. Si dice che Hitler, nel suo incontro col cardinale Faulhaber, abbia dichiarato che ormai la Chiesa doveva decidere fra la negazione e un atteggiamento positivo nei confronti dello Stato nazionalsocialista. Albert Speer riferisce la frase pronunciata da Hitler a chiusura del colloquio col Cardinale: “”Si danno per me due possibilità: o mandare interamente a effetto i miei piani, o naufragare””. (pag 231)”,”RELC-149″
“ENGELS Friedrich”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Contiene Prefazione 1° edizione tedesca 1882, 4° edizione tedesca 1891, edizione inglese 1892.”,”MAED-040″
“ENGELS Friedrich”,”Notes sur la guerre de 1870 – 1871.”,”Nota: Nel libro ‘Esistenza e struttura; saggio su Merleau-Ponty’, Volume 16 di La Cultura; biblioteca di filosofia, psicologia e scienze umane, Cultura (Saggiatore), Autore Andrea Bonomi, Editore Il Saggiatore, 1967, 253 pagine, c’è una nota (nota 10) a pag 177 sulle edizioni Costes: “”L’edizione Costes viene anche indicata come edizione Molitor dal nome del suo curatore. Essa comprende fra l’altro la traduzione degli ultimi tre manoscritti del 1844, sulla scia dell’edizione Landshut-Mayer, uscita a Lipsia nel 1932. Traduzioni parziali del primo manoscritto sono in M. Rubel – F. Bartholet, Le travail salarié, in M. Rubel, Un inédit de Karl Marx, Le travail aliéné (in) ‘La Revue socialiste, 1947, n. 8, pp. 154-169″,”MAED-036”
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”Sono scritti pubblicati tra il 1883 e il 1895, in alcune riviste tedesche e inglesi. Lo scritto principale vide la luce su Neue Zeit nel 1894.”,”MAED-010″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”SANTUCCI (Cava dei Tirreni, Salerno, 1949) si occupa del settore di studi gramsciani all’Istituto Gramsci di Roma. Autore di un’introduzione all’opera di Gramsci che ha vinto il XXIV Premio Iglesias (Antonio Gramsci, Ldb 117, Roma, Editori Riuniti, 1987) ha curato sempre per gli ER l’edizione di testi di Marx, Engels, Labriola e il recente volume collettaneo ‘Letture di Gramsci’.”,”MAED-011 MAED-011 bis”
“ENGELS Friedrich a cura di Antonio BERNIERI”,”L’ Internazionale e gli anarchici. L’Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori.”,”Il testo redatto su mandato del congresso dell’ Aia da ENGELS, con la collaborazione di LAFARGUE e, per alcune pagine, di MARX, è il documento politico che ricostruisce la storia dell’organizzazione di BAKUNIN e della sua attività pubblica e segreta.”,”MAED-014 ANAx-086″
“ENGELS Friedrich a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”La politica estera degli zar.”,”‘La vittoria su NAPOLEONE fu la vittoria delle monarchie europee sulla rivoluzione francese, la cui ultima fase era stata l’impero napoleonico’. STALIN si oppose alla pubblicazione di questo lavoro di ENGELS.”,”MAED-017 RUSx-021″
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini.”,”La guerra dei contadini del 1525, “”un’epoca in cui contadini e plebei tedeschi concepirono idee e piani di fronte ai quali abbastanza spesso i loro discendenti indietreggiano spaventati””, rappresenta per ENGELS “”il perno di tutta la storia tedesca””. In quest’opera scritta nell’estate del 185O- “”e ancora sotto l’impressione diretta della controrivoluzione””, ENGELS non si limita a dare uno schizzo storico del corso della lotta, ma cerca di spiegare l’origine della guerra dei contadini, la posizione dei singoli partiti e infine l’esito della lotta stessa come fatti derivanti dalle condizioni sociali storicamente determinate in cui vivevano queste classi (dal retrocopertina).”,”MAED-018″
“ENGELS Friedrich MARX Karl a cura di Gian Mario BRAVO”,”Proletariato e comunismo.”,”Contiene lo scritto di ENGELS ‘Marx e la Nuova Gazzetta Renana’ del 1884 (pubblicato sul Sozialdemokrat del 12 marzo 1884). (pag 60-78)”,”MAED-024″
“ENGELS F. (introduzione) MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Articoli scritti da Marx nel 1849-1850 pubblicati in opuscolo a Berlino nel 1895 preceduti dall’ introduzione di ENGELS.”,”MAED-027″
“ENGELS Friedrich”,”Antidühring.”,”Contiene dedica di Lucio LIBERTINI a SCUCCHIA.”,”MAED-038″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca.”,”Appendice: Karl MARX, Tesi su Feuerbach, Frammento del ‘Feuerbach’ (1886) Tesi: STRAUSS BAUER STIRNER FEUERBACH epigoni fisolofia HEGEL, idealismo di FEUERBACH.”,”MAED-039″
“ENGELS Frederick”,”Feuerbach. The Roots of the Socialist Philosophy.”,”1° edizione americana, contiene firma proprietario 1932″,”MAED-045″
“ENGELS Federico”,”Per il processo dei comunisti in Colonia. Storia della Lega di Comunisti.”,”Questo lavoro di ENGELS figura come introduzione nella terza edizione dell’ opuscolo di MARX intitolato ‘Rivelazioni sul processo dei Comunisti di Colonia’, pubblicato nel 1885.”,”MAED-052″
“ENGELS Federico”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Scritto da ENGELS in tedesco e pubblicato per la prima volta come articolo nel “”Vorwärts””, Lipsia, 1877-1878. La prima edizione in opuscolo (in francese, traduzione di P. LAFARGUE) uscì nel 1880 a Parigi.”,”MAED-053″
“ENGELS Friedrich a cura di Hermann DUNCKER”,”Der deutsche Bauernkrieg. Mit Anhang: Die Mark von Friedrich Engels und andere Beigaben. Mit 28 Illustrationen aus der Zeit.”,”Fondo Callesen Materiale Arbejderbevaegelsens Bibliotek og Arkiv ABA”,”MAED-062″
“ENGELS Federico”,”Anti-Dühring o la revolucion de la ciencia de Eugenio Dühring (introduccion al estudio del socialismo).”,”Engels arricchì la sua bibliografia con l’opera La rivoluzione scientifica del signor Eugen Dühring (1878, più nota come Anti-Dühring), in cui confutò le tesi “”positiviste”” ed antisemite di Karl Dühring. (wikip)”,”MAED-091″
“ENGELS Friedrich a cura di Lucio LOMBARDO RADICE”,”Dialettica della natura.”,”””Ma volere studiare dialettica in Kant, sarebbe un lavoro inutilmente faticoso e poco remunerativo, giacché un compendio della dialettica, ampio e comprensivo, se anche sviluppato da un punto di partenza completamente falso, è a nostra disposizione nelle opere di Hegel. Dopo che, da un lato, la reazione contro la «filosofia della natura», in gran parte giustificata da quel falso punto di partenza e dall’impaludamento senza scampo della hegeleria berlinese, ha avuto il suo libero corso, ed è degenerata in pura e semplice ingiuria, dopo che, d’altro lato, la scienza naturale è stata piantata in asso dalla eclettica metafisica corrente mentre aveva bisogno di aiuto teorico, sarà ben possibile pronunciare di bel nuovo il nome di Hegel di fronte agli scienziati naturalisti, senza provocare con ciò quel ballo di San Vito, nel quale il signor Dühring si esibisce in modo così ameno. Occorre stabilire prima di ogni altra cosa, che qui non si tratta in alcun modo di una difesa del punto di partenza hegeliano: e cioè che lo spirito, il pensiero, l’idea sia l’elemento primigenio, e il mondo reale sia soltanto il ricalco dell’idea. Questo punto è stato già messo in chiaro da Feuerbach. Siamo tutti d’accordo sul fatto che in ogni campo della scienza, nella natura come nella storia, bisognava prendere le mosse dai ‘fatti’ a noi dati, nelle scienze naturali quindi dalle diverse forme oggettive e di movimento della materia (1); che quindi i nessi, anche nella scienza teorica della natura, non debbono essere introdotti bell’e costruiti nei fatti, ma debbono essere scoperti partendo da essi, e, una volta scoperti, debbono essere dimostrati sperimentalmente, per quanto è possibile. Altrettanto inutile è chiedersi se si debba mantenere in piedi il contenuto dogmatico del sistema hegeliano, così come era predicato dalla setta hegeliana berlinese dei vecchi e dei nuovi credenti. Con l’impostazione idealistica cade anche il sistema sopra costruitovi, quindi in particolare anche la filosofia della natura hegeliana”” (pag 61) [Friedrich Engels, Dialettica della natura, Roma, 1971] [(1) nella redazione primitiva vi era qui un punto; dopo di che aveva inizio la seguente frase interrotta, poi cancellata da Engels: «Noi materialisti socialisti andiamo in ciò più avanti dei naturalisti in quanto…»]”,”MAED-096″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”Altra edizione: -Friedrich ENGELS, L’origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan. EDIZIONI RINASCITA. ROMA. 1953 pag 185 8°, note, indice nomi (contiene annotazioni a margine del proprietario, presumibilmente Prof DI-TONDO)”,”MAED-009″
“ENGELS F.”,”Lettere 1883-1887. Parte prima. 2 aprile 1883 – 28 dicembre 1885. Lettere 1-221″,”Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, a partire dal vol. 35 della MEW nel 1999-2000. La traduzione italiana non è stata verificata con il testo originale. Stampa digitale realizzata in proprio nel mese di ottobre 2001. Esemplare fuori commercio esclusivamente per consultazione.”,”MAED-116″
“ENGELS Friedrich”,”Lettere 1883-1887. Parte seconda. 7 gennaio 1886 – 29 dicembre 1887. Lettere 222-382.”,”Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, a partire dal vol. 33 e 34 della MEW nel 1999-2000. La traduzione italiana non è stata verificata con il testo originale.”,”MAED-123″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”””Le posizioni teoriche dei lavoratori tedeschi sono di cinquanta anni avanti a quelle del proudhonismo, e basterà questo unico esempio della questione delle abitazioni per toglierci ogni affanno da questo punto di vista””. (pag 53) “”L’ essenza del socialismo borghese è di voler mantenere immutate le basi di tutti i mali dell’ odierna società, e contemporaneamente di voler eliminare i mali stessi””. (pag 59)”,”MAED-125″
“ENGELS Friedrich”,”Po e Reno.”,”””I piemontesi hanno commesso errori su errori; ma è proprio la forza di una posizione che mette il nemico in difficoltà e quasi lo costringe a commettere degli errori”” (pag 39) “”Chi per primo ha sostenuto questa opinione è Bülow; egli l’ esprime nella sua storia delle campagne di Hohenlinden e di Marengo. Una copia della traduzione francese di questo libro, appartenente a un ufficiale del Genio inglese, Emmett, che fu inviato a Sant’ Elena al tempo di Napoleone, finì nelle mani del generale prigioniero nel 1819. Egli vi appose parecchie note marginali ed Emmett nel 1831 fece ristampare il libro con le annotazioni di Napoleone”” (pag 41)”,”MAED-126″
“ENGELS Friedrich”,”Studi sul Capitale.”,”Contiene quattro scritti di ENGELS di illustrazione e commento del Capitale: – L’ articolo Das Kapital, pubblicato sul Demokratisches Wochenblatt di Lipsia (21 28 marzo 1868) – Un estratto della prefazione al II Libro del Capitale riguardante la scoperta del plusvalore – Il Konspekt über “”Das Kapital’ (Riassunto del Capitale) la cui stesura ENGELS iniziò alla fine del 1867 per la rivista liberale di sinistra inglese ‘Fortnightly Review’ e che portò innanzi fino alla metà del ’68, senza però condurla a termine. – Il Nachtrag (Considerazioni supplementari) al III volume del Capitale, scritto nel 1895. Inoltre sono stati poi aggiunti in appendice i primi tre paragrafi del XII capitalo della Vita di Marx del MEHRING. “”un meccanismo di produzione i cui organi sono uomini”” (pag 68) “”Macchina principale della manifattura è l’ operaio complessivo combinato, che possiede una perfezione di gran lunga superiore a quella dell’ antico operaio singolo di tipo artigiano…”” (pag 69) “”Delle associazioni più ristrette furono ancora fondate con degli scopi determinati; per es. la Maona di Genova, signora per molti anni delle miniere di allume di Focea in Asia minore e dell’ isola di Chio durante i secoli XIV e XV; (…)”” (pag 103).”,”MAED-132″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Raffaele LUNGARELLA”,”Accumulazione e popolazione.”,”””Una parte del capitale circola con incredibile celerità, un’ altra giace morta nella cassaforte. Una parte dei lavoratori lavora da quattordici a sedici ore al giorno, mentre un’ altra resta pigra e inoperosa e muore di fame. Oppure, da questa contemporaneità, scaturisce la distribuzione: oggi il commercio rende, la domanda è notevole, tutti lavorano, il capitale cambia di mano con prodigiosa velocità, l’ agricoltura prospera, i lavoratori lavorano fino alla stremo; domani si ha invece un ristagno, l’ agricoltura cessa di essere remunerativa, grandi estensioni di terra restano incolte, il capitale si arresta nel bel mezzo della circolazione, i lavoratori non hanno più occupazione e tutto il paese patisce d’un eccesso di ricchezza e d’un eccesso di popolazione”” (F. Engels, pag 45) “”Il monaco veneziano Ortes, uno dei grandi scrittori di economia nel secolo XVIII, concepisce l’ antagonismo della produzione capitalistica come legge universale di natura della ricchezza sociale (…)”” (Marx, pag 131) “”Lo Storch si chiede quale sia dunque il pregio di questa civiltà capitalistica, con la sua miseria e con la sua degradazione delle masse, nei confronti della barbarie? Egli trova una risposta sola… la sicurezza!”” (Marx, pag 132)”,”MAED-133″
“ENGELS Friedrich”,”Nizza, Savoia e Reno. (1860)”,”””Noi dobbiamo qui, per porre giustamente la questione della nazionalità, dare uno sguardo alla situazione linguistica delle Alpi occidentali. In tutti i punti della zona alpina in cui l’ italiano viene a contatto con altre lingue, esso si è sempre dimostrato l’ elemento più debole”” (pag 45). “”confine linguistico”” (pag 46) “”La lotta che ormai è scoppiata in Russia tra la classe dominante e quella dominata della popolazione rurale, mina già fin d’ora l’ intero sistema della politica estera russa.”” (pag 74)”,”MAED-135″
“ENGELS Friedrich MARX Karl a cura di Gianni BOSIO”,”Scritti italiani.”,”Contiene: Elenco cronologico e bibliografia degli ‘scritti italiani’. Dalla premessa di Gianni Bosio (pag 10-11) “”In Italia, tuttavia, la supremazia operativa del movimento anarchico condizionava lo sviluppo delle correnti che se ne distaccavano, come quella che faceva capo a ‘La Plebe’, e, di fronte alla reazione governativa contro i tentativi insurrezionali o terroristici degli anarchici – reazione che colpiva tutte le frazioni del movimento operaio -, parvero a un certo punto venir meno le possibilità dell’azione che Engels indicava, secondo quanto scriveva a Sorge: «Gli italiani giustificano il loro distacco dicendo che l’organizzazione pubblica dell’Internazionale è dannosa e che oramai preferiscono cospirare» (1). Ed è anche per tale motivo che questo secondo gruppo di scritti subisce una interruzione dal ’72 al ’77, riprendendo nell’anno in cui, con la ricostituzione della Federazione dell’Alta Italia per opera del gruppo de ‘La Plebe’ di Bignami e con l’esaurirsi del movimento anarchico, sembrano maturare le condizioni favorevoli all’affermazione di una corrente classista. L’Internazionale era morta, non senza aver compiuto la sua funzione, e la vittoria della Prussia su Napoleone III aveva spostato il centro di gravità del movimento operaio internazionale in Germania, dove si procedeva a tappe brucianti verso la formazione di una borghesia ad alto sviluppo capitalistico, cui corrispondeva l’alto sviluppo del movimento operaio tedesco (2). Engels ne riferiva nella prima corrispondenza della ripresa a ‘La Plebe’ (3); e a Marx scriveva in maniera ottimistica degli sperabili progressi del movimento operaio in Lombardia, regione industrialmente avanzata su posizioni di guida rispetto al resto della penisola (4); nel Vorwärts, poi, in un articolo dedicato espressamente all’Italia, esaminava le ragioni di un probabile passo in avanti del movimento di classe (5). Egli riprendeva quindi e continuava ancora per qualche tempo le corrispondenze a ‘La Plebe’. La reazione europea e italiana del ’78 stroncava sul nascere queste speranze, le quali si riferivano a un movimento ideologicamente poco saldo e tendente all’eclettismo. Le leggi eccezionali in Germania circoscrivevano del resto la stessa ascesa del movimento operaio tedesco, il più forte e il meglio organizzato, dal quale poteva derivare una influenza decisiva per i movimenti operai degli altri Paesi. I rapporti con l’Italia si ristabilirono nel ’90. Marx è morto ed Engels ne continua e ne difende l’opera. Sono gli anni in cui lo sviluppo del movimento operaio socialista in tutto il mondo faceva scrivere a Engels, riferendosi al ’48: «Allora, i numerosi e oscuri evangeli delle sétte con le loro panacee; oggi, l”unica’ teoria di Marx universalmente riconosciuta, d’una chiarezza trasparente, e che formula con precisione gli obiettivi finali della lotta» (6)”” [premessa di Gianni Bosio, (in) Friedrich Engels Karl Marx, a cura di Gianni Bosio, ‘Scritti italiani’, Edizioni Avanti!, Milano Roma, 1955] [(1) Correspondance Fr. Engels K. Marx et divers publiée par F.A. Sorge, Costes, 1950, t. I, p. 205; (2) Cfr. Carteggio Marx Engels, vol. VI, Roma, 1953; (3) ‘La Plebe’, Milano, 10 febbraio 1877; (4) Cfr. la lettera di Engels a Marx del 23 febbraio 1877, in ‘Carteggio Marx-Engels, vol. VI, cit., pp. 241-243; (5) L’articolo di Engels, dal titolo ‘Aus Italien’, venne pubblicato nel ‘Vorwärts’, Lipsia, 16 marzo 1877; (6) F. Engels, Introduzione, cit., p. 128] (pag I-II)”,”MAED-137″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine de la famille de la proprieté privée et de l’ Etat.”,”””La democrazia nell’ amministrazione, la fraternità nella società, l’ eguaglianza dei diritti, l’ istruzione universale, inaugureranno la prossima tappa superiore della società, alla quale lavorano costantemente l’ esperienza, la scienza e la ragione. Questa sarà una reviviscenza, – ma sotto una forma superiore- della libertà, dell’ eguaglianza e della fraternità delle antiche genti”” (pag 237).”,”MAED-139″
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach et la fin de la Philosophie classique allemande. Sur le materialisme historique. Lettres a J. Bloch, Conrad Schmidt, Franz Mehring, Hans Starkenburg, Karl Kautsky.”,”””Mais avant d’ argumenter, les hommes ont agi. “”Au commencement etait l’ action”” (citation du Faust di Goethe). Et l’ action humaine avait deja resolu la difficulté longtemps avant que la subtilité humaine l’ inventât. The proof of the pudding is in the eating (‘La preuve du poudding se fait en le mangeant””). Au moment ou nous employons ces objets à notre propre usage selon les qualités que nous percevons en eux, au même moment nous soumettons nos perceptions sensorielles à une éprouve infaillible de leur exactitude ou de leur inexactitude”” (pag 104-105)”,”MAED-140″
“ENGELS Friedrich”,”M.E. Duhring bouleverse la science (Anti-Duhring). Tome I. Philosophie.”,”””Hegel fut le premier qui exposa exactement le rapport entre liberté et necessité. “”La necessité n’ est aveugle qu’ autant qu’elle n’est pas comprise””. Ce n’est pas dans le rêve d’une action independante del lois de la nature que consiste la liberté, mais dans la connaissance de ces lois, et dans la possibilité ainsi donnée de le faire agir systematiquement en vue de fins determinées. Cela est vrai aussi bien des lois du monde exterieur que de celles qui regissent l’ existence corporelle et intellectuelle de l’homme- duex ordres de los que nous pouvons separer tout au plus dans la pensée , mais non dans la realité”” (pag 170)”,”MAED-141″
“ENGELS Friedrich”,”M.E. Duhring bouleverse la science (Anti-Duhring). Tome III. Socialisme.”,”””Que la paix avec l’ Autriche portât dans son sein la guerre avec la France, Bismarck non seulement le savait, mais le voulait. Cette guerre devait precisement fournir le moyen de parachever cet empire germano-prussien que lui commandait la bourgeoisie allemande”” (pag 184)”,”MAED-143″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, SORGE F.A. a cura”,”Correspondance Fr. Engels-K. Marx et divers, Publiée par F.A. Sorge. Avec un portrait hors texte (Sorge). Tome Premier 1867-1883.”,”””Cette crise est un nouveau point climaterique de l’ histoire europeenne. La Russie, et j’ai etudié les conditions où elles se tourne d’apres les sources originales russes, non officielles et officielles (ces dernieres, accessibles à peu de personnes seulement, me sont procurées par des amis de Petersbourg)- etait dejà depuis longtemps au seuil d’une revolution, tous les elements en étaient prets. Ces braves Turcs ont haté l’ explosion d’une année grace aux gnons qu’ils ont tres proprement distribués, non seulement à l’ armée russe et aux finances russes, mais à la dynastie qui commande l’ armée (tsar, successeur au trone et six autres Romanoff). La revolution va commencere secundum artem par jouer aux Constitutions, et il y aura un beau tapage. Si Mere Nature ne nous est pas particulierement defavorarable, nous vivrons encore le jubilé. Les sottises que font les etudiants russes ne sont qu’un symptome, en soi sans valeur. Mais c’est un symptome. Toutes les couches de la societé russe sont economiquement, moralement, intellectuellement, en pleine decomposition. La revolution commencera cette fois à l’ Est, ou sont le boulevard jusqu’à present inviolé et l’ armée de reserve de la contre-revolution””. (pag 232, Marx a Sorge, 1877).”,”MAED-144″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, SORGE F.A. a cura”,”Correspondance Fr. Engels-K. Marx et divers, Publiée par F.A. Sorge. Tome Second 1884-1895.”,”””Una guerra, al contrario, ci ritarderà per anni. Lo chauvinismo sommergerà tutto perché ci sarà lotta per l’ esistenza. La Germania metterà in piedi circa cinque milioni di uomini in armi, ossia il dieci per cento della sua popolazione, gli altri qualcosa come il 4-5 per cento, la Russia relativamente meno, ma ci saranno da dieci a quindici milioni di combattenti. Come nutrirli? Vorrei vederlo; si avrà una devastazione come nella guerra dei Trenta anni”” (pag 126, Engels a Sorge, 7 gennaio 1888)”,”MAED-145″
“ENGELS Federico”,”Introduccion a la dialectica de la naturaleza. El papel del trabajio.”,”I due scritti di ENGELS ‘Introduccion a la dielectica de la naturaleza’ e ‘El papel del trabajo en la transformacion del mono en hombre’ appartengono ad una incompiuta ‘Dialettica della natura’.”,”MAED-146″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sul materialismo storico.”,”””Così scriveva Marx a proposito dell’ origine britannica del materialismo moderno. E se gli inglesi d’oggi non sono particolarmente entusiasti della giustizia resa da Marx ai loro antenati, tanto peggio per loro! Ciò non toglie niente al fatto innegabile che Bacone, Hobbes e Locke furono i padri di quella brillante pleiade di materialisti francesi che, nonostante tutte le vittorie per terra e per mare conseguite sui francesi dagli inglesi e dai tedeschi, fecero del secolo XVIII un secolo francese per eccellenza; e ciò ancora prima che fosse coronato dalla Rivoluzione francese (…)”” (Engels, pag 95) “”Lettera a J. Bloch a Londra Engels (1890) ——————————————————————————– Scritta il 21 settembre 1890. Tradotta, dalla versione in inglese presente sul MIA, e trascritta da Dario Romeo, Gennaio 2001 ——————————————————————————– Londra, 21 settembre 1890 Egregio signore, la Sua lettera del 3 c.m. mi è stata inoltrata a Folkestone; dato che però là non avevo il libro in questione [Cfr., “”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato””], mi è stato impossibile rispondere. Tornato a casa il 12 ho trovato ad aspettarmi un tale cumulo di lavoro urgente, che solo oggi riesco a scriverle un paio di righe. Questo per spiegare il rinvio, con la preghiera di volermi cortesemente scusare. Al punto I. Per prima cosa a p. 19 dell'””Origine”” Lei può vedere che il processo di sviluppo della famiglia Punalua è descritto come così graduale nel suo decorso, che ancora in questo secolo nella famiglia reale ad Hawai c’erano casi di matrimoni tra fratelli e sorelle (di una stessa madre). E in tutta l’antichità troviamo esempi di matrimoni tra fratelli, ad esempio ancora presso i Tolomei. Ma qui – seconda cosa – bisogna distinguere tra fratelli dal lato materno o solo dal lato paterno; [fratello, sorella] derivano da , utero, e perciò originariamente significavano esclusivamente fratelli dal lato materno. E dal periodo del matriarcato si è conservato ancora a lungo il sentimento che figli di una stessa madre, anche se di padre diverso, fossero piú vicini tra loro che figli di uno stesso padre, ma di madre diversa. La forma di famiglia Punalua esclude solo matrimoni tra i primi, ma niente affatto tra i secondi, che secondo la relativa idea non sono anzi neanche parenti (poiché è in vigore il matriarcato). Ora, per quanto ne so, i casi di matrimonio tra fratelli che ricorrono nell’antichità greca sono esclusivamente casi in cui i contraenti hanno madre diversa, oppure in cui ciò non è noto, e perciò neanche escluso, e non contraddicono perciò assolutamente l’uso Punalua. A Lei è sfuggito proprio il fatto che tra l’epoca dei Punalua e la monogamia greca c’è il salto dal matriarcato al patriarcato, che cambia notevolmente la faccenda. Secondo le “”Antichità elleniche”” di Wachsmuth nell’epoca eroica presso i greci “” non v’è traccia di scrupoli in merito a una parentela troppo stretta tra gli sposi, escluso il rapporto tra genitori e figli”” (III, P. 157). “”Il matrimonio con la sorella carnale a Creta non era motivo di scandalo”” (ivi, p. 170), Quest’ultimo passo si basa su Strabone, libro X, ma sul momento non riesco a trovare il passo perché la suddivisione in capitoli è insufficiente. Per sorella carnale io fino a prova contraria intendo sorella dal lato paterno. Al Punto II, preciso così la Sua prima proposizione principale: secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza determinante. Di più né io né Marx abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti essere l’unico determinante, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante, astratta e assurda. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura – le forme politiche della lotta di classe e i risultati di questa – costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo una battaglia vinta, ecc. – le forme giuridiche, anzi persino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi prendono parte, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le visioni religiose ed il loro successivo sviluppo in sistemi dogmatici, esercitano altresì la loro influenza sul decorso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la forma. È un’azione reciproca tutti questi momenti, in cui alla fine il movimento economico si impone come fattore necessario attraverso un’enorme quantità di fatti casuali (cioè di cose e di eventi il cui interno nesso è così vago e così poco dimostrabile che noi possiamo fare come se non ci fosse e trascurarlo). In caso contrario, applicare la teoria a un qualsiasi periodo storico sarebbe certo piú facile che risolvere una semplice equazione di primo grado. Ci facciamo da noi la nostra storia, ma, innanzitutto, a presupposti e condizioni assai precisi. Tra di essi quelli economici sono in fin dei conti decisivi. Ma anche quelli politici, ecc, anzi addirittura la tradizione che vive nelle teste degli uomini ha la sua importanza, anche se non decisiva. Lo Stato prussiano è nato e si è sviluppato anche per motivi storici, in ultima istanza economici. Ma sarebbe pressoché impossibile non cadere nella pedanteria affermando che tra i molti staterelli della Germania settentrionale proprio il Brandeburgo era destinato per una necessità economica e non anche per altri fattori (primo fra tutti il fatto di esser coinvolto, tramite il possesso della Prussia, con la Polonia e, attraverso questa, con tutta la situazione politica internazionale – la quale è certo decisiva anche nella formazione dei possedimenti privati della dinastia austriaca) a diventare quella grande potenza in cui si sarebbe incarnata la differenza economica, linguistica, e a partire dalla Riforma anche religiosa, tra nord e sud. Difficile sarebbe non rendersi ridicoli spiegando economicamente l’esistenza di ogni staterello tedesco del passato e del presente, o 1’origine della rotazione consonantica altotedesca, che ha fatto della barriera formata dalle montagne dai Sudeti al Tauno una vera e propria frattura che attraversa la Germania. Ma in secondo luogo la storia si fa in modo tale che il risultato finale scaturisce sempre dai conflitti di molte volontà singole, ognuna delle quali a sua volta è resa quel che è da una gran quantità di particolari condizioni di vita; sono perciò innumerevoli forze che si intersecano tra loro, un gruppo infinito di parallelogrammi di forze, da cui scaturisce una risultante – l’avvenimento storico – che a sua volta può esser considerata come il prodotto di una potenza che agisce come totalità, in modo non cosciente e non volontario. Infatti quel che ogni singolo vuole è ostacolato da ogni altro, e quel che ne viene fuori è qualcosa che nessuno ha voluto. Così la storia, quale è stata finora, si svolge a guisa di un processo naturale, ed essenzialmente è soggetta anche alle stesse leggi di movimento. Ma dal fatto che le singole volontà – ognuna delle quali vuole ciò a cui la spinge la sua costituzione fisica e le circostanze esterne, in ultima istanza economiche (le sue proprie personali o quelle generali e sociali) – non raggiungono ciò che vogliono, ma si fondono in una media complessiva, in una risultante comune, da questo fatto non si può comunque dedurre che esse vadano poste = 0. Al contrario, ognuna contribuisce alla risultante, e in questa misura è compresa in essa. Vorrei del resto pregarla di studiare questa teoria sulle fonti originali e non di seconda mano, è veramente molto piú semplice. Non c’è praticamente nulla di ciò che ha scritto Marx in cui essa non si faccia sentire. Ma in particolare “” il 18 brumario di Luigi Bonaparte””, è un esempio davvero eccellente della sua applicazione. Anche nel “”Capitale”” ci sono molte indicazioni. E posso poi rimandarla anche ai miei scritti “”La scienza sovvertita dal signor E. Duhring”” e “”L. Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca””, in cui ho, offerto la piú dettagliata esposizione del materialismo storico che a quanto ne so esista. Del fatto che da parte dei piú giovani si attribuisca talvolta al lato economico piú rilevanza di quanta convenga, siamo in parte responsabili anche Marx ed io. Di fronte agli avversari dovevamo accentuare il principio fondamentale, che essi negavano, e non sempre c’era il tempo, il luogo e l’occasione di riconoscere quel che spettava agli altri fattori che entrano nell’azione reciproca. Ma appena si arrivava alla descrizione di un periodo storico, e perciò a un’applicazione pratica, le cose cambiavano, e nessun errore era qui possibile. Ma purtroppo è fin troppo frequente che si creda di aver capito a fondo una nuova teoria e di poterne senz’altro fare uso non appena ci si sia impadroniti dei suoi principi fondamentali, e anche questo non sempre in modo corretto. E questo rimprovero non posso risparmiarlo neanche a qualcuno dei recenti “”marxisti””, e ne è venuta fuori anche della roba incredibile. Al punto 1 ho ulteriormente trovato ieri (scrivo questo il 22 settembre) in Schoemann, “”Antichità greche””, Berlino 1855, I, p. 527, il seguente decisivo passo, che conferma appieno la mia precedente descrizione: “”Ma è noto che matrimoni tra fratellastri di madre diversa nella Grecia tarda non erano considerati incesto””. Spero che i periodi terribilmente complessi che a causa della brevità di tempo mi sono usciti dalla penna non La spaventino troppo e resto il Suo devoto F. Engels”””,”MAED-147″
“ENGELS Federico”,”Del socialismo utopico al socialismo cientifico.”,”””Solo siguiendo la senda dialectica, no perdiendo jamas de vista las innumerables acciones y reacciones generales del divenir y del perecer, de los cambios de avance y de retroceso, llegamos a una concepcion exacta del universo, de su desarrollo y del desarrollo de la humanidad, asì como de la imagen proyectada por ese desarrollo en las cabezas de los hombres”” (pag 58)”,”MAED-150″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Textes sur la methode de la science economique. Introduction de 1857, postface du ‘Capital’ et quatre autres textes.”,”unità della diversità: “”Le concret est concret parce qu’il est le rassemblement de multiples determinations, donc unité de la diversité. C’est pourquoi il apparait dans la pensée comme proces de rassemblement, comme resultat, non comme point de depart, bien qu’il soit le point de depart reel et par suite aussi le point de depart de l’ intuition et de la representation””. (pag 159)”,”MAED-152″
“ENGELS Friedrich”,”Note sulla guerra. 1. (The Pall Mall Gazette, 29 Luglio 1870 – 16 Marzo 1871).”,”””La rara solidità della fanteria britannica – e persino la lacuna che né è il rovescio, la goffaggine nei movimenti di fanteria leggera – è particolarmente adatta a infondere sicurezza a reclute inesperte. L’ ha dimostrato in Spagna, con Wellington, come in tutte le guerre dell’ India gomito a gomito con truppe indigene quanto mai inaffidabili. Nella situazione attuale, il peso di un corpo d’ armata britannico sarebbe ben superiore alla sua mera consistenza numerica, come sempre è stato quando un corpo d’ armata britannico è stato impiegato a questo scopo””. (pag 96)”,”MAED-153″
“ENGELS Friedrich”,”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England. Nach eigner Anschauung und authentischen Quellen.”,”Appello agli operai inglesi di Engels (1845)”,”MAED-154″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca (fine). Sulla tattica socialista. Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. Esposizione di fatti e documenti.”,”””Il contadino norvegese non fu mai schiavo della gleba; e questo fatto conferisce a tutta quanta l’ evoluzione, come già in Castiglia, un tutt’altro sfondo. Il piccolo borghese norvegese è il figlio del libero contadino; egli è quindi un ‘uomo’ di fronte al degenerato borghesuccio tedesco. E quali che siano, ad esempio, gli errori dei drammi di Ibsen, essi rispecchiano, è vero, una società piccola, un mondo di medi borghesi, ma tuttavia un mondo affatto differente da quello tedesco, rispecchiano un mondo, in cui gli uomini hanno ancora carattere e iniziativa e sono indipendenti, anche se, secondo i concetti stranieri, essi agiscono spesso stranamente. E simili cose io preferisco studiarle a fondo prima di giudicarle””. (pag 5)”,”MAED-158″
“ENGELS Friedrich”,”Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. (cont.)”,”””Ma poi salta fuori il vero polemista da Università. Quando il trionfante Brentano ebbe messo così alle strette il suo avversario, fece come la seppia, annerendo l’ acqua ed oscurando l’ oggetto della disputa con il rilevare particolari del tutto indifferenti. I gesuiti dicono: “”Si fecisti, nega””. – Se hai fatto, nega. – Il polemista tedesco da Università va più avanti e dice: Hai fatto una brutta gherminella da avvocato? Addossala al tuo avversario”” (pag 18) “”Una delle cose più amare nella mia opera: Il Capitale, sono i moltissimi documenti ufficiali per la descrizione dell’ economia della fabbrica, sulla qual cosa fino ad ora nessun erudito aveva trovato a ridire. Il rumore di questo era giunto certamente all’ orecchio dei signori della lega dei fabbricanti. Essi pensarono: “”Was kein Verstand der Verständigen sieht Das übt in Einfalt ein kindlich Gemüth””. (Un animo ingenuo è tocco, nella sua semplicità da ciò che l’ intelligenza degli intelligenti non vede). (Marx, 1872) (pag 43)”,”MAED-159″
“ENGELS Friedrich”,”Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. (cont.)”,”””””Lo spirito della maggior parte degli uomini””, dice Adam Smith, “”si sviluppa dalla e nella sua cerchia quotidiana d’ azione”” quindi ciò avviene anche per lo spirito dei fabbricanti””. (Marx, pag 50) “”Nessuna meraviglia se essa ora mi urla in faccia ch’è un “”costume”” parlamentare di citare i discorsi del Parlamento come sono ufficialmente falsificati e non come furono veramente tenuti. Questo “”costume”” corrisponde davvero alla “”coltura generale”” dei berlinesi, ed alla limitata intelligenza di sudditi prussiani della lega dei fabbricanti tedeschi. Ristrettezza di tempo mi obbliga a troncare una volta per sempre la mia piacevole conversazione con essa, ma nel congedarmi voglio dare ancora un filo da torcere ai suoi “”eruditi””. In quale articolo scriveva l’ uomo e come si chiamava l’ uomo che gridò ad una avversario, pari sotto ogni rapporto alla Concordia, le parole piene di senso profondo: Asinus manebis in saecula saeculorum? (1) (Marx, 1872) (pag 56) (1) (“”Rimarrai un asino nell’ eternità dei secoli””)”,”MAED-160″
“ENGELS Friedrich”,”Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione (Fine). L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza (1878).”,”””Queste due grandi scoperte, la concezione materialistica della storia ed il segreto della produzione mediante il plusvalore, noi le dobbiamo a Marx. Per esse il socialismo divenne una scienza, che occorre adesso elaborare più ampiamente in tutti i suoi particolari e le sue connessioni”” (pag 23, Engels, L’ evoluzione del socialismo….).”,”MAED-161″
“ENGELS Friedrich MARX Karl LENIN V.I. GRAMSCI A.; a cura di Umberto CERRONI”,”I giovani e il socialismo.”,”””Schiacciati dalla formidabile forza dimostrativa dell’ esposizione, molti ostentano dell’ ammirazione per Marx, lo lodano e, nello stesso tempo, perdono completamente di vista il contenuto fondamentale della dottrina e continuano, come se niente fosse, a ripetere i vecchi ritornelli della “”sociologia soggettiva””. Non si può non ricordare a questo proposito l’ epigrafe molto giusta scelta da Kautsky per il suo libro sulle dottrine economiche di Marx: ‘Wer wird nicht einen Klopstock loben? Doch wird ihn jeder lesen? Nein. Wir wollen weniger erhoben Und fleissiger gelesen sein!'”” (Chi non loderà un Klopstock? Ma forse che ognuno lo leggerà? No. Noi vogliamo essere meno onorati, ma letti un po’ più attentamente!, Lessing). (Lenin, pag 164)”,”MAED-162″
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini in Germania.”,”””Ma anche il proletariato non si sottrae ancora al parallelo con il 1525. La classe che trae i mezzi di sostentamento esclusivamente e per tutta la vita dal salario è pur sempre ben lontana dal costituire la maggioranza del popolo tedesco. Perciò anche il proletariato è alla ricerca di alleati e non li può cercare che tra i piccoli borghesi, nel sottoproletariato delle città, tra i piccoli agricoltori e salariati agricoli”” (pag 14) “”Il sottoproletariato, questo mazzo di elementi squalificati di tutte le classi, che pianta il suo quartiere generale nelle grandi città, è il peggiore di tutti i possibili alleati””. (pag 15) “”La sollevazione guadagnò rapidamente terreno in tutto l’ attuale Alto Baden. Il panico invase la nobiltà (…). Non le restò da fare altro che tirare in lungo le cose con delle trattative e, frattanto, scovare del denaro e arruolare truppe, sicché fosse tanto forte da poter punire i contadini per la loro temerarietà “”col ferro e col fuoco, col saccheggio e la strage””. Da allora ha inizio quel tradimento sistematico, quelle abituali mancanze di parola, quell’ astuzia, per cui si distinse la nobiltà durante tutta la guerra dei contadini e che fu la sua arma più forte contro i contadini non uniti e male organizzati””. (pag 99) “”Il più grandioso esperimento rivoluzionario del popolo tedesco terminò con una sconfitta umiliante e con un’ oppressione momentaneamente raddoppiata. Ma pure a lungo andare la repressione della sollevazione non produsse un peggioramento della situazione dei contadini””. (pag 146)”,”MAED-163″
“ENGELS Federico”,”I. Le condizioni dell’ Inghilterra. II. Lineamenti di una critica dell’ economia politica (Dai Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844).”,”””Tommaso Carlyle si è reso noto in Germania per i suoi sforzi di mettere la letteratura tedesca alla portata degli inglesi. Da più anni egli si occupa principalmente della condizione sociale dell’ Inghilterra – egli, il solo degli uomini colti del suo paese che fa questo! – e scrisse già nel 1838 un piccolo libro: Chartism. Allora erano in whigs al ministero e proclamarono con gran pompa che lo “”spettro”” del Cartismo sorto verso il 1835 fosse annientato””. (pag 6)”,”MAED-164″
“ENGELS Federico”,”Lineamenti di una critica dell’ economia politica (Dai Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844). Forza ed economia nella formazione nel nuovo impero germanico. Scritto postumo (1896).”,”””La libera concorrenza, il motto d’ ordine de’ nostri economisti del giorno, è una cosa impossibile.”” (pag 49) “”La concorrenza ha investito tutti i nostri rapporti di vita e ha completato la reciproca servitù, in cui gli uomini ora si trovano. La concorrenza è la grande molla che torna sempre a rimettere in movimento questo nostro ordine sociale che invecchia e si eterna, o piuttosto questo nostro disordine; ma ad ogni nuovo sforzo consuma ancora una parte delle forze che vengon meno.”” (pag 49)”,”MAED-165″
“ENGELS Federico”,”Forza ed economia nella formazione nel nuovo impero germanico. Scritto postumo (1896).”,”””Luigi Napoleone non aveva mai disconosciutala vocazione piemontese della Prussia in Germania ed era completamente pronto a fare un piccolo affare con Bismarck. Se egli poteva avere in via pacifica ciò che gli occorreva, in forma di compensazioni, tanto meglio. Anche non gli occorreva tutta in una volta l’ intera riva sinistra del Reno; se gli si dava, a pezzo a pezzo, una striscia per ogni nuovo passo innanzi della Prussia, ciò dava meno nell’ occhio e conduceva ugualmente allo scopo. Tuttavia agli occhi degli chauvins francesi un miglio quadrato sul Reno valeva quanto tutta la Savoia e Nizza. Così si trattò con Luigi Napoleone; così si ottenne il suo permesso per un ingrandimento della Prussia e una Confederazione della Germania del Nord””. (pag 79)”,”MAED-166″
“ENGELS Federico”,”Forza ed economia nella formazione nel nuovo impero germanico. Scritto postumo (1896). La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845),”,”””A ciò doveva servire il Kulturkampf. L’ attuazione del piano imperiale prussiano tedesco doveva avere per controcolpo l’ unione in un partito di tutti gli elementi antiprussiani aventi la loro base in un precedente distinto sviluppo. Questi variopinti elementi trovarono la loro bandiera comune nell’ ultramontanismo. La ribellione del sano intelletto umano, anche presso gli infiniti cattolici ortodossi, contro il nuovo dominio dell’ infallibilità papale da un lato, la distruzione dello Stato della Chiesa e la così detta prigionia del papa a Roma dall’ altro, obbligarono a una più stretta concentrazione di tutte le forze combattenti del cattolicesimo. Così si formò già durante la guerra – autunno 1870 – nel Landtag prussiano lo specifico partito cattolico del Centro; esso entrò nel primo Landtag germanico, nel 1871, con 57 membri soltanto, ma si rafforzò ad ogni nuova elezione si che giunse a più di 100 membri””. (pag 107)”,”MAED-167″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845),”,”””E ciò che vale per Londra vale anche per Manchester, Birmingham e Leeds, vale per tutte le grandi città. Dappertutto barbara indifferenza, durezza egoistica da una parte e miseria senza nome dall’ altra; dappertutto guerra sociale, la casa d’ ognuno in stato d’ assedio, dappertutto reciproco saccheggio sotto la protezione della legge, e tutto ciò così impunemente, così manifestamente, che ci si spaventa innanzi alle conseguenze del nostro stato sociale, come appare qui scopertamente e ci si meraviglia solo che continui ancora tutta questa vita folle””. (pag 19)”,”MAED-168″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Il velluto di cotone (fustian) (fustagno, ndr) è diventato persino proverbialmente il costume degli operai; fustian-jackets, con tale nome vengono chiamati gli operai e si chiamano tra di loro in contrapposto ai ricchi che si vestono con panno di lana (broad-cloth). Quest’ ultimo termine è pure usato per designare la classe media. Quando Feargus O’Connor, il capo dei cartisti, durante l’ insurrezione del 1842, si recò a Manchester, vi apparve tra gli applausi frenetici degli operai con un abito di velluto di cotone””. (pag 52)”,”MAED-169″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Una delle ultime testimonianze di ciò, è la seguente del dott. P.H. Holland di Manchester, il quale, in missione ufficiale, fece un’ inchiesta nel sobborgo di Manchester, Chorlton-on-Medlock. Egli classifica le case e le vie in tre categorie e trova la seguente differenza di mortalità (…). Da parecchie altre tabelle date da Holland risulta, che la mortalità nelle vie della seconda classe è del 18 per cento e della terza classe del 68 per cento più grande di quella della prima classe; che la mortalità nelle case della seconda classe è del 31 per cento e della terza classe del 78 per cento più grande che in quelle della prima classe; che la mortalità nelle strade peggiori, che vennero risanate, è diminuita del 25 per cento””. (pag 84)”,”MAED-170″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Noi abbiamo innanzi un libro (1) che è scritto da uno dei capi riconosciuti del Cartismo, James Leach. Questi lavorò lungo tempo in diverse branche di lavoro nelle fabbriche e nelle cave di carbone ed io lo conosco per un uomo degno di fede, bravo e abile. A lui vennero offerte, in conseguenza della sua posizione politica, le più diffuse notizie sulle diverse fabbriche, notizie che furono raccolte dagli stessi lavoratori; egli dà delle tabelle, dalle quali risulta che nel 1829 in 35 fabbriche erano occupati 1060 operai addetti alla mule più che nel 1841, quantunque il numero di fusi in queste 35 fabbriche fosse aumentato di 99.739. Egli dice che in cinque fabbriche non vi sono più filatori, poiché queste fabbriche possiedono soltanto selfs-actors.”” (pag 107) (1) Stubborn, Facts from the Factories, by a Manchester Operative. Published and dedicated to the working Classes, by Wm: Rashleigh, MP. London, Ollivier, 1844″,”MAED-171″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””Mi si dirà: tali regolamenti sono necessari per assicurare in una grande e ben ordinata fabbrica il giro necessario delle diverse manipolazioni; si dirà: una tale disciplina è qui necessaria quanto nell’ esercito – bene, può essere, ma qual sorta di ordine sociale è questo che non può esistere senza una simile infame tirannia? O il fine giustifica il mezzo, o la conseguenza della bassezza del mezzo giustifica completamente la bassezza del fine. Chi è stato soldato sa che cosa vuol dire il restare anche per breve tempo sotto la disciplina militare; ma di più questi operai sono condannati a vivere dai nove anni alla morte intellettualmente e fisicamente sotto la sciabola, essi sono schiavi peggio dei neri d’ America – ed inoltre si pretende che essi vivano, pensino e sentano umanamente!””. (pag 143)”,”MAED-172″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””La storia di queste unioni è una lunga serie di disfatte operaie, interrotte da poche isolate vittorie. Ed è naturale che tutti questi sforzi non possano mutare la legge economica, che il salario si determini mediante il rapporto della domanda e l’ offerta nei mercati del lavoro. Quindi queste unioni sono impotenti contro tutte le grandi cause che spingono a questo rapporto; in una crisi industriale l’ associazione deve abbassare il salario o dissolversi completamente e dato un notevole innalzamento della domanda di lavoro, non può innalzare il salario, più di quello che sarebbe concesso dalla concorrenza dei capitalisti. Ma contro le cause piccole che agiscono separatamente, tali associazioni sono in ogni modo potenti””. (pag 173) “”Il cartismo fu di certo dal suo inizio nel 1835 principalmente un movimento tra operai, ma non ancora recisamente diviso dalla piccola borghesia radicale. Il radicalismo operaio si accomunò a poco a poco con il radicalismo della borghesia; la Carta fu la bandiera di entrambi, essi tenevano ogni anno le loro “”riunioni nazionali””: apparentemente formavano un solo partito. La piccola borghesia in quel tempo, appunto in seguito al disinganno nei risultati del bill di riforma e a causa delle cattive annate commerciali, 1837-39, era di umore bellicoso ed avida di sangue; essa adunque aderì volentieri alla violenta agitazione cartista. Della veemenza di questa agitazione in Germania non si alcuna idea. Il popolo venne appellato alle armi, spesso pure alla ribellione (…)””. (pag 183)”,”MAED-173″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). (cont.)”,”””I socialisti inglesi non riconoscono alcun sviluppo storico e quindi vogliono senz’altro, senza proseguire la politica sino al fine, ove essa stessa si annulla, tramutare la nazione in Stato comunista. Essi comprendono a dir il vero per qual ragione l’ operaio è esacerbato contro la borghesia, ma reputano tale inasprimento, che è il solo mezzo per condurre oltre gli operai, per infruttuoso e ne predicano uno ancor molto più infruttuoso per le presenti condizioni inglesi: filantropia e amore generale””. (pag 189)”,”MAED-174″
“ENGELS Federico”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’ inchiesta diretta e fonti autentiche (1845) (fine). Può disarmare l’ Europa? (1893).”,”””Ma io persisto a credere: la guerra dei poveri contro i ricchi che ora viene combattuta soltanto alla spicciolata e indirettamente, diverrà generale e diretta in tutta l’ Inghilterra. E’ troppo tardi per una soluzione pacifica. Le classi si separano ognor più duramente, lo spirito di resistenza penetra di più in più operai, l’ inasprimento si accresce, le singole scaramucce si concentrano in battaglie importanti e dimostrazioni e un piccolo urto presto sarà sufficiente per porre in moto la valanga. Il grido di battaglia risuonerà allora di certo per il paese: Guerra ai palazzi, pace alle capanne – ma sarà troppo tardi, perché i ricchi si possano ancora mettere in guardia””. (pag 237-238)”,”MAED-175″
“ENGELS Federico”,”Può disarmare l’ Europa? (1893). Cose Internazionali estratte dal Volksstaat.”,”””Se in una mobilitazione tutto non va a pennello e tutto non è pronto a tempo e luogo, la confusione è completa. Ma come tutto deve andare a sesto, se tutto passa per le mani di tischinowniks ladri e corruttibili? La mobilitazione russa – essa diviene uno spettacolo per dei. Tenuto conto di tutto: noi possiamo concedere pure ai russi di arruolare tanti soldati e tenerli così a lungo sotto la bandiera quanto piace allo Zar. Oltre alle truppe, che già stanno sotto le armi, sarà difficile metterne su molte più, e, anche queste, difficilmente a tempo opportuno. Alla Russia costerà caro l’ esperimento del servizio militare generale””. (pag 17)”,”MAED-176″
“ENGELS Federico”,”Cose Internazionali estratte dal Volksstaat. (cont.)”,”””Ma “”a tutti questi allettamenti – il mondo lo sa – la Polonia rispose: Io voglio e devo vivere, se devo vivere, non quale strumento dei piani di conquista universale di uno Zar nemico, ma quale popolo libero tra i liberi popoli d’ Europa””. L’ indirizzo prosegue a spiegare come la Polonia abbia provato con i fatti questa sua immutabile risoluzione. Nel momento critico della sua esistenza, allo scoppiare della Rivoluzione francese, la Polonia era già mutilata dalla prima spartizione e divisa in quattro Stati. Tuttavia essa ebbe il coraggio, con la costituzione del 3 maggio 1791, di inalberare sulla Vistola la bandiera della Rivoluzione francese – un fatto per cui si poneva molto al di sopra dei suoi vicini.”” (pag 30) “”Per quanto la Russia si fosse sviluppata da Pietro il Grande in poi, per quanto la sua influenza fosse cresciuta in Europa (al che Federico II di Prussia, benché sapesse benissimo ciò che faceva, contribuì non in piccola parte) rimaneva essa nondimeno una potenza essenzialmente extra-europea, come ad esempio la Turchia, fino al momento in cui si impadronì della Polonia. Nel 1772 avvenne la prima spartizione della Polonia; già nel 1779 la Russia pretese ed ottenne con la pace di Teschen il diritto riconosciuto di immischiarsi negli interessi tedeschi””. (pag 31)”,”MAED-177″
“ENGELS Federico”,”Cose Internazionali estratte dal Volksstaat (fine). Per la questione delle abitazioni. Estratto dal Volksstaat (1872).”,”””E così procede la trasformazione del paese in industriale-capitalistico, la proletarizzazione di una grande parte dei contadini e la rovina dell’ antica comunità comunistica in un tempo sempre più rapido. Se di questa comunità si può ancora salvare tanto che, in un dato caso, come Marx ed io speravamo nel 1882, in accordo con una rivoluzione nell’ Europa occidentale, possa divenire il punto di partenza di una società comunistica, io non mi assumo di rispondere. Questo però è sicuro: se deve rimanere un resto di questa comunità, ne è la prima condizione la caduta del dispotismo zarista, la rivoluzione in Russia.”” (pag 64)”,”MAED-178″
“ENGELS Federico”,”Per la questione delle abitazioni. Estratto dal Volksstaat (1872). (cont.)”,”””Il proletariato inglese del 1872 è a un livello infinitamente più elevato del tessitore campagnolo con “”casa e focolare”” del 1772. E il troglodita colla sua tana, l’ australiano con la sua capanna di argilla, l’ indiano col suo proprio focolare avrebbero mai potuto produrre una sommossa di giugno o una Comune di Parigi?””. (pag 18)”,”MAED-179″
“ENGELS Federico”,”Per la questione delle abitazioni. Estratto dal Volksstaat (1872) (fine). Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca (1886) con appendice: Karl Marx su Ludovico Feuerbach dell’ anno 1945.”,”””L’ abolizione del contrasto tra città e campagna è un’ utopia, né più né meno che l’ abolizione del contrasto fra capitalisti e operai. Si fa anzi di giorno in giorno più un’ esigenza pratica della produzione sia industriale sia agricola. Nessuno la promosse più fortemente di Liebig nei suoi scritti intorno alla chimica dell’ agricoltura, per la quale il primo requisito si è che l’ uomo restituisca al campo ciò che ne ritrae, e nei quali dimostra che ciò è impedito soltanto dall’ esistenza delle città e in particolare delle grandi città””. (pag 70)”,”MAED-180″
“ENGELS Federico”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca (cont.).”,”””Ma, in secondo luogo, ha perfettamente ragione Feuerbach, quando dice che il materialismo puramente naturalista è “”base dell’ edificio del sapere umano, ma non è l’ edificio stesso””. Poiché noi non viviamo solo nella natura, ma anche nella società umana, e anche questa ha la sua evoluzione storica e la sua scienza non meno della natura. Si trattava dunque di mettere d’accordo la scienza della società, cioè il contenuto delle scienze cosidette storiche e filosofiche con la base materialista e di ricostruirle su di essa. Ma ciò non era concesso a Feuerbach. Qui, malgrado “”la base””, egli rimane impigliato nelle tradizionali pastoie idealistiche, ed egli lo riconosce con le parole: “”Io mi accordo con i materialisti per tutto ciò che sta indietro, non per ciò che sta avanti””. (pag 18)”,”MAED-181″
“ENGELS Federico”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza (fine). La campagna per la costituzione dell’ Impero. Il bill inglese delle dieci ore. Recensioni. Rassegne.”,”””Le necessità che sino ad ora hanno dominato gli uomini, rientrano per la prima volta sotto il dominio ed il controllo degli uomini, per la prima volta consapevoli e veri signori della natura, in quanto sono signori della propria società. Le leggi delle loro attività sociali, che fin adesso si opponevano come esteriori ed inoppugnabili leggi di natura, vengono da questo momento applicate dagli uomini con piena conoscenza e quindi dominate. La società, che fin’ora si poneva loro di fronte come triste necessità naturale e storica, diviene creazione loro. Le forze oggettive esteriori, che fin adesso hanno dominato la storia, passano sotto il loro controllo. Solo da questo momento gli uomini ordiscono con piena coscienza la loro storia, solo da questo momento le cause sociali, da essi poste in azione, cominceranno a predominare e a produrre in misura sempre crescente gli effetti voluti. L’ umanità balza d’un tratto dal regno della necessità a quello della libertà””. (pag 38)”,”MAED-182″
“ENGELS Federico”,”La campagna per la costituzione dell’ Impero (cont.).”,”””Nell’ organizzazione militare dominava la stessa scioperataggine. Non si faceva se non quello che assolutamente non si poteva tralasciare””. (pag 30)”,”MAED-183″
“ENGELS Federico”,”La campagna per la costituzione dell’ Impero (cont.).”,”””La direzione suprema degli affari militari era nelle peggiore mani””. (pag 42)”,”MAED-184″
“ENGELS Federico”,”La campagna per la costituzione dell’ Impero (fine). La legge delle dieci ore in Inghilterra. Recensioni. Rassegne.”,”””Il partito del proletariato era rappresentato nell’ esercito badese-palatino abbastanza rilevantemente, specialmente nei corpi volontari come i nostri, nella legione dei disertori e così via, e può sfidare tranquillamente tutti gli altri partiti a lanciare sopra un solo dei suoi membri la minima taccia. I comunisti più risoluti erano i soldati più coraggiosi””. (pag 71)”,”MAED-185″
“ENGELS Federico”,”Recensioni. Rassegne.”,”””Il socialismo cinese starà a quello europeo come la filosofia cinese a quella di Hegel. Ma è sempre un fatto singolare che il più antico ed irremovibile impero del mondo, per mezzo delle balle di cotone della borghesia inglese, in otto anni, è stato portato alla vigilia di una rivoluzione sociale che certamente avrà risultati di prim’ordine sulla civiltà. Quando i nostri reazionari europei, nella loro prossima fuga attraverso l’ Asia, finalmente arriveranno alla muraglia cinese, alle porte che conducono alla rocca della primitiva reazione e del conservatorismo primitivo, chi sa se non leggeranno su queste la iscrizione: “”République chinoise. Liberté, egalité, fraternité!”””” (pag 137, Londra 31 gennaio 1850)”,”MAED-186″
“ENGELS Federico”,”Recensioni. Rassegne.”,”””Come il periodo della crisi appare prima in Inghilterra e poi nel continente, così avviene pure per il periodo della prosperità. In Inghilterra si verifica sempre il processo primitivo; è il demiurgo del cosmo borghese. Nel continente le diverse fasi del ciclo che la società civile percorre di continuo, si presentano in forma secondaria e terziaria. Prima il continente esportava in Inghilterra più che in ogni altra parte del mondo. Quest’ esportazione dell’ Inghilterra dipende però dalla sua posizione speciale nel mercato d’ oltremare. Poi l’ Inghilterra esporta nei paesi transoceanici relativamente più dello stesso continente in modo che la quantità dell’ esportazione continentale verso questi paesi dipende sempre dalla relativa esportazione transoceanica inglese. Se dunque le crisi producono le loro rivoluzioni prima che altrove nel continente, la causa si trova sempre in Inghilterra. Nelle estremità del corpo borghese; i fermenti debbono scoppiare prima che nel suo cuore, perché le possibilità d’un accomodamento sono più grandi nelle prime che nel secondo. D’altra parte il grado in cui le rivoluzioni continentali hanno il loro contraccolpo sull’ Inghilterra è il termometro sul quale si legge in quanto veramente queste rivoluzioni riguardino i rapporti della vita borghese, o in quanto esse colpiscano solo le loro formazioni politiche””. (pag 155)”,”MAED-187″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La Sacra Famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti.”,”””Se io dalle mele, dalle pere, dalle fragole, dalle mandorle reali, formo l’ idea generale: frutto; se vado oltre, e immagino che l’ idea astratta dei frutti concreti che ne ho ricavato sia la sostanza vera delle pere, delle mele, ecc., io spiego – speculativamente parlando- il frutto come la sostanza delle pere, delle mandorle, ecc. Dico dunque che per la pera è poco importante essere pera, che per la mela è poco importante essere mela. La cosa sostanziale, in queste cose, non è la loro esistenza effettiva, sensibile ed evidente, ma è la sostanza che io ho rilevato da esse e ad esse riferisco, la sostanza della mia idea: il frutto. Io dichiaro le mele, le pere, le mandorle per meri modi di essere, modi del frutto. La mia ragione limitata, poggiata sui sensi, distingue veramente la mela da una pera, ed una pera da una mandorla, ma la mia ragione speculativa dichiara come indifferenti e senza importanza codeste distinzioni sensibili. Essa vede nella pera la stessa cosa della mela, e nella mela la stessa cosa che nella pera, cioè il frutto. La frutta nella loro particolarità concreta non valgono che come frutta apparenti, il cui vero essere è la sostanza: il frutto. In tal modo non si arriva ad alcuna particolare ricchezza di determinazioni””. (pag 49)”,”MAED-188″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La Sacra Famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti. Segue La scienza sovvertita (dall’ Antiduhring).”,”””La banca dei poveri “”pura”” si distingue perciò dalle casse di risparmio proprie della massa, solo per queste due qualità originalissime, criticissime: in primo luogo che la banca presta il suo denaro à fond perdu, nel folle presupposto che il lavoratore possa restituire quando voglia, e che voglia sempre restituire quando possa; – in secondo luogo; poi che la banca non paghi nessun interesse per le somme depositate dai lavoratori. Poiché la somma depositata si presenta nella forma di anticipo, la banca ne fa già una grossa quando non piglia essa stessa nessun interesse dai lavoratori. La critica banca dei poveri si distingue dunque dalle casse di risparmio proprie della massa per il fatto che il lavoratore perde i suoi interessi e la banca il suo capitale.”” (pag 179)”,”MAED-189″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La scienza sovvertita (dall’ Antiduhring).”,”””Ma Kant non dà in nessun modo le tesi suaccennate per esaurite mediante la sua dimostrazione. Al contrario: egli afferma e dimostra l’ opposto nelle pagine seguenti: che il mondo non ha principio nel tempo e non ha fine nello spazio; ed in ciò egli fa considere appunto l’ antinomia, l’ insolubile contraddizione che l’ una cosa sia dimostrabile del pari dell’ altra. Gente di poca levatura si sarebbe forse in certo modo impensierita di ciò che “”un Kant”” abbia trovato qui una difficoltà insuperabile. Non è così il nostro baldanzoso autore (…)””. (pag 41) “”Al che noi possiamo solo rispondere con Spinoza: Ignorantia non est argumentum – l’ ignoranza non è prova.”” (pag 93) “”E quando i borghesi ora fanno appello alla forza per salvare dalla rovina la crollante “”posizione economica””, essi con ciò dimostrano soltanto che sono avvinti dalla stessa illusione del signor Dühring, che essi potrebbero ricreare col “”primitivo””, con “”la sua immediata forza politica”” quei “”fatti di ordine secondario”” lo stato economico e il suo fatale sviluppo, e così bandire dal mondo coi cannoni Krupp e coi fucili Mauser gli effetti economici della macchina a vapore e del macchinario moderno da essa messo in moto, del commercio mondiale e dell’ odierno sviluppo della banca e del credito””. (pag 141)”,”MAED-190″
“ENGELS Friedrich”,”Scritti inediti sulle lotte operaie. Scritti inediti sui sindacati. Tratti dal Labour Standard, maggio-luglio 1881.”,”””In Germania per esempio, i rappresentanti dei lavoratori non sono sempre dei lavoratori. Ma nessun partito democratico in Inghilterra, nè altrove, potrà avere un reale successo, se non avrà un chiaro carattere di classe. Dimenticate questo e non avrete altro che sette e confusionari. E ciò è più che vero in Inghilterra che altrove. Purtroppo di confusione radicale ne abbiamo avuta anche troppa dopo la frattura del primo partito di lavoratori che il mondo abbia mai prodotto – il partito Cartista. Si, il partito Cartista è sparito ed i suoi obbiettivi, ci dicono, sono sono stati raggiunti. Ma è vero questo? (…)”” (pag 21)”,”MAED-191″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Voci per The New American Cyclopædia.”,”””Negli anni 1857-1860, Marx ed Engels aggiunsero allo studio (i Grundrisse di Marx sono di questo periodo) e alle pubblicazioni – nel 1859 Marx pubblica Per la critica dell’ economia politica e nel 1860 Il signor Vogt; Engels pubblica nel 1859 Po e Reno e nel 1860 Savoia, Nizza e Reno – l’ attività giornalistica per la New York Daily Tribune (quasi 500 articoli dal 1851 al 1862) nonché la collaborazione alla New American Cyclopædia.”,”ELCx-074″
“ENGELS Frederick MARX Karl”,”Collected Works. Volume 2. Frederick Engels: 1838-1842.”,”””In tutti gli stati dove la separazione dei poteri è stata realmente istituita, i poteri giudiziario ed esecutivo sono completamente privi di qualunque connessione. Questo è il caso della Francia, dell’ Inghilterra e dell’ America; il miscuglio dei due porta alla più scellerata confusione, e la sua più estrema conseguenza sarebbe quella di riunire il capo della polizia, l’ ufficiale investigazioni e il giudice in una persona.”” (Engels, 1842, pag 302)”,”MADx-383″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”””La disparità di diritti dei coniugi, che noi abbiamo ereditato da condizioni sociali anteriori, non è la causa, ma l’ effetto dell’ oppressione economica della donna. Nell’ antica amministrazione comunistica che abbracciava parecchie coppie di coniugi e i loro figli, l’ amministrazione domestica affidata alle donne era un’ industria di carattere pubblico, un’ industria socialmente necessaria, così come lo era l’ attività con cui gli uomini procacciavano gli alimenti. Con la famiglia patriarcale, e ancor più con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell’ amimnistrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interessò più la società. Divenne un servizio privato; (…)””. (pag 100-101) “”Basta guardare la nostra Europa di oggi, in cui la lotta di classe e la concorrenza nelle conquiste ha portato il potere pubblico a un’ altezza da cui minaccia di inghiottire l’ intera società e perfino lo Stato. Per mantenere questo potere pubblico sono necessari i contributi dei cittadini: le imposte. Esse erano completamente ignote alla società gentilizia. Ma noi oggi le conosciamo fin troppo bene. Col progredire della civiltà, anche le imposte non bastano più; lo Stato firma cambiali per il futuro, ricorre a prestiti, a debiti pubblici. E anche di questo la vecchia Europa ne sa qualcosa””. (pag 201)”,”MAED-193″
“ENGELS Federico”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, in relazione alle ricerche di L.H. Morgan.”,”Sin dal tempo di Cesare si erano formate federazioni di tribù; in alcune c’era già il re; il supremo condottiero dell’ esercito, come presso i Greci e i Romani, aspirava già alla tirannide e talvolta l’ otteneva. Tali fortunati usurpatori non erano punto padroni assoluti; nondimento, cominciavano già a spezzare i vincoli della costituzione gentile. Mentre un tempo gli schiavi affrancati occupavano una posizione subordinata, perché non potevano appartenere a nessuna gente, presso i nuovi monarchi tali favoriti pervenivano spesso ai gradi, alla ricchezza e agli onori. Lo stesso avvenne dopo la conquista dell’ Impero romano fatta dai duci dell’ esercito, divenuti allora re di vaste contrade. Presso i Franchi, gli schiavi e gli affrancati del re sostennero una gran parte, prima alla Corte, poi nello Stato; in gran parte la nuova nobiltà discese da essi. Una istituzione favorì il sorgere della monarchia: le compagnie militari (comitati di Tacito)””. (pag 193)”,”MAED-195″
“ENGELS Friedrich”,”La campagne pour la constitution du Reich allemand (1850).”,”””La disfatta dei lavoratori renani andò di pari con quella della fine del foglio in cui essi vedevano i loro interessi apertamente e risolutamente rappresentati – la “”Nuova gazzetta renana”” (Rheinische) -. Il redattore capo (Karl Marx), benché nativo della provincia renana, fu espulso dalla Prussia, gli altri redattori furono minacciati gli uni di arresto immediato, gli altri di espulsione sul campo””.”,”MAED-198″
“ENGELS Friedrich”,”Storia della Lega dei comunisti. (1885)”,”””Gli scopi della Lega erano: l’ abbattimento della borghesia, la supremazia del proletariato, la soppressione della vecchia società borghese, basata sugli antagonismi di classe, e la creazione di una nuova società senza classi e senza proprietà privata””. (pag 17-18) “”Inoltre il movimento internazionale del proletariato europeo ed americano è oggi così forte che non solamente la su prima forma angusta, quella della Lega segreta, ma anche la sua seconda forma, infinitamente più vasta, quella dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori, si è trasformata in un legame per esso, poichè oggi basta un semplice sentimento di solidarietà, nato dalla coscienza della identità della loro situazione di classe, per creare e mantenere unito tra gli operai di tutti i paesi di ogni lingua un solo ed unico partito: il grande partito del proletariato””. (pag 30)”,”MAED-200″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sur la religion.”,”””Infine, la dimostrazione d’ insieme fatta per la prima volta da Darwin, secondo cui tutti i frutti della natura che attualmente ci circondano, compreso gli uomini, sono il prodotto di un lungo processo di sviluppo avente all’ origine un piccolo numero di germi unicellulari, e che questi ultimi sono, a loro volta, originati da un protoplasma o da un corpo albuminoidale costituito per via chimica.”” (pag 247, F. ENGELS, Ludwig Feuerbach e la filosofia tedesca) “”Il nostro agnostico ammette anche che tutta la nostra conoscenza è basata su dati forniti dai sensi. Ma aggiunge sollecitamente: “”Come sapere se i nostri sensi ci forniscono delle immagini esatte degli oggetti percepiti tramite loro?”” E continua, informandoci che, quando parla di oggetti o delle loro qualità, non intende in realtà questi oggetti e queste qualità di cui non si può sapere niente di certo, ma semplicemente le impressioni che essi hanno prodotto sui nostri sensi. Ecco certamente un genere di concezione che sembra difficile combattere con degli argomenti. Ma prima dell’ argomentazione esiste l’ azione, Im Anfang war die Tat (1). E l’ azione umana ha risolto la difficoltà ben prima che la sottiliezza umana l’ abbia inventata. The proof of the pudding is in the eating (2). Dal momento che impieghiamo questi oggetti per il nostro uso in base alle qualità che noi percepiamo in essi, sottomettiamo a una prova infallibile l’ esattezza o l’ inesattezza delle nostre percezioni sensorali. Se queste percezioni sono false, l’ uso dell’ oggetto che queste ci hanno suggerito è falso; (…)”” (pag 289, F. ENGELS, Socialismo utopistico e socialismo scientifico)”,”MAED-202″
“ENGELS Friedrich”,”Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft.”,”Puer robustus sed malitiosus. “”Con Hobbes il materialismo si presentò sulla scena come difensore dell’ onnipotenza monarchica, e fece appello alla monarchia assoluta per mantenere sotto il giogo quel puer robustus sed malitiosus che era il popolo.”” (pag 37, pag 34 traduz it) “”Ma i borghesi inglesi erano dei buoni uomini d’ affari e vedevano più lontano dei professori tedeschi. Solo di malavoglia essi avevano diviso il loro potere con la classe operaia. Durante gli anni del cartismo essi avevano imparato a conoscere di cosa è capace quel puer robustus sed malitiosus che è il popolo. Da allora erano stati obbligati ad accettare la maggior parte delle rivendicazioni della Carta del Popolo, che erano diventate leggi del paese””. (pag 45, pag 44 traduz it)”,”MAED-204″
“ENGELS Federico MARX Carlos”,”Sobre la religion.”,”””Per fortuna i tedeschi non sono sciti (1). Così come i popoli antichi vivevano la loro preistoria nell’ immaginazione, nella mitologia, così noi, tedeschi, abbiamo vissuto la nostra postistoria nel pensiero, nella filosofia. Siamo contemporanei filosofici del presente, senza essere i suoi contemporanei storici. La filosofia tedesca è il prolungamento ideale della storia della Germania.”” (pag 42, Marx) Ateismo borghese e ateismo proletario (v. indice tematico)”,”MAED-205″
“ENGELS Friedrich LENIN V.I. STALIN J.V.”,”Karl Marx album.”,”Contiene: F. ENGELS, Karl Marx (pag 13) (1877) V.I. LENIN, Karl Marx (pag 31) (1914) F. ENGELS, Elenco delle opere pubblicate di Marx (pag 126) (1892) F. ENGELS, Discorso ai funerali di Marx (pag 130) (17 marzo 1883) V.I. LENIN, Discorso all’ inaugurazione del monumento in onore di Marx ed Engels (7 novembre 1918) J.W. STALIN, Dalla conversazione con la prima delegazione operaia americana (9 settembre 1927)”,”MADS-350″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Etudes philosophiques.”,”Contiene la lettera di MARX a RUGE (1843) e le lettere di ENGELS a Conrad SCHMIDT (1890, estratto e 1895, estratto) a Joseph BLOCH (1890, estratto), a Franz MEHRING (1893, estratto) e a W. BORGIUS (1894, estratto). “”Una rappresentazione esatta dell’ universo, della sua evoluzione e di quella dell’ umanità, così come del riflesso di questa evoluzione nel cervello degli uomini, non può quindi farsi che per via dialettica, tenendo costantemente conto delle azioni reciproche universali del divenire e del finire, dei cambiamenti progressivi e regressivi. E è in questo senso che si è subito affermata la filosofia tedesca moderna. Kant ha cominciato la sua carriera risolvendo il sistema solare stabile di Newton e la sua durata eterna – una volta dato il famoso shock iniziale – in un processo storico: la nascita del sole e di tutti i pianeti a partire da una massa nebulosa in rotazione. E giungeva già alla conclusione che per il fatto che era nato, il sistema solare un giorno doveva necessariamente morire (1). Questa visione, mezzo secolo più tardi, è stata confermata matematicamente da Laplace e, un secolo dopo, lo spettroscopio ha dimostrato l’ esistenza nell’ universo di simili masse gassose incandescendi a diversi gradi di condensazione. Questa filosofia tedesca moderna ha trovato la sua conclusione nel sistema di Hegel, in cui, per la prima volta – ed è il suo grande merito – il mondo intero della natura, della storia e dello spirito è stato rappresentato come un processo (…)””. (pag 170)”,”MAED-207″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Lettres sur les sciences de la nature (et le mathématiques).”,”Marx e la scienza. “”Negli anni 50-60 è soprattutto Marx che si occupa delle scienze della natura: di fisica, di cosmologia, di geologia, di fisiologia. Ciò emerge in parte dalla corrispondenza, in parte dalle note e letture (non ancora pubblicate) e di ciò che sussiste nella loro biblioteca. Studia: Charles Lyell, The geological evidences of the antiquity of Man (Le prove evidenti dell’ antichità dell’ uomo), 1863; Carl Fraas, Klima und Pflanzenwelt in der Zeit, eine Geschichte beider (Il clima e la flora nel tempo, contributo alla loro storia); Theodor Schwann, Microscopical researches (Ricerche microscopiche); Darwin, Huxley, Büchner, ecc.””. (pag 9, introduzione) “”Dal punto di vista religioso, un movimento importante si è messo in moto in questa Inghilterra intorpidita. Tutti i primi nomi della scienza, Huxley (discepolo di Darwin) in testa, Tyndall, Sir Charles Lyell, Bowring, Carpenter, ecc, ecc., tengono delle conferenze popolari estremamente chiare, veramente progressiste e audaci a St. Martin’s Hall (di gloriosa e ‘valseuse’ (1) memoria) e ciò la domenica sera, all’ ora precisa in cui le pecorelle dovrebbero andare a pascolare dal Signore; la sala era talmente piena e l’ entusiasmo del pubblico così grande, che la prima domenica sera in cui sono andata con le figlie, 2000 persone non sono potute entrare in sala, che si era riempita fino a soffocare. (…)”” (Jenny Marx a Johann Philipp Becker, 29 gennaio 1866)”,”MAED-208″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Operai proprietari e proletari. “”In ogni caso il nostro sig. Sax ha risolto con questo sistema il problema che si era posto all’ inizio: l’ operaio “”diventa capitalista”” con l’ acquisto di una casetta di sua proprietà. Il capitale è il comando sopra il lavoro non pagato degli altri. La casetta dell’ operaio diventa capitale perciò, solo quando egli l’ affitta a terzi, appropriandosi sotto forma di affitto, di una parte del prodotto del lavoro dell’ inquilino. Il fatto di abitarla fa sì che essa non divenga capitale, proprio come la mia giacca cessa di essere capitale nello stesso momento in cui la compro dal sarto e l’ indosso. L’ operaio proprietario di una casa del valore di un migliaio di talleri, non è certamente più un proletario, ma occorre chiamarsi sig. Sax per ritenerlo un capitalista.”” (pag 61)”,”MAED-209″
“ENGELS Friedrich”,”Dialectique de la nature.”,”””Diffusione ben più grande della cultura generale, benché fosse ancora sommaria, grazie alle Università. L’ antichità termina con l’ ascesa di Costantinopoli e la caduta di Roma; la fine del Medioevo è indissolubilmente legata alla caduta di Costantinopoli. I tempi moderni cominciano con il ritorno ai Greci. Negazione della negazione!”” (pag 192) “”Lo studio moderno della natura, il solo che può essere definito scienza, all’opposto delle intuizioni geniali dei Greci e delle ricerche sporadiche e senza legame tra loro degli Arabi, – comincia con quest’ epoca prodigiosa in cui la borghesia rompe la dominazione del feudalesimo (…)””. (pag 193)”,”MAED-211″
“ENGELS Federico”,”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato in nesso con le indagini di Lewis e Morgan.”,”””Oltre alle funzioni militari competevano al basileo anche attribuzioni sacerdotali e giudiziarie; le ultime non più particolarmente specificate, le prime nella sua qualità di rappresentante principale della tribù e della federazione delle tribù. Non si fa mai parola di attribuzioni civili, amministrative; sembra pertanto ch’egli sia stato, in virtù delle sue funzioni, anche membro del consiglio. Tradurre basileo con koenig (kuning) è dunque etimologicamente esatto, poiché koenig (kuning) deriva da kuni, künne, e significa preposto a una gens. Ma l’ odierno significato della parola könig non corrisponde in alcun modo al greco antico basileus. Tucidide chiama espressamente patrikè l’ antica basileia, il che significa: derivante da gens, e soggiunge avere le medesime competenze ben determinate. Anche Aristotele dice che la basileia dell’ epoca eroica era un governo di uomini liberi, e il basileo comandante delle truppe, giudice e sommo sacerdote; egli non aveva dunque poteri governativi non senso venuto in uso posteriormente.”” (pag 100-101)”,”MAED-214″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di René GALLISSOT, collaborazione di Gilbert BADIA”,”Marx, marxisme et Algérie. Textes de Marx-Engels.”,”Due capitoli sono dedicati al pensiero di Rosa Luxemburg: – Il cambiamento del marxismo da Engels a Rosa Luxemburg (pag 247-272) – Rosa Luxemburg: L’ accumulazione del capitale (pag 273-288) “”Probabilmente perché il problema del “”socialismo di Stato”” era un tema di discussione e un macigno posto ad ostacolo per i socialisti tedeschi, Engels tramite Morgan, elabora una spiegazione delle origini e della natura dello Stato. Le classi sociali sono non solo collegate al loro fondamento economico, ma anche connesse allo Stato. Attraverso questo, si esercita lo sfruttamento, passano dunque gli antagonismi sociali; lo Stato diventa il sostegno delle classi sociali””. (pag 256)”,”MAED-215″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Lewis S. FEUER”,”Marx & Engels. Basic writings on politics & philosophy.”,”Disfatta della Rivoluzione. “”Ciò che soccombeva in questa disfatta non era la rivoluzione. Era l’ appendice tradizionale pre-rivoluzionaria, risultato delle relazioni sociali che non erano ancora giunte al punto di acuire gli antagonismi di classe – persone, illusioni, concezioni, progetti da cui il partito rivoluzionario prima della rivoluzione di febbraio non si era liberato, da cui esso si poteva liberare non con la vittoria di febbraio ma solo con una serie di disfatte””. (pag 280, Marx, Le lotte di classe in Francia).”,”MAED-216″
“ENGELS Federico”,”Del socialismo utópico al socialismo cientifico.”,”””Nella crisi scoppia con esplosioni violente la contraddizione tra la produzione sociale e l’ appropriazione capitalistica. La circolazione delle merci resta, in quel momento, paralizzata. Il mezzo di circolazione, il denaro, si trasforma in un ostacolo per la circolazione; tutte le leggi della produzione e circolazione delle merci si volgono nel loro rovescio. Il conflitto economico raggiunge il suo culmine: il modo di produzione si ribella contro il modo di scambio””. (pag 95)”,”MAED-217″
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach et la fin de la philosophie classique allemande. Segue: Karl Marx, Thèses sur Feuerbach (Composées à Bruxelles au printemps de 1845)”,”Il materialismo dialettico. “”Ma attraverso ciò, si era ripreso il lato rivoluzionario della filosofia di Hegel, e si ci era sbarazzati, nello stesso tempo, dei suoi ornamenti idealisti che, in Hegel, ne avevano impedito l’ applicazione conseguente. La grande idea fondamentale secondo cui il mondo non deve essere considerato come un complesso di cose acquisite, ma come un complesso di processi in cui le cose, in apparenza stabili, allo stesso tempo che i loro riflessi intellettuali nel nostro cervello, le idee subiscono un cambiamento ininterrotto di divenire e di deperimento in cui finalmente, malgrato tutti i casi apparenti e tutti i ritorni momentanei all’ indietro, uno sviluppo progressivo finisce per affermarsi alla luce del sole – questa grande idea fondamentale ha, in particolare dopo Hegel, penetrato così profondamente nella coscienza corrente che essa non trova in questa forma generale, quasi più contraddizione””. (pag 34)”,”MAED-218″
“ENGELS Friedrich, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”La guerre des paysans en Allemagne.”,”Ruolo personalità nella storia. “”Tutte queste insurrezioni coincidono con il soggiorno, che dura cinque mesi, di Thomas Münzer nei Paesi Alti. Non abbiamo, a dire il vero alcuna prova diretta dell’ influenza che egli esercita sull’ esplosione e l’ avanzata del movimento, ma indirettamente questa influenza è dimostrata. I rivoluzionari più decisi tra i contadini sono per la maggior parte dei discepoli e rapprentano le sue idee.”” (pag 117)”,”MAED-219″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca.”,”Materialismo. “”Il nuovo indirizzo, che ha ravvisato nella storia dell’ evoluzione del lavoro la chiave per comprendere tutta la storia della società, si è rivolto sin dal primo momento alla classe operaia e ha trovato in essa l’ accoglienza che non cercava né attendeva dalla scienza ufficiale. Il movimento operaio tedesco è l’ erede della filosofia classica tedesca.”” (pag 73) “”Il materialismo è per me la base dell’ edificio dell’ essere e del sapere umano (…)””. (Feuerbach, pag 30)”,”MAED-220″
“ENGELS Friedrich, a cura di Palmiro TOGLIATTI”,”Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca.”,”Le Tesi su Feuerbach sono date nella traduzione di Mario ROSSI “”Nel frattempo la concezione marxista del mondo ha trovato dei rappresentanti ben al di là delle frontiere della Germania e dell’ Europa, in tutte le lingue colte del mondo””. (pag 14, Engels prefazione) “”Proprio così parlavano, dopo il 1840, i riformisti parigini della corrente di Louis Blanc, i quali pure non potevano rappresentarsi un uomo senza religione se non come una cosa mostruosa e ci dicevano: “”Donc, l’ athéisme c’est votre religion!”” (Dunque l’ ateismo è la vostra religione!). Erigere, come vuole Feuerbach, la vera religione sulla base di una concezione essenzialmente materialistica della natura, equivale a concepire la chimica moderna come la vera alchimia””. (pag 46)”,”MAED-221″
“ENGELS Federico”,”El Anti-Dühring. Introduccion al estudio des socialismo.”,”Prefazione inedita di ENGELS (scritto nel marzo del 1878) per la 1° edizione scoperta da RIAZANOV fondatore e direttore dell’ Istituto Marx-Engels di Mosca e pubblicata da lui negli Archivi Marx-Engels assieme ad altri lavori (tomo II, 1927, pag 218-224) “”Proprio nelle scienze naturali incontriamo non poche volte teorie nelle quali la realtà appare rovesciata, le cui immagini riflesse si prendono per la forma originale; è necessario pertanto capovolgerle per restituirle nella loro vera posizione. In breve queste teorie si esaltano dopo lungo tempo.”” (pag 13)”,”MAED-222″
“ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul BEBEL A. MARX K. GUESDE J. LAFARGUE P. LENIN V.I. ZETKIN C. STALIN J. THOREZ M. VERMEERSCH J., scritti di”,”La femme et le communisme. Anthologie des grands textes du marxisme.”,”Marx: la decomposizione della famiglia borghese. “”Il borghese libertino trasgredisce il matrimonio e commette clandestinamente un adulterio; il mercante trasgredisce l’ istituzione della proprietà privando gli altri della loro proprietà attraverso la speculazione, la bancarrotta, ecc… Il giovane borghese si rende indipendente dalla sua propria famiglia, quando lo può; egli dissolve praticamente per suo conto la famiglia; ma il matrimonio, la proprietà privata, la famiglia, rimangono teoricamente intatte, perché, praticamente, sono il fondamento sul quale la borghesia ha eretto il suo dominio, perché, nelle loro forme borghesi, essi sono le condizioni che fanno di un borghese un borghese, allo stesso modo che la legge sempre trasgredita fa di un ebreo religioso un ebreo religioso.”” (pag 109, L’ Ideologia tedesca)”,”MAED-223″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Il manifesto del Partito Comunista”,”””L’ organizzazione del proletariato in classe, e quindi in partito politico, è di continuo spezzata dalla concorrenza degli operai in fra loro stessi. Ma risorge sempre e di nuovo, più poderosa e più compatta. Essa forza al riconoscimento di certi interessi degli operai per via della legge, perché s’ avvantaggia delle discordie intestine delle diverse frazioni della borghesia. Così è stato per la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra””. (pag 87)”,”MAED-224″
“ENGELS Federico”,”Il socialismo scientifico contro Eugenio Dühring.”,”Teoria della crisi. “”Il minor consumo delle masse è una condizione necessaria di tutte le forme di società, che si fondano sullo sfruttamento, quindi anche della società capitalistica; ma è la forma capitalistica della produzione che principalmente determina le crisi. Il minor consumo delle masse è dunque anche una condizione della crisi e vi spiega una parte, del resto già da lungo tempo riconosciuta; ma esso vi dice ben poco sulle cagioni dela esistenza odierna delle crisi periodiche, come sulla loro assenza anteriore.”” (pag 304)”,”MAED-225″
“ENGELS Friedrich”,”Anti-Dühring. (M.E. Dühring bouleverse la science).”,”””Se il semplice cambiamento meccanico di luogo contiene già in sé una contraddizione, a maggior ragione le forme superiori del movimento della materia e in particolare la vita organica e il suo sviluppo. Abbiamo visto più sopra che la vita consiste in primo luogo precisamente nel fatto che in ciascun istante un essere è nel medesimo tempo lo stesso e un altro. La vita è dunque pure una contraddizione che, presente nelle cose e negli stessi processi, si pone e si risolve costantemente. E quando la contraddizione termina, anche la vita termina, la morta interviene.”” (pag 151) “”Espressamente diretta contro Locke, la dimostrazione di Hume secondo cui l’ interesse non è regolato dalla massa di denaro esistente, ma dal tasso di profitto, e gli altri suoi chiarimenti sulle cause che determinano il livello elevato o basso del tasso di interesse, – tutto questo si trova nel modo più esatto e meno spirituale in un ‘opera apparsa nel 1750, due anni prima dell’ Essay di Hume: ‘An Essay on the Governing Causes of the Natural Rate of Interest wherein the sentiments of Sir W. Petty and Mr. Locke, on the head, are considered’. Il suo autore è J. Massie, un autore a ben guardare irrequieto e molto letto, come si può arguire dalla bibliografia inglese dell’ epoca.”” (pag 271)”,”MAED-226″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”L’ idéologie allemande. Critique de la philosophie allemande la plus récente dans la personne de ses représentants Feuerbach, B. Bauer et Stirner, et du Socialisme allemand dans celle de ses différents prophètes.”,”””La differenza che separa la rivoluzione dalla rivolta secondo Stirner non è, come dice lo stesso Stirner, che una sarebbe un atto politico o sociale e l’ altra un atto egoista, ma che una è un atto e l’ altra non lo è. L’ assurdità di tutta la sua antitesi esplode di colpo nei termini: parla de “”la rivoluzione””, persona morale, in lotta con “”l’ ordine stabilito””, altra persona morale””. (pag 378)”,”MAED-227″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome I (1835-1848).”,”Traduzioni di Henri AUGER Gilbert BADIA Jean Paul BARBE Jean CHABBERT Jean-Claude FRANCOIS Vincent JEZEWSKI Alain LANCE Bernard LORTHOLARY Jean MORTIER Claude SEBISCH Jacques VERGER Illustrazione Prometeo Incatenato pag 282. “”A proposito! Progettiamo di tradurre Fourier e, più in generale, di creare, se possibile, una “”Biblioteca dei migliori scrittori socialisti stranieri””. Fourier sarebbe l’ ideale per cominciare. Abbiamo trovato dei traduttori. Hess mi ha parlato di un glossario dell’ opera di Fourier pubblicato in Francia ma non so di quale fourierista. Tu dovresti essere al corrente””. (pag 363, Engels a Marx, da Barmen a Bruxelles, 1845) 2° copia”,”MAED-229″
“ENGELS Friedrich MARX, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome III (1852-juin 1853).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERNHARD Jean CHABBERT Jacques GRANDJONC Paul LAVEAU Isabelle MICHOT Claude SEBISCH André SOUYRIS Jacques VERGER Line VINCENT. “”Adesso, in ciò che mi concerne, non è a me che va il merito di aver scoperto l’ esistenza delle classi nella società borghese, non più che la lotta ch’esse si danno. Degli storici borghesi avevano già esposto ben prima di me l’ evoluzione storica di questa lotta di classi e degli economisti borghesi ne avevano descritto l’ anatomia economica. La mia originalità è consistita: 1. nel dimostrare che l’ ‘esistenza delle classi’ non è legata che a ‘delle fasi storiche determinate dello sviluppo della produzione’; 2. che la lotta delle classi conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’; 3. che questa stessa dittatura non rappresenta che una transizione verso ‘l’ abolizione di tutte le classi’ e verso una ‘società senza classi'””. (pag 79, Marx a J. Weydemeyer, 5 marzo 1852)”,”MAED-230″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IV (Juillet 1853 – juin 1857).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jacqueline BENCKER Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Jean-Claude FRANCOIS Jean-Pierre LEFEBVRE Jean MORTIER Jacques OMNES Monika PONSARD Philippe PREAUX Claude SEBISCH Anne SOLE’ Michel VANOOSTHUYSE. “”Quello che dici dell’ Austria a proposito degli Slavi e del protestantesimo è assolutamente giusto. Per fortuna, un protestantesimo molto forte si è mantenuto in Slovacchia e ha fortemente contribuito all’inerzia degli Slovacchi di fronte agli Ungheresi, e, in Boemia, ogni movimento nazionale serio, al di fuori del movimento proletario, sarà fortemente contaminato di reminescenze ussite, a tal punto che l’ elemento specificatamente nazionale si indebolirà. Peccato per i contadini sloveni che si sono ben battuti nel XV secolo””. (pag 281, Engels a Marx, 7.3.1856) “”Ce que tu dis de l’Autriche à propos des Slaves et du protestantisme est tout à fait juste. Heureusement, un protestantisme très fort s’est maintenu en Slovaquie et il a grandement contribué à l’inertie des Slovaques face aux Hongrois et, en Bohême, tout mouvement national sérieux, en dehors du mouvement prolétarien, sera fortement mâtiné de réminiscences hussites, de telle sorte que l’élément spécifiquement national en sera affaibli. Dommage pour les paysans slovènes qui se sont si bien battu au XV° siècle.”””,”MAED-231″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome V (Juillet 1857 – Décembre 1859).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Michel FAGARD Jean-Claude FRANCOIS Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Jean MORTIER Serge PATEAU Philippe PREAUX Jacques OMNES Claude Michel VANOOSTHUYSE Jean WETZLER. Marx Engels e la stampa. “”Considero Das Volk come una foglia di cavolo, com’ era il nostro giornale “”bruxellese”” e il nostro giornale “”parigino””. Ma grazie a lui, possiamo discretamente, senza intervenire direttamente, far scoppiare Gottfried di rabbia, ecc. ecc.. Può anche venire il momento, molto prossimamente, in cui sarà d’ importanza decisiva che non solamente i nostri nemici ma anche noi stessi possiamo far pubblicare il nostro punto di vista su un giornale di Londra.”” (pag 335, Marx a Engels, 18 maggio 1850)”,”MAED-232″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VI (1860-1861).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Michel FAGARD Claude GUY Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Alain MEYER Serge PATEAU Daniel PONCIN Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH. “”A proposito: riguardo al tuo ‘Po e Reno’, ecc, la Hatzfeldt, che incontra presso suo cognato il generale von Nostitz, tutto lo stato maggiore prussiano, (…), mi ha raccontato che, nei circoli militari di alto grado e anche di più alto grado (tra gli altri, anche, presso gli ufficiali del giro del principe Karl Friedrich), si è considerato il libro come l’ opera di un generale prussiano che è rimasto nell’ anonimato””. (pag 321-322, Marx a Engels. 7 maggio 1861)”,”MAED-233″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VII (1862-1864).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Francois GATHELIER Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH Michel VANOOSTHUYSE. “”Il viaggio di Garibaldi in Inghilterra e le ovazioni che riceverà da from all sides (da tutte le parti) sono or (o) dovrebbero essere comunque ouverture to a new rising against Austria (il punto di partenza di un nuovo sollevamento contro l’ Austria). Facendo alleanza con la Prussia per lo Schleswig-Holstein e facendo alleanza con i Russi proclamando lo stato d’ assedio in Galizia, quest’ ultima ha reso il compito facile ai suoi nemici. Tenuto conto della situazione attuale in Polonia, in Ungheria, in Italia, dello stato di spirito che regna in Germania e del cambiamento radicale d’ atteggiamento dell’ Inghilterra, una nuova Santa Alleanza metterebbe lo stesso Napoleone il piccolo in grado di giocare al grand’ uomo. Il meglio in questo momento sarebbe che la pace si prolungasse, perché ogni guerra ritarda la rivoluzione in Francia. Dio verdumm me! If there be anything more stupid than this politica chessboard! (Mio dio, non c’è niente di più stupido di questa scacchiera politica).”” (pag 212-222, Marx a Lion Philips, 29 marzo 1864)”,”MAED-234″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VIII (Janvier 1865 – Juin 1867).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Fernand CAMBON Francois Pierre HENTGES Jean MORTIER. Mazzini. “”Ora, durante la mia assenza forzata e prolungata dal Consiglio dell’ Internazionale, Mazzini si è dato a fomentare una sorta di rivolta contro la mia “”direzione””. Non è mai piacevole essere “”il capo”” e ciò non è più quello a cui aspiro. Ho sempre presente allo spirito quello che tuo padre diceva di Thorbecke: “”l’ asinaio è sempre detestato dagli asini””. Ma, una volta che mi sono lanciato totalmente in una impresa che stimo importante, è vero, sono come sono, non amo cedere. Mazzini, nemico accannito della libertà di pensiero e del socialismo, ha seguito i progressi della nostra Associazione con una profonda gelosia. Sono io che ho constrastato il suo primo tentativo di farne un suo strumento e di imporgli un programma e una dichiarazione di principi da lui elaborata. La sua influenza sulla classe operaia londinese, una volta molto grande, è ridotta a zero.”” (pag 232-233, lettera di Marx a Antoinette Philips, 18 marzo 1866)”,”MAED-235″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IX (Julliet 1867 – Decembre 1868).”,”Traduzioni di Paul LAVEAU e Jean WETZLER. “”Caro Jung, Il Times pubblica oggi i resoconti di Eccarius del 9 e 10. Nel dibattito sul macchinismo, egli ‘altère’ (altera) lo ‘speech’ (l’ intervento) di Lessner, che era stato reso molto meglio dal Daily News. Lessner aveva citato il mio libro (1° libro del Capitale, nota), come avete potuto vedere sul Daily News. Eccarius passa il fatto sotto silenzio. Ma c’è di più. Sul Daily News, la risoluzione sulle macchine, ecc, figura come una proposta del Consiglio Generale. Sul Times, il signor Eccarius ne fa una sua proposta personale. Ecco un punto sul quale dovete scontrarvi. Il suo egoismo ha bisogno di un ‘puff to set him right again’ (uno shock per rimetterlo a posto).”” (pag 297, Marx a Hermann Jung, 14 settembre 1868)”,”MAED-236″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le Manifeste communiste.”,”””Lo sviluppo del macchinismo e della divisione del lavoro ha fatto perdere al lavoro dei proletari ogni carattere d’ indipendenza e, di conseguenza, ogni attrativa per l’ operaio. L’ operaio diviene un semplice accessorio della macchina, e non gli si chiede che il “”gesto”” più semplice, più monotono, più facile ad apprendersi.”” (pag 69)”,”MAED-238″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Oeuvres choisies. Tome I.”,”””Ma non dimenticate che l’ Impero tedesco, come tutti i piccoli Stati e in generale tutti gli Stati moderni, è il prodotto di un patto: dapprima dal patto tra i principi, in seguito dei principi con il popolo. Se una delle parti rompe il patto, l’ intero patto crolla e allora l’ altra parte non è più per nulla legata. Come Bismarck ci ha così ben dato l’ esempio nel 1866. Se dunque voi spezzate la Costituzione imperiale, la social-democrazia è libera, libera di fare ciò che vuole nei vostri riguardi. Ma ciò che farà in seguito, essa si guarderà bene dal dirvelo oggi.”” (pag 211, Marx)”,”MAED-239″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Oeuvres choisies. Tome II.”,”””Regime coloniale, debiti pubblici, esazioni fiscali, protezione industriale, guerre commerciali, ecc., tutte queste conseguenze del periodo manifatturiero propriamente detto prendono uno sviluppo gigantesco durante la prima giovinezza della grande industria. Quanto alla sua nascita, essa è degnamente celebrata da una sorta di massacro degli innocenti – il ratto di bambini eseguito in grande stile. Il reclutamento delle nuove fabbriche si fa come quello della marina reale – per mezzo della stampa!””. (pag 147, Marx)”,”MAED-240″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Oeuvres choisies. Tome III.”,”””E però il luogo di nascita del materialismo moderno non si trova, dopo il XVII secolo, da nessuna parte… se non in Inghilterra. “”Il materialismo è il vero figlio della Gran Bretagna. Già il suo scolastico Duns Scot si era chiesto “”se la materia non poteva pensare””. (…) “”In Bacone, il suo fondatore, il materialismo contiene ancora, in modo ingenuo, i germi di uno sviluppo multiplo. (…) “”Nel seguito della sua evoluzione, il materialismo diventa ‘stretto’. E’ Hobbes che sistematizza il materialismo di Bacone.”” (pag 100-101, Engels)”,”MAED-241″
“ENGELS Friedrich, V. LENIN P. LAFARGUE W. LIEBKNECHT F. LESSNER E. MARX-AVELING G.J. HARNEY G. WEERTH F.A. SORGE G. LOPATINE T. CUNO A. BEBEL J. MARX E. LONGUET P. ANNENKOV F. KUGELMANN A. LORENZO M. KOVALESKI N. MOROZOV E. BELFORT BAX E. AVELING N. ROUSSANOV A. VODEN F. KRAVTCHINSKAIA F. MEHRING”,”Souvenirs sur Marx et Engels.”,”Scritti di F. ENGELS V. LENIN P. LAFARGUE W. LIEBKNECHT F. LESSNER E. MARX-AVELING G.J. HARNEY G. WEERTH F.A. SORGE G. LOPATINE T. CUNO A. BEBEL J. MARX E. LONGUET P. ANNENKOV F. KUGELMANN A. LORENZO M. KOVALESKI N. MOROZOV E. BELFORT BAX E. AVELING N. ROUSSANOV A. VODEN F. KRAVTCHINSKAIA F. MEHRING. “”Tale fu la nostra risposta a Cabet. Essa mostra che i comunisti riflettevano, che già all’ epoca subivano l’ influenza decisiva di Marx ed Engels, condannavano tutti i tentativi utopistici. Cabet lasciò Londra. Poco dopo, alla fine di novembre 1847, si tenne il secondo congresso della Lega dei comunisti, al quale assistette Karl Marx. Era venuto da Bruxelles ed Engels da Parigi per difendere al Congresso della Lega i principi del comunismo scientifico. Il congresso durò dieci giorni. (…) Prendemmo atto ben presto che il congresso si era pronunciato all’ unanimità in favore dei principi esposti da Marx ed Engels, che furono incaricati di elaborare un manifesto. Quando, in seguito, all’ inizio del 1848, il manoscritto del Manifesto del Parti communista arrivò da Bruxelles, io dovevo a mia volta svolgere una parte modesta pubblicando questo documento che faceva epoca: portai il manoscritto alla tipografia da dove tornai con le bozze da correggere per Karl Schapper””. (pag 165-166, F. Lessner)”,”MAES-060″
“ENGELS Federico MARX Carlos”,”Obras escogidas. Tomo III.”,”Lettere di Engels a Werner Sombart (11 marzo 1895). “”Secondo la concezione di Marx, tutta la marcia della storia – trattasi di eventi notevoli – si è prodotta finora in modo incosciente, ovvero gli accadimenti e le loro conseguenze non sono dipesi dalla volontà degli uomini; i partecipanti agli eventi storici si auguravano un risultato anche diametralmente opposto a quello realizzato, orbene, l’ evento conduceva a conseguenze assolutamente impreviste””. (pag 533-534)”,”MAED-242″
“ENGELS Friedrich”,”Lettere 1883-1887. Parte seconda. 7 gennaio 1886 – 29 dicembre 1887. Mew 36 (lettere 222-382)”,”Socialismo negli Stati Uniti, USA. “”In America il movimento, escluso che a New York, procede indipendentemente dai tedeschi. La vera organizzazione degli americani sono i Knights of Labor, che sono confusi quanto le masse. Ma il movimento si svilupperà da questo caos, non dalle sezioni dei tedeschi, che da 20 anni non sono in grado di elaborare dalla teoria qualcosa di necessario per l’ America. Eppure i tedeschi proprio ora potrebbero avere un effetto di chiarificazione, se solo avessero imparato l’ inglese. Suo F. Engels”” (pag 128, lettera a H. Schlüter)”,”MAED-244″
“ENGELS Friedrich”,”Il socialismo dall’ utopia alla scienza. (Tit. orig.: Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft)”,”La traduzione è conforme a quella pubblicata dalle Edizioni in lingue estere Mosca 1947 “”Lo scritto engelsiano, nella forma assunta, succinta e politica, solleva molteplici interrogativi e sollecitazioni. Infatti, pur presentandosi in una forma organica, nacque come stralcio, posteriore di qualche anno, del ben più ampio e completo Antidühring (steso quest’ ultimo sotto forma di articoli al “”Vorwärts”” di Lipsia fra il 1877 e il 1878 e pubblicato poi in volume): tre capitoli dell’ opera furono destinati da Engels a esser adunati in opuscolo, edito in francese nel 1880 con titolo Socialismo utopistico e socialismo scientifico, per un uso immediato politico e militante.”” (pag 7) “”La versione francese (1880, ndr) servì ben presto di base per due versioni dello scritto, in polacco e in italiano. L’ edizione polacca apparve a Ginevra (…) quella italiana fu curata da Pasquale Martignetti: Il socialismo utopico e il socialismo scientifico, Benevento, Stabilimento tipografico F. De Gennaro, 1883 (…)””. (pag 39)”,”MAED-245″
“ENGELS F. FEUERBACH L. MARX K., a cura di Helmut REICHELT”,”Texte zur materialistischen Geschichtsauffassung.”,”””An Versuche von Schelling und an Hegels philosophischen System erinnernd, sagt Marx: “”Die Naturwissenschaften haben eine enorme Tätigkeit entwickelt und sich ein stets wachsendes Material angeeignet. Die Philosophie ist ihnen indessen ebenso fremd geblieben, wie sie der Philosophie fremd blieben. Die momentane Vereinigung war nur eine phantastiche Illusion. Der Wille war da, aber das Vermögen fehlte. Die Geschichtsschreibung selbst nimmt auf die Naturwissenschaft nur beiläufig Rücksicht, als Moment der Aufklärung, Nützlichkeit, einzelner großer Entdeckungen””. (pag 50) Separazione scienza naturale e filosofia. Ricordando i tentativi di Schelling e del sistema filosofico di Hegel, dice Marx: “”Le scienze naturali hanno sviluppato una attività enorme ed hanno acquisito un materiale sempre crescente. La filosofia è rimasta a loro straniera, come esse sono rimaste estranee alla filosofia. L’ unione momentanea non era che una illusione fantastica. La volontà c’era, la fortuna qualche volta è mancata. La stessa storiografia non prende in considerazione che occasionalmente le scienze naturali, come momento di chiarimento, per propria utilità, le varie grandi scoperte””.”,”MAED-249″
“ENGELS Friedrich”,”Dialectique de la nature.”,”””Così la mano non è soltanto l’ organo del lavoro, essa è anche il prodotto del lavoro. E’ grazie a lui, grazie all’ adattamento ad operazioni sempre nuove, grazie alla trasmissione ereditaria dello sviluppo particolare così acquisito dei muscoli,dei tendini e, a intervalli più lunghi, delle stesse ossa, grazie infine all’ applicazione ripetuta senza sosta di questo affinamento ereditario ad operazioni nuove, sempre più complesse, che la mano dell’ uomo ha raggiunto questo alto grado di perfezione per cui può far sorgere il miracolo dei quadri di Raffaello, delle statue di Thorwaldsen, della musica di Paganini””. (pag 173) (1) Bertel Thorvaldsen /Thorwaldsen (Copenaghen 1770-1844) scultore danese. Figlio di un intagliatore di legno, venne educato dal pittore N.A. Abildgaard all’Accademia Reale di Copenaghen (1781-93). Grazie ad una borsa di studio ha l’opportunità di recarsi a Roma (1797) dove rimarrà per un lunghissimo periodo di tempo, circa quarant’anni, salvo brevi ritorni in patria. A Roma, centro del Neoclassicismo, si dedica a uno studio meticoloso delle opere classiche e delle teorie di Winckelmann ( “”Storia dell’arte nell’antichità”” ) . Contemporaneo e rivale del Canova, che opera negli stessi ammi a Roma, riceve molti onori, fra cui la nomina a presidente dell’Accademia di San Luca, e commissioni da ricchi collezionisti Modella statue e gruppi di soggetto mitologico come le Tre Grazie, Amore e psiche, Ganimede e l’anguilla, Ebe e Genio piangente in cui appare evidente la sua interpretazione rigorosa del Neoclassicismo inteso come fedeltà a un canone astratto e ad un’assoluta purezza formale. La sua vasta produzione comprende statue, come il Giasone del 1803 (Copenaghen, Mus. Thorvaldsen). www scultura italiana.com”,”MAED-251″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti communiste.”,”””Gli ouvriers n’ont pas de patrie”” (pag 39) “”Ogni lotta di classe è una lotta politica””. (pag 26) “”L’ organizzazione del proletariato in classe, e in seguito in partito politico, è senza soste distrutta dalla concorrenza che si fanno gli operai tra loro. Ma essa rinasce sempre; e sempre più forte, più ferma, più formidabile. Essa approfitta delle divisioni intestine dei borghesi per obbligarli a dare una garanzia locale a certi interessi della classe operaia: per esempio la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra.”” (pag 26)”,”MAED-252″
“ENGELS Friedrich”,”Afghanistan; Summary of John W. Kaye’s History of the War in Afghanistan.”,”””La casa di Alexander Burnes, in città, fu attaccata ed egli stesso ucciso. Il generale britannico non fece nulla, e l’ insurrezione crebbe fortemente dall’ impunità. Elphinstone, completamente impotente, e alla mercé di ogni sorta di consiglio contradditorio, molto presto gettò ogni cosa nella confusione che Napoleone descriveva con tre parole, ‘ordine, contrordine, disordine'””. (pag 9)”,”MAED-253″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Scritti sulla religione.”,”Libro di GB Marcello FEDELE (Taranto, 1947) è laureato in giurisprudenza. Dal 1969 lavora all’ Istituto di sociologia dell’ Università di Roma. Collabora a varie riviste (v. retro cop.) “”La ‘sicurezza’ è il più alto concetto sociale della società borghese, il concetto della ‘polizia’: che l’ intera società esiste solo per garantire a ciascuno dei suoi membri la conservazione della persona, dei diritti e della proprietà. In questo senso Hegel definisce la società borghese “”lo stato del bisogno e dell’ intelletto””. Col concetto di sicurezza la società borghese non supera il proprio egoismo. La sicurezza è piuttosto la ‘garanzia’ dell’ egoismo. Nessuno dei cosiddetti diritti dell’ uomo trascende dunque l’uomo egoistico, l’ uomo in quanto membro della società borghese, ossia il singolo in se stesso, nel suo interesse privato e nel proprio privato arbitrio, isolato dalla comunità. L’ uomo, ben lungi dall’ essere concepito in essi come membro della specie umana, la stessa vita della specie, la società, appare anzi come una cornice esterna agli individui, come una limitazione della loro indipendenza originaria. L’ unico legame che li tiene uniti è la necessità naturale, il bisogno e l’ interesse privato, la conservazione della proprietà e della persona egoistica.”” (pag 103, Marx, La questione ebraica)”,”MAED-254″
“ENGELS Federico MARX Carlo”,”Il manifesto del partito comunista.”,” (Sottolineature e note manoscritte critiche a margine) “”Il tradimento dei socialisti tedeschi, che allora avevano 111 deputati al Reichstag, 92 giornali quotidiani e più di tre milioni di organizzati, fu un colpo mortale vibrato al cuore dell’ associazione internazionale, che, dopo la pace, non riuscì più a ricomporre le sue fila raccogliendo in un unico organismo i proletari di tutto il mondo, secondo l’ insegnamento ed il monito del Manifesto dei comunisti.””. (pag 17) “”La borghesia ha fatto della città la signora assoluta della campagna. Ha creato delle città enormi; (…)””. (pag 59) “”una epidemia nuova si rivela nelle crisi, ed è quella della sovrapproduzione”” (pag 61) “”Le differenze di sesso e di età non hanno oramai importanza sociale per la classe operaia””. (pag 63) “”Tutti i movimenti avvenuti fin qui furono di minoranze o nell’ interesse delle minoranze””. (pag 67) “”Gli è naturale che in prima il proletariato di ciascun paese la faccia finita con la sua propria borghesia””. (pag 68) “”Ciò che caratterizza il comunismo non è l’ abolizione della proprietà in genere, ma l’ abolizione della proprietà borghese.”” (pag 76)”,”MAED-255″
“ENGELS Friedrich”,”Esquisse d’ une critique de l’ économie politique (Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie). Suivi de Lettres d’ Angleterre (Englische Asnicht über die innern Krisen), Lettres de Londres (Briefe aus London).”,”””F. Engels sopravanza tutti i suoi amici. In “”Lineamenti di una critica dell’ economia politica””, riporta questa lezione che gli fornisce l’ esperienza dell’ Inghilterra industrializzata””. (pag 24) “”Più di una volta, in seguito, Karl Marx si riferisce esplicitamente a questo studio critico dell’ economia abbozzato da F. Engels. Nei Manoscritti economici e filosofici del 1844, rinvia esplicitamente all’ articolo in questione e riprende l’ espressione di quest’ ultimo per qualificare Adam Smith come “”Lutero dell’ economia””. Vi sviluppa pure l’ alienazione del proletario a partire dalla sua alienazione dal prodotto del lavoro, come Engels aveva indicato nei ‘Lineamenti’. Nel Libro primo del Capitale (1867) è a tre riprese che egli ne cita espressamente qualche estratto (…)””. (pag 25) “”Più di una volta, in seguito, Karl Marx si riferisce esplicitamente a questo studio critico dell’economia abbozzato da F. Engels [“”Lineamenti di una critica dell’ economia politica””, 1844, ndr]. Nei ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’, rinvia esplicitamente all’articolo in questione e riprende l’espressione di quest’ultimo per qualificare Adam Smith come “”Lutero dell’economia””. Vi sviluppa pure l’alienazione del proletario a partire dalla sua alienazione dal prodotto del lavoro, come Engels aveva indicato nei ‘Lineamenti’. Nel Libro primo del ‘Capitale’ (1867) è a tre riprese che egli ne cita espressamente qualche estratto (…)””) [H. Chambre, introduzione] [(in) Friedrich Engels, Esquisse d’une critique de l’ économie politique (Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie). Suivi de Lettres d’Angleterre (Englische Asnicht über die innern Krisen), Lettres de Londres (Briefe aus London), Paris, 1974]”,”MAED-256″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista.”,” “”(i) libri archetipi: quelle opere che hano esercitato un’ influenza determinante nella storia della civiltà umana, come la Lettera ai romani di Paolo di Tarso (1), il Contratto sociale di Rousseau, L’ origine della specie di Darwin (queste ultime, insieme al Manifesto, ha scritto lo storico inglese A.N. Wilson, “”si ritiene abbiano cambiato il modo in cui gli uomini guardano a se stessi””).”” (pag 8-9, prefazione di F. Bertinotti) (1) in essa c’è l’ invito esplicito fatto dall’ Apostolo Paolo agli schiavi nella lettera ai Romani: “”ricordate che siete servi prima di tutto di Dio””, ndr”,”MAED-257″
“ENGELS Friedrich, a cura di W.O. HENDERSON”,”Escritos. Historia, economia, critica social, filosofia, cartas.”,”Edizione originale in inglese: Engels: Selected Writings (1967). Lutero e Muntzer. “”Abbiamo già elementi sufficienti per constatare a quale punto il carattere e il comportamento dei due leaders rifletteva l’ atteggiamento dei loro rispettivi partiti. L’ indecisione di Lutero, il timore che gli ispirava il movimento – che stava prendendo proporzioni ogni volta più serie – e il suo vile servilismo di fronte ai principi corrispondeva pienamente alla politica vacillante e ambigua dei borghesi; l’ energia e la risolutezza rivoluzionaria di Münzer si riproducevano tra i settori più avanzati dei plebei e dei borghesi. L’ unica differenza era che Lutero si limitò a rappresentare le concezioni e i desideri della maggioranza della sua classe e per questo acquisì tra i membri di essa una popolarità estremamente a buon mercato; in cambio, Münzer era molto al di là delle idee e rivendicazioni immediate dei plebei e dei contadini e cominciò ad organizzare un partito con la elite degli elementi rivoluzionari dell’ epoca; questi, nella misura che condividevano le sue idee e la sua energia, non furono più cheuna piccola minoranza delle masse insorte.”” (pag 260-261) Fonte Wikip: Thomas Müntzer, da un’erronea tradizione scritto anche Münzer, (Stolberg, ca 1489 – Mühlhausen, 27 maggio 1525) fu un pastore riformato tedesco e uno dei capi dei ribelli nella guerra dei contadini. (v. pure: anabattismo)”,”MAED-258″
“ENGELS Federico MARX Carlo LASSALLE Ferdinando”,”Opere. Vol. I. Le discussioni del sesto Landtag delle province renane (1842). Un carteggio del 1843. Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Per la questione degli Ebrei (1844) (Luigi Mongini, Roma, 1899). Miseria della filosofia, 1847. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon. (Luigi Mongini, Roma, 1901). Il manifesto del partito comunista. Innanzi ai giurati di Colonia (Luigi Mongini, 1901). Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (Luigi Mongini, Roma, 1902). Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (Luigi Mongini, Roma 1902). Rivelazioni sul processo dei comunisti in Colonia (Luigi Mongini, Roma, 1900).”,”””La ‘moderna società borghese’, la società nostra, quella in cui viviamo, poggia invece sull’ industria e sul commercio. Anzi la proprietà fondiaria ha perduto tutte le condizioni di esistenza di una volta, e dipende dal commercio e dall’ industria. Oggigiorno l’ agricoltura è gestita industrialmente e gli antichi signori feudali si sono abbassati a divenire produttori di bestiame, lana, grano, barbabietola, acquavite e così via, gente cioè che fa commercio di questi prodotti industriali, come ogni altro mercante! Per quanto ancora possano essere attaccati ai loro vecchi pregiudizi di classe, praticamente essi si trasformano in borghesi, che cercano di produrre il più che è possibile ai più bassi costi possibili, che comprano dove i prezzi sono più bassi e vendono dove sono più alti. Il modo di vivere, produrre ed acquistare di questi signori mostra già la menzogna delle loro affettate e tradizionali fantasticherie. La proprietà fondiaria, come elemento sociale dominante, presuppone il modo di produzione e di scambio del Medioevo.”” (pag 15, Processo per eccitamento alla rivolta dibattuto innanzi alle Assise di Colonia l’ 8 febbraio 1849, la parola all’ accusato Carlo Marx) (Altri accusati Carlo Schapper e Schneider II (avvocato)) (pag 9) (Karl Schapper (1812-1870) Dirigeant de la Ligue des Justes; cofondateur de l’association londonienne pour la formation des travailleurs allemands. Membre du Comité Central de la Ligue des Communistes, il prit part à la revolution de 1848. En 1849, il est président de l’Association Ouvrière de Cologne et rédacteur à la Nouvelle Gazette rhénane. En 1850 lors de la scission de la Ligue, il se rangea du coté de Willich, chef de la fraction opposée à Marx-Engels, mais il renoua avec eux en 1856. En 1865, Schapper sera membre du conseil général de l’Association Internationale des Travailleurs (I° Internationale).) fonte Marxist.org) Karl Schapper, ein Vater der europäischen Arbeiterbewegung : * 1812 Weinbach (Oberlahnkreis), _378 1870 London von Kuhnigk, Armin M. Sprache: Unbekannt Format/Seiten: 255 S. : Ill. ; 21 cm Verlag: Camberg : Camberger Verlag Lange ISBN-10: 3874600327 ISBN-13: 9783874600323 Auflage: 2. Aufl. Erscheinungsjahr: 1980 Sehr gut exzellentes Exemplar. Aussen können minim. Lagerspuren vorhanden sein. Gewicht: 360 g Verfügbare Menge: 1 Preis ohne Versand incl MwSt: Direktbestellungsrabatt über unsere Website in Höhe von 5%: Vergünstigter Buchpreis: Versandkosten innerhalb BRD: Total: 12,64 € 0,63 € 12,01 € 1,45 € 13,46 € Stichworte: Schapper, Karl / Biographie ; Biographie / Historische Persönlichkeiten / Einz. Pers. -> Schapper, K Sachgebiete: Taunus – Kronberg, Königstein …”,”MAED-259″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Tre articoli sull’ anarchismo. Dell’ autorità (Engels). L’ indifferenza in materia politica (Marx). I bakuninisti all’ opera (Engels).”,”””””(…)Nella vita pratica di tutti i giorni, gli operai deveono essere obbedientissimi servitori dello stato; ma nel loro interno essi devono protestare energicamente contro la sua esistenza e testimoniargli il profondo loro sdegno teorico con l’ acquisto e la lettura di trattati letterari sull’ abolizione dello stato; devono pure guardarsi bene dall’ opporre altra resistenza al regime capitalista all’ influri delle declamazioni sulla futura società, nella quale l’esoso regime avrà cessato di esistere!””. Nessuno vorrà engare che, se gli apostoli della indifferenza in materia politica si esprimessero in modo così chiaro, la classe operaia li man derebbe a carte quarantanove e si sentirebbe insultata da questi borghesi dottrinari e da questi gentiluomini spostati, che sono sciocchi ed ingenui al punto di interdirle ogni mezzo reale di lotta, perché tutte le armi per combattere bisogna prenderle nell’ attuale società, e perché le condizioni fatali di questa lotta hanno la disgrazia di non adattarsi alle fantasie idealiste, che questi dottori in ‘scienza sociale’ hanno innalzato a divinità, sotto i nomi di ‘Libertà, Autonomia, Anarchia’. Ma il movimento della classi operaia è oggidì sì possente, che questi settari filantropi non osano più ripetere per la lotta economica le ‘grandi verità’ che essi incessantemente proclamavano sulla lotta politica””. (pag 9, Carlo Marx, L’ indifferenza in materia politica)(in Marx Engels, Tre articoli sull anarchismo)”,”MAED-260″
“ENGELS F. MARX K.”,”Manifest del Partit Comunista.”,”Testo in lingua catalana. Il presente testo è la traduzione dell’ edizione tedesca del 1890, ultima di quelle rivedute da Engels.”,”MAED-261″
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”””Di questo si occupò il Bauer, sino ai suoi ultimi giorni. Le sue ricerche hanno portato alla conclusione che l’ ebreo alessandrino Filone, che viveva ancora, ma in età avanzata, nell’ anno 40 della nostra era, è il vero padre del cristianesimo, e lo stoico romano Seneca, per così dire, lo zio. I numerosi scritti a noi tramandati sotto il nome di Filone sono di fatto sorti da una fusione di tradizioni allegorico-razionalistiche ebraiche con la filosofia greca, in ispecie stoica. Questa conciliazione di concezioni occidentali e orientali contiene già in sè tutte le idee essenzialmente cristiane: la innata peccabilità dell’ uomo, il logos, la parola, che è presso Dio ed è Dio stesso, che fa da intermediario fra Dio e l’uomo; la penitenza raggiunta non con sacrifici di animali, ma con l’ offerta del proprio cuore a Dio; infine il dato essenziale, che la nuova filosofia capovolge l’ ordinamento del mondo sino allora esistente, cerca i suoi apostoli fra i poveri, i miseri, gli schiavi e gli abietti, e disprezza i ricchi, i potenti, i privilegiati, ponendo al centro della sua dottrina il disprezzo di tutti i godimenti mondani e la mortificazione della carne.”” (pag 52-53) “”Che il cristianesimo sia derivato dalle concezioni filoniane popolarizzate, e non direttamente dagli scritti di Filone, lo dimostra il fatto che il Nuovo Testamento trascura quasi completamente la parte fondamentale di questi scritti (…)””. (pag 54) “”Così è accaduto che fra le migliaia di profeti e predicatori nel deserto, che riempivano quell’ epoca con le loro innumerevoli innovazioni religiose, soltanto i fondatori del cristianesimo hanno avuto successo. Non soltanto la Palestina, ma tutto l’ Oriente brulicava di tali fondatori di religioni, fra i quali regnava una lotta darwiniana, si può dire, per l’ esistenza ideale.”” (pag 61) Filone di Alessandria Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Filone di Alessandria.Filone di Alessandria (13 a.C., Alessandria d’Egitto – 45 d.C.), filosofo ebreo di lingua greca, nato ad Alessandria d’Egitto, noto anche come Filone l’Ebreo. Nelle opere di Giuseppe Flavio si possono trovare i pochi dettagli biografici che lo riguardano. Coltissimo esponente della potente comunità ebraica di Alessandria nel 40 d.C. fu rappresentante della delegazione a Roma presso l’imperatore romano Caligola. Provenne da una delle più ricche ed influenti famiglie della città e forse fu il primo grande commentatore dei testi biblici da lui conosciuti in traduzione greca. La sua originalità sta però nell’aver interpretato in maniera platonica la bibbia. Egli vede nella teoria del Demiurgo (esposta da Platone nel suo Timeo) il dio creatore cristiano. Filone teorizzò il metodo dell’interpretazione allegorica fondata sulla distinzione tra due significati presenti nello scritto: la lettera e lo spirito, che racchiude il significato più autentico. Tramite questa interpretazione egli vede nella Bibbia la dottrina dell’esistenza di Dio. Dio è ineffabile e il linguaggio non è uno strumento sufficiente per esprimerne l’essenza. I testi mosaici del Pentateuco, contenenti la descrizione della creazione e le principali leggi divine insieme agli altri testi accorpati a questi, furono da Filone spogliati del loro significato più immediato e letterale e reinterpretati allegoricamente. Questo modo di leggere i testi biblici avrà di li a poco molta fortuna e costituirà il metodo interpretativo principale per la tradizione neoplatonica di area cristiana. [modifica] Bibliografia Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, Utet, Torino 1946, vol.I pgg. 243-244. F. Resatino, Storia della filosofia, Utet, Torino 1999, vol.II pgg. 20-36. Giovanni Reale Storia della filosofia antica, Vita e pensiero, Milano 1987, vol IV pgg. 243-306. Giuseppe Cambiano Storia della filosofia antica.”,”MAED-262″
“ENGELS F. MARX K.”,”Manifest del Partit Comunista.”,”Il testo è preso dall’ edizione tedesca del 1890 rivista da F. ENGELS “”Quando la classe operaia europea ebbe recuperato le proprie forze per una altro attacco contro il potere delle classi dominanti, sorse l’ Associazione Internazionale dei Lavoratori. Il suo obbiettivo era di riunire in ‘un solo’ esercito grandioso tutto il proletariato combattente d’ Europa e d’ America. Di conseguenza non poteva ‘partire’ dai principi esposti nel Manifesto. Occorreva avere un programma che non chiudesse la porta alle Trade Unions inglesi, ai prudhoniani francesi, belgi, italiani e spagnoli, né ai lassalliani tedeschi””. (pag 30, prefazione alla 4° edizione tedesca del 1890, F. Engels) “”L’ aristocràcia feudal no és l’ única classe que hagi estat enderrocada, i les condicions de vida de la qual s’hagin atrofiat i mort en la societat burgesa moderna. La burgesia de les ciutats medievals i la petita pagesia foren els predecessors de la burgesia moderna””. (pag 79)”,”MAED-263″
“ENGELS Friedrich, a cura di W.O. HENDERSON”,”Escritos. Historia, economia, critica social, filosofia, cartas.”,”edizione originale dell’ antologia in inglese dal titolo ‘Engels: Selected Writings’ (1967) “”Después vinieron los tre grandes utopistas: Saint-Simon, para quien el movimiento de la clase media tenía todavia cierta importancia, junto al movimiento proletario; Fourier; y Owen, quien, en le país donde más desarrollada estaba la produccíon capitalista y bajo la influencia de los antagonismos engendrados por esta producción, elaboró sus propuestas para la eliminacion de las diferencias de clase de modo sistemático y en relación directa con el materialismo francés. Estos tres autores tienen un rasgo común. Ninguno de ellos aparece como el representante de los intereses del proletariado surgido entre tanto, con el desarrollo histórico.”” (pag 191)”,”MAED-264″
“ENGELS Frederick”,”The Mark.”,”””Il primo appezzamento di terreno che passò come proprietà privata dei singoli individui fu quello su cui poggiava la casa. L’ inviolabilità della dimora, la base di tutta la libertà personale, fu trasferita dalla carovana della fila nomadica alla casa quadrata del contadino stanziale, e gradualmente fu trasformato in un completo diritto di proprietà della casa colonica. Questo già avvenne ai tempi di Tacito.”” (pag 9)”,”MAED-265″
“ENGELS Frederick, a cura di C.P. DUTT”,”The Housing Question.”,”””Proprio come Proudhon ci porta dalla sfera dell’ economia nella sfera delle frasi legali così la nostra borghesia socialista ci porta dalla sfera economica nella sfera morale.”” (pag 47)”,”MAED-266″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti Communiste. Editions francaise autorisée avec les préfaces des auteurs aux éditions allemandes. Traduction de Laura Lafargue, revue par Engels.”,”Solo il testo del Manifesto è stato tradotto da Laura LAFARGUE e rivisto da ENGELS. “”Per lo sfruttamento del mercato mondiale, la borghesia dà un carattere cosmopolita alla produzione di tutti i paesi””. (pag 15) “”La condition essentielle d’ existence et de suprématie pour la classe bourgeoise est l’ accumulation de la richesse dans les mains privées, la formation et l’ accroissement du capital; la condition du capital est le salariat. Le salariat repose exclusivament sur la concurrence des ouvriers entre eux.”” (pag 23) aggiungere nel blocchetto: edizione francese autorizzata con le prefazioni dei due autori alle edizioni tedesche, traduzione di Laura LAFARGUE rivista da F. ENGELS”,”MAED-267″
“ENGELS Federico”,”Anti-Dühring o la Revolucion de la ciencia de Eugenio Dühring (introduccion al estudio del socialismo).”,”””Tutti i popoli civilizzati iniziarono con la proprietà comune del suolo. Ma per tutti i popoli che, in una certa misura, superano questa fase primitiva, detta proprietà comune diviene, nel corso dell’ evoluzione dell’ agricoltura, un ostacolo per la produzione; così è abolita, negata, trasformata, dopo fasi di transizione più o meno lunghe, in proprietà privata. Ora, in una fase ulteriore di sviluppo dell’ agricoltura, fase che risulta appunto della proprietà privata del suolo, la proprietà privata è, al contrario, un ostacolo alla produzione: è quello che accade tanto con la piccola che con la grande proprietà””. (pag 153) “”Ahora, en una fase ulterior del desarrollo de la agricoltura, fase que resulta justamente de la propriedad privada del suelo, la propriedad privada es, por el contrario, un obstáculo a la producción (…)””. (pag 153)”,”MAED-268″
“ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Viandante socialista.”,”””Mentre qui eravamo tutti intenti a una cena italiana e al vino valtellinese, il sole calò dietro le Alpi Retiche; ci accolse una vettura austriaca con un conducente italiano e un carabiniere di scorta e proseguimmo per il lago di Como. La luna era piena e chiara nel cielo blu scuro, nel quale qua e là incominciava a brillare una stella, in alto fiammeggiava il rosso del tramonto, indorando le cime delle montagne; veniva su una magnifica notte del sud. Così continuai a viaggiare attraverso verdi pergolati, che intrecciavano i loro tralci sopra il fogliame e nelle chiome dei gelsi; il caldo soffio dell’ Italia mi si gonfiava sempre più dolcemente incontro, la magia di una natura mai conosciuta e lungamente sognata mi afferrò con dolci brividi, e contemplando in spirito le magnificenze che il mio occhio doveva vedere, mi addormentai beatamente””. (pag 188-189) (F. Engels, 11 dicembre 1841) Gli operai irlandesi. “”Questa mancanza di pulizia, che è divenuta una seconda natura per gli irlandesi, non è tanto dannosa in campagna, dove la popolazione vive sparsa, ma nelle grandi concentrazioni urbane diventa terribile e pericolosa. Anche qui il milesiano (1), com’era abituato a fare a casa sua, getta davanti alla porta di casa tutta l’ immondizia e i rifiuti, e moltiplica in tal modo le pozzanghere e i mucchi di immondizia che deturpano i quartieri operai e ne appestano l’ aria. Come in patria, si costruisce il suo porcile accanto alla casa, e quando non può farlo, fa dormire il maiale nella sua stanza. Questa maniera nuova e abnorme di allevare il bestiame nelle grandi città è tutta di origine irlandese (…)””. (pag 235-236) (F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra) (1) Miles è il nome degli antichi re celti d’ Irlanda “”Come può la società, che lo relega in una situazione nella quale ‘quasi per necessità’ egli diventa un beone, che lo trascura completamente e lo lascia abbruttire, come può accusarlo quando diventa realmente un ubriacone (…)?””. (pag 237) (idem)”,”MAED-269″
“ENGELS F. MARX K.”,”Manifesto del partito comunista. (in russo)”,”Omaggio di E. Serra”,”MAED-270″
“ENGELS Friedrich.; RECLUS Eliseo; KUPRIN Alejandro”,”Origen de la familia, de la propiedad privada y del Estado; La montaña y el arroyo; El burdel (iama). Un documento de alta importancia social, que nos revela la vida de infierno de los lupanares rusos.”,”Le tre opere sono disposte nel libro nel senso seguente: Reclus, Engels, Kuprin. “”El matrimonio burgués de nuestros días es de dos clases. En los países católicos, son los padres, como antaño, los que procuran a su hijo la mujer que le falta; la consecuencia natural es que se muestra per entero la contradicción de hetairismo por parte del hombre, abundancia de adulterio da parte de la mujer. Y si la Iglesia católica ha abolido el divorcio, no habrá sido probablemente sino porque haya reconocido que contra el adulterio, como contra la muerte, no crece la hierba que cure. En los países protestantes, al contrario, es la regla que se conceda a los hijos de familias más o meno libertad para buscar mujer entre las de su clase; resulta así que un cierto grade de amor puede ser la base del matrimonio y, por convenienca, se supone que existe siempre, lo cual responde bien a la hipocresía protestante.”” (pag 32) Aggiungere Friedrich ad Engels”,”MAED-271″
“ENGELS Federico”,”Lettere di Engels sul materialismo storico (1889-95).”,”””Così anche per il mercato monetario. Nel suo separarsi dal commercio delle merci, il commercio del denaro ha – in date condizioni create dalla produzione e dal commercio delle merci, ed entro questi limiti – un suo particolare sviluppo, particolari leggi e fasi a sé stanti determinate dalla sua natura. Se vi si aggiunge che, in questo ulteriore sviluppo, il commercio del denaro si allarga in commercio dei valori; che questi sono non soltanto titoli di Stato, ma azioni industriali e ferroviarie, cosicché il commercio del denaro acquista un dominio diretto su una parte della produzione che pure, nell’ insieme, lo domina, allora la reazione del commercio del denaro sulla produzione si rafforza e si complica. I mercanti in denaro sono nello stesso tempo proprietari delle ferrovie, delle miniere, delle acciaierie, ecc. Questi mezzi di produzione assumono un doppio aspetto: il loro esercizio deve sì orientarsi secondo gli interessi della produzione immediata, ‘ma anche’ secondo le esigenze degli azionisti in quanto commercianti in denaro.”” (pag 31, Lettera di Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890)”,”MAED-272″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”El sindicalismo. Contenido y significado de las reivindicaciones.”,”””La jornada normal de trabajo de la industria moderna data de la ley fabril del 1833, decretada para la industria algodonera y las industrias del lino y de la seda. Nada caracteriza mejor el espíritu del capital que la historia de la legislación fabril inglesa de 1833 a 1864. (…)””. (pag 158) La condizione della classe operaia. “”Nessun governo (né monarchico né repubblicano) ha osato aprire una investigazione seria sulla situazione della classe operaia in Francia. In contrasto, si sono avute non poche indagini attorno alle crisi agrarie, le crisi finanziarie, industriali e commerciali o le crisi politiche.”” (pag 259)”,”MAED-273″
“ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul LAFARGUE Laura, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Correspondance. Tome I. 1868-1886.”,”””Le second volume va me donner un travail énorme, tout au moins le livre II (1). Il existe un texte ‘complet’, d’environ 1868, mais c’est un simple brouillon. Il y a ensuite au moins trois, sinon quatre remaniements appartenant à diverses périodes ultérieures, mais aucun d’eux n’à été achevé. Ce ne sera pas un petit travail d’en tirer un texte définitif! Le troisième livre èst terminé depuis 1869-70 et n’a jamais eté retouché depuis. Mais pour ce livre, où il est traité de la rente foncière, il faudra que je compare avec ses extraits d’ouvrages russes pour retrouver des notes, des faits, des examples. (…)””. (pag 121, Engels a Laura Lafargue, 22 mai 1883) (1) A cette époque, Engels envisage encore que le Capital sera complet en deux volumes. La découverte ultérieure des autres manuscrits de Marx l’ amènera à modifier son plan. (N.R.) “”Ces derniers temps j’ai été occupé à trier la correspondance. Il y a une grande boite pleine de lettres de la plus grande importance, depuis 1841 (et même 1837 de ton grand-père Marx) jusqu’à 1862.”” (pag 122, idem) (Contiene dedica a Lucien Genet, del curatore Emile BOTTIGELLI) (GENET autore con DROZ Jacques di: *Histoire diplomatique de 1648 a 1919 / par Jacques Droz. – 2. ed. – Paris : Dalloz, 1959. – 636 p. ; 21 cm. 1959 Monografia 11 Droz, Jacques 1: *Restaurations et revolutions, 1815-1871 / par Jacques Droz, Lucien Genet et Jean Vidalenc. – Paris : Presses universitaires de France, 1953. – XV, 657 p. ; 20 cm. 1953 Monografia 12 Droz, Jacques 1: Restaurations et révolutions, 1815-1871 / par Jacques Droz, Lucien Genet et Jean Vidalenc. – Paris : Presses Universitaires de France, 1963. – XV, 689 p. ; 20 cm. 1963 Monografia Attività di Lafargue durante la Comune di Parigi (pag XVI)”,”MAED-274″ “ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul LAFARGUE Laura, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Correspondance. Tome II. 1887-1890.”,”””Sono sul punto di scrivere per la biblioteca di Zurigo un opuscolo sull’ evoluzione della proprietà. La descrivo avente la forma comunista presso i popoli primitivi, presso i quali i soli oggetti posseduti individualmente sono le armi e gli oggetti di appropriazione personale. Il frazionamento della proprietà comune primitiva crea la proprietà collettiva, che sbocca nella proprietà capitalistica, ed è durante questo periodo capitalista che la forma comunista si ricostituisce.”” (pag 110, Lafargue a Engels, 25.2.1888)”,”MAED-275″ “ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul LAFARGUE Laura, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Correspondance. Tome III. 1891-1895.”,”””Sono sprofondato fin sopra le orecchie nel III° volume (del) Capitale che deve essere terminato una buona volta. Lavoro alla parte redatta in modo meno completo e la più difficile: banche, credito, ecc.. Non posso interrompere questo lavoro per nessun motivo senza dover ricominciare dall’ inizio. Dunque, tutta la mia corrispondenza è interrotta e non vi posso scrivere che due parole.”” (pag 225, Engels a Lafargue, 3.11.1892) La tattica rivoluzionaria in rapporto ai nuovi armamenti. Questione militare. “”Avrete visto i rapporti dei giornali sull’ effetto terribile, in Dahomey, dei nuovi proiettili. Un giovane medico viennese giunto qui (ex-assistente di Nothnagel) ha visto le ferite procurate dai proiettili austriaci durante lo sciopero di Nürmitz, e ci ha detto la stessa cosa. Sicuramente le persone che si espongono ad essere messe in balia della sorte vorranno sapere perché. E’ eccellente per mantenere la pace ed anche per tenere le briglie alle velleità dei sedicenti rivoluzionari, sull’ esplosione dei quali contano i nostri governanti. L’ era delle barricate e delle battaglie di strada è passata per sempre; ‘se la truppa si batte’, la resistenza diventa follia. Dunque, è d’obbligo trovare una nuova tattica rivoluzionaria. Ho rimuginato su ciò da qualche tempo, e non sono ancora sicuro.”” (pag 225, idem)”,”MAED-276″ “ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan. (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats)”,”Lo Stato ateniese. “”Abbiamo visto che una delle caratteristiche essenziali dello Stato consiste in un potere pubblico separato dalla massa del popolo. In quel tempo Atene aveva solo un esercito popolare ed una flotta fornita direttamente dal popolo; questi la proteggevano nei confronti dell’ esterno e tenevano a freno gli schiavi, che costituivano già allora la grande maggioranza della popolazione. Il potere pubblico esistette in un primo tempo di fronte ai cittadini solo come polizia, che è antica quanto lo Stato; ecco perché i sinceri francesi del diciottesimo secolo non parlavano di popoli inciviliti, ma di popoli impoliziati (nations policées).”” (pag 145)”,”MAED-277″ “ENGELS Friedrich”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Importante: Introduzione all’ edizione inglese del 1892 di F. Engels Note a margine ex-proprietario Dühring. “”Come ben si sa, noi tedeschi abbiamo una ‘Gründlichkeit’ terribilmente pesante, una fondamentale profondità, o una profonda tendenza ad andare a fondo nelle cose, o come si vuol chiamarla. Tutte le volte che qualcuno di noi espone qualcosa che considera una nuova dottrina, deve elaborare anzitutto un sistema universale complessivo. Deve dimostrare che sia i principi della logica, sia le leggi fondamentali dell’ universo, in ultima istanza, sono esistiti da sempre, proprio per servire a questa nuova teoria appena scoperta, che è il coronamento di tutto.”” (pag 35-36) “”Il materialismo è il figlio unico della Gran Bretagna: già il suo scolastico Duns Scoto si chiedeva se la materia non possa pensare. Per realizzare questo miracolo egli fece ricorso all’ onnipotenza di Dio, cioè costrinse nientemeno che la teologia a predicare il materialismo. Inoltre egli era un nominalista; e il nominalismo si trova come ingrediente fondamentale nel pensiero dei materialisti inglesi, in quanto esso è soprattutto la prima espressione del materialismo. Il vero capostipite del materialismo inglese è… Bacone.”” (pag 39) “”In realtà, che è l’ agnosticismo se non un pudico materialismo? La concezione della natura dell’ agnostico è compenetrata di materialismo: tutto il mondo della natura è governato da leggi ed esclude assolutamente qualsiasi influenza dall’ esterno. Ma, aggiunge con circospezione l’ agnostico, noi non siamo in grado di affermare la esistenza o la non esistenza di un qualsiasi essere supremo al di là dell’ esistenza del mondo conosciuto. Questa riserva poteva avere il suo valore nel tempo in cui Laplace, alla domanda di Napoleone, perché nella ‘Méchanique céleste’ il grande astronomo non avesse neppure una volta fatto cenno al creatore, diede la superba risposta: ‘Je n’avais pas besoin de cette hypothèse’. Ma oggi la concezione che ci siamo fatta dell’ universo nel suo sviluppo non lascia assolutamente alcun posto né per un creatore né per un regolatore (…)””. (pag 43)”,”MAED-279″ “ENGELS Friedrich – CERVETTO Arrigo”,”Antidühring. La scienza sovvertita dal signor Dühring. Letture: La scoperta della politica.”,”””I rapporti di produzione sono rapporti sociali e, quindi, sono contemporaneamente rapporti economici e rapporti politici. Il compito della scienza del proletariato è quello di scoprire nel movimento dei rapporti sociali i mezzi della politica autonoma di classe. Questo è uno degli scopi, o, per meglio dire, dei risultati della concezione materialistica della politica. Engels lo indica chiaramente: “”Questi mezzi non devono, diciamo, essere inventati dal cervello, ma essere scoperti per mezzo del cervello nei fatti materiali esistenti della produzione””. Scoprire per mezzo del cervello: solo la profonda capacità teorica e la limpida chiarezza di Engels poteva scolpire nella roccia della vita naturale e sociale il monumento di questa sintesi che si erge contro il cielo nebuloso dell’ inventare per mezzo del cervello. In questa formula sintetica è riassunta tutta la concezione materialistica della politica, tutta la scienza della politica””. (pag 5, A. Cervetto)”,”ELCx-098″ “ENGELS Federico MARX Carlos”,”Colonialismo y guerras en China.”,”Articolo di Marx: “”El comercio mundial cambia de direccion por segunda vez”” (la direzione del commercio mondiale cambia per la seconda volta). (pag 9) “”Finalmente, una curiosa caratteristica della Cina, riportata dal noto missionario tedesco Gutzlaff. Una lenta ma regolare sovrappopolazione di questo paese ha provocato, già da tempo, una violenta tensione delle relazioni sociali per la grande maggioranza della nazione. Essa si produsse successivamente all’ arrivo degli inglesi, che aprirono con la forza cinque porti alla libertà di commercio. Migliaia di navi inglesi e americane solcarono fino alla Cina che, in poco tempo, si vide inondata di scambi di prodotti britannici e americani. L’ industria cinese, essenzialmente manifatturiera, soccombette di fronte alla competenza del macchinismo. Immobile impero del Centro soffrì una crisi sociale.”” (pag 11) Articolo di Engels: “”Las ganancias de Rusia en Extremo Oriente”” (l’ avanzata della Russia in Estremo Oriente). (pag 109) “”Abbiamo visto come i russi abbiano organizzato i loro collegamenti postali attraverso le steppe kirghise; non dubitiamo un istante che da qui a qualche anno una linea simile attraverserà il deserto dei Gobi. Da quel momento, i britannici potranno abbandonare tutti i loro sogni attuali per ciò che concerne l’ egemonia britannica in Cina, dato che, in ogni momento, può arrivare a Pechino un esercito russo””. (pag 114)”,”MAED-282″ “ENGELS Federico, a cura di Mario PROTO”,”Violenza e Impero. L’ Europa può disarmare?”,”””Per Dühring la violenza è il male assoluto, il primo atto di violenza è per lui il peccato originale, tutta la sua esposizione è una geremiade sul fatto che la violenza, questa potenza diabolica, ha infettato tutta la storia fino ad ora con la tabe del peccato originale, ed ha vergognosamente falsificato tutte le leggi naturali e sociali. Ma che la violenza abbia nella società ancora un’altra funzione, una funzione rivoluzionaria, che essa, seguendo le parole di Marx, sia la levatrice della vecchia società gravida di una nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte, di tutto questo in Dühring non si trova neanche una parola. Solo con sospiri e con gemiti egli ammette la possibilità che per abbattere l’ economia dello sfruttamento sarà forse necessaria la violenza… purtroppo! Infatti ogni uso di violenza avvilisce colui che la usa. E questo di fronte all’elevato slancio morale e intellettuale che è stato il risultato di ogni rivoluzione vittoriosa! E questo in Germania, dove la violenta collisione, che potrebbe anche essere imposta al popolo, avrebbe almeno il vantaggio di estirpare lo spirito servile che, a causa dell’ avvilimento conseguente alla guerra dei trent’anni, ha permeato la coscienza nazionale. E questa mentalità da predicatore, fiacca, insipida e impotente, ha la pretesa di imporsi al partito più rivoluzionario che la storia conosca?”” (pag 172)”,”MAED-283″ “ENGELS Friedrich”,”La situation des classes laborieuses en Angleterre. Tome I.”,”BRACKE (A.M. DESROUSSEAUX) directeur d’ Etudes all’ Ecole des Hautes Etudes, P.J. BERTHAUD laureato in lettere. Sulla condizione di vita degli immigrati irlandesi (pag..)”,”MAED-280″ “ENGELS Friedrich”,”La situation des classes laborieuses en Angleterre. Tome II.”,”BRACKE (A.M. DESROUSSEAUX) directeur d’ Etudes all’ Ecole des Hautes Etudes, P.J. BERTHAUD laureato in lettere. Cartismo (pag 137) Cartismo proletario opposto a radicalismo borghese”,”MAED-281″ “ENGELS Friedrich, a cura di Renate MERKEL-MELIS”,”Werke, Artikel, Entwürfe, Oktober 1886 bis Februar 1891. Apparat. (Mega Band 31)”,”Testi in lingua francese tedesca e inglese ‘Was nun?’ (scritto tra il 26 e il 28 febbraio 1890) ‘Diesen Artikel zur Auswertung der Reichstagswahlen schrieb Engels für den “”Sozialdemokrat””, nach dem Beitrag für “”The Newcastle Daily Chronicle”” (pag 210-212) un seinem Brief an Laura Lafargue von 26. Februar.”” (pag 213-1011) Was nun? “”(…) Die deutschen sozialdemokratischen Arbeiter haben soeben einen Triumph erfochten, wie ihre zähe Standhaftigkeit, ihre eiserne Disziplin, ihr heitrer Humor im Kampf, ihre Unermüdlichkeit ihn nicht anders verdient haben, der aber wohl ihnen selbst unerwartet gekommen ist und der die Welt in Erstaunen versetzt hat.”” (pag 215-216) “”Il is impossible, in England, to write about Russian foreign policy without at once recalling the name of David Urquhart. For fifty years he worked indefatigably to spread among his countrymen a knowledge of the aims and methods of Russian diplomacy, a subject he thoroughly understood; and yet, all he got for his pains was ridicule and the reputation of an unmitigated bore. Now, the ordinary Philistine does indeed class under that head every one who insists upon unpalatable subjects, be they ever so important. But then, Urquhart, who hated the Philistine whitout understanding either his nature or his historical unavoidability for the time being, was bound to fail.”” (Engels The foreign policy of Russian Tsardom), (pag 217)”,”MAED-286″ “ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats)”,”ENGELS Friedrich L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats) NEWTON COMPTON EDITORI. ROMA. 2006 pag 256 16° introduzione di Valentino PARLATO (1974) prefazione alla nuova edizione di Valentino PARLATO (2005), note indice autori comprendente gli scritti menzionati da Engels, indice nomi, indice nomi letterari e mitologici, indice nomi popoli tribù gentes ENGELS Friedrich L’ origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In relazione alle ricerche di Lewis H. Morgan (Tit. orig.: Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats) NEWTON COMPTON EDITORI. ROMA. 2006 pag 256 16° introduzione di Valentino PARLATO (1974) prefazione alla nuova edizione di Valentino PARLATO (2005), note indice autori comprendente gli scritti menzionati da Engels, indice nomi, indice nomi letterari e mitologici, indice nomi popoli tribù gentes Barbarie e civiltà. “”La civiltà rafforza ed aumenta tutte queste precedenti divisioni del lavoro, rendendo soprattutto più acuto l ‘antagonismo tra città e campagna (per cui è possibile che la città domini economicamente la campagna, come nel mondo antico, o anche, come nel Medioevo, che la campagna domini la città), e procede ad una terza divisione del lavoro, che la caratterizza e che ha un’ importanza decisiva: crea una classe, i ‘mercanti’, che non si occupa più della produzione dei prodotti, ma solo del loro smercio””. (pag 197)”,”MAED-287″ “ENGELS Federico MARX Carlo”,”Il manifesto del partito comunista.”,”Il manifesto fu scritto in tedesco. “”A misura che verrà tolta la sfruttabilità di un individuo da parte di un altr, scomparirà la sfruttabilità di una nazione da parte di altre nazioni. Collo sparire dei contrasti tra le classi all’ interno, spariranno del pari le ostilità internazionali.”” (pag 22-23) “”Quanto alle accuse sollevate generalmente contro il comunismo sotto aspetti religiosi, filosofici e ideologici, essi non meritano un esame minuto. Ci vuol forse molta perspicacia per capire che, cambiando i rapporti di vita e le circostanze sociali, cioè l’ essenza stessa della società umana, gli uomini cambieranno anche i loro concetti, le loro considerazioni, le proprie nozioni, insomma la loro coscienza?”” (pag 23) “”Le idee dominanti di ogni epoca furono sempre quelle delle classi dominanti””. (pag 23)”,”MAED-288″ “ENGELS Frederick”,”On Capital. Synopsis Reviews and Supplementary Material.”,”Per sinossi, o sinopsi si intende il compendio (riassunto) di un’opera che permette di poter avere quasi sott’occhio, o comprendere con un’occhiata le parti più importanti di essa. Nel suo significato di presentazione in forma di tabella, sinossi è il termine usato per la presentazione su colonne affiancate, dei vangeli di Matteo, Marco e Luca che presentano molti elementi in comune e che pertanto sono detti sinottici. Nel caso del cinema, si intende la prima stesura del soggetto di un film. È una prima forma scritta molto sintetica dell’opera cinematografica, che permette di reperire i nodi principali del racconto molto agevolmente. “”The process of labour, on a capitalistic basis, has two peculiarities. Firstly, the labourer works under the control of the capitalist who takes care that no waste is made and that no more than socially indispensable amount of labour is spent upon each individual piece of work. Secondly; the product is the property of the capitalist, the process itself being carried on between two things belonging to him: the labour-power and the means of work.”” (pag 35)”,”MAED-290″ “ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance.”,”I rilievi di Engels all’ opera di Marx. “”Tu as commis la grande erreur de ne pas rendre plus sensible l’ enchaînement de la pensée, dans ces développements abstraits, par un plus grand nombre de petites subdivisions et d’ intertitres. Tu aurais dû traiter cette partie dans le genre de l’ ‘Encyclopédie’ hégélienne (), avec de brefs paragraphes, chaque transition dialectique soulingnée par un titre spécial, et si possible toutes les disgressions et simples illustrations imprimées en caractéres particuliers. Peut-être l’ouvrage aurait-il eu une apparence un peu pédante, mais sa compréhension en aurait été facilitée dans une très grande mesure pour une très nombreuse catégorie de lecteurs. C’est que le populus (peuple), même instruit, n’est plus du tout fait à cette méthode de penser et il faut alors accorder aux lecteurs toutes le facilités possibles. En comparaison de l’ exposé précédent (Duncker) (**), le progrès dans la rigueur du développement dialectique est très important; dans la présentation mêmje, certaines choses me plaisaient davantage sous leur premiére forme. (…)””. (pag 182) (“”) Hegel, Encyclopédie des sciences philosophiques, ndr (°°) K. Marx, Contribution à la critique de l’ économie politique, parue chez Duncker, ndr Rivoluzione continua nella chimica. Il punto nodale. “”…Ho letto Hoffmann (). Malgrado i suoi errori, la nuova teoria chimica è un grande passo in avanti in rapporto all’ antica teoria atomistica. La molecola in quanto particella più piccola della materia e ‘che è capace di esistere indipendentemente’, è una categoria, assolutamente razioanle. Riprendendo la definizione di Hegel, è un nodo (1) nella successione infinita delle divisioni, nodo che non termina questa successione, ma stabilisce una differenza qualitativa. L’atomo che si immaginava prima come un limite di divisione, è oggi considerato come ‘un rapporto’ benché Hoffmann torni un po’ sull’ antica definizione affermando l’ esistenza di atomi indivisibili””. (pag 182) () A.W. Hoffmann, Einleitung in die moderne Chimie (1) Secondo la terminologia di Hegel i ‘punti nodali’ sono dei momenti del movimento in cui, a seguito di una modificazione quantitativa graduale, arriva una trasformazione qualitativa brusca, un salto qualitativo (v. Hegel, Scienza della logica, vol I. sec. III. cap 2″,”MAED-291″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura e scritti di BOYLE David”,”O Manifesto comunista de Marx e Engels.”,”””Foi notável a ausência, em 1848, o ano das revoluções, de uma revolta do proletariado no coraçao do capitalismo: a Inglaterra. Marx escreveu no início de 1849: “”A Inglaterra, país que faz de nações inteiras seus proletários. … A Inglaterra parece ser a rocha contra a qual todas as ondas revolucionárias se rompem, o país em cujo útero se oculta a nova sociedade””.”” (pag 75)”,”MAED-292″
“ENGELS Friedrich”,”La questione militare e la classe operaia. (Tit.orig.: La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco)”,”””Engels analizza la posizione del partito operaio riguardo alla riorganizzazione dell’ esercito… La sua risposta è racchiusa in queste parole: “”L’ applicazione sempre più conseguente dell’ obbligo del servizio militare obbligatorio per tutti è il solo punto che interessa la classe operaia… in tutta la questione della riorganizzazione dell’ esercito””. (Marx) (v. 4° copertina) Scritto da Engels nel 1865 e pubblicato nello stesso anno da Otto Meissner di Amburgo. “”Questo indispensabile esame di coscienza che diede un nuovo sviluppo alla letteratura militare, che trovò in Clausewitz una stella di prima grandezza, non cessò di declinare dopo di lui. Uno dei frutti di questa presa di coscienza fu il libro di Hopfner, da cui Borkheim riprese la parte documentaria nel suo opuscolo. Anche oggi è bene ricordarsi di quel periodo di umiliazioni e di disfatte; di incapacità della monarchia e di stolta doppiezza diplomatica di una Prussia prigioniera della sua stessa falsità, di presunzione degli ufficiali nobili, che trovò conferma nel loro più vile tradimento, e di crollo totale d’un apparato statale fondato sulla menzogna, l’ipocrisia e l’assenza assoluta di qualsiasi legame con il popolo. Il borghesuccio tedesco (categoria di cui si possono ascrivere anche la nobiltà e i principi, in Germania) è oggi, se possibile, ancora più borioso e sciovinista di allora, e la diplomazia è divenuta molto più arrogante, pur conservando la sua doppiezza di un tempo. Gli ufficiali nobili sono diventati ancora più numerosi, per via naturale o artificiale, ritrovando il loro predominio in seno all’esercito. Lo statoè divenuto sempre più estraneo all’interesse delle grandi masse popolari, e si trasforma in un consorzio di agrari, di finanzieri e di grandi industriali al fine di sfruttare il popolo””. (pag 124-125)”,”MAED-293″
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”Condizione operaia femminile. “”E’ caratteristico che proprio la fabbricazione di quegli articoli che servono per adornare le ‘dame della borghesia’ comporti danni gravi per la salute delle operaie che vi sono occupate. L’abbiamo già visto in precedenza, parlando della fabbricazione dei merletti, e una nova dimostrazione ci viene ora fornita dalle modisterie di Londra. Questi stabilimenti occupano numerose fanciulle – in tutto sarebbero circa 15.000 – che abitano e mangiano nell’edificio stesso, provengono in massima parte dalla campagna e sono quindi completamente schiave dei padroni che le impiegano.”” (pag 227-228)”,”MAED-294″
“ENGELS Friedrich”,”El origen de la familia, la propriedad privada y el Estado.”,”copia firmata Scozia. En Escocia, la ruina del orden gentilicio data de la época en que fue reprimida la insurrección de 1745. Falta investigar qué eslabón de este orden representa en especial el clan escocés; pero es indudable que es un eslabón. En las novelas de Walter Scott revive ante nuestra vista ese antiguo clan de la Alta Escocia. Dice Morgan: “”Es un ejemplar perfecto de la gens en su organización, y en su espiritu, un asombroso ejemplo del poderio de la vida de la gens sobre sus miembros. En sus disensiones y en sus venganzas de sangre, en el reparto del territorio por clanes, en la explotación común del suelo, en la fidelidad a su jefe y entre sí de los miembros del clan, volvemos a encontrar los rasgos caracteristicos de la sociedad fundada en la gens…La filiación seguía el derecho paterno, de tal suerte que los hijos de los hombres permanecian en sus clanes, mientras que los de las mujeres pasaban a los clanes de sus padres.”””””,”MAED-295″
“ENGELS Friedrich”,”La révolution démocratique bourgeoise en Allemagne. La guerre des paysans – La campagne pour la constitution du Reich – Révolution et contre-révolution en Allemagne.”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania. La piccola borghesia. “”On peut dater ce changement de 1840, date à laquelle la bourgeoisie prussienne prit la direction du mouvement bourgeois en Allemagne. Nous reviendrons sur ce mouvement de l’opposition libérale de 1840-1847. La grande masse de la nation, qui n’appartenait ni à la noblesse ni à la bourgeoisie, se composait, dans les vilels, de la classe des petits bourgeois et des ouvriers, et, à la campagne, des paysans. La classe des petits artisans et boutiquiers est extrêment nombreuse en Allemagne par suite des obstacles mis au dévelopment de la classe des grands capitalistes et industriels dans ce pays. Dans les grandes villes elle forme à peu près la majorité des habitants, dans les petites villes elle prédomine absolument grâce à l’absence de concurrents plus influents ou plus riches. La petite bourgeoisie, qui a la plus grande importance dans tout l’Etat moderne et dans toutes les révolutions modernes, est particulièrement importante en Allemagne (…)””. (pag 207-208) Influenze piccolo-borghesi. “”Le mouvement ouvrier n’est jamais indépendant, ne possède jamais un caractère exclusivement prolétarien avant que le différentes fractions de la bourgeoisie et surtout sa fraction la plus progressive, les grands industriels, n’aient conquis le pouvoir politique et transformé l’Etat conformément à leurs besoins.”” (pag 208)”,”MAED-296″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 1. Les premières années de leur liason, 1844-1849.”,”””Voici brièvement ce qui s’est passé: On a discuté pendant trois soirées le projet d’association de Proudhon. Au début j’avais contre moi presque toute la clique; à la fin mes seuls adversaires furent Eisermann et trois autres partisans de Grün. L’ essentiel était de démontrer la nécessité de la révolution violente et de montrer que le vrai socialisme de Grün, qui avait trouvé une nouvelle vitalité dans la panacée de Proudhon, était antiprolétarien, petit bourgeois, ouvrier.”” (pag 67-68, lettera di F. Engels al Comitato di Bruxelles, Parigi, 23 ottobre 1846) “”Je donnai donc, des intentions des communistes, la définition suivante: 1. Faire prévaloir les intérêts des prolétaires contre ceux des bourgeois; 2. Atteindre cet objectif par la suppression de la propriété privée et son remplacement par la communauté des biens; 3. N’admettre, pour réaliser ces intentions, d’autre moyen que la révolution démocratique et violente””. (pag 69-70, idem)”,”MAED-297″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 2. L’exil à Londres jusqu’à la dissolution de la Ligue communiste, 1850-1853.”,”””Nous aurions du reste mauvaise grâce, au fond, de nous plaindre de ce que les petits grands hommes nous évitent; n’avons-nous pas agi depuis des années comme si toutes sortes de gens constituaient notre parti, alors que nous n’avions pas le moindre parti et que les gens que nous considérons comme de notre parti, du moins officiellement, ne comprenaient même pas les éléments de notre doctrine? Comment des gens comme nous, qui fuyons comme la peste les situations officielles, pourrions-nous être d’un parti? Que nous chaut un parti, à nous qui crachons sur la popularité, qui doutons de nous-mêmes quand nous commençons à divenir populaires? Vraiment! ce ne sera pas une perte si nous ne passons plus pour “”l’ expression exacte et adéquate”” des gens bornés auxquels ces dernières années nous ont associés. Une révolution est un événement purement naturel, obéissant aux lois physiques plus qu’aux règles qui déterminent en temps ordinaire l’évolution de la société. Ou plutôt, ces règles revêlent, dans les révolutions, un caractère beaucoup plus physique et la force matérielle de la nécessité se manifeste avec plus de violence. Et si l’on se pose en représentant d’un parti, l’on est entraîné dans ce tourbillon de l’ irrésistible nécessité naturelle. Ce n’est qu’en restant indépendant, en se montrant au fond plus révolutionnaire que les autres, que l’on peut, du moins pour quelque temps, sauvegarder son autonomie vis-à-vis de ce tourbillon, où l’on finit cependant par être entraîné.”” (pag 47-48, F. Engels a K. Marx 13 febbraio 1851)”,”MAED-298″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 3. L’exil à Londres jusqu’à la dissolution de la Ligue communiste, 1850-1853. (fin)”,”””””Les choses marchent merveilleusement.”” En France, il y aura un krach formidable le jour où toute la spéculation financière s’effondrera.”” (Marx ad Engels, 28 agosto 1853, pag 243) “”Tu penses bien, mon cher ami, quel coup de foudre pour l’ archange Mazzini. Le géneral Vetter, nommé déjà commandant supérieur des forces Mazzini-Kossuthiennes, leur a déclaré que, le choses étant ainsi, il ne saurait mieux faire que de passer avec sa maîtresse en Amérique. Au bout du compte, le malheureux Mazzini est convenu avec Kossuth de vouloir bien laisser aux Francais l’initiative insurrectionelle””. (pag 101, Marx a Engels, 30 agosto 1852) pag 184 Australia influenza ritardo crisi”,”MAED-299″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 4. La Guerre de Crimée.”,”””Un livre qui m’intéresse beaucoup, c’est: Thierry: ‘Histoire de la formation et du progrès du tiers-état’, 1853. Ce qu’il y a de curieux, c’est que ce père de la lutte des classes dans l’ historiographie francaise s’emporte, dans sa préface, contre les “”modernes”” qui voient actuellement un antagonisme entre al bourgeoisie et le prolétariat et veulent découvrir des traces de cette antinomie dans l’ histoire même du tiers-état jusqu’en 1789. Il se donne beaucoup de mal pour démontrer que le tiers-état englobait tous les états autres que la noblesse et le clergé, et que la bourgeoisie joue son rôle comme représentant de tout ces autres éléments.”” (pag 55-56, Lettera Marx ad Engels, 27 Luglio 1854) “”J’étudie en ce moment, surtout pour la question “”Navires contre forteresses””, le livre de James: ‘Naval history of England, 1792-1820′. Il en ressort que les Anglais eurent beaucoup de peine à s’assurer la supériorité navale sur les Francais et particulièrement sur les Espagnols. A forces égales, les Francais et les Espagnols, dans le premières années de guerre, sont presque chaque fois à la hauteur des Anglais, qui se voient enlever une masse de bateaux. Je n’en suis encore qu’en 1796; mais je m’apercois déjà que c’est sous Napoléon, et probablement pas sans la faute de celui-ci, que la flotte francaise est tombée le plus bas.”” (pag 212, Lettera di Engesl a Marx, 17 novembre 1856) pag 277 280 L’ Italia e gli italiani”,”MAED-300″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 5. La “”New York Tribune””. La crise économique de 1857.”,”In articolo Review: [untitled] Margaret Lavinia Anderson Reviewed work(s): Little Germany: Exile and Asylum in Victorian England by Rosemary Ashton The Journal of Modern History, Vol. 61, No. 1 (Mar., 1989), pp. 157-158 (review consists of 2 pages) Published by: The University of Chicago Press Note: This article is a review of another work, such as a book, film, musical composition, etc. The original work is not included in the purchase of this review. Si parla dell’ amico di Marx Engels il filologo PIEPER detto TUPMAN. Marx analizza gli effetti in Francia della crisi del 1857. “”(…) je viens de relire toutes mes notes sur l’ industrie et le commerce francais et les crises et j’ai abouti à quelques résultats que je vais t’exposer succintement: 1. Les crises anglaises, américaines, ou du Nord n’ont jamais directement provoqué en France de “”crise francaise””, mais de simples répercussions passives, malaise chronique, limitation de la production, arrêt des affaires et insécurité générale. La cause: la France a le balance commerciale pour elle contre les Etats-Unis, les villes hanséatiques, l’ Angleterre, le Danemark; elle l’a contre elle en Suède et en Norvège, mais ceci est largement compensé par Hambourg. Par conséquent, ces crises ne peuvent jamais produire en France de découlement de lingots, donc pas de véritable panique financière. (…)””. 2. Ceci admis, la première phase de la crise a influé déja sur le commerce et l’ industrie de la France bien plus que dans toutes les situations analogues. 3. Le premier effet de la crise en France a été, conformément à la nature de ces crapauds (de Francais) de limiter méticuleusement les dépenses et les affaires. Résultat: l’ argent s’accumule à la Banque de France en même temps qu’il a une diminuition formidable de la circulation dans les opératiosn d’escompte de la Banque. (…)””. (pag 148-149-150, Lettera del 28 dicembre 1857 di Marx a Engels) pag 277-280 L’Italia e gli italiani”,”MAED-301″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 6. La guerre d’ Italie.”,”””Darwin, que je suis justement en train de lire, est d’ailleurs étatant. La téléologie, dans un sens, n’avait pas encore été réduite à néant; c’est fait maintenant. En outre, jamais il n’a été fait de tentative aussi considérable pour prouver l’ existence d’une évolution historique dans la nature, et surtout pas avec autant de bonheur. Il va de soi qu’il faut accepter par-dessus le marché la lourde méthode anglaise.”” (pag 117, lettera di F. Engels a Marx fine novembre 1859) “”J’ai encore reçu de Lassalle une assez longue lettre ainsi qu’un article imprimé (sur le testament politique de Fichte) pour l’almanach politique que Walesrode va publier. Il ressort de cette lettre que Lassalle a lu ta brochure, et que celle-ci a donc paru à Berlin. L’ éditeur ne l’ annoncera probablement qu’à Pâques. La lettre de Lassalle est absolutament comique. Il a de nouveau fait une maladie. Il écrit une fois encore un “”grand ouvrage””. En outre de ce grand ouvrage, il a dans son esprit, nettement délimités, trois autres grands ouvrages, dont l’ Economie politique, et il s’adonne encore, avec l’ intention d’en tirer quelque chose, à six ou sept sciences dont il ne me donne pas le nom.”” (pag 160, Lettera di Marx a Engels, del 16 aprile 1860)”,”MAED-302″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 8. Le Slesvig-Holstein (1863-1864). L’ agitation lassallienne (1865).”,”ritratto in apertura di Wilhelm Wolff (1816-1864) “”A propos de Lazare, je pense à la ‘Vie de Jésus’, de Renan. A bien des égards, ce n’est qu’un simple roman plein de rêveries mystico-panthéistes. Mais le livre présente cependant quelques avantages sur ses devanciers allemands; et comme il n’est pas gros, il faut que tu le lises. C’est naturellement le résultat des recherches allemandes.”” (pag 35, Marx a Engels, 20 gennaio 1864) “”Disraéli a fait connaître hier qu’il posera la question préalable. Depuis deux ou trois ans, chaque fois qu’il y a quelque affairs sérieuse (par exemple l’ histoire de l’Afghanistan), c’est lui qui sauve Palmerston de toute complication sérieuse. Le détail ci-après, qui, naturellement, n’est pas encore connu, te montrera jusqu’à quel marasme (je veux dire jusqu’ò quel ânerie) en est arrivé Garibaldi, à moitié tué d’ailleurs par les embrassades de John Bull: Au congrés révolutionnaire secret, tenu à Bruxelles, en september 1863, sous la présidence nominale de Garibaldi, il avait été décidé que Garibaldi se rendrait à Londres, mais incognito, et surprendrait donc la ville. Puis il interviendrait pour la Pologne le plus efficacement possible. Au lieu de cela, le drôle fraternise avec Palmerston! J’aimerais mieux être un pou dans la laine d’une brebis qu’un sot de cet acabit, dit Shakespeare dans Troïle et Cressida””. (pag 39-40, Lettera di Marx ad Engels, 19 aprile 1864) (Preferirei essere un pidocchio nella lana di una pecora che uno sciocco di questa risma, dice Shakespeare in Troilo e Cressida)”,”MAED-303″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Correspondance. Tome 9. La diète de l’ Allemagne du Nord. “”Le Capital””.”,”foto di A. Comte L. Bucher C. Longuet e P. Lafargue, Jenny e Laura Marx. Commonwealth organo dell’ Internazionale Operaia dopo il ‘Worksmans Advocate’ “”Les Prussiens opèrent vraiment d’une facon merveilleuse. Je ne les aurais pas crus si bêtes; mais on ne saurait se les figurer assez bêtes. Tant mieux! L’affaire est en marche, et la révolution ne s’en fera que plus vite, et cette fois il y aura certainement des exécutions, comme tu le dis.”” (F. Engels a K. Marx, 14 dicembre 1866) (pag 125) “”A Berlin, ni le gouvernement, ni le parti national-liberal n’a pu faire passer un seul candidat. Pour se rendre compte de l’inouïe stupidité des progressistes, qui constituent actuellement l’ extrême gauche, prenons par exemple le passage suivant extrait de leur organe le plus radical, ‘Die Zukunft’: “”C’est le ‘snobisme niveleur’ qui infeste toute la nation anglaise et ne supporte aucune activité personelle… C’est le même snobisme qui pousse constamment à la ‘réduction du temps de travail’ et interdit, au nom des Trade-Unions, les ‘heures supplémentaires!'””. Le croirait-on possible! Vraiment, par comparaison avecla presse allemande, la presse parisienne est, même en ce moment, une géante!””. (K. Marx a F. Engels, 4 settembre 1867) (pag 208)”,”MAED-304″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”I. Le condizioni dell’ Inghilterra. II. Lineamenti di una critica dell’economia politica (Da’ Deutsche-Französische Jahrbücher) (1844) (contiene: Forza ed economia nella formazione del nuovo impero germanico. Scritto postumo, 1896. La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti. Adunanze in Elberfeld – La festa delle nazioni in Londra – Un frammento di Fourier sul commercio – La guerra civile svizzera, 1845-47. Il “”Volkstribun”” redatto da Ermanno Kriege in New York – Protezione e libero scambio – Il comunismo del “”Rheinische Beobachter””, 1845-47).”,”I. Le condizioni dell’ Inghilterra. II. Lineamenti di una critica dell’economia politica (Da’ Deutsche-Französische Jahrbücher) (1844) (contiene: Forza ed economia nella formazione del nuovo impero germanico. Scritto postumo, 1896. La condizione della classe operaia in Inghilterra secondo un’inchiesta diretta e fonti autentiche (1845). La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti. Adunanze in Elberfeld – La festa delle nazioni in Londra – Un frammento di Fourier sul commercio – La guerra civile svizzera, 1845-47. Il “”Volkstribun”” redatto da Ermanno Kriege in New York – Protezione e libero scambio – Il comunismo del “”Rheinische Beobachter””, 1845-47). La schiavitù emancipata. “”Robespierre, Saint-Just ed il loro partito decaddero perché essi confusero l’antica comunità realista-democratica, che si basava sulla reale schiavitù, con lo Stato rappresentativo moderno spiritualista-democratico, che poggia sulla schiavitù emancipata, sulla società borghese. Qual colossale illusione dovere sanzionare e riconoscere nei diritti dell’uomo la moderna società borghese, la società dell’industria, della concorrenza universale, dei privati interessi liberamente diretti al loro scopo, dell’anarchia, dell’individualità spirituale, naturale, da se stessa straniata, e nell’istesso tempo volere annullare le manifestazioni vitali di questa società posponendole ai singoli individui, e volere formare alla maniera antica la testa politica della società! Tragica illusione questa, quando Saint-Just, nel giorno della sua esecuzione, indicò la tabella dei diritti dell’uomo appesa nella sala della Conciergerie, e con orgoglioso sentire di sè esclamò: ‘C’est pourtant moi qui ai fait cela!””. Proprio quella tabella proclamava il diritto d’un uomo, che non può essere l’uomo dello Stato antico, così come i suoi rapporti economici e indistriali non sono quelli antichi. Non è qui il luogo di giustificare storicamente l’illusione dei terroristi.”” (pag 111)”,”MAED-305″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Critiques des programmes socialistes de Gotha (1875) et d’ Erfurt (1891). Lettres de Marx et d’ Engels. Programme du Parti ouvrier francais (1880). Programmes de la social-democratie allemande.”,”Le chiacchiere sullo ‘Stato libero’. “”L’Etat libre, qu’est-ce que c’est? Faire l’Etat libre, ce n’est nullement le but des travailleurs qui se sont dégagés d’un étroit esprit de sujets. Dans l’empire allemand, “”l’Etat”” est presque aussi “”libre”” qu’en Russie. La liberté consiste à transformer l’Etat, organe supérieur de la société, en un organe entiérement subordonné à elle et même de nos jours les formes de l’Etat sont libres ou non libres selon que la “”liberté de l’Etat”” s’y trouve plus ou moins limitée. Le parti ouvrier allemand, – du moins s’il fait sien ce programme – montre que les idées socialistes ne sont pas même chez lui à fleur de peau; lui, au lieu de traiter la société presente (et cela vaut pour toute société future) comme le ‘fondement’ de l’Etat présent (ou futur pour la société future), il traite au contraire l’Etat comme une réalité indépendante, possédant ses propres ‘fondements intellectuels, moraux et libres'””. (pag 33)”,”MAED-307″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sulla guerra di popolo.”,”””Gli elementi che componevano questa armata (francese, ndr) erano molto eterogenei: vecchi soldati richiamati, reclute inesperte, volontari insofferenti di ogni disciplina; dai solidi battaglioni, come gli zuavi del papa, alle bande che di battaglione hanno soltanto il nome. Sebbene fosse stata introdotta una certa disciplina l’esercito nel suo insieme, portava il segno della grande fretta con la quale era stato costituito. “”Se a quest’armata fossero state concesse ancora 4 settimane per ultimare la sua preparazione, essa sarebbe divenuta un avversario formidabile””, dicevano gli ufficiali tedeschi che avevano avuto a che fare con lei sul campo di battaglia. Defalcate tutte le reclute inesperte che erano soltanto un ostacolo, possiamo stabilire che i cinque corpi d’armata di d’Aurelle, (omettendo il 19°) contavano circa 120-130 mila uomini degni di essere chiamati combattenti. Le truppe concentrate presso Le Mans potevano dare altri 40 mila uomini all’incirca. Contro queste forze combatteva l’armata del principe Federico Carlo, incluse le truppe comandate dal granduca di Mecklemburg. Come sappiamo adesso dal capitano Hozier, probabilmente tutte queste forze contavano, complessivamente, meno di 90 mila uomini. Ma questi 90 mila uomini, per la loro esperienza militare, organizzazione, e per provata capacità di direzione dei loro comandanti, potevano tenere impegnate un numero doppio di truppe della qualità di quelle che erano loro opposte. Cosicché le possibilità erano quasi eguali e ciò era a grande onore del popolo francese, il quale in tre mesi, aveva creato da nulla questo nuovo esercito.”” (pag 31) Marx Engels: insurrezione come arte. (pag 61)”,”MAED-308″
“ENGELS Federico”,”L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”””L’ energia proveniente dall’ anarchia sociale della produzione, trasforma la maggioranza degli uomini in enormi masse proletarie, le quali, una volta per sempre, dovranno porre fine all’anarchia della produzione”” (pag 35) “”L’ enorme forza espansiva della grande industria, rispetto alla quale la forza dei gas è una bagatella, ci appare ora come “”bisogno”” qualitativo e quantitativo, che si ride di ogni reazione in senso opposto. La reazione è data dal consumo, dallo smercio, dai mercati aperti ai prodotti della grande industria. Ma la capacità espansiva di questi ultimi, sia in estensione che in intensità, è dominata anzitutto da leggi affatto diverse e di molto minore portata. L’ espansione dei mercati non può correre a pari con la moltiplicazione dei prodotti. Il conflitto è inevitabile, e poiché esso non può avere nessuna soluzione fino a che non perviene ad infrangere la forma capitalistica della produzione, esso si ripete periodicamente, imponendo alla forma capitalistica della produzione un nuovo “”circolo vizioso””. Sin dal 1825, infatti, dal primo scoppiare di una crisi generale, tutto il mondo industriale e commerciale, la produzione e il commercio di tutti i popoli civili e delle loro colonie più o meno barbariche, si sfascia una volta circa ogni dieci anni””. (pag 36-37) “”I grandi produttori indigeni di qualcuno di questi rami di produzione si riuniscono in “”trusts””, allo scopo di regolarne la produzione; essi determinano il totale da produrre, lo ripartiscono fra loro, e fissano in anticipo i prezzi di vendita. Ma, poiché tali “”trusts””, al primo rumore di crisi, minacciano di sfasciarsi, essi vengono, anche per questo, sospinti verso una forma di socializzazione ancor più accentrata, a tramutare cioè ogni ramo dell’industria in una grande società per azioni, cui la concorrenza locale agevola il monopolio del mercato. (…) Nei “”trusts”” la libera concorrenza si tramuta in monopolio, la produzione selvaggia del capitalismo cede il campo alla produzione regolata della società socialista, che si avanza. Certo ciò avviene sempre in vista dell’utile dei capitalisti; ma questa volta con uno sfruttamento palese, che si condanna irremissibilmente da sè stesso. E così, sotto questa o quell’altra forma, con o senza “”trusts””, certo si è che tocca allo Stato, rappresentante ufficiale della società capitalista, l’assumere nelle proprie mani la direzione della produzione (1)””. (pag 39) “”(1) Ho detto : “”tocca””. Poichè, anche nel caso che i mezzi di produzione o di scambio siano realmente amministrati da società per azioni, e quindi la nazionalizzazione della economia sia divenuta ineluttabile e debba anche essere compiuta dallo Stato attuale, essa rappresenta un vero progresso economico, un nuovo passo avanti (…)”,”MAED-309″
“ENGELS Federico MARX Carlo”,”Il manifesto dei comunisti.”,”””Il Manifesto rende piena giustizia all’ azione rivoluzionaria che il capitalismo ebbe nel passato. La prima nazione capitalista è stata l’ Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l’ aprirsi dell’ èra capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale: è un italiano, Dante, al tempo stesso l’ ultimo poeta del medioevo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova èra storica si affaccia. L’ Italia ci darà essa il nuovo Dante, che segni l’ ora della nascita di questa nuova èra proletaria?”” (F. Engels, Londra, 1° febbraio 1893) “”Come la borghesia supera la crisi? Un po’ distruggendo forzatamente molte energie produttive, un po’ conquistando nuovi mercati e sfruttando più radicalmente gli antichi. Che ne segue? Che essa prepara crisi più violente e generali, diminuendo i mezzi di rimediarvi. Le armi con cui la borghesia abbatté il feudalesimo ora son volte appunto contro di essa. Ma la borghesia non soltanto fabbricò le armi che la uccidono; ha creato anche gli uomini che le porteranno: i moderni operai, i proletari.”” (pag 28) “”(…) più il lavoro si fa ripugnante, più ribassano le mercedi”” (pag 29) Due ritagli di giornale in allegato”,”MAED-310″
“ENGELS Friedrich”,”Notes sur la guerre franco-allemande de 1870-1871.”,”60 Articoli apparsi sulla “”Pall Mall Gazette’ 1870-1871. Originale inglese Wiener Volksbuchnahdlung, 1923, Austria, Vienna (ed. orig) “”Les vingt-sept départments de France actuellement occupés par les Prussiens couvrent une superficie de 15.800.000 hectares, avec une population (y compris les forteresses qui ne se sont pas encore rendues) d’un peu moins de 12.5 millions de personnes. L’étendue de la France tout entière est de 54.240.000 hectares, et sa population de 37.382.000 personnes. Il apparaît donc que, en chiffres ronds, trente-huit millions et demi d’hectares et vingt-cinq millions de personnes – deux bons tiers des habitants et bien plus de deux tiers du territoire – doivent encore être conquis. Il est vrai que Paris et Metz, sont tombés; il est vrai que l’intérieur du pays non conquis ne comprend pas d’autre camp retranché – à l’exception de Lyon – capable de jouer le même rôle qu’ont joué ces deux forteresses; il est vrai qu’un peu moins de 700.000 Francais (sans compter la Garde nationale de Paris) sont prisonniers de guerre ou internés en Suisse. Mais il y a d’autres circonstances qui pourraient (…) (pag 263, F.E., 8 février 1871, The Pall Mall Gazette)”,”ELCx-113″
“ENGELS Federico, a cura di Carlo BERTANI”,”Il tramonto dello Stato borghese. (Pagine dell’ “”Antidühring””).”,”””La disoccupazione deriva anche dalla suddivisione del lavoro portata agli estremi: essa riduce al minimo la mano d’opera e la sfrutta al massimo. Ma mentre è diviso il lavoro, è diviso anche l’uomo. Tutte le rimanenti attitudini fisiche e intellettuali sono sacrificate al perfezionamento della singola attività. Questo deperimento dell’ uomo cresce nella stessa misura della divisione del lavoro, che raggiunge nella manifattura il suo massimo sviluppo.”” (pag 19, ENGELS Federico, Il tramonto dello Stato borghese. (Pagine dell’ “”Antidühring””)) “”Quando le crisi rivelarono l’incapacità della borghesia per un ulteriore impiego delle moderne forze produttive, la trasformazione dei grandi istituti di produzione e di commercio in società per azioni ‘mostrò anche l’inutilità della borghesia per quello scopo’. Tutte le funzioni sociali del capitalista sono ora disimpegnate da impiegati stipendiati. ‘Il capitalista non ha più alcuna attività sociale, eccettuate quelle di intascare le rendite, di tagliare i coupons e giocare alla Borsa, dove i vari capitalisti si tolgono l’un l’altro i proprii capitali. Per la produzione effettiva, i capitalisti sono superflui.’ Se non che, nè la trasformazione in società per azioni nè quella in proprietà dello Stato, sopprime l’appropriazione capitalistica delle forze produttive. Nelle società per azioni questo si tocca con mano. ‘E lo Stato moderno è la organizzazione che ha dato a sè stessa la società borghese, per mantenere le condizioni generali del sistema di produzione capitalistica, contro l’attacco dei lavoratori sfruttati'””. (pag 23) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MAED-311″
“ENGELS Federico, a cura di E. BERNSTEIN”,”I fondamenti del comunismo.”,”Volumetto uscito in concomitanza alla terza edizione italiana del Manifesto del partito comunista (1902) “”Lo schiavo è venduto una volta per sempre. Il proletario deve vendere ogni ora, ogni giorno se stesso. Il singolo schiavo, proprietà di un signore, ha l’esistenza assicurata nell’interesse dello stesso signore, per quanto misera l’esistenza sua possa essere. Il singolo proletario, che è per così dire proprietà di tutta la classe borghese, e che non può vendere il suo lavoro che quando gli viene comprato, quando qualcuno ne ha bisogno, non ha una esistenza sicura. Tale esistenza è assicurata solo a l’intera classe lavoratrice. Mentre lo schiavo si trova al difuori della concorrenza, il proletariato ne subisce tutte le oscillazioni””. (pag 14) “”Il proletario si emancipa sopprimendo la concorrenza, la proprietà privata e tutte le differenze di classe””. (pag 15)”,”MAED-312″
“ENGELS Friedrich MESA José IGLESIAS Pablo LAFARGUE Paul e altri; a cura di Santiago CASTILLO”,”Construyendo el futuro. Correspondencia política (1870-1895).”,”CASTILLO è professore titolare di relazioni industriali e movimento operaio presso la facoltà di scienze politiche e sociologia dell’ Universidad Complutense de Madrid. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui: ‘Vom Kommunistischen Manifest zum Kapital: Die verbreitung des Marxismus in Spanien, 1872-1902′ (1994). Ha curato gli scritti di Pablo Iglesias. E’ presidente dell’ Associación de Historia Social de España. Lettera di Paul Lafargue a Friedrich Engels (Madrid, 20-25 marzo del 1872) “”El Consejo federal nos ha encargado a Lorenzo y a mí hacer un informe sobre todas las cuestiones puestas a estudio, ese informe será leido en el Congreso, si tiene lugar, y come siempre éste decidirá el voto; el informe que haremos Lorenzo y yo recibirá la aprobación del Consejo federal, por consiguiente somos nosotros los que vamos a decidir la cuestión. Como esa responsabilidad me asusta, le ruego a usted y a Marx que redacten ustedes mismos los estatutos que deben regular los poderes del Consejo general. Ese trabajo debe ser hecho lo antes posible y ser enviado immediatamente, porque desde ya al Congreso de Zaragoza no quedan más que 15 días. – Espero impaciente su respuesta. – No hace falta redactarlo todo, dígame sobre todo cuáles son los puntos principales que quiere ver figurar en los estatutos. Le ruego no comente una palabra de esto a nadie en absoluto, pues si los bakuninistas lo supiesen, qué follón. (…)””. P. Lafargue.”” (pag 113; Lettera di Paul Lafargue a Friedrich Engels (Madrid, 20-25 marzo del 1872)”,”MAED-313″
“ENGELS Frederick”,”The Condition of the Working Class in England. From Personal Observation and Authentic Sources.”,”1° edizione pubblicata a Leipzig nel 1845, 2° ediz tedesca Stuttgart 1892. 1° prima traduzione inglese New York 1887 e Londra 1892. “”The funds of the Union are soon exhausted by the great numbers requiring relief, the credit which the shopkeepers give at high interest is withdrawn after a time, and want compels the workingman to place himself once more under the yoke of the bourgeoisie. But strikes end disastrously for the workers mostly, because the manufacturers, in their own interest (which has, be it said, become their interest only through the resistance of the workers), are obliged to avoid all useless reductions, while the workers feel in every reduction imposed by the state of trade a deterioration of their condition, against which they must defend themselves as far as in them lies. It will be asked, “”Why, then, do the workers strike in such cases, when the uselessness of such measures is so evident?”” Simply because they must protest against every reduction, even if dictated by necessity; because they feel bound to proclaim that they, as human beings, shall not be made to bow to social circumstances, but social conditions ought to yield to them as human beings; because silence on their part would be a recognition of these social conditions, an admission of the right of the bourgeoisie to exploit the workers in good times and let them starve in bad ones.”” (pag 244-245)”,”MAED-314″
“ENGELS Frédéric”,”Socialisme utopique et socialisme scientifique.”,”Dal regno della necessità a quello della libertà. “”La forme dans laquelle les hommes s’organisent en société – forme jusqu’ici pour ainsi dire octroyée par la nature et l’histoire – sera alors l’oeuvre de leur libre initiative. Les forces objectives qui, jusqu’ici, ont dirigé l’histoire, dès ce moment passeront sous le contrôle des hommes. Ce n’est qu’à partire de ce moment que les hommes feront eux-mêmes leur histoire, en êtres pleinement conscients de ce qu’ils vont faire, sachant que les causes sociales qu’ils mettront en mouvement produiront, dans une mesure toujours croissante, les effets voulus. L’humanité sortira enfin du règne de la fatalité pour entrer dans celui de la liberté.”” (pag 54) “”A la place de la philosophie qui embrassait toutes les sciences, il ne reste plus qu’une science: la science de la pensée et de ses lois: la logique et la dialectique. Toutes les autres se résolvent dans la science positive de la nature et de l’histoire.”” (pag 36)”,”MAED-315″
“ENGELS Frederick”,”Socialism Utopian and Scientific.”,”Edward AVELING D.Sc., Fellow of University College, London “”The capitalistic mode of production moves in these two forms of the antagonism immanent to it from its very origin. It is never able to get out of that “”vicious circle””, which Fourier had already discovered. What Fourier could not, indeed, see in his time is, that this circle is gradually narrowing; that the movement becomes more and more a spiral, and must come to an end, like the movement of the planets, by collision with the center. It is the compelling force of anarchy in the production of society at large that more and more completely turns the great majority of men into proletarians; and it is the masses of the proletariat again who will finally put end to anarchy in production. It is the compelling force of anarchy in social production that turns the limitless perfectibility of machinery under modern industry into a compulsory law by which every individual industrial capitalism must perfect his machinery more and more, under penalty of ruin””. (pag 110-111)”,”MAED-316″
“ENGELS F. MARX C. LENIN V.I.”,”Marxismo y terrorismo.”,”””Aquí también , vuelve a patentizarse, pues, con claridad meridiana, que no es, ni mucho menos, “”en el poder politico immediato y no un poder económico indirecto”” donde ha de buscarse “”lo primario””. Por el contrario. Dónde reside precisamente “”lo primario”” de la propia violencia. Reside en el poder económico, en la posibilidad de disponer de los recursos de poder de la gran industria. La violencía politica en el mar, que descansa sobre los modernos buques de guerra, lejos de ser una “”violencia immediata””, lo es pura y exclusivamente por ‘mediación’ del poder económico, gracias al alto desarrollo de la metalurgia, a la existencia de hábiles técnicos y a las abundantes minas de carbón”” (Engels, ndr)””. (pag 31-32)”,”MAED-317″
“ENGELS Friedrich LENIN V.I. MARX Karl”,”Marx Engels Lenin. On Historical Materialism. A Collection.”,”Engels a Otto von Boenigk (pag 292) “”Men make their history themselves, but not as yet with a collective will according to a collective plan or even in a definite, delimited given society. Their aspirations clash, and for that very reason all such societies are governed by ‘necessity’, the complement and form of appearance of which is ‘accident’. The necessity which here asserts itself athwart all accident is again ultimately economic necessity. This is where the so-called great men come in for treatment. That such and such a man and precisely that man arises at a particular time in a particular country is, of course, pure chance. But cut him out and there will be a demand for a substitute, and this substitute will be found, good or bad, but in the long run he will be found. That Napoleon, just that particular Corsican, should have been the military dictator whom the French Republic, exhausted by its own warfare, had rendered necessary, was chance; but that, if a Napoleon had been lacking, another would have filled the place, is proved by the fact that the man was always found as soon as he became necessary: Caesar, Augustus, Cromwell, etc. While Marx discovered the materialist conception of history, Thierry, Mignet, Guizot and all the English historians up to 1850 are evidence that it was being striven for, and the discovery of the same conception by Morgan proves that the times was ripe for it and that it simply ‘had’ to be discovered.”” (lettera di Engels a W. Borgius,) Engels to W. Borgius, January 25, 1894 (pag 20)”,”MAED-319″
“ENGELS Friedrich MARX Karl , testi riuniti e annotati da Denis AUTHIER”,”Textes sur l’ organisation. Quelques mots sur l’ histoire de la ligue des communistes (1885); “”La revolution en permanence!””, adresse au Conseil Central de la Ligue (1850); Les pretendues scissions dans l’Internationale (1872) et divers textes.”,”Altri testi: -Statuti dell’AIT -Estratti della corrispondenza con SORGE -Pagine inedite di MARX-ENGELS: l’indifferentismo in materia politica, l’autorità, cretinismo parlamentare e opportunismo Marx et Engels. Les prétendues scissions dans l’Internationale. Circulaire privée du Conseil Général de l’Association Internationale des Travailleurs. (pag 48-49) “”Aprés la chute de la Commune de Paris, le premier acte du Conseil Général fut de publier son Manifeste sur “”la Guerre civile en France””, dans lequel il se rendit solidaire de tous les actes de la Commune, qui, justement à ce moment servaient à la bourgeoisie, à la presse, et aux gouvernements de l’Europe à accabler sous les calomnies les plus infâmes les vaincus de Paris. Une partie de la classe ouvrière même n’avait pas encore compris que son drapeau venait de succomber. Le Conseil en acquit une preuve, entre autres, par les démissions de deux de ses membres, les citoyens Odger et Lucraft, répudiant toute solidarité avec ce Manifeste. On peut dire que de sa publication dans tous les pays civilisés, date l’unité de vues de la classe ouvrière sur les événements de Paris. D’un autre côté, l’Internationale trouva un moyen de propagande des plus puissants dans la presse bourgeoise et surtout la grande presse anglaise, forcée par ce Manifeste de s’engager dans une polémique soutenue par les répliques du Conseil Général””. (pag 49) “”Dans l’Assemblée générale des sections genevoises, du 2 décembre 1871, qui faisait mauvais accueil aux citoyens Malon et Lefrançais, ces derniers rendus par les seize de Sonvillier et renfermant un blâme contre le Conseil général, ainsi que le désaveu de la Conférence. – La Conférence avait décidé que “”les résolutions de la Conférence qui ne sont pas destinées à la publicité ‘seront’ communiquées aux ‘Conseil fédéraux des divers pays’ par les secrétaires correspondants du ‘Conseil général””. Cette résolution entièrement conforme aux statuts et règlements généraux, fut falsifiée par B. Malon et ses amis de la maniére suivante (…)””. (pag 74-75)”,”MAED-320″
“ENGELS Federico”,”Origen de la familia de la propiedad privada y del estado.”,”Una forma di lavoratori agricoli né schiavi né liberi, che anticipavano i servi della gleba del medioevo. “”La explotación de los ‘latifundia’, basada en el trabajo de los esclavos, ya no producía beneficios; pero en aquella época era la única forma posible de la agricultura en grande escala. El cultivo en pequeño había llegado a ser la única forma remuneradora. Unas tras otras fueron dividas las granjas en parcelas pequeñas y entregadas a arrendatarios hereditarios que pagaban cierta cantidad en dinero, o a ‘partiarii (aparceros)’, más administradores que arrendatarios, quienes recibían por su trabajo la sexta o nada más que la novena parte del producto anual. Pero de preferencia se entregaban esas pequeñas a colonos que pagaban en cambio un interés anual fijo; estos colonos estaban ligados al suelo y podían ser vendidos con sus parcelas; no eran esclavos, hablando propiamente, pero tampoco eran libres; no podían casarse con mujeres libres, y sus uniones entre sí no se consideraban como matrimonios válidos del todo, sino como un simple concubinato (‘contubernium’), por eo estilo de los de los esclavos Fueron los precursores de los siervos de la Edad Media.”” (pag 194-195) L’origine della schiavitù. Gli schiavi. Il lavoro schiavistico. “”Es difícil decir si el patriarca Abraham era considerado por el autor de lo que se llama el primer libro de Moisés, come propietario de su rebaños, en virtud de un derecho particular (como jefe de una comunidad familiar), o en virtud de su carácter de jefe hereditario de una ‘gens’. Lo cierto es que no debemos imaginárnoslo como propietario; en el sendido moderno de la palabra. Además, es lo cierto que en los umbrales de la historia auténtica encontramos ya en todas partes los rebaños como propietad particular de los jefes de familia, con el mismo título que los productios del arte de la barbarie, los enseres de metal, los objetos de lujo y, finalmente, el ganado humano: los esclavos. Porque desde ese momento queda también inventada la esclavitud. El esclavo no ténia valor ninguno para los bárbaros del estadio inferior. Por eso los indios americanos de aquella época obraban con sus enemigos vencidos de una manera muy diferente de come se hizo en el estadio superior. Los hombres eran muertos o los adoptaban come hermanos la tribu vencedora; casaban a las mujeras o las adoptaban, al mismo tiempo que a sus hijos supervivientes. En ese estadio, la fuerza “”trabajo humano”” no produce aún excedente apreciable sobre sus gastos de coste””. (pag 66-67)”,”MAED-321″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, selezione e cura di Fritz J. RADDATZ”,”The Marx-Engels Correspondence. The Personal Letters, 1844-1877.”,”””Dear Fred, (…) Liebknecht has a talent for rallying around him the ‘stupidest people’ in Germany. For instance, the author of ‘Democratic Objectives and German Workers’. One can only read the stuff if one hears it in one’s mind in south German dialect. The oaf requests the workers to get Bismarck off his back and then promises them to satisfy ‘full liberality’ and ‘other’ socialist demands! Horror!”” (…) Yours, K.M. London 14 March 1869″””,”MAED-332″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”The Communist Manifesto. Authorized English Translation, Edited and Annotated by Frederick Engels.”,”””Two things result from this fact: I. Communism is already acknowledged by all European powers to be itself a power. II. It is high time that Communists should openly, in the face of whole world, publish their views, their aims, their tendencies, and meet this nursery tale of the specter of Communism with a manifesto of the party itself.”” (pag 18) “”But you Communists would introduce community of women, screams the whole bourgeoisie in chorus. The bourgeois sees in his wife a mere instrument of production. He hears that the instruments of production are to be exploited in common, and, naturally, can come to no other conclusion than that the lot of being common to all will likewise fall to the women. He has not even a suspicion that the real point aimed at is to do away with the status of women as mere instruments of production. For the rest, nothing is more ridiculous than the virtuous indignation of our bourgeois at the community of women which, they pretend, is to be openly and officially established by the Communists. The Communists have no need to introduce community of women; it has existed almost from time immemorial.”” (pag 27)”,”MAED-322″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Antonino BARBAGALLO”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”‘Il comunismo è ormai riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee’ pag 11 pag 17 pag 19 pag 21 “”società borghese: in essa chi lavora non guadagna e chi guadagna non lavora”” (pag 21) “”I sistemi socialisti e comunisti propriamente detti, i sistemi di Saint-Simon, di Fourier, di Owen, ecc., appaiono nella prima fase embrionale della lotta fra proletariato e borghesia che abbiamo sopra illustrato (vedi “”Borghesi e proletari””). Gli inventori di questi sistemi ravvisano sì l’antagonismo fra le classi e l’azione degli elementi disgreganti nella stessa società dominante, ma non scorgono dalla parte del proletariato nessuna funzione storica autonoma, nessun movimento politico che gli sia proprio. Poiché l’antagonismo tra le classi si sviluppa di pari passo con lo sviluppo dell’industria, essi non trovano neppure le condizioni materiali per l’emancipazione del proletariato e, per crearle, vanno in cerca di una scienza sociale, di leggi sociali. Al posto dell’azione sociale deve subentrare la loro azione inventiva personale; al posto delle condizioni storiche dell’emancipazione, condizioni fantastiche; al posto del graduale organizzarsi del proletariato in classe, un’organizzazione della società escogitata di sana pianta. La storia universale dell’avvenire si risolve, per costoro, nella propaganda e nell’esecuzione pratica dei loro piani sociali. E’ vero che essi sono coscienti di patrocinare nei loro progetti principalmente gli interessi della classe operaia, come classe che più soffre; ma il proletariato esiste per loro soltanto sotto l’aspetto di classe che soffre di più.”” (pag 33)”,”MAED-323″
“ENGELS Frederick”,”Principes du communisme.”,”Il libro dovrebbe essere degli anni 1930. pag 5 inizio prefazione e pag 9 13° questione: Quali sono le conseguenze delle crisi commerciali che si riproducono a intervalli regolari? (pag 20) 19° questione: Questa rivoluzione si farà in un solo paese? (pag 25) 24° questione: Come si differenziano i comunisti dai socialisti? (pag 30) “”En terminant, nous devons quelques précisions à nos lecteurs. Le texte ci-dessous, tel qu’il a été retrouvé par Bernstein dans les papiers d’Engels, contenait trois lacunes. Au-dessous de la neuvième, de la vingt-deuxième et da la vingt-troisième questions, Engels avait simplement écrit le mot “”Maintenu””. Dans la préface de l’édition qu’il fit en 1913, Bernstein croit pouvoir en donner l’explication suivante: le texte ci-dessous ne serait que la copie d’un texte primitif, rédigé par Engels pour le groupe de Paris de la ‘Ligue des Communistes’, et adopté par ce dernier, ainsi qu’en fait foi la correspondance d’Engels. Ce texte primitif, ainsi qu’il ressort de la lettre d’Engels à Marx, du 24 novembre 1847, à laquelle nous avons fait allusion plus haut, avait été rédigé à la hâte. Il est probable qu’à la demande du groupe de Paris, Engels y apporta quelques modifications, ce qui en nécessita une seconde rédaction. Les réponses aux questions 9, 22 et 23 n’ayant pas été modifiées, Engels se contenta d’écrire le mot “”Maintenu””. Ce qui corrobore cette hypothèse, c’est que l’écriture du texte retrouvé par Bernstein et publié par lui n’indique en rien une rédaction faite à la hâte. Il semble donc qu’il y eut un premier texte, qui a été malheuresement perdu. Les réponses aux questions 9, 22 et 23 ne sont donc pas, dans le texte que nous publions ci-dessous, de la plume d’Engels. La première a été rédigée par Bernstein lui-même, qui se rapporta dans ce but aux idées exprimées sur le sujet en question par Engels et Marx dans leurs différents écrits. Quant aux réponses aux questions 22 et 23, elles ont été tirées par Bernstein du ‘Manifeste communiste. (…)””. (Marcel Ollivier) (pag 8-9)”,”MAED-324″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”L’ ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”””Così Sancio, l’assalitor del mondo, si riduce alle proporzioni di scribacchino di un ufficio passaporti. A p. 184 del Commentario egli spiega con molta unzione e grande godimento di se stesso che lui non si sazia quando l’imperatore del Giappone mangia perché i suoi intestini e quelli dell’imperatore del Giappone sono “”intestini unici””, “”incomparabili””, ‘id est’ non sono ‘gli stessi’. Se Sancio immagina di aver abolito con ciò i rapporti sociali sinora esistenti, o anche soltanto le leggi naturali, questa ingenuità è troppo grande e deriva soltanto dal fatto che i filosofi non hanno rappresentato i rapporti sociali ome rapporti reciproci di questi individui identici a se stessi e le leggi naturali come relazioni reciproche di questi determinati corpi. E’ famosa l’espressione classica che Leibniz ha dato a questo vecchio principio (che figura in prima pagina in tutti i manuali di fisica come dottrina dell’impenetrabilità dei corpi): “”Opus tamen est ut quaelibet monas differat ab alia quacunque, neque enim unquam dantur in natura duo entia, quorum unum conveniat cum altero””. (Principia Philos. seu Theses ecc.). L’unicità di Sancio qui è caduta al livello di una qualità che egli ha in comune con qualsiasi pidocchio e con qualsiasi granello di sabbia. La più grande smentita con cui potesse finire la filosofia era di considerare come una delle più grandi scoperte il giudizio, alla portata di qualsiasi villano e di qualsiasi sergente di polizia, secondo cui Sancio non è Bruno, e di considerare come una vera meraviglia il fatto di questa differenza. Così, l'””evviva critico”” del nostro “”virtuoso nel pensiero”” si è trasformato in un Miserere acritico.”” (pag 446)”,”MAED-325″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Kenneth LAPIDES”,”Marx and Engels on the Trade Unions.”,”Kenneth LAPIDES ha scritto altre cose sul tema del movimento operaio e la stampa marxista. Ha ricevuto il B.A. per Brandeis University e dal 1969 è stato attivo nel movimento sindacale come delegato (shop steward) in Communications Workers of America. Ha scritto pure ‘The Political Economy of Labor: Marx’s Theory of Work’, ‘Wages and Struggle’.”,”MAED-326″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Martin PUCHNER”,”The Communist Manifesto and Other Writings. (Manifesto of the Communist Party, 1848, 1888; Prefaces to the Manifesto of the Communist Party (1872-1893); The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte (1852); Prefaces to The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte (1869,1885); Theses on Feuerbach (1845/46, 1888); Comments Questions.”,”ANTE3-60″,”MAED-328″
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”Giovanni SGRO’ (Caserta, 1976) ha studiato filosofia e sociologia a Napoli, Zurigo, Heidelberg e Berlino. Attualmente è dottorando di ricerca in ‘Scienze filosofiche’ presso l’Università Federico II di Napoli. Si è occupato della ricezione della Filosofia del diritto di Hegel e della formazione filosofica del giovane Marx.”,”MAED-329″
“ENGELS Friedrich, a cura di Giovanni MARI”,”Friedrich Engels. Dialettica e socialismo. Antologia.”,”Engels: Libertà e necessità (pag 72) pag XLIV-“,”MAES-085”
“ENGELS Friedrich”,”Lettere, aprile 1883 – dicembre 1887.”,”Volume pubblicato con il concorso dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova “”In breve, bisogna agire. O un successo in direzione di Costantinopoli o la rivoluzione. Così Giers va da Bismarck per spiegargli la situazione, e Bismarck la comprende molto bene. Egli avrebbe contenuto i russi, da una parte perché ne ha abbastanza della loro insaziabilità, e dall’altra per riguardo verso l’Austria. Ma una rivoluzione in Russia significa la caduta del regime bismarckiano in Germania. Senza questo grande esercito di riserva della reazione il dominio degli junker di campagna in Prussia non durerebbe neppure un giorno. La rivoluzione in Russia cambierebbe di colpo la situazione in Germania; essa metterebbe fine alla fede cieca nell’onnipotenza di Bismarck, fede che riunisce intorno a lui tutte le classi abbienti; essa accelererebbe la maturazione della rivoluzione in Germania. Bismarck, che non si fa nessuna illusione sul fatto che l’esistenza dello zarismo in Russia è la base di tutto il suo sistema, ha capito molto bene; si è recato in tutta fretta a Vienna per dire ai suoi amici austriaci che, di fronte a un pericolo del genere, non è più il momento, né per lui né per loro, di fare molto caso alle questioni di amor proprio; che i russi hanno bisogno di un trionfo apparente e che Germania e Austria devono inchinarsi allo zar nel loro stesso interesse. Se nel frattempo i signori austriaci dovessero insistere a immischiarsi nelle faccende della Bulgaria, lui se ne sarebbe lavato le mani, e loro avrebbero visto a cosa porta ciò; alla fine Kálnoky cede, Alessandro Battenberg viene sacrificato e Bismarck lo annuncerà personalmente a Giers. Segue il rapimento di Battemberg da parte di cospiratori militari, e precisamente in circostanze che devono urtare tutti i conservatori di tendenze monarchiche e soprattutto i principi, avendo anche loro degli eserciti. Ma Bismarck passa oltre, felice di essersela cavata così a buon mercato.”” (pag 403)”,”ELCx-126″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni. (Tit. orig.: Zur Wohnungsfrage)”,”””Non mi resta altro da pensare, data questa grossa contraddizione, la quale, come diceva Goethe, “”è misteriosa tanto per i saggi quanto per i pazzi””, che ho a che fare con due Mülberger completamente diversi, di cui uno si lamenta, con ragione, che io gli ‘attribuisca’ ciò che l’altro ha fatto stampare.”” (pag 86) pag VI-VII introduzione (Lenin)”,”MAED-339″
“ENGELS Friedrich”,”Briefe über den historischen Materialismus (1890-1895).”,”””Das Barthsche Buch (1) hat mich sehr enttäuscht. Ich hatte etwas weniger Flaches und Überskniegebrochenes erwartet. Ein Mann, der jeden Philosophen nicht nach dem Bleibenden, Fortschrittlichen seiner Tätigkeit, sondern nach dem notwendig Vergänglichen, Reaktionären, nach dem – ‘System’ beurteilt, hätte besser geschwiegen. Nach ihm ist ja die ganze Geschichte der Philosophie ein bloßer “”Trümmerhaufen”” zusammengebrochner Systeme. Wie hoch steht der alte Hegel über diesem seinem angeblichen Kritiker! (…) “”Wahrhaft erheiternd ist seine Kritik von Marx. Erst macht er sich eine materialistische Geschichttheorie fertig, wie Marx sie nach seiner Ansicht gehabt haben ‘sollte’, und findet dann, daß in den Marxschen Schriften ganz was andres steht. Daraus schießt er aber nicht, daß er, Barth, dem Marx was Verkehrtes untergeschoben hat, nein, im Gegenteil, daß Marx sich widerspreche, seine eigne Theorie nicht anwenden könne!. “”Ja, wenn die Leute doch nur ‘lesen’ könnten!””, pflegte Marx bei derlei Kritiken auszurufen.”” (pag 42-43) Friedrich Engels, An Conrad Schmidt, 1 Juli 1891, in F. Engels, Briefe über den historischen Materialismus (1890-1895), 1979 Paul Barth, Die Geschichtsphilosophie Hegel’s und der Hegelianer bis auf Marx und Hartmann. Ein kritischer Versuch, 1890″,”MAED-342″
“ENGELS Friedrich, a cura e commento di KLIEM Manfred”,”Friedrich Engels. Dokumente seines Lebens, 1820-1895.”,”””Nach des Bildung des Willich-Schapperschen Sonderbundes traten Marx, Engels und ihre engsten Freunde aus dem Londoner Kommunistischen Arbeiterbildungsverein aus, weil dieser unter dem bestimmenden Einfluß Schappers zu einem Anhängsel des Sonderbundes geworden war. Engels verfaßte die Austrittserklärung”” (pag 303) [Kliem Manfred a cura, Friedrich Engels. Dokumente seines Lebens, 1820-1895, 1977]”,”MAES-094″
“ENGELS Federico MARX Karl”,”La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti.”,” “”Amor Non vive sol murato nel cervello,”” (Dante?) (pag 16) “”Proletariato e ricchezza sono termini opposti. Essi formano come tali un tutto. Essi sono entrambi forme del mondo della proprietà privata. Si tratta della determinata posizione che assumono nell’opposizione. Non basta spiegarli come due lati d’un tutto. La proprietà privata, come proprietà privata, come ricchezza, è costretta a conservare in esistenza se stessa e con ciò il proletariato, cioè la propria antitesi. Essa è il polo positivo della contraddizione, la proprietà privata soddisfatta di se stessa. Il proletariato, invece, come proletariato è costretto ad abolire se stesso, e con ciò la sua antitesi determinante, che lo muta in proletariato, cioè la proprietà privata. Esso è il polo negativo della opposizione, l’agitazione in sé, la proprietà privata dissolta e dissolventesi. La classe possidente e la classe del proletariato esprimono la medesima “”straniazione”” umana. Ma la prima classe si sente in questa straniazione a suo agio e confermata, intende la autoestraniazione come la propria forza, e possiede in essa l’apparenza di un’esistenza umana; la seconda si sente nella estraniazione annullata, scorge in essa la propria impotenza e la realtà di una esistenza inumana. Essa è, per adoperare una espressione di Hegel, nell’abbiezione la rivolta contro l’abbiezione, una rivolta alla quale è necessariamente condotta dalla contraddizione della sua natura umana con la situazione della sua vita, che è la negazione aperta, decisiva e generale di questa natura. Nel seno dunque della contraddizione il proprietario è il partito conservatore, il proletariato il partito distrutture., Da quello promana l’azione della conservazione dell’antitesi; da questo l’azione del suo annullamento”” (pag 29) [K. Marx F. Engels, La sacra famiglia ossia Critica della Critica critica contro Bruno Bauer e consorti, Luigi Mongini editore, 1909]”,”MAED-359″
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini in Germania.”,”Cofanetto, opera n° 17″,”SOCx-183″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Cofanetto, opera n° 20″,”SOCx-186″
“ENGELS Friedrich”,”Ludovico Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca.”,”Cofanetto, opera n° 28″,”SOCx-194″
“ENGELS Friedrich”,”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco.”,”Cofanetto, opera n° 34″,”SOCx-200″
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza.”,”Cofanetto, opera n° 35 Scritto da ENGELS in tedesco e pubblicato per la prima volta come articolo nel “”Vorwärts””, Lipsia, 1877-1878. La prima edizione in opuscolo (in francese, traduzione di P. LAFARGUE) uscì nel 1880 a Parigi.”,”SOCx-201″
“ENGELS Friedrich”,”Po e Reno.”,”Cofanetto, opera n° 37 edizione originale 1859″,”SOCx-203″
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”Cofanetto, opera n° 39″,”SOCx-205″
“ENGELS Friedrich”,”Studi sul Capitale.”,”Cofanetto, opera n° 40 Contiene quattro scritti di ENGELS di illustrazione e commento del Capitale: – L’ articolo Das Kapital, pubblicato sul Demokratisches Wochenblatt di Lipsia (21 28 marzo 1868) – Un estratto della prefazione al II Libro del Capitale riguardante la scoperta del plusvalore – Il Konspekt über “”Das Kapital’ (Riassunto del Capitale) la cui stesura ENGELS iniziò alla fine del 1867 per la rivista liberale di sinistra inglese ‘Fortnightly Review’ e che portò innanzi fino alla metà del ’68, senza però condurla a termine. – Il Nachtrag (Considerazioni supplementari) al III volume del Capitale, scritto nel 1895. Inoltre sono stati poi aggiunti in appendice i primi tre paragrafi del XII capitalo della Vita di Marx del MEHRING. “”un meccanismo di produzione i cui organi sono uomini”” (pag 68) “”Macchina principale della manifattura è l’ operaio complessivo combinato, che possiede una perfezione di gran lunga superiore a quella dell’ antico operaio singolo di tipo artigiano…”” (pag 69) “”Delle associazioni più ristrette furono ancora fondate con degli scopi determinati; per es. la Maona di Genova, signora per molti anni delle miniere di allume di Focea in Asia minore e dell’ isola di Chio durante i secoli XIV e XV; (…)”” (pag 103).”,”SOCx-206″
“ENGELS Friedrich”,”Nizza, Savoia e Reno.”,”Cofanetto, opera n° 45 Nizza, Savoia e Reno. (1860)”,”SOCx-211″
“ENGELS Federico”,”Sulla tattica socialista. Risposta al Sig. Paul Ernst (dal Berliner Volksblatt, 5 ottobre 1890).”,”””Chi ha mai negato che non solo nella frazione parlamentare, ma anche in tutto il partito, è rappresentata la tendenza piccolo-borghese? Ogni partito ha l’ala destra e l’ala sinistra, e che l’ala destra del socialismo sia piccolo-borghese, la è cosa naturale. Se non c’è altro, a che tutto questo rumore?”” (pag 6-7) [F. Engels, Sulla tattica socialista. Risposta al Sig. Paul Ernst (dal Berliner Volksblatt, 5 ottobre 1890, Luigi Mongini, Roma, 1902]”,”MAED-365″
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza.”,” Scritto da ENGELS in tedesco e pubblicato per la prima volta come articolo nel “”Vorwärts””, Lipsia, 1877-1878. La prima edizione in opuscolo (in francese, traduzione di P. LAFARGUE) uscì nel 1880 a Parigi.”,”MAED-366″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. II. 1852-1856.”,”””L'””Archivio delle cose d’Italia’ [Carlo Cattaneo, Considerazioni sul 1848′, ndr] ho finito di leggerlo. Le ‘Considerazioni’ dell’autore, messe in appendice, cercano, in contrasto con i documenti da lui stesso raccolti, di dimostrare che la ‘Giovane Italia’ e ‘consequently’ Giuseppe Mazzini sono stati l’anima del movimento del 1848. Ma soprattutto divertente è la conclusione, nella quale si dimostra come qualmente i movimenti debbono perdere il loro carattere grettamente nazionale: ‘fraternisation’ tra le differenti nazioni, che nel 1848-49 sono finite male a causa del loro isolamento: la Russia o gli ‘United States of Europe’. Giunti a questo punto, seguono queste rivelazioni: “”La servitù d’Italia è patto europeo: l’Italia non può esser libera che in seno a una libera Europa. Allora apparve manifesto doversi sancire contro l’alleanza dei pochi oppressori, l’onnipotente alleanza degli oppressi””, e questa “”onnipotente alleanza degli oppressi”” Mazzini l’ha ottenuta come segue: “”Allora Mazzini compiè l’ardua sua missione, dettando con Ledru-Rollin e Darasz e Ruge un nuovo patto che stringa l’Italia, non solo alla Polonia e alla Francia ma alla stessa Germania, serva volente finora, e quasi sacerdotessa della servitù. E così, dalle opposte parti e dalle più nemiche genti giungono i peregrini al santuario comune della libertà”” (1). Marx a Engels, 3 giugno 1854, Carteggio Marx-Engels, Volume II, Edizioni Rinascita, 1950, pag 302 tutta la citazione è in italiano nel testo. “”Oggi è arrivato il libro di Lassalle, costa 2 scellini, non come prezzo del libro, ma per le spese di trasporto. Questa circostanza gli ha valso una brutta accoglienza. Due volumi di trenta fogli di stampa ‘each’ [ciascuno]. Ci ho appena dato un’occhiata. Nella prefazione questo messere dà ad intendere al pubblico di esserne stato gravido fin dal 1846. Proprio nello stile vecchio hegeliano. Nell’interpretazione e nelle congetture di certi passi può essergli stata d’aiuto l’abitudine giudirica all’ermeneutica. ‘Nous verrons, quantunque questo coso sia troppo grosso per leggerselo tutto””. [Marx a Engels, 28 gennaio 1858] [in Carteggio Marx Engels, Vol. III, Edizioni Rinascita, Roma, 1951] (pag 160) “”Il signor Lassalle nella prefazione a: ‘Die Philosophie Herakleitos des Dunklen von Ephesos’ [La filosofia di Eraclito l’oscuro di Efeso, Berlino, 1858] dice tra l’altro: “”Esso (il suo libro) era stato steso al principio del 1846 ad eccezione di una minima parte, e stavo appunto per metter mano ad esso per terminarlo, quando all’improvviso un interesse di altro genere – infatti la parola di Sofocle: [‘Molte cose sono terribili, ma nulla è più terribile dell’uomo’] resta vera sotto ogni riguardo – mi precipitò in un mare di lotte pratiche, e per quasi dieci anni mi impedì di portare a termine quest’opera””. Il verso di Sofocle nella traduzione di L(assalle) significherebbe: “”Non c’è una troia (1) più terribile della contessa Hatzfeldt!”””” [Marx a Engels, 29 gennaio 1858] in Carteggio Marx Engels, Vol. III, Edizioni Rinascita, Roma, 1951 Bisticcio tra ‘Mensch’ – uomo, e ‘Saumensch’ – suino (pag 162) “”L”Eraclito l’oscuro’ di Lassalle il chiaro è ‘au fond’ un ben insulso pasticcio. A ciascuna delle sue molte immagini con cui Eraclito esprime l’unità di affermazione e negazione, Lassalle ‘steps in’ [s’intromette] e con l’occasione ci dà in dono, sempre in tutta la sua estensione, un qualsiasi capitolo della ‘Logica’ di Hegel, che con questo procedimento ci guadagna ‘hardly’ [difficilmente]: come uno scolaretto che deve dimostrare in un compito di aver capito il suo “”essere”” e il suo “”fenomeno”” e il “”processo dialettico””. Quando uno scolaretto si è cacciato in testa concetti del genere, si può essere sicuri che tuttavia saprà esattamente seguire questo procedimento del pensiero soltanto secondo la ricetta prescritta e nelle ‘formes sacramentales’. E’ proprio il caso del nostro Lassalle. Pare che abbia cercato di chiarirsi le idee sulla ‘Logica’ di Hegel studiando Eraclito e che non si sia mai stancato di ricominciare da capo questo procedimento. Per quel che riguarda l’erudizione, se ne fa un’enorme ‘exhibition’. Ma chi è del mestiere sa quanto poco costi mettere insieme una siffatta raccolta di citazioni quando si ha tempo e denaro e quando si riceve direttamente a casa per posta, ‘ad libitum’, la biblioteca del’Università di Bonn come il signor Lassalle””. (continua) [Marx a Engels, 1° febbraio 1858] [in Carteggio Marx Engels, Vol. III, Edizioni Rinascita, Roma, 1951] (pag 164-165) Sui capi lassalliani degli operai tedeschi “”La ‘Kölnische Zeitung’ dice oggi che gli operai (colliers, minatori) di Essen, che hanno proprio ora finito felicemente lo ‘strike’, si sono ribellati allo schweitzerume (1) e ai suoi seguaci, i grandi uomini locali, e chiedono un rendiconto rigoroso dei denari dello sciopero. Per quanto sospetta la fonte, è significativo il sintomo. Tutta questa agitazione va in rovina per il lato denaro; su questo punto i ‘chefs’ lassalliani sono furfanti troppo emeriti. Inoltre, che a Gladbach gli industriali cotonieri hanno capito che il tempo di lavoro è troppo lungo, e costituiscono un’associazione fra di loro per ridurlo per ora da 13 ore a 12 (n. del 12 ottobre). Vedi come il tuo libro agisce praticamente anche sulla borghesia. F. Engels a K. Marx, 14 ottobre 1868 Johann Baptist Schweitzer”,”MAED-369″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. IV. 1861-1866.”,”””Mi diverto con Darwin, al quale ho dato di nuovo un’occhiata, quando dice d’applicare la “”teoria di Malthus”” anche alle piante e agli animali, come se il succo del signor Malthus non consistesse proprio nel fatto che essa non viene applicata alle piante e agli animali, ma invece – con geometrica progressione – soltanto agli uomini, in contrasto con le piante e gli animali. E’ notevole il fatto che, nelle bestie e nelle piante, Darwin riconosce la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura di nuovi mercati, “”le invenzioni”” e la malthusiana “”lotta per l’esistenza””. E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes, e fa ricordare Hegel nella ‘Fenomenologia’, dove raffigura la società borghese quale “”regno animale ideale””, mentre in Darwin il regno animale è raffigurato quale societè borghese”” [Marx a Engels, 18 giugno 1862] [in Karl Marx Friedrich Engels, Carteggio Marx-Engels. IV, 1851] (pag 103)”,”MAED-371″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. V. 1867-1869.”,”Sui capi lassalliani degli operai tedeschi “”La ‘Kölnische Zeitung’ dice oggi che gli operai (colliers, minatori) di Essen, che hanno proprio ora finito felicemente lo ‘strike’, si sono ribellati allo schweitzerume (1) e ai suoi seguaci, i grandi uomini locali, e chiedono un rendiconto rigoroso dei denari dello sciopero. Per quanto sospetta la fonte, è significativo il sintomo. Tutta questa agitazione va in rovina per il lato denaro; su questo punto i ‘chefs’ lassalliani sono furfanti troppo emeriti. Inoltre, che a Gladbach gli industriali cotonieri hanno capito che il tempo di lavoro è troppo lungo, e costituiscono un’associazione fra di loro per ridurlo per ora da 13 ore a 12 (n. del 12 ottobre). Vedi come il tuo libro agisce praticamente anche sulla borghesia. F. Engels a K. Marx, 14 ottobre 1868 Johann Baptist Schweitzer”,”MAED-372″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Carteggio Marx-Engels. VI. 1870-1883.”,”(Engels a Marx, 17 febbraio 1870) “”(…) Tu sai che da un 3-4 anni a questa parte ci sono grandi polemiche fra gli storici prussiani e quelli austriaci per la pace di Basilea, perché Sybel ha sostenuto che la Prussia avrebbe dovuto concluderla perché in Polonia era stata tradita dall’Austria. Adesso Sybel riporta di nuovo una lunga storia in proposito nella sua ‘Historische Zeitschrift’, servendosi degli archivi austriaci. Mentre ogni riga dimostra come la Russia spingesse sia la Prussia sia l’Austria l’una contro l’altra e insieme le spingesse alla guerra contro la Francia del 1792, sfruttasse, ingannasse, dominasse entrambe, quello sciocco di un Sybel non se ne accorge affatto, ma cerca in tutta questa porcheria di inganni, rottura di accordi e infamie, in cui sono tutti egualmente coinvolti, una sola cosa: le prove che malgrado tutto l’Austria era ancora più infame della Prussia. Bestioni simili ancora non se ne erano visti. La sua rabbia si scaglia non contro la Russia, no, solo contro l’Austria, e perfino la politica russa, che in questo caso è evidentissima e chiara come il sole, egli se la spiega con motivi puerili come il malumore per la doppiezza austriaca. Dal Flerovski sembra risultare comunque che il crollo della potenza russa deve avvenire entro brevissimo tempo. Urquhart, certo, dirà che sono stati i russi a far scrivere il libro per gettare la polvere negli occhi al mondo intero””. (pag 29-30) [Engels a Marx, 17 febbraio 1870] [in Carteggio Marx-Engels, VI (1870-1883), 1953]”,”MAED-373″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti Communiste.”,”””Una partie de la bourgeoisie cherche à porter remède aux anomalies sociales, afin de consolider la société bourgeoise. Dans cette catégorie, se rangent les économistes, les philanthropes, les humanitaires, les gens qui s’occupent d’améliorer le sort de la classe ouvriére, d’organiser la bienfaisance, de protéger les animaux, de fonder des societés de tempérance, bref, les réformateurs en chambre de tout acabit. El l’on est allé jusqu’à élaborer ce socialisme bourgeois en systèmes complets. Citons, comme exemple, la ‘Philosophie de la misère’ de Proudhon. (…)”” (pag 102)”,”MAED-375″
“ENGELS Friedrich, a cura di Victor KIERNAN”,”The Condition of the Working Class in England.”,”””From this it is clear that English Manufacture must have, at all times save the brief periods of highest prosperity, an unemployed reserve army of workers, in order to be able to produce the masses of goods required by the market in the liveliest months. This reserve army is larger or smaller, according as the state of the market occasions the employment of a larger or smaller proportion of its members. And if at the moment of highest activity of the market the agricultural districts, Ireland, and the branches least affected by the general prosperity temporarily supply to manufacture a number of workers, these are a mere minority, and these too belong to the reserve army, with the single difference that the prosperity of the moment was required to reveal their connection with it. When they enter upon the more active branches of work, their former employers draw in somewhat, in order to feel the loss less, work longer hours, employ women and younger workers, and when the wanderers discharged at the beginning of the crisis return, they find their places filled and themselves superfluous – at least in the majority of cases. This reserve army, which embraces an immense multitude during the crisis and a large number during the period which may be regarded as the average between the highest prosperity and the crisis, is the ‘surplus population’ of England, which keeps body and soul together by begging, stealing, street-sweeping, collecting manure, pushing hand-carts, driving donkeys, peddling, or performing occasional small jobs.”” (pag 118-119) (F. Engels, The Condition of the Working Class in England, 2009)”,”MAED-376″
“ENGELS Friedrich”,”Vergessene Briefe. (Briefe Friedrich Engels’ an Johan Philipp Becker). Ein Beitrag zum hundertjährigen Geburstag. [Lettere dimenticate. Lettere di Friedrich Engels a Johan Philipp Becker]”,”””Das Haus von Marx haben wir noch bis nächsten März auf dem Halse, da braucht man sich also nicht zu übereilen mit Ausziehen und Zukunftsplänen. Es ist auch eine Heidenarbeit, diesen Nachlaß in Ordnung zu bringen. Was mich wundert, ist , daß Marx sogar aus der vorachtundvierziger Zeit fast alle Papiere, Briefe und Manuskripte gerettet hat, ein prächtiges Material für die Biographie, die ich natürlich schreiben werde und die unter anderem auch die Geschichte der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” und der Bewegung 1848/49 am Niederrhein, die Geschichte der Londoner Lause-Flüchtingschaft von 1849/52 und die der Internationale sein wird. Zunächst gilt es, den zweiten Band des Kapitals herauszugeben und das ist kein Spaß. Vom 2. Buch existieren 4 bis 5 Bearbeitungen, von denen nur die erste vollendet, die späteren nur angefangen; das wird Arbeit kosten bei einem Manne wie Marx, der jedes Wort auf die Goldwage legte. Aber es ist mir eine liebe Arbeit, ich bin doch wieder mit meinem alten Kameraden zusammen.”” [Friedrich Engels, Vergessene Briefe. (Briefe Friedrich Engels’ an Johan Philipp Becker). Ein Beitrag zum hundertjährigen Geburtstag. [Lettere dimenticate. Lettere di Friedrich Engels a Johan Philipp Becker]] (pag 49)”,”MAED-377″
“ENGELS Friedrich, con A. DEBORIN E. TARLE’ F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE, scritti di; a cura di RJAZANOV D. (RIAZANOV)”,”Marx-Engels Archiv. Zeitschrift des Marx-Engels-Instituts in Moskau herausgegeben von D. Rjazanov. II. Band.”,”Scritti di A. DEBORIN E. TARLE’ F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE”,”MAED-381″
“ENGELS Friedrich, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Socialisme utopique et socialisme scientifique [Le Développement du socialisme de l’utopie à la science] / Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft.”,”””Saint-Simon était fils de la Révolution française; il n’avait pas encore trente ans lorsqu’elle éclata. La Révolution était la victoire du tiers état, c’est-à-dire de la grande masse de la nation qui était ‘active’ dans la production et le commerce, sur les ordres privilégiés, ‘oisifs’ jusqu’alors: la noblesse et le clergé. Mais la victoire du tiers état s’était bientôt révélée comme la victoire exclusive d’une petite partie de cet ordre, comme la conquête du pouvoir politique par la couche socialement privilégiée de ce même ordre: la bourgeoisie possédante. Et, à vrai dire, cette bourgeoisie s’était encore développée rapidement pendant la Révolution en spéculant sur la propriété foncière de la noblesse et de l’Êglise confisquée, puis ‘vendue’, ainsi qu’en fraudant la nation par les fournitures aux armées.”” (pag 95-97) [Engels Friedrich, a cura di Emile Bottigelli, Socialisme utopique et socialisme scientifique [Le Développement du socialisme de l’utopie à la science] / Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft, 1977]”,”MAED-382″
“ENGELS F. MARX K.”,”La revolución en España. Artículos.”,”””En cuanto al carácter secreto de la Alianza, esto es ya otra cosa. La Internacional no puede ignorar que sociedades secretas son en numerosos países, en Polonia, en Francia, en Irlanda, un medio legítimo de defensa contra el terrorismo gubernamental. Pero en la Conferencia de Londres declaró que no quería tener nada de común con estas sociedades y que, por consiguiente, no las reconocería como secciones. Y, lo que constituye el punto capital, nos encontramos aquí frente a una sociedad secreta creada para combatir no a los gobiernos, sino a la Internacional misma.”” (pag 182) [F. Engels, Informe sobra la alianza de la democracia socialista presentado al congreso de La Haya en nombre del Consejo General] [in Marx Engels, La revolución en España. Artículos, 1978]”,”MAED-384″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”L’Irlanda e la questione irlandese.”,”””Voi capite subito che a muovermi non sono solo sentimenti di umanità. C’è qualcos’altro. Per accelerare lo sviluppo sociale d’Europa, è necessario operare per la catastrofe dell’Inghilterra ufficiale. A questo fine, bisogna attaccarla in Irlanda. E’ questa il suo punto vulnerabile. Perduta l’Irlanda, è l'””Impero”” britannico a crollare, e la lotta di classe in Inghilterra, fino ad oggi sonnolenta e cronica, assumerà forme acute. Ma l’Inghilterra è la metropoli del landlordismo e del capitalismo in tutto il mondo””. (pag 275) [Marx a Paul e Laura Lafargue, 5 marzo 1870] [in Marx Engels, L’Irlanda e la questione irlandese, 1975]”,”MAED-385″
“ENGELS Friedrich”,”Los bakuninistas en acción. Memoria sobre el levantamiento en España en el verano de 1873.”,”””El federalismo de los intransigentes y de su apéndice bakuninista consistía, precisamente, en dejar que cada ciudad actuase por su cuenta y declaraba esencial, no su cooperación de ellas, con lo cual cerraba el paso a toda posibilidad de una ofensiva general. Lo que en la guerra de los campesinos alemanes y en las insurrecciones alemanas de mayo de 1849 había sido un mal inevitable – la atomización y el aislamiento de las fuerzas revolucionarias, que permitió a unas y las mismas tropas del gobierno ir aplastando un alzamiento tras otro – se proclamaba aquí como el principio de la suprema sabiduría revolucionaria. Bakunin pudo disfrutar de este desagravio””. [Friedrich Engels, Los bakuninistas en acción. Memoria sobre el levantamiento en España en el verano de 1873, 1968] (pag 38)”,”MAED-387″
“ENGELS Friedrich”,”Engels as Military Critic. Articles by Friedrich Engels reprinted from the ‘Volunteer Journal’ and the ‘Manchester Guardian’ of the 1860s.”,”ENGELS Friedrich “”Marx wrote to Engels on October 2, 1860: ‘Your rifle article had made the rounds of the entire London press and had also been reviewed in the ‘Observer’, which reflects the views of the Government. It was sensational’. Engels complacently replied that this had not been achieved without some effort on his part. He had sent copies of the ‘Volunteer Journal for Lancashire and Cheshire’ to all the London newspapers with his own article marked with red pencil. In a covering note to the various editors he had pointed out that ‘as this is the first professional opinion of a foreign military paper on the voluntary (sic) movement it may be of interest’. This was the first of twenty-nine articles contributed by Engels to the ‘Volunteer Journal’ between September, 1860, and March, 1862″” (pag XV, introduzione di W.H. Chaloner e W.O. Henderson][in Friedrich Engels, Engels as Military Critic. Articles by Friedrich Engels reprinted from the ‘Volunteer Journal’ and the ‘Manchester Guardian’ of the 1860s, 1959]”,”MAED-388″
“ENGELS Federico MARX Carlos”,”Obras escogidas en dos tomos. Tomo II.”,”””Para liberar a la burguesía de toda sombra de temor, hay que demostrarle clara y palpablemente que el fantasma rojo no es más que eso, un fantasma que no existe en la realidad. Pero el secreto del fantasma rojo está precisamente en el miedo de la burguesía a la inevitable lucha a vida o muerte que tiene que librarse entre ella y el proletariado, está en el temor al inevitable desenlace de la actua lucha de clases. Acabemos con la lucha de clases y la burguesía, lo mismo que “”todas las personas independientes””, “”no temerá marchar del brazo con el proletariado””. Pero éste será precisamente quien se quede con un palmo de narices. Por lo tanto, el partido debe demostrar con su acatamiento y humildad que la renunciado para siempre a “”los despropósitos y a los excesos”” que dieron pie a la promulgación de la ley contra los socialistas. Si promete voluntariamente no salirse del marco de esa ley, Bismarck y la burguesía serán naturalmente tan amables que la abolirán, pues ya no será necesaria. “”Entiéndasenos bien””; nosotros no queremos “”renunciar a nuestro partido ni a nuestro programa, pero consideramos que tenemos trabajo para muchos años si aplicamos todas nuestras fuerzas y todas nuestras energías a lograr ciertos objetivos inmediatos, que deben ser conseguidos por encima de todo antes de ponernos a pensar en tareas de mayor alcance””.”” (pag 483) [Marx y Engels a A. Bebel W. Liebknecht W. Bracke y otros (Carta circular), 1879] [in Carlos Marx Federico Engels, Obras escogidas en dos tomos. Tomo II] (pag 483)”,”MAED-391″
“ENGELS Friedrich, a cura di Paul KAMPFFMEYER”,”Die sozialdemokratische Wahlpolitik. Engels Einleitung zu K. Marx: Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850″,”””Die deutschen Arbeiter aber hatten zudem ihrer Sache noch einen zweiten großen Dienst erwiesen neben dem ersten, der mit ihrer bloßen Existenz als die stärkste, die disziplinierteste, die am raschesten anschwellende sozialistische Partei gegeben war. Sie hatten ihren Genossen aller Länder eine neue, eine der schärfsten Waffen geliefert, indem sie ihnen zeigten, wie man das allgemeine Stimmrecht gebraucht.”” (pag 21) [Fr. Engels (1895), Einleitung zu K. Marx: Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850, 1931]”,”MAED-393″
“ENGELS Friedrich, a cura di Gustav MAYER”,”Friedrich Engels. Schriften der Frühzeit. Aufsätze, Korrespondenzen, Briefe, Dichtungen, aus den Jahren 1838-1844 nebst einigen Karikaturen und einem unbekannten Jugendbildnis des Verfassers.Gesammelt und herausgegeben von Gustav Mayer.”,”Libro dedicato a Ludwig Franks caduto nel 1914. “”Die Lage der arbeitenden Klassen in England wird täglich prekärer. Für den Augenblick hat es freilich den Anschein, als wäre es so schlimm nicht; in den Baumwolldistrikten sind die meisten Leute beschäftigt, in Manchester kommt vielleicht auf zehn Arbeiter nur ein Unbeschäftigter, in Bolton und Birmingham mag das Verhältnis dasselbe sein, und wenn der englische Arbeiter beschäftigt ist, ist er auch zufrieden. Und er kann es auch sein, wenigstens der Baumwollenarbeiter; wenn er sein Los mit dem seiner Schicksalsgenossen in Deutschland und Frankreich vergleicht. Dort hat der Arbeiter knapp genug, um von Kartoffeln und Brot leben zu können; glücklich, wer einmal die Woche Fleisch bekommt.”” (20. Dezember 1842) (pag 251) [Friedrich Engels ‘An die Rheinische Zeitung’, a cura di Gustav Mayer, Friedrich Engels. Schriften der Frühzeit. Aufsätze, Korrespondenzen, Briefe, Dichtungen, aus den Jahren 1838-1844 nebst einigen Karikaturen und einem unbekannten Jugendbildnis des Verfassers.Gesammelt und herausgegeben von Gustav Mayer, 1920]”,”MAED-394″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”On Religion.”,”Angelo Secchi (1818-1878) prete cattolico e astronomo diede contributi sulla spiegazione dell’origine dell’universo (pag 151,165,170, 192) Nell’indice non viene citato Filone. “”One of our best sources on the first Christians is Lucian of Samosata, the Voltaire of classic antiquity, who was equally sceptic towards every kind of religious superstition and therefore had neither pagan-religious nor political grounds to treat the Christians otherwise than as some other kind of religious community. On the contrary, he mocked them all for their superstition, those who prayed to Jupiter no less than those who prayed to Christ; from his shallow rationalistic point of view one sort of superstition was as stupid as the other.”” (pag 319) [Frederick Engels, On the history of Early Christianity] [in Marx Engels, On Religion, 2008] Luciano di Samosata Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Luciano di Samosata Luciano di Samosata (in latino: Lucianus Samosatensis; Samosata, 120 circa – Atene, tra il 180 e il 192) è stato uno scrittore e retore greco antico di origine siriana, celebre per la natura arguta e irriverente dei suoi scritti satirici. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere 3 Bibliografia 4 Altri progetti 5 Collegamenti esterni Biografia [modifica] Di origine siriana, secondo un’usanza diffusa ricevette alla nascita un nome latino, ma questa sua origine “barbara” non fu mai motivo di vergogna per lui che, anzi, si dichiarava apertamente siriano e non greco in alcuni suoi scritti, nonostante la sua personalità intellettuale presenti caratteristiche prettamente ellenistiche. Seguendo la tradizione della famiglia materna, ebbe una breve e deludente esperienza nel laboratorio di scultura dello zio, dal quale il futuro scrittore fu cacciato dopo aver distrutto una lastra di marmo che doveva essere sgrossata. Scoperta la vocazione letteraria, egli studiò presso i sofisti dell’epoca, in Asia Minore, la grammatica e la retorica, assicurandosi una perfetta assimilazione della lingua greca e dei principi culturali dell’ellenismo. Successivamente Luciano fece moltissimi viaggi, in qualità di maestro di retorica e conferenziere, o come ambasciatore della sua città natale, in Asia Minore, Grecia, Italia e Gallia. Inoltre egli svolse la attività di avvocato in Antiochia di Siria (155-158). Nel 159 fu inviato come ambasciatore a Roma, dove ebbe l’occasione di entrare in contatto con il filosofo neoplatonico Nigrino, da cui si fece influenzare. Tornato ad Antiochia (160) vi rimase fino al 162, pur recandosi talvolta in Grecia. In veste di segretario della cancelleria imperiale si trasferì in Egitto, dal 173 al 176. Dopo questo incarico, egli si stabilì definitivamente ad Atene, dove morì dopo il 180. Opere [modifica] Per approfondire, vedi la voce Opere di Luciano di Samosata. La produzione letteraria di Luciano spazia su generi ed argomenti tra loro molto differenti ma con una costante di fondo: la critica e la satira nei confronti delle scuole ufficiali così come dei pregiudizi dell’opinione volgare. Nell’ambito delle esercitazioni retoriche e delle declamazioni sofistiche sono da segnalare Falaride I e II, il Diseredato e il Tirannicida, oltre all’Elogio della mosca, che rientra negli encomi paradossali, genere in voga presso i retori dell’epoca. Tra le sue opere più significative c’è il trattato Come si deve scrivere la storia, esortazione ad una storiografia fondata sull’obiettività e lontana da ogni forma di adulazione dei potenti. Quasi come antifrasi alle sue teorie scrisse la Storia Vera, racconto fantascientifico di viaggi al di là delle colonne d’Ercole, in cui i protagonisti, tra cui lo scrittore, incontrano creature fantastiche, arrivando addirittura a viaggiare nello spazio e ad incontrare i Seleniti, antichi extraterrestri: si tratta di una divertente parodia nei confronti delle opere di poeti, storici e filosofi contemporanei. Si richiama ai canoni del genere romanzesco greco un altro famoso componimento (la cui attribuzione a Luciano peraltro è incerta) dal titolo Lucio o l’asino. La sua fama è però soprattutto legata ai dialoghi, alcuni dei quali sono raggruppati in modo da formare delle serie organiche (i Dialoghi degli dei, i Dialoghi marini, i Dialoghi dei morti, i Dialoghi delle cortigiane), mentre il gruppo più importante è costituito dai dialoghi di contenuto morale, filosofico e religioso, caratterizzati da una vis satirica e polemica, acre soprattutto verso i cinici, e da una evidente simpatia verso Epicuro: tra questi, si segnalano Menippo o la necromanzia, Icaromenippo, Caronte, Zeus confutato, Zeus tragedo, Prometeo o il Caucaso, l’Assemblea degli dei, Due volte accusato, la Vendite delle vite all’asta e l’Alessandro o il falso profeta, La vita di Demonatte, La morte di Peregrino. Tra le sue tante attività, si dedicò anche alla raccolta di storie e leggende della tradizione greca. E a quanto pare fu lui a “”creare”” la figura di Filippide, il soldato greco che corse ad Atene dopo la battaglia di Maratona senza fermarsi per poter annunciare “”Niké! Niké!”” (“”Vittoria! Vittoria!””) e spirare subito dopo. Pare che in realtà Filippide fosse un antico messaggero greco per nulla collegato alla battaglia di Maratona, mentre il soldato morto dopo l’annuncio pare si chiamasse Tersippo o Eucle. Tuttavia gli storici contemporanei della battaglia (Erodoto in primis) non fanno alcun riferimento a tale avvenimento. Dal mito di Filippide e della sua corsa Pierre de Coubertin trasse l’ispirazione per la creazione dell’odierna maratona. Fra i traduttori italiani delle sue opere si ricordano Pandolfo Collenuccio, Luigi Settembrini, Quintino Cataudella e Vincenzo Longo. Bibliografia [modifica] Luciano di Samosata, Dialoghi, a cura di Vincenzo Longo. Torino, UTET, 1976-1993, 3 volumi (testo greco a fronte)”,”MAED-395″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes.”,”2° copia “”Dans toute l’Europe, il n’est pas une seule grande puissance qui n’ait incorporé à son territoire des parties d’autres nations. La France a des provinces flamandes, allemandes, italiennes. L’Angleterre, seul pays à posséder vraiment des frontières naturelles, déborde dans toutes les directions: elle a réalisé des conquêtes dans tous les pays et , en ce moment même, elle se trouve, elle aussi, en conflit avec l’une de ses possessions – les Iles Ioniennes – juste après avoir réprimé une gigantesque rébellion en Inde, avec des méthodes tout à fait autrichiennes. L’Allemagne a des provinces semi-slaves, des appendices slaves, magyars, valaques et italiens. Et sur combien de langues le tsar blanc de Pétersbourg ne règne-t-il pas? Personne ne soutiendra que la carte de l’Europe soit définitivement tracée””. [F. Engels, Le Pô et le Rhin] [in K. Marx Friedrich Engels, Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes, 1970] (pag 382-383)”,”MAED-396″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Fausto CODINO”,”La concezione materialistica della storia.”,”””Dipende unicamente dall’estensione delle relazioni commerciali se le forze produttive acquisite in una località, soprattutto le invenzioni, vadano o no perdute per lo sviluppo successivo. Fin tanto che non esistono relazioni che oltrepassino le vicinanze immediate, ogni invenzione deve essere fatta separatamente in ciascuna località, e avvenimenti puramente accidentali, come l’irruzione di popoli barbari o persino le consuete guerre, sono sufficienti per costringere un paese con forze produttive e bisogni sviluppati a ricominciare dal principio. Agli inizi della storia ciascuna invenzione doveva essere rifatta ogni giorno e in ogni località indipendentemente. Quanto poco le forze produttive perfezionate siano al sicuro da una completa scomparsa, anche in presenza di un commercio relativamente assai esteso, è dimostrato dai fenici, le cui invenzioni andarono perdute per la maggior parte, e per lungo tempo, in seguito all’eliminazione di quel popolo dal commercio, alla conquista di Alessandro e al declino che ne seguì. Altrettanto può dirsi, per esempio, per la pittura su vetro del Medioevo. Solo quando le relazioni si sono estese su scala mondiale ed hanno per base la grande industria, quando tutte le nazioni sono trascinate nella lotta della concorrenza, la durata delle forze produttive acquisite è assicurata. La divisione del lavoro fra le diverse città ebbe come prima conseguenza il sorgere delle manifatture, rami di produzione scaturiti dal sistema corporativo. Il primo fiorire delle manifatture – in Italia e più tardi nelle Fiandre – ebbe come presupposto storico il commercio con nazioni straniere. In altri paesi – Inghilterra e Francia, per esempio – le manifatture si limitarono inizialmente al mercato interno. Oltre quelli indicati, le manifatture avevano come presupposto una già progredita concentrazione della popolazione – soprattutto nelle campagne – e del capitale, che cominciava ad accumularsi nelle mani di pochi, parte nelle corporazioni, nonostante i regolamenti corporativi, parte presso i commercianti. Quel lavoro che presupponeva fin da principio una macchina, sia pure nella forma più rudimentale, si dimostrò ben presto come il più capace di sviluppo””. [Marx Engels, La concezione materialistica della storia (da L’ideologia tedesca), 1959] (pag 84-86)”,”STOx-181″
“ENGELS Friedrich”,”Grundsätze des Kommunismus. Eine gemeinverständliche Darlegung von Friedrich Engels. Aus dessen Nachlass herausgegeben von Eduard Bernstein.”,”Principi del comunismo. Una spiegazione di buon senso di Friedrich Engels. Dal lascito curato da Eduard Bernstein.”,”MAED-399″
“ENGELS Friedrich”,”Herrn Eugen Dührings umwälzung der Wissenschaft / Dialektik der Natur, 1873-1882.”,”””Nicht nur, daß Herrn Dühring das einzige moderne, das französische Recht total unbekannt ist, er ist auch ebenso unwissend in Beziehung auf das einzige germanische Recht, das sich unabhängig von römischer Autorität bis auf die heutige Zeit fortenwickelt und auf alle Weltteile ausgebreitet hat – das englische Recht. Und warum nicht? Denn die englische Art der juristischen Denkweise “”würde doch angesichts der auf deutschem Boden bewerkstelligten Schulung in den reinen Begriffen der klassischen römischen Juristen nicht standhalten””, sagt Herr Dühring, und ferner sagt er: “”was ist die englisch-redende Welt mit ihrer kinderhaften Gemengselsprache unserer urwüchsigen Sprachgestaltung gegenüber?”” – Worauf wir nur mit Spinoza antworten können: Ignorantia non est argumentum, die Unwissheit ist kein Beweisgrund”” [Friedrich Engels, Anti-Dühring, 1935] (pag 114)”,”MAED-400″
“ENGELS Friedrich”,”Etudes sur “”Le Capital””. Suivies de deux études de Franz Mehring et de Rosa Luxembourg sur “”le Capital””.”,”Contiene: Complément et supplément au III° livre du ‘Capital’ (pag 77-98) (Legge del valore e tasso di profitto; La Borsa) “”Le passage décisif se trouve chez Marx, t. X, p. 59. (Edit. Costes): “”Toute la difficulté vient de ce que les marchandises ne sont pas simplement échangées comme marchandises, mais comme produits de capitaux qui prétendent participer à la masse totale de la plus-value en proportion de leur grandeur, ou à grandeur égale, dans une mesure égale””. Que l’on suppose, pour illustrer cette distinction, que les travailleurs soient en possession de leurs moyens de production, travaillent en moyenne des temps égaux, avec une intensité égale et échangent ensemble directement leur marchandises. Alors, deux ouvriers, en un jour, auraient ajouté à leur produit, par leur travail, une quantité égale de valeur nouvelle, mais le produit de chacun aurait une valeur différente suivant le travail déjà incorporé auparavant dans le moyens de production. Cette dernière part de valeur réprésenterait le capital constant de l’économie capitaliste; la part de la valeur nouvelle surajoutée, transformée en moyens de subsistance de l’ouvrier serait le capital variable, et la part restant encore de la nouvelle valeur formerait la plusvalue qui appartiendrait alors à l’ouvrier. Les deux ouvriers, déduction faite de la part “”constante”” de la valeur qui n’était qu’une pure avance, ont alors obtenu des valeurs égales. Le rapport entre la partie représentant la plus-value et la valeur capitaliste des moyens de production – qui exprimerait le profit – serait différent chez chacun d’eux. Mais, comme chacun d’eux récupère dans l’échange la valeur des moyens de production, ce serait là une circonstance absolument indifférente.”” [Friedrich Engels, Etudes sur “”Le Capital””. Suivies de deux études de Franz Mehring et de Rosa Luxembourg sur “”le Capital””, 1949] (pag 83) “”Nous n’avons pas encore parlé du marchand. Nous pouvions reculer l’étude de son intervention jusqu’à maintenant, où nous passons de la production marchande simple à la production capitaliste. Le marchand était donc l’élément révolutionnaire de cette societé où tout alors était stable, stable pour ainsi dire per hérédité; où le paysan n’acquérait pas seulement son champ par héritage, et d’une façon presque inaliénable, mais encore sa situation de propriétaire libre, de fermier libre ou dépendant, ou de serf; l’artisan de la ville, son métier et ses privilèges corporatifs, tous les deux leur clientèle, leur marché, leur habilité formée dès la jeunesse en vue de la profession dont ils devaient héritier. Dans ce monde parut le commerçant, qui devait être la cause de la révolution, non comme révolutionnaire conscient, au contraire, come chair de leur chair, sang de leur sang. Le marchand du moyen âge n’était pas du tout individualiste, c’était un partisan de l’association, comme tous ses contemporains. Dans la campagne régnait l’association communale (Markgenossenschaft), née du communisme primitif. Chaque paysan avait, à l’origine, une terre égale, avec des pièces de terre égales de différentes qualités, et une part proportionnellement égale de droits dans la terre communale. Quand la communauté de la ‘Mark’ devint fermée, aucune nouvelle terre ne fut plus répartie; il se produisit, grâce aux héritages, etc., une subdivision des terres et des subdivisions correspondantes du droit communal””. [Friedrich Engels, Etudes sur “”Le Capital””. Suivies de deux études de Franz Mehring et de Rosa Luxembourg sur “”le Capital””, 1949] (pag 88)”,”MAED-401″
“ENGELS Frederick”,”The Origin of the Family, Private Property, and the State.”,”ENGELS Frederick “”The large number of slaves is explained by the fact that many of them worked together in manufactories with large rooms under overseers. With the development of the commerce and industry came the accumulation and concentration of wealth in a few hands; the mass of the free citizens was impoverished and had to choose between going into handicrafts and competing with slave labor, which was considered ignoble and base and, moreover, promised little success – and complete pauperization. Under the prevailing circumstances what happened was the latter, and being in the majority they dragged the whole Athenian state down with them. It was not democracy that caused the downfall of Athens, as the European schoolmasters who cringe before royalty would have us believe, but slavery, which brought the labor of the free citizen into contempt. The rise of the state among the Athenians presents a very typical example of state building in general; because, on the one hand, it took place in a pure form, without the interference of violence, external or internal (the short period of usurpation by Peisistratus left no trace behind it); because, on the other hand, it represented the rise of a highly developed form of state, the democratic republic, emerging directly out of gentile society; and lastly, because we are sufficiently acquainted with all the essential details”” (pag 176) [Frederick Engels, The Origin of the Family, Private Property, and the State, 2010]”,”MAED-402″
“ENGELS Friedrich”,”L’origine de la famille, de la propriété privée et de l’Etat. Sur l’histoire des anciens Germains – L’époque franque – La marche.”,”””Nous avons précédemment examiné en détail les trois formes principales sous lesquelles l’Etat s’élève des ruines de l’organisation gentilice. Athènes présente la forme la plus pure, la plus classique: ici, l’Etat, prenant la prépondérance, naît directement des antagonismes de classes qui se développent à l’intérieur même de la société gentilice. A Rome, la société gentilice devient une aristocratie fermée, au milieu d’une plèbe nombreuse qui reste en dehors d’elle et qui est privée de droits, mais surchargée de devoirs, la victoire de la plèbe brise l’ancienne organisation gentilice; elle érige sur ses ruines l’Etat, dans lequel l’aristocratie gentilice et la plèbe bientôt disparaîtront totalement. Enfin, chez les Germains [vainqueurs] de l’Empire romain, l’Etat naît directement de la conquête de vastes territoires étrangers que l’organisation gentilice n’offre aucun moyen de dominer. Mais comme cette conquête n’est liée ni à une lutte sérieuse avec l’ancienne population, ni à une division du travail plus avancée, comme le stade de développement économique des vaincus et des conquérants est presque le même, que la base économique de la société reste donc inchangée, l’organisation gentilice peut se maintenir pendant de longs siècles sous une forme modifiée, territoriale, dans la constitution de la ‘Marche’ (Markverfassung), et peut même se rajeunir pour un temps, sous une forme affaiblie, dans les familles nobles et patriciennes ultérieures, et même dans le familles de paysans, comme ce fut le cas dans le Dithmarschen. L’Etat n’est donc pas un pouvoir imposé du dehors à la societé; il n’est pas davantage “”la réalité de l’idée morale””, “”l’image et la réalité de la raison””, comme le prétend Hegel. Il est bien plutôt un produit de la société à une stade déterminé de son développement (…)””. (pag 155-156) [Friedrich Engels, L’origine de la famille, de la propriété privée et de l’Etat. Sur l’histoire des anciens Germains – L’époque franque – La marche, 1962]”,”MAED-403″
“ENGELS Friedrich ECKSTEIN Gustav ADLER Friedrich, a cura di Otto JENSSEN”,”Marxismus und Naturwissenschaft. Gedenkschrift zum 30. Todestage des Naturwissenschaftlers Friedrich Engels. Mit Beiträgen von Friedrich Engels, Gustav Eckstein und Friedrich Adler.”,”JENSSEN Otto a cura, scritti di Friedrich ENGELS Gustav ECKSTEIN Friedrich ADLER “”Daß diese Erklärung der Entstehung der Sprache aus und mit der Arbeit die einzig richtige ist, beweist der Vergleich mit den Tieren. Das Wenige, was diese, selbst die höchstentwickelten, einander mitzuteilen haben, können sie einander auch ohne artikulierte Sprache mitteilen. Im Naturzustand fühlt kein Tier es als einen Mangel, nicht sprechen oder menschliche Sprache nicht verstehen zu könne. Ganz anders, wenn es durch Menschen gezähmt ist. Der Hund und das Pferd haben im Umgang mit Menschen ein so gutes Ohr für artikulierte Sprache erhalten, daß sie jede Sprache leicht soweit verstehen lernen, wie ihr Vorstellungskreis reicht. Sie haben sich ferner die Fähigkeit für Empfindungen, wie Anhänglichkeit an Menschen, Dankbarkeit usw. erworben, die ihnen früher fremd waren, und wer viel mit solchen Tieren umgegangen ist, wird sich kaum der Ueberzeugung verschließen können, daß es Fälle genug gibt, wo sie jetzt die Unfähigkeit zu sprechen als einen Mangel empfinden, dem allerdings bei ihren allzusehr in bestimmter Richtung spezialisierten Stimmorganen leider nicht mehr abzuhelfen ist.”” [F. Engels, Die Anteil der Arbeit an der Menschwerdung der Affen] [in ‘Marxismus und Naturwissenschaft. Gedenkschrift zum 30. Todestage des Naturwissenschaftlers Friedrich Engels’. Mit Beiträgen von Friedrich Engels, Gustav Eckstein und Friedrich Adler, 1925] (pag 61)”,”MAED-404″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band V.”,”Volume 5 Il volume è interamente dedicato ad Engels”,”MADx-764″
“ENGELS Friedrich MARX Karl; a cura di Bruno MAFFI”,”India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni.”,”Gli elementi di un 1789 russo. “”La situazione prodotta dalla cosiddetta emancipazione dei servi non era già più sopportabile prima della guerra. Questa grande riforma era stata così bene diretta che aveva finito per rovinare nobili e contadini. Fu seguita da un’altra riforma, la quale, col pretesto di dare alle province o cantoni un’amministrazione basata sopra elezioni più o meno indipendenti dal governo centrale, non aveva fatto altro che aumentare le imposte già insopportabili. Si erano semplicemente caricate le province delle spese della loro amministrazione, di maniera che lo stato pagava meno, pur continuando a ricevere le stesse imposte; quindi nuove tasse per le spese provinciali e locali. Si aggiunge poscia l’obbligo generale del servizio militare, ciò che equivale a una nuova imposta più severa delle altre e a una nuova armata più numerosa. Di questo modo la rovina delle finanze si avvicinava a grandi passi. Il paese era già in stato di bancarotta prima della guerra. L’alta finanza russa, avendo partecipato in gran misura alle speculazioni fraudolente dell’epoca 1871-1873, precipitò la nazione nella crisi finanziaria che scoppiò nel 1874 a Vienna e Berlino, e rovinò per anni l’industria e il commercio russo. In questo stato di cose cominciò la guerra santa contro il turco, e siccome non si potè ottenere alcun prestito al di fuori e i prestiti dell’interno non diedero quello che abbisognava, fu d’uopo ricorrere ai milioni della banca (i fondi di riserva) e alla stampa degli assegnati; per conseguenza, il valore della carta moneta diminuisce di giorno in giorno, e arriverà presto al suo minimo corso, solo fra un anno o due. Infine noi abbiamo tutti gli elementi di un 1789 russo, seguito per necessità da un 1793. Qualunque sia l’esito della guerra, la rivoluzione è pronta, e scoppierà presto; comincerà contro le previsioni di Bakunin, dall’alto, nel palazzo, nel seno della nobiltà impoverita e ‘frondeuse’. Ma una volta in moto, essa travolgerà i contadini e voi vedrete allora delle scene, di fronte alle quali impallidiranno quelle del ’93. Una volta spinta la Russia alla rivoluzione, tutta la faccia d’Europa si muterà. La vecchia Russia è stata sin adesso la grande armata di riserva della reazione europea: essa ha agito così nel 1798, nel 1805, nel 1815, nel 1830, nel 1848. Una volta distrutta quest’armata di riserva – la vedremo!”” [Engels, corrispondenza su ‘La situazione del movimento operaio in Germania, Francia, Stati Uniti e Russia’, ne ‘La Plebe’, Milano, 22 gennaio 1878] [in K. Marx Friedrich Engels, India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni, 2008] (pag 241-242)”,”MAED-405″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifeste du Parti Communiste. Suivi de la Contribution à l’histoire de la Ligue des Communistes par F. Engels et d’un Index historique.”,”””Nous n’avions nullement l’intention de communiquer les nouveaux résultats scientifique exclusivement au monde “”savant”” par l’intermédiaire de gros volumes. Au contraire. Nous nous étions tous deux déjà profondément engagés dans le mouvement politique; nous avions une certaine attache avec le monde savant, notamment en Allemagne occidentale et nous entretenions de nombreuses relations avec le prolétariat organisé. Notre devoir était de fonder scientifiquement notre conception. Mais il était tout aussi important pour nous d’amener à notre conviction le prolétariat européen et particulièrement celui de l’Allemagne. Dès que tout fut bien clair en nous-même, nous nous mîmes au travail. Nous fondâmes, a Bruxelles, une société ouvrière allemande, et l’on s’empara de la ‘Deutsch Brüsseler Zeitung’ qui nous servit d’organe jusqu’à la révolution de février. Nous étions en relation avec la fraction révolutionnaire des chartistes anglais par l’entremise de Julian Harney, rédacteur de l’organe central du mouvement ‘The Northern Star’, où je collaborais. Nous composions de même une sorte de cartel avec les démocrates de Bruxelles (Marx était vice-président de l’Association démocratique) et avec les social-démocrates français de la ‘Réforme’ à laquelle je communiquais des nouvelles sur le mouvement anglais et allemand. Bref, les rapports que nous entretenions avec les organisation radicales et prolétariennes comblaient nos désirs””. (pag 42) [F. Engels, Contribution a l’histoire de la Ligue des communistes] [in Karl Marx Friedrich Engels, Manifeste du Parti Communiste. Suivi de la Contribution à l’histoire de la Ligue des Communistes par F. Engels et d’un Index historique, 1945]”,”MAED-408″
“ENGELS Friedrich MARX Karl , a cura di Dirk J. STRUIK”,”Birth of the Communist Manifesto. With Full Text of the ‘Manifesto’, all Prefaces by Marx and Engels, Early Drafts by Engels and other Supplementary Material.”,”Libro dedicato alla memoria di Alexander Trachtenberg Le prime traduzioni del Manifesto negli Stati Uniti. “”The ‘Manifesto’ made its first appearance in America in the New York weekly, ‘Die Republik der Arbeiter’, October-November 1851. Only Sections I and II appeared. Weitling was an editor of the paper and away on a tour; he probably suppressed further publication – at any rate, no more was published. Marx, in a letter to Weydemeyer, October 16, 1851, suggested that he might try to have the English translation published in Dana’s ‘New York Tribune’, but nothing came of it. A later suggestion by Marx, in a letter to F.A. Sorge in 1854, also came in nothing. Interest in the ‘Manifesto’ revived with the International Working Men’s Association (IWA), better known as the First International. The ‘New York World’ (September 21, 1871) published some parts of the English translation. Then a full English translation – the one by Macfarlane of 1850 with the Harney introduction – was published in ‘Woodhull and Caflin Weekly’, December 30, 1871. This a periodical issued in New York by the two militant feminists, the sisters Virginia Woodhull and Tennessee Claflin, who also had run a medicine show and a stock brokerage office (under the auspices of Commodore Vanderbilt), and now dabbled in socialism. They dominated Section 12 of the IWA, but were soon expelled because of their advocacy of free love. In this curious way the English version of the ‘Manifesto’ arrived on the American scene. From this version a French translation of Section I and II was published between January and March 1872 in ‘Le Socialiste’, New York, the organ of the French section of the IWA. Engels was interested in the two translations and asked Sorge to send him copies. He needed especially the French version to counteract the propaganda of the Bakuninists and the Prouhonistes in France. Also in 1871 one of the Chicago sections of the IWA brought out, as a pamphlet, the original German text, after the second (Leipzig) edition of 1866. This was probably the edition which was recommended to Samuel Gompers, then a young cigarmaker in New York, by his friend Karl Laurell, the secretary of the Scandinavian section of the IWA. Gompers later wrote in his autobiography: “”(Laurell) placed in my hands a copy of the Communist Manifesto. As it was in German and my knowledge of the language was still inadequate, he translated and interpreted it for me paragraph by paragraph. That document brought me an interpretation of much that before had been inarticulate feeling. This insight into a hidden world of thought aroused me to master the German language in order that i might read for myself”” (1).”” [Karl Marx Friedrich Engels , a cura di Dirk J. Struik, Birth of the Communist Manifesto. With Full Text of the ‘Manifesto’, all Prefaces by Marx and Engels, Early Drafts by Engels and other Supplementary Material, 1971] (pag 193-194) [(1) S. Gompers, Seventy Years of Life and Labor, New York, 1957, p. 74] Le edizioni in varie lingue del ‘Manifesto’ a New York e Chicago “”There was a new wave of interest in the ‘Manifesto’ in the 80’s during the great struggles for the eight-hour day, in which the Chicago anarchists were very active. They published the German original as a pamphlet in 1883, and part of the old English translation appeared in ‘The Alarm’ of February 1885, a paper published by Albert Parsons. After the Haymarket affair, the trial and execution of Parsons and his comrades, a part of this translation appeared in Parsons’ book ‘Anarchism’, published in 1887 by Parsons’ wife Lucy. Then the Socialist Labor Party took over. The new English translation by Moore appeared in the ‘New York Workingmen’s Advocate’, the organ of this party, in 1890; in the same year it appeared also as pamphlet. From now on it was regularly reprinted, in 1902 by C.H. Kerr in Chicago, the publishing house incorporated in 1893 and which in 1899 became associated with the Socialist Party. In the New York ‘Volkszeitung’ of 1902, also an organ of the SLP, appeared a new German edition, and it was republished as a pamphlet. The fist publication of the English translation by the International Publishers was in 1930. There have been several translations into other languages, for instance, a Czech edition in 1882 (New York) by the poet Leopold Kochman; Yiddish in 1897 in ‘Die Zukunft (New York) by Abraham Kahan; Hungarian in 1916 (New York) and Yugoslav in 1926 (Chicago)”” [Karl Marx Friedrich Engels , a cura di Dirk J. Struik, Birth of the Communist Manifesto. With Full Text of the ‘Manifesto’, all Prefaces by Marx and Engels, Early Drafts by Engels and other Supplementary Material, 1971] (pag 194-195) [(1) S. Gompers, Seventy Years of Life and Labor, New York, 1957, p. 74]”,”MAES-122″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti.”,”2° copia firmata Fondo RC “”Marx ed Engels si resero conto rapidamente della situazione, e forse anche per questo, come probabilmente anche per l’insuccesso della ‘Sacra Famiglia’, non si curarono molto della pubblicazione della ‘Ideologia germanica’, dopo i primi tentativi. Ora importava partecipare al movimento della opposizione e della rivoluzione, far comprendere e far conoscere la sistemazione “”scientifica””, “”critica””, che i due amici avevano dato al movimento di idee degli utopisti e dei teorici di riforme sociali, e agire in conseguenza. E così i due amici fecero, durante quello che viene chiamato dai biografi periodo di Bruxelles (1845-48). Engels era già in contatto con gli uomini della Lega dei giusti; Marx, dopo i contatti coi gruppi francesi parigini, prende ora contatto con il movimento tedesco, già a carattere internazionale, di Parigi e di Londra, tanto attraverso Engels, quanto attraverso il gruppo di Bruxelles, e, soprattutto, attraverso i “”comitati di corrispondenza”” organizzati a Bruxelles dai due amici, sembra, con lo scopo di coordinare la corrispondenza che era sviluppatissima fra i vari nuclei, gruppi, sezioni, ecc. della Lega dei giusti. Così Marx ed Engels entravano nel mondo pieno di fermento delle società segrete e delle cospirazioni; (…) era un tentativo (…) di mettersi in grado di conoscere le idee e il movimento dei gruppi clandestini, per forza di cose isolati gli uni dagli altri, per poterne seguire la linea di svolgimento, per poter assicurare al movimento delle idee e delle dottrine e alla azione che a quelle idee e dottrine s’informava, la unità e il coordinamento necessari. Inoltre, c’era l’attività di formazione reciproca, di discussione, di sorveglianza critica sulla attività divulgativa e propagandistica; tutto questo doveva avere espressione pubblica in una rivista, che attraverso gli scambi di idee assicurasse il carattere internazionale e unitario dei vari movimenti. Era un programma d’azione notevole: attraverso la sistemazione dello scambio di dottrine, di informazioni, di idee, attraverso la discussione e il lavoro per assicurare una certa unità e coerenza al movimento (e Bruxelles costituiva una sede di prim’ordine, per la facilità di rapporti con la Germania, la Francia e l’Inghilterra), Marx ed Engels venivano ad assumere una funzione preminente nel movimento stesso. L’importanza dell’azione politica che essi speravano così di compiere, e su un piano internazionale, come Engels sottolinea, spiega come Marx ed Engels abbandonassero ora quella diffidenza per le società segrete e le cospirazioni che li aveva fino a questo momento tenuti lontani da attività di questo genere. Del resto, pochi anni dopo, Marx dava una rappresentazione vivace e penetrante del mondo delle cospirazioni, dalla quale risultano tanto le ragioni della diffidenza, e del primo tenersi lontani, quanto le ragioni della successiva partecipazione: ragioni che si riassumono nella distinzione fra cospirazioni e società segrete borghesi e cospirazioni e società segrete proletarie”” [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, 1967] (pag 17-18-19)”,”MAED-411″
“ENGELS Federico”,”Socialismo utopistico e Socialismo scientifico.”,”ENGELS Federico “”Succede, per parlare il linguaggio di Marx, che la macchina diventi l’arma più potente del capitale nella sua lotta contro la classe operaia; che il mezzo di lavoro strappi all’operaio i suoi mezzi d’esistenza; che il proprio prodotto del lavoratore divenga l’istrumento del suo asservimento. Succede, che “”l’economia delle spese di produzione si caratterizzi colla dilapidazione la più sfrenata della forza del lavoro, e colla lesineria la più sfrontata delle condizioni del suo perfezionamento””; che la macchina, questo potente mezzo d’abbreviare il lavoro, divenga il più sicuro mezzo di trasformare la vita intiera del lavoratore, e quella della sua famiglia, in tempo di lavoro disponibile per la messa in valore del capitale; che il soprallavoro degli uni generi l’ozio forzato degli altri; e che la grande industria la quale percorre il globo in cerca di nuovi consumatori, riduca in casa propria le masse al minimo del consumo misurato dalla fame, e distrugga colle sue proprie mani il suo mercato interno. “”La legge, che sempre equilibra il progresso e l’accumulazione del capitale e della sovrappopolazione relativa, ribadisce più solidamente il lavoro al capitale, di quanto i chiodi di Vulcano non ribadissero Prometeo alla sua roccia. Gli è questa legge che stabilisce una correlazione fatale fra l’accumulazione del capitale e l’accumulazione della miseria; in modo che accumulazione di ricchezze ad un polo è altrettanta accumulazione di povertà, di sofferenza, d’ignoranza, d’abbrutimento, di degradazione morale, di schiavitù al polo opposto, cioè da lato della classe che produce il suo proprio prodotto sotto forma di capitale””. E chiedere alla produzione capitalistica un’altra distribuzione dei prodotti, sarebbe chiedere agli elettroidi di una batteria di non più decomporre l’acqua, inviando l’ossigeno al polo positivo e l’idrogeno al polo negativo, sino a tanto che il circuito resti chiuso”” (pag 87-88-89) [Federico Engels, Socialismo utopistico e Socialismo scientifico, 1892 – 1907]”,”MAED-413″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di R. DIXON, preparazione di L.I. GOLMAN V.E. KUNINA con l’assistenza di M.A. ZHELNOVA”,”Ireland and the Irish Question. A Collection of Writings by Karl Marx and Frederick Engels.”,” Marx Engels e l’Irlanda (introduzione, pag 19, e seguenti) “”The writings here collected show how thoroughly Marx and Engels studied Irish history. They confuted many a biased notion traceable to the chauvinist prejudices of English bourgeois historians, economists and geographers, and brought down to earth the romanticism of Irish nationalist historians. Bias, often disguised as objectivism, and distortions of history to suit the class interest of privileged social groups, infuriated Marx and Engels. In one of his sketches, Engels wrote: “”The bourgeoisie turns everything into a commodity, hence also the writing of history. It is part of its being, of its condition for existence, to falsify all goods: it falsified the writing of history. And the best-paid historiography is that which is best falsified for the purposes of the bourgeoisie”” (see p. 211). The treatment by Marx and Engels of some of the key problems of Irish history is a credit to their scholarship. They created an essentially new conception of Irish history based on the analytical method of historical materialism. Regrettably, neither published a complete study, elucidating the results of their investigation. We are compelled to glean their conclusions from handwritten notes and fragments, some of which first saw light only recently, and from their references to Ireland in articles and letters. Taken as a whole, however, these provide the basis of a scientific interpretation of the history of Ireland, defining its main periods and explaining at least the most important from antiquity to modern times.”” [Introduzione di L.I. Golman] [(in) Friedrich Engels Karl Marx, a cura di R. Dixon, Ireland and the Irish Question. A Collection of Writings by Karl Marx and Frederick Engels, 1972] (pag 19-20) “”Marx and Engels studied the forms of English colonial rule in the subsequent periods. For them the penal laws issued at the end of the seventeenth century on the pretext of combating Catholic plots, and enforced almost throughout the eighteenth century, were a tool for the final expropriation and enslavement of the Irish people, robbing them of political and civil rights, rooting out their national culture, customs and traditions. Marx and Engels demonstrated the colonialist nature of the Act of Union of 1801, and stressed that it was a sequel to the suppression of the Irish rising of 1798, the military occupation and the pressure brutally brought to bear on the Irish Parliament. The Union robbed the Irish of the gains made during the national revival in the latter decades of the eighteenth century, when the English Government was compelled, under pressure of the American and French revolutions, to grant important concessions, to repeal most of the penal laws and to recognise Irish parliamentary autonomy. The Union abolished the Irish Parliament and ushered in a new phase in Britain’s colonial rule. The protective tariffs passed by the Irish Parliament were lifted as a result, and Ireland’s budding industries were crippled. Farming became practically the only activity to which the local population could apply itself. “”The people had now before them,”” Marx wrote, “”the choice between the occupation of land, ‘at any rent’, or ‘starvation'””. The Union established a system of plunder of the Irish peasants by landlords and middlemen (Marx called it a “”system of rack-renting””) which combined the worst features of capitalist exploitation with appropriation, by semi-feudal methods, of the surplus (and all too often the necessary) product. This is shown by Marx in ‘Capital’ (Vol. III) and by Engels in his letter to N.F. Danielson of June 10, 1890. The English ruling classes, Marx wrote in his article, “”The Indian Question – Irish Tenant Right””, created in Ireland “”those abominable ‘conditions of society’ which enable a small ‘caste’ of rapacious lordlings to dictate to the Irish people the terms on which they shall be allowed to hold the land and to live upon it”” (see p. 61). This system of exploitation of the small tenant reduced the Irish population to appalling poverty, described in Engels’s ‘The Condition of the Working-Class in England’ and in other works of the founders of Marxism. Recurrent crop failures resulted in periodic famines. That of 1845-47 surpassed, however, anything that had been previously experienced. The almost total failure of the potato crop was rendered immeasurably more disastrous by the continued export of grain that was the basis of the landlords’ rent. No event has so impressed itself on the memory of the Irish people. “”The Irish population””, Marx wrote, “”decreased by two millions, some of whom starved, while others fled across the Atlantic”” (see p. 95). In the mid-19th century the Irish were struck by a new disaster, in part precipitated by the famine. Landowners began to refuse to rent out the small strips of land customarily sown to grain or potatoes. Instead, they took up large-scale grazing, to the accompaniment of wholesale evictions. Marx and Engels saw this process as a fresh source of acute social and national contradictions””. (…) “”In 1855-66,”” Marx wrote, “”1,032,694 Irishmen were displaced by 996,877 head of cattle””. The most urgent need was to end the forcible eviction of peasants and to stop the landlords, backed by the English authorities, from robbing the Irish farmers of their livelihood. This, Marx and Engels stressed, must be the first objective for the Irish national liberation movement””. (pag 22-24) [Introduzione di L.I. Golman] [(in) Friedrich Engels Karl Marx, a cura di R. Dixon, Ireland and the Irish Question. A Collection of Writings by Karl Marx and Frederick Engels, 1972]”,”MAED-415″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Riassunto del Capitale.”,”‘Riassunto del Capitale’ riassume due saggi: ‘La forma di valore’ di Marx e il ‘Riassunto del Capitale’ di Engels. Il primo fu scritto da Marx intorno al 1967 dietro consiglio di Engels (lettera di Marx a Engels del 22 giugno 1867) e di Kugelmann. E’ nato come appendice alla prima edizione del Capitale (1867) e per la seconda edizione fu rielaborato da Marx e inserito nel libro primo paragrafo terzo del Capitale. Il ‘Riassunto’ di Engels fu quasi contemporaneo al saggio di Marx. Fu iniziato verso la fine del 1867 e ultimato alla fine del ’68. Nella Mew il titolo è ‘””Das Kapital”” von Karl Marx’. Engels preparò questo testo per la rivista liberale di sinistra inglese ‘Fortnightly Review’. Il manoscritto non è però stato rivisto dall’autore. pag 77-78 Contraddizione della formula generale. “”Certo, le merci possono esser vendute a prezzi che si allontanino dai loro valori, ma ciò può avvenire soltanto se viene violata la legge dello scambio delle merci. Nella sua forma pura lo scambio delle merci è uno scambio di equivalenti, quindi non è un mezzo per arricchirsi. Di qui l’errore di tutti i tentativi di far derivare il plusvalore dalla circolazione delle merci. Ma ammettiamo che lo scambio non si svolga in forma pura e che ‘vengano scambiati dei non equivalenti’. Ammettiamo che ogni venditore venda le sue merci al 10% al di sopra del loro valore. ‘Resta’ tutto lo stesso: ciò che ciascuno guadagna come venditore lo perde come compratore. Assolutamente come se il valore del denaro fosse cambiato del 10%. Altrettanto avrebbe se i compratori comprassero tutto al 10% ‘al di sotto’ del valore. L’ipotesi che il plusvalore nasca da un aumento dei prezzi, presuppone che esista una classe che acquisti senza vendere, cioè ‘consumi senza produrre’ alla quale affluisca costantemente denaro gratuitamente. Vendere merci al di sopra del valore a questa classe significa soltanto riprendersi, in parte, per inganno, denaro dato via per niente. (Asia minore e Roma). Con ciò il venditore rimane costantemente truffato, e non può, con ciò arricchirsi, formare plusvalore. Supponiamo il caso della ‘truffa’. A vende a B del vino, per il valore di L. 40, contro grano per il valore di L. 50. A ha guadagnato L. 10. Ma anche A+B complessivamente non hanno che 90, A ha 50 e B ormai soltanto 40. Si è trasmesso del valore ma non lo si è creato. L’insieme della classe dei capitalisti di un paese non può soverchiare sé stessa. Sicché, se si scambiano equivalenti non sorge alcun plusvalore; neppure quando si scambiano non equivalenti sorge alcun plusvalore. La circolazione delle merci non crea alcun nuovo valore. (…) Quindi, il plusvalore non può sorgere dalla circolazione. E al di fuori di essa? Al di fuori della circolazione il possessore di merce è semplice produttore della sua merce, il cui valore dipende dalla grandezza del suo proprio lavoro ivi contenuto, misurato secondo una particolare legge sociale; questo valore viene espresso in moneta di conto, p. es. in un prezzo di 10. Ma questo valore non è contemporaneamente un valore di 11 sterline; il suo lavoro crea valori, ma non ‘valori che si valorizzano’. Esso può aggiungere più valore a un valore esistente, ma ciò avviene soltanto mediante l’aggiunta di un ‘nuovo lavoro’. Dunque, il produttore di merci, ‘al di fuori della sfera della circolazione’ senza entrare in contatto con altri possessori di merci, non può produrre nessun plusvalore. Bisogna quindi che il capitale scaturisca ‘entro’ la circolazione delle merci e nello stesso tempo ‘non entro’ di essa. Dunque: la trasformazione del denaro in capitale deve essere spiegata in base alle leggi che sono immanenti allo scambio di merci, in modo tale che lo scambio di equivalenti valga come punto di partenza. Il nostro possessore di denaro, che esiste ancora soltanto come bruco di capitalista, deve comperare le merci al loro valore, le deve vendere al loro valore, eppure alla fine del processo deve trarne più valore di quanto ve ne abbia immesso. Il suo evolversi in farfalla deve avvenire entro la sfera della circolazione e ‘non’ deve avvenire entro di essa. Queste sono le condizione del problema: ‘Hic Rhodus, hic Salta!’.”” (pag 77-80) [F. Engels, ‘Riassunto del Capitale’ (Contraddizione della formula generale)] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Riassunto del Capitale’, 1976]”,”MAED-416″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Il Quarantotto. La “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”Tutti gli articoli pubblicati in questo volume sono stati tradotti dai voll. 5 e 6 dei ‘Werke’, Dietz, 1959 e 1961. “”La parabola è descritta con mano maestra da Marx, in tutte le sue tappe obbligate, nell’articolo ‘La borghesia e la controrivoluzione’ e nell”Autodifesa’ al processo di Colonia, e seguita giorno per giorno nei commenti della “”Neue Rheinische Zeitung”” di cui si troverà più oltre una scelta; ma i suoi redattori si erano resi conto fin dall’inizio che, passata la prima ebbrezza di marzo, l”ancien régime’ andava riguadagnando una posizione dopo l’altra senza scontrarsi in nessuna seria resistenza da parte liberale e democratica (godendo anzi della tacita connivenza di quest’ultima), e questo è tanto vero, che proprio perciò, e per ‘esplicita dichiarazione’, anticiparono all’1 giugno, l’apparizione del loro foglio, in origine prevista per l’1 luglio. E, da allora, non risparmiarono ‘nessun’ bersaglio sulla scena politica tedesca ed europea, non cingendo d’alloro, in pagine ardenti di passione, che “”la fronte minacciosamente cupa”” dei proletari in disperata lotta per salvare la propria vita e, con essa, far marciare avanti, non indietro, la ruota della storia, a Parigi e Vienna soprattutto. Facile bersaglio (ma chi, allora, in un modo o nell’altro non vi si prosternava davanti?) la “”prode insipienza”” degli uomini “”con Dio per il Re e per la Patria””, il grigio corteo delle teste coronate e dei loro reggicoda tintinnanti di decorazioni o di sciabole, grevi di antenati o senza antenati, ligi ai loro pregiudizi e privilegi ma pronti a trasformarsi in mercanti di acquavite e barbabietole da zucchero: detengono il potere e lo difendono, è il loro diritto storico e il loro mestiere. La frusta della””Neue Rheinische Zeitung”” è molto più crudele con gli “”uomini nuovi””, con la pingue borghesia e i suoi Camphausen, Hansemann e relativi “”Montesquieu”” (l’articolo ‘Montesquieu LVI’ è, fra tutti quelli riprodotti in questo florilegio, uno dei più spassosi), questo “”ordine”” più vecchio che nuovo, “”senza fede in se stesso, senza fede nel popolo, mugugnante verso l’alto, tremebondo verso il basso, egoista verso tutt’e due le parti e consapevole del proprio egoismo, rivoluzionario contro i conservatori, conservatore contro i rivoluzionari… energia in nessun senso, plagio in tutti i sensi, bassezza per mancanza di originalità, originalità nella bassezza….. senz’occhi, senza orecchie, senza denti, senza tutto”” (quanto ai Soloni di Francoforte, il disprezzo è tale che appena, se non nei giorni delle questioni di fondo – il dibattito sulla Polonia, l’armistizio con la Danimarca, gli “”affari austriaci”” -, accade di sentirne parlare). E la “”sinistra”” democratica, l”eterna’ sinistra piccolo-borghese? Al nemico aperto basta una stoccata: all'””amico””, al “”cugino””, non ne bastano due. E’ la “”sinistra”” democratica che si è assunta la parte di avanguardia; in realtà, essa copre la ritirata del “”centro””, la copre con la sua retorica fumosa, coi suoi voli nell'””aereo mondo dei sogni”” e le sue ricadute nel sordido mondo della “”mediazione””, col suo “”cretinismo parlamentare””. E’ “”il terzo a reggere il sacco”””” [Bruno Maffi, Presentazione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Il Quarantotto. La “”Neue Rheinische Zeitung””, 1970] (pag XIV-XV)”,”MAED-419″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sull’Irlanda.”,”Lettera di Marx a Engels del 30 novembre 1867 (pag 174-175) Il dibattito sul fenianismo e gli operai inglesi “”Ciò che gli inglesi ancora non sanno è che fin dal 1846 il contenuto economico, e quindi anche lo scopo politico della dominazione inglese in Irlanda, è entrato in una fase del tutto nuova, e proprio per questo il fenianismo assume una tendenza socialista (in senso negativo, in quanto rivolta contro l’appropriazione del suolo) e di un movimento delle classi subalterne. Che cosa può esservi di più ridicolo che mettere sullo stesso piano le barbarie di Elisabetta e di Cromwell, i quali volevano sostituire gli irlandesi con colonizzatori inglesi (in senso romano), e il sistema odierno che li vuole sostituire con pecore, maiali e buoi! Il sistema del 1801-46 (le espropriazioni durante quel periodo erano eccezionali e avvenivano specialmente nel Leinster, dove il terreno era particolarmente adatto all’allevamento del bestiame) con i suoi intermediari e con i canoni d’affitto usurai andò a rotoli nel 1846. La abrogazione delle leggi sul grano, dovuta in parte alla carestia irlandese e da questa comunque affrettata, tolse alla Irlanda il monopolio della fornitura del grano, in momenti normali, all’Inghilterra. Lana e scarpe divennero la parola d’ordine, e si verificò la conversione del terreno arato in pascolo. Perciò da quel momento ha inizio la concentrazione sistematica dei poderi. La legge sui possedimenti ipotecati, che trasformò intermediari arricchiti in proprietari fondiari, accelerò il processo. Estromissione dei coltivatori dalle proprietà in Irlanda! E’ questo l’unico obiettivo della dominazione inglese. Lo stupido governo inglese di Londra non sa niente di questo immenso cambiamento avvenuto dopo il 1846. Ma gli irlandesi lo conoscono. Dalla Meagher’s Proclamation (1848) fino al manifesto elettorale di Hennessy (tory e urquhartista) (1866) gli irlandesi hanno espresso la loro consapevolezza di tali cose nel modo più chiaro e più vigoroso. Ciò che dobbiamo chiederci ora è: che cosa dobbiamo consigliare agli operai inglesi? A mio parere essi debbono fare dell’abrogazione dell’Unione (in breve lo spirito del 1783, solo democratizzato e adattato alle condizioni attuali) un articolo del loro pronunziamento. E’ questa l’unica forma legale e perciò l’unica forma possibile dell’emancipazione irlandese che può essere introdotta nel programma di un partito inglese. L’esperienza dovrà dimostrare più tardi se fra i due paesi possa continuare ad esistere una unione meramente personale. Io credo a metà che si possa, se ciò avviene in tempo. Quello di cui gli irlandesi hanno bisogno è: 1. autogoverno e indipendenza dall’Inghilterra; 2. la rivoluzione agraria. Gli inglesi, con la loro migliore buona volontà non possono farla per loro, ma possono dare loro gli strumenti legali, affinché la compiano da soli; 3. protezione doganale contro l’Inghilterra. Dal 1783 al 1801 l’industria irlandese fiorì in ogni settore. L’Unione, con l’abbattimento della protezione doganale eretta precedentemente dal parlamento irlandese, distrusse ogni attività industriale in Irlanda. Quel po’ di industria di lino non compensa in alcun modo tutto ciò. L’Unione del 1801 produsse sull’industria irlandese gli stessi effetti delle misure prese dal parlamento inglese sotto Anna, Giorgio II, ecc. per sopprimere l’industria irlandese della lana. Non appena gli irlandesi divenissero indipendenti, la necessità li farebbe diventare protezionisti, come il Canadà, l’Australia, ecc.. Avrei piacere che tu mi mandassi in poche righe la tua opinione prima che io porti le mie vedute dinanzi al Consiglio Centrale (martedì prossimo, questa volta per fortuna senza l’intervento dei giornalisti). Saluti. Tuo Karl Marx.”” [dalla lettera di K. Marx a F. Engels del 30 novembre 1867] [(in) K. Marx F. Engels, Sull’Irlanda, 1973] (pag 173-175)”,”MAED-420″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Franco FERRI”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”””Per quanto sia mutata la situazione negli ultimi venticinque anni, i principî generali svolti in questo ‘Manifesto’ sono ancora oggi, in complesso, del tutto giusti. Qualche cosa sarebbe qua e là da ritoccare. L’applicazione pratica di questi principî, come spiega lo stesso ‘Manifesto’, dipenderà in ogni luogo e in ogni tempo dalle circostanze storiche del momento, e perciò non si dà nessuna particolare importanza alle misure rivoluzionarie proposte alla fine del capitolo II. Oggi questo passo sarebbe, sotto molti rapporti, altrimenti redatto. Di fronte all’immenso sviluppo della grande industria negli ultimi venticinque anni e al progrediente sviluppo della organizzazione del partito della classe operaia, che l’accompagna; di fronte alle esperienze pratiche; prima delle rivoluzione di febbraio e poi, a maggior ragione, della Comune di Parigi, nella quale, per la prima volta, il proletariato tenne per due mesi il potere politico, questo programma è oggi qua e là invecchiato. La Comune, specialmente, ha fornito la prova che “”la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi fini””. Si veda ‘La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione Internazionale degli Operai’, edizione tedesca, p. 19, dove questo concetto è svolto più diffusamente). E’ poi naturale che la critica della letteratura socialista sia, pei nostri giorni, incompleta, giungendo essa soltanto fino al 1847; lo stesso dicasi delle osservazioni circa la posizione dei comunisti rispetto ai diversi partiti di opposizione (capitolo IV), le quali, se pur sono giuste ancor oggi nei principî generali, sono tuttavia invecchiate nei particolari, perché la situazione politica si è completamente trasformata e l’evoluzione storica ha fatto sparire la maggior parte dei partiti ivi enumerati. Il ‘Manifesto’, però, è un documento storico, al quale non ci sentiamo più in diritto di fare modificazioni. Forse in una successiva edizione si potrà aggiungere un’introduzione che getti un ponte fra il 1847 e oggi; ma oggi questa ristampa ci è giunta troppo inaspettata per lasciarcene il tempo”” (K. Marx; Friedrich Engels, Prefazione all’edizione tedesca del 1872] [(in K. Marx F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1960] (pag 33-34) (ancora da inserire)”,”MAED-421″
“ENGELS Friedrich MARX Karl LAFARGUE Paul BEBEL A. KAUTSKY K. LENIN V.I. KOLLONTAJ A. ZETKIN C. RIAZANOV D. TROTSKY L. ZINOVIEV G.; a cura di Margherita COPPO e Fabio FREDDI”,”Il marxismo e la donna.”,”””Inizialmente si nasceva già sposati con un intero gruppo dell’altro sesso. Nelle forme posteriori del matrimonio di gruppo, verosimilmente esistevano condizioni analoghe, ma con progressivo restringimento del gruppo. Nel matrimonio di coppia, di regola, le madri concordano i matrimoni dei loro figli. Anche in questo caso a decidere sono considerazioni di nuovi legami di parentela che devono rendere più solida la posizione della giovane coppia nella ‘gens’ e nella tribù. E quando il diritto patriarcale e la monogamia ebbero il sopravvento con il prevalere della proprietà individuale sulla proprietà comune e con l’interesse dell’eredità, da quel momento il matrimonio dovette dipendere da considerazioni economiche”” [Friedrich Engels, Der Ursprung der Familie, des Privasteigenthums und des Staats. Im Anschluss an Lewis H. Morgan’s Forschungen, Hottingen-Zürich, Schweizerische Genossensschaftsbuchdrückerei, 1884] [(in) AA.VV., Il marxismo e la donna, 1977] (pag 14)”,”MAED-422″
“(ENGELS Friedrich) MARX Karl a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica.”,”2° copia In appendice: – Lassalle sull’ idea tragica – Lettere di Engels sulla letteratura (a Lassalle, a M. Kautsky, a E.Harkness) ‘Per la critica dell’economia politica’ fu tra i pochi scritti degli anni 1857-58 pubblicati da Marx. E’ costituito da due capitoli (sulla “”merce”” e sul “”denaro””) rielaborati in forma definitiva e dati alle stampe nel 1859 presso l’editore Duncker di Berlino col titolo ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’. Nella Prefazione, da cui è tratto il brano scelto, Marx ci presenta l’itinerario della sua autobiografia intellettuale, dai primi interventi giovanili sulla ‘Rheinische Zeitung’ all’incontro e alla collaborazione con Engels, agli studi di economia fatti nel British Museum di Londra. Riferendosi agli anni 1844-45, Marx afferma che proprio in quel periodo maturò in lui la concezione che gli servì da filo conduttore nei suoi studi: nella produzione sociale della loro esistenza gli uomini vengono a trovarsi in rapporti determinati e necessari, ossia in “”rapporti di produzione corrispondenti ad un determinato livello di sviluppo delle loro forze produttive materiali””. Il complesso di tali rapporti costituisce la “”struttura economica della società, la base reale su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e a cui corrispondono determinate forme di coscienza sociale””. A un certo grado del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti. Si arriva quindi a una epoca di rivoluzione sociale. “”Cambiando la base economica viene a essere sovvertita più o meno rapidamente tutta l’enorme sovrastruttura””. Le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche sono la “”coscienza”” che una società ha di se stessa e delle sue contraddizioni. Ma come non si può giudicare un individuo dall’idea che s’è formato di sé, così non si può giudicare un’epoca di rivolgimenti a partire dalla sua “”coscienza””. E’ piuttosto la coscienza che dev’essere spiegata partendo dalle contraddizioni della vita materiale. Le manifestazioni artistiche, in quanto espressioni della coscienza che un’epoca storica ha di se stessa e dei suoi contrasti interni, trovano quindi una chiave esplicativa fuori di sé, nello sviluppo concreto delle forze produttive materiali e nel nesso, storicamente determinato, che intercorre tra queste forze produttive e i rapporti sociali corrispondenti. La considerazione sociologica del fatto artistico – chiaramente presente nella ‘Prefazione’ a ‘Per la critica’, è uno degli elementi più importanti per un discorso complessivo sulla “”estetica”” di Marx. Vi è da sottolineare infine che il condizionamento della sovrastruttura da parte della base economica non è di tipo meccanico e lascia certo spazio a “”irregolarità”” o a ritardi (vedi sopra a proposito dell”Introduzione’ del ’57): cambiando la base economica, tutta l’enorme sovrastruttura viene ad essere sovvertita “”più o meno rapidamente”””” [(in) Appendice II. 7. Per la critica dell’economia politica. Trad. di B. Spagnuolo Vigorita, Roma, Newton Compton ed., 1972 (MEW, Bd 13, 1961, pp. 3-160)] [Biagio Muscatello, ‘Notizie sui testi’, Nota 7] [(in) Karl Marx, Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica, 1976, a cura di Giuseppe Prestipino] (pag 255)”,”MAED-423″
“ENGELS Frederick”,”The Condition of the Working-Class in England in 1844. With Preface written in 1892.”,”ENGELS Frederick Il temperamento degli irlandesi immigrati contribuirà a migliorare il carattere dell’operaio inglese “”Another influence of great moment in forming the character of the English workers is the Irish immigration already referred to. On the one hand it has, as we have seen, degraded the English workers, removed them from civilisation, and aggravated the hardship of their lot; but, on the other hand, it has thereby deepened the chasm between workers and bourgeoisie, and hastened the approaching crisis. For the course of the social disease from which England is suffering is the same as the course of a physical disease; it develops, according to certain laws, has its own crisis, the last and most violent of which determines the fate of the patient. And as the English nation cannot succumb under the final crises, but must go forth from it, born again, rejuvenated, we can but rejoice over everything which accelerates the course of the disease. And to this the Irish immigration further contributes by reason of the passionate, mercurial Irish temperament, which it imports into England and into the English working-class. The Irish and English are to each other much as the French and the Germans; and the mixing of the more facile, excitable, fiery Irish temperament with the stable, reasoning, persevering English must, in the long run, be productive only of good for both. The rough egotism of the English bourgeoisie would have kept its hold upon the working-class much more firmly if the Irish nature, generous to a fault, and ruled primarily by sentiment, had not intervened, and softened the cold, rational English character in part by a mixture of the races, and in part by the ordinary contact of life”” [Frederick Engels, The Condition of the Working-Class in England in 1844. With Preface written in 1892, 1892] (pag 123-124)”,”MAED-424″
“ENGELS F. MARX K.”,”Komünist Partísí Manífestosu.”,”Komünístler Bírlígí’nín Taríhíne Katki (Contributo alla storia della Lega dei comunisti) (pag 125-162)”,”MAED-425″
“ENGELS Federico, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico – 1891.”,”””Al congresso di Halle (12-18 ottobre 1890), il primo tenuto in Germania dopo la grande vittoria elettorale del 20 febbraio 1890, dopo la caduta di Bismarck e dopo la fine delle leggi antisocialiste, il Partito socialdemocratico tedesco prendeva la decisione di affidare al prossimo congresso del Partito il compito dell’approvazione e della discussione del nuovo programma. La necessità di un nuovo programma era avvertita soprattutto in relazione alla consapevolezza di termini profondamente nuovi della situazione storica, tanto per il movimento operaio internazionale dopo la costituzione della Seconda Internazionale quanto per la socialdemocrazia tedeasca divenuta, dopo la prova dei dodici anni di leggi antisocialiste, un grande partito ricco di nuovi compiti e di nuove responsabilità. Il programma intorno al quale si era realizzata la unificazione di Gotha, con le limitate seppure significative modificazioni che gli erano state successivamente apportate, sembrava più da aggiornare che non da modificare in modo radicale. Piuttosto che come frutto di un’analisi teorica e di un ripensamento critico del programma del partito, i lavori per la preparazione del nuovo progetto si andavano profilando all’insegna di un’amministrazione più o meno ordinaria del partito vittorioso. ….”,”MAED-427″
“ENGELS Frederick”,”Historical materialism. (1892)”,”Saggio scritto da Engels (1892) come introduzione alla prima edizione inglese di ‘Socialism, Utopian and Scientific’ già pubblicato in altre lingue “”Then came the Continental revolutions of February and March, 1848, in which the working people played such a prominent part, and, at least in Paris, put forward demands which were certainly inadmissible from the point of view of capitalist society. And then came the general reaction. First the defeat of the Chartists on the 10th of April 1848, then the crushing of the Paris workingmen’s insurrection in June Of the same year, then the disasters of 1849 in Italy, Hungary, South Germany, and at last the victory of Louis Bonaparte over Paris, 2nd December, 1851″” (pag 16-17) Biografia di Lucien Sanial From Wikipedia, the free encyclopedia Lucien Sanial (1835-1927). Lucien Delabarre Sanial (1835–1927) was a French-born American newspaper editor, economist, and political activist. A pioneer member of the Socialist Labor Party of America, Sanial is best remembered as one of the earliest economic theorists to deal with the Marxian concept of imperialism. Contents [hide] 1 Biography 1.1 Early years 1.2 First political activities 1.3 Battles with Gompers 1.4 Further SLP activities 1.5 The Socialist Party and after 1.6 Death and legacy 2 Footnotes 3 Works 4 External links Biography[edit] Early years[edit] Lucien Sanial was born September 12, 1835[1] in France, the son of a man who was a medical doctor and scientist.[2] Sanial attended secondary school in France before enrolling in the Polytechnical School of the University of Charlemagne.[2] Sanial first came to the United States in 1862, when he was sent by the Paris Temps (Paris Times) as a war correspondent during the American Civil War.[2] Sanial subsequently chose to take up permanent residence in America. First political activities[edit] Sanial joined the fledgling Socialist Labor Party of America (SLP), one of the first Marxist political parties in the United States in 1877, just one year after its formation.[3] Sanial pursued a career in journalism, working as the editor of a series of politically oriented newspapers, including The Toiler, The Issue, and the Daily Telegraph.[2] In 1886 Sanial became active in the political campaign of Henry George in his effort to become Mayor of New York City. Together with his future comrades in the Socialist Labor Party, Hugo Vogt and Daniel DeLeon, Sanial served on the Organization Committee for the United Labor Party — the political entity back of George’s mayoral bid.[4] The SLP suffered an organizational split in 1889 over the matter of tactics, pitting a group dedicated to political action headed by Wilhelm Rosenberg against others favoring an orientation based upon the development of socialist influence in the trade unions.[5] Sanial emerged as a prominent leader of the latter orientation, which won the day in the factional war.[6] For the next decade Sanial would stand alongside DeLeon, Vogt, and Executive Secretary Henry Kuhn as one of the most influential figures of the SLP.[7] Sanial played a lasting role as the primary author of the SLP’s 1889 party platform, a document which broke from previous tradition of presenting a short summary of socialist principles including instead the favor of colorful oratory basing its case upon the arguments advanced in the Declaration of Independence.[8] Sanial’s language would be readopted with only minor revisions by SLP conventions for decades after.[8] Sanial was also active in the formation of the New York Nationalist Club, an organization organized to promote the ideas regarding the nationalization of industry advanced by the utopian socialist writer Edward Bellamy in his best-selling novel, Looking Backward.[9] Also participating in the formation of the New York Nationalist Club was the 35-year-old DeLeon, employed at the time as a lecturer at Columbia University.[9] Cover of Sanial’s seminal 1901 pamphlet on imperialism, Territorial Expansion. Following the victory of the trade union faction in 1889, Sanial was named the editor of the SLP’s English-language official organ, The Workmen’s Advocate, and its successort, The People.[10] He would remain in this position for about two years, stepping down as editor in August 1891, ostensibly for reasons of failing eyesight and so he could attend the Brussels Congress of the Second International on behalf of the SLP.[11] Sanial was succeeded by his pugnacious associate editor, Daniel DeLeon — a man who would famously remain in the role of SLP newspaper editor until his death more than two decades later.[12] Battles with Gompers[edit] New York’s socialists and left wing trade unionists were deeply dissatisfied with the Central Labor Union (CLU) of New York, which they believed to be dominated by conservatives, and in February 1889 established a rival Central Labor Federation (CLF), which included 38 trade unions and the Section New York of the SLP, whose delegate was Sanial.[13] This group received a charter from the American Federation of Labor (AF of L), headed by Samuel Gompers, as a constituent member of that organization.[13] This schism was settled, and in December 1889 the Central Labor Union and Central Labor Federation united under the name of the former organization.[13] A spirit of uneasiness remained, however, as the left wing unionists came to feel the moderates showed insufficient zeal towards the movement for an 8-hour day and suspected corruption, while the moderates felt the union movement was being manipulated by socialists for political ends.[13] In June 1890, the left wing again decided to bolt the organization, reestablishing the Central Labor Federation.[13] This time, however, Gompers and the AF of L refused to issue a charter to the CLF, using its decision to allow admission of Section New York SLP as a pretext for this denial.[13] DeLeon and Sanial became bitter critics of the AF of L and its leadership, battling with the Gompers majority at successive AF of L annual conventions from 1890 to 1894.[14] In 1895 the SLP admitted defeat in its effort at boring from within in an effort to radicalize the AF of L and established a new socialist labor federation of its own, the Socialist Trade and Labor Alliance.[15] Further SLP activities[edit] Sanial was twice a political candidate of the SLP for Mayor of New York, standing for election to that post in the campaigns of 1894 and 1897.[16] He also ran as the SLP’s candidate for United States Congress in the 16th District of New York state in 1896.[16] Sanial was chosen several times as a delegate of the Socialist Labor Party to international congresses of the world socialist movement.[17] During the last years of the 19th Century Sanial would become involved with the question of imperialism, intrigued by the pattern of American expansion in the era of the Spanish-American War. Sanial would publish on the theme in 1901 in a seminal pamphlet entitled Territorial Expansion, anticipating the work of John A. Hobson (1902) and Vladimir Ul’yanov (Lenin) (1916). In 1893 Sanial was tapped to write the annual report of the United States government’s Bureau of Labor Statistics.[2] The Socialist Party and after[edit] In 1899 the trade union-oriented SLP split again, this time pitting party regulars seeking to continue the party’s dual unionist approach of supporting the Socialist Trade and Labor Alliance against those who favored the support of the established unions affiliated to the American Federation of Labor.[5] While he did remain in the SLP until about 1902,[10] Sanial eventually decided to cast his lot with the departing elements, becoming a member of the Socialist Party of America, and organization which the former SLP dissidents had helped establish. During the years of World War I, Sanial broke with the Socialist Party over its opposition to American intervention in the European war on behalf of the Entente powers. Sanial found himself teaming up with his old nemesis Samuel Gompers as an active member of the American Alliance for Labor and Democracy, a political pressure group established by the AF of L in order to build support among the working class for the American war effort. Death and legacy[edit] Lucien Sanial died on January 7, 1927, in the village of Northport in Suffolk County on Long Island, New York.[16] He was 91 years old at the time of his death. Footnotes[edit] Jump up ^ Various sources have Sanial’s date of birth as 1836 — although the 1925 American Labor Who’s Who and its assertion that he was born in 1835 should be regarded as definitive, owing to that book’s use of survey forms circulated among those selected by editor Solon DeLeon for inclusion. ^ Jump up to: a b c d e Solon DeLeon with Irma C. Hayssen and Grace Poole, The American Labor Who’s Who. New York: Hanford Press, 1925; pg. 203. Jump up ^ “”Lucien Sanial (1836-1927),”” Glossary: People, Marxists Internet Archive, http://www.marxists.org/ Jump up ^ Carl Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon. New York: Humanities Press, 1972; pg. 25. ^ Jump up to: a b Tim Davenport, “”Socialist Labor Party (1876–1946): Party History,”” Early American Marxism website, http://www.marxisthistory.org/ Jump up ^ Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pg. 26. Jump up ^ Howard H. Quint, The Forging of American Socialism: Origins of the Modern Movement: The Impact of Socialism on American Thought and Action, 1886-1901. Columbia, SC: University of South Carolina Press, 1953; pg. 147. ^ Jump up to: a b Morris Hillquit, History of Socialism in the United States. Fifth Revised and Enlarged Edition. New York: Funk and Wagnalls, 1910; pg. 234. ^ Jump up to: a b “”News of the Movement,”” The Nationalist [Boston], vol. 1, no. 1, (May 1889), pg. 23. ^ Jump up to: a b Stuart B. Kaufman (ed.), “”Lucien Sanial,”” in The Samuel Gompers Papers: Volume 2: The Early Years of the American Federation of Labor, 1887-90. Urbana, IL: University of Illinois Press, 1987; pg. 463. Jump up ^ Quint, The Forging of American Socialism, pg. 145. Jump up ^ Rudolph Katz, With DeLeon Since ’89. Book II of Daniel DeLeon: The Man and His Work: A Symposium. New York: National Executive Committee of the Socialist Labor Party, 1919; pp. 10-11. ^ Jump up to: a b c d e f Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pg. 51. Jump up ^ Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pp. 51-53. Jump up ^ Reeve, The Life and Times of Daniel DeLeon, pg. 95. ^ Jump up to: a b c Lawrence Kestenbaum, “”Lucien Delabarre Sanial,”” The Political Graveyard, politicalgraveyard.com/ Jump up ^ Katz, With DeLeon Since ’89, pg. 11. Works[edit] The True American Policy: Protect Labor: An Address to the Working Men by the Editor of “”America.’ New York: National Chamber of Industry and Trade, 1882. Land and Machinery: A Lecture Delivered before the New York American Section of the Socialist Party. New York: New York Labor News Co., n.d. [c. 1885]. The Socialist Almanac and Treasury of Facts. (Editor.) New York: Socialistic Cooperative Publishing Association, 1898. I. Taxation; II. Genesis of Religion : III. The SLP Vote in Greater New York. New York: National Executive Committee, Socialist Labor Party, 1899. “”The New Trusts,”” in I. The New Trusts. II. The Middle Class, Its Origin, Its Rise, Its Decline. III. The Foreign Trade of the United States in 1880 and 1898. IV. German Trade Unionism. V. Socialist Labor Party of Canada; Socialist Vote of California. New York: Socialistic Cooperative Publishing Association, 1899. Territorial Expansion: Together with Statistics on the Growth of Socialism in America. New York: New York Labor News Co., 1901. General Bankruptcy or Socialism: Facts and Figures Heretofore Withheld from the Public Eye and Showing the Futility of Any Legislative “”Reform”” Having for its Object to Prevent Panics and the Final Collapse of the Banking Power. New York: Cooperative Press, 1913. Report of Lucien Sanial as a Member of the Committee on Banking, Bank Credit, Currency and Monetary Systems of the United States to the National Committee of the Socialist Party, in Meeting Assembled at Chicago, Ill., on May 9th, 1915. Chicago: Socialist Party of America, 1915. External links[edit]”,”MAED-428″
“ENGELS Federico, a cura di Luciano GRUPPI”,”La questione contadina in Francia e in Germania. (1894)”,”Sritto tra il 15-22 novembre 1894 pubblicato su ‘Neue Zeit’ n° 10 1894-95″,”MAED-429″
“ENGELS Friedrich, a cura di Leonard KRIEGER”,”The German Revolutions. ‘The Peasant War in Germany’ and ‘Germany: Revolution and Counter-Revolution’.”,”ENGELS Friedrich Nella sua prefazione il curatore, Krieger, afferma che nell’opera di Jacques Droz ‘Les révolutions allemandes de 1848’ (1957) opera di riferimento sul tema, Droz manifesta chiaramente (con molte citazioni) il suo debito nei confronti di F. Engels e in particolare dell’opera ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’ (pag XLV) “”Still, the two revolutions, that of the Sixteenth Century and that of 1848-50, are, in spite of all analogies, materially different from each other. The revolution of 1848 bespeaks, if not the progress of Germany, the progress of Europe. Who profited by the revolution of 1525? The princes. Who profited by the revolution of 1848? The ‘big’ princes, Austria and Prussia. Behind the princes of 1525 there stood the lower middle-class of the cities, held chained by means of taxation. Behind the big provinces of 1850, there stood the modern big bourgeoisie, quickly subjugating them by means of the State debt. Behind the big bourgeoisie stand the proletarians. The revolution of 1525 was a local German affair. The English, French, Bohemians and Hungarians had already gone through their peasant wars when the Germans began theirs. If Germany was decentralised, Europe was so to a much greater extent. The revolution of 1848 was not a local German affair, it was one phase of a great European movement. The moving forces throughout the period of its duration were not confined to the narrow limits of one individual country, not even to the limits of one-quarter of the globe. In fact, the countries which were the arena of the revolution were least active in producing it. They were more or less unconscious raw materials without a will of their own. They were moulded in the course of a movement in which the entire world participated, a movement which under existing social conditions may appear to us as an alien power, but which, in the end, is nothing but our own. This is why the revolution of 1848-50 could not end in the way that the revolution of 1525 ended”” [Friedrich Engels, The Paesant War in Germany] [(in) F. Engels, ‘The German Revolutions’, 1967, a cura di Leonard Krieger] (pag 118-119)”,”MAED-439″
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”””Nel testo si afferma che il periodo ciclico delle grandi crisi industriali è di cinque anni. Era questo l’intervallo che sembrava risultare dal corso degli avvenimenti dal 1825 al 1842. Ma la storia dell’industria dal 1842 al 1868 ha dimostrato che il periodo in effetti è decennale, che le crisi intermedie erano di natura secondaria, e a partire dal 1842 sono andate via via scomparendo. Dal 1868 la situazione è nuovamente mutata; ma di ciò parleremo più oltre. Non mi è passato per la mente di cancellare dal testo le numerose profezie, e in primo luogo quella di una imminente rivoluzione sociale in Inghilterra, dovute al mio entusiasmo giovanile di quei tempi. Non vedo alcun motivo di presentare il mio lavoro e me stesso migliori di quel che eravamo allora. Lo straordinario è non già che tante di quelle profezie siano risultate errate, bensì che tante si siano avverate, e che ora la situazione dell’industria inglese sia divenuta realmente critica, per effetto della concorrenza continentale e soprattutto americana, come in quel tempo io prevedevo, sia pure, è vero, per un futuro assai più vicino. Rispetto a questo punto, ho il dovere di aggiornare il libro in rapporto alla situazione odierna. Adempio questo compito riproducendo qui un articolo apparso in inglese nel ‘Commonweal’ di Londra del 1° marzo 1885 e in tedesco nella ‘Neue Zeit’ del luglio dello stesso anno (fascicolo 6). (…)”” [Friedrich Engels, prefazione del 1892 a ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche, Roma, 1972] (pag 32-33) Nota l’articolo successivo lega l’insuccesso del cartismo inglese con il successo delle rivendicazioni socialiste degli operai francesi (pag 33) “”Or son quarant’anni, l’Inghilterra si trovò di fronte …”,”MAED-440″
“ENGELS Friedrich, a cura di Valentino GERRATANA”,”Antidühring.”,”Engels, Marx, Hegel e Kant (pag 10-11)”,”MAED-441″
“ENGELS Friedrich, a cura di Lucio LOMBARDO RADICE”,”Dialettica della natura.”,” Rapporto uomo-natura pag 192-194 “”Ma nessuna preordinata azione di nessun animale è riuscita a imprimere sulla terra il sigillo della sua volontà. Ciò doveva essere proprio dell’uomo. Insomma, l’animale si limita a ‘usufruire’ della natura esterna, e apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l’uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la ‘domina’. Questa è l’ultima, essenziale differenza tra l’uomo e gli altri animali, ed è ancora una volta il lavoro che opera questa differenza. Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria umana sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria. Ogni vittoria ha infatti, in prima istanza, le conseguenze sulle quali avevamo fatto assegnamento; ma in seconda e terza istanza ha effetti del tutto diversi, impreveduti, che troppo spesso annullano a loro volta le prime conseguenze. Le popolazioni che sradicavano i boschi in Mesopotamia, in Grecia, nell’Asia Minore e in altre regioni per procurarsi terreno coltivabile, non pensavano che così facendo creavano le condizioni per l’attuale desolazione di quelle regioni, in quanto sottraevano ad esse, estirpando i boschi, i centri di raccolta e i depositi dell’umidità. Gli italiani della regione alpina, nell’utilizzare sul versante sud gli abeti così gelosamente protetti al versante nord non presentivano affatto che, così facendo, scavavano la fossa all’industria pastorizia sul loro territorio; e ancor meno immaginavano di sottrarre, in questo modo, alle loro sorgenti alpine per la maggior parte dell’anno quell’acqua che tanto più impetuosamente quindi si sarebbe precipitata in torrenti al piano durante l’epoca delle piogge. Coloro che diffusero in Europa la coltivazione della patata, non sapevano di diffondere la scrofola assieme al bulbo farinoso. Ad ogni passo ci vien ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non dominiamo come chi è estraneo ad essa, ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle nel modo più appropriato”” (pag 192-193) [Friedrich Engels, Dialettica della natura, Roma, 1967]”,”MAED-442″
“ENGELS Friedrich MARX Karl LENIN V.I. STALIN J.”,”La lutte des partisans selon les auteurs classiques du marxisme-léninisme.”,”Sono testi raccolti e pubblicati a Mosca nel 1945, e comprendeno temi teorici e pratici della guerra e della guerriglia. Sotto una forma breve si tratta di una vera “”introduzione”” alla lotta e alla guerra di guerriglia. La guerra in Italia del 1849 “”Mais la révolte massive, l’insurrection générale du peuple sont des moyens dont l’application répugne à l’autorité royale. Seule une république peut recourir à ces moyens, comme nous l’avons vu en 1793. Ce sont des mesures qui exigent nécessairement comme condition préalable la ‘terreur révolutionnaire’; or quel est le monarque qui s’y déciderait? Ainsi la cause du désastre des Italiens n’est pas la défaite devant Novara et Vigevano, mais la poltronnerie et la modération auxquelles la monarchie les force. La défaite devant Novare n’a causé qu’un préjudice ‘stratégique’: les Italiens étaient coupés de Turin, ce qui ouvrait pour les Autrichiens la voie vers cette ville. Ce désavantage n’aurait eu aucune portée, si immédiatement après la bataille perdue, une ‘guerre véritablement révolutionnaire’ avait éclaté, si la partie de l’armée italienne restée intacte s’était aussitôt proclamée le noyau d’un soulèvement national de masses, si la ‘guerre’ stratégique honnête des ‘armées’ s’était transformée en une véritable ‘guerre du peuple’, pareille à celle que les Français ont menée en 1793″” [Karl Marx F. Engels, La guerre en Italie (II) (Extrait) (NRZ, 1° avril 1849)] [(in) Marx Engels Lenine Staline, La lutte des partisans selon les auteurs classiques du marxisme-léninisme, 1975] (pag 55)”,”MAED-443″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del Partito Comunista. Seguito da: ‘Principi del comunismo’, ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ e dalle prefazioni di Marx e Engels.”,”La postfazione di Bongiovanni è dedicata a Maximilien Rubel (1905-1996) Dalla postfazione di Bongiovanni: I meriti di Engels. Engels editore di Marx. “”I meriti di Engels, non solo primo e pur cauto fondatore del “”marxismo””, ma anche primo vero editore di Marx dopo la morte di questi, erano stati, sul terreno filologico, senz’altro incalcolabili. Marx aveva infatti una scrittura quasi illeggibile, che mise a dura prova la vista non perfetta di Engels. Lo stesso Marx, del resto, oltre a usare sistematicamente e caoticamente vari tipi di abbreviazione, non metteva mai la desinenza dell’articolo, il che, in una lingua che comporta quattro casi, tre generi e due numeri, produceva ulteriori problemi. Probabilmente nessuno, insomma, oltre a Engels, da sempre alle prese con la grafia dell’amico e per di più uomo di straordinari e multiformi talenti, era in grado, in quegli anni, di decifrare, con tanta rapidità ed esattezza, la scrittura di Marx, nonché di afferrarne l’arduo assunto e lo sterminato ventaglio di interessi. Engels fornì anzi direttamente ad amici e compagni, e indirettamente alle generazioni successive, modelli e tecniche di lettura e trascrizione. Tra il 3 gennaio 1877 e il 7 luglio 1878, tuttavia, Engels, come già rammentato nel capitolo precedente, aveva pubblicato, inizialmente a malincuore, sul “”Vorwärts””, organo centrale del partito socialista tedesco, forse anche in ragione dei malumori suscitati dall’ancora molto lassalliano Programma di Gotha del 1875, gli articoli contro Eugen Dühring che sarebbero poi diventati il corpulento ‘Anti-Dühring’, un panorama enciclopedico (‘eine enzyklopädische Übersicht unserer Auffassung’), com’ebbe a scrivere lo stesso Engels in una lettera a Bernstein dell’11 aprile 1884, nel campo filosofico, scientifico e storiografico. Il successo era stato inaspettato. Persino in Russia (88). In quest’opera, così compiuta ed organica, da parte di alcuni studiosi, come si è visto, è stato giustamente individuato l’atto di nascita del cosiddetto “”marxismo””, postumo edificio dottrinale ben organizzato, rifinito o quasi in tutti i particolari e predisposto a fornire risposte soddisfacenti e con spirito militante in tutti i settori dello scibile umano. La ‘Kritik’ si stava così preparando, più strutturalmente che intenzionalmente, a diventare ‘Weltanschauung’. Il problema di Engels, nella linea anche psicologica e rassicurante dell”Anti-Dühring’, era dunque, dopo la morte di Marx (1883), l’organizzazione nel modo più sistematico possibile dello sconfinato materiale avuto in eredità. Al I libro del ‘Capitale’, l’unico pilastro piantato su un territorio enorme e spesso contraddittorio, dovevano dunque seguire gli altri due. Il Dioscuro sopravvissuto, ansioso di arrivare ai risultati ultimi, e nei manoscritti assai poco visibili, della dottrina, trascurò così la presunta preistoria, vale a dire gli scritti degli anni ’40, l”Einleitung’ del 1857 (peraltro così organicamente lineare e forse proprio per questo scartata da Marx e sostituita con la prefazione autobiografica del 1859), i cosiddetti ‘Grundrisse’ del 1857-58, i materiali successivi del 1858-61, il grande manoscritto del 1861-1863, le teorie sul plusvalore (pur ritenute di grande importanza), lo straordinario ‘Capitolo VI inedito’, e ricostruì, con stupefacente rapidità, il II libro del ‘Capitale’, pubblicato nel 1885, contenente materiali redatti verosimilmente, ma attendiamo ancora indicazioni certe di datazione, in parte già nel 1862, in parte tra il 1865 e il 1870 (ma Engels parrebbe non avere utilizzato alcun manoscritto anteriore al 1867) e in parte tra il 1877 e il 1879. L’eco di questo testo complicato, e forse implicitamente anche drammatico, fu nell’immediato scarsa, soprattutto in ambito socialista: la sua fortuna aumenterà, proprio per la marcata problematicità, nei decenni successivi. Molto più tempo Engels, impegnato in moltissime cose, dovette dedicare alla ricostruzione del Libro III, pubblicato nel 1894 e contenente materiali stesi tra il 1864 (la maggior parte tra il 1864 e il 1865) e il 1875. Una montagna di abbozzi, certo in buona parte già strutturati, divenne così il “”Libro”” I e il “”Libro”” II. Engels, che lesse senza dubbio quasi tutto l’immenso lascito marxiano a sua disposizione, più volte non nascose ai suoi corrispondenti europei, e soprattutto a se stesso, le enormi difficoltà del lavoro, nonché le lacune, lo scavo ossessivo, i momenti di stanchezza e di evidente disincanto da parte di Marx, la fuga di quest’ultimo nell’empiria confortante dei fatti e delle statistiche accumulate in metri cubi, ma anche le evidenti incompiutezze dell’opera, nonché le ripetizioni continue, le felici e sorprendentemente illuminanti contraddizioni, le rivelazioni improvvise, e anche la disperata afasia, presenti nella monumentale e indomita ‘Kritik’ marxiana, una ‘Kritik’ che continuerà per circa un secolo a riservare sorprese, pur ponendo ancora maggiori problemi, con successive edizioni e con sempre nuovi inediti. Vi sono state del resto anche controsorprese, come l’inesistenza quasi certa di un testo configurabile come i cosiddetti e fortunatissimi ‘Manoscritti economico-filosofici’, il cuore iperfeuerbachiano del “”giovane Marx”” (89) ed in realtà opera ricostruita artificialmente accorpando materiali vari in tutto simili ad altri dello stesso anno – il 1844 – e probabilmente preparatori del lavoro per cui era stato firmato il contratto con Leske (90).”” [Bruno Bongiovanni, Postfazione (saggio storico-critico)] [(in) Marx-Engels, Manifesto del Partito Comunista. Seguito da: ‘Principi del comunismo’, ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ e dalle prefazioni di Marx e Engels, 1998] [(88) Cfr. Eduard Bernstein, Briefwechsel mit Friedrich Engels, cit., p 258; (89) Cfr. Kostas Papaioannou, De Marx et du marxisme, Gallimard, Paris, 1983, pp. 39-83; (90) Cfr. Jürgen Rojahn, Il caso dei cosiddetti “”manoscritti economico-filosofici del 1844″”, in ‘Passato e presente’, 3, 1983, pp. 37-79. Per la nuova edizione cfr. MEGA (2) I, 2, pp. 197-438] pag 176-179)”,”MAED-001-FL”
“ENGELS Frederick MARX Karl”,”On Britain.”,”””But in the meantime the Trades Unions, legalised in 1824, had also stepped in, and high time it was. Capitalists are always organised. They need in most cases no formal union, no rules, officers, etc. Their small number, as compared with that of the workmen, the fact of their forming a separate class, their constant social and commercial intercourse stand them in lieu of that; it is only later on, when a branch of manufactures has taken possession of a district, such as the cotton trade has of Lancashire, that a formal capitalist’s Trades Union becomes necessary. On the other hand, the workpeople from the very beginning cannot do without a strong organisation, well-defined by rules and delegating its authority to officers and committees. The Act of 1824 rendered these organisation legal. From that day labour became a power in England. The formerly helpless mass, divided against itself, was not longer so. To the strength given by union and common action soon was added the force of a well-filled exchequer – “”resistance money””, as our French brethren expressively call it. The entire position of things now changed. For the capitalist it became a risky thing to indulge in a reduction of wages or an increase of working-hours”” (pag 473) [Frederick Engels, Trades Unions, 1881] [(in) Marx Engels, On Britain, 1953]”,”MAED-444″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes.”,”Dono di RC Che cosa aspetta l’Europa. “”L’Allemagne aura des alliés, mais, à la première occasion, elle les lâchera, comme ses alliés lâcheront l’Allemagne. Enfin, pour la Prusse-Allemagne, il ne peut plus y avoir d’autre guerre que mondiale, ou mieux, une guerre mondiale d’une ampleur et d’une intensité jamais connues. Huit à dix millions de soldats s’entr’égorgeront en vidant l’Europe de toute substance, comme jamais un essaim de sauterelles n’a dépouillé un pays. Les dévastations de la Guerre de Trente ans, concentrées sur trois ou quatre ans, s’étendront à tout le continent. Les famines, les épidémies et la misère aiguë ramèneront à la barbarie les armées comme les masses populaires. Le chaos indescriptible de l’activité humaine dans le commerce, l’industrie et les communications entraînera la banqueroute générale. Les vieux Etats avec leur sagesse traditionnelle s’effondreront; des dizaines de couronnes rouleront sur le pavé, et personne ne daignera les ramasser. Il n’est possible de prévoir comment tout cela finira, et lequel des belligérants sortira victorieux du combat. Un seul résultat est absolument sûr: tout le monde sera épuisé, et nous aurons les conditions pour la victoire finale de la classe ouvrière”” [Friedrich Engels, Ce qui attend l’Europe, ‘Sozialdemokrat, 15 Janvier 1888, Londres, 15 Décembre 1887][(in) Marx Engels, Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes, 1970] (pag 610-611)”,”QMIx-244″
“ENGELS Federico”,”Sobre el problema de la vivienda.”,”””Y la utopia burguesa y pequeñoburguesa de proporcionar a cada obrero una casita en propiedad y encadenarlo así a su capitalista de una manera semifeudal, adquiere ahora un aspecto completamente distinto. La realización de esta utopía equivale a la trasformación e todos los pequeños propietarios rurales de casas en obreros de industria doméstica, a la desparición del antiguo aislamiento y, por lo tanto, de la nulidad politica de los pequeños campesinos, arrastrados por la “”vorágine social””; equivale a extender la revolución industrial al campo, y con ella, a la transformación de la clase más estable, más conservadora de la población en un vivero revolucionario; y como culminación de todo esto, la expropriación de lo campesinos dedicados a la industria doméstica por las máquinas, las que los empujan forzosamente a la insurrección”” [Federico Engels, Sobre el problema de la vivienda, 1974] (pag 19)”,”MAED-445″
“ENGELS Friedrich”,”La situation de la classe laborieuse en Angleterre. D’après les observations de l’auteur et des sources authentiques.”,”””Chez les travailleurs apparaît par conséquent une conscience de classe – l’expression elle-même n’est pas utilisée par Engels – et le mouvement ouvrier se constitue. Comme le souligne Lénine: “”Engels a été le premier à dire que le prolétariat n’est pas seulement une classe qui souffre, mais que c’est précisément la situation économique honteuse qui lui est faite qui lle pousse irrésistiblement de l’avant et l’oblige à lutter pour son émancipation finale”” (1). Ce processus économique n’a pourtant rien de fortuit. L’industrie mécanisée à grande échelle exige des investissements de capitaux de plus en plus considérables, et la division du travail suppose le rassemblement d’un grand nombre de prolétaires. Des centres de production d’une telle ampleur, même situés à la campagne, entraînent la formation de communautés importantes; d’ou un excédent de main-d’oeuvre: les salaires baissent, ce qui attire d’autres industriels dans la région. Ainsi les villages se transforment en villes qui, elles-mêmes, se développent, en raison des avantages économiques qu’elles présentent aux yeux des industriels (pp. 56-57). L’industrie tendant à se déplacer des centres urbaines vers les régions rurales, où les salaires sont moindres, ce déplacement est lui-même cause de la transformation des campagnes. Les grandes villes constituent, pour Engels, les lieux les plus caractéristiques du capitalisme, et c’est vers elles qu’il se tourne maintenant (chapitre III). Il y montre le règne de la lutte effrénée de tous contre tous, et de l’exploitation de l’homme par l’homme (c’est-à-dire des travailleurs par les capitalistes), sous la forme la plus brutale. Dans cette anarchie, ceux qu ne possèdent pas de moyens de subsistance ou de production sont vaincus et contraints à peiner pour un maigre salaire ou à mourir de faim quand ils sont en chômage. Le pire et qu’ils en sont réduits à une insécurité foncière et que l’avenir du travailleur reste pour lui totalment mystérieux, incertain. En fait, cet avenir est déterminé par les lois de la concurrence capitaliste, que discute Engels dans son chapitre IV (2)”” (pag 11-12) [E.J. Hobsbawm, Avant-propos, (in) Friedrich Engels, La situation de la classe laborieuse en Angleterre. D’après les observations de l’auteur et des sources authentiques, 1960] [‘(1) Dans l’article, “”F. Engels””, écrit en 1895 (Marx-Engels-Marxisme, p. 37). Engels, cependant, n’a pas déterminé clairement, à cette époque, le rôle de la lutte des classes dans l’histoire; (2) Engels voit dans la concurrence le phénomène essentiel du capitalisme’]”,”MAED-446″
“ENGELS Friedrich”,”Ausgewählte Militärische Schriften. Band II.”,”Contiene lo scritto: ‘I principi del sistema militare prussiano’ (The Pall Mall Gazette’ 8, ottobre 1870) (pag 446-430) Engels sul mito prussiano della “”nazione in armi”” “”All das erklären die obigen Zahlen. Die Männer, die durch die Armee gegangen sind, machen sicherlich nicht mehr als 12 Prozent der gesamten erwachsenen männlichen Bevölkerung aus. Deshalb können bei einer Mobilmachung nicht mehr als 12 Prozent eingezogen werden; es bleiben also volle 88 Prozent zu Haus. Von diesen wird natürlich ein Teil im weiteren Kriegsverlauf einberufen, um die durch Schlachten und Krankheiten entstandenen Lücken aufzufüllen. Mögen sich diese auf weitere 2 bis 3 Prozent während eines halben Jahres belaufen, so ist doch die überwiegende Mehrheit der männlichen Bevölkerung noch immer nicht einberufen. Das “”Volk in Waffen”” ist also Lug und Trug”” (pag 448) [Das Prinzip des preußischen Militärsystems’, The Pall Mall Gazette’, 8. Oktober 1870] [Friedrich Engels, Ausgewählte Militärische Schriften. Band II, 1964]”,”MAED-447″
“ENGELS Friedrich”,”Il socialismo del signor Bismarck – Quattro articoli del 1881 su sindacato e salario. Un salario giusto per un giusto lavoro – Il sistema del salario – Trade Unions I – Trade Unions II.”,”””Ma come è possibile che i capitalisti abbassino i salari, quando il loro livello è determinato da una ben precisa legge economica? La legge economica dei salari esiste ed è inconfutabile. Ma abbiamo visto che essa è elastica, e in un duplice aspetto. Il livello dei salari può essere abbassato in un singolo ramo di attività (direttamente, abituando progressivamente gli operai di quell’industria a condizioni di vita inferiori, o indirettamente con l’aumento delle ore lavorative giornaliere o dell’intensità del lavoro a parità di ore lavorative, senza un corrispondente aumento del salario nominale). L’interesse di ogni singolo capitalista ad elevare i propri profitti diminuendo i salari dei suoi operai, riceve un nuovo impulso dalla concorrenza reciproca dei capitalisti di uno stesso ramo della produzione. Ciascuno di essi tende ad offrire la propria merce ad un prezzo inferiore a quello dei suoi concorrenti, e se non vuole sacrificare il suo profitto, è costretto a tentare di abbassare i salari. In questo modo la pressione sul livello dei salari, prodotta inizialmente dall’interesse del singolo capitalista, viene decuplicata dalla loro concorrenza reciproca. Ciò che prima era una questione di profitto maggiore, ora diventa un fatto di necessità. Di fronte a questa pressione costante, ininterrotta, le masse lavoratrici non organizzate non hanno mezzi di resistenza efficaci. Per questo motivo, nei settori di produzione in cui i lavoratori non sono organizzati, il salario mostra una tendenza costantemente a declinante, ed il numero delle ore lavorate una tendenza sempre crescente. Questo processo avanza lento ma sicuro; periodi di grande floridezza economica possono interromperlo qua e là; ma tempi di cattivo andamento degli affari lo accelerano viceversa ancora di più. I lavoratori si abituano via via a condizioni di vita sempre peggiori. Mentre la giornata lavorativa si avvicina sempre di più al suo massimo possibile, i salari sono sempre più vicini al loro minimo assoluto, alla somma sotto alla quale diventa impossibile per l’operaio vivere e procreare”” [Friedrich Engels, Trade Unions I] [(in) ‘Quattro articoli del 1881 su sindacato e salario. Un salario giusto per un giusto lavoro – Il sistema del salario – Trade Unions I – Trade Unions II’, Milano, 1993] [Nota redazionale (1): I quattro articoli qui presentati costituiscono una serie scritta per ‘The Labour Standard’, settimanale delle Trade Unions diretto da George Shipton, pubblicato a Londra dal 1881 al 1885. Engels fu però costretto ben presto ad abbandonare ogni collaborazione con questo giornale, a causa della tendenza sempre più opportunistica che in esso si manifestava. I quattro articoli vennero pubblicati rispettivamente il 7 maggio, il 21 maggio, il 28 maggio e il 4 giugno 1881] (pag 112-113)”,”MAED-452″
“ENGELS Friedrich”,”Ausgewählte Militärische Schriften. Band I.”,”Principali temi affrontati la rivoluzione del 1848 1849, dal punto di vista militare, la guerra di Crimea, l’analisi della forza , delle caratteristiche e della qualità degli eserciti europei”,”MAED-447-A”
“ENGELS Friedrich”,”Karl Marx.”,”Due scritti relativi alla morte di Marx avvenuta il 14 marzo 1883. L’opuscolo contiene: La ‘biografia’ di Marx scritta da Engels, e apparsa sull”Almanach populaire’ (Volkskalender’) pubblicato nel 1878 a Brunswick dal socialdemocratico W. Bracke (pag 5) ‘Discorso sulla tomba di Karl Marx’ pronunciato da Engels a Highgate il 17 marzo 1883′ (pubblicato sul Sozialdemokrat di Zurigo n. 13, del 23 marzo 1883) (pag 18-20) ‘Sulla tomba di Karl Marx, articolo di Engels del 28 aprile 1883, pubblicato sul ‘Sozialdemokrat’ di Zurigo il 3 maggio 1883 (pag 24-28) “”Ce qu’a perdu le prolétariat militant d’Europe et d’Amérique, ce qu’a perdu la science historique en cet homme, on ne saurait le mesurer. Le vide laissé par la mort de ce titan ne tardera pas à se faire sentir. De même que Darwin a découvert la loi du développement de la natura organique, de même Marx a découvert la loi du développement de l’histoire humaine, c’est-à-dire ce fait élémentaire voilé auparavant sous un fatras idéologique que les hommes, avant de pouvoir s’occuper de politique, de science, d’art, de religion, doivent tout d’abord manger, boire, se loger et se vêtir; que, par suite, la production des moyens matériels élémentaires d’existence et, partant, chaque degré de développement économique d’un peuple ou d’une époque forment la base d’où se sont développée les institutions d’Etat, les conceptions juridiques, l’art et même les idées religieuses des hommes en question et que, par conséquent c’est en partant de cette base qu’il faut les expliquer et non inversement comme on le faisait jusqu’à present. Mais ce n’est pas tout, Marx a également découvert la loi particulière du mouvement du mode de production capitaliste actuel et de la société bourgeoise qui en est issue. La découverte de la plus-value a, du coup, fait ici la lumière, alors que toutes les recherches antérieures aussi bien des économistes bourgeois que des critiques socialistes s’étaient perdues dans les ténèbres. Deux découvertes de ce genre devraient suffire pour une vie entière. Heureux déjà celui auquel il est donné d’en faire une seule semblable! Mais dans chaque domaine que Marx a soumis à ses recherches (et ces domaines sont très nombreux et pas un seul ne fut l’objet d’études superficielles), même dans celui des mathématiques, il a fait des découvertes originales. Tel fut l’homme de science. Mais, chez Marx, ce n’était même pas la moitié de sa personnalité. La science était pour Marx une force qui actionnait l’histoire, une force révolutionnaire. (…)”” [Friedrich Engels, ‘Discours sur la tombe de Karl Marx’ (Pronuncé à Highgate le 17 mars 1883)][(in) Friedrich Engels, ‘Karl Marx’, Paris, 1937] (pag 18-19) ————————————————— “”Karl Marx Cronologia delle opere principali Mi attengo, per questa cronologia, alla periodizzazione proposta da un grande studioso e interprete di Marx, il filosofo francese Louis Althusser, che nella raccolta di scritti Per Marx (ed. italiana Mimesis, Milano 2008) suddivide le opere di Marx in quattro periodi: 1840-1844 opere giovanili Comprendono la tesi di laurea di Marx sulla Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro; alcuni articoli pubblicati sulla Gazzetta Renana e scritti più consistenti pubblicati sugli Annali franco-tedeschi, tra i quali i più famosi sono La questione ebraica e l’ Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico; i Manoscritti economico-filosofici del 1844. Sono opere in cui Marx fa i conti in modo critico con i suoi “maestri”, Hegel e Feuerbach in particolare, senza tuttavia rompere radicalmente con la loro problematica di fondo. 1845 opere della rottura Sono le Tesi su Feuerbach e L’ideologia tedesca, in cui Marx recide i legami con il pensiero feuerbachiano ed hegeliano e sceglie il “materialismo storico”, decide cioè di indagare le società non per ciò che pensano di se stesse ma per come producono, ponendo le basi del concetto chiave delle opere successive di “modo di produzione”. 1845-1857 opere della maturazione Comprendono opere di carattere politico come il Manifesto comunista scritto in collaborazione con Fiedrich Engels (1848), Le lotte di classe in Francia (1949) e Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852); e le opere che iniziano una critica sistematica delle idee e teorie economiche: Miseria della filosofia (una critica alla Filosofia della miseria di Proudhon) e Lavoro salariato e capitale (1852). 1857-1883 opere della maturità Sono le opere che recano quasi ossessivamente nel titolo o nel sottotitolo l’espressione “critica dell’economia politica”: Per la critica dell’economia politica (1859), preceduta dall’ Introduzione (1857); Salario, prezzo e profitto. In questo periodo inizia il lungo e sistematico lavoro di stesura de Il capitale, di cui esce nel 1867 il libro I, mentre i libri II e III saranno pubblicati solo dopo la morte di Marx, a cura di Friedrich Engels, rispettivamente nel 1885 e nel 1894. Un ulteriore volume, con il titolo Teorie sul plusvalore, verrà pubblicato a cura di Karl Kautsky nel 1905. (http://www.turchetto.eu/corsi/MarxOPERE.htm) Questo elenco non comprende i titoli: – Grundrisse, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica – Storia delle teorie economiche. ———————————————-“,”MAED-454”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”El manifiesto comunista.”,”””La pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista coincise, per così dire, con la giornata del 18 marzo del 1848, con le rivoluzioni di Milano e di Berlino che furono le insurrezioni armate di due nazioni che occupano zone centrali: una nel continente europeo, l’altra nel Mediterraneo; due nazioni che fino ad allora erano fiaccate per il frazionamento del loro territorio e per le discorde intestine che le fecero cadere sotto la dominazione straniera. (…)”” (incipit prefazione di Engels all’edizione italiana del 1893)”,”MAED-455″
“ENGELS Federigo”,”Ludwig Feuerbach y el fin de la filosofia clasica alemana.”,”””Aquí Feuerbach confunde el materialismo, que es una concepción general del mundo basada en una interpretación determinada de las relaciones entre el espíritu y la materia, con la forma concreta que esa concepción del mundo revistió en una determinada fase histórica, a saber: en el siglo XVIII. Más aún, lo confunde con la forma achatada, vulgarizada, en que el materialismo del siglo XVIII perdura todavía hoy en las cabezas de naturalistas y médicos y como era pregonado en la década del 50 por los predicadores de feria Büchner, Vogt y Moleschott. Pero, al igual que el idealismo, el materialismo recorre una serie de fases en su desarrollo. Cada descubrimiento trascendental, operado incluso en el campo de las Ciencias Naturales, le obliga a cambiar de forma; y desde que el método materialista se aplica también a la historia, se abre ante él también aquí un camino nuevo de desarrollo. El materialismo del siglo pasado era predominantemente mecánico, porque por aquél entonces la mecánica, y además sólo la de los cuerpos sólidos – celestes y terrestres -, en una palabra, la mecánica de la gravedad, era, de todas la Ciencias Naturales, la única que había llegado en cierto modo a un punto de remate. La Química sólo existía bajo una forma infantil, flogística. La Biologia estaba todavía en mantillas (…)”” [Federico Engels, Ludwig Feuerbach y el fin de la filosofia clasica alemana, Madrid, 1969] (pag 32)”,”MAED-456″
“ENGELS Friedrich, a cura di Juan Bautista BERGUA”,”Anti-dühring. “”Contra Dühring””. La ciencia y la theorías marxistas.”,”Il meccanismo della crisi nel capitalismo. La legge coercitiva che domina nel capitalismo. “”Hemos visto como la perfectibilitad del maquinismo llevada al extremo se transforma, a causa de la anarquía que reina en la producción social, en una ley coercitiva que obliga a cada capitalista industrial a mejorar incesantemetne el instrumental y a perfeccionar sin descanso su fuerza productiva. La simple posibilidad de extender el dominio de su producción se transforma para él igualmente en una ley coercitiva. …. (pag 328-329)”,”MAED-457″
“ENGELS Federico”,”El origen de la familia y propiedad privada y el estado.”,”Declino economico e sociale dell’impero romano nel corso di quattro secoli . “”Parece, pues, que la masa de la póblación había vuelto a su punto de partida al cabo de cuatro siglos. Pero esto no probaba sino dos cosas: en primer lugar, que el orden social y la distribución de la propiedad en el imperio romano agonizante habían sido adecuados al grado de producción contemporánea en la agricultura y la industria, e inevitables por consiguiente; en segundo lugar, que, durante los cuatrocientos años posteriores, no habiendo tenido ningún progreso ni retroceso esenciales el estado de la producción, se había distribuido otra vez de la misma manera la propiedad y se habían creado las mismas clases de población. En los último siglos del imperio romano, la ciudad había perdido su autoridad sobre el campo y no la había vuelto a conquistar en los primeros siglos de la dominación alemana. Esto supone un grado de desarrollo inferior de la agricultura y de la industria. Esta situación de conjunto produjo por necesidad grandes propietarios poderosos y pequeños labradores independientes. Las inmensas experiencias hechas por Carlomagno con sus famosas haciendas imperiales, desaparecidas sin dejar casi huellas prueban cuán imposible era imponer a semejante sociedad la explotación latifúndica romana con esclavos, y a la vez el nuevo cultivo en grande por medio de prestaciones personales. Sólo las continuaron los conventos, y no podían ser productivas más que para ellos; pero los conventos eran asociaciones anormales basadas en el celibato; es cierto que podían realizar cosas excepcionales, pero por lo mismo tenían que seguir siendo excepciones”” (pag 193-194) [Federico Engels, El origen de la familia y propiedad privada y el estado, Madrid, 1970]”,”MAED-458″
“ENGELS Friedrich e KAUTSKY Karl, a cura di Enrico MAESTRI”,”Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’).”,”L’articolo ‘Juristen-Sozialismus’ è stato pubblicato da ‘Die Neue Zeit. Revue des geistigen und öffentlichen Lebens’ 5. 1887, H. 2, SS. 49-62 Enrico Maestri insegna Teoria generale del diritto e Metodlogia e logica giuridica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Unversità degli Studi di Ferrara dove ricopre il ruolo di ricercatore di Filosofia del diritto. Ha al suo attivo la pubblicazione di un paio di monografie. “”Per Marx, il diritto al lavoro non è sicuramente il mezzo adatto per realizzare la rivoluzione proletaria, ma la sua potenziale pericolosità di scardinamento del sistema economico borghese, viene ammessa, e non nascosta, da Marx stesso, che proseguendo la sua analisi afferma: “”l’Assemblea costituente, che aveva posto di fatto il proletariato rivoluzionario ‘hors la loi’, fuori legge, doveva per ragioni di principio espellere dalla Costituzione, dalla legge delle leggi, una formula: doveva lanciare il suo anatema contro il diritto al lavoro”” (34). Quindi, la lotta per il diritto al lavoro non era così scontata, in un regime borghese, neanche per Marx; naturalmente egli ne valutava la minima efficacia per l’elevamento sociale delle classi lavoratrici, ma questo giudizio no lo faceva esitare dal considerare quella richiesta giuridica, ostile, di fatto, allo status quo politico-economico. Nella formula borghese del contratto di lavoro, la società degli uomini è eguagliata, ma in un eguagliamento astratto che rende la sua sussunzione sotto la proprietà privata. Per Engels e Kautsky, il problema principale era quello di capire che cosa volesse intendere Menger, quando richiedeva a favore della classe operaia, il diritto al compenso integrale del lavoro, il cosiddetto ‘diritto n. 1’, in quanto, “”hätte er nur eine Geschichte des Rechts Nr. 1 geschrieben, seine Schrift wäre spurlos vorübergegangen. Diese Geschichte ist bloß Vorwand der Schrift, ihr Zweck ist der, ‘Marx herunterzureißen'”” (35). Nella ‘Critica del programma di Gotha’, Marx confuta minuziosamente l’idea di Lassalle (poi mutuata da Menger nella formulazione del diritto fondamentale N. 1) che l’operaio riceve in regime socialista il frutto non ridotto o il frutto integrale del suo lavoro. Marx dimostra che dal lavoro sociale complessivo di tutta la società borghese bisogna detrarre: un fondo di riserva, un fondo per l’estensione della produzione, un fondo destinato a reintegrare il macchinario consumato, ecc. e inoltre bisogna detrarre dagli oggetti di consumo un fondo per le spese di amministrazione, per le scuole, per gli ospedali, per gli ospizi, ecc. A differenza della formula nebulosa, oscura e generica di Lassalle (e Menger dopo di lui) (“”all’operaio il frutto integrale del suo lavoro””), Marx stabilisce ponderatamente come deve essere la gestione di una società socialista. In questa società, pre-comunista, l’eguale diritto non scompare, ma è ancora diritto borghese, che come ogni diritto presuppone la disuguaglianza materiale. “”Il diritto può consistere soltanto, per sua natura, nell’applicazione di un’eguale misura; ma gli individui diseguali (e non sarebbero individui diversi se non fossero diseguali) sono misurabili con eguale misura solo in quanto vengono sottomessi soltanto secondo un lato ‘determinante’: per esempio in questo caso, ‘soltanto come operai’, e si vede in loro soltanto questo, prescindendo da ogni altra cosa. Inoltre, un operaio è ammogliato, l’altro no; uno ha più figli dell’altro, ecc. ecc. Supposti uguali il rendimento e quindi la partecipazione al fondo di consumo sociale, l’uno è più ricco dell’altro e così via. Per evitare tutti questi inconvenienti, il diritto, invece di essere uguale, dovrebbe essere disuguale”” (36)”” [Enrico Maestri, Introduzione a Friedrich Engels Karl Kautsky, ‘Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’), Napoli, 2015] [(34) K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, 1969, p. 410; (35) F. Engels e K. Kautsky, ‘Juristen-Sozialismus’, cit., p. 56 [se egli avesse scritto soltanto una storia del diritto Nr. 1, il suo scritto sarebbe passato via senza lasciare traccia. Ma questa storia è un mero pretesto di scrittura, il suo scopo è ‘abbattere Marx’]; (36) K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, Roma, 1978, p. 31] (pag 20-21 (introduzione)”,”MAED-459″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Scritti sulla religione.”,”Il saggio introduttivo di Marcello Fedele si configura come un primo tentativo di reinterpretazione organica dei rapporti tra marxismo e critica dell’ideologia religiosa. Marcello Fedele (Taranto, 1947) è laureato in Giurisprudenza. Dal 1969 lavora presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Roma, occupandosi prevalentemente dei problemi legati alla sociologia politica e industriale. Collabora a diverse riviste, tra cui Democrazia e Diritto, Problemi del socialismo, La Critica Sociologica. Recentemente, ha pubblicato un volume dal titolo Teoria e critica della liberaldemocrazia. Il sistema hegeliano. “”Le esigenze interne del sistema bastano quindi da sole a spiegare come si giunga, con un metodi di pensiero essenzialmente rivoluzionario, a una conclusione politica molto modesta. Certo, la forma specifica di questa conclusione proviene dal fatto che Hegel era un tedesco e gli pendeva dietro, come al suo contemporaneo Goethe, un pezzo di codino filisteo. Tanto Goethe che Hegel, furono, ognuno nel suo campo, un Giove olimpico, ma né l’uno né l’altro si liberarono mai per intero del filisteismo tedesco. Tutto ciò non impedì tuttavia al sistema di Hegel di abbracciare un campo incomparabilmente più vasto che qualsiasi altro sistema precedente e di sviluppare in questo campo una ricchezza di pensiero che ancor oggi fa stupire. Fenomenologia dello spirito (che si potrebbe chiamare un parallelo dell’embriologia e della paleontologia dello spirito, uno svolgimento della coscienza individuale attraverso i suoi diversi gradi, concepito come riproduzione abbreviata dei gradi attraversati storicamente dalla coscienza degli uomini), logica, filosofia della natura, filosofia dello spirito, e quest’ultima a sua volta elaborata nelle sue singole forme storiche secondaria: filosofia della storia, del diritto, della religione, storia della filosofia, estetica, ecc., – in tutti differenti campi storici Hegel lavora a scoprire e mostrare il filo conduttore dell’evoluzione; e poiché egli non era soltanto un genio creatore, ma anche un uomo di erudizione enciclopedica, in ogni campo egli fa epoca. Si comprende da sé che grazie alle esigenze del “”sistema”” egli è costretto con frequenza a ricorrere a quelle costruzioni forzate, a proposito delle quali i suoi minuscoli avversari fanno ancora oggi un orribile baccano. Ma queste costruzioni sono solo la cornice e l’impalcatura dell’opera sua; se non ci si arresta ad esse senza necessità, se si penetra più a fondo nel possente edificio, si scoprono tesori inestimabili, che conservano ancor oggi tutto il loro valore””. In tutti i filosofi l’elemente caduco è proprio il “”sistema””, e precisamente perché emana da un bisogno imperituro dello spirito umano, il bisogno di rimuovere tutte le contraddizioni. Ma rimosse che siano, una volta per sempre, tutte le contraddizioni, siamo arrivati alla cosiddetta verità assoluta, la storia universale è finita, eppure bisogna ch’essa prosegua, sebbene non le resti più niente da fare: il che è una nuova, insuperabile contraddizione”” [Friedrich Engels, Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca] (pag 273-274)”,”MAED-004-FL”
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra.”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra – scritta da Engels a ventiquattro anni – si impone, al di là della straordinaria forza documentaria, per la novità dell’impostazione, alla cui base è già la coscienza che la classe operaia è non semplice oggetto bensì oggetto di storia. La prima analisi scientifica della società borghese nel corso della rivoluzione industriale.”,”MAED-005-FL”
“ENGELS Friedrich, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”La questione delle abitazioni. Guida alla lettura.”,”L’opera, composta da tre saggi scritti nel 1872-1873 (‘Come Proudhon risolve la questione delle abitazioni’, ‘Come la borghesia risolve la questione delle abitazioni’, ‘Postilla su Proudhon e la questione delle abitazioni’), costituisce un capitolo importante della storia teorica e politica del socialismo scientifico. Nell’ambito della questione sociale, il problema degli alloggi si presenta sempre come uno tra i più gravi punti irrisolti e l’indagine storica che ne fa Engels in queste pagine risulta tuttora di grande efficacia. Antonio A. santucci (Cava de’ Tirreni, Salerno, 1949) si occupa del settore di studi gramsciani all’istituto Gramsci di Roma. Autore di un’introduzione all’opera di gramsci che ha vinto il XXIV Premio Iglesias, ha curato inoltre, sempre per gli Editori Riuniti, l’edizione di testi di Marx, Engels, Labriola e il recente volume collettaneo Letture di Gramsci.”,”MAED-006-FL”
“ENGELS Friedrich – CERVETTO Arrigo”,”Anti-Dühring & The Role of Force in History (Engels) – The Discovery of Politics (Cervetto).”,”Editor’s note for the Italian edition, April 2009, Prefaces to the Three Editions: I) London, june 11, 1878, II) London, September 23, 1885, III) London, May 23, 1894, Introduction: I) General, II) What Herr Dühring Promises, The Discovery of Politics, First Publication: Azione Comunista, feb.-Sept 1962, Publications for Young People. “”Such was the land that Bismarck and the Prussian Junkers, backed by the revival of chauvinistic romanticism which seems inseparable from all German problems, undertook to make German again. The wish to make Strasbourg, the homeland of the Marseillaise, German, was just as absurd as to make Nice, the homeland of Garibaldi, French. But in Nice, Louis Napoleon at least observed decency and put the question of annexation to the vote – and the manoeuvre succeeded. Quite apart from the fact that for very good reasons the Prussians detest such revolutionary measures – never and nowhere has there been an instance when the mass of the people wanted to be annexed to Prussia – it was known only too well that precisely here the entire population was more closely attached to France than were the native French themselves. And thus this arbitrary act was performed by brute force. It was an act of revenge against the French Revolution; one of the parts which had been fused with France precisely as a result of the revolution was turn away. It is true that militarily there was a purpose behind this annexation. Metz and Strasbourg gave Germany an enormously strong line of defence. So long as Belgium and Switzerland remain neutral a massive French offensive can be begun only on the narrow strip of land between Metz and the Vosges; and besides, Koblenz, Metz, Strasbourg and Mainz form the strongest and biggest quadrangle of fortresses in the world. However, half of this quadrangle of fortresses, as is the case also with the Austrian fortresses in Lombardy, lies in enemy territory and forms citadels there to keep the population down. Moreover, to complete the quadrangle, it was necessary to seize areas beyond the German-language border and to annex a quarter of a million of native Frenchmen as well. The great strategic advantage is thus the only reason that can justify the annexation. However, can this gain in any way be compared with the harm it wrought? The Prussian Junker refused to reckon with the great moral disadvantage at which the young German Empire had placed itself by openly and frankly declaring brutal force its guiding principle. Quite the reverse, refractory subjects forcibly kept in check are a necessity for him; they are proof of increased Prussian might; and essentially he has never any others. But he was obliged to reckon with the political consequences of the annexation. And these were clearly apparent. Even before the annexation came into force, Marx loudly drew the world’s attention to it in a circular of the International: ‘The annexation of Alsace and Lorraine makes Russia the arbiter of Europe’. And this has been repeated often enough by the Social-Democrats from the rostrum of the Reichstag until the truth of this statement was finally acknowledged by Bismarck himself in his Reichstag speech in February 6, 1888, by his whimpering before the almighty Tsar, the lord of war and peace”” [Friedrich Engels, ‘The Role of Force in History’, Chapter Four: ‘Why Alsace-Lorraine Prefer to be French’] [(in) Friedrich Engels – Arrigo Cervetto, ‘Anti-Dühring & The Role of Force in History’ – ‘The Discovery of Politics’, Editions Science Marxiste, Montreuil-sous-Bois, France, 2013] (pag 452-453)”,”ELCx-205″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Un fondamentale scritto sui compiti della rivoluzione, in polemica col socialismo piccolo-borghese. Il processo di rapida industrializzazione della Germania metteva all’orine del giorno, con il fenomeno dell’urbanesimo ‘la questione delle abitazioni’, male cronico della società capitalistica. Si avvia in tale contesto la polemica di Engels contro i progetti utopistici e reazionari dei seguaci di Proudhon e contro le idee filantropi borghesi sull’argomento.”,”CONx-009-FL”
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza.”,”Il compendio teorico che, insieme al ‘Manifesto’, più ha contribuito alla diffusione del marxismo.”,”SOCU-004-FL”
“ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul MARX Karl, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Anarchici e marxisti. L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale degli operai. Guida alla lettura.”,”Lo scritto che qui presentiamo con il titolo Anarchici e marxisti è il saggio sull’Alleanza della democrazia socialista (l’associazione segreta fondata da Michail Bakunin nel 1868 in contrapposizione-sovrapposizione con l’Internazionale fondata da Marx nel 1864). Opera militante e di denuncia, questo memoriale fu compilato nel 1873 da Marx (che raccoglie i materiali e stende la Conclusione) e da Engels (che redige la maggior parte del testo), coadiuvati dal giovane Paul Lafargue nella stesura e poi nella traduzione in francese (lingua in cui lo scritto fu originariamente pubblicato). Gian Mario Bravo (Torino, 1934) è ordinario di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino, di cui è stato preside tra il 1979 e il 1985. Tra le sue molte opere ricordiamo Storia del socialismo 1789-1848, Il Manifesto comunista e i suoi interpreti, Critica dell’estremismo, Il pensiero politico contemporaneo (con S.Rota Ghibaudi, 3 volumi, Milano, Franco Angeli, 1985).”,”MAED-007-FL”
“ENGELS Friedrich”,”L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza.”,”Questo libretto, la cui diffusione è stata giudicata non inferiore a quella dello stesso Manifesto del partito comunista, ha avuto una importantissima funzione nel movimento operaio, contribuendo in modo decisivo alla conoscenza delle idee marxiste.”,”MAED-008-FL”
“ENGELS Friedrich”,”Sulle origini del cristianesimo.”,”Un’interpretazione storica delle radici della religione cristiana.”,”MAED-009-FL”
“ENGELS Friedrich”,”Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”Con Feuerbach tanto Engels quanto Marx avevano discusso nei loro scritti fin dal 1845-46, dall’epoca della Sacra famiglia e dell’Ideologia tedesca firmate da entrambi. Anzi, per parlare con lo Engels del 1886, avevano entrambi “”un debito d’onore””, nel riconoscere quanto le idee di Feuerbach avessero contribuito a liberarli dall’idealismo filosofico hegeliano. Da questo punto di vista Feuerbach è certamente, come scrive Engels nel saggio, un “”anello intermedio tra la filosofia hegeliana e la nostra concezione””. (dalla Premessa di Nicolao Merker).”,”MAED-010-FL”
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra – scritta da Engels a ventiquattro anni – si impone, al di là della straordinaria forza documentaria, per la novità dell’impostazione, alla cui base è già la coscienza che la classe operaia è non semplice oggetto bensì oggetto di storia. La prima analisi scientifica della società borghese nel corso della rivoluzione industriale.”,”MAED-014-FL”
“ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO Fausto”,”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”Il fortunato incontro con l’opera dell’etnologo americano Lewis Henry Morgan ispirò a Marx il proposito, messo poi in atto da Engels in questo libro, di riassumere aodinatamente i concetti da essi elaborati in varie occasioni, durante decenni, sulla storia delle società primitive e della famiglia antica e moderna. Queste occasioni si erano presentate innanzi tutto quando Marx ed Engels avevano criticato le false teorie e i pregiudizi borghesi che pretendono di attribuire un carattere sacro alla proprietà privata e agli istituti che la proteggono, fondandosi sulla presunzione che essa sarebbe sempre esistita; quando avevano studiato le forme economiche precedenti la produzione capitalistica e le loro sopravvivenze nel mondo moderno; quando avevano osservato e commentato le fasi dell’espansione capitalistica in paesi coloniali con sistemi economici primitivi. Lewis Henry Morgan (1818-1881) nacque ad Aurora nello Stato di New York, ed esercitò l’avvocatura a Rochester, dove abitò tutta la vita. Conservatore nella vita politica alla quale partecipò attivamente, divenendo anche senatore dello Stao di New York. Gli interessi etnologici furono sollecitati in lui dall’osservazione dei costumi degli Irochesi, che vivevano attorno ad Aurora.”,”MAED-012-FL”
“ENGELS Friedrich CERVETTO Arrigo”,”Antidühring. La scienza sovvertita dal signor Dühring. Letture: La scoperta della politica.”,”L’Antidhüring fu l’arma per la lotta teorica e politica contro l’eclettismo. Grazie a questo lavoro di Engels e Marx il movimento operaio superò la sua prima malattia infantile; la superò perchè il saggio non rimase chiuso nella torre d’avorio degli intellettuali ma divenne “”scienza che si traduce in militanza, che diviene lotta””.”,”MAED-013-FL”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Selected Works in Two Volumes. Volume I.”,”Forza e coscienza del movimento operaio e socialista tedesco nel decennio 1870 “”However miserable a figure our bourgeoisie may cut in the political field, it cannot be denied that as far as industry and commerce are concerned, it is at last doing its duty. The impetuous growth of industry and commerce referred to in the introduction to the second edition has since then developed with still greater vigour. What has taken place in this respect since 1869 in the Rhenish-Westphalian industrial region is quite unprecedented for Germany, and recalls the upsurge in the English manufacturing districts at the beginning of this century. The same thing no doubt holds good for Saxony and Upper Silesia, Berlin, Hanover and the sea cities. At last we have world trade, a really big industry, a really modern bourgeoisie. But in return we have also had a real crash, and have likewise got a real, powerful proletariat. For the future historian, the roar of battle at Spichern, Marsla-Tour and Sedan, and everything connected therewith, will be of much less importance in the history of Germany from 1869-74 than the unpretentious, quiet but constantly progressing development of the German proletariat. As early as 1870, the German provocation and its natural effect: the general national enthusiasm in Germany. The German socialist workers did not allow themselves to become confused for a single moment. Not a trace of national chauvinism showed among them. In the midst of the wildest intoxication of victory they remained cool, demanding “”an equitable peace with the French republic and no annexations””, and not even martial law able to silence them. No battle glory, no talk of German “”imperial magnificence”” produced any effect on them; their sole aim remained the liberation of the entire European proletariat. We may say with assurance that in no other country have the workers hitherto been put to so hard a test and have acquitted themselves so splendidly. Martial law during the war was followed by the trials for treason, for ‘lèse majesté’ and for insulting officials, and the ever-increasing police chicanery of peace-time. The ‘Volksstaat’ had usually three or four editors in prison at the same time and the other papers in proportion. Every party speaker at all well known had to stand trial at least once a year and was almost always convicted. Deportations, confiscations, and the breaking-up of meetings followed one another, thick as hail. All in vain. The place of every person arrested or deported was immediately filled by another; for every broken-up meeting two new ones were called, and thus the arbitrary power of the police was worn down in one place after the other by endurance and strict conformity to the law. All this persecution had the opposite effect to that intended. Far from breaking the workers’ party or even bending it, it only brought ever new recruits to it and consolidated the organisation. In their struggle with the authorities and also individual bourgeois, the workers showed themselves superior, intellectually and morally, and proved, particularly in their conflict with the so-called “”providers of work, the employers, that they, the workers, were now the educated class and the capitalists the ignoramuses. And they conduct the fight for the most part with a sense of humour, which is the best proof of how sure they are of their cause and how conscious of their superiority. A struggle thus conducted, on historically prepared soil, must yield great results. The successes of the January elections stand out unique in the history of the modern workers’ movement and the astonishment aroused by them throughout Europe was fully justified”” [F. Engels, Prefatory Note to ‘The Peasant War in Germany’, London, July 1874] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Selected Works in Two Volumes. Volume I, London, 1962] (pag 650-652)”,”MAED-462″
“ENGELS Friedrich”,”Karl Marx. (1878)”,”Profilo biografico scritto da Engels nel 1878 e apparso sul “”Volkskalender”” di Wilhelm Brake, pubblicato a Braunshweig. Tradotto da Ivan nel 1999.”,”MAED-463″
“ENGELS Friedrich e KAUTSKY Karl, a cura di Enrico MAESTRI”,”Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’).”,”L’articolo ‘Juristen-Sozialismus’ è stato pubblicato da ‘Die Neue Zeit. Revue des geistigen und öffentlichen Lebens’ 5. 1887, H. 2, SS. 49-62 Enrico Maestri insegna Teoria generale del diritto e Metodlogia e logica giuridica presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Unversità degli Studi di Ferrara dove ricopre il ruolo di ricercatore di Filosofia del diritto. Ha al suo attivo la pubblicazione di un paio di monografie. “”La concezione del mondo medievale era essenzialmente teologica. L’unità del mondo europeo, che di fatto non era orientata verso l’interiorità, fu indirizzata dal Cristianesimo verso l’esterno, verso il comune nemico saraceno. L’unità del mondo europeo occidentale, che formò un gruppo di popoli che si svilupparono in costante interrelazione, fu tenuta insieme per mezzo del Cattolicesimo. Questo legame teologico non fu soltanto ideale. Esistette realmente, non solo nella figura del Papa, il suo punto centrale monarchico, ma soprattutto nella Chiesa, organizzata gerarchicamente e in prospettiva feudale, che manteneva in ogni Paese, in quanto proprietaria di circa un terzo del territorio, una enorme posizione di potere nella organizzazione feudale. La Chiesa con la sua proprietà fondiaria feudale era il legame fra i diversi Paesi, l’organizzazione feudale della Chiesa dava all’ordine feudale laico una consacrazione religiosa. Gli ecclesiastici erano inoltre l’unica classe colta. Era dunque ovvio che il Dogma della Chiesa fosse punto di partenza e base di tutto il pensiero. Giurisprudenza, scienze naturali e filosofia, tutto veniva rapportato ai contenuti della Chiesa. Ma nel grembo del Feudalesimo si sviluppò il potere della borghesia. Una nuova classe alzò la testa contro i grandi proprietari fondiari. I borghesi delle città erano soprattutto e in massima parte artigiani e commercianti, mentre il modo di produzione feudale si basava essenzialmente sull’autoconsumo, entro un ambito circoscritto, di quanto prodotto in parte dai produttori e in parte dagli esattori. La concezione cattolica del mondo modellata sul feudalesimo non poteva più bastare a questa nuova classe e alle sue condizioni di produzione e di scambio. Ciò nonostante anch’essa rimase ancora, per un periodo di tempo abbastanza lungo, vincolata alla onnipotente teologia. Tutte le Riforme religiose e le lotte condotte sotto lo stigma della religione che ad esse si collegarono, dal XIII fino al XVII secolo, non furono, su fronte teorico, nient’altro che ripetuti tentativi della borghesia, della plebe delle città e dei contadini, divenuti ribelli unendosi a queste due classi, di adeguare la vecchia concezione teologica alle mutate condizioni economiche e di vita della nuova classe. Ma non si riuscì. La bandiera religiosa sventolò per l’ultima volta nell’Inghilterra del XVII secolo, e appena cinquant’anni dopo, comparve in Francia la nuova concezione del mondo a viso aperto, che doveva diventare quella classica della borghesia: ‘la concezione giuridica del mondo’. Essa era una secolarizzazione della concezione teologica del mondo. Al posto del dogma del diritto divino, subentrò il diritto dell’uomo, al posto di quello della Chiesa, quello dello Stato”” [Friedrich Engels Karl Kautsky, a cura di Enrico Maestri, ‘Il socialismo giuridico (‘Juristen-Sozialismus’)’, Napoli, 2015] (pag 35-36) Il lento passaggio dalla concezione teologica del mondo alla ‘concezione giuridica del mondo'”,”KAUD-085″
“ENGELS Friedrich MARX Karl , a cura di Bernardino FANTINI”,”Il marxismo e la teoria dell’evoluzione. Estratto da ‘L’evoluzionismo’.”,”””Certo è che studiando fisiologia comparata si arriva a uno sdegnoso disprezzo per la concezione idealistica che pone l’uomo al di sopra degli animali. Ad ogni passo si batte il naso nella più completa concordanza di struttura con gli altri mammiferi; nei tratti fondamentali la concordanza si estende a tutti gli altri vertebrati e perfino – più confusamente – agli insetti, ai crostacei, alle tenie, ecc. La idea di Hegel del salto qualitativo nella serie quantitativa anche qui va benissimo”” [F. Engels a K. Marx, 14 giugno 1858, in Marx-Engels, ‘Opere complete’, v. XL, Roma, 1973, p. 352] (pag 149); “”Per il singolo animale il luogo dove è nato, l’ambiente di vita che trova, il numero e la qualità dei nemici che lo minacciano sono dovuti al caso. Per la pianta madre è dovuta al caso la direzione in cui il vento trasporta i suoi semi, per la pianta figlia il luogo in cui il seme trova terreno per il germoglio dal quale essa deriva; e l’assicurazione che anche in questo caso tutto è basato su ferrea necessità è una magra consolazione. Il groviglio di oggetti della natura su un determinato territorio, anzi, di più, sull’intera terra, rimane, con ogni predeterminazione a partire dall’eternità, quello che era: casuale. Hegel scese in campo contro entrambe le concezioni con i principi, fino ad allora mai uditi, che il casuale ha una causa, perché è casuale, proprio tanto quanto non ha causa alcuna, perché è casuale; che il casuale è necessario, che la necessità determina se stessa come casualità, e che d’altra parte questa casualità è piuttosto assoluta necessità (‘Logica’ II, libro III, 2; la realtà). La scienza naturale ha semplicemente lasciato da un canto questi principi come paradossali giochi di parole, come contraddittori assurdi e ha perseverato teoricamente, da un lato, nella vuotezza di pensiero della metafisica wolffiana, per la quale qualcosa o è necessario o è casuale, ma non entrambe le cose nello stesso tempo; o, d’altra parte, nel determinismo meccanico appena un po’ meno vuoto di pensiero, che nega, in generale, a parole, il caso, per riconoscerlo nella pratica in ogni singolo avvenimento. Mentre la ricerca scientifica continuava a pensare così, che cosa ‘faceva’ nella persona di Darwin? Darwin, nella sua opera di importanza storica, prende le mosse dalla più larga base esistente della casualità. Sono proprio le infinite, casuali particolarità degli individui all’interno delle singole specie, particolarità che si accentuano fino alla rottura del carattere della specie, le cui origini prossime stesse sono dimostrabili solo nel minor numero dei casi, che lo costringono a mettere in discussione il fondamento sul quale era fino allora basata ogni regolarità in biologia, il concetto di specie nella forma metafisica, rigida e inalterabile, che aveva fino ad allora avuto. Ma senza il concetto di specie tutta la scienza si riduceva a nulla. Tutti i suoi rami avevano per necessario fondamento il concetto di specie: l’anatomia umana e quella comparata – l’embriologia, la zoologia, la paleontologia, la botanica ecc. che cosa erano senza il concetto di specie? Tutti i loro risultati non erano soltanto posti in discussione, ma direttamente annullati. La casualità capovolge il concetto che fino ad allora si aveva della necessità (il materiale di circostanze casuali che si era andato frattanto accumulando ha sfiancato e spezzato la vecchia idea di necessità). L’idea che fino a allora si aveva di necessità non si reggi più. Serbarla significa imporre dittatorialmente alla natura come legge un’arbitraria determinazione dell’uomo, in contraddizione con se stessa e con la realtà; significa negare con ciò ogni necessità interna nella natura vivente, in generale, nel caotico regno del caso [Friedrich Engels, ‘Dialettica della natura’, in Marx-Engels, Opere complete, v. XXV, cit., pp. 504-505] (pag 151-152); “”Una ‘storia critica della tecnologia’ dimostrerebbe, in generale, quanto piccola sia la parte d’un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del secolo XVIII. Finora tale opera non esiste. Il Darwin ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali e animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita uguale attenzione la storia della formazione degli organi produttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? E non sarebbe più facile da fare, poiché, come dice il Vico, la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra? La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono. Neppure una storia delle religioni, in qualsiasi modo eseguita, che faccia astrazione da questa base materiale, è critica. Di fatto è molto più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate. Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico. I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienze naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle concezioni astratte e ideologiche dei suoi portavoce appena si arrischiano al di là della loro specialità”” [Karl Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1974, Libro I, pp. 384-385 e 414-415 nota] (pag 154-155) [(in) ‘L’evoluzionismo’ a cura di Bernardino Fantini, Roma, 1976]”,”MAED-464″
“ENGELS Friedrich”,”A situação da classe trabalhadora na Inglaterra.”,”Testo in lingua portoghese”,”MAED-465″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista.”,”””… (pag 115-116)”,”MAED-003-FV”
“ENGELS Federico, a cura di Lucio LOMBARDO RADICE”,”Sulla dialettica della natura. Antologia.”,”””Del resto noi non abbiamo nessun motivo di spaventarci del fatto che il livello di conoscenza a cui noi oggi siamo, sia tanto poco definitivo quanto lo sono stati tutti i precedenti. Questo livello abbraccia già un materiale enorme di conoscenze ed esige una specializzazione molto grande degli studi da parte di chi voglia familiarizzarsi in qualche specialità. Chi invece misura col metro di verità pure, immutabili, di ultima istanza, conoscenze che, per la natura delle cose, restano relative per lunga serie di generazioni e debbono essere portate a compimento passo a passo, e conoscenze tali che, come nella cosmogonia, nella geologia, nella storia umana, già per la deficienza del materiale storico, rimarranno sempre lacunose e incomplete, costui dimostra con ciò solo la sua ignoranza e la sua confusione, se anche, come avviene qui, lo sfondo vero e proprio non sia costituito dalla pretesa all’infallibilità personale. Verità ed errore, come tutte le determinazioni del pensiero che si muovono su un piano di opposizioni antitetiche, hanno validità assoluta solo in un campo estremamente limitato; (…). Non appena applichiamo l’antitesi verità-errore al di fuori di quel ristretto campo che abbiamo indicato sopra, essa diventa relativa e conseguentemente inutilizzabile per l’esatta maniera di esprimersi nella scienza; e se poi cerchiamo di applicarla come assolutamente valida al di fuori di quel campo, più che mai andiamo incontro al fallimento; i due termini dell’antitesi si cambiano rispettivamente nel loro contrario, la verità diventa errore e l’errore verità. Prendiamo come esempio la nota legge di Boyle (…)”” Federico Engels, ‘Sulla dialettica della natura, Antologia’, a cura di Lucio Lombardo-Radice, Palermo, 1968] (pag 52-53)”,”MAED-007-FV”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Mario CINGOLI”,”Materiali Marx-Engelsiani per il seminario istituzionale di filosofia della storia.”,”Lettere di F. Engels sul materialismo storico (a C. Schmidt, J. Bloch, F. Mehring, H. Starkenburg) Lettera di F. Engels a Franz Mehring (1) del 14 luglio 1893. “”(…) L’ideologia è un processo che viene bensì compiuto dal cosiddetto pensatore con coscienza, ma con una falsa coscienza. Le vere forze motrici che lo muovono gli rimangono sconosciute, altrimenti non si tratterebbe di un processo ideologico. Egli s’immagina dunque delle forze motrici false o apparenti. Poiché si tratta di un processo di pensiero, egli ne deduce tanto il contenuto che la forma dal pensiero puro, o dal proprio, o da quello dei suoi predecessori. Egli lavora con un materiale puramente intellettuale, che egli, senza guardar tanto nel sottile, prende come se fosse creato dal pensiero, senza sottoporre a ulteriore indagine un processo più lontano, indipendente dal pensiero, il che è del resto naturale per lui, perché ogni atto, essendo trasmesso dal pensiero, gli appare pure, in ultima istanza, fondato sul pensiero. L’ideologo storico (storico sta qui in modo riassuntivo per politico, giuridico, filosofico, teologico, in breve per tutti i campi che appartengono alla società e non soltanto alla natura), l’ideologo storico possiede, dunque, in ogni campo scientifico una materia che è stata creata dal pensiero di generazioni precedenti in modo indipendente, e che nel cervello di queste generazioni successive ha attraversato una propria serie di sviluppi indipendenti. E’ vero che dei fatti esteriori, appartenenti al proprio campo e ad altri campi, possono aver contribuito a determinare questa evoluzione, ma questi fatti, secondo la premessa tacita, sono essi stessi a loro volta, semplici frutti di un processo di pensiero, e così rimaniamo sempre ancora nel regno del pensiero puro, che ha felicemente digerito anche i fatti più duri. E’ innanzi tutto quest’apparenza d’una storia indipendente delle costituzioni degli Stati, dei sistemi giuridici, delle rappresentazioni ideologiche in ogni campo particolare, che acceca la maggior parte della gente. Quando Lutero e Calvino “”superano”” la religione cattolica ufficiale, quando Hegel “”supera”” Fichte e Kant, quando Rousseau col suo ‘Contratto sociale’ “”supera”” indirettamente il costituzionale Montesquieu, questo processo rimane all’interno della teologia, della filosofia, della scienza politica, costituisce una tappa nella storia di questi campi del pensiero e non esce dal campo del pensiero. E da quando si è aggiunta a ciò l’illusione borghese del carattere eterno e assoluto della produzione capitalistica, persino il superamento dei mercantilisti da parte dei fisiocrati e di Adam Smith passa per una semplice vittoria del pensiero, non come riflesso intellettuale di fatti economici modificati, ma come la comprensione esatta, finalmente raggiunta, di condizioni reali esistenti sempre e dappertutto. Ne risulta che se Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto avessero introdotto il libero scambio invece d’ingolfarsi nelle Crociate, ci sarebbero stati risparmiati cinquecento anni di miseria e di stupidità. Quest’aspetto del problema, che io posso qui soltanto accennare, credo che l’abbiamo tutti trascurato più di quanto non meritasse. E’ sempre la stessa storia: in principio viene sempre trascurata la forma per la sostanza. Come ho detto, anch’io ho fatto lo stesso, e l’errore non m’è apparso che dopo. Perciò non solo sono ben lontano dal farvene un rimprovero qualsiasi, perché come vecchio complice non ne ho nemmeno il diritto, al contrario, ma almeno vorrei attirare la vostra attenzione su questo punto per l’avvenire. A questo si lega anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, siccome noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia un’evoluzione storica indipendente, per questo negheremmo pure ad esse ogni efficacia storica. Vi è qui, alla base, la banale rappresentazione non dialettica di causa ed effetto come due poli che si oppongono l’uno all’altro in modo rigido; vi è l’ignoranza assoluta dell’azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo del tutto premeditato. (…)”” [Lettera di Friedirch Engels a Franz Mehring del 14 luglio 1893 (1)] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Materiali Marx-Engelsiani per il seminario istituzionale di filosofia della storia’, Milano, 1980, a cura di Mario Cingoli] [(1) Questa lettera venne scritta a proposito dell’articolo di Mehring ‘Del materialismo storico’, pubblicato in appendice al suo libro ‘La leggenda di Lessing’. In questo articolo Mehring faceva egli pure riferimento al libro di Barth di cui si parla nella lettera precedente (Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890). Franz Mehring (1846-1919), storico marxista tedesco, appartenne all’ala sinistra del partito e fu tra i fondatori del partito comunista tedesco]”,”MAED-469″
“ENGELS Friedrich, a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”La politica estera degli zar.”,”Interesse di Engels per la questione russa su due fronti: politica estera e situazione sociale (pag 25, introduzione) Engels, la Russia e l’Asia. “”Come già in passato, Engels attende (sarebbe meglio dire: spera) una rivoluzione in Russia nel giro di un tempo brevissimo: se la pace dura, l’assetto attuale della Russia «può durare ancora pochi mesi e poi non vi sarà altra soluzione che fare appello ai liberali, vale a dire creare un’assemblea nazionale di un qualunque tipo, e ciò, se io conosco bene la Russia, significa una rivoluzione della portata di quella del 1789» (57). Ancora qualche anno dopo, nel 1885, Engels scrive a Vera Zasulic che «laggiù il 1789 si avvicina» (58) e non importa se quelli che fanno la rivoluzione non sono direttamente in sintonia con gli interessi della rivoluzione: «gli uomini che hanno incendiato la polveriera saranno travolti da un’esplosione più forte di loro, che si troverà una via d’uscita come meglio potrà» (59). Ancora tre anni dopo Engels, in una lettera a Ion Nadejde, scrive che la santa alleanza dei tre assassini della Polonia sussiste ancora: nel 1815 tale alleanza fu fondata in opposizione allo spirito rivoluzionario del popolo francese, nel 1871 fu rafforzata a spese dell’Alsazia-Lorena, fatto che rese «la Germania schiava dello zarismo» (60) e lo zar arbitro dell’Europa: nel 1888, secondo Engels, tale alleanza (allude probabilmente a quel che resta del ‘Dreikaiserbund’), sussiste ancora per annientare il movimento rivoluzionario nei tre imperi. Ma è lo zar che è sempre il nemico numero uno: «Rovesciare lo zarismo ed annientare con questo l’incubo che grava sull’Europa è, a nostro avviso, la prima condizione dell’emancipazione delle nazioni dell’Europa centrale ed orientale. Nello stesso momento in cui lo zarismo risulterà abbattuto, noi assisteremo al disfacimento di quell’infausta potenza che è rappresentata da Bismarck, privata ormai del suo sostegno fondamentale. L’Austria si dissolverà e perderà la sola ragione della sua esistenza, ossia il fatto di rappresentare un ostacolo con la sua presenza all’assorbimento da parte dello zarismo delle nazionalità che si trovano tra i Carpazi e i Balcani; la Polonia verrà restaurata: la piccola Russia potrà liberamente scegliere le sue alleanze politiche; i romeni, i magiari e gli slavi del sud, liberi da ogni ingerenza straniera, potranno sistemare tra di loro ogni questione ed ogni problema di frontiera; infine, la nobile nazione dei grandi russi non si darà più ad avventure e conquiste insensate che fanno unicamente gli interessi dell’autocrazia, ma porterà a termine la sua autentica missione civilizzatrice in Asia, e insieme all’occidente, accrescerà le sue notevolissime capacità intellettuali e non si sbarazzerà più con i lavori forzati e con il patibolo dei suoi figli migliori» (61). Si noti che Engels ritiene che la missione vera e propria della Russia è la civilizzazione dell’Asia, vale a dire l’estensione delle conquiste politiche, sociali, civili e morali di un 1789 russo al continente asiatico: l’importanza per l’occidente di una rivoluzione russa è ancora una volta la soppressione dell’impalcatura autocratica dell’assolutismo zarista. Nel 1890, quando la «santa alleanza» ormai vacilla (travolta da insanabili disaccordi interni), Engels scrive il testo che qui presentiamo ai lettori: questo scritto; come abbiamo cercato di dimostrare, sistematizza in un modo che vuole essere organico una serie di convinzioni e di spunti già maturati negli anni precedenti. La rivoluzione non ha avuto luogo, il periodo «terroristico» è finito senza che lo stato zarista sia mai stato seriamente messo in discussione, il ventennio bismarckiano sta tramontando ed il pericolo di una guerra è ben ora più presente. In caso di guerra la cosa più importante è naturalmente sempre la distruzione dell’impero zarista”” [Bruno Bongiovanni, Introduzione][(in) Friedrich Engels, ‘La politica estera degli zar’, Milano, 1978] [(57) Engels e Eduard Bernstein (22-25.2.1882), in Eduard Bernstein ‘Briefwechsel mit Friedrich Engels, hrs, von Elmut Hirsch, Van Gorcum, Assen 1970, p. 86; (58) Engels a Vera Zasulic (23.4.1885, in K. Marx F. Engels, ‘India Cina Russia’, cit., p. 251; (59) Ibidem; (60) Engels a Ion Nadejde (4.8.1888), in Marx Engels, ‘Werke’, vol. 37, Dietz, Berlin, 1967, p. 4; Nadejde (1854-1928) era un socialista romeno; (61) Ibidem, p. 5]”,”MAED-009-FV”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Leonard E. MINS”,”Unpublished Letters of Karl Marx and Friedrich Engels to Americans.”,”Fonte Jstor 22.2.2018 Lettere inedite di Marx ed Engels agli americani “”This group of letters has been selected from a forthcoming book, ‘Letters to Americans’, by Karl Marx and Friedrich Engels, to be published later in the year by International Publishers, New York. They have been chosen because they treat aspects of the American labor movement and other phases of the American scene. They are communications written between 1880 and 1895, to F.A. Sorge, Florence Kelley Wischnewetzky, John Swinton and Hermann Schlüter, all of whom then played prominent parts in the American labor movement. None of these letters has ever been published in full before, and three of them, the letters to Swinton and one of the letters to Schlüter, appear in print for the first time. Many were published, in heavily emended form, in the ‘Briefe and Auszüge aus Briefen von Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx u.A. an F.A. Sorge und Andere (Stuttgart: J.H.W. Dietz Nachfolger, 1906). Some of the deletions in that edition were made by Sorge; other, which criticized prominent leaders of the American, German, French, and English Social-Democratic Parties rather caustically, were cut out by the editors, Karl Kautsky and Franz Mehring. The texts have been restored from the originals, in the New York Public Library and in the Marx-Engels-Lenin Institute in Moscow. A knowledge of the history of the German and American labor movements of the time is required for a full understanding of many of these letters. Unfortunately, there are no really adequate histories covering these movements, although Franz Mehring’s ‘Geschichte der deutschen Sozialdemokratie’ and Morris Hillquit’s ‘History of Socialism in the United States’ are useful aids. Hillquit’s work, aside from its schematic character, bear the mark of its author’s opportunism, while Mehring made rather serious mistakes in his evaluation of Bakunin, Lassalle, Von Schweitzer, and other figures in the international labor movement. Much factual material con be derived from the second volume of the ‘History of Labour in the United States’, by John R. Commons and his associates, although its authors’ remoteness from the labor movement makes their commentary wholly inadequate at times. The universality of Marx’s and Engels’ interests and the extraordinary penetration of their comments on the social scene have already been disclosed to American readers in their ‘Selected Correspondence’, published in English in 1935. Excerpts from their other letters dealing with American conditions will be found in that volume. (…) The extraordinary insight of Marx and Engels into conditions affecting the American labor movement, which they had to observe from the other side of the Atlantic, is clearly revealed in these letters. Engels’ castigation of sectarianism as one of the major vices of the immature labor movement in the United States still offers instructive guidance today, when this movement is at last coming to age. This selection from their correspondence gives further proof that Marxist theory is the most powerful tool available for the analysis of things as they are, as well as for changing them to what they ought to be”” (pag 218-219) [Leonard E. Mins, Introduzione] [(in) ‘Unpublished Letters of Karl Marx and Friedrich Engels to Americans’, ‘Science & Society’, New York, n. 2 spring 1938] [“”Questo gruppo di lettere è stato selezionato da un libro di prossima uscita, “”Letters to Americans””, di Karl Marx e Friedrich Engels, che sarà pubblicato prossimamente nel corso dell’anno da International Publishers, New York. Sono stati scelti perché trattano di aspetti del movimento operaio americano e altre di fasi della scena americana. Si tratta di comunicazioni scritte tra il 1880 e il 1895, a FA Sorge, a Florence Kelley Wischnewetzky, a John Swinton ea Hermann Schlüter, che hanno poi ricoperto ruoli di spicco nel movimento operaio americano. lettere mai pubblicate prima e tre di esse, le lettere di Swinton e una delle lettere di Schlüter, appaiono per la prima volta in stampa e molte sono state pubblicate, in forma fortemente emendata, in «Briefe e Auszüge aus Briefen von Joh. Phil Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx e FA Sorge und Andere (Stoccarda: JHW Dietz Nachfolger, 1906). Alcune delle cancellazioni di quell’edizione sono state fatte da Sorge; altre che criticavano esponenti di spicco dei partiti socialdemocratici americani, tedeschi, francesi e inglesi piuttosto caustiche, sono state eliminate dagli editori, Karl Kautsky e Franz Mehring. I testi sono stati restaurati dagli originali, nella biblioteca pubblica di New York e nell’istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca. È necessaria una conoscenza della storia dei movimenti operai tedeschi e americani del tempo per una piena comprensione di molte di queste lettere. Sfortunatamente, non ci sono storie veramente adeguate che coprano questi movimenti, anche se Franz Mehring “”Geschichte der deutschen Sozialdemokratie”” e “”Storia del socialismo negli Stati Uniti”” di Morris Hillquit sono utili aiuti. Il lavoro di Hillquit, a parte il suo carattere schematico, porta il marchio dell’opportunismo del suo autore, mentre Mehring ha commesso errori piuttosto seri nella sua valutazione di Bakunin, Lassalle, Von Schweitzer e di altre figure del movimento operaio internazionale. Molto materiale di fatto si può ricavare dal secondo volume della “”Storia del movimento operaio negli Stati Uniti””, di John R. Commons e dei suoi collaboratori, anche se la lontananza dei suoi autori dal movimento operaio rende a volte il loro commento totalmente inadeguato. L’universalità degli interessi di Marx ed Engels e la straordinaria penetrazione dei loro commenti sulla scena sociale sono già stati rivelati ai lettori americani nella loro “”Corrispondenza Scelta””, pubblicata in inglese nel 1935. Estratti dalle loro altre lettere che trattano delle condizioni americane saranno trovato in quel volume. (…) La straordinaria intuizione di Marx ed Engels sulle condizioni che influenzavano il movimento operaio americano, che venivano osservare dall’altra parte dell’Atlantico, è chiaramente rivelata in queste lettere. La critica di settarismo da parte di Engels come uno dei principali vizi del movimento operaio immaturo negli Stati Uniti offre ancora una guida istruttiva oggi, quando questo movimento sta finalmente giungendo al termine. Questa selezione dalla loro corrispondenza fornisce un’ulteriore prova del fatto che la teoria marxista è lo strumento più potente disponibile per l’analisi delle cose così come sono, nonché per cambiarle in ciò che dovrebbero essere”” (pag 218-219) [Leonard E. Mins , Introduzione] [(in) ‘Lettere inedite di Karl Marx e Friedrich Engels agli americani’, ‘Scienza e società’, New York, 2 primavera 1938]”,”MAED-470″
“ENGELS Friedrich”,”Le rôle de la violence dans l’histoire.”,”””Le note [di Engels] si interrompono qui. Bernstein ha pubblicato inoltre il ‘piano’ di Engels che segue, destinato senza dubbio all’ultimo capitolo (nota 1, pag 128) “”Voici, sous le titre le ‘Rôle de la violence dans l’histoire’, trois chapitres de l”Antidühirng’ (les chapitres II, III et IV de la seconde partie de l’ouvrage) dans une traduction nouvelle, et une importante étude de Friedrich Engels sur la genèse de l’Empire allemand et sur sa constitution après la guerre franco-allemande. Quelques indications sur ce dernier texte. Il a été composé par Engels vraisemblablement au cours de l’hiver 1887-88, mais il n’a pas été achevé et il a été publié pour la première fois, après la mort d’Engels, par E. Bernstein, en février-mars 1896, dans le premier volume de la XIVe année de la ‘Neue Zeit’; il a été réédité en 1920 par A. Conrady dans le volume intitulé ‘Reichsgründung und Kommune, avec une introduction «critique» dans laquelle l’èditeur attaque l’exposé d’Engels; puis, en 1930, par Rudolf Haus, dans le remarquable volume ‘Der Deutsch-Französische Krieg’. Ce volume contient encore l’un des chapitres de l”Anti-Düring’ que nous donnons ici, le chapitre III de la IIe partie et les articles écrits par Engels au cours de la guerre de 1870-71 dans la ‘Pall-Mall Gazette’. Avec les chapitres de l”Anti-Dühring’ et l’étude sur la genèse de l’Empire allemand, nous avons à la fois, à propos de la question du rôle de la violence dans l’histoire, l’exposé de la théorie et l’étude du cas concret”” [Note de l’éditeur] (pag 3) [(in) Friedrich Engels, ‘Le rôle de la violence dans l’ histoire’, Paris, 1939] [“”Con il titolo”” Ruolo della violenza nella storia “”, ecco tre capitoli dell’Antidühirng (capitoli II, III e IV della seconda parte del libro) in una nuova traduzione, e un importante studio di Friedrich Engels sulla genesi dell ‘Impero tedesco e la sua costituzione dopo la guerra franco-prussiana. Alcune indicazioni su quest’ultimo testo. Esso è stato scritto da Engels probabilmente durante l’inverno 1887-1888, ma non fu completato e fu pubblicato per la prima volta, dopo la morte di Engels, da E. Bernstein, nel febbraio-marzo 1896, nel primo volume del XIV anno della “”Neue Zeit””; esso è stato ristampato nel 1920 da A. Conrady nel volume intitolato ‘Reichsgründung und Kommune’, con un’introduzione “”critica””, nella quale l’editore attacca l’esposizione di Engels; poi, nel 1930, da Rudolf Haus, nel notevole volume ‘Der Deutsch-Französische Krieg’. Questo volume contiene ancora uno dei capitoli dell’Anti-Düring che noi pubblichiamo qui, il capitolo III della II parte II e gli articoli scritti da Engels durante la guerra del 1870-71 sulla Pall-Mall Gazette. Con i capitoli dell”Anti-Dühring’ e lo studio della genesi dell’impero tedesco, abbiamo allo stesso tempo, a proposito del ruolo della violenza nella storia, l’esposizione della teoria e lo studio del caso concreto”” [Nota dell’editore] (pagina 3) [(in) Friedrich Engels, “”Il ruolo della violenza nella storia””, Parigi, 1939]”,”MAED-471″
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”Antonio A. Santucci (Cava dei Tirreni, Salerno, 1949) si occupa del settore di studi gramsciani all’Istituto Gramsci di Roma. Autore di un’introduzione all’opera di Gramsci che ha vinto il XXIV Premio Iglesias (Antonio Gramsci, Ldb 117, Roma, Editori Riuniti, 1987) ha curato sempre per gli ER l’edizione di testi di Marx, Engels, Labriola e il recente volume collettaneo ‘Letture di Gramsci’. “”Ciò che la famiglia produce col suo lavoro nel proprio orticello e nel proprio piccolo campo diventa una decurtazione che la concorrenza consente al capitalista di fare sul prezzo della mano d’opera; gli operai sono costretti appunto ad accettare qualunque contratto, perché altrimenti non ricevono nulla, e non possono vivere soltanto del prodotto della loro terra; e dato che, d’altra parte, è proprio il possesso e la conduzione di questa terra, di questa proprietà, che li inchioda sul posto, non possono neanche cercarsi un’altra occupazione. Questo è il motivo per cui la Germania può comparire sui mercati mondiali a prezzi di concorrenza con tutta una serie di piccoli articoli. ‘Si deriva l’intero profitto del capitale da una decurtazione del salario normale, e si può quindi regalare al compratore tutto il plusvalore’. E’ questo il segreto del sorprendente basso prezzo della maggior parte degli articoli da esportazione tedeschi. Questa circostanza più di qualsiasi altra fa sì che anche in altri campi dell’industria le paghe e il tenore di vita dei lavoratori si mantengano, in Germania, al di sotto del livello dei paesi dell’occidente europeo. Il peso di tale bassa retribuzione della mano d’opera, retribuzione che è tenuta tradizionalmente molto al di sotto del valore della forza-lavoro, comprime anche i salari degli operai delle città, e perfino delle grandi città, al di sotto del valore della forza-lavoro, e ciò tanto più in quanto anche nelle città l’industria casalinga, con le sue cattive paghe, ha preso il posto dell’antico artigianato, ed anche qui abbassa il livello generale del salario. E a questo punto le cose sono chiare: fatti che in un precedente grado di evoluzione storica costituivano la base del relativo benessere del lavoratore – il collegamento dell’agricoltura e dell’industria, il possesso della casa, dell’orto e del campo, la sicurezza dell’abitazione – diventano oggi, nell’epoca del dominio della grande industria, non solo il vincolo più grave dei lavoratori, ma anche la peggiore sventura per tutta la classe operaia, la base di un abbassamento senza precedenti del salario al di sotto del suo livello normale, e ciò non soltanto per singole branche e singole zone dell’economia, ma per tutto il territorio nazionale. Non c’è da meravigliarsi che la grande e la piccola borghesia, che vivono e si arricchiscono di queste detrazioni abnormi praticate sui salari, caldeggino l’industria rurale, siano in favore del possesso della casa da parte dell’operaio e vedano come unico rimedio per ogni depressione agricola l’introduzione di nuove industrie casalinghe”” (pag 39-40) [Friedrich Engels, La questione delle abitazioni, Roma, 1991, a cura di Antonio A. Santucci]”,”CONx-001-FC”
“ENGELS Federico TURATI Filippo ADLER Vittorio KAUTSKY Karl”,”L’economia politica. Primi lineamenti di una critica dell’economia politica.”,”Reprint dell’edizione degli Uffici della Critica Sociale, Milano, 1895; ‘In memoria’ (commemorazione della morte di F. Engels) introduzione: ‘Engels-Marx’ di Filippo TURATI, ‘L’universalità di Engels’ di Vittorio ADLER, ‘Fedrico Engels nel settantesimo anniversario’ di Karl KAUTSKY postilla bibliografica note appendice: tre lettere di Engels a Turati (26 gennaio 1894), alla redazione della Critica sociale (27 ottobre 1894), al giornale ‘La Riscossa’ di Palermo (1895) “”(…) [L]a vera morte di Marx fu il giorno della morte di Engels. Questo è ciò che sentono istintivamente le masse e perciò doppiamente lo piangono. La scure del boscaiolo ora ha veramente atterrato la duplice liana, che al primo colpo era ferita, non morta. Il binomio è infranto: le radici sono sciorinate al sole. Ora la continuazione individuale, la sostituzione di uno stelo ad uno stelo non è più possibile: solo l’intera foresta può coprire e rinverdire il posto che questi due alberi spariti lasciano vacante. L’erede intellettuale di Marx e di Engels non sarà più un uomo, né due uomini, né una scuola, né un’accademia: sarà il proletariato tutto quanto; e il loro comune mausoleo sarà nella storia”” [Filippo Turati: ‘Marx-Engels’, introduzione] (pag 6-7); “”Marx voleva porre a base del suo trattato sulla rendita uno studio sui rapporti della proprietà territoriale in Russia, come nel primo volume del ‘Capitale’ aveva posto lo studio del lavoro salariato in Inghilterra. Engels impara il russo e aiuta l’amico nello spoglio di quelle ricchissime fonti. Già negli anni precedenti aveva approfondita la storia delle origini del cristianesimo e percorso tutta la più recente letteratura sull’argomento. Un abbozzo di questi studi fu pubblicato nella ‘Neue Zeit’. Pochi mesi prima di morire, si accorge di conoscere soltanto di seconda mano le geniali ricerche di Meynert sulla vita e la funzione della corteccia celebrale e non ha pace finchè non ne ha studiato la principale opera. Tutto ciò, mentre doveva attendere, al tempo stesso, alla pubblicazione del terzo volume del ‘Capitale’. Soltanto chi poteva studiare così poteva essere un maestro come Engels. Il socialismo, come è inteso da Marx e da Engels, non è soltanto una dottrina economica, è una dottrina universale. Il movimento del proletariato rivoluzionario non è che un frammento della rivoluzione del pensiero che caratterizza il nostro secolo. Ma non è facile a chi vive nel tumulto della lotta quotidiana cogliere e tener presente tutta la vastità del quadro. Fu Engels che ci insegnò a connettere, a non perder di vista la complessità dell’evoluzione, a tener conto di ogni progresso in tutti i campi del sapere e a cavarne profitto. E’ a lui, all’uomo che poteva scrivere: «noi socialisti tedeschi siamo orgogliosi di questo, che non deriviamo soltanto da Saint-Simon, Fourier e Owen, ma eziando da Kant, da Fichte, da Hegel»; è a lui che noi andiamo debitori se il partito socialista può chiamarsi il partito della scienza”” [Vittorio Adler, ‘L’universalità di Engels, scritto nel giorno del suo funerale’, introduzione] (pag 12-13); “”Il 28 novembre 1890 Federico Engels compieva i suoi 70 anni. Questo anniversario non poteva coincidere con un anno più glorioso: l’inverno aveva portato il 20 febbraio, la primavera il 1° maggio e l’estate i vari Congressi, che furono così splendido documento della potenza e dell’unità del pensiero socialista e gli schiusero nuovi dominii. Se uno sguardo alle vittorie di questi ultimi dieci mesi bastava a riempire di gioia noi giovani, quale soddisfazione non dovette provarne questo nostro veterano, che da cinquant’anni prende parte alla lotta, che vide la democrazia socialista in culla e che fu uno dei creatori delle basi sulle quali essa si rinforzò e vinse le sue battaglie! Ma Engels non partecipò soltanto alle vittorie; nel suo lungo cammino di uomo di parte egli sofferse anche le sconfitte della causa per la quale pugnava: il tramonto del cartismo, il naufragio delle rivoluzioni del ’48 e del ’49, la disfatta della Comune di Parigi, lo sciogliersi della Internazionale, la legge contro i socialisti in Germania: sconfitte così disastrose che, ad ognuna di esse, non solo gli avversari del proletariato giubilarono nella speranza d’averlo annichilito per sempre, ma anche i suoi timidi amici sentirono smarrirsi il coraggio e disperarono. Engels era di quelli che non appendono mai la carabina alla parete, e sempre ebbe la soddisfazione di vedere risorgere, più forte e più grande dopo la disfatta, la causa che egli propugnava, simile al gigante Anteo, che trae nuove forze dall’abbracciare la terra. Gli inizi dell’attività scientifica e politica di Engels coincidono con gl’inizi di quelle teorie e di quelle aspirazioni, onde scaturì la democrazia socialista internazionale moderna; da quei giorni la storia di lui è indivisibilmente connessa con la storia di questa. Se Engels scrivesse le sue memorie, esse sarebbero le memorie del partito: da Marx fuori, nessuno influì quanto lui sul socialismo internazionale”” [Karl Kautsky, ‘Federico Engels. Nel settantesimo anniversario (1). Engels e il partito socialista’ (introduzione)] (pag 17-18)] [(1) Questo scritto vide la luce in tedesco, fin dal 1890, nel fascicolo ottavo, annata IX, 1° vol. della ‘Neue Zeit’ (…)] ‘Se Engels scrivesse le sue memorie, esse sarebbero le memorie del partito'”,”MAES-186″
“ENGELS Friedrich”,”Pour comprendre “”Le Capital””. Suivi de deux études de Franz Mehring et Rosa Luxembourg sur le “”Capital””.”,”Contiene: – ‘La Borsa’ di Engels, note complementari sul terzo libro del Capitale (1895). [Punti 1-7: 1. Ruolo della Borsa nella produzione capitalistica; 2. Nel 1865, la Borsa non era ancora che un elemento ‘secondario’ nel sistema capitalista; 3. Oggi (1895) è diverso. Dopo la crisi del 1866 l’accumulazione ha avuto un ritmo accelerato in modo tale che l’estensione della produzione non ha tenuto dietro al ritmo dell’accumulazione di capitale…; 4. Trasformazione progressiva dell’industria in società per azioni, e pure del commercio…; 5. Stessa cosa nel dominio dell’agricoltura; 6. Gli investimenti esteri si fanno sotto forma di azione; 7. Il colonialismo, è oggi una versa succursale della Borsa…] “”La Bourse 1. Le rôle détenu par la Bourse dans la production capitaliste en général ressort du livre III, cinquième section, notamment chapitre XXVII. Mais, depuis 1865, date à laquelle le livré fut rédigé, des modifications sont survenues qui assignent aujourd’hui à la Bourse une importance accrue et toujours croissante, et qui marquent la tendance pour le développement ultérieur à concentrer dans les mains des boursiers la totalité de la production industrielle comme agricole, l’ensemble des moyens de circulation, de communication comme toutes les fonctions de l’échange. Ainsi, la Bourse devient lè représentant le plus éminent de la production capitaliste elle-même. 2. En 1865, la Bourse n’était encore qu’un élément secondaire dans le système capitaliste. Les papiers d’Etat représentaient la grande masse des valeurs boursières et, encore, leur masse était-elle relativement petite. A côté de cela, il y avait les banques par actions, qui dominaient sur le continent et en Amérique; en Angleterre elles s’apprêtaient seulement à engloutir les banques privées des aristocrates. Mais dans une mesure encore relativement insignifiante. Les actions des compagnies de chemin de fer, de même, n’existaient encore qu’en faible quantité par rapport à maintenant. Des établissements directement productifs, mais seulement peu sous forme de sociétés par actions. A cette époque, l’ «oeil du ministre» Remarques complémentaires sur le troisième livre du Capital (1895). D’après la copie photographique de I lnstitat lllarx-Engels-Lenine. (N. R.) était encore une superstition insurmontée et, comme les banques, surtout dans les pays les plus pauvres, en Allemagne, en Autriche, en Amérique, etc. Là Bourse était donc encore, en ce temps, un lieu où lés capitalistes se soutiraient l’un à l’autre leurs capitaux accumulés, et qui n’intéressait directement les ouvriers que comme nouvelle pièce à conviction de l’action générale démoralisante de l’économie capitaliste et comme confirmation des paroles de Calvi disant que la prédestination, alias le hasard, décide déjà dans cette vie du salut et de la damnation, de la richesse, c’est-à-dire la jouissance et la puissance, et de la pauvreté, c’est-à-dire la privation et la servitude. 3. Il en est maintenant autrement. Depuis la crise de 1866, l’accumulation s’est faite à un rythme toujours accéléré voire de telle manière qu’en aucun pays industriel, et en Angleterre moins qu’ailleurs, l’extension de la production n’a pusuivre l’accumulation et que l’accumulation de chaque capitaliste particulier ne pouvait être totalement employée dans l’agrandissement de sa propre affaire; l’industrie cotonnière déjà en 1845, escroquerie des chemins de fer. Avec cette accumulation, s’est également accru le nombre des rentiers, des gens rassasiés par la montée régulière des affaires, qui ne désiraient donc que s’amuser ou bien n’occuper que des postes de tout repos de directeur ou d’administrateur de compagnies. Et tertio, afin de faciliter l’investissement des capitaux liquides flottants, furent créés, partout où cela n’avait pas encore été fait, de nouvelles formes légales desociétés à responsabilité limitée, et les obligations des actionnaires, dont la responsabilité était jusque-là illimitée, furent également plus ou moins réduites (sociétés par actions en Allemagne, en 1890, 40 % de la souscription 4!). 4. Après cela, transformation progressive de l’industrie en entreprises par actions. Toutes les branches, l’une après l’autre, ont le même sort. En premier lieu, le fer, qui exige maintenant des fonds considérables (auparavant les mines, là où elles n’étaient pas encore partagées). Puis, l’industrie chimique dito. Constructions de machines. Sur le continent, l’industrie textile; en Angleterre, seulement encore dans quelques régions du Lancashire (filature Oldham, tissage Burnley, etc… Coopérative de tailleurs, celle-ci seulement comme première étape pour retomber dans les mains des patrons à la première crise) ; brasseries (il y a quelques années les brasseries américaines furent bazardées au capital anglais, puis les Guinness, Bass, Allsopp). Ensuite, les trusts, les entreprises énormes à direction commun (comme l’United Alcali). La firme particulière habituelle n’est de plus en plus qu’une première étape pour amener l’affaire à un niveau suffisamment élevé pour qu’on puisse la «fonder ». De même pour le commerce, Leafs, Parsons, Morleys, M. Dillon, toutes sont fondées. Il en va déjà pareillement des maisons de détail, et pas seulement sous l’apparence de la coopération comme chez les grands magasins (à la « Stores »). De même pour les banques et autres instituts de crédit également en Angleterre. – Une quantité infinie de nouvelles sociétés toutes à responsabilité limitée. Jusqu’aux vieilles banques comme Gilyns, etc., qui se transforment avec sept actionnaires privés en sociétés à responsabilité limitée. 5. De même dans le domaine de l’agriculture. Les banques énormément grossies, surtout en Allemagne, avec toutes sortes de noms bureaucratiques qui, de plus en plus, deviennent les créanciers hypothécaires; grâce à leurs actions, la propriété véritable des terres est transférée à la Bourse, et cela encore davantage lorsque les biens tombent aux mains des créanciers. Ici, la révolution agricole, de la culture à grande échelle agit puissamment; si cela continue, on peut prévoir que le territoire de l’Angleterre et de la France passera en Bourse. 6. Enfin, tous les investissements à l’étranger se font sous forme d’actions. Pour ne parler que de l’Angleterre: les chemins de fer américains, du Nord et du Sud (consulter la liste des valeurs) Goldberger, etc. 63 7. Ensuite, la colonisation. Celle-ci est aujourd’hui une véritable succursale de la Bourse, dans l’intérêt de laquelle les puissances européennes ont, il y a quelques années, partagé l’Afrique, et les Français, conquis Tunis et le Tonkin. L’Afrique est directement affermée (Niger, Afrique du Sud, Sud-Ouest africain allemand et Afrique orientale allemande) et le Mozambique et le Natal accaparés pour la Bourse du Rhodésia. (pag 93-96)”,”MAED-476″
