“FABBRETTI Nazareno”,”I Vescovi di Roma. Breve storia dei Papi.”,”Nazareno Fabbretti, dei Frati minori, è nato a Iano presso Pistoia, nel 1920. Ordinato sacerdote nel 1943, dopo una breve esperienza nell’insegnamento, si è dedicato completamente al giornalismo e all’attività di scrittore. Ha scritto le biografie di Giovanni XXIII, Paolo VI, Mazzolari, Milani, San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino.”,”RELC-001-FGB”
“FABBRI Luce”,”Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero.”,”Luce FABBRI è nata a Roma nel 1908, figlia del militante e intellettuale anarchico Luigi FABBRI. Dopo l’avvento del fascismo ha seguito il padre in esilio, stabilendosi a partire dal 1929 in Uruguay dove ancora risiede. Docente di Letteratura italiana all’Univ di Montevideo per oltre quarant’anni, dopo la morte del padre, ha diretto la rivista ‘Studi sociali’ dal 1935 al 1946. E’ autrice di numerosi libri tra cui: -Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, con D.A. DE SANTILLAN, GINEVRA, 1938 -La libertà nelle crisi rivoluzionarie. MONTEVIDEO, 1947 -Sotto la minaccia totalitaria. NAPOLI, 1955 Tra le opere in lingua spagnola: ‘Camisas negras’, ‘El fascismo’ ‘El anarquismo: mas alla de la democracia’.”,”ANAx-024″
“FABBRI Luigi”,”L’ organizzazione anarchica. Rapporto presentato al Congresso Anarchico Italiano di Roma (16-20 giugno 1907) ed al Congresso Anarchico Internazionale di Amsterdam (24-31 Agosto 1907).”,”anarchia significa assenza di governo politico ed economico “”Ci sono e ci possono essere associazioni anche composte da non anarchici, che nel loro funzionamento interno sieno libertarie, – e ciò non nuoccia, anzi faciliti il loro scopo particolare. Elia Reclus nei popoli primitivi, che pur non si reggono in vera anarchia, ha trovato esempi di aggruppamenti libertari; e Pietro Kropotkin ci parla delle associazioni libertarie fra gli animali, fra i selvaggi, fra le classi artigiane e nei comuni del medioevo…”””,”ANAx-137″
“FABBRI Luigi”,”Dittatura e rivoluzione.”,”””Chi ha il potere sulle cose ha il potere sulle persone”” diceva Malatesta. “”La semplice esistenza della Comune portava seco, come cosa naturale per sé, l’ autonomia locale; ora non più però come contrappeso al potere dello Stato, diventato ad esso superfluo”” (Marx, La guerra civile in Francia pag 45-46).”,”ANAx-151″
“FABBRI Luce, a cura di Gianpiero LANDI”,”Propinqua libertas.”,”‘…Fortem facit vicina libertas senem’, Seneca, Phaedra “”La prossimità della libertà rende forte il vecchio”” “”Conobbi anche Margareth Rago, docente all’ Università di Campinas in Brasile, che stava allora terminando la sua biografia di Luce (Entre a historia e a liberdade. Luce Fabbri e o anarquismo contemporaneo, Sao Paulo, 2000)””. (pag 8)”,”ANAx-232″
“FABBRI Luigi”,”I comunisti e la religione.”,”””Sul piano storico gli effetti reazionari dell’ ideologia religiosa sono per Marx ben evidenti: “”I principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica e magnificato la servitù medievale: parimenti, oggi sono in grado, se necessario, di prendere le difese degli oppressori del proletariato, anche se voglion dare l’ impressione di farlo a malincuore”” (1). Per tutti questi motivi il socialismo è incompatibile, secondo Marx, con qualsiasi forma religiosa, anche e soprattutto con la più elevata, quella che riassume in sé tutte le altre, il cristianesimo. La condanna del comunismo religioso. Di fronte al pullulare dei socialismi a base religiosa, caratteristico della sua epoca, Marx prende decisamente posizione contro ogni tentativo di accordare il cristianesimo con il comunismo. L’ occasione per questa presa di posizione gli è offerta dal contatto con il sarto tedesco Wilhelm Weitling.”” (pag 62-63) (1) Marx, Il comunismo della Gazzetta Renana, Mega, I, G, pag 278″,”RELC-203″
“FABBRI Luigi, a cura di Roberto GIULIANELLI”,”Epistolario. Ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935).”,”””Ho visto nel “”Libertaire”” pubblicata una tua lettera a proposito della “”responsabilità collettiva””. Capisco la tua intenzione conciliativa, ma quei… responsabilisti mi paiono incurabili! Eppoi, essi esagerano quando dicono che “”nel nome: della medesima organizzazione nei quattro punti della Francia si espongono le teoria più diverse, ed anche le più opposte””. In realtà son sempre le stesse, salvo che nei particolari secondari e per le forme di linguaggio. Inoltre nessuno oratore ha l’abitudine di parlare “”a nome dell’organizzazione”” (meno che in casi particolari e di vero incarico) in genere tutti parlano a nome proprio o tutt’al più genericamente dell’Idea. Certo tu non hai seguito la lunghissima istruttiva discussione avuta luogo negli ultimi mesi nel “”Libertaire”” sull’argomento. (…)”” (pag 270) (Luigi Fabbri a E. Malatesta, 17.5.1930)”,”ANAx-282″
“FABBRI Luigi BUCHARIN Nicolai”,”Anarchia e comunismo scientifico. Un teorico marxista ed un anarchico: due testi a confronto.”,”nuova edizione BUCHARIN che LENIN giudicò “”il teorico più stimato e più forte del partito””, entrò nel 1906, appena diciottenne, nel movimento rivoluzionario. Luigi FABBRI, autore di numerose opere e opuscoli politici, entrò a soli 16 anni nel movimento anarchico. Ne aveva 17 quando lo arrestarono e condannarono per aver scritto e diffuso un manifesto antimilitarista. Collaboratore di MALATESTA, al quale fu sempre vicino, lasciò l’ Italia nel 1926. Espulso dalla Francia e dal Belgio, trovò riparo in Uruguay, dove morì nel 1935.”,”ANAx-340″
“FABBRI Luigi”,”Carlo Pisacane. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria.”,”‘Carlo Pisacane non sottintende la sua fede socialista; socialista si dichiara ed il socialismo difende a spada tratta’ (pag 22)”,”SOCU-191″
“FABBRI Fabio”,”L’Italia cooperativa. Centocinquant’anni di storia e di memoria. 1861-2011.”,”Fabio Fabbri, già docente di Storia del movimento operaio e sindacale, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre. E’ autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo e del movimento cooperativo. Tra i suoi volumi: ‘Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921’, Torino, Utet, 2000.”,”MITT-380″
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo La reazione come psicologia diffusa. Il 14 ottobre 1920. “”Gli incidenti avvenuti il 14 ottobre, in occasione della manifestazione socialista pro vittime politiche e a difesa della Russia dei Soviet, furono la prima e tragica conferma dei nuovi scenari in cui si dipanava la lotta politica nel paese. Le notizie che si accavallarono in quello ore, di violentissimi episodi e di drammatici scontri tra partiti e fazioni opposte, contribuirono ad imprimere una svolta decisiva nei sentimenti comuni. L’opinione pubblica, sballottata tra le violenze sovversive e le minacce di una reazione borghese – «sintomo ammonitore» la indisturbata opera dei Fasci della Venezia Giulia, – parve invocare un immediato e liberatorio mutamento di rotta della politica giolittiana. I sanguinosi episodi di cronaca – che ci accingiamo ad esaminare – furono considerati come la prova che il paese era afflitto da un male difficilmente sanabile: «la reazione è deprecabile e noi la deprechiamo con tutte le nostre forze – scrisse l'””Avvenire d’Italia”” – perché ne sentiamo il pericolo e ne prevediamo i danni dal punto di vista generale della evoluzione politica, ma essa minaccia di essere il prodotto finale delle violenze socialiste» (224). Per giunta quella giornata – che, nel cuore dei militanti, doveva rappresentare un unanime segno di protesta contro l’attacco militare sferrato dalle nazioni borghesi alla Russia leninista – arrestò le prospettive di radicali cambiamenti e rappresentò un momento di riflusso delle speranze di un’immediata diffusione della rivoluzione. Le drammatiche notizie della sconfitta dell’Armata Rossa (Carr, 1964, pp. 1050 ss.), alle porte di Varsavia (12 ottobre) risuonarono come un’inaspettata doccia fredda. La reazione alle violenze rosse prese fiato in tutta Europa ed anche in Italia i primi segnali si manifestarono proprio nelle zone in cui il sostegno delle caste militari, degli agrari, ed ora anche degli industriali, tutelavano lo squadrismo: rispettivamente il Friuli, l’Emilia e la Puglia, la Lombardia (Milano). A Trieste, i fascisti, ormai «risoluti a sparare contro chiunque si opponga all’urto delle nostre fila» (225), avevano intimato che nessun comizio pro Russia avrebbe dovuto svolgersi; tanto che il pomeriggio del 14 ottobre, guidati dal corrispondente de “”Il Popolo d’Italia””, Pietro Belli, si erano duramente scontrati, in piazza Garibaldi, con i socialisti che rientravano dalla manifestazione di solidarietà”” (pag 307-308) [(224) ‘Tragico conflitto. La ripercussione a Montecitorio’, “”Avvenire d’Italia””, 16 ottobre 1920; (225) Il testo del volantino diffuso dai Fasci, parzialmente cit. da Chiurco, II, p. 142, è in ‘La distruzione del “”Lavoratore””‘, “”Avant!””, ed. p.tese, 16 ottobre 1920. Sull’episodio, ricordato anche in ‘Fascismo’ 1921, pp. 54-55 e Farinacci, 1940, pp. 180-81 cfr. Salvemini, I, p. 431 e Pacor, pp 79-80]”,”MITT-381″
“FABBRI Fabio a cura”,”Il 1943.”,”I pilastri e le istituzioni del regime – si diceva erano quattro: Fascismo, Aeronautica, Marina, Esercito = FAME”,”ITAR-250″
“FABBRI Natacha”,”Cosmologia e armonia in Kepler e Mersenne. Contrappunto a due voci sul tema dell”Harmonice Mundi’.”,”Le riflessioni di Johannes Kepler e Marin Mersenne sul tema dell’ ‘harmonice mundi’”,”SCIx-001-FB”
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo Il discorso di Matteotti: la denuncia delle «barbarie» fasciste. “”Il discorso pronunciato da Matteotti, che il Salvatorelli (1964, p: 183, e Roveri, 1974, p: 159) considerò il «preludio» al più noto «canto del cigno» del 30 maggio 1924, aveva l’indubbio merito, storico e politico, di documentare e ricostruire direttamente in Aula il lugubre scenario delle vie delle città emiliane: «Percorse da gruppi armati, militarmente indrappellati, pieni di fascisti armati [che] nell’ora del passeggio, parti[vano] dalle città maggiori, per esempio a Ferrara, davanti alla cattedrale, qualcuno con due rivoltelle nelle mani, e sfilavano allegramente per le strade, con canti di vendetta, senza che alcun si muova». Per la prima volta, nel Parlamento italiano, venne squarciata «la leggenda del patriottismo di cui si ammantava il fascismo italiano» (100). Risuonò circostanziata «l’esposizione veritiera» delle violenze perpetrate dallo squadrismo, alla presenza o con la complicità delle forze di polizia: ferimento di avversari politici, leghe distrutte e incendiate, assalti notturni di passanti, spedizioni nei paesi vicini contro i capilega. Già sottoposto a intimazioni e minacce, Matteotti formulò la sua «prima denuncia del fascismo come reazione di classe» (Caretti, 1985a, p. 81). (…) Era una battaglia, la sua, intrapresa non solo per la causa del socialismo ma per «quella della civiltà». «La sorpresa, la non abitudine delle nostre masse a codesta lotta malvagia e barbarica della violenza episodica ha disorientato le nostre organizzazioni. Lo scompiglio di esse è proprio determinato dal fatto che ad esse manca l’abitudine alla barbarie. Ma se voi continuerete – disse rivolto ai suoi avversari politici – non voi avrete la conservazione, non noi la rivoluzione, ma si sarà purtroppo, creata la ‘guerra civile’, e la dissoluzione del paese». Sulla natura «malvagia e barbarica» delle incursioni squadriste, altri oratori si soffermarono nel corso del dibattito, che in un certo senso segnò il «battesimo parlamentare» (102) del fascismo”” (pag 430-432) [(100) ‘Note sulla seduta’, Avanti!, 1 febbraio 1921; (102) A. Cappa, ‘Reazione borghese e partito socialista’, ‘L’Ordine Nuovo’, 4 febbraio 1921 (editoriale)]”,”ITAD-151″