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan.”,”Nel volume è inserita la relazione di PS sul tema ‘La condizione della donna nella società borghese’ (4 gennaio 1974) (4 fogli e mezzo manoscritti)”,”MAED-010-FV”
“ENGELS Federico”,”Socialismo utopistico e socialismo scientifico.”,”””In un’altra lettera Lafargue mi scriveva che la lettura di “”Socialisme utopique et Socialisme scientifique”” pubblicato a Parigi nel 1880, aveva determinato i capi del movimento rivoluzionario francese ad entrare nelle file del Socialismo. Ciò mi decise alla traduzione italiana edita quei nel 1883 a scopo di propaganda, ed essendo già da un pezzo completamente esaurita anche la 2° edizione, di questo eccellente lavoro di propaganda, posteriormente pubblicato a Milano, ho profittato della momentanea presenza a Benevento dell’onorevole Ferri, intrepido lottatore ed infaticabile e chiarissimo divulgatore del pensiero di Marx ed Engels, per pregarlo di curarne una 3° edizione”” (Pasquale Marginetti, Benevento, 8 giugno 1902) (pag 69)”,”MAED-011-FV”
“ENGELS Friedrich, a cura di Palmiro TOGLIATTI”,”Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”La contraddizione della filosofia hegeliana e l’azione liberatrice del libro di Feuerbach “”Come la borghesia, mediante la grande industria, la concorrenza e il mercato mondiale, dissolve praticamente tutte le vecchie, stabili e venerabili istituzioni, così questa filosofia dialettica dissolve tutte le nozioni di verità assoluta, definitiva, e di corrispondenti condizioni umane assolute. Per questa filosofia non vi è nulla di definitivo, di assoluto, di sacro; di tutte le cose e in tutte le cose essa mostra la caducità, e null’altro esiste per essa all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire, dell’ascensione senza fine dal più basso al più alto, di cui essa stessa non è che il riflesso del cervello pensante. Essa ha però anche un lato conservatore: essa giustifica determinate tappe della conoscenza e della società per il loro tempo e per le loro circostanze, ma non va più in là. Il ‘carattere conservatore di questa concezione è relativo’, il ‘suo carattere rivoluzionario è assoluto’: il solo assoluto ch’essa ammetta”” (pag 20-21); “”In ogni modo in questo sistema il pensiero e il suo prodotto intellettuale, l’idea, è l’elemento primordiale, la natura è l’elemento derivato, che non esiste, in generale, che per degradazione dell’idea. E in questa contraddizione, bene o male ci si dibatteva. Allora apperve l”Essenza del cristianesimo’ (2) di Feuerbach. D’un colpo essa ridusse in polvere la contraddizione, rimettendo sul trono senza preamboli il materialismo. La natura esiste indipendentemente da ogni filosofia; essa è la base sulla quale siamo cresciuti noi uomini, che siamo pure prodotti della natura; oltre alla natura e agli uomini non esiste nulla, e gli esseri più elevati che ha creato la nostra fantasia religiosa sono soltanto il riflesso fantastico del nostro proprio essere. L’incanto era rotto; il «sistema» era spezzato e gettanto in un canto; la contraddizione era rimossa, in quanto esistente soltanto nell’immaginazione. Bisogna aver provato direttamente l’azione liberatrice di questo libro, per farsi un’idea di essa. L’entusiasmo fu generale: in un momento diventammo tutti feuerbachiani . Con quale entusiasmo Marx salutasse la nuova concezione e quanto ne fosse influenzato, – malgrado tutte le riserve critiche, – lo si può vedere leggendo ‘La sacra famiglia’ (‘La sacra famiglia, ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer’, Francoforte, 1845)”” (pag 27-28) inserire”,”MAED-001-FC”
“ENGELS Friedrich, a cura di Roger e Éva DANGEVILLE”,”Guerre mondiale et révolution. Appendice aux ‘Écrits militaires’ de Marx-Engels.”,”Il 26 ottobre 2018, Eva Dangeville, moglie del traduttore e curatore Roger Dangeville ha dato il suo consenso alla diffusione di questo libro tuttora di grande attualità, in accesso libero. “”‘Gli scritti militari’ di Marx ed Engels pubblicati nel 1970 dalle edizioni L’Herne, si incentravano essenzialmente sulla fase di sistematizzazione nazionale rivoluzionaria in Europa dal 1848 al 1870. E’ solo nell’ultimo capitolo che vengono affrontate le questioni militari della fase ulteriore, in particolare con l’ultimo testo di Engels che prevedeva con precisione la prospettiva di una guerra mondiale devastatrice. La presente appendice costituisce lo sviluppo di quest’ultima parte che non si è potuta pubblicare a seguito del volume principale. E’ principalmente costituita dalle lettere di Engels, dal 1880 alla sua morte nel 1895, completate da qualche articolo, le une e le altre sovente inedite in francese. La natura frammentaria di questi scritti, al di fuori di qualche gradne lettera-manifesto, ha obbligato sotto pena di fastidiose ripetizioni, a moltiplicare le note complementari che contengono, per la maggior parte, degli estratti sovente indispensabili per la buona comprensione del testo. (…)”” (dall’ Avvertenza dei curatori) Indice. Guerra e questione delle nazionalità dopo il 1870. Principio di nazionalità e guerra europea. La soluzione rivoluzionaria. Guerra o rivoluzione nell’Europa intera. Le condizioni di un conflitto generale in Europa nel 1886. La Francia e la Germania di fronte al pericolo di guerra. Le condizioni di un conflitto generale in Europa nel 1886. L’ impasse della Germania bismarckiana. La crisi boulangista in Francia. Il socialismo tedesco di fronte al nuovo rischio di guerra russa. La guerra russo-tedesca e la rivoluzione proletaria. Guerra e tattica proletaria. Istruzioni per un possibile 1793 tedesco. Guerra mondiale e previsione marxista. Progetto militare della Socialdemocrazia. Verso la rivoluzione mondiale. Nota preliminare sulla previsione rivoluzionaria. Ipotesi per una rivoluzione «fin de siècle». Rivoluzione a partire da una crisi agraria. La rivoluzione richiede l’azione del proletariato in tre paesi decisivi. L’ America seguirà… La condizione economica: la crisi. Il contributo cinese. Allegato: Organizzazione e strategia militare della dittatura del proletariato nell’esperienza storica della Comune del 1871. Trasformazione della guerra degli Stati borghesi in guerra civile tra le classi. Il carattere della Comune. Chauvinismo borghese contro internazionalismo proletario. “”Non dimenticate che, se la Francia fa la guerra alla Germania nell’interesse e con l’aiuto dello zar, sarà la Germania a diventare il centro rivoluzionario”” (pag 143) “”Roger Dangeville (1925 – 9 September 2006 was a left communist activist most noted for his translation of Karl Marx’s Grundrisse and his work with Jacques Camatte. Dangeville was of Alsatian origin, growing up bilingual. He studied philosophy in Paris. In 1956 he was recruited to the International Communist Party (ICP) in 1956 by Suzanne Voûte. He soon started work on his translation of the Grundrisse, with some partial translations being circulated within the ICP by 1959.[2] For ten years he worked closely with Amadeo Bordiga, but broke with ICP in 1966. His following collaboration with Jacques Camatte, who left the ICP at the same time, was short lived. While Camatte went on to found Invariance, Dangeville founded Le fil du temps which ran from December 1967 to 1976 when the thirteenth and final issue appeared. Aside from producing a range of translations of the work of Karl Marx he also translated Karel Kosík’s Dialektika konkrétního (Dialectics of the Concrete) into French”” (f. wikip)”,”MAED-478″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le mouvement ouvrier français. Tome I. Tactique dans la révolution permanente.”,”prefazione: ‘Dialogue avec les morts, Avance et régression, Etat et parti, Rôle essentiel de la révolution bourgeoise dans le marxisme, De 1794 à la Commune de 1871, Les rapports de classes en France, La révolution permanente en France, La révolution permanente à l’échelle internationale’ (pag 5-30)”,”MAED-480″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le mouvement ouvrier francais. Tome II. Pour le parti de classe.”,”prefazione: ‘Seconde phase du mouvement ouvrier français’, Passage du parti de classe à l’Etat de la dictature ouvrière, Impérialisme et guerre, La stratégie révolutionnaire du parti, Ecroulement du second Empire, insurrection et république, Vers la Commune’ (pag 5-21)”,”MAED-481″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”La Nouvelle Gazette rhénane (Die Neue Rheinische Zeitung). Tome deuxième: 7 septembre 1848 – 4 février 1849.”,”traduzione di Lucienne Netter”,”MAED-484″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Textes sur le colonialisme.”,”””Il tuo articolo è splendido e ricorda assolutamente, per lo stile e il modo, i migliori giorni della ‘Neue Rheinische Zeitung’ (Marx a Engels, 14 febbraio 1858) (questione irlandese) (pag 342)”,”MAED-014-FV”
“ENGELS Friedrich”,”Le rôle de la violence dans l’histoire.”,”””Qu’est-ce qui se révèle précisément comme étant le «primitif» de la violence elle-même? La puissance économique, le contrôle sur les instruments de la violence par la grande industrie. La puissance politique sur mer, qui repose sur les navires de guerre modernes, montre qu’elle n’est aucunement «directe», mais qu’elle est, au contraire, ‘conditionnée’ par la puissance économique, par le haut niveau du développement de la métallurgie, par le travail de direction de techniciens qualifiés et par des mines de charbon de grand rendement”” (pag 25) [“”Cosa c’è precisamente all'””origine”” della violenza stessa? La potenza economica, il controllo sugli strumenti della violenza da parte della grande industria. La potenza politica sul mare, che si basa su le navi da guerra moderne, mostra che essa non è affatto “”diretta””, ma che essa è, al contrario, “”condizionata”” dalla potenza economica, dall’alto livello dello sviluppo della metallurgia, dal lavoro di direzione di tecnici qualificati e dalle miniere di carbone ad alto rendimento”” (n/s trad.)] [Friedrich Engels, ‘Le rôle de la violence dans l’histoire’, Editions Sociales, Paris, 1947]”,”MAED-001-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”L’origine de la famille de la proprieté privée et de l’ Etat.”,”””La dissolution de la société se dresse menaçante devant nous comme le terme d’une période historique dont le but final est la richesse, car une pareille période renferme les éléments de son propre anéantissement. La démocratie dans l’administration, la fraternité dans la societé, l’égalité des droits, l’instruction universelle, inaugureront la prochaine étape supérieure de la société, à laquelle travaillent constamment l’expérience, la science et la raison. ‘Ce sera une reviviscence, – mais sous une forme supérieure – de la liberté, de l’égalité et de la fraternité des antiques’ gentes”” (pag 236-237); [“”La dissoluzione della società si erge minacciosa davanti a noi come la fine di un periodo storico il cui obiettivo finale è la ricchezza, poiché un tale periodo contiene gli elementi del suo proprio annientamento. La democrazia nell’ amministrazione, la fraternità nella società, l’eguaglianza dei diritti, l’istruzione universale, inaugureranno la prossima tappa superiore della società, alla quale lavorano costantemente l’esperienza, la scienza e la ragione. ‘Questa sarà una reviviscenza, – ma in una forma superiore – della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità delle antiche’ gens”” (n/s trad.)] [Friedrich Engels, L’origine de la famille de la proprieté privée et de l’ Etat, Alfred Costes, editeur, Paris, 1948]”,”MAED-002-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Engels su Engels.”,”””L’annuncio che il manoscritto [del I volume de “”Il capitale””, ndr] è partito mi toglie una pietra dal cuore. Dunque finalmente un commencement d’exécution [inizio di esecuzione], come dice il Code pénal [Codice penale]. Per questo io bevo un bicchiere speciale alla tua salute. Il libro ha molto contribuito a rovinare la tua salute; adesso che te ne sei liberato, sarai anche un tutt’altro uomo”” (Engels, Lettera a Marx, 11 novembre 1866, Opere vol. XLII, pag 292, EdRiu)”,”MAED-487″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Charles F. HUBERT; TOSEL André”,”Textes de Marx et de Engels sur la dialectique (Hubert); Formes de mouvement et dialectique dans la nature selon Engels (Tosel).”,” Paragrafi (Hubert) 1. – Marxismo metodo non sistema 2. – Del buono e cattivo uso della dialettica 3. – Dialettica e filosofia 4. – Continuità del movimento dialettico 5. – I due materialismi 6. – Individualità e totalità 7. – Struttura e sovrastruttura «Mais de même que l’idéalisme passa par toute une série de phases de développement, il en est de même du matérialisme. Avec chaque découverte qui fait époque dans le domaine des sciences naturelles, il lui faut modifier sa forme, et depuis que l’histoire elle-même est soumise à l’étude matérialiste, s’ouvre également ici une nouvelle voie de développement» (1886) [Engels, ‘Ludwig Feuerbach et la fin de la philosophie classique allemande’, Paris, Editions Sociales, 1945, p. 17]; «Enfin, les Allemands [en Amerique] n’ont pas su faire jouer tous les ressorts de leur théorie [von ihrer Theorie aus dem Hebel anzusetzen] pour mettre en mouvement les masses américaines; pour la pluspart, ils ne comprennent pas eux-mêmes la théorie; ils la traitent doctrinairement et dogmatiquement, comme quelque chose qu’il faut apprendre par coeur, mais qui alors doit suffire purement et simplement à tous les besoins. Elle leur est un credo, et non pas un guide pour l’action (1)» [F. Engels à F.A. Sorge: lettre du 29 novembre 1886, dans Lettres et extraits de lettres de Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx et d’autres, adressées à F.A. Sorge et autres’, Stuttgart, J.H.W. Dietz succ. 1906 (en alld), p. 238] [(1) La dernière phrase du texte cité fut diffusée dans le mouvements ouvriers du monde entier par un passage de la ‘Maladie infantile du communisme’ de Lénine (éd. Paris, Editions sociales, 1946, p. 43] [(in) ‘Textes de Marx et de Engels sur la dialectique’, a cura di Charles F. Hubert, Exprit, n. 145, mai-juin 1948 (pag 985-986)] “”Ma proprio come l’idealismo ha attraversato tutta una serie di fasi di sviluppo, così è anche per il materialismo. Con ogni scoperta epocale nelle scienze naturali, deve cambiare forma, e poiché la storia stessa è soggetta allo studio materialista, anche qui si apre una nuova via di sviluppo ”(1886 ) [Engels, “”Ludwig Feuerbach e la fine della filosofia classica tedesca””, Parigi, Editions Sociales, 1945, pag. 17]; “Infine, i tedeschi [in America] non hanno saputo utilizzare tutte le conoscenze della loro teoria [von ihrer Theorie aus dem Hebel anzusetzen] per mettere in movimento le masse americane; la maggior parte di loro non comprende la teoria stessa; la trattano dottrinalmente e dogmaticamente, come qualcosa che deve essere appreso a memoria, e che quindi deve essere puramente e semplicemente sufficiente per tutte le esigenze. Per loro è un credo, non una guida per l’azione (1)”” [F. Engels to F.A. Sorge: lettera del 29 novembre 1886, in Lettere ed estratti di lettere di Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx e altri, indirizzate a F.A. Sorge e altri ‘, Stoccarda, J.H.W. Dietz succ. 1906 (in tedesco), p. 238] [(1) L’ultima frase del testo citato fu diffusa nei movimenti dei lavoratori di tutto il mondo da un brano della “”Malattia infantile del comunismo”” di Lenin (ed. Parigi, Edizioni sociali, 1946, p. 43] [( in) “”Testi di Marx ed Engels sulla dialettica””, a cura di Charles F. Hubert, Exprit]”,”MAED-488″
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Mario DAL-PRA”,”Materialismo storico e storiografia filosofica.”,”””Se la tecnica dipende certamente per la più grande parte dallo stato della scienza, questa dipende a maggior ragione dallo ‘stato’ e dai ‘bisogni’ della tecnica. Quando la società ha dei bisogni tecnici, questa è per la scienza un aiuto più grande di dieci università. Tutta l’idrostatica (Torricelli, ecc.) è uscita dal bisogno di regolare i torrenti di montagna in Italia nei secolo XVI e XVII. Dell’elettricità sappiamo qualcosa di razionale solo da quando è stata scoperta la possibilità della sua applicazione tecnica. Ma in Germania, purtroppo ci si è abituati a scrivere la storia delle scienze come se fossero cadute dal cielo”” [F. Engels, Lettere sul materialismo storico’, in Marx-Engels, Opere scelte, p. 1252]; Quanto più il terreno che stiamo indagando si allontana dal terreno economico e si avvicina al terreno ideologico puramente astratto, tanto più troveremo che esso rappresenta nella sua evoluzione degli elementi fortuiti, tanto più la sua curva si svolge a zig zag. Ma se vi provate a tracciare l’asse medio della curva troverete che, quanto più lungo è il periodo preso in esame e quanto più esteso è il terreno studiato, tanto più questo asse si avvicina all’asse della evoluzione economica e corre parallelamente a quest’ultimo”” [Idem, p. 1253] [Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Mario Dal Pra, Materialismo storico e storiografia filosofica, Cuem, Milano, 1970, pag 51-52]”,”MAED-003-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti.”,” “”Marx ed Engels si resero conto rapidamente della situazione, e forse anche per questo, come probabilmente anche per l’insuccesso della ‘Sacra Famiglia’, non si curarono molto della pubblicazione della ‘Ideologia germanica’, dopo i primi tentativi. Ora importava partecipare al movimento della opposizione e della rivoluzione, far comprendere e far conoscere la sistemazione «scientifica», «critica», che i due amici avevano dato al movimento di idee degli utopisti e dei teorici di riforme sociali, e agire di conseguenza. E così i due amici fecero durante quello che viene chiamato dai biografi periodo di Bruxelles (1845-48). Engels era già in contatto con gli uomini della Lega dei giusti; Marx, dopo i contatti coi gruppi francesi parigini, prende ora contatto con il movimento tedesco, già a carattere internazionale, di Parigi e di Londra, tanto attraverso Engels, quanto attraverso il gruppo di Bruxelles, e, soprattutto, attraverso i «comitati di corrispondenza» organizzati a Bruxelles dai due amici, sembra, con lo scopo di coordinare la corrispondenza che era sviluppatissima fra i vari nuclei, gruppi, sezioni, ecc. della Lega dei giusti. (…) Inoltre, c’era l’attività di formazione reciproca, di discussione, di sorveglianza critica sulla attività divulgativa e propagandistica; tutto questo doveva avere espressione pubblica in una rivista, che attraverso gli scambi di idee assicurasse il carattere internazionale e unitario dei vari movimenti. Era un programma d’azione notevole: attraverso la sistemazione dello scambio di dottrine, di informazioni, di idee, attraverso la discussione e il lavoro per assicurare una certa unità e coerenza al movimento (e Bruxelles costituiva una sede di prim’ordine, per la facilità di rapporti con la Germania, la Francia e l’Inghilterra), Marx ed Engels venivano ad assumere una funzione preminente nel movimento stesso. L’importanza dell’azione politica che essi speravano così di compiere, e su un piano internazionale, come Engels sottolinea, spiega come Marx ed Engels abbandonassero ora quella diffidenza per le società segrete e le cospirazioni che li aveva fino a questo momento tenuti lontani da attività di questo genere. Del resto, pochi anni dopo, Marx dava una rappresentazione vivace e penetrante del mondo delle cospirazioni, dalla quale risultano tanto le ragioni della diffidenza, e del primo tenersi lontani, quanto le ragioni della successiva partecipazione: ragioni che si riassumono nella distinzione fra cospirazioni e società segrete borghesi e cospirazioni e società segrete proletarie”” (pag 17-19) [introduzione di Emma Cantimori Mezzomonti] [Karl Marx Friedrich Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1963]”,”MAED-004-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Viandante e soldato della rivoluzione.”,”””‘La belle France!’ In realtà i Francesi hanno una gran bella terra, e mille ragioni d’esserne fieri. Quale paese in Europa vorrà misurarsi con la Francia in ricchezza, varietà di attitudini e di prodotti, universalità? La Spagna? Ma due terzi della sua superficie sono, o per negligenza o per natura, un rovente deserto di pietre, e il lato atlantico della penisola, il Portogallo, non le appartiene. L’Italia? Ma, da quando la via del commercio mondiale corre attraverso l’Oceano, da quando le navi a vapore solcano il Mediterraneo, l’Italia se ne sta lì derelitta. L’Inghilterra? Ma da ottant’anni l’Inghilterra si è buttata al commercio e all’industria, al fumo del carbone e all’allevamento del bestiame; e ha un cielo orribilmente plumbeo, e niente vini. E la Germania? A nord una piatta distesa di sabbia divisa dal meridione d’Europa dalla parete di granito delle Alpi; povera di vini; paese della birra, della grappa forte e del pan di segala, dei fiumi e delle rivoluzioni insabbiati! Ma la Francia! Lambita da tre mari, percorsa in tre direzioni da cinque grossi fiumi; clima a nord quasi tedesco e belga, a sud quasi italiano; a nord grano, a sud mais e riso; a nord colza, a sud olivo; a nord lino a sud seta, e quasi ovunque vino. E che vino! Quali diversità dal Bordeaux al Borgogna, dal Borgogna al greve St. Georges, Lunel, Frontignan del sud, e da questa allo spumeggiante Champagne! Quali varietà di bianco e di rosso, dal Petit Mâcon o dal Chablis al Chambertin, al Château Larose, al Sauterne, al Roussilon, all’Ai Mousseux! E pensate, inoltre, che ognuno di questi vini suscita una diversa ebbrezza, che con poche bottiglie si possono percorrere tutti gli stadi intermedi dalla quadriglia musardiana (2) alla «Marsigliese», dalla folle lascivia del cancan a pazzo ardore della febbre rivoluzionaria, e infine, con una bottiglia di Champagne, ripiombare nel più gaio umor carnascialesco del mondo! E soltanto la Francia ha una Parigi; una città in cui la civiltà europea si dispiega nella sua fioritura più completa, i cui tutte le fibre nervose della storia europea convergono, e dalla quale a intervalli cadenzati si sprigionano le cariche elettriche che fanno tremare il pianeta; una città la cui popolazione unisce; come mai nessun altro popolo della terra, la passione del piacere alla passione dell’azione storica, i cui abitanti sanno vivere come i più raffinati epicurei di Atene e morire come i più impavidi Spartani, Alcibiade e Leonida insieme; una città che è davvero , come dice Louis Blanc, cuore e cervello del mondo!”” [F. Engels, ‘Senna e Loira’ [pagine di diario (1848) pubblicate per la prima volta sulla Neue Zeit 1898-99, I volume, nr. 1 e 2] [Friedrich Engels, ‘Viandante e soldato della rivoluzione’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, (pag 3-4)] [(2) Cioè del compositore Philippe Musard (1793-1859)]”,”MAED-005-FGB”
“ENGELS Friedrich a cura di Paolo RAMAT”,”Storia e lingua dei germani. Scritti filologici.”,”Paolo Ramat, figlio del critico letterario e partigiano Raffaello Ramat e fratello del poeta Silvio Ramat, si è laureato in Glottologia all’Università di Firenze nel 1958, dove ebbe come maestri il linguista Giacomo Devoto, Giovanni Pugliese Carratelli e Alessandro Setti. Professore ordinario di Filologia Germanica alle Università di Cagliari (1968-1971) e Pavia (1971-1974), è stato Direttore dell’Istituto di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Cagliari (1968-1971) e dell’Istituto di Germanistica dell’Università di Pavia (1971-1974). Dal 1974 al 2007 è stato ordinario di Glottologia all’Università di Pavia, dove dal 1974 al 1985 è stato Direttore dell’Istituto di Glottologia, dal 1989 al 1991 del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e dal 1994 al 2002 dei Dipartimento di Linguistica. Nel 2006 ha ottenuto la laurea ‘honoris causa’ all’Università di Erfurt (Germania). (wikip) Engels sugli schiavi “”L’agricoltura, il ramo di produzione decisivo in tutto il mondo antico, ritornava ad esserlo più che mai. In Italia gli enormi complessi fondiari (latifondi), che a datare dalla fine della repubblica comprendevano quasi tutto il territorio, erano stati sfruttati in due modi: o come pascoli, dove la popolazione fu sostituita da pecore e buoi, alla cui sorveglianza bastavano pochi schiavi; o come ville; in cui con masse di schiavi si praticava l’orticoltura n grande stile; in parte per il lusso del proprietario, in parte a scopo di vendita sui mercati cittadini. I grandi pascoli erano stati conservati e forse anche allargati; le ville e la loro orticoltura erano andate in rovina per l’impoverimento dei loro proprietari e la decadenza delle città. L’economia dei latifondi, fondata sul lavoro degli schiavi, non fruttava più; ma era, allora, l’unica forma possibile della grande agricoltura. (…) (pag 195-196)”,”MAED-007-FGB”
“ENGELS Federico”,”Socialismo utopistico e socialismo scientifico.”,” “”Dal momento che la società avrà preso possesso dei mezzi di produzione, essa non produrrà più merci; essa porrà fine cioè alla forma dell’appropriazione dei prodotti in virtù della quale, come abbiamo visto, il prodotto domina il produttore. Il disordine nella produzione sociale farà posto ad una organizzazione cosciente e sistematica. La lotta per l’esistenza individuale scompare. Non è se non da questo momento, che si potrà dire, in un certo senso, che l’uomo si è definitivamente separato dal regno animale; esso avrà, infine, mutate le condizioni di esistenza, che sin qui hanno dominato gli uomini, saranno d’allora in poi sottomesse al loro controllo. Divenendo padroni della loro propria organizzazione sociale, essi diverranno perciò stesso, per la prima volta, padroni reali e coscienti della natura. Le leggi che reggono la loro propria azione sociale si sono sin qui erette di fronte agli uomini come leggi inesorabili della natura, esercitanti su di essi una dominazione estranea; ma da allora in poi gli uomini applicheranno coteste leggi con piena conoscenza di causa, e per questo fatto, essi le domineranno. La forma nella quale gli uomini si organizzeranno in società, forma sin qui per così dire data dalla natura e dalla storia, sarà allora l’atto della loro libera iniziativa. Le forze obiettive, che sin qui hanno diretto la storia, da questo momento passano sotto il controllo degli uomini. Non è che a partire da questo momento, che gli uomini faranno la loro storia futura da esseri pienamente consci di quel che fanno, e che le cause sociali che essi porranno in movimento produrranno in una misura sempre più crescente gli effetti voluti. L’umanità uscirà infine dal regno della fatalità per entrare in quello della libertà. Compiere quest’atto, che affrancherà il mondo, ecco la missione storica del Proletariato moderno. Approfondire le condizioni storiche, e con esse il carattere specifico e le conseguenze inevitabili di quest’atto, dare alla classe chiamata all’azione, ma oggi oppressa, la piena coscienza delle condizioni e della natura della sua propria azione imminente, ecco la missione della espressione teorica del movimento proletario, che è il Socialismo Scientifico”” (pag 69-71) [Federico Engels, Socialismo utopistico e socialismo scientifico, Editrice Avanti!, Milano, Sd]”,”MAED-008-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Sull’ Irlanda. L’unica raccolta completa degli scritti di Marx ed Engels sulla questione irlandese.”,”””Esclusa l’agricoltura, il capitale complessivo dell’Irlanda investito nell’industria e nel commercio si è accumulato lentamente durante gli ultimi due decenni e con forti fluttuazioni costantemente ricorrenti; con tanta maggiore rapidità si è sviluppata invece la concentrazione delle sue parti costitutive individuali. Infine, per quanto esiguo possa essere stato il suo aumento assoluto, in relazione alla popolazione decrescente è aumentato fortemente. (finire) (pag 119-120)”,”MAED-019-FV”
“ENGELS Friedrich”,”Scritti inediti sulle lotte operaie. Scritti inediti sui sindacati. Tratti dal Labour Standard, maggio-luglio 1881.”,”””Il livello medio dei salari è uguale alla somma dei bisogni sufficienti a mantenere in vita la razza dei lavoratori in un certo paese in accordo con lo standard di vita abituale di quel paese. Quello standard di vita può essere assai diverso per le diverse categorie di lavoratori. Il grande merito delle Trade Unions, nella loro lotta per mantenere alti i livelli dei salari e per ridurre le ore lavorative, consiste nel fatto che esse tendono a mantenere ed ad elevare il livello di vita dei lavoratori. Ci sono moltissimi mestieri nell’East End di Londra il cui lavoro è più o meno tanto difficile quanto quello dei muratori e dei garzoni, tuttavia in questi mestieri si guadagna a malapena la metà delle paghe di questi ultimi. E perché questo? Semplicemente perché una potente organizzazione permette agli uni di mantenere un relativamente alto standard di vita quale misura sulla quale vengono calcolati i loro salari; mentre gli altri, disorganizzati ed indifesi, devono assoggettarsi, non solo agli inevitabili soprusi dei loro datori di lavoro, ma anche a quelli arbitrari, il loro standard di vita viene gradualmente ridotto ed essi apprendono a vivere su paghe sempre più basse, mentre queste paghe cadono naturalmente a quel livello che essi stessi hanno appreso a considerare e ad accettare come sufficiente. La legge dei salari non è quindi una legge dura e precisa; non è inesorabile entro certi limiti. Vi è in ogni momento (salvo i periodi di grande depressione) per ogni mestiere una certa latitudine entro la quale i livelli di paga possono essere modificati dal risultato della lotta tra le due parti contendenti. In ogni caso i salari vengono stabiliti da una contrattazione, ed in una contrattazione, chi resiste più a lungo e meglio, ha le possibilità di ottenere più di quanto l’altra parte è disposta a concedere. Se un lavoratore isolato tenta di negoziare il suo accordo con il capitalista, viene di solito battuto con facilità e deve arrendersi a discrezione; ma se un intero gruppo di lavoratori forma un’organizzazione potente, raccoglie fra i propri membri un fondo che permetta loro di sfidare i datori di lavoro quando sorge la necessità, ed in tal modo si mette in grado di trattare con gli impresari da potenza a potenza, allora, e solo allora, essi hanno la possibilità di ottenere quelle briciole che, in base alla costituzione economica della società presente, possono esser chiamate «un giusto salario per una giusta giornata di lavoro»”” (pag 9-10) [Friedrich Engels, ‘Scritti inediti sulle lotte operaie. Scritti inediti sui sindacati. Tratti dal Labour Standard, maggio-luglio 1881’, Edizioni Prometeo, Milano, 1978] ‘Un operaio, assieme ad altri lavoratori, attraverso l’organizzazione sindacale si mette in grado di trattare con gli impresari da potenza a potenza’”,”SIND-034-FV”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Fabio FREDDI”,”Scritti sull’educazione.”,”Abolizione dell’antagonismo tra lavoro e scienza. La vita alienata è la vita della ‘proprietà privata’ “”La proprietà privata ci ha resi così stupidi e limitati, che un oggetto è ‘nostro’ unicamente quando è nelle nostre mani, quando esiste per noi come capitale o quando l’abbiamo in possesso immediato, quando lo mangiamo, lo beviamo, lo portiamo sul nostro corpo, lo abitiamo ecc., in breve quando lo consumiamo. Sebbene la proprietà privata comprenda tutte queste immediate realizzazioni del possesso, solamente come ‘mezzi’ di sussistenza, tuttavia la vita alla quale servono da mezzo è ‘la vita della proprietà privata’ – il lavoro e la capitalizzazione. Di conseguenza, al posto di ‘tutti’ i sensi fisici e intellettuali c’è la semplice alienazione di ‘tutti’ questi sensi, cioè il senso del ‘possesso’. L’essere umano doveva essere ricondotto a questa assoluta povertà, in modo da far nascere da lui stesso la propria ricchezza interna. (Sulla nozione dell”avere’, vedi Moses Hess in ‘Le ventun foglie’). L’abolizione della proprietà privata porterà dunque la totale ‘emancipazione’ di tutti i sensi e di tutte le capacità umane; ma essa è questa emancipazione proprio perché questi sensi e queste capacità sono diventati umani, tanto oggettivamente che soggettivamente. L’occhio diventa occhio ‘umano’ quando il suo ‘oggetto’ diventa un oggetto sociale, ‘umano’, che viene dall’uomo e va all’uomo. Da allora i sensi sono diventati ‘teorici’ nella loro azione immediata. Si rapportano all’oggetto, nel fine dell’oggetto mentre l’oggetto stesso è diventato un rapporto umano oggettivo di fronte a se stesso e all’uomo, e inversamente (1)””. Il bisogno o il godimento hanno perduto per questo fatto la loro natura ‘egoistica’, e la natura ha perduto la sua ‘pura umiltà’, nel momento in cui l’utile è divenuto utile ‘umano’ (pag 101-102) [K. Marx F. Engels, ‘Scritti sull’educazione’, Edizioni Il Formichiere, Milano, 1976] [(1) Nella pratica posso rapportarmi umanamente all’oggetto solo se l’oggetto si rapporta umanamente all’uomo]”,”MAED-020-FV”
“ENGELS Federico”,”Il socialismo utopico e il socialismo scientifico.”,”””La presente pubblicazione è stata riveduta tanto dall’autore residente a Londra, quanto dal traduttore francese Paolo Lafargue nelle prigioni di S.te Pelagie a Parigi, dove sta ora purgando la condanna di 6 mesi di carcere per delitto di propaganda socialista rivoluzionaria, Benevento, Luglio 83″” (in apertura) “”Pel metafisico, le cose e il loro riflesso intellettuale, le nozioni, sono degli oggetti d’analisi isolati che debbono essere considerati gli uni dopo gli altri, gli uni senza gli altri; degli oggetti invariabili, fissi, immobili, dati una volta per sempre. Egli pensa per antitesi spogliate di tutt’i termini medii; egli parla col sì e col no; tutto ciò che è al di là è senza valore. Per lui una cosa esiste o non esiste; una cosa non può essere essa stessa e un’altra cosa nello stesso tempo. Il negativo e il positivo si escludono assolutamente. La causa e l’effetto sono in rigida contrapposizione l’una all’altro. Questa maniera di vedere ci appare, a primo aspetto, estremamente plausibile, poichè essa è quella del sedicente ‘senso comune’. Questo senso comune, compagno tanto rispettabile, sino a tanto che rimane rannicchiato nel suo buco, scavato per suo uso, incontra delle curiose avventure, tosto che si rischia nel largo mondo della scienza. E il metodo metafisico, per quanto sia giustificato e necessario in un numero di dominii più o meno estesi secondo l’oggetto dell’analisi, presto o tardi giunge ad un limite al di là del quale diviene parziale, ristretto, astratto, e si perde in contraddizioni insolubili. Nella contemplazione dei fatti isolati, esso dimentica le loro relazioni reciproche; in quella della loro esistenza, il loro divenire e il loro morire; in quella del loro riposo, il loro movimento; gli alberi gl’impediscono di vedere la foresta. Non possiamo dire, con abbastanza esattezza pei bisogni di tutt’i giorni, se un animale esiste o no. Ma una ricerca più approfondita ci fa vedere che molte volte questo problema è dei più imbrogliati, come lo sanno benissimo i giuristi che si sono ingegnati a trovare un limite razionale, al di là del quale la distruzione del feto nel seno della madre sarebbe un assassinio. È del pari impossibile di fissare il momento della morte; la ricerca fisiologica ha dimostrato che la morte non è un fenomeno istantaneo, ma un processo di lunghissima durata. Similmente ogni essere organico è nello stesso momento sé stesso e un altro sé stesso; nello stesso istante, esso assimila delle materie estranee e disassimila la sua propria materia, nello stesso istante delle cellule del suo corpo muoiono ed altre si creano. In un tempo più o meno lungo la materia del suo corpo è rinnovata intieramente e rimpiazzata da altri atomi di materia, di maniera che ogni essere organico è sempre sé stesso e non sé stesso. Guardando le cose più dappresso, noi vediamo che i due poli di un antinomia, il positivo ed il negativo, sono tanto inseparabili quanto opposti l’uno all’altro, penetrandosi mutuamente malgrado tutta la loro opposizione. Nello stesso modo la causa e l’effetto sono delle idee che non hanno valore che nella loro applicazione ai casi isolati, ma tosto che il caso isolato è considerato nelle sue relazioni generali col rimanente dell’universo, essi si confondono e svaniscono nell’incatenamento d’una reciprocanza universale dove causa ed effetto cangiano costantemente di posto, dove ciò che era causa ad un luogo e ad un momento diviene effetto in un altro luogo e in un altro momento e viceversa”” (pag 25-27) [F. Engels, Il socialismo utopico e il socialismo scientifico’, Stabilimento Tipografico F. De Gennaro, Benevento, 1883 – La Cava & Steeger, Napoli, 1884] Si veda pure: http://www.centropasqualemartignetti.it/centro-martignetti/pasquale-martignetti/ Treccani: MARTIGNETTI, Pasquale. Nacque a Benevento, il 27 luglio 1844, da una famiglia di modesti negozianti, Salvatore e Teresa Maddaloni. Il M., i cui studi si fermarono alla quarta elementare, nel 1867 trovò un impiego presso l’archivio notarile di Benevento. Poco dopo sposò Giuseppina Collarile (Benevento 1853-1919), una maestra elementare, da cui ebbe due figli e il cui magro stipendio sarebbe divenuto l’unica entrata certa nel bilancio della famiglia. Le prime notizie pubbliche del M. si hanno a partire dal 1877, quando cominciò a collaborare con il settimanale milanese La Plebe. L’anno successivo scrisse un articolo sul processo agli internazionalisti della banda del Matese, svoltosi a Benevento (La Plebe, 31 ag. 1878). Pur non mancando un rilievo critico su quel tentativo insurrezionale («l’ambiente non era ancora preparato a ricevere le nuove idee»), traspariva una palese simpatia verso quei «valorosi e generosi» giovani, «dal nobile contegno» e dalla «inappuntabile condotta morale». Il 1883 fu un anno di particolare importanza nella vita del Martignetti. Entrato in rapporti epistolari con P. Lafargue, genero di K. Marx, ne seguì il suggerimento di tradurre in italiano l’opuscolo Socialisme utopique et socialisme scientifique (che raccoglieva tre capitoli dell’Antidühring di F. Engels tradotti in francese) pubblicato da Lafargue a Parigi nel 1880. Il M. colse l’occasione per prendere contatto con Engels, al quale il 12 giugno 1883 inviò il testo italiano affinché potesse verificarne la correttezza. L’opuscolo (Il socialismo utopico e il socialismo scientifico per F. Engels) fu stampato a Benevento nel 1883, in 2000 esemplari e a spese del M., dal tipografo F. De Gennaro. La lingua francese costituì per il M. il primo tramite dell’incontro con la concezione marxiana. Il 21 genn. 1887, nel tracciare a Engels una sorta di autobiografia politica, scriveva: «Lo studio della traduzione francese del Capitale di Marx mi convertì al socialismo» (La corrispondenza di Marx e Engels…, p. 318). Del lavoro di Marx venne in possesso molto probabilmente attraverso La Plebe, che a partire dal 1877 lo indicava tra le opere di propaganda socialista che i lettori potevano acquistare presso il giornale. A partire da allora e fino alla morte (1895) Engels fu per il M. «il vivente punto di riferimento della sua grande passione politica ed intellettuale» (Ragionieri, p. 203). A Engels chiese, ottenendole, pubblicazioni che gli sarebbe stato difficile procurarsi a Benevento. Chiese anche consigli di carattere privato, raccomandazioni e soccorsi in denaro che gli vennero generosamente concessi. Del socialismo era così infervorato, che, scriveva a Engels l’11 apr. 1888, avrebbe voluto potersi «dedicare interamente alla traduzione e diffusione degli scritti» suoi e di Marx; e gli confessava alcuni anni dopo (30 maggio 1891) di non saper «proprio leggere cose che non siano socialiste». Nel 1885 tradusse il libro appena uscito di Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, in relazione alle ricerche di Luigi H. Morgan, che fu stampato a Benevento. Infaticabile, fino a compromettere la sua salute, nel dicembre 1885 il M. chiese poi al suo interlocutore di poter tradurre Lohnarbeit und Kapital di Marx, sembrandogli «un eccellente lavoro di propaganda per l’Italia»; e ai primi di febbraio del 1886 gliene trasmetteva già il manoscritto (che tale rimase per allora, non avendo trovato editore). A precipitare il M. e la sua famiglia «nella desolazione e nella miseria» (come egli scrisse ad A. Costa, il 9 maggio 1889), fu un’accusa infondata di sottrazione di somme depositate presso il suo ufficio, trasformatasi in una condanna a più di tre anni di carcere. Nel gennaio 1888 cominciò così un’odissea giudiziaria, che fu resa ancora più penosa dalla sospensione dall’impiego pubblico, e appena mitigata, per un certo periodo di tempo, da un lavoro precario concessogli dal prefetto di Benevento. La condanna, il 7 giugno 1889, comportò l’immediata perdita anche di questa occupazione, e il M. a quel punto poteva sperare soltanto in un ribaltamento della sentenza in appello. Ma anche il procuratore del re aveva presentato ricorso alla corte d’appello di Napoli, chiedendo un forte inasprimento della pena: cosa che avvenne, sia pure non nella misura richiesta. Non rimaneva che l’estremo ricorso alla Cassazione, e al M. venne l’idea, comunicata a Engels il 23 nov. 1889, di chiedere aiuto ad Antonio Labriola. Engels sollecitò Lafargue per raccomandare a Labriola il M., che, poche settimane dopo (17 genn. 1890) lo avvertiva della «generosa ed affettuosa assistenza» che gli stavano «prodigando» Labriola e l’avvocato V. Lollini. L’8 marzo 1890 la Corte suprema annullò la sentenza, eccependo un «errore di diritto» e rinviò il processo alla corte d’appello di Roma. Due mesi dopo, il 19 maggio 1890, Labriola comunicava a Engels, con palese enfasi, l’assoluzione del M. da ogni addebito. Assolto, il M., strinse il suo rapporto con Labriola, del quale nella primavera-estate del 1890 tradusse per il Fascio operaio tre articoli sulla situazione politica e sociale in Italia, che erano apparsi nel Sozialdemokrat. Nel febbraio dello stesso anno il M. aveva cominciato a collaborare con la rivista Cuore e critica, pubblicando la traduzione di un saggio di Lafargue sulla criminalità in Francia che era apparso originariamente nella Neue Zeit. Nei primi mesi del 1891, A. Ghisleri, probabilmente sollecitato da Labriola, procurò al M. un’occupazione, come traduttore e revisore di bozze, presso la casa editrice Fratelli Cattaneo di Bergamo, che si accingeva a pubblicare il periodico (diretto da Ghisleri stesso) Geografia per tutti. Ma quella che doveva rimanere l’unica esperienza di lavoro e di vita fuori da Benevento, durò soltanto dal maggio al luglio 1891, poiché alla casa editrice servivano anche traduzioni dall’inglese che il M. non era in grado di fare. Anche in questi mesi, il suo interesse prediletto rimase quello della traduzione di scritti di Marx e di Engels. Adattò la traduzione già fatta di Lohnarbeit und Kapital di Marx (Capitale e salario, Milano 1893) alle modifiche introdotte da Engels nella nuova edizione tedesca del 1891. E ripropose il Socialismo utopistico e socialismo scientifico di Engels (ibid. 1892), in una traduzione le cui bozze erano state riviste da Labriola. Labriola, in una lettera a Engels del 31 luglio 1891 si disse «straziato» per il licenziamento del M., e anche F. Turati si interessò delle sue sorti. Egli, tuttavia, lo riteneva traduttore «più pedante che bravo: l’ultima» – scrisse a Ghisleri il 18 luglio 1891, riferendosi all’introduzione di Engels al Lohnarbeit – l’aveva «dovuta trascrivere per intere pagine. Traduce meccanicamente, ma non sa dare la scioltezza e il sapore italiano, ossia la leggibilità, e qualche volta anche il senso non è ben reso». Turati avrebbe ribadito la valutazione negativa alcuni anni dopo, scrivendo alla madre (14 dic. 1898) dal carcere di Pallanza, nel riprendere in mano L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato del 1885 («le sue traduzioni sono un disastro; derivano dal verbo tradire»). Il fatto è che alla passione e alla dedizione, fortissime nel M., non corrispondeva un’adeguata padronanza della lingua italiana. Tornato a Benevento, il M. accettò l’offerta di F.S. Nitti (cui l’aveva raccomandato con calde parole Turati) di tradurre per Treves il romanzo antisocialista di E. Richter, Sozialdemokratische Zukunftsbilder (Berlin 1892) purché il suo nome non comparisse; e finì con il trovarsi invischiato in una vicenda singolare. Il M. non fu pagato per la traduzione, che l’editore, secondo Nitti, avrebbe giudicato insoddisfacente; ma quando apprese che Treves aveva subito provveduto a retribuire Nitti, minacciò di querelare lo studioso lucano. Ne scrisse Labriola a B. Croce il 15 e 16 sett. 1892, e il filosofo vi ritornò più tardi in una lettera a Engels del 13 dic. 1894 («chi sia quel Nitti sapete – che minchionò quel povero Martignetti due anni fa»). Quando nella Neue Zeit uscirono in anticipo (estate 1894) due capitoli del terzo volume del Capitale, il M. li tradusse con sollecitudine, inviandoli alla Critica sociale: «ma Turati – riferì Labriola a Engels, il 15 ott. 1894 – finora non li ha trovati conformi all’indole del giornale». Il M., spronato da Labriola (che gliela recapitò appena ricevutala da Londra), tradusse subito anche la prefazione di Engels, che conteneva espressioni di duro sarcasmo nei confronti di Achille Loria. Respinta proprio per questo da Turati, che non intendeva alienarsi Loria, la prefazione di Engels, il cui testo fu «in parte» corretto da Labriola (scrisse il filosofo a Engels, il 4 genn. 1895), apparve in una rivista napoletana non socialista e di scarsa diffusione (La Rassegna, IV [1895], 1-2, pp. 72-100) e fu poi ripubblicata dal M. nell’opuscolo Dal terzo volume del Capitale di Carlo Marx, I, Prefazione e commenti di Federico Engels (Roma 1896). Grazie all’intervento di Croce (sollecitato a sua volta da Labriola), il M. aveva ottenuto, con decreto del 12 sett. 1892, il reinserimento nell’albo dei periti contabili, sicché le sue condizioni economiche ne trassero con il tempo un relativo giovamento. Nell’aprile 1897, il M. ricevette dalla Germania la richiesta di un articolo sul socialismo italiano, e chiese a Croce (con lettere del 9 e 12 apr. 1897) notizie e documentazione, essendo lui «privo del necessario e sicuro materiale». Tutto lascia ritenere che Croce abbia soddisfatto la richiesta, e che l’articolo sia quello apparso, a firma del M., nel settimanale popolare della socialdemocrazia tedesca Der Wahre Jakob, sotto il titolo Die Arbeiterbewegung Italiens, il 3 ag. 1897 (pp. 2507-2512). A partire dal 1896, anno in cui comparvero le ultime traduzioni del M. nella Critica sociale (traduzioni parziali del saggio di Lafargue su T. Campanella: 16 marzo e 1° apr. 1896, rispettivamente pp. 90 s. e 108-110; e di un articolo di K. Kautsky dal titolo Giornata di otto ore e scioperi, ibid., 16 ott. 1896, pp. 313-315), il M. vide allentarsi i rapporti a livello nazionale, e limitò la sua collaborazione al settimanale socialista di Benevento Il Lavoro. Dopo la morte di Engels, il M. aveva trovato il suo punto di riferimento in Kautsky e nella Neue Zeit. Sempre angustiato dall’indigenza economica, e pur impacciato per alcuni anni da problemi di vista perché colpito da cataratta, non smise di tradurre scritti di Marx e di Engels, ma anche di Kautsky, di K. Liebknecht e di P. Axelrod. Nel maggio 1915 dette vita, a Benevento, con un gruppo di giovani, a un giornale internazionalista e antinterventista, L’Avvenire, del quale uscirono due soli numeri. Durante la guerra impiantò una rivendita ambulante di libri e giornali, ma al termine del conflitto la polizia gli revocò la licenza, anche perché pendevano su di lui due procedimenti penali per ingiurie a pubblico ufficiale e per «disfattismo». Aderì alla frazione massimalista del Partito socialista italiano (PSI), coltivando anche l’idea di candidarsi in Parlamento, e si schierò con decisione dalla parte della rivoluzione bolscevica, rifiutandosi di tradurre Terrorismus und Kommunismus di Kautsky (Berlin 1919). Il M. morì a Benevento il 16 marzo 1920. Tra il 1917 e 1918 aveva tradotto alcuni scritti di Axelrod, Alla vigilia della Rivoluzione russa: l’attività del proletariato socialista, Milano 1917, Le forze rivoluzionarie della Russia un tempo ed ora, ibid. 1917, e di L.B. Boudin, Il proletariato e la rivoluzione, ibid. 1918. Fonti e Bibl.: Ad Amsterdam, presso l’Istituto internazionale di storia sociale, sono conservate, oltre al ricco carteggio con Engels (1883-95), lettere del M. a K. e Luise Kautsky (1900-20), nonché ventidue lettere e cartoline postali di P. Lafargue al M. (1883-93); Milano, Fondazione G.G. Feltrinelli, dodici lettere e cartoline postali a F. Anzi (1918-19); Napoli, Fondazione B. Croce, sette lettere a B. Croce (1892-98); Imola, Biblioteca Comunale, due lettere ad A. Costa (1883-89); Milano, Museo del Risorgimento, dieci lettere e cartoline postali ad A. Ghisleri (1890-91); La corrispondenza di Marx e Engels con italiani. 1848-1895, a cura di G. Del Bo, Milano 1964, ad ind.; A. Kuliscioff, Carteggio, I, 1898-1899, a cura di F. Pedone, Torino 1977, pp. 173, 202, 204, 294, 489, 495, 501; I carteggi Turati – Ghisleri (1876-1926), a cura di M. Punzo, Manduria-Bari-Roma 2000, pp. 692 s., 713, 740, 744-747; Filippo Turati e i corrispondenti italiani, I (1876-1892), a cura di M. Punzo, Manduria-Bari-Roma 2002, pp. 554-556; A. Labriola, Carteggio, III, 1890-1895, a cura di S. Miccolis, Napoli 2003, ad ind.; IV, 1896-1898, a cura di S. Miccolis, ibid. 2004, pp. 5, 8, 22, 256; Giurisprudenza italiana, XLII (1890), pt. I, sez. II, coll. 234 s.; G. Bosio, La diffusione degli scritti di Marx e di Engels in Italia dal 1871 al 1892, in Società, VII (1951), pp. 456-465, 472-475 (rist. in K. Marx – F. Engels, Scritti italiani, Roma 1972, pp. 242-251, 258-261); P.C. Masini, Gli internazionalisti e la banda del Matese, Milano-Roma 1958, p. 122; E. Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, Milano 1961, pp. 193-219, 300-305, 449-456; R. Marmiroli, Socialisti, e non, controluce. L’epistolario di Camillo Prampolini, Parma 1966, pp. 194 s.; P.C. Masini, Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1862-1892), Milano 1969, p. 143; L. Parente, P. M. e la diffusione del marxismo in Italia, in Avellino e l’Irpinia tra ’800 e ’900: linee di ricerca per una storia sociale (Annali del Centro di ricerca Guido Dorso, I [1984]), pp. 247-269; G.M. Bravo, Marx ed Engels in Italia, Roma 1992, pp. 28 s., 74 s.; R. Zangheri, Storia del socialismo italiano, II, Torino 1997, pp. 348-351, 452; E. Gianni, Diffusione, popolarizzazione e volgarizzazione del marxismo in Italia, Milano 2004, pp. XXXVII-XLII; Il movimento operaio italiano. Diz. biografico, a cura di A. Andreucci – T. Detti, III, sub voce. S. Miccolis”,”MAED-009-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Studi sul Capitale.”,”””Il plusvalore relativo è prodotto quando il tempo di lavoro necessario per la riproduzione della forza-lavoro è abbreviato a vantaggio del pluslavoro. Il valore della forza-lavoro viene abbassato facendo salire la forza produttiva del lavoro in quei rami dell’industria i cui prodotti determinano il valore della forza-lavoro. A questo scopo è necessario un continuo rivoluzionamento del modo di produzione, delle condizioni tecniche e sociali del processo lavorativo. Le indagini storiche, economiche, tecnologiche, socialpsicologiche che Marx offre a questo punto, in una serie di capitoli che trattano della cooperazione, delle macchine e della grande industria, sono state riconosciute anche da parte borghese come una miniera di scienza. Marx non soltanto dimostra che le macchine e la grande industria hanno creato una miseria più spaventosa di qualsiasi precedente modo di produzione, ma dimostra anche che esse nel loro ininterrotto rivoluzionamento della società capitalistica preparano una forma sociale superiore. La legislazione sulle fabbriche è la prima reazione consapevole e pianificata della società alla forma innaturale assunta dal suo processo di produzione. Regolando il lavoro nelle fabbriche e nelle manifatture, essa appare soltanto, in un primo tempo, come un intervento nei diritti di sfruttamento del capitale. Ma la forza dei fatti la costringe subito a regolare anche il lavoro a domicilio e a intervenire contro l’autorità dei genitori), riconoscendo in tal modo che la grande industria, dissolvendo il fondamento economico della vecchia famiglia e del lavoro familiare che ad esso corrispondeva, dissolve anche i vecchi rapporti familiari”” (pag 130-131) [Dal capitolo XII della ‘Vita di Marx’ di Franz Mehring, in appendice al volume: Friedrich Engels, Studi sul capitale, Ed. Rinascita, Roma, 1954] exlibris di Edoarda Masi (saggista e sinologa italiana, specializzata nella cultura della Cina e nella lingua cinese)”,”MAED-010-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Richard POULIN”,”Irlande, classes ouvrières et libération nationale. Textes réunis et présentés par Richard Poulin.”,”[Estratto da una lettera di F. Engels a Karl Marx, Londra (21), Manchester 24 ottobre 1869] Estratto da una lettera di Friedrich Engels a Karl Marx, Londra (21), Manchester 24 ottobre 1869]: “”L’histoire de l’Irlande nous montre quel malheur c’est pour un peuple d’avoir assujetti un autre peuple. Toutes les cochonneries anglaises tirent leur origine du ‘Pale irlandais’ (22). J’ai encore à étudier l’époque de Cromwell, mais ce qui est certain pour moi, c’est que les choses auraient pris un autre tour en Angleterre, sans la nécessité de dominer militairement l’Irlande et d’y créer une nouvelle aristocratie”” [(21) Marx et Engels, Correspondance, t. 10, op. cit.; (22) NdÉ: ‘Pale’ (enceinte): c’est ainsi qu’on nommait les territoires de l’Irlande orientale soumis par les conquérants anglo-normands dans la seconde moitié du 12e siècle. Les conquérants ont érigé aux frontières de la colonie des fortifications (d’où le nome de ‘Pale’), à partir desquels ils ont entrepris des raids incessants contre la population de la partie encore non soumise de l’île (pag 422)] [Estratto da una lettera di F. Engels a Karl Marx, Londra (21), Manchester 24 ottobre 1869] [(in) Irlande, classes ouvrières et libération nationale. Textes réunis et présentés par Richard Poulin, Éditions Syllepse, Paris, 2021] [“”La storia dell’Irlanda ci mostra quanto sia sciagurato per un popolo aver soggiogato un altro popolo. Tutta le porcherie inglesi hanno la sua origine nell'””Irish Pale”” (22). Devo ancora studiare l’epoca di Cromwell, ma ciò che è certo per me è che le cose avrebbero preso un’altra piega in Inghilterra, senza la necessità di dominare militarmente l’Irlanda e di crearvi una nuova aristocrazia”” [(21) Marx ed Engels, Corrispondenza, t. 10, op. cit.; (22) Ndr: ‘Pale’ (recinto): così venivano chiamati i territori dell’Irlanda orientale, sottomessi dai conquistatori anglo-normanni nella seconda metà del XII secolo. I conquistatori eressero fortificazioni ai confini della colonia (da cui il nome ‘Pale’), dalle quali intrapresero incessanti incursioni contro la popolazione della parte ancora non controllata dell’isola (pag 422)]”,”MAED-489″
“ENGELS Friedrich”,”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato.”,”Barbarie e civiltà. “”Noi abbiamo si qui seguito il processo di dissoluzione della ‘gens’ nei tre grandi esempi particolari dei Greci, dei Romani e dei Germani. Ricerchiamo ora, per finire, le condizioni economiche generali che, già fin dallo stadio superiore della barbarie, minano l’organizzazione ‘gentile’ della società e la fanno sparire completamente con l’apparizione della civiltà. Qui il ‘Capitale’ di Marx ci sarà altrettanto necessario del libro di Morgan”” (pag 198) “”Tribù di pastori si staccarono dalla restante massa di barbari: ‘prima grande divisione sociale del lavoro’. Le tribù di pastori non solo producevano di più, ma anche altri viveri che gli altri barbari non avevano”” (pag 200) “”Sorse il desiderio di aggiungere nuove forze-lavoro. Ci pensò la guerra a fornirle. I prigionieri di guerra furono tramutati in schiavi. Aumentando la produttività del lavoro e conseguentemente la ricchezza, estendendo il campo della produzione, attuata in altre parole, la prima grande divisione del lavoro, per l’assieme delle condizioni storiche sufficienti, la schiavitù doveva necessariamente fare la sua comparsa. Dalla prima grande divisione del lavoro nacque la prima grande scissione della società in due classi: padroni e schiavi, sfruttatori e sfruttati. Quando o come gli armenti passarono da proprietà comune della tribù o della ‘gens’ a proprietà dei capi di famiglia isolati, non sappiamo ancora, ma cià dev’essere avvenuto specialmente in questo stadio: ora appunto, con gli armenti e le altre nuove ricchezze, avvenne una rivoluzione nella famiglia”” (pag 202) finire …. (pag 204) …. (pag 215)”,”MAED-490″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Le colonialisme.”,”L’introduzione è di Rémy Herrera, economista, ricercatore al CNRS (Centre d’Économie de la Sorbonne) A proposito degli articoli di Marx ed Engels sulla NYT (anni 1850): ‘[MARX, KARL / ENGELS, FRIEDRICH]. NEW-YORK DAILY TRIBUNE: 19 ORIGINAL ISSUES WITH ARTICLES BY KARL MARX AND FRIEDRICH ENGELS. NEW YORK, 1853-1859’. Euro 25.000: Libreria: Inlibris (Austria), Note Bibliografiche 19 issues of the New-York Daily Tribune, each within a separate acid-free folder, stored together in a custom-made portfolio (48 x 62 cms). A remarkable ensemble of 19 complete issues of the “”Tribune””, containing a total of 24 news summaries submitted by the paper’s London-based correspondent, Karl Marx (sometimes co-written with Engels), including a dozen rare signed contributions. Marx had first met Charles Anderson Dana, the managing editor of Horace Greeley’s powerful Republican newspaper “”New-York Daily Tribune””, in 1848, and three years later, Dana invited Marx, by then an exile in Britain, to join the paper as foreign correspondent. The arrangement provided Marx with much-needed income during a period of his life in which Engels could only provide limited financial support. It would also prove the philosopher’s longest-lasting stable employment: between 1852 and 1862, Marx contributed some five hundred articles tackling an abundance of topics, from issues of class and the state to world affairs. The present articles, focusing on the European political upheavals of the time, are mostly written by Marx alone, and some in collaboration with Engels (while another was authored by Engels only). They span the months of January-April 1853 (9), April-November 1854 (7), December 1857 (1), and January-February 1859 (2), including: A Reply to Kossuth’s “”Secretary”” (4 Jan. 1853); Political Prospects – Commercial Prosperity – Case of Starvation (2 Feb. 1853); Elections – Financial Clouds – The Duchess of Sutherland and Slavery (9 Feb. 1853); Capital Punishment – Mr. Cobden’s Pamphlets – Regulations of the Bank of England (18 Feb. 1853); Defense – Finances – Decrease of the Aristocracy – Politics (23 Feb. 1853); Italian Insurrection – British Politics (25 Feb. 1853); The Attack on Francis Joseph – The Milan Riot – British Politics – Disraeli’s Speech – Napoleon’s Will (8 March 1853); Parliamentary Debates – The Clergy – Starvation (15 March 1853); British Politics – Disraeli – The Refugees – Mazzini in London – Turkey (7 April 1853); The European War – The War Debate in Parliament (17 April 1854); The bombardment of Odessa (16 May 1854); State of the Russian War (8 July 1854), The Details of the Insurrection at Madrid – The Austro-Prussian Summons – The New Austrian Loan – Wallachia (21 July 1854); The Spanish Revolution – Greece and Turkey (4 Aug. 1854), The War Debates in Parliament (7 Aug. 1854), The Campaign in the Crimea (27 Nov. 1854), Trade Crisis in England (15 Dec. 1857), On Italian unity (24 Jan. 1859), The Money Panic in Europe, Affairs in Prussia (1 Feb. 1859). – “”Writing for the Tribune afforded Marx (and to some extent Engels, who worked in a few articles of his own) the unique opportunity to comment on world politics for a mass audience. Never before and never after had they so wide a readership as journalists: during the decade of the 1850s, the Tribune’s circulation approached 150,000 copies, dwarfing even the Times [… Many of] the articles appeared unsigned, often as leaders or editorials. Flattering though it must have been that one of the world’s foremost newspapers had – albeit temporarily – decided to adopt as its own Marx’s views on European politics, the downside was that the journalism still published under Marx’s name was of an increasingly inconsequential nature, until his name entirely disappeared from the news columns in April 1855 […] The American public’s interest in Marx’s commentary on the international scene was subject to the fluctuations of U.S. attention to European affairs more generally: at its height during the Crimean War, it fully evaporated when the Civil War at home grabbed the headlines”” (cf. Neuhaus). – A few tears to edges and corners professionally restored; very well preserved without loss to text. Marx’s articles not affected by damage well-legible throughout. Extremely rare: a fine survival. Cf. M. Neuhaus, Marx als Europakorrespondent der New-York Tribune, in: Z. Zeitschrift Marxistische Erneuerung 88 (2011).”,”MAED-491″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”Manifesto del Partito Comunista (1848) – Storia della Lega dei Comunisti (1885).”,”””Con la condanna dei comunisti di Colonia nel 1852 cala il sipario sul primo periodo del movimento autonomo degli operai tedeschi. Oggi questo periodo è quasi dimenticato. Eppure esso durò dal 1836 al 1852, e grazie alla diffusione all’estero degli operai tedeschi si sviluppò in quasi tutti i paesi civili. E non è tutto. In realtà l’odierno movimento operaio internazionale è una continuazione diretta di quello tedesco di allora, che fu il ‘primo movimento operaio internazionale’ in generale e da cui uscirono molti degli uomini che ebbero una parte direttiva nell’Associazione Internazionale degli Operai. I principi teorici che la Lega dei Comunisti aveva scritto sulla sua bandiera nel ‘Manifesto comunista’ del 1847, formano oggi il più forte legame internazionale di tutto il movimento proletario d’Europa e d’America. Per una storia organica di quel movimento non esiste sinora che una fonte principale. È il cosiddetto ‘libro nero’: ‘Le congiure comuniste del secolo XIX’ di Vermuth e Stieber, Berlino, 2 volumi, 1853 e 1854. Un libello menzognero compilato da due delle più miserabili canaglie poliziesche del secolo, riboccante di falsificazioni coscienti, serve ancora oggi a tutti gli scritti non comunisti come fonte principale sugli avvenimenti di quel tempo. Quello che io posso dare qui è solamente un abbozzo, e anch’esso limitato a ciò che riguarda la Lega e a quanto è assolutamente necessario per comprendere le ‘Rivelazioni’. Spero che mi sarà ancora concesso nell’avvenire di elaborare il ricco materiale raccolto da Marx e da me intorno a quel glorioso periodo della giovinezza del movimento operaio internazionale”” (pag 53) [F. Engels, Storia della Lega dei Comunisti’, (in) K. Marx – F. Engels, ‘Il Manifesto del partito comunista – Engels, Storia della Lega dei comunisti’, Lotta Comunista, Genova, 1979]”,”MAED-001-FER”
“ENGELS Friedrich”,”La questione delle abitazioni.”,”””Innanzitutto occorre tornare sulla esistenza di due tipi distinti di crisi degli alloggi, giustamente sottolineato da Engels. La prima è specifica al sistema ed è presente, ancora oggi, in tutti i paesi capitalistici. Questa crisi degli alloggi è presente negli Stati Uniti e in Svezia e non è stata risolta né dalle socialdemocrazie più illuminate, né da neocapitalismo: essa si manifesta nella carenza di abitazioni, negli ‘slums’, negli alloggi inappropriati, nell’elevato livello dei fitti che riproduce e ratifica nelle moderne città la differenziazione in classi della società. La seconda è quella che esplode nelle fasi di sviluppo industriale, di ingente spostamento di popolazione dalle campagne alla città, di rapida urbanizzazione della popolazione. Questo secondo tipo di crisi si sovrappone al primo; rende particolarmente drammatica la situazione dei lavoratori e, scriveva Engels «fa parlare tanto di sé perché, oltre a coinvolgere la classe operaia, ha interessato anche la piccola borghesia”” (pag 11) [introduzione di Valentino Parlato, (in) Friedrich Engels, ‘La questione delle abitazioni’, Samonà e Savelli, Roma, 1971]”,”MAED-002-FER”
“ENGELS Friedrich”,”L’ origine della famiglia della proprietà e dello Stato.”,”‘Abbiamo studiato più sopra partitamente le tre forme principali nelle quali lo Stato si elea al disopra della ‘gens’. Atene offre la forma più pura, la più classica: qui lo Stato nasce direttamente e prevalentemente dagli antagonismi di classe che si sviluppano nel seno stesso della società ‘gentile’. A Roma questa società diventa un’aristocrazia chiusa, in mezzo a una plebe numerosa, estromessa, priva di diritti ma carica di doveri; la vittoria della plebe distrugge l’antica costituzione della ‘gens’ e instaura sulle sue rovine lo Stato, nel quale l’aristocrazia della ‘gens’ e la plebe non tardano a confondersi. Nei vincitori Germani dell’Impero Romano infine, lo Stato sorse direttamente dalla conquista di vasti territori stranieri che il regime della ‘gens’ era impotente a dominare; poiché a tale conquista non è collegata né una seria lotta con l’antica popolazione, né una divisione più completa del lavoro, poiché il grado di sviluppo ei vinti e quello dei conquistatori è pressoché identico e quindi l’antica base economica della società sussiste, la ‘gens’ può resistere per diversi secoli nella forma territoriale modificata che corrisponde alla costituzione della Marca, e anche ringiovanire per un certo spazio di tempo in forma affievolita, nelle case nobili patrizie ulteriori, come anche nelle famiglie dei contadini e del Dithmarschen (1). Lo Stato non è quindi in nessun modo un potere imposto dall’esterno alla società, e neppure è l’«attuazione dell’ideale morale», l’«immagine e l’attuazione della ragione», come pretende Hegel. È piuttosto un prodotto della società che ha raggiunto un determinato grado di sviluppo, è la confessione che questa società si sviluppa in una insolubile contraddizione con se stessa; essa è divisa da antagonismi inconciliabili che non può comporre in alcun modo. Ma affinché le classi antagoniste, i cui interessi sono in opposizione, non distruggano se stesse e la società in lotte sterili, si rende necessario un potere che domini apparentemente la società, avente l’incarico di attenuare il conflitto mantenendolo entro i limiti dell”ordine’: questo potere, nato dalla società, ma che si pone al disopra di essa divenendole sempre più estranea, è lo Stato” (pag 195-196) [F. Engels, ‘L’origine della famiglia della proprietà e dello Stato’, Fasani, Milano, 1945] [(1) Il primo storico che si è fatto della natura della ‘gens’ un’idea perlomeno approssimativa è Nieburh, e la deve – insieme agli errori da lui accettati nello stesso tempo – alla sua conoscenza delle schiatte contadine del Dithmarschen]”,”MAED-003-FER”
“ENGELS Friedrich”,”La condizione della classe operaia in Inghilterra.”,”Abbassamento dei salari. La concorrenza del lavoratore manuale irlandese. (pag 72-74)”,”MAED-011-FGB”
“ENGELS Federico – TURATI Filippo – ADLER Vittorio – KAUTSKY Karl”,”L’economia politica. Primi lineamenti di una critica dell’economia politica.”,”””La legge della concorrenza è che la domanda e l’offerta si rincorrono continuamente, e perciò appunto non si raggiungono mai. Questi due termini sono continuamente divelti, l’uno dall’altro e posti in violento antagonismo. (…) Questa legge di compensazione continua, per la quale quanto qui si perde là si guadagna, sembra meravigliosamente bella all’economista. Essa è il suo vanto supremo; egli non è mai sazio di rimirarla e la considera sotto tutti i rapporti possibili ed impossibili. Pure è chiaro come il sole che essa è una legge dell’intelletto. È una legge che genera la rivoluzione. L’economista viene avanti colla sua bella teoria della domanda e dell’offerta e ci dimostra che «giammai si può produrre troppo»; e la pratica risponde colle crisi commerciali, che tornano così regolarmente come le comete, e che ormai ci deliziano ad ogni periodo, in media, di 5 a 7 anni. Questi crisi, da ottant’anni in qua, scoppiarono regolarmente come in altri tempi le grandi epidemie – e furono di gran lunga più feconde di immoralità e di miseria (Veggasi: Wade, ‘Hist. of the middle and working classes’, London, 1835, p. 211). Certo che queste rivoluzioni del commercio confermano la legge, la confermano nel modo più completo, ma in guisa ben diversa da quella che ci vorrebbe dar a credere l’economista. Che deve pensarsi di una legge che non si può effettuare se non mediante rivoluzioni periodiche? È una legge, appunto, della natura, che riposa sulla incoscienza di coloro che vi partecipano”” (pag 58-59) [Federico Engels, ‘L’economia politica. Primi lineamenti di una critica dell’economia politica’, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1895, reprint]”,”MAED-012-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Lineamenti di una critica dell’ economia politica. Critica delle categorie economiche e storia sociale negli scritti giovanili di F. Engels.”,”- Lineamenti di una critica dell’economia politica – La situazione dell’Inghilterra. ‘Past and Present’ by Thomas Carlyle, London, 1843 – La situazione dell’Inghilterra. I. Il secolo diciottesimo – La situazione dell’Inghilterra. II. La costituzione inglese – Appendice: Per la critica dell’economia politica “”Come trattare la scienza? Da un lato si aveva la dialettica hegeliana, nella forma del tutto astratto, ‘speculativa’, in cui l’aveva lasciata Hegel. Dall’altro lato il metodo ordinario, essenzialmente metafisico-wolfiano (da Christian Wolff, ndr), tornato nuovamente di moda, secondo il quale gli economisti borghesi avevano scritto essi pure i loro grossi libri sconclusionati. Quest’ultimo metodo era stato teoricamente demolito da Kant e specialmente da Hegel, in modo tale che soltanto la pigrizia e l’assenza di un altro metodo ‘semplice’ poteva praticamente consentirgli di continuare a vivere. D’altro lato il metodo hegeliano, nella forza in cui esso si ‘presentava’, era assolutamente inutilizzabile. Esso era essenzialmente idealistico, mentre qui si trattava di sviluppare una concezione del mondo che era più materialistica di tutte le precedenti. Esso partiva dal pensiero puro, mentre qui si doveva partire dai fatti più testardi. Un metodo che, secondo la sua propria confessione, «andava dal niente al niente attraverso il niente», era assolutamente fuori posto qui in questa forma. Ciò nonostante fra tutto il materiale logico esistente, questo metodo era l’unica cosa a cui almeno ci si potesse appigliare. Esso non era stato criticato, non era stato superato; nessuno degli avversari del grande dialettico era riuscito a battere in breccia il suo superbo edificio. Il metodo hegeliano era scomparso perché la scuola hegeliana non aveva saputo far niente con esso. Innanzi tutto, dunque, si doveva sottoporre a una critica profonda il metodo hegeliano. Ciò che distingueva il modo di pensare di Hegel da quello di tutti gli altri filosofi era l’enorme senso storico che ne costituiva la base. Per quanto astratta e idealistica fosse la forma, ciò non di meno lo sviluppo del suo pensiero andava sempre parallelamente allo sviluppo della storia mondiale, e quest’ultimo non doveva in sostanza essere altro che la prova del primo. Benché il rapporto esatto venisse in questo modo arrovesciato e collegato con la testa all’ingiú, il contenuto reale penetrava però da ogni parte nella filosofia, e ciò tanto più in quanto Hegel si distingueva dai suoi scolari perché non si vantava come loro dell’ignoranza, ma era uno degli uomini più eruditi che mai siano esistiti. Egli fu il primo che cercò di dimostrare l’esistenza nella storia di uno sviluppo, di una coesione interiore, e per quanto ora molte cose nella sua filosofia della storia ci possano sembrare strane, la grandiosità della concezione fondamentale, quando la si confronta con i suoi predecessori o anche con coloro che dopo di lui si sono permessi di fare delle riflessioni generali sulla storia, è ancora oggi degna di ammirazione”” (pag 150-151) [Friedrich Engels, ‘Lineamenti di una critica dell’ economia politica’, Editori Riuniti, Roma, 1977]”,”MAED-013-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. I. Théorie, activité.”,”Creazione del Comitato di corrispondenza comunista “”Di concerto con due miei amici, Friedrich Engels e Philippe Gigot (tutti e due a Bruxelles), ho organizzato una corrispondenza regolare con i comunisti e socialisti tedeschi”” (Marx a Proudhon, 5 maggio 1846) (pag 96-97) Legalità e rivoluzione. “”Nous ne l’avons jamais dissimulé: le terrain sur lequel nous agissons, ce n’est pas le terrain légal, c’est le ‘térrain révolutionnaire’. Pour sa part, le gouvernement vient de renoncer à l’hypocrisie du terrain légal. Il s’est ainsi placé sur le terrain révolutionnaire, car le terrain contre-révolutionnaire est, lui aussi, révolutionnaire (16)”” [Non l’abbiamo mai nascosto: il terreno su cui operiamo non è il terreno legale, è il terreno rivoluzionario. Da parte sua, il governo ha appena rinunciato all’ipocrisia del terreno legale. Si è così posto sul terreno rivoluzionario, perché anche il terreno controrivoluzionario è rivoluzionario] [(16) Cfr. Marx, “”La Bourgeoisie et la contre-révolution””, La Nouvelle Gazette rhénane’, 19-12-1848 – Procès contre “”La Nouvelle Gazette rhénane””] (pag 175) [Marx Engels, Le parti de classe. I. Théorie, activité, Maspero, Paris, 1973]”,”MAED-014-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. II. Activité et organisation.”,”Statuti provvisori dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Ait) (pag 91-93) “”(…) In queste condizioni, il grande compito della classe operaia, è di conquistare il potere politico. Sembra che gli operai ne prendano coscienza. In effetti, si assiste ad una ripresa del movimento sia in Germania che in Francia e in Italia, dove si tenta parallelamente di restaurare il partito operaio. Un elemento del suo successo, è il ‘numero’. Tuttavia il numero pesa sulla bilancia solo se è unito dall’associazione e guidato da una chiara coscienza. L’esperienza del passato ha ampiamente dimostrato che se si trascura di stabilire questo legame fraterno tra i lavoratori dei differenti paesi al fine di incoraggiarli a far fronte insieme nelle loro lotte per l’emancipazione, la conseguenza sarà la sconfitta comune dei loro assalti disordinati. È questa convinzione che ha spinto i lavoratori dei diversi paesi a fondare l’ Associazione Internazionale, in occasione dell’assemblea pubblica tenuta il 28 settembre 1864 a St Martin’s Hall. (…)”” (pag 90) [Manifesto, Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori] [(in) Marx Engels, Le parti de classe. II. Activité et organisation, Maspero, Paris, 1973, a cura di Roger Dangeville] Le nombre ne pèse dans la balance que s’il est uni par l’association et guidé par une claire conscience”,”MAED-015-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. III. Questions d’organisation.”,”Engels sul dovere dell’attività politica da parte della classe operaia. “”Il est absolutment impossible de s’abstenir des affaires politiques (22). Même les journaux qui ne font pas de politique ne manquent pas, à l’occasion, d’attaquer le gouvernement, et se mêlent donc de politique. La seule chose dont il s’agit, c’est de savoir quelle politique on pratique et avec quels moyens? Au demeurant, pour nous, l’abstention est impossible. Le parti ouvrier existe déjà comme parti politique dans la plupart des pays. Ce n’est certes pas à nous de le ruiner en prêchant l’abstention. La pratique de la vie réelle et l’oppression politique que les gouvernements en palce font subir aux ouvriers – à des fins politiques, aussi bien que sociales – contraignent les ouvriers à faire de la politique, qu’ils le veuillent ou non. Leur prêcher l’abstention en matière politique reviendrait à les pousser dans le bras de la politique bourgeoise. Plus que jamais ‘après la Commune de Paris, qui a mis à l’ordre du jour l’action politique du prolétariat’, l’abstention politique est tout à fait impossible. Nous voulons abolir les classes. Par quel moyen y parviendrons-nous? Par la domination politique du prolétariat. (…) Cependant, la politique qu’il faut faire doit être celle du prolétariat: le parti ouvrier ne doit pas être la queue de quelque parti bourgeois que ce soit, mais doit toujours se constituer en parti autonome, ayant sa propre politique et poursuivant son propre but”” (pag 39-40) [(22) Cfr. Engels, compte rendu, rédigé par l’auteur lui-même, de son intervention à la séance du 21 septembre 1871, à la Conférence de Londres de l’AIT. Extrait de ‘Werke’, 17, p. 416-417] [Marx Engels, ‘Le parti de classe. III. Questions d’organisation’, Maspero, Paris, 1973]; [È assolutamente impossibile astenersi dalle faccende politiche. Anche i giornali che non fanno politica non mancano a volte di attaccare il governo, e quindi di intromettersi nella politica. L’unica questione è sapere quale politica pratichiamo e con quali mezzi? Inoltre, per noi l’astensione è impossibile. Il partito dei lavoratori esiste già come partito politico in molti paesi. Non spetta certo a noi mandarlo in rovina predicando l’astensione. La pratica della vita reale e l’oppressione politica che i governi in carica infliggono ai lavoratori – per fini politici oltre che per fini sociali, costringono gli operai a fare politica, che gli piaccia o no. Predicare loro l’astensione nelle questioni politiche significherebbe spingerli tra le braccia della politica borghese. Più che mai dopo la Comune di Parigi, che ha messo all’ordine del giorno l’azione politica del proletariato, l’astensione dalla politica è del tutto impossibile. Vogliamo abolire le classi. Come ci arriveremo? Con il potere politico del proletariato. (…) Tuttavia, la politica da perseguire deve essere quella del proletariato: il partito operaio non deve essere la coda di nessun partito borghese, ma deve costituirsi sempre come partito autonomo, dotato di una propria politica, e perseguendo il proprio fine] (pag 39-40) [(22) Cfr. Engels, relazione, scritta dallo stesso autore del suo intervento nella seduta del 21 settembre 1871, alla Conferenza di Londra dell’AIT. Estratto da ‘Werke’, 17, pp. 416-417] [Marx Engels, ‘Le parti de classe. III. Questions d’organisation’, Maspero, Parigi, 1973]”,”MAED-016-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. IV. Activités de classe.”,” “”Je n’ai jamais dit que la ‘masse’ de vos gens ne désire pas de science véritable. J’ai parlé du ‘parti’, et, à mes yeux, celui-ci est ce pour quoi il se donne dans la presse et les congres (72). Et là, ce qui y domine, c’est maintenant la demi-science et l’ancien ouvrier qui se gonfle d’être littérateur. Si, comme tu l’affirmes, ces gens ne forment qu’une infime minorité, vous prenez alors tant d’égards vis-à-vis d’eux parce que chacun d’eux vous plaît. Le déclin théorique et moral du parti date de la fusion [avec les lassalléens], et on aurait pu l’éviter si lon avait fait preuve à ce moment d’un peu plus de retenue et de raison. Un parti san est capable d’exsuder pas mal de choses avec le temps, mais c’est un processus long et difficile, et ce n’est pas parce que les masses sont en bonne santé qu’il faut leur inoculer sans nécessité une maladie…”” (pag 46-47) [Marx – Engels, ‘Le parti de classe. IV. Activités de classe’, Maspero, Paris, 1973] [(72) Cf. Engels à W. Liebknecht, 31 juillet 1877. Les textes ci-aprés traitent du apport du parti avec la presse. (…) Il apparait ici que, face au parti formel, Marx-Engels n’entendent pas soumettre le contenu de leur théorie ou de leur programme à la ratification de la masse ou des chefs du parti. A leurs yeux, la théorie et le programme découlent de tout le mouvement de la société vers le communisme, et ce n’est donc pas la majorité qui, démocratiquement, les établit ou le modifie – pas plus d’ailleurs que la direction du parti, voire ls congrès. En se fondant, par exemple, sur l’expérience malheureuse de la fusion avec les lassalléens, Engels démontrera au contraire que tout compromis dans le programme fondamental aboutit à des crises et à des maladies dans le parti. En outre, il s’en prendra aux initiatives irréfléchies et précipitées qui rompent la continuité de programme et d’action dans l’organisation et le masses prolétariennes. Engels s’enforce naturellement de sauvegarder la presse de caractère “”scientifique””, c’est-à-dire théorique et programmatique, qui est l’expression du parti historique] [Non ho mai detto che la ‘massa’ della vostra gente non desideri la vera scienza. Ho parlato del ‘partito’ e, ai miei occhi, questo è ciò che si dice sulla stampa e i congressi (72). E là, quello che domina, è ora la mezza-scienza e l’ex operaio che si vanta di essere uno scrittore: se, come affermi, queste persone sono solo una piccolissima minoranza, allora tieni tanto a loro perché ti piacciono. Il declino teorico e morale del partito risale alla fusione [con i Lassalliani], e si sarebbe potuto evitare se all’epoca si fosse mostrata un po’ più di moderazione e ragione. Un partito sano è capace di essudare parecchio nel tempo, ma è un processo lungo e difficile, e non è perché le masse sono in buona salute che dovrebbero essere inoculate inutilmente da una malattia…”” (pag 46-47 ) [Marx – Engels, ‘Le parti de classe. IV. Attività di classe’, Maspero, Parigi, 1973] [(72) Cfr. Engels a W. Liebknecht, 31 luglio 1877. I testi seguenti trattano del contributo del partito alla stampa. (…) Appare qui che, di fronte al partito formale, Marx-Engels non intendano sottoporre il contenuto della loro teoria o del loro programma alla ratifica delle masse o dei dirigenti del partito. Ai loro occhi, la teoria e il programma derivano dall’intero movimento della società verso il comunismo, e quindi non è la maggioranza che, democraticamente, lo stabilisce o lo modifica, non più della direzione del partito e dei congressi. Basandosi, ad esempio, sulla sfortunata esperienza della fusione con i lassalliani, Engels dimostrerà al contrario che qualsiasi compromesso nel programma fondamentale porta a crisi e malattie nel partito. Attaccherà inoltre iniziative avventate e affrettate che interrompono la continuità del programma e dell’azione nell’organizzazione e nelle masse proletarie. Engels si sforza naturalmente di salvaguardare la stampa di carattere “”scientifico””, cioè teorico e programmatico, che è l’espressione del partito storico]”,”MAED-017-FGB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura e traduzioni di Alexia BLIN Yohann DOUET Juliette FARJAT Alexandre FERON e Marion LECLAIR”,”Les articles du ‘New York Daily Tribune’. Volume I (1851-1852).”,”Il volume contiene in particolare l’insieme degli articoli pubblicati da Marx Engels sul giornale americano poi raccolti e pubblicati con il titolo di ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania, inoltre riporta una cronaca minuziosa della vita economica e delle lotte politiche in Inghilterra, punta avanzata del capitalismo mondiale. Tra le fonti citati nell’introduzione: – Robert C. Williams, Horace Greeley: Champion of American Freedom, New York University Press, 2006 (La New-York Tribune è una pubblicazione influente della costa est degli Stati Uniti, fondata nel 1841 dal giornalista e uomo politico Horace Greeley, direttore Charles Dana) – Henry M. Christman (a cura) ‘The American Journalism of Marx and Engels, ecc. – Janet Steele, The Sun Shines for All: Journalism and Ideology in the Life of Charles A. Dana – William Harlan Hale, Horace Greeley;: Voice of the people (Collier books) (questo non viene citato nel libro) Sull’ eco degli articoli di Marx ed Engels in America: (introduzione) “”Noi non disponiamo che di informazioni sparse per conoscere l’impatto reale degli articoli di Marx ed Engels nel giornale di Greeley. Un primo elemento ci informa: i complimenti ripetuti che Dana indirizza a Marx, assicurandolo sulla popolarità dei suoi articoli presso i lettori della ‘Tribune’. Egli gli conferma così a più riprese che i suoi articoli sono ben accolti, «letti con soddisfazione da un numero considerevole di persone e ampiamente riprodotti» (74). Anche Marx sembra felicitarsi. Dana gli dichiara in seguito che è uno dei corrispondenti più «apprezzati», e che i suoi articoli sono «tenuti in grande considerazione» da parte dei proprietari del giornale come dai lettori, lodando in particolare i testi dedicati alle questioni militari (senza sapere che questi sono redatti da Engels) (75). Lo stesso Dana sembra essere stato impressionato da Marx in occasione del loro incontro nel 1848, e sembra aver subito in una certa misura la sua influenza. Egli cerca quindi di trovare all’esiliato londinese altri canali di diffusione per i suoi scritti, proponendogli nell’aprile 1857 di scrivere per l’Enciclopedia statunitense diretta da George Ripley, il cronista letterario della ‘Tribune’ (76). Per sapere se bisogna accordare credito agli elogi di Dana, si può andare al corriere dei lettori pubblicato nella ‘Tribune’. Secondo uno storico del giornale, se la rubrica negli anni 1850 è maggiormente dedicata alle questioni locali, gli articoli di Marx sono quelli che attirano più commenti, positivi o no, tra tutti quelli scritti da parte dei corrispondenti stranieri (77). Oltre a questa osservazione, si sa che Henry Charles Carey, il solo economista statunitense che Marx giudica degno di interesse, riprende nel 1853 le analisi che questi ha sviluppato nella ‘Tribune’, citandole come tali, nella suo opera ‘The Slave Trade, Domestic and Foreign’ (Il commercio di schiavi, interno ed estero) (1853). Marx si felicita in questa occasione che la collaborazione con la ‘Tribune’ abbia portato i suoi frutti (78). Al di fuori da questi elementi, lo studio della ricezione di questi articoli resta ancora da fare. Si sa semplicemetne che i testi della ‘Tribune’ non hanno generato una infatuazione popolare”” (pag 26-27) [(74) Charles Dana, Lettera a Marx, 12 marzo 1852, citata in Charles Blitzer “”Introduction””, in Henry M. Christman (a cura) , ‘The American Journalism of Marx and Engels, op. cit., p. XIX; (74) Ibid. p, XXII; (76) Janet E. Steele, ‘The Sun Shines for All’, op. cit., p. 25-26; David McLellan, ‘Karl Marx’, op. cit., p. 255. Marx firma 67 articoli nell’opera, pubblicata in 16 volumi nel 1858 e 1863, di cui 51 sono in realtà redatti da Engels; (77) Morton Borden, “”Some Notes on Horace Greeley””, art. citato p. 457; (78) Gareth Stedman Jones, ‘Karl Marx: Greatness and Illusion’, Cambridge, Harvard University press, op. cit., p. 355; Karl Marx ‘Lettre à Engels, 14 juin 1853’, in ‘Correspondance’, tome III, op. cit., p. 390] [Marx-Engels ‘Les articles du ‘New York Daily Tribune’. Volume I (1851-1852), Editions Sociales, Paris, 2022 (introduzione, pag 26-27)]”,”MAED-492″
“ENGELS Friedrich”,”La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base a osservazioni dirette e fonti autentiche.”,”””Non c’è bisogno d’altro! Il semiborghese Alison ci rivela, sia pure in modo piatto e incompleto, l’influenza nefasta che le grandi città esercitano sulla formazione morale degli operai. Un altro, un borghese completo, un individuo caro alla Lega contro le leggi sul grano, il dottor Andrew Ure (2), ci rivela l’altro aspetto. Egli racconta come la vita nelle grandi città faciliti glii intrighi tra gli operai e conferisca potenza alla plebe”” (pag 157-158) (2) Philosophy of Manufactures (Filosofia delle industrie), Londra, 1835″,”MAED-002-FC”
“ENGELS Friedrich, a cura di Valentino GERRATANA”,”Anti-Dühring.”,”””Gli utopisti, abbiamo visto, furono utopisti perché non potevano essere null’altro in un’epoca in cui la produzione capitalistica era ancora così poco sviluppata. Essi furono obbligati a costruire gli elementi di una nuova società traendoli dal proprio cervello, perché nella vecchia società questi elementi generalmente non erano ancora chiaramente visibili (…)”” (pag 255)”,”MAED-003-FC”
“ENGELS Friedrich”,”La guerra dei contadini in Germania. (1850)”,”””Ma le due rivoluzioni, quella del secolo sedicesimo e quella del 1848-50, malgrado tutte le analogie, differiscono tra loro in modo essenziale. La rivoluzione del 1848 è una prova, se non del progresso della Germania, certo del progresso dell’Europa. Chi trasse profitto dalla rivoluzione del 1525? I principi. Ci trasse profitto dalla rivoluzione del 1848? I ‘grandi’ principi, Austria e Prussia. Dietro ai piccoli principi del 1525 stavano i piccoli borghesi che li tenevano legati a sé con il pagamento delle imposte, dietro ai grandi principi del 1850, dietro ad Austria e Prussia stanno i grandi borghesi moderni che li sottomettono ben presto al loro giogo con il debito pubblico. E dietro ai grandi borghesi stanno i proletari. La rivoluzione del 1525 fu un affare locale tedesco. Inglesi, francesi, boemi, ungheresi avevano già fatto la loro guerra dei contadini, quando i tedeschi fecero la loro. Se la Germania era frazionata, l’Europa lo era anche di più. La rivoluzione del 1848 non fu un affare locale tedesco: essa fu una singola fase di un grande avvenimento europeo. Le cause motrici che hanno agito durante tutto il suo corso non sono costrette entro lo spazio angusto di un singolo paese e neanche di una parte del mondo. Anzi, i paesi che furono il teatro di questa rivoluzione hanno meno degli altri partecipato alla sua genesi. Sono materia grezza più o meno priva di consapevolezza e di volontà che viene modellata nel corso di un movimento che nella situazione sociale odierna può sembrare una forza estranea, mentre in realtà non è che il nostro proprio movimento. È perciò impossibile che la rivoluzione del 1848-1850 finisca come quella del 1525″” (pag 144-145) [F. Engels, La guerra dei contadini, Editori Riunii, Roma, 1976]”,”MAED-004-FC”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Enrico FORNI”,”De America. Volume primo. La guerra civile.”,”””Alla questione dei principi della guerra civile americana risponde il grido di battaglia con cui il Sud ha infranto la pace. Stephens, il vice presidente della Confederazione sudista, dichiarava alla Convezione dei secessionisti che l’elemento che distingueva sostanzialmente la Costituzione testé elaborata a Montgomery dalla Costituzione di Washington e Jefferson, era che adesso per la prima volta si riconosceva nella schiavitù un’istituzione buona di per se stessa ed il fondamento di tutta la struttura dello stato, mentre ‘i padri’ della Rivoluzione, uomini radicati nei pregiudizi del XVIII secolo, avevano considerato la schiavitù ‘un male importato dall’Inghilterra’, che doveva venir eliminato con l’andar del tempo. Un altro alfiere del Sud, Spratt esclamava: «Per noi si tratta della fondazione di una grande repubblica schiavista». Quindi, mentre il Nord ha sguainato la spada esclusivamente in difesa della Unione, non è forse vero che il Sud aveva già dichiarato che la sopravvivenza della schiavitù non era più compatibile con la sopravvivenza dell’Unione?”” (pag 79-80) [Londra, 20 ottobre 1861 – Die Presse, 25 ottobre 1861] [F. Engels, K. Marx, ‘De America. Volume primo. La guerra civile’, Silva editore, Roma, 1971]”,”MAED-005-FC”
“ENGELS Friedrich”,”Note sulla guerra franco-prussiana del 1870 – 1871.”,”contiene la prefazione di Lev TROTSKY all’edizione russa del 1924, la traduzione presente è stata fatta dall’edizione di Vienna del 1923.”,”QMIx-039-FSL”
“ENGELS Friedrich MARX Karl; a cura di Bruno MAFFI”,”India Cina Russia.”,”nota (36) a pag 128: “”È curioso osservare come un uomo di tutt’altra formazione ideologica che Marx, ma osservatore acuto dei fatti sociali, Alexis de Tocqueville, caratterizzi il regime di Luigi Filippo quasi negli stessi termini usati da Marx per i ‘whig’: «Nel 1830, il trionfo della classe media [la borghesia] era stato così definitivo e completo, che tutti i poteri pubblici, tutte le franchigie, tutte le prerogative, il governo tutto intero si trovarono rinchiusi e come pigiati nei limiti ristretti di questa sola classe… Non solo essa fu, quindi, la direttrice unica della società, ma si può dire che ne divenne l”appaltatrice’… e si abituò a vivere quasi altrettanto del tesoro pubblico quanto della sua industria» (‘Souvenirs’, Paris, Gallimard, 1942, p. 26). La nota 36 è posta a pag 80 “”Può l’umanità compiere il suo destino senza una profonda rivoluzione nei rapporti sociali dell’Asia?”” (Marx, nel NYDT, 10 giugno 1853)”,”MAED-018-FGB”
“ENGELS Friedrich”,”Notes sur la guerre de 1870 – 1871.”,”Appendice: in allegato esterno la prefazione di Lucio COLLETTI al ‘Manifesto del Partito comunista’ (pag 1-32) (edizione Laterza, 1985, a cur a di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI.”,”MAED-019-FGB”
“ENGELS Federico, a cura di Giuliano PISCHEL”,”Il catechismo dei comunisti.”,”””Nel 1913 il noto critico socialista Eduard Bernstein pubblicava, per conto del partito socialdemocratico tedesco, sotto il titolo di «Grundsätze des Kommunismus» (Fondamenti del Comunismo), lo scritto che si presenta qui tradotto, dopo che la prima traduzione di Angelica Balabanoff per le collezioni dell'””Avanti!”” è divenuta pressoché irreperibile. Il testo originale era stato rinvenuto tra le carte ed i documenti retrolasciati da Federico Engels, ed è vergato di pugno ed è vergato di pugno di questi su carte ingiallite dal tempo. Nessun dubbio poteva nutrirsi, in base ad una semplice lettura, sull’epoca e sull’origine dello scritto. Si tratta di un lavoro di carattere popolare, con intenti divulgativi, redatto in forma catechistica, a domande e risposte, negli ultimi mesi del 1847, ed evidentemente è un lavoro preparatorio di quel «Manifesto dei Comunisti», che è stato e rimane la pietra angolare del socialismo moderno. Una stretta affinità di tesi, di concetti, di intenti – ed i raffronti e commenti intercalati alla traduzione delle singole «Questioni» intendono meglio metterla in luce – intercorre tra i due testi.. Ma il «Manifesto» rivela ad un tempo quella più laboriosa profondità, quella maggiore completezza di argomentazioni e quella scultorea classicità di forma, che un testo definitivo raggiunge rispetto ai progetti ed agli abbozzi preparatorii. Che le cose stiano così è provato non solo dai documenti più oltre richiamati, ma dalla testimonianza dello stesso Engels. Nel 1884 questi raccontò al Bernstein e ad altri che tanto lui quanto Marx avevano, ciascuno per proprio conto, elaborato un progetto del «Manifesto» e che solo successivamente avevano intrapreso in collaborazione la stesura del testo definitivo. In tale occasione l’Engels fece anzi dono al Bernstein, che lo pubblicò in fac-simile, di un superstite foglio del progetto di Marx. Invece – cosa del resto ben comprensibile a chi conosca la modestia dell’Engels e quel suo devoto ritirarsi nell’ombra per meglio lasciar campeggiare la figura dell’amico e compagno – nulla disse circa il proprio progetto e sottacque la circostanza di possederlo tuttora. Comunque – ogni altro argomento a parte – sull’autore non si può vare il minimo dubbio. Chiunque abbia una certa familiarità con le opere originali di Marx e di Engels constata di primo acchito come non solo lo stile, ma il modo di argomentare e la scelta stessa delle argomentazioni rivelino in maniera irrefutabile la personalità di Federico Engels. Non c’è nessun elemento che lasci trasparire una collaborazione o un intervento di Marx. È noto come, già in precedenza stabilito di render pubblici i principii che sorreggevano l’azione di coloro che allora si distinguevano come «comunisti» con una comune e chiara professione di fede» (Gluabenbekenntniss) comunistica, di ciò si sia precipuamente preoccupato il secondo Congresso della «Lega dei Comunisti», tenutosi a Londra al principio di dicembre 1847. Per una decina di giorni si protrassero le discussioni, verosimilmente impostate sui rispettivi progetti di Marx, dell’Engels e forse di altri – tra cui uno che era ancora oggetto di dibattiti nella comunità londinese, redatto probabilmente dallo Schapper. Si finì col deliberare, segno palese di una riconosciuta superiorità, di affidare a Marx e ad Engels la redazione, in collaborazione, del testo definitivo del tanto desiderato «Manifesto»”” (pag 9-11) [Giuliano Pischel, a cura e prefazione, (G. Pischel (in) ‘Il catechismo dei comunisti’ di Federico Engels, Gentile editore, Milano, 1945] Potrà questa rivoluzione verificarsi in un unico, singolo paese? No. “”«Questione diciannovesima: Potrà questa rivoluzione verificarsi in un unico, singolo paese? Risposta: No. La grande industria, in quanto ha determinato un mercato mondiale, ha posto tutti i paesi del mondo, ed in ispecie quelli più civilizzati, in tale collegamento tra loro che ogni singolo popolo dipende da ciò che accade in ciascuno degli altri. Inoltre essa ha in modo tale reso affine lo sviluppo sociale in tutti i paesi civilizzati che in tutti questi paesi la borghesia ed il proletariato, sono divenuti le due classi decisive della società e la lotta tra di loro è divenuta la lotta principale del nostro tempo. La rivoluzione comunista non potrà essere pertanto una rivoluzione puramente nazionale, ma diventerà una rivoluzione procedente di per sé e contemporaneamente in tutti i paesi civilizzati, cioè quanto meno in Inghilterra, America, Francia e Germania. Essa si svilupperà in ognuno di questi paesi più o meno rapidamente, a seconda che questo paese possiede un’industria sviluppata, una grande ricchezza, un’importante massa di forze produttive. In conseguenza sarà condotta più lentamente e difficoltosamente in Germania, più rapidamente e facilmente in Inghilterra. Essa eserciterà importanti ripercussioni sui restanti paesi del mondo ed affretterà e trasformerà completamente il loro sviluppo. Essa è una rivoluzione universale e avrà pertanto anche un terreno universale». Anche se non esplicitamente dichiarata, questa esigenza universalistica, super-nazionale, onnipresente della rivoluzione proletaria, permea tutto il «Manifesto» e ne sorregge l’appello finale: «Proletari dei tutto il mondo, unitevi!»”” (pag 137-138) [F. Engels, ‘Il catechismo dei comunisti’, a cura di Giuliano Pischel, Gentile editore, Milano, 1945]”,”MAED-001-FMB”
“ENGELS Friedrich MARX Karl, a cura di Roger DANGEVILLE”,”La social-démocratie allemande.”,”””In tutti questi scritti, non mi qualifico mai come socialdemocratico, ma come comunista. Per Marx, come per me, è assolutamente impossibile utilizzare un’espressione tanto elastica per designare la nostra concezione”” (F. Engels, Prefazione all’opuscolo del ‘Volksstaat’ del 1871-1875) (in apertura) “”Marx si attendeva molto dalla rivoluzione tedesca che, dal 1525, si urtava contro una resistenza interna ed esterna tale che essa non si era ancora realizzata a metà del XIX secolo”” (in apertura dell’introduzione di Roger Dangeville) (pag 7)”,”MAED-493″
“ENGELS Friedrich MARX Karl”,”I sindacati dei lavoratori.”,”Conoscere i misteri della politica internazionale “”Perciò il grnnde compito della classe operaia è diventato la conquista del potere politico. Essa sembra avero, perché in Inghilterra, in Germania, in Italia e in Francia si è avuto un risveglio simultaneo e vengonofatti simultanei sforzi per riorganizzare politicamente il partito operaio. La classe operaia possiede un elemento di successo, ‘il numero’; ma i numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza L’esperienza del passato ha insegnato che il trascinare quel legame franterno, che dovrebbe esistere tra gli operai dei diversi paesi e spronarli a sostenersi gil uni congli altri in tutte le loro lotte per l’emancipazione, venga sempre punito con la sconfitta comune dei loro sforzi incoerenti. Questa idea ha spinto operai di diversi paesi radunati il 28 settembre 1864 in pubblica assemblea in St. Martin’s Hall, a fondare l’Associazione internazionale dei lavoratori. …. finire (107-108) [Karl Marx, ‘Indirizzo Inaugurale e statuti generali dell’Associazione internazionale dei lavoratori’, in Marx-Engels, ‘I sindacati dei lavoratori’, Summa Uno editirice, Milano, 1972]”,”MAED-001-FPB”
“ENGELS Friedrich, a cura di Valentino GERRATANA”,”Antidühring.”,”””L’esposizione engelsiana si basa quasi esclusivamente sulla elaborazione teorica di Marx”” (pag XXVI, Gerratana)”,”MADS-034-FGB”
“ENGELSTEIN Laura”,”Moscow, 1905. Working-Class Organization and Political Conflict.”,”Laura Engelstein, a historian and writer, tought history at Cornell University from 1976 to 1978. Preface, Introduction, Appendixes: Notes, Table, Works Cited, Index,”,”RIRx-089-FL”
“ENGHOLM Christopher”,”Doing Business in Asia’s Booming “”China Triangle””.”,”L’autore è il fondatore di The Engholm Group in La Costa, California, compagnia specializzata in pubbliche relazioni e operante come rappresentante di compagnie in Asia.”,”CINE-088″
“ENGLUND Karin BERGSTRÖM Villy JOHANSSON Alf W. MOLIN Karl OLSSON Lars”,”On Creating Social Democracy. Speeches in Moscow March 2001.”,”””With the advent of Olof Palme, Swedish foreign policy become more global in its scope. The emancipation of the Third World became a prime motive in Olof Palme’s internationalism. He proclaimed that Sweden as a neutral state without a colonial past had a special mission to promote international solidarity and support the independence process in the Third World.”” (pag 36)”,”MEOx-079″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”La breve estate dell’ anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti.”,”Operaio metallurgico, B. DURRUTI è stato nel 1936 uno dei protagonisti della rivolta anarchica catalana e della guerra civile spagnola. Rivoluzionario sin dall’adolescenza, è stato perseguitato, imprigionato, esiliato, ha guidato la leggendaria colonna anarchica sul fronte d’ Aragona ed è morto in circostanze oscure. L’A ha scritto un romanzo di ‘montaggio’ e offre gli strumenti per tornare al clima, alla complessità, alle contraddizioni di quel periodo di lotta. ENZENSBERGER (1929-1997?) è giornalista, professore universitario, poeta, traduttore e saggista.”,”MSPG-003″
“ENZENSBERGER H.M. a cura”,”Freispruche revolutionare vor Gericht.”,”(Assoluzione dei rivoluzionari dal tribunale)”,”TEMx-005″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”Conversaciones con Marx y Engels. Tomo I.”,”””Nadie conocía mejor que Marx el inmenso poder y la fuerza vital de la sociedad burguesa. Además, Inglaterra es el lugar apropiado para llegar a tales conocimientos. Es precisamente allí donde la sociedad burguesa se ha desarrolado de forma más pura, de forma realmente clásica, y -sin desprenderse de todas las formas – superando y elimando al máximo la multitud de formas sociales de siglos pasados. (…). Marx concedía un extraordinario valor a una expresión pura, correcta. Y con Goethe, Lessing, Shakespeare, Dante y Cervantes – que leía casi a diario – había eligido a los mejores maestros posibles. Todavía recuerdo que en cierta ocasión, durante mis primeros tiempos en Londres, me echó un sermón por haber utilizado en uno de mis escritos la expresión “”die stattgehabte Versammlung”” (“”la reunión tenida lugar””). Cuando quise disculparme por mi mal uso de la lengua, Marx prorrumpió en exclamaciones como: “”¡Esos lamentables istitutos alemanes, donde no se enseña el alemán! ¡Esas lamentables universidades alemanas…!”” (…) (W. Liebknecht) (pag 196-197) Biblioteca di Marx (pag 274)”,”MADS-437″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”Politica e crimine. Nove saggi. (Tit.orig.: Politik und Verbrechen)”,”ENZENSBERGER Hans Magnus è nato nel 1929. Scrittore, saggista (La breve estate dell’anarchia), è un critico della società e della cultura, erede di una tradizione che va da Karl Kraus a Elias Canetti, da T.W. Adorno a H. Arendt.”,”TEMx-051″
“ENZENSBERGER Hans Magnus a cura”,”Colloqui con Marx e Engels. Testimonianze sulla vira di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Enzensberger.”,”Fondo G.M. Pegoraro “”Marx attribuiva un’importanza straordinaria alla purezza e alla correttezza dell’espressione. Egli aveva eletto a suoi sommi maestri Goethe, Lessing, Shakespeare, Dante, Cervantes, che leggeva quasi ogni giorno. Per quanto riguarda la purezza e la correttezza della lingua, si ispirava allo scrupolo più meticoloso. (…) Marx era un severo purista. Spesso cercava a lungo, faticosamente l’espressione esatta. Egli era ‘molto’ esigente. Appena aveva scoperto una lacuna nel nostro sapere, esigeva imperiosamente che fosse colmata – ma sapeva anche dare i consigli necessari allo scopo. Quando si restava soli con lui, si era sottoposti a un esame in piena regola. (…) Per la ‘popolarità’ Marx nutriva un sovrano disprezzo. Una cosa che lodava particolarmente in Robert Owen era che egli, ogni volta che una delle sue idee diventava popolare, avanzava una nuova esigenza che lo rendeva di nuovo impopolare. (…) Se detestava la popolarità, chi ne andava a caccia suscitava in lui un sacro furore. Aborriva i parolai dalle frasi forbite. Guai a chi si perdeva nei vuoti giri di parole: con lui egli era inesorabile. ‘Phraseur’ (parolaio) era in bocca sua il peggiore degli insulti, e quando aveva capito di aver di fronte un ‘phraseur’, con quella persona era finita per sempre. Pensare con rigore logico ed esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi giovani a ogni occasione, imponendoci di studiare. A quell’epoca era stata costruita una magnifica sala di lettura del British Museum, con i suoi inesauribili tesori bibliografici. Marx, che vi si recava ogni giorno, ci spingeva a frequentarla. ‘Studiare, studiare!’ Questo era l’imperativo categorico che spesso ci gridava con voce squillante, ma che era già contenuto nel suo esempio, nella vista dell’attività incessante, poderosa di quell’uomo. (…) Marx era un maestro severo. Non gli bastava esortarci a studiare: controllava anche se avevamo imparato. Mi ero occupato per un certo tempo della storia delle Trade Unions inglesi. Ogni giorno Marx mi interrogava per sapere a che punto ero, e alla fine non mi diede pace finché non ebbi tenuto una lunga conferenza davanti a numerose persone. Anch’egli volle ascoltarla. Non mi lodò, ma non mi strapazzò nemmeno. Dato che lodare non era nelle sue abitudini, e per lo più lodava soltanto per compassione, mi consolai delle mancate lodi (…). Come maestro Marx aveva la rara capacità di essere severo senza scoraggiare. Un’altra eccellente qualità pedagogica possedeva Marx: ci costringeva all”autocritica’, non tollerava alcuna forma di pigra soddisfazione dei risultati raggiunti. Fustigava l’indolenza e l’amore del quieto vivere con la sferza del suo severo sarcasmo, e nessuno deve ringraziarlo più di me per questa dura disciplina. La gioventù si compiace del successo immediato e del plauso.”” Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis’, 1896] [(in) Colloqui con Marx e Engels. Testimonianze sulla vita di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Enzensberger, 1977] (pag 178-179) “”La politica era ‘studio’ per Marx. Odiava a morte i politicanti da strapazzo e la loro ciarlataneria. E come immaginare infatti una cosa più assurda? La ‘storia’ è il prodotto di tutte le forze che agiscono all’interno degli uomini e della natura, il prodotto del pensiero, delle passioni, dei bisogni umani. La politica è ‘teoricamente’ la ‘conoscenza’ dei milioni e bilioni di fattori che tessono la “”tela della storia”” e ‘praticamente’ l”azione’ determinata da quella conoscenza. ‘La politica è dunque scienza e scienza applicata’. La scienza politica o scienza della politica è in certo modo l’essenza di tutte le scienze, poiché abbraccia tutta la sfera dell’attività dell’uomo e della natura, attività che costituisce lo scopo di ogni scienza. Eppure ogni pagliaccio è convinto di essere un grande politico o addirittura un grande uomo di stato – come ogni pagliaccio è convinto di essere un buona giornalista. Per entrambe le cose non occorre – secondo l’opinione dei più – aver imparato un bel nulla. Ci si “”nasce”” per dirla con Sohm, professore a Lipsia. Quando parlava delle teste vuote che all’osteria, sui giornali, nelle assemblee popolari e nei parlamenti con un paio di frasi stereotipate si aggiustano le cose a modo loro e, scambiando per fatti i loro desideri e le loro idee più o meno confuse, indicano la via ai destini del mondo, per fortuna senza che il mondo se ne dia per inteso, Marx perdeva veramente le staffe. E in quelle “”teste vuote”” egli comprendeva anche non pochi “”grandi uomini””, altamente rinomati e celebrati. (…) Osservare un uomo simile accogliere in sé la lezione dei rapporti sociali e penetrare sempre più a fondo nella natura della società costituisce già da solo un elevato godimento spirituale. Mai potrò ringraziare abbastanza la fortuna che ha condotto a Marx il giovanotto inesperto e assetato di sapere che io ero e lo ha affidato alla sua influenza e al suo insegnamento. Un insegnamento che non poteva che essere poliedrico (…)”” Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis’, 1896] ‘ [(in) Colloqui con Marx e Engels. Testimonianze sulla vita di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Enzensberger, 1977] (pag 179-180)”,”MAES-127″
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti, romanzo.”,”Hans Magnus Enzensberger, nato a Kaufbeuren (Baviera) nel 1929 si è laureato nel 1955 con una tesi sulla poetica di Clemens von Brentano. Dopo essere stato redattore di radio Stoccarda, ha insegnato in varie università ed è vissuto in vari paesi. Nel 1965 ha fondato la rivista Kursbuch.”,”ANAx-010-FL”
“ENZENSBERGER Hans Magnus”,”Sulla piccola borghesia. Un «capriccio sociologico» seguito da altri saggi.”,”Hans Magnus Henzesberger è un noto scrittore tedesco. E’ autore pure di poesie: ‘La fine del Titanic’ (Einaudi) “”Necessita di spiegazioni anche il semplice fatto che la piccola borghesia sia stata grossolanamente e caparbiamente sottovalutata da almeno 150 anni a questa parte. Nessuno ha contribuito a questa generale disistima più della piccola borghesia stessa. Senza dubbio, questo fatto è da ricollegare alla sua peculiare coscienza di classe. (…) Il piccolo borghese vuol essere qualsiasi cosa, tranne un piccolo borghese. La propria identità cerca di conquistarsela non riconoscendosi come appartenente alla sua classe, bensì allontanandosi da essa e rinnegandola. Le caratteristiche che lo accomunano ai suoi simili sono proprio quelle che maggiormente mette in discussione. Solo ciò che lo differenzia può aver valore: il piccolo borghese è sempre qualcun altro. Questo sorprendente odio verso se stessi funziona come un mantello magico, che ha la capacità di rendere invisibili. Con il suo aiuto, infatti, questa classe si è resa impercettibile. Per lei azioni collettive e solidali sono fuori discussione; non la porteranno mai ad una vera coscienza di classe. (…) L’immagine sociale della piccola borghesia tende alla mimetizzazione; la classe, crescendo quantitativamente, diviene sempre meno riconoscibile. E’ probabile che una classe tanto scissa e frantumata non sia mai esistita prima d’ora. Ma l’estrema frantumazione soggettiva e oggettiva della piccola borghesia non è un enigma. Essa è il risultato della sua condizione economica e della sua storia. Il suo rapporto con i mezzi di produzione è sempre stato deviato e mediato in mille modi. Ciò, da un lato, determina la sua incapacità ad impadronirsi del potere politico. Questa classe non può né vuole diventare la classe dominante, ed anche questa impotenza è stranamente interiorizzata. Il piccolo borghese rifiuta il potere, pur venerandolo; ciò equivale a dire che lo delega, e che solo delegandolo riesce ad accettarlo, proprio mentre lo amministra, lo giustifica e lo discute”” (pag 7-8)”,”TEOS-258″
“EPICURO a cura di Ettore BIGNONE”,”Opere frammenti testimonianze sulla sua vita.”,”Delle opere di EPICURO,che nel 310 aC, a 32 anni, fondò la scuola filosofica a Mitilene, trasferita nel 306 ad Atene, sono state conservate la ‘Lettera a Meneceo’, che è un compendio della sua etica e del suo ideale di saggezza, le ‘Massime capitali’ (40 sentenze capitali che i discepoli dovevano imparare a memoria), la ‘Lettera ad Erodoto’, compendio della sua fisica e della logica, la ‘Lettera a Pitocle’ che tratta della fisica celeste. Il Testamento e vari frammenti di opere e di lettere. Tutti questi testi, insieme alla biografia di DIOGENE LAERZIO sono compresi nella presente edizione.”,”FILx-131″
“EPICURO”,”Aforismi. La filosofia di Epicuro in quaranta aforismi.”,”””Le massime sono la corona del pensiero di Epicuro”” Diogene Laerzio”,”REFx-035″
“EPICURO [EPICURE]”,”Lettres et maximes.”,”Dei suoi scritti tra cui ‘Sulla natura delle cose’ e ‘Sul criterio o canone’ sono rimaste solo alcune lettere, massime, frammenti. EPICURO individua nella sensazione l’ unico criterio certo di verità, mentre l’ opinione, alla quale si arriva attraverso la deduzione, è soggetta ad errore.”,”FILx-216″
“EPICURO”,”Lettere. Sulla fisica, sul cielo e sulla felicità. Frammento dell’epistolario.”,”””I terremoti è possibile avvengano perché la terra racchiude del vento o perché piccole parti di essa sono contigue e in continuo movimento, cosa che ne provoca lo scuotimento. E questo vento può provenire alla terra dall’esterno o dalla caduta di masse di terra in profonde caverne, di modo che l’aria in essa compressa si trasforma in vento. Oppure i terremoti si possono produrre per la propagazione del moto causato dal crollo di molte masse di terra e per la sua ripercussione, quando siano urtate parti della terra più compatte e solide. E questi movimenti della terra si possono produrre in molti altri modi”” (pag 100)”,”FILx-030-FV”
“EPICURO, a cura di Giuseppe SERRA”,”Scritti morali. Lettera a Meneceo. Massime capitali. Sentenze e frammenti. Lettere. Testamento.”,”””Nulla per noi è la morte; giacché ciò che si è dissolto non ha sensibilità e cià che non ha sensibilità non è nulla per noi”” (pag 63) “”La ricchezza che è richiesta dalla natura, ha limite certo ed è di facile acquisto, quella delle vane opinioni si perde nll’illimitato”” (pag 67) “”La giustizia non è qualcosa che sia per sé: essa è solo nei rapporti reciproci, dovunque e quanto volte esista un patto di non fare e di non ricevere danno”” (pag 71) “”Fatti servo della filosofia se vuoi avere libertà vera”” (pag 77) “”Opera sempre come se Epicuro ti guardasse”” (pag 79) “”Nulla di nuovo si compie nell’universo rispetto all’infinito tempo già trascorso”” (pag 83) “”Queste cose le dico non alla folla, ma a te; ognuno di noi è uditorio abbastanza grande per l’altro”” (pag 121)”,”FILx-003-FMP”
“EPICURO, a cura di Giuseppe SERRA”,”Scritti morali. Lettera a Meneceo. Massime capitali. Sentenze e frammenti. Lettere. Testamento.”,”””Nulla per noi è la morte; giacché ciò che si è dissolto non ha sensibilità e cià che non ha sensibilità non è nulla per noi”” (pag 63) “”La ricchezza che è richiesta dalla natura, ha limite certo ed è di facile acquisto, quella delle vane opinioni si perde nll’illimitato”” (pag 67) “”La giustizia non è qualcosa che sia per sé: essa è solo nei rapporti reciproci, dovunque e quanto volte esista un patto di non fare e di non ricevere danno”” (pag 71) “”Fatti servo della filosofia se vuoi avere libertà vera”” (pag 77) “”Opera sempre come se Epicuro ti guardasse”” (pag 79) “”Nulla di nuovo si compie nell’universo rispetto all’infinito tempo già trascorso”” (pag 83) “”Queste cose le dico non alla folla, ma a te; ognuno di noi è uditorio abbastanza grande per l’altro”” (pag 121)”,”FILx-005-FGB”
“EPICURO, DIOGENE LAERZIO”,”Lettera sulla felicità (a Meneceo) e Vita di Epicuro scritta da Diogene Laerzio.”,”Filosofo greco (Samo 341 – Atene 270 a. C.). Fondatore di una delle più importanti scuole filosofiche dell’età ellenistica, detta il “”Giardino”” (perché aveva sede in un giardino attiguo alla sua casa). Della sua opera, amplissima (essa comprendeva quasi 300 titoli), restano i frammenti di circa 9 libri (erano in tutto 37) del …, tre lettere che ne riassumono la dottrina (a Erodoto, Meneceo)”,”FILx-017-FGB”
“EPPE Heinrich”,”The Power of Solidarity. 80 Years Socialist Youth International.”,”Congresso costituente della Internazionale socialista giovanile, ovvero della Gioventù Socialista Internazionale: Amburgo 1923 (pag XVII). Studenti socialisti di Vienna ad una manifestazione del 1° Maggio 1925 con lo slogan: “”Potere è conoscenza, conoscenza è potere””. (pag XVIII) La gioventù operaia socialista tedesca (Sozialistische Arbeiterjugend in Deutschland) era una delle poche organizzazioni che erano pronte a difendere le acquisizioni della repubblica borghese per la classe operaia, sia contro le forti forze di destra come contro i gruppi comunisti. Consideravano la repubblica solo come una fase intermedia. (pag XXV)”,”INTx-037″
“EPSTEIN James THOMPSON Dorothy a cura; saggi di Gareth Stedman JONES Clive BEHAGG Jennifer BENNETT Dorothy THOMPSON Robert SYKES Robert FYSON James EPSTEIN John BELCHEM Kate TILLER Eileen YEO”,”The Chartist Experience. Studies in Working-Class Radicalism and Culture, 1830-1860.”,”Dorothy Thompson is visiting assistant professor in the Department of History at Duke University, North Carolina James Epstein is visiting assistant professor in the Department of History at Duke University, North Carolina”,”MUKC-041″
“EPSTEIN Isidore”,”Il giudaismo. Studio storico.”,”Copia firmata da Ada Monti”,”EBRx-004-FGB”
“ERACLITO tradotto da GENTILE Giovanni”,”Eraclito. Vita e frammenti. Con il facsimile del manoscritto della traduzione dal Diels.”,”Il manoscritto qui riportato è una traduzione che il filosofo fece nel 1908 della ‘Vita e frammenti’ di ERACLITO in vista di una progettata grande storia della filosofia della quale rimane a testimonianza il volume ‘Storia della filosofia. Dalle origini a Platone’. Questa, che è la prima traduzione italiana integrale di ERACLITO dopo quella di Emilio TEZA (1906) condotta sulla medesima edizione critica curata da Hermann DIELS, conserva notevole valore intrinseco.”,”FILx-112″
“ERASMO DA ROTTERDAM a cura di Luigi FIRPO”,”Il lamento della pace. Con un saggio su ‘Erasmo e l’ arte’.”,”””In questo clima si matura il pensiero politico di Erasmo, nutrito di inespresse rivendicazioni democratiche e di lealismo borgognone, fedele alle aspirazioni pacifiste della sua piccola patria olandese e alla politica di conciliante equilibrio dei reggitori dei Paesi Bassi. Ma l’ uomo non si esaurisce in quell’ opportunismo, che era pure tanto generoso e civile: di suo egli aggiunge il grande appello alla fraternità cristiana, l’ orrore per le atrocità della guerra, il cosmopolitismo del dotto che aspira a un’ ideale Europa senza frontiere né tumulti guerreschi, le istanze borghesi di ordine, di libera circolazione, di sicurezza degli averi e dei commerci, la fede nella ragione che respinge ogni forma di violenza brutale e si afferma come regolatrice saggia e benevola delle società umane””. (pag 9)”,”EURx-122″
“ERASMO DA ROTTERDAM, a cura di Bruno SEGRE”,”Elogio della pazzia.”,”Contiene il paragrafo ‘La pazzia origina le guerre’. Per ERASMO, la pazzia, lodata seriamente, è affine alla fede. ERASMO DA ROTTERDAM (1466 o 1469 – 1536) umanista olandese, figura centrale della cultura europea del tempo. In ‘Enchiridion militis christiani (1502) fu il portavoce della corrente di riforma cattolica tollerante e nell’ ‘Elogio della pazzia’ (1511) polemizzò contro il fanatismo, il dogmatismo, il misticismo, tessendo l’elogio di quella superiore ‘follia’ che spinge il cristiano a fare delle fede esercizio di vita. Sensibile ai motivi ispiratori della Riforma si discostò però da LUTERO in ‘Diatriba de libero arbitrio’ (1524). (Eug)”,”FILx-233″
“ERASMO DA ROTTERDAM”,”Elogio de la Locura.”,”””Riassumendo, a vederli declamare, si giurerebbe che hanno avuto per maestri dei ciarlatani da giorno di festa, che gli sono, in realtà, infinitamente superiori. In aggiunta, si somigliano tanto, che è difficile affermare se sono i frati che hanno insegnato la retorica ai ciarlatani, o se sono i ciarlatani che hanno insegnato la loro ai frati.”” (pag 77)”,”FILx-326″
“ERASMO DA ROTTERDAM, a cura di Luigi FIRPO”,”Il lamento della pace.”,”””La guerra, che è l’avventura più pericolosa che esista, dev’essere affrontata soltanto con il consenso di tutto il popolo. Quelli che possono diventare motivi di guerra vanno troncati sul nascere. La condiscendenza reciproca indurrà qualche volta a chiudere un occhio. Qualche volta può essere opportuno comprare la pace. Se sottrai dal prezzo quanto si sarebbe sperperato nella guerra e quanti cittadini si salvano dalla rovina, avrai fatto un buon affare, anche se avrai pagato cara la pace, ogni volta che, pur non tenendo conto del sangue dei sudditi, risulterà che la guerra ti sarebbe venuta a costare di più.”” (pag 56-57)”,”RELx-054″
“ERASMO DA ROTTERDAM”,”Elogio della pazzia. Antica versione italiana.”,”(A proposito dell’intermedismo di Erasmo) “”L’illustre Macaulay, tratteggiando il carattere di Halifax, dice: “”Egli era il capo di quei politici che le due grandi parti politiche dell’Inghilterra chiamavano per disprezzo ‘Trimmers’ (bordeggiatori, equilibristi). Ma scambio d’impermalirsi del soprannome, egli se lo prese come titolo d’onore e ne vendicà vivissimamente il decoro. Ogni cosa buona, egli diceva, bordeggia tra gli esrremi. La zona temperata bordeggia tra il clima in cui gli uomini si arrostiscono, e il clima in cui gelano. La chiesa anglicana bordeggia fra la frenesia anabattista, e la letargia papale. La costituzione inglese bordeggia tra il despotismo turco e l’anarchia polacca. (…)”” (pag 15) (dalla prefazione di Eugenio Camerini)”,”VARx-520″
“ERBA Dino”,”La leggenda nera degli Arditi del popolo. Una messa a punto storiografica.”,”””Fuori della mitologia (e delle calunnie, la formazione degli Arditi del popolo assunse contorni circoscritti nel tempo e di limitato spessore organizzativo. Fu un’esperienza che si concluse nel giro di pochi mesi, dal giugno al novembre del 1921; dopo l’iniziale exploit, anche se affrontò dure e apprezzabili battaglie contro lo squadrismo, l’Associazione ebbe una vita travagliata: gli aderenti che nell’estate 1921 era 19.567, nel 1922 erano scesi a 6.467 (1), mentre gli iscritti ai Fasci toccavano il mezzo milione.”” (pag 3) (1) Eros Franscescangeli, ‘Arditi del popolo’, 2000″,”MITC-097″
“ERBA Dino e altri”,”Il Gatto Mammone. Due o tre cose che sappiamo di lui. Aggiornamenti alla bibliografia politica e familiare di Virgilio Verdaro.”,”””Nel 1924, dopo un fallito tentativo di rientrare clandestinamente in Italia, emigrò in URSS, dove restò fino al 1931, ricoprendo incarichi di analista politico nell’ambito del Komintern e insegnando all’Istituto Marx-Engels”” (pag 4) “”Importante fu il suo contributo al dibattito teorico”” (pag 5) Tra i ringraziamenti l’autore ringrazia Paolo Casciola per le sue ricerche svolte all’Archivio Storico del Comune di Firenze. (pag 2)”,”MITC-117″
“ERBA Dino”,”Nascita e morte di un partito rivoluzionario. Il Partito Comunista Internazionalista, 1943-1952.”,”Cita Cervetto e Parodi pag 279 I nomi più citati: Bordiga e Damen. Assassinio di Mario ACQUAVIVA (pag 163) risultati elettorali elezioni 2 giugno 1946 per il PCINT: si presentò in 4 circoscrizioni e ottenne 23.000 voti (Milano, Cremona-Mantova, Asti-Alessandria, Catanzaro-Reggio Calabria). Alle elezioni del 18 aprile 1948 i voti calano a 21.000 (pag 163) 1951: la rottura Bordiga Damen (pag 261) Il PCINT si divide in due diventando ‘Battaglia’ e ‘Programma’ (pag 278)”,”MITC-118″
“ERBA Dino”,”Il Gatto Mammone. Virgilio Verdaro tra le guerre e le rivoluzioni del Ventesimo secolo.”,”Il soggiorno di Verdaro in Urss fu piuttosto lungo dal 1924 al 1931. Insegnò all’Istituto Marx -Engels e ricoprì incarichi al Comintern (ufficio censura). Insieme alla compagna Emilia Mariottini si dedicò alla storia del movimento operaio internazionale che fu sequestrata dalle autorità sovietiche al momento della partenza dall’URSS. Il lavoro doveva essere di ampia mole. (pag 23) Profili biografici di ALDOVINI ALLEGREZZA AMBROGI BIBBI BOERO BORSACCHI CALLIGARIS CAMPEGGI CARRA’ CHILLEMI CHIRIK CONSONNI CORRADI E. CORRADI P. DANIELIS DAVOUST DE-LEONE DI-BARTOLOMEO DUMONT FEINGOLD FERNANDEZ MUNIS FIENGA FUGAZZA GABASSI GARUGLIERI GASCO GERMANETTO GERVASINI HEERBRANT HENNAUT KIRKHOFF LECCI LIONELLO MANNE MARABINI MARIOTTINI MARTELLINI MASO’ MARCH MELIS MENGONI MORELLI NONNI PACE PERRONE PIZZIRANI PROSERPIO RICCIERI RICCIONI ROMANELLI RUSSO SENSI SILVA SOEP TROVATELLI ZADRA ZECCHINI Bruno ZECCHINI Ida Cita il libro di Munis edito da Lotta Comunista (pag 151)”,”MITC-119″
“ERBA Dino, a cura”,”Prometeo ribelle e violento. La violenza nella lotta politica. Dalla violenza individuale alla violenza di masse.”,”Prometeo, periodico della Sinistra comunista “”italiana”” durante l’esilio Bilan, periodico della Sinistra comunista italiana in Francia (bordighista) ‘Bilan’ (PcdI)”,”BORD-171″
“ERCKMANN Émil CHATRIAN Alexandre”,”Storia di un uomo del popolo ovvero La Rivoluzione del ’48 in Francia.”,”Émil Erckmann è stato uno scrittore francese fortemente legato alla regione dell’Alsazia.Lorena. Nato il 20/05/1822 Phalsburg, Francia. Morto il 14/03/1899 a Lunéville, Francia. Alexandre Chatrian è stato uno scrittore francese, associato alla regione dell’Alsazia-Lorena. Nato in Francia il 18/12/1826 e morto a Villemomble, Francia il 03/09/1890.”,”MFRx-005-FL”
“ERDMAN Paul”,”Le guide financier de Paul Erdman. Tout ce que vous avez toujours voulu savoir sur la crise, l’argent et les mécanismes économiques.”,”Dono di Tino Albertocchi”,”ECOI-340″
“ERDMAN Paul E.”,”Il crack del ’79. L’anno in cui il mondo andò in pezzi.”,”Paul E. Erdman, nato nel 1932 a Strafford (Canada) figlio di un pastore luterano, ha compiuto i suoi studi negli Stati Uniti e all’Università di Basilea, in Svizzera. Dal ’59 al ’67 ha lavorato presso lo Stanford Research Institute di Palo Alto, occupandosi di scienze economiche e finanziarie. Dopo essere stato dirigente di importanti organismi industriali e finanziari vive ora vicino a Londra, consulente finanziario di vari gruppi internazionali. Dello stesso autore: ‘La lunga notte del dollaro’ (1974).”,”ECOI-006-FGB”
“ERENYI T. JEMNITZ J.”,”La Première Internationale et la Hongrie.”,”T. Erenyi J. Jemnitz, Budapest”,”MOIx-046-N”
“ERHARD Ludwig”,”La politica economica della Germania. Per una economia sociale di mercato.”,”E’ una raccolta di discorsi e articoli di ERHARD. Ludwig ERHARD è nato nel 1897 e si è laureato in economia politica all’Univ di Francoforte. Insegnante e poi preside dell’Istituto di studi economici di Norimberga dal 1928 al 1942, nel 1945 fu tra i fondatori del Partito Cristiano Democratico. Nel 1947 diresse il comitato di studio che preparò la riforma monetaria. Ministro degli affari economici dal 1949 e Vice Cancelliere dal 1957, nell’Ottobre 1963 ha sostituito Konrad ADENAUER nella carica di Cancelliere della RFT.”,”GERE-007″
“ERHARD Johann Benjamin, a cura di Hellmut G. HAASIS”,”Sul diritto del popolo a una rivoluzione.”,”””Risponderei che non è falso ‘avere’ una opinione; ciò che è falso è non volerne accettare una migliore! Lo Stato deve occuparsi solo delle azioni e mai delle opinioni: se sono vere, sbaglia a soffocarle, se sono false, la verità saprà farne giustizia! La ‘libertà di pensiero’ si manifesta principalmente nella ‘libertà di parola’, nel ‘segreto epistolare’ e nella ‘libertà di stampa’. Dopo quel che abbiamo detto finora è chiaro che la ‘libertà di parola’ non può essere violata senza violare i diritti dell’ uomo. Si può forse vietare che gli uomini si comunichino reciprocamente i propri pensieri? La menzogna deve esser confutata e la calunnia punita; ma nel primo caso servono argomenti, mentre nel secondo la calunnia deve venir dimostrata””. (pag 53)”,”TEOP-337″
“ERHARD Johann Benjamin, a cura di Hellmut G. HAASIS”,”Sul diritto del popolo a una rivoluzione.”,” ‘Il contributo di un giacobino kantiano alle premesse teoriche delle ideologie rivoluzionarie del nostro tempo’ Quando una rivoluzione è legittima? Quando è possibile? Scossi dalla grande Rivoluzione francese, molti intellettuali tedeschi ne auspicarono l’estendersi al loro paese, ma cercarono anche le spiegazioni e giustificazioni di una svolta rivoluzionaria… (retrocopertina)”,”TEOP-016-FV”
“ERICKSON Carolly”,”La Grande Caterina. Una straniera sul trono degli zar.”,”ERICKSON Carolly già docente di storia medievale alla Columbia University ha rinunciato all’ insegnamento per darsi alla ricerca. E’ autrice di numerosi saggi e di una fortunata serie di biografie dedicate alle grandi regine della storia. “”Caterina, assiduamente impegnata nella personale battaglia per la sopravvivenza politica, stava elaborando la sua difesa con tutte le energie di cui disponeva. Continuava a sperare, contro ogni probabilità, che l’ imperatrice escludesse Pietro dalla successione e dichiarasse Paolo suo erede, con Caterina come reggente; ma nel frattempo tesseva nuove alleanze. Al posto del consigliere politico Bestuzev scelse uno dei favoriti dell’ ex-cancelliere, il conte Nikit Panin: un diplomatico e anglofilo convinto come Caterina. Panin aveva interrotto la politica filofrancese dei Voroncov e dei Suvalov ed era il tutore del giovane Paolo. Era astuto e abile e Caterina si convinse che poteva fidarsi di lui. Da parecchi anni aveva pensato a Panin come possibile funzionario del nuovo governo che si sarebbe instaurato alla morte dell’ imperatrice. Adesso aveva fiducia in lui era lieta di constatare quanto questi disprezzasse Pietro e desiderasse che fosse una reggenza a succedere a Elisabetta””. (pag 211-212)”,”RUSx-123″
“ERICKSON Kenneth Paul”,”The Brazilian Corporative State and Working-Class Politics.”,”ERICKSON Kenneth Paul è Associate Professor of Political Science at Hunter College of the City University of New York.”,”MALx-048″
“ERICKSON Carolly”,”La zarina Alessandra. Il destino dell’ultima imperatrice di Russia.”,”Carolly Erickson, già docente di Storia medievale alla Columbia University, ha rinunciato all’insegnamento per dedicarsi alla ricerca. É autrice di numerosi saggi e in particolare di una fortunata serie di biografie dedicate alle grandi regine della storia, tra cui, nella collezione Oscar, La grande Caterina, Maria Antonietta, Elisabetta I, La piccola regina, Maria la Sanguinaria, Il grande Enrico, L’imperatrice creola e Anna Bolena.”,”RUSx-157-FL”
“ERICKSON John”,”Storia dello Stato Maggiore sovietico.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. “”L’isola socialista non avrà mai pacifiche frontiere con lo stato borghese; ci sarà sempre un fronte, sia pure in forma latente”” (M.N. Tuchacevskij a G. Zinoviev, 1920) “”L’esercito di un paese socialista, un esercito chiamato a difendere le conquiste delle masse lavoratrici, può essere solo – tutte le esperienze ce lo insegnano – un esercito guidato ed educato dal partito comunista”” (Kommunist, novembre 1957) “”Mentre l’Armata Rossa mobilitava quelle riserve della cui inesistenza il comando tedesco si teneva sicuro, Stalin affidava la difesa di Mosca agli ufficiali che avevano dimostrato la loro abilità nelle battaglie dell’estate e dell’autunno e che erano riusciti a sopravvivere. Il nuovo gruppo di comando era passato attraverso un’esperienza di guerra breve ma terribilmente intensa nell’autunno del 1941. La salvezza dell’Armata Rossa fu forse dovuta fondalmentalmente al fatto che il suo comando riuscì a mettere in campo un piccolo ma sceltissimo gruppo di ufficiali capaci di adattarsi alle esigenze della situazione. Il fatto che i posti chiave fossero affidati a nuovi ufficiali è di per sé un indizio della rivolta contro gli incompetenti che avevano al loro attivo solo le lontane esperienze della guerra civile. Non vi fu nulla di spettacolare in questa trasformazione del comando: si trattò essenzialmente di un’altra purga, il cui criterio era però, questa volta, il successo sul campo di battaglia. La “”tattica lineare”” – con questo termine i quadri di comando dell’Armata Rossa definirono la prima fase della guerra russo-tedesca – sarebbe stata più tardi giudicata da Stalin “”stupida e dannosa””. Solo adesso si cominciava a capire cosa fosse, e ad applicare nella pratica quell’arte della “”cooperazione”” di cui s’era tanto parlato fin dal 1933. Alcuni degli uomini nuovi avevano capito che cosa era necessario oggi; e quelli che non lo avevano capito erano caduti nelle battaglie contro un nemico esperto, nei distretti di frontiera o in regioni più interne. Dovator aveva dimostrato la sua abilità nei contrattacchi presso Smolensk, Katukov, il vincitore di Mtsenk, fu promosso al grado di generale menre la su brigata corazzata era insignita del nome della 1° Brigata Corazzata delle Guardie (11 novembre 1941). Rotmistrov, i cui pochi carri armati erano stati distrutti in uno scontro contro forze troppo superiori nel Distretto Militare del Baltico, aveva dato della sua energia prove sufficienti perché gli fosse affidato un nuovo comando di unità corazzate vicino a Mosca. Vlasov, che aveva combattuto sino all’ultimo in Kiev e poi si era aperto a forza una strada fuori dell’accerchiamento tedesco, ebbe il comando di una delle formazioni che difendevano Mosca. Il comando del fronte rimase a Zukov, la direzione della ‘Stavka’ a Saposnikov, … e l’ultima parola a Stalin”” (pag 629-630)”,”RUST-075-FL”
“ERICKSON John”,”Storia dello Stato Maggiore sovietico.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. Contiene tra l’altro: – Parte quinta. La purga militare e la ricostruzione del comando. XIV.Le carneficine del 1937 – XV. Exeunt omnes… – XVI. La gara col tempo (1939-1940) – Parte sesta: Il principio della grande prova (1941) – XVIII. “”Ci sparano addosso, che cosa dobbiamo fare?”” – XVIII. La battaglia per Mosca (novembre-dicembre 1941) “”Mentre l’Armata Rossa mobilitava quelle riserve della cui inesistenza il comando tedesco si teneva sicuro, Stalin affidava la difesa di Mosca agli ufficiali che avevano dimostrato la loro abilità nelle battaglie dell’estate e dell’autunno e che erano riusciti a sopravvivere. Il nuovo gruppo di comando era passato attraverso un’esperienza di guerra breve ma terribilmente intensa nell’autunno del 1941. La salvezza dell’Armata Rossa fu forse dovuta fondalmentalmente al fatto che il suo comando riuscì a mettere in campo un piccolo ma sceltissimo gruppo di ufficiali capaci di adattarsi alle esigenze della situazione. Il fatto che i posti chiave fossero affidati a nuovi ufficiali è di per sé un indizio della rivolta contro gli incompetenti che avevano al loro attivo solo le lontane esperienze della guerra civile. Non vi fu nulla di spettacolare in questa trasformazione del comando: si trattò essenzialmente di un’altra purga, il cui criterio era però, questa volta, il successo sul campo di battaglia. La “”tattica lineare”” – con questo termine i quadri di comando dell’Armata Rossa definirono la prima fase della guerra russo-tedesca – sarebbe stata più tardi giudicata da Stalin “”stupida e dannosa””. Solo adesso si cominciava a capire cosa fosse, e ad applicare nella pratica quell’arte della “”cooperazione”” di cui s’era tanto parlato fin dal 1933. Alcuni degli uomini nuovi avevano capito che cosa era necessario oggi; e quelli che non lo avevano capito erano caduti nelle battaglie contro un nemico esperto, nei distretti di frontiera o in regioni più interne. Dovator aveva dimostrato la sua abilità nei contrattacchi presso Smolensk, Katukov, il vincitore di Mtsenk, fu promosso al grado di generale menre la su brigata corazzata era insignita del nome della 1° Brigata Corazzata delle Guardie (11 novembre 1941). Rotmistrov, i cui pochi carri armati erano stati distrutti in uno scontro contro forze troppo superiori nel Distretto Militare del Baltico, aveva dato della sua energia prove sufficienti perché gli fosse affidato un nuovo comando di unità corazzate vicino a Mosca. Vlasov, che aveva combattuto sino all’ultimo in Kiev e poi si era aperto a forza una strada fuori dell’accerchiamento tedesco, ebbe il comando di una delle formazioni che difendevano Mosca. Il comando del fronte rimase a Zukov, la direzione della ‘Stavka’ a Saposnikov, … e l’ultima parola a Stalin”” (pag 629-630) [La battaglia per Mosca, novembre-dicembre 1941]”,”QMIS-019-FV”
“ERICKSON John”,”The Road to Stalingrad. Stalin’s War with Germany: Volume One.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. “”L’isola socialista non avrà mai pacifiche frontiere con lo stato borghese; ci sarà sempre un fronte, sia pure in forma latente””. M.N. Tuchacevskij a G. Zinoviev, 1920. “”L’esercito di un paese socialista, un esercito chiamato a difendere le conquiste delle masse lavoratrici, può essere solo – tutte le esperienze ce lo insegnano – un esercito guidato ed educato dal partito comunista””. Kommunist, novembre 1957. Preface, Introduction, Sources and References, Index,”,”QMIS-021-FL”
“ERICKSON John”,”The Road to Berlin. Stalin’s War with Germany: Volume Two.”,”John Erickson è nato nel 1929, ha compiuto studi storici a Cambridge perfezionadosi poi im lingue e storia slave. É uno specialista di storia dell’Estremo Oriente e della Russia. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Manchester. Ha condotto numerosi studi su argomenti politico-militari. “”L’isola socialista non avrà mai pacifiche frontiere con lo stato borghese; ci sarà sempre un fronte, sia pure in forma latente””. M.N. Tuchacevskij a G. Zinoviev, 1920. “”L’esercito di un paese socialista, un esercito chiamato a difendere le conquiste delle masse lavoratrici, può essere solo – tutte le esperienze ce lo insegnano – un esercito guidato ed educato dal partito comunista””. Kommunist, novembre 1957. Preface, Bibliography, Sources and References, Maps, Index,”,”QMIS-022-FL”
“ERIKSON Erik H.”,”La verità di Gandhi. Sulle origini della nonviolenza militante.”,”Erki H. Erikson, nato in Germania nel 1902 da genitori danesi, vive in America. E’ una della maggiori figure nel campo della psicoanalisi e degli studi sullo sviluppo umano. Si è occupato in particolare di psicologia infantile. Dedicato ampio spazio a ‘Un avvenimento particolarmente poco conosciuto della sua maturità: la sua partecipazione allo sciopero dei lavoratori tessili avvenuto nel 1918 ad Ahmedabad, e il ruolo di leader ch’egli assunse in quell’occasione’ (quarta di copertina) Descrizione dello sciopero e della lotta nel capitolo ‘L’Evento rivisitato’ (pag 270-306)”,”INDx-139″
“ERLICH Alexander”,”Il dibattito sovietico sull’ industrializzazione 1924 – 1928.”,”Alexander ERLICH, nato a Pietroburgo nel 1912 e naturalizzato americano, è professore di storia dell’ economia sovietica nell’ Università di Columbia ed è autore di due importanti saggi: ‘Polish Economy after October 1956’ e ‘Stalin’s Views on Soviet Economic Development’.”,”RIRO-165″
” ERLICH Alexander”,”Il dibattito sovietico sull’industrializzazione, 1924-1928.”,”Alexander Erlich, nato a Pietroburgo nel 1912 e naturalizzato americano, is professor of economics and member of the Russian Institute at Columbia University.”,”RUSU-060-FL”
“ERMACORA Matteo a cura”,”Profughi, legislazione e istituzioni statali nella Grande Guerra.”,”‘Il primo conflitto mondiale determinò vasti movimenti di popolazione e milioni di profughi, un tema che è stato affrontato dalla storiografia solamente nel corso dell’ultimo decennio, nel quadro degli studi volti ad indagare l’impatto della violenza bellica sui civili. Non è ancora molto esplorato invece il rapporto che si instaurò tra istituzioni statali e profughi: i governi dei paesi belligeranti dovettero infatti affrontare problematiche inedite, legate al ricovero e all’assistenza di uomini, donne, bambini ed anziani costretti a spostarsi a causa degli eventi bellici. Da questo punto di vista il conflitto rappresentò una tappa iniziale di un percorso di riflessione relativo allo status, alla tutela e all’asilo dei profughi; questo dibattito conobbe un considerevole sviluppo nel periodo interbellico in virtù della necessità di tutelare esuli e minoranze e del progressivo irrigidimento delle barriere interstatali. Le normative emanate durante la guerra ebbero un carattere emergenziale, motivate dalle necessità di assistenza immediata, ricerca di consenso e di controllo sociale; in alcuni stati tali normative trovarono in seguito completamento nelle disposizioni relative al risarcimento dei danni di guerra e alla ricostruzione postbellica. Nodi centrali delle disposizioni legislative furono la definizione e il riconoscimento dello status di profugo ai fini dell’assistenza statale, il censimento e la quantificazione dei profughi, la predisposizione di provvedimenti di accoglienza e di collocamento. Il processo fu particolarmente lento, subordinato com’era alle priorità belliche ed economiche e spesso fu rallentato dall’iniziale delega dell’assistenza ad enti privati e religiosi; la svolta fu tuttavia significativa perché il periodo bellico portò ad estendere, con tempi diversi, la tutela statale (seppure in maniera paternalistica ed autoritaria) nei confronti dei profughi. Ancora incerto nel periodo interbellico, il diritto alla tutela fu sancito solo dalla convenzione internazionale sui rifugiati siglata nel 1951’ (…). (Profughi, legislazione e istituzioni statali nella Grande Guerra, a cura di Matteo Ermacora, 2006) (www.unive.it/media/allegato/dep)”,”QMIP-112″
“ERNOUT Alfred THOMAS François”,”Syntaxe latine.”,”En écrivant cette nouvelle Syntaxe latine, nous avons voulu d’abord donner aux étudiants un livre qui les mit au courant des résultats acquis dans ce domaine par plus d’un demi-siècle de recherches. Préface, Bibliographie, Abréviations des noms d’Auteurs et des textes latins cités dans l’ouvrage, Généralités, Index des exemples, Index analytique, Index des mots, Table des matières, Libraire Klincksieck, série linguistique n. 4,”,”VARx-062-FL”
“ERNOUT Alfred”,”Morphologie historique du latin.”,”Le présent Manuel fait suite à la Phonétique historique du latin de M. Niedermann, qui est parue dans la meme collection. Il s’inspire des memes principes et procède de la meme méthode. Avant-propos, Avertissement de l’Auteur, Préface de la deuxième édition, Préface de la troisième édition, Bibliographie, Index des auteurs, Index des formes, Libraire Klincksieck, série linguistique n. 1,”,”VARx-064-FL”
“ERNST Heinrich”,”Zum 80. Geburtstage von Robert Seidel. Feierrede von Dr. Heinrich Ernst, alt Regierungsrat zu Seidels 70. Geburtstag 1920 gehalten in der Kirche St. Jakob in Zürich herausgegeben von seinen Freunden und Verehren.”,”Feierrede von Dr. Heinrich Ernst, alt Regierungsrat zu Seidels 70. Geburtstag 1920 gehalten in der Kirche St. Jakob in Zürich herausgegeben von seinen Freunden und Verehren. (Celebrazione, intervento del Dr. Heinrich Ernst, l’ex governatore cantonale per il 70 ° compleanno di Seidel nel 1920 tenutosi a Zurigo nella chiesa St. James pubblicato a cura dei suoi amici) Da giovane Robert Seidel ha cominciato come operaio, e in seguito, studiando, è diventato maestro elementare e quindi insegnante di scuola media superiore. Poi capo redattore del giornale Arbeiterstimme, ‘La Voce dei lavoratori’, di Zurigo, l’organo ufficiale del Partito socialdemocratico di Svizzera (SP), e co-fondatore di Zeitung Volksrecht. (Giornale di diritto popolare). Nel 1908 è stato abilitato all’insegnamento come docente. Assieme a Georg Kerschensteiner a Zurigo è stato uno dei padri della riforma della scuola verso la scuola lavoro. E’ stato in corrispondenza con Rosa Luxemburg. Biografia. (wikip) Seidel erlernte das Tuchmacherhandwerk und ging 1867 nach Crimmitschau, um dort als Weber tätig zu sein. Wenig später schulte er zum Lehrer um und wurde Vizepräsident des Crimmitschauer Arbeiter- und Bildungsvereins. 1869 nahm er an der Gründung der SPD in Eisenach teil. 1870 emigrierte Seidel in die Schweiz, wo er wieder als Tuchmachergeselle tätig wurde. Seine Wirkungsorte waren u. a. Feldbach, Horgen, Männedorf und Zürich. Nach einer kaufmännischen Fortbildung wurde er Geschäftsführer der Buchdruckerei und Buchhandlung des Grütlivereins und der „Tagwacht“. Von 1879 bis 1881 besuchte er das Seminar Küsnacht und wurde Primarlehrer. Ab 1882 ging er als Auskultant an die Universität Zürich, wo er bis 1884 verblieb. Anschließend war er bis 1890 als Sekundarlehrer in Mollis tätig. Er wurde Chefredakteur der Arbeiterstimme (Zürich), offizielles Organ der Sozialdemokratischen Partei der Schweiz (SP), und Mitbegründer der Zeitung Volksrecht. 1908 habilitierte er sich als Pädagogikdozent. Er gehörte im Roten Zürich mit Georg Kerschensteiner zu den Vätern der Schulreform hin zur Arbeitsschule. Seidel war 1898–1916 und 1919–1921 für die SP im Großen Stadtrat von Zürich (1907–08 Präsident), 1893–1896, 1899–1917 und 1920–23 Kantonsrat. Bei den Parlamentswahlen 1911 gelang ihm der Einzug in den Nationalrat, dem er bis 1917 angehörte. Robert Seidel stand mit Rosa Luxemburg im Briefwechsel.”,”MEOx-115″
“ERNST Germana”,”Tommaso Campanella. Il libro e il corpo della natura.”,”Germana Ernst insegna Storia della filosofia del Rinascimento presso l’Università di Roma Tre. Da molti anni studia il pensiero di Campanella al quale ha dedicato molti saggi e due libri.”,”TEOP-018-FMB”
“ERNST Germana”,”Il carcere, il politico, il profeta. Saggi su Tommaso Campanella.”,”‘Machiavelli figlio di Aristotele’ (pag 128-132)”,”SOCU-017-FMB”
“ERODOTO, a cura di David ASHERI”,”Erodoto. Le storie. Vol. I. La Lidia e la Persia.”,”David Asheri è stato professore di storia antica all’Università Ebraica di Gerusalemme. Ha studiato diversi aspetti del mondo greco arcaico e classico: storia sociale, istituzioni giuridiche, problemi di storia agraria, movimenti di emigrazione e di colonizzazione, contatti culturali tra Oriente e Occidente, urbanistica coloniale, problemi di storiografia e cronografia.”,”STOx-070-FL”
“ERODOTO, a cura di Luigi ANNIBALETTO, saggio introduttivo di Kennetrh H. WATERS”,”Storie. Volume I.”,”Figlio del cario Lyxes, Erodoto nacque fra il 490 e il 480 ad Alicarnasso (od. Bodrùm), colonia dorica sulla costa della Caria antistante l’isola di Cos e allora governata dal tiranno Ligdami II in rappresentanza del Gran Re di Persia. Dei membri della famiglia, che doveva essere benestante, conosciamo i nomi della madre, Dryo (o Roio), di un fratello, Teodoro, e di uno zio o cugino, il poeta epico Paniassi. Dopo il 454 fu per un lungo periodo ad Atene, dove ammirò e condivise la politica di Pericle. Erodoto morì forse ad Atene, comunque dopo il 424 a. C.”,”STAx-095-FL”
“ERODOTO, a cura di Luigi ANNIBALETTO”,”Storie.”,”Figlio del cario Lyxes, Erodoto nacque fra il 490 e il 480 ad Alicarnasso (od. Bodrùm), colonia dorica sulla costa della Caria antistante l’isola di Cos e allora governata dal tiranno Ligdami II in rappresentanza del Gran Re di Persia. Dei membri della famiglia, che doveva essere benestante, conosciamo i nomi della madre, Dryo (o Roio), di un fratello, Teodoro, e di uno zio o cugino, il poeta epico Paniassi. Dopo il 454 fu per un lungo periodo ad Atene, dove ammirò e condivise la politica di Pericle. Erodoto morì forse ad Atene, comunque dopo il 424 a. C.”,”STAx-118-FL”
“EROUVILLE Daniel”,”Qui sont les Trotskystes? (d’hier à aujourd d’hui).”,”Daniel Erouville Professeur agrégé d’économie et gestion. Docteur en science politique. Introduction Générale, Notes, Conclusion générale, Annexes,”,”TROS-076-FL”
“ERTOLA Emanuele”,”Il colonialismo degli italiani. Storia di un’ideologia.”,”Emanuele Ertola è assegnista di ricerca in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato numerosi studi, in Italia e all’estero, su diversi ambiti della storia contemporanea d’Italia. “”Alla fine del XIX secolo, quando ancora l’Eritrea non era formalmente colonia italiana, già sorgeva a qualcuno il dubbio che, con l’emigrazione di massa; ci si sarebbe ritrovati «fra un secolo, una popolazione di meticci (…) rifiuti e parassiti delle società coloniali» (Michela, 1889, p. 116-). Qualche anno dopo l’ufficiale Ruffillo Perini, al contrario immaginava un’Eritrea in cui la fusione tra le «due razze distinte» sarebbe stata un «vantaggio incalcolabile, perché darà sempre affidamento della pace» fin quando , nel lungo periodo, «la nuova gente assorbirà l’antica in modo che gli effetti dell’incrocio diventeranno, ammessa anche la loro inferiorità, del tutto insignificanti» (Perini, 1905), pp. 446-7, 454). Una teoria simile a quella secondo cui, se si fossero trasferiti in Africa «circa un milione di nostri», col tempo sarebbe nata «una nuova razza, incrociandosi coi bianchi, come già ha cominciato sebbene in proporzione minima» (Laccetti, 1912, pp. 125-6). Non tutti, nell’Italia liberale, condividevano però quest’ottimismo. Nel 1919 un articolo sui «disastrosi effetti» del meticciato in Eritrea – tra cui bambini con il «sangue guasto e corrotto ed un organismo certo poco sano», una «spiccata tendenza (…) per l’ozio e la poltroneria», oltre ad «un precoce istinto di sensualità che, però, castigato e represso a tempo con vigilante severità, può essere facilmente frenato e corretto» – propose una soluzione innovativa: aprire ad Asmara una filiale dei «numerosissimi orfanotrofi femminili italiani, riuniti in consorzio», dando luogo ad una «importazione di giovanette oneste, educate, capaci di guidare aziende domestiche» che partendo volontariamente potrebbero «sopperire alla deficienza di arti donnesche nella colonia e costituire un vivaio di mogli ideali di modesti funzionari e coloni». Se non bastava, perché non commutare per le donne il carcere in «relegazione in Eritrea»? Del resto, potrebbero «diventare ottime madri di famiglia giovanette che hanno ammazzato il seduttore, ferita una rivale in amore, e forse anche un’infanticida». Tutto pur di «agevolare la immigrazione di donne nell’Eritrea, con vantaggio della moralità, dell’eugenetica, dell’incremento dell’elemento bianco e prestigio della razza autoctona e di quella bianca, destinate a progredire parallelamente, ma non a intorbidarsi e decadere, poiché il meticciato è oltraggio che la natura non consente» (Buonomo, 1919, pp. 219-24). Il fascismo avrebbe fatto tesoro di questi spunti. Abbandonò l’idea di utilizzare allo scopo orfane e galeotte, e cercò invece di convincere le donne italiane a emigrare in colonia, sia organizzando direttamente il trasferimento di alcune categorie (Ertola, 2017), sia attivando corsi di istruzione precoloniale (Spadaro, 2010), sia incitando attraverso la carta stampata le lettrici italiane. Le brave fasciste avrebbero così contribuito a dare «ad ogni uomo la possibilità di costituirsi una famiglia con donna della propria razza» (Cortellese Platania, 1940, p. 648), dal momento che «sarebbe [inutile] parlare di popolare l’Impero di metropolitani se non si sottintendesse ‘e delle loro donne’» (Rossetti, 1940, pp. 1-2), fondamentali per ragioni eugenetiche e sociali – senza dimenticare che data la disparità di trattamento economico, una forte immigrazione di lavoratrici avrebbe consentito «sensibili economie sui salari» (Massart, 1940, pp. 39-40). Questa costante preoccupazione per il ‘métissage’ e la purezza razziale, culminata con la legislazione che discriminava africani e, dal 1938, ebrei, può essere considerata l’autentico tratto distintivo del progetto fascista. È bene ribadirlo”” (pag 123-125)”,”ITAF-403″
“ERTOLA Emanuele”,”In terra d’Africa. Gli italiani che colonizzarono l’impero.”,”Emanuele Ertola, laureato alla Sapienza di Roma, ha conseguito il dottorato di ricerca persso l’Università di Firenze. Si occupa di storia del colonialismo e della decolonizzazine, con particolare attenzione all’emigrazione italiana nelle colonie.”,”ITQM-001-FFS”
“ERUSALIMSKIJ A.S.”,”Da Bismarck a Hitler. L’ imperialismo tedesco nel XX secolo.”,”Il 1° libro contiene un ricordo di M. GEFTER di A.S. ERUSALIMSKIJ. L’A è stato influenzato dall’opera di V.E. TARLE. VENTURI lo definì un ‘Tarle accademico’ (cit nella prefazione di RAGIONIERI)”,”GERx-014 GERN-046″
“ESCHENAZI Gabriele NISSIM Gabriele”,”Ebrei invisibili. I sopravvissuti dell’Europa orientale dal comunismo a oggi.”,”Gabriele Eschenazi (Milano 1954), giornalista, si è specializzato in politica e cultura israeliana. Dal 1977 al 1984 è stato corrispondente da Israele per la Radiotelevisione della Svizzera italiana e per alcuni periodici italiani, tra cui Panorama e il Corriere della Sera. Gabriele Nissim (Milano 1950), saggista, ha fondato nel 1982 L’Ottavo Giorno, rivista italiana sul tema del dissenso nei paesi dell’Est europeo. Per Canale 5 e per la televisione della Svizzera italiana ha realizzato numerosi documentari sull’opposizione clandestina ai regimi comunisti, sui problemi del postcomunismo e sulla condizione ebraica nei paesi dell’Est. Ha collaborato con Il Mondo, Il Giornale e il Corriere della Sera.”,”EBRx-027-FL”
“ESCHILO”,”Orestea. Agamennone Coefore Eumenidi.”,”Dalla prefazione: a Eschilo si deve la creazione di personaggi grandiosi e complessi, pieni di risvolti. E’ straordinaria la capacità di approfondimento psicologico da parte di Eschilo e nei suoi drammi si riflette la realtà contemporanea. La lezione principale che se ne trae è la scoperta dell’ ambiguità inesorabile dell’ esistenza; della duplicità per cui le parti si invertono e ognuno può passare da un ruolo a quello opposto con estrema facilità, senza possibilità di scampo. Non ci si può vantare : “”non sarò mai un carnefice””: lo si diventerà. Non si può mai gridare “”sono felice””: si è destinati ad essere vittime. AGAMENNONE sacrificando IFIGENIA, sacrificata dal padre agli dei alla vigilia della spedizione contro Troia, strazia la madre CLITENNESTRA che sarà boia di AGAMENNONE e della concubina CASSANDRA, con l’ aiuto dell’ amante Egisto, e verrà a sua volta scannata da ORESTE, che assassino della madre, dovrà fuggire davanti alla sua ombra…Giustizia si batte contro giustizia, osserva il coro nelle Coefore, e i vecchi nell’ Agamennone dichiarano che è difficile giudicare.”,”VARx-056″
“ESCHILO”,”Prometeo incatenato.”,”””Eppure né tacere posso né non tacere questa sorte! Per aver beneficato i mortali, in questi lacci mi trovo avvinto, infelice! Catturai e furtivo chiusi in una canna il seme del fuoco, che immensa risorsa appari ai mortali e apprese loro ogni arte. E’ questo il misfatto che sconto, incatenato faccia a faccia al cielo.”” (pag 23 – 24) “”Mirate me, sventurato iddio in catene, il nemico di Zeus, a tutti i numi in avversione venuto, quanti abitano la reggia di Zeus, a causa del suo troppo amore pei mortali!”” (pag 24)”,”VARx-188″
“ESCHILO”,”Prometeo legato.”,”Scena II. Giunge su un cavallo alato Oceano a confortare Prometeo e, dopo avergli dati consigli di prodenza e di moderazione, propone di intercedere presso Zeus. Prometeo gli spiega che l’ira di Zeus è ancora recente e acerba e non può essere placata eche sarà meglio per lui tornarsene. Oceano insiste, ma alla fine, non potendo spuntarla, si dispone a partire, “”Oceano: Qual male poi vedi tu essere nel mostrare zelo ed osare (per un amico)? Mostramelo Prometeo: Vedo una fatica inutile e una vana dabbenaggine. Oceano: Lasciami essere malato di questa malattia, poichè è utilissimo che colui che è saggio non sembri saggio. Prometeo: Apparirà che questo è il mio errore (che sono saggio mentre non sembra). Oceano: Il tuo discorso chiaramente invia me indietro a casa. Prometeo: (Temo) che infatti il compianto mio (per me) getti te nell’inimicizia Oceano: Forse da parte di chi siede da poco sui potenti seggi? Prometeo: Guardati da costui che un giorno non si adiri nel cuore Oceano. La tua sciagura, o Prometeo, (ne è) maestra. Prometeo: Affrettati, va’, conserva la tua mente presente. Oceano: Dicesti questo discorso a me che mi accingo ad andare. Infatti l’uccello quadrupede batte con le ali la spaziosa via dell’etere: di certo piegherebbe il ginocchio nelle proprie stalle “” (pag 51-52)”,”STAx-003-FGB”
“ESCHILO, a cura di Stefania MONTI-BORDOLI”,”Prometeo incatenato. Traduzione in versi e introduzione di Vincenzo Errante.”,”””Hai ascoltato le cose passate; se puoi ora dirmi quel che mi resta a soffrire, mostralo, ma non lusingarmi pietoso con parole menzognere; io penso che i discorsi artefatti siano il più turpe dei mali”” (pag 59) [‘Io’ a ‘Prometeo’]”,”VARx-068-FGB”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Curzia FERRARI”,”Poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-205-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Margherita DE MICHIEL”,”Stanco di vivere e altre poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-206-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Giuseppe Paolo SAMONÀ”,”Poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-207-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic”,”Russia e altre poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-212-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Eridano BAZZARELLI”,”Poesie e poemetti.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Eridano Bazzarelli ha insegnato all’Università Statale di Milano. Nel 1999 gli è stata conferita la laurea honoris causa in scienze filologiche dall’Accademia delle Scienze di Mosca.”,”RUSx-215-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic”,”Mosca delle bettole e altre poesie.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-235-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Bruno CARNEVALI”,”Confessione di un teppista. Poesie e poemetti.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-236-FL”
“ESENIN Sergej Aleksandrovic, a cura di Serena VITALE”,”Poemi rivoluzionari.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”RUSx-237-FL”
“ESIODO”,”Opere.”,”Secondo una tecnica di ricostruzione biografica forse all’origine obbligata a causa della mancanza di altre fonti di informazione, ma che gli antichi anche prediligevano, era uso cercare i riflessi delle vicende della vita di un autore nelle sue opere e, reciprocamente, si cercava di capire e ricostruire le vicende biografiche tramite i caratteri e, soprattutto, i contenuti delle opere. Riguardo a Esiodo l’antichità ci ha tramandato solo una scarsa documentazione biografica che possa essere definita come di derivazione da dati autobiografici contenuti nella sua produzione.”,”VARx-079-FL”
“ESMEIN Jean”,”Storia della rivoluzione culturale cinese.”,”Luogotenente di vascello della marina francese, diplomato all’ Ecole des Langues orientales, e ottimo conoscitore della lingua cinese, Jean ESMEIN ha dapprima viaggiato per la Cina come D della Compagnia Bull per l’Estremo Oriente. Dal 1965 al giugno 1968, si trovava a Pechino come addetto stampa. Insegna attualmente (1971) alla facoltà di lettere di Parigi.”,”CINx-052″
“ESMEIN Jean”,”Storia della Rivoluzione Culturale cinese.”,”Luogotenente di vascello della marina francese diplomato all’Ecole des Langues orientales, e ottimo conoscitore quindi della lingua cinese, Jean Esmein ha dapprima viaggiato per la Cina come direttore della Compagnia Bull per l’Estremo Oriente. Dal 1965 al giugno 1968, si trovava a Pechino come addetto stampa. Insegna attualmente alla facoltà di lettere di Parigi. Quali furono i ruoli realmente svolti dai quadri politici e militari, dagli studenti, dagli operai, dai contadini, dalle organizzazioni d’estrema sinistra, nel corso della Rivoluzione Culturale cinese? Questo libro cerca, per la prima volta, di storicizzare un fenomeno complesso e contraddittorio dopo tante distorsioni e interpretazioni tendenziose.”,”CINx-021-FL”
“ESMEIN Jean”,”La revolution culturelle.”,”Luogotenente di vascello della marina francese, diplomato all’ Ecole des Langues orientales e ottimo conoscitore della lingua cinese, Jean ESMEIN ha dapprima viaggiato per la Cina come Direttore dell’impresa Bull per l’Estremo Oriente. Dal dicembre 1965 al giugno 1968, si trovava a Pechino come addetto stampa. Ha insegnato alla facoltà di lettere di Parigi, e all’ UER Chine-Japon.”,”CINx-313″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo I. A-D.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-253″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo II. E-M.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-254″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo III. N-Z.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-255″
“ESMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. Tomo IV. Indici.”,”ESMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano Piano dell’ opera elaborato dal Centro bibliografico dell’ ESMOI nelle persone di Fernanda ASCARELLI Norberto BOBBIO Luigi FIRPO e Leo VALIANI; consulenza di Francesco ROMANO presentazone editoriale di Luigi FIRPO.”,”MITS-256″
“ESOPO FEDRO, a cura di Cecilia BENEDETTI Fernando SOLINAS”,”Favole.”,”Le uniche notizie, e sono davvero poche, intorno alla vita di Fedro si ricavano esclusivamente dalla sua opera. Incerta è persino la forma del nome latino: Phaeder o Phaedrus? il filologo francese Havet, curatore di una poderosa edizione delle Favole, riallacciandosi ad alcune iscrizioni opta per la forma Phaeder, ma Aviano, un favolista del IV-V secolo d.C., ci attesta la forma Phaedrus.”,”VARx-100-FL”
“ESOPO (Aesopus), a cura di Giorgio MANGANELLI”,”Favole.”,”Le uniche notizie, e sono davvero poche, intorno alla vita di Fedro si ricavano esclusivamente dalla sua opera. Incerta è persino la forma del nome latino: Phaeder o Phaedrus? il filologo francese Havet, curatore di una poderosa edizione delle Favole, riallacciandosi ad alcune iscrizioni opta per la forma Phaeder, ma Aviano, un favolista del IV-V secolo d.C., ci attesta la forma Phaedrus.”,”VARx-017-FGB”
“ESPENSHADE Thomas J. MORGAN S. Philip ORTONA Guido BUTTINO Marco COLLOTTI PISCHEL E. GALLUCCI F. GUNASEKARAN S. SULLIVAN G. CASTLES S. BLANGIARDO G.C. GASTALDO P.”,”Abitare il pianeta. Futuro demografico migrazioni e tensioni etniche. Volume 2. USA, URSS e aree asiatica e australe.”,”Contiene i saggi: – La popolazione indiana, 1951-2001 di Enrica Collotti Pischel – I gruppi etnici in Unione Sovietica, di Marco Buttino – Immigrazione e diversità etnico-razziale: il caso degli Stati Uniti, di S. Philip Morgan”,”CONx-016-FV”
“ESPINAS Alfred”,”La philosophie sociale du XVIIIe siècle et la révolution.”,”Alfred Espinas, Professore all’Università di Bordeaux, docente onorario incaricato di corso all’Università di Parigi Babeuf e il babuvismo (pag 324-325)”,”SOCU-236″
“ESPINO-LÓPEZ Antonio”,”Guerra y cultura en la Epoca Moderna. La tratadìstica militar hispànica de los siglos XVI y XVII: libros, autores y lectores.”,”Antonio Espino-Lopez, nato 1966 a Còrdoba, storico e professore, Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea presso l’ Università Autonoma di Barcellona. specializzato in storia della guerra, confini, Catalogna, Monarchia spagnola XVI e XVII secolo.”,”QMIx-061-FSL”
“ESPOSITO Roberto GALLI Carlo direzione; collaborazione di B. ACCARINO P. ADAMO M. ADINOLFI L. ALFIERI L. ALLODI A.M. AMATO E. e G. BALDINI R. BALZANI V. BARBA M. BARBERIS G.M. BARBUTO R. BARITONO E. BARONE A. BATTISTINI L. BAZZICALUPO U. BERTI L. BIANCHI A. BONGIO A. BRUNO M. CACCHI M. CALLONI F. CAMMARANO A. CAMPI I. CAPPIELLO G. CARILLO S. CAVAZZA L. CEDRONI M. CERETTA M. CESA A. CHIARAMONTE S. CHIGNOLA D. COFRANCESCO A. e P. COLOMBO F. CONTI S. COTELLESSA B. COVILI P. CRAVERI e altri”,”Enciclopedia del pensiero politico. Autori, concetti, dottrine.”,”Roberto ESPOSITO insegna storia delle dottrine politiche all’ Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ autore tra l’ altro di ‘Nove pensieri sulla politica’ (1993) e di ‘Communitas. Origine e destino della comunità’. Carlo GALLI insegna storia delle dottrine politiche nella facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. E’ autore di ‘Modernità. Categorie e profili ciritici (BOLOGNA. 1988) e di ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (1996).”,”TEOP-113″
“ESPOSITO Enrico”,”Il movimento operaio in Calabria. L’egemonia borghese (1870-1892).”,”ESPOSITO Enrico novelliere e sagista (1942) insegna lettere nel liceo classico di Praia a Mare.”,”MITT-193″
“ESPOSITO Rosario F.”,”La massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni.”,”Rapporti massoneria fascismo. “”La Massoneria non nega di aver in qualche maniera collaborato col Fascismo. I massoni che Mussolini aveva fatto espellere dal socialismo, gli ricascarono intorno nella sua nuova formazione politica con l’etichetta di massoni fascisti. In un articolo scritto per l”Acacia’ in risposta ad alcune affermazioni ritenute imprecise, pubblicate da Cesare Rossi sull”Elefante’ del 18-25 agosto 1949, un non meglio identificato g.m. ricostruisce quelli che il giornalista aveva intitolato “”I Retroscena della Marcia su Roma””, i quali si possono ricapitolare brevemente così: 1. Nell’imminenza della Marcia i fascisti iscritti a Palazzo Giustiniani tennero a Milano una conferenza presieduta dal Gen. Luigi Capello, nella quale determinarono i ‘desiderata’ del Grande Oriente in ordine alla collaborazione per la battaglia fascista: assicurare alla nazione la libertà, moralizzare il partito. Mussolini non li avrebbe graditi, tanto che in una riunione rionale di qualche giorno dopo ignorò la presenza del Capello e non lo salutò nemmeno; 2. Prima di “”partire”” Mussolini convocò il G.M. Torrigiani, il quale non volle recarsi a Milano, ma incontrò il Duce presso un comune amico romano – il sansepolcrista F.C.; i termini del colloquio non vengono riferiti, ma si afferma che è possibile farsene un’idea dalla Circolare n. 28 emessa dal G.O. il 19 ottobre 1922; 3. Nei giorni 7-8 ottobre 1922 si riunì il Governo e il Consiglio dell’Ordine, che decisero condizionatamente il loro appoggio al fascismo, come si dice nella Circolare accennata (…)”” (pag 185-186)”,”ITAB-336″
“ESPOSITO Roberto GALLI Carlo a cura di”,”Enciclopedia del pensiero politico. Autori, concetti, dottrine.”,”Roberto Esposito insegna filosofia teoretica all’Istituto Universitario Orientale di napoli. Tra le sue pubblicazioni, Communitas, Origine e destino della comunità. Immunitas, Protezione e negazione della vita, Bios, Biopolitica e filosofia. Per i nostri tipi dirige con Carlo Galli la serie ‘Comunità e libertà’ e ha pubblicato Nichilismo e politica (a cura di, con C.Galli e V. Vitiello) e Politica della vita (a cura di, con L. Bazzicalupo). Carlo Galli insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Tra le sue opere, Genealogia della politica, Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno e Spazi politici. Per i nostri tipi, tra l’altro, è autore di La guerra globale, curatore di Guerra e coautore di Le ragioni dei laici (a cura di G. Preterossi).”,”TEOP-046-FL”
“ESSER Josef”,”Per un’analisi materialistica dello Stato.”,”Josef Esser esplora il dibattito sulle funzioni dello Stato nelle società a capitalismo avanzato, ove l’assunzione del controllo sociale ed economico da parte dello Stato si fa valere indiscusso. ‘Deficit della teoria marxista dello Stato’ (pag 42) “”Quando la produzione di bisogni sociali assume la forma merce, ne consegue necessariamente che questa forma si sdoppia in forma merce e ‘forma denaro’: i teorici che Marx ciritica sostengono che il denaro è uno strumento che si presta a essere usato per le proprie qualità materiali, necessario per regolare la circolazione dei beni. Le funzioni del denaro sarebbero pertanto, secondo costoro, ‘tecniche’. Per contro, Marx intende la forma denaro come una ‘categoria sociale’, che nasce necessariamente dal manifestarsi delle ‘contraddizioni’ insite nella forma merce. I prodotti del lavoro divengono valore solo in quanto contengono un determinato quantum di lavoro universale astratto. Questo lavoro universale astratto, racchiuso nel prodotto, e che permette lo scambio sociale, non può venir rappresentato come tale. Infatti, un concreto prodotto mostra, nella sua forma visibile, l’abilità del suo produttore, cioè esibisce la propria qualità di valore d’uso. Lo stesso vale qualora si consideri non il prodotto ma il lavoro in se stesso. Il lavoro può venir rappresentato solo da un concretissimo operaio, che possiede le capacità necessarie per produrre determinati valori d’uso. «Poiché le merci sono differenti solo quantitativamente, la loro naturale differenza deve cadere in contraddizione con il loro equivalente economico (…). La determinazione del prodotto come valore d’uso porta quindi necessariamente con sé che il valore di scambio abbia una esistenza autonoma, separata dal prodotto. Il valore d’uso – separato dalle merci e esistente accanto a loro come una vera e propria merce – è: denaro. Tutte le proprietà della merce come valore di scambio appaiono allora, come una cosa diversa dalla merce stessa, come una forma di esistenza sociale separata dalla sua naturale esistenza, nel denaro» (44). Marx rappresenta la produzione delle merci capitalistica come ‘un’unità di processo di lavoro e di formazione del valore’. Fino a questo punto l’analisi della forma merce veniva portata avanti partendo da un rapporto di produzione sociale che Marx chiama «produzione semplice delle merci», che come tale non è mai esistita storicamente, ma che Marx introduce per effettuare l’analisi della forma merce sul piano dell’astrazione logica. (…) Nell’analisi della forma-merce come forma cellulare della formazione sociale capitalistica Marx trova la possibilità di afferrare il modo di produzione capitalistico sia storicamente che come un tipo particolare della produzione sociale, come anche di metterne a nudo la ottusa limitatezza classista, e con questo ha la possibilità, almeno in linea di principio, di delineare sommariamente un altro modo di produzione sociale nel caso che venga eliminata questa forma-merce. A Marx questo riesce, all’interno della sua analisi della forma-merce, allorché smaschera il carattere feticcio della forma-merce stessa: «La società borghese è la particolare forma sociale in cui proprio le relazioni fondamentali che gli uomini stringono nella produzione sociale della loro vita appaiono soltanto a posteriori alla coscienza degli interessati in questa forma rovesciata, come rapporti di cose. Poiché essi fanno dipendere le loro azioni coscienti da queste rappresentazioni, vengono effettivamente dominati dal prodotto delle mani, come il selvaggio dal suo feticcio» (45)”” [Josef Esser, ‘Per un’analisi materialistica dello Stato’, Roma, 1979] [(44) K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, vol. I, p. 81; (45) K. Korsch, ‘Karl Marx’, cit., Bari, 1974, p. 122] ‘Marx intende la forma denaro come una ‘categoria sociale””,”TEOC-700″
“ESSMOI”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1953-1967). Tomo I, A-L.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-269″
“ESSMOI (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici (Supplemento 1953-1967). Tomo II. M-Z.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-270″
“ESSMOI (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici (Supplemento 1953-1967). Tomo III. Indici.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-271″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1968-1977). Tomo I, A-K.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-272″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Volume II. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1968-1977). Tomo II, L-Z.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-273″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Serie II. Volume III. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici. (Supplemento 1968-1977). Tomo III, Indici.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Vittoria PUGLIESE SILVA per la revisione e la compilazione del soggettario e da Renata PACCARIE’ MARUCCI per la parte redazionale.”,”MITS-274″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici, 1978-1982. Tomo I, A-K.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Renata PACCARIE’ MARUCCI Maria Gusella GAMBELLI Valerio MARUCCI Viviana SIMONELLI SAULINO”,”MITS-275″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici, 1978-1982. Tomo II, L-Z.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Maria Gusella GAMBELLI Valerio MARUCCI Viviana SIMONELLI SAULINO, Marco MENATO. Presidente ESSMOI Lino RAVECCA Direzione scientifica Fernanda ASCARELLI. Primo presidente era Enzo DALLA-CHIESA mancato nel 1991.”,”MITS-276″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. Libri opuscoli articoli almanacchi numeri unici, 1978-1982. Tomo III. Indici.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Il presente aggiornamento è stato elaborato nella sede dell’ ESSMOI in Roma sotto la direzione di Fernanda ASCARELLI coadiuvata da Maria Gusella GAMBELLI Valerio MARUCCI Viviana SIMONELLI SAULINO, Marco MENATO. Presidente ESSMOI Lino RAVECCA Direzione scientifica Fernanda ASCARELLI. Primo presidente era Enzo DALLA-CHIESA mancato nel 1991.”,”MITS-277″
“ESSMOI, Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio (Opera G.E. Modigliani)”,”Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano. 1983-1990, D-L.”,”ESSMOI Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano (in precedenza si chiamava ESMOI) Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, a cura di E. COLLA M.G. D’AMORE M.V. GUSELLA V. SIMONELLI”,”MITS-278″
“ESTAGER Jacques BOSSI Georges”,”L’ Internationale, 1888-1988.”,”””Alla fine del secondo Impero, il 70% degli operai di Lille sono ancora analfabeti, non avendo potuto frequentare la scuola. Ma Pierre Degeyter ha sete di apprendere. Autodidatta, come Pottier, la sera, legge e studia, con una predilezione per il dominio artistico. A sedici anni, segue, all’ Accademia di Lille, i corsi serali di disegno, ciò che gli permette di acquisire la qualificazione di modellista su legno. Attratto ancor più dalla musica, frequenta per quattro anni, ugualmente dopo l’ orario di lavoro, i corsi del Conservatorio di Lille, reputato per essere il migliore della provincia””. (pag 94)”,”INTx-029″
“ESTEVE Pedro”,”La legge.”,”‘Ci siamo proposti di riunire in un opuscolo una serie di articoli che sotto il titolo: ‘La Legge, La Violenza, e L’Anarchismo furono pubblicati dal compagno Pedro Esteve nella ‘Questione Sociale’ di Paterson, N.J. …’ (quarta di copertina)”,”ANAx-008-FER”
“ESTIER Claude NEIERTZ Véronique”,”Véridique histoire d’ un septennat peu ordinaire.”,”Incontro George Bush – Mitterand. “”In un tale contesto, il contenuto della conversazione tra il nuovo presidente francese e il vicepresidente degli Stati Uniti è pressoché surreale. Davanti al suo visitatore un po’ stupefatto, Francois Mitterand parte con un dissertazione di sociologia politica nella quale, dopo aver ricordato le sue origini cristiane – “”mia madre andava spesso a messa”” – spiega che i comunisti raccolgono più suffragi nei paesi cattolici dove esiste una tradizione di disciplina instaurata dalla Chiesa romana, che nei paesi protestanti ove gli individui devono trovare la loro salvezza da se stessi””. (pag 53)”,”FRAV-089″
“ESTIER Claude”,”La gauche hebdomadaire, 1914-1962.”,” “”Ma è per dare alla sinistra uno strumento di lotta popolare che un gruppo di intellettuali decise, nel gennaio 1934, di trasformare in settimanale illustrato (…) la rivista bimensile ‘Regards’; che aveva pubblicato già trentadue numeri e che era stata preceduta nel 1927-1928 da un primo tentativo di settimanale: ‘Nos Regards’. Nove nomi figuravano nel Comitato di redazione del nuovo giornale: André Gide, Romain Rolland, Henri Barbusse, Maxime Gorki, Charles Vildrac, André Malraux, Eugene Dabit, I. Babel, Wladimir Pozner. Non appartenevano tutti al Partito comunista ma le simpatie di Regards si esprimevano in modo non equivoco dal primo numero (…). Le firme di Ilya Ehrenburg, di Elsa Triolet, di Georges Dimitrov, di Gabriel Peri e allo stesso modo la pubblicazione di numerosi reportages sull’ URSS e sulla lotta antifascista in Francia, consentivano di collocare in qualche settimana il nuovo settimanale senza alcun dubbio possibile.”” (pag 75-76) Regards sulla guerra di Spagna. (pag 80)”,”FRAP-088″
“ESTIER Claude”,”Un combat centenaire, 1905-2005. Histoire des socialistes français.”,”ESTIER Claude è un ex-deputato e senatore di Parigi. E’ una delle figure più significative del Parti socialiste.”,”FRAP-098″
“ETCHEBÉHÈRE Mika”,”La mia guerra di Spagna.”,”Argentina, sposata con un francese, trotzkista, militante decisa e coraggiosa, Mika Etchebéhère narra la sua guerra contro i fascisti spagnoli. Dopo la morte del marito sul campo, nonostante il dolore, Mika continua a combattere fino a prendere il comando di una colonna del PUOM (partito operaio d’unificazione marxista). A causa del maschilismo dei compagni spagnoli, il fatto di essere donna le crea inizialmente non pochi problemi che riesce a superare solo grazie alla tenacia con cui persegue la lotta, senza cadere alla nostalgia di una vita affettiva. Il libro è un susseguirsi di episodi cruenti di toccante tragicità. La Etchebéhère non prende posizioni ideologiche (la sua ideologia è vissuta, non ha bisogno di dichiarazioni), ma racconta con grande partecipazione la realtà, quella realtà epica e terribile che è stata la guerra di Spagna.”,”MSPG-036-FL”
“ETCHEGOYEN Alain, conversazioni con Yves CANNAC Francois DALLE Marylene DELBOURG-DELPHIS Gianfranco DIOGUARDI Roger FAUROUX Paolo GIRONE Pier Giusto JAEGER Jean LAPORTE Michel-Edouard LECLERC Marco MAIOCCHI Pierre MOUSSA Patrick PONSOLLE Alberto RICCARDI Marina SALAMON Claude TAITTINGER Franco TATO’ Cornelio VALETTO”,”Il Capitale Lettere. Donne e uomini di lettere per l’ azienda.”,”Conversazioni con Yves CANNAC Francois DALLE Marylene DELBOURG-DELPHIS Gianfranco DIOGUARDI Roger FAUROUX Paolo GIRONE Pier Giusto JAEGER Jean LAPORTE Michel-Edouard LECLERC Marco MAIOCCHI Pierre MOUSSA Patrick PONSOLLE Alberto RICCARDI Marina SALAMON Claude TAITTINGER Franco TATO’ Cornelio VALETTO”,”GIOx-016″
“ETIEMBLE Gilbert”,”Conosciamo la Cina?”,”L’autore ha molti interessi: è un sinologo, uno specialista di Rimbaud (tesi in tre grossi volumi presentata nel 1956), direttore dell’Istituto di letteratura comparata della Sorbonne, è uno spirito libero e un personaggio provocatorio che si compiace di uscire al momento giusto con tesi e opinioni tali da sconvolgere chiunque voglia catalogarlo (dall’introduzione) (pag 7)”,”CINx-296″
“ETIEMBLE Gilbert”,”Conosciamo la Cina?”,”Gilbert Etiemble è nato a Mayenne il 26/01/1909. Ha frequentato l’Ecole Normale Supérieure e in quegli anni ha cominciato a studiare il cinese. Dal 1934 ha iniziato a dirigere il bollettino Chine, che era schierato dalla parte di Mao Tse-tung. Nel 1943 insegna all’Università di Chicago. Successivamente, fino al 1948, ha insegnato in Egitto e vi ha pubblicato una rivista francese Valeurs. Dal 1946 al 1952 è stato critico letterario di Temps Modernes. Ha soggiornato in Unione Sovietica, Cina, Messico, India.”,”CINx-051-FL”
“ETIENNE Bruno”,”L’ islamisme radical.”,”ETIENNE è professore di scienze politiche all’ Institut d’ Etudes politiques de l’ Universitè d’ Aix-Marseille III e corresponsabili della formazione dottorale ‘Monde Arabe’ all’ Institut de Recherches et d’ Etudes sur le monde arabe et musulman d’ Aix-en-Provence. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”VIOx-063″
“ETIENNE Bruno”,”L’ islamismo radicale.”,”Bruno ETIENNE è professore di scienze politiche all’ Università di Aix-Marseille III, ed è Direttore dell’ Observatoire d Religieux presso l’ Institut d’ Etudes Politiques di Aix-en-Provence. “”(…) ma allora si presenta una questione teorica: l’ Islam può essere ridotto a “”religione privata””? Analizzato il mio questionario, la risposta è negativa. Le risposte sono precise e unanimi; l’ Islam è ‘din wa-dunya wa-da-wla’, religione, mondo e stato.”” (pag 249)”,”VIOx-128″
“ETIENNE Gilbert”,”La lunga marcia dell’ economia cinese. (Tit.orig: La voie chinoise)”,”‘Sfondo storico e geografico: dalla fine dell’ impero a dopo la rivoluzione culturale. Politica industriale: acciaio, concimi, tessili, petrolio, grande industria e piccole fabbriche. Insurrezioni, riforme agrarie e istituzioni rurali. Pianificazione, statistiche economiche e demografiche. L’ esperienza cinese nel contesto asiatico’. ETIENNE Gilbert dal 1951 si è dedicato allo studio dei problemi economico-sociali dell’ Asia dove ha trascorso parecchi anni. Tra il 1958 e il 1972 ha compiuto 4 viaggi di studio in Cina. Autore di molte opere sulla Cina, l’ India, il Pakistan e l’ Afghanistan, è professore di economia dello sviluppo all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales e all’ Institut d’ Etudes du Developpement a Ginevra. Alcuni dati globali sull’ urbanizzazione. “”E’ possibile avanzare una stima della popolazione urbana attuale? Dato di partenza, 77.7 milioni nel 1953 (13,2% della popolazione totale), punto di riferimento 92 milioni (14.3%) nel 1957, prima delle grandi ondate di riflusso verso le campagne. Da allora in che misura queste ondate hanno controbilanciato l’ incremento naturale delle città? (…) Ci sono indubbiamente stati progressi innegabili. Quasi 300 città sono state costruite o in gran parte ricostruite. Nelle grandi città antiche è in corso un’ opera di risanamento sostanziale, e si tratta di città trovate in pessimo stato nel 1949. A quell’ epoca un abitante di Shanghai su cinque viveva nelle baracche, 200.000 persone erano accatastate nei quartieri bassi di Nanchino, gli slums di Changsha coprivano il 77% della città. (…)””. (pag 114-115)”,”CINE-017″
“ETIENNE Bruno”,”L’ islamismo radicale.”,”note, glossario dei termini arabi, appendici: 1) situazione religiosa negli stati arabi, 2) i musulmani nel mondo non arabo, 3) il gihad nel Corano, l’hadit della da’wa, 4) dichiarazione islamica universale dei diritti dell’uomo, indice dei nomi, tavole e schemi.”,”RELx-003-FL”
“ETIENNE Gilbert IMBER Walter”,”L’India. Problemi di ieri e di oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘Nella Ruhr indiana’ (zona nord-est del Deccan) (pag 88-95)”,”INDE-026″
“ETNASI Fernando a cura; collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO”,”La resistenza in Europa. Volume primo. Albania – Austria – Belgio – Bulgaria – Cecoslovacchia – Danimarca – Francia – Germania – Grecia – Italia.”,”Collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO 1933: esecuzione con la di sei operai comunisti in Germania (pag 264-266)”,”ITAR-129″
“ETNASI Fernando a cura; collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO”,”La resistenza in Europa. Volume secondo. Jugoslavia – Lussemburgo – Norvegia – Olanda – Polonia – Romania – Ungheria – Unione Sovietica.”,”Collaborazione di Carmelo CATANIA Mario COVACI Aldo DAMASI Primo DE-LAZZARI Sergio FONTANI Filippo FRASSATI Adriana GRASSI Mario MENICHETTI Giuseppe MONTANUCCI Aldo TAPARELLI Giovanni VALERIANI Gyorgy SZANTO 1933: esecuzione con la di sei operai comunisti in Germania (pag 264-266)”,”ITAR-130″
“ETNASI Fernando FORTI Roberto a cura”,”Notte sull’Europa.”,”Fondo Zucchiati (padre) “”Lettera del compagno Lütgens ai figli. Altona, 31 luglio 1933. “”Cari figli, quando riceverete questa lettera, il vostro papà non sarà più, egli sarà stato assassinato in base alla sentenza. Non ci vedremo più. Ma quando diventerete grandi e studierete la storia comprenderete chi era vostro padre, perché lottava e perché è morto. Comprenderete perché non poteva agire diversamente. Vivete felici e siate dei combattenti comunisti. Il vostro papà”” (‘La nostra bandiera’, Parigi, n. 1, 16 settembre 1933); Altona. La scure dei vecchi carnefici tedeschi ha di nuovo incominciato a funzionare. Ad Altona (presso Amburgo) in Prussia, il 1° agosto. La cerimonia non era pubblica. Doveva restare racchiusa tra le mura della prigione. Ma in questa piccola corte separata dal mondo, in questa celle centrale e scoperta, erano stati ammassati i prigionieri politici tratti dalle celle dell’edificio. Erano 75, allineati contro il muro, attorno al palco dove il boia inquadrato dai capi orda, attendeva appoggiato alla mannaia, simile in tutto ad una figura da Medioevo. Ai piedi del patibolo, quattro operai col capo scoperto e con le braccia legate, quattro comunisti: Lütgens, Moeller, Wolff e Tsch, quest’ultimo di soli 19 anni. Lütgens fu fatto salire per primo. Imperturbabilmente calmo, come durante il processo, alzò la testa per gridare «Muoio per la rivoluzione proletaria! Fronte rosso!». Poi posò da solo il capo sul ceppo. La mannaia si abbatté e il suo sangue grondò a fiotti sull’asse del cavalletto. Dopo di lui Wolff salì sul patibolo dipinto di rosso. Gli fu domandato secondo la vecchia ed ipocrita usanza religiosa e tedesca: «Avete un ultimo voto da formulare?». Egli rispose: «Sì, vorrei stirare le braccia un’ultima volta». Venne slegato si stirò levando in alto il pugno e, bruscamente, fece cadere il pugno con tutte le sue forze sul personaggio delle sezioni d’assalto che si trovava vicino. Il fascista cadde a terra, la faccia insanguinata. Si affrettarono ad uccidere Wolff e gli altri due. Questo gesto mostra a tutti che la classe operaia tedesca, quantunque sconfitta, non è vinta e che i muscoli e la volontà sono coperti sotto le catene (H. Barbusse, ‘Altona’, ‘La nostra bandiera’, Parigi, n. 1, 16 settembre 1933)”” (pag 18-19-20)”,”GERR-001-FV”
“ETNASI Fernando”,”Grecia. [La resistenza in Europa].”,”””La Resistenza nasce quasi spontaneamente, come un fatto popolare al di fuori dei vecchi partiti borghesi e contro la passività e la rassegnazione di quei movimenti e di quelle correnti che avevano finito, dopo la sconfitta, di credere nella inevitabile vittoria delle armate dell’asse”” (pag 306) “”La conquista di Creta costa ai tedeschi 6.616 uomini mentre i britannici ne perdono 15.000 oltre a 9 navi da guerra. I tedeschi sono furibondi per la resistenza opposta da tutto il popolo”” (pag 308)”,”GREx-022″
“ETRILLARD Gilles SUREAU François”,”À l’est du monde.”,”Ringraziamenti a Raymond Barre, Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski, Lee-Kuan-Yev e Fred Bergsten. “”L’élément determinant de cette évolution est le retour du contexte stratégique à une situation de multipolarité. La Chine et l’Union soviétique sont déjà passées de l’alliance à la mésentente puis à l’hostilité déclarée. Les dirigeants américains ne saisirent pas immédiatement l’interêt de cette hostilité.”” (pag 75)”,”RAIx-337″
“ETTINGER Elzbieta.”,”Rosa Luxemburg. Ein Leben.”,”Nata in Polonia, negli anni Sessanta la ETTINGER va negli USA. Dal 1974 è Professoressa di retorica al MIT in Cambridge, MA.”,”LUXS-010″
“ETXEBERRIA Ekaitz FERNÁNDEZ DE LARREA Jon Andoni a cura; saggi di Lorena CARRASCO Y CIFUENTES José JARA FUENTE Carlos RODRÍGUEZ CASILLAS Juan CARRIAZO RUBIO Mario LAFUENTE GÓMEZ Alejandro MARTÍNEZ GIRALT Vincent ROYO PÉREZ Francisco GARCÍA FITZ”,”La guerra privada en la Edad Media. Las coronas de Castilla y Aragón (siglos XIV y XV).”,”«Il libro (…) offre la prima sintesi completa della guerra privata nella penisola iberica durante il tardo Medioevo. Ci fu un tempo nell’Europa cristiana in cui il ricorso alla violenza, perfino alla guerra, era un meccanismo legittimo per risolvere i conflitti tra individui, soprattutto tra membri della nobiltà. Questa violenza assunse varie forme. Dieci storici specializzati nella materia analizzano il fenomeno da una prospettiva regionale nelle corone di Aragona e Castiglia per offrire una panoramica completa (…).» (dal retro di copertina; trad. d. r.) «(…) risulta evidente (…) che la “”guerra privata”” non può essere considerata il risultato di una situazione specifica o straordinaria, ma piuttosto, (…), è la conseguenza di una delle “”caratteristiche strutturali della nobiltà medievale””: la sua natura competitiva. Di conseguenza, “”la pratica e l’esercizio della violenza come mezzo per raggiungere l’egemonia sociale, economica o politica non era altro che un altro strumento”” e, pertanto, non poteva essere considerata, nel contesto dell’epoca, come una “”patologia sociale””, ma faceva parte della normalità del comportamento ordinario dei gruppi sociali. È a questo fondamento di base che sembra riferirsi JARA FUENTE quando parla della “”logica competitiva”” che animò il conflitto guidato dalla nobiltà castigliana e che sembra anche essere all’origine, forse di ordine antropologico, sociologico o culturale, della polarizzazione sociale che permea le relazioni delle grandi stirpi sivigliane, degli scontri tra le case nobiliari galiziane una volta scomparse le famiglie fino ad allora dominanti, della resistenza delle oligarchie locali alla signorilizzazione delle città reali dell’attuale Estremadura, o degli scontri secolari tra le diverse case nobiliari catalane. (…) In rare occasioni a Guipúzcoa o a Biscaglia si può instaurare una concorrenza per il controllo di reti clientelari, mentre in Andalusia, Betica e Atlantica, in Estremadura o a Cuenca la guerra privata o feudale rispondeva talvolta, almeno in parte, a una rivalità economica, sia essa di origine commerciale o agricola o per il controllo di determinate entrate.» (pag 298, 299; trad.d.r.)”,”SPAx-027-FSL”
“EUCHNER Walter”,”La filosofia politica di Locke.”,”John LOCKE, filosofo e pensatore politico inglese (Wrington 1632-Oates 1704). Figlio di un medio proprietario terriero, seguì gli studi universitari a Oxford, ma l’ambiente non gli riuscì congeniale; vi conobbe tuttavia alcune figure significative, tra cui il rettore Owen, un puritano abbastanza tollerante, che ebbe una qualche influenza sul suo pensiero politico. Del 1664 è il saggio Essay on the Law of Nature. Nel 1666 accaddero due eventi decisivi per la sua vita: iniziò lo studio della medicina, che gli avrebbe consentito di restare all’università senza prendere gli ordini religiosi, e conobbe Anthony Ashley Cooper, il futuro conte di Shaftesbury, che lo accolse in casa, dapprima come medico, poi come tutore del figlio, in seguito come consigliere su ogni questione pubblica e privata, e lo introdusse nel mondo dell’alta politica londinese, nominandolo successivamente segretario alle presentazioni e segretario per il commercio e le piantagioni (1673); ma soprattutto fu il”,”TEOP-057″
“EUDES Dominique”,”Les kapetanios. La guerra civile grecque de 1943 à 1949.”,”EUDES Dominique è un giornalista. Ha 34 anni (nel 1970). Si è laureato in diritto. Ha fatto reportages e scritto soggetti per film. Questo è il suo primo libro. La guerra civile greca fece 600 mila morti.”,”GREx-005″
“EULERO (Leonhard EULER), a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Lettere a una principessa tedesca. Volume primo.”,”Eulero (Basilea 1707 – Pietroburgo 1783) operò soprattutto nel campo della matematica pura; la sistematizzazione e la riformulazione dell’analisi che si trova nelle sue opere è alla base della matematica moderna e della teoria delle funzioni.”,”SCIx-287-FL”
“EULERO (Leonhard EULER), a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Lettere a una principessa tedesca. Volume secondo.”,”Eulero (Basilea 1707 – Pietroburgo 1783) operò soprattutto nel campo della matematica pura; la sistematizzazione e la riformulazione dell’analisi che si trova nelle sue opere è alla base della matematica moderna e della teoria delle funzioni.”,”SCIx-290-FL”
“EURIPIDE, a cura di Filippo Maria PONTANI”,”Tutte le tragedie. Alcesti, Medea, Ippolito, Eraclidi, Ecuba, Andromaca, Supplici, Eracle, Troiane, Elettra, Elena.”,”v. introduzione “”Il morto giace e il vivo si dà pace”” (pag 37) Eracle: Tra l’ essere e il non essere ci corre. Admeto: Questo lo credi tu: per me è diverso. (pag 42) Corifea: Strane le congiunture degli eventi! Norme fatali assegnano le parti: rendono amici nemici implacabili, chi fu benigno lo rendono ostile (pag 206) Ecuba: “”Ah! Non c’è proprio nessuno che sia libero. Si è schiavi del denaro o della sorte, i cittadini o le leggi impediscono di regolarsi come ognuno crede.”” (pag 207) Ecuba: “”Gli amici si conoscono nei guai: ce n’è fin troppi nella buona sorte.”” (pag 216) Corifeo: “”Anche se sono lenti nel parlare, gli uomini retti trovano materia per dichiarare le loro ragioni””. (pag 304) Corifea: “”Non c’è fortuna fuori di giustizia: nel giusto è la speranza di salvezza””. (pag 458) Elena: “”I peggiori hanno spesso più fortuna”” (pag 463) Dioscuri: ‘I generosi non sono odiati dagli dèi: le pene sono proprie di chi non conta nulla”” (pag 477) “”L’ opera euripidea è certo l’ opera delle contraddizioni. Ora è un desolato pessimismo sulla vita degl uomini o sugli aspetti dell’ anima umana, ora un sogno utopistico che non esclude del tutto la speranza (…)””. (pag 12, introduzione) “”Euripide è il poeta della ricerca””. (pag 12, introduzione) “”Perché ti struggi? Le sventure, prima o poi gli dèi su tutti gli uomini le mandano.”” (pag 243) “”Il morto giace e il vivo si dà pace”” (pag 37) Eracle: Tra l’ essere e il non essere ci corre. Admeto: Questo lo credi tu: per me è diverso. (pag 42) Corifea: Strane le congiunture degli eventi! Norme fatali assegnano le parti: rendono amici nemici implacabili, chi fu benigno lo rendono ostile (pag 206) Ecuba: “”Ah! Non c’è proprio nessuno che sia libero. Si è schiavi del denaro o della sorte, i cittadini o le leggi impediscono di regolarsi come ognuno crede.”” (pag 207) Ecuba: “”Gli amici si conoscono nei guai: ce n’è fin troppi nella buona sorte.”” (pag 216) Corifeo: “”Anche se sono lenti nel parlare, gli uomini retti trovano materia per dichiarare le loro ragioni””. (pag 304) Corifea: “”Non c’è fortuna fuori di giustizia: nel giusto è la speranza di salvezza””. (pag 458) Elena: “”I peggiori hanno spesso più fortuna”” (pag 463) Dioscuri: ‘I generosi non sono odiati dagli dèi: le pene sono proprie di chi non conta nulla”” (pag 477)”,”VARx-213″
“EURIPIDE”,”Tragedie.”,” Oreste: Qual pur tu sei, temenza hai della morte, Che da’ travagli a liberar ti viene? Il Frigio: L’uom, benchè servo, ama veder la luce. Oreste: Ben ragioni. Prudenza ti fa salvo; Ma dentro va’. Il Frigio: Tu non m’uccidi adunque? Oreste: No. Il Frigio: Bel detto quest’è. Oreste: Ma poi consiglio Mutar potremmo. Il Frigio: Oh! non bel detto è questo (…) (pag 176)”,”VARx-519″
“EURIPIDE, a cura di Umberto ALBINI e Anna Maria MESTURINI”,”Elena – Ione.”,”‘Elena (412 aC) e Ione (418-410 aC) soo entrambi “”drammi del caso””: in essi il destino delle due protagoniste, Elena e Creusa, non è risolto da un provvidenziale ‘deus ex machina’, ma preda di un cieco moto di eventi che ostacolando, mutando e deviando i loro progetti e le loro azioni ne fa risaltare la compessa e contraddittoria umanità. In queste due tragedie di tono quasi romanzesco Euripide si affianca all’osservazione psicologica, sempre profonda e arguta, il gioco agile e leggero della fantasia e un insolito gusto per l’esotismo, che lasciano affiorare qua e là tratti più distesi quasi da commedia’. (quarta di copertina)”,”VARx-040-FGB”
“EVANS Richard J. a cura; saggi di Michael GRÜTTNER James S. ROBERTS David F. CREW Stefan BAJOHR Eve ROSENHAFT Dick GEARY”,”The German Working Class 1888-1933. The Politics of Everyday Life.”,”Richard J. EVANS è Lecturer in European History all’Univ of East Anglia. Oltre ad EVANS che è autore dell’introduzione, i saggi sono di Michael GRÜTTNER, James S. ROBERTS, David F. CREW, Stefan BAJOHR, Eve ROSENHAFT, Dick GEARY.”,”MGEx-041″
“EVANS David Owen”,”Le socialisme romantique. Pierre Leroux et ses contemporains.”,”Contiene: Il socialismo di Victor Hugo (pag 166-192) “”La forma di questa società nuova sarà repubblicana e democratica. Il socialismo di Leroux è un socialismo democratico; è quello che lo distingue da molti altri sistemi dell’ epoca. Né Saint-Simon, né Fourier, né Proudhon sono democratici; con Pecqueur, presso cui si rilevano delle tracce dell’ autoritarismo sansimoniano, Cabet, e Louis Blanc (senza parlare di Lamennais che è fuori del movimento). Leroux è il solo partigiano del sistema democratico tra i socialisti dell’ epoca romantica””. (pag 77-78)”,”SOCU-126″
“EVANS John Lewis”,”The Communist International 1919-1943.”,”John L. Evans (1930-) Pennsylvania comincia la sua carriera alla Yale University nel 1948. Dopo due anni è arruolato nell’esercito presso l’Army Language School dove studia il russo. Quindi viene mandato in Germania come interprete. Alla fine della leva torna all’insegnaamento alla Georgetown University e più tardi alla University of North Carolina dove riceve il Ph.D. in History nel 1967. Infine è insegnante al St. Albany School di Washington (1973).”,”INTT-004-FL”
“EVANS Richard J. GEARY Dick a cura; saggi di BESSEL Richard HARVEY Elizabeth HOMBURG Heidrun KRAMER Helgard MCELLIGOTT Anthony NIEHUSS Merith PEUKERT Detlev ROSENHAFT Eve WULFF Birgit”,”The German Unemployed. Experiences and Consequences of Mass Unemployment from the Weimar Republic to the Third Reich.”,”Richard J. Evans was born in Woodford, Essex in 1947 and studied Modern History at Jesus College, Oxford, graduating in 1969. From 1969 to 1972 he studied at St. Antiny’s College, Oxford, holdinga Hanseatic Scholarship from the FVS foundation in Hamburg and Berlin from 1970 to 1972 and gaining his doctorate in 1972. From 1972 to 1976 he taught at Stirling University, and since 1976 he has been on the faculty of the university of East Anglia, Norwich, becoming Professor of European history in 1983. His latest book, Death in Hamburg: Society and Politics in the Cholera Years 1830-1910, is to be published in 1987. Dick Geary was born in Leicester in 1945 and studied History at King’s College Cambridge, from 1964 to 1970, gaining his doctorate in 1971. From 1970 to 1973 he was a Research Fellow of Emmanuel College, Cambridge, and from 1973 Lecturer at the university of Lancaster, where he is currently Senior Lecturer in German Studies. He is the author of European Labour Protest 1848-1939, and of numerous articles on Marxist theory, the German labour movement, and unemploymet in the Weimar Republic, his latest book, Revolution and the German Working Class 1848-1933, is due to be published in 1987. List of figures, List of Tables, List of Abbreviations, preface, notes on contributors, index.”,”MGEK-014-FL”
“EVANS R.J.W. POGGE VON STRANDMANN Hartmut a cura; saggi di Michael HOWARD Z.A.B. ZEMAN R.J.W. EVANS D.W. SPRING Hartmut POGGE VON STRANDMANN Richard COBB Michael BROCK”,”The Coming of the First World War.”,”Saggi di Michael HOWARD Z.A.B. ZEMAN R.J.W. EVANS D.W. SPRING Hartmut POGGE VON STRANDMANN Richard COBB Michael BROCK Tamburi di guerra dalla crisi di Agadir “”The first [common assumption] was that war was inevitable. The now much-quoted statement made by General von Moltke at the so-called Council of War in December 1912, ‘I hold war to be inevitable, and the sooner the better’ (14), can be paralleled with comparable expressions by responsible figures in every army in Europe. They may have differed over the second part of the sentence – whether it was better to get it over with quickly or wait for a more favourable moment – but from 1911 onward it is hard to find any military leader suggesting that war could or should any longer be avoided. The change of mood in the summer of that year, provoked by the Agadir crisis, was very marked. In France a new political leadership appointed new military chiefs, who belatedly and desperately began to prepare their ramshackle army for the test of war. The Dual Alliance was reactivated, Russian mobilization schedules were speeded up, and the Great Programme of Russian military modernization was set on foot. In Germany the agitation began which contributed so powerfully to the massive increase in the military strength of the German army. In Britain the government gave its blessing to the army’s plans for sending the British Expeditionary Force to France, and Winston Churchill was sent to the Admiralty to bring the navy into line. The extent to which war was generally regarded as inevitable or desirable by the public as a whole is still difficult to gauge – though if the ‘distant drummer’ penetrated into the summer idylls of A.E. Housman it is reasonable to suppose that less remote figures found the sound pretty deafening. But certainly for the military the evidence is overwhelming that the question in their mind was not ‘whether’ but ‘when’. They saw their job as being, not to deter war, but to fight it”” (saggio di Michael Howard ‘Europe on the Eve of the First World War’) (pag 10)”,”QMIP-212″
“EVANS Richard J.”,”The Third Reich in Power 1933-1939.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia,”,”GERN-010-FL”
“EVANS Richard J.”,”La nascita del Terzo Reich.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia,”,”GERN-023-FL”
“EVANS Richard J.”,”The Coming of the Third Reich.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia, List of illustrations, List of Maps and Diagrams, Preface, notes, Bibliography, index,”,”GERN-024-FL”
“EVANS Richard J.”,”Proletarians and Politics. Socialism, protest and the working class in Germany before the First World War.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia, List of illustrations, Preface, Notes, Index,”,”MGEx-038-FL”
“EVANS Richard J.”,”La nascita del Terzo Reich.”,”Richard J. Evans (Londra, 1947) insegna Storia moderna alla Cambridge University. Tra i suoi libri ricordiamo: Death in Hamburg, The Feminist Movement in Germany 1894-1933, Hitler’s Shadow, Rituals of Retribution, Fraenkel Prize per la Storia contemporanea, Negare le atrocità di Hitler, In difesa della storia. “”I nazisti stavano per avviare la realizzazione di un’utopia razziale: una nazione di eroi di razza pura si sarebbe preparata nel più breve tempo e nel modo più completo possibile alla prova suprema della superiorità razziale tedesca – una guerra che avrebbe schiacciato e annientato i suoi nemici e instaurato un nuovo ordine europeo il cui fine ultimo era la dominazione del mondo”” (pag 497)”,”GERN-001-FER”
“EVANS William”,”Come preparare i sermoni.”,”L’autore, William Evans ha pubblicato pure ‘The Great Doctrines of the Bible’. Durante la sua vita fu collegato col Moody Bible Institute e il Bible Institute di Los Angeles. È morto all’età di ottant’anni nel 1950. “”Non basta che l’uomo ‘comprenda’ la verità, si deve far sì che la ‘senta’”” (pag 71)”,”RELP-001-FAP”
“EVE Michael FAVRETTO Anna Rosa MERAVIGLIA Cinzia”,”Le disuguaglianze sociali.”,”Michael Eve insegna Sistemi sociali comparati all’Università del Piemonte Orientale (sede di Alessandria). Anna Rosa Favretto insegna Sociologia della famiglia all’Università del Piemonte Orientale (Sedi di Asti e Novara). Cinzia Meraviglia insegna Metodologia delle scienze sociali all’Università del Piemonte Orientale (sede di Alessandria).”,”TEOS-034-FL”
“EVOLA Julius”,”Il mito del sangue.”,”Julius Evola, pseudonimo di Giulio Cesare Evola (Roma, 19 maggio 1898 – Roma, 11 giugno 1974), è stato un filosofo, pittore, poeta, scrittore ed esoterista italiano. (wik)”,”GERN-001-FFS”
“EVTUHOV Catherine STITES Richard”,”A History of Russia: Peoples, Legends, Events, Forces. Since 1800.”,”Catherine Evtuhov, Richard Stites, Georgetown University. Preface, Suggested Readings, Rulers of Various States, Index, Table, Illustrazioni, Cartine, foto, A Note on Dates and Transliteration,”,”RUSx-104-FL”
“EYCK Erick”,”Storia della Repubblica di Weimar 1918 – 1933.”,”EYCK Erick è nato nel 1878. Dopo gli studi in legge intraprese la carriera di magistrato presso la Corte d’ Appello di Berlino. Costretto a lasciare la Germania poté dedicarsi agli studi storici. In Inghilterra fu chiamato dalla famiglia GLADSTONE per ordinare l’ archivio di famiglia e da quella occasione nacque il suo libro su GLADSTONE. Lavorò poi alla monumentale biografia di BISMARCK in tre volumi (l’ edizione italiana è ridotta). A lavori di storia inglese su PITT e FOX è seguita una monografia sulla personalità di GUGLIELMO II. E’ morto a Londra nel 1964.”,”GERG-001″
“EYCK Erich KAEGI Werner VALSECCHI Franco NAMIER L.B. SPELLANZON Cesare JEMOLO C.A. MATURI Walter BARBAGALLO Corrado BOURGIN Georges RODOLICO Niccolò RENOUVIN Pierre CESSI Roberto SALVATORELLI Luigi, relazioni; CORTESE Nino MARCHETTI Leopoldo LABROUSSE Ernest JANOSSY Denes FALCO Giorgio, interventi”,”Il 1848 nella storia d’ Europa. Convegno di scienze morali storiche e filologiche. 4-10 Ottobre 1948.”,”Relazioni di EYCK Erich KAEGI Werner VALSECCHI Franco NAMIER L.B. SPELLANZON Cesare JEMOLO C.A. MATURI Walter BARBAGALLO Corrado BOURGIN Georges RODOLICO Niccolò RENOUVIN Pierre CESSI Roberto SALVATORELLI Luigi; Comunicazioni di CORTESE Nino MARCHETTI Leopoldo LABROUSSE Ernest JANOSSY Denes FALCO Giorgio. Contiene il saggio ‘Atteggiamenti dei gruppi sociali nel Risorgimento italiano (1796-1848) (N. RODOLICO).”,”QUAR-047″
“EYCK Erich”,”Storia della Repubblica di Weimar. (1918-1933).”,”Erich Eyck nacque nel 1878. Dopo gli studi in legge, intraprese la carriera di magistrato presso la Corte d’Appello di Berlino. Costretto a lasciare la Germania. poté dedicarsi completamente agli studi storici. In Inghilterra, fu chiamato dalla famiglia Gladstone per ordinare l’archivio di famiglia, e da quella occasione nasceva il suo libro Gladstone. Continuava intanto a lavorare alla monumentale biografia di Bismarck (Bismarck, Leben und Werke, in tre volumi, di cui lo stesso autore ha compiuto una nutrita riduzione per l’edizione italiana, apparsa nel 1950 presso Einaudi). A lavori di storia inglese su Pitt e Fox è poi seguita nel 1951 una monografia centrata sulla personalità di Guglielmo II (Das persönliche Regiment Wilhelms II). Eyck è scomparso il 23 giugno del 1964 a Londra.”,”GERG-004-FL”
“EYRAUD Francois SAGET Catherine”,”L’ essentiel sur les salaires minimums dans le monde.”,”””Le résultat de cette comparaison montre clairement que le salaire minimum n’a pas d’effet significatif sur le chômage des travailleurs à bas salaires (pour être tout à fait exact, sur la probabilité d’emploi ‘moyenne’ de ce groupe). Mais l’ étude de Yuen (2003) va plus loin et montre qu’il existe, en fait, un effett négatif clair sur l’ emploi mais affectant soulement un sous-groupe de travailleurs à bas salaires. Ainsi, un Canada, les revalorisations du salaire minimum diminuent l’ emploi des travailleurs à bas salaires dont la productivité et le niveau de qualification sont les plus faibles et qui n’ont que peu de perspectives de trouver un emploi mieux rémunéré. En revanche, elles sont associées à une augmentation de l’emploi d’autres catégories dont le salaires sont aussi bas mais dont les perspectives de promotion sont plus ouvertes. Il s’agit, par exemple, d’étudiants ou de travailleurs temporainement “”piégés”” dans un emploi à bas salaire mais dont la qualification leur laisse toutes les chances de trouver un meilleur emploi plus tard. Ainsi, les revalorisations du salaire minimum n’affectent pas toujours de facon homogène le niveau de l’ emploi des travailleurs payés aux alentours du salaire minimum.”” (pag 75)”,”CONx-147″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, D3
“DJILAS Milovan”,”La nueva clase. Un analisis del regimen comunista.”,”contiene con dedica e firme”,”RUSU-119″
“DLUBEK Rolf KRAUSE Hans-Dieter KUNDEL Erich RUSCHINSKI Heinz SKAMBRAKS Hannes a cura”,”Beiträge zur Marx/Engels-Forschung.”,”Saggi di Ernst DIEHL Rolf DUBLEK Ursula HERRMANN Martin HUNDT Werner ETTELT Eberhard HACKETHAL Eike KOPF Vera WRONA Hannes SKAMBRAKS Hans-Dieter KRAUSE Jutta SEIDEL Manfred MÜLLER Karl-Heinz SCHWANK Renate LEUSCHNER e Hans-Joachin NEUMANN Saggio sul lavoro di Lenin sul Capitale di Marx (pag 176-182)”,”MADS-558″
“DLUBEK Rolf MALYSCH Alexander KUNDEL Erich GOLMAN Lew JAHN Wolfgang NIETZOLD Roland WYGODSKI Witali TAUBERT Inge LEWIOWA Sofia HUNDT Martin FISCHER Bernd JUNGNICKEL Jürgen”,”Marx-Engels-Jahrbuch. 1.”,”Redazione per il primo volume: KUNDEL Erich BARTH Evelin BERGEMANN Waltraud GEYER Karlheinz TARTAKOWSKI Boris WINKELMANN Therese Contiene molte lettere di Arnold Ruge a personaggi terzi che riguardano l’attività e l’opera di Marx ed Engels negli anni 1841-1846″,”MADS-562″
“D.O.”,”Communiste et / ou féminisme?. Introduction sommaire aux débats du PCF dans les années 20.”,”””Per via dei suoi principi, per il rinnovamento del quadro stesso della vita, la società comunista non può mancare di aiutare alla liberazione delle donne”” (Revue Communiste, n. 1, mars 1920)”,”PCFx-117″
“DOAN Leland I.”,”Willard Henry Dow (1897-1949) President of the Dow Chemical Company.”,”Fondo Palumberi Leland I. Doan member of the Newcomen Society President of the Dow Chemical Company Midland Michigan.”,”ECOG-061″
“DOBB Maurice”,”Teoria economica e socialismo.”,”Contiene i capitoli: ‘Una conferenza su Lenin’ e ‘Una conferenza su Marx'”,”TEOC-004″
“DOBB Maurice”,”I salari.”,”Uscito per la prima volta nel 1928, il volume è stato ampiamente aggiornato nelle successive edizioni. Maurice Herbert DOBB è nato a Londra nel 1900. Dopo aver insegnato all’Univ di Londra, è stato poi (dagli anni 1960) Prof di economia al Trinity College di Cambridge. Oltre a ‘Wages’ ha scritto varie opere: -Political Economy and Capitalism (1937) -Studies in the Developmetn of Capitalism (1946) -Soviet Economic Development since 1917 (1947) -Economic Theory and Socialism, Collected Papers (1955) -An Essay on Economic Growth and Planning 1960 All’epoca dell’uscita di questo libro in Italia stava curando insieme a Piero SRAFFA l’edizione completa delle opere di David RICARDO”,”SIND-013″
“DOBB Maurice H.”,”Economia politica e capitalismo.”,”Maureice DOBB, nato nel 1900, ha studiato a Cambridge. Ha insegnato nelle Università di Cambridge, Londra, Delhi. E’ membro del Trinity College, a Cambridge.”,”MADS-250″
“DOBB Maurice GRUPPI Luciano WILDMAN Allan BASSO Lelio DEMICHEL Francine LORENZ Richard FLEISCHER Helmut, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume quinto. Lenin.”,”Saggi di DOBB Maurice GRUPPI Luciano WILDMAN Allan BASSO Lelio DEMICHEL Francine LORENZ Richard FLEISCHER Helmut”,”MADS-285″
“DOBB Maurice”,”Sviluppo economico e paesi sottosviluppati.”,”””L’ evidenza suggerisce che il principale fattore di depressione qui operante è il crescente livello di capacità industriale, la cui presenza scoraggia l’ investimento e le innovazioni e crea uno stato d’ animo di “”paura della capacità produttiva””, di timore che questa, generalizzandosi, riduca il valore del capitale investito nella capacità produttiva esistente. Perciò un recente studio americano sottolinea che la capacità produttiva dell’ industria manifatturiera statunitense è più che raddoppiata rispetto al 1943 (anno che costituisce la punta massima del periodo bellico), di fronte ad un aumento della produzione di poco superiore al 20%; pertanto, quasi la metà della esistente capacità produttiva risulta inutilizzata. Questo eccesso di capacità, in effetti, coesiste negli Stati Uniti con un cospicuo margine di disoccupazione- margine che mostra tutti i sintomi di voler diventare cronico, e aumentare anziché diminuire.”” (pag 74)”,”PVSx-024″
“DOBB Maurice”,”An introduction to economics.”,”DOBB Maurice, M.A., Lecturer in Economics in the University of Cambridge. Teoria utilitarismo, Jevons, edonismo consumatori. “”Nella ‘new economics’, perciò, non era più una questione di cercare una singola “”causa”” di valore, un primario costituente o principio a cui tutte le questioni dello scambio e della distribuzione poteva essere correlati. Non c’era più bisogno (…) di analizzare ogni cosa in termini di ciò che era virtualmente un singolo fattore di produzione – un comune termine di costo reale in relazione al quale le differenze qualitative potevano essere risolte.”” (pag 76)”,”ECOT-100″
“DOBB Maurice”,”Etudes sur le développement du capitalisme.”,”Il capitale mercantile nei Paesi Bassi. “”Ma dal XIII secolo, una rivolta degli artigiani mise in questione questa egemonia dei grandi capitalisti: questa rivolta sembra in qualche caso essere stata favorita e incoraggiata dalla Chiesa (per esempio, a Liegi) e da certe frazioni della nobiltà, e si unirono i produttori dei settori d’ attività nuovamente controllati dai capitalisti. Nel 1225, un sollevamento si produsse a Valenciennes, nel corso del quale i magistrati patrizi furono deposti e venne istituita una comune. Essa fu, però, soppressa dopo l’ assedio e la conquista della città. Vent’anni dopo, un’altra ondata di scioperi si diffuse nelle città fiamminghe; ci fu una breve rivolta a Dinant, poi varie insurrezioni infruttuose a Gand – che portarono alla secessione degli artigiani che formarono una comunità indipendente nel Brabant. A questo punto, il patriziato riuscì a conservare la sua posizione con una violenta repressione””. (pag 166)”,”ECOI-176″
“DOBB Maurice”,”The Discussions of the 1920’s about Building Socialism.”,”Crisi delle forbici. “”The economic issues of the middle and late 1920’s and the policy-differences towards them first came to light in the so-called “”scissors crisis”” of 1923. The economic difficulties experienced in the summer and autumn of that year were so-called because of a diverging trend of the prices of agricultural products and the prices of industrial products: when depicted on a graph the curves representing these trends evoked the kind of image which the term “”scissors”” implied. For some months the gap between the two continued to widen, agricultural prices falling and industrial prices as been declining, especially in village markets and in rural townships; and by October (the month of the widest opening of the “”scissors””) the ratio of industrial to agricultural prices stood at more than 3:1 as compared with the ratio that had prevailed in pre-war days (treated as 1:1). This represented a drastic shift in the terms of trade between industry and agriculture to the disadvantage of the latter.”” (pag 143)”,”INTT-231″
“DOBB Maurice HILTON Rodney HOBSBAWM Eric MACZAK Antoni MAZZEI Franco MERRINGTON John SOBOUL Albert WALLERSTEIN Immanuel”,”Dal feudalesimo al capitalismo.”,”A. ADO, Le mouvement paysan pendant al Révolution francaise, Editions de l’ Université de Moscou, 1971 ‘Lezioni sulla storia dello sviluppo del capitalismo giapponese (Hihon shihonshgi hattatsu-shikoza). Scritto dal gruppo Koza (ex membri studiosi e simpatizzanti del partito comunista giapponese (1932-33). (pag 96) “”Le rivolte contadine, che raggiunsero un crescendo con l’intensificazione delle corvées nel contesto della scarsità di manodopera del XIV secolo, furono “”altrettanto inseparabili dal regime signorile come gli scioperi lo sono per il capitalismo su vasta scala”” (Bloch). Il duraturo mito storico dei contadini passivi (malgrado la prova ovvia contemporanea del contrario) dev’essere messo a confronto con questo ruolo chiave nel provcare la crisi dell’economia dominicale, la sopravvivenza dei contadini nella maggior parte d’Europa e – soprattutto – la loro vittoria in Francia nel 1789.”” (John Merrington) (pag 62) “”La riflessione teorica e la discussione storica sui modi della transizione dal feudalesimo al capitalismo hanno avuto come punto di partenza la problematica fissata da Marx nel Libro III del ‘Capitale’, capitolo XX, “”Cenni storici sul capitale commerciale””, passaggio di cui non ci sembra inutile riportare qui l’essenziale: “”Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diviene commerciante e capitalista, si oppone all’economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazioni dell’industria medievale urbana. Questo è il cammino realmente rivoluzionario. Oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Questo ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione (…) non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’antico modo di produzione che esso invece conserva e salvaguarda come sua condizione””””. (Albert Soboul) (pag 78)”,”ECOI-228″
“DOBB Maurice PIETRANERA Giulio POULANTZAS Nicos RIESER Vittorio BANFI Rodolfo MARX Karl”,”Estudios sobre El Capital.”,”Contiene di Karl Marx, Glosse marginali al “”Trattato di economia politica”” di Adolph Wagner (pag 169-185) La sintesi delle scoperte di Marx in economia è di Rubel A más de cien años de su aparición, El capital sigue siendo objeto de denodados esfuerzos clasificatorios. ¿Es una obra de economía o más bien un esbozo de sociología marxista? ¿La fundamentación de una filosofía radicalmente nueva o una metafísica hegelianizante de la economía? ¿Pertenece al campo de la ciencia o de la ideología? La polémica parece no tener solución si se quiere resolverla anteponiendo a las interpretaciones existentes otras que aparezcan como más acertadas. Parece necesario asumir estas corrientes en lo que puedan tener de históricamente justificadas desde el punto de vista del movimiento socialista. Todas ellas son integrables en una historia del marxismo como movimiento de transformación social. Este libro reúne una serie de trabajos referidos a los problemas de metodología que suscita El capital. En ellos se expresan distintas corrientes interpretativas, algunas ortodoxas, como la de Maurice Dobb; otras, dellavolpianas (Pietranera) o althusserianas (Poulantzas). Los trabajos de Rieser y Banfi tienen un planteamiento original y rompen con las concepciones habituales acerca del concepto de “apariencia” y de la existencia o no de una teoría del valor en El capital. Para facilitar la lectura del texto banfiano hemos agregado una nueva traducción de las conocidas “Glosas a Wagner”, de Marx, y una síntesis de los principales descubrimientos que el propio Marx considera que deben serle atribuidos, y que fueran preparadas por Maximilien Rubel.”,”MADS-451″
“DOBB Maurice”,”Argumentos sobre el socialismo.”,”””Basta decir que la interpretacíon económica de la expansión colonial y de la rivalidad entre los países imperialistas no corresponde en modo alguno en exclusiva a los marxistas. A este respecto, recordemos los trabajos publicados por autores no marxistas de conocido renombre, tales como J.A. Hobson (‘Imperialismo’) y Leonard Woolf (‘Imperio y Comercio en Africa e Imperialismo Económico’).”” (pag 50-51) Le personnage de Léonard Woolf m’a semblé illustrer ce que nous nous efforçons de cerner ici : l’idée coloniale et ses contradictions, vue, cette fois, d’une perspective Britannique. Tout d’abord, pourquoi cette appellation « d’impérialiste malgré soi » (unconscious imperialist) dont se qualifie Leonard Woolf ? Parce que son parcours intellectuel, sa biographie, sont des paradoxes vivants[1]. Woolf, né en 1880, appartient à cette élite anglaise du tournant du XXe siècle laquelle, à l’Université de Cambridge, appartient à un cénacle, le club des Apôtres (Apostles) et annonce le mouvement intellectuel de l’après Première Guerre Mondiale, le “”Bloomsbury Group””. En firent partie l’économiste John Maynard Keynes, le poète R. C. Trevelyan, le romancier E.M. Forster, surtout, l’épouse de Woolf, Virginia Stephen, la grande romancière anglaise de l’entre-deux guerres : Virginia Woolf. Excentriques, avant-gardistes en littérature et en peinture, non-conformistes, ces jeunes intellectuels prônaient et adoptaient des attitudes qui choquaient leurs contemporains imprégnés de morale victorienne. L’amour libre, le ménage à trois, l’homosexualité bien sûr, faisaient partie de leur apostolat. Plus inattendu, pour un futur « impérialiste », Woolf était issu d’une famille de la bourgeoisie israélite libérale, minorité qui venait, en 1846 seulement, d’obtenir son émancipation civique. On le voit, peu de choses prédisposaient Léonard Woolf à devenir un agent – modèle et efficace – de l’Empire Britannique à son apogée. La double allégeance de Woolf à des convictions progressistes en même temps qu’une fidélité sans faille au système colonial, ressort de la mise en miroir de deux textes : le tome 2 de son autobiographie Growing et le Journal Officiel (Diaries in Ceylon) de ses années ceylanaises. Plus tard, fondateur des célèbres éditions Hogarth Press[2], Woolf deviendra socialiste et théoricien de l’anti-colonialisme, politologue, pacifiste et inspirateur de la Société des Nations dans l’entre-deux-guerres. En 1904, les talents de gestionnaire de Woolf, sa maîtrise du droit, la nécessité de trouver un emploi, surtout, vont en faire un administrateur colonial de premier ordre comme en témoignera sa promotion rapide dans les rangs de l’administration à Ceylan. Déçu de n’avoir pas pu intégrer l’administration coloniale des Indes – à 22 ans, il était trop âgé – Woolf réussit en 1904 le concours de l’administration coloniale Ceylanaise où il va passer sept années de sa vie. Dans son Journal Officiel, on lira à travers les rapports adressés à sa hiérarchie, les qualités attendues d’un colonial Britannique impeccable : fierté d’être Anglais, courage, acharnement au travail, sens du devoir. Désormais fonctionnaire, accompagné de son chien Charles et des œuvres complètes de Voltaire en 90 volumes[3], Woolf s’embarque à 23 ans pour Ceylan. À bord du navire qui l’emmène aux colonies, il observe d’un regard ironique la division en castes, les rivalités qui s’opèrent parmi les Anglais qui rejoignent leur poste. Il y a tout d’abord les fonctionnaires coloniaux, la crème de la crème, à laquelle il appartient, puis les militaires, les planteurs, enfin les hommes d’affaires. Administrateur stagiaire[4] il sera d’abord affecté au Nord de l’île, à Jaffna, où prédominent la culture et la population tamoules. En ce début du XXe siècle, l’Empire offrait en spectacle au jeune homme tout ce que ses origines, sa sensibilité et sa formation intellectuelles l’incitaient à mépriser. Une stricte ségrégation raciale, l’idée que l’homme blanc était placé par Dieu sur terre pour gouverner les « races inférieures » selon la terminologie adoptée par les théoriciens du colonialisme. Thomas Macaulay, grand architecte de la politique éducative coloniale en Inde, avait formulé dès 1835 les objectifs que devait se fixer le système colonial britannique : Il nous faut former une élite qui deviendra notre interprète auprès des masses que nous gouvernons. Ce sera une élite indienne quant au sang et à la couleur, mais anglaise quant à ses goûts, ses opinions, ses paroles et son intellect[5]. Aussi bien, 50 ans plus tard en France, Jules Ferry faisait-il écho à Macaulay, dans un discours devant la Chambre des députés, du 29 juillet 1885, en déclarant : « Je répète qu’il y a pour les races supérieures un droit, parce qu’il y a un devoir pour elles. Elles ont le devoir de civiliser les races inférieures […] ». Woolf est cependant suffisamment habile pour comprendre que ses réticences par rapport à l’idéologie coloniale doivent être gardées par devers lui, son milieu n’ayant guère d’états d’âme quant aux vexations faites aux « indigènes ». Le jeune fonctionnaire comprend donc qu’il faut se couler dans le moule souhaité par les autorités qui ont insufflé à ces jeunes Britanniques un “”esprit de caste”” et qu’on ne saurait trahir. Cette attitude consiste à écarter tout sentiment personnel afin d’accomplir les objectifs fixés par le pouvoir. Surtout, il lui faut adopter un masque, ce qu’il appelle sa « carapace » afin nous dit-il, de « pouvoir y camoufler son intellect »[6]. Ce masque consiste essentiellement pour Woolf à passer pour un « good fellow »,« l’un des nôtres », aux yeux des autres Européens dont la vulgarité l’effare[7] Alors, par exemple, qu’il est personnellement convaincu que la pratique de la culture sur brûlis (chenas) est indispensable à la survie du petit paysan ceylanais, Woolf appliquera à la lettre les instructions officielles en refusant d’accorder cette possibilité à ses administrés. Cette mentalité coloniale à laquelle adhérait sans réserves un brillant jeune intellectuel ne laissait aucune place à des accommodements. Si l’on était en désaccord, alors il fallait démissionner, c’est exactement ce que fit Woolf en 1911 – comme fera George Orwell de la police Impériale Birmane en 1928. L’administration soumettait ses recrues fraîchement débarquées à Ceylan à un entraînement intensif dans ce qui serait leurs tâches. Nommé tout d’abord magistrat pour se perfectionner dans le droit et le système judiciaire, l’administrateur aspirant était ensuite affecté à un service administratif afin d’apprendre le fonctionnement de la bureaucratie locale (Kacheri) ; enfin, il recevait une affectation comme administrateur adjoint d’un district (Assistant Government Agent). Non la moindre des exigences était l’obligation pour le fonctionnaire de maîtriser les langues cinghalaise et tamoule[8]. Leonard Woolf se conforma en tous points à cette discipline, en particulier à l’apprentissage des vernaculaires locaux, parlés et écrits, estimé essentiels à l’efficacité d’un administrateur. Woolf va cependant trouver un exutoire aux frustrations ressenties comme agent de l’impérialisme Britannique : la littérature. Encouragé par E.M. Forster, l’auteur de Passage to India, son condisciple à Cambridge, Woolf s’attelle dès 1911, après sa démission et son retour en Angleterre, à la rédaction d’un des premiers romans coloniaux mettant exclusivement en scène des personnages « indigènes » (paysans ceylanais et cinghalais) : le Village dans la Jungle, publié en 1913[9]. Woolf considérera son œuvre comme un manifeste anti-impérialiste. Ce roman qui connut un succès d’estime en Angleterre est, depuis, devenu un classique de la littérature sri lankaise[10]. Les soupçons de Woolf concernant l’iniquité coloniale se vérifient dès son arrivée à Jaffna, en particulier par sa fréquentation du club de tennis exclusivement réservé aux Européens, il est particulièrement frappé par le racisme ambiant. Dans son autobiographie, Woolf reconnaîtra l’ambiguïté de sa position. Distant vis-à-vis de ce qu’il considère comme la vulgarité généralisée du personnel colonial, le jeune administrateur revêt le masque d’un officiel intransigeant sur le règlement et la discipline dans ses rapports avec la population : Tout cela me rendit extrêmement impopulaire et j’acquis parmi les Tamouls, plus tard, parmi les Cinghalais, la réputation d’être un administrateur sévère et peu amène. […]Mes intentions à l’égard [de mes administrés] étaient sincères – ajoute-t-il – mais quand bien même l’étais-je, me trouvant également avoir raison – ce qui n’était pas toujours le cas, ni la même chose – mes méthodes étaient trop brutales. Je jouais beaucoup trop le rôle de l’homme de pouvoir. Les difficultés et les conflits qui en résultaient me firent percevoir pour la première fois – confusément – les problèmes auxquels étaient confrontés un impérialiste[11]. Pourtant, maîtrisant parfaitement la langue tamoule, Woolf en vint à connaître avec exactitude les problèmes de caste et de hiérarchie au sein de la société tamoule de Jaffna pour laquelle il éprouve une sympathie évidente. Plus tard, le Journal Officiel de L. W. relatera les laborieuses médiations de l’auteur, affecté dans le sud de l’île, obligé d’arbitrer d’autres conflits entre castes, cinghalaises, cette fois. Notons au passage que cette fascination/aversion pour le système des castes venait naturellement aux Britanniques s’empressant, jusque sous les tropiques, on l’a vu, de créer leur propre système castéïque, et Woolf d’observer : « cette guerre de classe et cette haine entre Européens qui faisait curieusement partie en 1904 de l’Impérialisme Britannique en Asie »[12]. Posté à Kandy en 1907, l’ancienne capitale du royaume, Woolf élargit sa connaissance de Ceylan à la fréquentation de la société cinghalaise où perduraient les vestiges d’un féodalisme indigène, plus digne d’intérêt que l’étouffante atmosphère coloniale anglaise. Woolf avoue avoir découvert la population cinghalaise pendant ce séjour. Il la décrit avec enthousiasme, comme les gens les plus séduisants qu’il ait jamais rencontré : Tout ce qui avait trait aux Cinghalais m’enchantait.[…]. Ce sont de vrais montagnards, indépendants, aux belles manières, vifs et souriants […], isolés sur leurs hauts plateaux, immuables […]. C’était passionnant d’avoir affaire à eux après les Tamouls plutôt renfrognés de Jaffna […][13] . Mais le séjour à Kandy sera aussi l’occasion pour Woolf de participer aux tâches les plus répugnantes, voire, terrifiantes, du pouvoir colonial. En tant que fonctionnaire subalterne, il lui incombait de présider aux exécutions capitales ainsi qu’aux condamnations à la peine du fouet. Il lui fallut ainsi participer à six ou sept pendaisons. Son autobiographie relate l’une d’elles avec une ironie teintée de dégoût : Kandy était un endroit admirable […] qui n’avait jamais été si beau à mes yeux que ce petit matin-là, alors que je me tenais devant la potence de la prison de Bogambara, tous les yeux braqués sur moi, attendant que je donne le signal au bourreau d’ouvrir la trappe [….]. J’étais placé un peu plus haut que l’échafaud et devant moi s’étalaient, dans l’aube fraîche parcourue d’une douce brise, les magnifiques collines qui dominaient le lac.[14] Quant à la flagellation à l’aide du « chat à neuf queues », il la décrira comme une des choses les plus cruelles et barbares qu’il ait jamais vues, « pire », nous dit-il, « qu’une pendaison »[15]. Malgré tout, les exécutions capitales se révélèrent traumatisantes pour le jeune administrateur. Deux d’entre elles auxquelles il assista furent ratées, l’un des condamnés tomba de travers dans la trappe et « la tête de l’homme fut pratiquement arrachée du corps, tandis qu’un puissant jet de sang jaillit à un mètre, aspergeant l’échafaud et le prêtre qui s’y trouvait »[16]. Sans doute fallait-il un contrôle de soi tout Britannique, allié à un dédoublement de la personnalité, la fameuse carapace qu’il s’était forgée dès son arrivée, pour qu’un jeune homme de vingt-six ans sauve la face dans ces circonstances. Quant au régime carcéral colonial, Woolf le considérait encore plus cruel que le système pénal. Les conditions d’incarcération à Ceylan à l’époque étaient effectivement épouvantables : « Les prisonniers étaient confinés dans des cages comme les lions au zoo de Regent’s Park à Londres, deux, trois, ou même, quatre hommes se trouvant entassés dans chacune […] »[17]. Il n’y avait pas que les horreurs du système pénal colonial qui rebutaient Leonard Woolf à Ceylan. Curieusement, l’obligation de se mêler aux autres Européens de la colonie s’avérait tout aussi pénible psychologiquement. Pénible, car il s’efforçait de cacher ses vrais sentiments en maintenant une apparence flegmatique. À Kandy, comme partout dans l’Empire, le « Kandy Club » demeurait le centre d’une vie sociale à l’Européenne à laquelle le jeune administrateur se sentait totalement étranger. Ce qui le sauva fut la venue à Kandy de l’Impératrice française Eugénie – âgée de plus de 80 ans à l’époque – que Woolf réussit à charmer ainsi que son entourage par sa conversation et ses prévenances. Ayant géré de main de maître la visite que celle-ci rendit au temple de la dent du Bouddha, Woolf en retirera une promotion rapide auprès de ses supérieurs[18]. Sur un mode typique de l’ambiance féodale qui régnait parmi les Britanniques eux-mêmes, un autre tour de force accompli par notre administrateur aspirant jouant en faveur de cette promotion avait été un service éminent rendu au Gouverneur de Ceylan de l’époque. Sir Hugh Clifford, séducteur notoire (a tremendous lady’s man), avait demandé à Woolf d’organiser en l’honneur d’une de ses nouvelles conquêtes un spectacle de danses kandiennes ; le résultat dépassa toutes les espérances et permit à Woolf de se retrouver à 27 ans un des plus jeunes administrateurs adjoints de la colonie[19]. Son affectation suivante sera donc celle d’Assistant Government Agent (AGA) du district de Hambantota au sud de l’île, qu’il rejoint en 1908[20]. Ce district de la côte Sud qui représente 1.660 km2 comptait alors environ 100.000 habitants appartenant à diverses communautés : Cinghalais, Tamouls, Malais et Maures musulmans. Il était atypique des autres circonscriptions coloniales en ce que les deux moussons annuelles l’évitaient ce qui entraînait peu de précipitations et rendait la culture régulière des sols aléatoire. De larges lagunes le long de la côte fournissaient sa ressource principale, le sel, tandis qu’à l’intérieur, le riz (paddy) était cultivé principalement à l’aide de réseaux d’irrigation. Les cultures cédaient vite devant une jungle de plus en plus aride à mesure qu’on remontait vers le nord du territoire. Les habitants du district d’Hambantota comptaient ainsi parmi les plus pauvres de l’île. Pourtant la région avait été jadis une des premières de l’île à être occupée par les dynasties aryennes, un siècle au moins avant l’ère chrétienne. Elles y créèrent un puissant royaume à Tissamaharama. De ce passé glorieux, il restait à l’arrivée de Woolf, les vestiges de réservoirs et de systèmes d’irrigation que l’administration Britannique depuis 1850 s’efforçait de remettre en état[21]. Le Journal Officiel de Woolf qui couvre les années 1908-1911 est donc un compte-rendu des grandeurs et misères quotidiennes du labeur colonial. Source première irremplaçable ce texte relate les faits de manière assez neutre, sans s’encombrer de commentaires personnels. Ces Journaux Officiels remontaient aux premiers temps de l’administration coloniale à Ceylan au XIXe siècle. Étant donné l’isolement du pouvoir central par rapport au reste du pays, le mauvais état des routes, les lenteurs de la transmission des instructions et la collecte d’informations, il devint essentiel pour le Gouverneur et le Ministre des Colonies de suivre en détail la manière dont les fonctionnaires accomplissaient leurs tâches. Ainsi l’obligation de tenir un Journal quotidien (Official Diary) leur fut imposée dès 1808. Le Gouverneur Maitland dans des Instructions (Minutes) restées célèbres, exhortait ses fonctionnaires à faire preuve : […] de la plus grande modération et du plus grand respect envers tous les indigènes [natives] l’intérêt du gouvernement [colonial] n’est point de harceler ceux-ci afin d’en soutirer des profits immédiats, bien au contraire, l’unique objectif du gouvernement sera toujours la croissance économique de l’île, [but] qui ne saurait être atteint qu’en promouvant la prospérité et le bonheur des indigènes placés sous l’autorité de Sa Gracieuse Majesté[22]. Le Journal Officiel des administrateurs coloniaux constitua donc jusqu’au XXe siècle un outil essentiel de la bonne gouvernance impériale. À partir des années 1920 cependant, l’amélioration des communications et des transports dans la colonie, le resserrement du contrôle de l’administration centrale, rendirent cet outil obsolète[23]. Ces Journaux, comme celui de Woolf, comportaient quatre volets : tout d’abord ils relataient par le menu le déroulement de la journée du fonctionnaire appliquant les instructions reçues depuis Colombo, (grands travaux, voirie, irrigation etc…). Puis ils s’attardaient sur tous les évènements, grands ou petits, survenus dans le district et dont l’administrateur avait été le témoin direct ou non (émeute, catastrophe naturelle, visite d’un hôte de marque). Ensuite, le Journal relevait les conditions de vie des habitants du district ou de la province (descriptions des récoltes, du niveau de vie, des difficultés auxquelles ceux-ci doivent faire face). Pour finir, les Journaux décrivaient tout incident ou accident, même trivial, survenu à leurs auteurs. Cette dernière rubrique n’intéressait pas directement le pouvoir central, mais permettait aux nouveaux arrivés sur le poste de se faire une idée de ce qui les attendait. C’est en effet grâce à nombre d’annotations en apparence anodines, que l’historien peut se forger une idée du contexte de l’époque. Les remarques qu’on y trouve sur les coutumes locales, les rites archaïques, les populations autochtones aujourd’hui en voie de disparition ou d’assimilation, font de ces Journaux de précieuses archives d’une société ceylanaise désormais disparue[24]. L’exactitude de ces Journaux est également patente dans la mesure où les faits relatés étaient encore très présents à l’esprit des auteurs, surtout, parce que ceux-ci étaient d’un excellent niveau intellectuel, beaucoup, comme Woolf, étant le produit de l’élite universitaire britannique[25]. Toutefois, si la fiabilité de ces archives ne saurait être mis en doute, elles pêchent presque toutes par le manque d’empathie qui s’en dégage pour les populations et la culture locales. Les aspirations politiques de dirigeants locaux ; les manifestations religieuses trop bruyantes, ou trop voyantes, y sont perçues comme autant de nuisances à la bonne gouvernance coloniale. Ainsi en est-il à Hambantota des conflits qui surgissent entre Bouddhistes et Musulmans, pire, entre factions musulmanes rivales et que Woolf doit passer de longues heures à arbitrer afin de préserver la Pax Britannica[26]. Le Journal Officiel de Leonard Woolf est donc conforme au modèle que nous venons d’évoquer. Des questions et des problèmes – presque toujours les mêmes – année après année concentrent les efforts du jeune fonctionnaire. Deux injonctions du Gouverneur Maitland y prédominent cependant : « promouvoir la prospérité et le bonheur des indigènes » ; « assurer la croissance économique de l’île ». 1° « Promouvoir la prospérité et le bonheur des indigènes» (nourriture et travail). Il s’agit tout d’abord de permettre à la population de se nourrir correctement. Pour ce faire, la mise en œuvre des travaux d’irrigation et la réparation de l’ancien système cinghalais de réservoirs, la réfection des routes dont l’agriculture du district d’Hambantota basée sur la culture du riz (paddy) a besoin, sont essentiels à la survie de ses habitants. Le cocotier, la citronnelle pour l’huile essentielle, sont également cultivés dans les parties occidentales, mieux irriguées, du district (West et East Giruwa Pattu). Ceci requiert des tournées constantes de Woolf dans les villages les plus reculés, en même temps qu’une exhortation permanente aux habitants et à ses subordonnés de mieux faire. Le Journal relève des moyennes de 300 à 400 kilomètres parcourus mensuellement par Woolf, à cheval, à pied, à bicyclette, témoignant de l’énergie déployée par ces jeunes gardiens de l’Empire[27]. À la lecture du Journal, on constate que le jeune Woolf incarne parfaitement le lien entre l’éthique protestante du travail et la mission civilisatrice coloniale. Entre autres notations, on y trouve de nombreuses remarques sur le rythme effréné de travail qui lui échouait. Dans une lettre à son ami Lytton-Strachey, Woolf se plaint du lot qui est le sien : « Dieu que je travaille, comme je travaille, j’en ai fait une méthode [de vie] transmuée en manie », et Strachey sarcastique, de lui répondre en le surnommant : « Le seigneur de 10 millions de noirs » (Lord of 10 million Blacks)[28]. Le paludisme, dont Woolf est lui-même victime et dont le district est infecté, rend les travaux des champs aléatoires dû aux ravages qu’il opère parmi la population[29]. Un autre obstacle que doit affronter Woolf à partir de 1909 est l’épidémie de peste bovine (rinderpest) qui décime les troupeaux de bovidés domestiques et sauvages (buffles), indispensables à la culture du riz. Enfin, la préoccupation constante de Woolf et de son administration est de limiter le plus possible la culture sur brûlis (chenas) qui appauvrit les sols en accordant au compte-goutte des autorisations aux habitants des régions les plus arides d’y procéder : J’ai décidé d’inspecter personnellement chaque village et de mener une enquête sur place concernant l’attribution des chenas. Je suis parti à cheval à 6h30 du matin et j’ai inspecté […] trois villages et leurs habitants avec le plus grand soin[30]. Impérialiste schizophrène, Woolf sanctionne les contrevenants par des amendes tout en étant en désaccord fondamental avec des politiques qui ne tiennent pas compte de la réalité sur place. Il est beaucoup plus sévère encore avec ses subordonnés ceylanais (Vel Vidane, Vidane Arachchi), les chefs de villages et de circonscriptions, les policiers, qu’avec les simples paysans. La moindre faute d’un notable ou d’un policier placé sous les ordres de Woolf (corruption, alcoolisme, vol), est sanctionnée impitoyablement. Le jeune fonctionnaire expérimente également l’introduction de semences sélectionnées, ainsi que d’autres cultures, notamment le coton, sans succès. Il se prend même à évoquer la culture de l’opium largement répandue dans le district au début du XIXe siècle, aux bords du fleuve Welawa, notant qu’un de ses prédécesseurs, J.W. Bennett, annonçait fièrement en 1821 qu’il avait introduit cette culture. Elle permettait aux habitants d’Hambantota de produire la drogue servant à leur propre consommation[31]. La culture du pavot avait été depuis bannie de Ceylan au milieu des années 1860. 2° « Assurer la croissance économique de l’île » (sel et opium). En efficace gestionnaire colonial, Woolf se préoccupera de l’activité économique majeure de son district, source, elle, de bénéfices : la récolte du sel. Hambantota possède environ 37 lagunes (lewayas, salines) reliées à la mer où le sel est récolté sous le contrôle direct de l’administrateur. Un souci constant de Woolf est d’améliorer la collecte, l’emballage et le transport du sel qui fournissent du travail saisonnier à la plupart des habitants, mais surtout, constituent la base des revenus fiscaux du district[32]. Parmi les autres ressources dont dépendait le financement de la colonie, non la moindre était la régie de l’opium par lequel le gouvernement colonial exerçait le monopole de la vente des stupéfiants[33]. C’est ici que le récit de la bonne gouvernance coloniale dérape. Leonard Woolf va s’acharner à conserver le plus possible l’opium comme source de revenus de sa circonscription. En 1908-1911, Ceylan avait cessé de produire la drogue depuis le Pharmacy Act voté en 1860, mais continuait comme d’autres colonies britanniques de l’importer du Bengale en vertu de la nouvelle réglementation de 1908 (the new opium system). La drogue était alors revendue aux populations locales, pratique qui se poursuivra jusque dans les années 1920. L’argent des recettes du commerce de l’opium servait à financer, comme Woolf le souligne à plusieurs reprises dans le Journal, la construction et l’entretien des écoles, la réfection des routes, l’approvisionnement en eau et électricité, le maintien de dispensaires médicaux[34]. La force d’un groupe de pression Protestant anti-opium (Quaker notamment) au Parlement Britannique avait abouti à partir de 1895, à un contrôle plus restrictif de ce commerce, renforcé par une circulaire coloniale en 1908, « the new opium system » auquel Woolf fait allusion dans le Journal[35]. Aussi, au nom d’une saine gestion, Woolf peste-t-il auprès de ses supérieurs à la perspective de devoir perdre une partie des revenus fournis par la drogue[36]. Aux yeux de Woolf, comme de nombre d’Anglais du début du XXe siècle, l’opium occasionnait moins de ravages parmi les populations du sous-continent indien que l’alcool. La revente par le gouvernement de cette drogue se faisait donc en toute bonne conscience. En effectuant un recensement des opiomanes de son district, Woolf constate, à regret, que dans la ville d’Hambantota, seuls 50 usagers réguliers se sont déclarés, aussi soupçonne-t-il que beaucoup de clients potentiels ont craint de se manifester. Pour se donner une idée des quantités moyennes consommées par un individu et voir si elles correspondent aux doses permises, Woolf piège son propre cuisinier pour lui faire avouer la quantité quotidienne que celui-ci absorbe[37]. En juin 1910, conformément aux nouveaux règlements, Woolf est obligé de confisquer toutes les réserves d’opium disponibles à Tangalla et Hambantota, avant de les répartir entre les revendeurs officiels du gouvernement. Certains de ces revendeurs sont musulmans et se réfugient dans la mosquée, ainsi Woolf doit-il faire face à une émeute de drogués qui craignent que les autorités interrompent brusquement leur approvisionnement. Le jeune homme décrit les drogués d’Hambantota venant à son kacheri l’implorer de leur vendre de l’opium, il est sur le point de céder quand un télégramme de Colombo le rappelle à l’ordre[38]. Ici encore Woolf, gestionnaire colonial zélé, a du mal à percevoir l’immoralité de la situation. Une page entière du Journal déplore les pertes financières qu’entraîne la disparition des revenus de l’opium, en particulier pour la construction d’une école tamoule multilingue[39]. En revanche, Woolf sanctionnera sévèrement un modeste revendeur de haschich tout simplement parce qu’on n’est pas à une contradiction près et que les fruits de ce petit trafic ont failli échapper à la vigilance du pouvoir colonial[40]. Nous n’avons donné ici qu’un aperçu de ce document original que constitue le Journal de Leonard Woolf. Beaucoup reste à dire sur la perception de la nature et de la faune omniprésentes et menaçantes, sur les multiples observations de la psychologie ceylanaise qui apparaissent dans le Journal et qui inspireront l’œuvre romanesque de Woolf. De même que sur l’idéologie Impériale et ses célébrations que l’administrateur se fait un devoir de faire respecter par les indigènes : Empire Day, King’s Funeral, King’s Coronation. Que Leonard Woolf ait été un impérialiste très efficace bien que « malgré lui » est certain, que cette expérience lui ait servi pour dénoncer les égarements du colonialisme dans la suite de sa carrière, dans son œuvre romanesque et politique, est au fond ce qui importe le plus. [1] Le paradoxe qu’incarne Woolf peut être rapproché d’un autre exemple, celui de l’écrivain George Orwell (Eric Blair), fils de Richard Walmesley Blair, fonctionnaire de l’administration des Indes chargé de la Régie de l’opium. Officier de la police Impériale Birmane en 1922-28 dont il démissionne, Orwell sera journaliste et écrivain, enfin anarchiste du POUM et combattant de la Guerre Civile Espagnole. Orwell a laissé un roman amer de la vie coloniale britannique : Une histoire birmane (Burmese Days) publié en 1934. [2] La Hogarth Press a révélé au public anglophone des années 1920-1930 des auteurs majeurs tels que T.S. Eliot, Katharine Mansfield, E.M. Forster, sans oublier Virginia Woolf. [3] L. Woolf, Growing, An Autobiography of the Years 1904 to 1911, London : Harcourt Brace, 1975, p.23 ; 37. Woolf note au passage, non sans humour, que sa bibliothèque philosophique avait fait mauvais effet dans un milieu colonial méfiant à l’égard des intellectuels. [4] Le romancier Christopher Ondaatjee, dans son bel ouvrage illustré, Woolf in Ceylon, London : Harper Collins, 2005, p.47-48, reviendra 90 ans plus tard sur les pas de Woolf à Ceylan. Ondaatje s’étend sur les pouvoirs quasiment absolus exercés par l’administration coloniale anglaise dans l’île : instituée en 1802, réformée en 1832, avec un Secrétaire Général de la colonie comme chef, elle demeura jusqu’en 1931 l’unique autorité suprême à Ceylan. Les fonctions d’administrateur (Government Agent) et d’administrateur adjoint (Assistant Government Agent) qu’exerça Woolf furent créées à la suite des réformes impulsées par la commission d’enquête administrative Colebrooke-Cameron de1833. [5] Thomas Babington Macaulay, « Minute of 2 February 1835 on Indian Education » Macaulay, Prose and Poetry, selected by G. M. Young (Cambridge MA: Harvard University Press, 1957), p.729 : « We must do our best to form a class who may be interpreters between us and the millions whom we govern, a class of persons Indian in blood and colour, but English in taste, in opinions, words and intellect ». [6] L. Woolf, Growing, p.37. [7] L. Woolf, Ibid., p. 36 ; 38 ; 84 ; l’expression « good fellow », provient des public schools formant les enfants de l’élite britannique, elle servait à distinguer les « gentlemen » des autres. [8] S. de Silva dans son ‘Introduction’ magistrale au Journal Officiel de Leonard Woolf : Diaries in Ceylon, 1908-1911 Colombo : Tisara Prasakayo, 1962, p. xvii, n.17, souligne qu’outre le cinghalais, le tamoul avait remplacé le portugais comme deuxième langue obligatoire des administrateurs à partir de 1824. En 1840, l’administration intégra le premier fonctionnaire d’origine ceylanaise, Simon Casie Chitty, brillamment reçu au concours qui se tenait alors à Londres. La fin du XIXe siècle signala l’arrivée en plus grand nombre de ceylanais dans la fonction publique coloniale, la plupart, tamouls et cinghalais, étaient issus de catégories sociales élevées. [9] L’accueil de ce roman en Angleterre sera pour le moins ambigu, son ami, le critique Lytton-Strachey exprima à Saxon Sydney-Turner sa répugnance non dénuée de racisme à l’égard de l’œuvre : « J’ai été déçu de voir qu’il ne s’agissait que de noirs – pour lesquels je n’éprouve en réalité guère de sympathie », cité par C. Ondaatjee, Woolf in Ceylon, p.238. Virginia Woolf elle-même consciente d’avoir épousé un juif : so foreign, dira-t-elle de son mari, relate son déplaisir à trouver dans son salon à Bloomsbury en 1917 deux politiciens sri lankais, Perera et Jayatilaka, venus rendre visite à Woolf: « j’ai trouvé les deux noirauds en rentrant à la maison », (Home to find the two darkies here), cité par Ondaatjee, Ibid, p.268. [10] À la suite de deux rééditions en 1925 et 1929 et sa traduction en cinghalais, en français et en allemand, le tirage de Village in the Jungle atteignit 2.149 exemplaires, chiffre respectable pour un premier roman à l’époque, voir, Ondaatjee, Ibid. p.236. Un film du célèbre cinéaste sri lankais Lester James Peries en fut tiré en 1980, tourné en langue cinghalaise et intitulé Baddegama, il s’inspire de la tradition néo-réaliste du retour à la terre. [11] L. Woolf, Growing, p.109 ; 111. [12] L. Woolf, Ibid., p.16. [13] L. Woolf, Ibid., p.156-157. [14] L. Woolf, Ibid., p. 166-167. [15] L. Woolf, Ibid., p.166. [16] L. Woolf, Ibid. p.168 [17] L. Woolf, Ibid. p.169 [18] L. Woolf, Ibid. p.138 & suiv. [19] L. Woolf, Ibid. p.170-171. [20] Les administrateurs de districts et leurs adjoints survivront à l’Indépendance du Sri Lanka en 1948. Les larges pouvoirs qui leur étaient accordés sur l’administration de leurs circonscriptions et la décentralisation qui en résultait, s’explique par la difficulté des transports et des communications au XIXe siècle dans l’île. Sur l’histoire de l’administration coloniale ceylanaise, voir, S. de Silva ‘Introduction’, Diaries in Ceylon, p.xxvi, n.29. [21] En particulier sous l’impulsion du Gouverneur Sir Henry Ward, voir, S. de Silva, op. cit.p xxxvii. [22] S. de Silva, Ibid. p.xxx-xxxi, le Gouverneur Sir Thomas Maitland réorganisa l’administration coloniale des provinces maritimes à Ceylan, avant l’occupation du royaume de Kandy. Ses célèbres Instructions de 1808 stipulaient que les fonctionnaires se devaient non seulement de voyager périodiquement et régulièrement à travers leur circonscription, mais qu’ils devaient également tenir un journal : “”qui relaterait leur parcours dans tous les détails””, lequel serait ensuite transmis à l’administration centrale. [23] Bien qu’ils représentent une source inestimable, attestant de 130 années de pouvoir colonial Britannique, on cessa à partir de 1941 d’exiger leur compilation. [24] Les nombreuses annotations qu’on y trouve concernant la population aborigène dite des Veddah, le peuplement le plus ancien de l’île, furent consignées 50 ou 60 ans avant que les premiers anthropologues du XXe siècle comme Seligman, s’intéressent à eux, voir, S. de Silva ‘Introduction’, Diaries in Ceylon, p.xxxiii. [25] S. de Silva, Ibid., p. xviii ; xix, conclut son examen de la fonction publique coloniale en indiquant que si ces administrateurs, manifestement honnêtes et sincères, souhaitaient réellement promouvoir le bien-être du peuple ceylanais, en revanche, leur formation leur interdisait toute imagination ou fantaisie, surtout, elle les empêchait d’être en empathie avec le peuple qu’ils administraient. [26] L. Woolf, Diaries in Ceylon, p. 142-43. [27] Le Journal de Woolf (Diaries in Ceylon), comptabilise avec minutie le nombre de « miles » parcourus chaque mois. [28] L. Woolf, Growing, p.174, « I work, God, how I work. I have reduced it to a method and exalted it to a mania. » ; rapporté aussi par C. Ondaatjee, Woolf in Ceylon, p.208. [29] L. Woolf, Diaries in Ceylon, p.132, contient une longue note sur la mortalité importante des coloniaux Britanniques à Hambantota au début du XIXe siècle (1826-29), certains mouraient du paludisme quelques jours seulement après leur arrivée. [30] L. Woolf, Ibid., p.136. [31] L. Woolf, Diaries in Ceylon, p.147. [32] Autre illustration de l’efficacité de Woolf, la récolte de sel organisée en 1910 fut la plus importante jamais obtenue dans le district, ce dont il n’est pas peu fier, L. Woolf, Ibid., p.198-199. [33] Les Hollandais en Indonésie, les Français en Indochine possédaient des régies de l’opium servant à financer la colonisation. [34] L. Woolf, Ibid., p.221-222. [35] L. Woolf, Ibid., p.191. [36] L. Woolf, Ibid., p.146-147. [37] L. Woolf, Ibid., p.156-157. [38] L. Woolf, Ibid., p.163-65. [39] L. Woolf, Ibid., p.182. [40] L. Woolf, Ibid., p.165. http://crlhoi.univ-reunion.fr/litrun/index.php/articles/ocean-indien/114-l-imperialiste-malgre-soir-leonard-woolf-1880-1969-administrateur-colonial-a-ceylan”,”TEOC-553″
“DOBB Maurice”,”I salari.”,”‘Marx e il potere di contrattazione collettiva.’ “”Marx seguì Ricardo nel ritenere che il prezzo di mercato della forza-lavoro non potesse a lungo scostarsi dal valore dei mezzi di sussistenza richiesti per il mantenimento di questa forza-lavoro, in quanto nel sistema capitalistico la forza-lavoro era una merce e la sua offerta e il suo valore erano regolati in modo analogo a quello delle altre merci. Nello stesso tempo la forza-lavoro aveva questa differenza rispetto alle altre merci: essa era incorporata in esseri umani; e la sua offerta era quindi regolata in modo specifico dall'””elemento storico e sociale””, che determinava che cosa fosse necessario per vivere ai lavoratori umani. “”Il valore del lavoro, – egli diceva, – è formato da due elementi, l’uno puramente fisico, l’altro storico o sociale. Il suo ‘limite estremo’ è determinato dall’elemento fisico: cioè per mantenersi e riprodursi, per perpetuare la propria esistenza fisica , la classe operaia deve ricevere i generi di prima necessità assolutamente indispensabili per vivere e moltiplicarsi… Oltre che da questo elemento meramente fisico, il valore del lavoro è determinato in ogni paese ‘da un livello tradizionale di vita’””. Ed era questa ultima influenza che spiegava le differenze nei salari fra diversi paesi, fra diversi periodi e anche fra diverse zone nello stesso paese. Quindi, allorché i sindacati tentavano con un’azione coalizzata di elevare il livello dei salari, non combattevano una battaglia disperata contro una “”legge ferrea”” che si sarebbe affermata nel lungo periodo: al contrario, la loro azione faceva parte essa stessa dell'””elemento sociale””, gli stessi miglioramenti che essi conquistavano contribuivano a determinare il “”livello tradizionale di vita”” per il futuro. “”Il problema si risolve pertanto in quello del rapporto di forza dei combattenti”” (‘Value, Price and Profit’, a cura di Eleanor Aveling, pp. 85 sg.) [Maurice Dobb, I salari, 1965] (pag 104-105)”,”SIND-006-FPA”
“DOBB Maurice”,”Le ragioni del socialismo.”,”””Le statistiche più recenti sulla distribuzione della proprietà si riferiscono alla fine dello scorso decennio; cioè gli anni ’50, e si trovano nel libro del professor J.E. Meade (‘Efficiency, equality and the ownership of property’, Londra, 1964, p. 27)., che le ricava dai calcoli di J.R.S. Revel. Queste statistiche mostrano che (…) nel 1960 tre quarti della proprietà o della ricchezza personale apparteneva al cinque per cento della popolazione. Un fatto curioso è che “”la concentrazione di reddito derivante dalla proprietà è anche più accentuata della concentrazione della proprietà stessa””, tanto che nel 1959 il 92 per cento del reddito derivante da proprietà andava soltanto ad un 5 per cento della popolazione, e all’interno di questo 92 per cento il 99 per cento andava soltanto ad un 10 per cento dei proprietari più ricchi. I dati completi si trovano nella tabella seguente. Come si può parlare di “”democrazia della distribuzione della proprietà”” di fronte a un tale grado di concentrazione? Come si può pretendere di utilizzare l’argomento del “”piccolo proprietario”” per giustificare la proprietà capitalistica? (…) La proprietà delle azioni delle compagnie è ancora più concentrata della proprietà in generale. Negli anni considerati, l’1 per cento della popolazione (adulta) possedeva l’81 per cento delle azioni delle società, e il 5 per cento possedeva il 96 per cento delle azioni (H.F. Lydall e D.G. Tipping, ‘The distribution of personal wealth in Britain’, in ‘Oxford Bulletin of Statistics, febbraio 1961, p: 90)”” (pag 30-31) “”Un secolo fa Friedrich Engels affermava che la contraddizione fondamentale del capitalismo era quella tra il “”carattere sociale”” della produzione moderna e “”l’appropriazione individuale capitalistica””, tra “”l’organizzazione della produzione nella fabbrica individuale e l’anarchia della produzione nella società””. Come si potrebbe sintetizzare in modo migliore il dilemma cruciale della nostra epoca? Giacché la transizione a quella che Marx definiva “”la fase superiore del socialismo”” (o comunismo) è associata storicamente all”èra dell’abbondanza, si può senz’altro dire che la moderna rivoluzione tecnologica pone tale transizione all’ordine del giorno, facendone un fatto possibile e necessario”” [Maurice Dobb, Le ragioni del socialismo. 1975] (pag 64)”,”UKIE-049″
“DOBB Maurice”,”Problemi di storia del capitalismo.”,”Cancellare in Teoc 005 il secondo riferimento Mads 223 (tutte le indicazioni) Molto spazio è dedicato allo studio della rivoluzione industriale in Gran Bretagna “”La scuola classica, ossessionata com’era dalla minaccia dei rendimenti decrescenti della terra (in assenza della libertà d’importazione), tendeva a concentrare l’attenzione sull’influenza restrittiva di questo fattore, ad esclusione di ogni altro: sul pericolo cioè di un aumento del costo delle sussistenze col crescere della popolazione, che avrebbe portato con sé, come conseguenza inevitabile, l’aumento del costo della forza-lavoro e la caduta del profitto (1). E’ nel quadro di questa discussione che conviene considerare la famosa dimostrazione marxiana dell’esistenza di una ragione puramente tecnica della caduta del saggio del profitto, e pertanto di una tendenza autoeliminatoria insita nel processo stesso dell’accumulazione del capitale. Si trattava del semplice fatto – già prima notato da qualche economista, come Senior o Longfield, che però non vi attribuirono importanza essenziale e in nessun modo lo inserirono organicamente nel corpo della dottrina – che il progresso tecnico aveva la tendenza ad aumentare la proporzione del “”lavoro accumulato rispetto al lavoro vivente””: ossia del capitale fisso (misurato in termini di valore) rispetto al lavoro impegnato nella produzione corrente. Dato un certo “”saggio del plusvalore””, o rapporto del valore prodotto col valore (espresso in salari) del lavoro direttamente impegnato nella creazione di quel prodotto, si avrebbe una tendenza alla caduta del saggio del profitto del capitale ‘totale’ (ossia tanto di quello anticipato nel pagamento dei salari dei lavoratori in questione, quanto di quello incorporato nelle attrezzature e scorte). Ma nell’atto stesso in cui enunciava questo principio, Marx sottolineava la possibilità di un altro effetto, del tutto contrario, del progresso tecnico. Quest’ultimo, qualora tocchi la produzione delle sussistenze dei lavoratori insieme alle altre branche della produzione – qualora cioè renda più a buon mercato i beni-salario insieme agli altri – tende a rendere più a buon mercato, non solo i prodotti dell’industria, ma la stessa forza-lavoro. E’ vero che data una certa quantità di forze di lavoro a disposizione del capitalista, questi potrebbe trovarsi a disporre di un prodotto dello stesso valore totale di prima (poiché il valore del prodotto unitario è diminuito in seguito al mutamento); ma, se nello stesso tempo la riduzione più a buon mercato delle sussistenze ha determinato una diminuzione dei salari monetari, la forza-lavoro assorbirà una porzione minore del valore prodotto, e quindi la parte destinata al capitalista crescerà sia in proporzione che in ammontare. “”L’aumento della forza produttiva, – osserva Marx – se vuol diminuire il valore della forza-lavoro, deve impadronirsi di quei rami d’industria i cui prodotti determinano il valore della forza-lavoro, cioè appartengono alla sfera dei mezzi di sussistenza abituali, oppure li possono sostituire… Invece, nelle branche della produzione che non forniscono né mezzi di sussistenza necessari, né mezzi di produzione per la preparazione di questi, l’aumento della forza produttiva lascia intatto il valore della forza-lavoro””. E in un altro passo: “”Il valore delle merci sta in rapporto inverso alla forza produttiva del lavoro…Invece, il plusvalore relativo sta in rapporto diretto a questa forza produttiva…E’ quindi istinto immanente e tendenza costante del capitale aumentare la forza produttiva del lavoro per ridurre più a buon mercato la merce, e con tal riduzione, ridurre più a buon mercato l’operaio stesso”” (2). (…) In secondo luogo non esiste alcuna “”legge bronzea”” lassalliana, in base alla quale una riduzione più a buon mercato degli oggetti che entrano a far parte della sussistenza del lavoratore provochi sempre e necessariamente un’equivalente caduta dei salari: è evidente che lo stato del mercato del lavoro in ciascun tempo e luogo determinerà se questo debba o meno avvenire”” (pag 323-324-325) [Maurice Dobb, Problemi di storia del capitalismo, 1971] [(1) Cfr. Ricardo, Principles, pp. 398-9 (ed.it., cit, pp. 518-19): “”Nessuna accumulazione di capitali abbasserà in modo permanente i profitti, senza che siavi qualche causa, permanente del pari, la quale determini l’innalzamento delle mercedi. Se il fondo destinato al mantenimento del lavoro si raddoppiasse, triplicasse, quadruplicasse, non vi sarebbe alcuna difficoltà a formare il numero delle braccia occorrenti per dare impiego a quel fondo; ma in ragione della crescente difficoltà ad aumentare di continuo i viveri del paese, un medesimo fondo non manterrebbe probabilmente una medesima quantità di lavoro. Se gli oggetti indispensabili all’operaio si potessero sempre accrescere con una medesima facilità, nessuna permanente alterazione avverrebbe nel tasso dei profitti, o delle mercedi, qualunque fosse la somma del capitale accumulato””; (2) Marx, Capital, vol. I, ed. Unwin, pp. 304-5, 577 (ed. it., cit., vol I, 2, pp. 10-11, 15)]”,”MADS-233″
“DOBB Maurice”,”Il capitalismo ieri e oggi.”,”Il sindacato e la difesa dei salari. “”Generalmente si suppone che Marx abbia preannunziato un costante declino dei salari reali con lo sviluppo del capitalismo, e che i fatti lo abbiamo smentito. Questo, io credo, è un equivoco. Io non conosco alcun passo in cui Marx dice tutto questo a chiare lettere; e il contesto dei suoi tanto citati riferimenti all'””impoverimento crescente”” (nel capitolo XXIII del vol. I del ‘Capitale’ intitolato ‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’, paragrafi 3 e 4) mostra chiaramente che egli aveva in mente soprattutto l’esercito industriale di riserva dei disoccupati o dei sottoccupati cronici (l’impoverito strato dei “”lazzari”” della classe operaia) nel cui “”destino”” egli comprendeva cose come l’insicurezza, la perdita del prestigio e dell’orgoglio del proprio mestiere, la “”degradazione mentale”” e l'””ignoranza”” nonché la mancanza di mezzi materiali di sussistenza. In ogni caso, anche questa tendenza era accompagnata dalle sue controtendenze; e alla fine del paragrafo 3 di questo stesso capitolo egli esalta la capacità delle associazioni sindacali di “”spezzare o affievolire le rovinose conseguenze che quella legge naturale della produzione capitalistica ha per la loro classe””. Altrove lo stesso Marx ripudiò espressamente la così detta “”legge bronzea dei salari”” (spesso erroneamente attribuita a lui, mentre l’espressione appartiene a Lassalle), e sottolineò che le associazioni sindacali non soltanto potevano far aumentare, per un certo tempo il “”prezzo di mercato”” della forza di lavoro al di sopra del suo “”valore””, ma che in questo “”valore”” (o “”livello normale””) interveniva un elemento “”sociale e storico””, che differiva secondo i tempi e i luoghi, e conseguentemente rendeva quest’ultimo soggetto a cambiamento storico””. In ogni caso per Marx il modo preciso in cui agivano queste tendenze contava meno che le “”contraddizioni””, e quindi i conflitti sociali che esse alimentavano”” (pag 59-60) [Maurice Dobb, Il capitalismo ieri e oggi, 1962]”,”MADS-254″
“DOBB Maurice LANGE Oskar LERNER Abba P.”,”Teoria economica e economia socialista.”,”Si tratta dei testi di un dibattito avvenuto negli anni Trenta. L’oggetto della polemica è la razionalità del calcolo economico “”socialista””, su ciò che è il socialismo e le sue leggi economiche. L’introduzione rifà la storia del contrastato rapporto tra l’economia politica e il socialismo. “”E noto che Marx ed Engels sono sempre stati estremamente restii a definire il volto della futura società socialista, che dovrà sostituire il modo capitalistico di produzione. “”Fabbricare ricette per la farmacia dell’avvenire”” – hanno sempre sostenuto – non era certamente loro compito. Ciononostante le sparse indicazioni sull’ordinamento economico socialista, ritrovabili specialmente nella ‘Critica del programma di Gotha’ e nell”Antidühring”, sono state minuziosamente raccolte e commentate (anche Oskar Lange, nell’appendice a ‘On the economic theory of socialism’ – tradotto in questa raccolta – ne offre una ennesima variante). E’ stato così finalmente composto quel volume mancante alla bibliografia del socialismo scientifico, che dovrebbe avere il titolo di ‘Dopo la rivoluzione?’ (1). Forse il vizio principale di tutte queste raccolte risiede nel mancato collegamento al movimento dialettico della società borghese, analizzato nel ‘Capitale’, con i futuro assetto socialista che – bisogna ricordarlo – non nasce improvvisamente dal nulla, ma dalla dissoluzione del precedente. Contrastando queste interpretazioni, Roman Rosdolsky ha voluto invece accentuare, analizzando i manoscritti marxiani degli anni 1857-58 (2), l”elemento di continuità dialettica’ tra le condizioni attuali della produzione e le premesse storiche del nuovo stato sociale”” [Giorgio Gattei, introduzione: ‘Economia politica e socialismo: un contrastato rapporto’] [(in) ‘Teoria economica e economia socialista’, raccolta di testi di un dibattito di Maurice Dobb, Oskar Lange e Abba P. Lerner, 1972] (pag V-VI) [(1) ‘All’indomani della rivoluzione sociale’ è ad esempio il titolo di una conferenza di Kautsky (1902), che ha fatto testo per molti anni all’interno del movimento socialista; (2) R. Rosdolsky, Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx, 1971, pp. 477-502] [Marx] continua poi: “”Immaginiamoci infine, per cambiare, un’associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di produzione comuni…Qui si ripetono tutte le determinazioni del lavoro di Robinson [Crusoé], però ‘socialmente’ invece che ‘individualmente’…. Il prodotto complessivo dell’associazione è prodotto ‘sociale’. Una parte serve a sua volta da mezzo di produzione. Rimane sociale. Ma un’altra parte viene consumata come mezzo di sussistenza dai membri dell’associazione. Quindi deve essere ‘distribuita’ fra di essi. Il ‘genere’ di tale distribuzione varierà col variare del genere particolare dello stesso organismo sociale di produzione e del corrispondente livello storico di sviluppo dei produttori. Solo per mantenere il parallelo con la produzione delle merci presupponiamo che la partecipazione di ogni produttore ai mezzi di sussistenza sia determinata dal suo ‘tempo di lavoro’. Quindi il tempo di lavoro reciterebbe una doppia parte. La sua distribuzione, compiuta socialmente secondo un piano, regola l’esatta proporzione delle differenti funzioni lavorative con i differenti bisogni. D’altra parte, il tempo di lavoro serve contemporaneamente come misura della partecipazione individuale del produttore al lavoro in comune, e quindi anche alla parte del prodotto comune consumabile individualmente”” (30). Ogni lavoratore dovrebbe godere di una libertà di scelta dei consumi entro limiti così determinati: “”Egli riceve dalla società uno scontrino da cui risulta che egli ha prestato tanto lavoro (dopo la detrazione del suo lavoro per i fondi comuni), e con questo scontrino egli ritira dal fondo sociale tanti mezzi di consumo quanto costa il lavoro corrispondente”” (31). L’importanza del problema della distribuzione delle risorse viene affermata molto chiaramente in una lettera scritta nel 1868 a Kugelmann: “”che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa pure che le quantità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono quantità diverse, e quantità definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa ‘necessità’ della ‘distribuzione’ del lavoro sociale in proporzioni definite, non è affatto annullata dalla ‘forma definita’ della produzione sociale, ma solo può cambiare il ‘suo modo di apparire, è ‘self-evident’. Le leggi della natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la ‘forma’ con cui quelle leggi si impongono. E la forma con cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come ‘scambio’ privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il ‘valore di scambio’ di questi prodotti”” (32)”” [Oskar Lange, La distribuzione delle risorse nel socialismo vista dalla letteratura marxista. Appendice.] [(in) ‘Teoria economica e economia socialista’, raccolta di testi di un dibattito di Maurice Dobb, Oskar Lange e Abba P. Lerner, 1972] [(30) Il Capitale, I, 1, pp. 110-111; (31) Critica al programma di Gotha, in ‘Opere scelte’, a cura di L. Gruppi, 1969, p. 960; (32) Lettere a Kugelmann, Roma, 1950, p. 138. (…)] (pag 124-125, 126-127)”,”TEOC-639″
“DOBB Maurice”,”Economia del benessere ed economia socialista.”,”””L’esistenza di tali diseguaglianze è del tutto consona alla distinzione fatta da Marx in un famoso passo nella sua ‘Critica al Programma di Gotha’ del 1875 tra i due stadi del socialismo (ora generalmente indicati rispettivamente come socialismo e comunismo). Nel primo di questi stadi le differenze di reddito continuerebbero ad esistere a seconda della quantità e natura del lavoro fatto. Il singolo lavoratore riceve dalla società “”esattamente ciò che le dà… la sua quantità individuale di lavoro””, dopo le necessarie detrazioni per l’investimento, per “”i servizi non-produttivi”” come la salute, l’istruzione e l’amministrazione, per le pensioni e per un “”fondo di riserva o di assicurazione contro gli infortuni””. Solo a uno stadio più alto “”dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza””, si realizzerà la superiore giustizia della distribuzione che avverrà secondo le sue capacità (1)”” [Maurice Dobb, Economia del benessere ed economia socialista, 1972] [(1) ‘Critica al programma di Gotha, trad. it., pp. 960-962. “”Forse si potrebbe dire che le affermazioni di Marx si riferiscono solo alle differenze di salario dovute alle differenti quantità di sforzo erogato (compreso quello implicato nell’addestramento per un’occupazione) e alle differenti penosità implicite nelle varie occupazioni, ma non alle differenze di salario dovute a temporanee scarsità. (…)”” (M. Dobb)]”,”ECOT-241″
“DOBB Maurice”,”Considerazioni su ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ di Lenin.”,”Via prussiana e via americana “”La politica governativa nei confronti dell’agricoltura viene ora considerata da Lenin alla luce della riforma di Stolypin del 1906, la cui conseguenza fu, a suo parere, di “”accelerare il saccheggio delle terre comuni da parte dei ricchi e di consolidare il possesso della terra tra i contadini benestanti””. Una proposta alternativa avanzata dai ‘trudoviki’ consisteva nella nazionalizzazione della terra (“”che tutte le rappresentanze contadine hanno richiesto, più o meno decisamente, nel periodo fra il 1905 e il 1907″”). Il significato di questa non stava nel fatto che avrebbe “”cambiato le fondamenta borghesi dell’agricoltura commerciale e capitalistica””, conseguenza che comunque si sarebbe verificata, quanto nel fatto che “”spazzerà via completamente tutti i rapporti medievali esistenti nella proprietà terriera, rimuoverà tutte le barriere artificiali sulla terra (…) potrà accelerare la morte della servitù, nonché lo sviluppo di un’agricoltura del tutto capitalistica, che risulterà completamente sbarazzata da tutto il ciarpame medievale. Questo è il vero significato storico della nazionalizzazione della terra in Russia, come si andava delineando alla fine del diciannovesimo secolo””. E’ in questo contesto che Lenin introduce la ben nota distinzione fra “”la via prussiana e quella americana””. La prima “”è caratterizzata dal fatto che i rapporti medievali nella proprietà terriera non sono liquidati d’un colpo: essi si adattano in qualche modo al capitalismo, e per questa ragione lo stesso capitalismo conserva in sé a lungo caratteristiche semifeudali””. Egli fa notare che in Germania dopo il 1848 “”Il latifondismo prussiano non fu distrutto dalla rivoluzione borghese; esso sopravvisse e divenne la base dell’economia ‘Junker’, che è essenzialmente capitalistica, ma tiene ancora la popolazione rurale in un certo grado di servitù””. Pertanto “”La dominazione sociale e politica fu rafforzata per molti decenni dopo il 1848, e lo sviluppo delle forze produttive dell’agricoltura tedesca procedette molto più lentamente che non in America””; nel caso di quest’ultima, tuttavia, invece dell’economia fondata sui rapporti di servitù del grande latifondo, riuscì a svilupparsi “”l’economia del libero coltivatore”” “”libera da ogni ceppo medievale, libera da servitù e da residui feudali””. Quindi per la Russia del tempo “”l’intera questione del futuro sviluppo del paese può essere ridotta a questo: quale delle due vie prevarrà alla fine, e in conseguenza, quale classe sociale porterà avanti i necessari e inevitabili cambiamenti – il vecchio latifondista oppure il libero agricoltore”” (11)”” [Maurice Dobb, Considerazioni su ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ di Lenin, Annali Feltrinelli anno 1973, 1974] [(11) ‘Egli aveva già detto precedentemente in un commento sulle proposte di coloro che sostenevano la modernizzazione tecnica dell’agricoltura russa: “”L’essenza della crisi agraria non sta nella rimozione degli ostacoli allo sviluppo dell’agricoltura a un livello più alto, ma nel ‘come’ questi ostacoli si devono rimuovere, in quale classe debba rimuoverli e con quali metodi””‘] (pag 658-659)”,”LENS-258″
“DOBB Maurice”,”La critica dell’economia politica. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Ci si può chiedere perché nei ‘Grundrisse’ Marx si occupi della circolazione e dello scambio anziché della produzione (come si attenderebbero i lettori della sua opera più matura); si può rispondere che l’autore si era reso conto che proprio nella sfera della circolazione era da ritrovarsi il luogo d’origine delle illusioni tipiche dell’economia politica borghese, illusioni che – in modo consapevole o inconsapevole, svolgevano un preciso ruolo sociale, quello di occultare l’esistenza e la fonte originaria del plusvalore come elemento centrale dell’economia borghese, del modo di produzione capitalistico. Marx cercò di svelare, e di dissipare, l’illusione che così nasceva al livello delle “”apparenze””, pur non essendo ancora giunto a penetrare sino in fondo la realtà essenziale che si celava dietro quelle apparenze. Nel processo di circolazione, tutto assumeva la sembianza di uno scambio di ‘equivalenti’: compratori e venditori contrattavano liberamente fra loro per permutare ciò che si rendeva disponibile per lo scambio con ciò che ognuno di essi cercava di acquistare. In questo scambio la concorrenza di numerosi individui era sufficiente a garantire (per lo meno “”in media”” o “”nel lungo periodo””) che nessuno scambista potesse servirsi della costrizione o del proprio potere contrattuale per far pendere la bilancia a proprio favore. Se, quindi, da quel commercio nasceva un profitto o sovrappiù, esso non poteva derivare che dalla mancanza di concorrenza o da qualche limite che ostacolava la libertà degli scambi. Per questo i cosiddetti “”socialisti ricardiani””, come Hodgskin e William Thompson, attribuirono il profitto del capitale a “”scambi ineguali”” dovuti al superiore potere di contrattazione dei possessori di capitale. Ma – osserva Marx – “”il plusvalore non si spiega con lo scambio””; e prosegue affermando che lo scambio attraverso la mediazione del denaro come “”equivalente generale”” è la più alta e sviluppata forma di libero scambio”” [Maurice Dobb, La critica dell’economia politica, (in) ‘Storia del marxismo’, 1978] (pag 94-95)”,”MADS-666″
“DOBB Maurice”,”Problemi di storia del capitalismo.”,”Maurice Herbert Dobb (Londra, 24 luglio 1900 – 17 agosto 1976) è stato un economista inglese, tra i principali studiosi dell’economia politica marxista 1. Dobb ha studiato economia politica all’Università di Cambridge e ha insegnato all’Università di Londra e al Trinity College di Cambridge1. I suoi contributi sono incentrati soprattutto su una riabilitazione della teoria del valore lavoro così come proposta dai classici e interpretata da Karl Marx 1. Alcune delle sue opere più importanti includono “Capitalist Enterprise and Social Progress”, “Political Economy and Capitalism: Some essays in economic tradition”, “Marx as an Economist”, “Soviet Economic Development Since 1917”, “Welfare Economics and the Economics of Socialism” e “”Theories of Value and Distribution Since Adam Smith””1. (f: copil.)”,”EURE-006-FSD”
“DOBB Maurice”,”Le ragioni del socialismo.”,”Maurice Herbert Dobb è nato a Londra nel 1900. e muore nel 1976. Dopo aver insegnato all’Università di Londra, è attualmente professore di economia al Trinity College di Cambridge. Sta curando insieme a Piero Sraffa l’edizione completa delle opere di David Ricardo É stato un economista inglese tra i principali studiosi dell’economia politica marxista.”,”PVSx-037-FL”
“DOBBELEER Georges”,”Sur les traces de la révolution. Itinéraire d’un trotskiste belge.”,”Belgique annèes 1950: la colère sociale gronde dans ces années d’aprésguerre. Georges Doobeleer, attiré par le personnalisme d’Emmanuel Mounier, participe au réseau belge de la revue Esprit animée par Jean Marie Domenach. Préface par Alain KRIVINE, Avant-propos, postface, Bibliographie, Foto, Index des noms cités,”,”TROS-083-FL”
“DOBBS Farrell”,”Marxist Leadership in the U.S.. Revolutionary Continuity. The Early Years, 1848-1917.”,”Contiene foto di Debs, IWW, De-Leon. DOBBS Farrell è stato un marxista dal 1934. Dobbs era leader del Minneapolis Teamster strikes e organizzatore central Teamster (camionisti) della prima campagna over-the-road per organizzare i ‘drivers’. E’ stato segreatrio nazioanle del Socialist Workers Party dal 1953 al 1972. “”With the new support the St. John faction became the dominant force within the IWW, and it set out to block further attempts by De Leon to involve the ranks in political action through the Socialist labor Party. An organizational maneuver was invoked for the purpose. De Leon’s credentials as a delegate to the union’s 1908 convention were challenged on technical grounds. A majority voted to deny him delegate status, and his followers immediately withdrew from the gathering. De Leon then made the split definitive by drawing together such forces as he could to for a rival “”IWW””.”” (pag 111)”,”MUSx-234″
“DOBBS Farrell”,”Revolutionary Continuity. Marxist Leadership in the U.S. The Early Years 1848-1917.”,”Farrell Dobbs (1907-1983) joined the communist movement in 1934. A leader of the 1934 Minneapolis Teamster strikes, he was the central Teamster organizer of the forst campaign to organize over-the-road truck drivers. He served thirteen months in the federal penitentiary at Sandstone, Minesota, for his political opposition ti U.S. imperialism’s course in World War II. Dobbs was the Socialist Workers Party candidiate for president of the United States in 1948, 1952, 1956, and 1960. He was the national secretary of the Socialist Workers Party from 1953 to 1972. Introduction, Appendix: Marx to Friedrich Bolte in New York, Engels to Friedrich Adolph Sorge in Hoboken, Engels to Sorge in Hoboken, Engels to Florence Kelley-Wischnewetzky in New York, Appendix to the American Edition of The Condition of the Working Class in England (Engels): The Labour Movement in America (Engels), Engels to Kelley-Wischnewetzky, Engels to Hermann Schlüter in Hoboken, Engels to Schlüter in New York, Engels to Sorge in Hoboken, The Results and Significance of the U.S. Presidential Elections (Lenin), After the Elections in America (Lenin), foto, notes, Index,”,”MUSx-052-FL”
“DOBBS Farrell”,”Revolutionary Continuity. Marxist Leadership in the U.S. Birth of the Communist Movement, 1918-1922.”,”Farrell Dobbs (1907-1983) joined the communist movement in 1934. A leader of the 1934 Minneapolis Teamster strikes, he was the central Teamster organizer of the forst campaign to organize over-the-road truck drivers. He served thirteen months in the federal penitentiary at Sandstone, Minesota, for his political opposition ti U.S. imperialism’s course in World War II. Dobbs was the Socialist Workers Party candidiate for president of the United States in 1948, 1952, 1956, and 1960. He was the national secretary of the Socialist Workers Party from 1953 to 1972. Preface, Appendix: Lenin’s 1915 Correspondence with Left-wing U.S. Socialists, Letter to American Workers, by V.I. Lenin, August 1918, What Should Be the Name of Our Party? by V.I. Lenin, April 1917, Maps, Foto, Index,”,”MUSx-055-FL”
“DOBLIN Alfred”,”November 1918. Eine deutsche Revolution. Erzählwerk. Ersten Band. Verratenes Volk.”,”DOBLIN Alfred è nato nel 1878 a Stettino e ha vissuto nel Baden-Baden. Band I: Verratenes Volk (Il popolo tradito) Band II: Heimkehr der Fronttruppen Band III: Karl und Rosa Doblin Alfred (Stettino 1878 – Friburgo in Brisgovia 1957) scrittore tedesco. Nato in una famiglia ebraica, crebbe a Berlino, dove si laureò in medicina ed esercitò la professione di medico psichiatra fino all’avvento del nazismo. Nel 1910 D, che aveva già al suo attivo una serie di saggi satirico-politici, fu tra i fondatori della rivista espressionista «Der Sturm» (La tempesta). Emigrato nel 1933 in Francia e poi negli Stati Uniti( 1940), si convertì al cattolicesimo. Nel 1955 ritornò in Germania. Il poliedrico talento narrativo di D. è documentato da una produzione che abbraccia romanzi,racconti, saggi e teatro. A! primo romanzo “”I Tre salti di Wang-lun”” (Die drei Springe des Wang-lun. 1915) seguì “”La guerra di Wadzck alla turbina a vapore”” (Wadzeks Kampf mit der Dampfturbine1918). in cui lo scrittore affronta uno dei temi centrali della sua narrativa successiva: la violenza della tecnica, unico e incontrastato soggetto della vita moderna. Nel romanzo “”Wallenstein “”(1920) la storia si rivela come una forza anonima che schiaccia l’individuo; in “”Monti, mari e giganti”” (Berge, Meere und Giganten. 1924) D. rappresenta un’umanità che si è estraniata dalla natura per sfruttarla e dominarla. Ma l’opera più notevole, che lo rese celebre, è il romanzo sinfonico e sperimentale “”Berlin-Alexanderplapz”” (1929) che, grazie alla tecnica del montaggio, apre nuove e feconde possibilità espressive. Berlino, la vera protagonista del romanzo, è una Babele moderna, caleidoscopico frastuono di immagini, di canzonette alla moda. di slogan commerciali, che ingoia e macina gli uomini, anche quando risveglia e potenzia la ricchezza della loro vita: l’ operaio Franz Biberkopf, che alla fine soccombe stritolato dagli ingranaggi sociali, è l’individuo che oppone al mondo, fino all’ultimo, la sua strenua resistenza. Analoga denuncia della brutalità e della violenza è contenuta nei romanzi “”Migrazione babilonese o La superbia precede la caduta”” (Babylonische Wanderung oder Hochmut kommt vor dem Fall. 1934), Senza quartiere (Pardon wird nicht gegehen. 1935). La terra senza morte. Trilogia sudamericana (Das Land ohne Tod. Amazonas-Trilogie, 1937-48) e Novembre 1918. Una rivoluzione tedesca (November 1918. Einedeutsche Revolution. 1939-45). Nelle opere del dopoguerra. Il cuore dell’uomo (Dasmenschliche Herz. 1946) e L’uomo immortale (Der un- sterbliche Mensch, 1946), artisticamente inferiori, D. si avvicina a una concezione cristiana del mondo. cit. da: AA.VV, Enciclopedia della letteratura – Garzanti”,”MGER-081″ “DÖBLIN Alfred”,”Borghesi e soldati. Novembre 1918. Una rivoluzione tedesca.”,”Questo libro ‘Borghesi e soldati’ apre la tetralogia “”Novembre 1918″”. Doblin ricrea l’atmosfera di incertezza e attesa che contraddistinse in Germania i giorni successivi all’armistizio e alla dissoluzione del vecchio ordine. Doblin scelse come osservatorio l’Alsazia, terra di frontiera. Nel romanzo assistiamo al formarsi dei Consigli dei soldati, ai moti insurrezionali che si concludono con il fallimento della rivoluzione. Scritti tra il 1937 e il 1940, negli anni dell’esilio parigino prima e americano poi, i romanzi di ‘Novembre 1918’ rispecchiano il travaglio di Doblin alla ricerca di un nuovo umanesimo. (4° di cop.) Alfred Döblin nato a Stettino nel 1878 è autore di varie opere di narrativa e saggistica. Un suo noto romanzo è ‘Berlin Alexanderplatz’ (1929). E’ morto nel 1957.”,”VARx-485″ “DÖBLIN Alfred”,”Berlin Alexanderplatz.”,”Alfred Döblin, medico e scrittore, nacque a Stettino nel 1878. All’avvento del nazismo fu costretto a lasciare la Germania, dove ritornò alla fine della 2° guerra mondiale. E’ considerato uno dei massimi esponenti dell’espressionismo tedesco in letteratura. “”I socialisti non conquistano il potere politico dello stato, ma è il potere politico dello stato che ha conquistato i socialisti. S’invecchia come una vacca e s’impara sempre qualche cosa di nuovo, ma una vacca simile all’operaio tedesco deve ancora nascere. Gli operai tedeschi continuano a prendere in mano la loro scheda e vanno ai seggi elettorali, votano e pensano che così tutto è a posto. E dicono: vogliamo che nel parlamento si faccia sentire la nostra voce; allora farebbero meglio a fondare piuttosto una società corale. “”Compagni e compagne, noi non prendiamo in mano nessuna scheda, noi non votiamo. La domenica delle elezioni è meglio andare a fare una gita in campagna. E perché? Perché l’elettore è ancorato alla legalità. Ma la legalità non è che violenza pesante e cieca, violenza delle classi dominanti. I bonzi elettorali vogliono indurci a fare buon viso, ci vogliono mettere a tacere, vogliono impedirci di accorgerci che cosa è la legalità e cosa è lo stato; e non c’è buco e non c’è porta per farci entrare nello stato. Tutt’al più come asini o facchini”” (pag 296-297) “”(…) la storia di questo Franz Biberkopf è l”educazione sentimentale’ del delinquente. L’ultimo stadio, il più vertiginoso, estremo e avanzato, del vecchio “”romanzo di formazione”” borghese”” (Walter Benjamin, introduzione) L’autore viene accostato a Joyce.”,”VARx-504″ “DOBRIZEV V.”,”Lenin e la formazione dello Stato sovietico.”,”””Il 26 ottobre a tarda notte il congresso deliberò la costituzione di un governo provvisorio degli operai e dei contadini, che prese il nome di Consiglio dei commissari del popolo. Esso era formato dai dirigenti delle commissioni cui erano affidati i vari settori dell’amministrazione statale. Il presidente del Consiglio era V.I. Uljanov (Lenin), il commissario del popolo per gli affari interni era A.I. Rykov, quello dall’agricoltura V.P. Miljutin, quello del lavoro A.G. Sljapnikov, quelli dell’esercito e della marina V.A. Ovseenko (Antonov), N.V. Krylenko e P.E. Dybenko, quello dell’industria e del commercio V.P. Nogin, quello della pubblica istruzione A.V. Lunacarskij [Lunacharskij], quello delle finanze I.I. Skvortsov (Stepanov), quello degli esteri L.D. Bronstein (Trotskij) [Trotsky], quello della giustizia G.I. Oppokov (Lomov), quello dell’approvvigionamento I.A. Teodorovic, quello delle poste e del telegrafo N.P. Avilov (Glebov) e quello delle nazionalità I.V. Dzugasvilli (Stalin). Il dicastero dei trasporti rimase temporaneamente scoperto. Nei mesi di novembre e dicembre 1917 la composizione del governo subì cambiamenti. I rimpasti erano dovuti al fatto che alcuni compagni non avevano potuto raggiungere immediatamente Pietrogrado e che altri avevano assunto erronee posizioni incerte ed erano temporaneamente usciti dal governo. Il 29 ottobre 1917 l’esecutivo del sindacato dei ferrovieri propose che la composizione del governo venisse cambiata, ammettendo rappresentanti di altri partiti. (…)”” (pag 19) “”Lenin non sopportava nemmeno che apparissero sulla stampa articoli dedicati alla sua persona”” (pag 172) “”Lenin non violava mai le norme stabilite e le considerava sempre obbligatorie anche per se stesso. Una volta aveva bisogno di un vocabolario greco, di alcuni dizionari filosofici e di vari libri di filosofia. Vladimir Ilic scrisse un biglietto al direttore del Museo Rumjantsev (oggi Biblioteca Lenin): “”Se in base al vostro regolamento le opere di consultazione non possono essere date a domicilio, potreste prestarmeli la sera e la notte, quando la biblioteca è chiusa; io ve li restituirei la mattina seguente”” (in V. Dobrizev, Lenin e la formazione dello Stato sovietico, Editori Riuniti, 1970, pag 172-173) “”Lenin possedeve la straordinaria capacità di ascoltare la gente) (pag 173)”,”LENS-213″ “DOBRIZEV V.”,”Lenin e la formazione dello Stato sovietico.”,”- Il partito bolscevico al governo in Russia – Verso la creazione di una società nuova – Lenin dirige la difesa della repubblica socialista – Dalla guerra alla pace – Il piano leniniano d’edificazione del socialismo – Lenin: uno statista di tipo nuovo “”Lenin prestava un’attenzione particolare alla costituzione di reparti d’ approvvigionamento formati da operai di Pietrogrado e di Mosca, poiché questi operai erano i più consapevoli ed avevano una grande esperienza rivoluzionaria. In poche settimane lo Stato sovietico organizzò una spedizione operaia di massa nelle campagne. Nel 1918 nei reparti d’approvvigionamento militavano cicca sessantamila persone. Erano per la massima parte operai di Pietrogrado, Mosca, Niznij Novgorod, Tula, Ivanovo-Voznesensk e Jaroslavl. Gli operai dei reparti d’approvvigionamento svilupparono un’azione di propaganda rivoluzionaria nelle campagne”” (pag 47)”,”RIRO-025-FV” “DOBROLJUBOV Nikolaj [DOBROLIUBOV Nicola]”,”Conti, preti, briganti, cronache italiane.”,”Si tratta di una raccolta di saggi tradotta dal russo. “”Gavazzi distingue i borbonici in tre categorie: i borbonici-boia, come li chiama lui, che bisogna processare senza indugi, e che non meritano alcuna pietà; i moderati; che erano zelanti esecutori degli ordini borbonici; e che bisogna allontanare dai posti di responsabilità che ricoprivano, senza però perseguitarli; ed infine i borbonici indifferenti che non bisogna molestare per niente. Gavazzi spiega così il suo pensiero: «Riguardo ai borboniani indifferenti, cioè di quegli uomini che hanno servito ai Borboni nella copisteria, nelle segreterie, alla posta, agli ultimi impieghi, non ve ne curate, signori miei, non ve ne curate, perché la penna che sta a copiare una carta non ragiona di politica, quella penna è di chi la paga, se la paga il Borbone dice viva i Borboni! Se la paga Garibaldi dice viva Garibaldi! Per cui non vi occupate di quelli che io chiamo i borboniani indifferenti. Ma ricordate pure che se quando si cambia il Governo come è avvenuto presentemente fra noi, si dovessero cambiare tutti gl’impiegati, si dovrebbe fare una metà della nazione d’infelici, per non far che maggiormente arrestare e turbar l’andamento delle cose. (…) Come si fa in America, ove si cambia il governo ogni quattro anni? I principali impieghi si occupano delle persone del nuovo governo, il resto di quel che si chiama organizzazione del personale rimane la stessa perché il cangiarla renderebbe il Governo una impossibilità e d’una calamità comune…». Gavazzi si scaglia invece con tanta maggiore veemenza contro le persone che «il 5 settembre correvano dietro Bombicello a Piedigrotta, a pianger con lui davanti alla Madonna, e all’arrivo di Garibaldi a Napoli correvano gridando ‘Viva Garibaldi’». Contro questi signori suscita l’indignazione popolare, ritenendoli una delle maggiori calamità che rimangano dopo la ‘purificazione della palude’”” (pag 79-80) [Nikolaj Dobroljubov, dal capitolo: ‘Padre Alessandro Gavazzi e le sue prediche] [Gavazzi era considerato ‘l’esponente più significativo del protestantesimo italiano risorgimentale. Ma di fatto, nel 1861, Gavazzi non era ancora ‘protestante’: solo dopo il 1870 fondò quella ‘Chiesa libera cristiana in Italia’, che doveva poi diventare la ‘Chiesa evangelica d’Italia’. Del resto ‘luterano’, e neppure ‘calvinista’ Gavazzi non lo fu mai (…)’ (nota 2 p. 309)]”,”ITAB-337″ “DOBROVOLSKAJA Julia CEVESE Claudia MAGNANINI Emilia”,”Grammatica russa. Morfologia: teoria ed esercizi.”,”Julia Dobrovolskaja è stata per molti anni docente universitaria di lingua italiana a Mosca e ha insegnato Lingua russa nelle Università di Milano, Trento, Trieste e Venezia. Claudia Cevese insegna lingua russa all’Università di Venezia dal 1965. Emilia Magnanini insegna lingua e letteratura russa all’Università di Venezia dal 1975.”,”VARx-188-FL” “DOBROVOLSKAJA Julia CEVESE Claudia”,”Sintassi russa. Teoria ed esercizi.”,”Julia Dobrovolskaja è stata per molti anni docente universitaria di lingua italiana a Mosca e ha insegnato Lingua russa nelle Università di Milano, Trento, Trieste e Venezia. Claudia Cevese insegna lingua russa all’Università di Venezia dal 1965.”,”VARx-189-FL” “DOBROVOLSKAJA Julia”,”Il russo per italiani. Corso pratico.”,”Julia Dobrovolskaja è stata per molti anni docente universitaria di lingua italiana a Mosca e ha insegnato Lingua russa nelle Università di Milano, Trento, Trieste e Venezia.”,”VARx-196-FL” “DOBROVOLSKAJA Julia, collaborazione di Claudia ZONGHETTI”,”Grande Dizionario. Russo.Italiano. Italiano-Russo.”,”Julia Dobrovolskaja,”,”VARx-254-FL” “DOBSON R.B.; PRESTWICH Michael; VALE M.G.A.”,”The Jews of Medieval York and the massacre of March 1190 (Dobson); York Civic Ordinances, 1301 (Prestwich); Piety, Charity and Literacy among the Yorkshire Gentry, 1370-1480 (Vale).”,”‘York, situata nella contea di North Yorkshire, è una città cattedrale con origini romane. Si trova alla confluenza dei fiumi Ouse e Foss. Ecco alcuni dettagli interessanti su questa affascinante città: Fondazione romana: York fu fondata dai Romani nel 71 d.C. con il nome di Eboracum. Capitale storica: In passato, York fu la capitale della provincia romana di Britannia Inferiore e successivamente della regione dei regni di Deira, Northumbria e Scandinavian York. Centro ecclesiastico: Nel Medioevo, York divenne il centro della provincia ecclesiastica del Nord dell’Inghilterra e crebbe come importante centro di commercio della lana. Restaurazione dopo la Seconda Guerra Mondiale: Durante la Seconda Guerra Mondiale, parte dei bombardamenti del Baedeker Blitz colpì la città. Sebbene York sia stata meno colpita rispetto ad altre città industrializzate del nord, diversi edifici storici furono danneggiati e restaurati fino agli anni ’60. Popolazione attuale: L’area urbana di York aveva una popolazione di 141.685 abitanti al censimento del 2021, mentre l’intera città (distretto di governo locale) aveva una popolazione di 202.800, con un aumento del 2,4% rispetto al censimento del 2011. York è una gemma storica nel cuore del North Yorkshire, con una ricca storia e una varietà di monumenti e strutture storiche, tra cui una cattedrale, un castello e mura cittadine. La sua posizione strategica e il suo patrimonio culturale la rendono una destinazione affascinante per i visitatori di tutto il mondo.’ (copil)”,”STMED-092-FSD” “DOBSON R.B.”,”The Peasants’ Revolt of 1381.”,”Engels pag 26, 355, 399-402, 403″,”UKIS-004-FSD” “DOCHERTY James C. a cura”,”Historical Dictionary of Organized Labor.”,”DOCHERTY è nato a Gosford, New South Wales nel 1949 e si è laureato all’ University of Newcastle e all’ Australian Bureau of Statistics nel 1978. Ha lavorato come research assistant con l’ Australian Dictionary of Biography alla Australian National University. Ha scritto varie pubblicazioni.”,”SIND-020″ “DOCKÈS Pierre”,”L’internazionale del capitale.”,”Pierre Dockès è professore di economia politica all’università di Lione II. E’ autore di saggi sul capitalismo modiale. Ha scritto pure ‘Lo spazio nel pensiero economico dal XVI al XVIII secolo’, tradotto in italiano (Milano; 1971) “”Nel libro I del ‘Capitale’, Marx studia la cooperazione tra i lavoratori, in particolare quella dei salariati riuniti dal capitalista in una stessa officina. Qualsiasi cooperazione è formata da una forza collettiva incomparabilmente più efficace della somma dei lavori individuali isolati, anche nel caso di cooperazione semplice con i lavoratori aventi la stessa mansione (21). Con la cooperazione si manifesta anche la necessità di una direzione: «Ogni lavoro sociale in senso immediato, ossia ogni lavoro in comune, quando sia compiuto su scala considerevole, abbisogna, più o meno, di una direzione che procuri l’armonia delle attività individuali». È necessario, per ragioni ‘tecniche’, che vengano assolte queste «funzioni generali» di direzione, di sorveglianza e di mediazione, ‘qualunque sia il modo di produzione’. Nel modo di produzione capitalistico, il capitale si impadronisce di questa funzione, conferendole dei «caratteri speciali»: essa diventa infatti non più solo «una funzione particolare derivante dalla natura del processo lavorativo sociale e a tale processo pertinente; ma è insieme ‘funzione di sfruttamento di un processo lavorativo sociale». Diventa necessario controllare in modo dispotico i salariati poiché essi sono riuniti solo dal legame esterno del capitale, tanto che la funzione di direzione capitalistica è «quanto al ‘contenuto’ di duplice natura» (22). Questa «duplice natura» si manifesta chiaramente con lo studio della suddivisione del lavoro nella manifattura e nella fabbrica. Già nella prima, ogni operaio non è che una particella dell’«operaio collettivo» tanto più perfetto in quanto «l’operaio parcellare è incompleto»; ognuno è legato a vita ad un’operazione semplice, integrato in una gerarchia definitiva, sottomesso ai sorveglianti. Ma nella manifattura c’è ancora un agglomerato di mestieri in cui la specializzazione rimane qualificazione e moltiplica la forza produttiva. Nella fabbrica invece, dove l’operaio non è che «complemento vivente» della macchina, il sistema della suddivisione del lavoro non è più necessario «dal punto di vista tecnico»; dopo qualche giorno di apprendistato, un bambino può servire la macchina. Il sistema precedente si mantiene «in un primo tempo (…) per consuetudine come tradizione della manifattura, per essere poi riprodotto e consolidato ‘sistematicamente’ dal capitale quale mezzo di sfruttamento della forza-lavoro, in una forma ancor più schifosa» (23). Ritroviamo la «duplice natura» ed è necessario distinguere «fra la maggiore produttività dovuta allo sviluppo del processo sociale di produzione e la maggiore produttività dovuta al suo sfruttamento capitalistico» (24)”” (pag 262-263) [Pierre Dockès, ‘L’internazionale del capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1977] [(21) K. Marx, Il Capitale, I, cit., pp. 366-367 e 370; (22) Ivi, pp. 372-373; (23) Ivi, p. 466; (24) Ivi. Cfr. anche, sulla manifattura e la fabbrica, pp. 379 e sgg., 463 e sgg.]”,”ECOT-388″ “DODDS Klaus”,”Il primo libro di geopolitica.”,”””Altre figure politiche di spicco come il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, di origine polacca, erano accesi sostenitori della geopolitica e usavano il termine per segnalare l’impegno a proteggere gli interessi strategici dell’America in un’epoca di crescenti tensioni globali, e citavano, a sostegno delle loro tesi e a beneficio di coloro che in seguito sarebbero stati chiamati intellettuali neoconservatori, l’inesorabile espansionismo sovietico. La decisione di finanziare e sostenere la resistenza all’occupazione sovietica dell’Afghanistan a partire dal 1979 era motivata dalla convinzione geopolitica che fosse necessario contenere un’ulteriore espansione, anche se ciò significava gli Stati Uniti e i loro alleati regionali, come il Pakistan, avrebbero sostenuto gravi perdite per far fronte alle forze sovietiche. Idealmente, l’Afghanistan sarebbe diventato il “”Vietnam”” dell’Unione Sovietica”” (pag 37-38) Klaus Dodds è professore di Geopolitica alla Royal Holloway University of London e membro dell’Academy of Social Sciences. Ha scritto e curato numerosi libri, tra i quali ‘The Antarctic. A Very Short Introduction’ (Oup, 2012), ‘Ice. Nature and Culture’ (Reaktion, 2018), ‘Border Wars. The Conflicts that Will Define Our Future’, (Elbury press, 2021) [Geopolitica è un termine complesso. Si riferisce alla politica delle grandi potenze e alle strategie che gli Stati adottano nella corsa alle risorse, ma anche agli incontri quotidiani o a semplici oggetti come bandiere e mappe, e interessa cittadini, aziende, organismi internazionali, movimenti politici e governi. La geopolitica è molto piú del mero impatto che le caratteristiche geografiche di fiumi e montagne o il clima producono sugli sviluppi politici. La geografia giocherà certo un ruolo importante, ma non necessariamente nel modo in cui presumono opinionisti e governanti. In questa esemplare ‘introduzione’, Klaus Dodds descrive la geopolitica tenendone presenti sia le sue origini storico-culturali sia gli attuali interessi in gioco. La lotta delle persone per attraversare i confini – quando spostarsi anche solo di pochi metri al di là di un confine territoriale può essere una questione di vita o di morte – evidenzia drammaticamente le connessioni tra luogo e politica. Anche lontano dalle frontiere, la geopolitica incide sulla vita quotidiana. I collegamenti, l’ubicazione, le dimensioni e le risorse di un paese influiscono sul modo in cui i suoi abitanti interagiscono con il resto del mondo. Dodds non tralascia di occuparsi dell’ascesa del populismo e del nazionalismo economico, considerandoli esempi di come Stati, aziende e persone gestiscano i territori per alimentare progetti politici (dalla Brexit al celebre mantra di Trump ‘Make America Great Again’). ‘Nel 2014 lo scrittore americano Walter Mead comunicò ufficialmente ai suoi lettori di «Foreign Affairs» che la «geopolitica era tornata». Russia, Cina, Iran e Corea del Nord rappresentavano una sfida all’ ordine mondiale imposto dall’ Occidente. Personalmente ritengo che questo «ritorno» sia stato percepito in modo drammatico anche a causa di alcuni fattori che già il presidente Jimmy Carter aveva individuato nel luglio 1979. All’epoca Carter, parlando ai suoi elettori, li mise in guardia dalla perdita di fiducia nelle qualità date per scontate dello Stato democratico liberale. I cittadini americani non vollero ascoltare il suo messaggio, ma qualche decennio dopo sembra proprio che Carter avesse intuito la fine di quel salvacondotto di fiducia accordato all’Occidente negli anni della Guerra fredda. Il tenore della geopolitica occidentale oggi è marcatamente piú pessimista: barriere, recinzioni e muri spuntano come funghi ovunque nel mondo’ (pag 4-5). Da Isco]”,”RAIx-402″ “DOGLIANI Patrizia”,”La scuola delle reclute. L’ Internazionale giovanile socialista dalla fine dell’ Ottocento alla prima guerra mondiale.”,”[Condizioni di vita e di lavoro dei giovani durante la guerra. ‘I dati costanti che contrassegnarono la situazione della gioventù lavoratrice in tutti i paesi furono essenzialmente la perdita della regolamentazione giuridica del lavoro e dei diritti sindacali precedentemente conquistati e il conseguente rapido deterioramento delle condizioni lavorative, dovuti alla militarizzazione della manodopera e della gioventù in generale in tutti i paesi belligeranti e all’imponente aumento produttivo nei paesi neutrali, avvenuto ancora una volta a spese della manodopera più debole e sottopagata e senza idonei controlli sanitari e ambientali (1). Se seguiamo, invece, l’andamento delle lotte giovanili contro la guerra, indette o almeno registrate dall’Internazionale di Zurigo, notiamo, pur con tutte le differenze nazionali e con l’esclusione di alcuni paesi quali la Francia e il Belgio, una crescita dell’opposizione organizzata dalla primavera del 1915 alla primavera-estate del 1916; una prima dura repressione in quasi tutti gli Stati (Germania, paesi scandinavi, Italia, Austria), una successiva riorganizzazione in base a obiettivi politici più radicali nell’inverno-primavera 1916-17, grazie anche alle notizie sulla prima fase della rivoluzione russa che cominciavano a giungere in occidente; una nuova dispersione del movimento a causa di ulteriori e più dure persecuzioni nella seconda metà del 1917. Gli avvenimenti successivi all’autunno 1917 appartennero, invece, a un periodo completamente diverso, che vide il risveglio di formazioni operaie rimaste inattive negli anni precedenti, quali la francese, la belga e quelle delle nazioni autonome emergenti (Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria) e una prima entusiastica “”bolscevizzazione”” del movimento antimilitarista’. Nota: (1) Non esiste sin ad ora uno studio complessivo sulla manodopera giovanile durante la prima guerra mondiale. Maggiore interesse è andato negli ultimi anni alle ricerche sulla manodopera femminile e sulla manodopera immigrata; in questi studi è possibile però rinvenire dati parziali ed osservazioni relative al lavoro minorile e giovanile non soggetto alla leva. Cfr. ad esempio, gli studi di M. Fine, G. Hardach, P. Fridenson, G. Feldman, J. Wollf, A. Hennebicque sulla Francia e la Germania i cui risultati sono stati parzialmente richiamati in “”Recherches”” (Paris), 1978, nn. 32-33, e in ‘1914-1918: l’autre front’, in “”Cahier du Mouvement Social”” (Paris), 1977, n.2]”,”INTS-007″ “DOGLIANI Patrizia”,”Un laboratorio di socialismo municipale. La Francia, 1870 – 1920.”,”Nascita socialismo municipale, congressi municipali socialisti, la 2° Internazionale e il socialismo municipale, esperienze in UK, GERM, SP, BELGIO, realizzazioni comunali, geografia elettorale del socialismo comunale francese, dibattito municipalista, municipalizzazione economica, assistenza e cooperazione, sindacato, amministratori socialisti.”,”MFRx-088″ “DOGLIANI Mario a cura; testi di APPIANO DIODORO FLORO OROSIO PLUTARCO SALLUSTIO”,”Spartaco. La ribellione degli schiavi.”,”Vengono riportati i testi di APPIANO, DIODORO, FLORO, OROSIO, PLUTARCO, SALLUSTIO. In appendice: la schiavitù nel pensiero classico: ATENEO, STRABONE, DIODORO SICULO, DIONISIO DI ALICARNASSO, CATONE, PLUTARCO, VALERIO MASSIMO, TACITO, ARISTOTELE. All’inizio del libro si riportano due lettere ai genitori di Spartaco FONTANOT condannato a morte dai nazisti in Francia. FONTANOT, 22 anni, operaio meccanico, nato a Monfalcone (IT) il 17 gennaio 1922, nel 1924 emigrato con la famiglia in Francia. Nel 1941 abbandona i corsi serali alla Scuola d’Arti e Mestieri di Parigi, che frequentava per conseguire la laurea in ingegneria, per dedicarsi all’attività clandestina della resistenza francese. Nel 1942 si unisce ai FTP immigrati della regione parigina. Il 28 luglio 1943, assieme allo spagnolo C. ALFONSO partecipa all’azione in cui il polacco RAYMAN uccide il Gauleiter della Gross-Paris, Gen. Von SCHAUMBURG e il 29 settembre 1943 all’azione in cui viene ucciso lo Standartenführer Julius RITTER capo del ‘Servizio obbligatorio del Lavoro’ e uno dei maggiori responsabili delle deportazioni ed esecuzioni capitali. Compie atti di sabotaggio e attentati nel centro di Parigi. Viene nominato tenente delle FFI. Si valuta a circa un migliaio gli italiani caduti o giustiziati in Francia durante la Resistenza. Le lettere di Spartaco FONTANOT e queste notizie sono pubblicate in ‘Lettere di condannati a morte della resistenza europea””, EINAUDI, 1963 pag 332-338″,”STAx-030″ “DOGLIANI Patrizia”,”Storia dei giovani.”,”DOGLIANI Patrizia è docente di Storia e cultura dell’ Europa contemporanea presso l’ Università di Bologna e svolge attività di ricerca e insegnamento all’ estero. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Giovani internazionalisti. “”Con lo scoppio della Grande Guerra, Danneberg si trovò isolato a Vienna, mentre a Berna, il 4 aprile 1915, 13 delegati di gruppi giovanili pacifisti provenienti da Germania, Olanda, Russia, Bulgaria, Norvegia, Svezia, Danimarca, Svizzera e Italia diedero vita a un ufficio internazionale di coordinamento diretto da Zurigo dal tedesco Willi Münzenberg e a un giornale di lotta e d’ informazione, “”Jugend Internationale””. Mentre l’ ufficio giovanile svizzero non aderì mai ufficialmente al movimento antimilitarista di Zimmerwald, creato tra gli altri da Lenin, i delegati dei movimenti giovanili scandinavi e danesi costituirono nel giugno 1916 una “”piccola internazionale”” nordica con sede a Christiania che ebbe, anche nella persona del suo leader Zeth Karl Höglund, una funzione di collegamento tra le correnti più radicali e antimilitariste del movimento giovanile europeo, il movimento di Zimmerwald e la Russia rivoluzionaria. Le rivoluzioni europee (la russa, la tedesca, l’ ungherese) degli anni 1917-19 spezzarono il movimento giovanile internazionale in tre tronconi. A Vienna nasceva così, nel febbraio 1921, l’ Associazione operaia internazionale delle organizzazioni giovanili socialiste (…)””. (pag 38-39)”,”GIOx-029″ “DOGLIANI Patrizia”,”La “”scuola delle reclute””. L’ Internazionale giovanile socialista dalla fine dell’ Ottocento alla prima guerra mondiale.”,”””D’altro parere erano i giovani socialisti italiani: di fronte al dilagare in Italia dell’ associazionismo laico ed ecclesiastico sportivo (Club alpino italiano, Touring club ciclistico, Corpo nazionale dei volontari ciclisti ed automobilisti, I fasci Dederazione delle associazioni sportive cattoliche italiane), la Figs sconsigliò apertamente ai propri iscritti di darsi allo sport. A conclusione di un dibattito che aveva occupato nel corso del 1919 le pagine de “”L’ Avanguardia””, il Congresso nazionale di Firenze del 1910 dichiarò in una risoluzione che lo sport, “”come oggi è compiuto, non serve che a speculazioni industriali più o meno democratiche, ma sempre bottegaie; e ad innestare nelle masse giovanili del nazionalismo gretto ed assurdo””. Inoltre, venivano messi in guardia i lavoratori dal praticare attività ginniche “”che tendono a rovinargli il fisico e la morale””””. (pag 133)”,”GIOx-043″ “DOGLIANI Patrizia GASPARI Oscar a cura; saggi di Elena COGATO LANZA Patrizia DOGLIANI Oscar GASPARI Federico LUCARINI Renaud PAYRE Francesco PRIVITERA Nico RANDERAAD Joan-Anton SANCHEZ DE JUAN Pierre-Yves SAUNIER Antoine VION Dirk WOLFRAM Guido ZUCCONI”,”L’Europa dei comuni. Origini e sviluppo del movimento comunale europeo dalla fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra.”,”Saggi di Elena COGATO LANZA Patrizia DOGLIANI Oscar GASPARI Federico LUCARINI Renaud PAYRE Francesco PRIVITERA Nico RANDERAAD Joan-Anton SANCHEZ DE JUAN Pierre-Yves SAUNIER Antoine VION Dirk WOLFRAM Guido ZUCCONI”,”EURx-248″ “DOGLIANI Patrizia GORGOLINI Luca”,”Un partito di giovani. La gioventù internazionalista e la nascita del Partito comunista d’Italia (1915-1926). Parte prima: Internazionalisti e rivoluzionari. Il contributo dei giovani socialisti italiani alla nascita dell’Internazionale giovanile (1915-1921) (Dogliani) – Parte seconda: Dal socialismo al comunismo. I giovani rivoluzionari e la costruzione della Federazione giovanile comunista d’Italia tra guerra e fascismo (1915-1926) (Gorgolini).”,”Il libro affronta la storia dei giovani rivoluzionari italiani, protagonisti del processo di costruzione dell’Internazionale giovanile comunista nel 1919 e del Partito comunista d’Italia nel 1921. Dirigenti e militanti della Federazione giovanile socialista prima si schierarono contro la guerra ed aderirono con entusiasmo ad un nuovo internazionalismo, poi, nel travagliato primo dopoguerra, aderirono al movimento comunista e si opposero all’ascesa e al consolidamento del fascismo. Prestando attenzione alle biografie politiche dei maggiori protagonisti, gli autori ricostruiscono una pagina della storia del comunismo europeo fin qui sostanzialmente trascurata dalla storiografia nazionale. Ne emerge un quadro di relazioni politiche e passioni ideali che hanno segnato la fondazione e i primi anni di vita del Partito comunista d’Italia, conferendo a quest’ultimo una carica di combattività e una capacità di resistenza non facilmente rintracciabili in altri partiti antifascisti italiani almeno sino agli anni Trenta. Patrizia Dogliani è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Si occupa di storia politica e sociale dell’Italia e dell’Europa contemporanea. Tra i suoi lavori: Il fascismo degli italiani (Utet, 2014); per Donzelli ha curato L’Europa dei comuni dalla fine dell’Ottocento al secondo dopoguerra (2003, con Oscar Gaspari). Luca Gorgolini insegna Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino e Storia dei conflitti armati all’Accademia militare di Modena. Ha pubblicato tra l’altro un volume sulla storia sociale degli anni Cinquanta e curato ‘Le migrazioni forzate nella storia d’Italia del XX secolo’ (Bologna, 2017). La nascita del PCDI e la violenza paramilitare delle squadre fasciste. Fortichiari e il ruolo dei giovani comunisti. (pag 87-88) “”La nascita del Partito comunista si collocava infatti nel pieno di una stagione ormai dominata dalla violenza paramilitare messa in campo dalle squadre delle camicie nere fasciste. Un’offensiva inizialmente promossa e sostenuta dalla borghesia e dai ceti agrari delle regioni della valle Padana – dove erano tradizionalmente ben radicati il PSI e le sue organizzazioni collaterali – a partire dall’autunno del 1920, dopo che l’occupazione delle fabbriche di settembre si era conclusa con una sostanziale sconfitta dei sindacati, aprendo la fase della parabola discendente del movimento operaio. Come si è già ricordato, il 16 ottobre l’organo ufficiale del movimento fascista aveva indirizzato nei confronti dei socialisti la sua dichiarazione di guerra civile: «Se la guerra civile ha da essere, ebbene sia!». I fascisti avrebbero dovuto condurre la propria battaglia «in armi», «senza nessuno scrupolo, senza alcun limite». A partire da quelle settimane – ricorderà in seguito uno dei dirigenti della Federazione giovanile comunista – «le violenze e le spedizioni punitive dello squadrismo fascista che avevano avuto, sino a quel momento, carattere sporadico e isolato, si mutarono in un’aperta offensiva, preordinata e su larga scala (26). In quella fase di riflusso delle lotte operaie, si assistette così in tutto il Paese a una sensibile contrazione del numero degli scioperi e degli scioperanti. Gli equilibri di forza si spostarono in modo evidente a favore del capitale: di fronte agli effetti della crisi economica in atto, quali il calo della domanda e la caduta dei prezzi, gli industriali misero in atto una politica imprenditoriale decisamente dura, contrassegnata dal licenziamento degli operai politicamente più esposti, dalla riduzione dei salari e da un rigido regime di lavoro all’interno delle fabbriche (27). Intanto la violenza fascista, giustificata da parte di settori liberali come legittima reazione a presunte azioni violente condotte dai socialisti, e denunciata dal gruppo parlamentare socialista che, sottolineando l’inquadramento militare delle squadre fasciste, puntava il dito contro il governo e i prefetti (…), entrò anche nel confronto che animò l’assise congressuale di Livorno, dove si aprì un dibattito serrato, centrato sulla legittimità e la necessità dell’uso della violenza (…). Un contesto – segnato dunque dalla volontà di animare uno scontro frontale con i fascisti, dagli interventi repressivi condotti dalla PS e dalle frizioni con i socialisti – con cui il neocostituito partito dovette fare i conti sia nella costruzione del suo apparato legale (…) – sia nella definizione e articolazione del suo apparato illegale (promosso dall’ «Ufficio I» la cui organizzazione venne affidata al ventinovenne Bruno Fortichiari (ben presto «Loris» nelle comunicazioni clandestine), il quale, membro del CE del neocostituito partito, si era dedicato nel corso della guerra mondiale a dare corpo alla struttura del PSI che si occupava degli espatri clandestini in Svizzera dei renitenti e dei disertori e successivamente di coordinare l’ «apparato militare» socialista milanese durante le occupazioni delle fabbriche (28). Alui venne affidato il delicato compito di costruire un’ «organizzazione armata», in grado di fornire ai militanti comunisti una sufficiente preparazione tecnico-militare su cui fare leva nel momento in cui sarebbe stata decisa l’azione rivoluzionaria definitiva su scala nazionale”” (pag 87-88) [(26) P. Secchia, ‘Le armi del fascismo 1921-1971’, Feltrinelli, 1973, p. 116; (27) F. Fabbri, ‘Le origini della guerra civile’… cit. pp. 412-415; (28) G. Palazzolo, ‘L’apparato illegale del Partito comunista d’Italia nel 1921-1922 e la lotta contro il fascismo’, in ‘Rivista storica del socialismo’, anno IX, 1966, p. 98]”,”MITC-150″ “DOGLIANI Patrizia a cura; saggi di Claudio NATOLI Emmanuel JOUSSE Daniela ROSSINI Patrizia DOGLIANI Silvia SALVATICI Leonardo RAPONE Alfredo FERRARA Luciano CANFORA”,”Internazionalismo e transnazionalismo all’indomani della grande guerra.”,”ll 1919 fu un anno denso di speranze e di avvenimenti nel campo dell’internazionalismo e del transnazionalismo, aperto da rivoluzioni e controrivoluzioni, e dalla visita del presidente Woodrow Wilson in Europa. Fu caratterizzato dai lavori della Conferenza per la Pace a Parigi, dalla ripresa dei rapporti tra organizzazioni socialiste per più di quattro anni schierate su fronti di guerra nemici, dalla nascita dell’Internazionale comunista e dalla frammentazione del precedente internazionalismo operaio. Spirito internazionalista e pacifista, ideali e prassi rivoluzionarie attraversavano le frontiere e sembravano essere tutte opzioni aperte e praticabili per i popoli europei che uscivano dalla carneficina che aveva traumatizzato il continente e lo aveva proiettato in un mondo globale nel quale la sua supremazia evidenziava i primi sintomi di crisi. I saggi contenuti in questo volume prendono in esame le diverse opzioni aperte in quell’anno cruciale, allorché le enormi speranze nutrite sulle due sponde dell’Atlantico ritenevano possibili la creazione di un mondo basato su nuovi valori e istituzioni per sconfiggere vecchi ordini e tradizionali diplomazie. La parte finale del volume si trasferisce in Italia per analizzare come una nuova generazione, rappresentata da Antonio Gramsci, riflettesse su quel momento storico e sulle scelte da compiere. Saggi di L. Canfora, P. Dogliani, A. Ferrara, E. Jousse, C. Natoli, L. Rapone, D. Rossini, S. Salvatici. Il saggio di Jousse è in francese. Indice. Introduzione, di Patrizia Dogliani I. Alle origini dell’internazionalismo comunista, di Claudio Natoli II. L’Internationale, entre restauration et refondation, di Emmanuel Jousse III. L’internazionalismo wilsoniano all’inizio del XX e del XXI secolo, di Daniela Rossini IV. La scelta: l’internazionalismo socialista tra Wilson e Lenin, di Patrizia Dogliani V. L’umanitarismo internazionale e le sfide del dopoguerra, di Silvia Salvatici VI. Antonio Gramsci: Società delle Nazioni e Internazionale comunista, di Leonardo Rapone VII. Cosmopolitismo, nazionalismo e internazionalismo nei Quaderni del carcere: un inattuale trittico concettuale?, di Alfredo Ferrara VIII. Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin, di Luciano Canfora Indice dei nomi Dal saggio ‘Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin’, di Luciano Canfora: Dal saggio ‘Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin’, di Luciano Canfora: “”È Lenin la novità radicale rispetto all’implicito filo-colonialismo del socialismo europeo. Sintomatico l’incipit del suo articolo per la “”Pravda”” del 7 maggio 1913, ‘Il risveglio dell’Asia’: «Dopo il movimento russo del 1905, la rivoluzione democratica si è estesa a tutta l’Asia: la Turchia, la Persia, la Cina. Cresce il fermento nell’India inglese». Dopo di che l’analisi si concentra sulle «Indie olandesi», e su Giava, dove «il movimento nazionalista si è risvegliato sotto la bandiera dell’Islam». L’analisi è penetrante (…)”” (pag 209) “”Con l’opuscolo (1915), ‘Il socialismo e la guerra’, Lenin chiarisce a se stesso la diagnosi e l’eventuale strategia di fronte alla situazione del tutto nuova creatasi. «Quasi tutti riconoscono – scrive – che la guerra attuale è imperialista, ma i più deformano questo concetto o lo applicano unilateralmente o cercano di far cedere alla possibilità che questa guerra abbia un significato borghese-progressivo di liberazione nazionale». La diagnosi esatta è tutt’altra, osserva: «La guerra (si sta combattendo) tra i maggiori schiavisti per la conservazione e il rafforzamento della schiavitù» (…). I socialisti devono servirsi della lotta tra i briganti per abbatterli tutti (…)»”” (pag 210) [Dopo la fase del “”comunismo di guerra””]: “”Bilancio e riaggiustamento strategico conseguente a questa serie di sconfitte e delusioni sarà l’ultimo, impegnativo, scritto di Lenin ‘Meglio meno, ma meglio’ (Pravda, 4 marzo 1923) su cui ci soffermeremo nell’ultima parte di questo intervento. Prima, però, di procedere col commento di quel vero e proprio testamento politico, dedichiamo attenzione al testo più significativo del biennio «ascendente» della rivoluzione (1918-19): il ‘Proclama ai popoli e ai governi di tutti i paesi belligeranti’ lanciato da Lenin, il 7 novembre 1917 (…). È più noto come “”Decreto sulla pace”” ma l’intitolazione esatta rende ragione del suo sostanziale realismo. Come è facile osservare in base alle date, l’appello di Lenin precede di oltre un mese il lancio (8 gennaio 1918) da parte del presidente USA Woodrow Wilson dei troppo celebri “”14 punti””. Nell’agosto si era mossa la diplomazia vaticana nella scia dell’appello di Benedetto XV contro la prosecuzione della «inutile strage». Ma non aveva avuto successo. (…)”” (pag 212) [in ‘Meglio meno, ma meglio’] “”(…) (Lenin:) «una serie di paesi – Oriente, India, Cina, ecc. – sono stati definitivamente gettati fuori dai loro binari (…). L’Oriente è entrato definitivamente nel movimento rivoluzionario appunto in seguito a questa prima guerra imperialistica ed è stato trascinato nel turbine generale del movimento rivoluzionario mondiale». Se il testo è autentico, colpisce l’intuizione che quella conclusasi alla fine del 1918 – cioè poco più di quattro anni prima – fosse una «prima guerra interimperialistica» (…)”” (pag 215) [Luciano Canfora, ‘Metamorfosi dell’internazionalismo di Lenin’, (in) ‘Internazionalismo e transnazionalismo all’indomani della Grande guerra’, a cura di Patrizia Dogliani, Il Mulino, Bologna, 2021]”,”INTT-354″ “DOGLIANI Patrizia”,”Storia dei giovani.”,”Patrizia Dogliani è docente di Storia e cultura dell’Europa contemporanea presso l’Università di Bologna e svolge attività di ricerca e d’insegnamento all’estero.”,”GIOx-013-FL” “DOGLIO Maria Luisa DELCORNO Carlo a cura; saggi di Giorgio FORNI Luisella GIACHINO Quinto MARINI Giovanni BAFFETTI Clara LEVI Guido LAURENTI”,”Predicare nel Seicento.”,”Maria Luisa Doglio ha insegnato Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Torino. Carlo Delcorno ha insegnato Letteratura italiana nella Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bologna.”,”RELC-011-FMB” “DOGNIN Paul Dominique”,”Introduzione a Karl Marx.”,”DOGNIN Paul Dominique è nato a Calais nel 1923. E’ entrato tra i domenicani nel 1946. Licenziato in diritto, lettore in teologia, dottore in filosofia, è incaricato di vari insegnamenti. presso la facoltà dei domenicani di Saulchoir, la Facoltà di filosofia dei gesuiti, l’ Institut Catholique (tutti a Parigi), la Pontificia Università San Tommaso d’ Aquino di Roma. Ha compiuto numerose ricerche. “”Quelli che furono sinora i piccoli ceti medi, i piccoli industriali, i negozianti e la gente che vive di piccola rendita, gli artigiani e gli agricoltori, tutte quelle classi sprofondano nel proletariato, in parte perché il loro esiguo capitale non basta all’ esercizio della grande industria e soccombe quindi nella concorrenza coi capitalisti più grandi , in parte perché le loro attitudini perdono il loro valore in confronto coi nuovi modi di produzione. Così il proletariato si recluta da tutte le classi della popolazione.”” (Marx, Engels, Il manifesto, p.68) (pag 174) “”Nei paesi dove la civiltà moderna si è sviluppata, si è formata una nuova piccola borghesia, che oscilla tra il proletariato e la borghesia e si viene sempre ricostituendo come parte integrante della società borghese, i cui compenenti però, continuamente ricacciati nel proletariato per effetto della concorrenza per lo sviluppo stesso della grande industria, vedono avvicinarsi un momento in cui spariranno completamente come parte autonoma della società moderna e saranno sostituiti nel commercio, nella manifattura e nell’ agricoltura da ispettori e agenti salariati.”” (idem, p.94) (pag 175)”,”TEOC-353″ “DOGO Marco”,”Kosovo. Albanesi e Serbi. Le radici del conflitto.”,”Marco Dogo insegna all’Università di Trieste ed è uno dei massimi specialisti italiani della storia del Balcani. Questa originale ricerca tratta i rapporti tra Serbi e Albanesi nel Kosovo nello scenario del tardo impero ottomano e poi del regno di Jugoslavia, con un cenno iniziale alla funzione del mito nella coscienza nazionale serba e un cenno finale agli sviluppi più recenti del nazionalismo albanese. Oltre alla letteratura corrente, balcanica e occidentale, il lavoro utilizza fonti primarie e inedite o già edite ma non note al pubblico italiano. Ancora oggi, a sette anni dalla prima edizione, un testo simile non esiste sul mercato italiano e occidentale in genere.”,”EURC-023-FL” “DOISE Jean VAISSE Maurice”,”Diplomatie et outil militaire. Politique étrangère de la France, 1871-1969.”,”Politique étrangère de la France diretta da Jean-Baptiste DUROSELLE membro dell’ Institut, professore emerito alla Sorbona. Euro 28.0 DOISE Jean è nato nel 1917. Ex allievo dell’ Ecole normale superieure; ex membro dell’ Ecole francaise de Rome, agregé d’histoire et de géographie, ufficiale di riserva del servizio di Stato Maggiore ha scritto una ‘Histoire militaire de l’ Alsace’ (Istra, Strasburgo, 1985). E’ esperto di questioni militari. VAISSE Maurice (1942) è agregé all’ Università, dottore in lettere, professore di storia contemporanea Università di Reims, ex auditeur dell’ Institut des hautes études de défense nationale (1985-1986). Specializzato nello studio della politica estera e militare della Frnacia nel XX secolo. Ha scritto alcune opere (v. 4° cop) “”Ce courant de pensée est né à la fin du XVIIIe siècle chez Herder (1744-1803) fondant la théorie du ‘Volk’, le peuple entendu comme force organique vivante. Ce thème a été repris ultérieurement par Fichte (1762-1813), Hegel (1770-1831), Schlegel (1772-1829) et Schelling (1773-1850). Après ces penseurs connus le mouvement pangermaniste est représenté par de nombreux écrivains en Allemagne, spécialement à la suite de la guerre victorieuse de 1870. L’un d’eux prévoit qu’après la future guerre avec la France, conformément au traité de paix (qu’il appelle paix de Bruxelles), la vaincue cédera les départements des Vosges, Meurthe-et-Moselle, Meuse et Ardennes dont elle relogera les habitants remplacés par des Allemands de souche. La France cédera en outre sa flotte et toutes ses colonies sauf l’Algérie. La Hollande et la Belgique entreront dans l’Empire allemand ainsi que la Suisse et le Luxembourg. Le roi des Pays-Bas deviendra un des princes du Reich.”” (pag 159-160) “”La Grande Allemagne sera entourée de “”marches”” dont les habitants garderont leur langue et une certaine autonomie mais sous protectorat allemand. Ce seront le Nord de la France jusqu’à la Somme ou Etat Thiois, la France-Comté et la partie comprise entre les Alpes et le Rhône, c’est-à-dire le Royaume de Bourgogne du Moyen Âge. A’ l’Est, les marches comprendront les pays baltes, la Russie blanche et l’Ukraine. Enfin troisième catégorie: les amis et vassaux; d’une part la Hongrie qui s’étendra sur tous les Balkans y compris le Nord de la Grèce, d’autre part la Turquie””. (pag 160)”,”FRQM-039″ “DOISE Jean”,”Un secret bien gardé. Histoire militaire de l’affaire Dreyfus.”,”Jean Doise, ex allievo dell’ Ecole Normale Supérieure , laureato in Stria, diplomato di Stato maggiore, e specialista di storia militare.”,”FRAD-004-FSD” “DOLCI Danilo”,”Spreco. Documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco nella Sicilia occidentale.”,”Placido Rizzotto. (pag 167-169) Aveva 33 anni e 70 giorni. Il mandante l’ alta mafia. “”Essendo perduta la guerra si capisce che ci dovevano essere altre idee, perché si dice, “”guai ai vinti””. Parlava dei fatti politici, di queste cose; che so io. Lo mandavano a chiamare a Palermo all’ ANPI, parlava in casa di queste cose, io ci dicevo: – Si capisce che a perdere la guerra ci sono sofferenze per noi popolo. Dobbiamo lavorare per sostentarne-. Lui diceva niente, ma ogni tanto era chiamato a palermo, cominciò a svolgere il fatto politico, e così via via, successo che si è fatto presidente dei reduci e combattenti dell’ ANPI, segretario della Camera del lavoro di Corleone e presidente della commissione della Madonna della Rocca per farci la festa all’ ultima domenica di agosto, il presidente si doveva interessare per fare questa festa. C’era il cassiere, l’amministratore, ma lui era il presidente. Si faceva rispettare da tutti, era benvoluto da tutti. Solo da quelle canaglie che si erano arricchite con la guerra non era benvoluto, non ci piaceva l’ andamento che aveva lui, perché era popolano. E per ragione di persone che volevano tenere cariche nel comune e fare l’ onorevole alla regione, e siccome lui conosceva che tipo erano, gente dall’ alta mafia, che conferivano anche con la questura e con la magistratura, e siccome si erano arricchiti con la guerra, e allora cominciò a svolgere quest’affare di sindacalista a favore del popolo. Quando ha fatto poi il sindacalista, queste cose ce le dovono contare i suoi amici che le sanno meglio di me; che ci mandarono contro l’ alta mafia. Quello che mi interessa a me è la sera del 10 di marzo del ’48, l’ aspettavo in casa, che mi ero ritirato dalla campagna, mia moglie faceva la minestra, e lui si è ritirato, faceva freddo quella sera e io ero messo ritirato vicino al braciere. E’ venuto lui a pigliare il cappotto che faceva freddo. E io gli dissi: – Dove vai, che tra un momento dobbiamo mangiare? – Un momento e vengo. Aspetto il sindaco che deve venire da Palermo con l’ autocorriera-. Questa fu l’ uscita. Aveva 33 anni e 70 giorni. Aspettavo e non veniva mai. E non venne più””. (pag 169, Corleone. Racconti e documenti III.) Wikip: Placido Rizzotto (Corleone, 2 gennaio 1914 – 10 marzo 1948) è stato un sindacalista italiano, rapito e ucciso dalla Mafia. Biografia. Nacque a Corleone da Giovanna Moschitta e Carmelo Rizzotto. Primo di sette figli, perse la madre quando era ancora bambino. In seguito all’arresto del padre, con l’accusa di far parte di un’associazione mafiosa, fu costretto ad abbandonare la scuola per occuparsi della famiglia. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nell’esercito sui monti della Carnia, in Friuli-Venezia Giulia, con il grado di caporale prima, di caporal maggiore poi e infine di sergente. Dopo l’8 settembre si unì ai partigiani della Brigata Garibaldi come socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l’incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Il 10 marzo 1948 venne rapito e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Le indagini sull’omicidio furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti, vennero arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio. Grazie alla testimonianza del Collura fu possibile ritrovare il corpo del sindacalista. Criscione e Collura, insieme a Liggio che rimase latitante fino al 1964, furono assolti per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione in sede processuale. La sua vita è stata raccontata al cinema nel film Placido Rizzotto di Pasquale Scimeca (2000). La pellicola è stata al centro di polemiche per non aver fatto alcun riferimento alla militanza politica di Rizzotto nel Partito Socialista Italiano ed accusata di aver costruito l’immagine di un Rizzotto comunista. Emanuele Macaluso ed altri intellettuali d’area socialista hanno più volte ribadito la convinta adesione di Placido Rizzotto ai valori del socialismo democratico, testimoniata durante tutta la sua attività politica. La cooperativa siciliana Libera Terra produce e commercializza due vini denominati Placido Rizzotto Bianco e Placido Rizzotto Rosso provenienti da vitigni confiscati alla mafia.”,”ITAS-111″ “DOLCI Danilo”,”Fare presto (e bene) perché si muore.”,”Dalle foto emerge una condizione di vita spaventosa per gli abitanti donne vecchi bambini del paese siciliano.”,”ITAS-009-FGB” “DOLCINI Carlo”,”Marsilio e Ockham. Il diploma imperiale Gloriosus Deus, La memoria politica Quoniam Scriptura, Il defensor minor.”,”«Il radicalismo evangelico del XIV secolo» Verso la concezione laica dello stato: Guglielmo di Ockham e Marsilio da Padova (di Gabriella Giudici .it) Il filosofo francescano Guglielmo di Ockham e l’aristotelico Marsilio da Padova condividono lo stessa radicale obiezione a ogni supremazia dell’autorità religiosa su quella politica e, più in generale, a qualunque confusione tra regnum e sacerdotium. Ockham (1288-1349), francescano, afferma l’autonomia reciproca della sfera religiosa e politica e, nella disputa con Giovanni XXII, che lo scomunicò, difende il principio della povertà evangelica e l’intepretazione letterale della regola francescana. La proprietà privata (proprietas) dei beni, come il diritto di esercitare il potere politico, non compaiono naturalmente nel mondo creato da Dio: in una società perfetta e non segnata dal peccato originale, il possesso (dominium) dei beni sarebbe stato comune all’intero genere umano e non si sarebbe avvertito il bisogno di un’autorità politica. Solo nella società imperfetta che sorge dopo il peccato, la postestas appropriandi e la potestas istituiendi rectores sono legittime, anche se non coincidono con la perfezione che si lega alla povertà. La Chiesa dunque, e non il solo ordine francescano, deve essere povera, mentre il potere sulle cose e sugli uomini appartiene a Dio e non ad essa che deve rinunciare ad ogni forma di possesso perché «paupertas evangelica omne dominium et proprietatem excludit» [Opus nonanginta dierum, 23]. Marsilio (1275-1342), aristotelico, è d’accordo con lo stagirita nel riconoscere l’origine naturale dello stato che nasce dall’estensione della famiglia e del villaggio. Tra le forme di governo possibili, egli sceglie la monarchia perché più adatta a far rispettare legittimamente la giustizia, ma il re non è il sovrano, sovrano è il popolo, esso infatti è il legislatore «cioè la causa efficiente prima e più vera della legge». Guglielmo di Ockham, od Occam (in latino Gulielmus Occamus, in inglese William of Ockham; Ockham, 1285 – Monaco di Baviera, 1347), è stato un teologo, filosofo e religioso francescano inglese.”,”TEOP-005-FB” “DOLDEN Stuart A.”,”Cannon Fodder. An Infantryman’s Life on the Western Front 1914-18.”,”Nelle pagine centrali del testo suggestive fotografie del fronte dove combattè l’Autore. Stuart A. Dolden, arruolato nel Reggimento di fanteria scozzese dell’Esercito inglese. Combattè sul Fronte occidentale per quasi tutta la Prima guerra mondiale. Con note prese su pezzi di carta, descrive non le strategie ma le tragedie vissute direttamente al fronte, in prima linea, in qualità di fante. Il titolo del libro, Principali battaglie combattute nell’Alta Francia. “”Carne da cannone””, bene sintetizza l’esperienza dell’Autore. <> (pag 28,Trad. d. r.)”,”QMIP-049-FSL” “DOLLEANS Edouard DEHOVE Gerard”,”Histoire du travail en France. Mouvement ouvrier et legislation sociale. 1. Des origines à 1919 2. De 1919 à nos jours.”,”Situazione mondo del lavoro prima del 1789, rivoluzione francese, rivoluzione della tecnica e psicologia degli operai, secolo XIX lotta per emancipazione classe operaia, nascita movimento operaio, 2° impero, rottura della Comune, conflitti di lavoro tra il liberalismo politico e l’evoluzione economica, organizzazioni padronato e operaie, sindacati, sindacalismo dal 1919 ad oggi, crisi dello Stato e del sindacalsmo durante anni ’30, rivalità CGT-CGTU, sindacalismo dopo la 2° GM, sigle Force Ouvriere, CGT-FO, CGSI, CFTC, CISL, CISC, FSM”,”MFRx-029″ “DOLLEANS E. CROZIER M.”,”Chronologie et bibliographie du mouvement ouvriere et socialiste.”,” (vedi MOI-001)”,”MOIx-003″ “DOLLEANS Edouard PUECH J.L.”,”Proudhon et la revolution de 1848.”,”Chiaroveggenza di Proudhon nel 1848. “”E’ nel 1849 che Proudhon scrive questa relazione (…) “”pagine memorabili – dice Saint-Beuve – e che sono veramente degne della storia”” (1). Senza dubbio, un anno di ritirata può spiegare la costruzione metodica di questo incatenamento di considerazioni, ma Proudhon non sembra avere “”accomodato”” la realtà al punto di deformarla. Questa rivoluzione che ha sorpreso tanta gente e soprattutto quelli che la desideravano o la temevano, Proudhon l’ha vista venire, e, lungi da provare l’ entusiasmo che si spiegherebbe da parte di un artigiano della rivoluzione in marcia, ha provato tutta l’ angoscia che ispira, a una critica chiaroveggente, un’ impresa pericolosa e difficile da parte di persone giudicate incapaci di condurla a buon fine.”” (pag 17)”,”PROD-002″ “DOLLEANS Edouard”,”Storia del movimento operaio. II. 1871-1936.”,”I due fratelli (pag 313) Pierre Monatte ha cercato in buona fede le ragioni di ciò che egli chiama “”il traviamento”” di Merrheim. Lo storico che si studia di cogliere questa realtà interiore, che illumina gli aspetti dell’ evoluzione sociale ed umana, non penserà che “”la stanchezza”” o “”la mancanza di fede nei destini della classe operaia”” spiegano l’ atteggiamento di Merrheim nel 1919. Ai suoi occhi, come agli occhi di Varlin e di Pelloutier, è sulla capacità politica di questa classe che riposavano i suoi destini. Ora, duran te i mesi che sono seguiti all’ Armistizio, egli non ha stimato che fosse arrivata a quel grado di educazione e di maturità politica che avrebbero potuto permetterle di assumere la totalità del potere. Egli si rassegnava per lei alle conquiste parziali e progressive che dovevano a poco a poco prepararla e condurla a questa presa di possesso. Ma non ha mai dubitato che la rivoluzione economica non dovesse essere attuata, con una dilazione più o meno vicina, dai lavoratori. La rivoluzione è possibile immediatamente? Si, dirà Pierre Monatte – perché la situazione è rivoluzionaria. Non vi è contrasto né di fede, né di volontà. L’ una e l’ altra restano rivoluzionarie. Sono in opposizione per le vedute divergenti sulla situazione e lo stato d’ animo delle classi lavoratrici; si trovano in contrasto anche per la loro concezione della violenza. Pierre Monatte la crede necessaria – una classe non scompare volentieri dalla scena storica, – Merrheim, lui, la giudica inutile fine a che la rivoluzione del lavoro non sarà un fatto compiuto. I due uomini sono infine in contrasto sul compito che riserbano alle minoranze in azione. Per Pierre Monatte, esse possono trascinare le truppe alla rivoluzione, mentre, per A. Merrheim, l’ opera rivoluzionaria è volontarista, anche da parte della massa dei lavoratori; essa esige da costoro lo sforzo personale. Il disccordo fra Monatte e Merrheim simbolizza il conflitto che dividerà il movimento operaio””. (pag 312-313)”,”SIND-075″ “DOLLEANS Edouard”,”Le chartisme (1830-1848). I.”,”DOLLEANS Edouard “”Robert Owen a été un tempérament autoritaire et très antidémocratique. Une anecdote que raconte Lovett montre à quel point son caractère et ses procédés despotiques choquaient ceux de ses disciples qui avaient des âmes d’ardents démocrates. Le comité d’organisation du congrès coopératif avait pris la décision d’envoyer une circulaire invitant les membres du Parlement à assister au Congrès. Owen estimant que cette circulaire n’exprimait pas suffisamment ses idées personnelles avait voulu le faire suivre d’un amendement. Le comité avait repoussé l’amendement et envoyé, sans modification, la circulaire à l’imprimeur qui était Hetherington. Aussitôt Owen enjoint à celui-ci d’ajouter son amendement. Hetherington refuse d’abord, puis il cède devant la menace d’Owen de refuser au Congrès le local qu’il lui a promis pour ses réunions. Le comité, après avoir interrogé Hetherington, décide d’envoyer une députation de trois membres à Owen pour lui demander des explications; (…)””. (pag 37-38)”,”MUKC-033″ “DOLLEANS Edouard”,”Le chartisme (1830-1848). II.”,”DOLLEANS Edouard “”Feargus (O’Connor) s’adresse à “”la partie laborieuse des classes moyennes”” et il veut lui montrer que ses intérêts sont en harmonie avec ceux des ouvriers (…)”” (pag 171)”,”MUKC-034″ “DOLLEANS Edouard CROZIER Michel”,”Mouvements ouvrier et socialiste. Chronologie et bibliographie. Angleterre France Allemagne Etats-Unis, (1750-1918).”,”””Le chapitre II est consacré à l’Angleterre de la première moitié du XIXe siècle. En Grande-Bretagne commence le monde moderne qui s’èlabore parmi les souffrances de la misère la plus sombre et les sentiments de désespoir éprouvés par l’homme du métier en face de la machine qui dépossède l’artisan ouvrier de la raison d’être de son existence. …. finire (pag XIII-XIV, introduzione)”,”SOCx-001-FGB” “DOMENACH J.M.”,”Indagine sulle idee contemporanee.”,”Nato a Lione nel 1922, Jean-Marie DOMENACH, si iscrive a Lettere e filosofia ma interrompe gli studi per partecipare alla Resistenza. Nel 1941-42 collabora i ‘Cahiers de Notre Jeunesse’ rivista dei giovani cristiani antinazisti; organizza la resistenza degli studenti dell’Università di Lione, insieme con l’amico Gilbert DRU, che sarà fucilato dai tedeschi, e sul quale scriverà un libro. Nel 1946 entrà a ‘Esprit’, ne divenne redattore capo dopo la morte di Emmanuel MOUNIER, e nel 1937, D. Ha lasciato la rivista nel 1976. Dopo aver lavorato all’ Institut National de l’Audio-Visuel, è Prof all’ Ecole Polytechnique. Collabora all’ ‘Expansion’ e ad altre riviste francesi. Tra le sue opere: -Une eglise en marche -Ce que je crois -Le christianisme eclaté -Le sauvage et l’ ordinateur”,”TEOP-051″ “DOMENACH Jean-Luc”,”Où va la Chine.”,”DOMENACH Jean-Luc specialista della Cina e dell’ Asia, ex direttore scientifico a Science Po, fa ilpunto sull’ evoluzione del paese più popolato del mondo combinando la sua capacità di gestione delle fonti con la conoscenza della Cina. Tesi: colosso dai piedi d’ argilla. Sviluppo nelle contraddizioni e disordine incredibile. “”E poi, Pechino approfitta con una estrema rapidità dell’ occasione politica rappresentata dagli attentati dell’ 11 settembre 2001 per minare la diffidenza che anima Bush. Jiang Zemin non tiene conto della simpatia manifestata da alcuni ufficiali superiori cinesi per un capo arabo che aveva osato la “”guerra senza restrizione””, ne delle previsioni affrettate di quelli – a volte piazzati in alto – che vedono nell’ avvenimento l’ inizio della fine dell’ impero americano. Non esita: telefona immediatamente al presidente americano per trasmettergli la sua “”solidarietà””, e la Cina approva la grande operazione afghana contro Bin Laden esprimendo con un giudizio variabile le condizioni politiche e giuridiche che accompagnano il suo sostegno. L’ incontro tra George Bush e Jiang Zemin in occasione della riunione dell’ APEC a Shanghai in ottobre ristabilisce una cordialità di facciata senza eliminare le differenze, ma gli investimenti americani in Cina si moltiplicano””. (pag 191)”,”CINx-169″ “DOMENACH J.M.”,”La propagande politique.”,”””5° Regola d’ unanimità e di contagio. “”(…) La propaganda avrà dunque per compito di rafforzare questa unanimità e pure di crearla artificialmente. Gallup racconta una leggenda che illustra bene questa abilità elementare: la storia dei tre sarti di Londra, che una volta indirizzarono una petizione al Re firmando: “”Noi, il popolo inglese””. Tutti i proclami, tutti i manifesti cominciano così con una affermazione di unanimità: “”La donne di Francia esigono”” … “”il popolo di Parigi, riunito al Velodrome d’ Hiver…””.E’ divertente vedere qualche volta due partiti opposti riunire a qualche giorno d’intervallo nella stessa sala il “”popolo parigino, oppure indirizzarsi al governo a nome “”del sentimento popolare unanime””.”” (pag 66)”,”TEOP-325″ “DOMENACH Jean-Luc”,”L’Asie en danger.”,”DOMENACH Jean-Luc direttore scientifico della FNSP, specialista di questioni asiatiche. E’ autore di ‘Chine: l’archipel oublié’ (1992). L’ideologia dell’ asiatismo. “”Le discours asiatiste peut aussi faire école dans l’Asie développée parce qu’il offre une réponse à des angoisses assez générales, la première étant celle du sens. A’ des sociétés que la mondialisation inquiète, elle propose un ‘credo’ réconfortant sur le passé et le présent: le développement de l’Asie n’est pas une occidentalisation, mais un processus autochtone. La seconde angoisse est celle du changement: alors que tout change dans les économies, les sociétés et la politique, il existe quelque chose d’intangible en Asie, et ce sont justement les vertus qui autorisent ces changements – et, heureusement, en bornent les effets… La contradiction entre Etat stable et régime instable doit et peut être résolue au profit de l’Etat. Une troisième angoisse est liée à la crainte du déchirement social. Alors que le développement économique ne cesse de différencier les groupes sociaux et les individus, la permanence de “”valeurs”” propres aux cultures asiatiques garantit en principe la survie d’un consensus social et l’absence de conflits fondamentaux. Enfin la quatrième angoisse concerne l’avenir, que les transitions politiques à l’oeuvre rendent presque partout flous. Aux dirigeants, l’asiatisme promet une perpétuation indéfinie de leur pouvoir, et aux populations, la garantie d’un progrès économique sans hésitations ni déchirements”” (pag 145-146)”,”ASIE-024″ “DOMENACH Jean-Luc RICHER Philippe”,”La Chine. Tome 1. 1949-1971.”,”Libro dedicato a Jacques Guillermaz DOMENACH Jean-Luc ex chargé de mission presso il Centre d’analyse et de prévision du ministère des Affaires étrangères (1979-1980) dal 1985 ha diretto il Centre d’études et de recherches internatinoales de la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) e insegna all’ Institut d’etudes politiques (IEP). RICHER Philippe ex ambasciatore ad Hanoi (1875-1976) è stato maitre de conferences all’ ENA e ha tenuto corsi nell’Università Paris X e nell’Institut d’etudes politiques di Grenoble. “”Parallèlement on assiste à une reprise des luttes ouvrières (1928-1935) que, sous l’influence de Li Lisan, la direction du PCC s’obstine à stimuler. Mao Tse-tung s’élève contre cette stratégie de soulèvement et préconise la création préalable de bases rouges dans les zones “”rurales””,. L’échec du soulèvement de 1930, dont l’objectif était la prise de trois grandes villes: Shanghai, Wuhan, Nanchang, lui donne raison. En septembre 1930, Li Lisan et sens partisans sont éliminés du comité central””. (pag 17)”,”CINx-267″ “DOMENACH Jean-Luc RICHER Philippe”,”La Chine. Tome 2. De 1971 à nos jours.”,”DOMENACH Jean-Luc ex chargé de mission presso il Centre d’analyse et de prévision du ministère des Affaires étrangères (1979-1980) dal 1985 ha diretto il Centre d’études et de recherches internatinoales de la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) e insegna all’ Institut d’etudes politiques (IEP). RICHER Philippe ex ambasciatore ad Hanoi (1875-1976) è stato maitre de conferences all’ ENA e ha tenuto corsi nell’Università Paris X e nell’Institut d’etudes politiques di Grenoble. Boom degli scambi commerciali. “”De 1982 à 1986, les courants commerciaux triplent; les Etats-Unis deviennent le troisième partenaire commercial de la RPC après le Japon et Hong Kong, avant la RFA, Singapore et l’URSS. En 1986, leur valeur dépasse 7 milliards de dollars; en 1988, les 10 milliards sont atteints, sans satisfaire toutes les ambitions. Il n’est en effet pas de personnalités chinoises qui n’estiment le bilan très inférieur aux potentiels des deux pays et ne dénoncent régulièrement la montée du protectionnisme américain”” (pag 471-472)”,”CINx-268″ “DOMENACH Jean-Luc”,”Dove va la Cina? Da Tienanmen a oggi.”,”La Cina contemporanea appare come un immenso cantiere. L’impetuoso sviluppo capitalistico, da un lato, e la rigidità del controllo politico comunista, dall’altro, ci offrono lo spettacolo di un paese che si avvia sul cammino del progresso in un clima di icredibile confusione e incertezza. Jean-Luc Domenach, professore di scienze politiche, è uno dei massimi esperti della Cina.”,”CINx-016-FL” “DOMENACH Jean-Marie”,”Lettre à mes ennemis de classe.”,”Dono di A. Albertocchi “”Niente è più naturale di un monologo nelle grandi circostanze”” (Alexandre Dumas, Vent’anni dopo) (in apertura) J.M. Domenach appartiene alla generazione della Resistenza che ha creduto che la Rivoluzione fosse un completamento della Liberazione. Redattore capo prima e poi direttore della rivista ‘Esprit’ partecipa alla lotta contro la guerra della Francia in Indocina, contro il colonialismo francese in Madagascar e Maghreb, poi contro la guerra d’Algeria. Si è sempre schierato per la difesa degli oppressi nel mondo. Nel 1977 lascia Esprit per l’insegnamento e la ricerca ma resta un intellettuale engagé. “”Lo storicismo è un fenomeno che il socialismo non ha creato ma che accentua perché esso presenta delle “”domande”” di storia molto superiori a quelle delle altre correnti politiche ad eccezione dell’estrema destra (…)”” (pag 152)”,”FRAP-117″ “DOMENICO Roy Palmer”,”Processo ai fascisti.”,”DOMENICO Roy Palmer insegna alla Northeast Missouri State University. Si è occupato di storia contemporanea italiana concentrandosi su temi istituzionali e politici. Mario Berlinguer esponente sardo del Partito d’azione (pag 53) “”Scoccimarro [alto commissario aggiunto presso il Viminale, ndr] proseguì nelle sue accuse: quando l’Alto Commissariato sottoponeva ai ministri le richieste di epurazione perché essi prendessero decisioni in merito, non otteneva alcun risultato. Egli citò molti esempi di casi in cui non era stato preso alcun provvedimento nonostante gli sforzi dell’Alto Commissariato. Citò il caso del Consiglio Nazionale delle Ricerche, della Corte dei Conti e del Tesoro, dove un solo burocrate era stato licenziato su otto richieste. “”Fra i ministri militari”” disse “”si distingue particolarmente quello della Marina;: su 17 istanze ne è stata accolta solo una””. A causa di questa opposizione, l’epurazione si era trascinata stancamente per tre o quattro mesi, mentre sarebbe dovuto bastare un mese o un mese e mezzo per portarla a termine. Scoccimarro aveva previsto l’ostilità ministeriale alcuni giorni prima, quando il suo capo, il conte Sforza, si era incontrato con molti ministri del governo Bonomi per discutere sulle sanzioni. Sforza lamentò in quell’occasione gli intralci che venivano posti alla sua opera dalle lungaggini e dai bizantinismi delle burocrazia ministeriale e suggerì che al Commissariato venisse conferita la facoltà di sospendere direttamente i funzionari da epurare. Tutti acconsentirono (…). Ma, subito dopo la riunione, cominciarono a svilupparsi le prime resistenze all’idea”” (pag 132)”,”ITAR-206″ “DOMINGUEZ J.”,”Por que fracaso el socialismo en Chile.”,”Le cause del golpe militare dell’ 11 settembre 1973 “”5 settembre 1973. Più di un milione di persone celebrano il terzo anniversario della vittoria di Unitad Popular e manifestano il loro appoggio a Salvador Allende. 6 settembre 1973. Kissinger crea un gruppo speciale per “”studiare la situazione del Cile””. Viene chiamato l’ ambasciatore in Cile. (…) 9 settembre 1973. Ritorna da Washington l’ ambasciatore degli Stati Uniti. (…) 10 settembre 1973. La Democrazia Cristiana chiede ad Allende di rinunciare alla Presidenza e a convocare nuove elezioni. 11 settembre 1973. Sollevamento militare e colpo di stato.”” (pag 12-13)”,”AMLx-074″ “DOMINICK Raymond H. III”,”Wilhelm Liebknecht and the Founding of the German Social Democratic Party.”,”DOMINICK Raymond H. è associate professor di storia alla Ohio State University.”,”MGEx-045″ “DOMINIQUE Pierre”,”La commune de Paris. Texte de presentation de Jacques Chastenet de l’Academie francaise.”,”CHASTENET voleva essere soldato divenne invece medico. Partecipò alla 1° GM, e nel dopoguerra divenne romanziere, saggista e grande reporter e infine storico delle epoche di crisi (1848, 1871).”,”MFRC-053″ “DOMINIQUE Pierre”,”Mirabeau.”,”Victor Riqueti de MIRABEAU (1715-1789) economista francese, seguace di QUESNAY (col quale scrisse la teoria dell’ imposta, 1760) sviluppò le teorie fisiocratiche nella ‘Filosofia rurale’ (1763). Suo figlio, Honoré-Gabriel Riqueti conte di MIRABEU (1749-1791) uomo politico francese, allo scoppio della rivoluzione fu eletto deputato del Terzo Stato all’ assemblea nazionale, di cui divenne presidente, sostenendo un costituzionalismo moderato.”,”FRAR-196″ “DOMINIQUE Pierre”,”Les journées de Quarante-Huit.”,”””Le même jour, le directeur des ateliers nationaux, M. Lalanne, communique aux ouvriers la mesure: “”Le gouvernement veut que ces départs aient lieu. Il faut que sa volonté soit exécutée aujourd’hui même””. Tous les travaux sont suspendus, tous les chantiers fermés. Aussitôt, les ouvriers sont debout. C’est, disent-ils, un décret de proscription. On leur jette le pain du mendiant; une aumône de cinq francs. Ils retombent dans leur misère, tête la première et du plus haut. Ils crient qu’on els a trompés. Le prolétaire de Février a pris Paris. On lui a dit: Prends-nous-le et tu auras ta part du travail, ta part du pain. Et lui, le bon homme, a offert trois mois de misère à la patrie (car le salaire des ateliers, vingt-trois sous, est, pour l’époque et pour Paris, un misérable salaire). Un mois: rien. Deux mois: rien. Au bout de trois mois, on lui donne à choisir: la Sologne (1) ou l’armée.”” (pag 161) (1) ovvero in provincia, in Sologne regione rurale della Francia, dove c’era da fare il duro lavoro nei campi o il lavoro da marinaio e i salari di provincia erano più bassi di quelli di Parigi, oppure l’esercito e la guerra.”,”QUAR-066″ “DOMMANGET Maurice”,”Blanqui a Belle-Ile 1850 – 1857.”,”August BLANQUI nel penitenziario di Belle Ile, prime lotte di frazione, L’affare del ‘toast’ di Londra, Lettera a MAILLARD, evasione del 1853, Mazzini attacca i socialisti francesi ecc.”,”MFRx-038″ “DOMMANGET Maurice”,”Edouard Vaillant. Un grand socialiste 1840-1915.”,”VAILLANT (1840-1915) marxista, membro della Comune nel 1871, rifugiato in Inghilterra e ritornato in FR dopo l’amnistia del 1880, fu deputato a partire dal 1893 ed uno dei principali dirigenti del socialismo internazionale. Si allinea all’ Union Sacrée nel 1914.”,”MFRx-004″ “DOMMANGET Maurice”,”Blanqui et l’opposition revolutionnaire à la fin du Second Empire.”,”L’A ha pubblicato nel 1935 uno studio su ‘Blanqui à Belle-Ile’ trattando del periodo 1850-1857. Nel 1947 ha pubblicato un altro studio su ‘Blanqui, la guerre de 1870-71 et la Commune’. Il presente lavoro si inserisce cronologicamente tra i due studi. E intende rettificare e completare gli studi fatti da Gustave GEFFROY in ‘L’Enfermé’ (BIBLIOTHEQUE CHARPENTIER) e Alexandre ZEVAES in ‘August Blanqui’ (MARCEL RIVIERE).”,”MFRx-006″ “DOMMANGET Maurice”,”La Chevalerie du Travail francaise, 1893-1911. Contribution à l’histoire du socialisme et du mouvement ouvrier.”,”La Cavalleria del Lavoro negli USA, in Belgio e in altri paesi, la formazione dell’Ordine, struttura interna, orientamento, i segretari regionali, Parigi e circondario, la provincia, Aristide BRIAND cavaliere del lavoro, la CTF in azione.”,”MFRx-018″ “DOMMANGET Maurice”,”La Commune et les communards.”,”La Messe des massacreurs (di Leonce DUPONT, da ‘Souvenirs de Versailles pendant la Commune’)”,”MFRC-042″ “DOMMANGET Maurice”,”Hommes et choses de la Commune.”,”firma autografa di Francois RENAUD”,”MFRC-047″ “DOMMANGET Maurice”,”Auguste Blanqui. Au debut de la IIIe Republique 1871 – 1880. Derniere prison et ultimes combats.”,”contiene dedica di DOMMANGET”,”MFRx-127″ “DOMMANGET Maurice”,”Enragés et curés en 1793. Jacques Roux. Pierre Dolivier.”,”Nel corso della rivoluzione francese, le necessità della lotta politica conducono la ‘Montagna’, frazione radicale della borghesia, ad allearsi ai sanculotti; embrione socialmente eterogeneo del proletariato moderno. La crisi politica del giugno 1793, che termina con l’ eliminazione degli ‘arrabbiati’, rivela che l’interesse generale non era che quello di una “”classe di uomini (che) può affamare l’altra impunemente””.”,”FRAR-194″ “DOMMANGET Maurice”,”L’ introduction du Marxisme en France.”,”””Non esiste che un’ opera specifica in lingua francese sulla penetrazione del marxismo in Francia. E’ di Alexandre Zevaes e risale al 1947, ossia a più di vent’anni. (…) Dopo che ha visto la luce l’ opera specifica di Zevaes, sono apparsi dei lavori che, per il loro soggetto stesso, furono condotti a trattare parzialmente dell’ origine e dell’ introduzione del marxismo nel nostro paese. Si può citare per esempio nel 1933, di J. Varlet, la prefazione della raccolta di testi scelti portante il titolo ‘Paul Lafargue, Theoricien du Marxisme; nel 1948, più capitoli de l’ Histoire du Socialisme europeen’ di Elie Halevy e più passi dell’ esposizione critica di Michel Collinet, ‘La Tragedie d Marxisme’; nel 1956, una parte della mia biografia di Eduoard Vaillant e, nel 1957, il capitolo VII del mio libro sulle Idees politiques et sociales d’ Auguste Blanqui’. Nel 1965, infine, nella sua tesi sui Guesdistes, Claude Willard tratta la questione in conclusione generale e lungo i capitoli I e X, mentre Zevaes nel 1929 e Compere-Morel nel 1937, nelle loro rispettive biografie di Guesde, non avevano fatto che sfiorarla”” (pag 11-12)”,”MFRx-181″ “DOMMANGET Maurice”,”Babeuf e la Congiura degli Uguali.”,”Maurice DOMMANGET è nato a Parigi nel 1888. Fu direttore degli Archives Nationaux e segretario della Federation Unitaire de l’ Enseignement. Collaborò con Albert MATHIEZ alla stesura degli ‘Annales Revolutionnaires’ e degli ‘Annales Historiques de la Revolution Francaise’. Promosse una campagna di rinnovamento dell’ insegnamento della storia in senso laico e antinazionalista. Durante il governo di Vichy si ritirò a scrivere libri di storia del socialismo, che gli valsero una fama internazionale. Storico delle origini del socialismo, dedica in questo libro, una serie di saggi sui diversi momenti della vita di BABEUF, l’ evoluzione del suo pensiero sociale, il periodo in cui era il “”tribuno del popolo””, animatore della Congiura degli Uguali, primo tentativo di lotta socialista rivoluzionaria. Autodidatta, dotato di capacità nell’ impadronirsi del linguaggio politico delle classi colte, BABEUF riuscì a sollevarsi al di sopra del mondo contadino piccardo. Andò oltre la critica morale della società propria dei pensatori del XVIII secolo: proclamò l’ ingiustizia della proprietà privata, sviluppò la sua concezione della lotta di classe, esaltò il potere e le possibilità offerte dall’ avvento delle macchine. Marx ed Engels nel Manifesto del comunismo, annoverarono l’ azione e l’ opera dei cospiratori del 1797 fra le prime rivendicazioni del proletariato rivoluzionario. “”La seconda parte del testo appoggia il comunismo su un antico proverbio che Marechal ama e da cui trae un insegnamento ugualitario: “”Il sole splende per tutti””. E’ singolare questa utilizzazione dell’ astro supremo in favore delle masse in miseria. Tuttavia l’ accostamento non erano nuovo, poiché l’ eloquente Massillon, rivolgendosi ai potenti in uno dei suoi coraggiosi sermoni, esclamava: “”La terra sembra che produca per voi soli, grandi del mondo; il sole sembra levarsi e tramontare soltanto per voi””. E non dimentichiamo che Campanella, componendo nel 1611 la sua famosa utopia comunista, la pose sotto il segno del sole e che è impensabile che un erudito, un “”topo di biblioteca”” come Sylvain Marechal, non abbia conosciuto quell’ opera””. (pag 242-243)”,”SOCU-097″ “DOMMANGET Maurice”,”Historia del primero de mayo.”,”””Ma il primo maggio 1933 vede la classe operaia tedesca sotto lo stivale fascista. Hitler ha ottenuto i suoi fini senza sparare un colpo, con una facilità e una rapidità insperate. Stà al potere dal 30 gennaio, e le elezioni del 5 marzo, dopo l’ incendio del Reichstag e il terrore che seguì, gli danno – per così dire – consacrazione legale dentro la cornice stessa della Costituzione di Weimar””. (pag 297)”,”MPMx-018″ “DOMMANGET Maurice”,”Historia del 1° de Mayo.”,”””A due francesi – al cittadino Raymond Lavigne e al Diderot dei socialisti, Paul Lafargue – si deve la universalizzazione e la internazionalizzazione della manifestazione del 1° maggio””. (pag 81, citato da Dommanget brano della storia del primo maggio scritta da Adrien Véber)”,”MPMx-019″ “DOMMANGET Maurice”,”Saint-Just.”,”””Nel giugno 1791, Saint-Just fa apparire il suo Esprit de la Révolution et de la Constitution de la France””. Il libro porta Louis-Leon de Saint-Just come nome d’ autore. La stessa denominazione figura nell’ edizione del “”Discours sur la proposition d’ entourer la Convention nationale d’une garde-armée””, prononcée aux Jacobins le 22 octobre 1792″”. (pag 23) Giornali rivoluzionari. “”Chi non conosce almeno di nome le “”Révolutions de Paris”” di Louis Prudhomme? Questo giornale settimanale, di formato piccolo in-8 – la maggior tiratura di fogli dell’ epoca – prima della comparsa del ‘Père Duchesne’ che, si dice, arrivava ai 600.000 esemplari – nacque il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia con il motto famoso: “”I grandi ci appaiono grandi, perché siamo in ginocchio, Leviamoci!””””. (pag 137) Il renano Cloots. “”Jean-Baptiste o piuttosto Anacharsis Cloots, Massieu, Coupé e Portiez, a titoli diversi, sono lungi dall’ essere i primi venuti. Essi aspettano ciascuno una biografia speciale ed esaustiva per mettere pienamente in rilievo il loro vigore intellettuale, la loro capacità di lotta, il loro senso politico o il loro sforzo costruttivo. Senza andare a fare come Riazanov, dopo Tridon, del tedesco Cloots “”la più grande figura della Rivoluzione francse””, riconoscendo che dal punto di vista sociale è ben al di sotto della sua reputazione, occorre convenire che questo fiero scristianizzatore ha lavorato senza posa nell’ anno II alla sparizione di questa “”alienazione religiosa”” che il suo compatriota renano Karl Marx affronterà mezzo secolo più tardi come derivante sui generis dall’ instaurazione del comunismo. D’altra parte e soprattutto, in quanto “”oratore del genere umano””, da Parigi “”capoluogo del Globo””, ha lanciato le sue folgoranti idee cosmopolite””. (pag 197) Capacità militare. “”Così Saint-Just fu condotto a dare prova di capacità militari insospettate. A tal punto che Blanqui, così severo verso i “”retorici di Luigi-il-Grande investito dell’ ascia e del fascio per una avventura da Mille e una notte””, è obbligato, tra gli altri, a riconoscere che Saint-Just aveva l’ abitudine della guerra e l’ energia militare. No, la Convenzione non era un “”accozzaglia di mediocri”” e di uomini incerti””. (pag 200)”,”FRAR-290″ “DOMMANGET Maurice”,”Jacques Roux le curé rouge. Les “”Enragés”” contre la vie chère sous la Révolution. Jacques Roux (Le curé rouge) et le Manifeste des “”Enragés””.”,”DOMMANGET ha scritto un filone di opere dedicato alla storia della rivoluzione francese e un altro alla storia del socialismo (Blanqui, la Comune, il 1848 ecc.). Jacques Roux, soprannominato ‘petit Marat’ e Marat. “”Come ha sottolineato Jaures , questa sarà sempre una tattica di Jacques Roux di servirsi di Marat, di proteggersi con la popolarità de “”L’ Ami du peuple””, anche quando questo lo combatterà e lo calunnierà””. (pag 17) Jacques Roux e Babeuf. “”(…) Babeuf è e sarà nelle prime file per seguire l’ azione sociale di Jacques Roux. Ma, cosa curiosa, non ne fa cenno, e si cercherà invano nei suoi scritti del tempo anche nelle sue rievocazioni posteriori, non più di ciò che resta nell’ opera di Buonarroti sugli Eguali, un accenno qualsiasi a Jacques Roux””. (pag 41) Jacques Roux universalista. “”Egli sostiene che l’ esempio del popolo francese ispira “”nei popoli della terra il desiderio di battere i loro ferri””. Evoca la costituzione ideale “”che farà di tutti i popoli una sola famiglia di filosofi, amici e fratelli””. E’ questa posizione di cui il rappresentante più conosciuto fu Anacharsis Cloots, “”l’ oratore del genere umano””, che spinge Lequinio a chiamarsi orgogliosamente “”cittadino del globo””, titolo prezioso che preferisce a quello di convenzionale e con cui non manca di far seguire la sua firma su qualunque esemplare del suo libro ‘Les Préjugés détruits””.”” (pag 47)”,”FRAR-297″ “DOMMANGET Maurice”,”Les idées politiques et sociales d’ Auguste Blanqui.”,”””Poi costretto a lasciare Parigi, Marx si installa a Londra dove, con i principali membri dei vecchi comitati e dei congressi, riorganizza la Lega dei Comunisti. In quest’ epoca, Marx, malgrado la disfatta del movimento, crede ancora alle prospettive rivoluzionarie prossime. La circolare o piuttosto l’ indirizzo che redige con Engels nel marzo 1850 in nome della Lega offre a questo riguardo un grande insegnamento. Esso permette di stabilire che almeno sui punti seguenti, il pensiero di Marx e il pensiero di Blanqui coincidono: parola d’ ordine della rivoluzione permanente, approvazione dell’ azione clandestina, fiducia nell’ iniziativa rivoluzionaria della Francia e specialmente di Parigi “”la Bebele rivoluzionaria””, affermazione della Repubblica unica e indivisibile, attacco contro i piccoli borghesi repubblicani che si chiamano socialisti, armamento del proletariato e disarmo della guardia civile borghese. (…)””. (pag 377-378)”,”BLAx-005″ “DOMMANGET Maurice”,”La Jacquerie.”,”””Quali circostanze favoriscono lo scatenamento della rivolta? Ci sono sempre negli avvenimenti delle cause profonde e radicali, lontane nella loro genesi che creano il clima generale, e delle cause immediate che forniscono l’ occasione propizia all’ iniziativa. E’ un fatto d’ ordine secondario, a volte insignificante, sovente fuori scala rispetto allo sconvolgimento ulteriore che determina la reazione a catena. (…)”” (pag 36)”,”MFRx-227″ “DOMMANGET Maurice”,”Blanqui et l’opposition revolutionnaire à la fin du Second Empire.”,”L’A ha pubblicato nel 1935 uno studio su ‘Blanqui à Belle-Ile’ trattando del periodo 1850-1857. Nel 1947 ha pubblicato un altro studio su ‘Blanqui, la guerre de 1870-71 et la Commune’. Il presente lavoro si inserisce cronologicamente tra i due studi. E intende rettificare e completare gli studi fatti da Gustave GEFFROY in ‘L’Enfermé’ (BIBLIOTHEQUE CHARPENTIER) e Alexandre ZEVAES in ‘August Blanqui’ (MARCEL RIVIERE).”,”MFRx-040″ “DOMMANGET Maurice”,”La commune.”,”Atti eroici dei piccoli proletari. “”E’ un fatto che il ragazzo di Parigi, questo ‘gavroche’ così pronto alle monellerie, si è elevato all’ eroismo in tutte le epoche di crisi rivoluzionarie. Ma, mai si può dire, ha fornito tante azioni folgoranti. Uno studio speciale potrà e dovrà essergli consacrato. Citiamo qualche esempio. (…)””. (pag 157) “”V. Thiébaut, quattordici anni, correva tra le pallottole per portare da bere ai difensori della rotonda di Saint-Ouen. (…)”” “”Charles Banderitter, quindici anni, si era offerto come artigliere presso la 7° batteria della Marseillaise. (…) Per dieci giorni e dieci notti non lascia il suo pezzo e ogni suo colpo va a segno. (…)”” “”E’ ancora un ragazzo di quindici anni che partecipa attivamente ai combattimenti nel quartiere della Gare de l’ Est. Armato di fucile, tira dalle finistra sulla truppa e tutti i suoi colpi vanno a segno. Ogni volta che cambia finestra, inalbera una piccola bandiera rossa, segnando così la collocazione del suo “”quartier generale””. (pag 138)”,”MFRC-110″ “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du drapeau rouge. Des origines a la guerre de 1939.”,”Allegati: testi di Jules VALLES Jean JAURES, versi di Paul BROUSSE Lucien ROLAND Marius RETY Elie YONOV Jean NEMARD Marcel MARTINET Maurice BOUCHOR “”Aggiungerei che le ricerche in questo senso si fanno anarchicamente, senza obiettivi prefissati, senza scopi circoscritti; con i mezzi limitati, che mettono a disposizione di un pubblico niente affattor ristretto qualche Istituto specifico. Peraltro, come scriveva già A. Labriola nel 1895: “”La specializzazione e la complessità del movimento proletario sono diventate tali che non c’è più ormai spirito capace di abbracciarlo nel suo insieme, di comprenderlo nei suoi dettagli””””. (pag 10-11) “”Il 27 aprile, al banchetto dell’ Alliance Démocratique, a Neuilly-sur-Seine, Raymond Poincaré in un grande discorso sulla situazione politica aveva raggiunto Clemenceau nel suo odio della bandiera rossa. Egli si era espresso così: “”Noi teniamo per la bandiera tricolore contro la bandiera rossa, per la Marsigliese contro l’ Internazionale, per la Francia infine contro tutti quelli che la tradiscono, la rinnegano o la detestano””””. (pag 309) “”Il 15 gennaio 1933, sempre a Berlino, centinaia di bandiere rosse si gonfiano ancora al vento in onore di Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Una enorme manifestazione si svolge. Non si poteva credere al trionfo prossimo del Nazismo. (…) Ma questa forza operaia, che dava una impressione formidale in tale dimostrazione, si mostrerà incapace, il 22, di impedire ai nazisti di occupare la casa Karl Liebknech, e la bandiera a croce uncinata sventola sulla sede del Partito Comunista. Tutto quello che può fare il proletariato berlinese, è di rispondere a questo gesto di forza organizzato, con una azione individuale effimera, con un gesto erocio, certo, ma infantile. Nella notte dal 17 al 18 marzo, un individuo ritaglia l’ insegna nazista dallo stendardo al di sopra dell’ edificio, restituendo al rosso il suo vero carattere.”” (pag 400-401)”,”MOIx-025″ “DOMMANGET Maurice DALINE V.M. SOBOUL Albert LEHNING Arthur SURATTEAU J. MARKOV Walter KOPLENIG Hilde GALANTE GARRONE Alessandro OBERMANN Karl BERNSTEIN Samuel REBERIOUX Madeleine MAZAURIC Claude”,”Babeuf et les problèmes du Babouvisme.”,”Saggi di DOMMANGET Maurice DALINE V.M. SOBOUL Albert LEHNING Arthur SURATTEAU J. MARKOV Walter KOPLENIG Hilde GALANTE GARRONE Alessandro OBERMANN Karl BERNSTEIN Samuel REBERIOUX Madeleine MAZAURIC Claude BABEUF Francois-Noël detto Gracchus (1760-1797) Babeuf e gli intellettuali tedeschi. “”Per gli uni come per gli altri, Babeuf non fu certo una lettura facile o edificante, ma un avvertimento. Si può dire però che Babeuf abbia trovato in Germania un lettore più comprensivo: Fichte. Xavier Leon lo sostiene, e si sforza di seguire questa supposizione per la riedizione delle sue opere che si prepara a Monaco. “”E’ evidente che (…) solo la Repubblica francese può essere considerata come la patria dell’uomo onesto”” scriveva ancora a Giugno il nostro filosofo, nel 1799. Queste “”speranze le più care dell’ umanità”” che hanno nutrito secondo Fichte, la Rivoluzione, “”e che salvaguardia ancora la Francia””, queste speranze implicano anche una parte delle idee babuviste di cui si vorrebbe riconoscere l’ispirazione almeno passeggera e nella ‘Teoria del diritto naturale’ e nella utopia dello ‘Stato commerciale chiuso’. Noi non osiamo rispondere.”” (pag 197) Quanto meno, Babeuf e Fichte possono aver avuto dei precursori comuni. (pag 198)”,”SOCU-129″ “DOMMANGET Maurice”,”Jean Jaurès.”,”Jaures e gli insegnanti. “”Jaures ama gli istitutori. Prende sempre la loro difesa sulla stapa, alla Camera, nelle assemblee del Partito. Appoggia la loro attività corporativa (…) vuole che sia assicurata con la loro sicurezza materiale, la loro indipendenza morale, la loro dignità professionale.”” (pag 18) L’ insegnante e il socialismo (pag 26) “”E Jaures riunisce il suo pensiero su questo soggetto in una formula rimarchevole: ‘La scienza del libro è sempre fredda quando non è completa, animata, riscaldata dalla scienza della vita.'”” (pag 27)”,”JAUx-040″ “DOMMANGET Maurice”,”Revolution francaise. Le mouvement ouvrier et socialiste sous la Constituante. Conférences Organisées par le Groupe Fraternel du XIIIe et par la 7e Commission de l’ Ustica, Sous la direction d’ Albert Mathiez, professeur à l’ Université de Dijon.”,”””Quanto all’ eguaglianza, dopo come prima del 1789, Sylvain Maréchal la cerca invano. Vede sempre ricchi e poveri, maestri e garzoni, cittadini e soldati, preti e fedeli, rappresentanti e rappresentati. Come conciliare d’altra parte la fraternità con l’ esistenza e l’ antagonismo delle diverse classi sociali?”” (pag 18)”,”SOCx-135″ “DOMMANGET Maurice”,”Eugene Pottier. Membre de la Commune et chantre de l’ Internationale.”,”””L’ ‘Internationale’, è evidente, prende il suo nome dalla grande “”Associazione Internazionale dei Lavoratori’, l’ ‘Internazionale’ in forma abbreviata, o anche familiarmente l’ ‘Inter’. L’ atto di nascita del gruppo, la sua data ufficiale si può dire, deve essere fissata il 28 settembre 1864. E’ in quel giorno che Karl Marx, a nome degli operai dei diversi paesi riuniti a Londra, fece adottare in una assemblea pubblica tenuta alla Saint Martin’s Hall, a Long Acre il suo Manifesto dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori, più conosciuto come ‘Indirizzo inaugurale’. Esso termina con la famosa formula: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””.”” (pag 113) “”Mais, – comme il arrive toujours – les origines immédiates et lontaines de ce grand événement (l’ Association internationale des Travailleurs, ndr) remontent fort au-delà de sa date de naissance. San vouloir remonter trop haut, on ne saurait oublier que Cyrano de Bergerac (1619-1655), pair ailleurs athée convaincu, écrivait en 1651: ‘Un honnête homme n’est ni Francais, ni Allemand, ni Espagnol; il est un citoyen du monde et sa patrie est partout.”””” (pag 113) La rivoluzione francese riprende l’ idea, molti si rifanno al cosmopolitismo (Boissel con il suo ‘Catechismo del genere umano’, Lequinio ‘il cittadino del globo’ e Anacharsis Cloots ‘l’ oratore del genere umano’. Boissel, già nel 1789, pubblica ‘Catechismo del genere umano’ e poi la ‘Dichiarazione dei diritti dei sanculotti’. Savinien Cyrano de Bergerac (Parigi, 6 marzo 1619 – Sannois, 28 luglio 1655) è stato uno scrittore e drammaturgo francese del Seicento. La sua figura ha ispirato la celebre opera teatrale Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand del 1897. Grazie ai suoi romanzi fantastici è oggi considerato uno dei precursori della letteratura fantascientifica. Il suo nome completo era Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac (Cyrano era in realtà il cognome e non il nome), italianizzato da alcuni in passato come Ercole Savignano. (Wikip)”,”MFRx-283″ “DOMMANGET Maurice”,”Un drame politique en 1848. Blanqui et le document Taschereau.”,”””Quant à la figure de Blanqui, elle sortit plus menaçante de ce triste épisode. Ses partisans devinrent plus ardents, décidés à la guerre à mort contre le Gouvernement provisoire. Les clubs les plus bouillants se rangèrent aux côtés de la bête noire dont le nom, comme on a dit, devenait “”le symbole du salut du moment””. C’est même trop peu dire et en cela Proudhon et ses amis ont vu juste. Blanqui devint “”l’incarnation des vengeances populaires””. De même que le nom de Marat, le nom de Blanqui représenta désormais “”une des faces hideuses, mais malheureusement logiques, nécessaires de la Révolution””. Ainsi, Blanqui personnifia l’intransigeance et la fermeté révolutionnaires. Il devint l’instrument par excellence de l’opposition en 1848. C’est bien à ces titre du reste que ‘le Peuple’ et ‘la Voix du Peuple’, qui lui succéda, ménagèrent Blanqui, malgré les amis que Barbè possédait dans leur rédaction.”” (pag 105)”,”BLAx-010″ “DOMMANGET Maurice”,”Le curé Meslier. Athée, communiste & révolutionnaire sous Louis XIV.”,”in frontespizio foto di Dommanget Marc BLONDEL presidente della Federation Francaise de la Libre Pensée. Compagnie de Droits Audiovisuels (CODA) Movimento e materia (da pag 133)”,”SOCU-167″ “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Premier Mai.”,”””Enfin, arriva le 1er Mai 1886. Partout se déroulèrent d’importantes manifestations sur le mot d’ordre uniforme: ‘A partir d’aujourd’hui, nul ouvrier ne doit travailler plus de huit heures par jour! Huit heures de travail! Huit heures de repos! Huit heures d’éducation! (2). Il n’y eut pas moins de 5.000 grèves et environ 340.000 grévistes. A New York, des discours en anglais et en allemand furent prononcés dans les divers meetings. (…) “”Ce n’était, comme l’a remarqué Georges Vidalenc, qu’un pourcentage insignifiant, mais un résultat important était obtenu: grouper toutes les forces ouvrières pour une revendication unique et précise dont la réalisation devait être poursuivie sans faiblesse. Il s’agissait d’une prise de conscience du prolétariat américain en face du capitalisme le plus impérieux et le plus oppressif”” (2)”” (pag 39-40) [(1) ‘La Vie Ouvrière’, ibid, p. 430; (2) ‘Le premier Mai’, brochure CGT-FO]. (…) [Le premier mai 1893]: “”Cette Commission édita en numéro unique, imprimé par Jean Allemane, ‘La Manifestation du 1er Mai’, journal à collaboration éclectique d’une haute tenue, mais bien au-dessus de la portée des ouvriers (…). Fort d’une expérience d’un demi-siècle, le vieux Victor Considerant adressait un solennel avertissement à la bourgeoisie égoïste [‘La Manifestation du 1er Mai, n° cité]. C’est son portrait qui occupait le centre de la première page du numéro spécial du ‘Journal’ consacré au 1er Mai. Le patriarche aux jour désormais comptés était entouré des principaux leaders contemporains du prolétariat international qu’ appuyait la reproduction de leurs signatures autographes. Quant aux précurseurs, Saint-Simon et Fourier “”les deux grands théoriciens””, Rober Owen le premier réalisateur de la journée de travail réduite, Blanqui “”le Richelieu de la Révolution””, Lassalle et Karl Marx figuraient à la troisième page. Ce magnifique numéro – qui donnait en quelque sorte le commentaire illustré de la journée – groupait en un heureux contraste des enluminures de différents pays. (…)”” (pag 174-175)] [Maurice Dommanget, Histoire du Premier Mai, Paris, 1953]”,”MPMx-042″ “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Drapeau Rouge.”,”Maurice Dommanget, (1888-1976), instituteur, pédagogue, syndicaliste actif, a été également un chercheur dont il devient important d’exhumer et de réhabiliter les ouvrages qui sont la mémoire des luttes sociales, et de valider ses travaux de recherche historique. Introduction, Partie bibliographique, Pièces annexes, Bibliothèque, Postface de Roland BRETON, Index,”,”MEOx-006-FL” “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Premier Mai.”,”Maurice Dommanget, (1888-1976), instituteur, pédagogue, syndicaliste actif, a été également un chercheur dont il devient important d’exhumer et de réhabiliter les ouvrages qui sont la mémoire des luttes sociales, et de valider ses travaux de recherche historique. Préface de Charles JACQUIER, Introduction, Note, Index des noms,”,”MPMx-002-FL” “DOMMANGET Maurice, a cura di Roberto MASSARI”,”Babeuf e la congiura degli Eguali.”,”””(…) La forza che è stata sufficiente per opprimerci così a lungo, non lo è stata abbastanza per diffamarci; abbiamo visto la verità emergere da ogni spatola, per raffigurare – mentre eravamo ancor vivi – i nostri persecutori. Perfino i nostri nemici, compresi quelli più avversi alle nostre opinioni, i loro cronisti più accesi, tutti hanno reso giustizia alle nostre virtù… Come non essere ancor più certi che la storia, nella sua imparzialità, inciderà la nostra memoria con tratti onorevoli… Le lascio dei monumenti scritti, in cui ogni riga testimonia che non vivevo e non respiravo che per la giustizia e la felicità del popolo…”” (pag 155) (da G. Babeuf, ‘Difesa davanti all’Alta Corte di Vendome’)”,”SOCU-008-FF” “DOMMANGET Maurice, a cura di G. DANVIER”,”Louis-Auguste Blanqui.”,” Blanqui e la prima internazionale. Blanqui a Bruxelles (pag 66-67) “”A Bruxelles lo vengono a trovare gli studenti francesi che già lo conoscono o che partecipano a Liegi al Congresso internazionale degli studenti. Tridon, delegato anch’egli al congresso, approfitta dell’occasione per andare a salutare il proprio maestro e per presentargli due dei suoi amici: Albert Regnard, futuro traduttore di Büchner, e Paul Lafargue, che sarà tra i fondatori del partito operaio francese. In seguito si stabiliscono a Bruxelles Charles Longuet e Rogeard, per sfuggire all’arresto e continuare la pubblicazione della ‘Rive Gauche’. Blanqui si rivede con loro. E’ l’epoca in cui Longuet traduce e pubblica in francese il celebre ‘Indirizzo inaugurale’ dell’Associazione internazionale dei lavoratori redatto da Marx. Nel corso dello stesso 1866 Blanqui si reca a Ginevra, dove [a settembre] si deve svolgere il Primo congresso dell’Internazionale. L’idea dei blanquisti è di parteciparvi per denunciare le deviazioni che il mutualismo e la cooperazione hanno cominciato a far subire al socialismo. Blanqui tuttavia fa impartire ai suoi amici di Parigi l’ordine di non andarvi. Tre di loro non danno ascolto all’ingiunzione del capo e si recano comunque a Ginevra. Ne seguono divisioni, ma la polizia parigina si incarica di risolvere il conflitto a suo modo, mediante l’arresto dei militanti blanquisti. A Bruxelles, prima e dopo il congresso di Ginevra, Blanqui non rimane inattivo, come molti ritengono. Egli mantiene una corrispondenza coi suoi luogotenenti: Tridom, Jaclard, Eudes, Granger, Genton e Duval (tutti a Parigi), dando precise istruzioni e moltiplicando i consigli. E visti i progressi del blanquismo tra gli operai dei sobborghi e tra gli studenti del Quartiere latino, egli non tarda a porsi la questione delle modalità di raggruppamento. Che fare? Organizzarsi in società segreta, continuando il sistema precedentemente in uso? Neanche a pensarci, perché la rete poliziesca si è fatta troppo stretta. Viene decisa allora la formazione di raggruppamenti di dieci membri, che non si conoscono tra loro e il cui capo è il solo ad entrare in rapporti puramente verbali con la direzione del movimento. In tal modo si riducono al minimo gli effetti di eventuali infiltrazioni, mentre al primo segnale, trasmesso verbalmente, tutti gli aderenti avrebbero potuto raccogliersi in un unico punto. Si tratta, insomma, di un’organizzazione ispirata chiaramente al sistema delle decurie e centurie creato da Buonarroti nel 1814. Occorre aggiungere che, oltre a questa struttura di combattimento – ottenuta mediante la selezione – un’organizzazione più ampia, ispirata ai principi del libero pensiero ed alla testa della quale si trovano Eudes e Regnard, subisce direttamente e fortemente l’influenza blanquista”” (pag 66-67) Nota: il saggio di Dommanget ‘Dommanget, Maurice Titolo Les blanquistes dans l’Internationale de la chute de la Commune à la conférence de Londres / par Maurice Dommanget Pubblicazione Paris : Éditions du Centre nationale de la recherche scientifique, 1968 P. 141-149 ; 24 cm Estr. da: La première Internationale, Paris, 1968 si trova in: – LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD., La Premiere Internationale. L’ institution l’ implantation le rayonnement. Paris 16-18.11.1964 CNRS, EDITIONS DU CENTRE NATIONAL DE LA RECHERCHE SCIENTIFIQUE. PARIS. 1968 pag 497″,”BIOx-028-FF” “DOMMANGET Maurice”,”Babeuf e la Congiura degli Uguali.”,”Maurice Dommanget è nato a Parigi nel 1888. Fu direttore degli Archives Nationaux e segretario della Federation Unitaire de l’ Enseignement. Collaborò con Albert MATHIEZ alla stesura degli ‘Annales Revolutionnaires’ e degli ‘Annales Historiques de la Revolution Francaise’. Promosse una campagna di rinnovamento dell’ insegnamento della storia in senso laico e antinazionalista. Durante il governo di Vichy si ritirò a scrivere libri di storia del socialismo, che gli valsero una fama internazionale. – Temperamento e formazione di Babeuf – Babeuf e la massoneria – Babeuf e l’ educazione – L’ Hebertismo e la Congiura degli Eguali – Gli Uguali e la Costituzione del 1793 – Terrore rosso e terrore bianco secondo Babeuf e Buonarroti – Marescial e Babeuf – Filippo Buonarroti – Buonarroti e A. Blanqui – Charles Germain”,”SOCU-009-FF” “DOMMANGET Maurice”,”Histoire du Premier Mai.”,”Note a margine di PS (per la preparazione dell’opuscolo sul 1° Maggio a cura di GB e PS)”,”MOIx-001-FGB” “DONADONI Eugenio”,”Breve storia della letteratura italiana dalle origini ai nostri giorni.”,”Dante dice no ad una richiesta del papa. “”Un alto senso di giustizia e un saldo proposito di concordia sembra abbiano inspirato l’ opera del priore Alighieri. Nobile, ma non ricco, non legato perciò a nessun casato, uso, per consuetudine di mente, a guardare le cose più nella loro idea che nella realtà; egli volle esercitare le sue funzioni con quell’ indipendenza assoluta che è fatta per provocare le ire di tutti, se il successo non segue pieno al proposito. I priori riconfermarono la sentenza contro i congiurati. E poiché le parti dei Cerchi e dei Donati si mostravano più che mai facinorose, pensarono di mandare al confino i capi delle due fazioni. Tra i Bianchi, Guido Cavalcanti, l’amico diletto di Dante, andò a Sarzana, dove ammalò delle febbri, che lo spensero, appena ritornato a Firenze, come fu detto. I Neri, protetti dal cardinale d’Acquasparta, rifiutarono prima, e poi, fuggito a Roma il cardinale, quando ebbe vedute scoperte le sue partigianerie, accettarono il confino a Castel della Pieve, donde Corso si recò a Roma a brigare presso il pontefice. Né col priorato cessò l’ operosità politica di Dante. Nell’ aprile del 1301 fu incaricato di sorvegliare i lavori di riattamento della via di San Procolo. Nel giugno di quell’ anno apparisce nel consiglio dei Cento, e al capitano del popolo che chiedeva cento cavalieri pel servizio del papa, per ridurre sotto gli Angioini i ribelli Siciliani dei Vespri, rispose ripetutamente no: ‘quod de servitio faciendo domino papae nihil fiat’. Il nome di Dante occorre anche in altre consulte meno importanti di quell’anno; ma quel ‘no’ ripetuto e imprudente è più che bastevole a spiegare l’ odio dei partigiani del papa verso di lui, e la vendetta imminente.”” (pag 27-28) (consuluit quod de servitio faciendo domino papae nihil fiat) Dante accusato di peculato. (pag 29) Dante nell’ esilio. La morte civile. “”(…) si sentì solo , e volle esser solo. In quel mondo diviso in Cerchi e Donati, in Bianchi e Neri, in guelfi e ghibellini, egli fece “”parte per se stesso””””. (pag 29)”,”ITAG-173″ “DONAGGIO Enrico”,”Una sobria inquietudine. Karl Löwith e la filosofia.”,”DONAGGIO Enrico è ricercatore all’ Università di Torino, dove insegna filosofia della storia. E’ autore curatore e traduttore di volumi e saggi apparsi in Italia e all’ estero. Ha curato la raccolta ‘Sul male. A partire da Hannah Arendt’, Roma, 2003. “”Uno di questi, ancor più di Burckhardt, era Goethe, la figura che Löwith affiancava e contrapponeva ora a Hegel e Nietzsche. E fu proprio rileggendo i discorsi e gli epistolari goethiani – come informano soprattutto alcune lettere a Erik Peterson – che vennero montati e ricomposti i lavori preparatori di un libro che avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi ‘Da Goethe a Nietzsche’. Il proverbiale senso della misura dimostrato da Goethe in ogni occasione rappresentava infatti l’ antidoto più potente al culto dell’ estremo praticato da Marx, Kierkegaard e Nietzsche.”” (pag 111)”,”FILx-318″ “DONALD Moira”,”Marxism and Revolution. Karl Kautsky and the Russian Marxists, 1900-1924.”,”DONALD Moira è lecturer in storia presso il dipartimento di storia e archeologia della Exeter University “”Lenin made this a central theme of his work, ‘One step forward’, and Liadov reiterated it in his article on the split. Lenin even cited extracts from a recent article by Kautsky to lend weight to his argument. In ‘Wahlkreis und Partei’, published in ‘Die Neue Zeit’ in 1904, Kautsky argued in favour of the right of the party executive to influence the selection of a parliamentary candidate. Lenin drew a parallel with the current dispute on centralised power in the Russian party: ‘Kautsky emerged as one of the representatives of the revolutionary current (which, just as in our party was of course accused of “”dictatorship””, of being an “”inquisition”” and other terrible things) … Kautsky gave a detailed account of the disorganising role of opportunist autonomism in a variety countries”” (Kautsky, ‘Wahlkreis und Partei’, NZ 22 (2) (April 1904), 36-46, cited in Lenin, Shag vpered, p. 388)”” (pag 50) Kautsky in polemica con Trotsky e Lenin su questione dittatura del proletariato (pag 245) “”‘The proletarian revolution and the renegade Kautsky’ was the only really substantial piece Lenin found time to write after the Bolsheviks came to power. It contains one hundred pages of bitter invective against his former mentor, and it also constitutes the only serious attempt by Lenin to justify the Soviet regime in terms of Marxist theory. Which goal was paramount in Lenin’s view – to attack Kautsky, or to defend the actions of the Bolsheviks – is a question which can be answered by reading the preface to the work: ‘The question of proletarian revolution is now on the agenda in a practical sense in a number of countries. For this reason a critique of Kautsky’s renegade sophisms and his complete renunciation of Marxism is necessary’. Lenin’s accusations against Kautsky were as follows: 1. That his assertion that the Bolsheviks based their argument about the dictatorship of the proletariat on one brief reference in Marx was false; that Marx and Engels had repeatedly discussed the question in their letters and publications, and that Kautsky was well aware that this was the case. 2. That the argument that dictatorship of the proletariat was a state rather than a specific form of government was adopted by Kautsky to obviate the unpleasant need for revolutionary force, or indeed for revolution. 3. That whilst the Paris Commune had operated on universal suffrage, this was only possible because the Court and the bourgeoisie had abandoned Paris for Versailles. 4. That his argument that a class could not govern was sheer ‘parliamentary cretinism'”” [Moira Donald, Marxism and Revolution. Karl Kautsky and the Russian Marxists, 1900-1924, 1993] (pag 237)”,”KAUS-015″ “DONALD Moira”,”Marxism and Revolution. Karl Kautsky and the Russian Marxists 1900-1924.”,”Moira Donald is lecturer in history in the department of history and archaelogy at Exeter University. This book offers a new interpretation of the origins of Russian Marxism, placing it firmly within the folds of the western European socialist movement. Acknowledgements, Introduction, A Note on Sources, conclusion, Epilogue: Kautsky and the Russians: the last years, Notes, Appendix: Publications of Kautsky’s work in Russian translation, Bibliography, Index,”,”KAUS-003-FL” “DONALD Moira REES Tim a cura, contributi di Edward ACTON Krishan KUMAR Catherine MERRIDALE Jeremy NOAKES Jonathan OSMOND Pamela PILBEAM Richard SAKWA”,”Reinterpreting Revolution in Twentieth – Century Europe.”,”Moira Donald is Senior Lecturer in History at the University of Exeter. Tim Rees is Lecturer in History at the University of Exeter. Richard Sakwa is Professor of Politcs at the University of Kent at Canterbury. Edward Acton is Professor of Modern European History at the University of East Anglia. Krishan Kumar is Professor of Sociology at the University of Virginia. Catherine Merridale is Senior Lecturer in European History at the University of Bristol. Jeremy Noakes is Professor of History at the University of Exeter. Jonathan Osmond is Professor of Modern European History at the University of Wales, Cardiff. Pamela Pilbeam is Professor of French History at Royal Holloway College, University of London. Acknowledgements, Notes and References, Notes on Contributors, Index,”,”STOx-052-FL” “DONATELLI Piergiorgio”,”Wittgenstein e l’etica.”,”Piergiorgio Donatelli (Verona, 1966) è dottore di ricerca in filosofia. Ha studiato a Roma e a Pittsburgh (USA). Svolge la sua attività presso la cattedra di Storia della filosofia morale dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre a diversi saggi sull’etica contemporanea, ha pubblicato: Etica analitica. Analisi, teorie, applicazioni (con E. Lecaldano).”,”FILx-097-FL” “DONATI Donato CARLI Filippo a cura”,”L’Europa nel secolo XIX. Volume I. Storia politica.”,”saggi di Luigi RAVA Paolo ARCARI Pietro ORSI Pietro SILVA Arturo Carlo JEMOLO Gaetano SALVEMINI Pietro DE-FRANCISCI Guido DE-RUGGIERO Camillo MANFRONI “”Ho detto che l’Italia tiene un “”monopolio di posizione”” geografica. Ma debbo aggiungere che questa posizione-chiave,se è utile, è anche incomoda e pericolosa. In grazia di quella posizione geografica, tutte le correnti della politica continentale e della politica mediterranea, investo l’Italia. Tutte le Potenze, che circondano l’Italia per terra e per mare, hanno interesse ad attirare l’Italia dalla loro parte, e ad evitare che sia attirata dagli avversari; le minacciano, più o meno apertamente, danni più o meno gravi, non solamente se accenna a diventare ostile, ma anche se desidera di rimanere neutrale. Così l’Italia è continuamente trascinata nei problemi continentali dallaimportanza della pianura del Po, e nei problemi mediterranei, dalla importanza della penisola.”” (Gaetano Salvemini, L’Italia politica nel secolo XIX,, pag 325-401) (pag 385)”,”EURx-275″ “DONATI Donato CARLI Filippo a cura; saggi di Guido MAZZONI Pietro TOLDO Arturo FARINELLI Giulio BERTONI Federico OLIVERO Giuseppe GABETTI Giovani MAVER Italo SICILIANO”,”L’Europa nel secolo XIX. Volume II. La letteratura.”,”saggi di Guido MAZZONI Pietro TOLDO Arturo FARINELLI Giulio BERTONI Federico OLIVERO Giuseppe GABETTI Giovani MAVER Italo SICILIANO “”E tu onore di pianti, Ettore, avrai Ove fia santo e lagrimato il sangue Per la patria versato e finchè il sole Risplenderà su le sciagure umane”” (Foscolo, I sepolcri) (pag 9)”,”EURx-276″ “DONATI Pierpaolo a cura; contributi di Luigi CAMPIGLIO Carla COLLICELLI Paola DI-NICOLA Pierpaolo DONATI Franco FASOLO Andrea MACCARINI Corrado PONTALTI Camillo REGALIA Luisa RIBOLZI Giovanna ROSSI Eugenia SCABINI”,”Famiglia e società del benessere.”,”I nidi vuoti. (pag 92-93) “”Nel più ampio processo di semplificazione delle strutture familiari, si inseriscono a pieno titolo le coppie senza figli, che tendono; come le famiglie unipersonali, ad avere un peso percentuale sempre più forte. Tuttavia tale aumento più che dovuto alla diffusione di nuovi e radicali modelli di fecondità (nessun figlio), è in buona misura attribuibile al processo d’invecchiamento della popolazione. Il fatto che, nonostante la diminuzione della fecondità, non si possa parlare di azzeramento della filiazione – almeno come tendenza – è confermato dai dati relativi ai nidi vuoti. Le coppie senza figli (sia sole che in combinazione) sono il 19,7% delle famiglie: tuttavia ben l’81,4% di queste coppie sono «nidi vuoti»: famiglie costituite da adulti i cui figli, generati, allevati e cresciuti, sono andati via (nella maggior parte dei casi per formare una nuova famiglia). Come si può notare dalla Tabella 3 la maggior parte dei nidi vuoti è caratterizzata da famiglie in cui la donna ha un’età compresa tra i 55-74 anni: a conferma che si è di fronte a famiglie che sono entrate in un diverso ciclo di vita, al cui interno ridiventa centrale la relazione di coppia. In base ai dati dell’ultima indagine multiscopo dell’Istat, i nidi vuoti sono leggermente più diffusi nelle aree meridionali del Paese, al cui interno si rileva una maggiore diffusione di coppie che comunque generano figli. ‘La coppie con figli’. Le coppie con figli, pari al 48,0% delle famiglie (coppie sia sole che in coabitazione con altri), tendono non solo a diminuire, ma a ridurre anche il numero di figli. Nonostante la contrazione del loro numero, le famiglie nucleari classiche (coppia con figli) costituiscono, tuttavia, ancora la forma familiare modale. In base ai dati dell’indagine multiscopo dell’Istat, ciclo 1993-94, le coppie con un solo figlio costituiscono il 43,8% del totale delle coppie con figli, con due il 42,5%, con tre l’11,0% e con quattro e più figli il 2,7%. Inoltre, fatto cento le coppie con figli, il 64,2% ha almeno un figlio minorenne: sempre in base ai dati dell’Istat, nel 26,8% dei casi la coppia ha un bambino di età sino a 5 anni, nel 24,0% da 6 a 13 anni e nel 13,4% da 14 a 17 anni. Si ha inoltre un 22,5% di coppie che ha figli di età compresa tra i 18 ed i 24 anni, ed un 13,3% con figli di età superiore. I mutamenti più rilevanti che hanno investito questa forma familiare non sono tanto di tipo quantitativo (ad esempio come drastica riduzione), quanto nella sua composizione interna e nelle modalità della sua formazione. Mutamenti che si possono sintetizzare: I) spostamento in avanti dell’età al primo matrimonio; II) riduzione delle nascite di ordine superiore a tre; IV) radicalizzazione o se si vuole riconferma di un modello di fecondità molto differenziato dal punto di vista territoriale, come la Tabella 4 ben evidenzia (quasi un quarto delle famiglie del Sud ha più di tre figli); V) allungamento della permanenza dei figli dentro la famiglia”” (pag 92-93) [Paola Di Nicola, ‘La stratificazione sociale delle famiglie di fronte alla politiche sociali]”,”ITAS-206″ “DONATI Stefano”,”I fondamenti della matematica nel logicismo di Bertrand Russell.”,”Stefano Donati è nato a La Spezia nel 1957 e vive a Parma. Si è laureato in materie letterarie presso la Facoltà di Magistero di Parma, e in Filosofia (sempre a Parma) presso la facoltà di Lettere e Filosofia.”,”SCIx-313-FL” “DONATI Giacomo”,”Hobbes.”,”””Nel mondo hobbesiano l’individuo rimane più come un centro di collisione, che come un centro di coordinazione. Un pessimismo integrale e profondo vela tutta la concezione che l’Hobbes ha della vita psichica e fisiologica dell’individuo e della società, in cui l’individuo è costretto a vivere e a lottare”” (pag 79) Dono di Mario Caprini”,”FILx-597″ “DONAVER Federico”,”Storia di Genova.”,”Genova e Napoleone (pag 218) Il governo di Francesco Sforza a Genova. “”In mezzo a queste intestine discordie, chi guadagnava era lo Sforza duca di Milano, mentre in Genova rendevasi odioso il governo dell’ arcivescovo Fregoso aiutato nelle ribalderie da Obbietto Fieschi. Il re di Francia Luigi XI cedeva nel 1464 al duca di Milano la città di Savona; a lui si dava pure Albenga; e Finale, Monaco e Ventimiglia, per opera di Giovanni del Carretto e Lamberto Grimaldi cadevano in suo potere; la riviera di levante stava pure per isfuggire al dominio genovese, quando i cittadini, immiserito il pubblico erario, il commercio quasi distrutto, il credito ribassato, non trovarono di meglio che invocare la signoria del duca di Milano su tutta la repubblica.”” (pag 132) Ruolo di Camogli nella costruzione navale (inserto di pag 136) (navi tipo brigantino, galeone camogliese, scuna)”,”LIGU-054″ “DONAVER Federico”,”Storia di Genova.”,” Filippo re di Francia e Riccardo d’Inghilterra imbarcati sulle galee genovesi per le crociate (pag 29)”,”LIGU-086″ “DONDERO Mario, a cura di Uliano LUCAS e Tatiana AGLIANI”,”Il porto.”,”Mario Dondero foto-giornalista (1928-2015). Uliano Lucas, noto fotografo, ha pubblicato recentemente con Il Canneto ‘Il tempo dei lavori’.”,”FOTO-094″ “DÖNHOFF Marion SCHMIDT Helmut SOMMER Theo a cura; compilazione di Karl-Heinz JANSSEN”,”Zeit-Geschichte der Bonner Republik, 1949-1999.”,”Foto dei curatori nel risvolto di copertina (4°) Dr. Marion Dohnoff, nata 1909, pubblicista, dal 1972 editore dello Zeit Helmut Schmidt, nato nel 1918, cancelliere della RFT dal 1974 al 1982, dal 1985 editore delllo Zeit Dr. Theo Smmer, nato nel 1930, dal 1993 editore dello Zeit. 187 testi su 2600 numeri”,”GERV-072″ “DONI Rodolfo”,”Giorgio La Pira. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””A questo proposito, vale quanto scritto da Vittorio Possenti, fin dall’inizio del suo libro, nel quale esamina in La Pira il pensiero dominante di Tommaso d’Aquino: “”La Pira non ricorre all’Aquinate per fondare il realismo conoscitivo o per argomentare sulla validità della metafisica dell’essere, cose d’altronde di cui è pienamente convinto, ma per affermare il valore ultimo dell’atto contemplativo e; insieme, l’essenziale politicità del cristianesimo (e anche dell’intero insegnamento di San Tommaso), da cui trarre le perenni regole di edificazione della ‘civitas hmana’ (…), dottrina della persona e della società, del diritto e della legge, del bene comune, della proprietà, del fine della società e dello Stato, della guerra, eccetera. La ricca eredità tomista viene assunta non come un lascito di tempi ormai lontani da rendere oggetto di ricerche erudite, bensì come una bruttura pienamente contemporanea, capace di produrre sempre nuovi frutti per guidare l’azione storica dei cristiani”” (11).”” (11) Vittorio Possenti, Giorgio La Pira e il pensiero di san Tommaso, Studia Universitatis sancti Thomae in Urbe, Roma, 1983, p. 21″,”ITAP-193″ “DONINI Pier Giovanni”,”I paesi arabi. Dall’impero ottomano agli Stati attuali. La questione palestinese.”,”Pier Giovanni DONINI (Trento, 1936) insegna storia del Vicino Oriente all’Univ di Venezia. Si occupa soprattutto di storia delle minoranze del mondo islamico.”,”VIOx-030″ “DONINI A. ROBERTSON A. SIUZIUMOV M.I. MACEK J. CANDELORO G. TOGLIATTI P. CHESNEAUX J LEVADA I.”,”Eglises et religions. 1. Le Christianisme.”,”Scritti di DONINI A. ROBERTSON A. SIUZIUMOV M.I. MACEK J. CANDELORO G. TOGLIATTI P. CHESNEAUX J LEVADA I. I manoscritti del mar Morto contengono anche un trattato sulla guerra per il popolo ebraico. Il testo è un’ opera di immaginazione ma gli autori si sono pur sempre dovuti ispirare alla loro esperienza reale. E’ utile per approfondire la conoscenza della disposizione delle forze militari, della tattica della guerra all’ epoca tardo ellenistica.”,”RELC-102″ “DONINI Pier Giovanni”,”Il mondo islamico. Breve storia dal Cinquecento a oggi.”,”DONINI Pier Giovanni (1936-2003) è stato uno dei massimi storici italiani dell’ Islam. Per molti anni è stato professore di storia e istituzioni del Vicino e Medio Oriente presso l’ Università di Venezia e presso l’ Università di Napoli L’ Orientale, dove ha insegnato nella Facoltà di scienze politiche. Ha pubblicato diversi saggi e volumi su Vicino e Medio Oriente tra cui ‘I paesi arabi’ (1982), ‘Le minoranze nel Mediterraneo’ (1998), ‘Il mondo arabo islamico’ (2002). “”Un duro colpo alle tradizioni islamiche fu rappresentato dai provvedimenti che eliminarono l’ alfabeto arabo, diffosi in seguito all’ islamizzazione, sia pur lentamente, fino a imporsi in tutta l’ Asia centrale. Già prima della rivoluzione russa si era cominciata a diffondere l’ idea che l’ alfabeto arabo non fosse lo strumento più adatto; era considerato la causa principale dell’ analfabetismo imperante fra tutti i musulmani dell’ impero zarista. Soltanto dopo la rivoluzione, tuttavia si arrivò a iniziative concrete, con la semplificazione introdotta negli anni Venti, grazie alla quale si eliminavano le varianti di alcune lettere la cui forma cambia, nella scrittura araba, a seconda della posizione (iniziale, intermedia o finale). Provvedimento più radicale fu l’ introduzione dell’ alfabeto latino in Azerbaigian (1922). Successivamente, in seguito al Congresso turcologico svoltosi a Baku nel marzo 1926, fu decisa l’ introduzione dell’ alfabeto latino in Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan (1927), in Kazakhstan e Tagikistan (1928). In Asia centrale, durante la seconda metà degli anni Venti, si stampava dunque sia con l’ alfabeto arabo riformato, sia in caratteri latini (Castagné 1927). Il dominio dell’ alfabeto latino in Asia centrale fu, ad ogni modo, di breve durata: una disposizione del 13 marzo 1938 rese obbligatorio l’ insegnamento del russo in tutte le scuole dell’ Urss e, da quel momento, l’ alfabeto cirillico si sostituì a quello latino. Il processo si svolse in tempi relativamente brevi e fu completato nel 1942; ora, dopo il crollo dell’ Unione Sovietica, si comincia a reintrodurre sia l’ alfabeto latino, sia quello arabo.”” (pag 238-239)”,”VIOx-130″ “DONINI Pier Giovanni”,”Il mondo Islamico. Breve storia dal Cinquecento a oggi.”,”Pier Giovanni Donini (1936-2003) è stato uno dei massimi storici italiani dell’Islam. Per molti anni è stato professore di Storia e Istituzioni del Vicino e Medio Oriente presso l’università di Venezia e presso l’università di Napoli l’Orientale, dove ha insegnato nella facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato diversi saggi e volumi su Vicino e Medio Oriente, tra cui: I paesi Arabi, Le minoranze nel Mediterraneo, Il mondo arabislamico.”,”VIOx-071-FL” “DONINI Ambrogio”,”Breve storia delle religioni.”,”Ambrogio Donini si è laureato nel 1925 in storia del cristianesimo, alla scuola di Ernesto Buonaiuti. Costretto all’esilio durante il fascismo, ha vissuto negli Stati Uniti, dove si è specializzato in ebraico e siriaco alla Harvard University, insegnando poi in numerosi istituti di istruzione superiore. É stato ambasciatore in Polonia, senatore della Repubblica per alcune legislature e docente universitario. Contiene il paragrafo: ‘Marxismo e religione’ (pag 12-16) “”La critica della religione, leggiamo in Marx, è «il presupposto di ogni altra critica» (2). Attraverso la religione, nell’impossibilità di darsi ancora una spiegazione razionale della natura e della società, gli uomini hanno tuttavia preso contatto, sia pure in modo distorto, con la ‘realtà’ che li circonda. La religione «non è altro che il riflesso immaginario, nella testa degli uomini, di quelle forze esterne che dominano la loro esistenza quotidiana», ammoniva Engels sin dal 1878, invitando allo stesso tempo la classe operaia a non lasciarsi trascinare, partendo da questa giusta analisi, sul terreno di una generica polemica antireligiosa (3). Sarebbe ingenuo e fuorviante, infatti, trarre dal pensiero di Marx e di Engels la conclusione che ogni singolo aspetto dell’ideologia, e in particolare di quella religiosa – mito, rito, dogma, ordinamento sacerdotale – non sia che il riflesso immediato delle condizioni materiali di vita dell’uomo e delle basi economiche su cui poggia la società. Una volta nate da una determinata struttura, anche le idee agiscono e reagiscono sulla ‘realtà’ ambientale da cui hanno avuto origine, in un modo che può apparire, a un esame superficiale, addirittura «autonomo». Nella coscienza dell’uomo, nessuna ideologia si presenta direttamente legata ai dati materiali dello sviluppo storico e sociale che la condizionano; ma resta il fatto che senza un esame accurato, e ben documentato, di quelle basi obiettive, nessuna ideologia, e tanto meno quella religiosa, potrebbe trovare una sua spiegazione (4). Sono in primo luogo i fenomeni della natura, di cui l’uomo ignora ancora le leggi, che si presentano a lui come delle forze cieche, misteriose, potenti, ch’egli cerca d’influenzare con il gesto, il rito e la preghiera, e che lentamente finisce col personalizzare, conferendo loro concreti attributi a propria immagine e somiglianza. «La paura ha creato gli dèi»: così suona un frammento molto citato di un antico poeta latino, che si vuole di solito identificare con Lucrezio (5). In questo assunto, che viene da lontano e per il suo vigore espressivo appare ben degno dell’autore del ‘De rerum natura’ (il poema «Sulla natura»), c’è senz’altro un elemento di verità, suffragato da tutta una serie di dati sulla psicologia del primitivo. In tempi a noi vicini, il concetto è stato sostanzialmente ripreso da Rudolf Otto, teorico dell’idea del «sacro», che per conferire un valore autonomo all’irrazionale, nella storia delle religioni, ha fatto ricorso proprio alle categorie del «tremendo», del «fascinoso», del «numinoso», cioè del divino, da lui definite primordiali e collegate con i fenomeni naturali (6). (…) Ma la paura di un padrone umano ha preceduto storicamente la paura dei padroni celesti. Soltanto allora; accanto alle forze della natura, sono enrati in gioco nuovi rappori sociali, che sembrano dominare l’uomo, sin dalla nascita, con la stessa apparente necessità e incomprensibilità dei fenomeni atmosferici. La paura di fronte alla dura realtà dell’oppressione, dello sfruttamento, della povertà: ecco le vere ‘radici sociali’ della religione, studiata nel suo sviluppo storico. …. finire (pag 12-16) [Ambrogio Donini, ‘Breve storia delle religioni’, Roma, 1991] [(2) …”,”RELx-001-FV” “DONINI Pier Giovanni”,”I paesi arabi. Dall’impero ottomano agli Stati attuali. La corsa al petrolio. La questione palestinese.”,”Pier Giovanni Donini (Trento, 1936) insegna storia del Vicino Oriente all’Università di Venezia. Ha curato varie voci dell’ Enciclopedia del Medio Oriente, Milano, 1979.”,”VIOx-003-FF” “DONINI Ambrogio”,”Storia del cristianesimo dalle origini a Giustiniano.”,”Ambrogio Donini, storico, politico e diplomatico, è nato a Lanzo Torinese l’8 agosto 1903. Laureatosi nel 1925 con Ernesto Buonaiuti con una tesi di storia del cristianesimo che venne subito pubblicata, già nel 1926 prese all’Università di Roma il posto del suo maestro, allontanato dall’insegnamento per decisione del governo fascista. Entrato nel partito comunista dopo la promulgazione delle leggi eccesionali del novembre 1926, nel 1928 fu costretto a rifugiarsi all’estero per evitare l’arresto. Trasferitosi negli Stati Uniti approfondì le sue ricerche sulla storia del cristianesimo all’Universtà di Harvard e insegnò in università e colleges americani. Richiamato in Europa dal partito, nel 1932-39 fu redattore capo del quotidiano ‘La voce degli italiani’ e diresse le ‘Edizioni di Cultura Sociale’. Negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale diresse il settimanale ‘L’Unità del Popolo’ e fu professore di storia delle religioni alla Jefferson School di New York. Rientrato in Italia dopo 17 anni di esilio, riprese i suoi corsi all’Università di Roma, fu ambasciatore a Varsavia (1947-48), presidente dell’Istituto Gramsci (1949), vice direttore di ‘Rinascita’ (1949), senatore (1953-63). Nel CC del PCI dal 1948, e nella Commissione Centrale di Controllo dal 1956. Professore di storia del cristianesimo all’Università di Bari dal 1960. Ha pubblicato pure le sue memorie: ‘Sessant’anni di militanza comunista’, Teti, 1988.”,”RELC-094-FF” “DONINI Pier Giovanni”,”Le comunità ebraiche nel mondo.”,”Pier Giovanni Donini (Trento, 1936) è professore associato di storia politica e delle istituzioni del vicino Oriente nell’Università di Venezia.”,”EBRx-038-FL” “DONINI Ambrogio”,”La basi sociali del cristianesimo primitivo. Corso pareggiato di “”Storia del Cristianesimo”” tenuto nell’anno accademico 1945-1946. Appunti raccolti da Ivia Serra e Franca Borrozzino.”,”””Studiare le basi sociali del Cristianesimo vuol dire vedere in mezzo a quali ambienti, a quali strati sociali (mercanti, artigiani, contadini, schiavi, ecc.) è nata la predicazione evangelica in Palestina; in mezzo a quali gruppi sociali si è diffusa nel mondo mediterraneo e in che modo i rapporti economici e sociali si sono riflessi nel movimento religioso cristiano. Ciò non significa diminuire l’importanza di questa ideologia, o ridurla alle cause economiche e sociali che l’hanno determinata; una volta che un’idea, sorta in determinati ambienti, è divenuta strumento di una massa umana, essa acquista a sua volta una forza autonoma e agisce sui rapporti sociali, spesso addirittura modificandoli. I gruppi ereticali del medio evo, difatti, o le correnti mistiche del dugento, erano movimenti che sorgevano sulla base di vasti spostamenti economici e sociali, delle aspirazioni dei contadini servi della gleba all’indipendenza e alla libertà; ma sarebbe ridicolo ritenere che S. Francesco, per es., fosse mosso da motivi economici. Questo vale naturalmente, oltre che per la storia del Cristianesimo, per tutte le religioni e per qualunque fenomeno storico. Alla luce di quest’indagine si spiegano soprattutto le contraddizioni e le diversità del testo nei documenti evangelici. Quando nel vangelo di Luca si legge “”Beati i poveri, perchè di loro è il regno di Dio”” evidentemente si fa allusione ai miserabili, agli sfruttati, ai diseredati, tra cui la predicazione evangelica si era diffusa, e che aspettavano la venuta del regno di Dio sulla terra in un’epoca molto prossima, apportatrice di benessere materiale e di una rivincita morale sui loro oppressori. Nel vangelo di Matteo: “”Beati i poveri di spirito perchè di loro è il regno dei cieli””. Questo adattamento fu determinato in seguito al diffondersi del cristianesimo in un ambiente, che non era più quello originale dei “”pitocchi””, secondo il significato originale del termine evangelico) ma era formato da gente che aveva larghi mezzi e non poteva permettere che il regno di Dio fosse solo per i miserabili”” (pag 5-6)”,”RELC-013-FGB” “DONINI Ambrogio”,”Breve storia delle religioni. La nascita e lo sviluppo del sentimento religioso nelle società umane. Dalle comunità primitive agli albori dell’ età moderna.”,”Ambrogio Donini si è laureato nel 1925 in Storia del cristianesimo, alla scuola di Ernesto Buonaiuti. Costretto all’esilio durante il fascismo, ha vissuto negli Stati Uniti, dove si è specializzato in ebraico e siriaco alla Harvard University, insegnando poi in numerosi istituti di istruzione superiore. È stato ambasciatore in Polonia, senatore della Repubblica (Pci) per alcune legislature e docente universitario. Marxismo e religione (pag 12-16) Si citano nelle note di questo paragrafo: K. Marx e F. Engels, ‘Sulla religione’, Samonà e Savelli, 1969 F. Engels, L’Antidühring’ capitolo V, Ed. Riun. 1968 K. Marx e F. Engels, ‘La concezione materialistica della storia’, Ed. Riun., 1974 (in particolare ‘Sulla produzione della coscienza’ Ludwig Feuerbach, ‘Lezioni sull’essenza della religione’ Karl Marx ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Annali Frnaco-tedeschi F. Engels ‘Sulle origini del cristianesimo’ V.I. Lenin ‘Sulla religione’, Ed. Riun. 1957 (Socialismo e religione) ‘La critica della religione, leggiamo in Marx, è “”il presupposto di ogni altra critica””‘ (pag 12)”,”RELx-005-FC” “DONIZETTI Pino LEONARDI Ruggero MANTOVANI Vincenzo OTTOLENGHI Sandro CAPUTO Livio FERRIERI Giuliano GULLACE Gino”,”Gli scienziati. Ivan Pavlov – Ernest Rutherford – Albert Einstein – Guglielmo Marconi – Wernher von Braun – Robert Oppenheimer – Enrico Fermi.”,” – Pino Donizzetti, ‘Ivan Pavlov: la rivoluzione prima di Lenin’ – Ruggero Leonardi, ‘Ernest Rutherford: il padre della fisica atomica’ – Vincenzo Mantovani, ‘Albert Einstein: un genio e una coscienza’ – Sandro Ottolenghi, ‘Guglielmo Marconi: avvicinò la voce degli uomini’ – Livio Caputo, ‘Wernher Von Braun: i sogni nel cassetto’ – Giuliano Ferrieri, ‘Robert Oppenheimer: traditore o martire?’ – Gino Gullace, ‘Enrico Fermi: l’architetto dell’era atomica’”,”SCIx-521″ “DONIZETTI Pino LEONARDI Ruggero MANTOVANI Vincenzo OTTOLENGHI Sandro CAPUTO Livio FERRIERI Giuliano GULLACE Gino”,”Gli scienziati. Ivan Pavlov – Ernest Rutherford – Albert Einstein – Guglielmo Marconi – Wernher von Braun – Robert Oppenheimer – Enrico Fermi.”,” – Pino Donizzetti, ‘Ivan Pavlov: la rivoluzione prima di Lenin’ – Ruggero Leonardi, ‘Ernest Rutherford: il padre della fisica atomica’ – Vincenzo Mantovani, ‘Albert Einstein: un genio e una coscienza’ – Sandro Ottolenghi, ‘Guglielmo Marconi: avvicinò la voce degli uomini’ – Livio Caputo, ‘Wernher Von Braun: i sogni nel cassetto’ – Giuliano Ferrieri, ‘Robert Oppenheimer: traditore o martire?’ – Gino Gullace, ‘Enrico Fermi: l’architetto dell’era atomica’”,”SCIx-534″ “DON-LEVINE Isaac”,”Lenine. (Lenin the man).”,”””Il suo odio per la retorica è uno dei suoi tratti più caratteristici. Non si lascia contaminare dall’ eloquenza, non ha alcuna fiducia in un bel discorso; disdegna i grandi gesti teatrali, gli aggettivi esagerati. Zinoviev racconta che un giorno, durante l’ estate del 1917, aveva scritto un’ articolo nel quale faceva allusione al rovesciamento dello zar come alla “”grande rivoluzione russa””; Lenin cancellò “”grande”””” (pag 156)”,”LENS-123″ “DONNERT Erich a cura di Antonella PRATALI”,”La Russia degli Zar. Ascesa e declino di un Impero.”,”Erich DONNERT, nato nel 1928, vicino a Karlsbad, è docente di Storia dell’ Europa orientale presso le Università di Lipsia, Jena e Halle dal 1963, ed è stato professore ospite in Russia, negli Stati Uniti e in Austria. Donnert è membro di commissioni internazionali di storia e slavistica. Tra le sue pubblicazioni figurano: -Iwan der Schreckliche (1980) -Das Kiewer Rußland (1983) -Rußland im Zeitalter der Aufklärulng (1983-1984) -Altrussisches Kulturlexikon (1988) -Peter der Große (1987) -Kurzland im Ideenberreich der Französischen Revolution (1992) Antonella PRATALI insegna lingua e civiltà tedesca presso gli istituti superiori. Si occupa, inoltre, di germanistica e di critica letteraria. Titolo introduzione: L’ Europa orientale nell’ era preistorica.”,”RUSx-046″ “DONNEUR André”,”Histoire de l’Union des Partis Socialistes pour l’action Internationale (1920-1923).”,”L’autore propende per le tesi dell’UPS e critica le posizioni della IC e dei bolscevichi al riguardo. Radek e l’ Internazionale due e mezzo. “”Ainsi Radek affirmait, dans ‘Theorie und Praxis der II ½ Internationale’: «Une chose est claire: pour la période de lutte pour le pouvoir, les conseils ouvriers sont la solution d’organisation politique centrale. Renoncer à cette solution, l’affadir… signifie renoncer au rôle organisateur révolutionnaire de l’Internationale» (Bourdet, Y., op.cit., p. 77). Radek proclamait dans la même brochure qu’il n’y avait de troisième voix entre la dictature de la bourgeoisie et celle du prolétariat (Cf.. supra, p. 77). Et Radek de conclure: «L’Internationale II ½ est une organisation sans idées politiques originales. C’est une organisation qui emprunte et affadit les idées de l’IC; et n’a pas l’intention de les mettre en pratique…» (Cf. supra, p. 79). Les Thèses sur la tactique’ du troisième Congrès de l’IC prétendaient que l’UPS «essayait d’osciller sur le papier entre les deux mots d’ordre de la démocratie et de la dictature du prolétariat» (Cf. supra, p. 151). Le 4 août 1921, la IIIe Internationale qualifiait l’UPS d’ «Internationale des phrases révolutionnaires et de la sale politique opportuniste» (Cf., supra p. 152) (pag 394)”,”INTx-056″ “DONNINELLI Lorenzo”,”Mutualismo, cooperazione, sindacalismo. Il movimento operaio in Italia dall’Unità al primo Novecento.”,”Lorenzo Donninelli è laureato in Giurisprudenza con una tesi in Storia del diritto. Si occupa di ricerca su tematiche storiche moderne e contemporanee, partendo dal presupposto che gli ideali di uguaglianza, solidarietà, libertà, soccorso e aiuto reciproco siano troppo spesso subordinati al profitto. Società di Mutuo Soccorso. Tabella 2.2. Diffusione regionale delle SMS per anni (1885-1894-1904) (pag 99)”,”MITT-410″ “DONNO Antonio”,”Dal New Deal alla guerra fredda. Aspetti del radicalismo statunitense negli anni ’40.”,”Antonio DONNO (Lecce, 1946) insegna storia americana nel Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Univ di Lecce. Ha pubblicato varie opere (‘La cultura americana nelle riviste italiane del dopoguerra: ‘Tempo Presente”; ‘L’ intellettuale ebreo in America’; ‘La questione comunista negli Stati Uniti’ ecc.)”,”MUSx-034″ “DONNO Gianni C. a cura; saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI”,”Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale.”,”saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI”,”MPMx-032″ “DONNO Carmelo Giovanni”,”Classe operaia, sindacato e partito socialista in terra d’Otranto, 1901-1915.”,”””Anche oggigiorno vi sono molti che dall’alto della loro superiore imparzialità predicano agli operai un socialismo librato al di sopra di tutti i contrasti e le lotte di classe. Ma, o si tratta di novizi, che hanno ancora molte cose da imparare, o sono i peggiori nemici degli operai, lupi in veste di agnelli””. (F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, prefazione del 1892) Otranto (Òtranto) è un comune italiano di 5.531[1] abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato lungo la costa orientale della penisola salentina, è il comune più orientale d’Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, fuori dal centro abitato, è il punto più a est della penisola italiana. Dapprima centro messapico e romano, poi bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all’imponente castello e alla cattedrale. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d’Otranto, che separa l’Italia dall’Albania, e alla Terra d’Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli. Fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia[2] e nel 2010 ha ricevuto le cinque vele di Legambiente[3]. Nel luglio dello stesso anno l’Unesco ha dichiarato il Borgo Antico di Otranto patrimonio testimone di una cultura di pace[4]. (Wikip)”,”MITT-299″ “DONNO Carmelo Giovanni”,”Classe operaia, sindacato e partito socialista in terra d’Otranto, 1901-1915.”,”DONNO Carmelo Giovanni (Lecce, 1948) è assistente ordianrio di storia contemporanea presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Lecce. Ha scritto vari contributi sul movimento operaio e l’associazionismo nel Mezzogiorno. pag 454: Canzone gallipolina per il primo maggio”,”MITS-384″ “DONNO Gianni C.; brani antologici di Gerolamo GATTI Lucio Pasquale DI-FRATTA Luigi EINAUDI Giuseppe BONZO Rocca PILO Filippo TURATI Leonida BISSOLATI Ivanoe BONOMI Fracesco CICCOTTI Gino MURIALDI Enrico FERRI Ernesto Cesare LONGOBARDI Antonio PICCAROLO Massimo SAMOGGIA”,”Il Mezzogiorno nel socialismo italiano, 1892-1902.”,”DONNO Gianni Carmelo (Lecce, 1948) è professore associato di storia contemporanea presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Lecce.”,”MITS-377″ “DONNO Gianni C.;”,”Il Mezzogiorno nel socialismo italiano, 1902-1913.”,”DONNO Gianni Carmelo (Lecce, 1948) è professore associato di storia contemporanea presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Lecce.”,”MITS-378″ “DONNO Antonio a cura, saggi di GUERRIERI Anna Rita IURLANO Giuliana DONNO Antonio”,”La sovranità dell’individuo. Tre saggi sull’anarchismo negli Stati Uniti.”,”La Guerrieri insegna storia americana, la Iurlano collabora all’insegnamento di storia americana nella stessa università (Lecce). Donno è professore associato di storia americana nella stessa università.”,”ANAx-328″ “DONNO Gianni C. a cura; saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI”,”Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale.”,”saggi o interventi di Donato VALLI Alceo RIOSA Augusto MELICA Vittorio POTI Corradino MARZO Claudio SIGNORILE Piero BONI Maurizio ANTONIOLI Fabrizio DOLCI Aldo G. RICCI Luciano CASALI Giovanna GINEX Angelo ROBBIATI Felicia GIAGNOTTI Renata AMERUSO Gabriella SPIGARELLI Adriano PROSPERI Adriana DI-CIANNI Angela CHIRENTI Michele LINCIANO Mario SPAGNOLETTI Domenico SACCO Paola SOBRERO Antonio Lucio GIANNONE Fabio GRASSI Claudia RAHO Giuliana IURLANO Hubert PERRIER Michel CORDILLOT Rudolph J. VECOLI Maria Susanna GARRONI Elisabetta VEZZOSI Gianfausto ROSOLI Bruno CARTOSIO Emilio FRANZINA José Luis DEL-ROIO Andrea PANACCIONE Carlos DA-FONSECA Antonio ELORZA Marc VUILLEUMIER Maria DE-LUCIA Dieter DOWE Heinz DEUTSCHLAND Herbert STEINER Jean GIELKENS Janos JEMNITZ Feliks TYCH Viaceslav KOLOMIEZ Orhan Y. SILIER Salvatore MIGGIANO Tommaso DI-SABATO Adolfo PEPE Enzo MATTINA Piero BONI Contiene il saggio di Adriano Prosperi: ‘La Pasqua dei lavoratori. Sulla preistoria del 1° maggio’ (pag 211-239)”,”MPMx-001-FV” “DONOLO Carlo”,”Mutamento o transizione? Politica e società nella crisi italiana.”,”Carlo Donolo è docente di Sociologia politica presso l’Università di Salerno. Ha pubblicato studi sul sistema politico italiano e sulla Questione meridionale. Collabora regolarmente a Quaderni Piacentini.”,”ITAS-032-FL” “DONOSTI Mario”,”Mussolini e l’ Europa. La politica estera fascista.”,”Interessanti le considerazioni di DONOSTI (pag 278) sulla sottovalutazione della Russia e degli USA (altra cosa, affermavano sprezzantemente i tedeschi, è fabbricare una automobile e altra fabbricare un carro armato…) da parte della Germania. L’ intervento in guerra del JAP fu una sorpresa per Italia e Germania: i due paesi europei scoprirono che i JAP non erano alleati comodi. I tre si divisero militarmente gli oceani (l’Oceano indiano non era compreso in questa spartizione dei compiti bellici): l’ Atlantico a Germania e Italia, il Pacifico al Giappone. Ma questi ostinatamente si riservò anche una zona che comprendeva tutta l’ India. Tedeschi e italiani dovettero abbozzare.”,”ITAF-066″ “DONOVAN John C.”,”The Cold Warriors. A Policy-Making Elite.”,”John C. DONOVAN fa parte del Bowdoin College. Contiene il paragrafo ‘Psychological Domino Effect’ sulla scelta della linea di americanizzazione della guerra del Vietnam nel 1965, impedire che un cedimento in Vietnam avesse ripercussioni negative per il prestigio americano in Laos, Cambogia e Thailandia. (pag 224)”,”USAP-048″ “DONZELLI Maria a cura; saggi di Regina POZZI Alice GERARD Luigi MASCILLI MIGLIORINI Angelica MUCCHI FAINA Annie PETIT Valentino PETRUCCI Ian LUBEK Giovanna CAVALLARI Erika APFELBAUM Luigi Antonello ARMANDO Mariapaola FIMIANI Arturo MARTONE Maria DONZELLI”,”Folla e politica. Cultura filosofica, ideologia, scienze sociali in Italia e Francia a fine Ottocento.”,”Saggi di Maria DONZELLI Regina POZZI Alice GERARD Luigi MASCILLI MIGLIORINI Angelica MUCCHI FAINA Annie PETIT Valentino PETRUCCI Ian LUBEK Giovanna CAVALLARI Erika APFELBAUM Luigi Antonello ARMANDO Mariapaola FIMIANI Arturo MARTONE Ciccotti, Salvemini e Marx (pag 56-57-58) Tre saggi sono in francese (Gerard, Petit, Apfelbaum), uno in inglese (Lubek) e i restanti in italiano ‘…quell’indistinta nozione di popolo dietro la quale si nasconde il nulla…’ ‘E due anni dopo ne ‘La guerra e la pace nel mondo antico’, non c’è ugualmente lo spazio per richiami a naturali vocazioni umane alla potenza, ad ambizioni individuali che sappiano guidare masse incerte e facilmente catturabili con l’appello alla necessarietà del combattimento. La sentenza, al contrario, è di assoluta nitidezza: «La guerra – scrive Ciccotti – si presenta come un aspetto dello sviluppo delle forze produttive» (7). Analogamente, i progressi di medievistica, dal ‘Tumulto dei Ciompi’ del Falletti fino alle prime prove del giovane Rodolico, passando ovviamente per i testi salveminiani, si compiono anch’essi all’insegna di un circostanziato accertamento delle condizioni della vita economica e dei contrasti sociali che da essa si generano visti quale elemento chiarificatore della vicenda storica (8). Un lavoro, dunque, di indagine analitica non erudita, come era al contrario accaduto in passato, ma appunto sorretta da metodo e visione della storia di robusta tempra filosofica, tale da condurre come è noto il Salvemini di ‘Magnati e popolani’ ad esprimere energicamente la propria avversione a quell’indistinta nozione di popolo dietro la quale si nasconde il nulla, a meno di non voler riempire questo nulla con precise determinazioni di rapporti tra gruppi di cittadini e modi di produzione, tra azioni e interessi all’azione, in una parola se non lo si sostituisce con i ceti, le classi; e la loro lotta per il mutamento delle forme di subalternità produttiva (9). Un lavoro, dunque, di indagine analitica non erudita, come era al contrario accaduto in passato, ma appunto sorretta da metodo e visione della storia di robusta tempra filosofica, tale da condurre come è noto il Salvemini di ‘Magnati e popolani’ ad esprimere energicamente la propria avversione a quell’indistinta nozione di popolo dietro la quale si nasconde il nulla, a meno di non voler riempire questo nulla con precise determinazioni di rapporti tra gruppi di cittadini e modi di produzione, tra azioni e interessi all’azione, in una parola se non lo si sostituisce con i ceti, le classi, e la loro lotta per il mutamento delle forme di subalternità produttiva (9). Certo non manca – ne costituisce anzi uno dei temi di fondo – in ‘Magnati e popolani’ il problema del potere, dello sforzo che viene condotto dalle arti minori per affermare il proprio diritto alla rappresentanza politica. Esso, però, non assume mai dimensione autonoma, né in quanto obiettivo (dal momento che rimane sempre il riflesso di equilibri sociali in continua trasformazione) né in quanto dimensione fornita di dinamiche proprie distinte da quelle del conflitto economico. Non entrano mai in gioco nozioni come élites, partiti, consenso, leaders, forza militare, e se, come osservava a sua tempo Sestan, c’è nel Salvemini di ‘Magnati e popolani’ l’eco delle marxiane ‘Lotte di classe in Francia’, bisogna allora notare che proprio in quelle pagine, come in quelle sul colpo di Stato di Napoleone III, l’analisi storica di Marx si allarga con inconsueta ampiezza agli orizzonti del bonapartismo quale forma politica non coincidente con una precisa formazione economico-sociale, della figura carismatica, dell’autonomia degli apparati militari (10)”” (pag 56-57-58)] [(7) Ciccotti E., La guerra e la pace nel mondo antico, Torino, 1901, in particolare p. 152. Ma è significativa anche la citazione con la quale si apre il volume: un passo da ‘Le siècle de Louis XIV’, di Voltaire dove si afferma a necessità di una storia che non sia piena di «minuties d’action de guerres»; (8) Falletti P.C., ‘Il tumulto dei Ciompi, Studio storico-sociale’, Torino, 1882. Per una discussione assai ampia e documentata del dibattito storiografico di quei decenni, ridiscutendo anche autori fondamentali come Caggese e Crivellucci, si veda ora il lavoro di E. Artifoni, ‘Salvemini e il Medioevo. Storici italiani fra Otto e Novecento’, Napoli, 1990, in particolare le pp. 11-47; (9) Lo ricorda Ernesto Sestan nel saggio introduttivo premesso alla edizione einaudiana ora citata di ‘Magnati e popolani’. Ma su tutto questo sono ulteriormente illuminanti le pagine dedicate da E. Artifoni alla genesi di quell’opera (‘Salvemini e il Medioevo’, cit., pp. 49-144; (10) Per cogliere la dimensione europea di questa problematica si ricordino i due lavori di F. Furet, ‘Marx et la Révolution française’, Paris, 1986 e Id., ‘La gauche et la révolution au milieu du XIX siècle’, Paris, 1986]”,”FOLx-029″ “DORATO Mauro”,”Il software dell’Universo. Saggio sulle leggi di natura.”,”Mauro Dorato è professore di Filosofia della scienza presso la Terza Università di Roma.”,”SCIx-257-FL” “D’ORAZI FLAVONI Francesco”,”Storia dell’ India. Società e sistema dall’ Indipendenza ad oggi.”,”Francesco D’ORAZI FLAVONI è un diplomatico di carriera che ha trascorso quasi dieci anni in servizio nel subcontinente indiano: prima come Console generale a Bombay, poi presso le ambasciate di Islamabad e New Dehli. Ha pubblicato, sia in India sia in Italia, vari saggi e articoli sull’ evoluzione politica e sociale dell’ India e dei paesi limitrofi.”,”INDx-028″ “D’ORAZI FLAVONI Francesco”,”Storia dell’India. Società e sistema dall’indipendenza ad oggi.”,”Francesco D’Orazi Flavoni è un diplomatico di carriera, che ha trascorso quasi dieci anni in servizio nel subcontinente indiano; prima come Console generale a Bombay, poi presso le ambasciate di Islamabad e New Delhi. Ha pubblicato, sia in India sia in Italia, vari saggi e articoli sull’evoluzione politica e sociale dell’India e dei paesi limitrofi.”,”INDx-006-FL” “DORDONI Annarosa”,”””Crociata italica””. Fascismo e religione nella repubblica di Salò (gennaio 1944 – aprile 1945).”,”L’adesione alla repubblica di Salò di un gruppo di cattolici raccolti attorno al settimanale di don Calcagno “”Crociata italica””, non solo rappresenta un episodio del fascismo cremonese, in Cremona la “”Crociata italica”” ebbe il suo centro e in Farinacci il suo finanziatore, ma della storia, ancora inesplorata, del clerico-fascismo.”,”ITAF-001-FMB” “DORE’ Francis”,”L’ Inde d’ aujourd’hui.”,”DORE’ Francis è, dal 1965, consigliere culturale, scientifico e della cooperazione tecnica presso l’ Ambasciata di Francia in India. Ha pubblicato presso le PUF nel 1973 un volume su “”Les regimes politiques en Asie””.”,”INDx-032″ “DORE Grazia a cura; scritti di Cesare BALBO Guglielmo PEPE Giuseppe MAZZINI Santorre di SANTAROSA Giovanni BERCHET Carlo CATTANEO Luigi SETTEMBRINI Nicola NISCO Angelo BROFFERIO Giuseppe MONTANELLI C.A. VECCHI Emilio DANDOLO Carlo PISACANE Camillo CAVOUR Luigi MERCANTINI Costantino NIGRA Giuseppe MASSARI Edmondo DE-AMICIS Giuseppe BANDI Giuseppe GUERZONI Francesco DELL’ONGARO e altri”,”I grandi fatti che portarono all’ unità.”,”Scritti di Cesare BALBO Guglielmo PEPE Giuseppe MAZZINI Santorre di SANTAROSA Giovanni BERCHET Carlo CATTANEO Luigi SETTEMBRINI Nicola NISCO Angelo BROFFERIO Giuseppe MONTANELLI C.A. VECCHI Emilio DANDOLO Carlo PISACANE Camillo CAVOUR Luigi MERCANTINI Costantino NIGRA Giuseppe MASSARI Edmondo DE-AMICIS Giuseppe BANDI Giuseppe GUERZONI Francesco DELL’ONGARO e altri “”Tale mi appariva la carboneria: vasto e potente corpo ma senza capo: associazione alla quale non erano mancate generose intenzioni, ma idee, e priva, non del sentimento nazionale, ma di scienza e logica per ridurlo in atto. Il cosmopolitismo che una osservazione superficiale d’ alcune contrade straniere le aveva suggerito, ne aveva ampliato la sfera, ma sottraendole il punto d’ appoggio. L’ eroica, educatrice costanza degli affratellati e il martirio intrepidamente affrontato, avevano promosso quel senso d’ eguaglianza (…). Ma la mancanza d’un programma determinato le aveva tolto sempre la vittoria di pugno.”” (pag 23, G. Mazzini)”,”ITAB-201″ “DORE Ronald”,”Capitalismo di borsa o capitalismo di welfare?”,”DORE R. ha insegnato a Londra, Sussex, alla Harvard e al Mit. Attualmente (2001) è Senior Fellow al Centre for Economic Performance della London School of Economics (LSE) e visiting professor all’ Insead. Ha pubblicato pure ‘Bisogna prendere il Giappone sul serio’ (1990) e ‘Differenze nazionali e capitalismo globale’ (con S. Berger, 1997),”,”ECOI-213″ “DORE Ronald”,”Bisogna prendere il Giappone sul serio. Saggio sulla varietà dei capitalismi.”,”””Attraverso il confronto anglo-nippo-americano, Ronald Dore tocca i principali nodi politico-organizzativi di un paese industriale moderno”” (pag IX, introduzione)”,”JAPE-037″ “DORE Ronald”,”Il lavoro nel mondo che cambia.”,”Ronald Dore è Associate Researcher presso la London Shool of economics.”,”CONx-034-FL” “DORE Grazia”,”La democrazia italiana e l’emigrazione in America.”,”Notizie sulle lotte e sugli scioperi operai, anche di italiani, nelle fabbriche americane sono riportate dal giornale ‘Il Giornale italiano’ di New York (pag 332-333) La dura lotta dei lavoratori tessili, in gran parte italiani, negli Stati Uniti del primo Novecento “”Gli operai dei grandi calzaturifici erano pur essi in sciopero e poiché il 75% era composto da Italiani si aveva buon gioco nel minacciarli di non riassumerli al lavoro per la loro qualità di stranieri. Si cercava di fomentare pregiudizi di razza tra gli stessi operai, e si diceva che la causa dello sciopero e del prolungamento della lotta fosse da ricercarsi nella presenza e nella preponderanza dei nostri connazionali. Eppure – scriveva ‘Il Giornale Italiano’ di New York il 14 aprile – nel momento dell’assunzione non veniva chiesta né la fede di nascita né la cittadinanza e sapere se un nuovo operaio era italiano interessava per pagarlo meno. «Ora che i lavoratori sono in piedi per ottenere miglioramenti tirano fuori la storiella degli stranieri turbolenti e degli Italiani proclivi al bolscevismo». I magistrati davanti ai quali venivano condotti gli scioperanti arrestati su una linea di picchetto chiedevano per prima cosa: “”Siete americano? Da quanto tempo siete in America?””. Forse – osservava il ‘Giornale’ – la propaganda dei padroni aveva ottenuto il suo effetto sull’animo dei giudici e vi era ragione di temere che le loro sentenze potessero essere informate a un preconcetto contro gli stranieri (15). Ciò era ancor più pericoloso degli atti di violenza contro connazionali, che pure venivano commessi. L’inviato del ‘New York Call’ e rappresentante dell’ ‘Amalgamated Clothing of Workers of America’, Nino Capraro, sfuggì miracolosamente al linciaggio a Lawrence, nel Massachussetts, dove da tre mesi 50 mila operai tessili avevano abbandonato il lavoro. Di questi 35.000 «condotti coi soliti sistemi e imbevuti del solito principio avverso agli stranieri» erano tornati nelle fabbriche, ma 15.000, italiani in maggioranza, resistevano impavidi (16). Questo ed altri episodi consimili facevano sì che la stampa americana si sforzasse di stabilire un rapporto non occasionale tra le lotte sindacali, gli Italiani, la mano nera e l’anarco-sindacalismo degli ‘Industrial Workers of the World’, apertamente perseguitati, praticamente posti fuori legge (17)”” (pag 332-333) [Grazia Dore, ‘La democrazia italiana e l’emigrazione in America’, Morcelliana, Brescia, 1964] [(15) ‘Il Giornale Italiano’, New York, 14 aprile 1919; (16) ‘Nel campo di lavoro’, in ‘Il Giornale Italiano’, 8 maggio 1919; (17) “”L’Araldo Italiano””, 17 luglio 1919]”,”ITAS-004-FFS” “DORFLES Gillo”,”Le oscillazioni del gusto. L’arte d’oggi fra tecnocrazia e consumismo.”,”Gillo Dorfles, nato a Trieste, ha studiato all’Università di Milano e a Roma. E’ professore di estetica all’Università di Milano (1970). La “”frattura”” nell’arte e nella società moderna (pag 40-)”,”TEOS-243″ “DORIA Marco”,”Ansaldo. L’impresa e lo Stato.”,”Poche altre storie di imprese italiane, come quella dell’ Ansaldo, hanno per oltre un secolo rispecchiato così fedelmente i modi e le contraddizioni dello sviluppo economico e industriale del paese. In particolare, l’esauriente ricostruzione, che questo libro contiene, mette in luce la centralità del ruolo dello Stato nella vita dell’azienda genovese, con un rapporto intenso e articolato che presiede alla sua stessa nascita nel 1852 e sarà poi essenziale alla sua sopravvivenza, al suo sviluppo e alle sue trasformazioni dai primi passi, agevolati e “”protetti””, nel campo dell’industria pesante, alla fase di massima espansione degli anni della prima guerra mondiale, quando l’ Ansaldo poteva definirsi l’ “”arsenale d’Italia””, dal crollo dell’impero industriale negli anni venti, al suo assorbimento in area pubblica nel 1933, quando lo Stato giunge a controllarla direttamente attraverso l’ Iri. Oltre ad essere paradigma dello sviluppo economico italiano, la storia dell’ Ansaldo è però anche storia di un’azienda. Nonostante le debolezze”,”E1-ANS-007″ “DORIA Giorgio”,”Debiti e navi. La compagnia di Rubattino, 1839-1881.”,”DORIA Giorgio insegna storia sociale alla Facoltà di economia e commercio dell’ Università di Genova. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale’ (vol 1. Le premesse, 1815-1882), Milano 1973. V. 4° copertina “”Al consolidamento della sua posizione l’ armatore genovese avrva dedicato un immenso lavoro di lobby e di promozione presso i centri del potere istituzionale, prevalentemente a Firenze e a Roma. Vale la pena di analizzare nel dettaglio questa azione svolta nel corso degli anni cruciali come testimonianza dello spessore che avevano i rapporti tra Stato e armamento privato nell’ Italia liberale e come elemento basilare della strategia imprenditoriale di Rubattino.”” (pag 153)”,”ITAE-164″ “DORIA Giorgio”,”Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Volume primo. Le premesse (1815-1882).”,”2 voll Euro 60.0 “”Ma non sono gli armatori liguri i veri protagonisti di questa impresa: essi vi parteciparono in pochi e per minima parte. Ancora una volta, artefici del rinnovamento delle strutture dell’economia marittima genovese sono gruppi finanziari, commercianti e industriali, in gran parte neppure liguri””. (pag 302) “”E’ per questa ragione che in tale periodo si sviluppano a Genova le grandi compagnie straniere in funzione sostitutiva della carente iniziativa locale. Già nel 1875 operavano sulla piazza 5 compagnie estere di assicurazioni a premio fisso con un capitale di L. 27,7 milioni (contro le 13 nazionali con un capitale di L. 13, 9 milioni). E’ in quello stesso anno che si apre in città l’agenzia di assicurazioni di Evan Mackenzie, che rappresenta una serie di importantissime società estere (francesi, inglesi, austriache).”” (pag 303)”,”ELCx-114″ “DORIA Giorgio”,”Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Volume secondo (1883-1914).”,”2 voll Euro 60.0 “”Abbiamo già notato come sostanzialmente l’investimento nell’industria chimica non rientrasse nelle scelte strategiche del capitale genovese, riferendoci al periodo di più accelerata espansione del settore in Italia. Cerchiamo ora di renderci conto della rapida contrazione degli interessi genovesi nel periodo di relativa stasi del settore chimico. Dobbiamo intanto rilevare come almeno sotto il profilo del prodotto lordo e della organizzazione finanziaria (indicata dalla intensità di costituzione delle società per azioni) gli anni 1907-1913 non siano affatto anni di regresso in campo nazionale. Comunque, dal 1907 al 1911, la partecipazione del capitale delle società genovesi al totale delle società nazionali scende dal 14,6 al 10 per cento””. (pag 401)”,”ELCx-115″ “DORIA Marco”,”Ansaldo. L’impresa e lo Stato.”,”Ferdinando Maria Perrone. (pag 47-49). “”Da un punto di vista ideologico e politico, Perrone fa parte a pieno titolo di quella leva di imprenditori che, lasciatisi alle spalle le esperienze risorgimentali, si riconoscono nel disegno nazionalista crispino di cui considerano un cardine l’affermazione e la crescita dell’industria pesante.”” (pag 48-49)”,”LIGU-020-FV” “DORIA Giovanni Andrea, a cura di Vilma BORGHESI”,”Vita del Principe Giovanni Andrea Doria scritta da lui medesimo incompleta.”,”Vilma Borghesi è docente di Storia della navigazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si occupa prevalentemente della storia delle marine mediterranee nei primi secoli dell’età moderna (e nell’età di Filippo II).”,”LIGU-017-FFS” “DORIAN Max”,”Du Pont de Nemours de la poudre au nylon.”,”Max DORIAN è francese ma vive negli Stati Uniti. Lì ha studiato gli archivi Du-Pont. Gli affari della Du Pont in tempo di guerra. Gli esplosivi. (1° guerra mondiale). L’ industria delle armi. Chimica industriale. “”Nell’ ottobre 1914 la capacità massima delle officine Du Pont non superava le 330 tonnellate di ‘trinitrotoluene’ (TNT, tritolo, ndr) per mese. Alla fine di febbraio 1915, essa saliva a 1200 tonnellate. Ogni anno, i mezzi per fabbricare tutte le categorie di polvere venivano perfezionati in modo spettacolare. Grazie alle ricerche dei suoi laboratori, la Du Pont aveva messo a punto un programma di essicamento della polvere che permetteva di guadagnare quasi due mesi nella consegna degli ordinativi. Nel dicembre 1916, i prodotti Du Pont si facevano al ritmo di 100 mila tonnellate all’ anno in luogo delle 4200 di due anni prima!””. (pag 116)”,”FRAE-024″ “DORIN Bruno LANDY Frédéric”,”Agriculture et alimentation de l’Inde. Les vertes années (1947-2001).”,”La guerra dell’acqua. “”L’autosufficienza cerealicola indiana si basa molto sull’irrigazione poiche i sistemi di colture irrigue producono ormai quasi i tre quarti dei cereali. Questo non è senza costo. Nel 1997-98, l’irrigazione agricola rappresenta in effetti l’83% del consumo totale di acqua del paese in acqua (12% in Francia secondo la Banca mondiale), tenendo conto che il riso da solo ne consuma il 45%, a fianco di una canna da zucchero anch’essa molto consumatrice (200 tonnellate di acqua sono in media necessarie per produrre 1 tonnellata di canna).”” (pag 146)”,”INDE-019″ “D’ORMESSON Jean”,”Il mio ultimo pensiero sarà per voi. Una biografia sentimentale di Chateaubriand.”,”‘Adulato, criticato, odiato, adorato, Chateaubriand fece dire a migliaia di giovani, come un altro grande della statura di Victor Hugo: essere Chateaubriand o niente’ (dalla presentazione) J. d’Ormesson è nato a Parigi nel 1925. E’ stato direttore de Le Figaro. Ha scritto vari romanzi. “”La cosa stupefacente con Chateaubriand, come con la maggior parte degli scrittori, degli artisti, degli uomini politici dell’Ottocento, è che siamo in grado di seguirli giorno per giorno, e talvolta ora per ora, attraverso la loro corrispondenza. Per le epoche precedenti, a parte qualche eccezione, la documentazione è meno ricca. E, a partire dalla fine del primo quarto del Novecento, il telefono cancellerà buona parte di queste tracce; lo sfortunato storico, o il critico, riporrà tutte le sue speranze in intercettazioni telefoniche che, in barba a tutti i diritti dell’uomo, si augurerà cinicamente che siano quanto più possibile numerose e vigili”” (pag 226)”,”VARx-588″ “DORNA Alexandre”,”Le populisme.”,”Alexandre DORNA è Professore di psicologia sociale all’ Università di Caen.”,”TEOP-091″ “DORNBUSCH Rudiger FISCHER Stanley STARTZ Richard”,”Macroeconomia.”,”26″,”ECOT-352″ “DORNBUSCH Rudiger FISCHER Stanley”,”Macroeconomia.”,”Rudiger Dornbusch e Stanley Fischer insegnano nel Department of Economics del Massachusetts Institute of Technology.”,”ECOT-148-FL” “DORNBUSCH Rudi”,”Le chiavi della prosperità.”,”Rudi Dornbusch, professore di economia al MIT, è uno dei più ascoltati economisti nel Nord e nel Sud del pianeta. Le sue opinioni sull’economia mondiale fanno testo sia per gli studenti sia per i lettori del Corriere della Sera, Financial Times, Wall Street Journal, Business Week. Liberista con grande senso politico, keynesiano e monetarista al tempo stesso, Dornbusch coniuga sempre rigore nel capire e indulgenza nello spiegare.”,”ECOT-193-FL” “DORNEMANN Luise”,”Clara Zetkin. Leben und Wirken.”,”DORNEMANN Luise Biografia. Clara Eissner Zetkin (Wiederau, 5 luglio 1857 – Archangelskoe, 20 giugno 1933) è stata una politica tedesca. Fu esponente socialista e combattente per i diritti delle donne. Visse battendosi per l’emancipazione femminile e teorizzò la liberazione delle donne dalla sudditanza maschile come parte fondamentale dell’emancipazione del proletariato. Scrisse La questione femminile e la lotta al revisionismo. Fino al 1917 fu attiva nel Partito Socialdemocratico Tedesco, quindi aderì al Partito Socialdemocratico Indipendente Tedesco (USPD) e alla sua ala di estrema sinistra, la Lega Spartachista; quest’ultima divenne più tardi il Partito Comunista Tedesco (KPD), che lei rappresentò al Reichstag durante la Repubblica di Weimar dal 1920 al 1933. Clara Eissner era nata a Wiederau, Sassonia. A partire dal 1874, mentre frequentava un corso per diventare insegnante, sviluppò legami con il movimento delle donne e il movimento dei lavoratori in Germania. Nel 1878 aderì al Partito Socialista dei Lavoratori Tedesco (Sozialistische Arbeiterpartei, SAP). Questo partito era stato fondato nel 1875 dalla fusione di due partiti preesistenti: l’ADAV fondata da Ferdinand Lassalle e il SDAP di August Bebel e Wilhelm Liebknecht. Nel 1890 il suo nome venne cambiato nella versione moderna Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). A causa della messa al bando di ogni attività socialista in Germania voluta da Bismarck nel 1878, la Zetkin si trasferì a Zurigo nel 1882 e poi in esilio a Parigi. Durante il suo soggiorno parigino ebbe un ruolo importante nella fondazione del gruppo socialista dei Socialisti internazionali. Inoltre ella adottò il nome del suo compagno, il rivoluzionario russo Ossip Zetkin, col quale ebbe due figli. Ossip Zetkin morì nel 1889. Successivamente, Zetkin si sposò con l’artista Georg Friedrich Zundel dal 1899 al 1928, diciotto anni più giovane di lei. Clara Zetkin (sin.) e Rosa Luxemburg, 1910 Nel SPD, Zetkin, insieme con Rosa Luxemburg, sua stretta amica e confidente, fu una delle più importanti figure dell’ala di estrema sinistra del partito. Nel dibattito sul Revisionismo nel corso del ventesimo secolo attaccò le tesi riformiste sostenute da Eduard Bernstein insieme a Luxemburg. Zetkin si impegnò molto nelle politiche femminili, per esempio nelle pari opportunità e nel voto femminile. Diede inizio ai movimenti femministi social-democratici in Germania; dal 1891 al 1917 diresse il quotidiano femminile del SPD Die Gleichheit (Uguaglianza). Nel 1907 si assunse l’incarico del nuovo ufficio per le politiche femminili all’SPD. Avviò la prima “”Giornata Internazionale della Donna”” l’8 marzo del 1911, lanciandone l’idea a Copenhagen, in quello che poi sarebbe diventato l’Ungdomshuset (abbandonato nel marzo del 2007). Durante la Prima guerra mondiale Zetkin, con Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg ed altri importanti esponenti del SPD, rifiutò la politica del Burgfrieden (un armistizio col governo, con la promessa di astenersi da qualsiasi sciopero durante la guerra) del proprio partito. Fra le varie attività anti-militari, Zetkin organizzò a Berlino una conferenza internazionale delle donne socialiste contro la guerra nel 1915. A causa di queste sue posizioni, fu arrestata diverse volte durante la guerra. Nel 1916 fu fra i co-fondatori della Lega Spartachista (Spartakusbund) e dell’USPD (Partito Social-Democratico indipendente tedesco) che nel 1917 si distaccò dal partito madre, l’SPD, che aveva assunto atteggiamenti molto favorevoli alla guerra. Nel gennaio del 1919, dopo la Rivoluzione tedesca avvenuta nel novembre del 1918, fu fondato il KPD (Partito Comunista Tedesco); Zetkin ne entrò a far parte rappresentandolo anche dal 1920 al 1933 nel Reichstag. Intervistò Lenin nel “”The Women’s Question”” del 1920 [1] Fino all 1924 Zetkin fece parte dell’ufficio centrale del KPD; dal 1927 al 1929 fu membro del comitato centrale del partito. È stata anche membro del comitato esecutivo del Comintern dal 1921 al 1933. Nel 1925 divenne presidente nell’ala sinistra tedesca dell’organizzazione solidale Rote Hilfe (Red Aid). Nell’agosto del 1932, come presidente del Reichstag per anzianità, incitò la sua gente a combattere il Nazismo. Quando Adolf Hitler ed il suo partito Nazionalsocialista presero il potere, il partito comunista tedesco fu bandito dal Reichstag, in seguito all’Incendio del Reichstag nel 1933. Zetkin andò nuovamente in esilio, questa volta in Unione Sovietica, e qui morì nel 1933, a Archangelskoe, vicino Mosca, all’età di 76 anni. È sepolta sotto le mura del Cremlino. Note ^ The interview transcript (in English) is available at The Emancipation of Women: From the Writings of V.I. Lenin, interview with Clara Zetkin, International Publishers, on the Marxist Archives Bibliografia [modifica] Gilbert Badia, Clara Zetkin. Femminista senza frontiere, Bolsena, Massari, 1994. José Gutiérrez Alvarez-Paul B. Kleiser, Le sovversive, Bolsena, Massari, 1995 [2005].”,”MGEK-097″ “DORNEMANN Luise”,”Jenny Marx. Der lebensweg einer Sozialistin.”,”DORNEMANN Luise”,”MADS-559″ “D’ORS Eugeni, a cura di Francesco VEZZANI”,”Il nuovo Prometeo Incatenato.”,”Nato a Barcellona nel 1881, morì nella cittadina catalana di Vilanova i la Geltru nel 1954 dove si era rifugiato nell’ultima tappa della sua vita, intensa e originale, dopo essere stato protagonista culturale a Barcellona, Madrid e Parigi. Propulsore del nuovo classicismo novecentista esercitò una grande influenza intellettuale. Francesco Vezzani si è laurato in Lingue e letterature straniere nell’Università di Pisa con una tesi su Eugeni D’Ors. Parte finale della tragedia: [Prometeo (con un forte urlo improvviso)] “”Che abbia inizio, che abbia inizio il momento in cui le parole si trasformano in fatti”” (La tempesta infuria) [Prometeo] “”La terra sembra scossa dai dolori del parto. Arriva il momento, arriva l’annuncio. Sarà una nuova vita, la vita così a lungo bagnata dal sudore dell’agonia. Questa tempesta, terrore degli animi dei vili, porterà ovunque la sua opera di fuoco, di giustizia e di purificazione. Ogni fulmine che cade è una lettera; mettendole insieme, si potrà leggere la parola dell’avvenire… Oh falso Ermes, oh tu, cerimonioso Okeanos, oh tutti i mortali, oh Tiranno dall’ingannevole maestosità! Chiedete la rivelazione del mio segreto? Osservate il cielo, osservate lassù in cielo… Il segreto è scritto nel cielo con le lettere dei lampi che cadono. (‘Luce lontana di lampi. Sordi rombi di tuono. Ululanti raffiche di vento). Una lettera, il fulmine che cadde sul Caucaso, e che causò il grande incendio, che ora comincia a essere un buon focolare e un faro del mondo. Un’altra lettera, il fulmine caduto vicino al Tevere. Un’altra ancora, quella caduta sulle rive di Spagna. Tutte insieme, il segreto. Tutte insieme, il futuro. a il futuro ormai è presente; perché è giunta l’ora in cui si uniscono tutte le ore. Okeanos. E’ ormai il momento di abbandonarsi agli avvenimenti. Abbiamo perso il potere di controllarli. (Se ne va). Prometeo. Vattene, vattene Okeanos. Vattene anche tu, Ermes, e tutti voi, e pure voi, amiche mie, e io stesso potrei lasciare la rupe, se non dovessi attendere l’imminente liberazione. La Rivoluzione finale è compiuta; ormai non deve farla più nessuno. Il Tiranno è caduto e tutti i signori, e tutti gli oppressori che lavoravano per lui. E’ giunto il momento di nuove imprese. Ora non ci sarà più bisogno di Martire, ma solo di Lavoratori. Ermes (avvolto su se stesso, a terra). Non cedete ancora, non cedete! (Alla Forza e alla Fame, che sono giunte vicino a Prometeo). Provate a chiudergli la bocca… I due gruppi di amiche. Folle! Mai nessuno è riuscito a chiudere la bocca al Popolo, e ora vorresti farlo tu, ora che soffia ovunque il vento delle cose nuove, ora che non rimangono altri signori, oltre che la tempesta e il fulmine? (Nel momento in cui la Fame e la Forza posano la mano su Prometeo, la tempesta aumenta terribilmente la sua furia. Tutto si riempie di tenebre. Cade il fulmine. Lunghi ululati). Prometeo. E’ la lotta finale. (Fine della tragedia)”,”VARx-560″ “D’ORSI Angelo”,”La cultura a Torino tra le due guerre.”,”Angelo D’ORSI è docente di storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. Si occupa oltre che di storia delle idee politiche, di questioni di metodo storico e di storia della storiografia. Da molti anni svolge ricerche sulla vicenda culturale torinese postunitaria. Ha contribuito ai volumi VIII (1998) e IX (1999) della ‘Storia di Torino’ (EINAUDI) e ha curato il carteggio Gioele Solari – Norberto Bobbio (La vita degli studi, ANGELI, MILANO, 2000). E’ coordinatore di ‘Quaderni di Storia dell’ Università di Torino’.”,”ITAF-078″ “D’ORSI Angelo a cura”,”I nazionalisti.”,”Angelo D’ORSI (1947) si è laureato in filosofia a Torino. Già redattore di ‘Resistenza’ e di ‘Nuova sinistra’. E’ stato assistente universitario e ha scritto due libri sul potere repressivo: ‘La macchina militare’ (1971) e ‘La polizia’ (1972). Nell’ antologia vengono riportati scritti di Maffeo PANTALEONI.”,”ITAA-064″ “D’ORSI Angelo”,”Intellettuali nel Novecento italiano.”,”Angelo D’ORSI è professore di storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Torino. Si occupa da anni, oltre che di questioni di metodo e di storia della storiografia, di storia della cultura e dei gruppi intellettuali. Il suo ultimo libro è stato al centro di un vivo dibattito: ‘La cultura a Torino fra le due guerre’ (Einaudi, 2000) e ha vinto il premio Acqui Storia. Nel libro l’autore si sofferma su Giovanni GENTILE, Marino PARENTI, Aldo CAPITINI, Edoardo PERSICO, Carlo LEVI e Leone GINZBURG. “”Scrive il Vannicola: ‘Pochi grandi scrittori furono tanto diseredati dalle consolazioni della gloria quanto Ernesto Hello. Il suo esempio è fra i più eroici che sia dato osservare nella storia del pensiero umano: mai un gesto per piacere alla folla, né un sorriso verso la mediocrità detentrice dei sacri metalli, né un passo verso le palme e i fiuori, ma piuttosto verso la canna e la spugna e il fiele”” (pag155)”,”ITAB-121″ “D’ORSI Angelo a cura; saggi di Luigi BONANATE Francesco TUCCARI Valter CORALLUZZO Edoardo GREPPI Mario DOGLIANI Fabio ARMAO Luca RASTELLO Silvana DALMAZZONE Claudio CANCELLI Massimo ZUCCHETTI Giovanni FILORAMO Roberto TOTTOLI Maurilio GUASCO Alberto PELISSERO Alfio MASTROPAOLO Silvano BELLIGNI Franca RONCAROLO Mimmo CANDITO Angelo D’ORSI”,”Guerre globali. Capire i conflitti del XXI secolo.”,”Saggi di Luigi BONANATE Francesco TUCCARI Valter CORALLUZZO Edoardo GREPPI Mario DOGLIANI Fabio ARMAO Luca RASTELLO Silvana DALMAZZONE Claudio CANCELLI Massimo ZUCCHETTI Giovanni FILORAMO Roberto TOTTOLI Maurilio GUASCO Alberto PELISSERO Alfio MASTROPAOLO Silvano BELLIGNI Franca RONCAROLO Mimmo CANDITO Angelo D’ORSI Rottura nesso Stato-guerra. “”Subito dopo la fine della “”terza guerra mondiale, non combattuta ma vinta”” avevo suggerito cheil mondo fosse venuto a trovarsi di fronte a una vera e propria rivoluzione internazionale, indotta dalla rottura del nesso esistenziale tra Stato e guerra, cosicché gli stessi risultati sempre raggiunti soltanto ed esclusivamente al termine di una guerra ormai avrebbero potuto venir conseguiti anche “”pacificamente”” (senza stare a dire che anche la guerra fredda ne fu una: basti ammettere che essa è stata comunque infinitamente meno mortifera di ogni altra, mentre le guerre, di per sé, consistono eminentemente in morte e distruzione), attraverso la dissoluzione stessa dell’ avversario, simbolicamente rappresentata dell’ auto-eliminazione dell’ Unione Sovietica, dapprima dall’ agone internazionale e poi addirittura dalle carte geografiche.”” (pag 22-23, L. Bonanate) Asse di transito strategico. Petrolio. “”Per quanto dispendiosa e resa obsoleta da questa nuova situazione, la linea Baku (Azerbaigian)- Poti (Georgia) prevista dagli americani per allacciare la Turchia emarginando la Russia, viene ripresa in considerazione (i lavori sono partiti nel settembre del 2002) in funzione di disturbo e di garanzia di una presenza, sia pure non egemone, americana nell’ area. Con una novità significativa, rispetto all’ epoca Clinton: la presenza lungo l’ asse di transito strategico di un soggetto nuovo e ingombrante, la Cina che ha investito 50 miliardi di dollari nella realizzazione dei collegamenti terrestri su strada e ferrovia proprio lungo il percorso dell’ oleodotto fra Azerbaigian e Georgia, contribuendo a risanare in misura notevole le finanze dei due paesi (in particolare la Georgia, in contrasto con gli interessi russi nel Caucaso) e ottenendo un ruolo di interlocuzione diplomatica non secondario in un’ area che, almento dai tempi del Khan, è stata fuori dalla portata politica di Pekino. Un fattore, anche questo, che contribuisce a ridimensionare le ambizioni di controllo univoco da parte americana dei mercati energetici. Val la pena di notare come il dilemma sul rifornimento energetico di Israele trovi in questo contesto anche soluzioni ipotetiche meno legate alla protezione americana e ai rapporti tra USA e Arabia Saudita””. (pag 106-107, L. Rastello)”,”QMIx-134″ “D’ORSI Angelo”,”I chierici alla guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad.”,”D’ORSI Angelo è professore di storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. Lavora in particolare sulla storia degli intellettuali. (Bibl. v. 4° copertina) “”Per quanto una guerra sia un fatto orribile e odioso (…) io non posso riconoscere che vi sono paci più orribili e più odiose della guerra: sono le paci che consumano a fuoco lento i popoli (…)””. (pag 145, Salvemini, 1893 e 1914) L’ interventismo democratico e socialista. Nel caso della guerra del 1914 per Salvemini gli interesse nazionali coincidono con quelli del proletariato e dei partiti democratici. Siamo abituati a nette demarcazioni tra interventismi: “”Naturalmente, interventisti come Salvemini e Bissolati non avevano niente a che fare con l’ interventismo dei nazionalisti di destra”” (Salvadori, op.cit.). Forse è ora di rendersi conto che le distanze non sono poi così grandi; e che, paradossalmente, gli interventisti di destra appaiono più coerenti e lucidi di quelli democratici, i quali assumono una posizione politicamente ad essi subordinata. Non è un dato secondario e casuale la presenza in un comizio romano del maggio 1915 di Salvemini e Bissolati insieme a Federzoni, Corradini e D’Annunzio.”” (pag 146)”,”QMIx-162″ “D’ORSI Angelo a cura, collaborazione di Filomena POMPA; scritti di Daniela ADORNI Elena AGA ROSSI Giulia ALBANESE Alberto Mario BANTI Bruno BONGIOVANNI Fulvio CAMMARANO Mauro CANALI Giampiero CAROCCI Loreto DI-NUCCI Angelo D’ORSI Eros FRANCESCANGELI Mimmo FRANZINELLI Giuseppe GALASSO Luigi GANAPINI Antonio GIBELLI Nicola LABANCA Salvatore LUPO Paolo MACRY Bruno MAIDA Marco MERIGGI Claudio PAVONE Raffaele ROMANELLI Giovanni SABBATUCCI Simonetta SOLDANI Gabriele TURI Guido VERUCCI Brunello VIGEZZI”,”Gli storici si raccontano. Tre generazioni tra revisioni e revisionismi.”,”Scritti di Daniela ADORNI Elena AGA ROSSI Giulia ALBANESE Alberto Mario BANTI Bruno BONGIOVANNI Fulvio CAMMARANO Mauro CANALI Giampiero CAROCCI Loreto DI-NUCCI Angelo D’ORSI Eros FRANCESCANGELI Mimmo FRANZINELLI Giuseppe GALASSO Luigi GANAPINI Antonio GIBELLI Nicola LABANCA Salvatore LUPO Paolo MACRY Bruno MAIDA Marco MERIGGI Claudio PAVONE Raffaele ROMANELLI Giovanni SABBATUCCI Simonetta SOLDANI Gabriele TURI Guido VERUCCI Brunello VIGEZZI Da pag 337 storia termine revisionismo”,”STOx-138″ “D’ORSI Angelo”,”L’anno della rivoluzione.”,”Angelo D’Orsi è professore ordinario di storia del pensiero politico all’Università di Torino. Dirige ‘Historia Magistra’, Rivista di storia critica’ e ‘Gramsciana. Rivista internazionale di studi su Antonio Gramsci’.”,”QMIP-258″ “D’ORSI Angelo”,”La polizia. Il potere repressivo. Le forze dell’ordine italiano.”,”Angelo D’Orsi, nato nel 1947 presso Salerno, ha studiato filosofia a Torino, dove risiede. Collabora a diverse riviste fra le quali “”Quaderni Piacentini””. Da Feltrinelli ha già pubblicato un primo volume sul potere repressivo dal titolo: ‘La macchina militare. Le forze armate in Italia’ (1971). “”La strategia della mediazione veniva sempre più abbandonata, tranne che nei momenti obiettivamente difficili per il potere costituito, come nel luglio 1919 e nel settembre 1920, quando Nitti prima, poi ancora Giolitti ricorsero alla tattica difensiva, non essendo sicuri di poter condurre fino in fondo la repressione violenta, sia perché carabinieri e PS erano usciti malconci dal periodo bellico, sia perché non si poteva assolutamente più fare affidamento sulle truppe regolari, che troppo sovente finivano per schierarsi con la popolazione. Proprio perché il governo non si sentiva sufficientemente garantito dall’apparato repressivo anteguerra, occorse riformarlo e potenziarlo. La PS, che nel 1907 ammontava a 10.425 uomini, con un decreto del ministero Nitti (r.d. 2 ottobre 1919, n. 1790) venne assorbita nel nuovo “”corpo armato mercenario predisposto a funzionare da strumento esecutivo della volontà (…) della classe proprietaria”” (Gramsci) (25), la ‘Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza’, dotata di 25.000 uomini e 377 ufficiali, e, a differenza dello scomparso corpo delle guardie di P.S., a somiglianza invece dell’arma dei carabinieri (già allora dimostratosi lo strumento armato più sicuro ed efficiente per la classe dominante), venne considerata come parte integrante delle forze armate dello stato. I carabinieri riorganizzati come un vero esercito indipendente e autonomo nel 1919 videro salire i propri effettivi da 40.000 a 60.000; nel 1921 le guardie regie erano diventate 40.000, i carabinieri 65.000 (l’anno dopo ammonteranno a 75.000). E’ facile comprendere che l’eccidio proletario ritornò all’ordine del giorno. Nel numero del 1° maggio 1920 l'””Avanti!”” pubblicò l’elenco dei morti proletari per mano poliziesca nei dodici mesi che vanno dall’aprile 1919 all’aprile 1920: 145 morti e 444 feriti gravi; nello stesso giorno a Torino venivano uccisi 4 operai, mentre numerosi altri erano feriti dalla forza pubblica, e altre uccisioni si verificavano in Istria e in Calabria. Un altro calcolo – riferentesi al periodo aprile 1919 – settembre 1920 – fa ascendere a 320 gli uccisi e a un migliaio i feriti. Questo brano del maggio 1920 di Antonio Gramsci fornisce un’idea viva e immediata del clima terroristico instaurato dalla violenza poliziesca negli anni immediatamente precedenti il fascismo. «Gli arresti si moltiplicano: le guardie regie danno la caccia ai garofani e alle coccarde; gli arrestati vengono massacrati coi calci del moschetti, vengono sfregiati, vengono calpestati fino a dover vomitar sangue; le vie e le piazze risuonano di fucilate contro le finestre, contro le porte, contro i gruppi di passanti; camions di guardie regie, coi fucili spianati contro le finestre, contro le porte, contro i passanti, imperversano nella città; gruppi di guardie sogghignanti sbucano da ogni cloaca per puntare le baionette contro il petto di ognuno, senza più distinzione di classe, di sessi, di età, sia il passante un operaio, un ufficiale, un soldato, un prete, una signora, un bambino, tanta è la rabbia e la furia che gli ordini impartiti riescono a suscitare nella coscienza torbida e crepuscolare dei mercenari assoldati per la guerra civile» (26)”” [Antonio Gramsci, ‘L’ordine nuovo’, 1919-1920′, in ‘Opere’, IX, Einaudi, Torino, 1955, p. 117; Ibidem, pp. 115-116] (pag 25-26) …. (pag 24-25-26)”,”TEMx-077″ “D’ORSI Angelo”,”L’Italia delle idee. Il pensiero politico in un secolo e mezzo di storia.”,”Angelo D’Orsi insegna Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Presiede la Fondazione Salvatorelli, dirige la rivista di storia critica ‘Historia Magistra’ e ha fondato ‘FestivalStoria’.”,”ITAB-002-FC” “D’ORSI Angelo”,”I chierici alla guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad.”,”Angelo D’Orsi è professore di storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. Lavora in particolare sulla storia degli intellettuali. (2005) ‘Cultura militare? No, piuttosto cultura militarista, alla quale in realtà forniranno un potente contributo certo non soltanto i generali, ma i poeti, gli scrittori, i giornalisti, i letterati; e, non si trascurino, sia sul piano effettuale, ai fini della macchina militare fascista e della continua mobilitazione bellica, sia sul piano simbolico e genericamente ideologico, gli scienziati (151). Il militarismo si assocerà, nell’ideologia del fascismo maturo, non soltanto al bellicismo, ma anche, sulla base di spunti provenienti da lontano, nello stesso Mussolini (152), al razzismo, che pure rappresenta un capitolo a sé – e che capitolo! – della vergogna dei chierici. Non occorrerà aspettare le leggi del 1938, per vedere tutto ciò: la ‘trahison des clercs’, l’abbinamento di razzismo, imperialismo e bellicismo, la ridicola e insieme colpevole parte svolta dai regnanti Savoia. Da codesti punti di vista, l’Etiopia è fondamentale: di nuovo, come per la Libia, c’è un forte tentativo di popolarizzare la guerra, tentativo coronato da un notevole successo. Letterati, gazzettieri, scienziati svolgono diligentemente, coscienziosamente, le loro rispettive parti. La cosiddetta «scienza coloniale» (153), che il fascismo tenta di creare negli italiani, riprendendo i fili di un discorso che rinvia a prima di Adua, peraltro, non andrà oltre un livello superficiale, ma ciò nulla toglie alla responsabilità dei chierici, anche ai livelli di una manovalanza intellettuale: «I maestri di scuola obbligarono scolari e scolare a scrivere temi e pensieri sulla forza del regime alle prese con la conquista del proprio impero» (154). A un livello assai superiore, il principale quotidiano italiano diventa il punto di raccolta degli sforzi di scrittori e giornalisti di vario calibro per epicizzare quell’impresa presentata come civilizzatrice; ma in realtà, come si sarebbe dimostrato alla luce dei documenti decenni più tardi, assolutamente barbarica. Alcune delle «firme» dell’epoca si esercitano, sul «Corriere» non più albertiniano, in pezzi di bravura per incensare il Duce, e le sue mirabili conquiste e vittorie militari, per insultare i perfidi figli di Albione (gli inglesi), per decantare l’italica civiltà e mostrare la penosa inferiorità, ma anche la barbarica crudeltà degli africani: Vittorio Beonio Brocchieri (futuro accademico, dopo essere stato giornalista e aviatore), Luigi Barzini, Guido Piovene, Ugo Ojetti, Alfredo Panzini, Giovan Battista Angioletti… tutti personaggi destinati a sopravvivere al fascismo e a riciclarsi tranquillamente nella Repubblica, passando indenni attraverso le sozzure di un bellicismo razzistico e di un’idolatria del Capo davvero tristi (155). «L’immagine dei colonizzatori conquistatori fu intonata all’apoteosi, quella degli etiopici vinti e poi colonizzati fu invece “”animalizzata» (156). Tutta la stampa italiana si muove nella medesima direzione, secondata da radio, teatro, cinema, avanspettacolo, canzonette… La Chiesa, con i suoi ministri, provvede a far diventare missionari ideali i soldati, benedicendone le armi. «Lo scontro delle civiltà», per riprendere ancora una volta la celebre formula (157), è già qui (…)’ (pag 131-132) [(151) Un’esemplificazione complessiva in Maiocchi 2004; (152) Cfr. Fabre 2005; (153) Labanca, 2002, p. 248; (154) Labanca 2002, p. 248; (155) Cfr. M. Isnenghi, Il radioso maggio africano del «Corriere della Sera» (1971), in Id. 1979, pp. 92-151; (156) Labanca, 2002, p. 248; (157) Mi riferisco ovviamente a Huntington 1997]”,”QMIx-001-FGB” “D’ORSI Angelo”,”Gramsci. Una nuova biografia.”,”Nuova edizione rivista e accresciuta Angelo D’Orsi ha insegnato Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Lo scontro con Bordiga (pag 239-242) “”Gramsci formalmente era ormai il capo del partito dopo l’elezione a Como come segretario, su pressione del Comintern; di fatto era però un segretario “”dimezzato””. Eppure nel politico faceva capolino lo studioso”” (pag 240)”,”GRAS-155″ “D’ORSI Angelo”,”La macchina militare. Il potere repressivo. Le forze armate in Italia.”,”Angelo D’Orsi (nato nel 1947) ha studiato filosofia a Torino, dove risiede (1971). Già redattore di “”Resistenza”” è stato poi redattore capo in “”Nuova sinistra””.”,”ITQM-253″ “D’ORSI Angelo CHIAROTTO Francesca a cura; scritti, interventi, recensioni e schede di Gian Mario BRAVO; contributi in memoria di Gian Mario Bravo, di Pietro ADAMO Aldo AGOSTI Giuseppe CACCIATORE Francesca CHIAROTTO Angelo D’ORSI Paolo FAVILLI Alexander HÖBEL Fabrizio LORETO Stefano PETRUCCIANI Fiorenza TARICONE Salvatore TINÈ”,”Un maestro per la storia. Scritti di e su Gian Mario Bravo.”,”Contiene l’intervento di G.M. Bravo ‘Una grande iniziativa editoriale. I 50 volumi delle “”Opere”” di Marx e di Engels in italiano (pag 105-110) (già pubblicato in ‘Historia Magistra’ n. 29 2019, pp. 143-147 (rubrica Buone e cattive notizie) (in cui si cita l’iniziativa editoriale di Lotta Comunista – Isc – Pantarei) “”con moltoi impegno umano, scientifico e finanziario, tre gruppi omogenei e coordinati, poco per volta, dalla fine del secolo scorso e poi nel primo decennio degli anni Duemila, presero in mano la situazione: l’Istituto di Studi sul Capitalismo, di Genova, le Edizioni di Lotta Comunista di Milano affiacate queste utlime dalle collegate e accomunate Edizioni Pantarei cominciarono a tradurre alcuni testi, mancanti in italiano – dai Werke tedeschi e dai Works inglesi, mentre, nel frattempo , la MEGA/2 continuava a far uscire i suoi preziosissimi testi, contententi molte “”novità”” (…)) (pag 107-108)”,”STOx-337″ “D’ORSI Angelo”,”Intellettuali nel Novecento italiano.”,”Angelo D’Orsi è professore di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università di Torino. Si occupa da anni, oltre che di questioni di metodo e di storia della storiografia, di storia della cultura e dei gruppi intellettuali.”,”ITAD-010-FL” “D’ORSI Angelo”,”Il prof. De Felice, Mussolini e il fascismo. I. Dal socialismo al fascismo.”,”De Felice da una versione ‘socialista’ e ‘rivoluzionaria’ di Mussolini ancora per tutto il 1919 sino all’autunno del 1920 stagione della “”definitiva svolta mussoliniana”” ‘Premesso che Mussolini ha compiuto la sua scelta di fondo nell’ottobre del ’14, egli nel corso del biennio rosso – per riprendere una efficace sintesi di Aurelio Lepre (1) “”punta sulle foze capitalistiche che crede più avanzate, sulla borghesia che definisce più intelligente””‘ (pag 136) (1) Aurelio Lepre, ‘Niente di rivoluzionario nel “”fascismo delle origini””‘, in ‘Rinascita, 15 novembre 1974″,”STOx-022-FGB” “D’ORSI Angelo a cura di, collaborazione di Filomena POMPA, Saggi di Daniela ADORNI Elena AGA ROSSI Giulia ALBANESE Alberto Mario BANTI Bruno BONGIOVANNI Fulvio CAMMARANO Mauro CANALI Giampiero CAROCCI Loreto DI NUCCI Eros FRANCESCANGELI Mimmo FRANZINELLI Giuseppe GALASSO Luigi CANAPINI Antonio GIBELLI Nicola LABANCA Salvatore LUPO Paolo MACRY Bruno MAIDA Marco MERIGGI Claudio PAVONE Raffaele ROMANELLI Giovanni SABBATUCCI Simonetta SOLDANI Gabriele TURI Guido VERUCCI Brunello VIGEZZI”,”Gli storici si raccontano. Tre generazioni tra revisioni e revisionismi.”,”Angelo d’Orsi insegna storia del pensiero politico contemporaneo all’Università di Torino. Si occupa oltre che di storia di idee e di intellettuali, di questioni storiografiche e metodologiche. Ha fondato l’Associazione Historia Magistra, e presiede il Comitato Scientifico della Fondazione L. Salvatorelli. É direttore del FestivalStoria.”,”STOx-084-FL” “D’ORSI Angelo ZUNINO Pier Giorgio a cura; scritti di Giorgio PESTELLI Paolo SODDU Aldo AGOSTI Roberto ARUGA Angelo D’ORSI Pier Giorgio ZUNINO, ricordi e testimonianze di Norberto BOBBIO Cesare CASES Gustavo ZAGREBELSKY”,”Profilo di Massimo Mila. Giornata di Studio, Torino, 4 dicembre 1998.”,”Per Massimo Mila, l’attentato a Togliatti del 14 luglio 1948 fa scoccare la scintilla che trasforma questa scelta di “”emergenza”” (compagno di strada) in un impegno più diretto … (pag 91) Trotsky sulla definizione di ‘compagno di strada’ (pag 81) “”L’espressione «compagno di strada» è una traduzione del russo ‘poputcik’, termine che fu usato nel 1923 da Trockij nel saggio ‘Letteratura e rivoluzione’ per designare, nel panorama artistico e letterario della Russia del tempo, una generazione di transizione «tra l’arte borghese, che si esaurisce nei ritornelli o nel silenzio, e l’arte nuova che ancora non c’è». Nel fare una serie di nomi di «scrittori giovanissimi, fra i venti e i trent’anni» – il più noto dei quali a un lettore profano è probabilmente quello di Esenin – Trockij riconosceva che ciascuno di loro aveva accettato la rivoluzione, ma coglieva anche in loro qualcosa «che li separa nettamente dal comunismo e minaccia sempre di contrapporli ad esso. Essi non abbracciano la rivoluzione nella sua totalità, riesce loro estraneo il suo fine comunista» (1). Era insito in questa definizione un certo senso di superiorità non disgiunto da una chiara diffidenza («Riguardo a un compagno di strada- osservava Trockij – nasce sempre la domanda: fino a che stazione?»). Il termine comunque ebbe larghissima fortuna, e fu impiegato ben oltre i confini dei fenomeni artistici e letterari per il quale era stato originariamente coniato: specie negli anni trenta passò a indicare in generale quegli intellettuali dell’Occidente capitalistico che, pur non essendo comunisti, con i comunisti erano comunque disposti a percorrere un tratto di strada comune, prima e soprattutto quello della lotta contro il pericolo di una nuova guerra, poi, dopo il 1933, quello della difesa delle libertà democratiche dalla minaccia fascista, riconoscendo nell’uno e nell’altro caso il ruolo progressivo svolta sulla scena internazionale dalla Russia sovietica”” (pag 81) [‘Profilo di Massimo Mila. Giornata di Studio, Torino, 4 dicembre 1998’, a cura di Angelo D’Orsi e Pier Giorgio Zunino, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2000] [(1) L. Trockij, ‘Letteratura e rivoluzione’, introduzione e traduzione di Vittorio Strada, Torino, Einaudi, 1975, pp. 47-48]”,”STOx-003-FMB” “D’ORSI Angelo”,”Guida alla storia del pensiero politico.”,”Angelo D’Orsi insegna Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. La questione dell’ideologia e della falsa coscienza. La ‘falsa coscienza’ del ‘pensatore’ che s’immagina ‘forze motrici false o apparenti’ “”Ai filosofi Napo:leone attribuisce una cultura dottrinaria astratta, incapace di risolvere i problemi della realtà; nella filosofia, come nella storia, egli vede discipline funzionali al rafforzamento dell’Impero. In effetti Napoleone esprime con quell’epiteto di «idéoloques» insofferenze verso l’opposizione di Destutt e sodali alla sue ambizioni e alle sue mire. Nasce così, grazie a Napoleone, il primo significato moderno, negativo della parola ideologia, come pensiero astratto, incapace di conoscere il reale, inetto ad agire sulla realtà: un pensiero che traduce un atteggiamento lontano e contrario a quello dei politici. I il termine nel suo nuovo significato «reca l’impronta della posizione e il punto di vista di coloro che lo coniarono, cioè degli uomini politici e d’azione» (74). Va tuttavia precisato che lungo l’Ottocento un’accezione neutra di «ideologia» persiste, sia in Francia che altrove, per esempio in Italia, con Galluppi, Rosmini e Cattaneo. Una segnalazione merita il filosofo e uomo politico Melchiorre Gioia (1767-1829), autore di un robusto trattato sull’ ‘Ideologia’, nel quale, sulla linea del sensismo, e, in generale, fedele alla lezione dell’Illuminismo, espone accanto ad una compiuta teoria della conoscenza, una teoria delle passioni (75). Con l’opera di Marx la teoria moderna dell’ideologia compie un salto qualitativo, pur partendo dall’accezione negativa impressa da Napoleone. Marx peraltro conosce gli ‘Eléments d’idéologie’ (Destutt, 1801, ndr), e guarda con attenzione alle dottrine economiche di Destutt, ma assume una posizione critica verso gli ‘idéologues’, accusandoli di aver sottratto alla storia i suoi elementi empirici e di averla ridotto ad una mero successione di prodotti «ideologici», appunto, generati dalla coscienza umana (76). Come è noto, Marx ed Engels usano il termine già nel titolo dell’opera rimasta inedita per quasi un secolo dedicata all’esame, fortemente polemico, del pensiero degli hegeliani di sinistra: nell’ ‘Ideologia tedesca’ – come nella ‘Sacra famiglia’, e in altri scritti giovanili – la filosofia hegeliana e degli hegeliani viene letta come un sistema di pensiero che distorce in chiave classista la realtà; invece di analizzare «gli uomini realmente operanti» descrive «l’immaginata azione dei soggetti immaginari». È chiaro che la concezione dell’ideologia è indissolubilmente connessa alla concezione della storia: il punto di vista è quello materialistico. (…) Secondo Marx l’uomo possiede una falsa coscienza di se stesso, che nella società borghese-capitalistica corrisponde alla mancanza di una coscienza di classe (dovuta al suo essere parte e vittima di sovrastrutture ideologiche distorte) il che fa sì che egli si rappresenti in modo distorto la realtà sociale. Evidente è il nesso con la teoria dell’alienazione, come estraneazione dell’uomo lavoratore dal sua lavoro, dal prodotto del suo lavoro e quindi da se stesso. Proprio le condizioni idi vita materiali dell’uomo alienato determinano l’estraneazioen delle idee dai fatti: ‘ergo, la falsa coscienza. Perciò preliminare a qualsiasi critica dell’ideologia (che Marx ed Egnels peraltro utilizzano largamente) risulta la critica dell’economia politica (…). A Marx naturalmente interessa studiare più la funzione falsificatrice dell’ideologia in generale, il suo ruolo nello specifico campo politico. Rispetto all’invettiva napoleonica (…) Marx aggiunge «la nota della strumentalità» (80). Peralltro si deve aggiunere che pur intendendo in modo siffatto, cioè negativo, l’ideologia – falsa coscienza, in sostanza – Marx ed Engels non negano che le ideologie contengano in sé elementi di validità. In generale si può dire che nel pensiero marx-engelsiano l’ideologia corrisponda ad un sistema di credenze e di valori che esprime, in termini complessivi, le esigenze di egemonia della classe dominante in una data formazione economico-sociale. In questo senso il termine si presta ad essere impiegato genericamente, come lo sarà anche nel campo marxista (si tenga conto che la gran parte degli scritti degli anni Quaranta di Marx ed Engels – quelli che definirono sostanzialmente la concezione dell’ideologia – saranno conosciuti a distanza di molto tempo dalla loro stesura): vale a dire come una visione del mondo, che per quanto «sovrastruttura» è dipendente, sia pure «in ultima analisi» (per rifarsi alla nota citazione engelsiana), dalla struttura, ma che esprime semplicemnte un insieme di concezioni in qualche modo concatenate fra esse, un sistema di idee (81)”” (pag 127-130) [Angelo D’Orsi, ‘Guida alla storia del pensiero politico’, La Nuova Italia editrice, Torino, 1995] [(74) K. Mannheim, ‘Ideologia e utopia’, Bologna, Il Mulino, 1965, p. 73 (…); (75) Cfr. ‘Ideologia’ esposta da Melchiorre Gioia, auture del trattato ‘Del merito e delle ricompense’, Milano, Pirotta, 1822-23, 2 tomi; (76) Marx cita Destutt sia nel libro del ‘Capitale’ (‘Das Kapital’, a cura di F. Engels, Hamburg, Meissner, 1885-94, trad. di R. Panzieri, Roma, Ed. Riun., 1970, II, pp.499-507); sia nelle ‘Teorie del plusvalore. Libro quarto del ‘Capitale”, 2 voll. (vol. I, trad. e prefazione di G. Giorgetti, 1961, vol. II, a cura di L. Perini, 1973), ivi, I, pp. 424-440; (80) C. Antoni, ‘Storicismo e antistoricismo, Napoli, Morano, 1964, p. 106; (81) Mi riferisco alle note lettere di Engels a J. Bloch (21 settembre 1890) e a F. Mehring (14 luglio 1893). Si dice nella prima: «Secondo la concezione materialistica della storia il fattore che in ultima istanza è determinante nella storia è la produzione e riproduzione della vita reale». E nella seconda: «L’ideologia è un processo che viene bensì compiuto dal cosiddetto pensatore con coscienza, ma con una falsa coscienza. Le vere forze motrici che lo muovono gli rimangono sconosciute, altrimenti non si tratterebbe di un processo ideologico. Egli s’immagina dunque delle forze motrici false o apparenti. (…) un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle proprie cause…» (da K. Marx, F. Engels, ‘Opere scelte’, a cura di L. Gruppi, Roma, Editori Riuniti, 1966; pp. 1242-44, la lettera a Bloch; pp. 1249-51 quella a Mehring]”,”STOx-029-FMB” “D’ORSI Angelo”,”La rivoluzione antibolscevica. Fascismo, classi, ideologie (1917-1922).”,”Angelo D’Orsi nato a Pontecagnano (Sa) nel 1947, risiede a Torino dove si è laureato in filosofia con Norberto Bobbio, discutendo la tesi sull’idea pacifista. Oltre al pacifismo si è interessato all’ antimilitarismo e alla questione militare. Citato in nota 175 a pag 144 Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra ross…’ Citato Bordiga pag 270, 284, 302, 317, 330, 334 La critica di Tasca “”Dove si sono registrate le note dolenti, aggiunge Gramsci, è nell’organizzazione; e a ragione denuncia “”il carattere pigro e incerto”” della dirigenza dell’ Alleanza dei lavoratori”” (221). Ma lo stesso Gramsci condivide con Bordiga e gli altri dirigenti del PCdI la responsabilità di un sostanziale rifiuto del fronte unico politico contro il fascismo (222); così come è dell’intera dirigenza comunista l’errore del mancato appoggio all’organizzazione antifascista degli Arditi del Popolo (223). Benché sembri ingiusto il giudizio di Angelo Tasca (“”il Partito comunista è stato politicamente assente dalla lotta contro il fascismo”” (224)), rimane vero che l’obiettiva, tenace resistenza opposta dalla classe operaia all’avanzata fascista è assai più frutto spontaneo dei singoli, che non opera consapevole delle organizzazioni. L’ultima barricata del proletariato italiano davanti all’assalto delle camicie nere ò lo sciopero generale proclamato dall’Alleanza del lavoro il 31 luglio del ’22. Tasca ha scritto una pagina memorabile su quella che definisce icasticamente “”la Caporetto socialista””: ma non sembra di poter condividere il giudizio drasticamente negativo sull’iniziativa (225). Essa in se stessa appare del tutto giustificata, anche se probabilmente tardiva; certamente esprime un bisogno reale delle masse operaie di organizzare la lotta antifascista sull’intero territorio nazionale, con decisione e fermezza. Ma lo sciopero viene impostato sul terreno armai del tutto inefficace, della protesta legalitaria, e, mentre fornisce ai fascisti il pretesto per un nuova, forsennata azione generale di rappresaglia e di intimidazione (a cominciare dai ferrovieri, da sempre bestia nera del fascismo (226), tradisce una tragica impotenza del movimento operaio. “”Questo popolo che non vuol rassegnarsi alla schiavitù,. questi ferrovieri che vengono prelevati a domicilio, rivoltella in pugno, per costringerli a riprendere il lavoro mentre bruciano le loro case, questi operai che hanno ragioni di principio e di solidarietà e che ricominciano ancora una volta, perché si è detto loro che così si potrà arginare l’offensiva fascista, queste masse condannate a spossarsi in sforzi che non trovano alcun punto di applicazione, avrebbero meritato ben altre guide e ben altra sorte”” (227)”” (pag 284-285) [Angelo D’Orsi, ‘La rivoluzione antibolscevica. Fascismo, classi, ideologie (1917-1922)’, F. Angeli, Milano, 1995] [(221) Cfr. Tasca, ‘Nascita e avvento del fascismo’, cit., II, pp. 335 ss; (…); (222) Cfr. A. Tasca, ‘I primi dieci anni del Pci’ (…); (223) Cfr. Spriano, ‘Storia del partito comunista’, cit, I., pp. 137 ss; (224) Tasca, op. ult. cit., pp. 122-123); (225) Tasca, ‘Nascita e avvento(…)’, cit., II, pp. 335 ss (…); (226) Cenni al rapporto ferrovieri-fascismo in Cordova, Le origini…, cit., passim; (227) Tasca, op. ult. cit., II, pp. 339-40]”,”ITAF-007-FMB” “D’ORSI Angelo, a cura, saggi di Patrizia CANCIAN Bruno BONGIOVANNI Angelo D’ORSI”,”La città, la storia, il secolo. Cento anni di storiografia a Torino.”,”Angelo D’Orsi, Professore di Storia del pensiero politico contemporaneo nell’Univeristà di Torino. Contiene il paragrafo ‘Torino e la Russia’ (pag 280-298) nel saggio di Bruno Bongiovanni ‘La modernistica’ (la rivoluzione d’Ottobre, Gramsci, Torino, Trotsky ecc.)”,”STOx-035-FMB” “D’ORSI Angelo, a cura; saggi di Norberto BOBBIO Salvatore VECA Michelangelo BOVERO Marco REVELLI Giovanni FILORAMO Maurilio GUASCO Alberto ANDREATTA Gianni VATTIMO Giuseppe RUTTO Francesco TRANIELLO Massimo L. SALVADORI Franco SBARBERI Pier Paolo PORTINARO Bruno BONGIOVANNI Gian Mario BRAVO Carlo MARLETTI Gianfranco PASQUINO”,”Alla ricerca della politica. Voci per un dizionario.”,”Tra gli altri lemmi: – Rivoluzione (Storia del concetto, di B. Bongiovanni; Tipologie storiche della rivoluzione, dl G.M. Bravo) (pag 217-246)”,”TEOP-060-FMB” “D’ORSI Angelo”,”Allievi e maestri. L’Università di Torino nell’Otto-Novecento.”,”Angelo d’Orsi inegna Storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. “”Guardando ai filosofi, troviamo, accanto e cotnro i neorazionalisti, negli stessi ambienti della Facoltà di Lettere e Filosofia, i cattolici, a cominciare da Augusto Del Noce, peraltro destinato (come già ricordato) ad allontanarsi presto dalla città. Questi riproponeva l’antitesi tra Marx e Tommaso d’Aquino”” (pag 69) Luigi Einaudi “”Ma Gramsci incalza anche l’Einaudi teorico che si permette di strapazzare Marx, negandogli quel merito che persino Benedetto Croce non ha potuto disconoscere, ossia «di aver dato impulso alle ricerche economiche nello studio della storia» (:..)”” (pag 160) “”Più tardi, del resto come ogni buon allievo, Einaudi prenderà le distanze dal «Marx italiano», in concomitanza con la fine delle giovanili frequentazioni socialiste, di cui tuttavia rimarrà nel pensiero dell’economista di Dogliani un non piccolo retaggio, a cominciare dall’idea della lotta di classe come lievito fecondo dell’economia e dell’intera società”” (pag 192) Il volume contiene in allegato il fascicoletto di Gian Mario Bravo, ‘La “”vita degli studi”” di Gioiele Solari e Norberto Bobbio’, Leo S. Olschki, 2000 (estratto dal ‘Pensiero politco’ (pag 317-322)”,”STOx-052-FMB” “DORSO Guido”,”La rivoluzione meridionale. Il Mezzogiorno d’ Italia da Cavour a Mussolini.”,”Compiuti gli studi di diritto, Guido DORSO (1892-1947) esordì come pubblicista nel giornale socialista napoletano ‘La propaganda’. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria, D. fondò ‘Il corriere d’ Irpinia’ ed entrò in contatto con Piero GOBETTI, nel cui giornale ‘La rivoluzione liberale’ apparvero gli articoli che nel 1925 furono raccolti in ‘La rivoluzione meridionale’. Ridotto al silenzio durante il fascismo, solo nel 1938 riprese a lavorare iniziando una biografia di MUSSOLINI che apparve nel 1949 col titolo ‘Mussolini alla conquista del potere’. Iscrittosi al Partito d’Azione, dopo la guerra diresse il giornale ‘L’ Azione’.”,”ITAS-039″ “DORSO Guido”,”L’ occasione storica.”,”L’ inflazione e i paesi a struttura semicapitalistica. “”Le conseguenze dell’ inflazione monetaria sull’ economia meridionale – dicevo – sono state già studiate durante l’ altro dopo-guerra, e i risultati di tale studio costituiscono preziosi punti di partenza per cominciare a precisare le linee di demarcazione e di sviluppo dell’ odierna realtà economica, per quanto le attuali varianti costituiscano delle notevoli aggravanti, che vanno accuratamente precisate. (…) nei paesi semicapitalistici con accentramento industriale regionale, i vantaggi e gli svantaggi dell’ inflazione non si ripartiscono su tutto il territorio, parzialmente neutralizzandosi, ma tutti i vantaggi si riversano sulle zone industrializzate e tutti gli svantaggi colpiscono le rimanenti zone agricole, aggravando i preesistenti squilibri.”” (pag 116)”,”ITAS-086″ “DORSO Guido”,”Dittatura classe politica e classe dirigente. Saggi editi ed inediti.”,”La classe politica strumento tecnico della classe dirigente “”Perciò, quando la classe politica è insufficiente, è compito della classe dirigente affrettarne il ricambio. La precisa, tempestiva circolazione degli elementi della classe politica è forse anche più necessaria e di vitale importanza della precisa, tempestiva circolazione degli elementi della classe dirigente. E, mentre il ricambio di quest’ultima è un mistero sociale, che difficilmente può essere influenzato, il ricambio della classe politica, essendo un compito della classe dirigente, logicamente ne costituisce anche un onere.”” (pag 158)”,”TEOP-333″ “DORSO Guido”,”Mussolini alla conquista del potere.”,”La classe politica strumento tecnico della classe dirigente (pag 158) “”A questa tattica temporeggiatrice certamente giovò il lungo periodo di calma succeduto all’ascesa del primo gabinetto Facta, nel quale l’attenzione mondiale fu assorbita dallo svolgimento di Genova e dei contraccolpi del trattato tedesco-russo di Rapallo. In quel periodo (…) Mussolini si dedicò al ‘reportage’ di politica estera ed a consultare la Sibilla per conoscere se il mondo evolveva a destra o a sinistra. Ma, quando il 1° maggio 1922, i socialisti italiani si accinsero a celebrare la festa dei lavoratori con la solita astensione dal lavoro, Mussolini, che aveva proprio allora fatto adottare dai fascisti la data del 21 aprile come surrogato del 1° maggio, decise di dare battaglia ed inveì contro il governo in carica accusandolo di viltà. “”Tutto ciò che accade in questi giorni in Italia, alla vigilia della ricorrente buffonata socialista del 1° maggio, la quale assume questo anno uno spiccato carattere antifascista, può essere oggetto di amare ma assai utili meditazioni. Ancora una volta lo Stato liberale italiano ha data la manifesta prova di essere svuotato di ogni energia vitale. Avvicinandosi la fatidica data, che ormai non ha più niente di fatidico, il governo liberal italiano si è trovato di fronte a questo problema: come assicurare il funzionamento dei servizi pubblici nella giornata del primo maggio?”” E, dopo aver deplorato che il ministero in carica non era disposto a licenziare per lo meno la metà dei centomila scioperanti, annunziò che il fascismo avrebbe per suo conto cercato di assicurare i pubblici servizi.”” (pag 234)”,”ITAF-232″ “DOS PASSOS John”,”Sulle vie del Brasile.”,”DOS PASSOS John (1896-1970) scrittore e giornalista, è l’autore di alcuni capisaldi della letteratura americana come ‘Manhattan Transfer’, ’42° parallelo’, ‘Tre soldati’. Viaggiatore fin dall’infanzia, non smise mai dispingersi al di là dei confini statunitensi. Dal Medio Oriente al Messico, dalla Russia al Sud America. Il suo tenace impegno politico, che lo portò in Spagna durante la guerra civile, ne fa uno delle figure più significative del panorama intellettuale americano. Altro suo reportage pubblicato da Donzelli: ‘Orient Express’ (2011). “”Un giovane chiamato Pedro Livio MacGregor (…), che era candidato per il governo di Guanabara, mi spiegò il sistema elettorale. (…) Questo entusiasmo per i servizi sociali l’aveva spinto a candidarsi. In quanto socialdemocratico, faceva grande affidamento sul sostegno dell’ex presidente Kubitschek per la sua campagna. Nel descrivermi il sistema elettorale sottolineò che le elezioni davvero libere eran una grossa novità per il Brasile. Secondo lui, la prima era stata quella del 1955. Prima d’allora, soprattutto nell’entroterra, la gente si limitava a prendere le schede prestampate dai partiti e consegnate ai ‘coroneles’ (i “”colonnelli””), come venivano chiamati i capetti locali, e le depositiva nelle urne. Nel 1955 furono stampate schede ufficiali come quelle degli Stati Uniti, sulle quali l’elettore poteva segnare la sua scelta”” (pag 158-159)”,”AMLx-147″ “DOS-PASSOS John”,”Introduzione alla guerra civile.”,”Dos Passos (John Roderigo), romanziere americano (Chicago 1896 – Baltimora 1970). Contemporaneo di Hemingway e di Fitzgerald, è uno degli scrittori più importanti della ‘generazione perduta’ del periodo successivo alla prima guerra mondiale. Studiò all’università Harvard (1912-1916) ed esordì nella letteratura con uno spiccato senso di individualismo estetico. La guerra doveva modificare completamente il suo atteggiamento: ne ritornò deluso e amaramente realista. Iniziazione (One’s Man Initiation… 1917, 1920) e Il mondo fuori casa (Three Soldiers, 1921) testimoniano la rivolta morale contro la guerra e l’evoluzione profonda del romanziere, che non tardò a manifestarsi creatore originale in Nuova York (Manhattan Transfer) Le innovazioni materiali e formali (l’intersecarsi di diverse vicende, l’inserirsi dell”occhio fotografico’, l’uso della lingua parlata) che appaiono in quest’opera vennero brillantemente confermate in U.S.A.(1930-1936), vasta trilogia (Il quarantaduesimo parallelo, Millenovecentodiciannove,”,”MSPG-053″ “DOS-SANTOS Theotonio”,”Crisi del capitale e processo rivoluzionario.”,”(Tit.orig.: Estados Unidos y America Latina) Il capitalismo coloniale secondo A.G. Frank (pag 197-198) T. Dos-Santos giovane studios brasiliano di scienze sociaçli, lavora al CESO (Centro de Estudios SOcio-Economicos) a Santiago del Cile. Ha pubblicato in Italia ‘Socialismo e fascismo: dilemma dell’America Latina’ in ‘Il nuovo marxismo latino-americano’, Feltrinelli, 1970; ‘La crisi economica e il sottosviluppo’ in ‘Il capitalismo negli anni Settanta’, Mazzotta, 1972.”,”AMLx-198″ “DOSSETTI Giuseppe”,”Chiesa e Stato democratico.”,”Il testo qui pubblicato corrisopnde tranne poche varianti formali, al testo del discorso pronunciato all’Assemblea Costituente il 21 Marzo 1947″,”RELC-390″ “DOSTOIEVSKIJ Fjodor Michailovich”,”L’adolescente. (Podróstok)”,”””Soprattutto attraverso il personaggio di Versilov lo scrittore volle esprimere certe sue opinioni, sia politiche, – come la stroncatura di Bismarck – sia messianiche, – infatti torno qui il suo panslavismo, – sia infine religiose, (…)”” (pag 19)”,”VARx-030-FV” “DOSTOIEVSKIJ Fjodor Michailovich, a cura di Maria Rita LETO (DOSTOEVSKIJ)”,”L’adolescente.”,”””Tra spunto dalla corrente cronaca del tempo anche molto altro materiale che sostanzia il romanzo: ricatti finanziari, la falsificazione di titoli azionari, un tentativo di omicidio, nonché, last but not least per l’autore del ‘Giocatore’, le bische e la variegata fauna che gravita attorno al tappeto verde”””,”VARx-031-FV” “DOSTOJEVSKIJ (DOSTOEVSKIJ) Fjodor”,”Memorie del sottosuolo.”,”””Sono confessioni vere e false ad un tempo”” (dall’introduzione) “”Dostojevskij non era come quegli scrittori – anche insigni – della sua generazione, che studiavano il sorgere d’ua nuova ideologia o la decandenza d’una classe sociale con la freddezza un po’ distante con cui si compiono lavori scientifici o certe inchieste giornalistiche: i problemi degli altri interferivano con i suoi propriproblemi, si amalgamavano o contrastavano con essi, e soprattutto col più antico e insolubile, intorno all’esistenza di Dio, diventato addirittura angoscioso da quando egli aveva cominciato a piegare verso l’accettazione dell’autocrazia ortodossa e della solidarietà religiosa con gli altri popoli slavi””. (pag VIII-IX)”,”VARx-448″ “DOTA Ciro”,”Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900).”,” pag 1049 Dibattito Antonio Labriola e Filippo Turati su “”Cuore e Critica”” (1890) (pag 1060) Limiti anticolonialismo democratico e socialista (pag 1062) “”L’eurocentrismo attraversa tutto il partito e provoca contraddizioni insanabili. Al fondo della posizione di Turati c’è l’illusione di uno sviluppo pacifico del capitalismo internazionale. Per quanto riguarda l’Italia non è estranea la convinzione che il suo sviluppo capitalistico possa avvenire al riparo dalla buferea imperialistica che sta sconvolgendo il mondo. Il socialismo italiano, privo di una originale interpretazione dell’imperialismo, incapace di cogliere le peculiarità dell’espansionismo italiano, non può che produrre e praticare un anticolonialismo legato a motivi umanitari, pacifisti e «utilitaristici». Si muove perciò lungo le direttrici ideologiche e politiche tracciate da Kautsky e largamente diffuse nel movimento socialista internazionale (90). …. finire (pag 1086-1087)”,”MITS-449″ “DOTA Ciro”,”Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900).”,”Dibattito Antonio Labriola e Filippo Turati su “”Cuore e Critica”” (1890) (pag 1060) “”Il problema della colonizzazione eritrea non viene ignorato, ma affrontato in modo ambiguo e senza la necessaria determinazione da parte dei socialisti. Un dialogo a distanza, sulle colonne di «Cuore e Critica», si accende tra due massimi esponenti del socialismo italiano, Antonio Labriola e Filippo Turati (21). La discussione ruota inizialmente intorno al problema della colonizzazione eritrea ed alle soluzioni sull’utilizzo delle terre africane. Labriola parte dalla constatazione che «in Africa tanto ci siamo e ci rimarremo». L’opposizione dei radicali e dei socialisti, che non è valsa ad impedire l’inizio di una simile avventura, «…non è stata poi in seguito, né così forte, né così risoluta e precisa, da fare che quando si poteva se ne tornasse in tempo» (22). A questo punto è più opportuno, per Labriola, interessarsi della colonia, impedirne uno sfruttamento capitalistico, «… creare un sistema di coltivazione, o diretta o sussidiata», provare le forme della partecipazione e della cooperativa «occasione ottima per un esperimento di socialismo pratico» (23). Turati, sollecitato a intervenire dallo stesso Labriola, prende subito le distanze da tale impostazione del problema e la sottopone ad una severa critica. A suo parere il socialismo non è sperimentabile: «Esso si fa, non si prova… Forzare l’evoluzione, cancellare un periodo economico, saltare a piè pari dalla tribù africana al collettivismo sembrami un sogno» (24). Socialismo, quindi, frutto di una evoluzione di cui non si può alterare il ritmo. Anche i paesi africani, come ogni società, devono passare attraverso lo stadio capitalistico prima di giungere al collettivismo. Turati ipotizza la possibilità per questi paesi di percorrere certe fasi più rapidamente, ma a condizione di essere «…tratti a rimorchio dai paesi civili non già precorrendoli» (25). Marx ed Engels avevano avanzato una simile ipotesi in merito alla trasformazione del comune russo (26). I loro brevi e frammentari scritti sulla questione coloniale sono alquanto contraddittori. Il loro eurocentrismo poggia sulla convinzione della imminenza della rivoluzione in Europa e sul significato di rottura storica che il sistema capitalistico, la sua diffusione, ha per i paesi extraeuropei. Non mancano comunque apprezzamenti per il ruolo autonomo e attivo che i paesi coloniali possono giocare all’interno di una strategia mondiale della rivoluzione socialista. Turati ritiene una specie di utopia esigere dal governo italiano, un governo borghese, l’attuazione in Eritrea di una politica contraria agli interessi da esso rappresentati: «In Africa dovremmo tutto attendere dallo stato – ossia dal governo -, da Crispi, da donna Lina, dai banchieri, dagli innumerevoli mantenuti della Camera». Gli esperimenti socialisti sono fatalmente destinati al fallimento perché sono «un assurdo economico…» e resterebbero «asfissiati» da un ambiente esterno di natura opposta ed ostile (27). Dal dibattito emerge subito con chiarezza, a parte alcune opportune precisazioni di Turati, la mancanza di una condanna esplicita della politica africana. Palese è l’assenza di qualsiasi tentativo di analisi della nuova dinamica imperialista. La colonizzazione eritrea diventa pretesto per affrontare tematiche di ben altra natura. Al fondo della poco felice proposta di Labriola c’è la preoccupazione per lo sviluppo del movimento operaio, per la diffusione della dottrina socialista, per i mezzi più idonei per radicare nel movimento operaio una salda coscienza di classe e per sottrarlo alla influenza politica della borghesia. Labriola diffida della propaganda generica. Ritiene più utile mettere le masse di fronte ad esempi concreti capaci di evidenziare i limiti della borghesia, la sua incapacità a risolvere i problemi del paese. Da qui la sua proposta «ad absurdum» per mettere sotto gli occhi dei proletari «…non la questione astratta della proprietà e del capitale, ma dei casi concreti come questo dell’Eritrea, in cui si vede come nasce la proprietà borghese e come il capitale si impossessa della terra, ed è flagrante la contraddizione fra lo stato presuntivamente democratico e l’abuso della pubblica finanza a vantaggio di pochi» (28). Turati è puntuale nel cogliere la debolezza di una simile iniziativa che «sembraci tema di lezione e conferenza più che di agitazioni popolari» (29). Ormai il tema della colonizzazione non interessa più nessuno dei due interlocutori. Centrale nella loro discussione diventa il partito, l’organizzazione delle masse e la sua fusione con la coscienza socialista. (…) Labriola intuisce i limiti profondi dell’anticolonialismo democratico e socialista, ma è capace soltanto di proporre una accettazione di fatto della presenza italiana in Africa. (…) Sia Turati che Labriola arrecano all’anticolonialismo socialista più danni che altro. Turati col suo liquidare la questione coloniale come secondaria alla strategia attuale del movimento operaio e con richiami eurocentrici alla funzione «civilizzatrice» del capitalismo e della borghesia; Labriola con una accettazione di fatto della politica africana. La mancanza di una ricognizione dettagliata e puntuale delle molteplici cause all’origine della scelta imperialistica impedisce la ricerca della strategia più idonea per opporsi alle imprese coloniali”” [Ciro Dota, ‘Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900)’, ‘Storia contemporanea’, Il Mulino, Bologna, n 6, 1979] [(21) ‘La questione sociale e la colonia eritrea’, in «Cuore e Critica», 16 aprile 1890: la lettera che dà avvio al dibattito scritta da Labriola a Baccarini, pubblicata per la prima volta sul foglio fiorentino «Il Risveglio» del 9 marzo 1890 è riportata, unitamente all’articolo apparso su «Cuore e Critica», in A. Labriola, ‘Scritti politici’, a cura di V. Gerratana, Bari, 1970, pp. 199-208; (22) A. Labriola, op. cit., p. 199; (23) Ibid., pp. 201-202; (24) ‘La questione sociale e la colonia eritrea’, cit., p. 74; (25) Ibid.; (26) Cfr. H. Carrère d’Encausse, R. Schram Stuart, ‘Il marxismo e l’Asia dal 1853 ad oggi’, Roma, 1967, p. 104. Su Engels si veda inoltre il saggio di F. Andreucci, ‘Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in occidente’, in “”Studi Storici””, settembre 1971, pp. 437 ss.; (27) ‘La questione sociale e la colonia eritrea’, cit., p. 74; (28) Ibid., p. 75; (29) Ibid.] (pag 1059-1060-1061)”,”LABD-110″ “DOTOLI Giovanni, a cura; KATTAN Naim relazione generale, relazioni di George MELNYK Lise GAUVIN Aurélien BOIVIN Robert MANE Claude POIRIER Valerio BRUNI Giuseppe G. CASTORINA Giancarlo ROLLA John A. DICKINSON Jean ARROUYE Peter OLIVA Marco GRASSI Sergio Maria PELLIORA Irene POGGI Matteo BINASCO Elena BALDASSARRI Gianni VERDOLIVA Arianna PITINO Pietro PACIOCCHI”,”Canada. Le rotte della libertà. Atti del Convegno internazionale, Monopoli, 5-9 ottobre 2005.”,”testi in lingua italiana, inglese, francese”,”CANx-012″ “DOTTI Ugo”,”Storia degli intellettuali in Italia. III. Temi e ideologie dagli illuministi a Gramsci.”,”DOTTI insegna letteratura italiana all’Univ di Perugia. Curatore di importanti edizioni del Canzoniere di Petrarca, dei Canti di Leopardi, del Principe di Machiavelli, ha pubblicato numerosi studi.”,”ITAB-012″ “DOTTI Ugo”,”Storia degli intellettuali in Italia. I. Idee, mentalità e conflitti da Dante alla crisi dell’ umanesimo.”,”DOTTI insegna letteratura italiana all’Univ di Perugia. Curatore di importanti edizioni del Canzoniere di Petrarca, dei Canti di Leopardi, del Principe di Machiavelli, ha pubblicato numerosi studi.”,”ITAB-105″ “DOTTI Ugo”,”Storia degli intellettuali in Italia. II. Crisi e liberazione da Machiavelli a Galilei.”,”DOTTI insegna letteratura italiana all’Univ di Perugia. Curatore di importanti edizioni del Canzoniere di Petrarca, dei Canti di Leopardi, del Principe di Machiavelli, ha pubblicato numerosi studi.”,”ITAB-106″ “DOTTI Ugo”,”Machiavelli rivoluzionario. Vita e opere.”,”Ugo Dotti insegna Letteratura italiana all’Università di Perugia. Soprattutto noto come studioso di Petrarca, di cui ha scritto una Vita presto tradotta in Francia e del quale, in undici volumi, sta curando le lettere Familiari e Senili. Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio del 1469. Machiavelli compare ufficialmente sulla scena pubblica nella prima metà del 1498. Due mesi dopo avere scritto la lettera sul Savonarola e cinque giorni soltanto dopo il supplizio del frate, il 28 maggio il Consiglio fiorentino degli Ottanta lo designò in modo abbastanza sorprendente, a segretario della seconda Cancelleria. Morì il 21 di giugno e sepolto in Santa Croce.”,”BIOx-068-FL” “DOTY P. e D.E. KOSHLAND R.M. STROUD M.F. PERUTZ D.C. PHILLIPS R.E. DICKERSON D.D. BROWN A. KORNBERG R.J. BRITTEN D.E. KOHNE H.M. TEMIN U.W. GOODENOUGH R.P. LEVINE M. PTASHNE W. GILBERT R.C. CLOWES O.L. MILLER G.S. STEIN J. SWINEHART L.J. KLEINSMITH M.D. COOPER A.R. LAWTON G.M. EDELMAN M.M. MAYER R.A. REISFELD B.D. KAHAN M.R. HILLEMAN A.A. TYTELL”,”Le basi molecolari della vita.”,”Scritti di P. DOTY D.E. KOSHLAND R.M. STROUD M.F. PERUTZ D.C. PHILLIPS R.E. DICKERSON D.D. BROWN A. KORNBERG R.J. BRITTEN D.E. KOHNE H.M. TEMIN U.W. GOODENOUGH R.P. LEVINE M. PTASHNE W. GILBERT R.C. CLOWES O.L. MILLER G.S. STEIN J. SWINEHART L.J. KLEINSMITH M.D. COOPER A.R. LAWTON G.M. EDELMAN M.M. MAYER R.A. REISFELD B.D. KAHAN M.R. HILLEMAN A.A. TYTELL”,”SCIx-302″ “DOUART Georges”,”L’ usine et l’ homme.”,”DOUART Georges ha lavorato come operaio specializzato nelle piccole e grandi imprese: ha discusso con migliaia di operai, dibattuto con decine di sindacalisti, contattato decine di funzionari. Qui dà la parola agli operai, militanti o elementi disorganizzati, essi spiegano a DOUART le difficoltà del loro lavoro, i rapporti con i padroni e la loro visione del mondo.”,”MFRx-158″ “DOUGLAS Mary”,”Come pensano le istituzioni.”,”L’A è una delle più note figure dell’antropologia contemporanea, attualmente ‘visiting professor’ all’Univ di Princeton.”,”TEOS-029″ “DOUGLAS Robert K.”,”China.”,”L’ essenza della politica inglese è ed è sempre stata quella di guardare alla Cina per privilegi commerciali piuttosto che per ingrandimenti territoriali, e, (…) all’ apertura del paese ai traffici del mondo (…)””. (pag 448) “”Una volta che la politica amministrativa delle province sia salda e basata su criteri di onestà, il fermento progressista che, sebbene ridotto, esiste nel paese, può guadagnare vita e energia e la Cina può persino occupare con successo la posizione nel mondo cui ha giustamente diritto per l’ abbondante popolazione, l’ immensa ricchezza, e l’ industriosità del suo popolo. (pag 448-449)”,”CINx-145″ “DOUGLAS William O.”,”Points of Rebellion.”,”William O. Douglas, Associate Justice of the Supreme Court. Condizioni di vita e discriminazioni razziali nei confronti delle minoranze negli Stati Uniti (anni ’70). “”Race is another source of dissent. As this is written, conflict over jobs for Blacks has erupted in Chicago, Pittsburgh, and Seattle. Blacks claim precious few jobs in ten crafts. In Chicago, they constitute 18 per cent of cement masons but only 1.7 per cent of carpenters, 0.3 per cent of pipe-fitters, and 0.2 per cent of sheet metal workers, 0.9 per cent of structural iron-workers, 2.9 per cent of plumbers. Negroes want parity as respects human dignity – parity as respects equal justice and parity in economic opportunities. Two out of three Negro families have earned less than $ 4.000 a year, as opposed to only 27 per cent of the whites. Only one out of five Negro families has made $ 6.000 or more, as opposed to one out of two white families. The chance of a Negro, age 24, of making $ 3.000 or more a year is 41 per cent while the chance of a 24-year-old white is 78 per cent. In April, 1968, only 3.5 per cent of the general population were unemployed, while for those in the slum areas it was 7 per cent, with 5.7 per cent for whites and 8.7 per cent for Negroes. The national white unemployment rate has been about 3.1 per cent and the national Negro unemployment rate 6.7 per cent. Police practices are anti-Negro. Employment practices are anti-Negro. Housing allocation is anti-Negro. Education is anti-Negro. (…) Over half of the six-and-a-half million Americans of Mexican descent in the Southwest live in poverty. Their unemployment rate is twice the national average and higher than the rate for the Blacks.The Black child in spite of the discrimination in our system completes an average of nine years of schooling. That is about two more years of schooling that the average American child of Mexican ancestry finishes. In Texas he finishes only 4.8 yeas on the average”” (pag 44-47)”,”USAS-230″ “DOUGLAS Mary a cura; saggi di Norman COHN Peter BROWN Keith THOMAS Alan MACFARLANE Alison REDMAYNE R. Geoffrey WILLIS Edwin ARDENER Robert BRAIN Julian PITT-RIVERS Esther GOODY Peter RIVIERE Anthony FORGE Godfrey LIENHARDT Ioan M. LEWIS Brian SPOONER G.I. JONES Malcom RUEL Thomas O. BEIDELMAN”,”La stregoneria. Confessioni e accuse, nell’analisi di storici e antropologi.”,”Mary Douglas, nata nel 1921, laureata ad Oxford, si è occupata di ricerche antropologiche dal 1943, quando lavorava per il Colonial Office. Si è poi specializzata (1947) in antropologia.”,”TEOS-139-FF” “DOUGLAS Susan J.”,”Inventing American Broadcasting, 1899-1922.”,”Susan J. Douglas associate professor of media and American Studies all’ Hampshire College”,”EDIx-239″ “DOUGLASS Elisha P.”,”Ribelli democratici nella rivoluzione Americana.”,”L’autore, DOUGLASS Elisha Peairs ha studiato alla Princeton University e alla Columbia University. Ha conseguito la laurea in filosofia e ha insegnato storia all’Università del Nord Carolina.”,”USAG-077″ “DOUGLASS Elisha P.”,”Ribelli democratici nella Rivoluzione Americana.”,”Elisha Peairs Douglass ha studiato alla Princeton e alla Columbia University, vi si nè addottorato in lettere e in giornalismo, nel 1949 ha conseguito a Yale la laurea in filosofia e ora insegna storia all’Università del North Carolina.”,”USAG-008-FV” “DOUHET Giulio”,”Probabili aspetti della guerra futura.”,”””Gli eserciti e le marine hanno perduto definitivamente la capacità di proteggere la nazione retrostante che può venire colpita indipendentemente dalla loro esistenza e dalla loro situazione. Il campo di battaglia non può più venire limitato, esso si estende a tutto il territorio ed a tutto il mare delle nazioni in lotta. Non può più esistere alcuna distinzione fra belligeranti e non belligeranti, perché tutti i cittadini, ovunque si trovino, possono venire colpiti direttamente dalle offese nemiche””. “”Non si possono classificare in civili e anticivili i mezzi di guerra. Anticivile sarà la guerra. i mezzi che in essa si impiegano non si possono distinguere che per la loro efficacia…”” (G. DOUHET) “”L’ aeroplano fornisce il mezzo di spandere grandi quantità di materiali ven efici, di raggiungere le armate e di rendere inabitabili regioni intiere: La guerra chimica trova nell’ aeroplano il mezzo per produrre effetti spaventevoli su superficie estesissisme”” (Maresciallo FOCH) (pag 40)”,”QMIx-101″ “DOUHET Giulio generale”,”Sintesi critica della grande guerra. Con prefazione di G. Masi.”,”Critica allo Stato Maggiore tedesco: “”Se il piano tedesco, invece di considerarlo al lume della pura strategia, lo si fosse considerato a quello del semplice buon senso, si sarebbe constatato che presentava vizi di origine addirittura capitali. Di fatto, se esso poteva portare, formalmente, all’ avvolgimento della sinistra francese, sostanzialmente, il suo primo effetto sarebbe stato quello di accrescere le forze avversarie, effetto diametralmente opposto all’ interesse tedesco. Con ciò non voglio affermare che lo Stato Maggiore tedesco non abbia tenuto presente che la violazione del Belgio avrebbe potuto avere per conseguenza l’ entrata in guerra del Belgio e dell’ Inghilterra. Al contrario: tale eventualità venne certamente presa in considerazione, ma non venne giudicata tale da imporre la rinuncia alla violazione del Belgio. Cioè, lo Stato Maggiore tedesco giudicò conveniente, ai suoi fini, la manovra avvolgente anche se questa, come conseguenza, avesse messo, come mise, il Belgio e l’ Inghilterra contro la Germania. Tale giudizio derivava anch’ esso da considerazioni d’ ordine puramente strategico. Il Belgio non disponeva di una forza tale da pesare fortemente sulla bilancia, e l’ Inghilterra non aveva, o quasi, esercito. Svolgendo una manovra avvolgente rapidissimamente e violentissimamente attraverso il Belgio, gli effetti sull’ esercito francese si sarebbero potuti ottenere prima che gli inglesi avessero potuto pesare efficacemente. Vinta la Francia con una rapidità fulminea, si sarebbe vinto poi: il più urgente era spezzare la Francia battendo il suo esercito.”” (pag 16)”,”QMIP-034″ “DOUHET Giulio”,”Diario critico di guerra. Volume II. Anno 1916.”,”Nella premessa si riporta una lettera di Douhet a Padre Semeria dove il primo propone un ‘bombardamento’ aereo simbolico su Vienna: lanciare un avvertimento agli austriaci che stavano bombardando con bombe vere le città italiane.”,”QMIP-059″ “DOURILLE-FEER Evelyne”,”L’ économie du Japon.”,”DOURILLE-FEER Evelyne è dottore in scienze economiche, ex studente all’ Università di Keio a Tokyo, diplomata in Lingue orientali in giapponese, specialista di economia del Giappone, economista al CEPII, membro del gruppo di progetto Aleph, presso il Commissariat général del Plan et chargée de cours à l’ INALCO. Tabella II: Il mutamento della struttura industriale. (pag 49) (in % del PIL, prezzi correnti) 1970 Settore primario Settore manifatturiero Costruzioni Servizi 1970 6.7 34.8 7.5 51.0 1993 2.4 25.8 9.9 61.9 (in % sull’ occupazione totale) 1970 20.2 26.7 8.1 35.0 1993 8.1 23.1 9.6 59.1 Una crescita erratica in un contesto congiunturale difficile. Problemi interni al Giappone. “”L’ aumento della produzione industriale, il dinamismo delle commesse pubbliche e la ripresa della domanda di costruzioni di abitazioni annunciarono, fin dal 1993; l’ uscita dalla recessione. Però, non solo la ripresa 1994 fu di una ampiezza quttro volte minore delle precedenti (crescita del PIL dell’ 1% soltanto) ma, fino al 2003, la crescita registra un ritmo incostante con delle nuove ricadute nella recessione (grafico 1). Questa instabilità economica si spiega innanzitutto con degli shocks congiunturali sfavorevoli, allo stesso tempo più numerosi e più frequentemente legati a dei fattori domestici rispetto a quelli dei decenni 1970 e 1980.”” (pag 52)”,”JAPE-019″ “DOUSSET-LEENHARDT Roselène”,”Colonialisme et contradictions. Nouvelle-Calédonie, 1878-1978. Les causes de l’insurrection de 1878.”,”Insurrezione generale delle tribù kanak della Nuova Caledonia del 1878, cause della rivolta (pag 128-) wikip: Popolazione Nel 2010 si stima che la popolazione abbia raggiunto i 253.743 abitanti. Buona parte di essi abita nel capoluogo Numea[5].[2] I principali gruppi etnici sono due: quello melanesiano, 45,1% della popolazione, e quello europeo, i cosiddetti Caldoche, 34,1%. Esistono altre minoranze tra cui quella polinesiana, 11,6% e quella indonesiana, 2,5%.[2] Religione[2] New Caledonia-CIA WFB Map (2004).png La popolazione è a maggioranza cristiana, il 54% della popolazione è cattolica, il 14% protestante e il 2,1% di altre confessioni cristiane. La restante parte della popolazione è legata ad altre religioni, 27%, e all’Islam, 2,7%. Lingua[modifica | modifica wikitesto] La lingua ufficiale della collettività è il francese. Insieme a quest’ultimo vengono tutelate altre lingue a livello regionale, che sono: Le varie lingue dei kanak, popolo melanesiano afferente all’area austronesiana, che vengono divise in quattro gruppi: lingue settentrionali (nyelâyu, kumak, caac, yuaga, jawe, nemi, fwâi, pije, pwaamèi, pwapwâ, dialetti della regione Voh-Koné), lingue centrali (cèmuhî, paicî, ajië, arhâ, arhö, orowe, neku, sîchë, tîrî, xârâcùù, xârâgùrè), lingue meridionali (nââ drubéa, nââ numèè) e lingue delle Isole della Lealtà (nengone, drehu, iaai). Il faga uvea , o uveano occidentale, unica lingua neocaledone appartenente alla famiglia polinesiana, parlata sull’isola di Ouvéa. Il nome uveano occidentale nasce in contrapposizione all’uveano orientale parlato sull’isola di Wallis, chiamata in lingua nativa Uvea.”,”FRQM-059″ “DOUTHAT Ross SALAM Reihan”,”Grand New Party. How Republicans Can Win the Working Class and Save the American Dream.”,”Douthat è un giornalista del New York Times autore di ‘Privilege: Harvard and the Education of the Ruling Class’. Salam è associate editor in ‘Atlantic’ e fellow della New America Foundation. Oscillazione del voto della classe operaia americana. “”At the root of both sides’ disappointment is the refusal of America’s working class – the non-college-educated voters who make up roughly half of the American electorate, and whose parents and grandparents once formed the heart of the Roosevelt coalition – to pick a side and stick with it. Since 1968, these voters have provided the “”silent majority”” that elected Nixon, the “”Reagan Democrats”” who gave the Gipper his landslides, and the “”angry white men”” who put the Gringrich GOP over the top in 1994. They have transformed the Republican Party from the “”party of the country club”” to the “”party of Sam’s Club””, in Minnesota governor Tim Pawlenty’s memorable phrase. Yet after each Republican triumph, this working-class constituency – the Sam’s Club voters, if you will – has become disillusioned with conservative governance and returned to the Democratic column: It happened with Carter, it happened with Clinton, and it happened again in 2006, after just four years of undivided Republican control.”” (pag 2) Peggioramento delle condizioni di vita della famiglia operaia americana, bianca, ispanica, nera (pag 8-9)”,”USAS-220″ “DOUZINAS Costas ZIZEK Slavoj a cura; scritti di aggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Costas DOUZINAS Terry EAGLETON Pater HALLWARD Michael HARDT Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Slavoj ZIZEK”,”L’idea di comunismo.”,”Saggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Costas DOUZINAS Terry EAGLETON Pater HALLWARD Michael HARDT Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Slavoj ZIZEK”,”TEOC-489″ “DOVRING Folke”,”Leninism. Political Economy as Pseudoscience.”,”Folke Dovring is Professor Emeritus of Agricultural Economics at the University of Illinois at Urbana-Champaign. He is the author of fourteen books, including Productivity and Value, Progress for Food or Food for Progress? Farming for Fuel, and Inequality.”,”LENS-017-FL” “DOWD Douglas F.”,”Storia del capitalismo americano dal 1776.”,”””Come si è osservato in precedenza, nel 1933 almeno un quarto della forza-lavoro era disoccupato. In questo primo periodo della presidenza, F.D.R. pose l’ accento sul “”sollievo”” e sulla “”ripresa””; il secondo ‘New Deal’ (che ebbe inizio nel 1935) vide il varo della più controversa “”riforma””. La distinzione è in qualche modo troppo netta, come si vedrà; resta il fatto che le riforme “”liberali”” del ‘New Deal’ dovettero attendere il 1935, per motivi da discutersi.”” (pag 142) “”L’ NRA (National Recovery Administration, ndr) (creato con il National Industrial Recovery Act del 1933 – NIRA-) pose ancora una volta il “”libero mercato”” quale arbitro riconosciuto e imparziale della produzione e dei prezzi, con centinaia di “”esperti legali””. (…) Nel nome della fissazione di codici di “”concorrenza leale””, gli esperti potevano definire prezzi al di sotto dei quali le imprese componenti non potevano vendere; l’ NRA rese cioè illegale la concorrenza sui prezzi e gli accordi per diminuire la produzione (o virtualmente qualsiasi accordo). In effetti, si trattò della sospensione delle leggi antitrust. (…) L’ NRA fu dichiarato incostituzionale nel maggio 1935 e, in seguito, le sue funzioni vennero parzialmente svolte dalle Fair Trade Laws (Leggi sulla correttezza commerciale).”” (pag 143)”,”USAE-056″ “DOWE Dieter”,”Aktion und Organisation. Arbeiterbewegung, sozialistische und kommunistische Bewegung in der preußischen Rheinprovinz 1820-1852. Teil 3. Die Reaktionszeit bis zum Kölner Kommunistenprozeß von 1852.”,”Il libro fotocopiato è composto solo dalla terza parte (pag 232-341) e dall’ indice posto all’ inizio del volume.”,”MGEx-156″ “DOWLING Edward T.”,”Matematica per economisti.”,”Edward T. Dowling collega di Dominick Salvatore professore di economia, Direttore del Dottorato di Ricerca, City College of New York.”,”ECOT-224-FL” “DOWNEY Fairfax”,”Solimano il Magnifico.”,”””Solimano stava godendosi in quel tempo la sicurezza e la tranquillità di Costantinopoli, dopo essere sfuggito per un pelo a un attentato, nel corso d’una delle sue campagne militari attuate in sostegno alle operazioni marittime di Kheyr-ed-din Barbarossa. Damiano, capo dei briganti dei monti Acrocerauni, era furtivamente disceso fino al campo turco, deciso a uccidere il Sultano nella sua tenda, nel bel mezzo delle sue truppe, e ad assicurarsi con questa impresa una fama immortale. (…) Ma nemmeno nella propria capitale doveva trovare una perfetta tranquillità. Una notte, nell’intimità della sua stanza da letto irruppe un’odalisca dell’harem. La veste che indossava chiarì d’un colpo il mistero della sua intrusione. Era, infatti, interamente vestita d’un color rosso fiammante: e la sua presenza costituiva il segnale tradizionale con cui il Sultano veniva avvertito che a Costantinopoli era scoppiato un grande incendio. Interi quartieri della città, comprese le carceri e tutti i prigionieri che vi si trovavano rinchiusi, bruciarono prima che si potesse estinguere l’incendio. La biblioteca di Mattia Corvino, che Solimano aveva portato via dall’Ungheria, andò completamente distrutta, come già era avvenuto al suo famoso prototipo di Alessandria d’Egitto. Ma questa sciagura non era da imputarsi a Solimano, né sul suo nome grava l’obbrobrio che circonda la memoria del fanatico Califfo Omar, il quale fece deliberatamente gettare gli inestimabili manoscritti alessandrini nei forni dei suoi bagni, dichiarando che nessun libro meritava di sopravvivere all’infuori del Corano. Come già in altri casi precedenti, si sospettò che fossero stati i Giannizzeri ad applicare l’incendio: era infatti loro costume domare le fiamme abbattendo tutte le case circostanti e approfittare della confusione per saccheggiarle col massimo impegno. Il fatto che questo incendio del 1539 sia stato l’unico degno di menzione durante il corso del suo regno depone assai favorevolmente sulla disciplina che Solimano sapeva mantenere. Un nuovo pericolo lo minacciò, quando nella città scoppiò una pestilenza che mieté le sue vittime tanto negli strati inferiori della popolazione quanto negli ambienti più elevati. (…) Alle trepidazioni causategli dall’incendio e dalla pestilenza, con le loro funeste conseguenze, e all’amara inquietudine dei sospetti, Solimano trovò un po’ di tregua nei monumenti alle glorie del suo regno che sorgevano in Costantinopoli e per tutto l’impero. Blocchi di granito egiziano, marmi di Paros e classiche colonne dei templi greci arrivavano continuamente, su navi, per edificare le belle moschee che operai bulgari e armeni costruivano in base ai progetti del grande architetto ottomano Sinan (1). Su questo genio autodidatta, alla cui potenza e ricchezza di concezione nessun altro artista del suo Paese seppe mai avvicinarsi, Solimano riversava ogni favore e ogni incoraggiamento”” (pag 224-227) [(1) Mi’mar Sinan: il più insigne architetto turco (Cesarea, 1489 – Costantinopoli, 1578?), al servizio di Solimano il Magnifico eresse oltre trecento fra moschee, palazzi, terme e scuole, in Turchia, a Damasco, a Budapest, traendo ispirazione dalla Santa Sofia di Costantinopoli, ma imprimendo ai suoi edifici un carattere schiettamente originale (N.d.T.)]”,”TURx-043″ “DOWNING Brian M.”,”The Military Revolution and Political Change. Origins of Democracy and Autocracy in Early Modern Europe.”,”Brian M. Downing ha vinto l’American Political Association’s Gabriel Almond Award per la dissertazione su cui ha basato questo libro.”,”QMIx-105-FSL” “DOWSE Robert E.”,”Left in the Centre. The Independent Labour Party, 1893-1940.”,”R.E. Dowse è Lecturer alla Exteter University. In precedenza è stato Lecturer alla Hull University. (1966) ILP e la Terza Internazionale. “”If the situation within the party was ambiguous concerning foreign affairs, no less was it so concerning the question of the ILP and the rival Second and Third Internationals (1). The reaction of the party to these Internationals, that is to the question of whether the ILP was to be a party of social reform or of social revolution, is indicative both of the ambiguity in the ILP’s position after 1918 in British politics, and of the division within the party. If the party remained within the Second International it was committed to a policy of piecemeal social reform and, more importantly, it would have continued an association with a group of parties all of whom had supported their respective government’s war efforts. But the wartime experiences of the ILP had convinced most members that support for a government, in such circumstances, was treachery to working-class interests. On the other hand the Third International adherents had ‘all’ opposed their government’s war efforts, and the Bolsheviks had actually turned a war into a social revolution. Clearly the ILP majority, with such a choice before them, was bound to look favourably upon the Third International,. Equally clearly ILP members such as Snowden and MacDonald, who had won the esteem and affection of the ILP, were not prepared to join it. Finally, the Labour Party was a strong supporter of the Second International and even if the ILP left the Second and joined the Third, the ILP would still be represented at the Second by virtue of its affiliation to the Labour Party. Between February 1919 and August 1920 the Second International held a series of conferences in Switzerland, and as a consequence of these the hostility felt by the ILP majority crystallised into a determination to leave the Second International. The reasons for this decision centred upon the Second’s condemnation of the German socialists for their support of the Kaiser’s war efforts, the insistence upon a reparations payment by Germany sufficient to cover Allied costs during the war, and the condemnation of the Russian Bolsheviks (2). In particular, the ILP majority was disgusted with the Second’s anti-bolshevik protestation, because, as John Paton states, ‘For me as for most Socialists, the fate of world socialism was bound up with the success or failure of the Russian Revolution’ (3). By August 1920 the ILP had officially disaffiliated from Second International, but no decision had been made to join the Third. The decision to join was held up for two reasons. Firstly, a highly important minority, to associate with the Third. Mac Donald’s, were adamant in their refusal to associate with the Third. MacDonald’s attitude to the Third International was always quit clear; he was utterly opposed to joining it, but not, in principle, opposed to working with it. He wished to reinvigorate the Second International and to associate the ILP with its revival. At the same time MacDonald was quite clear that a renewed Second International should forgo any attacks on German Social Democracy and that it should repudiate, so far as possible, reparations. Hence, when the French Socialists Thomas and Renaudel attacked the German Socialists at the Berne Conference in February 1919, MacDonald, in a bitter letter, excoriated their willingness to ‘let the world go to the devil’ (4). Disliking Bolshevism, he understood the Second International as ‘the only real bulwark against Bolshevism short of military executions’ (5) and he was willing to follow the logic of his argument when he accepted the Secretaryship of the International in November 1920 (6). Two of the ILP’s most popular and influential leaders were against a course of action which, for many party activists, was emotionally almost imperative. A second reason for the party’s hesitancy was the belief that to join the Third would involve a committment to the theory of armed revolt, clearly anathema to a party which had only two years before embraced pacifism”” note: (1) The Third International, which was established at the behest of and under the guidance of Lenin, was composed of revolutionary parties committed to the rapid overthrow of bourgeois governments. On the other hand, the ILP was closely associated with the moderate socialism of the older Second International, but badly disillusioned by the anti-German and pro-war attitudes of its adherents; (2) See ‘Forward’, 23 August 1919; A.F. Brockway, ‘Socialism Over Sixty Years’, (1946), p. 177; and ‘Bradford Pioneer’, 20 August 1919; (3) Paton, op. cit., p. 78; (4) ‘Forward’, 1 March 1919. At the Lucerne Conference of the Second International, August 1919, he described the wrangling as ‘heart breaking’, ibid., 23 August, 1919. By January 1920 MacDonald, in an attempt to meet the criticism of the Second International, was musing upon the possibility of excluding the more rabidly jingoist and nationalist parties: ‘Labour Leader’, 1 and 29 January 1920; (5) ‘Labour Leader’, 14 August 1919; (6) This action aroused a storm of protest within the ILP] (pag 51-52) Ok pronto per trasferire in Marx….? o ISC?”,”MUKx-198″ “DOYLE Roddy”,”Dentro la foresta. Romanzo. (Tit.orig.: Wilderness)”,”R. DOYLE è nato a Dublino nel 1958. Ha scritto altri libri presenti nel catalogo Guanda e Salani.”,”VARx-270″ “DOYLE William”,”L’Europa del vecchio ordine, 1660-1800.”,”Europa dell’Ancien Regime: violento odio settario contro gli appartenenti a confessioni dissidenti “”Anche se nel 1800 la superstizione popolare e i discorsi sulle streghe erano tuttora diffusi, le loro orrende manifestazioni sotto forma di torture, violenze e roghi erano state bandite. Inoltre l’intenso fervore politico del decennio precedente aveva rivolto in nuove direzioni i risentimenti e i timori popolari. Una delle forze della religione era di dare un senso di identità di gruppo, di solidarietà politica. Moltitudini incuranti di differenze teologiche erano capaci del più violento odio settario contro gli appartenenti a confessioni dissidenti. Gli ebrei, che ben prima della Riforma erano state vittime di questi sentimenti, continuarono ad esserlo. In Spana e in Portogallo gli sforzi dell’Inquisizione per eliminare sistematicamente gli ebrei dalla penisola iberica godevano dell’appoggio popolare, e l’afflusso di profughi iberici in Francia e in Inghilterra attizzò l’antica ostilità dei gentili. Nel 1753 il governo inglese fu costretto dalla piazza a ritirare un progetto di legge che concedeva i diritti civili agli ebrei. Ma dopo la Riforma furono i gruppi cristiani rivali a suscitare l’ostilità più accesa. L’ anticattolicesimo della plebe londinese era notorio e paralizzò il governo di Carlo II per buona parte del 1670-80: le voci di un «complotto papista» per rovesciare lo Stato protestante avevano troppa presa sul popolo per poterle ignorare senza pericolo. Nel 1790 le proposte di attenuare le leggi penali contro i cattolici provocarono i tumulti di Gordon. Nella Linguadoca, dove il protestantesimo rimase forte anche dopo la revoca dell’ editto di Nantes, la popolazione cattolica era presa spesso da ventate isteriche contro la minoranza dissidente, specie in tempi di calamità naturali o di guerre contro potenze protestanti. Fu in questo clima che il più famoso martire giudiziario del XVIII secolo, il protestante Jean Calas, venne giustiziato a Tolosa nel 1762; mentre l’emancipazione politica dei protestanti di Nimes e di Montauban nel 1789 gettò i semi della controrivoluzione cattolica. La religione era un fattore di coesione anche maggiore per le minoranze perseguitate. Quando i protestanti della Linguadoca videro minacciata dagli attacchi di Luigi XIV tutta la loro vita culturale e psicologica in un momento di crisi economica, la loro reazione fu violenta. Imbevuti dalla certezza di un’imminente Apocalisse da sermoni incendiari e da profeti convulsionari, essi esplosero in una rivolta fanatica che impegnò dal 1702 al 1705 un esercito in piena regole, e contribuì non poco a perpetuare e intensificare i timori dei loro vicini cattolici”” (pag 207-208) [William Doyle, ‘L’Europa del vecchio ordine, 1660-1800′, Editori Laterza, Roma Bari, 1987]”,”EURx-009-FSD” “DOYLE William”,”Storia Universale. L’Europa del Settecento. Vol. 14.”,”William Doyle è uno storico britannico, specializzato nella Francia del XVII Secolo, noto soprattutto per il suo Oxford History of the French Revolution. Nato nel 1942.”,”STOU-044-FL” “DRABKINA Elizaveta”,”Gli ultimi giorni di Lenin.”,”La DRABKINA era amica di LENIN.”,”LENS-099″ “DRABKINA Elisabetta FOFANOVA Margherita ANTONOV-OVSEENKO Vladimir ILIJN-GENEVSKI A. URALOV S. PESTKOVSKI S. CIUDNOVSKI G. FLEROVSKI I. PODVOISKI N. ANDREEV A. RASKOLNIKOV Fedor LOMOV G. PODGORNY A. GAMARNIK I. PLATONOV A. MAKHARADZE F. VOROSCILOV K. LEBEDEV P. FROLOV P. VILENSKI V. GUBELMAN M. FURMANOV D. GORBUNOV N. BONC-BRUJEVIC V. SEMASKO N. PETROVSKY G. PETERS J. KAJUROV V. LUNACIARSKI A. SCHLIKHTER A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. LEMKE M. NICOLA II VERKHOVSKI A. MALIANTOVIC P. KRASNOV P.”,”La rivoluzione d’ Ottobre. Memorie e testimonianze di rivoluzionari e controrivoluzionari.”,”DRABKINA Elisabetta FOFANOVA Margherita ANTONOV-OVSEENKO Vladimir ILIJN-GENEVSKI A. URALOV S. PESTKOVSKI S. CIUDNOVSKI G. FLEROVSKI I. PODVOISKI N. ANDREEV A. RASKOLNIKOV Fedor LOMOV G. PODGORNY A. GAMARNIK I. PLATONOV A. MAKHARADZE F. VOROSCILOV K. LEBEDEV P. FROLOV P. VILENSKI V. GUBELMAN M. FURMANOV D. GORBUNOV N. BONC-BRUJEVIC V. SEMASKO N. PETROVSKY G. PETERS J. KAJUROV V. LUNACIARSKI A. SCHLIKHTER A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. LEMKE M. NICOLA II VERKHOVSKI A. MALIANTOVIC P. KRASNOV P.”,”RIRO-182″ “DRABKINA Elisaveta”,”Gli ultimi giorni di Lenin.”,”Il 1920 e il 1921 sono gli anni che la Drabkina – testimone diretta, amica di Lenin, deportata poi nei campi staliniani e oggi come ieri ferma militante rivoluzionaria – descrive con appassionata precisione e lucida obiettività. Al centro della sua narrazione giganteggia la figura di Lenin, di un Lenin malato che muore lentamente stremato dallo sforzo fisico sovrumano che ha costituito il prezzo delle sue lunghe lotte. Lenin continua a studiare (pag 21-25)”,”LENS-063-FL” “DRABOVITCH W.”,”Les Intellectuels Francais et le Bolchévisme. La ligue des droits de l’ homme. Le néo-marxisme universitaire. Quelques grands intellectuels: André Gide, Romain Rolland et certains autres.”,”Contiene dedica autore a Charles Du Bos (Charles Du Bos Biographie en résumé Écrivain et critique littéraire français. Vie et Oeuvre “”Les Approximations de Charles Du Bos, c’est une collection d’Essais sur Valéry, Madame de Noailles, Gide, Proust, Amiel, Flaubert, Baudelaire, Bourget. Pareille constellation donne à cette collection d’essais une note temporelle. Mais si c’est l’actualité littéraire qui a fourni l’occasion de ces études, ce livre représente une attitude parfaitement inactuelle, dans le meilleur sens du mot. Pour peu que nous nous plongions dans cette lecture, nous nous sentons enveloppés de calme et de recueillement. C’est l’atmosphère de la contemplation. M. Ernst-Robert Curtius explique ce terme emprunté à la vie mystique. La critique européenne se tient ordinairement sur le plan de l’intelligence discursive. Finesse psychologique, intelligence nuancée, compréhension artistique très développée, telles sont les qualités fondamentales de cette critique, en particulier de la critique française, de Sainte-Beuve à Thibaudet. La critique de Charles Du Bos est d’une tout autre sorte. Elle a sa source, non pas dans l’intelligence analytique, mais dans une expérience intérieure d’espèce métaphysique, dans cet événement vécu que le chrétien nomme l’attouchement de la grâce, le mystique, l’illumination, l’artiste, la vision, le philosophe, l’intuition. Tous ces phénomènes ont un élément commun : la conscience d’une élévation soudaine, d’un brusque enlèvement, d’une véritable transmigration de l’âme, qui lui révèle une nouvelle science, lui dévoile une nouvelle réalité; c’est cet événement que Du Bos décrit sous le nom d’exaltation. […] Cette exaltation est d’une haute valeur et doit être mise sur le même rang que celle que Proust a donné de la création artistique. Chez Charles Du Bos, la critique littéraire devient le moyen d’exprimer une expérience intime de l’art, qui s’abreuve aux sources mêmes de cette exaltation. Elle nous donne la possibilité rare et précieuse de considérer la littérature française à travers une rare spiritualité extra-française (M. Ernst Curtius a montré précédemment que cette spiritualité jaillissait moins spontanément dans la littérature française que dans la littérature anglaise). Mais une pareille critique aura grand peine à se faire apprécier à son vrai mérite par la critique sociale. La seule forme qui convienne de façon entièrement adéquate à cette critique est peut-être le « Journal ». Les notations d’Amiel, Mon coeur mis à nu de Baudelaire, sont dans cette direction. Le Journal inédit de Charles Du Bos nous réserve des trésors spirituels. L’essai tel qu’il le manie, est une oeuvre d’art qui prend forme en émergeant, pour ainsi dire, du courant d’une méditation continuellement intérieure, telle qu’elle se dépeint au cours d’un Journal intellectuel. Ces Essais ne s’adressent qu’à des lecteurs dont l’intention est de suivre juqu’au bout l’auteur dans ses efforts pour ramifier et sonder toujours plus avant la pensée. L’homme pressé ne saura qu’en faire. Ils lui paraîtront beaucoup trop subtils. Ce qu’il veut, ce sont des résultats, et il ne trouvera là que des Approximations. Mais ce qui fait justement la beauté toute particulière de ces essais, c’est que le critique exige de nous cette noble tension de l’esprit dans laquelle on ne pourra jamais forcer la porte de la « House Beautiful ». (D’après Ernst-Robert Curtius, La Revue Nouvelle, 15 juillet-15 août 1926)”” Chronique des lettres françaises, nos 23-24, septembre-décembre 1926, p. 785-786. ) Il “”comunismo di guerra”” di Stalin. “”Alla morte di Lenin (1924), la sua NEP poteva ancora sussistere, a favore della lotta di Stalin contro le diverse opposizioni, per due o tre anni. A partire dal 1928, essa viene liquidata e il comunismo russo mostra di nuovo la sua vera fisionomia, quella del comunismo di guerra. Il ritorno offensivo del comunismo di guerra si produce su una scala molto più larga: si tratta di “”liquidare i Kulacs in quanto classe”” (Kulakcs-contadini stimati molto agiati per essere classificati come borghesi o, semplicemente, sospettati di frodare i soviets e denunciati come tali)””. Le “”autorità locali”” formano della bande che invadono e mettono a sacco le fattorie, i granai, le isbe dei “”kulacs””. Migliaia di contadini sono uccisi, feriti, torturati, imprigionati. Decine di migliaia sono rovinati e gettati, con le loro famiglie, nella strada””. (pag187)”,”FRAD-067″ “DRACHKOVITCH Milorad M. a cura; contributi di Jacques FREYMOND e Miklos MOLNAR Boris I. NICOLAEVSKY Max NOMAD Gerhart NIEMEYER Carl LANDAUER Milorad M. DRACHKOVITCH e Branko LAZITCH Stefan T. POSSONY”,”The Revolutionary Internationals 1864 – 1943.”,”Contributi di Jacques FREYMOND e Miklos MOLNAR (1° Internazionale), Boris I. NICOLAEVSKY (Società segrete e 1° I.), Max NOMAD (Tradizione anarchica), Gerhart NIEMEYER (2° Internazionale: 1889-1914), Carl LANDAUER (Socialdemocrazia), Milorad M. DRACHKOVITCH e Branko LAZITCH (3° Internazionale), Stefan T. POSSONY (Comintern strumento della strategia sovietica).”,”INTx-010″ “DRACHKOVITCH Milorad M. LAZITCH Branko a cura; saggi di Stefan T. POSSONY Bertram D. WOLFE Branko LAZITCH Richard C. THORNTON Bebette L. GROSS Boris SOUVARINE Milorad M. DRACHKOVITCH Henri BARBE’ Celie e Albert VASSART Eugenio REALE”,”The Comintern: Historical Highlights. Essays, Recollections, Documents.”,”Saggi di Stefan T. POSSONY Bertram D. WOLFE Branko LAZITCH Richard C. THORNTON Bebette L. GROSS Boris SOUVARINE Milorad M. DRACHKOVITCH Henri BARBE’ Celie e Albert VASSART Eugenio REALE Biografie di AUCLAIR BESTEL BORDIGA BRIZON BRODEL CACHIN DUNOIS FABRE FAURE FROSSARD GARCHERY GOURDEAUX KER LAFONT LEICIAGUE LONGUET LORIOT LOUIS MARRANE MERIC MERRHEIM METAYER MONATTE PIOCH RAPPOPORT RENAUD RENOULT SELLIER SOUTIF SOUVARINE TORRES TREINT VAILLANT-COUTURIER VERFEUIL WALECKI”,”INTT-257″ “DRACHKOVITCH Milorad M. presentazione, collaborazione di Raymond ARON Adam B. ULAM Bertram D. WOLFE Arthur A. COHEN Boris SOUVARINE Theordore DRAPER Merle FAINSOD Richard LOWENTHAL”,”De Marx a Mao Tsé-Toung. Un siècle d’Internationale marxiste. (Tit.orig.: Marxism in the Modern World)”,”Collaborazione di: Raymond ARON (impatto del marxismo nel XX secolo) Adam B. ULAM (titoismo) Bertram D. WOLFE (leninismo) Arthur A. COHEN (maoismo) Boris SOUVARINE (stalinismo) Theordore DRAPER castrismo) Merle FAINSOD (krusciovismo) Richard LOWENTHAL (comunismo pluralistico) L’istituto Hoover ha organizzato nel 1964 all’Università di Stanford (California) un seminario in occasione del centenario della prima internazionale delle relazioni sul destino del marxismo nel XX secolo. Contiene il saggio di R. ARON ‘L’impact du marxisme au XXe siècle'”,”TEOC-528″ “DRACHKOVITCH Milorad M. presentazione, collaborazione di Raymond ARON Adam B. ULAM Bertram D. WOLFE Arthur A. COHEN Boris SOUVARINE Theordore DRAPER Merle FAINSOD Richard LOWENTHAL”,”De Marx a Mao Tsé-Toung. Un siècle d’Internationale marxiste. (Tit.orig.: Marxism in the Modern World)”,”Bertrand D. Wolfe, ‘Le léninisme’ (pag 73-124) Lenin si dissocia dalla rivoluzione permanente. “”Lénine s’empressa de se dissocier de la thérie de la «révolution permanente», telle que l’exposent Parvus et Trotsky. La dictature révolutionnaire démocratique «’ne peut pas être’ un gouvernement de démocratie travailliste» ou présenter une «majorité social-démocrate». Cela n’est pas possible, «car seule put être durable une dictature révolutionnaire s’appuyant sur l’écrasante majorité du peuple… Mais le prolétariat russe ne constitue pour l’instant qu’une minorité de la population. Il ne peut se transformer en une grande et écrasante majorité que s’il fusionne avec la masse des semi-prolétaires, des petits propriétaires, c’est-à-dire avec les masses urbaines et rurales des petits-bourgeois pauvres. Et une telle composition… se réfléchira dans celle du gouvernement révolutionnaire» (24). Et encore: « … finire (pag 96-97)”,”TEOC-032-FV” “DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Les socialismes français et allemand et le probleme de la guerre, 1870-1914.”,” Importanza del testamento politico di Engels (introduzione di Engels a Lotte di classe in Francia di Marx) (pag 196-199) Grande collera di Lenin vs Kautsky (pag 301-305) “”Ce qui est caractéristique dans les conceptions de Kautsky et représente le point sur lequel Lénine l’attaquait avec une violence extraordinaire (1), c’est qu’il refusait de considérer d’après «un lieu commun insipide» que la guerre mondiale «fût le produit du capitalisme ou de l’impérialisme». Les causes profondes de la guerre étaient à ses yeux tout autres: «Le fait le plus remarquable concernant la guerre mondiale: l’isolement de l’Allemagne, la haine de tous les peuples contre l’Empire allemand, l’union de toutes les nations de culture moderne contre le peuple allemand, ne peut pas être expliqué par la concurrence sur le marché du monde ou par le désir des colonies» (2). La guerre si compliquée, survennue sans la volonté de la grande majorité de ses participants, dans laquelle les buts de guerre des grandes puissances n’étaient ni clairement conçus ni manifestement exposés, où le gouvernement impérial créait avec une adresse exemplaire la psychose qui lui convenait, posait aux socialistes des problèmes extrêmement difficiles. Kautsky tâchait donc de dégager un critère strictement marxiste pour déterminer l’attitude de la social-démocratie envers la guerre (3). Nous avons vu ses explications sur les circonstances existant en Allemagne aux premiers jours du mois d’août et qui retournèment les convictions des antimilitaristes les plus endurcis. Cependant, Kautsky distinguait dans le parti, même à ce moment-là, deux courants extrêmistes; entre ces deux tendances se trouvait la grande majorité du parti, dont il voulait en quelque sorte se faire l’interprête. Voyons d’abord sa critique des extrémistes, pour arriver ensuite à sa conception de l’«orthodoxie» marxiste”” (pag 302) [(1) Lénine critiquait surtout la théorie de «l’ultra-impérialisme» que Kautsky développait dans la ‘Neue Zeit’ en 1915. D’après cette théorie, que Lénine qualifie «d’ultra-niaiserie», Kautksy envisageait une nouvelle phase d’impérialisme, caractérisée par «l’union et non … la lutte des impérialismes du monde entier, la phase de la cessation des guerres en régime capitaliste, la phase de l’exploitation de l’univers en commun» par le capital financier uni «à l’échelle internationale». V.I. Lénine, ‘L’imperialisme, stade suprême du capitalisme’, Paris, 1945, p. 84; (2) ‘Sozialisten und Krieg’, p. 435. De même, p. 652; (3) Cf. le chapitre «Die Sozialisten im Deutschen Reich», ibid., p. 436-480] [(in) Milorad M. Drachkovitch ‘Les socialismes français et allemand et le probleme de la guerre, 1870-1914′, Librairie E. Droz, Geneve, 1953] (“”Ciò che è caratteristico delle concezioni di Kautsky e rappresenta il punto su cui Lenin lo ha attaccato con straordinaria violenza (1) è che si è rifiutato di considerare in quanto “”luogo comune insipido”” che la guerra mondiale “”è stato il prodotto del capitalismo o dell’imperialismo””. Le cause della guerra erano ai suoi occhi molto diverse: “”Il fatto più importante concernente la guerra mondiale: l’isolamento della Germania, l’odio di tutti i popoli contro l’Impero tedesco, l’unione di tutte le nazioni della cultura moderna contro il popolo tedesco, non può essere spiegato dalla concorrenza sul mercato mondiale o dalla volontà di colonie”” (2). La guerra così complicata, scoppiata senza la volontà della grande maggioranza dei suoi partecipanti, in cui gli obiettivi di guerra delle grandi potenze non erano né chiaramente concepiti né manifestamente affermati, dove il governo imperiale creò con abilità esemplare la psicosi che gli si addiceva, pose ai socialisti dei problemi estremamente difficili. Kautsky ha cercato quindi di identificare un criterio strettamente marxista per determinare l’atteggiamento della socialdemocrazia nei confronti della guerra (3). Abbiamo visto le sue spiegazioni sulle circostanze esistenti in Germania nei primi giorni di agosto e che ribaltano le convinzioni dei più incalliti antimilitaristi. Tuttavia, Kautsky distinse nel partito, anche allora, due correnti estremiste; tra queste due tendenze c’era la grande maggioranza del partito, di cui voleva in qualche modo essere l’interprete. Guardiamo prima la sua critica agli estremisti, per poi arrivare alla sua concezione dell'””ortodossia”” marxista”” (pag 302) [(1) Lenin criticava in particolare la teoria dell’ «ultraimperialismo» che Kautsky sviluppò sulla ‘Neue Zeit’ nel 1915. Secondo questa teoria, che Lenin chiamava «ultra-stupidità», Kautsky immaginava una nuova fase dell’imperialismo, caratterizzata dall’«unione e non … dalla lotta degli imperialismi del mondo intero. La fase della cessazione delle guerre in regime capitalistico, la fase dello sfruttamento dell’intero universo» da parte del capitale finanziario unito «su scala internazionale». V.I. Lenin, ‘Imperialismo, stadio supremo del capitalismo’, Paris, 1945, p. 84; (2) ‘Sozialisten und Krieg’, p. 435. Allo stesso modo, p. 652; (3) Cfr. il capitolo “”Die Sozialisten im Deutschen Reich””, ibid., p. 436-480]) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”INTS-066″
“DRAGOMIROFF Generale; CLAUSEWITZ Carl”,”Principes essentiels pour la conduite de la guerre interpreté par le General Dragomiroff. Traduit du russe et de l’ allemand.”,”NAPOLEONE nella sua conversazione con il nostro inviato BALACHEFF nel 1812 disse: “”Credete di sapere tutto sulla guerra perché avete letto Jomini! Ma, se il suo libro avesse potuto insegnarvi, l’ avrei forse lasciato pubblicare?”” Pietro il grande a proposito del regolamento disse: “”Le ordinanze sono scritte, ma non i tempi e gli imprevisti”””,”QMIx-100″
“DRAGONI Carlo”,”Le basi economiche dell’ agricoltura sovietica.”,”Libro dedicato alla memoria di Giovanni MONTEMARTINI e di Alberto CARONCINI, Mario CHIRI e Livio MARCHETTI”,”RUSU-144″
“DRAGUHN Werner a cura; saggi di Matthias NAß Markus TIDTEN Uwe HALBACH Thomas HOPPE Günter SIEMENS Kay MÖLLER Manfred POHL Gerhard WILL Citha D. MAAß”,”Asien nach dem Ende der Sowjetunion. Die Auswirkungen des Zerfalls der sowjetischen Großmacht auf Politik, Gesellschaft und Wirtschaft der asiatischen Staaten.”,”saggi di Matthias NAß Markus TIDTEN Uwe HALBACH Thomas HOPPE Günter SIEMENS Kay MÖLLER Manfred POHL Gerhard WILL Citha D. MAAß”,”ASIx-032″
“DRAKE Stillman”,”Galileo.”,”Stillman Drake (1910-1995) ha insegnato Storia della scienza nell’Università di Toronto. E’ stato uno dei massimi studiosi di Galileo, del quale ha curato un’edizione inglese delle opere scientifiche. Al Mulino è uscito il suo fondamentale ‘Galileo. Una biografia scientifica’ (1988). “”Fu, a giudizio dell’autore, l’ostilità dei filosofi a innescare il processo e fu errore della Chiesa scegliere, con la condanna, una scienza contro l’altra, finendo per sancire il divorzio tra scienza e fede”” (4° di copertina)”,”SCIx-520″
“DRAKELEY Steven”,”The History of Indonesia.”,”DRAKELEY Steven è Professore di Humanities all’ University of Western Sydney. La controrivoluzione indonesiana. “”Friction was inevitable and clashes escalated between rival units. Matters boiled over in September when leftist units associated with the Indonesian Communist party (PKI) seized the East Javanese town of Madiun and issued a grandiose announcement that they had established a new national government. At this point, Musso, the new leader of PKI who had spent most of the previous 20 years in Moscow, made a massive miscalculation. Musso endorsed the rebellion and raced to Madiun to lead it. The government reacted with vigor, dispatching the Siliwangi Division to deal with the rebels. Sukarno threw his political weight decisively behind the government, denouncing what he carefully termed the “”PKI-Musso””. Within weeks, the leftist forces were defeated and their leaders either captured or killed, including Musso. Thereafter, leftists, PKI in particular, were regarded with extreme hostility by the majority of the senior officer corps who saw them as having “”stabbed the republic in the back”” during the war for independence. The Madiun Rebellion left another significant legacy. During their brief period of control of Madiun, leftist forces killed many ‘santri’ Muslim civilians in the vicinity. In the wake of the leftist defeat, revenge killings of ‘abangan’ civilians took place. The left in Java had become significantly associed with the ‘abangan’ community, a phenomenon that was to have dire consequences later””. (pag 89-90)”,”ASIx-091″
“DRAPEAU Thierry BEAUDET Pierre a cura; saggi di Thierry DRAPEAU Kevin B. ANDERSON Philippe HURTEAU Amy E. MARTIN Carlo DE-MARIA e Patrizia DOGLIANI Mark LAUSE e Timothy MESSER-KRUSE Xavier LAFRANCE Pierre BEAUDET Paul D’ALMATO Alvin FINKEL Hongsheng JIANG Gustave MASSIAH Christophe AGUITON Pascale DUFOUR e Héloise NEZ Pierre MOUTERDE Thomas COLLOMBAT Thierry DRAPEAU Pierre BEAUDET”,”L’Internationale sera le genre humain! De l’Association internationale des travailleurs à aujourd’hui.”,”Opera pubblicata in occasione del 150° anniversario della fondazione dell’AIT e ricostruisce il lungo sforzo della solidarietà operaia L’AIT nasce a Londra il 28 settembre 1864. Internazionalismo irlandese. Feniani (membri della Fratellanza feniana, dall’eroe gaelico Finn MacCunhail, società segreta irlandese fondata (1858) da J. O’Mahony, repubblicani, svolsero azioni militari e terroristiche)”,”INTx-070″
“DRAPER Theodore”,”American Communism and Soviet Russia.”,”L’A, associate editor de ‘The Reporter’ ha pure scritto ‘The Roots of American Communism’ (1957), ‘The 84th Infantry Division in the Battle of Germany’ (memorie della propria unità militare) e ‘The Six Weeks’ War’ (una storia della caduta della FR nella 2° GM).”,”MUSx-011″
“DRAPER Theodore”,”The Roots of American Communism.”,”Trotsky e la rivoluzione in America. “”L’ imminenza di un collasso zarista non fu anticipata né da Lenin né da Trotsky. Lenin, che era molto più vicino alla Russia di quanto lo fossero gli esiliati di New York, tenne un discorso a Zurigo approssimativamente nello stesso momento del meeting di Brooklyn, in cui egli amaramente stimava che avrebbe potuto non vivere abbastanza per vedere la prossima rivoluzione russa – meno di un mese prima (Collected works, vol XIX, pag 404, nota). Quando Trotsky partì per gli Stati Uniti, scrisse in una lettera: “”Questa è l’ ultima volta che lancio uno sguardo su quella vecchia canaille Europa””. Trotsky non si comportava come se egli andasse a stare a New York per soli due mesi. Sebbene estremamente parco su come cercasse di conoscere la città in quel periodo, raccontò come “”si gettò negli affari del socialismo americano tanto rapidamente e mi trovai subito a lavorare sommerso fino al collo in esso””. A parte il suo lavoro per la Novy Mir e le relazioni in tedesco e russo, egli spese la maggior parte del suo tempo nella New York Public Library studiando l’ economia americana. Retrospettivamente, egli non considerò mai il suo soggiorno americano veramente importante, eccetto come un breve interludio tra il suo lungo esilio in Europa e il suo ritorno in Russia. I suoi biografi hanno seguito il suo esempio, con il risultato di non dare nessun resoconto soddisfacente del suo breve ma significativo soggiorno in America. Sfortunatamente per il piano riportato da Katayama e Lore di fare Trotsky un leader della futura rivoluzione americana, si verificò un lontano incidente. Il 15 febbraio del 1917, Nicola II, zar di tutte le Russie, velocemente abdicò. (…)””. (pag 84-85)”,”MUSx-163″
“DRAPER Hal, with the assistance of the Center for Socialist History”,”The Marx-Engels Register. Volume II of the Marx-Engels Cyclopedia. A Complete Bibliography of Marx and Engels’ Individual Writings.”,”Centri di ricerca su Marx Engels citati nell’appendice IV: – Institute of Marxism-Leninism IML (fondato nel 1921 da Riazanov (v. breve storia) (pag 217) – Karl Marx House (Trier) combina Museo, Biblioteca e centro di ricerca fatto funzionare dalla Friedrich Ebert Foundation. (vedi breve storia, p. 217) – Friedriech Engels House (Wuppertal). Luogo d nascita di Engels distrutto dalle bombe nel 1943. Dal 1978 pubblica dei pamphlet ‘Nachrichten aus dem Engels-Haus’ (Report from…) (un numero all’anno). Il direttore (al 1988) è Michael Knieriem che ha pubblicato importanti contributi su Engels.”,”MADS-649″
“DRAPER Hal”,”The Myth of Lenin’s “”Revolutionary Defeatism””.”,”Scritto Lenin ‘La caduta di Port Arthur’ su conseguenze disfatta per la strategia rivoluzionaria in Russia (pag 4/31) Quattro formule di Lenin (pag 14/31) 1. Speciale posizione della Russia: disfatta della Russia contro la Germania è il “”male minore”” 2. La disfatta facilita la rivoluzione 3. Ci si deve augurare la sconfitta del proprio paese in ogni paese 4. Non ci si deve fermare a causa del rischio della sconfitta del proprio paese Articoli di Lenin sulla guerra (pag 29-30/31) – Compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea (non pubblicato) – La guerra europea e il socialismo internazionale – La guerra e la socialdemocrazia russa .- Sudekums russo – Sotto una bandiera rubata (stolen flag) – Disfatta del ‘proprio’ governo nella guerra imperialista (luglio 1915) – Socialismo e guerra (1915) – Crollo della 2° internazionale (19016) – Lettere di Lenin – W. Kolb e G. Plekhanov (1916) – Tesi per la conferenza di Kienthal – Pamphlet da Junius (1916) – Programma militare della rivoluzione proletaria (1916-17)”,”LENS-268″
“DRAPER Theodore”,”A Struggle for Power. The American Revolution.”,”Theodore Draper, winner of the American Historical Association’s 1990 Herbert Feis Award Nonacademically.”,”USAG-007-FL”
“DREANO Bernard”,”Guerres et paix au Caucase. Empires, peuples et nations.”,”DREANO Bernard militante associativo, è copresidente di hCa International Dello stesso autore: ‘Dépression sur le Sud-Caucase. Voyage entre guerre et paix’ (2003) “”Plus on monte dans la hiérarchie, plus il est nécessaire qu’un esprit réfléchi accompagne l’audace, afin qu’elle ne soit pas une impulsion vaine et aveugle de la passion”” (Carl von Clausewitz, De la guerre) (pag 19)”,”RUSx-160″
“DREISER Theodore, a cura di Agostino LOMBARDO”,”Caro Roosevelt. Lettere 1900-1945.”,”Figlio di emigrati tedeschi, Theodore DREISER (1871-1945) girò in lungo e in largo gli Stati Uniti compiendo la propria educazione nel contrasto tra la vita rurale e quella delle grandi metropoli americane (New York, Chicago, Philadelphia). Fu reporter, direttore di riviste popolari, romanziere. Tedeschi, inglesi e francesi. “”Parto domani per la fattoria di Poulteny Bigelow sull’ Hudson dove starò per un pò di giorni. E’ uno dei vecchi amici dell’ imperatore tedesco ed è stato a Potsdam per mesi, ma è contro il militarismo. Personalmente penso che sarebbe un’ ottima cosa per l’ Europa e il mondo – stimolante – se la spregevole aristocrazia britannica e lo snobismo dell’ intellighenzia inglese fossero annientati e un Viceré tedesco si insediasse a Londra. Temo molto che non succederà ma così è la vita. Sfortunatamente, con tutte le loro straordinarie qualità i tedeschi mancano di immaginazione – dote affascinante che i francesi avevano sotto Napoleone. Io sto per Guglielmo R.I. (Guglielmo II R(ex) I(mperator), ndt) anche nella sconfitta). (pag 52, 10 novembre 1914)”,”USAS-123″
“DREISER Theodore”,”Alba. Storia di me stesso. Volume secondo.”,”””Mi ha sempre divertito l’entusiasmo dei cosiddetti esseri viventi per i mutamenti, e quel non so che di strano che c’è nella natura e che vorrebbe sempre essere sulle mosse per andare. Si parla di elementi stabili, ma non c’è niente di stabile. Se lasciamo andare le cose per il loro corso, vediamo che cambiano quasi altrettanto in fretta di quando noi le influenziamo direttamente. Gli edifici, le città, le nazioni, le idee, gli dei e perfino le concezioni morali finiscono con l’essere messe da (parte) (…)””. (pag 103) pag 374 Theodore Dreiser « Egli aveva coscienza di quel passo cadenzato, mentre lo spingevano avanti, avanti, verso quella porta. Ora era lì. Ora l’aprivano. Eccola là, infine, la sedia… che aveva tanto temuta… » (Theodore Dreiser, Una tragedia americana) Theodore Dreiser Theodore Dreiser (Terre Haute, 27 agosto 1871 – Hollywood, 28 dicembre 1945) è stato uno scrittore e poeta statunitense, considerato il padre del romanzo moderno americano e uno dei maggiori esponenti del realismo. Figlio di un immigrato tedesco, era nato a Terre Haute, nello stato dell’Indiana, quando la sua famiglia era in condizioni economiche molto precarie. Riuscì ad arrivare all’università dopo aver fatto (come tanti altri scrittori degli Stati Uniti) moltissimi mestieri. Scrisse il suo primo romanzo, Sister Carrie, nel 1900: il libro racconta la storia di una ragazza che si vende per raggiungere il successo. L’opera, sebbene più tardi riconosciuta come una delle sue più felici, non ebbe risonanza alcuna. Dreiser, tuttavia, ne trasse qualche vantaggio professionale, e nel 1907 diventò direttore di una casa editrice, avendo così molto più tempo per scrivere. Poté poi fare esclusivamente lo scrittore nel 1911, quando il suo secondo romanzo Jennie Gerhardt, ebbe un discreto successo. Nel 1912 pubblicò Il finanziere e nel 1914 Il titano, libri nei quali tratteggiava la figura dell’industriale Yerkes, realmente esistente. Theodore Dreiser (1918).Fu con questi due romanzi che Dreiser assunse preciso connotato letterario: quello, cioè, dell’interprete e del cronista dello sviluppo finanziario ed industriale a cavallo tra il XIX secolo e XX secolo. Un mondo ricco di spinte creative, di entusiasmi, ma povero di scrupoli, tutto tese all’adorazione del “”moloch”” del dollaro. Smania di potere, sesso ed intrighi sono il crogiuolo dal quale Dreiser ricava le sue trame, talvolta risolte in uno stile un po’ pesante e farraginoso (con forti echi di Balzac e Zola), tal altra con rara felicità, come nella sua opera più riuscita, Una tragedia americana, allucinante parabola di un social climber (“”arrampicatore sociale”” in inglese), dalla quale è stata tratta anche una commedia di successo di Patrick Kearney ed un notissimo film con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Shelley Winters. Dreiser fu anche autore di poesie, saggi e scritti di viaggio e di numerosi altri romanzi. Nelle composizioni meno riuscite, successive a Una tragedia americana, tuttavia, egli si lascerà troppo influenzare dal positivismo, dando vita a opere a tesi, di minore interesse letterario. Nelle sue lettere egli si definiva comunista e auspicava la rivoluzione negli Stati Uniti. Durante la II guerra mondiale criticò l’entrata in guerra degli Stati uniti contro la Germania nazista in soccorso dell’inghilterra, perché la considerava “”imperialista””. (Wikip)”,”VARx-287″
“DREYFUS Michel”,”L’ Europe des socialistes. Identites politiques europeennes.”,”Costituzione Internazionale (1889 – 1914), geografia del socialismo in Europa, Q revisionismo, coloniale, frattura della 1° GM pacifismo e union sacree, grande biennio 1917 – 1918, divisioni e riunificazioni movimento socialista, 1919 – 1923, incomprensione fascismo, seconda crisi revisionista e socialismo di sinistra, Q unità d’azione con PC, 2° GM, ricostruzione internazionale, guerra fredda, 2° dopoguerra, Q Europa e CED. L’A è ingenieur de recherches al CNRS e specialista di storia del movimento operaio. Scrive sul ‘Mouvement social’ ‘Communisme’ ‘Revue d’histoire moderne et contemporaine’. Collabora al Dictionnaire di MAITRON.”,”EURx-037″
“DREYFUS Michel”,”Les sources de l’histoire ouvriere, sociale et industrielle en France, XIX-XX siecle. Guide documentaire.”,”rec ROUX Jean Pierre, FRIDENSON Patrick, P. DOGLIANI La guida recensisce un migliaio tra centri di ricerca pubblici e privati, archivi e depositi di materiale storico. Il periodo storico che prevale dalla descrizione dei fondi è quello della Terza Repubblica, cioè dalla Comune di Parigi alla fine della 2° GM. Michel DREYFUS un tempo archivista alla Bibliotheque de Documentation internationale contemporaine (BDIC) di Nanterre, è ora ricercatore del CNRS, ed è impegnato in un pluriannuale progetto di reperimento degli archivi riguardanti la storia sociale e politica della classe operaia francese. Specialista della storia del movimento operaio francese, è stato collaboratore di Jean MAITRON nel ‘Dictionnaire biographique’. Scrive o ha scritto su ‘Mouvement social’, ‘Communisme’ e ‘Revue d’histoire moderne et contemporaine’. Altri libri di DREYFUS: -PCF, crises et dissidences: de 1920 à nos jours. COMPLEXE. 1990 (crisi e dissidenza dal partito dal congresso di Tours nel dicembre del 1920 al patto HITLER-STALIN del 1939 fino agli allontanamenti degli anni ’70 e ’80 (FISZBIN, JUQUIN, rinnovatori e ricostruttori ecc.) passando per i processi contro MARTY e TILLON e per la crisi dell’anno ‘terribile’ 1956. La parte narrativa è completata da un’analisi del retroterra sociale e politico del ‘dissidenti’). -L’Europe des socialistes. COMPLEXE. BRUXELLES. 1991 -La mutualité: une histoire maintenant accessible à tous. FNMF. 1988 pref René TEULADE -La mutualité. Histoire, droit, sociologie. Vol 5 del ‘Traité de securité sociale’. LGDJ. 1990, di DREYFUS, Yves SAINT-JOURS e Dominique DURAND -Vie sociale. N° 11-12. Les Mouvements de femmes, 1919-1940. Guide des sources documentaires. CEDIAS. 1985 con Francoise BLUM, Colette CHAMBELLAND -La lutte contre le stalinisme: corrispondance inedite, articles 1936-1939 (Victor Serge – Leon Trotsky). LA DECOUVERTE. 1977 (a cura)”,”MFRx-052 ARCx-001″
“DREYFUS Francois G.”,”Histoire des Gauches en France 1940-1974.”,”Francois-Georges DREYFUS è agregé d’histoire e dottore in lettere. E’ Prof alla facoltà di lettere di Strasburgo e D dell’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) e del Centre d’Etudes Germaniques de Strasbourg.”,”FRAP-030″
“DREYFUS Michel a cura; stesura della voci di Eric BELOUET René GAUDY Roger BOURDERON Michel CORDILLOT Jacques GIRAULT Jean MAITRON Maurice MOISSONNIER Antoine OLIVESI Claude PENNETIER Jean Philippe PAPIN Michele RAULT Jean RISACHER Nathalie VIET-DEPAULE Pierre BROUE’ e altri”,”Gaziers-Electriciens. Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier francais.”,”Collection Jean Maitron dirigée par Claude PENNETIER.”,”MFRx-136″
“DREYFUS Francois G.”,”Histoire des Gauches en France 1940-1974.”,”Francois-Georges DREYFUS è agregé d’histoire e dottore in lettere. E’ Prof alla facoltà di lettere di Strasburgo e D dell’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) e del Centre d’Etudes Germaniques de Strasbourg.”,”PCFx-011″
“DREYFUS Michel”,”Il socialismo di sinistra in Europa tra le due guerre.”,”””Le nostre ricerche sul socialismo di sinistra ci hanno permesso di redigere un elenco impressionante di ex dirigenti comunisti, tra i quali possiamo citare: Angelica Balabanov (la prima segreteria dell’ IC…); Paul Louis, Louis Sellier ed Albert Treint per la Francia; Hendrikus Sneevliet e Jacques de Kadt per l’ Olanda; Andreu Nin e Joaquim Maurin per la Spagna; il tedesco Jacob Walcher, l’ austriaco Kurt Landau, il greco Demetrios Yotopoulos, lo svedese Karl Kilmam, il norvegese Martin Tranmael e lo statunitense Jay Loverstone. Victor Serge si era messo al servizio della Rivoluzione d’ Ottobre ed aveva lavorato per anni per l’ IC. Alfred Rosmer partecipò alla Conferenza di Bruxelles dell’ ottobre 1936. Questo elenco è ben lungi dall’ essere esaustivo e dovrebbe essere completato.”” (pag 22-23) “”Un numero importante di essi erano prima di tutto degli intellettuali, come Angelica Balabanov o Alfred Rosmer; Jozef Kruk era medico, Andreu Nin insegnante, Paul Louis storico e Victor Serge scrittore. Noteremo anche di passata che una parte non trascurabile di loro erano ebrei: la Balabanov, P. Louis, J. Kruk ed I. Steinberg si trovarono ad essere tutti vicini al, o membri del, Bureau di Parigi, al quale fu anche legato il Bund polacco dal 1923 al 1930 (…). Una seconda categoria di militanti proveniva dalla classe operaia: in gioventù Tranmael, dirigente del DNA, era stato bracciante agricolo; Kilbom e Walcher avevano lavorato come metallurgici, Sneevliet come ferroviere e Sellier come impiegato postale. Sarebbe tuttavia abusivo considerarli soltanto come degli “”operai”” all’ epoca che ci interessa (…)””. (pag 26)”,”INTx-027″
“DREYFUS Michel GAUTRON Gérard ROBERT Jean-Louis a cura; saggi di Jean-Marie FLONNEAU Claude PENNETIER Denis LEFEBVRE Colette CHAMBELLAND Michel DREYFUS Jean-Yves SABOT Marie-Louise GOERGEN Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Gilles MORIN Gérard GAUTRON Michel PIGENET Jean-Louis ROBERT Jean-Marie PERNOT Frank GEORGI Helene ROUSSEL André BERGERON”,”La Naissance de Force ouvrière. Autour de Robert Bothereau.”,”Saggi di Jean-Marie FLONNEAU Claude PENNETIER Denis LEFEBVRE Colette CHAMBELLAND Michel DREYFUS Jean-Yves SABOT Marie-Louise GOERGEN Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Gilles MORIN Gérard GAUTRON Michel PIGENET Jean-Louis ROBERT Jean-Marie PERNOT Frank GEORGI Helene ROUSSEL André BERGERON. Contiene il capitolo: ‘Force Ouvriere et l’ Europe’ (pag 233) di Helene ROUSSEL “”Rompendo con la CGT, FO non ha altra alternativa che quella di sostenere la tesi dell’ Europa unita e di sposare allo stesso modo la causa americana””. (pag 233)”,”MFRx-195″
“DREYFUS Michel”,”Liberté, égalité, mutualité. Mutualisme et syndicalisme, 1852-1967.”,”DREYFUS Michel è storico, direttore di ricerca al CNRS Centre d’ Histoire Sociale du XX siecle. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Histoire de la CGT’ (1995) “”Durante il periodo tra le due guerre, la Mutualité francese non ha più un modello di società, mentre la CGT e la CGTU propongono ciascuna il loro programma. I confederati spingono per le nazionalizzazioni, il Consiglio economico del lavoro e le Assicurazioni sociali, gli unitari esaltano la patria del socialismo. Da dove vengono questi cambiamenti? Sostanzialmente, la guerra ha messo fine all’ ottimismo della Belle Epoque: in una Francia vittoriosa ma che si copre di monumenti ai morti, questo stato di spirito è scomparso. Come credere ancora in un progresso assicurato dopo il cataclisma? Occorre aver cura delle ferite ed esse sono così ampie che la mutualità è incapace di fare da sola: essa ammette rapidamente, si è visto, il concorso dello Stato””. (pag 259-260)”,”MFRx-222″
“DREYFUS Michel GROPPO Bruno INGERFLOM Claudio S. LEW Roland PENNETIER Claude PUDAL Bernard WOLIKOW Serge a cura; saggi di Alan BLUM Pierre BROCHEUX Michel DREYFUS Sabine DULLIN Donald FILTZER René GALLISSOT Wendy GOLDMAN Bruno GROPPO Peter HOLQUIST Claudio Sergio INGERFLOM Roland LEW Michael LOWY Frederique MATONTI Claudie PENNETIER Bernard PUDAL Gabor T. RITTERSPORN Lewis SKOUTELSKY Brigitte STUDER Antony TODOROV Jean VIGREUX Lynne VIOLA Serge WOLIKOW”,”Il secolo dei comunismi.”,”A cura di DREYFUS Michel GROPPO Bruno INGERFLOM Claudio S. LEW Roland PENNETIER Claude PUDAL Bernard WOLIKOW Serge; saggi di Alan BLUM Pierre BROCHEUX Michel DREYFUS Sabine DULLIN Donald FILTZER René GALLISSOT Wendy GOLDMAN Bruno GROPPO Peter HOLQUIST Claudio Sergio INGERFLOM Roland LEW Michael LOWY Frederique MATONTI Claudie PENNETIER Bernard PUDAL Gabor T. RITTERSPORN Lewis SKOUTELSKY Brigitte STUDER Antony TODOROV Jean VIGREUX Lynne VIOLA Serge WOLIKOW CERRETI Giulio detto Pierre ALLARD (riportare in libro CERRETI), fonte ‘Il secolo dei comunismi’) Il Partito Comunista Francese. “”Fondato al congresso di Tours (dicembre 1920), il PCF porta con sé la maggioranza della SFIO (3247 voti contro 1308). Nei soi primi anni, cerca di conciliare la tradizione ereditata dalla SFIO e le esigenze rivoluzionarie che gli impone l’ Internazionale comunista. (…) Bisogna attendere gli anni 1930-1931 perché gli abbandoni e le esclusioni perdano la propria intensità e perché faccia la propria apparizione, con l’ aiuto dell’ IC rappresentata dalla figura di Eugen Fried, una vera direzione attorno a Maurice Thorez. (…) Questi sono anni anche quelli della conquista della CGTU. Durante questo primo decennio, il PCF cerca egualmente di sviluppare, senza grande successo, organizzazioni di massa. Queste trasformazioni vengono pagate dapprima con la caduta degli effettivi: all’ indomani di Tours, il PCF era forte di più di 100.000 aderenti, nel 1932 ne ha 25.000. Le perdite si traducono, analogamente, sul piano elettorale soprattutto a partire dal 1928, quando il PCF raccoglie alle elezioni legislative 790.000 voti, cioè l’ 8.4% dei suffragi espressi.”” (pag 296-297)”,”RUSU-182″
“DREYFUS Francois-Georges”,”Histoire de Vichy.”,”DREYFUS Francois-Georges è professore emerito di storia contemporanea alla Sorbona (Paris IV) dopo essere stato per trent’anni insegnante all’ Università di Strasburgo ove ha diretto successivamente l’ Institut d’ètudes politiques (IEP), il Centre d’ Etudes Germaniques (CEG), l’ Institut des hautes études européennes. Marx Blanqui e l’ antisemitismo in Francia “”Così apparve nel socialismo francese una specie di amalgama giudaismo-borghesia, e bisogna ben dire che questo tema sopravviverà per lungo tempo. Pensiamo semplicemente a questo passaggio ne ‘Le lotte di classe in Francia’ ove Marx (1) denigra l’ ebreo francese, favorendo così la penetrazione dell’ antisemitismo nel socialismo francese””. (pag 69) (1) Lotte di classe in Francia (pag 76 e seguenti). Si può vedere anche Marx ne ‘La questioe ebraica’. Marx scrive una vera requisitoria antisemita: ‘La nazionalità chimerica dell’ ebreo è la nazionalità del mercante, dell’ uomo del denaro tout court”” (note pag 793) Svolta PCF. Il PCF diventa germanofilo vs Vichy. Apertura al nazismo, all’ occupante tedesco dopo il patto Hitler-Stalin, Molotov-Ribbentrop. “”Ciò avrebbe potuto fare, da questo momento, del PC il grande partito della Resistenza a Vichy e ai tedeschi, ma dopo il discorso di Molotov del 1° agosto che glorificava l’ alleanza sovietico-tedesca, il PCF rettifica il tiro. Il 5 agosto, un nuovo appello intitolato: “”Vivere l’ unione della nazione francese’ sopprime ogni accenno di anti-hitlerismo e di patriottismo. Non è più questione di “”liberazione nazionale””, né di “”rinascita nazionale”” e non si assimila più Vichy ai Versagliesi, Petain a Thiers. Si condanna “”ogni sentimento di orgoglio nazionale”” e spariscono pure tutti i riferimenti all’ occupante hitleriano””. (pag 481) La riuscita della politica economica tedesca. All’ origine dei Trenta Gloriosi (pag 516-518)”,”FRAV-121″
“DREYFUS Michel”,”PCF. Crises et dissidences. De 1920 à nos jours.”,”DREYFUS Michel ingegere di ricerca al CNRS (Greco 55, lavoro e lavoratori). Specialista di storia del movimento operaio e dell’emigrazione italiana tra le due guerre. “”La perte de Saint-Denis que le PC ne rencondurant la crise de 1939-1940. Sa conquête de la “”banlieue rouge”” est alors récente mais réelle. A la veille de la Seconde Guerre mondiale, il dirige dans la Seine 27 communes, conquises en grande majorité aux élections municipales de 1935 et possède en outre 47 représentants aux conseils généraux qui constituent une minorité dans 13 autres communes. Sur 27 maires communistes, 12 prennent leurs distances avec le Parti et, significativement sur 15 députés maires du groupe communiste, 10 – les deux tiers donc – rompent avec lui (rappelons que sur ls 76 membres des deux groupes parlementaires, on enregistre 25 démissions, représentant 1/3 de l’ensemble).”” (pag 227)”,”PCFx-096″
“DREYFUS François-Georges a cura; saggi di Detlef LEHNERT Peter LÖSCHE Dieter GROH Hans MOMMSEN Hartmut SOELL Jean Jacques BECKER Anton PELINKA Annie KRIEGEL Daniel LINDENBERG Hugues PORTELLI Alain BERGOUNIOUX Léo HAMON”,”Réformisme et révisionnisme dans les socialismes allemand, autrichien et français.”,”DREYFUS François-Georges a cura Saggi di D. LEHNERT P. LÖSCHE D. GROH H. MOMMSEN H. SOELL J.J. BECKER A. PELINKA A. KRIEGEL D. LINDENBERG H. PORTELLI A. BERGOUNIOUX L. HAMON “”Une fois la guerre terminée, ce fut una des principales difficultés du mouvement socialiste de se redonner un corps de doctrine sur la question de la guerre. Ainsi lorsque la IIe Internationale tenta de se reconstituer et qu’une conférence eut lieu dans ce but à Berne en février 1919, des polémiques très violentes s’y déroulèrent sur les responsabilités de la guerre. Le socialiste français Albert Thomas y prononça un véritable réquisitoire contre le sociaux-démocrates allemands (Donneur 1967: 29), tandis que la majorité des Allemands refusait d’admettre que l’impérialisme de leur pays ait plus de responsabilités que les impérialismes alliés (Kriegel 1966: 72). Finalement on décida de s?en remettre à un congrès oerdinaire de l’Internationale pour porter le jugement définitif (Cole 1958: t. IV, 293-294).”” (J.J. Becker, Les Internationales socialistes et le révisionnisme) (pag 110)”,”MEOx-107″
“DREYFUS François-Georges”,”1917. L’année des occasions perdues.”,”””Ce n’est qu’à partir de la fin de 1916 et du début de 1917 que l’industrie peut faire face aux besoins des armées: l’occupation de la région industrielle du Nord enlève plus de 60% de la production d’acier! Pendant les premiers mois de la guerre, l’insuffisance administrative fait que c’est le Comité des forges qui assume la charge d’un ministère de l’Armement! Ce n’est qu’au cours de 1916 qu’Albert Thomas; sous-secrétaire d’Etat, prend véritablement les fabrications de guerre et il ne deviendra ministre que le 12 décembre 1916 avec , comme sous-secrétaire d’Etat, Loucheur, lequel deviendra ministre en septembre 1917 et le restera dans le cabinet Clemenceau. Il faut attendre juillet 1917 pour que soit créé un Comité général du pétrole. Peu à peu sont mis en place près de 300 organismes de contrôle ou de coordination. Comme le dit François Caron, “”l’année 1917 serait, de ce point de vue, l’antithèse du XIX siècle liberal””. Nous l’avons dit, l’ampleur des besoins favorise l’essor des industries mécaniques et sidérurgiques et l’apparition des industries chimiques et électriques. C’est ainsi que naissent quelques grand groupes industriels (Hispano-Suiza, par exemple). Kuhlmann constitue en février 1917 une Compagnie nationale des matières colorantes et des produits chimiques, tandis que Saint-Gobain voit sa production chimique augmenter de 70% entre 1915 et 1917. Gaston Jèze, professeur de finances publiques à la faculté de droti de Paris, critique véhémentement “”les modes de passation des marchés de l’Etat, dont les intérêt financiers ne furent pas toujours très bien défendus””. Mais G. Jèze oublie de rappeler que ce sont ces profits qui financent la reconversion vers l’économie de guerre. Selon lui les bénéfices réalisés, comparés à ceux réalisés avant-guerre évoluent ainsi en millions de francs-or: Août 1914-décembre 1915: 2400; Janvier-décembre 1916:4200; Janvier-décembre 1917: 5300. Une étude un peu plus poussée confirme l’utilisation de ces profits à l’autofinancement, car les dividendes distribués demeurent tout à fait normaux. Au reste, F. Caron note que “”le taux brut de capitalisation des sociétés cotées à la Bourse de Paris est demeuré stable; toutefois le cours des actions qui avait chuté de 1914 à 1916 remonte de près de 15% en 1917″”. Economiquement, le bilan sera évidemment négatif, mais il ne faut pas le noircir, car il y eut prise de conscience, surtout après 1916, de la nécessité de favoriser la production industrielle”” (pag 340-341)”,”QMIP-160″
“DREYFUS Hubert L. RABINOW Paul”,”La ricerca di Michel Foucault. Analitica della verità e storia del presente, con un’intervista e due saggi di Michel Foucault.”,”Hubert L. Dreyfus insegna filosofia a Berkeley. É autore di What Computers can’t Do: A Critique of Artificial Reason; di Husserl, Intentionality and Cognitive Science; di numerosi saggi su Heidegger, l’ermeneutica ed i problemi filosofici legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Paul Rabinow insegna antropologia a Berkeley. É autore di Symbolic Domination. Cultural Form and Historical Change in Morocco; di Reflexions on Fieldwork, ha curato inoltre l’antologia The Foucault Reader.”,”TEOS-076-FL”
“DREYFUS Pierre GROPPO Bruno INGERFLOM Claudio Sergio LEW Roland PENNETIER Claude PUDAL Bernard WOLIKOW Serge a cura, saggi di Alain BLUM Pierre BROCHEUX Sabine DULLIN Donald FILTZER René GALLISSOT Wendy GOLDMAN Peter HOLQUIST Michaël LOWY Frédérique MATONTI Gábor T. RITTERSPORN Lewis SIGELBAUM Rémi SKOUTELSKY Brigitte STUDER Antony TODOROVJean VIGREUX Lynne VIOLA”,”Il secolo dei comunismi.”,”Michel Dreyfus (CNRS, Centre national de la recherche scientifique), Bruno Groppo CNRS, Claudio Sergio Ingerflom CNRS, Roland Lew Université Libre de Bruxelles / EHESS, Claude Pennetier CNRS, Bernard Pudal Université de Montpellier, Serge Wolikow Université de Bourgogne.”,”RUSS-085-FL”
“DRI Pietro”,”Pasteur. Dal microscopio alla Legion d’onore.”,”L’impreparazione dei francesi in guerra franco-prussiana e il patriottismo degli scienziati su entrambi i fronti, 1870. (pag 30-31) “”(…) Pasteur aveva una visione chiara dell’impreparazione del suo paese alla guerra (franco-prussiana del 1870, ndr) e dei motivi che a suo dire l’avevano condotto a questo destino: “”Quale pazzia, quale accecamento – scriveva poco dopo l’inizio della guerra – nell’inerzia dell’Austria, della Russia, dell’Inghilterra! Quale ignoranza pure nei capi del nostro esercito, sullo stato delle forze rispettive delle due nazioni! Ohi, avevamo ragione noialtri scienziati di dolerci della miseria del Dipartimento dell’istruzione pubblica! La vera causa di tutte le nostre disgrazie attuali è là. Non è impunemente – forse un giorno lo si riconoscerà, ma sarà troppo tardi – che si lascia decadere intellettualmente una grande nazione. Ma, come dite voi, se noi non ci rialziamo da questi disastri vedremo ancora i nostri uomini di Stato perdersi nelle discussioni senza fine, sopra forme di Governo, invece di andare in fondo alle cose. Noi sopportiamo la pena di cinquant’anni di oblio profondo delel scienze, delle condizioni del loro sviluppo, della loro immensa influenza sul destino di un grande popolo e di tutte ciò che avrebbe potuto aiutare la diffusione della luce… mi fermo, tutto questo mi fa male”””” [Pietro Dri, Pasteur. Dal microscopio alla Legion d’onore, 2013] (pag 31)”,”SCIx-362″
“DRINKWATER John”,”La vie de Cromwell.”,”””La rivoluzione puritana è un avvenimento salutare per le generazioni a venire in Inghilterra, ma è anche un atto di violenza. Il governo di Cromwell è stato fondato sulla violenza, e paga il prezzo delle sue origini. Cromwell e i suoi soldati difendevano il diritto quanto nessun partito ha mai potuto fare in Inghilterra; però essi detenevano il potere senza titolo giuridico. Nessun argomento morale può far scomparire questa fonte di debolezza. Senza dubbio, restava ai puritani la risorsa di stabilire la loro propria legalità, ed essi non mancheranno di farlo. Ad ogni modo, una frazione considerevole dell’ opinione contestava vigorosamente questa legalità nuova””. (pag 157-158)”,”UKIR-032″
“DROKALOS Sotirios Fotios”,”Alessandro Magno e pensiero strategico moderno.”,”Satirios Fotios Drokalos nasce ad Atene nel 1981. Si laurea a Bologna (Laurea Magistrale in Relazioni internazionali)e ottiene presso l’Università N. Cusano di Roma il Master in Antiterrorismo internazionale e Storia militare. Ha al suo attivo alcuni libri tra cui ‘Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano’ (2014). ‘Il principio del centro di gravità e della distruzione delle forze nemiche armate, secondo il pensiero di Carl von Clausewitz e di altri esponenti del pensiero strategico moderno, è davvero garanzia di vittoria? Qui vengono studiati alcuni casi nodali, la spedizione di Alessandro Magno in Asia, la campagna di Napoleone il Grande in Russia, fino alla sua tragica conclusione, la ritirata della Grande Armée, il colossale conflitto russo-tedesco del 1941-1945, tra Wehrmacht e Armata rossa…’ Riflessioni sul fallimento dell’ Operazione Barbarossa (pag 332-352). Il mancato attacco immediato a Mosca causa della sconfitta? “”(…) Hitler decise inizialmente di non attaccare Mosca perché quando visitò lo Stato Maggiore del Gruppo Centro a Novy Borisov individuò delle contraddizioni e delle ambiguità nei racconti e nelle posizioni dei quattro comandanti del Gruppo Centro che davano l’impressione di una forza non ancora pronta per un’azione immediata, ma che invece dovesse avere il tempo di coordinarsi e prepararsi (49). Hitler quindi dopo ciò dichiarò che, al posto di Mosca, gli obiettivi sarebbero stati Leningrado e l’Ucraina. Sembra che il fondatore del nazismo a quel punto avesse già capito che la guerra sarebbe stata lunga e difficile, stupito dall’inaspettata forza della resistenza russa, quando lui insieme ai capi dell’OKH e i servizi segreti si erano aspettati che la vittoria sarebbe stata nelle loro mani già prima dell’arrivo a Mosca grazie all’annientamento dell’Armata Rossa. È interessante e ironico che a voler l’attacco immediato contro Mosca fosse proprio chi nutriva dei veri dubbi sulla fondatezza delle informazioni e della grande fiducia iniziale: fra essi per esempio Guderian, che a quel punto come abbiamo visto venne ricevuto da Hitler a Rastenburg e cercò di convincerlo del fatto che si doveva avanzare subito verso Mosca. Questa premura per un attacco immediato alla capitale non si doveva a una grande fiducia nelle proprie forze, ma al contrario all’impressione che la dimensione della potenza sovietica fosse tale da far credere che una vittoria in una guerra prolungata sarebbe stata impossibile e dunque che la scelta migliore sarebbe stata colpire rischiando il tutto subito. Ma Hitler pensava in termini diversi e la sua risposta a Guderian, al quale parlò delle esigenze economiche del momento, dimostra che le sue idee erano cambiate. Per alcuni, come scrive Clark, le nuove scelte di Hitler erano fondate sostanzialmente su considerazioni difensive: (…) “”la presa di Leningrado avrebbe isolato i Russi fuori dal Baltico e assicurato la rotta del minerale di ferro verso la Svezia; la presa dell’Ucraina avrebbe fornito le materie prime e i prodotti agricoli di cui la Germania avrebbe avuto bisogno per una lunga guerra; l’occupazione della Crimea avrebbe neutralizzato la minaccia dell’aeronautica russa contro i giacimenti petroliferi di Ploesti”” [Clark , nota 2, pag 102]. Ciò non significa che lo scopo ultimo fosse cambiato per il governo tedesco. Ovviamente Hitler pensava che dopo l’occupazione di Leningrado e dell’Ucraina ci sarebbero state le condizioni favorevoli per la formazione di un’enorme tenaglia da nord a sud che avrebbe chiuso Mosca in una super-sacca (…). Le truppe tedesche erano già sovraesposte dopo l’avanzata iniziale e il loro rifornimento con materie prime e uomini era estremamente problematico e carente. I carri armati e gli altri mezzi meccanizzati avevano bisogno di manutenzione e i loro numeri erano sensibilmente diminuiti per via delle perdite durante le battaglie e i guasti dopo aver marciato per grandissime distanze. Al contempo dalla parte opposta c’erano già ad aspettare delle nuove armate ancora intatte”” (pag 344-347) [() Alan Clark, Barbarossa. The Russia-German Conflict 1941-45, Perennial, New York, 2002 (1985)] Hitler riteneva, date le difficoltà della logistica e l’incertezza dei comandanti, non ancora pronta la Wehrmacht per l’attacco immediato a Mosca, quindi optò per una sorta di ‘difensiva’: l’occupazione di Leningrado e dell’Ucraina in previsione di una guerra lunga e difficile sul fronte orientale”,”QMIx-329″
“DROYSEN J.G. a cura di Delio CANTIMORI”,”Sommario di istorica.”,”Johann Gustav DROYSEN, nacque nel 1808 a Treplow. Nel 1829 insegnò in un ginnasio berlinese, dal 1835 all’Univ di Berlino, dal 1840 a Kiel, nel 1851 a Jena per poi tornare nel 1859 a Berlino, dove morì nel 1884. E’ noto soprattutto per la sua opera ‘Storia dell’ Ellenismo’ della quale il famoso ‘Alessandro Magno’ costituisce la prima parte, e per i suoi studi sulla storia prussiana, che lo han fatto considerare come il fondatore della famosa ‘scuola prussiana’. La figura più comunemente nota di D. è quella dello storico dello Stato e della forza, che polemizza da una parte contro il liberalismo dottrinario alla GERVINUS e dall’altra contro il romanticismo alla medievale di chi avrebbe voluto la “”grande Germania”” unita sotto l’autorità del Sacro Romano Impero. Questa posizione corrisponde al cambiamento di opinione di”,”STOx-003″
“DROZ Jacques”,”Les causes de la Premiere Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”(Il dibattito storiografico sviluppato nel corso del XX secolo sulle cause della prima guerra mondiale. Lenin: non si può dare una valutazione storica concreta della guerra attuale, senza uno studio completo della natura dell’imperialismo nei suoi aspetti economici e politici. ‘Les bases de l’interpretations marxiste des causes de la Première Guerre mondiale ont été fournies par Lénine lui-même qui, dès le début des hostilités, fidèle à ses analyses antérieures, déduisait cet événement, à ses yeux, inévitable, du développement des politiques impérialistes, de la lutte pour les marchés et de l’inégal développement des économies. En novembre 1914, dans son essai sur “”la guerre et la social-démocratie russe””, il constatait que chaque nation belligérante avançait des justifications de nature morale ou politique; pour l’Allemagne s’agissait “”de s’emparer des territoires, d’asservir des nations étrangères, de ruiner les nations concurrentes, de piller les richesses, de détourner l’attention des masses laborieuses des crises politiques intérieures, en Russie, en Allemagne, en Angleterre, dans les autres pays: tel était le contenu réel; telle était la portée, la signification de la guerre présente””. Fin 1915, Lénine (1) écrivait qu'””il ne saurait être question de porter une appréciation historique concrète sur la guerre actuelle, si l’on ne faisait pas reposer cette appréciation sur la mise en lumière complète de la nature de l’impérialisme dans ses aspects à la fois économiques et politiques””. Ce fut précisément cette étude que Lénine devait poursuivre en 1916 dans ‘L’impérialisme, stade suprême du capitalisme”. Nota: (1) Sur l’ensemble des thèses de Lénine et des léninistes, cfr. F. Klein, ‘Deutschland in ersten Weltkrieg, 3 vol., I, chap. I] (pag 42-42). Indice: 1. Le problème des responsabilités entre les deux guerres (L’établissement de la thèse allemande de la “”Kriegsschuldlüge””; L’ètablissement de la thèse française sur les responsabilités allemandes; Les débats en France sur la responsabilité allemande; La littérature américaine sur les origines de la guerre; Les thses de Jules Isaac; L’interpretation marxiste des origines de la guerre). 2. Les études historiques au cours des années cinquante. 3. “”Griff nach der Weltmacht””. 4. Les polémiques contre Fischer (Gerhard Ritter; Egmont Zechlin; Karl D. Erdmann), 5. Les thèses de Fischer à la lumière de l’historiographie des années soixante. 6. La guerre des illusions. J. Droz, Professeur à la Faculté des Lettres et des Sciences Humaines de Paris. Bibliografia: Jacques Droz, ‘Socialisme et syndicalisme de 1914 a 1939’. CDU, Centre de documentation universitaire, Paris, 1972]”,”QMIP-007″
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX secolo. 1. Declino delle potenze europee. 3. Sviluppo e indipendenza 1950 – 1973.”,”1° vol: Fine dominio Europa, 1° GM, ruolo anno 1917, dopoguerra, stabilizzazione internazionale, crisi 1929, crisi democrazia liberale, propagazione fascismo, comunismo sovietico da comunismo di guerra e NEP a dittatura staliniana. 3° vol: contrasti e divisioni epoca guerra fredda, struttura sociale da ristrettezze a primo benessere, sogno americano, radicalizzazione divisioni politiche USA UK FR GERM IT JAP URSS CINA, apogeo guerra fredda guerra Corea, crisi Berlino, Cuba, fine colonialismo decolonizzazione nascita terzo mondo, 1968, distensione, guerra Vietnam e ‘sei giorni, Kippur. Gli AA sono docenti di Storia all’ Institut d’etudes politiques di Parigi e autori di ricerche econ-politiche.”,”RAIx-017″
“DROZ Jacques”,”Reaction et suffrage universel en France et en Allemagne 1848 – 1850.”,”L’A è Professore alla Sorbona.”,”QUAR-007″
“DROZ Jacques BARIETY Jacques (Sous la dir. DROZ J.)”,”Histoire de l’Allemagne. 3. Republique de Weimar et Regime hitlerien 1918 – 1945.”,”Autografi degli autori su prima pagina”,”GERG-008″
“DROZ M.”,”Le nationalisme allemand de 1871 à 1939.”,”L’A è Prof Facoltà Lettere Scienze Umane Sorbona”,”GERG-002″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Pierre AYCOBERRY Alain BOYER Serge COSSERON Jacques GRANDJONC Alain RUIZ Gilbert BADIA Pierre BROUE’ Annelise CALLEDE-SPAETHE Irene PETIT Claudie WEILL”,”Allemagne. Dictionnaire Biographique du Mouvement Ouvrier International. Collection Jean Maitron.”,”Collaborano: Pierre AYCOBERRY, Alain BOYER, Serge COSSERON, Jacques GRANDJONC, Alain RUIZ, Gilbert BADIA, Pierre BROUE’, Annelise CALLEDE-SPAETHE, Irene PETIT, Claudie WEILL.”,”MGEx-001″
“DROZ Jacques a cura; collaborano al 1° volume Annie KRIEGEL Claude MOSSE’ Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Albert SOBOUL; collaborano al 2° volume Madeleine REBERIOUX Paul GUICHONNET Pierre VILAR Francois BEDARIDA Roger PORTAL Marianne DEBOUZY Jean CHESNEAUX Annie KRIEGEL”,”Histoire generale du socialisme. Tome 1. Des origines à 1975; Tome 2. De 1875 à 1918.”,”Hanno collaborato al 1° vol dell’opera: Annie KRIEGEL, Claude MOSSE’, Francois BEDARIDA, Jean BRUHAT, Jean CHESNEAUX, Albert SOBOUL oltre allo stesso DROZ. Al 2° Vol: DROZ, Madeleine REBERIOUX, Paul GUICHONNET, Pierre VILAR, Francois BEDARIDA, Roger PORTAL, Marianne DEBOUZY, Jean CHESNEAUX, Annie KRIEGEL. Sommario: le utopie socialiste fino alla rivoluzione industriale; il socialismo utopistico durante la prima era industriale; socialismo e movimento operaio dalla rivoluzione del 1848 fino all’agonia della 1° Internazionale; i partiti socialisti europei; il socialismo fuori d’Europa (USA, impero britannico, JAP, mondo arabo asiatico), la 2° Internazionale, 1° GM.”,”SOCx-030″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Jacques DROZ Annie KRIEGEL Claude MOSSE’ Albert SOBOUL”,”Storia del socialismo. 1. Dalle origini al 1875.”,”Hanno collaborato: Francois BEDARIDA (Maison francaise di Oxford), Jean BRUHAT (Univ Vincennes), Jean CHESNEAUX (Univ Paris VII), Jacques DROZ (Univ Paris), Annie KRIEGEL (Univ di Nanterre), Claude MOSSE’ (Univ Vincennes), Albert SOBOUL (Univ Paris).”,”SOCx-031 SOCU-026″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean CHESNEAUX Marianne DEBOUZY Jacques DROZ Paul GUICHONNET Annie KRIEGEL Roger PORTAL Madeleine REBERIOUX Pierre VILAR”,”Storia del socialismo. 2. Dal 1875 al 1918.”,”Hanno collaborato: Francois BEDARIDA (Maison francaise di Oxford), Jean CHESNEAUX (Univ Paris VII), Marianne DEBOUZY (Univ Paris VIII), Jacques DROZ (Univ Paris), Paul GUICHONNET (Univ Ginevra), Annie KRIEGEL (Univ di Nanterre), Roger PORTAL (Univ Paris I), Madeleine REBERIOUX (Univ Paris VIII), Pierre VILAR (Univ Paris I).”,”SOCx-032″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Pierre BROCHEUX Georges CASTELLAN Jean CHESNEAUX Jacques DROZ René GALLISSOT Paul GUICHONNET Pawel KORZEC Annie KRIEGEL George LEFRANC Claude LEVY Yves PERSON Roger PORTAL Jacques POUCHEPADASS Yildiz SERTEL Pierre VILAR”,”Storia del socialismo. 3. Dal 1918 al 1945.”,”Hanno collaborato: Francois BEDARIDA (Maison francaise di Oxford), Pierre BROCHEUX (Paris VII), Georges CASTELLAN (Paris VIII), Jean CHESNEAUX (Univ Paris VII), Jacques DROZ (Paris I), René GALLISSOT (Paris VIII), Paul GUICHONNET (Univ Ginevra), Pawel KORZEC (CNRS), Annie KRIEGEL (Univ di Nanterre Paris X), George LEFRANC (Ecole Normale Superieure), Claude LEVY (CNRS), Yves PERSON (Paris I), Roger PORTAL (Univ Paris I), Jacques POUCHEPADASS (CNRS), Yildiz SERTEL (Paris VIII), Pierre VILAR (Univ Paris I).”,”SOCx-033″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Marianne DEBOUZY Jacques DROZ René GALLISSOT Jean LACOUTURE Robert PARIS Robert PERSON Madeleine REBERIOUX”,”Storia del socialismo. 4. Dal 1945 al 1975.”,”Hanno collaborato: Marianne DEBOUZY (Univ Paris VIII), Jacques DROZ (Univ Paris), René GALLISSOT (Paris VIII), Jean LACOUTURE e Robert PARIS (EHESS), Robert PERSON (Paris I), Madeleine REBERIOUX (Univ Paris VIII).”,”SOCx-034″
“DROZ Jacques”,”Histoire des doctrines politiques en France.”,”Jacques DROZ è docente della facoltà di lettere dell’ Univ di Clermont-Ferrand.”,”TEOP-053″
“DROZ J.”,”Socialisme et syndicalisme de 1914 a 1939.”,”J. DROZ, Professeur à la Faculté des Lettres et des Sciences Humaines de Paris”,”MFRx-135″
“DROZ Jacques”,”Le Romantisme allemand et l’ état. Resistance et collaboration dans l’ Allemagne napoleonienne.”,”DROZ è Professore alla Sorbona.”,”GERx-061″
“DROZ Jacques”,”Le socialisme democratique 1864-1960.”,”Jacques DROZ è Professore alla Sorbona.”,”MEOx-016″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”Geschichte des Sozialismus. Band 1. Von den Anfängen bis 1875. Das utopische Denken bis zur industriellen Revolution.”,”collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”SOCU-061″
“DROZ Jacques a cura; collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”Geschichte des Sozialismus. Band 2. Der utopische Sozialismus bis 1848.”,”collaborazione di Francois BEDARIDA Jean BRUHAT Jean CHESNEAUX Claude MOSSE’ Annie KRIEGEL Albert SOBOUL”,”SOCU-062″
“DROZ Jacques”,”Europa: restauracion y revolucion, 1815-1848.”,”DROZ Jacques è professore alla Sorbona. ha pubblicato numerosi lavori di storia contemporanea in particolare sulla Germania (‘Les revolutions allemandes de 1848’ ‘Le romantisme allemand et l’ Etat’, ‘Histoire de l’ Allemagne’, ‘Le liberalisme rhenan, 1815-1848’). Contiene il capitolo ‘Conclusion: Las causas de las revoluciones de 1848’.”,”EURx-136″
“DROZ Jacques”,”Les révolutions allemandes de 1848.”,”DROZ Jacques Docente della facoltà di lettere di Clermont. Manoscritto e note di E. TONNELAT “”Questo risveglio del cattolicesimo è stato il grande fatto della storia religiosa degli anni 40 in Germania. Dal punto di vista politico, vale la pena di notare che non si è compiuto, come negli altri Stati, sotto il segno del liberalismo, ma contro di lui. Il cattolicesimo rimane al contrario attaccato fino all’ ultimo all’ ideale politico del romanticismo. Niente alleanza, come in Francia e in Belgio, tra le rivendicazioni cattoliche e le aspirazioni liberali: Montalembert lo constata dal 1833, in occasione del suo viaggio in Germania. L’ accoglienza riservata alle idee dell’ Avenir e alla teoria menaisienne della separazione della Chiesa e dello Stato fu dunque fredda, anche ostile. La dottrina politica del cattolicesimo tedesco appare chiaramente nell’ Athanasius che pubblica J. Görres alla fine del 1837 (…)””. (pag 129)”,”QUAR-054″
“DROZ Jacques”,”Histoire diplomatique de 1648 à 1919.”,”Pierre MILZA professore emerito universitario all’ IEP di Parigi. L’ egemonia della Gran Bretagna prima della Rivoluzione industriale. “”L’ Europa del 1763 non è dunque, malgrado l’ estensione del trionfo inglese, un’ Europa pacificata. L’ Inghilterra ha potuto consolidare l’ opera di Utrecht: essa detiene il commercio americano; ha conquistato il Canada e gode alle Indie di una potenza preponderante; conserva Gibilterra e Minorca, controlla l’ ingresso del Baltico, possiede un commissario a Dunkerque e conta sull’ amicizia tradizionale delle Province-Unite. Non è però un’ egemonia incontestata. Né la Francia né la Spagna accettano la situazione che è loro stata creata: alle due potenze marittime, la solidarietà dei loro interessi contro l’ Inghilterra appare come un assioma indiscutibile. La diplomazia inglese non può più contare sulla grande arma che non ha smesso di usare dal 1688: la diversione continentale; essa non è riuscita in effetti a conservare l’ alleanza prussiana. Quindi, sembra che le sorti della Prussia non siano dipese, in ultima istanza, dall’ Inghilterra ma dalla Russia. E’ quest’ultima potenza che sembra debba giocare sul continente un ruolo preponderante; senza dubbio la sua politica è stata, nel corso dell’ ultimo mezzo secolo, esitante e contradditoria, ma quando la nuova zarina sarà riuscita a fissare le sue alleanze e i suoi disegni si misurerà in quale misura essa peserà sulla storia d’ Europa””. (pag 135)”,”RAIx-212″
“DROZ M.”,”Le socialisme allemand de 1863 à 1918.”,”M. DROZ, Professeur à la Faculté des Lettres et Sciences Humaines de Paris “”Le parti social-démocrate est devenu, vers 1900, une machine très compliquée. A la base se trouve, dans chaque unité – et chaque unité c’est la circonscription electorale – une personne de confiance, Vertrauensmann, que est élus par la base, et qui sert d’intermediaire entre les diverses sections et l’organisme central. A la tête du parti se trouve un comité directeur, lequel comité directeur comprend 12 membres, qui ont été désignés par le congrès, et ce comité directeur a à ses côtés une commission de contrôle de 9 membres, qui est élue dans les mêmes conditions. C’est ce comité directeur qui, entre autres occupations, administre le Vorwärts, qui est le journal que est la propriété du parti. L’organe essentiel dans la vie du parti, c’est le congrès, qui est vraiment l’organisme souverain, qui se réunit tous les ans, et ce congrès est constitué par tgrois délégués, au maximum, par circonscription électorale. Plus tard, à l’époque de la primière guerre mondiale, il y aura une représentation proportionnelle, c’est-à-dire que chaque circonscription électorale envoie un nombre de congressistes correspondant à son importance. C’est le congrès qui, lors de sa réunion annuelle, nomme le comité directeur et la commission de contrôle, et qui est chargé de l’administration du parti. Le pouvoir du congrès est total et absolu. Il est cependant limité, en fait, par ce qu’on appelle “”la fraction socialiste du Reich””, c’est-à-dire les députés sociaux-démocrates élus au Reich, qui ont une très grosse influence sur la politique générale. (…) Tels sont, très brièvement exposés, les rouages généraux du parti. Ces rouages metten en jeu un immense organisme. Le parti social-démocrate comporte, en 1913, 4.000 fonctionnaires, dont 750 pour la seule ville de Berlin, et ce parti dispose d’un budget considérable: 10% des cotisations des membres reviennent à la caisse centrale du parti.”” (pag 39)”,”MGEx-186″
“DROZ Bernard”,”Storia della decolonizzazione nel XX secolo.”,”DROZ Bernard professore onorario al Lycée Louis-le-Grand e caporedattore della rivista ‘Outre-mers’ è autore di ‘Histoire de la guerre d’Algérie’. “”E’ superfluo ricordare lo stretto legame che unì religione e colonizzazione. L’opera di evangelizzazione aveva preceduto il grande slancio imperialista della seconda metà del XIX secolo, al punto che la difesa delle missioni, in Asia come in Africa, si era trasformata in giustificazione della conquista coloniale. Ma a partire dagli anni 1870-1880, colonizzazione ed evangelizzazione erano andate di pari passo, come dimostrato dalla curva delle istituzioni missionarie, in una simbiosi che i progressi dell’anticlericalismo, specialmente in Francia, non seppero intaccare. Ufficialmente riconosciute e sovvenzionate, dotate di un ricco patrimonio fondiario, le missioni si videro assegnare un ruolo crescente, talvolta vicino al monopolio, nel campo dell’istruzione, della formazione professionale e dell’azione sanitaria.”” (pag 82-83)”,”PVSx-050″
“DROZ Jacques a cura; saggi di KRIEGEL Annie MOSSÉ Claude BEDARIDA François BRUHAT Jean CHESNEAUX Jean DROZ Jacques SOBOUL Albert”,”Historia general del socialismo. Volumen 1. De los orìgenes a 1875.”,”Marx “”Este estudio conduce a Marx a la formulación de la ‘ley general de la acumulación capitalista’. Es inexacto presentarla como la ley de la pauperización (Marx habla de pauperismo y no de pauperización). Es la teoría llamada de los dos polos, a saber, “”acumulación de riqueza en un polo”” y “”acumulación de pobreza, de sufrimiento, te embrutecimiento, de degradación moral, de esclavitud en el polo opuesto, entre la clase que produce el capital””. Como todas las leyes formuladas en ‘El Capital’, la ley general de la acumulación capitalista es una ley tendencial, es decir, que actúa con mayor o menor intensidad en función de las fuerzas antagonistas, que frenan su aplicación o que, por el contrario, la aceleran. Por lo demás, para apreciar esta ley conviene no restringirse a una determinada categoria del proletariado captada en un momento y un país dados. Por otra parte, Marx propone un ejemplo de este tipo de estudio en un capítulo titulado precisamente: “”Ilustración de la ley general de la acumulación capitalista””. Se trata de una presentación de la evolución de la condición obrera en Inglaterra de 1846 a 1866. Karl Marx evita cualquier generalización. Distingue una serie de capas industriales: los obreros mal pagados, los “”nómadas del proletariado”” (“”infantería ligera del proletariado, lanzada – según las necesidades del momento – tan pronto a un extremo del país como a otro””), los mineros y los obreros agrícolas. Analiza los efectos de la crisis sobre “”la parte mejor pagada de la clase obrera, su aristocracia”” (en ese momento los constructores de navíos acorazados). Somete a consideración la condición peculiar del pueblo irlandés. Con este ejemplo se evidencia que la ley general de la acumulación capitalista no interviene en todos lo sitios y siempre con el mismo rigor. Pero, sea como sea, amplía las bases de la contradicción fundamental del sistema capitalista: contradicción entre el carácter social de la producción y la apropiación privada de los medios de producción.”” (pag 594-595) [Jean Bruhat, El lugar de ‘El Capital’ en la historia del socialismo] [in Jacques Droz a cura; Historia general del socialismo. Volumen 1. De los orìgenes a 1875, 1976]”,”SOCx-232″
“DROZ Jacques”,”Le socialisme democratique, 1864-1960.”,”””A l’issue du congrès de La Haye, K. Marx publie sous le titre ‘L’Alliance de la démocratie socialiste et l’A.I.T.’ (Londres, juillet 1873) une attaque contre les anarchistes. En voici la conclusion: “”Tout en laissant la plus complète liberté aux mouvements et aspirations de la classe ouvrière dans les différents pays, l’Internationale avait cependant réussi à la réunir en un seul faisceau et à faire sentir, pour la première fois, aux classes dirigeantes et à leurs gouvernements la puissance cosmopolite du prolétariat. Les classes dirigeantes et les gouvernements ont reconnu ce fait en concentrant leurs attaques sur l’organe exécutif de notre Association, le Conseil général. Ces attaques s’étaient accentuées de plus en plus depuis la chute de la Commune. Et voilà le moment choisi par les alliancistes pour déclarer de leur côté guerre ouverte au Conseil général! D’après eux, son influence, arme puissante entre les mains de l’Internationale, n’était qu’une arme dirigée contre elle. C’était le prix d’une lutte, non contre les ennemis du prolétariat, mais contre l’Internationale elle-même. A leur dire, les tendances dominatrices du Conseil général l’avaient emporté sur l’autonomie des sections et des féderations nationales. Il ne restait plus qu’à decapiter l’Internationale pour sauver l’autonomie. En effet, les hommes de l’Alliance savaient que, s’ils ne saisissaient pas ce moment décisif, c’en était fait de la direction secrète du mouvement prolétaire rêvé par les cent frères internationaux de Bakounine. Leurs invectives trouvèrent un écho approbateur dans la presse policière de tous les pays. Leurs phrases sonores d’autonomie et de libre fédération, en un mot leurs cris de guerre contre le Conseil général, n’étaient donc qu’une manoeuvre pour masquer le vrai but: désorganiser l’Internationale et par cela même la soumettre au gouvernement secret hiérarchique de l’Alliance”””” [Jacques Droz, Le socialisme democratique, 1864-1960, 1966]”,”MEOx-001-FL”
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX Secolo. Volume I. Declino delle potenze europee.”,”Bernard Droz e Anthony Rowley sono docenti di storia all’Institut d’études politiques di Parigi e autori di ricerche economico-politiche. Il XX secolo ha vissuto due guerre mondiali e due crisi economiche internazionali; ha visto una rivoluzione e molte dittature; ha creato i mass-media e i computer; ha portato l’uomo sulla luna e prodotto il terrorismo. Di fronte a questa congerie di eventi mancava sinora un’opera di sintesi che osasse selezionare i fatti essenziali e fornire ad essi le chiavi interpretative. Questo libro copre una lacuna le cui conseguenze si riflettono ormai pesantemente sulla nostra capacità di comprendere il presente e di farne oggetto di riflessione e di studio.”,”STOU-021-FL”
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX Secolo. Volume II. Nascita del mondo contemporaneo.”,”Bernard Droz e Anthony Rowley sono docenti di storia all’Institut d’études politiques di Parigi e autori di ricerche economico-politiche. Il XX secolo ha vissuto due guerre mondiali e due crisi economiche internazionali; ha visto una rivoluzione e molte dittature; ha creato i mass-media e i computer; ha portato l’uomo sulla luna e prodotto il terrorismo. Di fronte a questa congerie di eventi mancava sinora un’opera di sintesi che osasse selezionare i fatti essenziali e fornire ad essi le chiavi interpretative. Questo libro copre una lacuna le cui conseguenze si riflettono ormai pesantemente sulla nostra capacità di comprendere il presente e di farne oggetto di riflessione e di studio.”,”STOU-022-FL”
“DROZ Bernard ROWLEY Anthony”,”Storia del XX Secolo. Volume III. Sviluppo e indipendenza (1950-1973).”,”Bernard Droz e Anthony Rowley sono docenti di storia all’Institut d’études politiques di Parigi e autori di ricerche economico-politiche. Il XX secolo ha vissuto due guerre mondiali e due crisi economiche internazionali; ha visto una rivoluzione e molte dittature; ha creato i mass-media e i computer; ha portato l’uomo sulla luna e prodotto il terrorismo. Di fronte a questa congerie di eventi mancava sinora un’opera di sintesi che osasse selezionare i fatti essenziali e fornire ad essi le chiavi interpretative. Questo libro copre una lacuna le cui conseguenze si riflettono ormai pesantemente sulla nostra capacità di comprendere il presente e di farne oggetto di riflessione e di studio.”,”STOU-023-FL”
“DROZ Jacques”,”Storia della Germania.”,”Jacques Droz professore universitario.”,”GERx-021-FL”
“DROZ Jacques”,”Historia de Alemania.”,”Jacques Droz dottore in lettere, Incaricato, Universitario”,”GERx-132″
“DROZ Jacques GENET Lucien VIDALENC Jean”,”L’Époque Contemporaine. Restaurations et Révolutions (1815-1871). Vol. I.”,”Jacques Droz professeur à l’Université de Clermond Ferrand. Lucien Genet professeur au Lycée Louis-le-Grand. Jean Vidalenc chargé d’enseignement à l’Université d’Aix-en-Provence. Préface, Notes, Bibliographie Générale, Index, Addenda, CLIO Introduction aux Études Historiques IX EUROPA FRANCIA BELGIO OLANDA IMPERO BRITANNICO BALCANI 2° SECONDA REPUBBLICA GERMANIA PRUSSIA RUSSIA”,”RAIx-040-FL”
“DROZ Jacques”,”Histoire diplomatique de 1648 à 1919.”,”La pace russa (Brest-Litovsk, 1918) trascina la pace romena: la sorte delle forze armate romene sconfitte era disperata… Il trattato di Bucarest (7 maggio 1918) sacrifica l’indipendenza economica del regno (re Ferdinando) che diventa tributario degli Stati centrali. (pag 537)”,”RAIx-016-FV”
“DROZ Jacques”,”L’influence de Marx en Allemagne pendant la Révolution de 1848.”,”La grande difficoltà nel 1848 incontrata nell’organizzare un movimento operaio rivoluzionario risiedeva nella divisione stessa della classe operaia divisa tra artigiani (maitres et compagnons) e operai di fabbrica. Nessuno meglio di Engels ha reso conto dell’inettitudine della classe operaia tedesca nel 1848 (pag 5)”,”QUAR-002-FGB”
“DROZ Jacques”,”Les causes de la Première Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”DROZ Jacques: (Parigi, 12/3/1909-Parigi 3/3/1998) storico specialista della storia del mondo germanico e delle idee politiche. Laureato nel 1932 trascorse un anno in Germania (1935) nell’ambito della preparazione della tesi universitaria, dedicata al “”Liberalismo renano 1815-1848″”. Insegnò anche alla Sorbona. Oltre al suo lavoro personale, ha curato diverse opere relative alla storia del socialismo e del movimento operaio. È il padre dello storico Bernard Droz. «Al centro dell’opera di Fischer [Fischer Fritz, giornalista tedesco, considerato tra i più importanti studiosi delle cause della prima guerra mondiale e del ruolo della Germania. N.d.R.] e che costituisce la principale rivelazione del libro, c’è il programma di pace che il cancelliere Bethmann-Hollweg sviluppò il 9 settembre 1914, quindi ancor prima della fine della battaglia della Marna. Pur avendo espresso il desiderio di evitare ogni tipo di discussione sugli scopi della guerra e di restare fedele alla tesi della guerra “”difensiva”” definita il 4 agosto – e ciò per non far vacillare la fedeltà della socialdemocrazia alla politica d’union sacrée – il cancelliere fu infatti, fin dall’inizio delle ostilità, “”occupato ad estendere il potere della Germania””. Ispirato da idee diffuse in molti ambienti economici tedeschi e in particolare dall’industriale Walther Rathenau e dal direttore della Deutsche Bank Arthur von Gwinner, (…) questo programma prevedeva cinque temi principali: -la costituzione di una Mitteleuropa destinata a dare alla Germania l’egemonia economica sul continente, riunendo Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Austria-Ungheria, Polonia e, possibilmente, Scandinavia e Italia; -il trasferimento alla Germania dei giacimenti di minerale di ferro della Lorena (Briey e Longwy) (…) smantellamento delle fortificazioni da Dunkerque a Boulogne (…) se necessario l’imposizione di una pesante indennità di guerra alla Francia e la firma di un trattato commerciale che la porrebbe “”sotto la dipendenza della Germania””; -la trasformazione del Belgio in uno “”stato vassallo”” (cessione di Liegi ecc. e accoglienza di guarnigioni tedesche nei punti strategici); -la costituzione di una vasta area del Mittelafrika, (…) con al centro il Congo Belga; – la costituzione tra Russia e Germania di Stati cuscinetto, che spingessero il più lontano possibile l’impero degli zar dal mondo germanico (…) il programma di pace del 9 settembre 1914 non rappresentava solo il pensiero della cancelleria (ma anche della) Associazione centrale degli industriali tedeschi.» (pag 69, 70, 71. Traduz.d.r.)”,”QMIP-057-FSL”
“DRUCKER Peter”,”Max Shachtman and His Left. A Socialist’s Odyssey Through the “”American Century””.”,”Peter DRUCKER (1958-) Max SCHACHTMAN (1903-1972) DRUCKER Peter è stato un attivista e un teorico del mutamento sociale per 15 anni. Ha scritto sugli Stati Uniti e la politica internazionale. Max SCHACHTMAN fu una figura chiave negli anni 1960, nel movimento per i diritti civili, nel movimento operaio e sindacale e nel movimento pacifista. Originariamente comunista di Harlem, leader nella lotta per salvare Sacco e Vanzetti, “”Commissario per la politica estera”” di TROTSKY, organizzatore dello sciopero generale di Minneapolis e uno degli oppositori alla 2° guerra mondiale. Assieme a Bayard RUSTIN e Stokely CARMICHAEL, costituì una rete di influenza sui diritti civili, l’ AFL-CIO e il partito democratico. Durante la guerra del Vietnam però prese la via del sostegno alla guerra e ruppe con il movimento progressivo. Tra Lenin e Trotsky. “”All’ inizio la sua apocalittica visione del “”socialismo o morte””, che prese a prestito dal vecchio slogan di Rosa Luxemburg “”socialismo o barbarie”” (socialism or barbarism) aggiornato per il tardo XX secolo, incrementò la sua lealtà ai seguaci che erano “”imperturbabili e inimperturbabili, che non esitavano e non si indebolivano””. Ma negli anni 1949-1951, sebbene continuasse a identificarsi con la tradizione di Lenin e Trotsky, abbandonò molta parte della strategia della rivoluzione socialista in quanto inapplicabile alle democrazie capitalistiche del dopoguerra””. (pag 218-219)”,”TROS-167″
“DRWESKI Bruno a cura; saggi di Gilbert ACHCAR Christophe AGUITON Samir AMIN Wladimir ANDREFF Nicolas BARDOS-FELTORONYI Ali BAYAR Daniel BENSAID Denis BERGER Ludmilla BOULAVKA Joseph BOUMENDIL Alexandre BOUZGALINE Pierre BROUE’ Gilles CANDAR Julio CARRANZA Andrea CATONE Vincent CHAMBARLHAC Jean-Marie CHAUVIER Francis COHEN Patrice COHEN-SEAT Shen DALI Bruno DRWESKI Renaud FABRE Samuel FARBER Marc FERRO Bernard FREDERICK Claude FRIOUX René GALISSOT Georges GASTAUD Jean-Jacques GOBLOT Peter GOWAN Mily GRETSKI Janette HABEL Thierry HOLH Alicja JASZCZUK Boleslaw JASZCZUK Monty JOHNSTONE Boris KAGARLITSKY Tamas KRAUSZ Francette LAZARD Paul LE-BLANC Roland LEW Bernard LOUVEL Michael LÖWY Jean MAGNIADAS Livio MAITAN David MANDEL Sylvie MARTIN Gilles MARTINET Jakub MONETA Tangui PERRON Yvon QUINIOU Catherine SAMARY Francis SITEL Morris SLAVIN Irene SOKOLOGORSKY Andrei SOROKIN Jacques TEXIER Timour TIMOFEEV Charles-André UDRY Jean VIGREUX Carlos VILAS Jean-Marie VINCENT M.I. VOIEKOV Claude WEILL Roland WEYL Serge WOLIKOW”,”Octobre 1917. Causes impact prolongements.”,”DRWESKI Bruno è Maitre de conferences all’ INALCO, segretario scientifico del Centre d’ Etudes de l’ Europe Mediane. E’ pure membro della direzione di ‘Espaces Marx’. saggi di Gilbert ACHCAR Christophe AGUITON Samir AMIN Wladimir ANDREFF Nicolas BARDOS-FELTORONYI Ali BAYAR Daniel BENSAID Denis BERGER Ludmilla BOULAVKA Joseph BOUMENDIL Alexandre BOUZGALINE Pierre BROUE’ Gilles CANDAR Julio CARRANZA Andrea CATONE Vincent CHAMBARLHAC Jean-Marie CHAUVIER Francis COHEN Patrice COHEN-SEAT Shen DALI Bruno DRWESKI Renaud FABRE Samuel FARBER Marc FERRO Bernard FREDERICK Claude FRIOUX René GALISSOT Georges GASTAUD Jean-Jacques GOBLOT Peter GOWAN Mily GRETSKI Janette HABEL Thierry HOLH Alicja JASZCZUK Boleslaw JASZCZUK Monty JOHNSTONE Boris KAGARLITSKY Tamas KRAUSZ Francette LAZARD Paul LE-BLANC Roland LEW Bernard LOUVEL Michael LÖWY Jean MAGNIADAS Livio MAITAN David MANDEL Sylvie MARTIN Gilles MARTINET Jakub MONETA Tangui PERRON Yvon QUINIOU Catherine SAMARY Francis SITEL Morris SLAVIN Irene SOKOLOGORSKY Andrei SOROKIN Jacques TEXIER Timour TIMOFEEV Charles-André UDRY Jean VIGREUX Carlos VILAS Jean-Marie VINCENT M.I. VOIEKOV Claude WEILL Roland WEYL Serge WOLIKOW”,”RIRO-194″
“DRWESKI Bruno a cura; scritti di BROUÉ Pierre FERRO Marc COHEN Francis FABRE Renaud, e altri”,”Octobre 1917. Causes, impact, prolongements.”,”Maitre de conférences à l’INALCO, secrétaire scientifique du Centre d’Études de l’Europe Médiane, Bruno Drweski est membre de la direction d’Espaces Marx. Convegno organizzato da Espaces Marx 1997 Universié Paris VIII Avertissement, Préface di Renaud FABRE, Avant-propos di Bruno DRWESKI, Auteurs, note, Actuel Marx Confrontation, sous la direction de Jacques BIDET, Jacques TEXIER, André TOSEL,”,”RIRO-146-FL”
“DUBCEK Alexander”,”Il nuovo corso in Cecoslovacchia. Problemi e prospettive dei comunisti cecoslovacchi nella nuova fase della rivoluzione socialista.”,”A. Dubcek è nato il 27 novembre 1921 a Uhrovec, in Slovacchia. Nel 1939 ha aderito al Partito comunista cecoslovacco partecipando alla resistenza contro i tedeschi e all’insurrezione slovacca. Dopo la liberazione ha ricoperto vari incarichi nel partito. Deputato all’Assemblea nazionale, dal 1964 è stato deputato al Consiglio nazionale slovacco. Nel 1968 alla sessione plenaria del Comitato centrale del Pcc è stato eletto primo segretario del comitato stesso. “”Uno dei primi compiti del nostro Comitato centrale, del governo ed anche dell’Assemblea nazionale sarà quello di consolidare rapidamente la situazione nelle forze di sicurezza e nell’esercito. All’indirizzo del ministero dell’interno, degli organi di sicurezza, sono state rivolte nell’ultimo periodo molte critiche. L’opinione pubblica è preoccupata di tutta una serie di fatti emersi in connnessione con l’attività di alcune unità degli organi di sicurezza negli anni cinquanta e con alcuni avvenimenti nell’ultimo periodo”” (pag 48-49)”,”EURC-137″
“DUBIEF Henri”,”Le déclin de la IIIe République, 1929-1938.”,”DUBIEF Henri è nato a Parigi nel 1913. Professore di ‘khâgne’ presso il Liceo Henri-IV fino al 1972. Inspecteur général di storia. “”Des militants socialistes ont reproché à Blum et à Thorez d’avoir empêché la révolution socialistge; des historiens (Sorlin) pensent qu’elle était possible; d’autres (Lefranc) estiment qu’il était en tout cas possible d’obtenir plus. Mais ce n’est là qu’une vue théorique. La révolution ne pouvait se faire sans les communistes; or, ceux-ci sont liés par une politique internationaliste qui, aussi bien en France qu’en Espagne, vise à l’alliance avec les bourgeoisies nationales contre le fascisme – c’est le principe même des fronts populaires. De son côté, le patronat ressentit la victoire ouvrière comme une atteinte cruelle à son pouvoir.”” (pag 183)”,”FRAV-128″
“DUBIEF Henri presentazione”,”Le syndicalisme revolutionnaire.”,”Henri DUBIEF professore di prima superiore al liceo Henri IV.”,”MFRx-322″
“DUBLA Ferdinando”,”Secchia, il Pci e il ’68.”,”DUBLA Ferdinando (Taranto, 1956) docente di scienze della formazione è storico del movimento operaio. Ha pubblicato ‘Gramsci e la fabbrica’ (1986), ‘Ecologia sociale, capitalismo reale, comunismo possibile’ (1993). Ha curato gli scritti di Secchia ‘I quadri e le masse’ (1996). “”Uno dei motivi di profondo interesse di Secchia al movimento studentesco e giovanile del ’68, sta proprio qui: una consonanza piena su questo punto, ‘l’azione politica di resistenza che si dispiega in controffensiva’. In qualche modo, giò la Clara Zetkin, in modo un pò lirico, aveva contrassegnato questa visione, nella sua relazione alla sessione del Comitato Esecutivo allargato dell’IC, a Mosca, nel giugno 1923: “”il fascismo è il castigo che colpisce il proletariato per non aver proseguito la rivoluzione cominciata in Russia”” (1). Nella genesi del fascismo italiano, Secchia intravede ‘il castigo’ nei limiti profondi delle forze soggettive (…)””. (pag 29) (1) (Dichiarazione citata da Guerin in Fascismo e grran capitale, 1994)”,”PCIx-331″
“DUBNOW Simon”,”Breve storia di Israele. Dalle origini ai nostri giorni.”,”Nell’avvertenza: traduzione non integrale del testo originale francese per ‘disposizioni delle Superiori Autorità’. Illustrazioni: Riproduzione bando papale in difesa degli ebrei (1633) “”Il grande storico Enrico (Hirsch) Graetz eresse il più bel monumento: la “”Storia degli Ebrei”” in 11 volumi (pubblicata in tedesco, 1853-1876). Egli risuscitò il passato ebraico tre volte millenario, narrò la grandezza spirituale e le tragiche sofferenze del popolo perseguitato, risvegliando in tutti i cuooi una grande simpatia verso Israele. Sotto l’influsso di queste idee Moses Hess scrisse le sue opere piene di ardore intorno ai compiti del popolo ebraico protestando vigorosamente contro l’assimilazione che nega l’esistenza del popolo ebraico. Nel suo libro “”Roma e Gerusalemme”” (pubblicato in tedesco nel 1862) chiedeva che, con lo aiuto dei filantropi, si intraprendesse una nuova colonizzazione ebraica in Erez Israel perché tornasse ad essere paese ebraico. Hess fu il primo a passare dall’assimilazione all’idena nazionale e al ‘Sionismo’.”” (pag 241-242)”,”EBRx-047″
“DUBOFSKY Melvyn”,”‘Big Bill’ Haywood.”,”La DUBOFSKY è Professore di storia alla State University di New York a Birghamton.”,”MUSx-018″
“DUBOFSKY Melvyn VAN TINE Warren a cura; altri saggi di David MONTGOMERY Richard OESTREICHER John H.M. LASLETT Nick SALVATORE Joseph R. CONLIN Craig PHELAN Alice KESSLER-HARRIS Steven FRASER Ronald SCHATZ William H. HARRIS Nelson LICHTENSTEIN Estelle JAMES Robert H. ZIEGER Cletus E. DANIEL”,”Labor Leaders in America.”,”Saggi di David MONTGOMERY, Richard OESTREICHER, John H.M. LASLETT, Nick SALVATORE, Joseph R. CONLIN, Craig PHELAN, Alice KESSLER-HARRIS, DUBOFSKY e VAN-TINE, Steven FRASER, Ronald SCHATZ, William H. HARRIS, Nelson LICHTENSTEIN, Estelle JAMES, Robert H. ZIEGER, Cletus E. DANIEL.”,”MUSx-060″
“DUBOFSKY Melvyn”,”We shall be all. A History of the Industrial Workers of the World.”,”””I Wobblies rovesciarono pure gli assunti comuni americani riguardo all’ applicabilità dell’ evoluzione darwiniana al cambiamento sociale. Introducendo la teoria dell’ evoluzione biologica nell’ analisi sociale consentirono a molti americani di concludere che l’ accumulo della ricchezza si è realizzato solo come risultato della loro abilità nella lotta per la sopravvivenza economica; all’ opposto, l’ insuccesso, la povertà e la dipendenza erano segni di incapacità. Eric Goldman ha chiamato questa ideologia darwinismo conservatore, per contraddistinguerlo dal darwinismo riformista, l’ ideologia che usava la teoria dell’ evoluzione biologica per promuovere riforme e attaccare lo status quo. Se il concetto di darwinismo conservatore è valido, allora i Wobblies possono propriamente essere definiti darwinisti radicali o rivoluzionari. L’ ideologia IWW comincia con il credo secondo cui “”l’ evoluzione sociale non differisce in nulla di essenziale rispetto all’ evoluzione organica””. (pag 152-153)”,”MUSx-167″
“DUBOFSKY Melvyn”,”We Shall Be All. A History of the Industrial Workers of the World (IWW).”,”L’autore è nato e cresciuto a Brooklyn, New York. Ha studiato al Brooklyn College e all’Università di Rochester dove ha ricevuto il Ph.D. L’origine del termine ‘Wobbly’ per definire i membri degli IWW è incerta (nota 1 pag 485) Deportazione in America. Nell’inserto fotografico al centro del libro si riportano foto della deportazione dei minatori IWW delle miniere di rame a Bisbee in Arizona. I minatori in marcia furono portati verso i carri merci e ammassati all’interno dei vagoni e portati via con il treno (12 luglio 1917) In apertura: “”Arise, ye prisoners of starvation! Arise, ye wretched of the earth! For Justice thunders condemnation. A better world’s in birth. No more tradition’s chains shall bind us; Arise, ye slaves! No more in thrall! The earth shall stand on new foundations; We have been ‘naught’ – We shall be ‘All’!”” Mancanza di una specifica strategia da opporre alla guerra (pag 351) L’esperienza di Big Bill Haywood in Russia non fu positiva. Egli non abbracciò il bolscevismo, non entrò negli schemi del pensiero di Lenin e Trotsky. Gli IWW avevano un approccio ‘anti-organizzazionale’, erano per uno Stato operaio, non-politico, per una società anarco-sindacalista. Non trovavano accettabili le regole applicate in Russia per gli Stati Uniti (pag 460-61)”,”MUSx-317″
“DUBOFSKY Melvyn”,”We Shall Be All. A History of the Industrial Workers of the World.”,”Melvyn Dubofsky was born and grew up in Brooklyn, New York, and studied at Brooklyn College and the University of Rochester, where he received the Ph.D. Introduction, Preface, Acknowledgments, Notes, Epilogue, A Note on Sources, A Note on the Author, Index”,”MUSx-074-FL”
“DUBOS René”,”The Wooing of Earth.”,”Dono Tino Albertocchi”,”ASGx-055″
“DU-BOURGUET Pierre”,”I Copti.”,”Pierre De Bourguet, nato nel 1910 ad Ajaccio è entrato nel 1927 nella Compagnia di Gesù (Gesuiti) e si è specializzato in egittologia nelle Università di Lione Parigi Oxford e il Cairo. I Copti sono i discendenti diretti degli Egizi di epoca faraonica. (pag 9)”,”VAR-023-FF”
“DUBY Georges a cura”,”Histoire de la France de 1852 à nos jours.”,”Opera fatta con la collaborazione di Jean BOUVIER prof Univ Paris-I Sorbonne, D Institut d’histoire economique et sociale, Beatrice DIDIER prof Univ de Paris VIII, Vincennes, Georges DUPEUX prof univ de Bordeaux-III, Yves FLORENNE, Jean-Marie D’HOOP maitre assistant honoraire a la Sorbonne, Philippe JOUTARD Univ de Provence, Marcel MERLE Prof dipartimento di scienze politiche Univ Sorbonne, Jean METTAS assistant à la faculté des lettres de Reims (deceduto), Jacques NERE’ prof faculté des lettres de Brest, Maurice PARODI prof faculté sciences economiques Univ Aix-Marseille II, Jacques ROUGERIE, maitre assistant à l’Univ de Paris I.”,”FRAD-003″
“DUBY Georges a cura; saggi di Maurice AGULHON Jacqueline BEAUJEU-GARNIER Louis BERGERON André BOURDE Jean BOUVIER Elisabeth CARPENTIER Noel COULET Jean DELUMEAU Pierre DEYON Jean DHONDT Beatrice DIDIER Georges DUPEUX Yves FLORENNE Jean-Marie d’HOOP René JOFFROY André JORIS Philippe JOUTARD Annie KRIEGEL Julia LARROQUE-ROUSSOT Marcel LE GLAY Marcel MERLE Jean METTAS Michel MOLLAT Lucien MUSSET Jacques NERE’ Maurice PARODI René PILLORGET Pierre RICHE’ Jacques ROSSIAUD Jacques ROUGERIE Denise de SONNEVILLE-BORDES André-Jean TUDESQ Adriaan VERHULST Michel VOVELLE”,”Dynasties et revolutions de 1348 à 1852.”,”Collaboratori: Maurice AGULHON, Jacqueline BEAUJEU-GARNIER, Louis BERGERON, André BOURDE, Jean BOUVIER, Elisabeth CARPENTIER, Noel COULET, Jean DELUMEAU, Pierre DEYON, Jean DHONDT, Beatrice DIDIER, Georges DUPEUX, Yves FLORENNE, Jean-Marie d’HOOP, René JOFFROY, André JORIS, Philippe JOUTARD, Annie KRIEGEL, Julia LARROQUE-ROUSSOT, Marcel LE GLAY, Marcel MERLE, Jean METTAS, Michel MOLLAT, Lucien MUSSET, Jacques NERE’, Maurice PARODI, René PILLORGET, Pierre RICHE’, Jacques ROSSIAUD, Jacques ROUGERIE, Denise de SONNEVILLE-BORDES, André-Jean TUDESQ, Adriaan VERHULST, Michel VOVELLE. Il libro riporta gli incarichi universitari di questi autori.”,”FRAA-001″
“DUBY Georges ARIES Philippe; saggi di Alberto CARACCIOLO Chiara SARACENO Omar CALABRESE Gerard VINCENT Georges TEYSSOT Giancarlo ZIZOLA Sophie BODY-GENDROT Guido FINK e Franco MORGANTI Franco GATTI Kristina ORFALI Franco FERRAROTTI”,”La vita privata. Il novecento.”,”Saggi di Alberto CARACCIOLO, Chiara SARACENO, Omar CALABRESE, Gerard VINCENT, Georges TEYSSOT, Giancarlo ZIZOLA, Sophie BODY-GENDROT, Guido FINK e Franco MORGANTI, Franco GATTI, Kristina ORFALI, Franco FERRAROTTI.”,”STOS-043″
“DUBY Georges”,”Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti guerrieri e lavoratori.”,”DUBY insegna storia sociale del Medioevo al College de France.”,”STOS-003″
“DUBY Georges a cura; collaborazione di Maurice AGULHON Jacqueline BEAUJEU-GARNIER Louis BERGERON André BOURDE Jean BOUVIER Elisabeth CARPENTIER Noel COULET Jean DELUMEAU Pierre DEYON Jean DHONDT Beatrice DIDIER Georges DUPEUX Yves FLORENNE Jean-Marie D’HOOP René JOFFROY André JORIS Philippe JOUTARD Marcel LE-GLAY Marcel MERLE Jean METTAS Michel MOLLAT Lucien MUSSET Jacques NERE’ Maurice PARODI René PILLORGET Pierre RICHE’ Jacques ROSSIAUD Jacques ROUGERIE Julia ROUSSOT-LARROQUE Denise de SONNEVILLE-BORDES André-Jean TUDESQ Adriaan VERHULST Michel VOVELLE”,”Storia della Francia. 1. Nascita di una nazione, dinastie e rivoluzioni. 2. I tempi nuovi dal 1852 ai giorni nostri.”,”Con la collaborazione di Maurice AGULHON, Jacqueline BEAUJEU-GARNIER, Louis BERGERON, André BOURDE, Jean BOUVIER, Elisabeth CARPENTIER, Noel COULET, Jean DELUMEAU, Pierre DEYON, Jean DHONDT, Beatrice DIDIER, Georges DUPEUX, Yves FLORENNE, Jean-Marie D’HOOP, René JOFFROY, André JORIS, Philippe JOUTARD, Marcel LE-GLAY, Marcel MERLE, Jean METTAS, Michel MOLLAT, Lucien MUSSET, Jacques NERE’, Maurice PARODI, René PILLORGET, Pierre RICHE’, Jacques ROSSIAUD, Jacques ROUGERIE, Julia ROUSSOT-LARROQUE, Denise de SONNEVILLE-BORDES, André-Jean TUDESQ, Adriaan VERHULST, Michel VOVELLE. (per gli incarichi dei collaboratori v. volume)”,”FRAG-006″
“DUBY Georges”,”Le origini dell’ economia europea. Guerrieri e contadini nel Medioevo.”,”Georges DUBY (Parigi, 1919) professore di storia medievale presso la facoltà di lettere di Aix-en-Provence dal 1953 al 1970, insegna ora (1983) storia sociale del medioevo al College de France. Altre sue opere apparse per i tipi della Laterza: -L’ economia rurale nell’Europa medievale (1966) -L’ arte e la società nell’ Europa medievale (1977) -Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori (1980) -Il cavaliere, la donna, il prete (1982)”,”STOS-064″
“DUBY Georges MANDROU Robert”,”Storia della civiltà francese.”,”Il Medioevo è scritto da DUBY, l’ età moderna e contemporanea da MANDROU.”,”FRAS-014″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Pauline SCHMITT-PANTEL; saggi di Nicole LORAUX Giulia SISSA Yan THOMAS Francois LISSARRAGUE Claudine LEDUC Aline ROUSSELLE Bruit ZAIDMAN John SCHEID Monique ALEXANDRE Stella GEORGOUDI Pauline SCHMITT-PANTEL”,”Storia delle donne. L’ Antichità.”,”Saggi di Nicole LORAUX Giulia SISSA Yan THOMAS Francois LISSARRAGUE Claudine LEDUC Aline ROUSSELLE Bruit ZAIDMAN John SCHEID Monique ALEXANDRE Stella GEORGOUDI Pauline SCHMITT-PANTEL. “”Le donne era esentate – o escluse – dallo studio e dall’ insegnamento della Tora, intorno ai quali il giudaismo doveva, dopo la caduta del Tempio, imperniarsi sempre di più. Il Rabbi Eliezer, nel primo secolo d.C., nononstante fosse il marito di Ima Chalom, piena di scienza, diceva: “”Insegnare la Tora alla propria figlia è insegnarle oscenità””. (pag 475)”,”DONx-014″
“DUBY Georges”,”Guerreros y campesinos. Desarrollo inicial de la economia europea (500-1200).”,”””Nella base più profonda dei movimenti dell’ economia tutto induce a fare dello shock delle ultime invasioni il responsabile di un’ impulso per altri vantaggi, dato che vivificò le tendenze espansive che il cumulo di obblighi teneva compresse nel mondo rurale dell’ epoca di Carlomagno””. (pag 149)”,”EURE-031″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Francoise THEBAUD; saggi di Gisela BOCK Daniele BUSSY GENEVOIS Yolande COHEN Francois COLLIN Jacqueline COSTA-LASCOUX Nancy F. COTT Helene ECK Yasmine ERGAS Victoria DE-GRAZIA Anne HIGONNET Rose-Marie LAGRAVE Nadine LEFAUCHEUR Marcelle MARINI Francoise NAVAILH Luisa PASSERINI Mariette SINEAU Anne-Marie SOHN Francoise THEBAUD”,”Storia delle donne. Il Novecento.”,”Saggi di Gisela BOCK Daniele BUSSY GENEVOIS Yolande COHEN Francois COLLIN Jacqueline COSTA-LASCOUX Nancy F. COTT Helene ECK Yasmine ERGAS Victoria DE-GRAZIA Anne HIGONNET Rose-Marie LAGRAVE Nadine LEFAUCHEUR Marcelle MARINI Francoise NAVAILH Luisa PASSERINI Mariette SINEAU Anne-Marie SOHN Francoise THEBAUD. “”La corrente egualitaria del femminismo è erede del pensiero illuminista rivisitato dal marxismo. Essa identifica differenza e dominio e concepisce soltanto individui astratti ed equivalenti. A partire dagli anni Settanta, prende forma un’altra corrente ad essa parallela che, almeno in parte, deriva dalla psicoanalisi. Secondo quest’ ultima la subordinazione delle donne deriva dal fatto che la loro vera natura è stata negata. Si tratta dunque di affermare la realtà specifica positiva – e non relativa – delle donne, e di misurare il loro spazio precipuo tanto rispetto al godimento sessuale quanto rispetto alla cultura””. (pag 337, Francois Collin, La disputa della differenza)”,”DONx-020″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Genevieve FRAISSE e Michelle PERROT; saggi di Nicole ARNAUD-DUC Jean BAUBEROT Cecile DAUPHIN Michela DE-GIORGIO Genevieve FRAISSE Dominique GODINEAU Nancy L. GREEN Ane HIGONNET Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Anne-Marie KÄPPELI Yvonne KNIBIEHLER Anne-Lise MAUGUE Francoise MAYEUR Stephane MICHAUD Michelle PERROT Joan W. SCOTT Elisabeth G.SLEDZIEWSKI Judith R. WALKOWITZ”,”Storia delle donne. L’ Ottocento.”,”Saggi di Nicole ARNAUD-DUC Jean BAUBEROT Cecile DAUPHIN Michela DE-GIORGIO Genevieve FRAISSE Dominique GODINEAU Nancy L. GREEN Ane HIGONNET Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Anne-Marie KÄPPELI Yvonne KNIBIEHLER Anne-Lise MAUGUE Francoise MAYEUR Stephane MICHAUD Michelle PERROT Joan W. SCOTT Elisabeth G.SLEDZIEWSKI Judith R. WALKOWITZ. L’ educazione laica delle ragazze: fondamenti e principi. (Mirabeau, Taleyrand, Condorcet, Lepeletier de Saint-Fargeau) “”Erede in questo di Rousseau, sull’ educazione femminile la Rivoluzione francese ha prodotto poche riflessioni e ha legiferato ancor meno. Tuttavia in favore dell’ eguaglianza intellettuale tra ragazze e ragazzi, si distingue una corrente che presupporebbe un’ identità di contenuti, se non dovesse prevalere il principio di una divisione di compiti tra i due sessi. I ragazzi sono destinati alla vita pubblica, alla carriera militare e legale. Le ragazze sono allevate per la casa e la vita coniugale.”” (pag 229)”,”DONx-022″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Christiane KLAPISCH-ZUBER; saggi di Jacques DALARUN Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Suzanne FONAY WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Fonay WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Françoise PIPONNIER Chiara FRUGONI Danielle REGNIER-BOHLER Georges DUBY”,”Storia delle donne in Occidente. Il Medioevo.”,”saggi di Jacques DALARUN Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Claude THOMASSET Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Diane OWEN HUGHES, Suzanne FONAY WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Fonay WEMPLE Paulette L’HERMITE-LECLERCQ Georges DUBY Claudia OPITZ, Françoise PIPONNIER Chiara FRUGONI Danielle REGNIER-BOHLER Georges DUBY”,”DONx-038″
“DUBY Georges PERROT Michelle, a cura di Natalie ZEMON DAVIS e Arlette FARGE; saggi di Olwen HUFTON Sara F. MATTEWS GRIECO Véronique NAHOUM-GRAPPE Martine SONNET Elisja SCHULTE VAN KESSEL Natalie ZEMON DAVIS Françoise BORIN Jean-Paul DESAIVE Eric A. NICHOLSON Michèle CRAMPE-CASNABET Evelyne BERRIOT SALVADORE Claude DULONG Nicole CASTAN Arlette FARGE”,”Storia delle donne in Occidente. Dal Rinascimento all’età moderna.”,”saggi di Olwen HUFTON Sara F. MATTEWS GRIECO Véronique NAHOUM-GRAPPE Martine SONNET Elisja SCHULTE VAN KESSEL Natalie ZEMON DAVIS Françoise BORIN Jean-Paul DESAIVE Eric A. NICHOLSON Michèle CRAMPE-CASNABET Evelyne BERRIOT SALVADORE Claude DULONG Nicole CASTAN Arlette FARGE”,”DONx-039″
“DUBY Georges”,”Guglielmo il Maresciallo. L’avventura del cavaliere.”,”Georges Duby (Parigi 1919 – Aix en Provence 1996) è stato uno dei maggiori storici del Medioevo. Ha insegnato per vent’anni Storia delle società medievali al College de France. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’arte e la società medievale’, ‘Il cavaliere, la donna, il prete’ e con Michelle Perrot ‘Storia delle donne in Occidente’. “”La scelta che ho fatto, di seguire il destino di un personaggio dall’infanzia alla morte, non è stata dettata dal desiderio di venire incontro al crescente interesse per la biografia diffuso nel gran pubblico degli appassionati di storia. E’ un disegno che si inserisce puntualmente nella lunga linea di sviluppo delle ricerche che vado svolgendo per una migliore comprensione della società che chiamiamo feudale. Dopo aver posto dei problemi, per non restarne prigioniero, mi è sembrato opportuno raggiungere per un ‘altra via la vita nella sua concretezza, accostarmi ad essa osservando, nel corso di un’esistenza e in una durate né troppo lunga né troppo breve, come si poneva il rapporto tra le azioni di un essere in carne e ossa, e le strutture che lo circondavano. Il mio tentativo si rannoda così al movimento generale che, da parecchi anni a questa parte, in Francia, porta gli storici d’avanguardia a non dedicare più tutta la loro attenzione alle strutture economiche, politiche o mentali, inducendoli a prendere di nuovo come oggetto di studio il fatto, l’individuo. Ritorno salutare, nella misura in cui la considerazione dell’evento e del fattore individuale è fondata su tutte le conquiste realizzate nel corso di mezzo secolo dalla storia profonda, lungo le vie aperte da Lucien Febvre, Marc Bloch e Fernand Braudel”” (febbraio 1985) (prefazione); Guglielmo il Maresciallo, William Marshal in inglese, Guillaume le Maréchal per i normanni, fu un celebre cavaliere inglese. Nacque da Giovanni e Sibilla di Salisbury in località non conosciuta e morì nel suo castello di Caversham (wikip); “”Attraverso le vicende di Guglielmo il Maresciallo, vissuto in Inghilterra tra il XII e l’inizio del XIII secolo e divenuto reggente di Enrico III Plantageneto, Duby compone un nuovo spettacolare affresco sulla società medievale. Al centro dell’indagine è qui il mondo normativo ed etico della cavalleria, ricostruito sul filo di un montaggio scenico, dalla “”principesca morte”” del protagonista alle azioni guerresche da lui condotte e poi, procedendo all’inverso, sino ai primi riti di iniziazione alle regole dell’universo cortese, ai meccanismi, infine, di cooptazione del giovane cadetto. E l’avventura del cavaliere si snoda lungo il tracciato di un documento eccezionale: la “”Chanson de geste”” composta a memoria delle imprese del Maresciallo. Dietro alle pieghe di un percorso individuale emerge tuttavia costantemente, secondo i caratteri propri delle “”biografie sociali”” di Duby, il serrato tessuto delle relazioni e delle solidarietà interne al corpo della società”” (L’Ind, 9.1995, A. Tarpino)]”,”STOS-178″
“DUBY Georges”,”Storia della Francia. Nascita di una nazione, dinastie e rivoluzioni dalle origini al 1852. Vol. I.”,”Georges Duby dell’Institut de France professore al Collège de France.”,”FRAS-003-FL”
“DUBY Georges”,”Storia della Francia. I tempi nuovi dal 1852 ai giorni nostri. Vol. II.”,”Georges Duby dell’Institut de France professore al Collège de France.”,”FRAS-004-FL”
“DUBY Georges MANDROU Robert”,”Storia della civiltà francese.”,”DUBY Prof di storia medievale alla facoltà di lettere dell’Univ Aix-en-Provence, è nato a Parigi nel 1919. E’ uno dei D della rivista ‘Etudes rurales’ e D il Centro di studi delle società mediterranee. Insegna (nel 1989) al College de France. Ha pubblicato: -La societé au XI et XII siecles dans la region Maconnaise -L’economie rurale et la vie des campagnes de l’Occident medieval (tradotto in IT, 1966) MANDROU insegna a Parigi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. E’ nato nel 1921. Ha pubblicato: -Histoire de la France moderne, 1500-1600. -La culture populaire en France au XVII et XVIII siecles. -Classes et luttes de classes dans la societé francaise au debut du XVII siecle. DUBY si occupa del Medioevo, MANDROU della Francia moderna.”,”STOS-005-FV”
“DUBY Georges”,”Il medioevo. Da Ugo Capeto a Giovanna d’Arco, 987-1460.”,”Carlo Magno, noto anche come Carlomagno, fu il re dei Franchi dal 768, re dei Longobardi dal 774 e dall’800 il primo Imperatore dei Romani, incoronato da papa Leone III nella basilica di San Pietro in Vaticano. Il suo regno segnò la fondazione dell’Impero carolingio, considerato da alcuni storici come la prima fase del Sacro Romano Impero1. Carlo Magno ampliò notevolmente il suo regno attraverso una serie di campagne militari vittoriose, che inclusero la conquista del Regno longobardo e l’espansione verso gran parte dell’Europa occidentale. Durante il suo regno, promosse la Rinascita carolingia, un periodo di rinascita degli studi politici, teologici e umanistici nell’Europa continentale1. L’impero di Carlo Magno resistette nella forma datagli fino alla morte del suo figlio Ludovico il Pio. Alla morte di Ludovico, l’impero fu diviso tra i suoi tre eredi: Lotario I, Carlo il Calvo e Ludovico II il Germanico. (f. copil.) ‘Georges Duby (7 ottobre 1919 – 3 dicembre 1996) è stato uno storico francese specializzato nel Medioevo. Nato a Parigi, Duby completò la sua istruzione secondaria al Lycée de Mâcon e proseguì gli studi superiori all’Università di Lione. Nel 1942 ottenne l’agrégation in geografia e, poco dopo, fu reclutato dal medievalista Jean Deniau come assistente. Nel 1952, Duby difese la sua tesi di dottorato a Parigi, sotto la supervisione di Charles-Edmond Perrin, e l’anno successivo fu nominato professore di storia medievale all’Università di Aix-Marseille, dove insegnò fino al 1970. In quell’anno, fu eletto alla cattedra di Storia delle società medievali al Collège de France. Duby è stato associato alla École des Annales, fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre, e ha contribuito a sviluppare nuove prospettive storiografiche, come l’analisi delle relazioni di potere nella società medievale. Durante la sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la medaglia d’oro del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS) francese e il Premio Balzan per la storia europea del Medioevo3’ (f. copilot)”,”FRAG-001-FMDP”
“DUBY Georges”,”Le società medievali.”,”Georges Duby, nato a Parigi nel 1919, ha insegnato Storia sociale del Medioevo al Collège de France.”,”STMED-007-FMDP”
“DUBY Georges WALLON Armand, a cura; saggi di Georges BERTRAND Gérard BAILLOUD Marcel LE-GLAY Gury FOURQUIN”,”Histoire de la France rurale.”,”G. Duby, professore al College de France A. Wallon ispettore generale dell’agricoltura”,”FRAA-021-FSD”
“DUCANGE Jean-Numa”,”La Révolution française et la social-démocratie. Transmissions et usages politiques de l’histoire en Allemagne et Autriche, 1889-1934.”,”DUCANGE Jean-Numa è maître de conférences in storia contemporanea all’Università di Rouen e membro del laboratorio GRHIS (Groupe de Recherche d’Histoire). E’ animatore della ‘Societé d’études jaurésiennes’ e della ‘Societé des études robespierristes’. Gli almanacchi operai: brevi biografie di grandi rivoluzionari (oltre a Marx, Danton, Marat, Mirabeau, Robespierre, Hébert ecc.). Volkskalender (1878). (pag 60-61) Le biblioteche di partito. “”L’étude des deux bibliothèques de Köpenick et de Breslau (60), la primière étant une petite structure, la seconde un vaste centre, réflète bien la diversité des situations. On constate une volonté de différencier les lectures, “”instructive”” et “”récréative”” (61), souci que l’on avait déjà rencontré à travers les écritures différentes de Wilhelm Blos et Karl Kautsky. Constituer une bibliothéque historique. C’est la création d’un organe de presse consacré aux bibliothèques du parti – d’ailleurs présentée comme un événement important (62) – en Allemagne ‘Der Bibliothekar’ qui permet le mieux de comprendre leur importance pendant cette période. La revue, dirigée par le social-démocrate Gustave Hennig, illustre ainsi la grande attention et le volontarisme de la social-démocratie sur la question de l’accès aux livres (63).”” (pag 180) [(60) Roy-Jacquemart M.A., Deux bibliothèques ouvrières sous le Deuxième Reich: Köpenick et Breslau. Á propos de la politique culturelle de la Social-Démocratie allemande””, Cahiers d’Etudes Germanique, 3/1979, p. 103-138; (61) ibid., p.105; (62) Voir la présentation de Riazanov dans la ‘Neue Zeit’, 1908-1909, t.2, p. 125-126; pour l’Autriche voit ‘Der Kampf’, 1907, p. 191-192. La revue paraît à Leipzig de 1909 à 1918; (63) Les tirages sont modestes, la revue s’adresse avant tout à ceux qui s’occupent de la gestion des bibliotheques locales et de ceux qui s’intéressent de près à ces problèmes comme les dirigeants locaux du parti. ‘Protokoll…’, 1907, p. 32] (pag 180-181)”,”STOx-219″
“DUCANGE Jean-Numa CAHEN Jacqueline CHAMBARLAC Vincent RALLE Michel JOUSSE Emmanuel JOLLET Anne”,”Receptions de Marx en Europe avant 1914.”,”DOSSIER Jean-Numa Ducange Introduction. Réceptions de Marx en Europe avant 1914 [Full text] Jacqueline Cahen Les premiers éditeurs de Marx et Engels en France (1880-1901) [Full text] Vincent Chambarlhac L’orthodoxie marxiste de la SFIO : à propos d’une fausse évidence (1905-1914) [Full text] Michel Ralle La réception du marxisme par le socialisme espagnol [Full text] Vulgarisation et continuité des cultures ouvrières anti-autoritaires Emmanuel Jousse Chronique d’un non-lieu: le marxisme en Grande-Bretagne [Full text] Jean-Numa Ducange Publications récentes en français sur Marx et l’histoire du marxisme (depuis 2005) [Full text] Complément au dossier des Cahiers d’histoire. Revue d’histoire critique n°114 Jean-Numa Ducange Les traductions et publications de Karl Marx et Friedrich Engels en français avant 1914 [Full text] Complément au dossier des Cahiers d’histoire. Revue d’histoire critique n°114 CHANTIERS Dominique A. Laurent Woodrow Wilson, L’Humanité et la SFIO, décembre 1918-juin 1919 [Full text] MÉTIERS Transmettre l’Histoire Alain Croix and Philippe Daumas « Nantes-Histoire» [Full text] Réflexions sur une expérience d’histoire citoyenne Aux sources de l’Histoire Sonia Combe and Hedi Saïdi En Tunisie, ouvrir les archives de la dictature*! [Full text] DÉBATS Karim Fertikh Bad-Godesberg dans le langage social-démocrate en 1959 [Full text]”,”MADS-690″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Karl Kautsky et le centenaire de la révolution française.”,”Jean-Numa Ducange Université de Rouen”,”KAUS-032″
“DUCANGE Jean-Numa KEUCHEYAN Razmig ROZA Stéphanie a cura; saggi di Alix BOUFFARD Jean-Christophe ANGAUT Ugo PALHETA Gilbert ACHVAR Julian MISCHI Jean QUÉTIER Yohan DUBIGEON Rémi LEFEBVRE Bastien CABOT Christophe PROCASSON J.N. DUCANGE Serge WOLIKOW Razmig KEUCHEYAN Stéphane HABER Claude PENNETIER Marion FONTAINE Gilles CANDAR Bastien CABOT Matthias MIDDELL Fabien ESCALONA Karel YON Alexis CUKIER Alain MAILLARD Sylvie APRIEL Anony BURLAUD Quentin DELUERMOZ Stéfanie PREZIOSO Éric AUNOBLE Jean VIGREUX Jerémie TAMIATTO Xavier VIGNA e altri”,”Histoire globale des socialismes. XIXe-XXIe siècle.”,”J.N. Ducange, professore di Storia contemporanea all’Università di Rouen Normandia. Membro dell’Institut Universitaire de France Stéphane Roza, incaricato di ricerca in filosofia politica (CNRS; ENS Lyon) Razmig Keucheyan, Professore di sociologia all’Università di Parigi (Philépol) Alcune voci presenti sono fuori argomento ed altre in argomento mancanti, la bibliografia per voce è scarna e datata”,”SOCx-274″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Jules Guesde. L’anti-Jaurès?”,”J.N. Ducange è maitre de conferences in histoire contemporaine (Normandie Université Rouen). Specialista in storia delle sinistre francesi e germanofone. ‘Vers la scission: Lénine entre Jaurès et Guesde’ (pag 165)”,”MFRx-392″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Jean Jaurès.”,”J.N. Ducange è professore di storia contemporanea all’Università di Rouen e membro dell’ Institut universitaire de France. Ha pubblicato una biografia di Guesde: ‘Jules Guesde: l’anti Jaurés?’ e ‘Quand la gauche pensait la nation’. Lenin (pag 234-236)”,”MFRx-397″
“DUCANGE Jean-Numa”,”Rosa Luxemburg. Radicale et libre.”,”Citati in bibliografia due libri recenti: – LOJKINE Ulysse e Alice VINCENT, Pour Découvrir Rosa Luxemburg’, Paris, Éditions Sociales, 2021 (‘una introduzione generale all’opera, un poco selettiva e lacunaria ma utile’) – J.L. DUCANGE, La République ensanglantée. Berlin, Vienne: aux sources du nazisme’, Paris, Armand Colin, Paris, 2022 (‘una sintesi sul periodo 1918-1922 che tiene conto della storiografia più recente)”,”LUXS-093″
“DUCCI Gino”,”L’ azione della marina giapponese nella guerra russo-giapponese.”,”Conferenza tenuta sotto gli auspici della Società Amici del Giappone nella sede dell’ Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, 11 maggio 1938. “”Se l’ obiettivo del Giappone era in quel tempo unico, dato il perfetto accordo con la Gran Bretagna e l’ inesistenza di dissidi con gli Stati Uniti, così fortemente sviluppatisi dopo pochi anni, per la Russia gli obiettivi erano parecchi e tutti importanti””. (pag 12) “”Il tiro dei giapponesi si dimostrò subito ottimo ed efficace, quello dei russi incerto e inconcludente in quanto molti proiettili non scoppiavano. Dopo 45 minuti l’ Oslavia era inutilizzata ed affondava, poi la nave ammiraglia duramente provata uscì di formazione con l’ Ammiraglio ferito e lo Stato maggiore morto o ferito (…)””. (pag 31)”,”JAPx-056″
“DUCCI Roberto OLIVI Bino a cura; scritti di Winston CHURCHILL Altiero SPINELLI Ernesto ROSSI George MARSHALL Luigi EINAUDI Denis DE-ROUGEMONT Paul G. HOFFMAN Robert SCHUMAN Dwight D. EISENHOWER J.W. BEYEN P. MENDES-FRANCE Hugh ELLIS-REES Walter HALLSTEIN C. DE-GAULLE E. MARTINO MAC-MILLAN J.F. KENNEDY W. HALLSTEIN H. WILSON G. BROWN”,”L’Europa incompiuta.”,”””Muore come un poveraccio, il 14 marzo 1883, nel sonno, nella sua sedia a straio. In verità è morto due anni prima, quando s’è spenta la moglie Jenny dopo una lunga, penosa malattia cancerosa. “”Con lei è morto anche il Moro”” dice Engels a sua figlia Eleonor. Al funerale nel cimitero di Highgate partecipano solo una piccola schiera di amici e rappresentanti degli operai di alcune province. Otto persone. Il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, dopo la Pasqua del 1955, è accompagnato da nove persone all’ultima dimora, alla tomba nell’esito newyorkese… Sulla fossa aperta, il vecchio amico Friedrich Engels pronuncia l’orazione funebre: “”Marx era prima di tutto un rivoluzionario. Contribuire, in un modo o nell’altro, alla caduta della società capitalistica e delle istituzioni statali da essa create, contribuire alla liberazione del proletariato moderno, cui egli aveva dato in primo luogo la coscienza del proprio stato e dei propri bisogni, la coscienza delle condizioni della sua emancipazione – questo fu il vero compito della sua vita. La lotta era il suo elemento. Ed egli ha lottato con una passione, un’ostinazione, un successo come pochi. Per questo Marx fu l’uomo più odiato e calunniato del suo tempo. Ed è morto venerato, amato, creduto da milioni di collaboratori rivoluzionari, dalle miniere siberiane a tutta l’Europa e l’America, fino in California, ed io posso dire arditamente: forse aveva ancora molti avversari, ma nessun nemico personale.”””” (pag 400) [Friedrich Heer, Europa madre delle rivoluzioni. Volume primo, 1968] “”Karl Marx era deciso, in quanto pontefice dell’avvenire, a contrapporre alla durezza dei dominatori del suo tempo – viveva in mezzo all’epoca della reazione, delle sue sempre crescenti vittorie, fra il 1848 e il 1883 – una durezza ancor più dura. La sua visione conteneva tutta la forza di Mosè: occorrevano soltanto gli uomini e il potere, per liberare questa forza di rivolgimento totale. Dove sono questi uomini? In Prussia? In Francia? In Inghilterra? In America? In un articolo di fondo del 14 giugno 1853 per la “”New York Daily Tribune””, di cui Marx è corrispondente a Londra nel 1850-62, descrive l’apocalittico stato di corruzione e di reazione in cui è caduta l’Europa dopo il 1848. I partiti ufficiali inglesi si trovano in completo dissolvimento; tutta la macchina statale della Francia si è tramutata in una gigantesca impresa di ciarlatani e speculatori di borsa; l’Austria è sull’orlo della bancarotta; là “”dove l’ingiustizia si accumula dappertutto, e dev’esser vendicata dal popolo””, dove le forze reazionarie litigano fra loro, “”e dove il sogno di conquista russo si rivela ancora una volta al mondo””, come si può trovare uno stimolo positivo per la rivoluzione in Europa? Marx risponde: in Cina. Il suo articolo è intitolato: ‘Die Revolution in China und in Europa’ (La rivoluzione in Cina e in Europa). L’Inghilterra, con la guerra dell’oppio, ha portato la rivoluzione in Cina. “”Può sembrare un’affermazione assai strana e paradossale, dire che la prossima insurrezione del popolo in Europa e il suo prossimo passo avanti verso la libertà repubblicana e un buon governo può dipendere più da quel che ora avviene nel celeste impero – l’antipodo diretto dell’Europa – che da qualsiasi altra causa politica attuale – più ancora che dalle minacce russe e di conseguenza da una probabile guerra generale europea”” (K. Marx, Ueber China, Berlin, 1955, pp. 11 sgg.)”” [Friedrich Heer, Europa madre delle rivoluzioni. Volume primo, 1968]”,”EURx-003-FR”
“DUCELLIER Alain MICHEAU Françoise”,”L’Islam nel Medioevo.”,”Alain Ducellier insegna nell’Università di Tolosa; tra i suoi libri: Il dramma di Bisanzio, Bisanzio, Cristiani d’Oriente e islam nel medioevo. Françoise Micheau insegna nell’Università della Sorbona a Parigi: ha pubblicato La médecine arabe et l’Occident médiéval.”,”VIOx-121-FL”
“DUCELLIER Alain ARRIGNON Jean-Pierre ASDRACHA Catherine BALARD Michel CARILE Antonio FERLUGA Jadran KAPLAN Michel”,”Bisanzio.”,”Jean-Pierre Arrignon, maître de confèrences presso l’Università di Poitiers, studia la storia della Russia medievale e in particolare le relazioni fra Bisanzio e il mondo slavo. Catherine Asdracha, greca di nascita, lavora come ricercatrice presso il CNRS francese. É una specialista delle relazioni greco-bulgare. Michel Balard, professore all’Università di Reims, ha studiato la Romania fra i secoli XII e XV. Presidente della Société des historiens médiévistes, si occupa in particolare delle relazioni commerciali fra Oriente e Occidente nel Medioevo. Antonio Carile insegna all’Università di Bologna, ed è uno specialista delle relazioni fra Venezia e Bisanzio. Alain Ducellier, professore all’Università di Toulouse, ha lavorato soprattutto sui Balcani nordoccidentali nei secoli XIV e XV, studiando più in generale la storia della civiltà bizantina. Jadran Ferluga, professore di storia medievale all’Università di Belgrado e di storia bizantina a Münster, ha insegnato a Chicago e a Bologna. Michel Kaplan è maître de conférences alla Sorbona ed è uno specialista di storia rurale bizantina.”,”STAx-094-FL”
“DUCÉRÉ Etienne-Edouard”,”Napoléon a Bayonne.”,”Bayonne (Bayonne in francese; Bayona in spagnolo; Baiona in basco e occitano) è una città della Francia di 46 237 abitanti situata nel dipartimento dei Pirenei Atlantici nella regione Nuova Aquitania, a 28 km dal confine spagnolo di Irun. Il suo nome basco è Baiona (pronuncia fonetica), mentre quello occitano (guascone) è ugualmente Baiona (ma pronunciato “”baiùno, baiùnë””). I suoi abitanti si chiamano bayonnais ed il suo motto è nunquam polluta (che in latino significa «mai infangata»), in riferimento ai numerosi e vani tentativi di conquista nei suoi confronti nel corso dei secoli. La città fa parte della regione basca del Labourd. Bayonne è stata costruita sulle rovine di un antico castrum romano, chiamato Lapurdum, che ha lasciato il suo nome alla provincia del Labourd, Lapurdi in basco. Storicamente esistono tre spiegazioni del significato del nome di Bayonne: potrebbe trattarsi di una variazione guascona del latino Baia (“”vasta distesa d’acqua””) o di un nome derivato dal basco Ibai ona (“”buon fiume””). L’ultima spiegazione, la più plausibile scientificamente, resta quella di Ibai gunea, il luogo del fiume, etimologia ormai accettata. La città è stata romana, vascona e poi inglese nel corso di tre secoli (dal XII al XV). Riccardo Cuor di Leone la separa dalla contea di Labourd (la cui capitale diviene quindi Ustaritz). Jean de Dunois la sottrae nel 1451 e la annette alla Francia senza fare troppe vittime grazie alla presenza del vescovo della città, che dissuade i cittadini dal combattere contro i francesi (dicendo di aver avuto un segno dal cielo in tal senso, nella forma di un fiore di giglio). Topografia di Biarritz e Bayonne Durante i conflitti sporadici che agitano le campagne francesi alla metà del XVII secolo, i contadini di Bayonne si trovano a corto di polvere da sparo e proiettili. Immettono quindi i loro lunghi coltelli da caccia nelle canne dei loro moschetti, confezionando delle lance improvvisate che verranno quindi chiamate baionette. Nel 1808, nel castello di Marracq, viene firmato l’atto di abdicazione del re di Spagna Carlo IV in favore di Napoleone I. Tale fatto è conosciuto sotto il nome di entrevue di Bayonne. Sempre a Bayonne venne firmata da Napoleone la prima costituzione del regno di Napoli, conosciuta in italiano come statuto di Baiona. Il quartiere di Saint-Esprit situato sulla riva destra dell’Adour, parte di Bayonne fino al 1792, renominata in nome di Jean-Jacques Rousseau durante la rivoluzione francese, è stato riannesso a Bayonne il 1º giugno 1857. Aveva formato nell’arco di 65 anni un comune autonomo del dipartimento delle Landes.”,”FRAN-061-FSL”
“DUCHESNE Louis”,”I primi tempi dello Stato pontificio.”,”DUCHESNE Louis, grande erudito e storico della Chiesa, è morto a Roma nel 1922, dopo un’esistenza vissuta non senza diffidenze e difficoltà da parte della gerarchia.”,”RELC-078″
“DUCLOS Jacques”,”””A l’ assaut du ciel””. La Commune de Paris annonciatrice d’un monde nouveau.”,”””I giovani di Parigi furono pure tra i più ardenti combattenti della Comune, e si videro dei ragazzi, degli adolescenti da 14 a 16 anni incorporati nelle unità combattenti in cui lottarono eroicamente. Dopo la settimana di sangue, i versagliesi arrestarono centinaia di giovani e tra loro, vi fu un ragazzo che non aveva che 8 anni. Durante il periodo in cui i versagliesi procedevano ad esecuzioni sommarie, molti giovani furono fucilati e morirono con un coraggio che impressionò gli stessi loro assassini.”” (pag 288)”,”MFRx-188″
“DUCLOS Denis”,”La santé et le travail.”,”Denis DUCLOS, sociologo è incaricato di ricerca al CNRS. Ha studiato i problemi della salute, dell’ ambiente e della qualità della produzione in Francia e negli Stati Uniti. “”Nel 1980, l’ Ispezione del lavoro contava 509 ispettori assistiti da 1458 controllori per 15 milioni di salariati, ossia circa 7500 salariati per agente””. (pag 91)”,”MFRx-192″
“DUCLOS Jacques”,”Bakounine et Marx. Ombre et Lumière. En annexe: ‘La Confession’ de Bakounine à Nicolas Ier (traduite du russe par Andrée Robel).”,”J. DUCLOS è un vecchio leader del PCF. Prima di questo libro ha scritto ‘La Première Internationale’ pubblicata nel 1964. Marx sullo scacco di Lione: “”In una lettera del 19 ottobre 1870 al professore Edward Beesly, pubblicato nel ‘The social-democrat’ di Londra il 15 aprile 1903, Kar Marx scriveva in particolare: “”All’ inizio tutto andava bene. Su pressione della Sezione dell’ Internazionale, venne proclamata la Repubblica a Lione prima di farlo a Parigi. Fu subito istituito un governo rivoluzionario, la Commune (1), composta in parte di operai appartenenti all’ Internazionale, in parte di repubblicani radicali borghesi. Ma gli asini Bakunin e Cluseret arrivarono a Lione, e rovinarono tutto. Appartenenti entrambi all’ Internazionale, ebbero purtroppo tanta influenza da fuorviare i nostri amici. L’ Hotel de Ville fu preso, per un solo momento, e furono emanati ridicoli decreti sull’ abolizione dello Stato e altre scemenze. Comprendete che il solo fatto che un russo – che i giornali della borghesia rappresentavano come un agente di Bismarck – pretendeva di imporsi alla testa di un Comitato di Salute della Francia era assolutamente sufficiente per cambiare completamente l’ opinione pubblica. Quanto a Cluseret, si è comportato allo stesso tempo come un idiota e come un lacché. Questi due uomini hanno lasciato Lione dopo il loro insuccesso””””. (pag 131)”,”ANAx-190″
“DUCLOS Jacques”,”Anarchistes d’ hier et d’ aujourd’ hui. Comment le gauchisme fait le jeu de la réaction.”,”DUCLOS noto dirigente del PCF ha scritto un volume assieme a THOREZ (‘Communistes et socialistes’). “”E i pseudo-rivoluzionari bakuniniani non erano difficili quanto alle scelte dei loro alleati, poiché il loro famoso catechismo gli dava come indicazione di “”unirsi al mondo avventuriero dei briganti che sono i veri e unici rivoluzionari della Russia””. In una certa misura, questa tesi singolare ha trovato la sua applicazione nell’ arruolamento di “”Katanga”” come membri del servizio d’ ordine della Sorbona, in cui si travavano a fianco degli studenti, come all’ Odéon, dei clochards e altri elementi sospetti senza parlare degli agenti provocatori al soldo della polizia. La Commissione della Prima Internazionale composta da Karl Marx, Friedrich Engels, Le Moussu, Eugene Dupont, Leo Frankel e Auguste Séraillier, incaricati dal Congresso dell’ Aia che si tenne nel settembre 1872, di esaminare l’ attività degli anarchici bakuniniani, fu portato a sottolineare che il programma che questi disgregatori applicavano in Russia conduceva alle constatazioni seguenti: (…)””. (pag 13-14)”,”ANAx-200″
“DUCLOS Jacques FREVILLE Jean”,”Henri Barbusse.”,”Contiene: – Jean FREVILLE ‘Vita di Henri Barbusse’, ‘Barbusse ecrivain’ (pag 7-48) – Jacques DUCLOS Barbusse communiste (pag 49-67) “”E infine, nella sua ultima opera che è come il suo testamento politico, nel suo ‘Stalin’, Henri Barbusse ha scritto un magnifico passaggio che lo mostra sotto il suo vero abito di materialista conseguente (…)”” (pag 62) “”Sempre nello stesso libro, rendendo omaggio ai sacrifici dei comunisti, Barbusse ha magnificato il grande Partito bolscevico, il Partito di Lenin e Stalin, scrivendo (…). E durante i colpi duri della battaglia clandestina, il nostro grande Partito comunista francese, il Partito di Barbusse, ha versato anch’esso il sangue puro e generoso di decine di migliaia di suoi membri.”” (pag 64)”,”PCFx-035″
“DUCLOS Jacques”,”Les Droits de l’ intelligence. Conférence faite devant des écrivain, savants, artistes, médicins, professeurs, ingénieurs et avocats, réunis par la Maison de la Culture, le 1er juin 1938, à la Maison de la Chimie à Paris. Allocution d’ Aragon.”,”DUCLOS Jacques vice presidente della Camera dei Deputati, Segretario del Partito Comunista Francese. ARAGON segretario generale delle Maisons de la Culture. DUCLOS ha parlato davanti a 950 intellettuali,M artisti, scienziati, universitari. La serata era stata presieduta da Mme Andée VIOLLIS, scrittrice e da ARAGON, Marcel GROMAIRE artista – pittore, Charles KOECHLIN compositore, René LALOU scrittore, Henri WALLON professore al College de France. Bacone: “”l’ homme commande à la nature en lui obéissant”” (pag 26) Pionieri del pensiero libero: Jean HUSS, SAVONAROLA, Etienne DOLET (pag 34) “”Si arriva anche in certi ambienti a presentare i bombardamenti delle città aperte come un mezzo scientifico di selezione della razza. E’ così che un ufficiale della Reichswehr ha pubblicato nella rivista “”Archiv für Biologie und Rassengesellschaft”” un articolo in cui si può leggere: “”Sono i quartieri più popolati che dovranno soffrire di più. Ora, questi quartieri sono abitati da gente povera, che non ha avuto successo nella vita, da diseredati della comunità che in un tal modo verrebbe tolta di mezzo…”””” (pag 47) “”Saint-Simon ha potuto scrivere: “”Verso la metà del XVIII secolo Diderot e d’Alembert hanno fatto appello ai partigiani delle idee di Bacone, Descartes, Locke, Newton, essi si sono coalizzati, si sono messi alla testa di questo esercito di fisici per attaccare i teologi””. Nessuno può negare che il militantismo scientifico di questi intellettuali è stato uno degli elementi del potente irraggiamento scientifico e culturale della Francia. Più tardi la grande Rivoluzione francese doveva esaltare la scienza e le arti in termini che meritano di essere ricordati””. (pag 49) Tra gli intellettuali partecipanti come pubblico alla conferenza BERNANOS, Jean BRUHAT, Georges COGNIOT, Maurice HALBWACHS, Renaud de JOUVENEL, Frederic JOLIOT, Mme JOLIOT-CURIE (premio Nobel), Paul NIZAN, Edith THOMAS, Elsa TRIOLET, Alexandre ZEVAES.”,”PCFx-063″
“DUCLOS Jacques”,”Ce que je crois.”,”””Saint-Simon a contribué à lancer dans le public l’idée du gouvernement à bon marché, idée dont la bourgeoisie fera grand usage dans le courant du XIX° siècle, avant d’avoir établi complètement sa domination””, a dit Karl Marx dans ‘les Luttes de classe en France.”” A cet sujet, Saint-Simon a écrit dans son ‘Catéchisme des industriels’: “”La tendance politique générale de l’immense majorité de la société est d’être gouvernée le moins possible, d’être gouvernée par les hommes les plus capables et d’une manière qui assure complètement la tranquillité publique. (…)””. (pag 119)”,”PCFx-069″
“DUCLOS Jacques”,”L’avenir de la démocratie.”,”DUCLOS Jacques Forse manca di qualche pagina in fondo al volume o l’indice. “”Traendo delle lezioni dalla gloriosa esperienza della Comune di Parigi, Lenin disse a Ginevra il 18 marzo 1908: “”Essa ha insegnato al proletariato d’Europa a porre in termini concreti il problema della rivoluzione socialista”” (pag 225)”,”PCFx-119″
“DUDA Gerhard”,”Jenö Varga und die Geschichte des Instituts für Weltwirtschaft und Weltpolitik in Moskau, 1921-1970. Zu den Möglichkeiten und Grenzen wissenschaftlicher Auslandsanalyse in der Sowjetunion.”,”Teorie del capitalismo di stato e del capitalismo organizzato. “”Für die Gosplan-Spezialisten und die Politöokonomen bedeuten diese weitegehenden Reformen die stärkste ideologische Herausforderung seit dem Beginn der dreißiger Jahre. Dieses Mal war die Situation jedoch komplizierter und vor allem außenpolitisch brisanter. Es galt nämlich nicht wie damals, die Politik des sowjetischen Staates und seine ökonomisch-politischen Eingriffe gegenüber dem von Bucharin konstatierten “”Staatskapitalismus”” und dem von Hilferding propagierten “”organisierten Kapitalismus”” in Westen ideologisch abzugrenzen.”” (pag 225) (fonte wikip) Eugen Samuilovich Varga (November 6, 1879, Budapest – October 7, 1964, Moscow) was a Marxist economist of Hungarian origin. He studied philosophy and economic geography at the University of Budapest. In 1906, he started writing in socialist and academic journals, mainly on economic subjects, but also on other topics. Before World War I he gained some fame by discussing with Otto Bauer about the origins of inflation in the Austro-Hungarian Empire. In this period he belonged to the Marxist Centrists, of whom Karl Kautsky and Rudolf Hilferding were the most prominent spokesmen. He participated as minister of finance in the short-lived Hungarian Soviet Republic of 1919. After the overthrow of the Soviet Republic he fled to Vienna. In 1920 he went to the Soviet Union, where he started working for the Comintern, specializing in international economic problems and agrarian questions. In years 1922-1927 he was working at the department of trade in the Soviet embassy in Berlin. In the 1930s he became an economic adviser to Joseph Stalin. He survived the purges of the 1930s. During World War II he advised the Soviet Government in matters of post-war reparations. He attended the Potsdam Conference of 1945 as an expert. Like most of his compatriots living and working in Moscow, he joined the Communist Party of the Soviet Union, but he also remained active in the Hungarian Communist Party. He authored the economic reports the congresses of the Comintern discussed between 1921 and 1935. A large number of his writings were studies of the international economic conjuncture, in which he made great effort to assess quantitative trends in output, investment and employment using official economic data from numerous countries. He also extensively studied German imperialism. In 1946 he published The Economic Transformation of Capitalism at the End of the Second World War, in which he argued that the capitalist system was more inherently stable than had been hitherto believed. This led to the closure of the Institute which he headed. (See: Paolo Spriano, Stalin and the European Communists. London: Verso, 1985). Finally, in 1949 he would make his self-criticism. Though he remained a leading academic economist, his prestige had diminished. In the second edition of the Great Soviet Ecyclopedia he was qualified as a “”bourgeois economist””. After Stalin’s death in 1953, he reappeared on the scene, but the new men in power in the Kremlin believing in the virtues of peaceful co-existence were not interested in Varga’s predictions of the outbreak of a “”necessary”” economic crisis in the United States. In 1954 and 1959 he received the Lenin Orders, in 1954 he obtained a Stalin Prize and in 1963 a Lenin Prize. After his death, his selected works in three volumes were published in the Soviet Union, Hungary and the GDR. Varga never returned to living in his native Hungary. Because he was very close to Mátyás Rákosi, he was several times invited as an economic advisor to Hungary. In this period (1945-1950) he had specialized in economic planning, pricing and monetary reforms, i.e. reforms the Hungarian Communists now in power were carrying out. After the fall of Rákosi caused by the Hungarian Revolution of 1956 and the take-over by the Kádár team, Varga’s advisory work was not appreciated anymore. [edit] References Gerhard Duda, Jeno Varga und die Geschichte des Instituts für Weltwirtschaft und Weltpolitik in Moskau 1921-1970, Berlin, 1994 Peter Knirsch, Eugen Varga, Berlin, 1961 Laszlo Tikos, E. Vargas Tatigkeit als Wirtschaftsanalytiker und Publizist in der ungarischen Sozialdemokratie, in der Konimtern, in der Akademie der Wissenschaften der UdSSR, Tübingen, 1965 André Mommen Eens komt de grote crisis van het kapitalisme. Leven en werk van Jeno Varga, Brussels, 2002 Retrieved from “”http://en.wikipedia.org/wiki/Eugen_Varga”””,”RUSU-198″
“DUDLEY Walter LEE Min”,”Tsunami. Storia e cause delle onde anomale.”,”DUDLEY è professore di oceanografia presso l’ Università delle Hawaii e consulente scientifico del Pacific Tsunami Museum. Il suo volume è stato tradotto in tutto il mondo ed è considerato uno dei testi più autorevoli in materia. MIN LEE è giornalista. “”La prudenza non è mai troppa: si tenga presente che alle Hawaii i maremoti hanno fatto più vittime di quelle degli uragani, dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche sommate insieme. Il maremoto originatosi alle Isole Curili raggiunse anche la California (…) e perfino il Cile (…). Gli studiosi hanno appreso importanti nozioni da questo maremoto. Una équipe internazionale di esperti si è recata alle Curili per studiarne gli effetti. Di essa non facevano parte scienziati giapponesi, stante una cinquantennale controversia territoriale fra Russia e Giappone. Quest’ ultimo reclama il possesso di tre isole dell’ arcipelago (…).”” (pag 228)”,”SCIx-203″
“DUDZIK Pawel a cura”,”Julian Marchlewski. Das Leben eines proletarischen Kämpfers.”,”MARCHLEWSKI Julian è morto nel 1925 durante un soggiorno a Genova Nervi. Lenin cita il compagno Marchlewski a proposito della questione agraria (pag 110) Biografia: Julian Marchlewski was born in Wloclawek on 17th May, 1866. As a young man he became involved in left-wing politics and in 1889 he co-founded the Polish Workers’ Union. In an attempt to escape the authoritarian government of Alexander III, he emigrated to Zurich where he studied law and political economy. A fellow student was Rosa Luxemburg. According to their friend, Paul Frölich: “”Marchlewski has described in his memoirs(unfortunately unpublished) how the satire of the young students made life difficult for Professor Wolf. They used to hatch little plots before the seminar classes. Predetermined questions were submitted to the master in all innocence. Then when Wolf had hopelessly entangled himself, Rosa Luxemburg would get up and demonstrate his professional incompetence point by point. Apparently Julius Wolf took the malicious game with the necessary sense of humour; in an autobiographical sketch he paid great tribute to his best pupil.”” In 1903 Marchlewski joined with Rosa Luxemburg and Leo Jogiches to establish the Social Democratic Party of Poland. As it was an illegal organization, he spent a great deal of time in Paris , where he helped to edit the party’s newspaper, Sprawa Robotnicza (Workers’ Cause). By 1905 the party had a membership of 25,000. During the 1905 Revolution Marchlewski returned to Warsaw where he was soon arrested. On his release he moved to Russia where he became a supporter of Lenin. He later emigrated to Germany where he became a member of the Social Democratic Party (SDP). Karl Liebknecht was the only member of the Reichstag who voted against Germany’s participation in the First World War. He argued: “”This war, which none of the peoples involved desired, was not started for the benefit of the German or of any other people. It is an Imperialist war, a war for capitalist domination of the world markets and for the political domination of the important countries in the interest of industrial and financial capitalism. Arising out of the armament race, it is a preventative war provoked by the German and Austrian war parties in the obscurity of semi-absolutism and of secret diplomacy.”” Clara Zetkin later recalled: “”The struggle was supposed to begin with a protest against the voting of war credits by the social-democratic Reichstag deputies, but it had to be conducted in such a way that it would be throttled by the cunning tricks of the military authorities and the censorship. Moreover, and above all, the significance of such a protest would doubtless be enhanced, if it was supported from the outset by a goodly number of well-known social-democratic militants.”” Immediately after the vote on war credits in the Reichstag, a group of SDP anti-militarist activists, including Marchlewski, Franz Mehring, Wilhelm Pieck, Ernest Meyer, Hermann Duncker and Hugo Eberlein met at the home of Rosa Luxemburg to discuss future action. They agreed to campaign against the war but decided against forming a new party and agreed to continue working within the SPD. Over the next few months members of this group were arrested and spent several short spells in prison. On the release of Rosa Luxemburg in February 1916, it was decided to establish an underground political organization called Spartakusbund (Spartacus League). The Spartacus League publicized its views in its illegal newspaper, Spartacus Letters. Like the Bolsheviks in Russia, they began to argue that socialists should turn this nationalist conflict into a revolutionary war. Dick Howard has argued: “”Agitation continued throughout the war; yet the Spartacus League was never very strong. All agitation had to be carried out in strict secrecy, and the leaders were more often than not in jail.”” Members included Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Leo Jogiches, Paul Levi, Ernest Meyer, Franz Mehring, Clara Zetkin, Wilhelm Pieck, Hermann Duncker and Hugo Eberlein. On 1st May, 1916, the Spartacus League decided to come out into the open and organized a demonstration against the First World War in the Potsdamer Platz in Berlin. One of those who attended reported: “”It was a great success. At eight o’clock in the morning a dense throng of workers – almost ten thousand – assembled in the square, which the police had already occupied well ahead of time. Karl Liebknecht, in uniform, and Rosa Luxemburg were in the midst of the demonstrators and greeted with cheers from all sides.”” Several of its leaders, including Marchlewski , Liebknecht and Luxemburg were arrested and imprisoned. After the Russian Revolution, the Bolshevik government arranged for Marchlewski to be exchanged for a German spy. He then became the leader of the Polish Provisional Revolutionary Committee in Bialystok in 1920, which planned to declare the Polish Soviet Socialist Republic. Marchlewski later returned to Moscow where he helped with the government plans for agriculture. Julian Marchlewski died near Nervi, during a vacation, on 22nd March, 1925. © John Simkin, September 1997 – August 2013 http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/GERmarchlewski.htm Julian Marchlewski From Wikipedia, the free encyclopedia Question book-new.svg This article does not cite any references or sources. Please help improve this article by adding citations to reliable sources. Unsourced material may be challenged and removed. (December 2010) Julian Marchlewski Julian Baltazar Marchlewski (May 17, 1866 — March 22, 1925) was a Polish communist. He was also known under the aliases Karski and Kujawiak. Life and career[edit] Julian Marchlewski was born in Wloclawek into a Polish family. In 1889 he co-founded the Polish Workers’ Union. In 1893 he co-founded the Social Democratic Party of the Kingdom of Poland and Lithuania with Rosa Luxembourg. He took part in the Russian Revolution of 1905 in the Polish territories. In 1906, he joined the Bolsheviks. After the failure of the revolution he emigrated to Germany. During World War I, he participated in the German social democratic movement and was a co-founder of its left-wing. He was arrested and later exchanged with Russia for a German spy. In 1919, during the Polish-Soviet War, he took part in the negotiations with Poland. During the Red Army counterattack under Mikhail Tukhachevsky, he headed the Polish Provisional Revolutionary Committee (Tymczasowy Komitet Rewolucyjny Polski) in Bialystok in 1920, which planned to declare the Polish Soviet Socialist Republic. He was the first rector of the Communist University of the National Minorities of the West. As an economist, he was an expert in agriculture and took part in the preparation of the Bolshevik program with respect to the peasantry. He published a number of scientific and ideological works. He died near Nervi, Italy in 1925 during a vacation. His daughter Sonja was the second wife of the artist Heinrich Vogeler. In 1926, he was the namesake for the Polish National Raion in Ukraine (Marchlewszczyzna), with the capital at Marchlewsk (known before and after as Dovbysh and Shchorsk). (A similar Polish district of Dzierzynszczyzna, after Felix Dzerzhinsky was in Belarus). Warsaw’s Jan Pawel II Street was formerly called Marchlewski Street”,”MEOx-110″
“DUERR Hans Peter SOUCHY Augustin”,”Stalinismus und Anarchismus in der spanischen Revolution oder Bruno Frei und die Methode der Denunziation.”,”Libro dedicato a Camillo Berneri morto nel maggio 1937 a Barcellona.”,”MSPG-110″
“DUFAY Charles, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. Dalle paludi al Campidoglio.”,”Come combattevano i primi romani (pag 98) “”Questo piccolo esercito si riuniva nel campo di Marte e dava vita alla cosiddetta assemblea centuriata, riunione alla quale si presentavano schierati, appunto, in centurie. (…) L’ assemblea centuriata si occupava di questioni esclusivamente militari, stabiliva i comandi e i piani d’ azione, comminava punizioni e premi e forse ratificava anche le dichiarazioni di guerra e i patti di pace decisi dal re. Il suo potere era chiaramente limitato: il re soltanto poteva convocarla, né era prevista una discussione o dibattito; solo il re (o altri che lo rappresentava) proponeva, parlava, diceva, nominava, ordinava; l’ assemblea approvava o non approvava. Cioè, com’è da credere, approvava sempre ciò che era già stato praticamente deciso dal re e dai maggiorenti della città, che tenevano l’ intero esercito sotto lo stretto rigore della disciplina militare. E poi i Romani erano scarsi parlatori e non avevano quel che si dice un ingegno “”metafisico””.”” (pag 98-99)”,”STAx-107″
“DUFAY Charles, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. La Repubblica.”,”””Bisogna considerare questa complessa realtà economica dello stato e della società romana (…) per comprendere come le conquiste giuridiche e politiche dei plebei, malgrado il dettato della legge, ed ora di leggi scritte e pubbliche, divenissero poi, all’ atto pratico, ben poco vincolanti, quando non addirittura lettera morta. Sicché solo in occasione di grandi battaglie, relative ad una radicalizzazione dei conflitti di interesse, i tribuni potevano, e nemmeno sempre completamente, riunire sotto la loro guida la forza compatta della plebe. (…) Anche a Roma, cioè, la forza del potere economico, sostenuta per di più dalla forza del potere politico e giudiziario (senatori, consoli, questori, sacerdoti erano tutti patrizi) e dalla forza della grande tradizione nobiliare, poteva sovvertire la legge o farla funzionare a senso unico (…)””. (pag 154)”,”STAx-112″
“DUFF Charles”,”La rivolta irlandese (1916-1921).”,”DUFF è nato nel 1894 in Irlanda del Nord da famiglia proveniente dall’ Irlanda libera. Ha compiuto i suoi studi in patria poi in Francia ed in Inghilterra. Fino al 1936 fu occupato presso l’ ufficio stampa del Foreign Office. In seguito ha scritto libri tra cui questo. “”Il primo Home Rule Bill (proposta di autogoverno per l’ Irlanda) era stato bocciato dal parlamento inglese nel 1886; in quel momento i liberali erano decisamente favorevoli alla causa irlandese e in entrambi i paesi la campagna per l’ Home Rule continuò. I conservatori e gli unionisti irlandesi erano egualmente decisi a conservare i legami dell’ Irlanda con l’ Inghilterra”” (pag 92)”,”IRLx-005″
“DUFFY James”,”Portugal in Africa.”,”””Si sa che il Portogallo è il più vecchio alleato della Gran Bretagna, ma ciò è precisamente, per la maggior parte di noi, il punto di partenza e il termine della nostra conoscenza”””,”AFRx-030″
“DUFFY Christopher”,”The Military Experience in the Age of Reason.”,”Saccheggi. La fame dei soldati non riconosceva alcuna legge, nonostante la disciplina imposta all’interno dell’esercito, e il passaggio delle truppe somigliava a quella di uno sciame di locuste. La necessità di legna da ardere era ancora più distruttiva. Durante la marcia in Boemia del 1757 un distaccamento uscì dal reggimento prussiano per smantellare le case e portò via l’equivalente di un intero villaggio per condurlo all’interno del campo. Nonostante la gente del villaggio gridasse e piangesse, i soldati portarono via tutto senza riguardo perché non potevano vivere senza legname (pag 166)”,”QMIx-028-FSL”
“DUFFY Christopher”,”Russia’s Military Way to the West. Origins and Nature of Russian Military Power, 1700-1800.”,”Saccheggi. La fame dei soldati non riconosceva alcuna legge, nonostante la disciplina imposta all’interno dell’esercito, e il passaggio delle truppe somigliava a quella di uno sciame di locuste. La necessità di legna da ardere era ancora più distruttiva. Durante la marcia in Boemia del 1757 un distaccamento uscì dal reggimento prussiano per smantellare le case e portò via l’equivalente di un intero villaggio per condurlo all’interno del campo. Nonostante la gente del villaggio gridasse e piangesse, i soldati portarono via tutto senza riguardo perché non potevano vivere senza legname (pag 166)”,”QMIx-029-FSL”
“DUFFY Christopher”,”Frederick the Great. A Military Life.”,”La teoria e la pratica della guerra di Federico II sono di interesse unico negli annali di storia militare. Egli era, come Napoleone, il supremo dirigente dell’esercito e dello Stato, ma era anche un genuino intellettuale che portava alla sua attività il distacco di un outsider. Era naturale per Federico considerare la sua professione nel senso più ampio possibile. (pag 289)”,”QMIx-043-FSL”
“DUFFY Christopher”,”The Army of Frederick the Great.”,”Gli osservatori stranieri (per se. Mirabeau) ammiravano ciò che Federico II faceva col proprio esercito, ma i più perspicaci si chiedevano se le sue conquiste sarebbero sopravvissute a lungo dopo la sua morte. (pag 208)”,”QMIx-044-FSL”
“DUFFY Christopher”,”Siege Warfare. The Fortress in the Early Modern World 1494-1660.”,”DUFFY Christopher (1936-2022): storico militare britannico. Ha studiato storia al Balliol College di Oxford, laureato nel 1961 con il DPhil. Ha insegnato storia militare alla Royal Military Academy Sandhurst e al College of the British General Staff. Specializzato storia moderna delle forze armate di Germania, Prussia e Austria. In questo testo affronta come la guerra della fortezza abbia influenzato estetica, architettura e strategia; come la prima artiglieria d’assedio veramente mobile, nel tardo Quattrocento, sia stata trasformata nel Seicento fino alla rivoluzione industriale del XIX secolo. ‘Guerre d’assedio e fortificazioni 1494-1660. Ingegneri e architetti militari impegnati a creare ostacoli che consentissero ad una potenza più debole a resistere agli attacchi di una potenza superiore’ 3 413890 SBN”,”QMIx-179-FSL”
“DUFFY Michael MORRISS Roger, a cura; saggi di André DELAPORTE Christopher WARE Roger MORRIS Michael DUFFY Lawrence EVANS Barbar TOMLINSON”,”The Glorious First of June 1794. A Naval Battle and Its Aftermath.”,”Il Glorioso Primo di Giugno (anche noto come Terza Battaglia di Ushant ed in francese come Bataille du 13 prairial an 2) fu una battaglia navale combattuta nell’Oceano Atlantico il 28-29 maggio ed il 1º giugno 1794, tra la marina britannica e quella rivoluzionaria francese. Fu il primo grande scontro navale delle guerre della rivoluzione francese del quale entrambe le parti reclameranno la vittoria. In effetti, se i francesi persero sette navi di linea, riuscirono però a far arrivare in porto un convoglio proveniente dagli Stati Uniti carico di generi alimentari di importanza vitale, ottenendo perciò una vittoria strategica a fronte di una sconfitta tattica. (wikip)”,”QMIN-006-FSL”
“DUGGAN Christopher”,”Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi.”,”DUGGAN Christopher (Londra, 1957) è docente di storia italiana e direttore del Centre for the Advanced Study of Italian Society all’ Università di Reading. Tra le sue opere edite in italiano: ‘La mafia durante il fascismo’ (CATANZARO 1986), ‘Breve storia d’ Italia’ (CASALE MONFERRATO, 1998), ‘Breve storia della Sicilia’ (1987).”,”ITAA-045″
“DUGGAN Christopher”,”La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi.”,”DUGGAN Christopher è professore di storia italiana all’Università di Reading, dove dirige il Centre for Modern Italian History. Ha pubblicato la biografia: ‘Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi’ (2000) e ‘Breve storia della Sicilia’ (2006) con Moses I. FINLEY e Danis MACK SMITH”,”ITAB-270″
“DUGGAN Christopher”,”Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi.”,”Christopher Duggan (Londra, 1957) è docente di storia italiana e direttore del Centre for the Advanced Study of Italian Society all’ Università di Reading (2000). Tra le sue opere edite in italiano: ‘La mafia durante il fascismo’ (1986), ‘Breve storia d’ Italia’ (1998), ‘Breve storia della Sicilia’ (1987). La correzione dei difetti del carattere italiano (pag 510) Mobilitazione della nazione (pag 640). C’è chi lo accusava di megalomania, di autoritarismo, di istituire un “”governo personale”” (pag 641) Crispi riconobbe la desiderabilità del principio degli Stati Uniti d’Europa (vecchio sogno mazziniano) (pag 739)”,”BIOx-005-FC”
“DUGGAN Christopher”,”Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi.”,”Christopher Duggan (Londra, 1957) è docente di storia italiana e direttore del Centre for the Advanced Study of Italian Society all’Università di Reading. Francesco Crispi nasce il 4 ottobre 1818 a Ribera da genitori albanesi. Nel 1829 Crispi entrò nel Seminario greco a Palermo. Crispi s’immatricolò nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo nell’autunno del 1835. Negli anni Sessanta, pilotò in parlamento la Sinistra rivoluzionaria sui binari costituzionali, e si batté per costruire uno Stato liberale che sapesse guadagnarsi il rispetto degli italiani. Morì nel 1901.”,”BIOx-073-FL”
“DUGGAN Christopher”,”La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi.”,”Christopher Duggan è professore di storia italiana all’Università di Reading, dove dirige il Centre for Modern Italian History. Ha pubblicato la biografia: ‘Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi’ (2000) e ‘Breve storia della Sicilia’ (2006) con Moses I. Finley e Danis Mack Smith. Sulla 2° guerra mondiale si veda il capitolo XXVI: ‘Nell’abisso, 1936-1943’ (pag 580-603) 8 settembre 1943. La fuga da Roma del re, di Badoglio e di oltre 200 tra generali superiori… “”Nel corso delle settimane successive il re, Badoglio e altri grandi capi militari negoziarono segretamente le condizioni della resa itailana alle forze britanniche e americane. Malgrado la relativa facilità con cui la Sicilia era caduta (la maggioranza delle forze italiane – 300.000 uomini- di stanza nell’isola s’era semplicemente liquefatta, lasciando le divisioni tedesche a combattere un’accanita battagliadi retroguardia intorno a Messina), gli Alleati non erano in grado di procedere a un’invasione in piena regola dell’Italia continentale, perché dovevano conservare il grosso delle loro truppe per gli sbarchi previsti in Francia. Ne seguiva che nell’immediato qualunque ulteriore significativa avanzata nella penisola aveva bisogno dell’aiuto dell’esercito italiano; e il 3 settembre, nel momento stesso in cui a Cassibile, una frazione di Siracusa (per gli Alleati Fairfield Camp), veniva firmato l’armistizio, Badoglio s’impegnò a garantire la disponibilità di tutti i campi d’aviazione e di tutti i porti per l’impiego contro i tedeschi, e a consegnare tutte le navi e tutti gli aerei. Per gli Alleati era particolarmente importante impadronirsi di Roma, perché gli avrebbe permesso di tagliare la penisola in due; ma per fare questo occorreva l’aiuto dei circa 60.000 soldati italiani stanziati nella capitale e nei suoi dintorni sotto il comando del generale Roatta (le forze tedesche presenti nella zona erano di gran lunga inferiori). I tragici eventi dei giorni successivi misero in luce quanto fose fragile il senso dello Stato (e forse anche della nazione) nelle menti di più di 40 milioni di italiani. L’8 settembre, quando venne pubblicamente annunciata la resa dell’Italia, non si trovò nessuno – né Badoglio né Vittorio Emanuele, e nemmeno i vertici militari – disposto ad assumersi in questa circostanza cruciale la responsabilità del destino del paese. Quasi certamente contribuirono a determinare l’inerzia generale la mancanza di fiducia (non infondata, ma probabilmente eccessiva) nelle forze armate e la paura dei tedeschi. L’esercito non ricevette istruzioni di sorta (a parte una dichiarazione del presidente del Consiglio, pressoché vuota di senso, che se attaccati i soldati dovevano reagire con le armi), e niente fu fatto per garantire, in conformità alle clausole armistiziali, la sicurezza dei campi d’aviazione e dei porti. L’unica iniziativa presa dal generale Roatta prima di abbandonare Roma fu di ordinare a un corpo corazzato di ripiegare su Tivoli, per evitare di esporre «città e cittadinanza a gravi e sterili perdite». Si presumeva che il ministro della Marina in carica, l’ammiraglio De Courten, avrebbe fatto in modo che le sue navi guadagnassero nottetempo le acque nordafricane per consegnarsi ai britannici. Invece l’ammiraglio ordinò alla flotta di fare rotta verso la Sardegna, col risultato che fu intercettata dall’aviazione tedesca. La corazzata ‘Roma’ fu affondata, subendo pesanti perdite(53). All’alba del 9 settembre, mentre le forze tedesche dilagavano in Italia, il re, Badoglio e oltre 200 tra generali e ufficiali superiori lasciarono Roma per rifugiarsi nell’estremo Sud della penisola, sotto le ali degli Alleati. Il caos e la confusione s’impadronirono dell’intero paese, e, al di là dei confini, dei territori occupati in Grecia, nei Balcani e nella Francia meridionale. In assenza di ordini dall’alto, ovunque i soldati italiani cedettero al panico e si sbarazzarono dei fucili e delle divise. Molti cedettero ai tedeschi, che finirono col rastrellare quasi un milione di prigionieri. Al terrore si mescolavano il risentimento e la rabbia; una rabbia rivolta soprattutto contro i capi del paese, che all’umiliazione della sconfitta avevano aggiunto quello che appariva come un duplice tradimento: dei tedeschi e del popolo italiano (per tacere degli inglesi e degli americani) (34)”” (pag 600-602)”,”ITAB-004-FSD”
“DUGRAND Alain”,”Trotsky-Mexico 1937-1940.”,”DUGRAND Alain è un romanziere e ha partecipato alla nascita di Liberation. Pierre BROUE’, storico, insegna all’ Institut des sciences politiques di Grenoble. E’ autore di una ventina di opere e dirige l’ edizione francese delle opere di TROTSKY e su TROTSKY sta preparando una monumentale biografia. “”Leon Sedov, figlio maggiore di Trotsky, morì in una clinica parigina nel febbraio 1938. Colui che la GPU aveva battezzato “”il figlio”” aveva allora 29 anni… Gerald Rosenthal, confondatore del movimento surrealista, militante trotskista e collaboratore di Leon Sedov nell’ ufficio dell’ organizzazione dell’ Opposizione internazionale: “”Leon Sedov che per me rimane Liova, era un giovane espansivo e baldanzoso, molto animato, amante della vita. Aveva abbandonato gli studi di elettricità per aiutare suo padre, tenere il segretariato internazionale a Parigi e diffondere i testi dell’ opposizione in Russia e ai quattro angoli del mondo. Agiva grazie ad una rete di corrispondenti nelle legazioni commerciali sovietiche, ove avevamo dei simpatizzanti. E’ lui, principalmente, che aveva l’ onere del sostegno, dell’ assistenza e dei legami con l’ oppositori russi, all’ epoca si diceva segregati, nei campi, ove erano stati rinchiusi. Era responsabile della corrispondenza clandestina in cui un intero articolo stava in un francobollo. Nei diversi porti d’ Europa, avevamo relazioni con i gruppi di portuali, che a loro volta contattavano i marinai sovietici. Con una dedizione eccezionale e incessante dirigeva il Bulletin de l’ Opposition. Fu materialmente il sostegno più attivo di Trotsky. Nel corso dei due primi grandi processi, fu denunciato, insieme a suo padre, come un agente criminale del complotto internazionale contro l’ Unione sovietica. In occasione del terzo processo, il procuratore Vychinsky non pronunciò più il suo nome, Leon Sedov era già morto …””. (pag 69-70)”,”TROS-156″
“DUGRAND Alain LAURENT Frédéric”,”Willi Münzenberg. Artiste en révolution (1889-1940).”,”DUGRAND A. è romanziere e saggista, LAURENT è giornalista d’investigazione e autore di vari libri. Entrambi hanno fatto parte dell’equipe fondatrice di ‘Libération’. Biografia. Willi Münzenberg nasce a Erfurt nel 1889 durante l’impero germanico. Pacifista durante la prima guerra mondiale si unisce al movimento spartachista di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Quindi nel 1922 Lenin gli affida la propaganda dell’ Internazionale comunista (Comintern). Münzenberg inventa la comunicazione politica di massa. Nell’età d’oro della Repubblica di Weimar, Münzenberg diventa il “”miliardario rosso””, vilipeso dall’estrema destra tedesca. Alla testa di un gigantesco gruppo di stampa e di edizione, rivoluziona i media, crea i primi periodici popolari di fotografia e di cinema, apre degli studios, produce e distribuisce film, finanzia teatri ed opere. Otto DIX e Serguei EISENSTEIN, Bertold BRECHT e Kurt WEILL fanno parte del suo entourage. Dopo l’ incendio del Reichstag nel 1933, Münzenberg va in esilio a Parigi. Con i suoi amici, Arthur KOESTLER, Manès SPERBER, Paul NIZAN e altri. Mette a punto il ‘Livre Brun’, una requisitoria contro il terrore antisemita e il nichilismo nazionalsocialista (tradotto in sette lingue). GOERING lo definisce “”primo nemico del Reich””. Scosso dal patto germano-sovietico (Hitler-Stalin) del 1939 si oppone a Mosca. Scrive “”Stalin sei tu il traditore”” nel suo settimanale ‘Die Zukunft’. Precursore, fonda l’Unione franco-tedesca che si da per obiettivo di construire un’Europa unita, federale e democratica. Internato dal governo francese viene assassinato da agenti staliniani nella foresta dell’Isère nel giugno 1940.”,”INTT-248″
“DUGUET Raymond”,”Un bagne en Russie rouge.”,”””Nel momento del pericolo creato dalla armate bianche, Bronstein, detto Trotsky, arruolò a forza ciò che restava degli ufficiali del vecchio esercito, dicendo che sapeva chiaramente che questi ufficiali non potevano avere alcuna simpatia per ciò che chiamava la causa del proletariato, egli li obbligava a servire nell’ Armata Rossa, al fine far rendere al massimo le loro conoscenze nel dominio delle cose militari, a profitto della Grande Rivoluzione in pericolo. Tra gli ufficiali, numerosi furono quelli che servirono coscenziosamente, perché si dicevano che i loro servigi sarebbero andati quanto meno alla patria. Ma quando la guerra civile finì, si decise di sbarazzarsi della maggior parte di loro e li si smobilitò bruscamente senza occuparsi né dei servigi resi, né delle ferite ricevute (…). Migliaia di militari di ogni grado si trovarono sul lastrico da un giorno all’ altro (…). Ciò comportò una grande miseria per loro. Ma la Ceka vide ben presto in loro un elemento pericoloso; perché era tutta gente abituata alla guerra, e le persecuzioni ricominciarono.”” (pag 139-140)”,”RUSS-152″
“DUICHIN Marco”,”Marxismo e rapporto uomo-donna. Famiglia, matrimonio, amore, sessualità e questione femminile nella concezione di Marx ed Engels.”,”””Il rapporto dell’ uomo alla donna è il più naturale rapporto dell’ uomo all’ uomo … Da questo rapporto si può, dunque giudicare l’ intero grado di civiltà dell’ uomo.”” Karl Marx (in apertura) “”Bisogna tuttavia considerare che si tratta di creare per tutti gli uomini una condizione di vita tale che ognuno possa liberamente sviluppare la propria natura umana, possa vivere con il prossimo in un rapporto umano… La vita veramente umana con tutte le sue condizioni e necessità noi vogliamo tanto poco distruggerla che, al contrario, desideriamo appunto costruirla””. F. Engels (in apertura) “”Se unicamente il matrimonio basato sull’ amore è morale, soltanto quello nel quale l’ amore persiste può esserlo””. (F. Engels) Eroismo femminile (pag 161) Marco DUICHIN (Roma, 1948) docente di scienze umane nei licei e istituti magistrali è assistente presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Roma. “”””L’ astratta possibilità che il numero degli esseri umani aumenti talmente che sia necessario porre un limite al suo moltiplicarsi, esiste. Ma se un giorno la società comunista si vedrà costretta a regolare la produzione degli uomini così come avrà già regolato la produzione delle cose, sarà proprio essa ed essa soltanto a poterlo fare senza difficoltà. In una tale società non mi sembra che debba essere difficile raggiungere in maniera pianificata un risultato che si è già ottenuto in Francia e nell’ Austria meridionale in maniera naturale e senza pianificazione. In ogni caso riguarderà quelle persone stabilire quando e come e con quali mezzi affrontare il problema. Non mi ritengo chiamato a dar loro dei consigli e delle proposte in proposito. Quella gente sarà pur saggia quanto noi. D’ altronde ho già scritto nel 1844 (“”Annali franco-tedeschi””, pag 109) “”Anche se Malthus avesse assolutamente ragione, questa trasformazione (socialista) dovrebbe essere intrapresa sul posto, perché solo essa e solo l’ educazione delle masse che essa realizzerebbe, renderebbero possibile quel freno morale all’ istinto di procreazione che Malthus stesso considera il mezzo più semplice ed efficace contro la sovrappopolazione””.”””” (da F. Engels, Lettera a K. Kautsky, 1 febbraio 1881) (pag 189-190)”,”MAES-070″
“DUICHIN Marco”,”Il problema religioso nel giovane Engels. Una reinterpretazione (Duichin).”,” “”Marx ed Engels nacquero entrambi, a distanza di due anni, nella regione renana; ma in ambienti sociali, economici e culturali assai diversi (4). Il primo orientamento spirituale e politico determinato dall’atmosfera razionalistica e liberaleggiante in cui si formò, contribuì in maniera decisiva ad orientare la personalità di Marx secondo una prospettiva laica e sostanzialmente agnostica. La fede religiosa rivestì un ruolo marginale, se non praticamente inesistente, nella sua prima formazione intellettuale: «Non c’è un solo indizio – è stato osservato – che possa far credere che il giovane Marx abbia dovuto sormontare scrupoli religiosi» (5). In effetti già i primissimi documenti dell’attività letteraria di Marx adolescente – i suoi temi per la licenza liceale, del 1835 – ci mostrano la ‘forma mentis’ del diciassettenne Karl sostanzialmente libera da assilli di carattere religioso (6); in essi «la filosofia razionalistica ha il sopravvento sulla religione»; e questa filosofia lo porta a «sostituire alla concezione religiosa della vita umana la fede nella destinazione morale dell’uomo» (7); al suo interno – come ha ben rilevato D. McLellan – «non vi è traccia di un dio trascendente» (8). Non a caso l’eroe prediletto del giovane Marx sarà Prometeo, l’orgoglioso titano ribelle agli dèi, da lui definito «il più grande santo e martire del calendario filosofico» (9); colui che, incatenato alla rupe, grida sprezzante a Zeus la propria sentenza «contro tutte le divinità celesti e terrestri» (10); «’A dirla franca, io tutti aborro i numi’» (Aesch., Prom., 975). E non a caso egli esalterà la figura di Epicuro, «il più grande illuminista dell’antichità» cui spetta la lode immortale di Lucrezio per aver schiacciato la religione (11). Questo atteggiamento «prometeico» e intimamente irreligioso del giovane Marx fu alla base di tutta la sua successiva evoluzione filosofico-politica, e percorrerà dall’interno il suo processo di adesione al comunismo. Completamente diversi, sotto tale rispetto, furono gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza di Engels, nella cupa e oppressiva atmosfera pietista del Wuppertal, la «Santa valle». A Barmen, sua città natale, non esisteva, come a Treviri, un movimento liberale né un’atmosfera culturale razionalista; vi regnava invece incontrastato, il pietismo, che rappresentava una variante, fortemente accentuata in chiave mistico-moralistica, del cristianesimo protestante con punte di autentico fanatismo religioso e di rigidissima intolleranza”” (pag 115-116) [(4) Cfr. A. Cornu, ‘Marx e Engels dal liberalismo al comunismo’, trad. it., Milano, 1971, pp. 64-67; (5) B. Nikolaevskij, O. Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx. La vita e l’opera’, trad. it. Torino, 1969, p. 111. Questo punto è stato sottolineato anche da Cantimori: «Non conosciamo nessuna crisi religiosa nella biografia di Marx, mentre quella di Engels comincia proprio con una crisi religiosa» (D. Cantimori, ‘Interpretazioni tedesche di Marx nel periodo 1929-1945’, ora in ‘Studi di storia’, vol. I., Torino, 1976, p. 165); (6) Il fondamentale agnosticismo di Marx a partire dalla sua adolescenza (anche sulla base dell’influenza dell’educazione paterna e di alcuni docenti progressisti del liceo di Treviri) è stato riconosciuto da tutti i suoi maggiori biografi; su ciò si veda in partic.: F. Mehring, ‘Vita di Marx’, trad. it., Roma, 1972; B. Nikolaevskij, O. Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx. La vita e l’opera’, cit; A. Cornu, ‘Marx e Engels dal liberalismo al comunismo’, cit.; I. Berlin, Karl Marx, trad. it., Firenze 1967; D.B. Rjazanov, Marx ed Engels, trad. it., Roma, 1969; D. McLellan, ‘Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero’, trad. it., Milano, 1976; E. Bottigelli, “”Karl Marx et la gauche héghélienne””, Annali Feltrinelli, VI, 1963, pp. 18-19; (7) A. Cornu, op. cit., p. 78; (8) D. McLellan, op. cit., p. 20; (9) K. Marx, ‘Democrito e Epicuro’. Dissertazione dottorale discussa a Jena il 15 aprile 1841, a cura di A. Sabetti, Firenze, 1979, p. 10; (10) Ivi, p. 9; (11) Ivi, p. 79. Un giudizio analogo verrà ribadito da Marx, alcuni anni più tardi, nelle pagine dell’ ‘Ideologia tedesca’ (K. Marx F. Engels, OC, V, p. 131)] Valenza religiosa nel passaggio di Engels al comunismo (pag 120) Engels, a differenza di Marx, che lo conoscerà concretamente solo a Parigi, nel 1844 – conobbe direttamente, fin dall’infanzia, “”la sfera che rappresentava la perdita totale dell’uomo””: il proletariato (pag 121) La ricostruzione del ruolo svolto dalla problematica religiosa nel pensiero del giovane Engels deve partere da una duplice testimonianza documentaria: le ‘Lettere dal Wuppertal’ (raccolta di primi articoli pubblicati dal giovane Engels all’inizio del 1839, con lo pseudonimo di Friedrich Oswald, sul quotidiano progressista di Amburgo ‘Telegraph für Deutschland’) e l’epistolario privato del 1838-1841 con i fratelli Wilhem e Friedrich Graeber (due suoi intimi amici d’infanzia e compagni di scuola che in seguito diventeranno pastori protestanti) (pag 122)”,”MAES-004-FB”
“DUKES Paul”,”October and the World. Perspectives on the Russian Revolution.”,”Paul Dukes is Reader in History at the University of Aberdeen. A Cambridege graduate, he was a Teaching Fellow at the University of Washington from 1954 to 1956 and between 1959 and 1964 he lectured for the University of Maryland Overseas. His publications include Catherine the Great and the Russian Nobility, The Emergence of the Superpowers, A History of Russia. Preface, note and References, Bibliographical note, Index,”,”RIRO-056-FL”
“DULBECCO Renato”,”Renato Dulbecco. I grandi della scienza.”,”Controllo della violenza. “”Nel cervello di molti individui i geni hanno creato una bestia, più o meno feroce, che rimane silente fino a quando è pronta a saltare e uccidere; è la bestia ereditata dalle creature più semplici attraverso innumerevoli stadi di evoluzione. Ma i geni hanno anche creato attraverso l’evoluzione i cervelli capaci di razionalità, che, se allenati, possono fermare la bestia; questi sono i geni che hanno scritto il principio: “”Tu non ucciderai””. (pag 218)”,”SCIx-385″
“DÜLFFER Jost”,”Yalta, 4 febbraio 1945. Dalla guerra mondiale alla guerra fredda.”,”DÜLFFER Jost insegna storia contemporanea nell’Università di Colonia. Tra i suoi studi: ‘Weimar, Hitler und die Marine’ (1975), ‘Deutschland als Kaiserreich von 1871-1918’ (1987) e ‘Deutsche Geschichte 1933-1945’ (1992). “”Gli anglo-americani, inoltre, proseguirono nella loro “”strategia periferica”” e tra il sette e l’otto novembre 1942 sbarcarono sulle coste del Marocco e dell’Algeria. In conseguenza di ciò, tra l’altro, tutta l’Africa settentrionale francese si staccò da Vichy, che solo a questo punto, bisogna ricordarlo, decise di rompere le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. In quello stesso mese di novembre, inoltre, le truppe inglesi sconfissero ad El Alamein gli italo-tedeschi, che furono così costretti a ripiegare in Libia. In tal modo poteva dirsi definitivamente scongiurato il pericolo di una penetrazione tedesca in medio Oriente. Non solo: ancora nel 1942, e dunque ancor prima della disfatta e della capitolazione dell’armata di von Paulus a Stalingrado, cominciò anche nel Caucaso il ripiegamento delle forze tedesche. In conclusione: mentre alla fine del 1941 in Europa il Reich tedesco e i suoi alleati avevano ancora qualche possibilità di espansione verso est, e nell’Europa occidentale la potenza politicamente dominante era senza dubbio la Germania, solo un anno dopo la coalizione hitleriana era per tutti chiaramente sulla difensiva e non aveva più alcuna prospettiva di allargamento sul piano politico”” (pag 115)”,”RAIx-333″
“DÜLFFER Jost”,”Yalta, 4 febbraio 1945. Dalla guerra mondiale alla guerra fredda.”,”DÜLFFER Jost insegna storia contemporanea nell’Università di Colonia. Tra i suoi studi: ‘Weimar, Hitler und die Marine’ (1975), ‘Deutschland als Kaiserreich von 1871-1918’ (1987) e ‘Deutsche Geschichte 1933-1945’ (1992). “”Ristabilimento dell’indipendenza nazionale in Cina e in Giappone, controllati programmi di democratizzazione (Corea) e avviamento del processo di decolonizzazione nel resto del continente asiatico fino alla concessione dell’indipendenza ai vari paesi: furono queste le linee direttrici della politica che gli Stati Uniti, dopo aver occupato il posto che era stato dei giapponesi, seguirono in Asia dopo la seconda guerra mondiale, politica che naturalmente essi applicarono con diverse varianti a seconda della situazione politica preesistente”” (pag 191)”,”RAIx-026-FL”
“D’ULISSE Francesca DI-SANTO Donato a cura, interventi di Marina SERENI Ricardo NUÑEZ Paulo DELGADO Anibal FERNANDEZ Massimo D’ALEMA Valdo SPINI Giuliano AMATO Giorgio TONINI Claudio FAVA Gianni PITELLA Piero FASSINO GUTERRES Antonio e altri”,”Idee e forze progressiste in America Latina e in Europa. Le politiche dell’Unione Europea e l’agenda della sinistra democratica. Atti della conferenza internazionale Roma, 11 e 12 marzo 2004.”,”Atti della conferenza internazionale Roma, 11 e 12 marzo 2004.”,”AMLx-014-FL”
“DULL Jonathan R.”,”The French Navy and the Seven Years’ War.”,”Jonathan R. Dull è senior associate editor del ‘The Papers of Benjamin Franklin’ series e autore di ‘The French Navy and American Independence: A Study of Arms and Diplomacy, 1774-1787. Il volume combina storia diplomatica, politica, e navale.”,”QMIN-003-FSL”
“DULLER Eduardo”,”Storia del popolo tedesco. Dalle origini sino al 1846. Libro quinto. La riforma – la guerra de’ trent’anni. La pace di Vestfalia (1517-1648).”,”La morte di Zwingli. “”Venti dei medesimi (sette principi e undici città) radunaronsi il 26 febbraio 1534 a Smalcalda, e, secondo l’antico diritto germanico d’ unione, strinsero una lega per difendersi con la forza l’un l’altro, e insieme la fede loro. Si combinarono poi allora due circostanze che fecero amica ai protestanti la politica dell’ imperatore: primieramente che, avendo egli stesso già troppo a pensare per gli altri suoi regni, voleva fare re di Germania suo fratello Ferdinando, arciduca d’Austria, re d’ Ungheria; e poi il pericolo dei Turchi, che richiedeva il concorso delle forze di tutta la monarchia. Ecco perché egli era costretto di trattare più amichevolmente e dolcemente gli Stati imperiali protestanti: voleva ottenere la loro adesione. E così successe che nell’ anno 1532 si conchiuse a Norimberga una “”pace di religione””, in forza della quale i protestanti goderono la tolleranza; ma solo temporaneamente e sino ad un concilio, o ad una Dieta imperiale, rimanendo poi proibita la maggiore propagazione della riforma. Già innanzi a questa decisione, in cui non eran compresi i “”riformati””, vale a dire, i seguaci di Zwinglio, cioè nel 1534, il generoso Zwinglio era morto eroicamente. Imperocché gli uomini dei paesi cattolici della Svizzera erano marciati in armi contro i Zurighesi e giunti a Kappel, poco lungi da Zurigo. Incontro a loro s’accamparono i riformati guidati da Zwinglio; si venne a battaglia l’ 11 ottobre; Zwinglio tenne fermo e combattè animosamente per la sua fede, e quando, stanco dal combattere e ferito, cadde a terra, ecco un cattolico d’Unterwalden venirgli sopra e comandargli colla spada levata “”d’invocare la Santa Vergine Maria”” se voleva aver salva la vita. Ma Zwinglio il negò, perchè avendo nel corso della sua vita creduto peccato l’ adorazione dei santi, non voleva ora riconoscerla per un misero timore di morte, e colle mani giunte levò gli occhi al cielo; allora quello di Unterwalden gli passò la spada attraverso il collo, tanto che gli fe’ rendere l’anima; ma morendo, egli esclamò: “”Possono uccidere il corpo, ma non l’anima””. Così morì Zwingllio, fedele al suo popolo e alla sua fede, e con esso morirono seicento Zurighesi. E di questa vittoria altresì giubilarono tutti i papisti. Ma non s’arrestò percià il progresso della riforma. Anzi più tardi Giovanni Calvino (veramente ei si chiamava Chauvin), nato nel 1509 a Noyon nella Picardia, dotto, zelante e severo prete francese, continuò con più rigido zelo in Ginevra l’ opera di Zwinglio; i suoi seguaci si chiamarono calvinisti.”” (pag 29)”,”GERx-110″
“DULLES Foster R.”,”Storia del movimento operaio americano.”,”America del periodo coloniale, le società di mestiere, i partiti operai, la forza del movimento operaio tra il 1830 e il 1840, l’incidenza dell’industrialismo, verso le organizzazioni nazionali, era di sommosse, ascesa e declino dei Knights of Labor, la American Federation of Labor AFL, Homestead e Pullman, l’epoca progressiva, tuono a sinistra, la 1° GM, la ritirata del movimento operaio, il New Deal, nascita e sviluppo del CIO, movimento operaio e lotta politica, la 2° GM, il periodo postbellico.”,”MUSx-005″
“DULLES John W.F.”,”Anarchists and Communists in Brazil, 1900-1935.”,”DULLES John W.F.”,”MALx-044″
“DUMAS Charles”,”La vérité sur les bolcheviki. Document et notes d’un témoin.”,”DUMAS C ex deputato socialista dell’ Allier. E’ un libello antibolscevico. “”Il n’est pas inutile de reppeler que les autorisations d’exportations étaient délivrées par le Pouvoir Central. Ce qui se faisait pour les étoffes se faisait aussi pour les cuirs. Mais nous avons des précisions sur l’état d’esprit que animait le gouvernement bolschevik dans la question du ravitaillement allemand. C’est ainsi que dans les journaux du 4 juin 1918 on pouvait lire cette note officielle: “”Aujourd’hui part pour Berlin la fraction russe de la Commission économique russo-allemande, la délégation russe se compose de Sokolnikof, Boukharine, Larine, Borovski, l’ingénieur Krassine, etc… A l’arrivée de la délègation à Berlin commeneront les pourparlers de la Commission qui devront établir les conditions de l’echange des marchandises entre la Russie et l’Allemagne. La Délègation est munie d’instructions détaillées dont la rédaction a été faite à l’aide de nombreux spécialistes””. (pag 40-41) Gorki sul regime bolscevico: (pag 109)”,”RIRO-326″
“DUMAS Alexandre”,”Viaggio in Calabria.”,”””Il suo temperamento ardimentoso lo portò a seguire la spedizione dei Mille con entusiasmo tale da indurlo a raggiungere Garibaldi a Palermo ai primi di giugno del 1860, portando con sé un bravo fotografo parigino a nome Legray e il pubblicista Eduardo Lockroy. Dumas acquistò particolare fiducia da parte del condottiero che, giunti a Napoli, lo nominò Conservatore degli scavi e dei musei. Lo scrittore tramandò l’impresa garibaldina nel libro ‘Les Garibaldiens’. A Napoli Dumas visse quasi initerrottamente dal 1861 al 1864 e, nel corso di quegli anni, fondò il giornale ‘L’Indipendente’. Dopo una vita instancabile di esperienze e di operosità creativa fece ritorno a Parigi dove concluse la sua esistenza nel 1870 in una situazione economica di grave indigenza”” (pag 7, prefazione)”,”VARx-502″
“DUMAS Alexandre, a cura di Claude SCHOPP”,”La camorra e altre storie di briganti.”,”Alexandre Dumas (1802-1870) è universalmente riconosciuto come maestro del romanzo storico e d’avventura. Nel 1860, dopo aver raggiunto l’amico Giuseppe Garibaldi a Palermo e aver seguito e accompagnato l’impresa dei Mille fino a Napoli, Dumas si ferma per ben tre anni nella città partenopea. Da lì, nella sua infaticabile attività di cronista e narratore, scriverà migliaia di pagine, da destinare come corrispondenze alle riviste parigine o come racconti agli editori di mezza Europa.”,”ITAS-004-FMP”
“DUMBACH Annette NEWBORN Jud”,”Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca.”,”DUMBACH Annette giornalista e docente universitario, ha lavorato a New York, risiede a Monaco; NEWBORN Jud storico è uno dei responsabili del Museum of Jewish Heritage di New York dove vive. “”Volantino della Rosa Bianca. I Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi “”governare””, senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti. Non è forse vero che ogni tedesco onesto prova vergogna per il suo governo? E chi di noi prevede l’onta che verrà su di noi e sui nostri occhi e verranno alla luce i crimini più orrendi, che superano infinitamente ogni misura? Se il popolo tedesco è già così profondamente corrotto e decaduto nel più profondo della sua essenza, da rinunciare senza una minima reazione, con una fiducia sconsiderata in una legittimità discutibile dell storia, al bene supremo dell’uomo che lo eleva al di sopra di ogni creatura, cioè la libera volontà, ovverosia la libertà che ha l’uomo di influenzare il corso della storia e di subordinarlo alle proprie decisioni razionali; se i tedeschi sono già così privi di ogni individualità, se sono diventati una massa vile e ottusa, allora sì che meritano la rovina. Goethe definisce i tedeschi un popolo tragico come gli ebrei e i greci, ma oggi questo popolo sembra che sia piuttosto un gregge di adepti, superficiali, privi di volontà , succhiati fino al midollo, privi della loro essenza umana, e disposti a lasciarsi spingere nel baratro. Così sembra, ma non lo è. Ogni individuo è stato chiuso in una prigione spirituale mediante una violenza lenta, ingannatrice e sistematica; e soltanto quando si è trovato ridotto in catene, si è accorto dela propria sventura. Soltanto pochi hanno compreso la rovina incombente, ed essi hanno pagato con la morte i loro eroici ammonimenti. Si parlerà ancora del destino toccato a queste persone. Se ognuno aspetta che sia l’altro a dare l’avvio all’opposizione, i messaggeri della Nemesi vendicatrice si avvicineranno sempre di più; e allora anche l’ultima vittima sarà stata gettata senza scopo nelle fauci dell’insaziabile demone. Perciò ogni singolo, cosciente della propria responsabilità come membro della cultura cristiana ed occidentale, deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e ad ogni sistema simile di stato assoluto. Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina di guerra continui a funzionare, prima che le altre città siano diventate un cumulo di macerie come Colonia, e prima che gli altri giovani tedeschi abbiano dato il loro sangue per ogni dove a causa dell’orgoglio smisurato di un criminale. Von dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera! Da “”La legislazione di Licurgo e Solone”” di Friedrich Schiller: “”… La legislazione di Licurgo è un modello di politica e psicologia in relazione al fine che si prorone. Egli voleva uno stato potente, fondato su se stesso ed indistruttibile; forza politica e durata erano gli obiettivi a cui egli mirava, e questo fine lo ha raggiunto nel grado che era possibile nelle sue condizioni. Ma quando si raffronti lo scopo che si proponeva Licurgo, agli scopi dell’umanità, una profonda disapprovazione deve subentrare all’ammirazione che ci ha avvinti ad un primo superficiale sguardo. Ogni cosa deve essere sacrificata come mezzo. Lo stato non è mai in se stesso un fine, ma esso è importante solo come uno condizione attraverso la quale può essere raggiunto il fine dell’umanità; e questo fine dell’umanità non è altro che l’espressione di tutte le risorse dell’uomo, il progresso. Se un ordinamento statale ostacola lo sviluppo di tutte quelle risorse che si trovano nell’uomo, se esso impedisce lo sviluppo dello spirito, esso è deprecabile e dannoso, per quanto possa essere elaborato e perfezionato nella sua forma. La sua stessa durata diventa più un motivo di rimprovero che di successo; esso è solo un prolungamento del danno; infatti più dura nel tempo, più danni comporta. …Il merito politico e l’attitudine alla politica vennero sviluppati a scapito di tutti i sentimenti morali. A Sparta non esisteva nè l’amore coniugale, nè amore materno, nè l’amore filiale, nè l’amicizia. … Esistevano soltanto dei cittadini e delle virtù civche. Une legge di stato imponeva agli spartani di essere disumani verso i loro schiavi; in queste infelici vittime delle guerre veniva insultata e maltrattata l’umanità. Nello stesso codice giuridico spartano veniva insegnato il principio pericoloso di considerare gli uomini come mezzo e non come fine. In tal modo i fondamenti dei diritti essenziali della legge naturale e della morale venivano legalmente infranti. …. Quanto più bello fu l’esempio dato dal rude guerriero Caio Marcio nel suo accampamento davanti a Roma, allorquando sacrificò la vendetta e la vittoria perchè egli non poteva vedere scorrere le lacrime della madre!! “”… Lo stato (di Licurgo) poteva sopravvivere ad una sola condizione, se lo spirito dei popolo si fosse estinto; avrebbe potuto quindi durare solo se esso avesse mancato al più alto e unico scopo dello stato. Da “”Il risveglio di Epimenide”” di Goethe, atto II, 4: Geni: ….. Quello che audacemente è uscito fuori dall’abisso, può per un ferreo destino soggiogare metà della sfera terrestre, ma nondimeno nell’abisso deve tornare. Già minaccia un terribile timore: egli invano cercherà di resistere! Vergebens wird er widerstehn! E tutti coloro che a lui sono legati dovranno perire con lui. La speranza: Ora incontro i miei valorosi che si radunano nella notta, per tacere, non per dormire, e la bella parola “”Libertà”” viene bisbigliata e sussurrata, fino a che con insolita novità sui gradina dei nostri templi grideremo ancora con nuovo entusiasmo: Libertà! Libertà! Libertà! Vi preghiamo di ciclostilare questo foglio nel maggior numero possibile di copie e di diffonderle. “””,”GERR-032″
“DUMENIL Gérard”,”Marx et Keynes face a la crise.”,”DUMENIL Gérard Maitre Assistant à l’ Université de Paris IX Dauphine “”Avec le système de crédit, le procès d’engagement-dégagement du capital prend une dimension sociale; lorsque les conditios propres du cycle d’une entreprise provoquent un dégagement important du capital et au contraire un engagement important dans une autres entreprise, le système de crédit permet l’éstablissement d’un processus de compensation. L’excès de l’une “”compense”” l’insuffisance de l’autre: “”Avec le développement du crédit, développement nécessairement paralléle à celui de la grande industrie et de la production capitaliste, cet argent fonctionne non comme un trésor, mais comme capital; non entre les mains de son propriétaire, mais dans celles d’autres capitalistes qui en ont acquis la disposition”” (2). Si l’on pousse à l’extrême l’idée que Marx propose dans ces développements, on parvient au concept d’une distinction entre le fait d’avoir avancé un capital et celui d’en disposer. Ainsi nous faudra-t-il bientôt opposer deux concepts d’accumulation. On saisit à quel point le crédit prolonge le procès d’accumulation du capital en mobilisant les éléments du capital provisoirement disponibles ou en stagnation: “”Par contre, dans le système de crédit, où tout l’argent additionnel, temporairement libéré, est appelé à fonctionner immédiatement comme capital additionnel actif, ce capital-argen libéré de façon seulement temporaire, peut être investi et servir, par exemple, à de nouvelles entreprises bien qu’il y ait encore à faire circuler le produit additionnel encore immobilisé dans d’autres entreprises””. (3) (2) P TII 611 / S L II TI 168/ W T24 182 (3) P. TII / S L II TII 162/ W T24 513″,”ECOT-133″
“DUMENIL Gérard LÖWY Michael RENAULT Emmanuel”,”Lire Marx.”,”DUMENIL e LOWY sono direttori di ricerca al CNRS. RENAULT è maitre de confenrece all’ ENS Lettres et Sciences Humaines di Lione. Sovrapproduzione di capitale. “”Marx a été l’un des premiers économistes à bien identifier ce qu’on appelle de nos jours le “”cycle conjoncturel”” (…). Le capitalisme n’a jamais échappé à ces mouvements toujours caractéristiques du capitalisme actuel. Ces hauts et bas de la production se combinent à des épisodes de perturbations financières plus ou moins sérieux, ce qui en modifie les modalités. Marx appelle “”crises”” les phases de contraction de l’activité, doublées de tels désordres financiers. Elle revêtent pour lui une importance particulière. Comme on l’a signalé dans la première section de ce chapitre, Marx pronostiquait, au moins en 1848, que ces crises allaient se multiplier et s’approfondir, suscitant des conditions favorables à un changement social révolutionnaire. Compte tenù de cette perspective politique, on aurait pu imaginer que Marx allait organiser sa démarche en faisant de l’analyse des crises un thème central. C’était bien son intention lorsqu’il écrivit l”Introduction générale’ de 1857. Dans les cinq points du plan envisagé, le dernier était “”Le marché mondial et les crises”” (PHI, 481). Mais, quelles qu’aient été ses intentions, il ne mena pas à terme ce projet. Dans ‘Le Capital’, le sujet de la crise apparaît de manière désordonnée, et on ne saurait soutenir que Marx en a donné un exposé systématique. Un travail de reconstruction est nécessaire. On ne “”lit”” pas la théorie des crises de Marx, on en prend connaissance au fil d’une lecture d’ensemble. (…) 2. Les crises périodiques, qui font passer successivement les affaires par des périodes d’animation moyenne, de précipitation, de crise, trouvent un fondement matériel dans le cycle pluriannuel de rotations (du capital) connectées les unes aux autres, au cours desquelles le capital est prisonnier de sa partie fixe. (…) la crise constitue toujours le point de départ d’investissements nouveaux et importants. Et pour la société dans son ensemble, on peut plus ou moins considérer que la crise fournit un fondement matériel au prochain cycle de rotation. 3. Surproduction de capital, et non de marchandises particulières – bien que la surproduction de capital suppose toujours une surproduction de marchandises (‘car la marchandise est une forme du capital’) – ne signifie donc rien d’autre que suraccumulation de capital. (…)””. (pag 271-272) [Gérald Duménil, Economie] [in Gérald Duménil Michael Löwy Emmanuel Renault, Lire Marx, 2009]”,”MADS-586″
“DUMENIL Gerard GLICK Mark RANGEL José”,”La Grande Depressione degli anni trenta: un’enigma per la teoria economica?”,”Tesi Moulton (pag 16) “”Quando Moulton descrive la crescita salariale successiva alla prima guerra mondiale, lungi dall’interpretarla come una causa delle difficoltà sopraggiunte, vede gli aumenti salariali come la ragione per cui la recessione del 1921 fu di così breve durata. L’aumento del potere d’acquisto creò nuovi sbocchi per l’industria. Ciò è chiaramente affermato in uno studio ulteriore: “”A causa della caduta dei prezzi il reddito fisso e le classi salariate ora si trovano in una posizione finanziaria notevolmente migliorata. In seguito a questi cambiamenti il potere d’acquisto nazionale sembra sufficiente a garantire un’espansione del prodotto e della capacità produttiva”” (Moulton e Schlotterbeck, 1942, p. 22). Nella letteratura economica americana l’esplicito riferimento a Keynes divenne importante solo durante la seconda guerra mondiale e in seguito. Nonostante l’evidente mancanza di riferimenti a Keynes, tutti gli studi del Brookings sono imbevuti di spirito keynesiano. L’idea centrale che poi diventerà il sostegno della prospettiva keynesiana è già presentata senza ambiguità: i risparmi non sono automaticamente investiti. Anzi, Moulton si sforza di risolvere un problema che nella prospettiva keynesiana e nel lavoro di Keynes stesso è generalmente lasciato nell’ambiguità. Qual è la destinazione ultima dei risparmi che non vengono investiti? Dopo una diligente indagine, Moulton fornisce una risposta a questa domanda nel suo studio ‘The Formation of Capital’ (Moulton, 1935b). Egli sostiene che i risparmi crescono più in fretta delle spese per investimento e che l’eccedenza si accumula per la speculazione sui mercati finanziari”” (pag 16)”,”ECOT-276″
“DUMENIL Gérard LÖWY Michael RENAULT Emmanuel”,”Les 100 mots du marxisme.”,”Gérard Dumenil è un economista, direttore di ricerca al CNRS. Codirige la rivista ‘Actuel Marx’ (Puf) Michael Löwy è un sociologo e filosofo direttore di ricerca emerito al CNRS. Insegna all’ EHESS. Emmanuel Renault è filosofo, maitre de conférences à l’ ENS di Lione. Hanno pubblicato insieme il volume ‘Lire Marx’ (Puf, coll. Quadrige’, 2009) Per es. Voce Barbarie (pag 17) ‘Si dans le ‘Manifeste du parti communiste’ (1848), Marx et Engels opposent encore les «nations barbares» et les «nations civilisées», on trouve aussi dans leurs écrits une approche plus appropriée. Considérant certaines des manifestations le plus sinistres du capitalisme comme les lois sur les pauvres, Marx écrit en 1847: «La barbarie réapparaît, mais cette fois elle est engendrée au sein même de la civilisation et en fait partie intégrante». Dans les chapitre sur l’accumulation primitive du ‘Capital’, ce sont les pratiques des colonisateurs occidentaux qui sont caractérisées comme «barbares». Marx reprend à son compte le discours d’un auteur chrétien, les révérend William Howitt, selon lequel «les barbaries et atrocités exécrables perpétrées par les races soi-disant chrétiennes (…) n’ont pas de parallèle dans aucune autre ère de l’histoire universelle, chez aucune race si sauvage, si grossière, si impitoyable qu’elle fût». Cette remarque définit donc une sorte de barbarie moderne, propre aux civilisatons capitalistes. C’est à celle-ci pense Rosa Luxemburg quand elle formule, dans ‘La crise de la social-démocratie’ (1915), le célèbre mot d’ordre «socialisme ou barbarie». La guerre mondiale est à ses yeux une illustration frappante de cette barbarie qui manifeste les poténtialités destructrices et inhumanines des sociétés capitalistes avancées. Avec ce mot d’ordre- qui, contrairement à ce qu’elle laisse entendre, ne vient pas de Marx ou Engels, mais apparaît pour la première fois dans sa brochure – Rosa Luxemburg, se dissocie de la vision déterministe traditionnelle du socialisme comme résultat inévitable des contradictions du capitalisme. Le socialisme apparaît maintenant comme l’une des possibilités historiques, dans une sorte de bifurcation dont l’autre branche est la barbarie. Par la suite, un courant marxiste dissident en France, autour de Cornelius Castoriadis et de Claude Lefort, va se définir, au cours des années 1950, par l’expression ‘Socialisme ou Barbarie” [“”Se nel ‘Manifesto comunista’ (1848), Marx ed Engels oppongono ancora le “”nazioni barbare”” alle “”nazioni civili””, si può trovare anche nei loro scritti un approccio più appropriato. Considerando alcune delle manifestazioni più sinistre del capitalismo come le leggi sui poveri, Marx scrive nel 1847: “”La barbarie riappare, ma questa volta è generata all’interno della stessa civiltà e ne costituisce parte integrante””. Nel capitolo sull’accumulazione primitiva del “”Capitale””, sono le pratiche dei colonizzatori occidentali che si caratterizzano come “”barbare””. Marx riprende il discorso di un autore cristiano, il reverendo William Howitt, secondo cui “”le atrocità barbare e spaventose perpetrate dalle cosiddette razze cristiane (…) non hanno confronti con nessun’altra era della storia universale, presso ogni razza per quanto selvaggia, per quanto rozza, per quanto spietata che fosse». Questa osservazione definisce dunque una sorta di barbarie moderna peculiare della civiltà capitalista. Questo è ciò che pensa Rosa Luxemburg quando formula, in “”La crisi della socialdemocrazia”” (1915), il famoso slogan “”socialismo o barbarie””. Ai suoi occhi, la guerra mondiale è una straordinaria illustrazione di questa barbarie, che manifesta le potenzialità distruttive e inumane delle società capitalistiche avanzate. Con questa parola d’ordine che, contrariamente a ciò che lascia intendere, non viene da Marx ed Engels, ma appare per la prima volta nel suo opuscolo – Rosa Luxemburg si dissocia dalla visione tradizionale deterministica del socialismo come risultato inevitabile delle contraddizioni del capitalismo. Il socialismo appare ora come una delle possibilità storiche, in una sorta di biforcazione in cui l’altro ramo è la barbarie. In seguito, una corrente dissidente marxista in Francia, guidata da Cornelius Castoriadis e Claude Lefort, si è definita, nel corso degli anni 1950, con l’espressione ‘Socialismo o barbarie””] (pag 17-18)”,”MADS-757″
“DUMEZIL Georges, edizione italiana a cura di Giuliano BOCCALI”,”Storie degli sciti. Dal mito al romanzo: le leggende, gli eroi, l’ epopea dell’ affascinante popolo delle steppe. (Tit. orig.: Romans de scythie et d’alentour)”,”DUMEZIL, nato a Parigi nel 1891, fu allievo dell’ Ecole Normale e in particolare discepolo di M. MAUSS. La sua carriera scientifica si svolse al di fuori delle facoltà universitarie francesi: docente nelle Università di Istanbul e di Uppsala e nell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes, fu chiamato nel 1948 alla cattedra di civiltà indoeuropea al College de France. La profonda conoscenza delle lingue e delle tradizioni indoeuropee più diverse hanno fatto di lui uno dei maggiori specialisti nel settore ed uo dei maestri della cosiddetta scienza della mitologia nel nostro secolo. La morte dei nobili Cimmeri. “”Alcuni studiosi, nell’ Unione Sovietica, hanno voluto scorgere in questa leggenda l’ attestazione di una lotta di classe precoce, opponente i “”re””, ossia qui di certo la nobiltà o la parte superiore della nobiltà, al popolo, ossia ai non nobili, uniti, forse, alla piccola nobiltà. Questo è eccessivo: i due partiti, che sono parimenti formati da uomini liberi, non rivaleggiano a proposito di privilegi da conservare o da abolire; differiscono solamente di opinione, senza violenza: i nobili non cercano di imporre la loro volontà e il popolo, per partire, attende rispettosamente d’aver potuto seppellire, secondo il loro voto, gli eroici compatrioti. Tutto quello che si può dire è che, fra le due decisioni, accettare di morire sulla terra degli antenati, è “”più nobile”” che lasciarla per paura di una lotta senza speranza: un’ etica della gloria e della fedeltà si oppone così a un’ etica dell’ interesse””. (pag 279)”,”STAx-134″
“DUMÉZIL Georges”,”Matrimoni indoeuropei.”,”DUMÉZIL Georges professore emerito al Collège de France, membro dell’Académie Française.”,”STAx-316″
“DUMÉZIL Georges”,”Mito e epopea. La terra alleviata.”,”Georges Dumézil, nato a Parigi nel 1898, è stato professore, dal 1933 all’Ecole Pratique des Hautes Etudes e dal 1948 al College de France. Ha scritto un seguito (in preparazione nel 1982): ‘Mito e epopea. Storie romane’ e ‘Gli dei sovrani degli Indoeuropei’.”,”STAx-358″
“DUMONT Louis”,”La civiltà indiana e noi.”,”DUMONT è nato nel 1911. Ha insegnato a Oxford ed è oggi (1986) Directeur d’etudes alla EHESS di Parigi. Di DUMONT, Adelphi ha già pubblicato ‘Homo aequalis’ nel 1984. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Homo hierarchicus’ (Paris, 1966) ed ‘Essais sur l’ individualisme’ (Paris, 1983).”,”INDx-020″
“DUMONT René”,”Il dramma delle società contadine.”,”Nato nel 1904 DUMONT René ha conosciuto la guerra a 10 anni e ne ha conservato tutto l’ orrore. Ingegnere in agronomia comincia nella risaia del Tonchino (1 milione di famiglie su 1 milione di ettari) la lotta contro la fame che non abbandonerà più. Dopo la carestia della regione di Vinh, che non si voleva soccorrere, rientra a Parigi e occupa all’ Istituto di Agronomia una cattedra sullo sviluppo e la pianificazione in agricoltura nel terzo mondo e nei paesi socialistI e gira il mondo ad un ritmo che si accelera dal 1946.”,”PVSx-006″
“DUMONT René”,”L’ utopia o la morte.”,”DUMONT René (1904) ingegnere agronomo, è venuto in contatto con l’ oppressione coloniale nelle risaie del Vietnam dove ha lavorato dal 1929 al 1932. Professore all’ Ecole nationale d’ agricolture dal 1933, scrittore e conferenziere in lotta contro il sottosviluppo e la fame nel mondo, ha partecipato alla elezioni presidenziali francesi del 1974. “”Il cane americano mangia di più dell’ uomo indiano”””,”PVSx-017″
“DUMONT René, con Charlotte PAQUET”,”Liberismo o democrazia.”,”René Dumont, esperto del Terzo Mondo, ha scritto nella sua lunga carriera (è nato nel 1904 e morto nel 2001) oltre trenta libri tra cui ‘Uomini e pane’ (1963), ‘Problemi agrari del comunismo’ (1966), ‘Il dramma delle società contadine’ (1974). Charlotte Paquet ha collaborato con Dumont dal 1982. “”Dopo aver visto troppo da vicino i massacri di Arras, nell’ottobre del 1914, leggevo, nel 1915, gli scritti di Jean Jaurès, che era stato assassinato il 1° agosto 1914 perché lottava contro la guerra. Dal 1917 l’imperatore austriaco aveva cercato di negoziare la pace, ma gli Alleati si erano rifiutati e avevano preferito sacrificare l’Austria-Ungheria, fattore di stabilità nel centro dell’Europa. Questo vuoto, insieme all’umiliazione e alla rovina della Germania, costretta a pagare i danni di guerra, e alla crisi del liberismo dopo il 1929, hanno favorito l’avvento di Hitler al potere e quindi la seconda guerra mondiale, il conflitto più sanguinoso di tutta la storia dell’umanità. Dell’incauto smembramento dell’impero austro-ungarico continuiamo a pagare le conseguenze anche oggi con le abominevoli guerre interetniche della ex-Jugoslavia. Nel 1918 si credeva che tutto fosse permesso: al prezzo di otto milioni di morti tra civili e militari «si» era vinta la guerra. I pacifisti, io fra loro, ammonivano. Invano. Stalin a Yalta ha «ottenuto» il controllo dell’Europa orientale. Dal 1947 al 1989 la corsa agli armamenti della cosiddetta guerra fredda ha assorbito una parte enorme delle risorse accumulate nel periodo detto del Glorioso Trentennio, finendo col rovinare e travolgere l’Unione Sovietica e nello stesso tempo indebolendo «relativamente» gli Stati Uniti e forse anche l’Europa. Nel 1987 il rapporto della Commissione mondiale delle Nazioni unite per l’ambiente e lo sviluppo (1) dimostrava con raffronti illuminanti, che sarebbe bastato ridurre le spese militari per disporre di tutti i mezzi per risolvere tantissimi problemi, evitando innanzi tutto la distruzione dell’ambiente, prendendo le misure necessarie per proteggere l’intero pianeta (…)”” [(1) Commission mondiale des Nations Unies sur l’environnement et le développement’, Notre avenir à tous, Fleuve, Montreal (Quebec), 1988]]”,”PVSx-064″
“DUMONT Louis”,”Homo Hierarchicus. Il sistema delle caste e le sue implicazioni.”,”Louis Dumont, (1911-1998) Indologo e antropologo illustre, professore alla École Pratique des Hautes Études a Parigi, pubblicò nel 1966, e ampliò nel 1979, Homo hierarchicus, dopo decenni di studi. Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India. Adelphi ha pubblicato Homo aequalis, La civiltà indiana e noi e Saggi sull’individualismo.”,”INDx-007-FL”
“DUMONT Louis”,”La civiltà indiana e noi.”,”Louis Dumont, (1911-1998) Indologo e antropologo illustre, professore alla École Pratique des Hautes Études a Parigi, pubblicò nel 1966, e ampliò nel 1979, Homo hierarchicus, dopo decenni di studi. Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India. Adelphi ha pubblicato Homo aequalis, La civiltà indiana e noi e Saggi sull’individualismo. DUMONT è nato nel 1911. Ha insegnato a Oxford ed è oggi (1986) Directeur d’etudes alla EHESS di Parigi. Di DUMONT, Adelphi ha già pubblicato ‘Homo aequalis’ nel 1984. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Homo hierarchicus’ (Paris, 1966) ed ‘Essais sur l’ individualisme’ (Paris, 1983).”,”INDx-008-FL”
“DUMONT Louis”,”Saggi sull’individualismo. Una prospettiva antropologica sull’ideologia moderna.”,”Louis Dumont, (1911-1998) Indologo e antropologo illustre, professore alla École Pratique des Hautes Études a Parigi, pubblicò nel 1966, e ampliò nel 1979, Homo hierarchicus, dopo decenni di studi. Al centro del libro è la nozione di casta, come ci appare nell’India. Adelphi ha pubblicato Homo aequalis, La civiltà indiana e noi e Saggi sull’individualismo.”,”TEOS-142-FL”
“DUNAN Marcel direzione dell’ opera, collaboratori dell’ edizione francese: Jean PIVETEAU Maurice BAUMONT Jean DELORME Robert FOSSIER Lousi MAZOYER Georges RUHLMANN René RISTELHUEBER Francois SOUCHAL, edizione italiana diretta da Paolo LECALDANO e Angelo SOLMI”,”Storia universale Rizzoli Larusse. Volume Primo.”,”””Quand’ anche la storia fosse inutile agli altri uomini, bisognerebbe farla leggere ai principi””, scriveva Bossuet nella prefazione del suo famoso Discorso sulla storia universale, composto per il figlio di Luigi XIV.”” (pag XI)”,”STOU-067″
“DUNAN Marcel direzione dell’ opera, collaboratori dell’ edizione francese: Jean PIVETEAU Maurice BAUMONT Jean DELORME Robert FOSSIER Lousi MAZOYER Georges RUHLMANN René RISTELHUEBER Francois SOUCHAL, edizione italiana diretta da Paolo LECALDANO e Angelo SOLMI”,”Storia universale Rizzoli Larusse. Volume Secondo.”,”””La detenzione del re portò alla rottura definitiva delle relazioni diplomatiche tra la Francia e l’ Europa. Madame de Stael, che aveva nascosto Narbonne nella cappella extraterritoriale della legazione di Svezia, diede alle missioni straniere il segnale delle partenze che si succedettero fra il 13 e il 25 agosto. Ultimi partirono il ministro degli Stati Uniti e l’ ambasciatore d’ Inghilterra. In compenso, il 26 la Legislativa assegnò il titolo di “”cittadino francese”” agli stranieri “”difensori della causa della libertà””: gli americani Washington e Thomas Paine, gli inglesi Bentham, Wilberforce e Priestley, i tedeschi Klopstock, Schiller, Campe e Clootz, l’ italiano Gorani, lo svizzero Pestalozzi, il polacco Kosciuszko””. (pag 232)”,”STOU-068″
“DUNANT Henri, a cura di Luigi FIRPO”,”Henri Dunant e le origini della Croce Rossa.”,”””In complesso, più di 300.000 uomini, 25.000 cavalli, oltre mille cannoni avevano tempestato ferro e fuoco, per 14 ore, dando luogo ad una orrenda carneficina. La sola terza divisione sarda vide cadere 13 ufficiali e 171 soldati, ebbe 1080 feriti e 377 dispersi; la quinta denunciò perdite anche maggiori; l’armata contò 42 ufficiali e 561 soldati uccisi, 2.918 feriti, 1.139 dispersi. Ma va aggiunto che questi dati risultano dai conteggi redatti a 24 ore dalla battaglia: verosimilmente i dispersi, dopo una giornata in cui s’era rimasti padroni del campo, erano quasi tutti caduti non ancora riconosciuti; inoltre, date le spaventose condizioni dell’assistenza sanitaria, si può ritenere che una buona metà dei feriti fosse destinata a soccombere «più tardi negli ospedali e nelle case private» (1). Secondo uno studio minuzioso del futuro maresciallo von Moltke, che per conto dello stato maggiore prussiano condusse una sistematica analisi dell’intera campagna del ’59, gli Austriaci perdettero 4 generali, 630 ufficiali, 19.311 soldati, i Sardi 216 ufficiali e 6.305 soldati, i Francesi 720 ufficiali e oltre 12.000 soldati. Poiché nella notte del 24 nessuno provvide a raccogliere i feriti, molti dei quali perirono in abbandono, dissanguati, fra orribili sofferenze, all’alba di quel giorno seguente quella striscia di terreno, già verdeggiante e ridente di colture, doveva presentare uno spettacolo raccapricciante, cosparsa di 40.000 corpi umani stroncati, mutilati e doloranti. Agli occhi di un superstite francese il sorgere del sole rivelò « una pianura deserta, inanimata, senza echi. Fucili; armi spezzate, brandelli di equipaggiamento, cadaveri di cavalli che appestano l’aria, il tutto sparso fra macchie d’alberi straziati e campi devastati come da un uragano» (2). In quel momento, in una sola villa diroccata sulle alture di S. Martino «giacevano quasi accatastati gli uni sugli altri più di trecento feriti» (3); un volontario che s’era battuto da valoroso in prima linea, così descrive quell’alba straziante: «Lo spettacolo, che ci si presentò tutt’intorno all’aurora del giorno 25, era spaventevole. I morti tanto spessi, che li dovevamo smuovere per piantare le tende; semisvestiti, gonfi, neri, giacevano in tutte le attitudini. Cavalli feriti si trascinavano nitrendo; altri, sventrati, ributtavano. Carriaggi rovesciati, affusti fracassati, armi rotte, attrezzi, cenci sanguinolenti coprivano la campagna, che pareva tutta spruzzata di giallo» (4). Non erano ranuncoli, ma le mostrine dei caduti, falciati a nugoli, della brigata Casale”” (dall’introduzione di Luigi Firpo, pag XIV-XV)] [(1) Secondo i dati raccolti da un ufficiale di stato maggiore, fra il 1° maggio e il 31 luglio 1859 entrarono in ospedale 4.998 militari e ne uscirono 2.409 (…); (2) Il futuro generale J. Bourelly (‘Souvenir e la campagne de 1859 en Italie’, Paris, s.d. [1905], p. 143; (3) C. Rovighi, cit., p. 167; 3. G. Adamoli, cit., pp. 51-52]”,”QMIx-034-FV”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxismo e libertà.”,”Un capitolo è dedicato al capitalismo di stato russo e alla sua azione contro i lavoratori. Un altro è dedicato al dibattito sui sindacati del 1920 – 1921 e riporta le posizioni di LENIN TROTSKY e SCLIAPNIKOV (1). La DUNAYEVSKAYA, già segretaria di TROTSKY, conduce una disamina dei più cospicui eventi della storia, dalla rivoluzione americana a quella sovietica e conclude che nella società capitalistica, sia in quella sovietica persiste tuttavia l’ alienazione del lavoro.”,”RUSU-045″
“DUNAYEVSKAYA Raya, a cura di M. FUGAZZA e A. VIGORELLI”,”Filosofia e rivoluzione. Da Hegel a Sartre e da Marx a Mao.”,”La DUNAYEVSKAYA è nata in Russia ed è stata collaboratrice di TROTSKY in Messico (1937-1938). Ha fondato a Detroit l’ organizzazione marxista umanista ‘News & Letters Commitees””. E’ autrice di studi e interventi di argomenton economico politico e filosofico, tra cui Marxismo e Libertà (Firenze, 1962). “”La cosa importante è attenersi fedelmente alla metodologia di Marx, anch’egli necessariamente interessato soprattutto all’ Europa, in cui era nato, al periodo storico in cui viveva, e all’ oggetto dei suoi studi più importanti dal punto di vista teorico, cioè l’ Inghiterra della metà del XIX secolo. Questo non gli impedì, tuttavia, di salutare la rivoluzione dei T’ai-p’ing come un possibile nuovo punto di partenza nello sviluppo mondiale”” (pag 159).”,”TEOC-223″
“DUNAYEVSKAYA Raya, a cura di Paolo CASCIOLA e Renato CAMPANA”,”Trotsky, l’ uomo.”,”””Fu Trotsky ad insistere affinché Rae Spiegel adottasse lo pseudonimo Raya Dunayevskaya – il cognome della madre di Rae la cui sonorità russa tanto piaceva al dirigente rivoluzionario sovietico. Ed è questo il nome con cui ella è universalmente conosciuta. Raya era nata in Russia il 1° maggio 1910 e, dodicenne, dovette seguire la propria famiglia nell’ emigrazione negli Stati Uniti, a Chicago, dove negli anni venti militò nelle file della gioventù comunista (dalla quale sarebbe stata espulsa nel 1928) e partecipò alla lotta in difesa dei diritti democratici dei neri. Nel 1931 aderì alla Communist League of America (CLA), la sezione statunitense dell’ Opposizione di sinistra internazionale (OSI). In seguito militò nel Workers Party of the United States, nato nel dicembre 1924 dalla fusione della CLA con l’ American Workers Party di Abrahan Johannes MUSTE e affiliato alla Lega Comunista Internazionalista (Bolscevico-Leninista), la denominazione adottata dall’ OSI nel settembre 1933, in conformità con l’ abbandono dell’ orientamento verso la riforma del Comintern staliniano e con la decisione di avviare la lotta per la costruzione di nuovi partiti rivoluzionari e di una nuova internazionale, la Quarta. Nel luglio 1937 Raya si recò a Coyoacan, in Messico, dove lavorò per quasi dieci mesi nello staff dei segretari di TROTSKY. Questa esperienza si ritrova nel suo articolo ‘The man Trotsky’ (agosto 1938), qui tradotto. Rientrata in USA nel maggio 1938 riprese a militare nel Socialist Workers Party, (SWP) fondato a Chicago nel congresso del 31 dicembre 1937 – 3 gennaio 1938, subito riconosciuto come sezione del movimento per la 4° Internazionale. Nel 1939 si aprì lo scontro all’ interno del SWP a proposito della natura sociale dell’ URSS e si creò un’ opposizione che metteva in discussione la definizione in vigore di stato operaio degenerato. Questa posizione ‘revisionista’ minoritaria capeggiata da James BURNHAM, Max SCHACTMAN e Martin ABERN decise di rompere con il SWP per fondare il Workers Party (WP) e la DUNAYEVSKAYA si schierò con questa frazione. Nei mesi seguenti Raya con lo psudonimo di F. Forest e C.L.R. JAMES con lo pseudonimo di J.R. Johnson costituirono la tendenza ‘Johnson-Forest Tendency’ che si oppose ai due orientamenti prevalenti nel WP, quello di SHACHTMAN (URSS non stato operaio degenerato ma comunque ordinamento sociale progressivo) e quello di Joseph CARTER (URSS come collettivismo burocratico reazionario quanto il capitalismo). La tendenza Johnson-Forest pervenne successivamente a definire la Russia staliniana come un capitalismo di Stato nel quale erano presenti tutte le categorie economiche borghesi tradizionali. (pag 1-2)”,”TROS-114″
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxismo e libertà.”,”””L’11 gennaio 1860 Marx scriveva a Engels: “”A mio parere le cose più grosse che stanno oggi accadendo nel mondo sono da un lato il movimento degli schiavi in America, avviato dalla morte di John Brown, e dall’altro il movimento dei servi in Russia… Ho appena letto nel ‘Tribune’ che c’è stata una nuova sollevazione di schiavi nel Missouri, naturalmente repressa. Ma il segnale è stato dato””. Da questo momento in poi Marx non solo terrà lo sguardo fisso sul movimento di massa, ma anche vi prenderà parte attiva. Il decennio della guerra civile negli Stati Uniti è anche il decennio dell’insurrezione polacca, degli scioperi in Francia, e delle dimostrazioni di massa in Inghilterra, che culminarono con la creazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, guidata da Marx. La guerra civile americana fu la prima guerra moderna con impiego di eserciti di massa e con partecipazione totale della popolazione”” (pag 72) [Raya Dunayevskaya, Marxismo e libertà, 1962]”,”TEOC-002-FPA”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxisme et liberté.”,”Raya Dunayevskaya qui fut, au Maxique, la secrétaire de Léon Trotsky, en 1937 et 1938, rompit avec lui au début de la seconde guerre mondiale. Préface de Herbert MARCUSE, préface: à l’édition française, à la première édition, à la seconde édition, Annexes: 1) La chine de Mao et la ‘Révolution culturelle prolétarienne’, 2) Cris de révolte de la Chine, Notes, Bibliographie, Traduit de l’américain par Mara OLIVA,”,”TEOC-073-FL”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Rottura e ambivalenza filosofica in Lenin.”,”Titolo completo: ‘The Shock of Recognition and the Philosophic Ambivalence of Lenin’ “”Il brano che presentiamo è tratto appunto dalla prima sezione, dedicata al concetto di dialettica in Hegel, Marx-Engels, Lenin, e affronta in particolare la interpretazione leniniana di Hegel (i ‘Quaderni filosofici’) in rapporto con ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ da un lato, la pratica politica del periodo pre e postrivoluzionario dall’altro”” (pag 152, presentazione) Lenin parla dei “”germi del materialismo storico in Hegel”” (pag 169) “”E’ nella natura della verità – diceva Hegel – rivelarsi quando «è venuto il suo tempo»”” (pag 175) “”«Alias: La coscienza umana non solo rispecchia il mondo oggettivo, ma lo crea anche» (Lenin, dicembre 1914). «Il gruppo di redattori e collaboratori della rivista «Sotto le bandiere del marxismo», dovrebbe essere, secondo me, una specie di «Società di Amici Materialistici della Dialettica Hegeliana» (Lenin, 1922)”” (pag 154) “”La luce gettata da Lenin sul rapporto tra filosofia e rivoluzione è così forte da rischiarare anche i problemi del nostro tempo, svelando la reificazione della filosofia e la negazione della dialettica della liberazione. E’ questo che i filosofi russi non possono perdonargli. Perciò essi hanno continuato, senza trovar opposizione, la loro critica implicita ai ‘Quaderni filosofici’, anche in occasione del centenario della sua nascita, oscurando la novità sostanziale del punto di vista filosofico di Lenin nel 1914, rispetto alla teoria del rispecchiamento, espressione di un materialismo volgare, contenuta in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ del 1908; novità che consiste nel recupero dell’autosvolgimento del pensiero. Quando Lenin scrive: «Alias: La coscienza umana non solo rispecchia il mondo oggettivo, ma lo crea anche» (15), l’Accademico B.M. Kedrov, Direttore dell’Istituto di Storia della Scienza e della Tecnica, riduce la nuova valutazione leniniana dell’«idealismo» a un volgare discorso semantico: «(…) Lenin rifiuta in modo categorico e pone aspramente in ridicolo l’errore da nulla compiuto da Hegel, nell’attribuire all’idea, al pensiero, alla coscienza, la capacità di creare il mondo» (17). Con quest’ultimo attacco, Kedrov si illude di aver chiuso le nuove frontiere filosofiche aperte da Lenin. Da quel genio concreto che era, comunque, Lenin stesso indicò il punto in cui esse si aprivano per lui. Il 4 gennaio 1915, nel pieno della guerra, scrisse all”Enciclopedia Granat’ (per cui aveva composto il saggio «Karl Marx», chiedendo se era possibile apportare «alcune correzioni alla sezione sulla dialettica… Mi sono occupato di questa questione proprio nell’ultimo mese e mezzo e penso che potrei aggiungere qualcosa, se ce ne fosse il tempo…» (18). Lenin aveva incominciato il suo ‘Riassunto della «Scienza della Logica» di Hegel’ nel settembre 1914. Il saggio è datato luglio-novembre 1914. Il ‘Riassunto’ non fu completato fino al 17 dicembre. Come dimostra la lettera a Granat, egli non era soddisfatto della sua analisi della dialettica. La Krupskaya nota nei suoi ‘Ricordi’ che Lenin continuò lo studio di Hegel ‘dopo’ aver completato il saggio su Marx. Ma il miglior testimone del momento in cui sentì di aver rotto con le sue precedenti posizioni, è Lenin stesso, non solo nelle lettere, ma anche nel ‘Riassunto’. Dopo aver annotato, riguardo alla prima sezione del «Concetto», che «queste parti dell’opera dovrebbero chiamarsi: un ottimo mezzo per farsi venire il mal di testa» (19) , osserva anche: «L’analisi dei sillogismi in Hegel: E.-B.-A. ‘Eins; Besonders; Allgemeins’, B-E-A ecc. ricorda l’imitazione di Hegel da parte di Marx nel I Capitolo» (20). Lenin prosegue commentando la stretta relazione tra ‘Capitale’ e ‘Logica’: «Anche se Marx non ci ha lasciato alcuna ‘Logica’ (con lettera maiuscola), ci ha lasciato tuttavia la ‘logica’ del ‘Capitale’, che per il problema che ci interessa dovrebbe essere utilizzata al massimo. Nel ‘Capitale’ vengono applicate a una sola scienza la logica, la dialettica e la teoria della conoscenza del materialismo (non occorrono tre parole: è una stessa e identica cosa), prendendo tutto ciò che è di prezioso in Hegel e sviluppandolo ulteriormente» (21). Molto prima di arrivare a questa conclusione, Lenin sentì l’esigenza di distinguersi innanzitutto da Plechanov, ed anche dal suo stesso passato filosofico. Importante, a questo proposito, è la serie di tre aforismi: «1. Plechanov critica il Kantismo (e l’agnosticismo in generale) più dal punto di vista materialistico-volgare che da quello materialistico-dialettico…2. I marxisti hanno criticato (all’inizio del XX secolo) i kantiani e i sostenitori di Hume più al modo di Feuerbarch (e di Büchner) che a quello di Hegel. Non si può comprendere perfettamente il ‘Capitale’ di Marx e particolarmente il primo capitolo, se non si è compresa e studiata attentamente ‘tutta’ la ‘logica’ di Hegel. Di conseguenza, mezzo secolo dopo, nessun marxista ha compreso Marx!» (22)”” [Raya Dunayevskaya, ‘Rottura e ambivalenza filosofica in Lenin’, ‘Aut Aut’, Milano, 1974] [(15) Lenin, ‘Quaderni filosofici’, p. 206; (17) B.M. Kedrov, ‘On the Distinctive Characteristics of Lenin’s Philosophic Notbook’, “”Soviet Studies in Philosophy’, estate 1970; (18) V.I. Lenin, Opere complete, Roma, 1969, vol. 36, p. 226; (19) Lenin, ‘Quaderni filosofici’, p. 167; (20) Ivi, p. 169; (21) Ivi, p. 241; (22) Ivi, pp. 170-171] (pag 158-159-160) “”(…) Lenin vede come, sebbene Hegel abbia a che fare solo con concetti, il movimento del «pensiero puro» non si limiti a «riflettere» la realtà. La dialettica di entrambi è un processo e l’Assoluto è «negatività» assoluta. La comprensione della negazione della negazione, che per Hegel è quella decisiva, lo porta a criticare la caduta di Hegel in un arido gioco numerico, cioè nel problema se la dialettica sia una «triplicità» o «quadruplicità», con la conseguente opposizione di «semplice» ed «assoluto». Lenin commenta: «Non mi è chiara la differenza; assoluto non equivale a più concreto?» interpretando così sia assoluto che relativo come «momenti» dello sviluppo. Dopo aver completato lo studio della ‘Scienza della logica’, egli non respinge più il concetto dell’«andare alla natura» dell’Idea Assoluta. Al contrario sostiene che, in esso, Hegel «allunga una mano al materialismo». Scrive infatti: «Va notato che in tutto il capitolo sull’Idea assoluta non si fa quasi parola di Dio (appena una volta è casualmente scappato fuori un concetto divino); inoltre il capitolo – NB ‘questo’ – non ha quasi affatto per contenuto specifico l”idealismo’, il suo argomento principale è piuttosto il ‘metodo dialettico’… E ancora una osservazione: in quest’opera di Hegel che è ‘la più idealistica’ vi è ‘il meno’ di idealismo, e ‘il più’ di materialismo. E’ contraddittorio, ma è un fatto!» (25). Leggendo la ‘Storia della Filosofia’, Lenin non prova quella sorta di esaltazione che la lettura della ‘Logica’ gli aveva procurato. Ma è proprio a questo punto che rende definitiva la sua rottura con Plechanov: «NB Da elaborare: Plechanov ha probabilmente scritto su argomenti di filosofia (dialettica) circa 1000 pagine (Beltov + contro Bogdanov + contro i kantiani + i ‘Problemi fondamentali’ ecc. ecc.). In tutte queste pagine, ‘sulla’ grande ‘Logica, a proposito’ di essa, del ‘suo pensiero’ (cioè ‘propriamente’) della dialettica come scienza filosofica) ‘nil’!!» (26). Naturalmente, Lenin non era arrivato impreparato allo studio della ‘Scienza della Logica’. La sua affermazione che nessuno può capire il primo libro del ‘Capitale’ senza aver studiato tutta la ‘Logica’, non va presa alla lettera. (…)”” (pag 161-162); “”La conclusione hegeliana che «il superamento dell’opposizione di Realtà e Concetto e quell’unità che è la verità, risiedono soltanto in questa soggettività» diventa per Lenin un punto decisivo. In altri termini, a conclusione della lettura della ‘Scienza della Logica’ egli è tanto lontano dall’intendere la soggettività come soggettivismo piccolo-borghese o idealista, da scrivere: «’Questo NB: Il più ricco è il più concreto e il più soggettivo’». Come abbiamo visto, all’inizio dello studio della Dottrina del Concetto, Lenin ne ammira la definizione da parte di Hegel, come «il regno della Soggettività o della Libertà», e interpreta: «NB Libertà=soggettività (ovvero) fine, coscienza, aspirazione NB». In una parola, egli scopre definitivamente l’insufficienza della categoria della casualità, nella spiegazione tra pensiero e materia. E che, al contrario, Libertà, Soggettività, Concetto («o» libera creatività, autodecisione delle nazioni, attività autonoma delle masse, autosvolgimento dell’Idea, in definitiva, rivoluzione continua), sono le categorie su cui si deve fondare la conoscenza della realtà, e che ne garantiscono perciò ‘l’obiettività’. Così, alla fine della Seconda Sezione sull’Oggettività, Lenin parla dei «germi del materialismo storico in Hegel», di «Hegel e il materialismo storico», del rapporto tra «le categorie della logica e la pratica umana». E arrivato infine alla Terza Sezione, l’Idea, riporta con entusiasmo il testo di Hegel, esprimendosi come se il pensiero fosse effettivamente il «creatore del mondo», non perché egli sia convinto di tali fantasie, ma perché sta di nuovo vivendo l’esaltante scoperta che nella Dottrina del Concetto si elabora la storia concreta dell’umanità”” (pag 169) [Raya Dunayevskaya, ‘Rottura e ambivalenza filosofica in Lenin’, ‘Aut Aut’, Milano, 1974] (pag 161-162) (pag 169) [(25) Lenin, ‘Quaderni filosofici’, cit., p. 323; (26) Ivi, pp. 277-278] Lenin scrive nel testamento che Bucharin non aveva mai compreso la dialettica (pag 168)”,”LENS-291″
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Nationalism, Communism, Marxist Humanism and the Afro-Asian Revolutions.”,”con una nuova introduzione dell’autore all’edizione 1984 La teoria di Trotsky della rivoluzione permanente alla luce dell’oggi in Cina (pag 21)”,”TEOC-752″
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”The Myriad Global Crises of the 1980s and the Nuclear World since World War II.”,”Raya Dunayevskaya is the founder of the philosophy of Marxist-Humanism in the United States.”,”QMIx-062-FL”
“[DUNAYEVSKAYA Raya] REDAZIONE DEL GRUPPO ‘NEWS E LETTERS'”,”Processo alla civiltà americana. 100 anni dopo il Proclama di Emancipazione. Il negro come pietra miliare della storia.”,”””Non serve invocare il Signore – egli non sente mai”” (Casey in ‘La capanna dello zio Tom’) (pag 41) “”Noi siamo i discendenti di un popolo che soffre; siamo anche i discendenti di un popolo deciso a non più soffrire”” (Marcus Garvey) Nel gennaio del 1918 Marcus Garvey cominciò a pubblicare un settimanale intitolato ‘Negro World’ (Mondo Negro) che si proponeva di raggiungere le masse dei negri in tutto il mondo. Esso raggiunse una tiratura di 200.000 copie. Stati Uniti: il nuovo risveglio dei lavoratori bianchi e neri. Il ruolo degli IWW (Industrial Workers of the World, Wobblies) (pag 37-) “”Pure negli Stati Uniti noi vediamo il ruolo d’avanguardia dell’ IWW non solo come sindacato in generale, ma specificatamente in relazione al lavoro negro che, pertanto, non solo come “”massa”” ma anche come “”pensiero”” ridimensiona il sindacalismo americano. Il più eminente fra gli organizzatori Negri dell’ IWW fu Ben Fletcher, che venne incarcerato assieme ai fondatori dell’ IWW, Haywood, Chaplin ed altri per la loro opposizione alla Prima guerra mondiale (28). Sfortunatamente la stragrande maggioranza dei Negri – non meno dell’ 86.7% nel 1900 – era rimasta in agricoltura e non era stata influenzata dal progresso dell’ IWW. I Negri non esperimenteranno alcuna seria proletarizzazione e urbanizzazione fino alla Prima guerra mondiale, quando verrà chiuso il flusso d’immigrazione europea ed il capitale del Nord si vedrà costretto a rastrellare il Sud per sopperire alle sue necessità di mano d’opera nelle industrie di guerra. Ma per quell’epoca l’isterismo di guerra, le persecuzioni del Governo e l’arresto dei suoi capi avranno già provocato il declino dell’ IWW. Le sole cose che i Negri troveranno al Nord saranno l’isolamento e l’umiliazione estrema”” (pag 38) [Redazione del gruppo ‘News and Letters’, ‘Processo alla civiltà americana. 100 anni dopo il Proclama di Emancipazione. Il negro come pietra miliare della storia’, Edizione News and letters, Detroit, Michigan, 1963] [(28) Vedi ‘The Black Workers’ di Sterling D. Spero e Abraham L. Harris, e ‘Negro labour in the U.S.’ di Charles H. Wesley]”,”MUSx-001-FAP”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”25 Years of Marxist-Humanism in the U.S.”,”A pagina 25 foto di Rosa Luxemburg assieme a Sen Katayama e Georg Plechanov a Congresso di Amsterdam della Seconda internazionale (1904)”,”PVSx-001-FAP”
“DUNAYEVSKAYA Raya”,”Marxismo e libertà.”,” Marx su Lassalle: «… Noi non andiamo d’accordo in nulla, eccetto che in pochi scopi decisivi» “”Il senso della «politica delle cose» (46) indusse Lassalle persino a scegliersi come collaboratore un uomo del regio governo prussiano, il teorico ‘socialista’ ed economista Karl Rodbertus. E in un primo tempo ottenne l’approvazione del Rodbertus al suo piano di cooperative di produzione con l’aiuto dello stato, pur ritenendo il Rodbertus che per la trasformazione socialista sarebbero occorsi non meno di cinquecento anni. Lassalle invece voleva il socialismo «rapido», magari entro l’anno. Eppure i legami organici fra gli intellettuali son così forti, quando essi abbiano una certa concezione del lavoro, che fu possibile una breve collaborazione fra l’impaziente Lassalle e l’ultrapaziente Rodbertus. Questo rappresentante del lavoro non fu tuttavia un socialista da tavolino, ma un attivista. Non si limitò a scrivere, ma lavorò concretamente all’edificazione del primo grande partito politico indipendente del proletariato tedesco. (…) Migliaia di lavoratori risposero a quest’appello, e nel maggio del 1863 fu organizzata formalmente l’Associazione Generale dei Lavoratori Tedeschi. Nel giugno, all’insaputa dei lavoratori naturalmente, Lassalle mandò a Bismarck gli statuti adottati, con questa nota: «… basti questo a dimostrarvi quanto sia vero che la classe lavoratrice è per istinto orientata verso la dittatura, purché avverta che essa verrà esercitata nell’interesse della classe lavoratrice». Lassalle non era quel che si dice un “”traditore””. Non era uomo da farsi comprare. Combatté in nome dei suoi principi, per essi andò in prigione, e sarebbe stato anche pronto a morire. Solo che gli era impossibile pensare che ‘essi’ (i lavoratori) fossero in grado di governare. (…) «Il suo atteggiamento», scrisse Marx, «è quello di un futuro dittatore dei lavoratori. Egli risolve, come se fosse un gioco, i problemi che sorgono fra lavoro e capitale. I lavoratori devono battersi per il suffragio universale e mandare al parlamento uomini come lui, armati della lucente spada della scienza. Essi organizzeranno le fabbriche dei lavoratori per le quali lo stato metterà il capitale; e a poco a poco queste istituzioni abbracceranno tutto il paese…» (47). Marx scriveva questo non perché conoscesse le tresche di Lassalle con Bismarck, ma perché conosceva il concetto lassalliano dell’arretratezza del lavoro. Lassalle subiva l’illusione dell’età sua: che la scienza sia aclassista. Dato questo atteggiamento, era naturale che egli pensasse di rappresentare «la scienza e i lavoratori» perché la scienza si incarnava sicuramente ‘nell’intellettuale, nel capo’. Marx dal canto suo respingeva questa «puerilità». Respingeva il concetto borghese secondo il quale quella era l’età della «scienza e democrazia», e respingeva l’astrazione della «scienza e lavoratore». In concreto, insisteva Marx, la scienza si incarnava nella macchina e la democrazia nel parlamento borghese. Il concetto lassalliano del capo dei lavoratori aveva questo in comune con la borghesia: ‘i lavoratori restavano nella fabbrica’. Fra Lassalle e Marx ci fu una profonda divisione, nel pensiero e nella pratica, allo stesso modo che nella vita c’è una profonda divisione fra piccolo borghese e lavoratore”” (pag 65-67) Raya Dunayevskaya, ‘Marxismo e libertà’, La Nuova Italia, Firenze, 1962 Marx: «Egli si adirò con me e con mia moglie per avere riso dei suoi piani e per averlo chiamato ‘bonapartista’… Noi non andiamo d’accordo in nulla, eccetto che in pochi scopi decisivi»; (47) Lettera del 9 aprile 1863] “”L’11 gennaio 1860 Marx scriveva a Engels: “”A mio parere le cose più grosse che stanno oggi accadendo nel mondo sono da un lato il movimento degli schiavi in America, avviato dalla morte di John Brown, e dall’altro il movimento dei servi in Russia… Ho appena letto nel ‘Tribune’ che c’è stata una nuova sollevazione di schiavi nel Missouri, naturalmente repressa. Ma il segnale è stato dato””. Da questo momento in poi Marx non solo terrà lo sguardo fisso sul movimento di massa, ma anche vi prenderà parte attiva. Il decennio della guerra civile negli Stati Uniti è anche il decennio dell’insurrezione polacca, degli scioperi in Francia, e delle dimostrazioni di massa in Inghilterra, che culminarono con la creazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, guidata da Marx. La guerra civile americana fu la prima guerra moderna con impiego di eserciti di massa e con partecipazione totale della popolazione”” (pag 72) [Raya Dunayevskaya, Marxismo e libertà, 1962]”,”MADS-003-FAP”
“DUNBAR George”,”Storia dell’ India.”,”””Il più grave avvenimento interno che Lytton aveva dovuto affrontare era stata una carestia nelle province meridionali dell’ India. La mancanza del monsone del 1876 colpì una zona di oltre 200.000 miglia quadrate, con una popolazione di trentasei milioni di abitanti, e fu sentita più duramente nelle regioni della Presidenza di Madras e del Mysore, nella metà meridionale di Hyderabad, e nei distretti del Deccan della Presidenza di Bombay. Sir Philip Wodehouse, governatore di Bombay, organizzò prontamente grandi opere pubbliche. Il governo di Madras, invece, giudicò erroneamente la situazione e prese dei provvedimenti assolutamente inadeguati, cui il Viceré dovette porre rimedio, dopo una sua visita personale a Madras. La carestia durò fino al 1878, e nell’ anno seguente si estese verso nord; la mortalità dovuta alla carestia, soltanto in un anno, nell’ India britannica venne calcolata ad oltre cinque milioni di uomini. La politica iniziata da Lytton per i soccorsi durante la carestia costituisce la spina dorsale del sistema attualmente esistente. Egli ben vide che v’erano due soli mezzi per combatterla e per mitigare gli effetti, ed erano le ferrovie e le opere di irrigazione; il terzo mezzo – l’ emigrazione – non era praticabile.”” (pag 562-563)”,”INDx-064″
“DUNCAN David Ewing”,”Calendario.”,”DUNCAN David Ewing autore di saggi e di racconti, è stato a lungo corrispondente di ‘Life’, ‘New York Times’ e ‘Los Angeles Times’.”,”STOS-075″
“DUNCKER Hermann”,”Introduction au marxisme. Choix de textes et discours.”,”DUNCKER è morto nel 1960 all’età di 86 anni. Nato nel 1874 ad Amburgo, è stato membro della SPD (1° maggio 1893) poi della Federazione spartakista (Gruppo Spartaco), del KPD (Hermann e la moglie Käte DÖLL DUNCKER furono delegati al congresso di fondazione del KPD e quindi membri del CC del partito). DUNKER entrerà poi nel Partito Socialista Unificato di Germania nel 2° dopoguerra.”,”MADS-210″
“DUNCKER Hermann GOLDSCHMIDT Alfons WITTFOGEL K.A. a cura”,”Marxistische Arbeiter Schulung. Kursus: Politische Ökonomie. Heft 1-9. Die Marxsche Wertheorie. Kapital und Mehrwert, Teil 1,2. Die Arbeitslohn und die Akkumulation des Kapitals, Teil 1,2. Die Verteilung des Mehrwertes, Teil 1-2. Die Wirschaftskrisen, Teil 1,2.”,”Teoria della sproporzione e del sottoconsumo. “”Se le teorie della sproporzionalità le cui radici rimontano fino all’ insegnamento ridicolizzato da Marx del “”noioso”” Say (come l’ha definito Marx), che ha sviluppato l’ idea dell’ armonia della produzione capitalistica, allora la teoria socialdemocratica del sottoconsumo, nella prima metà del secolo XIX, criticata da Marx, difesa dall’ economista piccolo-borghese Sismondi (1773-1842), e rinnovata più tardi con alcuni cambiamenti da Rodbertus (1805-1875) non forma che la seconda edizione di questa spiegazione delle crisi. (pag 241-242) “”Già nei suoi primi lavori Karl Kautsky fece tentativi di aggiustamento della teoria marxista della crisi con Sismondi e Rodbertus. Così egli afferma tra l’altro nell’ articolo già citato sulla teoria della crisi, pubblicato nel 1902: “”La crisi derivano … dal sottoconsumo””. “”Il motivo ultimo delle crisi come vedono anche Marx ed Engels … sta nel sottoconsumo”” (Neue Zeit, 1902, Bd. II, S. 78-79) (pag 242)”,”MADS-347″
“DUNCKER Hermann”,”Der Traum meines Lebens. Reden und Aufsätze. Materialismus und idealismus. Klassen und Klassenkampf Wissenschaftliche Weltanschauung.”,”Tabella sulla storia della filosofia premarxista. (pag 142-143-144) Elenco di filosofi con data di nascita e di morte. … Rinascimento. Polonia. Copernico (1473-1543) Italia. Giordano Bruno (1548-1600) Galilei (1564 -1642) Campanella (1568 – 1639) Inghilterra. Moro (1478 – 1535) Francesco Bacone (1561 – 1626) Hobbes (1588 – 1679) Newton (1642 – 1727) Locke (1632 – 1704) Berkeley (1685 – 1753) Hume (1711 – 1776) Francia. … Germania. …”,”TEOC-348″
“DUNCKER Hermann DUNCKER Käte, a cura di Heinz DEUTSCHLAND”,”””Ich kann nicht durch Morden mein Leben erhalten””. Briefwechsel zwischen Käte und Hermann Duncker 1915 bis 1917.”,”””Käte und Hermann Duncker, zwei enge Mitstreiter von Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht auf dem linken Flügel der Vorkriergssozialdemokratie, haben mit den hier erstmals veröffentlichten Briefen (1915-1917) eine aufrüttelnde Anklageschrift gegen den Krieg hinterlassen. Sie zeichnen darin ein Bild des Krieges an der Front und in der Heimat mit all seinen schrecklichen Gesichtern bis hin zur physischen und moralischen Verkrüppelung der Meschen, die weit über den Krieg hinauswirkt.”” (dalla 4° di copertina) Cronologia (pag 160-163). 1924. Reise in die UdSSR, zuammen mit siner Frau Käte, auf Einladung N. Bucharins. 1925-1930. Fortsetzung der Bildungsarbeit und der Tätigkeit als Herausgeber, nunmehr auch der Reihe ‘Marxistische Bibliothek’ und ‘Kleine Lenin Bibliothek’; außerdem Artikel u.a. in: ‘Rote Fahne u. Inprekorr; mehrere Schriften u.a.: ‘Wegweiser zum Studium der ökonomischen Grundlehren von Karl Marx (1927 u. 1931). 1930-1933. Mitbegründer der Marxistischen Arbeiterschule (MASCH) und Lehrtätigkeit dort. Teilnahme an internationalen Kongressen u. antifaschistische Aktivitäten.”””,”MGER-091″
“DUNDOVICH Elena”,”Tra esilio e castigo. Il Komintern il PCI e la repressione degli antifascisti italiani in URSS 1936-38.”,”Introduzione: Repressione e politica estera. La ricerca di una via interpretativa. Elena DUNDOVICH, dottore in ricerca presso la facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze, si è occupata della politica estera sovietica nella seconda metà degli anni 1970 e in particolare della guerra in Afghanistan. Attualmente collabora con la Sezione storica internazionale del Dipartimento di Studi sullo Stato della facoltà di scienze politiche di Firenze con una borsa di studio postdottorale.”,”RUSS-063″
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca”,”Italiani nei lager di Stalin.”,”DUNDOVICH Elena insegna storia delle organizzazioni internazionali presso la Facoltà di scienze politiche di Firenze e Storia della cultura russa presso la Facoltà di Lingue di Viterbo. GORI Francesca si occupa di storia sovietica e del dissenso nei paesi dell’ Europa centro-orientale. “”E’ usanza diffusa in molti campi del GULag che i detenuti vengano liberati prima di morire, in modo da non doverli registrare tra i decessi. L’alta mortalità non è infatti un dato positivo per le direzioni che gestiscono il lager: troppi morti significano un’elevata perdita di manodopera. Questa finta liberazione tocca sovente ai cosiddetti ‘dochodjaga’, in russo “”coloro che sono arrivati”” a un punto di non ritorno. Muoiono a poco a poco di fame, soffrono di scorbuto, pellagra, dissenteria cronica, tutte malattie provocate dalla malnutrizione e dalla carenza di vitamine.”” (pag 111) “”Non vi è sorte peggiore, in effetti, di quella di essere assegnati al lavoro di estrazione dell’oro nelle miniere della Kolyma. Dal 1932 in poi, nel giro di pochi anni, diventano operative circa una cinquantina di miniere d’oro, molte delle quali a cielo aperto. Le condizioni di vita sono terribili: le miniere distano centinaia di chilometri da Magadan, durante l’estate i rifornimenti sono trasportati via fiume mentre d’inverno vengono caricati su slitte trainate da cani o da renne che impiegano dai venticinque ai cinquanta giorni per raggiungere i campi. Né, con il passare degli anni, la situazione tende a migliorare. E’ nel marzo del 1938 che il neodirettore del Dal’stroj, Pavlov, lancia la campagna ‘Tutti in miniera’: il 47% dell’effettivo totale dei detenuti della Kolyma lavora già alle miniere, ma ciò non viene considerato un dato sufficiente””. (pag 121)”,”RUST-130″
“DUNDOVICH Elena FLIGE Irina TALALAY Michail CIONI Paola SALOMONI Antonella MANTELLI Brunello KOSYNOVA Tatjana CLEMENTI Marco LOMELLINI Valentine”,”Stalinismo e grande terrore.”,”Ipotesi avvelenamento di Gorki (pag 87-88)”,”RUSS-212″
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca GUERCETTI Emanuela a cura; contributi di PETROV Nikita CRAVERI Marta POLIAN Pavel FIRSOV Fridrick SHCHERBAKOVA Irina MOROZOVA Ania KAPLAN Héléne”,”Reflections on the Gulag. With a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the USSR.”,”Vicenda emigrati politici italiani arrestati in Urss e il ruolo di Togliatti in Russia (pag 139-) “”Italian Emigration in the USSR: History of a Repression””, di E. Dundovich, F. Gori e E. Guercetti”,”RUSS-242″
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca”,”Italiani nei lager di Stalin.”,”Siamo a Mosca nei primi anni Trenta. All’ombra del Cremlino vive una numerosa comunità di emigrati italiani con le loro famiglie. Accusati di spionaggio, usati come ostaggi per ricattare il governo della madrepatria, spesso semplicementi vittime di una clima di sospetto e malinteso, su di loro si abbatte la repressione del regime di Stalin: complessivamente sono più di mille gli italiani fucilati, internati nei campi di concentramento, confinati, deportati, privati dei diritti civili e del lavoro, emarginati. Elena Dundovich insegna storia delle organizzazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche di Firenze e Storia della cultura russa presso la Facoltà di Lingue di Viterbo. Tra i suoi lavori, Tra esilio e castigo, Il Komintern, il PCI e la repressione degli antifascisti in URSS (1936-1938), Stalin, l’uomo d’acciaio che trascinò la Russia nel terrore. Francesca Gori si occupa da anni di storia sovietica e del dissenso nei paesi dell’Europa centro-orientale. Ha diretto per lungo tempo la sezione dell’Est della Fondazione Feltrinelli. Tra i suoi lavori, la cura di Dagli archivi di Mosca, L’URSS, Il Cominform e il PCI 1943-1951 (con Silvio Pons).”,”RUSS-027-FL”
“DUNDOVICH Elena GORI Francesca GUERCETTI Emanuela a cura, Saggi di Marta CRAVERI Fridrikh FIRSOV Hélène KAPLAN Ania MOROZOVA Nikita PETROV Pavel POLIAN Irina SHCHERBAKOVA”,”Reflections on the Gulag. With a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the USSR.”,”Marta Craveri obtained her PhD at the History and Civilisation Department of the European University Institute. She is a consultant at the Luiss Guido Carli of Rome. Elena Dundovich holds a research fellowship in the Cesare Alfieri Faculty of Political Science. Fridrikh Firsov, former chief archivist at the RGASPI. Francesca Gori, responsible for the Section of East European Countries at the Giangiacomo Feltrinelli Foundation in Milan. Emanuela Guercetti collaborates with the IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano) and translated such classics as Gogol, Goncharov, Dostoevsky, Tolstoi and Bulgakov. Hélène Kaplan. Librarian. Formerly head of the Central and Eastern Europe section at the Bibliothèque de Documentation Internationale Contemporaine (BDIC). Ania Morozova graduated in 2001 from the Historical Archives Institutemof the Russian State University of the Humanities, Archives Faculty. Nikita Petrov gained access in 1990 to the State archives in order to study the history of state security in the USSR. Pavel Polian works in the Institute of Geography in the Russian Academy of Sciences and also in the Documentation Centre in Cologne. Irina Shcherbakova graduated in German philology from Moscow State University. Journalist, since 1991 she has been a researcher in Soviet archives.”,”RUSS-101-FL”
“DUNN John, con un saggio di Mario RICCIARDI Mario”,”Il mito degli uguali. La lunga storia della democrazia.”,”John Dunn è Professor of Political Theory al King’s College di Cambridge. Considerato uno dei pensatori politici più rilevanti del nostro tempo, è autore di numerosi saggi, fra cui The Cunning of Unreason; Making Sense of Politics, Il pensiero politico di John Locke.”,”TEOP-036-FL”
“DUPÂQUIER Jacques”,”La population mondiale au XXe siècle.”,”DUPÂQUIER Jacques Membre de l’ Institut. “”Le migrazioni internazionali si erano mantenute ad un livello elevato fino alla crisi nonostante la politica restrittiva degli Stati Uniti. Dal 1926 al 1930, 4.300.000 Europei (di cui 811 mila britannici, 447 mila italiani, 373 mila iberici, 377 mila russi o baltici) ancora espatriarono. Una minoranza tra loro (861 mila) continua a dirigersi verso gli Stati Uniti, gli altri verso l’ Argentina (690 mila), il Canada (599 mila), e il Brasile (447 mila). Alla fine di questo periodo, si contano oltremare 20 milioni di persone nate in Europa. Tra loro, 4438000 britannici, 3692000 italiani, 1804000 tedeschi, 1629000 spagnoli, 1523000 polacchi, 1436000 russi). A partire dal 1931, questi flussi si riducono considevolmente: nei nove anni che precedono le ostilità, non si raggiungono che i 2 milioni di Europei (…). Gli Stati Uniti nel accolgono 339000 ossia venticinque volte di meno dei nove anni che avevano preceduto la Prima guerra mondiale; l’ Argentina 304000, il Brasile 264000, il Canada 76000. E’ la fine delle grandi migrazioni transoceaniche. L’ Europa dovrà ormai cercare altri rimedi alle sue crisi””. (pag 37-39)”,”DEMx-045″
“DUPÂQUIER Jacques”,”Pour la démographie historique.”,” DUPÂQUIER Jacques direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences socialees, Presidente della Societé de Démographie historique. “”Ci si soffermerà soltanto su due opere di interesse eccezionale, entrambe apparse oltre Manica: ‘The European Demographic System 1500-1820’, di M.W. Flinn, e ‘The Population History of England, 1541-1871′ di E.A. Wrigley e R.S. Schofield. Il primo è una ammirevole piccola sintesi incentrata sull’ esplicazione del sistema demografico dell’ Ancien Regime in Europa occidentale: all’ instabilità della mortalità risponde una fecondità anch’essa instabile, ella misura in cui essa è regolata dal fenomeno sociale del matrimonio. In queste condizioni, come si è usciti dal sistema? L’ autore, molto prudente, passa in rassegna le ipotesi, senza proporre una spiegazione globale. Il secondo è un tentativo di ricostruzione della popolazione dell’ Inghilterra dall’ inizio della registrazione, con modello esplicativo.”” (pag 144)”,”DEMx-048″
“DUPÂQUIER Jacques”,”Pour la démographie historique.”,”Storiografia: l’internazionalizzazione della demografia storica Jacque Dupàquer è stato direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences socialees e presidente della Societé de Démographie historique.”,”DEMx-005-FSD”
“DUPEAUX Georges”,”Atlas historique de l’ urbanisation de la France, 1811-1975.”,”DUPEAUX Georges è professore all’ Università de Bordeaux III. L’ agglomerato parigino dal 1811 al 1911 è cresciuto di 3 milioni e trecentomila unità.”,”FRAS-028″
“DUPEUX Louis a cura; saggi di Louis DUPEUX Denis GOELDEL Julien HERVIER Jacques GANDOULY Georges ROCHE Jean FAVRAT Hildegard CHATELLIER Jean NURDIN Yves GUENEAU Gilbert MERLIO Paul LETOURNEAU Gerard IMHOFF Jacques LEVRAT André DOREMUS Patrick MOREAU Jean-Paul BLED Horst MÖLLER Kurt SONTHEIMER”,”La “”Révolution conservatrice”” dans l’ Allemagne de Weimar.”,”Saggi di Louis DUPEUX Denis GOELDEL Julien HERVIER Jacques GANDOULY Georges ROCHE Jean FAVRAT Hildegard CHATELLIER Jean NURDIN Yves GUENEAU Gilbert MERLIO Paul LETOURNEAU Gerard IMHOFF Jacques LEVRAT André DOREMUS Patrick MOREAU Jean-Paul BLED Horst MÖLLER Kurt SONTHEIMER. “”Socialismo”” nazionale contro hitlerismo: il caso Otto Strasser (pag 377) Louis DUPEUX è Professore di storia contemporanea all’ Università Robert Schuma di Strasburgo. Il libro è frutto delle ricerche condotte dal “”Groupe d’ Etude de la Révolution Conservatrice”” fondato nel 1975 su basi strettamente scientifiche da universitari francesi, germanisti, storici e altri, autori di lavori di referenza sulle principali figure del nazionalismo tedesco precedente e successivo al 1918. “”Nazional-bolscevismo”” di NIEKISCH. “”L’ espressione “”Rivoluzione Conservatrice”” esprime allora in modo notevole questo sogno di coniugazione di un Ordine fondamentale e di una dinamica irresistibile che si ritrova per esempio negli slogans del tipo “”Ordine nuovo”” e che, molto più che l’ ultranazionalismo, mi sembra dover essere considerata come il nocciolo duro del fascismo puro. Rimane che l’ espressione “”Rivoluzione Conservatrice”” richiama l’ ideologia, non la scienza. Sarebbe dunque buon metodo ignorarla. Ma essa è stata imposta dal successo del libro pubblicato nel 1950 da A. Mohler, con questo titolo, e non cessa di guadagnare terreno finanche nell’ ambiente universitario.”” (pag 202)”,”GERG-057″
“DUPIN Charles”,”View of the History and Actual State of the Military Force of Great Britain. Vol. I. Translated, with notes, by an Officer”,”DUPIN Charles: dal frontespizio del libro e dall’Avviso del traduttore inglese del 1821, si evince che l’Autore (C. Dupin) era Membro del Reale Istituto di Francia, Ufficiale di Campo del Corpo degli ingegneri marini, Membro della Legione d’Onore; dall’Avviso si desume che Dupin fu un Ufficiale dell’Artiglieria francese, inviato a Londra a studiare le Forze armate Britanniche. Ne sortì uno studio in 2 volumi: <> (pg vii dell’Avviso del traduttore inglese. Traduz d. r.). Come si nota anche da questa ultima frase, in tutto l’avviso/introduzione inglese, è evidente il portato a dir poco “”campanilistico”” del tono. Il testo contiene molte tabelle sui costi e la composizione dei vari servizi e corpi dell’esercito britannico nella prima metà del 1800. <> (pg 2 e 3; Traduz. d. r.)”,”UKIQ-008-FSL”
“DUPIN Charles”,”View of the History and Actual State of the Military Force of Great Britain. Vol. II. Translated, with notes, by an Officer.”,”DUPIN Charles: dal frontespizio del libro e dall’Avviso del traduttore inglese del 1821 (Avviso posto solo nel Vol. 1), si evince che l’Autore (C. Dupin) era Membro del Reale Istituto di Francia, Ufficiale di Campo del Corpo degli ingegneri marini, Membro della Legione d’Onore; dall’Avviso si desume che Dupin fu un Ufficiale dell’Artiglieria francese, inviato a Londra a studiare le Forze armate Britanniche. Ne sortì uno studio in 2 volumi: <> (pg vii dell’Avviso del traduttore inglese presente solo nel Vol. 1. Traduz d. r.). Come si nota anche da questa ultima frase, in tutto l’avviso/introduzione inglese, è evidente il portato a dir poco “”campanilistico”” del tono. Il testo contiene molte tabelle sui costi e la composizione dei vari servizi e corpi dell’esercito britannico nella prima metà del 1800. <> (pag 33, Vol 2. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-009-FSL”
“DU-PONTAVICE Gabriel”,”La chouannerie.”,”‘La chouannerie fu una rivolta contro-rivoluzionaria che ebbe luogo nella Francia nord-occidentale durante la fine del XVIII secolo. Il movimento prese il nome da Jean Cottereau, soprannominato “”Jean Chouan””, che guidò l’insurrezione contro la Repubblica francese. Il termine “”chouan”” deriva dal soprannome di Cottereau, che significa “”gufo”” in francese antico, probabilmente per la sua abilità di imitare il verso dell’animale. La rivolta iniziò nel 1792 e si intensificò nel 1793, in parallelo alle guerre di Vandea. Gli chouans, ferventi monarchici e cattolici, si opposero alla leva obbligatoria decretata dalla Convenzione e combatterono per restaurare la monarchia assoluta dei Borboni. La loro guerriglia si concentrò principalmente in Bretagna, Mayenne e Normandia, coinvolgendo contadini, nobili e contrabbandieri. Nonostante il loro fervore, gli chouans furono sconfitti in diverse battaglie, tra cui quella di Savenay nel 1793 e la disastrosa sconfitta a Quiberon nel 1795. La morte di Georges Cadoudal nel 1804 segnò la fine definitiva della chouannerie’ (f. copilot)”,”FRAR-010-FSD”
“DUPRAT Gerard”,”Marx Proudhon. Theorie du conflit social. Cahier n° 1.”,”L’A è Maitres des conferences de sciences politiques a l’ Université des sciences juridiques politiques et sociales.”,”PROD-031″
“DUPRONT Alphonse”,”Il presente cattolico. Potenza della religione, licenza del religioso.”,”Alphonse Dupront (1905-1990) è stato professore di Storia contemporanea alla Sorbona e direttore di studi alla École pratique des hautes étudies di Parigi. Si è occupato principalmente della storia e del mito della crociata, del mondo conciliare e controriformistico, dell’età preilluminista.”,”RELC-072-FL”
“DUPUIS Jacques”,”L’ Asia meridionale.”,”DUPUIS è nato a Le Blanc (Indre) nel 1912. Professore all’ Università di Paris X, insegna dal 1969 geografia all’ Università di Nanterre.”,”ASIx-044″
“DUPUIS Charles”,”Le principe d’ equilibre et le concert europeen de la paix de Westphalie a l’ acte d’ Algesiras.”,”””Il principio di equilibrio non può essere un principio del diritto internazionale”” (capitolo VI, Prima parte) “”Il concerto europeo non è riuscito né a prevenire né a risolvere le grandi crisi in Occidente”” (capitolo VI, Seconda parte).”,”RAIx-130″
“DUPUIS Jacques”,”Singapour et la Malaysia.”,”DUPUIS J. è professore all’ Università di Parigi X”,”ASIx-064″
“DUPUIS Jacques”,”Inde. Une introduction à la connaissance du monde indien.”,”DUPUIS Jacques nato nel 1912, agrégé d’histoire et de géographie, studioso di hindi all’Ecole des Langues Orientales ha studiato l’India per tutta la vita. Ha insegnato al ‘Collège Français de Pondichéry””.”,”INDx-127″
“DUPUY Aimé”,”1870 – 1871. La guerre la Commune et la presse.”,”La stampa parigina all’inizio del 1870, la ‘marsigliese’ e l’affaire Victor NOIR, Gli ‘A Berlin’ della stampa francese, la grande stampa di fronte alla guerra e di fronte alla Comune, Emile ZOLA cronista parlamentare a Bordeaux e a Versailles, le grandi riviste durante la guerra e la Comune, piccoli giornali e pubblicazioni di strada durante i due assedi, la stampa durante l’ occupazione.”,”MFRC-009″
“DUPUY Trevor N. DUPUY Ernest R.; collaborazione e consulenza di Richard C. ANDERSON jr David I. BONGART D.G.E. HALL John D. HAYES Harold C. HINTON James D. HITTLE C. CURTISS JOHNSON W. BARTON LEACH Louis MORTON John F. SLOAN Chester G. STARR Thomas D. STAMPS Charles H. TAYLOR Frederick TODD”,”The Harper Encyclopedia of Military History.”,”Il Colonnello Trevor N. DUPUY (USA) è considerato uno dei maggiori storici militari del mondo. Si è laureato all’ US Military Academy a West Point. E’ un veterano della 2° GM (in Birmania), ed ex-Prof di scienza militare ad Harvard e D del programma di storia militare all’ Ohio State University. E’ fondatore e P di HERO-TNDA, Publishers and Researches, Inc, di McLean, Virginia. E’ autore della ‘Harper Encyclopedia of Military Biography’. Collaboratori e consulenti: Richard C. ANDERSON jr, David I. BONGART, D.G.E. HALL, John D. HAYES, Harold C. HINTON, James D. HITTLE, C. CURTISS JOHNSON, W. BARTON LEACH, Louis MORTON, John F. SLOAN, Chester G. STARR, Thomas D. STAMPS, Charles H. TAYLOR, Frederick TODD.”,”QMIx-049″
“DUPUY Trevor N. JOHNSON Curt BONGART David L.; contributi di Avraham AYALON Arnold C. DUPUY Angelo LOUISA Alan SNYDER Brendon A. REHM Brian R. BADER C. Curtiss JOHNSON Cheryl L. WALKER Dermot BRADLEY David EVANS David L. BONGART David RUTH John C. CORNELIUS Kim HOLIEN Ken STRINGER Lee A. SWEETAPPLE Leonard HUMPHREYS Mary Jane CHASE Mary L. HENZE Mark R. PEATTIE Paul D. MAGELI Paul MARTELL Peter W. KOZUMPLIK Richard C. HAYES Robert R. BRINKERHOFF Stephen A. STERTZ S.J. WAJER Shelby L. STANTON Tom MAGNUSSON Trevor N. DUPUY Vincent B. HAWKINS W. ONACIEWIC”,”The Encyclopedia of Military Biography. The 3.000 Most Important Worldwide Military Figures From Earliest Times to the Present.”,”Contributori: Avraham AYALON, Arnold C. DUPUY, Angelo LOUISA, Alan SNYDER, Brendon A. REHM, Brian R. BADER, C. Curtiss JOHNSON, Cheryl L. WALKER, Dermot BRADLEY, David EVANS, David L. BONGART, David RUTH, John C. CORNELIUS, Kim HOLIEN, Ken STRINGER, Lee A. SWEETAPPLE, Leonard HUMPHREYS, Mary Jane CHASE, Mary L. HENZE, Mark R. PEATTIE, Paul D. MAGELI, Paul MARTELL, Peter W. KOZUMPLIK, Richard C. HAYES, Robert R. BRINKERHOFF, Stephen A. STERTZ, S.J. WAJER, Shelby L. STANTON, Tom MAGNUSSON, Trevor N. DUPUY, Vincent B. HAWKINS, W. ONACIEWIC. Ogni voce del dizionario è seguita da una concisa bibliografia.”,”QMIx-050″
“DUPUY Gaston”,”Radium radioactivité energie nucleaire.”,”DUPUY Gaston è Chef de travaux all’ Ecole de Physique et Chimie.”,”SCIx-134″
“DUPUY Roger”,”La politique du peuple. XVIIIe – XXe siècle. Racine, permanences et ambiguïtés du populisme.”,”Professore emerito all’Università Rennes II, Roger Dupuy ha pubblicato pure: ‘De la Révolution à la chouannerie’, Flammarion, 1988 e ‘La vie quotidienne des chouans’, Hachette, Paris, 1997 “”Quando la Repubblica s’impone, dopo il 1880, essa è contestata dal populismo che, dal generale Boulanger al Front national, passando per il 6 febbraio 1934, Vichy e Poujade, pretende mobilitare la strada contro un parlamento corrotto e un regime impotente. Parallelamente un populismo di sinistra ha potuto ispirare l’anarco-sindacalismo, gli scioperi del giugno 1936, i sussulti di una parte della Resistenza e il gollismo prima maniera. L’autore si schiera contro le tesi recenti del “”popolo contro la democrazia”” sostiene al contrrario che ci sono state delle insufficienze democratiche di fronte alle preoccupazioni degli ambienti popolari. A suo parere la politica del popolo non è forzatamente reazionaria né necessariamente bassa politica. (dalla IV di copertina)”,”STOx-314″
“DUQUESNE Jacques”,”Pour comprendre la guerre d’ Algérie.”,”””A seguito del putsch dei generali dell’ aprile 1961, molti reggimenti furono disciolti, soprattutto le unità di paracadutisti. I sentimenti di questi soldati, il loro dolore, la loro fede e il loro orgoglio sono ben illustrati da questa lettera, indirizzata ai suoi genitori, da un giovane caporale (…): “”(…) Una tale emozione è indescrivibile. Non so se sapete ciò che rappresenta la perdita di una bandiera così gloriosa. Tutta l’ energia combattiva è annichilita. Assente questo simbolo, il reggimeno è come una bestia esitante, quasi impaurita e il morale è a zero (…). I paras sono in lutto. I loro migliori corpi sono caduti vittima di gelosie, di calunnie e di tradimenti””””. (pag 191-192) “”(L’ esercito) aveva sbagliato molto di suo, tanti generali come gli ufficiali più giovani si mostrarono incapaci di analizzare i veri giochi, le forze in campo e le evoluzioni dell’ opinione, incapaci anche di valutare l’ importanza del movimento mondiale di decolonizzazione, di comprendere le tendenze che una politica a lungo termine impone perfino agli uomini di stato (…)””. (pag 192-193)”,”AFRx-047″
“DURAND Pierre”,”Les Sans-Culottes du bout du monde, 1917-1921. Contre-révolution et intervention étrangere en Russie.”,”Nato nel 1923, Pierre DURAND è diplomato in lettere e dottore in scienze dell’ informazione. Storico, si è interessato alla 2° guerra mondiale e alla rivoluzione russa (con J.F. KAHN ha scritto ‘Tout commence à Petrograd’). Giornalista dopo il suo ritorno al campo di concentramento di Buchanwald dopo essere stato deportato per fatti di resistenza (fu un organizzatore della lotta clandestina contro le SS) è stato corrispondente dell’ Humanité in URSS (1950-1951). E’ oggi reportor di questo giornale. Lenin affronta in prima persona la questione della fame. “”Les oppositions qu’avait rencontrées Lénine pour faire accepter le traité de Brest-Litovsk ne relevaient pas pour tout le monde de la spéculation théorique. Il est evident que les puissances alliées avaient tout mis en oeuvre pour maintenir la Russie dans la guerre contre l’ Allemagne. Après la signature de l’ accord, elles veulent tenter, par tous les moyens, d’en empêcher l’ application. Elles trouveront chez les s.-r. de gauche l’instrument de leurs intrigues. Mais pour bien comprendre ce qui se passe, il importe d’en connaître le contexte. En ce mois de juillet 1918, Moscou commence à souffrir de la faim. Lénine s’en préoccupe personnellement depuis plusieurs semaines. Le 28 mai, il écrivait à Chlapnikov: “”Le Comité central a décidé de transférer le ‘maximum’ d’éléments du parti au ravitaillement. Car il est ‘clair’ que nous serons perdus et que nous compromettrons ‘toute’ la révolution si nous ne parvenons pas à vaincre la famine dans les mois qui viennent (…)””. (pag 83)”,”RIRO-321″
“DURAND Damien BROUE’ Pierre ROCHE Gérard COLLIN Paul”,”Le Trotskysme et la Chine des années trente. La Naissance de l’Opposition de gauche chinoise (Durand) – Chen Du-xiu et la IVe Internationale de 1938 à 1942 (Broué) – Malraux, Trotsky et la révolution chinosie (Roche) – “”La Tragédie de la Révolution chinoise””: Essai sur les différentes éditions de l’ouvrage (Collin).”,”In appendice saggio bibliografico di Jacqueline Bois sugli scritti di Trotsky e dei trotskisti su Rosa Luxemburg (pag 122-128)”,”TROS-264″
“DURAND Damien”,”Opposants a Staline. L’Opposition de gauche internationale et Trotsky (1929-1930).”,”‘Trotsky espulso dall’Urss arriva in Turchia nel febbraio 1929. E’ una svolta decisiva del movimento comunista in piena crisi. In Urss gli oppositori di sinistra sono in prigione, nei campi, “”deportati”” a migliaia, all’estero vengono esclusi dai partiti comunisti. Raddrizzare l’Internazionale Comunista e i suoi partiti, contro la degenerazione burocratica della rivoluzione russa: questa è la lotta dei comunisti di sinistra, che tendono raggrupparsi in frazione internazionale, l’Opposizione di sinistra internazionale. Trotsky lavora per raggruppare, strutturare e delimitare l’Opposizione, persegue la sua riflessione sull’evoluzione dell’Urss attraverso articoli e libri. Gli articoli di Trotsky – lettere, testi, giornali – le tesi, le foto, hanno consentinto a Damien Durand di ricostruire questa prima battaglia di una opposizione comunista a Stalin’. (in apertura) Tra i libri citati nella bibliografia: – FEIGON Lee, ‘Chen Duxiu, Founder of the Chinese Communist Party’, Princeton, 1983, pag 279 [This book is the first complete study of Chen Duxiu, the controversial founder and first secretary-general of the Chinese Communist party. Disputing many conventional views of the New Culture movement and the early history of the party, Lee Feigon examines the social and political context of Chen’s ideas and actions, particularly his relationship with the early Chinese youth movement. Originally published in 1983. Price: $125.00/£105.00, pubblicato nel 2016 pag 302] – KAGAN Richard C. ‘The Chinese Trotskyist Movement and Ch’en Tu-hsiu, culture, revolution and polity’, London, University of Pennsylvania, 1969 p. 206 – NIEL Sih, “”Five years of the left Opposition in China (an attempt to explain its failure to make progress)’, A.H. 17073, p. 166 – STOBNICER Maurice, ‘Le mouvement trotskyste allemand sous la république de Weimar’, Université de Paris VIII, 1980, p. 380 . WAGNER Winfried, ‘Trotzkismus in Osterreich Politische Theorie und Geschichte der Trotzkistischen Bewegung in Osterreich’, Salzburg, Phil. Diss., 1976, p. 298 Libro di Feigon vedi retro”,”TROS-384″
“DURANT Will”,”Vies et doctrines des philosophes. Platone, Aristote, Bacon, Spinoza, Voltaire, Kant, Schopenauer, Spencer, Nietzsche.”,”Spinoza. “”La dottrina dell’ identità di Dio e dell’ Universo, professata da Moïse de Cordoue, lo colpisce; segue questa idea in Ben Gerson, che insegnava l’ eternità del mondo, e in Hasdaï Crescas, che dichiarava che l’ universo materiale era il corpo di Dio (…). La sua curiosità lo spinge a esaminare quelli che tra i pensatori cristiani avevano scritto su questi grandi problemi di Dio e del destino umano. (…) In ogni caso, aveva fatto una conquista, quella del latino, e attraverso il latino, gli si apriranno i tesori del pensiero antico e della filosofia medievale. Studia, pare, la filosofia di Socrate, quella di Platone e Aristotele; ma a questi pensatori preferisce i grandi atomisti, Democrito, Epicuro e Lucrezio; e gli Stoici produrranno su di lui un’ impressione indelebile. (…) Studia Giordano Bruno (1548-1600), questo ribelle superbo cui “”tutta la neve del Caucaso non avrebbe potuto spegnere “” gli ardori, che erra di paese in paese, di credo in credo, e sempre riapre la porta da cui era entrato; cercatore instancabile, sempre stupito; (…). Infine, e soprattutto, Spinoza subisce l’ influenza di Descartes (1596-1650), il padre della tradizione soggettivista e idealista nella filosofia moderna (allo stesso modo che Bacone fu il padre della tradizione oggettivista e realista). (…) Ma questa lato del pensiero di Descartes non interessa assolutamente Spinoza; non voleva perdersi nel labirinto dell’ epistemologia. Ciò che trasse la sua attenzione in Descartes, fu la sua concezione di una doppia sostanza omogenea: una sottogiacente a tutte le forme della materia, l’altra sottogiacente a tutte le forme dello spirito; (…)””. (pag 170-171)”,”FILx-293″
“DURBIN Elizabeth”,”New Jerusalems. The Labour Party and the Economics of Democratic Socialism.”,”Elizabeth Durbin è stata Professore di Economia alla Graduate School of Public Administration, New York University. “”By 1935 the Labour Party was far better prepared than ever before to manage the country’s economic affairs, to take control of financial policy and to begin serious planning efforts. Legislation had been drafted to nationalize the banking efforts. Legislation had been drafted to nationalize the banking system; important leaders such as Dalton, but also other NEC members, were well briefed on banking options and policy operations; a loyal group of trained young professionals were eager to make their contributions”” (page 222) NEC National Executive Committee (Labour Party)”,”MUKx-217″
“DURET J.”,”Le marxisme et les crises.”,”””L’ opera economica di Marx ha subito dei terribili assalti. La sua teoria delle crisi fu criticata con un’ asprezza tutta particolare. E’ comprensibile poiché, per Marx, la crisi è “”l’ esteriorizzazione la più netta delle contraddizioni interne del regime””. Più un economista attinge idee da Marx più violentemente lo attacca, come se volesse allontanare i sospetti. M.M. Buniatian, Cornélissen, Lescure e Tugan-Baranovsky non fanno eccezione alla regola””. (pag 153)”,”TEOC-368″
“DURGAN Andrew Charles”,”B.O.C. 1930 – 1936. El Bloque Obrero y Campesino.”,”Andrew DURGAN (Romford, Inghilterra 1952) ha preso il dottorato in storia per l’ Univ di Londra nel 1989. Attualmente lavora all’Univ di Barcellona. Specialista in storia del movimento operaio spagnolo degli anni 1930 e del comunismo anti-stalinista dell’ epoca, i suoi studi sono apparsi in pubblicazioni accademiche spagnole e straniere. Ha fornito una consulenza storica a Ken LOACH per il film ‘Tierra y Libertad’.”,”MSPG-045″
“DURGAN Andy SCHAFRANEK Hans LANDAU Kurt BORTENSTEIN Mieczyslaw DI-BARTOLOMEO Nicola DON BATEMAN, SEDRAN Domenico, FANCEKKI Pietro, THALHEIMER August MILITANT A. Brandierite MANGAN Sherry FREUND Hans David REBULL José BOLZE Waldemar ROUS Jean”,”Revolutionary History. The Spanish Civil War: the View from the Left.”,”This book challenges Stalinist orthodoxy by proving that the violence inflicted upon the non-Stalinist left during the Spanish Civil War was an essential part of the Popular Front strategy of the Communist International, and that by strangling the revolution that was occurring in Republican Spain, this strategy was directly responsible for the victory of Franco.”,”TROS-016-FL”
“DURGAN Andrew”,”BOC 1930-1936. El bloque obrero y Campesino.”,”Andrew Durgan (Romford, Inglaterra 1952) se doctoró en Historia par la Universidad de Londres en 1989. Actualmente trabaja en la Universidad de Barcelona. Especialista en la historia del movimiento obrero español de los años treinta y en el comunismo antiestalinista de la época, sus estudios han aparecido en publicaciones académicas españolas y extranjeras. Ha sido asesor histórico de la galardonada pelicula de Ken Loach Tierra y Libertad. Agradecimientos, Abreviaturas, Introducción, Apéndices: 1) Militancia de la FCC-B 1929, 2) Militancia del BOC 1934, 3) El BOC y el POUM en Cataluña 1931-36, 4) Sindicatos afines al BOC y al POUM 1931-1936, 5) La Unió Provincial Agrària de Lleida 1934-1936, 6) El BOC, la ICE y el POUM. Su implantación fuera de Cataluña 1931-1936, 7) Resultados electorales del BOC 1931-1934, 8) La dirección politica del BOC y del POUM 1932-1935, 9) Prensa del PCC, FCC-B, BOC y POUM 1929-julio 1936, Fuentes, Índice onomástico,”,”MSPG-050-FL”
“DURGAN Andy (Andrew Charles)”,”Il Poum e la rivoluzione spagnola.”,”Relazione tenuta nell’edizione 2017 del 900fest dedicata a “”La rivoluzione russa e il Novecento””. ‘Il Poum (Partido Obrero de Unificacion Marxista) fu fondato nel settembre del 1935 con la fusione del Blocco Operaio e Contadino diretto da Joaquim Maurin e dei Comunisti trotskisti di sinistra guidati da Andreu Nin. Il Blocco principale componente del nuovo partito, aveva radici nella federazione catalana del Partito comunista spagnolo’ (pag 7) ‘La rivoluzione, che scoppiò come risposta all’insurrezione della destra militare il 18 luglio 1936, rappresenta la fine di un ciclo che ebbe inizio con la rivoluzione russa del 1917. Per quanto riguarda la percezione che il movimento operaio spagnolo ebbe della propria rivoluzione, l’influenza della rivoluzione russa fu centrale, sia prima che dopo lo scoppio della guerra civile, sia come modello o, nel caso degli anarchici, come monito circa i pericoli della dittatura comunista. La rivoluzione spagnola scoppiò in quella che Victor Serge descrisse come la “”mezzanotte del secolo””: l’ascesa del fascismo e la degenerazione del regime sovietico furono i principali elementi contestuali agli eventi. (…) Da una prospettiva storica, durante il primo anno della guerra civile spagnola, gli eventi posero quesiti chiave relativi all’esperienza della rivoluzione sociale e alla creazione di alternative al capitalismo. Quattro quesiti chiave: – l’esperienza della rivoluzione sociale dal basso; – la natura del potere in un processo rivoluzionario; – il rapporto tra guerra e rivoluzione; e infine, per la prima volta, l’intervento dello stalinismo su scala mondiale. Come disse Trotsky alla fine del 1937, gli eventi in Spagna “”agirono per imprimere in modo definitivo il carattere contro-rivoluzionario dello stalinismo sull’arena internazionale’ (dalla prefazione) Andy Durgan è uno storico britannico. Ha pubblicato diversi studi sul comunismo non stalinista in Spagna durante la Seconda Repubblica e la relativa guerra civile. Tra le sue opere ‘The Spanish civil war’ (Palgrave, 2007); ‘Socialismo o fascismo? Joaquin Maurin y la revolución española’ (Gobierno de Aragón, 2011); ‘Comunismo, revolución y movimiento obrero en Cataluña. Los origenes del Poum’ (Laertes, 2016). È stato consulente storico di Ken Loach per il film ‘Terra e libertà’.”,”MSPG-294″
“DURGAN Andy”,”Comunismo, revolución y movimiento obrero en Cataluña, 1920-1936. Los orígines del POUM.”,”Andy Durgan si è laureato in storia presso l’Università di Londra. Ha pubblicato lavori in diverse lingue su vari aspetti del movimento operaio catalano e spagnolo, come pure sulla guerra civile spagnola e le sue origini. Tra queste opere: ‘BOC 1930-1936. El Bloque Obrero y Campesino (Laertes, 1996); ‘The Spanish Civil War (Palgrave 2007). Vive a Barcellona dal 1982. Più spazio a Maurin che a Nin nell’indice dei nomi “”Como se ha vista, a finales de mayo de 1936, el POUM ya habíallegado a considerar que las facciones de Prieto y de Largo Caballero no se diferenciaban mucho la una de la otra…., si bien cada una de ella actuaba cada vez más como si fuésen partidos separados y corrían rumores acerca de la imminencia de una escisión. Como señaló ‘La Batalla’, amba facciones estaban a favor de la permanencia del PSOE en la Segunda Internacional, apoyaban a la Sociedad de Naciones, habían votado a favor de Azaña para el cargo de presidente del Gobierno y de la República, estaban de acuerdo con la política del Frente Popular y aceptaban la permanente suspensión de las garantías constitutionales que el gobierno mantenía en vigor. Asimismo, ni la facción de Prieto ni la de Largo Caballero tenían una actitud clara con respecto a la Alianza Obrera. La frustración poumista ante los vericuetos y contorsiones de la politica socialista queda reflejada en un artículo de José Luis Arenillas, donde este se lamenta de que un sector tan importante de la clase obrera continuasse comulgando con el «mito de Largo Caballero», cuya creación había constituido un verdadero «disparate antimarxista» (36)”” (pag 357) [(36) “”La crisis del Partido Socialista””, La Batalla, 22.5.36; J.L. Arenillas, “”Por el Frente Popular o per la revolución socialista?””, ibid., 1.5.36] (pag 357)”,”MSPx-115″
“DURGAN Andy”,”Voluntarios por la revolución. La milicia internacional del POUM en la Guerra Civil española.”,”Andy Durgan si è laureato in storia nell’Univesrsità di Londra (1989). Durante gli ultimi quarant’anni ha pubblicato più di cento articoli; monografie e rassegne sui vari aspetti dalla Guerra civile spagnola e sulle sue origini. E’ autore di ‘BOC. El Bloc Obrero y Campesino, 1930-1936’ (1996) e ‘The Spanish Civil War’ (2007), ‘Comunismo, revolución y movimento obriero en Cataluña, 1920-1936. Los orígines du POUM’ (2016). Ha curato come consulente storico il film di Ken Loach ‘Tierra y Libertad’ (1995). Citati nella bibliografia i libri di – Giliani F., Cercando la rivoluzione. Vita di Enrico Russo, un comunista tra la guerra civile spagnola e la resitenza antifascista europea’, Roma, 2019 – Tremlett, G. ‘The International Brigades. Fascism, Freedom and the Spanish Civil War’, Londra, 2020 – Zaagsma M., Jewish Volunteers, the International Breggades and the Spanish Civil War’, Londra, 2017″,”MSPG-295″
“DURKHEIM Emile a cura di Marcel MAUSS”,”Le socialisme. Sa definition son debuts la doctrine saint-simonienne.”,”osservazioni scritte a margine a mano”,”SOCU-038″
“DURKHEIM Emile Professore Università di Parigi”,”””La Germania al di sopra di tutto””. Il pensiero tedesco e la guerra.”,”Lo Stato è essenzialmente potenza: quindi il suo dover è di sviluppare la sua natura di potenza. “”Tenere il suo grado, ecco, per lui, in tutte le circostanze, il dovere supremo; ecco ciò che, per lui, è veramente morale. E per questa ragione, si può dire francamente che, di tutti i peccati politici, il peggiore, quello che è da disprezzare maggiormente, è il peccato della debolezza”” (TREITSCHKE)”,”GERx-052″
“DURKHEIM Emile, introduzione e presentazione di Jean-Claude FILLOUX”,”La science sociale et l’ action.”,”””Nel testo che consacra qualche mese più tardi al libro di Antonio Labriola intitolato ‘Saggi sulla concezione materialistica della storia’, Durkheim prende per la prima, e per la sola volta, nettamente posizione su uno dei punti fondamentali del marxismo, il materialismo storico.”” (pag 168). (…) “”Labriola rifiuta l’ interpretazione secondo cui il fattore economico sarebbe il solo determinante, pone la nozione dell’ azione reciproca della base e della sovrastruttura, e ricorda che la coscienza, sotto forma di presa di coscienza, è un momento cruciale dell’ evoluzione che fa del proletariato un agente della storia. Sembra tuttavia che Durkheim, nelle critiche che, attraverso Labriola, indirizza a Marx e al marxismo, sia meno sensibile di quanto lo siamo oggi, a questi sforzi. Le sue critiche si incentrano sui punti seguenti: 1. insufficienza delle prove. 2. il substrato del sociale non è costituito dalla infrastruttura economica della società. 3. il materialismo storico è comparabile all’ epifenomenismo psico-psicologico, e rifiuta autonomia e realtà alle rappresentazioni collettive. 4. la religione, non l’ economia, è il più primitivo tra i fenomeni sociali.”” (pag 169-170)”,”TEOC-199″
“DURKHEIM E. DENIS E.”,”Chi ha voluto la guerra? Le origini della guerra secondo i documenti diplomatici. Studio critico di E. Durkheim ed E. Denis, Professori all’ Università di Parigi.”,”Studi e documenti sulla guerra. Comitato di pubblicazione: Ernest LAVISSE Charles ANDLER Joseph BEDIER Henri BERGSON Emile BOUTROUX Ernest DENIS Emile DURKHEIM Jacques HADAMARD Gustave LANSON Charles SEIGNOBOS André WEISS Intenzioni pacifiche dell’ Inghilterra. “”Nella prefazione del Libro Bianco, il Governo tedesco riconosce queste intenzioni pacifiche dell’ Inghilterra, ma dopo, è vero, ha mutato parere. Oggi si stima generalemente, ovunque e da tutti, in Germania, che la responsabilità della guerra incombe all’ Inghilterra, ch’è stata accusata d’ aver attratto la Germania “”in un’ imboscata”” (1), smascherando molto tardi le proprie intenzioni; il che equivaleva, ha detto il Cancelliere, al “”colpire dietro le spalle un uomo, che difende la propria vita contro due assalitori””. Ma tutte queste proteste sinificano soltanto che il Governo tedesco non s’ aspettava di veder l’ Inghilterra prestar appoggio al Belgio invaso. Il di Bethmann-Hollweg aveva talmente studiato, soprattutto a cominciar dal 29, di sembrar d’accordo con l’ Inghilterra, aveva tante volte affermato con lei i propri sentimenti pacifici, che si credeva certo della neutralità britannica.”” (pag 55)”,”RAIx-180″
“DURKHEIM Emilio”,”Pedagogia e sociologia.”,”””Riassumendo, l’educazione lungi dall’aver per unico e principale scopo l’individuo, è prima di tutto il mezzo per il quale la società rinnova perpetuamente le condizioni della propria esistenza”” (pag 63) Vanno distinti i due termini educazione e pedagogia (pag 80) I grandi pedagogisti Rabelais, Montaigne, Rousseau, Pestalozzi sono dei rivoluzionari insorti contro gli usi dei propri contemporanei (pag 90) “”(…) i teorici dell’educazione generalmente parlano delle pratiche tradizionali del presente o del passato con un disdegno pressoché sistematico. Essi ne mettono in evidenza soprattutto le imperfezioni. Quasi tutti i grandi pedagogisti Rabelais, Montaigne, Rousseau, Pestalozzi sono dei rivoluzionari insorti contro gli usi dei propri contemporanei (19). Essi ricordano i sistemi antichi, o quelli vigenti, solo per condannarli, per dichiarare che sono senza fondamento in natura; ne fanno più o meno completamente «tabula rasa» e imprendono a costruire, al posto di quelli, qualche cosa di interamente nuovo. Se dunque vogliamo intenderci, dobbiamo distinguere con cura due specie di speculazioni, assai diverse. La pedagogia è altro dalla scienza dell’educazione. Ma allora che cos’è? Per fare una scelta motivata, non basta che sappiamo che cosa non è; dobbiamo dire in che cosa consiste. Diremo dunque che è un’arte? La conclusione potrebbe imporsi; comunemente infatti non si vede via di mezzo tra i due estremi e si dà il nome di arte ad ogni prodotto della riflessione che non sia scienza. Ma questo è estendere il senso della parola arte al punto da farvi rientrare delle cose molto differenti. Infatti, si chiama arte anche l’esperienza pratica, acquistata dal maestro al contatto con i fanciulli, nell’esercizio della sua professione. Ora questa esperienza è manifestamente una cosa molto diversa dalle teorie del pedagogista. Un fatto di comune osservazione rende molto sensibile questa differenza. Uno può essere un prefetto educatore ed essere tuttavia completamente inadatto alla speculazione pedagogica. Il maestro capace sa fare ciò che bisogna senza saper sempre dire le ragioni che giustificano i procedimenti che impiega; reciprocamente, il pedagogista può mancare di ogni abilità pratica; noi non avremmo affidato una classe né a Rousseau né a Montaigne. Anche di Pestalozzi, che pure era uomo del mestiere, si può dire che non possedesse, se non molto imperfettamente, l’arte dell’educatore, come provano i suoi ripetuti insuccessi”” (pag 90-91) [Emile Durkheim, ‘Natura e metodo della pedagogia’] [(in) Emile Durkheim, Pedagogia e sociologia, Treviso, 1968] [(19) Come è già stato notato (v.n.3), la posizione dei grandi teorici dell’educazione nei confronti degli istituti e delle pratiche tradizionali è accentuatamente polemica]”,”GIOx-098″
“DUROSELLE J.B. MAYEUR J.M.”,”Storia del cattolicesimo.”,”Chiesa cattolica e impero romano, impero bizantino, carolingi, decadenza Chiesa, apogeo nel Medioevo, decadenza della Chiesa medievale, riforma cattolica, sec XIX, XX.”,”RELC-010″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Tout Empire perira. Theorie des relations internationales.”,”altri allegati: – La decisione in materia di politica estera. Saggi sull’utilizzo delle teorie, di Marlis G. STEINERT – ‘Teorici’ e ‘storici’ delle relazioni internazionali, di Brunello VIGEZZI”,”RAIx-047″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Storia dell’ Europa.”,”I viaggi di Adriano. “”Per farsi un’ idea dell’ estensione dell’ impero romano, rifacciamoci a questo passo dello storico Léon Homo relativo al regno di Adriano e che in pratica è una cronologia commentata: “”Adriano pensava che il buon governo dell’ impero esigesse la presenza successiva del sovrano nelle varie regioni. La persona dell’ imperatore contribuiva in misura notevole all’ unità imperiale, e farlo comparire in carne e ossa agli occhi delle molte popolazioni significava rafforzare appunto tale unità. Per questo motivo, Adriano percorreva di continuo l’ impero circondato dalla corte, vera e propria capitale itinerante di cui facevano parte il suo consiglio e gli alti funzionari amministrativi””. (pag 62)”,”EURx-182″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Da Wilson a Roosevelt. La politica estera degli Stati Uniti dal 1913 al 1945.”,”Jean Baptiste DUROSELLE è professore alla Fondation Naitonale des Sciences Politiques di Parigi (FNSP). Nato nel 1917, studente dell’ Ecole Normale Superieure, è uno dei maggiori storici e studiosi della diplomazia del XX secolo. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore ha insegnato prima all’ Università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla, alla Fondation Nationale des Sciences politques ha diretto il Centro di studi sulle relazioni internazionali. A lui si devono alcuni studi sulla relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una storia della diplomazia dal 1919. Consiglieri. “”In questa occasione due uomini di valore fanno “”irruzione”” nella sua vita (di Wilson, ndr): il colonnello Edward Mandell House e Louis D. Brandeis. (…). Il ruolo di consigliere segreto dei governatori non soddisfaceva più House: egli volle esercitarlo su scala nazionale. Morse il freno, quando Bryan divenne candidato democratico, perché Bryan non ammetteva consiglieri. Dopo lo scacco del 1908, la sua speranza rinacque. Non senza esitazioni, la sua scelta cadde su Wilson. (…) L’ amicizia sbocciò immediatamente, fondata su di una comprensione reciproca totale, su di una ideologia politica comune, su interessi comuni. “”Never before I havo found both the men and the opportunity”” – “”mai prima d’ora aveva trovato insieme l’ uomo e l’ occasione””, disse House. “”House è la mia seconda personalità””, disse Wilson. “”E’ la mia persona indipendente da me. I suoi pensieri ed i miei sono tutt’uno””. House portò a Wilson i voti del Texas insieme a molti altri elementi, che avrebbero contribuito al suo successo alla Convenzione democratica””. (pag 71-72)”,”USAP-061″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Le drame de l’ Europe. I.”,”Comitato di redazione: Presidente: André DUPONT-SOMMER, membri: Georges BALANDIER Francois CHAMOUX Jean CHESNEAUX Jean-Baptiste DUROSELLE Jean FILLIOZAT Michel FRANCOIS Louis HAMBIS Pierre MONBEIG Roland MOUSNIER Jean NOUGAYROL Charles PELLAT Roger PORTAL Il volume contiene molte foto Scontro Stalin-Trotsky. “”Il testamento di Lenin fu tenuto segreto fino alla sua morte da sua moglie, Krupskaia; Stalin, presentandosi come un discepolo di Lenin, riuscì a creare, in seno al Politburo, un “”triumvirato””, ove si associarono a lui, Zinoviev, l’ oratore, presidente del Soviet di Pietrogrado, che si doveva ben presto chiamare Leningrando, e Kamenev, il dottrinario, che aveva presieduto il Soviet di Mosca. Si trattava di tenere da parte il più brillante dei bolscevichi, Trotsky, che aveva contro di lui l’ esser stato menscevico fino all’ estate del 1917. Trotsky voleva accrescere la libertà di discussione nelle 20.000 cellule del partito, quelle che gli avevano permesso, in occasione della crisi del 1923, di appoggiarsi su tutto il malcontento della base. Stalin non fece fatica a dimostrare che questo “”frazionismo”” era in contraddizione con le idee di Lenin. Trotsky credeva possibile trovare “”un equilibrio tra la dittatura e la libertà”” (Isaac Deutscher, Stalin, p. 211). Stalin, più pessimista, diffidava di quelli che dirigeva. In occasione di una conferenza che precedette di poco la morte di Lenin, nel gennaio 1924, Stalin difese contro Trotsky l’ organizzazione non democratica, monolitica del partito, e accusò il suo rivale di essere il portavoce di una “”deviazione piccolo-borghese””. La querelle si sviluppò nel 1924 su un altro terreno. E’ nell’ autunno del 1924 che Stalin introdusse nel dibattito la sua idea del “”socialismo in un paese solo”” e gli dedicò una parte del suo lavoro ‘Problemi del leninismo’, pubblicato alla fine del 1924″”. (pag 370)”,”RAIx-203″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Le drame de l’ Europe. II.”,”Comitato di redazione: Presidente: André DUPONT-SOMMER, membri: Georges BALANDIER Francois CHAMOUX Jean CHESNEAUX Jean-Baptiste DUROSELLE Jean FILLIOZAT Michel FRANCOIS Louis HAMBIS Pierre MONBEIG Roland MOUSNIER Jean NOUGAYROL Charles PELLAT Roger PORTAL “”Nel 1939, i popoli europei ignorano nel complesso che esistono dei fattori di evoluzione nelle loro colonie. Sono convinti che gli indigeni siano felici e fieri di vivere all’ ombra della bandiera metropolitana. Per loro, le colonie sono l’ esotismo, il pittoresco, l’ avventura. L’ esposizione coloniale di Parigi nel 1931 è stata un’ illustrazione della gloria imperiale. Coloro che sono informati, gli amministratori e i coloni, non sono in generale inquieti. Sono convinti che la forza permetterà di regolare ogni cosa e che si possa indefinitamente tenere gli indigeni in una condizione di inferiorità. Siccome le masse, soprattutto in Africa, sono poco coinvolte dal nazionalismo, essi credono al carattere superficiale delle rivendicazioni dell’ elite. Vi vedono l’ azione sorniona del comunismo o la mano di un rivale ambizioso – notamente la Germania, che rivendica delle colonie, e l’ Italia, che trova il suo impero insufficiente. Sono e restano chiaramente ottimisti. Dalla parte dei nazionalisti i sentimenti sono ben diversi.”” (pag 44) “”Collocandosi da un punto di vista “”asia-centrico”” della storia, Jean Chesneaux distingue quattro onde di nazionalismo in Asia nel XX secolo: 1905, senza dubbio a causa dell’ esaltazione creata dalla vittoria dei giapponesi, gialli, sui bianchi, i russi; 1917-1919, al momento in cuisi sviluppano nel mondo due ampie correnti ostili alla colonizzazione, il wilsonismo e il leninismo, dopo un massacro che ha “”deglorificato”” l’ Occidente; 1930-1931, a causa della crisi economica mondiale: non dimentichiamo che essa fa calare dappertutto il prezzo delle materie prime, e che essa porta quindi le popolazioni che le producono alla disperazione e alla rivolta; 1939-1945; a causa di una guerra in cui l’ Europa, grande continente colonizzatore, è lacerato, colpito e in rovina””. (pag 44-45)”,”RAIx-204″