“FABBRI Luigi”,”Malatesta. L’ uomo e il pensiero.”,”””Bisogna aggiungere poi che anche sulle questioni dottrinarie suaccennate, Malatesta fu tra i primissimi a sottrarsi all’influenza marxista e ad abbandonare gli apriorismi pseudoscientifici di Marx. Da questo punto di vista Malatesta potrebbe essere considerato come un antesignano dei revisori del marxismo (…). Mentre per moltissimi anarchici il comunismo divenne a poco a poco quasi un articolo di fede, fuori dal quale non concepivano alcuna anarchia possibile, Malatesta non cadde mai in quella specie di dogmatismo. Pur difendendo la concezione comunista dell’anarchia, egli preferì per gran tempo, fino a dopo il 1900, dirsi più genericamente “”Socialista anarchico”” e poi semplicemente “”anarchico””, sia per considerazioni di tatti contingente, sia per non circoscrivere in una formula esclusivista il principio dell’anarchia”” (pag 108-109)”,”BIOx-004-FGB”
“FABBRI Fabio a cura; saggi di Walter BRIGANTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Adolfo PEPE Nazario Sauro ONOFRI Ferdinando CORDOVA Giulio SAPELLI Stefania CONTI Annamaria BOZZA Elio APIH Lara STANCARI Paolo ZAVATTINI Umberto SERENI Ivo BIAGIANTI Reginaldo CIANFERONI e Alessandro PACCIANI Ovidio BARTOLI e Lorenzo RAFFI Aldo DI-BIASIO Salvatore FERRARO Carmelo Giovanni DONNO Giuseppe MASI Francesco MANCONI e Guido MELIS Anna ROSSI-DORIA Sergio GNANI Michele FATICA Adolfo ZAVARONI Marco LELLI Bruno TOBIA Camillo BREZZI e Antonio PARISELLA Anna CAROLEO Sergio NARDI Lucietta SCARAFFIA Paola CORTI Stefano LEPRE Luigi ARBIZZANI Renata JODICE Alessandro CASTRO Piero VERRUCOLI A. PIZZORUSSO e R. ROMBOLI Renato SITTI Giulio CERRETI Giulio SPALLONE Silvio MIANA Manlio ROSSI-DO Francesco AGOSTINO”,”Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975.”,”Fabio Fabbri (1944) curatore dell’opera, autore di vari studi sulla cooperazione e sul socialismo italiano, docente di Storia del movimento operaio e sindacale all’Università di Salerno (1979). Nota su Lenin (pag 91) e altra nota a pag 49 “”(…) In sostanza la polemica col leninismo mai venne meno nel primo dopoguerra in virtù del fatto che il capo rivoluzionario non aveva cessato di distinguere, come s’è già accennato (cfr. nota 121 riportata in calce, ndr), tra i compiti puramente tecnici, organizzativi, amministrativi, e di “”pace civile”” che la cooperazione perseguiva in una società capitalistica e il nuovo volto che essa assumeva ‘dopo’ la conquista del potere politico da parte della classe operaia. Nonostante i continui riferimenti ad essa nel corso della sua opera (a questo proposito torna sempre utile la citata silloge, Lenin ‘Sulla cooperazione’, Roma, 1949), va notato infatti che egli s’apprestò a uno studio organico su di essa, soltanto ‘dopo’ la Rivoluzione d’Ottobre, allorché “”grazie alla NEP (…) la cooperazione acquista(va) un’importanza del tutto eccezionale””. Fin dal dicembre 1922 egli infatti cominciò a raccogliere dati sulla Lega delle cooperative russe (‘Centrosojuz’) che successivamente elaborerà nel gennaio 1923 e invierà come base di discussione al XIII Congresso dei soviet. “”Spiego il mio pensiero””, chiarì Lenin. “”In che cosa consiste l’irrealtà dei piani dei vecchi cooperatori, a partire da Roberto Owen? Nell’aver sognato la trasformazione pacifica della società contemporanea mediante il socialismo, senza tener conto di una questione cardinale, come quella della lotta di classe, della conquista del potere politico da parte della classe operaia, dell’abbattimento del dominio della classe sfruttatrice. E perciò abbiamo ragione nel considerare questo socialismo ‘cooperativo’ come del tutto fantastico, romantico e persino ingenuo nel suo sogno di trasformare mediante la semplice organizzazione cooperativa della popolazione i nemici di classe in collaboratori di classe e lotta di classe in pace di classe (cosiddetta pace civile)”” (Cfr. V.I. Lenin, ‘Sulla cooperazione’, cit., p. 112. Il piano ‘Sulla cooperazione’ è ora riportato in V.I. Lenin, ‘Lettera al congresso e ultimi scritti’, a cura di G. Garritano, Roma, 1974, pp. 85-106)”” [Nota 389, pag 91]; “”‘La questione delle cooperative al Congresso di Copenaghen’, in ‘La Cooperazione italiana’, 10 settembre 1910. Per una analisi dettagliata delle varie posizioni emerse al Congresso, cfr. Lenin, ‘La questione delle cooperative al Congresso internazionale Socialista di Copenaghen’, in ‘Sozial-Demokrat’, 25 settembre 1910, ora in ‘Opere complete’, cit., vol. XIV, pp. 357-363. L’autore ricordava di aver proposto in commissione di sostituire le parole ‘[le cooperative] aiutano gli operai a preparare la democratizzazione e la socializzazione della produzione e dello scambio’, con le parole: ‘[le cooperative] aiutano in certa misura a preparare il funzionamento della produzione e dello scambio dopo l’espropriazione della classe dei capitalisti’. “”Il senso di questo emendamento””, spiegò Lenin, “”consisteva in questo: che le cooperative, adesso, ‘non’ possono aiutare gli operai, e che il funzionamento della produzione e dello scambio futuri, ‘preparato’ fin d’ora dalle cooperative, potrà avere luogo ‘solo dopo’ l’espropriazione dei capitalisti’ (Cfr. anche Lenin ‘Sulle cooperative’, Roma, 1949, p: 39″” [Nota 121, pag 49] [Fabio Fabbri, ‘Per una storia del movimento cooperativo in Italia’, (in) Fabio Fabbri, a cura, ‘Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975’, Feltrinelli, Milano, 1979]”,”ECOS-027″
“FABBRI Diego”,”Geopolitica umana. Capire il mondo dalle civiltà antiche alle potenze odierne.”,”Il volume contiene molte cartine a colori riguardanti varie parti del globo e dei punti di crisi “”Tra le nazioni dedite alla potenza vi sono le più decisive del pianeta: Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia e Iran. Disposte a sostenere gli sforzi per accrescere il proprio ‘status’, a usare violenza su sé e sugli altri, indifferenti alle regole dell’economia, che violano puntualmente”” (pag 107 (Capitlo: Potenza vs Economia) Gli Stati Uniti. “”Controllano il flusso navale in ogni stretto del globo- sebbene il 70% delle merci non raggiunga mai il Nordamerica – e offrono la propria deterrenza nucleare ai ‘clientes’. Sopportano sfibranti privazioni per restare giovani e crudeli, per tirare gli altri a sé, per conservare la primazia planetaria, rimanendo nel mondo pure quando vorrebbero tornare casa”” (pag 108)”,”RAIx-401″
“FABBRI Fabio”,”Venti giorni al porto. 18 gennaio – 6 febbraio 1897. Le origini della Compagnia Portuale di Civitavecchia.”,”Fabio Fabbri ha insegnato Storia del lavoro presso le Università di Salerno e di Roma La Sapienza. Ha insegnato come professore ordinario di Storia contemporanea all’Univ. di Roma Tre. Ha curato tra l’altro una Storia del lavoro in sei volumi (Castelvecchi, 2015-2018). “”Anche ad Amburgo, come capiterà nella cittadina laziale, i deputati socialisti portarono in prima persona il loro sostegno ai compagni in lotta. Adolf von Elm, presidente della Cooperativa di lavoratori del tabacco di Amburgo, Hermann Molkenbuhr, tra i più influenti deputati socialisti in Parlamento, Karl Frohme, uno dei più apprezzati rappresentanti della Spd nella Germania del Nord, parteciparono alle riunioni dei portuali, ne discussero i problemi, si intrattennero con loro. Mirabile esempio di quanto si ripeterà allo scalo di Civitavecchia, quando gli scaricatori in sciopero saranno visitati e sostenuti nella loro lotta da Romeo Soldi, Vittorio Lollini, Garzia Cassola, Andrea Costa. Si innesca, da allora, quel sottile ma tenace legame che, per la prima volta, unisce i lavoratori in lotta al di là delle barriere geografiche. Un vero e proprio sentimento che superava i confini nazionali, come era stato appena ribadito a Londra, al V Congresso della Seconda Internazionale (50) (27 luglio – 1° agosto 1896). E che trovava immediata applicazione nelle prese d’atto che provenivano dall’Inghilterra – dove Tom Mann, Segretario del Partito socialista indipendente del lavoro, invitava tutti i lavoratori dei porti inglesi ad inviare aiuti ai loro compagni d’Amburgo e a non andare a occupare i loro posti – oppure dall’Italia, dove l'””Avanti!””, fin dai primi dell’anno, apriva le sue colonne alle nuove sottoscrizioni per gli scioperanti del porto tedesco. Sicché già il 4 gennaio, il quotidiano socialista comunicava che erano stati distribuiti i sussidi e che il denaro pervenuto consentiva di sostenerli per tutta la settimana successiva. “”Una settimana ancora di sciopero – sentenziò l’organo del Psi – ed Amburgo ha cessato di essere il porto più importante d’Europa”” (51). La via seguita dal socialismo italiano nell’interpretazione dello sciopero d Amburgo non era, quindi, di isolarlo nel contesto geografico tedesco bensì di considerarlo come un punto di riferimento della lotta di classe europea contro lo Stato capitalista. I continui elenchi di sottoscrizioni a favore degli scioperanti d’Amburgo che punteggiavano gli editoriali o le cronache politiche dell'””Avanti!”” erano l’attestato di un comune fronte di lotta. Ancora l’8 gennaio si sottolineava, in prima pagina, che 14 lavoratori avevano abbandonato il lavoro al porto a sostegno dei lavoratori tedeschi in lotta; e l’indomani, a fianco di noti personaggi, come Francesco Zanardi, Dino Mazzoni e Giuseppe Nerbini, anche “”cinque poveri compagni bitontini”” (52) erano accomunati nella sottoscrizione a favore degli scioperanti”” (pag 41-42) 19-20 gennaio. Romeo Soldi. “”Nel porto due vapori, fermi, erano in attesa di essere scaricati. Domani – concluse l'””Avanti!”” – probabilmente nessun operaio andrà a lavorare””. L’evento ha immediate ripercussioni a Roma. Mentre dalla capitale partono per Civitavecchia molti carabinieri e parecchi agenti e funzionari di polizia, il Psi invia a contattare gli scioperanti Romeo Soldi, un intellettuale intransigente, molto vicino a Friedrich Engels e al modello organizzativo tedesco, appena rientrato dal Congresso internazionale di Londra. Un personaggio già noto ai socialisti del locale Circolo “”Carlo Marx””, una quarantina in tutto, ai quali, la sera del 3 novembre, si era fatto “”apportatore del saluto dei ompagni di Londra”” (11), prima ancora di svolgere la sua conferenza sulle condizioni economiche dell’Europa e dell’Italia in particolare. (…)”” (pag 49) [(11) Il Sottoprefetto al Prefetto, 6 novembre 1896, n. 7636, in ASR, Pref., Gab., b 472, fasc. ‘Partito Socialista’, 1896] “”La stessa sera del 20, Soldi riunisce di nuovo circa 300 lavoratori nell’ex Convento dei Gesuiti e con loro stabilisce di resistere nella protesta, anzi di estenderla anche agli scaricatori di mare. Infine decide “”di ricostituire in massima la disciolta società del lavoratori del porto divisa in Sezioni di terra e di mare””. Anzi – riferì il Prefetto con sdegno “”si fanno già in nomi dei capi, dei quali uno sarebbe un certo Arce, antico presidente della società e processato per truffa, e l’altro tal Pierotti ex caporale di squadra dei facchini ed uno dei principali agitatori del disciolto circolo socialista Carlo Marx”” (18) [(18) Riservata dal Sottoprefetto di Civitavecchia al Prefetto, 21 gennaio 1897 n. 102, in ASR, Pref., Gab, b. 514, cit]”,”MITT-427″