“DUROSELLE J.B.”,”La Décadence, 1932-1939.”,”DUROSELLE J.B. membre de l’ Institut, professore alla Sorbona. “”Non racconteremo in dettaglio la conferenza di Monaco. Daladier, come Chamberlain, cedettero praticamente su tutta la linea. Ottennero semplicemente che l’ occupazione dei Sudeti in luogo di farsi il 1° ottobre, sia scaglionata dal 1° al 10. Parlarono di garantire le nuove frontiere della Cecoslovacchia. Solo la Francia e la Gran-Bretagna in impegnarono, la Germania e l’ Italia dichiaranono che occorreva prima risolvere il problema delle frontiere della Cecoslovacchia con la Polonia e l’ Ungheria.”” (pag 355) “”Les pacifistes traditionnels de la gauche. Il s’agit là d’un courant que nous avons souvent rencontré. Parmi eux, des rares intellectuels tels le recteur Roussy, les professeurs Rivet du Muséum, Montel de la faculté des sciences, les historiens Jules Isaac – bien que juif – et l’ Héritier, le philosophe Gustave Monod. Cette tendance est vigoureuse parmi les socialistes indépendants, tels Marcel Déat et Adrien Marquet, maire de Bordeaux, et dans certains milieux radicaux. Outre Georges Bonnet, l’un des militants les plus déclarés est le ministre des Travaux publics, Anatole de Monzie, qui déteste Bénès et la Tchécoslovaquie.”” (pag 357-358)”,”FRAV-111″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”L’ età contemporanea. Parte prima: Le due guerre mondiali (1914-1945).”,”Il volume contiene molte foto alcune inedite. Foto di pag 145: Cortei di guardie rosse a Budapest per incitare i borghesi ad arruolarsi, maggio 1919 (v. rivoluzione ungherese) “”Bergson era già molto celebre prima del 1914. Aveva influenzato uomini diversi, come Georges Sorel, autore delle Riflessioni sulla violenza (1908) e futuro ispiratore di Mussolini, e il colonnello de Grandmaison, teorico dell’ “”offensiva ad ogni costo””. Per lui la materia era atemporale; il tempo che scorre era l’ essenza stessa della vita biologica e spirituale. Nell’ ‘Evoluzione creatrice’ (1907), egli aveva descritto l’ evoluzione della vita come dettata da una spinta costante, ma irregolare, di uno “”slancio vitale””, che giunge fino alle forme più perfezionate della vita animale attraverso strappi e mutamenti bruschi. Nel suo ultimo grande libro ‘Le due sorgenti della morale e della religione’ (1931), Bergson mostrò che la mente ragionante, l’ intelligenza che definisce, classifica e coordina, non era all’ origine dei grandi progressi della storia umana. (…) Per la morale, Bergson accetta l’ idea di numerosi sociologi, secondo i quali essa deriva da una “”pressione sociale””, che obbliga i gruppi a rispettare le proprie regole. Ma si tratta di “”morali chiuse””, mentre se c’è stato un progresso della morale questo progresso è dovuto a grandi spiriti creatori, come i profeti, e soprattutto il Cristo, che hanno spezzato il cerchio della “”morale chiusa”” e imposto una “”morale aperta””, fondata non più sulla legge del taglione, ma sull’ amore, la generosità, l’ eroismo””. (pag 176)”,”RAIx-216″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”L’ età contemporanea. Parte seconda: Dalla guerra fredda alla coesistenza (1945-1970).”,”Il volume contiene molte foto alcune inedite. “”Alla Conferenza di Potsdam era stato deciso che le riparazioni, che dovevano essere pagate all’ URSS, fossero costituite dai prelevamenti compiuti nella sua zona di occupazione. L’ URSS avrebbe dovuto pagare le riparazioni alla Polonia, sottraendole dalla parte spettantele. L’ Unione Sovietica del resto avrebbe dovuto avere una certa percentuale delle attrezzature industriali delle zone di occupazione, dato che queste attrezzature non erano più necessarie all’ economia tedesca del tempo di pace. I sovietici ricavarono molto dalla loro zona. Il 75% delle attrezzature industriali di Berlino, in totale 1.923 stabilimenti, furono parzialmente o totalmente smontati ed il loro macchinario inviato nell’ URSS; i sovietici, del resto prelevarono riparazioni sulla produzione corrente. In questo modo essi ottenevano, non soltanto una parte del capitale tedesco, ma anche una parte del reddito della loro zona. Gli occidentali protestarono contro questa draconiana concezione delle riparazioni, e immediatamente cessarono di autorizzare i sovietici a prelevare delle attrezzature nelle zone occupate dagli occidentali. I sovietici utilizzarono anche il lavoro forzato, particolarmente nelle miniere di uranio dell’ Erzgebirge sassone, che, nel 1955, impiegavano 150.000 persone. Solo più tardi giunsero ad una politica meno dura. Il 22 agosto 1953 l’ URSS annunciò che avrebbe cessato di prelevare riparazioni nella zona sovietica e un po’ più tardi decise che il cost dell’ occupazione sarebbe stato ridotto al 5% del reddito della Repubblica Democratica Tedesca. Fino a quel momento, il livello di vita della popolazione della Germania Orientale rimase uno dei più bassi d’ Europa e s’ accompagnò con un’ elevata percentuale di mortalità””. (pag 99-100)”,”RAIx-217″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Le origini del cattolicesimo sociale in Francia, 1822-1870.”,”ANTE1-14 Maurice MAIGNEN e i circoli operai (pag 719)”,”FRAD-087″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”L’abîme, 1939-1945. Politique étrangère de la France, 1871-1969.”,”DUROSELLE Jean-Baptiste”,”FRAV-142″
“DUROSELLE J.B.”,”L’Europe de 1815 à nos jours. Vie politique et relations internationales.”,”””L’idée que l'””opinion publique”” est une force dont les hommes d’Etat doivent tenir compte n’a fait son apparition qu’à l’extrême fin du XVIIIe siècle. “”La force est la reine du monde et non pas l’opinion””, disait encore Pascal. Et Montesquieu a écrit tout l”Esprit des lois’ (1748) sans jamais mentionner explicitement le rôle de l’opinion publique. Mais une fois que la découverte a été faite – en liaison avec la “”prise de conscience”” par les masses de leur propre sort et de leur destinée collective – il a bien fallu tenir compte de cette force. Metternich, qui la détestait, en a parfaitement saisi l’importance””. (pag 227) “”Avec Karl Marx, le mot révolution prend un caractère beaucoup plus précis et restrictif. D’une part, Marx élimine impitoyablement de sa doctrine le “”moralisme””. Ce n’est donc pas en termes de légitimité qu’il traite de la révolution, mais en termes de conformité avec l’implacable déroulement de l’histoire. D’autre part, il réserve sans aucun doute le terme révolution à ce qui suscite le mouvement dialectique de l’histoire, à savoir la lutte des classes. “”La bourgeoisie, écrit il avec Engels dans le ‘Manifeste communiste’, a joué dans l’histoire un rôle éminemment révolutionnaire. Partout où elle est arrivée au pouvoir, la bourgeoisie a détruit toutes les conditions féodales, patriarcales, idylliques”” (Manifeste communiste, traduit par J. Molitor, Paris, 1947, p. 58). Mais, ce faisant, “”la bourgeoisie ne s’est pas contentée de forger les armes qui lui donneront la mort; c’est elle encore qui a produit les hommes qui se servent de ces armes – les ouvriers modernes, les ‘proletaires'”” (ibid.). On ne peut pas dire plus clairement qu’à partir du triomphe de la bourgeoisie la révolution est essentiellement la lutte de classe que le prolétariat mène contre la classe dominante. “”De toutes les classes qui, de nos jours, se trouvent en conflit avec la bourgeoisie, le prolétariat seul est une classe vraiment révolutionnaire”” (ibid.)”” [J.B. Duroselle, L’Europe de 1815 à nos jours. Vie politique et relations internationales, 1967] (pag 261-262)”,”STOx-185″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”La France et les Etats-Unis. Des origines a nos jours.”,”DUROSELLE Jean-Baptiste, specialista di relazioni internazionali, professore alla Sorbona, membro dell’Institut ha insegnato pure in prestigiose università americane. “”Comme pour sous-tendre les innombrables démarches marquées de ce qu’Alfred Grosser a appelé “”l’obsession américaine”” du général, l’évolution économique du monde a mis en valeur le redoutable problème de l’or et du dollar. Cherchant par tous les moyens à rendre à la France son “”indépendance nationale””, le général, qui n’était pas un économiste, a très tôt subi l’influence du grand économiste et financier Jacques Rueff. Depuis longtemps son conseiller, Rueff avait en particulier présidé de septembre à décembre 1958, aux tout débuts de la Ve République, le Comité des experts pour la réforme économique et financière. C’est lui, plus que quiconque, qui inspira au général la longue offensive qu’il entreprit contre le rôle privilégiè du dollar (et secondairement de la livre sterlng), comme “”Gold Exchange Standard) (étalon de change-or). Fixée à un taux inébranlable: 1 once pour 35 dollars, la monnaie américaine était universellemetn adoptée comme instrument mondial d’échanges. Tout cela aviat fort bien marché tant que les énormes réserves d’or américaines avaient continué à monter – c’est-à-dire junsqu’en 1957 inclusivement -, mais depuis 1958, on assistait à une incontestable érosion””. (pag 247) Wikip: Jacques Rueff Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jacques Rueff (Parigi, 23 agosto 1896 – Parigi, 23 aprile 1978) è stato un economista francese. Docente nella scuola libera di scienze politiche dal 1930 al 1940 e nell’Istituto di studi politici dal 1945 al 1948, vicegovernatore della Banca di Francia dal 1939 al 1940 e presidente della Conferenza di Parigi sulle riparazioni di guerra del 1945. Nel 1964 fu eletto membro dell’Accademia di Francia come successore di Jean Cocteau, preferito al poeta André Berry. Rueff è uno dei principali esponenti della corrente neoliberale, che si oppone ad ogni intervento dello Stato inteso ad alterare il meccanismo del regime di concorrenza ed a limitare la libera iniziativa dei privati. Fra i suoi scritti ricordiamo la Théorie des phénomènes monétaires del 1927; L’ordre social del 1945; La régulation monétaire et le probléme institutionnel de la monnaie del 1953. Indice [nascondi] 1 Bibliografia 1.1 Libri 1.2 Pubblicazioni 2 Collegamenti esterni Bibliografia [modifica] Libri [modifica] Jacques Rueff, Le péché monétaire de l’Occident (in francese), Paris, Plon, 1971. URL consultato il 19 maggio 2012. Pubblicazioni [modifica] Rueff, Jacques (1976). La Fin de l’ère keynésienne. Le Monde (in francese).”,”FRAV-144″
“DUROSELLE J.B. BASTID Suzanne LE-BRAS Gabriel TAPIE’ Victor L. NORA Pierre BRAUDEL Fernand REINHARD M. DROZ J. DETHAN G. GUIRAL P. GIRARD Louis VALSECCHI Franco HALPERIN S. William MEYER A. BAUMONT Maurice REMOND René D’HOOP Jean-Marie BELOFF Max FREYMOND M.”,”Etudes d’histoire des relations internationales. Mélanges Pierre Renouvin.”,”Contiene il capitolo di Franco VALSECCHI, ‘La politica di Napoleone III e la guerra d’Italia del 1859. L’interpretazione di Marx, Engels e Lassalle’ (pag 135-146) “”””Un tessuto di logica e di fuoco””, questo pamphlet di Lassalle, come egli stesso ebbe a definirlo: istrionico e penetrante, fantasioso e realistico ad un tempo. Ma che non incontra l’approvazione né di Marx né di Engels (1). Mentre sentimento nazionale e sentimento rivoluzionario si conciliano, in Lassalle, in una unica visione, non così in Marx e in Engels. Diffidano, Marx ed Engels, del sentimento nazionale, anche se aderiscono senza riserve al principio di nazionalità. Pensano che il moto nazionale può acquistare un carattere rivoluzionario solo se si converte in un moto sociale, se la palingenesi nazionale diviene palingenesi sociale: altrimenti rischia di divenire uno strumento al servizio della causa conservatrice (2). L’unità di misura, per il giudizio sulla situazione, non è, per Marx e per Engels, la nazionalità, bensì la rivoluzione (3). Quasi contemporaneamente al pamphlet di Lassalle, usciva ‘Po e Reno’ di Engels (4). Il suo scopo è, prima di tutto, di neutralizzare la suggestione che esercita sull’opinione pubblica l’appello rivolto dall’Austria al sentimento nazionale germanico. Pubblica, Engels, il suo opuscolo, anonimo: sarà più efficace, se non se ne conoscerà la provenienza. Deve avere l’aspetto di una trattazione tecnica, suggerita da criteri di opportunità militare, non politica. “”Bisogna che il pubblico creda che ne sia l’autore un grande generale””, suggerisce Marx (5). Lo scritto, infatti, si presenta come una confutazione della tesi austriaca, che la linea del Po è indispensabile dal punto di vista militare per la difesa della Germania; che la Germania ha bisogno del possesso dell’Adige, del Mincio, del Po per proteggere i suoi confini meridionali; che la minaccia al Po si risolve, in definitiva, un una minaccia al Reno; che la difesa del Po è difesa del Reno. Il che può anche essere vero – ammette Engels – sul piano politico. L’implacabile logica della sua posizione porta fatalmente Napoleone III ad una guerra per la conquista della riva sinistra del Reno. “”E non è affatto necessario che questa guerra debba cominciare proprio sul Reno. Al contrario, il territorio in questione può essere completamente conquistato in Italia, o la sua conquista può incominciare in Italia, esattamente come la prima conquista di queste provincie fu completata grazie alle vittorie del generale Bonaparte in Lombardia”” (6). Ma da punto di vista strategico, la tesi è insostenibile: Engels lo dimostra con una minuta, serrata argomentazione, l’argomentazione, appunto, di un tecnico. D’altronde – continua – Engels – sostenere, come l’Austria sostiene, la teoria della “”copertura”” dei confini con posizioni avanzate, porta al paradosso. A questa stregua, si giustifica egualmente la rivendicazione della riva sinistra del Reno da parte della Francia: il Bonaparte può sostenere che il Reno è per lui quello che l’Adige, il Mincio, il Po sono per noi. A questa stregua, si giustificano le rivendicazioni della Danimarca sull’Eider, e così via all’infinito. No, i veri confini strategici non sono quelli che pretendono certi militari: sono quelli segnati dalla natura, dalla lingua, dal carattere, dalle inclinazioni dei popoli. Forzare questi confini, vuol dire forzare la natura, ed esporsi ad un inevitabile scacco. Un ragionamento, che è valido in ogni circostanza; e che tanto più è valido per l’Italia. Il movimento nazionale italiano costituisce una incontenibile forza della natura, che finirà fatalmente col trionfare. Quale convenienza ha la Germania di aiutare l’Austria a mantenere delle posizioni insostenibili in Italia? Perché addossarsene il peso? Perché affrontare, per un inesistente vantaggio, l’incalcolabile danno di compromettersi per una causa ingiusta, di attirarsi l’inestinguibile rancore, l’implacabile odio degli italiani? E poi, combattere la nazionalità italiana vuol dire combattere, di riflesso la nazionalità tedesca. La Germania non deve barattare i suoi discutibili interessi sul Po e sul Mincio con il suo interesse più vitale, l’unità nazionale: con l’unità, non vi sarà alcun bisogno, per la Germania, del Po e del Mincio. Rimanere, dunque, fuori dalla lotta: questa è la conclusione di Engels, che Marx pienamente condivide. E’ la soluzione più conveniente, sia sul piano diplomatico che sul piano rivoluzionario”” [ Franco Valsecchi, ‘La politica di Napoleone III e la guerra d’Italia del 1859. L’interpretazione di Marx, Engels e Lassalle’] [(in) AA.VV., ‘Etudes d’histoire des relations internationales. Mélanges Pierre Renouvin, Paris, 1966] [(1) “”Il ‘pamphlet’ di Lassalle è un ‘enormous blander’… Del resto, se Lassalle si permette di parlare a nome del partito, o bisogna che per il futuro si rassegni ad essere apertamente sconfessato, perché la situazione è troppo seria per avere dei riguardi, o bisogna che, invece di seguire ispirazioni miste di fuoco e di logica, si informi prima delle opinioni che hanno altre persone all’infuori di lui. Bisogna che noi teniamo salda la disciplina di partito, altrimenti tutto va a catafascio.”” Marx a Engels, 18 maggio 1859, in Carteggio Marx-Engels, Roma, 1951, vol III, p. 297; (2) Istruttivo, in proposito, il giudizio di Marx sulla politica di Mazzini. “”Ritengo la politica di Mazzini assolutamente falsa. Egli trascura di dedicarsi a quella parte d’Italia che da mille anni è oppressa, ai contadini, e prepara, con questo, nuove risorse alla controrivoluzione””, Marx a Weydemeyer, 11 settembre 1851, in Marx-Engels, ‘Sul risorgimento italiano’, op. cit, p. 26; (3) Lassalle si giustificava, richiamandosi ad una valutazione realistica della situazione dell’opinione pubblica in Germania: “”Non fatevi illusioni sui sentimenti democratici del popolo tedesco. Mi sembra che voi non vi rendiate conto di quanto poco “”smonarchizzato”” sia il nostro popolo””; (4) ‘Po und Rhein’, Berlin, 1859. Era stato scritto fra il febbraio e il marzo 1859, e pubblicato nell’aprile, presso lo stesso editore di Lassalle, Franz Duncker; (5) Marx a Engels, 25 febbraio 1859, in ‘Carteggio Marx-Engels, op. cit,., p. 271; (6) Così, un articolo di Engels, nella ‘New York Daily Tribune’, in data 18 gennaio 1859, dal titolo ‘Il panico monetario in Europa, in Marx-Engels, ‘Scritti sul Risorgimento’, op. cit., p. 163-64 (…)] (pag 139-140-141)”,”RAIx-319″
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”La Grande Guerre des Français, 1914-1918. L’incompréhensible.”,”DUROSELLE Jean-Baptiste fu membro dell’ Institut, professore alla Sorbona, presidente dell’Institut d’histoire des relations internationales contemporaines, autore di molte opere tra cui ‘L’Histoire diplomatique de 1919 à nos jours’, Clemenceau’, e ‘L’Europe, histoire de ses peuples’. Duroselle è morto il 12 settembre 1994, tre settimane prima della pubblicazione di questa ‘Grande Guerre des Français’ a cui teneva moltissimo. A lui sembrava avesse più importanza sul piano storico e sul piano affettivo, di tutte le sue opere precedenti. Prima parte dedicata alle cause della guerra: la ‘kriegschuldfrage’, l’atmosfera, l’Alsazia-Lorena, la guerre de revanche, le rivalità economiche, la macchina infernale. La rinascita dell’internazionalismo. “”Lorsque se réunissent, le 14 juillet 1915, les trois cents délégués du conseil natinal socialiste, pour la première fois apparaît une “”minorité”” groupant les fédèrations de la Haute-Vienne, de l’Isère et du Rhône, et dont Jean Longuet prend la tête. Les “”minoritaires”” s’abstiennent dans le vote d’une motion patriotique présentée par la fédération de la Seine. La minorité ‘syndicaliste’, formée autour de l’Union de métaux, est plus hardie. Elle préconise la paix sans annexions ni contributions. Elle crée; au milieu de 1915, un “”comité d’action internationale””. Liéé avec des militants suisses et italiens, elle accepte de participer, du 5 au 8 septembre, à une réunion devenue célèbre par la suite, mais qui reste alors presque ignorée (‘les Débats’ y font allusion le 8 septembre, l”Humanité’ le 10 novembre seulement), tenue en Suisse à Zimmerwald. On y compte trentehuit participants, venus de onze pays, dont deux Allemands et deux Français, Bourderon et Merrheim. Lénine et Trotsky sont présents. Tous les participants condamnent la guerre et lui reconnaissent une origine impérialiste. Là où l’on diverge, c’est sur le fait de savoir comment la classe ouvrière rétablira la paix. Les idées de Zimmerwald, estime Annie Kriegel, n’atteignirent pas les ouvriers, mais troublèrent leurs organisations. L’Union sacrée n’en est pas ébranlée. Jules Guesde, Marcel Sembat et Albert Thomas restent dans le cabinet Briand. Le Parti socialiste, la CGT, dans leur majorité, sont hostiles à Zimmerwald. “”La masse écrit Merrheim, n’a pas répondu à l’appel de Zimmerwald. Elle était trop écrasée par le poids des mensonges de toute la presse””. Ainsi, un germe nouveau est apparu, germe d’un pacifisme ouvrier à tendance révolutionnaire. Malgré les souffrances subies, ce n’est encore qu’un germe. L’automne 1916 va révéler la plus grande crise de lassitude qu’aient connue jusqu’alors les combattants et civils français. Du côté socialiste et syndicaliste, les “”minoritaires”” gagnent du terrain. Il y a même, au sein de la minorité, un petit groupe “”zimmerwaldien””, c’est-à-dire ultrapacifiste et internationaliste. (…) Lorsque du 24 au 30 avril 1916 se réunit à Kienthal, en Suisse, une deuxiéme conférence “”zimmerwaldienne””, trois députés socialistes français y participent à titre individuel, Alexandre Blanc, Brizon et Raffin-Dugens. Ils ont beau être des personnages de second plan, leur présence donne du relief à l’opposition extrême. Au conseil national de la SFIO du 9 avril, il y a 1980 voix majoritaires et 980 minoritaires. Au conseil national du 7 août, 1850 majoritaires et 1081 minoritaires. Dès février 1916, les socialistes ont été réticents sur l’appel de la classe 1917. Un incident plus grave éclate le 15 septembre. Ce jour-là, Brizon, ancien instituteur, et l’un des participants à Kienthal, attaque le gouvernement;: “”On n’a pas le droit de jeter les milliards du peuple dans l’abîme et les hommes sous le feu roulant de la mort. On peut et on doit négocier (…). La guerre durerait encore trois ans avec la politique di M. Briand””. C’était la première intervention pacifiste à la Chambre. Elle fut accueillie par des clameurs, d’autant plus que Brizon parlait mal, et Briand n’eut pas de peine, par une belle envolée, à soulever l’enthousiasme de l’Assemblée. L’affichage de son discours fut voté par 420 voix contre 26. Ces 26 étaient les socialistes minoritaires; 38 autres socialistes avaient voté l’affichage; 34 s’étaient abstenus (dont 7 en congé). C’est dire que l’Union sacrée était entamée, mais seulement en surface. De côté syndicaliste, le fait essentiel fut la création du “”comité pour la reprise des relations internationales”” en janvier 1916, dont les brochures paraissent avoir atteint plusieurs dizaines de milliers de personnes. Il avait ses bases dans les fédérations de la métallurgie et de l’enseignement, et surtout dans le groupe de ‘la Vie ouvirère’ (Merrheim, Monatte, Rosmer). L’un de ses animateurs était le menchevik russe Trotsky, réfugié en France. Précisément, le 14 septembre 1916, veille de l’interpellation de Brizon, le ministre de l’Intérieur Malvy prit n décret d’expulsion contre Trotsky, qui fut dirigé vers la frontière espagnole (la direction de la Sûreté aurait préféré l’interner). Pour l’ensemble du pays, ces attitudes extrêmes passaient encore inaperçues”” (pag 142-143-144) (pag 142-143)”,”QMIP-142″
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Da Wilson a Roosevelt. La politica estera degli Stati Uniti dal 1913 al 1945.”,”Jean baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques.”,”USAQ-011-FL”
“DUROSELLE Jean-Baptiste”,”La Grande Guerre des Français, 1914-1918. L’incompréhensible.”,”Hommage à Jean-Baptiste Duroselle di François-Xavier de Vivie, Introduction personnelle, Notes, Bibliographie sélective, Généralités, Les acteurs. Mémoires et biographies, Aspects militaires: stratégie, tactique, Études des opérations, Relations avec l’étranger de 1914-1918, Aspects sociologiques et psychologiques de la Grande Guerre française, Aspects économiques de la Grande Guerre française, Index des noms de personnes, Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994.”,”QMIP-026-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”La Décadence, 1932-1939.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994. Avant-propos, Introduction, Notes, Indice dei nomi,”,”FRAV-004-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”L’Abîme, 1939-1944.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994. Avant-propos, Épilogue, Notes, Index des noms propres, Cartes, foto,”,”RAIx-030-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste, a cura di Pietro PASTORELLI”,”Storia diplomatica dal 1919 ai nostri giorni.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994. Pietro Pastorelli è professore ordinario di Storia dei trattati e politica internazionale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Autore di vari volumi, ha pubblicato, nelle edizioni LED, Dalla prima alla seconda guerra mondiale, Momenti e problemi della politica estera italiana 1914-1943.”,”RAIx-034-FL”
“DUROSELLE Jean-Baptiste MAYEUR Jean-Marie”,”Storia del cattolicesimo. Con un’appendice su Giovanni Paolo II di Giancarlo Zizola.”,”Jean-Baptiste Duroselle (Parigi, 1917-1994), già membro dell’Institut, è autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano. Jean-Marie Mayeur, professore all’Università di Parigi IV, ha diretto una Storia del cristianesimo ed è autore, fra l’altro, di Partiti politici e democrazia cristiana.”,”RELC-035-FL”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Storia diplomatica dal 1919 al 1970.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994.”,”RAIx-017-FV”
“DUROSELLE Jean Baptiste”,”Storia Diplomatica dal 1919 al 1970.”,”Jean Baptiste Duroselle, professore alla Fondation Nationale des Sciences politiques di Parigi, è uno dei maggiori studiosi di storia diplomatica viventi. Nato a Parigi nel 1917, frequentò l’Ecole Normale Supérieure e nel 1943, dopo la parentesi bellica che lo vide ufficiale di artiglieria, conseguì l’agregation di storia e geografia classificandosi al primo posto. Entrato nel 1950 nell’insegnamento superiore, ha insegnato prima all’università di Saarbrücken e poi a quella di Lilla; alla Fondation Nationale des Sciences politiques dirige il Centro di studi sulle Relazioni internazionali. Dopo alcuni studi su Les débuts du Catholicisme social en France (1822-1870) e su altri aspetti della storia religiosa, si è dedicato sopratutto alla storia diplomatica ed in specie a quella tra le due guerre mondiali. A lui si devono, alcuni studi sulle relazioni germano-sovietiche dal 1933 al 1939 e una Histoire diplomatique de 1919 à nos jours. La sua opera più importante è però La politica estera degli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt qui presentata. Apparsa nel 1960 per i tipi di Colin e premiata dall’Académie des Sciences Morales et Politiques. Morto il 12/09/1994.”,”RAIx-059-FL”
“DURRELL Martin”,”Hammer’s German. Grammar ad Usage.”,”Martin Durrell is Professor of German at the University of Manchester.”,”VARx-186-FL”
“DÜRRENMATT Friedrich”,”Racconti.”,”””Il solo modo per superare il conflitto è viverlo. L’arte, la letteratura; sono, come qualunque altra cosa, un confronto col mondo. Una volta afferrato questo, ne potremo intravedere anche il senso”” (in quarta di copertina)”,”VARx-010-FV”
“DURSCHMIED Erik”,”Rivoluzione. Il rivoluzionario vero è il rivoluzionario morto. (Tit.orig.: Whisper of the blade)”,”All’interno dell’inserto fotografico: la prima riunione del Soviet dei soldati a Pietroburgo, novembre 1917 “”Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”” (E. Zapata, 1910) DURSCHMIED E. è nato a Vienna nel 1930 ed è emigrato in Canada. Corrispondente di guerra per la BBC e CBS collabora con importanti testate giornalistiche del mondo. Ha scritto ‘Eroi per caso. Come l’imprevisto e la stupidità hanno vinto le guerre’ (2000) e ‘Il Generale Inverno. Come i capricci del clima hanno vinto le guerre’ (2001). Vive a Parigi.”,”FOLx-021″
“DURSCHMIED Erik”,”Attenti al dragone. Quando la Cina varca i confini, il mondo trema.”,”Erik Durschmied è nato a Vienna nel 1930. Corrispondente di guerra per la BBC e la CBS, collabora con le più importanti testate giornalistiche del mondo. Ha raccontato i maggiori conflitti del dopoguerra, dal Vietnam all’Iraq, da Belfast a Beirut, da Cuba all’Afghanistan.”,”CINE-012-FL”
“DURSCHMIED Erilk”,”Eroi per caso. Come l’imprevisto e la stupidità hanno vinto le guerre.”,”Erik Durschmied è nato a Vienna nel 1930 ed è emigrato in Canada dopo la seconda guerra mondiale. Corrispondente di guerra per la BBC e la CBS, collabora con le più importanti testate giornalistiche del mondo. “”Caso e incertezza sono due fra i più comuni e più importanti elementi, nell’arte della guerra”” (Carl von Clausewitz, Della guerra, 1832) La debacle francese sulla Mosa. “”OKW – Oberkommando der Wehrmacht, Comando SupremoTedesco – pomeriggio del 15 maggio. La Polonia era stata liquidata in due settimane grazie al talento dei comandanti delle ‘Panzerdivisionen’, ma Hitler era troppo privo di esperienza bellica per afferrare le complessità della guerra moderna motorizzata. Convinto com’era di avere una missione storica da compiere, e di essere altresì un genio militare senza pari, si era circondato di generali che quanto a incompetenza non avevano nulla da invidiare ai comandanti francesi: uomini come Keitel e Jodl sempre pronti a dirgli ‘Jawohl!’ – quelli cioè che gli inglesi chiamano ‘yes-men’. La era forza della Germania era costituita dai comandanti di prima linea, uomini come Guderian e il giovane Erwin Rommel. Questi si sarebbe dimostrato il migliore di tutti i generali tedeschi, poiché lui solo riusciva ad affrancarsi dal rigido spirito militaristico dei soi pari-grado. Non aderiva al partito nazista e, al pari di Guderian, suo diretto superiore, considerava i generali dell’OKW inetti e inconcludenti. L’intensa antipatia che Rommel nutriva per uomini come Himmler, Jodl e Keitel era ben nota; ma lui non si lasciava mai ipnotizzare dalla struttura politica dell’esercito, dalla quale peraltro dipendeva la sua incolumità personale. L’ammirazione che all’inizio Hitler gli aveva ispirato si era ormai, trasformata in disgusto. E aveva, per questo, fondati motivi. Quando la Wehrmacht aveva varcato la Mosa e si era spinta in territorio francese, i nervi di Hitler avevano ceduto, e la sua ansietà andava aumentando in proporzione diretta con il successo dei panzer. Quel pomeriggio del 15 maggio, l’OKW era inondato da messaggi provenienti dai reparti di prima linea. Non si riusciva a tener dietro, sulla mappa con freccette e bandierine, ai progressi compiuti sul terreno dalle truppe. Hitler osservava la carta geografica e diventava sempre più nervoso. Keitel se ne accorse e si disse subito altrettanto preoccupato. «Concordo pienamente con la sua diagnosi della situazione, ‘mein Führer’. Stiamo effettivamente spingendoci troppo oltre con le nostre forze corazzate. Dobbiamo aspettarci una controffensiva». (…) Mentre francesi e inglesi perdevan tempo prezioso a discutere, i panzer di Rommel avanzavano a tutta velocità verso il cuore della Francia, procedendo su un fronte largo appena 3 chilometri, a 50 chilometri di distanza dalle più vicine salmerie. Rommel stava correndo un grosso rischio, dal momento che su entrambi i soi fianchi erano schierate ingenti forze alleate. La sua meta immediata era Le Cateau-Arras: «Weiterer Marschweg: Le Cateau-Arras. Auftanken! Antreten! – Fate il pieno! Tenetevi pronti!». Ben presto, però, Rommel si trovò a corto di carburante. Questo lo mandò su tutte le furie, ma dovette ammettere che era colpa sua: l’avanzata era stata così rapida che la sua «divisione d’appoggio» si trovava ancora in territorio belga!”” (pag 283-287)”,”QMIx-328″
“D’URSO Valentina”,”Le buone maniere.”,”Valentina D’Urso insegna Psicologia generale nell’Università di Padova.”,”TEOS-120-FL”
“DURUY Victor”,”Histoire des temps modernes depuis 1453 jusqu’a 1789.”,” “”La caduta di Borgia, dopo la morte di papa Alessandro VI aveva avuto per gli Stati pontifici delle conseguenze disastrose: l’ anarchia diffusa, e al suo seguito le guerre civili, i saccheggi e i massacri.””L’ Italia, disse Machiavelli, è oggi senza capo, senza istituzioni, senza leggi. Vinta, divisa, conquistata, essa non mostra agli sguardi dei suoi figli che delle rovine. E però, per quanto umiliata dai barbari, la si vede disposta a seguire una bandiera comune, se si presenta un uomo che prende questa bandiera e la dispiega””. Quest’ uomo che chiamava l’ Italia fu il papa Giulio II, energico vegliardo che voleva essere ‘il signore e il maestro del gioco del mondo””. Soffriva di vedere lo straniero nella Penisola, e si proponeva di cacciare quelli che chiamava i barbari. Ma voleva che, in questa Italia liberata, la santa sede occupasse il primo rango””. (pag 92)”,”EURx-214″
“DÜSING Klaus”,”Das Problem der Subjektivität in Hegels Logik. Systematische ind Entwicklungsgeschichtliche Untersuchungen zum Prinzip des Idealismus un zur Dialektik.”,”Diese Abhandlung wurde von der Abteilung für Philosophie, Pädagogik, Psychologie der Ruhr-Universität Bochum im Wintersemester 1974/75 als Habilitationsschrift unter dem Titel: “”Das Problem der Subjektivität in Hegels Konzeptionen der Logik”” Vorwort zur Dritten Auflage, Vorwort zur Zweiten Auflage, Vorwort zur Ersten Auflage, Einleitung, Erstes Kapitel, Siglenverzeichnis, Literaturverzeichnis, Namenregister, Sachregister, Nachwort zur 2. Auflage, Note, Hegel – Studien/Beiheft 15,”,”HEGx-041-FL”
“DUSIO Andrea”,”Giuliano De’ Medici. La congiura dei Pazzi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”È il giudizio storico di Francesco Guicciardini, che guarda con disincanto agli effetti della congiura dei Pazzi, la quale finì per consolidare il potere di Lorenzo e trasformare un regime occulto; com’era stata l’egemonia dei Medici al tempo di Cosimo e Piero, e di fatto sino al 1478, in una signoria acclamata, in cui per “”Popolo e libertà”” ci sarebbe stato sempre meno spazio. Nulla però avvenne meccanicamente, per automatismi innescati dalle pugnalate inflitte a Giuliano. Nei mesi che seguirono ai fatti del 26 aprile il Magnifico si trovò a rimettere in gioco tutto per sopravvivere alla crisi che la vendetta delle prime ore aveva aperto con il papato”” (pag 134) Andrea Dusio è giornalista, critico d’arte e curatore. Si occupa di storia delle immagini artistiche dell’età moderna. Ha pubblicato lavori su Caravaggio.”,”ITAG-283″
“DUSIO Andrea”,”Paolina Bonaparte.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Andrea DUSIO è giornalista critico d’arte e curatore.”,”BIOx-371″
“DUSIO Andrea”,”Emmeline Pankhurst.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Andrea DUSIO è giornalista critico d’arte e curatore.”,”DONx-090″
“DUSIO Andrea”,”Virginia Woolf.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Andrea Dusio è giornalista, critico d’arte e curatore. Si occupa di storia delle immagini artistiche dell’età moderna. Ha pubblicato lavori su Caravaggio.”,”BIOx-381″
“DUSIO Andrea”,”Reza Pahlavi e Soraya.”,”Andrea Dusio, milanese, classe 1970, autore di volumi di divulgazione storica. L’ascesa di Mossadeq e la nazionalizzazione del petrolio (pag 90-93)”,”GOP-002-FGB”
“DUSSEL Enrique, a cura di Luca BASSO e Massimiliano TOMBA”,”L’ultimo Marx.”,”DUSSEL Enrique nato a Mendoza in Argentina nel 1934, è stato professore di etica nell’Univ. autonoma del Messico. E’ uno dei fondatori della filosofia della liberazione. Ha scritto pure: ‘Un Marx sconosciuto’ (1999) e ‘Storia della Chiesa in America Latina’ (1992). “”Inoltre Marx chiarisce che la riproduzione che rende possibile l’accumulazione non è solo quella del capitale variabile – come crede Smith, – ma anche del capitale costante. La questione ossessionò quasi costantemente Marx almeno a partire dal marzo 1862, quando, mettendo a confronto la sua cornice teorica con quella di Smith, scopre che quest’ultimo, occupandosi della riproduzione, ha tralasciato il tema del valore d’uso e del capitale costante, il che, come vedremo, ha molte ripercussioni sull’aumento del pauperismo. E’ anche necessario distinguere tra capitale (pluscapitale) e reddito (denaro che ciascun individuo spende e consuma). Da ciò risulta che il capitalista, in modo ascetico, deve scegliere tra “”spendere”” il suo profitto o risparmiare accumulandolo – “”teoria dell’astinenza””. Marx realizza qui un’interessante descrizione dell'””avarizia”” moderna (capitalista). Infine, è evidente che la portata dell’accumulazione varierà a seconda del “”grado di sfruttamento della forza-lavoro, della forza produttiva del lavoro, della differenza crescente fra capitale impiegato e capitale consumato e dell’entità del capitale anticipato”” (Il Capitale). Marx si occupa, infine, del cosiddetto “”fondo di lavoro””, ossia della massa dei mezzi di sussistenza di cui l’operaio ha bisogno per riprodurre la sua vita che egli compra con il denaro che il capitale variabile gli paga come salario. Questo fondo non è fisso, come pensava Bentham. Nel punto ‘c’, “”La legge generale dell’accumulazione capitalista””, Marx manifesta l’intenzione pratica della sua opera, attraverso una riflessione etico-politica: “”Accumulazione del capitale è quindi aumento del proletariato”” (Il Capitale). Questa legge determina un’accumulazione di miseria (‘Accumulation von Elend’) proporzionata all’accumulazione del capitale””. E’ questo uno dei più lunghi paragrafi de ‘Il Capitale’, il che dimostra anche l’importanza politica che Marx gli assegnava – visto che, teoricamente, l’enunciato di partenza avrebbe potuto anche evitare i tanti esempi che invece l’autore voleva fornire al lettore. Si tratta, comunque, niente meno che della discussa tesi del pauperismo. L’accumulazione è aumento di capitale, ma fondalmentalmente di capitale costante. Questo significa: diminuzione relativa di capitale variabile e diminuzione relativa anche del proletariato attivo: “”All’aumentare del volume, della concentrazione e dell’efficacia tecnica dei mezzi di produzione, si riduce progressivamente il grado con cui essi sono mezzi di occupazione per gli operai”” (Il Capitale). Ciò produce progressivamente una sovrappopolazione relativa – anche se potrebbe essere una diminuzione assoluta – o un “”esercito industriale di riserva disponibile”” (idem).”” [Enrique Dussel, L’ultimo Marx, 2009] (pag 159-160) Lo scrupolo scientifico di Marx. “”Dal 1863 Marx vide la sua biblioteca ingrandirsi notevolmente. Ai 350 libri che Engels gli regalò in quell’anno, si devono aggiungere i quasi 800 libri che il suo buon amico Wilhelm Wolff (che morì a Manchester e al quale Marx dedicò la sua opera ‘Il capitale’) gli regalò per decisione testamentaria. Questo materiale, insieme ai testi che consultava nel British Museum, lo aiutava in parte a portare a compimento il lavoro teorico che si era imposto e lo ossessionava: poter mandare in stampa la sua opera più importante. Il 15 agosto 1863 scrisse a Engels: “”Il mio lavoro (il manoscritto per la stampa) procede bene, sotto un certo punto di vista. Con l’ultima elaborazione le cose prendono, mi sembra, una sopportabile forma ‘popolare’, astraendo da alcune inevitabili D-M e M-D””. Sappiamo che in quel periodo Marx stava scrivendo qualcosa che assomigliava molto al testo definitivo del libro I, capitolo 2, che, tuttavia, era molto lontano dall’essere pronto per la pubblicazione, tant’è che quel testo (del ‘Manoscritto del ’63-’65’) non venne mai inviato alla stampa. E ciò è dovuto ad uno scrupolo scientifico che evidenzia la serietà con la quale Marx ha sempre affrontato il suo lavoro: “”Non posso decidermi (scrive a Engels due anni dopo, il 31 luglio 1865, mentre terminava di scrivere le ultime pagine dei ‘Manoscritti’ sopra citati) a licenziar qualche cosa prima che il tutto mi stia dinanzi. ‘Whatever shortcomings they may have’ (Quali siano i difetti che possono avere), questo è il pregio dei miei libri, che costituiscono un tutto artistico, cosa raggiungibile soltanto col mio sistema di non farli mai stampare prima che io li abbia ‘completi’ davanti. Ciò è impossibile col metodo di Jacob Grimm e va generalmente meglio per scritti che non siano articolati dialetticamente””””. (pag 18-19) [Enrique DUSSEL, L’ultimo Marx, 2009]”,”MADS-555″
“DUSSEL Enrique, a cura di Antonino INFRANCA”,”Un Marx sconosciuto.”,”DUSSEL Enrique è nato a Mendoza (Argentina) nel 1934. E’ professore di etica nell’Università autonoma del Messico. Ha studiato in mote università latino-americane ed europee. Ha vissuto due anni in un Kibbutz in Israele. E’ uno dei fondatori della filosofia della liberazione. “”Studiavamo attentamente i lavori di Parigi e Bruxelles, constatando che alla fine del 1843, Marx comincia i suoi studi di economia, che continueranno in tutti questi anni fino al 1849. Questa parte della sua vita è stata sufficientemente studiata dalla filosofia contemporanea – specialmente per la polemica suscitata dalla “”rottura epistemologica”” di Althusser. A noi apparve, al contrario, più interessante la tappa successiva. Infatti, nel 1849 Marx parte per Londra. Lì quotidianamente dal 1851, nella biblioteca del British Museum, realizzerà una gigantesca opera di “”lettura”” (della quale ci ha lasciato testimonianza in più di cento “”Quaderni”” di appunti che saranno più di quaranta tomi nella sezione IV del MEGA, edita dall’istituto marxista-leninista di Berlino-Mosca). Finora abbiamo soltanto i primi sette tomi (MEGA IV, 1-7)””. (pag 26) [Enrique Dussel, a cura di Antonino Infranca, Un Marx sconosciuto, 1999] “”La prima redazione de Il Capitale (1857-1858).”” “”Quando il 23 agosto 1857 Marx comincia un ‘Quaderno’ di appunti (‘Quaderno M’), uno dei tanti, non aveva certamente coscienza che iniziava i dieci anni più creativi di produzione teorica della sua vita (esattamente dal 1857 al 1867). Contro coloro che si immaginano una totale assenza di “”problematica filosofica””, anche hegeliana, in Marx, egli scriveva alcuni mesi più tardi, nel gennaio del 1858: “”By mere accident, – Freiligrath trovò alcuni volumi di Hegel appartenenti a Bakunin e me li mandò in dono – mi ero riveduto la ‘Logica’ di Hegel”” (K. Marx, MEW 29, p. 260; Opere complete vol XL, 1973 p. 273). Oggi sappiamo, inoltre, che Marx rilesse nuovamente la ‘Logica’ nel 1860 (cfr J.O. Malley-F. Scroder, Marx’s precis of Hegel’s doctrine of being’, IRSH, XXII, pp. 423-431); e addirittura volle scrivere un pamphlet popolare per mostrare l’importanza della ‘Logica’ (v. E. Dussel, El ultimo Marx; L’ultimo Marx). E’ un paradigma filosofico il rovesciamento (ma che usa tuttavia ‘in tutte le sue parti’) del “”nucleo razionale”” hegeliano (Marx, Il capitale), ma è il punto dal quale Marx comincia a sviluppare il concetto economico di capitale (Dussel, La produccion téorica de Marx). Subito dopo (Grundrisse) Marx inizia lo sviluppo del “”proprio”” discorso, e abbandona lo stile letterario del commentario, appunto o critica contro il proudhoniano Darimon. E’ il “”Marx definitivo””, di cui tutti i momenti precedenti della vita (1835-1857) furono “”scientificamente”” preparatori. Dall’ottobre 1857 fino alla pubblicazione de ‘Il capitale’ nel 1867, il discorso dialettico di Marx non ha pause – se non nei pochi mesi tra il 1859 e l’estate del 1861-: andrà costruendo e costituendo una per una le sue categorie”” [Enrique Dussel, Un Marx sconosciuto, 1999]”,”MADS-581″
“DUSSEL Enrique”,”Metafore teologiche di Marx.”,”Enrique Dussel è nato a Mendoza in Argentina nel 1934. È professore di Etica all’Università Nazionale Autonoma del Messico. Ha studiato filosofia presso l’Università di Cujo (Argentina), l’Università Complutense di Madrid, la Sorbona di Parigi e storia presso l’Università di Friburgo. Ha vissuto due anni lavorando come falegname in un Kibbutz in Israele. Fa parte del movimento filosofico (uno dei fondatori) della Filosofia della Liberazione. Dussel analizza le metafore religiose e teologiche di Marx per dimostrare che esse costituiscono un discorso parallelo alla critica dell’economia e alla filosofia dialettica della sua opera. “”Quando Marx ha terminato di “”costruire”” una categoria, userà, definitivamente, “”un”” nome per “”un”” concetto. Il caso più paradigmatico è il seguente: «Tutti gli economisti incorrono nello stesso errore: invece di considerare il ‘plusvalore’ puramente in quanto tale, lo fanno attraverso le ‘forme’ particolari di ‘profitto’ o ‘rendita’ (43). Cioè, il “”nome”” ‘plusvalore’ (uno) ha “”un”” concetto (così come è stato descritto nei primi ‘quaderni’). Le sue “”forme”” fenomeniche di apparenza nel “”mondo delle merci””, subordinato e più complesso, sono: il ‘profitto’ e la ‘rendita’, per esempio (che hanno “”due”” concetti differenti, che, con quello di plusvalore, sarebbero già “”tre””). Tuttavia gli economisti li “”confondono”” in “”un”” solo concetto. Si tratta, quindi, di “”separare””, “”distinguere”” concetti e di “”porre”” denominazioni diverse per evitare confusioni. Dovremmo sviluppare qui tutta una “”teoria”” della costituzione delle categorie – come introduzione a questo compito abbiamo scritto i tre tomi di commenti. Forse il momento più creativo di Marx è quando tratta la questione della rendita – che, partendo dalla posizione di Rodbertus, e dalla sua critica, sviluppa il concetto di composizione organica, monopolio, eccetera (44). La categoria fondamentale che Marx scopre nei ‘Manoscritti del 1861-63’ è quella di “”prezzo di produzione””, che gli permette di affermare che, per prezzo di produzione, l’agricoltura può sostenere un prezzo maggiore che la media (cioè, al suo proprio valore) da dove si paga questa rendita. Questi temi, per esempio, non corrispondono più al Libro I, bensì alla parte del discorso dialettico che si esporrà nel Libro III de ‘Il capitale’, a partire dall’orizzonte più concreto della “”concorrenza”””” (pag 116) [Enrique Dussel, Metafore teologiche di Marx, InSchibboleth edizioni, Roma, 2018] [(43) Manuscritos del 61-63, in MEGA, II, 3, p. 333, 2-6, in spagnolo, I. p. 33; (44) Cfr. la mia opera ‘Hacia un Marx desconocido’, cap. 9]”,”MADS-803″
“DUSSOUY Gérard”,”Les théories géopolitiques. Traité de relations internationales. I.”,”DUSSOUY Gérard è professore di geopolitica nell’Université Montesquieu di Bordeaux. Grafico a pag. 113 sulle origini e le correnti della geopolitica “”Tout le schéma de Mackinder s’organise autour de la prééminence de l’Île mondiale, le ‘World Island’, laquelle réunit en un seul et unique continent l’Eurasie et l’Afrique. Du détroit de Behring au cap de Bonne Espérance, s’étale un espace d’une seule pièce, interrompu, mais pas sur toute sa largeur, apr une mer intérieure, la Mèditerranée, qui n’engendre pas une véritable rupture. Mackinder considère les autres continents, Amérique, Australie, comme des “”îles satellites”” du ‘World Island’. Cette manière de regarder le monde est spécifique à l’Anglais qui fonda en permanence la politique de son pays sur le rapport d’infériorité potentielle que l’île entretenait avec le monde continental. Sur le ‘World Island’, Mackinder discerne des régions inaccessibles à la navigation et, pour cause, hors de portée de la puissance maritime. Ces régions forment le coeur des terres des puissances continentales qui ne feront qu’une le jour tant redouté où l’Île mondiale sera unifiée. L’auteur distingue deux régions de ce type, l’une en Eurasie, et l’autre en Afrique. L’immensité du ‘Heartland’ eurasiatique impressionne”” (pag 136-137) Halford Mackinder Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Halford John Mackinder (Gainsborough, 15 febbraio 1861 – Bournemouth, 6 marzo 1947) è stato un geografo, politico, diplomatico, esploratore ed alpinista inglese. Mackinder era esperto in biologia, storia, legge e strategia; conquistò la vetta del Monte Kenya nel settembre del 1899. È conosciuto per la sua celebre teoria geopolitica dell’Heartland (traducibile come Cuore della terra), cioè un’area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare l’intero mondo. La zona in questione era individuata al centro del supercontinente Eurasiatico. Questa teoria fu elaborata per la prima volta nell’articolo “”The Geographical Pivot of History”” (“”Il perno geografico della storia””), presentato il 25 gennaio 1904 alla Royal Geographical Society, e successivamente pubblicato dal “The Geographical Journal”. Mackinder sosteneva che esistessero delle caratteristiche, degli “”elementi che durano nel tempo””, in un paese che non mutano mai e vanno sempre prese in considerazione nel momento di compiere scelte strategiche. Esse sono: Il luogo geografico Il contesto storico Le tradizioni di un popolo Per gli stati, per vincere una guerra, è fondamentale conoscere e tenere in considerazione questi elementi. Indice [nascondi] 1 Carriera 2 Heartland 3 Bibliografia 4 Note 5 Altri progetti Carriera[modifica | modifica wikitesto] Nel 1887 Mackinder pubblicò “”On the Scope and Methods of Geography””, un manifesto per un nuovo approccio allo studio della geografia [2]. Qualche mese dopo fu nominato reader in Geografia presso l’Università di Oxford, dove introdusse l’insegnamento della materia . Nel 1892 fu il primo direttore della University Extension College, a Reading, ruolo che mantenne fino a quando gli succedette, nel 1903, William Macbride Childs. Il collegio divenne l’Università di Reading nel 1926 [3] [4]. Nel 1893 è stato uno dei fondatori della Geographical Association, che promuoveva l’insegnamento della geografia nelle scuole . In seguito divenne presidente dell’associazione dal 1913 al 1946. Nel 1895 è stato uno dei fondatori della London School of Economics. Nel 1899, a Oxford, Mackinder diede un importante contributo alla fondazione della School of Geography [5]. Nello stesso anno guidò la prima spedizione che conquistò la vetta del Monte Kenya, la seconda più alta del continente africano [6]. Nel 1902 pubblicò “”Britain and the British Seas””, un contesto che presenta la prima analisi geomorfologica delle isole britanniche e che è considerato un classico degli studi geografici della regione. Nel 1904 presentò lo studio “”‘The Geographical Pivot of History”” alla Royal Geographical Society, nel quale elaborò la teoria dell’Heartland. Heartland[modifica | modifica wikitesto] Mackinder visse in un periodo storico che gli permise di capire come l’espansione territoriale russa fu facilitata e come ricevette un importante impulso da alcune scoperte tecnologiche, in particolare dalle scoperte nel campo dei trasporti: la Transiberiana effettivamente unì la Russia da parte a parte, permettendo alle truppe di spostarsi velocemente nel vastissimo territorio russo. Geopoliticamente, questo ebbe ripercussioni fortissime perché metteva in crisi uno dei fondamenti su cui si era fondata e su cui era nata la geopolitica, cioè sul fatto che il mare rappresentasse la via più veloce per spostarsi. Mackinder sostenne dunque che, grazie ai nuovi trasporti, e al treno in particolare, la zona centroeuropea che coincideva con la Russia diventava il fulcro geopolitico mondiale, il centro della Terra: egli chiamò questa zona “”Heartland””, termine traducibile come “”cuore della terra””, cuore perché chi avesse controllato quella zona avrebbe avuto il dominio dell’isola Eurasiatica e delle isole circostanti; tutto ciò era possibile perché l’isola Eurasiatica è ricca di risorse e ora quelle risorse erano facilmente trasportabili, così come lo sarebbe stato anche per delle truppe in caso di conflitto. Il concetto di Heartland di Mackinder si modificò nel tempo fondamentalmente in tre fasi, ognuna caratterizzata dagli eventi di un particolare periodo storico: 1) 1905 – caratterizzato dalla recente sconfitta russa nel conflitto contro la potenza marittima del Giappone, spiegabile secondo Mackinder dal fatto che la Russia non aveva ancora il totale controllo dello Heartland. 2) 1919 – Mackinder sosteneva il bisogno, per evitare che le potenze continentali si unissero, di creare degli stati “”cuscinetto””, in grado di arginare le potenze terrestri (come la Germania): non a caso, i britannici cercarono di sostenere questi stati, poi effettivamente creati nel tentativo di mantenere separati gli Imperi centrali. 3) 1943 – Mackinder sviluppò un’idea molto simile al containment americano post-Seconda guerra mondiale, dove sviluppava già l’idea dell'””arginazione”” della sempre più pericolosa Unione Sovietica. Mackinder, in quanto ad essa coevo, fu fortemente influenzato dalla “”Scuola Tedesca””, soprattutto in merito all’elemento deterministico: egli infatti vedeva le politiche che uno stato poteva intraprendere solo come “”politiche di mare”” o “”politiche di terra””. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] The Geographical Pivot of History, in “”The Geographical Journal””, Vol. XXIII, n. 4, aprile 1904, pp. 421-444; trad. it. (di Fulvio Borrino e Massimo Roccati) Il perno geografico della storia, in “”I castelli di Yale. Quaderni di filosofia””, n. 1, 1996, pp. 129-162 (http://www.unife.it/stdoc/mackinder.pdf). Sulla genesi e l’importanza dell’articolo di Mackinder, si veda anche M. Roccati, La terra e il suo cuore. Halford John Mackinder e la teoria dell’Heartland, in “”I castelli di Yale. Quaderni di filosofia””, n. 1, 1996, pp. 163-194 (http://www.unife.it/stdoc/roccati.pdf). Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, Constable, London 1919 – Holt, New York 1919; rist. Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, Norton, New York 1962. The Round World and the Winning of the Peace, in “Foreign Affairs”, XXI, luglio 1943, pp. 595-605; trad. it. (di Federica Jean) Il mondo intero e come vincere la pace, in “Limes”, n. 1, 1994, pp. 171-182. “”Lo scienziato e lo sciamano – Mackinder, Hitler e l’Isola del Mondo””, di Paolo A. Dossena, Lindau Note[modifica | modifica wikitesto] [2] H.J. Mackinder, On the Scope and Methods of Geography, Proceedings of the Royal Geographical Society and Monthly Record of Geography, New Monthly Series, Vol. 9, No. 3 (Marzo, 1887), pp. 141-174; J. F. Unstead, H. J. Mackinder and the New Geography, The Geographical Journal, Vol. 113, (Jan. – Jun., 1949), pp. 47-57 [3] Ian Macrae, “The making of a university, the breakdown of a movement: Reading University Extension College to The University of Reading, 1892-1925”, Journal International Journal of Lifelong Education, Volume 13, Issue 1 gennaio 1994, pages 3-18 [4] “”University of Reading Bullettin (16 marzo 2006)””. University of Reading. p. 4. Archived from the original on 2008-03-08. Retrieved 2010-02-10 [5] L. M. Cantor, The Royal Geographical Society and the Projected London Institute of Geography 1892-1899. The Geographical Journal, Vol. 128, No. 1 (Marzo, 1962), pp. 30-35 [6] H.J. Mackinder, “A Journey to the Summit of Mount Kenya, British East Africa”, The Geographical Journal, Vol. 15, No. 5 (Maggio, 1900), pp. 453-476″,”RAIx-331″
“DUTOURD Jean”,”Le socialisme a tête de linotte.”,”Testa di fanello: fanèllo fanello fanèllo s. m. [forse da *faginello, der. del lat. fagus «faggio»]. – 1. Piccolo passeraceo della famiglia fringillidi (Acanthis cannabina), comune in Italia, al margine dei boschi; il maschio […] adulto, in primavera, presenta un piumaggio di colori sobrî, con un largo spazio sulla fronte e uno sul petto, a forma di ferro di cavallo, di color cremisino; ha voce dolce, piacevole…”,”FRAP-001-FFS”
“DUTSCHKE Rudi”,”Lenin rimesso in piedi. Lenin, Lúkacs e la Terza Internazionale.”,”Rudi Dutschke (1940), vissuto fino al 1961 nella DDR, ha compiuto studi di filosofia e sociologia in Germania Occidentale. Esponente del gruppo berlinese dell’SDS, nel 1968 subì un attentato da parte di un fanatico dal quale si è salvato a stento. Il clima di violento anticomunismo in cui questo episodio si inserisce è documentato nelle Lettere a Rudi Dutschke da lui stesso scelte e pubblicate. Il lettore italiano può leggere: Dutschke a Praga, Teoria pratica in situazioni specifiche, Le contraddizioni del tardo capitalismo, Gli studenti antiautoritari e il loro rapporto col terzo mondo, La ribellione degli studenti, Milano 1968. Da qualche anno insegna all’Università di Aarhus (Danimarca), dove vive.”,”INTT-032-FL”
“DUUS Masayo Umezawa”,”The Japanese Conspiracy. The Oahu Sugar Strike of 1920.”,”DUUS Masayo Umezawa è una scrittrice conosciuta in Giappone. L’edizione giapponese di questo libro ha vinto l’Oya Soichi Prize il premio più prestigioso non-fiction giapponese. Ha scritto pure ‘Tokyo Rose: Orphan of the Pacific’ (1979) e ‘Unlikely Liberators: Men of the 100th and the 442nd’ (1987).”,”MJAx-018″
“DUVAL Marie Charles, Général”,”Les leçons de la guerre d’Espagne.”,” Generale WEYGAND dell’Académie française L’esercito repubblicano. “”Les événements nous montrent de ce côté une direction de la guerre frappée à la fois de paralysie intellectuelle et de paralysie motrice. La paralysie intellectuelle se manifeste par l’impuissance à ce donner un but, un plan; la paralysie motrice, par l’incapacité de réaliser à propos et vite de grandes concentrations de forces. Toute la stratégie est dans le choix des directions et la réunion rapide des moyens. Les Gouvernementaux ont des objectifs épars; ils en ont autant que de régions du front.”” (pag 193) Marie Charles Duval Pour les articles homonymes, voir Duval. Marie Charles Duval Naissance 5 juin 1869 Bayonne Décès 1958 Origine France Arme Infanterie, Aéronautique Grade général de brigade Conflits Première Guerre mondiale Autres fonctions Directeur de l’Aéronautique au ministère de la Guerre modifier Marie Victor Charles Maurice Duval1 (1869-1958) est un général français dont le nom est associé à la Première Guerre mondiale et aux plus hautes instances de l’aéronautique française. Sommaire [masquer] 1 Biographie 2 Famille 3 Distinctions 4 Écrits 5 Notes 6 Voir aussi 6.1 Bibliographie 6.2 Liens externes Biographie[modifier] Né le 5 juin 1869 à Bayonne, il est le fils du général Duval – de Tulle – et de Madame, née de Leigonye. Il fréquente le collège de Jésuites de Reims, puis, bachelier ès-lettres et ès-sciences, il est diplômé d’études supérieures d’histoire et de géographie. Sur le plan militaire, il se forme à Saint-Cyr et à l’École supérieure de guerre. Capitaine et breveté d’état-major en 1902, il est chef de bataillon lorsque la guerre éclate. Il passe colonel en septembre 1915, titularisé en juin 1916. Pendant l’offensive de Champagne en 1915 il est grièvement blessé. La même année il est l’objet d’une citation et promu Officier de la Légion d’honneur. Avec le grade de colonel il commande une brigade d’infanterie et dirige successivement l’état-major de différentes armées (VIe Armée, Ire Armée), puis du Groupe d’armées du Centre du général Fayolle. Le 19 avril 1918 il est nommé général de brigade et chargé, comme aide-major général, de l’aéronautique, puis des opérations au Grand quartier général (CQG). En mai 1918, il met sur pied la première division aérienne au monde (600 avions de chasse et de bombardement)2. Il soutient notamment Louis Breguet et, faisant du Breguet XIV son « cheval de bataille », l’appareil est commandé en masse3. À la Conférence de paix il préside la Commission consultative de l’aéronautique. Déjà Directeur de l’aéronautique depuis avril 1919, il est chargé, par un décret du 6 juin 1919, d’« assurer la direction de l’organe de coordination générale de l’aéronautique ». Il devient ainsi le chef suprême de tout ce qui concerne l’aéronautique française. Lorsqu’il est admis à la retraite, il se consacre à l’écriture. Entre les deux guerres mondiales il collabore à plusieurs grands journaux. Dans la société civile, il a occupé plusieurs fonctions, telles que président du Conseil d’administration du Figaro, président de la Société des moteurs Salmson ou président de la Compagnie franco-roumaine de navigation aérienne. Famille[modifier] Le général Duval a épousé Mademoiselle Teisserenc. Ils ont eu trois enfants : Marie-Thérèse Duval (épouse Hugonneau Beaufet), Germaine Duval (épouse Mathieu) et Henri Duval. Distinctions[modifier] Il est titulaire de nombreuses distinctions civiles et militaires, françaises et étrangères, dont : Officier de la Légion d’honneur, Commandeur de l’Ordre du Bain de l’Ordre de Saint-Michel et Saint-Georges, Grand-officier de la Couronne d’Italie, de l’Aigle blanc de Serbie, Grand collier de la Tour et de l’Épée… Écrits[modifier] Les leçons de la guerre d’Espagne (préface du Général Weygand), Plon, 1938, 247 p Les Espagnols et la guerre d’Espagne, Plon, 1939, 237 p. Notes[modifier] ? Parfois identifié dans certaines sources comme « Maurice Duval » ? Chronologie aéronautique [archive] ? Vers les sommets, p. 4 [archive] Voir aussi[modifier] Bibliographie[modifier] « Le général Duval. Directeur de l’Aéronautique au ministère de la Guerre », in Le Pays de France, no 244, 21 juin 1919, p. 3 « Duval, Marie Victor Charles Maurice », in Qui êtes-vous? Annuaire des contemporains. notices biographiques, C. Delagrave, 1924?, p. 266 Marie-Odile Mergnac, « Les Duval dans l’histoire », in Les noms de famille en France : histoires et anecdotes, Archives & culture, 2000, p. 148 Jean Vanwelkenhuyzen, Le gâchis des années 1930, Éditions Racine, Bruxelles, 2007, p. 251″,”MSPG-231″
“DUVAL Clemente”,”Memorie autobiografiche. (Estratto)”,”‘Clemente Duval (1850-1935) è stato un anarchico francese noto per la sua vita di lotta contro le ingiustizie sociali e il potere costituito. La sua storia è intensa e drammatica: Vita e militanza Partecipò alla guerra franco-prussiana, dove fu ferito e segnato fisicamente. Dopo la guerra, affrontò la miseria e la disoccupazione, che lo spinsero a compiere un furto per necessità. Questo lo portò alla condanna. Fu accusato di incendio doloso, furto qualificato e aggressione, condannato a morte, ma la pena fu commutata in deportazione perpetua nella Guyana francese. Spirito ribelle Duval non si è mai definito un ladro, ma un ribelle. In tribunale dichiarò: “Non sono un ladro né un assassino: sono semplicemente un ribelle… Accuso questa società matrigna e corrotta”. Fuggì dalla Guyana nel 1901 dopo numerosi tentativi di evasione. Memorie e eredità Le sue Memorie Autobiografiche sono un documento potente, in cui racconta la sua visione anarchica e la sua lotta contro l’ordine borghese. È considerato un antesignano di ‘Papillon’ per le sue fughe e la tenacia nel resistere alla repressione. Duval è ricordato come un simbolo della resistenza individuale contro l’oppressione. Se vuoi, posso mostrarti estratti dalle sue memorie o approfondire il contesto storico in cui visse’ (f: copilot)”,”ANAx-017-FER”
“DUVEAU Georges”,”Raspail.”,”RASPAIL (1794-1878) volgarizzatore di una medicina popolare convinto delle idee repubblicane prese parte alle giornate del 1830. Per la sua attività di oppositore, sotto la Monarchia di Luglio fu imprigionato. Fondatore de ‘L’ Ami du peuple’ (1848) fu candidato socialista alle elezioni presidenziali (dicembre 1848). Bandito nel 1849 poi dal 1876 al 1878, dopo un nuovo imprigionamento.”,”QUAR-020″
“DUVEAU Georges”,”La vie ouvriere en France sous le Second Empire.”,”Il libro è il frutto di una tesi. L’ orario di lavoro effettivo. “”In linea generale, la giornata di lavoro è, sotto il Secondo Impero, di 12 ore in provincia, di 11 ore a Parigi. Ma poco a poco questa giornata di 12 ore, a seguito delle rivendicazioni operaie energiche che tratteremo in un’ altra opera, si trasforma a volte in giornata di 10 ore. Comunque la trasformazione non si realizza in modo molto netto. L’ operaio, ad esempio, rimane 12 ore in fabbrica, ma il suo lavoro effettivo tende a non superare le 10 ore. A Marsiglia, seguendo le professioni, il lavoro effettivo durante gli ultimi anni del regno di Napoleone III è a volte di 11 ore, a volte di 9 ore.”” (pag 239)”,”MFRx-231″
“DUVEAU Georges”,”La pensée ouvrière sur l’ éducation pendant la seconde république et le second empire.”,”””Abbiamo citato qui sopra il testo della ‘Capacità Politica’ nel quale Proudhon indica come si può e si deve trovare senza che costi niente alle famiglie, agli individui, allo Stato, i 600 milioni che sono necessari all’ educazione della gioventù (497). Proudhon pensa che lavorando a scuola, il ragazzo paghi – e ampiamente – la sua permanenza scolastica. Proudhon aveva un’ immaginazione più ricca e più ottimista di quella di Benoit (…).”” (pag 222)”,”MFRx-233″
“DUVEAU Georges”,”1848: the making of a revolution.”,”Georges DUVEAU è morto nel 1958, era conosciuto in Francia come uno dei migliori storici sociali. “”L’ insurrezione del 1832 è al centro del romanzo di Victor Hugo ‘I miserabili’ e Hugo fornisce una lunga descrizione delle barricate elette nel quartiere di Saint-Denis. In effetti è nei giorni del giugno 1832 che il personaggio di Gavroche fece la sua apparizione nell’ opera di Hugo. Secondo Raymond Guyot, che ha svolto una gran mole di ricerche sull’ identità di Gavroche, l’ eroico ragazzo da cui Hugo colse l’ ispirazione combatté sulle barricate del dicembre 1851. Fu ucciso in rue Tiquetonne, non lontano da rue Montorgueil, durante gli ultimi scontri successivi al colpo di Stato di Luigi Napoleone. Più tardi, Hugo, scrivendo ‘I miserabili’ in esilio, traspose l’ esistenza di Gavroche e fece perire il suo eroe nel giugno del 1832″”. (pag 168)”,”QUAR-058″
“DUVERGER Maurice a cura; scritti di DUVERGER J.D. REYNAUD e Alain TOURAINE Georges LAVAU Michel CROZIER René REMOND Robert CATHERINE Jacques FAUVET Pierre RIMBERT Daniel PEPY Alain GOURDON Marcel MERLE Raymond BARRILLON Mattei DOGAN”,”Partis politiques et classes sociales en France.”,”Scritti di DUVERGER, J.D. REYNAUD e Alain TOURAINE, Georges LAVAU, Michel CROZIER, René REMOND, Robert CATHERINE, Jacques FAUVET, Pierre RIMBERT, Daniel PEPY, Alain GOURDON, Marcel MERLE, Raymond BARRILLON, Mattei DOGAN. (copia con firma Giuseppe MARANINI)”,”FRAV-052″
“DUVERGER Maurice”,”Metodos de las ciencias sociales.”,”DUVERGER Maurice ha la cattedra della Facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi. “”2. I ‘Who’s who’ e i dizionari biografici. Da alcuni anni si è diffusa la moda dei ‘Who’s who’ di stile anglosassone. Alcuni di questi non sono che un circolo vizioso: l’ editore raccoglie una nota biografica di tutti gli avvocati, medici, professori, industriali, iscritti negli annuari professionali. Dopo gli manda un bollettino di sottoscrizione all’ edizione Who’s who? Per il gusto di vedere la propria vita stampata, la maggior parte degli interessati compra l’ opera. Non c’è, quasi, alcuna selezione da parte dell’ editore; l’ unica selezioneproviene dal fatto che alcuni non mandano il proprio profilo biografico. Gli Who’s who di questo genere contengono, al massimo, dati utili a completare gli annuari. Senza dubbio, sono più interessanti gli autentici dizionari biografici dei contemporeani che risultano da una selezione di “”gente conosciuta”” e che includono vere notizie biografiche redatte dall’ editore. Per la Francia si può dire che il dizionario biografico Pharos sia il migliore. Basandosi su questo l’ Istituto nazionale di studi demografici intraprese nel 1957 la sua inchiesta sull’ ecologia degli uomini illustri.”” (pag 130)”,”TEOS-123″
“DWORKIN Ronald MAFFETTONE Sebastiano”,”I fondamenti del liberalismo.”,”DWORGKIN-R insegna presso lo UNIVERSITY COLLEGE di OXFORD e presso la LAW SCHOOL della NEW YORK UNIVERSITY. BIBLIOGRAFIA: – “”I diritti presi sul serio””. (BOLOGNA, 1982). – “”L’impero del diritto”” (MILANO, 1988). – “”Questioni di principio””. (MILANO, 1990). – “”Il dominio della vita””. (MILANO, 1994).”,”FILx-108″
“DYCHTWALD Ken ERICKSON Tamara J. MORISON Robert”,”Workforce Crisis. How to Beat the Coming Shortage of Skills and Talent.”,”Ken Dychtwald, PhD, è fondatore e CEO di Age Wave. Gli altri due autori sono dirigenti della società ‘The Concours Group’.”,”CONx-271″
“DZEMAL Gejdar”,”Tawhid. Prospettive dell’ Islam nell’ ex URSS.”,”intervista con Gejdar DZEMAL realizzata da Samil SULTANOV, redattore del periodico ‘Den’ e specialista di questioni geopolitiche ed economiche. L’ antislamismo del XX secolo. “”S.S.: A quanto pare, il Tagikistan sta diventando il simbolo di un’ autentica rinascita islamica… G.Dz: Bisognava aspettarselo, il Tagikistan ha risentito dell’ antislamismo e delle repressioni dell’ ultimo settantennio molto meno che non le altre religioni dell’ Asia centrale. In larga misura, ciò è dovuto al fatto che il territorio dell’ odierno Tagikistan corrisponde all’ antica periferia rurale dell’ Emirato di Bukhara, per cui la popolazione ha potuto conservare in maniera stabile e cospicua le proprie tradizioni islamiche.”” (pag 55, intervista con Gejdar Dzemal realizzata da Samil Sultanov, redattore del periodico Den e specialista di questioni geopolitiche ed economiche)”,”RUSx-104″
“DZERZHINSKY Felix”,”Prison diary and letters.”,”””La tattica degli anarchici è di lottare per ogni minimo dettaglio, costantemente, senza soste. La tattica degli altri è esattamente opposta – avere cura, soprattutto, di conservare la forza dei prigionieri, di evitare conflitti laddove possibile ma allo stesso tempo sostenere i diritti e la dignità di ciascuno”” (pag 74)”,”RIRB-059″
“DZIERZYNSKA Zofia”,”Jahre großer Kämpfe.”,”L’autrice è la figlia di Feliks E. DZIERZYNSKI.”,”RIRB-058″
“DZIEWANOWSKI M.K.”,”A History of Soviet Russia and Its Aftermath.”,”M.K. Dziewanowski, University of Wisconsin, Milwaukee.”,”RUST-025-FL”
“DZIEWANOWSKI M.K.”,”The Communist Party of Poland. A Outline of History.”,”M,K. Dziewanowski ha ottenuto un Master of Law degree dall’Università di Varsavia e un Ph.D. degree in storia dalla Harvard University. E’ stato poi Associate Professor of History al Boston College Nel volume non viene citato il Maresciallo Mikhail Tukhachevsky benché avesse sviluppato la dottrina delle operazioni in profondità, a seguito dell’espereinza della guerra russo-polacca (o polacco-sovietica) del 1920 e della guerra civile russa (1918-1921). Sulla decapitazione del partito comunista polacco negli anni dello stalinismo (v. pag 147 – 149) La liquidazione dei dirigenti Sochacki, Zarski e Wojewodzki, accusati di essere provocatori, membri dell’organizzazione miitare di Pilsudski nel partito ecc.”,”MEOx-122″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, D2
“D’HARCOURT Robert”,”L’ Allemagne et l’Europe. Allemagne européenne.”,”D’HARCOURT Robert (Academie Francaise)”,”GERV-001″
“D’HAUSSONVILLE Othenin”,”La vie et les salaires a Paris. In ‘Revue des Deux Mondes. LIII Annee. Troisieme periode.'”,”La ‘Revue des Deux Mondes’ era un periodico francese fondato nel 1829 da MAUROY e SEGUR-DUPEYRON. Tra i suoi collaboratori: BALZAC, VIGNY, SAINTE-BEUVE, G. SAND ecc. Fu la più importante rivista culturale francese del XIX secolo. Dopo diverse vicende riprese il suo titolo originario nel 1982.”,”MFRx-122″
“D’HEROUVILLE Hubert”,”L’ economie mondiale.”,”””E’ essenziale, infine, notare che, negli ambienti internazionali, si diffonde l’ idea che tra il concetto antico e restrittivo del nazionalismo autartico e l’ ideale integrale attuale, che si vorrebbe applicare all’ insieme del mondo, c’è posto per la formula intermedia dei grandi spazi economici. Questa nozione è stata in passato già oggetto di studi teorici condotti, in particolare da parte dei geopolitici tedeschi come Walter Gravell (W. Gravell, Die Statistik im Grosswirtschatsraum, ndr) che sono giunti piuttosto a rendere il problema più oscuro…”” (pag 131)”,”ECOI-098″
“D’HOLBACH Paul Thiry, a cura di Vincenzo BARBA”,”Elementi di morale universale o catechismo della natura.”,”Paul Thiry d’Holbach nacque da modesti borghesi a Edesheim, una cittadina del Palatinato, qualche giorno prima dell’8 dicembre 1723 (data del battesimo). Il nome di battesimo Paul era seguito da un secondo nome, Henri, che dovette darsi egli stesso senza ufficializzarlo. Il cognome Thiry (o Dietrich, ma la prima forma è prevalsa sulla seconda) gli derivò dal padre Johann Jacob, il cognome Holbach dalla madre, ma gli fu propriamente trasmesso dallo zio materno. Franz Adam, insieme alla particella nobiliare. Ad occuparsi della sua educazione fu lo zio, che lo condusse a Parigi all’età di 12 anni e lo mandò poi a studiare all’Università di Leida (1744-1748). Si spense il 21 gennaio 1789, all’età di 66 anni, nella sua abitazione di rue Saint-Roch, pochi mesi prima dello scoppio della Rivoluzione.”,”FILx-166-FL”
“D’HONDT Jacques RACINARO Roberto a cura; saggi di Guy PLANTY-BONJOUR Guy BESSE Pierre METHAIS Michele JALLEY Jacques D’HONDT Roberto RACINARO Vitaly KOUZNETSOV Marie-Jeanne KÖNIGSON”,”Hegel e l’illuminismo.”,”””In realtà Hegel; che su questi temi – che trovano un’insuperabile condensazione nelle pagine della ‘Fenomenologia’ sulla libertà assoluta e il Terrore – andava riflettendo da parecchio tempo, doveva avere la sotterranea (ma neanche tanto) convinzione che Rousseau avesse fatto scuola in Germania, non solo presso Kant, ma anche presso i suoi discepoli. Che lasciavano intravedere come o la libertà accettava di darsi delle mediazioni (e delle distinzioni), oppure il risultato finiva con l’essere il contrario di quello che ci si attendeva: una libertà che diveniva uno ‘Stato di polizia’. In particolare, è con il primato della legge – in sé e per sé ineccepibile – che bisogna stare attenti. Perché c’è il rischio di andare a parare in uno Stato dell’intelletto (come lo chiama Hegel), che sottoponendo tutto alla legge espropria tutti gli ambiti di vita delle libertà che loro legittimamente spetterebbero”” (pag 229)”,”HEGx-011″
“D’HONDT Jacques”,”Hegel en son temps (Berlin, 1818-1831).”,”D’HONDT Jacques Giudizi di Marx e Engels su Hegel. (pag 291-292) (Marx e Engels criticano Karl Liebknecht per una errata interpretazione di questi di un giudizio di Engels su Hegel) “”L’opinion d’Engels sur la portée politique de la doctrine de Hegel ne varia pas fondamentalement lorsqu’il devint communiste. En 1851-1852 il fit publier sous le nom de Marx une étude qui resta attribuée à ce dernier jusqu’à une époque très récente: ‘Revolution et contre-révolution en Allemagne’. Les deux amis travaillaient en étroite collaboration et se souciaient peu de distinguer leurs oeuvres respectives. Marx approuvait évidemment le contenu de cette étude. L’auteur, reprenant l’histoire du mouvement politique en Allemagne, y situe Hegel de la manière suivante: “”Et enfin, la philosophie allemande, ce thermomètre le plus compliqué, mais aussi le plus sür, du développement de l’esprit allemand, s’était prononcée pour la bourgeoisie à l’heure où Hegel, dans sa ‘Philosophie du droit’ proclamait la monarchie constitutionelle la plus haute et plus parfaite forme de gouvernement. En d’autre termes il proclamait l’avènement prochain de la bourgeoisie du pays au pouvoir politique”” (1). [Jacques D’Hondt, Hegel en son temps (Berlin, 1818-1831), 1968] [(1) Trad. Bottigelli in Engels: ‘La Révolution démocratique bourgeoise en Allemagne, Paris, 1952, p. 213] (pag 266)”,”HEGx-019″
“D’HONDT Jacques BRUAIRE Claude MERCIER-JOSA Solange PLANTY-BONJOUR Solange ORSONI Claude RICCI François METHAIS Pierre”,”Hegel & Marx: la Politique et le Réel.”,” Contiene il saggio di Pierre METHIAS ‘Remarques sur L’idéologie allemande’ et le point de vue “”empirique”” (pag 95-120) Contiene il saggio di Jacques D’HONDT ‘L’histoire et les utopistes selon Hegel et Marx’ (pag 95-120) “”Le sens historique entraîne la reconnaissance des mérites de la totalité de l’histoire, et donc aussi de chacune de ses étapes. Engels polémise avec ceux qui n’aperçoivent pas ce qu’il y a eu de positif dans les périodes historiques anciennes, et à propos de la Grèce, pour laquelle il éprouve un amour aussi grand que celui de Hegel et de Marx, il s’exclame ironiquement: “”Les Grecs anciens ont certes fait certaines choses, mais ils ne connaissaient pas d’analyse spectrale, pas de chimie, pas de calcul différentiel, pas de machines à vapeur, pas de grandes routes, pas de télégraphie sans fil et de chemin de fer. Pourquoi donc s’arrêter encore longuement aux productions de ces gens de second ordre?”” (46). Engels savait lui aussi “”reconnaître la rose dans la croix de la souffrance présente”” – ou passée -, découvrir le positif dans le négatif et se réconcilier avec le réel. Comme Hegel, quoique pour des motifs naturellement différents, il se réconcilie même avec l’esclavage: “”Sans esclavage, pas d’Etat grec, pas d’art et de science grecs; sans esclavage, pas d’Empire romain. Or, sans la base de l’hellénisme et de l’Empire romain, pas non plus d’Europe moderne. Nous ne devrions jamais oublier que toute notre évolution économique, politique et intellectuelle a pour condition préalable une situation dans laquelle l’esclavage était tout aussi nécessaire que généralement admis. Dans ce sens, nous avons le droit de dire: sans esclavage antique, pas de socialisme moderne (…). L’introduction de l’esclavage dans les circonstances d’alors était un progrès”” (47)”””” [Jacques D’Hondt, ‘L’histoire et les utopistes selon Hegel et Marx’] [(in) AA.VV., Hegel & Marx: la Politique et le Réel, 1970] (pag 116) [(46) Anti-Dühring, p. 383; (47) Ibid.]”,”HEGx-020″
“D’HONDT Jacques LI-VIGNI Fiorinda”,”Hegel et Marx: une double réhabilitation. Entretien.”,”L’intervista della Li-Vigni a D’Hondt è stata realizzata a Parigi il 22 e 23 maggio 1999. E’ stata pubblicata in italinao nel volume: ‘D’Hondt e il percorso della ragione Hegeliana’, La Città del Sole, Napoli, 2001. J. D’Hondt è stato Presidente della “”Società Francese di Filosofia”” dal 1982 al 1995. “”Hegel ha sviluppato una teoria dello Stato liberale sotto una forma monarchica”” (pag 32) “”E’ certo che lo Stato hegeliano non ha alcuna connotazione di “”nazionalismo etnico”” (pag 33) “”non si può negare una parentela tra il pensiero di Marx e quello di Hegel”” (pag 44) “”Marx rinnova completamente il significato della praxis. La previsione – impossibile per Hegel – segna in Marx l’intervento attivo del soggetto, trasformato da questo stesso intervento”” (pag 45) “”Hegel diceva che la libertà è la necessità ben compresa – nozione evidentemente a presa a prestito da Spinoza, ma ripresa quasi testualmente da Marx”” (pag 49) “”Negli anni Sessanta, Settanta, è (…) il Marx d’Althusser che era di moda a Parigi. La gente passeggiava sul boulevard Saint-Michel con ‘Il Capitale’ sotto braccio, ma in realtà non lo leggeva molto. Leggevano il commentario di Althusser”” (pag 58) “”Et puis ensuite, dites vous, j’ai poursuivi mes recherches ce sujet quand Marx était désormais à la mode. Mais là vous parlez de Marx théorique, de Marx théoricien, de Marx auteur du ‘Capital’ ou de ‘L’idéologie allemande””. Mais l”Idéologie allemande’, je crois qu’elle n’a été publieé en France qu’après la guerre et en Allemagne elle a dû être éditée vers 1938. Donc le Marx qui pouvait être à la mode – si vraiment cela avait été le cas – n’aurait pas du tout été Marx que nous connaissons maintenant. En France, la ‘Correspondance’ de Marx et d’Engels, qui est si importante, n’a paru que dans les dernières années (je crois que d’ailleurs son éditions n’est pas achevée, et elle risque fort de ne s’achever que dans des temps très éloignés de nous). Les principaux ouvrages de Marx n’étaient pas édités, ou étaient édités d’une façon très précaire. En particulier se pose pour nous en France, et certainement aussi dans d’autre pays, le problème de la traduction. Les traductions dont on disposait jusqu’à une époque très récente étaient tout à fait fautives, tendancieuses ou même falsificatrices, elles ne nous permettaient pas d’accéder à la pensée théorique profonde de l’auteur. Dans les années Soixante, Soixante Dix, c’était – pour dire les choses un peu sommairement, avec les risques que cette abréviation comporte – , le Marx d’Althusser qui était à la mode à Paris. Le gens se promenaient sur le boulevard Saint-Michel avec ‘Le Capital’ sous le bras, mais ne réalité ils ne le lisaient pas beaucoup. Ils lisaient le commentaire d’Althusser, qui était d’ailleurs fort intéressant. C’est un problème que de savoir si Marx a jamais été à la mode .- je veux dire, en France, le vrai Marx”” (pag 57-58) [Jacques D’Hondt, a cura di Fiorinda Li Vigni, Hegel et Marx: une double réhabilitation. Entretien, Napoli, 2002]”,”HEGx-030″
“D’HONDT Jacques, a cura, scritti di André DOZ Eugène FLEISCHMANN John O’NEILL François RICCI Michel VADÉE”,”La logique de Marx.”,”””L’opposition n’est donc pas entre le rôle de la valeur d’usage comme contenu et son rôle comme matière, mais entre son rôle comme contenu et son rôle come soutien, support. Dans son premier rôle elle se suffit à elle-même, est immédiatement richesse: il ne reste qu’à la consommer. Dans son second rôle elle est moyen au service de la valeur d’échange, ne “”vaut”” que par sa médiation. Mais la valeur d’échange, inversement, ‘n’existe’ que par la médiation de la valuer d’usage dont Marx a pris soin; dans les deux cas, de souligner le caractère matériel, ‘stöfflich’. Le niveau matérialiste. Est-il besoin de rappeler que ce terme: “”matériel””, ne saurait avoir sour la plume de Marx aucun sens dépréciatif? Que la valuer d’usage soit l’utilité d’une chose, que cette utilité n’ait “”rien de vague ni d’indécis”” (schwebt nicht in der Luft (1), “”ne flotte pas dans l’air””, dit avec plus d’énergie le texte original) cela n’implique pas, pour un matérialiste, son rejet dans les ténèbres extérieures de l’empirique! Cette insistance de Marx sur la matérialité de la valeur d’usage permet de saisir en quoi sa logique se distingue de celle d’Aristote, de celle de Hegel aussi. Jusqu’à présent la valeur d’usage nous est apparue, dans son rapport à la valeur d’échange, comme l’universel dans son rapport avec le particulier. Mais la valeur d’usage n’a nul besoin pour être une réalité matérielle de cette détermination supplémentaire qui ne la rend pas – bien loin de là – plus concrète. Nous ne sommes donc pas en présence d’une classification de type aristotélicien pour laquelle le genre – bien que “”matériel”” en un sens abstrait de ce terme – ne se réalise que dans ses espèces (aucun animal n’est purement et simplement mammifere sans être en même temps chien ou chat ou cheval, etc.). S’il est vrai que dans toute société doit régner un mode de production ou un autre, rien n’empêche que des valeurs d’usage, quelle qu’en soit l’origine, demeurent simples valeurs d’usage jusqu’à leur consommation: n’était-ce pas le cas dans la communauté primitive? N’est-ce pas ce que Marx prévoit pour la société communiste? Même dans une société où règne le mode de production capitaliste, on rencontre d’ailleurs des valeurs d’usage qui ne deviennent jamais marchandises, ne servent jamais de support à une valeur d’échange. C’est même sur ce rappel (“”une chose peut être une valeur d’usage sans être une valeur””, etc. (2)) que s’achèvera notre texte. Ainsi se confirme l’universalité matérielle de la valeur d’usage et, pour la logique de Marx, l’existence (c’est bien le mot) d’une matérialité de l’universel”” (pag 111-112) [François Ricci, ‘Structure logique du paragraphe I du “”Capital””‘] [(in) Jacques D’Hondt, a cura, La logique de Marx, Paris, 1974] [(1) Marx-Engels, Werke, Berlin, Dietz, 1970, t. 23, p. 50; (2) ‘Le Capital’, op. cit., p. 56]”,”MADS-688″
“D’HONDT Jacques”,”De Hegel a Marx.”,”””Les éloges fervents dont Marx et Lénine gratifient Hegel marquent un grand courage intellectuel, en des temps où le philosophe allemand se voyait presque unanimement dédaigné, méprisé, réprouvé. Mais ils n’empêchent évidemment pas les marxistes de distinguer nettement leur propre doctrine. Le marxisme n’est pas l’hégélianisme. Autrement, le mot marxisme perdrait toute signification. Marx critique avec la plus grande rigueur et la plus grande vigueur ce qu’il appelle la «base idéaliste» de la dialectique hégélienne, et ceci dès ses premiers écrits. Il ouvre une voie théorique originale. Mais il ne préconise pas pour autant une «révolution culturelle», au sens où certains de nos contemporains l’entendent. Il recueille, après inventaire, l’héritage d’une culture. Il récupère, en particulier, la dialectique hégélienne, mais il la remodèle. Il la lance sur une autre piste, il allège sa course, il lui confère un style inèdit. Il ne saurait être question de dissimuler ou de déprécier les modifications dont Marx la fait bénéficier. Mais il est incontestable que, à son avis, c’est bien ‘la dialectique hégélienne’ qui profite de ces enrichissements. Impossible de réduire la méthode marxiste à ce qui la distingue de la la méthode hégélienne! Sa différence spécifique ne suffit pas à la définir. Cette différence affecte un genre et un acquis. Marx n’éprouve pas le sentiment théologique d’être un commencement absolu. Quelle mutation provoque-t-il? Elle est complexe, l’oeuvre de toute une vie, mais il en a souvent exposé le principe: «Ma méthode dialectique est, par sa base (‘der Grundlage nach’), non seulement différente de la méthode hégélienne, mais même son contraire direct. Pour Hegel, le processus de la pensée, qu’il transforme même, sous le nom d’Idée, en un sujet indépendant, est le dérmiurge de la réalité, qui ne constitue plus que son apparence extérieure. Pour moi, inversement (‘umgekehrt’), l’idéal n’est rien d’autre que le matériel traduit et transposé dans la tête humaine» (1). Cette substitution d’une «base matérialiste» à une «base idéaliste», Marx l’a expliquée en particulier dans sa Préface à la ‘Critique de l’économie politique’ (2)”” (pag 211-212) [‘””Gli elogi ferventi con cui Marx e Lenin gratificavano Hegel indicano un grande coraggio intellettuale in un momento in cui il filosofo tedesco si vedeva quasi universalmente disdegnato, disprezzato, reietto. Ma, ovviamente, non impediscono ai marxisti di distinguere chiaramente la propria dottrina. Il il marxismo non è hegelismo. Altrimenti la parola marxismo perderebbe ogni significato. Marx ha criticato con il massimo rigore e la più grande forza ciò che egli chiama la “”base idealistica”” della dialettica hegeliana, e lo ha fatto dai suoi primi scritti. Non preconizza perciò una “”rivoluzione culturale”” nel senso inteso da alcuni nostri contemporanei. Egli raccoglie, dopo un’inventario, l’eredità di una cultura. In particolare recupera la dialettica hegeliana, ma la rimodella. Egli la lancia su un altro percorso, alleggerisce i suoi tratti, gli conferisce uno stile inedito. Non si tratta di dissimulare o deprezzare le modificazioni operate da Marx. Ma è innegabile che, a suo parere, è la “”dialettica hegeliana”” che beneficia di questi arricchimenti. È impossibile ridurre il metodo marxista a ciò che lo distingue dal metodo hegeliano! La sua differenza specifica non è sufficiente per definirlo. Questa differenza riguarda un genere e una risorsa. Marx non prova il sentimento teologico di essere ad un inizio assoluto. Quale mutamento provoca? È complesso, è l’opera di una vita, ma ne ha spesso affermato il principio: “”Il mio metodo dialettico è, alla sua base (‘der Grundlage nach’), non solo diverso dal metodo hegeliano, ma anche il suo diretto opposto. Per Hegel, il processo di pensiero, che egli pure trasforma, con il nome di Idea, in un soggetto indipendente, è il demiurgo della realtà, che non costituisce altro che il suo aspetto esteriore. Per me, inversamente (‘umgekehrt’), l’ideale non è altro che il materiale tradotto e trasposto nella testa umana “”(1). Questa sostituzione di una “”base materialista”” a una “”base idealista””, Marx l’ha spiegata in particolare nella sua Prefazione alla “”Critica dell’economia politica”” (2) “”(pag 211-212)] [(1) Préface à la 2e éd. du ‘Capital’, in Werke, t. XXIII, Berlin, 1968, p. 27; (2) Ibid., p. 25] Dedica autografa dell’autore al Prof. Erhard Albrecht Erhard Albrecht Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Erhard Siegfried Albrecht (Kirchscheidungen, 8 ottobre 1925) è un filosofo tedesco che ha insegnato a Greifswald. Vita. Dopo aver frequentato un istituto tecnico venne arruolato dalla Wehrmacht nel 1943. A causa di una ferita di guerra lasciò il fronte e tra il 1944 e il 1949 studiò filosofia all´università di Rostock. Dopo la guerra si iscrisse al partito comunista tedesco (fino al 1946 KPD e poi SED), frequentandone anche la scuola di formazione fino al 1950. Nel 1952 divenne professore di dialettica materialistica e materialismo storico all´università di Greifswald, insegnando tuttavia anche a Jena e Rostock. Divenne professore emerito nel 1990. Bibliografia parziale Darstellung u. Kritik der erkenntnistheoret. Grundlagen, der Kausalitätsauffassung u. der Ethik des Neopositivismus, 1949 (tesi di dottorato) Die Wurzeln der vormarxschen Erkenntnistheorie, ihre sozialökon. bedingte Erkenntnisschranke u. deren Durchbrechung durch die marxist. Philos., 1951 (tesi di abilitazione per diventare professore universitario) Die Beziehung von Erkenntnistheorie, Logik u. Sprache. Halle (Saale) 1956 Beiträge zur Erkenntnistheorie und das Verhältnis von Sprache und Denken. Halle 1959 Sprache und Erkenntnis. Berlin: DWV, 1967 Sprache und Philosophie. Berlin 1975 N. I. Kondakow: Wörterbuch der Logik. Hrsg. der deutschen Ausgabe Erhard Albrecht, Günter Asser. verlag das europäische Buch, Westberlin 1978 ISBN 3-920303-80-6 (Verlag Enzyklopädie, Leipzig 1978) Weltanschauung und Erkenntnistheorie in der klassischen bürgerlichen Philosophie.. Deutscher Verlag der Wissenschaften, Berlin 1981 Sprachphilosophie. Berlin 1991“,”HEGx-038”
“D’HONDT Jacques a cura; saggi di Jacques DERRIDA Louis ALTHUSSER Dominique DUBARLE Dominique JANICAUD Marcel REGNIER Jacques D’HONDT”,”Hegel et la pensée moderne. Séminaire sur Hegel dirigé par Jean Hyppolite au Collège de France (1967-1968).”,”Contiene, tra gli altri, i saggi di Louis Althusser ‘Sur le rapport de Marx à Hegel (pag 85-112) e quello di Dominque Janicaud ‘Dialectique et substantialité. Sur la réfutation hégélienne du spinozisme’ (pag 161-192) Marx e la scienza della storia “”Marx a fondé une science nouvelle: ‘la science de l’histoire’ des formations sociales, ou science de l’histoire. La fondation de la science de l’histoire par Marx est le plus grand événement théorique de l’histoire contemporaine”” (L. Althusser, p. 88) La dialettica di Marx non è più quella di Hegel (Althusser) “”Marx fait donc travailler Hegel sur Ricardo: il fait travailler une transformation de la dialectique hégélienne sur Ricardo. Il faut en effet dire que la dialectique hégélienne a été ‘transformée’ dans le travail théorique qu’elle a effectué sur Ricardo. L’instrument de travail théorique qui transforme la matière première théorique est lui-même transformé par son travail de transformation”” (Althusser, p. 96)”,”HEGx-044″
“DHONDT Jan OUKHOW C.”,”La première internationale en Belgique.”,”Jan Dhondt C. Oukhow Gand”,”MOIx-046-E”
“DHONDT Jan”,”Rapport de synthese. [Histoire de la Première Internationale]”,”Jan Dhondt Gand Conclusioni [Compte rendu analytique des conclusions du Colloque tirées par Jan DHONDT à la séance de travai présidéee par Madame E. Stepanova, H. Gerth e E. Labrousse] [Interventions ayant suivi l’exposé de J. Dhondt; Séance de cloture, présidée par F. Stepanova (Compte rendu analytique du discours prononcé par le professeur Ernest Labrousse)]”,”MOIx-046-S”
“DHONDY Farrukh”,”C.L.R. James. A Life.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintined and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Farrukh Dhondy is Commissioning Editor for Multicultural Programs for the BBC. Born in India, he received a B.A. in English from Cambridge University.”,”BIOx-031-FL”
“DHOUQUOIS Georges; TEXTIER Jacques; HERZOG Philippe; GALLISSOT René; GRUET Pierre; LABICA Georges; GLUCKSMANN Christine”,”Modo di produzione e formazione economico-sociale (Dhouquois); «Modo di produzione» «formazione economica» «formazione sociale» (Textier); I concetti di modo di produzione e formazione economico-sociale per l’analisi dell’imperialismo (Herzog); Formazione «economica» «economico-sociale» «sociale» «socio-politica» (Gallissot); Economia e formazione sociale (Gruet); Quattro osservazioni (Labica); Modo di produzione formazione economico-sociale teoria della transizione (Glucksmann).”,”Espressione tedesca: ‘ökonomische Gesellschaftsformation’ traducibile letteralmente con “”formazione economica della società”” (pag 91) Nei loro saggi, J. Texier e Philippe Herzog e altri dibattono a proposito dell’articolo di Emilio Sereni ‘Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economica-sociale’ in Critica marxista- Quaderni n. 4 pp. 29-79 René Gallissot opera delle distinzioni tra i concetti di formazione economica e formazione socio-economica, tra formazioni sociali e formazioni socio-politiche “”«Noi non consideriamo affatto – scrive Lenin nel 1899 – la dottrina di Marx come qualcosa di definitivo ed intangibile; siamo convinti, al contrario, che essa ha posto soltanto le pietre angolari della scienza che i socialisti ‘devono’ far progredire in tutte le direzioni, se non vogliono lasciarsi distanziare dalla vita. Noi pensiamo che per i socialisti russi sia particolarmente necessaria un’elaborazione ‘indipendente’ della teoria di Marx, poiché questa teoria di dà soltanto i principi ‘direttivi’ generali, che si applicano ‘in particolare’ all’Inghilterra in modo diverso che alla Francia, alla Francia in modo diverso che alla Germania, alla Germania in modo diverso che alla Russia» (1). ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ è quindi l’opera teorica più importante, dopo ‘il Capitale’ dal punto di vista del materialismo storico, perché rappresenta la messa in opera dei concetti prodotti da Marx in un dominio specifico: la Russia. Eravamo partiti dalla questione del rapporto tra ‘Modo di produzione’ (Mp) e ‘Formazione economica-sociale’ (Fes). Un primo elemento di risposta che si può dare è che il Mp è l’essenza (ovvero la ragione) del concetto di Fes, che a sua volta si riferisce a determinate società (quella inglese, francese, russa, ecc.). Bisogna però liberare il concetto di Fes dall’accusa di essere un concetto empirico, che a volte può venire formulata. Si può, a tal fine, ricorrere a due “”esempi”” tratti da Lenin. Il primo riguarda l’impresa teorica – che culmina ne ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ – mediante cui Lenin dimostra che i rapporti capitalistici si sono già stabiliti in Russia e vi svolgono un ruolo determinante; penetrazione nelle campagne e trasformazione della loro configurazione sociale; legame di questa “”teoria”” con la pratica politica diretta; confutazione dell’economicismo e del populismo, di cui viene esposta la base sociale (attraverso la denuncia dei due momenti storici e delle due diverse funzioni sociali del populismo); necessità della costituzione del partito socialdemocratico (e specificazione dei livelli del suo intervento – i “”periodi”” del ‘Che fare?’ – in funzione del rapporto di forze e delle modificazioni della struttura); lotta per la transizione verso la democrazia; dottrina dell’alleanza tra proletariato e contadini. Il concetto di ‘Fes’ viene così investito di una funzione precisa: la fondazione della necessità e delle vie della rivoluzione democratica; la spiegazione teorica è già trasformazione della storia reale; come principio di un’azione astratto-concreta (cioè: né empirica, né accidentale) che non trascura nessuna delle diverse istanze – economica, politica, ideologica, teorica – del ‘Fes’. Vent’anni dopo, maggio del 1918, si ha un procedimento analogo: la ‘Fes’ russa viene nuovamente interrogata sulle possibilità di una forma nuova di transizione che porta in seno e che – conviene osservare – non consiste più nel rendere il potere adeguato allo stato dello sviluppo economico – come a cavallo tra il secolo XIX e XX -, ma ad assicurare la sostituzione di un modo di produzione (il capitalismo) con un altro superiore (il socialismo). Ed ecco come Lenin formula il punto nodale di questo interrogativo: «Ma che cosa significa dunque la parola transizione? Non significa, quando la si applichi all’economia, che in quel determinato regime, vi sono elementi, particelle, frammenti ‘e di capitalismo e di socialismo’? Chiunque deve ammettere che è così. Ma non tutti, pur ammettendolo, si domandano sempre quali siano precisamente gli elementi che rappresentano i diversi tipi economico-sociali che sono presenti in Russia. Ma è appunto qui che è il nodo della questione. Enumeriamo questi elementi: 1. L’economia patriarcale, cioè in larga misura naturale, contadina; 2. La piccola produzione mercantile (che comprende la maggioranza dei contadini che vendono il grano); 3. Il capitalismo privato; 4) Il capitalismo di Stato; 5) Il socialismo. La Russia è così grande e così varia, che tutti questi differenti tipi economico-sociali vi si intrecciano strettamente. E proprio in ciò sta il carattere originale della nostra situazione. Ma, ci si domanda, quali sono gli elementi che predominano?» (2)”” [(1) Lenin, “”Il nostro programma’, in Opere, Roma, Editori Riuniti, 1957, v. 4, pp. 212-213; (2) Lenin, “”Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo-borghese’, in Opere, Roma, Editori Riuniti, 1967, v. 27, p. 305] (pag 121-122) [dal saggio di Georges Labica, ‘Quattro osservazioni’]”,”TEOC-006-FB”
“D’HUART Suzanne”,”Brissot. La Gironde au pouvoir.”,”Propaganda per la rivoluzione universale. “”Brissot non aveva rinunciato alla sua lotta contro la schiavitù nelle terre lontane e aveva trovato un uomo che poteva aiutarlo in questa crociata umanitaria e mettere a ragione “”questi Bianchi così turbolenti””, il generale Miranda, un sudamericano proscritto. Egli voleva farlo nominare governatore generale di Santo Domingo, come “”il solo uomo in grado di effettuare la Rivoluzione nell’ America spagnola””. (…) La Convenzione, come Danton e Lebrun, non era d’accordo con lui e Dumouriez non voleva separarsi dal generale Miranda che gli era necessario nella campagna del Belgio. Questa politica bellicosa e la propaganda attiva che la sosteneva erano ispirati in parte da Brissot e dai Girondini, e uno di loro, Larevellière-Lépeaux, fu l’ autore del famoso decreto del 19 novembre, con il quale la Convenzione nazionale dichiarava, a nome della nazione francese, che essa avrebbe accordato fraternità e soccorso a tutti i popoli che volevano recuperare la loro libertà. (…) Brissot, che sognava sempre di portare la Rivoluzione in America del Sud e fino al Pacifico, non accettava alcun limite, e si occupava attivamente dell’ annessione della Savoia che provoca il 27 ottobre la caduta del re Vittorio-Amedeo, e quella del Belgio.”” (pag 182-183) (I girondini, ndr) inviano ardenti rivoluzionari nelle grandi città. A Roma, Hugon de Basville paga con la vita le sue manovre negli Stati municipali, fu assassinato dalla popolazione il 13 gennaio 1793 (1). E’ un amico di Brissot, Genêt; che fu inviato nel gennaio 1793 negli Stati Uniti. (…) (pag 183-184) Nota (1) (da Internet): Giuseppe Flajani, (1739-1808), medico chirurgo, scienziato, nato nel 1739 in Ancarano (TE). Riformatore delle cure praticate agli alienati nei manicomi e organizzatore del Museo Anatomico e Patologico nell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, in Roma (1771), autore di dotte pubblicazioni sulla pratica della chirurgia nonché di commenti ad opere di altri autori, anche stranieri. Fu Archiatra del Papa Pio VI (Braschi) dal 1775. La su fama è soprattutto affidata aghli stuti ed alle osservazioni sul “”morbo”” che oggi è detto Flaiani-Basedow. Fu lui che, la sera del 13 gennaio 1793, fu chiamato per le cure da praticare ad Ugo Basville (Nicola, Giuseppe degli Hugon di Abbeville) dopo che questi era stato assalito e pugnalato sul portone dell’abitazione del Console Francese presso il Papa. Praticate le prime cure, fece ampia rerlazione sul caso e la pubblicò. Morì a Roma nel 1808 e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria in Via Lata, dove però nulla esiste che lo ricordi. Ugo Basville repubblicano francese fu trucidato dalla plebe romana nel 1793 (sull’ episodio furono composte numerose satire, oltre al noto poemetto di Vincenzo Monti ‘In morte di Ugo Bass-ville)”,”FRAR-336″
“D’HUART Suzanne, inventario a cura”,”Les archives Daru aux Archives Nationales.”,”Pierre Daru, nominato nel 1806 consigliere di Stato, conte dell’Impero (1809), intendente della Casa dell’Imperatore (1809), Ministro segretario di Stato nell’aprile 1811, succede al duca di Bassano e diventa collaboratore stretto di Napoleone. Daru viene nomimanto ministro direttore dell’amministrazione della Guerra nel novembre 1813 fino a marzo 1814, e il 13 dicembre 1814 mantiene il grado di Intendente generale dell’esercito. Durante i Cento Giorni diventa ministro di Stato presso il ministero dell’interno. Napoléon Daru nasce a Parigi nel giugno 1807 secondo di otto figli di Pierre Daru e d’Alexandrine- Thérèse Nardot.”,”FRAN-106-FSL”
“DI MEO Antonio”,”Storia della chimica.”,”DI MEO è professore a contratto di storia della scienza e della tecnica all’ Università di Macerata.”,”SCIx-140″
“DI NOLFO Ennio”,”Dagli imperi militari agli imperi tecnologici. La politica internazionale nel XX secolo.”,”Ennio DI-NOLFO, professore ordinario di storia delle relazioni internazionali è professore per le Relazioni internazionali dell’ Università di Firenze. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina). “”Invece proprio la crisi mediorientale mise in una luce più cruda il divario creatosi fra gli interessi americani e quelli dell’ Europa occidentale. Questo divario era influenzato dai riflessi della questione energetica, ma era fondato su motivi alquanto più complessi, che avevano origine nei recenti dissapori finanziari creatisi tra le due sponde dell’ Atlantico. (pag 331)”,”RAIx-131″
“DI MARCO Paolo a cura”,”L’ automazione. Il testo di Louis Salleron e i confronti antologici da S. Butler, K. Marx, N. Cacace, W. Leontief, P. Di Marco.”,”SALLERON nato nel 1905 a Sevres (Parigi) studioso di economia politica e sociale ha dedicato ricerche all’ organizzazione produttiva. Ha insegnato per vent’anni economia politica. “”Guardando al passato, si può vedere che il 1910 segnò il punto di svolta nello sviluppo economico e sociale di questo paese (Stati Uniti, ndr). Quello fu anche l’anno in cui la nostra popolazione rurale cominciò a diminuire in termini assoluti”” (pag 170)”,”CONx-100″
“DI COMITE Luigi MORETTI Eros”,”Demografia e flussi migratori nel Bacino mediterraneo.”,”Luigi Di Comite professore ordinario di demografia nell’Università di Bari, Eros Moretti è professore associato di Demografia presso la facoltà di economia e commercio dell’Università di Ancona. “”A pagare il conto di questa evoluzione è stata la famiglia numerosa. Come ricorda Monnier (1990), con il passaggio dalle generazioni nate negli anni Trenta a quelle nate dopo il secondo conflitto mondiale, nei paesi dell’Europa occidentale si ha un netto incremento nella proporzione di donne con due figli a scapito di quelle con tre o più; in Francia, ad esempio (tab: 3.8), quelle con due figli sono salite dal 25% al 40%, mentre quelle con tre o più sono scese dal 44% a meno del 30%.”””,”DEMx-061″
“DI FIORE Gigi”,”Controstoria dell’unità d’Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento.”,”Gigi Di Fiore già redattore al ‘Giornale’ di Montanelli, è inviato del ‘Mattino’ di Napoli. Studioso di storia delle Due Sicilie e del brigantaggio. Repressione del piemontese Cadorna in Sicilia, centinaia di fucilazioni, fosse comuni ecc. (pag 330-331) Irregolarità nel plebiscito seguito alla presa di Porta Pia. “”In ogni quartiere fu allestito un seggio. In tutto erano dodici, il più importante era stato predisposto al Campidoglio. Pirma di votare bisognava mostrare un “”biglietto di elettore””, una specie di certificato elettorale. Ma nessuno pensava a ritirarlo e chiunque poteva votare più volte in diversi seggi. Cosa che avvenne puntualmente. Un giovane scultore belga dichiarò di aver votato ben ventidue volte.”” (pag 360-361)”,”ITAB-319″
“DI NUCCI Loreto GALLI DELLA LOGGIA Ernesto a cura, saggi di Luciano CAFAGNA, Giovanni BELARDELLI Paolo MACRY Giorgio RUMI Giovanni SABBATUCCI Massimo L. SALVADORI Roberto PERTICI Raffaele ROMANELLI”,”Due nazioni. Legittimazione e delegittimazione nella storia dell’Italia contemporanea.”,”Giovanni Belardelli insegna Storia del pensiero politico contemporaneo all’Università di Perugia. Luciano Cafagna, dopo aver insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa, è stato commissario dell’Autorità garante per il mercato e la concorrenza. Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Perugia. Editorialista del Corriere della Sera, dirige per il Mulino la collana L’identità italiana, che è anche il titolo di un suo libro uscito nel 1998. Giovanni Sabbatucci insegna Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Loreto Di Nucci insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia. Ha pubblicato Fascismo e spazio urbano.”,”ITAP-033-FL”
“DI CORI Paola”,”La donna rappresentata. Il corpo, il lavoro, la vita quotidiana nella cultura e nella storia.”,”Paola Di Cori, storica. Insegna storia contemporanea presso le Università di Urbino e di Torino.”,”DONx-078″
“DI GIACOMO Salvatore”,”Tutte le novelle.”,”Salvatore Di Giacomo nacque a napoli il 12/03/1860. Dopo alcuni esami di Medicina scoprì la sua vocazione letteraria e iniziò la collaborazione con giornali e riviste, pubblicando novelle e poesie. Frequentò i circoli artistici e culturali napoletani e collaborò con maggiori compositori della sua epoca, che musicarono molte delle sue liriche, fra cui la famosissima Marechiare. Fu poeta, autore di novelle e di teatro. Morì a Napoli, il 5 marzo 1934.”,”VARx-096-FL”
“DI GIACOMO Salvatore”,”Tutte le poesie.”,”Salvatore Di Giacomo nacque a Napoli il 12/03/1860. Dopo alcuni esami di Medicina scoprì la sua vocazione letteraria e iniziò la collaborazione con giornali e riviste, pubblicando novelle e poesie. Frequentò i circoli artistici e culturali napoletani e collaborò con maggiori compositori della sua epoca, che musicarono molte delle sue liriche, fra cui la famosissima Marechiare. Fu poeta, autore di novelle e di teatro. Morì a Napoli, il 5 marzo 1934.”,”VARx-097-FL”
“DI GIACOMO Salvatore”,”Tutto il teatro.”,”Salvatore Di Giacomo nacque a Napoli il 12/03/1860. Dopo alcuni esami di Medicina scoprì la sua vocazione letteraria e iniziò la collaborazione con giornali e riviste, pubblicando novelle e poesie. Frequentò i circoli artistici e culturali napoletani e collaborò con maggiori compositori della sua epoca, che musicarono molte delle sue liriche, fra cui la famosissima Marechiare. Fu poeta, autore di novelle e di teatro. Morì a Napoli, il 5 marzo 1934.”,”VARx-098-FL”
“DI GIOVANNI Eduardo M. LIGINI Marco”,”La strage di Stato. Controinchiesta.”,”Edoardo M. Di Giovanni (1031-1990) nato da una famiglia siciliana di avvocati le cui tracce risalgono al 1589. I suoi antenati sono sempre stati personaggi scomodi: antiborbonici, antipiemontesi, antifascisti. Il nonno Eduardo era un deputato fondtore del Partito socialista in Sicilia. La mamma, Maria Verga, è nipote di Giovanni Verga il grande romanziere di Vizzini. Il padre Salvatore è stato un gappista a Roma; Eduardo dodicenne faceva, a sua insaputa, la stafetta partigiana. Avvocato difese militanti praticamente di tutta la sinistra. Marco Ligini (1940-1992), animatore del Comitato di controinformazione, che aveva avviato l’analisi sull’aggressivo arcipelago fascista romano e sui suoi collegamenti con gli apparati di sicurezza fin dall’uccisione dello studente Paolo Rossi nell’aprile del 1966.”,”TEMx-013-FL”
“DIA Mamadou”,”Lo sviluppo economico dell’Africa.”,”Mamadou Dia ‘attuale’ (1962) presidente del Senegal.”,”AFRx-002-FGB”
“DIACONO Paolo”,”Storia dei langobardi.”,”Nelle sue cronache Paolo Diacono racconta anche di eventi metereologici catastrofici (pag 53, pag 92) “”Della Liguria, seconda provincia dell’ Italia e delle due Rezie. Stimo che non sia fuor di proposito se parlerò brevemente anche delle altre provincie dell’ Italia. La seconda provincia è la Liguria, così detta dal raccogliere i legumi, di cui è molto abbondante. Si trova in essa Milano e Ticino, che, con altro nome, si dice anche Pavia Si estende sino ai confini dei Galli. Tra essa e la Svevia, patria degli Alemanni, che è posta a settentrione, si trovano fra le Alpi due provincie, cioè la Rezia prima e la Rezia seconda, dove si vede che abitano i Rezii.”” (pag 33)”,”ITAG-205″
“DIACONO Paolo, a cura di Lidia CAPO”,”Storia dei Longobardi.”,”A cura di Lidia Capo. Lidia Capo insegna storia delle università alla Sapienza Università di Roma. Ha studiato la cronachistica veneziana e veneta del Medioevo; quella italiana del tempo del Barbarossa; e quella francese dell’epoca di Carlo I d’Angiò. Paolo Diacono, storico (Cividale del Friuli tra il 720 e il 724 – Montecassino 799 circa). Di nobile famiglia longobarda, monaco dapprima nel convento di Civate presso Como, poi di Montecassino (…), ben visto e ben voluto dai re longobardi; dopo la caduta del regno longobardo entrò in contatto con Carlomagno per ottenere la liberazione di un suo fratello, reo di ribellione. Visse poi alla corte franca, e ritornò a Montecassino verso il 786. Autore di una Historia romana (…) e dei Gesta episcoporum Mettensium, modello delle cronache vescovili posteriori, il suo nome è però legato soprattutto alla Historia Langobardorum, racconto vivo della storia del suo popolo (…) che è la maggior fonte per la conoscenza di quell’epoca”” (dall’Enciclopedia Treccani). ‘La Storia dei Longobardi è uno dei capolavori della storiografia di ogni tempo. Nelle oscure popolazioni discese dal Nord, alle quali deve la sua origine, Paolo Diacono scorge una forza potenziale, quasi priva di contenuto, che si adatta alla tradizione romana, e la rinnova dall’interno. La sua fedeltà alla propria gente si concilia, in equilibrio perfetto, con l’amore per la storia romana e cristiana, la cultura e la lingua che ha appreso’ (dal sito della Fondazione Lorenzo Valla).”,”STMED-105-FSD”
“DI-AICHELBURG Ulrico”,”L’ ereditarietà. Fatti e misfatti.”,”””Premesso che tutto ciò che siamo ha sempre una base genetica, è difficile valutare la quota genetica dell’ omosessualità, essendo questa inclinazione amorosa verso un individuo dello stesso sesso o omofilia, determinata da più fattori biologici, psicologici, familiari, sociali. Infatti si può essere eterosessuali con occasionale omosessualità, eterosessuali con frequente omosessualità, egualmente eterosessuali e omosessuali, omosessuali con occasionale eterosessualità, omosessuali con frequente eterosessualità, interamente omosessuali. Studiando famiglie con omosessuali, e coppie di gemelli uno dei quali era omosessuale, non si è giunti a conclusioni univoche. La probabilità di avere un fratello omosessuale è quattro volte più alta per gli omosessuali (20%) che per gli eterosessuali: è possibile che abbiano condiviso le stesse esperienze infantili ma è altrettanto probabile che condividano gli stessi geni.”” (pag 55)”,”SCIx-246″
“DI-AICHELBURG Ulrico”,”Manuale d’igiene.”,”Contiene tabella e grafico su mortalità per tubercolosi in Italia per fasce d’età triennio 1930-32 (pag 25) In un anno sono morte in Italia 3839 persone per tifo, 1966 per morbillo, 236 bambini al primo anno di vita per difterite…. Per tubercolosi dovrebbero essere 29.000 (pag 24)”,”SCIx-017-FV”
“DIAMANTI Ilvo”,”Mappe dell’Italia politica. Bianco, rosso, azzurro… e tricolore.”,”DIAMANTI Ilvo è professore di scienza politica e comunicazione politica presso l’Università di Urbino. Scrive su Repubblica. “”Ciò non significa che FI (Forza Italia) sia l’erede della Dc. Diverrso e più composito, come abbiamo visto, è il suo elettorato; ancor di più il suo impianto territoriale. Tuttavia, la Dc, in primo luogo, e i partiti di governo, in testa il Psi, hanno contribuito a fornire a FI la classe dirigente locale e, in minore misura, nazionale [Baccarin 2000]. Dei 210 parlamentari (senatori e deputati) eletti nel 2001 nelle liste di FI, infatti, 80 provengono da altri partiti; 46 (il 22%) dalla Dc”” (pag 135)”,”ITAP-178″
“DIAMANTI Ilvo”,”Bianco, rosso, verde…e azzurro. Mappe a colori dell’Italia politica.”,”Ilvo Diamanti è professore di Scienza politica e Sociologia politica all’Università di Urbino. Sul quotidiano la Repubblica tratteggia mappe della politica e della società. Tra le sue pubblicazioni; con Donzelli La Lega e Il male del Nord; con il sole 24 ore Politica all’italiana. Fino agli anni ’80 la mappa politica dell’Italia appariva sostanzialmente stabile, imperniata su due subculture precise e ben radicate sul territorio, che facevano riferimento alla Chiesa e al mondo cattolico nelle zone bianche, alle associazioni e alle reti di solidarietà del movimento operaio nelle zone rosse. Poi, a partire dagli anni ’90, si sono verificati cambiamenti rapidi e sostanziali, la scomparsa della zona bianca, l’affermarsi, negli stessi contesti, di una zona verde, colorata dalla Lega, il ridimensionarsi della zona rossa nell’Italia centrale, il declino della destra al Sud. l’avanzata dell’Italia azzurra, in modo diffuso, in tutto il paese.”,”ITAP-012-FL”
“DIAMANTI Ilvo RODOTA’ Stefano ZAGREBELSKY Gustavo, con Lucia ANNUNZIATA”,”L’Italia post-populista.”,”Diamanti: “”In effetti “”populismo”” è una definizione talmente indefinita che, se facciamo il catalogo dei significati che gli sono stati attribuiti negli ultimi anni e dei soggetti a cui è stato applicato, non si salva nessuno”” (pag 10)”,”TEOP-292″
“DIAMANTI Ilvo LAZAR Marc”,”Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie.”,”Ilvo Diamanti è professore ordinario di Scienza politica all’Università di Urbino Carlo Bo, dove ha fondato e dirige il Laboratorio di studi politici e sociali (LaPolis), e direttore scientifico di Demos. Collabora con il quotidiano ‘La Repubblica’. E’ autore di ‘Un salto nel voto. Ritratto politico dell’Italia di oggi’ (con F. Bordignon e L. Ceccarini) (2013). Marc Lazar è professore di Storia e sociologia politica all’Istituto Sciences Po di Parigi dove dirige il Centre d’histoire, e presidente della School of Government della Luiss. Si occupa di storia delle sinistre europee e di storia politica italiana. Tra le sue più recenti pubblicazioni in italiano, ‘La Francia di Macron’ (con R. Brizzi, Il Mulino, 2017). Per Laterza è autore di ‘Democrazia alla prova’ (2007). “”Il poujadismo rappresenta la terza grande ondata di populismo, stavolta nella Francia della Quarta Repubblica (9). Questa ondata è sinonimo di un’accelerazione della modernizzazione, che minaccia molte professioni tradizionali di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, che si considerano oberati dal fisco. La decolonizzazione, la forza del Partito comunista francese (Pcf) e dei gollisti che si scagliano contro le forze moderate che dominano il Parlamento, l’instabilità dei governi, i giochi parlamentari e vari scandali contribuiscono a rendere deleterio il clima politico. L’Udca (Unione per la difesa dei commercianti e degli artigiani) e il suo responsabile Pierre Poujade, oggetto di un autentico culto della personalità tra i suoi iscritti, si mettono in mostra a partire dal 1953 con la loro rivolta antifiscale ed esprimono solidarietà verso i francesi d’Algeria, minacciati dal processo di decolonizzazione. Si politicizzano velocemente, mettendo insieme varie componenti della destra e dell’estrema destra e riprendendo le loro tematiche. Rigettano quindi il parlamentarismo e i responsabili politici, in particolare Piere Mendès France, alfiere della modernizzazione, che è oggetto di attacchi antisemiti. Scagliandosi contro le élite politiche, ma anche tecniche e culturali, valorizzano il popolo francese, produttore e lavoratore, il popolo dei piccoli centri, delle province e delle colonie. I poujadisti sono nazionalisti, xenofobi, antisemiti, ostili al mercato comune, e contrappongono il paese reale al paese legale. Si presentano alle elezioni del 1956, dove raccolgono due milioni e mezzo di voti (l’11,6 per cento dei voti espressi) e 52 deputati, fra cui il giovane Jean-Marie Le Pen”” (pag 67-68) [(9) Stanley Hoffmann, ‘Le Mouvement Poujade. De la défense professionnelle au populisme nationaliste (1953-1962)’, Les Presses de Sceinces Po, Paris, 2007]”,”TEOP-515″
“DIAMANTI Ilvo”,”Politica all’italiana. La parabola delle riforme incompiute.”,”Ilvo Diamanti (Cuneo 1952) è professore di Scienza politica e Sociologia politica all’Università di Urbino. Sul quotidiano la Repubblica tratteggia mappe della politica e della società. Tra le sue pubblicazioni; con Donzelli La Lega e Il male del Nord; con il sole 24 ore Politica all’italiana. Fino agli anni ’80 la mappa politica dell’Italia appariva sostanzialmente stabile, imperniata su due subculture precise e ben radicate sul territorio, che facevano riferimento alla Chiesa e al mondo cattolico nelle zone bianche, alle associazioni e alle reti di solidarietà del movimento operaio nelle zone rosse. Poi, a partire dagli anni ’90, si sono verificati cambiamenti rapidi e sostanziali, la scomparsa della zona bianca, l’affermarsi, negli stessi contesti, di una zona verde, colorata dalla Lega, il ridimensionarsi della zona rossa nell’Italia centrale, il declino della destra al Sud. l’avanzata dell’Italia azzurra, in modo diffuso, in tutto il paese.”,”ITAP-039-FL”
“DIAMBRINI PALAZZI Sandro”,”Il pensiero filosofico di Antonio Labriola.”,”””Dal concepire il materialismo come moto dialettico, derivano dunque parecchie conseguenze. Per la prassi è la nostra azione volontaria che determina i modi del nostro sviluppo; per la teoria della evoluzione invece noi semplicemente ‘subiamo’ una legge di sviluppo alla quale ci adattiamo. Il materialismo storico ‘non è dunque conciliabile con l’evoluzionismo’, perché non esiste uno sviluppo dello spirito all’infuori dei successivi terreni artificiali dai quali viene modificato. Il Darwinismo sociale, in quanto naturale evoluzione o spontaneo sviluppo della umanità, repugna alla concezione materialistica, dal momento che secondo questa «intuizione» l’umanità ha una storia che assai di rado è fatta di arbitrio ragionante, ma quasi sempre al contrario è determinata da occasioni esterne, in ordine alle quali, pone a se stessa le condizioni del proprio sviluppo. Questo sviluppo non è dunque ‘necessario’ in sé e per sé; ma condizionato e contingente. Il materialismo storico non è parimenti conciliabile con l’idea di progresso intesa qual legge immanente alle cose umane. Contraddice a questa concezione d’un progresso universale costante ed uniforme, la storia che è fatta anche di regressi (e Giambattista Vico si riferiva a questo aspetto degli accadimenti nel formulare la sua teoria dei corsi e ricorsi); che è fatta di discontinuità e disparità di sviluppo nel tempo e nello spazio, fra diversi popoli, dispersi nel tempo, in luoghi diversi. Ma chi già del materialismo storico ha assorbito la sostanza e cioè che tutta la realtà nel suo divenire è circostanziata, non può non repudiare il concetto di una filosofia storica a disegno, sia quella ad ordinamento provvidenziale di S. Agostino, o quelle pseudo scientifiche di Hegel e Darwin. Il progresso, quale serie graduata e continuata di stati umani o sociali, è relativo ed empirico. Non v’ha evoluzione naturale sincronica, ma piuttosto gli sviluppi dei popoli sono vari perché varie sono le condizioni artificiali dell’ambiente. Il progresso non è destino, fato, comando o legge, necessità; è movimento condizionato e limitato, e bisogna riconoscerlo anche se come lamentava il Lacombe «ci dispiace essere il giuoco del caso». Noi stessi siamo soggetti a questa casualità; onde noi marxisti non diciamo: «l’uomo è così»; diciamo soltanto: «l’uomo è così in quelle determinate circostanze». Ma se in tal maniera resta escluso il volontarismo di fronte alla evidenza di questo determinismo storico vario e complesso, parimenti resta confinato fuor del campo del Materialismo Storico, quel determinismo meccanico e causale che tutto il corso delle universali vicende, riduce ad automatico fatalismo. Negato l’idealismo, e con ciò la subordinazione assoluta della materia allo spirito, parve ad alcuni che il Materialismo Storico, volesse appoggiarsi sovra la inversione del rapporto negando ogni autonomia ed ogni efficacia alla vita dello spirito, ridotto a mera parvenza e riflesso del movimento delle cose. L’errore era spiegabile pensandosi da alcuni, per assonanza di nome, la nuova dottrina derivata dal materialismo metafisico. Se la materia procede con moto dialettico che le è proprio ed immanente, l’azione dall’uomo, la sua volontà nulla possono sul fatale andare delle cose. Antonio Labriola chiama questa maniera d’intendere il materialismo storico ‘una fatuità’, sebbene Enrico Leone il Rignano, Bernstein ed altri ancora l’abbiano inteso proprio così. Abbiamo già accennato che nella interpretazione di A. Labriola la dialettica reale non è unilaterale, ma essa comprende nel suo moto anche la coscienza umana secondo il concetto indicato da Marx; come rovesciamento della praxis, cioè di uno scambio di azione fra l’uomo e le combinazioni storiche (1). Orbene quando noi diciamo che la volontà dell’uomo non crea la sua storia, non intendiamo di dire che l’uomo la subisce semplicemente. La volontà, in quanto reagisce nel mondo materiale, anche per noi è un principio attivo che contribuisce allo sviluppo e di noi stessi e delle cose, perché concorre a modificare quelle condizioni storiche di circostanza e d’ambiente, da cui noi verremo nuovamente e diversamente circostanziati e condizionati. Non si nega una realtà alle ideologie, ai meditati disegni, ai piani politici; ‘si dice soltanto che essi non possono essere uno strumento di spiegazione’, perché sono precisamente quello che deve essere spiegato come derivato da un complesso di situazioni e di circostanze date storicamente. Non dunque determinismo causale delle cose tra loro e dell’uomo rispetto alle cose; perché dato il movimento dialettico i vari movimenti non si succedono nella relazione di causa ad effetto, come se l’antitesi fosse contenuta nella tesi: «Il momento della antitesi non è implicito nella tesi, ma ha una realtà sua senza la quale non si verificherebbe la loro unità nella sintesi» (2). Non determinismo meccanico ma ‘determinismo complesso’ in quanto il cangiarsi del terreno artificiale su cui l’uomo si sviluppa, anche e soprattutto per opera dell’uomo, continuamente modificato, diventa a sua volta condizione e limite del successivo umano sviluppo”” (pag 122-127) [Sandro Diambrini Palazzi, ‘Il pensiero filosofico di Antonio Labriola’, Bologna, 1922] [(1) A. Labriola, ‘Materialismo storico’, pag. 26; (2) R. Mondolfo, Mater. Stor. in F. Engels’, pag. 221]”,”LABD-097″
“DIAMOND Jared”,”Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.”,”Jared Diamond ha iniziato la sua carriera scientifica occupandosi di fisiologia umana per poi passare alla biologia evolutiva e alla biogeografia. Insegna all’Univ della California a Los Angeles, è membro dell’Accademia nazionale delle scienze americana e ha ricevuto vari premi scientifici. Tra i suoi libri divulgativi: -Il terzo scimpanzé. BOLLATI. 1994 Con ‘Armi acciaio e malattie’ ha preso il Premio Pulitzer 1998 per la saggistica.”,”STOS-061″
“DIAMOND Jared”,”Il mondo fino a ieri. Che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali?”,”Jared Diamond è professore di geografia all’Ucla. Ha pubblicato tra l’altro ‘Armi, acciaio e malattie’ vincitore di un premio Pulitzer.”,”STOS-015-FSD”
“DIAMOND Jared”,”Crisi. Come rinascono le nazioni.”,”Jared Diamond si è occupato di fisiologia e biologia evolutiva e biogeografia. È considerato il massimo esperto mondiale della flora e della fauna della Nuova Guinea. Docente di Geografia all’Università della California, è membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze americaa. Ha pubblicato in Italia ‘Armi, acciaio e malattie’ (1998) e ‘Collasso’, ‘Il Mondo fino a ieri’, ‘Da te solo a tutto il mondo’ Esperienza autobiografica dell’autore per illustrare le differenze e le analogie tra crisi personali e crisi nazionali. A Boston, il 28 novembre 1942 scoppiò un incendio in un affollattissimo locale notturno chiamato ‘Cocoanut Grove’ la cui unica uscita rimase bloccata. 492 persone morirono per il fumo, le ustioni o travolte dalla folla in preda al panico e centinaia rimasero ferite. Altra crisi, questa volta nazionale è stata vissuta da Diamond in una Gran Bretagna in declino e in grave crisi (1956-1961) (smantellamento delle ultimi 5 corazzate, primi scontri razziali, indipendenza delle colonie africane, crisi di Suez, fine della Gran Bretagna come potenza mondiale in grado di agire in modo indipendente. A sessant’anni di distanza essa oggi è un mosaico di ciò che fu e di ciò che è diventata. Da impero si è trasformata in una società multietnica e per ridurre le differenze di classe ha adottato strumenti di welfare e un sistema scolastico pubblico di qualità, ma è incerta sul proprio ruolo in Europa (v. Brexit) anche se resta una delle sei nazioni più ricche del mondo. Questo libro affronta il tema della ‘crisi’, le sfide e le trasformazioni che nel corso di alcuni decenni hanno attraversato sette paesi: Finlandia, GIappone, Cile, Indonesia, Germania, Australia, Stati Uniti. Questo studio è ‘comparativo’ perchè guarda alle esperienze non di una sola nazione ma di sette paesi diversi per metterle a confronto.”,”BORx-021″
“DIAMOND Jared”,”Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.”,”Jared Diamond ha iniziato la sua carriera scientifica occupandosi di fisiologia umana per poi passare alla biologia evolutiva e alla bio-geografia. Insegna all’Università della California a Los Angeles, è membro dell’Accademia nazionale delle scienze americana e ha ricevuto vari premi scientifici. Con ‘Armi acciaio e malattie’ ha preso il Premio Pulitzer 1998 per la saggistica. Tra i suoi libri di carattere divulgativo: ‘Il terzo scimpanzé’, Bollati, 1994. STORIA SOCIALE ANTICA RAPPORTO DIVERSITA’ CULTURA- DIVERSITA’ GEOGRAFIA ECOLOGIA RISORSE TERRITORIO COLTIVAZIONI AGRICOLTURA PRODUZIONE ALIMENTARE QUESTONE ADDOMESTICAMENTO ANIMALI ALLEVAMENTO LINGUISTICA GENETICA BIOLOGIA MALATTIE RELAZIONE AGRICOLTORI AGRICOLTURA PRODUZIONE ARTIGIANATO MANIFATTURA INDUSTRIA METALLI ARMI ARMAMENTI TECNOLOGIA, STILI DI VITA CACCIATORI-RACCOGLITORI E COLTIVATORI-ALLEVATORI NOMI CONQUISTA SPAGNOLA AMERICA CORTES GUERRE GRAN BRETAGNA MESSICO METALLURGIA PACIFICO POPOLAZIONE VILLAGGI ETA’ ANTICA PREISTORIA SCRITTURA”,”STAx-001-FMDP”
“DIAS Francesco”,”Galleria di emulazione per uso della gioventù.”,”Dias è l’uomo del sistema, fedelissimo del Re Ferdinando, funzionario del Fisco napoletano”,”GIOx-112″
“DIAZ José Antonio”,”Luchas internas en Comisiones Obreras. Barcelona 1964 – 1970.”,”DIAZ è stato uno dei fondatori delle CC.OO. a Barcellona. Partendo da materiale inedito (atti, analisi, scritti, manifesti, volantini, comunicati) spiega gli eventi interni all’ organizzazione. La nascita dell’ izquierdismo. “”I Giovani delle CC.OO. fu una organizzazione creata a Madrid come succursale delle CC.OO. degli “”adulti””, all’ inizio del 1967. Nel luglio dello stesso anno, un rappresentante di Madrid venne a Barcellona a proporre la stessa organizzazione ad una assemblea di giovani lavoratori, in Montcada. La proposta si consolidò, ma in tre mesi i giovani si scrollarono il paternalismo dei più anziani e cambiarono il nome iniziale, che supponeva dipendenza, per quello di Comisiones Obreras Juveniles (COJ).”” (pag 42)”,”MSPx-045″
“DIAZ DEL MORAL Juan”,”Historia de las agitaciones campesinas andaluzas. Córdoba. (Antecedentes para una reforma agraria)”,” La diffusione del pensiero socialista in Spagna. “”Gli insegnamenti socialisti invasero la Spagna attraverso le coste. Dopo gli scrittori peninsulari Florez Estrada e La Sagra, di tendenza e tono semi-socialista, furono Fourier e Cabet i primi riformatori europei che incorporarono nel pensiero spagnolo le proprie elaborazioni e utopie riguardo alla questione sociale. Un porto andaluso, Cadice, ricevette le prime influenze fourieriste attraverso don Joaquin Abreu; e un porto catalano, Barcellona, ricevette i primi elementi della dottrina di Cabet. Quindi, da lì a poco, Andalusia e Catalogna furono le direttrici del movimento operaio spagnolo.”” (pag 73)”,”MSPx-057″
“DIAZ Furio”,”Per una storia illuministica.”,”Furio Diaz affronta non solo rilevanti problemi e figure della storia illuministica, ma conduce anche un serrato dibattito con la storiografia internazionale sull’Illuminismo, toccando i più delicati problemi di metodo storiografico.”,”FILx-057-FL”
“DIAZ Furio SESTAN Ernesto BADALONI Nicola ROMAGNOLI Sergio DELLA-PERUTA Franco TOSCHI Luca, relazioni, comunicazioni di Antonio PIROMALLI Mikulas PAZITKA Giorgio SPINI Enrico MENDUNI Giovanni FALASCHI Leonardo LATTARULO Gaetano RAGONESE”,”Francesco Domenico Guerrazzi nella storia politica e culturale del Risorgimento. Convegno di studi, Livorno-Firenze, 16-18 novembre 1973.”,”Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873) è stato un politico, scrittore e giornalista italiano, noto per il suo ruolo nel Risorgimento e per i suoi romanzi storici. Nato a Livorno, studiò legge all’Università di Pisa e si avvicinò presto agli ideali patriottici, aderendo alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Carriera politica Guerrazzi fu una figura di spicco nei moti del 1848, diventando Ministro dell’Interno del Granducato di Toscana e successivamente Dittatore della Toscana nel governo provvisorio. Tuttavia, con il ritorno del Granduca, fu esiliato in Corsica per circa dieci anni. Opere letterarie: Come scrittore, Guerrazzi fu influenzato da Lord Byron, a cui dedicò la sua prima opera. Tra i suoi romanzi più celebri ci sono: La battaglia di Benevento (1827) L’assedio di Firenze (1863) Beatrice Cenci (1854) L’asino (1858) Nel 1861 fu eletto deputato nel Parlamento italiano, mantenendo una posizione critica nei confronti di Cavour. Morì nel 1873 nella sua azienda agricola a Cecina.’ (f. copilot)”,”ITAB-012-FMB”
“DIAZ-DEL-CASTILLO Bernal”,”La conquista del Messico.”,”DIAZ-DEL-CASTILLO Bernal fu un fedelissimo di CORTEZ, marciò al suo fianco durante le fasi della conquista messicana. Egli ci racconta minutamente ciò che fece e ciò che vide.”,”AMLx-029″
“DI-BELLA Franco”,”Corriere segreto.”,”DI-BELLA Franco è nato a Milano nel 1927 è laureato in giurisprudenza, cronista nel dopoguerra ha lavorato per i quotidiani dell’epoca e nella famosa “”scuola”” di Angelo ROZZONI al “”Tempo”” di Milano. E’ entrato al Corriere della sera nel 1952 facendo carriera fino a diventarne direttore. ‘1951-1981, misteri e retroscena del più grande giornale italiano. Dai diari di trent’anni del cronista che ne divenne direttore'”,”EDIx-087″
“DI-BELLA Franco”,”Storia della tortura.”,”Franco DI-BELLA (1928-1997) giornalista e divulgatore è stato direttore del Corriere della Sera dal 1977 al 1981. Tra i suoi libri ‘Corriere segreto’.”,”TEMx-058″
“DI-BELLO Anna a cura, saggi di Gianni FRANCIONI Marcello MUSTO Gian Mario BRAVO Marco VERSIERO Francesco GIASI Fabio FROSINI Francesca IZZO Giuseppe COSPITO Anna DI-BELLO Luca BASILE Biagio DI-GIOVANNI Gianfranco BORRELLI Giuseppe VACCA Marcello MONTANARI Diego LAZZARICH Salvatore IODICE”,”Marx e Gramsci. Filologia, filosofia e politica allo specchio.”,”Patrocinio dell’Istituto Fondazione Gramsci di Roma e dell’Associazione Italiana degli Storici delle Dottrine Politiche, Napoli 4-5 dicembre 2008 G.M. Bravo cita l’ Istituto di Studi sul Capitalismo di Genova a pag 31-32 sui volumi ‘militanti’ della corrispondenza Marx-Engels pubblicati da Lotta Comunista. Pag 60-61-63-64 “”Il Marx e l’Engels che si imposero fra il ’70 e il ’71 (e poi nell’anno seguente) furono essenzialmente politici. Da un lato descrissero gli avvenimenti – specie la guerra e i suoi riflessi, non solo europei ma anche americani – e da un altro lato furono ‘leaders’ e protagonisti dell’Internazionale, ebbero come referenti la classe operaia inglese, i movimenti repubblicani e poi sociali francesi, la socialdemocrazia tedesca nelle sue fasi inziali e i protosocialismi continentali di varia configurazione. Per contro, si scontrarono con eminenti avversari politici: dopo la sconfitta di Napoleone, con l’intera classe dirigente francese, sia con gli antichi cesaristi ed ex orléanisti sia con i dirigenti della neonata Terza repubblica sia, ancora, con i ceti governanti dell’intera Europa, dal Bismarck fondatore del ‘Reich’ germanico (febbraio 1871) a tutti i capi di Stato. Marx, soprattutto, venne rappresentato dagli avversari e dalla stampa continentale come il “”demonio””, il terrorista che sgomentava i pacifici e tranquilli popoli, evocando gli antichi “”spettri”” del comunismo e del socialismo e spingendo all’azione sediziosa e “”dinamitarda”” i “”petrolieri””: termine usatissimo, quest’ultimo, che evocava il fuoco che avrebbe distrutto la ‘civilisation’, la ‘Kultur’. Oltre a ciò, ci furono le articolate e informatissime esposizioni di Engels – qualche volta integrato da Marx – sulla guerra, con studi sistematici della o “”delle”” questioni militari, con l’analisi delle strategie messe in campo dagli eserciti contrapposti e del nuovo modello di belligeranza distruttiva, fatto valere soprattutto dalle “”pratiche guerresche”” dei generali tedeschi (F. Engels, La lotta in Francia (11 novembre 1870), in MEO, XXII, pp. 141-154)”” [G.M. Bravo, Marx ed Engels: ‘Commune’, socialismo internazionalista e nazionale] [(in) Marx e Gramsci. Filologia, filosofia e politica allo specchio, a cura di Anna Di Bello, 2011] (pag 35) “”Marx accettava la tematica dell’internazionalismo proletario, così come gli derivava dalle idee rivoluzionarie dell’89 della “”fratellanza””, passate attraverso le spinte dell’organizzazione internazionalista dei ‘Fraternal Democrats’ e le proteiformi sperimentazioni, o aspirazioni, che avevano condotto nel settembre 1864 alla fondazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, i cui Statuti furono in gran parte opera sua. Ma, come in tutta l’esperienza internazionalista che precedette la ‘Commune’, tale internazionalismo non coincideva esclusivamente con la visione della conflittualità di classe, dominante non solo nel Marx “”teorico”” bensì in tutta la tradizione inglese tradeunionista e del cosiddetto socialismo ricardiano della prima metà e degli anni centrali dell’Ottocento, ma era anche strettamente collegato alle tesi delle alleanze, da operarsi anche al di fuori della “”classe””, e dei rapporti da stringere con le multiformi componenti della democrazia “”progressiva””. Il socialismo – come era già accaduto, secondo Marx, nel ’48-’49 – anche come conseguenza della ‘Commune’ sarebbe stato in condizione di programmare una vera e propria “”politica di alleanze”” non solo con altri partiti ma anche con ceti diversi della società, specie nei distinti contesti nazionali”” (pag 41-42) [G.M. Bravo, Marx ed Engels: ‘Commune’, socialismo internazionalista e nazionale] [(in) Marx e Gramsci. Filologia, filosofia e politica allo specchio, a cura di Anna Di Bello, 2011]”,”GRAS-092″
“DI-BENEDETTO Vincenzo LAMI Alessandro”,”Filologia e Marxismo. Contro le mistificazioni.”,”I primi 7 capitoli di V. Di-Benedetto e gli altri 3 di A. Lami Gli autori (al 1981): Vincenzo Di Benedetto (1934) è ordinario di Letteratura greca all’Università di Pisa e professore di Filologia greca alla Scuola Normale Superiore. Ha pubblicato tra l’altro tre volumi su Euripide e uno su Eschilo (L’ideologia del potere e la tragedia greca. Ricerche su Eschilo’, Torino, 1978). Alessandro Lami (1949) è titolare di assegno presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Sofri e i due Marx “”Anzitutto, secondo il Sofri, «non esiste ‘il’ Marx che alcuni vorrebbero (o che tutti, ciascuno a suo modo, vorrebbero) mentre esistono ‘diversi’ Marx, corrispondenti non solo e non tanto a epoche diverse (il Marx giovane, quello della ‘Formen’, quello del ‘Capitale’, quello della vecchiaia), quanto a ispirazioni di fondo quasi sempre ‘compresenti’, in forma contraddittoria, nell’opera marxiana» (4). Ora, a parte questo compiaciuto auto-porsi del Sofri al di sopra della mischia, nel senso che egli è convinto di essere dotato di una consapevolezza relativistica che agli altri manca, confesso che, di primo acchito, mi riesce difficile trovare una corrispondenza tra l’opera effettiva di Marx e questo Marx sofriano, percorso da intime, compresenti contraddizioni. Ma per fortuna il Sofri fornisce un ulteriore chiarimento in proposito. «C’è un Marx – ancora secondo Sofri – che tende a stabilire le leggi generali dello sviluppo storico e c’è un Marx che si occupa essenzialmente della società capitalistica e del suo superamento rivoluzionario, che solo incidentalmente s’imbatte in altri tipi di società (l’«altro dal capitale») e affida allora le proprie osservazioni su di esse, ‘per lo più’, a quaderni di appunti, non destinati alla stampa». E «personalmente» il Sofri, anche se non si sente «di espungere il primo Marx» dichiara tuttavia che le sue propensioni vanno verso il secondo Marx, che gli pare si possa anche ritenere che «sia non solo il più produttivo per noi, ma anche il più ‘vero’» (5)”” (pag 16-17) “”Nelle ‘Forme’ Marx colloca il mondo greco-romano a un livello comunitario-primitivo che non trova riscontro nel ‘Capitale’. E pur tuttavia il fatto che Marx istituisca un rapporto stretto – non solo per la comunità antica ma anche per le altre – tra la forma della proprietà e le condizioni della produzione, la formulazione secondo cui la storia dell’antichità classica è storia di «città basate sulla proprietà fondiaria e sull’agricoltura», la concezione secondo cui la «terra costituisce la base della comunità», il modo come Marx vede la dissoluzione della comunità (con la schiavitù e la servitù della gleba che «falsificano e modificano le forme originarie di tutte le comunità e ne divengono persino la base») tutto questo dimostra che anche nelle ‘Forme’ la distinzione tra struttura e sovrastruttura gioca un ruolo essenziale. Certo, qui il quadro è più complesso, perché entra in gioco un presupposto che è la comunità naturale della tribù, nel senso dell’affinità di sangue, di lingua, di costume; e uno degli aspetti più affascinanti delle ‘Forme’ è proprio una tormentata tensione tra il dato dell’affinità della ‘stirpe’ e il particolare modo come la comunità si configura in relazione alle condizioni della produzione. Naturalmente, se il discorso di Marx sia assolutamente coerente, e, anche, se esso sia credibile alla luce di una verifica della realtà storica effettivamente accertabile (per quel che riguarda il mondo greco-romano esso è a mio parere condizionato da una documentazione troppo scarsa e selettiva) (7) tutto questo è un problema che può restare aperto. Ma non ci sono dubbi, mi pare, che il discorso che Marx conduce nelle ‘Forme’ non può essere dissociato, con una operazione piattamente semplificante, dal ‘principio’ del nesso struttura – sovrastrutture: sempre che, ben inteso, non si voglia pretendere un’applicazione meccanicamente semplicistica di questo ‘principio’ e non ci si ritragga, impauriti, di fronte a una articolazione più complessa, e più difficile, del discorso marxiano”” (pag 18) [(4) Cfr. marxismo mondo antico e Terzo mondo [in seguito ‘Inchiesta’], Napoli, 1979, p. 181; ((5) Cfr. Inchiesta, p. 182; (7) Rimando per questo ai capitoli II e III] [‘Filologia e Marxismo. Contro le mistificazioni’, di Vincenzo Di Benedetto e Alessando Lami, Liguori editore, 1981]”,”TEOC-803″
“DI-BERARDO Stefano”,”La poesia dell’azione. Vita e morte di Carlo Tresca.”,”Stefano DI BERARDO, Pescina L’Aquila (1984-) si è laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Padova. “”Con l’alleanza tra Tresca e i comunisti ormai in frantumi, questi ultimi iniziarono ad aumentare la loro pressione sull’anarchico, come aveva consigliato Vidali. Di fronte alla dichiarazione dell’anarchico abruzzese che il comunismo sarebbe stato una nuova minaccia di oppressione per l’Italia, ‘Il Lavoratore’ reagì con disprezzo definendolo “”funambolo”” e dichiarando che in Italia solo i comunisti erano in grado di opporsi al fascismo (Nunzio Pernicone, Carlo Tresca. Portrait of a Rebel, Palgrave, 2005, p. 199). L’anno 1932 segnò un aumento delle accuse contro Tresca da parte dei comunisti, sia italiani che americani, sempre più ingiuriose. Un professore americano lo definì “”un individualista, proprietario di un giornale, in combutta con i nemici della classe operaia”” (Il Martello, 19 marzo 1932)”” (pag 277)”,”MUSx-278″
“DI-BIAGIO Anna a cura”,”Democrazia e centralismo. Stalin Trotsky Zinoviev Preobrazenskij Sapronov.”,”Timoteï V. Sapronov (1887-1939) Peintre en bâtiment, membre du Parti en 1911. Après la révolution il s’oppose “”sur la gauche”” à Rakovsky en Ukraine (1920) puis particpe à la fondation de la tendance “”déciste”” (Centralisme Démocratique), dont il est un des principaux dirigeants. En 1926, il rejoint l’Opposition Unifiée Trotsky-Zinoviev-Kamenev avec sa tendance. Au sein de cette opposition les décistes représentaient les partisans de l’orientation du “”nouveau parti””, sceptiques quant à la nécessité d’agir pour “”redresser”” le P.C.U.S. et le Komintern. Sapronov est exclu du P.C. en 1926, réintégré en 1927, de nouveau exclu et emprisonné en 1932. Il sera tué en prison. (fonte MIA http://www.marxists.org/francais/bios/sapronov)”,”RIRO-083″
“DI-BIAGIO Anna”,”Coesistenza e isolazionismo. Mosca, il Komintern e l’ Europa di Versailles (1918-1928).”,”DI-BIAGIO Anna insegna storia della Russia presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Firenze. E’ autrice di vari studi sulla storia della Russia del Novecento e dell’ Internazionale Comunista. Ha curato raccolte di scritti e di documenti conservati negli archivi di Mosca sulla politica estera sovietica. L’ analisi di Varga e Hilferding. “”Il 1° maggio 1924 l’ IKKI aveva convocato a Berlino i rappresentanti dei principali partiti comunisti europei, per esaminare il piano del comitato degli esperti delle potenze alleate sulla situazione finanziaria della Germania, già accettato dal governo tedesco. I partecipanti alla riunione, che vide il partito comunista inglese declinare l’ invito, si dichiararono unanimemente convinti che, ancora una volta, le potenze occidentali avrebbero dato prova della loro incapacità di risolvere la questione tedesca. Quel piano si sarebbe rivelato “”una seconda, più cinica pace di Versailles””, che avrebbe portato a compimento lo scopo perseguito dalla prima Versailles, quello di “”colonizzare”” la Germania. Le analisi proposte nel frattempo dall’ economista Evgenij S. Varga andavano in una direzione opposta. Cercando di evidenziare soprattutto le novità contenute nel piano del comitato degli esperti, egli giunse alla conclusione che la soluzione proposta per la questione delle riparazioni era suscettibile di rivelarsi efficace e conseguire un certo successo. In tal caso, si sarebbe inaugurata una nuova fase di “”stabilizzazione”” dell’ economia mondiale. Si trattava di una prognosi che correva grossi rischi di essere accusata di “”ultraimperialismo””, cioè di aver subito l’ influenza delle posizioni sostenute da Kautsky fin dal 1916 e che in seguito erano state riprese e rielaborate da Hilferding, alla luce dei più recenti sviluppi della situazione internazionale. Il ministro delle Finanze del governo Stresemann, in un saggio pubblicato nell’ aprile 1924, si era proposto di ripensare ai cambiamenti introdotti dalla guerra nel campo delle relazioni internazionali, alla luce dell’ ipotesi “”ultraimperialistica”” formulata da Kautsky nel 1916, che ora ai suoi occhi sembrava rivelarsi altamente profetica. Secondo Hilferding, la vittoria schiacciante riportata in guerra dagli anglo-americani faceva perdere di credibilità la prognosi comunista di un’ inevitabile nuova guerra imperialistica.”” (pag 148-149)”,”RUST-113″
“DI-BIAGIO Anna a cura; scritti di TROTSKY Lev ZINOVIEV Gregorij PREOBRAZENSKIJ Evgenij STALIN Josif SAPRONOV Timofej”,”Democrazia e centralismo. La discussione sul «nuovo corso» nel Partito Comunista Sovietico (ottobre 1923 – gennaio 1924).”,”Nell’estate del 1923 l’Unione Sovietica era stata investita da una ondata di malcontento popolare. Contrasti e discussioni, provocati nel partito sovietico dal profilarsi di un distacco crescente tra il governo ed i lavoratori, si tradussero in tendenze politiche all’interno del partito, fautrici di un mutamento radicale di uomini e di metodi di direzione. Erano le prime battute di uno scontro fra una ‘maggioranza’ ed una ‘opposizione’ che si sarebbe concluso nel 1927, con la sconfitta definitiva dei portatori di esigenze di democratizzazione nel partito sovietico. Con questa raccolta si è tentato di riprodurre i testi e gli interventi più significativi della ‘discussione pubblica’ apertasi nel partito comunista sovietico nell’autunno 1923 sui temi della ‘democrazia operaia’, come realizzare un regime di democrazia all’interno del partito comunista sovietico, in regime di dittatura del proletariato. tesi di Timofej SAPRONOV (SOPRONOV nell’indice del libro) (pag 111-120)”,”RIRO-081-FL”
“DI-BIAGIO Anna”,”Coesistenza e isolazionismo. Mosca, il Komintern e l’Europa di Versailles (1918-1928).”,”Anna Di Biagio insegna Storia della Russia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. É autrice di numerosi studi sulla storia della Russia del Novecento e dell’Internazionale comunista. Ha curato inoltre diverse raccolte di scritti e di documenti conservati negli archivi di Mosca sulla politica estera sovietica.”,”INTT-024-FL”
“DI-BIAGIO Anna”,”La lotta per la successione a Lenin.”,”La riforma di Lenin. La posizione di Stalin e di Trotsky. “”Nuove informazioni pervenuteci in seguito alla pubblicazione di materiali d’archivio ci consentono di vagliare in modo più circostanziato l’influsso dell’«ultima battaglia di Lenin» sulla genesi della frattura ai vertici del partito bolscevico nel 1923. Sappiamo ora che la Voliceva, una delle segretarie di Lenin, aveva inviato a Stalin la prima nota a lei dettata il 23 dicembre 1922, senza rispettare le indicazioni del «Vecchio», che aveva invece disposto la diffusione di questa nota solo in caso di sua morte. Stalin aveva fatto conoscere nota a Trotsky. Entrambi, su esplicita richiesta della Fotieva che si era accorta dell’«errore», si erano impegnati a non rivelare a nessun altro il contenuto della nota (26). In questa nota Lenin proponeva come è noto delle misure miranti ad introdurre una «riforma» della «struttura politica» del paese, che prevedeva innanzitutto un consistente aumento del numero dei membri del Cc. Le argomentazioni addotte a sostegno di questa proposta non erano dello stesso segno di quelle che avevano sostenuto l’idea dello ‘zamstvo’: occorreva migliorare l’apparato del partito, aumentando l’autorità del suo Cc con l’immissione di nuovi membri provenienti dalla «classe operaia», non più per la lotta al burocratismo nell’apparato statale, bensì per ammortizzare il peso e gli effetti negativi dei «conflitti» che regnavano tra i membri del Cc stesso. Lenin accantonava infine le obiezioni da lui ripetutamente sollevate in passato a proposito del progetto di Trockij sulla ristrutturazione del Gosplan e proponeva di conferire «carattere legislativo» all’operato di questo istituto (27). Siamo ora in grado di ipotizzare con un certo fondamento che Stalin, venuto a conoscenza di questa prima nota della ‘Lettera al congresso’, si sentì in dovere di eseguire quello che a prima vista sembrava un mandato del capo del partito, anche se formulato in modo vago, vale a dire andare «incontro» a Trockij, in una certa misura e a certe condizioni». In una lettera indirizzata al Cc il 6 gennaio 1923, il segretario si mostrò disponibile a raccogliere l’invito più volte formulato da Trockij affinché si rimediasse al «caos» che regnava nell’amministrazione dell’apparato economico, e a questo proposito formulò le sue proposte in merito: egli accoglieva l’istanza di procedere ad una unificazione degli organismi preposti all’amministrazione dell’industria, ma non nel senso auspicato da Trockij, bensì attraverso la fusione dello Sto con il collegio di vice già proposto da Lenin ed il Finkomiter, il comitato del Cc che sovraintendeva alla politica finanziaria del paese. Dopo aver escluso il Gosplan dal suo progetto di ristrutturazione, Stalin infine offriva a Trockij la carica di vice presidente del Sovnarkom e l’assegnazione di una vaga «cura speciale» del Vesencha, alla cui presidenza egli proponeva Pjatakov (28). Le obiezioni di Trockij riguardarono soprattutto l’inclusione del Finkomitet nella nuova unità ammistrativa dell’economia. In replica alle proposte di Stalin, si espresse in termini inequivocabili contro una supposta «dittatura della finanza» che il progetto di Stalin avrebbe instaurato nella politica economica del governo (29). Non è difficile cogliere il senso di questa accusa, se si considerano i dissensi sorti nell’ala del partito più sensibile agli interessi dell’industria sovvenzionata dallo Stato, in seguito alle misure di risanamento adottate dal Narkomfin per conseguire la stabilizzazione finanziaria, ispirate ai più puri criteri della finanza ortodossa (20). Molti elementi ci inducono a ritenere che Trockij, sin da questi primi mesi del 1923, fosse ritenuto un esponente degli ineressi di quel «nuovo strato sociale» che si era andato cristallizzando nel corso della ristrutturazione dell’industria di Stato, avvianta nella seconda metà del 1921 e portata a compimento nella prima metà del 1922. Si trattava di un nuovo gruppo di dirigenti e membri delle amministrazioni dei ‘trusty’, direttori delle imprese industriali, in cui erano andati a confluire sia i vecchi direttori d’impresa e specialisti del periodo prerivoluzionario, sia un nuovo strato di promossi tra i combattenti della guerra civile, provenienti dalle file bolsceviche. Costoro si erano già attirati le invettive del «Trud» e di Tomskij in particolare per la loro politica di forti compressioni salariali (31), mentre il giornale menscevico «Socialisticeskij Vestnik» non aveva mancato di notare le forti pressioni provenienti da questi «industriali rossi», affinché si introducessero un certo coordinamento, maggiori articolazioni e più elasticità nei rapporti tra organizzazioni di partito ed amministrazione dello Stato (32). L’accusa rivolta a Stalin ci dice molto sul proposito di Trockij di dar battaglia a favore degli ineressi di costoro, dopo che il Politjuro, l’11 gennaio, gli aveva affidato la preparazione delle tesi sull’«organizzazione dell’industria di Stato» da presentare all’approvazione del XII Congresso del partito (33). Il Gosplan che egli proponeva di rafforzare era già diventato un aspro oppositore del Narkomfin, soprattutto quando suoi collaboratori, spalleggiati dai colleghi dello Sto, avevano inziato ad avanzare proposte per superare il ristagno industriale che andassero nella direzione di una forte concentrazione industriale, massicci stanziamenti di bilancio a favore dell’industria pesante e il ricorso ad un aumento dell’onere fiscale sui contadini (34). L’altra proposta di Stalin che destò le rimostranze di Trockij fu quella relativa alal sua nomina a vice presidente del Sovnarkom: alla riproposizione di questa che era già stata una proposta di Lenin, Trockij oppose non più soltanto le sue riserve sull’istituto dello ‘zamstvo’, ma ammise con franchezza di ritenere quella nomina «una mia liquidazione in qualità di ‘rabotnik’ sovietico» (35). Mentre era in atto questa «corrispondenza» tra Trockij e Stalin, al Politjuro pervenne l’articolo di Lenin ‘Come riorganizzare l’Ispezione operaia e contadina’, che conteneva come è noto la proposta di creare un nuovo organismo, frutto della fusione tra una istituzione di partito, la Ccc, e un organo di Stato, quale era la Rki. Gli elementi di novità registrabili in questo testo, che per più aspetti si presentava come una nuova visione della «riforma» rispetto a quella contenuta nella nota del 23 dicembre, erano innanzitutto il fatto che ora non figurava più la proposta di un aumento numerico del Cc. In essa inoltre Lenin rendeva pubblici i suoi timori di una frattura del gruppo dirigente, fatti risalire a «fattori puramente personali e casuali» che condizionavano i rapporti tra i dirigenti» (36) (pag 353-354) [(26) “”Izvestija Ck Kpss””, 1990, n. 1, pp. 157-159; (27) V.I. Lenin, Polnoe sobranie socinenij, t. 45, cit., pp. 343-344; (28) Brani di questa lettera di Stalin furono riportati da Trockij in una lettera del Cc e della Ccc del 23 ottobre 1923 (“”Izvestija Ck Kpss””, 1990, n: 10, pp. 178-179; (29) ‘Kommunisticeskaja oppozicija’, cit, pp. 9-11; (30) Sull’aspetto finanziario della Nep, cfr. E.H. Carr, La morte di Lenin. L’interregno 1923-1924, Torino, 1965, pp. 28 sgg.; (31) “”Trud””, 12, 20 dicembre 1922; (32) ‘Socialisticeskij Vestnik’, n. 3, 31 gennaio 1923, p. 8; (33) ‘Pravda’, 12 gennaio 1923; (34) E.H. Carr, La morte di Lenin, cit., pp. 15 sgg.; (35) ‘Kommunisticeskaja oppozicija’, cit, p. 19; (36) V.I. Lenin, Polnoe sobranie socinenij, t. 45, cit., pp. 383-388; Id. Biografileskaja chrnoika, t. 12, cit., p. 549] inserire”,”LENS-295″
“DI-BIAGIO Anna”,”La lotta per la successione a Lenin.”,”””‘Il marcio compromesso’. Trotsky ricevette la famosa lettera con cui Lenin gli chiedeva di assumersi la difesa degli «indipendentisti» georgiani dinanzi al Cc in una posizione di relativo isolamento all’interno del Politbjuro, dopo che Zinoviev aveva già manifestato la sua intenzione di dar battaglia contro di lui. In un ‘memorandum’ allegato a quella lettera, Lenin esigeva come è noto la punizione di Ordzonikidze e la messa sotto accusa, in qualità di «responsabili politici», di Stalin e di Dzerzinskij, di colui che aveva spalleggiato Sokolnikov nella commissione sull’industria al ‘plenum’ di febbraio. Quale fu la reazione di Trotsky di fronte a questo inaspettato aiuto proveniente dal «Vecchio»? Le informazioni oggi disponibili ci consentono di ricostruire con più precisione ed esattezza di quanto sia stato fatto sinora questo momento drammatico e decisivo, ai fini di una risposta esauriente all’interrogativo più volte sollevato dalla ricerca storica sul perché Trockij non avrebbe dato battaglia contro Stalin, come Lenin gli aveva richiesto per iscritto. Nel momento in cui ricevette questo incarico, Trotsky condivideva almeno formalmente con tutti i membri del Politjuro la «piena responsabilità» della linea seguita sino ad allora per la formazione dell’Unione (52). Del resto, che Trotsky potesse erigersi a difensore delle istanze autonomistiche georgiane avrebbe dovuto risultare poco credibile per più ordini di considerazioni. Come è noto, l’esercito era stato lo strumento della riunificazione delle province dell’ex impero sotto insegne gran russe nel corso della guerra civile (53). Il progetto di Unione redatto da Stalin prefigurava il passaggio dalla fase militare alla fase economica di quella riunificazione. Questo passaggio era suscettibile di andare incontro per più aspetti alle idee di accentramento amministrativo professate dal Gosplan e da Trotsky sin dal 1921, mentre era destinato a costituire l’oggetto centrale del contendere tra Mosca e le istanze autonomistiche non soltanto dei georgiani, ma anche degli ucraini. Trotsky in sostanza non avrebbe avuto molte obiezioni da sollevare ai termini della denuncia formulata da Stalin, in una sua lettera a Lenin del 22 settembre 1922, sulla «mancanza di ordine» e sul «caos completo» che regnava nei rapporti tra centro e periferia e che paralizzava «ogni attività economica su scala panrussa» (54). Se si esamina l’insieme dei documenti relativi alla controversia sulla questione nazionale, ci si rende conto che Stalin condannò il «liberalismo nazionale» di Lenin soprattutto per la proposta da questi caldeggiata di istituire commissariati federali indipendenti delle finanze, degli approvvigionamenti, del lavoro e dell’economia, la quale avrebbe fatto compiere una decisiva «marcia indietro» – lo ammise lo stesso Lenin – al progetto di integrazione economica su cui Trotsky non avrebbe potuto restare indifferente”” (pag 361-362) [(52) Era questa la denuncia che figurava nella citata lettera dei membri del Politbjuro del 29 marzo 1923; (53) Cfr. H.E. Carr, ‘La rivoluzione’, cit., pp. 357 sgg.; (54) “”Izvestija Ck Kpss””, n. 9, pp. 198-199] inserire”,”TROS-308″
“DI-BIAGIO Anna”,”I bolscevichi e il sistema di Versailles (1919-1923).”,”””[Le] osservazioni di Cicerin contenevano molti elementi di verità, soprattutto se riferite alla prima occasione in cui Lenin si trovò a dover dar prova della sua «arte diplomatica», la conclusione della pace di Brest-Litovsk. «L’inimitabile realismo politico di Lenin – dirà Cicerin – ci salvò dagli errori di compagni più propensi a restar suggestionati dalle impressioni del momento» (11). Ma non si trattò solo di realismo politico. A determinare la decisione di Lenin di concludere una pace separata con la Germania concorse una convinzione profonda, che traeva origine dalle stesse analisi che prima del 1917 lo avevano portato ad ipotizzare che la guerra imperialistica sarebbe stata un fattore di accelerazione della rivoluzione. I bolscevichi dovevano la loro vittoria ad una speciale congiuntura internazionale in cui – sono parole di Lenin: «tutta l’immensa forza politico-sociale e militare dell’imperialismo mondiale contemporaneo era in quel momento divisa in due gruppi da una guerra intestina (…). Soltanto perché la nostra rivoluzione è capitata in questo momento propizio, allorché nessuno dei due giganteschi gruppi di predoni poteva fare a meno di gettarsi l’uno contro l’altro né poteva unirsi contro di noi; solo di questo momento dei rapporti politici ed economici internazionali poteva approfittare ed approfittò la nostra rivoluzione» (12). Ora, nel 1918, quelle stesse rivalità tra le potenze imperialistiche avrebbero potuto costituire una sorta di scudo protettivo per la Russia sovietica, «l’unica garanzia di pace, reale e non di carta (…) dell’isola socialista in mezzo al mare tempestoso dell’imperialismo» (13). I bolscevichi firmarono una «pace di Tilsit», sia per la mancanza di alternative alla «pace ad ogni costo», presente nel programma rivoluzionario dell’Ottobre, sia perché convinti che prima o poi sarebbero giunti i «rinforzi» del proletariato internazionale. Ma sin dall’aprile 1918 Lenin parve rendersi conto di quanto poco affidamento la giovane repubblica sovietica avrebbe potuto fare su quell’aiuto e soprattutto sulla rapidità con cui esso sarebbe giunto: «(…) finché non scoppia una rivoluzione socialista internazionale che abbracci più paesi, e che sia così forte da vincere l’imperialismo internazionale, fino a quel momento il primo dovere dei socialisti che hanno vinto in un paese solo (e particolarmente arretrato) è di non accettare battaglia contro i giganti imperialistici, di cercare di evitarla, di ottenere che la lotta degli imperialisti tra loro li renda ‘ancor’ più deboli, e avvicini ancor più la rivoluzione negli altri paesi (14)». A proposito della ‘peredyska’ leniniana, ovvero della lezione che Lenin trasse dai negoziati di Brest-Litovsk, è stata sottolineata soprattutto una componente, senz’altro importante per i successivi sviluppi della politica estera sovietica: una sostanziale visione catastrofica delle relazioni internazionali, che portava a considerare gli antagonismi tra le potenze un fattore di sicurezza per lo Stato sovietico e assieme una garanzia di successo della rivoluzione in altri paesi (15). Ai tempi della pace di Brest-Litovsk tuttavia, ciò che fondò la fiducia in Lenin nella possibilità di rinviare il confronto finale tra i due campi fu soprattutto un profondo scetticismo sulla capacità delle potenze europee di risolvere le loro «contraddizioni» anche dopo la fine del conflitto mondiale (16). Come è noto la pace di Brest-Litovsk provocò la prima seria spaccatura del gruppo dirigente bolscevico. E’ altrettanto noto che uno degli esponenti di rilievo del primo gruppo di opposizione del nuovo Stato sovietico fu Bucharin, che intervenne con una co-relazione al VII congresso del partito russo (marzo 1918) per proporre, in alternativa alla firma della pace, una «guerra rivoluzionaria contro l’imperialismo tedesco». Si trattava di una proposta altamente irrealistica, dettata da quell’estremismo rivoluzionario che animava ancora una gran parte dei dirigenti del partito sovietico. Nel suo discorso Bucharin tenne a contestare l’assioma illustrato da Lenin nella medesima assise, secondo cui «la crepa» esistente tra le due coalizioni in guerra fosse più profonda del «contrasto fra noi e il capitale» e potesse perciò costituire una garanzia di non intervento: «Ludendorff non ci darà nessuna ‘peredyska’» (17). Al di là della fiducia ancora forte nutrita dal dirigente bolscevico in una prossima vittoria della «rivoluzione internazionale», in queste sue prime prese di posizione emergevano elementi di una riflessione diversa sulle «contraddizioni inter-imperialistiche» come fattore fondamentale di sicurezza per la Russia sovietica. (…)”” [Anna Di Biagio, ‘I bolscevichi e il sistema di Versailles (1919-1923)’, (in) ‘Studi storici’, Roma, aprile-giugno 1986 (pag 456-457)] [(11) G.V. Cicerin, Lenin i vnesnjaja politika, in ‘Stat’i i reci po voprosam mezdunarodnoj politiki’, Mosca, 196, p. 277; (12) V.I. Lenin, PSS, XXXVI, p. 9; (13) Ivi, p. 168; (14) Ivi, p. 287; (15) A. Ulam, ‘Storia della politica estera sovietica’, cit., p. 117; (17) Sed’moj Ekstrennyj s’ezd RKP (b), 6-8 marta 1918: stenograficeskij otcet’, Mosca, 1962, pp. 27-29; sulla posizione di Bucharin all’interno del gruppo dei comunisti di sinistra cfr. S.F. Cohen, Bucharin e la rivoluzione bolscevica 1888-1938′, Milano, 1975, pp. 69 sgg.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RUST-166″ “DI-BIAGIO Anna”,”Lev D. Trockij.”,”Anna Di Biagio ricercatrice presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di lettere e filosofia all’Università di Firenze, è autrice di studi sulla storia politica della Russia sovietica. Ha pubblicato: ‘Le origini dell’isolazionismo sovietico. L’Unione Sovietica e l’Europa dal 1918 al 1928’ (F. Angeli, Milano, 1990). Ha collaborato inoltre alla cura dei ‘Protocolli delle Conferenze del Cominform’ editi negli Annali della Fondazione Feltrinelli, Milano, 1994. “”Con le sue istanze di una maggiore autonomia dell’apparato statale, agli inizi del 1923 Trockij si presentò come colui che avrebbe potuto diventare l’esponente degli interessi dei cosiddetti “”industriali rossi””. Si trattava di un nuovo gruppo sociale che si era venuto formando nel corso della ristrutturazione dell’industria di Stato, portata a compimento nella prima metà del 1922, che aveva visto la revisione dei principi del “”comunismo di guerra”” anche nell’industria manifatturiera, in particolare per quanto riguarda la sovvenzione diretta da parte dello Stato. L’introduzione di criteri commerciali nel finanziamento anche delle imprese statali era stata accompagnata dal reinserimento dei vecchi direttori di impresa e dall’impiego di una nuova leva di amministratori, formata da bolscevichi ex combattenti della guerra civile. Fu da questo ambiente che si fece strada la consapevolezza della necessità di liberarsi dalla tutela del partito, soprattutto nell’opera di selezione del personale e dei quadri tecnico-amministrativi, per poter realizzare il compito di favorire la ripresa industriale del paese. Le ‘Tesi sull’industria’ che Trockij redasse su incarico del Politbjuro e presentò al XII Congresso del partito (aprile 1923), lo qualificavano senz’altro come un difensore degli interessi dell’industria di Stato e dei suoi direttori. Egli dichiarò che l’avvio a ritmi rapidi dell’industrializzazione del paese, obiettivo prioritario del governo, doveva essere conseguito sia utilizzando le forme commerciali di distribuzione reintrodotte dalla Nep, sia operando una concentrazione e razionalizzazione industriale che prevedeva i necessari interventi chirurgici, quali la chiusura delle fabbriche improduttive, l’accettazione della disoccupazione aperta, una politica di compressioni salariali. I costi sociali di questa politica economica venivano presentati come inevitabili, ma Trockij escludeva qualsiasi intervento dei sindacati a difesa e a tutela degli interessi dei lavoratori. (…) L’esito del XII Congresso, il primo che si riunì senza la presenza di Lenin, non fu tuttavia quello sperato da Trockij”” (pag 71-72) [Anna Di Biagio, Trockij, Giunti Lisciani editori, Prato, 1995] Marco Saccardi: In ricordo di Anna Di Biagio: (…) E’ stata ricercatrice presso il Dipartimento di Storia dell’Università degli studi di Firenze dal 1981 al 1999, anno in cui ha ricoperto la carica di professore associato di Storia contemporanea. Dal 2002, era titolare dell’insegnamento di Storia dell’Europa orientale. Al di là del suo percorso lavorativo come docente, era considerata e riconosciuta dai suoi stessi colleghi come la massima esperta di storia della Russia e dell’Europa orientale nell’insegnamento universitario toscano e molto stimata a livello nazionale. Uno dei suoi lavori più importanti è il volume ‘Coesistenza e isolazionismo. Mosca, il Komintern e l’Europa di Versailles (1918-1928)’, nel quale viene accuratamente analizzata la politica estera del regime staliniano a partire dal 1928. (https://archivio.ilbecco.it/cultura/saperi/umanistica-e-sociale/item/1809-in-ricordo-di-anna-di-biagio.html)”,”TROS-373″ “DI-CAPUA Giovanni”,”Un libertario nelle istituzioni. Arturo Labriola dall’antifascismo alla Repubblica.”,”DI-CAPUA Giovanni pugliese, giornalista parlamentare, ha diretto l’Agenzia Radar e il settimanale La Discussione. Ha scritto vari libri tra cui ‘Come l’Italia aderì al Patto Atlantico’. “”Dai tempi del sindacalismo rivoluzionario all’ultima battaglia in consiglio comunale in unione con i comunisti e socialisti, Labriola fu per Napoli un grande personaggio’ (quarta di copertina) Guerra di Etiopia “”Dunque, l’espulsione di Labriola dal partito socialista all’estero avvenne in via preventiva, non giunse dopo l’intervento italiano in Etiopia (…). Nella notte del 2 ottobre le truppe italiane in Eritrea varcavano le frontiere etiopiche, dando inizio alla guerra, che veniva ufficialmente dichiarata soltanto l’indomani. Contemporaneamente Arturo Labriola, che era stato interventista nella guerra di Libia (1911) e in quella mondiale (1914-1918), ritenne che le sanzioni che stavano maturando a Ginevra contro l’Italia avrebbero avuto magari un carattere soltanto economico e finanziario, ma si mostrò anche preoccupato . e ne mise subito a parte il figlio Lucio, il quale era frattanto riuscito a tornare in Italia, a Portici – che potesse aprirsi un conflitto molto più vasto giacché “”queste cose si sa come cominciano e non si sa come finiscono””. Quindi scriveva all’ambasciatore italiano a Bruxelles una lettera così concepita: “”Nel momento in cui il mio paese trovasi impegnato in una azione grave e difficile ma gloriosa, mi permetto assicurare V.E. dei miei sentimenti di piena solidarietà col mio paese al disopra ed al di là di tutte le mie preferenze politiche. (…)”” (pag 20-21)”,”ITAP-180″ “DI-CHIARA Alessandro e MARTINETTI Piero, a cura”,”Il Vangelo.”,”Pietro Martinetti (1872-1943) insegnò Filosofia teoretica nell’Università di Milano. Lasciò la cattedra nel 1931 per non ottemperare al richiesto giuramento di fedeltà al fascismo. Si ritirò a Castellamonte, proseguendo la sua attività culturale con gli scritti e sulla pagine della ‘Rivista di filosofia’.”,”RELC-029-FSD” “DICKENS Charles”,”Storia dell’ Inghilterra.”,”Un’opera sconosciuta al pubblico italiano che mostra il grande romanziere sotto un aspetto nuovo ed attraente in una traduzione dal testo originale del 1863. “”Tennero consiglio i londinesi con Lord Scales, che comandava mille arcieri della Torre, e difese il Ponte, tenendo Giacomo e i suoi fuori della City. Preso così tale vantaggio strategico, venne consigliato da diversi dei grandi di usare l’ antico sistema per dividere l’ esercito di Giacomo, col fare le solite grandi promesse da parte dello Stato, con la ferma intenzione di non mantenerne neanche una. E il vecchio giochetto riuscì ancora a meraviglia: alcuni seguaci di Giacomo travavano accettabili le offerte condizioni, mentre altri le rifiutavano, dicendo che era tutto un tranello; e alcuni se ne tornarono subito a casa, mentre altri si trattenevano nei quartieri presi, leticando gagliardamente e sospettando l’ un dell’ altro. Giacomo, che era indeciso fra il combattere o accettare l’ offerto perdono, e che intanto, per non sbagliare, faceva entrambe le cose, vide alla fine che non c’era da avere nessuna fiducia nei suoi uomini, e che quasi certamente qualcuno avrebbe finito con tradirlo e col consegnarlo al governo, onde guadagnare la taglia di mille marchi, che era stata offerta per la sua cattura, Così dopo avere viaggiato coi suoi, sempre leticando, fino a Rochester, montò sopra un buon cavallo, e via a galoppo nel Sussex. Ma gli corsero dietro, e sembra con un cavallo ancora migliore, perché un certo Alessandro Iden, lo raggiunse, e dopo lunga battaglia lo uccise. La testa di Giacomo venne esposta sul ponte di Londra, con la faccia rivolta in direzione di Blackheath dove aveva issata la bandiera della ribellione, e Alessandro si godè la taglia promessa.”” (pag 310-311) Leticare = litigare”,”UKIx-099″ “DICKENS Charles, a cura di Giovanni MAURIER”,”Le due città.”,”Charles Dickens nacque a Landport nel 1812. Il padre, impiegato al ministero della marina mercantile, venne rinchiuso nella famosa prigione dei debitori di Londra e Charles, che aveva dieci anni, dovette andare a lavorare. Quando il padre infine fu liberato , trovò un posto in un quotidiano londinese ‘The True Sun’ nel quale fu assunto in seguito anche il figlio. Furono i ‘Quaderni del Circolo Pickwick’ (1839) a dagli celebrità. Continuò la sua attività di giornalista e si recò in America e in Italia. I suoi romanzi principali sono ‘Oliver Twist’ (1838, ‘David Copperfield’ (1850), ‘Le due città’, ‘Tempi difficili’, ‘Grandi speranze’. Morì a Londra nel 1870. ‘Le due città’ appartiene al periodo della maturità e costituisce l’ambizioso esperimento di realizzazione di un romanzo di massa. Par la prima volta Dickens sposta la narrazione sul continente e, ispirandosi alla ‘Storia della Rivoluzione francese’ del Carlyle, ambienta la vicenda a Londra e a Parigi, in pieno Terrore. Dickens dosa sapientemente il patetico e il comico anche negli eventi più sanguinosi scrivendo tra le pagine più belle della letteratura: Personaggi principali. ‘ “”Le due città”” di Charles Dickens è un romanzo ricco di personaggi memorabili. Ecco alcuni dei principali: Charles Darnay: Un aristocratico francese che rinuncia al suo titolo e si trasferisce a Londra. Sydney Carton: Un avvocato inglese che conduce una vita dissoluta ma ha un cuore nobile. Lucie Manette: La figlia di un medico francese, è una figura centrale di bontà e amore. Dr. Alexandre Manette: Il padre di Lucie, un medico che è stato imprigionato ingiustamente per molti anni. Madame Defarge: Una donna rivoluzionaria francese che cerca vendetta contro gli aristocratici. Questi personaggi intrecciano le loro vite in una storia di amore, sacrificio e redenzione ambientata durante la Rivoluzione Francese”,”VARx-041-FGB” “DICKÈS Christophe”,”Jacques Bainville. Les lois de la politique étrangère.”,”DICKÈS Christophe è laureato in storia e co-direttore di una società di comunicazione. E’ pure giornalista a Canal Académie prima radio accademica francofona su Internet, dove presenta ogni settimana ‘Un giorno nella storia’. Jacques Bainville scrittore, storico autore di una ‘Histoire de France’ e di un libro profetico ‘Les conséquences politiques de la paix’ (1919) nel periodo tra le due guerre previde l’ascesa di Hitler, l’Anschluss, l’invasione della Cecoslovacchia, il patto germano-sovietico, l’aggressione contro la Polonia e la nuova guerra europea. Ma non venne ascoltato. E’ morto nel 1936 prima della catastrofe della Francia. Apparteneva alla ‘famiglia politica’ di Action française ma le sue idee andavano oltre questo circolo. Bainville pensava che la politica fosse retta da leggi e che sia sempre opera degli uomini. Dall’esperienza di questi, e dalle grandi costanti della storia fosse possibile dedurre il futuro e premunirsi contro i pericoli che cela. (dalla 4° di copertina) “”La fermeté, la volonté et une vision “”de haut”” sont d’autant plus essentielles que la situation allemande est à bien des égards inquiétante. Le 21 mars 1921, un plébiscite décide de l’attribution de la Haute-Silésie à l’Allemagne, certes après une opération douteuse (13); mais, Bainville considére le résultast comme une alarme et le signe de l’influence du grand Etat allemand. Quand Walther Rathenau, ministre allemand des Affaires étrangères, est assassiné par l’associationd d’extrême droite antisémite Consul, il y voit la preuve d’un renouveau du nationalisme allemand et la confirmation de ses thèses sur la mauvaise volonté allemande à payer les réparations, puisque Rathenau incarnait précisément cette politique (14). L’Allemagne devient un pays où ce ne sont pas les groupes extrémistes de gauche qui commettent des attentats, mais ceux d’extrême droite qui bénéficient d’une molle répression alors que, parallèlement , les groupes indépendantistes et autonomistes sont violemment réprimés. Pour lui, cela ne fait que confirmer le fait que la République allemande est profondément nationale”” (pag 191)”,”RAIx-321″ “DICKINS E.P.”,”German for Advanced Students.”,”E.P. Dickins, Department of German University of Keele.”,”VARx-262-FL” “DICKINSON Frederick R.”,”War and National Reinvention. Japan in the Great War, 1914-1919.”,”Frederick R. Dickinson is Associate Professor of Japanese History at the University of Pennsylvania. Il Giappone si era ispirato al modello tedesco “”The Japanese did, of course, escape the human, financial, and physical costs accompanying the war in Europe. By the armistice of November 1918, Japanese war dead numbered less than two thousand, not even one percent of British fatalities at the battle of the Somme alone. Japanese reserves were not depleted but augmented during the war by the creation of new markets for Japanese arms, shipping, and textiles. And Japanese soil remained uncluttered by trenches, broken rifles, or rotting corpses. (….) But if Japan was spared the ravages of the Great War, she confronted, nonetheless, the same disturbing truth that faced the main belligerents: evidence that something had gone terribly wrong with the old order, that what in the nineteenth century had been viewed as progress might only have represented a “”botched civilization””. In 1917, President Woodrow Wilson deftly placed the United States on the winning side of momentous world change. Drawing upon America’s distinction as a nation born free of old world tyranny, Wilson defined humanity’s first total war as a product of the tyranny, particularly, of German militarism and imperialism. The United States, in this schema, stood for progress. It entered the war to “”end all wars”” to make the world “”safe for democracy””. The Japanese, on the other hand, suddenly found themselves on the wrong side of global change. This war a sober moment. For japan had been hailed in the latter part of the nineteenth century as the “”pioneer of progress in the Orient”” for her successful adoption of the trappings of Western civilization. By contrast, after the Allied defeat of Imperial Germany in 1918, Japanese elites discovered that they had, perhaps, followed the wrong national model. They had looked to Imperial Germany as the vanguard of modernity and had forged a state on the foundation of empire, arms, and authoritarian rule in imitation of Kaiser Wilhelm. Many of them had, in fact, viewed the outbreak of war in 1914 as an opportunity to fortify oligarchic rule against the growing momentum for democratic reform within Japan. As devastating as evidence of a failed civilization was to Allied leaders and publicists, the military defeat of the nation that had guided Japanese national development marked for many in Japan a calamity of equal magnitude. Woodrow Wilson’ redefinition of the world order threatened to “”destroy all order”” and damage the essence of Japan’s “”National Polity”””” (pag 3-4, introduzione)”,”QMIP-194″ “DICKMANN Jens-Arne”,”Pompei.”,”Jens-Arne Dickmann insegna Archeologia classica nell’Università di Heidelberg e dirige gli scavi e la documentazione della Casa dei Postumii a Pompei per conto dell’Istituto archeologico germanico di Roma.”,”STAx-042-FL” “DI-COCCO Enzo”,”Elementi di economia agraria.”,”La legge di Engel spiega perché la produzione agricola cresce meno delle altre produzioni (pag 275-277) Di Cocco ordinario di Economia e Politica agraria nell’Università di Bologna”,”ITAE-017-FV” “DIDEROT Denis”,”Potere politico e libertà di stampa.”,”Enciclopedia illuminismo potenza diritto rapprensentanti sovranità HELVETIUS RAYNAL GRIMM rivoluzione americana uomo autorità politica tirannia”,”FILx-021″ “DIDEROT Denis”,”Interpretazione della natura.”,”La concezione evoluzionistica di DIDEROT si salda al problema della condizione umana nella ‘Reputation d’ Helvetius’ ove vengono battute con slancio le strettoie del dogmatismo e del determinismo materialistico. La saldatura avviene attraverso la nozione dell’individualità intesa come ‘farsi’ incessante, intesa come qualcosa che riassume in sé ed assorbe totalmente elementi individuali subordinati. Anche in questo caso lo spunto iniziale è del MAUPERTUIS ma la finalità è del tutto diversa: risolvendo il determinismo del comportamento umano in modo storicistico, vedendone di volta in volta le componenti biologiche, culturali, sociali ed interiori, si salvano la dignità e la libertà dell’ individuo.”,”FILx-044″ “DIDEROT Denis”,”La politica.”,”Introduzione: Diderot e la politica. Osservazioni sull’istruzione di SMI ai deputati per la redazione di leggi. Confutazioni del libro ‘Sull’uomo’ di HELVETIUS. Lettera apologetica dell’Abate Raynal a Monsieur GRIMM. Apostrofe agli insorti d’America. (Il libro ha alcune parti comuni con quello, sempre della Editori Riuniti, intitolato: DIDEROT, Potere politico e libertà di stampa’, ndr)”,”FILx-045″ “DIDEROT Denis a cura di Paolo ALATRI”,”Paradosso sull’attore.”,”L’ acteur è l’ interprete dotato di forte personalità propria la quale s’impone sul personaggio e che perciò è adatto ad interpretare soltanto alcune parti; il comedien invice è più dotato di spirito mimetico e di capacità imitative e può interpretare le parti più diverse. Per DIDEROT il ‘comedien’ è superiore all’ ‘acteur’.”,”FILx-058″ “DIDEROT D’ALEMBERT D’HOLBACH TURGOT DE JAUCOURT MARMONTEL QUESNEY”,”Enciclopedia. I passi più significativi del testo fondamentale scelti e presentati da Albert Soboul.”,”L’enciclopedia è qualcosa di più di un compendio del sapere umano del XVIII secolo. Lo spirito degli enciclopedisti è lo spirito della borghesia francese in ascesa che esprime le proprie rivendicazioni di ordine sociale, economico e politico. L’E. esprime una borghesia ormai cosciente della propria egemonia intellettuale, la quale propone un nuovo modello ideologico incentrato su nuovi ideali, ragione e libertà, e in cui trovano posto interessi nuovi come l’economia politica e la tecnologia.”,”FILx-043″ “DIDEROT Denis”,”Potere politico e libertà di stampa.”,”Enciclopedia illuminismo potenza diritto rapprensentanti sovranità HELVETIUS RAYNAL GRIMM rivoluzione americana uomo autorità politica tirannia”,”TEOP-011″ “DIDEROT Denis, a cura di Yves BENOT”,”La politica.”,”E’ una scelta di scritti di Denis DIDEROT, dalle Osservazioni sull’ Istruzione di Caterina II alla Confutazione di Helvetius, dalla Lettera dell’ abate Raynal all’ Apostrofe agli insorti d’ America, BENOT ricostruisce l’ evoluzione, a volte tortuosa, del pensiero politico di DIDEROT nella Francia prerivoluzionari, le sue prese di posizione sui problemi di governo della Francia durante i ministeri TURGOT e NECKER, le sue critiche alle predilezioni dei ‘philosophes’ per il dispotismo illuminato.”,”TEOP-168″ “DIDEROT Denis”,”Vida de Seneca.”,”””Morto il serpente non è morto il veleno”” (cit da Diderot, Vita di Seneca, pag 113) “”Jean Jacques fu il più eloquente dei nostri scrittori””. Io preferisco un piccolo volume chec contiene l’ Elogio di Descartes, e il Marco Aurelio (di Thomas) e alcune pagine scelte della ‘Storia naturale’, a tutte le opere di Rousseau. Se fu eloquente, bisogna confessare che nessuno ha fatto un peggior uso dell’ eloquenza””. (pag 109)”,”STAx-155″ “DIDEROT Denis”,”Jacques il fatalista e il suo padrone.”,”””Jacques, insomma, è lo spirito dell’Enciclopedia, nella sua espressione rivoluzionaria. Ma è anche un personaggio ben definito: uomo del popolo, dalle idee semplici e nette, dalla sanità di spirito e di corpo, che lo rende fondamentalmente buono e rabelaisianamente serano. Il suo senso elementare della giustizia, la sua istintiva generosità , la sua audace disinvoltura, al di là di ogni sofisticheria, si traducono in azioni ben definite (…)””. Di fronte a lui, la figura del Padrone rappresenta una fragile antitesi: se Jacques simbolizza tutta l’umanità, il Padrone personifica solo una classe; egli non sa più né pensare né agire e al di fuori dai suoi gesti d’automa, dalle sue rare reazioni che denunciano in lui lo spirito di casta, egli è una marionetta nelle mani di Jacques””. (pag 21)”,”VARx-455″ “DIDEROT Denis”,”Pensées sur l’interpretation de la nature.”,”””Quoe sunt in luce tuemur / E tenebris”” Lucrezio, Rerum natura, lib. VI (« Nous voyons ce qui est dans la lumière à partir des ténèbres »)”,”FILx-549″ “DIDEROT Denis”,”Potere politico e libertà di stampa.”,”Enciclopedia illuminismo potenza diritto rapprensentanti sovranità HELVETIUS RAYNAL GRIMM rivoluzione americana uomo autorità politica tirannia”,”TEOP-001-FGB” “DIDEROT Denis, a cura di Yves BENOT”,”La politica.”,”E’ una scelta di scritti di Denis Diderot, dalle Osservazioni sull’ Istruzione di Caterina II alla Confutazione di Helvetius, dalla Lettera dell’ abate Raynal all’ Apostrofe agli insorti d’ America, Benot ricostruisce l’ evoluzione, a volte tortuosa, del pensiero politico di Diderot nella Francia prerivoluzionari, le sue prese di posizione sui problemi di governo della Francia durante i ministeri Turgot e Necker, le sue critiche alle predilezioni dei ‘philosophes’ per il dispotismo illuminato.”,”TEOP-003-FGB” “DIDEROT Denis, a cura di Franco Maria RICCI”,”Il nipote di Rameau.”,”Esaltato da Goethe e da Hegel questo è un perfetto “”antiromanzo”” che esprime attraverso personaggi, le contraddizioni del moderno spirito borghese.”,”VARx-031-FRR” “DI-DOMENICO Giovanni, collaborazione con Piero INNOCENTI”,”Teoria e pratica della redazione. Guida alla compilazione dei testi e alla loro preparazione per la stampa.”,”Distinzione tra prefazione e introduzione: prefazione: dovrebbe dare una serie elementi informativi sul libro, impostazione del lavoro, fonti, disposizione dei capitoli, destinatari e finalità dell’opera ecc. introduzione: dovrebbe presentare una più ricca tessitura critia, proponendosi come riflessione propedeutica del testo (pag 21)”,”EDIx-033-FV” “DIEHL Charles”,”Figure bizantine.”,”Michel-Charles Diehl nacque a Strasburgo il 04/07/1859. Dopo aver brillantemente studiato presso i licei di Strasburgo, Nancy e il prestigioso Louis-le-Grand di Parigi, nel 1878 fu accolto nella École Normale Supérieure a Parigi. All’inizio s’interessò particolarmente di archeologia classica, risultato primo alla ‘agrégation’ di storia, ottenne prima un alunnato alla École française de Rome dal 1881 al 1883, poi alla École française d’Athènes dal 1883 al 1885. Al suo ritorno in patria, la facoltà di Lettere di Nancy lo chiamò a ricoprire (in qualità di maitre de conférences) la cattedra di archeologia e storia greca, che tenne dal 1885 al 1899. Al 1888 risale la pubblicazione della sua tesi dottorale (Études sur l’administration byzantine dans l’exarchat de Ravenne) grazie alla quale cominciò a farsi notare anche nell’ambito degli studi bizantini. Quando nel 1899 il ministero dell’Istruzione Pubblica decise di fondare una cattedra di Storia bizantina alla Sorbona, venne affidata a Charles Diehl, tenuta fino al 1934. Si spense il 01/11/1944.”,”STAx-049-FL” “DIEMOZ Erika”,”A morte il tiranno. Anarchia e violenza da Crispi a Mussolini.”,”Erika Diemoz (Aosta 1979) ha conseguito il dottorato in Storia contemporanea all’Università di Genova. E’ stata borsista presso la Fondazione Einaudi di Torino e ‘visiting scholar’ alla Columbia University di New York. Attentato a Crispi condotto da Paolo Lega (1894) (pag 81)”,”ANAx-406″ “DIEMOZ Roberto”,”Dal decollo industriale alla crisi dello sviluppo. Il caso della Zanussi.”,”Roberto Diemoz nato a Roisan (Aosta) nel 1925 si è laureato in Scienze politiche. Dal 1969 al 1982 ha lavorato alla Zanussi nel settore vendite e esportazioni. Lamberto Mazza succede a Lino Zanussi dopo la sua tragica scomparsa nel 1968 e accelera vertiginosamente la politica delle incorporazioni e delle participazioni La Zanussi alla fine degli anni ’60 aveva la leadership in Europa nel settore degli elettrodomestici”,”ECOG-095″ “DIEMOZ Roberto”,”Dal decollo industriale alla crisi dello sviluppo. Il caso della Zanussi.”,”Roberto Diemoz nato a Roisan (Aosta) nel 1925 si è laureato in Scienze politiche. Dal 1969 al 1982 ha lavorato alla Zanussi nel settore vendite e esportazioni. “”Alla fine degli anni Cinquanta il boom stava esplodendo in Italia. Il miraggio dell’abbondanza diventava realtà per larghe fasce della popolazione. Posto cento nel 1953, l’indice del reddito da lavoro aveva superato nel 1961 il 40 per cento, e l’indice della produzione industriale il 70 per cento. L’undici gennaio del 1960 il “”Financial Times”” decretava l’oscar della lira, migliore divisa dell’anno. Il mito dello sviluppo costante e irreversibile si stava trasformando frettolosamente in un dogma. Il sindacato si scuoteva dal suo torpore con un pesante complesso di colpa per non aver saputo arginare i profitti padronali. Il centrosinistra alle porte sembrava arrivare al momento giusto per distribuire il benessere a tutti gli italiani. L’incontro ideale tra potenti come papa Giovanni XXIII, J. Kennedy e N. Krusciov, era per molta gente il preludio di una pace millenaria. I fatti di Genova e la fine di Tambroni parevano segnare il tramonto definitivo di un tipo di democrazia ingiusta e autoritaria”” (pag 36)”,”ITAE-043-FV” “DIENA Leone”,”Gli uomini e le masse. Saggio di ricerca su atteggiamenti di vita e di lavoro in una grande città industriale.”,”Leone DIENA è stato direttore del Centro di studi sociali della Società Umanitaria. “”Negli anni tra il 1903 e il 1920 la Società Umanitaria condusse varie indagini e inchieste, ancor oggi giustamente ricordate (1) (…) (1) Ricordiamo tra le tante, le inchieste di Schiavi e Montemartini su: la questione delle case operaie in Milano nel 1904, i lavoratori delle risaie (1904), la disoccupazione nella Bassa emiliana del 1906; le condizioni generali della classe operaia in Milano del 1907 e il bilancio alimentare di 51 famiglie operaie milanesi del Pugliese del 1920″” (pag 9) “”Questi operai in genere non leggono molto; ma i giornali, i settimanali, “”Selezione”” sono in molti a leggerli. In fatto di libri leggono piuttosto raramente romanzi. Molto più diffuse sono invece le letture impegnate.”” (pag 89)”,”MITT-115″ “DIETZGEN Josef a cura di Lucio COLLETTI”,”L’ essenza del lavoro mentale umano.”,”DIETZGEN nacque nel 1828 a Blankenberg (Colonia). Frequentò la scuola elementare a Uckerath e più tardi per breve tempo la scuola media a Colonia. Dopo aver lavorato alcuni anni nella bottega di un conciatore del padre, emigrò a varie riprese in America del Nord, ed una volta in Russia a Pietroburgo. Durante questo soggiorno in Russia, scrisse ‘L’essenza del lavoro mentale umano’ che venne pubblicata per la prima volta ad Amburgo nel 1869 dall’editore Otto Meissner. Rientrato in GERM continuò il suo mestiere alternando sempre il lavoro con lo studio. In questo periodo (dal 1869 in avanti) oltre ad articoli scrisse anche un certo numero di opuscoli tra cui ‘La religione della socialdemocrazia’ ‘La società borghese’ ecc.. Nel 1881 fu candidato socialista alle elezioni per il parlamento. Nel 1884 tornato in America”,”FILx-095″ “DIETZGEN Joseph”,”La resolucion positiva de la filosofia.”,”DIETZGEN Joseph (Germania 1822- Chicago 1888), operaio autodidatta considerato dalla tradizione marxista come l’ operaio-filosofo. Di lui ha parlato anche ENGELS a proposito della scoperta della dialettica materalistica.”,”FILx-221″ “DIETZGEN Josef, a cura di Paolo SENSINI”,”L’essenza del lavoro mentale umano e altri scritti [‘L’acquisizione della filosofia’].”,”Josef Dietzgen è nato il 9 dicembre 1828 a Blankenberg (Colonia). Dopo aver lavorato per alcuni anni nella bottega di conciatore del padre, emigra a varie riprese negli Stati Uniti e poi in Russia. Durante il suo soggiorno a San Pietroburgo (1864-1868) scrive ‘Das Wesen der menschlichen Kopfarbeit’ (L’essenza del lavoro mentale umano), che viene pubblicato per la prima volta ad Amburgo nel 1869. Rientrato in Germania, continua il suo mestiere alternando sempre il lavoro con lo studio. In questo periodo, oltre a vari articoli, redige anche un certo numero di opuscoli. Tornato in America del Nord nel 1884, partecipa alle impetuose lotte operie collaborando con varie testate rivoluzionarie. In questi anni scrive le ‘Streitzüge eines Sozialisten in das Gebiet der Erkenntnistheorie’ (Incursioni di un socialista nel campo della teoria della conoscenza), pubblicata a Zurigo nel 1887 e ‘Das Akquisit der Philosophie’ (L’acquisizione della filosofia). Muore a Chicago il 15 aprile 1888. “”Entusiasmato dalla lettura del primo volume del ‘Capitale’ apparso nel 1867, [Josef Dietzgen] si decise a scrivere il 24 ottobre 1867 a Marx, che non conosceva personalmente, per informarlo delle sue “”aspirazioni scientifiche”” e sottoporgli le proprie opinioni filosofiche. In questa densa lettera, Dietzgen, ricordata l’attenzione con cui aveva studiato ‘Per la critica dell’economia politica’ (12) e l’impazienza con cui aveva atteso il seguito, comunicava a Marx tutta la sua profonda ammirazione per la nuova opera, che esprimeva “”per la prima volta in forma scientifica, chiara e irresistibile, ciò che d’ora innanzi sarà la tendenza ‘cosciente’ dello sviluppo storico, quella cioè di subordinare alla coscienza umana la forza naturale, finora cieca, del processo sociale di produzione”” (13). Alla lettera, che conteneva anche un breve schizzo della propria filosofia, su cui Dietzgen chiedeva il parere di Marx, seguì l’invio del manoscritto dell”Essenza del lavoro mentale umano’; e l’opera, letta poi anche da Engels, costituirà argomento di uno scambio di impressioni e giudizi assai favorevoli tra i due fondatori del materialismo storico (14). Prova ne è il tono della risposta che Marx fece pervenire a Dietzgen poco più tardi: “”Quando mi sarò scrollato di dosso il peso dell’economia, scriverò una ‘dialettica’. Le vere leggi della dialettica sono già contenute in Hegel, sebbene in forma mistica. Bisogna eliminare questa forma…”” (15). Tornato in Germania nel 1869, a Siegburg, dove ricevette anche una visita di Marx nel settembre 1869 e in cui fondò poco dopo una sezione dell’Internazionale (16), Dietzgen vi rimase fino al 1884, scrivendo su questioni varie di economia e di filosofia per il “”Demokratischen Wochenblatt””, precursore del “”Volksstaat””, per il “”Vorwärts””, la “”Neue Gesellschaft””, il “”Sozialdemokrat””, la “”Neue Zeit”” e la “”New Yorker Volkszeitung””. Alcuni suoi saggi dedicati al primo libro del ‘Capitale’ e apparsi sul “”Demokratischen Wochenblatt”” (17), furono ricordati molto elogiativamente da Marx nel poscritto alla seconda edizione della sua opera principale”” (18). (…) Nel giugno del 1884, poiché sotto la spinta dell’industrializzazione della Germania e del regime di forte concorrenza la sua piccola impresa d’artigiano era andata a rotoli, Dietzgen fu costretto a emigrare per la terza volta in America risiedendo prima a New York dove diresse per qualche tempo il giornale “”Der Sozialist””, e poi, dall’inizio del 1886, presso il figlio Eugen a Chicago. Qui, secondo la colorita descrizione di Friedrich Adolph Sorge, che ebbe modo di conoscerlo e frequentarlo in quegli anni, “”questo vecchio signore dalla statura erculea e dall’aspetto simile a quello che si ritrova nelle statue degli antichi greci”” (19) prese parte alle lotte del partito socialista americano collaborando e in qualche occasione dirigendone anche il giornale; e qui scrisse nel 1886 anche le sue celebri ‘Streifzüge eines Sozialisten in das Gebiet der Erkenntnistheorie’ (Incursioni di un socialista nel campo della teoria della conoscenza) (20), nonché ‘Das Akquisit der Philosophie’ (L’acquisizione della filosofia, 1887), che costituisce probabilmente la sua opera migliore e che presentiamo ora per la prima volta al pubblico italiano, opera che verrà poi pubblicata postuma insieme ad alcune delle ‘Briefe über Logik’ (Lettere sulla logica), composte tra il 1880 e il 1883 (21)”” (pag 13-14) [Paolo Sensini, Introduzione][(in) Josef Dietzgen, L’essenza del lavoro mentale umano e altri scritti [‘L’acquisizione della filosofia’], Udine Milano, 2009] [(12) K. Marx, ‘Zur kritik der politischen Oekonomie’, Duncker, Berlin, 1859 (ora in MEW, vol. XIII, pp. 3-160; trad. it. MEO, vol. XXX, pp. 295-452 e 453-560), Marx scrisse questo testo dall’agosto 1858 al gennaio 1859. Il 29 gennaio 1859 lo mandò all’editore berlinese Franz Duncker per la pubblicazione. L’opera uscì nel giugno di quell’anno; (13) MEW, vol. XXXI, p. 634 (trad. it. MEO, vol. XLII, pp. 715-717); (14) Cfr. MEW, vol. XXXII, pp. 174, 195, 197-198 (trad. it. MEO, vol XLIII, pp. 188, 210-211, 213; (15) Lettera di Marx a Josef Dietzgen (a San Pietroburgo) del 9 maggio 1868, in MEW, vol. XXXII, p. 547 (trad. it. MEO, vol. XLIII, p. 592). Il 20 maggio 1868 Josef Dietzgen confermava, nella sua risposta a Marx, l’arrivo di una lettera di Marx datata 9 maggio 1868; in un’altra lettera del 22 maggio 1868, Dietzgen scriveva a Marx: “”La ‘dialettica’… che Lei, a sentire le Sue cortesi notizie ha intenzione di scrivere prossimamente…””; (16) Al Congresso dell’Internazionale tenutosi all’Aja dal 2 al 7 settembre 1872, a cui Dietzgen partecipava come delegato della sezione di Dresda, Marx lo presentò all’assemblea dei rappresentanti operai così: “”Ecco il nostro filosofo…””. (…); (17) Cfr. J. Dietzgen, ‘””Das Kapital””. Kritik der politischen Oekonomie von Karl Marx’, in “”Demokratischen Wochenblatt””, n. 31, 25 luglio 1868; n. 34, 22 agosto 1868; n. 35, 29 agosto 1868; n. 36, 5 settembre 1868; (18) Cfr. K. Marx, ‘Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie’, Zweite verbesserte Auflage, Otto Meissner, Hamburg 1872, pp. 817-818 (…) trad. it. Il Capitale, I, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 41. L’apprezzamento di Marx nei confronti dell’opera dietzgeniana era stato tale che, non riuscendo più a trovare fra gli appunti il suo indirizzo postale, aveva tentato a più riprese di riottenerlo: “”Ha forse ricevuto da lui [da Diezgen] l’indirizzo? – scriveva il 5 dicembre 1868 a Ludwig Kugelmann -. La mia coscienza (…) mi tormenta per aver lasciato Dietzgen tanto tempo senza risposta”” (MEW, vol XXXII, p. 579; trad. it. MEO, vol XLIII, p. 629; (19) Friedrich Adolph Sorge, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis de 1886 à 1892’, in ‘Les temps nouveaux’, n. 2, novembre 1895, p. 335; (20 (J. Dietzgen, ‘Streifzüge eines Sozialisten in das Gebiet der Erkenntnistheorie’, Volksbuchhandlung, Hottingen-Zürich 1887; (21) J. Dietzgen, ‘Das Akquist der Philosophie und Briefe über Logik, speziell demokratisch-proletarische Logik’, Dietz, Stuttgart, 1895]”,”SOCx-256″ “DIETZGEN Josef, LEONETTI FIORANI Eleonora”,”La teoria di classe della conoscenza. Scritti di Joseph Dietzgen. Con un saggio su Dietzgen e Lenin di Eleonora Leonetti Fiorani.”,”A pag 235 riproduzione di una pagina dell’edizione tedesca di Dietzgen studiata da Lenin con sottolineature, barre a margine, indicazione ‘NB’ e altri segni a mano di Lenin Dietzgen negli Stati Uniti. “”Nel 1886 Dietzgen raggiunse il figlio Eugen a Chicago e prese parte agli storici avvenimenti dell’86. Lo stato di tensione a Chicago era assai forte e determinato dalle lotte operaie per le otto ore e per il diritto di organizzazione negli stabilimenti della McCormick Heverest. La violenza della polizia contro le manifestazioni operaie fu oggetto di un comizio del capo anarchico A. Spies all’Haymarket. La polizia chiamata dal sindaco caricò la manifestazione di protesta nonostante il suo carattere pacifico; durante gli scontri esplose una bomba. La repressione fu violenta: arresti di massa degli anarchici, assassinio legale di quattro dirigenti, Albert Parsons, George Engel, August Spies, Adolph Fischer, lunghe pene detentive per molti altri. La condanna a morte dei dirigenti anarchici, fatta in base alle loro idee, era un caso troppo chiaro di omicidio, perpetrato con la connivenza della legge, per non suscitare in America come in Europa l’indignazione dei socialisti. Dietzgen prese il posto degli anarchici che erano stati arrestati: si presentò infatti alla redazione del “”Giornale dei lavoratori”” di Chicago, diretto appunto da Spies, e ne divenne il redattore capo. Ritenne dunque giusto mettere da parte le differenze ideologiche e prendere il posto dei perseguitati, nonstante che questa non fosse la posizione assunta dai socialisti. Ne seguì una perquisizione della casa da parte della polizia. Seguirono anche aspre polemiche e Dietzgen tentò di mediare il contrasto tra socialisti e enarchici, insistendo su ciò che li accomunava. I contrasti che si erano già a tratti rivelati in Germania nella valutazione stessa del lavoro di Dietzgen, divennero più pesanti in occasione degli episodi di Chicago: il suo articolo sull’affare della bomba fu rifiutato in quanto contrastante con la posizione del Comitato esecutivo nazionale. La questione è complessa; se indubbiamente le osservazioni di Dietzgen sull’anarchismo lasciano perplessi, è indubbio che si trattò di un fenomeno in cui erano attivi gruppi di anarchismo tendenzialmente marxista, assai diversi da quelli individualistici; inoltre era importante la particolare situazione di Chicago e la scelta di posizione politica nell’occasione di quella lotta”” (pag 146-147) (Eleonora Leonetti Fiorani, Saggio su Dietzgen e Lenin) [(in) Josef Dietzgen, La teoria di classe della conoscenza. Scritti di Joseph Dietzgen. Con un saggio su Dietzgen e Lenin di Eleonora Leonetti Fiorani, Milano, 1975] (non ancora inserito in Isc) La tendenza del dietzgenismo (dopo la morte del padre) per opera del figlio Eugen Dietzgen (lacuna nel marxismo per mancanza teoria conoscenza) “”Dopo la morte di Dietzgen si sviluppò nella II Internazionale, col progredire del revisionismo, una tendenza particolare, il cosiddetto dietzgenismo. Questa corrente internazionale della socialdemocrazia, presente soprattutto negli Stati Uniti, in Germania e in Russia, giustificava il suo abbandono del programma rivoluzionario con una lacuna del marxismo, la mancanza di una teoria della conoscenza. Ad avvalorare tale posizione aveva contribuito particolarmente Eugen, il figlio di Dietzgen. P. Dauge, nel poscritto alla seconda edizione russa dell’opera di Dietzgen, ‘Akquisit der Philosophie’ (Ciò che la filosofia ha acquisito), parla di specifica posizione ed elaborazione di Dietzgen rispetto al materialismo dialettico. Ciò serviva a Dauge, come già alla critica borghese, per sostenere l’affinità di Dietzgen con l’empiriocriticismo e con l’immanentismo, in particolare Leclair. Contro Il dietzgenismo presero posizione Mehring, Plechanov e Lenin ponendo nuovamente Dietzgen all’interno del materialismo dialettico. Eugen Dietzgen aveva tradotto in tedesco gli articoli di Plechanov e Dauge in appendice a ‘Erkenntnis und Wahrheit’ (Conoscenza e verità), Stoccarda 1908. Franz Mehring, recensendo questi articoli per la “”Neue Zeit”” (1908, 19 giugno, appendice) aveva sostenuto l’interpretazione materialistica data da Plechanov. Ciò provocò un nuovo intervento di Eugen Dietzgen (‘Nochmals Dietzgen’ [Ancora Dietzgen], “”Neue Zeit””, n. 44, 1908) che intendeva proporre e sostenere addirittura la posizione del padre come possibile mediazione unitaria tra ortodossi e revisionisti: con una scelta di mezzo che proprio Dietzgen, alieno da ogni compromesso, aveva gratificato di tutto il suo disprezzo definendo il partito di mezzo “”il più abominevole””. La questione si presentava complessa in quanto interna al processo teorico-politico del revisionismo, dalla Bernstein-Debatte (dibattito sul marxismo aperto da Bernstein) all’austro-marxismo e alla teorizzazione di una vera e propria “”crisi del marxismo””. Il “”ritorno a Kant”” è una matrice costante di tale revisione che è innanzitutto politica e ha i suoi argomenti nella valutazione dei problemi economici e nelle scelte politiche dal parlamentarismo all’anarco-sindacalismo”” [Eleonora Leonetti Fiorani, ‘Saggio su Dietzgen e Lenin’] [(in) Josef Dietzgen, La teoria di classe della conoscenza. Scritti di Joseph Dietzgen. Con un saggio su Dietzgen e Lenin di Eleonora Leonetti Fiorani, Milano, 1975] (pag 165-166)”,”SOCx-257″ “DIEZ DEL CORRAL Francisco”,”Lenin, una biografia.”,”L’A ha scritto vari libri tra cui ‘Liberacion o Barbarie’ (1977), ‘La revolucion rusa’ (1988). Ha scritto articoli su Lenin e il maggio 1968 su ‘Historia 16′. “”Dopo il risultato negativo di Capri, la rottura, filosofica e politica, con il gruppo Bogdanov e Lunacharski è inevitabile. (Lenin, ndr) mostra di saperlo, in una lettera del 1° luglio, al bolscevico Voronski, uno dei suoi più stretti, collaboratore del Vperiod, che in quell’ epoca è tornato in Russia per svolgere il lavoro rivoluzionario clandestino: “”La causa reale”” della più che probabile scissione politica, dice Lenin, è che “”Bogdanov si sente offeso per le critiche ricevute riguardo il suo punto di vista filosofico””. (pag 217)”,”LENS-137″ “DIEZ-DEL-CORRAL Luis”,”Tocqueville. Formazione intellettuale e ambiente storico.”,”L’A, setacciando il carteggio, le opere, le testimonianze degli amici, ha dedicato alla figura di TOCQUEVILLE (1805-1859), grande esponente della tradizione liberale francese, un saggio che descriva il quadro della complessa formazione affettiva e intellettuale. DIEZ-DEL-CORRAL è uno dei più autorevoli storic del pensiero politico spagnoli. Tra le sue opere: -El liberalismo doctrinario -Tocqueville et la pensée politique des doctrinaires -El pensamiento politico europeo y la monarquia de Espana. In italiano: -Il ratto d’Europa. GIUFFRE’. 1966″,”TEOP-043″ “DI-FEBO Giuliana JULIÁ Santos”,”Il franchismo.”,”Giuliana Di-Febo è professore ordinario di Storia della cultura ispanica all’Università degli studi Roma Tre. Tra le sue pubblicazioni: Ritos de guerra y de victoria en la España franquista. Santos Juliá è professore ordinario di Storia sociale e del pensiero politico all’Universidad Nacional de Educación a Distancia di Madrid. Tra le sue pubblicazioni: Un Siglo de España Política y sociedad.”,”SPAx-007-FL” “DI-FEBO Giuliana”,”Ritos de Guerra y de Victoria en la España franquista.”,”Giuliana De Febo insegna Storia della cultura ispanica nell’Università di Roma Tre.”,”SPAx-006-FSD” “DI-FEBO Giuliana”,”Ritos de Guerra y de Victoria en la España franquista.”,”Giuliana De Febo insegna Storia della cultura ispanica nell’Università di Roma Tre.”,”SPAx-010-FSD” “DI-FIORE Laura”,”L’Islam e l’impero. Il Medio Oriente di Toynbee all’indomani della Grande guerra.”,”Laura Di Fiore è borsista della Fritz Thyssen Stiftung presso il Deutsches Historisches Institut in Roma (Istituto Storico Germanico di Roma)”,”VIOx-200″ “DI-FIORE Laura”,”L’Islam e l’impero. Il Medio Oriente di Toynbee all’indomani della Grande guerra.”,”Laura Di Fiore è borsista della Fritz Thyssen Stiftu ng presso il Deutsches Historisches Institut in Rom. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Movimenti e confini. Spazi mobili nell’Italia preunitaria’ (2013) con M. Meriggi.”,”VIOx-001-FC” “DI-FIORE Gigi”,”Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del Sud.”,”Gigi Di Fiore, già redattore al ‘Giornale’ di Montanelli è inviato del ‘Mattino’ di Napoli. E’ autore pure di ‘Controstoria dell’Unità d’Italia’ e ‘Gli ultimi giorni di Gaeta’. Gli Alleati e gli affari della Mafia. “”Il 29 ottobre 1943, per riuscire a comprendere meglio la realtà dell’ordine pubblico e della sicurezza sull’isola, il capitano William Edward Scotten della Military Intelligence statunitense fu incaricato dal brigadiere generale Julius Cecil Holmes dell’ufficio Public Safety dell’Amgot di scrivere un rapporto su un tema significativo e complesso: «Problems of mafia in Sicily» (57). L’incarico sembrava espressione di non poca ipocrisia, ma l’ufficiale statunitense lo assolse con molto scrupolo e una buona dose di realismo. Con cinismo; riferì senza alcuno stupore che gran parte dei siciliani era certa sin da principio che le cariche amministrative sarebbero state affidate a personaggi affiliati alla mafia. Per sostenere la sua analisi, Scotten inserì nel suo scritto anche un lungo elenco di nomi di mafiosi ed esponenti del Mis con cariche politiche. Oltre a Don Calò, vi comparivano Angelo Cammarata, sindaco di Caltanissetta e Lucio Tasca, sindaco di Palermo (58). Scriveva Scotten: «Il terrore della mafia sta rapidamente tornando e, secondo i miei informatori, la mafia si sta ora dotando di armi ed equipaggiamenti moderni, il problema si moltiplicherà creando difficoltà alla Polizia». E ancora, a proposito dell’aspertto più delicato che stava molto a cuore all’ufficiale, quello dei rapporti tra mafiosi e governo alleato: «Molti siciliani si lamentano del fatto, ed è la cosa più inquietante, che molti nostri interpreti di origine sicialina provengano direttamente da ambienti mafiosi statunitensi. La popolazione afferma che i nostri funzionari sono ingannati da interpreti e consiglieri corrotti, al punto che vi è il pericolo che essi diventino un strumento inconsapevole in mano alla mafia» (59), Non c’era alcun dubbio in queste frasi: dopo lo sbarco, in Sicilia Cosa Nostra aveva trovato ossigeno e le condizioni ideali per rientrare in scena da protagonista. Arrivando ai suggerimenti per fronteggiare lo strapotere mafioso, il capitano Scotten non riuscì ad andare oltre vaghe e generiche ipotesi, descrivendo tre possibili soluzioni: azione diretta e violenta; tregua negoziata con i capimafia; rinuncia ad ogni tentativo di controllare la mafia, lasciandole spazi e margini di manovra. Alla fine, gli Alleati seguirono la terza via alla Ponzio Pilato, con l’alibi di essere solo di passaggio. Di fatto, in quel modo fu lasciata mano libera ai capibastone e ai loro interessi. L’ottanta per cento dei Comuni siciliani della provincia di Palermo finì sotto il controllo di mafiosi e separatisti (60). Il governo angloamericano lasciò al boss Vincenzo De Carlo la gestione degli ammassi di grano in gran parte della Sicilia. Occhi chiusi pure nei confronti del padrino Giuseppe Navarra, già medico e poi capomafia, destinato a diventare il primo referente del futuro boss Luciano Liggio, controllore assoluto di una società di trasporti e di una buona fetta del mercato nero sull’isola (61). I mafiosi si allargavano, con la benedizione silente degli angloamericani. Sullo sfondo, i rapporti strumentali della mafia con il movimento separatista cominciavano a farsi inquietanti”” (pag 42-43) [(57) Il rapporto è di appena sei pagine (…); (58) R. Roggero, ‘Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia’ Greco & Greco editori, Milano, 2006, pp. 28-29; (59) Attilio Bolzoni, ‘Mafia e Stato la prima volta’, La Repubblica 14.3.2010; (60) G.C. Marino, ‘Storia della mafia, op. cit., p: 151; (61) S. Romano, op. cit, p. 303]”,”QMIS-335″ “DI-FORTI Filippo”,”Per una psicoanalisi della mafia. Radici, fantasmi, territorio e politica.”,”Secondo Erich Fromm “”la storia dell’uomo è cominciata con un atto di disobbedienza, ed è tutt’altro che improbabile che si concluda con un atto di obbedienza”” (pag 25) ‘Il mafioso è ribelle e non rivoluzionario; anzi rientra perfettamente nella società dei consumi’ (pag 25) Filippo De Forti opera a Palermo come psicologo e psicoanalista. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Aggressività e colpevolezza’ (Silva, 1969).”,”ITAS-243″ “DIGGINS John Patrick”,”The Rise and Fall of the American Left.”,”DIGGINS è pure autore di ‘The Proud Decades’ e di ‘The Lost Soul of American Politics’. E’ Distinguished Professor of History al Graduate Center della City University of New York.”,”MUSx-063″ “DIGGINS John P.”,”L’ America Mussolini e il fascismo.”,”DIGGINS John P. è nato a San Francisco, in California, ha compiuto i suoi studi nella Università di Berkeley e insegna all’ Università di Irvine, California. Specialista di storia degli intellettuali americani ha pubblicato articoli sull’ argomento su varie riviste. “”In previsione dell’ imminenza di un colpo di Stato comunista e della fine del governo parlamentare in Italia, Gompers salutava il fascismo come un movimento “”capace di azioni decisive su scala nazionale”” e come un sistema che stava “”rapidamente ricostruendo una nazione di nuclei che collaboravano al bene pubblico”” (pag 219)”,”ITAF-130″ “DI-GIOVANNI Piero”,”Mezzo secolo di umanesimo marxista.”,”Adam Schaff in ‘Il marxismo e la persona umana’ sostiene l’unitarietà del pensiero di Marx dice: “”Marx continua ad essere un filosofo ed un sociologo, l’analisi dei problemi rimane, per lui, l’obiettivo principale. Ed è proprio questa la circostanza che rende comprensibile il prevalere degli argomenti economici nell’opera sua. Avulsa da questo contesto, la teoria economica di Marx perde il suo peculiare significato e si svilisce; separata dal complesso organico del pensiero organico, è priva di mordente’ (‘Marxismo e persona umana’, p. 34) (pag 349) Giancarlo Bergami: ‘L’indulgenza di K. Marx per H. Heine’ “”Venuto alla luce all’incontro di due secoli («intorno alla mia culla scherzarono gli ultimi raggi lunari del secolo XVIII e i primi raggi mattutini del XIX»), partecipa delle correnti e tendenze opposte della Rivoluzione francese e della Restaurazione, al limite fra le concezioni di un liberalismo maturo e i germi della nascente democrazia proletaria, le tentazioni estetiche classicheggianti e il paternalismo corruttore della Santa Alleanza. Il quadro è complicato dalle angustie dell’educazione familiare nel giudaismo, da cui si libera nel 1825 con la conversione alla religione protestante, e dalle difficoltà pratiche che ne intralciano la carriera di scrittore e l’esistenza. Gli elementi richiamati non daranno vita a una sintesi chiarificatrice, con cui intendere la portata del superamento della dialettica idealistica realizzato nella critica di Marx della filosofia del diritto di Hegel. Erede delle conquiste illuministiche dei Lessing, Voss, Schiller e Goethe, egli resta invischiato nelle aporie e nei vizi di soggettivismo e antropologismo dello spirito tedesco alla fine della sua epoca borghese. L’analisi materialistica della religione, quale è condotta nelle riflessioni della ‘Germania’, è difatti un’idealizzazione della totalità del mondo di tipo spinoziano, una forma rinnovata di religione. In buona fede può allora sostenere: «Io non appartengo a quei materialisti che danno un corpo allo spirito; restituisco, piuttosto, lo spirito ai corpi, li spiritualizzo di nuovo, li santifico. E non appartengo neppure agli atei, che negano; io, al contrario affermo» (5). Di qui il rifiuto del romanticismo moderato e oscurantista con il ritorno al misticismo e al culto del Medioevo; e insieme prende di mira Federico Guglielmo IV, che vagheggia il Sacro Romano Impero e l’assolutismo feudale. Si spiega anche l’indulgenza per Heine di Marx, che ne conosceva con quelli di Goethe i versi a memoria e li citava volentieri, tradottasi nella collaborazione agli «Annali franco-tedeschi» del 1844 con il ‘Lobgesänge auf König Ludwig’, e in reciproche attestazioni di stima, a cui la poesia e la consuetudine familiare contribuiscono in misura notevole (6). (…) Tra nostalgie impossibili e significativi salti all’indietro si conclude la parabola di questo «avanzatissimo franco tiratore della rivoluzione borghese» (Hermann Wendel), che non nasconde una ripugnanza istintiva per la sovranità della «grande massa brutale», e teme che il ‘Libro dei canti’ cada nell’oblio e sia usato dal droghiere «per fare cartocci dove verserà il caffè o il tabacco da fiuto per le vecchie dell’avvenire». Poco interessato alla condizione dello sfruttamento e di schiavitù economica in cui è ormai tenuta quasi tutta l’umanità, condanna la «sciocca vertigine egualitaria» di una società in cui «ciascuno, insofferente della propria mediocrità, cerca di abbassare al livello comune tutte le doti più alte», lamentando che l’imposizione della «veste grigio-cenere dell’uguaglianza» elimini dalla vita «la tradizionale allegria, ogni dolcezza, ogni profumo e poesia», giacché «per la bellezza e il genio non ci sarà posto nella comunità dei nostri nuovi puritani, entrambi saranno scherniti e oppressi, peggio ancora che sotto il precedente regime» (9). Più affine a Saint-Just e Saint-Simon che a Marx, egli non esce fuori dell’orizzonte politico della piccola borghesia radicale, incapace alla fine di intervenire in modo costruttivo nel corso degli eventi del tempo o di risolvere in una scelta equilibrata remore ed apprensioni suscitate dalla vittoria futura del comunismo «avverso a ogni ‘mio’ interesse e inclinazione». Si comprende così la rinuncia alle ragioni della battaglia parigina, l’aspirazione all’annientamento di ‘Lazarus’ e delle ‘Hebräische Melodien'”” [Giancarlo Bergami, ‘La parabola politica di Heinrich Heine’, estratto da ‘Il Ponte’, n. 9 30 settembre 1973] [(5) Cfr. l”Avvertenza’ a ‘La scuola romantica’, in ‘La Germania’, cit., pp. 4-5; (6) Sul rapporto fra i due, oltre le considerazioni di L. Basso (cfr. ‘Heine e Marx’, “”Belfagor””, XI, n. 2, 31 marzo 1956, pp. 121-136), si veda la valutazione di P. Chiarini, che nell’Introduzione all’op. cit. sottolinea «l’estrema importanza per l’ulteriore sviluppo della produzione heiniana» dell’incontro con Marx, nel 1843-1844, ma «non nel senso univoco che esso la influenzasse decisamente orientandola nei sicuri binari di una posizione ideologica e politica ‘socialista’, ma da un lato per quel tanto che esso contribuì a collocare in una luce più cruda e più netta tutte le interne contraddizioni dell’autore (…), e dall’altro nella misura in cui valse a conferire più piena e tagliente consapevolezza alla sua critica della ‘ideologia tedesca’”” (pp. XVI-XVIII); (9) H. Heine, ‘Ludwig Börne’, la citazione è in ‘La Germania’, p. XXXV] (pag 1289-1291)”,”TEOC-687″ “DI-GIOVANNI George HARRIS H.S. a cura, saggi di K.L. REINHOLD G.E. SCHULZE J.G. FICHTE S. MAIMON J.S. BECK G.W.F. HEGEL F.W.J. SCHELLING”,”Between Kant and Hegel. Text in the Development of Post-Kantian Idealism.”,”George Di Giovanni is Professor of Philosophy, McGill University. H.S. Harris is Professor of Philosophy Emeritus, Glendon College, York University.”,”FILx-104-FL” “DI-GIOVANNI Alberto GUCCIONE Eugenio, a cura; saggi di D’ADDIO Mario DI-GIOVANNI A. GUCCIONE E. MORRA Gianfranco PALAZZO Antonio”,”Politica e sociologia in Luigi Sturzo.”,”Luigi Sturzo (1871-1959)”,”TEOS-025-FMB” “DI-GREGORIO Pinella”,”Oro nero d’ Oriente. Arabi, petrolio e imperi tra le due guerre mondiali.”,”DI-GREGORIO Pinella insegna storia contemporanea presso l’ Università di Catania. E’ autrice del volume ‘La Società generale elettrica della Sicilia’, (Palermo 1994). Si è occupata di economia siciliana, di storia delle risorse energetiche, di elites e di circolazione di modelli di rappresentanza fra Italia ed Europa. Fa parte del comitato di redazione della rivista ‘Meridiana’. “”Se mai ce ne fosse stato bisogno, a sottolineare il crescente interesse americano per l’Arabia Saudita, sulla via di ritorno dalla Conferenza di Yalta, il 14 febbraio 1945, Roosevelt si incontrò con il re saudita Ibn Saud, a Great Bitter Lake nel Canale di Suez. Sarebbe stato certamente fuori luogo che il presidente degli Stati Uniti deviasse il suo viaggio (…). Durante le cinque ore di colloquio il principale tema in discussione, secondo il rapporto dell’unico testimone, il console William Eddy, fu la fondazione di uno stato ebraico in Palestina. Non si sa se i due abbiano discusso di aiuti finanziari o di petrolio, ma il re saudita fece del suo meglio per informare il presidente sulla situazione finanziaria del suo paese. Riferendosi ai britannici che avevano sempre sostenuto che l’interesse americano per l’Arabia Saudita era transitorio, basato su una “”joint partnership”” di guerra, Saud chiese di conoscere quale fosse l’intenzione del governo degli Stati Uniti. (…) L’incontro fu di grande importanza per il sovrano saudita (…) nella visione regionale del regno saudita significava autonomia politica e tutela contro gli odiati regni hascemiti, Transgiordania e Iraq, creati dalla Gran Bretagna, che ne lambivano i confini, minacciandone l’indipendenza. Gli Stati Uniti avrebbero potuto rappresentare una seria alleanza alternativa””. (pag 213-214)”,”VIOx-156″ “DI-LAURO Raffaele”,”Corso di Storia e Politica Coloniale.”,” “”Quando il fascismo raggiunse il potere trovava la seguente situazione coloniale: 1. In Libia – per effetto della grande guerra – eravamo alla costa e ci trovavamo in grandi difficoltà 2. Nella Somalia del Nord l’esistenza dei Sultanati non solo rendeva alquanto difficile una compiuta opera di governo delle popolazioni indigene, ma impediva che si creasse una unità morale fra le popolazioni di tutta la Somalia Italiana 3. Le rivendicazioni coloniali italiane erano state dimenticate od osteggiate dai nostri alleati di guerra. Per quanto riguarda la Libia il Governo dell’Italia fascista si preoccupò di distruggere il ribellismo e di occuparla totalmente, fino agli estremi confini e di iniziare l’avvaloramento economico – nei limiti del possibile – della vasta Colonia mediterranea. Per quanto riguarda l’azione politico-militare del Fascismo in Libia, nulla di meglio mi sembra si possa fare che riprodurre quanto ha, in maniera magistrale, scritto il Gabelli per la ‘Revue Economique Internationale’ del maggio 1937. (…) E così il Gabelli enumera tutti i fatti più importanti della ininterrotta guerriglia che noi fummo costretti a sostenere in Libia dal 1923 al 1933 per imporre la nostra sovranità assoluta di fronte alle pretese della Senussia. Le operazioni del 29° parallelo, prima, le operazioni per la conquista del Fezzan, quelle per l’occupazione dell’oasi di Cufra, la cattura di Omar -El-Muctar conclusero la guerra di riconquista, e ci assicurarono il pacifico possesso di tutta la grande Colonia Mediterranea che è chiamata Quarta Sponda d’Italia e che oggi consideriamo come il bastione dell’Impero per la preziosità della sua posizione geografica che si rivelò chiaramente tra l’autunno del 1935 e l’estate dell’anno successivo”” (pag 246-247)”,”ITAF-395″ “DI-LAURO Raffaele”,”Come abbiamo difeso l’impero.”,”Il crollo di Giuba. La sostituzione di Pesenti. “”Ma quando Pesenti fu sostituito e rimpatriato via aerea, con tutta sollecitudine, si affermò autorevolmente negli ambienti responsabili del Governo Generale e del Comando Superiore che il provvedimento era dovuto alla manifesta incapacità del Pesenti, culminata nella perdita di El Uak e nella ignoranza del grave avvenimento da parte del Comando del Settore, per cui Addis Abeba conosceva dell’attacco e dal successo britannico del 18 dicembre solo attraverso Radio Nairobi. Infine la mancata ricognizione, il deficiente servizio informativo sul nemico, tutto redeva palese che il Pesenti non era affatot idoneo ad un cosè grosso e grave comando e la sua defenestrazione da parte del Vice-Re fu appresa con vera gioia da tutti i buoni combattendi dell’AOI (Africa Orientale Italiana, ndr). Ma v’à di più. Lo schiaramento stesso delle nostre truppe ed artiglierie nel Giabaland, preparato dal Pesenti, si ispirava ad un criterio di assoluta puerilità ed alla più sconcertante ignoranza delle principali norme della guerra moderna. Infine la creazione di reparti misti di somali è di ‘liberti’, cioè di indigeni non liberi ed appartenenti a caste dispregevoli e non guerriere e la imposizione ai somali dei più fieri ‘rer’ di un impossibile cameratismo con gli schiavi arruolati, costituirono elementi di estrema debolezza che influirono potentemente sulla campagna. Il Comandante del Settore Giuba fu impari al suo compito, per manifesta incapacità tecnica, per professionale inettitudine. Quando le Autorità britanniche del Northern Frontier procedettero all’arruolamento dei Turkana e di altri indigini di tribù bellicose, insofferenti e anche fuori legge, nella vasta zona fra Lago Stefania e Lago Rodolfo, si attennero ad una saggia esperienza nel reclutamento di indigeni africani (parlo di gente di colore naturalmente) per cui inquadrare militarmente dei negri in soggezione di schiavitù od anche soltanto dei liberi costituisce un grave errore. Errore gravissimo se poi si pretende di unire in uno stesso reparto liberi e schiavi; errore inconcepibile poi in tempo di guerra difficile”” (pag 217-218) “”L’audacia della strategia di Cunningham fu veramente sorprendente; egli avventurò verso oriente circa ventimila uomini, quattromila tra camionette e carri armati, duecento cannoni autotrasportati e cinquanta autocarri officina, sapendo che alle sue spalle avrebbero potuto apparire, provenienti dal nord ventimila uomini per tagliare le comunicazioni fra il Kenya e le truppe operanti! Se Gazzera avesse osato, quale diversa piega avrebbero potuto prendere gli avvenimenti. Le diecine di migliaia di somali dei nostri battaglioni, che non ressero all’urto dei carri armati, alle bombe degli aeroplani ed alle granate dei cannoni britannici e che perciò fuggirono verso i loro villaggi, si sarebbero ripresi, riordinati e la sorte dei rubicondi soldati del Generale Cunningham avrebbe potuto cambiarsi. Ma una campagna di guerra non può ricostruirsi sulla base di eventi che non si sono avverati, di audacie che non sono apparse e di fatti che non si sono verificati. Resta il fatto che con la presa di Afmadù, il Comando Britannico, scopriva tutte le sue carte offensive. Invero, se non avessimo avuto l’intenzione di forzare il Giuba e di invadere la Somalia, la presa di Afmadù non sarebbe spiegabile”” (pag 224)”,”ITQM-017-FV” “DI-LEMBO Luigi”,”Guerra di classe e lotta umana. L’ anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (1919-1939).”,”Luigi DI-LEMBO è ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Firenze, autore di vari saggi sul movimento libertario e sul movimento operaio. E’ redattore della ‘Rivista Storica dell’ Anarchismo’.”,”ANAx-159″ “DI-LEMBO Luigi”,”Guerra di classe e lotta umana. L’ anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (1919-1939).”,”DI-LEMBO Luigi è ricercatore presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Firenze, autore di numerosi saggi sul movimento libertario e sul movimento operaio. E’ redattore della “”Rivista storica dell’ anarchismo””. “”Si tratta di gente ben allenata a combattere, anzi quelli addestrati in maniera migliore, in gra parte composta dagli ufficali subalterni che avevano guidato i combattenti sul campo. Costoro avevano capito subito che Mussolini e i suoi non stavano colpendo alla cieca ma stavano facendo una guerra vera. Occorreva quindi fare poche chiacchiere e organizzarsi per quella guerra. In questo clima, il 27 giugno 1921, la sezione romana dell’ Associazione Arditi decide di costituirsi in una sezione di Arditi del popolo, appellandosi all’ unità dei lavoratori per battere le squadracce antiproletarie dei fascisti. E’ una vera e propria organizzazione militare, divisa in sezioni di almeno un battaglione di 40 uomini, divisi in reparti di 10, con un comando (elettivo) in ogni provincia e un comando generale a Roma. Gli Arditi del popolo adottarono come loro organo “”L’ Avanguardia sociale””, e politicamente si presentarono come organizzazione apartitica, anzi in polemica coi “”cosiddetti Partiti politici d’ avanguardia (…) non (…) capaci neppure di preparare una grandiosa manifestazione nazionale di protesta””. Del resto, l’ animatore degli Arditi del popolo era Argo Secondari, anarchico interventista, che aveva accanto, un altro anarchico individualista e interventista romano, Attilio Paolinelli””. (pag 130) “”Gli anarchici e l’ UAI furono gli unici a sostenere fin dall’ inizio gli Arditi del popolo”” (pag 132)”,”ITAD-095″ “DI-LEMBO Luigi BERTI Giampietro LA-TORRE Placido ANTONIOLI Maurizio ANTONELLI Tiziano SACCHETTI Giorgio FEDELE Santi BERNARDI Roberto BERTOLUCCI Franco GURRIERI Giuseppe e MUSARRA Natale PALOMBO Fabio IMPERATO Tobia MARABINI Tomaso ROSSI Marco”,”L’Unione Anarchica Italiana. Tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919-1926).”,”Malatesta su Bordiga. “”Ancora nel 1924 Malatesta è protagonista di violente polemiche con due dirigenti comunisti che, ironia della sorte, passeranno di lì a poco nel limbo dei dissidenti. Ad Amadeo Bordiga egli rimprovera di voler sostituire una tirannia ad un’altra. “”… Ma allora; se trionfassero i comunisti, che ora picchiano e bruciano ed uccidono in nome dell’Itlia grande accorrerebbero nelle file dei comunisti e picchierebbero, brucerebbero, ucciderebbero in nome del proletariato; e l’ingegnere Bordiga si troverebbe nella stessa posizione in cui pare si trovi Mussoini …”” (22). Alfonso Leonetti, in una corrispondenza da Mosca per ‘L’unità’, aveva attribuito invece un commento offensivo da parte di Hermann Sandormiskij verso il vecchio anarchico: “”Credo che Malatesta non sia più responsabile della sua testa, per dire quello che egli ha detto su Lenin””. L’affermazione viene negata con tanto di precisazione scritta dall’intervistato che, anzi, nel solidarizzare con l’offeso, protesta perché il giornale comunista ha censurato il tema principale della conversazione, ossia la persecuzione dei compagni in Russia. Lapidari Malatesta riferisce l’accaduto sulle pagine di “”Pensiero e Volontà”” adottando un titolo tagliente: “”Una porcheriola comunista”” (23)”” (pag 121) [Giorgio Sacchetti, ‘Compagni di strada. Gli anarchici italiani e la questione delle alleanze (1914-1944) (rifacimento con integrazioni e aggiornamenti bibliografici del saggio ‘Gli anarchici italiani e la questione delle alleanze’, Rivista Storica dell’Anarchismo n. 2. 2004, pp.63-70 e della relazione inedita e col medesimo titolo presentata al convegno di studi ‘L’esperienza dell’Unione Anarchica Italiana dal bienno rosso alle leggi eccezionali, 1919-1926’ tenutosi a Imola il 10 ottobre 1999] [(22) Errico Malatesta, Comunisti e Fascisti, in ‘Pensiero e Volontà’, Roma n. 9, del 1 maggio 1924; (23) Cfr “”Pensiero e Volontà’, n. 16, 15 maggio 1924] Praticamente nel testo non viene citato se non di sfuggita il Partito comunista d’Italia”,”ANAx-442″ “DILEMMI Andrea”,”Il naso rotto di Paolo Veronese. Anarchismo e conflittualità sociale a Verona (1867-1928).”,”DILEMMI Andrea (Bergamo 1972) vive e lavora a Verona. E’ laureato in storia contemporanea (Bologna). Nel 2004 ha ottenuto la borsa di studio ‘Pier Carlo Masini’ con una ricerca biografica sull’anarchico veronese Giovanni Domaschi.”,”ANAx-294″ “DI-LEO Rita”,”Operai e fabbrica in Unione Sovietica nelle lettere alla ‘Pravda’ e al ‘Trud’.”,”Rita DI-LEO (Roma 1940) ha partecipato alla fondazione dei ‘Quaderni rossi’ e di ‘Classe Operaia’. Ha pubblicato ‘I braccianti non servono’ (Torino, 1962) e ‘Operai e sistema sovietico’ (Bari, 1970). Oltre ai saggi: ‘Dalla Nep al Piano’ nel volume collettivo ‘Socialismo, città, architettura. URSS 1917-1937’ (Roma, 1971) e ‘La teoria dell’organizzazione nell’URSS’ nella rivista ‘Sociologia dell’organizzazione’. Ha curato per l’ ISSOCO una ricerca sul rapporto Stato-sindacati nella legislazione sovietica e per l’ ISVET indagini sociologiche sulla condizione operaia all’Ovest e all’Est.”,”RUSU-058″ “DI-LEO Rita”,”Il primato americano. Il punto di vista degli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino.”,”Rita DI-LEO insegna Politica comparata nell’ Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato nelle edizioni Il Mulino: ‘Vecchi quadri e nuovi politici. Chi comanda nell’ ex-URSS’ (1993) e ‘Modelli istituzionali e riforma della Costituzione’ (con G. PITRUZZELLA) (1999).”,”USAP-031″ “DI-LEO Rita”,”I bolscevichi e “”Il Capitale””.”,”Il capitalismo non si caratterizza per la mancanza di un piano. “”Per mezzo della Nep la classe operaia avrebbe giocato la partita col capitale, considerandosi un elemento operante costitutivo del sistema, e le premesse al socialismo sarebbero state poste come risultati, scoperte e conquiste della lotta operaia, non di decisioni amministrative. “”Il capitalismo è un male di fronte al socialismo. Il capitalismo è un bene in confronto al periodo medievale, in confronto alla piccola produzione, in confronto al burocratismo che è legato alla dispersione dei piccoli produttori. Poiché non abbiamo ancora la forza di passare immediatamente dalla piccola produzione al socialismo, il capitalismo è, in una certa misura, inevitabile come prodotto spontaneo della produzione e dello scambio; e noi dobbiamo quindi utilizzare il capitalismo come anello intermedio tra la piccola produzione e il socialismo, come un mezzo, una via, un modo, un metodo per alimentare la forza produttiva”” (Lenin, La costruzione del socialismo, p.154). Le indicazioni di Lenin riguardo l’obiettivo fondamentale della Nep sono chiare. “”La rinascita del capitalismo significa la rinascita della classe proletaria, occupata nella produzione di beni materiali utili, e non a speculare, non a produrre accendisigari per venderli e a fare altri ‘lavori’, non molto utili ma inevitabili dato lo stato di sfacelo in cui si trova la nostra industria”” (ibidem, p. 130). Il capitalismo come produttore materiale della forza politica, indispensabile al partito nella rivoluzione anticapitalistica. Ed ancora, il capitalismo come base produttiva sociale contrapposta alla dispersione della piccola, arretrata produzione artigianale e manifatturiera. Ed infine il capitalismo come possibilità di controllo e previsione di rapporti di produzione e di scambio. “”E’ interessante rilevare che già Engels sottolineava, ventisette anni orsono, l’insufficienza di una analisi del capitalismo che, non tenendo conto della funzione dei trust, concludesse che il capitalismo è caratterizzato dalla mancanza di un piano. Là dove c’è un trust osserva Engels – non c’è mancanza di un piano. Eppure c’è il capitalismo. L’introduzione del piano non eviterà che gli operai siano schiavi, quanto ai capitalisti essi preleveranno i loro profitti in modo pianificato”” (Lenin, Opere, XXIV, p. 316)”” [Rita Di Leo, I bolscevichi e “”Il Capitale””, ‘Contropiano’, N° 2, maggio-agosto 1969] (pag 274-275)”,”RIRO-393″ “DI-LEO Rita, con saggi di MELCHIONDA Enrico MASSARI Maurizio CAPPELLI Ottorino”,”Vecchi quadri e nuovi politici. Chi comanda davvero nell’ex Urss.”,”Rita Di Leo insegna Istituzioni politiche e sociali dell’Europa Orientale e Sistemi economici comparati nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove dirige l’Osservatorio sull’Urss e sull’Europa orientale. Tra le sue pubblicazioni, Il modello di Stalin e L’economia sovietica tra crisi e riforme, 1965-1982. Enrico Melchionda è dottore di ricerca in Scienza della politica e collabora all’Osservatorio. É autore di Eltsin a Mosca. Maurizio Massari è diplomatico di carriera, dal 1987 al 1990 all’ambasciata italiana a Mosca. Ha pubblicato La grande svolta. Ottorino Cappelli è dottore di ricerca in Scienza della politica e collabora all’Osservatorio. Ha in corso di pubblicazione una ricerca sull’esperienza del parlamento sovietico.”,”RUSx-043-FL” “DI-LEO Rita”,”Occupazione e salari nell’URSS, 1950-1977.”,”Rita Di Leo insegna Istituzioni politiche e sociali dell’Europa Orientale e Sistemi economici comparati nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove dirige l’Osservatorio sull’Urss e sull’Europa orientale. Tra le sue pubblicazioni, Il modello di Stalin e L’economia sovietica tra crisi e riforme, 1965-1982.”,”RUSU-044-FL” “DI-LEO Rita”,”Il ritorno delle élites.”,”La tesi di Rita Di Leo è che il potere sociale delle élites economiche esercita ormai un’attrazione irresistibile ovunque anche nelle nuove potenze globali come la Cina, l’India e il Brasile. Rita di Leo, professore emerito di Relazioni Internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, dirige l’Osservatorio Geopolitico sulle élites contemporanee. Si è occupata principalmente della Russia e degli Stati Uniti. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui: ‘Chi comanda davvero nell’ex Urss’, Il Mulino, 1992 e ‘The Soviet Transition: from Gorbachev to Yeltsin’, London 1992. [‘Gli economisti hanno calcolato che l’1% della popolazione americana possiede oggi il 40% della ricchezza del paese. In questa ristrettissima super-élite rientrano gran parte dei senatori e dei deputati al Congresso, sia repubblicani che democratici, i più alti funzionari dell’amministrazione pubblica e i chief executive officer delle grandi imprese. Questo 1% – fa rilevare Joseph Stiglitz – ha condizioni e stili di vita (dimore, beni, cure, scuole, dotazioni, tecnologie) che lo tiene distante e persino inconsapevole delle carenze nelle infrastrutture civili, nei servizi e nell’istruzione del resto della popolazione. A Detroit il 47% degli abitanti è analfabeta, il 20% dei giovani americani è disoccupato, un adulto su 6 ha un lavoro precario e un cittadino su 7 ha bisogno di tessere alimentari. Il mercato del lavoro globale ha messo in concorrenza le forze di lavoro locali con quelle a basso costo di paesi lontani. E il sindacato non ha contrastato questa concorrenza perché nei tre ultimi decenni in cui cresceva il potere delle élites economiche veniva anche declinando la rappresentanza sindacale, soprattutto nel settore privato. Infatti il sindacato è presente in meno del 7% delle aziende private e nel 12-15% di quelle statali federali. (…) L’attuale distanza tra élites e masse negli Stati Uniti non ha precedenti: bisogna andare molto indietro nella storia europea per trovare qualcosa di simile, mentre il senso comune corrente vuole che gli uomini dell’economia rappresentino il potere del futuro”” (pag 100-101)]”,”TEOS-274″ “DI-LEO Rita”,”Il modello di Stalin. Il rapporto tra politica ed economia nel socialismo realizzato.”,”Rita Di-Leo, ha partecipato alla fondazione di ‘Quaderni Rossi’ e di ‘Classe operaia’. Ha pubblicato: ‘I braccianti non servono’ (Torino, 1962), ‘Operai e fabbrica in Unione Sovietica’ (Bari, 1973). Insegna economia dei paesi socialisti all’Istituto Universitario Orientale di Napoli (1977). Lenin. “”«L’anno scorso abbiamo dimostrato in modo lampante che non sappiamo dirigere l’economia» (1). Ad un anno dalla scelta della Nuova politica economica, il commento di Lenin, nel suo rapporto all’XI Congresso del partito bolscevico, era pessimista senza mezzi termini. La competizione con il capitale privato, intrapresa con la Nep, aveva visto infatti i comunisti perdenti perché incapaci di trasformarsi da rivoluzionari in amministratori, imprenditori, commercianti. Eppure, sottolineava Lenin, questa competizione era un compito assolutamente improrogabile. «Ecco il nocciolo della Nuova politica economica, tutta la sostanza – ne sono convinto – della politica del partito» (2). Dunque il problema che Lenin poneva al congresso come prioritario era quello di imparare a dirigere l’economia, a fare meglio del capitalista. Ma le sue speranze di successo erano scarse. “”E qui bisogna formulare chiaramente una domanda: in che cosa consiste la nostra forza e che cosa ci manca? Di potere politico ne abbiamo assolutamente a sufficienza (…). La forza economica che si trova nelle mani dello Stato proletario in Russia è assolutamente sufficiente per garantire il passaggio al comunismo. Che cosa manca allora? E’ chiaro: manca la cultura fra i comunisti che hanno funzioni dirigenti”” (3). Inoltre i comunisti “”sono una goccia d’acqua nel mare del popolo””, e l’idea di costruire la società comunista con le mani dei comunisti è assolutamente puerile””; quindi “”potremo dirigere l’economia soltanto se i comunisti sapranno costruire questa economia con le mani altrui, e nello stesso tempo impareranno dalla borghesia e le faranno seguire il cammino voluto”” (4). Queste citazioni sono tratte dal rapporto al congresso del 1922. (…) Le citazioni più sopra riportate mettono in dubbio l’interpretazione, che viene da più parti (7), di una ‘Nep’ leninista,diversa, altra rispetto all’impostazione poi seguita dai successori. La Nep leninista sarebbe insomma stata un audace esperimento per cui gli operai, benché forza politica dominante, dovevano tornare ad essere subalterni al capitale come meccanismo di produzione ma, dall’interno del sistema capitalistico, dovevano sperimentare un suo possibile superamento. Con la Nep, Lenin avrebbe teso in definitiva a creare la prima occasione storica perché il rapporto di produzione capitalistico fosse politicamente rovesciato: non più lavoro politicamente contrapposto al capitale e materialmente subordinato ad esso, ma esattamente il contrario, secondo una dinamica politica nuova, tutta da scoprire. Questa definizione della Nep leninista si appoggia su una serie di citazioni altrettanto puntuali delle precedenti (8). Ma qui non si tratta di scegliere qual è la più corretta. Piuttosto, c’è da puntualizzare il passaggio di Lenin dalle primitive illusioni sull’iniziativa Nep alla dura realtà emergente nel discorso al congresso. Lenin deplorava che i comunisti, essendo incolti, non sapessero dirigere l’economia, sostituirsi ai capitalisti, e fossero costretti, nella fase di apprendistato, ad appoggiarsi agli specialisti borghesi. Un’esortazione più volte ripetuta riguardava perciò l’esigenza di “”costruire il comunismo con mani non comuniste, [di] saper fare praticamente ciò che è necessario nel campo economico””. Non vi erano dunque due compiti distinti e qualitativamente diversi per il partito al potere; al contrario, chi esercitava questo potere doveva impegnarsi con tutte le forze ad imparare a gestire ‘anche’ l’economia. L’essenziale non stava più nella politica, aggiungeva Lenin, ma nella scelta di uomini capaci di far funzionare lo Stato e l’economia. Lo scopo immediato era di ottenere credibilità e dopo cinque anni di promesse, irrideva ormai ai decreti bolscevichi. L’isolamento politico era infatti il rischio maggiore: “”Nella massa del popolo noi siamo come una goccia nel mare e possiamo esercitare il potere soltanto quando sappiamo esprimere giustamente ciò di cui il popolo ha coscienza. Diversamente il partito comunista non guiderà il proletariato, e il proletariato non guiderà le masse al suo seguito, e tutta la macchina andrà in pezzi”” (9). Dopo la morte di Lenin, l’immagine della macchina del potere in pezzi perseguiterà il gruppo dirigente bolscevico, soprattutto quando nel periodo Nep le spinte pluraliste provenienti dagli ambienti dell’economia e della cultura arriveranno a prospettare una gestione del potere diversa da quella leninista”” [Rita Di Leo, ‘Il modello di Stalin. Il rapporto tra politica ed economia nel socialismo realizzato’, Milano, 1977] [(1) V.I. Lenin, ‘Opere’, vol. XXXIII, Editori Riuniti, Roma, 1976, p. 248; (2) Ivi, p. 249; (3), Ivi, p. 261; (4) Ivi, p. 264; (5) Una definizione del capitalismo come groviglio di contraddizioni viene ovviamente dall’approccio marxiano: dalla connotazione più celebre – la contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione, a quelle del Libro I e del Libro III del ‘Capitale’ che spiegano la crisi del sistema capitalistico. Ma ad ispirare è piuttosto la versione socialdemocratico- secondinternazionalista della crisi e del crollo capitalistico, invece di una riflessione aggiornata sui testi classici. Su quanto grande sia la divaricazione tra il Marx delle crisi secondo l’ortodossia, e Marx, vedi M. Tronti, ‘Le due transizioni’, in ‘Sull’autonomia del politico’, Feltrinelli, Milano, 1976; (6) Per il XII e il XIII Congresso, 1923 e 1924, vedi KPSS v. resoljucijach’ (Kommunisticeskaja partia Sovet’skogo Sojuza v resoljucijach i resenijach s’ezdov, Konferencij i plenumov CK), Moskva 1970, vol. II; (7) Vedi ad esempio: R. Di Leo, ‘Operai e sistema sovietico’, Laterza, Bari, 1970; (8) Nelle conclusioni del rapporto politico all’XI Congresso, dopo aver fatto il bilancio sul primo anno d’esperienza Nep, Lenin affermava: “”Innanzi tutto a proposito del capitalismo di Stato. ‘Il capitalismo di Stato è capitalismo – ha detto Preobrazenski – ed è soltanto così che lo si può e lo si deve intendere’. Io sostengo che ciò significa essere scolastici. Nessuno finora, nella storia dell’umanità, ha potuto scrivere un libro simile sul capitalismo, poiché è la prima volta adesso che noi viviamo questa cosa. Finora, libri appena un po’ sensati sul capitalismo di Stato sono stati scritti nel presupposto e nell’ipotesi che il capitalismo di Stato fosse capitalismo. Adesso le cose vanno in modo diverso, e nessun Marx e nessun marxista potevano prevederlo. E non si deve guardare indietro. Se voi vi mettete a scrivere di storia, lo farete a meraviglia; ma se vi mettete a scrivere un manuale, direte che il capitalismo di Stato è un capitalismo a tal punto un capitalismo inatteso, un capitalismo che nessuno aveva assolutamente previsto, poiché nessuno poteva prevedere che il proletariato avrebbe conseguito il potere in un paese tra i meno sviluppati e avrebbe cercato dapprima di organizzare una grande produzione e la distribuzione per i contadini, per poi, non essendo venuto a capo di questo compito a causa delle condizioni culturali, far partecipare il capitalismo alla sua opera”” ‘Opere’, vol., cit., p. 281; (9) Ivi, p. 276] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 15-17-19)”,”STAS-071″
“DI-LEO Rita”,”L’economia sovietica tra crisi e riforme (1965-1982).”,”Rita Di Leo, nata a Roma, insegna Istituzioni politiche e sociali dell’Europa Orientale e Sistemi economici comparati nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove dirige l’Osservatorio sull’Urss e sull’Europa orientale. Tra le sue pubblicazioni, Il modello di Stalin.”,”RUSU-090-FL”
“DI-LEO Rita”,”Operai e sistema sovietico.”,”Rita Di Leo, nata a Roma nel 1940, insegna Istituzioni politiche e sociali dell’Europa Orientale e Sistemi economici comparati nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove dirige l’Osservatorio sull’Urss e sull’Europa orientale. Tra le sue pubblicazioni, Il modello di Stalin. Ha partecipato alla fondazione di Quaderni Rossi e Classe operaia.”,”RUSU-141-FL”
“DILETTI Mattia”,”I think tank.”,”Mattia Diletti, dopo aver lavorato nella Georgetown University di Washington, svolge attività di ricerca nell’Università di Teramo e nell’Osservatorio GeopEC-Crs. E’ autore di “”Come cambia l’America. Politica e società ai tempi di Obama”” (con M. Mazzonis e M. Toaldo, Edizioni dell’Asino, 2009)”,”TEOP-297″
“DILIGENT Victor”,”Que es la sindicacion obrera? Sus principios. Su orientación. Sus consecuencias. Tomo I.”,”””La teoria più nuova che assimila il contratto di salario a un contratto di vendita, è allo stesso modo rifiutata dai cattolici sociali. A parte la questione della dignità dei lavoratori, contro di essa ci sono argomenti di ordine giuridico che non sembrano privi di forza.”” (pag 133)”,”SIND-064″
“DILIGENTI Emilio POZZI Alfredo”,”La Brianza in un secolo di storia d’ Italia, 1848-1945.”,”Emilio Giovanni DILIGENTI è stato assessore della Provincia di Milano e Presidente dell’ ANPI. POZZI è un giornalista.”,”ITAG-049″
“DILIGENTI Emilio POZZI Alfredo”,”La Brianza in un secolo di storia d’ Italia, 1848-1945.”,”Capitolo XIII. Cattolici, socialisti e la guerra, 1915-1918 [Politica estera alla villa Traversi; La crisi economica del 1913-1914; Leghe e bianche al Primo maggio; Lotte contadine e operaie nel periodo bellico; Il conflitto e l’agitazione socialista; Riboldi internazionalista] Capitolo XIV. Il Ppi, il Pcd’I, l’occupazione delle fabbriche. [Lutti e miserie del dopoguerra; Elezioni del 1919: l’86,7% ai due partiti di massa; «Affitto a denaro» e sviluppo della proprietà contadina; Lotte per i salari e disdette nella campagne; Il riflusso dell’ «ondata rossa»; Gramsci e la «mozione Riboldi»; Le tendenze dei primi comunisti brianzoli] Capitolo XV. In Brianza il fascismo segna il passo [La «battaglia delle disdette»; Resistenze alla riduzione dei salari; I Gavazzi chiamano le «squadre antisciopero»; 1922: comitato unico antifascista a Desio; Le leghe bianche contro lo «sciopero legalitario»; Da Milano bande armate a Monza; La crisi del Psi e le elezioni monzesi del 1923; Iniziative intimidatorie e azioni punitive; I fascisti chiedono la collaborazione dei popolari] Capitolo XVI. Sconfitta fascista alle elezioni del 1924 (…)”,”MITT-003-FP”
“DI-LISA Mauro”,”Strumento e macchina nel «Manoscritto 1861-1863» di Marx.”,”A proposito della pubblicazione del volume curato da P. Bolchini, K. Marx, ‘Capitale e tecnologia’, Editori Riuniti, 1980 “”Se queste mie schematiche considerazioni non sono state del tutto inutili, non dovrebbe risultare casuale che Marx affermi nei ‘Grundrisse’: «Qui lo sviluppo del macchinario non va esaminato nel dettaglio, ma solo sotto l’aspetto generale; in quanto nel ‘capitale fisso’ il ‘mezzo di lavoro’, dal suo lato materiale, perde la sua forma immediata e si contrappone materialmente come ‘capitale’ all’operaio» (27). Accordato il giusto rilievo a questa limitazione, possiamo rintracciare dei tentativi, appena accennati, di entrare «nel dettaglio». Così, dopo aver osservato che «analisi e applicazione di leggi meccaniche e chimiche derivanti direttamente dalla scienza» sono alla base della produzione mediante macchine nella grande industria, Marx, soggiunge: «Ma non è questa la via per cui è sorto il macchinario nel suo insieme, e men che meno la via per cui esso si sviluppa in dettaglio. Questa via è l’analisi – attraverso la divisione del lavoro -, che già trasforma sempre più in operazioni meccaniche le operazioni degli operai, cosicché a un certo punto il meccanismo può prendere il loro posto» (28). L’esigenza di distinguere tra un’infanzia e una maturità nello sviluppo del macchinario – l’intuizione che solo in una fase relativamente tarda l’innovazione muove dall’applicazione in un sapere formalizzato – uscirà rafforzata anche dai suoi successivi incontri di Marx con la storia della tecnica e dell’organizzazione materiale della produzione. I ‘Grundrisse’, però, si scontrano con la difficoltà di spiegare il passaggio dalla divisione manifatturiera del lavoro alla divisione del lavoro tipica della fabbrica capitalistica. La difficoltà viene aggirata – l’interesse essendo centrato sull’esito conclusivo, non sulle tappe che lo precedono – ricorrendo ad un dispositivo teorico (la meccanizzazione delle operazioni nella manifattura) che in seguito lo stesso Marx si incaricherà di disinnescare. Più fecondo è l’accento alle metamorfosi del mezzo di lavoro (29), da cui Marx trae lo spunto per un’analisi magistrale delle trasformazioni del modo di produzione: «Da nessun punto di vista la macchina si presenta come mezzo di lavoro del singolo operaio. La sua differentia specifica non è affatto, come nel mezzo di lavoro, di mediare l’attività dell’operaio nei confronti dell’oggetto; piuttosto quest’attività è posta in modo tale da mediare ormai soltanto il lavoro della macchina, la sua azione sulla materia prima – da sorvegliarlo e da preservarlo dalle interferenze» (30); l’uomo «si sposta accanto al processo produttivo invece di esserne l’agente principale» (31)”” (pag 87-88)”,”MADS-002-FB”
“DI-LISA Mauro”,”Antinomia del capitalismo e ruolo dello Stato in Marx.”,”Concetto di antinomia (in particolare nel manoscritto del 1861-63) “”L’uso marxiano del concetto di antinomia è certamente …. finire (pag 154-156)”,”MADS-020-FGB”
“DILLARD Dudley”,”La teoria economica de John Maynard Keynes. Teoria de una economia monetaria.”,”DILLARD Dudley professore di economia dell’ Università del Maryland (USA). “”Cosa dimostra l’ esperienza rispetto alla validità della tesi di Keynes che le opere pubbliche finanziate attraverso i prestiti aumenteranno l’ impiego in tempo di depressione, e qual è l’ interpretazione di Keynes di questa esperienza? (…) La maggior prova per la tesi di Keynes è l’ esperienza degli Stati Uniti tra il 1933 e il 1945. Durante la depressione del decennio del 1930, il Governo conservatore della Gran Bretagna respinse la filosofia del costo, mentre il New Deal negli Stati Uniti adottò la filosofia generale di Keynes. Lo sviluppo economico degli Stati Uniti tra il 1929 e il 1945 può essere riassunto brevemente a grandi scaglioni, come segue. La grande depressione che cominciò nel 1929 raggiunse il suo punto più basso nell’ inverno del 1932; seguì un’ espansione rapida tra il 1933 e il 1937; nel 1937, con circa 8 milioni di disoccupati tuttavia, si ebbe un forte arretramento; nel 1938 cominciò nuovamente l’ espansione e continuò nel periodo del riarmo, che cominciò nel 1940, periodo che sboccò nella enorme espansione della guerra che portò la produzione e l’ occupazione negli Stati Uniti a un livello così elevato nella rendita, la produzione e l’ impiego””. (pag 129-130)”,”ECOT-103″
“DILLON Michael”,”Xinjiang. China ‘s Muslim Far Northwest.”,”””Le organizzazioni pro-indipendenza nello Xinjiang dichiararono che tra l’ aprile e il giugno 1996, 4000 talibs, studenti dell’ Islam, furono arrestati e spediti fuori della regione in campi di prigionia a Qinghai””.”,”CINx-162″
“DILLON Dorothy”,”International communism and Latin America. Perspectives and Prospect.”,”””Representatives of Latin American Communist parties present at the Comintern Congress responded to the thoughts of their European colleagues, Fernando Lacerda, a delegate from Brazil, corrected Bukharin’s remarks to the effect that the Communist movement had now gripped Latin America for the first time. “”Not the Communist movement has manifested itself for the first time in Latin America””, declared Lacerda, “”but rather the Communist International has for the first time taken an interest in the Communist Movement of Latin America. In Mexico, Brazil, Argentina, Uruguay, Chile, and Guatemala, our Communist Parties have been in existence since 1920, that is, almost since the founding of the Communist International. Yet it is only now that the Communist International is beginning to take up questione relating to Latin-America. We hope that the Comintern is not going to relinquish its attention and that it will help us in developing our Communist Parties, which are still small today, into real mass parties”” (9). Communist leaders from other Latin American countries voiced similar sentiments”” (pag 4-5) [IPC, International Press Correspondence, VIII, 46 (Aug. 8, 1928), 819]”,”INTT-335″
“DILTHEY Wilhelm LORENZ Ottokar; a cura di Maurizio MARTIRANO”,”I principi della storiografia di Friedrich Christoph Schlosser. Friedrich Christoph Schlosser, di Wilhelm Dilthey; La storiografia filosofica. Friedrich Christoph Schlosser, di Ottokar Lorenz.”,”SCHLOSSER è lo storico del liberalismo tedesco. Con lui la storia penetrò nel campo di battaglia dei partiti. In vita subì attacchi da parte di von SYBEL. Ammirazione gli mostrarono i suoi allievi GERVINUS e HÄUSSER. SCHLOSSER è morto nel 1861.”,”STOx-067″
“DILTHEY Guglielmo”,”L’analisi dell’uomo e la intuizione della natura dal Rinascimento al secolo XVIII. Volume I.”,”La guerra dei contadini in Germania. “”Quale capovolgimento delle idee tradizionali in ogni parte del paese tedesco! Ecco il Carlostadio, lottatore infaticabile contro la nuova teologia luterana che s’andava formando e contro il miracolo luterano della eucaristia, confusionario, geniale, pieno di zelo contro il troppo più forte Lutero: già dal 1520 gli sembrava dubbio che i libri di Mosè dovessero realmente attribuirsi a lui e che gli Evangeli ci sieno giunti realmente nella loro forma genuina; nel 1521 consigliò agli studenti di Vittemberga di disertare le lezioni e andare a lavorar la terra col sudore del loro volto, come un Rousseau o un Tolstoi; e più tardi gettò via i suoi paramenti sacerdotali e lo si vide rigare vestito da contadino. Ecco Münzer, uomo di violenza anarchica: anche egli sosteneva contro Lutero la mistica, la vita apostolica con la comunione di beni, ma il nuovo regno della pace egli voleva fondarlo col ferro e col sangue. Nello scritto contro «la carne che se la vive mollemente a Vittemberga» egli assale Lutero nel suo punto più debole, rimproverandogli l’autodenigrazione contenuta nel dogma dei peccati e della volontà non libera; e beffeggia i nuovi artifici logici tendenti a tener soggetto il povero popolo mediante passi biblici intorno ai diritti divini dei sovrani”” (pag 103)”,”FILx-278-FF”
“DILTHEY Wilhelm, a cura di Gian Antonio DE-TONI”,”Introduzione alle scienze dello spirito. Ricerca di una fondazione per lo studio della società e della storia.”,”Wilhelm Dilthey (Wiesbaden nel sobborgo di Biebrich, 19 novembre 1833 – Siusi allo Sciliar, 1º ottobre 1911) è stato un filosofo e psicologo tedesco, rappresentante principale di un indirizzo filosofico post-hegeliano della seconda metà del XIX e inizio del XX secolo, che cerca di adoperare le categorie trascendentali di Kant nei campi delle scienze dello spirito, ossia delle scienze umane, Geisteswissenschaften, nonché delle scienze storiche compiendo una Critica della ragione storica, aprendo anche la strada di una «filosofia delle visioni del mondo» Weltanschauungsphilosophie, cioè una critica storica della ragione. (wikip) Pensiero e opere (wikip) È stato il fondatore dello storicismo tedesco. Nella sua prima opera “”Introduzione alle scienze dello spirito”” delineò le differenze dell’oggetto di indagine delle scienze dello spirito rispetto a quello delle scienze naturali. Riafferma l’importanza della storicità nella scoperta dell’influenza delle cause sociali sulla formazione dell’uomo e del mondo, e sostiene il primato e l’autonomia dei fatti nella storia. Diversamente dalle scienze naturali, che tendono a rivelare le uniformità del mondo grazie al loro oggetto che è esterno all’uomo e viene compreso attraverso la spiegazione di un fenomeno, le scienze dello spirito tendono a vedere l’universale nel particolare indagando all’interno dell’uomo, esse comprendono un fenomeno. Nell’opera “”Il contributo allo studio dell’individualità””, Dilthey definisce che l’oggetto del comprendere è l’individualità, che viene studiata attraverso l’utilizzo dei tipi e delle loro relazioni interne.”,”FILx-282-FF”
“DI-MAGGIO Marco MASTROLILLO Gabriele a cura; saggi di Serge WOLIKOW Guida SAMARANI e Sofia GRAZIANI Giuseppe MOTTA Alexander HÖBEL Alexander Gianluca FIOCCO Gabriele SIRACUSANO Marco DI-MAGGIO e Sebastiano USAI Paola LO-CASCIO Corentin LAHU Gabriele MASTROLILLO Ettore COSTA Brigitte STUDER Jean VIGREUX Maria Grazia MERIGGI Luca GORGOLINI Luca KOCCI Giorgia SPOSINI”,”L’ Internazionale Comunista come network globale (1919-1943).”,”Pubblicato 14.7.2022 pdf I saggi pubblicati sono in tre lingue (italiano, francese, inglese) Tra i vari saggi: – Guido Samarani e Sofia Graziani, ‘Il Partito comunista cinese e il Comintern (1921-1927)’ (pag 29-46) – Giuseppe Motta, ‘La questione nazionale in Europa centro-orientale’ (pag 47-68) – Alexander Höbel, ‘Il Comintern e l’Europa occidentale (1919-1935)’ (pag 69-90) – Gabriele Mastrolillo, ‘The Comintern seen by International Trotskyist Movement’ (pag 205-222) – Jean Vigreux, ‘Le Komintern et les paysans’ (pag 263-284) – Maria Grazia Meriggi, ‘L’internazionale sindacale rossa e le sezioni nazionali: fra centralizzazione e autonomia’ (pag 285-306) – Luca Gorgolini, ‘Il Comintern, l’Internazionale Giovanile Comunista e la FGCD’I (1919-1926)’ (pag 307-332)”,”INTT-356″
“DI-MAJO Alberto”,”Grillo for president. Che cos’è, da dove viene e cosa vuole veramente il MoVimento 5 Stelle.”,”DI-MAJO Alberto (1976) giornalista, è attualmente responsabile del servizio politico de ‘Il Tempo’. Laureato in filosofia, ha un suo blog e ha già scritto: ‘Andate a lavorare! I mille coloriti insulti degli italiani contro i politici’ (Scipioni, 2012).”,”ITAP-174″
“DI-MARCO Michele a cura; scritti di COMENIO LOCKE ROUSSEAU KANT PESTALOZZI FROEBEL LAMBRUSCHINI GABELLI LOMBARDO-RADICE FERRIERE DEWEY MARITAIN HESSEN MAKARENKO”,”Educazione scuola e società. Antologia di scritti pedagogici.”,”Comenio (1592-1670) riformatore educatore ceco nato in Moravia.Studiò a Herborn e poi a Heidelberg, divenne rettore della Moravian School of Prerau e minister al Fulnek, ma perse tutta la sua proprietà e biblioteca nel 1621, quando la città fu presa dagli Imperiali. Spostatosi a Lissa in Polonia qui scrisse la sua Didactica Magna e altre opere. Scritti di COMENIO LOCKE ROUSSEAU KANT PESTALOZZI FROEBEL LAMBRUSCHINI GABELLI LOMBARDO-RADICE FERRIERE DEWEY MARITAIN HESSEN MAKARENKO “”La gita è un elemento insostituibile per la formazione del gusto scientifico.”” (pag 276) “”Il lavoro manuale come mezzo educativo””. (pag 357) “”I vantaggi che il lavoro arreca allo sviluppo del corpo, della psiche, del senso morale e sociale””. (pag 358)”,”GIOx-035″
“DI-MARCO Giuseppe Antonio”,”Dalla soggezione all’emancipazione umana. Proletariato, individuo sociale, libera individualità in Karl Marx.”,”DI-MARCO Giuseppe A. insegna filosofia della storia all’Università Federico II di Napoli. E’ autore delle monografie: ‘Marx, Nietzsche, Weber. Gli ideali ascetici tra critica genealogia comprensione’ (1984), ‘Thomas Hobbes nel decisionismo giuridico di Carl Schmitt’ (1999), ‘Studi su Max Weber’ (2003). “”Così, la teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto conferma quanto detto da Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’: “”L’operaio diventa tanto più povero quanto maggiore è la ricchezza che produce, quanto più la sua produzione cresce di potenza e di estensione”” (K. Marx F. Engels, Werke. Erster Teil, 1973 trad. it. N. Bobbio, Manoscritti economico-filosofici del 1844, 1969). Perciò, sotto il dominio del capitale l’enorme ricchezza è fondata sulla povertà. Ecco perché il saggio di profitto scende, è inversamente proporzionale al saggio di sfruttamento, che invece sale””. [Giuseppe Antonio Di Marco, Dalla soggezione all’emancipazione umana. Proletariato, individuo sociale, libera individualità in Karl Marx, 2005) (pag 85-86) “”Le macchine si presentano così come la forma pià adeguata del capitale fisso, e il capitale fisso, se si considera il capitale nella relazione con se stesso, come la forma più adeguata del capitale in generale”” (Marx, Grundrisse). Ecco a questo punto la contraddizione: “”il capitale fisso è inchiodato alla sua esistenza di valore d’uso determinato””, essendo le macchine qui solo il valore d’uso del capitale riferito a se stesso.”” (pag 65)”,”MADS-560″
“DI-MEO Antonio”,”Storia della chimica.”,”DI MEO è professore a contratto di storia della scienza e della tecnica all’ Università di Macerata.”,”SCIx-229-FL”
“DI-MICHELE Vincenzo”,”Alla ricerca dei dispersi in guerra. Dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie.”,”‘Dal Don a Nikolaevka, da Tobruk al fronte jugoslavo fino a Cefalonia, non c’è solo la storia dell’autore, ma anche quella di tante altre famiglie che hanno raccontato le loro vicende e le problematiche affrontate durante la ricerca del proprio caro disperso in guerra. Migliaia e migliaia di ragazzi mandati a combattere in guerra si salvarono grazie all’aiuto della popolazione locale e altri, come gli alpini in Russia, si avventurarono in una dolorosa ritirata. Moltissimi soldati però morirono nei campi di concentramento. Da Suzdal a Tambov, da Micurinsk a Nekrilovo, da Oranki a Krinovaja, fino ai campi di prigionia di Tashkent e Pakta Aral nelle regioni del Kazakistan e Uzbekistan, vengono narrate attraverso le testimonianze dei reduci le sofferenze patite dai prigionieri italiani nei lager sovietici’. Vincenzo Michele (1962) ha pubblicato pure ‘Io prigioniero in Russia’, ‘Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso’ e altri volumi. ‘Nel 1945 appena terminata la guerra, le mogli, in cerca dei loro mariti dapprima si accalcarono speranzose alle stazioni dei treni con al seguito figli e foto in mano. Poi, in preda alla disperazione, rovistarono elenchi, fecero il giro delle parrocchie e diffusero voci a chiunque pur di avere qualche notizia. Purtroppo non si presentò nessuno se non degli impostori che specularono sulle loro disgrazie'”,”QMIS-346″
“DIMITRI Francesco”,”Comunismo magico. Leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale.”,”Francesco Dimitri (Manduria, 1981) vive a Roma dal 1999, dove studia Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza. Collabora con l’Osservatorio Corpo e Società e si occupa di magia, ufologia, yematiche antropologiche e cultura pop. É coautore del libro Dies Iraq e sceneggiatore del Colossaeum Comics Group.”,”RUSS-049-FL”
“DIMITROV Gheorghi”,”Il processo di Lipsia.”,”DIMITROV, Georgj Michailovic (Radomir, Sofia 1882 – Mosca 1949), leader comunista bulgaro. Operaio tipografo, divenne membro del comitato centrale del Partito operaio comunista nel 1909. Nel 1923, dopo il fallimento di un’insurrezione comunista da lui organizzata, fu costretto a lasciare il paese. Arrestato a Berlino con l’accusa di complicità nell’ incendio del Reichstag (1933), si guadagnò una grande notorietà a livello mondiale grazie alla sua abile difesa, nella quale accusò il regime nazista di aver organizzato l’incendio e il processo per scopi politici. Assolto, Dimitrov si stabilì in Unione Sovietica. Fu segretario generale (1935-1940) del Comintern e membro (1937-1945) del Soviet Supremo dell’ URSS. Nel 1946 divenne primo ministro della Repubblica popolare di Bulgaria e mantenne la carica fino alla morte. Nel 1947 fu tra i fondatori del Cominform. (ENC) “”Dimitrov, Georgj Michailovic,”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”GERN-022 TEMx-008″
“DIMITROV Gheorghi”,”Lettres notes et documents datant de ma detention et du proces de Leipzig.”,”1921, Dimitrov, accompagna Kabacev (personalità eminente, nominato dall’internazionale Comunista come proprio delegato al congresso del partito socialista italiano), assiste alla scissione della frazione di sinistra (Gramsci-Bordiga) e alla fondazione del Partito Comunista d’Italia (Teatro S. Marco 21 Gennaio 1921). (da cronologia a lato)”,”GERN-085″
“DIMITROV Giorgio M.”,”La Terza Internazionale.”,”””Il fascismo non è una forma di potere statale, la quale, come ha per esempio affermato Otto Bauer, “”sta al disopra di ambedue le classi, quella del proletariato e quella della borghesia””. Non è, come afferma il socialista inglese Breylsford, “”la piccola borghesia insorta, che si è impadronita della macchina dello Stato””. No. Il fascismo non è un potere al di sopra delle classi, come non è il potere della piccola borghesia o del “”lumpen-proletariat”” sul capitale finanziario. Il fascismo è il potere dello stesso capitale finanziario. E’ l’ organizzazione del terrore contro la classe operaia e contro la parte rivoluzionaria dei contadini e degli intellettuali””. (pag 3-4)”,”INTT-187″
“DIMITROV Georgi, a cura di Silvio PONS”,”Diario. Gli anni di Mosca (1934-1945).”,”DIMITROV (1882-1949) nel 1919 fu tra i fondatori del Partito comunista bulgaro. Diresse a Berlino dal 1929 al 1933 l’ Ufficio del Comintern per l’ Europa Occidentale. Arrestato nel marzo 1933 con l’ accusa di aver organizzato l’ incendio del Reichstag si difese al processo di Lipsia diventando un simbolo dell’ antifascismo. Dal febbraio 1934 fu a Mosca, dove divenne segretario generale del Comintern dal 1935 al 1943. Dopo lo scioglimento del Comintern fu leader della Bulgaria ‘socialista’. “”22 giugno 1941. – Alle 7 di mattina mi hanno chiamato con urgenza dal Cremlino. – La Germania ha attaccato l’ URSS. E’ iniziata la guerra. – Nel gabinetto incontro Poskrebysev, Timosenko, Kuznecov, Mechlis (di nuovo in uniforme militare), Beria (che dà per telefono varie disposizioni). – Nel gabinetto di Stalin si trovano Molotov, Vorosilov, Kaganovic, Malenkov. – Stalin rivolto a me: Ci hanno attaccato senza avanzare alcuna pretesa, senza esigere alcuna trattativa, ci hanno attaccato vigliaccamente, come banditi. (…) – Sorprendente calma, fermezza, sicurezza in Stalin e in tutti gli altri.”” (pag 320)”,”RUST-106″
“DIMITROV ERCOLI (TOGLIATTI) KRUPSKAIA FISCHER PONOMAREW”,”Il complotto contro la rivoluzione russa. Gli insegnamenti del processo di Mosca contro il centro terrorista di Trotsky e Zinoviev.”,”Il linguaggio dello stalinismo: “”Trotsky, Zinoviev, Kamenev, e tutta la loro banda di assassini, hanno agito di concerto con il fascismo tedesco, hanno concluso, un’ alleanza con la Gestapo. Ecco perché il paese è stato così unanime nel reclamare la fucilazione di questi cani arrabbiati.”” (pag 80) Pagine e pagine contro Bauer: “”Otto Bauer dichiara, che mai lo Zinoviev gli riuscì simpatico, e non nutrì mai nessuna simpatia per la politica attuale di Trotsky. E così prosegue: “”Ma, qualunque sia il nostro sentimento circa gli uomini che Stalin voleva distruggere con questo processo e che, per quanto ha potuto, ha moralmente spezzati, e fisicamente rovinati, come è possibile che noi crediamo in realtà questi uomini capaci di aver commesso i delitti dei quali vengono accusati?””. E di retorica in retorica, questo tema è svolto e ripetuto fino alle seguenti parole: “”Dove sono le prove di questa condanna inaudita? Le uniche prove concrete risiedono soltanto ed esclusivamente nelle confessioni degli accusati (…)””””. (pag 88)”,”RUSS-181″
“DIMITROV Georges”,”Au procès de Leipzig. – Le grand lutteur prolétarien’ par André Marty.”,”””Dalle prime udienze, il processo ha portato al mondo tre rivelazioni: 1. Ha rivelato il coraggio calmo di un comunista. Con la sua argomentazione, Dimitrov ha demolito giorno per giorno la macchinazione poliziesca e messo in fuga Goering! (…) 2. Lipsia ha mostrato quale deve essere l’ atteggiamento di un comunista di fronte ai giudici di classe. Dimitrov si è difeso, senza compromessi e senza furfanterie, senza collorcarsi una sola volta sul terreno personale. Ha difeso il Comunismo, l’ Internazionale Comunista. (…) 3. Ancor più, Dimitrov ha utilizzato il tribunale fascista come tribuna per rivolgersi agli operai e ai popoli del mondo intero.”” (pag 50)”,”MGEK-083″
“DIMITROV Georgi (DIMITROFF)”,”Über die Gewerkschaften.”,”Sulla neutralità dei sindacati. “”Die Neutralität der Gewerkschaften war immer eine rein bürgerliche Idee. Under der Maske der politischen Neutralität bemühten sich die Bourgeoisie und ihre Agenten in der Arbeiterbewegung (die “”weitherzigen”” Sozialisten und alle möglichen “”Arbeiterfreunde”” und Sozialreformatoren), die Arbeitergewerkschaften vom Klassenkampf des Proletariats abzubringen und sie in Werkzeuge zur Aufrechterhaltung der Herrschaft des Kapitalismus zu verwandeln. In Wirklichkeit waren die Arbeitergewerkschaften ‘niemals’ und ‘in keinem Lande’ neutral’. (pag 113)”,”INTT-217″
“DIMITROV Giorgio”,”Dal fronte antifascista alla democrazia popolare.”,”‘La socialdemocrazia ha così aperto la strada al fascismo…’ (pag 15) Dono di Zucchiati”,”RUST-159″
“DIMITROV Giorgio”,”Il processo di Lipsia.”,”DIMITROV, Georgj Michailovic (Radomir, Sofia 1882 – Mosca 1949), leader comunista bulgaro. Operaio tipografo, divenne membro del comitato centrale del Partito operaio comunista nel 1909. Nel 1923, dopo il fallimento di un’insurrezione comunista da lui organizzata, fu costretto a lasciare il paese. Arrestato a Berlino con l’accusa di complicità nell’ incendio del Reichstag (1933), si guadagnò una grande notorietà a livello mondiale grazie alla sua abile difesa, nella quale accusò il regime nazista di aver organizzato l’incendio e il processo per scopi politici. Assolto, Dimitrov si stabilì in Unione Sovietica. Fu segretario generale (1935-1940) del Comintern e membro (1937-1945) del Soviet Supremo dell’ URSS. Nel 1946 divenne primo ministro della Repubblica popolare di Bulgaria e mantenne la carica fino alla morte. Nel 1947 fu tra i fondatori del Cominform. (ENC) “”Dimitrov, Georgj Michailovic,”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”GERN-010-FV”
“DI-MONACO Roberto”,”Produttività e retribuzione variabile nelle aziende di credito. Applicazione dell’articolo 45 del nuovo contratto simulazioni sui dati di bilancio 1982-1989 e previsioni.”,”Il dottor Roberto Di Monaco è ricercatore presso l’Ires, Istituto di ricerche economiche e sociali Lucia Morosini di Torino.”,”SIND-021-FL”
“DIMSDALE Thomas J.”,”I giustizieri del Far West. Un resoconto esatto e imparziale della caccia, processo, cattura ed esecuzione capitale della banda di Henry Plummer, unitamente alla cronaca della vita e dei delitti di molti criminali e ‘desperados’, il tutto disseminato di scene di vita negli accampamenti dei cercatori d’ oro del Far West; essendo questa l’ unica opera degna di fede sull’ argomento mai presentata finora al pubblico.”,”Il professor DIMSDALE era un colto e stimato cittadino inglese, ex-allievo di Oxford, giunto in Virginia City dal Canada nell’ estate del 1863. Malato di tisi aveva raggiunto le montagne nella speranza della guarigione. Divenne sopraintendente alla pubblica istruzione e primo direttore del Montana Post il primo quotidiano di una certa importanza pubblicato nei confini del territorio. Morì nel 1866 all’ età di 35 anni compianto da tutti coloro che lo conobbero.”,”USAS-075″
“DINA Angelo STEFANELLI Renzo D’ARMENTO Vito AGOSTI RONZA Paola PRATO Roberto FRANZINA Emilio VALDEVIT Silvio SAVELLI Rodolfo REYNERI Emilio LIVORSI Franco, contributi di,”,”Contro l’ organizzazione capitalistica del lavoro.”,”responsabile Stefano MERLI”,”MITT-105″
“DI-NAPOLI Cataldo”,”L’Eurocomunismo tra storia e cronistoria.”,”DI-NAPOLI C. è nato a Caserta nel 1931 e risiede a Roma ove insegna nella scuola media (Istituto Pio XII). Ha scritto pure ‘I Meridionali al Nord Italia’”,”MEOx-087″
“DI-NAPOLI Alfredo”,”Isabella di Castiglia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alfredo Di Napoli, titolare della cattedra di Storia della Chiesa all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Bari e Cultore di Storia moderna presso l’Università del Salento, è autore di opere sulla storia europea e sul dialogo ecumenico e interreligioso.”,”SPAx-155″
“DINESEN Wilhelm”,”Paris sous la Commune.”,”W. Dinesen (1845-1895) giovane aristocratico danese, a 25 anni decide di entrare nell’esercito francese, nel momento in cui le truppe di Bismarck entrano in Francia. Il suo gusto per le cause nobili lo spinge a mettere al servizio di questo paese la sua scienza militare e il suo anti-germanesimo, erede della disastrosa ‘Guerre de Duchés’. Ferito davanti a Belfort, raggiunge Parigi il 17 marzo 1871 alla vigilia della proclamazione della Comune. Diventa così un testimone, pur se distaccato, della primavera tragica e della “”settimana di sangue””. Qualche giorno dopo la fine dei combattimenti rientra in Danimarca. Ripartirà quasi subito nel 1872 per l’America del Nord dove stabilirà relazioni amichevoli con piccole comunità di indiani, Sioux e Pawnee. Rientrato nel 1879 nel suo paese natale si impegna nell’attività letteraria e politica e viene eletto deputato nel 1892. La sua seconda figlia sarà la futura Karen Blixen. Si suiciderà nel marzo 1895. Dinesen dimostra di avere uno sguardo acuto sulla Comune, e di essere preoccupato dell’imparzialità e della verità”” (retrocopertina) Nella bibliografia cita il libro di Edmond Lepelletier, Histoire de la Commune de 1871, Paris, 1911-1913 La guardia nazionale porta fuori città i gendarmi e i poliziotti arrestati e li libera. Questi raggiungono Versailles. “”Le 18 mars, la garde nationale en capture un certain nombre (gendarme et policiers, ndr), rien que soixante sur la Butte-Montmartre; elle les garda prisonniers quelque temps jusqu’à ce qu’un beau jour le Comité, envahi par un sentiment de noblesse, fit emmener gendarmes et policiers hors de la ville et les laissa plantés là, en les prévenant que s’ils revenaient, ils seraient fusillés. Evidemment, ils se hâtèrent de rejoindre Versailles”” (pag 183)”,”MFRC-156″
“DINGELSTEDT Fjodor”,”Questioni agrarie in India.”,”DINGELSTEDT Fjodor (1897-1936?), studente in sociologia, bolscevico nel 1914, organizzatore del partito a Kronstadt, commissario durante la guerra civile, poi professore dell’ Istituto Forestale, autore di un’ opera su ‘La questione agraria in India’, membro dell’ Opposizione unificata. Espulso e deportato, parecchie volte condannato, organizzatore di uno sciopero della fame, sparisce nei campi di concentramento.”,”INDx-063″
” DINGELSTEDT F.N.”,”Introduzione a ‘La questione agraria in India’ (1928)”,”Dingelstedt era stato segretario di Trotsky durante la guerra civile (fonte Broué). “”“Literary” activity, as the Russians called it, was important. Many deportees wrote, not to pass the time, but because they finally had the chance to do so. There was for example in circulation a “Critique of the Draft Programme of the Comintern”, much admired by Trotsky, written by Dmitri Lapin [65], of whom we know nothing. We know that Sosnovsky wrote an Agrarian Policy of Centrism, Smilga a book about Conquests of the Proletariat in Year XI of the Revolution, Preobrazhensky a Sociology of the Capitalist World. We know about many works and projects: Dingelstedt [66], who had done a thesis on the land question in India, was now working on the social structures of that country; Radek had started a major biography of Lenin; Smilga was working on the theories of Bukharin and his “school”; Preobrazhensky was doing research on the medieval economy, V.B. Eltsin on the French Revolution; Vilensky-Sibiriakov [67] returned to the study of China and Boris S. Lifshitz was studying the cycles of capitalist economy.”” (Broué, fonte marxists.org) 66. [RH] F.N. Dingelstedt (1890–1938): agitator at Kronstadt in 1917, student at Institute of Red Professors, director of Leningrad Forest Institute; one of most brilliant of younger generation of Left Opposition; organised strikes and hunger strikes at Vorkuta, where he was shot in 1938. Trotsky in storia della rivoluzione russa: ‘The Vyborg Committee held meetings of thousands of workers and soldiers, which almost unanimously adopted resolutions on the necessity for a seizure of power by the soviets. An active participant in this agitation, Dingelstedt, testifies: ”There was, not one meeting, not one workers’ meeting, which would have voted down such a resolution from us if there had only been somebody to present it.“ The Mensheviks and Social Revolutionaries were afraid in those first days to appear openly before audiences of workers and soldiers with their formulation of the question of power. A resolution of the Vyborg workers, in view of its popularity, was printed and pasted up as a placard. But the Petrograd Committee put an absolute ban upon this resolution, and the Vyborg workers were compelled to submit.’ E ancora: “Defeatism” was not invented by a hostile press under the protection of a censorship, it was proclaimed by Lenin in the formula: “The defeat of Russia is the lesser evil.” The appearance of the first revolutionary regiment, and even the overthrow of the monarchy, did not alter the imperialist character of the war. “The day of the first issue of the transformed Pravda,” says Shliapnikov, was a day of rejoicing for the defensists. The whole Tauride Palace, from the business men in the committee of the State Duma to the very heart of the revolutionary democracy, the Executive Committee, was brimful of one piece of news: the Victory of the moderate and reasonable Bolsheviks over the extremists. In the Executive Committee itself they met us with venomous smiles. . . . When that number of Pravda was received in the factories it produced a complete bewilderment among the members of the party and its sympathisers, and a sarcastic satisfaction among its enemies…. The indignation in the party locals was enormous, and when the proletarians found out that Pravda had been seized by three former editors arriving from Siberia they demanded their expulsion from the party.“ Pravda was soon compelled to print a sharp protest from the Vyborg district: ” If the paper does not want to lose the confidence of the workers, it must and will bring the light of revolutionary consciousness, no matter how painful it may be, to the bourgeois owls.“ These protests from below compelled the editors to become more cautious in their expressions, but did not change their policy. Even the first article of Lenin which got there from abroad passed by the minds of the editors. They were steering a rightward course all along the line. ” In our agitation,“ writes Dingelstedt, a representative of the left wing, ” we had to take up the principle of the dual power . . . and demonstrate the inevitability of this roundabout road to that same worker and soldier mass which during two weeks of intensive political life had been educated in a wholly different understanding of its tasks.“ (The History of the Russian Revolution) (marxists.org)”,”INDE-006″
“DINI Vittorio”,”Il governo della prudenza. Virtù dei privati e disciplina dei custodi.”,”Vittorio Dini è docente di Storia della filosofia e Direttore del dipartimento di sociologia e di scienza politica dell’Università di Salerno. Ha pubblicato saggi su Feuerbach e Marx, Adam Smith, Spinoza.”,”TEOP-029-FMB”
“DINI Francesca a cura, testi di Silvestra BIETOLETTI Rossella CAMPANA Francesca DINI Piero PACINI Eugenia QUERCI Carlo SISI Ilaria TADDEI”,”Boldini e gli italiani a Parigi. Tra realtà e impressione.”,”Francesca Dini è nata a Montecatini Terme, ma vive a Firenze. E’ stata allieva di Mina Gregori. Nel 1989 ha pubblicato la monografia ‘Federico Zandomeneghi’. I suoi studi vertono principalmente sui macchiaioli e su questo tema ha curato varie mostre. 3 417139 SBN CLOUD”,”ARTx-009-FDR”
“DI-NICOLA Giulia Paola DANESE Attilio”,”Silone, percorsi di una coscienza inquieta.”,”‘La rapidità della carriera costituisce un caso a sé: nel 1919 è direttore di ‘L’Avanguardia’, con un discreto stipendio; nel 1920 entra nel comitato centrale dell’Unions Socialista romana; nel 1921 diviene uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano e s’impegna nell’organizzazione dei giovani comunisti; nel 1922 è membro dell’Internazionale giovanile comunista””. (pag 171) “”Tra il 1919 e il 1922, Secondino comincia ad affrontare frequenti viaggi a Berlino, dei quali si possono immaginare le scomodità, i controlli, le difficoltà della lingua, dovento attraversare Germania, Polonia, Lituania e Lettonia. Silone conosce le personalità più in vista del comunismo internazionale, quali Karl Radek, Nikolaj Bucharin, Zinoviev (di cui si divertiva a fare caricature)”” (pag 173) Biografia. Ignazio Silone (Secondino Tranquilli) nacque a Pescina nella Marsica (L’Aquila) il 1° maggio 1900. Orfano di genitori e senza fratelli (ad eccezione di Romolo il minore) nel 1915 a causa del terremoto (28 mila morti) della Marsica. Proseguì gli studi in istituti religiosi a Roma grazie all’aiuto di Don Orione. Non giunse alla laurea per dedicarsi alla politica nella fila del partito socialista. Dal 1917 capeggia le prime Leghe rosse dei contadini abruzzesi. Diventa direttore del settimana socialista e pacifista “”L’Avanguardia”” e poi redattore del ‘Lavoratore’ di Trieste. Al Congresso di Livorno (1921) aderisce al Partito comunista divenendo dirigente della Federazione giovanile. Con il fascismo, è attivista clandestino accanto a Gramsci, il Italia e all’estero. Viene incarcerato più volte ed espulso da vari paesi. Il partito lo invia a Mosca con Togliatti ma entra in dissenso con i metodi di Stalin. Nel 1930, durante le purghe staliniane, si stacca dal movimento comunista e si dedica all’attività letteraria e alla politica antifascista, socialista ed europeista. Rientra in Italia nel 1944 sostenuto dagli americani e spsa Darina Laracy stabilendosi a Roma. Muore nel 1978.”,”PCIx-329″
“DI-NICOLA Andrea MUSUMECI Giampaolo”,”Confessioni di un trafficante di uomini.”,”Andrea De Nicola insegna Crimonologia all’Università di Trento. Conduce ricerche sulle migrazioni clandestine organizzate e sulla tratta di persone a scopo di sfruttamento Giampaolo Musumeci giornalista fotografo e videoreporter si occupa di conflitti, immigrazione e questione africane per radio tv e giornali italiani e internazionali.”,”CONx-272″
“DI-NOLA Alfonso M.”,”Maometto.”,”Alfonso M. di Nola, antropologo e storico delle religioni, docente prima all’Istituto Orientale di Napoli e ora alla Terza Università di Roma, ha curato una Enciclopedia delle religioni in sei volumi edita da Vallecchi. Ha scritto: Gli aspetti magico-religiosi della cultura subalterna italiana, Il diavolo, L’Islam, La morte trionfata, La nera signora.”,”RELx-004-FL”
“DI-NOLFO Ennio”,”Storia delle relazioni internazionali 1918-1992.”,”L’A (1930) professore ordinario di storia delle relazioni internazionali dal 1958, ha insegnato prima a Padova, poi a Roma presso la LUISS e poi a Firenze dove insegna tuttora presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’. Dirige la rivista ‘Storia delle relazioni internazionali’ ed è P della Società degli storici italiani. Ha pubblicato una ‘Storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia’ in tre volumi (Milano, 1959-65), ‘Mussolini e la politica estera italiana, 1919-1933’ (Padova, 1960), ‘Vaticano e Stati Uniti, 1939-1953’, ‘Le paure e le speranze degli italiani, 1943-1953’ (Milano, 1986).”,”RAIx-034″
“DI-NOLFO Ennio”,”Le paure e le speranze degli italiani, 1943-1953.”,”DI-NOLFO Ennio, ordinario di storia delle relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze, ha scritto di storia del Risorgimento, della politica estera di Mussolini, della diplomazia cavouriana. Ha recentemente pubblicato un volume dal titolo ‘Vaticano e Stati Uniti, 1939-1952’. Svolge una attività pubblicistica come commentatore di politica internazionale per quotidiani e settimanali. Dirige la rivista ‘Storia delle Relazioni internazionali’.”,”ITAR-019″
“DI-NOLFO Ennio”,”Storia delle relazioni internazionali 1918-1999.”,”Ennio Di-Nolfo nato nel 1930, professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali, ha insegnato prima a Padova, poi a Roma presso la Luiss,e, in seguito, a Firenze, dove tuttora è docente presso la facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato: Storia del Risorgimento e dell’unità d’Italia, voll.VI-VII-VIII, Mussolini e la politica estera italiana, Europa e Italia 1855-56, Vaticano e Stati Uniti 1939-1953, Le paure e le speranze degli italiani 1939-1953.”,”RAIx-013-FL”
“DI-NOLFO Ennio RAINERO Romain H. VIGEZZI Brunello a cura; saggi di Brunello VIGEZZI Ennio DI-NOLFO Massimo DE-LEONARDIS Giorgio RUMI Giorgio GALLI Antonio VARSORI Bianca VALOTA CAVALLOTTI Romain H. RAINERO Giorgio PETRACCHI Stefano BIANCHINI Francesco CASELLA Stefano BIANCHINI Michele FRISIO Davide PINARDI Enrico DECLEVA Maria Luisa CICALESE Simona COLARIZI Ivano GRANATA Lucio CEVA”,”L’Italia e la politica di potenza in Europa (1938-40).”,”Saggi di Brunello VIGEZZI Ennio DI-NOLFO Massimo DE-LEONARDIS Giorgio RUMI Giorgio GALLI Antonio VARSORI Bianca VALOTA CAVALLOTTI Romain H. RAINERO Giorgio PETRACCHI Stefano BIANCHINI Francesco CASELLA Stefano BIANCHINI Michele FRISIO Davide PINARDI Enrico DECLEVA Maria Luisa CICALESE Simona COLARIZI Ivano GRANATA Lucio CEVA Contiene il saggio di Giorgio Galli ‘Il giudizio sull«Imperialismo» nella sinistra italiana (pag 91-103) Concetto di imperialismi democratici “”A prescindere ai riferimenti propri di un movimento di esiliati (le “”correnti antifasciste”” di Tasca; “”l’antifascismo”” di Saragat) importante ai fini della presente trattazione è la definizione di Francia e Inghilterra come «imperialismi democratici», nella quale l’aggettivo non modifica la centralità del sostantivo. A questi imperialismi democratici Saragat contrappone, con notazioni positive, lo «Stato proletario russo», definizione che egli adotta in questo periodo [1938, ndr] e che sostituisce i giudizi del 1930 (…) (Galli, p. 98)”,”ITQM-215″
“DI-NOLFO Ennio KECSKEMETI Charles JAITNER Klaus CARUCCI Paolo CHILOV Vlaceslav S. DELLA-VECCHIA Raffaele ROSSI Franco ASHTON S.R. AGOSTO Aldo PASTORELLI Pietro BULLEN Roger e PELLY Margaret CONTEL-BAREA Maria Concepcion DEGROS Maurice PETERSEN Jens SMINOVA Nina D. D’AMOJA Fulvio OUDIN-DOGLIONI C. SEDEK Marek FIORI Antonio CACCAMO Domenico MORI Giorgio e SEGRETO Luciano PETRACCHI Giorgio BONO Salvatore BOGGE Alfonso FLEURY Antoine FERRARIS Luigi Vittorio ROMANO Sergio DE-VERGOTTINI Tomaso SVOLOPOULOS Costantinos CACIOLI Manuela BITOSSI Carlo TIRELLI Vito DONTAS Domna TOLOMEO Rita MIGLIARDI O’RIORDAN Giustiniana GUIDA Francesco TRAJKOV Veselin ALCAIN Ignacio RUiz MURZAKU Thoma RUGGERI Stefania”,”Le fonti diplomatiche in età moderna e contemporanea. Atti del Convegno internazionale, Lucca, 20-25 gennaio 1989.”,”Contiene tra l’altro: – Fabio Grassi, Le relazioni consolari come fonti per la storia dell’emigrazione e del movimento operaio italiano all’estero (1861-1915) (pag 274-298) – Giorgio Mori e Luciano Segreto, Le fonti per la storia economica dell’Italia unita nei documenti diplomatici. Note ed approssimazioni (pag 299-317) – Sergio Romano, Memorialistica della seconda guerra mondiale e del dopoguerra (pag 394-403)”,”RAIx-002-FP”
“DI-NUCCI Loreto”,”Lo Stato-partito del fascismo. Genesi, evoluzione e crisi, 1919-1943.”,”DI-NUCCI L. insegna storia contemporanea e storia dei sistemi politici alla Facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia.”,”ITAF-265″
“DINUCCI Gigliola”,”Una Federazione tra riformismo e sindacalismo: La Federazione Nazionale Lavoratori del Mare, 1901-1908.”,”””Comunque nell’isolamento della FNLdM giocava un ruolo non indifferente anche un altro elemento, connesso non tanto alle scelte dei suoi dirigenti quanto piuttosto alle modalità di svolgimento del lavoro dei marittimi, che, sul mare per la gran parte del tempo, rimanevano abbastanza estranei alle vicende organizzative e alle lotte dei lavoratori “”di terra”” con l’eccezione forse dei ferrovieri, per gli evidenti punti di contatto che esistevano tra le due categorie di addetti ai trasporti”” (pag 147)”,”MITT-340″
“DIOGENE LAERZIO, a cura di REALE Giovanni, collaborazione di Giuseppe GIRGENTI e Ilaria RAMELLI”,”Diogene Laerzio. Vite e dottrine dei più celebri filosofi.”,”Biografie dei curatori v. risvolto copertina Lo stile di Platone. “”Aristotele osserva che lo stile dei dialoghi di Platone è a metà tra la poesia e la prosa. Favorino, in qualche luogo, dice che Aristotele fu il solo a rimanere accanto a Platone mentre stava leggendo il dialogo ‘Sull’anima’, mentre gli altri si alzarono e se ne andarono tutti.”” (pag 339) Il metodo di Platone. “”Nel presentare le dimostrazioni delle proprie tesi, Platone si serve nella maggior parte dei casi del metodo dell’ induzione: non in un modo soltanto, per la verità, ma in duplice forma. Infatti, l’ induzione è un discorso che, per mezzo di alcuni asserti veri, inferisce in modo conveniente che è vero quello simile a se stesso. Ci sono due modalità di induzione: quella per opposizione e quella per conseguenza. (…)”” (pag 353) “”Questa è la modalità dell’ induzione mediante opposizione e scontro, di cui gli si è servito non per esporre dottrine, ma per confutarle. La modalità di induzione per conseguenza è duplice: l’una ricerca il particolare, facendo una dimostrazione per mezzo del particolare, l’ altra invece ricerca l’ universale, per mezzo dei particolari. La prima modalità è retorica; la seconda, invece, è dialettica””. (pag 353)”,”FILx-370″
“DIOGENE LAERZIO Diogene, a cura di Marcello GIGANTE”,”Vite dei filosofi. Volume I. Libri I-VII.”,”Dioniso una volta gli chiese perché i filosofi vanno alle case dei ricchi e i ricchi non vanno a quelle dei filosofi, ed egli [Aristippo] rispose: “”Perché gli uni sanno di che cosa hanno bisogno, gli altri non sanno””. Una volta Platone lo rimproverò per la sua vita sfarzosa, ed egli disse: “”Ti pare che Dionisio sia un uomo buono?””. E poiché Platone rispose affermativamente, egli disse: “”Eppure vive più sontuosamente di me; dunque, nulla impedisce di vivere ad un tempo sontuosamente e bene”””” (pag 72) “”Poiché un tale si vantava della sua erudizione, egli [Aristippo] disse che come coloro che mangiano moltissimo non sono più sani di quelli che portano alla bocca quanto è necessario, così non eccellono quelli che leggono molto, ma quelli che fanno utili letture”” (pag 72)”,”FILx-475″
“DIOGENE LAERZIO Diogene, a cura di Marcello GIGANTE”,”Vite dei filosofi. Volume II. Libri VIII-X.”,”Eraclito: “”Tutto si forma dal foco e in esso si risolve. Tutto diviene secondo una fatale necessità e le cose che sono si compongono in armonia per mezzo di ricorrenti opposizioni”” (pag 354) “”la vista è ingannevole”” (pag 354) “”Il divenire di tutte le cose è determinato dal conflitto degli opposti e tutte le cose dell’universo scorrono a guisa di fiume; il tutto è finito e costituisce un unico cosmo. Il cosmo si genera dal fuoco e di nuovo si risolve nel fuoco, periodicamente; questo processo, che sempre si ripete con costante alternanza nel corso perenne del tempo, accade secondo una fatale necessità. Degli opposti quello che porta alla genesi si chiama guerra e contesa, l’altro che porta alla conflagrazione si chiama concordia e pace, e il mutamento è una via in su e in giù, a cui si deve la formazione del cosmo”” (pag 355)”,”FILx-476″
“DION Michel”,”Etat, église et luttes populaires.”,”DION è incaricato di ricerca al CNRS e membro del Gruppo di sociologia delle religioni del CNRS e dell’ EHESS.”,”FRAD-040″
“DION Léon”,”I gruppi e il potere politico negli USA.”,”‘Dalla sintesi delle ricerche e degli scritti sull’ integrazione tra gruppi privati e agenti politici attraverso una continua apertura problematica sulla realtà socio-politica e sui metodi di studio si pone finalmente in modo non stereotipato il problema se la teoria dei comportamenti e dei processi politici si presenterà come un dittico con due poli: i gruppi e la leadership politica.’ Nato nel 1923, DION svolse studi all’ università di Laval di Quebec. Poi proseguì a Londra, a Parigi, a Colonia e a Zurigo. Dal 1960 è Direttore del dipartimento di scienze politiche all’ Università Laval. “”Ma il grado di adesione dei candidati ai programmi dei partiti varia secondo i regimi politici. Nei regimi di responsabilità ministeriale a struttura unitaria questa dipendenza può essere quasi assoluta, come in specie il caso della Gran Bretagna. Nei paesi a carattere federativo, benché i candidati debbano aderire ai programmi di partito, questo tuttavia si adatta ai particolarismi regionali o provinciali, in modo che i candidati di uno stesso partito possono, da una regione all’ altra avere opinioni diverse su certi punti talvolta importanti.”” (pag 49) aggiungere CANADA”,”USAS-139″
“DIONE Cassio”,”Storia romana. Volume terzo.”,”Considerato uno tra gli storici più importanti del cosiddetto “”periodo romano”” della letteratura greca, Cassio Dione è ancora poco noto fuori della cerchia degli specialisti. Nato a Nicea, in Bitinia, Cassio Dione visse a cavallo fra il II e il III secolo d.C., e militò con alterna fortuna nei ranghi delle alte gerarchie statali. Vide i regni di Commodo, di Settimio Severo, di Caracalla; conobbe le stravaganze e le efferatezze di Elagabalo; fu amico e consigliere di Severo Alessandro. Cassio Dione è uno storico coscienzioso e chiaro”,”STAx-129-FL”
“DIONE Cassio”,”Storia romana. Volume quinto.”,”Considerato uno tra gli storici più importanti del cosiddetto “”periodo romano”” della letteratura greca, Cassio Dione è ancora poco noto fuori della cerchia degli specialisti. Nato a Nicea, in Bitinia, Cassio Dione visse a cavallo fra il II e il III secolo d.C., e militò con alterna fortuna nei ranghi delle alte gerarchie statali. Vide i regni di Commodo, di Settimio Severo, di Caracalla; conobbe le stravaganze e le efferatezze di Elagabalo; fu amico e consigliere di Severo Alessandro. Cassio Dione è uno storico coscienzioso e chiaro.”,”STAx-130-FL”
“DIONISOTTI Carlo”,”Machiavellerie.”,”Carlo Dionisotti nato a Torino nel 1908 ha studiato in città conseguendo la laurea in lettere nel 1929. Ha insegnato nelle scuole medie e nelle Università. Ha pubblicato testi del Bembo, e tra l’altro il volume ‘Geografia e storia della letteratura italiana’. Ripresentando al pubblico l’edizione del Fiorini (commento del Fiorini) dei primi tre libri delle ‘Istorie fiorentine’, Delio Cantimori ebbe a fare il punto sui moderni studi riguardanti l’opera maggiore di Machiavelli storico. Cantimori ha definito i meriti, i limiti e lei inevitabili pecche di quel commento che bene si inquadra sullo sfondo della scuola fiorentina del Villari…’ (pag 365)”,”ITAG-006-FSD”
“DIOUF Mamadou a cura; saggi di Gyan PRAKASH Dipesh CHAKRABARTY Partha CHATTERJEE Gayatri CHAKRAVORTY SPIVAK Veena DAS Gyanendra PANDEY Shahid AMIN Partha CHATTERJEE Gyanendra PANDEY Nira WICKRAMASINGHE Frederick COOPER”,”L’ historiographie indienne en débat. Colonialisme, nationalisme et sociétés postcoloniales.”,”Saggi di Gyan PRAKASH Dipesh CHAKRABARTY Partha CHATTERJEE Gayatri CHAKRAVORTY SPIVAK Veena DAS Gyanendra PANDEY Shahid AMIN Partha CHATTERJEE Gyanendra PANDEY Nira WICKRAMASINGHE Frederick COOPER “”Prises dans leur totalité, ces histoires indiquent jusqu’à quel point les idées relatives au ‘pratap’ de Gandhi, ainsi que la réception de son message, ont puisé dans les croyances et pratiques populaires hindoues et dans la culture de l’environnement physique du monde paysan. Le fait que ces rumeurs fussent relatées dans l’hedbomadaire nationaliste local ne reflète-t-il pas que le parties qui les diffusaient avec zèle y trouvaient un certain intérêt? Il est vrai que ces rumeurs entrent dans nos sources au moment où un correspondant les communiquent au ‘Swadesh’. Mais l’on ne doit pas en conclure que ces rumeurs n’ont pas eu une existence propre antérieure et indépendante de leur publication. La preuve qu’elles circulaient dans tous les villages de Gorakhpur nous est fournie par la couverture et le démenti dont ils ont fait l’objet dans le mensuel antinationaliste ‘Gyan Shakti’. Il n’y a aucun doute que le fait ue le journal local ‘Swadesh’ ait relaté ces rumeurs a contribué à les faire circuler et à les rendre crédibles. Dans son étude de la peur dans le monde rural de la France révolutionnaire, Georges Lefèbvre note que les journalistes donnent aux rumeurs: “”une nouvelle force… en les couchant sur papier””.”” (pag 344)”,”INDx-094″
“DIOZZI Ferruccio”,”Amadeo Bordiga. Un ritratto politico.”,”Ferruccio Diozzi (Napoli, 1954), ‘information manager’, in diversi contesti organizzativi, saggista e studioso di problemi di storia del socialismo ha al suo attivo circa 250 pubblicazioni tra cui 5 libri. Ricopre o ha ricoperto cariche in diverse associazioni scientifiche ed è attualmente direttore di “”AIB Notizie””, rivista dell’Associazione Italiana Biblioteche. “”Il gruppo de ‘Il Soviet’ concentrava infatti i suoi sforzi sulla costruzione di una nuova organizzazione politica rivoluzionaria, anche se, almeno fino a un certo momento, lo stesso Bordiga ritenne possibile il rinnovamento del partito socialista. Una delle condizioni pregiudiziali per tale rinnovamento era però l’abbandono del terreno elettorale. L’astensionismo rappresentava una reazione all’elettoralismo dei vertici del Psi che avrebbe condizionato tutta la politica di Bordiga. Era il prodotto di una certa schematizzazione ideologica e della pretesa di dedurre la tattica politica dai principi marxisti, sottovalutando la necessità di mediare tra principi e situazioni concrete e avrebbe portato a uno isterilimento complessivo del bordighismo (12). (…)”” (pag 18-19) Dalla scheda bibliografica (ISC0): Amadeo Bordiga. Un ritratto politico’ è il libro pubblicato da Dante & Descartes che sarà al centro del dibattito nella Libreria Spartaco, in via Martucci 18 a Santa Maria Capua Vetere (Ce), venerdì 20 settembre alle 18, per il ciclo ‘Scrittori in carta e ossa. Una sera con”. L’autore, Ferruccio Diozzi, converserà con Paolo Mandato, Pio Forlani e Sergio Vellante. Modera Angelina Della Valle. Il pensiero e l’azione politica di Amadeo Bordiga sono rimasti per lunghi decenni poco conosciuti. L’allontanamento dalla guida del Partito comunista fu determinante per spingere nell’ombra una figura suggestiva della storia del Movimento Operaio e Socialista, italiano ed internazionale. Eppure, nel periodo che precede la grande guerra e poi sino all’avvento ed al consolidamento del fascismo, Bordiga fu un protagonista indiscusso, un socialista ‘radicale’, promotore della fondazione del Partito Comunista d’Italia in anni cruciali del secolo breve. Oggi, quando né di Bordiga né dei suoi grandi antagonisti si parla più, questo saggio si propone di rinnovare l’attenzione su una personalità politica di grande spessore, ricordandone il ruolo nella storia di un Paese troppe volte senza memoria. Altra presentazione: Alla Biblioteca Universitaria di Napoli il 5 febbraio, ore 16.00, presentazione del libro di Ferruccio Diozzi: Amadeo Bordiga. Un ritratto politico. Dante & Descartes, 2018. Ne discuteranno Gianni Cerchia, Nino Daniele, Ernesto Paolozzi, moderati da Raffaele De Magistris, a partire dal libro di Ferruccio Diozzi. [Giovanni Cerchia Docente di Storia Contemporanea – Università degli Studi del Molise; Nino Daniele Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli; Ernesto Paolozzi Docente di Storia della Filosofia Contemporanea Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli; modera Raffaele De Magistris Direttore della Biblioteca Universitaria di Napoli] L’autore. Ferruccio Diozzi è nato il 5 dicembre 1954 a Napoli dove vive. E sposato e ha una figlia. Dopo gli studi classici ha conseguito la laurea con lode in sociologia. Dal 1977 ha lavorato in diversi contesti organizzativi (RAI-Radio 3; Comune di Genova, Assessorato al Personale; Scuola Superiore delle Pubblica Amministrazione). Dal 1983 è nel mondo delle biblioteche e dell’informazione: prima alla Biblioteca Universitaria di Napoli, poi, dal 1989, al CIRA, Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, di Capua dove è responsabile del Centro Documentazione del CIRA, Centro Italiano Ricerche Aerospaziali. Ha ricoperto e ricopre incarichi in diverse associazioni culturali e professionali, tra le altre ‘Amici di città della Scienza’, di cui è socio fondatore e presidente. Docente in ambito universitario e scuole di alta formazione, è autore di circa 250 pubblicazioni scientifiche, tra cui sei libri, e ricopre o ha ricoperto cariche direttive e rappresentative in diverse associazioni professionali (direttore responsabile ‘AIB Notizie’, presidente nazionale AIDA, Associazione Italiana Documentazione Avanzata, membro del Comitato esecutivo nazionale AIB, presidente AIB Regione Campania). E stato esperto dell’Unione Europea nell’ambito del progetto ESCO (European Skills/Competences, qualifications and Occupations), finalizzato a costruire una semantica delle professioni e facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. (20 Settembre 2019)”,”BORD-172″
“DIPALO Francesco”,”Eraclito “”Vivere significa morire””. I frammenti sull’anima e la cosiddetta “”escatologia”” eraclitea.”,”””Ho indagato me stesso”” (fr. 101) Per una bibliografia completa di Eraclito fino all’anno 1984 si veda ‘Eraclito. Bibliografia 1970-1984 e complementi’ a cura di L. Rossetti F. De Martino e P. Rosati, Esi, Napoli, 1986 La legge dell’ impermanenza “”è il filosofo, colui che, avendo indagato se stesso e la natura, si erge a testimone del perpetuo trapassare di ogni cosa nel suo contrario. I più, affidandosi al tadizionale modus opinandi, si muovono in un mondo fantastico composto di esseri (?????) o di essenze (??????) immutabili, sostanziali. Gli uomini cercano una stabilità ontologica in grado di rassicurarli. Contra questa falsa ontologia si leva il filosofo (???? ?’ ????? ????????????), scuotendo le certezze dei più. “Tutto scorre” e una verità che fa venire le vertigini e lascia disorientati, senza punti di riferimento. Nulla permane immutato, ogni cosa finisce. La vita deve morire affinché possa vivere: non c’è scampo. Alla vecchia ontologia fondata sul “possesso” continuo e durevole di un bene (????? prima di valere per “sostanza”, “essenza”, significava gli “averi”, i “beni “, la “fortuna”, ossia ciò che è precipuo nella forma mentis della plebe inurbata che deve il proprio potere esclusivamente alla ricchezza accumulata), di cui è il principale avversario, l’uomo di ragione deve sostituire la nuova dottrina dell’eterno cangiamento cosmico e farsene custode vigile. Eroe, più del combattente valoroso, e chi dice di sì a questa vita in tutta la sua tragicità, non rifugiandosi vigliaccamente in rassicuranti oltremondi fantastici. Colui che è cosciente del ?????, vive momento per momento conformandosi al ritmo del fluire di tutte le cose, senza dover rincorrere l’attimo sfuggente. Egli è lì, presente a se stesso. Ma i più agiscono e parlano come se stessero dormendo (fr.73), rincorrono le proprie illusioni e non trovano mai se stessi. Venendo meno qualsiasi saldo appiglio esistenziale, ovvero ogni permanente sostanza (sia in senso ontologico che etico), il saggio lascia passare dinanzi a sé le cose individue, non si attacca a nessuna ?????: l’unica cosa che permane è la legge dell’impermanenza, sempre vera, sempre identica a se medesima (la nuova stabilità)”” Francesco Dipalo Ho studiato filosofia presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata “”Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei””. Sono socio della SFI – Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all’attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo “”I. Vian”” di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre “”straordinarie”” occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno “”sportello”” di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.”,”FILx-006-FGB”
“DI-PASQUANTONIO Filippo”,”La nazionalizzazione dell’industria elettrica.”,”””Il lato critico decisivo delle nazionalizzazioni in Inghilterra è dato dall’ammontare degli indenizzi pagati ai privati. Fatta eccezione dei settori del gas e dell’elettricità, gli indennizzi corrisposti per le miniere di carbone e per le ferrovie furono eccessivi. Ciò ha posto degli oneri finanziari elevati a carico degli enti di gestione di tali industrie, oneri che si sommano a quelli relativi agli investimenti (…)”” (pag 217)”,”ITAE-429″
“DI-PERI Rosita”,”Il Libano contemporaneo. Storia, politica, società.”,”DI-PERI Rosita è professore a contratto di storia dei paesi islamici presso l’Università degli Studi di Torino e collabora con il Dipartimento di studi politici della stessa università. E’ membro dell’associazione SESAMO (Società per gli Studi sul Medio Oriente). “”Gli accordi di Ta’if hanno, tuttavia, ridisegnato un nuovo equilibrio confessionale che, nonostante i suoi limiti, ha consentito al Libano di superare un momento critico della sua storia. L’approccio non è nuovo: già a partire dall’emirato la storia di questo paese ha rappresentato un ‘continuum’ di varie e laboriose formule di coesistenza che, prese insieme, hanno funzionato per un considerevole periodo di tempo. Se si guarda a questo equilibrio, si può vedere come esso sia sempre stato caratterizzato da un bilanciamento di poteri locali, cui veniva data un’espressione formale: nel momento in cui il bilanciamento cambiava, il sistema collassava. In questo senso è possibile affermare che uno degli errori fondamentali commessi dalla classe dirigente libanese fu quello di non aver saputo costruire istituzioni in grado di tenere conto dei processi di cambiamento in corso a livello sociale, approntando soluzioni per affrontare la crisi.”” (pag 121)”,”VIOx-180″
“DIPPEL Horst”,”Storia degli Stati Uniti.”,”Horst Dippel è professore di British and American Studies all’Università di Kassel.”,”USAG-009-FL”
“D’IPPOLITO Bianca Maria”,”Il sogno del filosofo: su Dilthey e Husserl.”,”L’autrice affronta in questo libro il breve ma importante carteggio tra Dilthey e Husserl all’indomani delle severe critiche husserliane alla teoria diltheyana delel visioni del mondo… Wilhelm Dilthey (1833-1911) è stato un filosofo e storico tedesco, noto per il suo contributo allo storicismo contemporaneo. Nato a Biebrich, Renania, il 19 novembre 1833, Dilthey ha insegnato in diverse università, tra cui Basilea, Kiel, Breslavia e Berlino. Dilthey è famoso per aver cercato di distinguere le scienze umane (Geisteswissenschaften) dalle scienze naturali (Naturwissenschaften), proponendo una “Critica della ragione storica” e sviluppando una filosofia delle visioni del mondo (Weltanschauungsphilosophie)3. La sua opera principale è “Einleitung in die Geisteswissenschaften” (Introduzione alle scienze dello spirito), pubblicata nel 1883′ (copil.) Edmund Husserl (1859-1938) è stato un filosofo e matematico tedesco, noto come il fondatore della fenomenologia. Nato l’8 aprile 1859 a Prossnitz, in Moravia (oggi Prostejov, Repubblica Ceca), Husserl ha studiato matematica e fisica presso le università di Lipsia e Berlino, laureandosi con una tesi sul calcolo delle variazioni sotto la guida di Karl Weierstrass. Dopo aver lavorato come assistente di Weierstrass, Husserl si avvicinò alla filosofia grazie all’influenza di Franz Brentano, con cui studiò a Vienna tra il 1884 e il 18862. Successivamente, Husserl insegnò filosofia a Gottinga e a Friburgo, dove sviluppò e perfezionò la sua teoria fenomenologica. La fenomenologia di Husserl si propone di studiare le strutture dell’esperienza e della coscienza, cercando di descrivere i fenomeni così come appaiono alla coscienza, senza pregiudizi o assunzioni teoriche2. Tra le sue opere principali si annoverano “Ricerche logiche” (1900-1901) e “Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica” (1913). (copil.)”,”FILx-001-FMB”
“DI-QUAL Anna”,”Eric J. Hobsbawm tra marxismo britannico e comunismo italiano.”,”Questo lavoro investiga sull’affinità elettiva tra Hobsbawm e l’Italia. Studia le relazioni tra Hobsbawm e gli intellettuali, il PCI, le case editrici italiane. Anna Di Qual, addottorata in studi storici presso l’Università di Padova, Venezia e Verona. Ha studiato biografie e memorie di partigiani comunisti (Aulo Magrini, 2007). Si è occupati di politiche della memoria e di usi pubblici del passato (‘Revisionismo leghista, 2014 e ‘Il tricolore benedetto’, 2016).”,”STOx-008-FGB”
“DI-QUIRICO Roberto”,”Le banche italiane all’estero, 1900-1950. Espansione bancaria all’Estero e integrazione finanziaria internazionale nell’Italia degli anni tra le due guerre.”,”Roberto Di Quirico (Montecatini Terme, 1964), si è laureato all’Università di Pisa nel 1993 con una tesi di storia economica sull’espansione all’estero della Banca Commerciale italiana negli anni venti. Nel 1998 ha conseguito il Ph.D. in Storia e Civiltà presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole (FI) difendendo una dissertazione sul processo di internazionalizzazione del sistema bancario italiano negli anni tra le due guerre, è attualmente titolare di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea di Pisa.”,”ITAE-156-FL”
“DI-RIENZO Eugenio”,”Un dopoguerra storiografico. Storici italiani tra guerra civile e Repubblica.”,”Eugenio DI-RIENZO insegna Storia moderna presso l’ Università di Salerno. Venuta meno, a partire dal 1925, l’ unità d’ intenti che coinvolse fino alla Grande Guerra intellettuale diversi (Volpe, Salvemini, Croce, Gentile) nel progetto di una disciplina storia a impianto nazionale, l’ organizzazione autoritaria degli studi attuata dal fascismo determinò uno scontro tra storici, presto degenerato in lotta armata nell’ ultimo scorcio del ventennio. Dopo il 25 aprile 1945, la resa dei conti con la dittatura portò all’ epurazione culturale, premessa di una nuova violenta (non cruenta) ‘guerra civile’ tra gli storici di varie correnti. Conformismo e trasformismo degli intellettuali. “”””Ci si scusa parlando di buona fede, di illusione, ma allora è difficile levarsi il segno di scarsa intelligenza e sensibilità storica, politica e anche morale, di fronte a certe manifestazioni di quel regime; oppure ci si scusa trovandoci in molti, i più, con una sorta di deteriore, non so bene se realismo politico o storicismo, ravvisando nel fascismo la forma intellettuale adeguata al popolo italiano in una determinata fase storica. Ma che razza di intellighenzia, di élite, di classe dirigente è questa che si conforma sempre, mosca cocchiera, al fatto compiuto? Cosa aspetta per diventare anche bolscevica (come infatti, molti, anticipando, hanno fatto)? (Sestan a Tristano Bolelli, 20 agosto 1953). Con eguale severità, Croce avrebbe stigmatizzato la stagione del trasformismo politico e intellettuale del nostro primissimo secondo dopoguerra, parlando di quei non pochi “”professori”” che “”diventarono corteggiatori e servitori del fascismo”” e che ora “”si sono convertiti in bolscevichi, o, come si chiamano, in marxisti”” e segnano “”i loro posti in una possibile rivoluzione, e, se questa non avverrà, niente di male, perché (diranno a loro scusa), chi vorrà rimproverarli dell’ essersi lasciati illudere dal sogno generoso di una redenzione sociale””. (pag 15)”,”STOx-097″
“DI-RIENZO Eugenio GIN Emilio”,”Le potenze dell’asse e l’Unione Sovietica, 1939-1945.”,”Eugenio Di Rienzo, direttore di ‘Nuova Rivista Storica’, insegna Storia Moderna presso l’Università di Roma La Sapienza. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo: ‘La storia e l’azione. Vita politica di Gioacchino Volpe’, 2008; ‘Napoleone III’, 2010, ‘Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee, 1830-1861’, 2012. Emilio Gin è ricercatore di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Salerno. Tra le sue opere ricordiamo ‘Santa Fede e congiura anti-repubblicana’, 1999; ‘Sanfedisti, carbonari, magistrati del re. Il Regno delle Due Sicilie tra Restaurazione e Rivoluzione’, 2003; ‘L’ora segnata dal destino. Gli Alleati e Mussolini da Monaco all’intervento (settembre 1938 – giugno 1940)’, 2012. All’interno del volume viene molto citato il trio di ministri degli esteri Galeazzo Ciano – Molotov – Ribbentrop “”Il 27 luglio, queste favorevoli premesse consentivano al Commissario del Popolo per il Commercio interno ed estero, Anastas Ivanivc Mikoyan, di alzare la posta del gioco e di comunicare a Rosso che «per dare agli scambi italo-sovietici tutta la desiderata ampiezza, occorreva un chiarimento “”completo”” delle relazioni tra i due paesi e un “”accordo politico”” come era avvenuto fra URSS e Germania» (203). Questa mossa sembrava preparare il terreno al colloquio fiorentino del 28 ottobre 1940, durante il quale il ‘Führer’ informava Mussolini del suo piano tendente a «indirizzare il dinamismo sovietico verso le Indie, per ridimensionare le pretese nei confronti di Finlandia e Romania», in modo da completare il riavvicinamento della Russia all’Asse e ai suoi potenziali alleati con l’obiettivo di costituire un blocco anti-occidentale esteso anche all’Impero nipponico e alla Spagna. Il progetto di una «Coalizione planetaria», destinata a distruggere il predominio anglo-sassone, incontrava il pieno gradimento del Duce, il quale si dichiarava favorevole all’ipotesi, suggeritagli da Ribbentrop, di un formale protocollo d’intesa che doveva essere sottoscritto in un prossimo futuro tra Molotov e i Ministri degli Esteri della Germania, dell’Italia, del Giappone (204). Eurasia versus Oceania. La possibilità di realizzare questo grandioso disegno strategico faceva un importante passo avanti, il 15 novembre del 1940, quando Molotov di ritorno dalla capitale tedesca persuadeva Stalin della convenienza di far aderire l’URSS, come «Potenza non belligerante», a uno strettissimo accordo di collaborazione politica e di assistenza economico-militare con gli Stati aderenti al Patto Tripartito. Accordo che era stato abbozzato nelle grandi linee durante il recente ‘meeting’ berlinese (205), a conclusione di lunghe e complesse trattative iniziate il 25 settembre (206). Il 12 novembre, Ribbentrop aveva, infatti, comunicato a Molotov che, se Mosca avesse siglato una «dichiarazione di solidarietà con le Potenze dell’Asse», si sarebbero potute stabilire definitivamente le rispettive sfere d’influenza delle nazioni firmatarie dell’intesa. Il Giappone doveva espandersi verso l’Estremo Oriente, l’Italia verso il Mediterraneo e l’Africa settentrionale, la Germania verso quella centrale. Alla Russia erano garantite una sostanziale revisione della Convenzione di Montreux del 20 luglio 1936, per quello che riguardava il libero transito del proprio naviglio militare attraverso i Dardanelli, il Mar di Marmora e il Bosforo (207), e la possibilità di proiettarsi, senza intralci, in direzione del Mar Rosso, del Golfo Persico, del Mar Arabico fino al Golfo del Bengala (208). Nel corso dei colloqui, Hitler puntualizzava che il ‘Reich’ non nutriva alcuna ambizione territoriale sui territori russi, né sulla Turchia, né sulla Grecia, né sui Balcani, né sul Baltico, nei riguardi del quale «i suoi interessi erano puramente economici e diretti a prevenire un intervento britannico». Per quello che riguardava la Finlandia, il Führer approvava l’intenzione di Mosca di restringere i suoi recenti acquisti territoriali del marzo 1940 e quindi di ripresentare i termini della convenzione proposta a Helsinki nell’autunno del 1939, garantendo a Molotov che la nazione finnica sarebbe dovuta rientrare, in ogni caso, nell’«area di egemonia sovietica». La Romania, infine, dopo essere stata mutilata della Bessarabia e della Bucovina settentrionale, a favore dell’URSS, il 3 luglio 1940 (209), doveva usufruire della garanzia militare dell’Asse fino al termine del conflitto, mentre si escludeva la possibilità che la Russia potesse stabilire un protettorato sulla Bulgaria, in considerazione del fatto che le sue prerogative sul Mar Nero sarebbero state sufficientemente tutelate dal futuro controllo degli Stretti (210). Nella giornata successiva, Ribbentrop aggiungeva che quello che più premeva alla Germania era di «favorire tutte le possibili aspirazioni russe in direzione dell’India», in modo da colpire al cuore la potenza economica dell’Impero inglese (211). La «Quadruplice alleanza» avrebbe dovuto portare, infatti, alla creazione di un blocco geopolitico, capace di abbracciare l’Europa, l’Asia, l’Africa, dall’Atlantico al Pacifico, all’Oceano Indiano. Sarebbe così nata una ‘Welt Koalition’ invulnerabile sul piano militare, della quale persino il massimo sforzo della Gran Bretagna, con tutti i suoi ‘Dominions’, e degli Stati Uniti, con i Paesi dell’America Latina, non avrebbe potuto bilanciare la potenza. La Russia e il ‘Reich’, aveva comunicato Ribbentrop a Molotov, già nell’agosto del 1939, riportando testualmente una dichiarazione di Hitler, dovevano, infatti, prepararsi per tempo a porre le basi di «una difesa emisferica contro l’aggressione americana che si sarebbe sicuramente concretizzata tra il 1970 e il 1980 (212). (…)”” (pag 126-130) [(203) M. Toscano, ‘Una mancata intesa italo-sovietica nel 1940 e 1941’, cit., pp: 50-51; (204) Ivi, p. 71. Durante l’abboccamento, Hitler aveva però aggiunto che, mentre l’alleanza tra Germania e Italia era iscritta nell’ordine delle cose, quella con la Russia doveva restare confinata tra le necessità di ordine meramente strategico; (205) V. Volkov, ‘Quando Stalin voleva allearsi con Hitler. Le trattative fra Urss e Terzo Reich nel 1940’, in “”Ventunesimo Secolo””, 2, 2003, 3. pp. 9-33; (206) ‘Nazi-Soviet Relations. Documents from the Archives of the German Foreign Office’, cit., pp. 195 ss; (207) La Convenzione di Montreux, firmata da Turchia, Grecia, Romania, Francia, Gran Bretagna, fu poi sottoscritta anche dall’Italia, il 2 maggio 1938. (…); (208) ‘Captured German Documents throwing light on German-Soviet Relations’, cit., p. 12; (209) G. Caroli, ‘La Romania nella politica estera italiana, 1919-1965’, cit., pp: 274 ss. (…); (210) ‘Captured German Documents throwing light on German-Soviet Relations’, cit., pp. 13-14; (211) Ivi, p. 15; (212) Ivi, p. 3. Sulla determinazione di Hitler di evitare uno scontro prematuro con gli USA, prima della conclusione dell’alleanza nazi-bolscevica, si veda S. Friedländer, ‘Prelude to Downfall: Hitler and the United States, 1939-1941, Paragon House, London, New York, 1967]”,”QMIS-244″
“DI-RIENZO Eugenio”,”Il sistema della finanza pubblica dall’«ancien régime» alla rivoluzione in Marx.”,” Dibattito sulla transizione dal feudalesimo al capitalismo. “”A questo proposito – pur tenendo ben presenti le più recenti acquisizioni di Braudel e Wallerstein sull’argomento – non si può non partire, ancora oggi, dalla polemica Dobb-Sweezy. Se il feudalesimo era già morto prima che il capitalismo nascesse, ne consegue infatti che il periodo d’intervallo – la “”transizione”” del XVI secolo – non fu una semplice mescolanza di feudalesimo e capitalismo, ma qualche cosa di diverso e specifico. (…) L’interpretazione di Marx è che i due processi per così dire si sovrappongano (…)”” (pag 414-415) “”Ma se l’entusiasmo del giovane Marx per la ‘Grosse Revolution’ si infrange sotto gli occhi del Marx maturo, resosi conto di avere a che fare con un evento così ambiguamente contraddittorio nei confronti della nuova società capitalistica e con una sua descrizione in chiave di economia politica, riappare insistentemente, invece, nella sua meditazione tutta l’importanza del nodo finanza pubblica – circolazione monetaria – capitalismo cosè drammaticamente messo in evidenza dai teorici della finanza rivoluzionaria della fine del Settecento”” (pag 428)”,”STOx-321″
“DI-RIENZO Eugenio”,”Il «Gioco degli Imperi». La Guerra d’Etiopia e le origini del secondo conflitto mondiale.”,”Comitato direttivo Francesco CACCAMO Jordi CANAL Franco CARDINI Valdo FERRETTI Emilio GIN Eduardo GONZALES CALLEJA Salvatore CIRIACONO Francesco GUIDA Jean Clément MARTIN Luca SCUCCIMARRA Luciano ZANI, redazione Marcello RINALDI, Fabrizio RUDI, Ida Xoxa “”Se Chamberlain gioiva, anche il Duce, però si rallegrava per l’esito delle conversazioni di Palazzo Venezia (colloqui Chamberlain-Mussolini, ndr) che gli avevano consentito di cloroformizzare Francia e Inghilterra e di guadagnare, così, il tempo necessario per organizzare, da posizioni di maggior forza, l’offensiva revisionista contro l’ordine di Versailles. Offensiva la cui ‘ratio’ fu esposta, il 5 febbraio, nella ‘Relazione del Capo del Governo Benito Mussolini al Gran Consiglio del Fascismo’, partendo da una premessa di carattere squisitamente geopolitico. In quel preambolo Mussolini sosteneva che l’Italia non doveva proporsi «obiettivi continentali d’ordine territoriale europeo, salvo l’Albania». Egli insisteva, però, sulla necessità di conquistare, grazie all’intesa politica con la Germania, il libero accesso agli Oceani, negatole dalle vecchie Potenze marittime che, in possesso di formidabili posizioni strategiche, dal Tirreno all’Africa settentrionale, all’estremità meridionale del territorio iberico, potevano inoltre contare sul sostegno di fedeli satelliti nel Mediterraneo orientale e meridionale per assediare il nostro Paese nel suo stesso mare. (…) Arrivati alla rubrica del «che fare?», la montagna costruita dal Capo del governo italiano partoriva, però, un topolino. (…) Almeno provvisoriamente, dunque, un pallido raggio di sole era tornato a forare la coltre di nubi temporalesche che oscuravano il cielo delle relazioni italo-britanniche. Restava il fatto, però, che l’avanzatissima pianificazione dell”Operation Dodecanese’ aveva testimoniato come, a meno di un anno dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, il Regno Unito fosse più preoccupato della crescente presenza politica e militare della «Nuova Roma» nel Mediterraneo e nel Mar Rosso e di una potenziale cooperazione italo-sovietica nell’Egeo e sullo scacchiere mediorientale che dalla minaccia tedsca. E ciò anche quando ormai la marcia di accostamento tra Regno d’Italia e Terzo ‘Reich’ aveva prodotto risultati forse irreversibili. L’Italia si era ormai, infatti, inoltrata nel cammino che l’avrebbe portata, con l’adesione al Patto d’Acciaio, al ‘kiss of death’ con il regime hitleriano. Si trattò di un itinerario, che comportò per la parte italiana gravissimi «timori e incertezze» (24), e che fu segnato sicuramente dalla colpevole superficialità di Ciano ma anche dalla malafede e dal sistematico inganno con cui Hitler e Ribbentrop irretirono il Duce e i suoi più stretti collaboratori in un’alleanza perversa e disastrosa (25). Fu quella un’alleanza che sottrasse progressivamente all’Italia quella funzione di “”ago della bilancia””, nell’Europa balcanica che, dopo l’agosto-settembre 1939, Palazzo Chigi invano cercò di rivendicare (26). Eppure quel «ruere in servitutem» nelle spire dell’iddra nazista non costituì un percorso obbligato e rettilineo che non prevedeva, da parte del governo di Roma, la possibilità di scelte radicalmente diverse, le quali, se compiutamente sperimentate e favorite dal successo, avrebbero potuto condurre, prima del 10 giugno 1940, a ben differenti esiti della dinamica internazionale. Per tutto il lungo periodo della non belligeranza, quando gli Alleati, insieme alla Turchia, erano ancora indecisi se considerare il nostro Paese come un futuro avversario, un benevolo neutrale o addirittura un possibile alleato (27), Mussolini continuò a pensare di poter ottenere il via libera alla «marcia verso gli Oceani», imbastendo con Londra e Parigi trattative che prevedevano, in cambio della promessa di non scendere in campo a fianco del ‘Reich’, concessioni in Tunisia e nel Corno d’Africa ma soprattutto la partecipazione dell’Italia alla gestione del Canale di Suez, la smilitarizzazione e non già l’acquisto della Corsica, l’internazionalizzazione di Gibilterra, la piena libertà di navigazione nel Mediterraneo (28).”” [(24) R. De Felice, Mussolini il duce. II. Lo stato totalitario, 1936-40′, pp. 467 ss.; (25) M. Toscano, ‘Le origini del Patto d’Acciaio, Firenze, Sansoni, 1948. (…); (26) E. Di Rienzo E. Gin, ‘Le potenze dell’Asse e l’Unione Sovietica, 1939-1945’, pp. 84 ss.; (27) Ivi, pp. 68 ss. Si veda anche D.C. Watt, ‘How War Come: The Immediate Origins of the Second World War, 1938-1939’, New York, Pantheon Books, 1989, pp. 545-550; 572-576; (28) E. Gin, L’ora segnata dal destino. Gli Alleati e Mussoini da Monaco all’intervento. Settembre 1938-giugno 1940; pp: 307-309; 337-338; 350-351; 356-366. Sugli aspetti diplomatici della neutralità italiana tra settembre 1939 e giugno 1940, si veda anche B.S. Viault, ‘Mussolini et la recherche d’une paix négociée (1939-1940), in ‘Revue d’Histoire de la Deuxième Guerre Mondiale, 22, 1977, 107, pp. 1-18; D. Bolech Cecchi, ‘Non bruciare i ponti con Roma: Le relazioni fra l’Italia e la Gran Bretagna e la Francia dall’accordo di Monaco allo scoppio della seconda guerra mondiale’, Milano, Giuffré, 1986, pp. 508 ss.; R. Quartararo, ‘Roma tra Londra e Berlino’, II, pp. 737 ss.; A. Cassels, ‘Reluctants Neutral: Italy and the Strategic Balance in 1939’, in B.J.C. McKercher – R. Legault (eds), ‘Military Planning and the Origins of the Second World War in Europe’, Westport, Praeger, 2000, pp. 37-58. Ancora utile è G. Vedovato, ‘Il conflitto europeo e la non belligeranza dell’Italia’, Firenze, Sansoni, 1943] (pag 167-168, 172-173)”,”RAIx-385″
“DI-RIENZO Eugenio”,”Un’altra resistenza. La diplomazia itailana dopo l’8 settembre 1943.”,”Eugenio Di Rienzo Professore onorario di Storia moderna presso l’Università La Sapienza di Roma, è diretto redella ‘Nuova Rivista Storica’. Tra i suoi lavori ‘Ciano. Vita pubblica e privata del “”genero del regime””, Salerno, 2018 e ‘Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee 1830-1861’ (2011), ‘Le potenze dell’Asse e l’Unione Sovietica, 1939-1945’ con E. Gin (2013). Capitolo. Resistenti e collaborazionisti. “”La drammatica situazione dei nostri diplomatici si chiarì, in tutta evidenza, infatti, il 16 settembre, quando, da Roma, una nuova agenzia di stampa, creata ‘ad hoc’ subito dopo la liberazione del Duce dalla prigionia sul Gran Sasso, diffuse il comunicato, ‘Benito Mussolini ha ripreso oggi la suprema direzione del Fascismo in Italia’, con il quale si ordinava a tutte le autorità civili, politiche, amministative di riprendere il loro posto e le loro funzioni, aderendo alla costituenda RSI, la cui nascita fu formalizzata di lì a sette giorni. Per quello che riguardava i nostri rappresentanti all’estero di ogni ordine e grado, il comunicato specificava che la mancata osservanza di quel foglio ordini avrebbe comportato la perdita l’immunità diplomatica e la loro detenzione, come «civili appartenti a Nazioni ostili», non solo in Germania e in Giappone. Quel trattamento si sarebbe esteso, infatti, anche alle Nazioni occupate dai due ‘senior partners’ del Patto Tripartito, a tutti i Paesi che avevano aderito a quel trattato di alleanza (Bulgaria, Repubblica slovacca, Romania, Stato Indipendente di Croazia, Ungheria), e agli Stati marionetta dell’Asse (État Français’ di Vichy, Governo di salvezza nazionale della Serbia, Norvegia, Stato Ellenico). Né migliore sorte sarebbe toccata al personale diplomatico italiano residente a Shanghai, nel ‘Manciukuò’, nei satelliti dell’Impero nipponico passati sotto il controllo di Tokyo all’inizio della travolgente offensiva delle armate di Hirohito nell’Indo-Pacifico”” (pag 91-92)”,”QMIS-367″
“DIRKS Nicholas B.”,”Castes of Mind. Colonialism and the Making of Modern India.”,”DIRKS Nicholas B. è Franz Boas Professor of History and Anthropology at Columbia University”,”INDx-098″
“DIRLIK Arif”,”Marxism in the Chinese Revolution.”,”DIRLIK Arif è Knight Professor of Social Science all’ Università dell’ Oregon. Ha molte pubblicazioni alle spalle: ‘Revolution and History: Origins of Marxist Historiography in China, 1919-1937’ ‘The Origins of Chinese Communism’, ‘Anarchism in the Chinese Revolution’ ecc. pag 50 il dibattito del 1927 Il dibattito del 1927. “”Le opposte visioni di questi tre gruppi definirono i limiti della controversia del 1927. O la Cina era fondamentalmente feudale con l’ imperialismo a sostenere (o perpetuare) la struttura sociale di classe in Cina; o la Cina era a predominanza capitalistica, con l’ imperialismo, per la sua vera natura, ad aiutare lo sviluppo delle forze capitalistiche nella società cinese (o, più spesso, a sostenere la borghesia); oppure la Cina non era né feudale né capitalista ma una società dove l’ ambiguità della struttura di classe aveva reso possibile che forze politiche parassitarie di natura feudale mantenessero il potere, con queste forze, allo stesso tempo, al servizio della causa dell’ imperialismo. Il dibattito fu iniziato dai sostenitori della terza via (…).”” (pag 50)”,”CINx-189″
“DIRLIK Arif”,”Anarchism in the Chinese Revolution.”,”DIRLIK Arif è professore di storia alla Duke University. E’ autore di ‘Revolution and History. Origins of Marxist Historiography in China’, e di ‘1919-1937 and ‘The Origin of Chinese Communism’. “”Tutti gli anarchici erano d’accordo che l’ obiettivo di una autentica rivoluzione era quello di trasformare la coscienza sociale e la vita nella sua quotidianità, allo scopo di creare attenzione al tema della concezione della società; il loro ruolo era appunto di “”incitare”” le masse all’ azione affinché acquisissero una loro coscienza. Wu Zhihui stimava ad un certo punto che la rivoluzione anarchica avrebbe richiesto circa “”tremila anni”” per compiersi (sebbene aggiungesse, pochi anni dopo, che se ogni anarchico fosse stato uno Shifu, ci potevano volere solo “”cinquecento anni””). Ci sarebbero volute anche molte, molte rivoluzioni per acquisire questo risultato. Gli anarchici negli anni Venti, diversamente dagli anni precedenti, non si potevano permettere più di accontentarsi di vaghe aspirazioni alla rivoluzione. La sfida comunista era di costringere gli anarchici a porre molta attenzione al tema concreto della rivoluzione. Mentre essi si opponevano alla strategia comunista della rivoluzione, gli anarchici dovevano mutare la loro strategia per provare la loro validità come alternativa ai comunisti. Ciò fu il più importante sviluppo dell’ anarchismo cinese negli anni Venti.”” (pag 233)”,”MCIx-025″
“DI-SANTE Costantino a cura”,”Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951).”,”DI-SANTE C. è ricercatore presso l’Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione delle Marche e responsabile della Biblioteca provinciale di storia contemporanea di Ascoli Piceno.”,”ITQM-144″
“DI-SANTO Gianni”,”Chiesa anno zero. Una rivoluzione chiamata Francesco.”,”Gianni Di-Santo, giornalista, scrittore, si occupa di informazione religiosa. Ha curato gli ultimi due libri di don Andrea Gallo per Piemme. ‘La rivoluzione della “”Chiesa del grembiule”” è cominciata’ ‘Geopolitica della Chiesa in fermento. Il futuro è in Cina’ (pag 72-)”,”RELC-400″
“DI-SCALA Spencer”,”Filippo Turati. Le origini della Democrazia in Italia.”,”DI-SCALA Spencer ha ricevuto il Ph.D. (dottorato di ricerca) dalla Columbia University in New York. Con l’assegnazione di due borse di studio Fulbright si è dedicato alla ricerca della storia del socialismo italiano a Milano. Attualmente è ordinario di storia contemporanea all’Università del Massachusetts a Boston.”,”MITS-368″
“DI-SCALA Spencer”,”Da Nenni a Craxi. Il socialismo italiano visto dagli U.S.A.”,”Spencer M. Di SCALA (1941) docente di storia alla Massachusetts University di Boston è autore di vari testi storici tra cui ‘Dilemmas of Italian Socialism: The Politics of Filippo Turati’. Notizie biografiche su “”Rodolfo Morandi, fulcro del Psi in Italia’ (pag 36-37) “”Nel novembre del 1931, Morandi e i giovani socialisti milanesi Lelio Basso e Lucio Luzzatto si incontrarono segretamente con Giorgio Amendola, delegato comunista, per verificare se fosse possibile un’alleanza con i comunisti e gli oppositori repubblicani. L’incontro culminò nella collaborazione con i comunisti, due anni prima che fosse formalmente firmato un patto di unità d’azione tra il Psi in esilio e il Pci, e nella pubblicazione clandestina di un giornale, “”Fronte Rosso””. L’anno seguente, Morandi lavorò per una piccola casa editrice milanese, trasformandola in un focolaio di antifascismo intellettuale. Entro il 1933, Morandi aveva messo insieme, a Milano, una rete segreta socialista, con filiali nelle maggiori città del nord e in alcuni centri più piccoli del Meridione. Dopo alcune trattative con i capi in esilio del Psi, Morandi annunziò, in un incontro segreto a Milano, la formale costituzione di un Centro interno socialista (Cis). Invitò i partecipanti, incluso i giellisti e i repubblicani, a unirsi a lui e al Partito socialista per fondare un’estesa organizzazione di resistenza socialista italiana. “”I nostri compagni””, scrisse Giuseppe Faravelli ad Angelo Tasca, suo punto di riferimento nella Direzione del Psi, “”seguendo il mio consiglio, si sono decisi a lavorare in maniera politicamente organica e coerente, cioè come Partito socialista (40)”” (pag 37) (40) Stefano Merli (a cura) La ricostruzione del movimento socialista in ITalia e la lotta contro il fascismo dal 1934 alla seconda guerra mondiale’, in Istituto Giangiacomo Feltrinelli, Annali, Anno Quinto, pp. 639-40. E’ questo l’archivio di Angelo Tasca nella biblioteca Giangiacomo Feltrinelli a Milano, con un’introduzione di Merli, pubblicato anche separatamente come ‘Documenti inediti dell’archivio Angelo Tasca’, Milano, 1963″,”ITAP-195″
“DISCEPOLI DI VERITA'”,”All’ ombra del Papa infermo. Giovanni Paolo II nelle spire della nomenklatura vaticana.”,”Altra opera dei ‘Discepoli di Verità’: ‘Bugie di sangue in Vaticano. Il triplice delitto della Guardia svizzera’, Kaos edizioni, 1999. Nell’ Opus Dei, il cervello clericale di Villa Tevere, a viale Bruno Buozzi (Roma), è informato su quanto avviene nella Chiesa a livello mondiale come praticamente nessun’altra organizzazione ecclesiastica. L’ ascesa dell’ Opus Dei a principale potenza ecclesiastica appare inarrestabile.”,”RELC-111″
“DISEGNI Manuel”,”Critica della questione ebraica. Karl Marx e l’antisemitismo.”,”Manuel Disegni (Torino, 1989) è giornalista e dottore di ricerca in Storia della filosofia. Ha pubblicato il saggio “”Die Aktualität des Ursprungs”” (L’attualità dell’origine), uno studio sulla conoscenza storica di Karl Marx e Walter Benjamin, pubblicato nel 2017 dall’editore Welt Trends. “”Gli economisti antisemiti del XX secolo costruirono il loro sapere intorno alla contrapposizione fondamentale tra ‘schaffendes’ e ‘raffendes Kapital’, capitale produttivo, nazionale, ariano da una parte e capitale predatorio, internazionale, ebraico dall’altra. Di questo dualismo economico, che già iniziava a prendere forma nella ‘Nationalökonomie’ del secolo precedente, il concetto marxiano di capitale rappresenta, nella sua struttura logica e sistematica unitarietà, la più puntuale confutazione. Per i regimi antisemiti del Novecento, la distinzione teorica fra i due tipi di capitale era funzionale al progetto di sopprimere la lotta di classe istigando tutti i ceti produttivi della nazione (lavoratori e industriali) a una reazione compatta contro i parassiti della finanza globale. Ma non si sente forse ripetere ancora oggi, da destra come da «sinistra», che la radice di tutti i nostri problemi starebbe nel predominio della speculazione finanziaria internazionale sulla «economia reale»? (49). Come se questa cosiddetta economia reale fosse già, di per sé, un sistema razionale, stabile, ed equo, come se tutte le crisi e le ingiustizie economiche di cui siamo testimoni fossero conseguenza di espedienti fittizi; come se l’indebitamento dei popoli e delle nazioni non fosse una funzione vitale e imprescindibile dell’espansione produttiva che quei medesimi popoli e quelle medesime nazioni ciecamente perseguono. Al contrario, insistendo sul carattere cristiano piuttosto che ebraico del capitale, Marx segnala che l’oggetto della sua critica non è tanto un modo di appropriarsi della ricchezza, quanto un modo di produrla. L’antisemitismo prende di mira i parassiti della società moderna; Marx il principio stesso della sua produttività. Incita i lavoratori di tutti i paesi a lottare e a scioperare – non contro qualche nemico reale o presunto del lavoro umano, ma contro la forma astrattamente «umana» del loro stesso lavoro. Spiega e dimostra che il potere che li opprime non è quello del denaro, il Dio unico e geloso di Israele, ma quello del capitale. Il Dio trino e amoroso dell’umanità universale. Il contributo critico di Marx alla riformulazione della questione sociale consiste principalmente nel porre la questione della ‘forma’ sociale della produzione, ossia della sua trasformabilità. Intende mostrare che ogni emancipazione reale, ogni trasformazione storica della società deve necessariamente passare attraverso la trasformazione del suo modo di lavorare. Nel far ciò non si stanca di mettere in guardia da teorie, utopie e programmi di tutti i colori politici che millantano altri tipi di ‘soluzione’ della questione sociale, tali da lasciare immutato il lavoro. L’antisemitismo moderno associa capitalismo e giudaismo attraverso il denaro come termine medio. Marx non insegna soltanto che il capitale è un sistema di produzione di merci assai più che un sistema di potere del denaro. Né si limita ad aggiungere che per un tale sistema è «il cristianesimo», non il giudaismo, la religione più confacente” (pag 398-399) [Manuel Disegni, ‘Critica della questione ebraica. Karl Marx e l’antisemitismo’, Bollati Boringhieri, Torino, 2024] [(49) C’è anche chi, non contento di propagare queste opinioni economiche, si spinge ad attribuirle, con tato di impudiche virgolette, a «Carlo Marx»: «Marx ci descrive così una società catturata dal “”feticismo del denaro”””, presa cioè dalla vertigine di volere accumulare soldi senza l’intermediazione della produzione materiale e del lavoro umano. Fino al punto di affermare che lo sviluppo del capitalismo finanziario può portare ad una condizione in cui ‘l’uomo cessa di essere schiavo dell’uomo per divenire schiavo della cosa-denaro’ – Anche chi ritiene superata la definizione di Marx (capitale fittizio) concorda sul giudizio che la finanza speculativa ha finito per volgersi contro lo sviluppo delle forze produttive e contro l’economia reale generando un conflitto crescente che va oltre quello tra imprenditore e operaio e contrappone la finanza globale a ‘gli individui realmente attivi nel processo di produzione, dall’imprenditore al dirigente all’ultimo lavoratore giornaliero’», Massimo D’Alema, ‘Keynote speech’, Second World Congress on Marxism, Peking University, Beijing, 2018, https//www.italianieuropei.it/en/ie-online/item,4037-second-world-congress-on-marxism-keynote-speech.html] ‘Marx (1818-1883) scrisse il saggio «Sulla questione ebraica» a Parigi nel 1844 e lo pubblicò sulla rivista «Annali franco-tedeschi». L’ edizione italiana più recente è uscita per gli Editori Riuniti nel 2018 e ripropone la vecchia traduzione di Raniero Panzieri. L’idea di fondo è che gli ebrei si possano emancipare solo nel quadro di una liberazione complessiva dell’ umanità dall’alienazione capitalistica’ (da Isco). Da Isco: ‘Esce il 26 gennaio in libreria il volume di Manuel Disegni, un giovane studioso di filosofia, dal titolo “”Critica della questione ebraica. Karl Marx e l’ antisemitismo””, pubblicato da Bollati Boringhieri. Si tratta di un lavoro impegnativo, nato da una tesi di dottorato, che in quasi cinquecento pagine risponde alla seguente domanda: il giovane autore tedesco, che nel 1844 scrisse “”Sulla questione ebraica”” (Bibliografia), era antisemita? Disegni non si limita ad argomentare il proprio punto di vista sul testo, ma propone una ricca e dotta disamina del pensiero di Marx e dell’ antisemitismo. (…) Volendo sintetizzare la sua proposta interpretativa, diremmo che secondo Disegni non solo Marx non è mai stato antisemita ma, al contrario, ha espresso «un tentativo di comprendere criticamente e contrastare politicamente il nuovo antisemitismo che andava prendendo forma nella Germania dell’epoca». Come è noto, il breve scritto “”Sulla questione ebraica”” nacque dalla volontà di Marx di rispondere al suo amico Bruno Bauer, che l’anno precedente aveva sostenuto una tesi molto chiara: convinto che in uno Stato laico la condizione necessaria per la piena uguaglianza degli individui fosse il superamento delle identità religiose, Bauer credeva che professare una religione, «a maggior ragione quella minoritaria ed esclusiva degli ebrei», significasse essere portatori di privilegi e interessi particolari, «estranei alla collettività e indifferenti alle sue sorti». Contro questa impostazione, Marx negò risolutamente che gli esseri umani potessero vivere liberamente nello Stato borghese. La Rivoluzione francese aveva sì liberato gli uomini dai privilegi della società cetuale, ma li aveva sottoposti alla libertà sancita dalla legge, in un mondo in cui l’alienazione conviveva perfettamente con l’eguaglianza politica: il citoyen pubblico e il borghese privato non si sarebbero mai incontrati. Il problema, allora, non riguardava gli ebrei o i cristiani, ma lo Stato liberale che, in cambio della libertà politica, trasformava i suoi cittadini in alienati. In realtà, come è stato sottolineato dallo storico austriaco Edmund Silberner nel 1949 (“”Was Marx an anti-semite?””) (Bibliografia), nella seconda parte del suo saggio, il giovane filosofo lasciò la critica dello Stato liberale per entrare nel vivo del problema. Se i socialisti utopisti Charles Fourier e Alphonse Toussenel assimilavano gli ebrei al capitalismo finanziario, Marx andò oltre e li identificò con il capitalismo tout court, descrivendoli come un popolo egoista, schiavo del denaro, simbolo di un mondo da superare, e in questo senso sostenne la necessità che la società si emancipasse dal giudaismo. (…) Fra l’altro, come hanno evidenziato George L. Mosse, Pierre Birnbaum, Jack Jacobs, la riflessione di Marx ispirò quella dei massimi teorici del socialismo europeo, e della Seconda Internazionale, convinti sostenitori della più radicale assimilazione degli ebrei negli Stati nazionali e sicuri che l’antisemitismo, considerato una questione interna alla borghesia, sarebbe scomparso con la rivoluzione socialista. Presentandosi al mondo come i veri eredi della Rivoluzione francese, i marxisti europei percepirono l’ebraismo come un’anomalia sociale che sarebbe stata superata dall’avvento di una nuova fase della storia. (…)'”,”MADS-838″
“D’ISOLA Isabella SULLAM Mauro FRASSANITO Gabriele BALDONI Guido BALDINI Giulia, antologia scritti di B.B. MÜLLER-HILL K. PATZODL e H. SCHWARZ H. FRIEDLANDER O. ROSENBERG G. LEWY M. REVELLI F. MANNA L. PIASERE J.D. ZATTA P. BRUNELLO C. CUOMO”,”Alla periferia del mondo. Il popolo dei rom e dei sinti escluso dalla storia.”,”Contiene tra l’altro, di H. Friedlander: ‘L’ostracismo nei confronti degli zingari’ (pag 127-131)”,”GERN-011-FV”
“DISPOT Laurent”,”La macchina del terrore. Genealogia del terrorismo.”,”Alla memoria di Herschel Grynszpan e della Rosa Bianca Laurent Dispot nato nel 1950, è giornalista e storico di formazione filosofica. Collabora a ‘Le Matin’ e a ‘Spirali’. Differenze tra il terrorismo compiuto in nome di una mitologia della semplicità, dinanzi all”iconoclastia della religione dello stato… Di un terrorista del ’33 che i libri li bruciava Dispot fa la parodia: “”Quando sento parlare di pistole estraggo i libri”” (quarta di copertina)”,”TEMx-098″
“DI-TONDO Franco”,”La rottura dei governi di unità nazionale. Il “”centrismo”” degasperiano e l’ azione dei comunisti e delle forze di sinistra per la pace, la democrazia e il lavoro. L’ VIII Congresso del PCI.”,”1953. La ‘legge truffa’. “”Alla competizione elettorale il PCI si presenta apparentato con altre liste: i socialisti, l’ Unione popolare i cui leaders sono Parri, allontanatosi dai repubblicani e Calamandrei, Codignola e Greppi distaccatisi dai socialdemocratici, l’ Alleanza democratica nazionale (gruppi di borghesia laica: Corbino, Nitti, Terranova). In un appello agli elettori, il partito comunista denuncia il fallimentare bilancio di cinque anni di governo clericale: (…)””. (pag 32)”,”PCIx-215″
“DI-TONDO Franco”,”Il partito dalle leggi eccezionali del fascismo alla seconda guerra mondiale.”,”””Il “”processone”” al Centro dirigente comunista. “”Il quadro complessivo della condanne comminate nel 1928 dal Tribunale Speciale è dunque, il seguente: 639 (circa il triplo di quelle inflitte nel 1927); anni di carcere 3404. Il maggior numero di condanne (è un documento dello stesso Tribunale a ragguagliarci) riguarda comunisti lombardi; seguono poi nell’ ordine i toscani, i laziali, gli emiliani, i piemontesi, ecc.. Tra i condannati figurano 762 operai e contadini e 139 intellettuali””. (cita fonte De Felice R. Mussolini il fascista, vol II, Einaudi Torino pag 469) (pag 16)”,”PCIx-216″
“DITTMAR Gérald”,”Dictionnaire biographique illustré de la Commune de Paris de 1871.”,”Biografie di L.A. BLANQUI C.V. BESLAY G.J.D. COURBET C.L. DELESCLUZE J. DOMBROWSKI E.F.D. EUDES L. FRANKEL F.C. GAMBON G.E. GENTON P.J.F. GROUSSET F. JOURDE P. LAFARGUE G.A. LEFRANCAIS N. LEMEL M.A. LEROY M. LISBONNE P.O. LISSAGARAY C.F.C. LONGUET L.A. LUCIPIA B. MALON L.G.E. MEGY N. MEILLET C.L. MICHEL J.B.E. MILLIERE T. MOILIN A.A. OKOLOWICZ H. PLACE E.E. POTTIER H.L. PRODHOMME F. PYAT A. RANC G. RANVIER E. RECLUS R.G.A. RIGAULT L.N. ROSSEL G..M. TRIDON E. VAILLANT J.L.J. VALLES E.L. VARLIN E. VERMESCH A.J.M. VERMOREL P. VESINIER W. WROBLEWSKI e altri.”,”MFRC-108″
“DITTMAR Gérald a cura; testi di Benoit MALON Gustave FLOURENS Eugène POTTIER Arthur ARNOULD Jules VALLES Charles LONGUET Paul VAPEREAU Charles DELESCLUZE Antoine ARNAUD Edouard VAILLANT Gabriel RANVIER Charles BESALY Jean-Baptiste CLEMENT Nathalie LEMEL Elisabeth DMITRIEFF André LEO Felix PYAT P.O. LISSAGARAY Théophile FERRE’ Louise MICHEL Gustave LEFRANCAIS Paul LAFARGUE RAMA”,”Anthologie de la Commune de Paris de 1871.”,”contiene tra l’ altro: ‘L’ Internationale’ e ‘Le Mur Voilé’ di Eugène POTTIER, ‘La Religion du Capital’ di Paul LAFARGUE testi di Benoit MALON Gustave FLOURENS Eugène POTTIER Arthur ARNOULD Jules VALLES Charles LONGUET Paul VAPEREAU Charles DELESCLUZE Antoine ARNAUD Edouard VAILLANT Gabriel RANVIER Charles BESALY Jean-Baptiste CLEMENT Nathalie LEMEL Elisabeth DMITRIEFF André LEO Felix PYAT P.O. LISSAGARAY Théophile FERRE’ Louise MICHEL Gustave LEFRANCAIS Paul LAFARGUE RAMA “”Nel 1789, il 13 luglio, all’ Hotel de Ville, Lafayette propone l’ adozione di una bandiera formata dall’ alleanza del bianco, colore della monarchia, con il blu e il rosso, colori del terzo stato parigino. Il blu era il colore dei maestri borghesi delle città, e il rosso il colore dei lavoratori. Il ‘bonnet phrygien’ (berretto frigio) del costume ufficiale dei contadini sotto Luigi XVI era rosso. Riassumendo, il bianco era il colore del re e dei suoi strumenti politici, la nobiltà e il clero, il blu quello dei privilegiati del regime dei maestri e dei ‘jurandes’ (aiutanti, ndr), il rosso quello dei lavoratori, ovvero l’ immensa maggioranza del popolo francese. Nel 1789 si è creduto di poter conciliare tutte le classi della società, e si è adottato il tricolore: ciò fu una contraddizione con il principio di uguaglianza di fronte alla legge (…). Nel 1848, come ha raccontato Louis Blanc (…) la bandiera rossa fu scelta spontaneamente e con una passione in cui si rivelava la profondità degli istinti popolari. (…) Oggi, la bandiera rossa sventola nell’ aria! (…)””. (pag 157-158, Journal Officiel de la Commune, 30 mars 1871)”,”MFRC-115″
“DITTRICH-JOHANSEN Helga”,”Le «militi dell’idea». Storia delle organizzazioni femminili del Partito Nazionale Fascista.”,”Fronte interno durante la 2° guerra mondiale (pag 209-210)”,”ITAF-005-FMB”
“DI-VITTORIO Giuseppe, a cura di TATO’ Antonio”,”Di Vittorio. L’ uomo, il dirigente. Antologia delle opere. Volume 3°: 1952-1957.”,”L’ opera di DI-VITTORIO negli anni Cinquanta, da umile bracciante pugliese a segretario generale della CGIL all’ interno del movimento operiao e contadino italiano. La prefazione al 1° volume è di Rosario VILLARI Intervento di Di-Vittorio all’ VIII Congresso del PCI, Roma, dicembre 1956. “”Compagni! In questo momento, tutti i reazionari d’Italia e del mondo, compresi i fascisti, parlano di libertà. E ne parlano in termini di contrapposizione al sistema socialista. Certo – e lo abbiamo detto – nel campo socialista sono stati commessi errori aberranti, di cui tutti sentiamo le angosciose conseguenze. Ma tutto il mondo socialista ha condannato apertamente quegli errori, al pari del nostro congresso, che sta lavorando appunto per preservare il nostro partito da ogni forma di burocratismo e di settarismo, come da ogni presunzione di poter disporre tutto dall’ alto e di poter costruire qualcosa di buono e di solido, senza un legame profondo e permanente con la classe operaia e con la massa del popolo””. (pag 396)”,”MITT-242″
“DI-VITTORIO Giuseppe”,”Il movimento operaio italiano e l’unità sindacale.”,”””Nessuna meraviglia, quindi, che la pellagra facesse strage fra i lavoratori della terra. Secondo dati ufficiali raccolti dal Riguzzi (‘Sindacalismo e riformismo nel parmense’, Ed. Laterza, Bari, 1929) relativi al periodo in cui riferiamo, nella provincia di Parma gli affetti da pellagra, dal minimo di 5,58 nel comune di Colorno, si elevavano al massimo incredibile di 44,80 ogni 100 abitanti, nel comune di Varzi. Nelle zone risicole gli affetti da febbre miasmatiche giungevano al massimo di 41,60 per ogni 100 abitanti! Oh, si! le grandi fortune della borghesia industriale, della plutocrazia finanziaria e dei grandi proprietari di terre, sono state formate con la fatica massacrante, con la miseria nera, con l’esaurimento e le deformazioni fisiche, con gravi malattie e con la morte prematura di intere generazioni di lavoratori italiani!”” (pag 5)”,”MITT-297″
“DIX Keith”,”What’s a Coal Miner to Do? The Mechanization of Coal Mining.”,”Keith Dix già membro dell’ Institute of Labor Studies, West Virginia University”,”MUSx-332″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, D1
“D’ABERNON Edgar Vincent, Viscount”,”The Eighteenth Decisive Battle of the World. Warsaw, 1920.”,”D’ABERNON Viscount: Edgar Vincent, 1st Viscount D’Abernon (1857-1941). Viscount D’Abernon, of Esher and of Stoke D’Abernon in the County of Surrey, was a title in the Peerage of the United Kingdom. It was created on 20 February 1926 for the politician, diplomat and writer Edgar Vincent, 1st Baron D’Abernon. He had already been created Baron D’Abernon, of Esher in the County of Surrey, on 2 July 1914. This title was also in the Peerage of the United Kingdom. In 1936 he also succeeded his elder brother as sixteenth Baronet, of Stoke d’Abernon. All three titles became extinct on his death in 1941. The Vincent Baronetcy, of Stoke d’Abernon in the County of Surrey, was created in the”,”QMIx-178″
“DABORN John”,”Russia. Revolution and Counter-Revolution 1917-1924.”,”John Daborn, Head of History Dinnington Comprehensive School, South Yorkshire. Bukharin, Nikolai Ivanovich (1888-1938). Joined the Bolsheviks as a result of the 1905 Revolution. The ‘favourite of the Party’ (Lenin), also one of its leading theoreticians. His Imperialism and World Economy, 1915, assisted Lenin’s own formulations on imperialism in 1916. Led the Moscow Bolsheviks 1917-1918; resigned from the Party over the acceptance of the Treaty of Brest-Litovsk which he regarded as a betrayal of the international revolution. Moved further to the Right during the Civil War. Supporter of NEP and Stalin in the 1920s, wrote the Soviet Constitution in 1936, before being sentenced to death in the Moscow Show Trials. Rehabilitated in the USSR in 1988. Chernov, Vladimir Mikhailovich (Known as Victor) (1876-1952). Began political activity in 1893, a founder of the Socialist-Revolutionary Party in 1903. Minister of Agriculture under Kerensky after july 1917, became leader of the Right SRs after the split in October 1917. President of the Constituent Assembly in january 1918, and played a leading role in the revolt of the Czechoslovak Legion in 1918. Wrote The Great Russian Revolution in exile in Western Europe and died in the USA. Chkheidze, Nicholas Semyonovich (1864-1926). Leader of the Mensheviks in the Third and Fourth Dumas (1907-17), he was also on the first Praesidium of the Petrograd Soviet when it was formed in March 1917. Replaced by Trotsky as Chairman of the Petrograd Soviet in September 1917. Went abroad after the October Revolution and committed suicide. Dan (real name, Gurevich) Feodor Ilych (1871-1947). Menschevik leader who began political activity in 1896. A doctor, he became editor of Izvestia (the paper of the Petrograd Soviet) in 1917. Leader of one of the two factions of Menshevik internationalists formed in 1918. Tried to act as an opposition to the Bolsheviks within Russia but eventually went into exile in 1922, and died in New York. Dzerzhinsky, Felix (1877-1926). Began political activity with the Social Democrats in 1895. After several spells in Siberia he joined the Bolshevik faction. Most renowned as the founder of the Cheka, the political police, in Dicember 1918. Subsequently People’s Commissar for Internal Affairs, then Communications, and finally President of the Supreme Economic Council of the USSR. Gorky Maxim (Alexei Maximovich Peshkov) 1868-1936). Born in Nizhni Novgorod (now renamed after him), the leading Russian playwright and novelist of this century. Became a Menshevik Internationalist during the First World War. After the February Revolution he founded the newspaper Novaya Zhizn (New Life) which attacked both Kerensky and the Bolsheviks (although he remained a lifelong friend of Lenin). A friend of Stalin, he defended the gains of the revolution until his mysterious death (for which his doctor was later hanged). Hailed as the ‘father of Soviet literature’ and given a state funeral by Stalin. Guchkov Alexander Ivanovich (1862-1936). A wealthy Moscow capitalist, he became the leader of the Octobrist Party. In the process of tryng to organise the palace revolution to overthrow Nicholas II when the February Revolution broke out. Became Minister of War and Navy in the first Provisional Government but resigned when his policy of war to victory was opposed by the Soviet. Supported the Whites in the Civil War before emigranting to Berlin in 1921. Kamenev (Rosenfeld) Lev Borisovich (1883-1936). Joined the Social Democratic movement in 1901 and a close ally of Lenin after the split with the Mensheviks in 1903. Opposed the April Theses and the October Revolution, but remained a member of the Central Committee of the Party until 1927. Formed a triumvirate with Zinoviev and Stalin to keep Trotsky out of power. Subsequently broke with Stalin to form the United Opposition with Trotsky. Shot after the Show Trials of 1936. Kerensky Alexander Fyodorovich (1881-1970). A member of the Trudovik, or Labour group, on the right wing of the Socialist-Revolutionary Party. A staunch supporter of the war effort, he precipitated himself into a position of strength in the February Revolution by taking a post on the Praesidium of the Petrograd Soviet and, at the same time, becoming Minister until the October Revolution overthrew him. Noted for his flights of oratory which bordered on the hysterical, he retired to the USA. Kolchak Alexander Vasilievich (1873-1920). Became admiral of the Black Sea Fleet in 1916 and resigned in July 1917. Became undisputed leader of the White forces beyond the Urals and declared himself Supreme Ruler of Russia in November 1918. Noted for shooting the SR government in Omsk, he was himself captured by Czechs in 1920 and hanted over to the local revolutionary committee which had him shot. Kollontai Alexandra Mikhailovna (1873-1952). Active in the Russian Social Democratic movement from 1896 she was a menshevik until 1915. Elected to the Executive Committee of the Petrograd Soviet in March 1917. Arrested by the Provisional Government after the July Days. Opposed the Treaty of Brest-Litovsk but remained loyal to the Party. Drafted the Theses of the Workers’ Opposition for the Tenth Party Congress in 1921 and after their defeat went in for a diplomatic career, mainly in Scandinavia. Kornilov Lavr Georgevich (1870-1918). Tsarist General who was appointed Commander-in-Chief of the Russian Army by Kerensky in July 1917. Subsequently headed a revolt aimed at undermining working-class control of the revolution. May also have sought a military dictatorship. He escaped after the October Revolution and was killed fighting with the White armies on the Don. Krupskaya Nadezhda Konstantinova (1869-1939). Co-worker and wife of Lenin, Secretary of the Bolshevik Committee Abroad whilst in exile, and holder of various government posts after 1917. Lenin (Ulyanov) Vladimir Ilyich (1870-1924). Founded the Combat Union for the Emancipation of the Working Class in St Petersburg with Martov in 1895 and was almost immediately arrested and sent to Siberia. Made a Marxist analysis of Russian economic development. The Development of Capitalism in Russia, in 1899. In 1903 he forced the split between Bolsheviks and Mensheviks in the recently formed Russian Social Democratic Party over the nature of the party and its membership. Spent most of the rest of his career in Swiss exile but arrived back in Russia in April 1917 to lead the Bolsheviks. Forced into hiding in July 1917, he re-emerged after the Bolshevik victory in October to become Chairman of the Council of People’s Commissars, a post he held until his death. Lvov George E (1861-1925). Head of the Zemstvo Union, he had done much to organise the war effort under the Tsar. Chosen as a liberal Prime Minister for the first Provisional Government by the leader of the Kadet Party, Milyukov, he was in fact more of a populist and urged a decentralised system of government in Russia. Replaced by Kerensky in July 1917. Martov (Tsederbaum) Julius Ossipovich (1873-1923). A close collaborator of Lenin until the 1903 split when he became the leader of the Menshevik faction. He took the same position on the First World War as Lenin and found himself as the leader of the Menshevik internationalists. This group was prepared to work within the Soviets but it was further weakened by splits in 1918. Milyukov Paul Nikolayevich (1859-1943). A professor of history, he founded the Constitutional Democratic Party (Kadets) in 1905. He was close to the Britsh Ambassador and hoped for a Westminster-style constitutional monarchy. He became Foreign Minister (and the real force) in the Provisional Government but was forced out over his views on continuing war until victory in 1917. Subsequently looked for a military dictatorship to save Russia from the Soviet system. He emigrated to Paris. Rodzianko M.V. (1859-1924). An extremely wealthy landowner who joined the Octobrist party. He became Chairman of the Fourth Duma where he loyally tried to serve the Tsar and support Russia’s war effort. He was the head of the Duma’s Provisional Government. Went into exile in November 1917. Shlyapnikov Alexander (1883-1937). Metalworkers’ Union leader after 1917. An important Bolshevik organiser in the capital. After the revolution he became Commissar for Labour and from 1920 to 1922 was the co-leader of the Workers’ Opposition with Alexandra Kollontai. Arrested during the Moscow trials. Spiridonova Maria Alexandrovna (1884-1941). A leading Socialist-Revolutionary who became a member of the Left SRs when they split in November 1917. Subsequently admitted organising the murder of Mirbach in june 1918 which was the signal for the Left SR break with the Bolshevik system. Stalin (Djugashvili) Joseph Vissiaronovich (1879-1953). Georgian origin. Joined the Social Democrats in 1898. Exiled to Siberia, returned in 1917 to take over editorship of Pravda. Went into hiding after the July Days and spent much of the civil war organising resistance to the Whites around Tsaritsyn (which he later renamed after himself as Stalingrad). Tended always to take a middle course in debates (‘a grey blur’ according to Sukhanov). After the death of Sverdlov, he took on the role of General Secretary of the Party. Used this position so that by the end of the 1920s he had emerged as virtual dictator of Russia – a position he maintained until his death. Sukhanov (Himmer) Nikolai Nikolayevich (1882-?). Initially a non-party Socialist who tried to reconcile Marxism and Populism, he eventually became a Menshevik-Internationalist close to Gorky and Martov. Wrote a rich chronicle of the events of 1917 but did not witness the final Bolshevik decision to prepare an insurrection. It took place in his own house from which his wife, the Bolshevik Galina Sukhanovna, had ensured his absence. After the October Revolution he took various posts in the government. Sent to a labour camp after the Show Trial of 1931. Sverdlov Yakov Mikhailovich (1885-1919). A Social Democrat drom the age of 16 he was imprisoned many times under Tsarism. His organisational talents were early recognised by Lenin and during 1917 he performed miracles of organisation of the growing Bolshevik Party with hardly any resources. His early death has often been seen as a great blow to the Communist Party. Trotsky (Bronstein) Lev Davidovich (1879-1940). Known as The Pen for his brilliance as a writer, he did not join either the Bolsheviks or the Mensheviks after the 1903 split but maintained his own Inter-District group. It initially tried to re-unite the Social Democratic Party, but in 1917 Trotsky and Lenin increasingly found that they were travelling the same path and Trotsky’s groups fused with the Bolsheviks in July 1917. Imprisoned after the July Days, he was released to become Chairman of the Petrograd Soviet. Main practical co-ordinator of the Bolsheviks in November 1917, negotiated the Treaty of Brest-Litovsk in 1918, and formed the Red Army in the Civil War. His arrogance made him unpopular amongst the other Bolshevik leaders who prevented him from succeeding Lenin in 1924. Expelled from the Party in 1927, expelled from the USSR in 1929, and murdered by a Stalinist agent in 1940 in Mexico City. Tsereteli Iraklion Georgevich (1882-1959). A Menshevik leader who was on the Praesidium ofe the Petrograd Soviet after the February Revolution. Became Minister of Posts and Telegraphs in the second Provisional Government in May 1917, and after the July Days became Minister of the Interior. He returned to his native Georgia after the October Revolution to take part in the Menshevik Caucasian Republic. He went into exile with its fall in 1921. and died in New York. Zinoviev (Radomyslsky) Gregory Yevseyevich (1883-1936). Joined the Russian Social Democratic Labour Party in 1901 and sided with the Bolsheviks in the 1903 split. A collaborator of Lenin, he opposed the 7 November rising, with Kamenev. Subsequently became Chairman of the Comintern Executive Committee. Sided with Stalin against Trotsky until 1927, joining the latter in the United Opposition. Victim of the Show Trials.”,”RIRO-072-FL”
“DA-CUNHA Euclydes”,”Brasile ignoto. L’assedio di Canudos.”,”‘La guerra di Canudos è stata una rivolta popolare avvenuta in Brasile tra il 1896 e il 1897, che oppose i seguaci di un predicatore religioso, Antônio Conselheiro, e le forze della Repubblica appena proclamata. Alcune informazioni sulla guerra sono: Le cause: La guerra di Canudos fu causata da una serie di fattori sociali, economici e politici, tra cui la povertà, la siccità, la crisi del latifondo, il malcontento dei veterani della guerra del Paraguay, il fanatismo religioso e il rifiuto della nuova costituzione repubblicana. Le fasi: La guerra si svolse in quattro fasi, corrispondenti alle spedizioni militari inviate dal governo per reprimere la ribellione. Le prime tre spedizioni fallirono, subendo pesanti perdite e infliggendo gravi danni alla popolazione civile. La quarta spedizione, composta da oltre 10.000 soldati, riuscì a conquistare e distruggere il villaggio di Canudos, dopo un lungo e sanguinoso assedio. Le conseguenze: La guerra di Canudos ebbe un forte impatto sulla società e sulla cultura brasiliana, suscitando dibattiti, polemiche e testimonianze. Il conflitto fu narrato da vari scrittori, tra cui Euclides da Cunha, Mario Vargas Llosa e Sándor Márai. La guerra fu anche oggetto di studi storici, sociologici e antropologici, che ne analizzarono le cause, le dinamiche e i significati. Le fonti: Per approfondire la guerra di Canudos, si possono consultare le seguenti fonti: La voce di Wikipedia in italiano, che offre una sintesi degli eventi e dei principali riferimenti bibliografici. La voce di Wikipedia in inglese, che contiene maggiori dettagli e una ricca sezione di note e collegamenti esterni. Un articolo di Rivista Cattolica, che presenta la guerra da una prospettiva storica e religiosa, evidenziando le calunnie e le atrocità commesse contro i ribelli. Il libro di Euclydes Da Cunha, ‘Brasile ignoto. L’assedio di Canudos’, è un’opera di riferimento sulla guerra di Canudos. Pubblicato nel 1902, il libro offre una descrizione dettagliata della rivolta, delle sue cause e delle sue conseguenze, nonché una critica serrata alla politica e alla società brasiliana dell’epoca. Il libro è stato tradotto in varie lingue ed è considerato un classico della letteratura brasiliana e sudamericana’. (f. copil)”,”AMLx-014-FSD”
“DACUNHA-CASTELLE Didier”,”La scienza del caso. Previsioni e probabilità nella società contemporanea.”,”Didier Dacunha-Castelle, laureato all’Ecole Normale Supérieure, professore aggiunto di matematica, insegna teoria delle probabilità all’Università di Parigi-Sud (Orsay). La legge dei grandi numeri non è sempre vera (pag 40) “”(…) la legge dei grandi numeri si complica quando introduciamo valori eccezionalmente grandi, dipendenze, interazioni tra individui, e quando imponiamo alla collettività vincoli esterni. In primo luogo, la legge dei grandi numeri è vera solo se il fenomeno studiato non varia in modo troppo ampio. (…) Matematicamente, possiamo schematizzare la situazione in questo modo: affinché la media osservata converga verso la media teorica quando il numero di osservazioni tende all’infinito, è innanzitutto necessario che la media teorica esista e perciò che la quantità osservata non assuma valori troppo grandi con probabilità significative (11), e che la sua dispersione non sia esagerata. Valori eccezionali possono togliere alla media qualsiasi significato, anche per un fenomeno in apparenza regolare. Consideriamo in conflitti di lavoro in Francia. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, disponiamo di dati affidabili sul numero delle giornate di sciopero per settore industriale, per regione, e sulla durata dei medesimi. Grazie a questi dati, possiamo effettuare studi precisi, fondati sulle tecniche statistiche, che permettono di distinguere chiaramente i fattori essenziali di variabilità, quali il carattere declinante di alcune attività come l’estrazione di minerali, il carattere pubblico o semi-pubblico delle imprese o la presenza di industrie all’avanguardia nella regione. I risultati di tali analisi avallano o portano a formulare ipotesi sociologiche interessanti che indicano profonde evoluzioni nel mondo del lavoro. Ad esempio, nel maggio 1968 interviene un evento che genera un numero eccezionale di scioperi. Da allora diventa impossibile tenere conto del numero delle «giornate di lavoro perse» (per mantenere il termine a queste consacrato), durante tale primavera. L’analisi globale perde ogni significato se introduciamo il mese di maggio 1968; è come se avessimo rovesciato una bottiglia di inchiostro sulla colonna delle cifre anteriori e posteriori a maggio. La nozione di media è in pratica, non in teoria, incompatibile con i valori eccezionali. Dal punto di vista della media, il maggio 1968 è aberrante! Potremmo dire che è la media di se stesso. Gli industriali che fanno i calcoli del rischio riguardo i conflitti di lavoro non possono tenere conto nelle loro valutazioni delle probabilità di avvenimenti legati a conflitti tanto imponenti. Vi è dunque una scienza «globale» per interpretare i conflitti di lavoro, la sociologia, ed uno strumento, la statistica, che analizza una parte della realtà, i movimenti regolari del mondo del lavoro e che deve impedirsi di prendere in considerazione avvenimenti come eccezionali in quanto fuori dal campo tecnico di applicazione della matematica. Il secondo ostacolo alla validità della legge dei grandi numeri è legato all’esistenza di una variabile nascosta. (…) La legge dei grandi numeri, quando funziona, dice che quando il numero di osservazioni è quasi infinito, la media delle osservazioni diventa costante, non è più aleatoria, il tempo infinito ha eliminato il caso”” (pag 40-44) Dibattito sul determinismo (Monod, Il caso e la necessità) (pag 234)”,”SCIx-524″
“DADA’ Adriana”,”L’ anarchismo in Italia fra movimento e partito. Storia e documenti dell’ anarchismo italiano.”,”Adrana DADA’, ricercatrice presso il dipartimento di storia dell’ Università di Firenze, si è occupata di storia dell’ anarchismo italiano (‘Gli anarchici italiani tra guerra di classe e reazione’), nel volume XXI della ‘Storia della società italiana’ della Teti. E pure dell’ emigrazione italiana negli Stati Uniti nel contesto delle lotte sociali di quel paese (saggi su ‘Gli italo-americani e la società italiana’, ‘Aspetti del sindacalismo statunitense: l’ Industrial Workes of the World’ (IWW), ‘La stampa anarchica italo-americana e la seconda guerra mondiale’). L’Autrice ricorda il Professor Gino CERRITO che seguì questo lavoro e i bibliotecari e gli archivisti dell’ IRSH di Amsterdam, del Centre Internationale des Recherches sur l’ Anarchisme di Ginevra, ecc. Il libro contiene due riferimenti a Arrigo CERVETTO.”,”ANAx-080″
“DADA’ Adriana”,”‘Bibliografia essenziale per la storia del movimento anarchico in Italia; Gli anni della rinascita. Dalla sconfitta in Spagna alla vittoria sul fascismo in Italia. La nascita della federazione anarchica italiana. La difficile crescita della Fai nel dopoguerra italiano. Per un movimento orientato e federato’, estratti dal volume ‘L’anarchismo in Italia fra movimento e partito. Storia e documenti dell’ anarchismo italiano'”,”[In scheda libro biblioteca: ‘DADA’ Adriana, L’ anarchismo in Italia fra movimento e partito. Storia e documenti dell’ anarchismo italiano. TETI EDITORE. MILANO. 1984 pag 406 8° introduzione note bibliografia documenti indice nomi. Adrana DADA’, ricercatrice presso il dipartimento di storia dell’ Università di Firenze, si è occupata di storia dell’ anarchismo italiano (‘Gli anarchici italiani tra guerra di classe e reazione’), nel volume XXI della ‘Storia della società italiana’ della Teti. E pure dell’ emigrazione italiana negli Stati Uniti nel contesto delle lotte sociali di quel paese (saggi su ‘Gli italo-americani e la società italiana’, ‘Aspetti del sindacalismo statunitense: l’ Industrial Workes of the World’ (IWW), ‘La stampa anarchica italo-americana e la seconda guerra mondiale’). L’Autrice ricorda il Professor Gino CERRITO che seguì questo lavoro e i bibliotecari e gli archivisti dell’ IRSH di Amsterdam, del Centre Internationale des Recherches sur l’ Anarchisme di Ginevra, ecc.Il libro contiene due riferimenti a Arrigo CERVETTO, ANAx-080]”,”ANAx-027-FPA”
“DADA Nadine HUSTACHE Etienne a cura”,”Travaux universitaires inédites de science politique (année 1995).”,”Nel campo del pensiero politico (biografie): – Florent BIDAUT o BIDAULT, Les écrits de Trotsky sur la morale, 128 p., Mém., IEP, LYON, 1995, dir. P. Corcuff (B. IEP) – Gilles CANDAR, Jean Longuet, 1876-1938. SFIO et Deuxième Internationale, 823 p., Th. Doct.: Histoire: Paris, 8, 1995, dir: M. Rebérioux (B de l’OURS) – Roselyne FARRAYRE, ‘Les rapports entre le pensée de Karl Marx et celle de Michel Foucault, 114 p., Mém. IEP, Lyon, 1995; dir. J. Michel (B. IEP) – Jean THIOULOUSE, Jean Grave, 1854-1939, journaliste et écrivain anarchiste, 886 p., Th. Doct: Histoire: Paris 7, 1994; dir. R. Dadoun (B. lettres et sciences humaines)”,”STOx-004-FB”
“D’ADAMO Francesco”,”Storia di Iqbal.”,”Iqbal Masih è stato assassinato il giorno di Pasqua del 1995 a Muritke, un villaggio a trenta chilometri da Lahore, in Pakistan. Eshan Khan ha dichiarato: “”L’ha ucciso la mafia dei tappeti””. Da allora il nome di Iqbal è diventato il simbolo della lotta per liberare decine di milioni di bambini di tutto il mondo dalla violenza e dalla schiavitù. Francesco D’ADAMO scrittore giornalista e insegnante vive a Milano.”,”CONx-171″
“D’ADAMO Francesco”,”Storia di Iqbal.”,”Iqbal Masih è stato assassinato il giorno di Pasqua del 1995 a Muritke, un villaggio a trenta chilometri da Lahore, in Pakistan. Eshan Khan ha dichiarato: “”L’ha ucciso la mafia dei tappeti””. Da allora il nome di Iqbal è diventato il simbolo della lotta per liberare decine di milioni di bambini di tutto il mondo dalla violenza e dalla schiavitù. Francesco D’ADAMO scrittore giornalista e insegnante vive a Milano.”,”VARx-019-FV”
“D’ADDANTE Donatella / VALZANIA Andrea”,”Analisi sociologica sul concetto di tempo: territorio, cultura e teorie sul suo utilizzo / Il ruolo del tempo nella sociologia di Giddens: alcune riflessioni.”,”ISC inserito nella sitografia e citato come fonte in nota (63) centrostudimalfatti.org “”Vi sono poi alcuni sociologi, in particolare in America, che sostengono la prospettiva di una società “”incessante””, cioè di una societòà permanentemente attiva, dove tutte le organizzazioni economiche, sociali e civili, funzionano continuativamente, ventiquattr’ore al giorno e trecentosessantacinque giorni all’anno, evidentemente con la conseguenza di richiedere, sia pure con una logica di turni, una prestazione professionale e lavorativa a tutti i membri del sistema”” (pag 5)”,”TEOS-230″
“D’ADDIO Mario”,”Storia delle dottrine politiche. Volume II.”,”Kant: Socievolezza e insocievolezza degli uomini (pag 102) La fine della guerra (pag 103) “”La fine della guerra tradizionale non dipenderà dalla buona volontà degli uomini, ma esclusivamente dalla necessità: le guerre moderne, osserva Kant, per il modo con cui sono condotte e soprattutto saranno condotte, implicano un costo sempre crescente che non potrà più essere sopportato dalla collettività, sia in termini di mezzi, che di sacrifici umani: a questo punto, i popoli – sui quali ricade poi la maggior parte del peso della guerra – e gli stessi governanti . che si renderanno conto che nelle guerre future non vi saranno né vincitori né vinti . finiranno per bandire la guerra e per “”entrare in una federazione di popoli, nella quale ogni Stato, anche il più piccolo, possa sperare la propria sicurezza e la tutela dei propri diritti non dalla propria forza o dalle proprie valutazioni giuridiche ma solo da questa grande federazione dei popoli (foedus aphytionicum), da una forza collettiva e dalle deliberazioni secondo leggi della volontà comune”” (28)”” (pag 103) [(28) ‘Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico’, cit., p. 131]”,”TEOP-433″
“D’ADDIO Mario”,”Storia delle dottrine politiche. Volume II.”,”Note manoscritte a margine di PS “”Nei ‘Manoscritti’ Marx distingue due forme di comunismo: il comunismo «rozzo», che si fonda su una mera soppressione della proprietà privata, come principio sul quale fondare una comunità politica; il comunismo politico, democratico e dispotico, che pur avendo abolito lo Stato, in quanto espressione della proprietà privata, non riesce a risolvere effettivamente l’alienazione umana: è il comunismo sostenuto dai teorici francesi, Buonarroti, Cabet. Ed infine il comunismo, proposto da Marx, in quanto effettiva soppressione della proprietà privata quale autoalienazione dell’uomo e che attua «la reale approvazione dell’umana essenza da parte dell’uomo e per l’uomo». Da questo punto di vista il comunismo si presenta, hegelianamente, come negazione della negazione, cioè come negazione del lavoro alienato e di tutto ciò che rende possibile tale alienazione – la società fondata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione -, e quindi come affermazione della vera, reale umanità dell’uomo, cioè della sua intrinseca socialità: «Il comunismo è, in quanto negazione della negazione, affermazione; perciò è il momento reale, e necessario per il prossimo svolgimento storico, dell’emancipazione e della riconquista dell’uomo. Il comunismo è la struttura necessaria e il principio propulsore del prossimo futuro…» (24). In questa prospettiva il comunismo si presenta come la ragione della dinamica storica, come il risultato della storia e di conseguenza come la consapevolezza della nuova forma di società, cui mette capo il divenire storico: «L’intero movimento della storia è quindi l’atto reale di generazione del comunismo – l’atto di nascita della sua esistenza empirica -: ma è anche per la sua coscienza pensante il movimento, compreso e reso cosciente del suo divenire…» (25). Marx sottolinea l’importanza di acquisire la coscienza del reale processo storico da cui si genera il comunismo, che è la premessa dell’azione pratica rivolta all’attuazione dello stesso comunismo (26). La politica, per Marx, è intimamente connessa a questa azione pratica, reale, con la quale è tolta la proprietà privata: la politica si riferisce, quindi, all’azione rivoluzionaria, in quanto modifica radicalmente l’ordine esistente. La politica tradizionale è espressione di una organizzazione caratterizzata dalla coercizione, che si forma sulla base dei rappoti di subordinazione propri del lavoro alienato ed è destinata a «finire» con l’instaurazione del comunismo. Il rapporto Stato-società civile, che caratterizza il mondo sociale espresso dalla produzione capitalistica, si risolve in quello della societ-comunità, in cui si realizza la vera e totale umanità dell’uomo, che diventa reale uomo sociale”” (pag 318-319) [Mario D’Addio, ‘Storia delle dottrine politiche. Volume II’, Genova, 1992] [(24) (25) (26) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici’, a cura di N. Bobbio, Torino, 1968, p. 126; p. 111; p. 137]”,”TEOP-020-FV”
“D’ADDIO Mario NEGRI Guglielmo, a cura; saggi di HAMILTON MADISON JAY”,”Il federalista.”,”Il Federalista è una raccolta di 85 saggi , scritti tra il 1787 e il 1788 da Hamilton, Jay e Madison per difendere la Costituzione degli Stati Uniti, approvata dalla Convenzione di Filadelfia il 17 settembre 1787, e per propugnare la ratifica da parte della Convenzione dello Stato di New York.”,”USAG-005-FMB”
“DA-EMPOLI Giuliano”,”La guerra del talento. Meritocrazia e mobilità nella nuova economia.”,”DA-EMPOLI Giuliano ha 26 anni (2000) . Laureato in giurisprudenza svolge attività di ricerca presso l’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. A Roma è consigliere del ministro per le Riforme istituzionali e dall’ inizio dell’ anno dirige Attentionlab, una società di ricerca che produce contenuti di qualità per Internet. Ha pubblicato ‘Un grande futuro dietro di noi’ (1996) dedicato al conflitto tra le generazioni in Italia. Con anni di ritardo rispetto agli USA cominciano a manifestarsi in Italia i primi segni di una nuova economia che ribalta il principio dell’ anzianità e le rendite di posizione per mettere l’ accento sull’ innovazione e sulle capacità individuali. “”Nella società post-fordista, le competenze funzionali e finanziarie sono in presa diretta con la produttività individuale. I filtri fondati sull’ anzianità di servizio o su altri meccanismi burocratici scompaiono. La posizione occupata da ogni singolo lavoratore tende sempre più a coincidere con il valore aggiunto che egli è in grado di produrre in ogni dato momento””. (pag 79)”,”GIOx-034″
“D’AGATA Raffaele”,”Da Monaco a Bretton Woods. L’evoluzione transnazionale degli interessi e degli scopi.”,”Raffaele D’Agata (Roma 1946) è ricercatore presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Roma La Sapienza. Ha svolto attività di commentatore politico per Paese Sera, collabora attualmente alla Rivista Trimestrale e al Nuovo spettatore Italiano.”,”RAIx-065-FL”
“DAGHINI Roberto”,”Il PCd’I a Pistoia e Provincia: la nascita e le violenze fasciste, la clandestinità, i militanti. Storie e Biografie (1920-1944).”,”Roberto Daghini (Serravalle Pistoiese) agrotecnico, appassionato di storia locale. Riportate nel volume 285 biografia dettagliate e 418 note biografiche di persone che hanno svolto attività politica nel territorio della provincia di Pistoia, prima e dopo l’avvento del fascismo. La maggior parte erano controllate e schedate dal regime. ‘La novità della pubblicazione sta soprattutto nella corposa rassegna biografica dei numerosi militanti e dirigenti del periodo preso in esame dall’autore. In ognuna di queste sono presenti informazioni preziose circa il ruolo svolto all’interno del partito, le circostanze che conducono all’arresto, all’esilio o al confino di ciascuno di loro, il contributo dato da questi nel mantenere viva l’organizzazione seppur nella clandestinità, nella lotta partigiana e nel periodo successivo alla Liberazione. Il cuore pulsante del libro è rappresentanto dai profili biografici (…)’ (dalla presentazione) ‘Il libro, con una presentazione dello storico Filippo Mazzoni, è il risultato di un’approfondita ricerca su fonti in parte note ed in parte inedite: 285 profili biografici e 418 note biografiche, per un totale di 300 pagine. Daghini ha già svolto numerose ricerche di storia locale, unendo la passione per la ricerca delle fonti e la cura dei particolari. In questo ultimo lavoro emergono i caratteri significativi sulla struttura, l’impegno e le lotte dei militanti del P.C. d’I., nei territori della Provincia di Pistoia, dalla nascita, avvenuta a Livorno nel gennaio 1921, fino alla Liberazione del 1944. Nelle singole biografie sono riportate le vicende significative, personali e politiche, di ogni attivista: gli anni in carcere, le emigrazioni, ecc. Fra i numerosi profili biografici risaltano personaggi che dopo la seconda Guerra Mondiale sono stati protagonisti della vita politica e sociale di Pistoia, dei comuni della Provincia, e dell’Italia. La lettura dei profili biografici permette, con uno sguardo d’insieme, di ricostruire l’avvento del regime fascista in Italia, la costruzione dello stato totalitario, il consolidamento del consenso e, infine, con l’avventura dell’entrata in guerra a fianco della Germania nazista, il suo dissolvimento e la riconquista della Libertà con la Resistenza e l’occupazione Alleata. Un libro da leggere e studiare, anche per integrare la conoscenza della storia nazionale di quegli anni, in un’Italia molto diversa rispetto a quella attuale’ (La voce di Pistoia)”,”MITC-160″
“D’AGOSTINO Anthony”,”Marxism and the Russian Anarchists.”,”Mr. D’Agostino has also shaped a general evaluation of the historical relationship between anarchism and Marxism. The result is a unique perspective on the development of socialist thought in the last two centuries. Preface, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”ANAx-016-FL”
“D’AGOSTINO Guido MANDOLINI Maurizio”,”Napoli alle urne, 1946-1979.”,”Guido D’Agostino (Napoli, 1942) insegna Storia delle istituzioni parlamentari presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli; studioso di storia e di problemi politico-istituzionali del Mezzogiorno moderno e contemporaneo, dirige l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza ed è membro della International Commission for the History of the Parliamentary and Representative Institutions. Ha pubblicato: Parlamento e Società nel Regno di Napoli (sec. XV-XVIII) e Le istituzioni parlamentari nell’Ancien Régime. Maurizio Mandolini (Roma, 1956) cultore di studi politico-istituzionali ed esperto elaboratore di dati statistici elettorali.”,”ITAS-026-FL”
“D’AGOSTINO Guido PERONA Gianni GUSSO Maurizio MATTOZZI Ivo DELMONACO Aurora GUARRACINO Scipione BENIGNO Luciana BRUSA Antonio FARINASSO Franca PALMIERI Pasquale PUPPINI Chiara GUSSO Maurizio, a cura di Ornella CLEMENTI Grazia MARCIALIS Teodoro SALA”,”La storia insegnata. Problemi proposte esperienze.”,”Contiene nella seconda parte ‘Progetti di laboratorio’ due saggi in particolare: – Scipione Guarracino, ‘Politica monetaria e politica economica. La rivalutazione della lira negli anni 1926-27’ (pag 103-198) – Luciana Benigno, Antonio Brusa, Franca Farinasso, ‘Studiare l’emigrazione’ (pag 198-231)”,”GIOx-004-FP”
“DAGRÒ Nino”,”La scienza come profitto. Ricerca scientifica e industria in Italia.”,”Nino Dagrò è lo pseudonimo di un noto studioso e operatore di economia. Ha avuto parte nelle vicende della ‘programmazione’.”,”SCIx-011-FSD”
“DAGUZAN Jean-Francois LOROT Pascal a cura; scritti di Georges AYACHE Jean Francois DAGUZAN e Pascal LOROT Jacques FONTANEL e Liliane BENSAHEL Jacques ABEN Fanny COULOMB Jacques SIRONNEAU Jean-Christophe RUFIN Antoine ROZES Philippe LOREC Richard LABEVIERE Clementine LEMAITRE Raphael PRENAT”,”Guerre et economie.”,”Scritti di Georges AYACHE Jean Francois DAGUZAN e Pascal LOROT Jacques FONTANEL e Liliane BENSAHEL Jacques ABEN Fanny COULOMB Jacques SIRONNEAU Jean-Christophe RUFIN Antoine ROZES Philippe LOREC Richard LABEVIERE Clementine LEMAITRE Raphael PRENAT. La guerra, necessaria al sistema economico capitalistico (Marx, Luxemburg, Lenin): “”Pour Marx, la guerre appartient au champ de la superstructure, elle est conditionnée par les rapports sociaux antagonistes du capitalisme. Seule, la lutte revolutionnaire de classes conduit à la paix. Ces analyses ont été poursuivies notamment par Rosa Luxemburg et Lenin””. Pour la premiere, l’ effort militaire est très utile au developpement des economies capitalistes, comme catalyseur de l’ accumulation primitive, instrument de domination coloniale et facteur hegemonique de lutte entre les pays capitalistes pour se partager le monde. Pour le second, le caractere systemique des guerres est inherent au mode de production capitaliste. L’ imperialisme, stade supreme du capitalisme, est necessairement caracterisé par les guerres totales et l’ exploitation capitaliste du monde.”” (pag 45-46) (Luxemburg, L’ accumulazione del capitale; Lenin, L’ imperialismo)”,”QMIx-115″
“DAHL Robert A.”,”Quanto è democratica la Costituzione americana?”,”DAHL Robert A. è uno dei massimi teorici della politica. E’ professore emerito all’ Università di Yale e autore di numerosi testi fondamentali molti dei quali tradotti in Italia. Ha scritto tra l’ altro ‘Politica e virtù. La teoria democratica nel nuovo secolo’ (2001). “”Nel XX secolo, in qualcosa come 70 casi una democrazia è sfociata in un regime non democratico. Tuttavia, salvo pochissime eccezioni, questi crolli si sono verificati in paesi in cui le istituzioni democratiche erano molto recenti – meno di una generazione””. (pag 94)”,”USAG-047″
“DAHL Nils Käre BROUE’ Pierre LEVY Sam BOT Wim LAMBERT Serge”,”Les trotskystes devant la seconde guerre mondiale. III. Avec Trotsky en Norvège (Dahl); Un trotskyste à New York pendant la deuxième guerre mondiale: van Heijenoort (Broué); A nouveau sur la politique militaire prolétarienne (PMP) (Levy); Généraux sans troupes, les trotskystes néerlandais sous l’occupation (Bot); Immigrés et partis communistes dans la Résistance (Lambert).”,”Sommario: Avec Trotsky en Norvège (Dahl); Un trotskyste à New York pendant la deuxième guerre mondiale: van Heijenoort (Broué); A nouveau sur la politique militaire prolétarienne (PMP) (Levy); Généraux sans troupes, les trotskystes néerlandais sous l’occupation (Bot); Immigrés et partis communistes dans la Résistance (Lambert).”,”TROS-318″
“DAHL David Lebovitch”,”Historiography on the Jesuits in Italy after 1814.”,”Un numero crescente di studi si sono incentrati sul rapporto tra i gesuiti e il fascismo. Studiosi non appartenenti al clero hanno sottolineato la convergenza tra le politiche dei gesuiti, spesso esemplificate dalla Civiltà cattolica, e quelle del regime mussoliniano. Per esempio Gabriele Turi ha mostrato che i gesuiti italiani , guidati da Tacchi Venturi e Enrico Rosas, esecitarono una forte influenza sull’ Enciclopedia Treccani. L’enciclopedia diretta da Giovanni Gentile fu una delle maggiori imprese culturali durante il fascismo. Questi sforzi storiografici sono stati accompagnati da nuovi studi sull’atteggiamento dei gesuiti nei confronti dell’ antisemitismo e l’Olocausto. Alcune ricerche hanno mostrato che i gesuiti, in particolare Tacchi Venturi, Ledochowski e La Civiltà catotica spinsero non solo il Vaticano ma Mussolini e perfino il Nazismo ad adottare politiche antisemite. Questa tesi contrasta con l’interpretazione di altri storici di ambiente cattolico (pag 10)”,”RELC-403″
“DAHL Robert A.”,”La democrazia e i suoi critici.”,”Robert A. Dahl è professore emerito di scienze politiche alla Yale University ed è stato presidente dell’Associazione americana di scienze politiche.”,”TEOP-115-FL”
“DAHRENDORF Ralf”,”Quadrare il cerchio. Benessere economico, coesione sociale e libertà politica.”,”L’A (Amburgo, 1929) D della LSE per 10 anni fino al 1983, è attualmente Warden del St.Anthony’s College di Oxford. Delle sue numerose opere sono apparse in Laterza: -Classi e conflitto di classe nella società industriale -Il conflitto sociale nella modernità -Per un nuovo liberalismo -1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa -La democrazia in Europa (intervista con FURET e GEREMEK curata da L. CARACCIOLO -La libertà che cambia”,”EURx-040″
“DAHRENDORF Ralf a cura; saggi di DAHRENDORF EMMINGER DELORS BRITTAN CARLI DAVIGNON KRIMPAS DE-ALDASORO LUNDBERG KNESCHAUREK KNAPP TINBERGEN”,”Europa tra crisi e sviluppo. Una svolta per gli anni ’80.”,”Saggi di DAHRENDORF, EMMINGER, DELORS, BRITTAN, CARLI, DAVIGNON, KRIMPAS, DE-ALDASORO, LUNDBERG, KNESCHAUREK, KNAPP, TINBERGEN.”,”EUVx-004″
“DAHRENDORF Ralf”,”Società e sociologia in America.”,”DAHRENDORF è nato ad Amburgo nel 1929. Ha diretto con R. ARON e Tom BOTTOMORE il Centre Europeen de Sociologie.”,”USAG-033″
“DAHRENDORF Ralf”,”Oltre le frontiere. Frammenti di una vita.”,”DAHRENDORF R., notissimo scienziato sociale e studioso della politica contemporanea, ha scritto molte opere tradotte in italiano da Laterza. Collabora a ‘Repubblica’. “”A volte ho l’ impressione che ciascuno di noi porti con sé una data per tutta la vita. C’è chi resta per sempre quindicenne, sedicenne, diciassettenne, insomma teenager. Altri raggiungono una mezz’età da uomini posati ancor prima di aver lasciato i banchi di scuola. Perciò non ci stupiano quando li ritroviamo a settant’anni, mentre ci sorprenderebbe incontrarli tra le “”pantere grigie””. Essi non hanno nulla in comune col felino flessuoso e possente di Rilke, che cova la sua sorda rivolta misurando le sbarre della sua gabbia. Quando scrissi la ‘History of the London School of Economics, 1895-1995′ mi venne in mente di rappresentare William Beveridge, fondatore dello Stato sociale britannico e uno dei miei predecessori alla direzione di quell’ istituto, come un diciassettenne e contemporaneamente un settantenne, mancante di tutti gli stadi intermedi. (…) Per quel che mi riguarda, io in verità ho sempre avuto ventott’anni, e ventottenne rimarrò per il resto dei miei giorni””. (pag 7)”,”TEOS-101″
“DAHRENDORF Ralf”,”Libertà attiva. Sei lezioni su un mondo instabile. (Tit. orig.: Auf der Suche nach einer neuen Ordnung)”,”””La mobilità sociale individuale, l’ ascesa sociale, è una forma di espressione delle energie sociali conflittuali. Ciò è stato sottolineato da Werner Sombart in un breve scritto dall’ eloquente titolo: Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo? Ecco la sua risposta: perché ci sono le “”possibilità illimitate””; il “”confine aperto””, ossia l’ opportunità per chiunque di migliorare la propria sorte. Non indaghiamo se ciò sia stato sempre valido e per tutti – in particolare per le donne; ma questa era almeno l’ ideologia dominante, che faceva sì che la gente si fidasse più delle sue mani che dei pugni levati del movimento operaio organizzato””. (pag 80-81)”,”TEOS-104″
“DAHRENDORF Ralf”,”La società riaperta. Dal crollo del muro alla guerra in Iraq. (Tit.orig.: Der Wiederbeginn der Geschichte)”,”DAHRENDORF Ralf è considerato uno dei maggiori scienziati sociali e studiosi della politica. Ha scritto molti libri pubblicati in Italia da Laterza (v. 4° copertina) Ambiguità degli intellettuali tedeschi “”Chi può negare che i grandi rivolgimenti del secolo hanno trovato molti intellettuali tedeschi – almeno quelli che rimasero nel paese – in una posizione poco gloriosa? Heidegger e Hitler, Brecht e Stalin, non sono pagine di gloria. Anche l’impacciato silenzio di fronte alle ingiustizie nel tardo comunismo di nomenklatura di Breznev e Honecker non è una pagina di gloria intellettuale. Come può essere che in tanti abbiano accettato la libertà dimezzata della Germania – e dell’Europa – divisa, e che anzi continuino ancor oggi a versare lacrime per essa? Per alcuni, Gierek e Jaruzelski sono eroi superiori a Walesa e Mazowiecki, per non parlare di Michnik e Geremek. Chruscev viene apprezzato, Gorbacev esaltato, ma i pochi difensori dello Stato di diritto e della democrazia in Russia sono sconosciuti e delle vittime del gulag e dei dissidenti si parla appena. Per i più era corretto il rapporto amichevole che legava l’uomo del “”Saarland”” Lafontaine e Honecker; e anche l’accoglienza formalmente ineccepibile del presidente del Consiglio di Stato della DDR a Bonn e le strette relazioni informali fra la SED e la SPD – ma per questioni di teoria, cioè del dominio degli intellettuali – erano assolutamente corrette. Nella coscienza intellettuale tedesca il 1989 non rappresenta un taglio così incisivo come per il resto dell’Europa, e sicuramente non un momento di sollievo per il trionfo della società aperta. Perché? Neanche Brands (che peraltro non parla di queste cose) ha una risposta. Osserva solo, e a ragione, che gli intellettuali tedeschi sono stati a lungo una “”intelligenza statalizzata””. “”Molti intellettuali tedeschi erano attivi al servizio dello Stato e solo pochi esercitavano la libera professione””. E lo status di impiegati non consente nessuna indipendenza (…)””. (pag 242-243)”,”TEOS-151″
“DAHRENDORF Ralf, a cura di Annagrazia BASSI”,”Legge e ordine. (Tit.orig.: Law and Order)”,”DAHRENDORF R. (Amburgo 1929) è stato Master al St. Antony’s College di Oxford. Ha pubblicato numerosi volumi anche in Italia tra cui ‘Classi e conflitto di classe…’)”,”TEOS-174″
“DAHRENDORF Ralf”,”La libertà che cambia.”,”Ralf Dahrendorf (Amburgo, 1929), direttore della London School of Economics per dieci anni fino al 1983, è attualmente Warden del St. Antony’s College do Oxford. Dalle sue numerose opere, sono apparse nelle nostre collane, tra l’altro: Classi e conflitto di classe nella società industriale, Il conflitto sociale nella modernità, Per un nuovo liberalismo, Riflessioni sulla rivoluzione in Europa, e l’intervista La democrazia in Europa (con Furet e Geremek, cirata da L. Caracciolo).”,”TEOS-038-FL”
“DAHRENDORF Ralf”,”Per un nuovo liberalismo.”,”Ralf Dahrendorf (Amburgo, 1929), direttore della London School of Economics per dieci anni fino al 1983, è attualmente Warden del St. Antony’s College do Oxford. Dalle sue numerose opere, sono apparse nelle nostre collane, tra l’altro: Classi e conflitto di classe nella società industriale, Il conflitto sociale nella modernità, Per un nuovo liberalismo, Riflessioni sulla rivoluzione in Europa, e l’intervista La democrazia in Europa (con Furet e Geremek, cirata da L. Caracciolo).”,”TEOS-039-FL”
“DAHRENDORF Ralf”,”Diari europei.”,”Ralf Dahrendorf (Amburgo 1929) direttore della London School of Economics per dieci anni fino al 1983. In seguito Warden del St. Antony’s College di Oxford. E’ Lord di Inghilterra dal 1993. E’ morto nel 2009.”,”TEOS-287″
“DAHRENDORF Ralf”,”Perché l’Europa? Riflessioni di un europeista scettico.”,”Ralf Dahrendorf (Amburgo 1929 -) Wikip: Ralf Gustav Dahrendorf, Barone Dahrendorf (Amburgo, 1º maggio 1929 – Colonia, 17 giugno 2009), è stato un filosofo, sociologo e politico tedesco, cittadino britannico dal 1988. Di ispirazione liberale, Dahrendorf appartiene al filone della prospettiva del conflitto, e più precisamente ai teorici analitici di stampo weberiano. “”L’Europa reale è l’Europa dei suoi membri, e cioè dei singoli Stati, delle loro culture e dei loro interessi. Per i quali c’è così scarsa comprensione reciproca che può essere utile in questa nostra disamina indagare più da presso i dubbi britannici e le motivazioni tedesche. Il che è tanto più importante se si condivide la conclusione di Timothy Garton Ash (nel volumetto pubblicato dalla Stiftung Niedersachsen nel dicembre 1995 e intitolato ‘England – Öffnung und Abgrenzung’ [Inghilterra – Apertura e delimitazione]): «L’idea che si ha in Inghilterra dell’Unione Europea è un po’ troppo fiacca, l’idea che se ne ha in Germania è troppo disinvolta. La risposta giusta sta invece ‘somewhere in between’, in qualche punto intermedio». (…) Dov’è la differenza rispetto agli altri europei? Che cosa dice la «voce specifica» della Gran Bretagna? Nostalgia imperiale, penseranno molti; e tracce di essa non possono essere negate. Può essere evocata anche l’incomprensione insulare per le esigenze dei vicini; e anche di questa ce n’è abbastanza. Pure il sentimento secondo cui «la guerra, sono gli altri» ha una sua parte, nonostante il coinvolgimento in due guerre mondiali e le relative enormi perdite. Inoltre, quando si parla della pace che regna in gran parte d’Europa dal 1945, i britannici non pensano all’Unione Europea e alla Comunità Europea, bensì alla NATO e alla garanzia degli Stati Uniti. Ma più importante di tutti questi sentimenti e risentimenti storici è un’altra fonte dell’euroscetticismo britannico, che ha a che fare con la democrazia. Molti degli appartenenti alla classe politica britannica non trovano a Bruxelles – e non soltanto a Bruxelles, ma in generale in Europa – quello che sull’Isola intendono per democrazia parlamentare. Il che vale già in riferimento alla prassi quotidiana. Con l’impertinenza che lo contraddistingue, il Primo ministro Major ha osservato una volta: «Molti dei miei colleghi europei hanno bisogno di una guida turistica per trovare il loro parlamento». Non ha del tutto torto. Lui, in ogni caso, nella Camera Bassa incontra due volte la settimana faccia a faccia (non dall’alto di una tribuna) il capo dell’opposizione. Più seria è la concezione britannica della sovranità, ‘the sovereignty of the Queen in Parliament’, e cioè la sovranità come categoria parlamentare non come categoria nazionale. La sovranità viene ferita quando vengono sottratti diritti al parlamento, per esempio da parte di una banca centrale indipendente, per non parlare del Consiglio dei ministri di Bruxelles. Uno dei più illustri esperti costituzionalisti del paese, Lord St. John of Fawsley, l’ha messo in evidenza (nel citato volume della Stiftung Niedersachsen) con l’eleganza che gli è propria. Il governo parlamentare è la dote che la Gran Bretagna porta al mondo civile. Qui non si tratta propriamente di ‘governo’ parlamentare. Il governo è nelle mani dell’esecutivo. «La funzione del parlamento è un’altra, ed è d’estrema importanza per l’attuale situazione europea. Il suo compito è di sottoporre l’esecutivo a limitazioni e controlli; di tutelare le libertà del singolo cittadino contro l’esercizio arbitrario del potere, di concentrare la sensibilità della nazione sui grandi tempi del giorno attraverso un dialogo costante e una continua discussione; e di infondere all’intero sistema politico quello che io amo chiamare le abitudini e i costumi parlamentari». E’ facile trovare anche in Gran Bretagna casi di lesione di questi principi tradizionali. E ci sono molti che sarebbero inclini a seguire la strada continentale, sottraendo sempre più decisioni alla discussione parlamentare. Ma nel nocciolo l’atteggiamento britannico continua ad essere determinato dalla convinzione della sovranità ancorata nel parlamento elettivo. Lo scetticismo nei confronti della Corte europea di Lussemburgo si spiega appunto con questo atteggiamento. Esso spiega altresì quel certo disprezzo – alcuni lo qualificherebbero arrogante – per le abitudini continentali (con eccezione, ad esempio, dell’Olanda) e soprattutto la profonda resistenza al cammino verso lo Stato federale d’Europa”” (pag 37-38, 42-44)”,”EURE-133″
“DAHRENDORF Ralf”,”Perchè l’Europa? Riflessioni di un europeista scettico.”,”Ralf Dahrendorf (Amburgo, 1929), direttore della London School of Economics per dieci anni fino al 1983, è attualmente Warden del St. Antony’s College do Oxford. Dalle sue numerose opere, sono apparse nelle nostre collane, tra l’altro: Classi e conflitto di classe nella società industriale, Il conflitto sociale nella modernità, Per un nuovo liberalismo, Riflessioni sulla rivoluzione in Europa, e l’intervista La democrazia in Europa (con Furet e Geremek, cirata da L. Caracciolo).”,”EURE-047-FL”
“DAHRENDORF Ralf”,”Il conflitto sociale nella modernità. Saggio sulla politica della libertà.”,”Ralf Dahrendorf (Amburgo 1929- Colonia 2009), sociologo, è stato Master al St. Antony’s College di Oxford. “”Per molti, la chiave di simili speranze iperboliche era il concetto di proletariato. Marx sicuramente non è stato l’unico autore ad averlo appoggiato, ma lui, più che tutti gli altri, aveva lastricato la strada dalla realtà all’utopia. «I rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la ricchezza da essi stessi prodotta». La borghesia perciò deve distruggere le forze produttive per potere sopravvivere, fino a che le crisi provocate da tale distruzione non si rivolteranno contro di essa; poiché «la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che le porteranno la morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari». In risposta a una borghesia sempre più nervosa, il proletariato (secondo Marx) crescerà in dimensione, in omogeneità, in miseria e in forza organizzata. Come la borghesia nella società feudale, il proletariato nella società borghese è «la classe che tiene in mano l’avvenire». Ma a differenza della borghesia, il proletariato non darà luogo a un altro dominio della minoranza. Insieme con i rapporti borghesi di produzione, esso distruggerà tutti i precedenti rapporti di produzione e le sovrastrutture venute con essi. Così, la rivoluzione proletaria «abolisce le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, cioè abolisce le condizioni d’esistenza delle classi in genere, e così anche il suo proprio dominio in quanto classe. Alla vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi fra le classi subentra una associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti». E così via, nel ‘Manifesto del partito comunista’, nell’entusiastica poesia del tempo, nei canti del movimento dei lavoratori, e nell’appello ai proletari di tutto il mondo a unirsi. E invece, i rappresentanti del proletariato votarono per i crediti di guerra nei parlamenti dei loro rispettivi paesi. Indubbiamente, i partiti socialisti di Francia e Germania non fecero altro, nell’agosto del 1914, che quanto i loro elettori volevano che facessero. Anziché creare un mondo diverso, i lavoratori arrivarono alla guerra per il mondo così com’è”” (pag 89-90) [Ralf Dahrendorf, Il conflitto sociale nella modernità. Saggio sulla politica della libertà’, Laterza, Bari Roma, 1989]”,”TEOS-326″
“DAIX Pierre”,”Les hérétiques du PCF.”,”DAIX Pierre”,”PCFx-087″
“DAL PRA Mario”,”Condillac.”,”CONDILLAC Etienne Bonnot de (1715-1780) filosofo francese, subì l’ influsso dell’ empirismo di LOCKE, da lui ridotto a un rigoroso sensismo. Ha scritto il ‘Saggio sull’ origine delle conoscenze umane’ (1746) e il ‘Trattato delle sensazioni’ (1754). (EUG).”,”FILx-175″
“DAL PANE Luigi”,”Storia del lavoro in Italia. Dagli inizi del secolo XVIII al 1815.”,”””A proposito delle dimensioni delle aziende nel periodo napoleonico, il Tarlè cita il caso di Bologna, nella quale furono censite delle grandi aziende di seterie e cordami, capaci d’ impiegare da 250 a 833 operai. Sebbene una parte di questi operai dovesse lavorare a domicilio, il Tarlè osserva che in Francia simili dimensioni era più rare e eccezionali”” (pag 63)”,”MITT-107″
“DAL PANE Luigi”,”Il quarto e il quinto volume delle opere complete di Antonio Labriola a cura di Luigi Dal Pane.”,”Memoria di Luigi DAL PANE letta nella seduta del 28 aprile 1972. “”Il Gentile, che aveva conosciuto il Labriola attraverso i libri, aveva afferrato il valore filosofico del Marx, mentre il Croce, che aveva seguito i corsi del cassinate, ne apprezzava soprattutto il metodo storico.”” (pag 3) “”E quella ossatura non può certo afferrarsi senza la conoscenza dell’ insegnamento universitario del filosofo. Il centro principale, in cui il suo pensiero si forgia, è la scuola. Il Labriola aveva una innata repugnanza a scrivere, ma per compenso amava assai di parlare, di discutere, di polemizzare. Tutte le sue opere sono più o meno legate a questo discorso (…). Sono frammenti di un lungo discorso, il cui filo si può trovare solo nell’ insegnamento orale del filosofo””. (pag 10)”,”LABD-045″
“DAL PANE Luigi”,”Profilo di Antonio Labriola.”,”Antonio LABRIOLA ha avuto come maestro Bertrando SPAVENTA. “”Nessuno dei grandi problemi nazionali rimase ignoto al raffinato senso storico e politico del Labriola ed egli vide e giudicò le cose d’ Italia, non dal punto di vista ristretto della mediocrità nostra, ma da un angolo visuale largamente europeo e mondiale. L’ indifferenza dei socialisti lo esasperava. “”Non sono carini – scriveva a Benedetto Croce – questi socialisti italiani, veri eredi dell’ amorfista Bakunin, pei quali tutto è lo stesso, lo Czar e il ministro Rudinì, la borghesia francese e il governo turco, Leone XIII e l’ Abuna, Umberto e Menelik? Tanto, hanno combattuto la politica africana al grido di: Viva Menelik! Avrai visto nell’ ultimo numero della Critica sociale che la questione della libertà dell’ insegnamento non interessa punto i proletari e i socialisti: tutto lo stesso: anche se le Università saranno date ai Domenicani””.”” (pag 119)”,”LABD-051″
“DAL LAGO Alessandro”,”La guerra-mondo. (in) La guerra dei mondi.”,”Altri scritti di Maurizio GUERRI Massimiliano GUARESCHI Alain JOXE Federico RAHOLA Trutz von TROTHA Max WEBER Edward SAID Devi SACCHETTO Roberto CICCARELLI Giuseppe FOGLIA. Normalità della guerra-mondo. “”La barbarizzazione”” del nemico consente sia di produrre in una larga parte del mondo occidentale il consenso sulla guerra permanente, sia di condurre i conflitti senza alcun riferimento alle “”forme”” giuridiche, alle convenzioni o ai vincoli del diritto internazionale. In questo campo, l’ unica formalità è ideologica e ha lo scopo di condizionare l’ opinione pubblica “”interna”” (…)”” (pag 30) “”Fino a quando l’ economia-mondo si baserà su ciò che Weber chiamava la “”lotta economica per l’ esistenza, atroce e priva di compassione, che la freseologia borghese designa come ‘pacifico lavoro della civiltà'””, la guerra, in qualsiasi forma – tradizionale o innovativa – sarà l’interfaccia della vita sociale globale””. (pag 31)”,”QMIx-156″
“DAL SASSO Rino a cura; BACHIR HADJ ALI MAHAMMED DIB ASSIA DJEBAR MOULOUD FERAOUN ANNA GREKI MALEK HADDAD BOUALEM KHALFA HENRI KREA MOSTEFA LACHERAF MOULOUD MAMMERI H MIDOUCH MARCEL MOUSSY EMMANUEL ROBLES JEAN SENAC NURREDIN TUDAFI KATEB YACINE ABD EL KADER SI MOHAND”,”Poeti e narratori d’Algeria.”,”Testi di BACHIR HADJ ALI MAHAMMED DIB ASSIA DJEBAR MOULOUD FERAOUN ANNA GREKI MALEK HADDAD BOUALEM KHALFA HENRI KREA MOSTEFA LACHERAF MOULOUD MAMMERI H MIDOUCH MARCEL MOUSSY EMMANUEL ROBLES JEAN SENAC NURREDIN TUDAFI KATEB YACINE CANTI ANONIMI ABD EL KADER SI MOHAND”,”AFRx-065″
“DAL PANE Luigi”,”Orientamenti per lo studio della storia economica.”,”DAL PANE Luigi Marx Engels (pag 60-61) “”Tali ideologie, col fatto stesso di proporre una nuova organizzazione della società, mettevano in dubbio il carattere dell’immutabilità che gli apologisti dell’Economia classica e del liberalismo avevano attribuito alla proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio e ad altre istituzioni da loro stimate proprie dell’ordine provvidenziale o emanazione della natura dell’uomo. I moti proletari, col perseguire un rivolgimento radicale della società, indicavano chiaramente che l’impulso al mutamento veniva dalla stessa realtà delle cose. Fu allora che il Marx e lo Engels tentarono di dare al socialismo la ‘coscienza della sua propria necessità’. Fino a questo tempo si era riproverato ai socialisti di essere degli utopisti, di perseguire fini chimerici, totalmente avulsi dalle umane possibilità. Il Marx e l’Engels vollero dare alla loro azione pratica, alla lotta politica che combattevano, una base teorica, una giustificazione razionale. E sempre fino allora ci si era appellati a principi etici, ai principi della eguaglianza e della fratellanza come a quelli che giustificavano le richieste dei proletari, essi, in armonia con le tendenze della filosofia e della scienza del loro tempo, si richiamarono alla ‘necessità storica’. Perciò la loro concezione socialistica venne incardinata in una concezione generale della vita e del mondo, in una ‘Lebens und Weltanschauung’. Il Marx innestò nella filosofia hegeliana una serie di idee che al suo tempo circolavano già largamente (L. Dal Pane, Intorno alle origini del materialismo storico, in ‘Giornale degli Economisti’, 1938 e segg.). E dei risultati di questa fusione si servì come di bussola intellettuale per intendere la storia contemporanea e le origini di essa, per capire, cioè, i presupposti storici del mondo in cui svolgeva la sua azione politica. Se ne servì anche come mezzo per dare alla sua azione un fondamento razionale.”” (pag 61) [Luigi Dal Pane, Orientamenti per lo studio della storia economica, 1965 ca.]”,”STOx-204″
“DAL PANE Luigi”,”Le lettere di Antonio Labriola a F. Engels. (in)”,”Luigi Dal Pane, recensione del volume ‘Lettere a Engels’ apparsa su ‘Fatti e teorie. Quaderni di scienze storiche e sociali n° X 1949 p. 51-58 “”Cominciamo dalla compiutezza. Ci avverte la prefazione che questa (1) è una pubblicazione ‘integrale’ delle lettere del Labriola all’Engels. ‘Integrale’ significherebbe, a nostro avviso, che le lettere sono pubblicate tutte e per intiero. Ora noi ne conosciamo circa una ventina che non sono comprese nel volume e di cui gli editori italiani ‘mostrano altresì di ignorare l’esistenza’. Evidentemente, riproducendo il testo quale fu dato da ‘Stato operaio’, gli editori di ‘Rinascita’ si sono fidati pienamente della diligenza dei trascrittori. E fin qui possiamo umanamente comprenderli, anche se non ci sentiamo di giustificarli. Senonchè nella mia biografia del Labriola io avevo citato dei passi di lettere labriolane e, fra questi, a p. 309 avevo stralciato dalla lettera in data 6 dicembre 1894 un giudizio significativo che suona così: “”Questa è la terra promessa dei ciarlatani classici. Difatti alla vigilia della grande rivoluzione l’Italia regalò alla storia Casanova e Cagliostro””. Ora questo passo, che non si trova nelle lettere stampate da ‘Rinascita’, doveva bastare a mettere sull’avvertita gli editori e a far loro intendere che la loro raccolta era incompleta, anche allo stato presente delle indagini. Qui non ci sono scuse che valgano! Veniamo al testo delle lettere pubblicate. Un sommario confronto di questo con la copia che posseggo, che fu tratta con cura minuziosa da una copia fatta eseguire sulle fotografie da Rodolfo Mondolfo e da lui collazionata, denuncierebbe numerose varianti. Lasciando da parte quanto tocca solo la forma, cito diversi casi, nei quali non mi par difficile riconoscere alla prima omissioni e fraintendimenti”” [Luigi Dal Pane, Le lettere di Antonio Labriola a F. Engels. (in) Fatti e Teorie – Quaderni di scienze storiche e sociali, N° X 1949] [(1) Antonio Labriola, ‘Lettere a Engels’, Edizioni Rinascita, Roma, 1949, ndr]”,”LABD-062″
“DAL PONT Adriano CAROLINI Simonetta”,”L’Italia dissidente e antifascista. Le Ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall’anno 1927 al 1943. Primo volume: 1927-1931.”,”Sentenza n. 222 del 28.11.1927 A Roma l’imputato canta Bandiera rossa (propaganda sovversiva) (pag 132) Sentenza n. 223 del 28.11.1927 ‘L’imputato pubblicamente inneggia al comunismo e offende il capo del governo’ (pag 132) ‘ Verona un manovale proclama pubblicamente di essere comunista’ (pag 166) Circolazione monete da due lire con scritte ‘falce e martello’ o ‘viva Lenin’ (pag 162-165) Sentenza n. 182 del 17-8-1928 “”Organizzazione comunista a Genova. Per tutto il 1927 tengono riunioni clandestine in stabilimenti industriali della città, stampano alla macchia “”La Fiaccola””, “”Scintilla””, “”Riscossa””, “”Fronte Unico”” e altro materiale di propaganda. (Costituzione del PCd’I, propaganda comunista) [elenco nomi] (pag 314-316) Bordiga pag 333 Sentenza n. 166 7.8.1928 vede imputati Novella, Terracini, Ravera, Leonetti, Ravazzoli ecc (pag 307) Leo Weiczen (Valiani) (pag 307)”,”ITAR-199″
“DAL PONT Adriano CAROLINI Simonetta”,”L’Italia dissidente e antifascista. Le Ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall’anno 1927 al 1943. Secondo volume: 1932-1939.”,”1937 “”Un alpino richiamato e in attesa di partire per l’Africa orientale getta a terra il cappello e lo calpesta urlando: “”Vigliacchi, ammazzatemi pure, tanto, tra otto giorni, sarò morto lo stesso””. Meglio proscioglierlo per insufficienza di prove altrimenti c’è il rischio che mezzo esercito ne segua l’esempio preferendo la galera alla guerra”” (pag 893)”,”ITAR-200″
“D’ALBERGO Salvatore”,”Diritto e stato tra scienza giuridica e marxismo (profilo metodologico).”,”D’ALBERGO S. (Milano, 1927) da genitori siciliani, si è laureato in giurisprudenza. Dal 1959 ha insegnato diritto pubblico e amministrativo e diritto pubblico dell’economia. Ha insegnato anche presso gli istituti formativi del Pci e della Cgil.”,”DIRx-027″
“D’ALBERGO Salvatore”,”L’ Eni fra tecnocrazia e politica.”,”Sui rapporti tra Eni, Mattei e il governo”,”ITAE-428″
“D’ALBERGO Salvatore”,”L’ Eni fra tecnocrazia e politica.”,”Sui rapporti tra Eni, Mattei e il governo”,”ITAE-004-FB”
“DALEGRE Joëlle”,”La Grèce depuis 1940.”,”DALEGRE Joëlle è agrégée d’ histoire dottore in geografia umana e maitres de conferences in greco moderno all’ INALCO. Ha studiato in particolare la Grecia del XX secolo e i rapporti tra lo Stato greco, le sue minoranze e i suoi vicini. “”Il ruolo degli Stati Uniti nell’ insieme di questi avvenimenti resta ancora non ben definito, ma molti fatti tendono a confermare la convinzione, unanime in Grecia, che essi siano tutto fuorché innocenti. Allorché Papandreu rientra in Grecia il 16 agosto 1974, la folla scandisce uno slogan perfettamente chiaro: ‘Nato-Cia-Tradimento’. Essi conoscevano i piani degli uni e degli altri, potevano opporsi al colpo di Stato di Ioannidis o all’ Attila turco e non hanno fatto niente. Ma H. Kissinger dichiarava in seguito che le voci di colpo di stato erano così numerose che essi non vi credevano e che se l’ avessero saputo, l’ avrebbero impedito; lo stesso Makarios affermava di controllare la situazione…”” (pag 167)”,”GREx-009″
“D’ALEMA Massimo, collaborazione di Gianni CUPERLO”,”La grande occasione. L’Italia verso le riforme.”,”Per il superamento del vecchio bicameralismo perfetto (p. 91)”,”ITAP-222″
“D’ALEMA Massimo, a cura di Roberto GUALTIERI”,”La sinistra nell’Italia che cambia.”,”Masimo D’Alema, nato a Roma nel 1949, parlamentare dal 1987, dal luglio 1994 è segretario del Pds e dal settembre 1996 vicepresidente dell’Internazionale Socialista. É autore di Un paesenormale. La sinistra e il futuro dell’Italia e di Progettare il futuro. Roberto Gualtieri (Roma 1966), svolge attività di ricerca presso la cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Roma La Sapienza e le fondazioni Cespe e Istituto Gramsci. É autore di Togliatti e la politica estera italiana. Dalla Resistenza al Trattato di pace 1943-1947.”,”PCIx-019-FL”
“D’ALEMA Massimo”,”Oltre la paura. La sinistra, il futuro, l’Europa.”,”Masimo D’Alema, nato a Roma nel 1949, parlamentare dal 1987, dal luglio 1994 è segretario del Pds e dal settembre 1996 vicepresidente dell’Internazionale Socialista. É autore di Un paese normale. La sinistra e il futuro dell’Italia e di Progettare il futuro. Roberto Gualtieri (Roma 1966), svolge attività di ricerca presso la cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Roma La Sapienza e le fondazioni Cespe e Istituto Gramsci. É autore di Togliatti e la politica estera italiana. Dalla Resistenza al Trattato di pace 1943-1947.”,”EURx-054-FL”
“D’ALEMA Massimo”,”Kosovo. Gli italiani e la guerra. Intervista di Federico Rampini.”,”Massimo D’Alema è nato a Roma nel 1949. Nel 1994 è stato segretario del PDS Partito democratico della sinistra. Dall’ottobre del 1998 è stato Presidente del Consiglio. Federico Rampini è nato a Genova nel 1956.E’ editorialista e giornalista inviato per Espresso e Repubblica.”,”ITQM-271″
“D’ALEMBERT Jean DIDEROT Denis, a cura di Paolo CASINI”,”La filosofia dell’ Encyclopedie.”,”””l’ Encyclopedie fu anzitutto una grande “”macchina bellica””, il veicolo dell’ illuminismo scientista, laico e borghese”” “”Ma la vittoria non disarmò gli avversari. Con l’ apparire dei volumi quarto, quinto e sesto,negli anni successivi, una campagna di diffamazione venne svolgendosi sui giornali, in libelli, a teatro. Scoppiò la guerra dei Sette anni, e le relazioni che i “”philosophes”” intrattenevano con Federico di Prussia li resero sospetti di intelligenza con il nemico. Nel 1757 un attentato a Luigi XV inasprì le misure censorie sulla stampa e consentì di insinuare gravi accuse sul conto degli enciclopedisti”” (pag 13)”,”FILx-239″
“D’ALEMBERT Jean Baptiste”,”Oeuvres de D’Alembert. Tome quatrième. Ire Partie: Apologie d’étude – Sur l’harmonie des langues – Morceaux choisis de Tacite, et d’auteurs anciens et modernes – Pensèes du Chancelier Bacon – Synonymes – Réflexions sur l’élocution oratoire, etc. etc. IIe Partie: Discours a l’Académie française, a l’Académie des Sciences – Réflexions sur l’usage et sur l’abus de la philosophie dans les matières de gout – Essai sur la societé des gens de lettres et des grands – Dialogue entre la poèsie et la philosophie – Préface du troisième volume de l’Encyclopédie – Description abrégee du gouvernement de Genève – Lettre a J.J. Rousseau – Dialogue entre Descartes et Christine, etc. etc.”,”Libro antico “”Si dice che la biblioteca di Alessandria avesse questa iscrizione fastosa. ‘Il tesoro dei rimedi dell’anima’; ma il tesoro dei rimedi dell’anima non si sembra più ricca della vaste farmacopee che annunciano rimedi per tutti i mali del corpo; e che guariscono pochissimo le malattie”” (pag 6) Il volume contiene: – ‘Lettre a J.J. Rousseau citoyen de Genève’ (pag 432-458) – Discussion relative a J.J. Rousseau, au sujet de la comédie des Philosophes (lettere a A.M. de Tressan e A.M. de Solignac) – Jugement sur la Nouvelle Héloise (de Rousseau) – Jugement sur Emile Traduzione di alcuni pensieri di Bacone (pag 227-249) (sulla verità, la morte, l’ avversità, il matrimonio e il celibato, la vendetta, l’ amore, l’ audacia, la superstizione, l’ occasione, l’arte di governare la propria salute, il sospetto, il carattere e l’ abitudine, il costume e l’educazione, la fortuna, l’elogio, la vanagloria, la collera, le vicissitudini delle cose, la dignità e i ruoli, le sedizioni e i torbidi, i viaggi, la regalità, l’ amore per sé, l’ innovazione, l’amicizia, la ricchezza, le ricchezze) Bacóne, Francesco (ingl. Francis Bacon). – Filosofo inglese (Londra 1561 – ivi 1626). All’astrattezza del metodo sillogistico-deduttivo della scienza aristotelica, B. – che sottolinea le finalità pratiche del sapere – contrappone il metodo induttivo fondato sull’esperienza (Novum Organum, 1620). Nel metodo di B. si distingue una ‘parte distruttiva’, la critica degli ‘idoli’ (cioè i pregiudizi che sviano il discorso scientifico) e una ‘parte costruttiva’, con la dottrina delle ‘tavole’ per classificare i fenomeni. Importante il suo contributo al pensiero utopistico, con la New Atlantis (composta forse nel 1621, edita postuma nel 1627) in cui viene prefigurata la moderna società scientifico-industriale. (trecc)”,”FILx-563″