“FABBRINI Sergio”,”Tra pressioni e veti. Il cambiamento politico in Italia.”,”Sergio Fabbrini è professore di Scienza politica presso l’Università degli studi di Trento. Ha insegnato in diverse università straniere. In particolare presso la Harvard University e la University of California di Berkeley. É autore di: Il presidenzialismo negli Stati Uniti, Le regole della democrazia. Guida alle riforme, Il principe democratico. La leadership nelle democrazie contemporanee, Il Governo. Gli esecutivi nelle democrazie contemporanee (con Salvatore Vassallo) e Quale democrazia. L’Italia e gli altri.”,”ITAP-018-FL”
“FABBRINI Sergio a cura, Saggi di Fulvio ATTINÀ Luciano BARDI Thomas CHRISTIANSEN Mark GILBERT Piero IGNAZI Giandomenico MAJONE Yves MÉNY Francesc MORATA Simona PIATTONI Lucia Serena ROSSI Carlo RUZZA Alec STONE SWEET”,”L’Unione Europea. Le istituzioni e gli attori di una sistema sovranazionale.”,”Fabio Attinà insegna Relazioni internazionali e Politica dell’Unione Europea (Cattedra Jean Monnet) presso l’Università degli Studi di Catania. Nella stessa Università dirige il Centro Jean Monnet “”Euro-Med””. Luciano Bardii insegna Relazioni internazionali e Politica comparata presso l’Università degli Studi di Pisa. Thomas Christiansen è Jean Monnet lecturer e direttore del Centro Jean Monnet per gli Studi Europei della University of Wales, Aberystwyth. Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Mark Gilbert insegna Storia dell’integrazione europea e del sistema internazionale presso l’Università degli Studi di trento. Tra il 1997 e il 2002 ha insegnato Storia e politica italiana presso il Dipartimento di Studi europei dell’Università di bath (GB). Piero Ignazi insegna politica comparata presso l’Università degli Studi di Bologna ed è direttore del Master in Relazioni internazionali della stessa università. Giandomenico Majone è professore emerito di Public Policy Analysis presso l’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. Ha insegnato nelle università di Roma, Yale, Harvard (Kennedy School of Government), e nell’International Institute for Applied Systems Analysis. Yves Mény è presidente dell’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. É stato direttore del Robert Schuman Center for Advanced Studies dell’IUE (dal 1993 al 2001). Ha insegnato Scienza politica e Scienza dell’amministrazione presso le Università di Rennes e Parigi 2, presso l’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e presso il Department of Social and Political Sciences dell’IUE. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Simona Piattoni insegna Politica comparata e Governo locale presso l’Università di Trento. Lucia Serena Rossi insegna Diritto internazionale e Diritto delle Comunità Europee presso l’Università degli Studi di Bologna ed è il direttore del Centro di Ricerca sul Diritto delle Comunità Europee della stessa università. Carlo Ruzza insegna Sociologia dell’ambiente e dell’integrazione europea presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato European Studies presso la University of Essex (GB). Alec Stone Sweet insegna Comparative Law presso la Law School della Yale University. É stato fellow di Comparative Politics presso il Nuffield College di Oxford (GB) e professor di Political Science presso il Department of Politics and Society della University of California di Irvine.”,”EURx-070-FL”
“FABBRINI Sergio MORATA Francesc a cura, Saggi di José ADELANTADO Giampiero CAMA Joan COLOM Leticia DELGADO Núria FONT Giorgio GIRAUDI Ricard GOMÀ Albert MASSOT Lee MCGOWAN Giorgio NATALICCHI Paolo ROSA Mauro TIBALDI”,”L’Unione Europea. Le politiche pubbliche.”,”Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. José Adelantado è professore associato di Sociologia presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giampiero Cama è ricercatore in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Genova. Joan Colom è professore associato di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Eurodeputato dal 1986 e vicepresidente del Parlamento Europeo per la legislatura 1999-2004. Leticia Delgado è professore associato di Scenza politica presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Núria Font è professore associato di Scienza politica e di Scienza dell’amministrazione presso presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giorgio Giraudi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Richard Gomà è professore associato di Scienza politica e dell’amministrazione presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Albert Massot è funzionario della Divisione Agricoltura, Pesca, Patrimonio forestale e Sviluppo rurale della Direzione Generale Studi del Parlamento Europeo. Lee McGowan è professore associato di Studi europei presso la Queen’s University di Belfast. Giorgio Natalicchi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Firenze. Paolo Rosa è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Mauro Tibaldi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Sassari.”,”EURx-071-FL”
“FABEI Stefano”,”Guerra e proletariato. 1914. Il Sindacalismo rivoluzionario dalla neutralità all’ interventismo.”,”Stefano FABEI (1960) laureato in lettere moderne all’Univ di Perugia insegna a Varese nelle scuole superiori. Si interessa alla storia dei rapporti fra movimenti di liberazione del Terzo Mondo (specie mondo arabo e islamico) e regimi fascisti. Ha scritto altre opere.”,”MITS-111″
“FABEI Stefano”,”Una vita per la Palestina. Storia di Hâjj al-Husaynî, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan, con Mursia è uscito Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”VIOx-048-FL”
“FABEI Stefano”,”Mussolini e la resistenza palestinese.”,”Stefano Fabei nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna all’Itas ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Suoi saggi sono apparsi, fra l’altro, su Studi Piacentini, Nuova Storia Contemporanea. É autore di: Politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan. Per Mursia oltre a Il Fascio, la svastica e la mezzaluna, ha pubblicato Una vita per la Palestina, Storia di Hajj Amin al-Husayni, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”ITAF-023-FL”
“FABEI Stefano”,”Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan.”,”VIOx-139-FL”
“FABEI Stefano”,”I neri e i rossi. Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini.”,”Giuseppe Parlato, nato a Milano nel 1952, è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Luspio di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Fra le sue ultime pubblicazioni: ‘La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato’ (Mulino, 2008); ‘Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia (1943-1948)’ (Mulino, 2006); ‘Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento’ (Cantagalli, 2009). Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su ‘Studi Piacentini’ e ‘Treccani Scuola’. Collabora a ‘I sentieri della ricerca’, ‘Eurasia’ e ‘Nuova Storia contemporanea’. Ha al suo attivo varie opere tra le quali ‘I cetnici nella Seconda guerra mondiale’ (2006), ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘Operazione Barbarossa’ (2010). “”Il problema dei contatti tra fascisti moderati e antifascisti rivoluzionari ma non comunisti, realizzatosi sul finire della guerra civile, porta anche a un altro problema, sostanzialmente interno all’interpretazione del fascismo”” (dalla prefazione di G. Parlato) (pag XIII) “”Negli ultimi mesi della Repubblica sociale italiana prese corpo un progetto politico, chiamato «ponte», mirante non solo a rendere meno cruenta la guerra civile, che si profilava sempre più sanguinosa, ma anche a creare i presupposti per una trasmissione indolore del potere, da parte di Mussolini e degli ambienti più moderati della RSI, alle forze, come i socialisti, ritenute dal Duce meno lontane, sotto il profilo ideologico, da quel fascismo rivoluzionario e delle origini che aveva in qualche modo tentato una sua riproposizione tra il 1943 e il 1945, e non contrarie in modo pregiudiziale a un passaggio dei poteri senza spargimento di sangue. Questo piano – cui si sarebbero con tutte le forze opposti, oltre ai fascisti intransigenti, esponenti di spicco del Comitato di liberazione nazionale come Lelio Basso e Sandro Pertini – doveva trovare concreta attuazione sulla base degli accordi che, per volontà del Duce, intercorsero tra il generale Nicchiarelli, vicecomandante della Guardia nazionale repubblicana, e Corrado Bonfantini, responsabile delle formazioni militari del Partito socialista italiano, per costituire le formazioni miste, i «battaglioni del popolo» che, agli ordini di ufficiali della GNR, sarebbero entrati in azione nel momento in cui i tedeschi si fossero ritirati. Oltre a questi motivi ufficiali va da sé che potessero esisterne altri per pervenire a un accordo: l’adesione di elementi di entrambe le parti, a un programma di moderazione e pacificazione al fine di scongiurare, per ragioni ideali o di semplice opportunità, la lotta fratricida; il tentativo da parte fascista di mettere in atto sia una manovra tattica per creare spaccature nello schieramento opposto, tutt’altro che compatto, sia una manovra alibistica cui alcuni uomini della RSI credevano di poter ricorrere quando fosse sopraggiunto il momento della resa dei conti”” (pag 1-2) (introduzione dell’autore)”,”ITAF-384″
“FABEI Stefano”,”Operazione Barbarossa. 22 giugno 1941.”,”Stefano Fabei (Passignano 1960), laureato in lettere, insegna a Perugia. Autore di saggi (con Mursia ha pubblicato ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Una vita per la Palestina’ (2003), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘La “”legione straniera”” di Mussolini’ (2008). “”Se il dominio del Reich sull’Europa orientale e su parte della Russia aveva sempre costituito una delle massime ambizioni del Führer, il principale avversario di quest’ultimo fu, prima del giugno 1941, come anche dopo, almeno per un certo periodo, Churchill più che Stalin. La sconfitta dell’Unione Sovietica come necessità assoluta per costringere la Gran Bretagna a firmare la pace: questa l’argomentazione di Hitler prima e dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa. «L’obiettivo finale del Reich è la sconfitta della Gran Bretagna», disse il 18 agosto al feldmaresciallo Wilhelm Keitel e quattro giorni dopo – come registrò nel suo diario il generale Franz Halder – ribadì che l’obiettivo era quello «di eliminare definitivamente la Russia come alleata dell’Inghilterra sul continente e pertanto togliere all’Inghilterra qualsiasi speranza di mutamento nella proprio sorte»; il 28 ottobre successivo confermò all’ammiraglio Kurt Fricke: «La caduta di Mosca potrebbe addirittura costringere l’Inghilterra a firmare immediatamente la pace» (31). Intorno alla 3,15 del 22 giugno 153 divisioni, 600.000 veicoli a motore, 3.580 carri armati, 7184 pezzi di artiglieria e 2.740 velivoli partivano all’attacco dell’Unione Sovietica. Per l’operazione Barbarossa era dispiegata la più grande forza militare raccolta su un unico teatro bellico di tutta la storia. Affiancavano i tedeschi 12 divisioni e 10 brigate rumene, 18 divisioni finlandesi, 3 brigate ungheresi e 2 slovacche, cui presto si sarebbero aggiunte la divisione «Azul» spagnola e le 3 del Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR)”” (pag 57-58) [(31) Lukacs J., ‘The Hitler of Histor’, New York, 1998, pp: 149-152]”,”QMIS-250″