“D’ALESSANDRI Antonio”,”Il pensiero e l’opera di Dora D’Istria fra Oriente europeo e Italia. Serie II, Memorie Vol. LIV.”,”Antonio D’Alessandri, dottore di ricerca ha pubblicato saggi sulla storia politica e culturale del Sud Est europeo in età morna e contemporanea con particolare attenzione alla formazione degli Stati nazionali.”,”RISG-142-FSL”
“D’ALESSANDRO Umberto”,”Le martiri della rivoluzione.”,”D’ALESSANDRO Umberto”,”FRAR-372″
“D’ALESSANDRO Leonardo Pompeo”,”Guadalajara 1937.”,”””Sul campo di battaglia si fronteggiarono “”volontari”” di due tipi: uno, quello antifascista, sostanzialmente libero e spontaneo, e, per una lunga fase, anche disorganizzato; l’altro, quello a sostegno di Franco, addestrato e con le caratteristiche di un vero esercito”” (retrocop)”,”MSPG-285″
“D’ALESSIO Vanni JELICIC Ivan FRANZINETTI Guido BRESCIANI Marco RICCIARDI Andrea JELICIC Ivan e CEC Lea DUBROVIC Ervin FREID Ilona COLE LAURENCE MEDVED Marko BERTOSA Slaven BARTULIN Nevenko MANENTI Luca G.”,”Leo Weiczen Valiani and his Multilayered identities: An Introduction (D’Alessio); The Waiczen Family and Young Leo Valiani in Fiume (Jelicic); Leo Weiczen [Valiani]: Communist, Democratic Communist, Revolutionary Democrat (Franzinetti); The Search for a New Revolution: Leo Valiani and the Legacy fo “”Giustizia e Libertà”” (Bresciani); Leo Valiani 1953-1956. Dalla speranza alla delusione (Ricciardi); Il catalogo della mostra: ‘Da Leo Weiczen a Leo Valiani’ (Jelicic-Cec); Intelektualci, fasisti i antifasisti (Dubrovic); Leon Valiani and Arthur Koestler – A Friendship for Life. Letters Between 1942 and 1953 (Fried); Leo Valiani’s ‘La dissoluzione dell’Austria-Ungheria in Historiograpjica Context (Cole); Comments on Laurence Cole’s article (Franzinetti); The Racial Idea in the Independent State of Croatia: Origins and Theory (Kral); Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento (Konta); (…).”,”Guido Franzinetti Università Piemonte Orientale”,”BIOx-344-B”
“D’ALESSIO Germana SATTLER Waltraud, a cura di Maria Grazia SAIBENE”,”Projekt Deutsch. Corso intensivo di lingua tedesca. Volume primo.”,”Germana D’Alessio, responsabile del Servizio lingue straniere della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, insegna lingua tedesca all’Università della Svizzera italiana. Waltraud Sattler, traduttrice di lingua tedesca all’Università Statale di Milano. Maria Grazia Saibene è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Pavia.”,”VARx-181-FL”
“D’ALESSIO Germana SATTLER Waltraud, a cura di Maria Grazia SAIBENE”,”Projekt Deutsch. Corso intensivo di lingua tedesca. Volume secondo.”,”Germana D’Alessio, responsabile del Servizio lingue straniere della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, insegna lingua tedesca all’Università della Svizzera italiana. Waltraud Sattler, traduttrice di lingua tedesca all’Università Statale di Milano. Maria Grazia Saibene è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Pavia.”,”VARx-182-FL”
“D’ALESSIO Germana SATTLER Waltraud, a cura di Maria Grazia SAIBENE”,”Projekt Deutsch. Corso intensivo di lingua tedesca. Volume primo.”,”Germana D’Alessio, responsabile del Servizio lingue straniere della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, insegna lingua tedesca all’Università della Svizzera italiana. Waltraud Sattler, traduttrice di lingua tedesca all’Università Statale di Milano. Maria Grazia Saibene è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Pavia.”,”VARx-183-FL”
“D’ALESSIO Germana SATTLER Waltraud, a cura di Maria Grazia SAIBENE”,”Projekt Deutsch. Corso intensivo di lingua tedesca. Volume secondo.”,”Germana D’Alessio, responsabile del Servizio lingue straniere della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, insegna lingua tedesca all’Università della Svizzera italiana. Waltraud Sattler, traduttrice di lingua tedesca all’Università Statale di Milano. Maria Grazia Saibene è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Pavia.”,”VARx-184-FL”
“D’ALIMONTE Roberto BARTOLINI Stefano a cura; saggi di BARTOLINI Stefano CARAMANI Daniele CHIAROMONTE Alessandro COTTA Maurizio D’ALIMONTE Roberto DI VIRGILIO Aldo LEGNANTE Guido NATALE Paolo SANI Giacomo SEGATTI Paolo VERZICHELLI Luca”,”Maggioritario finalmente? La transizione elettorale 1994-2001.”,”Stefano Bartolini insegna Istituzioni politiche comparate all’Istituto universitario europeo di Firenze. Per il Mulino ha curato, con R. D’Alimonte, Maggioritario ma non troppo e Maggioritario per caso. Il suo più tecente lavoro è The Electoral Mobilisation of the European Left 1880-1980, The Class Cleavage, Cambridge, Cambridge University Press, 2000. Daniele Caramani è ricercatore di Scienza politica presso il Dipartimento di Scienza politica e sociologica politica dell’Università di Firenze. Ha recentemente pubblicato Elections in Western Europe since 1815, Electoral Results by Constituencies (supplemented with CD-ROM), London, Macmillan, 2000. Alessandro Chiaromonte è ricercatore di Scienza politica presso il Dipartimento di Scienza politica e sociologia politica dell’Università di Firenze. Ha curato, con R. D’Alimonte, Il maggioritario regionale, Le elezioni del 16 aprile 2000. Maurizio Cotta insegna Scienza politica all’Università di Siena. Recentemente ha curato, con J. Blondel, The nature of Party Government e, con H. Best, Parliamentary Representatives in Europe. Per il Mulino ha pubblicato , tra gli altri, Scienza politica (con D. Della Porta e L. Morlino).É stato condirettore della Rivista italiana di scienza politica. Roberto D’Alimonte insegna Sistema politico all’Università di Firenze. Ha curato, con S. Bartolini, Maggioritario ma non troppo, Le elezioni politiche del 1994 e Maggioritario per caso. Le elezioni politiche 1996, con A. Chiaromonte, Il maggioritario regionale, Le elezioni del 16 aprile 2000. Aldo Di Virgilio insegna Scienza dell’amministrazione e Sistema politico italiano all’Università di Bologna. É autore di numerosi lavori in tema di elezioni, partiti e sistemi elettorali. Ha collaborato ai volumi Maggioritario ma non troppo, Le elezioni politiche del 1994 e Maggioritario per caso, Le elezioni politiche 1996. Guido Legnante è assegnista di ricerca all’Università di Pavia e researcher presso l’Istituto universitario europeo di Firenze. Si occupa di comportamento elettorale, partiti, opinione pubblica e comunicazione politica. Su questi argomenti ha scritto vari saggi e, con G. Baldini, Città al voto. Fa parte del gruppo interuniversitario di ricerca Itanes e collabora con l’Istituto Cattaneo di Bologna. Paolo Natale è ricercatore presso il Dipartimento di Studi sociali e politici dell’Università di Milano. Dal 1994 è responsabile metodologico dell’Istituto Abacus. Le sue ultime pubblicazioni studiano la metodologia degli exit-polls (in politica e sondaggi), la realtà sociale (Italia al Macroscopio) e politica italiana (in Il maggioritario regionale). Giacomo Sani insegna Scienza della politica all’Università di Pavia ed è professore emerito presso la Ohio State University. Recentemente ha curato Mass media ed elezioni e, con R. Mannheimer, La conquista degli astenuti. Paolo Segatti insegna sociologia della politica all’Università di Pavia. Collabora con l’Istituto Cattaneo. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sul comportamento elettorale e sull’opinione pubblica. Di recente ha scritto, con P. Bellucci e M. Maraffi, Pci, Pds, Ds, Roma, Donzelli, 2000. Luca Verzichelli insegna Sistema politico italiano e Organizzazione politica europea all’Università di Siena. Ha collaborato ai volumi usciti al Mulino Maggioritario ma non troppo, Le elezioni politiche del 1994 e maggioritario per caso. Le elezioni politiche 1996. Per il Mulino ha pubblicato La politica di bilancio.”,”ITAP-013-FL”
“D’ALIMONTE Roberto LEGNANTE Guido SANI Giacomo TUORTO Dario DE-SIO Lorenzo SCHADEE Hans M.A. MARAFFI Marco VEZZONI Cristiano BIORCIO Roberto CECCARINI Luigi BARISIONE Mauro CATELLANI Patrizia GASPERONI Giancarlo CAVAZZA Nicoletta CORBETTA Piergiorgio ROCCATO Michele PETRARCA Paolo BELLUCCI Paolo”,”Il ritorno di Berlusconi. Vincitori e vinti nelle elezioni del 2008.”,”Associazione ITANES (Italian National Elections Studies) programma di ricerca sul comportamento elettorale e le opinioni politiche (collaborazione tra Istituto Cattaneo di Bologna e alcune università)”,”ITAP-018-FV”
“DALIN V.M. a cura di Walter MARKOV”,”Babeuf-Studien.”,”DALIN ha collaborato con l’Istituto per la storia e l’Accademia delle scienze dell’URSS di Mosca.”,”FRAR-015″
“DALLA-CHIESA Nando”,”Delitto imperfetto. Il generale, la mafia, la società italiana.”,”Nando Dalla-Chiesa (Firenze, 1949) professore di sociologia all’Università Bocconi, ha diretto attività di ricerca presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano. Ha pubblicato: ‘Il potere mafioso. Economia e ideologia’ (1976) e ‘Il grandi imprenditori italiani’ in collaborazione con A.M. Chiesi e A. Martinelli. Prevista pubblicazione (1985): ‘Impiegati e teoria sociale'”,”ITAS-245″
“DALLA-CHIESA Nando”,”Delitto imperfetto. Il generale, la mafia, la società italiana.”,”Nando Dalla-Chiesa (Firenze, 1949) professore di sociologia all’Università Bocconi, ha diretto attività di ricerca presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano. Ha pubblicato: ‘Il potere mafioso. Economia e ideologia’ (1976) e ‘Il grandi imprenditori italiani’ in collaborazione con A.M. Chiesi e A. Martinelli. Prevista pubblicazione (1985): ‘Impiegati e teoria sociale'”,”ITAS-246″
“DALLA-CHIESA Nando”,”Storie di boss ministri tribunali giornali intellettuali cittadini.”,”Nando Dalla Chiesa è nato a Freinze nel 1949. Ha insegnato Sociologia economica all’Università Statale di Milano e Sociologia alla Bocconi. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il potere mafioso. Economia e ideologia’ (1976).”,”ITAP-006-FSD”
“DALLAGO Bruno”,”Passato e futuro del modello economico sovietico. Il caso ungherese.”,”Bruno Dallago (n. Trento 1950), laureatosi alla Facoltà di sociologia dell’Università di Trento, presso la quale insegna come assistente al corso di economia, ha compiuto a partire dal 1972 studi e ricerche in Ungheria, dove nel febbraio 1980 ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Accademia delle Scienze con un lavoro sui cicli d’investimento nei paesi socialisti. Si trova attualmente in Canada, presso l’Università della Columbia Britannica, per continuare le proprie ricerche. Oltre a numerosi articoli e relazioni a convegni, per lo più in economia dei paesi dell’Europa centro-orientale, ha curato la pubblicazione del volume ‘Le alternative dello sviluppo socialista’.”,”UNGx-002-FL”
“DALLAGO Bruno”,”Sviluppo e cicli nelle economie Est Europee.”,”Bruno Dallago (n. Trento 1950), laureatosi alla Facoltà di sociologia dell’Università di Trento, presso la quale insegna come assistente al corso di economia, ha compiuto a partire dal 1972 studi e ricerche in Ungheria, dove nel febbraio 1980 ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Accademia delle Scienze con un lavoro sui cicli d’investimento nei paesi socialisti. Si trova attualmente in Canada, presso l’Università della Columbia Britannica, per continuare le proprie ricerche. Oltre a numerosi articoli e relazioni a convegni, per lo più in economia dei paesi dell’Europa centro-orientale, ha curato la pubblicazione del volume ‘Le alternative dello sviluppo socialista’.”,”UNGx-003-FL”
“DAL-LAGO Alessandro”,”Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale.”,”Razzismo di tipo nuovo (pag 95-112) Alessandro Dal Lago insegna Sociologia dei processi culturali all’Università di Genova, dove è stato preside della facoltà di Scienze della formazione. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. In particolare ha curato il volume collettivo: ‘Lo straniero e il nemico. Materiali per l’etnografia contemporanea’, Costa e Nolan, Genova, 1997.”,”TEOS-137″
“DALLAGO Bruno”,”Sistemi economici comparati.”,”Bruno Dallago (n. Trento 1950), laureatosi alla Facoltà di sociologia dell’Università di Trento, presso la quale insegna come assistente al corso di economia, ha compiuto a partire dal 1972 studi e ricerche in Ungheria, dove nel febbraio 1980 ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Accademia delle Scienze con un lavoro sui cicli d’investimento nei paesi socialisti. Si trova attualmente in Canada, presso l’Università della Columbia Britannica, per continuare le proprie ricerche. Oltre a numerosi articoli e relazioni a convegni, per lo più in economia dei paesi dell’Europa centro-orientale, ha curato la pubblicazione del volume ‘Le alternative dello sviluppo socialista’.”,”ECOT-167-FL”
“DAL-LAGO Alessandro”,”Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale.”,”Razzismo di tipo nuovo (pag 95-112) Alessandro Dal Lago insegna Sociologia dei processi culturali all’Università di Genova, dove è stato preside della facoltà di Scienze della formazione. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. In particolare ha curato il volume collettivo: ‘Lo straniero e il nemico. Materiali per l’etnografia contemporanea’, Costa e Nolan, Genova, 1997.”,”CONx-003-FFS”
“DALL’ALPI Donato”,”Le imprese municipalizzate e statizzate.”,”””Una vera scienza, la scienza finanziaria, ha elevato a teoria autonoma le funzioni pubbliche. Qui conviene subito citare l’ opera di Giovanni Montemartini, che, con obbiettivi scientifici, ha saputo in una sinossi magnifica formulare una vera teorica in questo importantissimo ramo della sociologia. Occorre accennare brevemente agli studi del Montemartini per poter in seguito chiaramente spiegare i complessi fenomeni della Municipalizzazione, da lui, in particolar modo, studiati e teorizzati””. (pag 11)”,”ITAE-083″
“DALLA-VOLTA Riccardo”,”La crisi dei cambi.”,”””Il cambio – termometro infallibile che misura il grado di febbre politica ed economica, com’ebbe a chiamarlo l’on. Luigi Luzzatti nel 1908, nella sua ‘Nota’, presentata all’Istituto di Francia, per un’alleanza internazionale dei cambi (1) – è il fenomeno economico, oggidì più discusso in Italia e fuori”” (pag I, Prefazione) Le tesi di Irving Fisher, Keynes, G. Cassel, su stabilizzazione cambi, inflazione e deflazione, rivalutazione monete (pag 105-)”,”EURE-117″
“DALLE NOGARE Liliana MERLI Stefano a cura; lettere di AGNINI Gregorio BARBANTI BRODANO Giuseppe BERTELLI Luigi BIZZONI Achille CAMERONI Felice CAMPANELLA Federico CERETTI Celso COMANDINI Alfredo COSTA Andrea DE-CRISTOFORIS Malachia DE-GUBERNATIS Angelo DE-SANCTIS Francesco DILIGENTI Luigi FERRI Enrico GARAVETTI Filippo GARIBALDI Giuseppe GHINOSI Andrea GIACOMETTI Giocante GIAMPIETRO Emilio GNOCCHI-VIANI Osvaldo GUERRAZZI Francesco Domenico GUERRINI Olindo MAJOCCHI Achille MALON Benoit MONETA Ernesto Teodoro MUSSI Giuseppe PANTALEONI Maffeo PARETO VIlfredo PETRUCCELLI DELLA GATTINA POPOVICH Eugenio PRAMPOLINI Camillo PULLE’ Francesco Leopoldo RASORI Giovanni A. SACCHI Ettore SONZOGNO Edoardo SUZZARA VERDI Paride TASSI Camillo TURATI Filippo ZANARDELLI Giuseppe”,”L’Italia radicale. Carteggi di Felice Cavallotti: 1867-1898.”,”Lettere di AGNINI Gregorio BARBANTI BRODANO Giuseppe BERTELLI Luigi BIZZONI Achille CAMERONI Felice CAMPANELLA Federico CERETTI Celso COMANDINI Alfredo COSTA Andrea DE-CRISTOFORIS Malachia DE-GUBERNATIS Angelo DE-SANCTIS Francesco DILIGENTI Luigi FERRI Enrico GARAVETTI Filippo GARIBALDI Giuseppe GHINOSI Andrea GIACOMETTI Giocante GIAMPIETRO Emilio GNOCCHI-VIANI Osvaldo GUERRAZZI Francesco Domenico GUERRINI Olindo MAJOCCHI Achille MALON Benoit MONETA Ernesto Teodoro MUSSI Giuseppe PANTALEONI Maffeo PARETO VIlfredo PETRUCCELLI DELLA GATTINA POPOVICH Eugenio PRAMPOLINI Camillo PULLE’ Francesco Leopoldo RASORI Giovanni A. SACCHI Ettore SONZOGNO Edoardo SUZZARA VERDI Paride TASSI Camillo TURATI Filippo ZANARDELLI Giuseppe Biografia. Felice Carlo Emanuele Cavallotti (Milano, 6 ottobre 1842 – Roma, 6 marzo 1898) è stato un poeta, drammaturgo e politico italiano, fondatore, insieme ad Agostino Bertani, dell’ Estrema sinistra storica, movimento attivo tra il 1877 e l’avvento del Partito Radicale Italiano (1904). Biografia [modifica] I primi anni del suo impegno [modifica] Figlio di Francesco, originario di Venezia, trasferitosi a Milano per ragioni di lavoro e di Vittoria Gaudi, milanese, Cavallotti fu considerato il capo incontrastato dell'””Estrema sinistra”” nel parlamento dell’Italia liberale pre-giolittiana. Abbandonata la famiglia a diciotto anni per unirsi alla seconda fase della Spedizione dei Mille, Felice Cavallotti combatté con i Garibaldini nel 1860, e nel 1866 in Valtellina e in Trentino, ove prese parte alla Terza Guerra d’Indipendenza come volontario nel 4º Reggimento comandato dal colonnello Giovanni Cadolini del Corpo Volontari Italiani. Si distinse per valore nella battaglia di Vezza d’Oglio. Nel 1867 fu di nuovo al fianco di Garibaldi nella Roma pontificia, durante la fallita insurrezione che vide l’intervento delle truppe francesi in aiuto di Pio IX. Come scrittore Cavallotti commentò le azioni dei Garibaldini per il giornale milanese L’Unione e per il napoletano L’Indipendente di Alexandre Dumas padre; tra il 1866 ed il 1872 scrisse satire anti-monarchiche per la Gazzetta di Milano e per il Gazzettino Rosa[1]. L’attività politica [modifica] Dopo la morte di Agostino Bertani, avvenuta nel 1886, la passione di Cavallotti nel rivendicare riforme, ed una riconosciuta generosità d’animo da parte dei contemporanei, gli assicurarono la leadership della sua parte politica ed una popolarità seconda solo a quella di Francesco Crispi. Nel 1873, all’età di 31 anni, Felice Cavallotti fu eletto per la prima volta al Parlamento come deputato di Corteolona. Molto attivo contro gli ultimi governi della Destra storica, Cavallotti fu scettico anche a proposito della Sinistra, che salì al potere nel 1876, e si tenne all’opposizione, denunciandone il trasformismo negli anni di Agostino Depretis. Tramite un’intesa conclusa nel 1894 con Antonio Starrabba, Marchese di Rudinì, egli ottenne molte concessioni alle richieste radicali. Durante i dodici anni sotto la sua guida il partito, che sposò una posizione filo-francese, crebbe in numero da venti a settanta deputati, ed al momento della sua morte l’influenza parlamentare di Felice Cavallotti era all’apice. I rapporti con il movimento socialista [modifica] Cavallotti, che nel 1871 aveva espresso il proprio appoggio alla Comune di Parigi, mostrava attenzione verso le idee marxiste, pur non condividendo fino in fondo l’approccio di classe alla “questione sociale” che peraltro anche lui denunciava da parlamentare. Se i socialisti vedevano nel Partito Radicale una sinistra borghese, nei fatti radicali e socialisti si trovarono insieme nelle lotte per l’emancipazione delle classi subalterne e nell’opposizione al colonialismo italiano. Il primo operaio ad essere eletto parlamentare, nel 1882, tra le file dei radicali fu Antonio Maffi. E a Napoli, colpita dall’epidemia di colera, a trovarsi al fianco delle classi popolari nel 1885 furono il socialista Andrea Costa, l’anarchico Errico Malatesta e il radicale Cavallotti. I rapporti con la massoneria [modifica] Pur condividendo appieno il carattere radicale e anticlericale che il Gran Maestro Ettore Ferrari aveva impresso alla massoneria, Cavallotti non fu mai massone [2][3]. Fu lui stesso a smentire esplicitamente la sua appartenenza all’ordine, con una lettera al direttore dell’Italia Reale del 9 gennaio 1895: “”Per semplice esattezza la prego di ripetere che io non sono mai stato massone, non mi sono mai iscritto a nessuna loggia, non faccio parte di alcuna e non credo e non debbo credere che siasi abusato del mio nome. Se fossi massone non ci vedrei nulla a dirlo. Non essendolo, non mi approprio di una qualifica che non ho””[4]. Il Cavallotti uomo [modifica] Nella vita privata lo stile del politico radicale non tradì gli ideali professati. Felice Cavallotti riconobbe i due figli Maria e Giuseppe, nati da due libere unioni, e colse tutte le occasioni per riaffermare la sua intransigenza come laico nei confronti delle pressioni operate dalla Chiesa sulla politica dello Stato italiano. È anche grazie a lui che a Roma, in Piazza Campo de’ Fiori, nel 1889 venne eretta la statua a Giordano Bruno, opera di Ettore Ferrari. Felice Cavallotti, descritto come persona dal carattere passionale e testardo, nel corso della sua vita combatté trentatré duelli, e prestò il giuramento di fedeltà come deputato solo dopo averne pubblicamente contestato la validità. Il duello fatale [modifica] Felice Cavallotti morì il 6 marzo 1898, ucciso in duello dal conte Ferruccio Macola (che sarebbe finito suicida anni dopo), direttore del giornale conservatore Gazzetta di Venezia, che lo aveva sfidato in seguito ad un diverbio. Il radicale aveva tacciato di mentitore il conte, responsabile di avere pubblicato una notizia non verificata relativa ad una querela che egli aveva ricevuto come deputato. L’ultimo duello di Felice Cavallotti ebbe luogo a Roma, presso Porta Maggiore, in un giardino nella villa della contessa Cellere. Felice Cavallotti morì raggiunto alla bocca ed alla carotide dalla sciabola dell’avversario. Benché i duelli fossero ufficialmente proibiti dal 1875, nessun processo venne intentato. Con la sua morte, gli elementi dell’Estrema sinistra storica in Italia persero un leader, e la Casa di Savoia un instancabile oppositore. Per la morte di Felice Cavallotti, Giosuè Carducci pronunciò un discorso funebre pieno di passione all’Università di Bologna. Un corteo di tre chilometri ne accompagnò il feretro fino al cimitero di Dagnente (oggi frazione di Arona), sul Lago Maggiore, dove è sepolto. « Non passa giorno, quando d’amari Ricordi il flutto sul cor si spezza, Senza che il guardo cerchi ne’ cari Volti una mesta lunga dolcezza, E il core, in memore linguaggio muto, Alle tre imagini mandi un saluto. » (Felice Cavallotti, Tre ritratti – Giulio Pinchetti, Giulio Uberti,Giuseppe Cavallotti , 1878) Wikip”,”ITAB-289″
“DALLEK Robert”,”JFK. John Fitzgerald Kennedy, una vita incompiuta.”,”Manca l’indice dei nomi! Robert Dallek ha insegnato alla Columbia Univesity, all’UCLA e ad Oxford. Attualmente (2005) è professore di storia alla Boston University. Ha scritto la biografia di Lyndon Johnson in due volumi. Problemi di salute di J.F. Kennedy, continua assunzione di farmaci (pag 525) Patologia: Le avventure con altre donne (pag 530) Scontro con i big dell’acciaio (pag 542)”,”USAS-228″
“DALLEK Robert”,”JFK John Fitzgerald Kennedy, una vita incompiuta. Volume primo.”,” Robert Dallek ha insegnato alla Columbia Univ., all’UCLA e a Oxford.”,”USAP-002-FV”
“DALLEK Robert”,”JFK John Fitzgerald Kennedy, una vita incompiuta. Volume secondo.”,”Robert Dallek ha insegnato alla Columbia Univ., all’UCLA e a Oxford.”,”USAP-003-FV”
“DALLEMAGNE Jean-Luc”,”Construction du socialisme et révolution. Essai sur la transition du socialisme.”,”La politica leninista di transizione (pag 110-) L’ analogia termidoriana (pag 178-) (Trotsky) “”Pour Lénine, seule la révolution européenne peut fournir à la révolution russe les cadres ouvriers susceptibles de redonner vie aux soviets, en assurant leur existence physique et politique, et d’organiser les forces productives. C’est pour tenir le temps nécessaire à cette jonction révolutionnaire qui résoudra les contradictions russes au plus haut niveau de collectivisation que Lénine renforce la politique antérieure. (…)”” (pag 127); “”Quand ne 1921, Lénine avance le terme d’Etat ouvrier bureaucratiquement déformé, dans un pays où la majorité de la population est paysanne (7), il ne s’agit encore que de désigner le caractère nouveau que prennent les forces sociale russes dans le cadre de la NEP, sans pouvoir articuler ces forces entre elles. L’existence de la bureaucratie, en effet, est reconnue depuis le VIIIe Congrès du PC(b)R (8)”” (pag 141); “”La dégénérescence thermidorienne n’est pas un concept dans l’analyse de Trotsky, mais l’ensemble des phénomènes tendant à la restauration du capitalisme qui lui permet de conceptualiser la déformation bureaucratique. Alors que dans «Cours nouveau» Trotsky tentait de définir la bureaucratie en établissant un parallèle entre des phénomènes similaires qu’il renvoyait aux conditions mêmes de la transition, à partir de 1927 il adopte une démarche analogique entre la situation russe et la période de Thermidor pendant la Révolution français. Thermidor est le terme éventuel de la dégénérescence et, de ce fait même, la clé par laquelle Trotsky pense articuler, en les expliquant, les divers phénomènes de bureaucratisme et leur aggravation depuis 1925, saisis dans l’analogie dont Thermidor est le pivot. (…) L’analyse de Trotsky vise à fournir le concept de déformation bureaucratique avec un contenu tel que le concept de bureaucratie est subordonné à celui de centrisme”” (pag 164-165) [Jean-Luc Dallemagne, ‘Construction du socialisme et révolution. Essai sur la transition du socialisme’, F. Maspero, Paris, 1975] [(7) Lénine, ‘La Crise du parti’, op. cit., cit., p. 41; (8) Rapport au VIIIe Congres du PC(b), R., O.C., op. cit., t. XXVIII, p. 395-396]; “”Per Lenin, solo la rivoluzione europea può fornire alla rivoluzione russa quadri operai capaci di rianimare i soviet, assicurarne l’esistenza fisica e politica e di organizzare le forze produttive. E’ per avere il tempo necessario a questa congiunzione rivoluzionaria che risolverà le contraddizioni russe al massimo livello di collettivizzazione che Lenin rafforza la politica precedente. (…) “”(pag 127); [“”Quando nel 1921 Lenin propose il termine Stato operaio deformato burocraticamente, in un paese in cui la maggioranza della popolazione era contadina (7), si trattava ancora solo di designare il nuovo carattere che le forze sociali russe stavano assumendo. nell’ambito della NEP, senza poter articolare queste forze tra loro. L’esistenza della burocrazia, infatti, è stata riconosciuta sin dall’VIII Congresso del Partito Comunista (b) R (8) “”(pag 141); “”La degenerazione termidoriana non è un concetto nell’analisi di Trotsky, ma l’insieme di fenomeni tendenti alla restaurazione del capitalismo che gli permette di concettualizzare la deformazione burocratica. Mentre in “”Nuovo corso”” Trotsky ha tentato di definire la burocrazia stabilendo un parallelo tra fenomeni simili che rinviava alle condizioni stesse della transizione, dal 1927 adottò un approccio analogico tra la situazione russa e il periodo del Termidoro durante la Rivoluzione francese. Termidoro è il termine possibile della degenerazione e, proprio per questo, la chiave con cui Trotsky pensa di articolare, spiegandoli, i vari fenomeni del burocratismo e il loro aggravamento dal 1925, colti nell’analogia di cui Termidoro è il perno. (…) L’analisi di Trotsky mira a fornire al concetto di deformazione burocratica un contenuto tale che il concetto di burocrazia è subordinato a quello di centrismo”” (pag 164-165)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] A proposito della scienza e della ricerca scientifica. Konrad Lorenz parlava di ‘quelli che sono stati scelti per diventare ricercatori, non hanno scelto di diventare ricercatore’ (affermato da Giulio Cossu, 19.10.2020 radio)”,”TROS-368″ “DALLIN David J.”,”I sovieti e l’estremo oriente. La Russia e la guerra nel Pacifico.”,”DALLIN nacque in Russia nel 1889. Durante l’ epoca zarista finì in carcere per motivi politici, riuscì a fuggire all’ estero (Germania), rientrando dopo la rivoluzione. Divenne membro dei Soviet dal 1918 al 1921 come deputato dell’ opposizione. Quindi riparò all’ estero e andò a vivere in America.”,”RUST-021″ “DALLIN David J.”,”Soviet Foreign Policy after Stalin.”,”DALLIN David J.è professore di scienze politiche nell’ Università of Pennsylvania. “”Due mesi dopo, il 15 giugno 1954, Krusciov apparve ad un grande raduno a Praga. In questa occasione stupì i suoi ascoltatori come un leader estremamente aggressivo. Enfatizzò la sua idea preferita del tempo: l’ Unione Sovietica deve incrementare i suoi armamenti e trattare con l’ Occidente da una posizione di forza. (…) Krusciov disse che “”l’ URSS è sempre stata freneticamente impegnata nell’ edificare le sue forze armate””, e che l’ URSS ha inventato la bomba all’ idrogeno. “”Sappiamo da sempre che per vivere con il nemico bisogna essere forti. Abbiamo fatto il possibile. Abbiamo realizzato l’ energia atomica nel nostro paese; abbiamo realizzato la bomba atomica; ora abbiamo superato la classe capitalistica e fabbricato la bomba all’ idrogeno prima di loro””. (pag 221)”,”RUST-117″ “DALLIN David J.”,”The Big Three. The United States – Britain – Russia.”,”DALLIN David J.”,”RAIx-257″ “DALLIN David J. NIKOLAEVSKY Boris I.”,”Forced Labor in Soviet Russia.”,”””It is no new phenomenon for the best minds of a nation to approve of slavery. Maxim Gorky, with his cohorts of minor writers, had a predecessor in Greece whose stature far exceeds his own. Aristotle considered slavery a useful institution even while insisting that no Greek citizen should be enslaved. The most extensive development of slavery may be seen in the Roman Empire. In Italy during the first century B.C. there were 2 million slaves, as compared with a free population of 2.5 million. In addition 400,000 slaves in Sicily worked beside 350,000 free Sicilians. Under Augustus the number of slaves rose to 3 million, i.e., more than half of Italy’s population of that time. The characteristic of slavery in ancient Italy was the widespread use of slave labor on private estates. In certain regions the entire agricultural economy was based on slavery; workers and employees were the property of absentee landlords who resided in the towns.”” (pag 95)”,”RUSS-217″ “DALLIN Alexander LAPIDUS Gail W. a cura, Saggi di STARR Frederick PIPES Richard BIALER Seweryn HAUSLOHNER Peter COHEN Stephen F. SAKHAROV Andrei MEDVEDEV Roy TURCHIN Valery REMNICK David HOSKING Geoffrey A. BROWN Archie FISH Steven BRESLAUER George W. REDDAWAY Peter HOUGH Jerry F. WOLL Josephine SHERLOCK Thomas SHMELEV Nikolai SELYUNIN Vasily TSIPKO Aleksandr GORBACHEV Mikhail S. ANDREYEVA Nina PROKHANOV Aleksandr BOGOMOLOV Oleg T. YELTSIN Boris HEWETT A. GOLDMAN Marshall SUNY Ronald G. SZPORLUK Roman CHIESA Giulietto LEGVOLD Robert SHAKHNAZAROV Georgii ADOMEIT Hannes ALBRIGHT David E. PARROTT Bruce HOLLOWAY David KATASONOV Yuri SHEVARDNADZE Edvard KRYUCHKOV Vladimir MOROZ Oleg DUNLOP John B. POPOV Gavriil KRAVCHUK Leonid IKENBERRY G. John”,”The Soviet System. From Crisis to Collapse.”,”Alexander Dallin is Raymond A. Spruance Professor of International History and director of the Center for Russian and East European Studies at Stanford University. Gail W. Lapidus has been professor of political science at the University of California Berkeley and chair of the Berkeley-Stanford Program in Soviet and Post-Soviet Studies. She is now senior fellow at the Institute for International Studies at Stanford University. Preface to the Revised Edition, Preface to the First Edition, List of Credits, Introduction, Notes, Table, Conclusion, About the Book and Editors,”,”RUSS-045-FL” “DALLIN David”,”I Sovieti e l’Estremo Oriente.”,”David Dallin (1889-1962) joined the Menschevik in 1907. Expelled from the Soviet Union in 1921.”,”RUST-057-FL” “DALL’ONGARO Giuseppe”,”Fra’ Diavolo.”,”Giuseppe Dall’Ongaro, nato a Torio da famiglia veneta nel 1926, giornalista e scrittore, ha pubblicato ‘Compagna Cuba’ (1967), ‘La pelle dell’Europa’ (1970). “”Siete voi forse un brigante? Sì, per servire Dio e la buona gente”” (Cervantes) (Rinconete e Cortadillo) (in apertura) ‘Brigante o patriota? Capo sanguinario di predoni oppure audace comandante di guerriglieri? Esecutore spietato al servizio del tiranno o difensore del popolo oppresso dagli stranieri? Sulla figura di Fra’ Diavolo (1771-1806), il giudizio dei contemporanei mutò a seconda parteggiassero per l’ordine vetusto del Trono e dell’Altare, o che inseguissero i lumi della Rivoluzione giacobina importati dalle armate francesi e alimentati dalle eroiche illusioni della fragile repubblica partenopea. Straordinario comunque il destino di questo bastaio di Itri, divenuto protagonista dell’insorgenza antifrancese in Terra di Lavoro (Campania), spintosi con le sue pittoresche soldataglie fino alle mura di Roma, imprigionato a Castel Sant’Angelo e subito incredibilmente fuggito, dal suo sovrano nominato colonnello e colmato di onori. Riuscì a trattare alla pari con principi, cardinali, generali borbonici e ammiragli britannici meritandosi persino l’adirata attenzione di Napoleone. Finì però miseramente sulla forca d’una piazza napoletana, con rimpianto e con sollievo di molti. La morte non ne disperse la fama. Al contrario. Al nome di Fra’ Diavolo si ispirarono narrazioni di imprese leggendarie e amiri travolgenti. Questo libro attraverso un riesame critico di tutte le fonti disponibili in Italia e all’estero, con l’apporto di numerosi documenti inediti, restituisce al personagigo le sue reali dimensioni storiche e umane. Si delinea il profilo sorprendente d’una personalit-à contraddittoria, capace di violenze inconsulte ma anche di slanci generosi; sullo sfondo, le vicende d’uno fra i più drammatici periodi della storia, fra crolli e restaurazioni di regni e lo scontro cruento di opposte passioni”” [Giuseppe Dall’Ongaro, Fra’ Diavolo’, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1985] [“”Siete voi forse un brigante? Sì, per servire Dio e la buona gente”” (Cervantes) (Rinconete e Cortadillo) (in apertura)] ‘Frà Diavolo, il cui vero nome era Michele Arcangelo Pezza, nacque il 7 aprile 1771 a Itri, un piccolo paese nella provincia di Latina, nel Regno di Napoli. Da giovane, Michele era noto per il suo carattere vivace e indisciplinato, tanto che il suo insegnante lo soprannominò “”Frà Diavolo”” 2..Divenne famoso come brigante e condottiero durante le insorgenze antifrancesi nel Regno di Napoli. Dopo aver ucciso il proprietario della bottega in cui lavorava, Michele si rifugiò sui Monti Aurunci, dove si unì a bande di briganti. Successivamente, si arruolò nell’esercito borbonico e combatté contro le truppe di Napoleone 3. Frà Diavolo è noto per le sue azioni guerrigliere contro i francesi e per il suo ruolo nella riconquista di Napoli da parte delle forze legittimiste. Morì per impiccagione l’11 novembre 1806 a Napoli, accusato di numerosi crimini contro i civili 1. (f. copil)”,”BIOx-014-FMB” “DALMASSO Etienne GABERT Pierre”,”Geografia dell’ Italia.”,”DALMASSO e GABERT sono profondi conoscitori dell’ Italia e hanno pubblicato lavori relativi allo Stivale. Alcuni tra questi (per es. ‘Milano, capitale economica’ di DALMASSO) sono stati tradotti in Italia. DALMASSO è professore all’Univ di Paris VII, GABERT è Prof all’univ di Aix-Marseille II.”,”ITAS-025″ “DALMASSO Sergio”,”Appunti sul PCI.”,”DALMASSO Sergio “”A Lione Gramsci attacca le posizione bordighiste definendo il loro pericolo e le loro origini…”” (pag 6)”,”PCIx-323″ “DALMASSO Sergio”,”Il movimento operaio italiano nella seconda metà dell’Ottocento e la fondazione del PSI (1853-1892).”,”””Come scriveva Sombart, osservatore al congesso di Genova, il programma non poggiava sulle tendenze di sviluppo del capitalismo, su una analisi dei rapporti di produzione e del ruolo che avrebbe, in esse, assunto il proletariato, ma su petizione di principio, su istanze etiche: “”Il proletariato è sfruttato, questo è ingiusto di fronte a Dio e di fronte agli uomini; perciò la sua situazione deve essere mutata, mediante l’eliminazione dei mezzi di sfruttamento, e della proprietà dei mezzi di produzione. Ma la costituzione del partito, risultato di un processo molto lungo e gravoso, non risolveva problemi che solo una lunga pratica sociale avrebbe potuto risolvere”””” (pag 9)”,”MITS-417″ “DALMASSO Sergio”,”I socialisti indipendenti in Italia, 1951-1957. Storia e tematica politica.”,”””Il 6 aprile 1953, a due mesi dalle elezioni, esce dal Partito repubblicano, sempre a causa della legge elettorale, Ferruccio Parri ex-dirigente della guerra partigiana ed ex-dirigente del Partito d’azione. Dall’incontro tra lui e il M.A.S. (Movimento di Autonomia Socialista, ndr) nasce la lista ‘Unità Popolare’ (U.P.) che si presenta alle elezioni politiche e mantiene una propria fisionomia politica ed una propria struttura organizzativa anche dopo le elezioni stesse. Magnani e Cucchi si dichiarano chiaramente contro la legge. Parlado alla Camera il 15 dicembre 1952, Magnani afferma che sarebbe assurdo minimizzare la gravità della legge, che è legge anticostituzionale che ripropone il metodo elettorale con cui il fascismo divenne regime (la legge Acerbo) ed accresce il distacco tra i lavoratori e le istituzioni. L’USI e l’UP svolgono una campagna elettorale molto impegnativa. Favorisce UP oltre ai positivi rapporti con il PCI la presenza di molti dirigenti di prestigio nelle liste (in Piemonte: Calamandrei, Garosci, Chabod, Franco Venturi, Riccardo Levi; in Lombardia: Parri, Greppi e Caleffi; in Emilia: Znardi il vecchio “”sindaco del pane”” di Bologna; in Toscana: Codignola, Gaetano Pieraccini, Enriquez Agnoletti, Giorgio Spini, Paolo Barile e Nello Traquandi; a Roma: Calamandrei, Leopoldo Piccardi, Tullio Ascarelli, Bruno Zevi, Edmondo Cossu). Completamente assente UP nel meridione a riprova della sua matrice azionista e resistenziale. Più omogenea a livello nazionale l’USI, con assenze in Sardegna, nel Veneto, in parte della Lombardia e a Firenze. La campagna dei due movimenti ricalca la ipotesi politica con la quale essi sono nati e sulla quale si sono confrontati nel corso delle trattative per un accordo politico elettorale”” (pag 23)”,”ITAC-128″ “DALMASSO Sergio”,”Rifondare è difficile.”,”DALMASSO Sergio”,”PCIx-393″ “DALMASSO Sergio”,”Il primo dibattito sul “”revisionismo””: Bernstein, Kautsky, Rosa Luxemburg.”,”Il testo più organico di Kautsky contro il revisionismo è ‘La rivoluzione sociale’ del 1902. Darwinismo di Kautsky (che ha caratterizzato la sua formazione) che parla di Marx come il “”Darwin della storia sociale”” (pag 3-4) Scesa in campo di Rosa Luxemburg nel grande dibattito teorico: Liebknecht e Labriola chiedono i suoi scritti, Parvus e Clara Zetkin manifestano il loro entusiasmo nell’apparire, nel settembre 1898, sulla ‘Zeitung’ dei suoi articoli, scritti con grande passione polemica. “”Sono pronta a dare metà della mia vita per questo articolo””, scrive il 2 agosto a Leo Jogiches. A questi si aggiungono nell’aprile dell’anno successivo altri scritti che con i primi formeranno ‘Riforma sociale o rivoluzione?”” L’attualità della lezione di Rosa Luxemburg (pag 5-6)”,”LUXS-069″ “DALMASSO Sergio”,”Una donna chiamata rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg.”,”Sergio Dalmasso è nato a Boves (Cuneo) e vive tra Genova e Nizza. Laureato in filosofia storia e lettere moderne presso l’Università di Genova ha preso parte al movimento studentesco, ha fatto un percorso politico che lo ha portato a Rifondazione passando per Manifesto, PdUP e DP. Giè consigliere comunula a Boves e a Cuneo, provinciale a Cuneo e regionale (Piemonte), è stato fondatore e presidente del circolo Arci e del CIPEC (Centro di iniziativa politica e culturale di Cuneo). Ha pubblicato presso la Red Star Press il volume ‘Lelio Basso. La ragione militante. Vita e opera di un socialista eretico’ (2018).”,”LUXS-078″ “DALMASSO Sergio”,”Lelio Basso. La ragione militante: vita e opere di un socialista eretico.”,”Sergio Dalmasso è nato a Boves (Cuneo) e vive tra Genova e Nizza. Laureato in filosofia storia e lettere moderne presso l’Università di Genova ha preso parte al movimento studentesco, ha fatto un percorso politico che lo ha portato a Rifondazione passando per Manifesto, PdUP e DP. Giè consigliere comunula a Boves e a Cuneo, provinciale a Cuneo e regionale (Piemonte), è stato fondatore e presidente del circolo Arci e del CIPEC (Centro di iniziativa politica e culturale di Cuneo). Ha pubblicato presso la Red Star Press il volume ‘Una donna chiamata rivoluzione. Vita e opere di Rosa Luxemburg’ (2018). La nascita del MUP. “”Con questo spirito, nel rifiuto di riportare a galla il vecchio partito e con esso i vecchi dirigenti e le vecchie divisioin, il 10 gennaio 1943 nasce a Milano il MUP, ‘Movimento di unità proletaria per l’edificazione socialista’ (altre accezioni dicono ‘per la repubblica socialista’ (…). Sono presenti alla riunione di fondazione – nella casa di Leone Beltramini – Basso, Andreoni, Bonfantini, Luzzatto, Viotto, Valcarenghi, Recalcati, i torinesi Acciarini e Ogliaro, i bolognesi Fabbri e Bentivogli, Romita, venuto da Roma, per la gran parte provenienti dal movimento socialsita (fa accezione Andreoni, ex comunista, il cui percorso sarà molto complesso”” (pag 28-29)”,”ITAC-153″ “D’ALMEIDA Fabrice DELPORTE Christian”,”Histoire des médias en France. De la grande guerre à nos jours.”,”D’ALMEIDA Fabrice è professore nell’Università di Paris II Panthéon-Assas. E’ autore de ‘La manipulation’ (2003). DELPORTE è professore di storia contemporanea nell’Università di Versailles-Saint-Quentin, specialista di storia dei media e comunicazione politica. Direttore di ‘Temps des médias’. “”La loi française interdit à un groupe de franchir le seuil de 30% de la diffusion totale de la presse quotidienne politique et générale. De même, selon la règle des “”deux sur trois””, un même groupe ne peut contrôler à la fois une télévision, une radio et un quotidien à audience nationale; au mieux ne peut-il posséder que deux de ces trois médias”” (pag 344)”,”EDIx-134″ “D’ALOIA Giuseppe MAGNO Michele a cura; contributo di Gabriele OLINI”,”Il tempo e il lavoro. Gli orari di lavoro in Italia e in Europa.”,”Michele Magno è stato sindacalista della CGIL fino al 1986. Ha diretto la Commissione meridionale del PCI e il Comitato regionale pugliese del PCI-PDS. Ha collaborato con il Dipartimento economico della Presidenza del Consiglio duranti i governi Amato e Ciampi. E’ componente della Direzione nazionale del PDS (1994). Studioso di problemi del lavoro. Giuseppa D’ALOIA pubblicista, responsabile della redazione di ‘Rassegna sindacale’ negli anni Settata. Responsabile del settore informatica e telecomunicazioni della Fiom, coordinatore del Dipartimento industria della Cgil, segretario nazionale della Filcams. Attualmente opera nell’Osservatorio sulla contrattazione della Cgil. (1994)”,”CONx-268″ “DALOS György”,”Ungheria, 1956.”,”Riporta cartina da nostro libro su Ungheria. DALOS Gyorgy è nato a Budapest nel 1943. Oggi vive a Berlino dove fino al 1999 ha diretto l’ Istituto di cultura ungherese. E’ autore di numerosi volumi di narrativa che scrive sia in tedesco che in ungherese. Ha preso dei premi. Erich LESSING per questo reportage ha ricevuto l’ American Art Directors Award. “”Anche nel ruolo di guida degli insorti di via Tuzoltó Angyal si mantenne fedele al proprio credo in un socialismo radicale e puritano. Alla parete del suo ufficio era appesa una lavagna con la scritta: “”La rivoluzione non è uno strumento per arricchirsi.”” Quando i potenti avviarono trattative con i gruppi armati coinvolgendolo insieme agli altri comandanti nei colloqui preliminari, Angyal ripose le proprie speranze più nella figura del segretario del partito Janos Kadar, pure di origini proletarie, che nell’ intellettuale Imre Nagy, dietro al quale vedeva quel parlamentarismo da lui tanto disprezzato. Persino durante le girnate di novembre, mentre si combatteva per la vita o per la morte contro i panzer sovietici, al momento dell’ anniversario della rivoluzone russa fece innalzare accanto al tricolore ungherese la bandiera rossa. Era del parere che gli scopi di entrambi gli eventi fossero identici. Questo tardo fratello in spirito di Stepan Petricenko, il capo dei marinai della rivolta di Kronstadt del 1921, era così generoso da nascondere e proteggere dalla rabbia popolare nel proprio quartier generale circa una ventina di agenti in uniforme del ministero degli Interni. Uno di loro ebbe a dire: “”E’ davvero un angelo”” (come il suo cognome Angyal, che significa appunto “”angelo””). Eppure nessuno tra questi fu invitato quale testimone della difesa durante il suo processo. Angyal sapeva bene che non sarebbe sopravvissuto a lungo alla rivoluzione, e non aveva nessuna voglia, come disse in prigione a Istvan Eörsi, di continuar a vivere a costo di “”squallidi compromessi””. Poco prima della sua esecuzione fece arrivare all’ amico, anche lui gli arresti, un messaggio in codice denso di pathos, eppure lucidissimo, in cui dettava le sue ultime volontà: “”Voglio una grande pietra grezza, a memoria della massa anonima da cui proveniamo e per cui siamo diventati quello che siamo, con cui siamo stati una cosa sola e con cui assieme un giorno ritorneremo””.”” (pag 81)”,”MUNx-040″ “DALOS György”,”Ungheria, 1956.”,”György Dalos è nato a Budapest nel 1943. Oggi vive a Berlino, dove fino al 1999 ha diretto l’Istituto di cultura ungherese. É autore di numerosi volumi di narrativa, che scrive sempre sia in ungherese che in tedesco. É stato insignito di prestigiosi riconoscimenti, tra cui l’Adalbert-von-Chamisso Preis e la medaglia d’oro della Repubblica ungherese.”,”MUNx-013-FL” “DAL-PANE Luigi”,”Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana.”,”L’opera di DAL-PANE su LABRIOLA ebbe il merito eccezionale di riproporre, quando uscì per la prima volta in pieno regime fascista- la figura del pensatore marxista all’attenzione degli studiosi… Luigi Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero (1935)”,”LABD-021″ “DALPANE Federico”,”Clausewitz, guerra e incertezza.”,”DALPANE Federico (Mantova, 1969) ha studiato scienze politiche all’ Università di Bologna e alla Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento S. Anna di Pisa. Collabora al corso avanzato di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Retroazione. “”Valutando di poter contenere la rivoluzione con le minacce, le potenze antirivoluzionarie provocarono il panico in Francia, e ciò si volse a loro danno. Con la levée en masse del 23 agosto 1793, la rivoluzione superò il punto di non ritorno e si avviò a diventare l’ incubo di tutte le corti europee. Accanto a Burke e a Gentz, tra i testimoni più acuti della grande trasformazione figura senza dubbio Carl von Clausewitz.”” (pag 61)”,”QMIx-141″ “DAL-PANE Luigi”,”Lo sviluppo economico d’ Italia negli ultimi cento anni. I. Il problema dello sviluppo capitalistico.”,” Il dibattito sull’ accumulazione capitalistica in Italia. “”Contro il rimprovero mosso dal Gramsci al Partito d’ Azione, di non aver saputo convogliare le masse contadine nel moto risorgimentale e di avere così impresso al Risorgimento un carattere di rivoluzione passiva che perpetuòla debolezza costituzionale della borghesia italiana, il Romeo sostiene la tesi opposta, che potrebbe, seguendo il suo metodo, essere presentata come pratico-politica, diretta cioè a difendere e a valorizzare la politica della corrente moderata. Per lui la ‘mancata rivoluzione’ rappresenta un fatto positivo, perché ha reso possibile l’ uso dell’ agricoltura come fonte dell’ accumulazione primitiva affrettando così lo sviluppo del capitalismo””. (pag 127) “”La figura del grande proprietario che si trasforma in grande imprenditore, pur non del tutto sconosciuta in Italia , specie nei prmi decenni dello sviluppo industriale, quando spesso si incontrano nomi di membri di antiche casate fra i promotori e sottoscrittori del capitale di nuove imprese, rimane comunque un fatto eccezionale ed isolato, tranne che per quei rami di industria più legati all’ agricoltura…”” (pag 138) “”L’ ondata della crisi agraria, che da qualche anno aveva investito la Francia e l’ Inghilterra a causa dell concorrenza transoceanica, giunse in Italia con ritardo, circa il 1880. Il crollo dei prezzi determinò una forte contrazione nella produzione ceralicola nazionale. “”Mutava così, radicalmente – scrive il Romeo – la funzione fin qui svolta dall’ agricoltura nazionale. Se nel primo ventennio della unificazione essa era stata il settore strutturalmente più dinamico, (…) adesso diventava il settore più di ogni altro ritardatario, (…)””. (pag 141)”,”ITAE-173″ “DAL-PANE Luigi”,”Economia e società a Bologna nell’età del Risorgimento. Introduzione alla ricerca.”,” “”I problemi della povertà in generale furono sempre considerati in Bologna nel periodo qui pertrattato e in ultimo anche quelli della povertà che si qualifica come ‘pauperismo’. In tutti i casi la povertà era considerata come un male, da alcuni come un male insito nella natura dell’uomo e della società, da altri come un male che richiedeva un rimedio. Quindi le ricerche di una terapia. Ma nel primo caso, quello della povertà in generale, il rimedio stava nella beneficenza, nel caso del pauperismo invece si ricercavano dei rimedi più efficienti. Il problema dei poveri e dei medicanti veniva affrontato, ad esempio, in un manoscritto del 1773 (18) sotto due punti di vista: quello di obbligare al lavoro i poveri validi e quello di assistere adeguatamente gli inabili. Il problema dei poveri – si legge nel manoscritto – era del tutto trascurato. Di qui la necessità di affrontare senza indugi la questione. Di qui il progetto di cui ci occupiamo. Si trattava in primo luogo di eliminare la mendicità e questo si sarebbe ottenuto mediante una proibizione generale di mendicare e di fare elemosine individualmente. Si dovevano poi reperire i fondi indispensabili per una riforma della beneficenza. Questa avrebbe dovuto essere di carattere pubblico e perciò i denari, gli avanzi delle tavole e quanto altro si usava donare ai poveri dovevano essere versati ad una cassa amministrata dal pubblico, una specie di congregazione di carità. Nei poveri poi si dovevano distinguere i ‘pigri’ dagli inabili, dagli ammalati e dai pazzi. I primi, quando si rifiutassero di lavorare in libertà, dovevano essere rinchiusi a spese dell”opera’ ed essere costretti a qualche lavoro. Gli inabili e gli ammalati invece dovevano essere mantenuti a spese della cassa degli ospedali o nelle proprie abitazioni secondo i casi. Il piano prevedeva un complesso abbastanza interessante di istituzioni sociali da promuovere e da sorreggere: soccorsi e assistenza alle partorienti e ai bambini, scuole di leggere e scrivere e di far conti per i fanciulli e per le fanciulle separatamente, botteghe e provvedimenti vari per l’istruzione professionale (…). I fondi per l’attuazione del progetto dovevano essere ricavati, come si è detto, dalle elemosine convogliate nella cassa dell’istituto. Qualora questi non fossero stati sufficienti, il sovrano avrebbe dovuto imporre una tassa da applicarsi ai più facoltosi in proporzione ai loro averi. Si trattava dunque di un inizio di assicurazione sociale. Ma nel manoscritto citato affiora anche una tesi, che limita la portata del principio esposto come base della trattazione. Il Marx aveva considerato l’eccesso di popolazione come un fatto inerente al sistema capitalistico, in quanto influente sul tasso dei salari. Nel periodo qui pertrattato ‘una certa discreta miseria’ era considerata ‘opportuna per avere chi presti gli uffizj più faticosi, ed abbietti, che non mai per elezione, ma solo per indigenza vengono praticati’ (23). Il diffondersi della concezione liberistica diede una fisionomia marcata alla tesi che solo la libertà di lavoro e di intrapresa avrebbe, accrescendo la produzione e le occasioni di impiego, costituito un argine valido contro le cause della miseria”” (pag 486-487-489) [Luigi Dal Pane, Economia e società a Bologna nell’età del Risorgimento. Introduzione alla ricerca, 1969] [(18) ‘Compilazione di un Progetto’, cit. (…); (23) Qualora mancassero del tutto i poveri. “”Chi più allora farebbe le somme fatiche del povero facchino? Chi venderebbe quelle misere robe, che a scarsissimo utile possono essere solo vendute? Chi raccoglierebbe le immondezze? Da chi più sarebbero fatte e molte altre vili, e povere operazioni, che sono necessarie?””. Dal ms. cit.: ‘Compilazione di un Progetto’, p. 3]”,”ITAS-161″ “DAL-PANE Luigi”,”Due lettere di Vilfredo Pareto a Tullio Martello.”,”””Spirito agguerrito e pugnace, il Martello trovò in Italia l’ambiente favorevole allo sviluppo della sua polemica. Stava allora diffondendosi nel nostro paese, per merito precipuo di Luigi Cossa e di altri, la conoscenza della cultura economica straniera, specialmente tedesca e, insieme alle idee fondamentali della scuola storica, venivano importate quelle del cosiddetto socialismo della cattedra. Al fondo del contrasto stavano problemi essenzialmente politici: libertà economica da un lato ed interventi dello Stato dall’altro. La posizione politica si legava però a questioni di metodo basilari e, nei maggiori studiosi, a orientamenti teorici diversi. In quella che allora si chiamava anche la nuova scuola economica si faceva larga parte all’osservazione e all’esperienza dei fatti della società in atto e in attuazione, si propugnava il metodo induttivo, si guardava con attenzione ai problemi del lavoro. Ma ai fautori del liberalismo queste cose si presentavano sotto un aspetto diverso. Le crescenti funzioni dello Stato apparivano a costoro, come dirà più tardi Pantaleoni (1), debilitatrici delle iniziative private ed istrumento di corruzione profonda. Essi paventavano che la nazione si dividesse “”da un lato, in una grande massa di spogliati e, dall’altro, in bande predatrici di lanzichenecchi, al seguito di condottieri, uniti finché è in giuoco il loro interesse di classe e poi in lotta tra di loro, per il riparto del bottino”””” (pag 52-53) (1) M. Pantaleoni, In morte di Ugo Mazzola, in “”Giornale degli Economisti, settembre 1899, p. 190″,”ECOT-212” “DAL-PANE Luigi”,”Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana.”,”L’opera di DAL-PANE su LABRIOLA ebbe il merito eccezionale di riproporre, quando uscì per la prima volta in pieno regime fascista- la figura del pensatore marxista all’attenzione degli studiosi… Luigi Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero (1935) “”Un gruppetto di articoli del Labriola riguarda la crisi del marxismo, sia in generale, sia per quanto concerne il Sorel e il Croce. Il Labriola voleva che nessuno confondesse il suo atteggiamento con quello di Sorel e del Croce. Un articolo di carattere generale è quello contro il Masaryk, che aveva pubblicato un’opera dal titolo ‘Die philosophischen und sociologischen Grundlagen des Marxismus’ (22). A dir vero questo scritto del Labriola è sostanzialmente una recensione critica, ma l’autore insinua abilmente le sue vedute circa la crisi del marxismo ed esce in affermazioni, come queste: «Il socialismo ha innanzi a sé – così per le generali, e senza tener conto delle differenze che corrono fra i diversi paesi – questo problema veramente intricato e difficile: che esso, cioè, mentre deve rifuggire dal perdersi nei vani tentativi di una romantica riproposizione del rivoluzionarismo tradizionale, deve anche guardarsi nello stesso tempo da quei modi di adattamento e di acquiescenza, che, per le vie delle transazioni, lo farebbero come sparire nell’elastico meccanismo del mondo borghese» (23). Parole tutte, piene di profondo senso storico e di preveggenza acutissima! Ma, dal punto di vista teorico, lo scritto contro il Croce ha maggiore importanza. In questo il Labriola contesta la legittimità di un’economia pura, come economia della specie umana, dell’uomo superstorico e supersociale. E’ in fondo una polemica contro la scuola austriaca dell’economia. Ma il Labriola non ha chiaro il concetto di modello teorico e della sua funzione. A proposito della politica del Partito socialista italiano, il Labriola, fin dal 1894, aveva precisato il suo pensiero. Per lui il partito non poteva vivere, crescere e prosperare se non a patto «di non ricadere nella ‘fatuità’ dell’anarchismo; di non cristallizzarsi nella goffa idea del ‘legalitarismo’ parlamentare, che poi in avvenire può ben risolversi in una nuova requisizione del ‘bestiame votante’; di essere, di voler essere, e di saper essere ispirato sempre al principio della ‘rivoluzione pratica e progressiva’, usando modi non preconcetti ma sperimentati di organizzazione, e forme tali di propaganda quali le richiedono la condizione del paese e il temperamento degli uomini. Fuori di ciò è o il ‘delirio’ o la ‘viltà’ (…)”” [Luigi Dal Pane, ‘Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana’, Torino, 1975] [(22) Cfr. Labriola, ‘A proposito della crisi del marxismo’, in ‘Rivista italiana di sociologia, III, fasc. III, Roma, maggio 1899; “”Die neue Zeit””, I, 1899-900, pp. 68 sg. Un interessante articolo sulla crisi del marxismo, ispirato dal Labriola, è quello di ‘Spectator’ (Andrea Torre), intitolato ‘Uno scisma socialista?’ e pubblicato in “”Roma, Rivista politica parlamentare””, del 4 giugno 1899. Cfr. anche il seguito della polemica nella stessa rivista con gli interventi di Saverio Merlino e Benedetto Croce; (23) Labriola, ‘A proposito della crisi del marxismo’, cit., p. 15; Valiani, ‘Questioni di storia’, cit., p. 387. Siccome il capitalismo stesso finisce col moltiplicare ed educare i proletari, si tratta per dei socialisti di non abbandonarsi troppo presto alle illusioni delle riforme concesse dai governi della borghesia liberale. Cfr. A. Labriola, ‘A propos du livre de Bernstein’, in ‘Mouvement socialiste’, 1° maggio 1899. Il Labriola partecipò vivacemente, spesso fra le quinte, alla polemica italiana sulla cosiddetta ‘crisi del marxismo’. Oltre ai già citati passi del carteggio Turati, si devono consultare gli articoli pubblicati da Andrea Torre, fedele scolaro del Labriola. Il Torre stesso ebbe a citarmi vagamente questi articoli, come ispirati dal Labriola. Si deve citare in proposito la ricerca di Aldo Venturini e Pier Carlo Masini, pubblicata nel volume di S. Merlino, ‘Concezione critica del socialismo libertario’, La Nuova Italia, Firenze, 1957, pp. 263-86] (pag 434-435); “”Antonio Labriola fu perciò un isolato nel movimento socialistico italiano, né ebbe sopra questo influenza reale. La sua importanza fu forse meglio compresa da molti non socialisti, i quali ammirarono e amarono in lui l’onestà della vita e delle convinzioni, la saldezza del carattere morale, l’indipendenza dei giudizi, la profondità e l’originalità del pensiero. Antonio Labriola godette e gode di buona fama fuori d’Italia, ma anche qui non si ha la sensazione esatta (49) delle forze novatrici che erano in lui e che ci sembrano dare un singolare rilievo alla sua figura, che si stacca con balzo potente dal quadro della vita del tempo suo”” (pag 446) [(49) Cfr. per esempio le ‘Lettere di Giorgio Sorel a Uberto Lagardelle’, in “”Educazione fascista””, marzo 1933, p. 235. Il Kautsky, nella sua opera da noi più volte citata, si limita a un semplice cenno sull’opera del L. (I, p. 14). Più larga comprensione mostra il Trockij il quale ha nettamente individuata la posizione peculiare che spetta a L. nella storia del marxismo (cfr. Trotsky, ‘Ma vie’, Rieder, Paris, 1950, vol. I, pp. 189-190)]”,”LABD-002-FC” “DAL-PONT Adriano ZOCCHI Lino a cura; scritti di Umberto CALOSSO Ilio BARONTINI Libero BATTISTELLI Lauro DE-BOSIS Fernando DE-ROSA Giuseppe DONATI G. BONOMO Fabriozio MAFFI Concetto MARCHESI Giuseppe MASSARENTI Gaetano SALVEMINI Guido PICELLI Arturo LABRIOLA Gastone SOZZI Ettore VACCHERI”,”Pionieri dell’Italia democratica. Vita e scritti di combattenti antifascisti.”,”scritti di Umberto CALOSSO Ilio BARONTINI Libero BATTISTELLI Lauro DE-BOSIS Fernando DE-ROSA Giuseppe DONATI G. BONOMO Fabriozio MAFFI Concetto MARCHESI Giuseppe MASSARENTI Gaetano SALVEMINI Guido PICELLI Arturo LABRIOLA Gastone SOZZI Ettore VACCHERI”,”ITAD-139″ “DAL-PRA Mario”,”La dialettica in Marx. Dagli scritti giovanili all’ “”Introduzione alla critica dell’economia politica””.”,”DAL-PRA è nato a Montecchio Maggiore (Vicenza) nel 1914. Risiede a Milano dove è ordinario di storia della filosofia. E’ D della ‘Rivista critica di storia della filosofia’.”,”MADS-187″ “DAL-PRA Mario”,”Hume.”,”L’ argomento di Clarke è il seguente: “”Tutto ciò che esiste deve avere una causa o ragione della sua esistenza, essendo assolutamente impossibile che qualcosa si produca da se stessa, o sia la causa della sua propria esistenza”” (D., IX). H(ume) obietta che quest’ argomento presuppone già dimostrato proprio quello che si tratta di dimostrare: infatti perché mai si suppone che tutto ciò che esiste debba avere se stesso come causa della sua esistenza, quale alternativa assurda alla mancanza d’ una causa? Proprio perché si suppone (e non si dimostra) che una causa ci ha da essere in ogni caso. L’ argometno di Locke rileva che “”se una cosa è prodotta senza nessuna causa, vuol dire che ha il nulla per causa, mentre il nulla non può essere causa, come non può essere uguale a due angoli retti””; (…)””. (pag 128-129) “”Per ben comprendere la natura dell’ esistenza sperimentale, si osservi la differenza che passa tra la proposizione “”ogni effetto richiede una causa”” e l’ altra “”ogni essere che incomincia ad esistere richiede una causa””; la prima proposizione si riduce ad una definizione, ossia alla formula del sapere assertorio; in cui non si ha dimostrazione, ma tautologia; la seconda preposizione non può però essere confusa con alcuna proposizione delle matematiche. (…)””. (pag 129)”,”FILx-331″ “DAL-PRA Mario, a cura di Dario BORSO”,”Il pensiero filosofico di Marx.”,”DAL-PRA Mario (1914-1992) fu storico insigne della filosofia. Dirigente del Partito d’Azione, e responsabile unico della stampa partigiana in Alta Italia, nel dopoguerra contribuì alla fondazione dell’ Istituto Storico della Resistenza ordinando l’archivio e stendendo la prima storia in assoluto della guerra partigiana in Italia (recentemente curata da Dario Borso per la Giunti) Nell’anno accademico 1958-59 Mario DAL-PRA tenne alla Statale di Milano un corso su Marx i cui appunti tempestivamente uscirono preceduti da una breve premessa imperniata su due lunghe citazioni (di G. Preti e di B. Russell). “”Una posizione dottrinale di questo tipo si fa strada per la prima volta con Marx. Essa non ha infatti altri precedenti rilevanti. “”III. La dottrina materialistica dell’azione modificante delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze vengono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve venir educato. Essa deve perciò dividere la società in due parti, di cui l’una è elevata su di essa. Il coincidere dell’azione mutante delle circostanze e dell’attività umana o il fatto dell’auto-modificarsi può essere inteso e pensato razionalmente solo come prassi rivoluzionaria””. Questa terza glossa introduce un problema nuovo rispetto alle precedenti. Essa si riferisce direttamente al materialismo francese, in particolare a Condillac, che sostiene la dottrina secondo la quale le “”circostanze”” esercitano un’azione modificante sull’uomo, e a Helvétius, che attribuisce tale potere soprattutto all’educazione.”” (pag 204) (Mario Dal Pra, Il pensiero filosofico di Marx, 2011, cap. ‘Glosse a Feuerbach’)”,”MADS-516″ “DAL-PRA Mario”,”Il pensiero occidentale. Compendio di storia della filosofia con larga scelta di passi dagli autori. Vol. I. La filosofia antica e medioevale.”,”DAL-PRA Mario ordinario di storia della filosofia nell’Università di Milano. “”Bisogna sempre avere in mente, egli afferma, il metodo delle spiegazioni multiple, esaminando con gran cura le ipotesi e le cause che sono loro conformi; bisogna non esagerare stoltamente l’importanza d’una spiegazione unica, né inclinare verso di essa, osservando ciò che non è ad essa conforme””. Bisogna inoltre “”considerare insieme le specie di cause che hanno fra loro una comunità di natura e non credere che il concorso simultaneo di più cause sia impossibile.”” [Epicuro, La lettera a Pitocle sui fenomeni celesti] (pag 219) [in M. Dal Pra, il pensiero occidentale, 1960]”,”FILx-442″ “DAL-PRA Mario, a cura di Dario BORSO”,”La guerra partigiana in Italia. Settembre 1943 – Maggio 1944.”,”DAL-PRA Mario (Montecchio Maggiore 1914 – Milano 1992) fu storico insigne della filosofia. Ha fondato ‘Rivista storica della filosofia’ nel 1946, aggregando via via al timone personalità del calibro di Ernesto Buonaiuti, Bruno Nardi, Giulio Preti, Eugenio Garin. Dario BORSO è stato allievo di Dal Pra e traduttore di Kierkegaard.”,”ITAR-169″ “DAL-PRA Mario”,”Rousseau e Marx.”,”””Nell’ultimo trentennio, nel contesto sempre ricco ed intenso della letteratura critica intorno all’opera ed al pensiero del filosofo di Ginevra, si è venuto configurando un insieme molto significativo e relativamente nuovo di ricerche di indirizzo marxista. E ciò in diretta connessione con l’ampliarsi degli studi su Marx dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Non è che l’ampliata ed approfondita conoscenza degli scritti di Marx, unitamente alla disamina del pensiero di Hegel, abbiano potuto fornire un’occasione diretta ad una riconsiderazione di Rousseau. Hegel aveva anzi delineato un’antitesi decisa tra la dottrina russoiana del contratto sociale e la sua concezione dello stato etico; ed aveva ritenuta la prima come espressione fedele della concezione atomistica ed individualistica dello stato; Rousseau gli era apparso essenzialmente come il teorico che aveva fondato la realtà dello stato sulla volontà universale, ma intendendo quest’ultima «nella forma determinata di volontà singola» e aveva ricondotto l’universalità della volontà al solo elemento comune alle varie volontà singole, atomisticamente considerate. «Così, aveva commentato Hegel, l’associazione dei singoli, nello Stato diviene un contratto che, quindi, ha per base il loro arbitrio, la loro opinione e il loro qualsivoglia consenso espresso» (1). Per contro, lo stato come realtà etica, secondo la concezione hegeliana, non poteva non collocarsi ad un livello diverso e superiore rispetto a quello degli arbitrii individuali, come realizzazione di una superiore oggettività. Nella ‘Introduzione’ del 1857 alla ‘Critica dell’economia politica’ Marx aveva riecheggiato il rilievo hegeliano quando aveva notato che il contratto sociale di Rousseau, col suo riferimento a dei soggetti per natura indipendenti che esso riusciva a collegare, non costituiva affatto una sorta di ritorno alla vita naturale, ma esprimeva piuttosto l’ingenuità di riferire ad una condizione precedente allo stesso sviluppo storico la situazione dell’individuo che era, per contro, il risultato di uno sviluppo storico preciso, cioè «da un lato della dissoluzione delle forme sociali feudali e, dall’altro, delle nuove forze produttive sviluppatesi a partire dal secolo XVI» (2). Sia nel giudizio di Hegel che in quello di Marx, dunque, Rousseau era stato assimilato al giusnaturalismo del Settecento; e ciò non equivaleva certo ad una sollecitazione a riconsiderare, da parte marxista, il pensiero di Rousseau. Anche se qualche rinvio alle condizioni di asservimento dell’uomo realizzate nella società del tempo e puntualmente segnalate da Rousseau era stato fatto da Marx, nel ‘Capitale’ e in altri scritti. Si può dire, pertanto, che l’attenzione di alcuni studiosi marxisti sia stata condotta a riconsiderare i punti principali della dottrina di Rousseau dall’aver intravveduto una possibile connessione di essi con aspetti importanti della riflessione di Marx, superando, quasi, lo stacco che quest’ultimo aveva prospettato nei riguardi del filosofo ginevrino. (…) Il merito di avere per primo istituito un raffronto Rousseau-Marx spetta in Italia a Galvano Della Volpe, il pensatore che, scomparso nel 1968, si era mosso dapprima nell’ambito della crisi dell’attualismo gentiliano per proporre, in seguito, una sua personale interpretazione del marxismo che ha dato luogo, con gli studi di Mario Rossi, di Nicolao Merker e di Lucio Colletti, ad una vera e propria scuola affermatasi nella cultura italiana degli anni Sessanta. Il saggio ‘Rousseau e Marx’ di Galvano Della Volpe ha avuto una elaborazione molto prolungata nel tempo; la prima edizione fu pubblicata a Roma nel 1957 a raccogliere ricerche di filosofia politica che avevano avuto inizio, per indicazione dello stesso autore, nel 1943. L’impostazione iniziale del giudizio intorno a Rousseau era formulata secondo il criterio di ciò che è vivo e di ciò che è morto nell’opera del Ginevrino; secondo Della Volpe, «appartiene oramai al passato» la considerazione di «Rousseau filosofo utopista dei ‘piccoli stati’ e della piccola borghesia radicale, e quindi ‘vagheggiatore’ di ‘rimedi’ come il livellamento delle classi al fine che non vi siano più né ricchi né poveri»; e appartiene del pari al passato «la interpretazione in chiave giusnaturalistica del messaggio russoiano circa la libertà e personalità umana»; per contro, ciò che è vivo di Rousseau concerne «l’istanza universale (democratica) del merito personale ossia la esigenza del riconoscimento (sociale) di ogni individuo umano, coi suoi particolari meriti e necessità, per cui la ripartizione proporzionale a ogni individuo differente dei prodotti del lavoro della società comunista teorizzata da Marx nel ‘Programma di Gotha’… è destinata essa soltanto a rappresentare il compimento storico dell’istanza russoiana del merito personale» (3)”” [(1) Hegel, Filosofia del diritto’, § 258, trad. it. di F. Messineo, Bari, Laterza, 1974; (2) Marx, ‘Introduzione alla Critica dell’economia politica’, trad. it., Roma, 1954, p. 10; (3) G. Della Volpe, Opere, a cura di I. Ambrogio, vol. 6, Editori Riuniti, Roma 1972-73, vol. V, p. 199] ‘Rousseau nel giudizio di Hegel e di Marx: ciò che è vivo e di ciò che è morto nell’opera del Ginevrino'”,”FILx-537″ “DALRYMPLE William”,”Delhi. Un anno tra i misteri dell’ India.”,”Fondo RC DALRYMPLE William a poco più di trent’anni è consierato un grande esponente della letteratura di viaggio inglese. Vive a Londra, Edimburgo e Delhi. Ha pubblicato varie opere. Copia firmata “”La base su cui poggiavano tutte queste elaborazioni era la teoria dei quattro umori di Ippocrate, che postula la presenza nel corpo umano di sangue, flemma, bile gialla e bile nera. La mescolanza unica di queste sostanze determina il temperamento di ogni individuo: una prevalenza di sangue determina un temperamento sanguigno; una prevalenza di flemma rende flemmatici; la bile gialla rende biliosi (o collerici) e la bile nera melanconici. Finché vi è equilibrio fra questi umori, l’ organismo umano è sano; è lo squilibrio che può provocare la malattia””. (pag 311)”,”INDx-084″ “DALRYMPLE William”,”In India.”,”William Dalrympie vive tra Londra, Edinburgo e Delhi con moglie e tre figli. Ha già pubblicato in Italia: ‘Dalla montagna sacra’ (1998) e ‘Il Milione’ (1999).”,”INDx-016-FC” “DALRYMPLE William”,”L’assedio di Delhi, 1857. Lo scontro finale fra l’ultima dinastia moghul e l’impero britannico.”,”””La popolazione di Delhi, consapevole che il crollo era ormai imminente, cominciò a raccogliere i propri beni e si apprestò a mettersi in slavo. Quella sera le vedette britanniche piazzate sul tetto della casa di Hindu Rao riferirono che dalla Porta di Ajmer erano usciti fiumi di persone e animali. Anche lo stillicidio di sepoy che abbandonavano la città stava diventando una fiumana (…)”” (pag 342)”,”QMIx-032-FV” “D’ALTERIO Daniele”,”La capitale dell’azione diretta. Enrico Leone, il sindacalismo “”puro”” e il movimento operaio italiano nella prima crisi del sistema giolittiano (1904-1907).”,”D’ALTERIO Daniele nato a Roma nel 1974, nel 2006 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in “”Società, politica e culture dal Tardo Medioevo all’età contemporanea”” presso l’Unversità La Sapienza di Roma. E’ autore di saggi e monografie sulla storia del movimento operaio e in particolare sul sindacalismo rivoluzionario. ha collaborato dal 2004 al 2010 al Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani).”,”MITT-312″ “DALTON Hugh”,”The Fateful Years. Memoirs, 1931-1945. (Gli anni fatidici)”,”Hugh Dalton, nato nel 1887, è stato un politico britannico del Partito Laburista. È stato membro del Parlamento per il Partito Laburista dal 1924 al 1959 e ha ricoperto diverse cariche ministeriali durante la sua carriera politica. È stato anche il Cancelliere dello Scacchiere dal 1945 al 19471. ‘The Fateful Years: Memoirs – 1931-1945’ è un libro di memorie scritto da Dalton che copre il periodo dal 1931 al 1945, in cui ha ricoperto diverse cariche ministeriali. Crollo della Polonia e della Francia. “”Il morale polacco, come sempre, era molto alto. Ma, rispetto ai tedeschi e in parte per colpa nostra, i polacchi avevano pochissimi armamenti moderni. Ed erano comandati molto male. Sikorski, il miglior generale polacco, era in pensione, e Sosnkowski dovette scendere a Lwow dopo l’inizio della guerra e lì, senza autorizzazione dall’alto, assumere il comando dell’esercito. Ne portò fuori gran parte, non fermato, attraverso la Romania. Smigly Rydz, il comandante in capo, era vanitoso, riservato e tradizionale. Parlò della sua “”strategia di mobilità””, che non richiedeva fortificazioni, e di incursioni di cavalleria su larga scala in Germania come la sua principale arma offensiva. Ma quando la cavalleria polacca caricò carri armati tedeschi e auto blindate, fu non meno coraggiosa ma anche meno gratificante della carica della nostra brigata leggera a Balaclava. Come Gamelin, nove mesi dopo, Smigly Rydz non tenne a disposizione alcuna riserva generale, né una massa di manovra, ma progettò di distribuire tutte le sue truppe lungo le sue frontiere. E la sua mobilitazione è stata ancora più lenta di quella di Gamelin. Su quarantacinque divisioni, meno di trenta furono mobilitate quando i tedeschi attaccarono. L’aviazione polacca, i cui aeroporti furono il primo obiettivo dell’aviazione tedesca il 1° settembre, fu annientata, ci venne detto, nei primi giorni di guerra. Colti di sorpresa, molti dei loro aerei furono distrutti al suolo e gli altri, molti dei quali erano di tipo obsoleto, furono abbattuti in combattimenti aerei”” (pag 271-272) “”Polish morale, as always, was very high. But, as compared with the Germans and partly through our fault, the Poles had very little modern armament. And they were very badly commanded. Sikorski, much the best Polish general, was in retirement, and Sosnkowski had to go down to Lwow after the war had started and, unauthorised from above, take over command of the Army there. He brought much of it out, unbroken, through Rumania. Smigly Rydz, the Commander-in-Chief, was vain, secretive and traditional. He spoke of his “”strategy of mobility””, which required no fortifications, and of large-scale cavalry raids into Germany as his primary offensive weapon. But when Polish cavalry charged German tanks and armoured cars, it was not less brave but even less rewarding than the charge of our own Light Brigade at Balaclava. Like Gamelin, nine months later, Smigly Rydz kept in hand no general reserve, or mass of manoeuvre, but planned to spread all his troops along his frontiers. And his mobilisation went even slower than Gamelin’s. Out of forty-five divisions, less than thirty were mobilised when the Germans attacked. The Polish Air Force, whose airfields were the first objective of the German Air Force on September 1st, was wiped out, we were told, in the first few days of the war. Taken by surprise, many of their aircraft were destroyed upon the ground and the rest, many of which were obsolete types, were shot down in air fighting. Such was our first news, to be corrected later”” (pag 271-272)”,”UKIQ-001-FSD” “DALVIT Paolo a cura”,”La Posta rossa. Antologia.”,”””Il 27 settembre 1890, conclusasi la battaglia della socialdemocrazia tedesca, durata dodici anni, per contrastare la legge contro i socialisti voluta da Bismarck, Friedrich Engels, che aveva seguito con indicazioni e incoraggiamenti le fasi della lotta, scrive una “”Lettera di congedo ai lettori del ‘Sozialdemokrat’: «Quante volte a me, vecchio rivoluzionario, è balzato il cuore in petto per la gioia, nel vedere come si dipanava, con immutata sicurezza, settimana dopo settimana, anno dopo anno, questa scorrevole, silenziosa interazione tra redazione, spedizione e abbonati, questo lavoro rivoluzionario organizzato ‘businesslike’, in modo metodico ed efficiente! (…). Il ‘Sozialdemokrat’ era la bandiera del partito tedesco; dopo una lotta di dodici anni, il partito ha vinto. La legge contro i socialisti è caduta, Bismarck è caduto. Il potente Impero tedesco ha messo in campo contro di noi tutti i suoi strumenti di potere; il partito se ne è preso gioco sino a che, alla fine, l’Impero tedesco ha dovuto abbassare la propria bandiera davanti alla nostra»”” [‘La Posta rossa. Antologia’, Edizioni Pantarei, a cura di Paolo Dalvit]”,”ELCx-335″ “DAMACHI Ukandi Godwin”,”The Role of Trade Unions in the Development Process. With a Case Study of Ghana.”,”U.G. Damachi è Hicks Fellow in Industrial Relations at Princeton University. E’ autore di ‘Nigerian Modernization: The Colonial Legacy’ e ‘From Black Africa: A Teacher’s Manual’. Si è occupato della Nigeria con ‘Social Change and Economic Development in Nigeria’ (in coedizione).”,”MAFx-012″ “D’AMATO Luigi”,”L’economica del potere.”,”Luigi D’Amato Ordinario nella Facoltà di Scienze Poliitche dell’Università di Roma”,”TEOP-500″ “DAMATO Francesco”,”L’ombra del generale. Diario di un servizio televisivo sulla mafia dopo Dalla Chiesa.”,”Francesco Damato, giornalista editorialista di politica interna del ‘Giornale nuovo’, diretto da Indro Montanelli, collaboratore della Rai.”,”ITAS-027-FV” “D’AMBROSIO Antonio”,”Masaniello. Rivoluzione e controrivoluzione nel reame di Napoli (1647-1648).”,”””Saggiamente, ai nobili che manifestavano la loro inquietudine, Pietro Macedonio disse: “”lasciateli protestare, perchè protestare et mendicare idem est””.”” (pag 131) Masaniello, lazzaro napoletano “”Masanielle, en moins de trois jours, fut obéi comme un monarque, massacrè comme un scélerat et puis révéré comme un saint””. (Compte de Modène, Memoires) (in apertura)”,”BIOx-189″ “D’AMBROSIO Giuliana”,”Il ventre di Napoli. Aspetti e vicende della città popolare nel XIX secolo.”,”Giuliana D’Ambrosio è docente di Italiano e Storia nelle scuole superiori. Si occupa di didattica della storia ed è autrice di saggi sulla storia del Mezzogiorno in età moderna e contemporanea.”,”ITAS-047-FL” “DAMEN Onorato”,”Bordiga. Validità e limiti d’ una esperienza nella storia della ‘Sinistra italiana’.”,”Lettere Carteggio Onorio Alfa Prometeo aprile 1950 Damen Bordiga.”,”BORD-043″ “DAMEN Onorato”,”Gramsci tra marxismo e idealismo. L’ analisi di un esponente della prima opposizione allo stalinismo.”,”DAMEN, già appartenente alla sinistra rivoluzionaria del PSI, tra i fondatori del PCdI, si oppose alla degenerazione dell’ Internazionale comunista, fu deputato durante l’ assassinio di MATTEOTTI, e non accettò la linea gramsciana dell’ Aventino. Fu iniziatore con REPOSSI e FORTICHIARI del Comitato d’ Intesa, primo episodio di opposizione alla politica capitolarda di GRAMSCI e TOGLIATTI. Nel 1926 fu arrestato, assieme ad altri dirigenti del partito, dal regime fascista. Nel 1933, ancora in carcere, fu espulso per sinistrismo dal Partito. Dieci anno dopo fu il principale artefice della nascita del Partito Comunista Internazionalista. “”Ma anche in casa nostra, anche in casa della sinistra italiana c’è qualche cosa da rivedere criticamente e da rimuovere; non si lascia una base organizzativa come quella della sinistra e soprattutto quadri saldamente formati in balia degli eventi senza una direzione, senza una responsabilità organizzativa. Il compagno Bordiga, defenestrato d’ autorità dal centro del partito, si era praticamente autodefenestrato dalla vita politica attiva e non assumeva nessuna responsabilità ufficiale, neppure nell’ ambito della sua stessa corrente. Si andrà a Lione; Lione sancirà la sconfitta “”elettorale”” della sinistra, (…)”” (pag 103)”,”GRAS-042″ “DAMEN Onorato”,”Scritti scelti. Il partito di classe. La Sinistra Comunista Italiana. La lotta allo stalinismo.”,”””Non è vero, non è mai stato vero che il partito sorge solo nella fase storica dell’ assalto rivoluzionario, ma al contrario esso ha bisogno di militare per tutta una fase storica prima di raggiungere la sua presenza di organo abilitato alla guida e all’ azione rivoluzionaria””. (pag 26)”,”ITAC-071″ “DAMEN Onorato e altri, (in)”,”50 anni di critica marxista dell’ URSS e del capitalismo di stato.”,”””Stalin, che ha già dichiarato di non considerare Bordiga “”né leninista né marxista””, in un successivo incontro con il rappresentante delle Sinistra italiana che gli chiesto se “”il compagno Stalin pensa che lo sviluppo della situazione russa e dei problemi interni del partito russo è legato allo sviluppo del movimento proletario internazionale””, risponde da par suo: “”Questa domanda non mi è mai stata rivolta. Non avrei mai creduto che un comunista potesse rivolgermela. Dio vi perdoni per averlo fatto!””. (pag 5) Dallo schema di programma del PC Internazionalista (novembre 1944): “”La Russia ha cessato di essere per il nostro partito il paese della prima grande realizzazione rivoluzionaria del proletariato mondiale, e rimane pagina aperta all’ indagine critica del marxismo rivoluzionario, a cui è oggi affidato il compito di individuare e mettere a nudo le ragioni storiche d’ordine economico e politico, che sono state, in Russia, alla base della sconfitta del potere proletario e hanno operato come elemento determinante del dissolvimento delle forze politiche dell’ Internazionale comunista. Dalla violenta repressione operata contro gli autentici rivoluzionari di Kronstadt fino alla liquidazione fisica di tutte le opposizioni alla politica nazionalista di Stalin, è evidente nello Stato operaio un ingrandire costante di questo curioso, paradossale equivoco: tutti vi operano per armare la rivoluzione contro ogni velleità di ritorno al capitalismo, e tutti, rivoluzionari o no, hanno contribuito di fatto ad armare le milizie della più spietata reazione antiproletaria che doveva strangolare la rivoluzione di Ottobre e, con essa, i suoi combattenti migliori. (…)”” (pag 7-8)”,”ITAC-073″ “(DAMEN Onorato PERRONE Ottorino)”,”La scissione internazionalista. Documenti.”,”‘Sbandamenti. Mentre da una parte, come si è visto nel documento più sopra riportato, Perrone sosteneva il “”niente da fare”” e poneva drasticamente il problema della liquidazione immediata del partito, ritenuto ostacolo all’ opera di chiarificazione, dall’ altra Bordiga mirava a socialdemocratizzare lo stesso partito quando, in un documento interno del 26/12/ 1950, esprimeva in questi termini il suo pensiero sulla tattica da seguire: “”Pur non giungendo ad offrire combinazioni politiche ed anche di azione contingente a partiti e organizzazioni socialdemocratiche e staliniane, pur respingendo l’ appoggio alla guerra di stati che fossero entro il fronte dell’ Urss, i comunisti di sinistra devono comunque ed anche con minimi effettivi, impiegare con fisionomia e proclamazioni proprie tutti gli stessi metodi di azione che adottano gli opportunisti di tutte le scuole, si tratti di elezioni politiche o amministrative, di partecipazione alla vita dei sindacati, di partecipazioni ad elezioni di organismi di fabbrica o agli organi stessi, di agitazioni di ogni genere a cui il proletariato sia condotto dagli inquadramenti che lo dominano oggi per le più diverse rivendicazioni, non solo di interessi di categoria ma anche di postulati sociali e politici di sapore borghese: soltanto in tali partecipazioni è possibile una utile differenziazione di un’ avanguardia rivoluzionaria, ed è secondario il lavoro di propaganda e di diffusione di direttive e principi critici corrispondenti all’ indirizzo del partito””.’ (pag 10)”,”ITAC-074″ “DAMEN Fabio PAOLUCCI Giorgio MIGLIACCIO Franco”,”I nodi irrisolti dello stalinismo alla base della perestroijka.”,”””Che ciò fosse nei piani dell’ EKKI (C.E. allargato), prima ancora delle esperienze tedesche e cinesi, si palesa in due aspetti tra loro complementari (…). Sintomatica, al riguardo, fu la prassi adottata dalla III Internazionale nei primi mesi del ’23 nei confronti dei dirigenti politici del PC d’Italia. Dopo l’avvento del primo governo Mussolini, Mosca si muove per dare corpo alle proprie tesi. Rakosi, Manuilskij e Droz, non per giustificare il cambiamento di rotta, non per discutere politicamente la frattura in atto tra il PC d’Italia e l’Esecutivo dell’Internazionale, ma per imporre dall’alto i “”nuovi dettami””, piombano in Italia. Alle spalle dei ‘tre’ le delibere del IV Congresso sulle necessità di riunificazione tra rivoluzionari e non con un particolare di rilievo alla specificità della situazione italiana. Il “”particolare di rilievo”” consisteva nella enunciazione programmatica di 13 punti, la cui accettazione doveva ritenersi scontata, corredati da una breve nota introduttiva””. (pag 25-26)”,”RUSU-205″ “[DAMEN Onorato, MAFFI Bruno]”,”Battaglia comunista. Organo del Partito Comunista Internazionalista, 1945-1952.”,”Battaglia comunista. Organo del Partito Comunista Internazionalista, 1945-1952. Nel 1952 si consuma la prima scissione [5] in ambito internazionalista dopo la Liberazione. Il dissenso tra due anime nel Partito, una diretta da Onorato Damen, l’altra influenzata da Amadeo Bordiga (che pure non aderì mai al Partito comunista internazionalista), era emerso già negli anni precedenti. Dopo il 6 settembre 1950, Onorato Damen lascia la direzione del giornale Battaglia Comunista a Bruno Maffi. Il Partito Comunista Internazionalista – Battaglia Comunista indica come momento della sua definizione politica il secondo congresso del PCInt (Milano, 2-4 maggio 1952), al quale non partecipò la tendenza di Amadeo Bordiga che dall’inizio dell’anno, usciva con la testata “”il programma comunista””. In tale occasione, fu messa a punto la Piattaforma politica del partito”,”EMEx-100″ “DAMEN Onorato”,”L’imperialismo e la guerra.”,”Contiene in particolare: – ‘Il proletariato e la seconda guerra mondiale’ (da “”Battaglia comunista””, novembre 1947- febbraio 1948) (pag 17-42) (saggio poi ripubblicato sulla rivista ‘Comunismo’ del giugno 1996) – Documento: ‘Guerra civile o difesismo nazionale? (pag 43-44) Indice. Introduzione Alle radici della guerra O rivoluzione o guerra La guerra di Spagna, premessa alla Seconda guerra mondiale Il proletariato e la Seconda guerra mondiale Guerra civile o difesismo nazionale La guerra vista da noi Documenti del PCInt nelle ultime fasi del conflitto Appello per la creazione del fronte unico proletario contro la guerra. Appello alla gioventù proletaria chiamata in guerra Così rispondeva il Pci: sciovinismo e provocazione La II guerra mondiale Il garibaldinismo non è marxismo Potsdam: banco di prova dell’imperialismo La guerra è finita I due volti della pace Opinioni sulla pace Realtà ed irrealtà della attuale fase capitalista “”La seconda guerra mondiale non differisce sostanzialmente dalla prima se non nell’intensità maggiore dei motivi economici sociali e politici che l’hanno determinata e nella giustificazione ideale che le si è voluta attribuire allo scopo di renderla accettabile anche a quegli strati operai che per interessi, ideologie e indirizzo politico erano più portati ad avversarla anche sul piano della forza”” [O. Damen, Alle radici della guerra’, da ‘Prometeo’ rivista mensile del PC Internazionalista, anno 1° n. 1 Luglio 1946) (pag 4) “”Non sono ancora spente oggi le polemiche intorno a “”Monaco””. La Russia e con essa i Partiti comunisti, sostengono che Monaco rappresentò la conclusione della politica degli stati imperialisti dell’isolamento del “”paese del socialismo””. Le personalità politiche francesi ed inglesi partecipanti all’accordo di Monaco, Daladier e Chamberlain, sostengono invece che questo compromesso permise di guadagnare un anno e di preparare così la guerra contro Hitler. Questi, dal canto suo, proclama che l’accordo rientrava nel piano della sua politica di riparazione “”pacifica”” e non bellica delle ingiustizie consacrate dal trattato di Versaglia. Se si tiene conto degli avvenimenti ulteriori è indiscutibile che la tesi della messa a profitto di un anno per la migliore preparazione della guerra franco-inglese non regge, poiché nel 1940, quando dopo la campagna di Polonia Hitler lanciò il Blitzkrieg contro l’Ovest, nessun ostacolo si oppose alla sua clamorosa vittoria. Analogamente non è confermata la tesi della Russia e dei Partiti Comunisti giacché il compromesso di Monaco non determinò affatto l’isolamento della Russia. Questa mantiene rapporti diplomatici in vista di un’alleanza militare con Francia e Inghilterra fino all’agosto 1939, in questo stesso agosto è essa che rompe di sua iniziativa tali trattative, e, quando ancora i delegati alleati sono a Mosca, stabilisce l’accordo economico e militare con la Germania. Nel giugno 1941 si stringe l’alleanza militare con Francia, Inghilterra ed America che resta in vigore fino alla fine delle operazioni nel luglio 1945″” [‘La guerra di Spagna, premessa alla seconda guerra imperialistica mondiale (1936-1940)’, da ‘La tattica del Cominitern dal 1926 al 1940’, Prometeo, n. 8, novembre 1947] (pag 13-14) ‘La guerra è il fenomeno più terribile, la tara più spaventosa della società borghese; essa si presenta come il nemico irriducibile del debole e dell’indeciso, come il distruttore implacabile di stati e di imperi di lunga tradizione e di partiti, organizzazioni operaie e sindacati. Le crisi armate degli ultimi trenta anni hanno infatti provocato la morte di due Internazionali”” [in ‘Il proletariato e la seconda guerra mondiale’ (da “”Battaglia comunista””, novembre 1947- febbraio 1948)] (pag 33) ‘Esiste in Italia una storiografia “”ufficiale”” sugli eventi che condussero alla caduta del fascismo ed alla guerra di “”liberazione””, storiografia di valore assai dubbio, notevolmente lacunosa e superficiale, apologetica nelle conclusioni. In realtà le più appariscenti soprastrutture del vecchio stato crollarono non per l’attività Del generico “”antifascismo democratico””, ma per i rudi colpi ricevuti in campo militare, e sotto il pericolo di un violento accentuarsi della pressione di classe i cui sintomi significativi furono gli scioperi scoppiati nel nord Italia nel marzo del ’43. La borghesia italiana, avventuratasi imprudentemente in un conflitto intercontinentale di gigantesche proporzioni, vistasi militarmente perduta, timorosa di un vigoroso risveglio della lotta di classe, fu costretta ad abbandonare la camicia nera ormai lacera ed inservibile per un estremo tentativo di salvezza. Con l’armistizio del ’43, grazie a un rapido e “”machiavellico”” voltafaccia, il nostro capitalismo operava l’ultimi tentativo di salvaguardare (almeno in parte i suoi interessi sul piano delle contese tra stati borghesi, schierandosi in cobelligeranza col blocco dei vincitore. Né questo basta. I circoli capitalisti e finanziari italiani compresero perfettamente che soltanto spalleggiati e protetti dagli imperialismi trionfanti avrebbero potuto validamente resistere agli eventuali moti rivoluzionari, sia con la forza, sia polarizzando il malcontento della classe verso l’occupante tedesco e le residue organizzazioni fasciste e promuovendo una sedicente guerra di liberazione, durante la quale fu per essi assi facile rifarsi una verginità “”democratica”” dopo il più che ventennale connubio con i totalitarismi”” [in ‘Il proletariato e la seconda guerra mondiale’ (da “”Battaglia comunista””, novembre 1947- febbraio 1948)] (pag 36) Guerra civile o difesismo nazionale’ (Documenti) Maggio 1935. Dopo la stipulazione del patto franco-russo, M. Thorez, segretario generale del Pcf, afferma: “”I comunisti giudicano una guerra in rapporto con le condizioni nelle quali si produce e che possono modificarsi nel corso della stessa guerra. Se si scatenasse una guerra contro l’Urss e se al suo fianco, per un interesse qualsiasi, si trovasse uno Stato imperialista, la guerra non è una guerra tra due campi imperialisti, perché sarebbe mostruoso giudicare imperialista il campo ove si trova il Paese del socialismo… E rispondo ad una domanda che mi è stata posta: “”In una tale guerra scatenata da Hitler contro l’Urss applichereste la vostra parola d’ordine di trasformare la guerra imperialista in guerra civile?”” “”Ebbene no!”” (“”Le Populaire – 28 maggio 1935). Nel marzo dello stesso anno, in un discorso alla Camera, Thorez aveva affermato che nel caso di una aggressione hitleriana il proletariato avrebbe avuto come suo principale dovere il trasformare la guerra imperialista in guerra civile. ‘I briganti imperialisti e la “”causa”” dell’indipendenza e della democrazia’ “”Dalla risoluzione finale del VII Congresso dell’Internazionale (1935): “”In caso di aggressione nazista contro l’Urss, l’Internazionale comunista opererà per trasformare la guerra imperialista in guerra civile, per rovesciare il capitalismo, per schiacciare la borghesia e per sostituire al suo governo la dittatura del proletariato”” (L’Internationale Communiste, settembre 1935). ‘Dopo la firma del patto di non aggressione tra l’Urss e la Germania e l’accordo commerciale russo-tedesco (agosto 1939), Dimitrov, segretario generale del Comintern, così analizza la nuova situazione all’indomani dell’inizio della seconda guerra mondiale: «Soltanto i ciechi non vedono e soltanto i più sfrontati lestofanti e ciarlatani possono negare che l’attuale guerra tra Inghilterra e Francia da una parte e Germania dall’altra, viene condotta per le colonie, per le fonti di materie prime, per il dominio sulle vie marittime, per la sottomissione e lo sfruttamento di altri popoli… Sono proprio gli imperialisti inglesi e francesi che agiscono oggi come i più zelanti partigiani della continuazione e dell’ulteriore allargamento della guerra. La borghesia fa di tutto per costringere milioni di uomini a partecipare alla guerra ed a morire per una causa ad essi estranea. La classe operaia, i lavoratori, nulla hanno da difendere in questa guerra e per la classe operaia non vi è che un’unica posizione esatta, quella della lotta intransigente e coraggiosa contro la guerra imperialista, la lotta per porre fine alla guerra d’aggressione, la lotta contro chi ne è responsabile…”” (Kommunistische International, agosto settembre 1939). Nel maggio 1941, una dichiarazione del Pci afferma: “”I briganti imperialisti delle due parti precipitano di avventura in avventura. Gli Stati Uniti si schierano apertamente in aiuto dell’Inghilterra con le loro enormi risorse. La guerra è diventata una guerra mondiale…””. Quando infine, le divisioni naziste attaccano l’Urss, il Pci, opera l’ennesima capriola… tattica e proclama: “”L’ora della lotta eroica della classe operaia e dei lavoratori di tutti i paesi è suonata””. “”Noi antifascisti siamo stati a volte discordi nella valutazione di particolari problemi… Oggi, fraternamente uniti per la più santa delle cause, vogliamo concorrere allo sforzo comune per abbattere le barriere che separano tra di loro gli italiani di ideali, di classi, di partiti politici, di religioni diverse, poiché tutti hanno in comune l’amore della libertà e della pace, l’amore del loro Paese… Il nostro popolo deve prendere il suo posto di combattimento con coloro che hanno spiegato il vessillo dell’indipendenza e della libertà. La vittoria dell’Inghilterra, dell’Unione Sovietica, degli Stati Uniti… sarà la vittoria della causa dell’indipendenza e della democrazia”” (Trent’anni di vita e di lotte del Pci’, pag 194-195) [‘Guerra civile o difesismo nazionale? (Documenti). ‘I briganti imperialisti e la “”causa”” dell’indipendenza e della democrazia’] (pag 43-44)”,”BORD-002-FER” “[DAMEN O.]”,”Deciderà la guerra o la rivoluzione. Schieramento delle forze gigantesche in urto nell’attuale crisi.”,”””Gli attuali accadimenti nell’Europa centrale confermano la classica conclusione marxista: l’imperialismo scalza le condizioni ‘politiche’ da esso stesso stabilite. … (pag 305-307) [‘Onorato Damen nacque a Monte San Pietrangeli (Ascoli Piceno) il 4 dicembre 1893. Militò fin da giovane nella sinistra del Partito Socialista. Partecipò al congresso di Bologna e al convegno di Imola, ove si costituì la frazione comunista. Fu a Livorno tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia. Si oppose, come Bordiga, al tatticismo della Terza Internazionale Comunista, cioè al fronte unico coi socialdemocratici (fronte unico sostenuto prima da Tasca, poi da Gramsci), rivendicando la linea classista. Nel 1924, su pressione di Mosca, alla direzione originaria del P.C.d’It. subentra il gruppo centrista Gramsci-Togliatti. Damen invece è a fianco di Bordiga contro le manovre dell’Esecutivo dell’Internazionale (“bolscevizzazione”) che portano allo snaturamento dei partiti comunisti. Nel 1925 Damen si fa promotore del “comitato d’intesa” per unire le forze di sinistra per la preparazione del congresso di Lione. Questa iniziativa non ebbe sviluppo, in seguito alle misure organizzative minacciate dal nuovo gruppo dirigente. Tuttavia egli non potette partecipare al III° congresso del P.C.d’It., che si tenne nel 1926 a Lione. Dopo la scissione del Partito, Damen si schierò subito con la Sinistra. Da questo momento egli divenne un’ esponente tipico di questa Sinistra; che nel 1928 prese il nome di “frazione di sinistra del P.C.d’It.”, nel 1935 di “frazione italiana della sinistra comunista”. Damen, per la sua intensa attività politica, già fin da giovanissimo aveva subito numerosi arresti; il fascismo, poi, lo tenne in carcere svariati anni (dal 1926 al 1933; nel 1935; nel 1939-40). Egli non smise mai l’attività. Anche in carcere svolse corsi sull’ABC del comunismo e su il Capitale di K. Marx, avvicinando al marxismo rivoluzionario decine di detenuti politici. Mentre, negli “spazi di libertà”, lavorava per ristabilire i contatti con i compagni emigrati all’estero. Nel 1943 è tra i più attivi promotori della nuova formazione politica, che raccolse gli elementi sparsi della Sinistra Comunista, e che prende il nome di Partito Comunista Internazionalista. Il nuovo Partito che prende il nome di “Internazionalista” per distinguersi dai “comunisti” togliattiani, diventati “nazionali”, rilancia il programma di Livorno 1921, denuncia il carattere imperialistico della II° guerra mondiale, il ruolo borghese della Russia, il carattere nazionalista della “resistenza”; e chiama gli operai alla lotta contro lo Stato capitalistico. Sia contro i fascisti che contro i democratici. Damen per questo si guadagna la rappresaglia fascista e quella democratica. Viene infatti preso a colpi di pistola dai fascisti mentre fa un comizio operaio a Sesto San Giovanni. Togliatti da parte sua lo “condanna a morte”, ma i suoi esecutori stalinisti dell’epoca non riuscirono ad eseguire la sentenza. Nel 1952 il P.C.Int. si divide in due tendenze: la prima detta “programmista”, con Bordiga; la seconda, “battagliata”, con Onorato Damen. Da questo momento egli diviene l’esponente del nuovo raggruppamento, il P.C.Int. – Battaglia Comunista -, di cui è stato segretario fino al momento della morte] (f. pugliantagonista.it)”,”MITC-166″ “DAMI Cesare”,”Politica economica. XVIII Lezione. Questioni di politica industriale. Le fonti di energia. Disponibilità e consumi di energia nel mondo.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-F-3″ “DAMI Cesare”,”Politica economica. XIX Lezione. Questioni di politica industriale. Le fonti di energia. Disponibilità e consumi di energia in Italia I.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-G-3″ “DAMI Cesare”,”Politica economica. XVIII Lezione. Questioni di politica industriale. Le fonti di energia. Disponibilità e consumi di energia in Italia II.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-H-3″ “DAMI Cesare”,”Politica economica. XX Lezione. Questioni di politica industriale. Le fonti di energia. Disponibilità e consumi di energia in Italia II.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-H-3-B” “DAMIANI Franco”,”Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano.”,”DAMIANI Franco è nato nel 1946 in provincia di Foggia e si è laureato in materie letterarie nell’Univ. di Bari. Conduce ricerche sul movimento operaio presso la Biblioteca Feltrinelli. “”Questo antistatalismo di derivazione razionalistica lo porterà (Cafiero, ndr) a non comprendere il significato del nuovo Stato preconizzato da Marx nel suo “”Manifesto””, il quale, come Marx stesso spiegherà, significava soltanto questo: “”Visto che il proletariato, nel periodo della lotta per l’abbattimento della vecchia Società, agisce ancora sulle basi della vecchia società, e perciò dà al vecchio movimento delle forme politiche, che più o meno le corrispondono in questo periodo di lotte, esso non ha ancora raggiunto la sua organizzazione definitiva, e applica per la sua liberazione dei mezzi che dopo la liberazione diventano superflui”” [Karl Marx, “”Appunti sul libro di Bakunin ‘Stato e Anarchia’, in Marx-Engels, Marxismo e anarchismo, 1971][in Franco Damiani, Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano, 1974]”,”ANAx-333″ “DAMIANI Franco”,”Bakunin nell’Italia post-unitaria, 1864-1867. Anticlericalismo, democrazia, questione operaia e contadina negli anni del soggiorno italiano di Bakunin.”,”””Nel gennaio 1967, Leo Valiani concludendo la sua prefazione ad una ristama del lavoro di Nello Rosselli ‘Mazzini e Bakunin’ (1), suggeriva di «indagare ancora l’influenza esercitata su Bakunin, ma anche direttamente sul movimento socialista italiano, da Proudhon, da Herzen, dalla sconfitta della rivoluzione polacca del 1863 e dal conseguente passaggio di parecchi rivoluzionari polacchi al socialismo internazionale, dai proudhoniani francesi e belgi fattisi collettivisti, e anche dai rivoluzionari tedeschi, a cominciare naturalmente da Marx ed Engels, per continuare con Johann Philipp Becker, ma senza escludere gli altri socialdemocratici»”” (pag 9, premessa) (1) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin, dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), Einaudi, Torino, 1967″,”ANAx-419″ “D’AMICO Masolino”,”Dieci secoli di teatro inglese, 970-1980.”,”D’AMICO M. è nato a Roma ove insegna lingua e letteratura inglese presso l’ Università. E’ autore di studi su autori inglesi, soprattutto O. WILDE. “”E’ probabile che Shakespeare non sia stato il primo a isolare quel promettente filone che fu la sceneggiatura di fatti e momenti della storia patria (filone il cui successo è sintomatico dell’unità di intenti raggiunta dal paese sotto il regno di Elisabetta). Fu comunque colui che meglio lo sfruttò, compnendo ben dieci ‘chronicle plays’ nel corso della sua carriera, ed eccellendovi in modo tale da eclissare quesi gli sforzi degli altri autori che vi si cimentarono: fra i quali si ricordano, oltre al legnoso Peele di Edward I, che quasi malsicuro degli spunti patriottici pur sparsi a piene mani nel lavoro rimpolpa la materia con invenzioni avventurose e tratti derivati dal folklore locale; l’anonimo Jack Straw, veramente poco più di un interludio sulla ribellione di Wat Tyler sotto Riccardo II; Edward II di Marlowe, di cui si è detto. Più avanti, negli ultimi anni 1590 si registrano anonimi anche un Edward III e un Edward IV in due parti (forse di Thomas Heywood); ma nell’insieme sembra che gli autori finiscano per lasciare a Shakespeare il monopolio dell’affresco storico, contentandosi di derivare dai cronisti materiale per biografie di uomini famosi (il già ricordato Sir Thomas More di Munday, testo di cui Tilney non autorizzò la messa in scena e di cui è sopravvissuto, straordinario documetno, il copione manoscritto, con le richieste del censore e tentativi di ottemperarvi ad opera di più scrittori, in uno dei quali si è riconosciuto abbastanza plausibilmente lo stesso Shakespeare; Sir John Oldcastle dello stesso Munday e di altri; Sir Thomas Wyatt di Webster, Dekker e Heywood).”” (pag 81-82)”,”UKIx-107″ “D’AMICO Fabrizio MARAINI Dacia MAURI Paolo”,”Botero. Antologica, 1949-1991.”,”417135 SBN CLOUD ‘Fernando Botero: Vita, Opere e Stile di un maestro del ‘900 di Redazione Fernando Botero è uno degli artisti più riconoscibili del XX e XXI secolo, famoso per il suo stile caratterizzato da figure rotonde e voluminose. Nato in Colombia nel 1932, Botero ha trascorso la sua vita tra l’America Latina, gli Stati Uniti e l’Europa, portando la sua arte a un pubblico internazionale. Il suo lavoro ha influenzato profondamente il panorama artistico contemporaneo, sia per il suo stile unico che per i temi esplorati nelle sue opere. La Formazione e gli Inizi Fernando Botero nasce il 19 aprile 1932 a Medellín. Cresciuto in una famiglia modesta, l’artista subì la perdita del padre quando aveva appena quattro anni. Questo evento influenzò la sua infanzia e la sua visione del mondo, ma non fermò il suo amore per l’arte. A differenza di molti artisti contemporanei, Botero non ebbe una formazione artistica tradizionale. Dopo aver frequentato brevemente una scuola di toreadori, si dedicò alla pittura come autodidatta. Le sue prime influenze furono i maestri rinascimentali italiani e i muralisti messicani come Diego Rivera. A soli 16 anni pubblicò illustrazioni su giornali locali e, successivamente, vinse il suo primo concorso nazionale, un trampolino di lancio che gli consentì di viaggiare e studiare in Europa. Il Periodo Europeo: Rinascimento e Scoperta del “”Volume”” Negli anni ’50, Botero si trasferì in Europa, visitando Madrid, Firenze e Parigi, dove studiò con passione le opere dei maestri rinascimentali italiani. Durante questo periodo, fu profondamente influenzato dal concetto di volume e proporzione, che divennero centrali nel suo sviluppo artistico. L’arte di Piero della Francesca e Paolo Uccello lo ispirarono a esplorare la monumentalità delle figure, ma lo stile personale che stava sviluppando andava ben oltre una semplice imitazione. Nel 1957, Botero fece una scoperta fondamentale. Mentre dipingeva una natura morta raffigurante un mandolino, decise di aumentare le dimensioni della cassa dello strumento, senza però modificare la buca. Questo semplice esperimento di esagerazione delle proporzioni divenne il segno distintivo della sua arte, che in seguito si estese a figure umane e animali. I coniugi Arnolfini, Dopo Van Eyck , 2006 Olio su tela, © Arthemisia I coniugi Arnolfini, Dopo Van Eyck , 2006 Olio su tela, © “”Boterismo””: Un Marchio di Fabbrica Il “”Boterismo”” è lo stile che caratterizza Botero e lo rende immediatamente riconoscibile in tutto il mondo. Le sue figure esagerate non sono semplicemente gonfiate, ma rappresentano una visione del globo che esplora temi universali come il potere, la sofferenza, la bellezza e la vulnerabilità umana. Botero ha sempre sottolineato che il suo lavoro non è una caricatura, ma una forma di espressione che cerca di catturare l’essenza delle emozioni umane. Le sue figure non sono obese, ma dense di significato, esprimendo vitalità e forza. La pittura e la scultura di Botero coprono una vasta gamma di soggetti: dalla vita quotidiana alla politica, dalla religione alla storia dell’arte. Spesso, le sue opere affrontano questioni sociali e culturali con un sottile umorismo e una critica implicita. Il suo famoso ciclo di opere sull’Iraq, “”Abu Ghraib””, è una testimonianza della sua capacità di affrontare temi di violenza e oppressione con lo stesso linguaggio stilistico che ha reso celebre il suo lavoro. Inoltre, il pittore non si è mai allontanato dalle sue radici latinoamericane. Molti dei suoi dipinti esplorano la cultura e le tradizioni della Colombia, inserendo spesso dettagli della sua infanzia e giovinezza. Anche le sue sculture monumentali, esposte in città come Parigi, Barcellona e New York, rispecchiano questa identità latina, portando la cultura di Medellín nel cuore dell’arte contemporanea internazionale. Le Opere Più Famose di Botero Tra le opere più celebri di Fernando Botero troviamo “”La Famiglia””, un ritratto intimo che esplora i legami familiari e il loro significato. Un’altra opera iconica è “”Maternità””, che rappresenta l’importanza della figura materna nella società. Botero ha anche reinterpretato grandi capolavori della storia dell’arte, come la sua versione volumetrica della “”Mona Lisa””, dove la donna di Leonardo da Vinci appare con le caratteristiche tipiche dello stile boteriano: forme rotonde e piene. Le sculture monumentali di Botero sono altrettanto famose e adornano molte piazze del mondo. Tra queste, spicca “”L’Uomo a Cavallo””, una scultura che rappresenta il potere e la fierezza, ma anche l’ironia di un mondo in cui il potere può essere fragile e transitorio. L’uomo a cavallo, 1990, bronzo Wikimedia commons Influenza Sugli Artisti Contemporanei L’arte carismatica e potente di Botero ha influenzato molti artisti contemporanei, specialmente quelli che lavorano con il realismo e la distorsione figurativa. Nomi come Jeff Koons e Takashi Murakami condividono con Botero l’idea di trasformare la realtà attraverso forme esagerate e giocose. Il suo approccio unico alla figura umana ha aperto anche nuove strade per l’arte figurativa del XX secolo, arrivando a influenzare il pop surrealismo e altre correnti contemporanee. La mostra a Roma – Settembre 2024 Per chi volesse apprezzarne l’opera, fino al primo ottobre le maggiori piazze di Roma ospiteranno otto grandi sculture di bronzo realizzate tra gli Anni Novanta e i primi anni Duemila dall’artista di Medellín. Un anticipo della grande retrospettiva che continuerà a rendere omaggio a Botero all’interno del Palazzo Bonaparte, dal 17 settembre 2024 al 19 gennaio 2025. Per avere più informazioni sulla mostra, che includerà dipinti, sculture e acquerelli, e sarà un’occasione unica per esplorare a fondo l’opera di questo maestro del colore e della forma, rimanete aggiornati qui sul CAM. (fonte Cam Catalogo dell’Arte Moderna)”,”ARTx-002-FDR” “DAMONTE Mario”,”Tra Spagna e Liguria.”,”Mario Damonte, morto nel 1996, è stato docente, Professore ordinario di lingua e letteratura spagnola presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova e successivamente Direttore dell’Istituti di Lingue straniere di Genova. “”aquellas ciudad famosa cuya república excelsa tales varones produce en las armas y en las lettras; aquella que tantos siglos regia majestad conserva, aunque a ninguna corona su antigua cerviz sujeta; Génova la bella, digo, a quien el mar los pies besa”” (Lope de Vega, ‘Diálogo Militar’ (in apertura)”,”LIGU-019-FFS” “D’AMORE Bruno”,”Elementi di teoria dei giochi.”,”Bruno D’Amore è attualmente professore incaricato di Logica Matematica presso l’Istituto di Geometria dell’Università di Bologna. Nato a Bologna nel 1946, si è laureato in matematica nel 1969 ed è stato docente di Geometria.”,”SCIx-132-FL” “D’AMORE Bruno”,”Algebra.”,”Bruno D’Amore è attualmente professore incaricato di Logica Matematica presso l’Istituto di Geometria dell’Università di Bologna. Nato a Bologna nel 1946, si è laureato in matematica nel 1969 ed è stato docente di Geometria.”,”SCIx-136-FL” “DAN Fedor I. BAUER Otto, a cura di Hartmut RÜDIGER PETER”,”Fedor I. Dan und Otto Bauer. Briefwechsel, 1934-1938.”,”Allegato: Otto Bauer, Theodor Dan, Jean Zyromski, Die Internationale und der Krieg. Mit einem Vorwort von Friedrich Adler und einer Erklärung von H.N. Brailsford; An der Rätekongress der Sowjetunion. Offener Brief der Auslandsvertretung der SDAPR E’ la corrispondenza tra il socialista russo in esilio DAN (1871-1947) e il leader dell’ austromarxismo Otto BAUER (1881-1938) negli anni trenta. Essa si incentra su problemi teorici e politici relativi all’ URSS, al fascismo, alla tattica della socialdemocrazia internazionale, al giro e all’ identità dei socialisti in esilio.”,”TEOC-277″ “DAN Th. MARTOV J.”,”La dictature du prolétariat. [Les socialistes russes et la Dictature du Prolétariat (Dan) – Marx et le Problème de la Dictature du Prolétariat (Martov)]”,”””Dans “”La lutte de classes en France”” et, plus tard, dans le “”Dix-huit brumaire””, Marx a constaté le reflux de la petite bourgeoisie démocratique des villes vers le prolétariat, reflux qui a pris forme vers la fin de 1848; et, dans le deuxième des ouvrages indiqués, il a annoncé la probabilité d’un prochain reflux analogue de la part des petits paysans parcellaires, deçus par la dictature de Napoléon III dont ils auront été les principaux créateurs et le plus fort soutien. “”Les intérêts des paysans, écrivait-il, ne se confondent plus avec ceux de la bourgeoisie et du capital, comme c’était le cas sous Napoléon Ier; au contraire, ils s’y opposent. C’est pourquoi ils trovent un allié naturel et un guide dans le prolétariat des villes, dont la destinée est de renverser l’ordre bourgeois”” (“”Le 18 brumaire””, cité d’après l’édition allemande, p. 102)”” [Martov][in Dan, Martov, ‘La dictature du prolétariat. [Les socialistes russes et la Dictature du Prolétariat (Dan) – Marx et le Problème de la Dictature du Prolétariat (Martov)]’, 1947] (pag 42)”,”TEOC-535″ “DAN Theodore, a cura di Joel CARMICHAEL”,”The Origins of Bolshevism.”,”DAN Theodore (1871-1947). moderato esponente della socialdemocrazia russa, ha partecipato al giornale Iskra , ha fatto parte del gruppo menscevico dirigendo giornali ed il gruppo di deputati menscevichi alla Duma. Dopo la rivoluzione di Ottobre partecipa al Congresso dei Soviet come rappresentante dei menscevichi. Viene arrestato ai tempi di Kronstadt e dal 1922 va in esilio, prima a Berlino e poi a Parigi ove rimane leader dei menscevichi dopo la morte di Martov. Con l’arrivo dei nazisti a Parigi Dan va negli Stati Uniti ove scrive questo libro. “”For the time being Russian Marxism scarcely went beyond the confines of an extremely narrow circle of intellectuals and of educational propaganda in small workers’ circles. In legal literature it was also represented almost exclusively by activities of a purely scientific, apolitical nature. Here an eminent place was occupied by the books and articles of Professor N. Ziber, who accepted Marx’s economic doctrine but ascribed no importance to his teachings of the class struggle, and in general interpreted Marxism in the spirit of a fatalistic automatism. The Russian translation of the first volume of ‘Capital’, which had been done by German Lopatin, a member of the People’s Freedom, and had come out as early as 1872 in 3,000 copies, had long since vanished, and reprinting it was forbidden. Marxism was barred from legal journalism; for the matter, too, the narrowly propagandistic activity of its first followers among the intelligentsia necessarily concentrated their thinking more on questions of Marx’s economic and sociological theory than on the application of that theory to the analysis and elucidation of current Russian life.”” [Theodore Dan, a cura di Joel Carmichael, The Origins of Bolshevism, 1964] (pag 188)”,”RIRx-157″ “DAN Theodore, a cura di Joel CARMICHAEL”,”The Origins of Bolshevism.”,”Theodore Dan (1871-1947) was one of the central figures in the Russian Revolution of 1917. A moderate Socialist who came into politics after being educated as a physician, his whole life was bound up with the Russian working-class movement from the time he moved to Petersburg after his university education. Arrested after leading a weavers’ strike, he was sentenced to one and half years’ imprisonment followed by three years of exile. After this he went abroad and became intimately involved in the affairs of Iskra then being edited by Lenin, Martov, and others. He was repelled by Bolshevism chiefly because of its amoralism, and after the split of the Russian Social-Democratic movement into Bolsheviks and Mensheviks Dan became and remained a Menshevik, playing a leading role in All Russian Socialist activities both as a writer and as an organizer. A Note on Theodore Dan, Translator’s Note, Acknowledgements, Preface by Professor Leonard SCHAPIRO, Introduction: Democracy in America and Russia, Epilogue: Bolshevism – Balance-Sheet and Prospects, Bibliographical References, Notes, Index,”,”RIRx-096-FL” “DAN Cristiano a cura”,”Rousseau.”,”‘Il clero francese: un esercito della pace al servizio dello stato’. ‘Circa centoventimila persone fra sacerdoti secolari, religiosi e religiose: questa la forza numerica del clero nella Francia del XVIII secolo. Un «esercito della pace» di notevole entità e consapevole della propria importanza, tanto da definirsi da solo «il primo corpo del Regno». Un “”corpo”” separato e indipendente, con organi amministrativi e giudiziari propri non soggetti a controlli e interferenze da parte dello Stato. Per sostentarsi, ovviamente, un corpo dalle membra tanto vaste aveva bisogno di notevoli proventi, che trovava facendo appello a varie fonti. La proprietà fondiaria (circa il dieci per cento di tutto il territorio nazionale) forniva al clero 130 milioni di lire-tornesi all’anno; le “”decime”” davano un gettito di poco inferiore (100-120 milioni dall’anno); infine le “”varie”” (fra cui importantissima la “”voce”” riguardante le proprietà urbane della Chiesa) facevano toccare agevolmente il tetto complessivo di circa 350 milioni all’anno. Una cifra notevolissima, che certo poteva essere superata soltanto dall’intero bilancio dello Stato francese. Naturalmente, poiché nel corso della storia nulla è mai stato dato in cambio di nulla, lo Stato concedeva questi preziosi benefici alla Chiesa richiedendo al clero servigi che, almeno in una concezione moderna, avrebbero dovuto essere di sua competenza, quali l’aggiornamento dei registri di stato civile, l’insegnamento e l’assistenza. Servigi che la Chiesa concedeva di buon grado, vedendo in essi alcuni dei caposaldi principali del proprio potere. Anzi, per dar prova di ulteriore buona volontà nei confronti del potere pubblico, il clero versava annualmente nelle casse dello Stato circa tre milioni e mezzo di lire-tornesi a titolo di ‘dono gratuito’: cifra non disprezzabile, ma «simbolica» se riferita agli introiti complessivi della Chiesa. Tuttavia, va rilevato che tanta ricchezza «rastrellata» da parte del clero non veniva poi ridistribuita in giusta misura a tutti i suoi componenti. Le alte gerarchie; i cui esponenti apparteneva quasi sempre alla nobiltà, facevano la parte del leone; e mentre un vescovo poteva giungere a contare su una rendita di 400 mila lire-tornesi all’anno, un curato doveva accontentarsi di 750 lire-tornesi e un vicario solo di 300; “”stipendio”” quest’ultimo, che spesso non permetteva neppure di raggiungere il semplice livello di sopravvivenza. Le stesse cose valevano per i conventi, i cui benefici andavano a religiosi o a laici che neppure vi ponevano piede, mentre i monaci erano costretti a vivere mendicando. Data la situazione, era inevitabile che anche nel clero, apparentemente così unito e monolitico, si contrapponessero forze contrastanti : alto e basso clero, nobiltà e borghesia. In un simile stato di tensione, aggravato in molti casi da un comportamento morale per nulla conforme ai dettami evangelici, anche la Chiesa dovette subire vere e proprie “”lotte intestine”” che, originate da rivendicazioni di tipo sociale e temporale, spesso scivolavano nel campo dei principi teologici. Significativo, a questo proposito è la “”rivolta dei curati”” avvenuta nella provincia del Delfinato nella seconda metà del XVIII secolo: una rivolta dettata da richieste temporali e teologiche insieme , che trovarono la dura ostilità della gerarchia e legarono sempre più strettamente il basso clero a quel Terzo Stato in cui si andavano sempre più affermando i pròdromi di una futura rivoluzione. La Chiesa ufficiale, attraverso la voce delle sue alte gerarchie, non seppe o non volle interpretare correttamente questi nuovi “”segni dei tempi”” e si strinse sempre più nel suo ghetto, ove la gloria di Dio troppo spesso si confondeva con la gloria terrena. La spaccatura fra la Chiesa e la sempre più potente borghesia si andava così aggravando e gli alti esponenti del clero venivano sempre più identificati con l’aristocrazia ‘tout court’. Una aristocrazia legata al passato, improduttiva, ormai ingiustificata nei suoi privilegi nati come riconoscimento per servigi resi allo Stato o alla Chiesa in anni lontani; un’aristocrazia sempre più avulsa dalle forze autenticamente vitali della nazione’ (pag 123-124) [() La lira tornese fu la moneta ufficiale della Francia fino alla rivoluzione del 1789, durante la quale venne sostituita con il franco germinale]”,”BIOx-018-FGB”
“D’ANCONA Umberto”,”La lotta per l’ esistenza.”,”D’ANCONA Umberto direttore dell’ Istituto di Zoologia, anatomia e fisiologia comparate della R. Università di Padova. La demografia delle specie. Il teorema di Volterra. Leggi delle associazioni formate da due specie, delle quali l’ una si nutre a spese dell’altra. “”Affinché tutte le specie si esauriscano è condizione necessaria e sufficiente che tutti i coefficienti di accrescimento siano negativi; se invece tutti i coefficienti di accrescimento sono positivi il numero totale degli individui di tutte le specie aumenterà indefinitivamente”” (pag 143) Stato stazionario delle associazioni di più specie. (pag 145)”,”SCIx-236″
“D’ANDREA Ugo”,”La rivoluzione moderna si chiama America.”,”D’ANDREA è uno dei più colti e acuti studioso politico. Il suo saggio pone a raffronto origini, sviluppi e caratteri fondamentali dei due più grandi movimenti rivoluzionari dei tempi moderni: la rivoluzione americana e quella russa.”,”USAP-023″
“D’ANDREA Dimitri”,”Prometeo e Ulisse. Natura umana e ordine politico in Thomas Hobbes.”,”D’ANDREA Dimitri ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia della politica e lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’ Università di Firenze. “”L’ importanza dell’ opinione altrui come argomento o conferma del nostro valore – come mediazione insostituibile per acquisire una buona opinione di noi stessi – produce uno slittamento della gloria nel campo semantico della vanità. Negli Elements e nel De cive il piacere di una buona opinione di sé si declina in vanità, perché il giudizio altrui diventa una testimianza insostituibile del nostro valore. Il riconoscimento e la buona fama diventano, in tal modo, fonti primarie di piacere. L’ eminenza che crea il diletto della mente non può sottrarsi alla conferma del giudizio altrui, e la gioia che sorge dall’ esperienza della superiorità si trasforma nel piacere della fama e della stima presso i soci.”” (pag 95)”,”TEOP-197″
“D’ANDREA Virgilia”,”Torce nella notte.”,”ANTE1-33″,”ANAx-286″
“DANEO Camillo”,”La politica economica della ricostruzione, 1945-1949.”,”DANEO Camillo è nato a Genova nel 1926. Insegna storia del movimento operaio e contadino all’Università della Calabria. Ha fatto parte per molti anni dell’ufficio di studi economici della CGIL. E’ autore di ‘Agricoltura e sviluppo capitalistico in Italia””. “”La posizione dei liberisti fu netta: il “”piano Marshall”” doveva servire a ripristinare le condizioni di libero mercato, sbarazzandolo da ogni intervento statale. Al limite è da citare il professor Federici (…). Fra i “”pianificatori”” accusati erano da porre i ministri Tremelloni e Vanoni, il segretario Cir Ferrari Aggradi, e – con maggior cautela – il ministro Fanfani. La Confindustria, pur essendo diretta da Costa, si mostrò assai più possibilista che per il passato: la sua presenza politica e burocratica dentro gli organismi dell’Erp le permetteva infatti di tollerare e anzi di favorire quelle scelte di priorità e quei coordinamenti che potevano meglio garantire la destinazione degli “”aiuti”” e del fondo lire in relazione alle scelte dei gruppi finanziari e industriali “”liberisti””. “” (pag 258-259)”,”ITAE-278″
“DANEO Camillo”,”Struttura e ideologia del ceto medio.”,”””«La prima domanda cui si deve rispondere è la seguente: che cosa costituisce una classe?» – annotava Marx in un manoscritto incompiuto posto da Engels a conclusione del III libro del ‘Capitale’. Anche noi, volendo trattare di un agglomerato sociale (una sorta di “”costellazione”” di strati sociali) che comunemente è unificato sotto la denominazione di “”ceto medio””, non possiamo che partire dalla domanda cui Marx non ebbe tempo di dare risposta. Che cosa costituisce una classe? Nel manoscritto interrotto, Marx nota che una classe potrebbe, a prima vista, essere definita dall’identità dei redditi e delle fonti di reddito; ma ciò porterebbe a una frazionamento di gruppi sempre più esteso… In altri termini, pur senza dare una risposta positiva, Marx ‘esclude’ ogni definizione di classe riferita alla distribuzione del reddito. Ciò appare del tutto coerente con la teoria marxiana della società; ed è facile intuire che – qualora, il manoscritto fosse stato completato – Marx avrebbe definito le classi sociali non in rapporto “”all’identità dei redditi e delle fonti di reddito”” ma avrebbe invece posto l’accento sulla collocazione delle classi sociali nei confronti dei rapporti di produzione storicamente determinati. In altri termini, per Marx ogni definizione di classe che sia di ordine socio-economico (differenze di redditi, di consumi, di aspirazioni, ecc.) va respinta, mentre ogni altra definizione che collochi la classe nel contesto dei rapporti di produzione – ‘ossia in rapporto alla proprietà e all’uso degli strumenti di produzione’ in senso lato – può rappresentare quanto meno l’avvio a una corretta interpretazione delle classi e dei loro rapporti reali. Tutti i tentativi e le ricerche della sociologia moderna e contemporanea i quali abbiano scelto o scelgano la via di definizioni empiriche più o meno sistematizzate, in cui redditi e schemi di comportamento sono alla base della ricerca, astraendo dalla collocazione dei gruppi presi in esame nei confronti della proprietà e dell’uso degli strumenti di produzione, escono quindi dall’ambito della ricerca marxista”” [Camillo Daneo, ‘Struttura e ideologia del ceto medio’, ‘Problemi del socialismo’, n. 23, ottobre 1967] (pag 1216-1217) “”Vi è la ben nota affermazione del ‘Manifesto del Partito comunista’ del 1848, secondo la quale: «Quelli che furono finora i piccoli ceti medi; i piccoli industriali, i negozianti, la gente che vive di piccola rendita, gli artigiani e gli agricoltori; tutti quei ceti sprofondano nel proletariato. (…)». Certo, vi è qui una affermazione di tendenza, valida però in riferimento a ‘quei’ ceti pre-capitalistici che lo sviluppo economico era in via di travolgere. Ciò che nel ‘Manifesto’ non appare, è il fatto – constatabile nel corso del secolo che ha fatto seguito alla redazione del Manifesto – della persistenza e insieme della trasformazione continua dei ceti medi; anzi, della nascita di ‘nuovi’ strati intermedi non incasellati direttamente nelle due classi fondamentali. Sarebbe però sbagliato trarre la conseguenza (come per Bernstein, ad esempio) che Marx aveva frainteso le tendenze di sviluppo capitalistico. Anzi, nella sua ‘Storia delle dottrine economiche’ (9), Marx – dopo aver notato che «l’operaio considera, e con ragione, lo sviluppo delle forze produttive del proprio lavoro come a lui ostile; d’altra parte il capitalista lo tratta come un elemento da allontanare costantemente dalla produzione» – in polemica con Ricardo nota: «ciò che egli [Ricardo] dimentica di mettere in evidenza, è il costante accrescimento delle classi medie che si trovano nel mezzo, fra gli operai da una parte e i capitalisti e i proprietari fondiari dall’altra; in gran parte mantenute direttamente dal reddito (nota: dal lavoro produttivo), che gravano come un peso sulla sottostante base lavoratrice e accrescono la sicurezza e la potenza sociale dei diecimila soprastanti»”” [(9) K. Marx, ‘Storia delle dottrine economiche’, vol. II, Einaudi, Torino, 1955] (pag 1220); “”Sotto questo profilo, l’ideologia del “”ceto medio”” imprenditoriale è sostanzialmente reazionaria, conservatrice dell’ordine sociale: quand’anche sembra ribellarsi al peso delle strutture economiche oligopolistiche e alla loro programmazione “”totalizzante””, il ceto medio si ribella allo sviluppo economico: come Marx diceva a proposito di Proudhon e dei piccoli borghesi: «essi vogliono tutti la concorrenza senza le conseguenze necessarie di queste condizioni» (21). Non a caso, del resto, negli strati piccolo-borghesi hanno sempre avuto larga diffusione movimenti politici più reazionari, da quelli fascista e nazista, per giungere al “”qualunquismo”” italiano del primo dopoguerra, o al “”poujadismo”” francese. Si potrebbe obiettare a questo riguardo che oggi in Italia vi sono gruppi rilevanti di piccoli imprenditori i quali hanno stabilito rapporti di alleanza, anche se fragili, con partiti che si richiamano alla classe operaia. Ma tali rapporti appaiono equivoci, in quanto reggono nella misura in cui i partiti operai ‘non agiscono’ come partiti rivoluzionari, ma fanno proprie anche istanze piccolo-borghesi. (Vi sono naturalmente eccezioni di piccoli imprenditori che – come notava già il ‘Manifesto del 1848 – «se sono rivoluzionari, lo sono in vista del loro imminente passaggio al proletariato; cioè non difendono i loro interessi presenti, ma i loro interessi futuri»). Non appena però un contrasto di classe anche soltanto di carattere sindacale, colpisce gli interessi immediati del piccolo imprenditore, l’alleanza non è più che un guscio vuoto, e il piccolo borghese, nella sua maggioranza, si affianca alla classe capitalistica dominante”” [Camillo Daneo, ‘Struttura e ideologia del ceto medio’, ‘Problemi del socialismo’, n. 23, ottobre 1967] [(21) K. Marx, da una lettera ad Annenkov (1846)] (pag 1241)”,”TEOS-268″
“D’ANGELO Lucio”,”La democrazia radicale tra la prima guerra mondiale e il fascismo.”,”D’ANGELO Lucio ricercatore confermato di storia contemporanea presso il dipartimento di studi politici dell’ Università di Roma è autore di vari volumi tra cui ‘Lotte popolari e Stato nell’ Italia umbertina. La crisi del 1898′. Massoneria e fascismo. “”La “”marcia su Roma”” colse del tutto impreparati i parlamentari demosociali, i quali assistettero come spettatori inerti e un po’ increduli allo svolgersi confuso degli avvenimenti, senza far sentire mai la propria voce. E anche quando Mussolini ricevette l’ incarico di formare il ministero, essi non manifestarono la minima obiezione, per quanto la soluzione scelta dal sovrano, oltre a dare sanzione legale a un vero e proprio colpo di stato, andasse ben oltre i loro originali disegni – che erano, del resto, i medesimi disegni della Massoneria sia di Palazzo Giustiniani sia di Piazza del Gesù, a cui appartenevano moltissimi parlamentari e dirigenti demosociali -, che prevedevano soltanto la partecipazione di alcuni fascisti a un gabinetto presieduto da un democratico e composto in larga prevalenza da rappresentanti dei gruppi democratici. Se ciò non bastasse, allorché Mussolini rivolse a Colonna di Cesarò e a Gabriello Carnazza l’ invito a far parte del governo, i due deputati demosociali posero, bensì, 5 condizioni per entrare nel ministero, ma erano richieste talmente generiche e talmente moderate che il leader fascista non ebbe nessuna difficoltà ad accoglierle””. (pag 356)”,”ITAD-057″
“D’ANGELO Lucio”,”Ceti medi e ricostruzione. Il partito democratico del lavoro, 1943-1948.”,”””Le chiare allusioni polemiche all’ indirizzo del PSIUP e del PCI suscitarono la risentita reazione dell’ “”Avanti!”” e de “”L’ Unità”” – che pure fino al quel momento, un po’ perché non avevano mai tenuto in alta considerazione il PDL, un po’ per non provocare incrinature nel fronte antifascista ad esclusivo vantaggio della destra estrema, avevano sempre evitato di entrare in aperta polemica con i demolaburisti -, dando adito ai due giornali non solo per sottolineare l’ equivoco politico di un partito progressista a parole e tenacemente conservatore nei fatti, ma, altresì, per rivolgere una serrata critica all’ intera impalcatura ideologica e politica del partito e per denunciarne il sostanziale velleitarismo.”” (pag 175)”,”ITAP-095″
“D’ANGELO BIGELLI Maria Grazia”,”Pietro Nenni: dalle barricate a Palazzo Madama.”,”Maria Grazia D’Angelo Bigelli è nata a Roma nel 1935 e si è laureata in Scienze Politiche (Univ. di Roma). “”Si tiene il congresso (del Psi), Serrati è assente, perché durante il ritorno in Italia viene arrestato alla frontiera e tradotto in carcere a San Vittore. Sull’episodio corre una curiosa voce, una calunnia, che i comunisti poi riprenderanno in futuro nelle loro polemiche. Parlano di una complicità di Nenni che però non cercano nemmeno di provare e fanno vaghe allusioni a presunti rapporti familiari fra Nenni e Mussolini, e alla loro passata amicizia”” (26). Le due correnti sono capeggiate da Nenni per gli anti-fusionisti e da Costantino Lazzari per i fusionisti (ma con riserva). Nonostante l’importanza della posta in gioco la confusione delle idee stende un velo di grigiore. Nenni, l’ispiratore dell’azione, è il solo nel cui discorso il rigetto della fusione si accompagni ad una severa critica della politica massimalista nel «biennio rosso», ma non riesce a caratterizzare il dibattito, che si svolge tutto all’interno dei vecchi massimalisti, nel chiuso del vecchio bigottismo, Arturo Vella contro Costantino Lazzari. Il documento di Lazzari è respinto ed il congresso approva a grande maggioranza quello del «comitato di difesa» che rifiuta la fusione con il PCdI. Il ciclo dei rapporti fra il PSI e la Terza Internazionale si chiude su queste battute che conservano ancora intero l’equivoco iniziale, rivelando ancora una volta l’incapacità di una scelta. Frattanto Serrati esce dal carcere ed assieme a Riboldi, Maffi, Buffoni, Mario Malatesta, fonda la rivista «Pagine Rosse» che guida la corrente dei terzinternazionalisti. Nenni è deciso a stroncare questo nuovo tentativo fusionista. In questa azione è appoggiato dai massimalisti unitari della direzione del partito e, nella seconda metà del 1923, avviene la espulsione dal partito dei «terzini». Nenni, che in aprile era entrato nella direzione, ha vinto. In due anni soltanto, di cui uno praticamente speso a Parigi, ha salito di corsa tutti i gradini della carriera e della gerarchia. Da semplice militante è membro della direzione. Ma il suo peso nel partito è molto più importante di quanto la semplice carica non dica. In effetti, grazie alla espulsione di Serrati, egli è il capo dell’«Avanti!» e, come tale, praticamente il capo del partito poiché ha in mano e domina completamente la sola vera arma di lotta ancora rimasta: il giornale. Non ha l’anzianità, né fisiologica né politica né di partito, dei vecchi capi socialisti, non è ferrato in dottrina, ha un passato che molti socialisti giudicano equivoco per i trascorsi interventisti; ma ha con sé un capitale che manca agli altri: tanta voglia di lottare e – una qualità che non nuoce – quella certa spregiudicatezza che lo induce a lasciare fra le nuvole le dottrine e gli schemi per liberamente nuotare nel mare dei fatti e delle cose. (…) Ma Nenni, purtroppo, è a capo di un partito ormai frantumato, che dai 260 mila iscritti dell’immediato dopoguerra è sceso a diecimila nell’aprile del 1923. Questi pochi, tranne eccezioni, sono delusi, sfiduciati, stanchi per i duri colpi subiti dall’esterno e per le continue lacerazioni interne. Praticamente Nenni si trova in mano un partito senza alcuna prospettiva”” (pag 114-115)”,”ITAC-145″
“D’ANGELO Sergio PALADINI Leo”,”La sfida di Krusciov. Problemi economici e politici dell’URSS dopo Stalin.”,”‘Una serie di decreti servì successivamente a dare una parvenza di legalità agli atti del terrore. L’8 giugno 1934 fu istituita la responsabilità collettiva delle famiglie per i reati politici commessi da uno dei loro componenti. Il 5 novembre 1934 fu costituita la Commissione centrale per il confino e l’assegnazione ai campi di lavoro delle persone “”socialmente pericolose””. Il 1° dicembre 1934 fu istituita la procedura penale straordinaria che affidava poteri giudiziari agli organi di polizia, autorizzandoli a emettere condanne senza appello, anche in assenza dell’imputato, per “”atti terroristici eseguiti o tentati””. Il 14 settembre 1937 fu estesa la competenza dei tribunali di polizia ai relati “”diversionistici””. Il 2 ottobre 1937 fu elevato da 10 a 25 anni il termine massimo della reclusione (ciò che permise, ad esempio, di aumentare corrispondentemente la massima pena detentiva inflitta nove mesi prima a Radek e Sokol’nikov al celebre “”processo dei 17″”). Il terrore andò certamente oltre i limiti previsti, suscitando nel giro di qualche anno un clima di sospetto e una corsa alla delazione in cui furono coinvolti milioni di cittadini, tra i quali moltissimi incondizionati fautori della stessa politica staliniana. Ma in ogni caso raggiunse il suo scopo’ (pag 30-31)”,”RUSU-271″
“D’ANGELO Michela”,”Mercanti inglesi a Malta, 1800-1825.”,”Michela D’Angelo è ricercatrice di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze Politiche di Messina. Ha pubblicato pure ‘Mercanti inglesi in Sicilia’ (Giuffré, 1988).”,”UKIE-002-FSD”
“D’ANGELO Michela”,”Franz von Wantoch Rekowski e la Sicilia tra ‘800 e ‘900.”,”Nel gennaio 1874 il giovane aristocratico tedesco Franz von Wantoch Rekowski arrivava a Messina per iniziare la sua lunga carriera consolare… (pag 45)”,”ITAS-019-FSD”
“DANGERFIELD George”,”L’ Era dei buoni sentimenti. L’ America di Monroe (1812-1829). (Tit.orig.: The Era of Good Feelings)”,”DANGERFIELD George nato in Inghilterra nel 1904, si è laureato a Oxford nel 1927. E’ autore di vari studi sulla storia inglese del XIX secolo e di un’ importante biografia dedicata al Chancellor Robert R. Livingston of New York, 1746-1813 (1860). “”L’ espressione “”era dei buoni sentimenti”” esprimeva in origine la convinzione dei federalisti bostoniani che James Monroe fosse un brav’uomo, e la loro speranza che egli non fosse un uomo di parte. Gli anni immediatamente successivi si sarebbero incaricati di mostrare se in realtà questa bonomia e questo spirito non partigiano avrebbero potuto compensare efficacemente la mancanza di idee.”” (pag 160) “”La pace di Gand fu una vittoria per il West, mentre gli Stati orientali non videro soddisfatta nessuna delle loro richieste; e quando gli Inglesi abbandonarono le loro pretese sulle sorgenti del Mississippi e sulle regioni del Nord-ovest, il trionfo dell’ espansionismo fu completo. Tutte le gravi controversie territoriali riguardavano ormai soltanto la frontiera nord-orientale, della quale gli uomini del West ben poco si preoccupavano, e la regione dell’ Oregon, alla quale erano un po’ più interessati, pur sapendone ben poco. La pace di Gand sanzionò al tempo stesso il principio del distacco dall’ Europa (…)””. (pag 161)”,”USAP-071″
“DANGEVILLE Roger”,”Marx et la Russie. (1967)”,”Roger Dangeville (1925-2006) Edizione elettronica realizzata da Jean-Marie Tremblay, sociologo, bénèvole, professore associato Università del Québec, Chicoutimi E’ Bernstein che introduce in Marx l’opposizione tra l’uomo di scienza e il rivoluzionario per opporsi a ciò che chiamava la «scienza pura del socialismo marxista» e la sua «parte applicata» (pag 10-11) “”C’est Bernstein qui introduisit chez Marx l’opposition entre l’homme de science et le révolutionnaire pour opposer systématiquement ce qu’il appelait la «science pure du socialisme marxiste» et sa «partie appliquée». Or, il est évident que, chez Marx, ces éléments forment un tout indissoluble. En fait, les séparer revenait à mutiler tout le sens de son oeuvre. C’était, en outre, ouvrir la porte aux spéculations ultérieures sur le caractère plus ou moins utopique de la science marxiste (ou socialisme scientifique, selon l’expression de Marx lui-même), sur l’ambiguïté de cette doctrine, sur l’opposition entre le marxisme de Marx, d’Engels et celui de ses successeurs authentiques, tel Lénine. Enfin, c’était établir un choix parmi les oeuvres de Marx et d’Engels, en vue d’en écarter certaines. Parmi les ouvrages les plus gênants, on trouve au premier rang ce qu’on appelle les écrits militaires qui représentent presque le quart de l’oeuvre de Marx et d’Engels. La chronique nous les présente comme des travaux de caractère personnel et circonstanciel, autrement dit d’ouvrages qui n’ont pas un lien nécessaire avec tout le reste. S’il est vrai qu’Engels s’occupa particulièrement de ces questions, il n’en demeure pas moins que Marx s’en préoccupa plus que son ami à certains moments (10) et très souvent lui fournissait les directives sur la manière d’en traiter et sur les conclusions à en tirer. Dans sa Préface aux ‘Notes’ d’Engels ‘sur la Guerre de 1870-1871’, Bracke montre déjà que ces travaux avaient un but tout à fait pratique et évident: «Quand on l’appelait «Géneral», ce n’était pas sans quelque idée qu’un jour vientrait où l’on ferait appel à Engels pour diriger l’armée révolutionnaire». Mais ce n’est là qu’un but tout à fait immédiat qui a certes son importance, puisqu’il convient que des hommes capables s’occupent d’affaires aussi décisives que celles des batailles révolutionnaires où le sort des masses se joue parfois en quelques heures pour les décennies suivantes» (11). En fait, le «secret» des études militaires de Marx et d’Engels est ailleurs: elles sont à la fois la conclusion de leurs recherches les plus théorique et l’application pratique d’études de détail dans une science et un art particuliers”” (pag 10-11) [(10) Prenons à titre d’illustration le tome 19 (année 1854) des “”Oeuvres”” de Marx et d’Engels, où sont publiés les écrits militaires sur la guerre de Crimée et la guerre civile en Espagne. Nous y trouvons 36 articles militaires de Marx contre 19 d’Engels; (11) Cf. les critiques adressés par Marx et Engels à la conduite des opérations militaires de la Commune de Paris qui hésita à passer à l’attaque, ce qui lui fut fatal. Lénine a insisté lui-même pour que soient publiées les lettres où l’on trouve ces détails: «Lettres de Marx à Kugelmann», avec una préface de Lénine]”,”MADS-753″
“DANIEL Jean ZINN Howard LABICA Georges ROSSANDA Rossana JOFFRIN Laurent BALLANFAT Paul ARNOVE Anthony ZAREMBKA Paul COLAS Dominique QUINIOU Yvon TOSEL André FISCHBACH Franck TERTULIAN Nicolas CONSTANTINIDES Yannis TINLAND Olivier BURGUIERE André PASCAULT Olivier TORT Patrick KOUVELAKIS Eustache PELOILLE Bernard PASCAULT Olivier CAIRE Guy GARO Isabelle SUCHERE Thierry ABENSOUR Miguel, articoli di”,”Karl Marx. Le penseur du troisième millénaire? Comment échapper à la marchandisation du monde.”,”Articoli di DANIEL Jean ZINN Howard LABICA Georges ROSSANDA Rossana JOFFRIN Laurent BALLANFAT Paul ARNOVE Anthony ZAREMBKA Paul COLAS Dominique QUINIOU Yvon TOSEL André FISCHBACH Franck TERTULIAN Nicolas CONSTANTINIDES Yannis TINLAND Olivier BURGUIERE André PASCAULT Olivier TORT Patrick KOUVELAKIS Eustache PELOILLE Bernard PASCAULT Olivier CAIRE Guy GARO Isabelle SUCHERE Thierry ABENSOUR Miguel. Constellation Marx: Friedrich Hegel (di Olivier TINLAND), Ludwig Feuerbach (di Yannis CONSTANTINIDES), Friedrich Engels (di Andre TOSEL), V.I. Lenin e Leon Trotsky (di Dominique COLAS), Georg Lukacs e Ernst Bloch (di Olivier PASCAULT), John REED (di Thierry SUCHERE), Antonio GRAMSCI (di André TOSEL), Walter Benjamin (di Olivier PASCAULT), Max Horkheimer e Herbert Marcuse (di Olivier TINLAND), Henri Lefebvre, Theodor W. Adorno e Jean-Paul Sartre (di Elena PASCA), Louis Althusser (di Eustache KOUVELAKIS).”,”MADS-333″
“DANIEL Jean”,”Ribelli in cerca di una causa. Sommosse nelle periferie francesi.”,”Jean DANIEL, giornalista e scrittore, è il fondatore e direttore del celebre magazine “”Le Nouvel Observateur””. In Italia è noto anche per la sua collaborazione ‘storica’ con la ‘Repubblica’. Nel 2004 la Baldini e Castoldi ha pubblicato ‘La prigione ebraica’ (premio Viareggio per la saggistica). La legge sul velo. “”Elisabeth Badinter, al pari di altre militanti musulmane, lo ha sottolineato con determinazione: è un passo indietro. Anche noi, come tutti, eravamo incerti sul principio di ricorrere alla legge. Ciò che alla fine ha orientato la decisione di uomini come Bernard Stasi e Alain Touraine è stato il fatto di avere ascoltato i direttori di scuole e ospedali. La maggioranza degli interpellati ritenevano che il velo fosse un segno di appartenenza religiosa che creava, tra gli studenti come tra i pazienti, resistenze al normale svolgimento delle lezioni e al normale esercizio della medicina. Non hanno nemmeno escluso che in alcuni casi potesse essere una scelta personale, o addirittura un modo per tutelarsi da molestie. Tuttavia hanno convinto la commissione della laicità del fatto che ogni cedimento su questo punto tradirebbe la lotta idscreta e tenace delle musulmane libere di Francia.”” (pag 81-82)”,”FRAS-039″
“DANIEL Georges”,”Atatürk. Une certaine idée de la Turquie.”,”Georges Daniel si è occupato di storia e di cultura (teatro ecc.), di politica culturale di alcuni paesi (Africa Nera, Europa Centrale e Mediterraneo) e di realtà legate alla società francese (processo di integrazione dell’immigrazione ecc.)”,”TURx-047″
“DANIELE Chiara a cura; con un saggio di Giuseppe VACCA”,”Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926.”,”Divergenza sulla tattica sindacale tra Togliatti e il Comintern da una parte e la segreteria del PCdI (Gramsci e Scoccimarro in particolare). “”Togliatti, invece non era dello stesso avviso. Egli puntava tutto sulla difesa della Cgl non solo contro il fascismo, che voleva liquidarla, e contro i riformisti, che accettavano lo snaturamento della sua funzione classista, ma anche contro una parte del gruppo dirigente russo che – come testimoniano le sue polemiche con Lozovskij nel corso di tutto il ’26 – mirava alla costituzione di un sindacato comunista. Le posizioni di Gramsci e Scoccimarro finivano per convergere con quest’ ultimo.”” (pag 27) “”Nella politica del Comintern, in particolare dopo il V Esecutivo allargato, la tattica di “”Fronte unico dal basso”” designava la linea di azione dei periodi rivoluzionari, quella di “”Fronte unico dall’ alto (ovvero la combinazione delle due) indicava la linea d’ azione corrispondente alla “”stabilizzazione relativa””: una “”fase difensiva””, nella quale, in vista della ripresa dell’ “”ondata rivoluzionaria””, ci si doveva applicare alla “”preparazione”” delle condizioni soggettive della lotta per il potere. Dunque le divergenze tra il Comintern e il Pcd’I sul “”Fronte unico””, affiorate in marzo-aprile a proposito della tatitca sindacale, sottintendevano una differenziazione nell’ “”analisi di fase””. Il caso Bordiga. “”Le informazioni su Stalin, delle quali Bordiga si servì nel corso della riunione, gli erano state fornite da Trotsky. Pubblicando quel verbale nel ’66 Berti vi premise una testimonianza molto puntuale, nella quale scriveva che “”la sera del 21 febbraio Bordiga si recò da Trotsky, ed ebbe con lui un lunghissimo colloquio che ebbe termine all’alba, colloquio nel quale Trotsky preparò minuziosamente Bordiga allo scontro con Stalin””. (pag 37)”,”GRAS-045″
“DANIELE Chiara a cura”,”Togliatti editore di Gramsci.”,”DANIELE Chiara è segretario dell’ Edizione nazionale delle Opere di Antonio Gramsci e direttore della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha curato i volumi A. Gramsci, T. Schucht, Lettere 1926-1935′ (Einaudi 1997), Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, (Einaudi, 1999). Annali, direttore Federico ROMERO, Comitato scientifico: Francesco BARBAGALLO David BIDUSSA Chiara DANIELE Andrea GIARDINA Linda GIUVA Roberto GUALTIERI Fiamma LUSSANA Luisa MANGONI Silvio PONS Nicola TRANFAGLIA Giuseppe VACCA Albertina VITTORIA Renato ZANGHERI “”Palmiro Togliatti a Celeste Negarville. Roma 7 febbraio 1949. Caro Negarville, ricevo “”Antonio Gramsci, La questione meridionale, Torino, 1949′ numero I, per giunta, di una “”Cultura nuova””. Disapprovo l’ iniziativa. L’ attività editoriale deve essere diretta da un centro, se no va a finire in un pasticcio. L’ esperienza che abbiamo è dolorosa: decine di migliaia di libri editi coi piedi da singole federazioni e finiti, come dovevasi, al macero. Naturalmente, nel nostro piano editoriale deve esserci una parte – e larga – di sfruttamento di energie e iniziative locali; ma sempre con un coordinamento centrale. Vedi , per esempio, le attuali iniziative di “”Milano-Sera””. Se no si va finire, ripeto, in un disfacimento locale; che poi si ripercuote sulla organizzazione stessa del lavoro culturale (tendenza alla creazione di gruppi, ecc.). La “”Questione meridionale””, infine, sta per uscire in una collana nazionale che verrà lanciata fra poco. La vostra edizione, poi, è brutta: formato abnorme, più adatto a pubblicazioni pubblicitarie, che a roba seria; cucitura sbagliata, che rende il libro antipatico, non utilizzabile per chi voglia leggerlo, ecc. ecc..”” (pag 102)”,”GRAS-059″
“DANIELE Chiara a cura”,”Togliatti editore di Gramsci.”,”Fondo RC DANIELE Chiara è segretario dell’ Edizione nazionale delle Opere di Antonio Gramsci e direttore della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha curato i volumi A. Gramsci, T. Schucht, Lettere 1926-1935′ (Einaudi 1997), Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, (Einaudi, 1999). Annali, direttore Federico ROMERO, Comitato scientifico: Francesco BARBAGALLO David BIDUSSA Chiara DANIELE Andrea GIARDINA Linda GIUVA Roberto GUALTIERI Fiamma LUSSANA Luisa MANGONI Silvio PONS Nicola TRANFAGLIA Giuseppe VACCA Albertina VITTORIA Renato ZANGHERI “”In preparazione del I Convegno di studi gramsciani, che si svolse a Roma nel gennaio 1958, Togliatti lavorò alla sua relazione – dedicata al tema ‘Gramsci e il leninismo’ – affiancato da una Commissione cui parteciparono Livio Maitan, Serafino Cambareri, Paolo Fortunati, Alberto Caracciolo, Ernesto Ragionieri e Giuseppe Tamburrano. Nella prima riunione della Commissione, venendo incontro “”al desiderio che (era) stato espresso da parecchi degli intervenuti ed in parecchie comunicazioni di una edizione dei ‘Quaderni’ fatta in altro modo e con un altro criterio”” (vale a dire secondo l’ordine cronologico), Togliatti dichiarava di non avere “”obiezioni””, sebbene ritenesse “”il problema moto difficile a risolversi”” perché si trattava comunque di “”fissare un criterio tale che renda i ‘Quaderni’ accessibili alla grande massa di pubblico e non così difficili ad una lettura continua seguendo l’ordine delle note (così) come sono uscite dalla stesura di Gramsci””. Egli dounque non aveva ancora pensato a un’edizione cronologica, ma non le era contrario””. (pag 50)”,”PCIx-245″
“DANIELE Vittorio”,”La crescita delle nazioni. Fatti e teorie.”,”DANIELE Vittorio è un ricercatore in politica economica presso l’università Magna Graecia di Catanzaro dove insegna economia politica e economia applicata.”,”ECOT-211″
“DANIELE Chiara a cura; con un saggio di Giuseppe VACCA”,”Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926.”,”””Interpretazioni più recenti hanno attirato l’attenzione su altri temi e momenti dello scontro verificatosi fra Togliatti e la Segreteria del partito nel corso del 1926. In particolare Aldo Natoli ha sottolineato il legame esistente fra il contenzioso che tra il Pcd’I e il Comintern si sviluppò nella primavera e nell’estate a proposito dell’invio di Bordiga a Mosca e quello che fra Gramsci e Togliatti esplose in ottobre a proposito delle «questioni russe»”” (pag 20)”,”PCIx-010-FSD”
“DANIELI Annachiara”,”L’opposizione culturale in America. L’età progressista e “”The Masses””. Antologia della rivista 1911/1917.”,”Annachiara Danieli, nata a Udine nel 1947, laureata a Cà Foscari nel ’72 in lingua e letteratura anglo-americana con una tesi sugli anni Trenta negli Stati Uniti, ha soggiornato a lungo a New York per motivi di studio. Attualmente si occupa di studi sull’organizzazione del lavoro.”,”MUSx-003-FL”
“DANIEL-ROPS H.”,”L’Eglise de la Renaissance et de la Réforme. Tome I. Une révolution religieuse.”,”DANIEL-ROPS H. de l’Académie francaise”,”RELC-249″
“DANIEL-ROPS H.”,”L’Eglise de la Renaissance et de la Réforme. Tome II. Une ère de renouveau. La réforme catholique.”,”DANIEL-ROPS H. de l’Académie francaise Primo vescovo nero in Congo: 1518.”,”RELC-250″
“DANIELS Robert V.”,”Red October. The Bolshevik Revolution of 1917.”,”””I bolscevichi immediatamente proposero ai portavoce della piattaforma una lista di membri per il presidium del Congresso, ampia in proporzione alla forza del partito – quattordici bolscevichi, sette SR (principalmente di sinistra), tre menscevichi ed un menscevico-internazionalista (Martov). La proposta bolscevica includeva cinque membri che si erano opposti all’ insurrezione armata – Kamenev, Zinoviev, Rykov, Nogin e Riazanov – e documentava le veloce ripresa, per quel tempo, della spaccatura che si era prodotta nelle fila bolsceviche. Gli altri dieci bolscevichi includevano Lenin e Trotsky, naturalmente (sebbene Lenin non avesse ancora fatto la sua comparsa), assieme a Antonov, Lunacharsky, Alexandra Kollontai, Krylenko a rappresentare l’ esercito, Muralov da Mosca, Skliansky (altro attivista militare di partito) e Stuchka, un lettone, a rappresentare le minoranze. (Piuttosto significativa era la mancanza di Stalin e Sverdlov, forse perché essi erano troppo strettamente identificati con l’ amministrazione del partito.”” (pag 190-191)”,”RIRx-111″
“DANIELS Robert V.”,”Russia.The Roots of Confrontation.”,”DANIELS Robert V. è professore di storia presso l’Università del Vermont. Ha studiato gli scambi culturali americano sovietici. Ha pubblicato vari libri tra cui il noto ‘The Conscience of Revolution: Communist Opposition in Soviet Russia’ (tradotto in italiano)”,”RUST-136″
“DANIELS Robert V.”,”La coscienza della rivoluzione. L’ opposizione comunista nell’Unione Sovietica.”,”Copia di GB PS Daniels è nato a Boston il 4 gennaio 1926. Laureatosi ad Harvard in economia e storia è specializzato sulla Russia contemporanea. E’ autore di ‘Documentary History onf Communism’ e ha potuto consultare a lungo l’Archivio Trockij. La lotta nel partito nel 1927. “”L’abilità oratoria del segretario generale era servita ancora una volta a evitare una crisi, e ancora una volta l’attacco dell’opposizione si era trasformato in una sconfitta. L’espulsione di Trotsky e di Zinoviev dal CC si compì secondo le previsioni, e i due dirigenti dell’opposizione furono accusati di “”portare la lotta di frazione contro il partito e la sua unità a un punto che rasenta la formazione di un nuovo partito antileninista in collusione con gli intellettuali borghesi””. La repressione dell’opposizione ottenne un posto importante nell’ordine del giorno del Congresso imminente.”” (pag 478) Il congresso ratificò all’unanimità l’espulsione dal partito di 75 dirigenti dell’opposizione, compresi gli zinovievisti, Kamenev, Evdokimov, e i trotskisti Rakovksij, Pjatakov, Radek, Smilga e Muralov. Fu approvata la precedente espulsione di Trotsky e Zinoviev, e fu messo fuori legge anche il gruppo di opposizione indipendente dei centralisti democratici guidato da Sapronov e Vladimir Smirnov (ma abbandonato da Osinksij).”” (pag 484) ‘La Krupskaia, che dopo aver concesso all’opposizione di Zinoviev il prestigio del suo nome, si era rimessa sulla retta via, dichiarò che secondo lei l’opposizione aveva perso “”il senso di ciò che anima la classe operaia””, eche il sentimento delle masse rappresentate dal partito non era più conciliabile con la presenza di deviazionisti impenitenti””. (pag 482-483)”,”RIRO-386″
“DANIELS Robert Vincent”,”The Conscience of the Revolution. Communist Opposition in Soviet Russia.”,” Dicembre 1923, Trotsky, ‘causa malattia’, manca nel momento decisivo della lotta, che rimane sulle spalle della seconda fila dell’opposizione a Stalin: Sapronov, Preobrazhenskij e altri. “”Throughout the second half of December, violent controversy raged in the key party organizations. As Zinoviev described these weeks, “”For the first time in the history of our revolution, at least since October, we had a situation when between congresses, in the middle of the year, attempts were made to change the policy of the Central Committee in a fundamental manner and even to change the very composition of the Central Committee, to change horses in mid-stream. …The question of ‘no-confidence’ in the Central Committee…was the burning question in almost every cell””. In this critical bid for a party endorsement the Opposition was crippled at the outset: Trotsky suddenly withdrew from the struggle. Just as during the crisis of Lenin’s break with Stalin, Trotsky allowed himself to be drawn into controversy and then failed to fight in his own cause. Ostensibly the reason this time was illness – the undiagnosed fever which plagued him from November 1923 on through January 1924. In spite of this Trotsky was able to write, criticize, and participate in top-level deliberations, up to mid-December when the attack against his New Course letter was launched. From that moment on, he appeared to be politically paralyzed, and early in January he left Moscow to recuperate at the Black Sea resort of Sukhum. The leadership of the Opposition fell entirely to Trotsky’ sympathisers of the Forty-six group, particularly Preobrazhensky, Osinsky, and Sapronov. These were able and conscientious men, but they were tainted much more than Trotsky by their anti-Leninist records, and they lacked Trotsky’s personal prestige. The Opposition had to fight the decisive engagement without their commander”” (pag 226-227)”,”RIRO-414″
“DANIELS Robert V.”,”La coscienza della rivoluzione. L’opposizione comunista nell’Unione Sovietica.”,”Copia di GB PS Daniels è nato a Boston il 4 gennaio 1926. Laureatosi ad Harvard in economia e storia è specializzato sulla Russia contemporanea. E’ autore di ‘Documentary History onf Communism’ e ha potuto consultare a lungo l’Archivio Trockij. La lotta nel partito nel 1927. “”L’abilità oratoria del segretario generale era servita ancora una volta a evitare una crisi, e ancora una volta l’attacco dell’opposizione si era trasformato in una sconfitta. L’espulsione di Trotsky e di Zinoviev dal CC si compì secondo le previsioni, e i due dirigenti dell’opposizione furono accusati di “”portare la lotta di frazione contro il partito e la sua unità a un punto che rasenta la formazione di un nuovo partito antileninista in collusione con gli intellettuali borghesi””. La repressione dell’opposizione ottenne un posto importante nell’ordine del giorno del Congresso imminente.”” (pag 478) Il congresso ratificò all’unanimità l’espulsione dal partito di 75 dirigenti dell’opposizione, compresi gli zinovievisti, Kamenev, Evdokimov, e i trotskisti Rakovksij, Pjatakov, Radek, Smilga e Muralov. Fu approvata la precedente espulsione di Trotsky e Zinoviev, e fu messo fuori legge anche il gruppo di opposizione indipendente dei centralisti democratici guidato da Sapronov e Vladimir Smirnov (ma abbandonato da Osinksij).”” (pag 484) ‘La Krupskaia, che dopo aver concesso all’opposizione di Zinoviev il prestigio del suo nome, si era rimessa sulla retta via, dichiarò che secondo lei l’opposizione aveva perso “”il senso di ciò che anima la classe operaia””, eche il sentimento delle masse rappresentate dal partito non era più conciliabile con la presenza di deviazionisti impenitenti””. (pag 482-483)”,”RIRO-015-FV”
“DANIELS Robert Vincent”,”La coscienza della rivoluzione. L’opposizione comunista nell’Unione Sovietica.”,”Robert Vincent Daniels è nato a Boston il 4/1/1926. Laureatosi a Harvard in economia e storia (1945-51), si è specializzato in ricerche sulla russia contemporanea. Autore di una Documentary History on Communism ha potuto consultare a lungo l’Archivio Trockij, pubblicando i suoi contributi in varie riviste specializzate. Attualmente insegna storia all’Università del Vermont. La controversia sui sindacati (Il comunismo di guerra e i sindacati; Trotsky e la militarizzazione dei lavoratori, l’autonomia sindacale e l’opposizione operaia; il dibattito sui sindacati) (pag 185-211)”,”RIRO-169-FL”
“DANIELS Robert V.”,”Red October. The Bolshevik Revolution of 1917.”,”Robert Vincent Daniels è nato a Boston il 4/1/1926. Laureatosi a Harvard in economia e storia (1945-51), si è specializzato in ricerche sulla russia contemporanea. Autore di una Documentary History on Communism ha potuto consultare a lungo l’Archivio Trockij, pubblicando i suoi contributi in varie riviste specializzate. Attualmente insegna storia all’Università del Vermont. Preface, Chronology of Events, List of Illustrations, Sources, Acknowledgments, Carts, Notes, Index, BP 679,”,”RIRx-109-FL”
“DANNEBERG Robert a cura, scritti di Max ADLER Otto BAUER Gustav ECKSTEIN Leopold WINARSKY Julius DEUTSCH Anna SCHLESINGER Oswald BIEN Adelheid POPP Otto HAHN Karl HENCKELL Karl KAUTSKY”,”Karl Marx. Der Mann und sein Werk. Unter Mitwirkung von K. Kautsky M. Adler, O. Bauer, G. Eckstein, L. Winarsky und anderen.”,”””Man muß den wirklichen Druck noch drückender machen, indem man ihm das Bewußtsein des Drucks hinzufügt, die Schmach noch schmachvoller; indem man sie publiziert… Man muß das Volk vor sich selbst erschrecken lehren, um ihm Courage zu machen”” (Marx) [in Karl Marx. Der Mann und sein Werk. Unter Mitwirkung von K. Kautsky M. Adler, O. Bauer, G. Eckstein, L. Winarsky, R. Danneberg und anderen, 1913)”,”MADS-546″
“D’ANNUNZIO Gabriele”,”La vita di Cola di Rienzo (1905). Vite di uomini illustri e di uomini oscuri.”,”La fine di Cola di Rienzo “”Cola tra demenza e paura precipitava alla sua ultima onta. Levò nuove milizie contro i Colonnesi; creò capitano Riccardo Imprendente degli Anibaldi, buon mastro di guerra, poi a mezzo della ben condotta impresa lo cassò dalla capitania; pose nuove gabelle sul viuno, sul sale, su altre derrate; mercanti e popolani grassi imprigionò per esigere riscatti; ultimamente, dandogli ombra il savio uomo Pandolfo de’ Pandolfucci antico cittadino e di grande autorità nel cospetto del popolo, senza colpa il fece pigiare e decapitare. Perduto ogni ritegno, sempre pieno di vino e di vivanda, attorniato da parassiti e da cagnotti di vilissima sorta, assunse apertamente abito e modi tiranneschi ma senza il nerbo della tirannìa. A guardia della sua persona levò cinquanta uomini per rione pronti allo stormo ma non li pagò. La mobilità dell’opinione e il sospetto travagliava la sua corpulenza pigra, come nuvolo d’estri affatica vacca da macello. Sermonando nel consiglio, dava in crosci di risa in scoppi di singulti. Rideva e lacrimava a un tempo; traballava nelle vertigini, s’arrovesciava nelle sincopi. Sobbalzando nel letto, tendeva l’orecchio alle strida degli uccelli notturni. … Ben altre strida gli giunsero sùbito un mattino d’ottobre in su la nona mentre poltriva, essendosi lavata la faccia col greco secondo il costume. «Popolo! Popolo!». L’infamia della morte di Pandolfo aiutava nell’intenzione i Colonnesi e i Savelli. Con rapido movimento, radunati i partigiani, dai rioni Colonna Trevi Sant’Angelo e Ripa cominciarono a levar rumore, corsero all’arme, escirono in moltitudine contro il Campidoglio gridando: «Popolo! Popolo!». I quattro torrenti ingrossavano e infuriavano sboccando nella piazza, invadendo le scale, cingendo il palagio d’ogni parte, battendo lo steccato e il muro onde Cola aveva chiusi gli intercolonnii della loggia. E la voce si mutava, tra la grandine delle pietre, urlo d’uomini di femmine di fanciulli concorde e implacabile: «Mora, mora il traditore! Mora chi ha fatta la gabella, mora!». Tuttavia intorpidito, levatosi sul cubito ascoltava il poltrone gli strepiti pensandosi che leggiere gli sarebbe sedar la sommossa con una arringa; poiché allora allora eragli giunta la lettera della conferma papale da pubblicare in consiglio. Si levò a chiamar la sua gente. Non rispondeva, non veniva alcuno. Giudici notari scribi camarlinghi famigli, tutti avevan già procacciato di campar la pelle fuggendosi; molti di loro s’eran anzi mescolati alla calca dei gridatori e soffiavano nella furia le lor vendette. I richiami affannati echeggiarono nelle sale deserte. La faccia di Cola mutò in livido il vermiglio (…)”” (pag 130-132)”,”BIOx-322″
“DANOS Jacques GIBELIN Marcel”,”Il Fronte popolare. Francia 1936.”,”””Alla Renault, durante il secondo sciopero; alcuni scioperanti hanno raggiunto fino nei tram e ricondotto a forza nella fabbrica degli operai che volevano tornare a casa per timore di litigi coniugali. Gli svaghi erano molti. Giochi di carte, giochi di bocce, rappresentazioni improvvisate. Una fisarmonica o un’ armonica bastano per improvvisare un ballo; i privilegiati hanno un grammofono o un apparecchio radio. Le orchestre dei cinema in sciopero si mettono a disposizione delle fabbriche (…). Dopo che le donne sono andate via, si resta fino a tardi nel cortile per approfittare delle dolci serate di giugno, poi gli operai che non hanno compiti di sicurezza o di guardia vanno a dormire nei giacigli improvvisati ai piedi dei banchi o a fianco delle macchine, mentre i responsabili restano svegli tutta la notte: riunione del comitato di sciopero, legame con le fabbriche vicine, riunioni al sindacato, riunione del Comitato centrale di sciopero (quando esiste), assemblee generali dei delegati; resta poco tempo libero per il riposo, se si aggiunge la tensione psicologica creata dalle nuove responsabilità e la preoccupazione di conciliare gli ardori dei compagni con le consegne sindacali di prudenza (…)””. (pag 164) “”Lasciamo a Simone Weil il compito di descrivere la gioia che regna nelle imprese: ‘Questo sciopero è di per se stesso una gioia. Una gioia pura. Una gioia completa. (…)'”” (pag 165)”,”FRAP-071″
“DANOVI Filippo”,”Artemisia Gentileschi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Filippo Danovi, avvocato e professore di Diritto processuale civile all’Università di Milano-Bicocca, è autore di monografie e scritti di diritto processuale.”,”DONx-087″
“DANOVI Filippo”,”Maria Antonietta.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Filippo Danovi avvocato e professore di Diritto processuale civile all’Università di Milano-Bicocca, è autore di monografie e scritti minori di diritto processuale. Ha pubbblicato il volume ‘Luigi XVI e Maria Antonietta. Quando un mondo finisce’ per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera)”,”FRAR-438″
“DANSETTE Adrien”,”Mai 1968.”,”””Il gauchisme deve molto anche all’ ala marciante del cattolicesimo francese. I cattolici di sinistra esistono da lungo tempo, ma essi non hanno mai rappresentato prima della guerra che un’ elite intellettuale. E’ solo all’ uscita delle lotte della Resistenza nel corso delle quali si sono legati a molti elementi di estrema sinistra, che essi hanno costituito i loro primi gruppi di militanti di cui uno, quello dei cristiani progressisti, fu condannato da Roma. All’ interno dei movimenti specializzati d’ Azione cattolica è cresciuta una generazione che si è lamentata delle esitazioni e delle timidezze del Movimento repubblicano popolare. E’ la Jeunesse ouvriere chretienne (JOC) (…)””. (pag 47)”,”FRAP-075″
“DANSETTE Adrien”,”Louis-Napoleon à la conquête du pouvoir. Le second empire.”,”DANSETTE Adrien nato nel 1901 ad Armentières (Nord) laureato in diritto e diplomato della Ecole des Sciences morales et politiques è membro dell’ Institut (Académie des Sciences morales et politiques) dal 1962, ha scritto molti libri sul periodo contemporaneo (‘Le boulangisme’ ecc.). I libri dedicati al colpo di stato di Victor Hugo Proudhon e Marx. “”La ‘Storia di un Crimine’ è stato scritto nel mese che ha seguito il Due Dicembre “”con una mano calda per la lotta contro il colpo di Stato””, ha scritto Victor Hugo. E’ fin troppo poco. Il libro è un pamphlet furiosamente violento. (…) La ‘Rivoluzione sociale dimostrata dal colpo di Stato del Due Dicembre’ è un’ opera bizzarra il cui sviluppo eterogeneo cosacrato alla Seconda Repubblica, eccitano di più lo spirito di quanto lo soddisfino, come avviene sovente nei testi di Proudhon. (…). Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte è infinitamente superiore ai due libri precedenti. (…)””. (pag 418-419)”,”FRAD-062″
“DANSETTE Adrien”,”Destin du catholicisme francais, 1926-1956.”,”””Ma è soprattutto con il romanzo di Gilbert Cesbron, ‘Les Saints vont en enfer’, apparso nel 1952 e tirato a più di duecentomila esemplari, senza contare la sua pubblicazione in feuilletons su diversi giornali, che la reso i preti operai popolari. L’ idea del prete, dell’ uomo di Dio che si fa operaio in una grande fabbrica , come Gesù ha fatto il carpentiere nell’ officina di Giuseppe, è parsa a loro una seduzione evangelica. Grazie al talento di Cesbron, essa ha entusiasmato il pubblico. Ora, l’ abbiamo detto, questo entusiasmo si basasu un malinteso fondamentale: il romanzo evoca la vita di una comunità extra-parrocchiale e non quella dei preti-operai; ancora la comunità descritta non è stata riconosciuta nel quadro che ne ha tracciato l’ autore. I preti-operai hanno accolto molto male ‘Les Saints vont en enfer’ e si sono irritati della pubblicità sbagliata che ha fatto a loro: il canonico Hollande, superiore della Missione di Parigi, ha ben presto esclamato davanti a un giornalista venuto ad intervistarlo: “”Abbiamo la nausea di questo libro””. (pag 270-271)”,”RELC-194″
“DANTE Alighieri, commentato da Fausto MONTANARI”,”La divina commedia. Paradiso.”,” “”O insensata cura de’ mortali, quanto son difettivi sillogismi quei che ti fanno in basso batter l’ali! Chi dietro a iura, e chi ad aforismi sen giva e chi seguendo sacerdozio, e chi regnar per forza o per sofismi, e chi rubare, e chi civil negozio, chi nel diletto de la carne involto s’affaticava, e chi si dava a l’ozio, (…)”” (pag 154) Senso generale: quanto sono insensate le passioni umane! Mentre gli uomini in terra, erano immersi nella fatica dei loro disordinati piaceri Dante, in cielo, libero da ogni cupidigia, godeva del glorioso ricevimento dei beati note: – difettivi sillogismi, sbagliati ragionamenti – basso batter l’ ali, il volo verso la terra – dietro a iura, dietro al diritto civile e canonico – aforismi, la medicina che aveva a fondamento gli Aforismi di Ippocrate – seguendo sacerdozio, perseguendo cariche ecclesiastiche – sofismi, frode – civil negozio, affari pubblici – nel diletto de la carne involto, i piaceri carnali”,”VARx-182″
“D’ANTONIO Mariano”,”Sviluppo e crisi del capitalismo italiano, 1951-1972.”,”Mariano D’ANTONIO (Napoli, 1938) insegna economia politica all’ Università di Napoli. Ha pubblicato vari saggi d analisi economica su riviste specializzate. “”L’ analisi fatta dagli economisti che hanno elaborato il “”modello di sviluppo guidato dalle esportazioni”” (A. Lamfalussy, C.P. Kindleberger, R.M. Stern, G. Fuà, A. Graziani e altri), si applica ad un paese capitalistico che ha raggiunto un grado di sviluppo intermedio tra quello proprio di un’ economia agricola e quello di un’ economia matura, altamente industrializzata e con tendenziale piena occupazione”” (pag 177-178) “”…Tutta questa sapienza (degli economisti) riesce dunque soltanto a rimaner ferma ai rapporti economici più semplici, i quali, presi autonomamente, sono pure astrazioni, mentre nella realtà sono mediati dalle più profonde antitesi e ne presentano soltanto un lato in cui la loro espressione è cancellata””. (K. Marx, 1857-58).”,”ITAE-064″
“D’ANTONIO Mariano a cura, scritti di Wassily LEONTIEF E.H. PHELPS BROWN Nicholas KALDOR Joan ROBINSON Harry G. JOHNSON Ricahrd C. EDWARDS Arthur MacEWAN Suzanne De BRUNHOFF Michel BEAUD Claude SERVOLIN Michael A. LEBOWITZ James TOBIN Abba Ptachya LERNER Gottfried HABERLER Milton FRIEDMAN John G. GURLEY Seymour MELMAN Michael REICH Paul M. SWEEZY Howard M. WACHTEL Barry BLUESTONE David M. GORDON”,”La crisi post-keynesiana.”,”Saggi di Wassily LEONTIEF E.H. PHELPS BROWN Nicholas KALDOR Joan ROBINSON Harry G. JOHNSON Ricahrd C. EDWARDS Arthur MacEWAN Suzanne De BRUNHOFF Michel BEAUD Claude SERVOLIN Michael A. LEBOWITZ James TOBIN Abba Ptachya LERNER Gottfried HABERLER Milton FRIEDMAN John G. GURLEY Seymour MELMAN Michael REICH Paul M. SWEEZY Howard M. WACHTEL Barry BLUESTONE David M. GORDON “”Questa completa separazione tra i rapporti di produzione e quelli distributivi è un elemento centrale dell’ analisi di Sraffa: e a beneficio di coloro che vorrebbero invocare un “”modello Sraffa-Marx”” sarà utile ricordare l’ osservazione di Marx a proposito dell’ “”insulsaggine di quegli economisti che trattano la produzione come una verità eterna e confinano la storia nell’ ambito della distribuzione”” (pag 183, M.A. Lebowitz)”,”ECOT-051″
“D’ANTONIO Mariano”,”Un nuovo «1931»?”,”””Da alcuni mesi la situazione economica e monetaria internazionale è caratterizzata dagli economisti con termini quali «acque agitate», «acque pericolose», «pericolo di un nuovo “”1931″”». (…)”” (pag 159) “”I critici più radicali dell’attuale sistema (quelli che, come il francese J. Rueff propongono un’improbabile restaurazione del meccanismo classico del Gold Standard) agitano lo spettro di un «nuovo 1931», alimentano, cioè, la preoccupazione che un’eventuale inversione del ciclo americano si propaghi agli altri paesi con effetti cumulativi, mediante l’attuale sistema internazionale dei pagamenti. L’esempio di obbligo in queste predizioni è ciò che avvenne nel 1931, quando la caduta dell’austriaca Kreditanstalt attivò un processo di ondate successive di rimpatrio di capitali all’estero e trasformò, secondo costoro, la crisi economica americana in crisi economica mondiale. Recentemente questa preoccupazione si è estesa anche ad ambienti che non condividono le proposte di riforma ‘à la Rueff’ (v. l’editoriale di The Economist del 13 marzo scorso su “”Acque pericolose per l’economia mondiale””): una crisi temporanea della economia americana produrrebbe, anche a causa della relativa inesperienza e della debole visione di insieme dei problemi, caratteristiche dei gruppi politici dominanti nei maggiori paesi occidentali, un effetto cumulativo, a “”palla di neve””, su tutte le altre economie”” (pag 163-164) Bibliografia: libro sul ‘1931’ ‘The Credit-Anstalt Crisis of 1931 (Studies in Macroeconomic History) by Aurel Schubert (Author) Book Description Shubert analyses the impact of the Austrian 1931 financial crisis on Europe and the Great Depression, by analysing it using theories of financial crises, identifying the causes of the crisis, and examining the market’s efficiency in predicting events. He also analyses how the crisis was transmitted to the real sector, and studies the behaviour of the Austrian as well as international authorities. Product details Series: Studies in Macroeconomic History Paperback: 224 pages $ 58.0 Publisher: Cambridge University Press (November 2, 2006) Language: English ‘The Credit Anstalt Crisis Of 1931’ File Name : The Credit Anstalt Crisis Of 1931 .pdf Size: 14.3 MB Type : PDF, ePub, Book Uploaded : 2018 May 10 We have made it easy for you to find a PDF Ebooks without any digging. And by having access to our ebooks online or by storing it on your computer, you have convenient answers with The Credit Anstalt Crisis Of 1931 . To get started finding The Credit Anstalt Crisis Of 1931 , you are right to find our website which has a comprehensive collection of manuals listed. Our library is the biggest of these that have literally hundreds of thousands of different products represented.”,”ECOI-002-FB”
“DANVIER G.”,”Blanqui. Una vita per la rivoluzione. Tomo I.”,”””… masse di schiavi affluivano / sotto le insegne dello schiavo ribelle Salvio. / I suoi effettivi si raddoppiarono. / Dominando ormai le campagne / tentò daccapo di espugnare Morgantina, / promettendo con un proclama la libertà / a tutti gli schiavi che erano dentro la città. / Anche i padroni offrirono loro la libertà / a patto che combattessero al loro fianco. / E gli schiavi preferirono la libertà dei padroni; / combatterono con coraggio e respinsero l’assedio. / Ma a quel punto il governatore / negò loro la libertà che aveva promesso…”” (Diodoro Siculo) (in apertura) Affondate romantici!. La rivoluzione del luglio 1830. “”Lo stesso giorno (29 luglio 1830), alla testa di studenti e operai armati, Blanqui entrò nella sala della Corte d’Assise della Senna e, con la punta della baionetta, distrusse i gigli borbonici. Quale fosse lo spirito che quel giorno lo animava, lo ricordò allo stesso Blanqui, 25 anni dopo, Jules Michelet, quando gli inviò il suo ‘Les femmes et la Révolution’. Quella sera del 29, Michelet vide Blanqui entrare nel ‘Salon’ di Adélaide de Montgolfier, depositare il pesante fucile sul parquet e, ancora sporco di polvere da sparo, gridare ai convenuti: “”Enfoncés, les Romantiques!””. I giovani borghesi liberali del ‘Globe’ pensavano di unire liberalismo e romanticismo. Blanqui aveva altri progetti: fine del lirismo e della cattedrale, inizio della sobria prosa della ‘Révolution'”” (pag 58-59) Con la Rivoluzione di luglio, nota anche come Rivoluzione del 1830, Seconda rivoluzione francese, Tre giornate di Parigi e Trois Glorieuses in francese, avvenuta a Parigi nelle giornate del 27, 28 e 29 luglio 1830, fu rovesciato l’assolutista Carlo X, ultimo sovrano della dinastia dei Borbone, e sostituito da Luigi Filippo, il re della monarchia di luglio.”,”SOCU-233″
“DANVIER G.”,”Blanqui. Una vita per la rivoluzione. Tomo II.”,”””La notizia della disfatta di Sedan giunse a Parigi il 2 settembre (1870), verso sera. Il dispaccio ufficiale arrivò al ministro della Guerra nella notte. La mattina del 3, i deputati della sinistra intavolarono negoziati con i liberali, per il trasferimento dei poteri: auspicarono un Consiglio di reggenza, una Commissione… la ‘République’ non era nei loro pensieri. La sinistra democratica, che poteva tutto, tremava alla sola idea della rivoluzione. Il popolo senza guida, non sapeva che fare. (…) La grande massa del popolo, dimentica delle infamie, affidò alle mani della “”sinistra responsabile”” la sorte di Parigi e della Francia. La parte politicamente più consistente degli uomini del nuovo governo, noti orleanisti e repubblicani moderati, erano infatti i boia della Repubblica del 1848. Jules Favre aveva consegnato la Repubblica a Bonaparte, Jules Simon aveva votato lo stato d’assedio e la deportazione degli insorti del Giugno 1848; Garnier-Pagès, l’uomo dei 45 centesimi che si era spazientito che cannoni e mitragliatrici non arrivassero più velocemente, per fare strage degli operai; Eugène Pelletan si era lamentato dalle colonne del ‘Bien public’, che non si fossero fucilati abbastanza insorti; Emmanuel Arago aveva favorito la reazione a Lione; Jules Trochu era stato nominato governatore di Parigi da Bonaparte; Étienne Arago, mediocre drammaturgo, sindaco di Parigi, era un pessimo amministratore; Jules Ferry, avvocato e giornalista, era un sostenitore della repressione e della grande banca; Gambetta aveva reclamato l’esecuzione per i colpevoli dell’attacco di La Villette. Tutto questo Blanqui lo sapeva bene (45), come sapeva che il movimento operaio, senza organizzazione e dopo vent’anni di dittatura, non poteva nulla. Non restava che vagliare attentamente la situazione, sorvegliare e tallonare il governo, denunciare a piena voce le sue scelte nefaste e… tenersi pronti al peggio”” (pag 196-198-199-200) [(45) Ne è consapevole anche Marx che, il 9 settembre 1870, nel ‘Secondo Indirizzo del Consiglio Generale dell’Internazionale’, scrive: “”Noi salutiamo l’avvento della Repubblica in Francia, non senza provare apprensioni che noi speriamo si riveleranno infondate. Questa Repubblica non ha rovesciato il trono, ma ha più semplicemente preso il suo posto rimasto vacante. È stata proclamata non come conquista sociale, ma come misura nazionale di difesa. Essa è nelle mani di un Governo provvisorio composto in parte di orleanisti notori, in parte di repubblicani borghesi, su alcuni dei quali l’insurrezione del giugno 1848 ha impresso il suo marchio indelebile. (…) (Karl Marx, F. Engels, Carteggio, Vol. VI, Roma, 1972] [G. Danvier, Blanqui. Una vita per la rivoluzione. Tomo II, La Città del Sole, Napoli, 2021]”,”SOCU-234″
“D’APICE Carmela”,”L’ arcipelago dei consumi. Consumi e redditi delle famiglie in Italia dal dopoguerra ad oggi.”,”D’APICE Carmela (1946) è docente di economia politica presso l’ università della Calabria. Ha pubblicato vari saggi sul ruolo della donna nel mercato del lavoro, sulla distribuzione personale dei redditi, sul rapporto inflazione classi sociali, sul meccanismo di indicizzazione dei salari, sulla spesa per consumi della famiglia. Collabora con il CESPE e con numerose riviste. “”Ai nostri fini può essere abbastanza indicativo confrontare il regime alimentare di una famiglia media operaia non agricola con quello di un nucleo familiare di “”impiegati e dirigenti””. In generale i differenziali seguono la stessa direzione rilevata a livello territoriale ed assumono un’ entità inferiore. A partire da un certo livello di reddito, infatti, non è più l’ alimentazione a giocare un ruolo determinante nell’ identificazione sociale, sono la qualità dei beni e la velocità con cui è possibile accedere ai nuovi prodotti, in campo alimentare come nella generalità del consumo””. (pag 125)”,”ITAS-082″
“DA-POZZO Mario FELLONI Giuseppe”,”La Borsa Valori di Genova nel secolo XIX. (prima parte)”,”Il volume è mancante della seconda parte ‘Appendici'”,”LIGU-136″
“D’AQUINO Niccolò CHILLEMI Leena DI LIEGRO Gina ODDINI Marcello a cura”,”I media della diaspora. Giornali, radio e televisioni dell’Italia fuori d’Italia.”,”‘100 milioni di copie'”,”EDIx-199″
“D’AQUINO Tommaso”,”La conoscenza di Dio nella somma teologica.”,”Tommaso D’Aquino (1225-1274) nasce nel castello di Roccasecca, vicino ad Aquino. Viene educato presso il monastero di Montecassino. Studia all’Università di Napoli e diviene Domenicano nella stessa città. 1246-48 studia a Parigi. 1259 rientra in Italia, incaricato di redigere la Ratio studiorum dell’ordine domenicano. Nel 1265 è reggente degli studi nel convento di Santa Sabina a Roma. Nel 1266-73 compone la Somma teologia. Muore il 7 marzo 1274 presso l’abbazia di Fossanova, mentre è in viaggio per Lione.”,”RELC-037-FL”
“DARBOIS Dominique VIGNEAU Philippe”,”Gli algerini in guerra.”,”DARBOIS Dominique VIGNEAU Philippe il primo fotoreporter e il secondo giornalista.”,”AFRx-079″
“DARCHINI Gaetano”,”Ellade (Note di viaggio, 1909).”,”DARCHINI Gaetano “”Per me, dicano quel che vogliono, l’innegabile vitalità della nazione greca è luminosamente dimostrata dal fatto che i politicanti non sono ancora riusciti a distruggerla”” (pag 134) “”Ogni ministero novo, regolarmente, caccia sul lastrico i vecchi impiegati e ne’ posti lasciati insedia i suoi beniamini; i cacciati si rifugiano nei caffè e nelle redazioni de’ giornali aspettando; e intanto costituiscono l’opposizione e lavorano giorno e notte per riavere i loro posti e cacciarne gli avversari””. (pag 135) “”E pensare che, in Grecia, gl’impiegati e le loro famiglie costituiscono un dodicesimo della popolazione, e sono così modestamente pagati che ad Atene i capiuffici della distribuzione delle lettere non disdegnano mance!”” (pag 135)”,”GREx-017″
“DARDI Marco”,”Marx, Ricardo e l’«economia volgare».”,”La critica a Ricardo. Ciò che manca a Ricardo è la comprensione dell’origine del profitto. “”‘Nel momento dello scambio’ sul mercato del lavoro (…) c’è perfetta equivalenza di valore fra forza-lavoro e salario di sussistenza: la legge del valore e l’equità dello scambio sono perfettamente rispettate. Il profitto sorge successivamente allo scambio, quando il capitalista utilizza la forza-lavoro che ha acquistato, cioè la impiega ‘nel processo di produzione’ per produrre valore di scambio. Dopo lo scambio infatti il lavoratore ha perduto la proprietà della forza-lavoro, ed è a disposizione del capitalista che decide come e quanto farlo lavorare, cioè quanto valore estrarre dall’uso della forza-lavoro. Se la forza-lavoro può esplicare più lavoro vivo di quanto ne sia contenuto nella propria sussistenza, il capitalista può estrarre da essa un ‘pluslavoro’, cioè una quantità di valore maggiore del valore del salario. Questo ‘plusvalore’, quantitativamente misurato dal pluslavoro, è la base del suo profitto. La spiegazione marxiana dell’origine del profitto nella “”coercizione al pluslavoro”” può a buon diritto chiamarsi una ‘teoria dello sfruttamento’. Ciò che manca a Ricardo è la comprensione dell’origine del profitto: Marx riconosce l’esattezza della formula da cui Ricardo parte per determinare il profitto – la differenza fra lavoro prestato e lavoro necessario a riprodurre la sussistenza del lavoratore per un periodo equivalente (25). Ma che questa differenza esista, e sia positiva, è per Ricardo semplicemente un dato di fatto che egli assume dalla realtà senza preoccuparsi di spiegarlo: «Per lui [Ricardo] è un fatto che il valore del prodotto è maggiore del valore del salario. Come questo fatto si produca, non è chiaro. La giornata lavorativa totale è maggiore della parte della giornata lavorativa necessaria alla produzione del salario. Perché? Non lo dimostra» (26). Dalla mancata spiegazione dell’origine del profitto discendono ancora altre insufficienze dell’analisi ricardiana del capitalismo. Ricardo, infatti, non vedendo come il profitto provenga dal fatto che il capitalista controlla e gestisce lo svolgimento del processo di produzione, non è in grado di sviluppare una analisi adeguata della produzione come la sfera in cui si attua lo sfruttamento capitalistico. In realtà, la formula ricardiana del profitto (che coincide con quella marxiana del plusvalore) mostra che la variabile che il capitalista ha sotto controllo e mediante la quale può influire sulla grandezza del plusvalore estratto da ogni ora di lavoro è la ‘frazione’ della giornata lavorativa necessaria a riprodurre la sussistenza di un lavoratore per un giorno (27). Il capitalista può aumentare il plusvalore riducendo questa frazione, e Marx osserva che per far questo ha a sua disposizione due sistemi diversi (28). Può migliorare le tecniche di produzione dei beni-salario in modo da ridurre il lavoro necessario a produrre la sussistenza, cioè da ridurre il lavoro della forza-lavoro al numeratore della frazione: oppure può allungare la durata della giornata lavorativa, posta la denominatore della frazione, aumentado la differenza fra numero di ore lavorate prestate giornalmente e ore lavorative necessarie a produrre la sussistenza. Marx chiama ‘plusvalore relativo’ quello ottenuto mediante il primo sistema, ‘plusvalore assoluto’ quello ottenuto col secondo (29)”” (pag 14-15) [Marco Dardi, ‘Marx, Ricardo e l’«economia volgare»’, ETS, Pisa, 1979] [(25) Marx, ‘Storia delle teorie economiche, Einaudi, 1954’, cit., II, pp. 116-118; (26) Ivi, II, p. 118; (27) Occupando N lavoratori al giorno per H ore ciascuno, e pagando un salario giornaliero L (misurato in ore lavoro), il capitalista ottiene un plusvalore totale N (H-L), e un plusvalore I (L/H) per ogni ora lavoro; (28) un sistema che Marx non considera è un cambiamento del contenuto di merci della sussistenza tale da ridurne il valore in unità di lavoro incorporato. La sussistenza è per Marx un dato storico-sociale sottratto al controllo consapevole e unilaterale dei capitalisti: «dipende non solamente dai bisogni fisici, ma anche dai bisogni sociali storicamente sviluppati, che diventano una seconda natura» (‘Il capitale’, cit., III, p. 976)]”,”MADS-002-FPB”
“DA-RE Giulio”,”Socialismo. Estratto dalla Enciclopedia Giuridica Italiana. Vl. XV. PArte II. Sez. III.”,”Dedica al professor Carlo Arnaldo RUSCONI Filone dell’ autore: critica grossolana di Marx. Forme di socialismo cinese antico. “”Se non socialista propriamente, ma spicciatamente democratico era stato, nella stessa Cina, un altro esperimento, che è interessante ricordare perché si collega logicamente con quello di Chintsong II, anzi può dirsi che sia il primo indizio di malessere sociale che la proprietà sregolata genera in Cina – e dovunque nei primi secoli dell’ era cristiana. L’ esperimento sociale va storicamente sotto il nome di ‘maximum’ della proprietà e fu opera essenzialmente di un altro ministro famoso: Uang-Mang. Questi adottò un principio semplicissimo, limitando legalmente il quantitativo dei beni che ciascuno può avere (…)””. (pag 7) Proudhon e Marx (pag 75). Lenin e Napoleone (pag 211-212)”,”SOCx-145″
“DARKE Bob”,”The Communist Technique in Britain.”,”DARKE per diciotto anni fino al 1951 è stato membro del British Communist Party.”,”MUKx-083″
“DARLINGTON Ralph”,”The political trajectory of J. T. Murphy.”,”DARLINGTON Ralph University of Salford.”,”MUKx-188″
“DARNTON Robert”,”L’ intellettuale clandestino. Il mondo dei libri nella Francia dell’ Illuminismo.”,”L’A studia il mondo dei lumi da una prospettiva inconsueta: quella della vita precaria e oscura degli scrittori e filosofi ai margini del mondo lettarario, perseguitati da miseria e polizia e bersaglio del disprezzo degli stessi padri dell’illuminismo, di VOLTAIRE in primo luogo. Stamperie clandestine, caffé malfamati, uffici giudiziari sono lo sfondo delle vicende di questi ambigui personaggi che ebbero comunque un peso non indifferente nella diffusione delle idee dell’illuminismo tra gli strati popolari. Non a caso alcuni di loro, osteggiati e rinnegati dal mondo ufficiale delle Lettere, da Jean-Paul MARAT a Jacques-Pierre BRISSOT (1), diverranno ideologi di spicco della Rivoluzione francese. DARNTON (NY, 1939) insegna all’Univ di Princeton.”,”FRAA-002″
“DARNTON Robert”,”Libri proibiti. Pornografia, satira e utopia all’ origine della rivoluzione francese.”,”DARNTON Robert insegna storia europea alla Princeton University. Tra le sue opere ‘Diario berlinese, 1989-1990’ (1992) e ‘L’ intellettuale clandestino’ (1990). Con ‘I libri proibiti’ ha vinto il National Books Critics Circle Award per la critica (negli Stati Uniti) 1995. Letteratura clandestina. “”Se però un lettore francese voleva sapere chi stesse tramando per sostituire i ministri a Versailles o chi facesse da cavaliere alle attrici della Comédie francaise, allora doveva rivolgersi a un nouvelliste. I nouvellistes si dividevano in due categorie: i nouvellistes de bouche, che diffondevano a voce notizie in luoghi pubblici quali il Palais-Royal e i giardini delle Tuileries a Parigi, e i nouvellistes de main, che redigevano i bollettini manoscritti (nouvelles à la main) destinati a circolare “”sotto il mantello””. Una chronique scandaleuse nascesa quando un editore, al di fuori dei confini francesi, riuniva questi bollettini in un libro. Le notizie passavano così dalla forma orale a quella scritta e, infine, alla pagina stampata. Ogni stadio di tale metamorfosi era illegale, perciò non esistevano remore alla diffamazione. Una volta giunte allo stadio di libro, le nouvelles entravano a pieno titolo nel novero dei “”libri filosofici””. Tuttavia, a differenze di altre opere del corpus, le chroniques scandaleuses non avevano un coerente impianto narrativo””. (pag 85)”,”FRAR-311″
“DARNTON Robert, a cura di Renato PASTA”,”Il grande massacro dei gatti, e altri episodi della storia culturale francese.”,”Robert Darnton, nato nel 1939 a New York, ha studiato ad Harvard e si è laureato a Oxford. Ha insegnato Storia alla Princeton University. E’ uno specialista del Settecento francese. Il volume contiene il capitolo: ‘Operai in rivolta: il grande massacro dei gatti in Rue Saint-Séverin’ (pag 99-131) (botteghe stamperia tipografia, documenti della Société Typographique de Neuchatel, STN, settecento, lotta di classe tra operai tipografi e padroni: i padroni amano i gatti e dunque gli operai devono odiarli… da qui uccisione dei gatti dei padroni…)”,”FRAS-001-FSD”
“DA-ROLD Gianluigi”,”La battaglia di via Solferino. Dal “”garante”” di Cavallari alla scelta di Ostellino.”,”DA-ROLD Gianluigi milanese ha studiato giurisprudenza alla Statale di Milano. Giornalista professionista dal 1972 è attualmente inviato speciale del ‘Corriere della Sera’. Nel 1967 ha scritto con Piergiulio SODANO ‘Arabi e israeliani: la guerra dei sei giorni’. Ha pubblicato con altri cronisti dell’ Avanti! ‘L’ affare feltrinelli’. Ha curato la raccolta di scritti di Walter TOBAGI. “”Il libro di Franco Di Bella, ‘Corriere segreto’, incomincia proprio da quei giorni tumultuosi della fine d’ autunno. Scrive Di Bella: “”La mattina del 27 novembre 1981 la sede del “”Corriere della Sera”” appariva costellata di bandiere rosse, sull’ intero quadrilatero di via Solferino, via Moscova, via San Marco, via Montebello. Quasi nessuno tra i primi passanti mattinieri volle credervi. Eppure quei vessilli rossi erano lì, sventolavano e pendevano da finestre, balconi e balconate, dove li avevano collocati durante la notte gli estremisti di sinistra dello stabilimento, appena appresa la notizia che a Roma s’erano rotte le trattative tra sindacati ed editori sulla chiusura dell’ “”Occhio”” e del “”Corriere d’ Informazione””””. Di Bella sostiene che mai, nella storia secolare del giornale, si era giunti a tanto””. (pag 75)”,”EDIx-054″
“DARRECAGAIX General”,”Le Marechal Berthier. Prince de Wagram et de Neuchatel. Tome I. 1753-1804.”,”Il generale DARRECAGAIX (1833-1915) scrive nel 1904-05 la prima biografia del Maresciallo BERTHIER, militare che ebbe un ruolo di primo piano nella storia napoleonica. Figlio di un ufficiale del vecchio regime, seppe adattarsi ai diversi governi per il rigore della sua formazione, restando tuttavia leale. La sua carriera comincia in America, a fianco di ROCHAMBEAU (1780-1783) e prosegue sotto la rivoluzione dove protegge la famiglia reale, cosa che gli costerà qualche problema. Impone il suo talento militare in occasione della campagna d’ Italia. E’ nominato da BONAPARTE capo di Stato Maggiore dell’ esercito del 1796 e gioca un ruolo chiave nella spedizione d’ Egitto. Nominato ministro della guerra dopo il 18 brumaio, poi alla testa della Riserva, offre al Primo Console la prima delle sue grandi vittorie: Marengo. E’ fatto maresciallo nel 1804. “”E se il genio di Bonaparte ispirava le nuove concezioni, era il talento di Berthier che, penetrando il suo pensiero, sapeva assicurare l’ esecuzione dei suoi ordini, prevedere le sue intenzioni e prendere da tutti i lati le disposizioni molteplici che avrebbero condotto alla vittoria. Il suo posto riconosciuto era a fianco del genio della guerra, al primo rango tra i luogotenenti illustri del grand’uomo”” (pag 452)”,”FRQM-022″
“DARRECAGAIX General”,”Le Marechal Berthier. Prince de Wagram et de Neuchatel. Tome II. 1804-1815.”,”BERTHIER era l’ amico più fedele di NAPOLEONE e prese parte alle decisioni in tutte le battaglie del periodo anche se sovente fu oscurato dalla personalità dell’ Imperatore. Il solo errore che gli sarà fatale fu quello di spostarsi a fianco di LUIGI XVIII nel 1814. Non credeva più al ristabilimento dell’ Impero e non si unì a BONAPARTE al suo ritorno dall’ isola d’ Elba. La sua morte accidentale o per suicidio gli evitò di vedere una seconda caduta dell’ Impero. “”Sia quel che sia, dopo Friedland e Tilsit, l’ Impero era all’ apice della sua gloria e della sua potenza. Napoleone poteva tutto, salvo dominare l’ Inghilterra””. (pag 231)”,”FRQM-023″
“DARWIN Charles a cura e introduzione di F. PAPARO”,”L’ origine dell’ uomo.”,”Darwin era contro il creazionismo e il finalismo (ossia concepire lo sviluppo degli organi come già destinati ad una certa funzione) (f. raisc.)”,”SCIx-061″
“DARWIN Charles, a cura di LEAKEY Richard E.”,”L’ origine delle specie.”,”””La selezione naturale non produrrà mai in un essere una struttura che sia più nociva che vantaggiosa per quell’ essere”” (pag 119)”,”SCIx-141″
“DARWIN Carlo”,”L’ origine dell’ uomo. E la scelta in rapporto col sesso.”,”””Un gentiluomo napoletano, dicesi, ebbe quattordici duelli per sostenere la preminenza del Tasso sull’ Ariosto. Al quattordicesimo duello, ferito a morte esclamò: – E dire che non ho mai letto né l’ Ariosto né il Tasso! – Questa è un po’ la storia degli italiani rispetto a Darwin: molti che ne dicono male, ed anche taluni che ne dicono bene, non lo hanno mai letto.”” (Michele Lessona) “”Mi propongo in questo capitolo di dimostrare soltanto che non v’ha differenza fondamentale fra l’ uomo ed i mammiferi più elevati per ciò che riguarda le loro facoltà mentali””. (pag 26) “”La scelta naturale opera soltanto come un tentativo. Gli individui e le razze possono aver acquistato certi vantaggi incontrastabili, e tuttavia esser periti per la mancanza di altri caratteri. I Greci possono essere retroceduti per mancanza di coesione fra i piccoli Stati per la piccola estensione del loro paese, per la pratica della schiavitù, o per una estrema sensualità; perché non soccombettero se non quando furono “”snervati e corrotti fino in fondo all’ anima””. Le nazioni occidentali di Europa, che ora superano smisuratamente i loro primieri progenitori selvaggi e stanno alla cima dello incivilimento, non debbono che poco o forse nulla della loro superiorità alla diretta eredità degli antichi Greci; sebbene vadan debitori di molto alle opere scritte di quel popolo meraviglioso. Chi può dire con certezza perché la nazione Spagnuola, così dominante un tempo, sia rimasta tanto indietro? Lo svegliarsi delle nazioni d’ Europa dai secoli tenebrosi è ancora un problema molto incerto. In quel periodo primiero, come osserva il signor Galton, quasi tutti gli uomini dotati di natura gentile, quelli che si dedicavano alla meditazione o alla coltura della mente, non avevano altro rifugio che la Chiesa che richiedeva il celibato; e questo non può a meno di aver avuto un’ azione deteriorante sopra ogni successiva generazione. Durante quello stesso periodo la Santa Inquisizione sceglieva annualmente gli uomini più liberi e coraggiosi per bruciarli od imprigionarli. Nella sola Spagna alcuni degli uomini migliori – quelli che dubitavano, investigavano, e senza il dubbio non v’ha progresso – furono eliminati per tre secoli in ragione di mille all’ anno. Il male che la Chiesa Cattolica ha fatto così, sebbene controbilanciato senza dubbio in una certa e forse grande estensione in altri modi, è incalcolabile; nondimeno l’ Europa ha progredito incomparabilmente.”” (pag 113 – 114)”,”SCIx-160″
“DARWIN Charles”,”El origen de las especies.”,”Piante, animali …e uomo. “”Così come abbiamo visto nell’ ultimo capitolo che alcune forme hanno conservato quasi gli stessi caratteri da un periodo geologico remotissimo, allo stesso modo certe specie sono emigrate per vasti spazi, essendosi modificate poco o nulla. In base a ciò, è evidente che le diverse specie dello stesso genere, benché vivano nelle zone più distanti del mondo, devono essere provenute originariamente dalla stesso fonte, ovvero discendere dallo stesso progenitore.”” (pag 372)”,”SCIx-194″
“DARWIN Charles, a cura di Mario MIGLIUCCI e Paola FIORENTINI”,”L’ origine dell’ uomo e la selezione sessuale.”,”Senso del bello. “”E’ stato detto che questo senso è peculiare dell’ uomo. Mi riferisco qui solo al piacere offerto da certi colori, forme e suoni, e che può essere decisamente definito senso del bello; negli uomini colti queste sensazioni sono tuttavia associate con idee complesse e con collegamenti di pensiero.”” (pag 110) Formazione delle razze umane. “”In alcuni casi l’ incrocio di diverse razze ha portato alla formazione di una nuova. Il fatto singolare che gli europei e gli indù, che appartengono allo stesso ceppo ariano e parlano una lingua fondamentalismo simile, siano di aspetto molto diverso, mentre gli europei differiscono solo poco dagli ebrei, che fanno parte del ceppo semita e parlano una lingua diversa, è stato spiegato dal Broca (49) col fatto che alcuni rami ariani si sono largamente incrociati con tribù indigene nel corso della loro ampia diffusione.”” (pag 228)”,”SCIx-213″
“DARWIN Charles”,”Autobiografía.”,”””Durante mi último año en Cambridge, leí con atención y profundo interés ‘Personal Narrative’ (Relato íntimo) de Humboldt. Esta obra y la ‘Introduction to the Study of Natural Philosophy (…) de sir J. Herschel suscitaron en mí un ardiente deseo de aportar aunque fuera la más humilde contribución a la noble estructura de la ciencia natural. Ningún libro de la docena que había leído me influenció tanto como aquellos dos.”” (pag 36)”,”SCIx-272″
“DARWIN Charles, a cura di Paolo COSTA”,”Charles Darwin. Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”COSTA Paolo svolge attività di ricerca presso l’Istituto trentino di cultura. Ha curato anche l’Antologia di Hannah Arendt “”Non sempre viene adeguatamente rimarcata la disponibilità e l’entusiasmo con cui Darwin colse al volo l’opportunità regalatagli dall’esistenza. Non molti avrebbero saputo allora (e saprebbero ora) accettare senza batter ciglio la proposta di un viaggio intorno al mondo, superando le inevitabili resistenze familiari e modificando nel giro di pochi giorni l’intero orizzonte della propria vita. Quando, attraverso la mediazione di Henslow, ricevette la proposto di FitzRoy, Darwin aveva ventidue anni e, pur avendo concluso positivamente il suo primo triennio a Cambridge, aveva ben poche risorse personali oltre a un contesto familiare solido e alle energie tipiche di un ventenne”” (pag 11) (introduzione di P. Costa)”,”SCIx-364″
“DARWIN Charles”,”L’evoluzione. L’origine della specie, L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, I fondamenti dell’origine delle specie, Autobiografia.”,”Charles Darwin nacque nel 1809 a Shrewsbury. Studiò Medicina a Edimburgo e Teologia a Cambridge, finchè nel 1831, superando le resistenze del padre, riuscì a imbarcarsi come naturalista a bordo del Beagle per un viaggio che durò cinque anni e costituì l’avvenimento più importante della sua formazione. Nel 1838 la lettura del Saggio sui princìpì della popolazione di Malthus gli fornì l’idea per quella teoria della ‘selezione naturale’ che tanto peso avrebbe avuto su pensiero scientifico e filosofico. Morì nel 1882.”,”SCIx-123-FL”
“DARWIN Charles”,”L’origine della specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita.”,”La presente traduzione dell’Origine delle specie è condotta sulla prima edizione del 1859 L’origine delle specie di Darwin è l’opera di un’intera vita (pag 28) Questo volume contiene varianti della sesta edizione ai vari capitoli “”Darwin si orientò (…) verso soluzioni evoluzionistiche di cui aveva ricevuto qualche nozione attraverso le opere del nonno che aveva letto anni prima, nonché attraverso le idee di Lamarck che gli erano state esposte da Robert E. Grant, suo insegnante a Edimburgo. E’ anche probabile che ne avesse avuto notizia attraverso la ‘Histoire naturelle des animaux sans Vertèbres’, che era allora il testo fondamentale per chiunque si occupasse di zoologia. Quelle tesi erano state però confutate nelle opere del teologo Paley sulle quali aveva studiato a Cambridge, e nel trattato di geologia di Lyell che era stato il suo vademecum durante il viaggio intorno al mondo: ne vedeva quindi i limiti e non si sentiva di accoglierle. Una soluzione nuova gli si presentò per due strade diverse: attraverso le teorie socio-economiche del Malthus, ed attraverso l’opera degli allevatori di bestiame. La pauperizzazione dell’ Inghilterra, che attraversava un periodo assai oscuro anche per le violente agitazioni sociali, aveva dato grande attualità ai problemi della sovrapopolazione e della scarsità di sussistenze. Diceva Malthus: la popolazione tende ad accrescersi più rapidamente di quanto si accrescano le sussistenze, sicché ogni generazione deve pagare un grosso contributo di morti per carestie ed epidemie. Rifletté Darwin che ciò si verificava anche, e a maggior ragione, per le popolazioni di qualunque specie animale, le quali non sono certo in grado di incrementare la produttività del paese che abitano, ma rifletté anche che la mortalità poteva colpire in modo diverso individui con attitudini diverse, compiendo una sorta di scelta di quelli migliori. A questa seconda riflessione era guidato, sia dalle teorie intorno al liberalismo economico enunciate da Adamo Smith, sia dalla conoscenza del modo in cui venivano migliorate le razze di pecore e cavalli. L’industria laniera in quegli anni veniva enfaticamente definita «fiore e forza e rendita e sangue dell’Inghilterra» e la richiesta di prodotti più pregiati incalzava, come incalzava la richiesta di cavalli migliori per risolvere il problema delle comunicazioni rapide. Tutto il paese era al corrente dei successi degli allevatori. Su queste basi Darwin cominciò ad intessere una vasta serie di ragionamenti da cui ricavò nel 1842 una prima bozza della teoria della selezione naturale, che nel 1844 stese di bel nuovo arricchendola di molti dati (1). Ciò fatto, Darwin mise le carte nel cassetto e passò ad occuparsi di tutt’altro, senza peraltro smettere di documentarsi intorno al problema”” (pag 17-18, introduzione di Piero Omodeo) [(1) Le due bozze sono state ripubblicate insieme al saggio di Alfred R. Wallace col titolo: ‘Evolution by natural selection’, dalla Cambridge U.P. (1958), trad. it. ‘Introduzione all’evoluzionismo’, Newton, Compton, Roma, 1974]”,”SCIx-496″
“DARWIN Charles”,”L’origine dell’uomo.”,”””L’uomo animale sociale. Chiunque ammetterà che l’uomo è un essere sociale. Vediamo ciò per il suo odio per la solitudine e el suo desiderio per l’inserimento nella società al di là della sua famiglia. La prigionia solitaria è una delle punizioni più severe che si possono infliggere. Alcuni autori suppongono che originariamente l’uomo vivesse in famiglie singole; ma al tempo presente, sebbene singole famiglie o anche due o tre insieme vaghino per i deserti di qualche terra selvaggia, esse, a quanto ne so, stringono sempre rapporti con altre famiglie che abitano negli stessi distretti. (…)”” (pag 134)”,”SCIx-004-FC”
“DARWIN Charles, a cura di Franco PAPARO, con un saggio di Giuseppe MONTALENTI”,”L’ origine dell’uomo.”,”Dal processo di liberazione della mano al processo di liberazione dell’umanità “”Occorre sottolineare che al tempo di Darwin non vi era alcun dato paleontologico a favore dell’evoluzione dell’uomo. Il primo cranio dell’uomo fossile del tipo di Neanderthal era stato scoperto in Germania nel 1856, cioè 15 anni prima della pubblicazione dell”Origine dell’uomo’, ma era stato considerato dal grande patologo Virchow come un caso patologico, e solo in seguito se ne scoprì la grande importanza. Negli ultimi 50 anni la scoperta di fossili di individui umani e preumani si è andata arricchendo sempre di nuovi esemplari ed ha permesso i primi tentativi, per quanto esitanti, di ricostruzione esatta della genealogia umana (…). Quanto alla ricostruzione del processo concreto attraverso il quale da antenati scimmieschi (in realtà progenitori delle attuali scimmie) si è giunti all’uomo, ad essa si dedicano in tutto il mondo gli sforzi di molti paleontologi, archeologi, storici; ma siamo ancora nel campo delle teorie e delle ipotesi più o meno plausibili. Con ogni probabilità, un punto nodale di questo processo è stato il raggiungimento da parte degli antenati dell’uomo della stazione eretta e quindi della liberazione della mano. Il processo di liberazione della mano e quello della produzione degli strumenti si sono certamente aiutati vicendevolmente. Afferma F. Engels (nel capitolo “”Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia”” in ‘Dialettica della natura’, Edizione Rinascita, 1950, p. 206): «Il lavoro è la fonte di ogni ricchezza. Lo è, accanto alla natura, che offre al lavoro la materia greggia che esso trasforma in ricchezza. Ma il lavoro è infinitamente più di ciò. È la prima, fondamentale condizione di tutta la vita umana; e lo è invero a tal punto che noi possiamo dire in un certo senso: il lavoro ha creato lo stesso uomo»”” (pag 25-26) [dalla prefazione di Franco Paparo a ‘L’origine dell’uomo’ di Charles Darwin, Editori Riuniti, Roma, 1983] [“”E’ stato spesso affermato, in maniera dogmatica, che l’origine dell’uomo non potrà mai essere conosciuta: ma è spesso l’ignoranza più che la scienza a determinare convinzioni del genere: soltanto quelli che sanno poco, e non quelli che sanno molto, possono affermare perentoriamente che questo o quel problema non sarà mai risolto dalla scienza”” (Darwin, introduzione) (pag 33)]”,”SCIx-006-FMDP”
“DA-SCHIO Giovanni”,”Sui cimbri. Primi e secondi irruenti o permanenti nel Vicentino. Dissertazione.”,”I cimbri erano un popolo germanico originario dello Jutland. Vinsero i romani ad Arausio (Orange, 105 aC) ma furono annientati da G. MARIO ai Campi Raudii (101 aC).”,”ITAS-062″
“DASGUPTA Amiya Kumar”,”La teoria economica da Smith a Keynes.”,”A.K. Dasgupta, Honorary Fellow alla London School of Economics and Political Science, si occupa di teoria e pianificazione economica. Ha pubblicato “”Planning and Economic Growth”” (London, 1965), e ‘Phases of Capitalism and Economic Theory and Other Essays”” (Delhi, 1983). La teoria dei rapporti di classe di J.S. Mill (pag 100-101) “”La posizione di Mill riguardo alla scelta dell’istituzione sociale è ambivalente. Egli in definitiva rifiutava il tipo di capitalismo che aveva di fronte: se la scelta fosse stata fra il socialismo “”con tutte le sue potenzialità”” e il capitalismo del suo tempo con le sue “”sofferenze e ingiustizie”” egli avrebbe certamente optato per il socialismo. Tuttavia Mill individuava delle possibilità di miglioramento della società anche all’interno delle strutture del capitalismo; propose così due condizioni essenziali per qualsiasi progetto di miglioramento della società: la limitazione della popolazione e l’istruzione generalizzata. Date queste condizioni sarebbe stato il “”futuro”” a decidere dell’assegnazione dei vantaggi relativi in termini di “”libertà umana e intraprendenza””. Questo però non è tutto. Mill fece un’ipotesi su quale futuro potesse esserci per la classe operaia. L’ipotesi era evidentemente fondata sulla sua precisa consapevolezza della crescente forza di questa classe. All’epoca di Ricardo i lavoratori erano ancora passivi; Mill vide invece aumentare la forza dei sindacati (23). L’analisi di Mill dei rapporti di classe si distingue per il rigore della sua visione. Da un lato essa deriva dalla teoria della “”contrattazione”” di Adam Smith, dall’altro tiene conto delle potenzialità del lavoro anche come forza sociale. Mill non crede nella persistenza di nessun’altra classe che non sia quella operaia, e se ancora distingue la classe lavoratrice da una classe capitalista è “”per descrivere un sistema di relazioni sociali esistente, ma in nessun modo necessario o permanente””. L’esistenza di una classe inattiva è un “”grande male sociale che può essere accettato solo temporaneamente””. Per cui afferma: “”Io non accetto come giusto o benefico un assetto sociale in cui vi sia una classe che non è laboriosa e vi siano persone esenti dal contribuire ai lavori necessari alla vita dell’uomo, a meno che non si tratti di quelle inabili al lavoro o che per il lavoro prestato abbiano guadagnato il giusto riposo”” (24). Tuttavia, egli continua, finchè esisterà la classe lavoratrice e dipenderà per l’occupazione e i salari dalla classe degli imprenditori, vi sarà conflitto tra lavoratori e datori di lavoro e il conflitto aumenterà quando i lavoratori diventeranno più consapevoli dei loro diritti e delle loro libertà”” (pag 100-101) “”(23) I ‘Combination Acts’ furono revocati nel 1924, l’anno successivo alla morte di Ricardo. Pure se in modo sporadico, l’attività sindacale iniziò subito dopo. Entro la metà degli anni quaranta essa aveva già assunto abbastanza rilevanza da attrarre l’attenzione degli osservatori più attenti (24) J.S. Mill, Principii di economia politica, cit., Libro IV, cap. VII. Si dovrebbe leggere questo splendido capitolo se si desidera avere un’idea della teoria dei rapporti di classe di Mill”” (pag 106)”,”ECOT-248″
“DASGUPTA Amiya Kumar”,”La teoria economica da Smith a Keynes.”,”A.K. Dasgupta, Honorary Fellow alla London School of Economics and Political Science, si occupa di teoria e pianificazione economica. Ha pubblicato “”Planning and Economic Growth”” (London, 1965), e ‘Phases of Capitalism and Economic Theory and Other Essays”” (Delhi, 1983). “”Il modo in cui la classe capitalista ha ottenuto la proprietà delle risorse con cui essa controlla la produzione appartiene alla storia. Né Smith né Ricardo si preoccuparono di approfondirla. Ricardo prende il sistema capitalista così come lo trova, un sistema nel quale la proprietà privata è riconosciuta dallo stato e nel quale i lavoratori, non avendo alcuna risorsa materiale in loro possesso, vendono il loro lavoro nel mercato in cambio dei salari. Una parte del sovrappiù, detratti i costi salariali, va come rendita alla classe che detiene la proprietà della terra; una parte rimane ai capitalisti per il loro consumo e per l’accumulazione. Ciò che viene risparmiato (il fondo salari) è speso in lavoro produttivo addizionale; i capitalisti trasformano i risparmi in capitale. L’accumulazione è infatti definita, sia da Ricardo che da Smith, come il processo di trasformazione dei risparmi in capitale, o in altre parole, di utilizzazione di ciò che si è risparmiato per l’impiego in lavoro produttivo (4). Adam Smith certamente individua un lontano stadio primitivo della società in cui non è ancora avvenuta l’appropriazione della terra e in cui il capitale non è ancora stato accumulato. Tuttavia egli considera l’accumulazione come un processo spontaneo che precede la divisione del lavoro e lo scambio (5), introdotti dalla classe capitalista, e la proprietà privata della terra come un atto spontaneo di appropriazione che lo stato legittima. Karl Marx, d’altra parte, attribuisce l’origine dell’accumulazione («l’accumulazione originaria», come egli la definisce) alla «forza». Egli la rintraccia nell’espropriazione dei produttori agricoli e nella creazione di una massa di proletari senza terra. «Nella storia dell’accumulazione originaria, fanno epoca dal punto di vista storico tutti i rivolgimenti che servono di leva alla classe dei capitalisti in formazione; ma soprattutto i movimenti nei quali grandi masse di uomini vengono staccate improvvisamente e con la forza dai loro mezzi di sussistenza e gettate sul mercato del lavoro come proletariato» (6). Marx cita l’esempio dell’Inghilterra dove l’accumulazione originaria assunse la «forma classica». Fra gli autori più vicini a Ricardo, John Stuart Mill ebbe un’opinione simile riguardo all’origine dell’accumulazione. Egli afferma: «Gli ordinamenti sociali dell’Europa moderna trassero origina da una distribuzione della proprietà che era il risultato non di una giusta partizione o di una giusta acquisizione mediante un’attività produttiva, ma della conquista e della violenza» (7). Mill non si spinse tanto lontano quanto Marx nella reazione contro il sistema capitalistico; (…)”” (pag 88-89) [Amiya Kumar Dasgupta, ‘La teoria economica da Smith a Keynes’, Il Mulino, Bologna, 1988] [(4) «Quando diciamo che il reddito è risparmiato, e aggiunto al capitale, vogliamo dire che la parte di reddito che diciamo aggiunta al capitale è consumata da lavoratori produttivi anziché da lavoratori improduttivi». D. Ricardo, ‘Sui principi dell’economia politica e della tassazione’, Milano, Isedi, 1976, pag 106n; (5) «L’accumulazione dei fondi deve di necessità precedere la divisione del lavoro». A. Smith, ‘Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle Nazioni’, Milano, Isedi, 1973, p. 267; (6) Karl Marx, ‘Il capitale’, cit., vol. I, p. 780]”,”ECOT-020-FV”
“DASQUIE’ Guillaume GUISNEL Jean”,”Il complotto. Verità e menzogne sugli attentati dell’ 11 settembre.”,”DASQUIE’ (1966) è capo redattore della newletter di geopolitica ‘Intelligence Online’ e docente all’ Università di Marne-la-Vallée. Ha scritto, fra l’ altro, Secretes affaires. Les services secrets infiltrent les entreprises (1999) e con Jean-Charles BRISARD, ‘Ben Laden, la verité interdite’. GUISNEL, nato nel 1951, è inviato speciale di Point e professore associato presso l’ Ecole speciale militaire e le scuole di Coetquidain. E’ autore di diverse opere tra cui ‘Services secrets (con Bernard VIOLET) (1988), Guerres dans le cyberespace (1995) e ‘Liberation, la biographie’ (1999).”,”USAQ-026″
“DASSETTO Felice”,”L’islam in Europa.”,”ASSETTO Felice ‘Rapporto intrinsecamente difficile’ (v. retrocopertina)”,”EURx-322″
“DASSU’ Marta a cura; saggi di Leon BRITTAN Dwight H. PERKINS Fan GANG Shaun BRESLIN Maria WEBER Luigi TOMBA Moreno BERTOLDI e Giovanni CAPANNELLI Giovannangelo MONTECCHI PALAZZI e Marco ZUPI Marta DASSU'”,”Oriente in rosso. La Cina e la crisi asiatica.”,”Saggi di Leon BRITTAN Dwight H. PERKINS Fan GANG Shaun BRESLIN Maria WEBER Luigi TOMBA Moreno BERTOLDI e Giovanni CAPANNELLI Giovannangelo MONTECCHI PALAZZI e Marco ZUPI Marta DASSU’ Marta DASSU’ è direttrice del CeSPI (Centro studi politici internazionali). Ha curato varie opere (v. 4° copertina) “”L’ origine di una così ramificato apparato burocratico è rintracciabile nell’ immenso sviluppo di opere di ingegneria idraulica. Il clima monsonico ha, da sempre, provocato una concentrazione di piogge nei mesi estivi, con conseguenti inondazioni, e lunghi periodi di siccità negli altri mesi. Se si considera quanto fosse necessaria l’ irrigazione per la coltivazione del riso, si capirà l’ importanza vitale di incanalamento delle acque che consentisse il contenimento dei grandi fiumi nel periodo monsonico e l’ irrigazione dei campi durante tutto l’ anno. Le opere di sistemazione idraulica del territorio ebbero inizio in Cina molti secoli prima che in Europa”” (pag 108) “”Il potere della burocrazia imperiale era sicuramente elevato, così come lo status sociale dei burocrati. Vi è un famoso detto, ancor oggi diffuso, secondo il quale se si vogliono accumulare ricchezze bisogna entrare nella pubblica amministrazione e accedere alle più alte cariche dello Stato””. (pag 108)”,”CINE-019″
“DASSÙ Marta a cura, saggi di Moreno BERTOLDI Shaun BRESLIN Sir Leon BRITTAN Giovanni CAPANNELLI Fan GANG Giovannangelo MONTECCHI PALAZZI Dwight H. PERKINS Luigi TOMBA Maria WEBER Marco ZUPI”,”Oriente in rosso. La Cina e la crisi asiatica.”,”Moreno Bertoldi fa parte della Delegazione della Commissione europa in Giappone. Shaun Breslin è Senior Research Fellow presso il Centro Studi sulla Globalizzazione e la Regionalizzazione, Università di Warwick (GB). Sir Leon Brittan è vicepresidente della Commissione europea. Giovanni Capannelli ha fatto parte della Delegazione di Tokyo della Banca d’Italia; attualmente è Fellow-Residence nel Programma di Studi Europei dell’University of Malaya, Malaysia. Marta Dassù è direttore del Centro Studi di Politica Internazionale, Roma. Fan Gang è direttore dell’Istituto Nazionale di Ricerca Economica, Accademia Cinese di Scienze Sociali di Pechino. Giovannangelo Montecchi Palazzi è direttore del Project Financing dell’Asea Brown Boveri. Dwight H. Perkins è docente all’Harvard University, Stati Uniti. Luigi Tomba è dottore di ricerca e collaboratore del Centro Studi di Politica Internazionale. Maria Weber è Research Leader e responsabile della sezione Cina dell’Istituto di Studi Economici e Sociali per l’Asia Orientale, Università Bocconi, Milano. Marco Zupi è ricercatore presso il Centro Studi di Politica Internazionale.”,”ASIE-004-FL”
“DASSÙ Marta a cura, saggi di Giuseppe BOFFA Enrica COLLOTTI PISCHEL Gianluca DEVOTO Herbert J. ELLISON Jacques LÉVESQUE Giuseppe REGIS Lapo SESTAN Alberto TOSCANO”,”La frontiera difficile. Evoluzione e prospettive delle relazioni tra Urss e Cina.”,”Marta Dassù è direttore del Centro Studi di Politica Internazionale CeSPI Roma. Giuseppe Boffa, giornalista e storico, è autore di numerosi libri e saggi sull’Urss, sull’Europa orientale e sul movimento comunista. Enrica Collotti Pischel è professore ordinario di storia dei paesi afro-asiatici all’Università di Milano. Gianluca Devoto, ricercatore al Centro studi di politica internazionale, è studioso di problemi della sicurezza e del controllo armamenti. Herbert J. Ellison è segretario del Kennan Institute for Advanced Russian Studies del Wilson Center di Washington e presidente del Center for Contemporary Chinese and Soviet Studies dell’Università di washington. Jacques Lévesque è docente al Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Montreal (Canada) e dirige lo stesso Dipartimento all’Università del Quebec. Giuseppe Regis è studioso di problemi dell’economia cinese. Lapo Sestan è ricercatore presso la Facoltà di Lettere dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli e cura, per il Centro studi di politica internazionale, il settore dedicato alla poltica sovietica. Alberto Toscano, oggi inviato dell’Unità, è stato responsabile (1976-1982) del settore Asia dell’Ispi di Milano e redattore del settimanale Relazioni Internazionali. Partecipa a ricerche sui problemi contemporanei dell’Asia orientale presso le Università di Pavia e di Milano.”,”CINx-048-FL”
“DASTOLI Pier Virgilio MAJOCCHI Alberto SANTANIELLO Roberto”,”Prospettiva Europa. Gli appuntamenti dell’Unione fino al Duemila.”,”Pier Virgilio Dastoli è segretario generale del Movimento europeo internazionale e insegna Storia dell’integrazione europea all’Università di Macerata nell’ambito dell’azione Jean Monnet. Ha già pubblicato Europa senza frontiere e La nuova Europa (con G. Vilella). Alberto Majocchi insegna Scienza delle finanze all’Università di Pavia ed è stato segretario generale del Movimento federalista europeo. Roberto Santaniello è segretario del Comitato 1996 del Movimento federalista europeo internazionale e insegna Istituzioni del mercato unico all’Università di Macerata nell’ambito dell’azione Jean Monnet.”,”EURE-039-FL”
“DASTOLI Pier Virgilio VILELLA Giancarlo”,”La nuova Europa. I difficili scenari del dopo Maastricht.”,”Pier Virgilio Dastoli è segretario generale del Movimento europeo internazionale e insegna Storia dell’integrazione europea all’Università di Macerata nell’ambito dell’azione Jean Monnet. Ha già pubblicato Europa senza frontiere e La nuova Europa . Giancarlo Vilella, ricercatore universitario, è amministratore al Parlamento europeo e collabora con l’Università libera di Bruxelles. Ha pubblicato: Situazione legittimante e organizzazione degli interessi e, con altri autori, L’integrazione monetaria dell’Europa.”,”EURE-049-FL”
“DATNER Szymon GUMKOWSKI Janusz LESZCZYNSKI Kazimierz”,”Le génocide nazi, 1939-1945. Crimes de guerre en Pologne.”,”L’ esercito regolare tedesco compie i crimini di guerra. “”In Polonia centrale e meridionale le esecuzioni avevano in principio luogo il giorno stesso dell’ entrata del distaccamento militare in una località. Esse erano effettuate in primo luogo dalle truppe regolari e più raramente dalle truppe SS, dette Verfügungstruppe; all’ ovest, oltre all’ esercito, gli esecutori dei crimini sono le SS, le SA e la polizia d’ ordine (Ordnungspolizei), le SD e soprattutto la “”Selbstschutz””, formazione poliziesca ausiliaria composta dai tedeschi che abitavano sul luogo, ex cittadini polacchi. La “”Selbstschutz”” si è distinta per la sua crudeltà particolare. Nei territori occidentali le vittime dei crimini della Wehrmacht erano in primo luogo gli intellettuali, i maestri e i preti, poi i boy-scout, i militanti sociali, i membri dei Zwiazek Zachodni (l’ Unione dell’ Ovest), gli ex insorti della regione di Poznan e della Slesia e gli ebrei. In generale, tutte le esecuzioni comprese quelle delle persone sospettate di aver sparato sulle truppe, avevano luogo senza formalità, su ordine di un ufficiale. Raramente esse erano precedute da una parodia di consiglio di guerra.”” (pag 26)”,”POLx-027″
“D’ATTORRE Pier Paolo a cura; scritti di Athos BELLETTINI Franco TASSINARI Valerio CASTRONOVO Lucio GAMBI Roberto FREGNA Franco CAZZOLA Massimo VALENTI Mauro FRANCIA Fausto ANDERLINI Dario MELOSSI Sergio NARDI Vladimiro FERRETTI Luciano BERONZINI David W. ELLWOOD Luciano CASALI e Dianella GAGLIANI Gian Pasquale SANTOMASSIMO Pier Paolo D’ATTORRE Paolo POMBENI Mario TRONTI”,”La ricostruzione in Emilia Romagna.”,”D’ATTORRE Pier Paolo a cura; scritti di Athos BELLETTINI Franco TASSINARI Valerio CASTRONOVO Lucio GAMBI Roberto FREGNA Franco CAZZOLA Massimo VALENTI Mauro FRANCIA Fausto ANDERLINI Dario MELOSSI Sergio NARDI Vladimiro FERRETTI Luciano BERONZINI David W. ELLWOOD Luciano CASALI e Dianella GAGLIANI Gian Pasquale SANTOMASSIMO Pier Paolo D’ATTORRE Paolo POMBENI Mario TRONTI”,”PCIx-002-FP”
“D’ATTORRE Alfredo”,”Perché gli uomini ubbidiscono. Max Weber e l’analisi della socialità umana.”,”Alfredo D’Attorre (1973) è stato allievo della Scuola Normale di Pisa e ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Scuola Superiore di Sant’Anna. Ha pubblicato vari studi su Max Weber. Attualmente (2004) lavora presso l’Università degli Studi di Salerno.”,”WEBx-001-FMB”
“DAUBIER Jean”,”Les nouveaux maitres de la Chine.”,”Jean DAUBIER nato nel 1939 ha soggiornato in Cina durante la Rivoluzione culturale e ne ha tratto un libro ‘Histoire de la Revolution culturelle en Chine’, Maspero, 1969, Ha scritto articoli sulla Cina per Le Monde Diplomatique.”,”CINx-107″
“DAUBIER Jean”,”Histoire de la revolution culturelle proletarienne en Chine. 1. 1965-1969.”,”””La tradition des generations mortes pèse d’un poids très lourd sur le cerveau des vivants”” (K. Marx) (pag 23)”,”CINx-131″
“DAUDET Alphonse”,”Tartarino di Tarascona. Tartarino sulle alpi – Porto Tarascona.”,”””In Fracia, siamo Tarasconesi un po’ tutti”” “”Le ‘Avventure’ (prima parte della famosa trilogia) furono ispirate all’autore da un curioso viaggio da lui compiuto in Algeria nel 1861 con il cugino quarantenne Reynard, che si era portato un’intera cassa di fucili e di armi, credendo in buona fede di poter andare a caccia di leoni e di altri animali selvaggi in un’Africa nobile e primitiva. Fu quasi certamente alla comica figura del cugino, meridionale francese bonario e spaccone, che Daudet si ispirò per disegnare il suo Tartarino. Il romanzo narra invatti le eroicomiche gesta di un piccolo borghese vanaglorioso, puntualmente ridicolizzato dalla realtà e dalle circostanze delle avventure in cui si getta con tanto entusiasmo”” (pag 16)”,”VARx-034-FER”
“DAUDET Alphonse”,”Tartarino di Tarascona. Tartarino sulle Alpi – Porto di Tarascona.”,”””In Francia, siamo Tarasconesi un po’ tutti’ (Al mio amico Gonzague Privat) ‘Tarascona, conosciuta anche come Tarascon, è un comune francese situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Ecco alcune informazioni su questa affascinante località: Geografia fisica: Tarascona si trova a 20 km a sud di Avignone, a 15 km a nord di Arles e a 22 km a est di Nîmes. È situata nella bassa valle del Rodano e si estende sulla riva sinistra del fiume, a breve distanza dalla catena montuosa delle Alpilles. Dall’altra parte del fiume si trova la città di Beaucaire, di dimensioni simili. Il capoluogo comunale di Tarascona è anche il capoluogo del cantone omonimo, che comprende, oltre a Tarascona, i municipi di Boulbon, Mas-Blanc-des-Alpilles, Saint-Étienne-du-Grès e Saint-Pierre-de-Mézoargues. Clima: Non avendo una stazione meteorologica propria, si fa riferimento ai dati di Meynes, un centro urbano situato a 11 km in linea d’aria a Nord-Ovest di Tarascona. Il clima della zona tarasconese è di tipo mediterraneo, con inverni relativamente umidi e miti e estati calde ma non torride. Le precipitazioni sono distribuite su un numero limitato di giorni all’anno1. Storia e Letteratura: Lo scrittore Alphonse Daudet ha ambientato alcuni dei suoi romanzi, tra cui “Tartarino di Tarascona”, “Tartarino sulle Alpi” e “Porto Tarascona”, proprio a Tarascona. Tarascona è una località ricca di storia, con monumenti e luoghi d’interesse da esplorare, tra cui il castello medioevale, la chiesa collegiale e l’abbazia di San Michele123. (copil)”,”VARx-010-FAP”
“DAUJAT Jean, a cura di Giacomo D’ORSI”,”Conoscere il comunismo.”,”Copia numerata n° 2700 di 3000 esemplari “”Jean Daujat, ex allievo della Ecole Normale Superieure’ dottore in lettere laureato dall’Académie française e dall’Académie des Sciences, ha pubblicato opere in campo scientifico e religioso. Collabora a un periodico cattolico come ‘La France Catholique’ e a ‘Fédération’. “”Ma l’hitlerismo è solo una trasposizione vitalistica dell’idealismo hegeliano. Il marxismo ne è una trasposizione più completa, una trasposizione materialistica, e quindi un vero capovolgimento”” (pag 31) “”Il marxismo è una ‘trasposizione materialista della filosofia di Hegel'”” (pag 32) “”Lenin vuole che il partito comunista sia “”un partito capace di seguire la mentalità delle masse e di influenzarle”””” (nota 27) (pag 62) “”Lenin scrive “”Vi è ancora nel mondo, disgraziatamente, una grandissima proporzione di piccola produzione (…) è mille volte più facile trionfare sulla grande borghesia centralizzata, che vincere milioni e milioni di piccoli padroni”” (nota 33) (pag 65)”,”SOCx-243″
“DAUMAS Maurice”,”Breve storia del pensiero scientifico.”,”Maurice Daumas ha diretto il dipartimento di Museologia tecnica presso il Conservatoire National des Artes et des Métiers di Parigi.”,”SCIx-002-FC”
“DAUPHIN Jacques”,”Incertain Irak. Tableau d’un Royaume avant la Tempête, 1914-1953.”,”Diplomato all’ Ecole Nationale des Langues Orientales Vivantes, DAUPHIN Jacques, è stato corrispondente di guerra a Gerusalemme nel 1948-1949, poi direttore dell’ Agenzia France Presse ad Amman e Bagdad, due posti che ha fondato – ad Ankara e Londra, L’ Aia, Atene e Mosca.. Specialista del Medio Oriente ha esplorato le pieghe più inaccessibili, durante il suo soggiorno iracheno (1950-1958). Ha assistito a tutti i grandi sconvolgimenti della storia moderna: prima guerra palestina, la crisi di Suez, rivoluzione irakene de 1958. “”Nazionalizzazione del petrolio iraniano. 1951. “”Il 15 marzo, il Parlamento iraniano vota il principio della nazionalizzazione del petrolio. L’ Irak è troppo vicino all’ Iran e all’ Arabia Saudita perché questi avvenimenti non vi trovino un’ eco. L’ agitazione iraniana ha guadagnato da febbraio l’ Irak e uno sciopero scoppia il 23 febbraio 1951 sui cantieri della Bassorah Petroleum Co. Questa azione operaia presenta una base rivendicativa, ma essa lascia apparire una certa infiltrazione dei lavoratori da parte di elementi che avevano passato la frontiera””. (pag 176)”,”GOPx-006″
“DAUPHIN-MEUNIER A.”,”Histoire du Cambodge.”,”DAUPHIN-MEUNIER A. è professore alla facoltà libera di diritto di Parigi, vicepresidente della Società francese di Geografia economica. L’A parla di socialismo Khmer”,”ASIx-070″
“DAUTRY Jean”,”Histoire de la Revolution de 1848 en France.”,”DAUTRY è agregé dell’Università.”,”QUAR-034″
“DAUVE’ Gilles NESIC Karl”,”Oltre la democrazia.”,”Gilles Dauve’ pseudonimo: Jean Barrot Gilles Dauvè (1947) insegnante traduttore e scrittore anche con lo pseudonimo di Jean Barrot ha partecipato alle lotte operaie in Francia negli anni ’60 e ’70. Ha insegnato per quarant’anni in un liceo di una banlieu di Parigi. Karl Nesic (1945-2016) ha svolto lavori da operaio I due autori criticano la rivoluzione bolscevica, il potere bolscevico ritenuto all’inizio realmente operaio ma poi solo auto-proclamato operaio trattando da nemico sia l’anarchico Makhno che il generale zarista Wrangel’ (pag 56) “”Si potrebbe applicare al partito bolscevico dopo il 1917 ciò che Marx nel 1844, a proposito della Convenzione del 1792-1793: era «il massimo dell’energia politica, del potere politico e dell’intelligenza politica»”” (pag 56) Maggioranza e minoranza rivoluzionaria “”Il numero conta. L’insurrezione spartachista del gennaio 1919 non sarebbe mai potuta riuscire, se è vero che solamente 3.000 persone erano pronte a lottare armi alla mano per la rivoluzione, mentre centinaia di migliaia di proletari berlinesi erano certo dalla parte degli insorti contro i corpi franchi, ma senza unirsi a loro. Nell’ottobre dello stesso anno, con l’avvicinarsi dell’esercito dei Bianchi, da 12.000 a 15.000 abitanti di Pietrogrado partiono per il fronte, su un totale di 800.000, di cui 100.000 operai, tra i quali – stando a Victor Serge (Memorie di un rivoluzionario, Bolsena, 2012) – da 60.000 a 80.000 simpatizzavano per i bolscevichi, e da 7.000 a 8.000 erano membri del PC. La passività (Victor Serge parla di “”neutralità””…) della gran massa permise il successo iniziale del partitodi Lenin, poi contribuì al fallimento della rivoluzione. Il movimento comunista non può esistere altrimenti che come opera dell'””immensa maggioranza””, secondo la formula del ‘Manifesto’ (pag 129)”,”TEOC-699″
“DAVE Victor”,”Fernand Pelloutier.”,”””Dans le courant de 1900, Pelloutier eut la grande joie de voir paraitre en volume ‘la Vie ouvrière en France’, ce fruit d’un labeur patient de plusieurs années. La même année, il donna au ‘Mouvement socialiste’ un ‘Exposé complet des Congrès tenus par la Fédération des Bourses du travail’ depuis sa constitution en 1892 au Congrès de Saint-Etienne. Il avait publié, à la fin de 1899, une monographie du Comité fédéral des Bourses du travail, qui fut transportée dans l’ Histoire des Bourses (chapitre VII), ainsi que l’étude sur le fonctionnement des Bourses, parue précédemment dans la ‘Revue politique et parlementaire’.”” (pag 50)”,”MFRx-304″
“D’AVELLA Odilia a cura”,”Un infermiere per il terzo millennio. Professionalità, competenze, integrazione.”,”La società nega la morte ospedaliera. “”La società moderna ha privato l’ uomo della sua morte, gliela restituisce solo se egli non se ne serve per turbare i vivi; nello stesso tempo proibisce ai vivi di apparire commossi, non permette loro né di piangere le perdite, né di rimpiangere i propri cari. L’ ambiente sanitario, svolgendo un’ azione tesa a ridare una salute mancante al soggetto malato, si trova in una situazione di contrapposizione rispetto alla morte dell’ individuo stesso. La morte ospedaliera viene vissuta da tutte le componenti come un fallimento della funzione sanitaria e di conseguenza “”l’ uomo operatore”” viene investito da sentimenti di frustazione, di pena, di tristezza e di impotenza. Tale insieme di emozioni quasi mai viene espresso liberamente per una serie di motivi (…). In questo clima, medico ed infermiere, apparteneneti alla medesima società, si trovano a riproporre quella drammatica commedia in cui il morente recita la parte di chi non sa.”” (pag 140-141)”,”ITAS-084″
“D’AVENEL G. vicomte”,”Paysans et Ouvriers depuis sept cents ans.”,”””La crescita della popolazione nell’ ancienne France ha avuto per risultato di diminuire le entrate degli operai e di ingrandire le sue spese. Il fenomeno inverso si è prodotto all’ epoca in cui la popolazione è diminuita: la manodopera allora aumentò e le derrate si abbassarono. Sembrava che, in quest’ ultimo caso, il lavoratore avrebbe dovuto soffrire, come consumatore, dell’ aumento dei salari, di cui beneficiava come produttore; ma la materia prima – lana se si tratta di vesti, cuoio se si tratta di scarpe, diminuiva più ancora di valore di quanto il salario non crescesse. Al contrario, allorché i salari si ridussero sotto l’ influenza della moltiplicazione del numero di braccia, si poteva credere che il proletariato se ne avvantaggiasse, come consumatore, della svalorizzazione dei mezzi di sostentamento, che lo pregiudicavano come produttore. Però, il rincaro delle materie prime assorbì, e al di là, l’ economia realizzata sul lavoro, in modo che l’ operaio perdette sia come venditore di manodopera che come acquirente di derrate. (pag 362)”,”MFRx-182″
“DAVERI Francesco ROTA Paola AMADEI Paola PIATTI Laura SCIALLA Giorgio Ludovico ALIMENTO Antonella BERNARDINI Paolo MAIULLARI Maria Teresa MALANDRINO Corrado”,”Liberalizzazione commerciale in un’economia a basso reddito: incoerenza temporale e politica di bilancio (Daveri); «Efficiency wages», «contrattazione salariale» e «insider-outsider»: una rassegna di modelli di determinazione del salario (Rota); Imprese miste in Ungheria: un’indagine sul campo (Amadei); Effetti economici della ricchezza previdenziale a capitalizzazione (Piatti); L’enciclopedia dell’uomo e della natura. L’opera dell’abate Pluche (Scialla); La fisiocrazia in Svezia dopo il colpo di stato di Gustavo III attraverso la corrispondenza di V. Riqueti de Mirabeau con C.F. Scheffer (Alimento); Aufklärung e Beamtentum. I. Metodo storiografico e teoria dell’economia in C.W. Dohn (1773-1779) (Bernardini); Tradizioni associative dell’antico regime ed il sorgere del moderno movimento operaio nella Francia meridionale tra Sette e Ottocento (Maiullari); Lettere di Roberto Michels e di Augustin Hamon (1902-1917) (Malandrino).”,”Contiene tra l’altro il saggio: – Maria Teresa Maiullari, ‘Tradizioni associative dell’antico regime ed il sorgere del moderno movimento operaio nella Francia meridionale tra Sette e Ottocento’ (pag 471-486)”,”ANNx-021-FP”
“DAVEZIES Robert”,”Gli algerini.”,”‘Il libro del missionario francese che la magistratura della V Repubblica ha condannato a dieci anni di reclusione'”,”AFRx-103″
“DAVICO BONINO Guido”,”Novecento italiano. I libri per comporre una biblioteca di base”,”DAVICO BONINO Guido è nato a Torino nel 1938. E’ professore ordinario di storia del teatro nella Facoltà di Lettere della sua città.”,”ARCx-045″
“DAVID Claude”,”Hitler e il nazismo.”,”DAVID Claude è uno storico e studioso della letteratura, è professore alla Sorbona, autore di un saggio su Frank KAFKA. Ha curato per Gallimard le opere complete dello scrittore praghese.”,”GERN-086″
“DAVID Marcel”,”Los trabajadores y el sentido de su historia. II. El progreso.”,”DAVID Marcel è professore della facoltà di diritto e di scienze economiche di Parigi. “”Riguardo ai repertori bibliografici in Francia si possono citare i lavori di J. Maitron sull’ anarchia (1° edizione della sua tesi); di J. Rougerie e G. Naupt con il contributo di M. Perrot (per i lavori universitari); di M. Reberioux per Jaures (tutti questi contributi sono apparsi su Le mouvement social); di R. Brecy sul sindacalismo, e in ultimo di G. Haupt sulla Seconda Internazionale.”” (pag 116, nota) “”Una pubblicazione come quella di Robert Brecy, per la Francia, costituisce, al pari delle altre, un modello di precisione nella descrizione formale dei documenti, e c’è bisogno solo di talenti e volontà disposte a sfruttarla sistematicamente””. (pag 117)”,”MSPx-047″
“DAVID Gérard”,”Cornelius Castoriadis. Le projet d’ autonomie.”,”CASTORIADIS è nato nel 1922 a Costantinopoli. La sua famiglia è emigrata poi ad Atene ove è cresciuto ed ha studiato diritto, economia e filosofia. A quindici anni aderisce alla organizzazione illegale della Gioventù comunista sotto la dittatura di METAXAS. Passa poi nell’ opposizione interna al Partito comunista durante la seconda guerra mondiale poi nel 1942 si volge al trotskismo e subisce la doppia minaccia fascista e staliniana. Nel dicembre 1945, lascia la Grecia per la Francia. Si stabilisce a Parigi ove nel 1946 fonda assieme a Claude LEFORT una tendenza di sinistra in seno al Partito comunista internazionalista (PCI), il partito trotskista francese. Questa tendenza critica nei confronti del trostskismo ufficiale, rompe con il trotskismo nell’ autunno del 1948 per costituirsi in gruppo autonomo sotto il nome di ‘Socialisme ou Barbarie’. Il primo numero della rivista appare nel 1949. Animata principalmente da CASTORIADIS arriverà al 40° e ultimo numero nel 1965. Il gruppo si dissolverà nel 1966-1967. CASTORIADIS ha usato nel tempo diversi pseudonimi Paul CARDAN, Pierre CHAULIEU, Jean Marc COUDRAY in ragione dei rischi di una sua espulsione. Ha svolto anche attività professionale di economista (1948-1970 presso il segretariato internazionale dell’ OCDE) poi di psicoanalista pratico a partire dal 1973. Eletto direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (Paris) nel 1979. Muore nel dicembre del 1997 all’ età di 75 anni. Gerard DAVID, 37 anni è ricercatore in scienze politiche. “”Castoriadis sviluppa una concezione dell’ alienazione sociale analoga a quella dell’ alienazione individuale. Benché incarnata nelle istituzioni materiali e immateriali, l’ alienazione come fenomeno sociale consiste prima di tutto nel fatto che l’ istituzione, una volta fondata, si autonomizza, acquisisce un’ inerzia e una logica propria, “”supera la sua funzione, i suoi “”fini””, le sue “”ragioni d’ essere””: la società diventa allora “”al servizio delle istituzioni””. (pag 53)”,”FRAP-079″
“DAVID Marcel”,”Los trabajadores y el sentido de su historia. 1. Bases sociologicas.”,”DAVID Marcel è professore nella facoltà di diritto e di scienze economiche di Parigi.”,”CONx-170″
“DAVID Saul, consulente editoriale”,”L’arte della guerra. Tattiche e strategie militari. Terza parte. Repertorio.”,”Cronologia battaglie della prima guerra mondiale 1914 1918 (pag 456-463): 60 battaglie importanti. Nota rinforzi inglesi e francesi nella battaglia del Piave (pag 462)”,”QMIx-225″
“DAVID Claude”,”Hitler e il nazismo.”,”Claude David, storico e studioso di letteratura, è professore alla Sorbona. Autore di un notevole saggio su Franz Kafka, ha curato, per l’editore Gallimard, le opere complete dello scrittore praghese.”,”GERN-014-FL”
“DAVID Eduard”,”Die Sozialdemokratie im Weltkrieg.”,”Nel capitolo 9 David (appartenente alla maggioranza della SPD) rifiuta l’etichetta attribuita alla loro tendenza di “”opportunisti nazional-socialisti”” e si richiama a Marx e Engels, e al Manifesto dei comunisti del 1847 contro l’ indifferentismo nazionale (emerso in particolare al congresso di Stoccarda del 1907). Cita alcune righe del testo dei maestri : “”Den Kommunisten ist ferner vorgeworsen, sie wollten das Vaterland, die Nationalität abschaffen. Die Arbeiter haben sein Vaterland. man kann ihnen nicht nehmen; was sie nicht haben. Indem das Proletariat zunächst sich die politische herrschaft erobern, sich zur nationalen Klasse erheben, sich selbst zur Nation konstituieren muss, ist es selbst noch national, wenn auch keineswegs im Sinne her Bourgeoisie. (…)”” (pag 173) (i proletari hanno la loro nazionalità e il loro paese e devono costituirsi prima di tutto in classe nazionale ma non nel senso della borghesia…) Cita anche lo scritto ‘Po e Reno’ di Engels Biografia. Eduard Heinrich Rudolph David (11 June 1863 – 24 December 1930) was a German politician. He was an important figure in the history of the Social Democratic Party of Germany (SPD) and of the German political labour movement. After the German Revolution of 1918-19 he was Minister of the Interior in the Cabinet Bauer from June 1919 to October 1919 and served as Minister without Portfolio in other cabinets, including the very first democratically elected government of the Weimar Republic. David was also briefly the first president of the Weimar National Assembly which drew up the Weimar Constitution and ratified the Treaty of Versailles in 1919. Eduard David was born on 11 June 1863 in Ediger/Mosel as the son of Johann Heinrich David, a Prussian civil servant, and his wife Wilhelmine Elisabeth (née Werner).[1] After completing a four-year commercial apprenticeship (kaufmännische Lehre), David studied at the university at Gießen where he was introduced to socialist ideals. He then became a teacher at a Gymnasium and in 1893 founded the Mitteldeutsche Sonntagszeitung, a newspaper. His support for the Social Democratic Party (SPD) led to his dismissal from the civil service in 1894.[1] David was married twice. In 1896, he married Gertrud Swiderski (one daughter) and in 1911 Hermine Schmidt (one son).[1] Political career[edit] In the 1890s, David became a proponent of agricultural policies favouring small holdings, arguing for their viability in a series of articles in the Sozialdemokrat in August and September 1894 (later expanded into his major work Sozialismus und Landwirtschaft of 1903). It was the first socialist assault on the universality of the Marxist teaching that small holdings would increasingly be replaced by large estates, making David the first Revisionist of his party.[1] From 1896, David was a member of the Landtag of Hesse and after 1903 a member of the Reichstag for the SPD. He was one of the leading politicians of the “”Majority”” SPD when the party split during the First World War and was instrumental in framing his party’s policy stand on the war.[1] In October 1918, when the SPD became part of the Imperial government for the first time under the new chancellor Max von Baden, David became Under Secretary at the Foreign Office.[1] In February 1919, David was elected president of the new National Assembly,[1] but as part of a deal establishing the first democratically elected government, the Cabinet Scheidemann, he relinquished that post in favour of Constantin Fehrenbach (Zentrum) and became Minister without Portfolio under the new Ministerpräsident, Philipp Scheidemann (SPD). After Scheidemann’s cabinet resigned in June 1919 in protest over the stipulations of the Treaty of Versailles, a new government was formed by Gustav Bauer (SPD) and David became Reichsminister des Innern (Minister of the Interior), a position he held from 21 June to 4 October 1919.[1] In early October, the German Democratic Party (DDP) which had left the coalition government in June rejoined, thus reestablishing the Weimar Coalition of SPD, DDP and Zentrum. Erich Koch-Weser (DDP) took over as Minister of the Interior and David once again was Minister without Portfolio. He retained this position in the first cabinet of Hermann Müller, who formed the new government when the Cabinet Bauer resigned in March 1920.[1] In 1922, David was appointed Reichsbevollmächtigter in Hesse and from 1923 to 1927 he taught political sciences at what was then the Technische Hochschule Darmstadt. He died on 24 December 1930 in Berlin.[1] David is now considered one of the key personages of the history of the political labour movement in Germany as he influenced the development of the SPD in the pre-WWI period as one of the leading advocates of reformistic policies.[1] Works[edit] Zweck und Mittel einer einheitlichen Organisation der derutschen Studentenschaft, 1888 Sozialismus und Landwirtschaft, 1903 Referentenführer, 1907 Sozialdemokratie und Vaterlandsverteidigung, 1915 Die Sozialdemokratie im Weltkrieg, 1915 Wer trägt die Schuld am Krieg?, 1917 Die Siedlungsgesetzgebung, 1921 Um die Fahne der Deutschen Republik, 1921 Die Befriedung Europas, 1926 Aus Deutschlands schwerster Zeit, Schriften und Reden aus den Jahren 1914-19, 1927.[1]”,”MGER-137″
“DAVID François”,”L’ordre wilsonien. Essai sur l’américanisation du système international, des Lumières à Joe Biden.”,”Agregé d’histoire, ex allievo ENS-Ulm, François David è professore di relazioni internazionali all’Université du Littoral, côte d’Opale. Conduce studi sulle relazioni transatlantiche (‘John Foster Dulles, segretario di Stato, cold warrior e padre dell’Europa’, Pups, 2010) e sull’ intelligence (La naissance de la Cia, 1945-1961, 2016). Ha pubblicato pure ‘Le Vietnam de la “”protection”” de la France à l’influence américaine’ (Les Indes savantes, 2023). Tra i libri citati nella bibliografia di David: – Sakiko KAIGA, Britain and the Intellectual Origins of the League of Nations, 1914-1919, Cambridge Univ. Press, 2021 – Brent Droste SADLER, US Naval Power in the 21° Century: A New Strategy for Facing the Chinese and Russian Threat, US Naval Institute, Annapolis, 2023 – Patrick WEIL, Le Président est-il devenu fou? Le diplomate, le psychanalyste et le chef de l’État’, traduzione di Lionel LEFORESTIER, Paris, Grasset, 2022″,”RAIx-405″
“DAVIDAR David”,”The House of Blue Mangoes.”,”Già giornalista, David DAVIDAR svolge la sua attività nel settore dell’ editoria. Questa è la sua prima opera di narrativa.”,”INDx-046″
“DAVIDE Mario”,”Una scelta partigiana. Diario dopo l’8 settembre 1943.”,”Fondo Tarcisio Parlanti FTP Mario Davide (1922-1944) nato in una famiglia contadina di Piossasco (To), arruolato come Alpino durante la guerra, dopo l’8 settembre 1943 entra nella resistenza nei gruppi della Val Sangone. Le pagine del suo Diario testimoniano proprio la maturazione e le fasi organizzative di questa sua ‘scelta partigiana’: appena una quindicina di giorni… Ucciso dai tedeschi il 10 maggio 1944 quando Mario è a guardia del ponte di Sangonetto da lui minato nelle giornate precedenti. Sembra che sia rimasto solo nella difesa del ponte di fronte a un rastrellamento tedesco e sia morto ucciso dal fuoco nemico mentre si ritirava all’avanzare dei carri armati. Ma le testimonianze sono discordanti.”,”ITAR-017-FSD”
“DAVID-FOX Michael”,”Revolution of the Mind. Higher Learning Among the Bolsheviks 1918 – 1929.”,”Michael DAVID-FOX è Professore assistente di storia all’Univ Maryland, College Park. Si occupa anche dell’Istituto dei professori rossi. Aggiungere wikip: Institute of Red Professors From Wikipedia, the free encyclopedia The Institute of Red Professors was an institute of graduate-level education in the Marxist social sciences located in the Orthodox Convent of the Passion, Moscow. It was founded in February 1921 to address shortage of Marxist professors but only about 25% of its graduates continued an academic career; most rather became activists of the Communist Party.[1] At first it was under the jurisdiction of the Central Executive Committee of the Soviet Union and later under the Department for Agitation and Propaganda (Agitprop).[2] The studies lasted four years and students (nicknamed ikapisty) were required to write research papers, which were often published and represented a significant body of Marxist historical research. 236 students completed the course between 1924 and 1929.[2] In 1929, there were 69 teaches at the institute, seven of whom were not members of the Communist Party.[1] Its rectors were Mikhail Pokrovsky (1921–31) and Pavel Yudin (1932–38). The institute was abolished in 1938.[3] The institute was integrated into a system of higher party schools of the Central Committee of the Communist Party of the Soviet Union. References[edit] ^ Jump up to: a b David-Fox, Michael (1997). Revolution of the Mind: Higher Learning Among the Bolsheviks, 1918-1929. Ithaca: Cornell University Press. pp. 133, 139. ^ Jump up to: a b Banerji, Arup (2008). Writing history in the Soviet Union: making the past work. Berghahn Books. pp. 29–30. ISBN 978-81-87358-37-4. Jump up ^ Boterbloem, Kees (2004). The life and times of Andrei Zhdanov, 1896-1948. McGill-Queen’s Press. p. 188. ISBN 978-0-7735-2666-2. Categories: Universities and institutes established in the Soviet UnionEducational institutions established in 19211938 disestablishments in the Soviet Union1921 establishments in Russia”,”RIRO-149″
“DAVID-NÉEL Alexandra, a cura di Emilia GUT”,”Viaggio di una parigina a Lhasa. A piedi e mendicando dalla Cina all’India attraverso il Tibet.”,”A. David-Néel (1868-1969) orientalista, conferenziera ma soprattutto instancabile viaggiatrice.”,”ASGx-013-FFS”
“DAVID-NÉEL Alexandra”,”Nel paese dei briganti gentiluomini.”,”A. David-Néel (1868-1969) orientalista, conferenziera ma soprattutto instancabile viaggiatrice. Questo è il racconto del primo viaggio che ha intrapreso verso Lhasa tra regioni abitate da tribù quasi indipendenti e quasi ignote agli stessi cinesi.”,”ASGx-014-FFS”
“DAVIDSON Basil”,”Madre nera. L’Africa nera e il commercio degli schiavi.”,”Basil Davidson è nato a Bristol nel 1914 e si è occupato per anni di questioni africane, mettendo al suo attivo importanti studi, tra cui ‘La civiltà africana’, tradotto da Einaudi. Navi negriere. “”Le navi negriere toglievano l’ancora, piegavano verso l’ampio estuario, spiegavano le vele e si dirigevano verso le Americhe, mentre le acque infocate della costa si aprivano in una pigra scia un’ora dopo l’altra, un anno dopo l’altro, un secolo dopo l’altro. Agire con tanta rapidità era essenziale per i traffici dei negrieri: un soggiorno troppo lungo sulla costa avrebbe mandato in malora il carico e probabilmente essi stessi; perciò facevano assegnamento, com’era logico, sulla comprensione costante ed efficiente dei loro amici del litorale. Alla fine del diciassettesimo secolo l’alleanza era nota, apprezzata e riconosciuta. I suoi effetti politici erano in pieno sviluppo”” (pag 238)”,”AFRx-089″
“DAVIDSON Basil”,”The Africans. An Entry to Cultural History.”,”DAVIDSON Basil “”Stratification steadily deepened. Tribute-payers were thrust down into a position little different from serfdom. Technically ‘free peoples’ found themselves placed under heavier restraints. Raiding for slaves increased; and all this, perhaps together with a growing demand for domestic slave labour in the Ottoman empire (which had enclosed Egypt and North Africa early in the sixteenth century), helped to enlarge the small but steady overland slave trade. Court expenses rose. Royal dwellings became more splendid. Long-service soldiers equipped with imported guns and with costly horses dressed in quilt and mail became a major tax upon the state.”,”AFRx-090″
“DAVIDSON Basil”,”Scene della guerra antifascista.”,”Basil Davidson è nato a Bristol nel 1914 e ha cominciato la sua attività come giornalista nel 1935. Allo scoppio della guerra entra a far parte del SOE (Special Operations Europe), un rampo del servizio segreto la cui funzione principale era di sostenere i movimenti di liberazione all’interno dei paesi europei sotto l’occupazione nazista. Promosso tenente colonnello nel febbraio 1945, dopo la Liberazione il Comune di Genova gli conferì la cittadinanza onoraria. Nel dopoguerra ha collaborato con il Times e con il settimanale New Statesman, iniziando la sua lunga serie di viaggi in Africa. Divenuto uno dei massimi studiosi di storia africana, ha insegnato nelle università americane, inglesi e africane. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiano: ‘La riscoperta dell’Africa’, Milano, 1963, ‘Madre nera’, Torino, 1966, ‘La civiltà afriacana’, Torino, 1972, ‘Alle radici dell’Africa nuova’, Roma, 1979. “”Basil Davidson è stato agente del SOE, il servizio segreto inglese nell’ultima guerra: Durante le sue missioni in Vojvodina, tra i partigiani jugoslavi, e poi in Liguria, dove operò assieme agli uomini della Divisione garibaldina Cichero fino alla liberazione di Genova dai tedeschi. A tanti anni di distanza le esperienze del “”partigiano inglese”” colonnello Davidson vengono riviste e vagliate dallo studioso Davidson, (…) L’autore ripercorre tutto il tortuoso cammino attraverso il qaule il governo inglese giunse al riconoscimento di Tito e del suo movimento e all’appoggio con riserva esteso al Comitato di Liberazione Nazionale e alle formazioni partigiane italiane. (…) Vengono però anche alla luice i dissidi tra il SOE inglese e il più disinvolto servizio segreto americano, l’ OSS, sorti durante le operazioni in Italia, mentre il movimento partigiano giungeva a impegnare consistenti divisioni tedesche e a liberare le città del Nord””. (dal risvolto di copertina) Le città vengono liberate dalla occupazione nemica mentre entrano i vincitoir, con folle festanti e lancio di fiori, belle ragazze pronte a baciare i pochi fortunati che vi arrivano per primi e mature signore inclini a ricordare la loro gioventù. La giornata della liberazione è deliziata da un generoso trasporto emotivo e c’è sempre vino in abbondanza a ogni sosta. È sempre stato così, o per lo meno questo è quel che si dice. Ma la liberazione di Genova non fu affatto così. Cominciò con una situazione disperata la sera del 23 aprile e continuò come una situazione disperata. Solo tre giorni dopo culminò in una grande vittoria finale”” (pag 322) La battaglia di Genova e le verità che non tramontano (pag 330-)”,”ITAR-323″
“DAVIDSON Basil”,”La riscoperta dell’Africa.”,”‘Chi vuol cominciare con certezza, finirà con dubbi: ma chi si accontenta di cominciare con dubbi finirà con certezze’ (Francesco Bacone) (in apertura)”,”AFRx-002-FSD”
“DAVIDSON Basil”,”La civiltà africana. Introduzione a una storia culturale dell’Africa.”,”””La civiltà è l’umanizzazione dell’uomo dentro la società”” (Matthew Arnold, in The Oxford English Dictionary)”,”AFRx-004-FSD”
“DAVIES John Gordon”,”La Chiesa delle origini.”,”John Gordon DAVIES ha compiuto gli studi ad Oxford e a Cambridge. Ha diretto la Facoltà di teologia dell’ Università di Birmingham e l’ Institute for Study of Worship and Religions Architecture nella medesima attività. Le sue opere includono numerose pubblicazioni sulla storia della Chiesa delle origini e su argomenti teologici.”,”RELC-066″
“DAVIES Norman”,”White Eagle, Red Star. The Polish-Soviet War 1919-1920 and ‘the miracle on the Vistula’.”,”DAVIES è anche autore di ‘Europe’ e ‘The Isles’. 16 tesi di Trotsky sull’ invasione della Polonia: “”Il dibattito ideologico monopolizzava l’ attenzione del governo sovietico a detrimento di una egualmente necessaria rassegna degli obiettivi pratici. Trotsky era il solo leader bolscevico a formulare una visione coerente della guerra polacca e delle sue implicazioni per l’ intera politica sovietica. Paradossalmente, le sue apprensioni di lunga data circa la guerra lo portarono a chiedere la priorità assoluta per essa una volta che l’ esercito venne definitivamente impegnato. Avendo costantemente sostenuto che un confronto diretto con le potenze europee sarebbe stato estremamente rischioso, egli ora insisteva su uno sforzo supremo se si voleva evitare il disastro. La sua opinione, contenuta nelle sue sedici tesi ‘Sul fronte polacco e i nostri compiti””, fu approvata dal Consiglio militare rivoluzionario il 30 aprile: (…)””. (pag 137)”,”RIRO-270″
“DAVIES Joseph E.”,”Missione a Mosca.”,”DAVIES si convince della bontà della costruzione staliniana (i crimini della quinta colonna germanica in Russia) dei processi di Mosca contro la vecchia guardia bolscevica e i vertici militari (pag 214-216) “”L’ opinione prevalente nel Corpo Diplomatico e fra i giornalisti americani è che il Governo Stalin è posto su solide basi e che continuerà ad esserlo a lungo se non vi sarà una guerra””. (pag 58) “”Nonostante certe piccole divergenze inevitabili, credo che la rappresentanza degli Stati Uniti sia stata trattata nello scorso anno con maggiore considerazione di quella di qualsiasi altro Stato; questa è anche l’ opinione di Stalin; (…)””. (pag 237)”,”RAIx-168″
“DAVIES R.W.”,”Soviet economic development from Lenin to Khrushchev.”,”DAVIES R.W. è dell’ Università di Birmingham. L’A è professore emerito di Studi sovietici nell’ Università di Birmingham. Ha pubblicato pure ‘Crisis and progress in Soviet Economy, 1931-1933′ (1996’ e ‘Soviet history in the Yeltsin era’. La rivoluzione agraria. “”Nella rivoluzione agraria del 1917-18 i contadini si impadronirono della terra e altri beni del proprietari terrieri e li distribuirono tra di loro. La sparizione della classe proprietaria terriera ( circa mezzo milione di persone, incluse le famiglie) e dalla “”grande”” borghesia (intorno a 125 mila) significa che l’ economia era effettivamente in nuove mani. Molti proprietari terrieri e uomini d’ affari furono uccisi nel corso della Guerra Civile; molti emigraroo. Recenti ricerche indicano che un 11 o 12 per cento di ex proprietari terrieri – principalmente piccoli proprietari terrieri – rimasero nel paese, spesso come contadini (Channon 1987, p. 582-4). All’ epoca della prima guerra mondiale 136 mila specialisti con alta istruzione erano attivi nell’ economia, e pure con un maggiore numero di semi-professionisti. La maggior parte dei professionisti erano ostili alla rivoluzione bolscevica e si ritiene che una buona parte di essi emigrarono. (…) Nel caso dei medici, per esempio, un’ alta proporzione rimase in URSS e continuò a svolgere la propria professione (Wheatcroft 1984, p. 23)””. (pag 21-22)”,”RUSU-179″
“DAVIES R.W. a cura; saggi di R.W. DAVIES Maureen PERRIE Stephan MERL J.C. SHAPIRO S.G. WHEATCROFT Mark HARRISON Peter GATRELL Christopher WARD J.M. COOPER R.A. LEWIS M.R. DOHAN Paul R. GREGORY J.N. WESTWOOD (saggio con contributi di P. J. AMBLER A. HEYWOOD F.M. PAGE)”,”From Tsarism to the New Economic Policy. Continuity and Change in the Economy of the USSR.”,”saggi di R.W. DAVIES Maureen PERRIE Stephan MERL J.C. SHAPIRO S.G. WHEATCROFT Mark HARRISON Peter GATRELL Christopher WARD J.M. COOPER R.A. LEWIS M.R. DOHAN Paul R. GREGORY J.N. WESTWOOD (saggio con contributi di P. J. AMBLER A. HEYWOOD F.M. PAGE)”,”RIRO-338″
” DAVIES R.W.”,”Crisis and Progress in the Soviet Economy, 1931-1933.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. List of Tables, Preface, Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations used in Text, Abbreviations of Tibles of Books and Periodical Publications, etc., used in Footnotes, Bibliography, Name Index, Subject Index, Vol. 4″,”RUSU-021-FL”
” DAVIES R.W. WHEATCROFT Stephen G.”,”The Years of Hunger: Soviet Agriculture, 1931-1933.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Stephen G. Wheatcroft, Associate Professor of Russian and Soviet History University of Melbourne. List of Tables, Preface, Appendix: A Note on the Grain Harvests, Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations used in Text, Abbreviations of Tibles of Books and Periodical Publications, etc., used in Footnotes, Bibliography, Name Index, Subject Index,”,”RUSU-022-FL”
“DAVIES R.W.”,”Soviet History in the Yeltsin era.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Preface, Appendix: 1) Print-runs of Newspapers, 1985-95, 2) Major Events in Russian and Soviet History, Glossary, Notes, Index, prefazione appendici: 1) Print-runs of Newspapers, 1985-95, 2) Major Events in Russian and Soviet History, note glossario indice nomi argomenti”,”RUSx-059-FL”
“DAVIES R.W.”,”Soviet History in the Gorbachev Revolution.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Preface, Conclusions, Appendix: Major Events in Russian and Soviet History, Notes and References, Index,”,”RUSU-036-FL”
“DAVIES Sarah HARRIS James author, BRANDENBERGER David, CHASE William, DAVIES R.W., GETTY J. Arch, KHLEVNIUK Oleg, POLLOCK Ethan, PRIESTLAND David. VAN REE Erik, RIEBER Alfred, SMITH Jeremy, Contributors”,”Stalin. A New History.”,”Sarah Davies is Senior Lecturer in History at the University of Durham. She is the author of Popular Opinion in Stalin’s Russia; Terror, Propaganda, and Dissent 1934-1941. James Harris is Senior Lecturer in History at the University of Leeds. He is author of The Great Urals, Regionalism and the Evolution of the Soviet System. David Brandenberger is Assistant Professor in the Department of History at the University of Richmond, Virginia. He is the author of National Bolshevism, Stalinist Mass Culture and the Formation of Modern Russian National Identity 1931-1956. William Chase is Professor in the History department at the University of Pittsburgh. R.W. Davies is Professor (Emeritus) at the Centre for Russian and East European Studies, University di Birmingham. He has written extensively on Soviet history. J. Arch Getty is Professor of History in the Department of History at UCLA. Oleg Khlevniuk is Senior Researcher at the State Archive of the Russian Federation, Moscow. Ethan Pollock is Assistant Professor of History at the Maxwell School of Syracuse University. David Priestland is Lecturer in Modern History at the University of Oxford and Fellow of St Edmund Hall. Erik Van Ree is Lecturer at the Institute for East European Studies of the University of Amsterdam. Alfred Rieber is Professor of History at the Central European University in Budapest and also Professor (emeritus) at the University of Pennsylvania. Jeremy Smith is Lecturer in Twentieth-Century Russian History at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. Notes on contributors, Preface, A note on transliteration, Glossary, Index,”,”STAS-006-FL”
“DAVIES R.W.”,”Le scelte economiche dell’Urss.”,”””A cavallo tra Europa e Asia, l’Unione Sovietica, così come l’Impero zarista che l’aveva preceduta, presentava dunque al mondo una doppia faccia: la più arretrata tra le principali potenze europee, era contemporaneamente anche il più avanzato tra i grandi paesi contadini, con un rapporto tra produzione industriale e agricola e popolazione assai più elevato che in India prima della seconda guerra mondiale o in Cina nel 1952. Ma la Russia possedeva davvero le risorse interne necessarie a costruire, nell’isolamento, una società socialista industrializzata? Fu questo il problema fondamentale che divise l’opposizione di sinistra dalla maggioranza del partito. Trotsky e i suoi sostenitori – che nel 1926-27 si fusero con Zinoviev e Kamenev costituendo l’opposizione unificata – sostenevano che la costruzione del socialismo non poteva essere portata a termine senza l’appoggio di una rivoluzione vittoriosa in qualche paese avanzato. Secondo l’opposizione di sinistra il partito comunista sovietico, in preda all’autocompiacimento dei suoi dirigenti, stava affondando nel pantano delle forze non proletarie della Russia della Nep. La «degenerazione burocratica» del partito era il primo passo sulla strada della restaurazione del capitalismo. Queste tendenze potevano essere sconfitte solo da una vigorosa politica di industrializzazione diretta contro i commercianti privati e i ‘kulaki’ (contadini ricchi); e tale politica sarebbe stata possibile solo dopo la restaurazione della democrazia del partito, degli operai e dei soviet. La stessa opposizione riteneva che tale campagna avesse in sé ben poche possibilità di successo, per il momento almeno, dato il riflusso dell’ondata rivoluzionaria mondiale e la debolezza del potere sovietico; ma era incrollabilmente convinta che il suo fallimento avrebbe condannato la rivoluzione. La direzione del partito accusò l’opposizione di sinistra di scarso realismo, irresponsabilità e demagogia. Mentre Trotsky rimproverava Stalin e Bucharin di soccombere al loro ambiente piccolo-borghese, questi a loro volta tacciavano l’opposizione di sinistra di «deviazionismo piccolo-borghese» camuffato dietro slogan estremisti e nutrito dalle esitazioni e incertezze caratteristiche del settore meno maturo della classe operaia (gente appena arrivata dalle campagne e via dicendo). (…) I dibattiti sulla politica economica del 1926-27 furono condotti nel contesto di questa tempestosa diatriba politica. Vi parteciparono tutti i dirigenti politici e tutti i settori dell’amministrazione economica. Il livello di discussione fu assai alto. Molti tra i principali dirigenti politici avevano fatto esperienza di amministrazione economica o conoscevano bene l’economia marxista; in alcuni casi univano entrambe le cose. I due protagonisti principali del dibattito pubblico sull’economia – Bucharin e il rappresentante dell’opposizione di sinistra Preobrazenskij – erano economisti estremamente preparati. Nell’amministrazione economica, però, il numero di iscritti che ricoprivano incarichi di responsabilità era esiguo. Nel 1925 solo il 29 per cento dei «funzionari responsabili del Vesencha erano iscritti al partito, e degli specialisti solo il 6 per cento. Nel Gosplan ancora nel 1929 solo un quinto dei cinquecento impiegati della direzione centrale erano iscritti (1). Il partito faceva molto affidamento sugli «specialisti non iscritti», e in modo particolare su due gruppi dai punti di vista contrastanti: gli economisti ex menscevichi come V.G. Groman nel Gosplan e A.M. Ginzburg nel Vesencha, e gli economisti ex socialisti rivoluzionari come N.D. Kondratiev, consulente sia del commissariato per l’Agricoltura, sia di quello per le Finanze. (…) Il marxismo classico ipotizzava un’economia socialista non monetaria, in cui tutti i mezzi di produzione sarebbero stati di proprietà sociale, e allo scambio di merci si sarebbe sostituito quello dei prodotti. Il socialismo non era che la prima fase del comunismo; nel socialismo la produzione ancora non è abbondante, e dunque la produzione sociale dev’essere distribuita «secondo il lavoro», e non «secondo i bisogni». Non per questo però era necessario il denaro. Marx scriveva nel ‘Capitale’: “”Con la produzione sociale viene meno il capitale monetario. La società ripartisce forza-lavoro e mezzi di produzione nelle diverse branche. I produttori possono anche ricevere buoni di carta, mediante i quali prelevano dalle scorte sociali di consumo una quantità corrispondente al loro tempo di lavoro. Questi buoni non sono denaro. Essi non circolano”” (2). A questo presupposto si rifacevano tutti gli economisti di partito sovietici negli anni ’20 (…)”” (pag 585-587) [(1) Carr-Davies, ‘Le origini della produzione sovietica (1926-1929), tomo II: Lavoro, commercio, finanza’, Torino, 1974, p. 349; (2) K. Marx, ‘Il capitale’, Libro secondo, Torino, 1975, p. 438] Articolo di Bucharin del 1929 sulla Nep ecc.: ‘Note di un economista (…)’ pubblicato da Bucharin sulla Pravda del 30 settembre 1928 (pubblicato tradotto in inglese in “”Economy and Society’, VIII, 1979, p. 4 (pag 598) “”In una dichiarazione al Politburo datata 2 febbraio 1929, Bucharin, Rykov e Tomskij condannarono senza mezzi termini “”lo sfruttamento militar-feudale dei contadini””, affermando che l’attività del Comitato centrale del partito costituiva “”un passaggio a posizioni trotskiste””. In un importante discorso tenuto all’epoca, pubblicato poi col titolo ‘Il testamento politico di Lenin’, Bucharin ribadì quella necessità di fondare le decisioni sull’accordo politico ed economico con i contadini che era stata la pietra di volta della Nep”” (pag 598)”,”RUSU-253″
” DAVIES R.W.”,”The Industrialisation of Soviet Russia. The Socialist Offensive. The Collectivisation of Soviet Agriculture, 1929-1930. Vol. 1.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. List of Tables, Preface, Technical Note, Conclusions, Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations used in Text, Abbreviations of Titles of Books and Periodical Publications, Bibliography, Name Index, Subject Index,”,”RUSU-058-FL”
” DAVIES R.W.”,”The Industrialisation of Soviet Russia. The Soviet Economy in Turmoil, 1929-1930. Vol. 3.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. List of Tables, Preface, Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations used in Text, Abbreviations of Tibles of Books and Periodical Publications, etc., used in Footnotes, Bibliography, Name Index, Subject Index,”,”RUSU-059-FL”
“DAVIES R.W. a cura; saggi di Denis J.B. SHAW Maureen PERRIE M. LEWIN Ronald AMANN David LANE Philip HANSON Julian COOPER R.E.F. SMITH John DUNSTAN G.S. SMITH Jonathan HASLAM David HOLLOWAY”,”The Soviet Union.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Denis J. B. Shaw is Lecturer in Soviet Geograohy in the Department of Geography and Associate member of the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. Maureen Perrie is Lecturer in the Centre for Russian and East European Studies and the School of History, University of Birmingham. She is the author of The Agrarian Policy of the Russian Socialist Revolutionary Party from its Origins through the Revolution 0f 1905-7 and The Image of Ivan the Terrible in Russian Folk-Lore. M. Lewin is Professor of History at the University of Pennsylvania in Philadelphia and was previously Professor of Soviet History and Politics in the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. He is author of Russian Peasants and Soviet Power, Lenin’s Last Struggle, Political Undercurrents in Soviet Economic Debates, and The Making of the Soviet System. Ronald Amann is Director of the Centre for Russian and East European Studies and Professor of Soviet Politics, University of Birmingham. David Lane is Professor of Sociology in the Centre of Russian and East European Studies, University of Birmingham, and a former Fellow of Emmanuel College, Cambridge. He is the author of State and Politics in the USSR, Soviet Economy and Society, Soviet Labour and the Ethic of Communism, and several other studies on politics and society in the Soviet Union and Eastern Europe. Philip Hanson is a Professor of Soviet Economics at the University of Birmingham. Julian Cooper is Lecturer in Soviet Technology and Industry, Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. R.E.F. Smith was formerly Head of the Department of Russian Language and Literature, University of Birmingham, and is the author of several books on farming in Russia from early times, including The Enserfment of the Russian Peasantry, Peasant Farming in Moscovy, and (with David Christian) Bread and Salt. John Dunstan is Senior Lecturer in the Centre for Russian and East European Studies and the Faculty of Education, University of Birmingham, and Deputy Director of the Centre. He is the author of Paths to Excellence and the Soviet School as well as many articles on Soviet education, and editor of Soviet Education under Scrutiny. G.S. Smith is Professor of Russian in the University of Oxford and Fellow of New College. He has taught at the universities of Nottingham, Birmingham, Liverpool, Indiana, and California at Berkrley. Jonathan G. Haslam is Senior Research Fellow in Politics at King’s College, Cambridge University, From 1975 to 1984, he was lecturer in Soviet Diplomatic History at the University of Birmingham; from 1984 to 1988, he taught at various universities in the United States. He is the author of Soviet Foreign Policy, 1930-33; The Impact of the Depression and The Soviet Union and the Struggle for Collective Security in Europe, 1933-39. David Holloway is Professor of Political Science and Member of the Center for International Security and Arms Control at Stanford University. He is rhe author of The Soviet Union and the Arms Race and a co-author of The Reagan Strategic Defense Initiative: A Technical Political and Arms Control Assessment. Acknowledgements, Preface, Notes on the Contributors, Appendix: Soviet History; Some Major Events, Glossary and Abbreviations, Bibliography, foto, cartine, figure, Table, Index,”,”RUSU-071-FL”
“DAVIES R.W.”,”The Soviet Collective Farm, 1929-1930. The Soviet Collective Farm, 1929-1930.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. List of Tables, Preface, Conclusions, Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations used in Text, Abbreviations of Titles of Books and Periodical Publications used in Footnotes, Bibliography, Name Index, Subject Index,”,”RUSU-077-FL”
“DAVIES R.W. HARRISON Mark WHEATCROFT S.G. a cura, contributi di J.D. BARBER Peter GATRELL Robert LEWIS J.N. WESTWOOD”,”The economic transformation of the Soviet Union, 1913-1945.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Peter Gatrell is Senior Lecturer in Economics History, Department of History, University of Manchester. His Ph.D. thesis at the University of Cambridge concerned Russian industry in the first world war, and he is now completing a book on the same subject. Mark Harrison is Senior Lecturer in the Department of Economics, University of Warwick. R.A. Lewis is Senior Lecturer in Economic History, University of Exeter. He obtained his Ph.D. at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham in 1975. J.N. Westwood is an Honorary Research Fellow at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham, and previously held posts at Florida State University and the University of Sydney, and as an economist in a large North American railway company. S.G. Wheatcroft is Director of the Centre for Soviet and East European Studies and Senior Lecturer in the Department of History, University of Melbourne. He is also Honorary Research Fellow of the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham, where he was variously Research Associate and Research Fellow from 1973 to 1985. J.D. Barber is a Lecturer in Soviet Politics and Fellow of King’s College at Cambridge. He is preparing a collection of previously unpublished Russian archival material on the defence of Moscow in 1941. List of figures, List of maps, List of tables, Notes on contributors, Preface, Acknowledgements, Major events in Russian and Soviet economic development, Tables, Glossary, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSU-107-FL”
“DAVIES R.W. a cura; contributi di J.M. COOPER M.R. DOHAN Peter GATRELL Paul R. GREGORY Mark HARRISON Holland HUNTER R.A. LEWIS Stephan MERL Maureen PERRIE J.C. SHAPIRO Christopher WARD J.N. WESTWOOD S.G. WHEATCROFT”,”From Tsarism to the New Economic Policy. Continuity and Change in the Economy of the USSR.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. J.M. Cooper is Lecturer in Soviet Technology and Industry, Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. M.R. Dohan is Associate Professor of Economics, Queen’s College, University of New York. Peter Gatrell is Senior Lecturer in Economics History, Department of History, University of Manchester. His Ph.D. thesis at the University of Cambridge concerned Russian industry in the first world war, and he is now completing a book on the same subject. Paul R. Gregory is Professor of Economics at the University of Houston, Houston, Texas. Mark Harrison is Senior Lecturer in the Department of Economics, University of Warwick. Holland Hunter is Emeritus Professor of Economics at Haverford College, near Philadelphia, Pennsylvania, where he taught economics for 41 years. R.A. Lewis is Senior Lecturer in Economic History, University of Exeter. He obtained his Ph.D. at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham in 1975. Stephan Merl is Wissenschaftlicher Mitarbeiter in the Zentrum für Kontinentale Agrar-und-Wirtschaftsforschung at the University of Giessen. He received his doctorate at the University of Hamburg. Maureen Perrie is Lecturer in the Centre for Russian and east European Studies and the school of History, University of Birmingham. J.C. Shapiro is Lecturer in Economics at Goldsmiths’ College, London, and is preparing a book-length study of unemployment in the USSR in the 1920s. Her Ph.D. thesis, completed at the London School of Economics and Political Science, dealt with wage differentiation in British industry. Christopher Ward is Assistant University Lecturer, Department of Slavonic Studies, University of Cambridge, and was previously ESRC Research Fellow at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. In 1976 he completed a Ph.D. thesis at the University of Essex on Soviet textile workers in the 1920s, and his book on this subject is about to be published. J.N. Westwood is an Honorary Research Fellow at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham, and previously held posts at Florida State University and the University of Sydney, and as an economist in a large North American railway company. S.G. Wheatcroft is Director of the Centre for Soviet and East European Studies and Senior Lecturer in the Department of History, University of Melbourne. He is also Honorary Research Fellow of the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham, where he was variously Research Associate and Research Fellow from 1973 to 1985. List of Illustrations and Maps, List of Tables, Preface, Notes on the Contributors, Introduction, Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations, Notes and References, Bibliography, Name Index, Subject Index,”,”RUSU-109-FL”
“DAVIES R.W.”,”The Development of the Soviet Budgetary System.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Foreword by Alexander BAYKOV, Preface, List of Tables, List of Figures, Explanatory Notes, Abbreviations, People’s Commissars of Finance, 1917-41, Bibliography, Index,”,”RUSU-111-FL”
“DAVIES R.W.”,”Soviet economic development from Lenin to Khrushchev.”,”R.W. Davies is Professor Emeritus, Centre for Russian and East European Studies, Birmingham University, sometime Visiting Professorial Fellow, the University of Melbourne. Author of the Industrialization of Soviet Russia, 1929-1937, The Economic Transformation of the Soviet Union, 1913-1945, Soviet History in the Gorbachev Revolution, Soviet History in the Yeltsin Era. Currently completing volumes 5 and 6 of The Industrialization of Soviet Russia. Introduction, List of maps, Figures, Tables, Acknowledgements, Main dates in Russian and Soviet history, Glossary, Further reading, References, Index, New studies in Economic and Social History,”,”RUSU-142-FL”
“DAVIES Norman, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO”,”La rivolta.”,”Norman Davies è Fellow del Wolfson College di Oxford, della British Academy e della Royal Historical Society, e professore emerito dell’Università di Londra. E’ autore di una monumentale ‘Storia d’Europa’ (Bruno Mondadori, 2002) “”Ora, molto si può dire con certezza della politica sovietica. Stalin assunse una posizione dura e inflessibile non appena si prospettò l’avanzata in Polonia nell’inverno 1943-44. Posò gli occhi su metà del territorio del Paese e programmò una radicale riorganizzazione del governo. Insediò una commissione composta da esponenti al suo servizio e ordinò l’eliminazione di tutti gli agenti e i soldati fedeli alle legittime autorità. Dopo lo scoppio della rivolta, respinse il piano di Rokossovskij per la liberazione di Varsavia, ostacolò gli sforzi occidentali per inviare aiuti agli insorti, dirottò la principale offensiva russa verso i Balcani e approvò solo timide e tardive misure di appoggio. Una volta che il settore centrale del fronte della Vistola si fu ripreso dal contrattacco tedesco, mantenne Rokossovskij essenzialmente sulla difensiva. Non si può che definire un simile atteggiamento come insensibile. Ciò che si ignora, tuttavia, è se Stalin sarebbe diventato più malleabile di fronte a una ferma presa di posizione occidentale”” (pag 700); “”L’elenco delle manchevolezze all’interno della coalizione alleata è talmente lungo che a raccontarlo rischia di divenire noioso. L’attività di intelligence alleata concernente Varsavia, ad esempio, fu a dir poco deplorevole. Gli inglesi ricevevano informazioni contrastanti dalle fonti polacche e russe, ma non presero seri provvedimenti per risolvere il dilemma. Il fallito viaggio di Jozef Retinger servì solo a sprecare mesi di tempo prezioso, s concluse con un fallimento e non ebbe seguito. Quanto ai servizi segreti sovietici, chiusi nella loro camicia di forza ideologica, si dimostrarono del tutto incapaci di un’analisi efficace. Nelle otto settimane della rivolta, un’unica spia russa girovagava solitaria per Varsavia, senza parlare con nessuno d’importante, cercando di scoprire i dati più elementari, tipo dove fossero localizzate le formazioni ribelli e chi le comandasse. L’intelligence statunitense non fu certo migliore. (…) Il collegamento militare e politico fu quasi inesistente. Gli inglesi aveva piazzato un sacco di ufficiali in Jugoslavia, Albania e Grecia, ma nemmeno uno in Polonia”” (pag 710-711)”,”POLx-055″
“DAVIES Norman”,”Isole. Storia dell’Inghilterra, della Scozia, del Galles e dell’Irlanda.”,”Norman Davies è stato docente di Storia a Oxford e, dal 1985 al 1996, alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. Scrive per The Times e The New York Review of Books e collabora ai programmi storici della BBC.”,”UKIx-004-FV”
“DAVIES Norman”,”Isole. Storia dell’Inghilterra, della Scozia, del Galles e dell’Irlanda.”,”Norman Davies è stato docente di Storia a Oxford e, dal 1985 al 1996, alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. Scrive per The Times e The New York Review of Books e collabora ai programmi storici della BBC.”,”UKIx-014-FL”
“DAVIES Norman, a cura di Maurizio PAGLIANO”,”La rivolta.”,”Norman Davies è stato docente di Storia a Oxford e, dal 1985 al 1996, alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. Scrive per The Times e The New York Review of Books e collabora ai programmi storici della BBC.”,”POLx-008-FL”
“DAVIES Norman”,”Storia d’Europa.”,”Norman Davies è stato docente di Storia a Oxford e, dal 1985 al 1996, alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. Scrive per The Times e The New York Review of Books e collabora ai programmi storici della BBC.”,”EURx-126-FL”
“DAVIES Nigel”,”Gli aztechi. Storia di un impero.”,”Nigel Davies è stato autore di numerosi studi sulla storia della civiltà azteca e ha contribuito a superare l’ottica ispanocentrica, i limiti cronologici e laccentuazione delle particolarità artistiche ed architettoniche che caratterizzano gran parte delle conoscenze storiografiche sulle poplazioni precolombiane dell’antico Messico e soprattutto sull’impero azteco.”,”STAx-025-FSD”
“DAVIET Jean Pierre”,”Une multinationale à la francaise. Saint-Gobin 1665 – 1989.”,”L’A è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Ordinario di storia, insegna alla Ecole Normale Superieure di Cachan. E’ autore di una monumentale tesi ‘Un destin international, la compagnie de Saint-Gobin de 1830 à 1939’, EDITIONS ARCHIVES CONTEMPORAINES, 1988.”,””
“DAVIS Clark”,”Company men. White-Collar Life and Corporate Cultures in Los Angeles, 1892-1941.”,”DAVIS è assistente professore di storia alla California State University a Fullerton.”,”MUSx-122″
“DAVIS Mike”,”Olocausti tardovittoriani. En Niño, le carestie e la nascita del Terzo Mondo.”,”DAVIS Mike è uno studiosi di teoria urbana. Ha scritto ‘Le città di quarzo’ ‘Geografie della paura’ e ‘I Latinos alla conquista degli USA’. “”Gli americani accusavano il governo (inglese, ndr) di avere volutamente ingannato l’ opinione pubblica mondiale sulle condizioni della campagna indiana. “”Non sapremo mai quanti altri sarebbero stati salvati e adesso sarebbero felici e pieni di vita e vigore se soltanto fossero stati raggiunti in tempo. Forse i teschi biancheggianti sulle pianure dell’ India potrebbero darcene un’ idea. Ma l’ occultamento prolungato dei fatti concreti da parte del governo e la conseguente ignoranza generalizzata sulle vere condizioni devono essere considerati la causa di tante migliaia di morti””. Queste accuse furono ancor più efficaci grazie alle scioccanti fotografie della carestia pubblicate sui giornali di tutto il mondo. (Durante la carestia del 1876-79, la fotografia a lastra asciutta richiedeva una certa perizia professionale con una macchina ingombrante montata su un treppiede. L’ avvento nel 1888 della Kodak Numer One, che costava poco e poteva essere tenuta in mano, trasformò praticamente ogni missionario in India in un fotoreporter). (pag 155)”,”PVSx-028″
“DAVIS Fei-Ling”,”Le società segrete in Cina, 1840-1911. Forme primitive di lotta rivoluzionaria.”,” FEI-LING DAVIS è nata nel 1940 a Chungking, in Cina. Seguì in Inghilterra la madre risposata ad un inglese, e compì i suoi studi (in antropologia sociale) nell’ Università di Londra e Grenoble. Ha curato la raccolta di scritti di Lin Piao ed è stata Lecturer di sociologia e antropologia presso due colleges di Londra. Proverbio cinese: ‘I funzionari derivano il loro potere dalla legge, il popolo dalle società segrete’ (in apertura)”,”CINx-223″
“DAVIS Nuel Pharr”,”Lawrence e Oppenheimer.”,”DAVIS Nuel Pharr è nato a Fort Worth nel Texas e si è specializzato in filosofia all’Università dell’Illinois dove è diventato libero docente. Ha scritto pure una biografia dello scrittore Wilkie Collins.”,”USAQ-062″
“DAVIS Malcom B. a cura; edizione italiana a cura di Guido ZURLINO; scritti di Peter HADFIELD Kim SCHUEFFTAN Mark SCHREIBER John CARROLL Arturo SILVA Jeannette AMANO Peter UJLAKI Davis BARRAGER David BENJAMIN Anthony J. BRYANT Wayne GRACZYK Evelyn CORBETT Bruce LEIGH Alex KERR Rich BLUMM Gail FELDMAN Steve USDIN Malcom B. DAVIS”,”Giappone.”,”Contiene il capitolo: ‘Il mondo del lavoro’ di Mark SCHREIBER (pag 145-154)”,”JAPx-082″
“DAVIS John A.”,”Legge e ordine. Autorità e conflitti nell’Italia dell’800.”,”John A. Davis è Reader in History e Chairman del Center for the Study of Social History all’Università di Warwick. Mano di ferro al Sud. “”Anche senza la legge Pica, le popolazioni rurali erano soggette all’arresto arbitrario su semplice sospetto o per documenti irregolari o per qualche altro pretesto. Quando i magistrati locali, ingelositi dalle pretese dei comandanti militari, si lagnavano per l’illegalità di queste procedure, il ministero della giustizia rifiutava regolarmente di intervenire e anzi li metteva in guardia dall’interferire con l’eccellente opera svolta dall’esercito”” (pag 206)”,”ITAS-172″
“DAVIS Paul K.”,”Le cento battaglie che hanno cambiato la storia. Dalla battaglia di Megiddo, che nel 1479 a C. consolidò il dominio egiziano in Palestina, a quella del Golfo contro l’Iraq di Saddam Hussein.”,”Paul K. Davis si è laureato in Storia delle guerre al King College di Londra, Attualmente vive a San Antonio, in Texas (USA), dove insegna storia alla University of Texas e alla St.Mary’s University. “”Ancora convinto che le forze meno resistenti fossero quelle francesi, il quartier generale tedesco elaborò un piano per attaccare la città fortificata di Verdun, sulla Mosa. Fin dall’inizio della guerra di trincea, Verdun costituiva il punto centrale di un saliente che creava un’ansa nelle linee tedesche: ciò rendeva possibile attaccare da tre direzioni la città, le sue venti fortezze maggiori e le quaranta minori. Il piano prevedeva di sfruttare per i propri fini la natura del soldato e dell’esercito francesi. Dopo la sconfitta subita nella guerra con la Prussia nel 1870, i francesi erano giunti alla conclusione di aver perso a causa della mancanza di spirito offensivo (…). Per provocare la massima distruzione a Verdun e salvare il maggior numero di vite tedesche, l’Alto comando mise insieme quello che forse era il più grande concentramento di artiglieria mai visto in un unico luogo. Il piano prevedeva di annientare da lontano i forti e le trincee con cannoni che andavano dai mortai da 420 mm ai cannoni da campo da 77 mm. Inoltre, a Verdun fu impiegato per la prima volta il lanciafiamme, un’arma di recente invenzione. Con una scorta iniziale di due milioni e mezzo di proiettili, ci si aspettava che il bombardamento polverizzasse qualsiasi contingente difensivo francese. Il nome in codice di questo incredibile attacco fu Operazione ‘Gericht’ (“”giudizio””). (…) Conseguenze. Il piano di Falkenhayn di indebolire l’esercito francese fu quasi sul punto di riuscire, ma alla lunga finì quasi per produrre gli stessi effetti sulle proprie truppe. Pétain elaborò un sistema di rotazione di forze fresche prese da altre parti del fronte occidentale, fornendo a Verdun un flusso costante di difensori relativamente ben riposati. (…) Quasi due terzi dell’esercito francese combatterono a Verdun, in un’occasione o nell’altra. Anche i tedeschi effettuarono cambi d truppe, ma, dopo il primo luglio, la battaglia della Somme, insieme agli attacchi russi sul fronte orientale, rese impossibile qualsiasi avvicendamento: infatti, le operazioni di sostegno condotte dai russi nell’estate del 1916 costrinsero Falkenhayn a spostare soldati da Verdun per rinforzare il fronte austro-tedesco a est. A causa del sistema di avvicendamento, è difficile stabilire con esattezza quanti uomini abbiano combattuto a Verdun da una parte e dall’altra, mentre è abbastanza semplice fare il conto dei caduti: fra il febbraio e il dicembre 1916, i francesi persero 542.000 uomini tra morti e feriti, e i tedeschi 434.000.”,”QMIx-020-FL”
“DAVIS Horace B.”,”Nationalism and Socialism. Marxist and Labor Theories of Nationalism to 1917.”,”Horace Bancroft Davis è stato economista ‘labor’ ad Harvard e Columbia, ha insegnato scienze sociali in molte istituzioni e università degli Stati Uniti. Ha lavorato in fabbrica e ha svolto attività sindacale come editor e ricercatore. I suoi libri includono pure ‘Toward a Marxist Theory of Nationalism’ (Monthly Review Press). ‘I proletari sono già in gran parte per natura senza pregiudizi nazionali’ Naturale sentimento internazionalista del proletariato. “”Once Marx and Engels had become committed to the philosophy of proletarian internationalism, they seldom referred to nationalism without some deprecatory adjective, usually “”narrow””. Thus, Engels in 1848 complained that the Belgian Government had appealed to the “”narrow sentiment of nationalism”” prevalent among a certain class of the population in order to arouse the people against the German rebels, such as Marx, and secure their expulsion (39). Marx reproached the German philosophers for being narrowly national without realizing it: “”If national narrow-mindedness is everywhere repulsive, it becomes actually loathesome in Germany, for there it is coupled with the illusion that the Germans are above nationalism and practical interests, in contrast to those nations that have the frankness to admit their national narrow-mindedness and their dependence on practical interests”” (40). But while the proletariat might be credited with an “”honorable national spirit””, its mission in history, as seen by Marx and Engels, was to overthrow the bourgeoisie and establish proletarian internationalism. Thus the long-run sentiment of the proletarian internationalist, and this was the point of view that Marx and Engels and their associates consciously sought to profess. They thus easily slipped into the position of attributing internationalist sentiment to the proletariat as something natural to it, in contrast to transitory nationalist sentiment or “”prejudice””. Thus Engels wrote in 1845: “”The proletarians are in the great majority already by nature without national prejudices, and their whole education and movement is essentially humanitarian, anti-national”” (41). And Marx wrote about the same time: “”It is, of course, true of every nation that insistence upon nationality is now to be found only among the bourgeoisie and their writers”” (42). Marx and Engels seized on any evidence which might show that the proletariat was more international-minded than the bourgeoisie. Marx cited fraternal statements from both sides of the border in 1870 as evidence that the workers of France and Germany showed less nationalistic sentiment than the respective upper classes. This sentiment of the proletariat he attributed to the advanced state of their class consciousness. Concerning the nationalist demonstrations in Germany, he wrote to Engels in July, 1870: “”Fortunately this whole demonstration stems from the middle class. The working class, with the exception of Schweitzer’s immediate followers, are taking no part in it. Fortunately the ‘war of classes’ [English in original] in both countries, France and Germany, is far enough advanced so that no war ‘abroad’ [English] can seriously turn back the clock of history”” (43)”” (pag 74-75) [Horace B. Davis, Nationalism and Socialism. Marxist and Labor Theories of Nationalism to 1917, Delhi, 2011] [(39) Engels, letter to the editor of the ‘Northern Star’ (published March 25, 1848); in ‘Werke’, IV, 532; (40) ‘The German Ideology’, p. 518; (41) Engels, “”Das Fest der Nationen in London”” (written 1845 and published in ‘Rheinische Jahrbücher zur gesellschaftlichen Reform’, 1846); in ‘Werke, II, 614; (42) ‘The German Ideology’, p. 518; (43) Marx to Engels, July 28, 1870] Antonio Labriola e l’intervento italiano in Africa. “”A well-known scholar, Antonio Labriola, had in 1888 announced himself as a Marxist, and his opinion and guidance were eagerly sought both by the younger generation of Socialists and by the rising imperialists. Labriola, following as he said the spirit rather than the letter of Marx, came out for an active expansionist policy and gave his endorsement to the military conquest of Tripoli (38)”” (pag 116) (38) Antonio Labriola, “”Tripoli, il Socialismo e l’Espansione Coloniale””, interview published in the ‘Giornale d’Italia’, April 13, 1902, see Antonio Labriola, Scritti vari, a cura di B. Croce, Laterza, Bari, 1906, pp. 432-441 (pag 227-228)”,”TEOC-670″
“DAVIS Kenneth S.”,”FDR. The Beckoning of Destiny, 1882-1928. A History.”,”K.S. Davis (1912-) biografo e scrittore La crisi economica e il panico finanziario del 1857 “”But in those same quoted words, Sara [Delano] also indicated a great trouble which came to her family in 1857 and grew worse during the immediately following years. It did not come to the Delano family alone. Millions suffered, and more severely than the Delano, from the financial panic which began in late August 1857, with the failure of the Ohio Life Insurance and Trust Company. By the end of October all save one of the banks in New York City had suspended specie payment, as had scores of other banks in towns large and small throughout the country. By the end of the year nearly 5.000 businesses had failed. In the following year well over 4.000 more failed, and nearly 4.000 failed in the year after that. Tens of thousands of people lost everything they had, including their homes and means of livelihood. A terrifyingly high proportion of the total labor force was unemployed. Through three bitter winters there was actual starvation and freezing to death in city streets and in the shacks of those miners of coal and copper from whose labors Warren Delano had formerly profited. He and his family suffered no physical misery”” (pag 41)”,”USAS-224″
“DAVIS Kenneth S.”,”FDR. The New York Years, 1928-1933.”,”K.S. Davis (1912-) biografo e scrittore La crisi economica e finanziaria. Il crollo di Wall Street e il ruolo delle grandi banche. La cronaca del ‘martedì nero, 28 ottobre 1929. “”For over the weekend the seemingly miraculous powers of the great bankers evaporated in feverish air as sell orders piled up to unprecedented height in brokers’ office. On Monday, October 28, occurred what the New York Times described as a “”nationwide stampede to unload””. Yet Richard Whitney made no appearance on the Exchange floor; there was no sign anywhere of organized market support. When the closing bell rang, with 9.912.800 shares having been traded, the day’s overall decline was greater than that of the preceding week. An hour and a half later, the Big Six again assembled in the Morgan bank, joined by Owen D. Young and by the president of Equitable Trust, C.A. Austin. This time the conference did non end in a few minutes. It lasted for two ling hours. And when it was over, Lamont handed to reporters a press release that made no mention of any “”cushion”” against further market declines. He now said that the consortium’s purpose had never been to maintain any particular price level or to protect anyone’s profit but only to maintain an orderly market; presumably this “”orderliness”” would “”stabilize prices”” at ‘some’ level or other. He further said that the situation “”retained hopeful features””. What these were e did not say. Immediately there were ugly rumors, spread with lightning speed far and wide, that the Big Six, far from being Saviors of the Market, had been operating only to save themselves – had moved to support prices just long enough to enable them quietly to unload their own holdings without serious loss, or even at a profit – and were now abandoning to a tragic fate the men who had benne so foolish as to buy from them, these along with the myriads of other poor suckers. Sell orders piled up overnight higher than they had over the preceding weekend. The way was prepared for Tuesday, October 29, 1929. And this Black Tuesday, darker by far than Black Thursday – indeed, the most ghastly day ever suffered on the Exchange – was recognized even at the time by scores of thousands of dazed, bewildered people as a historic ending, a breakpoint in history as in their own lives. Within thirty minutes after the opening bell, some 3.000,000 shares had been dumped on the market in huge blocks – 5,000, 20,000, even 40,000 – and though the volume per minute shrank thereafter, it remained greater than on any day before. Recorded prices plummeted as never before, even on ticker tape that lagged behind the trading as never before. Again there was a noon meeting of the Big Six in the Morgan bank, but no encouraging word came from it. Rumor had it that the consortium was selling, not buying, and when Richard Whitney, “”hat tilted on his head at a jaunty angle, sauntered nonchalantly across the floor half an hour before closing time””, he bid for no stocks (5). At the closing bell a brief rally and cut losses on leading issues, but these losses remained huge and on an unprecedented volume (16,410,030), which would not be equaled for another thirty-nine years. The general average loss amounted to almost 25 points, the Dow-Jones industrials were down 48 points, the New York Times fifty-stock average was down 43 points, and paper losses for that single day amounted to considerably more than the total national debt, several times the total amount of money in circulation throughout the United States at any time during the preceding year. Nor was there now any real hope for the morrow on the part of the general investing public. The Big Six met again at the Morgan bank that evening, but when this last meeting broke up and Lamont again faced the press, his chief concern was obviously to protect the bankers’ reputations against damaging rumor. Reiterating that “”the group”” had never proposed the maintenance of any particular price level, he flatly denied that “”the group”” had been “”a seller of stocks””. He also said that “”the group has continued and will continue a cooperative way to support the market””, but these words had, in the circumstances, a hollow ring”” [(5) Quoted, from a contemporary newspaper account, by Josephson, op. cit., p. 103] (pag 147)”,”USAS-225″
“DAVIS Kenneth S.”,”FDR. The New Deal Years, 1933-1937.”,”K.S. Davis (1912-) biografo e scrittore”,”USAS-226″
“DAVIS Junior Roy CHEREL-ROBSON Milasoa MUTHUMBI Jane ROETHLISBERGER Claudia SLANY Anja a cura”,”Le Développement Economique en Afrique. Rapport 2018. Les migrations au service de la transformation structurelle.”,”L’immagine di migliaia di giovani africani che affogano nel Mediterraneo, dopo essere stati spinti dalla povertà e dalla guerra a lasciare il loro paese ed essere attirati all’estero dalla speranza di un’occupazione ha alimentato l’idea sbagliata che le migrazioni siano più un male che un bene per il continente africano. L’ultmo rapporto della CNUCED sullo sviluppo economico in Africa contrasta questo pregiudizio e attraverso lo studio dei fatti, mette in evidenza delle strategie che permetteranno di trarre vantaggio dalle migrazioni africane e di attenuare i loro effetti negativi. Le migrazioni sono benefiche sia per il paese d’origine che per il paese di destinazione. Esse possono giocare un ruolo nella trasformazione strutturale del continente africano. Il rapporto mostra come i migranti favoriscono questo processo e le possibilità per questa manodopera eccedentaria di essere assorbita dai diversi settori economici su scala continentale. I migranti africani sono composti da persone che hanno tutti i livelli di qualificazione, che lasciano il loro paese per vie legali e altri mezzi. Non solo rimediano al deficit di competenze nel paese di emigrazione ma contribuiscono allo sviluppo del loro paese d’origine. Grazie ai familiari migranti, i bambini rimasti nel paese d’origine ricevono una migliore educazione dei loro compagni. I legami creati dai migranti tra paese d’origine e paese di destinazione hanno permesso la nascita di diaspore prospere. Esse sono aperte a nuove prospettive di commercio e di investimenti che possono aiutare i paesi di destinazione e d’origine a diversificare la loro economia e di orientarsi ad attività produttive a maggior valore aggiunto. Contrariamente a quanto si pensa, la maggior parte dei flussi migratori sono circoscritti all’interno del continente africano. Le migrazioni intra-africane sono indispensabili e rafforzano l’integrazione della regione e del continente. Gli Autori. Le Rapport 2018 sur le développement économique en Afrique: Les migrations au service de la transformation structurelle a été élaboré par Junior Roy Davis (chef d’équipe), Milasoa Cherel-Robson, Jane Muthumbi, Claudia Roethlisberger et Anja Slany. Les travaux ont été menés à bien sous la supervision générale de Paul Akiwumi, Directeur de la Division de l’Afrique, des pays les moins avancés et des programmes spéciaux.”,”AFRx-111″
“DAVIS Philip J.”,”Il mondo dei grandi numeri.”,”Philip J. Davis è nato a Lawrence, Massachusetts, nel 1923. Conseguito il titolo di Philosophiae Doctor in matematica a Harvard nel 1950, vi compì successivamente, presso la Scuola di Ingegneria, ricerche sulla teoria matematica dei fluidi. Dal 1958 è capo della Sezione di Analisi Numerica del National Bureau of Standards di Washington. Il Dottor Davis ha insegnato analisi numerica presso diverse università americane ed è autore di numerosi lavori nel campo della teoria dell’approssimazione e dell’analisi numerica.”,”SCIx-145-FL”
“DAVIS Mike”,”Il pianeta degli slum.”,” Mike Davis (1946) è teorico dello sviluppo urbano e socio-geografo. Insegna alla University of California. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘Olocausti tardovittoriani’ (Feltrinelli, 2000) In base ai dati delle Nazioni Unite, più di un miliardo di persone sopravveve nelle baraccopoli sorte nelle estreme periferie delle città del Sud del mondo. Dagli slum di Lima, alle colline di spazzatura di Manila, da Korogocho alle bidonville latinoamericane… “”In effetti, il più grande slum asiatico odierno, Dharavi a Bombay, ha una densità massima più che doppia di quella delle vie di New York o della stessa Bombay del Diciannovesimo secolo, che secondo Roy Lubove erano “”i punti più affollati della Terra”” nell’epoca tardovittoriana (80). Questa implosione della popolazione urbana, generata da afflussi e sovraffollamenti inarrestabili, ha dell’incredibile. Nei ‘bustee’ di Kolkata, per esempio, in ogni stanza occupata trova posto a forza una media di 13,4 persone. Se si deve credere alle statistiche municipali, Dharavi stipa quasi quarantacinquemila persone per ettaro in locali di tre metri per cinque, accatastate una sull’altra (81). Manshiyet Nasr, al piedi della collina di Muqattam, è solo lievemente meno congestionata: più di mezzo milione di persone si spartiscono appena trecentocinquanta ettari. (Al suo margine meridionale, “”in condizioni dantesche di degradazione”” secondo il “”Financial Times””, i famosi ‘zabaleen’, gli “”spazzini””, cercano tra i rifiuti di che sopravvivere) (82). Le ‘favelas’ di Rio, intanto, stanno subendo un rapido processo di manhattizzazione in seguito alla carenza di terra occupabile e quindi a una fiorente domanda di spazi in affitto. “”Parallelamente alla periferizzazione delle ‘favelas’ di Rio””, scrive Suzana Taschner, “”possiamo vedere la verticalizzazione di quelle più antiche, dove compaiono editrici, spesso in affitto, di quattro o sei piani (83)”” (pag 88-89) [(80) “”Un certo distretto dell’undicesima circoscrizione”” aveva 243.641 abitanti per chilometro quadrato, e Joombarwawa a Bombay 187.722. Roy Lubove, ‘The Progressive ad the Slums’, Pittsburgh 1962, p. 94; (81) Kalpana Sharma, ‘Rediscovering Dharavi: Stories from Asia’s Largest Slum’, Delhi, 2000, pp. XX, XXVII, 18; (82) James Drummon, ‘Providing Collateral for a Better Future’, “”Financial Times””, 18 ottobre 2001; (83) Suzana Taschner, “”Squatter Settlements and Slums in Brazil””, in Aldrich e Sandhu ( a cura di ), pp. 196, 219]”,”CONx-002-FC”
“DAVIS John”,”Società e imprenditori nel Regno Borbonico, 1815-1860.”,”John A. Davis è nato in Inghilterra nel 1947. Borsista dell’Istituto Croce dal 1970 al 1972, insegna Storia italiana ed europea all’Università di Warwick.”,”ITAS-041-FL”
“DAVIS Mike”,”Il pianeta degli Slum.”,”Mike Davis nato a Fontana (Los Angeles) nel 1946, è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Insegna alla University of California.”,”CONx-021-FL”
“DAVIS Mike”,”Cronache dall’Impero.”,”Mike Davis nato a Fontana (Los Angeles) nel 1946, è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Insegna alla University of California.”,”USAS-021-FL”
“DAVIS Peter”,”Phantom F-4 II vs MIG-21 nella guerra del Vietnam.”,”‘Una delle più durature lezioni della guerra aerea sul Vietnam fu la comprensione che il successo nasceva da un sistema di comando e controllo delle operazioni aeree efficiente e ben coordinato. Aveva funzionato per la RAF contro l’aviazione tedesca nella Battaglia d’Inghilterra, durante la Seconda guerra mondiale, e fu responsabile di buona parte dei successi ottenuti dai MIG-21 in Vietnam. Quando i MIG-21 combatteroo senza questo supporto nei conflitti successivi, non ottennero da nessuna parte quantità paragonabili di vittorie”” (pag 87)”,”QMIx-317″
“DAVIS Nathalie Zemon”,”Le culture del popolo. Sapere, rituali e resistenze nella Francia del Cinquecento.”,”Nathalie Zemon Davis ha insegnato storia a Berkeley e a Princeton. Ha scritto saggi su Umanesimo, Riforma e religione popolare. ‘L’elemento unificante di questi saggi, che è anche l’elemento di novità storiografica, è il metodo di ricerca: “”Non bastava più rovistare le biblioteche, setacciare archivi criminali e giudiziari, elenchi assistenziali, atti notarili… Occorreva riconoscere che le forme di vita associativa e di comportamento collettivo sono prodotti culturali e non semplici frammenti della storia della Riforma o della centralizzazione politica”” …’ (dalla quarta di copertina)”,”STOS-034-FSD”
“DAVOLI Piermaria”,”Due miliardi di salariati. La nostra classe nel mondo.”,”””La ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ fu pubblicata da Friedrich Engels nel 1845; l’attualità di quello scritto, a più di un secolo e mezzo di distanza è grandissima. In quest’opera il giovane Engels sulla classe “”che ho imparato a conoscere in ventun mesi con i miei propri occhi e attraverso notizie ufficiali o comunque autentiche”” troviamo già, ‘in nuce’, i concetti di base sulla lotta operaia mediante gli scioperi che saranno poi sviluppati dalla scuola marxista quando la dimensione e la concentrazione del proletariato industriale avranno portato alla ribalta in tutti i paesi industrializzati del mondo le forme di lotta tipiche della classe operaia, che nell’Inghilterra del 1840 già si manifestavano. In quell’epoca l’Inghilterra era il paese di gran lunga più avanzato nello sviluppo capitalistico; si era già formata una forte classe operaia, concentrata nei settori fondamentali della manifattura (metallurgia, meccanica, industria tessile, con grandi stabilimenti industriali) e dell’estrazione del minarale di ferro e del carbone (miniere). La lotta per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro era all’ordine del giorno; si formavano, in varie modalità, i primi sindacati e le organizzazioni di difesa degli operai. Le sconfitte nelle azioni rivendicative condotte con gli scioperi, osserva Engels, erano numerose; poca era l’esperienza di lotta, e scarsa l’organizzazione; poche erano le vittorie (…). Ma allora perché lottare, perché scioperare? La risposta di Engels è chiarissima: “”[Ci] si domanderà allora perché gli operai scioperino in casi in cui è evidente l’inefficacia della loro azione. Semplicemente perché essi devono protestare contro la diminuzione del salario e perfino contro la necessità di tale diminuzione… perché il loro silenzio sarebbe un riconoscimento di tale situazione, un riconoscimento del diritto della borghesia di sfruttare gli operai nei periodi di prosperità commerciale e di farli morir di fame quando i tempi sono difficili”””” [Piermaria Davoli, Due miliardi di salariati. La nostra classe nel mondo, Edizioni Lotta Comunista, 2012] (pag 332)”,”ELCx-176″
“DAVY M.M.”,”Initiation a la symbolique romane (XIIe siècle). Nouvelle édition e l’«Essai sur la symbolique romane».”,”Il XII è un secolo di straordinaria ricchezza simbolica…”,”RELC-015-FSD”
“DAVYDOV Jurij”,”Il lavoro e la libertà. Una teoria della società comunista.”,”Davydov è un filosofo sovietico (1929-) “”Secondo Marx, il progresso della divisione capitalistica del lavoro ha portato alla ‘più completa esclusione della libertà dalla sfera della produzione materiale’ per il fatto che: In primo luogo, ha portato alla separazione del lato intellettuale del lavoro da quello “”puramente fisico””. In secondo luogo, ha ridotto anche questo lato “”fisico”” all’unilaterale applicazione dall’astratta (isolata dalle altre) capacità umana. In terzo luogo, ha posto anche l’applicazione di questa capacità unilateralmente sviluppata in dipendenza non della sua propria – sia pur anche “”fisiologica”” – misura, ma di una misura esteriore che muove dalle esigenze prescritte dal ritmo del movimento della macchina. Di conseguenza, il problema della capacità umana nel lavoro ha ricevuto un’espressione capovolta: come problema del normale bisogno “”fisiologico”” dell’organismo. Il che, per usare le parole del giovane Marx, è la manifestazione somma dell'””alienazione del lavoro””. L’unico campo oggettivamente possibile di libera attività per le masse lavoratrici sotto la divisione borghese del lavoro si apre nella rivoluzione sociale, dove gli individui realmente – con la loro propria attività – creano nuovi rapporti sociali”” [Jurij Davydov, Il lavoro e la libertà. Una teoria della società comunista, 1966] (pag 94-95)”,”TEOC-588″
“DAWKINS Richard”,”L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere. (Tit.orig.: The God Delusion)”,”DAWKINS Richard (Nairobi, 1941) biologo evolutivo membro della Royal Society insegna comunicazione della scienza all’Università di Oxford.”,”RELx-050″
“DAWKINS Richard”,”Il gene egoista. La parte immortale di ogni essere vivente.”,”Richard Dawkins (Nairobi 1941), biologo evolutivo, membro della Royal Society, insegna Comunicazione della scienza all’Università di Oxford.”,”SCIx-283-FL”
“DAWKINS Richard”,”L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere.”,”Richard Dawkins (Nairobi 1941), biologo evolutivo, membro della Royal Society, insegna Comunicazione della scienza all’Università di Oxford.”,”RELx-021-FL”
“DAWKINS Richard”,”L’orologiaio cieco. Creazione o evoluzione.”,”Richard Dawkins (Nairobi 1941), biologo evolutivo, membro della Royal Society, insegna Comunicazione della scienza all’Università di Oxford.”,”SCIx-288-FL”
“DAWSON William Harbutt”,”German Socialism and Ferdinand Lassalle. A Biographical History of German Socialistic Movements During this Century.”,”Rapporti tra Lassalle e Bismarck (pag 8, 155, 167-170, 186) Rapporti Lassalle – Rodbertus (pag 77, 132, 145-159)”,”MGEx-249″
“DAY Richard B., a cura di Paolo CASCIOLA”,”La teoria dei cicli lunghi Kondratiev, Trotsky, Mandel.”,”””Questa debolezza può essere dimostrata rifacendosi all’ interpretazione mandeliana dell’ articolo di Trotsky “”O krivoi kapitalisticeskovo razvitiya””. In esso come il lettore ricorderà, Trotsky presentò per la prima volta la sua linea di tendenza segmentata e mise in evidenza le cause determinanti “”esterne”” dell’ attività economica. Mandel non vede che l’ obiettivo del diagramma trotskyano era quello di contestare il concetto kondratieviano di equilibrio. Egli ne deduce invece che Trotsky indicava la necessità di integrare i dati puramente economici con una analisi degli sviluppi sociali e politici ad essi correlati. Non c’è dubbio che Trotsky abbia sottolineato il rapporto esistente tra tali sviluppi e i dati empirici. Ma è proprio la natura di questo rapporto che Mandel non riesce a cogliere. Nel suo articolo e nel suo diagramma Trotsky cercò di dimostrare che le “”condizioni esterne”” e l’ autonomia relativa dei fenomeni “”sovrastrutturali”” precludevano una qualsiasi periodicità automatica dei cicli lunghi. Nel suo profilo di linea di tendenza segmentata Trotsky negò l’ esistenza dei cicli lunghi e fece invece riferimento ad “”epoche”” distinte, o “”periodi”” storici, che trovavano un’ espressione diagrammatica nei segmenti della linea di tendenza””. (pag 10)”,”TROS-111″
“DAY Richard B.”,”The ‘Crisis’ and the ‘Crash’. Soviet Studies of the West (1917-1939).”,”DAY Richard B. è nato in Canada nel 1942. Ha studiato all’Università di Toronto e ha fatto il postgraduate all’Università di Londra dove ha ricevuto il dottorato nel 1970. Insegna all’Univ. di Toronto. Ha scritto ‘Leon Trotsky and the Politics of Economic Isolation’ (Cambridge 1973) e ha curato la traduzione di N.I. Bukharin ‘Selected Writings on Political Economy’.”,”TEOC-482″
“DAY Richard B.”,”Leon Trotsky and the politics of economic isolation.”,”Collana Soviet and East European Studies, Editorial Board: R.W. DAVIES P.J. FRANK Mary MACAULAY M. KASER A. NOVE R.W. PETHYBRIDGE L. SCHAPIRO G.H.N. SETON-WATSON F.B. SINGLETON DAY Richard B. Assistant Professor of Politica Economy University of Toronto”,”TROS-202″
“DAY Richard B. GAIDO Daniel a cura; scritti di Max BEER Paul LOUIS Karl KAUTSKY Heinrich CUNOW Edward BERNSTEIN Theodor ROTHSTEIN Julian B. MARCHLEWSKI (KARSKI) Otto BAUER Alexander HELPHAND (PARVUS) Rudolf HILFERDING Rosa LUXEMBURG Karl RADEK Paul LENSCH Gustav ECKSTEIN Hugo HAASE e altri, Anton PANNEKOEK Franz MEHRING Leon TROTSKY”,”Discovering Imperialism. Social Democracy to World War I.”,”Secondo Smaldone le tre opere più importanti su Hilferding sono la sua (v. Archiv), quella di Gottschalch (v. Archiv), e quella di F. Peter Wagner, ‘Rudolf Hilferding: Theory and Politics of Democratic Socialism’ (Prometheus Books, 1996). (da nota volume di Smaldone, Confronting Hitler, pag 96) “”Marxist economics made little progress after Karl Marx’s death. Marxists rightly considered the popularisation of Marx’s doctrines and their defence against the attacks of opponents as their most important task. Little time remained to us for the upgrading and continuation of Karl Marx’s economic teachings. Ultimately, the work of popularisation also began to suffer from this situation. The capitalism described in most of our propaganda-literature is that of the 1860s and 1870s, not the capitalism of our own day. The newest phenomena in economic life were certainly dealt with in many valuable articles and brochures, but we lacked a systematic theoretical presentation. Even in the most significant and independent economic work hitherto produced by the Marxist school, apart from those of Marx and Engels themselves, even in Kautsky’s ‘Agrarian Question’, the immediate political purpose and the needs of popularisation thrust the historic-descriptive exposition into the foreground and the theoretical part into the background. Meanwhile, a new world has arisen in the developmental tendencies of capitalism no longer suffice. The gaps resulting from this situation have now finally been filled at least in part. Rudolf Hilferding’s ‘Finance Capital’ gives us what we have long needed. (1)”” “”(1) Hilferding 1910a (English version Hilferding 1981). The work appeared simultaneously in the third volume of ‘Marx-Studien, Blätter zur Theorie und Politik des wissenschaftlichen Sozialismus’ edited by Max Adler and Rudolf Hilferding. The volume also includes the beautiful work of the comrade Tatiana Grigorovici, ‘Die Wertlehre von Marx und Lassalle’. We already reviewed this work in ‘Der Kampf’ when it appeared as the author’s doctoral dissertation. (See Bauer 1908a and Grigorovici 1910)”” [Otto Bauer, ‘Finance Capital’ (June 1910)] [in Richard B. Day Daniel Gaido a cura, ‘Discovering Imperialism. Social Democracy to World War I’, 2012] pag 414-416″,”TEOC-582″
“DAY Richard B. GAIDO Daniel a cura, scritti di Karl KAUTSKY N. RIAZANOV G.V. PLECHANOV A. PARVUS L. TROTSKY R. LUXEMBURG F. MEHRING”,”Witnesses to Permanent Revolution. The Documentary Record.”,”DAY Richard professore di economia politica nell’Università di Toronto, Canada. B. GAIDO Daniel è ricercatore presso il National Research Council (Conicet) in Argentina. Spesso la teoria della rivoluzione permanente è associata a Trotsky. Ma egli è stato solo una delle tante figure del movimento marxista internazionale a dibatterne, dopo lo scoppio della prima rivoluzione russa, quella del 1905. Riazanov (pag 91 e segg) DAY Richard professore di economia politica nell’Università di Toronto, Canada. B. GAIDO Daniel è ricercatore presso il National Research Council (Conicet) in Argentina. Spesso la teoria della rivoluzione permanente è associata a Trotsky. Ma egli è stato solo una delle tante figure del movimento marxista internazionale a dibatterne, dopo lo scoppio della prima rivoluzione russa, quella del 1905. Riazanov Il 1848 ha rivelato che la borghesia in Germania è stata incapace di adempiere alla propria missione storica. “”In Germany, it was already the case that ‘the bourgeoisie had the misfortune to arrive too late’ (65). Il failed even to win undivided power; and now, having secured for itself the political conditions necessary for free development of its passion for surplus-value, it has ceded power to the reactionaries… It was frightened by the insurrection of the French proletariat, which did not herald particulary cheerful prospects for the bourgeoisie; and it was horrofied to learn that the German proletariat – which in the 1840s had already expressed its dissatisfaction with what the bourgeoisie saw as mere imperfections in the political régime – was now ready to use revolution to secure the conditions needed for free development of its own ‘class’ struggle ‘against the bourgeoisie’… Someone might well ask: ‘But doesn’t this contradict ‘The Manifesto of the Communist Party’ by Marx and Engels?’. The point is that Marx and Engels overestimated the progressive character of the German bourgeoisie. They only knew the experience of England and France, which suggested that… the historical mission of the bourgeoisie is the conquest of political freedom. They were convinced, therefore, that the coming revolution would result in the rule of the bourgeoisie itself, and that this new struggle would ‘begin’ immediately after the fall of the reactionary classes in Germany. In that case, the bourgeois revolution would necessarily serve as the immediate prologue to the workers’ revolution. The tactics that Marx and Engels adopted in 1848-9 logically followed from these views. The wanted to go along with the bourgeoisie, and they quite deliberately took a position on the extreme left wing of bourgeois democracy, differentiating themselves only by their more extreme political demands. During all of 1848 and the beginning of 1849, they helped the bourgeoisie to wage ‘its’ political struggle, dictated its programme of action at each step of the way, energetically ‘pushed’ it in the direction of determined opposition, and themselves took the initiative in refusing to compromise… But all the work and efforts of Marx and Engels were in vain. The fact is that the workers and the most radical strata of the petty bourgeoisie ‘made’ the revolution. The bourgeoisie, as Engels said, only ‘endured’ the revolution, and he and Marx soon understood that they had excessively idealised the bourgeoisie, which turned out to be completely incapable of fulfilling ‘its own’ historical mission. Moreover, while Marx and Engels were expending their energy in giving a push to the bourgeoisie, the ‘already’ emerging workers’ movement saw its turn to act. The League of Communists began its own activity too late, and it accomplished nothing in the sense of linking its ‘final goal’ to the workers’ movement, which behaved perfectly ‘spontaneously'”” [N. Ryazanov, The Draft Programme of ‘Iskra’ and the Tasks of Russian Social Democrats’ (1903)] [(in) Witnesses to Permanent Revolution. The Documentary Record, edited and translated by Richard B. Day and Daniel Gaido, 2009] (pag 91)”,”RIRx-174″
“DAY Richard B.”,”Trotskij e Stalin. Lo scontro sull’economia.”,”Questa è una documentata ricerca sull’evoluzione del pensiero fi Trotskij nel campo della politica economica. Richard B. Day, docente di economia politica all’università di Toronto, che ha così ricostruito il dibattito economico e le lotte delle opposizioni nel partito sovietico degli anni venti.”,”TROS-029-FL”
“DAY Richard B.”,”The ‘Crisis’ and the ‘Crash’. Soviet Studies of the West (1917-1939).”,”Richard B. Day was born in Canada in 1942. He was educated at the University of Toronto and subsequeltly did postgraduate work there and at the University of London, where he received his doctorate in 1970. Since then he has taught in the Department of Political Economy in the University of Toronto. Preface, Conclusion, Appendix, Selected Bibliography, Notes, Index,”,”RUST-055-FL”
“DAY John ANATRA Bruno SCARAFFIA Lucetta; a cura di Giuseppe GALASSO”,”La repubblica dal 1958 al 1992. Storia d’Italia. Volume decimo.”,”””La politica commerciale di Pisa e di Genova nei confronti della Sardegna è singolarmente combattiva. Le due repubbliche fanno uso di tutti i mezzi di cui dispongono per garantire la «libertà» di commercio ai loro propri mercanti, col minimo d’imposte e di concorrenza e il massimo di sicurezza e di immunità giuridiche. S’interessano particolarmente alla valorizzazione delle saline ed, eventalmente, delle miniere d’argento; ciò in quanto il sale marino e il metallo bianco erano merci molto richieste dal commercio internazionale dell’epoca. Infine, grazie alla concessione di piccoli possedimenti territoriali (‘donnicalias’), si sforzano di sviluppare a esclusivo loro vantaggio l’economia degli scambi all’interno dell’isola. I contatti commerciali fra la Sardegna e il continente si moltiplicano dopo la vittoria della flotta pisano-genovese sui musulmani nel 1016″” (pag 153-154)”,”ITAS-018-FV”
“DAY Hem – ROSSELLI Carlo”,”L’Espagne en marche… Situation Sociale de l’Espagne (Hem Day) – La Catalogne rempart de la Révolution (Carlo Rosselli).”,”Opuscolo anarchico (… Le macchinazioni di Karl Marx e di F. Engels nel corso dell’ultimo congresso dell’Internazionale, tenutosi all’Aia…) (pag 11)”,”MSPx-116″
“DAYAN Moshe”,”La campagna del Sinai, 1956.”,”Moshe DAYAN di origine ucraina è nato nel 1915 in Palestina. Entrato a far parte, durante la seconda guerra mondiale, delle unità combattenti palestinesi, si batté in Siria contro forze francesi del governo di Vichy, perdendo un occhio in un fatto d’ armi. Nel dopoguerra fece parte dell’ Hagana, e dopo la costituzione dello stato d’ Israele combatté nella guerra del 1948. Nel 1952 divenne capo di stato maggiore e in tale veste guidò la campagna del Sinai.”,”QMIx-090″
“DAYAN Moshe”,”Storia della mia vita.”,”””Nel 1929, all’età di quattordici anni, fui accolto nelle file dell’organizzazione clandestina nta come Haganah, la forza di difesa degli ebrei di Palestina. Di tutti i ragazzi di Nahalal che vi aderirono, io era il più giovane. La Haganah decise di arruolarci subito dopo il massacro di sessantasette ebrei – uomini, donne e bambini – avvenuto a Hebron a opera di arabi. Altre sessanta persone erano rimaste ferite durante l’attacco, sinagoghe erano state rase al suolo, rotoli della Torah dati ale fiamme. La Haganah era decisa a far sì che le comunità ebraiche isolate, sia in città che in campagna, non si trovassero mai più indifese e disarmate, alla mercè di estremisti arabi (…)”” (pag 26)”,”VIOx-211″
“DAYAN-HERZBRUN Sonia”,”Mythes et memoire du mouvement ouvrier. Le cas Ferdinand Lassalle.”,”Professore di sociologia all’ Université Paris VII, Sonia DAYAN-HERZBRUN ha pubblicato: -La Correspondance K. Marx – F. Lassalle, PUF -L’ invention du parti ouvrier, L’ HARMATTAN Nel 1913 sia MARX che LASSALLE sono oggetto di una comune commemorazione per aver fondato il movimento operaio tedesco. Dodici anni più tardi LASSALLE è visto come il padre della socialdemocrazia votata al tradimento, e la sua memoria cade nell’ oblio. In questo intervallo di tempo si è rafforzato il marxismo.”,”LASx-021″
“D’AZEGLIO Massimo”,”Racconti, leggende, ricordi della vita italiana.”,”””E benché fossi guardian degli orti, / Vidi e conobbi pur le inique corti.”” (Tasso) (cit. pag 33) “”Della cattiveria umana non me ne sono mai molto meravigliato, neppur da giovane. Ma mi sono invece meravigliato da giovane e seguito tuttavia a maravigliarmente da vecchio dell’ umana ‘bontà’. Quando penso che ci sono a centinaia uomini che si mettono nelle società segrete, dico che hanno pur ragione quelli i quali scelgono la professione di campare di prossimo col solo capitale della sua illimitata bontà, farsi schiavo di chi non si conosce; ubbidirlo ciecamente in un’ opera egualmente ignota, se non altro nella sua forma e ne’ suoi mezzi; sottoporsi ad un tribunale che vi giudica come l’ Inquisizione; ed esporsi ad avere un bel giorno la dolce sorpresa di trovarsi giudicato, condannato, e spedito all’ altro mondo senza nemmeno il disturbo d’aver veduta la faccia nè di un giudice nè di un testimonio; mettersi daccordo interamente di motuproprio, senz’esservisi obbligato, questa bagatella di basto sulle spalle, come se già non ci fossero in abbondanza basti inevitabili; sarei curioso di sapere se tutto ciò i chiami agire da persona di straordinario talento!”” (pag 58-59) “”La vanità quando ha preso un uomo, sia pure per un capello soltanto, di grado in grado lo viene a posseder tutto, ne fa quel che vuole; e quando è suo interamente, se gli mettesse anche in mano il pugnale dell’ assassino, come potrà ricursarlo? Nelle riunioni d’uomini – l’ ho osservato – i partiti più violenti sono sempre proposti da chi val meno ed è notato per leggerezza. In una città assediata, per esempio, quando gli uomini di saldo animo riconoscono unanimi che, salvo l’ onore, bisogna però cedere, e che è oramai indubitato che così si farà, non manca chi proponga l’ esempio di Numanzia e Sagunto, e che voglia seppellirsi sotto le rovine (…)””. (pag 64-65)”,”ITAB-219″
“D’AZEGLIO Massimo”,”Vita e scritti scelti.”,”””Si fa promotore della legge Siccardi, con cui si propone una radicale trasformazione dei rapporti tra Stato e Chiesa, nel quadro di rinnovamento delle gerarchie ecclesiastiche che tanto auspicava”” (pag 8)”,”BIOx-262″
“DAZY René”,”Fusillez ces Chiens Enragés… Le génocide des trotskistes.”,”L’auteur René Dazy, né en 1921. Etudes de philosophie. Engagé Volontaire pendant la guerre. Journaliste à Samedi-Soir et Libération. Membre du PCF de 1949 jusqu’à son exclusion en 1969.”,”TROS-096-FL”
“DE VOTO Bernard”,”La corsa all’ impero.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI, Vittorio DE-CAPRARIIS, Nicola MATTEUCCI e Rosario ROMEO”,”USAG-006 USAS-057″
“DE BERNARDI Alberto GUARRACINO Scipione a cura; comitato scientifico: Renato BORDONE Alessandro BRUSCHI Annarita BUTTAFUOCO Gian Paolo CALCHI NOVATI Gustavo CORNI Lorenzo DEL PANTA Giovanni FEDERICO Marcello FLORES Nicola GALLERANO Francesco GATTI Teresa ISENBURG Diego LANZA Michele LUZZATI Roberto MAIOCCHI Paolo MALANIMA Angelo MASSAFRA Federico ROMERO Mario ROSA Angelo VARNI”,”Dizionario di storiografia.”,”Comitato scientifico: Renato BORDONE, Alessandro BRUSCHI, Annarita BUTTAFUOCO, Gian Paolo CALCHI NOVATI, Gustavo CORNI, Lorenzo DEL PANTA, Giovanni FEDERICO, Marcello FLORES, Nicola GALLERANO, Francesco GATTI, Teresa ISENBURG, Diego LANZA, Michele LUZZATI, Roberto MAIOCCHI, Paolo MALANIMA, Angelo MASSAFRA, Federico ROMERO, Mario ROSA, Angelo VARNI (di questi autori viene riportato un profilo biografico e le opere).”,”STOx-012″
“DE GRAND Alexander J.”,”Angelo Tasca. Un politico scomodo.”,”TASCA, all’inizio ispiratore con Antonio GRAMSCI della rivista ‘Ordine Nuovo’, poi grande antagonista di GRAMSCI nel dibattito intorno ai Consigli di Fabbrica, è attivo nella lotta contro il fascismo. Costretto all’esilio fin dal 1926, dopo aver ricoperto ruoli di primo piano all’interno del PCI, viene espulso dal partito nel 1929 per la sua decisa opposizione a STALIN. Alla fine degli anni 1930, abbandonato il marxismo a favore di un neoriformismo ispirato in parte dal socialista belga Henri DE-MAN, si schiera in alternativa a Pietro NENNI con l’obiettivo di porre fine all’alleanza fra socialisti e comunisti. Cittadino francese dal 1936, T. rimane in FR anche dopo la sconfitta del giugno 1940. Spinto da una crisi ideologica ad avvicinarsi al governo di Vichy, in cui lavorò come funzionario dal 1940 al 1944, è attivo a favore della resistenza belga. I suoi ultimi anni sono dedicati a una lotta contro l’URSS. Il suo ‘Nascita e avvento del fascismo’ (1938) è una delle opere più rilevante sull’Italia di quegli anni. DE-GRAND (Chicago, 1938) ha studiato in America, Italia e Francia. Insegna storia contemporanea alla Roosevelt Univ of Chicago ed è autore di ‘Bottai e la cultura fascista’ (1978) e ‘Breve storia del fascismo’ (1983).”,”MITC-005″
“DE LUTIIS Giuseppe”,”Storia dei servizi segreti in Italia.”,”DE-LUTIIS (Pescara 1941) sociologo, è autore di: -L’industria del santino. 1973 -Attacco allo Stato. 1982 -Forme del sacro in un’epoca di crisi. 1978 (assieme ad altri) -Libro bianco. La strage. L’atto di accusa dei giudici di Bologna. EDITORI RIUNITI. 1986 con prefaz di Norberto BOBBIO -Perché Aldo Moro. Interviste ed interventi. EDITORI RIUNITI. 1988″,”ITAP-013″
“DE LUNA Giovanni”,”Badoglio un militare al potere.”,”DE-LUNA è nato a Battipaglia nel 1943. Dopo la laurea ha svolto, presso la Fondazione Einaudi di Torino, ricerche intorno al Partito d’ Azione, su cui ha pubblicato numerosi saggi. Attualmente (1974) sta lavorando a una ‘Storia sociale della Resistenza italiana””.”,”ITQM-031″
“DE CECCO Marcello FERRI Giovanni”,”La banche d’affari in Italia.”,”L’attività tipica delle banche d’affari è il governo delle imprese (corporate governance), attuato mediante il finanziamento, la consulenza e l’intervento sugli equilibri di controllo. L’associato ruolom di garante contribuisce al funzionamento dei mercati e vi agevola la raccolta di fondi delle imprese. In Italia, dopo l’esperienza delle banche miste, sarebbero stati deputati a questa funzione gli istituti di credito mobiliare (ICM). In questo volume, gli AA argomentano che, a parte il caso isolato di Mediobanca, l’attività di prestito non ha reso gli ICM interni alle imprese finanziate e ha precluso loro l’esercizio della corporate governance. Indice Introduzione. 1. Evoluzione della struttura produttiva e finanziaria italiana. 2. La funzione della banca d’affari nella esperienza italiana. 3. Analisi dei principali protagonisti del credito mobiliare.”,”E1-BAIT-015″
“DE CECCO Marcello ASSO Pier Francesco”,”Storia del Crediop. Tra credito speciale e finanza pubblica, 1920 – 1960. LATERZA”,”Il Consorzio di credito per le opere pubbliche (Crediop) e l’ Istituto di credito per le imprese di pubblica utilità (Icipu) sono stati due protagonisti del credito mobilare in Italia e più in generale dello sviluppo del mercato finanziario nazionale. Fondate da Alberto Beneduce, queste due istituzioni hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo economico italiano, con la realizzazione di imponenti oepre infrastrutturali e anche industriali (ricostruzione della industria elettrica e della rete di trasporti, opere pubbliche promosse dagli enti locali) nonchè sistemazione del debito estero e degli squilibri della finanza locale. Pier Francesco Asso è uno studioso autore di numerosi saggi di storia economica e storia del pensiero economico. Per la Collana storica della Banca d’Italia ha collaborato ai volumi “”L’Italia e il sistema finanziario internazionale, 1861 – 1914 e 1919 – 1936, e ha pubblicato il saggio “”L’Italia e i prestiti internazionali”” nel volume “”Finanza internazionale, vincolo esterno e cambi, 1919 – 1940″”.”,”E1-BAIT-028″
“DE ROSA Gabriele”,”Storia dell’ Ansaldo. 5. Dal crollo alla ricostruzione, 1919 – 1929.”,”Dopo l’allontanamento dei Perrone dall’azienda, la «Nuova Ansaldo», emersa negli anni Venti dall’opera di risanamento finanziario e di ristrutturazione, non si basava più, come in passato, su un sistema verticale di produzioni a ciclo integrale. Ma era pur sempre una grande impresa industriale, incentrata su due settori strategici come lo elettromeccanico e il cantieristico.”,”E1-ANS-005″
“DE ROSA Gabriele”,”Storia dell’ Ansaldo. 6. Dall’ Iri alla guerra, 1930 – 1945.”,”Salvata dalla liquidazione per l’intervento dello Iri, l’ Ansaldo conobbe, dalla metà degli anni Trenta, una laboriosa fase di ristrutturazione che si tradusse, da un lato, nello scorporo delle acciaierie, e, dall’altro, nell’incremento della produzione di materiale bellico e nello sviluppo della cantieristica. Decisive, in questo tornante, si rivelarono le capacità dirigenziali di Agostino Rocca. Dopo la caduta del fascismo, l’impresa genovese divenne uno dei capisaldi delle lotte operaie nel corso della Resistenza.”,”E1-ANS-006″
“DE ROSA Luigi”,”Un “”radicale”” inglese del secolo scorso: James Bronterre O’Brien (1805-64). Estratto da Nuova Rivista Storica Anno XXXIV – Fasc. 1-2. 1950.”,”””ma c’è un’altra idea che tiene avvinto l’ O’Brien; un’ idea che troveremo alcuni decenni dopo esposta negli scritti di Engels e di Marx; che, anzi, costituirà uno dei capisaldi del pensiero filsofico di costoro; quella della concezione materialistica della storia. Veramente O’Brien non la chiama così.”” (pag 16) “”Marx ed Engels ebbero sempre scarsissima stima di O’Brien. In un primo momento gli contrapposero O’Connor che aveva conquistato il dominio del movimento cartista…”” (pag 34) “”Ad onta delle ostilità di Marx verso O’Brien, le coincidenze tra molte loro idee sono…evidenti: la lotta delle classi, concepita quale motore della storia; le ideologie sociali, interpretate come pure artificiali emanazioni dei più solidi rapporti sociali…si che taluno è giunto a pensare ad una influenza diretta di O’Brien su Marx (Rothstein). Ma siffatta tesi è inesatta””. (pag 40)”,”MUKC-014″
“DE LERA Angel M.”,”Angel Pestaña. Retrato de un anarquista.”,”DE LERA è stato amico e compagno di PESTAÑA. All’ interno della CNT ci un dualismo tra la posizioni di Salvador SEGUI e Angel PESTANA che rappresentavano l’ antinomia anarchismo-sindacalismo. PESTANA, ripudiato il boscevismo (andò in URSS e incontrò LENIN), si schierò per il sindacalismo come soluzione collettiva di fronte al capitalismo individualista. Fu ucciso da un pistolero del padronato (1937).”,”MSPx-025″
“DE SANCTIS Francesco, a cura di Nino CORTESE”,”Mazzini e la scuola democratica.”,”””Che cos’è la lingua di Mazzini? Scriveva in inglese ed in francese così bene come in italiano; quindi la sua lingua ha un po’ della speditezza logica del francese ed è penetrata di elementi stranieri, perché egli vagheggiava una lingua universale; ed è solenne come di chi insegna una verità oratoria, come di chi vuol persuadere. Una lingua siffatta può aprirsi la via in mezzo ad una gioventù intelligente, ma non nel popolo; ed i suoi scritti, come alle colonne d’ Ercole, si arrestano nelle università, non vanno oltre, mentre la lingua della Scuola manzoniana si fa larga via nel popolo””. (pag 76)”,”ITAB-094″
“DE BRUNHOFF Suzanne”,”L’ offre de monnaie. Critique d’ un concept.”,”Le relazioni tra le forme del capitale (capitale-denaro, capitale produttivo), diventano rapporti tra frazioni capitalistiche. Questi rapporti sono studiati da Marx all’ interno di quello che chiama “”il sistema del credito””. Questo sistema appare come un potente strumento di finanziamento del capitalismo, sotto diverse forme tra le quali si trova la costituzione di intermediari finanziari che sono principalmente le banche. (…) “”Con lo sviluppo del sistema bancario (…) tutto il risparmio monetario e il denaro di tutte le classi vi saranno depositati”” (MARX) (pag 113)”,”ECOT-047″
“DE BRUNHOFF Suzanne”,”Etat et Capital. Recherches sur la politique economique.”,”””Marx ha spesso utilizzato, nei suoi testi di critica di Hegel, poi nelle sue analisi delle lotte di classe in Francia, l’ idea del rapporto tra il passato e il presente politico. Però l’ ha fatto in due modi assai diversi. In primo luogo distingue a più riprese arcaismo e modernità per ciò che concerne i compiti politici della borghesia e l’ apparato dello Stato. Così i tedeschi del XIX secolo si occupano dello sviluppo industriale come i francesi e gli inglesi se ne erano occupati al tempo del mercantilismo; essi cominciano con quello che prende fine in Francia e in Inghilterra. Essi sono “”dei contemporanei filosofi del presente senza essere dei contemporanei politici””. Ciò significa che la borghesia tedesca non è in grado dirigere politicamente le condizioni dell’ industrializzazione del paese. Però la borghesia francese ha delle debolezze analoghe, in rapporto alla borghesia inglese, che si traduce con il ritardo economico della prima. (…)”” (pag 100)”,”ECOI-096″
“DE MAISTRE Giuseppe, a cura di Domenico GIULIOTTI”,”De Maistre.”,”””Un gran poeta latino ha messo in bocca a Cesare una massima terribile: Il genere umano è fatto solo per pochi. (…) Il numero degli uomini liberi nell’ antichità era di molto inferiore a quello degli schiavi. Atene aveva 40 mila schiavi e 20 mila cittadini. A Roma che contava verso la fine della repubblica circa 1.200.000 abitanti, vi erano appena 2000 proprietari, il che dimostra da solo l’ immensa quantità degli schiavi. Un solo individuo ne aveva, qualche volta, diverse migliaia al suo servizio. Una volta se ne videro trucidare 400 in una sola casa, in forza della spaventosa legge vigente a Roma, la quale ordinava che quando un cittadino romano fosse stato ucciso in casa sua, si mettessero a morte tutti gli schiavi abitanti sotto il medesimo tetto. E quando si trattò di dare agli schiavi un abito particolare, il Senato vi si oppose per timore che giungessero a contarsi”” (pag 110).”,”TEOP-143″
“DE ALOYSIO Francesco”,”Engels senza Marx, 1838-1844.”,”DE ALOYSIO, L’ Aquila 1930) si è laureato in filosofia con Guido CALOGERO all’Università di Roma. E’ stato poi borsista nel 1958 dell’ Istituto Italiano di Studi Storici di Napoli fondato da B. CROCE e diretto all’ epoca da Federico CHABOD. Dal 1962 è assistente di filosofia morale nella Facoltà di Lettere di Roma. Libero docente di storia incaricato nella Facoltà di lettere e filosofia di Chieti, dove ha insegnato filosofia morale. Studioso e storico della cultura idealistica italiana (Croce, Gentile, Omodeo, De Ruggiero, Calogero), dei problemi dello storicismo (Pasquale Villari), del pensiero americano (Dewey e James), del marxismo italiano (Labriola, Banfi). Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). “”L’apocalittico ha parlato, ma egli è un profeta: ‘Lo Stato cristiano non è che l’ ultima forma fenomenica possibile dello Stato in generale e con la sua caduta dovrà cadere lo Stato come tale. La dissoluzione dell’ umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in sé l’ annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l’ ultimo stadio necessario verso la libera autounificazione dell’ umanità. (…)’. (…)””. (pag 140)”,”MAES-044″
“DE FELICE Renzo”,”D’Annunzio politico, 1918-1938.”,”L’ ideologia di D’ANNUNZIO cominciò a modellare quello che sarà poi il fascismo mussoliniano. La marcia su Fiume prefigura la marcia su Roma. La Carta del Carnaro contiene in nuce il programma di San Sepolcro, i discorsi alle masse preannunciano quelli di piazza Venezia. “”Un discorso un po’ più lungo merita il tentativo di dar vita ad una contro-Società delle Nazioni, la Lega di Fiume, che trasferisse sul piano internazionale la lotta del fiumanesimo contro le grandi potenze imperialistiche e i governi ad esse legati direttamente o indirettamente.”” (pag 71)”,”ITAF-150″
“DE WILDE Bart a cura; saggi di Bart DE-WILDE Bill JORDAN Frank DEMEYERE Bob REINALDA Geert VAN GOETHEM Jelle VISSER Patrick PASTURE Christine COLETTE Richard HYMAN Michel DREYFUS Sigrid KOCH-BAUMGARTEN Stephen PURSEY Peter WATERMAN Rebecca GUMBRELL-McCORMICK Mona-Josée GAGNON Gerard FONTENEAU Jurgen HOFFMANN Anthony CAREW Reiner TOSSTORFF Willy BUSCHAK Anthony WOODIWISS Georges DEBUNNE Marcel VAN DER LINDEN”,”The Past and Future of International Trade Unionism. Passé et futur du Syndacalisme International. International Conference. Colloque International.”,”Saggi di Bart DE-WILDE Bill JORDAN Frank DEMEYERE Bob REINALDA Geert VAN GOETHEM Jelle VISSER Patrick PASTURE Christine COLETTE Richard HYMAN Michel DREYFUS Sigrid KOCH-BAUMGARTEN Stephen PURSEY Peter WATERMAN Rebecca GUMBRELL-McCORMICK Mona-Josée GAGNON Gerard FONTENEAU Jurgen HOFFMANN Anthony CAREW Reiner TOSSTORFF Willy BUSCHAK Anthony WOODIWISS Georges DEBUNNE Marcel VAN DER LINDEN.”,”SIND-039″
“DE BRUNHOFF Suzanne”,”La moneta in Marx. (La monnaie chez Marx).”,”””Nella presentazione della teoria marxiana della moneta il misconoscimento delle premesse rischia di condizionare l’ incomprensione di tutto ciò che segue e, in special modo, delle relazioni tra la moneta e il credito. Pertanto, una gran parte delle analisi sul finanziamento dell’ accumulazione e sulla funzione del credito, contenute nel secondo e nel terzo libro, verrebbe sacrificata (come capita di fare a H. Denis, fedele a una teoria del valore-lavoro della moneta più affine a Ricardo che non a Marx); o, invece, queste analisi cooperebbero all’ esame del credito e delle banche, ma senza essere collegate organicamente con la teoria monetaria del primo libro. Questa dissociazione è probabilmente all’ origine della sopravvalutazione della funzione del “”capitale finanziario”” , compiuta sulla scia di Hilferding e che riflette, ma al tempo stesso convalida, l’ incomprensione dei nessi esistenti tra le varie parti del Capitale””. (pag 9)”,”ECOT-064″
“DE LASTOURS Sophie”,”Toukhatchevski. Le bâtisseur de l’ Armée rouge.”,”Sophie de LASTOURS, dottore in storia militare della Sorbona ha selezionato molte fonti per separare la verità storica dalla leggenda. Giovane ufficiale dell’ armata imperiale russa nel 1914, T. era, secondo DE-GAULLE con il quale fu prigioniero in Germania durante la prima guerra mondiale, una delle personalità più significative. Era soprannominato il ‘Bonaparte rosso’ “”Negli Stati Uniti e in Europa, il numero di libri che gli vengono dedicati aumenta ogni anno, ma se è considerato come un vero stratega e tattico, l’ uomo è ancora trascurato. Appartiene ai suoi compagni di cattività, tra cui il Generale De Gaulle che gli aveva dedicato alcune righe: “”Un bel ufficiale, bravo e dotato”””” (pag 14)”,”RIRB-063″
“DE MAIO Adriano GIARGIA Giorgio a cura, SORIS”,”Innovazione e strategia dello sviluppo industriale. Volume terzo: Innovazione nei settori a tecnologia matura.”,”””Per il design italiano grandi meriti vanno riconosciuti ad Adriano Olivetti che ha introdotto con l’ aiuto di personalità come Nizzoli e Sinisgalli, il design in oggetti industriali di larga diffusione””. (pag 156)”,”ITAE-085″
“DE MAIO Adriano GIARGIA Giorgio a cura, SORIS”,”Innovazione e strategia dello sviluppo industriale. Volume primo. Innovazione, programmazione economica e organizzazione aziendale.”,”””Questo argomento conferma l’ opportunità di multinazionalità delle imprese, che permetterebbe su un orizzonte più vasto la conoscenza più immediata della molteplicità dei problemi degli utilizzatori nonché degli operatori e delle metodologie in grado di contribuire alla risoluzione. Non bisogna dimenticarsi, ad esempio, che alcuni sistemi di elaboratori elettronici negli USA sono stati concepiti da società di engineering prima di essere prodotti e commercializzati da imprese operanti nel settore””. (pag 98)”,”ITAE-086″
“DE ROSA Gabriele”,”I partiti politici in Italia. Antologia.”,”””La ricerca di un’ intesa organica tra PSI e PCI si rese attuale dopo l’ avvento di Hitler al potere (1933), dopo la soffocazione della rivolta operaia viennese ad opera del Cancelliere cattolico Dollfuss (ucciso poi dai nazisti), e dopo il tentativo delle forze nazionalistiche e filofasciste in Francia di impadronirsi dello Stato nel febbraio del 1934. La situazione era ormai diversa da quella del 1922. Il fascismo non era più solo un fatto indigeno, italiano, ma un fatto europeo””. (pag 94)”,”ITAP-072″
“DE SEGUR Louis-Philippe (M. Le Comte)”,”Mémoires ou souvenirs et anectodes. Tome Septième. Tome Huitiéme.”,”Comte De Segur dell’Academie Française, pair de France “”Les progrès des lumières et de la liberté ont certainement fait faire de grands pas à la raison humaine: mais aussi, dans sa route, n’a-t-elle rien perdu? Moi, qui ne sui pas un de ces opiniâtres prôneurs de ce von vieux temps qui n’est plus, je ne puis m’empêcher de regretter ce bon goût, cette grace, cette fleur d’enjouement et d’urbanité, qui chassaient de la societé tout ennui, en permettant au bon sens de sourire, et à la sagesse de se parer. Aujourd’hui beaucoup de gens ressemblent a un propriétaire morose qui, ne songeant qu’à l’utile, bannirait de son jardin les fleurs, et ne voudrait y voir que du blé, des foins et des fruits””. (pag 125 volume 8°) Rivoluzione borghese. “”All’epoca stessa in cui vengo a tracciare questo quadro, si ci cominciava ad allarmare dell’animosità di due partiti, che lottavano con passione l’uno contro l’altro, ma essi non si combattevano ancora che alla tribuna, e lo spirito più penetrante non poteva allora prevedere che il fuoco di questi dissensi, si estendeva di giorno in giorno al centro dello sconvolgimento generale, faceva il giro del mondo, e che il mondo civile era, come è oggi, interamente diviso tra questi due partiti, dei quali uno resta attaccato alla bandiera del vecchio ordine sociale l’altro marcia sotto lo stendardo di un ordine sociale nuovo. Tutti e due hanno una lingua e un dizionario diversi, servendosi delle stesse parole, dando loro dei significati opposti, potendo così parlare sempre senza mai intendersi. I termini di diritto, dovere, giustizia, onore, ordine, libertà, tolleranza, opinione pubblica, interesse generale, virtù e crimini politici hanno nello spirito di questi due partiti, dei significati diversi che non hanno alcun rapporto tra loro. Tre grandi popoli in Europa, e qualche debole governo, difendono ancora l’antico sistema, mentre il resto dei popoli europei e tutte le nazioni dell’America, ovvero l’immensa maggioranza della popolazione dei due mondi civilizati, adottano i nuovi principi.”” (pag 200) Biografia. Louis-Philippe, comte de Ségur, né le 10 septembre 1753 à Paris, mort en août 1830, est un aristocrate français d’orientation libérale, officier de la Révolution américaine, diplomate, historien, poète, mais aussi chansonnier et goguettier. Louis-Philippe de Ségur Aller à : Navigation, rechercher Pour les articles homonymes, voir Ségur (homonymie). Le comte de Ségur. Louis-Philippe, comte de Ségur, né le 10 septembre 1753 à Paris, mort en août 1830, est un aristocrate français d’orientation libérale, officier de la Révolution américaine, diplomate, historien, poète, mais aussi chansonnier et goguettier. Sommaire [masquer] 1 Biographie 2 Famille 3 Bibliographie 4 Voir aussi 4.1 Liens externes 4.2 Liens internes Biographie[modifier] Il est le fils ainé du maréchal de Ségur (1724-1801), ministre de la Guerre de Louis XVI, et de Louise Anne de Vernon. L’Ancien Régime Il s’enthousiasme pour la Révolution américaine. Le 10 mai 1782, il écrit dans une lettre : «Quoique jeune, j’ai déjà passé par beaucoup d’épreuves et je suis revenu de beaucoup d’erreurs. Le pouvoir arbitraire me pèse. La liberté pour laquelle je vais combattre m’inspire un vif enthousiasme, et je voudrais que mon pays pût jouir de celle qui est compatible avec notre monarchie, notre position et nos mœurs.». En 1783, Ségur suit Rochambeau en Amérique, et atteint le grade de colonel. De 1785 à 1789, il est ambassadeur de France en Russie. La Révolution (1789-1799) Pendant la Révolution, il se retire à Sceaux, et écrit des ouvrages historiques. Prudent, il se garde de tous les publier. En particulier, en 1790, il commente les ouvrages de Favier[réf. nécessaire] et les publie sous le nom de Politique des cabinets de l’Europe ; il réussit à convaincre Mirabeau, contre l’avis de Favier, de la nécessité de secourir l’Espagne contre l’Angleterre en application du « Pacte de famille » de 1761. De 1796 à la fin de 1801, il participe aux activités de la société chantante des Diners du Vaudeville, où il figure comme « Ségur ainé », au côté de son frère Joseph-Alexandre de Ségur, « Ségur jeune ». Le Consulat et l’Empire (1800-1814) En 1801, il devient député au Corps législatif et courtise le Premier Consul. Spirituel, il justifie un jour un retard qui a irrité Bonaparte par un « embarras de rois », car il y avait six rois étrangers à Paris à ce moment-là[réf. nécessaire]. En 1802, il entre au conseil d’Etat. Nommé membre de l’Académie française en 1803, il est comblé d’honneurs à l’avènement de l’Empire : il nommé Grand-Maître des cérémonies et fait successivement Grand aigle de la Légion d’honneur, ce qui correspond à la dignité actuelle de Grand Croix, Grand officier civil de la couronne (Grand maître des cérémonies de France), comte de l’Empire, enfin sénateur. À partir de 1806, il participe à la société chantante du Caveau moderne, sans son frère, mort l’année auparavant, en 1805. La Restauration, les Cent-Jours et la monarchie de Juillet (1814-1830) Lors du retour de Louis XVIII en 1814, il va saluer le roi à Compiègne et est fait pair de France. Il revient à Napoléon sous les Cent-Jours, défendant les droits de Napoléon II et se proposant comme compagnon pour Sainte-Hélène, ce qui lui est refusé. A son retour après Waterloo, Louis XVIII ferme les yeux sur ses hésitations et le maintient à la Chambre des pairs, où il défend des idées libérales. Franc-maçon, il est Grand Commandeur du Suprême Conseil de France de 1822 à 1825. En 1830, il se rallie à Louis-Philippe Ier dont il voit l’avènement avec joie. Mais il meurt peu de temps après, en août 1830. Famille[modifier] Il se marie le 30 avril 1777 à Paris avec Antoinette Élisabeth Marie d’Aguesseau. De ce mariage naissent deux fils : Philippe-Paul de Ségur, général et historien ; Octave Gabriel Henri, marié le 3 mars 1797 à Marie Félicité Henriette d’Aguesseau, dont le fils Eugène épouse en 1819 Sophie Rostopchine, comtesse de Ségur. Bibliographie[modifier] Thomas Balch, Les Français en Amérique pendant la guerre de l’Indépendance des États-Unis 1777-1783, 1872 [détail de l’édition] ; « Louis-Philippe de Ségur » , dans Robert et Cougny, Dictionnaire des parlementaires français, 1889 [détail de l’édition]”,”BIOx-229″
“DE MICHELI Mario”,”Picasso.”,”Volumetto unico De-Micheli – Alberti”,”BIOx-256″
“DE BRUNHOFF Suzanne CHESNAIS François DUMÉNIL Gérard LÉVY Dominique HUSSON Michel”,”La finance capitaliste.”,”DE BRUNHOFF Suzanne (CNRS, Paris) CHESNAIS (Univ. de Paris XIII), DUMENIL (CNRS, Nanterre), HUSSON (ricercatore all’IRES), D. LEVY (CNRS, PSE, Paris) “”Selon Marx, les crises économiques et financières ne détruisent pas le système capitaliste, même quand elles sont très graves. On le constatera bien après le décès de Marx, lors de l’hyper-inflation allemande après 1918, ou du crash de Wall Street aux Etats-Unis en 1929. Ces crise modifient les interventions économiques et politiques des Etats, au plan intérieur et international, mais elles ne sont pas l’occasion de révolutions sociales destructrices du capitalisme. Dans une de ses notes du Livre III du ‘Capital’, l’éditeur, Engels, indique que Marx n’a pu connaître les changements du système de la fin des années 1880-1890: concentration des entreprises en cartels et trusts, concurrence féroce entre les pays capitalistes pour les débouches commerciaux, contestation sur le partage de l’Afrique en colonies, fin de la suprématie industrielle de l’Angleterre, en relation avec des changements technologiques considérables: “”L’expansion colossale du transport et de la communication – lignes maritimes, chemins de fer, télégraphe électrique, canal de Suez – a fait d’un marché mondial effectif une réalité. Le monopole industriel initial de l’Angleterre a été mis en cause par la concurrence de plusieurs nouvelles nations industrielles””. Ce nouveau mode de développement du capitalisme a été analysé par Rudolf Hilferding, qui dans ‘Le capital financier’ (1910), en a analysé certains caractères importants, à partir de l’essor industriel et financier de l’Allemagne. Son livre a été tardivement traduit en France (1970), et peu étudié et discuté. De façon générale, l’apport de Marx sur la finance capitaliste a été peu utilisé par le divers courants marxistes du XXe siècle.”” (pag 34) [Suzanne de Brunhoff, ‘Finance, Capital, Etats’] [in ‘La finance capitaliste’, scritti di S. De Brunhoff, F. Chesnais, G. Duménil, D. Lévy, M. Husson, 2006] Il Capitale fittizio (pag 191-192) [Les trois champs de la théorie des relations financières de Marx. Le capital financier d’Hilferding et Lénine] [in ‘La finance capitaliste’, scritti di S. De Brunhoff, F. Chesnais, G. Duménil, D. Lévy, M. Husson, 2006]”,”MADS-585″
“DE SANTIS Sergio”,”La notte dei lunghi coltelli. La vera storia delle SA.”,”Strage di personalità politiche di spicco anche non connesse con le SA. Göring da ordine, dopo il consenso di Hitler, che venga eliminato anche Röhm. (pag 183) I governi occidentali seguono una linea di grande prudenza, Hitler riceve un telegramma di congratulazioni da parte del presidente von Hindenburg. (pag 183)”,”GERN-158″
“DE LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Tomo primo.”,” “”L’imperatore inclinava alla pace; l’inerzia del corpo germanico pesava sulle di lui risoluzioni; è sentiva la difficoltà d’imprimere a questa federazione vassalla dell’impero l’unità e l’energia necessaria per assalire la Francia nel primo slancio della sua rivoluzione. I generali, e lo stesso maresciallo di Lascy, esitavano al cospetto di frontiere reputate inespugnabili. (…) “”Il re di Prussia, più impaziente e più minacciato, confessò all’imperatore che egli non credeva all’effetto di quelle minacce. “”La prudenza, disse egli , è un’arma insufficiente contro l’audacia. La difensiva è una posizione timida davanti alla Rivoluzione. Bisogna attaccarla nel suo nascere: concedere tempo ai principi francesi è dar loro della forza. Parlamentare con l’insurrezione dei popoli è mostrar loro che la si teme, e che si è disposti a venire a patti con lei. Bisogna sorprendere la Francia in fragrante delitto d’anarchia, e non mandarle il manifesto europeo se non dopo che le armate avranno passate le frontiere, e le armi di già trionfanti avranno dato autorità alle parole””. L’imperatore parve scosso (…)”” (pag 193-194)”,”FRAR-394″
“DE LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Tomo quinto ed ultimo.”,”””La testa di dieci membri della municipalità (di Lione ndr) cadde nel giorno dopo. La mina fece saltare i più belli edificii della città. Un’istruzione patriottica, firmata da Fouché e da Collot ai clubisti di Lione e dei dipartimenti della Loire e del Rodano per stimolare la loro energia, riassumeva in questi termini i loro diritti ed i loro doveri: “”Tutto è permesso a coloro che agiscono nel senso della Rivoluzione. Il desiderio di una vendetta legittima diviene un bisogno imperioso. Cittadini, fa d’uopo che tutti coloro che hanno concorso direttamente o indirettamente alla ribellione, portino la loro testa al patibolo. Se voi siete patriotti, voi saprete distinguere i vostri amici; voi arresterete tutti gli altri. Nessuna considerazione vi trattenga, nè l’età, nè il sesso, nè la parentela. Prendete con imposizione forzata tutto ciò che un cittadino ha di superfluo: tutti coloro che possedono più del loro bisogno non ponno che abusarne. Vi sono di quelli che hanno dei mucchi di panni, di biancheria, di camicie, di scarpe. Requisite utto questo. Con qual diritto un uomo conserverà nei suoi armari dei mobili e delle vestimenta superflue? Che l’oro e l’argento e tutti i metalli preziosi passino nel tesoro nazionale! Distruggete i culti; il repubblicano non ha altro Dio che la sua patria. Tutte le comuni della repubblica non tarderanno ad imitar quella di Parigi, che sulle rovine di un culto gotico, sta innalzando il tempio della Ragione. Aiutateci a fare dei gran colpi, o noi percuoteremo voi stessi”””” (pag 15-16)”,”FRAR-396″
“DE LAVIGNY Jean”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista nel Nord-Ovest Europeo. Volume II.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna. Questo volume parla dell’occupazione nazista in Danimarca, in Norvegia, in Belgio e in Olanda.”,”GERN-016-FL”
“DE MADARIAGA Isabel”,”Ivan il Terribile.”,”Isabel de Madariaga insegna storia e cultura russa alla School and East European Studies dell’Università di Londra. Figlia di Salvador de Madariaga, letterato e uomo di stato spagnolo, ricevette un’educazione cosmopolita studiando a Ginevra, a Parigi, a Madrid e a Oxford. É autrice di Britain , Russia and the Armed Neutrality of 1780, e, in collaborazione con G. Ionescu, di Opposition.”,”RUSx-068-FL”
“DE GRAUWE Paul”,”Economia monetaria internazionale.”,”Gli anni recenti sono stati caratterizzati da importanti cambiamenti nelle relazioni monetarie internazionali: la crescente integrazione finanziaria e il crollo del sistema monetario europeo. Paul De-Grauwe insegna Economia nel Centre for Economic Studies di Lovanio, Belgio. É stato Doctoral fellow alla Brookings Institution e Visiting professor nelle Università di Parigi, del Michigan, e di Pennsylvania.”,”ECOT-116-FL”
“DE ROSE Maria”,”La verità senza soggetto. Lenin e la scienza.”,”Maria De Rose (Bari, 1954) ha lavorato nell’istituto di filosofia dell’Università di Bari. Ha studiato il problema della scienza in rapporto alla critica dell’economia politica. “”La contraddizione fondamentale, posta da Lenin alla base della sua critica del machismo (1), è quella tra il materialismo e l’idealismo”” (p.59) (1) L’analisi del machismo e della sua funzione all’interno della congiuntura scientifico-epistemologica, venutasi a creare agli inizi del Novcento in Europa, è stata da me condotta nel saggio (…) ‘Crisi delle scienze e machismo (Introduzione ad una critica di “”Materialismo ed empiriocriticismo””), estratto da ‘Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari (…). Sulla filosofia di Mach v. anche L. Kolakowski, ‘La filosofia del positivismo’, Bari, 1974, in part. le pp. 117-131″,”LENS-062-FL”
“DE CLOSETS François LUSSATO Bruno”,”L’imposture informatique.”,”De-Closets è un giornalista e scrittore in particolare sulla società francese, Bruno Lussato è esperto di informatica e professore al Conservatoire national des arts et métiers.”,”SCIx-456″
“DE TOCQUEVILLE Alessio”,”La democrazia in America. Volume I.”,”Libro di GB e PS “”Fra i vizi inerenti al sistema federale, il più visibile di tutti è la complicazione dei mezzi impiegati. Questo sistema mette necessariamente in presenza due sovranità. Il legislatore può bensì rendere i movimenti di queste due sovranità più semplici e più eguali che sia possibile, e può anche rinchiuderle entrambe in sfere d’azione tracciate esattamente, ma non può ridurle a una sola, né impedire che esse si tocchino in qualche punto. Il sistema federale riposa dunque, checché si faccia, su una teoria complicata, la cui applicazione esige nei governati un uso continuo dei lumi della ragione. (…) La costituzione degli Stati Uniti assomiglia insomma a quelle belle creazioni dell’industria umana che colmano di gloria e di potenza quelli che le inventano e restano sterili in altre mani. E’ quello che il Messico ci ha fatto vedere ai nostri giorni. (….) Il secondo e più funesto di tutti i vizi, che io considero inerenti all’essenza del sistema federale, è la relativa debolezza del governo dell’Unione. Il principio su cui si basano tutte le confederazioni è il frazionamento della sovranità. I legislatori possono renderlo poco sensibile e lo possono nascondere agli sguardi per un certo tempo, ma non possono fare in modo che non esista. Ora una sovranità frazionata sarà sempre più debole di una sovranità completa. E’ stato visto, nella descrizione della costituzione degli Stati Uniti, con quale arte gli americani, pur richiudendo il potere dell’Unione nel cerchio ristretto dei governi federali, siano riusciti a dargli l’apparenza e, fino a un certo punto, la forza di un governo nazionale. Agendo così, i legislatori dell’Unione hanno molto ridotto il pericolo naturalmente insito nelle confederazioni, ma non hanno potuto farlo scomparire interamente. Il governo americano, si dice, non si rivolge agli Stati, ma fa pervenire immediatamente le sue ingiunzioni ai cittadini, e li fa piegare isolatamente alla volontà comune. Ma se la legge federale urtasse violentemente gli interessi e i pregiudizi di uno Stato, non sarà da temersi che ciascun cittadino di esso si creda interessato nella causa del singolo che rifiuta obbedienza? In questo caso, essendo tutti i cittadini di uno Stato lesi nello stesso momento e allo stesso modo dall’autorità dell’Unione, invano il governo federale cercherà di isolarli per combatterli: essi sentiranno istintivamente la necessità di unirsi per difendersi e troveranno un’organizzazione già pronta nella parte di sovranità riconosciuta al loro Stato. La finzione allora scomparirebbe per far posto alla realtà e si potrebbe avere lo spettacolo di una lotta fra il potere organizzato di una parte del territorio e l’autorità centrale. Lo stesso si può dire riguardo alla giustizia federale. (…) Ne risulta che il patto federale non potrebbe avere una lunga esistenza se non incontrasse, nei popoli a cui viene applicato, un certo numero di condizioni di unione che rendano comoda questa vita comune e facilitino l’opera del governo. Così, il sistema federale per riuscire ha bisogno non solo di buone leggi, ma anche di circostanze favorevoli. Tutti i popoli che si sono confederati hanno avuto un certo numero di interessi comuni che formavano come i legami intellettuali dell’associazione. Ma oltre agli interessi materiali l’uomo ha ancora idee e sentimenti. Perché una confederazione possa sussistere a lungo è necessario che vi siano, oltre una certa quantità di bisogni comuni dei popoli confederati anche un’omogeneità di civiltà fra questi vari popoli. Fra la civiltà del cantone di Vaud e quella del cantone di Uri vi è una differenza come dal secolo decimonono al decimoquinto: perciò la Svizzera non ha mai avuto veramente un governo federale. L’unione fra i suoi differenti cantoni esiste solo sulla carta: ciò si vedrebbe chiaramente se un’autorità centrale tentasse di applicare le stesse leggi a tutto il territorio. Vi è un fatto che facilita mirabilmente agli Stati Uniti l’esistenza del governo federale. I vari Stati hanno non solo quasi gli stessi interessi, la stessa origine e la stessa lingua, ma anche lo stesso grado di civiltà; il che rende quasi sempre facile l’accordo fra loro. Non so se esista una piccola nazione europea che presenti un aspetto più omogeneo, nelle sue diverse parti, del popolo americano che occupa un territorio vasto quanto mezza Europa. Dallo Stato del Maine allo Stato della Georgia corrono circa quattrocento leghe. Tuttavia vi è meno differenza fra la civiltà del Maine e quella della Georgia che fra la civiltà della Normandia e quella della Bretagna. Il Maine e la Georgia, situati all’estremità di un vasto impero, sono dunque più naturalmente adatti a formare una confederazione, che la Normandia e la Bretagna, separate solo da un ruscello. A questi elementi, offerti ai legislatori americani dai costumi e dalle abitudini degli abitanti, se ne aggiungevano altri dovuti alla posizione geografica del paese. Bisogna principalmente attribuire a questi ultimi elementi l’adozione e la durata del sistema federale. Il più importante degli atti che possono segnare la vita di un popolo è la guerra. Nella guerra, un popolo agisce come un solo individuo di fronte ai popoli stranieri: esso lotta per la sua esistenza stessa”” (pag 218-224)”,”TEOP-294″
“DE TOCQUEVILLE Alessio”,”La democrazia in America. Volume II.”,”Libro di GB e PS”,”TEOP-295″
“DE MONTPARNASSE Kiki”,”Infinitamente prezioso. Ricordi ritrovati.”,”””Questo è l’unico libro per il quale ho scritto una introduzione, e, Dio mi aiuti, l’unico per cui lo farò”” (Ernest Hemingway)”,”VARx-087-FV”
“DE MAIO Adriano BARTEZZAGHI Emilio BRIVIO Olimpio ZANARINI Gianni”,”Informatica e processi decisionali. Una metodologia socio-tecnica di individuazione dei fabbisogni informativi.”,”Adriano De Maio (1941), ingegnere, è professore di gestione aziendale al Politecnico di Milano. É autore di numerosi articoli, pubblicati da riviste italiane e straniere. In particolare studia da lungo tempo il problema dei rapporti fra informatica e organizzazione. Socio fondatore dell’Istituto Rso. Emilio Bartezzaghi (1948), ingegnere, è ricercatore presso il Dipartimento di elettronica del Politecnico di Milano, nell’area gestione aziendale e ricerca operativa. É membro dal 1977 dell’Istituro Rso. Olimpio Brivio (1947), psicologo industriale, specializzato all’Institut de Psychologie de Paris V – Sorbonne. Dal 1975 ha svolto presso la Rso, di cui è socio, attività di ricerca intervento, di formazione e di ricerca sui temi dell’organizzazione del lavoro. Gianni Zanarini (1940), laureato in fisica, è professore associato di elettronica all’Università di Bologna. É consulente della Tema. É membro dello Studio di Analisi Psicosociologica di Milano.”,”SCIx-118-FL”
“DE GAULLE Charles”,”Memorie della speranza. Il rinnovamento 1958-1962.”,”Charles De Gaulle è nato a Lilla nel 1890. propugnatore e teorico della guerra motomeccanizzata, era comandante di una divisione corazzata alla fine della campagna di Francia. Dopo l’armistizio franco-tedesco del giugno 1940 riparò in Inghilterra dove fondò il movimento di resistenza della Francia Libera. Fu Capo del Governo Provvisorio ad Algeri e poi Presidente del Consiglio francese dopo la liberazione, fino al gennaio 1946. L’anno seguente fondò il Rassemblement du Peuple Français, e si ritirò dalla vita politica nel 1953. Ritornato al potere nel 1958, fondò la V Repubblica, dlla quale divenne il primo presidente nel 1959. Si ritirò definitivamente a vita privata dopo il referendum popolare del 27/4/1969. Ha finito di scrivere il presente volume pochi mesi prima della sua morte, avvenuta a Colombey-les-deux-Eglises il 9 novembre 1970.”,”FRAV-009-FL”
“DE GRAUWE Paul”,”Economia dell’unione monetaria.”,”Gli anni recenti sono stati caratterizzati da importanti cambiamenti nelle relazioni monetarie internazionali: la crescente integrazione finanziaria e il crollo del sistema monetario europeo. Paul De-Grauwe insegna Economia nel Centre for Economic Studies di Lovanio, Belgio. É stato Doctoral fellow alla Brookings Institution e Visiting professor nelle Università di Parigi, del Michigan, e di Pennsylvania.”,”EURE-036-FL”
“DE ROSA Luigi”,”Lo sviluppo economico dell’Italia dal dopoguerra a oggi.”,”Luigi De Rosa è attualmente docente di Storia economica alla Luiss di Roma. Ha insegnato Storia economica europea nella Columbia University di New York e, come ordinario, nelle Università di Chieti, Bari e Napoli. Dal 1972 è direttore del Journal of European Economic History. Opere: Storia del Banco di Napoli Istituto di emissione (in 4 Voll.) la Storia del Crediop, La rivoluzione industriale in Italia, L’avventura della storia economica in Italia, ha curato i tre volumi della Storiografia italiana degli ultimi vent’anni, il secondo volume della Storia dell’industria elettrica in Italia: Il potenziamento tecnico e finanziario 1914-1925 e Il Mezzogiorno agli inizi del ‘600.”,”ITAE-057-FL”
“DE FOIGNY Gabriel, a cura di Maria Teresa BOVETTI PICHETTO”,”La terra australe (1676).”,”Gabriel de Foigny nasce nel 1630 a Foigny, piccolo villaggio in Piccardia. Riceve una buona educazione e un’istruzione accurata, segue corsi di teologia, entra nell’ordine Francescano (nei Cordeliers de l’observance) e diventa predicatore. Ma per il temperamento focoso e intollerante a ogni disciplina getta presto l’abito. Nel febbraio 1666 parte per Ginevra e il 6 marzo si converte al protestantesimo. Nel 1692 de Foigny muore nel convento savoiardo dove a trascorso i suoi ultimi anni.”,”AUSx-003-FL”
“DE BONO Edward”,”Imparare a pensare in 15 giorni.”,”Edward De-Bono, nato a Malta nel 1933, è medico, fisiologo, psicologo e inventore. Laureato a Oxford, ha condotto ricerche mediche nella stessa Oxford e, negli Stati Uniti, a Cambridge e Harvard. Lavora al Department of Investigative Medicine di Cambridge. Opere: Il pensiero laterale, Il meccanismo della mente, I bambini di fronte ai problemi, Il pensiero pratico.”,”SCIx-151-FL”
“DE BONO Edward”,”Il pensiero laterale.”,”Edward De-Bono, nato a Malta nel 1933, è medico, fisiologo, psicologo e inventore. Laureato a Oxford, ha condotto ricerche mediche nella stessa Oxford e, negli Stati Uniti, a Cambridge e Harvard. Lavora al Department of Investigative Medicine di Cambridge. Opere: Il pensiero laterale, Il meccanismo della mente, I bambini di fronte ai problemi, Il pensiero pratico.”,”SCIx-152-FL”
“DE RITA Giuseppe, CURATOLO Renato AMMASSARI Paolo MARTINOTTI Guido RUBERTO Augusto”,”Analisi metodologica delle statistiche sociali in Italia. famiglie, mobilità sociale, mobilità territoriale, processi formativi.”,”Renato Curatolo, docente all’Università di Firenze. Paolo Ammassari docente all’Università di Roma. Guido Martinotti, docente alla Università statale di Milano. Augusto Ruberto, funzionario del Centro studi investimenti sociali (CENSIS) di Roma.”,”STAT-011-FL”
“DE BONIS Mauro MOSCATELLI Orietta”,”Cecenia.”,”Mauro De Bonis, giornalista, è caporedattore della rivista italiana di geopolitica Limes. Orietta Moscatelli, giornalista, è corrispondente diplomatico dell’agenzia stampa Apcom. Collabora alla sezione esteri della Bbc radio.”,”RUSx-192-FL”
“DE ROSE Aurelio”,”Le chiese gotiche di Napoli.”,”Aurelio De Rose, nato a Napoli nel 1939, è esperto della vita artistica napoletana antica e moderna. Collabora a riviste letterarie e al periodico il Mezzogiorno con interventi di critica d’arte.”,”ITAS-043-FL”
“DE MAJO Silvio”,”Ferdinando IV di Borbone. Sessantacinque anni di regno tra riformismo, rivoluzione e restaurazione.”,”Silvio De Majo è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università Federico II di Napoli. Collabora da anni con il Dizionario Biografico degli italiani, per il quale ha redatto profili biografici di molti importanti personaggi della storia di Napoli del Settecento e dell’Ottocento.”,”ITAG-014-FL”
“DE FREDE Carlo”,”I viceré spagnoli di Napoli 1503-1707. Due secoli che hanno lasciato un ricordo indelebile nella città.”,”Carlo De-Frede ha insegnato per più di trent’anni Storia moderna all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha pubblicato: Da Carlo I d’Angiò a Giovanna I nel vol. III della Storia di Napoli, Pomponio Algieri nella Riforma religiosa del Cinquecento, L’impresa di Napoli di Carlo VIII, Rivolte antifeudali nel Mezzogiorno e altri studi cinquecenteschi.”,”ITAG-017-FL”
“DE RITA Giuseppe, a cura di Antonio GALDO”,”Intervista sulla borghesia in Italia.”,”Giuseppe De Rita (Roma 1932), fondatore del Censis, è attualmente presidente del Cnel. Antonio Galdo (Napoli, 1957), giornalista free lance, ha pubblicato Denaro contante: dove va l’Europa dei soldi.”,”BORx-005-FL”
“DE SANCTIS Daniela PINNA Marco”,”E-Commerce made in Italy. Esperienze e nuove opportunità per le imprese e per lo sviluppo locale.”,”Daniela De Sanctis, giornalista professionista e ricercatrice, esperta di mercato del lavoro, si è specializzata nel rapporto tra occupazione e nuove tecnologie. Partecipa attivamente al dibattito europeo sui temi dell’high tech con ottica attenta al sociale e ai percorsi formativi propedeutici alle nuove professionalità. Marco Pinna ha maturato una lunga esperienza nel settore informatico ed è oggi presidente dell’associazione Progetto quadri e alte professionalità. Fa parte dell’Osservatorio permanente per il commercio elettronico del ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato ed è membro dell’Information & Communication Technology Working Group di Uni.”,”ITAE-098-FL”
“DE SANCTIS Francesco, a cura di Luigi RUSSO”,”Saggi critici. Vol. I.”,”””Luigi Veuillot (1) è, chi noi sappia, il Proudhon della reazione. Egli ha lacerato arditamente il velo in cui si avvolge il suo partito, e mostrateci tutte le conseguenze politiche e sociali a cui esso mira. (…) (1) Pubblicista e scrittore nato a Boynes nel 1813 e orto a Parigi nel 1883″,”VARx-126-FV”
“DE SANCTIS Francesco, a cura di Luigi RUSSO”,”Saggi critici. Vol. III.”,” Il principio del realismo. “”E perché di realismo molto si parla tra noi in arte e scienza, ma generalmente in modo vago e confuso, credo non inutile esporre i concetti di uno scrittore, che a questa materia ha consacrata una gran parte della sua vita scientifica. Il realismo non si ha da confondere con l’empirismo e il sensismo (1), rozzo avviamento a quello. E non è lo stesso che il materialismo, venuto su da un uso assai superficiale del pensiero nelal trattazione della materia. Lo stesso Hegel biasima l’empirismo, ma non potrebbe biasimare il realismo nella sua forma presente. Perché il realismo pone così alto il pensiero, come fanno gl’ idalisti. (…)”” (pag 220-221) (1) E’ evidente che il realismo di cui qui si parla è il realismo di Bacone da non confondrsi con l’empirismo hobbesiano, o con il sensismo degli illuministi francesi e del Condillac. Ugualmente non è il materialismo, di cui si parla più sotto, e che fu degli ideologi francesi del Settecento, Lamettrie e D’Holbach, i quali identificavano materia e spirito, assorbendo quest’ultimo nella materia, e nemmeno è da confondersi arbitrariamente col materialismo storico sviluppato dalla dottrina hegeliana per opera di Marx (pag 221)”,”VARx-128-FV”
“DE MAUPASSANT Guy, a cura di Louis FORESTIER”,”Romans.”,”Préface par Louis FORESTIER, Bibliographie, Notices, notes et variantes par Louis FORESTIER, Bibliothèque de la Pléiade,”,”VARx-120-FL”
“DE BENEDETTI Carlo”,”L’avventura della nuova economia.”,”Carlo De Benedetti, nato a Torino nel 1934, nel 1976 è stato amministratore delegato della FIAT. Dal 1978 al 1996 è stato azionista, amministratore delegato e presidente della Olivetti. É presidente del CIR a cui fa capo CIRLAB, l’incubatore di Aziende Internet. É principale azionista del gruppo Espresso-repubblica, che ha dato vita alla Net-company Kataweb. Per investire su Internet ha creato la CDB Web Tech. É vicepresidente della European Round Table of Industrialists e presidente europeo del gruppo sull’economia digitale nel Transatlantic Business Dialogue. Nel 1998 ha istituito la Fondazione Rodolfo Debenedetti per promuovere la riforma del Welfare e le politiche sociali.”,”ECOI-152-FL”
“DE CURTIS Antonio, a cura di Matilde AMOROSI e collaborazione di Liliana DE CURTIS”,”Parli come badi. (Totò)”,”Antonio de Curtis (Napoli 1898 – Roma 1967) Attore, ha cominciato nel teatro di varietà e di rivista, in cui ha recitato spesso con Anna Magnani. Dal 1937 fino alla sua morte, Totò ha interpretato film che sono fra i grandi classici del cinema italiano, fra cui San Giovanni decollato, Totò cerca casa, Napoli milionaria, Guardie e ladri, Siamo uomini o caporali?, Totò Peppino e la malafemmena, I soliti ignoti.”,”VARx-142-FL”
“DE LEON Daniel”,”Per la liberazione della classe operaia americana.”,”””Daniel De Leon è l’unico marxista che abbia aggiunto qualcosa al pensiero di Marx”” disse una volta Lenin. “”Solo l’organizzazione economica è in grado di mettere in piedi un autentico partito politico operaio, e di elevare così un baluardo contro il potere del capitale”” Karl Marx.”,”MUSx-066-FL”
“DE BARTOLOMEIS Francesco”,”La pratica del lavoro di gruppo.”,”Francesco De Bartolomeis, direttore della Collana, Nuova Serie: Attualità Pedagogiche.”,”GIOx-009-FL”
“DE GIOVANNI Biagio”,”La filosofia e l’Europa moderna.”,”Biagio de Giovanni ha insegnato Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche nelle Università di Bari, Salerno e Napoli. Per due legislature è stato deputato al Parlamento europeo.”,”EURx-107-FL”
“DEAGLIO Mario”,”Un capitalismo bello e pericoloso. Quinto rapporto sull’ economia globale e l’ Italia.”,”Professore di economia internazionale all’ Università di Torino, DEAGLIO ha diretto ‘Il sole 24 ore’ ed è editorialista de ‘La Stampa’.”,”ITAE-041″
“DEAGLIO Mario DE-RITA Giuseppe”,”Il punto sull’ Italia. Popolazione lavoro economia produzione finanza inflazione risparmio consumi sanità famiglia istruzione.”,”DEAGLIO è anto nel 1943 a Pinerolo. E’ docente all’ università di Torino. DE RITA è nato nel 1932 a Roma. Ricercatore alla SVIMEZ, è stato tra i fondatori del CENSIS. “”Il “”modello italiano dei consumi”” presenta però caratteristiche particolari. La perdita di importanza dei consumi alimentari e di vestiario è relativamente lenta, e queste voci di spesa familiare permangono a livelli percentuali più elevati di quelli di altri Paesi industrializzati, forse per il persistere di una mentalità tradizionale che dà grande importanza al “”mangiar bene”” e al “”vestir bene””. Non è un caso che in questi due settori si sviluppino prodotti italiani di grande raffinatezza, esportati poi all’ estero”” (pag 168)”,”ITAE-078″
“DEAGLIO Mario”,”Come cambia il capitalismo.”,”Mario DEAGLIO, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico, docente di economia all’ Università di Torino, membro del Comitato direttivo del Centro L. Einaudi. Scrive per ‘La Stampa’ e il ‘Sole 24 Ore’ di cui è diventato direttore nel 1981. “”La supremazia dei banchieri termina con il crack del 1929. La loro capacità di percepire e valutare le prospettive di sviluppo si è ovviamente esaurita dal momento che numerose banche si trovano con crediti immobilizzati presso industrie deficitarie e rischiano così di essere travolte dalla crisi. Ancora maggiore è la crisi della Borsa (…)”” (pag 133-134)”,”ITAE-095″
“DEAGLIO Mario ARFARAS Giorgio CAFFARENA Anna FRANKEL Giorgio S. RUSSO Giuseppe ANDORNINO Giovanni B.”,”Alla scuola della crisi. XIV Rapporto sull’economia globale e l’Italia.”,”DEAGLIO insegna economia internazionale nell’Univ. di Torino e scrive sulla Stampa. ARFARAS è opinionista di economia e finanza CAFFARENA insegna relazioni internazionali (Univ. Torino) FRANKEL è un giornalista del Sole 24 Ore (si occupa di Medio Oriente, petrolio e aerospaziale) RUSSO è un economista che ha fondato e dirige la STEP Ricerche, società di studi economici e applicati ANDORNINO insegna all’Univ. di Torino relazioni internazionali dell’Asia orientale.”,”ECOI-283″
“DEAGLIO Mario”,”L’economia in ceppi. Scelte e prospettive del sistema italiano.”,”DEAGLIO Mario, docente di contabilità nazionale nell’Università di Torino, collabora con la Stampa e con l’Economist. Schema dei flussi produttivi del gruppo IRI nel sistema economico italiano anno 1974 (tabelle 2.1) (pag 45) Il sorgere del complesso burocratico-bancario (pag 62) “”Il processo di inserimento del “”complesso burocratico-bancario”” ai vertici dell’economia può essere fatto iniziare proprio dalla nomina di Ruffolo alla segreteria generale della programmazione economica. Esso può dirsi compiuto nel 1972: in quell’anno il prof. Gaetano Stammati, già ragioniere generale dello Stato, andò a sostituire alla presidenza della Banca Commerciale Italiana Raffaele Mattioli, il quale si ritirava per la sua tarda età. Il più importante ed autorevole burocrate finanziario italiano andava così ad assumere la presidenza della più prestigiosa banca italiana, la cui immagine era generalmente associata all’industria e allo sviluppo industriale, succedendo in questa carica ad un uomo che si era battuto a lungo per l’indipendenza del sistema bancario dai burocrati e dai politci”” (pag 62)”,”ITAE-312″
“DEAGLIO Mario”,”La fine dell’euforia.”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981.”,”ECOI-126-FL”
“DEAGLIO Mario”,”Un capitalismo bello e pericoloso.”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981.”,”ITAE-042-FL”
“DEAGLIO Mario”,”A quando la ripresa?”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981.”,”ITAE-043-FL”
“DEAGLIO Mario”,”L’Italia paga il conto.”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981.”,”ITAE-044-FL”
“DEAGLIO Mario FRANKEL Giorgio S. MONATERI Pier Giuseppe CAFFARENA Anna”,”Economia senza cittadini?”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981. Giorgio S. Frankel, giornalista professionista, si occupa di questioni internazionali ed è esperto di economia del petrolio e industria aerospaziale. Ha collaborato e collabora con numerosi giornali e riviste, fra cui Il Sole 24 Ore, Mondo Economico, Il Corriere del Ticino, AirPress. Pier Giuseppe Monateri è professore ordinario di diritto civile all’Università di Torino e professore di analisi economica del diritto all’Università Bocconi di Milano. É membro della International Academy of Comparative Law nonché régulier della Faculté Internationale de Droit Comparé, Fra le sue pubblicazioni: Pensare il diritto civile, Il modello di civil law, La responsabilità civile, Il Mobbing (con U. Oliva e M. Bona). Anna Caffarena è professore associato di Scienza politica presso l’Univesità di Teramo, dove insegna anche Relazioni internazionali. Si è occupata degli aspetti teorici legati alla cooperazione internazionale e attualmente studia l’impatto della globalizzazione sulla politica internazionale. É autrice di Governare le onde, Le prospettive della cooperazione internazionale per l’ambiente, Le organizzazioni internazionali, oltre a numerosi saggi pubblicati in riviste e volumi.”,”ECOI-128-FL”
“DEAGLIO Mario MONATERI Pier Giuseppe CAFFARENA Anna”,”La globalizzazione dimezzata.”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981. Giorgio S. Frankel, giornalista professionista, si occupa di questioni internazionali ed è esperto di economia del petrolio e industria aerospaziale. Ha collaborato e collabora con numerosi giornali e riviste, fra cui Il Sole 24 Ore, Mondo Economico, Il Corriere del Ticino, AirPress. Pier Giuseppe Monateri è professore ordinario di diritto civile all’Università di Torino e professore di analisi economica del diritto all’Università Bocconi di Milano. É membro della International Academy of Comparative Law nonché régulier della Faculté Internationale de Droit Comparé, Fra le sue pubblicazioni: Pensare il diritto civile, Il modello di civil law, La responsabilità civile, Il Mobbing (con U. Oliva e M. Bona). Anna Caffarena è professore associato di Scienza politica presso l’Univesità di Teramo, dove insegna anche Relazioni internazionali. Si è occupata degli aspetti teorici legati alla cooperazione internazionale e attualmente studia l’impatto della globalizzazione sulla politica internazionale. É autrice di Governare le onde, Le prospettive della cooperazione internazionale per l’ambiente, Le organizzazioni internazionali, oltre a numerosi saggi pubblicati in riviste e volumi. Luigi Bonante è professore ordinario di Relazioni internazionali all’Università di Torino. É autore di Dimensioni del terrorismo politico e Terrorismo internazionale e di numerosi saggi sull’argomento. Cristina Costantini, avvocato, insegna diritto privato comparato all’Università di Bergamo. Anna Lo Prete ha conseguito il Master in Economia del CORIPE Piemonte. É dottoranda in Scienze economiche all’Università di Torino e si occupa di tematiche legate all’economia internazionale. Anthony Marasco ha conseguito un Ph.D in Storia delle idee presso l’Università della California, Berkeley. Insegna storia intellettuale americana presso il Master in Studi transatlantici dell’Università di Padova. Matteo Migheli è dottorando in Scienze economiche all’Università di Torino, dove si è laureato con una tesi sull’influenza della cultura religiosa sui sistemi economici. Collabora con il CeRP. Carolina Sassi è laureata in Scienze internazionali e diplomatiche all’Università di Torino con una tesi sulla governance europea. È borsista del Centro Einaudi.”,”ECOI-129-FL”
“DEAGLIO Mario MONATERI Pier Giuseppe CAFFARENA Anna FRANKEL Giorgio S.”,”Dopo l’Iraq.”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981. Giorgio S. Frankel, giornalista professionista, si occupa di questioni internazionali ed è esperto di economia del petrolio e industria aerospaziale. Ha collaborato e collabora con numerosi giornali e riviste, fra cui Il Sole 24 Ore, Mondo Economico, Il Corriere del Ticino, AirPress. Pier Giuseppe Monateri è professore ordinario di diritto civile all’Università di Torino e professore di analisi economica del diritto all’Università Bocconi di Milano. É membro della International Academy of Comparative Law nonché régulier della Faculté Internationale de Droit Comparé, Fra le sue pubblicazioni: Pensare il diritto civile, Il modello di civil law, La responsabilità civile, Il Mobbing (con U. Oliva e M. Bona). Anna Caffarena è professore associato di Scienza politica presso l’Univesità di Teramo, dove insegna anche Relazioni internazionali. Si è occupata degli aspetti teorici legati alla cooperazione internazionale e attualmente studia l’impatto della globalizzazione sulla politica internazionale. É autrice di Governare le onde, Le prospettive della cooperazione internazionale per l’ambiente, Le organizzazioni internazionali, oltre a numerosi saggi pubblicati in riviste e volumi.”,”ECOI-130-FL”
“DEAGLIO Mario MONATERI Pier Giuseppe CAFFARENA Anna FRANKEL Giorgio S.”,”A cavallo della tigre.”,”Mario Deaglio, nato nel 1943 a Pinerolo, economista e giornalista economico. Docente di economia all’Università di Torino membro del Comitato direttivo del centro L. Einaudi. Il suo libro L’economia in ceppi è del 1976. Come giornalista ha esordito scrivendo per il noto settimanale inglese The Economist, successivamente ha collaborato al Secolo XIX, a Panorama, alla Stampa e al Sole 24 Ore di cui è diventato direttore nel 1981. Giorgio S. Frankel, giornalista professionista, si occupa di questioni internazionali ed è esperto di economia del petrolio e industria aerospaziale. Ha collaborato e collabora con numerosi giornali e riviste, fra cui Il Sole 24 Ore, Mondo Economico, Il Corriere del Ticino, AirPress. Pier Giuseppe Monateri è professore ordinario di diritto civile all’Università di Torino e professore di analisi economica del diritto all’Università Bocconi di Milano. É membro della International Academy of Comparative Law nonché régulier della Faculté Internationale de Droit Comparé, Fra le sue pubblicazioni: Pensare il diritto civile, Il modello di civil law, La responsabilità civile, Il Mobbing (con U. Oliva e M. Bona). Anna Caffarena è professore associato di Scienza politica presso l’Univesità di Teramo, dove insegna anche Relazioni internazionali. Si è occupata degli aspetti teorici legati alla cooperazione internazionale e attualmente studia l’impatto della globalizzazione sulla politica internazionale. É autrice di Governare le onde, Le prospettive della cooperazione internazionale per l’ambiente, Le organizzazioni internazionali, oltre a numerosi saggi pubblicati in riviste e volumi. Giovanni B. Andornino, master in Global History alla London School of Economics, è dottorando di ricerca in Comportamenti e rappresentazioni della politica presso l’Università Cattolica di Milano. Si occupa di relazioni internazionali dell’Asia-Pacifico e in particolare degli aspetti socio-politici della Repubblica Popolare Cinese. Fra le sue pubblicazioni: China between Social Stability and Market Integration (con R.G. Wilcox, China e World Economy), Coordina ‘Ombre Cinesi’, lo spazio che il Centro Einaudi dedica alla sfida portata dalla Cina agli equilibri geopolitici globali. Marta Semplici sta per terminare il corso di laurea binazionale in Studi europei presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, Collabora con il Centro Einaudi.”,”ECOI-131-FL”
“DEAGLIO Enrico”,”Besame mucho. Diario di un anno abbastanza crudele.”,”DEAGLIO Enrico (Torino 1947) ha pubblicato molti volumi tra cui ‘La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca’ (1991).”,”ITAS-203″
“DEAGLIO Enrico”,”Patria, 1978-2008.”,”Enrico Deaglio (Torino, 1947) medico, lavora da decenni nel mondo dei giornali, della Tv, dell’editoria. Andrea Gentile (Isernia, 1985) vive a Milano. In questo libro ha affrontato trent’anni di storia (politica, criminale, musicale e letteraria).”,”ITAS-223″
“DEAGLIO Mario RUSSO Giuseppe a cura; saggi di Tancredi BIANCHI Tito BOERI Mario DEAGLIO Giuseppe RUSSO”,”Un risparmiatore deluso? XVII Rapporto sul risparmio e i risparmiatori in Italia.”,”Per i risparmiatori, l’ euro non si è trasformato in oro, ma neppure ha portato disastri. Il nuovo ambiente entro cui si muovono pone soprattutto in luce la complessità delle scelte finanziarie individuali e famigliari e la fine dell’era di risultati eccezionali ma “”drogati””, mentre emergono preoccupazioni di lungo periodo che inducono a un nuovo interesse per il risparmio previdenziale. I risparmiatori hanno abbandonato in forze il comparto del reddito fisso e sottoscritto i titoli delle società in via di privatizzazione e le azioni in genere; manifestano un rinnovato e forte interesse per le abitazioni e si sono cautamente aperti alle prospettive del risparmio gestito. Un tempo gelosi dell’autonomia delle loro scelte, ora accettano consigli, soprattutto dalle banche. In un quadro di delusione per la crescita mancata, continuano nonostante tutto a risparmiare. La domanda è: fino a quando? —————————— Curatori ——————————– Questo Rapporto, giunto alla diciassettesima edizione e divenuto, anche grazie alla sua tempestività, un punto di riferimento obbligato per chi vuol conoscere la realtà del risparmio famigliare italiano, è stato redatto da Mario Deaglio e Giuseppe Russo, che hanno coordinato un gruppo di ricerca composto da Margherita Borella, Paul de Sury, Armando Gribaudi, Silvia Ianelli. Ester Delfino ha curato la banca dati. E’ preceduto da un’introduzione di Alberto Mucci e seguito da due commenti di Tancredi Bianchi e Tito Boeri. E’ stato realizzato per il diciassettesimo anno consecutivo sulla base di un’indagine condotta dalla Doxa su un campione di oltre mille famiglie nella prima metà del luglio 1999. Nasce dalla collaborazione fra il Centro di Ricerca e Documentazione “”Luigi Einaudi”” e l’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro. Fino al 1996, il Rapporto è stato pubblicato nella collana “”Quaderni di Ricerca”” dell’Ufficio Studi BNL; le ultime tre edizioni – Il risparmiatore diventa adulto, 1997; Il risparmiatore affronta l’Euro, 1998; Un risparmiatore deluso?, 1999 – sono pubblicate dall’editore Guerini e Associati, presso il quale è in lavorazione l’edizione 2000 (data di uscita: dicembre).”,”ECOS-026″
“DEAGLIO Mario DE-RITA Giuseppe”,”Il punto sull’Italia. Popolazione lavoro economia produzione finanza inflazione risparmio consumi sanità famiglia istruzione.”,”DEAGLIO è anto nel 1943 a Pinerolo. E’ docente all’ università di Torino. DE RITA è nato nel 1932 a Roma. Ricercatore alla SVIMEZ, è stato tra i fondatori del CENSIS. “”Il “”modello italiano dei consumi”” presenta però caratteristiche particolari. La perdita di importanza dei consumi alimentari e di vestiario è relativamente lenta, e queste voci di spesa familiare permangono a livelli percentuali più elevati di quelli di altri Paesi industrializzati, forse per il persistere di una mentalità tradizionale che dà grande importanza al “”mangiar bene”” e al “”vestir bene””. Non è un caso che in questi due settori si sviluppino prodotti italiani di grande raffinatezza, esportati poi all’ estero”” (pag 168)”,”STAT-002-FV”
“DEAGLIO Enrico”,”La banalità del bene. Storia di Giorgo Perlasca.”,”Dono di Mario Caprini Giorgio Perlasca Giusto tra le Nazioni Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910 (la famiglia era originaria di quella città). Il padre, Carlo, nel 1906 si era laureato in Giurisprudenza alla Università di Padova e sempre a Padova nello stesso anno si era sposato iniziando a lavorare nel campo assicurativo. Nel 1913 era diventato segretario comunale a Carrara San Giorgio in provincia di Padova (ora Due Carrare) sino al 1922; dal 1922 divenne segretario comunale a Maserà di Padova sino alla sua morte nel 1938. Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo, in particolar modo alla versione dannunziana e nazionalista. Tanto che per sostenere le idee di D’Annunzio litiga pesantemente con un suo professore che aveva condannato l’impresa di Fiume, e per questo motivo è espulso per un anno da tutte le scuole del Regno. Gli anni Trenta Coerentemente con le sue idee, parte come volontario prima per l’Africa Orientale e poi per la Spagna, dove combatte in un reggimento di artiglieria al fianco del generale Franco. Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l’alleanza con la Germania contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette perciò di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista. Gli anni di Budapest Scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato come incaricato d’affari con lo status di diplomatico nei paesi dell’Est per comprare carne per l’Esercito italiano. L’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) lo coglie a Budapest: sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici. Quando i tedeschi prendono il potere (metà ottobre 1944) affidano il governo alle Croci Frecciate, i nazisti ungheresi, che iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le deportazioni verso i cittadini di religione ebraica. Si prospetta il trasferimento degli internati diplomatici in Germania. Approfittando di un permesso a Budapest per visita medica Perlasca fugge. Si nasconde prima presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola, e in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con Sanz Briz, l’Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica. A fine novembre Sanz Briz deve lasciare Budapest e l’Ungheria per non riconoscere de jure il governo filo nazista di Szalasi che chiede lo spostamento della sede diplomatica da Budapest a Sopron, vicino al confine con l’Austria. Il giorno dopo, il Ministero degli Interni ordina di sgomberare le case protette perché é venuto a conoscenza della partenza di Sanz Briz. È qui che Giorgio Perlasca prende la sua decisione: “Sospendete tutto! State sbagliando! Sanz Briz si è recato a Berna per comunicare più facilmente con Madrid. La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza”. E’ creduto e le operazioni di rastrellamento vengono sospese. Il giorno dopo su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina a rappresentante diplomatico spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve. Dicembre 1944 – Gennaio 1945: i 45 giorni di Jorge Perlasca Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l’Ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile “impostura” che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio. Li tutela dalle incursioni delle Croci Frecciate, si reca con Raoul Wallenberg, l’incaricato personale del Re di Svezia, alla stazione per cercare di recuperare i protetti, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorità tedesche di occupazione, rilascia salvacondotti che recitano “parenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile, Lei resterà qui sotto la protezione del governo spagnolo”. Li rilascia utilizzando una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita (di antica origine spagnola, cacciati alcune centinaia di anni addietro dalla Regina Isabella la Cattolica) sparsi nel mondo. La legge Rivera è dunque la base legale dell’intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi. La Shoah in Ungheria Sino alla Prima Guerra Mondiale gli ebrei si sentivano ed erano pienamente integrati (nel 1910 erano 911.227 il 4,3% della popolazione della Grande Ungheria) con un volontario processo di “magiarizzazione” in tutti i campi. Questa fedeltà alla nazione e fervente patriottismo ottenne in cambio un’attenzione particolare nel reprimere ogni atteggiamento antisemita. Questo rapporto di amicizia con il popolo ungherese iniziò ad incrinarsi subito dopo la sconfitta del 1918. L’Ungheria con il Trattato di Trianon dovette cedere oltre i due terzi del suo territorio e circa 14 milioni di abitanti. In tale atmosfera maturarono una serie di movimenti ultranazionalistici il cui scopo principale fu quello di trovare un colpevole a cui attribuire le responsabilità di tale situazione. Il capro espiatorio fu trovato negli Ebrei. Venne introdotto nel 1920 il “Numerus clausus”, stabilendo che la percentuale degli ebrei ammessi a frequentare le scuole superiori e le università non potesse superare il 6% del totale degli iscritti. Negli anni ’30 vi fu un sostanziale avvicinamento con la Germania nazista e nel triennio 1938-41 furono promulgate tre leggi razziali sul modello delle leggi di Norimberga. La politica verso gli Ebrei si caratterizzò da accelerazioni e rallentamenti determinati innanzitutto dagli interessi della politica ungherese che li usava come merce di scambio per ottenere “favori” da Hitler. L’Ungheria, dopo aver recuperato la quasi totalità dei territori perduti con il Trattato di Trianon, esauriva il desiderio di collaborare pienamente con i Tedeschi e di fare alla Germania ulteriori concessioni sulla “questione ebraica”. Ma quando nel giugno 1941 l’Ungheria entrò in guerra alleata alla Germania, le condizioni degli Ebrei peggiorarono notevolmente. I cittadini ebrei dai 22 anni in avanti dovettero prestare servizio nei “Battaglioni di lavoro” in abiti civili e un collare al braccio che li identificasse come ebrei. Peggiorando le sorti della guerra, l’Ungheria tentò di riprendersi una autonomia consumando la rottura totale nel settembre 1943 quando riconobbe la legittimità del governo italiano di Badoglio ma soprattutto quando prese posizione in difesa degli Ebrei. A quel punto l’unica soluzione valida per la Germania fu quella di rovesciare il governo ungherese e l’operazione “Margarethe I” fu il nome in codice scelto per l’occupazione del Paese (12 marzo 1944) e il 22 venne nominato un governo gradito ai Tedeschi. In quei giorni Eichmann e i suoi più fidati collaboratori arrivarono in Ungheria e il 28 aprile partirono i primi convogli: in meno di tre mesi Eichmann riuscì a deportare oltre 300.000 persone verso i campi di sterminio. Il 6 giugno lo sbarco in Normandia degli Alleati apriva un nuovo fronte di guerra: Horthy , il Reggente, sempre più preoccupato chiese il ritiro delle truppe tedesche senza risultato. Il 28 agosto l’Armata rossa raggiungeva la Transilvania minacciando direttamente l’Ungheria. Horthy tentò di trattare una pace separata. L’11 ottobre accettava le condizioni imposte dai Russi e il 15 annunciò l’armistizio alla radio. I nazisti ungheresi, le croci frecciate, spalleggiati dai tedeschi, occuparono la sede della radio annunciando che Horthy era stato deposto incitando la popolazione ungherese a continuare la lotta a fianco dei Tedeschi. A Budapest si trovavano tra i 150.000 e i 160.000 Ebrei ed altrettanti sopravvivevano ancora nel resto dell’Ungheria utilizzati nei “Battaglioni di lavoro”. Il 17 Eichmann tornava a Budapest per riprendere l’opera lasciata interrotta pochi mesi prima. Il 21 squadre di nylas iniziavano a rastrellare casa per casa gli Ebrei di Budapest. Molti vennero impegnati in lavori disumani in città, altri organizzati in 70 “Battaglioni di lavoro” e mandati in Germania, a piedi, oltre 200 chilometri in 7 giorni, al freddo e senza cibo. Chi non resisteva veniva ucciso. Altri inviati nei campi di sterminio, altri uccisi e gettati nel Danubio, altri concentrati nel Ghetto a morire di stenti. Alla liberazione dei 786.555 ebrei ungheresi (censimento del 1941) solo 200.000 sopravvissero Il ritorno a casa Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia. Da eroe solitario diventa un “uomo qualunque”: conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà. Gli anni Ottanta: la scoperta di un uomo Giusto Grazie ad alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, che attraverso il giornale della comunità ebraica di Budapest ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate, la vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio. Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto. Non certo per protagonismo, ma proprio perché ritiene necessario rivolgersi alle giovani generazioni affinché tali follie non abbiano mai più a ripetersi. Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un’unica frase: “Giusto tra le Nazioni”, in ebraico.”,”EBRx-091″
“DE-AGOSTINI Mauro SCHIRONE Franco”,”Per la rivoluzione sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-1945).”,”””A Milano si realizza la non facile saldatura tra i militanti “”storici”” e centinaia di giovani animati da spirito spontaneamente libertario e rivoluzionario, portando alla nascita delle formazioni “”Malatesta-Bruzzi””. (…) In appendice versioni integrali della relazione di Giuseppe Seregni e del diario scritto da Pietro Bruzzi dal 13 agosto 1943 al 3 maggio 1944, un mese prima dell’arresto che lo porterà alla fucilazione.”” (quarta di copertina) Mauro De Agostini (Milano, 1955), docente di storia nei licei, si occupa di storia del movimento anarchico e dei sindacati. Ha collaborato al Dizionario biografico degli anarchici italiani (Bfs, 2003-2004) Franco Schirone (Pulsano, 1950) si occupa di storia del movimento anarchico ed anarco-sindacalista. E’ tra i redattori della ‘Rivista storica dell’Anarchismo’ e ha collaborato al Dizionario biografico degli anarchici italiani (Bfs, 2003-2004) Diserzione di soldati tedeschi. “”Oltre ai soldati slovacchi di Corteolona, i casi di diserzione dall’esercito tedesco non sono affatto rari (anche se a tutt’oggi il fenomeno è ancora poco studiato dalla storiografia). Fuggire vuol dire rischiare la vita, alcuni disertori vivono nascosti negli ultimi mesi di guerra, altri si uniscono direttamente alle formazioni partigiane. E’ ad esempio il caso dell’austriaco Karl Hansen che passa alle “”Matteotti”” asportando “”un camion carico di armi e di munizioni”” (322). Una testimonianza interessante è quella rilasciata dall’austriaco Franz Kosik in una lettera a Lia Bellora. «Fino alla fine di novembre 1937 ho vissuto a Vienna e a quell’epoca si capiva che l’Austria prima o poi sarebbe stata vittima del nazismo, che a me non piaceva; soprattutto non mi piaceva il servizio militare. Allora ho preso la decisione di partire per Roma con la speranza di trovare un lavoro e di ottenere dalle Autorità austriache la temporanea sospensione dell’obbligo militare con la scusa di voler imparare la lingua italiana. (…) Purtroppo, in primavera del 1938 c’è stata l’annessione dell’Austria alla Germania e io sono diventato automaticamente un cittadino tedesco. Poi, nell’autunno del ’39 scoppiò la guerra e io riuscii a far finta di niente fino alla fine del 1940, quando i miei vari tentativi di non essere reclutato fallirono definitivamente. Ma ebbi ancora fortuna, perché mi mandarono in Sicilia come interprete dell’aviazione (…)». In seguito Kozik viene inviato a Derna in Libia, ma sempre lontano dal fronte: «non ho mai avuto un’arma e quindi non ho mai sparato (…) sono sempre stato con gli ufficiali dell’aviazione tedesca e italiana e di nazismo e di fascismo non si parlava mai». Dopo la caduta della Libia viene impiegato prima a Roma, poi a Genova infine in provincia di Cremona, sempre con l’incarico di interprete. Ma «in settembre 1944, mi pervenne l’ordine tassativo di presentarmi ad un comando di smistamento a Verona, che poi mi avrebbe destinato al fronte, in quanto, dato le sconfitte ai vari fronti, l’esercito aveva bisogno di giovani come carne da macello!». Immediata è la scelta di disertare. Trasferitosi a Milano si occulta grazie a “”una carta d’identità al nome di Federico Cozzi nato a Trieste (per giustificare in qualche modo la mia pronuncia straniera) rilasciata – così mi era stato detto – dall’Arcivescovo [sic]». Un geometra del Comune di Milano, Otto Brambilla, gli trova una camera nascondiglio presso un certo Pietro Barezzi in via Rubens 10. «Ricordo – prosegue la lettera – che anche tu [Lia] mi avresti ospitato, ma uno dei tuoi colleghi è stato contrario. Forse sarebbe stata la mia fine, perché se tu e Michele [Concordia] siete stati arrestati, anch’io sarei andato a finire in prigione e come disertore sarei stato fucilato. Non mi ricordavo del Vostro arresto, ma sicuramente ero stato informato, tant’è vero che dopo la liberazione mi avete rilasciato come CLN, l’allegata dichiarazione del 1° maggio 45, che mi è stata molto utile per non essere perseguitato dagli Alleati come ex-militare tedesco (323)»”” (pag 138-139) [(322) Libero Cavalli, Carlo Strada, ‘Nel nome di Matteotti. Materiali per una storia delle Brigate Matteotti in Lombardia, 1943-45’, pref. di Libero Biagi, Milano, Angeli, 1982, p. 62; (323) Franz Kozik a Lia Bellora, 22.2.2001, INSMLI, Fondo Bellora (…)] Altri autori citati nel volume: Fabei, ‘I neri e i rossi: tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella repubblica di Mussolini, Milano, Mursia, 2011; Bermani, ‘Il “”rosso libero””. Corrado Bonfantini…’ Barroero, ‘Anarchismo e resistenza in Liguria’, edizione Altra-storia, Genova, 2004; Cavalli-Strada, ‘Il vento del Nord. Materiali per una storia del PSIUP a Milano …'”,”ANAx-423″
“DEAKIN Frederick William”,”Storia della Repubblica di Salò. Volume primo.”,”Frederick W. Deakin è nato nel 1913, ha studiato ad Oxford, dove tra il 1936 e il 1949 fu prima fellow e tutor, e successivamente ‘research fellow’ del Wadham College. Partecipò alla seconda guerra mondiale e nel 1943, paracadutato tra i partigiani jugoslavi, guidò la prima missione militare inglese presso Tito. Nel 1945-46 fu primo segretario all’ambasciata britannica di Belgrado. Tornato in Inghilterra, assisté Churchill nella preparazione della sua ‘Storia della seconda guerra mondiale’. “”La situazione dell’Asse nell’Europa sud-orientale era sotto l’influsso del disastro militare sul Don del gennaio 1943; disastro che provocò un preoccupato ripensamento fra gli Alleati europei dell’Asse sull’intiera condotta della guerra da parte di Hitler. A parte le gravi ripercussioni sulle relazioni con l’Italia, l’alleata storicamente e diplomaticamente di più antica data, tutta la posizione futura, militare e strategica, dei paesi satelliti era minacciata, e in particolare quella della Romania e dell’Ungheria, le cui forze avevano tanto duramente sofferto nella recente battaglia”” (pag 240)”,”QMIS-002-FP”
“DEAKIN Frederick William”,”Storia della Repubblica di Salò. Volume secondo.”,”Gli ordini a vuoto di Mussolini: il fallimento della Repubblica di Salò. “”Il primo segnale di allarme fu dato dagli scioperi, forma tradizionale di opposizione politica. Alla fine del novembre 1943, comitati clandestini, guidati dai comunisti, lanciarono a Torino un appello e riuscirono a far scioperare circa 50.000 lavoratori delle officine Fiat, sfruttando il diffuso malcontento per la situazione economica, per le razioni e per mancanza di trasporti. Era un esempio che poteva dilagare e le autorità tedesche, vere padrone di Torino, reagirono prontamente a questo minaccioso fenomeno. Gli ordini di Mussolini a stento raggiungevano la città e lo stesso prefetto era stato nominato dai tedeschi. La legge e il controllo del capoluogo piemontese erano qundi in sostanza in mani tedesche, nella persona del rappresentante militare delle autorità germaniche in Italia, generale Zimmermann. Ma egli aveva a sua disposizione, oltre ad alcuni reparti armati, solo 120 agenti della polizia militare tedesca che dovevano controllare una città con più di 200.000 operai. Non si poteva nemmeno pensare a un’azione punitiva condotta dalle autorità italiane. (…) Gli scioperi di Torino ebbero anche un altro aspetto importante: essi attirarono l’attenzione del governo sulla totale mancanza di qualsiasi efficiente forza militare o di polizia a sua disposizione; e quel che era accaduto a Torino fu una dura lezione per Mussolini e lo costrinse a scrivere al suo ambasciatore a Berlino, Anfuso, di chiedere subito a Hitler armi per la polizia italiana, di sollevare il problema della liberazione di qualche elemento tra la massa degli internati militari italiani in Germania e, cosa piuttosto penosa, di suggerire che in occasioni future gli ufficiali tedeschi agissero in più stretta collaborazione con le autorità italiane. La risposta tedesca fu spietata. Il comandante delle SS in Italia, generale Wolff, ebbe istruzioni di occuparsi della questione dell’armamento della polizia. Ad Anfuso fu detto che Rahn aveva dato alle autorità italiane a Torino «ogni possibilità di occuparsi degli scioperi, ma avevano totalmente fallito. Lo stesso Duce era stato costantemente informato dalle misure prese dai tedeschi e le sue istruzioni spesso sviavano e peggioravano la situazione»”” (pag 871-872-873)”,”QMIS-003-FP”
“DEAKIN Frederick W. STORRY G. Richard”,”Il caso Sorge.”,”Frederick W. Deakin, nato nel 1913, ha guidato nel 1943 la prima missione militare inglese presso Tito, e ha assistito Churchill nella stesura della sua storia della Seconda guerra mondiale. Già rettore del St. Antony’s College di Oxford, è autore della fortunata ‘Storia della Repubblica di Salò’ (Einaudi, 1963) e di ‘La montagna più alta’ (Einaudi, 1972) epopea dell’esercito partigiano jugoslavo. G. Richard Storry, nato nel 1913, ha combattuto in guerra in Oriente e ha vissuto a lungo in Giappone. Professore al St. Antony’s College di Oxford, ha pubblicato uno studio sul nazionalismo giapponese, ‘The Double Patriots’ (1957), una ‘History of Modern Japan’ (1960) e ‘Japan’ (1965). I tedeschi e il caso Sorge. “”L’inchiesta condotta dai servizi di sicurezza tedeschi sull’identità e sulle precedenti attività di Sorge rivelò quanto a lungo e con quanto successo egli fosse sfuggito alle indagini e ai sospetti delle autorità ufficiali. I suoi amichevoli rapporti personali con influenti diplomatici e funzionari tedeschi nell’Estremo Oriente avevano reso possibile la sua nomina a corrispondente della «Frankfurter Zeitung» e la sua ammissione al partito nazista e all’associazione della stampa. Nei verbali della polizia non v’è accenno che sia mai stato effettuato qualche controllo sul suo conto, e la sbrigativa registrazione della sua ammissione nel partito non porta alcun segno o commento particolare. In Germania l’inchiesta sul suo caso terminò con una lettera personale di Himmler a Ribbentrop datata 27 ottobre 1942 e redatta in termini di compiaciuta, sprezzante superiorità. Dopo avere tratteggiato i risultati delle indagini della polizia, «compiute ora per la prima volta, ma che, se fossero state richieste ed eseguite prima, avrebbero avuto lo stesso esito», Himmler scriveva: «dato che Sorge otteneva costantemente sue informazioni sulla politica dell’Asse e i suoi progetti futuri dalla più autorevoli fonti tedesche, il caso Sorge presenta gravi pericoli dal punto di vista politico». Era così implicita l’accusa, in linea generale, che l’ambasciatore tedesco a Tokyo, generale Ott, e i membri più influenti dell’ambasciata fossero colpevolu di negligenza nei riguardi di Sorge. Il 23 novembre 1942. (…) Il caso Sorge aveva rovinato la carriera di Ott (…)”” (pag 315-316″,”QMIS-005-FER”