“FABENI Francesca”,”Bolivia 1952. Una rivoluzione senza socialismo.”,”Francesca Fabeni è nata a Firenze nel 1971. Si è laureata in Storia dei paesi latinoamericani. Collabora con la rivista ‘Socialismo o Barbarie’ e con il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario.”,”AMLx-013-FL”
“FABER Elisa a cura”,”Annibale e l’Oriente contro l’Occidente.”,”L’esperienza delle guerre precedenti allo scontro con Cartagine (Sanniti, Pirro ecc.) ha spinto l’esercito romano alla creazione della cosiddetta “”tattica manipolare”” per cui la falange, suddivisa in piccole unità di manovra, consentiva la maggiore duttilità, ed era sempre sostenuta dalle linee posteriori. Si era fatto più leggero l’armamento della fanteria, e tutto l’esercito era inquadrato in quattro legioni di 3.000 uomini di fanteria pesante, 1.200 di fanteria leggera, oltre a 300 cavalieri per ogni legione. Le quattro legioni erano comandate dai loro ufficiali superiori, i “”tribuni militum””, erano di solito raggruppate in due eserciti al comando ognuno da un console. Cartagine non aveva un esercito permanente ma eserciti composti da mercenari messi in piedi per l’occasione (pag 34)”,”STAx-315″
“FABIANI Roberto”,”I massoni in Italia.”,”FABIANI (Roma, 1940) giornalista ha lavorato a Panorama e all’ Espresso.”,”ITAP-052″
“FABIANO Mauro Antonio”,”L’ analisi sociale in Karl Marx.”,”Mauro Antonio FABIANO (1953) è ricercatore nella Facoltà di sociologia dell’ Università di Roma La Sapienza. Dopo aver condotto diverse ricerche, attualmente si interessa di storia delle teorie e delle ricerche sociali. Ha pubblicato vari lavori (v. retrocopertina). Nel primo capitolo ‘Vita, opere e formazione intellettuale di K. Marx’, l’ A descrive sinteticamente ma nel dettaglio, anche mese per mese, l’ attività multiforme di Marx, i costanti rapporti con Engels, il lavoro preparatorio delle varie opere, le vicende relative alla pubblicazione delle stesse. (pag 13-59) “”Interpretato in questo senso, il paradigma marxiano acquista la sua valenza specifica, introducendo un vero e proprio medoto di analisi sociale originale, eliminandone le varie e artificiose separazioni, fra componente economica, filosofica e politica, ecc. (…) Allora si comprende la necessità fortemente sentita da Marx di coinvolgersi attivamente nella politica del suo tempo, prendendo posizione da una parte specifica, quella delle classi lavoratrici. Da qui proviene anche quello che potremmo definire come il coraggio della previsione in Marx, tendenziale e mai assoluta, sempre adeguata ai tempi in cui egli stesso vive, che è stata interpretata come profetismo. Essa da un lato ha una funzione di stimolo alla lotta politica, ma dall’ altro si pone come vera e propria previsione scientifica, se adeguata o meno non importa, di quadri generali astratti di possibilità future, cioè con determinazioni parziali di adattamento alle singole particolarità del mondo reale””. (pag 177-178)”,”MADS-119″
“FABIETTI Ugo a cura, scritti di Edward B. TYLOR Henry S. MAINE John F. McLENNAN John LUBBOCK Lewis H. MORGAN”,”Alle origini dell’ antropologia.”,”Ugo Fabietti, (Milano 1950 – Milano 2017), antropologo, ha studiato filosofia a Pavia e poi antropologia sociale all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia dell’antropologia’, Zanichelli, 2011. “”Poichè la poligamia ha prevalso, più o meno, tra le principali nazioni del genere umano nelle prime epoche della loro storia, e dal momento che si tratta di una pratica oggi presente presso un gran numero di popoli, la natura e i limiti della sua influenza devono essere accertati prima che vengano esaminate altre cause dell’origine del sistema; ciò è inoltre importante al fine di poter mostrare che le vere cause devono essere trovate in una condizione della società ce esistette prima dell’introduzione della poligamia e della poliandria. La poligamia può essere considerata a pieno titolo un’istituzione familiare. Nella sua forma più evoluta e ordinata essa presuppone un avanzamento considerevole della società legato allo sviluppo di ceti superiori e inferiori e di forme di ricchezza. I mezzi di sussistenza devono essere accresciuti e divenuti ormai sicuri e la proprietà individuale deve essere riconosciuta prima che un singolo individuo riesca a mantenere più di una famiglia o diversi gruppi di bambini avuti da madri diverse. Nella sua forma estrema la poligamia deve essere stata limitata a pochi privilegiati, mentre la massa della popolazione ne era esclusa in quanto povera. In una forma inferiore e non ordinata essa ha probabilmente prevalso fin dall’epoca storica più remota. La poliandria d’altra parte non è definibile come istituzione familiare. Essa è una superfetazione della poligamia e una sua variante in senso opposto e ripulsivo. Tracce di essa sono state trovate presso numerosi popoli in varie parti dell’Asia, dell’Africa e, secondo la testimonianza di Hearne e di Humboldt, in casi sporadici nell’America settentrionale e meridionale”” (pag 220-221) [Lewis Henry Morgan, ‘Problemi relativi all’evoluzione dei sistemi di parentela’ (1871)]; “”La forma più rozza della poliandria, come s’è detto, è quella in cui i mariti ‘non’ sono fratelli; la meno rozza è quella in cui essi ‘sono’ fratelli”” (pag 135) [Johh Ferguson McLennan, ‘Sistemi arcaici di parentela e loro effetti sulla struttura dei gruppi primitivi’ (1965)]”,”SCIx-146-FF”
“FABIETTI Ugo”,”Antropologia. Un percorso.”,”Ugo Fabietti è nato a Milano nel 1950. Si è laureato in filosofia a Pavia. Ha poi studiato antropologia all’ EHESS di Parigi. Tra i suoi lavori ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, 1977. Morgan e Engels ‘Un rapporto tra la teoria dello sviluppo storico presentata nell’ ‘Ideologia tedesca’ e quella dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society” “”Il giudizio di Engels sull’opera di [Lewis Henry] Morgan, e la stessa utilizzazione che egli fece dei materiali etnologici contenuti in ‘Ancient Society’ nella stesura dell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), vanno in realtà considerati come il tentativo di annessione alla «concezione materialistica della storia» di quelli che potevano allora rappresentare i primi risultati «scientifici» in campo antropologico. (…) Lo schema della periodizzazione, che nel caso di Morgan costituiva il parametro temporale entro il quale poteva essere reso intelligibile nella sua emergenza storica l’incremento del progresso materiale, si prestava ad una riattivazione in chiave metafisico-dialettica mostrando così di possedere, oltre ad una notevole fruibilità retorica, anche delle eccezionali doti di persistenza. Per contro l’affermazione per mezzo della quale Morgan aveva prospettato la possibilità di una corrispondenza tra le diverse tecniche di sussistenza e le grandi epoche della storia umana, affermazione che si era poi ridotta ‘nella pratica’ ad un semplice reperimento di quelli che potevano essere considerati i segni visibili del progresso, diveniva per Engels la cerniera tra la teoria dello sviluppo storico, così come questa si presentava nell’ ‘Ideologia tedesca’ e la teoria dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society’. Storia e preistoria apparivano così ricongiunte nel momento in cui venivano ricondotte in modo definitivo a ciò che poteva essere considerato il loro denominatore comune: la produzione dei beni materiali. Nell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ riemergevano tuttavia, assieme alla problematica e ai concetti della «concezione materialistica della storia», anche i temi dell’umanesimo marxista. Lo schema dialettico, applicato alla «storia» dell’istituzione familiare, produceva una sequenza che dalla promiscuità originaria (il comunismo «felice» ma «amorale» delle donne) conduceva al rapporto monogamico di carattere proletario (la «felicità morale» attraverso il passaggio per la fase contrassegnata dalla monogamia borghese, dove il matrimonio era in realtà una forma mascherata di prostituzione (l’«infelicità morale»). La lettura «umanistica» dell”Origine della famiglia’ fu in effetti quelle che prevalse durante i decenni immediatamente successivi alla morte del suo autore. Di conseguenza alcune importanti intuizioni di Engels connesse al ruolo di riproduttrice della forza-lavoro che la famiglia assolve all’interno dei modi storici di produzione, rimasero per lungo tempo occultate. Occorrerà oltre mezzo secolo infatti perché l’antropologia marxista riprenda, come vedremo, la tesi di Engels secondo la quale la produzione e la riproduzione della vita immediata sono di «duplice specie»: produzione di beni materiali ma anche produzione di uomini, produttori di quei beni stessi» (pag 39) [Ugo Fabietti, ‘Antropologia. Un percorso’, Zanichelli editore, Bologna, 1979] Antropologia marxista (pag 143-)”,”TEOS-012-FFS”
“FABIETTI Ugo a cura; testi di TYLOR MORGAN ENGELS KROPOTKIN FRAZER FROBENIUS LÉVY-BRUHL FREUD MALINOWSKI MEAD LÉVI-STRAUSS JAULIN CLASTRES LIZOT MONOD”,”L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea.”,”Ugo Fabietti, nato a Milano nel 1950, si è laureato all’Università di Pavia sulla problematica epistemologica dell’antropologia economica. Ha studiato antropologia all’ EHESS di Parigi sotto la guida di Marc Augé e di Claude Meillassoux. Ha pbblicato uno studio sui meccanismi di riproduzione di una società di proto-agricoltori ed ha collaborato ad un volume sull’ideologia del ‘selvaggio’ pubblicato in Francia. Contiene il saggio di Friedrich Engels, ‘Dal comunismo delle donne alla monogamia’ Mutamenti nella storia della famiglia. ‘La prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale’ “”La famiglia – dice Morgan – è l’elemento attivo, essa non è mai stazionaria, ma procede da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la società si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore… Invece, i sistemi di parentela sono passivi e solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha fatto nel corso del tempo e subiscono un mutamento radicale solo allorché la famiglia è radicalmente cambiata. «E – aggiunge Marx – lo stesso vale per i sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici, in generale». Mentre per la famiglia la vita continua, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo continua a sussistere in forza dell’abitudine, la famiglia lo supera progredendo. Ma, con la stessa sicurezza con cui Cuvier dalle ossa d’uno scheletro d’animale, trovato presso Parigi, ha potuto trarre la conclusione che esse appartenevano ad un marsupiale e che in quel posto, una volta, avevano vissuto dei marsupiali ora estinti, con la stessa sicurezza noi possiamo trarre, da un