“DEAKIN Frederick William D.”,”La montagna più alta. L’epopea dell’esercito partigiano jugoslavo.”,”Frederick W. Deakin, nato nel 1913, ha guidato nel 1943 la prima missione militare inglese presso Tito, e ha assistito Churchill nella stesura della sua storia della Seconda guerra mondiale. Già rettore del St. Antony’s College di Oxford, è autore della fortunata ‘Storia della Repubblica di Salò’ (Einaudi, 1963) e di ‘La montagna più alta’ (Einaudi, 1972) epopea dell’esercito partigiano jugoslavo. “”Nell’autunno-inverno 1941 il quadro generale del conflitto era piuttosto sconfortante e vedeva le forze alleate sulla difensiva. Il continente europeo, ad eccezione della Svezia, della Svizzera, della Spagna, del Portogallo e della Turchia europea, era sotto il controllo dell’Asse. Voci ancora molto vaghe, pervenute al Cairo e a Londra, parlavano dell?esistenza di alcune prime bande guerrigliere di opposto orientamento politico e in contrasto fra loro, che avevano cominciato ad organizzarsi su base regionale nella caotica situazioen determinata dall’occupazione nemica, in un paese fornito di una rete ferroviaria antiquata e di un sistema di comunicazioni stradali poco sviluppato. Si sapeva che vi erano state delle sollevazioni spontanee in Serbia, ma ogni differnziazione fra gli elementi della Resistenza risultava coperta dal vago appellativo di forze «patriottiche». Fatti analoghi sembrava si fossero verificati nel Montenegro dopo l’occupazione italiana, ma un quadro chiaro della situazioen non era disponibile né per il Montenegro, né per la Serbia, né per altre regioni del paese. Il generale Simovic chiese al primo ministro britannico di inviare con urgenza un aiuto a questi gruppi dispersi. Il 28 agosto 1941 Churchill trasmise a Dalton la seguente minuta: «Il generale Simovic mi informa dell’esistenza di una diffusa attività di guerriglia in Jugoslavia, che esige coesione, appoggio e direzione dall’esterno. Prego riferire brevemente quali contatti siano stati presi con tali formazioni e che cosa è possibile fare per aiutarle»”” (pag 134)”,”QMIS-048-FSD”
“DE-ALESSANDRI Enrico”,”Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia.”,”DE-ALESSANDRI Enrico è nato a Milano nel 1953. Laureatosi in scienze politiche con il Prof. Gianfranco Miglio, è stato direttore del Centro regionale emoderivati della Regione Lombardia e lavora presso l’Assessorato Sanità della stessa regione. Per aver pubblicato questo libro è stato sanzionato con la sospensione dal lavoro.”,”RELC-260″
“DE-ALMEIDA Paulo Roberto QUEIROS MATTOSO Katia de”,”Une histoire du Brésil. Pour comprendre le Brésil contemporain.”,”””Nel dominio delle relazioni internazionali e della politica estera del Brasile, il governo Cardoso, preparato ed esperto delle pratiche per la sua esperienza anteriore agli affari esteri, è stato caratterizzato da una ridefinizione delle priorità nazionali e dall’ affermazione marcata della vocazione regionale, processo già avviato dal presidente Sarney a partire dal 1985. Il Mercosul, l’ associazione commerciale, la cooperazione economica e il coordinamento politico di tutti i paesi del Cono Sud americano costituiscono ben sicuramente gli elementi strategici dell’ azione dello Stato durante il decennio 1990, ma la costruzione di uno spazio integrato in tutta l’ America del Sud acquisisce anche un significato nuovo di fronte alle iniziative lanciate nell’ emisfero Nord e tendenti a inglobare tutto il continente.”” (pag 101)”,”AMLx-061″
“DE-ALOYSIO Francesco”,”Studi sul pensiero di Antonio Labriola.”,”L’A, nato a L’Aquila nel 1930, borsista, nel 1958, dell’ Istituto italiano per gli studi storici, fondato da B. CROCE, libero docente di filosofia moderna e contemporanea dal 1964, è Prof incaricato di tale ultima materia nella Facoltà di lettere e filosofia di Chieti dal 1967. E’ autore di vari volumi: -Storia e dialogo. CAPPELLI. Bo. 1962 -Leggere Dewey. TRIMESTRE. Pescara. 1968 -Da Dewey a James. BULZONI. Roma. 1972″,”LABD-023″
“DE-ALOYSIO Francesco”,”Il “”trasparente regno dell’Amenti””. L’hegelismo apocrifo del giovane Marx.”,”””Abbiamo detto che Marx ami abbandonarsi del tutto a giuochi verbalistici. Pagina 19 del III vol. delle MEOC: “”Non la filosofia del diritto, ma la logica è ciò che veramente interessa. Non che il pensiero prenda corpo nelle determinazioni politiche, ma bensì che le esistenti determinazioni politiche si volatizzino in astratti pensieri, questo è il lavoro filosofico”””” (pag 144)”,”MADS-004-FPB”
“DE-AMBRIS Alceste a cura di Valerio CERVETTI e Umberto SERENI”,”Lettere dall’ esilio.”,”De Ambris (Alceste), sindacalista italiano (Licciana Nardi, Lunigiana, 1874 – Brive, Francia, 1934). Socialista, guidò, come segretario della camera del lavoro di Parma, lo sciopero agrario del 1907. Emigrato in Brasile e in Svizzera, ritornò in Italia nel 1913, quando fu eletto deputato, schierandosi coi sindacalisti interventisti. Fu a Fiume con D’Annunzio come suo capo di gabinetto, e si rifugiò poi in Francia perché accanito oppositore del fascismo.”,”ITAD-017″
“DE-AMBRIS Alceste, a cura di Valerio CERVETTI e Umberto SERENI”,”Lettere dall’ esilio.”,”””De Ambris fece di Parma il banco di prova della sua attenta osservazione delle esperienze internazionali del movimento rivendicativo ed applicava soluzioni organizzative che rendevano più efficace la lotta sindacale”” (pag 57)”,”BIOx-006-FSD”
“DE-AMBROGGI P. QUASIMODO Salvatore, a cura”,”Il Vangelo secondo Giovanni.”,”Gesù ai discepoli: “”«Per questa ragione vi ho già detto che nessuno poteva venire con me, se non gli era dato dal Padre mio»”” (pag 47)”,”RELC-004-FER”
“DE-AMICIS Edmondo”,”Lotte civili. Bozzetti sociali.”,”””””Il movimento attuale somiglia allo sfacelo del secolo passato, quando una società intera si precipitò nell’ ignoto per stanchezza o per orrore di vivere sotto le rovine di un mondo morto””. E non è il giudizio di un Marxista fanatico: è del visconte ed accademico De Voguè, una delle menti più profonde e più serene della Francia.”” (pag 114)”,”SOCx-137″
“DE-AMICIS Edmondo, a cura di Giorgio BERTONE e Pino BOERO”,”Primo Maggio.”,”I due manoscritti del ‘Primo Maggio’ si trovano nella Biblioteca del Comune di Imperia che ne è l’erede. Qui si è utilizzato il secondo manoscritto (la redazione considerata definitiva) “”Spronato da quel desiderio, egli si gettò alle nuove letture con la curiosità vivace d’un viaggiatore che si affaccia a una terra sconosciuta, sorvolando a tutto il socialismo sentimentale e filosofico del primo periodo, per afferrarsi ai fondatori scientifici della dottrina”” (pag 45)”,”MPMx-049″
“DEAN Winton HICKS Anthony”,”Handel. The New Grove.”,”Versatile, estroverso, eclettico, protagonista del suo tempo, Georg Friedrich Handel fu, con Bach il maggiore compositore della prima metà del Settecento. Tedesco di nascita ma inglese di adozione, giunto al successo in Italia e celebrato dall’Arcadia romana, Handel visse i fermenti della sua epoca… (quarta di copertina) “”Il dottor W.C. Quin, che l’incontrò a Dublino, disse che Handel «insieme con tutte le sue altre qualità possedeva una dotazione cospicua di spirito; nessuno sapeva raccontare più spiritosamente di lui. Ma l’ascoltatore doveva dal canto suo possedere una conoscenza approfondita di almeno quattro lingue, l’inglese, il francese, l’italiano e il tedesco, giacché nelle sue narrazioni le usava tutte e quattro»”” (pag 79)”,”BIOx-399″
“DEANA Franco”,”Studi revisionistici.”,”Franco Deana (Cagliari, 1925) già ingegnere navale meccanico (Italsider) e funzionario dell’Ispettorato del lavoro di Genova. Convinto revisionista ha collaborato con Carlo Mattogno nello studio delle camere a gas e degli impianti crematori di Auschwitz.”,”GERN-167″
“DE-ANDREIS Nino”,”Fatti e figure dell’ antifascismo e di lotte sociali.”,”””Il capitalismo porta nel suo grembo la guerra, come la nube porta nel suo seno la tempesta”” (Jean Jaures) (pag 27) “”Il vaso serberà di quell’ odore che da principio avrà sorbito adagio”” (Orazio) (pag 131) “”…perché ogni colpa si sconta sulla Terra.”” (Goethe) (pag 139) “”Ed è stata sempre mia costante preoccupazione di non procurarmi il benché minimo piacere a danno degli altri””. (Erasmo da Rotterdam) (pag 145) “”In noi dal senno e dal valor riceve esser la nobilitate; e frutta e cresce col ben oprare; e questo sol riesce testimon ver, com’essere deve””. (Tommaso Campanella) (pag 163) “”Ma se il protetto di per sé non fosse tanto vile, chi darebbe al protettore l’autorità di avvilirlo?”” (Denis Diderot) (pag 169) “”…E la verità è utile solo quando è alla portata di tutti””. (Jurij Trifonov) (pag 177) “”La popolazione di Badalucco è intelligente, energica, e di un acume che le permette di vedere un po’ sotto la superficie. E’ difficile che accetti passivamente tutto ciò che si presenta.”” (pag 131)”,”ITAD-093″
“DEANE Phyllis”,”La prima rivoluzione industriale.”,”DEANE, nato a Hong Kong e laureatosi a Glasgow nel 1940, è stata più volte consulente del governo inglese per gli affari coloniali. Attualmente (1971) è ricercatrice presso il Dipartimento di economia applicata dell’ Univ di Cambridge e docente di storia economica e sviluppo economico presso la stessa università. Collabora a varie riviste di economia e di storia economica.”,”UKIE-015″
“DEANE John R.”,”La strana alleanza.”,”J.R. Deane ha fatto parte della missione militare americana in Urss durante la seconda guerra mondiale. Il programma americano di Affitti e prestiti per la Russia e le furberie di Mosca ‘Nel settembre 1941 Harriman e Lord Beaverbrook andarono a Mosca, per sentire di che cosa avevano bisogno i Russi, e per preparare un programma adatto a soddisfare tutti questi bisogni. Essi trovarono che Stalin, Molotov e Mikoyan erano gente astuta e che sapevano badare molto bene ai propri interessi; quando i due presentarono la lista dei materiali offerti dagli Alleati alla Russia, Stalin li assalì di critiche (…). Harriman e Beaverbrook, senza neppure consultare i loro rispettivi governi, dovettero immediatamente modificare la loro lista, allora l’atmosfera cambiò, l’accordo venne firmato, i due inviati ebbero il solito banchetto, e se ne tornarono a casa. L’accordo Harriman-Beaverbrook, detto «Protocollo di Mosca», impegnava gli Stati Uniti a fornire alla Russia circa 1.015 milioni di dollari di rifornimenti, entro un anno; il Presidente, ammettendo la Russia a ricevere gli affitti e prestiti, aveva stanziato a beneficio della Russia un credito di un miliardo di dollari, senza interessi, pagamento da iniziarsi cinque anni dopo la fine delle ostilità. Ben presto ci accorgemmo che tale credito non bastava, e nuove somme vennero stanziate. Ormai anche noi eravamo in guerra, e più che mai dovevamo favorire in tutti i modi una vittoria russa. Perciò concludemmo il grande accordo di affitti e prestiti che restò in vigore fino alla fine della guerra. Dato che le richieste russe spesso si scontravano con i bisogni delle forze armate inglesi ed americane, data la scarsità di naviglio, e la difficoltà incontrata nell’organizzazione dei convogli, negli ultimi mesi del 1941 e nei primi mesi del 1942 le spedizioni in Russia furono molto limitate. Perciò il Presidente inviò una circolare a tutte le organizzazioni interessate, stabilendo che le spedizioni alla Russia avessero la precedenza su qualsiasi altra cosa; tale lettera porta la data del 7 marzo 1942. Io credo che tale decisione sia stata una delle più importanti mai prese durante la guerra; e credo anche che fosse assolutamente indispensabile in quei giorni. Ma essa fu anche l’inizio di una politica di concessioni dalla quale non ci siamo ancora risollevati. L’effetto della lettera presidenziale fu che la Russia ricevette un trattamento preferenziale nell’assegnazione delle munizioni, non solo nei riguardi degli altri alleati, ma anche al di sopra delle forze armate americane (…). Dopo la firma del Protocollo di Mosca, si inviò a Mosca una Missione per i Rifornimenti statunitensi (United States Supply Mission), al comando del Generale Faymonville, il quale, alla sua partenza per Mosca, ricevette da Roosevelt ordini espliciti, in cui si dichiarava che il nostro aiuto alla Russia era incondizionato, e che il programma affitti e prestiti non doveva essere usato come una leva per ottenere informazioni dai Russi e sui Russi. Faymonville eseguì quegli ordini anche troppo alla lettera, e fu questa la causa delle questioni che nacquero tra la sua Missione ed il Dipartimento della Guerra e della Marina, i quali, per mezzo degli addetti militare e navale a Mosca, facevano pressione su Faymonville per sapere almeno se il materiale americano, la cui spedizione ci costava tanti sacrifici, veniva usato bene ed efficacemente. Erano domande importanti, e Faymonville non era in grado di rispondere. In seguito a tali incidenti fu decisa la creazione di una Missione Militare americana che avrebbe compreso tutte le attività dell’esercito, della marina e del programma affitti e prestiti. (…) Il Russo incaricato di occuparsi del programma di affitti e prestiti era il Commissario al Commercio Estero, A.I. Mikoyan, un Armeno che, come tutti gli Armeni, era orgoglioso della sua abilità mercantile. Egli offriva continuamente banchetti a tutte le personalità straniere che venivano a Mosca, e più specialmente a quelle che avevano anche lontanamente qualcosa a che fare con l’invio dei rifornimenti alla Russia. Questi visitatori, nel ricambiare i brindisi, solevano offrire uno scherzoso tributo alla furberia di Mikoyan, e l’Armeno se la godeva un mondo; ma durante i negoziati si accorgevano che non c’era da scherzare in materia: se uno non stava bene in guardia, Mikoyan gli portava via anche la camicia’ (pag 117-122)”,”QMIS-179″
“DEANE Phyllis”,”La prima rivoluzione industriale.”,”Phyllis Deane, nata a Hong Kong, laureatasi a Glasgow nel 1940, è stata più volte consulente del Govero inglese per gli affari coloniali. E’ stata poi docente di storia economica e sviluppo economico presso l’Università di Cambridge. Ha pubblicato ‘The Future of the Colonies’ (collab. di J. Huxley), ‘The Measurement of Colonial National Income’, ‘British Economic Growth’ (collab. di W.A. Cole). Il dibattito storiografico sul quadro sulle condizioni della classe lavoratrice in Inghilterra di Marx ed Engels “”Si è sostenuto che il processo di recinzione, allontanando dalla terra i piccoli proprietari e i contadini e spopolando le zone rurali, ha creato l’enorme forza di lavoro proletaria che rese possibile la rivoluzione industriale. È questa la concezone che Oliver Godsmith ha trattato romanticamente nel poema ‘The Deserted Village’ e a cui, molto più tardi, fu assegnata rilevanza politica da Karl Marx. Ma sembra trattarsi di una visione troppo semplificata dei fatti realmente accaduti (2)”” (pag 189) [(2) Si veda J.S. Chambers, ‘Enclosure and labour Supply in the Industrial Revolution’ in ‘Economic History Review’, V (1953)] “”L’Inghilterra del 1840 non era affatto un paese ricco. Esamineremo in un capitolo successivo le prove, la documentazione esistente a proposito della nota controversia sul livello di vita della classe lavoratrice. Ma qualunque sia la conclusione del dibattito, neussuno può negare che si trattò di un periodo di aspra miseria sociale per ampi settori della popolazione industriale, un’epoca che ispirò Marx e il fosco quadro di Engels sulle condizioni della classe lavoratrice in Inghilterra. Come mai, allora, una nazione tanto povera poté accumulare un così imponente stock di capitale in un lasso di tempo tanto breve?”” (pag 218) “”(…) [U]na delle polemiche più lunghe della storia della rivoluzione industriale riguarda proprio il tenore di vita della classe lavoratrice. Su questo punto, si sono formate due scuole di pensiero. L’opinione pessimistica, sostenuta da numerosi osservatori che vanno dai contemporanei agli storici moderni- da Engels, Marx, Toynbee, dagli Webbs, dagli Hammonds e molti altri e, più recentemente, da Hobsbawm – è che i primi stadi dell’industrializzazione britannica, se per alcuni significarono anche il benessere, provocarono unn netto deterioramento delle condizioni di vita dei poveri appartenenti alal classe lavoratrice. L’opinione ottimistica, sostenuta da altrettanto numerosi osservatori – da McCulloch, Tooke, Giffen, Clapham, Ashton e più recentemente da Hartwell – che lo sviluppo economico, pur lasciando alcuni lavoratori in completa miseria, permise alla maggioranza di godere di migliori condizioni di vita in seguito alla riduzione dei prezzi, alla maggior stabilità dell’occupazione, e alla moltiplicazione delle occasioni di impiego remunerato (1). La polemica è stata viziata dal pregiudizio politico e dalla miopie che questo spesso provoca. Capita di frequente che degli scrittori di sinistra che partecipano alle sofferenze del proletariato sostengano l’intepretazione pessimistica; ed è ugualmente facile trovare degli scrittori di destra, più fiduciosi nelle fortune assicurate dalla libera iniziativa del sistema capitalistico, che sostengono la tesi ottimistica. Engels, la cui opera ‘Die Lage der arbeitenden Klassen in England’ che apparve per la prima volta nel 1844, costituisce una delle denunce più vigorose e appassioante del sistema industriale, non nasconde le sue intenzioni politiche. In una lettera scritta a Karl Marx egli chiamò il suo libro «un atto d’accusa». «Davanti al tribunale dell’opinione mondiale», egli scrisse, «accuso la borghesia inglese di strage, di furto continuato, e di tutti gli altri crimini previsti dal codice» (2). La tesi del peggioramento delle condizioni di vita si appoggiava ad una descrizione in certo modo leggendaria dell’età d’oro che avrebbe preceduto la rivoluzione industriale, un’Inghilterra di contadini felici e prosperi e di artigiani indipendenti, liberi dallo sfruttamento e privi di preoccupazioni. In realtà, il lavoratore a domicilio non era meno sfruttato dall’industriale-padrone che forniva alla sua famiglia il cotone da filare e il filato da tessere, che l’operaio di fabbrica dal proprietario; spesso, donne e bambini lavoravano per lo stesso numero di ore nelle faticose occupazioni dell’industria domestica, come davanti alle macchine in fabbrica”” (pag 324-325) [(1) Per un recente scambio di vedute che sintetizza parte della discussione nel passato, si veda E.J. Hobsbawm e R.M. Hartwell, ‘The Standard of Living During the Industrial Revolution: A discussion’, in ‘Economic History Review’, XVI 1963; (2) F. Engels, Die Lage der arbeitenden Klassen in England’, trad. it., cit.]”,”UKIE-001-FSD”
“DE-ANNA Luigi”,”Il mito del Nord. Tradizioni classiche e medievali.”,”L’autore, De-Anna, (1946) laureatosi in filologia ugro-finica dall’Università di Firenze, ha dedicato parte della sua attività di ricerca allo studio delle relazioni culturali tra l’Italia e i paesi nordici. Ha pubblicato ‘Conoscenza e immagine della Finlandia e del Settentrione nella cultura classico-medievale’ (1988), ‘La Finlandia e la stampa italiana di oggi’ (1991).”,”STMED-016-FSD”
“DEANNA Luigi G.”,”La memoria perduta. Montanelli e la Finlandia.”,”‘Montanelli è uno che spiega agli altri quello che non capisce’ (Leo Longanesi) (in apertura) Contiene dedica manoscritta dell’autore a Francesco Surdich “”La guerra di Finlandia sembra addirsi in modo particolare a Montanelli. La sua stringatezza, il suo narrare essenziale sono infatti l’ideale per rendere il carattere e le vicende finlandesi. Quella sanguigna vena barocca, che gli era mancata nei reportage di Spagna, qui non è necessaria. Il freddo sole dell’inverno finlandese si prestava meglio allo stile di Montanelli di quello ardente di Spagna e d’Africa”” (pag 11)”,”EDIx-260″
“DE-ANTONELLIS Giacomo”,”Storia dell’ Azione cattolica.”,”Appendici: Quadri direttivi, Azione cattolica e Stato italiano, Azione cattolica italiana, statuto del 1969. Giacomo DE-ANTONELLIS, nato a Napoli, vive a Milano. Giornalista, è inviato speciale della Rai-Tv.”,”RELC-056″
“DEAR I.C.B. General Editor FOOT M.R.D. Consultant Editor; consiglio editoriale Norman DAVIES Wilhelm DEIST John GOOCH David M. KENNEDY Robert O’NEILL”,”The Oxford Companion to the Second World War.”,”Consiglio editoriale: Norman DAVIES, Wilhelm DEIST, John GOOCH, David M. KENNEDY, Robert O’NEILL.”,”QMIS-034″
“DEARBORN Mary V.”,”Queen of Bohemia. The Life of Louise Bryant.”,”Mary V. Dearborn holds a doctorate from Columbia University and has written five books, including biographies of Henry Miller. Louise Bryant (Queen of Bohemia), and Norman Mailer (Mailer: A Biography). She is currently at work on a biography of art patron Peggy Guggenheim. List of Illustrations, Prelude: Paris, 1933, Postlude: Louise, Later, Acknowledgments, notes, Selected Bibliography, Index, Louise Bryant, nata Anna Louisa Mohan (San Francisco, 5 dicembre 1885 – Sèvres, 6 gennaio 1936. Di idee marxiste e anarchiche, è nota per i suoi saggi radicali e femministi. Pubblicò articoli in vari giornali della sinistra. Cfr. Michael Munk, The Portland Years of John Reed & Louise Bryant, in Marxist.org. John Reed (Portland, 22 ottobre 1887 – Mosca, 17 ottobre 1920) è stato un giornalista e scrittore. All’inizio del 1917, Reed sposa la giornalista Louise Bryant. Nell’autunno parte con la moglie per Pietrogrado…”,”REEx-023-FL”
“DE-BARROS Octavio GIAMBIAGI Fabio a cura; saggi di Alfonso Celso PASTORE Armando Castelar PINHEIRO Carlos Eduardo SOARES GONCALVES Celio HIRATUKA Claudio L.S. HADDAD Fabio GIAMBIAGI Fernando Henrique CARDOSO Fernando José da S.P. RIBEIRO Katarina PEREIRA DA COSTA Leonardo PORTO DE ALMEIDA Luciano COUTINHO Marcelo José BRAGA NONNENBERG Marcelo M. MOREIRA Marcos S. JANK Maria Cristina PINOTTI Octavio De BARROS Paulo M. LEVY Regis BONELLI Ricardo Andres MARKWALD Roberto IGLESIAS Robson Rodrigues PEREIRA Rodrigo SABATINI Sidney N. NAKAHODO”,”Brasil Globalizado. O Brasil em um mundo surpreendente.”,”Saggi di Affonso Celso PASTORE Armando Castelar PINHEIRO Carlos Eduardo SOARES GONCALVES Celio HIRATUKA Claudio L.S. HADDAD Fabio GIAMBIAGI Fernando Henrique CARDOSO Fernando José da S.P. RIBEIRO Katarina PEREIRA DA COSTA Leonardo PORTO DE ALMEIDA Luciano COUTINHO Marcelo José BRAGA NONNENBERG Marcelo M. MOREIRA Marcos S. JANK Maria Cristina PINOTTI Octavio De BARROS Paulo M. LEVY Regis BONELLI Ricardo Andres MARKWALD Roberto IGLESIAS Robson Rodrigues PEREIRA Rodrigo SABATINI Sidney N. NAKAHODO”,”AMLx-110″
“DE-BARTOLOMEIS Francesco”,”La professionalità sociale dell’insegnante. Formazione aggiornamento ambiente di lavoro.”,”Francesco De Bartolomeis è nato a Pellezzano (Salerno) nel 1918. Sal 1956 è titolare della cattedra di Pedagogia e direttore dell’Istituto di pedagogia della Facoltà di Magistero di Torino.”,”GIOx-011-FL”
“DE-BARTOLOMEO Marcello a cura”,”Marx e le classi protagoniste.”,”DE-BARTOLOMEO M. Proletariato e sottoproletariato. “”Per Marx solo il proletariato è una classe rivoluzionaria, le altre o sono conservatrici perché si battono per non scomparire, o sono reazionarie perché “”cercano di far girare all’indietro la ruota della storia””, oppure sono rivoluzionarie in vista del loro imminente passaggio al proletariato. Assolutamente negativo il giudizio di Marx sugli strati più miserabili della città. “”Il sottoproletariato, questa putrefazione passiva degli infimi strati della società, che in seguito a una rivoluzione proletaria viene scagliato qua e là nel movimento, sarà più disposto, date tutte le sue condizioni di vita, a lasciarsi comprare per mene reazionarie”” (38). “”Ogni società si è basata finora sul contrasto fra classi di oppressori e classi di oppressi. Ma, per poter opprimere una classe, debbono essere assicurate condizioni entro le quali essa possa per lo meno tentare la sua vita di schiava… Ma l’operaio moderno invece di elevarsi man mano che l’industria progredisce, scende sempre più al di sotto delle condizioni della sua propria classe… Da tutto ciò appare manifesto che la ‘borghesia’ non è in grado di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla società le condizioni di vita della propria classe come legge regolatrice…Con lo sviluppo della grande industria, dunque, vien tolto da sotto ai piedi della ‘borghesia’ il terreno stesso sul quale essa produce e si appropria i prodotti. Essa produce anzitutto i suoi seppellitori. Il suo tramonto e la vittoria del proletariato sono del pari inevitabili (39).”” [Marcello De Bartolomeo a cura, Marx e le classi protagoniste, Roma, 1974] (pag 77-78) [(38) K. Marx F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, p. 114; (39) Ibid., pp. 115-117]”,”MADS-637″
“DEBATISSE D. DREYFUS S. LAPRAT G. STREIFF G. THOMAS J.C.”,”Europe: la France en jeu.”,”Contiene dedica manoscritta autori Cinque autori di formazione diversa (economia, diritto, scienze politiche) lavorano su questione europee da vari anni, sia all’interno della sezione politica estera o economia del CC del PCF, che presso il gruppo ‘comunista’ all’Assemblea europea.”,”PCFx-005-FV”
“DE-BATTISTINI Roberto”,”10 grandi dell’economia italiana.”,”Dono di Davoli”,”ECOG-049″
“DE-BEAUVOIR Simone”,”La force des choses. II.”,”DE-BEAUVOIR Simone è nata a Parigi nel 1908. Ha raccontato la sua vita in ‘Les Mémoires d’ une jeune fille rangée’, ‘la Force de l’ âge’ e la ‘Force des choses’. Il secondo volume comincia negli anni 1950 con nuovi viaggi, nuovi amici e nuove opere. “”Quando Fanon discuteva con Sartre su problemi di filosofia o sulla propria situazione, era aperto e rilassato. Mi ricordo una conversazione in una trattoria della via Appia: non comprendeva perché l’ avevamo condotto là, il passato dell’ Europa non aveva alcuna importanza ai suoi occhi; ma Sartre l’ interrogava sulla sua esperienza di psichiatra ed egli si animava. Era stato molto deluso dalla psichiatria russa; condannava l’ internamento e sosteneva che si trattavano le malattie mentali senza collocarle nel loro ambiente; accordava una grande importanza ai fattori economici e sociali nella formazione delle psicosi e voleva stabilire dei rapporti tra la psicoterapia e l’ educazione civica dei pazienti: “”I commissari politici dovrebbero essere, nello stesso tempo, degli psichiatri””””. (pag 426)”,”FRAP-072″
“DE-BEAUVOIR Simone”,”La force des choses. I.”,”DE-BEAUVOIR Simone è nata a Parigi nel 1908. Ha raccontato la sua vita in ‘Les Mémoires d’ une jeune fille rangée’, ‘la Force de l’ âge’ e la ‘Force des choses’. Il secondo volume comincia negli anni 1950 con nuovi viaggi, nuovi amici e nuove opere. Il primo comincia dalla liberazione di Parigi fino all’ inizio degli anni 1950. “”In Francia (…) si parlava molto di una invasione russa. Sartre pensava che tra un PC che si allineava all’ URSS e una SFIO imborghesita, ci fosse un ruolo da giocare. Firma quindi un manifesto in cui si associa a Rousset e ai suoi compagni e, il 10 marzo, in una conferenza stampa, svilupperà il tema: “”La guerra non è inevitabile””. (…) Bourdet non entra ma appoggia con degli articoli; da parte sua lancia con Combat una campagna per la pace e l’ unità europea. Questo sostegno non impedisce che R.D.R. abbia bisogno di un giornale per sé (La Gauche R.D.R., bimensile, ndr). (pag 206)”,”FRAP-073″
“DE-BEAUVOIR Simone”,”The Second Sex. The first manifesto of the liberated woman.”,”Nata a Parigi, educata alla Sorbona, al centro del movimento esistenzialista francese, compagna di J.P. Sartre, Simone de Beauvoir ha scritto novelle, saggi ecc. Si è occupata di ogni aspetto della condizione della donna.”,”DONx-067″
“DE-BEER Patrice”,”La guerre civile en Chine, 1919-1949.”,”Contiene dedica dell’Autore Patrice de Beer è nato a Parigi nel 1942. Studi superiori giuridici e linguistici, licencié en droit, diplomé de l’Ecole des Langues orientale en chinois et en malais-indonesian. Presso la Ecole pratique des hautes etudes ha compiuto ricerche sulla storia della Cina contemporanea con il generale Guillermaz e il professore Stuart Schram. Contiene succinte biografie (a volte i nomi scritti in due modi ) di CHEN DU-XIU LI LI-SAN LI ZONG-REN LIN BIAO LIN PIAO LIU SHAO-QI LIU SHAO-CHI MAO QU QIU-BAI CHU CHIU-PAI T.V. SONG SUN YAT-SEN CHIANG KAI-SHEK WANG JING-WEI WANG TSING-WEI ZHANG XUE-LIANG TCHANG HSUE-LIANG ZHOU EN-LAI CIU EN-LAI TCHOU EN-LAI ZHU DE TCHOU DE pag 55 libro di Chen Han-seng Chen Du-xiu professore e confondatore del PCC”,”MCIx-034″
“DE-BEGNAC Yvon, a cura di Francesco PERFETTI”,”Taccuini mussoliniani.”,”DE-BEGNAC Yvon nasce a Portogruaro nel 1913. Nel 1932 collabora a ‘Il lavoro fascista’ di Edmondo ROSSONI. Nel 1934, pubblica il suo libro ‘Trent’ anni di Mussolini 1883-1915′. Dopo un incontro con Mussolini favorito da Ciano, nasce il progetto di una ‘Vita di Mussolini’. La preparazione dell’ opera è l’ occasione di numerose ‘interviste’ al duce che sono registrate in questi taccuini. Fra il 1936 e il 1940 della Vita escono degli otto previsti solo tre volumi. Nel 1935-36 BEGNAC è volontario nella guerra d’ Etiopia. Nel 1937 è in Svizzera segretario del fascio della zona di Zurigo. Rientrato in Italia collabora a vari giornali. Con la guerra mondiale BEGNAC è di nuovo volontario. Tornato in Italia al ‘Popolo di Brescia’ è accusato di illeciti ma viene poi scagionato. Nel dopoguerra riprenderà l’ attività giornalistica, saggista e scrittore (già aveva scritto il saggio su Filippo CORRIDONI ‘L’ arcangelo sindacalista’ nel 1943): ‘Palazzo Venezia. Storia di un regime’ (1950). “”L’ errore italiano del 1919 consistette nel credere nelle elezioni nittiane, all’ insegna della proporzionale, come nel preludio a una obbligatoria alleanza fr ale trenta o quaranta organizzazioni politiche illustranti la fantasia ideologica nazionale. Noi non potevamo accettare come buono un simile annuncio di costituente, che avrebbe generato la vendita all’ incanto dei minimi partiti ai peggiori offerenti e avrebbe reso onnipotenti i notabili, facendoli trascorrere dall’ impunità alla prepotenza. Senza rimedio. L’ errore italiano del 1920 fu l’ occupazione stupida, senza fini politici, delle fabbriche. L’ associazione italiana del lavoro non capì niente della situazione italiana. Si credeva che l’ occupazione delle fabbriche preludiasse una costituente degli operai. Non risolse nulla. Complicò tutto. Ridusse al lumicino la fiducia in un paese non più disposto a dividersi in classi l’ una contro l’altra armata. Lasciò spazio alla rivolta armata contro un mondo intento a disarmare quel poco che ancora sembrava in grado di modificare in direzione del sociale la storia in potenza e quella in divenire. L’errore italiano del 1921 consistette nel credere che bastasse il bloccardismo per rimettere in sesto il paese.”” (pag 179)”,”ITAF-211″
“DE-BELLIS Giuseppe”,”I mille volti di Barack Obama. La vera storia e tutti i segreti dell’uomo che unisce e divide l’America.”,”Giuseppe De Bellis (1977) lavora al ‘Giornale’ dal 2002.”,”USAS-008-FV”
“DEBENEDETTI Giacomo”,”Quaderni di Montaigne.”,”DEBENEDETTI Giacomo “”Ma tutte quelle belle inclinazioni [di Cesare]”” continua il saggio che stiamo leggendo “”furono sconvolte e soffocate da quella furibonda passione ambiziosa, dalla quale si lasciò prendere così forte, che si può egualmente tenere per fermo ch’essa teneva il timone e la sbarra di tutte le sue azioni”” (pag 70)”,”FILx-454″
“DE-BENEDETTI Augusto”,”La classe operaia a Napoli nel primo dopoguerra.”,”Augusto De Benedetti è nato a Catanzaro nell’ottobre del 1947. É stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici e svolge attività didattica e di ricerca presso l’Istituto di Storia Contemporanea dell’Università di Napoli. Si occupa della storia della società italiana durante il periodo fascista e il secondo dopoguerra. Nel lungo e ricco dibattito sulla crisi rivoluzionaria che attraversa l’Italia nel 1919-20 uno spazio insufficiente è stato riservato alla incidenza delle componenti strutturali sulla dinamica della lotta di classe, Questo saggio si caratterizza, rispetto all’approccio politico-istituzionale prevalente negli studi sul movimento operaio, per l’attenzione prestata alle modificazioni intervenute nella struttura industriale e nella composizione del proletariato di fabbrica. Tali aspetti vengono qui approfonditi con riferimento specifico all’area napoletana.”,”MITT-363″
“DE-BENEDETTI Fabrizio ROCHAT Giorgio BONANNI Massimo SILVESTRI Stefano FEDERICI Carlo DEVOTO Gianluca”,”Il potere militare in Italia.”,”””In un secolo di storia italiana, l’intervento del governo nella politica militare si è esercitato quasi esclusivamente nella determinazione quantitativa delle spese militari. Non sarebbe un elemento di poco conto, se ciò fosse il risultato di un’autentica discussione tra militari e politici; invece la determinazione dell’impegno finanziario per la difesa è sempre stato più che altro il risultato di un tira-e-molla tra esigenze opposte, dichiarate ma non controllate. L’aumento delle spese militari sotto Giolitti, ad esempio, non è tanto un atto responsabile del governo, quanto una concessione alle pressioni delle destre e alle esigenze di prestigio internazionale. L’interesse del governo per la politica militare cessa comunque con la fissazione di una somma, il cui impiego spetta solo ai militari; lo stesso in caso di economie: il governo si limita a chiedere una riduzione delle spese, lasciando i militari arbitri di scegliere le voci da tagliare. Si può a questo proposito aprire una parentesi per distruggere il mito dell’esiguità delle spese militari italiane. Per limitarci ad un solo esempio, intere generazioni di italiani sono cresciute nel mito fascista dell’incomprensione dimostrata dall’Italia liberale verso le necessità della difesa. Ora, dal 1862 al 1912-1913 le spese militari (ministeri della Guerra e Marina) salirono al 23.7% delle spese statali. Si tenga presente che nello stesso periodo il 42.5% delle uscite fu assorbito dal pagamento dei debiti dello Stato e il 10.5% dalle spese di riscossione; ne risulta che Guerra e Marina assorbirono qualcosa di più che no tutti gli altri ministeri (esclusi appunto quelli finanziari) sommati insieme (23.7% contro 22.8%). Cioè le spese militari superarono per entità gli impegni dello Stato per l’economia nazionale, l’istruzione, l’amministrazione, la giustizia, i lavori pubblici e via dicendo. Il che non è certo poco! Ma ancora oggi la pubblicistica di destra va lamentando la tirchieria dei governi liberali”” (pag 50-51) [Giorgio Rochat, ‘Il controllo politico delle forze armate’]”,”ITQM-208″
“DEBENEDETTI Franco a cura, saggi di BOERI Tito ICHINO Pietro LOMBARDI Giancarlo MANGHI Bruno ONOFRI Paolo RANIERI Umberto ROSSI Nicola SALVATI Michele TARGETTI Ferdinando TREU Tiziano”,”Non basta dire no.”,”Tito Boeri Ph.D. presso la New York University, è stato senior economist all’Ocse e consulente di Banca Mondiale, Fmi e Ilo; attualmente è professore di Economia del lavoro all’Università Bocconi di Milano e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti. É uno dei fondatori del sito http://www.lavoce.info Franco Debenedetti, nato a Torino nel 1933, laureato nel 1956 in ingegneria elettrotecnic al Politecnico di Torino. Ha avuto una lunga carriera di maneger prima nell’azienda di famiglia, poi come responsabile del Gruppo Componenti Fiat, fondatore di Olivetti Information Services, presidente di Sasib. Senatore della Repubblica italiana dal 1944. Il suo sito è http://www.francodebenedetti.it Pietro Ichino, nato nel 1949, dirigente sindacale della Fiom-Cgil (1969-1972), poi della Camera del Lavoro di Milano (1973-1979), deputato nella VIII legislatura (1979-1983), è stato professore di Diritto del lavoro a Cagliari (1986-1991) poi all’Università Statale di Milano, dove ha fondato e dirige il Master Europeo in Scienze del Lavoro. É direttore con Giuseppe Pera della ‘Rivista Italiana di Diritto del Lavoro’ e dal 1997 collabora come opinionista con il Corriere della Sera. Giancarlo Lombardi, ingegnere elettronico, imprenditore tessile, già responsabile del Settore Scuola della Confindustria e membro del Comitato di Presidenza, presidente del ‘Sole 24 Ore’, ministro della Pubblica Istruzione nel governo Dini, deputato nella legislatura 1996/2001. Cavaliere del Lavoro. Paolo Onofri, nato nel 1946, professore ordinario di Politica economica all’Università di Bologna, segretario generale dell’Associazione per le previsioni econometriche Prometeia, è stato consigliere economico dei presidenti del Consiglio Romano Prodi e Giuliano Amato. Antonio Polito, è giornalista. É stato all’Unità fino al 1988 e poi a Repubblica, dove ha ricoperto l’incarico di vice-direttore e in seguito di inviato europeo e commentatore con sede a Londra. Ora dirige il quotidiano Il Riformista. É autore di numerose pubblicazioni, tra le quali due libri-intervista con Eric Hobsbawm e Ralf Dahrendorf, pubblicati da Laterza in Italia. Umberto Ranieri. É stato sottosegretario agli Esteri nei governi D’Alema e Amato. Attualmente è vicepresidente della commissione Esteri della Camera. É autore di varie pubblicazioni sulla sinistra italiana. Nicola Rossi, insegna Econ omia politica nell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ ed è deputato al Parlamento e Segretario del Gruppo parlamentare Ds-Ulivo. É stato Consigliere economico del presidente del Consiglio (1998-2000) e del ministro del Tesoro (2000-2001). Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro. Ferdinando Targetti, laureato alla Bocconi di Milano e all’Università di Cambridge. Ha insegnato in Bocconi, all’Università di Brescia, di Castellanza, di Parigi XIII, ‘visiting professor’ alla New York University. All’Università di Trento è ordinario di Politica economica dal 1984, e attualmente direttore della Scuola di Studi Internazionali. Dal 1996 al 2001 è stato eletto deputato al Parlamento italiano, membro della commissione Finanze. Ha pubblicato in Italia e all’estero 15 tra libri, saggi e curatele e 60 tra articoli e ricerche sulla teoria della crescita e della distribuzione, lo sviluppo economico italiano, le economie in transizione, la storia del pensiero economico, l’economia internazionale. la politica monetaria e l’inflazione, la riforma fiscale e la politica di bilancio italiana. Nel 1989 il suo libro su Kaldor (Il Mulino e Oxford University Press) ha ricevuto il premio Saint Vincent. É collaboratore stabile dell’Unità per le questioni economiche. Tiziano Treu è professore ordinario alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano. É stato ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nei governi Dini e Prodi. Ministro dei Trasporti e della Navigazione nel governo D’Alema. Dal 1996 eletto alla Camera dei Deputati. Dal 2001 eletto al Senato della Repubblica. Autore di numerosi saggi e volumi di diritto del lavoro, diritto sindacale e relazioni industriali.”,”ITAE-041-FL”
“DE-BENEDETTI Augusto”,”La via dell’industria. L’Iri e lo sviluppo del Mezzogiorno, 1933-1943.”,”Augusto De Benedetti insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Urbino. E’ autore di saggi sulla società e l’economia italiana contemporanea con particolare attenzione ai problemi del Mezzogiorno.”,”ITAE-405″
“DE-BENEDETTI Rodolfo”,”Nato ad Asti. Vita di un imprenditore.”,”””Una vecchiaia senza interessi insidia la vita più della morte (Paul Munz) (in apertura) “”Il complesso di queste attività occupava circa 1.000 dipendenti, assicurandomi una posizione di tutto rispetto nel settore della media industria”” (pag 186) “”Ai primi di ottobre del ’43 fui informato dal capofabbrica che in mia assenza un gruppo di nazifascisti si era presentato allo stabilimento, lo aveva visitato minuziosamente, inventariando macchinari e materiale e prendendo nota del numero degli operai. Era evidentemente loro intenzione trasferire in Germnia tutto quanto. Profondamente turbato, radunai le maestranze, raccontai i miei timori e consigliaia agli uomini di eclissarsi, garantendo loro, nei limiti del possibile, il mio aiuto”” (pag 199)”,”ECOG-110″
“DEBENEDETTI Franco”,”Sappia la destra.”,”Franco Debenedetti è senatore della Repubblica. Nato a Torino nel 1933, dove si è laureato in Ingegneria. Per vent’anni nell’azienda familiare; direttore del Settore Componenti del Gruppo Fiat; dal 1976 nel Gruppo Olivetti, Amministratore Delegato, poi Presidente di Olivetti Information Services; Presidente del Gruppo Sasib. Lascia ogni carica operativa al momento di candidarsi per il Senato nel 1994. Fondatore e Presidente dell’Interaction Design Institute di Ivrea; consigliere d’amministrazione di CIR, Cofide e della Fondazione Rodolfo Debenedetti.”,”ITAE-099-FL”
“DEBENEDETTI Giacomo”,”16 ottobre 1943.”,”Giacomo DeBenedetti (Biella 1901 – Roma 1967) è stato uno dei critici più importanti del ‘900 . Ha pubblicato il suo famoso ‘Il romanzo del Novecento’ (Garzanti). La retata nazista del Ghetto di Roma e la deportazione di oltre mille ebrei. Segue la testimonianza di un commissario di PS che avrebbe salvato dalle Fosse Ardeatine otto ebrei. “”Debenedetti riesce a darci tutto ciò che avremmo potuto aspettarci da uno scrittore … sgomento della ragione di fronte alla furia irrazionale, carità religiosa, pietà storica, strazio esistenziale”” (A. Moravia)”,”EBRx-083″
“DE-BENEDICTIS Angela”,”Politica, governo e istituzioni nell’ Europa moderna.”,”DE-BENEDICTIS Angela insegna storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Bologna. Tra i suoi lavori: ‘Patrizi e comunità. Il governo del contado bolognese nel ‘700’ (1984) e altro (v. 4° di copertina) Il problema della migliore forma di Stato. “”La “”passione”” della politica, della partecipazione al governo dello Stato, era invece ben presente nei ceti e ordini che rappresentavano i regni; riferendosi ai giuristi e ai gentiluomini che avevano l’ ambizione di essere presi per tali, Hobbes individuava coloro che, nella tradizione europea occidentale, a partire dal XI-XII secolo avevano dato corpo a una cultura politica in cui fu centrale il problema del governo dello Stato, della ‘res publica’. Era una cultura dominata dalla questione della giustizia e quindi dalle discipline che nella giustizia si occupavano, cioè, insieme al diritto, la teologia, e in generale dalla discipline della filosofia pratica aristotelica: l’ etica, l’ economica e la politica.”” (pag 244) “”Deciso sostenitore dell’ autorità regale fu Egidio Romano, dell’ ordine dei frati eremitani di sant’Agostino, che nel 1277-79 compose per il futuro re di Francia Filippo IV di Valois detto il Bello (1285-1314) il trattato ‘De regimine principum’, di rapida e larga diffusione in tutta Europa, anche nei secoli successivi. Articolato in tre libri – il primo studiava il governo del re di se stesso, il secondo il governo della casa regale, il terzo considerava il re come governante della comunità politica – , il trattato era ispirato alla classica divisione aristotelica della filosofia pratica nei tre ambiti dell’ etica (il governo di sé), dell’ economia (il governo della casa) e della politica (il governo della comunità)””. (pag 257)”,”EURx-227″
“DE-BENOIST Alain”,”Edouard Berth ou le socialisme héroïque. Sorel – Maurras – Lénine.”,”Nell’agosto del !924, Berth pubblica su Clarté un articolo intitolato “”Lénine, qui est’ce?””, da cui prenderà le distanze in seguito, ma che appariva allora come una vera professione di fede. In questo testo come nei suoi scritti della stessa epoca, Lenin è rappresentato come l’incarnazione contemporanea dell’ascetismo e del sublime proletario, una sorta di santo soreliano, un personaggio provvidenziale che sarebbe piaciuto a Nietzsche, un uomo “”buono e devoto””, un titano d’energia rivoluzionaria, “”la persona più onesta che sia ancora apparsa sulla terra””, “”Una sola cosa esiste per lui, è la rivoluzione, e per la causa della rivoluzione, questa asceta, questo santo, come ha osato dire Gorki, quest’uomo non si accorda mai alcuna agiatezza, alcun rilassamento, non vive letteralmente che per la rivoluzione…. (pag 206-207) Édouard Berth (1875-1939) est un théoricien français du syndicalisme révolutionnaire. Penseur socialiste français, il fut avant tout le plus fidèle disciple de Georges Sorel (1847-1922). (wikip) Biographie Disciple de Georges Sorel, partisan d’un socialisme anti-étatiste garant de l’autonomie de la classe ouvrière, dans son esprit le syndicat devait former la cellule de base de la nouvelle société prolétarienne. À partir de 1899, Édouard Berth devint un collaborateur régulier du Mouvement socialiste avant de rompre avec cette revue en 1909. Défenseur actif des expériences réformistes de Millerand jusqu’en 1902, il évolua ensuite progressivement vers le syndicalisme révolutionnaire, tout en manifestant un penchant mystique proche de celui de son maître Sorel ou de Charles Péguy. Pour cet admirateur de l’Antiquité, le socialisme, la « société des producteurs » à laquelle il aspirait, avait une fonction éminemment morale et héroïque. Germanophone, il traduit de nombreux ouvrages de théoriciens du socialisme comme certains de Karl Kautsky ou de Karl Marx. À l’inverse de ce dernier, Édouard Berth, tout comme Sorel, ne croit pas en la notion du progrès qu’il critique. À partir de 1909, Berth, partant d’une commune aversion pour la démocratie parlementaire « bourgeoise », se rapproche du mouvement monarchiste et fonde avec Georges Valois les Cahiers du Cercle Proudhon en 1911. Il tente alors de proposer une synthèse du syndicalisme révolutionnaire et du corporatisme. À partir de 1917, ce syndicaliste révolutionnaire s’enthousiasme pour la révolution bolchévique et y voit une nouvelle expression de la lutte des classes, avant de revenir de son engouement pour condamner dans l’URSS la « société des termites ». Collaborateur de la revue Clarté, il adhère en 1920 au Parti communiste français et rejoindra de nouveau les rangs du syndicalisme révolutionnaire à partir de 1935. Publications[modifier | modifier le code] Dialogues socialistes, Paris, G. Jacques, 1901. La Politique anticléricale et le Socialisme, Paris, Cahiers de la quinzaine, no 11, 1903. Les Nouveaux aspects du socialisme, Paris, Marcel Rivière, 1908. Les Méfaits des intellectuels, préface de Georges Sorel, Paris, Marcel Rivière, 1914. Rééd. assortie d’une longue introduction d’Alain de Benoist, d’une bibliographie et d’un essai de Berth sur Drieu la Rochelle, Krisis, 2007. « Avant propos », Max Ascoli. Georges Sorel, Paris, Delesalle, 1921. Les Derniers aspects du socialisme. Édition revue et augmentée des Nouveaux Aspects, Paris, Marcel Rivière, 1923. La France au milieu du monde, Turin, Gobetti, 1924. Guerre des États ou Guerre des classes, Paris, Marcel Rivière, 1924. La Fin d’une culture, Paris, Marcel Rivière, 1928. Du ‘Capital’ aux ‘Réflexions sur la violence’, Paris, Marcel Rivière, 1932. « Avant propos », Georges Sorel. D’Aristote à Marx (l’ancienne et la nouvelle métaphysique), Paris, Marcel Rivière, 1935. Traductions Karl Kautsky, Parlementarisme et socialisme. Étude critique sur la législation directe par le peuple, préface de Jean Jaurès, Paris, G. Jacques, 1900. Karl Kautsky, La lutte des classes en France en 1789, Paris, G. Jacques, 1901. Arturo Labriola, Karl Marx. L’économiste, le socialiste, préface de Georges Sorel, Paris, Marcel Rivière, 1910. Karl Marx, La Question juive, Paris, G. Jacques, sans date. Bibliographie[modifier | modifier le code] Alain de Benoist, Edouard Berth ou le socialisme héroïque. Sorel, Maurras, Lenine, Pardès, 2013. Bernard-Henri Lévy, L’Idéologie française, Grasset, 1981. Vincent Michel, Édouard Berth (1875-1939). Essai de biographie intellectuelle, Université de Paris I, 2003, 209 p. (Maîtrise, T. 1 039 MIC). Zeev Sternhell, Ni droite ni gauche, l’idéologie fasciste en France, Éditions du Seuil, 1983 ; Éditions Complexe, « Historiques », 2000 (ISBN 2870277881) ; Gallimard, Collection Folio histoire no 203, 2012, (ISBN 9782070443826). Portail du syndicalisme”,”MFRx-372″
“DE-BENOIST Alain GIACCIO Giuseppe PREVE Costanzo”,”Dialoghi sul presente. Alienazione, globalizzazione destra/sinistra, atei devoti. Per un pensiero ribelle.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo. Alain De Benoist. Filosofo della politica, scrittore, giornalista, conferenziere. É autore di numerosi saggi di filosofia politica e storia delle idee. Dirige le riviste Krisis e Nouvelle École. Nel 1978 ha ricevuto il Grand Prix de l’Essai dell’Académie française. Giuseppe Giaccio. Dottore in giurisprudenza, traduttore, studioso di problemi di politologia e filosofia politica. Collabora alle riviste di cultura politica Diorama letterario e Trasgressioni.”,”TEOP-108-FL”
“DE-BERNARDI Alberto GUARRACINO Scipione a cura; collaborazione di Carmelo ADAGIO Luca BALDISSARA Roberto BALZANI Stefano BATTILOSSI Paola BENIGNI David BIDUSSA Salvatore GUIDO BONO Alfonso BOTTI Concetta BRIGADECI Alessandro BRUSCHI Annarita BUTTAFUOCO Gian Paolo CALCHI NOVATI Maria Elisabetta CALZINI Antonio CASALI Laura CERASI Francesco CHIAPPARINO Dario CONSIGLIO Domenico CONTE Fulvio CONTI Martina CORGNATI Gustavo CORNI Renato COVINO Andrea DALTRI Federico DANEO Pierpaolo D’ATTORRE Daniela DE-BIANCHI Alberto DE-CRISTOFARO José Luis DEL-ROIO Marco DE-NICOLO’ Pier Giovanni DONINI Edoardo ESPOSITO Giovanni FEDERICO Paolo FELTRIN Maria FERRETTI Enzo FIMIANI Marcello FLORES Roberta FOSSATI Nicola GALLERANO Luigi GANAPINI Giuseppina GARIGALI Marco GERVASONI Renato GIANNETTI Paolo GIOVANNINI Luigi GOGLIA Giovanni GOZZINI Marco GRISPIGNI Scipione GUARRACINO Marco JACOVIELLO Nicole JANIGRO Francesca KOCH Ann Katherine ISAACS Maria Cristina IULI Nicola LABANCA Marco LENCI Stefania MARRAFFA Angelo MASSAFRA Massimo MASTROGREGORI Stefania MEDDA Andrea MICHELETTI Gavino MUSIO Michela NACCI Elena PAPAGNA Gianfranco PETRILLO Ranieri POLESE Francesco POLI Gabriele POLO Alessandro POLSI Lucia POZZI Alberto PRETI Francesco PRIVITERA Dario RAGAZZINI Alceo RIOSA Fabio RIZZI Fabio ROSCALLA Alessandra SAMOGGIA Daniela SARESELLA Michele SARFATTI Giuseppe SAVINI Romano SOLBIATI Marco SORESINA Fiorenza TAROZZI Simona URSO Alessandro VALOTA Angelo VARNI Ariella VERROCCHIO Pierluigi VALSECCHI Giorgio VECCHIO Fabio VITI Gianluca VOLPI”,”Il fascismo. Dizionario di storia personaggi cultura economia fonti e dibattito storiografico.”,”Collaboratori: Carmelo ADAGIO, Luca BALDISSARA, Roberto BALZANI, Stefano BATTILOSSI, Paola BENIGNI, David BIDUSSA, Salvatore GUIDO BONO, Alfonso BOTTI, Concetta BRIGADECI, Alessandro BRUSCHI, Annarita BUTTAFUOCO, Gian Paolo CALCHI NOVATI, Maria Elisabetta CALZINI, Antonio CASALI, Laura CERASI, Francesco CHIAPPARINO, Dario CONSIGLIO, Domenico CONTE, Fulvio CONTI, Martina CORGNATI, Gustavo CORNI, Renato COVINO, Andrea DALTRI, Federico DANEO, Pierpaolo D’ATTORRE, Daniela DE-BIANCHI, Alberto DE-CRISTOFARO, José Luis DEL-ROIO, Marco DE-NICOLO’, Pier Giovanni DONINI, Edoardo ESPOSITO, Giovanni FEDERICO, Paolo FELTRIN, Maria FERRETTI, Enzo FIMIANI, Marcello FLORES, Roberta FOSSATI, Nicola GALLERANO, Luigi GANAPINI, Giuseppina GARIGALI, Marco GERVASONI, Renato GIANNETTI, Paolo GIOVANNINI, Luigi GOGLIA, Giovanni GOZZINI, Marco GRISPIGNI, Scipione GUARRACINO, Marco JACOVIELLO, Nicole JANIGRO, Francesca KOCH, Ann Katherine ISAACS, Maria Cristina IULI, Nicola LABANCA, Marco LENCI, Stefania MARRAFFA, Angelo MASSAFRA, Massimo MASTROGREGORI, Stefania MEDDA, Andrea MICHELETTI, Gavino MUSIO, Michela NACCI, Elena PAPAGNA, Gianfranco PETRILLO, Ranieri POLESE, Francesco POLI, Gabriele POLO, Alessandro POLSI, Lucia POZZI, Alberto PRETI, Francesco PRIVITERA, Dario RAGAZZINI, Alceo RIOSA, Fabio RIZZI, Fabio ROSCALLA, Alessandra SAMOGGIA, Daniela SARESELLA, Michele SARFATTI, Giuseppe SAVINI, Romano SOLBIATI, Marco SORESINA, Fiorenza TAROZZI, Simona URSO, Alessandro VALOTA, Angelo VARNI, Ariella VERROCCHIO, Pierluigi VALSECCHI, Giorgio VECCHIO, Fabio VITI, Gianluca VOLPI. Contiene in apertura il saggio: ‘Il fascismo e le sue interpretazioni’ di Alberto DE-BERNARDI, pag 133″,”ITAF-025″
“DE-BERNARDI Alberto GANAPINI Luigi”,”Storia d’ Italia, 1860 – 1995.”,”DE-BERNARDI insegna storia contemporanea all’ Univ di Bologna. Tra i suoi studi: – Tempo e catene (con F. DE-PERI e L. PANZERI, ANGELI, MI, 1981) – Il mal della rosa: denutrizione e pellagra nelle campagne italiane tra ‘800 e ‘900 (ANGELI, 1984) – Operai e nazione, ANGELI. 1993 Con P.P. D’ATTORRE ha coordinato ‘Studi di storia dell’ agricoltura’ (FELTRINELLI, 1994). Con GUARRACINO ha preparato i Dizionari di storia e storiografia. GANAPINI insegna storia dei partiti e dei movimenti politici all’Univ di Bologna. E’ D dell’ Istituto milanese per la storia della Resistenza e del movimento operaio. E’ autore de ‘Il nazionalismo cattolico’ (LATERZA, 1970) e ‘Una città in guerra’ (ANGELI, 1988).”,”ITAB-014″
“DE-BERNARDI Alberto a cura; scritti di Tommaso GALANTI Egisto ROSSI Carlo ORIO Stefano JACINI Antonio SALANDRA Luigi TEGAS Paolo A.B. di CAMPOREALE Marco MINGHETTI Antonio D’ARCO Sidney SONNINO Alessandro ROSSI Vittorio ELLENA Tommaso ABRATE Ruggero BONGHI Bernardino GRIMALDI Ascanio BRANCA Cesare GORETTI Francesco CRISPI Antonio DE-VITI-DE-MARCO Ugo MAZZOLA Carlo RIDOLFI Achille LORIA Francesco S. NITTI Enrico LA-LOGGIA”,”Questione agraria e protezionismo nella crisi economica di fine secolo.”,”DE BERNARDI Alberto nato nel 1948, laureato in lettere a Milano è ricercatore presso l’Istituto di storia medievale e moderna dell’Università Statale di Milano. Collabora con l’Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-163″
“DE-BERNARDI Alberto”,”Una dittatura moderna. Il fascismo come problema storico.”,”Alberto De Bernardi insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bologna ed è direttore scientifico dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Tra i suoi studi più importanti: ‘Operai e nazione. Sindacati, operai e stato nell’Italia fascista’ (1993), ‘Storia d’Italia’ (con L. Ganapini) (1996), ‘Il sessantotto’ (con M. Flores) (1998), ‘Dizionario del fascismo’ (2006), ‘Storia del mondo contemporaneo’ (con R. Balzani) (2003) La guerra parallela. ‘Come ha sottolineato Giorgio Rochat, il giudizio sull’ inefficienza e l’ impreparazione delle forze armate italiane, per avere un significato, va commisurato agli obiettivi bellici loro affidati dal comando politico che presiedeva alla concreta azione militare. L’esercito italiano era inferiore a quelli delle maggiori potenze europee, soprattutto per quello che riguardava le divisioni motocorazzate, e quindi era del tutto inadeguato a sostenere una guerra offensiva. Da questa constatazione non discende però necessariamente che esso non avrebbe potuto svolgere alcun ruolo di rilievo all’interno delle operazioni di guerra; emerge invece che la funzione delle forze armate italiane avrebbe potuto essere valorizzata, se circoscritta nei limiti di una azione “”di complemento”” all’interno di una strategia militare concordata con l’alleato tedesco che disponeva invece delle risorse tecniche e logistiche per sostenere una guerra offensiva (20). Viceversa, fascismo e nazismo non definirono mai una conduzione coordinata e condivisa della guerra, perché il patto d’acciaio non fondava un’alleanza organica tra i due stati contraenti, in quanto la Germania non riconobbe all’alleato italiano un ruolo di piena ‘partnership’ nella gestione del nuovo ordine europeo che sarebbe dovuto scaturire dalla guerra mondiale. La Germania, infatti, pur avendo espresso in più di un’occasione il suo disinteresse per il Mediterraneo, non era disposta a concepire l’esistenza di due distinte aree d’influenza nella nuova Europa nazi-fascista – una, quella settentrionale e orientale, di pertinenza tedesca, l’altra, quella mediterranea e balcanica, di pertinenza italiana – sul cui presupposto si basava invece l’accettazione dell’accordo bilaterale da parte italiana. Per l’alleato tedesco il patto ridefiniva assai più concretamente i rapporti di forza tra i due regimi, ponendo la Germania in una posizione di assoluta egemonia, non solo militare, ma anche ideologica, nei confronti di un alleato debole, sempre più costretto a seguire scelte politiche e militari che non aveva contribuito a elaborare e che avevano come punto di riferimento esclusivamente gli interessi strategici del Reich tedesco (21). In questo contesto non solo non vi fu mai un comando unificato delle operazioni militari, ma anche la condotta di guerra delle forze italiane e tedesche seguì strategie mai adeguatamente concordate. D’altronde una situazione simile si verificò anche in occasione del patto tripartito con il Giappone, siglato a Roma nel 1940: gli alleati non concordarono mai una strategia comune, né definirono operazioni concordate per incrementare la potenza offensiva dell’apparato militare nippo-italo-tedesco e colpire insieme le forze avversarie, che nell’autunno del 1942 erano in estrema difficoltà. In quei mesi, come scrisse pochi anni dopo George C. Marshall, il capo di stato maggiore dell’esercito statunitense, pochi si resero conto di quanto Germania e Giappone «fossero vicini al dominio completo del mondo» e quanto «fosse esile il filo della sopravvivenza alleata». A impedire che quel filo si rompesse definitivamente un contributo non piccolo fu offerto proprio dal mancato coordinamento della condotta della guerra tra le forze nazifasciste e giapponesi (22)”” (pag 210-212) [(20) G. Rochat, ‘Il fascismo e la preparazione militare al conflitto mondiale’, in ‘Il regime fascista’, a cura di A. Del Boca, M. Legnani, M.G. Rossi, Laterza, 1995, pp. 163-164; (21) J. Petersen, ‘Hitler e Mussolini’, cit.; (22) R. Palmer J. Colton, ‘Storia del mondo moderno’, vol. III. ‘Dalla prima guerra mondiale a oggi’, Editori Riuniti, Roma, 1985, p. 185] La guerra [Angelo Del Boca, Massimo Legnani, Mario G. Rossi, Il regime fascista; Storia e storiografia; Edizione: 1995; Collana: Storia e Società; Argomenti: Metodologia e storiografia, Storia contemporanea, Storia d’Italia]”,”STOx-307″
“DE-BERNARDI Alberto FERRARI Paolo a cura; saggi di Leonardo RAPONE Federico ROMERO Maurizio RIDOLFI Claudio NATOLI Simone NERI SERNERI Serge BERSTEIN Glicerio Sanchez RECIO Lutz KLINKHAMMER Mariuccia SALVATI Antonella SALOMONI Mario DEL-PERO Stefano CECCANTI Marcello FLORES Bernd FAULENBACH Martin SABROW Carla TONINI Sophie COEURÉ Giampaolo VALDEVIT Alceo RIOSA Angelo VENTRONE Mimmo FRANZINELLI Serge WOLIKOW Salvatore LUPO Marica TOLOMELLI Christoph CORNELIßEN Yannis VOULGARIS António Costa PINTO Francisco Sevillano CALERO”,”Antifascismo e identità europea.”,”Alberto De Bernardi è professore di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Paolo Ferrari è ricercatore di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Udine e per anni ha lavorato all’ INSMLI. Contiene tra l’altro i capitoli: – Alceo Riosa, ‘La ‘Troisième force’ tra antifascismo e anticomunismo nelle riflessioni di Angelo Tasca (pag 299-318) – Mimmo Franzinelli, ‘L’antifascismo anticomunista negli anni della ricostruzione: Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi’ (pag 341-358) Saggi di Leonardo RAPONE Federico ROMERO Maurizio RIDOLFI Claudio NATOLI Simone NERI SERNERI Serge BERSTEIN Glicerio Sanchez RECIO Lutz KLINKHAMMER Mariuccia SALVATI Antonella SALOMONI Mario DEL-PERO Stefano CECCANTI Marcello FLORES Bernd FAULENBACH Martin SABROW Carla TONINI Sophie COEURÉ Giampaolo VALDEVIT Alceo RIOSA Angelo VENTRONE Mimmo FRANZINELLI Serge WOLIKOW Salvatore LUPO Marica TOLOMELLI Christoph CORNELIßEN Yannis VOULGARIS António Costa PINTO Francisco Sevillano CALERO”,”STOx-004-FP”
“DE-BERNARDI Alberto”,”Una dittatura moderna. Il fascismo come problema storico.”,”Alberto De Bernardi insegna Storia contemporanea all’Università degli Studi di Bologna. É direttore scirntifico dell’Istituto nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia.”,”ITAF-036-FL”
“DE-BERNARDI Alberto GANAPINI Luigi”,”Storia d’Italia, 1860-1995.”,”Alberto De Bernardi insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna. Luigi Ganapini insegna storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Bologna; è direttore dell’Istituto milanese per la storia della resistenza e del movimento operaio.”,”ITAS-084-FL”
“DE-BERNART Enzo”,”Da Spalato a Wietzendorf 1943-1945. Storia degli internati militari italiani.”,”DE-BERNART Enzo nato a Roma nel 1914 fu richiamato alle armi nel 1940 con il grado di sottotenente di fanteria; dopo aver trascorso pochi mesi sul fronte greco-albanese venne rimpatriato per malattia e, nel 1942, inviato a Spalato a dirigire un giornale per soldati. Visse in questa località le vicende della caduta del fascismo. Ha scritto ‘Nein’, ‘Le corna della gloria’ e con Ruggero Zangrandi e Luigi Squarzina, un lavoro teatrale ‘8 settembre’ (1943). “”Senza buona causa, dal primo giorno di guerra alla vigilia della dichiarazione dell’armistizio, le sole perdite dell’esercito, valutate dal colonnello Mario Torsiello, furono: 4716 ufficiali e 52.706 sottufficiali e truppa uccisi; 6531 ufficiali e 106.054 sottufficiali e truppa feriti e mutilati; 5.947 ufficiali e 118.523 sottufficiali e truppa dispersi; 591.000 ufficiali, sottufficiali e truppa prigionieri. Ciò significa che circa un milione di giovani vite italiane era già state sacrificate all’impreparazione, alla follia e all’ancestrale paura del popolo ispiranti la classe dirigente italiana dell’epoca”” (pag 5)”,”QMIS-148″
“DEBIDOUR Antonin”,”Les chroniqueurs. Froissart. Commines.”,”Jean FROISSART (1337-1404) cronista francese visse presso varie corti (Inghilterra, Scozia e Fiandra) le sue Cronache vanno dal 1327 al 1400. Philippe de Commynes (1445-1511) alla corte di Borgogna entrò nelle grazie di LUIGI XI. Dal re di Francia fu incaricato di importanti missioni diplomatiche in Inghilterra e in Italia. In seguito scrisse le Memoires e le ‘Chronique de Louis XI’ ‘Chronique de Charles VIII.”,”FRAA-048″
“DEBO Richard K.”,”Revolution and Survival. The Foreign Policy of Soviet Russia 1917 -1918.”,”Genesi della politica estera rivoluzionaria, stabilimento di relazioni diplomatiche ufficiali con le potenze occidentali, Brest-Litovsk, rapp GERM-URSS. L’A è membro del dipartimento di storia alla Simon Fraser Univ”,”RIRO-107″
“DEBO Richard K.”,”Revolution and Survival: the Foreign Policy of Soviet Russia, 1917-18.”,”Richard K. Debo is a professor in the Department of History, Simon Fraser University. Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUST-027-FL”
“DEBO Richard K.”,”Survival and Consolidation. The Foreign Policy of Soviet Russia, 1918-1921.”,”Richard K. Debo is a professor in the Department of History, Simon Fraser University. Acknowledgments, Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, cartina, Index,”,”RUST-031-FL”
“DE-BONI Claudio”,”Liberi e uguali. Il pensiero anarchico in Francia dal 1840 al 1914.”,”Claudio De-Boni insegna Storia delle culture politiche presso la Scuola di Scienze politiche “”Cesare Alfieri”” dell’Università di Firenze. Si è occupato di storia del concetto di stato sociale, di pensiero utopico del secolo dei lumi, della teoria politica espressa dal positivismo. Contiene il capitolo: 8. L’anarco-sindacalismo e i suoi intrecci con il sindacalismo rivoluzionario (pag 371-447) Sorel e la deformazione del marxismo. “”La riflessione di Sorel intorno alle potenzialità rivoluzionarie del sindacato è inizialmente contenuta nel volume del 1901 ‘L’avenir socialiste des syndicats’, a sua volta ampliamento di un articolo apparso sull”Humanité’ nouvelle’ tre anni prima. Filo conduttore del libretto è la valorizzazione degli aspetti rivoluzionari del marxismo, sottaciuti o rinviati a un tempo indeterminato dal riformismo socialdemocratico. Sorel ritiene che il punto più caratteristico della dottrina di Marx consista nell’osservazione che ogni sistema, nel compimento del suo sviluppo, fornisce le condizioni materiali per successivi cambiamenti dei rapporti sociali. Il risvolto più adoperato dai suoi continuatori, talvolta in modo opportunistico, è la necessità di attendere il pieno sviluppo del capitalismo per poter instaurare una nuova formazione economico-sociale. Sorel invece osserva come, oltre a questo, ci fosse nel programma di Marx, a proposito del processo rivoluzionario, una spiccata attenzione per il possesso da parte delle classi lavoratrici di un’adeguata capacità giuridica e politica, in grado di governare un sistema industriale maturo una volta giunta alla fine la possibilità di dominio del capitale. Più che delineare per filo e per segno come dovrà essere il domani, questa seconda constatazione comporta la necessità di valutare continuamente la condizione della classe operaia in rapporto alla sua vocazione rivoluzionaria: stabilire cioè, nelle parole di Sorel, “”non cosa la società deve essere, ma ciò che il proletariato può nella lotta attuale fra le classi”” (52). In questa direzione lo sguardo di Sorel, in analogia con quello di molti anarchici del suo tempo, si sposta da una concezione astratta e lontana del socialismo, alla preparazione concreta e quotidiana della classe operaia al processo rivoluzionario che ne dovrà segnare l’emancipazione. Ancora in sintonia con il pensiero anarchico, Sorel esclude radicalmente che questa preparazione possa provenire dalla sfera politica, e possa quindi essere rappresentata da un qualche partito politico del proletariato. Riecheggiando i discorsi sulla democrazia diretta svolti da Marx a proposito della Comune, Sorel scrive nella prefazione al suo libro del 1901 che “”per gli operai la rivoluzione è tutt’altra cosa che la vittoria di un partito; è l’emancipazione dei produttori sbarazzatisi di ogni tutela politica, la decomposizione del potere, l’organizzazione dei rapporti sociali al di fuori di un governo di ‘non lavoratori’ (53). Il punto chiave della critica soreliana ai partitismo parlamentare risiede proprio in quest’ultima osservazione: il trattarsi cioè della manipolazione del consenso operaio a uso di un altro ceto sociale (quello che forma i professionisti della politica), oltre che essere una deviazione rispetto alla concezione materialistica della storia, che insegna come le contraddizioni fondamentali si sviluppino sul piano economico e non su quello politico”” [Claudio De Boni, ‘Liberi e uguali. Il pensiero anarchico in Francia dal 1840 al 1914’, Milano, 2016, capitolo VIII, ‘L’anarco-sindacalismo e i suoi intrecci con il sindacalismo rivoluzionario’] [(52) G. Sorel, ‘L’avenir socialiste des syndicats’, Paris, Jacques, 1901, p. 6; (53) Ivi, p. VII. Per suffragare il proprio rifiuto di ogni strategia parlamentaristica e governativa del movimento operaio, Sorel fa riferimento al recente ingresso del socialista Millerand nel governo radicale di Waldeck-Rousseau. Si tratta secondo lui di una mossa che si lega casomai alla tradizione sansimoniana, di una corrente cioè di tipo gerarchico ed estranea a ogni autentica misura di giustizia sociale, non certo quella di un Proudhon o di un Marx. Con tale scelta si induce infatti nel proletariato non una spinta verso l’emancipazione, ma uno spirito di tutela, di attesa passiva quanto inutile che i suoi problemi vengano risolti dall’alto] (pag 405-406) Sorel e lo slittamento del sindacalismo verso il mito “”Il 1908 è l’anno in cui le tesi intorno alla rivoluzione sindacalista, all’azione diretta e allo sciopero generale raggiungono il loro apice e insieme la loro radicalizzazione irrazionalistica, con la pubblicazione in successione di opere soreliane della portata delle ‘Réflexions sur la violence’ e della ‘Décomposition du marxisme’. Come è noto, Sorel si era affacciato alla politica a fine Ottocento su un terreno vicino a quello della socialdemocrazia, condividendone la speranza di un rinnovamento sociale prodotto dal suo inserimento prima nel gioco parlamentare, poi nel governo della Terza Repubblica. Le disillusioni che ne erano seguite, non solo in merito alla possibilità di modificare i rapporti di produzione attraverso la via politica, ma anche per lo scivolamento dei socialisti in una pratica opportunistica contraria a quella moralità nuova che Sorel si aspetta dall’ascesa del proletariato, lo conducono come si è visto, all’inizio del nuovo secolo, su posizioni sindacaliste. E se egli non è l’inventore del sindacalismo rivoluzionario, che sboccia sull’onda delle prime spinte in quella direzione di una parte dell’anarchismo, ne diventa senz’altro con le sue opere del 1908 il più influente sistematore e propagatore (72). Nella sua argomentazione Sorel ha a cuore un obiettivo che i sindacalisti di provenienza anarchica avvertivano ovviamente con molta meno urgenza: quello di inserire la dottrina e la pratica del sindacalismo rivoluzionario nel solco del pensiero di Marx. E’ una preoccupazione che un po’ si situa in continuità con la formazione ideologica dello stesso Sorel, di ispirazione marxista, un po’ prende atto che la parte maggiore del movimento operaio internazionale ha assunto il marxismo quale propria base culturale, per cui una proposta che si muova entro quel modo di pensare ha maggiore probabilità di incontrare l’interessamento delle avanguardie. Per far ciò, occorre tener viva l’attenzione intorno al pensiero di Marx, consentirne gli approfondimenti, nuove interpretazioni, al limite revisioni: purchè non si tratti di aderire a scuole sedicenti marixste brave a proporre una lettura nello stesso tempo fantasiosa e immobilista dell’autore del ‘Capitale’ (il nome di che Sorel indica in proposito è quello di Lafargue). Si può essere tutti d’accordo, secondo Sorel, sul fatto che in Marx coesistono tre aspetti che vanno mantenuti in correlazione reciproca, seppur bisognosi di adattamenti alle varie situazioni storiche e geografiche. Si tratta dell’analisi della produzione captalistica orientata a giustificare l’opposizione operaia; della fornitura di una base filosofica per la rivoluzione che condurrà al comunismo; della saldatura di una determinata interpretazione della storia con l’indicazione di una prassi rivoluzionaria. (…) Se Sorel ha ben poca stima per i pallidi revisori del marxismo di casa propria, ne ha invece, come testimone della crisi attraversata dalla dottrina marxista, per Bernstein”” (pag 416-417) [(72) Scrive Roberto Vivarelli, nell’introduzione alla più rappresentativa traduzione in italiano di scritti soreliani, da lui curata (G. Sorel, ‘Scritti politici’, Torino, Utet, 1996), che “”senza l’ossatura teorica di cui seppe dotarlo, il sindacalismo rivoluzionario sarebbe probabilmente rimasto un episodio della storia sindacale francese e non avrebbe mai assunto un ruolo di una vera e propria dottrina politica, suscettibile di essere trasmessa, discussa, applicata”” (ivi, p. 23). Vivarelli reputa che per merito soprattutto di Sorel il sindacalismo rivoluzionario sia sia presentato alla riflessione politico-sociale nella chiarezza dei suoi punti cardine: l’esigenza morale della scissione della classe operaia dalle altre classi sociali; il bisogno di una forza motrice costituita dalla lotta di classe; l’adozione della violenza come metodo di lotta privilegiato; la costruzione di un’ideologia imperniata sul mito dello sciopero generale] ancora da inserire”,”ANAx-407″
“DEBORD Guy”,”Commentari sulla società dello spettacolo e la società dello spettacolo.”,”Guy-Ernest Debord (Parigi 28/12/1931 – Believue -la-Montagne 30/11/1994) è stato un filosofo, sociologo scrittore e cineasta francese, tra i fondatori dell’internazionale Lettrista e dell’internazionale situazionista.”,”FRAS-006-FL”
“DE-BOSDARI Alessandro”,”Delle guerre balcaniche, della grande guerra e di alcuni fatti precedenti ad esse. (Appunti diplomatici)”,”Alessando De Bosdari Ambasciatore d’Italia. “”Fra l’attacco austriaco alla Serbia negli ultimi di novembre e la vittoriosa resistenza della Serbia, nella metà di dicembre, io mi ero recato per breve tempo in Italia ed aveva visitato per la prima volta il nuovo ministro degli Affari Esteri, Barone Sonnino, che conoscevo da molti anni e che sempre mi aveva dimostrato tutta quella benevolenza che la sua fredda riserva permetteva. Al mio ritorno in Atene Venizelos mi disse che la resistenza serba era stata un gran sollievo per tutti; e che la Grecia sarebbe restata salda nella sua neutralità che le era imposta da molte ragioni. Mi aggiunse però, pressoché testualmente, quanto segue: «Se io credessi di avere la forza di collaborare efficacemente ad allontanare dalla Grecia e da tutta l’Europa il pericolo tedesco e se avessi il Re con me, non esiterei un istante a mettermi con la Triplice Intesa». Venizelos in questa occasione mi diceva la verità, ma non tutta la verità: la quale era che egli aveva già formalmente offerto alla Triplice Intesa la propria alleanza anche senza il Re e contro il Re, come si vide dagli avvenimenti posteriori e come più tardi mi asserì il Ministro di Russia, Demidoff. Frattanto tra Grecia e Turchia scoppiava un grave conflitto per il famoso incidente Frangakis, cancelliere della Legazione ellenica il quale, in seguito a circostanze inutili a riferirsi in dettaglio, ma che si risolvevano in sospetto di operazioni di spionaggio a carico dell’Addetto navale ellenico, comandante Criesis, era stato arrestato. La Turchia per liberare quel funzionario esigeva che la Grecia richiamasse da Costantinopoli il Criesis, cosa alla quale Venizelos non voleva consentire. (…) In tutto questo incidente si vide chiara l’azione del Ministro di Germania che assunse l’attitudine di protettore della Legazione di Turchia, con cui, durante l’incidente, le relazioni del Governo ellenico si erano ridotte pressoché a nulla. (…) Al primo annunzio dell’attacco dei Dardanelli da parte delle flotte alleate i giornali constatavano che tutto portava a credere che, anche in presenza di fatti così gravi, la Grecia non sarebbe uscita dalla propria inazione. (…) Venizelos, il giorno dopo, dichiarava al Re essere necessario che la Grecia mobilitasse e uscisse dalla neutralità perché, se Costantinopoli cadeva nelle mani della Triplice Intesa, l’esercito greco doveva essere presente per salvaguardare gli interessi dell’ellenismo. La Triplice Intesa però che, come ho narrato qui sopra, aveva già fatto ripetutamente passi per l’uscita della Grecia dalla neutralità, continuava a dimostrarsi fredda in questa circostanza, certo per l’opposizione della Russia la quale in quel momento pensava seriamente di poter realizzare il suo sogno di Costantinopoli; e il Ministro d’Inghilterra, Sir Francis Elliot, mi dichiarava formalmente che la mossa di Venizelos era di pura iniziativa di esso, e che la Triplice Intesa non aveva per la quistione di Costantinopoli né impegni né accordi con la Grecia”” (pag 111-112) Il groviglio balcanico, grande guerra e il lungo sogno russo di Costantinopoli”,”QMIP-020-FV”
“DE-BOSSCHÈRE Guy”,”Storia della decolonizzazione. I due versanti della storia, II.”,”Guy De Bosschère è nato nel 1924. Dopo aver partecipato alla resistenza, ha atteso a studi di storia ed è autore di saggi e corrispondenze sui problemi dei rapporti tra Est e Ovest, della non-violenza e del colonialismo. Ex-redattore capo della rivista ‘Présence Africaine’ collabora a periodi francesi e esteri.”,”PVSx-002-FSD”
“DE-BOSSCHÈRE Guy”,”Storia della decolonizzazione. I due versanti della storia, II.”,”Guy De Bosschère è nato nel 1924. Dopo aver partecipato alla resistenza, ha atteso a studi di storia ed è autore di saggi e corrispondenze sui problemi dei rapporti tra Est e Ovest, della non-violenza e del colonialismo. Ex-redattore capo della rivista ‘Présence Africaine’ collabora a periodi francesi e esteri.”,”PVSx-002-FFS”
“DEBOUZY Marianne”,”Il capitalismo selvaggio negli Stati Uniti (1860-1900).”,”DEBOUZY Marianne specialista di letteratura e civiltà americana, insegna storia degli Stati Uniti all’ Università Paris VIII. Ha scritto: ‘La genese de l’ esprit de revolte dans le roman americain’. “”Dopo l’ affare Haymarket, i benefici acquisiti con le lotte per la giornata di 8 ore furono rapidamente rimessi in discussione dai padroni. Così i padroni dell’ industria della carne tornarono sugli accordi del maggio 1886 che istituivano la giornata di 8 ore senza riduzione di salari, e ripristinarono la giornata di 10 ore. Decisione che provocò lo sciopero di 25 mila operai. La vittoria dei padroni permise loro di costituire un fronte comune di 24 compagnie che firmarono una risoluzione che denunciava i Cavalieri del Lavoro e annunciava agli scioperanti: “”Non impiegheremo nessun uomo che sia membro di queste organizzazioni operaie. Esigeremo da tutti i dipendenti che si ritirino da queste organizzazioni e consegnino la loro dichiarazione ai datori di lavoro””. (pag 138)”,”USAE-033″
“DEBOUZY Marianne”,”La genèse de l’esprit de révolte dans le roman américain, 1875-1915.”,”DEBOUZY Marianne”,”USAS-181″
“DEBRAY Régis”,”La via cilena. Intervista con Salvador Allende, presidente del Cile, con una prefazione, e un documento inedito del MIR.”,”Libro del Fondo Gian Maria Pegoraro”,”AMLx-014-FV”
“DE-BRUNHOFF Suzanne”,”Politica ed economia nella moneta.”,”DE-BRUNHOFF Suzanne “”Il finanziamento del processo d’accumulazione capitalista prende la forma di un intervento del “”capitale finanziario””. Questo corrisponde alla forma del capitale denaro divenuto autonomo nel corso del processo di accumulazione (o prima ancora di questo poiché il capitale-merce, che comprende capitale commerciale e capitale finanziario, si è storicamente costituito prima del capitale industriale). L’autonomia significa che i movimenti del denaro nel processo di circolazione del capitale industriale “”diventano la funzione di un capitale particolare; quest’ultimo effettua i suoi movimenti e quelli soltanto, come le operazioni che gli sono proprie”” (2). Vi è così una frazione del capitale che sotto forma di capitale denaro si separa dal capitale industriale e commerciale; questa frazione ha come funzione esclusiva d’assicurare il finanziamento del processo di riproduzione per il capitale nel suo complesso. Le operazioni di pagamento e d’incasso di denaro che i capitalisti devono effettuare sono in questo modo assunti “”da una categoria speciale di agenti o di capitalisti, per conto di tutto il resto della classe capitalista”” (3). (…) Una frazione del capitale è gestita in modo specializzato, cosa che corrisponde ad una divisione del lavoro tra i capitalisti. Una parte di costoro si incaricano della gestione del capitale denaro; questa “”diventa una branca particolare degli affari e siccome è così realizzata per l’apparato monetario di tutta la classe capitalista, viene concentrata e realizzata su grande scala””. Così il ruolo assunto da una frazione del capitale, divenuta autonoma sotto forma di capitale finanziario, induce una relazione tra settori capitalistici diversi. Le relazioni tra le forme del capitale (capitale, denaro, capitale produttivo) diventano rapporti tra frazioni capitaliste. Questi rapporti vengono studiati da Marx all’interno di quello che egli chiama “”il sistema di credito””. Questo sistema appare come un potente strumento di finanziamento del capitalismo, sotto diverse forme, tra le quali la costituzione d’intermediari finanziari, cioè principalmente le banche. “”E’ evidente che la massa di capitale denaro che i banchieri trattano è il capitale denaro circolante dei commercianti e degli industriali e che le operazioni che le banche compiono sono solo le operazioni di coloro ai quali le banche servono da intermediari. (…)”” (4)”” [Suzanne De Brunhoff, Politica ed economia nella moneta, 1977] (pag 131-132-133) [(2) K. Marx, Il capitale, Libro III, cap. XIX, p. 377; (3) Ibidem, Libro III, cap. XIX, p. 378; (4) Ibidem, Libro III, cap. XIX, p. 378]”,”ECOT-221″
“DE-BRUNHOFF Suzanne, collaborazione di Paul BRUINI”,”La politica monetaria.”,”Contiene pagine di appunti manoscritti sul libro della Brunhoff di L. Parodi Suzanne de Brunhoff (Strasbourg, 1929) ha compiuto studi di filosofia e conseguito il dottorato in Sociologia e economia. Svolge attività di ricerca presso il CNRS, Francia. La critica a Marx della Brunhoff a proposito della categoria della produzione mercantile (pag 43-45)”,”ECOT-035-FPA”
“DE-BRUNHOFF Suzanne; BERTI Lapo; REICHE Jochen”,”Punti di vista marxisti sulla crisi monetaria (Brunhoff); Risposta a Suzanne De Brunhoff (Berti); Marx e il problema dell’inflazione (Reiche).”,”””Secondo un recente articolo di “”Business Week”” «l’economia americana poggia su un cumulo di 2500 miliardi di debito, la montagna di tutte le automobili, le case, le fabbriche, le macchine che hanno costituito l’economia più ricca della storia mondiale». Tuttavia «dappertutto si manifestano segni di tensione: i rapporti fra indebitamento-fondi propri della impresa e prestiti-depositi delle banche commerciali si allontanano dai limiti normali; il rimborso del credito al consumo assorbe una quota record del reddito disponibile; il colossale mercato immobiliare è in una situazione disastrosa… Mai l’economia del credito («The debt economy») è apparsa più vulnerabile, con un numero allarmante di persone che prendono e danno a prestito in una situazione precaria» (11). Non si tratta che di una descrizione della pratica capitalistica americana nei tempi recenti. Per spiegarla bisognerebbe analizzare le condizioni finanziarie dell’accumulazione del capitale produttivo, tenendo conto delle differenze e dei rapporti fra moneta, credito e capitale-denaro. Lo sviluppo del credito al di là dei «limiti normali» apparirebbe allora nel contempo come uno strumento di finanziamento dell’accumulazione attraverso la centralizzazione del «capitale-denaro a prestito» e, d’altra parte, come una base di sviluppo di una circolazione particolare di crediti nominali che si gonfia nel corso di determinati periodi come se il capitalismo potesse non solo affrancarsi definitivamente dalle costrizioni della realizzazione delle merci, ma anche da quelle della proprietà privata del capitale. In questa prospettiva, il credito rinvia da una parte all’accumulazione del capitale-denaro, e dunque al processo della produzione e della circolazione capitalistiche, ma, dall’altra, anche alla formazione di quello che Marx chiama il «capitale fittizio», composto di titoli di credito diversi, di titoli su una produzione futura e il cui «valore monetaria o valore capitale non costituisce capitale, come ad es. nel caso del debito pubblico, oppure è determinato in modo completamente indipendente dal valore del capitale reale che essi rappresentano» (12). Infatti, anche se il capitale-denaro non è posseduto ma preso a prestito dal capitalista industriale, anche se a fatto lega con il credito, non coincide con quest’ultimo che comporta necessariamente una parte di «capitale fittizio». Ciò che Marx dice per le società per azioni è vero per tutto il sistema del credito: «E’ la soppressione del capitale… nell’ambito del modo di produzione capitalistico stesso». Quando l’accumulazione capitalistica incontra degli ostacoli al suo sviluppo questo urta i rapporti di credito e pone prima o poi il problema della conversione dei titoli di credito in moneta di regolamento. E’ quanto si è manifestato in maniera particolarmente netta negli Stati Uniti nel 1974 quando si sono combinate una crisi di sovrapproduzione, delle tensioni finanziarie, una forte ascesa dei prezzi e una grande debolezza del dollaro sul mercato dei cambi. Il rapporto di produzione fondamentale fra capitale e lavoro, la lotta di classe, possono essere dimenticati nella logica di una tale analisi? Certamente no: né gli ostacoli recentemente incontrati dall’accumulazione capitalistica né l’accelerazione del tasso di inflazione possono essere analizzati in maniera puramente «economica», senza tener conto dei rapporti di classe. Adottare la «logica del Capitale» significa semplicemente darsi i mezzi per condurre «la critica dell’economia politica» in tutti i settori, compresi quelli della moneta e del finanziamento”” [Suzanne de Brunhoff, ‘Punti di vista marxisti sulla crisi monetaria’, ‘Primo Maggio’, Milano, n. 6, 1975-76] [(11) Articolo citato, p.4; (12) Karl Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, 2, Edizioni Rinascita, Roma, 1955, p. 553] (pag 50)”,”ECOT-361″
“DEBS Eugene V. e altri”,”Debs: his Life, Writings and Speeches. With a Department of Appreciations.”,”The life of Eugene Victor Debs is so complicated and entwined with the dominant thought and action of his time, and he has so persistently, with conscious purpose, touched and impressed it with primal vigor, integrity and energy as will make a distinct and lasting work, not merely upon the institutions of this country, but upon the future welfare and development of all the peoples of the whole world. Eugene Debs was one of the forefathers of the American Socialist movements and this book shows why he was so influential. Introduction to third Edition, Illustrations, Photogravure of Eugene V. Debs,”,”MUSx-032-FL”
“DEBS Eugene V., a cura di Jean Y. TUSSEY”,”Eugene V. Debs. Speaks.”,”The life of Eugene Victor Debs is so complicated and entwined with the dominant thought and action of his time, and he has so persistently, with conscious purpose, touched and impressed it with primal vigor, integrity and energy as will make a distinct and lasting work, not merely upon the institutions of this country, but upon the future welfare and development of all the peoples of the whole world. Eugene Debs was one of the forefathers of the American Socialist movements and this book shows why he was so influential. With an introduction by James P. CANNON, Biographical note, foto, Index,”,”MUSx-039-FL”
“DEBÛ-BRIDEL Jacques”,”L’ actualité de Fourier. De l’ utopie au fouriérisme appliqué.”,”Fourier psicologo e precursore di Freud: “”Oggi nessuno contesta più a Fourier la qualità di precursore della psicoanalisi””. (pag 135) “”La cerimonia della chiesa dei Petits-Peres, voluta da Victor Considerant, rivelò la tendenza dell’ Ecole sociétaire ad avvicinarsi alla Chiesa, riducendo al minimo tutto ciò che, nella dottrina, urtava frontalmente il dogma e la morale cristiana. Tendenza che va ad accrescersi sotto l’ impulso di Victor Considerant e del suo giornale la Démocratie pacifique, nel corso dei dieci anni che vanno dalla morte di Fourier alla rivoluzione del 1848″”. (pag 149-150) “”Quando nel 1937, F. Armand e R. Maublanc pubblicarono i due volumi di brani scelti di Fourier, preceduti da uno studio di 201 pagine, si trattava per i due autori essenzialmente di presentare Fourier come “”precursore del marxismo””. Essi riprodussero a questo scopo il giudizio senza dubbio molto elogiativo che gli era stato consacrato da Engels, come pure quelli di K. Marx e da Lenin che vedevano “”con gioia dei germi d’ idee e di idee geniali che penetrano ovunque sotto l’ involucro fantastico delle opere dei vecchi socialisti francesi””. (pag 210)”,”SOCU-108″
“DECAILLOT Maurice”,”Le mode de production socialiste. Essai theorique.”,”””En URSS, le fonds d’encouragement formé sur les bénéfices concerne surtout les cadres, ingénieurs et employés; les ouvriers touchent la plupart de leurs primes sur le fonds des salaires, la prime de fin d’année ayant toutefois une certaine importance, avant tout pour les ouvriers les plus stables. En Hongrie, pour les cadres, ingénieurs et techniciens, les primes peuvent atteindre 50% du salaire, mais le salaire de base lui-même n’est garanti qu’ò 70%; alors que les ouvriers perçoivent des salaires garantis, assortis de primes modestes (10% du salaire annuel). Toutefois, la position des cadres et travailleurs qualifiés ainsi modifiée, gagne en incertitude; et, les raisons de tel ou tel échec de gestion ne pouvant pleinement être imputées aux cadres des entreprises touchées, le problème d’un renforcement de la sécurité de leurs ressources se pose.”” (pag 92)”,”TEOC-438″
“DE-CAPRARIIS Vittorio AMATO Tarcisio a cura”,”Il liberalismo europeo nell’Ottocento.”,” “”Supponiamo, com’è ammissibile, che una riduzione generale degli orari di lavoro nelle fabbriche, poniamo da dieci a nove ore giornaliere, tornasse a vantaggio degli operai; che essi ricevessero per nove ore di lavoro lo stesso salario o quasi, che ricevono per dieci ore. Se questo fosse il risultato, e se gli operai in generale ne fossero convinti, si potrebbe affermare che la riduzione sarebbe adottata spontaneamente. Rispondo che non sarà adottata finchè gli operai nel loro insieme non si impegnino tra di loro ad attenervisi. Un operaio che rifiutasse di lavorare più di nove ore mentre ve ne sono altri che lavorano dieci ore, o non sarebbe occupato affatto, oppure, se occupato, dovrebbe assoggettarsi alla perdita di un decimo del salario. Quindi, per quanto convinto egli possa essere che è nell’interesse della sua classe di lavorare per un tempo più breve, è contrario al suo interesse di dare l’esempio, a meno che egli non abbia l’assicurazione che tutti gli altri, o quasi tutti, lo seguiranno. Ma supponiamo un accordo generale dell’intera classe operaia: potrebbe essere efficace senza la sanzione della legge? No, a meno che sia fatto valere dall’opinione pubblica con rigore praticamente eguale a quello della legge””. (J.S. Mill, Il regolamento legislativo degli orari di lavoro (in Principii di economia politica) (pag 206-207))”,”TEOP-279″
“DE-CARO Gaspare”,”Gaetano Salvemini.”,”‘Sento nella mia testa il cervello di Cattaneo’ (Salvemini a Placci) (pag 59) Capitolo II: Mobilità politica e conservazione sociale: 1. Il ’98. La polemica contro l’ irredentismo, Lotta istituzionale e lotta di classe, Le elezioni amministrative del ’99, Un progetto insurrezionale, Il programma minimo, La rottura con Ghisleri, La conversione al ‘turatismo’, 2. Questioni di metodo, Le tesi sulla scuola, Il ripudio del materialismo storico, Una nuova ‘ipotesi di lavoro’, Mazzini, La nazione proletaria, 3. Il Moloch industriale del Nord, L’alternativa contadina, Salvemini e il liberismo, Proposte federaliste, Operai e contadini, La sconfitta riformista, La polemica antigiolittiana, Il suffragio universale, Il congresso socialista di Firenze; Capitolo III. L’approdo patriottico. La missione del dotto, … La polemica antiriformista tra il 1909 e il 1911, La “”Voce””, In terra di missione, Ancora il suffragio universale, La polemica sulle cooperative, Il congresso socialista di Milano; Politica estera: la polemica contro la “”Triplice””, La crisi libica, La rottura col partito socialista, La separazione dai vociani, La fondazione dell'””Unità””, L’adesione crociana, Il magistero ideologico dell'””Unità””, 3. La strage filantropica, Mussolini: l'””uomo necessario””, L'””Unità”” dalla pace perpetua alla guerra santa, L’interventismo democratico, 4. La disfatta, La vittoria mutilata, La lotta contro “”il nemico interno””, I rapporti con Sonnino, …. Foto a pag 81: Il Congresso nazionale socialista nella ‘Casa del Popolo’ a Roma’, 14 ottobre 1906, Turati, Salvemini e la solidarietà nazionale ‘Già Turati nel 1901, aveva avanzato una analoga esigenza “”revisionistica”” (“”la lotta di classe – sentenziava nella ‘Critica sociale’ – non è affatto nel pensiero marxista… l’esclusivo fattore del movimento sociale, è fattore salientissimo… ma coesiste ed impera con esso una immanente ‘solidarietà delle classi’, senza cui la società non reggerebbe un istante… Han due campi delimitati; nella produzione la ‘solidarietà’ prevale; nella distribuzione si scatena la ‘lotta’””). Però il rispettivo richiamo a Marx ed a Mazzini indicava chiaramente le divergenti intenzioni dei due accidentali ideologi. Quello del ‘leader’ milanese era il tentativo di giustificare la alleanza del movimento operaio con le forze della nuova iniziativa economica: per quanto goffa e mistificante (e ovviamente senza alcun riscontro in Marx), per quanto introducesse ad una politica di inerte subordinazione all’intraprendenza capitalistica, la formula turatiana cercava pur sempre il confronto con i movimenti reali della società, con i termini effettivi dello sviluppo economico. Salvemini invece inclinava a tutt’altro ordine di preoccupazioni, coronava nel riferimento a Mazzini la sua lunga ricerca di una dimensione politica che eludesse la realtà dilaniante della lotta di classe, risolvendo gli antagonismi sociali in una superiore unità: approdava insomma all’idea di nazione. Solo che, naturalmente, anche questo mito mazziniano andava epurato dai suoi «fattori mistici ed extrascientifici»: al nebuloso spiritualismo della nazione di Mazzini l’oggettivismo salveminiano sostituisce appunto una definizione economica, la tesi che la solidarietà nazionale trova il suo principale fondamento nel comune interesse delle classi ad una «produzione intensificata». Secondo Salvemini infatti tra «le condizioni propizie alla produzione» il controllo del mercato internazionale è quella essenziale, ed è appunto la nazione a rappresentare in questa sede le forze produttive. Così i momenti dialettici di dissociazione e associazione corrispondono rispettivamente alla politica interna – dove il proletariato disputa alla borghesia una quota «sempre meno scarsa» dei profitti – ed alla politica estera: dove cioè la nazione, dimenticando le sue lacerazioni interne, si presenta come un nucleo compatto di interessi e di fini, pretendendo unanime, di fronte e contro agli altri «aggregati etnici e politici», «un sistema di rapporti internazionali che assicurino favorevoli mercati di consumo alle nostre merci»’ (pag 112-113)”,”ITAA-156″
“DE-CARO Gaspare”,”Gaetano Salvemini.”,”Gaspare De Caro è nato a Roma nel 1930. Laureato n Filosofia nell’Università di Roma, è stato allievo dell’Istituto Italiano di Studi Storici a Napoli, poi lettore di Italiano presso l’Università di Valladolid. E’ atato anche redattore del Dizionario Biografico degli Italiani. Tra le sue pubblicazioni l’Introduzione a ‘La rivoluzione liberale’ di P. Gobetti (1964) e ‘Istituzione del principe cristiano’ (1969)”,”BIOx-037-FSD”
“DE-CASANOVE Maurice”,”Louis Blanc. Portraits d’Hier.”,”Blanc e la Comune di Parigi, 1871-1872 “”Au moment des massacres de mai, Louis Blanc, à qui on demandait d’intervenir auprès du gouvernement de Versailles pour faire cesser les condamnations d’innocents, de femmes et d’enfants, répondit: “”Dans le tribunaux, le silence des assistants est de rigueur; tant il est vrai que le devoir de chacun est de se taire quand le juge va parler.”” De ce jour, le rôle parlementaire de Louis Blanc se confond avec celui de la gauche de l’Assemblée. Son programme fut celui du parti radical (instruction gratuite, obligatoire et laïque, service obligatoire et universel, gratuité de la justice, liberté de la presse, de réunion et d’association, liberté de conscience). Il mourut à Cannes, le 6 décembre 1882. Ses funérailles furent célébrées aux frais de l’Etat.”” (pag 124)”,”MFRx-303″
“DE-CASTRIS Leone Arcangelo”,”Estetica e marxismo.”,”””Non si tratta perciò di criticare in astratto le ideologie e di negare l’estetica, e di sottolineare formalmente l’assurdità teorica di una estetica marxista. Si tratta di ‘conoscere’ l’estetica, e l’ideologia, cioè di storicizzarla, di coglierne il presente reale, dentro le varie fasi del passato che in essa identificò una forma, una funzione, della conoscenza sociale”” (pag 27) (!!!) Wikip: Laureato in Lettere presso l’Università di Bari con il Prof. Mario Sansone, è stato professore ordinario di Letteratura Italiana presso l’Istituto di Filologia della stessa università, poi confluito nella Facoltà di Lettere e Filosofia, e Direttore del Dipartimento di Italianistica. Da sempre legato a una visione utopistica del comunismo, aveva teorizzato un rapporto di politica e di cultura con una valenza politica: bisognava combattere una cultura intesa come chiusa al mondo, come ebbe a dire il Prof. Vitilio Masiello alla sua commemorazione presso l’ateneo barese. In tale proposta ideologica, si situa la fondazione della rivista «Lavoro critico» (Dedalo, poi Giardini, infine Lacaita). Tra le sue opere principali di critica letteraria: «L’impegno del Manzoni» (Sansoni, 1963), «Egemonia e fascismo» (Il Mulino, 1981), «Il decadentismo italiano. Svevo Pirandello D’Annunzio» (De Donato, 1974, poi Laterza, 1989), «Estetica e politica. Croce e Gramsci» (Franco Angeli, 1989), «Storia di Pirandello» (Laterza, 1989), «La critica letteraria in Italia dal dopoguerra a oggi» (Laterza, 1991), «Sulle ceneri di Gramsci. Pasolini, i comunisti e il ‘ 68» (Datanews, 1997), «Gli ossi di Montale» (Manni, 2000), «Una fine sinistra» (Guida, 2001). È stato Coordinatore nazionale del PRIN “”Letteratura e istituzioni dalla crisi della cultura illuministica alle avanguardie del Novecento (storia, teoria, strumenti)””. È stato maestro di una nutrita schiera di studiosi, di cui la maggior parte professori presso l’Università degli Studi di Bari “”Aldo Moro””: Bartolo Anglani, Carlo Alberto Augieri, Giuseppe Bonifacino, Anna Clara Bova, Lazzaro Rino Caputo, Raffaele Cavalluzzi, Renata Cotrone, Ferdinando Pappalardo, Pasquale Voza. Fece da relatore anche a Nichi Vendola.”,”FILx-576″
“DE-CASTRIS Arcangelo Leone a cura; saggi di Ferdinando PAPPALARDO Mario SECHI Anna Clara BOVA Ettore CATALANO Pasquale VOZA Bartolo ANGLANI Mario RICCIARDI Roberto ESPOSITO Ferruccio MASINI Giancarlo MAZZACURATI Vitilio MASIELLO Umberto CARPI”,”Critica politica e ideologia letteraria. Dall’estetica del realismo alla scienza sociale 1945-1970.”,”Volume nato da un convegno-seminario di giovani critici marxisti (Bari, dicembre 1972). Gazzetta del Mezzogiorno: 18 marzo 2010: BARI – Lo storico della letteratura italiana Arcangelo Leone de Castris, insigne critico che ha spaziato da Alessando Manzoni a Luigi Pirandello e Italo Svevo fino a Pier Paolo Pasolini, è morto ieri sera in una clinica privata di Bari all’età di 81 anni. Professore emerito dell’Università degli Studi di Bari, dove ha svolto tutta la sua carriera, è stato protagonista di un’intensa attività saggistica con riflessioni teoriche sul ruolo sociale dell’intellettuale e sul rapporto tra ideologia e cultura. Allievo di Mario Sansone, de Castris è stato uno dei maggiori teorici della storiografia letteraria marxista di derivazione gramsciana. Vasta la sua bibliografia: “Italo Svevo” (Nistri Lischi 1959), “L’impegno del Manzoni” (Sansoni 1963), “Croce, Lukacs, Della Volpe: estetica ed egemonia nella cultura del Novecento” (De Donato 1972), “Critica politica e ideologia letteraria: dall’estetica del realismo alla scienza sociale, 1945-1970” (De Donato 1973), “”Estetica e marxismo” (Editori Riuniti 1976), “Le culture del fascismo” (Dedalo 1980), “Storia di Pirandello” (Laterza, 1989), considerato il suo libro di maggior successo con 13 edizioni, “Il decadentismo italiano. Svevo, Pirandello, D’Annunzio” (Laterza 1989), “Egemonia e fascismo. Il problema degli intellettuali negli anni Trenta” (Il Mulino 1981), “Estetica e politica. Croce e Gramsci” (Franco Angeli 1989), “Il problema Manzoni” (Palumbo 1990), “La critica letteraria in Italia dal dopoguerra a oggi” (Laterza 1991), “Sulle ceneri di Gramsci. Pasolini, i comunisti e il ’68” (Datanews 1997), “Gli ossi di Montale” (Manni 2000), “Intellettuali del Novecento. Tra scienza e coscienza” (Marsilio 2001). Celebre per le sue lezioni su Pirandello e Svevo, con cui sapeva conquistare gli studenti universitari, Arcangelo Leone de Castris è stato negli anni Settanta un rinnovatore degli studi di impronta marxista e gramsciana, tanto da essere considerato uno dei fondatori di quella che è stata definita, con una certa ironia, “l’ecole barisienne”, ovvero la scuola storiografica nata all’interno dell’ateneo di Bari che vide all’opera lo storico Giuseppe Vacca, il filosofo Biagio de Giovanni ed altri intellettuali pugliesi. E’ stato professore dell’Istituto di Filologia e poi direttore del Dipartimento di italianistica. Negli anni Settanta fondò la rivista “Lavoro critico”, una palestra di idee e dibattiti sugli studi marxisti e gramsciani. A lungo militante del partito comunista italiano, membro della commissione cultura al tempo in cui fu diretta da Aldo Tortorella, de Castris animò il dibattito cultura a sinistra con il saggio “L’anima e la classe: ideologie letterarie degli anni sessanta” (De Donato 1972), riletto da lui stesso tre decenni dopo, con animo disincantato, con il pamphlet “Una fine sinistra. Trent’anni di storia degli intellettuali” (Guida 2001).”,”TEOP-008-FSD”
“DE-CATALDO Giancarlo”,”L’India, l’elefante e me.”,”Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto e vive a Roma, dove è giudice presso la Corte d’Assise. Scrittore, traduttore, autore di testi teatrali e di sceneggiature. Ha pubblicato ‘Romanzo criminale’ (2002) e ‘Onora il padre’ (2008).”,”INDx-001-FC”
“DE-CAULAINCOURT Armand, Duke of Vicenza”,”With Napoleon in Russia.”,”DE-CAULAINCOURT Armand, proveniente da una famiglia nobile con forti tradizioni militari, è stato ambasciatore di Napoleone in Russia, ministro degli esteri, consigliere politico.”,”FRQM-040″
“DE-CAUX Len”,”The Living spirit of the wobblies.”,”DE-CAUX Len ha scritto pure ‘Labor radical. From the Wobblies to the CIO. A personal History’ (1970). Le cause del declino dei Wobblies. “”Cosa accade agli IWW nei primi anni Venti quando comincia la dispersione? Quali furono i fattori di questo declino? (pag 139)”,”MUSx-168″
“DECAUX Alain”,”Blanqui ou la passion de la revolution. Blanqui l’ insurgé.”,”””Il suo pensiero? E’ difficile, in quest’ epoca, definirlo in quanto tale. Blanqui non fu mai un teorico. Le sue idee politiche non sono precisate che molto tardi, risultato delle sue esperienze e dei suoi scacchi. Di fatto, non si tratterà mai di un sistema sociale logico e coerente. Blanqui, sempre, è rimasto “”un socialista sentimentale e un romantico della politica, roso dal bisogno d’ agire””(1).”” (1) Samuel Bernstein”,”BLAx-007″
“DECAUX Alain”,”L’Histoire en question.”,”Alain Decaux de l’Académie française”,”STOU-138″
“DECAUX Alain, de l’Académie française”,”Raconte. 3.”,”Alain Decaux de l’Académie française Capitolo VIII: La cuirassé “”Potemline”” (la rivoluzione russa del 1905, i fatti di Odessa, la rivolta dei marinai della flotta del Mar Nero, il ruolo di Afanasy Matushenko, il comandante della nave Golikov, l’ammutinamento, il massacro sulla famosa scalinata, il libro citato come fonte: Richard Hough, ‘La Mutinerie du cuirassé “”Potemkine””‘ (1960)”,”STOU-139″
“DECAUX Alain”,”Raconte. 4.”,”Alain Decaux de l’Académie française”,”STOU-140″
“DECAUX Alain”,”C’était le XX° siècle. I.”,”Alain Decaux de l’Académie française”,”STOU-141″
“DECAUX Alain”,”C’était le XX° Siècle. II. La course à l’abîme.”,”Alain Decaux de l’Académie française Contiene in allegato ritaglio giornale su A. Decaux Ricostruzione dell’assassinio di Trotsky, del processo a Tuchachevskij”,”STOU-142″
“DE-CECCO Marcello”,”Economia e finanza internazionale dal 1890 al 1914.”,”Nato a Lanciano nel 1939, Marcello DE-CECCO si è laureato a Parma e a Cambridge. Nel 1968 è stato Research Associate all’ Univ di Chicago. E’ Professore incaricato di economia internazionale e di politica economica presso l’ Università di Siena. Ha pubblicato ‘Saggi di politica monetaria’ (1967) e vari studi di storia economica e finanziaria.”,”ECOI-058″
“DE-CECCO Marcello”,”Moneta e impero. Il sistema finanziario internazionale dal 1890 al 1914.”,”DE-CECCO Marcello è nato a Roma nel 1939. Ha studiato a Parma e a Cambridge. Insegna economia monetaria nella facoltà di scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena.”,”ECOI-257″
“DE-CECCO Marcello, saggio; documenti a cura di Maria Rosaria OSTUNI”,”La BNL tra guerre coloniali e guerra mondiale, 1937-1945.”,”DE-CECCO Marcello Bruno Buozzi (foto, pag 697) dal 29 luglio all’8 settembre 1943, ex leader della Fiom fece parte del Consiglio di Amministrazione della Banca in rappresentanza dei risorti sindacati dei lavoratori 1943. “”Si noterà poi come, in uno degli appunti trovati nell’archivio della Banca d’Italia, si fosse puntualizzato che la Banca nazionale del lavoro si era specializzata nelle rimesse dei lavoratori italiani in Germania, mentre il commercio estero italo-tedesco era gestito quasi integralmente da Comit e Credit. Tra le righe, quindi, si rilanciava l’accusa di collaborazionismo”” (pag 41)”,”ITAE-276″
“DE-CECCO Marcello”,”L’oro di Europa. Monete, economia e politica nei nuovi scenari mondiali.”,”Marcello De-Cecco è ordinario di politica economica all’Università La Sapienza di Roma. Contiene tra gli altri i capitoli: VII. La crisi delle tigri, la Germania, l’Europa X. La crisi finanziaria asiatica XI. Il Giappone e le vendette della storia XII. La parabola di Tokyo, tra grandezza economica e nanismo politico XIII. Le cause prime della crisi asiatica Parallelo Giappone-Francia “”La crisi finanziaria asiatica ha messo dunque bene in luce il crescente isolamento giapponese. Cina, Stati Uniti e Russia stanno intrecciando tra loro rapporti sempre più amichevoli, malgrado le schermaglie superficiali alle quali si dedicano periodicamente. La Cina, inoltre, cerca da tempo di realizzare un progetto di avvicinamento economico alla Corea del Sud, tramite la riunificazione delle due Coree sotto la sua egida. In tal modo potrebbe sviluppare anche la Manciuria, che in passato fu colonia giapponese. E accelerare la propria crescita industriale, sfruttando le capacità dell’industria pesante sud-coreana. Di nuovo, questo scenario è essenzialmente mirato all’isolamento del Giappone. Si ha l’impressione, dunque, che questo paese sia assoggettato dalla storia alle stesse vendette che essa va esercitando contro la Francia. Due paesi ultra-nazionalisti, ultra-statalisti, ben amministrati, ma condannati a non raggiungere le dimensioni sufficienti alla permanenza futura nei ranghi delle nazioni politicamente rilevanti”” (pag 123-124) Il meccanismo della crisi. La corsa verso la qualità (dei crediti) “”Quando le condizioni monetarie nei paesi-centro, che offrono credito netto, sono permissive, vengono soddisfatte anche le frange inframarginali dei debitori, sebbene le loro caratteristiche di rischio nn siano cambiate. Quando nei paesi-centro si affermano condizioni monetarie restrittive, il credito inizia a ritrirarsi proprio a partire dai debitori inframarginali, che presentano i rischi maggiori o nei confronti dei quali le informazioni disponibili ai prestatori sono le più nebulose e inaffidabili. E’ anche possibile che l’ondata di ritiro dei prestiti sia motivata dal cambiamento nelle caratteristiche di rischio, reali o percepite come tali, dai debitori. Allora, dato che i debitori inframarginali sono tutti imperfettamente conosciuti dai creditori in mancanza di opportune leggi fallimentari che disciplinino i creditori o di un efficace prestatore di ultima istanza, il comportamento razionale di ciascun creditore è quello di cercare di tornare al più presto possibile in possesso di ciò che ha prestato. I creditori si arroccano sul sottoinsieme dei debitori meglio conosciuti e più affidabili. C’è una corsa verso la qualità, che è simmetrica alla corsa verso i rendimenti più alti, che caratterizza la fase della moneta facile nei paesi-centro”” (pag 131)”,”ECOI-346″
“DE-CECCO Marcello”,”Recensione al volume di Gianni Toniolo: ‘Central Bank Cooperation at the Bank for International Settlements, 1930-1973′.”,”La BRI, BSI, Jim Boughton e Gianni Toniolo (pag 442) Per la cosiddetta regola dei trent’anni, che è necessario rispettare quando si aprono al pubblico gli archivi. Non è una regola fisssa. In alcuni casi essa si allunga fino a cinquant’anni. E’ stato notato da Jim Boughton, storico in forza al Fondo Monetario Internaizonale, che ha recensito il lavoro di Toniolo, che questa scelta impedisce che si parli del periodo più glorioso della vita della BRI, che è proprio quello che segue la distruzione del sistema di Bretton Woods, nell’agosto 1971 e arriva fino ai giorni nostri. In questi decenni alla BIS sono stati affidati compiti estremamente imporanti e delicati di organizzazione della vigilanza sulla stabilità delle istituzioni finanziarie dei principali paesi e di numerosi salvataggi di valute di paesi emergenti in occasione di pericolose crisi”” (pag 442) BRI implicata nella questione dell’ oro trafugato dai nazisti (pag 450) Ambigui trascorsi bellici della BRI (pag 450)”,”ECOI-353″
“DE-CECCO Marcello”,”L’economia di Lucignolo. Opportunità e vincoli dello sviluppo italiano.”,”Marcello De-Cecco è ordinario di Economia monetaria all’Università La Sapienza di Roma. Autorevole consulente di istituzioni governative e bancarie nazionali e internazionali, ha raccolto e rielaborato in questo volume una serie di scritti con cui ha seguito passo a passo le vicende dell’economia italiana di oggi. Ha pubblicato: L’oro di Europa, Monete, economia e politica nei nuovi scenari mondiali, nonchè il saggio Splendore e crisi del sistema Beneduce, nel volume a cura di Fabrizio Barca, Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra a oggi.”,”ITAE-049-FL”
“DE-CECCO Marcello TONIOLO Gianni a cura; saggi di Giuseppe DELLA-TORRE Leandro CONTE Pier Francesco ASSO Stefano BATTILOSSI”,”Storia della Cassa Depositi e Prestiti. Dalle origini alla fine del Novecento.”,”Marcello De Cecco (1938) è professore emerito di Storia della moneta e della finanza alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Gianni Toniolo (1942) insegna alla Luiss (Roma). E’ professore emerito alla Duke University.”,”ECOG-082″
“DE-CECCO Marcello TONIOLO Gianni a cura; saggi di Giuseppe DELLA-TORRE Stefano BATTILOSSI Maria Teresa SALVEMINI Marcello DE-CECCO Gianni TONIOLO”,”Storia della Cassa Depositi e Prestiti. Un nuovo corso: la società per azioni.”,”Marcello De Cecco (1938) è professore emerito di Storia della moneta e della finanza alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Gianni Toniolo (1942) insegna alla Luiss (Roma). E’ professore emerito alla Duke University.”,”ECOG-083″
“DE-CECCO Marcello a cura”,”L’Italia e il sistema finanziario internazionale, 1919-1936.”,”‘Ma il vero vincitore è senza dubbio Strong [Benjamin, banchiere americano, governatore della Fed, ndr], che, pur dovendosi impegnare duramente di persona, e anche eccedendo il mandato ricevuto dal suo Consiglio, ha preso definitivamente in pugno il timone del sistema monetario internazionale, relegando Norman [Montagu Collet, governatore della Bank of England] a una posizione di comprimario. Il suo regno incontrastato durerà, tuttavia, meno di un anno, fino alla sua prematura scomparsa. E la scomparsa di Strong, unita alla posizione di ‘leadership’ da lui acquisita per il suo paese e per la sua banca sul sistema monetario internazionale, contribuiranno in maniera importante forse a determinare, ma certamente ad aggravare, gli squilibri che portano al crollo dell’edificio costruito dallo stesso Strong quando al posto di quest’ultimo si insedia un successore assai poco portato ad ereditarne il «fardello». E’ interessante ricercare, nei documenti, quanto duri la figura del banchiere centrale indipendente che Norman ha richiesto per il governatore italiano e che Strong ha convinto Mussolini a concedere a Stringher [Bonaldo, governatore della Banca d’Italia, ndr]. Si è già detto che Volpi [Giuseppe, ministro delle finanze, ndr] ha capito che è ora di cambiare registro nei confronti della Banca d’Italia sin dalla visita di Strong a Roma, nel maggio 1926. Ma la consacrazione ufficiale del nuovo ruolo di Stringher e del suo istituto ha luogo in occasione del trionfale resoconto che Volpi fa della riforma monetaria nella seduta del Senato del Regno del 17 febbraio 1928. Volpi descrive tutto l’iter della riforma monetaria come univocamente diretto a collocare la Banca d’Italia al centro del sistema monetario e creditizio italiano e a farne l’unico tramite tra questo e il sistema monetario internazionale. Egli addita Bonaldo Stringher alla gratitudine della nazione per avere, «con fervore instancabile dato tutta la sua esperienza, la sua reputazione, la sua fede per l’attuazione di questa grande impresa dell’Italia fascista». Volpi afferma che d’ora in avanti la Banca d’Italia potrà esercitare tutte le prerogative di vera banca centrale che il regime fascista le ha concesso, libera com’è dalle pastoie precedenti nei confronti del Governo e abilitata a regolare da sola il mercato monetario e creditizio e a vigilare su quest’ultimo per i poteri conferitile dalla riforma bancaria del 1926. Ma nello stesso discorso Volpi celebra anche l’assoluta essenzialità, per l’attuazione della riforma monetaria, della peculiarissima forma di politica dei redditi e dei prezzi adottata dal regime. Senza di essa non si sarebbe potuto risolvere il «problema di giustizia sociale distributiva» mediante la fissazione della parità a un livello elevato. Parole, quelle di Volpi, che abbiamo visto già usate d Strong nel suo incontro con Mussolini. Ad esse il ministro aggiunge una ulteriore affermazione della necessità di rivalutare per giovare alla peculiare struttura economica del paese, al presente, e per molti anni ancora, grande importatore di merci essenziali. A questo è servita e servirà ancora la «politica dei prezzi e salari» coercitiva del fascismo. A questo sono serviti i controlli, tradizionali e non, sui cambi e sul movimento dei capitali, per i quali egli fa intravedere una dismissione assai graduale. Il messaggio è dunque chiaro. L’Italia si può permettere il lusso di partecipare al nuovo ordine monetario internazionale e di avere un sistema monetario e bancario degno di un paese sviluppato, con al centro una banca centrale vera e autonoma, e con un cambio assai più elevato di quel che molti ritengono saggio, solo perché il fascismo, coi suoi metodi di persuasione dell’opinione pubblica e con la proibizione di tutte le manifestazioni di difesa sindacale, con l’instaurazione del dirigismo corporativo, lo ha reso e lo rende possibile. Peculiare visione, ma certo non lontana dalla realtà. Alla banca centrale è concesso di comportarsi come se si trovasse in un paese a regime economico liberista, così come dettato dalla filosofia di Strong e Norman, solo perché le conseguenze negative di tale liberismo sono esorcizzate dalla presenza vigile del dirigismo fascista. Il fascismo crede di avere così acquistato le capacità di camminare sul filo, coniugando funambolicamente tra loro il liberismo monetario interno e internazionale, che serve ad acquistare prestigio internazionale e, si spera, a convincere i capitali stranieri a collocarsi in Italia, e la difesa dei risparmiatori, ottenuta mediante un cambio eccessivamente elevato, senza dover pagare un prezzo troppo alto in termini di recessione industriale e disoccupazione. Queste funamboliche capacità il fascismo le dispiegherà in maniera abbastanza convincente fino alla grande crisi del 1931, fino a quando non sarò lo stesso Norman, rimasto solo al centro del sistema senza tuttavia la forza finanziaria degli Stati Uniti, a dover gettare la spugna. Nei quarantacinque mesi che vanno dal ritorno della lira alla convertibilità alla svalutazione della sterlina, sembra in effetti che Stringher e poi brevemente Vincenzo Azzolini [direttore generale di Bankitalia, ndr], che ne prende il posto alla sua morte, abbiano la libertà di comportarsi secondo il decalogo di Norman-Strong. Nel 1930, con una decisione difficilmente spiegabile, e forse motivata dalla speranza che si riescano così ad attirare capitali in Italia, il Governo italiano decide addirittura di instaurare la piena libertà valutaria. Tra questa misura veramente anacronistica e le prime misure di controllo amministrativo di cambi e capitali che lo stesso Governo è costretto a prendere, passa solo un anno (si vedano le note 3 e 4 al doc. 217). Gradualmente, come vedremo, le misure si fanno sempre più esigenti ed ufficiali. E di libertà di movimenti di capitale se ne riparlerà solo nel 1990. I quarantacinque mesi della effettiva convertibilità della lira coincidono con uno dei periodi più turbinosi che l’economia mondiale ha attraversato nei nostro secolo’ [dall’introduzione di Marcello De Cecco] (pag 81-82-83)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] I quarantacinque mesi della effettiva convertibilità della lira e di libertà dei movimenti di capitale coincidono con uno dei periodi più turbinosi che l’economia mondiale ha attraversato nei nostro secolo De Cecco. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Parma, si è successivamente laureato in economia all’Università di Cambridge, dove ha poi conseguito un PhD. Ha proseguito gli studi e le ricerche sia in Italia che all’estero. Ordinario di Economia Monetaria e Creditizia presso la facoltà di Scienze Economiche e Bancarie di Siena tra la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80. Dal 2003 è stato ordinario (e fuori ruolo dal 2009) di Storia della finanza e della moneta presso la Scuola Normale di Pisa. A partire dal 2011 ha insegnato Economia e finanza dei paesi emergenti e European Economic Policies and History presso la Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (Luiss) di Roma [1]. Le sue principali aree di ricerca sono state la storia delle politiche monetarie e finanziarie e la teorie della genesi e del funzionamento dei mercati[2]. De Cecco ha scritto di argomenti economici su diverse testate giornalistiche italiane (la Repubblica, Affari&Finanza). Nel 2007 ha fatto parte del Comitato Promotore del Partito Democratico[3]. (fonte Wikip)”,”ECOI-007-FP”
“DE-CECCO Marcello a cura, collaborazione di Massimo ROCCAS e Valeria SANNUCCI”,”L’Italia e il sistema finanziario internazionale, 1861-1914.”,”‘Ma il vero vincitore è senza dubbio Strong [Benjamin, banchiere americano, governatore della Fed, ndr], che, pur dovendosi impegnare duramente di persona, e anche eccedendo il mandato ricevuto dal suo Consiglio, ha preso definitivamente in pugno il timone del sistema monetario internazionale, relegando Norman [Montagu Collet, governatore della Bank of England] a una posizione di comprimario. Il suo regno incontrastato durerà, tuttavia, meno di un anno, fino alla sua prematura scomparsa. E la scomparsa di Strong, unita alla posizione di ‘leadership’ da lui acquisita per il suo paese e per la sua banca sul sistema monetario internazionale, contribuiranno in maniera importante forse a determinare, ma certamente ad aggravare, gli squilibri che portano al crollo dell’edificio costruito dallo stesso Strong quando al posto di quest’ultimo si insedia un successore assai poco portato ad ereditarne il «fardello». E’ interessante ricercare, nei documenti, quanto duri la figura del banchiere centrale indipendente che Norman ha richiesto per il governatore italiano e che Strong ha convinto Mussolini a concedere a Stringher [Bonaldo, governatore della Banca d’Italia, ndr]. Si è già detto che Volpi [Giuseppe, ministro delle finanze, ndr] ha capito che è ora di cambiare registro nei confronti della Banca d’Italia sin dalla visita di Strong a Roma, nel maggio 1926. Ma la consacrazione ufficiale del nuovo ruolo di Stringher e del suo istituto ha luogo in occasione del trionfale resoconto che Volpi fa della riforma monetaria nella seduta del Senato del Regno del 17 febbraio 1928. Volpi descrive tutto l’iter della riforma monetaria come univocamente diretto a collocare la Banca d’Italia al centro del sistema monetario e creditizio italiano e a farne l’unico tramite tra questo e il sistema monetario internazionale. Egli addita Bonaldo Stringher alla gratitudine della nazione per avere, «con fervore instancabile dato tutta la sua esperienza, la sua reputazione, la sua fede per l’attuazione di questa grande impresa dell’Italia fascista». Volpi afferma che d’ora in avanti la Banca d’Italia potrà esercitare tutte le prerogative di vera banca centrale che il regime fascista le ha concesso, libera com’è dalle pastoie precedenti nei confronti del Governo e abilitata a regolare da sola il mercato monetario e creditizio e a vigilare su quest’ultimo per i poteri conferitile dalla riforma bancaria del 1926. Ma nello stesso discorso Volpi celebra anche l’assoluta essenzialità, per l’attuazione della riforma monetaria, della peculiarissima forma di politica dei redditi e dei prezzi adottata dal regime. Senza di essa non si sarebbe potuto risolvere il «problema di giustizia sociale distributiva» mediante la fissazione della parità a un livello elevato. Parole, quelle di Volpi, che abbiamo visto già usate d Strong nel suo incontro con Mussolini. Ad esse il ministro aggiunge una ulteriore affermazione della necessità di rivalutare per giovare alla peculiare struttura economica del paese, al presente, e per molti anni ancora, grande importatore di merci essenziali. A questo è servita e servirà ancora la «politica dei prezzi e salari» coercitiva del fascismo. A questo sono serviti i controlli, tradizionali e non, sui cambi e sul movimento dei capitali, per i quali egli fa intravedere una dismissione assai graduale. Il messaggio è dunque chiaro. L’Italia si può permettere il lusso di partecipare al nuovo ordine monetario internazionale e di avere un sistema monetario e bancario degno di un paese sviluppato, con al centro una banca centrale vera e autonoma, e con un cambio assai più elevato di quel che molti ritengono saggio, solo perché il fascismo, coi suoi metodi di persuasione dell’opinione pubblica e con la proibizione di tutte le manifestazioni di difesa sindacale, con l’instaurazione del dirigismo corporativo, lo ha reso e lo rende possibile. Peculiare visione, ma certo non lontana dalla realtà. Alla banca centrale è concesso di comportarsi come se si trovasse in un paese a regime economico liberista, così come dettato dalla filosofia di Strong e Norman, solo perché le conseguenze negative di tale liberismo sono esorcizzate dalla presenza vigile del dirigismo fascista. Il fascismo crede di avere così acquistato le capacità di camminare sul filo, coniugando funambolicamente tra loro il liberismo monetario interno e internazionale, che serve ad acquistare prestigio internazionale e, si spera, a convincere i capitali stranieri a collocarsi in Italia, e la difesa dei risparmiatori, ottenuta mediante un cambio eccessivamente elevato, senza dover pagare un prezzo troppo alto in termini di recessione industriale e disoccupazione. Queste funamboliche capacità il fascismo le dispiegherà in maniera abbastanza convincente fino alla grande crisi del 1931, fino a quando non sarò lo stesso Norman, rimasto solo al centro del sistema senza tuttavia la forza finanziaria degli Stati Uniti, a dover gettare la spugna. Nei quarantacinque mesi che vanno dal ritorno della lira alla convertibilità alla svalutazione della sterlina, sembra in effetti che Stringher e poi brevemente Vincenzo Azzolini [direttore generale di Bankitalia, ndr], che ne prende il posto alla sua morte, abbiano la libertà di comportarsi secondo il decalogo di Norman-Strong. Nel 1930, con una decisione difficilmente spiegabile, e forse motivata dalla speranza che si riescano così ad attirare capitali in Italia, il Governo italiano decide addirittura di instaurare la piena libertà valutaria. Tra questa misura veramente anacronistica e le prime misure di controllo amministrativo di cambi e capitali che lo stesso Governo è costretto a prendere, passa solo un anno (si vedano le note 3 e 4 al doc. 217). Gradualmente, come vedremo, le misure si fanno sempre più esigenti ed ufficiali. E di libertà di movimenti di capitale se ne riparlerà solo nel 1990. I quarantacinque mesi della effettiva convertibilità della lira coincidono con uno dei periodi più turbinosi che l’economia mondiale ha attraversato nei nostro secolo’ [dall’introduzione di Marcello De Cecco] (pag 81-82-83)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] I quarantacinque mesi della effettiva convertibilità della lira e di libertà dei movimenti di capitale coincidono con uno dei periodi più turbinosi che l’economia mondiale ha attraversato nei nostro secolo De Cecco. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Parma, si è successivamente laureato in economia all’Università di Cambridge, dove ha poi conseguito un PhD. Ha proseguito gli studi e le ricerche sia in Italia che all’estero. Ordinario di Economia Monetaria e Creditizia presso la facoltà di Scienze Economiche e Bancarie di Siena tra la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80. Dal 2003 è stato ordinario (e fuori ruolo dal 2009) di Storia della finanza e della moneta presso la Scuola Normale di Pisa. A partire dal 2011 ha insegnato Economia e finanza dei paesi emergenti e European Economic Policies and History presso la Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (Luiss) di Roma [1]. Le sue principali aree di ricerca sono state la storia delle politiche monetarie e finanziarie e la teorie della genesi e del funzionamento dei mercati[2]. De Cecco ha scritto di argomenti economici su diverse testate giornalistiche italiane (la Repubblica, Affari&Finanza). Nel 2007 ha fatto parte del Comitato Promotore del Partito Democratico[3]. (fonte Wikip)”,”ECOI-012-FP”
“DE-CECCO Marcello GAROFALO Giuseppe a cura, saggi di Massimiliano AFFINITO Alberto BAGNAI Francesco CARLUCCI Guido COZZI Debora DI GIOACCHINO Leonardo GAMBACORTA Sergio GINEBRI Maurizio Michael HABIB Paolo LIBERATI Angelo MARANO Paolo PAESANI Laura SABANI”,”Moneta unica europea. Crescita e finanza.”,”Marcello de Cecco, professore ordinario di Economia monetaria all’Università di Roma La Sapienza, è consulente di istituzioni governative nazionali e internazionali. Giuseppe Garofalo è professore straordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università della Tuscia di Viterbo.”,”EURE-076-FL”
“DE-CESARE Raffaele”,”Roma e lo Stato del Papa. Dal ritorno di Pio IX al XX settembre (1850/1870).”,”DE-CESARE Raffaele fu giornalista e storico di origine pugliese, deputato liberale e poi senatore del Regno. Questa è la sua opera maggiore. Il ratto Mortara. “”Più fiera, tra gli altri giornali, fu la Civiltà Cattolica, la quale non dubitò, con cinica disinvoltura, di scrivere “”che l’ inaudito scalpore destatosi per un fatto non nuovo nel mondo, e che nei secoli credenti sarebbe passato senza destare, nonché maraviglia, neppure attenzione, perché era comune un po’ di fede, era frutto del naturalismo…””. A questo coraggiosamente rispose il francese abate Delacouture, antico professore di teologia, conuno scritto che venne tradotto e pubblicato a Torino nel gennaio del 1859, e nel quale rievocò precedenti, che inconfutabilmente resistevano alla tesi del giornale dei gesuiti (…)””. (…) Era naturale che Cavour cavasse profitto dal nuovo incidente, per diffondere una più fosca luce sulle anomalie del potere temporale del Papa, in pieno secolo XIX””. (pag 230-231)”,”RELC-187″
“DE-CHIARA Stanislao”,”Il Terzo Canto del ‘Purgatorio’, di Dante.”,”Dedica: “”A Sidney Sonnino che ‘emerge come una delle più eminenti figure tra gli statisti di Europa’ (1)”” (1) parole dette da Lloyd George il 4 agosto 1917 alla ‘Queen’s Hall’ di Londra “”E questa natura curiosa delle formiche non isfuggì a Dante, che scrisse: ‘Così per entro loro schiera bruna / s’ammusa l’una con l’altra formica, / forse a spiar lor via e lor fortuna”” (…) Quale fine osservatore, Dante! E come conosceva la vita e le abitudini degli animali!”” (pag 28-29)”,”ITAG-242″
“DE-CICCO Raffaele”,”Organizzazione e lavoro nel porto di Savona.”,”Pubblicato con il concorso dell’ ISC “”Il legame tra porto e fabbrica si manifestò anche alle concentrazioni chimiche della Valbormida e influì positivamente sul radicamento dei lavoratori portuali, specialmente i ‘cittadini’, convinti dalla continuità del lavoro (lo stabilimento dell’ ILVA mostrava tutte le sue tredici ciminiere sempre fumanti!) e dal livello del salario a considerare possibile l’ abbandono di ogni altra attività, approntando una propria organizzazione autonoma.”” (pag 83) Il camallo (pag 83)”,”ELCx-099″
“DECIMO Francesca a cura”,”Rapporto sull’Italia. Edizione Istat 2000.”,”ISTAT Istituto Nazionale di statistica. Roma.”,”STAT-008-FL”
“DECIMO Francesca a cura”,”Rapporto Istat sull’Italia. Edizione 2001.”,”ISTAT Istituto Nazionale di statistica. Roma.”,”STAT-009-FL”
“DE-CLEMENTI Andreina”,”Amadeo Bordiga.”,”Andreina DE-CLEMENTI è nata nel 1940 e si è laureata in lettere nel 1967. Ha collaborato alla ‘Rivista storica del socialismo’ e ha pubblicato un saggio sulla rivoluzione russa e il movimento operaio italiano nel volume ‘La revolution d’Octobre et le mouvement ouvrier europeen’ (Paris, 1967). Lavora attualmente presso l’Istituto di storia moderna dell’Univ di Roma.”,”BORD-023 MITC-026″
“DE-CLEMENTI Andreina”,”Politica e società nel sindacalismo rivoluzionario 1900-1915.”,”DE-CLEMENTI Andreina (Roma, 1940) docente di storia contemporanea all’ Università di Sassari e poi all’ IUO di Napoli, autrice di una monografia su Amadeo BORDIGA (1971) e di molti articoli apparsi su varie riviste italiane (Rivista storica del socialismo, Quaderni Piacentini, Quaderni Storici, Movimento operaio e socialista, Memoria). Ha collaborato agli Annali Feltrinelli e agli Annali della Fondazione L. e L. Basso. “”Nonostante l’ irrefrenabile declino, il sindacalismo francese aveva conservato il suo significato esemplare. Prima di intraprendere la nuova fase dell’ esperienza inglese, Tom Mann, reduce da un lungo soggiorno in Australia, si recò nel 1910 a Parigi, ad apprenderne la lezione. Ma i rapporti più intensi e proficui furono, anche nella polemica e nel dissenso, quelli che il sindacalismo britannico intrattenne con l’ IWW; la sua concezione industrialista e centralistica gli appariva assia più affine dell’ archetipo artigiano d’ oltre Manica. Quasi a fungere da raccordo ideale, il sindacalismo britannico mutuò connotati da entrambi””. (pag 145-146)”,”SIND-068″
“DE-CLEMENTI Andreina”,”Amadeo Bordiga.”,”Andreina DE-CLEMENTI è nata nel 1940 e si è laureata in lettere nel 1967. Ha collaborato alla ‘Rivista storica del socialismo’ e ha pubblicato un saggio sulla rivoluzione russa e il movimento operaio italiano nel volume ‘La revolution d’Octobre et le mouvement ouvrier europeen’ (Paris, 1967). Lavora attualmente presso l’Istituto di storia moderna dell’Univ di Roma. 3° esemplare”,”BIOx-183″
“DE-CLEMENTI Andreina DONINI Ambrogio GALANTE GARRONE Alessandro GIOLITTI Antonio LEONETTI Alfonso LEPRE Aurelio PESENTI Antonio CARTIGLIA Carlo FRANCOVICH Carlo PAVONE Claudio COLLOTTI Enzo COLLOTTI PISCHEL Enrica RAGIONIERI Ernesto SANTARELLI Enzo BORTOLOTTI Franca CATALANO Franco AGOSTI Giorgio AMENDOLA Giorgio BERTI Giuseppe LAZAGNA Giov. Battista BOCCA Giorgio CERRETI Giulio CHIARANTE Giuseppe QUAZZA Guido ROCHAT Giorgio SERBANDINI Giovanni VALABREGA Guido VASSALLI Giuliano VERNI Giovanni CORTESI Luigi LOMBARDO RADICE Lucio VALIANI Leo FANOLI Mario GIOVANA Mario PACOR Mario BOBBIO Norberto REVELLI Nuto LIZZADRI Oreste ALATRI Paolo GRIFONE Pietro SPRIANO Paolo BADARELLO Rodolfo LEDDA Romano ZANGRANDI Ruggero ALFASSIO GRIMALDI Ugoberto TERRACINI Umberto BALDAZZI Vincenzo GERRATANA Valentino”,”Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Volume III. H-M.”,”Fondatore e primo Direttore dell’opera Pietro Secchia, direttore Enzo Nizza (dal 1973) Redazione: Ambrio DONINI Celso GHINI Pietro GRIFONE Enzo COLLOTTI Enzo NIZZA Probabilmente l’opera è stata interotta al terzo volume.”,”ITAR-175″
“DE-CLEMENTI Andreina a cura, saggi di Alain DEWERPE Roberto ROMANO Paul CORNER Salvatore CIRIACONO Carlo OLMO Roberto CURTO Carlo CAROZZI Paolo MACRY Alberto Maria BANTI Andreina DE-CLEMENTI Louise A. TILLY”,”La società inafferrabile. Protoindustria, città e classi sociali nell’Italia liberale.”,”DE-CLEMENTI Andreina è curatrice del libro e autrice del saggio: ‘Appunti sulla formazione della classe operaia’ (pag 221-256) Andreina De-Clementi, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Sassari e, attualmente (1986) presso l’Istituto universitario orientale di Napoli, è autrice di ‘Amadeo Bordiga’ (Torino, 1971), ‘Politica e società nel sindacalismo rivoluzionario’ (Roma 1983), e altre pubblicazioni. “”Un tentativo di mettere in crisi sia il modello storiografico di ascendenza gramsciana sia quello elaborato dagli epigoni italiani degli storici dello sviluppo, la cui antitetica valenza politica contrasta singolarmente con la sudditanza di fatto del primo dal secondo, è stato fatto di recente da S. Merli (1). Rifiutando l’artificiosa e sterile ripartizione dei compiti tra storiografia economica e politica, egli ha proposto una riconsiderazione globale della problematica in fatto di protocapitalismo italiano, senza però riuscire ad elaborare categorie interpretative che costituiscano davvero una risposta agli interrogativi sul ‘quando’ e il ‘come’ è nato e cresciuto l’assetto capitalistico del nostro paese. La sua proposta metodologica più interessante è quella dell’assunzione di un modello interpretativo, il Lenin de ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, desunto dall’analisi di un contesto tutto diverso da quello inglese, e capace quindi di fornire una strumentazione più adeguata alla problematica di un paese ‘second comer’, consentendo l’abbandono dell’irrisolvibile antitesi sviluppo-arretratezza. E se la ricerca del Merli non ha tenuto fede ai suoi propositi iniziali, ciò va imputato per molta parte all’uso alquanto epidermico dell’apparato concettuale del giovane Lenin. L’indagine sul capitalismo russo nacque sulla scia della polemica politica antipopulistica, dell’esigenza di contrastare la tesi della “”via russa al socialismo”” scaturita dalla ricognizione empirica di una realtà sociale prevalentemente agraria e artigiana. Il problema analitico affrontato da Lenin fu dunque quello di rintracciare gli indizi di una trasformazione capitalistica già in atto malgrado la preponderanza statistica di un’economia agricola e semifeudale; la sua soluzione fu quella di privilegiare l’analisi dei rapporti di classe, partendo dai sintomi di disgregazione sociale delle campagne, che lasciavano intravedere il passaggio ad una diversa fase storica, contrassegnata dal delinearsi di nuove formazioni sociali e nuovi rapporti produttivi, di tipo appunto capitalistico. In questo quadro, il fatto che la sua indagine prenda le mosse proprio dall’agricoltura va considerato in tutto il suo valore emblematico; essendo infatti l’agricoltura il luogo primario dei rapporti produttivi precapitalistici, il manifestarsi di fenomeni disgregativi era assai più sintomatico della profondità di penetrazione di nuovi rapporti produttivi di quanto non potesse esserlo una presenza ancora quantitativamente minoritaria della grande industria. La fecondità di questo procedimento consiste non tanto nell’aver individuato delle piuttosto problematiche linee generali di tendenza – la possibilità cioè di una del tutto ipotetica omogeneizzazione, raggiungibile nel tempo, delle esperienze tardive a quelle precoci – quanto dell’aver fornito gli strumenti atti a un’interpretazione autonoma delle forme di transizione al modo di produzione capitalistico e all’elaborazione di una tipologia di queste forme”” [Andreina De Clementi, ‘Appunti sulla formazione della classe operaia’ (in) ‘La società inafferrabile. Protoindustria, città e classi sociali nell’Italia liberale’, Roma, 1986] (pag 222-223) [(1) S. Merli, Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880-1900′, voll. 2, Firenze, 1972]”,”MITT-369″
“DE-CLEMENTI Andreina PIERONI-BORTOLOTTI Franca”,”Il movimento operaio tra «ricordi» e ideologia. A proposito di due libri recenti sui primi anni di storia del PCI (De-Clementi) – Il Partito Comunista d’Italia a Livorno: 1921-1923 (Pieroni-Bortolotti).”,”Rivista storica del socialismo, periodico quadrimestrale, diretto da Luigi Cortesi, responsabile: Stefano Merli, La Nuova Italia Critica a Gramsci. “”(…) la ricostruzione da lui fornita (Berti) di alcune fasi cruciali del PCd’I, risulta assai più convincente di quella che ci offre Spriano. Il ruolo di Bordiga e quello di Gramsci risultano tratteggiati assai più verosimilmente, nella misura in cui il Berti individua nel problema del partito il punto di convergenza tra Lenin e Bordiga e coglie le ragioni dell’inferiorità che, in Gramsci, ingenera l’aver trascurato o misconosciuto la necessità di uno strumento politico sostanzialmente diverso dai partiti socialisti preesistenti, nella consapevolezza assai scarsa sia della portata che delle implicazioni politiche dell’esperienza leninista”” (pag 106, De Clementi) Arditi del popolo “”Nell’estate del ’21 nascono a Livorno gli Arditi del Popolo: il 5 luglio, pochi giorni dopo l’adunanza romana, se ne contano 800, suddivisi in quattro squadre: 200 comunisti, 100 socialisti, 90 anarchici, altrettanti repubblicani, che già nel mese precedente si sono chiaramente espressi in senso antifascista (50). Una quinta squadra, di 300 arditi di varia provenienza politica, o indipendenti, si costituisce su base rionale, con il compito «di non permettere il passaggio di fascisti da via Garibaldi, dalla Via Provinciale Pisana e adiacienze». L’organizzazione mantiene le distinzioni politiche esistenti nell’antifascismo, in modo che ogni gruppo, abbia il proprio comandante”” (pag 133, Pieroni Bortolotti)”,”MITC-143 MITC-143-B”
“DE-CLEMENTI Andreina”,”Politica e società nel sindacalismo rivoluzionario, 1900-1915.”,”Andreina De Clementi (Roma, 1940). Docente di Storia contemporanea all’Università di Sassari e, attualmente, all’I.U.O. di napoli. Autrice di una monografia su Amedeo Bordiga, e di numerosi saggi apparsi su alcune tra le maggiori riviste italiane, quali la Rivista Storica del Socialismo, Quaderni Piacentini, Quaderni Storici, Movimento Operaio Socialista, Memoria. Ha collaborato agli Annali Feltrinelli e agli Annali della Fondazione L. e L. Basso.”,”MITT-034-FL”
“DECLEVA Enrico”,”Da Adua a Sarajevo. La politica estera italiana e la Francia, 1896-1914.”,”DECLEVA Enrico è nato nel 1941 a Milano dove vive e lavora. REdattore e collaboratore della ‘Nuova rivista storica’ svolge la sua attività presso l’Istituto di Storia Medioevale e Moderna, Università degli Studi, Milano, Gruppo di ricerca su “”Politica estera e opinione pubblica in Italia””.”,”ITQM-162″
“DECLEVA Enrico”,”Da Adua a Sarajevo. La politica estera italiana e la Francia, 1896-1914.”,”[‘””Alle nostre frontiere non abbiamo che o alleati, o amici””: in tali condizioni Giolitti aveva ritenuto ingiustificato modificare il programma militare’ (pag 271); ‘L’Italia sceglierà la neutralità e poi, nel maggio del ’15, interverrà contro l’Austria: ma ch’essa attenda quindici mesi a dichiarar guerra alla Germania già indica quanto remoti rimangano i suoi obiettivi da quelli generali dell’Intesa. Il “”sacro egoismo””, la “”guerra nostra””: le formule saranno nuove, ma si ricollegheranno, senza un’autentica soluzione di continuità, precisamente al rifiuto d’ogni politica “”sentimentale”” e all’appello esclusivo agli “”interesse nazionali”” che han preso sempre più piede nel corso dell’anteguerra. Non lo si dice per indulgere ad una sorta di fatalismo che ben poco avrebbe a che fare col senso autentico della “”necessità”” storica: lo si dice piuttosto per ristabilire l’indispensabile nesso fra i periodi e per mostrare quanto dell’uno trapassi nell’altro. Dalla caduta di Crispi alla guerra europea: se non si tiene conto del valore quasi soltanto personale che ha avuto la politica saggia e dal respiro europeo di un Visconti Venosta; se non si tiene conto dei gravi limiti che l’esperienza liberal-democratica ha incontrato proprio sul terreno della politica estera; se non si tiene conto dell’ascesa del nazionalismo (poco importa se ufficiale o no) e del parallelo declino della democrazia; se non si tiene conto insomma degli sviluppi e degli aspetti fondamentali della politica estera italiana del periodo, diventa molto più difficile comprendere appieno a che cosa e con che spirito l’Italia liberale vada incontro nel maggio 1915. Lo stesso fallimento toccato all’ interventismo democratico (su su, fino ai fischi a Bissolati alla Scala) si comprende meglio alla luce di tali precedenti, giacché diventa più agevole presentarlo per quel che realmente è stato: un’operazione di recupero, generosa ma compiuta da una esigua minoranza che non ha assolutamente più dalla sua una tradizione viva e sentita’ (pag 450) (in) ‘Capitolo VIII: Dalla guerra di Libia alla vigilia della guerra europea. I. Giolitti a Tripoli. 2. Un disinganno salutare. 3. La Triplice alleanza e la politica di Di San Giuliano. 4. Rivalità mediterranea. 5. Tra Francia ed Austria-Ungheria’. Enrico Decleva è nato nel 1941 a Milano dove vive e lavora. Redattore e collaboratore della ‘Nuova rivista storica’ ha svolto la sua attività presso l’Istituto di Storia Medioevale e Moderna, Università degli Studi, Milano, Gruppo di ricerca su “”Politica estera e opinione pubblica in Italia””‘]”,”QMIP-233″
“DE-COURTEN Ludovica Ludovica FILESI Teobaldo BETTI Claudio FILESI Cesira BONO Salvatore LENCI Marco CLODOMIRO Vanni SEGRE Claudio GOGLIA Luigi TALAMONA Marida GROTTANELLI Vinigi”,”Aspetti e momenti della politica coloniale italiana.”,”Saggi di DE-COURTEN Ludovica FILESI Teobaldo BETTI Claudio FILESI Cesira BONO Salvatore LENCI Marco CLODOMIRO Vanni SEGRE Claudio GOGLIA Luigi TALAMONA Marida GROTTANELLI Vinigi”,”ITQM-192″
“DE-CRESCENZO Luciano”,”Storia della filosofia medioevale.”,”””In uno scritto intitolato De mirabili potestate artis et naturae (Ruggero Bacone, ndr) riesce a prevedere le possibili invenzioni del futuro, e ci parla di navi a motore, di automobili, di aeroplani, di gru e di sommergibili. Ecco qui di seguito il pezzo in questione: “”Si potranno costruire grandissime navi in grado di navigare senza l’ aiuto dei rematori… nonché carri capaci di procedere pur non avendo cavalli a trainarli… e macchine per volare con un solo uomo ai comandi… e strumenti non molto grandi capaci di alzare e abbassare pesi di qualsiasi grandezza… e perfino congegni atti a percorrere i mari e i fiumi viaggiando ni profondi abissi””””. (pag 139)”,”FILx-261″
“DE-CRESCENZO Luciano”,”Storia della filosofia greca. I presocratici.”,”””Aspettate un momento che vado a interrogare me stesso””. (Eraclito, pag 82) “”Anche ubbidire alla volontà di un solo uomo significa legge”” (Eraclito, pag 84)”,”FILx-269″
“DE-CRESCENZO Luciano”,”Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi.”,”””Aspettate un momento che vado a interrogare me stesso””. (Eraclito) (dal volume precedente I presocratici) “”Anche ubbidire alla volontà di un solo uomo significa legge”” (Eraclito) (volume precedente I presocratici)”,”FILx-012-FGB”
“DE-CRISENOY Chantal”,”Lénine face aux moujiks.”,”DE-CRISENOY Chantal è nata nel 1942, economista, dal 1973 è collaboratrice fuori statuto presso l’ Institut National de la Recherche agronomique. Natura spontaneamente piccolo-borghese dei contadini. (pag 87) Via americana. “”(Lenin) non si accontenta più di presentare il suo sostegno al movimento contadino come una esigenza politica ma, con la tesi delle due vie di sviluppo, tenta di fondarlo teoricamente. Giustifica adesso l’ espropriazione dei grandi domini per ragioni economiche: essi sono, in fin dei conti, ingombrati dalle “”sopravvivenze del feudalesimo””, e, per via di ciò, lo sviluppo del capitalismo si rivela troppo lento. “”Lo sfruttamento feudale si trasforma lentamente in sfruttamento borghese alla maniera degli junkers e votando i contadini per decine d’ anni alla più dura espropriazione e all’ asservimento, liberando una debole minoranza di contadini ricchi””.”” (pag 239) La pratica delle requisizioni. Uso di persuasione e coerciazione. “”Nel gennaio 1919, i bolscevichi ridanno validità al principio della responsabilità collettiva: ciascun villaggio deve fornire una quota determinata di grano e tutti gli abitanti sono responsabili””. (pag 292) Leninismo giacobinismo radicale, Stato giacobino. (pag 315)”,”LENS-155″
“DE-CRISENOY Chantal”,”Lénine face aux moujiks. [Lenin di fronte ai contadini]”,”DE-CRISENOY Chantal è nata nel 1942, economista, dal 1973 è collaboratrice fuori statuto presso l’ Institut National de la Recherche agronomique. Su questione partito operaio-contadino “”«L’expérience de 1905 a ‘confirmé’ la théorie du marxisme montrant l’impossibilité d’un parti ouvrier-paysan uni en Russie (3)». Là est la conclusion politique la plus claire de Lénine après la première révolution russe. L’étude des textes qu’il écrit entre 1907 et 1917 nous montre sans équivoque que, dans ‘sa’ stratégie, la fin de la phase de la dictature démocratique sonne bien le glas de l’entente entre la classe ouvrière et la paysannerie”” (pag 255-256) (3) Lenine, ‘Les troudoviks et la démocratie ouvrière’, Pravda, n. 11, mai 1912 (…)”,”LENS-010-FV”
“DE-CROZALS J.”,”Guizot.”,”Politico e storico francese (1787-1874), liberale, ministro degli esteri, presidente del consiglio (1847-1848) Francois- Pierre- Guillaume GUIZOT seguì la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Come storico scrisse ‘Storia della rivoluzione inglese’ e ‘Storia della civiltà della Francia’.”,”FRAD-036″
“DE-CUSTINE Astolphe Marchese”,”Lettere dalla Russia.”,”E’ un’edizione ridotta dell’opera di CUSTINE ‘La Russia nel 1830’ (composta di 4 volumi di 400 pagine cadauno).”,”RUSx-049″
“DEDEKIND Julius Wilhelm Richard, a cura di Francesco GANA”,”Scritti sui fondamenti della matematica.”,”Secondo l’autore i numeri sono “”una libera creazione dello spirito umano”” (pag 14)”,”SCIx-068-FRR”
“DÉDÉYAN Gérard a cura, edizione italiana a cura di ARSLAN Antonia e LEVON ZEKIYAN Boghos; saggi di HEWSEN Robert H. e FEYDIT Frédéric BURNEY Charles CHAUMONT Marie-Louise MARTIN-HISARA Bernadette GARSOÏAN Nina DEDEYAN Gérard THIERRY Nicole KOUYMJIAN Dickran HEWSEN Robert H. KHOSDEGIAN Ghewond KHOSDEGIAN Ghewond TER MINASSIAN Anahit TERNON Yves FERRO Marc e MURADIAN Claire HORNUS Jean-Michel e DÉDÉYAN Gérard BOUDJIKANIAN-KEUROGHLIAN Aïda LEVON ZEKIYAN Boghos”,”Storia degli Armeni.”,”pag 365-367″,”TURx-001-FL”
“DEDIJER Vladimir”,”Il groviglio balcanico e Sarajevo.”,”Nella guerra di liberazione jugoslava, Vladimir Dedijer fu ufficiale dell’Armata popolare. Da quella esperienza ricavò una fondamentale biografia di Tito e, tornato agli studi, una particolare attenzione alle questioni dei movimenti popolari e sociali. Dedijer vive e insegna a Lubiana. Ha compiuto periodi di insegnamento presso le università di Stoccolma, Oxford, manchester, di Cornell e Harvard negli Stati Uniti.”,”EURC-051-FL”
“DEDIJER Vladimir”,”Il groviglio balcanico e Sarajevo.”,”DEDIJER Vladimir: (Belgrado, 4/2/1914 – Boston, 30/11/1990). Storico e politico, biografo ufficiale di Tito. Legato ai Giovani bosniaci. Nella Seconda guerra mondiale, combattè nell’esercito partigiano di Tito e fu ufficiale dell’Armata popolare. Membro della sezione propaganda dello Stato Maggiore del KPJ. Membro della delegazione jugoslava ai Trattati di Pace di Parigi (1946-47); partecipò a diverse sessioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1945-1952); nel 1952 divenne membro del Comitato Centrale del KPJ. Processato nel 1956, condannato ed escluso dalla vita pubblica. Da allora si dedicò alla storiografia e all’insegnamento presso l’Università di Belgrado e facoltà degli Stati Uniti e del Regno Unito. Presidente nel 1966 delle sessioni del Tribunale Russel (tribunale di opinione fondato da B. Russel e J.P. Sartre contro i crimini commessi dall’esercito americano nella Guerra del Vietnam). «Dedijer ricostruisce la tragedia di Sarajevo (…) (unendo) i pregi del racconto drammatico all’ampiezza di ricerca e al rigore dell’indagine scientifica. La storia dei due protagonisti, l’erede al trono degli Asburgo da un lato e lo studente rivoluzionario serbo dall’altro, è inserita nella trama più vasta (della crisi balcanica e internazionale). Una vasta esplorazione archivistica è accompagnata da una conoscenza delle fonti edite (…) dei movimenti nazionali. Movimenti non solo balcanici ma dei maggiori paesi europei (compresa l’Italia, che nel Piemonte e in Mazzini offrì modelli efficaci alle diverse correnti nazionali serbe). Questo (…) dimostra quali profonde radici avesse l’attentato nella cultura dei circoli estremisti (…). Il mito del tirannicidio, che risaliva alla medievale leggenda di Kossovo [Kosovo in slavo], (…) (animava così) vasti strati popolari di uno spirito di dedizione alla causa della patria e della rivoluzione, fino ad assumere accenti mistici culminanti nel desiderio della morte e dell’olocausto. Questa spinta (…) trovava nei circoli militari serbi un’eco. Anche le presunte complicità dei governi (nell’attentato di Sarajevo) (…) sono analizzate e smentite dall’autore con estremo rigore di prove (…). Sarajevo appare (…) (nel) suo significato maggiore: non tanto come scintilla (…) (che portò) al conflitto mondiale, che aveva altrove le sue cause determinanti, quanto come un momento decisivo nella storia della lotta nazionale degli slavi del Sud e della crisi che doveva condurre alla rovina (di 4 dinastie e dei loro 4 imperi).» (Dal risvolto di copertina). «Mentre la politica estera tedesca era fondata su una visione ampia delle sue mete -determinata dalla rivalità con la Gran Bretagna per il predominio nel mondo, il controllo del commercio mondiale, l’espansione coloniale in Africa, il dominio navale dei mari aperti- l’Austria-Ungheria era innanzi tutto ossessionata dagli obiettivi sui suoi confini meridionali, i Balcani e il mare Adriatico. Questa zona era della massima importanza per l’industria e il commercio in espansione dell’Austria-Ungheria: capitali di Vienna e di Budapest erano investiti nella costruzione di ferrovie fin nella lontana Turchia; il Lloyd austriaco era una delle principali compagnie di navigazione a vapore per il traffico da Trieste e Fiume verso il Medio oriente, e Trieste gareggiava con successo con alcuni dei più grandi porti europei.» (pg 179) «Il primo vero accordo si ebbe tra i circoli militari di Berlino e di Vienna, dominati rispettivamente dai due capi di stato maggiore, il generale H. von Moltke e il generale F. Conrad von Hötzendorff. Questi erano entrambi convinti che non si potesse evitare un grande conflitto europeo e che per la Germania e l’Austria-Ungheria fosse meglio non rinviare la resa dei conti.» (pg 181)”,”QMIP-054-FSL”
“DE-FELICE Renzo”,”Le interpretazioni del fascismo.”,”Interpretazioni del ‘fenomeno’ fascista. Il fascismo come problema interpretativo. 1. Le interpretazioni ‘classiche: il f. come malattia morale dell’EU, il f. come prodotto inevitabile dello sviluppo storico di alcuni paesi, il f. come prodotto della società capitalistica e come reazione antiproletaria. 2. Le interpretazioni ‘minori’ degli anni ’30 – ’60: interpretazione cattolica, il f. come manifestazione di ‘totalitarismo’, il f. come fenomeno transpolitico. 3. Le interpretazioni eleborate dalle scienze sociali: l’intepretazione psico-sociale, l’i. sociologica, l’i. socio-economica. 4. Il fascismo italiano e le interpretazioni italiane: origini e periodizzazione f., i. sino al delitto MATTEOTTI, i. degli anni di regime,”,”TEOP-040″
“DE-FELICE Renzo”,”Sindacalismo rivoluzionario e fiumanesimo nel carteggio De-Ambris-D’Annunzio, 1919-22.”,”DE-AMBRIS sindacalista rivoluzionario della Lunigiana, socialista dapprima, espatriato per persecuzioni politiche in Francia e in Brasile, organizzatore di emigranti, giornalista polemista, segretario delle CdL a Savona, Livorno, Parma, deputato dopo un esilio in Svizzera, ideatore della USI (Unione Sindacale Italiana), interventista nel 1914, profondamente impegnato nella vicenda di Fiume (dopo contatti con MUSSOLINI e con i Fasci) fu capo di Gabinetto del Comando fiumano. Ebbe una difficile collaborazione con D’ANNUNZIO però influì sulla redazione della famosa ‘carta del Carnaro’. Si staccò dal fascismo nel 1921 elaborando i motivi di un sindacalismo dannunziano e sviluppando un’azione di resistenza con socialisti e comunisti a Parma nel 1922. Nel 1923 fu nuovamente esule in FR.”,”ITAF-009″
“DE-FELICE Renzo; interpretazioni di MISSIROLI GRAMSCI ZIBORDI SALVATORELLI SAS SANDOMIRSKIJ RAKOSI TOGLIATTI ROSSELLI TROTSKY RAUSCHNING BURNHAM A. DE-AMBRIS I. BONOMI G. DORSO F.S. NITTI A. THALHEIMER R. LÖWENTHAL G. VOLPE O. BAUER B. CROCE F. MEINECKE H. KOHN G. RITTER D. GUERIN, B. MOORE B.R. LOPUCHOV H. ARENDT C.J. FRIEDRICH Z.K. BRZEZINSKJ E. FROMM S.M. LIPSET A.F.K. ORGANSKI G. GERMANI E. NOLTE A. DEL-NOCE G.D.H. COLE H. STUART-HUGHES F.L. CARSTEN I. SILONE F.A. VON HAYEK K.R. POPPER W. RÖPKE W. SAUER G. ALLARDYCE Z. STERNHELL S. FRIEDLÄNDER E. NOLTE”,”Il fascismo. Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici.”,”Analisi fascismo da parte dei contemporanei: MISSIROLI, GRAMSCI, ZIBORDI, SALVATORELLI, SAS, SANDOMIRSKIJ, RAKOSI, TOGLIATTI, ROSSELLI, TROTSKY, RAUSCHNING, BURNHAM Tentativi di ricostruzione storico-politica: A. DE-AMBRIS, I. BONOMI, G. DORSO, F.S. NITTI, A. THALHEIMER, R. LÖWENTHAL, G. VOLPE, O. BAUER Giudizio storico: Malattia morale: B. CROCE, F. MEINECKE, H. KOHN, G. RITTER Reazione capitalistica: D. GUERIN, B. MOORE, B.R. LOPUCHOV Totalitarismo: H. ARENDT, C.J. FRIEDRICH, Z.K. BRZEZINSKJ Società di massa: E. FROMM, S.M. LIPSET, A.F.K. ORGANSKI, G. GERMANI Fenomeno Transpolitico: E. NOLTE, A. DEL-NOCE Sintesi complessive: G.D.H. COLE, H. STUART-HUGHES, F.L. CARSTEN Appendice: Scritti di I. SILONE, F.A. VON HAYEK, K.R. POPPER, W. RÖPKE, W. SAUER, G. ALLARDYCE, Z. STERNHELL, S. FRIEDLÄNDER, E. NOLTE”,”ITAF-004″
“DE-FELICE Renzo”,”Fascismo.”,”E’ un’opera di sintesi di DE-FELICE (1929-1996) che contiene una riflessione critica sulla natura di questo fenomeno. Nella retrocopertina si scrive che DE-FELICE è il più grande studioso a livello internazionale del fascismo.”,”ITAF-026″
“DE-FELICE Renzo a cura di Pasquale CHESSA”,”Rosso e Nero.”,”DE-FELICE, massimo biografo di MUSSOLINI, ha consentito che Pasquale CHESSA, VD di ‘Panorama’ per gli affari culturali, entrasse nel suo laboratorio storiografico. Ne è scaturito un libro con due anime: dell’ intervista giornalistica e del saggio storico. Con lo scopo di spiegare la crisi del passato che si riverbera nel presente.”,”ITAF-050″
“DE-FELICE Renzo”,”Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo.”,”DE-FELICE è nato a Rieti nel 1929. Insegna storia contemporanea nell’ Univ di Salerno. Ha pubblicato vari studi sul giacobinismo italiano e una munumentale biografia di MUSSOLINI. Ha inoltre pubblicato ‘Sindacalismo rivoluzionario e fiumanesimo nel carteggio De-Ambris-D’Annunzio’ e ‘Le interpretazioni del fascismo’.”,”ITAF-057″
“DE-FELICE Renzo; testi di M. MISSIROLI A. GRAMSCI G. ZIBORDI L. SALVATORELLI D. SAS G. SANDOMIRSKIJ M. RAKOSI P. TOGLIATTI C. ROSSELLI L. TROTSKY H. RAUSCHNING J. BURNHAM A. DE-AMBRIS I. BONOMI G. DORSO F.S. NITTI A. THALHEIMER R. LÖWENTHAL G. VOLPE O. BAUER”,”Antologia sul fascismo. Il giudizio politico.”,”Analisi dei contemporanei: testi di M. MISSIROLI, A. GRAMSCI, G. ZIBORDI, L. SALVATORELLI, INTERNAZIONALE COMUNISTA 3°, D. SAS, G. SANDOMIRSKIJ, M. RAKOSI, P. TOGLIATTI, C. ROSSELLI, L. TROTSKY, H. RAUSCHNING, J. BURNHAM. Tentativi di ricostruzione storico-politica: A. DE-AMBRIS, I. BONOMI, G. DORSO, F.S. NITTI, A. THALHEIMER, R. LÖWENTHAL, G. VOLPE, O. BAUER. DE-FELICE (Rieti, 1929), titolare della cattedra di Storia dei partiti politici Univ Roma”,”ITAF-058″
“DE-FELICE Franco”,”Serrati Bordiga Gramsci e il problema della rivoluzione in Italia 1919-1920.”,”Franco DE-FELICE (Benevento 1937) insegna storia contemporanea all’ Università di Bari (1971). E’ già noto per i suoi studi sulla società italiana post-unitaria (apparsi su ‘Rivista storica del socialismo’, ‘Studi storici’ ecc.) culminati in un volume di imminente pubblicazione, su agricoltura e capitalismo in Puglia fr a1880 e 1914 e per le sue ricerche di storia del movimento operaio, soprattutto su GRAMSCI e MORANDI.”,”BORD-037″
“DE-FELICE Franco a cura”,”Fascismo democrazia fronte popolare. Il movimento comunista alla svolta del VII Congresso dell’ Internazionale.”,”Franco DE-FELICE insegna storia contemporanea nell’ Università di Bari. Dopo vari studi sulla società italiana postunitaria, culminati in un volume distoria dell’ agricoltura pugliese tra il 1880 e il 1914 (Milano, 1971) e per le sue ricerche sulla storia del movimento operaio italiano, ha pubblicato ‘Serrati, Bordiga, Gramsci’ (De-Donato).”,”INTT-129″
“DE-FELICE Renzo”,”Le interpretazioni del fascismo.”,”Interpretazioni del ‘fenomeno’ fascista. Il fascismo come problema interpretativo. 1. Le interpretazioni ‘classiche: il f. come malattia morale dell’ Europa, il f. come prodotto inevitabile dello sviluppo storico di alcuni paesi, il f. come prodotto della società capitalistica e come reazione antiproletaria. 2. Le interpretazioni ‘minori’ degli anni ’30 – ’60: interpretazione cattolica, il f. come manifestazione di ‘totalitarismo’, il f. come fenomeno transpolitico. 3. Le interpretazioni eleborate dalle scienze sociali: l’ intepretazione psico-sociale, l’i. sociologica, l’i. socio-economica. 4. Il fascismo italiano e le interpretazioni italiane: origini e periodizzazione f., i. sino al delitto MATTEOTTI, i. degli anni di regime, il dibattito dopo la Liberazione, gli orientamenti storiografici più recenti. DE FELICE (Rieti 1929-1996) insegna storia dei partiti pol all’Univ Roma. Ha pubblicato ‘Intervista sul fascismo’ (1985 8°ed), con Luigi GOGLIA ‘Storia fotografica del fascismo’ (1982, 2°ed), ‘Mussolini. Il mito’ (1983)”,”ITAF-152″
“DE-FELICE Renzo”,”Comprendre le fascisme. (Tit. orig.: Le interpretazioni del fascismo)”,”DE-FELICE Renzo è nato nel 1929, titolare della cattedra di storia dei partiti politici nell’ Università di Roma. “”Durante gli anni venti e trenta, l’ interpretazione rigida e meccanica del rapporto capitalismo-fascismo, che – come vedremo – difendeva l’ Internazionale comunista, aveva sollevato delle critiche nello stesso campo marxista. Arthur Rosenberg aveva sostenuto che occorreva considerare il fascismo essenzialmente come un fenomeno tipico di capitalismo arretrato e desideroso di modernizzarsi. In Italia, per esempio, – paese ancora semi-feudale -, se il fascismo non era riuscito a risolvere la questione agraria, aveva, comunque fino alla crisi del 1929, effettivamente sviluppato le forze produttive; e “”il capitalismo di Stato imposto all’ Italia dal sistema detto corporativo”” aveva “”assicurato il dominio del paese a gruppi capitalistici efficienti””. Da parte sua, August Thaleimer, uno dei fondatori del Partito comunista tedesco (KPD, ndr) – da cui fu espulso nel 1929, aveva affrontato nel 1930, nel suo saggio Ueber den Faschismus, due questioni per nulla secondarie. La prima era di sapere perché, se il fascismo era la “”dittatura aperta del capitale””, secondo l’ Internazionale comunista, si era affermato in Italia, in Polonia, in Bulgaria, in Spagna, e non nei paesi capitalistici più sviluppati, come gli Stati Uniti, l’ Inghilterra, la Germania e la Francia. Thalheimer aveva risposto: se “”la forma fascista dello Stato si è affermata in paesi che non sono certo alla testa del movimento capitalistico””, questo non deve far credere che il fascismo corrisponda in modo rigido a uno stadio determinato di sviluppo economico, ne far escludere che possa affermarsi in paesi capitalistici avanzati””. (…) Questo (il fascismo, ndr), in effetti, era per Thalheimer una forma particolare e non la forma della dittatura aperta del capitale””. (pag 56-57)”,”ITAF-191″
“DE-FELICE Franco PILLON Cesare AGOSTI Aldo GRUPPI Luciano GARAVINI Sergio AMYOT Grant MINUCCI Adalberto, relazioni; testimonianze di Battista SANTHIA’ Andrea VIGLONGO Giorgio CARRETTO Giuseppe LONGO Camilla RAVERA Massimo MILA Gustavo (Pietro) COMOLLO Umberto MASSOLA Francesco ROCATTI Cesare DELPIANO Osvaldo NEGARVILLE Egidio SULOTTO Vito DAMICO Gianni ALASIA Diego NOVELLI Walter ZANONI Norberto BOBBIO Ugo PECCHIOLI Lucio LIBERTINI Mario GARBI Guido QUAZZA Carlo CARLEVARIS”,”I comunisti a Torino, 1919-1972. Lezioni e testimonianze.”,”DE-FELICE Franco PILLON Cesare AGOSTI Aldo GRUPPI Luciano GARAVINI Sergio AMYOT Grant MINUCCI Adalberto, relazioni; interventi (testimonianze di Battista SANTHIA’ Andrea VIGLONGO Giorgio CARRETTO Giuseppe LONGO Camilla RAVERA Massimo MILA Gustavo (Pietro) COMOLLO Umberto MASSOLA Francesco ROCATTI Cesare DELPIANO Osvaldo NEGARVILLE Egidio SULOTTO Vito DAMICO Gianni ALASIA Diego NOVELLI Walter ZANONI Norberto BOBBIO Ugo PECCHIOLI Lucio LIBERTINI Mario GARBI Guido QUAZZA Carlo CARLEVARIS. “”In tema di occupazione, le misure difensive fondamentali attuate dopo la guerra furono il blocco dei licenziamenti nell’ industria e l’ imponibile di mano d’opera nelle campagne. L’ una e l’ altra misura, ma soprattutto la prima, avevano dichiaratamente un carattere transitorio, incompatibile con i margini di autonomia di una azienda capitalistica, anche se collocate, come erano subito dopo la guerra, in relazione al blocco, peraltro più formale che reale, dei salari. (…) Fino a che non fu completata la prima fase della ricostruzione, in periodo d’ inflazione, il blocco dei licenziamenti aveva funzionato con relativa facilità in una situazione di piena – o quasi – utilizzazione degli impianti efficienti. Ma, dopo la svolta in senso deflazionista attuata nell’ autunno del 1947, ispiratore Einaudi, e sotto la pressione degli “”aiuti”” americani sollecitanti il rinnovamento tecnologico, le cose mutarono profondamente””. (pag 205, Sergio Garavini)”,”PCIx-194″
“DE-FELICE Renzo”,”Il fascismo e l’ oriente. Arabi, ebrei e indiani nella politica di Mussolini.”,”DE-FELICE Renzo ha insegnato storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma. E’ stato direttore di ‘Storia contemporanea’. Ha scritto ‘Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo’. “”Stando così le cose, pur non ritenendo opportuno in quei frangenti scoraggiare le “”buone intenzioni”” di Mussolini (che, secondo il leader sionista, lasciò capire di essere sempre disposto ad un intervento su Hitler nei termini già esposti a Sacerdoti), Weizmann preferì orientare il colloquio sul problema che in quel momento più gli stava a cuore e al quale voleva conquistare il “”duce””: trasferire in Palestina in due anni circa 50 mila ebrei tedeschi e i loro beni, facendoli transitare per l’Italia e imbarcare su navi italiane e creando una banca ad hoc a capitale internazionale e con filiali in alcune capitali europee e americane tra cui Roma. Il progetto suscitò l’ interesse e la “”simpatia”” di Mussolini che chiese a Weizmann di inviargli un promemoria in merito.”” (pag 143) “”Per Mussolini che – oltre ad essersi ormai convinto dell’ inutilità e dei rischi di nuovi passi su Hitler – vedeva sbriciolarsi giorno dopo giorno la propria stratgegia fondata sul “”patto a quattro””, la carta sionista stava ormai acquistando un valore ben diverso e ben maggiore di quello che sino ad allora aveva avuto per lui; un valore via via proiettato sempre più in funzione di un maggior dinamismo italiano nel Levante””. (pag 146)”,”ITAF-231″
“DE-FELICE Renzo”,”Bibliografia orientativa del fascismo.”,”””In questo la presente bibliografia si differenzia nettamente dalle altre in circolazione. Limitarsi a prendere in considerazione solo la bibliografia antifascista coeva e quella post Liberazione è scienticamente insostenibile. Da qualsiasi ottica si veda la questione, ignorare gran parte di quanto è stato pubblicato tra le due guerre è impossibile. Lo provano l’esilità e la carenza di penetrazione storica di numerosi studi e ricerche dedicati in questi ultimi decenni alla realtà italiana durante il fascismo. Diciamo alla realtà italiana durante il fascismo e non ‘tout court’ al fascismo perché ridurre il discorso al fascismo equivale a condannarsi in partenza a una sua visione superficiale e riduttiva. Il che spiega perché, volendo costituire un effettivo strumento di lavoro, le varie sezioni nelle quali è articolata questa bibliografia – tutte affidate a specialisti dei vari settori – abbiano caratteristiche e consistenza parzialmente diverse.”” (pag VIII)”,”ITAF-238″
“DE-FELICE Renzo”,”Intervista sul fascismo. Dal movimento al regime.”,”DE-FELICE Renzo (1929-1996) ha insegnato storia dei partiti politici presso l’ Università La Sapienza di Roma. Tra i maggiori storici del fascismo a livello internazionale ha rinnovato con i suoi studi la comprensione di questo fenomeno storico.”,”ITAF-242″
“DE-FELICE Renzo GOGLIA Luigi”,”Mussolini. Il mito.”,”Cronologia della vita di Mussolini. “”18 marzo [1904]. Zurigo. Commemora la Comune di Parigi nella sala Handwerk. E’ probabile che a quella riunione fosse presente anche Vladimir Ilic Lenin, allora esule in Svizzera.”” (pag 20)”,”ITAF-294″
“DE-FELICE Renzo”,”Mussolini l’alleato. 1940-1945. I. L’Italia in guerra, 1940-1943. Tomo primo. Dalla guerra “”breve”” alla guerra lunga.”,”DE-FELICE Renzo “”E ancora più pesante è l’atmosfera del colloquio resa dal verbale tedesco da cui appare un Ciano che tenta invano di ridurre la vicenda greca ad “”un errore tattico nella condotta dell’attacco italiano”” e, al pari tempo stesso, si afferra, come ad un’ancora di salvezza, per placare Hitler, all’idea di un accordo con la Jugoslavia, di cui pure capisce tutto il valore di capitolazione che esso avrebbe avuto per l’Italia e per Mussolini. Nonostante l’arrendevolezza mostrata da Ciano e la sua insistenza nel prospettare la situazione sul fronte greco-albanese come ormai avviata verso un netto miglioramento, i due colloqui col ministro degli Esteri italiano non dovettero modificare menomamente la convizione di Hitler che, per evitare rischi di altri contrattempi e di altre complicazioni, per porre riparo alla situazione militare e politica creata dagli italiani e poter dedicare il massimo dello sforzo tedesco alla praticamente decisa e sempre più urgente (dopo il fallimento delle conversazioni di qualche giorno prima con Molotov, sulle auali la vicenda greca non aveva mancato di influire) azione contro l’Unione Sovietica, fosse assolutamente necessario mettere una volte per tutte l’Italia al passo””. (pag 321-322)”,”ITAF-299″
“DE-FELICE Renzo”,”Mussolini l’alleato. 1940-1945. I. L’Italia in guerra, 1940-1943. Tomo secondo. Crisi e agonia del regime.”,”DE-FELICE Renzo nato a Rieti nel 1929 professore ordinario di storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Castellano: uscire dal conflitto. “”Dai promemoria indirizzati ad Ambrosio risulta che un discorso più esplicito e che prospettava cautamente l’opportunità di uscire dalla guerra Castellano cominciò a farlo solo con l’inzio della seconda decade di marzo. (…) E comunque lo fece attribuendo sempre la responsabilità di un’eventuale decisione in questo senso ai tedeschi e al loro ostinarsi a voler riprendere l’offensiva all’est. (…) Conquistata la Tunisia il pericolo per l’Italia di essere direttamente attaccata si sarebbe fatto “”imminente”” e nulla faceva sperare in un aiuto “”potente e commisurato alle necessità della nostra difesa”” da parte tedesca, sicché “”non possiamo illuderci di ricacciare in mare il nemico perché, perduta la battaglia sulla costa, è materialmente impossibile, in seguito, aver ragione di un avversario ricco di mezzi meccanizzati e padrone dell’aria””. E se, “”alle strette, forse i tedeschi correranno in nostro aiuto””, l’Italia intanto sarebbe stata invasa e trasformata in un campo di lotta cruenta e distruggitrice. Da qui la duplice conclusione tratta da Castellano: I) bisognava uscire dalla guerra prima che il nemico mettesse piede sul suolo italiano e prima che il fronte interno crollasse, la “”compagine statale”” andasse distrutta e “”nasca l’anarchia””; 2) la responsabilità dell’uscita dal conflitto non poteva essere attribuita all’Italia, ma alla “”cocciutaggine teutonica”” che rendeva impossibile sperare in un esito favorevole del conflitto (…)””. (pag 1124-1125-1126)”,”ITAF-300″
“DE-FELICE Renzo, a cura di Claudio SINISCALCHI, testi antologici di Benito MUSSOLINI”,”Storia del fascismo. Volume 1. Dalla rivoluzione socialista alla rivoluzione fascista.”,”1″,”ITAF-309″
“DE-FELICE Renzo, a cura di Claudio SINISCALCHI, testi antologici di Luigi SALVATORELLI Benito MUSSOLINI Palmiro TOGLIATTI Carlo ROSSELLI Gioacchino VOLPE”,”Storia del fascismo. Volume 2. Lo Stato totalitario.”,”2″,”ITAF-310″
“DE-FELICE Renzo, a cura di Claudio SINISCALCHI, testi antologici di Giuseppe BOTTAI Mino MACCARI Curzio SUCKERT MALAPARTE Alfredo ROCCO Giovanni GENTILE”,”Storia del fascismo. Volume 3. Il Regime fascista.”,”3″,”ITAF-311″
“DE-FELICE Renzo, a cura di Claudio SINISCALCHI, testi antologici di Nello QUILICI Berto RICCI Bruno SPAMPANATO Telesio INTERLANDI Augusto DE-MARSANICH Mario APPELIUS Giuseppe BOTTAI Indro MONTANELLI”,”Storia del fascismo. Volume 4. La guerra.”,”4″,”ITAF-312″
“DE-FELICE Renzo, a cura di Claudio SINISCALCHI, testi antologici di Giuseppe BOTTAI Benito MUSSOLINI, Il Manifesto di Verona, Giovanni GENTILE Bruno SPAMPANATO Angelo TARCHI”,”Storia del fascismo. Volume 5. La caduta del Regime.”,”5″,”ITAF-313″
“DE-FELICE Franco”,”Analisi e prospettive del movimento comunista internazionale in Togliatti (1926-1935).”,”””Mi sembra difficile poter sostenere l’esistenza in Togliatti di una concezione del rapporto con le altre forze politiche come “”manovra””, quando si ricordi che proprio sul tema dell’iniziativa politica verso le forze borghesi non fasciste (periodo dell’Aventino) la linea del PCI subì una dura critica al X Plenum (117) ; ancor meno sostenibile mi sembra questo giudizio, se si pensa alla “”realtà”” delle forze politiche – e quindi al loro essere oggetto specifico di intervento non ideologico-propagandistico – cosa questa ben presente a Togliatti, per esempio sul suo costante rifiuto di assimilare, fino al X Plenum, fascismo e democrazia, o, ancora più chiaramente, nelle considerazioni sviluppate enlla lettera a Longo del 5 aprile 1933 sull’interpretazione del manifesto dell’IC del marzo (118). Sono tutti elementi questi che rimandano la compresione delle riserve togliattiane ad una ragione diversa da quella indicata da Ragionieri. (…) Il giudizio togliattiano sulla scarsa autonomia del PCF verso la SFIO significava certo il riaffiorare di una riserva antica, ma anche qualcosa di più. L’abbandono del fronte unico dal basso e della tesi del socialfascismo in quale misura significava anche una modificazione di giudizio sul ruolo della socialdemocrazia nel quadro della trasformazione reazionaria del capitalismo (120)”” (pag 1438-1439) (117) Nel dibattito alla commissione italiana de X Plenum, Grieco rispondendo alle critiche dei dirigenti dell’IC alla politica del partito diceva: “”Alcune delle osservazioni che avete fatto dimostrano che non avete fiducia in noi, che avete paura degli errori di opportunismo: infatti i nostri partiti non sono abituati alle manovre politiche, e quando c’è un partito che tenta una manovra politica, voi temete una deviazione. Se avessimo discusso oggi, qui, il problema dell’anti-parlamento, saremmo stati sconfitti come opportunisti; mentre si è trattato di una delle manovre politiche più riuscite, fatta anche contro le posizioni bordighiste”” (‘Togliatti, Grieco e Di Vittorio alla commissione italiana del X Plenum’, in ‘Studi storici’, 1971, n. 1, p. 155 (*). Per “”manovra”” chiaramente Grieco intende “”iniziativa politica””. (118) Cfr. la lettera di Togliatti a Longo del marzo 1933 ricordata da Ragionieri (Introduzione a Opere, III, pp. CLXI-XII); (120) Questo tema è presente nel grande scritto togliattiano del 1935, ‘Problemi del fronte unico’ in Opere, III, 2, pp. 728-729 Presente in n/s emeroteca v. Somma1.fil”,”PCIx-380″
“DE-FELICE Renzo a cura; saggi di Jens PETERSEN Renzo DE-FELICE Andreas HILLGRUBER Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Fortunato MINNITI Joseph SCHRÖDER Elena AGA-ROSSI Lamberto MERCURI”,”L’Italia fra tedeschi e alleati. La politica estera fascista e la seconda guerra mondiale.”,”””Conformemente alla formula di Hitler il 17.12.1940 di fronte allo Jodl , capo dello stato maggiore della Wehrmacht, che cioè «noi dovremmo poter risolvere tutti i problemi continentali nel ’41, poiché a partire dal ’42 gli Stati Uniti sarebbero in grado di attaccarci», i piani dell’inverno ’40-41 andarono al di là del «piano Barbarossa» che preparava la sconfitta dell’Unione Sovietica. L’eliminazione dell’Armata Rossa entro quattro mesi al massimo rappresentava solo il «fulcro» di ciò che potremmo chiamare «una guerra lampo mondiale», allo scopo di mettere nelle mani delle potenze del «patto a tre» l’intero emisfero orientale o almeno le zone strategicamente più importanti per isolare gli Stati Uniti sui due continenti americani. Si prevedeva di ritirare dallo scacchiere orientale la massa della fanteria sin dall’agosto ’41, mentre per il grosso delle divisioni corazzate e dell’aviazione si prevedevano i primi di settembre ’41. Si riteneva che il resto delle forze sarebbe stato sufficiente non solo per assicurare l’enorme area fino alla linea Arcangelo-Astrakan, ma anche per qualche attacco oltre gli Urali ed oltre il Caucaso in direzione Iran-Irak. Quest’ultimo progetto faceva parte d’una triplice operazione a tenaglia che in autunno avrebbe dovuto far crollare le posizioni inglesi nel vicino Oriente, puntando sulla Siria da Libia-Egitto, attraverso la Bulgaria e, appunto, dal Caucaso. Era prevista la creazione d’una base operativa nell’Afghanistan per minacciare l’India da Nord-Ovest e così premere sulla Gran Bretagna e indurla ad un accomodamento anche se all’ultimo minuto. Un attacco giapponese nel Sud-est asiatico previsto per il maggio ’41 – il mese fissato originariamente per l’inizio del piano Barbarossa – avrebbe minacciato l’India ad oriente e rafforzato la pressione sull’Inghilterra. Per l’autunno del ’41 era prevista la conquista di Gibilterra e quindi l’erezione d’un bastione nell’Africa nord-occidentale (possibilmente fino a Dakar) destinato contro l’America, le cui coste orientali sarebbero state minacciate nell’autunno ’41 da attacchi aerei lanciati dalle basi nelle Azzorre portoghesi, di cui si prevedeva ugualmente la conquista. Per quanto ampi fossero già alla vigilia dell’attacco all’Est – 22.6.1941 – questi piani strategici, essi risultarono ampiamente superati nel luglio ’41, nel momento in cui Hitler, presumendo di aver ormai trionfato sull’Unione Sovietica, fece la sua «ultima rivelazione» e rese palese la radicalità della sua ideologia razzista cui quei piani erano subordinati”” [Andreas Hillgruber, La politica estera nazionalsocialista tra il 1933 e il 1941] (pag 94-95)”,”ITAF-350″
“DE-FELICE Franco, a cura di Gregorio SORGONA’ e Ermanno TAVIANI”,”Il presente come storia.”,”G. Sorgonà dottore di ricerca in Storia contemporanea ha svolto studi e ricerche sulla storia politica dell’Italia repubblicana con particolare attenzione alla storia dei partiti e degli intellettuali. Ermanno Taviani, allievo di Franco De Felice, insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania. Ha studiato le politiche sociali dell’Italia liberale e la storia politica dell’Italia repubblicana. Dirige gli Annali della Fondazione Gramsci. Il dibattito sulla teoria del “”Capitalismo organizzato””. “”Per quanto angusta, settaria e schematica possa essere in questi anni la direzione politica espressa, l’Internazionale comunista continua a funzionare come strumento di centralizzazione della riflessione contribuendo fortemente a condizionare il quadro di riferimento generale. Se questo è vero, allora l’analisi togliattiana del fascismo può essere colta appieno solo facendo l’operazione inversa a quella compiuta da Togliatti con l’apparente chiusura e isolamento dell’esperienza italiana: solo una lettura di questo tipo permette di sviluppare le implicazioni generali dei risultati raggiunti nella definizione del fascismo, permette di assegnare un significato preciso alle scelte di iniziativa di massa elaborate in questi anni ed infine costituisce la chiave per capire il suo orientamento nella fase di movimento apertasi dopo il 1933. Il punto centrale per verificare la non pretestuosità di questa proposta di lettura è il dibattito sul capitalismo organizzato. Non è il caso dell’economia di questo scritto di operare una messa a punto, ancora insufficiente, del dibattito internazionale su tale problema, che è molto complesso in quanto implica una discussione molto alta sulla teoria marxiana della crisi (Grossmann e Pollock), l’individuazione della matrice secondinternazionalista delle suggestioni, e, nel cuore degli anni Trenta, degli orientamenti “”planisti”” (Hilferding e De Man) (76), il peso reale esercitato dalla esperienza pianificatrice sovietica (77) e le implicazioni politiche direttamente connesse a questi orientamenti, sia generali che nella forma specifica che assume la loro proiezione all’interno del comunismo internazionale. E’ Bucharin infatti che nelle sue analisi dell’imperialismo e del capitalismo contemporaneo si faceva portatore della possibilità della esistenza di un’organizzazione del capitalismo tale da eliminare le crisi: è l’ipotesi dell’«’ordinamento sociale del capitalismo collettivo’ (capitalismo di Stato), in cui la classe capitalistica è unificata in un trust unitario, per cui abbiamo a che fare con un’economia organizzata, ma che in pari tempo è antagonistica dal punto di vista delle ‘classi’. In una realtà sociale di questo tipo «non può sorgere ‘alcun tipo di crisi’ di sovrapproduzione» (78). Da tale orientamento derivava l’interpretazione fornita da Tasca della stabilizzazione capitalistica, tendente a individuare «il relativo consolidamento della borghesia ‘sul piano nazionale’». Con strumenti diversi le borghesie nazionali «tendono e in una qualche misura riscono a “”planizzare”” l’economia interna» (79). Togliatti assume fondamentalmente questi due interlocutori come oggetto critico, sia individuandone la matrice economicistica sia criticando attraverso essi gli orientamenti planisti e socialdemocratici. Il punto di riferimento obbligato continua ad essere il giudizio formulato da Hilferding al congresso della SPD del 1927: «attualmente ci troviamo nel periodo del capitalismo in cui in linea di massima è superata l’era della libera concorrenza nella quale il capitalismo era dominato esclusivamente dall’operare delle cieche leggi di mercato e stiamo giungendo ad un’organizzazione capitalistica dell’economia, cioè dalla economia del libero gioco delle forze stiamo passando all’economia organizzata (…). ‘Capitalismo organizzato’ in realtà ‘significa sostituzione in linea di principio della libera concorrenza con il principio socialista della produzione pianificata’» (80). La critica della tesi del capitalismo organizzato è in Togliatti nettissima e si articola nel ribadimento di due punti: a) la trasformazione imperialistica del capitalismo non ne muta né la natura né le leggi di movimento (81); b) la prevalente caratterizzazione monopolistica dell’economia non fa venir meno la concorrenza e l’anarchia della produzione. Le contraddizioni del capitalismo non vengono eliminate ma si ripresentano in forme più accentuate. Il riferimento all’esperienza statunitense è limpido: «Prendiamo anche i paesi dove il processo di trustificazione, di cartellizzazione è giunto alle forme più elevate: ebbene, in questi paesi, come gli Stati Uniti, si sviluppano nuove forme di concorrenza tra branche di produzione analoghe, tra branche di produzione che soddisfano a bisogni analoghi con mezzi diversi: cioè l’anarchia della produzione capitalistica si riproduce in sfere allargate, sul terreno del progresso della trustizzazione e della cartellizzazione» (82). Sulla bae di questa impostazione Togliatti dà un giudizio preciso anche sui fenomeni di capitalismo di Stato: «Lenin non vedeva in queste tendenze altro che un correre ai ripari dello Stato di fronte ai più gravi fenomeni di disgregazione economica e di malcontento delle masse provocati dall’aggravarsi di tutti i contrasti propri del regime capitalistico» (83)”” [(76) Cfr. il saggio di Aldo Agosti, ‘Le matrici revisioinste della “”pianificazione democrafica: il planismo””, in “”Classe””, n. I, giugno 1969, pp. 241 ss.; (77) Per una messa a punto di carattere generale cfr. M. Dobb, ‘Pianificazione’, in C. Napoleoni (a cura di), ‘Dizionario di economia politica’, Edizioni di Comunità, Milano, 1956, pp. 1101 ss.; (78) N.I. Bucharin, ‘L’imperialismo e l’accumulazione del capitale’, Laterza, Bari, 1972, pp. 101-2. Sono anche da teneri presenti le considerazioni di Bucharin che Togliatti cita esplicitametne: ‘La teoria del capitalismo organizzato’ (1929), in ‘Opere’, III, I, pp. 121-5; (79) G. Berti, ‘I primi dieci anni della vita del Partito comunista italiano’, Feltrinelli, Milano, 1966, p. 688; (80) Citato da L. Colletti e C. Napoleoni, ‘Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo’, Laterza, Bari, 1970, pp. 469-70; (81) «L’imperialismo (…) secondo l’insegnamento di Lenin, non modifica la natura del regime capitalistico, ma è una ‘sovrastruttura’ della società capitalistica, una continuazione dello sviluppo di essa secondo le stesse sue leggi fondamentali, in forma contraddittoria e anarchica, in mezzo a contraddizioni più profonde» (Togliatti, ‘La teoria del capitalismo organizzato’, cit. pp. 121-3); (82) Id., ‘intervento al Comitato centrale del PCd’I’ (1929), in ‘Opere’, III, p: 12; (83) Id., ‘La teoria del capitalismo organizzato’, cit., p. 124. Cfr. considerazioni analoghe sviluppate in ‘La lotta contro l’opportunismo, la situazione italiana e i compiti del partit’ (1929), in ‘Opere’, III, I, p. 49)] (pag 291-292-293) “”Le ‘Note’ che Togliatti invia a Terracini nel 1932 fissano esplicitamente il senso ed anche i limiti del rifiuto togliattiano della teoria del capitalismo organizzato: «A proposito…. (pag 293-294) Rapporto cesarismo fascismo in Gramsci (pag 336-) Attenzione di Gramsci alla composizione demografica europea e alla individuazione degli elementi di parassitismo (pag 359)”,”GRAS-129″
“DE-FELICE Renzo a cura di Pasquale CHESSA”,”Rosso e Nero.”,”Renzo De-Felice, massimo biografo di Mussolini, ha consentito che Pasquale Chessa, Vice Direttore di ‘Panorama’ per gli affari culturali, entrasse nel suo laboratorio storiografico. Ne è scaturito un libro con due anime: dell’intervista giornalistica e del saggio storico. Con lo scopo di spiegare la crisi del passato che si riverbera nel presente. “”Attraverso i documenti sovietici, dal diario di Georgi Dimitrov ai verbali del “”Fondo Stalin””, ora si ha la prova che la tattica, le parole d’ordine, i tempi della strategia dei partiti comunisti europei non erano frutto di decisioni autonome, ma di piani elaborati a Mosca”” (pag 72)”,”STOx-010-FV”
“DE-FELICE Franco a cura; scritti di Sidney SONNINO Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Luigi EINAUDI Luigi STURZO Giuseppe ZANARDELLI Antonio DE-VITI-DE-MARCO Antonio SALANDRA Antonio JATTA Gaetano SALVEMINI Riccardo BACHI Ghino VALENTI Francesco COLETTI Scilla COCCIA Alfredo FRASSATI Luigi CRAPONNE Francesco Saverio NITTI Arturo LABRIOLA Giuseppe PREZZOLINI Enrico CORRADINI Alfredo ROCCO Santi ROMANO Antonio DI-SAN-GIULIANO Luigi BARZINI Conte Vincenzo Ottorino GENTILONI”,”L’età giolittiana.”,”Franco De Felice ha insegnato storia contemporanea presso la Facoltà di lettere dell’Università di Bari. Tra i suoi lavori: ‘L’agricoltura nella terra di Bari, 1840-1924’ (Bari, 1971), ‘Serrati, Bordiga, Gramsci’ (Bari, 1971), ‘Fascismo, democrazia, fronte popolare’ (Bari 1974). Conte Gentiloni. Cattolico impegnato nel sociale. Il conte del Sacro Romano Impero Vincenzo Ottorino Gentiloni fu dirigente dell’Azione Cattolica, presidente dell’Unione cattolica romana e del Comitato regionale marchigiano. Nel luglio del 1909 ebbe da papa Pio X la direzione dell’Unione Elettorale Cattolica Italiana, della quale mantenne la guida fino a poco prima della scomparsa. L’Unione Elettorale era succeduta all’Opera dei Congressi, sciolta da Pio X il 28 luglio 1904[1] a causa dei perduranti contrasti tra “”intransigenti”” (contrari a qualsiasi accordo con lo Stato unitario – il Regno d’Italia – che aveva occupato ed estromesso lo Stato Pontificio) e “”transigenti”” (ovvero i fautori di un accordo con i liberali risorgimentali). Il conte Gentiloni era schierato con i transigenti: egli, infatti, sosteneva la monarchia ed il governo contro l’avanzata socialista, marxista e anarchica volta non solo verso di essi, ma anche verso tutta o buona parte del patrimonio di valori tradizionali del mondo cattolico. La nomina di Gentiloni alla direzione dell’Unione Elettorale nel 1909 giungeva poco dopo la condanna da parte del papa delle sessantacinque proposizioni moderniste contenuta nel decreto Lamentabili sane exitu del 3 luglio 1907, e dopo la scomunica del modernismo stesso, additato a sintesi di tutte le eresie, contenuta nell’enciclica Pascendi Dominici gregis dell’8 settembre successivo. Il Patto e il Partito Liberale filocattolico[modifica | modifica wikitesto] Nel 1912, nonostante non fosse ancora stato revocato il non expedit decretato dal papa Pio IX, Gentiloni, nella sua funzione di massimo responsabile dell’UECI, concluse con Giovanni Giolitti l’accordo che andrà sotto il nome, appunto, di Patto Gentiloni, basato su tre direttrici fondamentali: il finanziamento alle scuole private (prevalentemente cattoliche); l’impegno a non permettere l’introduzione del divorzio in Italia; la giurisdizione separata per il clero. Nello spirito del Patto, Gentiloni e Giolitti diedero vita all’Unione Liberale del periodo immediatamente precedente alla prima guerra mondiale, al quale s’ispireranno, dopo la seconda guerra mondiale, i fondatori del Partito Liberale Italiano. Nel Partito Liberale, fondato nel 1912, venivano perciò a confluire il filone risorgimentale più istituzionale, legato alla tradizione della destra storica, e il filone cattolico largamente maggioritario nel Paese, anche se fino ad allora sostanzialmente escluso dalla partecipazione ufficiale alla legislazione e all’amministrazione dello Stato. Tale partito nell’epoca prefascista ebbe quindi un orientamento monarchico, cattolico e tradizionalista. Nelle Elezioni politiche italiane del 1913 – le prime della storia italiana a suffragio universale maschile – il PL ottenne uno schiacciante successo. Favorendo l’elezione di quei candidati che si fossero impegnati a rispettare i tre punti del Patto Gentiloni, l’azione del conte ribaltò di colpo la sudditanza politica del cattolicesimo in Italia prodottasi dopo l’unificazione nazionale. (wikip)”,”ITAA-162″
“DE-FELICE Renzo”,”Il triennio giacobino in Italia (1796-1799).”,”Renzo De Felice insegna storia contemporanea nell’Università di Roma. Noto a livello internazionale per gli studi sul fascismo è anche autore di numerosi lavori dedicati al giacobinismo italiano, alla storia dell’emigrazione italiana, allre vicende degli ebrei in età contemporanea.”,”ITAB-028-FL”
“DE-FELICE Renzo”,”Fascismo, antifascismo, nazione. Note e ricerche.”,”‘Renzo De Felice insegna storia contemporanea nell’Università di Roma ‘La Sapienza’ (1996). Noto a livello internazionale per gli studi sul fascismo, è anche autore di numerosi lavori dedicati al giacobinismo italiano, alla storia dell’emigrazione italiana, alle vicende degli ebrei in età contemporanea. Per la Bonacci editore ha pubblicato: ‘Intellettuali di fronte al fascismo’ e ‘Il triennio giacobino in ItalIa (1796-1799)’.”,”ITAF-005-FC”
“DE-FELICE Renzo”,”Intellettuali di fronte al fascismo. Saggi e note documentarie.”,”Il presente volume raccoglie quattro saggi e tre brevi note, che hanno un tema di fondo comune, quello degli intellettuali di fronte al fascismo visto non in termini generali, astratti, ma nel concreto… (pag 7) Cap. V L’ultimo, estremo tentativo nittiano alla vigilia della “”marcia su Roma”” per fermare Mussolini Cap. VI. Piero Gobetti in alcuni documenti di Mussolini Cap. VII. Gli esordi del corporativismo in alcune lettere di Alceste De Ambris”,”ITAF-408″
“DE-FEO Italo”,”Cavour. L’ uomo e l’ opera.”,”””Cavour rispose: “”Dite a lord Palmerston che sono abbastanza liberale per non essere russo, ma che lo sono troppo per essere austriaco””. Era una triste necessità perdere l’ alleanza britannica per la russa. Diceva a Massari: “”Ci sono in Europa tre potenze interessate a disfare lo statu quo- Francia, Prussia, Russia – e due interessate a conservarlo- Austria, Inghilterra -: mi duole che le tre prime non siano le più liberali, ma cosa farci? io non posso stare con le altre due”””” (pag 444)”,”ITAB-111″
“DE-FEO Italo”,”Diario politico, 1943 – 1948.”,”DE-FEO Italo nato nel 1912 , s’è formato alla scuola crociana della quale ha messo a frutto l’ insegnamento in molte opere storiche e letterarie tra cui le biografie di CAVOUR, MANZONI e LEOPARDI. Scrittore politico ha dedicato alla storia degli ultimi anni saggi e libri, uno dei quali si intitola “”Tre anni con Togliatti”” (Mursia, Milano, 1970) che resta la fonte principale di notizie sulla personalità del campo comunista. La mancata epurazione della vecchia burocrazia dello Stato. Il governo De Gasperi. “”Togliatti spiega la soluzione della crisi in modo molto semplice. L’ antifascismo italiano è scarso di uomini e d’ intelligenze. I CLN non sono riusciti a mobilitare lo spirito democratico del paese, e perciò la loro sconfitta ed estromissione era inevitabile. Occorre un minimo di conoscenze tecniche per fare funzionare l’ apparato dello Stato e queste conoscenze non s’ improvvisavano. Persino il partito comunista, che pure dispone di quadri preparati, ha incontrato una qualche difficoltà a trovare uomini adatti per i ministeri, ed ha dovuto ricorrere, per le finanze, a Scoccimarro, che è un uomo di buonsenso e di larga esperienza, ma non uno specialista, e per l’ agricoltura a Gullo, ch’è un avvocato.”” (pag 239)”,”ITAP-115″
“DE-FEO Italo”,”Croce. L’ uomo e l’ opera.”,”Croce e l’ avvento del fascismo (pag 444) Italo de FEO è nato nel 1912. Ha compiuto gli studi a Napoli ove si è laureato in giurisprudenza e filosofia. Allievo di Adolfo OMODEO negli anni in cui lo storico preparava i corsi sulla Restaurazione francese. Nel 1933 fu arrestato per attività antifascista e allontanato dall’ insegnamento, denunciato al Tribunale speciale e incarcerato. Alla Liberazione fu capo dell’Ufficio Stampa del Comitato di Liberazione Nazinoale, membro della Commissione nazionale della Stampa ecc. Ha collaborato a varie riviste e giornali. E’ stato uno dei primi organizzatori della Rai-Tv. Ha scritto molte opere tra cui ‘Tre anni con Togliatti’.”,”BIOx-128″
“DE-FEO Italo”,”Tre anni con Togliatti.”,”DE-FEO Italo “”(Bordiga) Dirà nel ’26: “”Lenin aveva dato la formula lapidaria del significato della scissione in Italia, quando aveva detto al compagno Serrati: “”Separatevi da Turati e poi fate l’alleanza con lui””. Questa formula avrebbe dovuto essere da noi adottata alla scissione, avvenuta in forma diversa da quella prevista da Lenin. Dovevamo cioè, come era indispensabile e storicamente necessario, separarci non solo dal riformismo, ma anche dal massimalismo, che in realtà rappresentava e rappresenta l’opportunismo tipico italiano nel movimento operaio; ma dopo ciò e pur continuando la lotta ideologica e organizzativa contro di essi, cercare di fare un’alleanza contro la reazione. Per gli elementi dirigenti del nostro Partito, ogni azione dell’Internazionale rivolta ad ottenere un riavvicinamento a questa linea apparve come se fosse una sconfessione implicita della scissione di Livorno, come una manifestazione di pentimento””.”” (pag 159)”,”PCIx-278″
“DE-FEO Alessandro”,”Politica economica. X Lezione. Questioni di politica agraria. Contenuto giuridico del contratto agrario.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-X-2″
“DE-FEO Nicola; M. BEDESCHI Giuseppe”,”Analisi della merce e teoria del partito in Lukács (De-Feo); Lukács e la teoria della mediazione dialettica (Bedeschi).”,”Citato il contributo di Tito Perlini, ‘La contraddittoria parabola di Gyorgy Lukács’, in n. 4 PdS (Problemi del Socialismo)”,”TEOC-003-FB”
“DE-FEO Nicola M.”,”Max Weber.”,”””Direttamente legata al carattere capitalistico della razionalità formale, è l’analisi dell’«impresa», l’istituzione fondamentale dell’«economia acquisitiva», fondata sul profitto del capitale e la separazione dei lavoratori dagli strumenti di produzione. E’ questa separazione, infatti, che genera il lavoro salariato e l’accumulazione del capitale, come i due poli antagonistici di un processo unico, cioè lo sviluppo economico. In questa analisi, Weber recupera ancora una volta l’analisi di Marx, per descrivere un processo, quello della razionalizzazione, che per Weber non dipende direttamente dal dominio di classe dell’uomo sull’uomo, ma dalla crescita oggettiva e necessarie delle forze produttive che il capitale, in quanto forma necessaria e razionale dell’organizzazione industriale della società moderna produce, sia nella attuale società borghese, che nella futura (possibile) società socialista. La separazione del produttore dai mezzi di produzione non dipende dallo sfruttamento e dal plusvalore che il capitalista si appropria, appropriandosi del pluslavoro, come diceva Marx, ma è la conseguenza inevitabile del progresso della razionalità formale, che produce la divisione del lavoro, la meccanizzazione e specializzazione delle prestazioni e delle funzioni interne ed esterne al processo lavorativo. Anche se la razionalizzazione genera la divisione e parcellizzazione dei compiti e delle attività, dei ruoli e delle discipline all’interno della scienza così come nella fabbrica, nell’organizzazione del potere, dello Stato, ecc., questo non è espressione dello sfruttamento e dell’alienazione, anche se necessariamente questi eventi della generale razionalizzazione portano sempre disumanizzazione, reificazione, perdita del possesso completo dell’umanità, dei sentimenti, ecc. Questa disumanizzazione è tuttavia necessaria, perché è prodotta dalla crescita del potere della ragione calcolatrice, della capacità e possibilità dell’uomo di disciplinare, controllare e dirigere i processi sociali, economici, politici. La separazione tra proprietà e lavoro, la proletarizzazione, l’espropriazione dei produttori, ecc., sono fenomeni che Weber descrive non solo all’interno della fabbrica moderna, ma anche all’interno delle strutture sociali, politiche, culturali del «mondo moderno occidentale»; essi sono forme generali della «razionalizzazione» dei rapporti sociali, economici, politici che il capitale e lo Stato moderno gestiscono e conducono in prima persona”” (pag 21-22)”,”TEOS-146-FF”
“DE-FEO Nicola Massimo”,”Presenza di Max Weber.”,”‘Nello stesso senso, secondo Luciano Cavalli, «Weber hoh ha, quindi e non cerca una “”chiave”” dello sviluppo storico (come offerta ad es., dal “”materialismo dialettico””). Egli esplora una particolare civiltà, cercando di comprenderne gli interni svolgimenti in termini “”plurifattoriali””» (16). Muovendo dalla necessità di «un confronto tra il pensiero di Weber e quello di Marx ed Engls sullo sviluppo capitalistico in Inghilterra», giustamente il Cavalli rileva la diversità dell’analisi weberiana de ‘L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’, più polemica contro il marxismo, da quella della ‘Storia economica’, più aderente ad esso nella interpretazione storica del capitalismo e della sua genesi sociale’ (pag 123)”,”WEBx-001-FGB”
“DE-FEUQUIERES Marquis [Antoine de Pas (1648-1711), marquis de]”,”Memoires sur la guerre. Tome premier.”,”Marqueis de Feuquieres, Lieutenant Général des Armées du Roi.”,”QMIx-019-FSL”
“DE-FEUQUIERES Marquis [Antoine de Pas (1648-1711), marquis de]”,”Memoires sur la guerre. Tome second.”,”Marqueis de Feuquieres, Lieutenant Général des Armées du Roi.”,”QMIx-020-FSL”
“DE-FEUQUIERES Marquis [Antoine de Pas (1648-1711), marquis de]”,”Memoires sur la guerre. Tome troisieme.”,”Marqueis de Feuquieres, Lieutenant Général des Armées du Roi.”,”QMIx-021-FSL”
“DEFFARGES Anne”,”La social-démocratie sous Bismarck. Histoire d’un mouvement qui changea l’Allemagne.”,” DEFFARGES Anne è maître de conférences en Allemand nell’Università di Clermont-Ferrand e membro del CHEC, Centre d’Histoire “”Espaces et Cultures”” (EA 1001). Si è occupata di attività letteraria e culturale della socialdemocrazia e in generale sulle interazioni tra letteratura, storia e politica in Francia e in Gemania. Forza e diffusione stampa socialista. “”La presse sociale-dèmocrate également était un moyen de propagande efficace pour la diffusion des idées socialistes; elle jouait un grand rôle dans les efforts constants pour cultiver les couches populaires et leur donner l’habitude de lire. Cette presse était bon marché et très répandue. Dès 1876, moins d’un an aprés l’unification des deux organisations socialistes, le parti possédait vingt-trois journaux politiques, dont huit quotidiens, avec au total presque 100 000 abonnées (171). Au moment où la loi antisocialiste fut adoptée deux ans plus tard, on en était déjà à quarante-deux organes, avec un tirage de 150 000 exemplaires. Treize étaient des quotidiens. Ceux qui considèrent ce parti comme un groupuscule avant 1890 sont donc loin du compte. Vingt-cinq de ces journaux étaient imprimés sur les presses du SPD. Ceux-là furent parmi les premières victimes de la loi. Le parti essaya d’en sauver, souvent en édulcorant son langage à l’extrême, mais 2 500 salariés du parti perdirent immédiatement leur gagne-pain. Selon Kurt Koszyk, “”Le parti chercha par toutes sorets de moyens à sauver au moins une partie de la presse. Le ton devint docile, on changea le nom de certains journaux et l’on se comporta aussi innocemment que possible”” (172). C’était peine perdue. Pour pouvoir exposer clairement le point de vue socialiste, il fallait introduire des écrits illégalement sur le territoire. Ici aussi, la difficulté fut transformée en avantage; faire entrer en fraude en Allemagne et y diffuser partout l’organe central, la revue théorique et l’autres ouvrages considérés comme subversifs devint un moyen essentiel de trouver et d’organiser des soutiens, de remetrre au travail des membres actifs, et de faire face à la répression. Vers la fin de la loi antisocialiste, la presse du parti avait atteint un rayonnement jamais égalé; elle comptait en 1890 soixante journaux dont dix-neuf quotidiens, nombre d’organes locaux ou régionaux, et un tirage total de 254 000 exemplaires. Le quotidien officiel du parti était alors le ‘Vorwärts’, qui tirait à 48 000 exemplaires. Bien entendu, ces chiffres allèrent croissant après la fin de la loi. En 1897, sur les désormais soixante-dix organes du parti, trente-neuf étaient quotidiens. Ces chiffres considérbles prierent encore de l’ampleur jusqu’à la Première Guerre mondiale, puisqu’en 1914, on comptait pas moins de quatre-vingt-quatorze journaux, dont quatre-vingt-dix quotidiens. La presse sociale-démocrate dans sa totalité avait alors un tirage de 1,5 millions d’exemplaires! On a du mal à imaginer aujourd’hui un parti possédant une petite centaine d’organes, quotidiens, hebdomadaires et revues. Cela laisse imaginer le rôle rempli par la presse dans l’expansion sociale-démocrate, et surtout le rôle joué par le SPD dans la societé allemande au tournant du siècle”” (pag 126-127)”,”MGEx-235″
“DE-FILIPPO Eduardo”,”Il sindaco del rione Sanità.”,”Fabio: ‘Vittima?’; Antonio: ‘E’ naturale. Perché si tratta di gente ignorante e la società mette a frutto l’ignoranza di questa gente’ (pag 26)”,”VARx-110-FV”
“DE-FILIPPO Eduardo”,”I capolavori di Eduardo. Ditegli sempre di sì – Sik-Sik, l’artefice magico – Natale in casa Cupiello – Non ti pago – Napoli milionaria! – Questi fantasmi! – Filumena Marturano – Le voci di dentro.”,”””Ho assorbito avidamente, e con pietà, la vita di tanta gente”” (Eduardo)”,”VARx-063-FSD”
“DE-FINETTI Bruno”,”Teoria della probabilità. Sintesi introduttiva con appendice critica. Volume primo.”,”Dedica del volume al collega Beniamino Segre”,”STAT-001-FAP”
“DE-FINETTI Bruno”,”Teoria della probabilità. Sintesi introduttiva con appendice critica. Volume secondo.”,”Dedica del volume al collega Beniamino Segre”,”STAT-001-FAP”
“DE-FIORE Luciano MONTEBUGNOLI Alessandro”,”Intorno a Marx e alla “”teoria dei bisogni””. (Il problema della rivoluzione in Ágnes Heller)”,”La vera ricchezza secondo Marx “”Al riguardo la Heller fa notare come Marx marchi un progresso rispetto all’uso che l’economia politica classica faceva della categoria “”ricchezza””; passo in avanti che consiste proprio, a suo avviso, nella non totale identificazione della ricchezza con il carattere materiale della stessa. Quest’ultimo per Marx non è che il presupposto della ricchezza “”umana””, “”la base per il libero sfogo di tutte le capacità e i sensi umani, cioè per l’esplicazione della libera e molteplice attività di ogni individuo. Il bisogno come categoria di valore non è altro che ‘il bisogno di questa ricchezza’”” (4). A conforto di questa affermazione, la Heller fa seguire un passo dei ‘Manoscritti’: “”Si vede come al posto della ‘ricchezza’ e della ‘miseria’ come le considera l’economia politica, subentri ‘l’uomo ricco’ e la ricchezza dei bisogni ‘umani’. L’uomo ricco è a un tempo l’uomo ‘che ha bisogno’ di una totalità di manifestazioni di vita umane”” (5). Ovvero – secondo la lettura helleriana – divengono “”primari non i bisogni riguardanti i beni materiali, ma quelli diretti alle “”attività superiori”” e soprattutto ‘quelli diretti agli altri uomini’ intesi non come mezzo, ma come fine”” (6)””. (pag 30) [Luciano De Fiore Alessandro Montebugnoli, Intorno a Marx e alla “”teoria dei bisogni””. (Il problema della rivoluzione in Ágnes Heller)] [(4) Ágnes Heller, ‘La teoria dei bisogni in Marx’, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 40; (5) K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844′, a cura di N. Bobbio, Torino, Einaudi, p. 123; (6) A. Heller, op. cit., p. 27] “”Considerando l’interpretazione helleriana di Marx così come ci si è andata finora chiarendo, giungiamo a una prima conclusione, che può essere introdotta da questa citazione: la costruzione di un futuro “”umanizzato”” non può prescindere da un progressivo “”cambiamento della struttura dei bisogni, tale da stimolare negli individui il bisogno di maggior ‘tempo libero’ (e, in questo, di “”attività libere””) piuttosto che di un ulteriore incremento della produzione di beni e di ricchezza materiali (non esiste infatti un livello di produzione tale da non poter essere superato a danno del tempo libero)”” (24). Il senso della citazione è dunque il seguente: gli uomini, in tanto saranno capaci di edificare la società futura in quanto privilegeranno l’aumento di tempo libero piuttosto che l’aumento di ricchezza materiale. Viene così in primo piano l’alternativa-opposizione esistente tra tempo libero e produzione della ricchezza materiale; e di essa si coglie tutto il peso e il significato appunto alla luce dell’affermazione che vera ricchezza non sono i beni materiali, bensì il tempo disponibile (o libero, nell’accezione più usata dalla Heller). Su questo tema troviamo riferimenti precisi nell’opera di Marx: nel comunismo “”la ricchezza è il tempo di cui si dispone, nient’altro”” (25); “”la ricchezza reale è la forza produttiva sviluppata da tutti gli individui. E allora la misura della ricchezza non è più data dal tempo di lavoro, ma dal tempo disponibile”” (26). L’individuo si realizza pienamente come uomo nel tempo libero, o, per essere filologicamente precisi, nel tempo di cui “”dispone”””” (pag 34) [Luciano De Fiore Alessandro Montebugnoli, Intorno a Marx e alla “”teoria dei bisogni””. (Il problema della rivoluzione in Ágnes Heller)] [(24) A. Heller, op. cit, p. 115; (25) K. Marx, Storia delle teorie economiche, Torino, Einaudi, vol. III, pag. 278; (26) K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economa politica’ (“”Grundrisse””), Torino, Einaudi, p. 721] Tesi Heller su due diverse concezioni del comunismo coesistenti nell’opera di Marx (pag 36)”,”MADS-665″
“DE-FLORA Alberta”,”Teoria degli insiemi e analisi.”,”Alberta De-Flora è nata a Mantova; laureatasi in matematica nel 1965, è attualmente a Bologna ordinaria di matematica e fisica nel triennio del liceo scientifico A. Righi. Si occupa di ricerche in teoria dei grafi e di didattica della matematica; in quest’ultimo campo è autrice di diversi testi.”,”SCIx-143-FL”
“DE-FLORENTIIS Giuseppe”,”L’automazione.”,”DE-FLORENTIIS Giuseppe ingegnere e studioso di scienze è nato a Roma e vive a Milano dove dirige la Sezione di Tecnologia e Scienze aplicate della Nuova Enciclopedia Mondadori.”,”SCIx-337″
“DEFOE Daniel”,”La peste di Londra. (A Journal of the Plague Year).”,”””Vi fu a Londra una peste spaventosa nell’anno sessantacinque, nostro evo; si portò via centomila anime, eppure io rimasi vivo”” (in apertura prefazione) “”L’eroe di Defoe è lo ‘squatter’, cercatore d’oro e di proprietà per l’universo di terre e d’acque, cioè il tipico piantatore australiano o americano che ha bisogno di possedere, fosse pure il deserto e non fosse altro che la nuda roccia. Robinson o Jacque, Moll Flanders, Roxana o Singleton: essi somigliano stranamente agli uomini che lottavano per la sicurezza e il possesso subito dopo la cacciata dal Paradiso terrestre. Ma vivono in una intimità spaventosamente individuale con un assiduo e calcolatore se stesso, freddi, impassibili, capaci piuttosto di lasciarsi cuocere dalle lacrime che di trovare una «compagnia» nella quale versarle. (…) D’altra parte, nuovo e spaventoso Robinson, il sellaio del ‘Journal of the Plague Year’, vive a Londra fra gli appestati in una solitudine soprannaturale; si isola nella propria casa, si fortifica come meglio può contro le insidie dell’epidemia, rifacendo daccapo l’umanità per suo personale uso e consumo con gli espedienti stessi dell’isola deserta. Dei sei capolavori quello che meno risponde al carattere sopra descritto è il ‘Journal of the Plague Year’ che qui presentiamo tradotto col titolo ‘La peste di Londra’. E’ uno dei meno noti, il meno organico, anche, e tuttavia contiene forse le pagine più belle che Defoe abbia scritto. Ecco che cosa ne dice Emilio Cecchi in un saggio di ‘L’osteria del cattivo tempo’: «Il tono autobiografico può indurre a ritenere che il Defoe narri esperienze dirette, mentre nel 1665, quando infierì la pestilenza, al massimo poteva avere cinque anni. E il ‘Journal of the Plague Year’ lo compose quasi sessantenne, nel 1722, il suo ‘annus mirabilis’, ché oltre al Journal, nel 1722 furono scritti e pubblicati: ‘Moll Flanders’ e ‘Colonel Jacque’, cioè a dire due fra i maggiori romanzi del Defoe, a parte i suoi articoli e libelli. (…) Nella nostra galleria di maestri della peste, non potremmo certamente dare al Defoe, per rispetto alla grande tradizione, un posto sopra Tucidide. Né gli vorremmo dar quello sopra Manzoni. Ma il terzo posto nessuno glielo toglie. Sebbene in lazzaretto, lasciamo andare, è sempre un buon posto». Dobbiamo aggiungere che l’intenzione in Defoe, scrivendo il ”Journal’, era documentaria. Il lettore vedrà che per lunghi tratti il libro si riduce a un’esposizione di documenti d’archivio. Come inoltre Defoe firma il manoscritto con le iniziali del nome di un suo zio, Henry Foe, effettivamente esistito, non è del tutto improbabile che abbia usufruito di qualche vecchio quadernetto di appunti trovato in soffitta”” (Elio Vittorini, introduzione) (pag XIV-XVII); “”Gli abitanti dei comuni vicini a Londra furono biasimati da molte parti per la crudeltà mostrata nei riguardi dei poveri fuggiaschi; ma io non posso asserire che si mostrarono sempre crudeli poiché seppero anche prestare un caritatevole e provvido aiuto in tutti quei casi in cui non correvano troppo pericolo a farlo. Ad ogni modo, dove crudeltà vi fu sembra sia stata crudeltà vana, poiché, malgrado tutte le precauzioni, non un solo comune, entro un raggio di quindici o venti leghe da Londra, rimase illeso dalla pestilenza. (…) A rendere diffidenti gli abitanti delle campagne verso chiunque provenisse da Londra, in special modo se era povero, contribuiva il fatto che le persone infette sembravano avere una malvagia inclinazione ad infettare gli altri. I medici hanno discusso a lungo tra loro sui motivi di questa presunta inclinazione. Alcuni la spiegano asserendo che il male stesso suscita nell’infermo un furore d’odio contro i propri simili pressapoco come quello che l’idrofobia fomenta nei cani spingendoli a mordere qualunque animale o persona incontrino sul loro cammino. Altri l’attribuiscono invece alla perfidia dell’umana natura per la quale un uomo non può tollerare di vedersi in uno stato più infelice di quanti lo circondano e istintivamente, involontariamente, desidera che tutti gli uomini soffrano come soffre lui. Altri infine l’attribuiscono alla disperazione che assale l’infermo e lo porta a non aver riguardi per i pericoli cui espone se stesso e il prossimo. E invero quando un uomo si riduce a un tale stato di abbandono che non si cura più della propria salvezza, non vi è da stupirsi se, alla stessa stregua, non si curi della salvezza altrui. Ma io credo che il fatto in sé, di una inclinazione generale degli infermi ad infettare gli altri, non sia completamente vero”” (pag 101-103)”,”VARx-001-FGB”
“DE-FONSECA Carlos”,”Le origini del Partito comunista portoghese.”,”””Nel 1922 la CNT spagnola (Plenum di Lerida) invita la CGT [Confederação General do Trabalho] portoghese a mandare i suoi delegati al Congresso dell’ISR [Internazionale Sindacale Rossa] a Mosca. La CGT delega, in qualità di osservatore, Perfeito de Carvalho, che all’Esecutivo dell’ISR presenta una dichiarazione nella quale si afferma che «la tattica e gli obiettivi perseguiti finora dalla CGT concordano con le risoluzioni del Congresso costitutivo dell’ISR». Convertito ai principi dell’ISR, Perfeito de Carvalho, al suo ritorno da Mosca costituisce il Comitato della Minoranza Sindacale: minoranza sulla quale i bolscevichi concentrano la loro attenzione, perché raccoglie i militanti più capaci e veramente legati con un rapporto diretto alle masse organizzate. La dichiarazione presentata da Carvalho a Mosca è la prova che i dirigenti sindacali portoghesi intendevano aderire all’IRS, contrariamente all’affermazione di M.J. de Souza che «essi non hanno mai avuto tale intenzione» e che «la CGT aveva accettato l’invito della CNT perché ignorava la dissidenza di Leida». Se le vicende del periodo staliniano hanno risparmiato quel documento, sarà possibile avere la conferma del fatto. La fondazione dell’AIL (Associazione Internazionale dei Lavoratori) di Berlino toglie tuttavia all’Internazionale dei Sindacati Rossi la possibilità di conquistare la CGT portoghese. Infatti, quest’ultima riceve dall’Unione Sindacale Italiana (USI) un invito a partecipare alla Conferenza internazionale dei Sindacati Rivoluzionari che si riunirà a Berlino (26) e soltanto dopo tale Conferenza la CGT prenderà una posizione definitiva. Nella risposta all’invito dell’Unione Sindacale Italiana, il segretario della CGT de Souza dichiara: «Siamo alla vigilia del nostro congresso nazionale che, per motivi imprevisti, è stato rinviato al prossimo luglio. Tale congresso prenderà posizione sulla questione dei rapporti internazionali (…). Noi abbiamo inviato a Mosca un nostro delegato che, essendo giunto troppo tardi, non ha avuto la possibilità di assistere al congresso dell’Internazionale Sindacale Rossa e al suo ritorno non ha potuto riferirci molto sul congresso (27)». Il delegato Perfeito de Carvalho, dunque, non assistette ai lavori del congresso di Mosca, ma non si rifiutò di fare la relazione chiestagli dalla CGT, come afferma lo stalinista Benito Gonçalves. Quanto alla Conferenza internazionale dei Sindacati Rivoluzionari, il segretario della CGT nella lettera all’USI così scrive: «E’ probabile che noi accetteremo i risultati della Conferenza se essi concorderanno coi principi della lotta di classe e del sindacalismo rivoluzionario, riconoscendo come possibile una Internazionale che non si a controllata da alcuno dei gruppi politici internazionali». Tra l’adesione all’Internazionale Sindacale Rossa e quella all’Internazionale di Amsterdam, gli anarchici avevano mostrato fino allora di propendere per la prima: è un fatto tuttavia che la scelta delle relazioni internazionali determinò forti ondeggiamenti in seno alle USO più importanti del paese. Una volta fondata la nuova Internazionale, gli anarcosindacalisti si affrettano a raccogliere tutte le loro forze e a intraprendere una rumorosa campagna sui giornali ‘A Batalha’ e ‘A Comuna’ in favore del sindacalismo rivoluzionario. Il 3° Congresso della CGT, riunito a Covilha, come si prevedeva, ha uno svolgimento tumultuoso in cui esplode il contrasto. Nel suo rapporto il segretario generale afferma che «il capitalismo non si regge che per un fenomeno di auto-suggestione» (sic). La commissione d’organizzazione del congresso, composto da comunisti, si presenta a difendere le tesi dell’ISR, senza aver fatto preventivamente un sia pur minimo lavoro di propaganda in favore di esse e si trova di fronte ad un uditorio quasi totalmente favorevole agli anarchici. I delegati comunisti, dopo una votazione in cui le loro tesi raccolgono 22 voti appena su 142, abbandonano il congresso, isolandosi così dai lavoratori organizzati. Nell’agosto 1923 ha luogo a Lisbona una conferenza sindacale nella quale, su proposta della «Minoranza sindacale», si ridiscute la questione dei legami internazionali, ma ancora una volta il risultato del voto è favorevole alla nuova Internazionale di Berlino (104 voti contro 6 per l’ISR di Mosca e 5 astensioni) e nuovamente i comunisti volgono le spalle ai sindacati presenti e lasciano la sala. Essi, quindi, con un pubblico manifesto ‘Berlino-Mosca’, elevano una protesta contro l’orientamento della CGT e contro l’adesione alla «Internazionale fantasma». Più tardi si costituiranno in frazione autonoma in seno alla CGT e stabiliranno relazioni diretta con l’Esecutivo dell’ISR”” (pag 83-84) [(26) l’AIL, Associazione Internazionale dei Lavoratori, che riprese il nome dell’Internazionale fondata da Marx, nacque nel 1921 per iniziativa dei sindacalisti tedeschi, con l’adesione dell’Unione Sindacale Italiana, della minoranza della CGTU francese, degli anarco-sindacalisti spagnoli e portoghesi, degli IWW statunitensi e di alcune altre organizzazioni sindacaliste dell’America Latina. Essa però vide diminuire presto il numero dei suoi aderenti e la sua influenza; (27) Lettera pubblicata nel ‘Bulletin des Syndicats Révolutionnaires et Industriels’, edito a Berlino dall’Ufficio di Organizzazione della Conferenza Sindacale Internazionale]”,”MEOx-136″
“DE-FOVILLE Jean-Marc”,”I tedeschi a Parigi.”,”L’occupazione di Parigi. “”Anche i tedeschi sono sorpresi. Fino all’ultimo momento, cioè fino all’arrivo dei plenipotenziari a Écouen, lo stato maggiore di von Kuchler aveva paventato la reazione francese davanti e dentro Parigi. Erano state previste, in caso di resistenza della posizione di sicurezza e di barricate sulle strade d’accesso periferiche, molte divisioni di rincalzo e una grossa copertura aerea. Anche dopo la firma della resa il comando tedesco ha continuato a temere, in particolare per tutta la mattinata del 14, che il sentimento popolare e la tradizionale insofferenza delle masse parigine provocassero tumulti, sparatorie e attentati. L’immensità di Parigi, il dedalo delle vie e dei sobborghi, i ricordi barricadieri delle strade, tutto questo è fonte d’inquietudine per il nemico. Ne fanno fede le prime disposizioni impartite dallo stato maggiore di von Stutnitz: fin dal mattino, circa cinquanta auto con altoparlanti percorrono tutti i quartieri di Parigi. Gli interpreti ripetono in francese le istruzioni dell’alto comando tedesco: «Restate in casa. Consegnate le armi. Ogni attentato contro le truppe tedesche sarà punito con la morte». I parigini invece escono tranquillamente per assistere alla sfilata dell’esercito vittorioso (…). Ma all’interno di Parigi non c’è stato uno sparo, non un gesto di rivolta, non un grido. Le precauzioni di von Stutnitz sono inutili e non vengono applicate: è la curiosità, non la collera, che spinge i parigini ad accostarsi ai veicoli nemici; sui loro volti si legge un misto di rassegnata ammirazione e di tranquillo sollievo”” (pag 157); “”Le ragioni di questa apparente sottomissione sono molte. Parigi è, in primo luogo, una città che ha perduto tre quarti dei suoi abitanti: il 14 giugno, di tre milioni che erano ne sono rimasti poco più di settecentomila e il riflusso dei profughi, iniziatosi il 17, è sulle prime assai lento; la fine delle ostilità lo accelera un po’, ma la coincidenza con l’inizio delle vacanze scolastiche, fa sì che parecchie famiglie cerchino di dimenticare l’esodo recandosi al mare o ai monti. Il 14 luglio Parigi conta forse un milione di abitanti in gran parte commercianti e operai. La classe operaia, soprattutto a Parigi, dove la propaganda comunista era influente, si è disinteressata di una guerra che ritiene voluta dai capitalisti e che l’alleanza russo-tedesca ha screditato ai suoi occhi. Come sempre sensibile al pacifismo, essa non respinge a priori gli slogans della propaganda tedesca imperniata sul tema: «Noi non ce l’abbiamo col popolo francese ma con gli ebrei, con i plutocrati, con gli inglesi che hanno voluto servirsi di voi francesi come di carne da cannone per riaffermare il loro predominio in Europa». E il popolo, sempre pronto a credere alle società segrete, ai complotti misteriosi, alle spiegazioni romanzesche, dopo essersi crogiolato, qualche settimana prima, sulle presunte prodezze della quinta colonna, tributerà un certo successo alla mostra della massoneria organizzata in settembre al Grand Palais. Nei piccoli café del quattordicesimo dipartimento, di Montmartre o di Pré-Saint-Gervais, non è difficile, nel giugno 1940, vedere fraternizzare, in un francese approssimativo, consumatori parigini e soldati nemici in uniforme. Dal canto loro, i commercianti sono prima di tutto commercianti e la notizia che «essi pagano bene» non ha tardato a diffondersi. Favoriti dal cambio (un marco = venti franchi) gli occupanti si precipitano nei negozi. La prosperità di Parigi ha per loro del miracoloso. Da vari anni il commercio tedesco rifletteva le angustie di un’economia di guerra, l’alimentazione e l’abbigliamento erano strettamente razionati e offrivano ai normali consumatori prodotti poveri e uniformi, quando non si trattava di surrogati”” (pag 178-179)”,”QMIS-230″
“DE-FRANCESCO Antonino”,”Mito e storiografia della “”Grande rivoluzione””. La Rivoluzione francese nella cultura politica italiana del ‘900.”,”Antonino De Francesco è professore di Storia moderna nell’Università di Milano. Ha pubblicato saggi sulla realtà politica di Francia e Italia tra il 1789 e il 1848 con particolare riguardo alla stagione giacobino-napoleonica e agli sviluppi del movimento democratico. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Vincenzo Cuoco. Una vita politica’, Roma Bari, 1977.”,”STOx-002-FMP”
“DE-FRANCESCO Corrado TRIVELLATO Paolo”,”L’università incontrollata. Alcune cose da sapere prima di iscriversi.”,”Corrado De Francesco è autore del primo e secondo capitolo, Paolo Trivellato è autore del terzo e quarto capitolo. Entrambi sono ricercatori nel Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano. ‘Oltre che dal punto di vista dell’efficienza, un aumento della spesa così com’è distribuita attualmente è indifendibile sul piano dell’equità. Nel nostro sistema, finanziato per il 90% dall’erario, siamo lontani da una situazione di equità sotto due aspetti: primo anche chi non frequenta l’università contribuisce al suo funzionamento; secondo, tutti gli iscritti, indipendentemente dal reddito della famiglia pagano lo stesso importo di tasse universitarie, pur avendo capacità contributiva differenziata e, quel che più conta, non usufruendo in eguale misura del servizio, dato che non vengono fatti osservare standard di studio e di frequenza. Se lo stato espandesse la dimensione del suo intervento, usando le risorse così come sono raccolte oggi, opererebbe in modo iniquo, poiché aggraverebbe l’onere del funzionamento dell’istruzione superiore che pesa sui lavoratori dipendenti e in particolare su quelli che non mandano i figli all’università. Infatti in Italia come in altri paesi sono i lavoratori dipendenti a dare maggior contributo al gettito fiscale; e la parte più numerosa di questa categoria, costituita dagli operai, è quella che proporzionalmente manda meno i figli all’università rispetto ad altri gruppi (cfr. Cerea, 1977). Ne consegue che se ulteriori risorse vanno fatte affluire al sistema universitario queste dovrebbero provenire almeno in buona parte non dall’erario, ma da chi usufruisce in concreto dell’università. Come primo passo in questa direzione, sarebbe necessario modificare la struttura delle tasse di iscrizione e dei contributi di laboratorio, non tanto aggiornando il loro importo in proporzione all’aumento del costo della vita, quanto rapportando il loro ammontare al costo effettivo del servizio (v. la condizione degli studenti part-time, ndr) (…)”” (pag 131-132)”,”GIOx-121″
“DE-FRANCESCO Antonino”,”Il governo senza testa. Movimento democratico e federalismo nella Francia rivoluzionaria, 1789-1795.”,”La ‘leggenda nera del federalismo’ e la fortuna dell’opera di Filippo Buonarroti. “”La mortificazione delle potenzialità politiche presenti nella società francese uscita dall’esperienza monarchica – a ciò, in definitiva, si giunge allontanando sia la Gironda che la provincia dall’alveo democratico – costituisce, d’altro canto, il principale lascito della storiografia di primo Ottocento sul 1793. Non va in proposito scordato come la leggenda nera del federalismo – comunemente accolta nei differenti ambienti politici della Restaurazione – si sia conservata intatta anche all’interno della sinistra democratica e socialista, la quale avrebbe spesso negato ogni ragione rivoluzionaria alle rivolte per ricondurle nell’ambito del complotto controrivoluzionario. È consolidata tradizione storiografica che le ragioni di questa chiusura risiedano nella fortuna incontrata dall’opera di Filippo Buonarroti presso l’appena ricostituito partito repubblicano francese. Tornare alla celebre ‘Conspiration’ con l’augurio di individuarvi una distinta riflessione sul federalismo costa comunque più di una delusione, perché l’amico di Babeuf non nutrì alcun interesse specifico verso la vicenda del 1793. La sua ricostruzione degli avvenimenti è in primo luogo sottesa dallo sforzo di dimostrare l’esistenza di due differenti sistemi – l’uno fondato sull’egoismo, l’altro sull’eguaglianza – che, continuamente in lotta sin dal 1789, avrebbero protratto il loro duello sino alla svolta bonapartista (12). Il babuvismo – erede e perfezionatore del secondo – troverebbe quindi i propri sicuri anticipatori nei vari patrioti del 1789, in quelli che nel 1792 vollero la caduta della monarchia, nei robespierristi che, vinta la Gironda, non esitarono per il bene dei più a mettere all’ordine del giorno il Terrore, nell’opposizione giacobina alla stagione termidoriana, nei martiri di pratile. Questa schematica progressione, dove la fiaccola della democrazia passa di mano in mano sino a giungere in quelle di Babeuf, porta Buonarroti a trasferire nel campo della controrivoluzione quanti non possono rientrare nella griglia della sua rigida classificazione; la denuncia della Gironda finisce così per travalicare i limiti cronologici del biennio 1792-1793 e per trasformare quel gruppo nel campione per eccellenza dell’aperta opposizione agli sviluppi democratici del movimento rivoluzionario”” (pag 72-73) [Antonino De Francesco, ‘Il governo senza testa. Movimento democratico e federalismo nella Francia rivoluzionaria, 1789-1795’, Morano editore, Napoli, 1992] [(12) R. Pozzi, ‘Nascita di un mito: robespierrismo e giacobinismo nella Francia della Rivoluzione di luglio’, in ‘Il modello politico giacobino e le rivoluzioni’, a cura di M.L. Salvadori e N. Tranfaglia, Firenze, 1984, p. 204]”,”FRAR-011-FMB”
“DE-FREDE Carlo”,”Benedetto Croce, il fascismo e la storia. Saggi storiografici.”,”””A prescindere da certe antiche aperture tanto verso Croce quanto verso Antonio Labriola, contro l’ involuzione del sindacalismo rivoluzionario, al tempo che era capo del socialismo romagnolo, e a prescindere pure dalla posteriore rivelazione che durante la guerra era stata da lui attesa, benché invano, qualche “”parola di speranza”” dal filosofo, Mussolini aveva mostrato verso di lui grande rispetto. (…) E si può aggiungere, a riprova di questa alta considerazione, l’ efficacia dell’ intervento di Croce su Mussolini quando questi nel 1923, scontento dell’ opera del Gentile come ministro della Pubblica Istruzione, stava per sostituirlo. Lo stesso filosofo ricorda: “”Io scesi a sua difesa con un articolo nel “”Giornale d’ Italia””, e il Mussolini, letto l’ articolo, quando egli (Gentile) andò a dare la dimissioni, gli disse che non ne era più il caso, perché il mio intervento aveva risoluto la questione””””. (pag 20) “”Come, a questo punto, non pensare a quegli esempi di vita e di comportamento di fronte all” autorità tirannica offerti da filosofi che così bene il Gentile conosceva? Tra questi, per non citare casi che rassomigliano più all’ anarchia che alla libertà, vogliamo ricordare quello di Spinoza, il quale, disdegnando l’ offerta d’una cattedra di filosofia offertagli dall’ Elettore Palatino, rifiutava stipendio e sudditanza per non sottostare all’ impegno richiestogli di non “”abusare”” di una libertà cautamente promessagli””. (pag 117)”,”STOx-090″
“DEGAN Teresina”,”Industria tessile e lotte operaie a Pordenone, 1840-1954.”,”In copertina: corteo del 1° Maggio 1905 delle Leghe Rosse di Torre. Nel ricordo di Rachele Redigo Da Corte, scrutturale nella Filatura di Torre e militante del movimento operaio. Manifesto e foto del corteo a Pordenone, 1° Maggio 1905 (testa del corteo uomini, centro corteo donne, coda corteo ) (pag 203-204-205) Teresina Degan, nata a Pordenone, laureata in giurisprudenza, è stata insegnante in materie giuridiche ed economiche nhelle scuole medie superiori e corrispondente del settimanale “”Lotta e lavoro”” e de ‘L’Unità’.”,”MITT-364″
“DE-GASPERI Alcide”,”Studi ed appelli della lunga vigilia. 1. Il “”Centro”” germanico. 2. Un maestro del corporativismo cristiano: La Tour du Pin. 3. Evoluzione del corporativismo. 4. Ripensando la “”Storia d’ Europa””. 5. Rinascita della Dem. Cristiana.”,”””Siamo ai tempi di Wirth e Rathenau, quando è ritornata al governo la coalizione di Weimar. Senonché questa volta, in seguito alla riunione dei maggioritari con gli indipendenti, sono i socialisti che forzano la situazione ed escono dal governo. Vi ritornano poi nell’ estate del ’23 col ministero Stresemann, al quale riesce per poco a tener assieme la “”grande coalizione”” che comprende socialisti, Centro, popolari, democratici: ma già sulla fine dello stesso anno Marx deve formare un ministero di partiti mediani, un ministero di minoranza che vive dell’ appoggio dei socialisti. Non abbiamo bisogno di ricordare che questi mutamenti di governo dipendono quasi sempre da contraccolpi di politica estera (Slesia, Ruhr, riparazioni) e che di fronte ai socialisti, disposti ad appoggiare una politica di conciliazione e di applicazione dei trattati, sono i tedesco-nazionali che non accettano né Versailles, né la repubblica.”” (pag 73-74)”,”TEOP-167″
“DE-GASPERI Alcide SFORZA Carlo”,”Il colpo sulla Corea. Discorsi pronunziati alla Camera dei Deputati l’11 luglio 1950.”,”DE-GASPERI Alcide presidente del consiglio dei ministri; SFORZA Carlo ministro degli esteri pag 26: Lenin nella sua lettera di commiato agli operai svizzeri disse… Nota: 25 Giugno 1950: Le truppe della Corea del Nord oltrepassano il 38° parallelo, entrando nella Corea del Sud. Gli Stati Uniti, agendo sotto il mandato delle Nazioni Unite, ordinano l’impiego immediato delle proprie forze navali ed aeree contro gli invasori. L’attacco nordcoreano è subito interpretato dall’amministrazione americana come una parte premeditata di un piano generale di espansione comunista. Il Presidente Truman decide di applicare con fermezza la strategia del contenimento del comunismo in Asia: l’immediato intervento americano nella guerra e l’intenzione di costituire una barriera intorno alla Cina comunista attraverso un sistema di accordi difensivi bilaterali e multilaterali è la diretta espressione di tale strategia. (fonte Tesi on line)”,”ITQM-149″
“DE-GASPERI Maria Romana”,”De Gasperi. Ritratto di uno statista.”,”Maria Romana è la figlia di Alcide De Gasperi. “”Il processo per diffamazione durò tre giorni e Guareschi venne condannato ad un anno di carcere. Gli avversari, visto che le calunnie crollavano uno ad una, chiesero la perizia calligrafica che i giudici non concessero. Essi dichiararono di aver dimostrato con prove quanto falsa fosse l’accusa (….)”” (pag 389)”,”BIOx-269″
“DE-GAUDEMAR Jean-Paul”,”Mobilité du travail et accumulation du capital.”,”Contiene i capitoli ‘Mobilità e processo di produzione della forza-lavoro in Rosa Luxemburg’ e ‘L” analisi delle migrazioni operaie in Lenin’. Secondo l’A, LENIN apporta un contributo prezioso alla teoria marxista della mobilità del lavoro. LENIN studia il ruolo delle migrazioni operaie nello sviluppo della grande industria e precisla la nozione di divisione spaziale o territoriale del lavoro e di conseguenza quella di mobilità spaziale del lavoro. “”La creazione del mercato interno del capitalismo è giustamente dovuto allo sviluppo parallelo del capitalismo nell’ agricoltura e nell’ industria, alla formazione di una classe di imprenditori rurali e industriali da una parte, di operai salariati industriali e rurali dall’ altra. Le principali correnti di migrazione degli operai indicano le forme essenziali di questo processo, ma non tutte le sue forme…”” (Lenin) “”Gli operai se ne vanno dunque, non solo perché non trovano “”lavoro locale in loco”” (argomento dei populisti), ma anche perché vogliono stabilirsi là dove si sta meglio”” (Lenin).”,”TEOC-176″
“DE-GAULLE Charles”,”Lettres notes et carnets, 1919 – Juin 1940.”,”””Decision, savoir, energie, telles sont, Messieurs, les qualités essentielles du chef. Toutes trois ne sont rien sans une quatrieme qui en est comme le ferment: le caractere, qui se traduit d’habitude per le goût des responsabilités. Un chef peut avoir dans l’ esprit tout ce qu’il faut pour concevoir, preparer, executer, s’il n’a pas dans le coeur le foyer du caractere, toutes le qualités sont nulles. Elles ne donneront rien dans l’ action”” (pag223) “”Le génie de Napoleone consista à utiliser l’ organisation nouvelle des armées francaises per l’ etablissement du service militaire obligatoire pour changer tout à coup la forme de la guerre. On ne peut dire justement que Moltke avait du génie, car il ne sut pas se servir des chemins de fer (moyen stratégique nouveau) et du service à court terme, mais universel en Allemagne (organisation nouvelle), de maniere à modifier la forme de la guerre. Il la conduisit fort bien il est vrai, mais d’apres les exemples, les principes et les enseignements des ses grands predecesseurs, en particulier de Napoleon, et sa conception fu profitable à son pays; aussi doit-on lui reconnaitre un grand talent…”” (pag 249)”,”FRQM-024″
“DE-GAULLE Charles, generale”,”Memorias de guerra el llamamiento (1940-1942). (Tit. orig. L’ appel 1940-1942).”,”””Quando queste molteplici influenze erano già intervenute a fondo, si produsse immediatamente il silenzio. I britannici crearono intorno a noi una specie di vuoto. Non più conversazioni, né corrispondenza; non più visite, né colazioni. Le questioni rimanevano pendenti. I telefoni smisero di suonare. Gli inglesi con i quali, per caso, ci incontravamo, si mostravano ombrosi e impenetrabili. Rimanevamo ignorati come se la pagina dell’ alleanza, e incluso quella della vita, fosse per noi stata voltata. E nel cuore di quella Inghilterra introversa e risoluta, un freddo glaciale ci avvolse. Poi venne l’ attacco decisivo. Inopinatamente, si convocò una solenne riunione franco-britannica, in cui si misero in gioco tutti i mezzi, si addussero tutti gli argomenti, si formularono tutti i rimproveri e si intonarono tutte le melodie.”” (pag 146)”,”FRAV-086″
“DE-GAULLE Charles”,”La discorde chez l’ ennemi.”,”Questione del comando unico della coalizione. “”La Germania, l’ Austria-Ungheria erano costituzionalmente organizzate in tale maniera che il problema del comando unico poteva essere facilmente risolto. In ciascuno di questi due imperi, il sovrano disponeva direttamente dell’ esercito. Era sufficiente, di conseguenza, un accordo personale tra Francesco-Giuseppe e Guglielmo II affinché fosse regolata la collaborazione delle loro forze militari””. (pag 94) Ma nella prefazione si parla dell’ “”impotenza della Germania a stabilire, nella coalizione degli Stati Centrali, il comando unico, benché tutte le circostanze concorressero a offrirglielo”” (pag 12) Intrigo a Berlino. “”La crisi di governo, ormai incurabile, provocata a Berlino, nel 1917, con l’ intrigo di Ludendorff, risoluto a realizzare la dittatura di fatto e non esitando a, per realizzarla, a far cadere il cancelliere Bethmann, forzando la volontà dell’ Imeeratre, sollevando i partiti politici e crendo nell’ opinione pubblica un’ agitazione mortale””. (pag 12-13; pag 157) Crollo del fattore morale della popolazione tedesca. “”Infine, a partire dal 18 luglio 1918, il brusco e completo sprofondamento morale di un popolo valente, decadenza tanto più clamorosa dato che il popolo aveva, fino ad allora, saputo dispiegare una volontà collettiva di vincere, una forte ostinazione, una capacità di soffrire che meritarono, dal primo giorno di guerra, la meraviglia e l’ amimrazione del nemico e otterranno sicuramente l’ omaggio della storia.”” (pag 13; pag 217)”,”QMIP-041″
“DE-GAULLE Charles”,”Il filo della spada. (Tit.orig.: Le fil de l’ épée)”,”In apertura: “”Essere grandi, significa sostenere una grande lotta””. Amleto “”In principio era il Verbo? No! In principio era l’ Azione.”” Faust “”Tutti avrebbero potuto dire, come Napoleone, “”Il guerriero deve essere capace di esaminare attentamente, e per lungo tempo, gli stessi problemi senza affaticarsi””. (pag 24) “”E’ vero tuttavia che lo stesso Socrate, interrogato da Pericle sulle cause dell’ indisciplina delle truppe ateniesi, ne giudica responsabili i capi inetti al comando. Così Tolstoi, in Guerra e pace, ci descrive Bragation a Hollabrunn, mentre si abbandona agli eventi che pensa di non poter modificare e “”cerca soltanto di dare a tutto ciò che accade, per caso o per necessità, l’ apparenza di atti compiuti secondo i suoi ordini o le sue intenzioni””. (pag 25) “”Come dice Scharnhorst, “”le menti organizzate meccanicamente trionfano, in tempo di pace, su quelle che hanno genio e sentimento””. (pag 35) “”””La paura è l’ istanza delle assemblee.”” Ardant du Picq ha mostrato come essa frequenta le truppe. E’ perciò che l’ energia del capo conforta i subordinati come il salvagente rassicura i passeggeri della nave. Si vuol sapere che esso è là e che si può, se c’è pericolo, aggrapparvisi con fiducia””. (pag 69) “”Sembra che allo spirito militare francese ripugni riconoscere all’ azione di guerra il carattere essenzialmente empirico che essa deve rivestire.”” (pag 90)”,”FRQM-033″
“DE-GAULLE Charles”,”Memorie della speranza. Il rinnovamento 1958-1962.”,”””Parliamo lungamente dell’Europa. Per Adenauer, come per me, è da escludere che i nostri popoli, con i loro Stati e le loro leggi, possano scomparire all’interno di una qualche costruzione apatride, sebbene egli ammetta di aver tratto a profitto della Germania solidi vantaggi dalla mistica dell’integrazione e che, per questo motivo, conserva ai suoi protagonisti francesi, come Jean Monnet e Robert Schuman, riconoscenza per i loro regali. Ma, essendo Cancelliere di una Germania vinta, divisa e minacciata, propende naturalmente per una organizzazione occidentale del Continente, che assicurerebbe al suo Paese, oltre che l’eguaglianza dei diritti, una eminente influenza, che lo sosterrebbe validamente di fronte all’Est e che, per il fatto stesso di esistere, incoraggerebbe gli Stati Uniti a rimanere presenti in Europa e a mantenere così la loro garanzia alla Germania federale. Ora a questa garanzia Adenauer tiene profondamente perché, egli dice: “”Procurando al popolo tedesco la sicurezza e ponendolo in buona compagnia, lo distoglie dall’ossessione dell’isolamento e dall’esaltazione della propria potenza che, non molto tempo fa, per sua sventura, lo avevano indotto a seguire Hitler””. (pag 161)”,”FRAV-125″
“DE-GAULLE Charles”,”Memorie della speranza. Lo sforzo. 1962-…”,”””E’ necessario, quindi, canalizzare il fiume che scorre entro le sponde della scuola secondaria. Questo significa innanzitutto che gli allievi palesemente portati verso altre attività dovranno essere dirottati su altre strade. E questo significa inoltre che è necessario procedere a una selezione fra le materie d’insegnamento secondo le inclinazioni individuali, in un’epoca come la nostra in cui le scienze, le lingue vive e le tecniche si impongono accanto alle materie umanistiche. Perché lasciare che certuni vegetino in studi inadatti? Perché imporre una stessa, identica formazione a tutti i giovani che sono in grado di seguirli ma le cui attitudini sono congenialmente diverse? Ecco dunque che la suddivisione degli studenti nelle scuole di vario indirizzo diventa per noi un dovere imprescindibile e che l’intervento degli insegnanti si presenta qui come un dovere inerente alla loro vocazione. Se tutto ciò è vero per la scuola secondaria, lo è in misura assai maggiore per gli istituti d’istruzione superiore! Dai rapporti che mi vengono fatti nei consigli durante il 1963, risulta che una diffusa noncuranza abbandona le università a una turba di elementi impreparati a seguirne i corsi. Già la proporzione degli studenti che arrivano alla laurea è una delle più basse del mondo: appena il 30 per cento. Rassegnarsi alla pletora significa sia sciupare la carriera di una quantità di giovani e spingere molti altri alla rivolta sia consentire all’abbassamento derisorio del livello degli studi e degli esami e all’attribuzione di titoli privi di valore (…)””. (pag 94-95)”,”FRAV-126″
“DE-GAULLE Charles”,”Le fil de l’ épée.”,”””Être grand, c’est soutenir une grande querelle”” (Hamlet) (in apertura) “”Il semble que l’esprit militaire français répugne à reconnaître à l’action de guerre le caractère essentiellement empirique qu’elle doit revêtir. Il s’efforce sans cesse de construire une doctrine qui lui permette, ‘a priori’, d’orienter l’action et d’en concevoir la forme, sans tenir compte des circostances qui devraient en être la base”” (pag 96)”,”FRQM-045″
“DE-GAULLE Charles”,”Mémoires de guerre. III. Le salut, 1944-1946.”,”””[Mussolini] [Si] era impadronito dell’Italia quando era scivolata nell’anarchia. Ma, per lui, era troppo poco per salvarla e metterla in ordine. Voleva farne un impero. Per realizzarlo, avere esiliato la libertà e costruito la propria dittatura, ha dato al suo paese l’apparenza di essere unito e risoluto attraverso manifestazioni, fasci e littori. Poi, facendo leva su queste apparenze, è diventato un grande protagonista della scena internazionale. La sua attenzione, quindi, era rivolta verso l’Africa: sulle rive del Mediterraneo e del Mar Rosso doveva essere ceduta, o conquistata, la parte del leone. Ben presto, pretendeva di crescere anche in Europa. Savoia, Nizza, Corsica, Croazia, Slovenia, Dalmazia, Albania, ecco quello che gli era dovuto! E pretendeva di muovere “”Italia fascista e proletaria”” contro i francesi decadenti e gli incapaci jugoslavi. Infine, quando aveva visto le Divisioni Panzer correre attraverso la Francia, mentre l’Inghilterra si ritirava nella propria isola, che la Russia era rimasta ferma, che l’America era rimasta neutrale, il Duce si era unito al Führer ed era sceso in guerra credendo che stesse per finire. Quando fu abbattuto dal fucile mitragliatore di un partigiano, Mussolini aveva perso le ragioni per vivere. Avendo voluto abbracciare troppo, non gli era rimasto più niente da abbracciare. Senza dubbio, all’epoca del periodo di massimo splendore fascista, la sua dittatura sembrava solida. Ma, in fondo, come avrebbe potuto esserlo, quando la monarchia, la Chiesa, gli interessi sussistevano accanto ad essa, e quando il popolo, esausto da secoli, è rimasto quello che era nonostante i feticci e i riti? C’era, ovviamente, grandezza nel pretendere di ripristinare l’antico primato di Roma. Ma era questo un obiettivo raggiungibile in un’epoca in cui il mondo è grande quanto la terra ed è a misura di macchina? Schierare contro l’Occidente l’Italia, madre del suo genio, associare la metropoli della latinità all’ondata dell’oppressione germanica, insomma, far lottare un popolo per una causa che non era la sua, non era forzare la natura? Finché la Germania sembrava trionfare, il Duce riuscì a portare sui campi di battaglia eserciti poco convinti. Ma non appena iniziò la ritirata dell’alleato, la sfida divenne insopportabile e l’ondata di rinnegamenti prevalse su Mussolini””.”,”FRQM-006-FR”
“DE-GAULLE Charles”,”Verso l’esercito di mestiere.”,”Edito nel 1934 Motti citati nel libro: “”Non dobbiamo pretendere di cambiare la natura delle cose…”” (Epitteto) “”Non basta avere delle qualità, bisogna amministrarle…”” (La Rochefoucauld) “”La vita non è se non un movimento della materia”” (Maeterlinck) “”Per ridestarsi dal sonno…”” (Richepin) “”In particolare la continuità dei fronti, i ritardi necessari ai preparativi, l’impossibilità di sviluppare successi locali, concetti che la forza delle cose aveva posto a base della tattica del numero, non avrebbero nel caso specifico più valore. Al contrario le iniziative autonome, la sorpresa, lo sfruttamento rispondono, per eccellenza, al carattere del nuovo strumento. Se si volessero a qualunque costo trovare analogie con gli avvenimenti del passato, non andrebbero affatto cercate nella lenta usura effettuata durante l’ultima guerra, ma nelle grandi operazioni di cavalleria d’un tempo. Infatti eserciti come quelli del 1914, lenti nelle marce e nello spiegamento, con una ricognizione a breve distanza, strettamente legati alle vie di comunicazione, non potevano esporre il fianco nè il tergo. Le colonne, dal punto di vista della strategia, le catene di fucilieri o le linee di cannoni, da quello della tattica, erano fatte per agire in un’unica direzione. Minacciati al fianco o alle spalle, non avevano altra risorsa che una precipitosa ritirata. De resto, lo si vide nell’uno e nell’altro campo. Perciò s’imponeva a ogni distaccamento l’obbligo di far corpo coi vicini. La rigidità dell’insieme, e quindi l’allineamento, divenivano indispensabili. Dare battaglia “”con tutte le forze riunite”” era un assioma rigoroso. Nessun sollievo per gli avversari che non avessero appoggiato le ali a ostacoli insormontabili: la Svizzera, il mare”” (pag 76); “”La sorpresa, antica regina dell’arte militare, messa in disparte per tutto il tempo in cui la potenza mancava di velocità, ritrova uno strumento, e, per conseguenza, i suoi poteri. Ma la sorpresa dev’essere organizzata. Non soltanto grazie al segreto osservato dei piani, ordini e rapporti di coloro che concepiscono e decidono, o con la dissimulazione dei preparativi, ma anche sotto un fitto velo di falsi indizi”” (pag 82); “”La prima guerra mondiale aveva visto la potenza raggiungere un livello inaudito, ma brutale e rigido. Aggiungendovi la velocità, sfruttata da truppe scelte, il progresso riabilita le combinazioni”” (pag 93); “”Fatto notevole, i Capi della guerra 1914-18, che rivelarono le più complete capacità, avevano precedentemetne dimostrato, riguardo alle dottrine ufficiali, una notoria indipendenza. Certo, gli uni e gli altri possedevano la conoscenza dei mezzi, e anche dell’ausilio dell’intuizione che risiede nell’esperienza. Ma la scintilla creatrice non veniva loro da un codice. Solo a se stessi dovevano la genesi delle loro azioni. Per preparare maestri capaci di guidare domani truppe completamente differenti dalle pesanti masse della guerra 1914-18, s’impone un cambiamento nel metodo d’istruzione dei capi. Metodo che, invece d’ispirarsi soprattutto al già acquisito, insegnato come corpo di dottrine, dovrà assumere, come sua legge, lo sviluppo della personalità. Ciò non significa evidentemente che, durante le esercitazioni, si debba incoraggiare l’oltracotanza o esaltare l’arbitrio. L’azione militare, sotto qualunque forma, comporta in primo luogo lo studio degli elementi del problema, studio che richiede una disciplina dello spirito che esclude la fantasia. Inoltre, i mezzi hanno le loro proprietà determinate, il cui rispetto nell’impiego è condizione inflessibile. Infine, ogni impresa di guerra procede da un compito che non si sceglie né si discute. Ma la sintesi che segue a quest’analisi, invece di esser suggerita da criteri “”a priori””, dev’essere cercata dal capo nel fondo di se stesso”” (pag 103); “”Qualunque possa essere, quanto al valore dei capi, l’effetto d’un’istruzione più liberale e di una più larga autonomia, l’essenziale, come sempre, sarà tuttavia lo sforzo personale e sotterraneo di coloro che aspirano al comando”” (pag 105)”,”FRQM-054″
“DE-GAULLE Charles”,”Mémoires de guerre. 1. L’appel, 1940-1942.”,”Anni 1920-30. Nuove idee e dottrine sull’impiego dei mezzi corazzati in battaglia. “”Pour dresser ce projet d’ensemble, j’avais, naturellement mis à profit les courants d’idées déclenchés à travers le monde par l’apparition d moteur combattant. Le général Estienne, apôtre et premier Inspecteur des chars, imaginait, dès 1917, d’en faire agir un bon nombre à grande distance en avant de cueux qui accompagnaient l’infanterie. C’est pour cela, qu’à la fin de 1918, d’énormes engins de 60 tonnes commençaient à sortir des usines. Mais l’armistice avait arrêté la fabrication et confiné la théorie dans la formule de l””action d’ensemble”” complétant celle de l'””accompagnement””. Les Anglais qui s’étaient montrés des précurseurs en engageant le Royal Tank Corps, è Cambrai en 1917, dans une action massive et profonde, continaient à nourrir le conception du combat autonome de détachements cuirassés, conception dont le général Fuller et M. Liddell Hart étaient les protagonistes. En France, en 1933, le commandement, réunissant au camp de Suippes des éléments épars, mettait à l’essai un embryon de division légère pour la sûreté et la découverte. D’autres voyaient plus large encore. Le général von Seeckt, dans son ouvrage: ‘Pensées d’un soldat’, paru en 1929, évoquait les possibilités qu’une armée de qualité, – sous-entendu la Reichswehr de 100.000 hommes servant à long terme, – possédait par rapport à des masses sans cohésion, – dans son esprit, celles des Français. Le général italien Douhet, calculant les effets que les bombardements aériens pourraient produire sur les centres de l’industrie et de la vie, jugeait l’armée de l’air capable d’emporter, à elle seule, la décision. Enfin, le “”Plan maximum’, soutenu à Genève par M. Paul-Boncour en 1932, proposait d’attribuer à la Société des Nations une force professionnelle; disposant de tous les chars et de tous les avions d’Europe et qui serait chargée de la sécurité collective. Mon plan visait à bâtir en un tout et pour le compte de la France ces vues fragmentaires mais convergentes. L’ouvrage souleva, d’abord, de l’interêt mais point d’émotion. Tant que ‘Vers l’armée de metier’ parut n’être qu’un livre remuant des idées dont la hiérarchie userait à son gré, on voulut bien y voir une originale théorie. Il ne venait à l’esprit de personne que notre organisation militaire pût en être modifiée. Si j’avais eu l’impression que rien ne pressait, en effet, j’aurais pu m’en tenir à faire valoir ma thèse dans les milieux spécialisés, comptant que, l’évolution aidant, mes arguments feraient leur chemin. Mais Hitler, lui, n’attendait pas”” [La pente] [La china] (pag 16-18) [L’opera ha suscitato, subito, interesse ma nessuna emozione. Finché “”Verso l’esercito di mestiere”” sembrava essere nient’altro che un libro di idee che la gerarchia avrebbe usato a suo piacimento, si è voluto ben vedervi una teoria originale. Non è venuto in mente a nessuno che la nostra organizzazione militare potesse essere modificata. Se avessi avuto l’impressione che niente fosse urgente, in effetti, avrei potuto limitarmi ad affermare la mia tesi nei circoli specializzati, contando che, favorendo l’evoluzione, i miei argomenti si sarebbero fatti strada. Ma Hitler, non aspettava]”,”QMIS-216″
“DE-GAULLE Charles”,”Memorie di guerra. I. L’appello (1940-1942).”,”Dicembre 1941 – Gennaio 1942. Rapporti difficili tra la ‘Francia Libera’ di De Gaulle e il governo di Washington. “”Mentre si allacciavano così i primi rapporti ufficiali, si notavano diversi cambiamenti nella stampa e nella radio, che fino allora si erano mostrate ostili verso di noi quando addirittura non ci avevano ignorato. (…) Il 7 dicembre, l’attacco di Pearl Harbor gettava l’America nella guerra. Si sarebbe potuto credere che da quel momento la sua politica avrebbe trattato i Francesi Liberi come alleati che combattevano gli stessi nemici: invece non fu così. Prima che l’America si risolvesse a farlo, avremmo dovuto attraversare molte prove penose. Così il 13 dicembre, il Governo americano requisiva nei porti il transatlantico ‘Normandie’ ed altre 13 navi francesi senza accettare di trattare e nemmeno di discutere con noi del loro impiego e del loro armamento. Alcune settimane più tardi, il ‘Normandie’ si incendiava in circostanze deplorevoli. Nel corso del mese di dicembre, il Patto delle Nazioni Unite veniva negoziato e sottoscritto da 27 governi ma noi venivamo esclusi. Il carattere singolare per non dire equivoco dell’atteggiamento degli Stati Uniti nei nostri confronti si sarebbe d’altronde manifestato in un incidente trascurabile in se stesso ma al quale la reazione ufficiale di Washington avrebbe dato molta importanza. Forse dal canto mio l’avevo provocato per agitare il problema di fondo, come si getta una pietra in uno stagno. Si trattava dell’adesione di Saint-Pierre e Miquelon. Era un’impresa alla quale pensavamo fin dagli inizi. Era infatti scandaloso che, vicino a Terranova, un piccolo arcipelago francese abitato da una popolazione che chiedeva di unirsi a noi, venisse mantenuto sotto il giogo di Vichy. I Britannici, ossessionati dall’idea che, sulla rotta dei grandi convogli, i sommergibili tedeschi potessero un giorno trovare assistenza grazie soprattutto alla stazione radio di Saint-Pierre, desideravano che l’adesione avvenisse. Ma, secondo loro, era necessario il consenso di Washington. Quanto a me, pensavo che tale consenso fosse auspicabile ma non indispensabile poichè si trattava solo di ua questione interna francese. Anzi, ero tanto più risoluto ad impadronirmi dell’arcipelago in quanto vedevo l’ammiraglio Robert, Alto commissario di Vichy per le Antille, la Guiana e Saint-Pierre, trattare con gli Americani, ciò che avrebbe inevitabilmente condotto alla neutralizzazione di quei territori francesi con la garanzia di Washington. Quando nel mese di dicembre, appresi che l’ammiraglio Horne veniva inviato da Roosevelt a Fort-de-France appunto per stabilire con Robert le condizioni della neutralizzazione dei nostri possedimenti d’America e delle navi che vi si trovavano, decisi di agire alla prima occasione. Tale occasione si presentò nella persona dell’ammiraglio Muselier. Dato che doveva recarsi nel Canada per ispezionare il grande sommergibile ‘Surcouf’, che aveva allora la sua base ad Halifax, e le corvette francesi che scortavano i convogli, mi accordai con lui in linea generale perché guidasse personalmente l’operazione. Infatti, dopo aver riunito ad Halifax, il 12 dicembre, le corvette ‘Mimosa’, ‘Aconit’ e ‘Alysse’, attorno al ‘Surcouf’, si apprestò a salpare per Saint-Pierre e Miquelon. Ma credette necessario chiedere in precedenza ad Ottawa il consenso dei Canadesi e degli Americani. Il segreto venne quindi rotto. Mi vidi costretto ad avvertire i Britannici per non aver l’aria del dissimulatore. A Muselier, Washington fece rispondere «No!» dal suo ministro ad Ottawa, al quale l’ammiraglio dichiarò allora che non si sarebbe recato nelle isole. Ma ecco sopravvenire il fatto nuovo (l’intenzione del Canada e degli Stati Uniti di sbarcare su Saint-Pierre per prendersi la stazione, ndr). Ordinai all’ammiraglio Muselier di ottenere immediatamente l’adesione di Saint-Pierre e Miquelon. Egli compì tale missione alla vigilia di Natale fra l’entusiasmo degli abitanti e senza colpo ferire. Un plebiscito diede alla Francia Libera una maggioranza schiacciante. (…) Negli Stati Uniti scoppiò una tempesta. (…) Per tre settimane, negli Stati Uniti, il tumulto della stampa e il turbamento dell’opinione pubblica superarono i limiti dell’immaginabile. In realtà l’incidente offriva a un tratto al popolo americano l’occasione di manifestare la sua scelta tra la politica ufficiale che puntava ancora su Pétain e il sentimento di molti che inclinava verso de Gaulle. (…) Il Governo di Washington, molto criticato all’interno e tacitamente disapprovato dall’Inghilterra e dal Canada, doveva alla fine accettare il fatto compiuto. Tuttavia, prima di rassegnarsi, cercò di intimidirci tramite il Governo britannico”” (pag 210-211-213)”,”QMIS-225″
“DE-GAULLE Charles”,”Memorie di guerra. II. L’unità (1942-1944).”,” Un colloquio De Gaulle Churchill a proposito della direzione del conflitto assunta da parte americana. “”Dopo il pranzo a Downing Street, durante il quale la signora Churchill dovette usare tutta la sua buona grazia per animare la conversazione fra le donne, inquiete, e gli uomini, preoccupati, il Primo Ministro ed io riprendemmo il nostro colloquio a quattr’occhi. «Per voi,» mi dichiarò Churchill, «il momento è penoso, ma la posizione è magnifica. Giraud già adesso è liquidato sul piano politico. Darlan non potrà essere sostenuto a lungo. Voi rimarrete solo». E aggiunse: «Non prendete di petto gli Americani. Abbiate pazienza! Saranno loro a venire da voi, perché non vi è altra alternativa». «Può darsi,» risposi. «Ma nell’attesa, quante cose andranno in pezzi! Voi poi, non vi capisco. Fate la guerra dal primo giorno. Si può perfino dire che voi personalmente siete questa guerra. Il vostro esercito avanza in Libia. Gli Americani sono in Africa solo in quanto voi state battendo Rommel. Ancora adesso non un soldato di Roosevelt ha incontrato un soldato di Hitler, mentre da tre anni i vostri uomini combattono sotto tutte le latitudini. D’altronde, nella questione africana è in giuoco l’Europa e l’Inghilterra fa parte dell’Europa. Ciononostante, lasciate l’America prendere la direzione del conflitto. Ora, spetta a voi di assumerla, almeno in campo morale, Fatelo! L’opinione pubblica europea sarà dalla parte vostra». La mia uscita colpì Churchill. Lo vidi oscillare sulla sedia. Ci separammo dopo esserci accordati sul fatto che la crisi in corso non doveva provocare la rottura della solidarietà franco-britannica e che questa rimaneva più che mai conforme all’ordine naturale delle cose, soprattutto ora che, gli Stati Uniti intervenivano nelle questioni del Vecchio mondo. In serata, la radio di Londra trasmise, come avevo richiesto, che «il generale de Gaulle e il Comitato nazionale non partecipavano in alcun modo e non assumevano alcuna responsabilità nei negoziati in corso ad Algeri», e che «se i negoziati avessero portato a decisioni che conservassero il regime di Vichy nell’Africa del Nord, queste evidentemente non sarebbero state accettate dalla Francia combattente». Il nostro comunicato concludeva: «L’unione di tutti i territori d’oltremare nella lotta per la liberazione è possibile solo in condizioni che siano conformi alla volontà e alla dignità del popolo francese»”” (pag 62-63)”,”QMIS-226″
“DEGEN Bernard RICHERS Julia a cura; scritti di Markus BÜRGI Bernard DEGEN Daniel Marc SEGESSER Julia RICHERS Adrian ZIMMERMANN”,”Zimmerwald und Kienthal. Weltgeschichte auf dem Dorfe.”,”Scritti di Markus BÜRGI Bernard DEGEN Daniel Marc SEGESSER Julia RICHERS Adrian ZIMMERMANN Zimmerwald e Kienthal. Storia del mondo in un villaggio.”,”INTT-330″
“DE-GENNARO Giovanni MERLI Stefano”,”Una scelta storica. Eugenio Laricchiuta e il socialismo riformista in terra di Bari.”,”DE-GENNARO Giovanni, Molfetta 1923, già preside nei licei conduce ricerche sul rapporto tra cultura e classe politica in terra di Bari all’ inizio del Novecento. Ha scritto vari saggi. MERLI Stefano (Piacenza, 1925) si occupa di storia sociale (Università di Milano). Ha curato gli scritti di Morandi, Panzieri, Faravelli e Silone. E’ autore di vari volumi (v.4° cop). Eugenio Laricchiuta (1896-1981), leader socialista e sindacale, membro della Consulta, protagonista della ricostituzione della CGIL e del partito socialista nel 2° dopoguerra. “”Ai primi di ottobre fece anche arrestare Domenico Pastina e Vincenzo Calace per la pubblicazione del foglio “”Italia libera”” come stampa clandestina!. Laricchiuta riferisce di pressioni e lusinghe del governo di Brindisi per le istanze repubblicane che emergevano soprattutto nel partito socialista e nel PdA e cita l’incontro sollecitato dall’agente monarchico a Bari, Filippo Naldi, che egli ebbe, insieme a De Donato del PCI e Loiacono della DC, con il sottosegretario agli Interni, on. Vito Reale, all’Hotel Internazionale di Brindisi, interotto dopo cinque minuti per le inaccettabili pregiudiziali poste dal ministro. Deve smentire un certo prof. Pazzi che si qualifica rappresentante del PSI e patteggia l’incarico di sottosegretario nel governo Badoglio. Da Radio Bari insieme a Francesco Capacchione fa sentire la voce del partito sino al 4 giugno 1944 e stimola l’organizzazione di sabotaggio contro i tedeschi. Nella organizzazione del Congresso di Bari dei Comitati di liberazione nel gennaio ’44, Laricchiuta ha una parte di primissimo piano””. (pag 56)”,”MITT-258″
“DE-GIORGI Fulvio”,”La storiografia di tendenza marxista e la storia locale in Italia nel dopoguerra. Cronache.”,”Fulvio De-Giorgi nato a Lecce nel 1956, ha studiato nello United World College of the Atlantic (UK) e in seguito alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove si è perfezionato in Storia. E’ stato ricercator epresso l’Istituto di storia moderna e contemporanea dell’Università Cattolica di Milano. Si occupa di teoria e storia della storiografia e di storia religiosa contemporanea.”,”EMEx-001-FP”
“DE-GIORGIO Andrea a cura; testi di Otto BAUER Friedrich ADLER Antonio GRAMSCI Filippo TURATI Claudio TREVES Hugo HAASE Camillo PRAMPOLINI Benito MUSSOLINI”,”Il socialismo riformista e la grande guerra.”,”Andrea De Giorgio (Roma, 8 luglio 1987) è un giovane ricercatore di storia politica e storia contemporanea. Ha focalizzato i suoi studi, oltre che sul processo di integrazione europea, sul periodo fascista e sul fuoriuscitismo antifascista, in particolare sui fratelli Rosselli e Piero Gobetti. Negli ultimi anni si è interessato allo studio della prima guerra mondiale e del “”fronte interno”” italiano curando il volume ‘La Grande Guerra. Il contributo della Versilia, Massa e Lunigiana’, Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 2015.”,”INTS-059″
“DE-GIOVANNI Biagio”,”La teoria politica delle classi nel ‘Capitale’.”,”DE-GIOVANNI è Professore ordinario di Filosofia morale nell’ Univ di Salerno dove dirige l’ Istituto di filosofia e storia della filosofia. Fra i suoi lavori più recenti: ‘Hegel e il tempo storico della società borghese’ (1970), ‘Marx e lo Stato’.”,”TEOC-104″
“DE-GIOVANNI Biagio”,”Labriola e il metodo «critico».”,” Dialettica «autocritica» delle cose. “”Qui ritorna l’accenno che svolgesi all’inizio sulla centralità dell’antitesi. Il marxismo è, per Labriola, «la teoria obiettiva delle rivoluzioni sociali» (46). Il materialismo storico è, per lui, la teoria che coglie «l’insieme come insieme» e cerca di scorgervi «i rapporti continuativi di serrati accadimenti» (47). La dialettica è l”autocritica’ di questo movimento. E «l’antitesi» funzione come «crisi» della realtà e delle sue forme particolari”” (pag 101-102) [(46) MS, Materialismo storico, p. 100; (47) MS, p. 143]”,”LABD-002-FB”
“DE-GIOVANNI Biagio; CALABI Lorenzo”,”Per un’analisi politica del «tempo di lavoro» in Marx (De-Giovanni); Su «barriera» e «limite» nel concetto del capitale (Calabi).”,”Sul problema della contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti capitalistici di produzione Si citano: il saggio di F. Cassano “”Premessa”” a ‘Marxismo e filosofia in Italia’, 1958-1971′ (De Donato, 1972) – AaVv, Il marxismo italiano degli anni sessanta, Istituto Gramsci, Ed Riun. 1973 (Badaloni) – G. Vacca, Politica e teoria nel marxismo italiano, 1958-1969, De-Donato, 1972″,”TEOC-018-FB”
“DE-GIOVANNI Biagio PASQUINO Gianfranco”,”Marx dopo Marx. Il Marx di Gramsci (De-Giovanni); Marx dopo Marx (Pasquino).”,”””Il mondo di Gramsci è disincantato, aspro, realistico. Nessun compimento dell’astratto e lontano ‘homo faber’, nessun ampliamento progressivo del suo dominio, nessuna filosofia della pienezza umanistica da inseguire come la talpa profonda che scava nel destino dell’umanità. Il prassismo di Gramsci è potenza, forza che si scontra contro un mondo a sua volta forte, ‘esistente’: lotta fra egemonie, scontro fra “”religioni”””” (pag 20) (De-Giovanni) “”[C]hi riflette soltanto in maniera economicistica sul pensiero marxiano o in maniera di darwinismo sociale e quindi di fase inesorabile, per cui tanto la rivoluzione arriva e non c’è neanche bisogno di stare a pensarci, dimentica invece che Marx è un creatore di istituzioni, cioè crede nella istituzionalizzazione politica, cioè crede nei sindacati come forma di organizzazione dei lavoratori, crede anche nel partito, anche se non sarà del tutto convinto dell’esperienza del partito che si produce, soprattutto in Germania, e crede nelle forme di organizzazione dei lavoratori attraverso l’Internazionale, cioè crede nella necessità di riuscire a creare istituzioni politiche o movimenti politici nei quali si esprima la consapevolezza rivoluzionaria o comunque si esprima la consapevolezza della difesa di interessi che possono e debbono essere organizzati e quindi crede che attraverso queste istituzioni si può in parte imbrigliare il capitalismo, ma il capitalismo può essere soltanto imbrigliato, non può essere riformato, deve essere, una volta imbrigliato, totalmente cambiato o, se volete, superato. Quindi i comunisti attraverso queste forme di organizzazione devono riuscire a far passare l’idea radicale della rottura con questo modo di produzione e non aspettare, nel senso dell’attendismo perché la rivoluzione è dietro l’angolo e comunque arriverà perché le forze produttive arriveranno a uno sviluppo tale da esaurire la fase precedente e da consentire il passaggio successivo, ma invece è necessario operare attraverso queste istituzioni. E questo è il punto direi meno marcato nella riflessione contemporanea sul marxismo, nel senso che si è andata perdendo la nozione di rivoluzione marxiana, e forse si è andata perdendo la stessa fiducia nella rivoluzione, mentre invece questo è il punto cruciale”” (pag 52-53) [Gianfranco Pasquino, ‘Marx dopo Marx’, Cappelli editore, Bologna, 1985] Volume citato da Pasquino: Alan Gilbert, Marx’s Politics: Communists and Citizens, Rutgers Univ Pr (June 1, 1981), pag 326 $ 50.0 (studioso americano che insegna scienza della politica, centra la sua riflessione sulle condizioni politiche che Marx pone al fondo della sua analisi della rivoluzione) (pag 54)”,”MADS-797″
“DE-GIOVANNI Biagio PASQUINO Gianfranco”,”Marx dopo Marx. Il Marx di Gramsci (De-Giovanni); Marx dopo Marx (Pasquino).”,”””Il mondo di Gramsci è disincantato, aspro, realistico. Nessun compimento dell’astratto e lontano ‘homo faber’, nessun ampliamento progressivo del suo dominio, nessuna filosofia della pienezza umanistica da inseguire come la talpa profonda che scava nel destino dell’umanità. Il prassismo di Gramsci è potenza, forza che si scontra contro un mondo a sua volta forte, ‘esistente’: lotta fra egemonie, scontro fra “”religioni”””” (pag 20) (De-Giovanni) “”[C]hi riflette soltanto in maniera economicistica sul pensiero marxiano o in maniera di darwinismo sociale e quindi di fase inesorabile, per cui tanto la rivoluzione arriva e non c’è neanche bisogno di stare a pensarci, dimentica invece che Marx è un creatore di istituzioni, cioè crede nella istituzionalizzazione politica, cioè crede nei sindacati come forma di organizzazione dei lavoratori, crede anche nel partito, anche se non sarà del tutto convinto dell’esperienza del partito che si produce, soprattutto in Germania, e crede nelle forme di organizzazione dei lavoratori attraverso l’Internazionale, cioè crede nella necessità di riuscire a creare istituzioni politiche o movimenti politici nei quali si esprima la consapevolezza rivoluzionaria o comunque si esprima la consapevolezza della difesa di interessi che possono e debbono essere organizzati e quindi crede che attraverso queste istituzioni si può in parte imbrigliare il capitalismo, ma il capitalismo può essere soltanto imbrigliato, non può essere riformato, deve essere, una volta imbrigliato, totalmente cambiato o, se volete, superato. Quindi i comunisti attraverso queste forme di organizzazione devono riuscire a far passare l’idea radicale della rottura con questo modo di produzione e non aspettare, nel senso dell’attendismo perché la rivoluzione è dietro l’angolo e comunque arriverà perché le forze produttive arriveranno a uno sviluppo tale da esaurire la fase precedente e da consentire il passaggio successivo, ma invece è necessario operare attraverso queste istituzioni. E questo è il punto direi meno marcato nella riflessione contemporanea sul marxismo, nel senso che si è andata perdendo la nozione di rivoluzione marxiana, e forse si è andata perdendo la stessa fiducia nella rivoluzione, mentre invece questo è il punto cruciale”” (pag 52-53) [Gianfranco Pasquino, ‘Marx dopo Marx’, Cappelli editore, Bologna, 1985] Volume citato da Pasquino: Alan Gilbert, Marx’s Politics: Communists and Citizens, Rutgers Univ Pr (June 1, 1981), pag 326 $ 50.0 (studioso americano che insegna scienza della politica, centra la sua riflessione sulle condizioni politiche che Marx pone al fondo della sua analisi della rivoluzione) (pag 54)”,”MADS-798″
“DE-GIOVANNI Biagio; PRESTIPINO Giuseppe”,”Teoria marxista e Stato (De Giovanni); «Crisi del marxismo» e storicità delle forme-valore (Prestipino).”,”Prestipino: Qualità, abilità della forza lavoro nel mondo antico. ‘Altra conseguenza è nel regime delle paghe attribuite alla incipiente mano d’opera salariata quando lavoratori abili sono adibiti a lavori di tipo artigianale: ad esempio, i carpentieri e i muratori addetti ai lavori per l’Eretteo, nell’Acropoli di Atene, ricevono (negli anni 409-407 aC) una paga giornaliera doppia di quella assegnata ai più comuni manovali e per i lavori agricoli; assai più alte sono le remunerazioni degli scultori. Nei ‘Memorabili’ di Senofonte, Socrate chiede ad un artigiano perché le corazze delle sua bottega siano vendute a più caro prezzo, benché siano meno costose di altre, e l’artigiano adduce a motivo la propria maggiore abilità nel renderle funzionali e adattabili all’anatomia del committente’ (pag 43)”,”TEOC-027-FGB”
“DE-GIOVANNI Biagio”,”L’ambigua potenza dell’Europa.”,”Biagio de Giovanni, Professore di Storia e politica dell’integrazione presso la Facoltà di scienze politiche dell’Istituto Universitario Orientale, e presso il Master di studi europei dell’Università libera di Bruxelles. L’autore è stato Rettore dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli fra il 1987 e il 1989, deputato al parlamento europeo dal 1989 al 1999, e Presidente della Commissione Affari Istituzionali di quel Parlamento fra il 1997 e il 1999.”,”EURx-118-FL”
“DE-GIUSEPPE Massimo”,”La rivoluzione messicana.”,”Massimo De-Giuseppe ricercatore di storia contemporanea, insegna presso l’Università Iulm di Milano. E’ autore di ‘Messico 1900-1950. Stato, Chiesa e popoli indigeni’, Morcelliana, 2007 e con I. Campos, ‘La cruz de maiz. Politica, religion y identidad en Mexico entre crisis de la colonia y crisis de la modernidad’ (2011)”,”AMLx-170″
“DEGLI ESPOSTI Fabio”,”Le armi proprie. Spesa pubblica, politica militare e sviluppo industriale nell’Italia liberale.”,”DEGLI ESPOSTI Fabio è ricercatore di storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Si è occupato prevalentemente di storia economica e sociale italiana ed europea fra Otto e Novecento. La sua attività di ricerca è concentrata soprattutto sul rapporto guerra e società, e, all’interno di questo, sul ruolo delle istituzioni militari nelle dinamiche dello sviluppo economico. Il dibattito sulla taglia delle navi da guerra. Acton vs Brin. “”Potremo chiudere qui la parte relativa alle costruzioni navali, se non ci fosse da rendere conto di un ulteriore dibattito, svoltosi alla fine degli anni Settanta, stimolato dalle esperienze che si stavano compiendo all’estero nel settore delle corazzate. Pur riscuotendo infatti grande ammirazione presso gli esperti militari dei vari paesi, in Gran Bretagna, ma soprattutto in Francia, le grandi corazzate italiane non trovarono sollecita imitazione. Furono anzi gli esponenti della cosiddetta ‘jeune École’ francese ad influenzare le idee del nuovo titolare della marina Ferdinando Acton, fautore della realizzazione di unità più piccole e manovriere, anche se ben corazzate. Un orientamento destinato a suscitare più critiche che consensi. Brin, intervenendo nella discussione del bilancio 1879 affermava di essere perfettamente al corrente del dibattito in corso, e degli studi in corso presso il ministero, ma di non vedere in realtà mutamenti di rotta: la Francia stava costruendo navi più grosse del ‘Duilio’, armate di artiglierie aventi caratteristiche analoghe a quelle italiane. Se per una volta l’Italia era stata all’avanguardia, non doveva certo tornare sui propri passi. Il costo di queste unità, oscillante fra i 15 ed i 19 milioni, era notevolissimo ed in grado di suscitare preoccupazioni sulla reale opportunità di realizzarle, ma – soggiungeva Brin – si potevano mettere in cantiere unità più piccole e incappare ugualmente in un disastro finanziario. Una grossa corazzata era in grado di esprimere una potenza di fuoco tale che, in definitiva, le unità grandi costavano proporzionalmente meno rispetto a quelle piccole. Fra i parlamentari esperti di questioni navali solo Galeazzo Maldini sostenne con decisione la linea Acton, ricordando che essa gli pareva perfettamente coerente con le linee tracciate dal piano organico del 1877, in cui si diceva che accanto alle corazzate delle classi ‘Duilio’ e ‘Italia’ sarebbe stato opportuno realizzare unità che, pur ben armate e protette, fossero di dimensioni leggermente inferiori, il che avrebbe abbreviato i tempi di allestimento e ridotto i costi unitari, liberando risorse per le altre costruzioni”” (pag 175-176) Questione stipendi degli ufficiali superiori. Farina. (pag 324)”,”ITQM-177″
“DEGLI ESPINOSA Agostino”,”Il regno del Sud.”,”E’ una sorta di giornalismo storico, l’autore è nato nel 1904. Giornalista, ha collaborato negli anni Trenta a ‘Rivista di politica economica’ sorta nel 1911, su cui pubblica studi sulla trasformazione economica degli Stati Uniti, e sul reddito e la ricchezza degli italiani. Scrive anche per ‘Civiltà fascista’ di Gentile e ‘Critica fascista’ di Bottai. Nel dopoguerra scriverà per ‘Mercurio’ Pag 324: Togliatti per lettera chiede a Badoglio il permesso di poter rientrare in Italia. Pag 371: Croce ritiene pericolosa la crisi della monarchia perché spezza la compattezza dello Stato mentre era privo di potestà di volre sul piano internazinale Pag 409: Dopo l’atto del re che decide di ritirarsi dalla vita politica nominando Luogotenente Generale il figlio Umberto II, Sforza afferma che il re ha fatto il suo dovere per giungere a un’Italia purificata. “”Il Togliatti, il 14 aprile, in un discorso al Teatro Modernissimo di Napoli disse invece: “”I comunisti italiani devono subordinare ogni questioni d’indole interna – anche quella dell’epurazione – alla necessità bellica, e devono assumere posti subordinati di govenro o anche aiutare il governo pur senza esservi direttamente rappresentati””. E quanto al governo spiegò: “”Il Partito Comunista Italiano non ha uno speciale interesse alla omina di determinate personalità in un governo di guerra di unione nazionale, ma vuole piuttosto che il nuovo Gabinetto si ispiri a quel programma dettato per l’Italia nella Conferenza di Mosca””. Infine annunciò l’accordo intervenuto con il Partito Socialista per l’unità di azione, accordo sottolineato dalla presenza in teatro del Longobardi-Lizzadri (…)”” (pag 409)”,”ITAR-235″
“DEGLI-ESPINOSA Agostino”,”Il regno del Sud.”,”””Intanto a Brindisi il governo italiano manteneva le posizioni assunte a Malta, e resisteva alla richiesta di dichiarazione immediata di guerra contro la Germania, tentando di negoziarla in termini di armamento, trasporti delle truppe dislocate in Sardegna, retrocessioni di territorio. Era questa una linea di condotta perfettamente ragionevole, poiché quella dichiarazione era l’unica arma di cui disponeva l’Italia, tuttavia, siccome più tardi di quella resistenza si è fatto un capo d’accusa per chi l’aveva ispirata, conviene riconoscere che le dichiarazioni fatte dal Badoglio sulla «Nelson» non costituivano soltanto una mossa polemica. A Brindisi, in quei giorni, la resistenza per l’immediata dichiarazione di guerra si faceva apertamente risalire all’Acquarone, tanto che, scherzaondo, alla mensa presidenziale, spesso lo si accusava di ispirarla allo scopo di salvare la sua villa romana; ma egli stesso non ne faceva mistero, ed informando della situazione il ministro Piccardi, giunto il 10 ottobre da Napoli, attestò di avere consigliato il Re in quel senso. Tuttavia non vi è dubbio che la responsabilità massima appartiene al Sovrano, il quale dovendo scegliere fra i suggerimenti dell’Acquarone e la tesi del Badoglio, si allineò sui primi. Ma lo stesso Badoglio, sebbene favorevole all’immediata dichiarazione di guerra, non dovette essere del tutto insensibile alle argomentazioin contrarie. Effettivamente lasciati il de Courten ed il Sandalli alla inesauribile attività relativa alle loro cariche militari, il Maresciallo riassumeva nella sua persona il governo, e quindi, accogliendo il punto di vista del Sovrano, non poteva ascoltare solo la voce dell’obbedienza. Ma se il responsabile massimo è colui che viene indicato dall’atto d’accusa, l’accusa invece non ha fondamento. Il Sovrano non si opponeva alla guerra contro la Germania, ma soltanto intendeva che la guerra stessa, già iniziata in linea di fatto, venisse dichiarata, e quindi trasferita sul piano del diritto, soltanto in cambio di concessioni da parte alleata che fossero in sé dei guadagni, e acconsentissero di combattere in modo consistente. Siffatto atteggiamento era di gran lunga più politico di quello preferito da coloro i quali pensano che il governo italiano avrebbe dovuto pregare in ginocchio gli alleati perché gli acconsentissero di fare la guerra alla Germania”” (pag 113-114)”,”QMIS-044-FSD”
“DEGLI-ESPOSTI Gianluigi”,”Bologna PCI.”,”G. Degli Esposti è nato a Bologna nel 1926. Laureato in filosofia, si è avvicinato da giovane al giornalismo come critico musicale. Nel 1951 è stato tra i primi promotori della rivista ‘Il Mulino’ e ha fatto parte della sua redazione fino al 1954. In seguito ha collaborato come redattore al giornale ‘Avvenire d’Italia’. Non ha svolto attività politica militante ma dal 1960 al 1964 è stato consigliere comunale a Bologna come indipendente DC.”,”PCIx-001-FFS”
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Storia del PSI. III. Dal dopoguerra a oggi.”,”DEGL’INNOCENTI (Firenze, 1946) è Prof ordinario di storia del Risorgimento alla facoltà di Giurisprudenza dell’Univ di Siena. Tra le su pubblicazioni: -Il socialismo italiano e la guerra di Libia. ROMA. 1976 -Storia della cooperazione in Italia, 1886-1925. ROMA. 1977 -Geografie e istituzioni del socialismo italiano, 1892-1914. NAPOLI. 1983 -Cittadini e rurali nell’Emilia Romagna rossa tra ‘800 e ‘900. MILANO. 1990 Recentemente ha curato il volume ‘Verso l’Italia dei partiti. MILANO. 1993″,”MITS-033″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Filippo Turati e la nobiltà della politica. Introduzione alle carte di Filippo Turati. I corrispondenti stranieri.”,”DEGL’INNOCENTI, ordinario di storia del risorgimento all’Univ di Siena, è D della Fondazione di studi sotrici ‘Filippo Turati’. Tra le sue numerose pubblicazioni: -Il socialismo italiano e la guerra di Libia. ROMA. 1976 -Storia della cooperazione in Italia, 1886-1925. ROMA 1977 -L’ emigrazione nella storia d’Italia, 1866-1975. Vol 2. (a cura), FIRENZE. 1978 -Storia del socialismo italiano, Vol II, L’età giolittiana. ROMA. 1980 -Geografia e istituzioni del sociolismo italiano, 1892-1914. NAPOLI. 1983 -Le sinistre e il governo locale in Europa (ac). PISA. 1984 -Filippo Turati e il socialismo europeo. NAPOLI. 1985 (a cura) -Il movimento cooperativo nella storia d’Europa. MILANO. 1988 (ac)”,”MITS-035″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”La società unificata. Associazione sindacato partito sotto il fascismo.”,”DEGL’INNOCENTI, ordinario di storia del risorgimento all’Univ di Siena, è D della Fondazione di studi sotrici ‘Filippo Turati’. Tra le sue numerose pubblicazioni: -Cittadini e rurali nell’ Emilia Romagna rossa tra ‘800 e ‘900. MILANO. 1990 -Verso l’Italia dei partiti. MILANO. 1993 (ac) -Storia del PSI, dal dopoguerra ad oggi. BARI. 1993 -L’ esilio nella storia del movimento operaio e l’ emigrazione economica. 1992 (a cura) LACAITA. 1992 Collana ‘Società e cultura’ patrocinata dalla Fondazione di Studi storici ‘F. Turati’ diretta da Maurizio DEGL’INNOCENTI”,”ITAF-029″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Il socialismo italiano e la guerra di Libia.”,”””Nel dibattito, non privo di accese polemiche, che sull’ impresa libica si aprì all’interno del gruppo dirigente riformista, i bissolatiani non abbandonarono mai la difesa del colonialismo come tappa necessaria dello sviluppo capitalistico e come diritto della civiltà sulla barbarie, richiamandosi in questo ad una tradizione che si voleva far risalire ad Antonio Labriola e al Bovio, ma che ambiva anche a mostrarsi aggiornata fino al dibattito sul colonialismo in seno al revisionismo internazionale””. (pag 50)”,”MITS-052″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di Gaetano ARFE’ Susanne MILLER Fred REID Madeleine REBERIOUX Marek WALDENBERG Aaart HEERING Royden HARRISON Jacques JULLIARD Enrico DECLEVA Lajos VARGA Jay M. WINTER Monika KRAMME Arduino AGNELLI Valdo ZILLI Lorenzo STRIK LIEVERS Alceo RIOSA Giovanni SABBATUCCI Hermann-Josef RUPIEPER Denis LEFEBVRE Simona COLARIZI”,”Filippo Turati e il socialismo europeo.”,”Saggi di Gaetano ARFE’, Susanne MILLER, Fred REID, Madeleine REBERIOUX, Marek WALDENBERG, Aaart HEERING, Royden HARRISON, Jacques JULLIARD, Enrico DECLEVA, Lajos VARGA, Jay M. WINTER, Monika KRAMME, Arduino AGNELLI, Valdo ZILLI, Lorenzo STRIK LIEVERS, Alceo RIOSA, Giovanni SABBATUCCI, Hermann-Josef RUPIEPER, Denis LEFEBVRE, Simona COLARIZI. Si occupano rispettivamente di Filippo Turati, August Bebel, Keir Hardie, Jaures, Victor Adler, Kautsky e Bernstein, Turati e la 2° Internazionale, Società Fabiana, Sindacato azione diretta, Società umanitaria, socialdemocrazia ungherese, socialismo inglese Webb Tawney Cole, Franz Mehring, Otto Bauer, G.V. Plechanov, Turati e Jaures, Treves, Turati e il fascismo, socialdemocrazia tedesca, socialismo francese, fascismo e crisi delle democrazie.”,”MEOx-010″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Geografia e istituzioni del socialismo italiano 1892 – 1914.”,”Maurizio DEGL’INNOCENTI (Firenze 1946) ha svolto attività di ricerca e didattica nelle Università di Roma, dove è stato professore incaricato di Storia dell’ impresa e dell’ industria, e di Firenze. E’ autore di numerosi saggi sul movimento operaio e di storia sociale. Tra cui: – Storia della cooperazione in Italia, 1886-1925. (ROMA, 1977) – L’ emigrazione nella storia d’ Italia, 1886-1975 (2 voll.) (FIRENZE 1978) – Campagne e movimento contadino nel Mezzogiorno d’ Italia (BARI, 1980) – Il movimento cooperativo in Italia (TORINO, 1981). E’ nel comitato scientifico di ‘Italia contemporanea’.”,”MITS-105″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di D. HOERDER Z. CIUFFOLETTI M. VUILLEUMIER M. RUBBOLI G. SPINI M.T. MARTINEZ-DE-SAS A. DONNO F. BIAGINI A. CASALI E. VIAL S. FEDELE H. MEHRINGER M.F. MANCEBO W. REICHMANN J. PLANES K.J. BADE”,”L’ esilio nella storia del movimento operaio e l’ emigrazione economica.”,”Saggi di D. HOERDER Z. CIUFFOLETTI M. VUILLEUMIER M. RUBBOLI G. SPINI M.T. MARTINEZ-DE-SAS A. DONNO F. BIAGINI A. CASALI E. VIAL S. FEDELE H. MEHRINGER M.F. MANCEBO W. REICHMANN J. PLANES K.J. BADE”,”CONx-021″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di Valerio CASTRONOVO Henry DESROCHE Malcolm HORNSBY Yves SAINT-JOURS Fabio FABBRI Jean PUISSANT Jenö HORVATH Walter BRIGANTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Dieter DOWE Klaus NOVY”,”Il movimento cooperativo nella storia d’ Europa.”,”Saggi di Valerio CASTRONOVO Henry DESROCHE Malcolm HORNSBY Yves SAINT-JOURS Fabio FABBRI Jean PUISSANT Jenö HORVATH Walter BRIGANTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Dieter DOWE Klaus NOVY. “”Gli avvenimenti del 1968 hanno dimostrato che il movimento sindacale non rappresentava la totalità del movimento sociale ed hanno dato luogo ad una svolta nel movimento sociale stesso. Gli storici specializzati nella storia del XIX e XX secolo hanno preso coscienza del materiale di ricerca offerto dal movimento cooperativo, mutualistico e associativo seguendo l’ esempio di storici di prestigio quali Maurice Agulhon, Madeleine Reberioux e del gruppo del GRECO del Centro nazionale della ricerca scientifica Lavoro e lavoratori in Francia nel XIX e XX secolo. Nel 1879, il ripudio delle cooperative da parte del movimento operaio come strumento efficace per la sua emancipazione non aveva mai dato luogo ad una rottura totale fra il movimento cooperativo e il movimento operaio, politico e sindacale. La situazione in realtà era molto più complessa di quanto la netta separazione ideologica non lasci intendere.”” (pag 97) Marx sul cooperativismo. “”D’altronde lo stesso Marx ebbe a modificare il suo pensiero sulla cooperazione e, pur respingendo le proposte di Lassalle, invero assai poco realistiche, riconobbe, con una funzione non di primo piano nell’ ambito del suo “”socialismo scientifico””, l’ importanza delle cooperative di lavoro e di produzione (1)”” (pag 198) (1) Un significativo passo di Marx nel “”Journal de l’ Association internationale des travailleurs”” del 28 gennaio 1866 sul “”lavoro cooperativo””, insieme con altri suoi brani aventi attinenza con la cooperazione, si può leggere anche nell’ antologia cooperativa curata da H. Desroche ed altri, Economie et sociologie cooperatives, Parigi, 1977, pp. 121-124. (nota pag 242)”,”MEOx-056″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Angelo VARNI Arnaldo CHERUBINI Anna COLUCCIA Rinaldo SALVADORI Luigi ARBIZZANI Jurgen REULECKE Elisabeth DOMANSKY Helge Ernst ZOITL Mario SCASCIGHINI Hans Jorg RIEGER Guy FORGEOT Guy VANSCHOENBEEK Robert FLAGOTHIER Stan SHIPLEY Laurence MARLOW”,”Le case del popolo in Europa. Dalle origini alla seconda guerra mondiale.”,”Saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Angelo VARNI Arnaldo CHERUBINI Anna COLUCCIA Rinaldo SALVADORI Luigi ARBIZZANI Jurgen REULECKE Elisabeth DOMANSKY Helge Ernst ZOITL Mario SCASCIGHINI Hans Jorg RIEGER Guy FORGEOT Guy VANSCHOENBEEK Robert FLAGOTHIER Stan SHIPLEY Laurence MARLOW. “”Il 6 settembre 1902 la “”Arbeiter-Zeitung””, nella colonna Notizie del giorno, pubblicava, subito dopo il Calendario storico, un breve trafiletto dal titolo La casa rossa nel quale si dava notizia dell’ avvenuta inaugurazione della prima casa operaia di Vienna. Questa notizia non costituiva per l’ Austria niente di eccezionale, in qunato esistevano già numerose case operaie a Aussig, Prossnitz, Brünn e in molte località grandi e piccole in Boemia e Moravia. Per Vienna si trattava però di una novità. “”E’ un piccolo punto rosso in un grande mare nero che lo circonda””, ammonì Adler nel suo discorso inaugurale. Per la prima volta si era costruita una casa del partito “”atta a offrire una sede a tutte le organizzazioni politiche, sindacali ed economiche, cioè atta ad accogliere tutta la struttura organizzativa del partito (…) a costituire un insostituibile centro di raccolta della vita di partito in tutte le sue forme””””. (pag 173) Maurizio DEGL’INNOCENTI (Firenze 1946) ha svolto attività di ricerca e didattica nelle Università di Roma e di Firenze. E’ autore di numerosi saggi sul movimento operaio e di storia sociale (v. 4° copertina).”,”MEOx-065″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di Jean PUISSANT Royden HARRISON Gabriella HAUCH e Karl R. STADLER Denis LEFEBVRE Jordi PLANES Gerd CALLESEN Gillian SCOTT Maurizio DEGL’INNOCENTI Christiane EISENBERG Lucia GIACCARDI MARMO Luigi TREZZI Joël MICHEL Robert FLAGOTHIER e Linda MUSIN Helge E. ZOITL Elio APHI Karl DITT”,”Le imprese cooperative in Europa. Dalla fine dell’ 800 alla seconda guerra mondiale.”,”Saggi di Jean PUISSANT Royden HARRISON Gabriella HAUCH e Karl R. STADLER Denis LEFEBVRE Jordi PLANES Gerd CALLESEN Gillian SCOTT Maurizio DEGL’INNOCENTI Christiane EISENBERG Lucia GIACCARDI MARMO Luigi TREZZI Joël MICHEL Robert FLAGOTHIER e Linda MUSIN Helge E. ZOITL Elio APHI Karl DITT Tra i saggi: – Gerd CALLESEN, Movimento operaio e cooperative in Danimarca, 1871-1923 – Luigi TREZZI, Aspetti economici del rapporto fra cooperazione e sindacato a Genova ed in Liguria durante l’ età giolittiana. (pag 193-210) Germania. “”L’ opposizione dei commercianti organizzati e delle associazioni “”patriottiche””, i soprusi delle autorità e le discriminazioni legislative spinsero il movimento, in particolare le cooperative di consumo, nella sfera del partito socialdemocratico. Questo spostamento in senso socialdemocratico divenne ancora più evidente quando le cooperative degli operai si resero conto di non poter aspettarsi nulla nemmeno dai liberali: in alcuni luoghi, come per esempio ad Amburgo, vennero appoggiate da alcuni esponenti illuminati del mondo della cultura e dell’ economia, ma i partiti borghesi-liberali, globalmente, avevano assunto un atteggiamento piuttosto contrario nei loro confronti – sebbene anche le cooperative operaie potevano conciliarsi con il capitalismo e la libera economia di mercato. In ultima analisi questo atteggiamento era una conseguenza dell’ industrializzazione che in Germania avvenne dapprima in ritardo e poi troppo rapidamente””. (pag 171, C. Eisenberg, Il movimento cooperativo tedesco, 1850-1914)”,”MEOx-069″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”L’ epoca giovane. Generazioni, fascismo e antifascismo.”,”DEGL’INNOCENTI Maurizio è ordinario di storia contemporanea e direttore del Centro di storia del cambiamento sociale e dell’ innovazione all’ Università degli Studi di Siena. E’ autore di numerosi studi di storia sociale e politica del Novecento. “”Più interessanti sul piano metodologico risultano gli spunti offerti da Gino Germani, studioso dai molteplici interessi (economia, filosofia, sociologia), convergenti sull’ intreccio tra modernizzazione e autoritarismo. Egli riconosce che “”il fascismo italiano, forse anche più di altri sistemi consimili, present aun centrale ed essenziale interesse per la gioventù””, perché di questa la mobilitazione è “”un requisito fondamentale per la continuità del regime stesso”” e l’ esaltazione diviene componente “”essenziale”” dell’ ideologia e della tradizione. (…)””. (pag 130) La promessa della partecipazione critica e creativa dei giovani e la prospettata evoluzione sociale del regime. “”E proprio in questo ambito che Germani colloca la politica dei “”giovani””: “”La politica del partito nei riguardi dei giovani non riuscì perciò mai durante la sua storia a sfuggire a questa intima contraddizione. Più questi meccanismi dinamici avevano successo e più il partito era costretto a limitari o a eliminarli. Le nuove generazioni scoprirono successivamente che il futuro promesso in realtà non esisteva e si preoccuparono di questi limiti inerenti; allora il loro “”lungo viaggio attraverso il fascismo”” giunse al termine: il conformismo passivo o l’ aperta ribellione erano i risultati di questo processo, e la via scelta dipese dall’ azione reciproca delle circostanze personali e delle esteriori condizioni storiche””. Germani delinea infine una vera e propria tipologia della politicizzazione giovanile sotto il fascismo, articolata in quattro fasi (…).”” (pag 131)”,”GIOx-041″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Identità nazionale e poteri locali in Italia tra ‘800 e ‘900.”,”DEGL’INNOCENTI è ordinario di storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Siena. Ha pubblicato vari libri (v. rivolto cop.)”,”MITS-337″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura”,”Gaetano Salvemini e le autonomie locali.”,”DEGL’INNOCENTI M. è ordinario di storia contemporanea presso l’università degli studi di Siena. E’ direttore del Centro interuniversitario di storia del cambiamento sociale e dell’innovazione e della Scuola di dottorato in scienze giuridiche storiche e sociali, con sede a Siena. E’ condirettore della rivista informatica di storia contemporanea ‘Storiaefuturo’. Ha pubblicato molte opere (v. bibliografia) tra cui ‘Il mito di Stalin. Comunisti e socialisti nell’Italia del dopoguerra’ (2005).”,”MITS-355″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Maria Luisa BETRI Marina TESORO Gian Biagio FURIOZZI Alceo RIOSA Giovanni SABBATUCCI”,”Leonida Bissolati. Un riformista nell’Italia liberale.”,”DEGL’INNOCENTI Maurizio (MDI) Saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Maria Luisa BETRI Marina TESORO Gian Biagio FURIOZZI Alceo RIOSA Giovanni SABBATUCCI”,”MITS-359″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Il mito di Stalin. Comunisti e socialisti nell’Italia del dopoguerra.”,”DEGL’INNOCENTI M. è ordinario di storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Siena. E’ direttore del Centro Interuniversiatio di storia del cambiamento sociale e dell’innovazione e della Scuola di dottorato in Scienze giuridiche storiche e sociali con sede a Siena.”,”PCIx-260″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”La patria divisa. Socialismo, nazione e guerra mondiale.”,”DEGL’INNOCENTI Maurizio è professore ordinario di Storia contemporanea. E’ direttore di collane editoriali, condirettore della rivista ‘Storiafuturo’, membro di vari istituti di ricerca. Presiede la Fondazione di studi storici “”Filippo Turati””. Tra le sue ultime pubblicazioni: ‘Giacomo Matteotti, eroe socialista”” (2014). Nel libro l’autore si dedica molto al rapporto socialismo – cultura.”,”MITS-437″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio TARICONE Fiorenza PASSANITI Paolo TOMASSINI Luigi”,”Anna Kuliscioff. Il socialismo e la cittadinanza della donna.”,”Nel novantesimo anniversario della morte di Anna Kuliscioff M. Degl’Innocenti è Professore ordinario di Storia contemporanea. Direttore di diverse collane editoriali. Fiorenza Taricone, Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche, Università degli Studi di Cassino. Si è occupata di Pari Opportunità (presidente del Comitato di Garanzia Cug ecc.). Paolo Passaniti è Professore associato di Storia del diritto medievale e moderno presso Dip. Giurisprudenza dell’Università di Siena. Luigi Tomassini è Professore ordinario di Storia contemporanea (Univ. di Bologna).”,”MITS-454″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura, saggi di Giulio SAPELLI Maurizio PUNZO Paola FURLAN Richard ROBERTS Lars WESSMAN Patrizia DOGLIANI Adelheid von SALDERN Beatrix HERLEMANN Dieter REBENTISCH Jordi PLANES Karl R. STADLER Maurizio DEGL’INNOCENTI”,”Le sinistre e il governo locale in Europa dalla fine dell’800 alla seconda guerra mondiale.”,”Saggi di Giulio SAPELLI Maurizio PUNZO Paola FURLAN Richard ROBERTS Lars WESSMAN Patrizia DOGLIANI Adelheid von SALDERN Beatrix HERLEMANN Dieter REBENTISCH Jordi PLANES Karl R. STADLER Maurizio DEGL’INNOCENTI Indice rivista ‘Nuova Rivista Storica’ gennaio-aprile 1973 pp. 129-160: « Anno 1972 – Volume LVIAnno 1974 – Volume LVIII » Anno 1973 – Volume LVII Articoli FRANCESCA BOCCHI, Le imposte dirette a Bologna nei secoli XII e XIII (pag. 273) MARIA LUISA CHIAPPA MAURI, Il commercio occidentale di Genova nel XIV secolo (pag. 571) GIORGIO CHITTOLINI, Il luogo di Mercato, il comune di Parma e i marchesi Pallavicini di Pellegrino (pag. 1) AURELIO MACCHIORO, Introduzione al I libro del Capitale (pag. 53) GIGLIOLA SOLDI RONDININI, Nuovi aspetti e problemi della “signoria rurale” (secoli XII-XIV) (pag. 545) UGO SPADONI, Linee di navigazione e costruzioni navali alla vigilia dell’inchiesta parlamentare sulla marina mercantile italiana (1881-82) (pag. 313) Questioni storiche ANNA MARIA CINISELLI, Ivanoe Bonomi: dall’intransigenza al revisionismo (pag. 161) LAURA DE ANGELIS, S. Maria delle Vigne di Genova dalle origini alla fine del XIV secolo (pag. 81) LORENZO STRIK-LIEVERS, Turati, la politica delle alleanze e una celebre lettera di Engels (pag. 129) MICHAEL THOMAS, Contributi alla storia della cappella degli Scrovegni a Padova (pag. 111) Asia ed Africa VALERIA FIORANI PIACENTINI, Turchizzazione ed islamizzazione dell’Asia centrale (VI-XVI secolo d. Cr.) (pag. 613) ROMAIN RAINERO, Il Congo agli inizi del Settecento e la fine del patronato portoghese (pag. 689) Storia, psicologia e scienze sociali GIOVANNI BUSINO, De quelques apports de l’histoire à la sociologie (pag. 373) MARIA DONZELLI, Umanesimo della “persona” e umanesimo di “classe” in Freud e Marx (pag. 383) ANNA MARIA MAGINI, La Rochefoucauld e Mandeville: alle origini della “società civile” (pag. 170) ROBERTO RACINARO, Hegel e Freud: problemi della guerra, della società civile e della religione (pag. 699) GIULIANA SCALERA, Due interpretazioni bibliche di Theodor Reik (pag. 175) GIULIANA SCALERA, Alberi della tecnica e foresta della teoria (pag. 405) GIULIANA SCALERA, Per una psicoanalisi della creatività e dell’arte (pag. 729) Note e documenti GABRIELLA AIRALDI, Compendi notarili della fine del Duecento (pag. 735) SALVATORE CAPONETTO, Una sconosciuta predica fiorentina del minorita Benedetto Locarno (pag. 410) MEIR MICHAELIS, I nuclei nazisti in Italia e la loro funzione nei rapporti tra fascismo e nazismo nel 1932 (pag. 422) Interpretazioni e commenti GABRIELLA ROSSETTI, Ancora sui “loca sanctorum”. Riprendendo il tema della penetrazione in Cologno del monastero milanese di Sant’Ambrogio (pag. 439) CESARE VASOLI, Nuove prospettive su Lorenzo Valla (pag. 448) Congressi I problemi della civiltà comunale (Bergamo, 4-8 settembre 1967) (G. Soldi Rondinini) (pag. 497) Il II Congresso nazionale di scienze storiche (Salerno, 23-27 aprile 1972) (pag. 189) Convegno di storia sociale e religiosa a Capaccio (Capaccio, 18-21 maggio 1972) (A. Cestaro) (pag. 206) La V Settimana di Prato (4-10 maggio 1973) (L. Chiappa Mauri, L. De Angelis) (pag. 212) Prime giornate normanno-sveve: “Roberto il Guiscardo e il suo tempo” (28-29 maggio 1973) (M. C. Ciulli, L. Martinelli) (pag. 509) Recensioni G. AIRALDI, Nomi personali arabi in Lunigiana (sec. XI-XIV) (M. Buongiorno) (pag. 470) F. BALLETTA, Il Banco di Napoli e le rimesse degli emigrati (1914-1925) (E. De Simone) (pag. 765) M. BAZZOLI, Fonti del pensiero politico di Benedetto Croce (M. L. Cicalese) (pag. 475) F. BRANCATO, Storiografia e politica nella Sicilia dell’Ottocento (E. Larsimont Pergameni) (pag. 755) V. CILENTO, Pygmalion (F. Salimbeni) (pag. 485) M. FATICA, Origini del fascismo e del comunismo a Napoli (A. De Benedetti) (pag. 480) Fonti e documenti, I, Centro Studi per la Storia del Modernismo (F. Mazzonis) (pag. 759) J. FITZ, Les Syriens à Intercisa (N. Criniti) (pag. 742) G. GENTILE, Lettere a Benedetto Croce (M. L. Cicalese) (pag. 477) M. GIGANTE, L’edera di Leonida (M. Ghidini Tortorelli) (pag. 459) F. M. HEICHELHEIM, Storia economica del mondo antico (N. Criniti) (pag. 465) D. JACOBY, La féodalité en Grèce médiévale. Les “Assises de Romanie” (R. Perelli Cippo) (pag. 750) R. MARTIN, Recherches sur les agronomes latins et leurs conceptions économiques et sociales (N. Criniti) (pag. 462) G. MUSCA, Il Venerabile Beda storico dell’Alto Medioevo (V. D’Alessandro) (pag. 747) M. OLDONI, Anonimo Salernitano nel X secolo (A. Tuozzi Maiorino) (pag. 468) S. PIANO, Guru Nanak e il Sikhismo (G. Gatto) (pag. 472) I. SCHIAPPOLI, Napoli aragonese: traffici e attività marinare (M. Ottolino) (pag. 753) Tecniche della guerra partigiana nel Risorgimento, a c. di E. Liberti (E. Larsimont Pergameni) (pag. 757) Spoglio di riviste storiche straniere (pagg. 518, 770) Bollettino bibliografico (pagg. 233, 792) Libri ricevuti (pagg. 269, 826) Inizio pagina”,”MEOx-130″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura, saggi di Angelo VARNI Arnaldo CHERUBINI Anna COLUCCIA Rinaldo SALVADORI Luigi ARBIZZANI Jurgen REULECKE Elisabeth DOMANSKY Helge Ernst ZOITI Mario SCASCIGHINI Hans Jörg RIEGER Guy FORGEOT Guy VANSCHOENBEEK Robert FLAGOTHIER Stan SHIPLEY Laurence MARLOW”,”Le case del popolo in Europa. Dalle origini alla seconda guerra mondiale.”,”Maurizio Degl’Innocenti (Firenze 1946) ha svolto attività di ricerca e didattica nelle Università di Roma e di Firenze. É autore di numerosi saggi sul movimento operaio e di storia sociale, fra i quali: Il Socialismo e la guerra di Libia, Storia della cooperazione in Italia 1886-1925. É nel comitato scientifico di Italia contemporanea.”,”MEOx-008-FL”
“DEGL’INNOCENTI Maurizio a cura; saggi di Jean PUISSANT Royden HARRISON Gabriella HAUCH e Karl R. STADLER Denis LEFEBVRE Jordi PLANES Gerd CALLESEN Gillian SCOTT Maurizio DEGL’INNOCENTI Christiane EISENBERG Lucia GIACCARDI MARMO Luigi TREZZI Joël MICHEL Robert FLAGOTHIER e Linda MUSIN Helge E. ZOITL Elio APHI Karl DITT”,”Le imprese cooperative in Europa. Dalla fine dell’800 alla seconda guerra mondiale.”,”””L’Austria plurietnica, definita da Friedrich Engels a metà del secolo scorso (1) la «Cina europea», era caratterizzata da condizioni economiche e sociali di tipo feudale, nonostante vi fossero alcune aree di concentrazione industriale. L’arretratezza politica e culturale era assicurata dal sistema repressivo di Metternich che soffocava qualsiasi impulso liberale. Il governo poteva contare sull’appoggio delle «vecchie classi – i latifondisti e l’aristocrazia -, il processo di industrializzazione stentava a decollare, la produzione su piccola scala predominava, e la borghesia restava debole. Le prime costituzioni di cooperative ebbero luogo nel «Vormärz» (1815-1848), un periodo caratterizzato dalla crisi economica e sociale. L’enorme rincaro dei generi alimentari di base provocò un aumento della miseria sociale, ma portò anche ai primi timidi tentativi di associazione con lo scopo di effettuare acquisti in comune, procurare capitali e smerciare prodotti. Queste reazioni alla miseria degli strati più poveri della popolazione (pauperismo) assunsero un carattere caritatevole ed erano la risposta dei ceti benestanti che cercavano in tal modo di allontanare dal Regno degli Asburgo lo «lo spettro della rivoluzione proletaria». Rientravano in questa casistica la ‘Cassa commerciale di mutuo soccorso’ di Westböhmen – Asch (1847), l”Associazione di generi alimentari e di risparmio’ di Praga (1847), l’Associazione delle casse di mutuo soccorso ‘ di Klagenfurt (1850-51), la ‘Società generale di mutuo soccorso’ di Vienna (1852). Un’altra finalità era quella di impedire così il declassamento dei piccoli commercianti e degli artigiani e la loro assimilazione alla massa dei lavoratori dipendenti”” [Gabriella Hauch e Karl R. Stadler, ‘Le cooperative di consumo alle origini del movimento operaio austriaco’] (pag 57) [(in) ‘Le imprese cooperative in Europa. Dalla fine dell’800 alla seconda guerra mondiale’, Nistri Lischi, Pisa, 1986, a cura di Maurizio Degl’Innocenti] [(1) F. Engels, ‘Der Anfang vom Ende in Österreich’, in Marx-Engels-Werke IV, Berlino, 1974, p. 509-511]”,”EURE-011-FV”
“DEGL’INNOCENTI Maurizio; SICILIANI-DE-CUMIS Nicola;”,”La guerra libica, la crisi del riformismo e la vittoria degli intransigenti (Degl’Innocenti); Note su Antonio Labriola (Siciliani de Cumis); Un dizionario biografico del movimento operaio internazionale (Andreucci).”,”Alcune note sulla base sociale del riformismo e dell’ intransigentismo (pag 499) “”Come ampiamente documenta il ‘Carteggio Huysmans’, pubblicato da G. Haupt, la direzione respinse la proposta del B.S.I. di organizzare una manifestazione internazionale contro l’impresa libica per il 5 novembre (45). Ciò, se denota come gli ambienti del socialismo internazionale fossero più pronti a cogliere la matrice dell’impresa coloniale, il suo grado di pericolosità ai fini del mantenimento del precario equilibrio internazionale, i limiti dell’opposizione alla guerra da parte del PSI, conferma ancora una volta la posizione marginale dei socialisti italiani nella II Internazionale sui temi generali della politica estera, del colonialismo e dell’imperialismo”” (pag 491) (45) Cfr. G. Haupt, L’Internazionale socialista e la conquista libica’, in ‘Movimento Operaio e Socialista’, gennaio-marzo 1967 (dal saggio di Degl’Innocenti) çççççççççççççççççççççççççççççççççç”,”MITS-003-FGB”
“DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”La società volontaria e solidale. Il cantiere del welfare pubblico e privato.”,”Maurizio Degl’Innocenti, professore di storia contemporanea all’Università degli studi di Siena. Ha pubblicato tra l’altro ‘Identità nazionale e poteri locali in Italia tra ‘800 e ‘900’ (2005) e ‘Il mito di Stalin’ (2005). Contiene riferimenti al piano, rapporto Beveridge”,”TEOS-349″
“DEGL’INNOCENTI Maurizio GANCI Massimo RIOSA Alceo SABBATUCCI Giovanni VIGEZZI Brunello, a cura della Fondazione BRODOLINI”,”Storia del Partito Socialista. Dalle origini all’avvento del fascismo. Vol. I.”,”Alceo Riosa direttore della sede milanese della Fondazione G. Brodolini.”,”MITS-041-FL”
“DE-GONCOURT Edmond e Jules, a cura di Mario LAVAGETTO”,”Il diario. Memorie di vita letteraria, 1851-1896.”,”””Questa settimana Thiers ha invitato a pranzo Edouard de Béhaine per avere le sue impressioni sulla Germania. Ebbene Thiers non gli ha lasciato aprir bocca; e per tutto il tempo il presidente ha raccontato i suoi negoziati con Bismarck. Bismarck come risulta dallo studio profondo che ne ha fatto il nostro storico della Rivoluzione, sarebbe un ‘ambizioso’, ma ‘non animato da cattive intenzioni contro la Francia’. In fondo, nonostante la sua malizia, Thiers ha quasi confessato di amnistiare Bismarck; infatti, al tempo delle trattative per Belfort, il ministro prussiano, che conosceva la sua abitudine di fare una siesta pomeridiana, gli faceva avvolgere i piedi con un cappotto perchè non avesse freddo. Bisogna rallegrarsi se queste attenzioni non sono costate Belfort alla Francia. Edouard è venuto via spaventato dagli sproloqui senili e balordi del nostro grande statista”” (22 gennaio 1873)”” (pag 204); “”Ieri sono salito in vettura con un signore dai favoriti bianchi, il cappello calcato all’indietro sulla testa e con un accento inglese così spiccato che l’ho preso per un inglese. A Sannois discende insieme con me ed eccolo sull’omnibus della principessa. E’ Minghetti, il ministro italiano delle Finanze. Al momento attuale negli italiani c’è una specie di furiosa anglomania nei modi, nell’abbigliamento, nel taglio dei favoriti e in tutto il resto”” (lunedì 27 agosto 1883) (pag 272)]”,”FRAD-121″
“DE-GONDI Paul Cardinale di Retz, a cura di Serafino BALDUZZI”,”Memorie del Cardinale di Retz.”,”BALDUZZI vive e lavora a Milano dove si occupa di relazioni industriali della Pirelli. In Francia a metà del Seicento, il cardinale di RETZ, oriundo italiano, combatté a spada tratta il re appoggiandosi ai moti di piazza, a collusioni con gli spagnoli e alle parrocchie parigine. Si fece beffe del potere dominante con un’ indomita fantasia e un impeccabile uso del tempo. Fu nemico di LUIGI XIV fanciullo e del Cardinale Mazzarino. “”L’ esperienza mi dice che si fa pace quando non si vuol litigare; la circostanza di avere o no validi motivi è indifferente””. (pag 451) “”Mazzarino era un gran politico che amava le astuzie minuscole. Provava un gusto matto a farci ballonzolare davanti agli occhi gente di cui, quando voleva, poteva farsi degli alleati contro di noi. Era sempre imbarcato in negoziati interminabili con loro, in cui ciascuno s’ illudeva d’ imbrogliare l’ interlocutore. La nube dei negoziati crebbe fino a coprire tutto l’ orizzonte. Finirono per entrarci anche i frondisti: anzi gli capitò di accendere qualche lampo, e magari di forgiare qualche fulmine””. (pag 478) “”Vedete un po’ se vi riesce di mettere d’accordo tanta sollecitudine per l’ autorità del Re col divieto di ubbidire alla sua volontà. Il fatto curioso è che adesso chiunque vede la contraddizione, ma allora nessuno sembrava accorgersene. Ricordo di essermi stupito tante volte, leggendo antiche storie piene di contraddizioni. Ma poi l’ esperienza m’ha insegnato che non sempre ‘contradditorio’ significa ‘falso’. (pag 674) “”A corte si discuteva come regolarsi col Parlamento. C’erano due tesi: alcuni sostenevano che bisognava tenerlo sotto controllo, altri che era meglio lasciagli correre la cavallina.”” (pag 675) “”Quelli dello squadrone volevano fare papa il cardinal Chigi. Erano disposti a impegnarsi a fondo per sostenere il candidato di Barberini, solo perché convinti che farlo eleggere fosse impossibile. La conseguenza sarebbe stata che, alla fine, l’ obbligo di riconoscenza avrebbe costretto Barberini a votare Chigi. Chi ha scritto di questo conclave, ci ha ricamato sopra. In realtà, il solo segreto o intrigo che ci fu, è quello che vi ho appena detto. Sono convinto che lo squadrone ragionasse bene. Ecco il suo pensiero: “”Siamo convinti che Chigi è il candidato migliore, ma non arriverà mai al papato se non ci battiamo per Sacchetti. Mal che vada ci cadrà addosso un papa Sacchetti, che varrà poco, ma c’è di peggio. E il rischio è minimo. Barberini passerà dalla nostra parte per riconoscenza e per favorirci come amici suoi. Spagna e Medici si adatteranno a Chigi, per garantirsi contro Sacchetti. E i francesi, rimasti soli, faranno di necessità virtù, o tanto peggio per loro””. Principale autore di questo ragionamento lucido e profondo era Azzolini””. (pag 906)”,”FRAA-055″
“DE-GOUSTINE Christian”,”Pouget. Les matins noirs du syndicalisme.”,”Più conosciuto con il nome di Père Peinard, Emile Pouget (1860-1931) era una delle figure più in vista del sindacalismo e del movimento anarchico francese della fine del XIX e dell’inizio del XX. Il suo giornale. Il suo giornale “”Le Père Peinard””, ebbe una notevole diffusione. Segretario generale aggiunto della CGT e rappresentante della tendenza anarco-sindacalista fu uno di quelli che lottando contro il riformismo, tentarono di dare al sindacalismo una dinamica rivoluzionaria. Uomo d’azione, organizzatore, pamphletaire, romanziere, forse visionario. Ha scritto sulla società futura. Ha anticipato idee di organizzazione sociale poi riprese 25 anni dopo dai sindacati anarchici spagnoli.”,”MFRx-310″
“DE-GOUTEL Eric MERCURY Francis NOUAILLE Pierre VIEVILLE Lucien, compilazione di”,”Il processo di Norimberga. Volume 1.”,”Brogli elettorali, elezioni falsate, tecniche per sapere chi vota chi. “”Su questo punto, un rapporto della S.D. (Sicherheits Dienst) descrive la maniera con cui reano falsate le elezioni e, soprattutto, come il partito stabiliva le liste dei suoi avversari. Alcuni di questi rapporti figurano fra le prove di reato depositate dall’ accusa. In uno di questi documenti troviamo le seguenti precisazioni: “”Alcuni membri dei comitati elettorali avevano numerato tutte le schede. Nel corso dello scrutinio stesso fu compilata una lista di elettori. Le schede furono riposte nell’ ordine numerico. Fu dunque possibile, in seguito, con l’ aiuto di questa lista, ritrovare le persone che avevano votato: no, o le cui schede erano nulle.”” (pag 111)”,”GERN-112″
“DE-GRAFIGNY F.P. Madame, a cura di Angelo MORINO”,”Lettere di una peruviana.”,”Françoise-Paule d’ Issenbourg du Buisson d’Happoncourt, Madame de Grafigny (Nancy 1695 – Parigi 1758) pubblicò le ‘Lettere’ nel 1747. Oltre ad altri racconti andati perdute, postuma è la sua ‘Vita privata di Voltaire di Madame du Chatelet’ (1820).”,”VARx-148-FV”
“DeGRAFT-JOHNSON John Coleman”,”Le civiltà scomparse dell’Africa.”,”J.C. DeGraft-Johnson è una tipica figura di intellettuale nero moderno. Ha studiato ad Edinburgo e ancor giovane ha ottenuto una cattedra di storia nell’Università di quella Costa d’Oro che oggi è tornata indipendente con l’antico nome di Ghana.”,”AFRx-007-FFS”
“DE-GRAND Alexander J.”,”Angelo Tasca. Un politico scomodo.”,”Alexander J. De Grand (Chicago, 1938) ha studiato in America, in Italia e in Francia. Insegna storia contemporanea alla Roosevelt University of Chicago, ed è autore di Bottai e la cultura fascista e Breve storia del fascismo.”,”BIOx-056-FL”
“DE-GRANDIS Ugo”,”””E’ perché siamo rimasti giovani””. Vita e morte di Pietro Tresso “”Blasco”” rivoluzionario scledense.”,”Entrismo trotskisti in SFIO, come gruppo bolscevico-leninista (GBL). Incontro in un convegno nel 1935 tra Tresso Nenni e Di Vittorio (pag 42)”,”TROS-243″
“DEGRAS Jane a cura”,”Storia dell’Internazionale comunista, attraverso i documenti ufficiali. Tomo primo 1919/1922.”,”Jane Degras è nata a Londra nel 1905 da genitori lituani. Negli anni trenta lavorò per tre anni all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Uscita dal Partito comunista, si unì nel 1942 allo staff del professor E.H. Carr e Chatam House, dove rimase fino al 1965. Morì nel 1973. É reputata una delle studiose più autorevoli nel campo della politica estera sovietica e del movimento comunista internazionale in Gran Bretagna. I suoi lavori sono considerati la fonte definitiva sull’argomento, dato che gli archivi sovietici non sono aperti. I documenti compresi in questo volume si dividono grosso modo in quattro categorie. Prima di tutto ci sono le dichiarazioni programmatiche e teoriche dell’Internazionale comunista, che ne enunciano aspirazioni e obiettivi e formulano una linea politica generale su questioni specifiche, quali lo statuto del Comintern e le tesi sulla questione nazionale e coloniale. In secondo luogo, ci sono le dichiarazioni rilasciate in occassione di specifici avvenimenti. Termina sul dicembre 1922, cioè dopo il quarto congresso mondiale dell’Internazionale comunista, l’ultimo congresso cui partecipò Lenin.”,”INTT-040-FL”
“DEGRAS Jane a cura”,”Storia dell’Internazionale comunista, attraverso i documenti ufficiali. Tomo secondo 1923/1928.”,”Jane Degras è nata a Londra nel 1905 da genitori lituani. Negli anni trenta lavorò per tre anni all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Uscita dal Partito comunista, si unì nel 1942 allo staff del professor E.H. Carr e Chatam House, dove rimase fino al 1965. Morì nel 1973. É reputata una delle studiose più autorevoli nel campo della politica estera sovietica e del movimento comunista internazionale in Gran Bretagna. I suoi lavori sono considerati la fonte definitiva sull’argomento, dato che gli archivi sovietici non sono aperti. Il periodo preso in esame in questo secondo volume si apre con l’occupazione della Ruhr da parte delle truppe francesi, un avvenimento questo che acuì notevolmente l’interesse dei dirigenti sovietici per gli affari tedeschi. I disordini che vi fecero seguito, l’importanza della KPD e l’asprezza delle controversie fra i suoi dirigenti spiegano sia il numero relativamente elevato dei documenti riportati nel volume che sono direttamente dedicati agli affari tedeschi, sia l’attenzione prestata ad essi nel contesto dei documenti più generali di cui si sono riportati estratti.”,”INTT-041-FL”
“DEGRAS Jane a cura”,”Storia dell’Internazionale comunista, attraverso i documenti ufficiali. Tomo terzo 1929/1943″,”Jane Degras è nata a Londra nel 1905 da genitori lituani. Negli anni trenta lavorò per tre anni all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Uscita dal Partito comunista, si unì nel 1942 allo staff del professor E.H. Carr e Chatam House, dove rimase fino al 1965. Morì nel 1973. É reputata una delle studiose più autorevoli nel campo della politica estera sovietica e del movimento comunista internazionale in Gran Bretagna. I suoi lavori sono considerati la fonte definitiva sull’argomento, dato che gli archivi sovietici non sono aperti. Questo terzo volume ed ultimo di documenti dell’Internazionale comunista copre il periodo (1929-43) più lungo di quello corrispondente ai due precedenti volumi messi in sieme.”,”INTT-042-FL”
“DE-GRAUWE Paul, a cura di Marco CANTALUPI e Paola MENZOLINI”,”Economia dell’unione monetaria.”,”Gli anni recenti sono stati caratterizzati da importanti cambiamenti nelle relazioni monetarie internazionali: la crescente integrazione finanziaria e il crollo del sistema monetario europeo. Paul De-Grauwe insegna Economia nel Centre for Economic Studies di Lovanio, Belgio. É stato Doctoral fellow alla Brookings Institution e Visiting professor nelle Università di Parigi, del Michigan, e di Pennsylvania.”,”EURE-060-FL”
“DE-GRAZIA Sebastian”,”Machiavelli all’ inferno.”,”Sebastian DE-GRAZIA, studioso di filosofia politica e scrittore, insegna filosofia politica alla Rutgers University. Quest’opera ha vinto il premio Pulitzer 1990. “”I cicli possono rallentare, gli stati possono essere spazzati via. Nella sua ampia e attenta indagine storica, i Discorsi, dove Niccolò segue le tracce della virtù nei vari stati in un arco di più di mille anni, non c’è segno di cicli: la virtù sembra muoversi senza ordine prestabilito tra medi e persiani, romani e franchi, germani e saraceni. (…) La teoria dei cicli politici appare all’ inizio dei Discorsi e in seguito è in pratica abbandonata. La fortuna appare in tutte le opere maggiori e, a quanto pare, non può mai essere abbandonata”” (pag 246-247)”,”TEOP-158″
“DE-GRAZIA Victoria”,”Consenso e cultura di massa nell’ Italia fascista.”,”DE-GRAZIA Victoria insegna storia dell’ Europa moderna alla Rutgers University del New Jersey. Ha pubblicato saggi sul fascismo in Stuti Storici, Annali Feltrinelli, e altre riviste internazionali. “”Tale possibilità era stata riconosciuta dal Partito comunista d’ Italia sin dal 1933, quando esso aveva dovuto ammettere la inutilità di spingere i lavoratori a “”boicottare i passatempi bestiali della borghesia fascista””. Un ordine del giorno emanato dall’ ufficio politico del Pcd’I in data 25 maggio 1933 ammetteva che il dopolavoro era la “”più volontaria, la meno fascista “” delle organizzazioni di massa del regime, sollecitando inoltre i suoi quadri in Italia ad “”approfittare di questi momenti di riunione per mobilitare le masse””. Il partito, nel suo sforzo di “”aprire una breccia nell’ illegalità fascista””, riconosceva implicitamente che la partecipazione in sé, sia pure in questa organizzazione fascista, denotava una predisposizione all’ attività collettiva. Può darsi che gli operai abbiano subito “”apertamente o impercettibilmente una certa influenza del fascismo””, come “”Stato operaio”” diceva che poteva essere successo in quanto appartenevano al dopolavoro.”” (pag 270-271)”,”ITAF-193″
“DE-GRAZIA Victoria”,”Le donne nel regime fascista.”,”Victoria De Grazia insegna storia contemporanea alla Columbia University a New York. E’ autrice di ‘Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista’ (1981) e di numerosi altri studi sul consumo di massa in Italia e in Europa. (2000)”,”DONx-085″
“DE-GREGORIO Concita”,”Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’ amore perfetto.”,”DE-GREGORIO Concita è un inviato della ‘Repubblica’, scrive di politica, attualità e cultura. “”Non sono mostri le madri che uccidono i loro figli. Mostri sono gli altri: le vicine che fino al giorno prima ti invitano alle festicciole, i mariti che escono senza vedere e tornano senza ascoltare, le amiche che passano a salutare e hanno fretta di ripartire, i medici che dicono che è tutto nella norma signora prenda una tisana prima di andare a dormire sono trecente euro grazie. Le cognate e le suocere che ti chiedono delle tende nuove, le sorelle al telefono, ciao, ci sentiamo presto. Quelli che chiami la notte perché stai male e ti dicono ripassi domattina, quelli che la mattina dopo dicono alle tv che non ci posso credere l’ ho vista proprie ieri staa bene era contenta ma come è sttato possibile. Ecco, questi sono i mostri. Quelli con l’ aspetto delle persone normali che non mentono, non dirottano le loro vite, non escono mai di strada, quelli che in carcere non li trovi mai. Gente ragionevole e quieta, serena e cortese, gente rassicurante che galleggia sulla superficie delle cose opache e non scende mai a vedere sotto: sotto è torbido e fa paura””. (pag 61)”,”DONx-026″
“DE-GROLIER Eric”,”Histoire du livre.”,”Dai calcoli di LEHNART, risulta che l’ Italia rappresentava il 42% della produzione stampata in Europa nel XV secolo (GERM 30%, FR 16%, Paesi Bassi 8%). L’A è Prof all’ Institut national des Techniques de la Documentation. Ha scritto varie opere tra cui: -Propagande et opinion publique aux Etats-Unis. IEPS. 1943 -Theorie de l’information et de l’opinion. IDEM. 1944 -Information et propagande en URSS. IDEM. 1944″,”EDIx-003″
“DE-GRUNWALD Constantin”,”La Vie de Metternich.”,”contiene dedica autore”,”AUTx-012″
“DE-GRUNWALD Constantin”,”Trois siècles de diplomatie russe.”,”””Les accords de 1840 et 1841 avaient libéré la Russie pour une période de plus de dix ans de toutes préoccupations au sujet du problème d’Orient. La paix régnait en Europe et Nesselrode se reposait sur ses lauriers. Jamais la puissance de la Russie n’avait paru plus grande. Les vagues de la révolution de 1848 venaient se briser è ses frontières. Mais à partir de cette même année 1848, on peut constater chez Nesselrode, et ancore plus chez zon souverain, un glissement vers une politique idéologique. Et l’on assistera bientôt à l’écroulement dramatique de l’édifice si majestueux qu’ils avaient tous deux réussi à ériger. Certes, les interventions russes dans les affaires européennes, au lendemain de la révolution de 1848, peuvent se défendre bien plus qu’on ne l’admet généralement. En s’opposant à un écrasement du Danemark par la Prusse, le gouvernement du Tsar ne faisait que sauvegarder l’équilibre dans la mer Baltique, issue septentrionale de la Russie, et à la lumière d’événements récents toute la conduite du cabinet de Saint-Pétersbourg, mal comprise par les contemporains, acquiert un sens tout nouveau.”” (pag 190)”,”RUSx-133″
“DE-GUZMAN Eduardo”,”1930. Historia politica de un año decisivo.”,”DE-GUZMAN Eduardo, giornalista per vocazione, iniziò molto giovane la sua attività collaborando in varie pubblicazioni spagnole e americane. Redattore capo del giornale madrileno ‘La Tierra’ (1930), nel 1935 entrò nella redazione del madrileno ‘Castille Libre’. A partire dal 1939 dovette abbandonare le sue attvità giornalistiche. Nel 1946 traduce dal castigliano un’ opera originale: ‘Espagna entre la dictatura y la democracia’. “”Por su parte, Miguel Maura, que escribe treinta años después y que en ningún instante disimula su aversión personal por la figura de Ramón Franco y su hostilidad política contra la CNT, afirma al respecto: (…) “”La CNT había conseguido en pocos meses una importancia enorme in Barcelona, Coruña, Zaragoza y Valencia. No tenía fuerza seria aún en Medrid ni en Castilla. Su actuación era ya (y fue siempre) auténticamente anárquica, en consonancia con su credo político. Nunca se sabía lo que pensaban o planeaban, ni con quién había que entenderse ni de quién fiarse. En su fuero interno, lo mismo los jóvenes militares que los obreros de esa organización sindical, hacían su juego propio, que consistía en aprovechar, ayudándole, al movimiento republicano, para debordarle en el cato del triunfo y pasar, según ellos decían, al anarquismo libertario, o, lo que es los mismo, al caos””. (…) Mayor imparcialidad y concreción tiene lo que Fernández Almagro dice hablando de este presunto movimiento revolucionairo del mes de octubre de 1930. (…)”” (pag 373)”,”SPAx-080″
“DEHAN Richard”,”The Man of Iron.”,”DEHAN Richard, Man Of Iron (The), Thomas Nelson and Sons, Ltd., Paris, undated, pp.576.(Pol/Hist-19thc./Bismarck/Germany)(POL-E021) “”””Se si potesse sapere di prima mano, esattamente dove è il nemico, ogni piano sarebbe facilmente condotto a termine.”” Effettivamente, le disposizioni di Moltke erano fatte con sconcertante segretezza””. (pag 295)”,”VARx-245″
“DEHIO Ludwig”,”La Germania e la politica mondiale del XX secolo.”,”Edizione originale: ‘Deutschland und die Weltpolitik im 20. Jahrhundert’ Verlag R. Oldenbourg, München. 1955 “”Verà un giorno in cui lo spirito tedesco risanerà il mondo”” (Geibel) (pag 47) Agonia del sistema degli Stati (pag 111)”,”RAIx-408″
“DEI Marcello ROSSI Maurizio”,”Sociologia della scuola italiana.”,”DEI Marcello ROSSI Maurizio I capitoli I, IV, VII, VIII sono stati scritti da M. Dei, i capitoli II, III, V, VI da M. Rossi. L’introduzione è in comune.”,”GIOx-073″
“DEI Francesco”,”La rivoluzione sotto assedio. Storia militare della guerra civile russa. Volume II. 1919-1922.”,”Francesco Dei (Siena 1975) laureato in Scienze politiche, si è specializzato in Storia e cultura dell’Estremo Oriente e in Storia e cultura della Russia e dell’Europa slava. Per questo lavoro ha dedicato sei anni di studio, numerose ricerche e viaggi in Russia. La strategia sovietica. “”La strategia dei rossi fu principalmente di carattere funzionale, molto più semplice di quanto fu presentato dalla storiografia sovietica, limitandosi, dopo le prime operazioni offensive avviate nel 1917, ad una difesa del territorio e rispondendo agli attacchi nemici con lo spostamento di truppe per linee interne al fine di raggiungere la superiorità di forze necessaria per lanciare controffensive decisive. In un certo senso, questa strategia si rivelò adeguata, l’unica possibile nelle circostanze in cui l’Armata rossa si trovò ad operare nei primi anni del conflitto. Questo non significa che tutte le operazioni militari avviate dai ‘glavkom’ Vacietis e Kamenev furono corrette, anzi tutt’altro, ma che in linea enerale nella grande strategia (che si occupa di elaborare una visione generale della pianificazione bellica) (1) le scelte furono quelle più sagge. Errori operativi grossolani ce ne furono. ‘In primis’, i sovietici sottovalutarono l’importanza del bacino Donbass durante le offensive agli inizi del 1919, nonché quella della penisola di Crimea (fine 1919 – inizio 1920), che divenne così l’ultimo bastione della controrivoluzione. La strategia sovietica, in definitiva, fu favorita in partenza dalla natura dello stesso fronte. Ma la solidità della ‘Sovpedia’ non solo fu militare ma anche politica, infatti le forze a disposizione di Mosca furono indirizzate di volta in volta dal Partito, unico vero centro decisionale, ad uno specifico scopo che fu sostenuto da tutte le parti in causa. E fu proprio questo che decretò, in ultima analisi, il successo dei bolscevichi nel conflitto. Viceversa le varie armate bianche si trovarono ad agire operativamente in fronti separati tra loro da centinaia e centinaia di chilometri e quindi furono costrette ad intraprendere attacchi mal coordinati. D’altronde, più volte abbiamo ribadito le difficoltà di comunicazione tra i vari quartier generali controrivoluzionari che impedirono una razionale cooperazione tra le loro armate; con ciò ciascun esercito lanciò operazioni offensive semplicemente nel momento in cui questo era pronto ad entrare in azione e talune volte, proprio nel maldestro tentativo di collaborare con altri fronti, ancor prima di aver completato l’addestramento o di aver consegnato le armi a tutti i combattenti (vedi Kolchak e Judenic). … finire (pag 395-397)”,”RIRO-467″
“DEI Francesco”,”La guerra russo-giapponese, 1904-1905.”,”Francesco Dei (Siena 1975) laureato in Scienze politiche, si è specializzato in Storia e cultura dell’Estremo Oriente e in Storia e cultura della Russia e dell’Europa slava. Appassionato di storia militare ha pubblicato ‘Il sole e il ciliegio’, Hobby & Work 2011; ‘La rivoluzione sotto assedio. Storia militare della guerra civile russa, 1917-1922’ (Mimesis, 2018). Il suo primo libro è stato ‘Storia del Samurai. Cronache del periodo degli stati combattenti’, Odoya, 2018. In particolare: Cap. 18, Mukden una Sedan orientale? (pag 395-442) Cap. 22. I costi (pag 485-490) I costi umani ed economici della guerra. “”(…) secondo le varie stime, il numero totale dei militari caduti nella guerra russo-giapponese oscilla tra i 125.000 e 152.000 uomini, di cui circa il 70% morirono in azione o per le ferite riportate in battaglia e il resto, il 30%, di malattie. (…) (pag 488-489) “”Il calcolo dei costi economici della guerra risulta estremamente complicato da quantificare per entrambi i contendenti poiché i dati sono spesso discordanti fra loro, ma proviamo comunque a far chiarezza. (…) (pag 489-490) Trecc: Port Arthur Nome con cui è nota in Occidente la città cinese di Lüshun, nella provincia del Liaoning, all’estremità della penisola del Liaodong, nella conurbazione di Lüda. Ricordata come centro di commercio marittimo all’epoca della dinastia Tang (620-907), la città, denominata Lüshun a partire dal 16° sec., divenne porto militare a opera dell’imperatore Kangxi (1661-1722). Base per la flotta britannica durante la guerra franco-inglese contro la Cina (1858), fu ribattezzata in onore del principe Arthur di Connaught. Principale arsenale navale cinese, fu conquistata dai Giapponesi nel 1894 e poi restituita. Affittata alla Russia (1898) e trasformata in fortezza, fu sottoposta a un duro assedio durante la guerra russo-giapponese del 1904-05. Passata ai Giapponesi nel 1905, fu ribattezzata Ryojun. Il trattato del 4 agosto 1945 ne fece una base navale comune cino-sovietica per 30 anni; ma le forze sovietiche l’abbandonarono nel 1955. Trecc: russo-giapponese, guerra Conflitto (1904-05) sanguinoso che scaturì dalle ambizioni imperialistiche rivali dell’Impero Russo e del Giappone nella Manciuria e in Corea. All’inizio del 1904 i contrasti tra Russia e Giappone per la prevalenza nell’Estremo Oriente asiatico erano giunti a un punto di tensione che lasciava prevedere lo scoppio delle ostilità. Dopo un infruttuoso scambio di note diplomatiche, i Giapponesi, forti dell’appoggio della Gran Bretagna e dell’acquiescenza degli USA, senza previa dichiarazione di guerra attaccarono la flotta russa a Port Arthur (8-9 febbraio 1904). Il 1° maggio successivo batterono i Russi sul fiume Yalu, costringendoli alla ritirata, e alla fine del mese assediarono Port Arthur; il 10 agosto affondarono gran parte della flotta zarista di stanza in quel porto e quattro giorni più tardi anche quella di Vladivostok. Infine attaccarono i Russi sulla terraferma, sconfiggendoli presso Liaoyang (24 agosto – 4 settembre). Dopo la capitolazione di Port Arthur (2 gennaio 1905), l’esercito zarista subì una serie di sconfitte, culminate nella disfatta di Mukden (10 marzo), e fu costretto a una rapida ritirata verso il nord. Intanto il governo russo, non potendo utilizzare la flotta del Mar Nero a causa delle convenzioni internazionali che vietavano alle navi da guerra il transito attraverso gli Stretti, inviò in Estremo Oriente la flotta del Baltico. Il 20 maggio la flotta russa entrò nel Mar Orientale della Cina e il 27 nello stretto di Tsushima subì una drastica sconfitta che pose fine alla guerra. Con il trattato di pace di Portsmouth (5 settembre 1905) la Russia riconosceva la preponderanza giapponese in Corea, cedeva al Giappone l’affitto sulla penisola del Liaodong, con le basi di Dairen e Port Arthur, e la parte meridionale dell’isola di Sachalin.”,”QMIx-313″
“DE-IANNI Nicola”,”Gli affari di Agnelli e Gualino, 1917-1927.”,”Nicola De-Ianni (1953) è stato docente di Storia dell’Industria presso la facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. Si è occupato particolarmente di storia finanziaria italiana nel XX secolo. Ha pubblicato: ‘Operai e industriali a napoli tra grande guerra e crisi mondiale, 1915-1929’, Droz, Genève, 1984, ‘Per la storia dell’industria a Napoli’, ESI, Napoli, 1990; ‘Capitale e mercato azionario. La Fiat dal 1899 al 1961’, ESI, Napoli, 1995. ‘In estrema sintesi, Giovanni Agnelli e Riccardo Gualino nel momento in cui si avviano a vivere una intensa stagione di affari in comune presentano singolari analogie e differenze spiccate. Entrambi usciranno molto rafforzati dalla guerra, dopo anni di difficili crisi, come quella del 1907 per Agnelli e quella del 1913 per Gualino. Viceversa, sia sul piano meramente caratteriale, sia su quello operativo, i due mostrano profonde diversità; prudente e guardingo Agnelli, spericolato e scoperto Gualino; schivo e riservato Agnelli, accogliente ed estroverso Gualino; estremamente misurato Agnelli, pericolosamente generoso Gualino. Quando si incontrano, nel 1916, Agnelli è un algido cinquantenne arrivato che crede comunque di avere ancora molto da fare, Gualino è un vulcanico trentasettenne innamorato delle fantastiche realizzazioni che affida a se stesso come una sfida. La loro autorevolezza così come il patrimonio sono ancora notevolmente disuguali. Ma molto proficuo risulterà lo scambio di una comunanza di interessi che, in tutti i sensi, arricchirà entrambi’ (pag 33)”,”ITAE-418″
“DEIGHTON Len”,”La guerra lampo. Un capolavoro di storia militare.”,”DEIGHTON (Londra, 1929), romanziere, ha coltivato gli studi storici militari, con particolare attenzione agli aspetti tecnico-strategici.”,”QMIS-048″
“DEIGHTON Len”,”La battaglia d’Inghilterra.”,”Len Deighton (Londra, 1929) ha qui approfondito gli aspetti tecnico-strategici della battaglia d’Inghilterra. Ha pubblicato pure ‘La guerra lampo. Un capolavoro di storia militare’, Longanesi, 1981 “”Hitler s’era interessato da vicino ai piani per l’attacco alla Polonia e li aveva migliorati. Per l’offensiva contro la Danimarca e la Norvegia si era servito del suo ufficio all’OKW (comando supremo delle forze armate) per controllarla in larga misura. Pianificando l’invasione della Francia, del Belgio e dell’Olanda aveva incoraggiato l’idea di concentrare il peso dell’offensiva su Sedan, cosa che alla fine si dimostrò la chiave della vittoria. Invece Hitler si disinteressò dell’attacco aereo contro la Gran Bretagna. Hitler fu uno dei più abili sfruttatori del successo del ventesimo secolo. (Come ha dettagliatamente spiegato lo storico A.J.P. Taylor, non esisteva un piano nazista di guerra ed espansione). L’interesse di Hitler a «Leone Marino» era una scommessa azzardata nella speranza che la Gran Bretagna crollasse per paura. Quando la perse, Hitler scosse le spalle e cominciò a spulciare le carte geografiche dell’Urss. Benché i britannici si considerassero totalmente impegnati un una guerra disperata e pericolosa, Hitler vedeva la situazione in maniera diversa. Il fronte occidentale era al sicuro – non esisteva il minimo pericolo di una invasione britannica del continente – e c’era tempo sufficiente per una «guerra rapida» contro la Russia (2). Comunque da lungo tempo i pensatori militari tedeschi erano convinti che la vittoria sulla Gran Bretagna poteva essere ottenuta soltanto interrompendo le sue linee marittime di comunicazione. Benché in pratica ogni paese prepari piani d’emergenza per una guerra contro i vicini (compresi i suoi più stretti alleati), la Germania non ne stese alcuno contro la Gran Bretagna, fino al giugno 1937. E la Luftwaffe non scrisse mai un memorandum sulle incursioni aree contro la Gran Bretagna fino al febbraio 1938. Vale la pena di tenere in conto queste considerazioni”” (pag 248-249) (2) La decisione che Hitler prese di invadere l’Urss è stata interpretata come una contraddizione rispetto a sue precedenti dichiarazioni. Nel novembre 1939 aveva detto: «Possiamo opporci alla Russia solo quando avremo la pace a Occidente». Nel giugno 1940, mentre era ancora in corso la guerra con la Francia, disse che avrebbe attaccato la Russia «quando la situazione militare lo renderà possibile». La fine della battaglia d’Inghilterra portò la pace in occidente dal punto di vista di Hitler – le incursioni del Comando Bombardieri non erano più che punture di spillo – e se si considera la velocità del Blitzkrieg che progettava, la situazione militare rendeva possibile l’attacco all’Urss”””,”QMIS-201″
“DEIGHTON Len”,”Blitzkrieg. From the Rise of Hitler to the Fall of Dunkirk.”,”Len Deighton (Londra, 1929), romanziere, ha coltivato gli studi storici militari, con particolare attenzione agli aspetti tecnico-strategici. Il comandante. “”Heinz Guderian was long since reconciled to the fact that he would never be able to assemble the elaborately equipped army that theorists such as Fuller and Liddell hart had described. But Guderian was a practical man with a willingness to make things work. His knowledge and understanding of mechanized warfare exceeded that of any man in the world. His experience of staff work was long and varied, and his years of handling armoured divisions gave him insights that left the paperwork of the theorists far behind. Guderian had virtually designed his tanks and sweated his way through their production problems. His job withe the motorized troops hat taught him about the supply and maintenance of vehicles, and in the later sages of the First World War he had worked as quartermaster behind the rapidly advancing storm troops. He also knew all about the logistic problems that had brought failure in 1914 and had commanded a military wireless station in combat conditions”” (pag 208-209) With a foreword by General W.K. Nehring formerly Guderian’s Chief of Staff.”,”QMIS-011-FSD”
“DEIGHTON Len”,”Fighter. The True Story of the Battle of Britain.”,”Len Deighton (Londra, 1929), romanziere, ha coltivato gli studi storici militari, con particolare attenzione agli aspetti tecnico-strategici. Abilità tattica dei piloti tedeschi in fase di bombardamento e degli inglesi negli scontri in aria. “”RAF Fighter Command did not gain command of the sky. In darkness and by daylight the German Air Fleets continued to raid Britain for a long time to come. The air above the Channel and southern England was still disputed, but nothing short of German command of the air could provide security for a sea-borne invasion. Just by remaining intact, Fighter Command had won the Battle of Britain”” (pag 262) “”Il comando caccia della RAF non ottenne il comando del cielo. Nell’oscurità e alla luce del giorno le flotte aeree tedesche continuarono a razziare la Gran Bretagna per molto tempo a venire. L’aria sopra la Manica e l’Inghilterra meridionale era ancora contesa, ma in fin dei conti il comando tedesco dell’aria non potrebbe assolutamente fornire sicurezza per un’invasione marittima. Solo per il fatto di essere rimasto intatto, seppur attaccato, il Fighter Command aveva vinto la battaglia d’Inghilterra”””,”QMIS-012-FSD”
“DE-JACO Aldo”,”Fine di un gappista. Giorgio Formiggini e lo stalinismo partenopeo.”,”DE-JACO Aldo è nato a Maglie in provincia di Lecce e vive a Roma. Nel 1944 cominciò a lavorare per il quotidiano ‘La Voce’ e partecipò alla fondazione dell’Ordine dei giornalisti. Militante del PCI sin dal 1943, è stato inviato speciale de ‘L’Unità’ prima e di ‘Paese sera’ poi. E’ presidente dell’Unione nazionale scrittori.”,”PCIx-267″
“DEJACQUE Joseph, a cura di Theo BRUNS”,”Utopie der Barrikaden.”,”Joseph Déjacque (Parigi, 27 dicembre 1821 – Parigi, 1864) è stato uno scrittore e militante di area anarchica francese lungamente in esilio negli USA. Ha coniato il termine libertaire, libertario, per contrapposizione a liberale, nel suo pamphlet De l’Être-Humain mâle et femelle – Lettre à P. J. Proudhon pubblicato nel 1857 a New Orleans. “”Operaio-poeta””, artista, militante politico e giornalista ha pubblicato variamente nel corso di un esilio, prima europeo e poi statunitense, preminentemente sul periodico da lui stesso diretto Le Libertaire, Journal du mouvement social edito a New-York fino al 1861. Decoratore tappezziere, Déjacque è stato un analista politico di stampo socialista utopico e anarchico, della situazione sociale europea ed americana. Ha indagato la sorte delle moltitudini che stavano ai livelli più bassi della scala sociale, travalicando la visione della lotta di classe marxista, e considerando strati sociali che andavano da quelli originati dallo schiavismo delle piantagioni del sud degli Stati Uniti al proletariato di stampo industriale europeo. L’Humanisphère : Utopie anarchique è il suo testo più conosciuto, ripetutamente editato nel corso del ventesimo secolo. Conosciuto più all’estero che in patria, nonostante il successo del neologismo da lui creato, Joseph Déjacque ha suscitato nuovo interesse dall’immissione in rete di tutti i suoi principali lavori, liberamente disponibili. Biografia [modifica] Esilio [modifica] Iscritto il 10 maggio 1848 agli Ateliers nazionali a Parigi, Déjacque probabilmente partecipa alla insurrezione del giugno 1848. Arrestato, trasportato a Cherbourg, riportato a Parigi, rilasciato nel mese di marzo o aprile 1849, poi di nuovo in carcere. Nel mese di agosto 1851, pubblica la sua prima raccolta di poesie, Les Lazaréennes, fables et poésies sociales. Il governo di Luigi Napoleone Bonaparte sequestra il libro e persegue autore e editore per “”incitamento all’odio e al disprezzo del governo della Repubblica, per l’odio e il disprezzo dei cittadini gli uni contro gli altri, infine per apologia di atti considerati reati dal diritto penale. La distruzione del libro è ordinata dalla Corte d’Assise della Senna, il 22 ottobre 1851. Déjacque viene condannato a due anni di carcere e una multa di 2000 franchi, l’editore, JB Prosper Beaulé a sei mesi di carcere e una multa di 2000 franchi. Per sfuggire a questa condanna Déjacque si rifugia prima a Bruxelles e poi a Londra, prima di entrare nella piccola comunità di proscritti radunatisi a Jersey. Il 26 luglio 1853, pronuncia un discorso al funerale di Louise Julien, una dei proscritti del quartiere parigino di di Belleville, morta in povertà, parlando immediatamente dopo Victor Hugo. L’attività politica ed editoriale a New York [modifica] Prende domicilio a New York dal 1854, definitivamente segnato dalla sconfitta del 1848, Joseph Déjacque denuncia violentemente nei suoi scritti le ingiustizie della società in cui vive e, in particolare, lo sfruttamento e la miseria delle condizioni di vita del proletariato. Professa la rivoluzione sociale. Le sue riflessioni sull’esistenza dei singoli nel mondo industriale e capitalista, lo portano a sviluppare una teoria originale di universalità e a sostenere una politica che definisce anarchica e intransigente in L’Humanisphère, utopie anarchique (New York , 1857) e attraverso altri testi da lui pubblicati nel suo giornale Le Libertaire dal 1858 al 1861. Bibliografia A bas les chefs ! Les Lazaréennes, fables et poésies sociales, Paris, Chez l’Auteur, 37 rue Descartes, 1851. In-8. 47 p. « Discours prononcé le 26 juillet 1853 sur la tombe de Louise Julien, proscrite », Almanach des Femmes, Women’s Almanach for 1854, Londres-Jersey, 1853-1854 La question révolutionnaire, New-York, 1854 De l’être-humain mâle et femelle. Lettre à P.J. Proudhon, La Nouvelle-Orléans, 1857 Les Lazaréennes, deuxième édition, Nouvelle-Orléans, 1857 Béranger au pilori, La Nouvelle-Orléans, 1857 L’Humanisphère, utopie anarchique, New-York, 1857 Le Libertaire, Journal du mouvement social, New-York, juin 1858 à février 1861, 27 n° de 4 pages « Lettre à Pierre Vésinier », 1861 (Wikip)”,”ANAx-296″
“DE-JONG Albert”,”Domela Nieuwenhuis.”,”Contiene dedica autore. Ferdinand Domela Nieuwenhuis (1846-1919) was predikant, maar verloor zijn geloof. In 1879 legde hij zijn ambt neer. In datzelfde jaar begon hij de uitgave van het weekblad ‘Recht voor Allen’, het eerste socialistische tijdschrift in Nederland. Domela Nieuwenhuis was de drijvende kracht achter de in 1882 opgerichte Sociaal-Democratische Bond (SDB). Zijn leiderschap in de arbeidersbeweging was al gauw charismatisch. ‘Us ferlosser’ noemden de Friese arbeiders hem. Maar tegelijkertijd stootte zijn eigenzinnige persoonlijkheid menig andersdenkend socialist af. Van 1888 tot 1891 was Domela Nieuwenhuis lid van de Tweede Kamer: de eerste socialist in het Nederlandse parlement. Ondertussen liepen de meningen over de vraag welke rol het parlement voor de arbeidersbeweging zou kunnen spelen steeds verder uiteen. In 1894 verlieten de voorstanders van een parlementaire strategie de SDB en richtten de SDAP op. Domela Nieuwenhuis sloeg een nieuwe weg in: die van het anarchisme. Hij en zijn aanhangers enerzijds en de SDAP anderzijds zouden elkaar te vuur en te zwaard blijven bestrijden.”,”MHLx-017″
“DE-JOUVENEL Robert a cura di Emanuele BRUZZONE”,”Feu l’Etat. Lo Stato che declina.”,”Emanuele BRUZZONE è un sociologo che lavoro nella facoltà di scienze politiche e del Dipartimento di scienze sociali dell’Univ di Torino. Ha già curato di DE-JOUVENEL la pubblicazione de ‘La Repubblica dei compari’ (IL SEGNALIBRO, 1995). Robert DE-JOUVENEL (1882-1924) giornalista politico e lucido indagatore, si interroga sul declino dello Stato garante dell’interesse generale quando interessi e poteri economici si fanno forti e pervasivi. Una riflessione della Francia degli anni 1920 su democrazia mercato e forme di rappresentanza.”,”FRAV-057″
“DE-JOUVENEL Bertrand”,”La crise du capitalisme américain.”,”Embriologia del capitalismo americano. “”L’esistenza della Borsa, e un grande volume di titoli scambiati quotidianamente in Borsa, ci appare dunque come delle condizioni necessarie del Capitalismo come si muove nella pratica, e il cui tratto essenziale è precisamente l’ afflusso di risparmio nelle mani dei dirigenti delle grandi società. E’ l’ errore comune dei riformisti di non collocare la Borsa al suo posto all’ interno del Sistema Capitalistico e di credere che si possa “”reprimere la speculazione””. La speculazione, in verità, è un fenomeno inseparabile dell’ economia capitalistica. Un fenomeno di un’ estensione inimmaginabile se non si possono consultare dei dati””. (pag 118)”,”USAE-046″
“DE-KERCKHOVE Derrick TURSI Antonio a cura”,”Dopo la democrazia? Il potere e la sfera pubblica nell’ epoca delle reti.”,”DE-KERCKHOVE è direttore del McLuhan Program in Culture and Technology dell’ Università di Toronto. Insegna anche a Napoli (Univ Federico II). TURSI è dottorando di ricerca in teoria dell’ informazione e comunicazione Univ di Macerata e Senior Fellow del McLuhan Program. “”Il problema della velocità è centrale nel pensiero di Virilio, fin da quando nel 1977, in ‘Politica e velocità’, mostrò come la velocità nei trasporti abbia trasformato gli eventi bellici e politici della modernità. Ma i trasporti meccanici durante l’epoca moderna producevano un effetto di accelerazione relativa, aumentavano la potenza di un soggetto (per esempio, l’esercito tedesco) nei contronti di un altro soggetto (per esempio, quello francese) senza distruggere il campo stesso del confronto. Oggi non è l’accelerazione meccanica nel campo dei trasporti, ma la velocità assoluta nel campo dell’informazione il fenomeno trascinante.”” (pag 79)”,”TEOP-336″
“DE-KRUIF Paul”,”I cacciatori di microbi.”,”E’ una storia della batteriologia dal 1600 al 1900. Svettano le figure di PASTEUR e KOCH. Il primo demolì le teorie della generazione spontanea delle malattie infettive, fu autore di fondamentali scoperte sugli acidi e le fermentazioni e inventore della cura antirabbica. Il secondo passò alla storia per avers scoperto il bacillo della turbercolosi. Anticorpi. “”Fu nel 1883, quando le scoperte di Pasteur e di Koch avevano fatto impazzire tutti, che Metchnikoff da naturalista si trasformò subitamente in cacciatore di microbi. Venuto a litigio con le autorità dell’ Università di Odessa, partì per la Sicilia con Olga e il branco di fratellini e sorelline di lei e impiantò il suo laboratorio da dilettante nel salotto della loro casetta che dava sul magico mare di fronte all’ azzurra costa calabra. Il suo intuito gli diceva che i microbi erano l’ ultima novità della scienza, e sognava di compiere grandi scoperte di microbi. Per quanto il suo interesse fosse veramente sincero, non aveva la più lontana conoscenza dei delicati e sagaci accorgimenti necessari per scovarli, né mai fino allora aveva visto un solo microbo. Passeggiava nel suo laboratorio-salotto, esponendo a Olga teorie biologiche, studiava stelle marine e spugne, raccontava fiabe ai bambini, facendo insomma tutto ciò che più lo poteva allontanare dalle severe precise ricerche di Koch e di Pasteur. Un giorno volle studiare in qual modo le stelle marine e le spugne digerissero i loro alimenti. Già parecchio tempo prima aveva osservato delle strane cellule nell’ interno di questi animali, cellule, che pur facendo parte del loro corpo, erano libere e si spostavano da una parte all’ altra dell’ individuo di cui erano parte, allungandosi nella direzione verso la quale volevano muoversi, e restringendosi poi, trascinando così il resto del loro volume. Tali erano le cellule vagabonde dotate di un movimento analogo a quello delle amebe. Sedeva dunque Metchnikoff al tavolo del salotto-laboratorio e con le mani irriducibilmente impacciate, che mai obbedivano al suo cervello, introdusse una piccola particella di carminio all’ interno di una larva di stella marina. Fu questa un’ idea originale ed assai ingegnosa di Metchnikoff, poiché la larva, trasparente come il vetro di una finestra permetteva di osservare con il microscopio cosa succedeva all’ interno dell’ animale. Con sua grande gioia vide una cellula vagante allungarsi verso la particella di carminio e inghiottirla. (…) Allora una luce improvvisa, (…) provocò la conversione di Metchnikoff. “”Quelle cellule vaganti nel corpo delle larve di stella marina, mangiano il cibo, inghiottono le particelle di carminio; devono pure inghiottire i microbi. Senza dubbio sono esse che proteggono la stella marina dai microbi! “”Le nostre cellule vaganti – i globuli bianchi del nostro sangue – devono essere quelle che ci proteggono dall’ invasione dei microbi… sono la ragione dell’ immunità verso le malattie…””. “”Di colpo sono diventato un patologo”” scrive nel suo diario; (…). Koch, quel preciso cacciatore di microbi, non si sarebbe nemmeno fidato di incaricare Metchnikoff di pulire le lenti del suo microscopio; (…)””. (pag 161-162)”,”SCIx-191″
“DE-KRUIF Paul”,”La lotta per la vita. Vittorie e sconfitte della scienza nella battaglia contro le più tragiche malattie.”,”””I successivi trentacinque anni di De-Lee avrebbero potuto essere narrati da Horatio Alger se questo degno uomo avesse potuto lasciare la professione e i pazienti. De Lee non era ariano (anzi, era orgoglioso della sua razza) e cominciò a chiedere qualche dollaro alle ricche signore ebree, allo scopo di fondare il suo dispensario in Maxwell Street. Egli stesso era povero e si nutriva con filoni di pane inzuppati nel latte, animato dal desiderio di dare alle povere donne – per la prima volta nella storia di Chicago – i benefici dell’ ultima scienza ostetrica. Conduceva una vita ascetica rinunziando a ogni lusso, allo scopo di tenere aperte le quattro stanze del suo primo dispensario che era lindo pur trovandosi in un quartiere misero e sporco. Fino a tarda ora nella notte stava a studiare e progettare e andava a letto con gli occhi arrossati per alzarsi, possibilmente, un’ ora dopo e procedere, alla luce delle lanterne, sulla neve, con la temperatura sotto zero, per assistere una povera donna nella sua prova. E cominciò col perfezionare la scienza salvatrice delle madri, che aveva appreso nelle grandi Case di maternità di Berlino e di Vienna (…)””. (pag 98)”,”SCIx-196″
“DE-KRUIF Paul”,”Uomini contro la morte.”,”1937. Il salvatore delle mamme. “”Persino quando egli se ne fu tornato, pieno d’ amarezza, alla sua Budapest, dopo che ebbe provato e riprovato il suo metodo per preservare le madri da quella morte, i padreterni dell’ ostetricia lo deridevano, mentre in tutta Europa giovani madri nel fiore della giovinezza morivano inutilmente. Infine, Sammelweis scrisse quel meraviglioso capolavoro, ora dimenticato, che tuonava ai medici di tutta Europa: “”L’ assassinio deve finire””. Allora essi cominciarono ad ascoltarlo.”” (pag 57)”,”SCIx-197″
“DE-KRUIF Paul”,”Uomini contro la fame.”,”DE-KRUIF Paul è noto in tutto il mondo per aver scritto dei benefattori dell’ umanità, sconosciuti o poco conosciuti: la sua passione è quella di mettere in luce coloro che hanno realmente segnato qualche grande tappa nel progresso umano: creato un cereale migliore o fatto una grande scoperta. E’ nato nel 1890 a Zeeland nel Michigan. Laureatosi all’ Università del Michigan divenne professore aggiunto di batteriologia. Ha lavorato in Francia all’ Institut Pasteur e negli Stati Uniti all’ Istituto Rockefeller. “”Il principio attivo che difende dal beri-beri è trovato. Casimiro Funk lo isolerà più di dieci anni dopo e lo chiamerà “”vitamina””.”” (pag 478)”,”SCIx-198″
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d’ amore 1860-1922.”,”Angelo DEL-BOCA (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino. Ha scritto molte opere. “”Corradini giurava sulla ‘fecondità’ della guerra libica. E in effetti essa genera… la più incalcolabile messe di odio. Che si sappia, è il solo raccolto che ha dato quella terra avara. Al prezzo, lo ricorda Nitti, di parecchi miliardi. Odio per gli arabi. E di rimando, odio per gli italiani. Odio per i “”mostri””. E, di rimando, odio per gli “”infedeli””. Quando Salvemini parlava di “”animalità tripolina””, e la disprezzava e la temeva, forse già intuiva che essa si sarebbe caricata di altro odio, dove avrebbe portato, quali frutti avrebbe dato… L’ odio per gli arabi è soprattutto alimentato dalla ignoranza. Un patrimonio che è comune a tutti. A Giolitti come all’ ultimo soldato analfabeta… Del mondo musulmano e delle sue istituzioni, come ricorda Nallino, gli italiani non sanno nulla. E recitano luoghi comuni generalmente falsi. Gli arabi… non hanno cultura e la loro religione è falsa e grottesca… Meglio dunque sostituirli, come suggerisce Pantaleoni, con “”buon sangue italiano””. (pag 456)”,”ITQM-062″
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Libia. Dal fascismo a Gheddafi.”,”Angelo DEL-BOCA (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino. Ha scritto molte opere. “”Anche a Tripoli il marasma è totale. Mentre Rommel sta già ritirando parte delle sue truppe in Tunisia, il federale di Tripoli convoca nella casa del fascio tutte le autorità civili e militari e le sprona invece alla resistenza. “”Assistemmo ad uno spettacolo davanti al quale non avemmo forza di sorridere tanto era grottesco e macabro – ricorda il prefetto di Tripoli, Denti di Pirajno -. Al federale che dichiarava la necessità di difendere Tripoli casa per casa, seguì l’ ispettore, il quale, coerente con il suo nome, Fossa, giurò che saremmo morti tutti prima di consentire a un inglese l’ ingresso nella città olocausta. Ognuno faceva sforzi forsennati per superare la frenesia dell’ oratore precedente””. (pag 323).”,”ITQM-063″
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. II. La conquista dell’ Impero.”,”Angelo DEL-BOCA (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino. Ha scritto molte opere. “”Fra quelli che aderiscono al suo invito di “”italianizzare”” l’ Etiopia “”trasfigurandola e trasfigurandovi””, troviamo anche intellettuali che sono, o passano per esserlo, oppositori del regime, come Sem Benelli, Giovanni Ansaldo, Tullio Giordana. (…) Ma è tra i più giovani intellettuali che l’ impresa africana trova i maggiori consensi. In particolare, scopre i più fervidi sostenitori fra gli scrittori populisti toscani, come Berto Ricci, Romano Bilenchi e Vasco Pratolini (…). (…) Per altri intellettuali toscani, come Indro Montanelli e Paolo Cesarini, la guerra imminente è invece la felice conclusione di un conflitto generazionale che per anni li ha tormentati e avviliti”” (pag 345-347).”,”ITQM-064″
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. III. La caduta dell’ Impero.”,”Angelo DEL-BOCA (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino. Ha scritto molte opere.”,”ITQM-065″
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. IV. Nostalgia delle colonie.”,”Angelo DEL-BOCA (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino. Ha scritto molte opere.”,”ITQM-066″
“DEL BOCA Angelo”,”L’ Africa nella coscienza degli italiani. Miti, memorie, errori, sconfitte.”,”Angelo DEL-BOCA (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino. Ha scritto molte opere.”,”ITQM-067″
“DEL BUE Annibale”,”Trattato elementare di statistica. Vol II. Demografia. Urbanesimo.”,”””Gli effetti di carattere demografico dell’ urbanesimo debbono essere considerati in relazione alla diversa composizione per età della popolazione che si riscontra nei centri urbani in confronto a quelli rurali. Infatti, le correnti che si spostano dalle campagne alle città sono in prevalenza costitutite da individui appartenenti a classi di età centrali. Ne consegue una più forte proporzione di tali classi di età nei centri urbani rispetto a quelli rurali. La diversa percentuale di età centrali sul complesso della popolazione nelle campagne e nelle città si riscontra, infatti, in misura rilevante in tutti gli Stati”” (pag 33)”,”DEMx-037″
“DEL BOCA Lorenzo”,”Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento.”,”DEL BOCA Lorenzo ha iniziato la sua carriera professionale a Novara nel 1972. E’ stato capocronista di ‘Stampa Sera’ e inviato speciale de ‘La Stampa’. Laureato in filosofia, dal 1996 è presidente della Federazione della Stampa e dal 2001 dell’ Ordine dei giornalisti. Per Piemme ha pubblicato anche ‘Maledetti Savoia’ e ‘Il dito dell’ anarchico’. “”Nel frattempo Genova, per antichi umori repubblicani e municipalisti, si sollevò contro la monarchia. (…) Vittorio Emanuele II mandò il generale Alfonso La Marmora con l’ incarico di “”tranquillizare gli animi””, “”persuadere”” della sincerità del governo e “”distruggere le calunniose insinuazioni sparse contro il re””. (…). Fece piazzare i cannoni sulle colline intorno a Genova e il 10 aprile 1849 ordinò di bombardare senza riguardo le piazze dove si raccoglievano gli insorti. Non andarono per il sottile: fu raso al suolo anche l’ ospedale di Pammattone e, sotto le macerie, restarono 200 ammalati che erano stati ricoverati per farsi guarire. Dopo tre giorni di pioggia di fuoco la città era pacificata al prezzo di 500 morti. I bersaglieri entrarono a Genova e per altre 36 ore la saccheggiarono approfittando di tutto quello che trovavano, comprese le ragazze di alcune famiglie, definite “”onorate””.”” (pag 82)”,”ITAB-130″
“DEL CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. 1. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950.”,”””Milano sarà la prima di queste isole, venendosi così a trovare nelle condizioni economico-sociali delle altre città del nord Italia con trenta anni di anticipo. Questo spiega la grande preponderanza, e non solo quantitativa, dell’ elemento operaio nella cospirazione unitaria antiaustriaca nel decennio 1849-1859. E’ in questa Milano che, sotto la parola d’ ordine patriottica della guerra all’ Austria, avviene la prima rivolta autonoma del proletariato italiano (per proletariato si intende artigiani-operai- sottoproletari che a quell’ epoca erano socialmente tuttuno) passata alla storia col nome di “”rivolta dei barabba””. (1) (1) Franco Catalano e Leo Pollini, nel centenario dell’ avvenimento, hanno “”riscoperto”” questa rivolta milanese del 6 febbraio 1853, che, sorta sotto l’ etichetta mazziniana, fu fatta in prima persona dal proletariato milanese, con esclusione assluta dei patrioti borghesi (…)””. (pag 147)”,”MITT-178″
“DEL CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. 2. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950.”,”””E’ con il ’14-’15 che nel giro di pochi mesi i vari Corridoni, Mussolini, De Ambris ecc. passano il Rubicone, ormai asciutto, per affiancarsi ai vari Papini, Prezzolini, Marinetti, Corradini e D’Annunzio. Questo passaggio di transfughi, iniziato già durante la guerra di Libia, diviene ora generale affiancamento di tutto il ceto medio intellettuale alla ideologia della classe dominante. Ora, e non prima, sindacalismo, futurismo, mazzinianesimo, dannuznianesimo, nazionalismo, corridonismo, attivismo e idealismo si mischiano e si accavallano in quella che verrà chiamata “”la guerra popolare””.”” (pag 12-13)”,”MITT-179″
“DEL CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne in Italia. Vol. V (1950-1975).”,”Studenti nuovo soggetto rivoluzionario del tardocapitalismo (pag 73) “”Strumento e mezzo di espressione di quella che allora si chiamò “”la contestazione”” è l’ assemblea. la lotta contro tutte le istituzioni della struttura e tutti i tabù della sovrastruttura trova la sua espressione organizzativa nell’ assemblea, come forma la meno istituzionalizzata e istituzionalizzabile, ed anzi la più popolare e democratica per eccellenza. L’ assemblea è l’ espressioe della totalità di tutte le volontà presenti e insieme la sintesi della volontà della collettività in continua, perpetua creatività operativa.”” (pag 96-97)”,”ITAC-091″
“DEL PERO Mario”,”Henry Kissinger e l’ ascesa dei neoconservatori. Alle origini della politica estera americana.”,”DEL PERO Mario insgna Storia degli Stati Uniti e Storia della politica estera statunitense presso la Facoltà di Scienze politiche Roberto Ruffilli di Forlì dell’ Università di Bologna. Ha pubblicato saggi su riviste italiane e internazionali. E’ autore dei volumi ‘La CIA. Storia dei servizi segreti americani’ (2001) e ‘L’ alleato scomodo. Gli Usa e la Dc negli anni del centrismo’ (2002). Kissinger e l’ “”intervallo decente”” tra il ritiro americano e l’ unificazione del Vietnam. Ossia la ricerca di una “”pace con onore””. “”Dopo il 1968, difficilmente gli Stati Uniti avrebbero potuto seguire una strada che non fosse quella di un graduale disimpegno dal teatro vietnamita. Una delle ragioni che contribuirono al successo elettorale di Nixon nel 1968 fu la convinzione di una parte maggioritaria dell’ elettorato che egli fosse maggiormente in grado di far uscire il paese in tempi rapidi dalla guerra. Eppure ciò non avvenne. VI fu una progressiva de-escalation del conflitto. Vennero rimpatriati molti soldati e si ridusse di conseguenza il numero delle vittime statunitensi. Ma la guerra proseguì per altri quattro anni. Gli Usa intrapresero un programa di “”vietnamizzazione”” del conflitto, rafforzando e addestrando l’ esercito del Vietnam del Sud con l’ obiettivo di trasferire a esso gran parte degli oneri e delle responsabilità del conflitto, e procedettero ad alcuni imponenti raid aerei sul Vietnam del Nord, nella convinzione che ciò lo avrebbe reso più flessibile al tavolo dei negoziati.”” (pag 95)”,”USAP-072″
“DEL BOCA Angelo”,”La scelta.”,”DEL BOCA Angelo è nato nel 1925 e ha al suo attivo (1963) una decina di libri tra romanzi, saggi e inchieste. Attualmente è inviato speciale per un importante quotidiano torinese. La scelta è un romanzo “”Il fascismo è violenza e basta. E’ un regime autoritario, antiliberale, antidemocratico, antioperaio e, come tutti i regimi di questo genere, non può concedere una sola libertà senza correre il rischio di crollare. Ha governato col terrore e si conclude col terrore, scatenando la guerra civile.”” (pag 83)”,”ITAR-100″
“DEL VALLE INCLAN Ramon don”,”La guerra carlista. Primera parte. Los cruzados de la causa.”,” Guerra carlista (fonte homolaicus.com) Ferdinando VII di Borbone (1784-1833), dopo aver sposato Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie (1806-78), non avendo ottenuto un erede maschio, aveva designato come legittimo successore il fratello Don Carlos Isidro (1788-1855). Ma nel 1830 dal matrimonio era nata una figlia, Isabella (1830-1904), e il padre, con atto unilaterale senza precedenti, nello stesso anno abrogò la legge salica (1), annullando così la designazione di Don Carlos e proclamando la figlia legittima erede, che in quel momento aveva tre anni, per cui la reggenza sarebbe spettata alla madre Maria Cristina. Ma Don Carlos rifiutò di riconoscere il testamento e organizzò un colpo di stato. Cominciò così una guerra intestina chiamata “”le tre guerre carliste””: 1833-1839; 1847-1860; 1872-1876, che contribuirono notevolmente al fallimento di cinque rivoluzioni borghesi. Le questioni dinastiche finiscono coll’intrecciarsi in maniera complessa con le questioni economiche, relative alla lunghissima transizione spagnola dal feudalesimo al capitalismo, iniziata praticamente nel 1808, quando dietro l’influsso napoleonico si vide la nascita di una Costituzione rimasta peraltro inattuata, e conclusa nel 1978, con una Costituzione che riuscì a mettere insieme la vecchia tradizione monarchica e la nuova ideologia liberale. Le linee di frattura che accompagnano le vicende socio-economiche e politico-istituzionali della Spagna riguardano la struttura regionale o accentrata dello Stato, la configurazione mono- o bicamerale del parlamento, la forma di governo parlamentare o di emanazione regia, la forma di Stato monarchica o repubblica e soprattutto, sul piano economico, la realizzazione di un blocco storico tra capitalisti e agrari o il definitivo superamento dei vecchi retaggi feudali. Inizialmente il governo di Maria Cristina difendeva le posizioni dei liberali, dei massoni, dei cattolici costituzionalisti e delle frange più borghesi della società spagnola (specie quelle più sviluppate della Catalogna), che speravano di strappare alla corona concessioni politiche grazie all’appoggio dato a Isabella. Questi gruppi, maggiormente interessati a uno sviluppo della Spagna in senso capitalistico, sotto Ferdinando VII si erano trovati alquanto frustrati dopo la fase liberale inaugurata dalla Costituzione del 1812 e rimasta in vigore solo due anni, poi tornata in auge dal 1820 al 1823, finché venne affossata dalle potenze reazionarie della Santa Alleanza. Intorno a Don Carlos invece si unirono i monarchici legittimisti, i cattolici tradizionalisti e soprattutto i reazionari antiliberali, i grandi proprietari terrieri delle regioni più arretrate: Aragona, Navarra, Biscaglia, Vecchia Castiglia, Leon, che, grazie alle alte gerarchie cattoliche, riuscirono a convincere notevoli masse contadine (anche basche e catalane) a chiedere il ripristino dell’Inquisizione e a lottare per la conservazione dei vecchi rapporti feudali, nonché a difendere l’autonomia delle province contro la politica centralista del governo. Nel carlismo coesistevano infatti due diverse ideologie: una, che alla fine risultò prevalente, ridotta al classico “”Dio, patria e famiglia”” (questa corrente, più reazionaria, amò soprattutto Filippo II), l’altra faceva leva sulle possibilità autonome della cultura tradizionale e sul principio di autodeterminazione delle realtà regionali. I reparti carlisti agivano prevalentemente nelle località montuose della parte settentrionale del paese, adottando la tattica della guerriglia, che sulle prime risultò vincente. Per allargare il consenso tra gli strati della borghesia, il governo abolì i privilegi feudali delle corporazioni e i fueros (2), emanando nel 1834 una nuova Costituzione, che voleva giustificare il regime assolutistico con alcune riforme liberali, che però lasciarono insoddisfatta la grande borghesia. Come spesso succedeva in Spagna, ogniqualvolta si cercava di mettere in atto, dall’alto, delle riforme antifeudali, si finiva con l’essere incapaci di vera consequenzialità. Nello stesso anno scoppiò un violento movimento anticlericale, con distruzione di molti monasteri. E l’anno successivo cominciarono a costituirsi nel paese delle giunte rivoluzionarie (organi locali del potere), che chiedevano il ripristino della Costituzione di Cadice del 1812, dove per la prima volta era apparso il termine “”liberale””. Nel 1835 il governo borghese del banchiere Mendizàbal, per sedare le tendenze progressiste, emanò una serie di provvedimenti che da tempo ci si attendeva: abolizione del maggiorascato e di altri privilegi feudali; scioglimento degli ordini monastici, chiusura dei monasteri e confisca delle loro terre, da vendersi liberamente, il cui ricavato sarebbe dovuto servire anche per coprire i buchi del bilancio statale. Ma l’anno dopo Maria Cristina, con la sua politica sempre oscillante tra il partito progressista e quello conservatore, si pentì d’aver concesso così ampi poteri al governo borghese, per cui licenziò il primo ministro e sciolse le Cortes. Tuttavia, sotto la pressione delle rivolte catalane, la sovrana fu costretta ad approvare una nuova Costituzione, che diminuiva sensibilmente il censo elettorale, anche se la corona continuava a conservare il diritto di veto assoluto e di scioglimento delle Cortes. Per tutta risposta Don Carlos, nel 1837, puntò col suo esercito su Madrid, intenzionato a conquistarla. Le forze liberali, comandate dal generale Espartero, ebbero la meglio e due anni dopo il comando dei ribelli carlisti concluse col governo di Maria Cristina un accordo che prevedeva l’amnistia politica, il riconoscimento delle autonomie locali e il mantenimento dei fueros. I reparti carlisti si sciolsero, confluendo nei gruppi dirigenti dei nascenti movimenti autonomisti di Catalogna, Galizia e Biscaglia, mentre Don Carlos fuggì in Francia. I liberali tuttavia non condivisero la necessità di distinguere la causa del carlismo da quella dei regionalisti, facendo ampie concessioni a questi ultimi. Essi anzi stabilirono di dividere la Spagna in 49 province secondo il modello centralista francese. Subito divampò, incontenibile, la rivolta della Catalogna che costrinse la reggente Maria Cristina al ritiro dalla scena politica. Il generale Espartero, eletto reggente dal parlamento, assunse i pieni poteri per tre anni, riconfermando la vendita delle terre ecclesiastiche, il che gli attirò le ire di papa Gregorio XVI. Fece inoltre l’errore nel 1842 di bombardare Barcellona, che aveva chiesto maggiore autonomia. Dalla vendita di queste terre i contadini più poveri non trassero alcun beneficio, perché impossibilitati ad acquistarle. Anzi, abolendo le forme di proprietà comune della terra, i diritti di raccolta della legna e i pascoli comuni (istituti che risalivano al Medioevo), il partito liberale non aveva fatto che peggiorare le condizioni dei contadini, i quali, per potersi difendere, non vedevano altra soluzione che appoggiarsi alle forze più conservatrici. Il liberalismo, che non riuscì a promuovere alcuna vera riforma sociale ed economica, non fece altro che permettere la nascita di una nuova borghesia terriera, che non seppe affatto dimostrarsi produttiva, volta a cambiare i metodi di conduzione dell’agricoltura, ma si comportò come le vecchie classi feudali, basandosi sulla proprietà assenteista, quella che garantiva una rendita. Tale borghesia rurale infatti viveva in città e riceveva in maniera parassitaria i redditi di una terra povera. Del resto i liberali isabelinos si basavano politicamente sul modello centralistico-castigliano tradizionale, così come l’esercito fu il loro punto di forza per mantenere il paese unito. La regina Isabella II, sebbene avesse 13 anni, fu dichiarata maggiorenne (1843) da un colpo di stato del generale Narvaez, che abolì la reggenza, dichiarò lo stato di guerra, disarmò la Guardia Nazionale (sostituendola con la Gendarmeria), annullò il diritto di riunione, sottopose la stampa a censura e soprattutto sospese la vendita delle terre ecclesiastiche. La Costituzione del 1844 aveva un carattere del tutto reazionario e ridusse a zero la funzione delle Cortes. Intanto nel 1845 Don Carlos abdicò in favore del figlio Carlos VI (1818-61), che, non meno del padre, fece di tutto per suscitare altri tentativi insurrezionali sino al 1860, scatenando così la seconda guerra carlista. Nel 1846 la questione del matrimonio di Isabella aveva sollevato una crisi internazionale. Infatti, per iniziativa della regina madre, era stato deciso di celebrare un doppio matrimonio tra Isabella II e il cugino Francesco di Borbone, e tra la sorella minore, Maria Luisa, e Antonio duca di Montpensier, figlio del re dei francesi Luigi Filippo. Se si tiene presente che il primo matrimonio era considerato privo di possibilità di essere fecondo, e che perciò il trono sarebbe passato ai figli della seconda coppia nominata, si può comprendere la viva preoccupazione del governo britannico che contribuì non poco alla caduta della monarchia francese nel 1848. Nel 1854 il generale Leopoldo O’Donnell (1809-67), appartenente all’ala moderata dei progressisti, scatenò un’insurrezione, sulla base del “”programma di Manzanares”” (dal nome della città in cui fu proclamato), che prevedeva la convocazione delle Cortes, la diminuzione delle tasse, il ripristino delle autonomie locali e della Guardia Nazionale. Tuttavia la Costituzione approvata nel 1856 aveva un carattere troppo moderato per soddisfare le esigenze dei liberali, i quali ormai stavano pensando seriamente di rivolgersi contro la stessa dinastia dei Borbone, chiedendo la sostituzione della monarchia con la repubblica. * * * Fra i caratteri rilevanti del carlismo vanno messi non solo la difesa dell’unità cattolica nazionale e dell’alleanza fra trono e altare, ma anche il radicamento sociale negli ambienti rurali, dove una propaganda tardofeudale mirava a convincere le masse contadine che la conservazione del servaggio e del clericalismo sarebbero stati un’ancora di salvezza contro il duplice attacco condotto dal liberalismo e dal capitalismo. Il carlismo trovò un terreno tanto più favorevole alla propria ideologia di societas christiana quanto meno le forze liberali riuscivano a garantire alle masse contadine, povere e analfabete, una situazione migliore di quella servile che da secoli vivevano. Sotto questo aspetto, anche se le rivoluzioni borghesi in Spagna avessero determinato trasformazioni radicali, come p.es. in Inghilterra o in Francia, e non fossero state soltanto delle insurrezioni militari verticistiche, la situazione dei contadini non sarebbe affatto migliorata, ma anzi forse sarebbe peggiorata più drasticamente e più velocemente. Il fatto che la lotta politica nella Spagna ottocentesca non fosse tanto tra un’arretrata aristocrazia feudale e un’avanzata borghesia produttiva, ma prevalentemente tra due fazioni di proprietari terrieri, vecchi e nuovi, che invece di affidarsi alla politica per risolvere i loro conflitti, tendevano sempre più ad affidarsi alle forze armate, non deve essere visto come un limite per le riforme che si sarebbero dovute attuare nel settore rurale, poiché queste riforme, a favore delle masse contadine, non si sarebbero attuate neppure se lo scontro tra le classi fosse stato di tipo “”classico””, come appunto in Inghilterra, Francia, Olanda ecc. Il carlismo, ad un certo punto, trovò poco consenso anche presso la chiesa di Roma, che dall’avvento di Alfonso XIII nel 1875, stava cominciando a guardare con simpatia i governi liberali moderati. Leone XIII due volte, nel 1882 e nel 1890, in due lettere ad altrettanti importanti vescovi spagnoli, invitò i cattolici alla concordia, raccomandando di fatto a tutti, anche ai gesuiti, dei quali non si faceva il nome, ma che erano chiaramente indicati, di non appoggiare la linea intransigente radicale, che finiva col danneggiare la chiesa, soprattutto nei confronti di un nemico assai peggiore del liberalismo, per gli interessi di potere della chiesa, e cioè il socialismo scientifico. Qui francamente bisogna dire che non c’era modo in Spagna di sviluppare il capitalismo senza abbattere le grandi proprietà feudali e lo strapotere della chiesa. D’altra parte non c’era neppure modo d’impedire la nascita del capitalismo senza creare una democrazia rurale. Tutte le difficoltà dell’evoluzione della Spagna verso il superamento delle antiche vestigia feudali dipendevano dall’ambiguità, dall’incertezza con cui si affrontavano i nodi salienti di quelle sopravvivenze: il clericalismo e il servaggio, figli del monopolio privato della terra e dei fondamentali mezzi produttivi. La Spagna restava un paese agricolo arretrato non tanto perché tecnologicamente poco sviluppato o perché privo di un’industria gestita con criteri capitalistici, quanto perché i leader politici e intellettuali non riuscirono mai a mettersi con decisione dalla parte delle masse contadine, al fine di scardinare il potere latifondista. Proprio la mancata soluzione della questione agraria (divisione del latifondo, gestione comune delle risorse agricole, fine della proprietà privata della terra, distribuzione gratuita delle terre espropriate alla chiesa) non farà che rendere sempre più inevitabile la transizione dal feudalesimo al capitalismo. Una transizione che non avrebbe potuto essere meno dolorosa salvaguardando le autonomie locali o un certo primato economico della terra. E comunque, che la questione ormai si stesse spostando dal primato dell’agricoltura a quello dell’industria è attestato dal fatto che le prime proteste operaie in Spagna si verificarono proprio negli anni ’30 e ’40 e furono tutte rivolte alla distruzione degli impianti industriali tessili (specie in Catalogna). Il destino ormai era segnato e nessuna dittatura avrebbe potuto fermarlo. Tant’è che già nel 1839 il governo concesse agli operai il diritto di fondare società di mutuo soccorso e di legalizzare le organizzazioni clandestine operaie. Non si faceva un favore solo agli operai, ma anche ai capitalisti, la cui attività non veniva più messa in discussione. Le primissime tracce di socialismo furono quelle utopistiche di Joaquìm Abreu, che nel 1841 tentò di creare un falansterio nei dintorni di Cadice, sull’esempio di quelli di Fourier in Francia. Un altro fourierista, Fernando Garrido, fondò nel 1845 la rivista socialista “”La forza d’attrazione””. Ormai lo scontro tra le forze in campo s’era spostato sul versante industriale, tra capitalisti ed operai. Ai latifondisti e ai contadini non restava che scegliere con chi schierarsi. ——————————————————————————– (1) Traeva il nome dalla tribù dei franchi salii e fu più volte redatta e rimaneggiata nel periodo tra Clodoveo e Carlo Magno. Un suo articolo, che escludeva le figlie dall’eredità paterna, fu ripreso in età moderna, prima in Francia poi in diverse monarchie europee, per riservare ai figli maschi l’eredità al trono. La legge salica era stata imposta alla Spagna dall’Inghilterra e dall’Austria, per evitare che per eredità femminile la corona potesse essere congiunta con quella di Francia. (torna su) (2) Il termine castigliano “”fuero”” deriva dal latino forum, “”luogo dove viene amministrata la giustizia””. Passa poi a significare la giurisprudenza o insieme di sentenze emesse dai giudici. Quindi, seguendo il cammino della formazione del diritto, passa a significare il complesso di privilegi riconosciuti dallo Stato a una città o a una categoria, per giungere infine a indicare l’insieme di norme specifiche con le quali si reggono le popolazioni spagnole. Si trattava di un vero e proprio contratto, estremamente dettagliato, che nessuno, nemmeno il sovrano stesso, aveva il diritto di infrangere. I re cattolici non ebbero molta simpatia per le autonomie forali, che tollerarono solo nella misura in cui non riuscirono a ridurle al loro assolutismo. Il fuero regolava molti aspetti della vita sociale ed economica, stabilendo regole riguardanti le libertà di commercio e le barriere doganali, specificando le imposte, autorizzando le fiere e i mercati, disciplinando gli obblighi militari. Il richiamo ai fueros comporta il riconoscimento dell’uomo come essere concreto e non come ente astratto; il fatto che le libertà, ossia gli ambiti operativi di ciascuno s’inseriscono, in ogni popolo, nelle consuetudini legali e sociali generate dalla sua tradizione specifica e non in leggi esterne; il primato della libertà nella competizione fra uguaglianza e libertà e la preferenza per i sistemi di libertà concrete delle diverse tradizioni regionali spagnole rispetto alla libertà rivoluzionaria. Sul piano delle libertà personali, molte erano le garanzie accordate: istituzione dell’habeas corpus, un particolare regime di tutela dei beni dell’accusato, proibizione della tortura agli arrestati salvo eresia, lesa maestà, falsificazione di monete e sodomia. Il fuero prevedeva anche un contratto di affitto della terra. La chiesa era proprietaria della maggioranza delle terre che concedeva, spezzettate, in possesso a piccoli coltivatori in una forma di enfiteusi ereditaria. A partire dal XVIII secolo si aprì una lunga controversia tra i contadini e la chiesa, contro la pretesa di controllo che il clero voleva esercitare sui contratti. Insomma, i fueros erano usi e costumi giuridici creati dalla comunità, elevati a norma giuridica con valore di legge scritta dal riconoscimento concordato con l’autorità del loro effettivo carattere consuetudinario, quindi, diversamente dalle “”dichiarazioni di diritti”” o dalle “”costituzioni di carta””, costituivano una certa garanzia di libertà politica e personale. L’unità giurisdizionale della Spagna apparve ai liberali impossibile senza l’abrogazione preventiva dei fueros, che infatti erano stati aboliti nel 1814, poi ripristinati da Ferdinando VII. Le leggi e le consuetudini tradizionali, insieme al diritto degli organi di governo locale a promulgare sul territorio i provvedimenti legislativi delle Cortes centrali, furono mantenuti fino alla guerra carlista del 1876. La successiva forte centralizzazione monarchica e statale generò un nazionalismo sprezzante delle autonomie locali, specie sotto il franchismo, che, per certi versi, dura tuttora. (torna su) ——————————————————————————– Bibliografia Francisco Elías de Tejada y Spínola (a cura di), Il Carlismo, Edizioni Thule, Palermo 1972 Bernardo Atxaga, Un uomo in codice, Salani editore, 2003 J. Canal (a cura di), El carlisme. Six estudis fonamentals, l’Avenç, Barcelona, 1993 Allegra Giovanni, Spagna antimoderna e inattuale. Studi e ricerche, Edizioni Scientifiche Italiane Storiografia d’industria e d’impresa in Italia e Spagna in età moderna e contemporanea. Ediz. italiana e spagnola, CLEUP Corporazioni, gremi e artigianato tra Sardegna, Spagna e Italia nel Medioevo e nell’età moderna (XIV-XIX secolo), AM&D Sorgia Giancarlo, Spagna e problemi mediterranei nell’età moderna, CEDAM http://www.antiqbook.com/boox/atn/C01C000139.shtml LLORENTE G. A., Storia critica della inquisizione di Spagna compendiata in lingua italiana da Stefano Ticozzi, Storm e Armiens, Lugano 1841 MARIOTTINI FELICE, I congressi del Monte Sacro. Congresso primo sul presente governo. Edizione seconda con note dedicata al cittadino Bonaparte, generale dell’armata d’Oriente. S.n. (ma verosimilmente Roma, presso Cracas), l’anno VII Repubblicano (1799). Unito a: Costituzione politica della monarchia spagnola promulgata in Cadice nel Marzo 1812, preceduta da tre lettere preliminari colle quali gli estensori di essa la diressero alle Corti. Tradotta in italiano da G. Masdeu, 1820. Unito a: CEVALLOS PIETRO. Esposizione dei fatti e maneggi che hanno preparata l’usurpazione della Corona di Spagna e dei mezzi adoprati dall’imperatore dei francesi per effettuarla. Con l’aggiunta del manifesto della nazione spagnola all’Europa. Palermo, dalla Regia Stamperia, 1813. SitiWeb http://www.retena.es/personales/mizubel/marx.htm ——————————————————————————– Enrico Galavotti – Homolaicus – Sezione Storia – Storia della Spagna Invia questa pagina a qualcuno – Stampa pagina Aggiornamento: 28/10/2010″,”SPAx-108″
“DEL PONTE Renato”,”I Liguri. Etnogenesi di un popolo. Dalla preistoria alla conquista romana.”,”DEL PONTE Renato (1944, Lodi) ha compiuto esplorazioni nella Valle delle Meraviglie. Ha partecipato a congressi dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri. Distruzione di Genova per opera di Magone entrato in Italia per dar aiuto ad Annibale. Gli ingauni si schierano contro i romani a fianco dei cartaginesi a patto che li avessero aiutati a sottomettere le tribù dei Montani,specialmente gli Epanteri, abitanti tra l’alta val Tanaro e la val Bormida. pag 232-233″,”LIGU-072″
“DEL BOCA Angelo”,”L’altra Spagna.”,”””Franco sa che il regime non gode di alcun credito nelle università e negli ambienti intellettuali, ma sa anche che questa ‘élite’ sarà impotente finché essa non avrà preso contatto con le masse e non avrà trasformato l’antifranchismo verbale in un’autentica resistenza. Peché si operi questa trasformazione occorre che la Spagna attraversi una situazione particolarmente critica o che l’opposizione riceva un notevole appoggio dall’esterno. Ma ciò che ha profondamente deluso gli antifranchisti è di aver osservato che ogni volta che il regime si è trovato in crisi è stato l’Occidente ad intervenire per allungare una mano provvidenziale a Franco. Questi, perciò, forte delle precedenti esperienze, può concedersi persino il lusso di usare della tolleranza nei riguardi degli studenti e degli intellettuali. Le scritte antifranchiste non vengono più cancellate nei corridoi delle università; è stata autorizzata la messa in scena di ‘Yerma’ di Garcia Lorca; i libri “”proibiti”” non sono più fermati alla frontiera; all’ateneo di Barcellona i giovani si riuniscono per tenere persino dibattiti sul marxismo. Data per scontata la perdita dell'””intellighenzia””, il regime punta sull’abbruttimento delle masse per impedire che si verifichi la fusione delle due forze. Sorvegliati dalla polizia, coscienti di avere nell’Europa più una nemica che un’amica, spesso in contrasto con le idee e le disposizioni dei ‘leaders’ in esilio, i resistenti spagnoli non hanno il compito facile, e questo spiega il fallimento di alcuni scioperi e la lentezza nell’organizzazione delle masse operaie.”” (pag 103-104)”,”SPAx-136″
“DEL BOCA Angelo, con contributi di Giorgio ROCHAT, Ferdinando PEDRIALI, Roberto GENTILI”,”I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d’Etiopia.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.”,”ITAF-016-FL”
“DEL BOCA Angelo”,”A un passo dalla forca. Atrocità e infamie dell’occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.”,”ITQM-009-FL”
“DEL BOCA Angelo”,”La disfatta di Gasr bu Hàdi. 1915: il colonello Miani e il più grande disastro dell’Italia coloniale.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.”,”ITQM-011-FL”
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d’amore, 1860-1922.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.”,”ITQM-012-FL”
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Libia. Dal fascismo a Gheddafi.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.”,”ITQM-013-FL”
“DEL BIANCO Nino”,”Marco Minghetti. La difficile unità italiana da Cavour a Crispi.”,”DEL BIANCO Nino si occupa di critica storica, in particolare del periodo napoleonico e risorgimentale. Ha pubblicato ‘Fermo Solari’ (1990), ‘Il coraggio e la sorte. Gli italiani nell’età napoleonica’ (1997), ‘Enrico Cernuschi’ (2006). Minghetti rivendica i meriti del trasformismo. “”L’accordo non sempre sotterraneo con la politica di Depretis mentre scolorava l’opera della Sinistra, anche dove avrebbe potuto meglio incidere nel ruolo che doveva esserle abituale, rafforzava in concreto la pratica del trasformismo. Fosse tale fenomeno più o meno auspicabile, fosse più o meno necessario date le forze in campo, Minghetti per parte sua non ne nascondeva l’utilità fino a tesserne il merito. Ebbe a dire una volta, scherzando con le parole, ma certamente ben convinto nell’intimo: “”Accusano Depretis di essere l’autore del trasformismo; io taccio, ché, trattandosi di una accusa gli è sempre meglio andarvi lindi e puliti; ma, se invece di una accusa si trattasse di un merito, parola d’onore che protesterei e vorrei ottenere il brevetto di privativa della parola e del fatto”” (6). E nel maggio 1883, parlando contro una mozione di Nicotera difese pubblicamente alla Camera il trasformismo presentandolo come una linea di centro mirante ad armonizzare le esigenze democratiche con quelle conservatrici ed affermò che non avevano più senso le vecchie distinzioni di partito., (…) Per lui il trasformismo voleva essere appoggio soltanto temporaneo per favorire la stabilità di governo. Nel medio o lungo periodo esso avrebbe dovuto prendere corpo in modo permanente o trasformarsi in un partito, che lui amava definire di destra ma che in realtà sarebbe stato meglio chiamare di centro – moderato e riformista, al quale avrebbero concorse entrambe le ali dei due schieramenti””. (pag 269-270) (6) Telesforo Sarti, Commemorazione di Marco Minghetti, Roma, Perino, 1886, p. 11″,”ITAB-331″
“DEL BOCA Daniela TURVANI Margherita”,”Famiglia e mercato del lavoro.”,”Daniela Del Boca e Margherita Turvani entrambe laureate in Scienze politiche. Hanno incarichi all’ Università di Torino”,”CONx-218″
“DEL NOCE Augusto”,”Il suicidio della rivoluzione.”,”Vari capitoli sono tratti dal volume di Del-Noce ‘Scritti politici, 1930-1950, a cura di Tommaso Dell’Era, 2001. Augusto Del Noce (Pistoia 1910 – Roma 1989) è stato un filoso italiano d’ispirazione cristiana. Contiene il capitolo: ‘Gramsci, o il suicidio della rivoluzione’ (pag 57-152) “”Si pone quindi il problema: si deve cercare in questo latente cattolicesimo, agente anche se negato, la spiegazione dell’inflessione totalitaria che Gramsci dà al suo secolarismo?”” (pag 89) “”Il Gramsci dei ‘Quaderni’ che ravvisa in Lenin il teorico dell’egemonia è ancora il Gramsci che scriveva nel 1917 l’articolo su ‘La rivoluzione contro il Capitale’. Lenin è insomma il punto d’arrivo dell’interpretazione umanistica e volontaristica del marxismo, che lo storicismo porta alla completa coerenza”” (pag 110) “”[I]nteressa qui soltanto illustrare il rapporto di necessaria dipendenza logica rispetto alle due tesi dianzi avanzate: che la ricomprensione italiana del marxismo attraverso la versione rivoluzionaria dello storicismo si risolve in una sua ricomprensione illuministica; e che lo storicismo nel farsi rivoluzionario dissolve la filosofia nell’ideologia. Si vuol qui mostrare come tutte le critiche di cui il gramscismo è passibile, possano venir ridedotte a partire da queste due tesi fondamentali. Partirò perciò da quelle mosse da un autore molto lontano dalle mie idee, il marxista Riechers. Egli osserva come in Gramsci il marxismo prenda un contenuto completamente nuovo, diventando una teoria della «riforma intellettuale e morale» che «quanto ai contenuti non va oltre una sintesi di emancipazione paleoborghese della religione sul piano ideologico e dal feudalesimo e dall’assolutismo sul piano politico-economico, assumendo dai partiti radicaldemocratici borghesi il punto programmatico della “”laicizzazione di tutta la vita””» (73). Possiamo tradurre queste tesi in termini diversi ma equivalenti. Che, nella realtà effettuale, il comunismo gramsciano esegue le intenzioni della borghesia. Che ha la funzione storica di coprire la transizione da uno stadio all’altro della borghesia, segnato da un più oppressivo dominio. Che il comunismo gramsciano risolve la rivoluzione nella modernizzazione, ma che questa modernizzazione è da intendere come dissociazione completa di spirito borghese da cristianesimo. Le filosofie di Croce e di Gentile appartengono ancora al mondo cristiano-borghese; la critica gramsciana le colpisce soltanto nell’aspetto di «filosofie cristiane». Il pensiero di Gramsci rappresenterebbe dunque il fallimento della rivoluzione di fronte alla borghesia, o la condizione per la transizione a un nuovo ordine borghese. Ma come può essere avvenuto se l’intenzione gramsciana era invece quella di portare la teoria rivoluzionaria alla formulazione più rigorosa? Se la sua filosofia può complessivamente essere definita come il commento delle ‘Tesi su Feuerbach’ centrato con maggior rigore sulle tesi della trasformazione rivoluzionaria? (74). Ascoltiamo anzitutto il suo avversario Bordiga. Egli ha più volte portato l’attenzione sull’errore fondamentale di aver sostituito all’opposizione capitalismo-proletariato quella fascismo-antifascismo; nell’aver creato il mito del fascismo come male in sé elevandolo, come altri han detto, a categoria metastorica (75). Nell’ultima sua intervista disse che l’antifascismo aveva dato «vita storica al velenoso mostro del grande blocco comprendente tutte le gradazioni dello sfruttamento capitalistico e dei suoi beneficiari, dai grandi plutocrati giù giù fino alle schiere ridicole dei mezziborghesi, intellettuali e laici» (76); aggiungendo che Gramsci fu deviato dall’«assurdo liberalismo rivoluzionario» di Gobetti, col quale era portato a collaborare in ragione dell’errore tattico che lo disponeva a stringere legami con qualunque avversario di Mussolini. Infatti, introdotto il fascismo come avversario ‘primo ed essenziale’, passi ulteriori diventano necessari. In primo luogo, distinguere tra una borghesia progressiva (industriale) e una borghesia arretrata (agraria, terriera, parassitaria, redditiera di beni immobiliari, eccetera), fare della seconda la sola responsabile e il pascolo del fascismo, e asserire la necessità di allearsi con la prima sino al compimento dell’evoluzione democratico-borghese della nazione italiana. Poi, trasferire il giudizio affermativo di valore al «progresso», allo «sviluppo», alla liberazione dalle «arcaicità feudali», eccetera, e attribuire una funzione positiva al capitalismo, come fase che libera dell’«arretratezza». A questo punto il successo di Gramsci diventa la copertura del successo dei suoi avversari, di quelli che più dichiaratamente ha detto tali, economicismo, positivismo, scientismo; la via nuova al socialismo diventa transizione dal vecchio al nuovo capitalismo. Il comunismo diventa il partito che evita la «rottura rivoluzionaria»; capace di rendere possibile una «rivoluzione senza rivoluzione», secondo una delle formule usate da Gramsci per designare la «rivoluzione passiva» anche se separata, questa volta, dall’idea di «rivoluzione-restaurazione»”” (pag 130-131-132) [Augusto Del Noce, ‘Il suicidio della rivoluzione’, Milano, 2012] [(73) Antonio Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit, pp. 133 e 222 (Nda); (74) Se le ‘Tesi su Feuerbach’ furono il testo di Marx su cui particolarmente si accentrò l’attenzione dei filosofi italiani, possiamo dire che Gentile fu particolarmente sensibile all’importanza della prima, Mondolfo della terza, Gramsci dell’undecima (Nda); (75) Cfr. T. Perlini, op. cit., p. 160 (Nda); (76) ‘Una intervista ad Amadeo Bordiga’, in “”Storia contemporanea””, settembre 1973, p. 582 (Nda)]”,”GRAS-134″
“DEL NOCE Augusto”,”Il cattolico comunista.”,”Contiene il paragrafo: ‘Togliatti nella storia del comunismo’ (pag 286-300) (sul rapporto Rodano – Togliatti) ‘Del trasformismo di Togliatti si è mille volte parlato…’ (pag 313) Augusto Del Noce, già professore ordinario di storia della filosofia moderna e contemporanea all’Università di Trieste, attualmente (1981) insegna filosofia della politica all’Università di Roma.”,”PCIx-433″
“DEL BOCA Angelo”,”Gheddafi. Una sfida dal deserto.”,”Angelo Del Boca, narratore e saggista, per molti anni inviato in Africa e Medio Oriente, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contempoanea di Piacenza e direttore della rivista ‘Studi piacentini’. Oggi dirige la rivista ‘I sentieri della ricerca’. Lo scontro con Reagan (pag 169-)”,”AFRx-107″
“DEL VAYO Julio Alvarez”,”Memorie di mezzo secolo.”,”””Verso la fine del maggio 1938 – scrive Claude G. Bowers, ambasciatore americano in Spagna negli anni della guerra civile – ebbi un colloquio con Alvarez Del Vayo, ministro degli esteri della Repubblica spagnola. Egli diffondeva intorno a sé un’atmosfera di fiducia e di forza. Era difficile non lasciarsi influenzare dall’entusiasmo di Del Vayo””. Il ricordo di C.G. Bowers, che risale al periodo più tragico per l’antifascismo spagnolo, quando le sorti della lotta e la situazione internazionale volgevano a favore dei ribelli fascisti, illumina bene la parte di organizzatore e di animatore instancabile della resistenza repubblicana che Del Vayo svolse nel corso della guerra. (…) Questo suo atteggiamento ha valso a Del Vayo la definizioe di “”ultimo ottimista”””” (dalla presentazione editoriale)”,”MSPG-006-FGB”
“DEL BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. III. La caduta dell’ Impero.”,”Angelo Del Boca (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’Università di Torino fino al 1985. E’ stato presidente dell’Istituto storico della Resistenza e ha diretto la rivista ‘Studi piacentini’A. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘L’Africa aspetta’ (1959), ‘L’altra Spagna’ (1961), ‘I figli del sole’ (1963), ‘Giornali in crisi’ (1968), ‘Gli italiani in Libia’ (1988). Collaborare o resistere? “”Osserviamo ora, più in dettaglio, la vita degli italiani nelle varie regioni dell’impero tra l’aprile e il novembre 1941, ossia negli otto mesi che intercorrono tra la resa di Asmara ed Addis Abeba e la caduta di Gondar e la fine del conflitto in Africa Orientale. -… finire (pag 534-535)”,”AFRx-011-FV”
“DEL BOCA Angelo a cura, Saggi di Mario ISNENGHI Nicola LABANCA Nicola TRANFAGLIA Giorgio ROCHAT Lucia CECI Mimmo FRANZINELLI Enzo COLLOTTI Aldo AGOSTI Giovanni DE LUNA Angrlo D’ORSI”,”La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca, vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna. Aldo Agosti ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Torino. Lucia Ceci insegna Storia contemporanea all’Università di Roma Tor Vergata. Enzo Collotti ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Firenze. Giovanni De Luna insegna Storia contemporanea all’Università di Torino. Angelo D’Orsi insegna Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia contemporanea. Mario Isnenghi insegna Storia contemporanea all’Università di Venezia. Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Giorgio Rochat ha insegnato Storia contemporanea nelle Università di Milano, Ferrara e Torino. Nicola Tranfaglia insegna Storia dell’Europa e Storia del giornalismo all’Università di Torino.”,”STOx-083-FL”
“DEL BOCA Angelo”,”Dentro mi è nato l’uomo.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca, vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna.”,”VARx-258-FL”
“DEL BOCA Angelo”,”La nostra Africa nel racconto di cinquanta italiani che l’hanno percorsa, esplorata e amata.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca, vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna.”,”AFRx-016-FL”
“DEL NEGRO Piero”,”Guerra ed eserciti da Machiavelli a Napoleone.”,”DEL NEGRO Piero: ha insegnato Storia dal 1970 alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. Nel 1990 diventa professore ordinario di Storia militare. Si è occupato in particolare della storia di Venezia in età moderna e della storia militare italiana dal Cinquecento alla Prima guerra mondiale. «L’arte della guerra si avviava a diventare “”la più nobile delle arti”” (Adam Smith), anche perchè, nella versione accreditata dai Nassau, il corpo ufficiali doveva riconoscersi nell’ideologia neostoica di Lipsio, in valori professionali nutriti da un’etica influenzata dal calvinismo e che quindi si contrapponeva, nella misura in cui insisteva sullo spirito di servizio allo Stato e su un comportamento metodico e razionale, sia al tradizionale spirito cavalleresco, tendenzialmente anarcoide, della nobiltà europea che alla “”fame dell’oro”” tipica del mercenario d’ogni tempo e paese. Questa rottura con il passato si tradusse sul piano istituzionale. L’esigenza di trasformare il mestiere delle armi, un insieme tradizionale di pratiche trasmesso soprattutto mediante l’apprendimento sul campo, in una professione militare fondata su un corpo più o meno coerente di conoscenze tecnico-scientifiche indusse a formare i nuovi ufficiali in accademie ad hoc, che non si accontentavano più – come avevano fatto le accademie cavalleresche istituite in Italia fin dal primo Cinquecento – di addestrare gli allievi all’equitazione e alla scherma, alle discipline necessarie alla cavalleria pesante, l’arma meno lontana dal modello feudale, ma attribuivano un ruolo importante alla matematica (gli ufficiali dovevano possedere, come sottolineava Galileo Galilei, quanto meno “”la inteligenza [così nell’originale] della parte minore dell’aritmetica per uso delle ordinanze””) e più in generale a una preparazione teorica, che faceva ricorso, oltre che ai libri, anche all’impiego di modelli, soldatini e carte topografiche. (…) La guerra dei Trent’anni fu, a un tempo, l’ultima grande guerra di religione e lo zenit di un fenomeno affatto secolare, di un mercato militare basato su regole che rispettavano, più che le appartenenze confessionali, nel caso dei principi la ragione di Stato e in quello degli altri protagonisti sopratutto gli interessi personali e, se si vuole, professionali. (…) Il più celebre, il più ricco e a lungo il più fortunato dei circa millecinquecento imprenditori militari attivi nel corso della guerra dei Trent’anni fu un generale imperiale, Albrecht von Waldstein, diventato universalmente noto come Wallenstein (1583-1634). Usciva da una casa della nobiltà minore boema, che si era recentemente convertita al cattolicesimo: si conquistò una posizione di spicco sposando una ricca vedova, partecipando alla campagna del 1605 contro i protestanti d’Ungheria e di Transilvania che si erano ribellati all’imperatore e, soprattutto, aggiungendo alle sue proprietà molte terre sequestrate ai protestanti boemi, (…)» (pg 60, 61, 62)”,”QMIx-222-FSL”
“DE-LA-CIERVA Ricardo”,”Historia de la guerra civil española. Tomo primero. Perspectivas y antecedentes 1898-1936.”,”””La dipendenza e subordinazione del sindacalismo cattolico, posta brutalmente in evidenza durante la dittatura, è la causa per cui il movimento finì a pezzi nel periodo postdittatoriale. Nel 1930, quando il sindacalismo rivoluzionario si profilò come elemento decisivo dell’ ora delle grandi trasformazioni che si profilavano sulla Spagna, i leaders del sindacalismo cristiano si limitarono a certificarne la caduta. Abbiamo già detto che si trattava di un crollo relativo, e che la traccia del sindacalismo agrario e pure di diversi settori del sindacalismo cattolico industriale rimasero allo stato latente durante la prima espansione repubblicana, ma resuscitarono con forza incredibile nello spostamento a destra della Repubblica e, soprattutto, nelle profonde ripercussioni popolare del movimento di luglio””. (pag 310) “”Intorno al 1930 la popolazione totale era, approssimativamente, di 24 milioni di abitanti; la popolazione attiva era vicina a 9 milioni, dei quali circa la metà corrispondevano all’ agricoltura e il resto (circa 4 milioni), si ripartivano quasi in parti eguali tra l’ industria e i servizi. La forza delle organizzazioni proletarie dipendeva quasi esclusivamente dal proletariato urbano e industriale, che non arrivava a 2 milioni di persone.”” (pag 311)”,”MSPG-129″
“DE-LA-CIERVA Ricardo”,”Historia básica de la España actual (1800-1975).”,”DE-LA-CIERVA Ricardo professore di storia contemporanea della Spagna nell’Università di Madrid.”,”SPAx-106″
“DELACROIX Christian DOSSE Francois GARCIA Patrick”,”Les courants historiques en France. 19e-20e siecle.”,”DELACROIX è agregé d’histoire e professore all’ IUFM di Creteil. DOSSE è agregé d’histoire è maitres de conferences à l’ IUFM di Versailles. GARCIA, agregé d’histoire, è maitres de conferences à l’ IUFM di Versailles.”,”STOx-052″
“DE-LA-FOURNIERE Michel BORELLA Francois”,”Le syndicalisme étudiant.”,”””Diritto a condizioni normali di lavoro, diritto al salario e alla protezione sociale, il lavoro studentesco porta con sé anche il diritto agli sbocchi. E’ un aspetto sovente negletto dello studio universitario che non ha soltanto per scopo quello di dare un’ alta cultura generale o delle conoscenze professionali, ma di formare dei quadri per carriere precise. Legata alla nozione di individualismo nella formazione universitaria, la libertà di scelta della carriera e la collocazione professionale nasconde di fatto una anarchia profondamente dannosa.”” (pag 103)”,”GIOx-037″
“DE-LA-FUENTE Maria a cura”,”Schliemann e la nuova archeologia.”,”””Uno studioso inglese, Frank Calvert, aveva già esplorato la collina anni prima, ed aveva avanzato l’ipotesi che lì fosse sorta l’antica Troia e la rocca di Pergamo. Schliemann si allineò rapidamente su questa opinione, soprattutto dopo che ebbe constatato come tutte le indicazioni di Omero corrispondevano alla natura del luogo”” (pag 31)”,”SCIx-445″
“DE-LA-GARZA María Luisa”,”Ni aquí ni allá. El emigrante en los corridos y en otras canciones populares.”,”El ‘corrido’ es un género de la lírica popular mexicana (épico-lirico-narrativo)”,”AMLx-001-FSL”
“DE-LA-GORCE Paul-Marie”,”Le armi e il potere. L’ esercito francese da Sedan all’ Algeria.”,”L’A (Parigi, 1928) studioso e storico è anche ufficiale della riserva.”,”FRQM-009″
“DE-LA-GORCE Pierre”,”Louis Philippe, 1830-1848.”,”DE-LA-GORCE Pierre de l’Académie Française.”,”FRAD-093″
“DE-LA-GORCE Pierre”,”Au temps du Second Empire.”,”DE-LA-GORCE Pierre (1846-1934)”,”FRAD-094″
“DELALANDE Nicolas”,”La lutte et l’entraide. L’âge des solidarités ouvrières. (La lotta e il sostegno reciproco. L’età delle solidarietà operaie)”,”‘Ritrovare l’internazionalismo operaio’ (dall’introduzione) Nicolas Delalande è professore presso il Centre d’histoire de Sciences Po. Ha pubblicato per i tipi della casa editrice Seuil ‘Les Batailles de l’impôt’ (2011, 2014). E’ uno dei coordinatori de l’ Histoire mondiale de la France’ (2017, nuova edizione aumentata 2018). “”La violence de la répression tsariste entraîne une diversification de l’aide et des secours. Il ne s’agit plus seulement de venir en aide pour apporter des subsistances et de quoi tenir pendant une grève, mais bien d’armer les partis politiques et les révolutionnaires, dans ce qui s’apparente à une véritable guerre civile. Le BSI reçoit de nombreux appels en ce sens, par exemple celui de militants russes exilés à San Francisco: «La nation (russe) a besoin d’être soutenue par le dehors pour renverser une dynastie de massacre et de pillage, d’une barbarie et d’une tyrannie incarnées. Le prolétariat russe ne doit pas attendre un jour de plus les livres et les armes que les socialistes du monde entier peuvent lui donner (46)». On demande, en plus de l’artent, des armes et des munitions. Ainsi les Arméniens ouvrent-ils une souscription en expliquant clairement que l’argent collecté doit les aider à «s’armer (47)», au sens littéral du mot. Huysmans, sans le reconnaître ouvertement, participe à l’armement des bolcheviks: c’est par lui que transitent des fonds utilisés pour acheter des armes. Il accepte de recevoir et de placer l’argent obtenu de manière controversée par les bolcheviks lors d’expropriation (48). En Allemagne aussi, la police soupçonne le SPD d’avoir couvert un trafic à destination des révolutionnaires russes: l’aide prende une coloration paramilitaire (49). La constitution du fonds russe soulève toutefois d’épineux problèmes de répartition. Le BSI doit justifier ses choix en matière de ventilation des fonds, dans un contexte particulièrement troublé, où les divisions idéologiques et nationales ne cessent de fracturer le monde socialiste (50). Les divers partis russes, les Polonais, les bundistes, les Arméniens réclament leur part de l’aide et somment les BSI de s’expliquer. La collecte lancée au nom de la solidarité révolutionnaire n’élimine pas les conflits et les suspicions. Le Bureau fait le choix de la transparence en publiant, dans son bulletin, la clé de répartition des fonds entre les divers partis impliqués (51). Il fait, de la sorte, de nombreux déçus: les socialistes arméniens contestent par exemple le déséquilibre favorable aux socialistes russes (52). Ces questions d’attribution recoupent un enjeu plis fondamental, celui de l’unité de la représentation des ouvriers et des multiples conflits qui déchirent le monde socialiste à l’est de l’Europe. Cette question débouche sur une controverse célèbre entre Lénine et Rosa Luxemburg, en 1911-1912. La seconde dénie aux Russes le droit de s’exprimer au nom des socialistes polonais qu’elle représente. À l’inverse, le POSDR essaie, par l’intermédiaire de Lev Kamenev, d’accaparer l’aide internationale et de minimiser la place accordée aux autres partis nationaux (53). Il demande que le BSI centralise les fonds et les redistribue efficacemetn (54). Aucun pays n’est à l’abri de telles divisions”” (pag 258-259) (46) Archives FMSH, fonds Georges Haupt, 8DE, art 3/23, lettre adressée de San Francisco au BSI, 11 novembre 1905; (47) Ibid., art 3/24, lettre du 3 avril 1905; (48) G. Haupt, «Lénine, les bolcheviks et la IIe Internationale», Cahiers du monde russe et soviétique, vol. 7, juillet-septembre 1966, p. 378-407; (49) Leo Stern (dir.), ‘Die Auswirkungen…’, op. cit., vol. 2; (50) «Circulaire soumettant au vote des partis affiliés les deux propositions pour le partage des fonds russes», 1er juin 1905 (14.184 francs recueillis à cette date); (51) Archives FMSH, fonds Georges Haput, 8D3, art. 4, note du BSI, 23 février 1907; (52) Ibid., art. 3/24, lettre du 3 avril 1905; (53) ‘Correspondance entre Lénine et Camille Huysmans…’, op. cit.; (54) Archives FMSH, fonds Georges Haupt, 8D3, art. 136, lettre du 28 novembre 1913“,”INTP-093”
“DE-LAMARTINE Alfonso”,”Cuadros de la Revolucion Francesa.”,”Alfonso de LAMARTINE (1790-1869) è, “”tra tutti i poeti celebri, quello che meno si presta a una biografia precisa, a una cronologia minuziosa, ai fatti minuti e agli aneddoti scelti… Ciò autorizza, nel parlare di un uomo delle sue condizioni, a riferirsi allo spirito della sua epoca più che ai dettagli banali che, in altri possono essere caratteristici”” (Sainte Beuve). (pag 5) “”Come storico è generalmente un improvvisatore brillante””. (pag 6, prefazione)”,”FRAR-289″
“DE-LAMARTINE Alphonse”,”Graziella de Lamartine.”,”Eletto deputato del Nord nel 1833, la vita politica attira il poeta attratto dalle dottrine democratiche. In questo spirito pubblica nel 1847 ‘Histoire des Girondins’, in cui non mancano errori, opera che prepara il terreno alla rivoluzione dell’ anno seguente. Con il 1848 LAMARTINE diventa uno dei capi della rivoluzione. Con l’ avvento di NAPOLEONE III è costretto a rinunciare alla carriera politica. Muore nel 1869. Lamartine fu volta a volta poeta, politico, oratore e storico. Oratore per i suoi discorsi pronunciati sotto il regno di Luigi Filippo. E’ lui che arringa il popolo disperato durante la rivoluzione del 1848. Politico e storico come deputato della democrazia e autore della ‘Storia dei girondini’. Ma soprattutto è stato un poeta. (pag 9-10)”,”VARx-246″
“DE-LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Volume I. La costituente – La fuga di Varennes.”,”””Danton che al nascere della Rivoluzione era semplice avvocato al Châtelet, si fece grande con essa. Era uno di quegli uomini che galleggiano sul tumulto fino a che restano inghiottiti. Tutto era in lui atletico, rozzo, volgare come le masse; doveva piacere ad esse, perché le assomigliava da vicino. La sua eloquenza imitava l’esplosione della moltitudine. La sua voce sonora avea del ruggito della sommossa; le sue frasi brevi e decise avevano la concisione marziale del comando. Il suo gesto irresistibile imprimeva impulso alle adunanze. L’ambizione era tutta la sua politica. Senza principii fissi, egli non amava della democrazia che la sommossa; ne aveva fatto la sua ragion di vita.”” (pag 209) Voltaire. “”La serenità luminosa del suo pensiero ha troppo nascosto la profondità del disegno. Sotto lo scherzo ed il riso, non fu bastantemente riconosciuta la costanza. Egli soffriva ridendo, e voleva soffrire nella lontananza della patria, nella perdita degli amici, nella gloria negataglii, nel nome infamato, nella memoria maledetta. Egil accettò tutto, in vista del trionfo dell’indipendenza delal ragione umana. (…) Egli non fu la verità, ma ne fu il suo precursore, e camminò innanzi a lei”” (pag 234-235)”,”FRAR-386″
“DE-LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Volume II. Uomini e idee della legislativa – Madama Roland.”,”””[Robespierre] comprese che la guerra offensiva perderebbe inevitabilmente la Rivoluzione, ed annienterebbe quella repubblica prematura di cui parlavano i Girondini, ma che egli non si era per anco definita. Se la guerra è sfortunata, pensava egli, l’Europa la soffocherà senza fatica sotto i passi delle sue armate. O l’armata tornerà ad avvalorare l’antica regalità della sua forza, e la Francia avrà un Monk; o l’armata coronerà il più felice dei suoi generali, e la libertà avrà un Cromwell. Nelle due ipotesi, la Rivoluzione sfugge al popolo e cade in balia di un soldato. Salvarla dalla guerra è dunque salvarla da una insidia.”” (pag 152)”,”FRAR-387″
“DE-LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Volume III. Danton. Le grandi giornate della Rivoluzione. Dalle Tuileries al tempio.”,”Patria in pericolo. “”Le grida di tradimento risuonarono in tutto il regno; Strasburgo domandò dei rinforzi; il principe d’Assia, propose all’Assemblea di recarsi a difendere Strasburgo contro gli Austriaci, e di far portare avanti a sè il suo feretro sui baluardi per rammentarsi del proprio dovere, e per non avere altra prospettiva che la morte. Siéyès chiese che si spiegasse sguli ottantatre dipartimenti lo stendardo del pericolo della patria. “”Morte all’Assemblea, morte alla libertà, se la ghigliottina d’Orleans non farà giustizia di Lafayette!”” tal era il grido unanime de’ Giacobini. L’Assemblea fu presa da moti convulsivi, a quelle grida di morte. Finalmente, una di quelle grandi voci che riassumono il grido di tutto un popolo, Vergniaud, nella seduta del 3 luglio, prese la parola, ed elevandosi per la prima volta al sommo dell’eloquenza, domandò come Siéyès, suo ispiratore ed amico, che si proclamasse il pericolo della patria”” (pag 184-185)”,”FRAR-388″
“DE-LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Volume IV. La repubblica. Il processo e il supplizio del re.”,”Sofisma regicida di Robespierre. “”La famosa questione che vi occupa è sciolta in questa sola parola. Luigi è detronizzato per i suoi delitti, egli ha cospirato contro la repubblica; egli è condannato o la repubblica non è assolta (Applausi). Proporre di fare il processo a Luigi XVI, è mettere in causa la Rivoluzione. Se Luigi può essere giudicato, dunque può essere assolto; se può essere assolto, dunque può essere innocente. Ma se è innocente, che cosa diventa la Rivoluzione? Se è innocente, che cosa siamo noi se non i suoi calunniatori?”” (pag 323)”,”FRAR-389″
“DE-LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Volume V. La proscrizione dei girondini. Il tradimento di Dumouriez. I ventidue. Carlotta Corday.”,”””L’Assemblea è in uno di quei momenti d’incertezza in cui basta una parola per trascinare alle misure più estreme”” (pag 189) “”Occorrono due cose agli uomini di Stato per governare i grandi movimenti d’opinione: la piena intelligenza di questi movimenti, e la passione di cui questi movimenti sono l’espressione di un popolo. I Girondini non possedevano a pieno né l’una né l’altra. All’Assemblea legislativa essi avevano patteggiato lungamente colla monarchia, mal accolta da loro, e non avevano compreso che un popolo non si trasforma e non si rigenera quasi mai nelle mani e sotto il nome d’un potere contro il quale si rivolta. La repubblica, timidamente tramata da alcuni di essi, era stata piuttosto accettata quale necessità fatale, che abbracciata come un sistema dagli altri. All’indomani della sua proclamazione essi avevano temuto aver creato un mostro. Così, invece di lavorare a dar forza alla repubblica nascente, essi non si studiarono che di indebolirla. I Girondini, sin dal loro nascere, precedevano gli altri nel provocare ed era costretti a concedere: così nelle loro resistenze terminavano coll’esser vinti”” (pag 241-242)”,”FRAR-390″
“DE-LAMARTINE A.”,”Storia dei girondini. Volume VI. I patiboli. Il supplizio della Gironda. Il processo alla reina. Gli ultimi girondini.”,” “”Sebbene le loro teorie fossero differenti, Robespierre e Danton si accordavano allora nel proposito di concentrare il potere nella Convenzione, che doveva essere il braccio in uno e la testa della repubblica. Tutti i membri di quella assemblea si trovarono in ciò d’accordo. La convenzione non dimandò la dittatura, ma la assunse, e la esercitò attraverso il Comitato di salute pubblica. Il nome di comitato di salute pubblica non era nuovo nella Convenzione. Dopo il mese di marzo precedente tutti gli uomini di presentimento nell’Assemblea, Robespierre, Danton, Marat, Isnard, Albitte, Bentabole, Quinette – avevano domandato l’unità di viste, la forza d’azione concentrate in un comitato di pochi membri, e riunente nella sua mano tutti i fili sparsi della trama del potere esecutivo. I Girondini vi erano stati eletti in maggioranza. Era nelle loro mani questo stromento di forza se avessero saputo servirsene.”” (pag 26) Roland de la Platière, Jeanne-Marie (detta Manon), nota come Madame Roland Enciclopedie on line Roland de la Platière, Jeanne-Marie (detta Manon), nota come Madame Roland. – Gentildonna francese (Parigi 1754 – ivi 1793); figlia di un incisore, di cognome Philipon, ebbe un’educazione accuratissima e una cultura formata sui grandi scrittori del secolo. Sposò (1780) J.-M. Roland de la Platière (v.), che, scoppiata la Rivoluzione del 1789, fece entrare in politica. Riunì nel suo salotto tutti coloro che composero poi il gruppo girondino alla Convenzione, esercitando su di essi grande influenza e condividendone la sorte finale. Arrestata (giugno 1793), fu processata e fatta ghigliottinare dai montagnardi vincitori della Gironda. In carcere scrisse dei Mémoires (pubbl. 1794). (Treccani)”,”FRAR-391″
“DE-LA-MORA Constancia”,”Gloriosa Spagna. Autobiografia di una donna spagnola.”,”L’ autobiografia è stata pubblicata originariamente in lingua inglese (Harcourt, Brace and Company, NY, 1939) col titolo ‘In Place of Splendor. The autobiography of a Spanish Woman’. Constancia DE-LA-MORA era discendente di una grande famiglia spagnola che dette alla Spagna un famoso primo ministro, Antonio MAURA. L’A scrisse queste pagine poco dopo l’ esilio e l’ arrivo in America a seguito della tragica conclusione della guerra civile. E’ morta nel 1949. “”L’ estate era trascorsa. L’ esercito popolare aveva vinto due grandi battaglie. Il popolo cominciava a rendersi conto della propria forza. Se soltanto l’ invasione tedesca e italiana avesse potuto essere arrestata dal Comitato di non intervento, noi avremmo potuto ottenere una rapida vittoria. Ma a Ginevra la Lega delle Nazioni si riuniva, il Comitato per il non intervento riceveva i rapporti. L’ opposizione alla Camera dei Comuni rivolgeva interregazioni al Foreign Office. Negli Stati Uniti la gente gridava “”Togliete l’ embargo alla Spagna democratica””. In Francia il popolo gridava al governo di Blum “”Cannons et avions pour l’ Espagne. (…)”” (pag 544) “”E nel frattempo truppe italiane e tedesche, aeroplani italiani e tedeschi, piloti, carri armati, cannoni, mitragliatrici, fucili, munizioni, benzina continuavano ad affluire in Spagna “”sfuggendo”” alla Commissione di controllo navale e certamente considerati con soddisfazione da quei signori che in Inghilterra e in altri paesi si auguravano una rapida vittoria fascista in Spagna (…)””. (pag 545)”,”MSPG-142″
“DELAMOTTE Jeanne”,”Mercato del lavoro e organizzazione industriale in URSS. Il caso Scekino.”,”DELAMOTTE Jeanne ha studiato alla Columbia University di New York e si occupa ora di economia e di tecniche di pianificazione dei paesi dell’ Est presso il ‘Centre national de la recherche scientifique’ (CNRS).”,”RUSU-126″
“DELANOUE Paul LERICHE Fernand POITOU Jean-Claude TELLIEZ Robert, cronache”,”Depuis 70 ans. La VO. Chronique d’ un journal pas tout-à-fait comme les autres…”,”Le divisioni sindacali alla fine degli anni 1930. “”In effetti, dal 1937, Belin, segretario della CGT (e futuro ministro di Petain), Delmas, segretario del sindacato degli insegnanti, Dumoulin dei minatori (si, perbacco, il Dumoulin che fu membro fondatore di V.O. e che finirà ben presto nella collaborazione), Mathé delle P.T.T., Froideval delle costruzioni e qualche altro hanno lanciato un giornale di divisione: “”Syndicats””. Importanti federazioni avendo eletto democraticamente in occasione dei loro Congressi nuove direzioni, scegliando militnati che aveva dato prova nelle lotte anteriori, “”Syndicats”” grida “”alla prevaricazione comunista””, attacca V.O. e dopo Monaco (“”occorre fare delle concessioni per salvare la pace…””) sostiene apertamente la politica di capitolazione di fronte a Hitler. V.O. (Vie Ouvriere) si rifiuta di rispondere direttamente a queste attacchi.”” (pag 66)”,”MFRx-266″
“DE-LA-PASCUA Maria”,”Vivir la muerte en el Cadiz del Setecientos (1675-1801).”,”Càdice è una città della Spagna di 113 066 abitanti che si trova nella comunità autonoma dell’Andalusia ed è capoluogo dell’omonima provincia.”,”SPAx-018-FSL”
“DE-LA-PLAZA-BORES Angel”,”Archivio general de Simancas. Guia del Investigador.”,”Simancas è un comune spagnolo di 3.952 abitanti situato nella comunità autonoma di Castiglia e León. Simancas fu sede dell’ Archivio di Stato istituitovi dall’imperatore Carlo V e dal suo potentissimo segretario Francisco de Los Cobos nel 1540.”,”ARCx-006-FSL”
“DE-LA-RONCIÈRE Charles M.”,”Tra preghiera e rivolta. Le folle toscane nel XIV secolo.”,”Charles M. de la Roncière è professore di Storia medievale presso l’Università di Aix-Marseille I (Université de Provence), dopo aver insegnato, prima come assistente e poi come libero docente, a Parigi (Sorbona) e a Dakar. Ha pubblicato molti lavori tra cui ha contribuito alla ‘Storia della vita privata’ diretta da G. Duby e Ph. Ariès e alla Histoire du Christianisme’ vol. VI sotto la direzione di A. Vauchez e M. Mollat, Paris, 1991.”,”STOS-004-FSD”
“DE-LA-TOUR-DU-PIN Henriette-Lucy Madame, a cura di Marina PREMOLI”,”Viaggio in America (1794-1796).”,”Il diario americano della marchesa de La Tour – aristocratica francese di famiglia irlandese imparentata a dinastie regnanti, e sposa di un nobile e diplomatico della corte di Francia è un resoconto piuttosto inconsueto. La marchesa fu in America negli anni caldi della rivoluzione francese (dal 1794 al 1796) in fuga dagli eccessi giacobini i quali, va detto, non riuscivano però ad annullare in lei la sostanziale simpatia per gli eventi dell’Ottantanove. E narra degli ambienti e della vita del nuovo continente appena indipendente, di cui coglie lo spirito nella semplice felicità di esistenze operose e indipendenti: in un paese che sembra fatto per chiunque voglia dipendere solo da se stesso.”,”BIOx-348″
“DE-LAUBIER Patrick”,”La grève générale en 1905. Le mythe francais et la réalité russe.”,”DE-LAUBIER Patrick nato nel 1935 è assistente professore (1979) nell’ Università di Ginevra ove insegna sociologia e politica sociale comparata. Ha studiato diritto e scienze politiche a Parigi. Ha compiuto studi ad Harvard e collaborato al BIT e all’ Institut International d’ Etudes Sociales (1966-1970) (IIES) I pogroms e l’autodifesa operaia. “”La formidable tension créée par la grève générale provoqua des réactions violentes et contradictoires durant la semaine qui suivit le 17 octobre. Les juifs, bouc émissaire du régime, en furent les premières victimes et, le 18 octobre, un terrible pogrom ensanglanta Odessa. Il y eut 1500 morts, 400 blessés et 40.000 personnes réduites à la misère. Une vingtaine de villes furent touchées par ce déchainement de violences qui atteignit aussi la population arménienne de Bakou. A Saint-Pétersbourg, els organisations ouvriéres avaient mis sur pied un système d’autodéfense qui se révéla assez efficace pour empêcher les pogroms dont les principaux instigateurs appartenaient aux “”cent noirs””, sorte de milice aveugle qui prétendait sauver l’autocratie en déclenchant une terreur blanche opposée à la révolution rouge.”” (pag 234-235) Le diverse posizioni sullo sciopero generale di Lenin, Trotsky e la Luxemburg (pag 42) Créé en 1960 par l’Organisation internationale du Travail en tant que centre d’études avancées dans le domaine social et dans celui du travail, l’Institut international d’études sociales (IIES) a pour vocation de faire mieux comprendre la problématique du travail par l’éducation et la recherche. Il recourt à des réseaux de recherche, des débats sur la politique sociale, des activités éducatives et des publications pour ouvrir de nouvelles perspectives en matière de politique du travail, généraliser les échanges entre les mandants de l’OIT et les milieux universitaires, ainsi que familiariser les futurs responsables avec les méthodes du dialogue tripartite et de l’élaboration des politiques. L’Institut accueille le projet du Centenaire de l’OIT, qui explore l’histoire des idées de l’OIT, de ses méthodes et de ses réalisations. La >Revue internationale du Travail, publication phare du BIT depuis 1921, a été réorganisée. Elle est désormais associée à l’Institut international d’études sociales, dont le Directeur préside le comité de rédaction. Elle restera indépendante quant à sa ligne éditoriale, mais elle bénéficiera du contact avec les activités de recherche de l’Institut. En tant que publication multidisciplinaire d’audience internationale, axée sur les politiques sociales et les relations du travail, publiée en anglais, espagnol et français, la Revue entend devenir le lieu qui s’impose à tous ceux qui s’intéressent au travail et à l’emploi pour publier des travaux de qualité.”,”MFRx-299″
“DE-LAUNAY Jacques”,”Histoire contemporaine de la Diplomatie secrète, 1914-1945.”,”Allegato 1. Lista dei principali accordi segreti conclusi tra il 1914 e il 1918 (pag 94) “”Con una voce ansimante, Hitler enumera le sui chances di vittoria. Ho la certezza che l’ Italia si batterà al nostro fianco, il Giappone pure. Con le mie 70 divisioni e l’ aiuto delle mie fortificazioni, terrò il fronte occidentale. Getterò tutto il resto sui polacchi che saranno liquidati in tre settimane. La Svizzera non ha niente da rischiare. Rispetterò la sua neutralità. Per dove gli altri verranno dunque ad attaccarmi? Per la via dell’ aria? Oggi la tendenza generale è d’ impressionarmi con le cifre di riarmo delle aviazioni straniere. (Qui Hitler è preso da un riso isterico). Rido, perché lo specialista per il riarmo aereo, sono io, non sono gli altri! Le loro armate aeree, ecco il bilancio: l’ Inghilterra ha 135 mila uomini nella sua aviazione e la Francia 75 mila. La Germania ne ha, in tutto, circa 600 mila e in tempo di guerra un milione. La mia DCA è la migliore del mondo. Quanto ai Russi, li conosciamo meglio degli altri. Centinaia di ufficiali tedeschi hanno servito, per mesi, pochi anni fa, nelle armate russe. Queste non hanno alcuna forza offensiva.”” (pag 323)”,”RAIx-155″
“DELAUNAY J.C.”,”Essai marxiste sur la comptabilité nationale. Eléments d’une théorie du système francais actuel de comptabilité nationale.”,”Tabella di scambi interindustriali e la riproduzione sociale. (TEI) “”Al termine del processo di produzione e di circolazione di un ciclo, tutto il capitale costante essendo circolato deve essere recuperato affinché si riproduca il processo d’ insieme della produzione. La sua immagine scientifica implica dunque i concetti distinti di produzione lorda e netta. – Quando i capitalisti si presentano come acquirenti di merci, non sono indifferenti al loro valore d’ uso. E’ questo che comanda il loro acquisto. Essi vogliono acquistare tale qualità delle materie prime o delle macchine. E’ lo stesso per i salariati, per quello che concerne il loro consumo. Quando si studia, a livello sociale, il movimento della riproduzione, a partire dai risultati della produzione, è indispensabile di conoscere la composizione, in valore d’ uso. Nella massa dei valori d’ uso prodotti, esiste una parte di prodotti che non può funzionare che come capitale fisso, un’ altra, che come bene di consumo finale. Il fatto che certi prodotti possano relativamente al loro valore d’ uso, funzionare in modo bivalente (animali, veicoli, ecc.) non modifica per nulla la questione. Affinché la produzione sociale si riproduca, occorre ch’essa abbia una certa forma concreta. (…) La seconda condizione di scientificità dell’ immagine della produzione di merci è dunque la distinzione delle sue forme concrete. Queste due condizioni sono soddisfatte dagli schemi della riproduzione elaborati da Marx. La storia stessa del T.E.I. invita a questa comparazione, poiché W. Leontieff, che fu uno dei primi a mettere a punto questo genere di quadro, per gli USA, lavorava, intorno al 1925, e su un soggetto identico, all’ interno degli organismi di pianificazione dello Stato sovietico.”” (pag 51-52)”,”FRAE-016″
“DELAUNAY Jean-Claude”,”Salariat et plus-value en France depuis la fin du XIXe siècle.”,”DELAUNAY Jean-Claude è docteur d’Etat in scienze economiche e direttore dell’ UER di scienze economiche (Lille I). ha scritto ‘Essai marxiste sur la comptabilité nationale’ (1971). “”En fait, nous formulons l’hypothèse suivante: l’activité économique capitaliste tracerait, pour l’ensemble des salariés, les trois catégories emboîtées suivantes: ‘les producteurs salariés de plus-value’, qu’il est de tradition d’appeler la classe ouvrière et dont l’indice économique quantitatif le plus résumé du rendement de leurs salaires serait le taux de la plus-value; ‘les producteurs salariés de profit’ incluant, outre les producteurs de plus-value, les salariés des services dont l’activité s’échange contre du capital. Cette population constituerait, selon nous, la catégorie économique des exploités. L’indice économique quantitatif qu’on pourrait associer à la masse salariale qu’ils perçoivent serait le taux d’exploitation; ‘les actifs salariés’ incluant, outre les producteurs de profit, les salariés des services dont l’activité s’échange contre du revenu. A cette popolation plus vaste pourrait correspondre le taux de partage du revenu entre salaires totaux et profits (ou taux de rendement macro-économique de la masse salariale). En somme, Marx aurait, par hypothèse et en conformité avec les observations empiriques et sociologiques de son époque, identifié les producteurs de plus-value et les producteurs de profit, le taux de plus-value et le taux d’exploitation. Mais on suggère d’enrichir cette hypothèse en dissociant ces deux taux. Ce projet reprend, en quelque sorte, l’intuitionde J.M. Gillman, consistant à distinguer le taux brut du taux net de la plus-value.”” (pag 86)”,”CONx-152″
“DE-LAVELEYE Emile”,”Le socialisme contemporain.”,”””Il 28 settembre 1864 ebbe luogo, a Saint-Martin’s Hall, una grande assemblea “”di operai di tutte le nazioni””. Presiedette il professore Beesly. Tolain parlò a nome della Francia. Karl Marx era il vero ispiratore della riunione; vi assisteva pure il segretario di Mazzini, il maggiore Wolff; è questo che fa dire che Mazzini è il fondatore dell’ Internazionale. Ma, in realtà, egli non è che entrato con sfiducia e ne è ben presto uscito””. (pag 173)”,”SOCx-122″
“DE-LAVIGNY Jean PONIASKY Giorgio”,”Africa bianca, africa nera. Volume 2. L’ Africa agli africani.”,”La teoria “”della cipolla””. “”(…) fino al 1960 (…)gli Stati Uniti producevano più del 50% del petrolio mondiale. Ergo: gli Americani producevano più petrolio di quanto non ne consumassero. Questo, fino al 1960, però. Dal 1960 in poi qualcosa cambia: oggi gli Stati Uniti producono in casa soltanto i due terzi del petrolio di cui hanno bisogno, in ogni caso ne producono meno del 50% del totale del pianeta. Ecco affacciarsi le prime bucce della teoria “”della cipolla””: signori, per quanto grandi siano le riserve mondiali di petrolio – disse qualcuno a Washington- non dobbiamo dimenticare che un giorno avranno fine, mentre i consumi cresceranno vertiginosamente. In altri termini: sappiamo che la cipolla è grande, ma è pur sempre una cipolla. Conclusione: ci converrà mangiarla cominciando dallo strato esterno, per passare poi al secondo, quindi al terzo e magari al quarto… risparmiando, badate bene, il cuore. Ora, qual è il cuore? Il cuore è l’ Oil Texas Field, ossia il centro della produzione statunitense. Per esprimerci con un’ immagine da fantascienza: alla fine del mondo, l’ ultima automobile che circolerà, dovrà circolare con petrolio americano (…). (pag 110)”,”AFRx-045″
“DE-LAVIGNY Jean PONIASKY Giorgio”,”Africa bianca, africa nera. Volume 3. La resistenza bianca.”,”””Anche se il pericolo cinese non è imminente, esso rientra nelle eventualità della storia: coloro che spingono i Cinesi verso l’ Africa, in buona o cattiva fede, fanno un conto sbagliato: con l’ aiuto delle nostre ricchezze i Cinesi avanzeranno come un’ onda e spazzeranno via l’ Europa come un fuscello di paglia””. L’ allusione (del presidente della Costa d’Avorio, 1965, ndr) era diretta contro il generale De-Gaulle. Non era stato il generale che aveva aperto le porte del continente all’ invasione cinese in Africa?”” (pag 96)”,”AFRx-046″
“DE-LAVIGNY Jean, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. Lo scontro con Cartagine.”,”””Alla notizia di quanto era avvenuto nella compagine romana, la gioia di Annibale non conosce limiti. Ha davanti a sè un Minucio impetuoso e borioso e un Fabio più pericoloso ma con forze ridotte a metà. Sa che Minucio non desidera altro che battagliare con lui. Lo scontro viene meticolosamente preparato da Annibale sopra un’ altura che separa i due accampamenti, dove nottetempo egli predispone in agguato una nutrita serie di reparti. Il trucco della Trebbia e del Trasimeno si ripete e le sorti, in un primo tempo favorevoli ai Romani, soo improvvisamente capovolte. I Cartaginesi sbucano all’ improvviso in mezzo alla mischia quasi spuntassero di sotto terra. Il furore e le grida della battaglia giungono al campo di Fabio. Egli comprende a volo ciò che sta succedendo e muove al soccorso con tutte le sue truppe. I Romani fuggitivi vengono rincuorati e riorganizzati. Dalla fuga si passa al contrattacco. Annibale dà prudentemente il segnale della ritirata. Ammette di aver vinto Minucio, ma di essere stato sconfitto da Fabio. Minucio, rientrato al campo, raduna i superstiti della battaglia. Tito Livio riferisce il discorso che egli tenne ai suoi, e se gli si deve prestar fede, esso è uno dei più grandi esempi della dignità, della serietà e dell’ onestà politica dei Romani. In sostanza egli finisce per riconoscere il suo errore. Non ha saputo nè ben consigliarsi nè tanto meno obbedire a chi ne sapeva più di lui. Questa constatazione lo induce a mettersi a disposizione di chi si è dimostrato più assennato. Propone, quindi, di recarsi al campo di Fabio e di rendergli omaggio come “”padre”” e “”padrone”” unico. (…) Minucio, rinunziando alla sua carica (vigeva il sistema dei due consoli, ndr), pregò Fabio di lasciargli ancora il comando della cavalleria; ciò che gli fu concesso con ampia soddisfazione di tutti.”” (pag 124-125)”,”STAx-111″
“DEL-BIANCO Nino”,”Marco Minghetti. La difficile unità italiana da Cavour a Crispi.”,”Nino Del-Bianco si occupa di critica storica (periodo napoleonico e risorgimentale). Ha pubblicato tra l’altro: Enrico Cernuschi: uno straordinario protagonista del nostro risorgimento’.”,”RISG-002-FSD”
“DEL-BO Giuseppe FAUVEL-ROUIF Denise a cura”,”Répertoire international des sources pour l’ étude des mouvements sociaux aux XIXe et XXe siecles. Volume I. La premiére internationale. Periodiques 1864-1877.”,”””Il Repertorio Internazionale delle Fonti per lo Studio dei Movimenti Sociali nel XIX e XX secolo è stato eleborato sotto la direzione dell’ Ufficio della Commissione Internazionale di Storia dei Movimenti Sociali e delle Strutture Sociali composta da: Georges BOURGIN, Presidente Domenico DEMARCO e Georges DUVEAU, Vicepresidenti Denise FAUVEL-ROUIF, Segretaria generale Per redigere questa collezione, i collaboratori sono stati designati i collaboratori seguenti: Werner CONZE, Heidelberg Giuseppe DEL-BO, Milano Ugo FEDELI, Ivrea Tage LINDBOM, Stoccolma Jean MAITRON, Parigi Mijo MIRKOVIC, Zagabria Carlos RAMA, Montevideo A.J.C. RÜTER, Amsterdam Eugène STEINEMAN, Zurigo Mme Eugénie STEFANOVA, Mosca. Il principale autore del presente volume è M. Giuseppe DEL BO. Con Mme Denise FAUVEL-ROUIF, ha anche garantito l’ edizione””. (pag V)”,”INTP-026″
“DEL-BO Giuseppe FAUVEL-ROUIF Denise a cura”,”Répertoire international des sources pour l’ étude des mouvements sociaux aux XIXe et XXe siecles. Volume I. La premiére internationale. Periodiques 1864-1877.”,”””Il Repertorio Internazionale delle Fonti per lo Studio dei Movimenti Sociali nel XIX e XX secolo è stato eleborato sotto la direzione dell’ Ufficio della Commissione Internazionale di Storia dei Movimenti Sociali e delle Strutture Sociali composta da: Georges BOURGIN, Presidente Domenico DEMARCO e Georges DUVEAU, Vicepresidenti Denise FAUVEL-ROUIF, Segretaria generale Per redigere questa collezione, i collaboratori sono stati designati i collaboratori seguenti: Werner CONZE, Heidelberg Giuseppe DEL-BO, Milano Ugo FEDELI, Ivrea Tage LINDBOM, Stoccolma Jean MAITRON, Parigi Mijo MIRKOVIC, Zagabria Carlos RAMA, Montevideo A.J.C. RÜTER, Amsterdam Eugène STEINEMAN, Zurigo Mme Eugénie STEFANOVA, Mosca. Il principale autore del presente volume è M. Giuseppe DEL BO. Con Mme Denise FAUVEL-ROUIF, ha anche garantito l’ edizione””. (pag V)”,”INTP-035″
“DEL-BO Giuseppe”,”Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto «Numero 47».”,”””Il dubbio che Oscar Testut, ritenuto scrittore tra i meglio informati sulla storia della I Internazionale, abbia avuto una seconda identià della quale si valse come fonte di informazione per la sua opera (1), ha sfiorato quasi tutti gli studiosi dell’Internazionale recenti e dell’epoca”” (pag 954) (1) ‘Association Internationale des Travailleurs. Son origine. Son but. Son caractère. Ses principes. Ses tendances. Son organisation. Ses moyens d’action. Ses ressources. Son rôle dans les grèves. Ses statuts. Ses congrès. Son développment. Tableau de la situation actuelle de l’Internationale en France, en Europe et en Amérique. Imprimerie D’Aimé Vingtrinier, 1870, pp. VIII 327. Altre edizioni successive (1871, 1872).”,”INTP-092″
“DEL-BO Giuseppe a cura”,”Charles Fourier e la Scuola Societaria (1801-1922). Saggio bibliografico.”,”Tra le varie opere rappresentate: – Engels Friedrich, ‘Ein Fragment Fouriers über den Handel’ (…) (pag 65) – Alhaiza Adolphe, Vérité sociologique gouvernamentale et religieuse. Succinct résumé du sociétarisme de Fourier comparé au socialisme de Marx, Paris, Daragon, 1919″,”SOCU-026-FMB”
“DEL-BOCA Angelo a cura; saggi di D. ADORNI Shiferaw BEKELE G. CALCHI NOVATI A. CANAVERO Uoldelul CHALATI DIRAR B. DAVIDSON A. DEL BOCA H. DESPLANCHES E.F. FIORENTINI P.B. HENZE M. ISNENGHI N. LABANCA R. MONTELEONE R. PANKHRUST G. ROCHAT E. SERRA C. SETON-WATSON I. TADDIA A. TRIULZI Bahru ZEWDE”,”Adua. Le ragioni di una sconfitta.”,”Saggi di D. ADORNI, Shiferaw BEKELE, G. CALCHI NOVATI, A. CANAVERO, Uoldelul CHALATI DIRAR, B. DAVIDSON, A. DEL BOCA, H. DESPLANCHES, E.F. FIORENTINI, P.B. HENZE, M. ISNENGHI, N. LABANCA, R. MONTELEONE, R. PANKHRUST, G. ROCHAT, E. SERRA, C. SETON-WATSON, I. TADDIA, A. TRIULZI, Bahru ZEWDE. DEL-BOCA (Novara 1925) è stato per molti anni inviato speciale in Africa e in Medio Oriente. Attualmente è P dell’ Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza e dirige la rivista ‘Studi piacentini’. Ha scritto molte opere sul tema del colonialismo e della presenza italiana in Africa.”,”ITQM-017″
“DEL-BOCA Angelo”,”Italiani, brava gente? Un mito duro a morire.”,”Angelo DEL-BOCA è nato a Novara nel 1925. Narratore, saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976). “”I giornali italiani annunciavano l’ uccisione del genero dell’ imperatore con titoli a nove colonne, e il vicesegretario dei GUF, Guido Pallotta, che interpretava i sentimenti della parte autenticamente fascista della nazione, giungeva a scrivere: “”E nello scroscio del plotone di esecuzione echeggiò la più strafottente risata fascista in faccia al mondo, la sfida più cocente alle turbe sanzioniste. Schiaffone magistrale che il capitano Tucci menò nella maniera squadrista sulle guance imbellettate della baldracca ginevrina””. Pallotta aveva ragione. L’ Italia fascista aveva fatto un salto di qualità. Oramai non c’era consuetudine, legge, giudizio morale, che la frenasse. L’ impero italiano d’ Etiopia si stava rivelando un immenso laboratorio, dove un popolo cosiddetto civile manifestava i suoi istinti più bassi e sperimentava su larga scala le tecniche del genocidio. Ad appena nove mesi da quando Rodolfo Graziani era stato nominato da Mussolini viceré d’ Etiopia, il clima ad Addis Abeba era particolarmente pesante e l’ atmosfera di insicurezza era palpabile. C’ erano, nella capitale, alcune migliaia di etiopici che piangevano i loro cari uccisi durante le operazioni di grande polizia coloniale. C’erano molti altri in ansia per la scomparsa dei loro congiunti, probabilmente finiti nelle prigioni italiane. Continuava inesorabile, la caccia ai cadetti della Scuola militare di Olettà e dei giovani che si erano laureati all’ estero, per i quali, sin dal 3 maggio 1936, Mussolini aveva emesso questa sentenza: “”Siano fucilati sommariamente tutti i cosiddetti giovani, etiopici, barbari crudeli e pretenziosi, autori morali dei saccheggi””. Infine, dalle regioni vicine, dove era attiva la resistenza degli arbegnuoc dei partigiani, giungevano notizie di scontri, di eccidi, di razzie, di incendi di villaggi, dell’ uso sistematico dei gas.”” (pag 208-209)”,”ITQM-113″
“DEL-BOCA Lorenzo”,”Grande guerra piccoli generali. Una cronaca feroce della Prima guerra mondiale.”,”Euro 14.0 DEL BOCA è stato giornalista alla Stampa. Nel 1996 è stato eletto presidente della FNSP e dal 2001 Presidente dell’ Ordine nazionale giornalisti. “”Quanti morti ammazzati giurano vendetta al cospetto di Dio? Vennero celebrati 4028 processi, in seguito ai quali furono eseguite 750 condanne a morte. Il numero delle fucilazioni sommarie, invece, è desumibile solo per approssimazione. Gli studiosi si sentono di confermare che furono “”almeno”” un migliaio, dall’inizio della guerra fino alla metà del 1917, e “”almeno”” 5 mila dalla rotta di Caporetto in poi. “”Qui si discute di fucilare come se si trattasse di uccidere un pollo”” (1). Altro che statistiche, spesso gli ufficiali, della gente che ammazzavano, non conoscevano nemmeno il nome. Le esecuzioni sommarie mancavano anche dei più fragili presupposti giuridici che il codice di guerra richiedeva.”” (pag 104) (1) da una lettera di un soldato a un amico”,”ITQM-133″
“DEL-BOCA Lorenzo”,”Grande guerra piccoli generali. Una cronaca feroce della Prima guerra mondiale.”,”2° copia DEL BOCA è stato giornalista alla Stampa. Nel 1996 è stato eletto presidente della FNSP e dal 2001 Presidente dell’ Ordine nazionale giornalisti.”,”QMIP-060″
“DEL-BOCA Angelo”,”A un passo dalla forca. Atrocità e infamie dell’occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini.”,”Centomila morti in vent’anni (su ottocentomila abitanti). Del Boca nel 2006 ha avuto la possibilità di consultare le memorie di uno dei più irriducibili oppositori della dominazione italiana, Mohamed Fekini, capo della tribù dei Rogeban.”,”ITQM-159″
“DEL-BOCA Angelo”,”La guerra d’Etiopia. L’ultima impresa del colonialismo.”,”DEL-BOCA Angelo “”Secondo Hailé Selassié, il “”dato nuovo”” che obbliga gli etiopici a mutare strategia è l’impiego su larga scala, e assolutamente inatteso, degli aggressivi chimici. “”Questo dato nuovo – precisa l’imperatore – ha indubbiamente influito sul nostro atteggiamento,perché di fronte ai gas lo stato d’animo di molti combattenti è stato quello che era meglio cercare di risolvere subito la guerra con una serie di grossi scontri frontali anziché rimanere passivi e subire inermi un’aggressione così orribile””. Ma l’impiego pur massiccio dei gas non può essere la sola causa dell’improvvisa svolta. Noi riteniamo che a pesare sulle decisioni dell’imperatore siano stati anche i pareri nettamente sfavorevoli di capi anziani ma molto autorevoli come i ras Cassa, Sejum, Mulughietá, legati alla tradizione etiopica, dura a morire, della battaglia campale, vinta o persa, ma risolutiva. Come osserva Giorgio Rochat, anche per Hailé Selassié, alla fine, “”era meglio cadere in piedi rispettando la tradizione, senza pregiudicare il futuro, che prolungare di qualche tempo una guerra comunque persa in partenza, salvo interventi esterni.”” L’imperatore Hailé Selassié non può essere da meno di Menelik II, che ad Adua ha stravinto il generale Baratieri; o di Yohannes IV, che è morto in battaglia a Metemma per salvare l’Etiopia dai dervisci; o di Teodoro II, che si è suicidato a Magdala per non arrendersi agli anglo-indiani. Quando, a febbraio, Hailé Selassié lascia Dessié per andare incontro agli italiani, sa perfettamente ciò che l’onore e la tradizione gli impongono di fare. Ed egli sarà, nella piana di Mai Ceu, a differenza di Badoglio che dirige la battaglia da Endá Iesús, 400 chilometri dal fronte, al centro della mischia, l’elmetto calcato in testa, le mani aggrappate al congegno di tiro del suo cannoncino antiaereo Oerlikon””. (pag 180-181)”,”ITAF-314″
“DEL-BOCA Angelo”,”Una sconfitta dell’intelligenza. Italia e Somalia.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925) per molti anni inviato in Africa e Medio Oriente, ha insegnato storia contemporanea alla facoltà di scienze politica dell’Università di Torino. “”Secondo il capo della diplomazia francese, Roland Dumas, soltanto il 20 per cento degli aiuti riusciva in realtà a giungere a destinazione (Le Monde, 17 settembre 1992 (…)). Queste taglie sulla carità internazionale, praticate nel porto di Mogadiscio e altrove, davano la misura del disfacimento della società somala. Dopo ventun anni di dittatura e dieci di guerra civile erano crollati tutti i valori, compresi quelli antichissimi che disciplinavano la vita clanica. Oramai si era giunti, come qualcuno aveva scritto, alla guerra di tutti contro tutti, con una marcata tendenza all’autodistruzione. Tutttavia, in questo clima di follia collettiva, aggravato dall’uso diffuso del ‘khat’ (1), alcuni uomini conservavano la piena lucidità, non certo per servire il Paese e cercare di salvarlo. Erano i signori della guerra, i politici voltagabbana, gli inaffondabili commercianti e speculatori di Mogadiscio”” (pag 121) (1) erba stupefacente”,”AFRx-080″
“DEL-BOCA Angelo”,”Il mio novecento.”,”DEL-BOCA Angelo nato a Novara nel 1925, narratore, saggista, storico del colonialismo italiano (già dal 1976 presso Laterza ha pubblicato la sua monumentale opera ‘Gli italiani in Africa Orientale e in Libia’), direttore della rivista di storia contemporanea ‘I sentieri della ricerca’, vive a Torino. “”Lasciai “”Il Lavoratore’ e, più tardi, anche Novara, quando mi trasferii a Torino per lavorare alla “”Gazzetta del Popolo””. Non fu una separazione facile. Ed ebbe anche qualche strascico che non aveva previsto. Jacometti, in modo particolare, cercò di trattenermi promettendo di farmi ottenere, nel breve periodo, un seggio di deputato. E quando, in una riunione del Comitato centrale del Psi Rodolfo Morandi chiese la mia espulsione dal partito perché entravo a far parte della redazione di un giornale “”borghese””, Jacometti difese la mia scelta precisando che l’ingresso di giornalisti socialisti nei grandi organi di informazione non era da ostacolare, caso mai da favorire. Anche Nenni e Pertini presero le mie difese e dell’espulsione dal partito non si parlò più”” (pag 238-239) Scontro a Genova tra frate Nazareno Fabbretti e il cardinale Siri (pag 288)”,”EDIx-159″
“DEL-BOCA Angelo a cura, saggi di H.W. AL-HESNAWI G. BALESTRA G. CALCHI-NOVATI L. CEVA A. CURAMI A.A. DAWI F.W. DEAKIN J. DELARUE A. DEL-BOCA A. GIOVAGNOLI Z. HAILEMARIAM M. ISNENGHI M.T. JERARY N. LABANCA G. MAIONE M. MOZZATI M. PALLA R. PANKHURST G. QUAZZA G. ROCHAT E. SANTARELLI A. SBACCHI F. SURDICH I. TADDIA”,”Le guerre coloniali del fascismo.”,”Saggi di H.W. AL-HESNAWI G. BALESTRA G. CALCHI-NOVATI L. CEVA A. CURAMI A.A. DAWI F.W. DEAKIN J. DELARUE A. DEL-BOCA A. GIOVAGNOLI Z. HAILEMARIAM M. ISNENGHI M.T. JERARY N. LABANCA G. MAIONE M. MOZZATI M. PALLA R. PANKHURST G. QUAZZA G. ROCHAT E. SANTARELLI A. SBACCHI F. SURDICH I. TADDIA Il “”massacro Graziani”” (pag 263-264)”,”ITQM-213″
“DEL-BOCA Angelo”,”Manicomi come lager.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Maestro e poi studente di Lettere all’Università di Torino ha preso parte alla guerra di liberazione. Ha esordito come scrittor enel 1946 con alcuni racconti di guerra pubblicati dal “”Politecnico”” di Elio Vittorini e dalla ‘Rassegna d’Italia’ di Flora. Assunto nel 1950 come inviato speciale della ‘Gazzetta del popolo’ di Torino, ha visitato vari paesi del mondo specializzandosi in particolare sui problemi dell’ Africa e del Terzo Mondo, e sulla Spagna antifranchista, sulla segregazione razziale in Sudafrica. “”Le médicin peut combattre la maladie, seule la societé peut combattre l’aliénation”” (Georges Daumezon) (in apertura)”,”ITAS-001-FB”
“DEL-BOCA Angelo LEGNANI Massimo ROSSI Mario G. a cura; saggi di Guido QUAZZA Enzo COLLOTTI Wolfgang SCHIEDER Javier TUSELL GOMEZ Miklos LACKO’ George G. MOSSE Pierre MILZA Nicola TRANFAGLIA Mario ISNENGHI Giorgio ROCHAT Francesco MALGERI Mimmo FRANZINELLI Paolo POMBENI Adolfo PEPE Guido MELIS Fabio GRASSI ORSINI Angelo DEL-BOCA Nicola LABANCA Luciano GALLINO Massimo LEGNANI Mariuccia SALVATI Chiara SARACENO Luisa PASSERINI Riccardo FAUCCI Gabriele TURI”,”Il regime fascista. Storia e storiografia.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925) ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Massimo Legnani è docente di Storia d’Italia nel secolo XX all’Università di Bologna. Mario G. Rossi (Firenze, 1940) è professore ordinario di Storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Sulla Seconda guerra mondiale. Contiene il saggio di Giorgio Rochat ‘Il fascismo e la preparazione militare al conflitto mondiale’ (Lo stato degli studi…) (pag 151-166) ‘I rapporti tra forze armate e regime fascista possono essere sintetizzati col termine di «alleanza». Ciò presuppone un’interpretazione de regime (accettata dalla maggior parte degli studiosi) che ne limiti le capacità di dominio e trasformazione delle strutture della società e dello Stato’ (pag 155)”,”ITAF-379″
“DEL-BOCA Angelo”,”Una sconfitta dell’intelligenza. Italia e Somalia.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per molti anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino. Attualmente è presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Piacenza e direttore della rivista storica Studi piacentini.”,”ITQM-025-FL”
“DEL-BOCA Angelo”,”La disfatta di Gasr bu Hàdi. 1915: il colonello Miani e il più grande disastro dell’Italia coloniale.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia.”,”ITQM-261″
“DEL-BOCA Angelo”,”La guerra d’Etiopia. L’ultima impresa del colonialismo.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca, vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna.”,”ITQM-034-FL”
“DEL-BOCA Angelo”,”Il mio Novecento.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca, vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna.”,”BIOx-067-FL”
“DEL-BOCA Angelo”,”Italiani, brava gente? Un mito duro a morire.”,”Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca, vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna.”,”ITQM-035-FL”
“DEL-BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. I. Dall’Unità alla marcia su Roma.”,”Angelo Del-Boca (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino.”,”ITQM-025-FV”
“DEL-BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. II. La conquista dell’ Impero.”,”Angelo Del-Boca (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino.”,”ITQM-026-FV”
“DEL-BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. IV. Nostalgia delle colonie.”,”Angelo Del-Boca (1925) giornalista e saggista, insegnante di storia contemporanea all’ Università di Torino.”,”ITQM-027-FV”
“DEL-BOCA Angelo”,”Gli italiani in Libia. Dal fascismo a Gheddafi.”,”Angelo Del Boca (Novara, 1925), per anni inviato speciale in Africa e Medio Oriente, ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Per oltre 15 anni presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza e direttore di ‘Studi Piacentini’ ha scritto numerose opere sul colonialismo italiano, tra cui ricordiamo nella collezione Oscar: L’Africa nella coscienza degli italiani, Gli italiani in Africa Orientale e Gli italiani in Libia. La ‘legnata’ del Gen. Wavell a Graziani a Sidi el Barrani. “”Come ha già fatto rilevare Fuad Kabazi, i libici si battono bene nei primi mesi di guerra perché fanno assegnamento sul bottino egiziano e sulle ricche terre del Delta. Ma il loro ardimento comincia a scemare allorché l’avanzata si interrompe a Sidi el Barrani, in pieno deserto, e la meta del Nilo appare loro sempre di più irragiungibile. Graziani, del resto, con i pochi mezzi che ha a disposizione, non si sente di compiere il secondo balzo fino a Marsa Matruh, che comporta una nuova avanzata nel Deserto occidentale di 140 chilometri. Per muoveri vuole che Roma gli mandi le artiglierie, i carri armati, gli automezzi che da mesi sollecita. Né riescono a spronarlo le lusinghe di Mussolini e neppure i suoi rimproveri sferzanti, come quelli contenuti nella lettera del 26 ottobre, nella quale fa osservare che la prolungata sosta a Sidi el Barrani giova soltanto all’avversario e che la sede del suo comando «è troppo lontana dal fronte» (26). Dopo di avergli dato dell’incapace e del pavido, Mussolini conclude: «È tempo di chiedervi se vi sentite di continuare a tenere il comando o se, ritenendovi ingiustamente confinato ed accantonato, preferite lasciarlo» (27). Mentre Graziani indugia a Sidi el Barrani – Ma una volta tanto non gli si può dare torto – il suo diretto avversario, il generale Archibald Percival Wavell, ricostituisce il suo esercito con i rinforzi che gli sono giunti dall’Inghilterra e dall’impero britannico, e il 9 dicembre 1940 è in grado di passare all’offensiva attaccando con inaudita violenza le posizioni italiane di Sidi el BArrani. Poiché la narrazione dettagliata delle operazioni militari della 2da guerra mondiale esula dal nostro progetto, diremo soltanto che le forze meccanizzzate di Wavell polverizzano in tre soli giorni cinque divisioni italiane (tra le quali le due libiche) (28) e puntano immediatamente sul quadrilatero difensivo di confine Halfaya – Sidi Omar – Ridotta Capuzzo -Sollum. «Le notizie dell’attacco su Sidi el Barrani arrivano come un colpo di fulmine – scrive Ciano nel ‘Diario’-. Dapprima la cosa non sembra grave, ma i successivi telegrammi di Graziani confermano trattarsi di una grossa legnata» (29). A questo punto Graziani perde la testa. Il 12 dicembre, ad appena quattro giorni dall’inizio dell’offensiva britannica, egli telegrafa al Comando supremo: «Dopo questi ultimi avvenimenti (…) riterrei mio dovere, anziché sacrificare la mia inutile persona sul posto, portarmi a Tripoli, se mi riuscirà, per mantenere almeno alta su quel Castello la bandiera dell’Italia, attendendo che la Madrepatria mi metta in condizioni di continuare ad operare» (30). Ce n’è abbastanza per rimuoverlo dal comando, subito, sul campo. Ma Mussolini finge di non aver capito e la stessa sera del 12 dicembre così telegrafa a Graziani: «Come sempre e più di sempre conto su di voi. Fra Bardia e Tobruk vi sono cannoni e uomini sufficienti per infrangere l’attacco nemico. Anche il nemico è sottoposto ad usura. Il tempo migliore permetterà l’impiego dell’aviazione su larga scala. Infondete a tutti dai generali ai soldati, l’incrollabile decisione delle ore supreme» (31). Ma l’avanzata dei mezzi corazzati inglesi è irresistibile. Il 5 gennaio 1941 cade Bardia. Il 23 gennaio si arrende la piazzaforte di Tobruk. Graziani ritira le se forze dietro la linea Derna – Villaggio Berta – el Mechili, che definisce «il Grappa della Libia», ma quasi subito deve riprendere a ritirarsi per evitare l’accerchiamento”” (pag 300-302) [(26) In effetti Graziani aveva posto il suo comando molto indietro rispetto alle prime linee, ossia a Cirene. Ma ciò che aveva negativamente colpito Mussolini era soprattutto il fatto che questo comando fosse stato occultato in una tomba greca. A queste accuse Graziani replicò in un memoriale difensivo ammettendo i fatti, ma precisando che «le tombe greche potevano anche servire giustamente da rifugio antiaereo, e per meglio dormire qualche notte allo scopo di ritemprare le forze che mi erano necessarie per scatenare la titanica fatica impostami» (R. Graziani, ‘Africa Settentrionale’, 1940-1941, cit., p. 46; (27) Cit. in Ministero della Difesa. Stato Maggiore dell’Esercito. Ufficio Storico, ‘La prima offensiva in Africa Settentrionale’, Tomo I, Tipografia regionale, Roma, s.i.d., p. 45; (28) Gran parte delle forze libiche furono catturate nella battaglia di Sidi el Barrani. Dopo questo scontro e la rimozione di Graziani, i libici non furono più impiegati in prima linea; (29) G. Ciano, ‘Diario’, cit., p. 486; (30) MD, SME, US, op. cit., p. 119; (31) Ivi, p. 121] (pag 300-302)”,”AFRx-006-FSD”
“DEL-BOCA Angelo”,”Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d’amore 1860-1922.”,”Insuccessi in Libia nel 1917 “”I successi degli arabo-turchi sotto il profilo militare, politico e organizzativo e il modo beffardo con il quale essi rintuzzano ogni tentativo degli italiani di uscire dai loro trinceramenti, non posson che suscitare malumore al ministero delle Colonie. Nel luglio del 1917, allorché Ameglio rientra in Italia per celebrare le sue nozze, il ministro Colosimo gli guasta la luna di miele facendogli osservare, con brutale franchezza, che il paese si aspetta una maggiore attività da un generale della sua statura e che può disporre, tra le due colonie, di quasi 70 mila uomini. Ameglio difende il proprio operato, ma, come fa rilevare il figlio di Colosimo, «lasciò l’impressione che egli non volesse compromettere la sua fama con operazioni che importassero quache rischio» (38). Ripetutamete invitato, in seguito, a rioccupare Misurata, che è diventata un pericoloso covo di sommergibili tedeschi e austriaci, Ameglio temporeggia, avanza dubbi e pretesti, un giorno presenta un piano per occupare Misurata dal mare e il giorno dopo propende per l’occupazione della città via terra, in realtà dimostrando nessuna intenzione di agire, ma soltanto il proposito di guadagnare tempo. Il disastro di Caporetto fa accantonare per alcuni anni l’operazione su Misurata. Ma c’è di più. Mentre, convulsamente, cerca di turare le falle sul fronte dell’Isonzo, il generale Cadorna chiede che siano ritirate senza indugio tutte le truppe nazionali dalla Libia e dall’Albania, il che significa la rinuncia pura e semplice alle due colonie africane, poiché è impensabile che si possano tenere con le sole truppe eritree e con i pochi reparti libici, oltretutto malfidi. Colosimo si oppone energicamente alla richiesta, spalleggiato da Sonnino e poi dallo stesso presidente Orlando. L’allontanamento di Cadorna dal Comando Supremo fa poi cadere il progetto, consentendo anzi a Colosimo di ottenere qualche aiuto supplementare per la Libia, inclusi due reggimenti composti di elementi raccolti alla rinfusa fra gli sbandati di Caporetto e inviati in Tripolitania per punizione (39)”” [(38) Opera tratta dagli scritti di G. Colosimo, cit., p. 4/); (39) Uno di questi reggimenti non raggiunse mai Tripoli perché la nave lo trasportata fu silurata e nessuno scampò al disastro. Pàntano, che fece un’inchiesta tra questi malcapitati, appurò che soltanto una cinquantina su 2 mila, meritava la punizione, il che lo convinse a sciogliere il reggimento e a distribuire i soldati tra gli altri reparti (cfr. G. Pàntano, op. cit., pp 306-8] (pag 331-332)”,”ITQM-007-FSD”
“DEL-BOCA Angelo”,”Gli italiani in Africa Orientale. Nostalgia delle colonie.”,”””Anche Carlo Fabiani, nell’inchiesta che conduce in Somalia nella primavera del 1969, per conto della moderata “”La Nazione”” di Firenze, dedica un intero articolo alle critiche e ai rimproveri che vengono rivolti all’Italia. Dopo aver precisato che il nostro paese profonde in Somalia ingenti somme ricavandone soltanto malcontento, biasimi, accuse aperte e documentate di alimentare il dilagante affarismo della classe dirigente somala, Fabiani osserva: “”I maggiori nemici della presenza italiana in Somalia sembrano essere proprio quegli italiani residenti che calarono a Mogadiscio nel periodo dell’Ammistrazione fiduciaria (…)”” (pag 375)”,”ITQM-008-FSD”
“DEL-BONO Alberto a cura;”,”La tregua di Natale. Lettere dal fronte.”,”””Vi dirò come ho conosciuto i tedeschi. (…) Il giorno di Natale ci sono state sette ore di pace. Noi siamo arrivati a metà strada e loro hanno fatto lo stesso, ci hanno regalato dei sigari e una bottiglia di whisky, e hanno detto di essere stufi e che per la fine dell’anno sarebbero stati a Londra. Ci siamo fatti delle fotografie con i tedeschi , e alcuni sono venuti ad arrendersi”” [Un giovane di Worksop, Wilfred Haywood, arruolato come tamburrino, ha fatto ritorno dalla Francia dopo essere stato ferito. Scrive dall’ospedale di Sherbourne, Dorset] [The Retford Times””, venerdì 29 gennaio 1915] (pag 67-68) “”Reportage del corrispondente del “”Manchester Guardian”” a Parigi. I casi di fraternizzazione tra soldati inglesi e tedeschi a Natale non sono i soli: eventi simili sono accaduti tra tedeschi e francesi. In un ospedale di Parigi mi è capitato di ascoltare la storia di un soldato francese ferito, appena arrivato dal fronte. Raccontava che nella notte del 24 dicembre, francesi e tedeschi in una particolare zona del fronte sono usciti dalle rispettive trincee e si sono incontrati a metà strada. Non solo hanno conversato, scambiato sigarette e altro, ma hanno anche ballato insieme in grandi cerchi. E le conseguenze sono state ancora più incredibili del fatto in sé. I soldati francesi e tedeschi che avevano così fraternizzato si sono in seguito rifiutati di aprire il fuoco sul nemico, e hanno dovuto essere rimossi dalle trincee e sostituiti da altri uomini”” (“”Staffordshire Sentinel””, data sconosciuta)”” (pag 83)”,”QMIP-193″
“DELBRÜCK Hans”,”Warfare in Antiquity. History of the Art of War. Vol. 1.”,”DELBRÜCK Hans (1848- 1929) storico tedesco della Germania imperiale. Tra i maggiori storici tedeschi che affrontarono un’analisi scientifica della storia militare e della guerra. Una vita tra impegno accademico e commentatore politico dell’epoca. Per 40 anni insegnò storia all’Univerità di Berlino. Traduttore: RENFROE Walter J., Jr. si è ritirato come Generale di brigata dell’Esercito degli Stati Uniti e come Professore di Lingue straniere c/o Accademia militare USA a West Point. 3 413882 SBN 3 413885 SBN”,”QMIx-171-FSL”
“DELBRÜCK Hans”,”The Barbarian Invasions. History of The Art of War. Vol. 2.”,”DELBRÜCK H. (1848-1929) storico tedesco della Germania imperiale. Tra i maggiori storici tedeschi che affrontarono un’analisi scientifica della storia militare e della guerra. Vissuto tra impegno accademico e commentatore politico dell’epoca. Per 40 anni insegnò Storia all’Università di Berlino. Traduttore: RENFROE Walter J. Jr. si è ritirato come Generale di brigata dell’Esercito degli Stati Uniti e come Professore di Lingue straniere c/o Accademia militare USA di West Point 3 413883 SBN”,”QMIx-172-FSL”
“DELBRÜCK Hans”,”Medieval Warfare. History of The Art of War. Vol. 3.”,”DELBRÜCK Hans (1848-1929) storico tedesco della Germania imperiale. Tra i maggiori storici tedeschi che affrontarano un’analisi scientifica della storia militare e della guerra. Una vita tra impegno accademico e commentatore politico. Per 40 anni insegnò storia all’Università di Berlino. Traduttore: RENFROE Walter J., Jr si è ritirato come Generale di brigata dell’Esercito degli Stati Uniti e come Professore di Lingue straniere c/o Accademia Militare USA di West Point. 3 413884 SBN”,”QMIx-173-FSL”
“DELBRÜCK Hans”,”The Dawn of Modern Warfare. History of The Art of War. Vol. 4.”,”DELBRÜCK Hans (1848-1929) storico tedesco della Germania imperiale. Tra i maggiori storici tedeschi che affrontarano un’analisi scientifica della storia militare e della guerra. Una vita tra impegno accademico e commentatore politico. Per 40 anni insegnò storia all’Università di Berlino. Traduttore: RENFROE Walter J., Jr si è ritirato come Generale di brigata dell’Esercito degli Stati Uniti e come Professore di Lingue straniere c/o Accademia Militare USA di West Point. 3 413886 SBN”,”QMIx-174-FSL”
“DEL-CARRIA Renzo”,”Malgrado tutto. Teoria e pratica della concezione marxista dello stato.”,”””In una lettera a Bebel, Engels così scriveva: “”Noi proporremmo quindi di mettere ovunque”” (nel programma del partito: si tratta del Partito socialista tedesco) “”invece della parola ‘stato’ la parola ‘Gemeinwesen’, una vecchia eccellente parola tedesca, che corrisponde alla parola francese ‘Commune'””. Gemeinwesen è una parola del tedesco antico, è un aggettivo e potrebbe essere tradotta approssimativamente in italiano “”la comunità””, “”la comunanza””, “”la cosa comune”” o meglio, nell’ accezione che viene da quella di Parigi del 1871, ormai consolidata nell’ esperienza storica rivoluzionaria e nei cuori di milioni di proletari, “”La Comune””. Lenin commentando questo passo di Engels in Stato e rivoluzione scrive: “”Come griderebbero all’ “”anarchia”” i capi del moderno “”marxismo”” adattato alle comodità degli opportunisti se si proponesse loro un simile emendamento del programma””””. (pag 77)”,”TEOC-329″
“DEL-CARRIA Renzo”,”Elezioni e lotta di classe. Un saggio introduttivo con i confronti antologici da A. Bordiga, A. Pannekoek, N. Lenin, H. Gorter.”,”””D’ altra parte afferma Lenin nello stesso scritto (Stato e rivoluzione, ndr): “”La dittatura del proletariato non può limitarsi a un puro e semplice allargamento della democrazia. Insieme a un grandissimo allargamento della democrazia, divenuta per la prima volta una democrazia per i poveri, per il popolo, e non una democrazia per i ricchi, la dittatura del proletariato apporta una serie di restrizioni alla libertà degli oppressori, degli sfruttatori, dei capitalisti… Engels l’ ha espresso in modo mirabile nella sua lettera a Bebel scrivendo che “”finché ilproletariato ha ancora bisogno dello stato, ne ha bisogno non nell’ interesse della libertà, ma nell’ interesse dell’ assoggettamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo stato come tale cessa di esistere””. Ma il tipo di stato necessario a questo è ben diverso da quello che è stato distrutto perché gli sfruttatori non sono in grado di reprimere il popolo senza una macchina molto complicata; il popolo invece può reprimere gli sfruttatori anche con una “”macchina”” molto semplice, quasi senza “”macchina””, mediante la semplice organizzazione delle masse in armi (i soviet dei deputati operai e soldati)””. Nelle Lettere sulla tattica Lenin scrive: “”La repubblica parlamentare borghese ostacola, soffoca la vita politica autonoma delle masse e la loro partecipazione diretta alla organizzazione democratica di tutta la vita dello stato, dal basso in alto; I soviet (…)””. (pag 71)”,”TEOC-367″
“DEL-CARRIA Renzo”,”Elezioni e lotta di classe. Un saggio introduttivo con i confronti antologici da A. Bordiga, A. Pannekoek, N. Lenin, H. Gorter.”,”2° copia “”Per esaminare come sia giunti a ciò, è necessario seguire le trasformazioni che hanno compiuto i partiti politici dal loro sorgere e sino ad oggi. I loro più prossimi antenati sono i ‘clubs’ che si formarono durante la rivoluzione francese, i quali peraltro erano raggruppamenti molto sfumati e privi di quella struttura organizzativa rigida che caratterizza invece i partiti politici moderni. Il primo partito politico che sorse in Italia con una certa struttura organizzativa fu, nel 1892, il Partito Socialista, a cui seguì, alcuni decenni dopo, nel primo dopoguerra, il Partito Popolare, progenitore dell’attuale Democrazia Cristiana. Nel 1921 fu fondato il Partito Comunista d’Italia, sezione della III Internazionale. Ma è con il secondo dopoguerra e caduto il fascismo che tutta la vita politica italiana, dall’estrema destra all’estrema sinistra, si struttura in partiti: trattasi di organizzazioni fortemente centralizzate, con ramificazioni locali in tutta la penisola,K con funzionari centrali e locali regolarmente stipendiati e con forti legami di natura burocratica”” (pag 40)”,”PARx-041″
“DEL-CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950. Volume IV. Dalla marcia su Roma all’attentato a Togliatti.”,”‘Dalla marcia su Roma all’attentato a Togliatti’ Manca: il n. 5 UBO4612422 W 51 1977 Testo 5. [1950-1975 : dal “”miracolo economico”” al “”compromesso storico””] / Renzo Del Carria. – Milano : Savelli, 1977 –> CFI0070505 C *Cultura politica –> UBO4612380 M *Proletari senza rivoluzione : storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 9 UTO1229702 W 51 1977 Testo 5: 1950-1975 / Renzo Del Carria. – Roma : Savelli, 1979 –> CFI0479025 M Proletari senza rivoluzione : storia delle classi subalterne in Italia / Renzo Del Carria”,”MITT-430″ “DEL-CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950. I.”,”Tra i vari temi trattati: L’ insurrezione di Palermo, la campagna garibaldina del 1860, l’ insurrezione contadina sul macinato, il socialismo utopistico degli internazionalisti in Romagna, il moto contadino della ‘Boje’ nel Polesine e in Lombardia”,”MITT-431″ “DEL-CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne in Italia. Vol. II. 1892-1914. Dalla fondazione del Psi alla “”settimana rossa””.”,”Tra i vari temi: Il sindacalismo rivoluzionario durante il giolittismo – Gli scioperi generali all’inzio del nuovo secolo – La settimana rossa”,”MITT-432″ “DEL-CARRIA Renzo”,”Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne in Italia. Vol. III. 1914-1922. Dalla prima guerra mondiale imperialista alle giornate di Parma.”,”Tra i temi riportati: La prima guerra mondiale imperialista, il partito socialista, Psi, con il ‘né adirire né sabotare’, l’interventismo della piccola e media borghesia, la rivoluzione mancata, la lotta del proletariato di Torino, il biennio rosso, Fiume, l’ occupazione delle fabbriche del 1920, la fondazione del partito rivoluzionario, il Partico comunista d’Italia Pcdi del 1921, la reazione del ceto medio con la violenza e il terrore fascista, la prima resistenza al fascismo a Parma”,”MITT-433″ “DEL-COL Andrea”,”L’ Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo.”,”DEL-COL Andrea (1943) insegna storia dell’ età della Riforma e della Controriforma all’ Università di Trieste. E’ tra i maggiori specialisti di storia dell’ inquisizione romana. “”La nuova organizzazione della rete inquisitoriale in Italia fu stabilita da Innocenzo IV con la lettera ‘Cum super inquisitione’ dell’8 giugno 1254. Vennero istituiti otto grandi distretti: Lombardia e Regno di Napoli affidati ai domenicani; Marca trevigiana, Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio affidati per la prima volta ai frati minori. I motivi di questa sostituzione dei domenicani con i francescani nella maggior parte delle sedi inquisitoriali non sono chiari: forse si cercava di ovviare in questo modo alle ostilità che i primi avevano suscitato con il loro rigore, forse il papa voleva servirsi anche della popolarità e della competenza dei secondi nella lotta così importante contro i catari, o forse, più semplicemente, i frati minori erano più numerosi dei frati predicatori e possedevano più conventi. Il “”progetto di persecuzione sistematica dell’eresia”” attuato da Innocenzo IV infatti utilizzò le strutture provinciali degli ordini mendicanti, accumunando la responsabilità dei priori e ministri provinciali e degli inquisitori e determinando la fine pratica di quella poca collaborazione tra vescovi e inquisitori che pur c’era stata. Ora gli inquisitori venivano in genere nominati dai superiori provinciali e cominciavano a operare come titolari di una struttura istituzionale interna all’ordine.”” (pag 91)”,”RELC-221″ “DEL-CORNO Nicola”,”Spagna controrivoluzionaria. Il “”Manifesto de los Persas”” (1814).”,”Nicola Del-Corno insegna “”Storia del pensiero politico contemporaneo”” presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Milano. Si occupa principalmente di storia del pensiero politico italiano e spagnolo fra il XIX e XX secolo. È vicedirettore della ‘Rivista storica del socialismo’ nuova serie, e fa parte della redazione di ‘Spagna contemporanea’. Fra le sue pubblicazioni più recenti si ricordano ‘Giovani, socialisti, democratici. La breve esperienza di “”Libertà!”” (1924-1925), Biblion, 2016; ‘Italia reazionaria. Uomini e ide dell’antirisorgimento’, Bruno Mondadori, 2017; ‘Nous, nous aimons le passé. L’utopie réactionnaire dans l’Italie du Risorgimento’, Editions Mimésis, 2017.”,”SPAx-159″ “DEL-CORNO Nicola”,”Gli «scritti sani». Dottrina e propaganda della reazione italiana dalla Restaurazione all’Unità.”,”Dario Del Corno è nato a Milano, ed è laureato in Storia delle dottrine politiche, all’Università degli Studi di Milano. Ha discusso la tesi sull’ideologia e le opere del principe di Canosa nella più generale prospettiva del conservatorismo itailano ed europeo dell’Ottocento”,”ITAB-005-FMB” “DELCOURT Laurent SADER Emir SALLUM Brasilio jr KOURLIANDSKY Jean-Jacques MARQUES Rosa Maria MENDES Aquilas MANÇANO FERNANDES Bernardo MENDONÇA Maria Luis KUNRATH DA SILVA Marcelo Antonio FERREIRA DE LIMA João DE OLIVEIRA Valter Lucio DIRCEU Zé, saggi di”,”Le Brésil de Lula: un bilan contrasté.”,”DELCOURT L”,”AMLx-123″ “DELCOURT Rachel”,”Shanghai l’ambitieuse. Portrait de la capitale économique chinoise.”,”DELCOURT Rachel giornalista e sinologa ha passato sei anni in Cina, principalmente a Shanghai. L’autrice parla correntemente il mandarino e si interessa alle conseguenze culturali e sociali dell’ascesa del gigante cinese.”,”CINE-051″ “DELCROIX Carlo”,”Guerra di popolo.”,”””La guerra moderna, pure nella grandiosità delle sue masse, nella maestà dei suoi sacrifici, nell’ imponenza dei suoi movimenti, è guerra di oscurità: i gregari debbono nascondersi sotterra, i capi debbono esulare dalla pugna e scambiare l’ inchiostro con il sangue e la spada con la penna. Così guardati i condottieri moderni, in apparenza dimessa di studiosi; non rivestono il fascino di una volta; (…)”” (pag102)”,”ITQM-077″ “DELCROIX Carlo”,”Guerra di popolo.”,”””La guerra moderna, pure nella grandiosità delle sue masse, nella maestà dei suoi sacrifici, nell’ imponenza dei suoi movimenti, è guerra di oscurità: i gregari debbono nascondersi sotterra, i capi debbono esulare dalla pugna e scambiare l’ inchiostro con il sangue e la spada con la penna. Così guardati i condottieri moderni, in apparenza dimessa di studiosi; non rivestono il fascino di una volta; (…)”” (pag102)”,”ITQM-006-FV” “DE-LEMOS Esther; scritti di Luis DE-CAMÕES”,”Luis de Camões.”,”Luis de Camões. (Sul declino… gente sorda e inaridita…) (…) “”E basta, Musa: ché ora più non sovvengo alla mia lira e ho la voce affiochita: e non pel canto, ma al veder che vengo cantando a gente sorda e inaridita. Il favore che accende più l’ingegno non lo dà la mia patria, che avvilita sta fra la cupidigia e la rozzezza, d’una tenace, spenta e vile inerzia. E non so per che influsso del destino ha perduto quel lieto orgoglio giusto che gli animi sospinge di continuo a trovar nel lavoro allegro gusto. (…) (pag 83, dal Canto decimo)”,”VARx-011-FER” “DE-LEO Mimma RECH Giacomo F.”,”La vela, il vento. Socialismo e movimento delle donne dall’ Ottocento al Novecento.”,”””Con l’ avvento del fascismo il problema del divorzio viene definitivamente accantonato. Di più il divorzio viene soppresso nelle nuove province annesse all’ Italia alla fine della prima guerra mondiale, vale a dire in quei territori appartenuti all’ impero austro-ungarico, il cui ordinamento giuridico vigente al momento dell’ occupazione italiana prevedeva il divorzio: nel 1920 a Fiume e nel 1929 nella Venezia-Giulia, Trentino, Aldo Adige””. (pag 45)”,”DONx-015″ “DE-LEO Mimma RECH Giacomo F.”,”La vela, il vento. Socialismo e movimento delle donne dall’ Ottocento al Novecento.”,”””Con l’ avvento del fascismo il problema del divorzio viene definitivamente accantonato. Di più il divorzio viene soppresso nelle nuove province annesse all’ Italia alla fine della prima guerra mondiale, vale a dire in quei territori appartenuti all’ impero austro-ungarico, il cui ordinamento giuridico vigente al momento dell’ occupazione italiana prevedeva il divorzio: nel 1920 a Fiume e nel 1929 nella Venezia-Giulia, Trentino, Aldo Adige””. (pag 45)”,”DONx-003-FMP” “DE-LEON Daniel”,”As to Politics.”,”Secondo DE-LEON la crisi e la caduta del capitalismo tradizionale laissez-faire non necessariamente segnala l’ avvento del socialismo – la classe operaia deve capire la sua missione e organizzarsi per raggiungerla – ma può portare all’ ascesa di una fase di monopolio “”alla quale la definizione di feudalesimo plutocratico (‘Plutocratic Feudalism’) è il termine che più si avvicina””. Sotto questo regime i lavoratori “”cadranno nella condizione di servi della gleba, attuali servi di una gleba feudale plutocratica””. In un pamphlet del 1940 ‘How Nazi Germany Has Mobilized and Controlled Labour’ pubblicato dalla Brookings Institution, L. HAMBURGER ha impiegato un linguaggio simile descrivendo lo status dei lavoratori sotto il nazismo come versione del feudalesimo industriale. (dalla prefazione, pag VIII).”,”MUSx-107″ “DE-LEON Solon (Director) FINE Nathan (Associate) a cura”,”The American Labor. Year Book. 1923-1924.”,”Labor Research Department of the Rand School of Social Science Labor conventions in 1924, International labor diary”,”MUSx-295″ “DE-LEON Daniel, a cura di Peppino ORTOLEVA”,”Per la liberazione della classe operaia americana. Scritti e discorsi del più importante teorico marxista americano.”,”””Daniel De Leon è l’unico marxista che abbia aggiunto qualcosa al pensiero di Marx”” disse una volta Lenin. E’ anche noto che egli tendeva far tradurre in russo gli scritti del teorico socialista americano, attribuendo loro un alto valore di formazione teorica”” (quarta di copertina)”,”MUSx-339″ “DE-LEONARDIS Fabio”,”Palestina, 1881-2006. Una contesa lunga un secolo.”,”DE-LEONARDIS Fabio”,”VIOx-168″ “DE-LEONARDIS Massimo a cura saggi di BIANCHERI Boris VARSORI Antonio CALANDRI Elena MACCOTTA Giuseppe W. COLOMBO Alessandro CREMASCO Maurizio PIZZIGALLO Matteo MEYR Georg TOSI Luciano BAZZONI Stefania PIACENTINI Valeria LURAGHI Raimondo BELLINZONA Carlo RAMOINO Pier Paolo GIORGERINI Giorgio”,”Il Mediterraneo nella politica estera italiana del Secondo Dopoguerra.”,”Massimo de Leonardis è professore straordinario di Storia delle relazioni e delle istituzioni Internazionali e docente di Storia dei trattati e politica Internazionale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. É coordinatore delle discipline storiche al Master in International Affairs dell’Istituto per gli studi di Politica internazionale, Milano, e membro del Comitato scientifico di ‘Nova Historica, Rivista internazionale di storia’ I suoi volumi più recenti sono: Ultima ratio regum, Forza militare e relazioni internazionali, Europa-Stati Uniti: un Atlantico più largo? La nuova NATO: i membri, le strutture, i compiti.”,”ITQM-010-FL” “DELESALLE Paul”,”Les Bourses du Travail et la C.G.T.”,”””Dans le “”Service de l’enseignement””, créé par les Bourses dut Travail, vient tout naturellement en première ligne celui des ‘Bibliothèques’ . La plupart des Bourses, sinon toutes, on apporté un soin tout particulier à leur développement. Il n’y en a pas une qui n’ait sa bibliothèque. C’est que le besoin de savoir, de s’instruire, est grand dans la classe ouvrière et parmi ses militants surtout. La Bourse du Travail, disent les statuts de ce groupements, “”a pour but de concourir au progrès moral et matériel des travailleurs des deux sexes””””. (pag 27)”,”MFRx-301″ “DE-LESCURE M.”,”Bernardin De Saint-Pierre.”,”Bernardin De Saint-Pierre ebbe vita avventurosa (1737-1814) con frequenti viaggi all’ estero. Lo distinsero il temperamento inquieto e l’ amore per la natura e il naturalismo. Fu amico di ROUSSEAU con il quale condivise molte idee. L’ opera maggiore è ‘Paul et Virginie’ che ottenne enorme successo. Importanti sono pure le opere ‘La mort de Socrate’ (1808), ‘Harmonie de la nature’ (postumo) e ‘Vie et ouvrage de J.J. Rousseau’ (postumo 1820).”,”FRAA-047″ “DELEUZE Gilles”,”Logica del senso.”,”Gilles Deleuze, nato nel 1925, è uno di filosofi francesi contemporanei più noti….”,”FILx-331-FF” “DELEUZE Gilles”,”Differenza e ripetizione.”,”Stampa 1972 Gilles Deleuze (1925-) è professore di filosofia presso la Sorbona (1971)”,”FILx-390-FF” “DELEYNE Jan”,”L’ economie chinoise.”,”DELEYNE Jan è economista e giornalista. Da lungo tempo risiede in Cina.”,”CINx-086″ “DELFAU Gérard SEFF Paul PORTELLI Hugues”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes Scientifiques. La cité ideale.”,”Gérard Delfau: ‘Marx’ (pag 13-173); Paul Seff: ‘Engels’ (pag 177-307); Hugues Portelli ‘Gramsci’ (pag 308-457) Contiene molte foto, illustrazioni, manifesti, ritratti, riproduzione di manoscritti, frontespizi ecc. sulla vita e l’opera di Marx ed Engels, sulla vita sociale e del mondo del lavoro dell’epoca pag 22 foto casa natale di Marx (Treviri, Trier) pag 209 foto di Eugen Duhring Marx Engels e l’ambiente (pag 232-233) “”L’homme doit retrouver le goût du travail grâce à une “”activité pratique universelle”” (C. p. 67), à la diversité et à l’alternance continue des tâches et activités. “”La société en se rendant maîtresse de tous les moyens de production pour les utiliser systématiquement et socialement, détruit l’asservisement antérieur de l’homme à ses propres moyens de production. Elle ne peut, cela va sans dire, se libérer sans que soit libéré chaque individu”” (C. p. 68). Le socialisme sera cette organisation de la production dans laquelle, d’une part, aucun individu ne peut se décharger sur d’autres de sa part de travail productif; où d’autre part le travail productif, au lieu d’être moyen d’asservissement, devient moyen de libération des hommes, en offrant à chaque individu le moyen de se réaliser, d’affirmer dans le travail toutes oeuvre dans toutes les directions l’ensemble de ses facultés physiques et intellectuelles. De fardeau qu’il était le travail doit devenir source de satisfaction intérieure et de dépassement. “”Cela n’est plus aujourd’hui pure imagination ou simple voeu”” (C. p. 69), dit Engels. Avec le développement actuel des forces productives, et le progrès que l’on peut escompter de la socialisation des moyens de production, l’élimination des entraves et des pertubations qui résultent du capitalisme, on peut envisager d’ores et déjà ainsi que des mesures visant à pallier les effets négatifs de la parcellisation du travail sans réduire pour autant sa productivité. L’évolution du machinisme se rebelle contre la vieille division du travail. Puisque le perfectionnement des machines facilite l’apprentissage des manipulations nécessaires à leur bon fonctionnement, on peut désormais envisager des travailleurs facilement interchangeables à tel ou tel poste et une polyvalence de chaque travailleur assurant l’alternance de chacun à des postes multiples. Prévoyant avec une incomparable lucidité un avenir qui est devenu notre vie quotidienne tissée de tous les problèmes d’une économie surindustrialisée, Marx écrivait dans ‘Le Capital’: “”La nature de la grande industrie nécessite donc le changement dans le travail, l’instabilité des fonctions, la mobilité en tous sens de l’ouvrier”” (C. p. 70). Bien sûr dans le contexte du capitalisme c’est l’insécurité accrue pour le travailleur, “”le gaspillage démesuré des forces de travail”” (C. p. 71). Mais ce revers négatif comporte un endroit prometteur: “”La grande industrie…fait une question de vie ou de mort de reconnaître… dans la plus grande diversité d’aptitudes du travailleur, une loi sociale générale de la production et d’adapter les circonstances à la réalisation normale de cette loi”” (C. p. 71). Ces circonstances, c’est l’instauration d’une économie socialiste qui remplacera l’individu morcelé, “”simple exécutant d’une fonction sociale de détail”” (C. p. 71), par un individu à formation large, aux capacités pleinement développées et capable de donner, dans de fonctions alternées, un libre essor à la diversité de ses aptitudes naturelles ou acquises. La production capitaliste a entraïné la concentration urbaine et le dépeuplement des campagnes, mais ce phénomène n’est pas une fatalité liée à la grande industrie. Une économie planifiée pourrait assurer un développement plus harmonieux de toutes les regions d’un pays. De même “”la suppression de l’opposition entre ville et campagne n’est donc pas seulement possible, elle est devenue une nécéssité directe de la production industrielle même, ainsi qu’une nécessité de la production agricole et, en outre, de l’hygiène publique. Ce n’est que par la fusion de la ville et de la campagne qu’on peut mettre fin à l’empoisonnement actuel de l’air, de l’eau, du sol””. (C. p. 73). Voilà qui ne peut manquer de réjouir nos écologistes modernes. Mais le mérite d’Engels est d’avoir jeté le cri d’alarme en 1876, il ya a juste un siècle. Il annonce aussi le déclin inéluctable des grandes villes. Mais pour le moment la sociologie contemporaine ne confirme pas sa prophétie”” [Paul Seff: ‘Engels’] [(in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes Scientifiques. La cité ideale’, Romorantin, 1978]”,”MADS-694″ “DELFAUD Pierre”,”Keynes e il keynesismo.”,”L’ economia classica alla prova della crisi 1929. La teoria generale di KEYNES. Il keynesismo nella pratica.”,”ECOT-016″ “DELFGAAUW B.”,”Il giovane Marx. (Tit.orig: De jonge Marx)”,”””Marx espone questa evoluzione, in maniera dialettica, all’inizio di ‘La Sacra Famiglia’ (1845): “”Proletariato e ricchezza sono antagonisti: e costituiscono un tutto unico. Entrambi sono “”forme”” di proprietà privata. Importante è vedere che posto occupano nella relazione di opposizione, perché non basta dire che sono due aspetti del tutto diversi fra loro. La proprietà privata in quanto ricchezza si sente obbligata naturalmente a sostenere se stessa, ma a tal fine deve sostenere anche la sua parte contraria, il proletariato. E qui è il lato positivo dell’antagonismo: la soddisfazione che ne prova la proprietà privata. Al contrario, il proletariato in quanto proletariato si sente obbligato a sopprimere se stesso, ma per ciò stesso anche il suo antagonista che lo fa essere proletariato. E qui è il lato negativo dell’antagonismo: l’intima insoddisfazione, che la proprietà privata abolita prova nel doversi distruggere…E’ evidente che, posta così l’antitesi, chi possiede la proprietà privata è la parte conservatrice, mentre il proletariato è la parte distruttrice. Per conseguenza la prima mirerà in tutti i modi a conservare l’antagonismo, il secondo a eliminarlo”””” [B.Delfgaauw, Il giovane Marx, 1968] (pag 78-79) “”Senza dubbio, la classe oppressa si getta nella lotta per l’esistenza, ma non riesce in alcun modo a partecipare all’elaborazione della sovrastruttura, per cui le idee sull’arte, la scienza, la morale, il diritto, la religione, ecc. che regolano la società sono unicamente prodotto della classe dominante. “”Le idee dominanti in una determinata epoca sono sempre state unicamente quelle della classe dominante””, afferma il ‘Manifesto comunista’. Non sorprende che per il proletariato tali idee rivestano unicamente un carattere ostile: “”Le leggi, la morale, la religione, sono per lui [il proletario] altrettanti pregiudizi borghesi, dietro ai quali si nascondono altrettanti interessi borghesi”””” [B.Delfgaauw, Il giovane Marx, 1968] (pag 79)”,”MADS-496″ “DELGADO José Luis Garcia JIMENEZ Juan Carlos”,”La Spagna del Novecento. L’ economia.”,”J.L. DELGADO (Madrid 1944) è professore ordinario di economia applicata presso l’ Università Complutense. E’ fondatore delle riviste specializzate ‘Investigaciones Economicas’ e ‘Revista de Economia Aplicada’, ed è direttore di quest’ ultima. Dal 1995 è Rettore dell’ Universidad Internacional Menendez y Pelayo. Ha scritto varie opere. J.C. JIMENEZ (Madrid 1959) è professore associato di economia applicata all’ Università di Alcalá. Ha pubblicato diversi lavori. “”Sotto molti aspetti il decennio degli anni Cinquanta può essere considerato il “”decennio cerniera”” fra la stagnazione del primo franchismo e il complesso di eccellenti stimoli e cambiamenti registrati dall’ economia spagnola negli ultimi tre lustri del regime, a partire dal 1960. Detto in altre parole, sono gli anni di un intenso ribollire in molti piani della società spagnola: nella creazione letteraria, nei movimenti artistici, nelle aule universitarie, negli ambienti imprenditoriali, quindi anche sotto l’ aspetto economico””. (pag 112) “”Il ciclo dell’ integrazione europea è caratterizzato da alti tassi di crescita della seconda metà degli anni Ottanta – il reddito per abitante in termini reali tornerà a crescere a ritmi superiori al 4 per cento durante un quinquennio -, che sono in parte il prodotto del vigoroso successo dell’ investimento straniero rivolto alla Spagna, ed è caratterizzato anche dalla dilatazione della spesa pubblica che realizza, a ritmi serrati, le opere pubbliche e le altre infrastrutture tecniche e sociali, mentre estende a tutti le prestazioni di base e incrementa la dotazione di beni prioritari, dall’ istruzione alla sanità””. (pag 148-150)”,”SPAx-062″ “DELHAISE Philippe F.”,”Asia in Crisis. The Implosion of the Banking and Finance Systems.”,”DELHAISE Philippe F. ha ottenuto l’ MBA all’ Università di Chicago. E’ stato bank manager in vari paesi prima di stabilirsi ad Hong Kong e Singapore. Oggi guida un team che monitorizza 300 bnache in 16 paesi asiatici. Scrive per il Asian Wall Street Journal.”,”ASIE-007″ “D’ELIA Nicola”,”Democrazia e ‘modello inglese’. Eduard Bernstein scrittore politico nell’esilio di Londra (1890-1901).”,”Opera premiata con il ‘Premio Politeia’ presieduta da Salvo MASTELLONE Bernstein e Kautsky sulla guerra anglo-boera (pag 160) Polemica di Bernstein contro l’orientamento filoturco del Vorwarts. “”La polemica di Bernstein era diretta soprattutto contro l’orientamento filoturco del “”Vorwärts””: “”E’ terribile come sia conservatrice la socialdemocrazia rivoluzionaria. (…) E’ come se il mondo fosse stato fermo da una generazione. La Turchia ufficale viene trattata come uno Stato vitale e capace di evolversi, e ogni moto dell’animo contro il regime dei Pascià viene denunciato come opera di agenti russi””, scriveva ancora al caporedattore della ‘Züricher Post’ alla fine di settembre del 1896. Del resto, proprio Wilhelm Liebknecht, il direttore dell’organo ufficiale della SPD, in occasione della polemica con Rosa Luxemburg che ebbe luogo nello stesso autunno, aveva ‘liquidato’ il punto di vista della rivoluzionaria polacca, favorevole all’emancipazione delle nazionalità sottoposte al dominio turco, come un allineamento alle “”note disposizioni della stampa propagandistica russa e gladstoniana”””” (pag 171) D’ELIA ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo presso l’Università degli Studi di Perugia.”,”BERN-025″ “D’ELIA Nicola”,”Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940).”,”D’ELIA Nicola si è laureato a Pisa e ha conseguito il dottorato di ricerca “”Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo”” a Perugia. Collabora con l’ Istituto Storico Germanico di Roma (ricerche sulle relazioni culturali tra Italia e Germania). Ha scritto ‘Democrazia e modello inglese: Eduard Bernstein scrittore politico nell’esilio di Londra (1890-1901)’. “”A tal proposito, (Hugo) Fischer segnalava a Cantimori un altro suo libro uscito l’anno precedente e intitolato ‘Karl Marx und sein Verhältnis zu Staat und Wirtschaft’, nel quale “”Marx viene riportato nel XIX secolo e gli viene dato il posto che merita dal punto di vista storico-politico””. Certo che un lavoro del genere avrebbe incontrato l’interesse dello studioso romagnolo, Fischer si incaricava di inviargliene una copia, dichiarandosi “”‘molto’ curioso”” di conoscere il suo parere. Il libro, però, non sarà recensito da Cantimori, il quale, invece, lo avrebbe valutato in termini estremamente critici diversi anni dopo, in una fase nuova della sua esperienza intellettuale e politica, accostandolo all’opera di Galvano Della Volpe ‘La libertà comunista’””. [Nicola D’Elia, Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940), 2007] (pag 50) “”Ma, contrariamente a quanto comunemente si afferma, la sua fiducia nel regime mussoliniano non venne irrimediatamente compromessa; anzi, essa fu rilanciata – come sembra suggerire soprattutto la polemica con Huizinga, sulla quale ci siamo soffermati all’inizio di questo lavoro – proprio dall’alleanza con la Germania nazista nel segno di una “”nuova civiltà”” che avrebbe travolto quella fondata sui valori borghesi. Nel nazionalsocialismo al potere, infatti, Cantimori vedeva in azione le spinte rivoluzionarie di quel socialismo nazionale tedesco che aveva avuto un notevole sviluppo nel dopoguerra. Inoltre ai suoi occhi, non era privo di significato che il clima postbellico fosse caratterizzato da momenti di convergenza tra estremisti di destra e comunisti, sulla base della comune opposizione agli ideali del mondo occidentale: “”…Il Radek – scriveva nelle ‘Note sul nazionalsocialismo’ -, uno dei capi dell’Internazionale Comunista, teneva un discorso in onore di A.L. Schlageter, fucilato dai francesi per la sua attività terroristica nelle terre occupate; la vecchia comunista Clara Zetkin invitava nei suoi discorsi il proletariato a “”conquistare la patria””; d’altra parte Beppe Römer, uno dei capi dell’Oberland, che aveva combattuto nella lotta clandestina contro i francesi nella Ruhr, doveva finire coll’entrare nel partito comunista tedesco. Il conte Brockdorff-Rantzau parlava del fronte unico tedesco-bolscevico contro “”l’imperialismo delle potenze dell’Intesa””…””. Affermazioni del genere non sono rare nella pubblicistica cantimoriana sulla Germania””. (pag 118)”,”BIOx-245″ “D’ELIA Nicola”,”Karl Kautsky e la rivoluzione socialista (1891-1899). Riesame di una questione storiografica.”,”D’ELIA Nicola”,”KAUS-016″ “D’ELIA Nicola”,”Tra «ortodossia» e «opportunismo»: Kautsky e Bernstein sulla questione agraria.”,”””Kautsky sottolineava che i contadini e i piccoli borghesi assumevano una collocazione molto ambigua nelle lotte di classe a causa della loro duplice natura di ceti possidenti e nello stesso tempo sfruttati dal capitalismo. Questa riflessione trovava una concreta verifica nelle pagine dell’introduzione agli scritti di Marx su ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, pubblicati nel 1896 in cui Kautsky metteva in evidenza la crescente ostilità dei piccolo-borghesi e dei contadini verso la borghesia che si era manifestata negli ultimi decenni e che costituiva un significativo mutamento rispetto alla situazione del ’48, quando tutte queste classi avevano numerosi interessi comuni. In conseguenza della loro sempre più difficile situazione economica, la piccola borghesia e i contadini avevano sviluppato un forte movimento di opposizione nell’intera Germania che si era accompagnato al riconoscimento della necessità di una partecipazione alla politica statale, alimentata anche dallo sviluppo della formazione scolastica e di traffici nelle campagne: «ogni villaggio sta in regolare contatto con i centri del movimento politico ed economico; … il contadino … legge adesso il suo giornale. Ha ottenuto il diritto di voto, può riunirsi con i suoi compagni in assemblee e associazioni, ha raggiunto la forza politica e la coscienza che le sue opinioni politiche non sono senza influenza per lo Stato e la sua politica economica (22)». Kautsky era ben consapevole che la maturazione di questa coscienza politica tra la piccola borghesia e i contadini in Germania avveniva a spese della democrazia borghese ed alimentava la crescita di un altro movimento, che definiva «democrazia reazionaria», rappresentato dall’Ultramontanismo e dall’Antisemitismo e caratterizzato da un atteggiamento di ostilità verso la borghesia (23). Tuttavia egli non escludeva che in determinate situazioni questi ceti potessero aiutare il proletariato in lotta ad eliminare alcuni ostacoli sulla sua strada, per cui il programma della socialdemocrazia, senza rinunciare ai principi del partito, doveva saper unire gli interessi del proletariato con quelli dei ceti medi. Kautsky aveva affrontato il problema del collegamento con le altre forze sociali fin dagli anni ottanta, in relazione al ruolo dei movimenti nazionali dei paesi sottoposti al dominio coloniale, ed aveva individuato nella question agraria il punto di incontro tra la soluzione del problema nazionale e quella «del problema della reale emancipazione dei contadini egiziani», – in contrapposizione alla concezione engelsiana secondo cui l’anima di ogni rivoluzione socialista era in ogni caso il proletariato dell’Occidente capitalistico – proprio in una fase nella quale il movimento socialista non era ancora pervenuto ad elaborare con chiarezza una concezione delle «alleanze» della classe operaia (24). E questo orientamento veniva ribadito in occasione del giudizio sul movimento dei Fasci in Sicilia, una realtà dove la presenza di un sistema feudale di latifondi con vecchi metodi produzione nel quale erano stati introdotti i più raffinati metodi dello sfruttamento capitalistico non aveva fatto maturare i presupposti per una trasformazione in senso socialista. Su queste basi non si poteva sviluppare un movimento socialista in senso moderno, ma soltanto un movimento che, se fosse riuscito ad imporsi, poteva puntare all’eliminazione dei residui feudali e alla creazione di condizioni borghesi, attraverso la distruzione dei latifondi e la formazione di una classe di liberi contadini. Tuttavia i lavoratori agricoli siciliani si erano uniti lo stesso al partito socialista, e Kautsky considerava questo un segnale importante: «La socialdemocrazia… – scriveva – prende le parti degli sfruttati anche là, dove le condizioni non permettono ancora di mirare ad obiettivi che stanno oltre la società borghese… E adesso la socialdemocrazia è l’unico partito che è passato di tutto cuore dalla parte non solo dei lavoratori salariati, ma anche dei contadini e degli affittuari, benché il loro movimento per il momento non può ancora essere una lotta per obiettivi socialisti (25)». Nel complesso, Kautsky era convinto che il processo di proletarizzazione dei contadini e dei piccoli borghesi non fosse assoluto, per cui il proletariato non rappresentava ancora la maggioranza della popolazione e il suo ritmo di crescita non era così rapido come molti si aspettavano. Nello stesso tempo egli considerava del tutto inappropriata l’espressione della «unica massa reazionaria», con la quale si indicava l’insieme delle forze diverse dal proletariato. Su questo terreno si realizzava la convergenza con Bernstein, nel quadro di un comune impegno di lotta contro il retaggio della dottrina lassalliana e delle idee «democratico-populiste», che caratterizzava le posizioni dei vertici del partito”” (pag 61) [(22) Introduzione a K. Marx, ‘Revolution und Kontre-revolution in Deutschland’, Stoccarda, 1896, p. XXVI; (23) Ivi, p. XXVII; (24) F. Andreucci, ‘Socialdemocrazia e imperialismo. I marxisti tedeschi e la politica mondiale 1884-1914’, Roma, 1988, p. 87-91; 100-102; (25) K. Kautsky, ‘Der Kapitalismus fin de siècle’, in “”Neue Zeit””, 12, 1, 1893-1894, p. 592] [Nicola D’Elia, ‘Tra «ortodossia» e «opportunismo»: Kautsky e Bernstein sulla questione agraria’, ‘Società e storia’, Milano, n. 87, gennaio-marzo 2000, pag 53-80]”,”KAUS-035″ “D’ELIA Nicola”,”Il «modello inglese» nella battaglia revisionistica di Bernstein (1890-1895).”,”Citato il volume: Rogers, H. Kendall. Before the Revisionist Controversy: Kautsky, Bernstein, and the Meaning of Marxism, 1895-1898. London and New York: Routledge, 2015. 498 pp. GBP £24.95 (paperback). “”Rispetto al gruppo dirigente del partito [socialdemocrazia tedesca, ndr] e ad Engels l’idea di un imminente collasso della società capitalistica non appartiene alla concezione del marxismo di Kautsky e di Bernstein nei primi anni Novanta (41). «Il Generale e August [Bebel, ndr] sembrano troppo impazienti», scrive Kautsky a Bernstein nel 1891, a proposito di un’affermazione di Engels che profetizzava la conquista del potere da parte della socialdemocrazia nel 1898 (42). Ma soprattutto Bernstein manifesta la convinzione che il partito sopravvaluti il ritmo di crescita del proletariato e considera troppo ottimistica la valutazione della velocità dello sviluppo storico, che dà luogo all’illusione sull’immanenza della “”catastrofe””. Egli contesta l’idea che i successi elettorali possano costituire un sicuro metro di valutazione della maturità dello sviluppo in direzione del socialismo; al contrario essi sono soprattutto legati al fatto «che le masse vedono in noi l’unico efficace partito di opposizione, quindi per noi vota gente che in altre situazioni avrebbe votato per altri candidati borghesi radicali» (43). Inoltre la concezione dottrinaria della lotta di classe che si è affermata all’interno del partito è il frutto del «fatalismo» che ne caratterizza l’ideologia ufficiale. «L’attuale tattica del partito – afferma nell’autunno del 1893 – sarebbe giusta se noi ci trovassimo immediatamente davanti al grande crollo ed in questo caso sarebbe nell’interesse del movimento trovare noi da una parte e l’unica massa reazionaria dall’altra» (44). In conclusione Bernstein avverte l’esigenza di un approfondimento dell’elaborazione politica del partito, che ne stimoli la capacità di valutare, abbandonato inadeguati schematismi ideologici, l’emergere di sempre nuovi fenomeni nell’ambito di una dimensione pratica”” (pag 40-41) [Nicola D’Elia, ‘Il «modello inglese» nella battaglia revisionistica di Bernstein (1890-1895)’, (in) ‘Passato e presente’, Firenze, n. 48, settembre-dicembre 1999] [(41) Rogers, H. Kendall. Before the Revisionist Controversy: Kautsky, Bernstein, and the Meaning of Marxism, 1895-1898′, Garland, New York, 1992, pp. 41-43; (42) Kautsky a Bernstein, s.d., IISG, Kautsky Nachlass, KC 293; (43) Bernstein a Kautsky, 15 ottobre 1893, ivi, K. DV 256; (44) Bernstein a Kautsky, 23 novembre 1893, ivi, K. DV 261. A proposito dell’attesa della “”catastrofe”” che caratterizza l’atteggiamento di Bebel, cfr. Bernstein a Kautsky, 15 ottobre 1893]”,”BERN-002-FGB” “DE-LIAGRE-BÖHL Herman”,”Herman Gorter. Zijn polietke aktiviteiten van 1909 tot 1920 in de opkomende kommunistische beweging in nederland.”,”Testo in lingua olandese Appendice 1: lettera di Van Ravesteyn a Gorter dell’ ottobre 1917 Appendice 2: (Herman Gorter) Il movimento operaio marxista rivoluzionario in Olanda Appendice 3: Anton Pannekoek. Una vita di lotta. Schizzo biografico di Hermann Gorter. (appendici (pag 265-290) Cronologia dei lavori di GORTER (pag 537-540) Corrispondenza a J. CLINGE DOORENBOS, BRAM e Helena CNOOP KOOPMANS, LODEWIJK VAN DEYSSEL, Ferdinand DOMELA NIEUWENHUIS, Frank VAN DER GOES, Karl KAUTSKY, Bram KORPER, V.I. LENIN (1917-1918), Barend LUTERAAN, Anton PANNEKOEK, Ada PRINS, Willem VAN RAVESTEYN, J. ROGGE, Henriette Roland HOLST, Pieter WIEDIJK, David WIJNKOOP. (pag 540-541)”,”MHLx-029″ “DE-LIGUORI Girolamo”,”I baratri della ragione. Arturo Graf e la cultura del secondo Ottocento.”,”Girolamo de Liguori nato a Roma, laureato in legge, è stato per un triennio assistente di filosofia del diritto nell’Università di Lecce. Arturo Graf. Poeta e letterato (Atene 1848 – Torino 1913). Cofondatore (1883) del Giornale storico della letteratura italiana e collaboratore assiduo della Nuova Antologia, coniugò nei suoi studi metodo rigoroso e sensibilità romantica (Attraverso il Cinquecento, 1888; Foscolo, Manzoni, Leopardi, 1898). La sua complessa personalità si riflette soprattutto nella sua poesia, improntata a un pessimismo fra romantico e positivista, che tuttavia dalle tenebrose visioni, dai titanici miti, dall’iperbolico simbolismo delle prime liriche (Medusa, 1880), si andò sempre più aprendo ad aneliti di speranza, di fede (Dopo il tramonto, 1893), e a un interesse vivo per la natura e la realtà. Di padre tedesco e madre italiana, venne a 15 anni in Italia e si laureò in giurisprudenza (1870) a Napoli, dove seguì anche i corsi di F. De Sanctis; si volse quindi agli studi letterari, e fu professore, prima incaricato (1876) e poi ordinario (dal 1882), di letteratura italiana all’università di Torino; dal 1906 fu socio corrispondente dei Lincei. Nel 1883 fondò, e per sette anni diresse, con F. Novati e R. Renier, il Giornale storico della letteratura italiana. Oltre a quelli citati, pubblicò numerosi volumi di studi storico-critici nei quali alla vastità della cultura e al rigore della ricerca e del metodo si accompagna un’acuta sensibilità romantica: Roma nelle memorie e nelle immaginazioni del Medioevo (2 voll., 1882-83); Il diavolo (1889); Miti, leggende e superstizioni del Medioevo (2 voll., 1892-93); L’Anglomania e l’influsso inglese in Italia nel sec. XVIII (1911); ecc. Della sua produzione poetica si ricordano anche Dopo il tramonto, 1893; Le Danaidi, 1897; Morgana, 1901; Poemetti drammatici, 1905; Rime della selva, 1906. Dell’evoluzione spirituale di G. sono inoltre testimonianza: Il riscatto (1901), romanzo psicologico autobiografico, le pagine in prosa Per una fede (1906), e un volume di aforismi e parabole, Ecce Homo (1908). (Riz)”,”STOx-001-FSD” “DE-LIGUORI Alfonso, a cura di Nino FASULLO”,”La fedeltà de’ vassalli.”,”Alfonso de Liguori (Napoli 1697-1787), Santo dal 1859 e Dottore della Chiesa dal 1871, fu avvocato, fondò la Congregazione dei Padri Redentoristi, scrisse di teologia, con linguaggio e argomenti originali e attuali. “”Col promuoversi i buoni costumi si promuove anche la pace comune de’ cittaidni e per conseguenza il bene di tutto lo stato”” (dal risvolto di copertina) Contiene dedica dell’autore a G.M. Bravo”,”RELC-001-FMB” “DELLA PERUTA Franco”,”Le origini del socialismo in Italia.”,”Collana ‘Storia parallela’ diretta da P. BARUCCI e G. MORI.”,”MITS-063″ “DELLA PERUTA Franco”,”Esercito e società nell’ Italia napoleonica. Dalla Cisalpina al Regno d’ Italia.”,”Franco DELLA PERUTA professore di storia del risorgimento nell’ Universtià degli studi di Milano e direttore delle riviste ‘Storia in Lombardia’ e ‘Il Calendario del Popolo’ è autore di molte opere (v. retrocopertina).”,”ITQM-061″ “DELLA PERUTA Franco”,”Uomini e idee dell’ Ottocento italiano.”,”DELLA PERUTA Franco è attualmente condirettore della rivista ‘Società e storia’ e direttore di ‘Storia in Lombardia’. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). Contiene il capitolo (pag 105-114): ‘La circolazione delle idee di Louis Blanc in Italia durante il ’48’. “”Ma fu soprattutto il quotidiano ‘L’ Alba’, pubblicato a Firenze dopo l’ introduzione di una più larga libertà di stampa nel granducato di Toscana, a prendere in considerazione i problemi del pauperismo e della disoccupazione lungo la linea indicata da Blanc nella sua ‘Organisation du travail'”” (pag 106).”,”ITAB-142″ “DELLA PERUTA Franco a cura”,”Democratici premazziniani, mazziniani e dissidenti.”,”””Il Della forza provocò al suo apparire prese di posizione e discussioni di cui è opportuno render conto sommariamente, anche per dar rilievo al fatto che quella dell’ Angeloni non era la voce di uno che gridava nel deserto, ma destava invece risonanze e suscitava polemiche. Così, mentre il “”Times”” riconduceva l’ ideologia angeloniana della forza al sistema di Hobbes, una segnalazione nella “”Revue encyclopedique”” negava questa derivazione, tanto più che, mentre il Leviathan mirava a porre le basi di un governo dispotico, l’ opera dell’ italiano si proponeva di fondare “”la liberté sans toute sa franchise, avec toute son étendue””. (pag 15) “”L’ apparizione della Forza diede anche l’ avvio ad una serrata discussione epistolare tra Angeloni e Buonarroti (1826-1828): d’ accordo con l’ amico su molti punti importanti quali “”la sovranità del popolo, l’ odio dei tiranni, l’ amor di libertà, il rovescio delle cose monarchiche e nobilesche, e l’ impiego della forza””, Buonarroti esprimeva però il suo netto dissenso su due questioni di fondo: quella dell’ esistenza di una legge di natura, “”madre della libertà e dell’ uguaglianza””, che seppure non innata ed appresa dall’uomo con l’ esperienza e la ragione, era tuttavia “”reale ed invariabile””, e da cui scaturivano “”come dalla lor fonte i diritti primordiali dell’ uomo””; e l’ altra della “”divina uguaglianza”” degli uomini, resa manifesta dalla “”similitudine degli organi”” e dalla “”conformità dei bisogni””, da cui derivava l’ ideale della comunione dei beni, “”assetto civile il più conforme all’ utile di tutti””.”” (pag 16)”,”ITAB-153″ “DELLA PERUTA Franco”,”I democratici e la rivoluzione italiana. Dibattiti ideali e contrasti politici all’ indomani del 1848.”,”‘Ricerche e Strumenti’ Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Comitato di Milano, direzione Franco DELLA-PERUTA e Roberto GUERRI, Coordinamento, Lucia ROMANIELLO, Comitato scientifico: Nicola DEL-CORNO Franco DELLA PERUTA Ada GIGLI MARCHETTI Danilo L. MASSAGRANDE Lucia ROMANIELLO Vittorio SCOTTI DOUGLAS Franco DELLA-PERUTA nato a Roma nel 1924, già professore di storia del Risorgimento nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università degli studi di Milano, è attualmente presidente dell’ Istituto Lombardo di Storia Contempornaea, presidente del Centro internazionale di studi risorgimentali e garibaldini di Marsala e membro del consiglio di Presidenza dell’ Istituto Nazionale per la Storia del Risorgimento. Già condirettore delle riviste ‘Movimento Operaio’ e ‘Studi storici’, è nel comitato direttivo delle riviste ‘Società e storia’ e ‘Storia in Lombardia’. Ha scritto molte opere (v. pag 4) “”Le sorti rivoluzionarie dovevano perciò esser tentate soprattutto in Lombardia, perché una “”battaglia vera sulla terra lombarda, e l’ insurrezione di tutta Italia, son cose identiche””, ed anche una sconfitta non avrebbe pregiudicato la possibilità per “”la riserva dell’ insurrezione”” di “”ordinarsi nel centro e nel mezzogiorno.”” Ma la vittoria sui campi lombardi avrebbe troncato “”a un tratto dalla sua base la lunga linea che il nemico spinge sino ad Ancona”” (…)””. (pag 328) “”L’ organizzazione degli operai e degli artigiani milanesi era però nata e si era sviluppata al di fuori del movimento mazziniano; e dopo lo scompaginamento dei comitati mazziniani lombardi provocato dagli arresti del giugno era venuto a mancare anche quel collegamento indiretto tra mazziniani e fratellanze operaie che probabilmente era esistito prima di quella data””. (pag 330)”,”ITAB-166″ “DELLA PERUTA Franco”,”Momenti di storia d’ Italia fra ‘800 e ‘900.”,”Contiene il saggio: ‘L’ Internazionale a Roma dal 1872 al 1877′ (pag 134-164) Franco DELLA PERUTA nato a Roma nel 1924 è ordinario di storia del Risorgimento nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università degli Studi di Milano. Già condirettore delle riviste ‘Movimento operaio’ e ‘Studi storici’ e direttore di ‘Studi in Lombarida’ è pure direttore scientifico dell’ Istituto Lombardo per la Storia del Movimento di Liberazione e membro del Consiglio di Presidenza dell’ Istituto nazionale per la storia del Risorgimento. Ha scritto molte opere v. risvolto di copertina. “”Questa Italia dalla forte impronta rurale era al tempo stesso anche la terra delle “”cento città””, fiorite soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, dove più intensa si era svolta la stagione dei Comuni, e divenute luoghi deputati al consumo delle rendite fondiarie dei patrizi e nobili, sedi delle attività mercantili e imprenditoriali del ceto borghese, centri di manifatture e traffici. Queste città, nelle quali un celebre saggio di Cattaneo nel 1858 individuava l’ unico principio ideale intorno a cui fosse possibile aggregare in una “”esposizione evidente e continua”” i trenta secoli della storia della penisola, fungevano insomma da “”mercati e officine di più larghi contadi””; (…)””. (pag 192)”,”ITAS-090″ “DELLA PERUTA Franco”,”Carlo Cattaneo, politico.”,”DELLA PERUTA F. già coordinatore delle riviste ‘Movimento operaio’ e ‘Studi storici’ è attualmente condirettore della rivista ‘Società e storia’ e direttore di ‘Storia in Lombardia’. E’ presidente dell’ Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione. Ha scritto molte opere (v. 4° cop.). Armi e ferrovie. Modello della nazione armata. “”L’ organico nesso fra le piccole patrie locali e la grande patria italiana era del resto al centro di un’altra delle idee-guida proposte con insistenza da Cattaneo dall’inizio del 1860, quella della “”nazione armata”” già presente in forma embrionale negli scritti degli anni precedenti. Per difendersi dai nemici esterni e interni, per completare l’ unificazione con Roma, Venezia, Trento e Trieste e per sottrarsi alla soffocante tutela del napoleonismo, incompatibile con la reale indipendenza dell’ Italia, il paese aveva bisogno di “”armi e ferrovie””, i due fattori inseparabili per la “”difesa nazionale”” (e “”Armi e ferrovie”” fu il titolo di una rubrica del risorto “”Politecnico”” nel periodo nel quale la rivista fu effettivamente diretta da Cattaneo). (pag 123-124) Giovani alla pratica militare. “”Per il raggiungimento concreto di questo obiettivo Cattaneo riteneva essenziale la realizzazione di un sistema di insegnamento pubblico finalizzato i tutti i suoi ordini e gradi nella formazione del “”cittadino soldato””, e nel quale quindi un particolare rilievo avrebbero dovuto avere la ginnastica e la pratica delle armi. “”Tutte le scôle – aveva sostenuto all’ aprirsi del 1860 – devono avere aspetto militare””. Ed era necessario che questa impronta connotasse in primo luogo l’ università. “”La nostra università deve comprendere tutte le nostre libere istituzioni; essa debb’essere ‘il pensiero della nazione’; essa debb’essere soprattutto militare, perché la milizia debb’essere, e veramente è il primo fra tutti i pensieri della nazione!””””. (pag 125)”,”TEOP-330″ “DELLA PERUTA Franco VOVELLE Michel CINGOLI Mario MANZELLI Gianguido, interventi”,”1848-1998: 150 anni dalla pubblicazione del “”Manifesto”” di Karl Marx e Friedrich Engels. Atti del Convegno: “”Le radici del “”Manifesto”” di K. Marx e F. Engels nella storia e nella cultura europea del XIX secolo””, Milano, 27 Novembre 1998, Sala Napoleonica Palazzo Greppi.”,”””Gli storici della Rivoluzione Francese. Marx non affermò mai di aver scoperto la classi sociali e la lotta di classe. In proposito è importante la lettera inviata a Joseph Weydemeyer il 5 marzo 1852: “”Per quel che mi riguarda, a me non appartiene né il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi nella società moderna, né quello di aver scoperto la lotta tra di esse. Già molto tempo prima di me degli storici borghesi aveva esposto la evoluzione storica di questa lotta delle classi, e degli economisti borghesi avevano esposto l’anatomia economica delle classi. Quel che io ho fatto di nuovo è stato di dimostrare: 1. che l”esistenza delle classi’ è soltanto legata a ‘determinate fasi di sviluppo storico della produzione’; 2. che la lotta di classe necessariamente conduce ‘alla dittatura del proletariato’; 3. che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla ‘soppressione di tutte’ le classi e a una ‘società senza classi’. (…). (Kar Marx, 5 marzo 1852). Ho posto io in neretto (il corsivo è nell’originale) le due fonti principali cui Marx paga il tributo per la sua concezione delle classi sociali, cioè gli storici e gli economisti borghesi. Per quel che riguarda gli economisti ne abbiamo già incontrato alcuni (come Galiani, Quesnay, Genovesi, Adam Smith) nel corso della storia dei termini ‘classe’ e ‘proletariato’, agli altri rende giustizia la bibliografia di ‘Das Kapital’ (Il Capitale). Per quel che concerne gli storici già Georgij Valentinovic Plechanov nel 1900 segnalava Augustin Thierry, Mignet, Thiers, Guizot rimproverando a Benedetto Croce di averli posti in ombra in uno scritto del 1898 (…)””. (pag 89-90)”,”MAES-079″ “DELLA PERUTA Franco”,”L’Internazionale a Roma dal 1872 al 1877.”,”DELLA PERUTA Franco Tendenze operaiste di Gnocchi-Viani “”Come si è accennato, Gnocchi-Viani dissentiva profondamente dall’indirizzo che gli anarchici avevano impresso all’Internazionale, e quando la loro linea di condotta, verso la fine del 1873, prevalse anche nella sezione romana, Gnocchi-Viani se ne staccò, e con lui gli altri militanti operai suoi amici che ne condividevano le idee, Buzzi e Bobbio. Nel suo dissenso teorico e pratico Gnocchi-Viani non fu un isolato. La storia dell’Internazionale in Italia non si esaurisce affatto nella storia dell’anarchismo di ispirazione bakuninista che fiorisce soprattutto in Romagna e che ha i suoi più importanti rappresentanti in Cafiero, Costa e Malatesta: c’è nel socialismo italiano del periodo un filone che si sviluppa accanto e contro quello anarchico ‘ortodosso’, formato da gruppi dissidenti che, attraverso formulazioni varie e anche discordi tra loro, esprimono tuttavia l’esigenza della ricerca di una strada nuova per il movimento operaio italiano, tale che gli permetta di superare il punto morto in cui minacciano di chiuderlo bakuninismo e bakuninisti. Si vuole alludere, oltre a Enrico Bignami e alla ‘Plebe’, oltre al ‘Povero’ di Palermo, agli ‘intransigenti’, ai gruppi che aderiscono alla Lega Universale delle Corporazioni Operaie, alla Sezione del Ceresio (cioè a Nabruzzi e Zanardelli). In questo filone, che deve ancora essere studiato e definito, confluisce anche l’opera di Osvaldo Gnocchi-Viani. Separatosi dal gruppo anarchico romano, Gnocchi-Viani continuò la sua attività di organizzatore in seno alle società operaie che si erano liberate dall’influenza dei moderati o dei mazziniani, specialmente fra tipografi e fra sarti. Particolarmente importante fu la sua opera fra i tipografi, ed questo proposito è da ricordare che fu proprio la Società dei Compositori-Tipografi romani che diede l’impulso più vigoroso alla costituzione dell’Unione delle Società Tipografiche Italiane, sancita dal Congresso di Milano del settembre 1874, del cui periodico ‘Il Tipografo’ Gnocchi-Viani fu redattore, insieme a Giacomo Bobbio”” (pag 28-29) [O. Gnocchi-Viani a F. Engels, Roma, 18 agosto 1872] “”Cittadino, So che avete già notizia di me e della Sezione romana, di cui ora sono Segretario; mi dispenso quindi dal dirvi cose che già sapete e vi intratterrò d’altro. E’ bene che sappiate intanto come si presenti Roma sotto il nostro punto di vista. Borghesia, aristocrazia e clero costituiscono la vita politica: l’operajo e il proletario accennano, benché fiaccamente, a sollevare la questione sociale. Il clero lo conoscete: è eguale in tutti i paesi. L’aristocrazia sta parte col Vaticano, parte col Quirinale; ma Vaticano e Quirinale presto o tardi si intenderanno e faranno un partito solo. La borghesia è o parlamentare o cattolica o mazziniana. Le classi operaje di politica o di religione se ne occupano poco o nulla: la proposta del suffragio universale non è uscita dal loro seno; dal loro seno invece escono naturalmente gli scioperi. A proposito di scioperi, vi dirò che probabilmente ne avremo anche a Roma: non so però quale esito possano avere, imperocché la nostra Sezione, essendo appena costituita, non può ancora iniziare, organizzare e sostenere sciopero alcuno. Lo sciopero che probabilmente a Roma riuscirà sarà quello dei compositori tipografi, imperocché hanno già una loro Associazione e qualche mezzo pecuniario. Sarebbe utilissima cosa che, potendo, voi vi adoperaste in modo da fornire alla nostra Sezione i mezzi che voi crederete convenienti per acquistare all’Internazionale l’Associazione dei Tipografi, la quale è, secondo i suoi Statuti, una società di resistenza. Se la nostra Sezione – di cui già fan parte parecchi operai tipografi – potesse o soccorrere gli scioperanti tipografi ovvero possedere Statuti e Regolamenti dell’Internazionale, in lingua italiana, da distribuire e far conoscere a molti, credo che quell’Associazione capirebbe benissimo che i suoi interessi la chiamano a costituirsi in Sezione dell”Internazionale’ (…)”” [O. Gnocchi-Viani a F. Engels, Roma, 18 agosto 1872] [(in) Franco Della Peruta, L’Internazionale a Roma dal 1872 al 1877, 1953] (pag 39-40)”,”INTP-072″ “DELLA VIGNA Pierluigi GHEZZI Carlo MORPURGO Rosamaria”,”Fondamenti di informatica.”,”L’elaborazione automatica delle informazioni è oggi presente in modo ormai irreversibile in tutti i settori delle attività produttive e dei servizi.”,”SCIx-067-FL” “DELLA PERUTA Franco MORELLI Emilia MONTALE Bianca ZAPPIA Lucrezia ISASTIA Anna Maria ARPINO Alberto M. PACIFICI Vincenzo G. PICCHI PIAZZA Elena FUJISAWA Fusatoshi”,”Mazzini tra insegnamento e ricerca. Atti del seminario di aggiornamento (Tivoli, marzo-aprile 1981).”,”Contiene il saggio di Franco Della Peruta: ‘Mazzini nell’interpretazione della storiografia marxista’ (pag 19-35) Sul socialismo giapponese e Mazzini v. il saggio di F. Fujisawa: ‘La fortuna di Mazzini in Giappone’ (pag 163-169) (in particolare si parla della nascita del ‘Gruppo di Studio sul Socialismo’ composto da giovani che organizzarono varie conferenze, tra queste su Saint-Simon, Fourier, Blanc, Proudhon, Sen Katayama parlò di Lassalle e T. Murai di Marx (1898-1900 circa) (pag 165-166) “”Sun Yat-Sen dichiarava al conte Sforza di «aver sentito il Mazzini più vicino a sé dei più moderni riformatori sociali europei» (pag 147) Marx definisce il mazzinianesimo “”duro a morire”” (pag 44)”,”STOx-259″ “DELLA PERUTA Franco”,”Democrazia e socialismo nel Risorgimento. Saggi e ricerche.”,”Contiene il capitolo: ‘Il socialismo italiano dall’anarchismo alla socialdemocrazia (1875-1882)’ (pag 285-338) Contiene in appendice I, Lettere di J. Ph. Becker (a Giuseppe Garibaldi e a Giuseppe Mazzoni (?) (entrambe del 1861)) (la seconda è a ‘Mazzini’ ? ndr) (pag 381-383)”,”MITS-012-FV” “DELLA PERUTA Franco”,”Uomini e idee dell’ Ottocento italiano.”,”DELLA PERUTA Franco è attualmente condirettore della rivista ‘Società e storia’ e direttore di ‘Storia in Lombardia’. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). Nome maggiormente citato nell’indice nomi: Mazzini Veneto prima del 1848: il Lombardo-Veneto. “”Il funzionamento dell’apparato burocratico era inoltre impacciato dagli amplissimi poteri attribuiti alla polizia, incaricata non soltanto di sorvegliare e reprimere il dissenso politico, ma anche di vigilare sugli impiegati delle altre brance della pubblica amministrazione”” (pag 94)”,”BIOx-002-FC” “DELLACASA Gianfranco”,”La controrivoluzione sconosciuta. Problemi delle rivoluzioni russe dell’ URSS e del movimento comunista internazionale dal 1905 a Krusciov.”,”L’A è nato nel 1937 e vive a Genova, dove insegna filos e storia in un liceo. Militante comunista fino al 1962, fu espulso dal PCI per posizioni di ‘sinistra’. Ha partecipato alle riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’ (1963-64). Quando quest’ultimo recuperò il leninismo e il mov op ufficiale egli ne uscì con altri partecipando in seguito al Circolo ‘Rosa Luxemburg’ di Genova (1966-68). Poi prese parte alla ‘Lega operai-studenti’ di Genova (1968-69). Dopo aver assimilato le esperienze di ‘Socialisme ou barbarie’ ‘Internationale Situationniste’ e ‘Invariance’, e dopo aver partecipato al movimento pol extraparlamentare di Genova, l’A parteciò al gruppo informale ‘Ludd’ (1969-1970) (rivoluzione come rivolgimento totale). Nel 1973 ha pubblicato ‘Rivoluzione e fronte popolare in Spagna ’36-’39’.”,”RUSU-048 RIRO-111″ “DELLACASA Gianfranco”,”Rivoluzione e fronte popolare in Spagna, ’36-’39.”,”Gianfranco Dellacasa è nato nel 1937, e vive a Genova, dove insegna filosofia e storia in un Liceo. Militante comunista fino al 1962, fu espulso dal PCI per posizioni di sinistra. Ha partecipato alle riviste Quaderni Rossi e Classe Operaia (1963/1964), le cui tesi erano operaiste, sindacaliste e di critica al Leninismo, per una ripresa del marxismo rivoluzionario. Quando Classe operaia, recuperò il leninismo e il movimento operaio ufficiale, Dellacasa ne uscì con altri, partecipando in seguito al Circolo Rosa Luxemburg di Genova (1966/1968), dove i problemi di Classe operaia venivano posti in termini meno operaisti e sindacalisti, ma anche più generici. Dellacasa partecipò poi alla Lega operai-studenti di Genova (1968/1969). Nel frattempo venivano assimilate le esperienze di Socialisme ou Barbarie, dell’Internazionale Stuationniste e di Invariance, che insieme alla partecipazione del movimento politico extraparlamentare a Genova, portarono Dellacasa a partecipare al gruppo informale Ludd (1969/1970), in cui la tesi la tematica era quella della Rivoluzione come rivolgimento totale, compito di tutti gli sfruttati contro tutto l’esistente. Da allora Dellacasa si è occupato di capire come e perchè il mivimento rivoluzionario sia fallito nel nostro secolo.”,”MSPG-016-FL” “DELLACASA Gianfranco”,”La controrivoluzione sconosciuta. Problemi delle rivoluzioni russe dell’Urss e del movimento comunista internazionale dal 1905 a Khruscëv.”,”Gianfranco Dellacasa è nato nel 1937, e vive a Genova, dove insegna filosofia e storia in un Liceo. Militante comunista fino al 1962, fu espulso dal PCI per posizioni di ‘sinistra’. Ha partecipato alle riviste Quaderni Rossi e Classe operaia (1963-64). Quando Classe operaia recuperò il leninismo e il movimento operaio ufficiale, Dellacasa ne uscì con altri, partecipando in seguito al Circolo ‘Rosa Luxemburg’ di Genova (1966-68). Dellacasa partecipò po alla ‘Lega operai-studenti’ di Genova (1968-69). Nel frattempo venivano assimilate le esperienze di ‘Socialisme ou Barbarie’, dell’Internationale Situationniste e di Invariance, che insieme alla partecipazione al movimento politico extraparlamentare a Genova, portarono Dellacasa a partecipare al gruppo informale ‘Ludd’ (1969-70), in cui la tematica era quella della Rivoluzione come rivolgimento totale. Da allora Dellacasa si è, fra l’altro, occupato di capire come e perchè il movimento rivoluzionario sia fallito nel nostro secolo, condizione per la ripresa positivo dello stesso, Nel ’73 ha pubblicato presso la Jaca Book Rivoluzione e fronte popolare in Spagna ’36-’39.”,”RIRO-061-FL” “DELLA-CORTE Francesco”,”Catone censore. La vita e la fortuna.”,”Molte sottolineature e scritte a margine dell’ ex proprietario Ma la parte più originale della biografia di Plutarco è l’ interpretazione che egli dà del mutamento di vita di Catone nei suoi ultimi anni, di cui abbiamo un’eco nel ‘de sumptu suo’ (…). Plutarco viene a concludere che Catone da vecchio non fu più così intransigente come da giovane, o almeno fino alla sua censura. La biografia plutarchea accentua un contrasto fra le teorie e la pratica di Catone. Come censore era stato severissimo. Come uomo, in privato, incominciò ad indulgere anch’egli, se non al lusso, almeno ai banchetti fra amici. (…) Bisogna però ritenere che, se pure in partenza egli era contro ogni tipo di usura, e se la sua politica economica fu quella di assegnare le prestazioni ai prezzi più bassi possibili e le rendite ai prezzi più alti, poi, di fatto, dovette moderare il suo programma. Plutarco va ancora più oltre, accusandolo di praticare proprio quella usura che egli combatteva.”” (pag 254)”,”STAx-174″ “DELLA-CORTE Mimmo”,”Bassolino, amici e compagni.”,”DELLA-CORTE Mimmo giornalista, saggista. Ha scritto ‘Sud oggi’ ecc. “”L’ Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania), è forte di ben 332 dipendenti di cui 43 dirigenti. Il direttore generale dell’Ente Luciano Capobianco assicura che il numero è sbagliato perché i dipendenti, in realtà, sono soltanto 314, ma l’area risorse umane della Regione Campania, ne paga 332. Dove sono gli altri 18? E’ territorio di caccia degli uomini di Mastella che vi fanno il bello e cattivo tempo. Considerata, però, la ocndizione di assoluto degrado in cui è ridottoil territorio della nostra regione, più che “”il bello””, fa “”il cattivo”” tempo. Ma il direttore regionale assicura che l’Ente per poter funzionare ha necessità di altro personale, perché l’organico inizialmente previsto è di 470 unità. (…)”” (pag 89″,”PCIx-377″ “DELLA-MEA Luciano”,”Una vita schedata.”,”DELLA-MEA Luciano è nato a Lucca nel maggio del 1924. In guerra nel 31° Reggimento carristi im Albania e Montenegro, nel 1945 nella VI DIvisioe alpina canaversana ‘Giustizia e Libertà’. Ha svolto diversi mestieri: giornalista professionista, redattore, colabboratore, direttore di giornali e riviste di sinistra. Consulente editoriale al Touring Club Itlaiano, Edizioni Avanti!, Nistri-Lischi, Feltrinelli, Bertani, Jaca Book, Mazzotta, Circolo del Pestival. Autore di libri. “”I fatti della Bussola furono in pratica, nei loro riflessi “”militanti””, la mia ultima azione in seno al “”Potere Operaio”” pisano. Cazzaniga ed altri ne erano usciti per fondare il “”Centro Carlo Marx””, che ebbero addentellati anche extrapisani. Io invece ne venni fuori individualmente (…). Dalla seconda metà del 1970 il mio riavvicinamento a “”Lotta Continua””, al suo giornale nazionale, al “”Mo’ che il tempo si avvicina”” del periodo napoletano di Adriano Sofri, ma soprattutto ad un più forte impegno di antifascismo militante, con conseguenti compiti organizzativi; in alcune riunioni tenute a Milano mi interessai sia dei “”proletari in divisa”” (ricordo poi un lungo e intenso rapporto epistolare con alcuni compagni in servizio di leva, fra i quali Marco Boato), sia della propaganda e cultura, settori cui attendevano soprattutto il giornalista Piero Scaramucci e lo storico Gianni Sofri””. (pag 78-79) La depressione e il ‘timido’ tentativo di suicidio di Della-Mea nel 1973 (pag 83) Altro tentativo di suicidio nel 1976 e il ricovero in un ospedale psichiatrico. (pag 86) “”Ora ho 72 anni e una salute malferma. Ero e resto fondamentalmente un socialista libertario, più “”sociale”” che partitico (…)””. (pag 105) Collabora, tramite Stefano Merli, con la Fondazione di Studi Storici F. Turati di Firenze diretta da Stefano Caretti. (pag 106)”,”ITAC-099″ “DELLA-MEA Luciano; a cura di MENCARELLI Paolo”,”Luciano Della Mea. Giornalista militante. Scritti 1949-1962.”,”MENCARELLI Paolo è docente di materie letterarie nelle scuole secondario superiori. Si è occupato di archivi della Resistenza:”,”ITAC-111″ “DELLA-MEA Ivan”,”Se qualcuno ti fa morto.”,”””Nella sede adiacente alla redazione dell”Avanti!’ nasce con Bosio una serie di collane caratterizzate vuoi dal loro impegno scientifico, vuoi dal carattere aperto e antidogmatico (e perciò viste con diffidenza, se non con ostilità, dagli apparati partitici): “”Sotto le bandiere del marxismo””, “”La condizione operaia in Italia””, “”Storia del movimento operaio italiano””, “”Biblioteca socialista””, “”Opere di Carlo Pisacane””, “”Mondo popolare””, e la fortunatissima collana de “”Il gallo””, inaugurata con il diario di Spagna di F.F. Nitti, Il maggiore è un rosso. (…) Tra l’altro le edizioni pubblicano i primi tre numeri dei “”Quaderni rossi”” (1961-63). Sin da allora del resto Bosio guarda con interesse anche ai fermenti che si agitano nell’ambito della sinistra al di fuori dei partiti, e sarà nel 1962 tra i promotori del giornale milanese “”La Classe””, tentativo (peraltro arenatosi dopo il primo numero) di collegare elementi che erano già fuori dei partiti tradizionali della classe o che stavano per rompere con essi a elementi della sinistra del PSI e del PCI.”” (pag 43)”,”ITAC-112″ “DELLA-MEA Luciano, a cura di Marco CINI”,”Alla ricerca del socialismo libertario. Scritti scelti, 1962-2003.”,”””Per quanto ho sin qui detto, Lenin va contestato, al di là di uno stato di necessità, per ciò che egli disse e fece nei primi anni del potere sovietico nell’Urss. La sua preoccupazione che nelle fabbriche sovietiche ci si impadronisse della tecnica capitalistica più progredita, cioè della tecnica borghese, corrispondeva corentemente all’altra preoccupazione che la direzione tecnica nelle fabbriche stesse fosse centralizzata e gerarchica”” (pag 140)”,”ITAC-141″ “DELLA-MEA Luciano, a cura di Marco CINI”,”Alla ricerca del socialismo libertario. Scritti scelti, 1962-2003.”,”””Per quanto ho sin qui detto, Lenin va contestato, al di là di uno stato di necessità, per ciò che egli disse e fece nei primi anni del potere sovietico nell’Urss. La sua preoccupazione che nelle fabbriche sovietiche ci si impadronisse della tecnica capitalistica più progredita, cioè della tecnica borghese, corrispondeva corentemente all’altra preoccupazione che la direzione tecnica nelle fabbriche stesse fosse centralizzata e gerarchica”” (pag 140)”,”ITAC-143″ “DELL’AMICO Lando”,”Il mestiere di comunista.”,”DELL’AMICO Lando già volontario nell’esercito di Salò ferito ad Anzio, croce di guerra ricevuta da Kesserling, fu tra gli organizzatori del neofascismo ma poi cambiò idea e nel 1949 si iscrive al PCI. Ma nel 1953 rompe anche con il partito comunista. Reclutamento di ex-fascisti. “”In questa situazione drammatica, continuai nella mia attività politica. Per diversi mesi, accompagnato da un funzionario della direzione centrale del partito, Angelo Portone, e, in un primo tempo, dall’on. Giuliano Pajetta, visitai l’Italia meridionale a caccia di fascista da ingaggiare (…). Altri tentativi di agganciare i neofascisti su un piano ideologico e morale cadevano nel nulla, benché avessi ottenuto il ‘licet’ dal vicesegretario del Partito, Luigi Longo””. (pag 62-63)”,”PCIx-287″ “DELLA-PERUTA Franco”,”Biblioteche e archivi. Guida pratica alla consultazione.”,”DELLA PERUTA, FRANCO, Biblioteche e archivi. Guida alla consultazione, Angeli, 1984 recensione Frigessi, D., L’Indice 1985, n.01 Ricerca e biblioteca sono spesso sinonimi o, per lo meno, la seconda costituisce di frequente la premessa e il supporto della prima. Benvenuta dunque questa guida che è stata pensata e organizzata come un agile strumento di lavoro, come un filo che consente al lettore e allo studioso – specialmente se si tratta di un giovane alle prime armi – di orizzontarsi nel labirinto cartaceo, oggi anche audiovisivo e filmico, delle pubblicazioni bibliografiche, delle schede, della distribuzione e della consultazione in biblioteca. Le biblioteche statali italiane sono suddivise per importanza in nazionali, universitarie, che si sono arricchite nel tempo attraverso l’incameramento di fondi librari di diversa provenienza, e in biblioteche di enti locali, comunali e provinciali, che svolgono funzione sia di conservazione sia di strutture aperte alla formazione permanente dei cittadini, cioè alla cultura e alla lettura. Di queste ultime l’autore fornisce un utile inventario suddiviso per regione, seguito da un elenco più sommario”,”ARCx-003″ “DELLA-PERUTA Franco saggio in:”,”Il socialismo italiano dal 1875 al 1882. Dibattiti e contrasti.”,”Altro materiale contenuto nell’Annuario: Rassegne: -Giuliano PROCACCI, Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca Documenti: -Lettres et documents de Karl Marx, 1856-1883. A cura di Emile BOTTIGELLI -Corrispondenza Friedrich Engels- Filippo Turati, 1891-1895. A cura di Luigi CORTESI Contributi bibliografici: -L’ Internazionale comunista dal I al VII Congresso, 1919 – 1935. A cura di Giuliano PROCACCI Note e recensioni: -Repertoire International des Sources pour l’Etude des Mouvements Sociaux aux XIX et XX siecle. Volume 1. La Premiere Internationale. Periodiques 1864-1877 (Richard HOSTETTER) -Archivalische Forschungen zur Geschichte der Deutschen Arbeiterbewegung, voröffentlicht vom Institut für Geschichte an der Deutschen Akademie der Wissenschaften zu Berlin (Ernesto RAGIONIERI) -The Communist International, 1919-1943. Documenti selected and edited by Jane Degras. Vol 1. 1919-1922 (Giuliano PROCACCI) “”Il termine e la nozione di aristocrazia operaia sono perciò ereditati piuttosto passivamente e non sono oggetto di un approfondimento critico e di un inveramento storico. Manca fino ad oggi, per quanto concerne la Germania, alcunché di analogo all’interessante saggio che lo Hobsbawn ci ha dato per l’Inghilterra sulla consistenza, la natura e le caratteristiche del fenomeno dell’ ‘aristocrazia operaia’ in quel paese (78). E sì che l’urgenza di precisare questo fenomeno è tanto maggiore per la Germania, dove il fenomeno di un”aristocrazia operaia’ ebbe comunque un carattere assai meno evidente e cospicuo che in Inghilterra. Un approfondimento ed un’analisi del concetto di ‘aristocrazia operaia’ non troviamo neppure nel lavoro dello Aisin, che pure impiega sovente tale termine e tale concetto (79). La questione è invece affrontata con un certo impegno ed una certa ampiezza nel lavoro dello Schlesinger, il quale rileva come la nozione più corrente che nella letteratura marxista viene proposta relativamente all”aristocrazia operaia’, quella cioè di una minoranza di lavoratori qualificati e meglio pagati, mal si concilia con la spiegazione parimenti corrente che della rilevanza politica di tale minoranza viene data: essere cioè essa compartecipe dei sopraprofitti che la grande industria capitalistica realizza, in quanto tale, attraverso lo sfruttamento dei mercati coloniali. Che anzi lo sviluppo della produzione di massa, il carattere sempre più sociale assunto dalla medesima nell’età dell’imperialismo tende a ridurre sempre più la consistenza stessa e l’influenza degli strati di lavoratori qualificati. Il fatto nuovo nel mondo del lavoro nei primi decenni di questo secolo non è certo lo enuclearsi di aristocrazie operaie, quanto piuttosto quello dell’avvento sulla scena della lotta politica e sociale di masse- sempre più larghe di lavoratori. Stando così le cose – annota lo Schlesinger – se per aristocrazia operaia si definiscono coloro che profittano direttamente dell’espansione imperialista e dei sovraprofitti da essa derivati, è ovvio che tale strato è troppo ridotto e, salvo eccezioni, troppo discosto dai principali centri del movimento operaio per spiegare sviluppi così importanti. Se invece è pensato come l’insieme di coloro che sono capaci di ottenere miglioramenti materiali in conseguenza della prosperità dei loro imprenditori, è evidente che un aumento della somma di profitto distribuibile tenderà a trasformare quel gruppo da una mera minoranza aristocratica in una maggioranza dell’intera classe lavoratrice (80). In questo senso l”aristocrazia operaia’ non ha tanto una rilevanza sociologica reale, quanto piuttosto il valore di una tendenza e di un’indicazione politica. Il prevalere del riformismo nel movimento operaio di determinati paesi non può, in altre parole, esser spiegato con il ricorso ad un fattore oggettivo il cui peso reale tende ad esser sempre più ridotto dalle leggi generali di sviluppo della produzione moderna. Sarebbe, semmai, più giusto ritenere che è la penetrazione del riformismo e la sua affermazione come ideologia della classe operaia nel suo complesso che contribuisce a dare all”aristocrazia operaia’ e al suo ‘comportamento’ politico-sindacale un rilievo ed un valore di norma superiore alla sua consistenza e rilevanza oggettiva. In altri termini il concetto di ‘aristocrazia operaia’ è più un concetto politico che sociologico, che, lungi dal risolvere il problema delle ‘origini’ e delle ‘condizioni’ in cui il riformismo si sviluppa, non fa che sottolineare il problema storico del riformismo stesso. Là dove si era creduto di individuare una causa, non troviamo che un elemento e là dove si era creduto di trovare una spiegazione, ci imbattiamo, in definitiva, in una tautologia”” (pag 141-142) [(78) Si veda il saggio di E.J. Hobsbawm, ‘The Labour Aristocracy in 19th Century Britain’, in ‘Democracy and Labour Movement. Essays in honour of Dona Torr’, London, 1954, pp. 201-239; (79) op. cit., p. 51; (80) Schlesinger, op. cit., p. 83. Conclusioni del resto non molto diverse si possono ricavare dallo stesso saggio del Kuczinsky citato più sopra [‘Ökonomische Basis und Zusammensetzung der Arbeiteraristokratie im Wandel eines Jahrhunderts’, in ‘Zeitschrift für Geschichtswissenschaft, 1954, fasc. 5, pp. 666-686]. In esso infatti lo storico tedesco rileva come il passaggio all’economia monopolistica dell’età dell’imperialismo porti a un restringimento degli strati di aristocrazia operaia (cfr. p. 679). Quest’ultima tende in progresso ad identificarsi con la ‘burocrazia operaia’, e cioè con l’apparato dei sindacalisti e con i funzionari di estrazione operaia degli uffici del lavoro, delle assicurazioni, etc. il Kuczinsky non spiega però come a questa riduzione quantitativa possa corrispondere un maggior rilievo politico]. LEGGERE in: [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla II Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’][in ‘Annali’ Feltrinelli, Milano, I, 1958] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT”,”ANNx-001″ “DELLA-PERUTA Franco”,”Storia dell’ Ottocento. Dalla Restaurazione alla “”belle époque””.”,”Franco DELLA-PERUTA (Roma 1924) è ordinario di storia del Risorgimento nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Milano. Già condirettore delle riviste ‘Movimento operaio’ e ‘Studi storici’ è attualmente condirettore della rivista ‘Società e storia’ e direttore della rivista ‘Storia in Lombardia’ oltre che direttore scientifico dell’ Istituto Lombardo per la Storia del Movimento di Liberazione e membro del Consiglio di Presidenza dell’ Istituto nazionale per la storia del Risorgimento. Autore di molti studi e monografie (v. 4° copertina). “”(…) già nel 1820 il cotone costituiva circa la metà delle esportazioni totali degli Stati Uniti e nel 1840 il sud produceva più del 60% del cotone mondiale. Questo tipo di sviluppo agricolo rafforzò la schiavitù, l’ “”istituzione peculiare”” del sud (come è stata chiamata da uno storico nel 1956), perché la manodopera delle piantagioni era fornita esclusivamente dagli schiavi negri. La schiavitù, abolita negli Stati del nord tra il 1774 e il 1804, divenne così dopo la proibizione della tratta da parte del governo federale (1808) la base dell’ economia degli Stati meridionali; gli schiavi costituivano infatti una forza-lavoro che si riproduceva da sé con rapidità, così che essi passarono da 1.300.000 nel 1815 a 4 milioni nel 1860, a fronte di una popolazione bianca che nel sud era di 6 milioni e mezzo di individui””. (pag 266) “”La segregazione razziale cui erano costretti i negri permise tuttavia di difendere alcune delle loro vecchie tradizioni africane e favorì talne forme di autonomia spirituale. Si elaborò così, con la mescolanza di vari elementi, una cultura afro-americana (folklore, danze, spiritual, scultura) che permise agli schiavi di mantenere legami comunitari, di conservare un certo grado di dignità e di indipendenza psicologica, di sviluppare il senso di una propria, distinta identità””. (pag 267)”,”EURx-225″ “DELLA-PERUTA Franco a cura; scritti di Luigi ANGELONI Carlo BIANCO DI SAINT-JORIOZ Filippo BUONARROTI Giuseppe MAZZINI Gustavo MODENA Giuseppe BUDINI Giuseppe RICCIARDI Filippo DE-BONI Carlo PISACANE”,”Scrittori politici dell’ Ottocento. Tomo I. Giuseppe Mazzini e i democratici.”,”Il ‘somaro’ Giuseppe Mazzini: “”E’ questa la felicità di Fourier. E’ il trionfo della materia; la terra data in preda agli appetiti dell’ egoismo; la vita ridotta alle misere proporzioni degli istinti e delle propensioni animali.”” (pag 542) “”Pisacane era infatti arrivato a formulare una sorta di grezzo determinismo economico che naturalmente (è perfino inutile osservarlo) non aveva nulla in comune con il materialismo storico di Marx, e che veniva così enunciato: “”Le sorti de’ popoli dipendono pochissimo dalle istituzioni politiche. Sono le leggi economiche-sociali, che tutto assorbono, che tutto travolgono ne’ loro vortici””; oppure “”la ragione economica, nella società domina la politica; quindi senza riformar quella, riesce inutile riformar questa””. E da questa concezione, che poneva in primo piano nel divenire sotiroc le strutture economiche della società, Pisacane, derivava, nel quadro della sua generale ideologia materialistica, l’ affermazione che le rivoluzioni, “”i mutamenti negli ordini sociali””, non avvenivano prima nel pensiero e poi nella realtà, ma, al contrario, erano la “”conseguenza delle condizioni e relazioni tra gli uomini””, e che quindi anche le personalità eccezionali, i geni, in tanto erano tali in quanto esprivano le tendenze profonde del loro tempo e della loro società (“”Con quanta evidenza le epoche, i costumi”” si diceva nei ‘Saggi’ a proposito degli uomini grandi dell’ antica Roma “”si riflettono in queste celebrità, che ne sono l’ effetto, non le cause (…)”” (…)””. (pag 1074-75)”,”TEOP-340″ “DELLA-PERUTA Franco CAFAGNA Luciano KALABINSKI Stanislaw TYCH Felix VALIANI Leo ZANARDO Aldo ARE Giuseppe MERLI Stefano MAZZONE Alessandro HAASE MAZZONE Irmgard”,”Annali. Anno Quinto. 1962.”,”Contiene: – Della Peruta, Mazzini e la Giovine Europa – Cafagna, Industrialismo e politica economica dopo l’Unità – Kalabinski e Tych, La rivoluzione 1905-1907 nel regno di Polonia (in francese) – Valiani, Il PSI nel periodo della neutralità – Della Peruta, a cura, Materiali sul fourierismo italiano – Della Peruta, a cura, Lettere di Mazzini a Giuseppe Petroni – Zanardo, a cura, Lettere di Antonio Labriola a Mariano, Guesde, V. Adler e W. Ellenbogen, G.V. Plechanov, 1892-1900 – Are, Il problema dello sviluppo economico dell’Italia nel pensiero e opera di Quintino Sella – Merli, a cura, La ricostruzione del movimento socialista in Italia e la lotta contro il fascismo dal 1934 alla seconda guerra mondiale – Mazzone, a cura, Opere di C.H. Saint-Simon (contributi bibliografici) – Migliardi Giorgio a cura, Il partito Operaio Social-Democratico Russo, II, 1905-1917 (contributi bibliografici) Recensioni: scritti di economia di Cavour, Le carte di G. Giolitti, Bibliografia sul movimento operaio austriaco (in tedesco), Riflessi della rivoluzione russa del 1905-1907 sulla stampa tedesca (in tedesco)”,”ANNx-013″ “DELLA-PERUTA Franco a cura; scritti di Luigi ANGELONI Carlo BIANCO DI SAINT-JORIOZ Filippo BUONARROTI Giuseppe MAZZINI Gustavo MODENA Giuseppe BUDINI Giuseppe RICCIARDI Filippo DE-BONI Carlo PISACANE”,”Scrittori politici dell’ Ottocento. Tomo I. Giuseppe Mazzini e i democratici.”,”2° copia “”Ma più tipicamente buonarrotiana è l’affermazione della utilità delle organizzazioni settarie, delle società segrete, perché nell’attività cospirativa il “”trattato”” vedeva un momento necessario nella preparazione della rivoluzione, e anzi, per rendere la loro azione più efficace, proponeva che i gruppi clandestini allora esistenti rinunciassero ai loro connotati particolari collegandosi e fondendosi in un organismo unitario sotto la direzione di un centor o “”congrega”” sarà poi fatto proprio dalla mazziniana Federazione della Giovine Italia), nell’intento di riscaldare lo spirito pubblico, preparare i quadri della guerra partigiana, dare l’impulso alle masse ed iniziare nel momento opportuno il movimento insurrezionale. Ma dove le analogie tra le idee politiche del Bianco ed il buonarrotismo hanno il loro punto di contatto più rilevante (come è stato messo in evidenza dal Galante Garrone) è nelle posizioni sostenute dal “”trattato”” a proposito della struttura e dei compiti degli organi del potere rivoluzionario nelle fasi dell’insurrezione e della lotta militare e del consolidamento della vittoria””. (pag 45)”,”SOCU-180″ “DELLA-PERUTA Franco a cura; saggi di Rinaldo SALVADORI Luigi CAVAZZOLI Emma SCARAMUZZA Maurizio PUNZO Franco DELLA-PERUTA Maurizio DEGL’INNOCENTI Paolo FAVILLI Angelo VARNI Giampietro BERTI Fabio FABBRI Ada GIGLI MARCHETTI Giovanna ANGELINI Mariella NEJROTTI Letterio BRIGUGLIO”,”Osvaldo Gnocchi Viani nella storia del movimento operaio e del socialismo.”,”Saggi di Rinaldo SALVADORI Luigi CAVAZZOLI Emma SCARAMUZZA Maurizio PUNZO Franco DELLA-PERUTA Maurizio DEGL’INNOCENTI Paolo FAVILLI Angelo VARNI Giampietro BERTI Fabio FABBRI Ada GIGLI MARCHETTI Giovanna ANGELINI Mariella NEJROTTI Letterio BRIGUGLIO “”E’ noto come il progetto di organizzazione della classe operaia in partito politico sia stato considerato l’elemento discriminante tra il “”socialismo non marxista”” ed il “”socialismo marxista””. Si può osservare, però che anche quel che concerne direttamente la questione del “”partito politico della classe operaia”” l’asse discriminante non assume i contorni del tutto netti. Innanzi tutto perché, fatte salve la teorizzazione costante della necessaria autonomia politica della classe operaia, e la teorizzazione della lotta di classe come operante in una dimensione che prevedeva ‘sempre’ anche la lotta politica, nello stesso Marx non è riscontrabile un indirizzo univoco sul partito politico-coscienza esterna della classe, e neppure, ed i due aspetti sono evidentemente legati, una lineare distinzione concettuale tra partito e classe. Pure senza accettare ‘in toto’ l’affermazione secondo cui “”per Marx il concetto di ‘partito’… è corrispondente al concetto di ‘classe'”” (1), è un fatto che vi è differenza tra il modo con cui il problema è trattato negli scritti quarantotteschi ed immediatamente postquarantotteschi, ed il modo con cui è trattato a partire da quando l’organizzazione operaia comincia a diventare elemento strutturale nel panorama della società industriale europea. Nel primo periodo Marx individua nei ‘comunisti’ quella ‘élite’ intellettuale che ha acquisito la coscienza generale del movimento reale della classe, e quindi il partito si definisce e cresce per mezzo del lievito rappresentato dalla loro presenza, che è appunto coscienza esterna dell’autonomia e del movimento reale della classe operaia. Nel secondo periodo invece l’accento non cade più sui comunisti quali lievito di autonomia, bensì sulla “”classe organizzata””. “”Eliminato ogni riferimento alla funzione specifica degli intellettuali, il movimento politico ha per soggetto la classe organizzata. La classe organizzata è il partito”” (2)”” [Paolo Favilli, ‘Gnocchi Viani e i rapporti con il marxismo’] [(in) ‘Osvaldo Gnocchi Viani nella storia del movimento operaio e del socialismo’, a cura di Franco Della Peruta, 1997] [(1) Cfr. M. Rubel, ‘Marx critico del marxismo’, 1981, p. 279; (2) Cfr. G. Manacorda, ‘Associazione operaia, autonomia politica del proletariato e partito organizzato in Marx ed Engels’, in ‘Il Congresso di Gotha: partito operaio e socialismo, 1981, p. 247-264. La cit. p. 259] (pag 193-194)”,”MITS-405″ “DELLA-PERUTA Franco MISIANI Simone PEPE Adolfo a cura; saggi di Guido MELIS Maurizio ANTONIOLI Giuseppe MONTELEONE Lorenzo BERTUCELLI Ada GIGLI MARCHETTI Claudio GAMBINI Alessandra BRUNETTI Roberto BERNARDI Piero DI-GIROLAMO Paolo SALVATORI Ester DE-FORT”,”Il sindacalismo federale nella storia d’Italia.”,”Franco DELLA-PERUTA già professore di storia del risorgimento presso l’Univ. Studi di Milano. Simone MISIANI dottore di ricerca collabora con la cattedra di storia de movimento sindacale dell’Università degli studi di Teramo. Adolfo PEPE professore di storia del partiti e movimenti politici nell’Università degli studi di Teramo, segretario generale della Fondazione Giuseppe Di Vittorio di Roma. Contiene il saggio di Roberto BERNARDI ‘I ferrovieri tra sindacalismo rivoluzionario e spinte alla trasformazione (1907-1926) (pag 126-150) “”Secondo il pensiero dello stesso Sorel, dagli scritti marxiani era desumibile l’ammissibilità dell’azione proletaria “”nel campo elettorale”” allo scopo di “”sgombrare il terreno da tutti gli impedimenti legalmente controllabili che impaccino lo sviluppo (autonomo) della classe operaia. Anche Enrico Leone accettava che l'””atteggiamento pratico”” del sindacalismo, contrario alla “”legislazione sociale”” in quanto canale dell’espansione normatoria dello stato, potesse spostare l’attività parlamentare con “”intenti soprattutto agitatorii…per fronteggiare anche dappresso il potere esecutivo della borghesia””. Dal punto di vista di Alceste De Ambris, era consentito abbracciare quelle “”riforme…sentite ed imposte dal proletariato””, mentre sembrava sussistere per i leader un’unica possibilità di accedere all’elettorato attivo, quella relativa alle “”candidature-protesta””, che comunque non avrebbero dovuto coinvolgere in modo diretto l’associazionismo categoriale. Il leader parmense confermò nella versione del 1912 del citato opuscolo sull'””azione diretta”” quanto Leone aveva sostenuto nel 1910 circa l’opportunità che il singolo iscritto, “”cittadino”” e “”contribuente””, continuasse ad esprimere col voto le proprie preferenze””. (pag 130-131) [Roberto Bernardi, ferrovieri tra sindacalismo rivoluzionario e spinte alla trasformazione (1907-1926)] (pag 130-131)”,”MITT-344″ “DELLA-PERUTA Franco”,”Democratici italiani e democratici tedeschi di fronte all’unità d’Italia (1859-1861).”,”in Annali Anno “”Per non parlare poi dei liberali grande-tedeschi, concordi nel parere che la Germania difendesse l’Austria. E assai profonde, infine, erano le spaccature prodottesi anche in seno alle frazioni democratiche e socialiste: tipico documento di esse la discussione tra Marx, Engels e Lassalle. Le discussioni e le polemiche tedesche degli anni ’59-60 si incentrarono dunque sui problemi della Germania (…)”” (pag 31) “”Il giudizio del Blind sulla situazione europea intorno al ’59 concordava singolarmente con quello di Mazzini e di Marx (160): i piani egemonici della Francia e della Russia, intesesi sulla spartizione dell’Europa, costituivano la minaccia più pericolosa che si potesse dare per il movimento rivoluzionario; il bonapartismo ed il panslavismo si proponevano di schiacciare per sempre la democrazia, e per mandare a vuoto le manovre dei due imperatori bisognava intanto lottare con tutte le forze contro Luigi Napoleone. Per quel che più propriamente era attinente all’Italia il Blind affermava il pieno diritto di questa ad una libera ed indipendente esistenza nazionale.”” (pag 55) (160) Per i rapporti tra Blind e Marx v., oltre al carteggio tra Marx ed Engels, Gustav Mayer, Letters of Karl Marx to Karl Blind, in ‘International Review for Social History’, Leiden, 1939, pp. 153-159 “”Rimane da prendere ora in esame il contrasto di opinioni che i problemi posti dal ’59 provocarono anche tra i socialisti tedeschi, discordi nella valutazione della situazione europea e nella scelta dell’atteggiamento da prendere davanti al conflitto e della linea da seguire, a questo riguardo, le posizioni della ‘Neue Zeit’, giornale di orientamento comunista diretto da Edgar Bauer per conto dell’Associazione operaia tedesca di cultura di Londra, ribattezzato poi, in seguito ad una crisi direzionale, in ‘Das Volk’. (…) finire dopo aver fotocopiato il saggio…”,”MAES-140″ “DELLA-PERUTA Franco”,”I contadini nella rivoluzione lombarda del 1848.”,”””La rapida estensione dell’insurrezione milanese del 18 marzo a quasi tutte le terre lombarde, dalla piana padana alle valli valtellinesi ed alle zone dei laghi, la partecipazione contadina in senso antiaustriaco agli avvenimenti del 18-23 marzo nei grandi centri e nei piccoli borghi, lo slancio rivoluzionario che ancora percorre ed agita le campagne nei primi giorni dell’aprile, dimostrano che in Lombardia è arrivata al suo punto critico e si è manifestata con la massima evidenza quella rottura del blocco di tipo sanfedista Austria-nobiltà-contadini che era andata maturando nel 1847 e nei primi mesi del ’48. Alla lotta insurrezionale contro l’Austria non partecipano solamente studenti, borghesia liberale, artigiani delle città, ma intervengono, portando spesso un contributo decisivo alla vittoria, le popolazioni delle campagne”” (pag 532); “”Questo improvviso ribollire di forze poco conosciute e perciò tanto più temibili provocò un senso di smarrimento e di ansioso timore fra gli elementi liberali lombardi che dirigevano l’opinione pubblica antiaustriaca: era un intervento che usciva dalle regole del loro gioco e li turbava, come cosa inaspettata e preoccupante. Dei contadini correva in quel tempo tra i liberali lombardi una immagine arbitraria, un ritratto di maniera, di cui ci si può fare un’idea leggendo le pagine del ‘Curato di campagna’ di Carlo Ravizza (29), Nemmeno i più intelligenti e penetranti tra i pubblicisti lombardi, come Cesare Correnti e Carlo Tenca, erano riusciti ad andare più a fondo nell’esame dei rapporti di classe delle campagne ed a gettare lo sguardo nel mondo delle idee e dei sentimenti contadini, ad intuire quali cariche di energia quel mondo celasse. L’Italia poteva ritenersi fortunata – si diceva e si scriveva – perché le erano sconosciuti i mali dell’industrialismo, sia economici che morali. “”In generale i contadini sono ignoranti, il che è male senza dubbio – si legge nella ‘Rivista Europea’ del 1842 (30) – ma vale infinitamente meglio l’ignoranza che una mezza scienza o, per meglio dire, quella falsa scienza che sola possiedono gli artieri in molti paesi… Il fatto è che lo spirito degli artieri è più sviluppato di quello dei contadini””, ma si sviluppa a volte in una cattiva direzione, e pertanto “”i sistemi di Owen, di Fourier ed altri simili non rimasero ne’ libri come dottrine speculative, ma produssero effetti più o meno funesti perché penetrarono le classi inferiori, e più delle altre… quella degli artieri””. Con i contadini invece è tutto più semplice: le loro condizioni possono anche essere in certi casi tristi – questo lo si ammette (31) – ma anche la miseria si adagia e si acqueta nei rapporti patriarcali delle campagne, nel paternalismo dei proprietari e dei grossi affittuari, nello spirito religioso di cui è compenetrata la vita contadina. (…)’ (pag 534-535); ‘Ad accrescere l’ostilità dei contadini contro l’Austria sopravvennero le sanguinose violenze della polizia e dei militari austriaci in Milano il giorno 8 settembre. “”I fatti di Milano – scrisse il Correnti (51) – furono per le plebi delle provincie e delle campagne, quel che alle moltitudini del medio evo erano le cerimonie rappresentative ed i misteri sacroteatrali. Cento libri stampati o dieci anni di ciarle non avrebbero potuto aprir meglio gli occhi o la mente del popolo. I pensieri si tengono l’un l’altro: e il popolo è difficile farlo pensare su una cosa; quando poi comincia a mulinare, lo fermi chi può. Dunque, va ora dicendo, i tedeschi l’hanno col Papa e co’ preti e co’ signori, e scannano in piazza la povera gente sotto gli occhi dell’Arcivescovo, e cacciano in prigione i galantuomini, e minacciano i signori che ci hanno dato da mangiare st’inverno e che vogliono bene al Papa! Dunque non è vero che i tedeschi sono qui per la religione, per la pace e la quiete, giacché sono loro che vanno in casa altrui a fare il prepotente (…)”” (pag 541); “”Dunque, alla vigilia della rivoluzione, la popolazione agricola della Lombardia, nella sua grande maggioranza, dai piccoli proprietari delle regioni di montagna ai mezzadri della Brianza, dai coloni delle colline ai piccoli affittuari ed ai salariati della bassa era disposta ad aderirvi, perché pensava che la rivoluzione dovesse schiuderle nuove prospettive ed aprire la via alla soluzione dei suoi problemi. Ma, evidentemente, per la sua dispersione e per la difficoltà di arrivare a stabilire un’intesa tra parti notevoli di essa, non poteva tentare un movimento indipendente: la spinta iniziale doveva venire dalla città, da Milano”” (64) (pag 545); “”Intorno a Milano, fin dal secondo giorno dell’insurrezione, si concentrarono grosse bande contadine, e gli austriaci furono costretti a rafforzare i presidi alle porte, munendole di alcuni pezzi di artiglieria, ed a chiudere i cancelli “”onde impedire l’ingresso nella città dei contadini, che a migliaia vi accorrono in soccorso dei cittadini”””” (79) (pag 549)”” [note: (29) Milano, Pirola, 1841; (30) G.B. Michelini, ‘Interrogazioni proposte a chi intende visitare le manifatture’, in ‘Rivista Europea’, Milano 1842; (31) Cfr. gli scritti sulle condizioni dell’agricoltura e dei contadini lombardi in F. Della Peruta, ‘Le condizioni dei contadini lombardi nel Risorgimento’, in ‘Società’, Roma, giugno 1951; (32) Cesare Correnti, Scritti scelti, Roma, Forzani, 1891; (51) ‘L’Austria e la Lombardia’ cit.; (64) K. Marx F. Engels, ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, in ‘Il 1848 in Germania e in Francia’, cit, p. 19; (79) ‘Archivio triennale’, vol. II]”,”QUAR-086″ “DELLA-PERUTA Franco”,”I contadini nella rivoluzione lombarda del 1848.”,”””La rapida estensione dell’insurrezione milanese del 18 marzo a quasi tutte le terre lombarde, dalla piana padana alle valli valtellinesi ed alle zone dei laghi, la partecipazione contadina in senso antiaustriaco agli avvenimenti del 18-23 marzo nei grandi centri e nei piccoli borghi, lo slancio rivoluzionario che ancora percorre ed agita le campagne nei primi giorni dell’aprile, dimostrano che in Lombardia è arrivata al suo punto critico e si è manifestata con la massima evidenza quella rottura del blocco di tipo sanfedista Austria-nobiltà-contadini che era andata maturando nel 1847 e nei primi mesi del ’48. Alla lotta insurrezionale contro l’Austria non partecipano solamente studenti, borghesia liberale, artigiani delle città, ma intervengono, portando spesso un contributo decisivo alla vittoria, le popolazioni delle campagne”” (pag 532); “”Questo improvviso ribollire di forze poco conosciute e perciò tanto più temibili provocò un senso di smarrimento e di ansioso timore fra gli elementi liberali lombardi che dirigevano l’opinione pubblica antiaustriaca: era un intervento che usciva dalle regole del loro gioco e li turbava, come cosa inaspettata e preoccupante. Dei contadini correva in quel tempo tra i liberali lombardi una immagine arbitraria, un ritratto di maniera, di cui ci si può fare un’idea leggendo le pagine del ‘Curato di campagna’ di Carlo Ravizza (29), Nemmeno i più intelligenti e penetranti tra i pubblicisti lombardi, come Cesare Correnti e Carlo Tenca, erano riusciti ad andare più a fondo nell’esame dei rapporti di classe delle campagne ed a gettare lo sguardo nel mondo delle idee e dei sentimenti contadini, ad intuire quali cariche di energia quel mondo celasse. L’Italia poteva ritenersi fortunata – si diceva e si scriveva – perché le erano sconosciuti i mali dell’industrialismo, sia economici che morali. “”In generale i contadini sono ignoranti, il che è male senza dubbio – si legge nella ‘Rivista Europea’ del 1842 (30) – ma vale infinitamente meglio l’ignoranza che una mezza scienza o, per meglio dire, quella falsa scienza che sola possiedono gli artieri in molti paesi… Il fatto è che lo spirito degli artieri è più sviluppato di quello dei contadini””, ma si sviluppa a volte in una cattiva direzione, e pertanto “”i sistemi di Owen, di Fourier ed altri simili non rimasero ne’ libri come dottrine speculative, ma produssero effetti più o meno funesti perché penetrarono le classi inferiori, e più delle altre… quella degli artieri””. Con i contadini invece è tutto più semplice: le loro condizioni possono anche essere in certi casi tristi – questo lo si ammette (31) – ma anche la miseria si adagia e si acqueta nei rapporti patriarcali delle campagne, nel paternalismo dei proprietari e dei grossi affittuari, nello spirito religioso di cui è compenetrata la vita contadina. (…)’ (pag 534-535); ‘Ad accrescere l’ostilità dei contadini contro l’Austria sopravvennero le sanguinose violenze della polizia e dei militari austriaci in Milano il giorno 8 settembre. “”I fatti di Milano – scrisse il Correnti (51) – furono per le plebi delle provincie e delle campagne, quel che alle moltitudini del medio evo erano le cerimonie rappresentative ed i misteri sacroteatrali. Cento libri stampati o dieci anni di ciarle non avrebbero potuto aprir meglio gli occhi o la mente del popolo. I pensieri si tengono l’un l’altro: e il popolo è difficile farlo pensare su una cosa; quando poi comincia a mulinare, lo fermi chi può. Dunque, va ora dicendo, i tedeschi l’hanno col Papa e co’ preti e co’ signori, e scannano in piazza la povera gente sotto gli occhi dell’Arcivescovo, e cacciano in prigione i galantuomini, e minacciano i signori che ci hanno dato da mangiare st’inverno e che vogliono bene al Papa! Dunque non è vero che i tedeschi sono qui per la religione, per la pace e la quiete, giacché sono loro che vanno in casa altrui a fare il prepotente (…)”” (pag 541); “”Dunque, alla vigilia della rivoluzione, la popolazione agricola della Lombardia, nella sua grande maggioranza, dai piccoli proprietari delle regioni di montagna ai mezzadri della Brianza, dai coloni delle colline ai piccoli affittuari ed ai salariati della bassa era disposta ad aderirvi, perché pensava che la rivoluzione dovesse schiuderle nuove prospettive ed aprire la via alla soluzione dei suoi problemi. Ma, evidentemente, per la sua dispersione e per la difficoltà di arrivare a stabilire un’intesa tra parti notevoli di essa, non poteva tentare un movimento indipendente: la spinta iniziale doveva venire dalla città, da Milano”” (64) (pag 545); “”Intorno a Milano, fin dal secondo giorno dell’insurrezione, si concentrarono grosse bande contadine, e gli austriaci furono costretti a rafforzare i presidi alle porte, munendole di alcuni pezzi di artiglieria, ed a chiudere i cancelli “”onde impedire l’ingresso nella città dei contadini, che a migliaia vi accorrono in soccorso dei cittadini”””” (79) (pag 549)”” [note: (29) Milano, Pirola, 1841; (30) G.B. Michelini, ‘Interrogazioni proposte a chi intende visitare le manifatture’, in ‘Rivista Europea’, Milano 1842; (31) Cfr. gli scritti sulle condizioni dell’agricoltura e dei contadini lombardi in F. Della Peruta, ‘Le condizioni dei contadini lombardi nel Risorgimento’, in ‘Società’, Roma, giugno 1951; (32) Cesare Correnti, Scritti scelti, Roma, Forzani, 1891; (51) ‘L’Austria e la Lombardia’ cit.; (64) K. Marx F. Engels, ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, in ‘Il 1848 in Germania e in Francia’, cit, p. 19; (79) ‘Archivio triennale’, vol. II]”,”QUAR-087″ “DELLA-PERUTA Franco / MASINI Pier Carlo”,”La Banda del Matese e il fallimento della teoria anarchica della moderna «Jacquerie» in Italia (Della Peruta) / La giovinezza di Luigi Galleani (Masini).”,”Della Peruta a pag 338 cita lo studio importante di P. Togliatti ‘Marxismo e bakunismo’,( in ‘Stato operaio’, Parigi, 1934, p. 820) “”Per i bakunisti – è cosa nota – il nemico principale da combattere è l’«autorità», la «tirannia». «Bakunin è, secondo le sue proprie dichiarazioni – osservava Palmiro Togliatti in un suo fondamentale studio su ‘Marxismo e bakunismo’ – un materialista, ma tutto il suo pensiero è popolato di ombre le quali sono quasi sempre, è vero, il contrario delle ombre che popolano il mondo filosofico della borghesia, ma non sono meno di esse delle entità metafisiche» (4). L’«autorità» è appunto uno di queste entità metafisiche bakuniane. «Noi non riconosciamo altra Patria che la Rivoluzione universale – dicono i bakunisti – altro nemico che la tirannia sotto qualsiasi forma essa si presenti, religiosa, dottrinaria, politica, economica o sociale» (5). La lotta contro l’autorità, in tutte le sue forme, significa anzitutto lotta contro lo Stato in generale, astrattamente preso, al di là di ogni considerazione del suo carattere e contenuto di classe: per Bakunin infatti lo Stato non è l’organizzazione delle classi dirigenti borghesi per difendere i propri privilegi, ma è invece piuttosto lo Stato a determinare, col semplice fatto della sua esistenza, la divisione della società in due categorie, i dominanti e i dominati» (6). «Dal punto di vista negativo o distruttivo, – proseguono i bakunisti – noi vogliamo come misure immediate: l’abolizione, la bancarotta e l’abolizione completa dello Stato e di tutto ciò che ne costituisce l’esistenza» (7). Così, mentre Marx afferma la necessità, per il proletariato rivoluzionario, di dare vita, una volta abbattuto lo Stato borghese, ad una «forma rivoluzionaria e transitoria» di Stato, che i proletari utilizzeranno nella lotta contro gli sfruttatori, per l’instaurazione della società senza classi, Bakunin e i bakunisti sono invece contrari anche a questa forma rivoluzionaria di Stato, sono contrari cioè alla dittatura del proletariato. (…) Il mitico vagheggiamento degli istinti di ribellione, dello scatenamento delle forze primitive nella lotta contro l’oppressione feudale e capitalistica arrivava in Bakunin all’idealizzazione della funzione rivoluzionaria del brigantaggio: «il bandito è sempre l’eroe, il difensore, il vendicatore del popolo, il nemico irriconciliabile di tutto il regime statale, sociale e civile, il lottatore per la vita e per la morte contro la civiltà statale-aristocratica, funzionaria-clericale. Chi non capisce il banditismo non capisce nulla della storia popolare russa….Il bandito è in Russia l’autentico e unico rivoluzionario – un rivoluzionario senza frasi e senza retorica libresca» (11). Il ruolo egemonico nella rivoluzione spettava cioè, secondo gli anarchici, alle masse contadine. Anche Marx ed Engels avevano attribuito grande importanza alla funzione rivoluzionaria dei contadini nella rivoluzione democratica-borghese ed in quella socialista, ma avevano giustamente negato alle masse contadine la funzione egemonica. «La sostanza del marxismo sta… nel riconoscere che la funzione rivoluzionaria del movimento contadino si può realizzare solamente se questo movimento si svolge in stretto legame e sotto la direzione politica della classe operaia. La sostanza del marxismo consiste nell’affermare la necessità dell”egemonia del proletariato nella rivoluzione’, e nel dimostrare la inevitabilità storica di questa egemonia basandosi sulle leggi stesse che regolano lo sviluppo oggettivo della società capitalistica» (12). Con la loro impostazione della questione delle forze motrici della rivoluzione e con la loro concezione della rivoluzione stessa gli anarchici erano inevitabilmente portati a negare non soltanto il partito politico della classe operaia, ma anche l’importanza dell’organizzazione sindacale operaia”” [Franco Della Peruta, ‘La Banda del Matese e il fallimento della teoria anarchica della moderna «Jacquerie» in Italia’, Milano, 1954, in ‘Movimento operaio, n. 3, maggio-giugno 1954] [(4) Ercoli (P. Togliatti), ‘Marxismo e bakunismo’, in ‘Stato operaio’, Parigi, 1934, p. 820; (5) Così si apre un ‘Programma della Fratellanza Socialista Rivoluzionaria Italiana’, redatto nel 1875. (…); (6) V. Bakunin, ‘Fédéralisme, Socialisme et Antithéologisme’, in ‘Oeuvres’, Paris, Stock, 1904 vol I, pp. 174-175; (7) ‘Programma’ cit.; (11) Appello di Bakunin del 1869, cit. in Franco Venturi, ‘Il populismo russo’, Torino, Einaudi, 1952, vol. I, p. 601; (12) P. Togliatti, art. cit. p. 823] (pag 338-339-340-341) Della Peruta cita il trattato di Carlo Bianco di Saint Jorioz ‘Della guerra nazionale d’insurrezione per bande, applicata all’Italia’ (pag 359). Il tema della guerra per bande è ripreso da Mazzini nel 1833 (pag 361)”,”ANAx-386″ “DELLA-PERUTA Franco”,”Filippo Buonarroti – Carlo Pisacane. Note biografiche introduttive al volume ‘Scrittori politici dell’Ottocento’, Tomo I, Giuseppe Mazzini e i democratici, a cura di Franco Della Peruta.”,”Grezzo determinismo di Pisacane che non aveva nulla in comune con il materialismo storico di Marx (pag 1072)”,”SOCU-221″ “DELLA-PERUTA Franco”,”Mazzini e i rivoluzionari italiani. Il “”partito d’azione””, 1830-1845.”,”Franco Della Peruta ha insegnato Storia del Risorgimento nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Democrazia e socialismo nel Risorgimento’ (1965).”,”ITAB-009-FMB” “DELLA-PERUTA Franco”,”Carlo Cattaneo e il Federalismo.”,”Cattaneo a favore di un federalismo di Stati o regni e non di ‘regioni’ (1861) (pag 163)”,”TEOP-086-FMB” “DELL’ARINGA Carlo”,”Egualitarismo e sindacato. L’ evoluzione dei differenziali retributivi nell’ industria italiana.”,”Il lavoro è frutto di una ricerca del CERES (Centro ricerche economiche e sociali della CISL) del 1975. Carlo DELL’ARINGA si è laureato in Scienze politiche alla Cattolica di Milano e in economia all’ Università di Oxford. Dal 1970 insegna economia politica nella facoltà di economia e commercio della Cattolica,. Ha pubblicato ‘Occupazione salari prezzi’ (GIUFFRE’ 1969) e ‘La mobilità del lavoro nell’ industria italiana’ (Vita e Pensiero) 1974.”,”MITT-096″ “DELL’ARTI Giorgio”,”Vita di Cavour.”,”L’A ringrazia Carlo Pischedda ed Eugenio Scalfari DELL’ARTI Giorgio è un giornalista di Repubblica, nato a Catania nel 1945. Questo è il suo primo libro. Wikip: Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Isolabella e di Leri, più semplicemente noto come Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico italiano, protagonista del Risorgimento nella veste di capo del governo del Regno di Sardegna e successivamente in quella di primo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia. Il connubio [modifica] Camillo Benso conte di CavourNel 1852 diede vita al cosiddetto “”connubio””: una forma di coalizione programmatica tra le componenti più moderate della destra liberale (i cui esponenti più rappresentativi erano Cavour stesso e il D’Azeglio) e della sinistra piemontese (guidata da Urbano Rattazzi), che lo portò nel novembre dello stesso anno a diventare Presidente del Consiglio dei Ministri. Il connubio mirava innanzitutto a ridurre all’impotenza l’opposizione rappresentata dalla vecchia aristocrazia fondiaria e clericale che si era battuta nel 1850 contro le leggi Siccardi e dai pochi rappresentanti della Sinistra democratica guidata da Angelo Brofferio, Giuseppe Saracco e Agostino Depretis. Scriveva Cavour qualche anno dopo: « Io penso di aver reso con ciò un servizio al nostro paese, perché stimo di avere così innalzata una barriera abbastanza alta onde la reazione non venga mai a superarla. » In realtà il connubio rappresentava quella che fin d’allora fu chiamata una dittatura parlamentare frutto di una politica che, escludendo ogni reale apporto dell’opposizione alla formazione delle leggi, mirava a una sorta di governo personale. Una politica che non rifuggendo dall’usare lo stesso strumento della Sinistra di Agostino Depretis nel 1882, può essere considerata, per certi aspetti, l’antesignana del famigerato trasformismo (cfr. Denis Mack Smith, Cavour. Il grande tessitore dell’unità d’Italia, Bompiani, 2001). Questo giudizio può essere temperato se consideriamo che a parere di altri storici invece, come Luigi Salvatorelli, Cavour ebbe sempre un grande rispetto per la libertà e lo Statuto albertino in nome del quale si contrastò persino con il re Vittorio Emanuele II, non sempre disposto a fare la parte del sovrano costituzionale. Ciò non toglie, secondo lo storico Denis Mack Smith, che i deputati sapessero di dover fare quello che lui voleva. Tale atteggiamento politico era dovuto anche al suo carattere che come ci racconta Petruccelli della Gattina ne I moribondi di palazzo Carignano (Milano 1862) era tale che « Conosce la gente che lo circonda, la stima poco, forse punto ed ha il torto di darlo a vedere. Non tollera eguali, non essendo abituato a incontrarne molti. » Riforme economiche [modifica] Raggiunta questa carica Camillo Benso Conte di Cavour si diede al potenziamento economico-industriale del Regno di Sardegna, favorendo la costruzione di ferrovie, di strade (nel 1859 il Piemonte aveva 807 km di ferrovie, più di ogni altro stato italiano). Rese il porto di Genova il più grande d’Italia. Diede nuova vita all’agricoltura introducendo nuove coltivazioni e abolendo il dazio sul grano, facendo opere di bonifica e costruzione di canali d’irrigazione. Favorì la creazione di un’industria siderurgica e il potenziamento dell’industria tessile. Tutto ciò comportò un alto costo finanziario che Cavour affrontò contraendo pesanti prestiti con la Francia e l’Inghilterra i cui rimborsi furono coperti con gravose tassazioni che non risparmiarono neppure i generi alimentari con grave disagio dei ceti più deboli. Tra gli affari e la politica, sta la partecipazione di Cavour alla creazione dei primi moderni istituti di credito a Genova e a Torino, destinati a confluire nella Banca Nazionale degli Stati Sardi che più tardi divenne Banca d’Italia. I rapporti tra Stato e Chiesa [modifica] Papa Pio IXFin dal 1850 si era proceduto in Piemonte ad un’opera di laicizzazione dello stato tanto più necessaria per un paese dove sopravvivevano residui medioevali come il diritto d’asilo per chiese e conventi che le leggi Siccardi alla fine riuscirono a cancellare nonostante l’opposizione clericale guidata dall’arcivescovo di Torino Luigi Fransoni arrestato e condannato ad un mese di carcere. Ancora nel 1852 non si riuscì a far approvare un progetto di legge che istituiva il matrimonio civile per l’opposizione del Senato e del Re.[6] Anche Cavour nel 1855 dovette affrontare l’opposizione cattolica in relazione ad un progetto di legge per la soppressione degli ordini religiosi non dediti all’insegnamento o all’assistenza dei malati e l’incameramento dei loro beni allo stato. La forte maggioranza parlamentare di Cavour dovette arrendersi di fronte all’opposizione del clero e di una parte dell’opinione pubblica, ma soprattutto per l’intervento del Re. Cavour si dimise aprendo una crisi costituzionale chiamata crisi Calabiana dal nome del vescovo di Casale Luigi Nazari di Calabiana avversario del progetto di legge. Lo scontro si risolse con un compromesso. Cavour ritirò le dimissioni e la legge fu ripresentata in termini molto più moderati rispetto alla precedente. Il problema dei rapporti tra Stato e Chiesa si ripresentò dopo l’unità aggravato dalla forte intransigenza di papa Pio IX nei confronti dello stato italiano che aveva proclamato Roma capitale del nuovo regno. Seguendo il metodo diplomatico, Cavour aveva avviato trattative segrete con Napoleone III, tutore della Chiesa cattolica e con lo stesso Papato[7] offrendogli l’abbandono di ogni pretesa giurisdizionalistica di controllo regalistico[8] sulla Chiesa da parte dello stato italiano in cambio della rinuncia al potere temporale dei Papi. Era la famosa formula della «Libera Chiesa in libero Stato» che Cavour non ebbe modo di mettere in pratica per la sua morte improvvisa. Il rifiuto di papa Pio IX suscitò la reazione dell’anticlericalismo liberale e dei democratici mazziniani e garibaldini convinti che il problema di Roma capitale si potesse risolvere solo col metodo rivoluzionario.[9] La politica estera e la questione italiana [modifica] Il programma politico di Cavour riguardo il problema italiano non prevedeva, come fu fatto credere dall’agiografia risorgimentale dopo l’unità,[10] di unificare l’Italia. Per esempio, durante il Congresso di Parigi nel 1856, dopo l’incontro con Daniele Manin, un capo della Società Nazionale Italiana, Cavour scrisse che Manin gli aveva parlato “”dell’unità d’Italia ed altre corbellerie””.[11] L’obiettivo di Cavour era quello di creare un forte Stato nel Settentrione sotto la corona dei Savoia, con l’annessione della Lombardia e del Veneto. Questo progetto, d’altra parte, corrispondeva alle tradizionali aspirazioni dei Savoia all’unificazione della pianura Padana interrotta al fiume Ticino dalla presenza austriaca in Lombardia. Il Piemonte non avrebbe potuto conseguire da solo un simile risultato, che avrebbe alterato il quadro politico europeo, senza il consenso e l’aiuto delle maggiori potenze europee. La guerra di Crimea [modifica] Maria Clotilde di Savoia Per approfondire, vedi le voci Guerra di Crimea e Congresso di Parigi. La guerra di Crimea scoppiata nel 1854 fu per Cavour l’occasione di presentare la questione italiana all’attenzione dell’opinione pubblica europea, mettendola sull’avviso del pericolo rivoluzionario presente in Italia per le numerose iniziative democratico-repubblicane mazziniane. L’episodio bellico faceva parte della travagliata Questione d’oriente: Francia e Gran Bretagna alleate combattevano contro la Russia, che tentava di espandersi a loro danno nella penisola balcanica. Cavour offrì l’alleanza del Piemonte alle grandi potenze, inviando in Crimea un corpo d’armata di 18.000 uomini al comando del Generale Alfonso La Marmora, che si distinse nella battaglia della Cernaia. La pace fu firmata nel 1856 al Congresso di Parigi con la presenza del rappresentante dell’Austria. Cavour non chiese alcun compenso per la partecipazione alla guerra, ma ottenne che una seduta fosse dedicata espressamente a discutere il problema italiano: egli poté quindi sostenere pubblicamente che la repressione dei governi reazionari e la politica dell’Austria erano i veri responsabili dell’inquietudine rivoluzionaria che covava nella penisola e che avrebbe potuto costituire una minaccia per i governi di tutta Europa. Cavour e Napoleone III [modifica] “”Testamento di Felice Orsini””. Foglio volante coevo. Costantino Nigra La Contessa di CastiglioneSuscitata l’attenzione delle potenze europee sulla questione italiana, per risolverla era necessario l’appoggio militare della Francia, dove forte era però l’opposizione dei cattolici ansiosi per il futuro della Chiesa romana. D’altra parte l’Inghilterra, assecondata dal governo prussiano, si adoperava per una soluzione diplomatica per evitare una guerra che avrebbe alterato a favore della Francia l’equilibrio europeo. Si doveva perciò convincere con ogni mezzo Napoleone III, conservatore all’interno, ma sostenitore di una politica estera di “”grandeur”” improntata al principio napoleonico della Francia portatrice di libertà ai popoli oppressi protetti e subordinati agli interessi francesi. Dopo una lunga serie di trattative, fomentate da accordi matrimoniali,[12] da opere di seduzione,[13] e favorite, paradossalmente, persino dall’attentato del repubblicano ex mazziniano Felice Orsini che voleva vendicare l’intervento nel 1849 della Francia contro la Repubblica Romana,[14] si arrivò finalmente nel 1858 agli accordi segreti di Plombières. Si stipulava un trattato difensivo-offensivo ai danni dell’Impero asburgico (che verrà ratificato l’anno successivo), secondo il quale in caso di attacco militare provocato di questi, la Francia sarebbe intervenuta in difesa del Regno di Sardegna con il compito di liberare dal dominio austriaco le province dal Ticino alle Alpi, ricevendo, come compenso dell’aiuto offerto, i territori di Nizza e della Savoia, la culla della dinastia sabauda, che Cavour, premuto da Vittorio Emanuele II che minacciava di far saltare tutto, cercò invano di evitare che divenisse francese. Gli accordi di Plombières [modifica] Il principe Napoleone Gerolamo, detto Plon Plon, figlio di Girolamo BonaparteLa penisola italiana sarebbe stata territorialmente e politicamente divisa in quattro stati, legati in una futura Confederazione presieduta dal pontefice: il Regno dell’Alta Italia, con capitale Torino, da costituirsi tramite l’estensione del Regno di Sardegna, privo delle due province di Nizza e Savoia promesse alla Francia, alla Lombardia ed alle province venete almeno da Verona all’Istria costiera[15] ed alle coste dalmate da Zara fino alle Bocche di Cattaro; il Regno dell’Italia centrale, con capitale Firenze, retto dal cugino dell’Imperatore Napoleone Gerolamo e composto dalla Toscana, dai ducati di Parma e di Modena e dalle Legazioni, dalle Marche e dall’Umbria sottratti ai domini papalini; lo Stato Pontificio, al quale restava il solo Lazio, con capitale Roma; il Regno dell’Italia meridionale, con capitale Napoli, che avrebbe continuato ad esser retto dal Borbone oppure sul cui trono sarebbe salito un altro principe francese, presumibilmente Luciano Murat, nipote di Gioacchino già Re di Napoli. Fatta eccezione per il Nord, governato da Vittorio Emanuele II, che sarebbe stato pur sempre subordinato al suo protettore francese, il resto d’Italia sarebbe stato, direttamente o indirettamente, governato dalla Francia. Una prospettiva questa che allontanava ogni speranza di una futura unità nazionale. La seconda guerra d’indipendenza e le annessioni [modifica] Per approfondire, vedi la voce Seconda guerra di indipendenza. Dopo gli accordi di Plombières, Cavour escogitò un modo per convincere l’Austria a dichiarare guerra al Piemonte: con il pretesto di compiere esercitazioni, portò i soldati piemontesi al Ticino, il fiume che segnava il confine tra Austria e Piemonte. L’Austria, allarmata, diede a Cavour un ultimatum, ma poiché non se ne andò, l’Austria dichiarò guerra al Piemonte, facendo scattare le condizioni degli accordi con la Francia. Napoleone III, che pretese il comando supremo delle forze alleate, cosa poco gradita a Vittorio Emanuele, iniziò la guerra con una serie di scontri vittoriosi ma con molte perdite specie per i soldati francesi. Questo causò un rinfocolarsi dell’opinione pubblica in Francia che non aveva mai condiviso in pieno i motivi che portavano i giovani francesi a combattere in Italia. Mentre nel Nord Italia Garibaldi con i suoi cacciatori era arrivato con una serie di vittorie nei pressi del Veneto, nei ducati emiliani, nelle legazioni pontificie, nel Granducato di Toscana grandi manifestazioni popolari cacciavano i governi filoaustriaci e chiedevano l’invio di commissari regi sabaudi. Ciò mandava in fumo la spartizione dell’Italia prevista dai patti di Plombières; motivo questo, oltre all’opposizione interna, che convinse l’imperatore con atto unilaterale a firmare all’insaputa di Vittorio Emanuele un armistizio con l’Austria a Villafranca l’11 luglio 1859 , poi confermato dalla Pace di Zurigo, stipulata l’11 novembre. Le clausole del trattato prevedevano che a Vittorio Emanuele II sarebbe andata la sola Lombardia e che per il resto tutto sarebbe tornato allo status quo ante. Ma i governi provvisori filosabaudi di Firenze, Parma, Modena, Bologna, rifiutavano ogni tentativo di restaurazione. L’Inghilterra era ora favorevole ad una soluzione che estromettesse la Francia da ogni ingerenza in Italia. A questo punto il genio politico di Cavour ebbe modo di manifestarsi con una soluzione che garantiva gli interessi piemontesi e nello stesso tempo salvava la faccia all’imperatore, che, non avendo rispettato gli accordi di Plombières, se ne sarebbe dovuto tornare in Francia a mani vuote. Cavour, a nome del re, si disse disposto a cedere i non dovuti territori di Nizza e Savoia in cambio del riconoscimento francese delle annessioni, tramite plebisciti, al Piemonte delle regioni liberatesi. Così avvenne nella primavera 1860 (11 e 12 marzo plebisciti in Emilia e Toscana, 15 e 22 aprile plebisciti in Savoia e a Nizza). Da ora nei piani dello statista piemontese cominciava ad essere presa in considerazione l’idea di una completa unificazione italiana, rovesciando la situazione creata dalla Pace di Zurigo. Cavour e Garibaldi [modifica] Per approfondire, vedi la voce Spedizione dei Mille. Monumento a Garibaldi a RomaCon l’incontro-scontro tra lo statista Cavour e il generale Garibaldi, i due progetti, quello sabaudo, politico e diplomatico, e quello rivoluzionario popolare alla fine andarono verso un solo unico fine: l’unità d’Italia. Era giunta l’ora dell’avventurosa spedizione dei Mille che Cavour aveva avversato senza riuscire a fermarla durante la fase preparatoria. Egli infatti temeva, contrariamente al Re pronto a prendere, senza compromettersi, tutto ciò che di buono poteva venire dall’impresa, la reazione delle potenze europee, in primo luogo della Francia delusa dalla guerra in Italia e ansiosa per le sorti del papa minacciato dal massone Garibaldi e dal repubblicano Mazzini. Cavour quindi cercò di bloccare l’avanzata vittoriosa dei garibaldini, che in agosto si apprestavano a passare dalla Sicilia al continente, organizzando segretamente con navi piemontesi il trasporto negli Abruzzi e in Calabria di armi destinate alle forze borboniche (cfr. C.Cavour, Lettere edite e inedite, Torino 1883-87). Monumento a Cavour a MilanoTuttavia lo statista pensava di non doversi opporre apertamente né al re e neppure al “”dittatore””, come si legge in una lettera del 9 agosto 1860 a Costantino Nigra: « Se domani entrassi in lotta con Garibaldi, potrei avere in mio favore la maggioranza dei vecchi diplomatici, ma l’opinione pubblica europea sarebbe contro di me e l’opinione pubblica avrebbe ragione, poiché Garibaldi ha reso all’Italia il più grande dei servigi che un uomo potesse renderle: ha dato agli Italiani la fiducia in se stessi. » (in C.Cavour, Lettere…, op. cit.) Ormai di fronte ai fatti compiuti non restava a Cavour che aspettare il momento propizio per sfruttare l’impresa in senso moderato. Il che compiutamente avvenne quando, appena terminata la decisiva battaglia del Volturno, Cavour pretese che in gran fretta si organizzasse l’annessione immediata di Napoli e della Sicilia (2 ottobre 1860), sancita da un plebiscito (21 ottobre 1860). Egli in effetti temeva, più di Garibaldi, Giuseppe Mazzini, che gli stava alle spalle:[16] « Facciasi fermamente la rivoluzione a Napoli e a Palermo e in breve tempo l’autorità e l’impero [il governo] trapasseranno dalle mani gloriose di chi scriveva nel proprio vessillo: “”Italia e Vittorio Emanuele””, in quelle di gente che a tal formula pratica sostituisce il cupo e mistico simbolo dei settari: “”Dio e Popolo””. » Anche Garibaldi era convinto di avere in Cavour un nemico, tanto da chiedere al re, di cui conosceva la scarsa simpatia per il suo primo ministro, di sostituirlo al governo, poiché cospirava alle sue spalle: « Io tacqui sino a questo momento tutte le turpi contrarietà da me sofferte da Cavour, da Farini ecc., oggi però che ci avviciniamo allo sviluppo del gran dramma italiano, io devo implorare dalla M.V., per il bene della Santa Causa che io servo, l’allontanamento di quegli individui. » (in D.Mack Smith, Cavour e Garibaldi nel 1860, Torino, 1972).) Monumento a Cavour a Torino, in Piazza Carlo Emanuele IIIl re naturalmente fece orecchie da mercante all’accorato appello. La sfida tra i due si risolse con la vittoria di Cavour che, con l’appoggio dello stesso sovrano, che sulla simpatia per Garibaldi faceva prevalere l’interesse dinastico, riuscì a dare una svolta conservatrice al processo unitario italiano. Le speranze mazziniane furono disperse e quale fosse la considerazione dei garibaldini si capì quando fu loro rifiutato di essere incorporati nell’esercito regio. Il sovrano non presenziò neppure alla loro parata d’addio, il 6 novembre 1860, ed entrò in Napoli il giorno successivo senza di loro[17]. L’eredità di Cavour [modifica] Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo Parlamento italiano unitario, la cui prima convocazione fu fissata per il 18 febbraio 1861; il 17 marzo il Parlamento proclamò il Regno d’Italia e Vittorio Emanuele suo re, mentre Cavour veniva confermato alla guida del governo. Meno di tre mesi dopo la proclamazione del nuovo regno Cavour muore nel palazzo di famiglia a Torino il 6 giugno 1861, mormorando “”L’Italia è fatta!”” prima di spirare. Lasciava alla classe politica italiana una pesante eredità. Come se i gravi problemi politici da risolvere fossero una questione morale e pedagogica, Cavour – che aveva ben capito come l’unità italiana fosse stata una “”forzatura””, un fortuito e insieme calcolato concatenarsi di avvenimenti diplomatici e politici, di guerre dinastiche e di insurrezioni popolari – contrapponeva le sue preoccupate considerazioni: il compito di Cavour era fare l’Italia unica. Fondere insieme gli elementi che la compongono, accordare Nord e Sud, tutto questo presenta le stesse difficoltà di una guerra con l’Austria e della lotta con Roma. Sarebbe stato il compito dei suoi eredi politici, la Destra storica, che avrebbe governato quasi ininterrottamente fino al 1876. A Cavour succedette il fiorentino Bettino Ricasoli come presidente del Consiglio.”,”ITAB-241″ “DELLA-SETA Roberto”,”Dal rosso al nero. Cento anni di socialisti e comunisti passati a destra.”,”Roberto Della Seta divide da sempre il suo lavoro tra impegno ambientalista e ricerca storica. È stato presidente di Legambiente e parlamentare. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Patria. Un’idea per il nostro futuro’ (con Emanuele Conte), Garzanti, 2011. Il ‘caso’ Angelo Tasca (pag 221-226). Il sostegno di Tasca al regime di Vichy ma non fu mai filonazista anche se si augurò che la Germania vincesse la battaglia di Stalingrado (altrimenti l’armata rossa sarebbe arrivata a Berlino e la Francia sarebbe stata colonizzata dall’Urss come capitato ai Paesi baltici). Quando si accentuò il carattere collaborazionista del regime di Vichy guidato da Pétain scelse (sembra) di allacciare rapporti organici con la Resistenza a partire dal 1941. Il filo di collegamento più solido di tutti tra il Tasca socialista riformista e il Tasca collaborazionista fu nell’anticomunismo (antistalinismo), in una ripulsa viscerale verso Stalin, l’Unione Sovietica, il mondo comunista che finisce per mettere in ombra la stessa discriminante antifascista. Per quanto riguarda l’Italia si può vedere in Treccani l’articolo: ‘Una nazione fondata sul trasformismo’, di Luigi Musella – Il Libro dell Anno 2016 (v. extratext)”,”TEOP-558″ “DELL’ASTA Adriano GAJDENKO Piama GAL’CEVA Renata GELLER Michail MODESTO Pietro RODNJANSKAJA Irina SETTEMBRINI Domenico STRADA Vittorio, saggi di”,”La critica al marxismo in Russia agli inizi del secolo.”,”Vittorio STRADA (1929) si è laureato in filosofia all’ Università di Milano, ha compiuto un dottorato di ricerca presso la facoltà di filologia dell’ Università di Mosca. E’ ordinario di lingua e letteratura russa all’ Università di Venezia. Dirige la rivista internazionale ‘Rossija-Russia’. E’ stato coautore della Storia del marxismo (Einaudi) ed autore della Storia della Storia della letteratura russa, in sette volumi. E’ condirettore dell’ edizione italiana di ‘Lettera internazionale’. “”Il nostro Frank vi scrisse l’ articolo De profundis che diede il nome alla raccolta. Vechi era stato un monito osteggiato e deriso da molta parte dell’ intellegencija russa e raccolto solo da pochi, Iz glubiny – De profundis – ha una sua storia paradigmatica. Già pronto nell’ autunno 1918, non poté venir pubblicato a causa dell’ ondata di terrore seguita all’ attentato contro Lenin. Nel ’21 gli operai tipografi che l’ avevano stampato e tenuto nascosto in cantina cominciarono a diffonderlo approfittando dell’ atmosfera creata dall’ insurrezione dei marinai comunisti di Kronstadt: il libro non riuscì a oltrepassare i confini di Mosca e arrivare nelle biblioteche e i pochi esemplari in circolazione vennero confiscati e distrutti. Lenin illustrò a suo modo l’ importanza di De prufundis, impendendone la diffusione ed esiliandone poi nel 1922 gran parte degli autori.”” (pag 124-125)”,”MRSx-038″ “DELL’ASTA Adriano GAJDENKO Piama GAL’CEVA Renata GELLER Michail MODESTO Pietro RODNJANSKAJA Irina SETTEMBRINI Domenico STRADA Vittorio”,”La critica al marxismo in Russia agli inizi del secolo.”,”Adriano Dell’Asta, Università Cattolica, Milano. Piama Gajdenko, Istituto di Filosofia, Accademia delle Scienze dell’URSS, Mosca. Renata Gal’ceva, Istituto di Filosofia, Accademia delle Scienze dell’URSS, Mosca. Michail Geller, Università della Sorbona, Parigi. Pietro Modesto, Università di Monaco di Baviera. Irina Rodnjanskaja, Istituto di Filosofia, Accademia delle Scienze dell’URSS, Mosca. Domenco Settembrini, Università di Pisa. Vittorio Strada è nato nel 1929. Dopo essersi laureato in filosofia all’Università di Milano, ha compiuto un dottorato di ricerca presso la Facoltà di Filologia dell’Università di Mosca, svolgendo studi nell’ambito della storia della cultura e della letteratura russe. É ordinario in Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia. Dirige la rivista internazionale “”Rossija/Russia””. É stato redattore e autore con altri della storia del marxismo e ideatore, redattore e autore della storia della letteratura russa in sette volumi. Collabora al Corriere della Sera. Vittorio Strada su marxismo in Russia (pag 159-162)”,”MRSx-015-FL” “DELLA-TERZA Dante”,”Da Vienna a Baltimora. La diaspora degli intellettuali europei negli Stati Uniti d’America.”,”DELLA-TERZA Dante (Avellino, 1924) insegna letteratura comparata nella Harvard University. Allievo di Luigi Russo alla Normale di Pisa ha studiato a Zurigo e a Parigi. Si è poi trasferito negli Stati Uniti. Capitolo 9: ‘Regesto di libri e riviste presenti nello studio di un intellettuale emigrato: tentativo di interpretazione’ (pag 171-197) (studio di Poggioli)”,”BIOx-214″ “DELLAVALLE Claudio a cura, saggi di Lucio CEVA Nicola GALLERANO Michele CALANDRI Libero PORCARI Teodoro SALA Marcello VENTURI Giorgio VACCARINO Claudio DELLAVALLE”,”8 settembre 1943. Storia e memoria.”,”DELLAVALLE Claudio Il numero di italiani in armi presenti all’8 settembre nella penisola balcanica (comprese isole) era intorno alla 700 mila unità (pag 67)”,”ITAR-194″ “DELLAVALLE Claudio PEPE Adolfo GANAPINI Luigi MANTELLI Brunello CASSATA Francesco D’AMICO Giovanna VILLARI Giovanni BALLONE Adriano PECCHENINO Christian PETRILLO Gianfranco DANESE Laura ARVATI Paolo BORZANI Luca”,”Radici sociali della nostra democrazia. I lavoratori italiani nella Resistenza.”,”Gli scioperi del Marzo 1944 e la repressione nazista e fascista, la deportazione degli operai. Il caso di Genova, Milano e Sesto San Giovanni, Torino. I sindacati durante il regime fascista, il rapporto classe operaia e resistenza, la lotta sindacale ‘Radici sociali della nostra democrazia. I lavoratori italiani nella Resistenza’ è il titolo di un convegno svoltosi a Genova dal 28 al 30 giugno 2004 presso il Teatro Gustavo Modena. I sindacati fascisti tra coercizione e consenso “”Nel ventennio i sindacati fascisti avevano svolto una funzione centrale per il controllo delle masse popolari. E’ pur vero che l’Italia proletaria – sia nelle campagne sia nei centri industriali, coltivò il ricordo delle lotte dal periodo eroico della nascita del movimento socialista fino al primo dopoguerra; e che attorno a questa memoria sopravvisse tenace una ostilità irriducibile al fascio, al fascista, all’agente del padrone che aveva piegato non solo il sogno rivoluzionario; ma anche (forse soprattutto) la possibilità dell’autodifesa, della lotta contrattuale, della conquista di migliori condizioni di vita e di lavoro. Proprio a partire da qui, tuttavia, il fascismo costruì l’apparato forse più efficace per l’integrazione di una classe che per molti aspetti si rivelò, lungo l’intero ventennio, impermeabile agli entusiasmi e alle parole d’ordine che le venivano proposti dal regime. Ostile e implacabilmente muta quando si trattava di innalzare clamori e ovazioni durante le visite del Duce, come avvenne alla Fiat o nei grandi stabilimenti industriali di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, “”culla del fascismo primogenito””. Lungo gli anni della dittatura il sindacato fascista aveva costituito una imponente organizzazione di massa, fortemente burocratizzata, luogo della celebrazione del Capo e dell’esaltazione del lavoro, la più umile tra le componenti della civiltà dei produttori. I sindacati fascisti ebbero la funzione di offrire al lavoro una tutela non occasionale, ma coerente con la “”nazionalizzazione dall’alto”” postulata dall’ideologia del movimento e del regime. Non solo luoghi di propaganda e di indottrinamento, ma anche canali di espressione delle rivendicazioni e mezzi per tacitare la conflittualità, i sindacati fascisti esercitarono, sotto gli aspetti salariali e normativi, una tutela del lavoro certamente ridotta, soggetta all’indirizzo generale della politica economica e largamente, se pur non integralmente, condizionata dalle direttive imposte dai poteri economici decisivi. Nel disegno repressivo del regime c’era tuttavia posto anche per strumenti più sottili di cattura del consenso. Il funzionario sindacale, soprattutto in sede locale, era stato anche un agente di protezione del singolo lavoratore. Benché questa funzione non sia mai stata disgiunta dal ricatto discriminatorio, dalla coazione più sottile e più distruttiva per l’identità degli avversari (l’iscrizione al sindacato e al partito come condizione per ottenere lavoro) l’organizzazione aveva comunque elargito ai suoi iscritti l’appoggio e la consulenza dei suoi funzionari, guidando i lavoratori nelle complesse pratiche per conseguire i pur ridotti ‘benefits’ che il regime elargiva: colonie estive per i bambini, cure mediche, pensioni e assicurazioni, forme di svago vacanze o viaggio collettivi”” (pag 203-204) [Luigi Ganapini, Operai, fascismo e sindacati dal regime alla Repubblica sociale]”,”ITAR-282″ “DELLAVALLE Claudio a cura; testi di Paolo BATTIFORA Luigi BORGOMANERI Claudio DELLAVALLE Cristian PECCHENINO”,”Operai, fabbrica, Resistenza. Conflitto e potere nel triangolo industriale (1943-1945).”,”Claudio Dellavalle, docente di Storia contemporanea nell’Università di Torino. È presidente dell’Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea ‘Giorgio Agosti’ Lo sciopero ‘fallito’ di Genova del gennaio 1944. “”Ad auspicare che i lavoratori genovesi avvertissero «il pugno forte tedesco» (‘die duetusche starke Hand’) (300) era il generale Leyers, uomo di Speer in Italia, che così si esprimeva inuna lettera inviata il 18 gennaio al segretario di Stato del ‘Reich’. Di «sciopero apparentemente motivato [da] ragioni economiche» ma che «avrebbe in effetti movente politico et sabotaggio produzione», parlava un fonogramma inviato il 13 gennaio dal questore Arturo Bigoni al capo della Polizia di Roma (501). Tesi ribadita da una relazione per il prefetto, redatta il 15 gennaio su carta intestata del partito fascista genovese: malgrado i vari pretesti accusati, si rileva che il movente dello sciopero è nettamente politico». Benché la causa scatenante fosse individuata in un fattore esogeno come radio Londra (302), precise responsabilità venivano fatte ricadere sulle spalle dei dirigenti delle maggiori industrie genovesi, ritenuti «perfettamente a conoscenza di tutto ciò che avviene nelle fabbriche e di quanto vi si trama». (…) La classe operaia genovese stava passando il segno. Profondamente irritato per la ripresa delle agitazioni, il «pacificatore» Zimmermann fece chiaramente capire di non essere più disposto a consentire l’interruzione dell’attività produttiva: in una riunione, tenutasi il 18 gennaio alla presenza di Rocca e del prefetto Basile, affermò che «le autorità germaniche non intendono tollerare scioperi e come sono riuscite ad evitarli in Francia, in Belgio e in Olanda e negli altri territori occupati, così intendono riuscire in Italia» (304). Il lavoro venne ripreso il 20 gennaio, dopo sei giorni di sciopero, senza che gli operai fossero riusciti ad ottenere alcunché. Se a dicembre i lavoratori erano usciti vincitori dalla lotta e corroborati nei convincimenti ideali, il bilancio delle agitazioni di gennaio si rivelava sconfortante: estremamente duro era stato il prezzo pagato e altrettanto vivido il disincanto patito. La protesta operaia, lungi dall’accentuare l’arrendevolezza di fascisti e tedeschi, aveva provocato una spietata repressione, non limitandosi alla fucilazione del forte di San Martino: coadiuvati da militi della GNR e agenti della Questura, tra il 14 e il 15 gennaio i tedeschi arrestarono 26 persone, alcune delle quali esponenti di spicco del movimento antifascista, che insieme ad altri compagni già detenuti vennero caricati su un carro bestiamo con destinazione Dachau. Furono questi 42 uomini, giunti nel lager il 19 gennaio, a costituire il primo contingente di genovesi deportati come prigionieri politici: solo in 21 avrebbero fatto ritorno (305)”” (pag 350-352)”,”ITAR-331″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”La libertà comunista. Con l’ aggiunta dello scritto del 1962 ‘Sulla dialettica’.”,”Retrocopertina: Galvano DELLA-VOLPE, nato a Imola il 24 settembre 1895 morto a Roma il 14 luglio 1968, è stato il maggior filosofo marxista, non solo italiano, del secondo dopoguerra. Giunto al marxismo attraverso un cammino solitario e originale (vaglio della filosofia di HUME, KANT, HEGEL, oltreché dell’ ARISTOTELE antiplatonico, ha sviluppato la sua ricerca a partire dal 1943-44 in tre direzioni: logico-filosofica (‘La logica come scienza positiva’ (1950), ‘Sulla dialettica’ (1963), ‘Chiave della dialettica storica’ (1964), quella critico-estetica, ‘Critica del gusto’ (1960), ‘Crisi dell’ estetica romantica’ (1941), e infine quella di teoria politica e metodologica delle scienze storico-sociali, ‘La libertà comunista’ (1946), ‘Rousseau e Marx’ (1957).”,”TEOC-111″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”Chiave della dialettica storica.”,”””””Con molta chiarezza – soggiunge Marx – viene qui definito lavoratore produttivo quello che non solo riproduce al capitalista l’intero valore dei mezzi di sussistenza contenuti nel salario, ma che li riproduce “”insieme a un profitto””. Solo il lavoro che produce capitale è lavoro produttivo.”” [Galvano Della Volpe, Chiave della dialettica storica, 1964] “”””Il vero ‘limite’ della produzione capitalistica è il ‘capitale stesso’, è questo: che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come motivo e scopo della produzione; che la produzione è solo una produzione per il ‘capitale’ e non al contrario [nicht umgekehrt] i mezzi di produzione sono dei semplici mezzi per una continua estensione del processo vitale per la ‘società’ dei produttori. I limiti nei quali possono unicamente muoversi la conservazione e l’autovalorizzazione del valore-capitale, che si fonda sull’espropriazione e l’impoverimento delle grandi masse dei produttori, questi limiti si trovano dunque continuamente in contraddizione [in Widerspruch] con i metodi di produzione che il capitale deve applicare per raggiungere il suo scopo, e che perseguono l’accrescimento illimitato della produzione, la produzione come fine in se stessa, lo sviluppo incondizionato delle forze produttive sociali del lavoro. Il mezzo – lo sviluppo incondizionato delle forze produttive sociali – viene continuamente in conflitto col fine ristretto, la valorizzazione del capitale esistente [= privato]. Se quindi il modo di produzione capitalistico è un mezzo storico per lo sviluppo della forza produttiva materiale e la creazione d’un corrispondente mercato mondiale, esso è al tempo stesso la costante contraddizione [‘der beständige Widerspruch] fra questo suo compito storico e i rapporti sociali di produzione corrispondenti””. (pag 22-23) [Galvano Della Volpe, Chiave della dialettica storica, 1964]”,”MADS-533″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”Critica marxista di Rousseau.”,”Giudizi di Della Volpe del tipo: “”Non meno contradditorio e imbarazzante di quello di Marx è l’atteggiamento di Engels verso Rousseau, anche se esso risulti più interessante e significativo per il senso storico del complesso problema dell’egualitarismo dimostrato da Engels”” (pag 91) “”Dell’atteggiamento di Marx notiamo i momenti seguenti, caratteristici e significativi. 1. Contro l’opinione conservatrice di Hegel che “”la sovranità popolare fa parte di quelle idee confuse alla base delle quali c’è l”incolta’ rappresentazione di popolo”” – Marx ritorce che “”le “”idee confuse”” e la “”incolta rappresentazione”” si trovano solo in Hegel”” (‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, 1843, postuma): e nella stessa opera, tutta pervasa dell’idea russoiana tipica della sovranità popolare, il popolo che è “”rappresentato”” nello Stato liberale è definito da M.: “”popolo in miniatura”” (in quanto “”edizione di classe”” della società civile); 2. nella ‘Questione ebraica’ (1844), tuttavia, Marx ci presenta come un quadro (“”eccellente””) della borghese “”astrazione dell’uomo politico”” quel famoso passaggio del ‘Contratto sociale’ (II, 7) in cui è ben visibile lo sforzo del democratico Rousseau di integrare l’uomo “”naturale””, astrattamente indipendente, nel corpo sociale, e di tramutare così l’individuo-tutto, o individuo solitario della natura, nello individuo-parte che è il cittadino, l’uomo sociale (“”Colui, dice infatti R. , che osa intraprendere la istituzione di un popolo deve sentirsi in grado di cangiare, per così dire, la natura umana, di trasformare ogni individuo, che, per se stesso, è un tutto perfetto e solitario, in una parte del tutto più grande, da cui questo individuo riceva in qualche modo la sua vita e il suo essere”” etc.): e così si spiega (ma non si giustifica) che, giudicando il Rousseau politico all’inizio della ‘Introduzione’ (1857, postuma) agli ‘Elementi della critica dell’economia politica’ (1857-58, postumi), Marx non veda in Rousseau che l’adepto del diritto naturale, “”che mette in rapporto e lega, per mezzo d’un patto, dei soggetti per natura indipendenti””, e semplicemente “”anticipa”” la “”società borghese””; e però il ‘Contratto sociale’ rientrerebbe puramente nelle ‘Robinsonaden’ del XVIIImo secolo, con una critica delle quali si apre, appunto, la ‘Introduzione’ del ’57; 3. Nel ‘Capitale’ (I, III, c. 30), d’altra parte, Marx utilizza apertamente, nella analisi dell’espropriazione della “”moltitudine dei piccoli produttori”” da parte delle “”grandi manifatture””, una critica (moralistica) dei ricchi che si trova in un passaggio del ‘Discorso sull’economia politica’ di Rousseau: passaggio che, riprodotto nella citazione marxiana, suona come segue: “”Io permetterò – ‘dice il capitalista’ – che voi abbiate l’onore di servirmi, a condizione che voi mi darete il poco che vi resta per la pena che mi prendo di comandarvi”” (…); 4. nella citata ‘Critica al Programma di Gotha’, quasi all’inizio, troviamo ricordato Rousseau come una specie di esempio tipico del sociologo semiutopista e semi retore (…)”” (pag 89-90) [Galvano Della Volpe, Critica marxista di Rousseau] [(in) Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1963]”,”MAES-132″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”La legalità socialista.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Giorgio DORIA, L’Alleanza per il Progresso e lo sviluppo della lotta politica in Venezuela, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO II N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1964″,”TEOC-631″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”Metodologia scientifica. IV Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. 2. La “”dialettica scientifica”” dell’Economia (la “”astrazione determinata”” o storica).”,”Saggio in ECOT-237 “”””La ‘storia’ stessa – dice Marx in questo senso nei ‘Manoscritti economico-filosofici, III, 2 – è una parte ‘reale’ della ‘storia naturale’, della umanizzazione della natura. La scienza naturale comprenderà un giorno la scienza dell’uomo, come la scienza dell’uomo comprenderà la scienza naturale [intendi: adotterà il suo metodo sperimentale: e avrà un metodo storico-sperimentale e in tal senso storico-dialettico, in cui, fra l’altro, l’aspetto logico c) o della ‘pratica’ conferma storico-sociale corrisponderà all”esperimento’ tecnico galileiano]: non ci sarà che ‘una’ scienza”” (cors. di Marx). (…)”” (…) “”Tutto questo è implicato nella “”dialettica scientifica”” dell’Economia cui tendeva già Marx almeno fin dalla ‘Miseria’ e che abbiamo dinnanzi nella ‘Introduzione’ del ’57, nella ‘Critica della Econ. polit.’, nel ‘Capitale’: la universalità e rivoluzionarietà del nuovo metodo: del metodo dialettico-materialistico. Al cui proposito è da soggiungere che la profonda argomentazione esemplificativa di Engels circa quel che sia un “”pensiero dialettico”” in “”natura”” risulta ora – se si tien presente la suesaminata dialettica scientifico-economica – necessariamente applicabile altresì – nella sostanza – a ciò che è pensiero dialettico ‘nel mondo umano’ e specificamente storico: ossia acquista significato metodico generale. “”Un ‘esempio’- dice dunque Engels nella ‘Dialettica della natura’ – della necessità di un ‘pensiero dialettico’ e di ‘non-rigide categorie’ e relazioni in natura è la ‘legge della caduta dei gravi’, la quale già nel caso di un periodo di caduta di qualche minuto diventa scorretta, dal momento che il raggio terrestre non può esser considerato = [infinito] e l’attrazione terrestre cresce invece di restare costante come assume la legge galileiana della caduta. E nondimeno questa legge è continuamente insegnata, ma omettendo la suddetta riserva!”” (pag. 292 ediz. Dietz; cors. nostro)”” [Galvano Della Volpe, ‘La “”dialettica scientifica”” dell’Economia (la “”astrazione determinata”” o storica). Metodologia scientifica. IV Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. 2., Roma, 1955] (pag 5-6)”,”ECOT-237-H-2″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”Metodologia scientifica. V Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. 3. Le mistificazioni della dialettica “”speculativa”” e non-scientifica in economia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-I-2″ “DELLA-VOLPE Galvano”,”Metodologia scientifica. III Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. I. I presupposti critico-polemici del metodo della “”dialettica scientifica”” in economia.”,”Saggio in ECOT-237 “”Non è possibile indicare con una certa esattezza in che consista la concezione marxista della legge economica e in specie la struttura logica di quest’ultima, se non si comincia dai presupposti critico-polemici contenuti nell’opera anti-proudhoniana, nella ‘Miseria della filosofia’ (1847). Chiarita la portata logico-filosofica della radicale critica marxiana del ‘dottrinarismo’ di Proudhon e degli economisti borghesi in genere, abbiamo via aperta alla comprensione di quelle fondamentali premesse costruttive di metodo che sono delineate nella ben nota (ma non studiata finora abbastanza) ‘Einleitung’ del 1857, o ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’Economia politica’ (1859), e che furono applicate nel Capitale. Nella ‘Einleitung’ noi troviamo dunque enunciato, sia pure in forma molto sintetica (e pregnante e talvolta ellittica), il ‘nuovo metodo’, il metodo dell’Economia politica marxista. Ma bisogna soggiungere che questi lineamenti positivi di metodo della ‘Einleitung’ non sono comprensibili a pieno se non si coordinano (almeno tacitamente) con quelle premesse più generali di metodo, cioè di un nuovo metodo ‘filosofico’, che Marx aveva posto nel più originale dei suoi lavori giovanili (cade all’incirca nel 1840-41) e cioè in quella spietata ‘Critica della filosofia hegeliana del Diritto pubblico’ (nonché della Logica hegeliana) mediante cui Marx aveva smascherato le “”mistificazioni”” della dialettica hegeliana (e idealistica o speculativa in genere), cioè le sue petizioni di principio e tautologie sostanziali (non meramente formali o verbali) e relativi risultati infecondi, tutti conseguenti dalla natura aprioristica e quindi ‘generica’ delle costruzioni concettuali di essa dialettica; contrapponendovi al tempo stesso la istanza (rivoluzionaria) di quella “”dialettica scientifica”” che nominerà esplicitamente nella ‘Miseria della filosofia’ (vedi a pp. 181 e 183 dell’ediz. Rinascita, dove è accennata la antitesi: dialett. scient. – dialett. speculativa) e che attuerà nel ‘Capitale’, dopo averne preso coscienza metodica, per quanto concerne la sua applicazione ai problemi speciali dell’Economia, appunto nella ‘Einleitung'”” [Galvano Della Volpe, ‘Metodologia scientifica. III Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. I. I presupposti critico-polemici del metodo della “”dialettica scientifica”” in economia’, Roma; 1955] (pag 1) Lenin sul metodo di Marx . “”(…) prima di passare all’esame della ‘Miseria della filosofia’ e della ‘Einleitung’ del ’57, è giuocoforza prender atto di alcune acutissime osservazioni di Lenin concernenti, appunto, non solo il metodo del ‘Capitale’, ma altresì il ‘più generale’ metodo logico (o di pensiero) di Marx in quel ch’esso ha di peculiare e di diverso nei confronti del metodo logico hegeliano. Queste osservazioni si trovano nello scritto giovanile intitolato: ‘Che cosa sono gli Amici del popolo e che cosa vogliono’ (1894), che si annuncia come una polemica vivacissima contro Mikhailovski e gli altri sociologhi reazionari russi, ma contiene ben altro: ed è la migliore introduzione alla lettura della ‘Miseria’ e dell”Einleitung’ appunto per la sua ampiezza di visione del nuovo metodo o coscienza critica della portata ‘logica’ del nuovo metodo, sociologico-materialista (ed è ben singolare il fatto che Lenin tuttavia ignorava non solo la giovanile a lungo inedita ‘Critica’ marxiana della filosofia hegeliana del diritto pubblico ma anche la ‘Einleitung’, pubblicata solo più tardi, nel 1903, dal Kautsky). Vediamo in questo scritto innanzi tutto la messa a punto del metodo dialettico-scientifico del ‘Capitale’ nei confronti della sociologia tradizionale abituata a procedere con gli schemi aprioristici di una generica “”natura umana”” fissa ed eterna e di una “”società in generale””. “”Il ‘Capitale’ – dice Lenin ironicamente contro Mikhailovski – non è, s’intende, opera corrispondente al suo scopo per il sociologo ‘metafisico’, che non si è accorto della ‘sterilità’ dei ragionamenti ‘aprioristici’ intorno alla natura della società e non ha capito che, invece di studiare e ‘spiegare’, tali metodi ‘insinuano’ [podsovivanije] soltanto come concezione della società le idee borghesi di un mercante inglese o gli ideali del socialismo piccolo-borghese di un democratico russo, e ‘niente di più…’. Nel migliore dei casi queste teorie non sono state che un ‘sintomo’ delle idee e dei rapporti sociali del ‘loro tempo’, ma ‘non hanno fatto progredire di un iota’ la ‘comprensione’ da parte dell’uomo di rapporti sociali anche singoli ma ‘reali’ (e non quelli “”rispondenti alla ‘natura umana’””). Il gigantesco passo in avanti compiuto da Marx in questo campo consiste, appunto, nell’aver respinto tutti questi ragionamenti intorno alla società e al progresso ‘in generale’ e nell’aver dato invece l’analisi ‘scientifica’di una ‘determinata’ società e di ‘un’ progresso: della società e del progresso capitalistico”” (1)”” [Galvano Della Volpe, ‘Metodologia scientifica. III Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. I. I presupposti critico-polemici del metodo della “”dialettica scientifica”” in economia’, Roma; 1955] [(1) Interessante ricordare che in quel torno di tempo, un anno dopo (1895), il nostro Labriola osservava nella ‘Concez. materialist. d. storia’ quanto segue: “”Innanzi tutto conviene di fissare per quanto è possibile la relativa Economia di ciascuna epoca, per ispiegarsi specificamente le classi che in quella si svilupparono; non astraendo da dati ipotetici o incerti, e ‘non generalizzando le nostre condizioni per estenderle a quelle di ogni tempo”” (p. 75 ed. Laterza, 1953, cors. nostro, e v. Colletti in Bibliografia)] (pag 2) Metodo “”scientificamente corretto”” “”Se ad esempio – ci dice Marx nella ‘Einleitung’ del ’57 – esaminiamo la categoria economica della ‘produzione’, assumendola nella sua generalità, dobbiamo saper vedere che il suo carattere ‘generale’ o comune, rilevato dall’analisi comparativa, è qualcosa di ‘articolato’ o complesso, che ‘si diversifica’ in numerose determinazioni. Taluni di questi elementi sono comuni a tutte le epoche, altri ad alcune soltanto. Certe caratteristiche saranno comuni all’epoca più moderna come alla più antica, così che nessuna produzione sarebbe concepibile senza. Ma come le lingue più sviluppate hanno leggi e caratteri in comune con quelle meno sviluppate e precisamente ciò che costituisce il loro “”sviluppo”” è ciò in cui si dipartono dal generale comune, così le caratteristiche “”generali”” debbono esser “”tenute a parte”” (‘gesondert’) affinchè non sia dimenticata; in ragione dell'””unità”” o uniformità o generalità, la “”differenza essenziale”” o specifica. In tale dimenticanza consiste la presunta “”saggezza”” degli economisti che si sforzano di provare la “”eternità e armonia delle condizioni sociali esistenti””. E spiegano che ‘nessuna’ produzione è possibile senza un ‘istrumento di produzione’, “”questo strumento non fosse altro che la mano””; o senza lavoro passato e accumulato, “”questo lavoro non fosse altro che l’abilità riunita e concentrata per ripetuto esercizio nella mano di un selvaggio””. E spiegano il ‘capitale’ come un “”generale, eterno rapporto naturale””; il che è vero ‘se’ tralasciamo il “”carattere specifico”” che fa di una lavoro accumulato un “”capitale”” in senso moderno. Essi tendono così a “”confondere e eliminare tutte le differenze ‘storiche'””, allorchè formulano le loro “”leggi umani generali””. (…) Occorre allora – prosegue Marx – seguire un metodo “”scientificamente corretto””: cioè innanzi tutto procedere ad astrazioni (senza cui non c’è pensiero né conoscenza di sorta) partendo dal “”concreto”” (‘das Konkrete’); “”dal reale soggetto”” ch’è in questo caso una “”società ‘determinata’””, storica. (Le ‘Robinsonate’, di cui molto si compiacciono ancor oggi gli economisti borghesi, il Robbins ad es. ecc., non sono, dice Marx, che “”fantasie”” di ispirazione giusnaturalistica, chè “”la produzione da parte di individui isolati al difuori della società, cioè un che di eccezionale che potrebbe capitare a un uomo civile fino, per caso, in un deserto ma già in possesso potenziale delle forze sociali, è cosa tanto irreale quanto lo svilupparsi di un linguaggio senza individui viventi insieme e parlanti fra loro””). Ma benchè il “”concreto”” sia l’effettivo punto di partenza dell’osservazione e della concezione, esso appare tuttavia nel nostro pensiero come un “”processo di sintesi””, come un “”risultato”” e “”non un punto di partenza””: il concreto è concreto, infatti, in quanto esso è un “”assieme di molte determinazioni e quindi ‘unità’ del ‘molteplice'””. Se, per spiegare l’intero processo sociale di produzione, partiamo dalla popolazione come sua base, senza tener conto veramente delle “”classi””, cioè degli elementi concreti, storici, che le costituiscono, quali il lavoro salariato, il capitale etcetera, e le relative implicazioni, e però cominciamo con una “”rappresentazione ‘caotica’ della totalità””, e perveniamo, con un’analisi graduale, a concetti vieppiù semplici, così facendo procediamo da un concreto “”immaginario”” (‘vorgestellten’) ad astrazioni sempre meno complesse fino a giungere alle più semplici e cioè ad astratti generali principi quali la divisione del lavoro, la moneta, il valore ecc.: e questo è il metodo adottato dalla economia politica borghese: “”metodo per cui la piena [concreta] rappresentazione si ‘volatilizza’ (‘verflüchtigt’) in una astratta definizione””, che, si badi , ‘non è vuota’, come vorrebbe la critica kantiana e idealistica del razionalismo astratto, ma è ‘piena’ di un concreto “”caotico””, confuso, indigerito, o “”empiria ‘cattiva’””, non mediata, essendo infatti, essa “”definizione astratta””, in ragione del suo apriorismo, una tautologia reale – ossia ‘del reale’ o suo ‘contenuto’ – e non meramente formale o verbale; e quindi il “”volatilizzarsi”” della “”rappresentazione, piena, concreta”” non significa lo svuotarsi di essa in quanto rappresentazione, ma il ‘confondersi’ o esser “”immaginario”” o ‘in-distinto’ il suo ‘contenuto’; chè ciò che si volatilizza nella definizione “”astratta”” (apriorica) è la ‘conoscività’ della rappresentazione, ‘non il contenuto’ di essa (la critica ‘materialistica’ dell’apriori è ben più profonda di quella kantiana e idealistica, coinvolge infatti anche questa)”” (pag 7-8) [Galvano Della Volpe, ‘Metodologia scientifica. III Lezione. La struttura logica della legge economica nel marxismo. I. I presupposti critico-polemici del metodo della “”dialettica scientifica”” in economia’, Roma; 1955]”,”ECOT-237-G-2″ “DELLA-VOLPE Galvano; STENDARDI Mario; AAVV”,”I negri d’America e le due democrazie (Della Volpe); Distensione e coesistenza (Stendardi); Le scienze politiche e sociali (Il fascismo, Studi politici e eurocentrismo, Studi su Rousseau, La famiglia brasiliana, La società incompiuta (AAVV).”,” Tra l’altro c’è una breve recensione al libro di Herbert Von Borch, La società incompiuta. L’America, realtà e utopia’, tradotto dal tedesco (Bombiani, 1965) che descrive la società americana. Si affaccia qui con chiarezza il paradosso più impressionante della società “”sviluppata””: “”il conseguimento dell’abbondanza porta in sé germi di autodistruzione”” (pag 361)”,”USAS-001-FB” “DELLA-VOLPE Galvano”,”Rousseau e Marx e altri saggi di critica materialistica.”,”Dedica: Agli studenti dell’Istituto Gramsci “”Per ciò poté Marx all’epoca della Comune del ’71 capire che “”la Comune non doveva essere un organismo parlamentare, ma di ‘lavoro’ esecutivo e legislativo allo stesso tempo”” (…)”” (pag 47)”,”TEOC-181-FF” “DELLA-VOLPE Galvano, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 1.”,”La ricerca teorica di Galvano della Volpe (1895-1968), pervenuta dalle iniziali posizioni di una filologia critica di stampo idealistico a un’originale riproposizione del marxismo, unja ricerca connotata, nella sua intera problematicità, dalla sintesi tendenziale della ricognizione storica e della costruzione teorica, nonchè da un intreccio assai fitto di problemi logico-metodologici, estetici, etico-politici, economici, storico-filosofici, e mossa sempre più dal proposito di costituirsi ad analisi dialettica della realtà in funzione della sua trasformazione rivoluzionaria, rivela una portata assai profonda e suscita un dibattito critico molto intenso anche nella situazione odierna, non solo in Italia, ma in vari altri paesi. Questo primo volume delle Opere comprende uno scritto del 1924, dedicato al problema del rapporto tra l’uno e il molteplice nell’idealismo dell’atto, e due monografie storico-filosofiche: l’una del 1929, che analizza le fonti romantiche e mistiche della formazione del giovane Hegel; l’altra nelle due redazioni del 1930 e del 1952, che ricostruisce le linee fondamentali del misticismo speculativo di Eckhart, come nucleo del moderno idealismo e di ogni filosofia dell’autocoscienza.”,”TEOC-102-FL” “DELLA-VOLPE Galvano, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 2.”,”La ricerca teorica di Galvano della Volpe (1895-1968), pervenuta dalle iniziali posizioni di una filologia critica di stampo idealistico a un’originale riproposizione del marxismo, unja ricerca connotata, nella sua intera problematicità, dalla sintesi tendenziale della ricognizione storica e della costruzione teorica, nonchè da un intreccio assai fitto di problemi logico-metodologici, estetici, etico-politici, economici, storico-filosofici, e mossa sempre più dal proposito di costituirsi ad analisi dialettica della realtà in funzione della sua trasformazione rivoluzionaria, rivela una portata assai profonda e suscita un dibattito critico molto intenso anche nella situazione odierna, non solo in Italia, ma in vari altri paesi. Questo secondo volume delle Opere riproduce quello che è forse il maggior contributo storiografico del della Volpe, ossia l’ampio studio storico-critico, in due parti (logica-metodologia ed etica), sulla filosofia dell’esperienza di David Hume (1933-1935).”,”TEOC-103-FL” “DELLA-VOLPE Galvano, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 3.”,”La ricerca teorica di Galvano della Volpe (1895-1968), pervenuta dalle iniziali posizioni di una filologia critica di stampo idealistico a un’originale riproposizione del marxismo, unja ricerca connotata, nella sua intera problematicità, dalla sintesi tendenziale della ricognizione storica e della costruzione teorica, nonchè da un intreccio assai fitto di problemi logico-metodologici, estetici, etico-politici, economici, storico-filosofici, e mossa sempre più dal proposito di costituirsi ad analisi dialettica della realtà in funzione della sua trasformazione rivoluzionaria, rivela una portata assai profonda e suscita un dibattito critico molto intenso anche nella situazione odierna, non solo in Italia, ma in vari altri paesi. Nel decennio 1935-45 dalle ricerche storiche su Hegel, Eckhart, Hume emerge nel pensiero dellavolpiano un interesse teorico originale e di ampio respiro, che si viene articolando in una serie di indagini sui problemi dell’estetica, della logica e dell’etica.”,”TEOC-104-FL” “DELLA-VOLPE Galvano, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 4.”,”La ricerca teorica di Galvano della Volpe (1895-1968), pervenuta dalle iniziali posizioni di una filologia critica di stampo idealistico a un’originale riproposizione del marxismo, unja ricerca connotata, nella sua intera problematicità, dalla sintesi tendenziale della ricognizione storica e della costruzione teorica, nonchè da un intreccio assai fitto di problemi logico-metodologici, estetici, etico-politici, economici, storico-filosofici, e mossa sempre più dal proposito di costituirsi ad analisi dialettica della realtà in funzione della sua trasformazione rivoluzionaria, rivela una portata assai profonda e suscita un dibattito critico molto intenso anche nella situazione odierna, non solo in Italia, ma in vari altri paesi. Questo quarto volume comprende: La libertà comunista (1946), un saggio in cui attraverso la critica della concezione social liberale della persona sono delineate le premesse della nuova etica marxista dell’uomo totale come persona storico-sociale; i fondamentali scritti del 1946-48 sul rapporto Marx-Hegel e sulla critica marxiana della dialettica aprioristica, mistificata, dell’idealismo, raccolti col titolo Per la teoria di un umanismo positivo 1949; le due edizioni 1950 e 1956 della Logica come scienza positiva, che è il lavoro teorico più importante dedicato da della Volpe al metodo dialettico-scientifico del materialismo storico.”,”TEOC-105-FL” “DELLA-VOLPE Galvano, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 5.”,”La ricerca teorica di Galvano della Volpe (1895-1968), pervenuta dalle iniziali posizioni di una filologia critica di stampo idealistico a un’originale riproposizione del marxismo, unja ricerca connotata, nella sua intera problematicità, dalla sintesi tendenziale della ricognizione storica e della costruzione teorica, nonchè da un intreccio assai fitto di problemi logico-metodologici, estetici, etico-politici, economici, storico-filosofici, e mossa sempre più dal proposito di costituirsi ad analisi dialettica della realtà in funzione della sua trasformazione rivoluzionaria, rivela una portata assai profonda e suscita un dibattito critico molto intenso anche nella situazione odierna, non solo in Italia, ma in vari altri paesi. Oltre agli studi e spezzoni critici raccolti col titolo Il verosimile filmico e altri scritti di estetica 1954 e 1962, nel quinto volume confluiscono un abbozzo di estetica materialistica delineato attraverso una rilettura della Poetica aristotelica e dei principali commenti italiani del cinquecento, e uno schizzo storico delle teorie sull’arte (soprattutto teatrale), da Aristotele a Brecht, che è anche il solo inedito rinvenuto tra le carte di della Volpe.”,”TEOC-106-FL” “DELLA-VOLPE Galvano, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 6.”,”La ricerca teorica di Galvano della Volpe (1895-1968), pervenuta dalle iniziali posizioni di una filologia critica di stampo idealistico a un’originale riproposizione del marxismo, unja ricerca connotata, nella sua intera problematicità, dalla sintesi tendenziale della ricognizione storica e della costruzione teorica, nonchè da un intreccio assai fitto di problemi logico-metodologici, estetici, etico-politici, economici, storico-filosofici, e mossa sempre più dal proposito di costituirsi ad analisi dialettica della realtà in funzione della sua trasformazione rivoluzionaria, rivela una portata assai profonda e suscita un dibattito critico molto intenso anche nella situazione odierna, non solo in Italia, ma in vari altri paesi. Il ,volume sesto, e ultimo, contiene le tre edizionbi della Critica del gusto, corredate di alcuni lavori preliminari e di ulteriori documenti della riflessione di della Volpe sulla problematica delle arti; un saggio del 1962 sulla dialettica; la fondamentale Chiave della dialettica storica e i sintetici studi di logica, estetica e politica (riuniti nella Critica dell’ideologia contemporanea) che concludono idealmente una lunga indagine materialistico-storica e chiudono in pari tempo al marxismo nuove prospettive di ricerca. Galvano della Volpe nasce a Imola il 24/09/1895. Laureatosi in filosofia con Rodolfo Mondolfo, nell’Università di Bologna, dopo il ritorno dalla guerra, nel dicembre 1920, insegna storia filosofia presso il liceo bolognese Galvani dal 1925 al 1938. Libero docente di Storia della filosofia moderna dal 1929, vince nel 1938 il concorso per la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna dal 1939 al 1965. Prese la tessera del PCI nel 1944.”,”TEOC-107-FL” “DELLA-VOLPE Galvano”,”Umanesimo positivo e emancipazione marxista.”,”«»””La radice dell’uomo è l’uomo… La sua stessa alienazione non dipende nè daun Dio nè dalla natura, ma solo dal rapporto dell’uomo a un altro uomo”” (Marx) (in apertura) ‘Sono qui raccolti studi di dialettica materialistica che risalgono agli anni 1945-1948 e da tempo non reperibili…’ (pag 7) Il volume contiene testi di Marx: ‘Dai testi di Marx’ (…) (pag 57-108) ‘La rivoluzione comunista sopprime la divisione del lavoro e il dominio delle classi sopprimendo le classi stesse’ “”«Il commercio nell’economia borghese – prosegue Marx in ‘Ideologia tedesca’ – domina, con la domanda e l’offerta, il mondo intero distribuendo, simile al fato antico, felicità e infelicità; mentre invece «con la soppressione della base, della proprietà privata, col regolamento comunista della produzione e l’annullamento, ch’esso implica, dell”esteriorità’ che gli uomini incontrano nel loro proprio prodotto, la potenza del rapporto della offerta e della domanda si riduce a zero e gli uomini diventano padroni dello scambio, della produzione, del modo delle loro relazioni reciproche». (…) «La dipendenza ‘universale’ – dice Marx sempre in ‘Ideologia’ – questa forma ‘naturale’ della collaborazione ‘universale’ degli individui, è trasformata, dalla rivoluzione comunista, in ‘controllo’ e dominio ‘cosciente’ esercitato su quelle potenze che, prodotte dall’influenza reciproca degli uomini gli uni sugli altri, si son loro fino ad oggi imposte e li hanno dominati come potenze assolutamente estranee… In tutte le rivoluzioni passate il modo di attività [economica] è rimasto costantemente intatto e non si è trattato che di un’altra distribuzione di tale attività e di una nuova ‘divisione’ del lavoro fra altre persone, mentre la rivoluzione comunista è diretta contro il modo di attività esistito fino ad oggi e sopprime il ‘lavoro’ [dell’«economia politica», la ‘divisione’ del lavoro] e il dominio delle ‘classi’ sopprimendo le classi stesse, giacché essa è eseguita dalla classe che non è più, nella società, considerata come una classe… ed è già l’espressione della dissoluzione di tutte le classi»”” (pag 258-259) [Galvano Della Volpe, ‘Umanesimo positivo e emancipazione marxista’, Sugar editore, Milano; 1964]”,”MADS-794″ “DELLE-DONNE Marcella”,”La questione edilizia. Industria delle costruzioni e rendita urbana nello sviluppo economico italiano.”,”Marcella Delle-Donne laureata in filosofia, collabora dal 1967 all’Istituto di Sociologia dell’Università di Roma dove cura seminari di sociologia per gli studenti dei corsi di tecnologia dell’architettura e composizione architettonica. Ha scritto ‘Città e società civile’ (1973).”,”ITAE-016-FSD” “DELLE-PIANE Mario”,”Gaetano Mosca. Classe politica e liberalismo.”,” “”E indubbiamente il Mosca (come anche in precedenza si poté avvertire) non approfondisce molto lo studio del marxismo, che si limita a coniderare non molto più che nelle linee maggiormente e immediatamente evidenti, e comunemente note. Ma bisogna non dimenticare quale era lo stato della conoscenza del pensiero marxistico allora in Italia: quasi agli albori, si può dire; ad ogni modo non vasta e in genere non riflessa e indiretta (11 bis). Se si eccettuano il Labriola, che proprio in quegli anni si era accostato a quella filosofia e intelligentemente e coscienziosamente la indagava “”risalendo fino agli incunaboli della dottrina””, e Filippo Turati e la cerchia che s’era formata intorno alla sua “”Critica sociale””, la cultura italiana sapeva di materialismo storico (quando ne sapeva) quasi escusivamente attraverso gli scritti di Achille Loria – le “”rapsodie”” del Loria, come ironicamente li definisce Benedetto Croce – , insufficienti e, sì, grossi. Così si è potuto affermare che “”il Mosca fu tra i primi a conoscere in Italia il marxismo”” (…)””. (pag 304) (11bis) Notizie erudite su La diffusione degli scritti di Marx e di Engels in Italia del 1871 al 1892 dà adesso Gianni Bosio in “”Società”” A. VII. (1951) pag 268-284 e 444-477.”,”TEOP-229″ “DELLEPIANE Arturo”,”La lunga via della libertà. Testimonianze per servire la storia della resistenza:”,” Pag 100: Emilio Brunetti parla di Gramsci a Turi. A. DELLEPIANE nato a Sampierdarena (Genova) nel 1903. Operaio, nel 1926 visita l’URSS con la prima delegazione giovanile italiana e al ritorno subisce persecuzioni. Arrestato nel 1928, affronta il Tribunale speciale ed è liberato nel 1931. Collabora al ‘Lavoro’ di Genova. Nel 1933 pubblica il libro ‘Impressioni di un viaggio in Russia’. Nel 1939 viene di nuovo arrestato e liberato alla fine del 1942. Nel periodo luglio-settembre 1943 è commissario ai sindacati dell’industria a Genova. Costituisce la celebre “”organizzazione otto”” e quindi è partigiano nella VI Zona.”,”ITAR-148″ “DELLEPIANE Arturo”,”Appunti sulla Resistenza.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore”,”ITAR-252″ “DELL’ERBA Nunzio”,”Storia dell’ Albania.”,”L’A è ricercatore confermato di storia contemporanea alla Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Oltre a numerosi saggi è autore dei seguenti volumi: -Le origini del socialismo a Napoli 1870-1892. 1979 -Giornali e gruppi anarchici in Italia, 1892-1900. 1983 -Il socialismo riformista tra politica e cultura. 1990 -Gaetano Mosca. Socialismo e classe politica. 1991″,”EURC-004″ “DELL’ERBA Nunzio”,”Il socialismo riformista tra politica e cultura.”,”””Al X congresso delle società operaie (Parma, 9-12 ottobre 1863) è definitivamente sancita l’inconciliabilità della tendenza mazziniana e di quella moderata sulla dibattuta questione della ‘politicità’. Da quella data, le società mutualistiche, controllate dai moderati, continuano una vita autonoma: respingono infatti le iniziative politiche e restano fedeli al loro programma originario, basato sulla tutela e sull’assistenza dei lavoratori. Ma è nell’XI congresso (Napoli, 25-27 ottobre 1864) che Mazzini riesce a far votare un ‘Atto di fratellanza’, col quale cerca di consolidare la propria egemonia politica sul movimento operaio. Il progetto mazziniano, seppur diretto all’elevazione ‘morale, intellettuale’ ed ‘economica’ dei lavoratori, entra in contrasto con le idee che Marx ed Engels sostengono un mese prima al congresso costitutivo dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Ail), fondate sulla “”conquista del potere politico”” da parte della “”classe operaia””. La fondazione da parte di Mazzini nel 1866 dell’Associazione repubblicana universale rivela i suoi rapporti conflittuali con Marx, accusato di svolgere un’opera corrompitrice tra gli operai con la sua dottrina atea, materialista e classista. Le critiche di Mazzini al marxismo derivano dal suo rifiuto della lotta di classe, cioè da una visione anticomunista, che propugna costantemente dai tempi in cui si distacca da Filippo Buonarroti fino all’ultimo periodo della sua vita. Ma il contrasto tra Mazzini e Marx non è l’unico, se si pensa a quello che oppone Bakunin ad entrambi. Già prima della sua venuta in Italia, questi è in contatto con Marx e con Mazzini; ma un dissidio vero e proprio si può dire che cominci durante il soggiorno di Firenze, dove ha i primi contatti con il movimento socialista. Il rapporto più fruttuoso è quello che Bakunin instaura a Firenze con Niccolò Lo Savio, un giovane insegnante di economia originario pugliese”” [Nunzio Dell’Erba, Il socialismo riformista tra politica e cultura, 1990] (pag 18-19)”,”MITS-009-FPA” “DELL’ERBA Nunzio”,”Storia dell’Albania.”,”Nunzio Dell’Erba è ricercatore confermato di Storia contemporanea alla Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”EURC-094-FL” “DELL’ERBA Nunzio”,”Le origini del socialismo a Napoli, 1870-1892.”,”N. Dell’Erba, nato a Adriano (Catania) nel 1950, laureato in Scienze politiche nel 1974 con N. Bobbio, ha lavorato presso l’Istituto di scienze politche dell’Università di Torino. Ha condotto una ricerca su Enrico Leone e la revisione del marxismo.”,”MITS-001-FMB” “DELL’ERBA Nunzio”,”Giornali e gruppi anarchici in Italia, 1892-1900.”,”Nunzio Dell’Erba nato a Adriano (Catania) nel 1950, laureato in Scienze politiche nel 1974 con N. Bobbio, ha lavorato presso l’Istituto di scienze politche dell’Università di Torino. Ha condotto una ricerca su Enrico Leone e la revisione del marxismo. Nel 1983 è ricercatore presso la cattedra di Storia dei partiti della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato: ‘Le origini del socialismo a Napoli’ (1979. Ha in corso (1983) un’ antologia su ‘Marxismo e revisionismo nella storia del socialismo italiano, 1892-1910.”,”ANAx-003-FMB” “DELLI-QUADRI Rosa Maria, contributo di Flavia FIOCCHI”,”Sidney Sonnino.”,”””Pur non rinnegando mai la sua religione di appartenenza, come ha osservato Paola Carlucci, egli professerà, fin da giovanissimo, il suo laicismo, che rappresenterà una costante importante del suo progetto politico. Molto probabilmente, proprio l’essere stato cresciuto nel culto protestante può aver favorito il forte distacco critico dalla Chiesa Cattolica che lo porterà a dire che: “”L’Italia farà una gran rivoluzione nel mondo. Essa ha un’alta missione, ed è quella di abbattere il papato. Ma è un osso duro!”” (Sonnino, Diario, 1866-1912). Sonnino contesterà non solo il cattolicesimo, ma la religione in sé, preferendo affidarsi a un credo diverso che lui stesso definisce “”religione dell’ideale””. Nei confronti delle sue radici ebraiche prova disinteresse e distacco, dal momento che non sente in alcun modo di essere ebreo, anche se ciò non coincide con la percezione che gli altri hanno di questa sua condizione”” (pag 13, introduzione) “”Il memorandum wilsoniano aveva reso pubblico il carattere delle divergenze e, a questo punto, la Delegazione italiana decide di abbandonare Parigi, dove i lavori proseguono nonostante l’assenza di Sonnino e del suo ‘alter ego’ Orlando. Tuttavia, per il timore di una esclusione di Roma al momento della propria firma sotto i trattati di Pace e di una dichiarazione della decadenza del Trattato di Londra da parte di Inghilterra e Francia, il ministro degli Esteri e il Presidente del consiglio italiani decidono di riprendere i loro posti nella Conferenza. La precedente decisione di tornare a Roma per valutare, una volta rientrati a Parigi, l’appoggio del Parlamento italiano non aveva rafforzato la posizione del Paese e l’atmosfera che Sonnino e Orlando trovano, al loro rientro nella capitale francese, non è delle migliori. A poche settimane dalla conclusione della prima fase della Conferenza, tutti gli interlocutori, come ha ricordato Italo Garzia, restano sulle loro posizioni e tutte le soluzioni cercate per risolvere la questione adriatica sono destinate a fallire, mettendo a rischio la durata stessa del Congresso”” (pag 116) Rosa Maria Delli-Quadri insegna Storia del Mediterraneo all’Università di Napoli L’Orientale. Si occupa di rapporti diplomatici e culturali tra Inghilterra e Mediterraneo e di americani nel ‘Mare Interno’ nella prima metà del XIX secolo.”,”ITQM-183″ “DELLO-STROLOGO Saulla”,”Storia della schiavitù. Dagli antichi egizi ad oggi.”,”Punizioni e torture nella “”fertile mezzaluna”” (pag 47) ‘[A] volte, specie fra i poeti drammatici, qualche voce si levò contro il crudele istituto della schiavitù, denunziandolo come l’effetto del caso e della fortuna. Ma è anche vero che queste voci furono rare, né riuscirono a scuotere l’opinione pubblica. Platone stesso, che vi accenna spesso nella ‘Repubblica’ e nelle ‘Leggi’, non dà alcun giudizio sulla schiavitù. Pare che egli non l’approvi né la condanni esplicitamente: certo è che l’accetta come un dato di fatto di cui indaga i vantaggi e gli svantaggi. Pur riconoscendo la gravità del problema finisce col prospettarne non l’abolizione, ma una attenuazione che porti, in pratica, a un trattamento più umano degli schiavi, per evitarne le ribellioni sempre sanguinose e pericolosissime. Quando però uno schiavo ha mancato, bisogna punirlo, ma non con semplici ammonimenti, come si farebbe con un uomo libero, perché questo lo renderebbe più insolente. Qualunque cosa si debba dargli, la si imponga come un comando (…). Bisogna però ammettere che nella “”repubblica”” ideale da lui prospettata la schiavitù non esiste. La primitiva società naturale fra gli uomini si forma con l’universale consenso degli individui che la costituiscono, i quali, uguali nella natura e nell’origine, mettono in comune le loro differenti attitudini per soddisfare i naturali bisogni: il nutrimento, la casa, il vestito. Così, in questa società di uguali e disuguali, non vi sono né nobili né plebei, né padroni né schiavi, ma solo uomini, che svolgono lavori differenti. La vera repubblica, per Platone, nasce dalla libertà, si conserva con il lavoro e ha il suo fine nella comunanza dei beni. Ma questo tipo di società, più o meno semplice, non può durare a lungo. Quando l’uomo non si accontenta più di quello che gli serve e si crea mille necessità artificiali, ecco apparire uno stragrande numero di mestieri non conosciuti nella semplice società primitiva. Platone lascia alla “”moltitudine”” le occupazioni materiali, mentre destina gli uomini di coraggio alla difesa, e quelli d’intelligenza al governo dello stato. Il filosofo non accenna neppure agli schiavi. Il sistema politico di Aristotele differisce da quello di Platone sia nel punto di partenza che in quello d’arrivo. Platone, da idealista, non tiene molto in conto l’esperienza, e nel suo stato ideale si sente la mancanza dell’uomo di stato. Aristotele (nato nel 384 aC) parte invece dalla realtà attuale e dà molta importanza agli istituti politici come li trova di fatto. Da un lato, per lui, vi sono cittadini propriamente detti che tendono alla felicità e all’agiatezza; dall’altra gli uomini di lavoro, che rendono possibile questa felicità. Egli ribadisce: “”L’essere vivente consta di anima e di corpo dei quali due principi quella, per natura, comanda, e questo obbedisce””. E continua dicendo che è servo per natura colui che può diventare cosa d’altri. Il filosofo non nega che gli schiavi siano esseri umani dotati d’intelligenza, ma nega che possano avere attitudine a usarla e dice che “”sono i bruti i quali seguono ciecamente l’istinto””‘ (pag 65-67) La schiavitù romana brutta compia di quella greca (pag 69)”,”CONx-261″ “DEL-LUCCHESE Angiolo GIACOBINI Giacomo VICINO Giuseppe a cura”,”L’uomo di Neandertal in Liguria.”,”Cavità naturali utilizzate oltre all’uomo, da carnivori (iene e soprattutto gli orsi delle caverne). Le grotte ‘a orso’. (pag 85) Grotte occupate in tempi diversi da carnivori e da gruppi umani (pag 85) Grotta del principe (Balzi Rossi, Liguria) (pag 91) Caverna delle Fate (pag 53) Arma delle manie (pag 54) I siti musteriani (da pag 48) Popolazioni umane vissute in Europa prima dell’uomo di Neadertal, (1 milione e mezzo – 80 mila anni fa) (Pleistocene inferiore e medio): “”Anteneandertaliani’ Questi Anteneandertaliani vengono considerati una forma europea dell’ Homo erectus All’inizio del Pleistocene superiore, la forma neandertaliana dopo l’ evoluzione viene classificata come Homo Sapiens a causa della sua capacità cranica paragonabile a quella dell’uomo attuale (pag 11)”,”LIGU-154″ “DELMAS Claude”,”Crises a Cuba.”,”DELMAS è autore di varie opere sui rapporti Est Ovest ha scritto ‘Corea 1950′ e una storia della bomba atomica.”,”RAIx-272″ “DELMAS Jean-Christophe”,”Dico atlas des guerres. 40 conflits de l’Antiquité à nos jours.”,”Manca la guerra dei Sette anni”,”QMIx-198″ “DEL-NEGRO Piero”,”Guerra ed eserciti da Machiavelli a Napoleone.”,”Pietro DEL NEGRO insegna storia militare all’ Università di Padova.”,”QMIx-091″ “DEL-NEGRO Piero”,”Guerra ed eserciti da Machiavelli a Napoleone.”,”Pietro Del-Negro insegna storia militare all’ Università di Padova. Napoleone Bonaparte. (130-136)”,”QMIx-003-FMB” “DEL-NOCE Augusto”,”L’interpretazione transpolitica della storia contemporanea.”,”Augusto Del Noce ha insegnato Filosofia della Politica nell’Università di Roma. Ha pubblicato ‘Marxismo e salto qualitativo’ (1948), ‘Appunmti sul primo Gentile e la genesi dell’attualismo’ (1960), ‘Il problema dell’ateismo’ (1964), ‘L’epoca della secolarizzazione’ (1970), ‘Il suicidio della rivoluzione’ (1978), ‘Il cattolico comunista’ (1981) ‘Il termine di interpretazione transpolitica fu usato da Renzo De Felice per designare quelle ricerche – il riferimento era al libro del Nolte e a vari miei saggi – che pretendono di intendere il fascismo alla luce «non soltanto di una completa analisi storica, ma anche di una rigorosa problematica filosofica, cosè da coglierne l’essenza, il significato più intimo e non lasciarsi fuorviare dagli aspetti secondari» (1)”” (pag 15) (15) ‘Le interpretazioni del fascismo’, Laterza, Bari, 1971″,”STOx-006-FMB” “DELOGU Ignazio COLOMBO Cesare a cura”,”30 anni di Spagna.”,”Rivolta delle Asturie e il massacro. “”In Asturia, Oviedo e Gijón erano antiche fortezze della UGT socialista, l’ una, e della CNT-FAI l’ altra. Anche le divisioni e i contrasti avevano qui meno presa che altrove. Quando Caballero fondò la ‘Alianza Obrera’, la CNT non esitò ad aderirvi. Quando, di lì a poco, anche i comunisti aderirono all’ Alleanza, essa divenne in sostanza il Fronte unico. Tra il 5 e il 9 Oviedo e Gijón e altri centri furono occupati dai minatori che si erano impadroniti di fucili e mitragliatrici dalla fabbrica d’ armi di Trubia. Il governo inviò immediatamente un contingente di truppa, formato di tre colonne: i mori, i legionari della Legione straniera, provenienti dal Marocco e altre truppe. L’ ordine era stato impartito dal generale Francisco Franco e l’ invio di questi contingenti speciali, cioè mori e legionari, indignò l’ opinione pubblica. Naturalmente l’ indignazione venne dopo la repressione. Il 17 ottobre, 12 giorni dopo il suo inizio, la ribellione era schiacciata. Vi avevano preso parte, secondo fonti ufficiali, 70.000 lavoratori, di cui 40.000 appartenenti alla UGT, 20.000 alla CNT e 9.000 operai comunisti. Le perdite furono almeno di 3.000 morti e 7.000 feriti tra i minatori. L’esercito non ebbe più di un 300 morti.”” (pag 26-27)”,”MSPG-170″ “DELOGU Paolo”,”Il Medioevo.”,”Paolo Delogu insegna Storia medievale nelal Facoltà di Lettere dell’Università di Roma. Ha scritto pure ‘Il regno longobardo’ in ‘Storia d’Italia’ della Utet (1980) e ‘I Normanni in Italia’, Liguori, 1984. Marx Engels, il Medioevo e gli storici tedeschi “”Lo studio dell’economia medievale si inquadra nella ricerca teorica sui tipi fondamentali e gli stadi evolutivi dell’attività economica. Hildebrand teorizzò tre stadi della vita economica corrispondenti ai fondamentali modi di distribuzione dei beni che si dovrebbero rintracciare nell’evoluzione economica di tutte le nazioni: economia naturale, economia monetaria ed economia creditizia. Maggior successo ebbero le teorizzazioni che ponevano l’accento sul rapporto tra strutture sociali e organizzazione della produzione e del consumo dei beni, come quelle di Karl Bücher (1847-1930) che distinse, in ordine crescente di complessità, economia domestica, economia di villaggio o di «marca», economia cittadina ed economia di popolo. L’età medievale venne caratterizzata attraverso il prevalere successivo di alcuni di questi tipi di economia e studiata per individuare le modalità del passaggio dall’uno all’altro. E’ evidente l’affinità di queste riflessioni con le teorizzazioni di Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895), anch’esse fondate su una tipizzazione delle forme fondamentali dell’attività economica rintracciabili nell’esperienza storica, europea ed extraeuropea, definite in funzione del rapporto tra classi sociali nei diversi «modi di produzione» dei beni economici. Come si sa, Marx identificò quattro modi di produzione: asiatico, schiavistico, feudale e capitalistico-borghese. Il modo di produzione feudale e i prodromi di quello borghese trovavano la loro attuazione storica nel medioevo europeo, che anche nella teorizzazione marxista aveva dunque la possibilità di essere identificato in termini di sistemi economici coerenti e di lunga durata, sebbene Marx non ritenesse che in tutti i popoli l’evoluzione socio-economica avesse percorso contemporaneamente le stesse tappe, e ammettesse la possibile coesistenza di modi di produzione diversi in una stessa epoca. Gran parte della riflessione di Marx fu dedicata alla definizione delle dinamiche che provocano la transizione da un modo di produzione ad un altro, e in questo soprattutto risiede l’aspetto politico e pratico della dottrina marxista che intendeva promuovere il superamento rivoluzionario del modo di produzione capitalistico in vista di una società socialista. Marx concepì una sorta di necessità interna che governa la trasformazione e il superamento dei modi di produzione basati sul conflitto di classe, ma contemporaneamente rivendicò la spontaneità e la volontarietà dei movimenti di lotta che realizzano tale superamento, salvando dunque, nella interpretazione della storia, il ruolo dell’iniziativa umana canalizzata nell’azione delle classi. Le teorie marxiane ebbero inizialmente scarso seguito tra gli storici di professione e furono osteggiate dai governi per le loro implicazioni politiche. Solo nell’ultimo decennio del secolo, dopo l’abolizione della legislazione antisocialista di Bismarck, esse entrarono nel dibattito storiografico in Germania, dove ci fu un gruppo di «socialisti cattedratici» che si dedicarono allo studio dell’origine della borghesia e del sistema produttivo capitalistico nell’economia mercantile e manifatturiera delle città medievali”” [Paolo Delegu, Il Medioevo, Bologna, 2003] (pag 60-61-62)”,”STOx-265″ “DELOGU Ignazio COLOMBO Cesare a cura”,”30 anni di Spagna.”,”Volume con molte foto e illustrazioni (manifesti) “”Manca ancora uno studio completo sull’intervento italiano nella guerra civile spagnola. Le ragioni sono numerose e diverse. Non vi è dubbio che da parte fascista – una volta conclusa l’impresa che lo stesso Ciano, ministro degl Esteri di Mussolini, aveva caldeggiato e appoggiato, e che appena un anno dopo il suo inizio, nell’autunno del 1937, chiamava “”dannata guerra”” – si preferiva tacere, per non rivangare un passato che sul piano militare, non meno che su quello politico, suonava ormai apertamente vergogna per coloro che ne erano stati i protagonisti”” (pag 131)”,”MSPG-002-FER” “DE-LORENZO Giuseppe”,”La prima organizzazione di classe dei ferrovieri.”,”””Nello stesso tempo anche il Partito socialista, coerentemente all’ Odg votato al Congresso di Reggio Emilia, impegna i suoi quadri nell’ opera di propaganda verso i ferrovieri. A Milano, in particolare, dove hanno sede gli organismi ferroviari più attivi, è il Lazzari a tenere i contatti. Pochi giorni dopo la riunione preliminare del 26 novembre, c’è a Milano una “”conferenza privata”” presso il Circolo macchinisti e fuochisti di Via A. Vespucci, tenuta appunto dal Lazzari sul tema “”Lotta del Quarto Stato””, che richiama l’ attenzione della Questura: in una comunicazione al funzionario di P.S. di zona lo si invita a predisporre “”la debita vigilanza esterna, senza apparato di forza in divisa””, onde essere pronto ad intervenire ad “”ogni eventuale incidente di qualche rilievo””. (pag 184)”,”MITT-228″ “DELORME Henri”,”L’ impot a l’ epoque de capitalisme monopoliste d’ Etat.”,”Nella prima parte del libro espone la teoria di Marx e Lenin sulle imposte. “”Nelle imposte si riflette l’ immagine stessa dell’ economia capitalistica”” (Marx)”,”TEOC-180″ “DELORS Jacques AZEGLIO CIAMPI Carlo”,”Crescita, competitività, occupazione. Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo. Libro bianco.”,”Perchè questo libro? Una sola ragione, contenuta in una sola parola: disoccupazione. Questo attacco solenne ma vibrante, insolito in un testo ufficiale, segnala sin dalle prime righe l’eccezionalità di Crescita, competitività, occupazione, il documento presentato dalla Commissione europea presieduta da Jacques Delors. I disoccupati nella CEE sono ormai 16 milioni. I paesi industrializzati (CEE, Stati Uniti, Giappone) stentano a uscire dalla recessione. La loro quota della produzione mondiale declina, mentre aumenta quella dei paesi dell’Asia, del Pacifico e dell’America Latina.”,”EURE-017-FL” “DELOS-HOURTOULE Sarah CHERRIER Emmanuel a cura; saggi di Jacques BERNET Thierry LENTZ Claude VIGOUREUX Jean-Français TANGUY Sarah DELOS-HOURTOULE Pierre-André LECOCQ Sylvano ARROMATORIO David BELLAMY Renée FREGOSI Jean-Jacques RAYNAL Emmanuel CHERRIER”,”Coups d’Etat et révolutions.”,”Contiene il saggio di Emmanuel CHERRIER sulla rivoluzione d’ Ottobre: ‘Octobre 1917, révolution ou coup d’Etat?’ (pag 191-226)”,”FRAD-104″ “DE-LOS-RÍOS Fernando”,”Mi viaje a la Rusia sovietista.”,”Fernando De Los Rios (1879-1949) visitò l’URSS nell’autunno 1920, quando il paese stava facendo bilancio dei primi tre anni di rivoluzione e iniziava la virata con la Nuova Politica Economica (NEP). Il suo libro cerca di analizzare le istituzioni economiche, politiche e culturali create dai bolscevichi. L’universitario e deputato socialista – più tardi ministro e ambasciatore della Repubblica spagnola – raccoglie le impressioni sulla vita quotidiana di Mosca e Pietrogrado e traccia i ritratti dei dirigenti rivoluzionari (Lenin, Bucharin, Trotsky, Lunacharskij), intervistati personalmente. Espone le critiche dei bolscevichi alle posizioni dei socialdemocratici. Completa il volume un lavoro sulla “”Russia 1922-1934″” in cui si studiano i risultati del primo piano quinquennale e della collettivizzazione dell’agricoltura voluta da Stalin.”,”RIRO-419″ “DELPARD Raphaël”,”Les enfants cachés.”,”R. Delpard è attore, scenarista. Il suo libro è il risultato di anni di ricerca sulla storia di questi ragazzi nascosti, una storia curiosamente ignorata in Francia fino al giorno della pubblicazione di questo libro. Anni 1940-1944: migliaia di bambini, ragazzi ebrei sono strappati ai loro genitori e obbligati a nascondersi per sfuggire alla barbarie nazista. Per quattro anni hanno vissuto lo sconforto dell’abbandono, della solitudine, della paura. Alla fine per trovare i loro genitori e nonni morti nei campi di concentramento, le loro abitazioni occupate da altri ecc. L’autore ha parlato con questi ragazzi diventati adulti e che oggi raccontano la loro esperienza…”,”EBRx-004-FMP” “DEL-PERO Mario”,”Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo, 1776-2006.”,”DEL-PERO Mario insegna storia degli Stati Uniti e storia della politica estera americana presso la Facoltà di scienze politiche Roberto Ruffilli di Forlì dell’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi su riviste italiane e internazionali.”,”USAQ-064″ “DEL-PINO Domingo”,”Líbano: crónica de una guerra civil. Diecinueve religiones y un solo cementerio.”,”Profilo biografico autore in 4° di copertina. E’ giornalista e corrispondente da Beirut per l’ agenzia Prensa Latina. Dal 1976 è corrispondente per El Pais in Marocco. Ha pubblicato ‘Nasser profeta armato’. E’ filo-palestinese. Gli accordi di Camp David. “”Il 5 settembre 1978 il presidente egiziano Anuar Sadat ed il capo del governo israeliano Menahem Begin si incontrarono con il presidente americano Jimmy Carter a Camp David. Dopo dodici giorno di negoziati firmarono il 17 alla Casa Bianca dei protocolli che più avanti saranno conosciuti come Accordi di Camp David e che avevano la pretesa di costituire il punto di partenza per la soluzione del conflitto arabo-israeliano.”” (pag 146-147) “”Immediatamente dopo Camp David si riunì un vertice arabo a Bagdad nel mese di novembre, con il qual i capi di stato arabi partecipanti decisero di espellere l’ Egitto dalla Lega Araba. Per enfatizzare il compromesso con i palestinesi, il vertice di Bagdad concesse un aiuto di 250 milioni di dollari all’ OLP e 150 milioni di dollari ai palestinesi dei territori di Gaza e Cisgiordania.”” (pag 148)”,”VIOx-144″ “DELPORTE Christian PENNETIER Claude SIRINELLI Jean-Francois WOLIKOW Serge, a cura; saggi di Madeleine REBERIOUX Pierre ALBERT Anne-Claude AMBROISE-RENDU Alexandre COURBAN Jean-Yves MOLLIER Sylvain BOULOUQUE Serge WOLIKOW Annie BURGER-ROUSSENAC Yves LAVOINNE Marie-Cécile BOUJU Tangui PERRON Yves SANTAMARIA Patrick EVENO Gérard BONET Eugénie SAITTA Laurent MARTIN Frédérick GENEVEE Ludivine BANTIGNY Jean GARRIGUES Jean VIGREUX Laurent RUCKER Paul BOULLAND Yolène DILAS-ROCHERIEUX Béatrice FLEURY-VILATTE Jacques WALTER Alexandre COURBAN”,”L’Humanité de Jaurès à nos jours.”,”Saggi di Madeleine REBERIOUX Pierre ALBERT Anne-Claude AMBROISE-RENDU Alexandre COURBAN Jean-Yves MOLLIER Sylvain BOULOUQUE Serge WOLIKOW Annie BURGER-ROUSSENAC Yves LAVOINNE Marie-Cécile BOUJU Tangui PERRON Yves SANTAMARIA Patrick EVENO Gérard BONET Eugénie SAITTA Laurent MARTIN Frédérick GENEVEE Ludivine BANTIGNY Jean GARRIGUES Jean VIGREUX Laurent RUCKER Paul BOULLAND Yolène DILAS-ROCHERIEUX Béatrice FLEURY-VILATTE Jacques WALTER Alexandre COURBAN”,”PCFx-076″ “DEL-POZO José”,”Histoire de l’Amérique Latine et des Caraïbes. De l’indépendance à nos jours.”,”DEL-POZO José è nato in Cile nel 1943 e abita in Quèbec dal 1974. Si è laureato in storia e geografia ed è dal 1982 professore di storia latino-americana all’Università di Québec a Montréal (UQAM).”,”AMLx-119″ “DEL-RE Emmanuela C.”,”Albania punto a capo.”,”Nel suo studio l’A si avvale del contributo di esperti come Gaetano DAMMACCO, Luciano BOZZO (Il Kosovo: un’area di crisi nel cuore dei Balcani), Franz GUSTINCICH, Kosta BARJABA e Federico EICHBERG (Panorama storico dell’Albania). DEL-RE antropologa, svolge attività di ricerca presso la cattedra di sociologia 1 della Facoltà di sociologia dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’. Ha condotto vari studi in IT e nel mondo sui mutamenti sociali e sui nuovi movimenti religiosi. Ha pubblicato saggi e filmato documentari. Dal 1992 l’Albania costitutisce il tema centrale dei suoi studi (per la trasformazione sociale e la legge consuetudinaria). Ha pubblicato: -Pane, sale e cuore. Il Kanum di Lek Dukagjini tra le genti della montagna albanese. LECCE, 1993″,”EURC-030″ “DEL-ROIO Marcos”,”I prismi di Gramsci. La formula politica del Fronte Unico, 1919-1926.”,”DEL-ROIO Marcos conseguiti i titoli di post-dottorato presso la Università di Roma Tre e di Milano è attualmente professore di scienze politiche presso la Facoltà di Filosofia e Scienze dell’Università Statale di Sao Paulo e nell’Univ. Statale di Campinas. E’ tra i redattori della ‘Historia do marxismo no Brasil’ in sei volumi. “”Karl Radek (con l’appoggio di Trotsky e Piatakov) difese la continuità della politica del frotne unico con la socialdemocrazia. La sinistra si oppose alla politica del fronte unico nel suo complesso, individuando in questa le ragioni della sconfitta. La posizione che allora prevalse, avallata da Zinoviev, era quella che riteneva che il fronte unico avrebbe dovuto realizzarsi solo dal “”basso””, mirando ad attrarre e smascherare le direzioni socialdemocratiche che emergevano sempre più come “”ala del fascismo””.”” (pag 180-181)”,”GRAS-076″ “DELSOL Chantal MASLOWSKI Michel a cura; scritti di Genevieve BÜHRER-THIERRY Aleksander GIEYSZTOR Petr CORNEJ Jerzy KLOCZOWSKI Andrei PIPPIDI Michael SOUBBOTNIK Matei CAZACU Ferenc SZAKALY Josef VALKA Zbigniew OGONOWSKI Vladimir URBANEK Blandine KRIEGEL Jerzy MICHALSKI Jaromir LOUZIL Jiri KORALKA Eva H. BALAZS Miklos SZABO Andras GERGELY Joanna NOWICKI Serhy YEKELCHYK Jean-Marie DELMAIRE Andrzej WALICKI Vratislav DOUBEK Jeno GERGELY Milos HAVELKA Marcin KROL Ignac ROMSICS Miklos LACKO Jan SOKOL Gyorgy LITVAN Josef TISCHNER Robert SOLTYK Janos SZAVAI Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Michel MASLOWSKI”,”Histoire des idées politiques de l’ Europe centrale.”,”scritti di Genevieve BÜHRER-THIERRY Aleksander GIEYSZTOR Petr CORNEJ Jerzy KLOCZOWSKI Andrei PIPPIDI Michael SOUBBOTNIK Matei CAZACU Ferenc SZAKALY Josef VALKA Zbigniew OGONOWSKI Vladimir URBANEK Blandine KRIEGEL Jerzy MICHALSKI Jaromir LOUZIL Jiri KORALKA Eva H. BALAZS Miklos SZABO Andras GERGELY Joanna NOWICKI Serhy YEKELCHYK Jean-Marie DELMAIRE Andrzej WALICKI Vratislav DOUBEK Jeno GERGELY Milos HAVELKA Marcin KROL Ignac ROMSICS Miklos LACKO Jan SOKOL Gyorgy LITVAN Josef TISCHNER Robert SOLTYK Janos SZAVAI Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Michel MASLOWSKI”,”EURC-046″ “DE-LUCA Maurizio GAMBESCIA Paolo ISMAN Fabio”,”Tutti gli uomini dell’ antilope.”,”DE-LUCA è vicecaporedattore di Panorama. GAMBESCIA è inviato speciale dell’ Unità, ISMAN è inviato speciale del Messaggero.”,”ITAP-074″ “DE-LUCA Stefano”,”Il pensiero politico di Constant.”,”Benjamin Constant nasce a Losanna il 25 ottobre 1767, d a un’antica famiglia protestante di origini francesi, stabilitasi in Svizzera dopo la revoca dell’editto di Nantes. Dopo un’infanzia errabonda e disordinata, Constant compie la propria formazione universitaria tra il 1782 e il 1785, dapprima ad Erlangen e in seguito ad Edimburgo. Nel 1796 pubblica il De la force, al quale seguirà, nel 1797, il Des réactions politiques e, nel maggio dello stesso anno, il Des effets de la Terreur. Nel 1798 pubblica il Des suites de la contre-révolution de 1660 en Angleterre. Nel dicembre del 1799, dopo la congiura di brumaio, viene nominato al Tribunato, dove si segnalerà come uno dei principali oppositori del regime consolare e dal quale verrà perciò estromesso nel gennaio del 1802. La Germania e la Svizzera saranno i luoghi di quella che è stata definita la sua ‘ritirata forzata’. Nel periodo 1800-1803, Constant lavora ad un Grand traité de politique, che rimarrà inedito. Nel 1804 è a Weimar, dove conosce Goethe, Wieland e Schiller. L’8 dicembre 1830 muore a Parigi.”,”TEOP-056-FL” “DE-LUCA Giuseppe MAJNONI Massimiliano; a cura di Sebastiano NEROZZI”,”Carteggio, 1936-1957.”,”Max Majoni ai vertici della Comit a 52 anni, nel pieno delle forze lascia l’ufficio, la residenza romana e si ritira nella sua villa di campagna. Qui si occuperà di amministrazione delle sue terre. Ritroverà una nuova vita e si occuperà di ‘cultura latente’. De Luca e Majnoni si conobbero nel 1936 a Roma.”,”BIOx-002-FP” “DELUERMOZ Quentin”,”Commune(s), 1870-1871. Une traversée des mondes au XIXe siècle.”,”Quentin Deluermoz, Professore di storia contemporanea all’Università Paris Cité. Ha pubblicato presso Points ‘Le Crépuscule des révolutions’ (1848-1871) (2014)”,”MFRC-187″ “DE-LUISE Fulvia FARINETTI Giuseppe”,”Storia della felicità. Gli antichi e i moderni.”,”Fulvia de Luise e Giuseppe Farinetti insegnano Storia e filosofia nei licei. Si sono occupati in particolare di filosofia antica.”,”FILx-156-FL” “DELUMEAU Jean”,”Vita economica e sociale di Roma nel cinquecento.”,”DELUMEAU (nato a Nantes nel 1923) è dal 1974 docente di storia al College de France e dirige nel medesimo tempo una sezione di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. Ha pubblicato: ‘Civilisation de la Renaissance’ (premio Govert Accademia di Francia 1968), ‘Naissance et affirmation de la Reforme’ (trad. La Riforma, MILANO, 1975), ‘La catholicisme entre Luther et Voltaire’ (trad. Il cattolicesimo dal XVI al XVIII secolo, MILANO, 1976).”,”RELC-075″ “DELUMEAU Jean”,”Rassicurare e proteggere. Devozione, intercessione, misericordia nel rito e nel culto dell’ Europa medievale e moderna.”,”DELUMEAU Jean prefessore al College de France autore di molte opere tra cui ‘La paura in Occidente (1978) e ‘Il peccato e la paura’ (1983) Il posto enorme occupato dall’ angelo custode nella vita quotidiana dei nostri padri. “”Se nelle pagine precedenti abbiamo insistito sul ricorso agli angeli assegnati alle collettività, è stato perché quest’ aspetto abbanstanza importante della religiosità antica era caduto nell’ oblio ed era stato, finora, trascurato dalla storiografia. Tali precisazioni non debbono però far dimenticare il posto ben più grande che la devozione cattolica assegnava all’ angelo custode individuale, specialmente fra il XVII e il XIX secolo. Quell’ amico personale di ogni essere umano tendeva sempre più a sostituirsi, nel discorso ecclesiastico e n ella venerazione dei fedeli, al protettore addetto alle città e alle nazioni, che pian piano fu dimenticato. E qui è necessario sottolineare una correlazione importante; l’ espandersi del culto dell’ angelo custode personale fu contemporaneo, in Occidente, alla progressiva affermazione dell’ individualismo, che, favorita da quel culto, ne era allo stesso tempo un’ espressione.”” (pag 312)”,”RELP-038″ “DELUMEAU Jean”,”La paura in Occidente (secoli XIV-XVIII). La città assediata.”,”Jean Delumeau è nato a Nantes nel 1923 (morto a Brest nel 2020). È stato professore al College de France dove ha ricoperto la cattedra di Storia delle mentalità religiose nell’Occidente moderno. Una reputazione internazionale gli è venuta dai suoi lavori sulla cultura e la società nell’epoca moderna: ‘Rome au XVIeme siécle’, ‘La Civilisation de la Renaissance’ , ‘Naissance et affirmation del la Réforme’, ‘Le Catholicisme va-t-il mourir?’, tradotto in Italia: ‘Il cattolicesimo sta per morire?’. Paura della sovversione. “”Spesso le sommosse duravano poco e molte rivolte erano vinte. Per i sediziosi disarmati, veniva allora il momento della ricaduta nella paura. Si temeva la repressione, che poteva effettivamente rivelarsi terribile – così accadde nel 1525 dopo la disfatta dei contadini tedeschi e, nel 1567, quando il duca d’Alba divenne governatore dei Paesi Bassi. O ancora, dopo lo scacco di un movimento antifiscale si poteva temere, non senza ragione, un ritorno in forze dei gabellieri e un nuovo inasprimento dell’apparato dello Stato. In compenso restava nei vincitori e nei notabili l’ossessione della folla anonima e incontrollabile, «terribile bestiame da governare», confessava un amministratore normanno nel 1709, e il timore del rovesciamento delle gerarchie. Testimonianze impreviste su questo argomento sono quelle di autori di «pronostici» le cui cupe predizioni, instancabilmente ripetute, sembrano riflettere l’inquietudine permanente di tutti quelli che tenevano all’ordine stabilito: «1518: Si solleveranno grandi dispute e avversità… fra il popolo comune e la nobiltà». «1576: Quest’anno si vedrà [il popolo] uscire totalmente dai limiti del suo dovere e agitarsi e sollevarsi in grandi dispute nei confronti dei suoi superiori; fra essi parecchi saranno puniti per giustizia, tuttavia il loro errore… grandemente diminuirà l’autorità dei pubblici ufficiali». « 1590: Ancor più si verificherà una grande discordia fra il popolo tanto nei confronti dei superiori che dei soggetti, e parimenti il figlio contro il padre, la moglie contro il marito e il servo contro il padrone». «1602: Bisogna temere [quest’anno] le ire, furori e rivolte dei popoli». Il timore del popolo anonimo si precisava spesso; tanto in città che in campagna, in quello più concreto dei mendicanti. In effetti sulle strade e nelle città d’Europa dell’Ancien Régime, si ebbero ben altri vagabondi che i sottoprodotti instabili egli eserciti studiati precedentemente. Menzioniamo, certamente, a partire dal XV secolo, gli zingari, altresì chiamati «saraceni», «egiziani» o «zigani», «la gioventù libertina di tutte le nazioni», scriveva nella sua ‘Cosmografia’ S. Münster. Ai margini della società per i loro costumi e i loro abiti, gli zingari facevano paura: li si accusava di rapire i bambini. Ma i nomadi più numerosi furono gli «uomini superflui» di un tempo, quelle vittime dell’evoluzione economica già incontrati a proposito delle violenze millenariste: piccoli proprietari soppiantati dall’azione metodica dei latifondisti; braccianti rurali al limite della sopravvivenza a motivo dell’ascesa demografica e delle frequenti carestia; operai urbani raggiunti dalle recessioni periodiche e dalla disoccupazione”” (pag 291-292)”,”STOS-222″ “DELUMEAU Jean”,”La peur en Occident (XIVe-XVIIIe siècle). Une cité assiégée.”,”Nato a Nantes nel 1923, agregé d’histoire, Jean Delumeau dal 1975 professore al College de France.”,”STMED-037-FSD” “DELUMEAU Jean”,”Mille ans de bonheur.”,”Le attese millenariste si sono a poco a poco nel tempo laicizzate con l’ideologia del progresso, Priestley attendeva mille anni di benessere dopo la rivoluzione francese. Ancora la tradizione millenarista ispira Pierre Leroux inventore della parola ‘socialismo’ quando scriveva ‘Il regno di Cristo è promesso sulla terra’. I Taboriti furono i membri di una comunità cristiana costituitasi nel XV secolo, che presero il nome dalla cittadina di Tábor, presso Cenkov u Bechyne, nella Boemia meridionale (a sua volta denominata così in riferimento al monte Tabor). Ala rivoluzionaria e radicale del più vasto movimento di riforma sociale e religiosa degli Hussiti, seguaci di Jan Hus, bruciato sul rogo a Costanza nel 1415, i Taboriti furono combattuti dalla grande nobiltà feudale hussita che, dopo una guerra quasi ventennale, riuscì a sterminarli. I superstiti fondarono nel 1467 con altri gruppi hussiti l’Unione dei Fratelli Boemi, che con l’affermazione della Riforma protestante si costituì in Chiesa evangelica, tuttora esistente.”,”SOCU-001-FSD” “DELUMEAU Jean”,”L’aveu et le pardon. Les difficultés de la confession XIII-XVIIIe siècle.”,”jea Delumeau, membro dell’ Institut, Professore presso il Collegio di Francia, autore di molte opere tra cui ‘La paura in Occidente’, ‘Il peccato e la paura’, ‘Rassicurare e proteggere’ (Fayard, 1978, 1983, 1989).”,”RELC-021-FSD” “DELUMEAU Jean”,”Une histoire du paradis. I. Le Jardin des délices.”,”Jean Delumeau membro dell’ Institut, professore al College de France.”,”RELC-034-FSD” “DELUMEAU Jean”,”Le péché et la peur. La culpabilisation en Occident. (XIII – XVIII siècles).”,”L’autore di Cristianesimo morirà? prosegue qui con questa nuova opera la sua grande indagine sulla paura nella civiltà occidentale del passato. Jean Delumeau est professeur du Collège de France.”,”STOS-036-FL” “DE-LUNA Giovanni”,”Storia del Partito d’ Azione 1942-1947.”,”Giovanni DE-LUNA insegna storia contemporanea all’ Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo ‘Fascismo e antifascismo. Le idee e le identità’ (con Marco REVELLI, 1995) e ‘Donne in oggetto. L’ antifascismo nella società italiana 1922-1939′ (1995).”,”ITAD-020″ “DE-LUNA Giovanni ORTOLEVA Peppino REVELLI Marco TRANFAGLIA Nicola a cura; saggi di Anna BOZZO Brunello MANTELLI Marcello CARMAGNANI e Chiara VANGELISTA Fabio LEVI Piero BAIRATI Paride RUGAFIORI Giovanni DE-LUNA, Peppino ORTOLEVA e Marco REVELLI Maurilio GUASCO Marila GUADAGNINI Mauro AMBROSOLI Dino CARPANETTO Angelo D’ORSI Carlo CARTIGLIA Luigi BONANATE Alfio MASTROPAOLO Chiara VANGELISTA”,”Il mondo contemporaneo. Gli strumenti della ricerca. Percorsi di lettura. Tomo 1.”,”Saggi di Anna BOZZO Brunello MANTELLI Marcello CARMAGNANI e Chiara VANGELISTA Fabio LEVI Piero BAIRATI Paride RUGAFIORI Giovanni DE-LUNA, Peppino ORTOLEVA e Marco REVELLI Maurilio GUASCO Marila GUADAGNINI Mauro AMBROSOLI Dino CARPANETTO Angelo D’ORSI Carlo CARTIGLIA Luigi BONANATE Alfio MASTROPAOLO Chiara VANGELISTA La crisi del quarantotto. “”Il 1848 (Milleottocentoquarantotto) francese – ed anche, sia pur con diverse accentuazioni e caratteristiche, quello europeo – mette la parola fine alle rivoluzioni borghesi. Il problema per la borghesia non è più quello di emergere dalla crisi con la conquista del potere politico ma semmai quello di gestire la crisi stessa. E il dramma storico del 1848 è rappresentato dal convergere di più dinamiche di crisi senza che esista un soggetto sociale in grado di porsi come classe generale. Non ne è in grado la borghesia, paradossalmente troppo forte e troppo debole: troppo forte perché già partecipe del potere politico troppo debole perché ancora arretrato è il processo di sviluppo industriale destinato a darle enorme potenza; non ne è in grado la classe operaia, la cui autonomia può agire solo in funzione negativa, come critica della rivoluzione borghese e rifiuto di difenderla. Se ne uscirà con il bonapartismo rinnovato, con l’ assunzione di compiti di mediazione politica da parte di quello che era in fondo uno dei prodotti più genuini del 1789: l’ esercito, saldamente radicato del resto in quelle classi contadine che più avevano guadagnato dal grande rivolgimento””. (pag 49, Brunello Mantelli, voce: Crisi)”,”STOx-112″ “DE-LUNA Giovanni ORTOLEVA Peppino REVELLI Marco TRANFAGLIA Nicola a cura; saggi di Pietro ROSSI Keith NIELD Fulvio TESSITORE Marcello MESSORI Giacomo MARRAMAO Giuliana GEMELLI George HUPPERT Tiziano BONAZZI Bruce KUKLICK Clara CASTELLI Peppino ORTOLEVA Chaim PERELMAN Luciano CANFORA Gianni VATTIMO Maurizio VAUDAGNA Roy A. MEDVEDEV Massimo LEGNANI Gianni PERONA Scipione GUARRACINO Mario ISNENGHI”,”Il mondo contemporaneo. Gli strumenti della ricerca. Questioni di metodo. Tomo 2.”,”Saggi di Pietro ROSSI Keith NIELD Fulvio TESSITORE Marcello MESSORI Giacomo MARRAMAO Giuliana GEMELLI George HUPPERT Tiziano BONAZZI Bruce KUKLICK Clara CASTELLI Peppino ORTOLEVA Chaim PERELMAN Luciano CANFORA Gianni VATTIMO Maurizio VAUDAGNA Roy A. MEDVEDEV Massimo LEGNANI Gianni PERONA Scipione GUARRACINO Mario ISNENGHI Contiene: Innocenzo CERVELLI, Gli storici italiani e l’ incontro con il marxismo. (pag 588-613) “”(…) già nel 1910 Ciccotti segnalava in Italia i nomi di alcuni estimatori del suo libro (‘Il tramonto della schiavitù nel mondo antico’, ndr) – E.A. Seligman, R. Pöhlmann, R. Lange, H. Francotte – cui si sarebbero aggiunti, fra l’ altro, quelli prestigiosi di Max Weber e Karl Kautsky (Ciccotti, Tramonto, pp. 31-39; “”Nuova rivista storica””, IV, 1920, pp. 212-214; Mazza, pp. VIII-IX). Era Weber, ad esempio, a sottolineare come buona parte delle tesi di Ciccotte fossero ispirate a un calssico dell’ abolizionismo come ‘The Slave Power’ di J.E. Cairnes (Ciccotti, Tramonto, p 31; Mazza, p. LVI ss.). Ma l’ intervento di Kautsky sulla “”Neue Zeit”” (1910-11) – dove il ‘Tramonto della schiavitù nel mondo antico’ era accostato a ‘Le capitalisme dans le monde antique’ (1906) di Giuseppe Salvioli: “”insieme le opere dei due marxisti italiani costituiscono una eccellente storia economica dell’ antichità”” – e le osservazioni in margine ad esso di Ciccotti (Tramonto, pp. 37-39) inducono inevitabilmente a una serie di considerazioni non prive di significato all’ interno di un discorso sull’ incontro degli storici italiani con il marxismo.”” (pag 597)”,”STOx-113″ “DE-LUNA Giovanni ORTOLEVA Peppino REVELLI Marco TRANFAGLIA Nicola a cura; saggi di Claudio PAVONE Elvira GENCARELLI Anna BOZZO Nicola TRANFAGLIA Ottavia NICCOLI Peppino ORTOLEVA Gianni RONDOLINO Louis CHEVALIER Luisa PASSERINI Ercole SORI Paola SERENO Gaetano DI-BENEDETTO e Giovanni FANELLI Jacques PERRIAULT Marco REVELLI Luciano GALLINO Salvatore VECA Luciano CAFAGNA Charles S. MAIER Marcello CARMAGNANI Alessandro TRIULZI Gianni POMATA Alessandro PORTELLI Leon POLIAKOV Timothy W. MASON Alan DAWLEY”,”Il mondo contemporaneo. Gli strumenti della ricerca. Questioni di metodo. Tomo 3.”,”Saggi di Claudio PAVONE Elvira GENCARELLI Anna BOZZO Nicola TRANFAGLIA Ottavia NICCOLI Peppino ORTOLEVA Gianni RONDOLINO Louis CHEVALIER Luisa PASSERINI Ercole SORI Paola SERENO Gaetano DI-BENEDETTO e Giovanni FANELLI Jacques PERRIAULT Marco REVELLI Luciano GALLINO Salvatore VECA Luciano CAFAGNA Charles S. MAIER Marcello CARMAGNANI Alessandro TRIULZI Gianni POMATA Alessandro PORTELLI Leon POLIAKOV Timothy W. MASON Alan DAWLEY Saggio di Tim MASON, Controllo sociale e integrazione: la classe operaia nel III Reich. (pag 1508) Il primato di Balzac. “”Dunque, il modello balzachiano è quello di un romanzo che pretende di essere al servizio della storia. La prefazione a La Comédie humaine, che Balzac scrive nel 1842, nel momento in cui la sua opera si conclude, sviluppa dall’ inizio alla fine una riflessione sulla storia e sul ruolo cheil grande scrittore si è assegnato nel corso di tutto il suo lavoro, in rapporto alla storia. E questo a partire dalla prima rivelazione che ne ebbe, attraverso la lettura di Walter Scott. “”La storia francese stava per essere essa stessa lo storico, io non dovevo essere altro se non il suo segretario.”” Quell’ immagine del segretario, arricchita delle sue due qualità, la verità e l’ obiettività, ricompare a più riprese nell’ opera di Balzac, tanto bene sembra esprimere i rapporti che, a suo avviso, devono intercorrere fra la storia che procede e quel che a torto viene chiamato romanzo, e che non è altro se nonla registrazione della storia. Da quel momento non esiste personaggio, per lo meno fra i più significativi, attraverso il quale non venga disegnato il grande ritmo della storia. Per esempio, e in forma particolarmente leggibile, César Birotteau, in quel racconto il cui solo titolo riassume i rapporti fra il romanzo e la storia: Histoire de la grandeur et de la décadence de César Birotteau. Come afferma P.G. Castex in ‘Balzac et l’ histoire, “”scrivendo quel titolo in tutta la sua lunghezza Balzac aveva in mente l’ illustra opera di Montesquieu ‘Considerations sur les causes de la grandeur des Romans et de luer decadence’, vasta sin tesi della storia di tutto un popolo””””. (pag 1173, Louis Chevalier)”,”STOx-114″ “DE-LUNA Giovanni D’AUTILIA Gabriele CRISCENTI Luca a cura; saggi di GIBELLI Antonio LUZZATTO Sergio PERRONE Luca D’AUTILIA Gabriele LUZZATTO Sergio ELLENA Liliana MIGNEMI Adolfo CRISCENTI Luca”,”L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia. I. Il potere da Giolitti a Mussolini (1900-1945).”,”Contiene il saggio di Antonio Gibelli ‘La nazione in armi. Grande guerra e organizzazione del consenso’ (pag 39-72) “”A cambiare, nel corso e per effetto della guerra, è in primo luogo il rapporto tra l’evento e le sue rappresentazioni, comprese quelle fotografiche. Mai in passato una guerra era stata tanto ampiamente fotografata, riprodotta, raccontata e proposta come oggetto di consumo di un grande pubblico. Mai la fotografia aveva avuto un uso così esteso nel corso di una guerra. La funzione stessa della documentazione fotografica venne militarizzata e centralizzata. L’uso della fotografia a scopi miiltari (soprattutto topografici) era già stato introdotto in italia nel 1875, era stato potenziato nell’anno di Adua e aveva trovato applicazione più estesa al tempo della guerra di Libia. Ma solo con la Grande Guerra il reparto fotografico dell’esercito prese dimensioni e funzioni significative; passando da poche squadre con compiti limitati a ben 600 fotografi militari con mansioni che andavano dalla ricognizione del territorio (attraverso la fotografia panoramica, ottenuta grazie all’accostamento di più scatti in successione, o quella aerea da dirigibili e aeroplani) alla documentazione su larga scala degli eventi e delle strutture logistiche. Con le sue centocinquantamila lastre e pellicole, il reparto fu di fatto il maggiore produttore di immaginei fotografiche sulla guerra”” (pag 40)”,”FOTO-046″ “DE-LUNA Giovanni”,”Donne in oggetto. L’antifascismo nella società italiana, 1922-1939.”,”Giovanni De-Luna è professore associato di Storia dei partiti e dei movimenti politici presso la Facoltà di Magistero a Torino. Autore tra l’altro di una fortunata ‘Storia del Partito d’Azione’ (1942-1947), Feltrinelli, 1982. Con Marco Revelli ha pubblicato ‘Fascismo – antifascismo’, La Nuova Italia, 1995″,”ITAR-309″ “DE-LUNA Giovanni”,”Benito Mussolini. Soggettività e pratica di una dittatura.”,”Giovanni De Luna, nato a Battipaglia nel 1943, vive a Torino. È ricercatore presso l’Istitut nazionale per la Storia del movimento di Liberazione a Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il Partito d’Azione e la svolta di Salerno’ (1971) e ‘Badoglio, un militare al potere’ (1974). Mussolini per i ‘produttori’ (pag 45-46) “”(Mussolini) si muoveva in sincronia perfetta con gli interventi del governo di V.E. Orlando che, alla ripresa propagandistica del mito della guerra democratica, alternava momenti di dura repressione antisocialista culminati negli arresti di Lazzari, Bombacci, poi di Serrati e di altri ancora. Il 1° agosto 1918 dalla testata del “”Popolo d’Italia”” scompariva l’appellativo di “”quotidiano socialista””, sostituito dalla nuova definizione di “”giornale dei combattenti e dei produttori””. “”Combattenti e produttori, il che è fondamentalmente diverso dal dire operai e soldati””, precisava Mussolini per dissipare ogni equivoco leninista, “”difendere i produttori significa permettere alla borghesia di compiere la sua funzione storica”” (16). Si era alla fine della guerra. In quei quattro anni la sua vocazione collaborazionista si era arricchita di motivazioni più solide di quelle contingenti legate all’obbiettivo del “”primo, vincere la guerra””. L’interclassismo dei suoi “”produttori”” – “”l’ingegnere, il meccanico, l’operaio”” – si rivelava totalmente subordinato alle esigenze produttive capitalistiche sotto il segno di una conciliazione tra le classi che era il primo nucleo delle successive elaborazioni corporative fasciste. “”… Produrre, produrre con metodo, con diligenza, con pazienza, con esasperazione è soprattutto nell’interesse dei cosiddetti proletari””, scriveva il 18 agosto – “”Bisogna esaltare i produttori, perché da essi dipende la più o meno rapida ricostruzione del dopoguerra… Ci sono dei capitalisti che hanno il senso della loro funzione storica e ‘osano’; ci sono dei proletari che comprendono l’ineluttabilità di questo processo capitalistico e vedono i benefici che ne possono trarre”” (17). Era, senza mediazioni, il programma postbellico del padronato”” (pag 45-46) [(16) Mussolini, XI, pp. 241-243; (17) Mussolini, XI, pp. 282-284]”,”ITAF-406″ “DE-LUNA Giovanni, a cura”,”Il Partito d’Azione e la svolta di Salerno.”,”Documenti raccolti qui, lettere, mozioni, articoli sono in gran parte tratti dall’archivio privato di Giorgio Agosti a Torino”,”ITAR-353″ “DE-LUNA Giovanni”,”La Resistenza perfetta.”,”Giovanni De Luna ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni recenti ‘La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo’ (Bruno Mondadori, 2004), ‘Storia del Partito d’Azione’ (Utet, nuova edizione 2006), ‘Il corpo del nemico ucciso. Violenza e morte nella guerra contemporanea’ (Einaudi, 2013). Con Feltrinelli: ‘Le ragioni di un decennio, 1969-1979’, ‘Militanza, violenza, sconfitta, memoria’ (2009), ‘La Repubblica del dolore’ (2011) Libro dedicato ‘A Giorgio Agosti, Alberto Bianco e Nuto Revelli ‘che mi hanno fatto conoscere la Resistenza perfetta’”,”ITAR-033-FSD” “DELVECCHIO Pietro VINAY Giuseppe”,”Scuotiamoci! Un viaggio a Singapore.”,”Pietro Delvecchio deputato in Parlamento.”,”ASGx-032-FFS” “DELWIT Pascal DE-WAELE Jean-Michel a cura; saggi di Mateo ALALUF Marc LAZAR Daniela HEIMERI Ulf LINDSTRÖM Gerrit VOERMAN Corinne GOBIN Pascal DEWIT Carlos CUNHA Patrick THEURET Francine SIMON-EKOVICH Jean-Michel DE-WAELE Guillaume DEVIN Christophe SENTE”,”La gauche face aux mutations en Europe.”,”Anni 1990. Ritirata disordinata: negata la riduzione del tempo di lavoro, avanza la flessibilità. “”Pour répondre à la crise de l’emploi, les organisations syndicales ont avancé un peu partout en Europe la revendication de réduction du temps de travail. Le patronat cependant s’y est opposé et a de son côté tenté d’imposer la flexibilité de l’emploi comme moyen d’améliorer la rentabilité et la compétitivité des entreprises. En toute logique, la flexibilité aurait pu être dans ce contexte la base d’une transaction entre employeurs et travailleurs et constituer la contrepartie accordée à la réduction du temps de travail. Pourtant au terme d’une enquête effectuée dans treize pays industrialisés, G. Bosch et F. Michon aboutissent à une conclusion toute différente (2). Ils constatent que le développement des emplois à temps partiel et / ou précaires est, dans de nombreux pays, le fait d’entreprises possédant déjà un haut niveau de flexibilité. Aussi, l’idée d’un merchandage qui suppose l’acceptation d’assouplissemetn des règles par les syndicats en échange de l’acceptation d’une reduction du temps de travail par les patrons ne se traduit guère dans les faits. Les employeurs obtiennent les dérogations aux règles générales, permettant de flexibiliser ‘emploi sans devoir concéder des contreparties correspondantes en termes de réduction du temps de travail, en particulier, dans les pays à système de relation professionnelle décentralisée (Grande-Bretagna…); alors que dans les systèmes centralisée (Belgique, Allemagne…), des compensations sont parfois obtenues par les syndicats. C’est bien sûr, contrairement à ce que suppose le sens commun, lorsque l’emploi devient rare et rationné qu’il se prête le moins à un partage équitable. Dans l’ensemble donc, dans un contexte de crise où les rapports de force paraissent singulièrement détériorés pour les organisations syndicales, on assiste à un profond mouvement de précarisation et de fragilisation de l’emploi qui accentue une reprolétarisation ouvrière par le chômage. Il en résulte une accentuation des tendances à la déstructuration et à la désolidarisation des organisations syndicales elles-mêmes. Celles-ci tendent alors à se replier sur les entreprises et à se cantonner à la défense des droits acquis. Dans un sauve-qui-peut improvisé, la sauvegarde des micro-intérêts devient un des rares repères tangibles. Si l’on peut définir suivant les termes de Pierre Rolle la classe ouvrière comme une ‘communauté de rivaux’, la précarité affaiblit la communauté dans la mesure même où elle accentue la rivalité”” (pag 23)] [(2) G. Bosch et F. Michon, “”Réduction et flexibilisation du temps de travail””, dans F. Michon et D. Segrestin (éd), ‘L’emploi, l’entreprise et la société’, Economica, Paris, 1990, pp. 217-228] “”Per affrontare la crisi occupazionale, i sindacati hanno avanzato in tutta Europa per rivendicare riduzione dell’orario di lavoro. I datori di lavoro, tuttavia, si sono opposti e il suo lato cercato di imporre la flessibilità l’occupazione come un mezzo per migliorare la redditività e la competitività delle imprese. Da un punto di vista logico, la flessibilità potrebbe essere la base in questo contesto di una transazione tra datori di lavoro e lavoratori ed essere presa in considerazione per la riduzione dell’orario di lavoro . Eppure, dopo un sondaggio in tredici paesi industrializzati, G. Bosch, F. Michon giungono a una conclusione molto diversa (2). Essi rilevano che lo sviluppo di posti di lavoro a tempo parziale e / o precario in molti paesi è portato avanti da imprese che hanno già un alto livello di flessibilità. L’idea di una trattativa, che implica l’accettazione della flessibilità delle regole da parte dei sindacati in cambio dell’accettazione di una riduzione dell’orario di lavoro da parte dei datori di lavoro è difficilmente tradotta in pratica. I datori di lavoro ottengono eccezioni alle regole generali, consentendo un utilizzo più flessibile senza dover concedere le controparti corrispondenti in termini di riduzione dell’orario di lavoro, in particolare nei paesi con sistema decentralizzato rapporto professionale (Gran Bretagna …). Mentre in sistemi centralizzati (Belgio, Germania, ecc.) a volte si ottengono compensazioni sindacali. Pur essendo contrario al senso comune, è quando l’occupazione diventa scarsa e razionale che si presta meno alla condivisione equa. Nel complesso, quindi, in un contesto di crisi in cui i rapporti di forza sembrano singolarmente in difficoltà i sindacati, c’è una profonda insicurezza del movimento e un indebolimento del lavoro che accentua una riproletarizzazinoe del lavoratore verso la disoccupazione. Il risultato è un accentuazione delle tendenze verso la distruzione e la dissociazione delle organizzazioni sindacali stesse. Quindi tendono a ritirarsi nelle imprese e limitarsi alla difesa dei diritti acquisiti. In un ‘Si-salvi-chi-può’, la salvaguardia dei microinteressi diventa uno dei pochi punti di riferimento tangibili. Se siamo in grado di definire con le parole di Pierre Rolle la classe operaia come una ‘comunità rivale’, l’insicurezza indebolisce la comunità, in quanto mette in evidenza le rivalità “””,”CONx-240″ “DELZELL Charles F.”,”I nemici di Mussolini.”,”Riviste dell’opposizione antifascista: La Rivoluzione liberale (Gobetti) Il Caffé (Parri e Bauer) Non Mollare (Salvemini e Calamandrei) Quarto Stato (C. Rosselli e Nenni)”,”ITAD-059″ “DE-MABLY Abbé (Gabriel BONNOT DE MABLY), a cura di Giovanni STIFFONI”,”Opere scelte.”,”L’ abate Gabriel BONNOT DE MABLY (Grenoble 1709 – Parigi 1785) è una figura importante per lo studio dei problemi ideologici della rivoluzione francese. Le sue posizioni oscillarono tra gradualismo e rivoluzione. Il suo odio per l’ aristocrazia e il dispotismo, l’ ostilità al sistema capitalistico di produzione sono anticipatrici dell’ ambiguità politica e sociale tipica dei sanculotti durante la rivoluzione. Così come nella sua idea di un’ alleanza Parlamenti-Terzo Stato è presente l’ affluire della vecchia Francia nell’ agone rivoluzionario. (…) (continua) “”In degli stati come quelli d’ Europa, e che non formano che un corpo di parecchie grandi provincie, mille ostacoli impediscono di riunire in assemblea tutti i cittadini, e anche che i loro rappresentanti vengano troppo spesso convocati. Da questo fatto risulta un inconveniente contrario a quello che ho testè fatto notare nelle piccole repubbliche; cioè, che il potere esecutivo, che non è continuamente controllato ed esaminato, è portato a fare degli insensibili progressi, abusare delle leggi a proprio vantaggio, e mandare in rovina infine il potere legislativo””. (pag 155) “”Ciò che vi ho detto sulla separazione del potere legislativo e del potere esecutivo, e in particolare sulla spartizione di questa seconda autorità in diversi rami, questa teoria ridotta in pratica, ecco il massimo di perfezione politica. E’ questo il punto a cui dobbiamo tendere oggi noi Inglesi, se vogliamo dare al nostro governo una certa solidità, cessare di ondeggiare fra la speranza e il timore, e por fine a questi combattimenti della prerogativa regia e della libertà nazionale, nei quali il principe ha troppi vantaggi sul popolo””. (pag 166)”,”TEOP-185″ “DE-MADARIAGA Isabel”,”La Russie au temps de la Grande Catherine.”,”DE-MADARIAGA Isabel è figlia del grande storico Salvador DE-MADARIAGA. E’ cresciuta in Svizzera, in Francia, in Spagna e in Inghilterra. Professore emerito di studi russi all’ Università di Londra, ha fatto parte del comitato di redazione di diverse riviste di storia britanniche. Ha scritto opere di storia delle istituzioni. Le riforme degli anni 1780. “”E’ chiaro anche che la partecipazione attiva alle assemblee era riservata a un numero relativamente limitato di nobili che possedevano molte terre abitate in rapporto a 100 rubli all’ anno (al meno 25 servi), cosa che escludeva dai posti elettivi il numero sempre crescente di coloro che non avevano domini, o i proprietari di meno di 20 servi (stimati al 59 per cento della nobiltà nel 1777). E’ un luogo comune della storiografia russa affermare che la carta confermava il diritto esclusivo della nobiltà a possedere delle terre popolate e “”escludeva i servi in quanto possesso della protezione delle leggi (…) li consegnava al dispotismo arbitrario del proprietario.”” Occorre notare che se la carta introdusse qualche cambiamento in questo dominio, fu per omissione piuttosto che per azione. Da nessuna parte fa esplicamente menzione di servi, e, implicitamente, solo l’ articolo 26 dichiara: “”Il diritto dei nobili ad acquistare villaggi è confermato””””. (pag 325)”,”RUSx-111″ “DE-MADARIAGA Salvador”,”De Colón a Bolívar. Selección de trozos entresacados por el autor de sus libros: Cristóbal Colón, Hernán Cortés, cuadro histórico de las indias y Bolívar.”,”Vita intellettuale. Il teatro. “”Erano gli autori dei testi frati spagnoli che padroneggiavano le lingue naturali, o anche indios conoscitori del latino. “”Alcuni curiosi religiosi di diverse religioni – scrive Garcilaso Inca de la Vega, per affezionarsi ai misteri della nostra redenzione, hanno composto commedie affinché le rappresentassero gli indios…””. (pag 158) “”In quanto al teatro in lingua castigliana, esso nacque all’ ombra della Chiesa; poi la tradizione spagnola di rappresentare carri sacramentali il giorno del Corpus attecchì subito nelle Indie.”” (pag 159)”,”AMLx-068″ “DE-MADARIAGA Salvador”,”Storia della Spagna.”,”Nascita movimento operaio e socialismo. “”Il socialismo intellettuale ebbe inizio, all’ incirca, nello stesso periodo, quando Gioacchino Abreu introdusse in Spagna le dottrine di Fourier. La sua opera fu continuata più tardi da Fernando Garrido, fondatore del primo giornale socialista spagnolo, “”La Atracción””, ed ispiratore del primo nucleo socialista a Madrid. E’ significativo che il primo giornale socialista sia stato fondato a Madrid nello stesso tempo in cui Munts creava a Barcellona la prima unione operaia; in tal modo Barcellona e Madrid assumevano le loro rispettive posizioni quali centri industriale e intellettuale, rispettivamente, del movimento.”” (pag 142)”,”SPAx-069″ “DE-MADARIAGA Salvador”,”Memorias (1921-1936). Amanecer sin mediodía.”,”DE-MADARIAGA Salvador”,”RAIx-300″ “DE-MADARIAGA Isabel”,”Caterina di Russia.”,”La biografia della sovrana come osservatorio delle grandi trasformazioni del Settecento europeo, fra intrighi di corte e spedizioni militari, fermenti artistici e religiosi, riforme amministrative ed esperimenti sociali. Isabel de Madariaga insegna storia e cultura russa alla School and East European Studies dell’Università di Londra. Figlia di Salvador de Madariaga, letterato e uomo di stato spagnolo, ricevette un’educazione cosmopolita studiando a Ginevra, a Parigi, a Madrid e a Oxford. É autrice di Britain , Russia and the Armed Neutrality of 1780, e, in collaborazione con G. Ionescu, di Opposition.”,”RUSx-070-FL” “DE-MADDALENA Aldo ROTELLI Ettore BARBARISI Gennaro a cura; scritti di Fernand BRAUDEL Franco VALSECCHI Adam WANDRUSZKA Edoardo BORRUSO Rosalba CANETTA Patrizia BRESOLIN Anita ZAPPA Marco BIANCHI Gauro COPPOLA Angelo MOIOLI Luigi TREZZI Maria Teresa SILLANO Lucia SEBASTIANI Giovanni PILLININI Renato GIUSTI Mario VAINI Marzio A. ROMANI Roberto NAVARRINI Adele BELLU’ Bruno ZANOBIO Sergio ZANINELLI”,”Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’ età di Maria Teresa. 1. Economia e società.”,”Scritti di Fernand BRAUDEL Franco VALSECCHI Adam WANDRUSZKA Edoardo BORRUSO Rosalba CANETTA Patrizia BRESOLIN Anita ZAPPA Marco BIANCHI Gauro COPPOLA Angelo MOIOLI Luigi TREZZI Maria Teresa SILLANO Lucia SEBASTIANI Giovanni PILLININI Renato GIUSTI Mario VAINI Marzio A. ROMANI Roberto NAVARRINI Adele BELLU’ Bruno ZANOBIO Sergio ZANINELLI. Sviluppo economico senza autonomia. “”Il progresso avvenuto in Lombardia tra il ‘700 e l’ 800, in campo economico, non si può comprendere se non si rammenta in breve il mutamento sotto il profilo finanziario, istituzionale, amministrativo ecc. avvenuto dall’ età teresiana in avanti, mentre una nuova struttura di governo e di amministrazione, limitando l’ egemonia del patriziato e del Senato milanese, si sostituiva, non senza scosse, al precedente dominio, alla tradizionale gestione del potere delle comunità locali, secondo consuetudini di “”autonomia”” e antichi privilegi.”” (pag 241)”,”ITAE-111″ “DE-MADDALENA Aldo”,”Moneta e mercato nel ‘500. La rivoluzione dei prezzi.”,” A partire dalla seconda metà dello scorso secolo, da quando la storia economica assurge gradualmente a disciplina autonoma, la lievitazione dei prezzi manifestatasi sui mercati europei nel corso del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento suscita interesse e induce a meditazioni. Con lo Schmoller, il Wiebe, il Bonn (per non citarne altri) la locuzione rivoluzione dei prezzi entra nel linguaggio storico-economico, per designare, appunto, il sensibile rialzo dei valori di mercato che ebbe a generare apprensione (forse sarebbe meglio dire sgomento) negli uomini del XVI e del XVII secolo.”,”STOS-173″ “DE-MADDALENA Aldo GLAMANN Kristof KELLENBENZ Hermann MINCHINTON Walter MOLS Roger PARKER Geoffrey SELLA Domenico”,”I secoli XVI e XVII. Storia economica d’Europa. Volume secondo.”,”Crisi e ricostruzione: il grande crollo del 1720 e le sue conseguenze (pag 477-486) (da saggio di Geoffrey Parker, ‘Le origini della finanza europea (1500-1730)’) ‘Nessuna parte dell’Europa sembrò sfuggire al desiderio irresistibile della speculazione azionaria. Anche una regione finanziariamente marginale come l’Ulster venne dissanguata di circolante; chiunque ne possedesse in qualche misura lo mandò alla Borsa di Londra. Nel luglio del 1720, al culmine del boom, un osservatore, parlando della città di Londra, compianse la pazzia collettiva e scrisse che «il mondo intero era andato a cacciarsi in Change Alley». Ma non durò a lungo. Prima della fine di agosto le masse di investitori andarono a cacciarsi nella sede della Borsa per avere indietro il proprio denaro. Il crollo, come il boom, cominciò a Parigi. La Compagnie des Indes, nella primavera del 1720, annunciò un dividendo di entità irrisoria: il 2%. Era il primo segnale di avvertimento: molti a questo punto vendettero le loro azioni, raccogliendo il denaro con il carretto presso il quartier generale della compagnia in rue Quincampoix, spesso reinvestendo i loro guadagni nelle ‘bubbles’ di Amsterdam o di Londra. In maggio le vendite aumentarono e solo Law riuscì ad impedire una caduta catastrofica del prezzo delle azioni comprandone personalmente. Alla fine dell’estate i suoi sforzi vennero sopraffatti dagli eventi di Londra. Nell’agosto del 1720 il governo inglese irrigidì improvvisamente i suoi controlli sulle attività speculative in borsa (il Parlamento approvò in fretta e furia il cosiddetto ‘Bubble Act’) ed esattamente nello stesso momento, per una qualche coincidenza, molti investitori (soprattutto francesi e svizzeri) decisero di vendere le loro azioni e di realizzare i loro guadagni (alcuni ancora una volta con l’intenzione di reinvestirli, questa volta nelle compagnie olandesi di recente istituzione). Questi due fenomeni, indipendenti ma simultanei, si rivelarono fatali per le sorti di questa impresa speculativa. Non appena il prezzo delle «azioni delle meraviglie» cominciò a cadere, gli investitori chiesero a gran voce la vendita delle loro azioni con la stessa risoluta insistenza con cui le avevano comprate alcuni mesi prima. Il Grande Crollo era cominciato. Le azioni della Compagnia dei Mari del Sud caddero dai 775 punti sull’indice della borsa a 520 in 15 giorni; il 14 ottobre erano a 170. Nello stesso tempo le azioni della Banca d’Inghilterra caddero da 227 punti (1° settembre) a 35 punti (14 ottobre); le azioni della Compagnia delle Indie Orientali da 345 a 145, quelle della Compagnia dell’Africa da 130 a 40. Questi eventi fecero scattare in altri centri finanziari analoghe cadute del prezzo delle azioni. (…) Il primo crollo del mercato azionario dei tempi moderni fornì una dimostrazione eloquente della fragilità del nuovo edificio finanziario. L’euforia più irresponsabile fece luogo con sconcertante rapidità al panico e alla paura della rivoluzione. L’Inghilterra aveva un nuovo re i cui diritti alla corona erano alquanto discutibili; la Francia aveva un re di nove anni. In entrambe le Nazioni un governo traballante dovette fronteggiare l’ostilità e le frustrazioni dell’opinione pubblica giunte ad un livello di intensità senza precedenti. Molti osservatori ritennero che una rivolta organizzata sarebbe stata la conseguenza inevitabile del rovinoso crollo, non fosse stato per l’egoismo e la cupidigia delle parti colpite, che erano troppo indaffarate a recuperare il loro investimenti per pensare ad organizzarsi tra loro e sovvertire lo Stato’ (pag 479-480) [‘Crisi e ricostruzione: il grande crollo del 1720 e le sue conseguenze’ (pag 477-486), dal saggio di Geoffrey Parker, ‘Le origini della finanza europea (1500-1730)’]”,”EURE-136″ “DE-MADDALENA Aldo KELLENBENZ Hermann a cura; saggi di Michael STOLLEIS Giuseppe GALASSO Carla PENUTI Fritz BLAICH Giovanni MUTO Enrico STUMPO Karlheinz BLASCHKE Rodolfo SAVELLI Heinz DOLLINGER Wolfgang REINHARD Aldo DE-MADDALENA”,”Finanze e ragion di Stato in Italia e in Germania nella prima Età moderna. Atti della settimana di studio, 6-10 settembre 1982.”,”Aldo De Maddalena è ordinario di storia economica all’Università Bocconi. H. Kellerbenz è ordinario di storia economica e sociale all’Università Erlangen-Nürnberg. Storico economico internazionale, nato nel 1913 è morto nel 1990. La Bocconi dà l’addio ad Aldo De Maddalena PROFESSORE EMERITO DELL’ATENEO. E’ STATO DIRETTORE DELL’ISTITUTO DI STORIA ECONOMICA “Un uomo di grande sensibilità e generosità, molto impulsivo, e un eccezionale studioso”: così Marzio Romani, ordinario di storia economica alla Bocconi e suo allievo, ricorda Aldo De Maddalena, professore emerito dell’ateneo, scomparso lo scorso 2 agosto all’età di 88 anni. De Maddalena, laureato in economia alla Bocconi nel giugno 1944 e professore ordinario dal 1957, è stato direttore dell’Istituto di storia economia della Bocconi dal suo arrivo nell’ateneo, nel 1971, e fino al 1996. Professore emerito dal 1997, è stato presidente dell’associazione nazionale e dell’associazione mondiale degli storici economici. Amico dello storico Fernand Braudel, Aldo De Maddalena “è stato un grande studioso di storia economia e in particolare della Milano dell’epoca moderna, tra il ‘400 e il ‘600. Ma era anche un musicista e fece della storia e della musica le sue ragioni di vita”, aggiunge Romani. “Era un maestro amico”, sottolinea Marco Cattini, ordinario di storia economica e anch’egli allievo di De Maddalena. “Maestro della storia e amico dei suoi allievi, cosa abbastanza inconsueta nel mondo accademico. Un amico che rassicurava, sollecitava e provocava e che non ha mai prescritto la ricerca che gli studenti dovevano fare, ma aspettava che lo stimolo venisse da loro stessi. Comunicava il suo modo di vedere la storia, ma lasciando la massima libertà e con grandissimo rispetto per le diverse opinioni altrui”. “Una persona apparentemente bizzarra, ma in realtà dalla grande umanità, comprensione e dalla enorme cultura”, aggiunge Franco Amatori, ordinario di storia economica in Bocconi, che di lui ricorda “lezioni meravigliose”. “Era un incantatore di studenti e amava in particolare la storia ‘del mistero profondo’, quella più lontana da noi”. I funerali del professor De Maddalena si terranno mercoledì 5 agosto, alle ore 9, presso la chiesa di San Nazaro Maggiore a Milano. 4.8.2009 di Andrea Celauro Marzio Achille Romani (allievo di De Maddalena) Nato il 26 novembre 1938 e laureato in Economia e commercio presso l’Università degli Studi di Parma, professore ordinario di Storia economica e Direttore dell’Istituto di Storia Economica allUniversit Bocconi. Directeur d’tudes associ presso l’EHESS di Parigi e membro della Commissione ricerca e della Commissione premi di laurea, precedentemente ha insegnato nelle Universit di Parma, Brescia, Urbino. E’ condirettore della rivista Cheiron e collaboratore di riviste italiane e straniere. Ha pubblicato la storia della Banca Popolare di Milano”,”EURE-002-FP” “DE-MADDALENA Aldo ROTELLI Ettore BARBARISI Gennaro a cura; Scritti di Furio DIAZ Norbert JONARD Corrado ROSSO Paolo CASINI Mario A. CATTANEO Carlo FRANCOVICH Luciana MARINELLI Marialuisa BALDI Richard SCHOBER Maurizio MAMIANI Roberto PARENTI Mario SINA Giuseppe PETRONIO Marco CERRUTI Sergio ROMAGNOLI Gennaro BARBARISI Elena SALA DI-FELICE Guido BEZZOLA Marziano GUGLIELMINETTI Silvia SCOTTI MORGANA Luigi BELLONI Enrico BELLONE Pericle DI-PIETRO Felice GRONDONA Carlo CASTELLANI Ugo BALDINI Sergio ESCOBAR Liliana GRASSI e Gianni MEZZANOTTE Rosario ASSUNTO Rossana BOSSAGLIA Georg WACHA Aurora SCOTTI Franco BARBIERI Giorgio PESTELLI Renato DI-BENEDETTO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Alceste TARCHETTI Romeo DI-MAIO Paolo VISMARA CHIAPPA Franco MOLINARI e Antonio FAPPIANI Lucia SEBASTIANI Christof DIPPER Giuseppe RUTTO Gian Arturo FERRARI Giorgio REBUFFA Ida CAPPIELLO Ernesto GARINO Gianmarco GASPARI Elisabeth GARMS CORNIDES Anna LI-DONNI Piero DEL-NEGRO”,”Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’ età di Maria Teresa. Volume secondo: Cultura e società.”,”Scritti di Furio DIAZ Norbert JONARD Corrado ROSSO Paolo CASINI Mario A. CATTANEO Carlo FRANCOVICH Luciana MARINELLI Marialuisa BALDI Richard SCHOBER Maurizio MAMIANI Roberto PARENTI Mario SINA Giuseppe PETRONIO Marco CERRUTI Sergio ROMAGNOLI Gennaro BARBARISI Elena SALA DI-FELICE Guido BEZZOLA Marziano GUGLIELMINETTI Silvia SCOTTI MORGANA Luigi BELLONI Enrico BELLONE Pericle DI-PIETRO Felice GRONDONA Carlo CASTELLANI Ugo BALDINI Sergio ESCOBAR Liliana GRASSI e Gianni MEZZANOTTE Rosario ASSUNTO Rossana BOSSAGLIA Georg WACHA Aurora SCOTTI Franco BARBIERI Giorgio PESTELLI Renato DI-BENEDETTO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Alceste TARCHETTI Romeo DI-MAIO Paolo VISMARA CHIAPPA Franco MOLINARI e Antonio FAPPIANI Lucia SEBASTIANI Christof DIPPER Giuseppe RUTTO Gian Arturo FERRARI Giorgio REBUFFA Ida CAPPIELLO Ernesto GARINO Gianmarco GASPARI Elisabeth GARMS CORNIDES Anna LI-DONNI Piero DEL-NEGRO “”Se chiamiamo la prima parte del regno di Maria Teresa quella “”barocca””, scrive Adam Wandruszka, “”il secondo periodo del uo regno fu certamente “”illuminista””; è il periodo della “”grande riforma amministrativa””, della “”modernizzazione”” delle strutture dello stato, della creazione di una nuova classe, di una burocrazia che rimarrà fino alla dissoluzione della monarchia asburgica uno dei più importanti pilastri dello Stato”” (quarta di copertina)”,”ITAE-111-B” “DE-MADDALENA Aldo ROTELLI Ettore BARBARISI Gennaro a cura; Scritti di Ettore ROTELLI Giulio GUDERZO e Alberto MILANESI Elena BRAMBILLA Vanna MAZZUCCHELLI Claudio DONATI Nicola RAPONI Brigitte MAZOHL-WANNIG Franco ARESE Carlo CAPRA Carlo PAGANINI Alexander I. GRAB Fabio RUGGE Lucia SEBASTIANI Paolo VISMARA CHIAPPA Bartolomeo GENERO Costanza IACHINO ROSSI Xenio TOSCANI Marco BERNUZZI Annibale ZAMBARBIERI Riccardo BOTTONI Adriano CAVANNA Ugo PETRONIO e Franco ARESE Werner OGRIS Alberto LIVA Gian Paolo MASSETTO Maria Carla ZORZOLI Gigliola DI RENZO VILLATA Antonio PADOA SCHIOPPA Helmut REINALTER Giulio GUDERZO Ugo BALDINI Mario SCAZZOSO Ada ANNONI Anita MALAMANI Donata GIGLIO Maria Teresa CIGOLINI Valeria MOLLA LOSITO Silvio FURLANI Bruno ZENOBIO”,”Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’ età di Maria Teresa. Volume terzo: Istituzioni e società.”,”Scritti di Ettore ROTELLI Giulio GUDERZO e Alberto MILANESI Elena BRAMBILLA Vanna MAZZUCCHELLI Claudio DONATI Nicola RAPONI Brigitte MAZOHL-WANNIG Franco ARESE Carlo CAPRA Carlo PAGANINI Alexander I. GRAB Fabio RUGGE Lucia SEBASTIANI Paolo VISMARA CHIAPPA Bartolomeo GENERO Costanza IACHINO ROSSI Xenio TOSCANI Marco BERNUZZI Annibale ZAMBARBIERI Riccardo BOTTONI Adriano CAVANNA Ugo PETRONIO e Franco ARESE Werner OGRIS Alberto LIVA Gian Paolo MASSETTO Maria Carla ZORZOLI Gigliola DI RENZO VILLATA Antonio PADOA SCHIOPPA Helmut REINALTER Giulio GUDERZO Ugo BALDINI Mario SCAZZOSO Ada ANNONI Anita MALAMANI Donata GIGLIO Maria Teresa CIGOLINI Valeria MOLLA LOSITO Silvio FURLANI Bruno ZENOBIO “”Se chiamiamo la prima parte del regno di Maria Teresa quella “”barocca””, scrive Adam Wandruszka, “”il secondo periodo del uo regno fu certamente “”illuminista””; è il periodo della “”grande riforma amministrativa””, della “”modernizzazione”” delle strutture dello stato, della creazione di una nuova classe, di una burocrazia che rimarrà fino alla dissoluzione della monarchia asburgica uno dei più importanti pilastri dello Stato”” (quarta di copertina) “”I sacerdoti non devono impiacciarsi di faccende amministrative (…) ma devono impegnarsi nella predicazione e nella catechesi: all’occorenza lo Stato li aiuta, vietando tutto quanto può entrare in concorrenza con le loro funzioni (si veda la chiusura delle osterie e la proibizione di spettacoli pubblici nelle ore destinate al catechismo parrocchale). Si è consapevoli che il clero è influente, specie nelle campagne (…)”” (pag 547) [Xenio Toscani, ‘L’autorità civile e i seminari nella Lombardia teresiana’]”,”ITAE-111-C” “DE-MADDALENA Aldo ROTELLI Ettore BARBARISI Gennaro a cura; scritti di Fernand BRAUDEL Franco VALSECCHI Adam WANDRUSZKA Edoardo BORRUSO Rosalba CANETTA Patrizia BRESOLIN Anita ZAPPA Marco BIANCHI Gauro COPPOLA Angelo MOIOLI Luigi TREZZI Maria Teresa SILLANO Lucia SEBASTIANI Giovanni PILLININI Renato GIUSTI Mario VAINI Marzio A. ROMANI Roberto NAVARRINI Adele BELLU’ Bruno ZANOBIO Sergio ZANINELLI”,”Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’ età di Maria Teresa. 1. Economia e società.”,”Scritti di Fernand BRAUDEL Franco VALSECCHI Adam WANDRUSZKA Edoardo BORRUSO Rosalba CANETTA Patrizia BRESOLIN Anita ZAPPA Marco BIANCHI Gauro COPPOLA Angelo MOIOLI Luigi TREZZI Maria Teresa SILLANO Lucia SEBASTIANI Giovanni PILLININI Renato GIUSTI Mario VAINI Marzio A. ROMANI Roberto NAVARRINI Adele BELLU’ Bruno ZANOBIO Sergio ZANINELLI. Braudel: ‘Immagini di Maria Teresa’ (bicentenario della morte di Maria Teresa (1780-1980)) (pag 19-26)”,”AUTx-002-FV” “DE-MAGGI Michele”,”Cronache senza regime. Vicende italiane dal 1944 al 1952.”,”Critiche a Togliatti e alla linea Pci Fronte popolare, rapporti Urss, violenze base ecc. Dichiarazione di guerra al Giappone (pag 130) “”Il 14 luglio 1945 il Ministro italiano degli Affari Esteri diramava il seguente comunicato: “”Il Governo italiano ha tempestivamentepregato il Governo svedese che esercita la protezione dei nostri interessi in Giappone, di voler notificare immediatamente al Governo nipponico per il tramite del rappresentante diplomatico svedese a Tokio, la dichiarazione ufficiale che l’Italia si considera in stato di guerra con il Giappone a partire dal giorno 15 luglio corrente. I Governi nord-americano, britannico, sovietico, cinese e francese sono già stati preventivamente informati””. Per comprendere il significato di questo gesto bisogna risalire alle lunghe e laboriose trattative diplomatiche intraprese da mesi per ottenere l’uscita dell’Italia dallo stato armistiziale e il suo passaggio fra le “”Nazioni Unite””. Dall’America in particolare, e più particolarmente dai circoli italo-americani, era più di una volta giunta l’espressione del desiderio che si desse da parte nostra, con una prova di solidarietà fattiva nella guerra dell’Estremo Oriente, un valido appoggio all’opera di chi amichevolmente cercava di aiutare la nostra riabilitazione internazionale. Se da una parte ciò avrebbe guadagnato le simpatie degli Stati Uniti e della Cina – cioè di due influenti potenze al Consiglio di Sicurezza – dall’altra un gesto del genere probabilmente non sarebbe stato compreso dalla nostra opinione pubblica che si sarebbe meravigliata di sforzi bellici in teatri tanto lontani, quando ancora ogni sforzo doveva essere rivolto alla completa indipendenza del nostro paese. (…) In pratica non se ne fece nulla perché la guerra contro il Giappone terminò prima che qualsiasi preparativo serio fosse condotto a termine; un mese più tardi (14 agosto) il Giappone accettava la resa incondizionata’ (pag 130)”,”ITAP-211″ “DE-MAISTRE Joseph a cura di L. LEDERER”,”La metaphysique de la guerre.”,”Contiene dedica”,”QMIx-088″ “DE-MAISTRE Joseph, edizione italiana a cura di Alfredo CATTABIANI”,”Le serate di Pietroburgo o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza.”,” “”Il conte de Maistre ha creduto seriamente alla funzione religiosa della massoneria”” (pag XIII) De-Maistre definito “”il Voltaire del pensiero reazionario'”,”RELC-270″ “DE-MAISTRE François-Xavier”,”Viaggio intorno alla mia camera – Spedizione notturna intorno alla mia camera. / Il lebbroso della città d’Aosta, I prigionieri del Caucaso – La fanciulla siberiana.”,” Due volumi rilegati assieme François-Xavier De-Maistre nacque a Chambéry nel 1763. Si diede alla carriera delle armi e fu a 18 anni, ufficiale della marina sarda. Accolto nell’esercito russo; prese parte, nel 1812 quale colonello, alla guerra contro Napoleone, partecipò in seguito, da generale, alle campagne del Caucaso e di Persia. Joseph-Marie de Maistre (Chambéry, 1º aprile 1753 – Torino, 26 febbraio 1821) fu un filosofo, politico, diplomatico, scrittore, magistrato e giurista savoiardo di lingua francese, tra i più noti pensatori reazionari del periodo post-rivoluzionario. Ambasciatore del re Vittorio Emanuele I presso la corte dello zar Alessandro I dal 1803 al 1817, poi da tale data fino alla morte ministro reggente la Gran Cancelleria del Regno di Sardegna, de Maistre fu tra i portavoce più eminenti del movimento controrivoluzionario che fece seguito alla Rivoluzione francese e ai rivolgimenti politici in atto dopo il 1789; propugnatore dell’immediato ripristino della monarchia ereditaria in Francia, in quanto istituzione ispirata per via divina, e assertore della suprema autorità papale sia nelle questioni religiose che in quelle politiche, de Maistre fu anche tra i teorici più intransigenti della Restaurazione, sebbene non mancò di criticare il Congresso di Vienna, a suo dire autore da un lato di un impossibile tentativo di ripristino integrale dell’Ancien Régime (peraltro ritenuto di sola facciata) e dall’altro di compromessi politici con le forze rivoluzionarie. (wik)”,”VARx-130-FV” “DE-MAISTRE Giuseppe”,”Le serate di Pietroburgo.”,”””Fra le tragedie di Shakespeare, il Lear spicca per altezza e intensità del tono tragico, per i problemi umani che vi si dibattono, e le umane passioni, dalle più nobili alle più volgari, che ivi raggiungono intensità elevatissime; tranne l’amore che risplende di una luce più esclusiva in «Giulietta e Romeo». Più che un lavoro di teatro vero e proprio, lo si può considerare un poema drammatico, al pari delle tragedie di Eschilo, alle quali vien fatto di accostarlo anche per la difficoltà della rappresentazione sulle scene. Tragedia di grandi fatti inusitati, ad altissima tensione, giocata fra personaggi per lo più di nobile condizione e di grande levatura psicologica; e tuttavia non priva di quelle controfigure popolaresche, di quegli episodi nutriti di un realismo quotidiano tipico dell’autore, e che denota l’arguto suo spirito d’osservazione, la sua capacità di rendere conto del significato umano di ogni circostanza. Nel nostro caso, codesto aspetto meno aristocratico della tragedia, è rappresentato soprattutto dagli stessi nobili travestiti, Kent e Edgardo, che assumono una più bonaria moralità, un senso pratico da popolani, o addirittura una diversa eloquenza fatta di definizioni lapidarie, brillanti e sentenziose, di una arguzia plebea, proverbiale e talora dialettale. Per tutta la vicenda ricorre nelle parole dei personaggi più colpiti, dei vecchi, dei giusti, il sentimento sconsolato di un mondo in sfacelo, sottolineato dall’incalzare degli avvenimenti luttuosi, dal ripetersi dei misfatti. Ma non si può dire che l’impressione definitiva della tragedia sia del tutto pessimistica. La vittoria del male è soltanto temporanea. È vero, il male tormenta il mondo; ma il mondo si ribella ad esso e lo respinge; e il male finisce per portare alla distruzione se stesso”” (pag 7-8) [introduzione di Giancarlo Monti, in ‘William Shakespeare, ‘Re Lear’, Edizioni Paoline, Catania, 1966]”,”VARx-057-FGB” “DE-MAISTRE Xavier”,”Il lebbroso della città d’Aosta – La giovane siberiana – I prigionieri del Caucaso.”,”‘Xavier de Maistre (1763-1852) è stato un scrittore, pittore e militare sabaudo di lingua francese. Nato a Chambéry, nel Regno di Sardegna, fu fratello minore del filosofo Joseph de Maistre 1. La sua opera più celebre è ‘Viaggio intorno alla mia camera’, un romanzo introspettivo scritto durante un periodo di prigionia. Oltre alla scrittura, si dedicò alla pittura e alla scienza, interessandosi anche all’aeronautica: nel 1784 partecipò a un volo in mongolfiera, un’impresa pionieristica per l’epoca. Durante le guerre napoleoniche, servì come generale nell’Impero russo 1. (f. copilot)”,”VARx-059-FGB” “DE-MAISTRE Xavier”,”Viaggio intorno alla mia camera.”,”‘Xavier de Maistre (1763-1852) è stato un scrittore, pittore e militare sabaudo di lingua francese. Nato a Chambéry, nel Regno di Sardegna, fu fratello minore del filosofo Joseph de Maistre 1. La sua opera più celebre è ‘Viaggio intorno alla mia camera’, un romanzo introspettivo scritto durante un periodo di prigionia. Oltre alla scrittura, si dedicò alla pittura e alla scienza, interessandosi anche all’aeronautica: nel 1784 partecipò a un volo in mongolfiera, un’impresa pionieristica per l’epoca. Durante le guerre napoleoniche, servì come generale nell’Impero russo 1. (f. copilot)”,”VARx-060-FGB” “DEMAITRE Edmund MASINI Pier Carlo”,”La crisi del marxismo (Demaitre). Socialismo si comunismo no (Masini).”,”DEMAITRE Edmund giornalista americano di origine ungherese inviato speciale sui fronti di guerra (Finlandia, Manciuria, Cina) esperto di questioni del comunismo internazionale, da quindici anni commentatore politico presso la Voce dell’ America autore di varie pubblicazioni tra cui ‘Karl Marx in the United States’ e ‘Marxism and Freedom of the Intellect’. “”Grigia è la teoria, amico mio, ma verde è l’ albero eterno della vita”” (Goethe) DEMAITRE: “”Carlo Marx, osservando l’ Europa verso la metà del secolo scorso, ammetteva una sola eccezione alla sua teoria della violenza. “”L’ Inghilterra – egli diceva – è il solo paese in cui l’ inevitabile rivoluzione possa essere compiuta interamente con mezzi pacifici e legali””. Lenin non solo riaffermò che in ogni altro paese la conquista del potere per l’ instaurazione della dittatura del proletariato sarebbe dovuta avvenire con la violenza, ma rafforzò questa tesi con la propria teoria sulla natura dello stato imperialista. Per loro natura, egli sosteneva, gli imperialisti erano destinati a dilaniarsi in sanguinosi conflitti e rivoluzioni, creando quelle “”situazioni rivoluzionarie”” in cui sarebbe divenuta possibile la conquista del potere da parte del proletariato””. (pag 29) “”Il marxismo, dicono questi dissidenti, non ha da essere una dottrina cristalizzata nei libri, ma può vivere solo come una “”ricerca teoretica in costante rinnovamento””, a cui corrisponda una pratica che continuamente si trasformi con il mondo. A sostegno di questa concezione, Socialisme ou Barbarie esamina alcune premesse della dottrina marxista che non possono più convincere oggi, di fronte all’ esperienza contemporanea. La teoria marxista della “”proletarizzazione””, ad esempio, è invalidata dal fatto che nella moderne società industriali non si verifica affatto una proletarizzazione progressiva delle masse, come Marx aveva pronosticato””. (pag 40) “”In realtà, in nessuno dei paesi a massima industrializzazione gli operai sono giunti a rappresentare più del 50 per cento della popolazione attiva: negli Stati Uniti – che Socialisme ou Barbarie cita ad esempio – essi non sono neppure il 25 per cento””. (pag 41) MASINI: “”Non si può oggi accettare il discorso che la privazione di libertà fu il prezzo pagato dal popolo russo per un grande salto sulla strada del progresso. A questo proposito chi guarda, in estasi, al progresso della società sovietica in mezzo secolo, dimentica due cose: anzitutto che il socialismo non consiste in un progresso tecnico e industriale fine a se stesso (i socialisti non si sono mai fatti incantare dai miracoli del capitalismo in questo campo), ma in una espansione dei consumi e in una dignità di vita, cioè nell’ appagamento di due bisogni primari, ancora insoddisfatti nell’ Unione Sovietica; (…)”” (pag 53) “”(…) è da vedere se il regime sovietico abbia costituito un impulso o un ostacolo allo stesso progresso tecnico, in tutta la sua complessità e varietà. …”” (pag 53) “”Ora la rivoluzione d’ Ottobre non è l’ equivalente proletario della rivoluzione borghese. Chi ragiona in questi termini non solo non ha capito la sostanziale differenza fra una rivoluzione politica e una rivoluzione sociale, qual’è quella che deve condurre al socialismo; ma resta invischiato in uno schema della rivoluzione, che è tipicamente “”borghese””. La rivoluzione politica è breve, violenta, di minoranze, tutta imperniata su un trapasso di potere tra gruppi: è una rivoluzione di tipo giacobino. La rivoluzione sociale è lunga, graduale, non terroristica, interessa le grandi masse, non si esaurisce in un giuoco di potere ma rovescia la piramide del potere, cioè cambia i termini di potere entro cui si sono svolte tutte le rivoluzioni precedenti.”” (pag 54)”,”TEOC-284″ “DE-MAN Henri”,”L’idee socialiste. Suivi de Plan de travail.”,”La versione originale di questo libro è stata fatta in tedesco presso l’editore Diederichs a Iena. Prima copia numerata da 1-20″,”SOCx-063″ “DE-MAN Henri a cura di Alessandro SCHIAVI”,”Il superamento del marxismo.”,”Questo libro apparve in tesdesco con il titolo ‘Zur Psychologie des Sozialismus (DIEDRICHS, JENA, 1926) quindi in francese nel 1927. Notizie più precise sulle posizioni di DE-MAN si trovano nell’ opuscolo di André PHILIP, ‘Henri de Man et la Crise doctrinale du Socialisme’, pubblicato dal Gamber nel 1928. “”Coltura proletaria o imborghesimento. «Ahimè, due anime abitano in me!» (Goethe). (…) I difensori della coltura proletaria invocano volentieri il passo seguente del Manifesto dei Comunisti, che, senza pensare a definire questa nozione, crea però il vuoto nel quale essa si formerà più tardi: « Il proletario è senza proprietà: le sue relazioni di famiglia nulla hanno di comune con quelle della famiglia borghese. Il lavoro industriale moderno, che implica l’asservimento dell’operaio da parte del capitale, in Francia come in Inghilterra, in America come in Germania, ha spogliato il proletario del carattere nazionale. Le leggi, la morale, la religione sono per lui altrettanti pregiudizi borghesi, dietro ai quali si nascondono altrettanti interessi borghesi». Poco ne cale sapere in qual misura la situazione del 1848 corrispondesse a questa descrizione. Basti accertare che la realtà ha trasformato ognuna delle frasi sopra citate nel suo opposto. Oggi, il proletario è assai meno sprovvisto di proprietà che nel 1848. La famiglia ha per lui anche maggiore importanza che per il borghese; i suoi legami con l a moglie sono più stretti perchè essa è il suo unico e indispensabile aiuto nelle faccende di casa. Lo stesso è per i figliuoli, perchè contribuiscono o contribuiranno al salario della famiglia. L’«asservimento moderno al capitale» non è caratterizzato dalla «scomparsa», ma da un ‘accentuazione più forte del carattere nazionale; le differenze tra le situazioni sociali, nonché nel modo di pensare della classe operaia, «tanto in Francia che in Inghilterra, tanto in America che in Germania» si son fatte più profonde dal 1848 in qua. Per quel che riguarda il rispetto delle leggi, della morale, della religione, la classe operaia è oggi forse la sola classe che non consideri questo sentimento come un «pregiudizio borghese». In ogni caso essa ci crede molto più fermamente della borghesia stessa. Cosa caratteristica soprattutto: è proprio l’avanguardia più intelligente e più rapidamente ascendente della classe, operaia che si assimila i «pregiudizi borghesi» del Manifesto, mentre l’avanguardia più intelligente della borghesia se ne emancipa””. LEGGERE IN: Henri De-Man, a cura di Alessandro Schiavi, ‘Il superamento del marxismo’. Volume secondo. Gius. Laterza & figli, Bari, 1929. [Questo libro è apparso in tedesco con il titolo ‘Zur Psychologie des Sozialismus’ (Diedrichs, Jena, 1926) e successivamente in francese (1927). Notizie dettagliate sulla vita e il pensiero del De Man si trovano nel volume di André Philip, ‘Henri de Man et la crise doctrinale du socialisme’, Librairie Universitaire J. Gamber, Paris, 1928] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”TEOC-172″ “DE-MAN Henri a cura di Alessandro SCHIAVI”,”Il superamento del marxismo.”,”Questo libro apparve in tesdesco con il titolo ‘Zur Psychologie des Sozialismus (DIEDRICHS, JENA, 1926) quindi in francese nel 1927. Notizie più precise sulle posizioni di DE-MAN si trovano nell’ opuscolo di André PHILIP, ‘Henri de Man et la Crise doctrinale du Socialisme’, pubblicato dal Gamber nel 1928. “”Coltura proletaria o imborghesimento. «Ahimè, due anime abitano in me!» (Goethe). (…) I difensori della coltura proletaria invocano volentieri il passo seguente del Manifesto dei Comunisti, che, senza pensare a definire questa nozione, crea però il vuoto nel quale essa si formerà più tardi: « Il proletario è senza proprietà: le sue relazioni di famiglia nulla hanno di comune con quelle della famiglia borghese. Il lavoro industriale moderno, che implica l’asservimento dell’operaio da parte del capitale, in Francia come in Inghilterra, in America come in Germania, ha spogliato il proletario del carattere nazionale. Le leggi, la morale, la religione sono per lui altrettanti pregiudizi borghesi, dietro ai quali si nascondono altrettanti interessi borghesi». Poco ne cale sapere in qual misura la situazione del 1848 corrispondesse a questa descrizione. Basti accertare che la realtà ha trasformato ognuna delle frasi sopra citate nel suo opposto. Oggi, il proletario è assai meno sprovvisto di proprietà che nel 1848. La famiglia ha per lui anche maggiore importanza che per il borghese; i suoi legami con l a moglie sono più stretti perchè essa è il suo unico e indispensabile aiuto nelle faccende di casa. Lo stesso è per i figliuoli, perchè contribuiscono o contribuiranno al salario della famiglia. L’«asservimento moderno al capitale» non è caratterizzato dalla « scomparsa », ma da un ‘accentuazione più forte del carattere nazionale; le differenze tra le situazioni sociali, nonché nel modo di pensare della classe operaia, « tanto in Francia che in Inghilterra, tanto in America che in Germania» si son fatte più profonde dal 1848 in qua. Per quel che riguarda il rispetto delle leggi, della morale, della religione, la classe operaia è oggi forse la sola classe che non consideri questo sentimento come un «pregiudizio borghese ». In ogni caso essa ci crede molto più fermamente della borghesia stessa. Cosa caratteristica soprattutto: è proprio l’avanguardia più intelligente e più rapidamente ascendente della classe, operaia che si assimila i «pregiudizi borghesi» del Manifesto, mentre l’avanguardia più intelligente della borghesia se ne emancipa”” El nombre de Henri de Man ha sido relegado a la papelera de la Historia; es un caso incómodo. Sin embargo fue uno de los principales teóricos y dirigente del socialismo europeo hasta la Segunda Guerra Mundial. Nacido en el 1885 en Amberes, Bélgica, hijo de una rica familia flamenca, se afilió a las juventudes socialistas en 1902 militando en su ala más radical. En 1905 se instala en Alemania para estudiar en la universidad de Leipzig y al mismo tiempo participa como redactor en el Leipziger Volkszeitung, junto a Rosa Luxemburgo, León Trotski y Karl Liebknecht. En 1907 fue uno de los fundadores y primer secretario de la Federación Internacional de la Juventud Socialista. Aun tiene tiempo para estudiar psicología y obtener un doctorado en economía política en 1909. Lenin elogió sus trabajos. Quienes le conocieron testimonian que su inteligencia es acompañada de una gran determinación y una personalidad austera, rigurosa y honesta, sin perder el tono aristocrático que le viene de la cuna. El 31 julio de 1914 integra la misión de la Internacional socialista que reúne en Paris al alemán Hermann Müller y al francés Jean Jaurès en un esfuerzo dramático para frenar la guerra inminente. De regreso a Bruselas, al amanecer del día siguiente, se entera del asesinato de Jaurès; 48 horas más tarde, que Müller y los socialistas alemanes votaron en el Reichstag los créditos para la guerra, a pesar de su juramento de no hacerlo. Entonces, Henri de Man, desencantado del pacifismo, se presenta como voluntario y hace toda la guerra como teniente de artillería de las trincheras; su valentía es temeraria. Una pregunta ha sacudido sus convicciones de marxista radical ¿Cómo es posible que las masas obreras hayan optado por el nacionalismo en contra del internacionalismo proletario? El marxismo no le da respuesta; la encuentra en Sigmund Freud: “La raíz de nuestros actos reside en nuestros instintos”. Ahora, para de Man, el marxismo solo vale por su contribución al conocimiento del capitalismo, pero no por su aporte a la construcción del socialismo que sería, en realidad “una corriente profunda, potente y eterna” cuya historia “empieza por lo menos con Platón, los Esenios y las primeras comunidades cristianas.” Estas reflexiones se expresan en un libro que publica en 1926, mientras es profesor de la “Academia del trabajo” en Frankfurt: “Zur Psychologie des Sozialismus” (En la psicología del socialismo) que será conocido universalmente a partir de su traducción francesa como “Más allá del marxismo.” Cuando los nazis lleguen al poder, el libro y el resto de su obra serán quemados en la Plaza del Ayuntamiento de Frankfurt; sucedió el 10 de mayo de 1933 y de Man no oculta el orgullo que esto le produce. Para ese entonces –dice Zeev Sternhell — se ha convertido en uno de los primeros teóricos del socialismo europeo. “Cosmopolita en el ánimo, hablando con soltura flamenco, francés, alemán e inglés […] y capaz de pasar de un entorno cultural a otro sintiéndose cómodo en todos.” Durante ese período quizás creyó brevemente en la democracia parlamentaria, aunque su principal postulado supone romper definitivamente con el marxismo internacionalista y colectivista para sustituirlo por un «régimen intermedio», de tono autoritario, cuya función esencial es «dominar» el capitalismo mediante la regulación del mercado. Este proyecto tomará el nombre de «Planismo» y ejercerá una gran influencia en grupos socialistas europeos, así como en el antiguo socialista Mussolini. En 1934 de Man propone su “plan del trabajo” como instrumento contra la Gran Depresión que se convertirá en el programa del socialismo belga, bajo la consigna: “El Plan, solo el plan, todo el plan.” De Man se convierte en un orador de masas, con un extraordinario poder de persuasión. En 1935 los socialistas (Parti Ouvrier Belge) se integran a un amplio gobierno de coalición. De Man es nombrado ministro. Tiene cincuenta años, nunca ha sido parlamentario ni ha ocupado cargos públicos; desconoce lo intrincado de un sistema político democrático y parlamentario y esto le lleva a un nuevo desencanto. Ahora, su peor enemigo es “el político degenerado, la política de los aparatos, de los funcionarios de partido, de las luchas electorales, los certámenes parlamentarios” y la democracia burocratizada, “sin alma y sin altura”. La vía está abierta para rechazar la democracia misma. De todos modos mantiene su cargo de ministro y la presidencia del partido. El 10 de mayo de 1940 los alemanes invaden Bélgica, el 28 el rey Leopoldo III capitula y se constituye en prisionero dentro de su palacio, aunque el gobierno le insta a seguirlo al exilio en Inglaterra, tal como han hecho otros monarcas. De Man apoya al rey y se convierte en uno de sus más cercanos consejeros. Un mes más tarde disuelve el POB bajo el argumento de crear un “partido único del pueblo belga” que rodee al rey y abra la vía triunfal para el socialismo. En su declaración escribe: “No crean que es necesario resistir al ocupante; acepten el hecho de su victoria y procuren sacar las lecciones para crear el punto de partida de un nuevo progreso social. La guerra produjo la debacle del régimen parlamentario y de la plutocracia capitalista en las supuestas democracias. Para las clases trabajadores y el socialismo, este derrumbe de un mundo decrépito lejos de ser un desastre es una liberación.” Pero su pretensión de colaboracionismo durará poco. Los alemanes le prohíben dar conferencias y cierran su diario. Al mismo tiempo las intrigas palaciegas en torno a Leopoldo III, le hacen abandonar todo en 1941, se instala en Francia y en 1944 se refugia en Suiza. En su exilio sigue publicando. Su última obra se titula “Más allá del nacionalismo”; es un elogio al estalinismo: “la supremacía bolchevique trabaja en la edificación de un orden social en el cual la supremacía de los capitalistas ha sido reemplazada por el dominio de los trabajadores.” Muere en un accidente en 1953. El hombre de los sucesivos desencantos ha culminado su giro de 360 grados, aunque también puede suponerse que no hubo tal giro y su mente apenas se ha balanceado dentro de un pensamiento totalitario. Luciano Alvarez http://www.elpais.com.uy/opinion/henri-man-desencanto.html”,”TEOC-173″ “DE-MAN Henri”,”Après coup. (Mémoires)”,”””E’ probabilmente in questo momento in cui cominciarono a formarsi in me le idee che formulai dieci anni più tardi con queste tesi fondamentali del mio ‘Au delà du Marxisme””: “”sono i mobili che contano”” e “”il carattere di un movimento è dato dai mezzi che impiega e non dallo scopo a cui si richiama””. Non conoscevo abbastanza Kerensky e gli uomini che lo circondavano; per contro, conoscevo bene i capi bolscevichi per non amare né i loro mobili, né i loro metodi. Li sapevo convinti e decisi, ma il loro fanatismo, la loro intolleranza e per dire tutto il loro cattivo carattere mi respingevano. Avevo cominciato a conoscere Lenin in occasione degli sforzi che l’ Internazionale aveva fatto, negli ultimi anni prima della guerra per ristabilire l’ unità tra i socialdemocratici russi. Questi sforzi erano stati resi vani, principalmente a causa dell’ atteggiamento di Lenin. Mai avevo incontrato un uomo più sicuro di essere il solo ad avere ragione, che più disprezzava coloro che non erano del suo avviso, più intransigente sui punti della dottrina che mi sembravano delle quisquilie.”” (pag 125) contiene firma ex-proprietario Vari commenti sull’ autobiografia e il carattere di Vandervelde. pag 228″,”MHLx-026″ “DE-MARCHI Edoardo LA-GRASSA Gianfranco TURCHETTO Maria”,”Per una teoria della società capitalistica. La critica dell’ economia politica da Marx al marxismo.”,”Teorie imperialismo: Hilferding Hobson Lenin Kautsky (pag 177-) “”L’ entrata in gioco, con gli anni dei Grundisse, di un livello di analisi che andava in profondità fino al processo di produzione e riproduzione nel suo insieme si rende percettibile dal modo in cui viene reimpostata l’ indagine sulle fasi di prosperità. Abbiamo già visto che sino ad allora Marx ed Engels avevano ragionato come se l’ impulso fondamentale all’ espansione fosse dato dall’ apertura di nuovi mercati, privilegiando così, nell’ analisi della domanda, la componente delle esportazioni. Alle spalle di questa visione, che pure aderiva alla situazione storica della Gran Bretagna e ai suoi rapporti col mercato mondiale, non esIsteva tuttavia una teoria dell’ investimento che rendesse conto delle radici endogene dei movimenti oscillatori. A partire dalla fine degli anni Cinquanta Marx cominciò ad avanzare in questo campo una serie di ipotesi di lavoro che tendevano a ricondurre le fluttuazioni della domanda all’ interno del ciclo di rotazione e riproduzione del capitale. Dovettero qui confluire, da un lato, il progresso, testimoniato dai Grundrisse, nel trattamento analitico del capitale fisso; dall’altro, la crisi del 1857, la quale sopraggiungeva dopo un decennio di prosperità. Entrambi i fattori contribuirono a determinare in Marx l’ idea che la periodicità del ciclo dovesse andar riconsiderata dal punto di vista teorico, in particolare attraverso un approfondimento dei problemi legati al ciclo di sostituzione del capitale fisso””. (pag 156-157)”,”TEOC-360″ “DE-MARCHI Edoardo”,”L’economia politica del capitalismo industriale. Dai classici a Marx.”,”DE-MARCHI Edoardo insegna storia ed è stato docente di discipline economiche presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. “”””Se dunque, nell’attuale situazione, si ripartiscono i proventi fra i tre elementi [terra, capitale, lavoro], ciò non avviene in virtù di una misura ad essi inerente, ma decide una misura del tutto estranea e, rispetto ad essi, accidentale: la concorrenza ovvero il diritto del più forte nella sua forma più raffinata”” (F. Engels, Lineamenti di una critica dell’economia politica, in K. Marx F. Engels, Opere, cit, vol. III, p. 468). La concorrenza è dunque la forza dominante dell’economia borghese, una eterna oscillazione che trasforma tutti i soggetti in potenziali speculatori distruggendo qualsiasi apparente velleità di conferire un contenuto morale al commercio (ivi, p. 471). Essa garantisce l’eguaglianza tra domanda e offerta, ma solo integrando i due poli scissi e contrapposti senza che essi si corrispondano mai esattamente, “”poiché in questa condizione di mancanza di coscienza dell’umanità non v’è nessuno che sappia quanto siano grandi questa e quella”” (ivi, p. 470). Criticando le rassicurazioni illusorie connesse al preteso equilibrio automatico di domanda e offerta, i ‘Lineamenti’ introducono un secondo nucleo di demistificazione del pensiero degli economisti, che, come abbiamo già visto, sarà approfondito di lì a poco nell’opera sulla situazione della classe operaia inglese, ossia quello relativo alle crisi economiche e alla soprappolazione. La problematica della crisi pone in primo piano l’equilibrio di domanda e offerta, evidenziando che esso non si stabilisce attraverso un’ordinata convergenza, ma tramite un convulso alternarsi di eccessi di segno opposto. Gli eccessi della domanda stimolano l’offerta, ma la risposta di quest’ultima è di regola eccessiva, spingendosi fino a superare la domanda e a deprimere i prezzi: “”Questo processo va avanti così indefinitamente, senza mai pervenire ad una condizione di sanità ma in una continua alternanza di eccitazione e infiacchimento, senza mai giungere alla meta. (…) Finché continuerete a produrre nella maniera attuale, inconsapevole, dissennata, dominata dal caso, le crisi commerciali non cesseranno”” (ivi, p. 470). Sebbene nei ‘Lineamenti’ Engels non cerchi ancora di approfondire la fenomenologia empirica del ciclo, egli prende spunto dagli squilibri ricorrenti per sottolineare le irrazionalità di una crescita produttiva che, verificandosi sotto la spinta disordinata della concorrenza, si traduce in contrasti e in povertà in mezzo all’abbondanza”” (ivi, pp. 472-3)”” [Edoardo De Marchi, L’economia politica del capitalismo industriale. Dai classici a Marx, 2011] (pag 131-132)”,”TEOC-595″ “DE-MARCHI Luigi”,”Vita e opere di Wilhelm Reich. Volume primo. Il periodo freudiano-marxista (1919-1938).”,”Luigi De Marchi, psicosociologo di fama internazionale e iniziatore degli studi reichiani in Italia, è presidente dell’Istituto di bioenergetica “”Wilhelm Reich””. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Psicopolitica’ (Sugarco). “”‘Psicologia di massa del fascismo’ prese forma nella mente di Reich tra il 1930 e il 1933, cioè durante gli anni della crisi socio-economica tedesca destinata a sfociare nell’avvento di Hitler al potere. Scritto interamente di getto nei primi mesi del 1933, fu pubblicato, com’era ormai di consueto per Reich, nella collana «Unter der Banner des Marxismus» nell’agosto del 1933, a Copenhagen””. Sul piano contingente, l’opera trasse origine da una realistica «presa di coscienza» del fatto che proprio la grande crisi capitalistica del ’29-’32, che in base alle teorie marxiste avrebbe dovuto rafforzare i partiti di sinistra ed esaltare lo spirito rivoluzionario delle masse, si era risolta in un’avanzata massiccia della destra, e soprattutto della destra più estrema e fanatica: il nazismo. Ma da quella constatazione amara, che si riassume nella frase di apertura del libro («La classe lavoratrice tedesca ha subito una grave disfatta»), prese le mosse un’analisi di immenso significato socio-politico. «Da un punto di vista razionale – esordisce Reich alludendo alla tremenda crisi del ’29-’32 – sarebbe stato logico aspettarsi che le masse impoverite dei lavoratori tedeschi sviluppassero un’acuta coscienza della loro situazione sociale e una salda volontà di eliminare le loro sofferenze. Si poteva aspettarsi che ogni singolo lavoratore, insomma, si ribellasse contro la sua miseria e che dicesse a se stesso: “”Sono un lavoratore responsabile, dipende da me e dalla gente come me la felicità o la sventura della società in cui vivo. Mi assumo, quindi, la responsabilità della produzione””. In questo caso il pensiero (ossia la “”coscienza di classe””) del lavoratore sarebbe stato coerente con la sua situazione sociale… Ma poiché esisteva una divergenza fra la condizione sociale delle masse dei lavoratori e la loro consapevolezza di tale condizione, ne è risultato che le masse, invece di migliorare la loro situazione, l’hanno peggiorata. Sono state infatti proprio le masse impoverite dei lavoratori che hanno portato al potere il fascismo, il più estremo esponente della reazione politica» (1). Il nocciolo della questione – concludeva Reich – sta nel ruolo dell’ideologia, ossia dell’atteggiamento emozionale delle masse come fattore storico (il famoso «fattore individuale delle storia» di cui parla Marx) e nella «reazione che la ideologia può sviluppare nei confronti della base economica». Se la miseria economica di larghe masse dei lavoratori non ha indirizzato le tendenze rivoluzionarie verso una rivoluzione politica, se, al contrario, la crisi economica ha indotto le masse ad accettare ideologie opposte a quelle marxiste, ciò è dipeso dal fatto che lo sviluppo ideologico delle masse in quegli anni critici ha impedito, per dirla in termini marxisti, «lo schieramento delle forze di produzione» contro il capitalismo e bloccato «la soluzione rivoluzionaria del conflitto fra forze produttive e capitalismo monopolistico con i suoi metodi di produzione». «Il problema fondamentale quindi è il seguente: che cosa provoca questa divergenza fra situazione economica e struttura psicologica delle masse?» (2)”” (pag 226-227) [Luigi De Marchi, ‘Vita e opere di Wilhelm Reich. Volume primo. Il periodo freudiano-marxista (1919-1938)’, Sugarco edizioni, Milano, 1981] [Note: (1) MPF (Massenpsychologie des Faschismus), p. 7; (2) Op. cit., p. 10]”,”TEOS-314″ “DE-MARCHI Luigi”,”Vita e opere di Wilhelm Reich. Volume secondo. La scoperta dell’orgone (1938-1957).”,”Luigi De Marchi, psicosociologo di fama internazionale e iniziatore degli studi reichiani in Italia, è presidente dell’Istituto di bioenergetica “”Wilhelm Reich””. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Psicopolitica’ (Sugarco). Nel primo volume l’autore ricostruisce e analizza il periodo formativo e quello sociologico dello psicanalista viennese. In questo secondo volume viene ora affrontato il periodo così detto orgonomico di Reich, quello in cui il suo pensiero si dilata oltre la psicologia e la sociologia verso la biologia, la bio-fisica e la fisica….”,”TEOS-315″ “DEMARCO Domenico”,”Il tramonto dello Stato pontificio. Il papato di Gregorio XVI.”,”Elementi di crisi politica sociale presenti nello stato italiano si ritrovano ‘in nuce’ (!) nello Stato pontificio (v. presenza ceti intellettuali, abuso potere, sospetto politico, fiscalismo ecc.) (da pag 158) “”Altro ostacolo al progresso della borghesia era costituito dall’ eccessivo fiscalismo. Nella riscossione di alcune imposte gli esattori aggravavano in maniera smoderata i contribuenti. Questo accadeva particolarmente per la tassa di registro””. (pag 163) “”Ma ad impacciare anche l’ attività commerciale non mancava di concorrere il sospetto politico. Si pensava, per esempio, che con l’ approdo di navi straniere a Civitavecchia s’ introducessero in città, e quindi fra il popolo, coi libri e coi giornali, idee rivoluzionarie.”” (pag 163) “”Così tutti i giovani intellettuali, pieni di talento e senza una prospettiva di carriera, sia usciti dalla borghesia d’ affari sia dalla parte sana della nobiltà, dovevano finire per odiare quel sistema di governo e per gettarsi tra le schiere dei malcontenti. (…) Guardavano all’ Inghilterra, dove la libertà economica aveva donato il benessere e la ricchezza, alla Francia dove si agitavano le prime lotte del lavoro.”” (pag 171)”,”ITAB-226″ “DE-MARCO Nanni FERRO Giovanni”,”Ricordo di Gin Bevilacqua. Testimonianze di trenta garibaldini. Ricerca storica degli alunni della scuola media ‘Guidobono’ di Legino. Gli antifascisti savonesi. Le sentenze del Tribunale speciale. I perseguitati politici. 1943-45 i milla incarcerati a S. Agostino.”,”Gin Bevilacqua (‘Leone’) operaio siderurgico comunista: i fascisti che lo hanno assassinato sono stati subito liberati dal carcere grazie alla legge Togliatti (pag 20) “”Durante il viaggio incontra alcuni giovani, forse sbandati, che cerca di aiutare a porsi in salvo. Vicino a Riofreddo viene purtroppo fermato dalle Brigate Nere al comando del Ten. Ferrari. Viene interrogato e forse, per attirare su di sé l’attenzione dei nemici e cercare di salvare la vita ai suoi compagni, risponde con fierezza “”Sono Bevilacqua l’operaio comunista, ispettore Garibaldino””. Al tenente che gli chiede se sa cosa l’aspetta risponde: “”Quello che sta per succedere a me, può succedere a te domani, con una differenza: io so perché muoio, tu non lo saprai nemmeno””. Il Ten. gli risponde in modo oltraggioso e dà ordine di ucciderlo. Viene barbaramente massacrato con il calcio dei fucili ed infine finito a colpi di arma da fuoco”” (pag 20) In grande maggioranza gli operai tra i condannati al confino negli anni Trenta (pag 98)”,”ITAR-231″ “DE-MARCO Nanni FERRO Giovanni”,”Ricordo di Gin Bevilacqua. Testimonianze di trenta garibaldini. Ricerca storica degli alunni della scuola media ‘Guidobono’ di Legino. Gli antifascisti savonesi. Le sentenze del Tribunale speciale. I perseguitati politici. 1943-45 i milla incarcerati a S. Agostino.”,”Gin Bevilacqua (‘Leone’) operaio siderurgico comunista: i fascisti che lo hanno assassinato sono stati subito liberati dal carcere grazie alla legge Togliatti (pag 20)”,”ITAR-043-FV” “DE-MARCO Paolo a cura”,”Inventario di documenti anglo-americani sull’occupazione alleata in Italia (1943-1945).”,”””La pubblicazione dell’ ‘Index’ del Foreign Office, i sondaggi archivistici e i primi studi di ricercatori italiani e stranieri, da Ennio Di-Nolfo ad Elena Aga-rossi, da David W. Ellwood a Nicola Gallerano, confermavano la ricchezza della documentazione esistente negli archivi inglesi e americani per la storia italiana tra il 1943 e il 1945. le fonti riguardavano non soltanto problemi politici generali relativi ai rapporti internazionali, alla condotta della guerra, alle premesse per la pace, ma anche e soprattutto, con una immensa mole di materiale, la vita economica, sociale e amministrativa delle campagne e città italiane e la lotta partigiana. Particolarmente ricca tale documentazione doveva presumersi per le province meridionali, dove gli anglo-americani avevano inizialmente istituito un vero e proprio governo ed esercitato poi un rigoroso controllo su tutti gli atti della pubblica amministrazione e sulle attività politiche ed economiche”” (pag 5, dalla premessa di Pasquale Villani)”,”ITAR-005-FGB” “DE-MARCO Marco”,”I sistemi informativi aziendali. Temi di attualità.”,”Marco De Marco è professore di Organizzazione dei sistemi informativi aziendali e insegna Informatica Generale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.”,”ECOG-016-FL” “DE-MARIA Carlo”,”Camillo Berneri. Tra anarchismo e liberalismo.”,”””Le cose astatte sono sempre chiare. (….) Essenzialmente confusa, intricata, è la realtà vitale concreta, che è sempre unica’ (José Ortega y Gasset, 1930) (pag 11) DE-MARIA Carlo (Bologna 1974) è dottorando di ricerca presso l’ Università di Siena, dove collabora al Centro interuniversitario per la storia del cambiamento sociale e dell’ innovazione in età contemporanea (Ciscam). Ha curato la pubblicazione di A. Schiavi, Carteggi. Tomo primo, 1892-1926′, (2003) e con Dino MENGOZZI, di A. Schiavi, Diari e note sparse (1894-1964), (2003). “”Le cose astatte sono sempre chiare. (….) Essenzialmente confusa, intricata, è la realtà vitale concreta, che è sempre unica’ (José Ortega y Gasset, 1930) (pag 11) Operaiolatria “”Prendiamo in esame L’ operaiolatria (1934). Berneri intese smascherare quella retorica socialista che trovava la sua espressione nelle formule dell’ “”anima proletaria””; della “”coscienza proletaria”” e della “”cultura proletaria””. Ai nostri occhi, l’ autore sembra prendere spunto da un passo di Socialismo liberale (libr che aveva letto nell’ edizione parigina del 1930), dove Rosselli scriveva: “”Si è troppo divinizzato il proletariato, facendone il rappresentante di tutte le più pure virtù (…). Ragionando per astrazione si è perso il contatto con l’ umanità concreta, coi viventi proletari””.”” (pag 125) DE-MARIA Carlo (Bologna 1974) è dottorando di ricerca presso l’ Università di Siena, dove collabora al Centro interuniversitario per la storia del cambiamento sociale e dell’ innovazione in età contemporanea (Ciscam). Ha curato la pubblicazione di A. Schiavi, Carteggi. Tomo primo, 1892-1926′, (2003) e con Dino MENGOZZI, di A. Schiavi, Diari e note sparse (1894-1964), (2003).,”,”ANAx-230″ “DE-MARIA Carlo”,”Alessandro Schiavi. Dal riformismo municipale alla federazione europea dei comuni. Una biografia: 1872-1965.”,”Carlo DE-MARIA (Bologna, 1974) è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di discipline storiche dell’Università di Bologna. Traduzioni delle opere di Marx. (pag 53-54) Le traduzioni imperfette di Alessandro Schiavi. “”Di preferenza, Schiavi corrispondeva in francese. Leggeva e traduceva con buona dimestichezza l’inglese e lo spagnolo, mentre il suo tedesco rimase sempre stentato e, comunque, insufficiente per dei buoni articoli o delle valide traduzioni. Un limite che si era palesato già nel 1895, quando appena uscito dall’università, aveva cercato subito di fornire il proprio contributo alla circolazione di Marx e della saggistica marxista in Italia, dando seguito così all’entusiasmo che avevano suscitato in lui le lezioni di filosofia della storia di Antonio Labriola. Nel novembre di quell’anno, proponeva dunque a Filippo Turati di ospitare nella Biblioteca di propaganda della “”Critica sociale””, la sua prima traduzione dal francese: ‘Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte””. Riceveva, però, una risposta sostanzialmente negativa. Infatti, se Turati confermava l’interesse per l’opera di Marx, mostrava tuttavia la propria perplessità nei riguardi di una traduzione che non fosse realizzata sull’originale tedesco. La versione dal francese (firmata con lo pseudonimo Sticus) uscì solo nel settembre 1896 per le edizioni dell'””Asino””, senza dubbio meno prestigiose, sollevando per giunta alcuni rilievi tecnici (C. Marx, Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte, con prefazione di F. Engels, traduzione di Sticus, Roma, Amministrazione dell’Asino, 1896). La circostanza era confermata da una lettera dell’amico Romeo Soldi: “”Ieri ho ricevuto il penultimo foglio del ’18 Brumaio’ ossia fino alla pagina 100, mancano ancora 19 pagine di stampa, ho anche le bozze della copertina cosicché credo nella settimana ventura poter avere il volume finito. Tu ne riceverai subito 50 copie. Il Pettini di Roma, però, che corregge le bozze si lamenta che la traduzione non è fatta troppo esattamente””. Schiavi recuperò ben presto un rapporto di collaborazione con Turati e fin dai primi anni del ‘900 si affermò come uno dei suoi principali appoggi nel monitorare il panorama del socialismo europeo sulle pagine di “”Critica sociale””. Come vedremo, anche negli anni ’30, durante la collaborazione con Laterza, le traduzioni di Schiavi solleveranno, a volte, perplessità sulla loro correttezza. Le sue conoscenze linguistiche erano buone, ma non certo quelle di un fine traduttore. A rivestire grande valore erano, invece, all’inizio del secolo e, soprattutto, tra le due guerre mondiali, le sue scelte editoriali e le battaglie culturali che con esse cercò di combattere. Nel 1899, Schiavi pubblicava la sua seconda traduzione marxiana, ‘Rivoluzione e controrivoluzione’, con una prefazione di Benedetto Croce e un testo di Karl Kautsky in appendice (K. Marx, Rivoluzione e controrivoluzione, o il 1848 in Germania, con prefazione di B. Croce e un’appendice di C. Kautsky, Roma, Mongini, 1899). D’accordo con Croce – che aveva dato la sua disponibilità alla prefazione su intervento di Antonio Labriola – Schiavi otteneva da Kautsky e da Paul Lafargue il permesso alla traduzione. Nello stesso tempo si proponeva a Kautsky come corrispondente della “”Neue Zeit””, organo teorico della socialdemocrazia tedesca, ricevendo anche qui risposta positiva: “”Vos articles me seront bienvenus””. Negli anni immediatamente successivi, Schiavi fu il collaboratore italiano più attivo della rivista di Kautsky, insieme al solito Romeo Soldi””. (pag 53-54) [Carlo De Maria, Alessandro Schiavi. Dal riformismo municipale alla federazione europea dei comuni. Una biografia: 1872-1965, 2008]”,”MITS-398″ “DE-MARIANA Juan, a cura di Natascia VILLANI”,”Il Re e la sua educazione.”,”Natascia VILLANI (1966) laureatasi (1989) in filosofia presso la facoltà di lettere dell’Università di Napoli, è ricercatrice presso la cattedra di filosofia della politica nell’ Istituto Universitario di Magistero di Napoli. Ha pubblicato: ‘Dentro la “”Monarchia””. Una lettura di Dante politico’, Napoli, 1991, e ‘Il pensiero politico-giuridico di Dante nella critica del Novecento’ (Napoli, 1991). Juan de Mariana (1536-1624) autore del ‘De Rege et Regis Institutione’ (1599) assurto a classico delle dottrine sul tirannicidio. Su chi può essere considerato un tiranno. “”Ora la questione di diritto è pacifica, nel senso che è lecito uccidere il tiranno, resta da discutere la questione di fatto, chi, cioè, possa a ragione venire considerato un tiranno. Occorre infatti evitare il pericolo che molti, facendosi forti di simili argomenti, muovano contro la vita del Principe con la semplice giustificazione di averlo precedentemente definito un tiranno. Non è opportuno rimettere tale definizione all’arbitrio del singolo, e neanche all’arbitrio di molti: occorre che vi sia la concorde affermazione e approvazione di tutto il popolo, confortata dal parere di molti uomini sapienti e autorevoli.”” (pag 53)”,”TEOP-342″ “DE-MARTINO Giulio SIMEOLI Vincenza”,”La polveriera d’ Italia. Le origini del socialismo anarchico nel Regno di Napoli (1799-1877).”,”DE-MARTINO Giulio insegna Didattica della storia all’ UNISOB di Napoli. Ha curato l’ edizione degli scritti di Pietro GIANNONE, Vincenzo RUSSO e Mariano d’AYALA. Ha pubblicato vari libri. SIMEOLI Vincenza è un’ insegnante, laureata in storia delle dottrine politiche (Facoltà di lettere della Federico II di Napoli). “”Il messaggio politico di Pisacane non fu raccolto dalla maggioranza del movimento democratico in seno all’ unitaritarismo: prevalsero la sfiducia nei confronti delle masse e la subalternità verso i gruppi egemoni del liberalismo filo-sabaudo. Dopo il 1860 la corrente democratica e socialista si sarebbe mossa – e sarebbe stata sconfitta – all’ interno delle strutture del nuovo Stato costituzionale e borghese, quello Stato che Pisacane non avrebbe mai voluto vedere costituito. Aveva infatti giocato tutto il suo futuro politico ed esistenziale nella spedizione a Sapri proprio perché sapeva – come Mazzini – che, se non avesse tentato, l’ unità d’ Italia si sarebbe fatta sotto la guida della borghesia più moderata e conservatrice. E’ infatti l’ acuta riflessione sul problema dello Stato borghese o, se si preferisce, dello stato in generale, che caratterizza il pensiero e l’ azione della corrente socialista del movimento democratico. Per questo il gesto disperato di Sapri e il sacrificio personale di Pisacane perdono le connotazioni più superficiali e romantiche, attribuitegli dalla tradizione genericamente apologetica di stampo liberale, per assumere un significato di prossimità alla visione della lotta politica come “”lotta di classe””. La sua stessa sconfitta servì precisamente a rivelare il senso di quanto sarebbe accaduto dopo l’ unificazione del Mezzogiorno al Regno d’ Italia. La profonda sfiducia nello stato risorgimentale avrebbe accomunato Pisacane al movimento anarchico e socialista post-unitario, assieme alle forme dell’ ‘azione esemplare’ da lui teorizzate e realizzate.”” (pag 84-85)”,”ANAx-223″ “DE-MARTINO Francesco, a cura di Alberto DELL’AGLI e Tullio SPAGNUOLO VIGORITA”,”Diritto e società nell’Antica Roma.”,”Francesco De Martino è l’autore della grande ‘Storia della Costituzione romana’. Il volume contiene il capitolo VI. ‘Intorno all’origine della schiavitù a Roma’ (pag 130-161) “”Abbiamo visto come non sia fondata la teoria che identifica lo schiavo e lo straniero e che i casi originari in Roma siano nati da rapporti di carattere interno. (…) (pag 143); “”Quanto si è premesso dimostra che le tracce di un regolamento giuridico della schiavitù nel più antico diritto sono molto scarse e sospette. Se vogliamo prestar fede alla testimonianza di Gaio sulle conseguenze penali del furto dovremmo ammettere che un caso di schiavitù di un cittadino derivava da violazione di norme penali, oltre a quello del debitore insolvente esaminato all’inizio. La cause esterne sono di formazione posteriore. Queste considerazioni rafforzano la tesi secondo la quale la schiavitù in antico non era diffusa in Roma ed anzi inducono a dubitare che essa fosse praticata, se non in casi del tutto eccezionali, il che coincide, come si è già osservato, con l’esistenza della clientela, che appare in piena vitalità agli inizi della repubblica, come dimostra la leggenda dei Fabi al Cremera. Esse inducono anche a dubitare dell’idea diffusa sul carattere patriarcale e familiare originario della schiavitù, in stridente contrasto con le norme dure e spietate del processo esecutivo per debiti, con la condizione dei ‘nexi’ e con la prigionia per debiti. Le guerre primitive condotte per l’egemonia nel Lazio diedero luogo ad un assoggettamento dei popoli vinti ed alla loro incorporazione nella cittadinanza romana, non alla loro riduzione in schiavitù. Mancava dunque la fonte principale per l’acquisto degli schiavi, né esistevano ancora le esigenze economiche del periodo successivo. I rilievi sul diritto primitivo confermano questa opinione e la sua logica conseguenza, che il fenomeno della schiavitù per causa di guerra venne diffondendosi nel corso del IV secolo e più propriamente alla fine di esso”” (pag 147) ‘Non è fondata la teoria che identifica lo schiavo e lo straniero. Le cause della schiavitù erano di carattere interno'”,”STAx-053-FF” “DE-MARTINO Francesco”,”Storia economica di Roma antica. Vol. I.”,”Francesco De Martino, scuola storica napoletana.”,”STAx-113-FL” “DE-MARTINO Ernesto”,”Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo.”,”Questo libro è l’opera più profonda e celebre di De-Martino. Qui intese dare una ricostruzioen dell’età magica come momento di sviluppo della storia dello spirito. Essa è un’epoca in cui i confini tra uomo e natura, tra soggetto e oggetto sono ancora incerti. ma anziché risolversi in una partecipazione mistica, come riteneva l’etnologia d’ispirazione irrazionalistica, questa incertezza crea un dramma: quello della “”crisi della presenza””, del rischio per l’uomo di essere annullato da forze naturali incommensurabili e incontrollabili. La magia appare così come un insieme di tecniche per riscattarlo da questa crisi e rassicurarlo. … Ernesto De Martino (1908-1965) si formò alla scuola di Adolfo Omodeo e di Benedetto Croce, dedicandosi però allo studio poco coltivato in Italia allo studio delle società primitive. Professore di storia delle religioin all’Università di Cagliari dal 1959 alla morte, è autore tra l’altro di ‘Sud e magia’ (1959) e di molte altre opere.”,”TEOS-004-FSD” “DE-MASI Domenico a cura, saggi di Raffaello MERLI Rosalba CARUSO Marida CEVOLI Patrizia CINTI Raffaello MERLI Paolo VASELLI Giovanni VISMARA Giancarlo CEPOLLARO Laura SALVADORI Luca DALL’OGLIO Lea BATTISTONI Delia ZINGARELLI Giovan Battista COSTA Antonella PANE Rita SAVOIA Stefano CALABRETTA Gualtiero TODINI Anna LUISE Adriana SIGNORELLI Giovanna SCAPRITTI BROCCHIERI”,”L’avvento post-industriale.”,”Ricerca promossa dall’ISVET ‘Ci sono autori come Illich, Schumacher, Gershuny (31), per i quali il futuro può riservarci – dovrebbe riservarci – la rivincita del ‘self-help’, del ‘self-service’, della convivialità, dello ‘small is beautiful’. In effetti, occorre guardare più a fondo di quanto abbia fatto Bell nella struttura del settore terziario, pensato nel 1940 da Colin Clark come area residuale e composita, costituita da tutte le attività che non producono beni fisici e, quindi, non rientrano nell’agricoltura e nell’industria (32). In realtà esso è disaggregabile in vari sotto-settori, alcuni dei quali in espansione (come appunto i servizi per l’industria), altri in fase di stallo o addirittura di contrazione (33). Ma, a prescindere dall’esigenza di maggiore puntualità nell’analisi del settore terziario, vi sono autori, come appunto Gershuny, che non condividono affatto l’idea di una sua inesauribile espansione. In futuro – egli sostiene – contrariamente a quanto si crede, i servizi non vedranno affatto aumentare i loro addetti perché, accanto all’economia formale, caratterizzata da lavoro regolarmente pagato, tassato, assicurato, registrato, sindacalizzato e pensionabile (34), vi sono almeno altri due tipi di economia, a carattere informale: quella sommersa, come il lavoro nero, e quella basata sul lavoro domestico o comunitario, come la produzione casalinga per l’autoconsumo e lo scambio, alcune forme di coabitazione, il ‘self-help’, il mutuo soccorso. Ebbene, con lo sviluppo della telematica, dell’informatica, delle tecnologie distribuite, buona parte dei servizi oggi centralizzati a livello pubblico (ad esempio, le banche), o privato (ad esempio, le agenzie di viaggi), sarà diffusa a livello domestico e svolta nell’ambito delle famiglie o delle comunità. Di conseguenza, gli addetti del settore terziario non aumenteranno nella misura prevista da Bell, ed anzi diminuiranno. Il libro di Gershuny, come quelli di Schumacker e di Illich, inaugura un nuovo modo – meno ottimista, meno spregiudicato – di porsi di fronte alla prospettiva post-industriale. Nel 1973 la crisi petrolifera incrina profondamente la certezza di una irreversibile opulenza, e diffonde la paura di un medioevo prossimo venturo. Inizia così una rivisitazione in chiave pessimistica del concetto di società post-industriale’ (pag 34-35) [Domenico De-Masi, ‘La società post-industriale’] [(31) I. Illich, ‘Descolarizzare la società’, (Milano, 1972); ‘La convivialità’ (Milano, 1974); (…); ‘Per una storia dei bisogni’ (Milano, 1981); E.F. Schumacher, ‘Piccolo è bello’ (Milano, 1977); J. Gershuny, ‘After Industrial Society, the Emerging Self Service Economy’, Mc Millan, London, 1978; (32) C. Clark, ‘The Condition of Economic Progress’, Londra, 1940; (33) Si veda, per un’analisi particolareggiata del settore terziario, il numero monografico di ‘Economia e politica industriale’, dedicato a “”Industria e Terziario””, anno VII, n. 25, marzo 1980; (34) Queste caratteristiche dalle quali dipenderebbe la regolarità e la legalità del lavoro formale, sono indicate da S. Henry. Si veda, per tutta questa problematica, il numero monografico di ‘Inchiesta’ dedicato all’economia informale (n. 59-60, gen-giu. 1983)]”,”TEOS-275″ “DE-MASI Domenico”,”Il futuro del lavoro. Fatica e ozio nella società postindustriale.”,”””E’ nel mutamento che le cose si riposano”” (Eraclito) “”Chi non vive lo spirito del suo tempo, del suo tempo si becca solo i mali”” (Voltaire) (in apertura) Domenico De Masi insegna Sociologia del lavoro all’Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘L’ozio creativo’ e ‘Sviluppo senza lavoro’.”,”TEOS-143″ “DE-MATTEO Valerio a cura; collaborazione di Osvaldo BALDACCI Sara BENATTI Daniele BETTINI Pino CASAMASSIMA Lucia MAZZILLI Luca MONTECCHI Giuseppe RASOLO Antonio RATTI Cladio RAZETO Claudia Reali”,”Le grandi battaglie. Gli epici scontri che hanno cambiato il volto del mondo.”,”””Il 19 novembre 1942 la parola in codice “”sirena”” dava inizio all’Operazione Urano. La caratteristica principale dell’attacco sovietico fu la grande velocità nella progressione delle colonne corazzate; dopo una coraggiosa resistenza, le truppe rumene in prima linea sui fianchi del fronte tedesco vennero distrutte o accerchiate. In mezzo alla nebbia e alla neve i corazzati russi avanzarono in profondità, travolgendo le retrovie nemiche e mettendo in rotta gli improvvisati reparti di blocco costituiti dai tedeschi. Volutamente, i corazzati sovietici si limitarono a respingere o agirare le poche truppe mobili di riserva tedesche disponibili. Già la sera del 21 novembre i corpi corazzati russi erano molto vicini ai ponti sul Don e minacciavano il comando della 6a Armata del generale Paulus. Il 22 novembre le truppe del 26° Corpo carri sovietici conquistavano di sorpresa il fondamentale ponte di Kala e attraversavano il Don, respingendo i tentativi tedeschi di contrattacco e avanzando a sud del fiume per ricongiurgersi con le colonne del Fronte Stalingrado (anch’esse passate all’offensiva). Il 23 novembre fu decisivo: nel primo pomeriggio le colonne corazzate sovietiche provenienti da nord e da sud si congiungevano nella località di Sovetskij a sud del Don. A questo punto la 6a Armata e gran parte della 4a Armata corazzata tedesche si trovarono intrappolate tra il Don e il Volga. (…) Il computo delle perdite subite dalle due parti in lotta risulta essere ancora oggi particolarmente difficile e dipende dal periodo cronologico analizzato; considerando gli eventi che vanno dal 17 luglio al 2 febbraio 1943 come un’unica battaglia, le truppe dell’Asse ebbero oltre un milione di perdite totali, tra caduti, dispersi e prigionieri. I russi accusarono 478 mila soldati morti o dispersi e 650 mila feriti. Una tragedia immane, che avrebbe cambiato per sempre il volto della guerra moderna. (Gli schieramenti: Asse 1.500.000 uomini, 1.500 mezzi corazzati; Unione Sovietica, 1.800.000 uomini, 3512 mezzi corazzati)’ (pag 182-183)”,”QMIx-318″ “DE-MAUPASSANT Guy”,”L’eredità.”,”‘Qui c’è l’ostilità di due mondi nemici, che si guardano in cagnesco di qua e di là d’un limite invalicabile: le convenienze sociali. La polemica romantica contro il filisteo continua, nella seconda metà dell’Ottocento, tra l’artista gaudente e il benpensante borghese. Quest’ultimo sta chiuso nell’armatura impenetrabile della sua “”moralità””; quell’altro brandisce una tagliente arma d’offesa, un atto d’accusa che si riassume in una parola: «Ipocrisia!». E’ guerra velenosa, accanita. Ma non interessa chi debba uscire vincitore, chi abbia ragione. Interessa la vivida efficacia in cui la passione polemica ha nutrito il pamphlet di Maupassant (passione nella quale non è difficile scorgere l’elemento autobiografico dell’esperienza personale). Nel mondo e nelle teste dei suoi borghesi egli è disceso rabbrividendo: in quel mondo di mezze maniche e di squallidi uffici, di giacchette accuratamente deposte e sostituite con giacche smesse per non logorarle a tavolino, mondo di previdenza cauta e taccagna, che pare egoismo a chi non sa quanto costi il denaro, oppure non ha mai voluto farsene il proprio dio. Teste mobiliate di luoghi comuni, di calcoli interessati, di dissimulazioni più o meno oneste, di piccole astuzie per risparmiare il centesimo, rimettendoci magari il biglietto da cento. E’ la lotta del «chi più spende meno spende» contro «il centesimo è il principio del milione». Due modi di vedere la vita, in fondo coi suoi pregiudizi proverbiali, e l’uno vale l’altro. Ma l’uno ha per sé il prestigio fascinoso dell’arte, la sferza del ridicolo; l’altro attedia con l’apparenza da predicatore”” (pag X-XI, M. Mila, introduzione)”,”VARx-082-FV” “DE-MAUPEOU-ABBOUD Nicole”,”Ouverture du ghetto étudiant. La gauche étudiante à la recherche d’un nouveau mode d’ intervention politique (1960-1970).”,”DE-MAUPEOU-ABBOUD Nicole è incaricato di ricerca al CNRS, l’ A che partecipa al gruppo di sociologia del lavoro ha pubblicato nel 1968 sui giovani operai della Regione parigina ‘Les blousons bleus’ (A. Colin). “”Fino all’ 11 maggio, meglio, fino al 13-14 maggio, gli studenti apparivano così (quelli di Nanterre si facevanop particolarmente notati) come un attore rivoluzionario isolato, bizarramente autonomizzato. (…) All’ inizio della primavera 1968, l’ audience dei militanti studenti nella società era nulla. Il grande pubblico, ma pure i militanti operai, gli ignoravano.”” (pag 270)”,”FRAP-080″ “DE-MAURO Tullio”,”Guida all’uso delle parole.”,”‘Parlare non è necessario. Scrivere lo è ancora meno’ … (pag 7) “”E’ benefico tenere presente il consiglio di un antico e valoroso oratore romano, Catone il Censore (234-149 avanti Cristo): ‘Rem tene, verba sequentur’, “”possiedi bene l’argoment, e le parole verranno da sé”””” (pag 129) “”In una novella del grande narratore russo Anton Cechov (1860-1904), si racconta che l’unico paziente ascoltatore d’un parlatore che andava troppo per le lunghe senza concludere, cadde in una sorta di dormiveglia. In stato di semincoscienza da noia, afferrò un oggetto e con esso colpì a morte chi troppo a lungo aveva parlato. La novella si conclude in modo lapidario: i giudici assolsero l’ascoltatore annoiato. Chi si alza a parlare, specie se ha facilità di parola, fa sempre bene a controllarsi e a cercare di restringere all’essenziale il suo dire”” (pag 119)”,”VARx-626″ “DE-MAURO Tullio”,”Guida all’uso delle parole. Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire.”,”Tullio De-Mauro, professore ordinario di filosofia del linguaggio all’Università de “”La Sapienza””, autore di saggi e libri di lnguistica teorica e storica, ha collaborato con le edizioni del Mulino e con L’Espresso.”,”ITAB-002-FSD” “DE-MEDEIROS François”,”L’Occident et l’Afrique (XIIIe – XVe siècle).”,”François DE-MEDEIROS è originario del Benin e insegna storia all’Università nazionale del Bénin, Cotonou.”,”AFRx-005-FSD” “DEMETZ Peter”,”Marx, Engels, and the Poets. Origins of Marxist Literary Criticism.”,”DEMETZ Peter “”Miss Harkness insisted on calling her tale, in which she gives the traditional epic ‘topos’ of seduced innocence a proletarian twist, “”A Realistic Story””. Following contemporary usage, she claimed that her book would throw light upon the life of the poorer classes with exact faithfulness of detail and portray those sad and outrageous things that the strict conventions of the Victorian novel of manners had kept from the reader’s view. But it was just this subtitle that Engels took as the starting point of his criticism. Engels declared that Miss Harkness’ story was “”not quite realistic enough””. “”Realism, to my mind, implies””, he said, “”besides truth typical circumstances””. Engels did not object to the representation of the individual characters; with a polite compliment, he even called the figure of the complacent intellectual, Arthur Grant, “”a masterpiece””. But he did not at all agree with the representation of the typical circumstances of the London proletariat: “”the circumstances which surround them [the characters] and make them act are not perhaps equally [typical]. Engels had political doubts about the image of the London proletariat as Miss Harkness had drawn it. The helpless, inactive mass of individuals misled by ministers or in need of the Salvation Army’s help did not seem to him at all like those pugnacious descendants of the Chartists whose political rise he believed he had followed since the first fiery proclamations of Thomas Carlyle. In Miss Harkness’ story, Engels pointed out, “”the working class figures as a passive mass, unable to help itself and not even making any attempt at striving to help itself. All attempts to drag it out of its torpid misery come from without, from above. Now if this was a correct description about 1800 or 1810, in the days of Saint-Simon and Robert Owen, it cannot appear so in 1887 to a man who for nearly fifty years has had the honour of sharing in most of the fights of the militant proletariat. The rebellious reaction of the working class against the oppressive medium which surrounds them… at recovering their status as human beings, belong to history and must therefore lay claim to a place in the domain of realism”””” (pag 132)”,”MAES-115″ “DEMICHEL Francine”,”La concezione della rivoluzione socialista in Lenin.”,” “”Infine, il tema dell’insurrezione necessaria si basa su un imperativo politico: l’obbligo di spezzare la borghesia che sicuramente non accetterà di perdere i suoi privilegi senza combattere. “”Le classi più reazionarie sono abitualmente le prime a ricorrere alla forza, alla guerra civile, a “”mettere all’ordine del giorno la baionetta””, come hanno fatto e continuano a fare sistematicamente (…). E dal momento che si è creata una tal situazione, dal momento che la baionetta figura realmente in testa all’ordine del giorno politico e che l’insurrezione si è dimostrata necessaria e urgente, le illusioni costituzionali e gli esercizi scolastici di parlamentarismo non servono più che a nascondere il tradimento della rivoluzione da parte della borghesia (…)”” (20). L’insurrezione, quindi, è imposta al proletariato dai suoi falsi alleati e dai suoi nemici, ad un tempo come tema teorico e come azione politica, più che essere deliberatamente scelta da esso. E’ necessario anche ‘precisare’ qual è, secondo Lenin, la nozione di insurrezione. In effetti non si tratta assolutamente della rivolta di una minoranza che con la sola forza fisica impone il suo potere. E’ una frattura della legalità; certamente, ma che sanziona la condanna ‘da parte della maggioranza’ di un potere svilito e che ha perso ogni base: “”Per diventare il potere, gli operai coscienti devono conquistare la maggioranza: ‘fino a quando’ non ci sarà violenza contro le masse, non c’è altro modo di giungere al potere. Noi non siamo dei blanquisti, non vogliamo la conquista del potere da parte di una minoranza. Siamo dei marxisti e sosteniamo la lotta di classe proletaria (…)”” (21). “”Se il partito rivoluzionario non ha la maggioranza nei reparti avanzati delle classi rivoluzionarie e nel paese, non si può parlare di insurrezione. L’insurrezione esige inoltre: 1) lo sviluppo della rivoluzione su scala nazionale; 2) il completo fallimento morale e politico del vecchio governo (…); 3) grandi oscillazioni tra gli elementi intermedi, cioè tra coloro che ‘non’ sono completamente con il governo, quantunque, alla vigilia, ‘lo’ sostenessero ancora senza riserva”” (22). L’insurrezione, quindi, è come il gesto di chi stacca da un ramo un frutto marcio. Tecnicamente è un gesto di violenza. Ma, fondandosi su una adesione maggioritaria, questa “”violenza”” non ha nulla di arbitrario, e richiede soltanto un minimo di costrizione fisica. Definita così nella sua esatta portata la nozione di insurrezione, resta da ‘completare’ il pensiero di Lenin, che, al pari di Marx, ha sempre ammesso la possibilità teorica del passaggio pacifico al socialismo: “”La classe operaia preferirebbe, certo, prendere il potere nelle proprie mani ‘in modo pacifico’ (…) ma ‘rinunciare’ alla conquista rivoluzionaria del potere costituirebbe per il proletariato, sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista politico-pratico, una ‘follia’, ed altro non significherebbe che una vergognosa concessione alla borghesia ed a tutte le classi abbienti. E’ molto probabile – anzi è la cosa più probabile – che la borghesia non farà delle concessioni pacifiche al proletariato, ma ricorrerà, nel momento decisivo, alla difesa di propri privilegi con la violenza. In tal caso alla classe operaia non rimarrà, per la realizzazione del suo fine, altra via che la rivoluzione. Ecco perché il programma del “”socialismo operaio”” parla in generale di conquista del potere politico, ‘senza precisare’ il modo di questa conquista, dato che la scelta di questo modo dipende dal futuro, che noi non possiamo determinare con precisione. Ma limitare l’azione del proletariato in ogni caso alla sola “”democratizzazione”” pacifica significa, ripetiamo, rendere del tutto arbitrariamente angusto e banale il concetto di socialismo operaio”” (23). E Lenin aggiunge d’altronde con una frase celebre che la violenza “”non deve diventare un mestiere””””] [Francine Demichel, ‘La concezione della rivoluzione socialista in Lenin’ (in) ‘Annali Feltrinelli anno 1973, 1974] [(20) Lenin, Due tattiche…, cit., pp. 118-19; (21) Lenin, Sul dualismo del potere, cit., p. 31; (22) Lenin, I bolscevichi conserveranno il potere? (1917), in ‘Opere’, cit., vol 26, pp. 118-19; (23) Lenin, Una tendenza retrograda nella socialdemocrazia russa (1899), in ‘Opere’, cit., vol 4, pp. 278-79] (pag 741-742)”,”LENS-255″ “DE-MICHELI Mario a cura”,”Manifesti rivoluzionari. Europa 1900-1940.”,”DE-MICHELI Mario, scrittore e critico d’arte è nato a Genova nel 1914. Propaganda staliniana e funzione sociale del manifesto. “”La tiratura dei manifesti sovietici nell’ arco degli anni Trenta è stata altissima. Molti di essi riassumono o fondono le caratteristiche delle tre linee che ho cercato di definire come fondamentali allo sviluppo della grafica rivoluzionaria dell’ URSS, ma qui non si può tacere di un’ ultima tendenza, seppure minore: quella con intenti più propriamente educativi. Il manifesto che appartiene a questo settore tratta in maniera elementare i problemi dell’ igiene, dell’ alcoolismo, della salute, della gestione familiare. (…) Questi manifesti ebbero una diffusione enorme in tutte le Repubbliche sovietiche, anche in quelle asiatiche, esplicando un’ insostituibile funzione civile””. (pag 58)”,”MEOx-057″ “DE-MICHELI Mario”,”Le avanguardie artistiche del Novecento.”,”””Il problema della libertà. Ciò che Dada non aveva potuto fare per la sua stessa natura, ha cercato di farlo il surrealismo. Dada trovava la sua libertà nella pratica costante della negazione; il surrealismo, a questa libertà, cerca di dare il fondamento di una “”dottrina””. E’ il passaggio della negazione all’affermazione. Molte delle posizioni dadaiste permangono nel surrealismo, molti suoi gesti, molti suoi atteggiamenti distruttivi, il senso generale della sua rivolta e persino i suoi metodi provocatori; ma tutto ciò acquista una fisionomia diversa. Questa ‘pars destruens’ prende un rilievo nuovo perché viene affiancata da una parte costruttiva. Se infatti l’anarchismo puro del dadaismo puntava unicamente sugli umori derisori della sua polemica, giungendo, al massimo, alla concezione della libertà come immediato e vitalistico rifiuto d’ogni convenzione morale e sociale; il surrealismo si presenta con la proposta di una soluzione che garantisca all’uomo una libertà realizzabile positivamente. Al rifiuto totale, spontaneo, primitivo di Dada, il surrealismo sostituisce la ricerca sperimentale, scientifica, appoggiandosi alla filosofia e alla psicologia. In altre parole oppone all’anarchismo puro un sistema di conoscenza.”” (pag 174)”,”VARx-280″ “DE-MICHELI Mario”,”Le avanguardie artistiche del Novecento.”,”””Il problema della libertà. Ciò che Dada non aveva potuto fare per la sua stessa natura, ha cercato di farlo il surrealismo. Dada trovava la sua libertà nella pratica costante della negazione; il surrealismo, a questa libertà, cerca di dare il fondamento di una “”dottrina””. E’ il passaggio della negazione all’affermazione. Molte delle posizioni dadaiste permangono nel surrealismo, molti suoi gesti, molti suoi atteggiamenti distruttivi, il senso generale della sua rivolta e persino i suoi metodi provocatori; ma tutto ciò acquista una fisionomia diversa. Questa ‘pars destruens’ prende un rilievo nuovo perché viene affiancata da una parte costruttiva. Se infatti l’anarchismo puro del dadaismo puntava unicamente sugli umori derisori della sua polemica, giungendo, al massimo, alla concezione della libertà come immediato e vitalistico rifiuto d’ogni convenzione morale e sociale; il surrealismo si presenta con la proposta di una soluzione che garantisca all’uomo una libertà realizzabile positivamente. Al rifiuto totale, spontaneo, primitivo di Dada, il surrealismo sostituisce la ricerca sperimentale, scientifica, appoggiandosi alla filosofia e alla psicologia. In altre parole oppone all’anarchismo puro un sistema di conoscenza.”” (pag 174)”,”VARx-041-FV” “DE-MICHELI Mario FINOCCHI Luisa FUBINI Enrico GEYMONAT Ludovico ISNENGHI Mario MAIOCCHI Roberto MINOIA Claudio PESTALOZZA Luigi SPINELLA Mario”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVI. Il pensiero e la cultura nell’Italia unita.”,”””Ben diverso sarà invece il destino storico del movimento operaio più specificatamente socialista, quale andrà costituendosi soprattutto a partire dai primi anni ottanta, e che troverà nella «Critica Sociale» di Filippo Turati e Anna Kuliscioff (1881) un punto di riferimento e di organizzazione, e coronerà, nel 1892, con la fondazione del Partito dei lavoratori italiani, che diverrà l’anno dopo Partito socialista dei lavoratori italiani. Vi aderiranno ben presto Intellettuali assai noti, come Edmondo De Amicis, Cesare Lombroso, Enrico Ferri e molti altri. Si trattava certo – come scriverà Antonio Labriola in una lettera del 1894 a Wilhelm Ellenbogen – «di una coalizione di elementi disparati»; e tuttavia il sistema di idee sostanzialmente dominante, malgrado le occasionali affermazioni di «marxismo», si palesò largamente orientato in senso positivista. Si può anzi aggiungere che il partito socialista, anche nel successivo periodo della controffensiva neo-idealistica, divenne e rimase il maggior canale di diffusione in Italia della cultura positivistica, compiendo in questo campo una vasta azione educativa attraverso la propria stampa e la rete delle università popolari e delle iniziative a esse collegate. (…) Aveva dunque torto Antonio Labriola, il maggiore teorico e intellettuale socialista di quel periodo storico, a condurre, nei suoi saggi marxisti, un’aspra polemica contro il positivismo entro e fuori la cultura del movimento operaio? È qui forse il luogo di precisare l’ottica specifica con la quale vengono tracciate queste linee di ricostruzione e di analisi di storia della cultura. Non si identifica, in quest’ottica, la storia delle idee, intesa come succedersi critico di posizioni teoriche più avanzate e corrette, con la storia della cultura e degli intellettuali, che è necessariamente storia sociologica, e persino, nel senso tecnico di questo aggettivo «antropologica». In questa luce la lettura che Labriola dette al pensiero di Marx non solo individuava con esattezza nel materialismo storico un insieme di proposizioni teoriche nuove e originali da un lato, profondamente operative dal punto di vista conoscitivo dall’altro, ma ne coglieva tutta la distanza dal positivismo ottocentesco, e soprattutto dalla «filosofia», in senso stretto, di cui questo si nutriva. Ma aveva certamente torto Labriola quando, nell’occasione stessa del congresso di Genova, scriveva a Engels che da esso nulla di buono vi era da aspettarsi, e avrà torto nel non «cogliere la positività del processo che comunque così veniva messo in moto» (4). Più realista di Labriola, vale a dire più consapevole dell’elemento di rottura che questa cultura socialista, quale essa era, poteva costituire, si dimostrò quella parte dell”intellighenzia’ che, negli ultimi anni del secolo, cominciò a elaborare le posizioni del neoidealismo da un lato, del nazionalismo dall’altro: proprio negli stessi anni in cui la reazione crispina scioglieva, nel 1894, in base alla legge sulle «associazioni sovversive» il partito socialista, mentre i suoi immediati successori ne metteranno, nel 1898, i maggiori esponenti in galera.”” (pag 160-161) [dal saggio di Mario Spinella, ‘Intellettuali, società, stato’, (in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVI. Il pensiero e la cultura nell’Italia unita’, Teti editore, Milano, 1982] [(4) A. De Jaco, I socialisti, Roma, 1974, p. XXV]”,”ITAB-025-FL” “DE-MICHELIS Cesare G.”,”Il futurismo italiano nella Russia postrivoluzionaria.”,”Giudizio di Bucharin sull’avanguardia artistica (pag 605) Saggio di Trotsky sul futurismo compreso in ‘Letteratura e rivoluzione’ (1923) (pag 605) Secondo Percov, Mussolini riprende pari pari le idee e la fraseologia di Marinetti (pag 610) “”La risposta più perentoria a Brik, e a chiunque con lui tentasse ancora di riutilizzare in qualche modo il futurismo marinettiano, non venne tanto dagli avversari tradizionali del futurismo, quanto da un lungo articolo di [B.] Percov volto esplicitamente a studiare, a definire una volta per tutte , il nesso tra fascismo e futurismo: ‘Marinetti fascista e futurista’ [in ‘Krasnaja nov”, 1927]. (…) Nell’attività artistica di Marinetti c’è qualcosa che ricorda lo studio della religione ai fini della propaganda antireligiosa. Percov vede la definizione della fisionomia politica del futurismo italiano nel ‘Programma politico futurista’ del 1913, «tanto preciso e strutturato, da fare invidia a un partito politico costituito»: respinge cioè l’immagine di una ‘politicizzazione attiva’ del movimento successiva alla guerra, l’ipotesi di una ‘svolta’. Anzi: «Cosa c’è dunque da stupirsi, dopo quanto s’è detto, nel legame indissolubile tra futurismo e fascismo? Un tale legame mostra forse, come si dice, una evoluzione del futurismo italiano? E’ affatto evidente che non si può parlare di nessuna evoluzione. All’inverso (…), prima della guerra, Marinetti aveva esposto il suo programma politico-sociale, che adesso è stato preso come ‘base’ da Mussolini. Se qualcuno ha compiuto un’evoluzione, questi è Mussolini, ex-socialista e redattore dell’«Avanti!». Marinetti è rimasto assolutamente fedele a se stesso». Secondo Percov, Mussolini riprende pari pari le idee e la fraseologia di Marinetti: se questi, nel manifesto del Partito futurista italiano (11.II. 1918) aveva parlato della «trasformazione del Parlamento mediante un’equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di commercianti», e perfino, «se questo Parlamento razionale e pratico non dà buoni risultati», della sua abolizione, per sostituirlo con un «Governo tecnico senza Parlamento, un Governo composto da 20 tecnici», Mussolini riprende l’idea che tutte le miserie d’Italia derivano dal fatto che i problemi connessi con l’industria sono rappresentati troppo esiguamente, organizza i «Consigli dell’economia», progetta una riforma del Senato per trasformarlo in una «rappresentanza elettiva di sindacati di categoria nazionali». Prendendo spunto da dichiarazioni «parafuturistiche» di Mussolini [«Noi siamo un popolo giovane (…) che rifiuta d’essere un sindacato di guardiani di museo (…). Il Governo che ho l’onore di presiedere è Governo di velocità (…). Sono lieto di vedere il risveglio d’una Roma di fabbriche (…). Il Colosseo, il Foro sono glorie del passato. Noi dobbiamo costruire la gloria del presente e del domani»]. Percov indica nel futurismo ‘storico’ non tanto la matrice, quanto il primo modello del fascismo. Se il rapporto con Mussolini è diretto e immediato, anche quello con D’Annunzio («contro il quale il futurismo aveva condotto una dura lotta ai suoi inizi») non dimostra altro, a giudizio di Percov, che “”le differenti concezioni artistiche si rivelarono vere sciocchezze di fronte al comune scopo politico dei capi dell”intelligencija’ nazionalistica””. La lettera con cui D’Annunzio salutò la chiassata di Marinetti al Parlamento l’11 luglio 1919, e più ancora la partecipazione dei futuristi Mario Carli, Keller, Somenzi, Cerati all’impresa fiumana (33), sono per Percov altrettante testimonianze della preminente vocazione politica del futurismo, la cui «storia recente si identifica con la storia militare e politica del fascismo». Ma è proprio al confronto con D’Annunzio, che Percov vede (con ironia e con una punta di compassione) il fallimento di Marinetti. Come scrisse Prezzolini, «di tutti i letterati evocatori di guerra, da Papini (…) a Marinetti (…), l’unico che abbia saputo trarne un nuovo splendore è stato D’Annunzio»: sottoscrivendo questo giudizio, Percov conclude il suo saggio con una immagine triste del bardo del futuro”” (pag 609-610-611) [(33) La notizia, ripresa da ‘I futuristi nella lotta fascista’, in ‘Teoria e invenzione…’, cit., p. 441, ha forse un significato polemico nei confronti di Gramsci che nella lettera cit. a Trotsky asseriva che i futuristi «non si sono quasi interessati al movimento fiumano»]”,”RIRO-448″ “DEMIER Francis a cura; saggi di Maurice AGULHON Sylvie APRILE Fabrice BENSIMON Francoise BRUAND Jean-Claude CARON Marcel DAVID Franco DELLA-PERUTA Francis DEMIER Francois FOURN Verda FURMAN Jean-Francois JACOUTY Jacqueline LALOUETTE Isabelle LESPINET-MORET Frederic MORET Philippe REGNIER”,”Louis Blanc. Un socialiste en République.”,”Saggi di Maurice AGULHON Sylvie APRILE Fabrice BENSIMON Francoise BRUAND Jean-Claude CARON Marcel DAVID Franco DELLA-PERUTA Francis DEMIER Francois FOURN Verda FURMAN Jean-Francois JACOUTY Jacqueline LALOUETTE Isabelle LESPINET-MORET Frederic MORET Philippe REGNIER”,”QUAR-069″ “DEMITRY Francesco”,”Le aggregazioni cattoliche nella società italiana.”,”‘Spesso sottovalutato della grande stampa nazionale, il ‘volontariato’ è forse l’avvenimento più clamoroso della cattolicità italiana da un decennio a questa parte. Nel II Convegno nazionali di studi del volontariato (Lucca, 26-28 marzo 1981) si è dovuto constatare che il fenomeno ha ormai acquisito una dimensione «pubblica» che riguarda «alcuni milioni di italiani impegnati nelle forme più diverse, dentro e fuori le istituzioni pubbliche; esso copre ormai tutta l’area dell’intervento dello Stato (servizi sociali, culturali, ricreativi, sanitari, assistenziali) in modi diversi: dall’integrazione all’anticipazione e, a volte, alla contestazione» (34). 800 i partecipanti al congresso, in rappresentanza di oltre 500 gruppi, associazioni, movimenti, comunità, diocesi, «misericordie», centri culturali il cui impegno – come ha sottolineato Ardigò, nella sua relazione – non consta più di «separate azioni benevoli di privati, mossi da motivazioni religiose, filantropiche o solidaristiche», che «pullulano negli interstizi della società»; bensì qualcosa che occupa gli «spazi nuovi di domanda sociale» e «gli spazi lasciati vuoti dalle istituzioni». «L’azione e le organizzazioni di volontariato» – concludeva Ardigò – stanno diventando un «’modo di strutturazione della società e dello Stato’; gran parte di una emergente terza dimensione tra Stato rappresentativo e mercato»’ (35) (pag 119) [(34) Riprendo e cito da ‘Adista’, nn. 2316-2318, 1-3 aprile 1982; (35) Ibidem] [Francesco Demitry, ‘Le aggregazioni cattoliche nella società italiana’, Critica marxista, n. 6, sett. ott. 1982, pag 101-133]”,”RELC-010-FGB” “DE-MOLINA Tirso”,”Dannato per manco di fiducia. Commedia in tre giornate.”,”Il padre e il figlio (Enrico). “”Galvan. Chi è? Enrico. Un uomo importante, l’unico che temo e che rispetto in questa vita: perché per un figlio intelligente il padre vale molto. Se lo avessi sempre con me io non compirei mai i delitti che non approvo, perché la sua vista sarebbe il freno che mi fermerebbe nelle occasioni. Ma tira questa tenda; se non lo vedo, potrà darsi (giacché è il mio affetto che mi indebolisce) che torni ad essere di pietra, anche se ora la pietà mi svia”” (pag 47) (scena IV)”,”VARx-054-FGB” “DE-MONTBRIAL Thierry KLEIN Jean a cura; assistenza di Sabine JANSEN; saggi di A. BLIN F. BOZO J.P. CHARNAY J.C. CHEYNET J.P. COLIN B. COLSON H. COUTAU-BEGARIE J. FONTANEL F. GERE’ V.Y. GHEBALI A. JOXE M.H. LABBE’ J.J. LANGENDORF P. MASSON M. MERLE T. de MONTBRIAL G. PEDRONCINI J.C. ROMER J. SAPIR G.H. SOUTOU C. ZORGBIBE P. WOOT C. ZUCKERMAN e altri”,”Dictionnaire de strategie.”,”saggi di A. BLIN F. BOZO J.P. CHARNAY J.C. CHEYNET J.P. COLIN B. COLSON H. COUTAU-BEGARIE J. FONTANEL F. GERE’ V.Y. GHEBALI A. JOXE M.H. LABBE’ J.J. LANGENDORF P. MASSON M. MERLE T. de MONTBRIAL G. PEDRONCINI J.C. ROMER J. SAPIR G.H. SOUTOU C. ZORGBIBE P. WOOT C. ZUCKERMAN e altri.”,”QMIx-067″ “DE-MONTBRIAL Thierry”,”La revanche de l’ histoire.”,”DE-MONTBRIAL Thierry è nato nel 1944. E’ professore all’ Ecole polytechnique ove ha diretto il dipartimento di Scienze economiche. Dal 1973 al 1979 è stato il primo direttore del Centre d’ analyse et de prévisione du ministère des Affaires étrangères. Nel 1979 ha creato l’ IFRI, l’ Institut francais des Relations internationales che tuttora dirige. Potere, potenza, forza, equilibrio delle forze, bilancia di potenza. “”I fondamenti della stabilità strutturale del sistema internazionale, è l’ equilibrio delle forze. Ilconcetto è conosciuto almeno da Tucidide, e è stato oggetto di un saggio classico di David Hume, nel 1742, intitolato ‘Of the Balance of Power’. Al fine di precisarne il contenuto, occorre citare un difficile problema di traduzione. Cito ancora una volta R. Aron: “”La parola power, in inglese, ha un senso molto vasto (o molto vago) poiché traduce, secondo i casi, le tre parole francesi pouvoir, puissance e force. Power è in primo luogo, nel senso più generale, capacità di fare, di produrre, di distruggere, d’ influenzare; è in secondo luogo capacità di comando legale (arrivare al potere, esercitare il potere); è ancora capacità di una persona individuale e collettiva, d’ imporre la sua volontà, il suo esempio, le sue idee agli altri; è infine l’ insieme dei mezzi, materiali, morali, militari, psicologici (o l’ uno o l’ altro di questi mezzi) di cui dispongono le tre capacità che abbiamo enumerato per dispiegarsi. Non è illegittimo ritenere il concetto di power come il concetto fondamentale, originale, di tutto l’ ordine politico, ovvero della coesistenza organizzata tra gli individui””. Conviene guardare allo spirito perché la traduzione dell’ inglese balance of power per équilibre des forces è molto imperfetto””. (pag 94)”,”ECOI-151″ “DE-MONTBRIAL Thierry”,”La revanche de l’ histoire.”,”DE-MONTBRIAL T. (41 anni, 1985) è professore all’ Ecole polytechnique ove dirige il dipartimento di Scienze economiche. “”Vengo adesso alla questione specifica di sapere cosa può preservare una società umana dalla decomposizione violenta. Si trova nell’ opera di René Girard una risposta tanto generale quanto seducente nella sua semplicità. La chiave è nell’ ipotesi mimetica, secondo cui il desiderio dell’ uomo è il desiderio del desiderio dell’ Altro. Una collettività di soggetti così mutualmente affascinati è soggetta a delle crisi violente, in modo tale che lo stato di natura, in Girard, è nettamente hobbesiano. La stabilità di ogni società umana suppone un atto di violenza originale reale, in cui le violenze esacerbate convergono verso una vittima capro espiatorio. Appare in seguito la funzione del sacro che è, ripetendo simbolicamente l’ atto originale, di assicurare periodicamente la catarsi della violenza. Espellere il sacro, liquidare i religiosi, è preparare il ritorno della violenza. Girard si preoccupa dell’ incapacità crescente dell’ Occidente moderno, a suo parere, di fare giocare il meccanismo della vittima capro-espiatorio””. (pag 84-85)”,”STOx-123″ “DE-MONTBRIAL Thierry”,”El Desorden economico mundial. Ensayo de interpretación monetaria.”,”””Il meccanismo di crescita dei prezzi cominciò nel 1972 per fattori circostanziali che sono stati ricordati in precedenza. Nel 1973 si verifica un accrescimento considerevole della ‘domanda’, dovuto al livello estremamente elevato dell’ attività economica nel corso dell’ anno (il PIL dei paesi OCDE aumentò in volume di circa un 7% rispetto all’ anno precedente, cosa che costituisce l’ espansione più forte registrata dalla guerra di Corea). Simultaneamente, l’ inflazione si accelerò in tutti i paesi, dopo la pausa osservata negli Stati Uniti nel 1972.”” (pag 41) “”D’altra parte, la riflessione scientificamente destinata ad essere “”utile”” è anche rispettabile. Costituisce il punto di confluenza del pensiero e dell’ azione. E’ questa forse l’ occasione per citare la seguente frase di Bergson: “”Pensare è facile, operare è difficile, ma operare secondo il proprio pensiero è la cosa più difficile che c’è al mondo””. (pag 68) “”Pensar es facil, obrar es dificil, pero obrar segun el propio pensamiento es lo mas dificil que hay en el mundo”””,”ECOI-220″ “DEMOSTENE”,”Arringhe. Tradotte da Melchior Cesarotti.”,”Demostene, oratore e uomo politico ateniese (Atene 384 a.C. – Calauria 322). Figlio di Demostene del demo di Peania, ricco fabbricante d’armi, rimase orfano del padre all’età di sette anni e fu affidato alla tutela di familiari disonesti, che ne dilapidarono il patrimonio. Contro di essi, divenuto maggiorenne, intentò una causa giudiziaria alla quale si preparò con scrupolo, sia valendosi della competenza in materia di Iseo, sia, secondo la tradizione, superando la timidezza e la balbuzie con severi esercizi. La causa (di cui restano tre discorsi Contro Afobo e due Contro Onetore) fu vinta, ma del patrimonio non venne recuperata che una minima parte, cosicché Demostene dovette di necessità abbassarsi al mestiere remunerato di logografo. Dal 354 incominciò a rivolgere la sua attività ai grossi problemi di interesse cittadino, sostenendo via via un programma di energica politica estera, di ripresa dell’egemonia navale e di risanamento dell’economia dello Stato. A questo tempo risalgono i discorsi di natura”,”STAx-049″ “DEMOSTENE”,”Prima orazione olintiaca. Testo, costruzione, versione, note e forme verbali.”,”””E gli avvenimenti siano felici per ognuno”” (in chiusura) “”Forse qualcuno, dunque, potrebbe dire (che) il criticare è cosa facile e (propria) di ognuno, mentre il mostrare quello che bisogna fare per le (circostanze) presenti, ciò è (proprio) del consigliere. Io, o cittadini Ateniesi non ignoro questo, (cioè che), se qualche cosa non sia accaduto secondo (il vostro) pensiero, spesse volte voi vi mettete in ira non (contro) i (veri) colpevoli, ma (contro) quelli che hanno parlato da ultimi intorno alle pubbliche faccende. Tuttavia (io) non credo (che), badando alla (mia) privata sicurezza, debba tacere intorno a (quelle cose) che stimo essere utili a voi. Dico dunque (che) da voi si deve portare aiuto alla condizioni (degli Olintii) in due modi, (cioè) da una parte col cercar di salvare le città agli Olintii e mandare milizie le quali facciano ciò, e dall’altra parte ridurre a mal partito il territorio di lui (di Filippo) e con triremi e con altre milizie.”” (pag 20-21)”,”STAx-183″ “DEMOSTENE, a cura di Sergio APROSIO Antonietta PORRO Francesco MASPERO”,”Orazioni scelte.”,”Demostene, figlio di Demostene, ateniese del demo di Peania, nacque nel 384 a.C. da illustre famiglia. Perse il padre soli 7 anni; i suoi tutori, che mal amministrarono le sostanze paterne, furono il bersaglio delle orazioni giudiziarie Contro Afobo e Contro Onetore. Si formò come oratore alla scuola di Iseo, che preferì a Isocrate; esercitò la professione del logografo e dell’insegnante di scuola. Ma presto volse le sue attenzioni alla carriera politica: nel corso della sua vita assunse importanti cariche istituzionali (fu, fra l’altro, buleuta, magistrato preposto alla fortificazione delle mura, amministratore del denaro pubblico per gli spettacoli); fu inoltre in più circostanze ambasciatore per la città di Atene. La sconfitta degli Ateniesi e dei loro alleati a Crannone ad opera di Antipatro (322) pose fine anche a quest’ultima illusione : Demostene, fuggito a Calauria si diete la morte.”,”STAx-111-FL” “DE-MUCCI Raffaele”,”Elezioni e rappresentanza politica nei piccoli comuni.”,”Paragrafo 4: L’indecifrabilità politica del voto e i metodi di analisi (pag 19-21)”,”STAT-565″ “DE-MURTAS Angelo PETROVICH Stefano a cura, collaborazione di Umberto SILVA Stefano VERDINO Giuseppe ASSERETO Edoardo VILLA Alberto CANTU’ Franco SBORGI Aldo PADOVANO Camilla SALVAGO RAGGI Giuseppe MARCENARO”,”La Rivoluzione Francese. Storia illustrata dalla presa della Bastiglia all’avvento di Napoleone.”,”Progetto, coordinamento iconografia e grafica di Stefano Petrovich, testi di Angelo De Murtas Hanno detto di Genova: “”Un vivaio di propagandisti”” (Saint-Just, 1794) “”Ha più genio e forza che non si creda”” (Napoleone, 1796) “”A Genova si rivede quell’entusiasmo che regnava a Parigi nell’89″” (Le courrier de l’armée d’Italie, 1797) “”Voi siete ben affamati”” (Talleyrand, 1799, sulle pretese di espansione) “”Venni, vidi e mi resero onori”” (Napoleone, 1805) (pag 302)”,”FRAR-419″ “DEMURU Cecilia a cura, scritti interventi e testimonianze di Pierangelo LOMBARDI Ugo SCAGNI Cecilia DEMURU Rosanna ANSALDI Giovanni PRANDI Lucio ROVATI Paolo PIAZZARDI Rosella PIAZZARDI Maurizia TARDITI Maria Teresa ZAMBIANCHI Corrado GUARDAMAGNA Tommaso ORNIELLI Roberto CAMERINI Raffaele MORINI Saeda POZZI Camillo MORONI e altri”,”La libertà non è un dono. Varzi, zona libera, 1944-1945. Documenti, voci, testi.”,”Dono di Aurora Scotti”,”ITAR-214″ “DE-NARDI P.”,”Petrarca e Laura. Storia della loro vita e dei loro amori. Racconata da P. De-Nardi.”,”””Finalmente dal trattare sopra quello per cui io era venuto, mi assegnò il tempo: così per tre giorni fatta prova della mia ignoranza mi giudicò degno della laurea. Egli me la offeriva in Napoli, e perché acconsentissi me ne stringeva ancora con molte preghiere. L’ amor di Roma vinse in me l’ instanza pur venerabile di Re così grande (Re e filosofo Roberto, ndr) (1) perciò vedendomi egli inflessibile, diedemi lettere, e mandò meco nunzi al Senato Romano, facendogli con pubblico atto assai favorevolemente sapere il giudizio da lui fatto di me; il quale giudizio del Re fu allora conforme e a quello di molti, e principalmente al mio. Ora e il giudizio di lui e il mio e di tutti quelli che medesimamente sentirono io non approvo. Perché poté il lui l’ affezione verso di me, e il favor dell’ età piàù che l’ amore del vero. Nullameno io venni a Roma; e benché indegno, pure affidatomi in così grande giudizio, rozzo io ancora ed acerbo nelle scolastiche discipline, ebbi con somma letizia di quei Romani la poetica laurea. Per questa laurea poi io non acquistai punto di scienza, ma ben molto d’ invidia. Il che a dire sarebbe più lunga storia, che questo luogo non richiede.”” (pag 35-36) (1) (Roberto d’Angiò re di Napoli)”,”VARx-244″ “DE-NARDIS Sergio a cura; saggi di Edoardo GAFFEO Marco MALGARINI Ugo INZERILLO Marcello MESSORI Michele POLO Emanuela CARBONARA Carlo SCARPA Diego PIACENTINO Alessandro PANSA”,”Le privatizzazioni italiane. Ricerca del Centro Studi Confindustria.”,”Sergio De Nardis è dirigente del Centro Studi Confindustria dove si occupa di commercio internazionale, analisi congiunturale e previsioni dell’economia italiana. Ha insegnato Economia internazionale all’università di Urbino. Ha curato con G. Galli la ricerca ‘La disoccupazione in Italia’ (Mulino, 1997).”,”ITAE-426″ “DE-NARDIS Stefania”,”Caterina II di Russia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Stefania De Nardis, laureata in Lettere, ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Teramo con una tesi sui rapporti tra Italia e Turchia. Lavora come redattrice editoriale alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XIII di Bologna e collabora con la casa editrice Textus Edizioni dell’Aquila. “”Fino ad ora ho provato a fare del bene. Al momento sono costretta a fare del male, perchè è questo che sono tutte le guerre, o almeno così dicono i filosofi. Sono stata attaccata e mi sto difendendo. È anche quello che ho fatto finora in Polonia””. Così scriveva Caterina a Federico II alla metà di novembre del 1768, circa un mese dopo che l’impero ottomano aveva dichiarato guerra alla Russia. Era vero che avesse provato a non fare la guerra. (…)”” (pag 109)”,”RUSx-193″ “DE-NARDIS Stefania”,”Rosa Luxemburg.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Stefania De Nardis, laureata in Lettere, ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Teramo con una tesi sui rapporti tra Italia e Turchia. Lavora come redattrice editoriale alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XIII di Bologna e collabora con la casa editrice Textus Edizioni dell’Aquila. “”Un socialdemocratico non fugge. Egli conferma i suoi atti e se ne ride dei suoi castighi. E adesso mi condannino”” (Rosa Luxemburg) (4° di copertina)”,”LUXS-086″ “DE-NARDIS Stefania”,”Rosa Luxemburg. La vile mattanza.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Stefania De Nardis, laureata in Lettere, ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Teramo con una tesi sui rapporti tra Italia e Turchia. Lavora come redattrice editoriale alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XIII di Bologna e collabora con la casa editrice Textus Edizioni dell’Aquila. Leo Jogiches. (pag 125-127)”,”LUXS-087″ “DE-NEGRI Enrico”,”I principî di Hegel. Frammenti giovanili – Scritti del periodo jenense – Prefazione alla Fenomenologia.”,”””L’albero è albero, è il nulla della conoscenza dell’albero. Come determinatezza l’albero non è un riflesso in sé, ma proprio il contrario, e tuttavia esso è posto come un tale; ciò che, semplicemente, non è un in sé essente è posto come in sé essente. Questa contraddizione, ovvero che il principio di identità toglie se stesso, in termini di sentimento si esprime così: con un tale principio non è detto nulla”” (pag 57, Principio d’identità o di contraddizione)”,”HEGx-041-FF” “DENG RONG”,”Deng Xiao-Ping e la rivoluzione culturale.”,”DENG RONG, figlia di DENG XIAO-PING, è nata nel 1950 a Chongqing, in Cina. Laureata in medicina, è stata rappresentante diplomatica negli USA e deputata al Congresso del popolo. Oggi dirige alcune associazioni culturali a Pechino. Nel 1993 ha pubblicato una biografia di DENG. La fine della rivoluzione culturale. “”E in effetti Deng mantenne la propria parola e non pretese un riesame delle accuse di cui era stato oggetto in passato. E non perché sperasse in un qualche tornaconto. Il motivo principale era la sua inesauribile fede nel Partito, e il suo profondo rispetto per Mao anche a livello personale. Nell’ affrontare un problema, esaminare un evento storico, o valutare i meriti o i difetti di una persona, Deng Xiaoping applicava sempre una prospettiva storica e dialettica, basata sui fatti, e cercava di considerare tutti gli aspetti di un problema. E fu con questo atteggiamento che, dopo la fine della rivoluzione culturale, Deng fece il punto su quei dieci anni tumultuosi. Non pensò mai di “”rovesciare il verdetto”” su se stesso, su Mao, sul Partito. Si mise all’ opera, ma non era spinto da ambizioni personali, né attendeva il giorno della resa dei conti per vendicarsi di chi gli aveva fatto torto. Sentiva di avere una responsabilità storica.”” (pag 274) Bilancio di Mao. “”Mao insistette sull’ importanza di confermare il grande successo della rivoluzione culturale. “”Il giudizio definitivo deve essere così:”” sottolineò “”la rivoluzione culturale è stata per il settanta per cento giusta, e per il trenta per cento sbagliata. Ha fatto solo due errori: abbattere tutti e tutto e scatenare una “”guerra civile”” a tutti i livelli””. (pag 340)”,”CINx-179″ “DENG XIAOPING, a cura di Siegmund GINZBERG”,”Socialismo alla cinese. Scritti e interventi, 1977-1984.”,”Mao e la lotta interna al partito comunista cinese. “”Oggi alcuni compagni fanno risalire molti dei problemi alle qualità personali del compagno Mao Zedong. Ma si dà che ci siano certi problemi che non è possibile spiegare in questo modo. In determinate circostanze gli errori sono inevitabili, anche per persone dotate di grandi qualità. All’epoca dell’Esercito rosso, era stata montata una campagna contro il gruppo “”a-b”” (anti-bolscevico) nell’area di base centrale rivoluzionaria. Si può forse sostenere che tutti coloro che prendevano parte alla campagna fossero gente cattiva? All’inizio anche il compagno Mao Zedong aveva partecipato a quella lotta, ma poi si rese conto prima degli altri di quel che non andava e ne trasse le opportune lezioni. In seguito, a Yenan, avanzò il principio del “”non uccidere nessuno e arrestarne pochi””””. (pag 153-154) “”(…) nel valutra la “”rivoluzione culturale”” (Mao) disse che gli errori rappresentavano il 30 per cento e le realizzazioni il 70. Per quel 30 per cento di errori, intendeva l’aver “”tutto rovesciato”” e l’aver scatenato “”una guerra civile su larga scala””. Ma come può essere compatibile parlare ancora di un 70 per cento di realizzazioni se questi erano gli errori?”” (pag 155)”,”CINx-213″ “DENG XIAOPING, a cura di Siegmund GINZBERG”,”Socialismo alla cinese. Scritti e interventi, 1977-1984.”,”Gli interventi e i saggi più significativi di Deng Xiaoping compresi negli anni 1977-1984. Il volume è completato da una nota biografica di Deng, a cura di Siegmund Ginzberg.”,”CINx-008-FC” “DE-NICOLO’ Marco FIMIANI Enzo, a cura; saggi di Guido NEPPI-MODONA Paola CARUCCI Manuela CACIOLI Nicola MATTOSCIO Alessio GAGLIARDI Alessandra DE-NICOLA Nicola SBETTI Fulvio CAMMARANO Enzo FIMIANI Marco DE-NICOLO”,”Dal fascismo alla Repubblica: quanta continuità? Numeri, questioni, biografie.”,”””A volere che (…) una repubblica viva lungamente, è necessario ritirarla spesso verso il suo principio”” (Nicolà Machiavelli, ‘Il Principe e Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (1513-1519)””, Firenze, Le Monnier, 1848, Libro III, p. 309 (in apertura) “”Anche Giorgio Cencetti, archivista notissimo, docente e teorico della materia, autore di scritti fondamentali, in servizio all’Archivio di Stato di Bologna, minimizzò i titoli di fascista antemarcia, marcia su Roma e sciarpa del Littorio, affermando che gli erano stati assegnati non come iscritto al Pnf ma all’Associazione Nazionalista. Totalmente discriminato dalla Commissione di epurazione dell’Università di Bologna, il suo fascicolo è tra quelli inviati nel 1946 all’Ucas, che lo prosciolse da ogni addebito. Nel 1949 diventò direttore dell’Archivio di Stato di Bologna, incarico che mantenne per due anni prima di passare all’Università come titolare della cattedra di paleografia e diplomatica”” (pag 113) La transizione dalla dittatura fascista allo Stato democratico repubblicano è questione cruciale dell’Italia contemporanea, ancora oggi alle prese con una sua complicata vicenda civile. L’analisi di quel passaggio, già affrontata da autorevoli storici in anni passati (Pavone, Gallerano, Quazza, Franco De Felice), viene ora ripresa in questo volume attraverso nuove indagini su apparati dello Stato di grande rilievo (Prefetture, Pubblica Sicurezza, Magistratura) e su ambienti poco “”illuminati”” dalla ricerca precedente (archivi, istituti bancari, forze socio-economiche, sindacali e culturali, giornali, istituzioni sportive). L’intento è di scavare nei dettagli quantitativi e biografici senza però rinunciare ad analisi e interpretazioni critiche di largo respiro, per restituire a quella fase fondamentale un posto di rilievo nel dibattito storiografico. Le domande non si fermano al quesito primario, ovvero quanta parte del personale fascista sia riemersa in posizioni chiave dopo il 1945, ma si spingono fino a chiedersi quanto del modello illiberale e della formazione ricevuta nel regime sia filtrato nella nuova vita democratica del Paese. Nicola Mattoscio, Premessa Enzo Fimiani, Guardare l’Italia dalla parte delle radici: il male oscuro della Repubblica Marco De Nicolò, L’epurazione ‘interna’: l’istituto prefettizio Guido Neppi Modona, La magistratura italiana tra fascismo e Repubblica: l’epurazione mancata (1940-1948) Paola Carucci, L’epurazione nella Pubblica Sicurezza Manuela Cacioli, Gli archivi Nicola Mattoscio, Il sistema bancario dalla caduta del fascismo alla nascita della Repubblica Alessio Gagliardi, Le forze sociali tra cambiamento e restaurazione Alessandra De Nicola, L’epurazione e l’ordine professionale dei giornalisti: protagonisti, numeri, questioni Nicola Sbetti, Le istituzioni sportive dal fascismo alla Repubblica Fulvio Cammarano, Conclusioni Indice dei nomi”,”ITAF-405″ “DENIEUIL Pierre-Nöel”,”Les Entrepreneurs du developpement. L’ethno- industrialisation en Tunisie. La dynamique de SFAX.”,”DENIEUIL è ricercatore presso il laboratorio di sociologia del cambiamento delle istituzioni (IRESCO-CNRS) equipe socio-antropologia del lavoro. Dopo studi pluridisciplinari (lettere, filosofia, etnologia, sociologia) effettua dal 1978 al 1980 una missione di attaché culturel e di cooperazione tecnica in Equatore. E’ autore di molti articoli sull’ etno-tecnologia, la cultura tecnica, la socio-antropologia dell’ impresa, lo sviluppo localizzato delle PME in Francia, Haiti e Tunisia.”,”AFRx-010″ “DENIOT Joëlle DUTHEIL Catherine a cura; saggi di Michel DUPAQUIER Charles DUSNASIO Georges RIBEILL Monique MOTAIS Stephane GIRANDIER Noel BARBE e Idrissa OUEDRAOGO Gerard SAUTRE Bernard BURON E. BONNET R DAMIEN R. LIOGER P. TRIPIER Jean-Louis LE-GOFF Francoise SITNIKOFF Yvette HARFF Pierre BOUVIER Christian THUDEROZ Zoubir CHATTOU Catherine AGULHON J.M. GRANDO Christophe JALAUDIN Gilles MOREAU Sebastien RAME Servet ERTUL André BRILLAUD Yves CAREIL Alain CHENU Daniel BIZEUL Bruno WINDELS Jacky REAULT Mouldi LAHMAR Bruno LEFEBVRE Annie DUSSUET Fatoumata KINDA Philippe GABORIAU Dagmar REESE Peter FRIEDEMANN Marie-Helene ZYLBERGBERG-HOCQUARD Laurence TARRIN Jennifer BUE Dominique ROUX-ROSSI Daniel PINSON Antoine HAUMONT Jean-Pierre LEVY Gilles VERPRAET Daniel MENGOTTI Jean-Pierre F. FLEURY Jacques GIRAULT Gerard HEUZE Yvette LUCAS Michel BURNIER Hans DE-WITTE Patrick GABORIAU Pierre ALONZO Augustin BARBARA Guy BARBICHON Claude BONNETTE-LUCAS Francois-Xavier TRIVIERE Florence WEBER Joelle DENIOT Christian VOGELS Fabienne LE-ROY Gerard GUICHARD Chrstian DELPORTE Phanette de BONNAULT-CORNU Christopher MC-ALL Anne MONJARET Claude LENEVEU Joel GUIBERT Catherine DUTHEIL Christophe LAMOUREUX Stefano PIVATO Jolanta KULPINSKA Claude GILAIN Jacques ION Gildas LOIRAND André GOUNOT Paul PASTEUR Patrick PASTURE Phillipe-Jean HESSE Francoise RICHOU Sylvette DENEFLE Claude GESLIN Pascale BOURMAUD Richard JUIN Remy LE-SAOUT Nicole ROUX Marc LAZAR Bruno GROPPO Guy MICHELAT Michel SIMON Philippe LEPINE Jesus IBARROLA Jean-Paul MOLINARI Roger CORNU Patrick PHARO Marnix DRESSEN Michel VERRET”,”Metamorphoses ouvrieres. Tome 1-2.”,”Saggi di Michel DUPAQUIER, Charles DUSNASIO, Georges RIBEILL, Monique MOTAIS, Stephane GIRANDIER, Noel BARBE e Idrissa OUEDRAOGO, Gerard SAUTRE, Bernard BURON, E. BONNET R. DAMIEN R. LIOGER P. TRIPIER, Jean-Louis LE-GOFF, Francoise SITNIKOFF, Yvette HARFF, Pierre BOUVIER, Christian THUDEROZ, Zoubir CHATTOU, Catherine AGULHON J.M. GRANDO, Christophe JALAUDIN Gilles MOREAU, Sebastien RAME, Servet ERTUL, André BRILLAUD, Yves CAREIL, Alain CHENU, Daniel BIZEUL, Bruno WINDELS, Jacky REAULT, Mouldi LAHMAR, Bruno LEFEBVRE, Annie DUSSUET, Fatoumata KINDA, Philippe GABORIAU, Dagmar REESE, Peter FRIEDEMANN, Marie-Helene ZYLBERGBERG- HOCQUARD, Laurence TARRIN, Jennifer BUE, Dominique ROUX-ROSSI, Daniel PINSON, Antoine HAUMONT Jean-Pierre LEVY, Gilles VERPRAET, Daniel MENGOTTI, Jean-Pierre F. FLEURY, Jacques GIRAULT, Gerard HEUZE, Yvette LUCAS, Michel BURNIER, Hans DE-WITTE, Patrick GABORIAU, Pierre ALONZO Augustin BARBARA, Guy BARBICHON, Claude BONNETTE-LUCAS, Francois-Xavier TRIVIERE, Florence WEBER, Joelle DENIOT, Christian VOGELS, Fabienne LE-ROY, Gerard GUICHARD, Chrstian DELPORTE, Phanette de BONNAULT-CORNU, Christopher MC-ALL, Anne MONJARET, Claude LENEVEU, Joel GUIBERT, Catherine DUTHEIL, Christophe LAMOUREUX, Stefano PIVATO, Jolanta KULPINSKA, Claude GILAIN, Jacques ION, Gildas LOIRAND, André GOUNOT, Paul PASTEUR, Patrick PASTURE, Phillipe-Jean HESSE, Francoise RICHOU, Sylvette DENEFLE, Claude GESLIN, Pascale BOURMAUD, Richard JUIN Remy LE-SAOUT Nicole ROUX, Marc LAZAR, Bruno GROPPO, Guy MICHELAT, Michel SIMON, Philippe LEPINE, Jesus IBARROLA, Jean-Paul MOLINARI, Roger CORNU, Patrick PHARO, Marnix DRESSEN, Michel VERRET.”,”MFRx-119″ “DENIS Jacques KANAPA Jean”,”Pour ou contre l’ Europe?”,”””Il mercato comune se non è riuscito a isolare economicamente i paesi socialisti, costituisce oggi un freno serio per lo sviluppo delle relazioni Est-Ovest. E questo a detrimento dello sviluppo economico dei paesi ovest-europei, che si privano della possibilità di stabilire dei legami più ampi di cooperazione economica, di beneficiare di una divisione internazionale del lavoro più estesa e di utilizzare pienamente gli sbocchi che offre l’ immenso mercato dei paesi socialisti in piena espansione””. pag 70″,”EURx-127″ “DENIS Henri”,”La valeur.”,”DENIS è stato professore ala facoltà di Rennes. “”La forza di lavoro della società intera, la quale si manifesta nell’ insieme dei valori, non conta conseguentemente che come forza unica, benché sia composta da forze individuali innumerevoli. Ciascuna forza di lavoro individuale è uguale a tutte le altre, in quanto che possiede il carattere di una forza sociale media e funziona come tale, ovvero non impiega nella produzione di una merce che il tempo di lavoro socialmente necessario. (Marx, Il Capitale) (pag 46-47)”,”ECOT-062″ “DENIS Henri”,”Valeur et capitalisme.”,”Professore alla facoltà di diritto di Rennes “”Il Capitale”” è un’ opera scientifica. Questione etica e morale. Alienazione. Vari interpreti recenti del marxismo tra quelli che abbiamo prima citato, non si accontentano di rilevare i giudizi morali dati da Marx nel Capitale stesso. Essi si riferiscono pure alle opere anteriori del fondatore del socialismo scientifico, in particolare a diversi manoscritti redatti da lui nel 1844 e che sono stati pubblicati da una trentina d’anni, i manoscritti detti “”economico-filosofici””, come pure i quaderni di note redatte al momento in cui Marx prendeva contatto per la prima volta con l’ opera degli economisti classici. In questi manoscritti, diciamo noi, Marx mostra chiaramente le sue preoccupazioni etiche. E questa preoccupazione sarà al centro di tutte le sue analisi ulteriori, in particolare al centro della sua analisi del valore. Citando un passaggio dei “”Manoscritti del 1844″”, in cui Marx dichiara che “”l’ economia politica si fonda sulla forma alienata dei rapporti sociali””, M. Rubel commenta: “”Qui siamo al cuore stesso della critica e della visione marxiana: teniamo la chiave di tutta l’ opera futura dell’ economista e del sociologo””.”” (pag 107)”,”TEOC-422″ “DENIS Jean-Pierre VALLET Odon AZRIA Régine TINCQ Henri ROY Olivier MIDAL Fabrice TARDAN-MASQUELIER Ysé LENOIR Frédéric BEAUBEROT Jean”,”L’Atlas des Religions. Comprendre le présent à la lumière du passé.”,”Scritti di DENIS Jean-Pierre VALLET Odon AZRIA Régine TINCQ Henri ROY Olivier MIDAL Fabrice TARDAN-MASQUELIER Ysé LENOIR Frédéric BEAUBEROT Jean Islam sempre più asiatico (pag 58) “”Contrairement à une idée reçue, la majorité des musulmans ne vivent pas au Moyen-Orient, mais en Asie. Sur le milliard de fidèles présents dans le monde, deux tiers habitent sur ce continent. Quatre pays rassemblent à eux seuls près de la moitié des musulmans de la planète: l’Indonésie, plus grand pays musulman du monde, le Pakistan, l’Inde et le Bangladesh. Sur les quatre autres principaux pays musulmans, deux se trouvent au Moyen-Orient – l’Iran et la Turquie – et deux autres en Afrique, l’Egypte et le Nigeria. (Etienne Séguir) (pag 58)”,”RELx-057″ “DENIS Maurice”,”Journal. Tome II. (1905-1920).”,”Denis, Maurice. – Pittore francese (Granville 1870 – Parigi 1943). Con P. Sérusier, P. Bonnard e P. Ranson, suoi compagni all’Académie Jullian, partecipò al movimento di reazione contro il naturalismo e il verismo, fondando il gruppo dei Nabis, di cui fu anche il portavoce teorico (Définition du Néo-traditionalisme, pubbl. nel 1890 in Art et Critique). Impegnato nel propugnare l’ideale dell’unità delle arti e un ritorno ad un cattolicesimo primitivo, elaborò un linguaggio di ricercata purezza compositiva e cromatica, tutto giocato sulla bidimensionalità, evocativo di ambienti e situazioni. Si dedicò alla scenografia (per il simbolista Théâtre de l’Oeuvre di Lugné-Poë) e all’illustrazione (Voyage d’Urien di A. Gide, 1893). Dopo un viaggio in Italia (1898) modificò gradualmente il suo linguaggio verso una maggiore monumentalità; intraprese impegnative decorazioni (da quella del teatro degli Champs-Élysées, 1913, a quella del palazzo della Società delle Nazioni a Ginevra, 1939) e fondò con G. Desvallières l’Atelier d’art sacré (1919). Tra i suoi scritti: Théories (1912); Charmes et leçons d’Italie (1913); Nouvelles théories (1921); Histoire de l’art religieux (1939); Sérusier, sa vie, son oeuvre (1942). (treccani) Maurice Denis Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Maurice Denis (Granville, 25 novembre 1870 – Saint-Germain-en-Laye, 13 novembre 1943) è stato un pittore francese. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere 2.1 Dipinti 2.1.1 Nei musei di Parigi 2.1.2 Nei musei di provincia 2.1.3 Nei musei stranieri e nelle collezioni 2.2 Incisioni e Litografie 2.3 Opere decorative 2.4 Illustrazioni 2.5 Scritti 3 Citazioni dal suo diario 4 Note 5 Bibliografia 6 Mostre 7 Decorazioni e Riconoscimenti 8 Galleria 9 Allievi 10 Voci correlate 11 Altri progetti 12 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica sorgente] Yvonne Lerolle, figlia del pittore Henri Lerolle Maurice Denis nacque a Granville il 25 novembre 1870, figlio di un impiegato delle ferrovie e di una modista. Il periodo nel quale cominciò la sua attività artistica coincise con la nascita del movimento simbolista; Denis rimase fortemente colpito dal Simbolismo, in particolare da Pierre Puvis De Chavannes. Nel 1886 la rivista “”Symboliste”” diffuse le teorie del nuovo movimento e lo scrittore Jean Moréas pubblicò su “”Le Figaro”” il primo manifesto del Simbolismo, proponendo una sintesi tra mondo esterno e spiritualità dell’artista. Fu l’anno dell’ultima mostra degli impressionisti: i simbolisti si opposero sia al loro naturalismo, sia alle ricerche scientifiche dei puntinisti. Nel 1888, all’Académie Julian di Parigi, Denis conobbe Paul Sérusier, Pierre Bonnard e Paul Ranson, con i quali entrò a far parte del gruppo dei pittori Nabis. Delle riunioni dei Nabis, tenute solitamente nella redazione della rivista Revue Blanche o all’Accademia Ranson, Denis apprezzò in modo particolare il clima mistico, il gergo esoterico e il soprannome che ogni pittore ricevette dal gruppo: Denis venne chiamato “”il Nabi dalle belle immagini””. Il suo primo mecenate fu Henri Lerolle, ricco pittore e collezionista. Nelle primissime opere, il suo stile pittorico fu naturalista e neoimpressionista, ma col tempo tendette ad un puro decorativismo, caratterizzato da zone di colore piatto e contorni netti: la sua idea per la quale il dipinto è una superficie piatta riempita di colori secondo un certo ordine lo ha fatto considerare un precursore dell’astrattismo. I temi della sua pittura, di carattere religioso o situazioni della vita quotidiana, sono portati in una dimensione ideale ed irreale, in un’atmosfera di calda e serena intimità, ottenuta con un tratto estremamente delicato. La Colazione Nel 1890 espose al Salon, a partire dal 1891 partecipò con gli altri artisti Nabis al Salon des Indépendants e nel 1892 presentò le sue opere alla IX rassegna del gruppo “”Les XX”” a Bruxelles. Verso la fine degli anni novanta il suo stile evolvette verso la ricerca di un ideale classico, in una pittura di impianto monumentale: lo spinsero a questa novità il viaggio del 1898 a Roma, l’amicizia con lo scrittore André Gide e l’influenza di Paul Cézanne. Nel 1909 ottenne un incarico come insegnante all’Accademia Ranson, dove rimase fino al 1919. In questi anni eseguì le decorazioni del teatro degli Champs Elysées e del Petit Palais di Parigi e si dedicò a numerose grandi pitture murali per varie chiese. Il suo fervore religioso lo portò a fondare, nel 1919, gli “”Ateliers d’Art Sacré””. Nella sua vita la pratica religiosa ebbe un ruolo considerevole: Denis dedicò molto tempo alla preghiera, tanto da diventare terziario di San Domenico, ma nello stesso tempo non si isolò dal mondo e partecipò alla vita sociale del tempo. Per tutta la vita continuò a dipingere secondo un’interpretazione moderna della grande pittura antica, forte della sua autentica vena artistica, continuamente alimentata dai suoi viaggi, molti dei quali in Italia che lo portarono ad entrare in contatto diretto con i preraffaelliti ed i neoclassici. Si dedicò anche alle arti applicate, disegnando vetrate, vasi, arazzi, ventagli e perfino una banconota da 500 franchi. Denis morì il 13 novembre 1943 a 73 anni, nella cittadina di Saint-Germain-en-Laye, nei pressi di Parigi. Opere[modifica | modifica sorgente] Dipinti[modifica | modifica sorgente] Nei musei di Parigi[modifica | modifica sorgente] Museo dell’Armée, Hôtel des Invalides : Cimetière à Benay, près de Saint-Quentin[1], 1917 Museo del Petit Palais : Intimité, 1903 Soir florentin, la Cantate, et Baigneuses, frammenti di palazzo Stern a Parigi. Baigneuses à Perros-Guirec, 1909. (Dedicato a Georges Lacombe) Baigneuses, plage du Pouldu, 1899 Museo d’Orsay : Paysage aux arbres verts[2][1], 1893 Montée au Calvaire[1], 1889 Les Muses[1], 1893, Maternité à la fenêtre[1], verso il 1899 Hommage à Cézanne[1], 1900 Nei musei di provincia[modifica | modifica sorgente] Bagnanti a Perros-Guirec Portrait de Madame Ranson au chat, olio su tela. Museo dipartimentale “”Maurice-Denis”” « Le Prieuré » a Saint-Germain-en-Laye Les Béatitudes, serie di otto oli, 1915-1916. Museo del Vescovado di Limoges Soir de septembre : la plage de Trestignel[1][3], 1911. Museo di Belle arti di Brest La Boutique. Museo di belle arti di La Rochelle La Famille de l’artiste au Pouldu[1], 1899. Museo “”Albert-André””, Bagnols-sur-Cèze Les Feux de la Saint-Jean à Loctudy[4], 1895. Museo di Belle arti di Pont-Aven Les Premiers pas, 1911. Museo di Belle arti di Rennes Hommage à Notre-Dame-du-Folgoat 4, 1921, Museo di Belle arti di Pont-Aven Le Magnificat [1]. Museo “”du Vieux Granville””, Granville La Communion dans la chapelle de la Vierge, cathédrale d’Evreux[4][5], verso il 1900, olio su cartone. Museo di Évreux Prise de voile [4] [6], 1933. Museo “”Alphonse Georges Poulain””, Vernon Nei musei stranieri e nelle collezioni[modifica | modifica sorgente] Eurydice[1] [7], verso il 1903-1904. Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin, Berlino Déesse galloise des troupeaux[8][4] [9], 1905, Neue Pinakoteck, Munich Collection Rau, Zurigo : Juillet[1] [10], 1892 Maternité au lit jaune[1] [11], 1896 Ils virent des fées débarquer sur les plages[4] [12], verso il 1893 Paravent aux colombes[1] [13], verso il 1896 Incisioni e Litografie[modifica | modifica sorgente] 1908 – Lettres à l’Élue , di Tancrède de Denis Visan, confessioni di un intellettuale, con una litografia di Maurice Denis stampata a China in 1 volume in 8°, Messein, Parigi Opere decorative[modifica | modifica sorgente] 1903 : Chiesa di Santa Margherita, Le Vésinet : cappella della Vergine e del Sacro Cuore, (danneggiata in un incendio dell’agosto 2009, oggi restaurata), 1912-1913 : cupola (e esedra, oggi sparita) del Teatro degli Champs-Élysées : Histoire de la musique. 1915-1920 : cappella del Priorato a Saint-Germain-en-Laye 1920 : Chiesa di Saint-Germain a Gagny : La Bataille de la Marne. 1922-1927 : Chiesa di “”Notre-Dame-de-la-Consolation””, Le Raincy : Vie de Marie (la trasposizione dei bozzetti in vetrate fu affidata a Marguerite Huré, collaboratrice degli “”Ateliers d’art sacré””). 1923 : Cattedrale di Saint-Corentin a Quimper, affresco. 1923-1927 : Chiesa di Saint-Louis di Vincennes : Les Béatitudes e La Glorification de Saint-Louis 1925-1926 : Chiesa di Saint-Nicaise a Reims, decorazione delle cappelle laterali: L’Annonciation e La Sainte Famille 1925 : Petit Palais, Museo di Belle arti della città di Parigi, cupola Dutuit : Histoire de l’art français 1931 : Chiesa di Notre-Dame-des-Missions di Épinay-sur-Seine : Saint Pierre et saint Paul évangélisateurs 1931 : Scalinata del “”Centro William Rappard”” a Ginevra : Christ aux ouvriers, Dignité du travail 1934 : Chiesa dello Spirito Santo di Parigi : La Pentecôte 1934 : Battistero della chiesa di Saint-Nicaise a Reims : La Source de vie 1937 : Galleria laterale del Palais de Chaillot a Parigi : La Musique sacrée et la Musique profane 1937 : Liceo “”Claude Bernard”” a Auteuil : hall, La Culture française classique 1938 : Sala dell’assemblea del Palazzo delle Nazioni di Ginevra 1938 : Chiesa di Lapoutroie, nell’Haut-Rhin : Quatre scènes de la vie de sainte Odile 1941 : Abside della cappella del pensionato del Sacro Cuore di Thonon-les-Bains : Évocation de Marie médiatrice 1943 : Basilica di San Francesco di Sales di Thonon-les-Bains : Chemin de croix (ultima pittura di Maurice Denis) N. D. – Decorazione del palazzo privato del compositore Ernest Chausson al 22 di Boulevard de Courcelles, in collaborazione con Odilon Redon. Illustrazioni[modifica | modifica sorgente] 1889 : Sagesse di Paul Verlaine, pubblicato da Ambroise Vollard 1893 : Le Voyage d’Urien di André Gide, 30 litografie, pubblicato da Edmond Bailly (Librairie de l’Art indépendant) Scritti[modifica | modifica sorgente] Théories, 1890-1910. Du symbolisme et de Gauguin vers un nouvel ordre classique (1912) Nouvelles Théories sur l’art moderne, sur l’art sacré. 