sistema di parentela tramandato dalla storia, la conclusione che è esistita la forma di famiglia ad esso corrispondente, e ora estinta. I sistemi di parentela e le forme di famiglia che abbiamo menzionato si differenziano da quelli dominanti per il fatto che ogni bambino ha più padri e madri. Nel sistema di parentela americano, a cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano però presuppone una famiglia in cui ciò invece era la regola. Noi ci troviamo così trasportati in una serie di forme di famiglia che sono direttamente in contraddizione con quelle comunemente accettate finora come le sole vigenti. L’idea tradizionale conosce solo la monogamia, ed accanto a questa la poligamia di un solo uomo, e se mai anche la poliandria di una sola donna, e passa così sotto silenzio, come si conviene al filisteo moraleggiante, che la prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale. Lo studio della storia delle origini invece ci presenta condizioni in cui gli uomini vivono in poligamia e contemporaneamente le loro donne vivono in poliandria, e i figli comuni sono perciò considerati come cosa comune a tutti loro. Condizioni, queste, che hanno a loro volta attraversato esse stesse tutta una serie di mutamenti, fino alla loro dissoluzione nella monogamia. Questi mutamenti sono di tal genere che la cerchia abbracciata dal vincolo matrimoniale comune, all’origine assai larga, si restringe sempre più sinché alla fine lascia sussistere solo la coppia singola che oggi predomina”” (pag 50-51) [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), trad. it., Editori Riuniti, Roma, 1971 (in) Ugo Fabietti a cura, ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, Bologna, 1977]”,”TEOS-013-FFS”
“FABIUNKE Günter”,”Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band.”,”FABIUNKE Günter Brani di Marx Engels attinti dalla MEW. F. Engels: “”Aber die Menschen blieben nicht überall auf dieser Stufe stehn… Hirtenstämme sonderten sich aus von der übrigen Masse der Barbaren: erste große gesellschaftliche Arbeitsteilung. Die Hirtenstämme produzierten nicht nur mehr sondern auch andre Lebensmittel als die übrigen Barbaren”” (MEW, Bd. 21, S. 155) (pag 325) “”Nach der Ausscheidung der Hirtenstämme finden wir alle Bedingungen fertig zum Austausch zwischen den Gliedern verschiedner Stämme, zu seiner Ausbildung und Befestigung als regelmäßige Institution. Ursprünglich tauschte Stamm mit Stamm, durch die gegenseitigen Gentilvorsteher; aber als die Herden anfingen in Privateigentum überzugehen, überwog der Einzelaustausch mehr und mehr und wurde endlich einzige Form. Der Hauptartikel aber, den die Hirtenstämme an ihre Nachbarn im Tausch abgaben, war Vieh; Vieh wurde die Ware, in der alle andren Waren geschätzt und die überall gern im Austausch gegen jene genommen wurde – kurz, Vieh erhielt Geldfunktion und tat Gelddienste schon auf dieser Stufe. Mit solcher Notwendigkeit und Raschheit entwickelte sich schon im Anbeginn des Warenaustausches Das Bedürfnis einer Geldware”” (Ebenda, S. 156.)””. [Günter Fabiunke, Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band, 1978] (pag 325)”,”MADS-535″
“FABRA RIBAS Antonio”,”La semana tragica. El caso Maura. El krausismo.”,”L’ autore militante socialista (nato nel 1879) ha partecipato agli eventi. Era membro del Comitato di sciopero e promotore per la campagna internazionale contro il governo Maura e per la salvezza di Francisco Ferrer condannato a morte. FABRA RIBAS ha scritto su questi accadimenti sul giornale l’ Humanité di Parigi. Notizie biografiche sull’autore si trovano nella prefazione di PEREZ BARO’. “”Il tempo che passa, può confermarmi che il krausismo costituisce una prova ulteriore della verità espressa nell’ aforisma ‘habent su fata libelli’. In effetti, poche opere hanno avuto una sorte come quella che ebbero quelle del filosofo Carlos Cristián Federico Krause, nato nel 1781 a Eisenberg, Turingia, e morto nel 1832, a Monaco””. (pag 164) Vedere pure: Catálogo biblioteca del Instituto Cervantes de Ammán Autor: Ullman, Joan. Connelly Título: La Semana Trágica : estudio sobre las causas socioeconómicas del anticlericalismo en España (1898-1912) / Joan Connelly Ullman ; traducción castellana de Gonzalo Pontón Editor: Barcelona : Ariel, D.L. 1972 Descripción física: 693. p. : il. n. ; 24 cm Serie: Horas de España Materias: Cataluña-Historia-Semana Trágica, 1909. España-Historia-S. XIX Autores: Pontón, Gonzalo, trad.”,”MSPx-066″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF.”,”PCFx-016″
“FABRE J. Henri”,”La Vita degli Insetti. Brani scelti estratti dai Ricordi Entomologici.”,”””La sua profonda mente ostinatamente oggettiva, la precisione perpendicolare del suo sguardo osservatore non hanno impedito che il suo spirito umano rimanesse sempre ingenuo e sempre innamorato delle piccole vite osservate. Questa perenne giovinezza di simpatia è stata un incitamento continuo e l’ ispirazione costante a scoprire nuovi fatti e nuove verità. Il grande fisiologo Claude Bernard non ha forse scritto: “”L’ ipotesi felice e feconda che costituisce l’ invenzione scientifica è data dal sentimento? “”. Il sentimento naturalistico è così abbondante nei volumi di Fabre che, leggendoli, avete a momenti l’ illusione perfetta di trovarvi, non già davanti a un libro, per quanto vitale possa essere, ma immersi nella realtà stessa, ancora più reale, giacché vi sembra, non solo di contemplarla, ma, altresì, di conoscerla!”” (pag 7)”,”SCIx-154″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF. “”Certes, Waldeck Rochet explique, en 1964, que par dictature temporaire du prolétariat, si l’on n’en confond pas abusivement le contenu nécessaire et les formes historiquement relatives, il faut entendre deux choses: défendre le régime nouveau de démocratie socialiste contre les agissements des anciennes classes exploiteuses, et assurer la plus large démocratie pour tous les travailleurs. Et il ajoute qu'””évidemment les formes de la dictature du prolétariat peuvent varier selon les conditions historiques et les particularités nationales. Nous croyons, par exemple, que, pour la France, compte tenu de ses traditions démocratiques et des conditions de notre époque, il est possible d’envisager, dans le cas d’un passage pacifique au socialisme, des formes de dictature du prolétariat nouvelles, moins violentes, et d’une durée plus brève”” (p. 66-67)””.”” (pag 101)”,”TEOC-439″
“FABRE Giorgio”,”Roma a Mosca. Lo spionaggio fascista in URSS e il caso Guarnaschelli.”,”FABRE Giorgio è redattore di Panorama (1990). E’ stato a ‘Rinascita’ e all’Unità. Nel 1981 ha pubblicato un libro sull’attività giornalistica di D’Annunzio. “”E’ una discreta rarità trovare negli archivi del Pci clandestino un documento scritto in russo. Eppure, con il numero di collocazione 1154, ce n’è uno che invece, sorprendentemente, è tutto in caratteri cirillici, un documento di 7 pagine. Alla fine della serie, due delle pagine del documento sono state tradotte in italiano e l’intestazione è “”Statistica emigrazione politica italiana in Russia””: in due paginette, in russo appunto, viene indicato il numero di emigrati politici italiani in URSS, suddivisi secondo i luoghi di lavoro e le località di residenza e le persone censite sono circa 250″” (pag 145)”,”RUSS-223″
“FABRE Giorgio”,”L’elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei.”,”‘Sessant’anni or sono il fascismo razzista e antisemita espulse gli autori di «razza ebraica» dall’editoria italiana, operando un profondo stravolgimento della realtà preesistente. Questo libro ci illustra come ciò avvenne. Pur se la ricostruzione di Fabre non si sofferma sul nuovo contesto culturale nazionale che venne così determinato è opportuno tenere presente che è in esso che gi altri italiani sono cresciuti, hanno vissuto, hanno pensato, hanno creato o appreso cultura dal 1938 alla Liberazione; e che il verificarsi di quest’ultima non ha comportato l’automatico abbattimento di tale contesto e delle nuove realtà da esso determinate. L’abbiamo attesa a lungo, questa illustrazione. Ma la ferita inferta dal fascismo era stata troppo profonda (per le vittime, per i testimoni e per gli stessi perpetratori) perché potesse essere detta subito e con facilità. E, prima di mettere a nudo la persecuzione e i persecutori dei libri degli ebrei, è stato necessario che la storiografia mettesse a nudo la persecuzione e i persecutori delle vite degli ebrei e la persecuzione e i persecutori dei diritti degli ebrei. (…) In questo specifico comparto della persecuzione poi, la segretezza era motivata anche dal fermo proposito di Mussolini di non «apparire» persecutore (perché amava la propria immagine e perché non voleva che gli Stati democratici con popolose colonie italiane adottassero misure di reciprocità), e l’oscillazione trovava origine anche nelle difficoltà tecniche di conciliare il nuovo antisemitismo ufficiale con la fase precedente, nella quale il dittatore aveva volontariamente affidato la propria biografia e la propria immagine proprio ai libri di due autori di «razza ebraica» (Margherita Grassini Sarfatti e Emil Ludwig). Fu, quello dell’antisemitismo governativo fascista, un pragmatismo quasi allo stato puro (che rivelerà inesorabilmente la sua qualità di cinismo nel settembre 1943, quando il duce e i suoi uomini barattarono il proprio ritorno al potere con il destino degli ebrei italiani e stranieri intrappolati nella penisola). Fabre ci accompagna a conoscerlo passo dopo passo, mostrando il succedersi di ordini parziali, ordini totali, esenzioni circoscritte, nuovi indurimenti, goffaggini procedurali. E aggiungendo elementi comparativi con la Germania che illustrano le autonomie e le influenze, ossia il loro essere versioni originali – distinte e convergenti – di un modello persecutorio astratto, che sino ad allora non era stato mai concretizzato e che quindi veniva sperimentato sul campo, con curiosità e voluttà. Rilevanti sono poi le pagine che Fabre dedica all’antiebraismo di singoli gerarchi e alti dirigenti ministeriali. In effetti qui da noi piace poco prendere in considerazione – con metodo storico – le differenze e le divergenze materiali dei massimi responsabili fascisti in merito alla campagna razzista e antiebraica, ed è recente la prima proposta articolata di quadro sistematico dei «razzismi del fascismo» (1). Questo però è il terreno che occorre sondare ed arare, se vogliamo compiere la transizione storiografica dal concerto consolatorio di «antisemitismo all’italiana» a quello scientifico di «via italiana all’antisemitismo»’ (pag VII-IX, dalla prefazione di Michele Sarfatti)] [(1) Mauro Raspanti, ‘I razzismi del fascismo’, in ‘Centro Furio Iesi’ (a cura di), ‘La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascisti’, Bologna, Grafis, 1994, pp. 73-89] Giorgio Fabre (1952) ha pubblicato studi sull’apparato repressivo fascista e sugli intellettuali negli anni Trenta e i volumi ‘D’Annunzio esteta per l’informazione (1880-1900) e ‘Roma a Mosca’. Lavora presso la redazione romana di ‘Panorama’. (1998)”,”EBRx-069″
“FABRE Giorgio VENTURINI Karen a cura; saggi di Andrea RICCARDI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Fulvio CONTI Paolo NASO Maurilio GUASCO Daniele MENOZZI Giorgio FABRE Giovanni VIAN”,”La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015).”,”Giorgio Fabre è studioso di storia politica del Novecento e ha scritto di storia della Chiesa su “”Quaderni di storia”” e “”Studi storici”” Karen Venturini insegna all’Università degli Studi della Repubblica di San Marino dove è anche coordinatore del Dipartimento di storia, cultura e storia sammarinesi. Contiene il saggio di Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 171-214) Indice. La Chiesa tra Restaurazione e modernità (1815-2015) Nota introduttiva I. Papa Francesco: da minoranza a popolo, di Andrea Riccardi II. Il ruolo internazionale della Santa Sede dal Congresso di Vienna alla conferenza di pace di Parigi, di Carla Meneguzzi Rostagni III. Contro tutti: il Sillabo di Pio IX, di Francesco Margiotta Broglio IV. Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni fra Chiesa e massoneria, di Fulvio Conti V. La forza delle minoranze. Ebrei e valdesi nella storia d’Italia, di Paolo Naso VI. Il modernismo, di Maurilio Guasco VII. Il confronto della Chiesa con la modernità nell’età di Pio XI, di Daniele Menozzi VIII. Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale, di Giorgio Fabre IX. Aggiornare la Chiesa cattolica: Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, di Giovanni Vian Indice dei nomi L’episodio descritto da Wiston Churchill (pag 171-172) Il calo dei cattolici in Urss dopo il 1918 (pag 187) Gramsci e Togliatti sulla Chiesa cattolica in Urss (pag 191-192) La politica religiosa dei bolscevichi (pag 195-196-197) “”Questione piuttosto complicata, quella cattolica in Urss, all’epoca e anche per noi che la studiamo oggi. Il problema maggiore è costituito dagli archivi russi difficilmente accessibili, in particolare quello del ministero degli Affari esteri. Invece, per la parte vaticana ora si dispone di un volume ricchissimo, quasi mille pagine di documentazione, scritto da una studiosa italiana che insegna a Parigi, Laura Pettinaroli, intitolato ‘La politique russe du Saint-Siège (1905-1939)’ (30). Il libro, davvero notevole per la quantità di documentazione vaticana che raccoglie e intreccia, presenta però alcuni problemi, tra cui la larga assenza delle speculare documentazione sovietica, perfino quella conosciuta. Si segnala per esempio che la Pettinaroli ignora la trattativa del 1927 tra URSS e Vaticano per liberare Gramsci e Terracini e che è nota da trent’anni. Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 184), in ‘La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015)’, Il Mulino, 2017, a cura di G. Fabre e K. Venturini Pettinaroli, La politique russe du Saint-Siège (1905-1939), cit.]”,”RELC-397″
“FABRE-LUCE Alfred”,”Journal de la France, mars 1939 – juillet 1940.”,”Diario che ricorda le vicende viste dall’ interno della strana guerra 1939 – 1940 e della disfatta francese. Tradimenti. “”Come nel 1917, la Russia tradisce. Come nel 1914, la Germania è conquistatrice. Come nel 1915, l’ Italia sarà alleata del vincitore.”” (pag 74) “”Un partigiano onesto dell’ avvicinamento con la Germania è sospetto; uno stipendiato della Russia o dell’ Inghilterra non lo è. Se giungeranno a tirare i conti, gli storici diranno senza dubbio che l’ anti-germanesimo è stato il più grande ‘racket’ della nostra epoca””. (pag 208) Nuova metodica di guerra. “”Abbiamo creduto (e la guerra di Spagna, la guerra di Finlandia stessa, per la loro durata, sembravano confermare questa illusione) che lo sviluppo della guerra scientifica tendesse ad equilibrare gli eserciti, a provocare delle guerre d’ usura, degli scontri pari. Non è che un momento dell’ evoluzione. L’ immaginazione hitleriana lo supera. Essa intuisce che queste formidabili organizzazioni difensive sono fragili se le si attacca con la superiorità dei mezzi necessaria in certi punti vitali. Ogni armata può essere paralizzata co la distruzione di qualche cavo, come un’immensa fabbrica a cui sia tolta la corrente. Così dunque, mentre noi ci fermiamo a metà cammino, Hitler ha portato alle estreme conseguenze il “”progresso””.”” (pag 300-301) L’ esodo ha posto il fondamento morale all’ armistizio (pag 330-) Da stralcio di giornale italiano anno 1940-41 (la fotocopia è da me inserita nel libro di Fabre-Luce) che riporta il processo sulla disfatta: “”Il teste ritiene che al momento della mobilitazione in complesso il morale era buono. Precisa che la creazione di un grande campo per le esercitazioni fu impedita da intervento parlamentare. Daladier dichiara che si trattava di difficoltà d’espropriazione. Viene quindi interrogato il generale Conquet, che ripete all’incirca gli stessi argomenti del precedente e si passa quindi al tenente colonnello Verdurand, ufficiale della riserva che durante la guerra prestava servizio alla direzione di artiglieria antiaerea al Ministero della guerra. Il teste dichiara che non esisteva un’aviazione da osservazione, non solo, ma che non erano neppre in costruzione apparecchi di tale tipo nel novembre 1939. E’ quindi interrogato il generale Leyer, ex-direttore della cavalleria. Il teste lamenta la deficienza di cavalli e di materiale autoblindato e precisa che bisognò attendere fino al marzo 1940 per trasformare certe unità di formazioni motorizzate. Anche le automitragliatrici erano poco numerose e insufficienti i materiali da trasporto. Il generale Leyer ricorda infine la mancanza di carri armati e di autocarri. Quindi l’udienza è rinviata a domani.”””,”FRAV-110″
“FABRINI Rolando”,”Gramsci e il risorgimento.”,”Dono di Mario Caprini Rolando Fabrini è professore di Lettere a Genova. Si occupa principalmente di Storia del Risorgimento italiano e Storia del Mediterraneo in Età moderna. Per queste edizioni ha pubblicato ‘L’assedio di Malta (1565)’, 2012, ‘Il sacco di Genova (1849)’, 2014, ‘Felice Orsini, 1819-1858’, 2015. Gramsci Marx, (pag 16) “”«Da quel momento in poi, la guerra ‘di posizione’ prenderà il posto della rivoluzione permanente. La distinzione Oriente-Occidente ricompare nella forma di una contrapposizione fra ‘democrazie moderne’ e ‘società arretrate e coloniali’, nelle quali prevale ancora una guerra ‘di movimento’. Questo mutamento nel contesto della distinzione corrisponde a una trasformazione del rapporto tra ‘Stato e società civile’. Nel 1848, lo Stato è ‘relativamente poco sviluppato’ e la società civile è ‘autonoma’ rispetto ad esso. Dopo il 1870, l’organizzazione interna e internazionale dello Stato diventa ‘complessa e massiccia’, mentre la società civile si evolve in misura corrispondente. È in questa fase che compare il concetto di ‘egemonia’. Poiché la linea strategica che ora diventa necessaria è, appunto, quella dell”egemonia civile’. Qui il significato di quest’ultima …. è… chiaramente correlato con quello di ‘guerra di posizione’. Ciò che è, dunque, particolarmente sorprendente … è l’enfasi posta sull’espansione massiccia dello Stato occidentale, avvenuta a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, e l’allusione … a un parallelo sviluppo della società civile. (…) Il contesto e il peso degli argomenti nel brano (sopra citato) comportano, di fatto, un nuovo predominio dello Stato. Non è difficile, in effetti, individuare nel testo di Gramsci l’eco della celebre invettiva di Marx contro la ‘mostruosa macchina parassitaria’ dello Stato bonapartista in Francia. (…) Gramsci indentifica il punto di svolta nella vittoria di Thiers (statista conservatore che, schiacciata la Comune, assunse la guida politica della seconda Repubblica francese), e non in quella di Luigi Napoleone. Gramsci non assume posizioni… radicali. Ma la logica del suo passo, pur accantonando gli accenni retorici di Marx, tende nello stesso senso tanto da prospettare, in modo chiaro l’ipotesi che la società civile abbia perso, nei confronti dello Stato, l’autonomia che una volta essa aveva posseduto» (11), Quanto agli aspetti considerati fra i più negativi del sistema parlamentare liberal-borghese italiano (in particolare durante l’ultima quarto del XIX secolo, e, poi, con Giovanni Giolitti fino al 1914), quello del trasformismo costituirebbe il passaggio tangibile dall’iniziale “”egemonia”” ideologico-culturale ed etico-politica dei ‘moderati’ al loro ‘dominio’ politico-statale, come in una ben dissimulata dittatura – apparentemente legalitaria e garantista dei diritti civili e politici a sfondo liberle – sui democratici e, più in generale, su tutti i potenziali progressisti o rivoluzionari; «Dal punto di vista della sua ottica risorgimentale, la questione più importante è quella del trasformismo» (12)”” (pag 15-16) [Rolando Fabrini, ‘Gramsci e il risorgimento’, Edizioni Sensibili alle Foglie, Roma, 2018] [(11) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci’, Laterza, Roma-Bari, 1978, p. 17-19; (12) G. Galasso, Risorgimento’, in AaVv, Gramsci, le sue idee nel nostro tempo’, Ed. L’Unità, Roma, 1987, pag 128]”,”GRAS-176″
“FABRIS Alberto”,”Elisabetta I.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII. “”L’ultimo decennio di regno di Elisabetta -chiamato anche «secondo regno» – fu dunque caratterizzato dall’esplosione di molteplici conflitti che finirono per gravare molto sulle casse dello Stato impedendo altre forme di spesa. La scarsità dei raccolti e la pratica delle ‘enclosure’ finirono così per aggravare le condizioni di un regno dove già molta parte della popolazione viveva in miseria”” (pag 117)”,”UKIx-138″
“FABRIS Alberto”,”Caterina de’ Medici.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII.”,”BIOx-372″
“FABRIZI Pier Luigi FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo a cura, saggi di FERRARI Pierpaolo CAPIZZI Vincenzo CUCURACHI Paolo Antonio GERANIO Manuela GABBI Giampaolo GATTI Stefano MONFERRÀ Stefano FILOTTO Umberto OMARINI Anna CASELLI Stefano CACCIAMANI Claudio ZARA Claudio ZANOTTI Giovanna BRUNO Brunella SPOTORNO Luigi SAITA Francesco ZORZOLI Stefano DRAGO Danilo NAVONE Marco LAZZARI Valter BRAGA Maria Debora GANDOLFI Gino NOCERA Giacomo CORVINO GiuseppeOMARINI Anna ALEMANNI Barbara TASCA Roberto MASPERO Davide CARLUCCIO Emanuele POMANTE Ugo SIRONI Andrea”,”Strumenti e servizi finanziari.”,”Pier Luigi Fabrizi, Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Luigi Bocconi di Milano.”,”ECOT-121-FL”
“FABRIZIO Daniela”,”La questione dei luoghi santi e l’ assetto della Palestina, 1914-1922.”,”FABRIZIO Daniela laureata in storia contemporanea collabora al Dipartimento di scienza della storia e della documentazione storica dell’ Università degli studi di Milano. Sta studiando i rapporti tra la Santa Sede e l’ impero ottomano all’ inizio del XX secolo. “”I sionisti fecero notare che la Palestina storica includeva anche al Galilea ossia i territori a Nord di Acco, che Gerusalemme era una città ebraica e che la maggior parte delle colonie ebraiche sorgeva a ridosso della linea ferroviaria tra Gerusalemme e Jaffa. Da allora in poi le divergenze territoriali sull’ estensione della Palestina tra sionisti, Britannici e Arabi si sarebbero trascinate per decenni””. (pag 123)”,”VIOx-081″
“FACCHINI Enrico PANCERA Carlo”,”Dipendenza economica e sviluppo capitalistico in Israele. Analisi e struttura dello Stato sionista.”,”FACCHINI si occupa di economia e politica agraria. PANCERA è uno studioso di problemi storici.”,”VIOx-041″