1914-1921 (1922) Carnets de voyage en Italie, 1921-1922 (1925) Henry Lerolle et ses amis, suivi de Quelques lettres d’amis (1932) Charmes et Leçons de l’Italie (1933) Histoire de l’art religieux, Edizioni Flammarion, (1939) Paul Sérusier. ABC de la peinture. Suivi d’une étude sur la vie et l’œuvre de Paul Sérusier (1942) Journal. Tome I : 1884-1904. Tome II : 1905-1920. Tome III : 1921-1943, (1957) Correspondance Jacques-Émile Blanche – Maurice Denis : 1901-1939. Edizione presentata e annotata da Georges-Paul Collet (1989) Le Ciel et l’Arcadie. Testi raccolti, presentati e annotati da Jean-Paul Bouillon (1993) Maurice Denis e André Gide, Correspondance (1892-1945), Edizione P. Masson e C. Schäffer, Gallimard, Parigi, 2006 Citazioni dal suo diario[modifica | modifica sorgente] « Et puis je ferai de l’Art, de l’Art de masse, en tout et partout. Je me gorgerai, je m’enivrerai de cette pure et sainte jouissance, de cette douce vie, si désirée, d’artiste. » (Journal, 30 luglio 1885) « Se rappeler qu’un tableau, avant d’être un cheval de bataille, une femme nue ou une quelconque anecdote, est essentiellement une surface plane recouverte de couleurs en un certain ordre assemblées. » (Definizione del Neo-tradizionalismo, rivista Art et Critique, 30 agosto 1890) « Jamais la nature ne m’a paru plus belle qu’à Perros. » (Perros-Guirec, di fronte alla spiaggia di Trestrignel, lapide commemorativa sulla sua casa) Note[modifica | modifica sorgente] ^ a b c d e f g h i j k l m Olio su tela. ^ O Les arbres verts ^ Acquisizione: 1987, ^ a b c d e f Olio su cartone. ^ 50 × 36,5 cm ^ 48 × 61,5 cm ^ 75,5 × 116,8 cm ^ Si tratta della Dea Epona ^ 80 × 68 cm ^ 38 × 61 cm ^ 33 × 41 cm ^ 22 × 30 cm ^ Quattro pannelli di 164 × 54 cm Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Antoine Terrasse, Denis intimités, Rythmes et couleurs, 1970. AA. VV., Hélène Adhemar, Maurice Denis, Orangerie des Tuileries, catalogo della mostra del 3 giugno – 31 agosto 1970, a cura del “”Ministère des Affaires Culturelles””, Unione dei Musei Nazionali. Antoine Terrasse, Maurice Denis, Edizione “”La Bibliothèque des Arts””, collana Polychrome, 2001 Jean-Paul Bouillon, Maurice Denis, Edizione dell’Union dei Musei Nazionali, 2006 Jean-Paul Bouillon, Maurice Denis : le spirituel dans l’art. Collana “”Découvertes””, Editore Gallimard, Parigi, 2006 – ISBN 978-2070319299 Maurice Denis, in: Dossier de l’art, numero 135, novembre 2006 Dictionnaire Bénézit. Edizioni Gründ, Parigi, 1999 – ISBN 978-2-7000-3014-3 Delphine Grivel, Maurice Denis et la musique. Edizione Symétrie, Lyon, 2011 – ISBN 978-2-914373-53-1 Mostre[modifica | modifica sorgente] Postume 2010 Museo Bunkamura di Kitakyushu e Museo di Belle arti di Hiroshima, Giappone : Toulouse Lautrec et ses amis, Portrait de Madame Ranson au chat 2013 « Maurice Denis au fil de l’eau » Festival della Normandia Impressionista, 2013, Museo d’arte moderna “”Richard Anacréon””, Granville Decorazioni e Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente] 1926 : Commendatore della Légion d’honneur 1932 : Membro dell’Académie des beaux-arts”,”VARx-508″ “DENIS Maurice”,”Journal. Tome III. (1921-1943).”,”Denis, Maurice. – Pittore francese (Granville 1870 – Parigi 1943). Con P. Sérusier, P. Bonnard e P. Ranson, suoi compagni all’Académie Jullian, partecipò al movimento di reazione contro il naturalismo e il verismo, fondando il gruppo dei Nabis, di cui fu anche il portavoce teorico (Définition du Néo-traditionalisme, pubbl. nel 1890 in Art et Critique). Impegnato nel propugnare l’ideale dell’unità delle arti e un ritorno ad un cattolicesimo primitivo, elaborò un linguaggio di ricercata purezza compositiva e cromatica, tutto giocato sulla bidimensionalità, evocativo di ambienti e situazioni. Si dedicò alla scenografia (per il simbolista Théâtre de l’Oeuvre di Lugné-Poë) e all’illustrazione (Voyage d’Urien di A. Gide, 1893). Dopo un viaggio in Italia (1898) modificò gradualmente il suo linguaggio verso una maggiore monumentalità; intraprese impegnative decorazioni (da quella del teatro degli Champs-Élysées, 1913, a quella del palazzo della Società delle Nazioni a Ginevra, 1939) e fondò con G. Desvallières l’Atelier d’art sacré (1919). Tra i suoi scritti: Théories (1912); Charmes et leçons d’Italie (1913); Nouvelles théories (1921); Histoire de l’art religieux (1939); Sérusier, sa vie, son oeuvre (1942). (treccani) Maurice Denis Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Maurice Denis (Granville, 25 novembre 1870 – Saint-Germain-en-Laye, 13 novembre 1943) è stato un pittore francese. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere 2.1 Dipinti 2.1.1 Nei musei di Parigi 2.1.2 Nei musei di provincia 2.1.3 Nei musei stranieri e nelle collezioni 2.2 Incisioni e Litografie 2.3 Opere decorative 2.4 Illustrazioni 2.5 Scritti 3 Citazioni dal suo diario 4 Note 5 Bibliografia 6 Mostre 7 Decorazioni e Riconoscimenti 8 Galleria 9 Allievi 10 Voci correlate 11 Altri progetti 12 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica sorgente] Yvonne Lerolle, figlia del pittore Henri Lerolle Maurice Denis nacque a Granville il 25 novembre 1870, figlio di un impiegato delle ferrovie e di una modista. Il periodo nel quale cominciò la sua attività artistica coincise con la nascita del movimento simbolista; Denis rimase fortemente colpito dal Simbolismo, in particolare da Pierre Puvis De Chavannes. Nel 1886 la rivista “”Symboliste”” diffuse le teorie del nuovo movimento e lo scrittore Jean Moréas pubblicò su “”Le Figaro”” il primo manifesto del Simbolismo, proponendo una sintesi tra mondo esterno e spiritualità dell’artista. Fu l’anno dell’ultima mostra degli impressionisti: i simbolisti si opposero sia al loro naturalismo, sia alle ricerche scientifiche dei puntinisti. Nel 1888, all’Académie Julian di Parigi, Denis conobbe Paul Sérusier, Pierre Bonnard e Paul Ranson, con i quali entrò a far parte del gruppo dei pittori Nabis. Delle riunioni dei Nabis, tenute solitamente nella redazione della rivista Revue Blanche o all’Accademia Ranson, Denis apprezzò in modo particolare il clima mistico, il gergo esoterico e il soprannome che ogni pittore ricevette dal gruppo: Denis venne chiamato “”il Nabi dalle belle immagini””. Il suo primo mecenate fu Henri Lerolle, ricco pittore e collezionista. Nelle primissime opere, il suo stile pittorico fu naturalista e neoimpressionista, ma col tempo tendette ad un puro decorativismo, caratterizzato da zone di colore piatto e contorni netti: la sua idea per la quale il dipinto è una superficie piatta riempita di colori secondo un certo ordine lo ha fatto considerare un precursore dell’astrattismo. I temi della sua pittura, di carattere religioso o situazioni della vita quotidiana, sono portati in una dimensione ideale ed irreale, in un’atmosfera di calda e serena intimità, ottenuta con un tratto estremamente delicato. La Colazione Nel 1890 espose al Salon, a partire dal 1891 partecipò con gli altri artisti Nabis al Salon des Indépendants e nel 1892 presentò le sue opere alla IX rassegna del gruppo “”Les XX”” a Bruxelles. Verso la fine degli anni novanta il suo stile evolvette verso la ricerca di un ideale classico, in una pittura di impianto monumentale: lo spinsero a questa novità il viaggio del 1898 a Roma, l’amicizia con lo scrittore André Gide e l’influenza di Paul Cézanne. Nel 1909 ottenne un incarico come insegnante all’Accademia Ranson, dove rimase fino al 1919. In questi anni eseguì le decorazioni del teatro degli Champs Elysées e del Petit Palais di Parigi e si dedicò a numerose grandi pitture murali per varie chiese. Il suo fervore religioso lo portò a fondare, nel 1919, gli “”Ateliers d’Art Sacré””. Nella sua vita la pratica religiosa ebbe un ruolo considerevole: Denis dedicò molto tempo alla preghiera, tanto da diventare terziario di San Domenico, ma nello stesso tempo non si isolò dal mondo e partecipò alla vita sociale del tempo. Per tutta la vita continuò a dipingere secondo un’interpretazione moderna della grande pittura antica, forte della sua autentica vena artistica, continuamente alimentata dai suoi viaggi, molti dei quali in Italia che lo portarono ad entrare in contatto diretto con i preraffaelliti ed i neoclassici. Si dedicò anche alle arti applicate, disegnando vetrate, vasi, arazzi, ventagli e perfino una banconota da 500 franchi. Denis morì il 13 novembre 1943 a 73 anni, nella cittadina di Saint-Germain-en-Laye, nei pressi di Parigi. Opere[modifica | modifica sorgente] Dipinti[modifica | modifica sorgente] Nei musei di Parigi[modifica | modifica sorgente] Museo dell’Armée, Hôtel des Invalides : Cimetière à Benay, près de Saint-Quentin[1], 1917 Museo del Petit Palais : Intimité, 1903 Soir florentin, la Cantate, et Baigneuses, frammenti di palazzo Stern a Parigi. Baigneuses à Perros-Guirec, 1909. (Dedicato a Georges Lacombe) Baigneuses, plage du Pouldu, 1899 Museo d’Orsay : Paysage aux arbres verts[2][1], 1893 Montée au Calvaire[1], 1889 Les Muses[1], 1893, Maternité à la fenêtre[1], verso il 1899 Hommage à Cézanne[1], 1900 Nei musei di provincia[modifica | modifica sorgente] Bagnanti a Perros-Guirec Portrait de Madame Ranson au chat, olio su tela. Museo dipartimentale “”Maurice-Denis”” « Le Prieuré » a Saint-Germain-en-Laye Les Béatitudes, serie di otto oli, 1915-1916. Museo del Vescovado di Limoges Soir de septembre : la plage de Trestignel[1][3], 1911. Museo di Belle arti di Brest La Boutique. Museo di belle arti di La Rochelle La Famille de l’artiste au Pouldu[1], 1899. Museo “”Albert-André””, Bagnols-sur-Cèze Les Feux de la Saint-Jean à Loctudy[4], 1895. Museo di Belle arti di Pont-Aven Les Premiers pas, 1911. Museo di Belle arti di Rennes Hommage à Notre-Dame-du-Folgoat 4, 1921, Museo di Belle arti di Pont-Aven Le Magnificat [1]. Museo “”du Vieux Granville””, Granville La Communion dans la chapelle de la Vierge, cathédrale d’Evreux[4][5], verso il 1900, olio su cartone. Museo di Évreux Prise de voile [4] [6], 1933. Museo “”Alphonse Georges Poulain””, Vernon Nei musei stranieri e nelle collezioni[modifica | modifica sorgente] Eurydice[1] [7], verso il 1903-1904. Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin, Berlino Déesse galloise des troupeaux[8][4] [9], 1905, Neue Pinakoteck, Munich Collection Rau, Zurigo : Juillet[1] [10], 1892 Maternité au lit jaune[1] [11], 1896 Ils virent des fées débarquer sur les plages[4] [12], verso il 1893 Paravent aux colombes[1] [13], verso il 1896 Incisioni e Litografie[modifica | modifica sorgente] 1908 – Lettres à l’Élue , di Tancrède de Denis Visan, confessioni di un intellettuale, con una litografia di Maurice Denis stampata a China in 1 volume in 8°, Messein, Parigi Opere decorative[modifica | modifica sorgente] 1903 : Chiesa di Santa Margherita, Le Vésinet : cappella della Vergine e del Sacro Cuore, (danneggiata in un incendio dell’agosto 2009, oggi restaurata), 1912-1913 : cupola (e esedra, oggi sparita) del Teatro degli Champs-Élysées : Histoire de la musique. 1915-1920 : cappella del Priorato a Saint-Germain-en-Laye 1920 : Chiesa di Saint-Germain a Gagny : La Bataille de la Marne. 1922-1927 : Chiesa di “”Notre-Dame-de-la-Consolation””, Le Raincy : Vie de Marie (la trasposizione dei bozzetti in vetrate fu affidata a Marguerite Huré, collaboratrice degli “”Ateliers d’art sacré””). 1923 : Cattedrale di Saint-Corentin a Quimper, affresco. 1923-1927 : Chiesa di Saint-Louis di Vincennes : Les Béatitudes e La Glorification de Saint-Louis 1925-1926 : Chiesa di Saint-Nicaise a Reims, decorazione delle cappelle laterali: L’Annonciation e La Sainte Famille 1925 : Petit Palais, Museo di Belle arti della città di Parigi, cupola Dutuit : Histoire de l’art français 1931 : Chiesa di Notre-Dame-des-Missions di Épinay-sur-Seine : Saint Pierre et saint Paul évangélisateurs 1931 : Scalinata del “”Centro William Rappard”” a Ginevra : Christ aux ouvriers, Dignité du travail 1934 : Chiesa dello Spirito Santo di Parigi : La Pentecôte 1934 : Battistero della chiesa di Saint-Nicaise a Reims : La Source de vie 1937 : Galleria laterale del Palais de Chaillot a Parigi : La Musique sacrée et la Musique profane 1937 : Liceo “”Claude Bernard”” a Auteuil : hall, La Culture française classique 1938 : Sala dell’assemblea del Palazzo delle Nazioni di Ginevra 1938 : Chiesa di Lapoutroie, nell’Haut-Rhin : Quatre scènes de la vie de sainte Odile 1941 : Abside della cappella del pensionato del Sacro Cuore di Thonon-les-Bains : Évocation de Marie médiatrice 1943 : Basilica di San Francesco di Sales di Thonon-les-Bains : Chemin de croix (ultima pittura di Maurice Denis) N. D. – Decorazione del palazzo privato del compositore Ernest Chausson al 22 di Boulevard de Courcelles, in collaborazione con Odilon Redon. Illustrazioni[modifica | modifica sorgente] 1889 : Sagesse di Paul Verlaine, pubblicato da Ambroise Vollard 1893 : Le Voyage d’Urien di André Gide, 30 litografie, pubblicato da Edmond Bailly (Librairie de l’Art indépendant) Scritti[modifica | modifica sorgente] Théories, 1890-1910. Du symbolisme et de Gauguin vers un nouvel ordre classique (1912) Nouvelles Théories sur l’art moderne, sur l’art sacré. 1914-1921 (1922) Carnets de voyage en Italie, 1921-1922 (1925) Henry Lerolle et ses amis, suivi de Quelques lettres d’amis (1932) Charmes et Leçons de l’Italie (1933) Histoire de l’art religieux, Edizioni Flammarion, (1939) Paul Sérusier. ABC de la peinture. Suivi d’une étude sur la vie et l’œuvre de Paul Sérusier (1942) Journal. Tome I : 1884-1904. Tome II : 1905-1920. Tome III : 1921-1943, (1957) Correspondance Jacques-Émile Blanche – Maurice Denis : 1901-1939. Edizione presentata e annotata da Georges-Paul Collet (1989) Le Ciel et l’Arcadie. Testi raccolti, presentati e annotati da Jean-Paul Bouillon (1993) Maurice Denis e André Gide, Correspondance (1892-1945), Edizione P. Masson e C. Schäffer, Gallimard, Parigi, 2006 Citazioni dal suo diario[modifica | modifica sorgente] « Et puis je ferai de l’Art, de l’Art de masse, en tout et partout. Je me gorgerai, je m’enivrerai de cette pure et sainte jouissance, de cette douce vie, si désirée, d’artiste. » (Journal, 30 luglio 1885) « Se rappeler qu’un tableau, avant d’être un cheval de bataille, une femme nue ou une quelconque anecdote, est essentiellement une surface plane recouverte de couleurs en un certain ordre assemblées. » (Definizione del Neo-tradizionalismo, rivista Art et Critique, 30 agosto 1890) « Jamais la nature ne m’a paru plus belle qu’à Perros. » (Perros-Guirec, di fronte alla spiaggia di Trestrignel, lapide commemorativa sulla sua casa) Note[modifica | modifica sorgente] ^ a b c d e f g h i j k l m Olio su tela. ^ O Les arbres verts ^ Acquisizione: 1987, ^ a b c d e f Olio su cartone. ^ 50 × 36,5 cm ^ 48 × 61,5 cm ^ 75,5 × 116,8 cm ^ Si tratta della Dea Epona ^ 80 × 68 cm ^ 38 × 61 cm ^ 33 × 41 cm ^ 22 × 30 cm ^ Quattro pannelli di 164 × 54 cm Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Antoine Terrasse, Denis intimités, Rythmes et couleurs, 1970. AA. VV., Hélène Adhemar, Maurice Denis, Orangerie des Tuileries, catalogo della mostra del 3 giugno – 31 agosto 1970, a cura del “”Ministère des Affaires Culturelles””, Unione dei Musei Nazionali. Antoine Terrasse, Maurice Denis, Edizione “”La Bibliothèque des Arts””, collana Polychrome, 2001 Jean-Paul Bouillon, Maurice Denis, Edizione dell’Union dei Musei Nazionali, 2006 Jean-Paul Bouillon, Maurice Denis : le spirituel dans l’art. Collana “”Découvertes””, Editore Gallimard, Parigi, 2006 – ISBN 978-2070319299 Maurice Denis, in: Dossier de l’art, numero 135, novembre 2006 Dictionnaire Bénézit. Edizioni Gründ, Parigi, 1999 – ISBN 978-2-7000-3014-3 Delphine Grivel, Maurice Denis et la musique. Edizione Symétrie, Lyon, 2011 – ISBN 978-2-914373-53-1 Mostre[modifica | modifica sorgente] Postume 2010 Museo Bunkamura di Kitakyushu e Museo di Belle arti di Hiroshima, Giappone : Toulouse Lautrec et ses amis, Portrait de Madame Ranson au chat 2013 « Maurice Denis au fil de l’eau » Festival della Normandia Impressionista, 2013, Museo d’arte moderna “”Richard Anacréon””, Granville Decorazioni e Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente] 1926 : Commendatore della Légion d’honneur 1932 : Membro dell’Académie des beaux-arts”,”VARx-509″ “DENNETT Daniel C.”,”L’evoluzione della libertà.”,”D.C. Dennett direttore del Center of Cognitive Studies alla Tufts University Medford, Mass. Ha pubblicato in italiano: ‘L’Idea pericolosa di Darwin’, Torino, 1997, ‘L’io della mente’ 1992 con D.R. Hofstadter, ‘Contenuto e coscienza’ (1992), ‘Brainstorms’ (1991). Quattro miliardi di anni fa sul pianeta terra non c’era libertà perché non c’era vita…. Fondo T. Parlanti”,”TEOS-005-FSD” “DENNING Alfred Thompson Lord”,”Il rapporto. Presentato al Parlamento dal Primo Ministro per comando di Sua Maestà il settembre 1963.”,”Scandalo Profumo dal nome di John Profumo, l’ allora Ministro della Guerra britannico, il quale ebbe una relazione con Christine Keeler, una ragazza squillo di professione. Il datore di lavoro della Keeler, Steven Ward, era alle dipendenze del MI 5 (il servizio segreto britannico) nel tentativo di far cadere in trappola Eugene Ivanov, un agente segreto sovietico che aveva la sua base a Londra. La Keeler s’ incontrava con Ivanov nella tenuta del Visconte Astor, conosciuta come Cliveden. Cliveden era anche il posto in cui lei si incontrava con Profumo. Nello scandalo che ne scaturì, vennero sollevati interrogativi sulla sicurezza nazionale, poiché un agente segreto sovietico e un segretario di gabinetto britannico avevano una relazione con la stessa donna. Profumo, tra le controversie, diede le dimissioni. MacMillan era, al tempo, il primo ministro britannico conservatore. “”2. Il Servizio di Sicurezza non è, tuttavia, un dipartimento del Ministero degli Interni. Opera indipendentemente, sotto il suo proprio Direttore-Generale; ma questi può chiedere e in effetti chiederà direzione e guida al Ministero degli Interni, sempre osservando la regola che l’ attività del Servizio dovrà essere assolutamente libera da qualsiasi prevenzione o influenza politica””. “”4. Il Capo del Servizio di Sicurezza potrà rivolgersi al Primo Ministro stesso nei casi di estrema importanza e delicatezza; ma questo non afferma alcuna diretta responsabilità del Primo Ministro per l’ operato del Servizio di Sicurezza. Non ne ha certamente nelle faccende di ogni giorno. Sarebbe un errore per il Primo Ministro assumersi una tale responsabilità, non potendo in pratica esercitare un adeguato controllo, e non avendo nemmeno una segreteria allo scopo””. (pag 160-161)”,”UKIx-079″ “DENOYER Pierre”,”La stampa nel mondo.”,”DENOYER Pierre professore all’ Istituto di Studi Politici. Un giovane tedesco: Giulio Reuter. Lo costruzione di una reputazione. “”Reuter arriva in Inghilterra nel 1851. Il suo inizio è modesto: apre un piccolo ufficio a Londra nel cuore del centro finanziario. Il suo personale è, per cominciare, estremamente ridotto: un semplice ragazzo d’ufficio. Ma assume corrispondenti in tutte le capitali d’Europa. La sua attività consiste nel ricevere dai principali centri politici europei notizie commerciali ed economiche e nel rivenderle; suoi clienti sono dapprima le organizzazioni commerciali. Un po’ più tardi, ha l’idea di offrirle le notizie, con l’ aggiunta di informazioni politiche, ai giornali londinesi che, fino a quel momento, si limitavano a tradurre le informazioni dei giornali del continente al loro arrivo a Londra. All’ inizio Reuter incontrò delle difficoltà, perché era sconosciuto a Londra, sconosciuto a Fleet Street, il centro dei giornali. A tutta prima ricevette un’accoglienza sospettosa. Ciononostante, dopo anni di sforzi tenaci, se non conosceva la fortuna era tuttavia riuscito a dare alla sua agenzia una solida reputazione in virtù delle sue notizie “”rapide e sicure””. Ma un giorno Reuter riferì a Londa per primo di certe parole minacciose di Napoleone III al ministro austriaco in Frnacia, che lasciavano presagire la futura guerra d’Italia. Gli inglesi gli furono infinitamente grati di avere messo all’erta, prima di ogni altro, gli ambienti affaristici e finanziari sul capovolgimento che minacciava di prodursi. La notizia, pubblicata sul Times, produsse eguale sensazioe in tutta l’ Europa. Essa consacrò la reputazione di Reuter, che, a partire da quel giorno, ebbe per abbonati tutti i giornali londinesi ed estese la clientela in Europa.”” (pag 47 )”,”EDIx-076″ “DENZLER Georg”,”Il papato. Storia e attualità.”,”Georg Denzler, storico cattolico del papato, è nato nel 1930, ordinato sacerdote nel 1955, laureato in teologia nel 1962, ha conseguito la libera docenza in Storia della Chiesa all’Università di Monaca. Dal 1970 è docente di Storia della Chiesa all’Università di Bamberga, Germania. Lutero poco prima della sua morte (1546): “”Io sono entrato in questa tempesta soltanto per una concatenazione degli eventi, non volontariamente e di proposito: su questo Dio mi è testimone!”” (pag 93)”,”RELC-002-FMP” “DE-PACE Anna”,”La scepsi, il sapere e l’anima. Dissonanze nella cerchia laurenziana.”,”Anna De Pace, docente di Storia della filosofia moderna presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. E’ autrice di ‘Le matematiche e il mondo. Ricerche su un dibattito in Italia nella seconda metà del Cinquecento’ (Milano, 1993). “”Esplorare le interpretazioni dello scetticismo in filosofi significativi del tardo Quattrocento italiano che furono lontani da esiti acatalettici è il proposito del presente lavoro. Attraverso le opere di Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola, Poliziano, si cercherà di ricostruire alcune modalità più articolate della presenza dello scetticismo nelal cultura rinascimentale (…)”” (pag 13-14, introduzione)”,”FILx-028-FV” “DE-PAEPE César; a cura di Bernard DANDOIS, testo e presentazione”,”Entre Marx et Bakounine: César De Paepe. Correspondance.”,”Cronologia De Paepe. “”1868 – Partecipa attivamente al Congresso dell’ AIT a Bruxelles (dal 6 al 13 settembre) ove difende il principio della ‘collettivizzazione del suolo’. Riceve l’ edizione tedesca del Capitale di Karl Marx; (25 dicembre) eletto membro del Consiglio gnerale delle sezioni belghe dell’ AIT, e designato come segretario per l’ estero. 1869 (16 gennaio). Invia una lunga lettera a Bakunin per chiedergli di rinunciare alla fondazione dell’ Alleanza internazionale per la democrazia socialista, creata a Ginevra nell’ ottobre 1868. Al 4° congresso dell’ AIT a Basilea (5-12 settembre) difende Bakunin contro le accuse di Wilhelm Liebknecht”” (pag 288) Lettere a Marx, Engels, J.P. Becker, Eccarius, Malon e altri, e lettere di Marx, Malon, ecc. Non ci sono lettere espressamente indirizzate a Bakunin o ricevute da questi, mentre se ne parla nella cronologia (v. pag 288) (Lettera al gruppo iniziatore dell’ Alliance Internationale de la democratie socialiste, 16 gennaio 1869) (pag 74)”,”INTP-043″ “DE-PALMA Armando”,”Le macchine e l’ industria da Smith a Marx.”,”A. DE-PALMA (1937) dal 1969 è ordinario di storia della filosofia presso la facoltà di magistero di Torino. Ha curato la traduzione dei saggi linguistici di Noam CHOMSKY.”,”UKIE-019″ “DE-PALMA Daniela”,”Storia del Giappone contemporaneo, 1945-2000.”,”DE-PALMA Daniela Nata nel 1956 si è laureata in lettere presso l’ Università La Sapienza di Roma (1979) dove ha conseguito anche il Diploma di perfezionamento in Scuola Orientale (1986). Dottore di Ricerca in Storia e Istituzioni dell’ Asia e dell’ Africa moderna Contemporanea (1989), dal 1995 è docente di Storia del Giappone contemporaneo presso l’ Università La Sapienza di Roma. Ha al suo attivo periodi di ricerca presso le università giapponesi. “”Il boom Izanagi, nome col quale è conosciuto il periodo 1965-1970 di continua prosperità e di espansione economica ad un tasso superiore al 10% annuo, fu forse il fattore più importante che permise a Satô di mantenere il potere per un periodo così lungo, sebbene la sua amministrazione fosse stata scossa nel 1966 da una serie di scandali all’interno del Partito liberaldemocratico per corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici. Il Giappone, terza Potenza economica mondiale, nel 1968 vedeva riconosciuta la propria statura anche culturale con l’ assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Kawabata Yasunari””. (pag 136)”,”JAPx-035″ “DE-PALMA Armando”,”Le macchine e l’industria da Smith a Marx.”,”L’incoscienza della produzione. Crisi di sovrapproduzione “”Marx sembra indicare due cause generali e concomitanti delle crisi di sovrapproduzione. La proprietà privata produce per la proprietà privata; dunque, scarpe, vino, cotone sono prodotti soltanto in quanto equivalenti per lo scambio. “”Per quanto Say ampli l’estensione della produzione, ne aumenti all’infinito la diversità, di tutti questi prodotti diversi chi ne possiede uno o più li scambierà sempre e soltanto con chi analogamente ne ‘ha’ alcuni e il cui bisogno è limitato. Dunque i prodotti non si scambiano con altri prodotti, ma con i prodotti in quanto proprietà privata”” (Marx, Aus den Exzerptheften, p. 577). L’incoscienza della produzione, il fatto che non è umana e che si effettua nelle condizioni dell’alienazione significa che dal punto di vista della proprietà privata esiste soltanto l’umanità solvibile e che i prodotti non trovano la loro destinazione nel consumo, ma sono soltanto equivalenti per lo scambio di altre merci. “”Dunque la produzione può superare la ‘demande’, perché il suo unico valore è il valore di scambio e non la possibilità di soddisfare i bisogni e perché i bisogni dell'””esiguo numero ‘determinato’ di ‘persone solvibili'”” sono limitati. Di conseguenza, già al livello elementare del rapporto di scambio, cioè nel baratto, sussistono le condizioni delle crisi di sovrapproduzione. A un livello più sviluppato, in cui Marx fa intervenire il contrasto di ricchezza e miseria, la possibilità diventa una realtà quotidiana. Nelle condizioni della proprietà privata, infatti, gli equivalenti degli scambi sono tali soltanto in quanto sono posseduti dall’umanità solvibile. Gli economisti escludono la possibilità di crisi generali di sovrapproduzione, perché per loro è un dato di fatto che la ricchezza si forma dentro la miseria. “”Gli economisti non si meravigliano che in un paese possa ‘aver luogo una sovrapproduzione di prodotti’, anche se per la maggioranza c’è la pià grande mancanza dei mezzi più elementari di sussistenza. Essi sanno che la ricchezza ha per condizione una relativa miseria quanto più estesa possibile”” (Marx, Aus den Exzerptheften, p. 577)”” [Armando De Palma, Le macchine e l’industria da Smith a Marx, 1971] (pag 102-103)”,”UKIE-001-FPA” “DE-PALMA Daniela”,”Storia del Giappone contemporaneo 1945-2000.”,”Daniela De-Palma, nata nel 1956, si è laureata in Lettere presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma (1979), dove ha conseguito anche il Diploma di Perfezionamento in Scuola Orientale (1986). Dottore di Ricerca e Storia e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa Moderna e Contemporanea (1989), dal 1995 è docente di Storia del Giappone Contemporaneo presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha al suo attivo periodi di ricerca presso le più prestigiose Università giapponesi (Università del Tohoku, di Tokyo, di Kyoto, Teikyo) e varie pubblicazioni.”,”JAPE-006-FL” “DE-PANGE Jean”,”L’ Allemagne depuis la Révolution francaise, 1789-1945.”,”Solidarietà tra Danubio e Reno. “”Il Danubio e il Reno sono solidali come i due lati di un triangolo. E’ la grande legge della storia tedesca. L’uno dei due non può essere colpito senza che l’ altro non ne subisca il contraccolpo. Entrambi hanno segnato il limite dell’ espansione romana ed entrambi confinano con popolazioni cattoliche, le cui diocesi tedesche sono state le più fiorenti della Germania. Questi due fiumi sono le due strade lungo le quali si è formata e si è diffusa la cultura tedesca””. (pag 16) Il Danubio e la Germania. “”Quest’ ultimo (il Danubio. ndr) è il fiume maestro dell’ Europa, quello che ha sempre determinato il suo destino. Con il suo affluente, la Sava, si estende fino al bordo della Venezia. E’ la grande via che senza sosta i tedeschi sognano di discendere per entrare in contatto con l’ Oriente. E’ anche attraverso la valle danubiana che il mondo germanico è più vulnerabile””. (pag 16) Arndt. Arndt scrive: “”La causa prima di tutti i mali è la mancanza di unità. L’ unità si fa per reazione contro la conquista. I mori hanno fatto quella della Spagna, gli inglesi quella della Francia, l francesi faranno quella della Germania””. (pag 49) Arndt (Ernst Moritz), poeta e scrittore politico tedesco (Schoritz, isola di Rügen, 1769 – Bonn 1860). Di famiglia contadina, diventò professore di storia all’ università di Greifswald nel 1800. Nel 1806 lasciò il paese occupato dalle truppe francesi e vi ritornò nel 1809 sotto falso nome. Conosciuti i generali Scharnhorst e Gneisenau, andò a stabilirsi a Pietroburgo per organizzarvi una legione tedesca e preparare la riscossa nazionale. Nella primavera del 1813 ritornò in Germania. Con gli scritti politici e soprattutto con i Canti di guerra (Lieder für Deutsche) fomentò lo spirito nazionalistico nei suoi compatrioti e contribuì a sollevare la Germania contro Napoleone nel 1813. Divenuto nel 1818 professore di storia all’ università prussiana di Bonn, ebbe a soffrire per le sue opinioni liberali e unitarie, e fu costretto a dare le dimissioni; non riottenne il suo posto che nel 1840. Ebbe parte di rilievo negli avvenimenti del 1848: membro del parlamento di Francoforte appartenne a quel gruppo politico che s’illudeva che Federico Guglielmo di Prussia avrebbe accettato la corona imperiale dai rappresentanti eletti dal popolo. In seguito si ritirò dalla vita politica. La sua opera principale, Lo spirito del tempo, pubblicata in parecchi volumi dal 1806 al 1818, ebbe grande influenza nel risveglio del sentimento patriottico del popolo tedesco. Arndt vi predicava il ritorno alle fonti della purezza e della forza germaniche, rifiutando in assoluto qualsiasi idea d’origine straniera. (RIZ)”,”GERx-093″ “DE-PAOLA Gregorio”,”Georges Sorel, dalla metafisica al mito.”,” Sorel, la ‘revisione del marxismo’ e la fine del mondo antico “”L’assimilazione del marxismo a un esperimento ideale non avrebbe tardato a mostrare i propri limiti: gli elementi fattuali (aumento della concentrazione, omogeneizzazione dei lavori, possibilità di separare attività delle macchine e attività umana), che Sorel pensava di poter utilizzare nella loro evidenza, si sarebbero rivelati ben presto opachi e quindi inutilizzabili nel momento in cui Croce e Bernstein avrebbero sostenuto che le cose non andavano in quella direzione. Ma prima di esaminare gli sviluppi che a questa nozione del marxismo come nuova metafisica reale Sorel avrebbe dato nel periodo della sua collaborazione al “”Devenir social””, è opportuno analizzare l’applicazione che Sorel ne fa nello scritto ‘La fin du paganisme’, comparso nel 1894 sull’ “”Ere nouvelle””, in cui l’analisi si spostava sul piano storiografico, nel tentativo di cogliere il significato del trapasso dal mondo antico al cristianesimo. La scelta del soggetto, più che del saggio che quasi contemporaneamente Engels pubblicava sulle colonne della “”Neue Zeit”” (13), risente di quella preoccupazione sul destino della società francese che aveva assillato soprattutto il Renan della “”Réforme intellectuelle et morale””, ma che si può rintracciare abbastanza facilmente anche nelle opere di carattere storiografico. E’ noto che Renan costituisce una di quelle fonti privilegiate dalle quali Sorel non solo trae materiali per le proprie riflessioni, ma mutua tematiche e suggestioni che ne condizionano dall’interno il pensiero. E tuttavia Sorel proponeva in questo scritto né più né meno che un superamento delle conclusioni abbozzate da Renan alla fine del suo ‘Marc-Aurèle’. Dopo aver constatato che il disinteresse dello Stato romano per i problemi sociali lo aveva portato alla dissoluzione e al conseguente rafforzamento del cristianesimo, Renan aveva osservato che ciò succede ogni qual volta si pretende di guidare l’azione degli uomini per mezzo di un ideale astratto, e aveva concluso che “”l’uomo è nato così mediocre che è buono solo quando sogna. Ha bisogno di illusioni per fare ciò che dovrebbe fare per amor del bene”” (14). Sorel limitava al passato la validità di questa tesi, ma non ne condivideva l’estensione al periodo storico dell’industrialismo”” [Gregorio Di Paola, ‘Georges Sorel, dalla metafisica al mito’, Torino, 1979] (pag 670) [(13) F. Engels, ‘Zur Geschichte des Urchristenthums’, in “”Neue Zeit””, XIII, 1894-95, n. 1-2, Vol I; (14) E. Renan, ‘Marc-Aurèle ou la fin du monde antique’, Paris, 1882, p. 565]”,”TEOC-668″ “DE-PASQUALE Andrea CAMPANINI Lauretta MARTANI Sandra UGOLOTTI-SERVENTI Cleonice, contributi”,”Exoticis Linguis. Libri ebraici e orientali della Biblioteca Palatina di Parma.”,”””Tra :le biblioteche italiane la Biblioteca Palatina di Parma spicca sicuramente per l’importanza dei suoi fondi orientali, ebraici in particolare, i quali contribuiscono a renderla una delle raccolte più importanti d’Europa. (…)”” (pag 9) 3 417142 SBN CLOUD”,”ARTx-012-FDR” “DE-PISI Eugenio FRAIOLI Mauro”,”Il marxismo italiano e il problema della scienza.”,”Il marxismo italiano ha fatto poco per rompere l’assedio di una tradizione e di una cultura, malgrado Galileo, prescientifica, e ancora influienzata da filosofie molto lontane dal pragmatismo e dall’empirismo. Il tentativo più importante anche se contraddittorio, fu quello di Della Volpe e della sua scuola che consisteva nel presentare l’opera di Marx come depositaria del metodo galileiano staccandola dal soffocante abbraccio metafisico e idealistico della dialettica hegeliana. Ma Della Volpe fu un isolato tra i marxisti italiani. Un altro tentativo di prendere le distanze dalle formulazioni più ingenue e dogmatiche del materialismo dialettico è stato quello di Geymonat e della sua scuola, il cui esito è però molto discutibile’ (pag 109)”,”MITC-014-FGB” “DE-PLUNKETT Patrice”,”Opus Dei. Tutta la verità.”,”Patrice De Plunkett saggista e giornalista ha codiretto per molti anni riviste francesi quali Figaro Magazine e attualmente (2007) è membro del comitato editoriale della rivista cattolica Kephas. È autrice d varie opere in francese. “”Nell’aprile del 1939, il cardinale Isidoro Goma, arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, non aveva ancora rinunciato a vedere in Franco «lo strumento del piano provvidenziale di Dio per la patria»; ma quattro mesi dopo, sotto il fragore incessante delle pallottole dei plotoni di esecuzione, lo stesso cardinale pubblicava una lettera pastorale (intitolata ‘Lezioni della guerra e doveri della pace’) per chiedere il perdono e la riconciliazione. Franco rispose vietando con freddezza la diffusione della lettera. Lo «strumento dei piani di Dio» metteva il bavaglio alla Chiesa. Quanti spagnoli saranno uccisi dal Caudillo negli anni successivi alla sua vittoria? Circa 30.000, secondo gli studi del meticoloso Ramòn Salas Larrazabal. «Tra il 20 e il 30% in più», rettifica Bennassar. La Spagna franchista si richiama al cattolicesimo, ma si edifica sul rifiuto della misericordia””. (…) (pag 32). L’Opus Dei “”al potere”” sotto Franco. “”In totale, quanti ministri dell’Opus ci saranno sotto Franco? Circolano le stime più variabili. Alcuni autori arrivano addirittura a sostenere la presenza di «12 ministri dell’Opus Dei» in seno allo stesso governo. … La realtà è molto più modesta. Dal 1957 al 1975 (e su un totale di 116 ministri), soltanto 8 apparterranno all’Opus e saranno distribuiti su 11 governi successivi. Del governo del 1965, ad esempio, fanno parte 4 membri dell’Opus Dei su 19 (Gregorio López Bravo, Juan José Espinosa, Fustino García Monco, Laureano López Bravo, Mortes). Ce ne saranno 3 (su 18) nel 1969 (López Rodó) e 1 nel 1975 (Fernando Herrero Tejedor). A volte si tratterà di personalità di spicco, come López Bravo, Ministro dell’Industria nel 1962. Ma si può davvero sostenere che la loro presenza è sintomo dell’esistenza di una lobby dell’«Opus Dei», i cui agenti agiscono gomito a gomito? I fatti dimostrano il contrario. Lungi dall’agire insieme, i ministri dell’Opus non esitano a scontrarsi quando si tratta di conflitti di competenze”” (pag 119)”,”RELC-411″ “DE-POLZER Alfredo”,”Statistica e matematica. VIII Lezione. Analisi critica delle statistiche agrarie. Limiti delle rilevazioni tradizionali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-R-3″ “DE-POLZER Alfredo”,”Statistica e matematica. IX Lezione. Analisi critica delle statistiche agrarie. Il metodo delle stime e la ricerca di aziende atipiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-S-3″ “DE-POLZER Alfredo”,”Statistica e matematica. IX bis Lezione. Analisi critica delle statistiche agrarie. Le indagini sulla distribuzione della proprietà fondiaria e delle aziende agricole.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-T-3″ “DE-POURTALES Guy, a cura di Alfredo MANDELLI”,”Wagner.”,”””La guerra che Bismarck dichiarò alla Baviera, alla fine di giugno, lo sorprese come un’insolenza, non come una catastrofe. E quando, dopo appena un mese, seppe che i Prussiani erano vincitori ovunque, si nascose nel castello di Berg e volle abdicare. Quella sconfitta rapida ed imprevista non toccava la sua fierezza, ma il suo amor proprio. Quando, oltre al territorio bavarese, dovette perdere anche una parte della Franconia, il re non vi sentì altro che un attentato al suo prestigio. E mai, come in quelle settimane, quando il suo orgoglio veniva ferito, mai ebbe più bisogno dell’ amicizia di Wagner. E non gli venne meno. Fu proprio l’ esiliato di Tribschen che rese al sovrano il coraggio di continuare a regnare. “”Dio sia lodato, l’ indipendenza della Baviera sarà salva””, scrisse Luigi II a Wagner; “”se no, se avessimo dovuto adattarci all’egemonia prussiana, allora addio! Un re fantasma e senza potere, io non lo sarei mai”” (…)””. (pag 307)”,”BIOx-113″ “DEPPE Frank FÜLBERTH Georg HARRE Jürgen, a cura; aggi di Georg FÜLBERTH Hans-Dieter GIMBEL Jutta SCHMIDT e Wolfgang SEICHTER Kurt POHL Frauke WERTHER Christfried SEIFERT Jürgen HARRER Anne WEIß-HARTMANN e Wolfgang HECKER Frank DEPPE Frank DEPPE e Käthe GERSTUNG, Witich ROßMANN, Gehrard WEIß”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaftsbewegung.”,”Saggi di Georg FÜLBERTH Hans-Dieter GIMBEL Jutta SCHMIDT e Wolfgang SEICHTER Kurt POHL Frauke WERTHER Christfried SEIFERT Jürgen HARRER Anne WEIß-HARTMANN e Wolfgang HECKER Frank DEPPE Frank DEPPE e Käthe GERSTUNG, Witich ROßMANN, Gehrard WEIß Contiene il saggio di Georg FÜLBERTH: La questione sindacale nella teoria di Marx ed Engels”,”MGEx-203″ “DEPPE Frank”,”Politisches Denken im Kalten Krieg. Teil 1: Die Konfrontation der Systeme.”,”Frank Deppe ist Professor für Politikwissenschaft an der Philipps-Universität Marburg. Vorwort, Tabellenverzeichnis, Literatur, Personenregister, note, foto”,”TEOP-082-FL” “DEPPE Frank”,”Politisches Denken im 20. Jahrhundert. Band 2: Politisches Denken zwischen den Weltkriegen.”,”Frank Deppe ist Professor für Politikwissenschaft an der Philipps-Universität Marburg.”,”TEOP-083-FL” “DEPPE Frank”,”Einheit und Spaltung der Arbeiterklasse. Überlegungen zu einer politischen Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”Frank Deppe, geb. 1941, ist Professor für Politikwissenschaft an der Philipps-Universität Marburg. Vorwort, note, Band 25,”,”TEOC-112-FL” “DEPPE Frank a cura; saggi di Detlev ALBERS Werner GOLDSCHMIDT Paul OSCHLKE Heinz-Jürgen AXT Manfred BONI Franz HOLZBERGER Wolfgang MÜLLER Klaus RUHWEDEL Ulrich WACKER Joachim LAU Frank DEPPE”,”Arbeiterbewegung und westeuropäische Integration.”,”Entwickkung der Klassen auseinandersetzungen in einigen westeuropaischen Staaten sein dem Ende der sechziger Jahre Lo sviluppo dei conflitti di classe in alcuni paesi dell’Europa occidentale dalla fine degli anni Sessanta Der Europaische Gewerkschatsbund und die westeuropaische Integration La Confederazione europea dei sindacati e l’integrazione dell’Europa occidentale Zur Europapolitik der franzosischen Gewerkschaft CGT Sulla politica europea del sindacato francese CGT Investitionskontrolle und monopolistischer Westbewerb in der Europaischen Gemeinschaft Controllo degli investimenti e concorrenza monopolistica in Occidente nella Comunità europea Proletarischer Internationalismus und nationaler Klassenkampf. Zur Europa-Politik der Kommunistische Parteien Internazionalismo proletario e lotta di classe nazionale. Sulla politica europea dei partiti comunisti (Frank Deppe) (pag 317-368): Ultimo saggio di Deppe: – Im “”Manifest”” (1848) haben Marx und Engels die Grundgedanken des proletarischen Internationalismus formuliert: (…) – Angesichts des Scheiterns und des Zusamenbruchs der II Internatinale bei Kriegsbeginn sprach Lenin schon in November 1914 von die Notwendigkeit einer neuenb, der III Internationale: …. Nel “”Manifesto”” (1848), Marx ed Engels formularono le idee fondamentali dell’internazionalismo proletario: (…) Di fronte al fallimento e al fallimento della Seconda Internazionale all’inizio della guerra, Lenin parlò già nel novembre 1914 della necessità di una nuova, la Terza Internazionale:”,”MEOx-145″ “DEPRETIS Giancarlo a cura; saggi di Jorge URRUTIA Orietta ABBATI Gian Mario BRAVO Eduardo CREUS-VISIERS Giancarlo DEPRETIS Francisco ESTEVEZ Pablo LOMBO-MULLIERT Maria Isabella MININNI Marco NOVARINO Lia OGNO Gianni PERONA Antonio RODRIGUEZ DE LAS HERAS”,”La memoria dell’esilio – L’esilio della memoria.”,”Saggio di Gian Mario Bravo: ‘Esilio, esodo, emigrazione politica nella storia delle libertà e dei socialismi’ (pag 21-36) (dal mondo antico a Machiavelli all’età moderna, Mazzini, Marx, Engels, Kossuth, Bakunin, Herzen, Blanc, Mickiewicz, Auguste Blanqui, F. Ferrer y Guardia, F. Montseny, Craxi…)”,”MSPG-003-FMB” “DEPRETTO Jean-Paul”,”Les ouvriers en URSS 1928-1941.”,”Ex allievo dell’ ENS, agrégé d’ histoire, dottore, Jean-Louis DEPRETTO ha insegnato in vari licei. Attualmente è maitre de conferences all’ Università Toulouse-Le Mirail. E’ anche l’ autore, in collaborazione con S. SCHWEITZER di un libro sul movimento operaio presso Renault (1920-1939). Ha pubblicato varie opere di storia sociale dell’ URSS.”,”MRSx-025″ “DEPRETTO Jean-Paul”,”Pour une histoire sociale du Régime Soviétique (1918-1936).”,”Ancien élève de l’ENS, agrégé d’histoire, Jean-Paul Depretto est maitre de conférences à l’Université de Toulouse le Mirail et spécialiste d’histoire sociale. Il a publié divers articles et deux ouvrages; Le communisme à l’usine. Vie ouvrière et mouvement ouvrier chez Renault 1920-1939, 1984, en coll. avec Sylvie Schweitzer et Les ouvriers en URSS 1928-1941, 1997. Remerciements, Avertissement au lecteur, introduction, conclusion générale, note, tabelle, sources et bibliographie, Collection ‘Pays de l’Est’ dirigée par Bernard Chavance,”,”RUSS-010-FL” “DEPRETTO Jean-Paul”,”Les ouvriers en URSS, 1928-1941.”,”Ancien élève de l’ENS, agrégé d’histoire, Jean-Paul Depretto est maitre de conférences à l’Université de Toulouse le Mirail et spécialiste d’histoire sociale. Il a publié divers articles et deux ouvrages; Le communisme à l’usine. Vie ouvrière et mouvement ouvrier chez Renault 1920-1939, 1984, en coll. avec Sylvie Schweitzer et Les ouvriers en URSS 1928-1941, 1997. Préface de René GIRAULT, carte, avertissement au lecteur, remerciements, introduction, conclusion générale, Annexes: A. Tableaux statistiques, B. Sources: les recensements, C. Les débuts d’Alexei Stakhanov, D. Quatre ‘histoires de vie’, par Ilya Ehrenbourg, E. Les Kazakhs à Kuzneckstroj, vus par S.M. Frankfurt, Sources et bibliographie, Abréviattions utilisées, Instruments de travail, archives, imprimés, Publications de la Sorbonne – Série internationale, 55. Collection historique de l’Institut d’études slaves – XXXVII.”,”RUSS-011-FL” “DEPRETTO Jean-Paul a cura, saggi di Peter HOLQUIST A.J. ANDREEV Leonid I. BORODKIN Juri I. KIR’JANOV Martine MESPOULET Nathalie MOINE Elena Aleksandrovna OSOKINA Véronique GARROS Stefan PLAGGENBORG”,”Pouvoirs et Société en Union Soviétique.”,”Jean-Paul Depretto, maitre de conférences à l’Université de Toulouse, a ainsi réuni les contributions d’auteurs français, russes, américains et allemands autour du thème de la confrontation entre les différentes formes du pouvoir soviétique et la société de l’entre-deux-guerres.”,”RUSU-095-FL” “DEPREUX Edouard”,”Souvenirs d’un militant. De la social-democratie au socialisme. Un demi-siecle de luttes 1918-1968.”,”Edouard DEPREUX è nato nel 1898. Avvocato della Corte di Parigi, presto si impegna in politica. Diviene consigliere generale, deputato all’Assemblea nazionale, ministro dell’interno e dell’Education nationale, P dell’ Alta Corte di Giustizia, sindaco di Sceaux. Dal 1967 è diventato segretario nazionale onorario del PSU.”,”FRAP-031″ “DE-QUINCEY Thomas”,”Confessioni di un mangiatore d’oppio.”,”‘Ricordo che un giorno, passando davanti al banco d’un libraio, colsi queste parole, in una pagina d’un autore satirico: «A quel tempo mi ero convinto che i giornali di Londra dicon la verità almeno due volte la settimana, ossia il martedì e il sabato: e vi si può prestar fede per quanto riguarda… la lista dei fallimenti»’ (pag 236) ‘Il piacere dato dal vino va sempre rapidamente crescendo e tende a una crisi, dopo la quale rapidamente declina; quello dell’oppio, una volta generato, rimane stazionario per otto o dieci ore; il primo, per adoperare una distinzine tecnica della medicina, è un caso di piacere acuto, il secondo, di piacere cronico: l’uno è una fiamma sfavillante, l’altro un ardore costante e tranquillo. Ma la distinzione principale sta in ciò, che, mentre il vino sconvolge le facoltà mentali, l’oppio, al contrario, se è preso come si deve, vi introduce un senso di pace, d’equilibrio, d’armonia squisita. Il primo toglie all’uomo la padronanza di sé; l’oppio la sostiene e la rafforza; il vino turba il giudizio e dà un che di brillante soprannaturale, un vivo ardore nel disprezzo, nell’ammirazione, nelle simpatie e avversioni del bevitore; l’oppio, al contrario, rasserena e armonizza ogni facoltà attiva e passiva; quanto poi al carattere e ai sentimenti morali in generale, dà semplicemente quella sorta di calore vitale che il giudizio approva e che sarebbe, probabilmente, l’inseparabile compagno d’una costituzione fisica dotata d’una salute propria dei tempi primitivi o antidiluviani”” (pag 237-238) [Thomas De Quincey, Confessioni di un mangiatore d’oppio, Bur, 1975] De Quincey, Thomas Enciclopedia on line Scrittore inglese (Greenheys, Manchester, 1785 – Edimburgo 1859). Divenuto famoso con le le Confessions of an English opium eater (1821), le sue opere si caratterizzano per una prosa ampia, ritmata, sapiente, in cui è già evidente il presentimento del decadentismo. VITA Rimasto orfano di padre (1792), fu messo dai tutori alla Grammar School di Manchester; ne fuggì (1802), e si diede a una vita di vagabondaggio; ritrovato dalla famiglia, si iscrisse a Oxford (1803), dove condusse vita irregolare, contraendo l’abitudine dell’oppio. Entusiasta di S. T. Coleridge e di W. Wordsworth, si stabilì (1809) nel Westmorland presso di loro e fece larghi studî letterarî, economici e filosofici, prendendo contatto col pensiero tedesco. I frutti di questi studî mise più tardi a profitto in una dispersiva attività giornalistica. OPERE Collaborò al London Magazine (1821-24) con le Confessions of an English opium eater (1821 1a parte; 1822 ediz. integrale; 2a ed. ampliata, 1856) che lo resero d’un tratto famoso. Dopo un romanzo nella tradizione gotica (Klosterheim, 1832), pubblicò (1834 e segg.) nel Tait’s Magazine le sue Reminiscences of the English lake poets che per le indiscrezioni ivi contenute gli alienarono gli amici d’un tempo. Le altre sue opere principali, apparse tutte in periodici, sono espressione cospicua dell’essay romantico per i loro caratteri di confessione intima, predilezione per il curioso e lo strano, consumata eleganza di stile immaginoso, specie in Levana and our ladies of sorrow, che è una delle prose raccolte nei Suspiria de profundis (1845), sorta di appendice alle Confessions. Degli altri saggi si citano come più notevoli: Murder considered as one of the arts (1827), di un macabro umorismo; The English mail-coach (1849), che risente l’influenza di Hoffmann; On the knocking at the gate in Macbeth, saggio di critica shakespeariana; The revolt of the Tartars, ecc. Tra gli scritti economici, i Dialogues of three Templars (1824) sono una brillante esposizione e difesa della teoria ricardiana del valore e la Logic of political economy (1844) tende a dimostrare l’importanza dell’utilità nella determinazione del valore, senza distinguere l’utilità marginale dalla totale. (Trec)”,”VARx-027-FGB” “DERBENT T.; LENIN V.I.; CLAUSEWITZ K. von”,”Clausewitz et la guerre populaire. Suivi de: Lénine, Cahier sur Clausewitz; Clausewitz, Conférences sur la petite guerre (extraits) (textes inédits).”,”””La presa in considerazione da parte di Lenin del carattere di classe di una politica costituisce naturalmente una differenza fondamentale con Clausewitz. Anche se egli evoca in un paragrafo gli interessi privati dei governanti, Clausewitz parla di politica “”in generale””, come se tutti gli interessi nazionali potessero essere ugualmente rappresentati. Lenin parte dal punto di vista che una politica (e la guerra che essa determina) serve gli interessi di una classe e non gli interessi di un’altra.”” (pag 94) “”Egli si getta anche sulle idee di Clausewitz concernenti la “”virtù guerriera””, queste qualità che, ricordiamo, sono proprie di un esercito regolare temprato dalla vittoria e dalla disfatta, e che differiscono dalle qualità di un popolo in armi. Nella misura in cui non si ha mai la libera scelta delle modalità dello scontro, certe condizioni esigono che le forze della rivoluzione si diano i mezzi propri alla “”virtù guerriera””, perché le qualità proprie di un popolo in armi non possono rispondere a tutti i problemi. E’ Lenin il primo, all’interno del pensiero militare proletario, a comprendere che l’ armamento delle masse potrebbe essere, in certe condizioni, insufficiente e che la rivoluzione potrebbe doversi dotare di un esercito permanente. E’ andare contro molti pregiudizi frutto della tradizione anti-militarista del movimento operaio, ed era l’ anticipazione geniale delle esigenze militari del potere popolare confrontato ad una guerra classica (Russia 1918-21, Spagna 1936, ecc.)””. (pag 95)”,”QMIx-165″ “DERBENT T.”,”La résistance communiste allemande, 1933-1945.”,”Comunisti esiliati in Urss entrano nella brigata per missioni speciali della NKVD. La figura di Eric Wollweber (pag 77)”,”GERR-044″ “DERBENT T.; LENIN V.I.; CLAUSEWITZ K. von”,”Clausewitz et la guerre populaire. Suivi de: Lénine, Cahier sur Clausewitz; Clausewitz, Conférences sur la petite guerre (extraits) (textes inédits).”,”Clausewitz e la guerra popolare’ di T. Derbent V.I. Lenin, ‘Quaderni su Clausewitz’ Clausewitz, ‘Conferenze sulla piccola guerra’ (estratti) Quaderno di Lenin su Clausewitz ‘Audacia. “”di tutte le precauzioni prese nella guerra, la maggior parte è frutto della paura e non della vera prudenza””. (Clausewitz)””. Nota a margine di Lenin: ‘Prudenza e codardia’. (pag 140)”,”QMIx-003-FC” “DE-REGIBUS Luca”,”La repubblica romana e gli ultimi re di Macedonia.”,”Equilibrio instabile potenze ellenistiche (pag 97) Equilibrio instabile delle potenze ellenistiche (pag 97) “”La corona era pervenuta a Perseo; ma l’eredità politica di Filippo V era assai impegnativa. Le popolazioni alleate, che si erano mosse dai confini nord orientali, si trovarono sorprese a metà del cammino dall’inopinata scomparsa di Filippo V; ed i progetti a carico dei Dardani, e per la nuova sistemazione di terre ai confini, restarono compromessi. (…) Il nuovo re Perseo, sapendosi avversato dali antichi fautori di Demetrio e sospetto ai Romani, si affrettò ad inviare in occidente una missione diplomatica che assicurasse la normalità dei rapporti e dichiarasse la sua buona volontà di tenere fede agli impegni assunti dal padre. Nella sequela di beghe tra Greci e Macedoni, i Romani avevano manovrato una loro pedina nella persona del principe Demetrio, ed ora il paritto nazionale macedone, se non anche la causa della libertà greca, poteva lusingarsi di tentare una nuova politica di indipendenza e di equilibrio tra Occidente ed Oriente.”” (pag 171)”,”STAx-190″ “DE-REGIS Giancarlo”,”La ‘svolta’ del Comintern e il comunismo italiano.”,”DE-REGIS Giancarlo è nato a Roma nel 1952. Laureato in filosofia a Roma presso la cattedra di storia dei partiti politici collabora al mensile ‘La Classe’ e sta preparando lavori sulla Storia del movimento operaio. Inizialmente il libro è stato elaborato come tesi di laurea con il professor Renzo DE-FELICE.”,”PCIx-049″ “DE-REMUSAT Paul”,”A. Thiers.”,”””Thiers sviluppa questo punto di vista con la sua solita verve, non insistendo su ciò che non è accessibile al puro senso comune. E’ larma che voleva impiegare contro le utopie pericolose. Egli l’ aveva fortemente acuto, e sembrava annunciare tutto ciò qualche anno prima e come contava di servirsene quando diceva: “”Un uomo di governo deve avere buon senso, è la prima qualità politica; e quando si ha la fortuna d’ averlo, occorre una seconda qualità, ossia il coraggio di mostrare che se ne ha. Nei tempi in cui viviamo, ciò che dico ha una grande portata. Non manca della gente di buon senso; questa non è così rara, poiché ci si richiama al senso comune. Quello di cui manchiamo, è di gente che osino provare che ne hanno”” (Discorso del 6 maggio 1834).”” (pag 103-104)”,”FRAD-071″ “DERFLER Leslie”,”Paul Lafargue and the flowering of french socialism 1882 – 1911.”,”Leslie DERFLER è Professore di storia, Florida Atlantic University, ed autore del precedente: – Paul Lafargue and the Founding of French Marxism, 1842-1882. HARVARD”,”LAFx-007″ “DE-RIBADENEIRA Pedro , a cura di Cesare GIARDINI”,”Vita di S. Ignazio di Loyola. (1491-1556)”,”Padre Pedro DE-RIBADENEIRA Uscito dal carcere. “”Comunicato ciò ai suoi compagni, e stabilito l’ itinerario, Ignazio partì tutto solo per Barcellona, spingendosi innanzi un asinello carico di libri. Arrivato a Barcellona, poiché si occupava del prossimo viaggio e ne parlava coi suoi conoscenti e devoti (ché in passato se n’era fatti molti), tutti, con le migliori e più efficaci ragioni, lo sconsigliarono dall’ andare a Parigi. Allegavano il gran freddo di quella stagione giacché si era a mezzo inverno, la guerra già dichiarata e sanguinosissima tra la Spagna e la Francia, i pericoli e i triboli ai quali per questa ragione avrebbero potuto andare incontro durante il viaggio e gli raccontarono molti e recenti esempi di orribili crudeltà che, sulla strada della Francia, i soldati avevano commesso ai danni dei viaggiatori. Ma tutto ciò non bastò a trattenerlo, perché sentiva che il vento propizio dello Spirito Santo gonfiava le sue vele, ed era certo di trovare la pace nella guerra, la sicurezza nei pericoli e nelle fatiche il riposo. Iniziò dunque il suo viaggio attraverso la Francia a piedi, e, col favore del Signore che lo guidava, arrivò a Parigi sano e salvo, e senza aver corso nessun pericolo, al principio di febbraio del 1528.”” (pag 120)”,”RELC-186″ “DE-RISIO Carlo”,”Il secondo suicidio dell’Europa. Dalla crisi di Danzica al 10 giugno 1940.”,”Carlo De Risio, giornalista professionista, è nato nel 1935. Si è occupato di questioni storiche e di problemi militari con saggi e articoli su riviste specializzate e quotidiani. Ha compilato per conto dell’Ufficio Storico della Marina Militare due volumi: ‘I violatori di blocco’ (1963) e ‘I mezzi d’assalto’ (1964). Nel 1978 per i tipi Mondadori ha pubblicato il libro ‘Generali, servizi segreti e fascismo’ (1978) ‘Nei dieci critici mesi intercorsi tra l’agosto 1939 e il giugno 1940, il periodo di tempo preso in considerazione dall’autore – Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, schierate in guerra in due coalizioni contrapposte, avviarono verso il declino la potenza dell’Europa. Il vecchio continente, che stava ancora facendo l’inventario del disastroso primo conflitto mondiale, si accingeva a consegnare il predominio mondiale agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica. La consapevolezza della tragedia europea era ben presente negli uomini di governo, in quelli democratici come nei dittatori. Ma nessuno riuscì ad evitare il cozzo delle armi. L’«eurocentrismo», difeso in precedenza da intere generazioni di statisti europei e punto di riferimento obbligato per il mondo intero, veniva sepolto, forse per sempre’ (dalla quarta di copertina) ‘Il 28 aprile Hitler denunciò il patto di non aggressione con la Polonia del 1934 e, contemporaneamente, gli accordi navali con l’Inghilterra del 1934 e del 1937. Il dato caratteristico di questa fase fu tuttavia un altro. Tra il marzo e l’agosto del 1939 Berlino e Varsavia non fecero assolutamente nulla per avviare una qualsiasi discussione seria su Danzica e sul Corridoio. Hitler restò fermo sulle sue posizioni – Danzica alla Germania e un plebiscito da tenersi liberamente nel Corridoio – mentre Beck si irrigidì ulteriormente nella sua ostinazione a non negoziare. Nel 1939 il governo della Polonia era noto come «il governo dei colonnelli». Ve ne erano tre: il presidente Ignac Moschicki, il maresciallo Edward Smigly-Rydz, comandante in campo delle forze armate, che era stato naturalmente a suo tempo colonnello, ed infine il più scaltro e influente del trio, appunto il colonnello Jozef Beck. Tutti e tre si erano resi conto che Gran Bretagna e Francia, dopo aver ceduto senza soluzione di continuità dal 1935 in poi con il dittatore tedesco, erano giunti a «grattare il fondo del barile». Dopo la rioccupazione tedesca della Renania, l’Anschluss, i Sudeti, la Boemia e Moravia, e, per buon peso, Memel, che la Lituania era stata costretta a cedere ai tedeschi su due piedi, un ulteriore arretramento avrebbe inferto un colpo mortale al prestigio già troppo compromesso di Londra e di Parigi. In parole povere, i polacchi «sentivano» di poter raccogliere dove Schuschnigg, Benes e Hacha avevano seminato. Inoltre, i polacchi non erano i cecoslovacchi, il cui «ideale» militare è stato sempre rappresentato dal «buon soldato Svejk», l’eroe nazionale di Jaroslav Hasek, bonario, accomodante e un po’ vile. I polacchi non erano avvezzi a far tintinnare la sciabola nel fodero ma ben decisi a sguainarla e usarla. Vi era, in ciò, un pizzico di follia. Ed i militari polacchi parlavano sul serio, quando affermavano con enfasi e con preoccupazione affettuosa anche dei loro alleati inglesi e francesi: «Voi non sapete che cos’è la nostra cavalleria». E aggiungevano, con un lampo negli occhi, che in caso di conflitto con la Germania i loro superbi reggimenti avrebbero «ronzato nei dintorni di Berlino» attorno alla seconda settimana di operazioni (e che non fosse millanteria la loro è dimostrato dalle eroiche quanto suicide cariche contro i Panzer tedeschi e dal sacrificio della intera brigata Pomorska, un corpo di ‘élite’ della cavalleria massacrata dai carri armati di Guderian, che assistette attonito allo spettacolo: «Pazzia!»). La «garanzia» alla Polonia suonava dunque come un impegno d’onore per gli anglo-francesi. Ma, concretamente, gli stati maggiori di Londra e di Parigi si rendevano conto che in caso di guerra i polacchi sarebbero rimasti nelle peste, soli, a fronteggiare la furia devastatrice delle divisioni corazzate tedesche e degli Stuka. Baravano un po’ tutti. (…) La chiave di tutti i problemi, almeno da parte alleata, si trovava a Mosca, entro le mura del Cremlino, al cospetto della sfingea presenza di Stalin. (…)”” (pag 30-33)”,”QMIS-212″ “DE-RISIO Carlo”,”Generali, servizi segreti e fascismo. La guerra nella guerra, 1940-1943.”,”Carlo De Risio, giornalista professionista, è nato nel 1935. Si è occupato di questioni storiche e di problemi militari con saggi e articoli su riviste specializzate e quotidiani. Ha compilato per conto dell’Ufficio Storico della Marina Militare due volumi: ‘I violatori di blocco’ (1963) e ‘I mezzi d’assalto’ (1964). Nel 1982 ha pubblicato ‘Il secondo suicidio dell’Europa. Dalla crisi di Danzica al 10 giugno 1940’. Sis Servizio Informazioni Segrete Sim Servizio Informazioni Militare Sia Servizio Informazioni aeronautiche Sie Servizio informazioni esercito 1941. Debolezza navale inglese nel Mediterrano “”Nel Mediterraneo, la Mediterranean Fleet non esisteva più. La ‘Barham’ era finita in fondo al mare: la ‘Valiant’ e la ‘Queen Elizabeth’, con la chiglia spezzata, poggiavano sui fondali del porto di Alessandria. Fu in grado il SIS di realizzare la gravità della situazione navale anglo-americana e di comprendere che in poche settimane ben quindici unità pesanti alleate erano state eliminate, mettendo nel conto anche le navi da battaglia americane affondate a Pearl Harbor? E’ dubbio che il Servizio Informazioni della marina si fose reso conto del grado di interdipendenza esistente tra Atlantico, Mediterraneo e Pacifico ai fini della complessiva visione strategica navale alleata. Eppure, ogni avvenimento navale in uno dei tre settori doveva necessariamente ripercuotersi sugli altri due in modo immediato, generando situazioni e pericoli nuovi, come, in caso di successi, opportunità e vantaggi altrettanto immediati. Il SIS non comprese forse mai che i meccanismi navali inglesi erano molto vulnerabili e che la nostra flotta, con la sua posizione centrale in Mediterraneo, poteva svolgere un ruolo preminente. Alla fine del 1941, oltretutto, tutti e tre i settori-chiave della strategia navale inglese erano entrati in crisi. Anche gli americani si trovavano in seria difficoltà, mentre Dönitz si apprestava a lanciare i suoi «branchi di lupi» contro l’indifeso traffico mercantile lungo le coste orientali degli Stati Uniti. Le tante temute «riserve navali» inglesi erano state inghiottite e, a questo riguardo, Jachino, nel rilevare che dopo l’eliminazione in maggio della ‘Formidabile’ durante la battaglia di Creta il grado di efficienza della squadra di Cunningham aveva seguito una parabola discendente, aggiunge «Ma, a prescindere dalla portaerei, che non fece più ritorno nel Mediterraneo orientale, la flotta di Alessandria poté essere rinforzata, nel corso del ’41, solo per un paio di mesi con la corazzata ‘Barham’ (che rientrò dai lavori in settembre e fu silurata da un sommergibile tedesco alla fine di novembre) e dall’incrociatore ‘Leander’, fatto espressamente venire dall’Oceano indiano (…)» (pag 167-168)”,”QMIS-213″ “DE-RISIO Carlo”,”La storia non scritta, 1939-1941.”,”Giornalista professionista, Carlo De Risio è nato nel 1935 e si è occupato di questioni storiche e militari con articoli e saggi su riviste specializzate e quotidiani. Ha lavorato per Il Tempo. Per conto dell’Ufficio Storico della Marina Militare ha compitato due volumi della serie “”La Marina italiana nella seconda guerra mondiale””. Ha pubblicato tra l’altro: “”Generali, servizi segreti e fascismo. La guerra delle spie”” (1982), “”Il secondo suicidio dell’Europa. Dalla crisi di Danzica al 10 giugno 1940″”. Missione di Summer Welles, inviato da Roosevelt in Italia (febbraio 1940) “”(…) Mussolini avrebbe dovuto riflettere sul “”peso”” dell’interlocutore americano e riflettere altresì sulla frase pronunciata trent’anni prima dal ministro degli Esteri inglese, Edward Grey: «Gli Stati Uniti sono come una gigantesca caldaia: una volta che sotto di essa è acceso il fuoco, non esistono limiti alla potenza che può generare». O chinarsi sui dati statistici. C’era più acciaio nel Golden Gate di San Francisco che in tutti gli alti forni italiani. Nel 1939, circolavano in Italia 290.000 autovetture, in Germania 713.000, in Gran Bretagna 2.034.000, negli Stati Uniti 26 milioni 140 mila. L'””arsenale delle democrazie”” avrebbe dimostrato, di lì a poco, di essere in grado di soverchiare le potenze dell’Asse e del Tripartito, grazie alla sua immensa capacità industriale e finanziaria. Summer Welles (), a Roma, notò anche il disastroso stato psicofisico di Mussolini. «L’uomo che avevo davanti pareva di quindici anni più vecchio dei suoi cinquantasei. Era statico e massiccio, piuttosto che vigoroso. Si muoveva con pesantezza elefantina, come se ogni passo gli costasse uno sforzo troppo grosso per la sua statura, col viso che, quando era in riposo, gli cadeva in rotoli carnosi. I capelli rasati erano bianchi come neve». In effetti, Mussolini era in preda ad una tensione fortissima. Come superare l”impasse’ di quella difficile congiuntura? Il 1° marzo 1940, puntualmente, la Gran Bretagna annunciò che il carbone tedesco, caricato dai mercantili italiani, era stato bloccato e confiscato. L’effetto politico e psicologico fu immenso. Il 2 marzo Ciano fece notare a Noel Charles – sostituto dell’ambasciatore Percy Loraine, indisposto – «che il controllo sul carbone appartiene a quella categoria di decisioni che servono a spingere l’Italia nelle braccia della Germania. Sarebbe assurdo non ammettere che le azioni britanniche hanno oggi perso molti punti». Tra l’altro, proprio in quei giorni i francesi stavano applicando, in modo greve, le misure di blocco. Mentre infatti le unità della Royal Navy impartivano ai mercantili italiani l’ordine di fermarsi solo a mezzo segnali – con bandiere e con la radio – le navi francesi intimavano l’alt a colpi di cannone: a volte, al “”colpo in bianco”” seguiva il colpo a palla, senza giustificati motivi. L’intrinseca fragilità e vulnerabilità dell’Italia si era rivelata appieno, nonostante il clamore che si era sempre fatto sulla efficacia del dispositivo aeronavale nazionale. La situazione economica, industriale e finanziaria italiana si era aggravata in quanto erano le “”grandi democrazie”” a detenere il potere, soprattutto il potere navale. Non un grammo poteva pervenire all’Italia via mare senza essere prima “”ispezionato”” dagli anglo-francesi. Vent’anni di fascismo, in definitiva, non avevano mutato granché la condizione dell’Italia che era quella di sempre, rilevata da un antifascista di notevole levatura come Gaetano Salvemini: militarmente importante durante le guerre o subito prima, in funzione della sua geografia; paese senza alcun peso dopo le guerre, in funzione della mancanza di una azione coerente di politica estera. Il che equivale a dire che la geografia mette l’Italia in situazioni che la debolezza del paese non consente né di sfruttare, né di evitare”” (pag 64-66) [() inviato da Roosevelt in missione in Italia, ndr]”,”QMIS-215″ “DE-RISIO Carlo”,”Generali, servizi segreti e fascismo. La guerra nella guerra, 1940-1943.”,”Carlo De Risio, giornalista professionista, è nato nel 1935. Si è occupato di questioni storiche e di problemi militari con saggi e articoli su riviste specializzate e quotidiani. Ha compilato per conto dell’Ufficio Storico della Marina Militare due volumi: ‘I violatori di blocco’ (1963) e ‘I mezzi d’assalto’ (1964). Nel 1982 ha pubblicato ‘Il secondo suicidio dell’Europa. Dalla crisi di Danzica al 10 giugno 1940’. Inerzia dell’Italia. “”Sta di fatto che le «situazioni» tracciate da Carboni, con finalità politiche e psicologiche, furono quelle sulle quali lo stato maggiore generale finì per basare il proprio apprezzamento, anche quando le ultime esitazioni furono vinte da Mussolini, nella illusione di una rapida conclusione del conflitto in Europa, dopo la travolgente vittoria germanica in Francia. Badoglio si prestò dunque a un «gioco delle parti», d’intesa col capo del SIM, scoraggiando qualsiasi iniziativa che avrebbe dato all’Italia non solo e non tanto la possibilità di scrivere una pagina militare onorevole, ma, cosa più importante, di impossessarsi di territori di una qualche consistenza da poter vantare anche gli occhi dell’alleato. Fra le tante contraddizioni della nostra guerra, questa rimane la più sorprendente. Le nostre armate, le squadre navali ed aeree restarono come paralizzate. Intenti ad autocommiserarci e a lamentare questa o quella insufficienza del nostro dispositivo, non fummo sfiorati nemmeno dal sospetto che, soprattutto nell’area mediterranea, gli anglo-francesi avessero le loro fortune al livello più basso. Eppure il Mediterraneo, lungi dal «richiamare» forze consistenti, aveva dovuto cederle nel vano tentativo di rimediare ad una situazione in Francia già largamente compromessa. Grande fu la sorpresa dei nostri avversari per l’inerzia dell’Italia. E grandissima quella dei nostri alleati. Il generale von Rintelen, addetto militare a Roma dal 1936 al 1943, ricorda: «Allorché l’ammiraglio Canaris dell’OKW (Oberkommando der Wehrmacht), alla vigilia della dichiarazione italiana di guerra, volle sapere da me quali intenti operativi avessero gli italiani, io gli potei solo rispondere di non essere venuto a saperne nulla e di non avere neppure l’impressione che qualcosa fosse preparato. All’OKW non si volle crederlo; si pensò invece che tutto fosse stato tenuto ben segreto»”” (pag 60)”,”QMIS-054-FV” “DE-RISIO Carlo”,”Il secondo suicidio dell’Europa. Dalla crisi di Danzica al 10 giugno 1940.”,”Carlo De Risio, giornalista professionista, è nato nel 1935. Si è occupato di questioni storiche e di problemi militari con saggi e articoli su riviste specializzate e quotidiani. Ha compilato per conto dell’Ufficio Storico della Marina Militare due volumi: ‘I violatori di blocco’ (1963) e ‘I mezzi d’assalto’ (1964). Nel 1978 per i tipi Mondadori ha pubblicato il libro ‘Generali, servizi segreti e fascismo’ (1978) Rommel e l’attacco alla Francia. ‘Alle prime ore dell’alba del 10 maggio 1940, un maggiore generale tedesco di quarantotto anni, Erwin Rommel, ancora sconosciuto al grosso pubblico ma destinato alla celebrità, scrisse alla moglie: «Carissima Lu, finalmente facciamo i bagagli. Speriamo non inutilmente. Nei prossimi giorni avrai tutte le notizie dai giornali. Non preoccuparti. Andrà tutto bene». Una lettera dallo stile telegrafico, trasudante tuttavia fiducia e sicurezza. Mentre il generale scriveva frettolosamente queste poche righe, i carri armati della 7a divisione corazzata, al suo comando, scaldavano i motori. Migliaia di altri motori venivano avviati. La stasi sul fronte occidentale era giunta al termine. Iniziava il «caso Gelb». La Wehrmacht attaccava. Il più grande concentramento di carri armati che si fosse mai veduto in guerra era ammassato dinanzi alla frontiera del Lussemburgo. Il feldmaresciallo Kleist diede in seguito una vivida immagine delle proporzioni della massa, in tre blocchi, comprendente i Panzer e la fanteria motorizzata: «Se questo gruppo corazzato si fosse avanzato su una sola strada e la sua testa avessa raggiunto Treviri, la sua coda si sarebbe allungata fino a Königsberg nella Prussia orientale». La prima energica pressione venne compiuta contro i Paesi Bassi e gli anglo-francesi, in applicazione dei piani precedentemente messi a punto, varcarono in forze la frontiera belga col I gruppo di armate gli ordini del generale Billotte: dalla Manica fino al punto di sutura con la Maginot, avanzarono la VII armata del generale Giraud, l’armata inglese del generale Gort, la I armata del generale Blanchard ed elementi della IX armata di Corap. Il meglio delle forze franco-inglesi stava entrando in una trappola. La Luftwaffe non interferì minimamente in questi movimenti degli Alleati, perché i tedeschi «volevano» che le armate nemiche spingessero in avanti la loro ala sinistra. «Kim» Philby, giornalista del «Times» e già da allora spia sovietica, dimostrando un acume che contrastava con la calma olimpica dei vari «generalissimi» alleati, commentò con tono preoccupato quella agevole avanzata: «Ci va troppo bene. Con tutta la loro potenza aerea perché non ci disturbano? Che cos’ha in mente quello?»’ (pag 144-145)”,”RAIx-018-FV” “DE-RITA Giuseppe GALDO Antonio”,”L’eclissi della borghesia.”,”Giuseppe DE-RITA fondatore e presidente del Censis. Antonio GALDO giornalista e scrittore. “”Se analizziamo la storia del reddito prodotto, il divario tra Nord e Sud non esisteva al momento dell’unità nazionale e si è andato accumulando nei primi novant’anni del Regno. Dopo il 1951 si è in parte ridotto, fino agli anni Settanta, grazie soprattuto agli interventi della Cassa per il Mezzogiorno; oggi siamo attorno al 59 per cento, che significa un reddito pro capite nelle regioni meridionali pari a poco più della metà rispetto a quello delle regioni settentrionali. Negli ultimi quindici anni la crescita è stata molto lenta in tutto il paese: non è vero, dunque, che l’Italia del Nord ha tenuto il passo con le principali economie europee e che la minore crescita del paese nel suo insieme è dovuta alla “”palla al piede”” di un Mezzogiorno che frenerebbe un Nord scalpitante. Semmai, è l’esatto contrario.”” (pag 61)”,”ITAS-157″ “DE-RITA Giuseppe GALDO Antonio”,”Il popolo e gli dei. Così la Grande Crisi ha separato gli italiani.”,”Giuseppe De Rita fondatore e presidente del Censis. Antonio Galdo giornalista e scrittore. “”La terza élite arrva nel 2011, nel pieno di una bufera sui mercati internazionali che trascina l’Italia a un passo dal ‘default’, e in un quadro politico che vede il governo di Silvio Berlusconi ormai senza maggioranza parlamentare e di fatto commissariato, nella sua sovranità, dai diktat della Banca centrale europea. E’ il momento del governo di Mario Monti, che non raccoglie soltanto esponenti della nomenclatura accademica bocconiana, ma anche leader del mondo cattolico e alti burocrati ministeriali. Il mandato affidato alla terza élite è ancora una volta, come nei due casi precedenti, quello di evitare il baratro e gettare le basi per il futuro. Ma se la prima parte della missione può essere considerata compiuta, la seconda si è infranta di fronte a una serie di resistenze e di errori che hanno fatto archiviare senza particolari rimpianti questa ennesima fase di supplenza tecnica.”” (pag 54-55) “”Intanto, nel sottosistema dei giovani italiani si registra un fenomeno di massa; i ragazzi che vanno all’estero a studiare e lavorare. Secondo l’Anagrafe della popolazione italiana residente all’estero (Aire) i giovani emigrati, in una fascia di età tra i 20 e i 40 anni, sono passati da 27.616 del 2011 a 35.435 del 2012. E quasi il 50 per cento di quelli che sono rimasti in Italia si dichiara pronto ad andare all’estero migliorare le proprie opportunità di lavoro. Sono numeri importanti, che per quanto indichino una scarsa fiducia nelle prospettive in patria, potrebbero però farci scoprire presto una generazione di giovani emigranti italiani, cosmopoliti, che hanno avuto successo nel mondo globalizzato”” (pag 99-100)”,”ITAS-170″ “DE-RITA Giuseppe GALDO Antonio”,”L’eclissi della borghesia.”,”Giuseppe DE-RITA fondatore e presidente del Censis. Antonio GALDO giornalista e scrittore. La “”cetomedizzazione”” dell’Italia (pag 9) Il ciclo lungo della soggettività (pag 84)”,”ITAS-019-FV” “DE-ROBERTO Federico, a cura di Matteo COLLURA”,”I Viceré.”,”””Oggi più che mai appare ingiusto il commento di Tomasi di Lampedusa a ‘I Viceré’: un romanzo dell’aristocrazia vista da un domestico. De Roberto racconta sì la storia di una famiglia, quella degli Uzeda, di ascendenza e potenza vicereale spagnola, ma per farne un affresco che supera i limiti del naturalistico succedersi delle generazioni (il naturalismo era, a quei tempi, dominante) in una vecchia casata, per approdare alla verità storica. Come per Saint-Simon (1), per De Roberto le vicende intime e private della classe al potere (nel suo caso gli Uzeda, nel caso di Saint-Simon i cortigiani di Luigi XIV) sono la Storia, un modo di raccontarla, per lumeggiare i misteri e misfatti di una regione, di tutta una nazione (l’accostamento di De Roberto a Saint-Simon – onore al merito – è di Mario Pomilio”” (pag 9, introduzione) Federico De Roberto (1861-1927) scrittore e saggista. (1) ndr: è il Saint-Simon di: – SAINT-SIMON duca di, Scandali. Memorie di Saint-Simon. DOCUMENTO, LIBRAIO EDITORE. ROMA. 1944 pag 247″,”VARx-423″ “DE-ROBERTO Federico”,”L’Imperio.”,”Uniti dallo stesso partito, ma contrari nell’animo e nelle intenzioni, i due protagonisti de ‘L’imperio’ seguiranno insieme i loro destini: Consalvo Uzeda di Francalanza, principe siciliano, rampollo dei famosi “”vicerè””, tenta la scalata al potere, a Montecitorio, e pur di essere ministro sfrutta a suo vantaggio anche l’attentato di cui è rimasto vittima; mentre Federico Ranaldi, un giovane giornalista pervaso dagli ideali del Risorgimento, si ritirerà dalla lotta, deluso e amareggiato dai loschi retroscena della politica. Sullo sfondo, tentatrici e consolatrici, due donne completano il quadro dell’ambiente parlamentare italiano verso la fine dell’800. La possente e incisiva ricostruzione storica di De Roberto sa fondere in un grandioso affresco le vicende individuali dei protagonisti con le accese battaglie fra la Destra e i socialisti, con le combinazioni parlamentari, con gli intrighi di corridoio in cui appaiono con tutta naturalezza figure ormai consegnate alla storia, come Crispi, Salandra, Sonnino. Un capolavoro della narrativa naturalistica, un grande romanzo che ancora oggi è vivissimo e attuale. Federico De Roberto nacque a Napoli da madre siciliana, nel 1866; visse alcuni anni a Firenze e poi a Milano, dove frequentò la società letteraria di Verga, di Rovetta, di Giacosa. E a Milano pubblicò fra l’altro ‘I Viceré’, il romanzo che gli diede fama internazionale. Fu critico letterario del ‘Corriere della Sera’, poi sovrintendente onorario ai monumenti della provincia di Catania, città dove trascorse la seconda parte della sua esistenza, e dove morì il 26 luglio 1927. ‘L’Imperio’, fu trovato dopo la sua morte fra le carte inedite e benché allo stato di semplice abbozzo resta ancora oggi un’opera di ampio respiro e di perfette intuizioni psicologiche, sebbene il testo non sia stato neppur minimamente riveduto. De Roberto, oltre ai romanzi, lasciò molti racconti, studi critici e monografie artistiche. Aveva iniziato una biografia di Giovanni Verga, di cui era fervente ammiratore. Bibliografia: ‘Documenti umani’, 1888 – ‘Ermanno Raeli’, 1889 – ‘L’illusione’, 1891 – ‘I Viceré’, 1894, ‘Spasimo’, 1897 – ‘Leopardi’, 1898 – ‘Una pagina della storia dell’amore’, 1898 – ‘La “”cocotte””‘, 1927 – ‘L’Imperio’, 1929. “”Federico, a Roma, assisteva al dietroscena della crisi, della quale, sulla ‘Cronaca’ e sugli altri fogli, il pubblico aveva notizie laconiche e false. Mentre si annunziava che Milesio faceva portar via le sue carte dal ministero, si sapeva invece che egli metteva in moto tutte le sue influenze per restar al governo, per ottenere l’incarico di ricomporre il gabinetto. Il Presidente della Camera e del Senato lo avevano additato alla Corona; ma contro di lui era tutto un partito, a corte. Il giovane non credeva che questo partito esistesse, né che, esistendo, esercitasse una vera forza; ma, udendo le notizie che tutti ripetevano, nelle redazioni, nei ritrovi politici, era costretto ad arrendersi. (…)”” (pag 216-217)”,”ITAB-352″ “DE-ROMILLY Jacqueline”,”Alcibiade.”,”DE-ROMILLY Jacqueline è stata la prima donna ad entrare nel College de France. Ha scritto ‘La tragedia greca’, ‘I grandi sofisti nell’ Atene di Pericle’. “”Ora, a Sparta esistevano due tendenze, che rispecchiavano un’ opposizione latente tra il potente re Agide e il fedele Endio – l’ amico di Alcibiade – che quell’ anno era eforo. Come abbiamo già detto, gli efori erano alti magistrati, eletti, ed esercitavano una carica suprema e spesso superiore a quella dei re, perché avevano l’ incarico di sorvegliarli. A questo punto poteva entrare in gioco un conflitto di interessi. All’ inizio, i due partiti si accordarono per preferire Tissaferne ed era quello che Alcibiade desiderava. Non aveva forse relazioni personali in Ionia? Efeso e Chio avevano partecipato alle feste per la sua vittoria olimpica ed egli, dice Tucidide, “”intratteneva relazioni cordiali con i notabili di Mileto””. Il re Agide accettò il suggerimento e si preparò alla spedizione. Alcibiade stesso doveva prendervi parte. A quel punto sorsero delle difficoltà. Gli ateniesi, più risoluti del previsto, riuscirono a bloccare i primi elementi della flotta peloponnesiaca in un piccolo porto del territorio di Corinto. Non era certo un buon inizio. Di colpo, gli spartani si scoraggiarono: pronti a rinunciare, decisero di non inviare le navi che dovevano seguire le prime (navi che dovevano essere accompagnate da Alcibiade) e richiamarono perfino quelle che erano partite””. (pag 115)”,”STAx-148″ “DEROO Eric GOROKHOFF Gérard”,”Héros et mutins. Les soldats russes sur le front français, 1916-1918.”,”Foto grande assemblea di soldati russi in occasione del 1° maggio 1917 (20.000 uomini) (pag 119) Foto dei delegati del soviet dei soldati del campo La Courtine estate 1917 (pag 127) Gli ex- ammutinati sono stati inviati in Algeria”,”QMIP-065″ “DE-ROOS Henri”,”Avec Napoléon en Russie. Souvenirs de la Campagne de 1812.”,”Henri De ROOS (1780-1840) (il nome dell’Autore è in realtà tedesco: Heinrich von ROOS) tedesco, Ufficiale Medico di un reggimento di cavalleria della Grande Armata napoleonica che partecipò alla Campagna di Russia del 1812 e ne riportò le memorie. Catturato dai russi continuò la sua attività di medico al loro servizio. << (…) alcune pagine si possono giudicare incredibili, tanto sono dolorose e spaventose. Tuttavia mi sono impegnato per essere solo il fedele redattore delle cose vissute; ho evitato abbellimenti romantici come imponenti esagerazioni; volevo dare alla mia narrazione il timbro della verità. Vi domando indulgenza se i miei quadri non hanno i colori di uno scrittore rinomato e valente o se il mio stile non ha la bellezza e l’armonia sonora di quello di un autore professionista. (…) Non posso aver imitato nessuno di loro, poichè al tempo in cui scrissi queste righe, sulle rive della Beresina e della Neva, nessun libro straniero poteva giungervi. (…) Avevo troppa fiducia nella mia memoria e, inoltre, non avevo intenzione di pubblicare queste pagine. (…) In seguito molti episodi sono stati trascurati o riportati in modo impreciso. (…) Citerò: come iniziò l’incendio di Mosca, l’assassinio dei prigionieri russi durante la ritirata tra il convento di Kolotzkoi e il piccolo villaggio di Krasnoë. (…)>> (Traduz. d. r. dalla Introduzione dell’Autore del 1832). Il nome dell’Autore è tradotto in francese Henri De ROOS, è in realtà tedesco ROOS Heinrich von ROOS.”,”FRAN-008-FSD” “DE-ROSA Luigi”,”Riformatori sociali dell’ Ottocento.”,”Quando in un momento di tregua della sua attività giornalistica, O’BRIEN, pubblicò la traduzione inglese della ‘Congiura degli eguali’ del BUONARROTI, portando per la prima volta questo libro alla portata del pubblico inglese, notò che “”in nessun altro scritto egli aveva trovato gli errori della storiografia così efficacemente esposti. E’ impossibile leggerlo senza essere convinti che quasi tutti i libri, che sono apparsi sulla Rivoluzione francese, sono corpi informi di falsità ed errate interpretazioni, artatamente compiute per conciliare la specie umana con la tirannia aristocratica”” (ROBESPIERRE e il suo partito trattati come una banda di illetterati e di mostri assetati di sangue…).”,”SOCU-029″ “DE-ROSA Gabriele”,”La transizione infinita. Diario politico 1990-1996.”,”Gabriele DE-ROSA (Castellammare di Stabia, Napoli, 1917) ha insegnato Storia contemporanea all’Univ di Padova, poi storia medievale e moderna all’Univ di Salerno (di cui è stato rettore) e infine Storia contempiranea all’Univ ‘La Sapienza’ di Roma. Attualmente è P dell’Istituto L. Sturzo, Roma. Segretario generale dell’istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa (Vicenza), e P dell’Associazione per la storia sociale del Mezzogiorno (Potenza). Senatore nel gruppo DC per la X e XI legislatura, è stato P del gruppo DC-PPI e tra i fondatori del PPI (Partito popolare italiano). Fra le sue opere ricordiamo: -Storia del movimento cattolico in Italia. 1966 -Cheisa e religione popolare nel Mezzogiorno. 1978″,”ITAP-006″ “DE-ROSA Luigi”,”L’avventura della storia economica in Italia.”,”Luigi DE-ROSA è docente di storia economica presso l’ Istituto Universitario Navale di Napoli e Preside della facoltà di economia e trasportie del commercio internazionale dello stesso istituto. P della Società degli storici italiani, dirige il ‘Journal of European Economic History’. Tra le sue opere: -Iniziativa e capitale straniero nell’ industria metalmeccanica del Mezzogiorno, 1840-1904. (1968) -La crisi economica del 1929. (1978) Ha curato: -La storiografia italiana degli ultimi vent’anni. (3 voll., 1989).”,”STOx-044″ “DE-ROSA Luigi”,”Storia del cartismo.”,”Libro dedicato alla memoria di Corrado BARBAGALLO “”Non era soltanto il nome dell’ assemblea a richiamare la Rivoluzione francese. Questa era stata sempre presente al mondo radicale, ma, in quei giorni, il suo ricordo ricorreva con particolare frequenza. Non solo ricevevano pubblicità la Congiura degli Eguali del Buonarroti, tradotta dall’ O’Brien, e il primo volume della vita di Robespierre scritto dallo stesso O’Brien, ma, su molti giornali, e in taluni dei meetings, i riferimenti ad essa si moltiplicavano”” (pag 121) “”In verità, non si ingannava il Napier quando scriveva che i Cartisti non avevano “”né organizzazione né leaders””. (pag 136) “”Nondimeno, sui giornali cartisti, sopravvissuti alla mria del 1839-40, si andava sostenendo “”il dovere imperativo… di lottare per conseguire la sicurezza””. E, principalmente, che “”il popolo doveva raccogliere la sua forza, doveva organizzarsi! Organizzarsi! Organizzarsi!”” (pag 171)”,”MUKC-015″ “DE-ROSA Luigi, brani di A. DE-STEFANI R. ROBBINS J. NERE’ P. EINZIG P. SYLOS LABINI A. KÖVES H.W. ARNDT C.P. KINDLEBERGER L. EINAUDI J.H. RICHARDSON W. A. LEWIS M. EYSKENS”,”La crisi economica del 1929.”,”Brani di A. DE-STEFANI R. ROBBINS J. NERE’ P. EINZIG P. SYLOS LABINI A. KÖVES H.W. ARNDT C.P. KINDLEBERGER L. EINAUDI J.H. RICHARDSON W. A. LEWIS M. EYSKENS.”,”ECOI-097″ “DE-ROSA Luigi”,”La rivoluzione industriale in Italia.”,”DE-ROSA Luigi (Napoli, 1922) per molti anni ordinario di storia economica a Bari e professore alla Columbia University di NY, ha insegnato poi a Napoli. Ha diretto ‘The Journal of European Economic History’. Per le opere v. retrocopertina.”,”ITAE-059″ “DE-ROSA Luigi”,”La rivoluzione industriale in Italia e il Mezzogiorno.”,”Luigi DE-ROSA (Napoli, 1922) ha studiato presso l’Università di Napoli e Torino e alla London School of Economics. Ha frequentato l’ Istituto Croce. Ordinario di Storia economica presso l’ Università di Bari, è stato pure professore alla Columbia University di New York. Insegna a Napoli.”,”ITAE-073″ “DE-ROSA Gabriele”,”I conservatori nazionali. Biografia di Carlo Santucci.”,”Contiene il capitolo: Il movimento cattolico e il Banco di Roma (pag 103-126): “”Carlo Santucci fu presidente del Banco (di Roma, ndr) nel periodo che va dalla fine del 1916 al febbraio 1923 e che all’ incirca coincise con il declino della banca di tipo misto, della banca, cioè, che impiegava denaro ottenuto con la raccolta dei depositi in operazioni a non breve scadenza nel settore industriale. Questa banca aveva partecipato largamente al finanziamento delle grandi industrie meccaniche sorte in relazione allo sforzo bellico, industrie che non ressero alle difficoltà imposte dalla riconversione successiva alla prima guerra mondiale: la crisi (clamorosa quella della Banca di Sconto) si ripercosse sensibilmente su tutte le banche che avevano forti partecipazioni in aziende industriali. Il Banco di Roma poté evitare la fine della Banca di Sconto perché allargò la sia azione verso intraprese come l’ organizzazione delle esportazioni, che assicurarono ad esso notevoli vantaggi”” (pag 103) “”D’altra parte, non si può assolutamente pensare che un uomo come il Santucci, terziario francescano, probo quanto altri mai, scrupolosissimo, si servisse del Banco per una politica affaristica personale: la sua presenza alla testa dl Banco era garanzia per i depositanti che il loro danaro non sarebbe stato preda dell’ affarismo. Prendersela con il Santucci e con il Vicentini, come ha fatto l’ex-ministro delle Finanze fascista Alberto De’ Stefani, perché non avrebbero saputo seguire, in sostanza, una politica preveggente ci sembra un modo piuttosto semplicistico, oltre che poco equo, per risolvere la questione. La crisi, invero, che investì il Banco di Roma fu più grande delle persone che dirigevano quel vecchio istituto di credito e fu più grande della stessa politica dei pannicelli caldi adottata dal De’ Stefani dopo aver estromesso dal Banco, con l’ aiuto imperioso di Mussolini, il povero ma onesto Santucci””. (pag 105) Gabriele De Rosa è nato il 24 giugno 1917 a Castellammare di Stabia (Napoli), risiede a Roma. Laureato in giurisprudenza. Ufficiale dei Granatieri nella seconda guerra mondiale, ha combattuto ad El Alamein (Africa). Ha fatto parte della Resistenza. Nel 1954 fu presentato a Luigi Sturzo da don Giuseppe De Luca, il fondatore delle Edizioni di Storia e Letteratura di cui De Rosa fu collaboratore, reggendone le sorti dopo la scomparsa di De Luca nel 1962. Fu accanto a Sturzo dal 1954 fino alla sua morte, nel 1959. Un incontro fondamentale nella biografia di De Rosa, che raccolse e pubblicò nel 1982, presso la Morcelliana di Brescia, le conversazioni con Luigi Sturzo. Contemporaneamente De Rosa lavorava alla Storia del Partito popolare italiano, considerata da Sturzo la migliore opera sulle vicende del popolarismo. Accanto all’interesse per la figura di Sturzo, De Rosa pubblicava il primo volume degli scritti di Alcide De Gasperi. In bibliografia gli altri titoli di volumi e saggi dedicati allo statista trentino. Nel 1958 De Rosa conseguì la libera docenza di Storia contemporanea, la prima messa a concorso nella storia dell’Università. Nel 1960 fu con Giovanni Spadolini e Aldo Garosci vincitore del concorso di storia contemporanea per professore ordinario. Ha insegnato nelle Università di Padova, di Salerno, di cui fu il primo rettore, e di Roma. Nel 1966 fondò a Padova con Angelo Gambasin, Silvio Tramontin, Paolo Sambin, Letterio Briguglio ed altri, il Centro studi per la storia della Chiesa nel Veneto nell’età contemporanea, con sede presso l’Archivio di Stato. A cura del Centro uscirono le regestazioni delle visite pastorali dei vescovi veneti, in una collana delle Edizioni di Storia e Letteratura, intitolata Thesaurus ecclesiarum Italiae. Con questa iniziativa si dava impulso a quella storiografia religiosa, che è stata detta del “”vissuto religioso””. Nel 1975 il Centro studi si trasferiva a Vicenza, assumendo il nome di Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa. De Rosa è stato segretario generale dell’Istituto di Vicenza dalla fondazione, presidente dal 1999. È presidente dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma dal 1979; Presidente del Comitato scientifico della cattedra di Caltagirone, intitolata a Luigi Sturzo; già Presidente dell’AICI (Associazione degli Istituti di Cultura Italiani); Presidente dell’Associazione per la storia sociale del Mezzogiorno (Salerno-Potenza). Membro dal 1994 della Giunta Centrale degli Studi Storici. Dal 1951 al 1971 è stato redattore della Rassegna di politica e storia. Fondò e diresse dal 1968 al 1971 la Rivista di studi salernitani, organo dell’Università di Salerno. È stato eletto Senatore nel 1987 nel Collegio di Treviso. Ha fatto parte della Commissione Istruzione del Senato, Presidente della Commissione di vigilanza della Biblioteca del Senato. Rieletto Senatore nel 1992 è stato eletto Presidente della DC al Senato nel 1993, che prese il nome di PPI. Non si è ripresentato alle elezioni del 1996. Bibliografia: Storia politica dell’Azione Cattolica, Bari 1953 A. De Gasperi, I cattolici dall’opposizione al governo, a cura di G. De Rosa, Laterza, Roma-Bari 1955 Giolitti e il fascismo, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1957 L. Sturzo, La Croce di Costantino. Primi scritti politici e pagine inedite, a cura di G. De Rosa, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1958 Filippo Meda e l’età liberale, Le Monnier, Firenze 1959 I conservatori nazionali. Biografia di Carlo Santucci, Morcelliana, Brescia 1962 I Gesuiti in Sicilia. La Rivoluzione nel 1848, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1963 A. De Gasperi, I cattolici trentini sotto l’Austria. Antologia degli scritti dal 1902 al 1915 con i discorsi al Parlamento austriaco, a cura di G. De Rosa, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1964 Storia del movimento cattolico, Laterza, Bari 1962 Storia del Partito Popolare Italiano, Laterza, Bari 1966 Giuseppe Sacchetti e la pietà veneta, Studium, Roma 1968 (prima edizion: Giuseppe Sacchetti e l’Opera dei Congressi, 1957) Chiesa e religione popolare nel Mezzogiorno, Laterza, Roma-Bari 1972, Luigi Sturzo, Utet, Torino 1977 Carteggio fra Luigi e Mario Sturzo, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1985 A. De Gasperi, Scritti di politica internazionale, a cura di G. De Rosa, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 1981 Sturzo mi disse, Morcelliana, Brescia 1982 Mentalità e mutamenti economici nella società veneta, relazione al Convegno su Trasformazioni economiche e sociali nel Veneto fra XIX e XX secolo, a cura di A. Lazzarini, Vicenza 15-17 gennaio 1982 Storia del Banco di Roma, Banco di Roma, Roma 1984 Tempo religioso e tempo storico, I, II, III, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1987, 1994 e 1999 saggi di storia religiosa dal Medioevo all’età contemporanea Sturzo, De Gasperi e la crisi europea degli anni Trenta, e De Gasperi statista, in Da Luigi Sturzo ad Aldo Moro, Morcelliana, Brescia 1988 Storie di santi, Laterza, Roma-Bari 1990 Vita religiosa e cultura in Lombardia e nel Veneto nell’età napoleonica, a cura di G. De Rosa e F. Agostini, Laterza, Roma-Bari 1990 Una Banca cattolica tra cooperazione e capitalismo, Laterza, Roma-Bari, 1991 Storia della Banca popolare vicentina, a cura di G. De Rosa, Laterza, Roma-Bari, Storia del Banco San Geminiano e San Prospero, prefazione e a cura di G. De Rosa, Laterza, Roma-Bari 1998 Stato unitario e federativo del pensiero cattolico italiano. Atti del XXII corso della “”Cattedra Rosmini””, a cura di G. Pellegrino, Stresa 1994 Luigi Sturzo fra Toniolo e Rosmini, in Studi in onore di Feliciano Benvenuti, Mucchi editore, Venezia 1996 Cesare Balbo alle origini del cattolicesimo liberale, a cura di De Rosa con F. Traniello, Laterza, Roma-Bari 1996 Luigi Sturzo. Il manuale del buon politico, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1996 Luigi Sturzo. Lettere non spedite, Il Mulino, Bologna 1996 Fedele Lampertico e la scuola lombardo-veneta in “”Ricerche di Storia sociale e religiosa”” n° 51, gennaio-giugno 1997 La transizione infinita. Diario politico 1990-1996, Laterza, Roma-Bari 1997 La storia che non passa, Diario Politico (1968-1989), Rubbettino, Cosenza 1999 Storia dell’Ansaldo (1919-1929), a cura di De Rosa, Laterza, Roma-Bari 1998 Storia dell’Ansaldo. Dall’Iri alla guerra (1930-1945), a cura di G. De Rosa, Laterza, Roma-Bari 1999 Le vie dell’industrializzazione europea. Sistemi a confronto, a cura di G.Luigi Fontana, introduzione di G. De Rosa e G.L. Fontana, il Mulino, Bologna 1997. Istituto Luigi Sturzo Fonte Rai”,”ITAA-074″ “DE-ROSA Luigi”,”Storia del Banco di Roma. Volume I.”,”””Pacelli introdusse l’ argomento ricordando le disfunzioni dell’ apparato creditizio italiano nei confronti dei desideri degli Istituti di emissione del Paese. “”Più che all’ interesse locale – affermò – le banche sono dedite al credito straniero””. Una situazione siffatta era evidente anche a Genova, “”ove l’ esodo del denaro si deplora(va) forse più che in altre piazze d’ Italia””. Propose, pertanto, di impiantare in Genova una sede che meglio corrispondesse agli interessi locali e vi trovasse “”una sicura base di operazioni. (…) L’ apertura della filiale di Genova rispondeva alle esigenze, già altre volte rilevate, di una città in piena espansione commerciale e industriale, porto principale delle straordinarie trasformazioni che si stavano registrando nel suo vasto retroterra che comprendeva sia il Piemonte, con al centro Torino, sia la Lombardia, con al centro Milano, ed altre cittadine pure in via di rapido sviluppo.”” (pag 164)”,”ITAE-125″ “DE-ROSA Gabriele a cura; articoli di Giovanni BUSNELLI Enrico ROSA Angelo BRUCCULERI Giovanni BUSNELLI Pietro PIRRI Mario BARBERA Ulpiano LOPEZ Antonio MESSINEO Giuseppe MUNDO’ Domenico MONDRONE Andrea ODDONE Riccardo LOMBARDI”,”Civiltà Cattolica. Antologia, 1850-1945. Quarto volume.”,”Articoli di Giovanni BUSNELLI Enrico ROSA Angelo BRUCCULERI Giovanni BUSNELLI Pietro PIRRI Mario BARBERA Ulpiano LOPEZ Antonio MESSINEO Giuseppe MUNDO’ Domenico MONDRONE Andrea ODDONE Riccardo LOMBARDI Chiesa e Nazismo in Germania. “”(…) il documento viene alla conclusione direttiva per i cattolici, nei seguenti termini ponderati e precisi: ‘In accordo con il detto dei Vescovi bavaresi, noi leviamo, con la massima severità, la nostra parola ammonitrice rispetto al Nazionalsocialismo, in quanto esso manifesta idee politiche e dottrine inconciliabili con la dottrina cattolica””. “”A particolare giustificazione di questo monito, continuano i Prelati, facciamo esplicitamente nostre le dichiarazioni dell’ Eminentissimo Cardinale Arcivescovo di Breslavia: “”Noi cristiani cattolici non conosciamo nessuna ‘religione di razza’, (…)””. (pag 1610) Difesa della razza. Eugenetica. Eugenica. “”In particolare, l’ art. 1 della legge del Reich dice: “”Possono esser resi infecondi, per mezzo d’ intervento chirurgico, tutte le persone affette da una malattia ereditaria, se l’ esperienza corroborata dalla scienza medica, fa prevedere che molto probabilmente la loro discendenza dovrà ereditare gravi anomalie psichiche o morali””; e qui vengono enumerati nove gruppi di malattie giudicate ereditarie””. (pag 1671-1672) Diritto espansione (pag 1708)”,”RELC-173″ “DE-ROSA Gabriele”,”Il Partito popolare italiano.”,”DE-ROSA Gabriele (1917) già ordinario di storia contemporanea all’ Università di Padova insegna ora all’ Istituto Universitario di Salerno di cui è anche direttore.. “”E siamo a quel “”caos minaccioso”” che precedette la marcia su Roma, a quel giuoco quasi funambolesco di manovre e contromanovre tra Roma, Milano e Cavour, che avrebbe dovuto preparare un Ministero Giolitti con i fascisti, un ministero di legalizzazione del fascismo, con l’ accordo di Turati, di Giolitti, di Albertini, di Sturzo, tentativo che, invece, valse soltanto a provare al fascismo che esso poteva ormai tutto osare, che nell’ ultimo passo per l’ assalto al potere non avrebbe incontrato ostacoli seri””. (pag 166) Collaborazione cattolici governo Mussolini (pag 183)”,”ITAA-103″ “DE-ROSA Gabriele”,”Il movimento cattolico in Italia. Dalla Restaurazione all’ età giolittiana.”,”DE-ROSA Gabriele (1917) già ordinario all’ Università di Padova, insegna all’ Istituto universitario di Salerno. “”Rispetto anzi a questi fenomeni, allo stato della questione sociale, l’ enciclica arrivò con ritardo: ben quarantatre anni dopo il Manifesto di Marx, e quando lo sviluppo delle dottrine e delle organizzazioni socialistiche, specialmente in Francia e in Germania, era oramai avanzatissimo. Se in Italia essa incontrò maggior successo fu proprio per il più lento sviluppo del socialismo e perché la Chiesa non si era compromessa, come in Francia, “”con la società liberale e l’ economia liberale, nella speranza di conciliarsi la borghesia volterriana ogni giorno più potente e più opulenta”” (Georges Bernanos, ndr). La redazione dell’ enciclica leoniana fu affidata a uomini di forte preparazione filosofica, come il gesuita Matteo Liberatore e il cardinale Tommaso Zigliara, autori rispettivamente del primo e del secondo schema. Matteo Liberatore aveva già pubblicato nel 1889 il suo volume Principii di economia politica, in cui aveva raccolto gli articoli economici incominciati a comparire nella “”Civiltà cattolica”” dal 1887. (…)””. (pag 151)”,”ITAA-104″ “DE-ROSA Gabriele”,”Sturzo.”,”DE-ROSA Gabriele nato a Castellamare di Stabia nel 1917 ha insegnato storia contemporanea nell’ università di Padova, storia moderna nell’ università di Salerno di cui è stato anche il rettore. Ha insegnato poi all’ Università di Roma storia contemporanea. E’ segretario generale dell’ Istituto per le ricerche di storia sociale e di storia religiosa nonché direttore del Centro studi per la storia del Mezzogiorno con sedi a Salerno e a Potenza. Dirige la rivista ‘Ricerche di storia sociale e religiosa’. Amico e collaboratore di Don Giuseppe DE-LUCA, lo storico della pietà e fondatore delle Edizioni di Storia e Letteratura, è stato vicino a Luigi STURZO dal 1954 al 1959. Tra le sue opere principali ‘Storia del movimento cattolico’. “”Così Pio X, proprio negli ultimi anni della sua vita, vedeva liquefarsi tra le mani i tentativi per mantenere compatto, ordinato il campo dei cattolici.”” (pag 159) “”L’ atteggiamento filo-libico di Sturzo. Anche Sturzo fu favorevole alla guerra libica: non parlò di nuova crociata e di “”vento nazionalista che soffiava dalle coste dell’ Africa””, tuttavia fu questa volta, lui, antigiolittiano per la pella, con il governo. In un discorso che pronunziò a Caltagirone il 30 marzo 1913, quando l’ impresa libica si era già conclusa, dichiarò testualmente: “”Noi dobbiamo tributare lode come italiani all’ attuale rappresentanza nazionale e all’ attuale governo di avere affrontato e risolto il problema della grandezza dell’ Italia con la impresa libica (…)””.”” (pag 159-160)”,”ITAA-119″ “DE-ROSA Luigi”,”Iniziativa e capitale straniero nell’ industria metalmeccanica del Mezzogiorno, 1840-1904.”,”””Altro provvedimento da adottare, secondo l’ on. Colombo, era estendere la protezione doganale anche al settore della meccanica ferroviaria, considerato che quello della meccanica navale godeva già di una protezione del 10%. Di qui l’on. Colombo passava a porre l’ accento sulla politica industriale da seguire in Italia, specie nel settore metalmeccanico. Egli partiva dalla constatazione che, nonostante i progressi registrati nel settore, l’ Italia non solo non era riuscita a dare corpo ad una corrente di esportazione, ma neppure era stata in grado di provvedere alle sue esigenze. Ancora al 1890, in metalli e macchine, l’ ammontare delle importazioni, era stato di 130 milioni di lire, laddove grosse macchine e strumenti di precisione – potevano fabbricarsi in Italia. Invece, se insieme con una maggiore diffusione di un ben organizzato insegnamento scientifico e tecnico la protezione fosse cresciuta, “”non solamente gli industriali che (erano) venuti in Italia dall’ estero ad impiantare le loro industrie ci (sarebbero restati), ma nuovi industriali (sarebbero venuti), ad impiantare nuovi stabilimenti e per conseguenza noi avremmo moltiplicati in Italia gli Armstrong di Pozzuoli, gli Schwartzkopff di Venezia, gli Zopfi, gli Zuppinger e tutti quei mugnai e cotonieri che (erano) venuti nelle nostre valli alpine ad impiantare magnifiche fabbriche””. Questo era “”il vero modo di attirare nel paese l’ industria e il capitale forestiero””. Solo così, le officine italiane, cessato il vento protezionista che infuriava in Europa e nel mondo, e divenute abbastanza forti da poter vivere anche senza protezione, avrebbero potuto sfidare agevolmente la concorrenza forestiera””.”” (pag 166-167)”,”ITAE-195″ “DE-ROSA Luigi”,”Lo sviluppo economico dell’Italia dal dopoguerra a oggi.”,”Luigi DE-ROSA è docente di storia economica alla Luiss di Roma. Ha insegnato storia economica europea nella Columbia University di New York e come ordinario (Chieti, Bari,Napoli).Dal 1972 è direttore del Journal of European Economic History. Ha pubblicato molte opere (v. 4° cop). Attraverso i cinquanta volumi della Rivista della Banca di Roma: “”Review of Economic Conditions in Italy’ (1947-1996) (a cui collaborano anche banchieri e governatori) l’A ricostruisce l’ascesa industriale dell’Italia.”,”ITAE-213″ “DE-ROSA Gabriele a cura, scritti di M. DOBB F. ENGELS S. SMILES P.. GASKELL J. FIELDEN T. TOOKE K. MARX V.I. LENIN L. TROTSKY J. STALIN W. WILSON MAO TSE-TUNG HO CHI-MINH GANDHI F. CASTRO BENEDETTO XV GIOVANNI XXIII PAOLO VI”,”Le rivoluzioni nell’età contemporanea.”,”Contiene il testo di: – Manifesto di Zimmerwald – Manifesto partito comunista – Rerum novarum – Dichiarazione diritti uomo e cittadino – Nota ai capi delle potenze belligeranti – Rapporto Krusciov – 14 punti dI Wilson – La carta atlantica – Mater et magistra”,”STOU-098″ “DE-ROSA Luigi”,”La storia economica nell’età di Federico Chabod.”,”””Nella misura in cui la scuola liberista rivendicava per la sua dottrina validità universale nel tempo e nello spazio, indipendentemente da ogni singola esperienza storica, quella protezionistica viceversa accentuava l’importanza della conoscenza dei fatti storici, quale unica vera fonte di valida politica economica. E poiché questa ultima scuola si radicò soprattutto in Germania, dalla Germania derivò una delle spinte maggiori allo studio della storia economica. Ma non fu soltanto la scuola storica tedesca dell’economia ad accreditare l’importanza e l’utilità della storia economica. Contributo determinante in questo senso venne dall’opera di Marx e dei suoi seguaci: del resto che cosa è il ‘Capitale’ di Marx, se non un trattato permeato e dominato dalla storia economica? Né bisogna dimenticare che anche il Comte e la scuola sociologica e positivistica da lui derivata sostennero la necessità della conoscenza della storia economica. Probabilmente fu proprio questa diversità e molteplicità di approcci a rendere più difficile il decollo scientifico e l’affermazione accademica della nuova disciplina. Cos’era, infatti, la storia economica? Un’ancella dell’economia, per individuare le fasi o i tipi reali della vita economica, ai quali adattare adeguati similari modelli di politica economica, come pretendeva la scuola storica tedesca? Oppure un’applicazione di quello che i seguaci di Marx chiamavano materialismo storico per far risaltare dallo studio del passato contrasti e lotte di classe? Od ancora un semplice strumento da usarsi nelle scienze sociali, nel senso che lo studio della storia dei fenomeni economico-sociali consentiva non solo di conoscere meglio i fenomeni presenti, ma anche di prevederne lo sviluppo futuro? Fino al 1918 tentativi di liberare la storia economica da tante ipoteche non erano mancati. Il dibattito era stato particolarmente vivace ad Harvard sia con l’Ashley che con Gay. Ma anche se Harvard, nel non breve cammino che ci volle per passare dall’economismo storico alla storia economica (1), rappresenta senza dubbio una tappa importante bisogna considerare che questo centro universitario non aveva allora in Europa il peso che avrebbe acquistato negli anni trenta, dopo il massiccio afflusso di studiosi e scienziati fuggiti dall’Europa caduta sotto la dittatura.”” (pag 996-997) [Luigi De Rosa, La storia economica nell’età di Federico Chabod] [(in) ‘Rassegna economica’, bimestrale del Banco di Napoli, n° 5, settembre-ottobre 1983] [(1) E.F. Gay, “”The tasks of Economic History””, in ‘The Journal of Economic History, December 1942, Supplement, p. 9]”,”STOx-006-FPA” “DE-ROSA Gabriele”,”Giuseppe Sacchetti e l’Opera dei Congressi.”,”””Giuseppe Sacchetti fu antiunitario non perché l’unità si compiva violando il primitivo programma federalista e liberista di Cavour o perché essa feriva la potenza dell’Austria, ma perché quell’unità, nella sua logica politica, presupponeva il dissolvimento, più o meno pacifico, dello Stato pontificio, che egli riteneva essenziale per la libertà della Chiesa, minacciata dal progredire del liberalismo sovvertitore di un’antica mentalità d’ordine preborghese. Egli non nutrì i caldi sentimenti liberistici, che albergarono negli animi dei discepoli del Ferrara. Non c’è in Sacchetti né Malthus, né Bentham, né Say: come temperamento, egli è contadino, estraneo alle dottrine moderne e classiche della economia borghese”” (pag 13) “”Non gli mancò, negli ultimi anni, la simpatia di Papa Sarto, che, nel giugno del 1904, gli inviò la commenda di S. Silvestro. Nella lotta contro il modernismo, Pio X poté contare sull’aiuto sicuro del Sacchetti, che fece dell”Unità cattolica’ il giornale antimodernista per eccellenza”” (pag 167)”,”RELC-331″ “DE-ROSA Ornella”,”Question agraire et mouvement ouvrier en Italie. Amadeo Bordiga (1889.-1970) et la fondation du parti communiste.”,”Edizione italiana: ‘Amadeo Bordiga. Questione agraria e movimento operaio’, CUES, Salerno, 2012 Ornella De Rosa insegna storia contemporanea nell’Università di Salerno e metodologia della ricerca storico-sociale nell’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il problema della terra ai contadini. Per Lenin è necessaria la coltivazione su grande scala. “”Nel 1913 Lénine avait écrit: “”Seule une organisation autonome des travailleurs salariés menant une sorte de lutte de classe avec cohérence, pourra soustraire les paysans à l’influence de la bourgeoisie et leur expliquer que la situation des petits producteurs est absolument sans issues dans la societé capitaliste”” (36). Cette vision se fonde sur les conceptions d’un parti socialiste qui, depuis 1901, soutenait que la distribution de la terre aux paysans – impliquant la constitution de 6 classes de petits propriétaires – allait bientôt représenter un sérieux obstacle à la formation d’entreprises collectives conçues selon les critères du socialisme. Ces principes auraient été repris en 1919 lorsque, en Russie, face à l’évidente volonté des paysans de devenir les patrons des terres cultivées, Lénine avait laissé indivises les petites et moyennes propriétés, tout comme les grandes exploitations gérées rationnellement. Toutefois, Lénine en personne, quelques mois auparavant, avait affirmé: “”Nous ne pouvons pas cacher aux paysans et, d’ailleurs, non plus aux prolétaires ou au semi-prolétaires des campagnes, que la culture à petite échelle (…) ne réussira pas à affranchir l’humanité de la misère de masse; pour le bien-être social, il est nécessaire de prendre en considération le passage à la culture à grande échelle, en se mettant immédiatement à l’oeuvre pour apprender aux masses comment effectuer ce passage par les moyens pratiques les plus adéquats”” (37)””] [Ornella De Rosa, ‘Question agraire et mouvement ouvrier en Italie. Amadeo Bordiga (1889.-1970) et la fondation du parti communiste’, Paris, 2013] [(36) V. Lenin, Opere scelte in sei volumi, Roma, Editori Riuniti, vol. II, p. 146; (37) Cité par A. Camera et R. Fabietti in ‘Elementi di storia, l’età contemporanea’, Bologna, Zanichelli, 1987, p. 363] (pag 72-73)”,”BORD-139″ “DE-ROSA Gabriele”,”Il Partito Popolare Italiano.”,”Gabriele De Rosa (1917) ha insegnato Storia contemporanea nelle università di Padova, Salerno, di cui è stato anche rettore, e Roma. É stato eletto senatore della Repubblica nel 1987.”,”ITAP-029-FL” “DE-ROSA Gabriele”,”Il Movimento cattolico in Italia. Dalla restaurazione all’età giolittiana.”,”Gabriele De Rosa (1917) ha insegnato Storia contemporanea nelle università di Padova, Salerno, di cui è stato anche rettore, e Roma. É stato eletto senatore della Repubblica nel 1987.”,”RELC-036-FL” “DE-ROSA Luigi”,”L’avventura della storia economica in Italia.”,”Luigi De Rosa è docente di Storia economica presso l’Istituto Universitario Navale di Napoli e preside della Facoltà di Economia dei Trasporti e del Commercio Internazionale dello stesso Istituto. Presidente della Società degli storici italiani. (1990) “”Anche riguardo all’evo moderno e contemporaneo, si deve ripetere quanto si è detto a proposito del Medioevo, e cioè che la storiografia economica italiana si è scarsamente interessata ai problemi relativi alla storia di altri Paesi”” (pag 150)”,”ITAE-005-FC” “DE-ROSA Gabriele”,”Il Partito popolare italiano.”,”Gabriele De Rosa (1917-) insegna all’Università di Roma. E’ autore di una ‘Storia del movimento cattolico in Italia’ in due volumi (1966) e di ‘Giolitti e il fascismo’ (1958). Pcdi e Psi davanti al pericolo fascista. “”Insomma, comunisti e socialisti si trovavano dinanzi al loro nemico più pericoloso, ma si indebolivano a vicenda, agitando come spade lampeggianti, l’una contro l’altra, le teorie di Bebel e di Lenin. Finché, parafrasando le parole di Bertolt Brecht, coi volumi di Marx e di Kautsky stretti nei pugni storpiati, la fossa fascista li mise d’accordo”” (pag 158)”,”ITAP-001-FER” “DE-ROSE Maria”,”La verità senza soggetto. Lenin e la scienza.”,”Maria De Rose (Bari, 1954) ha lavorato nell’istituto di filosofia dell’Università di Bari. Ha studiato il problema della scienza in rapporto alla critica dell’economia politica. “”Uno dei più grandi meriti di Lenin sta nell’aver evidenziato il carattere partitico della filosofia (29). Ciò che Lenin sostiene in un breve scritto del 1905 a proposito della nascita in Russia di movimenti apartitici e di organizzazioni sedicenti neutrali, mostra molto bene come, dal punto di vista del materialismo storico-dialettico, ad ogni scelta teorica corrisponda una precisa presa di posizione a favore dell’uno o dell’altro dei ‘partiti’ che costituiscono la società borghese e come, perciò, sia insostenibile e sostanzialmente falsa qualunque posizione che si autodefinisca ‘neutrale’: “”In una società, fondata sulla divisione in classi, la lotta tra le classi ostili si tramuta ineluttabilmente, in una certa fase di sviluppo, in lotta politica. L’espressione più coerente, integrale e compiuta della lotta politica tra le classi è la lotta tra i partiti. L’indipendenza dai partiti è indifferenza per la lotta tra i partiti. Ma quest’indifferenza non equivale alla neutralità, all’astensione dalla lotta, perché nella lotta di classe non si può essere neutrali, perché nella società capitalistica non ci si può ‘astenere’ dal prender parte allo scambio dei prodotti o della forza-lavoro. E lo scambio genera inevitabilmente la lotta economica e, dopo di essa, anche la lotta politica. L’indifferenza per la lotta non è quindi affatto estraneazione dalla lotta, astensione da essa o neutralità. L’indifferenza è tacito appoggio a chi è forte, a chi comanda. (…) L’indipendenza dai partiti è un’idea borghese. Lo spirito di partito è un’idea socialista’”” (30). Secondo Lenin, la presa di posizione in filosofia è il primo atto filosofico nel senso che, mediante esso, si chiarisce la collocazione che all’interno della concreta situazione storica assume qualsiasi individuo che ‘fa filosofia’. Secondo Lenin, la filosofia non è un ‘affare privato’, bensì è l’espressione teorica di una determinata posizione politica. E’ in questo senso che Lenin evidenzia la fondamentalità del nesso filosofia-politica, che costituisce lo statuto della filosofia”” (pag 25-26) [(29) Il tema della partiticità della filosofia, secondo N. Badaloni, deve la sua centralità, nella discussione teorica di Lenin, al fatto che equivale all’affermazione della possibilità di una visione scientifica del processo sociale da parte del movimento operaio (è per questo motivo che, afferma Badaloni, il discorso di Lenin parte paradossalmente dalla difesa della obiettività dei concetti scientifici) e alla rivendicazione del carattere attivo della consapevolezza operaia. (N. Badaloni, ‘Scienza e filosofia in Engels e Lenin’, in “”Quaderno di critica marxista””, 1970, in part. p. 105; (30) Lenin, ‘Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito’, in Lenin, Opere scelte, cit., I, pp. 671-672]”,”LENS-265″ “DE-ROUGEMONT Denis”,”L’Amour et l’Occident.”,”L’Occidente è prima di tutto una concezione dell’ Amore. L’autore tratta di questo soggetto ‘eterno’ mettendo l’accento sui valori di fedeltà che l’uomo non può negare senza condannarsi alla perdizione (4a di copertina)”,”STOS-011-FSD” “D’ERRICO Francesco e altri autori”,”Atlante di archeologia.”,”Colonia etrusca a Genova e dominio del mar Tirreno (pag 90) Gli Etruschi e la loro espansione. “”La mobilità marittima, legata soprattutto a traffici di eccedenze agricole provenienti dai territori meridionali, emerge già alla fine del sec. VII a C., quando la marineria etrusca (concretamente documentata da evidenze iconografiche e da qualche relitto di nave oneraria), si inserisce nel Tirreno, frequentato da Fenici e da Greci: questi ultimi non solo coloni dell’Italia meridionale, ma anche mercanti di Corinto e, successivamente della Ionia asiatica. Nel coso del sec. VI a.C. rapporti commerciali apparentemente pacifici vengono instaurati con le genti celto-liguri della Provenza e della Linguadoca e con i Focei stanziati a Marsiglia dal 600 a.C. soprattutto tramite i centri del traffico localizzati a Saint Blaise e a Lattes; stretti appaiono anche i legami con i Fenici stanziati in Sardegna, in particolare con quelli di Tharros presso la quale si trovava, forse, un insediamento commerciale etrusco (iscrizione monumentale di Othoca). Veri e propri conflitti vengono aperti, stando alle fonti letterarie, dopo la fondazione nel 545 a.C. ca. di una colonia di Focei ad Aleria, sulla costa tirrenica della Corsica: la successiva battaglia navale del Mar Sardo, che vede vittoriosa la flotta etrusco-cartaginese, segna da un lato il definitivo dominio degli Etruschi nel medio e alto Tirreno, dall’altro l’inserimento della Sardegna nell’orbita di Cartagine. Attorno al 500 a.C. Aleria, in Corsica, e Genova accolgono colonie di Etruschi provenienti dalle città della costa. I materiali rinvenuti nell’abitato e nella necropoli di Aleria confermano quanto riferisce la tradizione storiografica greca a proposito della dominazione etrusca in Corsica mentre per quanto concerne Genova, definita peraltro dal geografo Strabone «emporio dei Liguri», recenti scoperte epigrafiche rivelano il carattere residenziale, non solo commerciale del contingente etrusco stanziato”” (pag 90)”,”REFx-142″ “D’ERRICO Gian Luca”,”Madame de Pompadour.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”C’è un momento nella vita degli uomini e in quella dei popoli in cui è troppo tardi per tutto, sia per vivere con onore, sia per morire in piedi”” (Pompadour) Gian Luca D’Errico è uno storico dell’Età moderna. Già assegnista della Normale di Pisa e dottore di ricerca dell’Università di Bologna, si occupa delle classi subalterne, dissenso politico-religioso e giustizia ecclesiastica.”,”BIOx-369″ “D’ERRICO Gian Luca”,”Masaniello. La follia di un capopopolo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Gian Luca D’Errico è uno storico dell’Età moderna. Già assegnista della Normale di Pisa e dottore di ricerca dell’Università di Bologna, si occupa delle classi subalterne, dissenso politico-religioso e giustizia ecclesiastica. “”Un giovane «scalzo» del Lavinaio che viveva di stenti fra contrabbando e gioco d’azzardo, si ritrovò a essere l’eroe di un intero popolo, il “”capitan generale”” di una rivolta contro il malgoverno del viceré e la violenza dell’aristocrazia nella Napoli del XVII secolo. È la storia di Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio noto come Masaniello, il “”pescivendolo”” che, nonostante le umili origini, ebbe il coraggio di combattere la politica del governatore regio per salvare il popolo dall’insostenibile miseria. Dal 7 al 16 luglio del 1647, nel giro di soli dieci giorni, Masaniello divenne re indiscusso di Napoli, ma fu tradito dai suoi più stretti collaboratori e ucciso brutalmente da una congiura ordita dal vicerè”” (quarta di copertina)”,”BIOx-377″ “DERRIDA Jacques”,”Spectres de Marx. L’ Etat de la dette, le travail du deuil et la nouvelle Internationale.”,”‘Thou art a Scholler; speake to it Horatio”” “”The times is out of joint”” Il tempo è fuori di sesto (pag 130) Le temps est hors de ses gonds. O sort maudit Qui veut que je sois né pour le rejointer! (da internet) (Amleto Shakespeare) El tiempo está fuera de quicio. ¡Oh suerte maldita / que ha querido que yo nazca para recomponerlo! / Vamos, entremos juntos. Derrida cita moltissimo nel testo termini e frasi in tedesco, per es. ‘Beschwörung’ (congiura), ‘Gespenst’ (spettro), ‘Geist’ (spirito), ‘Geheimnis’ (segreto) ‘Das Wesen’ (l’ essenza), ‘Hauptgespenst’ (essenza generale dell’ uomo) ecc. Il capitale e l’ avarizia. “”Tutto il movimento di idealizzazione (Idealisierung) che Marx descrive allora, che si tratti di moneta o di ‘ideologemi’, è una produzione di fantasmi, di illusioni, di simulacri, di apparenze o di apparizioni (Scheindasein du Schein-Sovereign e del Schein-gold). Inoltre, egli accosterà questa virtù spettrale della moneta a colui che, nel desiderio di tesaurizzazione, specula sull’ uso del denaro ‘dopo la morte’, nell’ altro mondo (nach dem Tode in der andern Welt). Geld, Geist, Geiz: come se il denaro (Geld) fosse sia all’ origine dello spirito (Geist) e dell’ avarizia (Geiz). ‘Im Geld liegt der Ursprung des Geizes’ (1), disse Plinio citato da Marx molto presto. (…)””. (pag 81) (1) “”Nel denaro sta l’origine dell’avarizia… a mano a mano che si accende qui una specie di follia che già non è più avarizia, bensì bramosia di oro”” (Plinio) (internet)”,”TEOC-416″ “DERRIDA Jacques”,”Histoire du mensonge. Prolégomènes.”,”””L’ homme qui ne croit pas à ce qu’il dit est moins qu’une chose”” (Kant, Doctrine de la vertu) (pag 111) “”Sans se pencher en casuiste sur tous les cas difficiles et troublants que saint Augustin analyse, le plus souvent à partir d’exemples bibliques, Kant semble exclure tout contenu historique quand il définit la véracité (Wahrhaftigkeit: veracitas) comme un devoir formel absolu: ‘La véracité dans les déclarations (Wahrhaftigkeit in Aussagen) (…) est le devoir formel (formale Pflicht) de l’homme envers chacun, si grave que soit le préjudice qui puisse en résulter pour lui.'”” (pag 46-47) “”Cette christianisation radicale se trouve, à l’état sécularisé, et à l’âge des Lumières, si on peut dire, dans la doctrine kantienne qui condamne le mensonge comme déchéance absolue, “”vice capital de la nature humaine””, “”négation de la dignité humaine””: “”l’homme qui ne croit pas à ce qu’il dit est moins qu’une chose””, dit Kant dans sa ‘Doctrine de la vertu’.”” (pag 110-111)”,”VARx-248″ “DERRIDA Jacques, con testi di NEGRI Antonio MACHEREY Pierre JAMESON Frederic MONTAG Warren EAGLETON Terry AHMAD Aijaz MOCNIK Rastko LEWIS Tom HAMACHER Werner, edizione italiana a curfa di Ermanno CASTANO’ Daniele DE-SANTIS Lorenzo FABBRI Manuel GUIDI Arianna LODESERTO”,”Marx & Sons. Politica, spettralità, decostruzione.”,”””Una forza materiale può essere rovesciata solo da un’altra forza materiale”” “”Nel 1841 Marx ricopiava in un taccuino il seguente passo tratto dal ‘Tractatus theologico-politicus’ di Spinoza: “”[il] diritto (jus) a comandare come piace loro appartiene ai sovrani financo che esercitano realmente il più grande potere; se essi perdono questo questo potere, perdono allo stesso tempo il diritto di comandare”” (48). E forse nessuno ha sviluppato più rigorosamente di Spinoza ciò che Derrida chiama l’effetto elmo: per Spinoza il sociale non è altro che un campo di forze che si oppongono e non esiste dunque idea di giustizia che non sia già immanente alle relazioni di potere, nessun pensiero che sia immanente alle relazioni di potere, nessun pensiero che non sia immanente all’azione e nessuno spirito senza corpo. Mentre Derrida (‘Forza di legge’ (49)) sembra concepire la giustizia fuori dal diritto e fuori dallo stato (anziché un diritto e uno stato da realizzare), oltre la forza (la quale, come ha dimostrato Foucault, non è diversa dalla violenza), e dunque dotata di un’indecostruibile esistenza spirituale, Marx, nello spirito di Spinoza, ha parlato di uno spettro che in nessun modo può essere compreso come “”quel che si immagina, quel che si crede e che si progetta: su uno schermo immaginario, là dove non c’è nulla da vedere”” (50). Al contrario, lo spettro che si è confrontato con “”le forze della vecchia Europa”” ha abitato certamente una forma corporea rispetto a cui non può essere detto pre-esistente. Come lo spettro del padre di Amleto, lo spirito del marxismo, l’idea di giustizia che esso definisce, le speranze e le promesse che offre, fanno sempre la loro comparsa nel mondo già armate: gli scioperi, i disordini e le sommosse della classe operaia in Europa (51). I movimenti di lotta e le diverse organizzazioni che prendono forma all’interno di tali eventi, invece di uccidere lo spirito del marxismo, sono la sola forma in cui esso può, nella sua irriducibile diversità, vivere. Sovvertendo ogni pneumacentrismo, Marx ha, molto presto, rigettato la nozione kantiana di “”arma della critica”” in favore di una “”critica delle armi””, riconoscendo che la teoria diviene effettiva fintanto che è materializzata nella forma di movimenti di massa: “”una forza materiale può essere rovesciata solo da un’altra forza materiale”” (52)”” [Warren Montag, ‘Spiriti armati e disarmati: Spettri di Marx di Derrida’] [(in Jacques Derrida e altri, ‘Marx & Sons. Politica, spettralità, decostruzione’, Milano, 2008] [(48) Karl Marx, “”Le Traité Théologique-Politique et la Correspondance de Spinoza: trois cahiers d’étude de l’année 1841″”, “”Cahiers Spinoza, 1, Eté, 1977, pp. 59-60; (49) J. Derrida, ‘Forza di legge. Il “”fondamento mistico dell’autorità””, Bollati Boringhieri, Torino, 2003; (50) J. Derrida, ‘Spettri di Marx’, cit., p. 129; (51) Negli anni che precedono il ‘Manifesto’, Marx e Engels, specialmente in Inghilterra e in Germania, hanno studiato molto da vicino i movimenti operai e descritto il comunismo come il risultato oggettivo di queste forze. Si vedano in particolare i commenti di Engels sulla rivolta dei tessitori salesiani del 1844 e il suo ‘Condizione della classe operaia in Inghilterra’ (1845); (52) K. Marx, ‘Per la critica delle filosofia del diritto di Hegel’, Editori Riuniti, Roma, II ed., 1969, p. 101 [trad. leggermente modificata]”””,”TEOC-002-FC” “DERRIDA Jacques”,”Politiche dell’amicizia.”,”Jacques Derrida, nato Jackie Élie Derrida, è stato un filosofo e saggista francese. Docente prima all’École nomale supérieure, cofondatore del Collège internarional de philosophie. Nato il 15/07/1930 a El-Biar Algeria: morto 09/10/2004 a Parigi.”,”TEOS-133-FL” “DERRY Thomas K. WILLIAMS Trevor I.”,”Storia della tecnologia. La tecnica e i suoi effetti economico-sociali. Volume secondo.”,”T.K. DERRY (1905) laureatosi ad Oxford, si è dedicato a studi di storia moderna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni tra cui ‘Europe 1914 to the Present’ (1964). T.I. WILLIAMS (1921) ha studiato ad Oxford dove si è laureato nel 1945. Scrittore di libri (chimica e storia della scienza e tecnologia) consulente di industrie, è direttore di ‘Endeavour’ pubblicata a Londra. T.K. DERRY (1905) laureatosi ad Oxford, si è dedicato a studi di storia moderna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni tra cui ‘Europe 1914 to the Present’ (1964). T.I. WILLIAMS (1921) ha studiato ad Oxford dove si è laureato nel 1945. Scrittore di libri (chimica e storia della scienza e tecnologia) consulente di industrie, è direttore di ‘Endeavour’ pubblicata a Londra. Porti. “”Ma l’aspetto più caratteristico del moderno porto industriale fu rappresentato dai “”docks””, bacini che permettono lo scarico e il carico dei bastimenti senza preoccupazione per il flusso della marea e senza l’aggravio e l’ingombro dei servizi di chiatte e bettoline. I bacini non erano del tutto sconosciuti nel diciottesimo secolo: infatti l’ Howland Great Wet Dock a Rotherhithe fu terminato nel 1700 e un bacino fu iniziato a Liverpool nel 1709, anno in cui questa città iniziò la tratta degli schiavi.”” (pag 537) Minatori. “”Nella seconda metà del diciannovesimo secolo le condizioni di lavoro nelle miniere di carbone non subirono radicali mutamenti: nel 1900 i ragazzi scendevano ancora in miniera all’ età di dodici anni. Benché i pericoli fossero stati fortemente ridotti, si verificarono ancora disastrose esplosioni, in parte perché non era ancora tenuto in debito conto il pericolo d’incendio della sottile polvere di carbone, in parte perché le norme di sicurezza allora esistenti venivano spesso ignorate.”” (pag 545)”,”SCIx-256″ “DERRY Thomas K. WILLIAMS Trevor I.”,”Storia della tecnologia. La tecnica e i suoi effetti economico-sociali. Volume primo.”,”””L’ importante nesso fra la supremazia dell’ Inghilterra nell’ estrazione del carbone dalle miniere e la sua preminenza nello sviluppo dei trasporti e di un grande nuovo motore primario, è esaminato altrove.”” (pag 174) “”Sebbene David Hume, scrivendo negli anni intorno al 1750, considerasse il cannone di ghisa e le costruzioni navali come la grande specialità dei fabbricanti inglesi, le armi da guerra in generale illustrano chiaramente gli usi a cui l’ Europa dedicò la sua abilità nella metallurgia. Fin verso il 1700 l’ arma principale della fanteria era stata la picca, costituita da una punta di acciao montata su un’asta che poteva arrivare a 5.50 metri di lunghezza, che rappresentava un’efficace protezione contro la cavalleria. Essa fu sorpassata in seguito dalla baionetta, usata per la prima volta dai moschettieri degli eserciti di Luigi XIV. La truppa poté allora fare a meno della spada, chei fanti armati di picca portavano per il combattimento a corpo a corpo, benché essa continuasse a essere impiegata come arma da punta (e da duello) dagli ufficiali. L’ arma fondamentale della cavalleria era ormai divenuta la sciabola, ideata per fendenti dall’ alto in basso (…). E’ forse una prova della minore importanza rappresentata da tutte queste armi, almeno nelle guerre tra nazioni civili, il fatto che l’ acciaio di cui erano formate, fosse manifestamente inferiore per qualità media ai migliori prodotti d’epoca anteriore, quando si poneva immensa cura nella preparazione del metallo, poiché ogni difetto avrebbe potuto causare seri inconvenienti””. (pag 175-176)”,”SCIx-257″ “DERRY Thomas Kingston WILLIAMS Trevor Illtyd”,”Storia della Tecnologia. La tecnica e i suoi effetti economico-sociali. Volume primo.”,”Thomas Kingston Derry, nato nel 1905, laureatosi a Oxford, si è dedicato specialmente a studi di storia moderna. Ritiratosi dall’insegnamento nelle scuole inglesi, vive oggi in Norvegia. Trevor Illtyd Williams nato nel 1921, ha condotto gli studi universitari a Oxford, dove si è laureato nel 1945. Vive a Oxford.”,”SCIx-183-FL” “DERRY Thomas Kingston WILLIAMS Trevor Illtyd”,”Storia della Tecnologia. La tecnica e i suoi effetti economico-sociali. Volume secondo.”,”Thomas Kingston Derry, nato nel 1905, laureatosi a Oxford, si è dedicato specialmente a studi di storia moderna. Ritiratosi dall’insegnamento nelle scuole inglesi, vive oggi in Norvegia. Trevor Illtyd Williams nato nel 1921, ha condotto gli studi universitari a Oxford, dove si è laureato nel 1945. Vive a Oxford.”,”SCIx-184-FL” “DERRY Thomas Kingston”,”Breve storia della Norvegia.”,”La prima sconfitta tedesca in Europa durante la campagna di Norvegia. “”Il generale Ruge aveva appena accettato dal governo il comando delle forze norvegesi il 10 aprile – quando il suo predecessore, che riteneva disperata la situazione, si ritirò opportunamente per limiti di età – credendo espressamente che l’appoggio promesso dagli alleati avrebbe controbilanciato i vantaggi dei tedeschi riguardo al numero di uomini addestrati e al moderno equipaggiamento militare. Ne derivò una serie di delusioni sia per il generale che per il governo, che egli metteva al corrente: e queste furono tanto più amare, in quanto gli alleati erano troppo allarmati della supposta influenza di Quisling (che sapevano essere stato ufficiale dell’esercito e ministro della difesa) per fornire ai norvegesi in anticipo informazioni sulle loro intenzioni. Dal punto di vista norvegese, si possono distinguere quattro fasi. (…) In tutte le zone, ma specialmente, com’è naturale, all’estremo nord, le truppe britanniche erano terribilmente in svantaggio per via della loro completa ignoranza di qualsiasi tecnica del combattimento nella neve, che non era nemmeno nominato nei regolamenti del servizio da campo. I norvegesi avrebbero potuto immaginarselo: ma non potevano aspettarsi la deficienza che dominò la terza fase della campagna, cioè una tremenda inferiorità rispetto ai tedeschi della potenza aerea. (…) Rimaneva l’assedio di Narvik, dove duemila soldati delle truppe di montagna austro-tedesche e lo stesso numero di marinai dei cacciatorpediniere distrutti si trovarono di fronte due brigate di norvegesi, abituati al terreno, e tre brigate di truppe inglesi, francesi e polacche, che non lo erano. (…) Mentre gli alleati progredivano lentamente dalle loro basi, che erano a settanta miglia da Narvik, passando da canali, i tedeschi avanzarono così rapidamente dalla zona di Namos per levare l’assedio che, alla fine, tutta la brigata britannica fu mandata in rinforzo ai norvvegesi e le compagnie indipendenti britanniche (precursori dei ‘commandos’) che stavano ritirandosi non riuscirono a fermare i tedeschi; ma nel frattempo si era stabilita una forza di apparecchi da caccia inglesi, che fornirono infine protezione aerea per l’assalto finale su Narvik, la quale cadde il 28 maggio ad opera di due battaglioni francesi e uno norvegeSe. I tedeschi avevano subito la loro prima sconfitta in Europa. Ma all’inizio della loro grande offensiva sul fronte occidentale il 10 maggio, era diventato vieppiù palese che la campagna della Norvegia settentrionale non era che un fatto secondaro: la Francia aveva bisogno dei suoi soldati, l’Inghilterra delle sue navi per scopi urgenti di difesa. La logica della situaizone era ovvia, ma terribilmente amara per i norvegesi”” (pag 327-330)”,”EURN-001-FGB” “DE-RUGGIERO Guido”,”L’ esistenzialismo. Aggiunta alla 1° edizione dei Filosofi del Novecento.”,”In FR l’E. è rappresentato da J.P. SARTRE, M. MERLEAU-PONTY, Simone de BEAUVOIR, J. WAHL. In GERM da HEIDEGGER e JASPERS (EUG 96)”,”FILx-001″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia del liberalismo europeo.”,”Nato a Napoli nel 1888, morto a Roma nel 1948, l’A, laureato in giurisprudenza, lasciò il foro per gli studi di filosofia. Segretario del Ministero della Pubblica Istruzione, giornalista, insegnò al Magistero di Messina, poi dal 1925 a quello di Roma, Nel 1941 in seguito alla ristampa del libro ‘Storia del liberalismo europeo’ fu destituito dalla cattedra. Per l’attività svolta per la fondazione del Partito d’ Azione nel giugno 1943 venne arrestato. Dopo la crisi del 25 luglio 1943 fu Rettore all’Univ di Roma, quindi ministro della PI nel primo ministero BONOMI (giu-dic 1944), membro della Consulta nazionale, VP del Consiglio Superiore della PI. Nel 1944 ebbe la cattedra di storia della filos della Facoltà di lettere dell’Univ di Roma. Dopo il 2 giugno 1946 venne appartandosi dalla vita politica. Con Luigi SALVATORELLI fu animatore del settimanale ‘La Nuova Europa’. Ha scritto una monumentale ‘Storia della filosofia’ (Laterza) che è stato il lavoro della sua vita.”,”EURx-032″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Da Vico a Kant.”,”Guido DE-RUGGIERO nacque a Napoli nel 1888 e si laureò in giurisprudenza presso quella università. Iniziò poi a collaborare alla ‘Critica’ di CROCE e alla ‘Cultura’ di C. DE-LOLLIS. Dopo la guerra, cui partecipò come ufficiale, iniziò un’ attività pubblicistico-politica (ora in Scritti politici 1912-26), che fu interrotta dal fascismo, contro il quale DE-RUGGIERO da subito si schierò. Fu tra i firmatari del ‘Manifesto Croce’. Diventato professore di storia della filosofia insegnò a Messina e a Roma. Nel 1925 pubblicò la ‘Storia del liberalismo europeo’ la cui seconda edizione (1941) gli valse la destituzione dalla cattedra. Negli anni del fascismo DE-RUGGIERO insegnò e scrisse la sua ‘Storia della filosofia’. Nel 1943 venne arrestato per antifascismo e liberato solo dopo il 25 luglio. Dopo la Liberazione militò nel Partito d’ Azione e fu ministro della pubblica istruzione nel primo gabinetto BONOMI. In seguito fu direttore di ‘Nuova Europa’. Nel 1946 pubblicò ‘Il ritorno della ragione’ punto di approdo della sua concezione filosofica-politica. “”Sotto il nome di conoscenze apriori s’intendono quelle che sono indipendenti non da questa o da quella, ma da ogni esperienza. Ad esse si oppongono quelle aposteriori che sono possibili solo per mezzo dell’ esperienza. Delle conoscenze apriori diciamo ‘pure’ quelle a cui non è misto nulla di empirico. Così la preposizione: ogni mutamento ha una causa, è apriori, ma non pura, perché il mutamento è un concetto che può essere tratto solo dall’ esperienza””. (Kant, Kr. d. r. V. Einl.) (pag 216)”,”FILx-256″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Hegel.”,”Guido DE-RUGGIERO nacque a Napoli nel 1888 e si laureò in giurisprudenza presso quella università. Iniziò poi a collaborare alla ‘Critica’ di CROCE e alla ‘Cultura’ di C. DE-LOLLIS. Dopo la guerra, cui partecipò come ufficiale, iniziò un’ attività pubblicistico-politica (ora in Scritti politici 1912-26), che fu interrotta dal fascismo, contro il quale DE-RUGGIERO da subito si schierò. Fu tra i firmatari del ‘Manifesto Croce’. Diventato professore di storia della filosofia insegnò a Messina e a Roma. Nel 1925 pubblicò la ‘Storia del liberalismo europeo’ la cui seconda edizione (1941) gli valse la destituzione dalla cattedra. Negli anni del fascismo DE-RUGGIERO insegnò e scrisse la sua ‘Storia della filosofia’. Nel 1943 venne arrestato per antifascismo e liberato solo dopo il 25 luglio. Dopo la Liberazione militò nel Partito d’ Azione e fu ministro della pubblica istruzione nel primo gabinetto BONOMI. In seguito fu direttore di ‘Nuova Europa’. Nel 1946 pubblicò ‘Il ritorno della ragione’ punto di approdo della sua concezione filosofica-politica. “”(…) in realtà, quel che Hegel vuol dire è che ogni divenire deve fissarsi almeno provvisoriamente in un divenuto, in un qualcosa di definito, per poi oltrepassarlo””. (pag 110) “”I momenti progressivi di questa dialettica sono tre: nel primo l’ essenza pare (scheint), nel secondo appare (erscheint), nel terzo si manifesta (sich offenbart). Sono tre gradi di approfondimento dello stesso processo, per cui prima si dà una semplice riflessione dell’ essenza in sé, poi una estrinsecazione dell’ essenza nel fenomeno, e infine un’ attuazione piena di essa nella realtà effettiva (Wirklichkeit). (…) E la legge a cui questo movimento obbedisce è data dalla correlazione dei due termini: non solo non v’è essenza che non appaia, interno che non si esteriorizzi; ma v’ è commisurazione tra essenza e apparenza, tra interno ed esterno; (…)”” (pag 116)”,”FILx-257″ “DE-RUGGIERO Guido”,”L’ età del romanticismo.”,”Ma Goethe nella sua lunga vita compendia, come Faust, due vite, la seconda delle quali ha il suo simbolo nella nuova incarnazione del suo eroe. Neppur questi s’ appaga per sempre delle bellezza ellenica, ma, spinto dal suo oscuro impulso, muove verso nuove esperienze e infine, morendo, è salvato non perché abbia desistito dal tendere, ma perché ha persistito infaticabilmente in esso. Ed è un Dio-Goethe che lo assolve con la formula: “”Wer immer strebend sich bemüth, den können wir erlösen!”” (“”Chi si affatica nello sforzo incessante, costui lo possiamo redimere””) (pag 68) “”Per intendere Fichte, bisogna allontanarsi dalla rigida linea dimostrativa della WL (dottrina della scienza, ndr), come per intendere Spinoza non bisogna tener conto delle faticose dimostrazioni matematiche dell’ Etica. In questi casi specialmente è necessario annullare la lettera per accogliere lo spirito che vivifica””. (pag 183) “”Lo stesso si può dire della libertà che, se nella sua essenza coincide con l’ Io puro, nella sua pratica esplicazione invece è un divenire continuo, un superamento della schiavitù dagl’ impulsi naturali. La sua formula è: Ich soll frei handeln, damit Ich frei werde”” (Fichte, ndr) (debbo agire liberamente per diventare libero). L’ autonomia del volere non è mai un possesso, ma un’ esigenza e una meta””. (pag 198)”,”FILx-258″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia del liberalismo europeo.”,”Guido DE-RUGGIERO (1888-1948) è atuore di studi storici e filosofici e della monumentale ‘Storia della filosofia’. E’ stato tra i principali rappresentanti dell’ antifascismo di matrice liberale. Alla prima stesura di questo libro è stato rimosso dal regime dalla sua cattedra (1941) all’ Università di Roma. Alla caduta del fascismo fu tra i fondatori del Partito d’ Azione e in seguito del Partito Repubblicano. “”Queste varie ma concorrenti esigenze cominciano a manifestarsi spontaneamente nella seconda metà del ‘700; ma solo nel periodo della rivoluzione e della conquista francese acquistano un carattere definito e organico e si diffondono largamente nella borghesia. Prima d’allora esse erano un aristocratico privilegio intellettuale di alcune menti elette, che formavano il circolo dei redattori e dei lettori del ‘Caffé’: un giornale che ha avuto appena due anni di vita, dal 1764 al 1766, ma che è riuscito a rivelare alcune personalità veramente moderne e a cementarne le vedute in un programma comune. Appartenevano a questo cenacolo i due Verri, Pietro e Alessandro, il Beccaria, il Carli, il Frisi; ma già altri temperamenti affini erano in formazione, tra cui primeggiano più tardi il Gioia e il Romagnosi. L’ idea di una comune patria italiana si organizza nella mente di questi scrittori, nei suoi aspetti più realistici: essi sono dotati di una cultura prevalentemente economica e giuridica, e vedono pertanto nell’ unità della nazione la causa e l’ effetto insieme dello sviluppo commerciale e industriale e di ordinamenti civili uniformi e razionali. Il frazionamento e la dispersione di tutti i valori, che formano la triste eredità del feudalismo, sono il principale oggetto della loro avversione e delle loro critiche. Pietro Verri, che è, tra tutti, l’ ingegno più robusto, si eleva ad una concezione più generale di liberalismo. Egli vuole libertà non soltanto nel commercio, ma in tutte le azioni umane (…)””. (pag 301)”,”TEOP-301″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. VII. L’età del Romanticismo.”,”Contiene tre capitoli: biografia vita e opere di Fichte, di Schelling e di Schleiermacher”,”FILx-321″ “DE-RUGGIERO Guido”,”L’età dell’illuminismo. Volume primo.”,”Guido De-Ruggiero nacque a Napoli nel 1888 e si laureò in giurisprudenza presso quella università. Presto si volse ad interessi filosofici, iniziando a collaborare alla “”Critica”” di B. Croce e alla “”Cultura”” di C. De-Lollis. Dopo la grande guerra, cui partecipò come ufficiale, affiancò a quella scientifica una intensa attività pubblicistica politica (ora in ‘Scritti politici 1912-26’) che fu interrotta dal fascismo contro il quale egli si schierò subito. Fu tra i firmatari del Manifesto di Croce. Diventato professore di storia della filosofia insegnò a Messina e a Roma. Nel 1925 pubblicò la ‘Storia del liberalismo europeo’ la cui seconda edizione nel 1941 gli valse la destituzione dalla cattedra. Negli anni del fascismo si dedicò all’insegnamento. Nel 1943 fu arrestato per attività antifascista e liberato solo dopo il 25 luglio. Dopo la liberazione militò nel Partito d’Azione e fu ministro della Pubblica Istruzione nel primo gabinetto Bonomi. Fu poi condirettore di ‘Nuova Europa’. Nel 1946 pubblicò ‘Il ritorno alla ragione’. Morì a Roma nel 1948. Ha scritto pure ‘L’impero britannico dopo la guerra’ e ‘Il pensiero politico meridionale nei secoli XVIII e XIX’ (1921).”,”FILx-503″ “DE-RUGGIERO Guido”,”L’età dell’illuminismo. Volume secondo.”,”Guido De-Ruggiero nacque a Napoli nel 1888 e si laureò in giurisprudenza presso quella università. Presto si volse ad interessi filosofici, iniziando a collaborare alla “”Critica”” di B. Croce e alla “”Cultura”” di C. De-Lollis. Dopo la grande guerra, cui partecipò come ufficiale, affiancò a quella scientifica una intensa attività pubblicistica politica (ora in ‘Scritti politici 1912-26’) che fu interrotta dal fascismo contro il quale egli si schierò subito. Fu tra i firmatari del Manifesto di Croce. Diventato professore di storia della filosofia insegnò a Messina e a Roma. Nel 1925 pubblicò la ‘Storia del liberalismo europeo’ la cui seconda edizione nel 1941 gli valse la destituzione dalla cattedra. Negli anni del fascismo si dedicò all’insegnamento. Nel 1943 fu arrestato per attività antifascista e liberato solo dopo il 25 luglio. Dopo la liberazione militò nel Partito d’Azione e fu ministro della Pubblica Istruzione nel primo gabinetto Bonomi. Fu poi condirettore di ‘Nuova Europa’. Nel 1946 pubblicò ‘Il ritorno alla ragione’. Morì a Roma nel 1948. Ha scritto pure ‘L’impero briannico dopo la guerra’ e ‘Il pensiero politico meridionale nei secoli XVIII e XIX’ (1921). “”Raccogliendo ora le fila del lungo discorso, possiamo dire che il concetto leibniziano della sostanza individuale è il compendio metafisico di una molteplicità di elementi, che provengono dalla fisica, dalla fisiologia e dalla psicologia. Ciascuno apporta una sua nota e una sua determinazione propria. (…)”” (pag 278)”,”FILx-504″ “DE-RUGGIERO Guido”,”L’impero britannico dopo la guerra. (Studio politico)”,”””Io non vorrei che, dall’esame di ciò che ho esposto nelle pagine precedenti, il lettore fosse portato a dissentire o a consentire con me sulla base di un’attribuzione di colpe all’uno o all’altro contendente. E’ estremamente fallace chiedersi se la Germania o l’Inghilterra, nei loro reciproci rapporti siano l’una colpevole, l’altra innocente, o viceversa. Si ricordi la profonda frase di Hegel: «Il tragico della storia non è la lotta del giusto contro l’ingiusto, ma quella del giusto contro il giusto». In fondo, tutte le nazioni europee avevano i loro scopi legittimi di conservazione o di acquisto, tutte credevano di adempierli nel modo più adeguato; e la guerra non è stata che l’esperimento tragico dell’esistenza di un comune e identico patrimonio di civiltà, di atteggiamenti spirituali, di aspirazioni, nei grandi gruppi di popoli. Se l’impreveduta e imprevedibile conclusione della guerra è apparsa per un momento una smentita di questa convinzione, è ben certo che la crisi del dopo-guerra, che è ancora lontana della sua fase più acuta, gioverà a ristabilire il turbato equilibrio. Alla fine di questo doloroso processo non potrà esservi una parte di umanità vinta e una parte vincitrice; ma tutta l’umanità vincitrice o tutta vinta, a seconda che la solidarietà superiore della grande famiglia dei popoli sarà liberamente riconosciuta, o sarà subita come una dura legge. In un senso soltanto è legittimo parlare di colpe e di responsabilità: non come attribuzioni reciproche, cioè non come colpe dell’Inghilterra verso la Germania, o viceversa, ma come colpe di ciascuna verso sè stessa, e cioè come quella coscienza critica delle proprie azioni che presto o tardi finisce col risvegliarsi presso ogni protagonista della tragedia”” (pag 203-204)”,”UKIx-126″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. I. La filosofia greca. Volume primo. Dalle origini a Platone.”,”Eraclito (pag 113-127) “”[Eraclito] è il creatore della dialettica greca; e la sua stessa fisica acquista un migliore significato quando è considerata in dipendenza della dialettica, come una esemplificazione rapida e sommaria di una legge di contrasto e di armonia che domina tutta la realtà. Da questo punto di vista, si spiega il profondo disprezzo di Eraclito per tutto il sapere precedente che, a suo giudizio, vagava alla superficie delle cose senza penetrarne l’intimo significato. «Polistoria» è il caratteristico nome di cui egli si serve per bollare la presunta sapienza dei poeti e dei filosofi: «la polistoria non insegna a ragionare. Se no, avrebbe insegnato qualcosa a Esiodo, a Pitagora, a Senofane e a Ecateo» (74). E i suoi frammenti rivelano un costante sforzo di evitare ogni dispersione mentale e di concentrarsi in un foco unico, da cui ogni cosa s’illumina. (…) Per Anassimandro la lotta era un’ingiustizia che i contrari si facevano a vicenda e di cui dovevano scontar la pena, col riconfluire nell’unità indeterminata; per Eraclito, invece, la lotta è la suprema giustizia. Essa, dà al divenire il suo alimento inesauribile; quindi non è meramente distruttiva, ma continua creatrice di vita. Tutto ciò che nel mondo avviene, si fa per tensioni opposte, come nella lira e nell’arco; v’è dunque un’intima concordia nell’apparente discordia, un’armonia segreta, che vince la disarmonia dei contrasti (83). In ultima istanza, c’è una razionalità intima delle cose, che si dissimula alla vista ma si attua nel profondo, perché «la natura ama celarsi». Noi ci lasciamo colpire dalle parvenze esterne, secondo le quali la lotta è distruzione e dissipazione di forze, ed amiamo perciò immaginare, come uno stato felice, il dominio incontrastato del solo termine positivo: così una giustizia senza ingiustizia, una verità senza errore, una luce senza tenebre, ci sembrano più feconde nel loro spiegamento pacifico. Invece, se questo stato potesse realizzarsi, esse sarebbero soggette a inerzia e a dissipazione; ciò che le alimenta è l’antitesi, che continuamente rinasce, dell’ingiustizia, dell’errore, delle tenebre (84). E’ proprio qui la razionalità che si cela nella più riposta natura degli esseri, e che Eraclito eleva a dignità di Dio e di Logo”” (pag 114, 118-119) [(74) Eraclito, Fr. 40; (83) Fr. 8, 51, 54; (84) Fr. 23: Non si riconoscerebbe la parola giustizia se non esistesse l’ingiustizia. Fr. 111: La malattia fa dolce la salute, il male il bene, il riposo il moto]”,”FILx-520″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. I. La filosofia greca. Volume secondo. Da Aristotele al neo-platonismo.”,” I principi del divenire Materia e forma in Aristotele (pag 33-) Il concetto dei contrari in Aristotele (pag 37-)”,”FILx-521″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. II. La filosofia del cristianesimo. Volume terzo. La maturità della scolastica.”,”nota a pag 191: “”(Ruggero Bacone) svaluta inoltre la logica aristotelica, contrapponendole una logica istintiva e naturale, che muove dall’esperienza ed è controllata da essa (v. Carton, ‘L’expérience physique chez R.B.’ pp. 36, 71)”””,”FILx-529″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. III. Rinascimento riforma e controriforma.”,”””L’opera di Zwingli, appena iniziata in Isvizzera, dove cominciava ad innestarsi nelle tradizioni repubblicane e patriottiche locali, è stata spezzata da un intero conflitto tra cantoni protestanti e cattolici, nel quale ha perduto la vita, sul campo, lo stesso riformatore. Il calvinismo invece, nato qualche decennio più tardi, forte delle precedenti esperienze altrui e della ferrea energia del suo fondatore, ha potuto, dalla stessa Svizzera, irradiare la prima azione veramente europea della Riforma. Calvino ha impresso alla sua religione una tendenza conquistatrice, volta a sottomettere la massa dei non eletti alla potenza degli eletti. Mentre il luteranesimo insegna la non-resistenza all’autorità, il calvinismo professa il diritto di resistenza e la guerra civile, per la gloria di Dio. Per questa sua combattività, esso è molto affine al gesuitismo che gli viene opposto da parte cattolica, però lo sorpassa di gran lunga per dirittura morale e per sentimento di autonomia. Uno spirito d’ortodossia intransigente lo agguerrisce contro i pericoli del disgregamento, insiti allo stesso individualismo della sua rivelazione interiore. L’episodio di Servet non è che la manifestazione più appariscente e tragica di una sistematica lotta contro gli avversari più insidiosi e temibili, che non sono né i gesuiti, né le potenze laiche, ma si annidano fra i fautori stessi della Riforma. Essi prendono nelle fonti calvinistiche una denominazione comune, quella di ‘libertini'”” (pag 252-253)”,”FILx-530″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. IV. L’età cartesiana.”,”[‘Spinoza non solo afferma recisamente che «la volontà e il pensiero sono una sola e medesima cosa» (1), ma si sforza anche di mostrare perché si sia sentito il bisogno di distinguerli l’una dall’altro. Finché, egli dice, le idee sono state considerate come immagini inerti (‘veluti picturas in tabula mutas’), si è creduto di dover reintegrare con una facoltà diversa, la volontà, quell’elemento attivo che ad esse mancava, e di dover pertanto spiegar col volere la causa delle affermazioni e delle negazioni insite nei nostri giudizi. Ma, poiché le idee sono, come s’è visto, intrinsecamente attive, risiede in esse la capacità di affermare e di negare, e non è mutuata da altri. Pensare, potremmo dire kantianamente, è giudicare. I cartesiani, soggiunge Spinoza, hanno quattro argomenti per dimostrare la distinzione del pensiero dalla volontà: 1) è un fatto sperimentale che noi affermiamo o neghiamo al di là dei limiti delle nostre conoscenze; il che vuol dire che la volontà ha un’estensione maggiore del pensiero; 2) è anche un dato di esperienza che noi possiamo sospendere il giudizio; 3) un’affermazione non contiene realtà maggiore di un’altra, cioè non v’è bisogno di maggior potenza per affermare come vero ciò ch’è vero o come vero ciò ch’è falso; 4) se l’uomo non opera con volontà libera, che cosa accadrà, se egli si trova in equilibrio, come l’asino di Buridano? E Spinoza risponde: Al 1): concedendo che la volontà si estenda oltre l’intelletto, se per intelletto s’intendono le sole idee chiare; ma se si comprendono in esse anche le idee confuse (altrimenti, su che si fonderebbe l’affermazione del volere?) le due sfere coincidono. Al 2): negando che noi possiamo sospendere liberamente il giudizio, null’altro si dice, se non ch’egli vede di non percepire chiaramente la cosa. Al 3): negando che vi sia bisogno di egual potenza mentale, per affermare ch’é vero ciò ch’é vero e ch’é vero ciò ch’è falso. Le due affermazioni stanno infatti tra loro come l’ente e il non ente. Al 4): concedendo che l’uomo posto in perfetto equilibrio morrà di fame; ma soggiungendo con arguzia, che costui sarebbe forse simile piuttosto a un asino che a un uomo (1)’] [(1) ‘Ethica’, prop. 49] (pag 220-221)”,”FILx-531″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. V. L’età dell’illuminismo.”,”””Tutta questa sterminata massa di materiale critico che, raccolta insieme, riempirebbe non meno di venti dei cinquanta volumi delle sue opere, forma nel suo complesso quell’imponente fenomeno storico che prende il nome di volterianismo, che ha nociuto alla Chiesa cattolica più della riforma protestante e contro cui invano essa ha cercato di difendersi. La capacità diffusiva del volterianismo è stata incomparabile: per il fatto stesso che la sua azione non si concentrava in grossi tomi poco mobili e facili a essere sottratti dalla circolazione, ma si distribuiva in mille ‘pamphlets’, agili, briosi, atti a insinuarsi dovunque, essa ha potuto vincere tutti gli ostacoli, sfidare tutte le censure e le persecuzioni, sempre presente, sempre inafferrabile. Non è esagerato dire che, più d’ogni altro fattore, essa ha contribuito a dare al secolo la propria fisionomia intellettuale. Non c’inganni il suo tono leggero e ironico; anche il secolo ha apparenza di leggerezza, ma è serio nel fondo. E la serietà di quella critica è data da due convinzioni profonde che l’ispirano. Da una parte, le contraddizioni, le illusioni, le imposture umane che essa rivela, se, considerate alla luce della ragione, suscitano la confutazione facile e il sorriso ironico, considerate invece come le granitiche basi su cui l’ignoranza, la superstizione e il fanatismo hanno costruito un duro carcere per gli uomini, una vera Bastiglia dello spirito, suscitano esecrazione e sdegno. Questi sentimenti sono fortissimi in Voltaire, e si sono andati sempre più rafforzando nel corso della sua crociata, quando gli è accaduto d’imbattersi in casi come quelli di Calas e di La Barre, che sembravano ricordi di altri tempi, e invece si svolgevano sotto i suoi occhi, nel più illuminato dei secoli. Solo la forza di questi sentimenti ci spiega l’assiduità e la continuità della sua polemica: il suo studio delle scienze ha potuto subire qualche rallentamento, la sua stessa passione per il teatro ha potuto avere qualche eclisse; ma il suo zelo anticlericale s’è mantenuto costante per tutta la vita. Ancora da vecchio egli avrebbe risposto con le stesse parole con cui, da giovane, concludeva l”Examen de Milord Bolingbroke’. «Si annullano le religioni positive. E che si metterà al loro posto? direte voi. E che? Un animale feroce ha succhiato il sangue dei miei simili; io vi dico di disfarvi di questa bestia, e voi mi domandate che si metterà al suo posto!»”” (pag 444-445)”,”FILx-532″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia della filosofia. VI. Da Vico a Kant.”,”Una tesi caratteristica di Vico è infatti quella dei «corsi e ricorsi storici», illustrata soprattutto nel 5° libro della Scienza nuova e influenzata chiaramente dalla concezione classica del tempo storico. Trattando «del ricorso delle cose umane nel risurgere che fanno le nazioni», Vico esamina, successivamente, il riproporsi nei tempi moderni della barbarie, del diritto romano antico, e delle forme politiche antiche. (Trecc) da Treccani ‘sui cicli storici’: “”cicli storici Il concetto di ciclo o circolo è tipicamente greco, e caratterizza una concezione del tempo di chiara impronta naturalistica, basata sulla ciclicità: il ripetersi delle stagioni, il ciclico ripresentarsi delle costellazioni nel cielo, il ritmo biologico naturale, ecc. La concezione greca della storia non fa eccezione, ed è anch’essa circolare. Essendo la natura umana immutabile, ogni evento è destinato a ripetersi nelle sue linee essenziali. È questo il motivo per cui il massimo storico greco, Tucidide, poteva definire la sua opera «un insegnamento valido per sempre», in partic. per chi ha il compito di governare gli uomini. Lo stoicismo elaborò filosoficamente questo concetto, legandolo alla dottrina della (…). Secondo gli stoici antichi il mondo nasce dal fuoco (il cosiddetto «fuoco artefice») e perisce nel fuoco, per poi risorgere a nuova vita dalle proprie ceneri, come la mitica fenice. Dal momento che secondo la concezione rigidamente deterministica degli stoici il caso non esiste, tutto ciò che accade ha una ragione per esistere, e quindi accade necessariamente. Poiché nel fuoco primordiale covano tutte le ragioni e tutte le cause degli esseri che furono, sono e saranno, ogni mondo che rinasce è perfettamente razionale, e quindi dovrà essere, persino nei minimi particolari, assolutamente uguale ai precedenti. Ne consegue che tutti gli eventi storici si ripeteranno esattamente allo stesso modo: Ercole sosterrà di nuovo le sue fatiche, Socrate verrà di nuovo condannato (I frammenti degli stoici antichi, I, 109). È questa la versione originaria della teoria dell’«eterno ritorno», che in età moderna verrà ripresa da Nietzsche. Un altro esempio di ciclicità è la teoria delle quattro età del mondo (oro, argento, bronzo, ferro), presente in Esiodo, Virgilio, Ovidio. Sul versante astronomico il più noto esempio di ciclicità è la teoria del «grande anno», ossia l’intervallo di tempo (parecchie migliaia di anni) che intercorre tra due successivi allineamenti sul piano dell’eclittica di tutti i pianeti, inclusi sole e luna. A questa concezione ciclica del tempo – tipica anche della storiografia romana e in generale del pensiero stoico classico – si opporrà la concezione biblica ebraico-cristiana, che concepisce il tempo come un fattore di progresso, soprattutto spirituale, e quindi contrappone alla metafora del circolo quella della linea (sull’opposizione fra tempo ciclico e tempo lineare resta fondamentale la trattazione offerta da O. Cullmann in Cristo e il tempo, 1946). La concezione lineare del tempo, che caratterizza per es. La città di Dio di Agostino, entra in crisi nell’età moderna, che già con Machiavelli torna alla concezione ciclica della storiografia classica. L’idea biblica della storia come fattore di progresso non risorgerà nemmeno con Vico, che pure per molti aspetti è considerato come l’iniziatore dello storicismo moderno. Una tesi caratteristica di Vico è infatti quella dei «corsi e ricorsi storici», illustrata soprattutto nel 5° libro della Scienza nuova e influenzata chiaramente dalla concezione classica del tempo storico. Trattando «del ricorso delle cose umane nel risurgere che fanno le nazioni», Vico esamina, successivamente, il riproporsi nei tempi moderni della barbarie, del diritto romano antico, e delle forme politiche antiche. Un ritorno alla concezione lineare della storia come fattore di progresso si avrà invece con Herder, che nelle Idee per la filosofia della storia dell’umanità (1784-91) darà inizio alla nuova fase del pensiero storico europeo. La concezione fatta riemergere da Herder verrà svolta in modo sistematico da Hegel, che nella sua filosofia della storia dipinge un grandioso affresco nel quale le vicende della «Sostanza che diventa Soggetto» trovano una collocazione storica e un significato complessivo nelle tre grandi epoche dell’umanità: la comunità antica, lo stato di diritto moderno, e infine la comunità organica cristiano-protestante borghese. Vero è che all’interno di ciascuna di queste fasi riemerge un disegno circolare nella scansione tesi-antitesi-sintesi, che si ripete pressoché identica in ogni epoca, ma ciò non attenua la fondamentale linearità del processo, che per tali motivi può essere definito complessivamente ‘un movimento lineare progressivo nella forma di una spirale’, ossia una sintesi di circolarità greca e linearità critiana. Dopo Hegel, con lo storicismo moderno, a partire da Ranke («ogni epoca è ugualmente vicina a Dio»), si proporrà un nuovo ritorno a una concezione più vicina a quella classica. Questo ritorno della concezione ciclica culminerà non tanto o non solo con Nietzsche (nel quale il tema dell’«eterno ritorno» si lega a quello della «volontà di potenza»), quanto con le opere storiche di Toynbee e soprattutto con il Tramonto dell’Occidente (1918-22) di Spengler, nel quale la concezione ciclica si lega a considerazioni di ordine biologico sulla differenza fra le razze umane”””,”FILx-533″ “DE-RUGGIERO Guido”,”Storia del liberalismo europeo.”,”Nato a Napoli nel 1888, morto a Roma nel 1948, l’A, laureato in giurisprudenza, lasciò il foro per gli studi di filosofia. Segretario del Ministero della Pubblica Istruzione, giornalista, insegnò al Magistero di Messina, poi dal 1925 a quello di Roma, Nel 1941 in seguito alla ristampa del libro ‘Storia del liberalismo europeo’ fu destituito dalla cattedra. Per l’attività svolta per la fondazione del Partito d’ Azione nel giugno 1943 venne arrestato. Dopo la crisi del 25 luglio 1943 fu Rettore all’Univ di Roma, quindi ministro della PI nel primo ministero BONOMI (giu-dic 1944), membro della Consulta nazionale, VP del Consiglio Superiore della PI. Nel 1944 ebbe la cattedra di storia della filos della Facoltà di lettere dell’Univ di Roma. Dopo il 2 giugno 1946 venne appartandosi dalla vita politica. Con Luigi SALVATORELLI fu animatore del settimanale ‘La Nuova Europa’. Ha scritto una monumentale ‘Storia della filosofia’ (Laterza) che è stato il lavoro della sua vita.”,”TEOP-004-FB” “DE-RYSKY Carlo”,”Il Dramma delle Nazioni. 1914. (Il Prologo).”,”Il pericolo ‘francese’ e quello ‘tedesco’ “”Una ininterrotta campagna antifrancese, fatta sui principali giornali, teneva il paese sotto l’incubo di una immediata minaccia, tanto che nel 1875, in seguito ad alcuni insignificanti incidenti sorti tra i due paesi, si giunse quasi alla guerra; lo squillo minaccioso se ne diffuse per l’Europa da un articolo apparso sul ‘Times’ il 5 Maggio 1875, ove il Blowitz [corrispondente del ‘Times a Parigi, ostile alla posizione francese (1)] diceva: «Finirla con la Francia non è soltanto cosa da farsi all’occasione; ma è un dovere verso la Germania e verso l’Umanità. L’Europa non sarà mai tranquilla fino a che la lotta sarà possibile, e la lotta sarà possibile fino a che l’errore del trattato di Francoforte non sarà stato riparato giacché esso lascia la Francia in condizioni di sopravvivere e ritentare la lotta». Ma l’ Europa aveva ormai compreso quale minaccia rappresentava la giovine Germania e quale errore fosse stato il suo assistere inerte alla disfatta francese, e quando il Bismarck agitò nuovamente il fantasma della guerra, la Russia fece chiaramente comprendere che non sarebbe restata semplice spettatrice”” (pag 23-24) [(1) cit. in ‘Théophile Delcassé and the Making of the Entente Cordiale: A Reappraisal of French Foreign Policy 1898-1905’, C. Andrew Springer, 1968 – 330 pag, ndr]”,”QMIP-271″ “DE-SAHAGUN Bernardino, a cura di Angelo MORINO”,”Storia indiana della conquista di Messico.”,” “”””La storia intellettuale dell’umanità può essere considerata come una lotta per la memoria. Non a caso la distruzione di una cultura si manifesta come distruzione della memoria, annientamento dei testi, oblio dei nessi”” (Jurji M. Lotman, ‘Stat’i po tipologii kul’tury’). Nel 1531, in un memoriale indirizzato a Carlo V, Juan de Zumárraga – primo vescovo della città del Messico – riferiva che i suoi religiosi, nel corso degli ultimi otto anni, avevano fatto radere al suolo cinquecento templi indiani e bruciare ventimila idoli. Aggiungeva poi che, tra le fiamme, era stato arso anche un numero imprecisabile di libri contenenti pitture perverse e mostruose. In luoghi e tempi non lontani, fra’ Diego de Landa rammentava di avere condannato al rogo tutti i libri in cui le genti maya avevano racchiuso traccia delle loro antichità e del loro sapere. A chiarimento della condanna, annotava nella sua ‘Relación de las cosas de Yucatán’ che quelle testimonianze votate al fuoco “”non possedevano cosa alcuna che non fosse superstizione e falsità e demonio; gliele bruciammo tutte e ne ebbero grande pena e molto se ne dolsero””. Un chiarimento simile rinvia esplicitamente a una volontà di riscattare dall’errore”” (pag 119-120) [Angelo Morino, La memoria dei vinti] “”””Per i procedimenti impiegati e per il vasto campo che abbraccia, Bernardino de Sahagún supera di gran lunga gli altri storiografi messicani delle vicende indiane. Non si tratta, quindi, di uno storiografo di eventi ecclesiastici né dei metodi di evangelizzazione; non è neppure uno scrittore cui interessino i fatti, le lotte tra i popoli e le genealogie: Bernadino de Sahagún si addentra come nessun altri fra le vicende della cultura del paese. Non si limita a scirvere in base alle fonti che ha a portata di mano, ma investiga, approfondisce, interroga. Non si limita a servirsi delle pitture indigene, ma le commissiona per servirsene. Non si limita a scrivere in náhuatl, lingua che conosce alla perfezione, ma ne indaga pure la natura, considerandola come il miglior aiuto per i suoi lavori etnografici, e, soprattutto, ci trasmette in spagnolo il frutto dei suoi studi. E’ un etnologo e un linguista che precorre di vari secoli la sua epoca”” (Francisco Esteve Barba, Historiografia Indiana)”” (in) ‘[Angelo Morino, La memoria dei vinti] (pag 126) Bernardino de Sahagún Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Bernardino de Sahagún (al secolo Bernardino de Rivera, Ribera o Ribeira) (Sahagún, 1499 – Città del Messico, 5 febbraio 1590) è stato un missionario spagnolo, svolse la sua opera in Messico tra il popolo azteco (Náhua). Studiò all’Universita di Salamanca ed entrò nell’ordine francescano probabilmente nel 1527. Nel 1529 si imbarcò per la Nuova Spagna. Trascorse i primi anni nel convento di Tlamanalco. Dal 1536 insegna grammatica latina nel Colegio de la Santa Cruz di Tlatelolco, dove i frati francescani insegnano ai figli dell’antica nobiltà messicana.[1] Nel periodo compreso tra il 1540 ed il 1545 svolge inoltre alcuni ruoli ecclesiastici a Puebla e nella regione dei Vulcani. Nel 1558 viene inviato a Tepepolco dove rimane per due anni, prima di tornare a Tlatelolco. Nel 1585 si trasferisce nel Convento di San Francesco in Messico dove muore nel 1590 all’età di novant’anni. A differenza di molti missionari del periodo, studiò la cultura Náhua e la lingua náhuatl compilando anche un lavoro (non in parallelo) in Spagnolo e in Náhuatl. Miguel León-Portilla ha rivendicato per Sahagún il titolo di “”primo antropologo””, perché il suo metodo di lavoro era insolitamente avanzato per i tempi. Fin dal 1547 egli iniziò a raccogliere gli huehuetlatolli (“”Parole degli anziani””), un insieme di modi di dire che costituivano una sorta di filosofia morale degli Aztechi.[1] Dal 1550 iniziò anche a registrare i racconti indigeni della conquista.[1] Nel 1558 iniziò a lavorare al suo lavoro più corposo, uno studio sulla religione azteca che col tempo diventerà un’enciclopedia in dodici volumi del sapere azteco, in cui confluiranno anche i suoi studi precedenti.[1] Egli classificò tre gruppi di Náhualt “”tlatimines”” provenienti da differenti città. Fece domande, confrontò le risposte dei tre gruppi indipendenti e chiese numerosi chiarimenti riguardo alle varie differenze. Tutto questo fu fatto in Náhuatl. Il lavoro di Sahagún è conosciuto grazie ad un manoscritto chiamato Codice fiorentino. Dopo una richiesta delle autorità spagnole ne scrisse una versione in castigliano, la Historia general de las cosas de Nueva España. Per le sue critiche al disordine sociale introdotto dalla conquista spagnola nella Nuova Spagna, nel 1577 Filippo II promulgò un’ordinanza regia in cui vietò a chiunque di prenderne conoscenza e di contribuire alla sua diffusione. L’opera sarà pubblicata soltanto nel XIX secolo.[1] Fortunatamente il frate ne conservò una copia, visto che l’originale è andato perduto. Solo recentemente la parte in Náhuatl è stata completamente tradotta. A Sahagún viene attribuito anche il manoscritto religioso cristiano in lingua nahuatl Exercicio quotidiano, composto da meditazioni giornaliere con passaggi in latino presi dal Nuovo Testamento. È però improbabile che sia stato lui a scrivere fisicamente il libro, dato che in quel periodo soffriva di un tremore che gli rendeva impossibile la scrittura..[2] Note[modifica | modifica wikitesto] ^ a b c d e Todorov, La conquista dell’America ^ Schroeder (1997): pp. 7–8 Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Cvetan Todorov, La conquista dell’America, Torino, Einaudi, 2005 Georges Baudot, Utopia e storia in Messico. I primi cronisti della civiltà messicana (1520-1569), Biblioteca Francescana, 1992 Tzvetan Todorov e Georges Baudot, Racconti aztechi della Conquista, Torino, Einaudi, 1988″,”AMLx-156″ “DESALMAND Paul FOREST Philippe”,”Il pensiero politico dall’ antichità a oggi attraverso cento grandi citazioni commentate.”,”DESALMAND Paul è stato allievo all’ Ecole Normale Superieure di CACHAN. FOREST Philippe insegna scienze politiche all’ Università di Londra. DESALMAND è stato allievo della Ecole Normale Superieure di Cachan, ha conseguito il dottorato di Stato ed è autore di molte opere parascolastiche. FOREST è diplomato in scienze politiche e ha i dottorato in lettere. Insegna all’Univ di Londra, al Birkbech College. Tra gli autori riportati: MACHIAVELLI, MONTESQUIEU, ROUSSEAU, TOCQUEVILLE, PROUDHON, MARX ENGELS, LENIN, Max WEBER ecc.”,”TEOP-145″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Franco CATALANO”,”La letteratura italiana nel secolo XIX. Volume secondo. La scuola liberale e la scuola democratica.”,”Niccola Sole. “”E guardate com’è innegabile l’ influenza nefasta dell’ oppressione e del dispotismo sul pensiero; guardate come l’ autore devia da quelle idee mentre si accinge a svolgerle. – La fratellanza de’ popoli si riduce alle missioni cristiane della Cina, avendo allora i cinesi aperto i loro porti agli europei, dopo lunga lotta contro gl’ inglesi. E poi? Era in voga la traduzione di un libriccino inglese, la Capanna dello zio Tom della Beecher-Stowe; destinato a destare pietà per i negri. Ed il Sole si occupa de’ negri, mentre ci era tanto da fare per i bianchi, scrive un’ esortazione all’ America per la liberazione degli schiavi. Pure, se ci fosse sentimento, questo brano accrescerebbe la vivacità della poesia; ma sono semplici frasi, gettate lì, e in cui i negri sono mostrati quasi in atto di aspettare il sorgi e cammina dall’ Europa””. (pag 206)”,”ITAB-172″ “DE-SANCTIS Francesco”,”Crisi e scienza. Lorenz Stein. Alle origini della scienza sociale.”,”Lorenz von Stein tra apologia e critica. “”Otto giorni dopo la morte di Hegel, a Lione, al grido ‘vivre en travaillant ou mourir en combattant’, insorgono i lavoratori della seta. E’ la prima insurrezione in massa del proletariato. Ludwig Börne la definisce l’ inizio della “”guerra dei poveri contro i ricchi””. Alcuni ricordano con sgomento l’ apocalittica previsione di Niebuhr che nel 1830 sentiva avvicinarsi “”l’ annientamento del benessere, della libertà, della cultura, della scienza””. Ranke ascrive alle sette religiose dei sansimonisti ed in generale ai ‘tribuni’ francesi la colpa della mobilitazione delle masse lavoratrici che sarà all’ origine di una nuova crisi in Francia. Louis Blanc indica nell’ insurrezione di Lione “”la dimostrazione sanguinosa dei vizi economici del regime industriale inaugurato nel 1789″”.”” (pag 17)”,”TEOS-118″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Maria Teresa LANZA”,”Storia della letteratura italiana. Vol. I.”,”L’A non riporta notizie di Cecco Angiolieri: S’io fossi foco S’ i’ fosse foco, arderei ‘l mondo; s’ i’ fosse vento, lo tempesterei; s’ i’ fosse acqua, i’ l’annegherei, s’ i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo; s’ i’ fosse papa, sare’ allor giocondo, ché tutt’ i cristiani imbrigherei; s’ i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei? a tutti mozzerei lo capo a tondo. S’ i’ fosse morte, andarei da mio padre; s’ i’ fosse vita, fuggirei da lui: similmente farìa da mi’ madre. S’ i’ fosse Cecco, com’ i’ sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre, e vecchie e laide lasserei altrui. (Cecco Angiolieri 13°-14° secolo) (fonte Letteratura, internet) La storia sociale, la cronaca. “”Ma in Toscana il Malespini avea già dato l’ esempio di scrivere la cronaca in volgare. E Dino Compagni seguì l’ esempio, scrivendo in volgare i fatti di Firenze dal 1270 al 1312. Attore e spettatore, prende una viva partecipazione a quello che narra, e schizza con mano sicura immortali ritratti. Non è questa una cronaca, una semplice memoria di fatti: tutto si move, tutto è rappresentato e disegnato, costumi, passioni, luoghi, caratteri, intenzioni, e a tutto lo scrittore è presente, si mescola in tutto, esprime altamente le sue impressioni e i suoi giudizi. Così è uscita di sotto alla sua penna una storia indimenticabile.”” (pag 120) “”In tempi meno torbidi, Giovanni Villani scrisse la sua Cronaca di Firenze sino al 1348, continuata dal fratello Matteo e dal nipote Filippo. Mira a dar memoria de’ fatti, pigliandoli dove li trova, e spesso copiando o compendiando i cronisti che lo precessero. Sono nudi fatti, raccolti con scrupolosa diligenza, anche i più minuti e familiari, della vita fiorentina, come le derrate, i drappi, le monete, i prestiti: materiale prezioso per la storia. Ma questa crda realtà, accompagnata dalla vita interiore che la produce, è priva di colorito e di fisionomia e riesce monotona e sazievole.”” (pag 121)”,”ITAG-155″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Maria Teresa LANZA”,”Storia della letteratura italiana. Vol. II.”,”””Ivi (Bruno) continuò i suoi studii lulliani e pubblicò Explicatio triginta sigillorum, con una introduzione intitolata: Recens et completa ars reminiscendi. In questi stuii meccanici e formali si rivela già un principio organico, che annunzia il gran pensatore. L’ arte del ricordarsi si trasforma innanzi alla sua mente speculativa in una vera arte del pensare, in una logica che è ad un tempo una ontologia. Ci è un libro pubblicato a Parigi nel 1582, col titolo: De umbris idearum, e lo raccomando a’ filosofi, perché ivi è il primo germe di quel mondo nuovo, che fermentava nel suo cervello. Ivi tra quelle bizzarrie mnemoniche è sviluppato questo concetto capitalissimo, che le serie del mondo intellettuale corrispondono alle serie del mondo naturale, perché uno è il principio dello spirito e della natura, uno è il pensiero e l’ essere. Perciò il pensare è figurare al di dentro quello che la natura rappresenta al di fuori, copiare in sé la scrittura della natura. Pensare è vedere, ed il suo organo è l’ occhio interiore, negato agl’inetti. Ond’è che la logica non è un argomentare, ma un contemplare, una intuizione intellettuale non delle idee, che sono in Dio, sostanza fuori della cognizione, ma delle ombre o riflessi delle idee ne’ sensi e nella ragione. Bruno parla con disprezzo dantesco del volgo, a cui è negato il lume interno, la visione del vero e del buono riflesso nella ragione e nella natura, e promette al suo libro questa protesta: ‘Umbra profunda, sumus, ne nos vexetis, inepti; non vos, sed doctos tam grave quaerit opus.”” Che vuol dire in buono italiano: – Chi non ci crede, suo danno, e non ci stia a seccare. Questo concetto rinnovava la scienza nella sua sostanza e nel suo metodo.”” (pag 665-666)”,”ITAG-156″ “DE-SANCTIS G.B.”,”Dante.”,”Contiene dedica firmata autore Unificazione morale non politica della penisola (pag 24) Arte della sintesi. “”Ammirabile è il potere magnetico delle sintesi. Dante è anche un grande poeta storico, delle rappresentazioni storiche; ma, differentemente da altri poeti della storia, è sobrio e intento; nelle sue grandi sintesi riproduce uno scorcio di rilievo d’un’età, d’una regione. Mai si abbandona al descrittivo degli avvenimenti, i quali vi entrano solo in quanto sono relazioni vivide dell’intimo dei personaggi evocati: ed entrano, così, immediatamente nella sfera universale della poesia.”” (pag 99) “”E in Italia, né Petrarca, né Ariosto, né Leopardi hanno una varietà tale di versi. Varietà che investe e la concezione e la costruzione tonal fantastica del verso. Dante, come creatore di endecasillabi, non ha pari. Vi sono, nella Commedia, dei versi che l’amatore d’arte può contemplare a lungo, rapito insieme e dalla forza del sentimento e dall’aderenza espressiva, dall’efficacia della parola, che diventa voce viva, acquistando quel senso di necessità: tanto s’inserisce nel punto giusto ispirativo, sì che non perda il valore di suono, né assorba il senso umano, risolvendolo in un canoro vocalio””. (pag 104) “”Quella poesia trasforma e fonde i vari moti, e armonizza la lezione di saggezza col canto lirico. I tre ideali ellenici – Eros Dike Nike – son riuniti e affermati in guisa nuova: e Nike è quella dell’angelo. O, come da altri fu notato, si congiungono l’elemento apollineo – rappresetnato, rispondentemente per le tre cantiche, dalla giustizia, dalla misericordia con giustizia, e dal sole – e l’elemento dionisiaco, ch’è moto drammatico nei disperati, abbracciata sofferenza elegiaca e tripudio di gaudio nei salvi””. (pag 111) “”Fatti non foste a viver come bruti”” “”Ché dentro a li occhi suoi ardea un riso”” “”Vincendo me col lume di d’un sorriso”” (pag 106-107)”,”VARx-266″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Dario PUCCINI”,”La giovinezza. Frammento autobiografico”,”Di questo libro ne sono state stampate 35.000 copie DE-SANCTIS Francesco nacque nel 1817 in provincia di Avellino. Studiò a Napoli (liceo) finché divenne alievo del marchese Basilio Puoti. Insegnò al Collegio Militare e in una scuola privata. Nel 1848 scoppiata la rivoluzione a Napoli fu sulle barricate con tutta la sua scuola. Finito in carcere, rischiò la fucilazione, venne liberato e di nuovo arrestato nel 1850. Rimase per tre anni in prigione. Andò quindi in esilio prima a Malta e poi a Torino dove iniziò la sua carriera universitaria e scrisse i primi lavori di critica letteraria. Dal 1857 al 1860 insegnò a Zurigo. Tornò a Napoli dopo che Garibaldi liberò la città. Garibaldi lo nominò primo governatore di Avellino, poi direttore generale della pubblica amministrazione. Fu ministro dell’istruzione nel primo governo Cavour e in quello di Ricasoli. Fu parlamentare, politico e giornalista. Morì a Napoli nel 1883. Il suo metodo di insegnamento. “”La stessa minuteria era nelle cose della lingua. Dopo avere analizzato e rovistato in tutti i sensi il fatto grammaticale, mi divertivo con le parole, e con la mia infinita erudizione, attinta ai testi di lingua, di ciascuna parola dicevo i derivati e i composti, i sensi antichi e nuovi, le somiglianze e le differenze, tanto che mi chiamavano “”il dizionario vivente””. (…) Una volta la settimana si faceva il lavoro. Di rado davo un tema; il più delle volte lo sceglievano loro. Io tornavo a casa carico come un ciuco. Il dì appresso mi levavo di buon mattino, e cominciavo la lettura di tutti quei componimenti. Avevo fatto l’occhio ai diversi caratteri, tanto che anche oggi dalle scritture più orribili me la soglio cavare. Mettevo in quel lavoro un’infinita pazienza, perché infinita era la mia coscienza; mi sarebbe parso un delitto l’andare in fretta o leggere a salti. Mettevo nel margine le correzioni con le debite osservazioni, e talora tiravo in lungo, perché volevo farmi ben capire. Fatta quella fatica, tornavo da capo a legger tutto, spesso aggiungendo altre postille; poi sceglievo in quella selva di errori quelli che davano occasione ad avvertenze grammaticali o di lingua e che era bene che tutti sentissero. Questa era la mia occupazione di tutto il dì. Nel dimani andavo così armato a scuola, e chiamavo i giovani, uno per uno, e sempre trovavo a dir loro qualcosa, o biasimo o compatimento o lode, consegnando le carte. Poi prendevo i miei appunti, e con l’occhio alla lavagna facevo scrivere le frasi e i periodi da me scelti, dov’erano gli errori, e volevo che i giovani me li trovassero. Di là cavavo materia molto istruttiva di osservazioni e di applicazioni nelle cose della lingua e della grammatica. Quello era l’esercizio più utile. Posso dire che s’imparava più a quel modo che con tante regole e con tanto filosofare. Io non lasciavo mai in ozio l’intelletto e non davo luogo alle distrazioni: sempre lì, l’occhio alla lavagna, attento, caldo, come se vivessi là entro, e quella serietà, quel calore guadagnava tutti, li tirava a me””. (pag 112-114)”,”BIOx-228″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Luigi RUSSO”,”La giovinezza. Frammento autobiografico.”,”””Nel De Sanctis accanto alla vena del bozzettista provinciale scorre l’altra dello storico del gusto e della civiltà (ciascuno porta, dove va, l’altezza del suo ingegno); c’è in lui per l’appunto, al di là del provincialismo, il gusto dell’autobiografia mentale, riversata nelle persone e nelle tendenze in cui egli si imbatte. In questo anche la diversità dalla settecentesca ‘Autobiografia’ del Vico, una rigorosa storia della mente con lampeggiamenti dell’epico sforzo di un solitario, allontanata nel tempo storico nelle terza persona di un mitico Giambattista Vico, idea platonica-individuo, distaccata completamente dal suo biografo; e la differenza dal ‘Contributo alla critica di me stesso’ di uno scolaro del Vico e del De Sanctis, il Croce (…). L’autobiografia mentale del De Sanctis è invece affollatissima di un popolo di personaggi diversi, di maestri, di discepoli, di compagni di lavoro e di povertà (…)”” (pag XVIII) (prefazione)”,”ITAB-318″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Niccolò GALLO”,”Opere.”,”18 Machiavelli e Guicciardini (pag 456-457) “”In letteratura, l’efetto immediato del machiavellismo è la storia e la politica emancipate da elementi fantastici, etici, sentimentali, e condotte in forma razionale; è il pensiero volto agli studi positivi dell’uomo e della natura, messe da parte le speculazioni teologiche e ontologiche; è il linguaggio purificato della scoria scolastica e del meccanicismo classico, e ridotto nella forma spedita e naturale della conversazione e del discorso. E’ l’ultimo e più maturo frutto del genio toscano. Su questa via incontriamo prima Francesco Guicciardini con tutti gli scrittori politici della scuola fiorentina e veneta, poi Galileo Galilei con la sua illustre coorte di naturalisti. Francesco Guicciardini, ancorché di pochi anni più giovane di Machiavelli e di Michelangiolo, già non sembra della stessa generazione. Senti in lui il precursore di una generazione più fiacca e più corrotta, della quale egli ha scritto il vangelo ne’ suoi ‘Ricordi’. Ha le stesse aspirazioni del Machiavelli. Odia i preti. Odia lo straniero. Vuole l’Italia unita. Vuole anche la libertà, concepita a modo suo, con una immagine di governo stretto e temperato, che si avvicina a’ presenti ordini costituzionali o misti. Ma sono semplici desiderii, e non metterebbe un dito a realizzarli”” (pag 436-437)”,”TEOP-460″ “DE-SANCTIS Francesco M.”,”Tocqueville. Sulla condizione moderna.”,” Definizione di aristocrazia. Società policentrica (pag 222-223) [“”Dunque l’aristocrazia non è soltanto una forma di società (anzi in alcuni testi Tocqueville dubita che si possa parlare di società per l’aristocrazia nello stesso senso in cui se ne parla in democrazia: l’aristocrazia sarebbe, presa a sé, una società di governanti che si contrappone ad una società di governati) (11) essa è soprattutto, immediatamente, anche una forma di governo anch’essa obbediente, a quell”esprit’ tutto incentrato sulla figura del padre per i liberi e del padrone per i non liberi. «Nei paesi organizzati secondo un sistema aristocratico e gerarchico, il potere non si rivolge mai alla totalità dei governati. Dato che gli uomini dipendono gli uni dagli altri, ci si limita a dirigere i primi. Gli altri seguono… Nei paesi aristocratici, la società non riconosce, a dire il vero, altro che il padre…Il padre non vi esercita, quindi, solo un diritto naturale. Il comando gli viene anche attribuito anche come un diritto politico» (12). Detto in altri termini: «L”état social’ e le istituzioni politiche del Medioevo erano tali che il potere nazionale non governava mai direttamente i cittadini. Questo potere non esisteva per così dire affatto ai loro occhi; ciascuno non conosceva che un certo uomo al quale era obbligato ad obbedire. Per il tramite di costui, senza saperlo, si reggevano tutti gli altri» (13). Rispetto ad un ‘potere nazionale’ pressoché inesistente le ‘individualità’ aristocratiche sono i veri nuclei del potere sociale e politico che, disseminato in un multiverso gerarchizzato, attraverso il vincolo personalistico della fedeltà, collega l’intero edificio sociale in un’unità policentrica””] [(11) «Nelle epoche aristocratiche…l’idea stessa della società era oscura e si smarriva continuamente in mezzo a tutti i diversi poteri che governavano i cittadini» (Tocqueville, ‘La democrazia in America’, in ‘Scritti politici’, a cura di N. Matteucci, Torino,, 1968-69; (…); (12) (13) Ibid.] (pag 222-223)”,”TEOP-473″ “DE-SANCTIS Francesco M.”,”Tempo di democrazia. Alexis Tocqueville.”,”Tocqueville, Marx, la rivoluzione industriale e la questione sociale. (pag 250-252) “”La questione sociale, è noto, si impone all’attenzione dell’opinione pubblica europea come il prodotto più pericoloso della ‘grande trasformazione’ e della rivoluzione industriale, assumendo una duplice configurazione. Da un lato essa concerne i rapporti tra ‘capitalisti’ (come inizia a dirsi) e operai, e dunque i problemi connessi allo sfruttamento del lavoro umano nella produzione di fabbrica (con tutto il corredo di problemi inerenti alla ‘moralità’, l”igiene’, la ‘salute’, specialmente delle donne e dei fanciulli); dall’altro lato essa contempla il fenomeno inusitato, da quella stessa produzione indotto, della pauperizzazione delle masse proletarie in gran parte urbanizzate. Non c’è dubbio che alcune notazioni che Tocqueville fa a proposito del rapporto tra imprenditori e operai sono di un certo rilievo e manifestano la percezione del grande problema che il nuovo tipo di produzione crea per i rapporti sociali che costituisce e sottende (64). Ma nemmeno c’è dubbio, però, che il lettore ha, netta, la sensazione che egli, pur registrando, quasi per ragioni di completezza del ‘quadro’, anche il tema della produzione industriale capitalistica e indicandone alcuni ‘pericoli’, se ne voglia, contemporaneamente, come liberare (65); quasi la ‘piccola società’ da essa costituita tra grandi imprenditori e operai fosse capace di falsificare radicalmente la sua visione della democrazia moderna, e soprattutto quella del tipo di eguaglianza che in essa egli vede profilarsi tra gli uomini. Non è a caso infatti che il problema viene affrontato principalmente in un capitolo della seconda ‘Democrazia’ significativamente intitolato ‘Comment l’aristocratie pourrait sortir de l’industrie’, con cui si chiude la seconda Parte dell’opera del ’40 dedicata all’influsso della democrazia sui sentimenti. Anche qui il problema è affrontato in chiave psico-antropologica, dalla critica degli effetti sia della divisione del lavoro sull’operaio che della concentrazione del potere economico necessaria alla grande industria. A partire dalla divisione del lavoro in fabbrica, Tocqueville percepisce a acutamente registra i danni che essa provoca sull’individuo che, in quanto operaio, viene espropriato della sua umanità in funzione della produzione (l’operaio che si dedica con continuità alla sola fabbricazione di ‘teste di spillo’, «perde la facoltà generale di applicare la mente alla direzione del lavoro. Diventa ogni giorno più abile e meno capace, e si può dire che in lui l’uomo si degrada nella stessa misura in cui l’operaio si perfeziona» (66)) e, dunque, alienato a se stesso («egli non appartiene più a se stesso ma al mestiere che ha scelto» (67). Rispetto a questa ‘classe’, l’altra, quella dei padroni, si potenzia nella misura in cui la prima si abbrutisce; i due uomini finiscono per non somigliarsi più. «Uno assomiglia sempre più all’amministratore di un vasto impero, e l’altro a un bruto» (68). Ma la responsabilità di questo fenomeno non sembra affatto essere ricondotta all’effetto di quei fattori oggettivi che hanno dato origine alla rivoluzione industriale del mondo moderno, bensì alla ‘teoria industriale’. Con questo argomentare che potrebbe apparire ingenuità, Tocqueville scrive: «Una teoria industriale più potente dei costumi e delle leggi, l’ha legato (l’operaio) ad un mestiere e spesso ad un luogo che non può abbandonare, gli ha assegnato nella società un certo posto, da cui non può uscire. In mezzo al movimento universale, l’ha reso immobile»; e più sotto conclude: «Da un lato, quindi, la scienza industriale fa retrocedere continuamente la classe degli operai, dall’altra innalza quella dei padroni» (69). Tutto ciò sembra certamente poco per chi, come il nostro Autore, aveva visto Manchester rimanendone tanto colpito (70)”” [(64) A. Salomon, ‘Tocqueville: Moralist and Sociologist’, (ora in Id. ‘In praise of Enlightment’, Cleveland, The World publishing Company, 1963) cit.., pp. 273 ss. definisce Tocqueville quasi un ‘marxista conservatore’. Sul rapporto Tocqueville-Marx, v. I. Geiss, ‘Tocqueville and Karl Marx. Eine vergleichende Analyse anläßlich des 100. Todestage von Alexis de Tocqueville’, in “”Die neue Gesellschaft””, 6, 1959, pp. 237-240; R. Aron, ‘La società industriale’, trad. it. A. Devizzi, Milano, Comunità, 1971, pp. 29-43; J.P. Mayer, Alexis de Tocqueville und Karl Marx: Affinitäten und Gegensätze’, in “”Zeitschrift für Politk””, 13, 1966, pp. 1-13. Rispetto a Marx, Tocqueville, secondo Jack Lively «suggested a course of development which accords much more with the experience of the most advanced industrial nations of his time, than does the Marxist picture of a locked conflict leading to the total subversion of the old society», in J. Lively, ‘The social and political Thought of Alexis de Tocqueville, Oxford, Clarendon Press, 1962, p. 218; (65) P. Renouvin, ‘Conclusion du Colloque’, in ‘Alexis de Tocqueville – Livre du centenaire’, cit., pp. 148-149, scrive a proposito del disinteresse di Tocqueville per le questioni economiche: «…si l’on compare Michel Chevalier a Tocqueville, la supériorité de Michel Chevalier, lorsqu’il s’agit de comprendre la vie économique americaine, est éclatante»; (66) DA II, p. 164 (649); (67) Ibidem. Anche l’espressione ‘mestiere’ che ha scelto’ è poco felice, non rende affatto conto della reale indisponibilità della propria condizione per i componenti della classe operaia; cosa che invece già attirava gli sguardi dell’opinione, anche letteraria, del tempo; (68) DA II, p. 165 (650); (69) Ibidem; (70) ‘Voyage’, II, pp. 78 ss., l’annotazione del 2 luglio 1835 (disseminata di espressioni quali «labirinto infetto», p. 80, riferito all’agglomerato fetido delle abitazioni della classe operaia; «lo Stige di questo nuovo inferno», p. 81, riferito a un ruscello che vi scorre frammezzo, ecc…) termina «E dal cuore di questa cloaca infetta che rampolla il fiume più grande dell’industria umana andando a fecondare l’universo. Da questa fogna immonda, sgorga oro puro. Qui lo spirito umano si perfeziona e si abbrutisce; la civiltà produce le sue meraviglie e l’uomo civilizzato ritorna pressoché selvaggio», p. 82]”,”TEOP-474″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di L.G. TENCONI”,”Saggi e scritti critici e vari. Volume quarto. Saggi critici.”,”””Anche nei dialoghi dell”Arte della guerra’ il Machiavelli si appalesa l’uomo moderno: la ‘fanteria’ da lui raccomandata, è l’esercito cittadino, come contrapposto alla ‘cavalleria’ che l’arma della feudalità e degli avventurieri”” (pag 59″,”ITAG-110″ “DE-SANCTIS Francesco”,”Storia della letteratura italiana. Volume I.”,”Dante: “”L’esilio, che m’è dato, onor mi tegno;”” (pag 57)”,”VARx-595″ “DE-SANCTIS Francesco”,”Storia della letteratura italiana. Vol. 2.”,”””Il suo supplizio [Giordano Bruno] passò così inosservato in Italia, che parecchi eruditi lo mettono in dubbio. Né le opere sue vi lasciarono alcun vestigio. Si direbbe che i carnefici assieme col corpo arsero la sua memoria, anche in Europa il brumismo lasciò deboli tracce. Il progresso delle idee e delle dottrine era così violento, che il gran precursore fu avvolto e oscurato nel turbinio. Come Dante, Bruno attendeva la resurrezione. E quando, dopo un lungo lavoro di analisi, riapparve la sintesi, Jacobi e Schelling sentirono la loro parentela col grande italiano, e riedificarono la sua statua. In Bruno trovi la sintesi ancora inorganica della scienza moderna, con le sue più spiccate tendenze: la libera investigazione, l’autonomia e la competenza della ragione, la visione del vero come prodotto della attività intellettuale, un più intimo avvicinamento alla natura o al reale. Dico «tendenze», perché nel fatto l’immaginazione e il sentimento sovrabbondavano in lui, gli tolsero quella calma armonica di contemplazione, senza la quale riesce difettiva la virtù organizzatrice, e quella pazienza di osservazione e di analisi, senza la quale le più belle speculazioni rimangono infeconde generalità”” (pag 597)”,”ITAG-001-FC” “DE-SANCTIS Francesco, a cura di A. ASOR ROSA”,”Mazzini e la scuola democratica. Storia della letteratura italiana nel secolo XIX. III.”,” Mazzini scrittore: De Sanctis pone Dante di fronte a Mazzini “”ciò vi dà segno della mia grande venerazione per quest’ultimo”” afferma. “”E se le mie parole esser den seme Che frutti infamia al traditor ch’io rodo”” (Inf. XXXIII, 7-8) “”sono versi stupendi per precisione di immagini. La stessa idea vuole esprimere Mazzini, e le fa con quel non so di esagerato e di superlativo”” (pag 69)”,”ITAB-233″ “DE-SANCTIS Francesco, a cura di A. ASOR ROSA”,”La scuola cattolico-liberale. Storia della letteratura italiana nel secolo XIX. II.”,”Capitolo X: Chiesa e Stato e Nazione secondo Rosmini XI. Il risorgimento nel pensiero di Vincenzo Gioberti XV. Cattolicismo e liberalismo nella scuola lombardo piemontese”,”ITAB-348″ “DE-SANCTIS Francesco, collaborazione di Giuseppe VILLAROEL”,”Storia della letteratura italiana. Volume primo. Storia.”,”””Omero trasporta gli Dei in terra e li materializza; Dante trasporta gli uomini nell’altro mondo e li spiritualizza”” (pag 143) “”Il suo punto di partenza è l’indifferente, l’anima priva di personalità e di volontà, il negligente. Il carattere qui è non averne alcuno. In questo ventre del genere umano non è peccato nè virtù, perchè non è forza operante: qui non è ancora inferno, ma il preinferno, il preludio di esso. Ma se, moralmente considerati, i negligenti tengono il più basso grado nella scala de’ dannati e paiono a Dante ‘sciaurati’ più che peccatori, il concetto morale rimane estrinseco alla poesia e non serve che a classificare i dannati. Altri sono i criteri del poeta. La morale pone i negligenti sul limitare dell’inferno; la poesia li pone più giù dell’ultimo scellerato, che Dante stima più di questi mezzi uomini. E la poesia è d’accordo con la tempra energica del gran poeta e de’ suoi contemporanei. A questi uomini vestiti d ferro anima e corpo, il dispregio fa trovare a Dante frasi roventi. Sono uomini che ‘vissero senza infamia e senza lodo’, anzi ‘non fur mai vivi’. La loro pena è di essere stimolati continuamente, essi che non sentirono stimolo alcuno nel mondo. La pena è che lacrimano e gettano le alte strida, che fanno tumultuare l’aria ‘come la rena quando ‘l turbo spira’. A’ loro piedi è la loro immagine, il verme. Turba infinita, senza nome: appena accenna ad un solo, e senza nominarlo: ‘colui che fece per viltate il gran rifiuto’. Il loro supplizio è la coscienza della loro viltà, il sentirsi dispregiati, cacciati dal cielo e dall’inferno. Ritratto immortale e popolarissimo, di cui alcuni tratti sono rimasti proverbiali. Esseri poetici, appunto perchè assolutamente prosaici, la negazione della poesia e della vita; onde nasce il sublime negativo degli ultimi tre versi: “”Fama di loro il mondo esser non lassa; / Misericordia e Giustizia gli sdegna; / Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”” (pag 146)”,”ITAG-001-FP” “DE-SANCTIS Francesco, collaborazione di Giuseppe VILLAROEL”,”Storia della letteratura italiana. Volume secondo. Storia.”,”‘Dirimpetto a queste classi privilegiate, cristallizzate dal dommatismo, cioè a dire da un complesso d’idee ammesse per tradizione e fuori di ogni discussione, sorgeva lo scetticismo della borghesia, che tutto ponea in dubbio, di tutto facea discussione. La borghesia faceva in grandi proporzioni quello che prima compirono i comuni italiani. Era il ‘medio ceto’, avvocati, medici, architetti, letterati, artisti, scienziati, professori, prevalenti già di coltura, che non si contentavano più di rappresentanze nominali e volevano il loro posto nella società. Non è già che si affermassero anch’essi come classe, e volessero privilegi. Volevano libertà per tutti, uguaglianza di diritti e doveri, parlavano in nome di tutto il popolo. Qui era il progresso. Ma nel fatto erano essi la classe predestinata, e in buona fede, parlando per tutti, lavoravano per sé. La loro arma di guerra era lo scetticismo. Alla fede e all’autorità opponevano il dubbio e l’esame. Oggi è moda declamare contro lo scetticismo. Pure non dobbiamo dimenticare che di là uscì l’emancipazione del pensiero umano. Esso cancellò l’intolleranza religiosa, la credulità scientifica e la servilità politica. Il movimento, che usciva dalle fila della borghesia, non era solo popolare, cioè nelle sue idee e nelle sue tendenze comune a tutte le classi, ma era ancora cosmopolitismo, o, come si dice oggi, internazionale. L’accento era umano, più che nazionale. L’America e l’Europa si abbracciavano in un linguaggio che esprimeva idee e speranze comuni: lo svizzero, l’olandese, il francese, il tedesco, l’inglese parevano nati tutti nello stesso paese, educati alle stesse idee. Il movimento era universale nel suo obbiettivo e nel suo contenuto. L’obbiettivo erano tutte le classi e tutte le nazioni. Il contenuto era non solo una riforma religiosa, politica, morale, civile, ma un radicale mutamento nelle stesse condizioni economiche della società, ciò che oggi direbbesi ‘riforma sociale’, correndo nel suo lirismo sino alla comunione de’ beni. Nato dal costante lavoro di tre secoli, il movimento per la sua universalità contenea in idea o in germe tutta la storia futura del mondo, pel corso di molti secoli. Pure, ciò, che era appena un principio, sembrava esser la fine: tanto parea cosa facile effettuare di un colpo tutto il programma. Dove il movimento si mostrava più energico e concentrato e di natura assolutamente cosmopolitica , era in Francia. Ed essendo la lingua francese già molto divulgata, la propaganda era irresistibile. Nelle altre nazioni appariva appena, e nelle sue forme più modeste’ (pag 557-558)”,”ITAG-002-FP” “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Francesco ACERBO e Sandra SOLLAZZI”,”Storia della letteratura italiana. Volume terzo. Antologia.”,”Cecco Angiolieri: ‘S’ì fosse foco, ardere’ il mondo (…)’ (pag 44)”,”ITAG-003-FP” “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Francesco ACERBO e Sandra SOLLAZZI”,”Storia della letteratura italiana. Volume quarto. Antologia.”,”Giacomo Leopardi, ‘L’ Infinito’ ‘Sempre caro mi fu quet’ermo colle….’ (pag 622)”,”ITAG-004-FP” “DE-SANCTIS Francesco, due capitoli di Giuseppe VILLAROEL”,”Storia della Letteratura italiana. Volume I.”,”Francesco Saverio De Sanctis (Morra Irpina 28 marzo 1817 – Napoli 29 dicembre 1883) è stato un critico letterario, saggista e politico italiano, tra i maggiori critici e storici della letteratura nel XIX secolo e più volte ministro della pubblica istruzione.”,”ITAG-043-FL” “DE-SANCTIS Francesco, a cura di Francesco ACERBO Sandra SOLLAZZI Michele L. STRANIERO”,”Storia della Letteratura italiana. Da Cielo D’Alcamo a Pier Paolo Pasolini. Vol. II.”,”Francesco Saverio De Sanctis (Morra Irpina 28 marzo 1817 – Napoli 29 dicembre 1883) è stato un critico letterario, saggista e politico italiano, tra i maggiori critici e storici della letteratura nel XIX secolo e più volte ministro della pubblica istruzione.”,”ITAG-044-FL” “DESANTI Dominique”,”Les staliniens. Une experience politique. 1944-1956.”,”L’autrice giornalista e comunista ha vissuto quest’epoca come militante e testimone. Ha assistito ai primi grandi processi staliniani e ha conversato con TITO e DIMITROV.”,”FRAP-011″ “DESANTI J.T. GODELIER M. BESNIER B. e altri”,”Ricerca dei presupposti e dei fondamenti del discorso scientifico in Marx.”,”Quello su ‘A. RUGE, giovane hegeliano’ è a cura di Aldo ZANARDO”,”MADS-174″ “DESANTI Dominique”,”L’ Internationale Communiste.”,”””Fine 1927, Stalin aveva saputo staccare da Trotsky quelli che erano stati, prima della loro breve incursione nel “”sinistrismo””, i suoi propri compagni di triumvirato, di “”troika””, alla morte di Lenin: Zinoviev e Kamenev. Secondo un testimone, essi non si lanciarono nel sinistrismo che per smentire Lenin che, nel suo testamento, li considerava come dei “”destri”” (ovvero dei moderati).”” (pag 160) “”L’ URSS promulgava il suo piano quinquennale. Nel 1928, su 120 milioni di abitanti, essa contava solo 10.3 milioni di salariati, di cui 2.3 milioni di operai di fabbrica e 3.3 milioni di impiegati e funzionari, ovvero di uomini, retribuiti, direttamente o indirettamente, dal potere e dunque dal partito, e dipendenti da lui. Ora, nel 1931, l’ URSS conterà 18.5 milioni di salariati””. (pag 161)”,”INTT-188″ “DESANTI Jean T.”,”Fenomenologia e prassi. Marxismo e filosofia di Husserl.”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia.”,”FILx-036-FL” “DESANTI Dominique”,”Ce que le Siècle m’a dit. Mémoires.”,”Dominique Desanti, journaliste et écrivain, est l’auteur de biographies: Drieu la Rochelle, Sacha Guitry, Elsa-Aragon, Flora Tristan, Marthe Hanau la Banquière, d’essais historiques (Les Staliniens; les Socialistes de l’utopie; La femme au temps des années folles) et de romans.”,”STOx-047-FL” “DESANTI Jean-Toussaint”,”Un destin philosophique.”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia. Avant-propos, Lettre de Bernard-Henri LÉVY, Lettre de Maurice CLAVEL, Prélude, Réponse à la deuxième lettre, Réponse à la première lettre, Collection Figures dirigée par Bernard-Henri Lévy,”,”FILx-068-FL” “DESANTI Jean-Toussaint, a cura di Jacques DESCHAMPS e David WITTMANN”,”Introduction à l’histoire de la philosophie. Suivi de «Esquisse d’un second volume».”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, (1914-2002) allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia. Il fut membre du comité de rédaction de La Nouvelle Critique dont il démissionna en 1958 et parallèlement s’éloigna du Parti communiste. Avertissement, Préface, note, Avant-propos, Archives Jean-Toussaint Desanti: Esquisse d’un second volume de l’Introduction à l’histoire de la philosophie, Philosophie et singularité: Postface à l’Introduction à l’histoire de la philosophie, par Jean-François MOREAU, Quadrige Grands Textes, Marx Lenin e le leggi del mutamento sociale “”C’est la première fois dans l’histoire qu’une classe révolutionnnaire se trouve dans une telle situation ‘objective’ qu’elle ne peut se libérer qu’en parvenant à une expression ‘scientifique universelle’ de ses intérêt vitaux. C’est un point que Marx avait mis en évidence dès 1847 lorsqu’il écrivait dans ‘Misère de la Philosophie’: «De même que les économistes sont les représentants scientifiques de la classe bourgeoise, de même les socialistes et les communistes sont les représentants de la classe prolétaire. Tant que le prolétariat n’est pas encore assez développé pour se constituer en classe, que par conséquent la lutte même du prolétairat avec la bourgeoisie n’a pas encore un caractère politique, et que le forces productives ne se sont pas encore assez développés dans le sein de la bourgeoisie elle-même, pour laisser entrevoir les conditions matérielles nécessaires à l’affranchissement du prolétariat et à la formation d’une societé nouvelle, les théoriciens ne sont que des utopistes qui, pour obvier aux besoins des classes opprimées, improvisent des systèmes et courent après une science régéneratrice. Mais à mesure que l’histoire marche et qu’avec elle la lutte du prolétariat se dessine plus nettement, ils n’ont plus besoin de chercher de la science dans leur esprit, ils n’ont qu’à se rendre compte de ce qui se passe devant leurs yeux et de s’en faire l’organe. Tant qu’ils cherchent la science et ne font que des systèmes, tant qu’ils sont au début de la lutte, ils ne voient dans la misère que la misère, sans y voir le côte révolutionnaire, subversif, qui renversera la société ancienne. Dès ce moment, la science produite par le mouvement historique et s’y associant en pleine connaissance de cause, a cessé d’être doctrinaire, elle est devenue révolutionnaire» (1). Plus tard, Lénine, dans ‘Ce que sont les amis du peuple’, dans ‘Que faire?’, devait développer ces mêmes conceptions fondamentales: considérer l’histoire des sociétés comme un processus d’histoire naturelle, déterminer les lois objectives de ce processus, apporter cette science au prolétariat pour qu’il s’en empare, l’assimile et se libère en transformant la société, telle est la tâche théorique et révolutionnaire des communistes, dans laquelle s’accomplit la fusion du socialisme scientifique et du mouvement ouvrier. Si cette tâche a été possible, c’est, bien entendu, parce que la conception matérialiste dialectique du monde s’était affirmée comme le produit le plus élevé du processus historique de la connaissance. Mais ci cette tâche a été nécessaire, ce fut, ainsi que le dit Marx dès 1847, parce que, au sein de la société bourgeoise, se développait le prolétariat et qu’il luttait en prenant conscience de lui-même comme d’une classe dont les intérêts étaient antagonistes de ceux de la bourgeoisie. Pour que le prolétariat puisse se libérer, il ne lui suffisait pas de se révolter. Il ne lui suffisait pas de mener, d’une manière sporadique, la lutte économique contre l’exploitation capitaliste. Il lui fallait entreprendre et mener jusqu’au bout, contre la bourgeoisie, la lutte politique en vue de la transformation de la société bourgeoise en société socialiste. Ce n’était point là une exigence posée arbitrairement, ni une simple construction due à quelques réformateurs du monde. Mais une exigence obiective rendue nécessaire par le degré de développement déjà atteint par les forces productives au sein du capitalisme. (…) Il faut que la classe ouvrière soit en mesure de démasquer la réalité dans son essence, de critiquer les mensonges de la classe dominante, et d’arriver par là à penser ‘objectivemet’ ses propres intérêts en déchirant les voiles par lesquels la classe dominante les lui cache. Pour cette raison, la science des sociétés lui est nécessaire. Elle est l’instrument spécifique de sa libération. Il lui est nécessaire de connaître le mécanisme exact de l’exploitation capitaliste et, par là, la structure et les lois de développement de la société bourgeoisie. Cette science, ainsi que l’a précisé Lénine dans ‘Que faire?’, et ainsi que l’avait dit Marx dans ‘Misère de la Philosophie’, le prolétariat ne pouvait la recevoir que «de l’extérieur». Il ne pouvait l’engendrer spontanément. Car spontanément, il vivait sous la pression idéologique de la classe dominante; spontanément, il vivait privé par la bourgeoisie des moyens les plus élémentaires de culture, et ne pouvait aller audelà de la revendication économique immédiate. Seuls les hommes qui, comme Marx et Engels, avaient dominé les sciences de leur temps, assimilé et porté en avant tout l’héritage de la culture passée, pouvaient comprendre la nature de la société de leur époque et concevoir les principes de la science dont l’assimilation devait permettre la libération des prolétaires. Seuls ils furent, en ce temps, à la hauteur suffisante pour penser et forger les instruments théoriques capables de permettre la réalisation des tâches historiques qui incombaient objectivement à la classe ouvrière”” (pag 72-75) [Jean-Toussaint Desanti, ‘Introduction à l’histoire de la philosophie’, Paris, 2006, a cura di Jacques Deschamps e David Wittmann] [(1) ‘Misère de la philosophie’, Giard, p. 147-148. Souligné par nous]”,”TEOC-087-FL” “DESANTI Jean-Toussaint, a cura di Marie José MONDZAIN”,”Voir ensemble.”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, (1914-2002) allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia. Il fut membre du comité de rédaction de La Nouvelle Critique dont il démissionna en 1958 et parallèlement s’éloigna du Parti communiste. Ouvrage coordonné par Marie José MONDZAIN, Posface Jean-Michel FRODON, Biographie de Jean-Toussaint DESANTI, indications bibliographiques,”,”FILx-071-FL” “DESANTI Jean-Toussaint DESANTI Dominique, con Roger-Pol DROIT”,”La liberté nous aime encore.”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia. Dominique Desanti est écrivain. Roger-Pol Droit est chercheur au CNRS en philosophie et chroniqueur au journal Le Monde. Introduction, Index, Remerciements, Poches Odile Jacob n. 130,”,”PCFx-006-FL” “DESANTI Jean-Toussaint”,”La Philosophie Silencieuse. Ou critique des philosophies de la science.”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, (1914-2002) allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia. Il fut membre du comité de rédaction de La Nouvelle Critique dont il démissionna en 1958 et parallèlement s’éloigna du Parti communiste. appendices: I. Fondament des mathématiques, II. Infini mathématique, bibliographie, corrélats,”,”FILx-073-FL” “DESANTI Jean-Toussaint”,”Le Philosophe et les Pouvoirs. Entretiens avec Pascal Lainé et Blandine Barret-Kriegel.”,”Jean T. Desanti, nato a Aiaccio, (1914-2002) allievo di Bachelard, insegna attualmente all’Ecole Normale Superieure. É autore tra l’altro di una Introduction à l’histoire de la Philosophie e di un impegnativo e discusso lavoro su Les idéalités mathématiques di prossima pubblicazione in Italia. Il fut membre du comité de rédaction de La Nouvelle Critique dont il démissionna en 1958 et parallèlement s’éloigna du Parti communiste.”,”FILx-074-FL” “DE-SANTILLAN Diego Abad direzione, collaborazione di Juan Gomez CASAS Raimundo LOZANO Vladimiro MUÑOZ Heleno SAÑA Victor ALBA Eduarde de GUZMAN”,”Historia del movimiento obrero español.”,”Collaborazione di Juan Gomez CASAS Raimundo LOZANO Vladimiro MUÑOZ Heleno SAÑA Victor ALBA Eduarde de GUZMAN La Prima Internazionale in Spagna. AIT. “”La rivoluzione di settembre attira sulla Spagna la curiosità dell’ Europa. E proprio Carlo Marx investiga le origini della Rivoluzione del 68 e scrive una serie di articoli su di essa. L’ Associazione Internazionale dei Lavoratori, costituita due anni prima, a Ginevra, invia lì un famoso rivoluzionario italiano, il deputato Giuseppe Fanelli, ex garibaldino, per promuovere in Spagna la creazione di una sua sezione. Fanelli giunge a Madrid senza conoscere nessuno, ma presto incontra simpatizzanti tra i soci del Fomento de las Artes. Partendo da questi, forma un nucleo composto da ventuno operai e un giornalista, otto dei quali entreranno pure nell’ Alleanza della Democrazia Socialista, società segreta creata da Bakunin all’ interno della stessa Internazionale. Partecipano a quel nucleo Tomas G. Morago e Anselmo Lorenzo, futuri anarchici di rilievo, e i fratelli Francisco e Angel Mora che si schiereranno per il socialismo””. (pag 116) Biografia di G. FANELLI (fonte http://www.liberalsocialisti.org/articol.php) “”Altra Italia. Giuseppe Fanelli (Napoli, 1827-1877), eroe della Patria, eroe dell’Umanità Nacque a Napoli il 13 ottobre 1827 da Lelio e Marianna Ribera. Il padre era originario di una ricca famiglia di Martina Franca. Lelio Fanelli era un letterato, giureconsulto, agronomo e geografo di fama, anche pedagogista (di cui esistono tantissimi scritti alla Biblioteca Nazionale di Napoli), che si era stabilito a Napoli per esercitare l’avvocatura. Fu anche direttore generale dei collegi e scuole del Regio Albergo dei Poveri Tra le sue opere ’Legislazione e giurisprudenza generale del Regno delle Due Sicilie’, su incarico del governo. Si formò quindi in un “ambiente di cultura spirituale, di agiatezza economica e di politiche aderenze.”(1) Seguì gli studi di architettura, ma non terminò gli studi. Fanelli a 18 anni si iscrisse alla Giovine Italia e nel 1848 fu volontario a Milano nella spedizione di Cristina Trivulzio di Belgioioso, incontrando Mazzini, di cui divenne amico intimo. Combattè nel Tirolo e, dopo l’armistizio di Salasco, si rifugiò con Medici nel Canton Ticino. Nel 1849 partecipò alla difesa della Repubblica Romana con Mazzini, Pisacane, Garibaldi, si battè con valore al Vascello e si guadagnò sul campo i gradi di colonnello. Caduta la Repubblica fuggì in Corsica e poi a Malta, dove progettava una spedizione di patrioti sulle coste napoletane. Tornato a Napoli formò un gruppo di patrioti repubblicani e democratici. Ebbe un carteggio con Pisacane, sempre nella prospettiva di una spedizione nel napoletano. Egli però pensava a tempi più lunghi e non condivideva l’impazienza di Pisacane, per cui Pisacane e Mazzini stessi lo esclusero da un impegno diretto. Ma la tragedia di Sapri fece ricadere su di lui accuse ingiuste di responsabilità o anzi di tradimento da parte di Nicotera. Fu coinvolto nella repressione e dovette fuggire a Smirne, di nuovo a Malta e poi a Londra. Partecipò intensamente alla preparazione e allo svolgimento della spedizione dei Mille con viaggi tra Lugano, Genova, Firenze. A Calatafimi, benché ferito, si battè con valore e Bixio lo definì ‘l’eroe di Calatafimi’. Giunto a Napoli, col grado di colonnello, organizzò una legione di Cacciatori del Vesuvio con Pateras, che partecipò alla battaglia del Volturno e contrastò i tentativi di restaurazione borbonica nelle retrovie campane, molisane, abruzzesi. Amareggiato per l’esito monarchico-moderato dell’impresa, si staccò da Garibaldi, ritirandosi a Martina Franca, dove la famiglia possedeva dei bene. Nel 1863 con L.Cairoli e Nullo andò a combattere in Polonia. Tornato a Napoli, alla luce delle idee democratico-sociali di Pisacane, partecipò alla vita delle associazioni operaie mazziniane e fu presente al loro XI Congresso. Conobbe anche Bakunin, in quel tempo a Napoli, ma senza abbandonare né la massoneria, né la democrazia repubblicana, con Friscia e Gambuzzi. Fu eletto deputato nel 1865 e restò tale fino al 1874. Nel 1866 andò a combattere nel Trentino e fu ferito a Bezzecca. Nel 1867 era a Lugano per discutere con Mazzini sulla necessità di dare una impronta più sociale alla sua impostazione democratica. Nel frattempo partecipò all’impresa garibaldina per la conquista di Roma, che si concluse tragicamente a Mentana. Nell’aprile 1867 partecipò con Friscia e Gambuzzi alla costituzione dell’associazione democratico-sociale ’Libertà e Giustizia’, di cui fu presidente Friscia, collegata all’associazione operaia ‘Amore e soccorso’, con criteri molto severi per l’ammissione. Si avvicinò all’internazionalismo, partecipò nel settembre 1868 con Friscia, Gambuzzi, Bakunin, Tucci a Berna al II Congresso Internazionale della Lega per la Pace e la Libertà. Come membro dell’Internazionale e amico di Bakunin e della sua Alleanza della Democrazia Socialista si recò per far proseliti in Spagna a Barcellona e a Madrid, apostolo e tra i primi fondatori dell’Internazionale in quel paese. Ritornò in Italia nel 1869 ed operò a Napoli nell’ambiente democratico e internazionalista, portando all’adesione giovani come Malatesta e poi Cafiero. Collaborò alla nascita del periodico ‘La Campana’ di Napoli. Fu presente alla Conferenza di Rimini del 1872 e al congresso internazionalista di Saint Imier. Era diventato anche consigliere comunale a Napoli. Fu in dissenso con i giovani internazionalisti per la scelta insurrezionale.Come dice efficacemente Lucarelli” il patriota, vissuto dall’adolescenza fra i turbini della politica e delle battaglie delle fortunose avvenuture di cui fu tante volte attore o spettatore, non era incline ad eventuali rivoluzioni e non riponeva più alcuna fede – al contrario di Bakunin – negli istinti rivoluzionari delle nostre popolazioni e specialmente delle turbe campestri, che sì barbaro spettacolo avevano dato nella spedizione di Pisacane. Egli era senza dubbio un uomo di grande coraggio, come scrive Malatesta, ma alieno da temerarie intraprese, foriere di amari disinganni. E mi valga la testimonianza del periodico socialista ‘Il Martello’ ‘Fra noi altri italiani Giuseppe Fanelli rappresentava in certo modo la prudenza e la moderazione. “ In relazione all’ultimo periodo della vita continua Lucarelli “l’ostinato persistere della gioventù libertaria nel ’fatto insurrezionale quale efficace mezzo di propaganda’- ricordo i Congressi di Bologna, Firenze, Iesi, Tosi che si svolsero da luglio ad ottobre 1876, e la reazione elevata a sistema di governo, destarono in Fanelli un rammarico profondo; e ad amareggiare vieppiù l’animo si aggiunsero la perdita del seggio elettorale e la morte di Michele Bakunin, che si spense a Berna il 1 luglio 1876. A dar l’estremo crollo alla sua fibra già vacillante ed esausta si aggiunsero le volgari invettive che Giovanni Nicotera, assorto al Ministero dell’Interno col trionfo della Sinistra nel marzo 1876, rinnegando l’antica fede, lanciò ripetutamente contro i socialisti, additandoli come gente oziosa, perduta, criminale. Disanimato allora del presente e dell’avvenire, triste, malato e stanco di vivere, come andava ripetendo fra gli amici, fu colto da melanconia, onde venne ricoverato nella casa di cura del signor Fleurent di Capodichino, quartiere di Napoli, ove si spense all’una pomeridiana del 5 gennaio 1877.” (2) Il Lucarelli riporta anche il verbale della seduta del Consiglio Comunale di Napoli del 5 gennaio, che fu interrotto alla notizia della morte con visibile commozione e impegno di partecipazione di tutti i consiglieri ai funerali. Lucarelli così coglie il fondo etico-politico di Fanelli ”Apostolo ed artista, padroneggiava gli uditori, sospingendoli verso quella meta che fu l’apirazione della sua vita: Libertà e Giustizia’ e conclude la sua fatica biografica “Alla memoria dell’Apostolo noi ci inchiniamo reverenti, ed esprimiamo l’augurio che a Napoli o a Milano o nell’avita Martina, la città repubblicana del 1799 donde trasse le prime origini e le prime ispirazioni, un ricordo marmoreo ridesti con questi brevi cenni dall’oblio il grande patriota e grande socialista italiano. A GIUSEPPE FANELLI EROE DELLA PATRIA, EROE DELL’UMANITA’. “(3) Note 1) A.Lucarelli, Giuseppe Fanelli nella storia del Risorgimento e del socialismo italiano, De Vecchi, Trani, 1952, p.12. Il libro di Lucarelli di 168 pagine è dedicato ’Alla cara memoria di Carlo Rosselli Martire della Libertà e della Giustizia’, ricco di illustrazioni e foto rarissime, di documenti preziosi, che rivelano la profonda simpatia, umana e politica con Fanelli dell’insigne antifascista, socialista e storico pugliese, l’ottica storiografica rispettosa del fondamentale raccordo tra Risorgimento e primo socialismo italiano, e che andrebbe ristampato e diffuso in un cerchio più ampio della prima edizione, uscita presso una piccola casa editrice. 2) Ibidem, pp. 156-157 3) Ibidem, p.158 Bibliografia essenziale oltre il libro di Lucarelli. C.Gambuzzi, Sulla tomba di Giuseppe Fanelli, parole di Carlo Gambuzzi, s.l., 6 gennaio 1877. C. Teofilatto, Fanelli dalla Giovine Italia all’Internazionale, in ‘Pensiero e Volontà’, Roma, 1 agosto 1925. T. Detti, Giuseppe Fanelli, voce del Dizionario Biografico del Movimento Operaio Italiano, a cura di F.Andreucci e T. Detti, Vol. II,”,”MSPx-056″ “DE-SANTILLANA Giorgio”,”Processo a Galileo. Studio storico-critico.”,”Dedica dell’autore: A Federico Enriques e Gaetano Salvemini miei maestri (in apertura) “”Non era già vero che Galileo fosse andato al Sant’Uffizio, ma era vero che i frati del Sant’Uffizio gli movevano addosso. Dopo Tommaso Caccini, gli vengono spediti fra i piedi “”altri suoi aderenti”” onde ha ragione di prendere allarme: sono provocatori e informatori della stessa risma. Galileo sente un’arietta gelida, si rende conto che le porte gli si chiudono in faccia: giocando l’ultima carta, si rivolge con appoggio granducale al cardinale Orsini, un giovane di ventidue anni promosso in quei mesi alla porpora, e amico particolare di Scipione Borghese, il “”cardinal padrone””. Per l’Orsini, nella cui mente aperta confidava, Galileo aveva riservato la prova decisiva, se pur difficile, della sua teoria, quella che credeva di aver tratto dal flusso e riflusso del mare. Facendosi animo ancora, scrive il 20 febbraio al Picchena (…). Si era così giunti ai giorni della decisione. Su quello che seguì, abbiamo il resoconto dell’ambasciatore Guicciardini del 4 marzo (…). L’irritazione non più celata del Guicciardini, e la fretta di levarsi dai piedi il male avventurato astronomo, sono sopportate da ragioni politiche. Sta per giungere a Roma in forma solenne il cardinal Carlo de’ Medici, e da Firenze è stato già significato che Galileo lo attenda per fargli corte. Questo ancora ci voleva, pensa l’ambasciatore. Dopo una tale disgrazia per voler disputare della luna (…). Il 5 marzo, effettivamente, usciva il decreto di interdizione della dottrina copernicana, di cui daremo testo qui appresso. ‘Roma locuta, causa finita’. Il processo che si era iniziato con la denuncia di Lorini era finalmente concluso, e la questione regolata. Le autorità avevano bloccato una causa di scandalo in sul nascere, e riaffermato la posizione ortodossa con tatto e fermezza lungimiranti, come si suol dire dalla stampa governativa. Scrive il Querengo, che si era tnto dilettato dei ragionamenti ‘inter pocula’ (1): “”Le dispute del Sig. Galileo son risolute in fumo d’alchimia, avendo dichiarato il Santo Ufficio che ‘l sostenere quella opinione sia un dissentir manifestamente dai dogmi infallibili della Chiesa. Ci siamo dunque assicurati una volta che, dall’andar attorno in fuori che si fa con le girandole del cervello, possiamo star fermi a nostra posta, senza volar con la terra come tante formiche sopra un pallone che andasse per aria””. Le sue parole esprimono con giustezza icastica come si vedeva la cosa dall’esterno e realisticamente. Non verità, non errore, nemmeno fumata nera: ma fumo d’alchimia, qualcosa di illusionistico, di malsano e di sospetto fin dall’inizio, che d’un colpo è stato fugato e si è disperso senza danno nel cielo romano”” (pag 253-258) [(1) frase latina (propr., Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa) estrapolata dai Sermones di Sant’Agostino e riferita alle questioni sottoposte al giudizio della Curia romana o dello stesso pontefice: la sentenza era decisiva e la causa era definitivamente chiusa] (f. miolegale.it)”,”SCIx-543″ “DE-SAUSSURE Ferdinand”,”Corso di linguistica generale.”,”DE-SAUSSURE Ferdinand nasce a Ginevra nel 1857 e studia a Lipsia. A vent’anni scrive il ‘Mémoire sur les voyelles’ che gli vale fama internazionale. A 22 anni la Sorbona gli offre la prima cattedra di grammatica comparativa. Nel 1891 ritorna a Ginevra, dove insegnerà fino alla morte (1913). Il ‘Cours’ libro di linguistica generale al quale aveva lavorato durante anni di silenzio, seguito all’esordio precoce, non fu completato. Nella forma attuale esso è la ricostruzione, opera di Bally e Sechehaye dei corsi ginevrini fra il 1906 e il 1911. “”Cause della discordanza tra la grafia e la pronunzia. Tali cause sono numerose, e ricorderemo quindi solo le più importanti. Anzitutto la lingua si modifica di continuo, mentre la scritutra tende a restare immobile. Ne segue che la grafia finisce col non corrispondere più a ciò che deve rappresentare. Una notazione che in un dato momento è coerente, un secolo più tardi sarà assurda. Per un certo tempo si modifica il segno grafico per conformarlo ai mutamenti di pronunzia, poi vi si rinunzia. E’ quel che accade in francese per ‘oi’. (…)”” (pag 39) “”Evitando sterili definizioni di parole, abbiamo anzitutto distinto, nel fenomeno totale che il ‘linguaggio’ rappresenta, due fattori: la ‘lingua’ e la ‘parole’. La lingua è per noi il linguaggio meno la ‘parole’. Essa è l’insieme delle abitudini linguistiche che permettono a un soggetto di comprendere e di farsi comprendere””. (pag 95)”,”VARx-399″ “DESCARTES Renato (Cartesio); a cura di Rodolfo MONDOLFO e Eugenio GARIN”,”Principi di filosofia. Libro Primo.”,”””E da ciò segue che il lume naturale, ossia la facoltà di conoscere dataci da Dio, non può atitnger mai nessun oggetto che non sia vero in quanto sia da essa attinto, cioè in quanto sia percepito chiaramente e distintamente. Poiché dovrebbe meritatamente esser chiamato ingannatore, se ci avesse data quella facoltà (di conoscere) pervertita e tale che prendesse il falso per vero. Così si elimina quel dubbio supremo che ci proveniva dal non sapere se non fossimo per caso di tal natura da ingannarci anche nelle cose che ci sembrino della massima evidenza. Chè anzi anche tutte le altre cause di dubbia, prima passate in rassegna, facilmente sono eliminate movendo da questo principio. Non più, difatti, debbon esserci sospette le verità matematiche, perché sono massimamente perspique. (…)”” (pag 48-49)”,”FILx-352″ “DESCHANEL Paul”,”Gambetta.”,”Gambetta, Léon (Cahors 1838 – Ville d’Avray 1882), avvocato e uomo politico francese; rivestì un ruolo determinante nella formazione della Terza Repubblica. Deciso oppositore del regime di Napoleone III, si mise in luce con discorsi e articoli di protesta contro la politica dell’imperatore e nel 1868, mentre difendeva un giornalista bandito dal governo, pronunciò un discorso divenuto famoso, con cui condannò il colpo di stato del 1851, che aveva segnato l’avvento del Secondo Impero. Gambetta fu eletto deputato nel 1869. Sebbene fosse stato contrario alla dichiarazione di guerra contro la Prussia che portò alla guerra franco-prussiana (1870), una volta cominciato il conflitto si impegnò a fondo per la causa francese. Il 4 settembre del 1870, tre giorni dopo la battaglia di Sedan nella quale Napoleone III venne catturato dai tedeschi, Gambetta proclamò la nascita della Terza Repubblica. Fuggì in mongolfiera dalla capitale assediata e istituì un governo provvisorio a Tours, da dove tentò di riorganizzare le truppe francesi delle province per la resistenza. Con il consenso popolare assunse la direzione del paese, ma dopo l’armistizio di Metz si dimise per protesta contro i trattati di pace che egli ritenne iniqui. Quando Jules Grevy venne eletto presidente della Repubblica nel 1879, Gambetta divenne presidente della Camera dei deputati e nel 1881 primo ministro. Il suo governo, tuttavia, non durò che due mesi, osteggiato da quasi tutti gli altri partiti. (ENC)”,”FRAD-021″ “DESCHANEL Loui-Paul”,”Histoire de la politique extérieure de la France, 806-1936.”,”””La France ne s’est agrandie que par les efforts renouvelès pour l’ opprimer””, Talleyrand Fragilità della Francia. “”Et comme elle a l’ éclat du verre Elle en a la fragilité.”” Pierre Corneille Ragioni del successo e della caduta di Bonaparte. “”I repubblicani sono fieri di aver potuto avere successo laddove Richelieu e il Grand Roi hanno fallito; hanno conquistato il Belgio e la riva sinistra del Reno, essi non accettano di rinunciarvi. Questo li trascinerà in una lotta senza fine, perché mai l’ Europa tollererà queste annessioni che minacciano l’ equilibrio: per quanto lontano Napoleone porterà la guerra, i sovrani europei cercheranno sempre di imporgli la stessa pace: ritorno ai vecchi confini. Ora, mai, Bonaparte potrà firmare a queste condizioni: “”Pensate dunque alla mia situazione””, disse un giorno al rappresentante dell’ Austria, Vincent. “”Sono un usurpatore: per arrivare fin qui, mi è stata necessaria la migliore testa e la migliore spada d’ Europa. Per mantenermi, occorre che tutti continuino ad esserne ben convinti.”” Qui sta tutto il segreto della politica napoleonica. L’ Imperatore sarà sovente stanco di lottare, ma, dovrà combattere, trionfare ancora per non perdere il suo trono. Egli stesso ha fatto la più dura critica del regime che ha istituito.”” (pag 183)”,”FRAA-069″ “DESCHNER Karlheinz”,”Historia criminal del cristianismo. Vol 1. Los origines. Vol 2. Iglesia antigua. Falsificaciones y engaños. Vol 5. Iglesia antigua. Lucha contra los paganos. Vol 7. Alta Edad Media: El auge de la dinastia carolingia”,”DESCHNER è nato nel 1924 figlio di una guardia forestale di Bamberg, in Germania. Ha studiato diritto teologia filosofia e storia. Nel 1956 ha pubblicato il suo primo libro di successo. Ma poi abbandonò la carriera letteraria per dedicarsi allo studio critico del cristianesimo e della Chiesa. E su questi temi ha prodotto varie opere.”,”RELC-076″ “DESCHNER Karlheinz a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. Tomo I. L’ età arcaica. Dalle origini dell’ Antico Testamento fino alla morte di s. Agostino (430).”,”Citazione di Salvemini in apertura: “”Questo è il lato più atroce dell’ insegnamento morale quale è impartito dai papi e dal clero: che esso sviluppa i lati più vili della natura umana, avvezzandola a non sentire le proprie responsabilità, ma a mettere le decisioni finali nelle mani di un sacerdozio, che non dà il consiglio dell’ amico, ma dà l’ assoluzione o la condanna del giudice. E’ solo dopo essere vissuto in paesi protestanti, che io ho capito pienamente quale disastro morale sia per il nostro paese non il “”cattolicesimo”” astratto che comprende 6666 forme possibili di cattolicesimo, fra cui quelle di San Francesco e di Gasparone, di Savonarola e di Molinas, di Santa Caterina e di Alessandro VI, ma quella forma di “”educazione morale”” che il clero cattolico italiano dà al popolo italiano e che i papi vogliono sia sempre data al popolo italiano. E’ questa esperienza dei paesi protestanti che ha fatto di me non un anticlericale, ma un anticattolico…””. (Lettera a F.L. Ferrari, agosto 1930, opere II, 3 pag 381) “”Secondo Ignazio, gli “”eretici”” vivevano “”come gli Ebrei””, divulgando “”falsi insegnamenti””, “”vecchie favole che non hanno nessun valore””. “”Chi si lascia irretire da tali dottrine finirà preda delle fiamme eterne””, “”andrà incontro a morte certa””. (pag 142) “”Eppure già P. Bayle (1647-1706) una delle menti più lucide del suo tempo, e non solo, scriveva “”che ogni uomo degno di questo nome avrebbe dovuto ritenere un’ offesa essere definito cattolico””. (pag 142)”,”RELC-141″ “DESCHNER Karlheinz a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. Tomo II. Il tardo antico. Dai cattolici “”imperatori bambini”” fino all’ eliminazione dei Vandali e Ostrogoti ariani sotto Giustiniano I (527-565).”,”Citazione di Guicciardini in apertura: “”Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che il vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di repubblica bene ordinato nella città nostra, Italia liberata da tutti e’ barbari e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati preti””. (Ricordi, B 14, pag 190, Milano, 1984). “”La principale fonte di sostentamento dei monaci erano le opere di beneficienza: essi offrivano alloggio a stranieri, curavano i malati o si occupavano dei poveri, dei prigionieri o degli schiavi; di tanto in tanto traevano guadagno anche da attività commerciali: ad esempio copiando libri e creando biblioteche, senza essere per questo, come già mostrato di Harnack, propriamente edotti in campo teologico. D’altro canto, nel 370, l’ imperatore Valente dovette già emanare un decreto contro “”gli amanti della pigrizia”” delle “”comunità monastiche”” (monazontes) e ordinare che venissero “”stanati dal loro nascondiglio e riportati nelle città d’ origine per svolgervi i loro compiti””. (pag 98)”,”RELC-142″ “DESCHNER Karlheinz a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. Tomo III. La chiesa antica. Falsificazione, istupidimento, sfruttamento, sterminio.”,”””Ma la Chiesa cattolica propugnò strenuamente il mantenimento dello schiavismo, e perfino il suo consolidamento; facendo anzi, dell’ umile sottomissione delle persone non libere, una vera e propria virtù.”” (pag 406)”,”RELC-143″ “DESCHNER Karlheinz a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. Tomo IV. L’ alto Medioevo. Da re Clodoveo I (circa 500) fino alla morte di Carlo “”Magno”” (814).”,”””Non era raro che i prelati conducessero una sorta di guerra di logoramento contro i loro preti, e taluni vescovi combattevano per la vita o per la morte con i loro arcidiaconi. Codesti archimandriti covavano spesso un odio implacabile per ragioni di nessunissima rilevanza, tanto “”che veniva considerata pressoché una legge di natura il fatto che ogni vescovo fosse nemico e persecutore implacabile del proprio clero”” (Rückert). E perciò i preti ordinavano intrighi e cospirazioni contro i superiori, ai quali si opponevano apertamente, dando vita a gilde, associazioni e congiure e invocando persino l’ aiuto dei laici””. (pag 189)”,”RELC-144″ “DESCHNER Karlheinz”,”Historia criminal del cristianismo. La época patristica y la consolidación del primado de Roma.”,”DESCHNER Karlheinz nato nel 1924, filgio di una guardia forestale di Bamberg, in Germania, passa l’ infanzia e l’ adolescenza nei pressi di Würzburg, e studia diritto, filosofia, teologia, e storia. Nel 1956 il suo primo libro, una novella, che ha un grande impatto. Ma poi passa allo studio critico del cristianesimo e della Chiesa cattolica in particolare riuscendo ad avere una profonda conoscenza sul tema. Ha scritto varie opere, in particolare ‘Kirche und Faschismus’ (sull’ alleanza Vaticano con il fascismo), una storia sessuale del cristianesimo ed un lavoro sulla politica dei Papi nelle due guerre mondiali. La ‘storia criminale del cristianesimo’ è la sua opera maggiore. Sant’ Agostino e il concetto di guerra giusta, bellum iustum. “”Secondo Agostino, il soldato può e deve uccidere senza problemi di coscienza, in carti casi, incluso una guerra di aggressione! Chiunque partecipi in questi confronti desiderati da Dio “”non pecca contro il quinto comandamento””. Nessun soldato è un assassino se uccide un essere umano per ordine del legittimo detentore del potere, “”anzi, se non lofa, è colpevole di contravvenire e disprezzare gli ordini””.”” (pag 146) L’ espressione “”bellum iustum””, “”guerra giusta””, mancava nel cristianeismo prima di Agostino, ma il paganesimo già la conosceva da vari secoli. Il contenuto del termine lo incontriamo già in Ennio, un famoso letterato romano nato nel 239 aC, e anche più tardi, con maggior chiarezza, nell’ influente Polibio, storico e filosofo ellenistico della storia””. (pag 147)”,”RELC-193″ “DESCHNER Karlheinz, a cura di Costante MULAS CORRAINE”,”Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa.”,”DESCHNER Karlheinzè nato a Bamberg in Germania nel 1924. Autore di molte opere critiche nei confronti del papato e delle gerarchie ecclesiastiche, è conosciuto per la sua monumentale ‘Storia critica della Chiesa’ dall’ antichità alla Chiesa moderna, libro tradotto nelle varie lingue con molte difficoltà e ostacoli da piccole case editrici. La Chiesa e la schiavitù. “”Ne Cristianesimo, poi, solo nei primi secoli anche gli schiavi erano religiosamente equiparati agli altri e autorizzati a ricoprire incarichi ufficiali. In seguito, nella Chiesa cattolica nessuno schiavo poté più essere eletto sacerdote: la prescrizione probabilmente più antica che proibisce il sacerdozio degli schiavi si trova in una lettera di papa Stefano I del 257. In questo modo la Chiesa manteneva invigore il diritto di proprietà dei padroni e si adeguava alle necessità delle classi possidenti, tanto più decisamente poi quanto più ricca diventava essa stessa. Se un tempo persino dei papi provenivano dalla classe degli schiavi, alla Chiesa cattolica feudalizzata gli schiavi apparvero ben presto come dei “”miseri servi””. (pag 376) L’ “”eretico”” Marcione è il principale responsabile dell’idea del Nuovo Testamento. (pag 276)”,”RELC-225″ “DESCHNER Karlheinz, a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. tomo V: IX e X secolo. Da Ludovico il Pio (814) fino alla morte di Ottone III (1002).”,”K. Deschner nato a Bamberga nel 1924 ha studiato diritto, teologia, filosofia, storia e letteratura. Dal 1961 ha cominciato ad occuparsi di critica del cristianesimo pubblicando ‘Il gallo canta ancora’ (Massari). Lavora alla ‘Storia criminale’ dal oltre 30 anni. “”Ma perché mai, nel XVII secolo, Leone III fu inserito nel Martirologio romano? Perché si è voluto santificare questo mostro sanguinario? (Un papa, per inciso, durante il cui ventennale pontificato non si radunò di sua iniziativa neanche un sinodo che potesse decretare i canoni a rinforzo della disciplina ecclesiale!). Non lo si canonizzò a cagione della sua brutalità, non a causa delle eliminazioni da lui operate, e tantomeno per essersi inginocchiato davanti a Carlo “”Magno”” (era, se non la prima, certamente l’ultima prosternazione di un papa ai piedi di un imperatore occidentale), al quale soltanto egli era debitore della propria sopravvivenza (più nella carica che nella dignità). No, si canonizzò Leone III perché, nel natale dell’anno 800, aveva posto la corona sul capo di Carlo (IV 324 s.); perché spinse a tal punto la smania egemonica, l’insaziabile anelito di supremazia dei papi, perché con questo segnale, destinato a irradiarsi attraverso i tempi, con questo “”colpo di genio”” (de Rosa), egli aveva impresso per sempre l’assoluta pretesa di guida, per così dire, nel triste libro della storia. Solo per questo, difatti, anche Franz Xavier Seppelt, storico cattolico del papato, vede brillare il nome di Leone III nel “”Catalogo dei santi”” – noncurante di tutte le fatalità del suo lungo terrore, di tutti gli scheletri che si assiepano sul suo cammino, santo, santo, santo! (festa il 12 giugno)”” (pag 34)”,”RELC-302″ “DESCHNER Karlheinz, a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. Tomo VI: XI e XII secolo. Dall’imperatore Enrico II il «Santo» (1002) fino alla fine della Terza Crociata (1192).”,”K. Deschner nato a Bamberga nel 1924 ha studiato diritto, teologia, filosofia, storia e letteratura. Dal 1961 ha cominciato ad occuparsi di critica del cristianesimo pubblicando ‘Il gallo canta ancora’ (Massari). Lavora alla ‘Storia criminale’ dal oltre 30 anni. “”La decennale tregua, unanimemente decisa a Bamberga nel marzo del 1135 da molti principi civili ed ecclesiastici (una pace che sarebbe durata un solo anno, ma che fece una straordinaria impressione sui contemporanei, abituati ad ininterrotti spargimenti di sangue) non servì indubbiamente a null’altro che alla guerra. “”In realtà, il motivo determinante di questa Dieta di Bamberga era l’abbattimento di papa Anacleto, agognato con impazienza da Innocenzo e dai suoi. I legati pontifici non si staccarono un momento dai fianchi dell’imperatore per richiamargli alla memoria, costantemente, il suo dovere, quello di liberare la Chiesa oppressa dalla rabbia ebraica”” – un’espressione usata dallo stesso Innocenzo. “”Non fu per amore di pace che Bernardo di Chiaravalle aveva intrapreso il viaggio in Germania: era con la guerra che egli voleva l’annientamento di Anacleto”” (Bernhardi).”” (pag 334)”,”RELC-303″ “DESCHNER Karlheinz, a cura di Carlo PAUER MODESTI”,”Storia criminale del Cristianesimo. Tomo VII: XIII e XIV secolo. Dall’imperatore Enrico VI (1190) all’imperatore Ludovico IV di Baviera (1347).”,”K. Deschner nato a Bamberga nel 1924 ha studiato diritto, teologia, filosofia, storia e letteratura. Dal 1961 ha cominciato ad occuparsi di critica del cristianesimo pubblicando ‘Il gallo canta ancora’ (Massari). Lavora alla ‘Storia criminale’ dal oltre 30 anni. Capitolo II: Innocenzo III (1198-1216), il papa più potente della storia Crociata contro gli Albigesi. Il massacro di Beziers. “”La “”causa di Cristo”” (Historia Albigensis) fu condotta dall’abate generale dei Cistercensi, il legato pontificio Arnoldo Amalrico (Arnaud Amaury), un inconciliabile fanatico, responsabile per la questione degli Albigesi dal 1203-1204; e poiché egli e i suoi compagni non riuscirono a convincerli con le argomentazioni, si passò alla violenza (…). La consueta tattica di questo cronista della crociata (‘Historia Albigensis’, il cistercense Pietro di Vaux-de-Cernay, ndr). Prima accuse inverosimili, poi frasi retoriche anziché prove. Qui prosegue: “”Un’azione orribile””. L’autore incolpa alcuni cittadini di Béziers di aver aggredito un prete, a quanto pare, al solo scopo di orinare nel suo calice, per puro “”disprezzo verso il corpo e il sangue di Gesù Cristo””. L’atta di orinazione non è datato. Suona come una fiaba (e lo era): “”Accadde una notte…””. E “”un’altra azione orribile”” che egli aggiunse, prima di metterci sopra “”un miracolo””, come fa spesso, era accaduta quasi mezzo secolo prima. Poiché la città rifiutò di consegnare gli “”eretici””, fu presa d’assalto, e la popolazione completamente trucidata, i “”Cavalieri di Cristo”” (Historia Albigensis) uccisero tutti, dai bambini piccoli fino ai vecchi malati, non risparmiarono nessuno, neanche i preti dinanzi all’altare, che stringevano nelle mani il crocefisso o l’ostensorio. Soltanto nella chiesa di Maria Maddalena pare siano state uccise settemila persone (…). E in tutto gli ortodossi massacrarono addirittura ventimila persone – non solo eretici, come si è detto, ma anche cattolici”” (pag 103-104).”,”RELC-304″ “DESCHNER Karlheinz, a cura di Luciano FRANCESCHETTI”,”La Chiesa che mente. I retroscena storici delle falsificazioni ecclesiastiche.”,”K. Deschner ricostruisce le motivazioni storiche che stanno dietro la nascita dei dogmi del Cattolicesimo, le cui origini ‘romane’ e ‘paoline’ non hano nulla a che vedere con gli insegnamenti del messia palestinese Gesù Cristo (vera o leggendaria che sia stata la sua esistenza). I miracoli. “”Assai prima che la Chiesa (ma solo nel 353) fissasse al 25 dicembre la data della nascita di Cristo, si festeggiava nel medesimo giorno il genetliaco di Mitra, l’invitto dio del sole. Anche le formula liturgiche dei credenti pagani durante la festa del solstizio, ossia nella notte dal 24 al 25 dicembre, recitavano già: «La vergine ha partorito, la luce crescerà», oppure « E’ nato il grande re, Osiride, il benefattore». (…) Molto tempo prima di Gesù si erano descritte e rappresentate altre divinità (Zeus, Ermete, Dioniso) giacenti in fasce in un sacro canestro, oppure in una greppia (13). Alla sua nascita, già Mitra era adorato da pastori recanti frutti e primizie dei loro greggi (14). Come Maria partorì il bambino Gesù durante il viaggio, anche altri figli di vergini vennero spesso al mondo durante un viaggio o una fuga. (…) Per quanto concerne poi i miracoli, non c’è un solo prodigio dei Vangeli che non fosse stato operato in precedenza. Già Buddha aveva risanato i malati, faceva sì che i ciechi vedessero, i sordi udissero, gli sciancati camminassero impettiti. Anche lui camminò sulle onde impetuose del Gange, come un giorno Gesù farà sopra il lago. E come i discepoli del Nazareno opera miracoli, così hanno fatto i discepoli di Buddha. «Per esempio, come Pietro cammina sull’acqua, così pure un seguace di Buddha. Come Pietro comncia ad affondare, appene la sua fede diminuisce, così affondò già il discepolo di Buddha, allorché si risvegliò dal suo estatico sprofondamento nel Buddha. E come il Signore trae in salvo Pietro, così il discepolo di Buddha viene salvato dal rinonvato, fidente pensiero del Maestro» (24). Come secondo Luca ha fatto Gesù, già Pitagora ha cominciato il suo insegnamento e i suoi prodigi con un miracolo dei pesci, in cui egli invero – elevendosi molto al di sopra di Gesù – comanda di rimettere in libertà i pesci, di cui risarcisce il valore (25). Oltre a ciò, Pitagora guarì infermi nel corpo e nell’anima, e placò inotlre la tempesta sul mare (26), un’impresa che Empedocle, uno dei suoi forse occasionali uditori – compì poi così spesso da meritarsi addirittura l’epiteto di «domatore del vento» (27). E non solo; Empedocle, infatti, già curava gli appestati e risuscitava i morti (28). Il miracolo delle nozze di Cana (dove il Cristo giovanneo trasforma da 600 a 700 libri di acqua in vino, come risulta chiaramente dal testo di Giovanni, 2,6, anche se devoti esegeti vogliono talvolta ridurre l’ingente quantità, minimizzando inutilmente il prodigio), era stato già compiuto da Dioniso, come ci testimonia Euripide (29). Dioniso, il dio più amato dal mondo antico – che lo venerava dall’Asia alla Spagna con sontuose processioni – deve cedere a Cristo, nel Vangelo di Giovanni, uno dei suoi titoli più ambiti, qullo di «vite», che nel Vangelo si trasforma in «la vera vite» (30). (Senonché, tutto ciò che prima era falso, nel Cristianesimo sembra diventare vero). Vero è che Dioniso ha operato molti miracoli del vino (31); e i suoi sacerdoti, in seguito, ripeteranno nelle feste dionisiache con consapevole raggiro esattamente gli stessi prodigi, come più tardi i sacerdoti cristiani nella ricorrenza delle nozze di Cana (il 6 gennaio, cioè lo stesso giorno in cui si celebrava una popolarissima dionisiaca!) replicavano fraudolentemente la trasformazione dell’acqua in vino (32). Fama di grande taumaturgo ebbe nell’antichità il medico e dio guaritore Asclepio, sopra i cui altari campeggiava in lettere giganti la parola ‘soter’ (salvatore), e di cui tutto il mondo conosceva le portentose guarigioni in Epidauro, città che cominciò appunto a prosperare nel V secolo prima di Cristo, come Lourdes ai nostri giorni (33). Ebbene, quante gesta di Gesù risalgono ad Asclepio, quanto strettamente imparentate siano le attività taumaturgiche di entrambi, l’ha evidenziato, in sintesi pregnante dei risultati della ricerca, il teologo Carl Schneider (…) (34). Gli storici della religione hanno da tempo dimostrato che nelle letterature dell’antichità vi sono numerosi paralleli con le storie mirabolanti dei Vangeli, che queste coincidono largamente nel contenuto e nella stilizzazione con le narrazioni profane dei prodigi e che, in ultima analisi, l’origine pagana delle miracolose leggende neotestamentarie è grandemente verosimile (35)”” (pag 31-34)] Per tutto il secondo secolo Gesù fu ritenuto ancora un dio subalterno (pag 59) La comunione. Antropofagia. “”Il rituale di nutrirsi mangiando un dio è antichissimo”” (pag 81)”,”RELC-398″ “DESCHNER Karlheinz HERRMANN Horst, a cura di Luciano FRANCESCHETTI”,”Anticatechismo. 200 ragioni contro le Chiese e a favore del mondo.”,”Karlheinz Deschner (nato in Germania, nel 1924), studioso di filosofia, teologia, storia e critica letteraria, è autore di numerose opere critiche nei confronti del Papato e delle gerarchie ecclesiastiche. Horst Herrmann (nato in Germania, nel 1940), docente di teologia a Münster, decano della facoltà di teologia cattolica, dal 1981 insegna sociologia.”,”RELC-038-FL” “DESCHNER Karlheinz, a cura di Costante MULAS CORRAINE”,”Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa.”,”Karlheinz Deschner (nato in Germania, nel 1924), studioso di filosofia, teologia, storia e critica letteraria, è autore di numerose opere critiche nei confronti del Papato e delle gerarchie ecclesiastiche.”,”RELC-050-FL” “DESCHNER Karlheinz, a cura di Costante MULAS CORRAINE”,”La croce della Chiesa. Storia del sesso nel Cristiasnesimo.”,”Karlheinz Deschner (nato in Germania, nel 1924), studioso di filosofia, teologia, storia e critica letteraria, è autore di numerose opere critiche nei confronti del Papato e delle gerarchie ecclesiastiche.”,”RELC-051-FL” “DESCHNER Karlheinz, a cura di Luciano FRANCESCHETTI”,”La Chiesa che mente. I retroscena storici delle falsificazioni ecclesiastiche.”,”Karlheinz Deschner (nato in Germania, nel 1924), studioso di filosofia, teologia, storia e critica letteraria, è autore di numerose opere critiche nei confronti del Papato e delle gerarchie ecclesiastiche.”,”RELC-052-FL” “DESCHNER Karlheinz, a cura di Costante MULAS CORRAINE”,”La croce della Chiesa. Storia del sesso nel Cristiasnesimo.”,”Karlheinz Deschner (nato in Germania, nel 1924), studioso di filosofia, teologia, storia e critica letteraria, è autore di numerose opere critiche nei confronti del Papato e delle gerarchie ecclesiastiche. Quasi tutte con la pancia grossa. “”Naturalmente c’erano particolari accorgimenti e serveglianze nei conventi misti, esistenti fin dal principio. Già sotto Pacomio i monaci potevano frequentare anche le parenti suore solo col permesso del superiore e in presenza «di molte consorelle di provata fede» (F. Schiwietz I 185). Nelle «sante dimore» di Alipio, uno stilita presso Calcedonia, «le sante donne» avevano «come regola e comandamento di non essere mai soggette agli sguardi degli uomini» (Vita Alypii, c. 18 sgg.). Secondo le direttive di Basilio persino la confessione di una suora doveva avvenire alla presenza della superiora, e anche questa poteva intrattenersi col padre superiore solo raramente e per brevissimo tempo (213). Solo che, per quanto le fonti ribadiscano continuamente la rigida separazione fra maschi e femmine, a poco a poco, quasi che la dura separazione li rendesse più che mai desiderosi l’uno dell’altra, i contatti fra loro divennero sempre più stretti. Persino i fedeli biasimano il fatto che «presso i chiostri vicini i monaci vanno e vengono nei conventi di suore, e che monaci e suore abitano in ‘una sola’ casa», anzi, temono che «le suore facciano il mestiere delle prostitute» (Hilpisch, ‘Die Doppelklöster’ 19). …. finire (pag 94-95)”,”RELC-413″ “DESCHNER Karlheinz, a cura di Luciano FRANCESCHETTI”,”La Chiesa che mente. I retroscena storici delle falsificazioni ecclesiastiche.”,”K. Deschner ricostruisce le motivazioni storiche che stanno dietro la nascita dei dogmi del Cattolicesimo, le cui origini ‘romane’ e ‘paoline’ non hano nulla a che vedere con gli insegnamenti del messia palestinese Gesù Cristo (vera o leggendaria che sia stata la sua esistenza). Idea messianica la cui origine non è israelita (pag 24)”,”RELx-004-FV” “DESCHNER Karlheinz, a cura di Eleonora PUNTILLO”,”Con Dio e con il Führer. La politica dei papi durante il nazionalsocialismo.”,”Nella foto di retrocopertina i vescovi Bornewasser e Sebastian e i gerarchi e ministri nazisti tutti con la mano tesa alzata. Il testo è tratto dal libro dell’autore, ‘Ein Jahrhundert Heilsgeschichte. Die Politik der Papste im Zeitalter der Weltkriege, Bd. 1., Bd, 2, 1988. “”Nel suo libro Karlheinz Deschner illustra la storia del nefasto accordo tra Vaticano e nazionalsocialismo. Si tratta della storia di due papi, Pio XI e Pio XII, che ha inizio nel 1933 con l’approvazione da parte del Centro, il partito cattolico tedesco, della cosiddetta ‘Ermächtigungsgesetz’, la legge sul conferimento dei pieni poteri, e con la firma del Concordato del Reich da parte di Hitler e del nunzio papale Pacelli. «Questo singolare successo di portata mondiale», come i vescovi tedeschi vantarono allora l’accordo, spianò la strada ad Hitler per l’acquisizione di un potere pressoché illimitato assicurando il benestare del pontefice alla sua politica di aggressione. Il Vaticano riteneva infatti che un forte ‘Deutsches Reich’ costituisse un “”baluardo”” contro il tanto temuto bolscevismo. Da questo oscuro capitolo della moderna storia dei papi Deschner ricava un quadro nitido e dettagliato da cui riemergono i massacri cattolici in Croazia, il fatale ruolo dell’assistenza spirituale ai militari durante la Seconda guerra mondiale, la collaborazione con i nazisti da parte dei vescovi tedeschi, dei gesuiti e di altri ordini religiosi, la politica di compromesso della Chiesa, la minimizzazione dei crimini e il silenzio sulle vittime. Un libro che spiega con grande competenza e precisione come la politica di potere di papi si sia tramutata in complicità con il male. ‘Con Dio e con il Führer’ è una sintesi dell’opera in due volumi pubblicata nel 1982-83 da Kipenheuer & Witsch: ‘Ein Jahrhundert Heilsgeschichte. Die Politik der Päpste im Zeitalter der Weltkriege’ (‘Un secolo di storia religiosa. La politica dei papi all’epoca delle guerre mondiale”” [presentazione, in ‘K. Deschner, ‘Con Dio e con il Führer. La politica dei papi durante il nazionalsocialismo’, Tullio Pironti editore, Napoli, 1997, a cura di Eleonora Puntillo] K. Deschner è nato nel 1924 e ha studiato filosofia e storia della letteratura. Ha pubblicato una serie di opre di critica nei confronti della Chiesa. Nel 1988 ha ricevuto il premio Arno Schmidt. Seconda guerra mondiale. Una vittoria senza eguali nella storia mondiale. La curia affascinata dai successi del fascismo. “”La Curia era affascinata dal successo del fascismo, dal trionfo che esso aveva riportato in politica interna sia in Italia che in Germania, dall’invasione dell’Abissinia, alla guerra civile in Spagna, dalla incessante marcia trionfale dei tedeschi. Perché mai avrebbe dovuto schierarsi con i perdenti? Il 27 maggio von Bergen comunicò «in via del tutto confidenziale» all’Ufficio Esteri di Berlino che in quel giorno «nella Segreteria di Stato si era detto che la cosa migliore sarebbe stata se la Francia avesse stipulato un trattato di pace separatamente e se l’Inghilterra avesse continuato a combattere da sola». Due giorni dopo von Bergen telegrafava nuovamente alla Wilhelmstrasse riferendo: «Secondo le mie informazioni strettamente riservate nella Segreteria di Stato si ritiene che il Belgio abbia fatto bene a capitolare e che la Francia dovrebbe seguire l’esempio del Belgio». Il 10 giugno 1940, a poche ore dall’entrata in guerra dell’Italia, il nunzio papale Orsenigo esprimeva dinanzi al capo della Sezione politica dell’Ufficio Esteri Woermann «la sua vivissima gioia per le vittorie riportate dalla Germania. Egli sembrava quasi desiderare che l’Italia entrasse in guerra e disse scherzando che sperava che i tedeschi avrebbero marciato su Parigi passando per Versailles». E dopo la sconfitta inflitta in tempi sorprendentemente brevi alla Francia, l’11 luglio il nunzio trasmetteva a Berlino le sue più sentite congratulazioni e la speranza di potersi «sbarazzare di persone come Churchill, Duff Cooper, Eden etc.». Il papa diede l’ordine all’episcopato tedsco di celebrare una messa di ringraziamento in onore del Führer in tutte le chiese e i vescovi elogiarono con entusiasmo la ‘Wehrmacht’ per la vittoria «senza eguali nella storia mondiale», come la definì monsignor Bornewasser. Per una settimana le campane continuarono a suonare a festa a mezzogiorno e le bandiere furono mantenute per 10 giorni. La cancelleria arcivescovile di Breslavia implorò i cattolici di «evitare accuratamente tutto ciò che avrebbe potuto risultare svantaggioso per la posizione della Germania in guerra e lesivo dell’audace e gioiosa fede dei soldati e della popolazione o anche solo essere interpretato come tale» e consigliò di ricorrere invece a molte fonti di energia soprannaturale. Anche altre, forse tutte le diocesi davano indicazioni analoghe. L’arcivescovo Gröber continuava a confidare, nonostante alcune manovre anticristiane, in coloro «che con l’aiuto di Dio» avrebbero portato la Germania «alla sua grandezza trionfale». Dalla lettera pastorale di Kaller (a Ermland nel gennaio del ’41) trapelava un tale entusiasmo che questi ricevette perfino l’elogio del capo della polizia Heydrich”” (pag 171-172)”,”RELC-420″ “DESCHODT Pierre-Jean HUGUENIN Francois”,”La republique xenophobe, 1917-1939. De la machine d’ Etat au “”crime de bureau””: les revelations des archives.”,”DESCHODT Pierre-Jean è uno storico che tra le altre cose ha firmato un’opera assieme a Jean TULARD (‘Le Temps des passions’). HUGUENIN Francois è saggista e autore di ‘A l’ ecole de l’ Action francaise’.”,”FRAS-024″ “DE-SEGUIN André”,”Le Mexique dans la nouvelle économie mondiale.”,”DE-SEGUIN André è dottore in studi dell’ America Latina, insegnante nelle classi preparatorie di Sciences Po e nella classe preparatoria economica e commerciale. Mexamerica. (pag 185) Caraibi: Mediterraneo americano. “”L’ economia del Messico orientale si è basata tradizionalmente sulle piantagioni tropicali e sull’ attività portuale. La storia ha ritagliato questa sponda in cinque Stati (Quintana Roo, Yucatan, Campeche, Tabasco, Veracruz) che rappresentano oggi circa 12 milioni di abitanti””. (pag 265)”,”AMLx-063″ “DE-SEGUR Philippe-Paul Count”,”Napoleon’s Russian Campaign.”,”Il conte di SEGUR nacque nel 1780. Suo padre era stato ambasciatore in Russia e suo nonno Maresciallo di Francia e ministro della guerra di LUIGI XVI. Impoverito dalla rivoluzione, SEGUR visse scrivendo. L’ascesa di NAPOLEONE lo impressionò al punto da spingerlo a diventare soldato. BONAPARTE fece di lui un tenente. In pochi anni diventò generale e aiutante di campo dell’ Imperatore. Per le sue capacità prese parte alla campagna del 1812. Pur essendo un ammiratore di NAPOLEONE non tralascia di ammirare la strategia ed il controllo di KUTUZOV. E rileva con attenzione la disintegrazione dell’ esercito di BONAPARTE.”,”FRAN-032″ “DE-SEGUR Philippe-Paul, Gen. Conte”,”Histoire de Napoléon et de la Grande Armée pendant l’année 1812. Tome Premier.”,”‘Quamquam animus meminisse-horret, Iutucque refugit, Incipiam ….’ (Virgilio) (in apertura) Generale e storico (Parigi 1780 – ivi 1873), figlio di Louis-Philippe; fece le campagne di Germania e dei Grigioni, poi quella del 1805; fu caposquadrone all’assedio di Gaeta e quindi combatté a Eylau, in Polonia e in Spagna. Generale di brigata (1811), compì con successo importanti missioni diplomatiche in Austria e Russia, dove poi fu nella campagna del 1812. Messo in disparte dopo la caduta di Napoleone, nel 1831 fu nominato tenente generale e pari di Francia; tenne delle posizioni liberali e si ritirò a vita privata nel 1848. Nel 1830 era entrato all’Académie française. Scrisse molte opere di storia: l’Histoire de Napoléon et de la Grande Armée en 1812 (2 voll., 1824), una Histoire de la Russie et de Pierre le Grand (1829), una storia di Carlo VIII (1834), importanti ricordi, pubblicati col titolo Histoire et mémoires (8 voll., 1873), e memorie sulle campagne napoleoniche. (Trec) “”Napoleone domanda a Rapp “”si crede nella vittoria? – “”Senza dubbio, risponde lui, ma sanguinosa!””. E Napoleone riprende: “”Lo so, ma ho 80 mila uomini; se ne perdessi 20 mila, entrerei con 60 mila uomini a Mosca; il carriaggio ci raggiungerà, poi i battaglioni in marcia, e saremo più forti che prima della battaglia. Sembrava non comprendere in questo calcolo né la sua guardia, né la cavalleria. Allora, riavutosi dalla dalla sua prima inquietudine, invia ancora a studiare l’atteggiamento dei Russi; gli si risponde che i loro fuochi gettano sempre la stessa luce, e che dal loro numero e dalla moltitudine delle ombre mobili che li circondano, si giudica che non si tratta di una sola avanguardia, ma di un’intera armata che li accende. La presenza del nemico tranquillizza infine l’imperatore, ed egli cerca di riposarsi. Ma le marce che ha fatto con l’armata, le fatiche della notte e dei giorni precedenti, con le preoccupazioni, e una così grande attesa, l’hanno stancato; il raffreddamento dell’aria l’ha fatto star male; un febbre d’irritazione, una tosse secca, una violenta alterazione, lo consumano”” (pag 387)”,”FRAN-073-FSL” “DE-SEGUR Philippe-Paul, Gen. Conte”,”Histoire de Napoléon et de la Grande Armée pendant l’année 1812. Tome Second.”,”‘Quamquam animus meminisse-horret, Iutucque refugit, Incipiam ….’ (Virgilio) (in apertura) (Anche se la mente rabbrividisce al ricordo e improvvisamente si ritira, comincerò…). Generale e storico (Parigi 1780 – ivi 1873), figlio di Louis-Philippe; fece le campagne di Germania e dei Grigioni, poi quella del 1805; fu caposquadrone all’assedio di Gaeta e quindi combatté a Eylau, in Polonia e in Spagna. Generale di brigata (1811), compì con successo importanti missioni diplomatiche in Austria e Russia, dove poi fu nella campagna del 1812. Messo in disparte dopo la caduta di Napoleone, nel 1831 fu nominato tenente generale e pari di Francia; tenne delle posizioni liberali e si ritirò a vita privata nel 1848. Nel 1830 era entrato all’Académie française. Scrisse molte opere di storia: l’Histoire de Napoléon et de la Grande Armée en 1812 (2 voll., 1824), una Histoire de la Russie et de Pierre le Grand (1829), una storia di Carlo VIII (1834), importanti ricordi, pubblicati col titolo Histoire et mémoires (8 voll., 1873), e memorie sulle campagne napoleoniche. (Trec) ‘L’inverno, questo terribile alleato del Moscoviti, aveva venduto caro il loro soccorso. Il loro disordine seguiva il nostro disordine. Ricordiamo dei prigionieri che, più volte, erano sfuggiti dalle loro mani e secondo loro erano ghiacciate…”” (pag 428)”,”FRAN-074-FSL” “DESIDERI Paolo a cura; scritti di G. DE-SANCTIS W.G. FORREST ARISTOTELE SOLONE PLUTARCO ERODOTO M. OSTWALD E.M. WALKER TUCIDIDE W.F. FERGUSON A. HEUSS M. AMIT ISOCRATE G. GLOTZ PLATONE”,”La democrazia ateniese.”,”Solone ‘rivoluzionario’ (di W.G. Forrest) (pag 21-22) “”Solone viene spesso descritto come un mediatore, tra nobili e plebei, tra ricchi e poveri. Tale in realtà fu il suo titolo ufficiale quando venne scelto come arconte capo per il 594, con l’incarico straordinario di rivedere le leggi e la costituzione. Ma il titolo non dovrebbe farci pensare che egli si ponesse come indipendente tra le due parti in lizza, e che la sua soluzione fosse un compromesso. Con un cinismo che nasce dall’ignoranza politica molti si rifiutano di credere che un uomo di partito possa essere saggio o buono; se Solone fu insieme saggio e buono, come egli indubbiamente fu, ne consegue che non era un uomo politico di partito. Ma per ogni aneddoto che illustra le virtù del saggio ve n’è un altro che mostra l’operatore astuto, partigiano e non sempre totalmente onesto, e io sono ben lieto di credere che egli fosse le due cose insieme; che non fosse, cioè, più neutrale e meno politicamente impegnato di un uomo come, diciamo, Gandhi. Né sussiste alcun dubbio su quale fosse il suo partito. Dalle sue poesie, in cui egli analizzava la situazione precedente il suo arcontato e giustificava le misure prese in seguito, per frammentarle e difficili che siano, appare chiaro che egli si identificava totalmente con i rivoluzionari. Attacca l’ingiustizia, l’avidità e l’orgoglio dei principi; li minaccia dicendo: «Noi non vi obbediremo e non staremo tutti ai vostri ordini»; e Aristotele, che le poesie le aveva lette nella loro integrità, poteva dire: «In ogni cosa Solone coerentemente diede la colpa ai ricchi» (‘La Costituzione degli Ateniesi’, 5). Si vantava affermando che avrebbe potuto diventare un tiranno: a nessuno viene in mente di fare un tiranno di un moderato non-impegnato. Fu solo in seguito che Solone si vantò di essersi tenuto al di sopra dei partiti, e anche allora si scopre che egli aveva ignorato le richieste di un sol gruppo tra i suoi seguaci e che tali richieste non miravano tanto a riforme più drastiche quanto alla violenza e alla confisca. Certo, lasciare agli eupátridi [ordine patrizio, ndr] la vita e il possesso dei loro beni significò effettivamente che i mutamenti politici furono meno drastici di quello che avrebbero potuto essere, ma essi furono meno drastici perché Solone disapprovava la violenza, non tanto perché egli disapprovasse il mutamento. Non c’è dunque ragione di pensare che Solone non fosse, per i suoi contemporanei, un estremista, o che egli abbia dato all’Ateniese medio molto meno di quanto egli si aspettasse, tranne forse che un sapore di sangue e un paio d’acri in più”” [da W.G. Forrest, ‘Le origini della democrazia greca’, Il Saggiatore, Milano, 1966, pp. 160-161] (pag 21-22)”,”STAx-274″ “DESIDERI Antonio, collaborazione di Angelo GIANNI; scritti BARRACLOUGH LANZILLO MOMMSON LUZZATTO MARX COLE MAZZINI BAKUNIN ROSSELLI MALATESTA TRESSAUD TOLSTOJ LASSALLE JOLL COLLOTTI BERNSTEIN CATALANO DE-ROSA LUZZATTO MUIR FISHER THEMELLY HOBSON LENIN FIELDHOUSE KEMP ROBINSON THOMSON BERTAUX NEHRU PANIKKAR MORISON COMMAGER CORSINI RENOUVIN BEVERIDGE BISMARCK FLENLEY KOHN ERUSALISKIJ MOSSE TANNENBERG CHABOD LEHNER ZOLA MAURRAS SOREL TROTSKY GILITTI GRAMSCI MACK SMITH CANDELORO CASTRONOVO PROCACCI DE-VITI-DE-MARCO VILLARI JEMOLO SPAVENTA BATTAGLIA RAGIONIERI MORANDI MANACORDA MICHEOLS CRISPI LABRIOLA SETON-WATSON CROCE FORTUNATO SONNINO COLAJANNI SALVADORI CAROCCI CROCE SALVEMINI TOGLIATTI MORANDI PAPINI CORRADINI VIVARELLI ROMEO TAGORE MUSSOLINI JOLL ISNENGHI UNGARETTI SPRIANO MELOGRANI PRAMPOLINI CATALANO KEYNES BLOK LENIN CARR MEDVEDEV FISHER CHAMBERLIN STALIN LORENZ TROTSKY MAKARENKO FROLICH PROCACCI TASCA GENTILE GRAMSCI AMENDOLA MATTEOTTI JEMOLO DE-FELICE KOHN COLLOTTI PARKER SHIRER HITLER GOEBBELS ROSENBERG MOSSE MEINECKE CROUZET PARKER HOOVER FORD THOMSON CATALANO WALLACE GAROSCI CIANO COLLOTTI-PISCHEL HU-SHENG CHESNEAUX MAO TSE-TUNG BIANCO GANDHI NEHRU BOSE HO CHI-MINH KRUSCIOV RIGONI-STERN KUBY BATTAGLIA CAROCCI LIDDELL-HART TRUMAN LASKI GAMBINIO FLEMING SALVATORELLI TRUMAN MARSHALL e altri”,”Storia e storiografia. Dalla organizzazione del movimento operaio dalla crisi del colonialismo.”,”Contiene di Trotsky ‘Il nazionalsocialismo come reazione antiproletaria’ (pag 738-740) Dono di Mario Caprini”,”STOx-349″ “DESIDERI Antonio”,”Storia e storiografia. Atlante storico statistico iconografico con notizie sugli autori e indice dei nomi.”,”Dalla crisi dell’ impero romano alla rivoluzione inglese, dall’illuminismo alla Comune di Parigi, dalla organizzazione del movimento operaio alla crisi del colonialismo Dono di Mario Caprini”,”STOx-354″ “DESIDERIO Alfonso”,”Atlante Geopolitico. Il giro del mondo in 20 crisi internazionali.”,”Alfonso Desiderio è giornalista professionista ed esperto di relazioni internazionali. Lavora per Limes e collabora a Macrosfera, trasmissione di Rainews24. É stato assistente della cattedra di Relazioni internazionali presso l’università Luiss di Roma e ha lovorato per l’Agenzia di stampa Ansa e l’Agenzia romana per la preparazione del giubileo.”,”RAIx-054-FL” “DE-SIMONE Armando NARDIELLO Vincenzo”,”Appunti per un libro nero del comunismo italiano. Dalla Resistenza al dossier Mitrokin tutti i crimini nascosti della storia del Pci.”,”A. De Simone (45 anni) giornalista (Matitno di Napoli), caporedattore dell’edizione campana de ‘Il Giornale’, collaboratore del quotidiano ‘Roma’. E’ docente al Master di giornalismo dell’Accademia italiana delle Ricerche. Vincenzo Nardiello, 28 anni, giornalista lavora alla redazione politica del quotidiano ‘Roma’.”,”PCIx-373″ “DE-SIMONE Armando NARDIELLO Vincenzo”,”Appunti per un libro nero del comunismo italiano. Dalla Resistenza al dossier Mitrokin tutti i crimini nascosti della storia del Pci.”,”Già in Archiv (1.9.2014) (prestato a Simonelli) A. De Simone (45 anni) giornalista (Matitno di Napoli), caporedattore dell’edizione campana de ‘Il Giornale’, collaboratore del quotidiano ‘Roma’. E’ docente al Master di giornalismo dell’Accademia italiana delle Ricerche. Vincenzo Nardiello, 28 anni, giornalista lavora alla redazione politica del quotidiano ‘Roma’.”,”PCIx-374″ “DE-SIMONE Cesare”,”L’Isonzo mormorava. Fanti e generali a Caporetto.”,”Cesare De-Simone è nato a Roma nel 1932. Di professione giornalista, ha lavorato per molti anni al Corriere della Sera come inviato speciale della cronaca. Ha pubblicato con Mursia: ‘Venti angeli sopra Roma’ e ‘Gli anni di Berlino’. E’ morto nel 1999. “”Scriveva un soldato che del suo mestiere si intendeva, il prussiano Helmuth von Moltke: “”La critica più tagliente, riguardo a operazioni belliche, è la semplice, minuziosa ed esatta narrazione di come si sono svolti i fatti””. Ed il testo che segue è la scarna narrazione dei fatti riguardante Caporetto – i suoi prodromi e le sue conseguenze – ricostruita su una fitta griglia di documenti, alcuni ben noti, altri poco conosciuti, una parte inediti: fra questi ultimi ci sembrano di particolare valore le voci – testimonianze, ricordi lettere, scritti di trincea o canzoni anonime – dei soldati semplici, dei fanti contadini che popolavano le trincee e che morivano negli attacchi all’arma bianca o sotto le bombarde nemiche, vera “”carne da cannone”” macinata dai signori della guerra sabauda”” (pag 7, Prefazione) Rifiuto della guerra “”Lo spirito combattivo delle truppe, già all’inizio del 1916, aveva subito un calo verticale (40) e i pochi osservatori attenti del Comando supremo parlavano ormai apertamente di “”una malattia interna, organica e terribile”” dell’esercito. Scrive il colonnello Gatti riferindosi all’offensiva nel Trentino: “”Ma questo è nulla, in confronto dell’odio, purtroppo, dell’odio che il fante… ha per tutti. Hanno un bel dire, che è l’eroe delle battaglie. Il fante odia tutti gli altri, artiglieria, cavalleria, genio, perché vede che sono assai meno esposti di lui. Ha più amicizia col fante nemico, che coll’artigliere o cavaliere proprio: alcuni ufficiali mi hanno detto che c’è un’amichevole intesa (che del resto anch’io avevo notata, e cercato di distruggere) tra i fanti nostri e qulli nemici. Non si sparano addosso se non obbligati”” (41). Molti ufficiali superiori confidano agli amici più sicuri che i loro soldati, al momento dell’attacco, “”vengono avanti piangendo. Non si ribellano: quando sono spinti fuori delle trincee vanno: ma piangono”” (42). Il 10 giugno 1917 Cadorna lancia un’offensiva in grande stile sul tratto Portule-Bocchetta di Portule-Monte Meatta (battaglia dell’Ortigara). L’attacco fallisce in dodici ore, era stato preparato da nove mesi, con molti mezzi e impegnandovi 200.000 uomini. E’ questo un episodio della guerra che verrà sempre tenuto accuratamente nascosto, ma al Comando supremo serpeggia una domanda: “”Come mai questa sproporzione tra cause ed effetti? Come mai tanti uomini e tanta preparazione producono il nulla? Se è un difetto di comando, pazienza si rimedia. Ma se è un difetto costituzionale delle truppe? Dio ci scampi”” (43). Si commenta che “”l’arnese esercito non è più quello di una volta: questa è la cosa dolorosa””. L”arnese esercito’: lo storico Gatti userà questo termine almeno una trentina di volte nel suo diario. In fondo, sta tutta qui – in questo milione di vite umane considerate un arnese, uno strumento senza anima e senza dignità – quella spiegazione che gli alti comandi non arriveranno mai a darsi di certi sintomi prima, di certi esiti poi del comportamento delle truppe. “”Il proletariato era sempre stato la ‘carne da cannone’ passiva e ignara, lo strumento uomo che veniva usato negli eserciti, come prima e dopo sui campi, sulle navi, nelle manifatture. Questa volta no. Preso alla sprovvista, tradito dai social-patrioti, il proletariato fu costretto a combattere. Ma pur dette i segni della sua insofferenza al giogo bellico: l’esempio meraviglioso della Russia, Caporetto, ecc:”” (44). Il rifiuto di combattere, da parte dei soldati della II Armata, inizia venerdì 26 ottobre e forse anche una diecina di ore prima. Gli uomini gettano le armi, si strappano di dosso fregi e mostrine, cercano vestiti borghesi nei paesi attraversati; migliaia di loro riusciranno a mettersi sulla strada di casa, molti vi giungeranno, a Napoli, Reggio Calabria, Trapani, Ancona, Ravenna e in piccoli paesi del centro-sud e del meridione. Persino le migliaia di prigionieri, lasciatisi catturare dagli austriaci nel corso della ritirata del Friuli, esprimevano nei campi di concentramento i sentimenti che li avevano spinti alla rivolta (45). Dunque lo sciopero militare fu conseguenza, non causa dello sfondamento austro-tedesco in val di Plezzo e nella conca di Tolmino. Causa della rotta fu la criminosa incapacità degli alti comandi (Cadorna e Capello in testa) a condurre la guerra; fu la somma dei loro errori – prima e durante la battaglia del 24 ottobre – e del terrorismo applicato come unico sistema di governo della truppa. Quella “”leggenda di Caporetto”” inventata da Cadorna e subito ripresa da storici e politici compiacenti, che dà tutte le colpe alla viltà dei soldati, fu solo l’alibi maldestro dei veri responsabili (46).”” (pag 79-80-81) [(40) Cfr.: P. Melograni, op. cit., pp. 43 e seg.; (41) A. Gatti, op. cit., pp. 65-66; “”Ricevo ora un’anonima di un soldato il quale mi dice che se non faccio finire la guerra tutto l’esercito si rivolta ed ammazzeranno tutti gli ufficiali. Di roba del genere ne ricevo tutti i giorni””: L. Cadorna, op. cit., p. 217; (42) A. Gatti, op. cit, p. 61; (43) Ibidem, p. 100; (44) ‘Il Comunista’, bisettimanale del PCd’I, n. 26 del 5 maggio 1921. Inoltre, l”Avanti!’ del 4 settembre 1919, in un articolo dal titolo: “”Critica socialista alla guerra militare italiana. L’impero della violenza e del terrore””: “”…Del resto tutti al fronte sentivano che la risoluzione della crisi era prossima perché non si può ingannare un popolo oltre un certo limite. Nessuno infatti si sarebbe più mosso a nuovi attacchi: tutti eran disposti persino a marciare sul Paese e a far giustizia sommaria dei colpevoli pur di finirla con una vita che più non aveva di umano””; (45) Cfr: C.I., op. cit., pp. 484-486; (46) Cfr: Aldo Valori, La guerra italo-austriaca 1915-1918, Bologna, Zanichelli 1925, pp., 379 e seg. e pp. 390 e seg.; Luigi Segato, L’Italia nella guerra mondiale, Milano, Vallardi, 1927, pp. 547 e seg, vol. I; Pietro Silva, “”Contributi alla storia della guerra mondiale””, in Nuova Rivista storica, luglio-agosto 1920, pp. 373 e seg.; A. Monticone, La battaglia di Caporetto, cit, pp. 18 e seg.; idem, l’introduzione al ‘Caporetto’ di Angelo Gatti, cit., p. LVIII]”,”QMIP-133″ “DE-SIMONE Gianluca”,”Grand Moyen-Orient. Crises et guerres de la nouvelle phase stratégique.”,”Le primavere arabe fagocitate dal confronto in Medio Oriente Il confronto imperialista nel Grande Medio Oriente Particolarismo libanese e guerra civile siriana Cantonizzazione dell’Irak Nazionalismo iraniano sulla soglia del nucleare Rendita petrolifera e religiosa per le ambizioni della dinastia saudita Instabilità pakistana e collusione nucleare nel Grande Medio Oriente”,”ELCx-243″ “DE-SIMONE Cesare”,”Gli anni di Bulow. Nel cinquantesimo della Repubblica la testimonianza di Arrigo Boldrini.”,”Cesare De-Simone, romano, 63 anni (nel 1996, ndr) giornalista, ha lavorato all’Unità fino al 1973 e dal 1977 al Corriere della Sera come inviato speciale di cronaca. Il suo stile è quello della cronaca storica che ha già usato in tre volumi pubblicati nella stessa collana: ‘Venti angeli sopra Roma’ (1993) (i bombardamenti aerei sulla capitale) e ‘Roma città prigioniera’ (1994, una storia della Resistenza romana’), e ‘L’Isonzo mormorava’ (1995, ricostituzione della rotta di Caporetto visto della parte dei fanti). “” Ravenna, piazza del Mercato, 20 maggio 1945. La Brigata partigiana smobilita. Arriva in parata nella grande piazza, viene passata in rassegna degli ufficiali alleati, poi consegna le armi e si scioglie. (…). Tuttavia, a parte la gloria tutta meritata del reparto e che gli Alleati lealmente ammettono, nella frettolosa smobilitazione della 28° c’è un elemento che in sede storica non è stato ancor ben valutato. Nella sostanza si tratta di questo. Il comando dell’VIII Armata inglese si trovava di fronte, nella contesissima e nevralgica zona di Trieste, allo spinoso problema di dover fronteggiare l’esercito partigiano di Tito. Non va dimenticato che sono questi i giorni in cui, in Grecia, l’esercito e il governo britannici stanno reprimendo il movimento partigiano del comunista Markos, e lo spettro di un focolaio di scontri analoghi nei Balcani – vera miccia per innescare un possibile intervento dell’Armata Rossa arrivata in Austria – non fa davvero piacere né a Londra né a Washington. Così il quartiere generale alleato in Italia ha un’idea, e la prospetta, in via del tutto ipotetica e ufficiosa, a Boldrini: i due contingenti italiani che sono arrivati sotto Venezia, la 28° e la «Cremona», potrebbero esser fatti proseguire per giungere a Trieste e presidiarla. Che ne direbbe Boldrini di un incarico, da parte del governo militare alleato in Italia, che potrebbe arrivare anche ad essere, dopo qualche passaggio graduale, quello di «alto commissario» della città? La strategia politica inglese è evidente. Nelle strade «calde» di Trieste, a fronteggiare i comuniti titini gli inglesi hanno pensato di piazzare il partigiani della 28°, anche loro comunisti, coi fazzoletti rossi al collo. Forse il ‘Foreign Office’ è davvero convinto che i romagnoli di Bulow riuscirebbero a tenere «buoni» gli jugoslavi, a ridurli a più miti consigli, e questa è l’ipotesi migliore. Ma ce n’è una peggiore: e cioè che Londra cercasse in realtà di scaricare, con una sorta di corto circuito fra i due più forti partiti comunisti europei, la tensione che minaccia una scintilla devastante nel dopoguerra continentale già così tormentato”” (pag 151-154)”,”ITAR-354″ “DE-SIMONE Cesare”,”Soldati e generali a Caporetto.”,”Cesare De-Simone è nato a Roma nel 1932. Di professione giornalista, ha lavorato per molti anni al Corriere della Sera come inviato speciale della cronaca. Ha pubblicato con Mursia: ‘Venti angeli sopra Roma’ e ‘Gli anni di Berlino’. E’ morto nel 1999. “”Scriveva un soldato che del suo mestiere si intendeva, il prussiano Helmuth von Moltke: “”La critica più tagliente, riguardo a operazioni belliche, è la narrazione minuziosa dei fatti così come si sono svolti”” (prefazione, pag 9) Il siluratore silurato (pag 290) Chi ha vinto a Vittorio Veneto? (pag 298) Fucilazioni e decimazioni. “”Sedici militari presi con l’arma ancora scottante furono senz’altro fucilati. Oltre questi si sarebbero dovuti logicamente e immediatamente fucilare tutti i militair (120 uomini) del reparto che aveva continuato la resistenza armata fino all’estremo, giacché essi non erano già degli indiziati, ma veri e propri rei di rivolta armata, sorpresi in flagrante reato. Ma per limitare le fucilazioni si eseguì il sorteggio del decimo di essi (dodici) e questi furono condannati alla fucilazione; tutti gli altri furono arrestati e tradotti alle carceri”” (pag 234)”,”QMIP-002-FSL” “DE-SISMONDI Sismondo”,”Storia della libertà in Italia. Nuova edizione corredata delle vite di celebri capitani italiani e delle notizie su la vita e le opere dell’ autore. Volume primo.”,”””Andrea Doria non volle nemmeno essere doge della nuova costituzione della sua patria, onde poter continuare a servire l’ imperatore sul mare giusta il suo accordo. (…) Non ebbe, per vero, contro il corsaro Barbarossa i lieti successi che si attendevano dalla sua supremità e dal suo valore; lo lasciò fuggire alla Prevesa, nel 1539, allorché pareva che stesse in suo potere il distruggere la sua flotta; si sospettò anzi un’ intelligenza segreta tra quei due dominatori del Mediterraneo, e che evitassero sempre combattimenti decisivi.”” (pag 186-187)”,”ITAG-127″ “DESJARDINS Arthur”,”P.J. Proudhon. Sa vie, ses oeuvres, sa doctrine. Tome premier.”,”DESJARDINS Arthur membro de l’Institut, avvocato generale della Corte di cassazione Proudhon appoggia la candidatura di Raspail (cap. VII da pag 117)”,”PROD-067″ “DESJARDINS Arthur”,”P.J. Proudhon. Sa vie, ses oeuvres, sa doctrine. Tome second.”,”DESJARDINS Arthur membro de l’Institut, avvocato generale della Corte di cassazione Proudhon appoggia la candidatura di Raspail (cap. VII da pag 117)”,”PROD-068″ “DESMOND Adrian MOORE James”,”Darwin.”,”DESMOND A. ha studiato a Londra e a Harvard paleontologia e storia della scienza. Insegna al dipartimento di biologia dell’ University College di Londra. James MOORE insegna Storia della scienza alla Open University. “”E infatti la sua mente era ancora agile e in grado di lavorare a lungo, anche fuori orario. Fra una visita e l’altra alla serra, scrisse per “”Nature”” un articolo sui cirripedi, spedì settantacinque sterline per aiutare la fondazione della stazione biologica marina di Anton Dohrn a Napoli, e scrisse ringraziamenti per gli innumerevoli doni che riceveva. Karl Marx gli spedì una copia del ‘Capitale’, con dedica da parte di “”un sincero ammiratore””. Già tagliando le prime dieci o venti pagine, Darwin si rese conto che quella era “”una grande opera””, ma la lingua tedesca lo confondeva, e il tenore del libro sembrava “”talmente differente”” dal suo. Scrisse a Marx, in termini un po’ oscuri, che avrebbe voluto essere “”più degno di ricevere una tale opera, comprendendo meglio una materia tanto profonda e importante qual è l’economia politica””, ma che non vi erano dubbi che i loro rispettivi sforzi verso “”l’allagamento del sapere”” avrebbero “”nel lungo periodio, (…) aumentato la felicità del genere umano””. (pag 686) Non si cita Marx”,”SCIx-274″ “DE-SOTO Hernando”,”THe Mystery of Capital. Why Capitalism Triumphs in the West and Fails Everywhere Else.”,”DE-SOTO Hernando è fondatore e presidente dell’ ILD (Institute of Liberty and Democracy) a Lima, Perù. E’ considerato da The Economist come il 2° ‘Think-tank’ dela mondo. Peruviano di nascita è stato economista al GATT (ora WTO) e Chief Executive Officer di un’importante impresa di ingegneristica. E’ stato consigliere del presidente FUJIMORI, e ha giocato un ruolo nella riforma economica del paese. Nel 1993 sostenne il piano strategico per rovesciare il ‘colpo di stato’ di FUJIMORI e riportare la democrazia elettorale nel paese.”,”ECOI-079″ “DE-SOTO Hernando”,”Il mistero del capitale. Perché il capitalismo ha trionfato in Occidente e ha fallito nel resto del mondo.”,”Hernando De Soto è fondatore e presidente della ILD (Institute of Liberty and Democracy) di Lima, Perù, una think thak. Peruviano di nascita, ha lavorato a lungo per il GATT ora WTO. E’ stato consigliere economico del presidente Alberto Fujimori per le riforme economiche. Il titolo originale del suio saggio è ‘The Other Path’. Marx (pag 47-) Braudel (pag 75-)”,”PVSx-079″ “DE-SOTO Hernando”,”Il mistero del capitale. Perchè il capitalismo ha trionfato in Occidente e ha fallito nel resto del mondo.”,”Hernando De Soto è fondatore e presidente dell’ILD (Institute of Liberty and Democracy) di Lima, Perù, che l’Economist considera tra le think thank più influenti del pianeta. Peruviano di nascita, ha lavorato a lungo per il GATT (ora WTO). É stato il principale consigliere economico del presidente peruviano Alberto Fujimori, dando inizio alle riforme dell’economia e del sistema politico del paese. Nel 1993 ha avuto un ruolo chiave nel piano che ha sventato il colpo di stato pianificato dallo stesso Fujimori e riportato il Perù alla democrazia.”,”ECOT-211-FL” “DE-SPIEGELER Pierre FLAGOTHIER Robert FLAGOTHIER-MUSIN Linda JORIS Freddy MESSIAEN Jean-Jacques MUSICK Arlette, Collectif de recherches chargé de la conception et de la réalisation”,”1885-1985. Cent ans de socialisme. Catalogue de l’exposition organisée par le Comité national du centième anniversaire du Parti Ouvrier Belge.”,”Esposizione organizzata per il PS da Institut Emile Vandervelde, Bruxelles, per il SP da Archief en Museum van de Socialistische Arbeidersbeweging, Gand. Comitato di organizzazione: François PIROT Claude DESAMA Robert FLAGOTHIER Marcel SONNEVILLE Oscar DEBUNNE Herman BALTHAZAR Wouter STEENHAUT Nic BAL”,”MHLx-044″ “DES-RIVIERES Madeleine”,”Federico Ozanam. Il fondatore della San Vincenzo.”,”DES-RIVIERES Madeleine è nata in Québec (Canada). Per vent’anni ha approfondito lo studio della figura e dell’opera di Ozanam “”La Rivoluzione del 1848 non ha conosciuto le aberrazioni terrificanti di quella del 1830, tuttavia il consuntivo di quelle “”giornate di febbraio”” si chiuderà con una cifra di circa milleduecento vittime”” (pag 142) “”La Società di San Vincenzo de’ Paoli pagò care queste giornate di giugno. Durante l’insurrezione rimasero uccisi Henry Lecoq e un giovane di nome Charre. Il presidente generale, Adolphe Baudon, fu colpito da una pallottola che gli spezzò una gamba. (…) Non possiamo qui non riferire della morte erocia di monsignor Affre, arcivescovo di Parigi”” (pag 150)”,”RELC-365″ “DESROCHE Henri”,”Marxisme et religions.”,”DESROCHE è Direttore di studi all’ Ecole pratique des Hautes Etudes. In 4° di copertina c’è la classica rappresentazione di Prometeo incatenato”,”MADS-229″ “DESROCHE Henri GAUMONT Jean MEISTER Albert POULAT Emile”,”Studi sulla tradizione francese dell’ Associazione Operaia.”,”Problema dello sviluppo multilaterale dell’ individuo. “”Questo particolare potrebbe senza dubbio avvicinare maggiormente la comunità allo schema fourierista. Esso stabiliva infatti che ogni membro del falansterio appartenesse simultaneamente a gruppi diversi, diventando di volta in volta allievo in un settore e maestro in un altro. Inoltre in questo avvicendamento esso prevedeva un libero sviluppo delle “”passioni””. La comunità, al suo esordio, diede impulso, senza alcun riferimento esplicito a Fourier, ad uno schema analogo.”” (pag 153)”,”MFRx-216″ “DESROCHES Henri-Charles”,”Signification du marxisme. Suivi d’ une initiation bibliographique a l’ oeuvre de Marx et d’ Engels.”,”””Quando l’ umanità avrà raggiunto la felicità, allora non ci sarà più il tempo, perché non sarà più necessario””. (…) “”Il tempo non è un oggetto, ma un concetto. Scomparirà dalla comprensione””. (Dostoievski, I demoni, NRF, 1948, pag 220) Marx, la Russia e l’ Europa Occidentale. “”La risposta di Marx (a Vera Zasulich, ndr), datata 8 marzo 1881, fu di redazione laboriosa. Essa costituisce l’ esempio tipico di un confronto tra la teoria generale e la congiuntura concreta – e in ultimo di un ammorbidimento dialettico della prima da parte della seconda. Marx in effetti, sotto certe condizioni, era orientato alla fine per la soluzione che precisamente implicava una distorsione alla teoria generale: quella del passaggio diretto. “”Analizzando la genesi della produzione capitalistica, dico: Al fondo del sistema capitalistico si ha dunque la separazione radicale del produttore dai mezzi di produzione… la base di tutta questa evoluzione, è l’ espropriazione dei coltivatori. Essa non si è ancora compiuta in mondo radicale che in Inghilterra… Ma tutti gli altri paesi d’ Europa occidentale percorreranno lo stesso movimento””. (“”Il Capitale””, ediz francese) pag 315). La “”fatalità storica”” di questo movimento è dunque espressamente ristretta ai paesi dell’ Europa Occidentale. Il perché di questa restrizione è indicata in questo passaggio del capitolo XXXII: “”La proprietà privata, fondata sul lavoro personale…, va ad essere soppiantata dalla proprietà privata capitalistica, fondata sullo sfruttamento del lavoro altrui, sul salariato””. (Op. c. p. 340). “”In questo movimento occidentale, si tratta dunque della trasformazione di una forma di proprietà privata in un’ altra forma di proprietà privata. Presso i contadini russi, si dovrà, al contrario, trasformare la loro proprietà comune in proprietà privata.”” (pag 143-144)”,”TEOC-310″ “DESSAL Marcel”,”Un révolutionnaire jacobin Charles Delescluze, 1809-1871.”,”Comune di Parigi: la questione militare. “”Tuttavia la formidabile artiglieria versagliese batteva metodicamente le porte Maillot e Dauphine, rendendo impossibile tenere i quartieri di Auteuil e di Passy e lanciava pure i suoi proiettili al di là del ponte di Grenelle. L’ opinione parigina – e la stampa che le faceva eco – si stupiva ed irritava constatando che i Federati non opponeva a questo diluvio di ferro e di fuoco che delle batterie poco numerose e disperse.”” (pag 376)”,”MFRx-225″ “DESSI Francesco”,”Introduzione all’ etologia.”,”DESSI Francesco è professore straordinario di Zoologia all’Università della Calabria.”,”SCIx-329″ “DESSY Ugo”,”Quali banditi? 1977-1983, controinchiesta sulla società sarda. Volume III.”,”Ugo Dessy (1926-), ha vissuto e lavorato a Cagliari, militante per la lotta del popolo sardo contro il colonialismo, giornalista e animatore culturale.”,”ITAS-026-FV” “DE-STAEL Madame Anna Luisa”,”Alemania.”,”Metodo di insegnamento Pestalozzi. “”Il metodo Pestalozzi, come tutto ciò che è veramente buono, non è una scoperta interamente nuova, ma una applicazione più chiara e perseverante di verità già conosciute; la pazienza, l’ osservazione, e lo studio filosofico dei procedimenti dello spirito umano, hanno fatto conoscere quello che si ha di elementare nel pensiero e di successivo nel suo sviluppo; (…) Un noto filosofo, Fichte, ha detto che sperava la rigenerazione della nazione tedesca col sistema Pestalozzi””. (pag 45-47)”,”GERx-099″ “DE-STAEL Madame Anna Luisa”,”La Germania.”,”Wallenstein. “”Wallenstein è la tragedia più nazionale rappresntata sul teatro tedesco; la bellezza dei versi e la grandezza del soggetto entusiasmarono tutti gli spettatori di Weimar, dove per la prima volta fu messa in scena; e la Germania si lusingò di possedere un nuovo Shakespeare. Lessing, biasimando il gusto francese e unendosi a Diderot nel modo di concepire l’arte drammatica, aveva bandito la poesia dal teatro, dove non si vedevan più che romanzi dialogati, dove si continuava la vita consueta, badando solo a moltiplicare sul palcoscenico i casi meno frequenti della realtà. Schiller pensò di portar sulla scena un fatto notevole della guerra dei trent’anni, quella guerra civile e religiosa, che in Germania stabilì per più di un secolo l’equilibrio dei due partiti, protestante e cattolico. La nazione tedesca è talmente divisa che non si può mai dire se le gesta compiute da una metà del paese siano per l’altra una sventura o una gloria; pure, il ‘Wallenstein’ di Schiller suscitò in tutti lo stesso entusiasmo. Il soggetto si svolge in tre opere distinte: la prima ‘Il Campo di Wallenstein’, rappresenta gli effetti della guerra sul popolo e sull’esercito; la seconda, ‘I Piccolomini’, indica le cause politiche che preparano i dissensi fra i capi; e la terza, la catastrofe, è il risultato dell’entusiasmo e dell’invidia, che la fama di Wallenstein aveva eccitati”” (pag 225) “”Montesquieu dice che “”l’ingegno consiste nel conoscere la somiglianza delle cose differenti e la differenza delle cose simili””. Se mai fosse possibile una teoria, che insegnasse a diventare un uomo d’ingegno, la troveremmo nella teoria dell’intelletto, come la intendono i Tedeschi. Nessuna è più favorevole ai confronti ingegnosi tra gli oggetti esteriori e le facoltà intellettuali: sono i diversi raggi di uno stesso centro. La maggior parte degli assiomi fisici corrisponde a verità morali, e la filosofia universale presenta in mille modi la natura sempre una e sempre varia, che si riflette tutta intera in ognuna delle sue opere, e al filo d’erba come al cedro dà l’impronta universale”” (pag 478)”,”GERx-123″ “DESTANNE-DE-BERNIS Gérard BESSE Guy BILLOUX François BRUHAT Jean BUHL René CEPEDE Denis CHAMBAZ Jacques CHARLOT Jean CHOMBART DE LAUWE Paul-Henry COGNIOT Georges DUVERGER Maurice ELLEINSTEIN Jean ESTIER Claude KRUMNOW Alfred LABROUSSE Ernest LAZARD Francette PASQUARELLI Nicolas PIETTE Jacques QUIN Claude ROUGERIE Jacques SEVE Lucien SIMON Michel TADDEI Dominique, partecipazione di”,”100 ans après la Commune. Problèmes de la révolution socialiste en France. Semaine de la pensée marxiste (22-29 avril 1971).”,”Interventi di: DESTANNE-DE-BERNIS Gérard BESSE Guy BILLOUX François BRUHAT Jean BUHL René CEPEDE Denis CHAMBAZ Jacques CHARLOT Jean CHOMBART DE LAUWE Paul-Henry COGNIOT Georges DUVERGER Maurice ELLEINSTEIN Jean ESTIER Claude KRUMNOW Alfred LABROUSSE Ernest LAZARD Francette PASQUARELLI Nicolas PIETTE Jacques QUIN Claude ROUGERIE Jacques SEVE Lucien SIMON Michel TADDEI Dominique”,”MFRC-165″ “D’ESTE Carlo”,”1943, lo sbarco in Sicilia.”,”””I comandanti tedeschi rimasero stupefatti nel constatare che gli Alleati avevano trascurato di mettere in piedi almeno un’operazione subordinata in Calabria per prevenire la loro fuga, tanto più che avevano a disposizione una copertura aerea a tempo pieno fornita dai campi di aviazione catturati in Sicilia nei quali avevano la loro base fin dall’inizio di agosto oltre cinquantotto squadroni aerei della RAF e dell’USAAF. A muovere le più dure critiche fu il generale Heinrich von Vietinghoff (8) mandato da Hitler a comandare la X armata, che era stata attivata poco dopo l’evacuazione della Sicilia per difendere l’Italia meridionale. Von Vietinghoff riteneva “”un micidiale errore non aver tentato un’invasione della Calabria prima della fine della campagna di Sicilia. Dal punto di vista tedesco è incomprensibile che gli Alleati non abbiano catturato lo stretto di Messina, o contemporaneamente allo sbarco (dell’invasione) o nel corso delle azioni iniziali, fintanto che le truppe tedesche potevano essere imbottigliate (…)””. Nelle loro valutazioni del dopoguerra sia Kesserling che il suo capo di Stato maggiore, il generale Siegfried Westphal, affermarono che si erano aspettati uno sbarco alleato coordinato in Calabria. “”In questo caso, la Sicilia sarebbe diventata una trappola da topi per tutte le forze tedesche e italiane che combattevano laggiù”” (11). Kesserling criticò l’atteggiamento che ispirò l’intera operazione alleata in Sicilia e più tardi in Italia (nonostante Salerno e Anzio) che sfociò in una prevedibile e massiccia avanzata. Come Bradley, Kesserling non capì mai la logica che c’era dietro all’offensiva della VII Armata nella Sicilia occidentale. Essi “”si limitarono a catturare terreno scarsamente importante, invece di combattere sul lato (orientale) dove erano in gioco cose ben più importanti”” (12)”” (pag 428-429) [(8) (…) Von Vietinghoff era un veterano delle forze corazzate (…); Kesserling e Westphal in “”German Strategy during the Italian Campaign”” manoscritto; (12) Kesserling in manoscritto]”,”QMIS-168″ “DE-STE. CROIX Geoffrey E.M.”,”Marx e la storia dell’antichità classica. Estratto da ‘Marxismo e società antica’ a cura di Mario Vegetti.”,”Tit. orig.: ‘Karl Marx and the History of Classical Antiquity’, in “”Arethusa””, 8, 1975, pp. 7-36 “”Capisco che alcuni che si considerano marxisti, o che sono stati influenzati dal pensiero marxista, possano volere applicare un termine differente, “”contraddizione””, a quelle che io considero situazioni di conflitti di classe che non implicano azioni ‘politiche’ o ‘autocoscienza’ di classe da alcuna parte. Così, in un articolo che ho citato nella prima parte di questo saggio, J.P. Vernant (), sulla base della distinzione di Parain () tra “”contraddizione fondamentale”” e “”contraddizione principale o dominante””, poteva parlare della “”opposizione tra gli schiavi e i loro proprietari”” come della “”contraddizione fondamentale”” della società schiavistica greca, distinguendola rispetto alla “”contraddizione principale””: questa è identificata nella lotta di classe solo all’interno del corpo dei cittadini, tra ricchi e poveri, perché “”è nel quadro della vita politica che si è costituita e svolta la lotta di classe””. Non mi è chiaro se egli accetterebbe di considerare gli schiavi greci come una classe in pieno senso marxiano. Ora è vero che anche lo stesso Marx poteva parlare di “”contraddizione””, ad esempio tra i rapporti di produzione e le forze produttive, tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione privata dei suoi prodotti da parte di pochi, tra la proprietà privata della terra e l’agricoltura razionale, tra il valore d’uso e il valore di scambio; ma non è affatto sua caratteristica (14) descrivere una situazione di quella che si è definita lotta di classe come una “”contraddizione””: questa terminologia è più spesso reperibile in Engels e specialmente in Lenin e Mao Tse-Tung (15). Per me, la distinzione tra “”contraddizione principale”” e “”contraddizione fondamentale”” è pura produzione verbale e non veicola alcun concetto utile. E, in ogni caso, sono riluttante a impiegare il termine “”contraddizione”” in un senso peculiare che non è stato ancora stabilito nella lingua inglese e accettato nell’uso corrente (come senza dubbio avviene in francese) (…). Preferirei parlare di “”lotte”” “”conflitti””, “”antagonismi””, “”opposizioni”” o “”tensioni di classe””, che si presentano (in un certo senso) come il risultato di “”contraddizioni”””” (pag 305-306) [(14) In un passo della Terza parte dell”Ideologia tedesca’ Marx e Engels parlano di “”contraddizione nell’antichità tra uomini liberi e schiavi, nel medio evo tra nobiltà e servi, in epoca moderna tra borghesia e proletariato”” – una formula poco felice per quanto riguarda l’antichità, contro cui ho già polemizzato in questo saggio; (15) Ho osservato come Mao, nel saggio ‘Sulla contraddizione’, parli della “”contraddizione tra le classi sfruttatrici e le sfruttate”” (scoperta, egli dice, da Marx e Engels): egli pensa che essa debba svilupparsi fino a un certo stadio prima che “”assuma la forma di un aperto antagonismo””. C’è, in questo saggio, qualche discussione molto acuta sui principi che dovrebbero guidare un marxista posto di fronte a un tipo di situazione rivoluzionaria come quella in cui Mao si trovava nel 1937; (…)] [() J.P. Vernant, ‘Remarques sur la lutte de classe dans la Grèce ancienne’, in ‘Eirene’, 4, 1965, pp. 5-19; () C. Parain, ‘Les caractères spécifiques de la lutte de classes dans l’antiquité classique’, in ‘La Pensée’, 108, 1963, pp. 3-25;] Dibattito sull’uso del termine “”contraddizione”” a proposito del rapporto tra uomini liberi e schiavi nell’antichità (inserire)”,”TEOC-773″
“DE’-STEFANI Alberto”,”Commenti e discorsi.”,”pag 95-98 ‘La revoca delle sanzioni non basta da sola a ricreare le correnti commerciali, anche se stimolate dall’interesse dei produttori e dei commercianti di razza sanzionista. Visione unilaterale. Se noi, vagliando le sabbie e picconando i quarzi auriferi, potessimo ricostituirci le riserve che non abbiamo più e farcene delle altre per tranquillità nostra a condizioni convenienti, senza che fossero rosicchiate o divorate da durevoli dissesti della bilancia dei pagamenti, la nostra politica commerciale sarebbe liberata da una delle sue pregiudiziali più delicate. Ma non lo può essere ancora. Le riserve d’oro si erano assottigliate in misura notevole prima che cominciasse la spedizione etiopica, appunto per quella politica commerciale di cui tutti allora vantavano il magico potere equilibratore che tardava a venire e sulla quale tardanza contavano i ribassisti della lira”” (pag 96-97) Biografia di A. De’ Stefani in pagina retro (fonte Treccani)”,”ITAF-284″
“DE’-STEFANI Alberto, a cura di Marco DI-MICO”,”Quota 90. La rivalutazione della lira: 1926-1928.”,”‘Perché si devono pagare i debiti pubblici’ “”L’uomo in cerca di quesiti può proporsi anche questo: perché si devono pagare i debiti? Non è un quesito superfluo. Che non lo sia lo prova la varietà delle risposte che se ne avrebbero. Si può risalire anche alla pregiudiziale e chiedersi se i debiti si devono pagare. Socrate, com’è nelle ‘Nuvole’, dimostra a Lesina, indebitato fino ai capelli, che non si devono pagare. Fino al primo di agosto la finanza italiana si era sempre uniformata a questa pregiudiziale del Socrate aristofaneo e nessuno se ne meravigliava. Si era sempre fatto così. Qualche malinconico idealista soltanto se ne sarà forse meravigliato. Ma c’era altro da fare o da non fare? I pratici erano tutti d’accordo che i debiti pubblici non si dovessero pagare, né il sabato, né dopo. Come si spiega il vasto e caloroso consenso dopo l’agnosticismo durato fino al 31 di luglio? Si vede che il diavolo è in decadenza perché quando il diavolo ha voluto dominare il mondo si è fatto agnostico. Questa conversione all’idealismo finanziario non può non fermare il nostro pensiero. Ci si diceva: perché vi siete messi in capo, voi trovatori inascoltati della pubblica finanza, di voler pagare il debito pubblico e di asciugare il pozzo con un bicchiere? Quale beneficio ne avrebbe il bilancio? Trascurabile. O anche del tutto nullo se gli interessi che si risparmiano vengono destinati a ulteriori estinzioni. Che c’è da replicare? Eppure quelle centinaia di milioni, quei miliardi che vorreste destinati a soddisfare la vostra stranezza, potrebbero essere impiegati ad agevolare il credito all’agricoltura, a dare l’acqua e la scuola a coloro che ne mancano, a diminuire, ai privati, il costo dello Stato. In fondo in fondo il debito pubblico è un buon affare. Costa il 5 per cento o poco più. Ditemi, dov’è che si può trovare del denaro oggi al 5 per cento? E se il debito pubblico è un buon affare, perché stroncarlo a poco a poco impiegandovi dei danari che valgono e rendono di più. Come sottrarsi a un argomento tanto convincente! Non pare possibile. Ma ce ne sono anche altri. (…)”” (pag 117-118)”,”ITAE-356″
“DE’-STEFANI Alberto”,”Il Paese e lo Stato.”,”””Nessuno può vedere tutte le facce della realtà. Essa è un poliedro, o meglio, una sfera. Un po’ in luce, un po’ in ombra (…)”” (dalla prefazione) Contiene il capitolo: ‘Il ciclone di Borsa a Wall Street. Le cause del fenomeno’ (pag 244-248)”,”ITAF-002-FB”
“DE’-STEFANI Alberto”,”Baraonda bancaria.”,”In questo libro si narrano le fortunose vicende del Banco di Roma connesse con la situazione politica determinatasi dopo la prima guerra mondiale e con la prima fase del governo di Benito Mussolini: decennio 1922-1932. La narrazione è condotta su documenti autentici quasi tutti irreperibili, fedelmente riprodotti, coordinati e illustrati da chi ebbe grande parte nel vagliare situazioni reali e personali relative a quel Banco, nel presidere la fase esecutiva del suo salvataggio in extremis, e nel sorvegliare l’esecuzione dei provvedimenti predisposti, adeguandoli alle necessità e opportunità del momento. La disinvoltura amministrativa delle banche cattoliche (capitolo II) Organizzazione delle banche cattoliche nel 1920 (capitolo III) Personaggi e diserzioni (capitolo XXXVII) “”Il ripercuotersi della crisi americana (1930-1934) è servito da alibi delle responsabilità degli amministratori di alcune tra le maggiori Banche italiane, invocati a sanatoria dei fallaci indirizzi dati all’attività creditizia (pag 548)”,”ITAE-435″
“DE-STEFANO Matteo”,”Deduzioni tattiche dalla guerra anglo-boera.”,”””Quando Lordo Roberts assunse il comando delle truppe dell’Orange, queste avevano raggiunto la cifra di 45.000 uomini, i quali dopola capitolazione del generale Cronje a Paardeberg-Drift (19 febbraio 1900), avevano contro soli 4 o 5 mila Boeri, disseminati sopra un fronte di 20 chilometri, al comando di capi energici e capaci, ma in condizioni morali ben differenti dal 1° periodo della campagna. L’indisciplina dei soldati boeri si era accresciuta, essi avevano più voglia di disertare che di combattere; mancavano di ogni spirito offensivo, limitandosi alla difesa frontale delle posizioni, che abbandonavano precipitosamente non appena s’accorgevano che erano avviluppati. Lord Roberts disponendo di una forza dieci volte superiore, volle impiegare una tattica nuova per battere il nemico e raggiungere Bloemfontein. Qualche autore ha definito i procedimenti da lui usati col nome di ‘tattica dell’avvenire’. Il generale Negrier, che scrisse un pregevole articolo sula ‘Revue des deux mondes’ (15 giugno 1902), trovò molti oppositori nello stesso esercito francese, fra cui i generali Bonnal e Langlois”” (pag 69) In copertina firma autografa dell’autore”,”QMIx-024-FV”
“DESTREE J. VANDERVELDE E.”,”Le socialisme en Belgique.”,”””L’ emigrazione degli operai agricoli verso le città e i centri industriali ha reso la manodopera molto rara e molto cara. Il costo di produzione per i coltivatori che impiegano i salariati si è accresciuto notevolmente, e lungi dal rendere più servizi, i giornalieri ne approfittano, generalmente per ridurre la loro attività al minimo.”” (pag 425)”,”MHLx-025″
“DESVOIS J.M.”,”La prensa en España (1900-1931).”,”La stampa socialista e comunista. Nel periodo 1914-1923 conobbe uno sviluppo notevole. Nel 1918, la stampa del Partito socialista operaio spagnolo (Partido Socialista Obrero Español) era composta da 13 periodici che si stampavano in provincia, oltre a ‘El Socialista’. Convertito in giornale nel 1913, l’ organo del PSOE proseguì i suoi compiti di orientamento e di coordinamento, ma la sua esistenza era costantemente minacciata dalle perdite complessive dovute alla mancanza di pubblicità. (pag 69)”,”SPAx-075″
“DE-TOCQUEVILLE Alexis”,”La Democrazia in America.”,”Alexis-Charles-Henri Clérel De-Tocqueville nasce a Parigi nel 1805 in una famiglia di antica nobiltà normanna. Simpatizza fin da giovane per i liberali che vogliono rafforzare ed estendere le garanzie costituzionali e i poteri del parlamento. Studia legge ed entra in magistratura Nel 1831 compie un viaggio di nove mesi negli Stati Uniti. Si documenta, analizza e studia il sistema democratico dell’Unione. Nel 1835 pubblica La Democrazia in America che suscita enorme attenzione. Partecipa attivamente alla vita culturale e politica francese negli anni turbinosi della Seconda Repubblica e del secondo impero. Muore a Cannes nel 1859. “”Il reale vantaggio della democrazia non è, come dicono, di favorire la prosperità di tutti, ma di servire il benessere del più gran numero. Negli Stati Uniti, dove i pubblici funzionari non hanno alcun privilegio di classe da far prevalere, l’andamento del governo è salutare, sebbene i governanti siano spesso inetti e talvolta disprezzabili”” (pag 120)”,”TEOP-021-FV”
“DE-TOMMASO Costantino”,”Aspetti economici dell’ imperialismo italiano degli anni ’30.”,”Nella bibliografia si citano tra gli altri i lavori di CIOCCA, DEL BOCA, FOA, FUA’, RUGAFIORI, TONIOLO, VILLARI, WEBSTER, ZAMAGNI. “”Nel 1919-20 Sinigaglia elaborò un nuovo velleitario programma di politica estera tecnocratica che, in alternativa all’ atlantismo di Nitti, individuava ad est, in Romania, Asia Minore, Caucaso e nelle pianure della Russia meridionale, le nuove frontiere dell’ imperialismo italiano. Egli rivendicò all’Italia un ruolo autonomo di grande potenza, tentando di sfuggire alle interdipendenze del sistema imperialistico mondiale. Altri gruppi italiani raccolsero l’ eredità di Sinigaglia, concretizzando alcune iniziative all’estero basate su tre pilastri: “”Acquisizione di fonti di materie prime, esportazione di tecnologia e talenti imprenditoriali e sviluppo di insediamenti coloniali””. La Banca italiana di sconto assunse l’ iniziativa della penentrazione nelle aree “”scoperte””, dopo la sconfitta della Germania e la rivoluzione d’ Ottobre, muovendo i primi passi nel Caucaso. Attraverso un uomo della Banca Dreyfus, Leo Rappaport, Pogliani della B.I.S., che come nazionalista finanziò prima l’ “”Idea nazionale”” e poi il giornale di Mussolini, entrò in contatto con i rappresentati della repubblica montanara caucasica del nord””.”,”ITAE-178″
“DE-TORMAY Cecile”,”Scènes de la Révolution communiste en Hongrie. Le livre proscrit.”,”””La sera, parlai di tutto questo con mia madre. Anche lei temeva colui che si chiama Bela Kun. Il suo vero nome è ‘Berele Kohn’. Suo padre era originario della Galizia e venne con il suo bagaglio attraverso la frontiera. Lui era già giornalista e segretario del partito socialista a Kolozsvar. Poi diventa cassiere dell’ Assicurazione Operaia, da cui prende il denaro. La guerra lo salva dalla punizione. Lo si chiama sotto le bandiere. Va sul fronte russo e ben presto si arrende al nemico. Grazie alle sue relazioni israelite internazionali, viene inviato a Mosca. Là conosce Trotsky e, da questo momento comincia a far propaganda tra i prigionieri di guerra. Diventa capo dei comunisti ebrei dell’ Ungheria e redattore del giornale ungherese la Rivoluzione sociale. (…)””. (pag 109) “”Dalla dissoluzione della Russia, Kerensky era là, e venne in seguito Trotsky tenendosi nell’ombra di Lenin. Allorché crolla l’ Ungheria esangue, dietro Karolyi attendevano Kuntfi, Jaszi e Pogany, poi Bela Kun e il suo stato maggiore. E quando la Baviera ondeggia, il regista del primo atto della rivoluzione, Kurt Eisner, è pronto. Al secondo atto, Marx Levien (Levy), ebreo di Mosca, proclama la dittatura dei proletari a Monaco, riedizione del bolscevismo russo e ungherese.”” (pag 159-160)”,”MUNx-044″
“DETRAZ Albert KRUMNOW Alfred MAIRE Edmond”,”Sindacato e autogestione. Le tesi della CFDT.”,”Nota 1. “”Rimandiamo per una conoscenza della teoria dell’ autogestione in Owen, Proudhon, Marx, nei soviet russi del ‘9 e del ’17, in Lenin e nell’ anarcosindacalismo al testo di Massari in uscita per (…) Jaca Book nella primavera del ’74. (…)””. (pag 3)”,”MFRx-280″
“DETTI Tommaso”,”Serrati e la formazione del Partito Comunista Italiano. Storia della frazione terzinternazionalista 1921-1924.”,”Largamente discusso sul piano politico, il ruolo di Giacinto Menotti SERRATI nella crisi del socialismo italiano del primo dopoguerra non era ancora stato fatto oggetto di una ricostruzione storica accurata. Tommaso DETTI, allora giovane studioso, dopo aver dedicato studi particolari all’argomento, ha scritto questo libro in cui sposta il fuoco dell’attenzione sulla formazione del PCI intesa come un processo che, se ha a Livorno la sua data fondamentale, si conclude a Lione con il nuovo gruppo dirigente guidato da GRAMSCI. Nel libro vi è una rivalutazione dell’importanza della frazione terzointernazionalista che in SERRATI trovò l’esponente più prestigioso. Fondendosi nel 1924 con il PCdI, lo arrichì di quadri e lo rafforzò organizzativamente e dimostrò la capacità del nuovo gruppo dirigente di riassorbire sotto i colpi della reazione fascista una parte delle tradizioni del socialismo italiano. Libro dedicato alla memoria di Giovanni FRANCOVICH l’amico che per primo suscitò in DETTI l’interesse per questi studi”,”MITC-012″
“DETTI Tommaso GOZZINI Giovanni a cura; saggi di Tommaso DETTI Giovanni GOZZINI Gianpasquale SANTOMASSIMO Claudio PAVONE Federico ROMERO Simonetta SOLDANI Mario G. ROSSI Gabriele TURI Luigi TASSINARI Renato MONTELEONE Renato ZANGHERI Stuart J. WOOLF”,”Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra.”,”Saggi di Tommaso DETTI Giovanni GOZZINI Gianpasquale SANTOMASSIMO Claudio PAVONE Federico ROMERO Simonetta SOLDANI Mario G. ROSSI Gabriele TURI Luigi TASSINARI Renato MONTELEONE Renato ZANGHERI Stuart J. WOOLF. Tommaso DETTI insegna storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Siena. Giovanni GOZZINI insegna storia del giornalismo nella Facoltà di lettere e filosofia nell’ Università di Siena. Per le opere dei due AA v. retrocopertina. Storico comunista, RAGIONIERI (1926-1975) si è occupato di storia del movimento operaio, deo socialismo e comunismo, di storia locale, politica istituzionale dell’ Italia contemporanea. Nella recensione del 6 novembre 149 al ‘Lutero’ di Febvre – lo storico delle ‘Annales’ che Morandi per primo aveva ftto conoscere in Italia – , Cantimori rileva l’ illegittimità di parlare di ‘rivolta’ dei contadini invece che di ‘rivoluzione’ (non fu solo negazione, ma posizione), e invita l’ autore a confrontare il Lutero di Febvre con quello di Engels; e Ragionieri ne tiene immediatamente conto quando il 13 novembre presenta la nuova traduzione italiana de ‘La guerra dei contadini in Germania’ di Engels, riconoscendo di aver usato impropriamente, nell’ articolo su Febvre, il termine ‘rivolta’ che ne misconosceva ‘l’ aspetto consapevolmente rivoluzionario’. (pag 133) Autodefinizione di Labriola: “”un tedesco perduto in Italia”” (pag 146)”,”PCIx-091″
“DETTI Tommaso”,”Il socialismo riformista in Italia.”,”Tommaso DETTI (Firenze 1946) è stato allievo di E. RAGIONIERI. Si è laureato nel 1971 a Firenze (F. lettere). E’ stato titolare di una borsa di studio (D. Cantimori) alla Normale di Pisa. E’ Stato direttore dell’ Istituto di Storia della Facoltà di lettere e filosofia dell’ Univ. di Siena (prof di storia contemporanea). Ha collaborato con riviste autorevoli (Studi storici, Critica marxista, Italia contemporanea). Dal 1977 fa parte della redazione di Movimento Operaio e Socialista. E’ autore di vari saggi (v. risvolto 4° copertina). “”Le Camere del Lavoro incominciarono a sorgere in Italia nel 1891: la reazione che principiò ad imperversare nel 1894 ne distrusse qualcuna (a Genova, Sampierdarena, Livorno, Roma, ecc.); nel 1898 furono distrutte tutte. Erano allora 24 o 25. Oggi sono nuovamente risorte, ma taluna conduce una vita assai stentata. Milano ha ricostruito la sua Camera con la stessa prodigiosità di prima, con oltre 100 sezioni, circa 20.000 soci e un locale immenso che pare un castello. Delle buone Camere di Lavoro sono quelle di Bologna e di Monza; assai promettenti sono quelle di Sassari, Lodi, di Piacenza, di Brescia. Tutte queste Camere si interessano per l’ applicazione delle pochissime e misere leggi sociali che abbiamo in Italia, e lavorano perché altre ne siano fatte a favore dei lavoratori””. (pag 200, Eugenio Ciacchi, Cos’è la Camera del lavoro? (Nerbini, 1900))”,”MITS-302″
“DETTI Tommaso GOZZINI Giovanni”,”Storia contemporanea. Volume I. L’Ottocento.”,”Tommaso Detti è professore ordinario di Storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, Tra le sue opere: Serrati e la formazione del Partito comunista italiano, Il movimento operaio italiano, Dizionario biografico 1853-1943 (cura in collaborazione con F. Andreucci, Il socialismo riformista in Italia, Fabrizio Maffi, Vita di un medico socialista, Salute, società e Stato nell’Italia liberale. Giovanni Gozzini insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della formazione di Firenze e Storia del giornalismo all’Università di Siena. É autore di alcuni lavori sulla storia ottocentesca di Firenze: Firenze francese, Famiglie e mestieri ai primi dell’Ottocento, Il segreto dell’elemosina, Poveri e carità legale a Firenze 1800-1870, La strada per Auschwitz, Hanno sparato a Togliatti, Storia del Partito comunista italiano (con R. Martinelli, vol.VII). É membro della direzione di ‘Passato e presente’.”,”EURx-022-FL”
“DETTI Tommaso GOZZINI Giovanni”,”Storia contemporanea. Volume Il. Il Novecento.”,”Tommaso Detti è professore ordinario di Storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, Tra le sue opere: Serrati e la formazione del Partito comunista italiano, Il movimento operaio italiano, Dizionario biografico 1853-1943 (cura in collaborazione con F. Andreucci, Il socialismo riformista in Italia, Fabrizio Maffi, Vita di un medico socialista, Salute, società e Stato nell’Italia liberale. Giovanni Gozzini insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della formazione di Firenze e Storia del giornalismo all’Università di Siena. É autore di alcuni lavori sulla storia ottocentesca di Firenze: Firenze francese, Famiglie e mestieri ai primi dell’Ottocento, Il segreto dell’elemosina, Poveri e carità legale a Firenze 1800-1870, La strada per Auschwitz, Hanno sparato a Togliatti, Storia del Partito comunista italiano (con R. Martinelli, vol.VII). É membro della direzione di ‘Passato e presente’. “”Come segnò il fallimento della II Internazionale, così la guerra aprì una grave lacerazione anche in altre e più radicate istituzioni sovranazionali, per le quali la pace era un imperativo etico: quelle religiose. Le prima parole di Benedetto XV, eletto papa nel settembre 2014 furono infatti di esacrazione per quello “”spettacolo mostruoso””; ma se esse interpretarono i sentimenti di moltitudini di credenti, in tutte le nazioni dell’Europa cristiana una parte assai consistente delle gerarchie ecclesiastiche – cattoliche, riformate e ortodosse – portò alla guerra l’avallo della sua autorità spirituale. Così, mentre decine di migliaia di preti assistevano le vittime della carneficina, le armi dell’uno e dell’altro fronte vennero tutte ugualmente benedette. Bollati come disfattisti, i pochi oppositori rimasero dapprima isolati, ma via via che la guerra scopriva il suo volto i plebiscitari consensi del 1914 cominciarono a scemare e dappertutto il “”fronte interno”” si accese di contrasti. A partire dal 1916 il crescente malessere dei lavoratori esplose in alcune imponenti manifestazioni sia a Berlino, da dove gli scioperi si estesero ad altre città tedesche, sia in Francia e in Italia; qui nell’agosto 1917 un grande moto contro il caroviveri e la guerra fu represso a Torino dopo vari giorni di scontri. All’inizio del 1918 una nuova e più forte ondata di agitazioni investì Lione, Parigi e tutta l’Austria, per culminare in Germania in uno sciopero generale a cui si calcolò che partecipasse un milione di persone. Accanto alle lotte operaie, più organizzate e politicizzate, si moltiplicarono anche le proteste spontanee, che videro spesso le donne nel ruolo di protagoniste. Alla montante ripulsa popolare, del resto, era tornato a dar voce lo stesso pontefice: nel 1917 una sua nota ai governi rimase inascoltata dai destinatari, ma enorme fu la risonanza dell’esortazione che vi era contenuta a porre fine all””inutile strage””. Se nel 1914 l’euforia aveva contagiato il filosofo Henri Bergson e lo storico Friedrich Meinecke non meno che scrittori come Anatole France e Thomas Mann, col tempo anche fra gli intellettuali si estese il disgusto per la guerra. In Svizzera, dove erano riparati per sfuggirla, il francese Romain Rolland, l’austriaco Stefan Zweig, l’irlandese James Joyce e il tedesco Hermann Hesse strinsero emblematiche amicizie. Alcuni di loro scrissero opere di denuncia – in Francia il romanzo pacifista ‘Le Feu’ di Henri Barbusse vendette in un anno 230.000 copie – e fu in reazione alla guerra che nel 1916 nacque a Zurigo il movimento artistico “”Dada”””” (pag 13-14)”,”EURx-023-FL”
“DETTI Tommaso a cura, testi e documenti di Angiolo CABRINI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Ivanoe BONOMI Leonida BISSOLATI Rinaldo RIGOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Eugenio CIACCHI Argentina ALTOBELLI Giuseppe GARIBOTTI Ernesto VERZI Antonio VEGNANINI Ettore FABIETTI Bruno BUOZZI Alessandro SCHIAVI Adolfo ZERBOGLIO Oddino MORGARI Camillo PRAMPOLINI Biagio CARLANTONIO Edmondo DE-AMICIS CALZAVARA Alfredo ANGIOLINI Gabriele GALANTARA Giovanni ZIBORDI Ettore FABIETTI Olindo GUERRINI”,”Il socialismo riformista in Italia.”,”Tommaso Detti (Firenze 1946) è stato allievo di E. RAGIONIERI. Si è laureato nel 1971 a Firenze (F. lettere). E’ stato titolare di una borsa di studio (D. Cantimori) alla Normale di Pisa. E’ Stato direttore dell’ Istituto di Storia della Facoltà di lettere e filosofia dell’ Univ. di Siena (prof di storia contemporanea). Ha collaborato con riviste autorevoli (Studi storici, Critica marxista, Italia contemporanea). Dal 1977 fa parte della redazione di Movimento Operaio e Socialista. E’ autore di vari saggi (v. risvolto 4° copertina). “”Le Camere del Lavoro incominciarono a sorgere in Italia nel 1891: la reazione che principiò ad imperversare nel 1894 ne distrusse qualcuna (a Genova, Sampierdarena, Livorno, Roma, ecc.); nel 1898 furono distrutte tutte. Erano allora 24 o 25. Oggi sono nuovamente risorte, ma taluna conduce una vita assai stentata. Milano ha ricostruito la sua Camera con la stessa prodigiosità di prima, con oltre 100 sezioni, circa 20.000 soci e un locale immenso che pare un castello. Delle buone Camere di Lavoro sono quelle di Bologna e di Monza; assai promettenti sono quelle di Sassari, Lodi, di Piacenza, di Brescia. Tutte queste Camere si interessano per l’ applicazione delle pochissime e misere leggi sociali che abbiamo in Italia, e lavorano perché altre ne siano fatte a favore dei lavoratori””. (pag 200, Eugenio Ciacchi, Cos’è la Camera del lavoro? (Nerbini, 1900))”,”MITT-019-FF”
“DETTI Tommaso”,”Il primo dopoguerra in Europa: tra rivoluzione e reazione.”,”Riferimenti al convegno ‘Rivoluzione e reazione in Europa, 1917-1924, Perugia 1978, Mondo Operaio, Roma, Edizioni Avanti!, 2 voll. Tesi di Roberto Vivarelli: la “”base rurale”” socialista nel dopoguerra era ormai “”saldamente conquistata dal massimalismo”” (pag 102)”,”STOx-326″
“DETTI Tommaso”,”La frazione terzinternazionalista e la formazione del PCI.”,”Presunta responsabilità di Serrati legata agli episodi della sua polemica con Lenin del 1920 della sua battaglia “”unitaria”” contro la stessa fondazione del PCd’I non è che una conseguenza degli orientamenti sinora prevalsi nella storiografia (pag 498-499)”,”MITC-005-FGB”
“DETTI Tommaso ANDREUCCI Franco; collaborazione di Aldo AGOSTI Giacomo AMORETTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Nicola BADALONI Giancarlo BERGAMI Olinda BEVEGNI Marina BONACCINI Gian Mario BRAVO Manlio BRIGAGLIA Luciano CAMURRI Elvira CANTARELLA Stefano CARETTI Luciano CASALI Renza CASERO Rolando CAVANDOLI Francesco M. CECCHINI Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Rita GUERRICCHIO Libertario GUERRINI Silvio LANARO Ariane LANDUYT Silvano LEVRERO Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco MANCONI Renzo MARTINELLI Guido MELIS Renato MONTELEONE Sergio NARDI Mariella NEJROTTI Gaetano PERILLO Franca Pieroni BORTOLOTTI Paola PIROVANO Michele PISTILLO Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Alessandro ROVERI Piero SANNA Enzo SANTARELLI Gianpasquale SANTOMASSIMO Giulio SAPELLI Paolo SPRIANO Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Antonio ZAMBONELLI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol I. Da ABBO Pietro a CECCARELLI Aristide.”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Giacomo AMORETTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Nicola BADALONI, Giancarlo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Marina BONACCINI, Gian Mario BRAVO, Manlio BRIGAGLIA, Luciano CAMURRI, Elvira CANTARELLA, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Renza CASERO, Rolando CAVANDOLI, Francesco M. CECCHINI, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Rita GUERRICCHIO, Libertario GUERRINI, Silvio LANARO, Ariane LANDUYT, Silvano LEVRERO, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Renzo MARTINELLI, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Sergio NARDI, Mariella NEJROTTI, Gaetano PERILLO, Franca Pieroni BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Alessandro ROVERI, Piero SANNA, Enzo SANTARELLI, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Giulio SAPELLI, Paolo SPRIANO, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Antonio ZAMBONELLI. Dedica degli autori a Ernesto Ragionieri Volume I Da ABBO Pietro a CECCARELLI Aristide”,”REFx-022-FGB”
“DETTI Tommaso ANDREUCCI Franco; collaborazione di Aldo AGOSTI Giacomo AMORETTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Giacomo BERGAMI Olinda BEVEGNI Marina BONACCINI Manlio BRIGAGLIA Pietro CABRINI Roberta CALVETTI Luciano CAMURRI Stefano CARETTI Luciano CASALI Renza CASERO Rolando CAVANDOLI Enzo COLLOTTI Carmelo D’AMATO Attilio ESPOSTO Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Eugenio GARIN Giorgio GATTEI Elvira GENCARELLI Paolo GIANNOTTI Rita GUERRICCHIO Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco MANCONI Renzo MARTINELLI Giuseppe MASI Guido MELIS Renato MONTELEONE Mariella NEJROTTI Gaetano PERILLO Franca PIERONI BORTOLOTTI Paola PIROVANO Michele PISTILLO Domenico PRETI Ernesto RAGIONIERI Francesco RENDA Sergio RINALDI Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Enzo SANTARELLI Gianpasquale SANTOMASSIMO Malcom SYLVERS Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Renato ZANGHERI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol II. Da CECCARELLI Pietro Cesare a JERMINI Goffredo.”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Giacomo AMORETTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Giacomo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Marina BONACCINI, Manlio BRIGAGLIA, Pietro CABRINI, Roberta CALVETTI, Luciano CAMURRI, Stefano CARETTI, Luciano CASALI, Renza CASERO, Rolando CAVANDOLI, Enzo COLLOTTI, Carmelo D’AMATO, Attilio ESPOSTO, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Eugenio GARIN, Giorgio GATTEI, Elvira GENCARELLI, Paolo GIANNOTTI, Rita GUERRICCHIO, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Renzo MARTINELLI, Giuseppe MASI, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Mariella NEJROTTI, Gaetano PERILLO, Franca PIERONI BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Domenico PRETI, Ernesto RAGIONIERI, Francesco RENDA, Sergio RINALDI, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Enzo SANTARELLI, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Renato ZANGHERI. Volume II. Da CECCARELLI Pietro Cesare a JERMINI Goffredo”,”REFx-023-FGB”
“DETTI Tommaso ANDREUCCI Franco; collaborazione di Aldo AGOSTI Piero ALBONETTI Annamaria ANDREASI Maurizio ANTONIOLI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Gaetano ARFE’ Oscar BANDINI Giuseppe BARBALACE Lorenzo BEDESCHI Olinda BEVEGNI Ivo BIAGIANTI Francesco BOGLIARI Gian Mario BRAVO Pietro CABRINI Nino CALICE Renato CAMPINOTI Elvira CANTARELLA Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Renza CASERO Luciano CASALI Rolando CAVANDOLI Ughetta CAVALLUCCI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Ferdinando CORDOVA Maurizio DEGL’INNOCENTI Franco DELLA PERUTA Maria Teresa DI PAOLA Roberto G. DROANDI Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Eugenio GARIN Tamara GASPARRI Lorenzo GESTRI Paolo GIANNOTTI Libertario GUERRINI Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco RENDA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Teodoro SALA Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Gabriele TURI Rudolf J. VECOLI Giovanni VERNI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853 – 1943. Vol III. Da KERBS Emilio a NOVELLA Agostino.”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Piero ALBONETTI, Annamaria ANDREASI, Maurizio ANTONIOLI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Gaetano ARFE’, Oscar BANDINI, Giuseppe BARBALACE, Lorenzo BEDESCHI, Olinda BEVEGNI, Ivo BIAGIANTI, Francesco BOGLIARI, Gian Mario BRAVO, Pietro CABRINI, Nino CALICE, Renato CAMPINOTI, Elvira CANTARELLA, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Renza CASERO, Luciano CASALI, Rolando CAVANDOLI, Ughetta CAVALLUCCI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Ferdinando CORDOVA, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Franco DELLA PERUTA, Maria Teresa DI PAOLA, Roberto G. DROANDI, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Eugenio GARIN, Tamara GASPARRI, Lorenzo GESTRI, Paolo GIANNOTTI, Libertario GUERRINI, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Alessandro MARIANELLI, Giacomo MARRAMAO, Renzo MARTINELLI, Dora MARUCCO, Giuseppe MASI, Antonello MATTONE, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Ines MONTI OTTOLENGHI, Aldo MORELLI, Mariella NEJROTTI, Silvana PANCIROLI CAMPORESI, Gaetano PERILLO, Franca Pieroni BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Daniele PONCHIROLI, Francesco RENDA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Teodoro SALA, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Gabriele TURI, Rudolf J. VECOLI, Giovanni VERNI. Volume III. Da KERBS Emilio a NOVELLA Agostino”,”REFx-024-FGB”
“DETTI Tommaso ANDREUCCI Franco; collaborazione di Aldo AGOSTI Annamaria ANDREASI Maurizio ANTONIOLI Luigi ARBIZZANI Gabriella ARCANGELI Giuseppe BARBALACE Roberto BEATRIZOTTI Olinda BEVEGNI Ivo BIAGIANTI Giorgio BOCCOLARI Francesco BOGLIARI Marina BONACCINI Piero CABRINI Giuseppe Nino CALICE Elvira CANTARELLA Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Luciano CASALI Diego CAVALLINA Rolando CAVANDOLI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Ferdinando CORDOVA Salvatore COSTANZA Maurizio DEGL’INNOCENTI Maria Teresa DI PAOLA Giovanni Carlo DONNO Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Giorgio GATTEI Lorenzo GESTRI Paolo GIANNOTTI Roberta GILARDENGHI Renato GIUSTI Fabio GRASSI Rita GUERRICCHIO Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Francesco MANCONI Enrico MANNARI Sergio RINALDI Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Massimo L. SALVADORI Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Mario SIMONETTI, Simonetta SOLDANI, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Maurizio TORRINI Nicola TRANFAGLIA Rudolf J. VECOLI Giovanni VERNI Cesare VETTER”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853 – 1943. Vol. IV. Da OBERDORFER Aldo a SUZZARA Verdi.”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Annamaria ANDREASI, Maurizio ANTONIOLI, Luigi ARBIZZANI, Gabriella ARCANGELI, Giuseppe BARBALACE, Roberto BEATRIZOTTI, Olinda BEVEGNI, Ivo BIAGIANTI, Giorgio BOCCOLARI, Francesco BOGLIARI, Marina BONACCINI, Piero CABRINI, Giuseppe Nino CALICE, Elvira CANTARELLA, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Diego CAVALLINA, Rolando CAVANDOLI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Ferdinando CORDOVA, Salvatore COSTANZA, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Maria Teresa DI PAOLA, Giovanni Carlo DONNO, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Giorgio GATTEI, Lorenzo GESTRI, Paolo GIANNOTTI, Roberta GILARDENGHI, Renato GIUSTI, Fabio GRASSI, Rita GUERRICCHIO, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Francesco MANCONI, Enrico MANNARI, Renzo MARTINELLI, Dora MARUCCO, Luigi MASCILLI MIGLIORINI, Giuseppe MASI, Antonello MATTONE, Guido MELIS, Giuseppe MICCICHE’, Renato MONTELEONE, Ines MONTI OTTOLENGHI, Mariella NEJROTTI, Carmelo PASIMENI, Gaetano PERILLO, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Daniele PONCHIROLI, Maria Giovanna RAGIONIERI, Mariangiola REINERI, Francesco RENDA, Sergio RINALDI, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Massimo L. SALVADORI, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Mario SIMONETTI, Simonetta SOLDANI, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Maurizio TORRINI, Nicola TRANFAGLIA, Rudolf J. VECOLI, Giovanni VERNI, Cesare VETTER. Volume IV. Da OBERDORFER Aldo a SUZZARA Verdi”,”REFx-025-FGB”
“DETTI Tommaso ANDREUCCI Franco; collaborazione di Aldo AGOSTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Idomeneo BARBADORO Roberto BEATRIZOTTI Giancarlo BERGAMI Olinda BEVEGNI Francesco BOGLIARI Carmen BREDARIOL Giuseppe Nino CALICE Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Luciano CASALI Diego CAVALLINA Rolando CAVANDOLI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Lorenzo GESTRI Enzo GHIDETTI Paolo GIANNOTTI Roberto GILARDENGHI Luciano GRUPPI Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Giuseppe Carlo MARINO Renzo MARTINELLI Giuseppe MASI Giuseppe MICCICHE’ Aldo MORELLI Mariella NEJROTTI Carmelo PASIMENI Mariangela REINERI Francesco RENDA Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Rudolf J. VECOLI; indice dei nomi a cura di Gianni ISOLA”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol. V. Da TADDEI Ezio a ZUCCARINI Oliviero.”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Idomeneo BARBADORO, Roberto BEATRIZOTTI, Giancarlo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Francesco BOGLIARI, Carmen BREDARIOL, Giuseppe Nino CALICE, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Diego CAVALLINA, Rolando CAVANDOLI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Lorenzo GESTRI, Enzo GHIDETTI, Paolo GIANNOTTI, Roberto GILARDENGHI, Luciano GRUPPI, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Giuseppe Carlo MARINO, Renzo MARTINELLI, Giuseppe MASI, Giuseppe MICCICHE’, Aldo MORELLI, Mariella NEJROTTI, Carmelo PASIMENI, Mariangela REINERI, Francesco RENDA, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Rudolf J. VECOLI. Volume indici nomi a cura Gianni ISOLA Volume V. Da TADDEI Ezio a ZUCCARINI Oliviero”,”REFx-026-FGB”
“DE-TURRIS Gianfranco a cura; scritti di Fabio CALABRESE Mario FARNETI Errico PASSARO Filoteo Maria SORGE Donato ALTOMARE Giulio LEONI Renato PESTRINIERO Andrea ANGIOLINO e Renato CORSINI Francesco GRASSO Luigi DE-PASCALIS Franco CUOMO Enrico RULLI Marco CIMMINO Carlo DE-RISIO Tullio BOLOGNA Alessandro BOTTERO Danilo ARONA Gisueppa MAGNARAPA Pierfrancesco PROSPERI”,”Se l’Italia. Manuale di storia alternativa da Romolo a Berlusconi.”,”In apertura: ‘I generali non sanno che le guerre le vincono gli storici’ (Leo Longanesi) La storia fatta con i sè… La storia controfattuale”,”STOx-005-FMB”
“DE-UNAMUNO Miguel”,”La vie de Don Quichotte et de Sancho Pança d’après Miguel de Cervantès Saavedra.”,”DE-UNAMUNO Miguel (1864-1936), basco, visse poi in Castiglia. Umanista, fu nominato all’ Università di Salamanca ma dopo violente polemiche venne destituito nel 1914. Esiliato nel 1924 si installò alle porte del suo paese, a Hendaye. Nel 1936, filosofo venerato da tutti, sembrò dare il suo assenso all’ insurrezione nazionalista, ma la guerra civile spagnola gli fu insopportabile e morì poco tempo dopo. Sintesi (IBS): Le pagine più poetiche e profonde scritte da uno dei maestri del Novecento spagnolo, riproposte oggi al pubblico in occasione del centenario della prima pubblicazione. Nata come commento al romanzo di Cervantes, “”La vita di Don Chisciotte e di Sancio”” è in realtà molto più di un’erudita interpretazione storica, filologica o critica: il commento alle gesta dell’hidalgo per antonomasia è solo un pretesto per elaborare una “”libera e personale esegesi del Chisciotte”” e dare così vita a una monumentale prova di “”agudeza”” filosofica e di maestria letteraria. (edizione del 2006,pag XXXIV-362 Traduttore Gasparetti A. Editore Mondadori Bruno (collana Economica)) “”Ainsi dans notre patrie, celle de Don Quichotte et de Sancho, comme les âmes sont en proie à la couardise morale, comme les hommes reculent devant un échec probable, et tremblent de tomber dans le ridicule, ils font pulluler les mensonges tandis que leurs vision se raréfient. Les imposteurs étouffent les visionnaires. Or, nous ne saurons pas avoir de visions réconfortantes ni en jouir, tant que nous n’aurons pas appris à affronter le ridicule, à braver les idiots et les hommes de coeur médiocre qui nous prennent pour des fous, des capricieux ou des superbes, tant que nous ne saurons pas que demeurer seul ce n’est pas être battu, comme disent les sots, tant que nous ne cesserons pas de calculer d’avance ce qu’on appelle le triomphe. Don Quichotte ne pensait pas en descendant dans la caverne à la façon dont il en sortirait, et c’est pour cela qu’il eut des visions. Et Sancho, monté contre son gré, les yeux bandés, sur Clavilègne, ne pensant à rine qu’à se tirer de cette aventure où l’engageait son métier d’écuyer, à peine se vit-il hors de danger qu’il se mit à inventer de menteries””. (pag 264)”,”VARx-284″
“DEUTSCH Julius”,”Geschichte Der Österreichischen Arbeiterbewegung.”,”Im Vormärz, Literaturverzeichnis, Die entwicklung der österreichischen Arbeiterbewegung in Zahlen, Parlamentswahlen”,”MAUx-039″
“DEUTSCHER Isaac”,”Die unvollendete Revolution 1917 – 1967.”,”La prospettiva storica, rottura nella continuità, struttura sociale, lotta di classe in un vicolo cieco, l’ URSS e la rivoluzione cinese, deduzioni e panoramica. In appendice: il corso della rivoluzione del 1917.”,”RIRO-101″
“DEUTSCHER Isaac”,”La Russie apres Staline.”,”Ebreo polacco, I. DEUTSCHER nacque a Cracovia nel 1907. Divenne giornalista a 16 anni e a 19 comunista. Viaggiò in Russia e in Ucraina, Nel 1932 si dichiarò a favore dell’unione dei comunisti e dei socialisti contro PILSUDSKI in Polonia e HITLER in Germania. Venne escluso dal partito. Si rifugiò a Londra e occupò una posizione importante nel giornalismo di questo paese diventando uno dei principali redattori de ‘The Economist’ e de ‘The Observer’. Nel 1949, pubblicò una biografia di STALIN tradotta in FR. Nel 1950 ‘Soviet Trade Unions’, nel 1953 la presente opera. Finirà una biografia di TROTSKY con il titolo ‘Il profeta armato’.”,”RUSU-006″
“DEUTSCHER Isaac”,”Lenin. Frammento di una vita e altri saggi.”,”Scrive D. nelle tre Conferenze tenute alla LSE sulla burocrazia: “”Ma ciò che mi sorprende e preoccupa è che di recente Max WEBER sia diventato il faro intellettuale di tanta parte della sociologia occidentale. (Il massimo rimprovero rivoltomi dal professor Raymond ARON in una recente polemica è di scrivere e parlare “”come se Weber non fosse mai esistito””), Sono perfettamente disposto ad ammettere che, probabilmente nessuno ha studiato tanto a fondo quanto WEBER le minuzie della burocrazia; ma se è vero che ha catalogato le diverse peculiarità del suo sviluppo, non ne ha compreso il significato profondo””.”,”LENS-006″
“DEUTSCHER Isaac”,”I sindacati sovietici. Il loro posto nella politica sovietica del lavoro.”,”Isaac DEUTSCHER (Cracovia 1907-Roma 1967) a 19 anni entrò nel Partito Comunista polacco. Nel 1931 si trovò in pieno conflitto con lo stalinismo e fu espulso dal partito. Nel 1939 si stabilì a Londra e iniziò la collaborazione con l”Economist’ e l”Observer’. Nel 1949 pubblicò la biografia di STALIN, e tre volumi su TROTSKY.”,”RUSU-055″
“DEUTSCHER Isaac”,”La rivoluzione incompiuta 1917-1967. Le conferenze del ciclo George Macaulay Trevelyan tenute all’ Università di Cambridge (gennaio-marzo 1967).”,”I. DEUTSCHER (1907-1967), giornalista e saggista polacco naturalizzato inglese, fu giornalista in Polonia fino al 1939. Comunista dal 1926, fu espulso dal partito nel 1932 per aver espresso severe critiche. Trasferitosi a Londra, fu redattore dell’ ‘Economist e dell’ Observer e si affermò come un esperto di problemi comunisti e sovietici. Tra le sue opere di saggista ‘I sindacati sovietici’ (1950), ‘Eretici e rinnegati’ (1955), ‘La Russia dopo Stalin’ (1955), ‘La grande contesa: la Russia e l’ Occidente’ (1960). Oltre alle biografie di TROTSKY e STALIN. Nella ‘Rivoluzione incompiuta’, DEUTSCHER sviluppa il giudizio, formulato da TROTSKY, di ‘rivoluzione tradita’ in contrapposizione alla ‘rivoluzione autentica’ di LENIN, D. giudica la rivoluzione russa una ‘rivoluzione incompiuta, in cui alla socializzazione del sistema economico non corrisponde ancora un adeguato allargamento della democrazia’.”,”RUSS-074″
“DEUTSCHER Isaac”,”Stalin.”,”””Nadia Alliluyeva parlò senza ambagi della carestia, del malcontento che regnava nel paese, dei guai morali che il terrore aveva provocato nel partito. I nervi di Stalin erano già tesi al massimo. Al cospetto degli amici investì la moglie con un torrente di volgari insulti. Nadia Alliluyeva lasciò la casa di Voroscilov. E quella sera stessa si uccise. (….) Sembra che questo sia stato l’ unico episodio in cui Stalin abbia smarrito per un momento la fiducia in se stesso. Poche settimane più tardi, dopo mesi di cupo silenzio, parlò nuovamente ad una seduta plenaria del comitato centrale. Il suo discorso, sebbene ancora d’ intonazione apologetica, attestava della sua riconquistata sicurezza (…)”” (pag 428)”,”STAS-038″
“DEUTSCHER Isaac, a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ uomo socialista. (On Socialist Man).”,”””Negli anni cinquanta e sessanta Deutscher fu lettore alla Cambridge University e diede conferenze anche in varie altre celebri università e istituzioni britanniche, americane e canadesi. Effettuò due visite negli Stati Uniti d’ America: la prima nel 1965, nel corso della quale partecipò alla prima manifestazione universitaria contro la guerra in Vietnam, alla Berkeley University, dove parlò di fronte ad una platea di quindicimila studenti (…)””. (pag 4) “”Nel suo intervento finale (alla 2° Conferenza annuale degli studiosi socialisti, Socialist Scholars Conferences, NY, 9-11 settembre 1966, ndr), gli criticò sopratttutto le idee relative all’ obsolescenza del marxismo rivoluzionario espresse da Marcuse nella lettera trasmessa a quella conferenza (…)””. (pag 4) “”Sono ormai passati sessant’anni da quando un grande marxista russo, Lev Trotsky, disse che l’ Europa occidentale esportava i suoi due prodotti principali in due direzioni differenti. Esportava la sua ideologia più avanzata, il marxismo, in Russia, e la sua tecnologia più avanzata negli Stati Uniti””. (pag 18)”,”TEOC-275″
“DEUTSCHER Isaac”,”La grande contesa. Nella crisi di trasformazione che caratterizza l’ “”età di Kruscev””, si prepara il futuro dei rapporti tra Est e Ovest.”,”””Invero questa preoccupazione è stata alimentata più di quanto non fosse necessario. Gli studi classici sono stati quasi completamente abbandonati e questo può parzialmente spiegarsi come reazione al soverchiante indirizzo classico del periodo pre-rivoluzionario. Quali che siano le ragioni, ne è risultato un certo impoverimento del background intellettuale della nuova generazione sovietica (Karl Marx non sarebbe certo stato quello che fu se non fosse stato così impegnato conoscitore della letteratura classica; ancora in età avanzata leggeva e rileggeva in originale l’ intera opera di Euripide quasi ogni anno!)””. Ma a prescindere dai classici, sarebbe errato dedurre che le discipline umanistiche siano interamente trascurate””. (pag 33-34)”,”RUST-096″
“DEUTSCHER Isaac”,”Il comunismo tra Krusciov e Mao.”,”Dice Hegel in un suo scritto che un partito comincia veramente ad esistere dal momento in cui si divide. (pag 7)”,”CINx-139″
“DEUTSCHER Isaac”,”La revolucion inconclusa. 50 años de historia soviética (1917-1967). Conferencias “”George Macaulay Trevelyan”” pronunciadas en la Universidad de Cambridge enero/marzo de 1967.”,”Centro di gravità della rivoluzione. All’ inizio di questo secolo, Karl Kautsky , il principale teorico della 2° Internazionale, tracciò la seguente prospettiva: “”L’ epicentro della rivoluzione si sta spostando da Occidente ad Oriente. Durante la prima metà del secolo XIX era situato in Francia, e a volte in Inghilterra. Nel 1848 la Germania entrò nella fila delle nazioni rivoluzionarie… Ora gli slavi… ingrossano le sue fila e il centro di gravità del pensiero e dell’ azione rivoluzionaria si sposta questa volta… verso la Russia.”” La Russia, dopo essersi appropriata di una iniziativa rivoluzionaria tanto considerevole, adesso potrebbe convertirsi, a sua volta, in una fonte di energia rivoluzionaria per l’ Occidente””. (…) Kautsky scrisse questo nel 1902 per l’ Iskra che Lenin codirigeva; e le sue parole colpirono così tanto Lenin che, quasi vent’anni dopo, egli le citò con ironica soddisfazione contro il suo autore quando Kautsky si sentì indignato per il compimento del suo vaticinio. La previsione, in realtà, fu più sconvolgente di quanto potessero cogliere Kautsky o Lenin. Abbiamo visto come nella nostra epoca l’ epicentro della rivoluzione si è spostato ancor più ad Oriente, dalla Russia alla Cina.”” (pag 27)”,”RIRO-272″
“DEUTSCHER Isaac”,”Staline.”,”Fotomontaggio foto Stalin assieme a Lenin (inserto fotografico) Pseudonimo Koba (Indomptable, indomabile) Inattività di Stalin durante la guerra. “”La natura accidentale, quasi fortuita di questo cambiamento nella carriera di Koba fu sottolineato ulteriormente dalla mancanza di ampiezza della sua attività nei cinque anni che passarono tra la sua nomina (al Comitato Centrale, ndr) e la seconda rivoluzione. Soltanto durante il primo di questi anni, svolse i compiti di membro del Comitato Centrale. Durante gli altri quattro anni fu deportato nell’ estremo Nord. Anche nel corso di questo primo anno, egli fu fuori “”dal giro”” per quasi cinque mesi; nuovamente arrestato e deportato e nuovamente evaso. Il suo lavoro politico effettivo durò sette mesi di cui solamente cinque intensi. Questo fu sufficiente perché si facesse la mano in questo lavoro, per familiarizzarsi con i dirigenti del Partito, può essere per rafforzare la propria posizione ma insufficienti perché potesse ricavare una nuova grande esperienza o cambiare radicalmente la sua situazione””. (pag 131) Stalin vota con Lenin per la pace e combatte la sinistra bolscevica che reclama la “”guerra rivoluzionaria”” contro la Germania (cap. pag 189) Lenin tenta di riconciliare Stalin con Trotsky.”,”STAS-051″
“DEUTSCHER Isaac”,”Trotsky. I. Le prophète armé (1879-1921).”,”Citazione in apertura dal Principe di Machiavelli (‘Non c’è cosa più difficile, penosa, pericolosa di quella di avventurarsi a introdurre nuove istituzioni, perché chi le introduce ha per nemici tutti quelli che approfittavano dell’ordine antico e non ha che difensori tiepidi in quelli che approfitteranno del nuovo….’ (traduzione non letterale)) (pag 15) Nota sugli scritti militari di Trotsky (pag 626) “”Radek rapporte que Trotsky, lorsqu’il devint Commissaire à la Guerre, n’avait lu que quelques ouvrages militaires: ‘L’Armée Nouvelle’ de Jaurès, une longue ‘Histoire de la Guerre’ de Schulz, un socialiste allemand, et les études critiques de Franz Mehring sur Frédéric le Grand. Radek réduit sans aucun doute la formation théorique de Trotsky pour mieuzx faire ressortir l’ampleur de sa réussite. Pendant les guerres des Balkans et les premières années de la guerre mondiale, Trotsky a étudié la littérature militaire courante. C’était certainement, comme Lénine, un familier de Clausewitz, qu’il cite souvent et dont il garde l’esprit dans sa façon d’aborder les problèmes. Mais Radek a raison de dire que l’ouvrage qui a le plus fortement marqué Trotsky est l”Armée Nouvelle’ de Jaurès, qui est certes l’oeuvre d’un grand historien et d’un grand démocrate socialiste, mais non celle d’un expert militaire. (…) Il prônait le remplacement de l’armée permanente par se milices. L’armée permanente, confinée et entraînée dans le monde étroit des casernes, artificiellement isolée de le la société civile et dans une opposition latente à celle-ci, avait été la principale source de la puissance politique du corps des officiers. Les milices devaient avoir pour base les unités de production, les usines et les communautés de villages. (…) Trotsky retint l’idée fondamentale de Jaurès mais l’intégra dans un contexte différent. Jaurès croyait qu’il était possible de démocratiser l’armée et d’en faire une milice, même sous le régime capitaliste. Pour Trotsky, c’ètait là tomber dans l’illusion réformiste. L’opposition, réelle ou virtuelle, de l’armée permanente à la société civile reflétait à ses yeux le conflit entre l’intérêt des classe possédantes, que l’armée défendait en dernier recours, et ceux de la classe ouvrière. Ce n’est que lorsque les intérêts de la classe ouvirère se seront imposés, disait Trotsky, que l’armée s’intégrera au peuple et s’identifiera avec lui. L’abolition de l’armée permanente convient à l’Etat qui s’efface peu à peu, qui dépérit progressivement, comme doit théoriquement le faire l’Etat prolétarien. Trotsky donna pourtant à l’Armée Rouge la structure d’une armée permanente””. (pag 626-628) (‘Note sur les écrits militaires de Trotsky’)”,”TROS-236-A”
“DEUTSCHER Isaac”,”Trotsky. II. Le prophète désarmé (1921-1929).”,”DEUTSCHER Isaac Grave sconfitta in Germania. “”En septembre, Heinrich Brandler, chef du parti allemand, vint à Moscou consulter l’Exécutif. Cet ancien maçon, disciple de Rosa Luxembourg, était un tacticien avisé et prudent, un excellent organisateur; il n’était convaincu que les circonstances étaient favorables à une révolution. (…) Dans son parti, et particulièrement dans la section berlinoise dirigée par Ruth Fischer et Arkadi Maslov, l’impatiente de la lutte et l’assurance de la victoire étaient à leur comble. (…) Ce fut alors que Brandler, jugeant, comme il le dit lui-même, qu’il n’était pas “”un Lénine allemand””, demanda au Politbureau d’envoyer Trotsky prendre la direction de l’insurrection. Au lieu de Trotsky, le Politbureau désigna Radek et Pyatakov. (…) Le processus prévu pour armer les ouvriers avorta: les communistes trouvèrent vides les arsenaux de la Saxe. De Berlin, le gouvernement central envoya une expédition militaire pour mater la province rouge. Aussi, quand vint le moment du soulèvement, Brandler, appuyé par Radek et Pyaakov, annula les ordres de bataille. Ce n’est que par suite d’une faille dans les liaisons que les insurgés de Hambourg passèrent à l’action. Ils combattirent seuls et, après plusieurs jours de lutte désespérée, furent écrasés. Ces événements devaient avoir d’immenses répercussions en Union Soviétique. Ils détruisirent toute chance de révolution en Allemagne et en Europe pour le nombreuses années. Ils démoralisèrent et divisèrent le parti allemand (…)”” (pag 200-202)”,”TROS-236-B”
“DEUTSCHER Isaac”,”Trotsky. III. Le prophète hors-la-loi (l’exil).”,”Morale borghese e morale comunista “”Les critiques l’accusèrent d’immoralité léniniste ou jésuitique, c’est-à-dire de soutenir que la fin justifie les moyens. Il répliqua par son essai ‘Leur morale et la nôtre’, exposé agressif et éloquent de l’éthique du communisme”” (1938, ndr). (…) L’idée que la fin justifie les moyens, soutenait Trotsky, est une idée implicite à toute conception de la moralité, et tout aussi à cet utilitarisme anglo-saxon du point de vue duquel la plupart des attaques sont lancées contre l’immoralité jésuite et bolchevique”” (pag 583-585)”,”TROS-237″
“DEUTSCHER Isaac LEONETTI Alfonso, a cura di Attilio CHITARIN”,”Trotsky e l’opposizione di sinistra. Carteggio (1965-1966). Con una lettera di Bruno Rizzi.”,”Le note sono molto ampie A pag 37: Osservazioni critiche di Leonetti al libro di I. Deutscher (Trotsky, le prophète hors la loi’,Julliard, 1965), su questione lettera di Gramsci a Togliatti e sua risposta del 1926 sulla questione della lettera di Gramsci al CC del PC russo a nome dell’Ufficio politico del PCdI (Togliatti la giudicava inopportuna) . La risposta di Gramsci a Togliatti , dice Leonetti, non si conosce (sarà trovato solo nel ’70 e pubblicata da Rinascita il 24 aprile 1970). Scrive Leonetti: “”Quando Tasca (alias ‘Rossi’ o ‘Rienzi’) sostitutì Togliatti presso Bucharin alla segreteria dell’IC (1928-1929), ne approfittò sia per far ricopiare sia per sottrarre alcuni documenti dagli archivi del PCD’I. (Questi documenti sono stati venduti, insieme ad altre carte, all’Istituto Feltrinelli dopo la guerra e costituiscono il cosiddetto “”Archivio Tasca””. Fu Tasca, e non uno dei “”tre”” – Leonetti, Ravazzoli, Tresso – che pubblicò ‘per la prima volta’ la lettera di Gramsci nella rivista ‘Problèmes de la révolution italienne””, edita a Parigi nell’aprile del 1935 [lettera al CC del PC dell’URSS scritta da Gramsci di suo pugno presso la sede dell’ambasciata sovietica a Roma e trasmessa da Togliatti, rappresentante del PCD’I a Mosca, metà 1926, ndr]. Che cosa dice in realtà quella lettera? Essa non si pronuncia contro Stalin, ma mette in guardia ‘tutto il CC del partito russo’ contro il pericolo di distruggere l’immenso prestigio conquistato con la rivoluzione d’Ottobre e, di conseguenza, contro il pericolo di perdere il suo ruolo dirigente nel movimento comunista mondiale. Si trattava, in ogni caso, di una presa di posizione molto coraggiosa. Se tutti i partiti comunisti avessero avuto il coraggio di usare con i russi – co tutti i russi – il linguaggio di Gramsci, molte cose forse sarebbero andate diversamente”” (Leonetti a Deutscher, 4 novembre 1965) (pag 36-37) Rizzi protesta con Leonetti su giudizi calunniosi di Deutscher contro di lui (pazzo). (pag 45-46)”,”TROS-252″
“DEUTSCHER Isaac”,”Il Profeta disarmato. Leone Trotsky, 1921-1929.”,”Questo è il primo volume della biografia di Leone Trotsky. Esso stabilisce una volta per sempre la verità storica dei fatti. Deutscher, famoso ‘esperto di cose russe’, è l’unico scrittore che sia riuscito a mettere mano su tutti gli incartamenti archiviati, e a raccogliere tutte le testimonianze relative a Trotsky e a Stalin. Esiliato perchè avverso a Stalin, Trotsky venne assassinato selvaggiamente nel 1940, alla vigilia di quella guerra che egli aveva prevista. Stava scrivendo una biografia di Stalin.”,”TROS-005-FL”
“DEUTSCHER Isaac”,”Il profeta esiliato. Trotsky, 1929-1940.”,”Questo è il terzo e ultimo volume che completa la biografia di Leone Trotsky tracciata con ineguagliabile maestria dal più profondo studioso della storia del comunismo, Isaac Deutscher.”,”TROS-007-FL”
“DEUTSCHER Isaac”,”La rivoluzione incompiuta (1917-1967). Le conferenze del ciclo George Macaulay Trevelyan tenute all’università di Cambridge (gennaio-marzo 1967).”,”A più di sessant’anni dall’ottobre 1917, la rivoluzione russa continua ad essere un evento storico che divide e che fa discutere. Deutscher, grande conoscitore (per averle vissute all’interno) delle cose sovietiche, ne fornisce qui, nella forma della conferenza divulgativa, un’originale interpretazione. Isaac deutscher (1907-1967), giornalista e saggista polacco naturalizzato inglese, fu giornalista in Polonia fino al 1939. Comunista dal 1926, fu espulso dal partito nel 1932 per aver espresso severe critiche. Trasferitosi a Londra, fu redattore dell’Economist e dell’Observer e si affermò come esperto di problemi comunisti e sovietici.”,”RIRO-073-FL”
“DEUTSCHER Isaac”,”I sindacati sovietici. Il loro posto nella politica sovietica del lavoro.”,”Isaac Deutscher (Cracovia 1907-Roma 1967), nato a Cracovia da una famiglia della borghesia ebraica, aderisce nel 1927 al Partito comunista polacco clandestino, diventando uno dei responsabili della stampa comunista. Compie nel 1931 un viaggio in Unione Sovietica, Contrario alla politica del ‘terzo periodo’ e del ‘socialfascismo’ nel 1932 è espulso da partito per evere, dice la motivazione, ‘esagerato il pericolo del nazismo’ e ‘seminato il panico’ nelle file comuniste. Milita successivamente nell’Opposizione di sinistra polacca, ma si dichiara contrario alla decisione di Trotskij di fondare la Quarta Internazionale. nel 1939 si stabilisce a Londra, dove tra il 1942 e il 1947 svolge una intensa attività giornalistica collaborando all’Economist e all’Observer. Negli anni successivi e fino alla morte sopravvenuta a Roma il 19/8/1967, concentra il suo lavoro nel campo della ricerca storico-politica, pubblicando notevoli opere sulla rivoluzione sovietica, i suoi protagonisti e i problemi del comunismo nell’età contemporanea. Il Profeta armato è il primo volume di una trilogia biografica che Isaac Deutscher ha dedicato alla figura del grande rivoluzionario russo.”,”RUSU-067-FL”
“DEUTSCHER Isaac, a cura di Attilio CHITARIN”,”Il profeta armato. Trotskij 1879-1921.”,”Janovskij pseudonimo di Trotsky Isaac Deutscher (1907-1967) storico e giornalista, fu dirigente del Partito comunista polacco. Emigrato a Londra, scrisse numerose opere di storia del movimento operaio: tra l’altro la “”trilogia”” su Trtotskij, ‘Stalin, ‘Ironie della storia’, I sindacati sovietici’. “”E’ indiscutibile però che egli non considerava i contadini una forza rivoluzionaria indipendente, come del resto neanche i piccoli proprietari o la piccola borghesia. I contadini erano per lui una massa amorfa e dispersa, rinchiusa in meschini interessi locali, incapace di un’azione nazionale coordinata. Era destino dei contadini che le loro ribellioni, anche in quei rari casi in cui furono coronate da successo, aiutassero il sorgere di nuove dinastie di oppressori o fossero sfruttate da altre classi sociali. Nella società moderna i contadini erano politicamente anche più impotenti di prima: “”la storia del capitalismo è la storia della subordinazione delle campagne alle città”” (18). Nella città c’erano soltanto due poli di potere indipendente, attuale o potenziale: la grossa borghesia con la sua concentrazione di ricchezze, e il proletariato; con la sua capacità concentrata di produrre le ricchezze. I contadini, nonostante la loro schiacciante superiorità numerica, non potevano che seguire l’uno o l’altro di questi poli. In elezioni parlamentari il voto di un contadino ha un peso uguale a quello di un operaio. Nelle situazioni rivoluzionarie questa parità è illusoria. Un migliaio di ferrovieri in sciopero ha una maggiore efficacia politica di un milione di persone disseminate nei villaggi. Il ruolo delle classi sociali moderne è determinato non dalla consistenza numerica, ma dalle funzioni sociali e dal peso specifico di ciascuna. Il proletariato deve conquistarsi l’appoggio dei contadini, senza il quale non può mantenere il potere. Ma l’unico mezzo a sua disposizione per attirare le masse di piccoli proprietari rurali, è quello di mostrarsi forte e deciso nella lotta per il potere. I deboli si sentono attirati dai forti. Questo punto di vista, espresso tanto esplicitamente, divergeva radicalmente dalle teorie marxiste accettate fino a quel momento, anche se era implicito negli scritti di Marx. (Trotskij aveva una forte avversione verso l'””analisi dei testi””, perciò evitava di fare citazioni). Un’idea generalmente ammessa dai marxisti era che la classe operaia non poteva e non doveva cercare di prendere il potere prima di essere diventata la maggioranza nel paese. Una ben radicata illusione del socialismo popolare era anche che, nelle nazioni moderne, la classe operaia doveva espandersi gradualmente fino a diventare una maggioranza, così come era avvenuto in Inghilterra (19). Trotskij ruppe radicalmente con questa illusione: la rivoluzione, scrisse, trionferà molto prima che la maggioranza della nazione si sia trasformata in proletariato”” (20)”” [Isaac Deutscher, a cura di Attilio Chitarin, ‘Il profeta armato. Trotskij 1879-1921’, Milano, 1983] [(18) L.D. Trotskij, ‘Itogi i Perspektivy’, pag. 43 [trad. it. cit., pag. 92]; (19) Nella prefazione alle sue ‘Opere’, scritta nel 1946 – ‘Socinenija’, vol. I, pagg. XIV-XV [trad. it. in ‘Opere complete’, vol. I cit, pag. 16] – Stalin dichiara che “”l’autore si atteneva allora alla tesi, ben nota fra i marxisti, in forza della quale una delle condizioni principali della vittoria della rivoluzione socialista è la trasformazione del proletariato in maggioranza della popolazione, cosicché in quei paesi dove il proletariato non è ancora la maggioranza della popolazione, per l’insufficiente sviluppo del capitalismo, la vittoria del socialismo è impossibile””; (20) L.D. Trotskij, ‘Itogi i Perspektivy’, pag. 55 [trad. it. cit., pag. 105] (pag 154-155)”,”TROS-003-FV”
“DEUTSCHER Isaac”,”Il profeta armato. Trotsky 1879-1921.”,”La terza internazionale (pag 605-606) “”Lo scopo del convegno non era ben chiaro. Poteva essere sia quello di proclamare la fondazione della terza Internazionale, sia di fare i preparativi preliminari alla fondazione. I bolscevichi erano disposti a formare la nuova Internazionale, ma aspettavano di sentire l’opinione dei delegati stranieri. I più importanti fra loro, i tedeschi sostenevano che i gruppi rappresentati al convegno erano, ad eccezione del partito russo, troppo deboli per costituirsi in una Internazionale pronta per l’azione. Tuttavia un delegato austriaco, il quale arrivò nel mezzo della seduta, dopo un viaggio avventuroso, fece una descrizione spaventosa dell’Europa in preda alla rivoluzione, e auspicò con molto calore che il convegno alzasse immediatamente lo stendardo della nuova Internazionale. E il convegno deliberò di costituirsi come congresso preliminare all’Internazionale comunista. Fu così che la grande istituzione, generata dal desiderio e dal disordine e aiutata dal caso, cominciò a vivere. La sua nascita coincideva con il riflusso della rivoluzione in Europa. La sollevazione del gennaio a Berlino era stata soffocata; i suoi capi, i quali ne avevano assunto la direzione di mala voglia: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, erano stati assassinati. Si era a una svolta della storia europea, poiché nessuna delle ondate rivoluzionarie che seguirono negli anni successivi, eguagliò mai in violenza quella del 1918. I capi bolscevichi non capirono l’importanza di quanto avveniva. L’insuccesso della insurrezione di Berlino parve loro solo un episodio delle alterne vicende della lotta, molto simile alla loro sconfitta del luglio 1917 e che sarebbe stato seguito da un aggravarsi della guerra sociale. Salutando i delegati esteri, riuniti nel Cremlino, Lenin disse loro: “”Non soltanto in Russia, ma anche nelle nazioni capitaliste più progredite di Europa, come, per esempio, nella Germania, la guerra civile è diventata un fatto reale… La rivoluzione ha cominciato a guadagnare forza in tutti i paesi… Il regime sovietico ha vinto, non soltanto nella retrograda Russia, ma anche in Germania, la nazione più civile di Europa, ed anche in Inghilterra, l’antica patria del capitalismo”” (4). Lenin, non meno di Trotsky, si abbandonava a questa illusione, sebbene Trotsky, con la sua mania di indulgere in predizioni strabilianti, faceva sembrare il suo errore ancora più madornale. E’ dubbio se Lenin e Trotsky avrebbero fondato l’Internazionale in quel periodo, se avessero avuto una percezione più chiara delle condizioni dell’Europa. Avrebbero in ogni caso continuato a proclamare l’idea della nuova Internazionale, come avevano sempre fatto dal 1914, ma era tutt’altra cosa arrivare ad immaginare che il loro sogno fosse diventato realtà. Nel periodo di Zimmerwald e di Kienthal, sia Trotsky sia Lenin avevano considerato la nuova Internazionale non come un organismo rappresentante una minoranza rivoluzionaria in competizione con l’antica Internazionale “”socialpatriottica””, ma come una organizzazione diretta alla maggioranza dei lavoratori, in sostituzione della internazionale preesistente. Trotsky aveva sostenuto in modo molto esplicito che, se fossero rimasti una minoranza, i marxisti rivoluzionari sarebbero forse stati costretti a rientrare nella vecchia Internazionale, funzionando come un settore di sinistra della stessa. Niente, infatti, era più lontano dalla sua mente, o da quella di Lenin, dell’intenzione di prestare l’etichetta dell’Internazionale ad un assortimento di piccole sètte politiche”” [Isaac Deutscher, Il profeta armato. Trotsky 1879-1921, Milano, 1956] (pag 606-607) TROS-004-FV”,”TROS-004-FV”
“DEUTSCHER Isaac”,”Lenin. Frammento di una vita a altri saggi.”,”Isaac Deutscher (Cracovia 1907-Roma 1967), nato a Cracovia da una famiglia della borghesia ebraica, aderisce nel 1927 al Partito comunista polacco clandestino, diventando uno dei responsabili della stampa comunista. Compie nel 1931 un viaggio in Unione Sovietica, Contrario alla politica del ‘terzo periodo’ e del ‘socialfascismo’ nel 1932 è espulso da partito per evere, dice la motivazione, ‘esagerato il pericolo del nazismo’ e ‘seminato il panico’ nelle file comuniste. Milita successivamente nell’Opposizione di sinistra polacca, ma si dichiara contrario alla decisione di Trotskij di fondare la Quarta Internazionale. nel 1939 si stabilisce a Londra, dove tra il 1942 e il 1947 svolge una intensa attività giornalistica collaborando all’Economist e all’Observer. Negli anni successivi e fino alla morte sopravvenuta a Roma il 19/8/1967, concentra il suo lavoro nel campo della ricerca storico-politica, pubblicando notevoli opere sulla rivoluzione sovietica, i suoi protagonisti e i problemi del comunismo nell’età contemporanea. Il Profeta armato è il primo volume di una trilogia biografica che Isaac Deutscher ha dedicato alla figura del grande rivoluzionario russo.”,”LENS-065-FL”
“DEUTSCHER Isaac”,”Stalin. A Political Biography.”,”Isaac Deutscher (Cracovia 1907-Roma 1967), nato a Cracovia da una famiglia della borghesia ebraica, aderisce nel 1927 al Partito comunista polacco clandestino, diventando uno dei responsabili della stampa comunista. Compie nel 1931 un viaggio in Unione Sovietica, Contrario alla politica del ‘terzo periodo’ e del ‘socialfascismo’ nel 1932 è espulso da partito per evere, dice la motivazione, ‘esagerato il pericolo del nazismo’ e ‘seminato il panico’ nelle file comuniste. Milita successivamente nell’Opposizione di sinistra polacca, ma si dichiara contrario alla decisione di Trotskij di fondare la Quarta Internazionale. nel 1939 si stabilisce a Londra, dove tra il 1942 e il 1947 svolge una intensa attività giornalistica collaborando all’Economist e all’Observer. Negli anni successivi e fino alla morte sopravvenuta a Roma il 19/8/1967, concentra il suo lavoro nel campo della ricerca storico-politica, pubblicando notevoli opere sulla rivoluzione sovietica, i suoi protagonisti e i problemi del comunismo nell’età contemporanea. Il Profeta armato è il primo volume di una trilogia biografica che Isaac Deutscher ha dedicato alla figura del grande rivoluzionario russo. Preface to the Pelican Edition, Form Introduction to a 1961 Edition, Preface 1948, Postscript, Index, Pelican Book A757,”,”STAS-035-FL”
“DEUTSCHER Isaac”,”La tragédie du communisme polonais entre les deux guerres.”,”Le origini. Il Partito comunista polacco nacque dalla fusione di due partiti: la Socialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania (partito di Rosa Luxemburg, SDKPiL) e il Partito socialista polacco di Sinistra (PPS Lewica). Il secondo in origine era su posizioni a favore dell’ indipendenza nazionale ma poi evolvendo si era avvicinato al partito luxemburghiano. Il Partito socialista di sinistra era in origine su posizioni mensceviche e solo dopo la rivoluzione d’Ottobre si avvicinò ai bolscevichi. Il Partito socialdemocratico come risulta anche dai lavori del VI Congresso, vicino alle posizioni di Trotsky. Al momento della rivoluzione d’Ottobre il partito luxemburghiano – come Trotsky – si identifica con il bolscevismo. Ma ci sono delle divergenze interne tra la frazione della “”direzione”” (Luxemburg, Marchlewski e Jogiches) e i cosiddetti “”scissionisti”” (Dzierzinski, Radek, Unszlicht). Sono divergenze e non aperta scissione. Gli scissionisti rappresentano una certa opposizione al centralismo del Comitato dirigente che agiva dall’estero. Ed erano più vicini ai bolscevichi. Nel Partito comunista polacco la tradizione del partito luxemburghiano fu all’inizio preponderante. (pag 1635-1636)”,”MEOx-132″
“DEUTSCHER Isaac”,”Essais sur le problème juif.”,”Storico e filosofo Isaac Deutscher (1907-1967) era un autore di rimarcabili biografie di Trotsky e di Stalin. Ma era anche un ebreo non credente che si interessò a più riprese del problema ebraico contemporaneo. Questo libro riunisce diversi saggi di Isaac Deutscher in cui risale alle fonti dell’eredità dell’ebreo europeo, del pensiero ebraico sulla filosofia e l’arte contemporanea, attraverso l’opera di personalità come Spinoza, Marx, Rosa Luxemburg, Freud e Chagall. Parla degli ebrei sotto Stalin e Hitler, il problema del sionismo e della fondazione dello Stato di Israele, della guerra dei sei giorni del 1967, analizza la situazione del Medio Oriente. Capitolo III: La révolution russe et le problème juif (testo di una conferenza tenuta il 29 ottobre 1964 presso la Jewish Society del Syndicat Des Étudiants de la ‘London School of Economics’ (LSE) (pag 77-104)”,”EBRx-086″
“DEUTSCHER Isaac”,”The Prophet Armed. Trotsky: 1879-1921.”,”I. Deutscher muore nel 1967. E’ stato anche autore di ‘Stalin: A Political Biography’, ‘The Unfinished Revolution: Russia: 1917-1967’ oltre alla triologia su Trotsky. “”In May Grimm conveyed to leaders of the ruling parties in Petrograd a message from the German government sounding Russia on the possibility of peace. The Russian government sounding Russia on the possibility of peace. The Russian government expelled him as a German agent, but it did not reveal its reasons. Grimm was not, strictly speaking, a German agent. As a pacifist of not much sophistication, he found it quite natural to try and act the role of as peace-maker”” (pag 264) Autrice/Autore: Catherine Guanzini Traduzione: Cosimo Pieracci Nella primavera del 1917, l’affare Grimm-Hoffmann provocò una grave crisi, anche se di breve durata. Nel maggio di quell’anno, Robert Grimm, Consigliere nazionale, membro dirigente della Commissione socialista intern., si recò a Stoccolma, poi a Pietrogrado (oggi San Pietroburgo) per preparare – così ufficialmente – il ritorno dei rifugiati russi nel loro Paese. Ufficiosamente, e con il sostegno del Consigliere fed. Arthur Hoffmann, capo del Dip. politico, che agiva senza il consenso dei suoi colleghi, Grimm tentò di favorire una pace separata tra la Germania e la Russia. A Pietrogrado tenne alcune conferenze e partecipò a una riunione della Commissione socialista intern. In occasione di tali incontri entrò in contatto con numerosi ministri e personalità vicine al governo e propose loro i suoi buoni uffici. Il 26 maggio telegrafò a Hoffmann, comunicandogli che una pace separata sembrava possibile e chiedendo precisazioni in merito agli scopi dei belligeranti. La risposta di Hoffmann fu intercettata e giunse a conoscenza del ministro franc. dell’armamento, il socialista Albert Thomas, in visita a Pietrogrado, che la trasmise al governo provvisorio russo e la rese pubblica. Grimm fu invitato a lasciare immediatamente la Russia. Il 18 giugno, il Consiglio fed. fu chiamato in causa dall’affare; il giorno seguente Hoffmann presentò le dimissioni. Gli Alleati ravvisarono nell’iniziativa sviz. un grave strappo alla neutralità e criticarono con forza il Paese; nella Svizzera franc. e nel Ticino ebbero luogo alcune manifestazioni per richiamare il governo al suo dovere di neutralità. I motivi che spinsero Hoffmann e Grimm a collaborare per porre fine alla guerra furono diversi. Per il primo, solo la pace poteva garantire la salvezza economica alla Svizzera, mentre per il secondo la fine del conflitto era indispensabile alla realizzazione della rivoluzione russa, preludio di un rovesciamento più generale. Le conseguenze furono pesanti per entrambi. Hoffmann dovette concludere prima del previsto la sua carriera politica; Grimm perse per un certo periodo il proprio credito politico presso gli ambienti socialisti sviz. e, sul piano intern., la propria posizione dirigenziale nel movimento di Zimmerwald. (https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/) Catherine Guanzini: “”Grimm-Hoffmann, affare””, in: Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 17.07.2007(traduzione dal francese). Online: https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/017333/2007-07-17/, consultato il 28.04.2023. Riferimenti bibliografici Studi P. Stauffer, «Die Affäre Hoffmann-Grimm», in Schweizer Monatshefte, 1973-1974, 1-30 A. McCarthy, Robert Grimm, 1989, 146-178″,”TROS-001-FSD”
“DEUTSCHER Isaac”,”The Prophet Unarmed. Trotsky: 1921-1929.”,”I. Deutscher muore nel 1967. E’ stato anche autore di ‘Stalin: A Political Biography’, ‘The Unfinished Revolution: Russia: 1917-1967’ oltre alla triologia su Trotsky. Deutscher ha avuto accesso alla “”sezione chiusa”” degli archivi di Trotsky ad Harvard. Ha potuto vedere anche la corrispondenza intima con i familiari ed altro materiale privato.”,”TROS-002-FSD”
“DEUTSCHER Isaac”,”The Prophet Outcast. Trotsky: 1929-1940.”,”I. Deutscher muore nel 1967. E’ stato anche autore di ‘Stalin: A Political Biography’, ‘The Unfinished Revolution: Russia: 1917-1967’ oltre alla triologia su Trotsky. Deutscher ha avuto accesso alla “”sezione chiusa”” degli archivi di Trotsky ad Harvard. Ha potuto vedere anche la corrispondenza intima con i familiari ed altro materiale privato.”,”TROS-003-FSD”
“DEUTSCHER Isaac”,”Stalin: una biografia politica.”,”Stalin e la questione della ‘pace o della resa incondizionata’ con la Germania “”In quello stesso periodo, nella seconda metà del 1943, Stalin cominciò a preoccuparsi profondamente della pace con la Germania. Una direttiva politica era stata enunciata dal presidente Roosevelt a Casablanca, nel gennaio 1943: la Germania non doveva negoziare la pace, ma «arrendersi incondizionatamente». Nel proporre quella formula, Roosevelt si lasciò influenzare dalle reminiscenze della guerra civile americana, nella quale gli Stati nordisti si erano rifiutati di parlamentare coi sudisti per definire le condizioni di resa» (7). Roosevelt varò la sua politica, carica di gravi conseguenze, senza consultare né Stalin né Churchill. Stalin accettò la formula non senza qualche esitazione. Da una parte vedeva in essa un’ulteriore garanzia che le potenze occidentali non avrebbero cercato un accomodamento con la Germania ai danni della Russia (quando Roosevelt annunciò la politica della resa incondizionata le sorti della guerra non si erano ancora voltate così nettamente in favore della Russia da permettere a Stalin di disprezzare quella nuova garanzia). Nel suo ordine del giorno del primo maggio 1943 anche il generalissimo parlò di resa incondizionata, facendo propria la formula rooseveltiana. Ma Stalin intuiva pure che la politica di Roosevelt minacciava, in primo luogo, di irrigidire e prolungare la resistenza tedesca e, secondariamente, di accollare agli alleati tutta la responsabilità della pace. Tentò quindi di indurre il presidente a modificare la sua politica o almeno a mitigarla con una generica definizione delle condizioni di pace. Osservazioni analoghe, tra parentesi, furono fatte a Roosevelt anche dagl’inglesi. Ma il presidente rimase fermo sul suo punto di vista (8). Lo ‘slogan’ della resa incondizionata lusingava i sentimenti nazionalistici di tutti i paesi alleati. Dappertutto l’idea di una pace «cartaginese» con la Germania guadagnò molto terreno. Nel settembre 1944 sia Roosevelt sia Churchill caldeggiavano ancora i piani per la «pastoralizzazione» della Germania che doveva privare il paese nemico di tutta la sua industria pesante (9). I propositi di Stalin non erano molto diversi. Nel settembre 1943 il suo consigliere economico professor Varga, che intorno al 1920 aveva criticato così severamente le clausole economiche della pace di Versailles, proclamò pubblicamente la necessità di imporre alla Germania il pagamento di gravose riparazioni. Questa richiesta divenne tanto più popolare quanto più le armate russe, nel corso della loro avanzata, si rendevano conto che i tedeschi, in una folle frenesia di distruzione, avevano fatto il deserto nelle terre occupate”” (pag 703-704)”,”STAS-003-FSD”
“DE-VALBRUNE Gérard”,”Nell’Arcipelago dei Tifoni (Viaggio nelle Filippine).”,”””Il comandante K. ha un nuovo amaro sorriso, poi continua: – È vero. La Cina è l’unico paese del mondo ch abbia, oggi, le sue vie d’acqua interne percorse da flottiglie di navi da guerra di ogni nazionalità e bandiera. Lo Yang-tze è, infatti, perlustrato continuamente da cannoniere inglesi, americane, giapponesi e francesi. Ma si tratta di un’inutile parata, come posso dimostrarivi ora. Anzi, a proposito di navi da guerra in Cina, voglio farvi delle confidenze molto sintomatiche, che ma, se lo permettete, le farò precedere da qualche particolare geografico e tecnico in materia”” (pag 42) La scoperta delle Filippine ad opera di Magellano (pag 75-)”,”ASIx-003-FV”
“DE-VARNEY Marie”,”Les matières premières.”,”Marie de Varney è giornalista, specialista delle materie prime e del Medio Oriente. Ha scritto ‘L’Irak del silenzio’ (Balland).”,”ECOI-399″
“DEVAUX Jean GANGART Véga”,”Lénine et Trotsky et la transition au socialisme (Devaux); Sur le débat historique en URSS de 1924 à 1928: les problèmes de l’industrialisation (Gangart).”,”Lenin e Trotsky nel 1923 di fronte alla ‘crisi delle forbici’, dinamica della produzione agricola maggiore di quella industriale, aumento prezzi dei prodotti industriali e calo di quelli agricoli, diminuzione acquisti da parte delle campagne dei prodotti industriali delle città (lo “”sciopero degli acquisti”” da parte del contadiname), arricchimento dei kulaks, crisi dell’alleanza proletariato contadini (pag 33) (Devaux) Le tesi della scuola buchariniana, la politica economica di Bucharin (pag 69-88) (Gangart)”,”RIRO-004-FGB”
“DE-VECCHI Nicolò”,”Schumpeter viennese. Imprenditori, istituzioni e riproduzione del capitale.”,”DE-VECCHI Nicolò professore di economia politica all’Università di Pavia, ha già curato per le nostre edizioin una raccolta di scritti di J.A. Schumpeter, ‘Stato e inflazione’. E’ autore tra l’altro della monografia ‘Crisi’ (Bollati Boringhieri). Collusione banca industria politica (pag 165) paragrafo 7: Capitalismo e capitale: Schumpeter e Marx (pag 126-128) “”Per Schumpeter, il capitale non è cosa, ma “”agente””. Non esprime “”la natura tecnica di certi beni””, ma è potere di mobilitazione di mezzi di produzione e di forza-lavoro verso la produzione con surplus di valore. Si materializza nella moneta messa a disposizione dell’imprenditore, ma è fattore di cambiamento della struttura produttiva , dei rapporti tra le classi, dell’assetto della proprietà. (…). Il capitale inteso come moneta destinata alla produzione per il profitto esprime in sintesi la concezione di Schumpeter dei rapporti che si instaurano tra le classi sociali entro l’organizzazione capitalistica della produzione. Perciò Schumpeter si avvale di questa occasione per pronunciarsi sulla teoria marxiana della riproduzione capitalistica, fondata sulla sfruttamento. Sebbene per lo più latente, il suo confronto con Marx è continuo. Schumpeter condivide con Marx proprio quegli interessi teorici, che sono estranei agli economisti, che, come lui, rifiutano la teoria marxiana del valore lavoro: l’interesse per una “”teoria del processo vitale della società economica””; per il “”problema dell’organizzazione dell’economia””; per “”i movimenti reciproci concreti”” dei redditi e per le “”funzioni sociali che essi svolgono””. (…) Come lo stesso Schumpeter dichiara, il capitale nella sua teoria non è più ciò che separa “”l’operaio dai mezzi di produzione e trasforma questi ultimi in mezzi di sfruttamento del primo””. Esso perde la natura di termine dialettico rispetto al lavoro, attribuitagli da Marx, anche se conserva la duplice valenza di mezzo di comando a disposizione dell’imprenditore per ottenere surplus di valore e di espressione dei rapporti tra classi entro un’organizzazione della produzione storicamente determinata””. (pag 126-127) [Nicolò De Vecchi, Schumpeter viennese. Imprenditori, istituzioni e riproduzione del capitale, 1993] DE-VECCHI Nicolò professore di economia politica all’Università di Pavia ha già curato per le edizioni Bollati e Boringhieri la raccolta di scritti di Schumpeter ‘Stato e inflazione’. E’ autore tra l’altro della monografia ‘Crisi’ recentemente ristampata dalla Bollati.”,”ECOT-134″
“DE-VECCHI Nicolò”,”Schumpeter viennese. Imprenditori, istituzioni e riproduzione del capitale.”,”AGGIUNGERE QUESTO TESTO SEGUENTE A SCHEDA LIBRO PRECEDENTE E CANCELLARE DE-VECCHI Nicolò professore di economia politica all’Università di Pavia ha già curato per le edizioni Bollati e Boringhieri la raccolta di scritti di Schumpeter ‘Stato e inflazione’. E’ autore tra l’altro della monografia ‘Crisi’ recentemente ristampata dalla Bollati. paragrafo 7: Capitalismo e capitale: Schumpeter e Marx (pag 126-128) “”Per Schumpeter, il capitale non è cosa, ma “”agente””. Non esprime “”la natura tecnica di certi beni””, ma è potere di mobilitazione di mezzi di produzione e di forza-lavoro verso la produzione con surplus di valore. Si materializza nella moneta messa a disposizione dell’imprenditore, ma è fattore di cambiamento della struttura produttiva , dei rapporti tra le classi, dell’assetto della proprietà. (…). Il capitale inteso come moneta destinata alla produzione per il profitto esprime in sintesi la concezione di Schumpeter dei rapporti che si instaurano tra le classi sociali entro l’organizzazione capitalistica della produzione. Perciò Schumpeter si avvale di questa occasione per pronunciarsi sulla teoria marxiana della riproduzione capitalistica, fondata sulla sfruttamento. Sebbene per lo più latente, il suo confronto con Marx è continuo. Schumpeter condivide con Marx proprio quegli interessi teorici, che sono estranei agli economisti, che, come lui, rifiutano la teoria marxiana del valore lavoro: l’interesse per una “”teoria del processo vitale della società economica””; per il “”problema dell’organizzazione dell’economia””; per “”i movimenti reciproci concreti”” dei redditi e per le “”funzioni sociali che essi svolgono””. (…) Come lo stesso Schumpeter dichiara, il capitale nella sua teoria non è più ciò che separa “”l’operaio dai mezzi di produzione e trasforma questi ultimi in mezzi di sfruttamento del primo””. Esso perde la natura di termine dialettico rispetto al lavoro, attribuitagli da Marx, anche se conserva la duplice valenza di mezzo di comando a disposizione dell’imprenditore per ottenere surplus di valore e di espressione dei rapporti tra classi entro un’organizzazione della produzione storicamente determinata””. (pag 126-127) [Nicolò De Vecchi, Schumpeter viennese. Imprenditori, istituzioni e riproduzione del capitale, 1993]”,”ECOT-195″
“DE-VECCHI Nicolò”,”Schumpeter viennese. Imprenditori, istituzioni e riproduzione del capitale.”,”Nicolò De-Vecchi, profsore di econoia plitica all’Università di Pavia, ha già curato per le nostre edzioni una raccolta di scritti di J.A. Schumpeter, Stato e inflazione. É autore tra l’altro della monografia Crisi, recentemente ristampata nella ‘Biblioteca Bollati Boringhieri’. Questo libro si propone di presentare il pensiero di Schumpeter sull’essenza e il divenire della società capitalistica superando la consuetudine di coglierne separatamente le componenti sociologica, economica, storica o politica. Esso prende in esame gli scritti composti da Schumpeter nel periodo compreso tra il 1905 e il 1927.”,”ECOT-107-FL”
“DE-VECCHI Nicolò”,”Jevons. Il problema del calcolo logico in economia politica.”,”Nicolò De Vecchi è docente nell’Università degli Studi di Pavia. (1976) William Stanley Jevons è stato un economista e logico britannico. È considerato uno dei fondatori della Economia neoclassica e della rivoluzione marginalista, insieme a Léon Walras e Carl Menger.”,”ECOT-397″
“DE-VEGA Lope”,”Il nuovo mondo scoperto da Colombo. Dramma in tre atti.”,”Cristoforo Colombo al ritorno si presenta alla Corte di Isabella “”Vengo, re cattolici, affinché vediate chi sono; in otto mesi vi ho dato un altro mondo su cui imperare. Osservatene le primizie nella gente e nell’oro”” (pag 118)”,”VARx-070-FGB”
“DE-VESCOVI Francesco”,”Economia dell’informazione televisiva.”,”Francesco De-Vecchi studioso dei problemi dell’intervento pubblico nell’economia, lavora alla Rai dal 1978.”,”EDIx-219″
“DE-VICENTI Claudio MULINO Marcella a cura; scritti di VAN BRABANT Jozef M. CHAPMAN Sheila A. CHILOSI Alberto DAL-BOSCO Elvio DAVIDDI Renzo DI-LEO Rita FRATESCHI Carlo GERLI Massimo GROSSMAN Gregory KURASHVILI Boris P. NUTI Domenico Mario SANGUIGNI Osvaldo UVALIC Milica”,”Il difficile sentiero della perestroika. Le economie dell’Est negli anni ’80.”,”I rapidi e per molti versi imprevisti cambiamenti verificatisi nell’89 nei Paesi dell’Est appaiono come riflesso, a livello politico e istituzionale, di processi sociali fortemente condizionati dalle difficoltà economiche e dagli insuccessi dei tentativi di riforma del decennio appena trascorso. I saggi raccolti in questo volume analizzano le trasformazioni sociali più significative di questo periodo, l’evoluzione economica dei paesi più rappresentativi e le linee di riforma che si è cercato di attuare. Jozef M. van Brabant dirige la Sezione sulle economie centralmente pianificate dell’ONU a New York. Sheila A. Chapman insegna Istituzioni di Economia e Finanza presso l’Università del Molise. Alberto Chilosi insegna Politica Economica e Finanziaria presso l’Università di Pisa. Elvio Dal Bosco ha lavorato a lungo al Servizio Studi della Banca d’Italia passando poi all’insegnamento presso la Libera Università Italiana per gli Studi Sociali di Roma. Attualmente collabora all’Associazione per le informazioni e previsioni economiche (Monitor). Renzo Daviddi ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze ed è funzionario presso la Commissione per la Comunità Europea a Bruxelles. Claudio De Vincenti insegna Economia Politica presso l’Università di Urbino. Rita Di Leo insegna Economia dei Paesi Socialisti presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Carlo Frateschi insegna Politica Economica e Finanziaria presso l’Università di Padova. Massimo Gerli è ricercatore senior STOA. Gregory Grossman insegna Economia presso l’Università della California, Berkeley. Boris P. Kurashvili lavora a Mosca presso l’Istituto dell’Accademia delle Scienze per lo studio dello Stato e del diritto sovietico. Marcella Mulino insegna Economia Politica presso l’Università di Roma. Domenico Mario Nuti insegna Economia Politica presso l’Università di Siena. Osvaldo Sanguigni è ricercatore presso la Fondazione CESPE di Roma. Milica Uvalic è research fellow presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze.”,”RUSU-043-FL”
“DE-VIGNY Alfred”,”Servitù e grandezza militare.”,”DE-VIGNY A. nacque a Loches nel marzo 1797 ma visse a Parigi. L’ opera in questione fu pubblicata nel 1835. “”Un uomo che esercita una autorità assoluta è costretto ad un perpetuo riserbo; esso non può deridere la sua sfrontatezza davanti ai suoi inferiori, senza lasciar posto ad una familiarità che pregiudica il suo potere. Egli si vieta la possibilità di abbandonarsi, di conversare amichevolmente per paura che qualche debolezza possa servire di cattivo esempio. Ho conosciuto alcuni ufficali che si chiudevano in un silenzio da trappisti, il cui labbro serioso non sollevava i mustacchi se non per lasciar passare un ordine””. (pag 29)”,”QMIx-125″
“DEVILLE Gabriel, MARX Karl”,”Le Capital de Karl Marx. Résumé accompagné d’un aperçu sur le socialisme scientifique par Gabriel Deville.”,”Cooperazione. Forza collettiva di lavoro (pag 157) La moltiplicazione delle energie, aumento del fattore morale nel lavoro comune. “”Quando più lavoratori operano insieme in vista di uno scopo comune, nello stesso atto di produzione o in atti di produzione diversi ma che hanno un rapporto tra loro, quando vi è un concorso di forze, il lavoro prende la forma cooperativa. Allo stesso modo che la potenza di attacco di uno squadrone di cavalleria differisce profondamente dal totale delle forze messe in gioco singolarmente da ciascun cavaliere, allo stesso modo il totale delle forze di operai isolati differisce dalla forza che si sviluppa quando essi lavorano insieme in una stessa operazione. Si tratta dunque, non di aumentare semplicemente in numero le forze produttive individuali, ma di creare, con l’ aiuto della cooperazione, una forza nuova che non funzioni che come forza collettiva. Risultati e condizioni del lavoro collettivo. Inoltre dalla nuova potenza che risulta dalla riunione di numerose forze in una forza comune, il solo contatto sociale produce una eccitazione che eleva la capacità individuale di esecuzione.”” (pag 158-159) eccitazione, fervore, ardore”,”MADS-381″
“DEVIN Guillaume”,”L’internationale socialiste. Histoire et sociologie du socialisme international (1945-1990).”,”DEVIN Guillaume è professore di scienze politiche all’Università di Rennes I. Ha pubblicato articoli sulla cooperazione politica e sindacale internazionale e ha curato ‘Syndicalisme: dimensions internationales’, 1990.”,”INTx-054″
“DE-VINCENTI Claudio”,”Marx e Sraffa. Note su un dibattito di teoria economica.”,”Cladio De Vincenti (Roma 1948) lavora presso l’Istituto di Economia Politica della facoltà di economia e commercio dell’Università di Roma (1978). Collabora con l’Istituto Gramsci, con ‘Critica Marxista’ e ‘Rinascita’. (1978) “”La pubblicazione nel 1960 di ‘Produzione di merci a mezzo di merci’ ha costituito un punto di svolta nel dibattito sulla teoria del valore e dei prezzi. La rivalutazione, ad opera di Sraffa, del concetto classico e marxiano di “”prezzo di produzione”” e la soluzione dell'””errore”” tradizionalmente attribuito alla marxiana trasformazione dei valori in prezzi, se da un lato hanno tracciato le basi per una critica di fondo alla teoria marginalista, dall’altro hanno posto alcuni grossi quesiti alla teoria marxista: qual è il rapporto tra l’eredità marxiana e la ricerca di Sraffa? Il recupero del concetto di “”prezzo di produzione”” avviene alla luce del ripudio o della riaffermazione della teoria del valore-lavoro? Sono le formulazioni sraffiane il fondamento di una nuova critica dell’economia politica, all’altezza del capitalismo monopolistico?”” (in apertura, presentazione editoriale); “”Un’altra affermazione che dovrebbe costituire la base per una critica dello schema di Sraffa è la seguente. Si sostiene che Sraffa “”sopprime la vendita della forza-lavoro”” (8) (sic!), in quanto non distingue nel salario la parte che copre la sussistenza dei lavoratori dalla parte che supera tale livello e permette ai lavoratori di appropriarsi di una quota del ‘sovrappiù’; con ciò Sraffa farebbe un’opera di mistificazione teorica del rapporto tra operai e capitalisti. Per quanto in questo lavoro non abbiamo trattato in modo approfondito le questioni connesse alla teoria della distribuzione, quel che abbiamo detto è comunque sufficiente per mostrare che una simile critica è priva di senso. Certo Sraffa non introduce nel suo schema un’equazione che definisca la relazione tra salario e livello della sussistenza (…); egli intende limitare la trattazione della distribuzione del reddito allo studio dell’influenza che variazioni della distribuzione hanno sui prezzi di produzione; all’interno di questo specifico problema, nel quale il salario si presenta come una semplice variabile, la trattazione della sussistenza non è necessaria. D’altra parte è stata mostrata più sopra l’opportunità di introdurre nello schema di Sraffa un’equazione che ponga in relazione il salario con il livello della sussistenza, per chiarire la trattazione del salario in quanto prezzo di quella specifica merce che è la forza-lavoro. Abbiamo visto (9) quindi che l’introduzione di una simile equazione non modifica i risultati fondamentali dello schema di Sraffa riguardo alla teoria dei prezzi di produzione (10). Inoltre i risultati che si trovano nell’ipotesi del salario pagato posticipatamente sono sostanzialmente i medesimi che si trovano nell’ipotesi di salario pagato anticipatamente (11)”” (pag 111-112) (8) M. A. Lebowitz, ‘La crisi attuale della teoria economica’, ora in ‘Problemi del socialismo’, n. 21-22, 1974 pp. 384-6; (9) Cfr. Appendice II; (10) Cfr. anche G. Rodano, ‘La teoria del prezzi da Marx a Sraffa’, Cooperativa Editrice Economia e Commercio, Napoli, 1976, pp. 41-51; per la discussione dell’esistenza di soluzioni e per la relazione inversa tra salario e saggio del profitto, cfr. ivi, pp. 69-73. Per la costruzione del sistema tipo nel caso di esplicitazione dell’equazione della sussistenza, si veda A. Roncaglia, ‘Sraffa e la teoria dei prezzi, Laterza, Bari, 1975, pp. 95-101; (11) Ad esempio per la riduzione a quantità di lavoro con il salario pagato anticipatamente si veda G. Rodano, ‘La teoria’, cit., pp. 139-40] [Claudio De Vincenti, ‘Marx e Sraffa. Note su un dibattito di teoria economica’, Bari, 1978]”,”ECOT-345″
“DE-VINCENZI Enrico”,”O bella ciao. Distaccamento di Torcello.”,”Enrico DE-VINCENZI (Kid) è nato a Pietra Ligure nel 1920. Figlio di un tenente colonnello dell’ esercito l’ 8 settembre 1943 si trovava a Lubiana come sergente allievo ufficiale. Raggiunta con mezzi di fortuna la Liguria combatté come partigiano e poi come commissario politico del Distaccamento Torcello della 3° Brigata Garibaldi della Divisione Gin Bevilacqua. E’ vicepresidente dell’ ANPI di Savona. Ha scritto pure ‘Fischia il vento’ (1966) e ‘Savona insorge’ (con R. BADARELLO, 1972).”,”ITAR-038″
“DE-VINCENZI E. (‘Kid’)”,”Partigiani. Episodi della resistenza, testimonianze di partigiani, ambiente e vita sui mondi, fotografie.”,”Retrocopertina: ‘Canzoni della Resistenza maggiormente diffuse”,”ITAR-388″
“DE-VITI-DE-MARCO Antonio, a cura di Antonio Maria FUSCO”,”Un trentennio di lotte politiche: 1894-1922.”,”Cause della indifferenza delle classi operaie alla questione doganale. “”E di qua apparisce evidente l’errore che spesso commettono i lavoratori: l’errore, cioè, di impegnarsi in lotte talvota disperate per ottener trascurabili aumenti di salari, che l’esausta produttività delle industrie ad essi tenacemente contende, invece di concentrare i loro sforzi ad eliminare le cause legislative che artificialmente e iniquamente rialzano il costo della loro esistenza. Oggi la politica antiprotezionista deve seguire e integrare quella della libertà di organizzazione e di sciopero. L’azione contro il protezionismo equivale, nei suoi risultati, a un gigantesco sciopero di solidarietà, combattuto vittoriosamente da tutta la classe, senza alcuno dei rischi delle sofferenze, delle diserzioni che l’astensione collettiva del lavoro porta fatalmente con sé. E concludo con le due autorità di F. Bastiat e di Henry George che, in questa Lega, rappresenterebbero rispettivamente il gruppo radico-liberista e quello socialista. Per l’uno, il protezionismo opera la ‘spoliazione dei consumatori’. Per l’altro, ‘lo spirito della protezione è tutto intero rivolto contro il diritto del lavoro’. Di fronte a tale evidenza è da chiedersi: come avvenga che il movimento popolare antiprotezionista si sia fatto e si faccia tanto aspettare?”” (pag 108) Pericoli della legislazione di classe a favore di particolari gruppi di operai. (pag 115)”,”ITAA-125″
“DE-VITORIA Francisco, a cura di Maurice BARBIER”,”Leçon sur le pouvoir politique.”,”BARBIER (1937) è diplomato dell’ Institut d’ Etudes politiques de Paris e dottore in scienze politiche. Ha già pubblicato un libro su DE-VITORIA e ha fatto una tesi sul Comitato di decolonizzazione delle Nazioni Unite. Insegna scienze politiche a Nancy II. F. DE-VITORIA (1492-1546) è un teologo spagnolo del XVI secolo, domenicano e professore all’ Università di Salamanca. E’ considerato il fondatore del diritto internazionale moderno di cui ha gettato le basi in ‘Leçon sur les Indiens et sur le droit de guerre’. Ma si è anche concentrato sul problema dello Stato e del potere temporale e spirituale. Il diritto mondiale delle genti. “”Poi Vitoria apporta tre precisazioni concernenti sempre l’ obbligo delle leggi. Innanzitutto le leggi obbligano anche i legislatori, anche in un regime monarchico, in modo tale che anch’essi sono tenuti ad osservarle, senza però essere puniti se essi mancano. A questo proposito, Vitoria rimarca che il diritto delle genti non procede soltanto per via di un accordo facoltativo tra gli uomini, ma esso ha valore di legge ed è stato stabilito in virtù dell’ autorità del mondo intero. Esso obbliga dunque sotto pena di colpa non soltanto gli individui ma gli stessi Stati. Vitoria vede anche nel diritto delle genti l’ insieme delle leggi elaborate dalla comunità politica mondiale (orbis) in vista del bene comune universale. In secondo luogo l’ obbligo della legge cessa quando cessa la ragione d’essere di questa. Ma non basta che questa ragione cessi in modo particolare per una persona, occorre che cessi in modo generale per tutti. Infine, le leggi dei tiranni obbligano ugualmente, almeno se esse sono utili allo Stato. Ma non perché esse sono state realizzate da loro, ma in virtù del benestare dello Stato che le accetta. Ed è meglio che lo Stato obbedisca alle leggi del tiranno, perché altrimenti andrebbe verso la sua rovina.”” (pag 27-28)”,”TEOP-306″
“DE-VITORIA Francisco, a cura di Carlo GALLI”,”De iure belli.”,”DE-VITORIA Francisco (Vitoria o Borgus, 1483-1493 – Salamanca 1546) è uno dei padri del moderno diritto internazionale. La sua dottrina trova espressione nei corsi del 1538 1539 tenuti presso l’ università di Salamanca, dove insegnò teologia dal 1526 al 1546. Chi abbia l’ autorità di fare o dichiarare una guerra. “”1. Su tale questione la prima tesi è la seguente: ‘chiunque può intraprendere una guerra difensiva, anche un privato’. Ciò è evidente: infatti, “”è lecito respingere la violenza con la violenza”” (Dig. I, 1,3). Pertanto, chiunque può condurre una guerra siffatta, senza avere bisogno dell’ autorizzazione di chicchessia, per difendere non solo la propria persona, ma anche i propri beni. A proposito di questa conclusione nasce tuttavia un primo dubbio, se cioè colui che è aggredito da un brigante o da un nemico possa colpire l’ aggressore anche se potrebbe salvarsi con la fuga. L’ arcivescovo lo nega, e afferma che questo comportamento difensivo non rientra nei limiti della legittima difesa. Ciascuno infatti è tenuto a difendersi recando per quanto possibile il minor danno all’ aggressore.”” (pag 17)”,”TEOP-341″
“DE-VIVO Giancarlo; PADOAN Pier Carlo; BRUNER Bruno”,”A proposito del «pensiero keynesiano» (De-Vivo); Risposta a De Vivo (Padoan); Ideologia e scienza nel pensiero economico (Bruner).”,”G. De Vivo fa riferimento, criticandolo, all’articolo di P.C. Padoan ‘Il fallimento del pensiero keynesiano’ in Critica marxista, 1975, n. 1. (pag 149) Padoan risponde che De Vivo di fatto identifica il pensiero di Keynes con quello keynesiano (pag 158) ‘L’errore, in cui si incorre più frecuentemente, nel seguire l’opinione che la formalizzazione annulla l’influenza del reale, deriva dall’idea di conciliare linee di pensiero in netta opposizione (Marx e Ricardo, da una parte, Jevons e la scuola austriaca, dall’altra) poiché, si argomenta, in un sistema di equilibrio generale alla Walras, entrano tanto i prezzi dei fattori, in termini di spesa di lavoro, quanto le utilità marginali dei consumatori’ (pag 166, Bruner)”,”ECOT-005-FGB”
“DEVOLUY Michel”,”L’euro est-il un échec?”,”DEVOLUY Michel professore di economia all’Università di Strasburgo.”,”EURE-079″
“DEVOTO Gianluca DASSÚ Marta ZUCCONI Mario ANTONELLI Vittoria ERCOLESSI Cristina SÈSTAN Lapo MAGNOLINI Nanni”,”Dossier euromissili. Riarmo e sicurezza europea.”,”Questo volume è frutto di una ricerca collettiva condotta dal CeSPI, il Centro Studi di Politica Internazionale nato nel 1978 per iniziativa del Partito comunista italiano e diretto da Romano Ledda. ‘Se vuoi la pace, prepara la guerra’. Il tragico fascino del vecchio motto latino sembra sia tornato ad ispirare, dopo gli anni della ‘distensione’ basata sll’equilibrio del terrore, la politica delle due superpotenze e dei rispettivi blocchi militari con la conseguente ripresa della corsa agli armamenti, specialmente di tipo nucleare.”,”EURQ-002-FL”
“DEVOTO J. Fernando”,”Storia degli italiani in Argentina.”,”Fernando J. Devoto è professore ordinario di Teoria e Storia della storiografia presso la Facoltà di lettere e Filosofia dell’Università di Buenos Aires. Contiene il paragrafo: – 7. La sinistra argentina, gli italiani e il movimento operaio (pag 299-307)”,”AMLx-006-FFS”
“DEVRIES Kelly”,”Medieval military technology.”,”Autrice di numerosi articoli sulla storia medievale, ha insegnato sia alla University of British Columbia che alla Wilfrid Laurier University. Professore di Storia Dipartimento del Loyola College Baltimora.”,”QMIx-064-FSL”
“DEVRIES Kelly”,”Infantry warfare in the early fourteenth century.”,”Autrice di numerosi articoli sulla storia medievale, ha insegnato sia alla University of British Columbia che alla Wilfrid Laurier University. Professore di Storia Dipartimento del Loyola College Baltimora. DeVRIES Kelly, insegnante di storia medievale e storia delle tecnologie alla Loyola College in Maryland.”,”QMIx-066-FSL”
“DE-WARESQUIEL Emmanuel a cura; assistenza di Philippe GAVI e Benoît LAUDIER”,”Le siecle rebelle. Dictionnaire de la contestation au XXe siecle.”,”DE-WARESQUIEL, nato nel 1957, ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure, laureato in storia ha pubblicato varie opere sul XIX secolo (‘Histoire de la Restauration 1814-1830’).”,”ANAx-102″
“DE-WARESQUIEL Emmanuel YVERT Benoît”,”Histoire de la Restauration, 1814-1830. Naissance de la France moderne.”,”Il ritorno della Chiesa nella scuola. “”Le ordinanze del 16 giugno 1818 “”contro i gesuiti”” vanno in questo senso. Il ruolo politico crescente della Chiesa cattolica è stata una delle questioni chiave della Restaurazione. L’ invasione del “”partito dei preti”” è uno dei primi rimproveri fatti all’ amministrazione Villele dopo le elezioni del novembre 1827. La questione dell’ istruzione e del monopolio universitario cristallizza le passioni dei primi mesi del 1828. Dal 1821, i vellelisti hanno fatto di tutto per volgere il monopolio dell’ insegnamento ereditato dall’ università napoleonica a beneficio del clero. (…) Dal 1824, un quarto del personale dell’ università appartiene al clero cattolico.”” (pag 414-415)”,”FRAD-048″
“DEWATRIPONT Mathias GIAVAZZI Francesco VON-HAGEN Jürgen HARDEN Ian PERSSON Torsten ROLAND Gérard ROSENTHAL Howard SAPIR André TABELLINI Guido, rapporto redatto da”,”Europa: l’integrazione flessibile. Rapporto.”,”Rapporto effettuato da ricercatori del CEPR: Dewatripont (Bruxelles), Giavazzi (Milano), Hagen (Mannheim), Harden (Sheffield), Persson (Stoccolma), Roland (Bruxelles), Rosenthal (Princeton), Sapir (Bruxelles), Tabellini (Milano).”,”EURE-131″
“DE-WEERDT Denise OUKHOW Catherine, collaborazione di Francis SARTORIUS”,”La Commune de Paris, 1871 dans le livre et l’image.”,”Catalogo mostra per il Centenario della Comune di Parigi, 1971 Poesia: ‘Elle n’est pas morte’ , ‘La Comune non è morta’ (pag 83) Programma originale della Comune (pag 32-33) Marx (pag 63-64) “”La Commune est restée pour la classe ouvrière le symbole de la seule forme authentique de gouvernement des travailleurs. Les socialistes français, mais aussi ceux des autres pays, les Belges par exemple, commémorent son anniversaire le 18 mars, par des manifestations, des concerts ou des conférences. Le 23 mai 1880 se déroula le premier pèlerinage au Mur des Fédérés au cimetière du Père-Lachaise. Au commencement des troubles sociaux, en 1886 dans la Borinage, on évoqua, au cours d’une réunion, l’insurrection de la Commune. Dans les grandes grèves générales de 1902 et 1913, le soulèvement ouvrier parisien de 1871 se dessinait comme toile de fond. La Commune ne se Borna pas à vivre dans le souvenir, elle eut aussi sa répercussion dans la stratégie politique socialiste, et en premier lieu dans l’Association Internationale des Travailleurs, dont Karl Marx était le leader. Pratiquement inconnu du grand public jusqu’en 1870, ce dernier devint, dès sa prise de position en faveur de la Commune, le Londonien les plus calomnié et le plus menacé. C’est dans son adresse sur «La Guerre civile en France» qu’il avait exprimé la solidarité du mouvement international des travailleurs à la Commune. C’est là aussi qu’il a cru voir démontrée, pour la première fois, sa thèse sur la nécessité de la dictature du prolétariat. Les événements de Paris donnèrent alors à l’Association internationale des Travailleurs une importance démésurée aux yeux du monde bourgeois; on lui attribua des desseins qu’elle n’a jamais pousuivi, des effectifs à rentre rêveur, des ressources qu’elle n’a jamais possédés. Un vent de panique secoua les gouvernements européens, comme si vraiment elle avait été une puissance mondiale avec laquelle il allait falloir compter. La réalité était toute autre; elle ne réunissait qu’un nombre restreint de membres, mais elle essaimait partout de petits groupes d’ouvriers qui la représentaient. C’est de ce moment que datent les mesures de persécution draconiennes prises contre la Premières Internatioanle. Marx tira directement des événements de la Commune une leçon, qui allait déterminer l’orientament future d’au moins une partie des socialistes: les sociaux-démocrates. Pour la première fois, les ouvriers avaient conquis le pouvoir politique. Les problèmes économiques, tels que la réduction des heures de travail, l’amélioration des salaires, les secours aux grévistes, auxquels la Première Internationale s’était surtout attachée, allaient maintenant prendre une autre tournure. L’Histoire même avait mis les internationalistes devan le problème de la lutte politique, la lutte du prolétariat pour la conquête du pouvoir. La Première Internationale l’avait inscrite pour toujours à son agenda”” (pag 63-64) [Denise De Weerdt, ‘Après la Commune’, chapitre III] [(in) AaVv, ‘La Commune de Paris, 1871 dans le livre et l’image’, Bruxelles, 1971] [“”La Comune è rimasta per la classe operaia il simbolo dell’unica forma genuina di governo degli operai. I socialisti francesi, ma anche quelli di altri paesi, i belgi ad esempio, commemorano il suo anniversario il 18 marzo, con manifestazioni, concerti o conferenze Il 23 maggio 1880, il primo pellegrinaggio al “”Muro dei Federati”” ebbe luogo nel cimitero di Père-Lachaise. Nel 1886, all’inizio dei disordini sociali nel Borinage, l’insurrezione fu discussa durante un incontro. Nei grandi scioperi generali del 1902 e del 1913, l’insurrezione operaia parigina del 1871 fu posta come sfondo. La Comune non si limitò a vivere nella memoria, ebbe anche ripercussioni sulla strategia politica socialista, e in primo luogo nella Associazione Internazionale dei Lavoratori di cui Karl Marx era il leader, praticamente sconosciuto al grande pubblico fino al 1870, quando prese posizione a favore della Comune, il Londinese più calunniato e il più minacciato. E’ nel suo indirizzo su “”La guerra civile in Francia”” che aveva espresso la solidarietà del movimento internazionale dei lavoratori nella Comune. È anche qui che aveva espresso per la prima volta la sua tesi sulla necessità della dittatura del proletariato. Gli eventi di Parigi hanno dato all’International Association of Workers un’importanza incommensurabile agli occhi del mondo borghese; le sono stati attribuiti disegni che non ha mai perseguito, degli effettivi che non hanno mai avuto, delle risorse che non ha mai posseduto. Un’ondata di panico ha scosso i governi europei, come se fosse stata davvero una potenza mondiale con cui avrebbe dovuto confrontarsi. La realtà era diversa; la Comune raccolse solo un piccolo numero di membri, ma si diffuse ovunque con piccoli gruppi di lavoratori che lo rappresentavano. È da questo momento che datano le draconiane misure persecutorie prese contro la Prima Internazionale. Marx trasse direttamente dagli eventi della Comune una lezione, che avrebbe determinato la tendenza futura di almeno una parte dei socialisti: i socialdemocratici. Per la prima volta, i lavoratori avevano conquistato il potere politico. I problemi economici, come la riduzione dell’orario di lavoro, il miglioramento dei salari e il sostegno agli scioperanti, a cui si era principalmente dedicata la Prima Internazionale, ora avrebbero preso un’altra direzione. La storia stessa aveva messo all’ordine del giorno degli internazionalisti la lotta politica, la lotta del proletariato per la conquista del potere. La Prima Internazionale l’aveva inserita per sempre nella sua agenda”” [Denise De Weerdt, ‘Dopo la Comune’, capitolo III] [‘La Comune di Parigi nel 1871 nel libro e nell’immagine “”, Bruxelles, 1971]”,”MFRC-167″
“DEWEY John”,”Le fonti di una scienza dell’educazione.”,”Metodo e assimilazione. “”Che un individuo possa apprendere con profitto a leggere senza tuttavia formarsi il gusto per la buona letteratura, o senza che si risvegli quella curiosità che lo guiderà ad applicare la propria capacità di leggere ad esplorare campi situati al di là di quelle che convenzionalmente si chiamano buone letture, è una triste constatazione dell’esperienza. L’imparare a leggere può creare dei divoratori di libri, ragazzi che leggono avidamente tutto quel che capita, ma a spese dello sviluppo delle capacità e delle abilità sociali e pratiche. La questione di ‘che cosa’ si impara a leggere è in tal guusa legata inestricabilmente alla questione del ‘come’ si impara a leggere”” (pag 50)”,”GIOx-100″
“DEWEY John, a cura di Corrado MALTESE”,”L’arte come esperienza.”,”‘John Dewey, che è stato chiamato «una delle fiaccole (beacon light) della civiltà americana» e che viene presentato normalmente come «il maggiore filosofo americano vivente»’ (pag VII)”,”FILx-016-FRR”
“DEZAMY Théodore”,”Code de la Communauté.”,”2 esemplari “”La misère et l’insécurité sont deux oreillers fort durs, dit un proverbe antique. ….”” (introduzione) (La povertà e l’insicurezza sono due cuscini molto duri, dice un antico proverbio) Alexandre Théodore Dézamy (4 March 1808 – 24 July 1850) was a French socialist, a representative of the Neo-Babouvist tendency in early French communism, along with Albert Laponneraye, Richard Lahautière, Jacques Pillot and others. He was also an early associate of Louis-Auguste Blanqui. He and his colleagues formed a link between the extreme left wing of the French Revolution (Babeuf) and Marxism. Life[edit] Alexandre Théodore Dézamy was born in Luçon (Vendée). He worked as a schoolteacher in Luçon before moving to Paris in the 1830s, where he became superintendent of a rooming house. Dézamy had already been developing ideas for a reorganisation of society on republican, communalistic and collectivist principles. He admired Gracchus Babeuf and Philippe Buonarroti and was influenced by the writing of the utopian communist Étienne Cabet. In Paris he joined Cabet’s association and for a time worked as his secretary. He also contributed to Cabet’s journal Le Populaire. Dézamy also made contact with several revolutionary secret societies. In particular, he joined the ‘Society of the Season’ of Auguste Blanqui and Armand Barbès, which carried out an unsuccessful insurrection in 1839. Blanqui and Barbès went to prison, where they became enemies. Dézamy was arrested but in 1840, he was free and collaborated with Jacques Pillot and others in organising the first communist banquet at Belleville. (Banquets were a common way of circumventing prohibitions against political demonstrations, with oppositional speeches disguised as toasts; in the 1840s, republican opponents of the Orléanist monarchy organised a nationwide campaign of banquets, but most were liberal in orientation.) Dézamy subsequently broke with Cabet, whom he considered too opportunistic and reformist; instead of appealing to the bourgeoisie for sympathy with the proletariat, as Cabet was doing, Dézamy thought the workers should organise themselves and achieve their own liberation. Instead of hoping for reforms from a benevolent monarch, workers should support a revolution and the establishment of a unitary, centralised, egalitarian republic. Dézamy also deplored Cabet’s religiosity, seeing the Church as an enemy of the people. He envisaged a republic of federated communes, each comprising about 10,000 people and combining industrial, agricultural and cultural work. Private property was to be abolished; work was to be assigned on the basis of ability; goods were to be distributed on the basis of need. Dézamy combined this social system with militant anti-clericalism, atheism and a materialist metaphysics derived from d’Holbach. Dézamy called his system ‘unitary communism’ and propagated it in his own journal, L’Égalitaire. In 1842 he published his best-known book, Code de la Communauté. In The Holy Family (1844), Karl Marx and Friedrich Engels wrote that ‘the more scientific French Communists, Dézamy, Gay and others, developed the teaching of materialism as the teaching of real humanism and the logical basis of communism.'[1] In 1846, Dézamy founded his own association, the ‘Egalitarian Communists’. They devoted themselves to revolutionary propaganda and education among workers, in preparation for a revolution and the establishment of a communitarian society. They also tried to combat the influence of religious and reformist communists like Cabet and Lamennais. When the Revolution of 1848 occurred, Dézamy joined the newly liberated Blanqui in founding the ‘Central Republican Society’, one of the most radical republican socialist clubs of the period. Dézamy also launched a new journal, Les Droits de l’Homme, with the slogan: ‘Liberty, Equality, Fraternity, Association, Alliance of Peoples’. He also stood for elections to the National Assembly. Louis Bonaparte became President in 1849 and the Second Republic took an increasingly conservative turn, with the Second Empire looming on the horizon. Dézamy returned to Luçon, where he died, aged 42. Besides Babeuf and Cabet, his ideas were also influenced by the eighteenth-century utopians Morelly and Mably and by Charles Fourier. Works[edit] Dézamy’s works are not generally available in English. His French works include: Question proposée par l’Académie des sciences morales et politiques : les nations avancent plus en connaissances, en lumières qu’en morale pratique… Paris, L.-E. Herhan et Bimont, 1839. Conséquences de l’embastillement et de la paix à tout prix, dépopulation de la capitale, trahison du pouvoir. Paris, 1840. M. Lamennais réfuté par lui-même, ou Examen critique du livre intitulé “”Du passé et de l’avenir du peuple””. Paris, 1841. Code de la communauté. Paris, Prévost, Rouannet, 1842. Calomnies et politique de M. Cabet. Réfutation par des faits et par sa biographie. Paris, Prévost, 1842. Dialogue sur la réforme électorale entre un communiste, un réformiste, un doctrinaire, un légitimiste. Paris, Prévot, 1842. Le Jésuitisme vaincu et anéanti par le socialisme, ou les Constitutions des Jésuites et leurs instructions secrètes en parallèle avec un projet d’organisation du travail. Paris, 1845. Examen critique des huit discours sur le catholicisme et la philosophie, prononcés à Notre-Dame, en décembre 1844 et en janvier 1845, par M. l’abbé Lacordaire ; précédé d’une notice historique sur l’ordre des Dominicains et de la biographie de M. l’abbé Lacordaire, Paris, les libraires, 1845, 35 pages Organisation de la liberté et du bien-être universel… Paris, Guarin, 1846. Sources[edit] Billington, J.H., Fire in the minds of men: origins of the revolutionary faith. New Jersey, 2009. The great Soviet Encyclopedia. Moscow, 1979. Bravo, G.M., Les Socialistes avant Marx. Paris, Éditions Maspero, Petite collection Maspero, 1979. Tumminelli, R., Dézamy e l’utopia sociale. Milan, A. Giuffrè, 1984. Maillard, A., La communauté des Égaux. Le communisme néo-babouviste dans la France des années 1840. Paris, Kimé, 1999. Angenot, C., Les Grands récits militants du XIXe et XXe siècles. Religions de l’humanité et sciences de l’histoire. Paris, L’Harmattan, 2000. Garaudy, R., Les Sources françaises du Socialisme scientifique. Paris, 1948. Notes[edit] Jump up ^”,”TEOS-180″
“DE-ZAYAS Alfred M.”,”Nemesis at Potsdam. The Anglo-Americans and the Expulsion of the Germans. Background, Execution, Consequences.”,”Libro dedicato a Victor GOLLANCZ, editore e filantropo. L’ articolo XIII del protocollo di Potsdam prevedeva che tutti i tedeschi orientali dovessero essere trasferiti in quello che rimaneva del Reich alla fine della 2° guerra mondiale. DE-ZAYAS laureato alla Harvard Law School e membro del New Yor and Florida Bar, ha lavorato come attorney a Wall Street. Fullbright Graduate Fellowship in Germania, divenne appointment all’ Università di Gottingen dove ha condotto questa ricerca.”,”GERQ-040″