“FACCHINI Duccio SASSO Michele VIGNARCA Francesco”,”Armi, un affare di Stato.”,”‘I grandi produttori di armi’ ‘Il business legale delle armi è una macchina capace di divorare a livello mondiale oltre 1700 miliardi di dollari all’anno’ ‘Nel 2012 l’Italia destinerà al comparto della difesa oltre 23 miliardi di euro”” ‘In Medio Oriente è la Siria che ha visto crescere maggiormente il proprio volume di importazioni di armi: 580 per cento in più nel periodo 2007-2011. Un numero dietro il quale c’è la tragedia di un intero popolo’ ‘Le armi impiegate contro i manifestanti [della primavera araba] sono state vendute per buona parte dai paesi europei, dalla Russia e dagli Stati Uniti’ Duccio Facchini scrive per il mensile ‘Altreconomia’; Michele Sasso giornalista free-lance, collabora con l’Espresso; Francesco Vignarca è coordinatore nazionale delle Rete italiana per il disarmo.”,”ITQM-266″
“FACCI Filippo”,”Poveri ma ricchi. La favola del grande declino italiano.”,”Filippo Facci ha 39 anni. É giornalista Mediaset, editorialista del Giornale e collaboratore del Foglio.”,”ITAS-021-FL”
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume I.”,”FACCO DE LAGARDA Ugo “”La classica istintiva “”moderazione”” di Filippo Turati, al qual, come a tutti gli uomini criticamente e fondamentalmente giusti, toccò in certi momenti della vita politica – specie nel 1919, quando, disperato, tentò di arginare la montante rabbia della gente lombarda, disorientata e senza lavoro – l’amaro destino di essere, in eguale misura “”a Dio spiacente ed ai nemic sui”” ebbe a tramutarsi, al tempo delle furiose elezioni dell’aprile 1924, e, poi, nel funesto giugno, in profondo annichilimento e in vero trauma interiore. Era noto che nel gruppo dei socialisti unitari, al cauto Turati faceva da contrappeso per la sua audacia e la coraggiosa, s pur equilibrata e non demagogica, intransigenza il giovane segretario del partito, Giacomo Matteoti. Nato a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885, di famiglia benestante, sposato con due figli, deputato per il collegio di Ferrara e di Padova in tre legislature (XXV, XXVI, XXVII) e da due anni segretario degli unitari, Matteotti aveva portato tra i marxisti e, in genere, nel movimento operaio e contadino, uno stile tutto suo di consapevolezza e di conoscenza . specie nel campo sociale ed economico-statistico, in cui era versatissimo -, ben lontano dalle facili improvvisazioni tribunizie, buone secondo il responso storico a tutti gli usi. Dopo la sua requisitoria del 30 maggio alla Camera, che aveva fatto inviperire la canaglia fascista a cominciare dal suo capo e, nel contempo, rincorare nella resistenza civile le depresse opposizioni di vario colore, Giacomo Matteotti stava raccogliendo nuovi importanti elementi di accusa contro il fascio da portare in assemblea”” (pag 225)”,”ITAD-132″
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume II.”,” “”Stanca, abulica,, sbigottita, quando non appariva, a scatti, istericamente nervosa – l’Italia s’incamminava verso l’abisso, incapace di reagire. “”L’indifferenza”” ammoniva profeticamente già nel 1916 Antonio Gramsci, allora venticinquenne “”è invero la molla più forte della storia. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto di valore può generare, non è tutto dovuto alla inziativa dei pochi che fanno, quanto all’indifferenza, all’assenteismo delle moltitudini. La massa dei cittadini abdica alla sua volontà e lascia salire e mantenersi al potere degli uomini, che, poi, solo un difficile, pericoloso ammutinamento può rovesciare. La fatalità, che sembra dominare la storia, è, invece l’effetto di cotesta indifferenza””. (Qui c’è tutto Gramsci, anticrociano del primo tempo). “”Alcuni a tragedia avvenuta, piagnucolano pietosi, altri bestemmiano osceni, ma quasi nessuno si domanda: se avessi anch’io fatto il mio dovere d’uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà sarebbe successo quanto è successo? Pochi considerano una colpa il loro scetticismo il loro lasciar fare senza reagire, il non aver dato il loro appoggio a quei gruppi politici , che si esponevano per combattere il male evitabile””. Nel caso: la resistenza dei lavoratori nelle fabbriche, la propaganda clandestina degli antifascisti, rimasti isolati in patria o fuoriusciti”” (pag 252)”,”ITAD-133″
“FACCO Giovanni TRIPODO Gianfranco VEZZANI Marco”,”Fabbrica di fabbriche. L’impiantistica in Italia: il caso Italimpianti.”,”Parte prima: Italimpianti nel contesto (di Giovanni Facco); Parte seconda: Italimpianti. I numeri e le vicende di una vita breve ma intensa (di Gianfranco Tripodo); Parte terza: Persone (di Marco Vezzani);”,”ECOG-118″
“FACÓ Rui”,”Brasile XX secolo.”,”FACÓ Rui”,”AMLx-122″
“FACON Patrick”,”Le bombardement stratégique.”,”Patrick Facon è docteur en histoire et directeur de recherche presso il Servizio storico dell’aviazione a Vincennes. In particolare: – Il bombardamento strategico fattore decisivo della vittoria alleata sulla Germania? Controversie sul bombardamento strategico; Il logoramento dell’economia tedesca; La battaglia del carburante e delle comunicazioni; La guerra delle città (pag 169-196) – L’aviazione strategica ha vinto la guerra contro il Giappone? (pag 215) Il dibattito sull’efficacia dei bombardamenti aerei (pag 170-172) Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dopo la capitolazione della Germania sorsero critiche sull’offensiva ad oltranza su quel paese. Già il 3 novembre 1944 Roosevelt aveva chiesto una commissione d’inchiesta, l’US Strategic Bombing Survey (USSBS) che scandagliasse l’intero territorio tedesco per valutare gli effetti del bombardamento strategico. Questo lavoro fu condotto da parte di un servizio studi comprendente oltre mille persone – tra cui 300 civili – che seguiva da vicino l’avanzata delle forze americane. L’USSBS visitò centinaia di città e di fabbriche, compilò migliaia di rapporti americani, britannici e tedeschi, interrogò migliaia di persone tra cui responsabili governativi e militari ancora viventi. A partire dalla mole di informazioni raccolte, si è redatto, sotto la direzione di Franklin d’Olier, oltre trecento rapporti di dettaglio e una sitensi, pubblicata il 30 settembre 1945. La conclusione di questo grande lavoro compiuto da d’Olier si può sintetizzare in queste righe: ‘La potenza aerea alleata si rivela decisiva in una guerra condotta in Europa occidentale. Essa avrebbe potuto essere impiegata differentemente o meglio sotto diversi aspetti. Tuttavia, essa fu decisiva. La potenza e la superiorità dell’aviazione ha permesso il successo dell’invasione. Essa ha portato l’economia a sostegno delle forze armate nemiche sul bordo del precipizio, ma gli effetti di questo fenomeno non si fece ancora sentire sulla linea del fronte quando questo fu attaccato dalle truppe alleate. La potenza aerea fece conoscere alle popolazioni gli orrori e le sofferenze della guerra. L’impronta che ha lasciato sulla nazione tedesca sarà durevole. Anche il rapporto americano conteneva alcune riserve o dubbi sull’efficacia dell’offensiva aerea strategica sulle città, sia per quanto riguardava il morale che per l’impatto sul tessuto industriale nemico. Claude Delmas stima che queste critiche della politica britannica spieghino la debole diffusione di queste inchieste dell’USSBS in Gran Bretagna. Il maresciallo dell’aria Harris, uno dei principali iniziatori di questo metodo, non smise di difendere le sue concezioni e di insistere sull’efficacia della sua azione. Nelle sue memorie apparse con il titolo ‘Bombing Offensive’, l’ex comandante del Bomber Command notava che se gli Alleati avessero avuto a disposizione, nel 1943, le forze di bombardamento che si misero in opera l’anno seguente, la Germania sarebbe stata battuta “”direttamente dai bobmardamenti””. (pag 171-172)”,”QMIx-311″
“FADEEV Aleksandr”,”La disfatta.”,”Una scarna epopea che senz’ombra di retorica evoca una pagina della guerra civile nella Russia orientale. Aleksandr A. Fadeev (pseudonimo di Bulyga) nacque nel 1901 a Kimry nella Russia centrale. Scrittore, durante l’ultima guerra è stato corrispondente al fronte e a Leningrado assediata. E’ morto suicida a Mosca nel 1956. “”La notizia della disfatta s’era diffusa nella vallata con sinistra rapidità; tuttavia la staffetta l’aveva preceduta. Ogni portaordini sentiva che questo era il messaggio più tremendo che fosse mai avvenuto di recapitare da quando s’era iniziato il movimento. L’eccitazione degli uomini si comunicava ai cavalli: le villose cavalcature dei partigiani, digrignando i denti, si lanciavano al galoppo da un villaggio all’altro lungo le tetre e umide stradette di campagna, schizzando grumi di fango sollevato dagli zoccoli…”” (pag 55)”,”RUSx-165″
“FADIGA ZANATTA Anna Laura”,”Il sistema scolastico italiano.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta è nata a Faenza nel 1938 e si è laureata a Bologna in Giurisprudenza. Ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo di Bologna.”,”GIOx-011-FV”
“FADIGA ZANATTA Anna Laura MIRABILE Maria Luisa”,”Demografia, Famiglia e Società. Come cambiano le donne.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta, sociologa. Ricercatrice presso la facoltà di psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Maria Luisa Mirabile, sociologa. Coordina l’area sul welfare state dell’Ires.”,”DONx-077″
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. Il generale Otto von Below e il suo diario inedito.”,”FADINI Francesco (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca. “”Negli archivi di Vienna ci sono, in effetti, non pochi documenti che permettono di far risalire a Conrad ed al suo stato maggiore l’idea di una puntata su Cividale e Udine lungo le vallate dello Iudrio, del Torre e del Natisone per invadere la pianura friulana ed iniziare una gran corsa versi i ponti del Tagliamento e tagliare così la strada di ritirata alle armate italiane dell’Isonzo e del Carso. (…) Uno stato maggiore che si rispetti deve avere pronta una soluzione, almeno sulla carta, per tutte le eventualità che si possono presentare. L’importante è la decisione, al momento giusto, tra le varie alternative possibili e la buona condotta della battaglia secondo il più alto insegnamento dell’arte militare: “”le commandement et l’organisation priment tout””. Ora, gli austriaci non erano riusciti né a realizzare quella doppia offensiva dal Trentino all’Isonzo che pure incombeva minacciosa sul nostro esercito dal 24 maggio 1915 e che dovrebbe suggerire maggior cautela a quelli che criticano tanto le “”spallate”” di Cadorna e nemmeno a fermare o attenuare la pressione dell’esercito italiano verso est. Almeno fino al colpo di mano di Caporetto, dove i fiumi e le valli dai quali si poteva irrompere nella pianura friulana e rischiare di prendere alle spalle le armate italiane del Carso, dell’Isonzo e del Trentino, non erano stati inventati dallo stato maggiore austriaco ma dal Creatore. Il merito incontestabile di quello stato maggiore fu di aver saputo leggere e capire il libro aperto della geografia e dei due fronti contrapposti. Il merito altrettanto incontestabile di Krafft fu quello di convalidare il piano austriaco convincendo Hindenburg ad osare. Il merito di Bulow e di Krafft fu infine quello di avere portato a termine le operazioni che ne derivarono, individuando esattamente fin nei dettagli le direttrici che saranno seguite dalle varie unità partecipanti all’offensiva e ampliando enormemente il successo iniziale. Non a caso, Below racconterà come il Boroevic era sicuro che la XIV armata non sarebbe nemmeno arrivata al Tagliamento. Con gli austriaci da soli non si sarebbe mai combinato molto, mentre invece l’esperienza degli anni di guerra aveva già dimostrato che gli Imperi Centrali avevano tutto da guadagnare a mescolare le loro forze. L’offensiva russa del 1916 era stata respinta tutte le volte che s’era trovata di fronte truppe miste tedesche ed austriache e aveva guadagnato pericolosamente terreno ogni volta che gli austriaci dovevano tenere, da soli, il fronte. Un altro dato di fatto del quale i tedeschi ed austriaci avevano dovuto tener conto nei loro preparativi, era quello che l’Austria-Ungheria; da sola, aveva sempre dovuto cedere alla pressione di Cadorna e che quando aveva tentato l’offensiva in grande stile, come nel 1916, per una ragione o per l’altra non aveva combinato un gran che. L’apporto germanico alla battaglia di Caporetto appare determinante, specie se confrontato con l’offensiva di Conrad dell’anno prima sia in campo, dove fece, in un certo senso, da catalizzatore nei confronti dei combattenti austriaci, sia nella guida delle operazioni dove la XIV armata svolse il suo compito di punta di lancia maneggiata dal Below con mano sicura e seguita alla bell’e meglio dalle armate austro-ungariche”” (pag 147-148) Mancato intervento dell’artiglieria italiana a Caporetto. (pag 180-181) “”Aveva ragione Krafft von Dellmensingen quando scriveva “”L’audace decisione dei comandi, di basare i loro provvedimenti sulla minore esperienza bellica degli italiani, stava ricevendo la sua brillante conferma. Un sistematico fuoco di distruzione avrebbe causato all’attaccante gravi perdite poiché le posizioni austriache contenevano a mala pena l’assai fitto ammassamento di truppe, le coperture in molti punti non erano sufficientemente profonde ed i camminamenti erano assai mal mascherati. Fu un vero colpo di fortuna che agli italiani fosse passato completamente inosservato quello che accadeva nelle loro immediate vicinanze””. La Relazione Ufficiale riassume molto bene i termini del caso dell’artiglieria italiana a Caporetto quando elenca “”cercando di non trascurarne alcuna””, tutte “”le numerosissime cause d’ordine tecnico professionale che concorsero a favorire la rottura de fronte italiano da parte del nemico””. Essa cerca di dare ‘unicuique suum’, e scrive: “”c) Mancato intervento delle artiglierie del XXVII corpo d’armata: i posti di comando del Comandante del Corpo d’Armata e del suo comandante dell’artiglieria non coincidevano; l’interruzione dei collegamenti verificatasi si dai primi momenti della preparazione dell’attacco non consentì la emanazione degli ordini necessari; l’iniziativa era per principio esclusa e quando si ricorse ad essa per la prolungata mancanza di ordini, si era già subita la sorpresa, sicché le azioni di fuoco non potevano che risultare tardive, sporadiche e confuse”” (pag 180-181)”,”QMIP-205″
“FADINI Angelo”,”Introduzione alla teoria degli insiemi ed alla logica matematica.”,”Scopo di questo libro è quello di presentare al lettore quel minimo della teoria degli insiemi che, a mio avviso, ogni matematico deve conoscere, ma contemporaneamente far sì che egli possa rendersi conto della problematica filosofica connessa a questa teoria, mediante uno sguardo panoramico.”,”SCIx-096-FL”
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. La biografia del generale Otto von Below e il suo diario inedito sulla campagna d’Italia del 1917.”,”Francesco Fadini (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca Il giudizio di Hindenburg (1919). “”Per quanto io mi rallegrassi per il successo riportato in Italia, non potevo tuttavia sottrarmi completamente ad una sensazione di scontento. A conti fatti, la grande vittoria non era stata completa. Veramente, i nostri meravigliosi soldati erano rientrati anche da questa campagna pieni di giustificato orgoglio; ma non sempre la gioia dei soldati è anche quella del loro capo”” (pag 433) Resistenza italiana e rinuncia tedesca (pag 445) Clausewitz “”‘La campagna in Italia del 1917’ raccontata dal generale di fanteria Otto von Below si chiude con la rinuncia a proseguire nelle operazioni che egli stesso suggerisce al comando supremo tedesco mettendo, ad ogni buon conto, le sue comunicazioni con il quartier generale di Hindenburg al riparo di orecchie austriache indiscrete e ricoprendole con il paludamento della disponibilità propria, del suo comando, della sua armata e magari di qualcuno degli austriaci meno pasticcioni, per obiettivi diversi dal Grappa. Le ragioni della rinuncia erano state, infatti, presentate agli ufficiali del comando d’armata con le crescenti necessità di truppe tedesche nelle Fiandre; ma, quali che ne siano stati i motivi e comunque si vogliano valutare tanto le possibilità che i tedeschi e gli austriaci avevano per raccogliere le loro forze e sferrare una nuova fortissima offensiva, come la probabilità che questa riuscisse, quella rinuncia trova la sua più efficace descrizione in un paio di pensieri di Clausewitz che qui riportiamo: «Nell’arte della guerra troveremo costantemente; come ultima espressione, la volontà energica di un fiero spirito che si innalza imperiosamente, simile ad un obelisco verso il quale convergono tutte le strade di un abitato””. «Per l’attaccante, onde non spingere le imprese al di là dei suoi mezzi… è importantissimo congetturare se l’avversario si abbatterà stordito dal dolore per il colpo che ha ricevuto o se invece sarà eccitato fino al furore come un toro ferito e infine, indovinare se le altre Potenze saranno spaventate od irritate, se e quali combinazioni politiche si stringeranno o si scioglieranno» (pag 443-448) (in F. Fadini, Caporetto dalla parte del vincitore, Vallecchi, 1974)”,”QMIP-003-FSL”
“FAENZA Liliano a cura; saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia, 1872-1892. Atti del Convegno di studi “”Marxisti e “”riministi””””, Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella “”Su sollecitazione di Engels, il Consiglio generale di New York veniva indotto a interessarsi direttamente della situazione del movimento operaio della penisola, cercando anche di inserire nel lavoro organizzativo e politico un internazionalista italiano, il Fornaccieri, eletto regolarmente dal congresso dell’ Aia, ma che, essendo privo di lavoro, non era in grado di seguire l’ attività politica. Il Bignami intanto, in vista della pubblicazione dell’ ‘Almanacco repubblicano’ (della Plebe) per il ’73, intratteneva un fitto carteggio con Marx e con Engels, per varie questioni riguardanti i due accennati scritti degli stessi. L’ arresto del Bignami diede occasione a uno dei maggiori interventi di appoggio di Engels e dell’ Internazionale in Italia, prima della conclusione delle vicende organizzative di questa. Per aver pubblicato sulla Plebe l’ appello del Consiglio generale newyorkese del 20 ottobre (di tono organizzativo), il Bignami il 21 novembre venne arrestato con alcuni compagni, redattori del foglio, e questo fu sequestrato: Engels, comunicando la notizia al Sorge, dava evidenza al fatto che il governo si preoccupava di perseguitare gli internazionalisti, e non gli “”anarchici””; pregava anche l’ amico di far dare alla faccenda la massima pubblicità, “”per far vedere chi sono coloro che i governi considerano pericolosi, il Consiglio generale e i suoi seguaci, ovvero gli alleanzisti””.”” (pag 106-107)”,”ANAx-234″
“FAENZA Liliano”,”Marxisti e “”riministi””. La Conferenza di Rimini e l’Internazionale italiana: vent’anni di storia del movimento operaio (1872-1892).”,”””Saggio pubblicato in occasione della commemorazione, organizzata dalla città di Rimini, del 1° centenario della fondazione dell’Internazionale italiana.”” Libro di GB e PS FAENZA Liliano è nato a Rimini nel 1922. Ha collaborato con saggi e inchieste a ‘Critica sociale’, ‘Mondo operaio’, ‘Comunità’, ‘Opinione’, ‘Passato e presente’, ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘La crisi del socialismo in Italia’ (1967), ‘Antimilitarismo e miiltarismo dell’anarchico Amilcare Cipriani’.”,”MITS-360″
“FAENZA Roberto FINI Marco”,”Gli americani in Italia.”,”Roberto FAENZA (32) si occupa di problemi dell’informazione. Marco FINI è un giornalista. Libro omaggio di Simonelli”,”ITAP-082″
“FAENZA Liliano a cura, saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI Leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia 1872-1892. Atti del Convegno di studi ‘Marxisti e Riministi’. Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Questo volume testimonia la piena riuscita di un incontro di studio convocato su un tema ‘Marxisti e riministi’ fin troppo accattivante e davanti al quale si prospettavano due pericoli: che si rimanesse nei limiti di un discorso alquanto celebrativo, suggerito dal centenario della conferenza dell’agosto 1872 da cui nacque sotto la presidenza di Carlo Cafiero e con la segreteria di Andrea Costa la Federazione italiana dell’Associazione internazionale dei lavoratori; o che si trasbordasse ancora una volta nella vecchia querellefra anrchici e marxisti.”,”ANAx-013-FL”
“FAENZA Liliano”,”Comunismo e Cattolicesimo in una parrocchia di campagna.”,”Liliano faenza è nato a Rimini el 1922 e morto a Rimini nel 2008. Laureato in Pedagogia all’Università degli studi di Urbino nel 1959 impiegato presso l’Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato di Rimini dal 1942 al 1974. Protagonista del movimento socialista riminese del quale è profondo conoscitore e studioso. …..la critica della religione è il presupposto di ogni critica. K. Marx Introduzione alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel. Una concezione del mondo non può rivelarsi valida e permeare tutta una società e a diventare “”fede”” se non quando dimostra di essere capace di sostituire le concezioni e fedi precedenti…. A. Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce. Il prete si, la messa si, il grano tutto per noi. Un contadino comunista di San Lorenzo a Monte.”,”RELC-077-FL”
“FAGAN Brian”,”Alla scoperta degli imperi del sole. Avventure di archeologi ed esploratori tra i misteri dell’America precolombiana.”,”Brian Fagan, archeologo inglese è stato professore di Antropologia alla University of California di Santa Barbara e membro della New York Academic of Sciences.”,”ASGx-002-FFS”
“FAGE John D.”,”Storia dell’Africa.”,”J.D. Fage dopo aver insegnato negli anni Cinquanta in quella che oggi si chiama Università del Ghana è stato professore di Storia dell’Africa presso la Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra e dal 1963 ha insegnato nell’Università di Birmingham. E’ stato tra i fondatori e curatori del ‘Journal of African History’ e ha curato e diretto la pubblicazione dell’opera in otto volumi della ‘Cambridge History of Africa’.”,”AFRx-104″
“FAGES J.B.”,”Introduzione alla diversità dei marxismi.”,”FAGES J.B. laureato in filosofia e sociologo della comunicazione di massa, è critico della TV francese. Ha scritto varie opere tra cui ‘Comprendre Lévi-Strauss’, ‘Comprendre Jacques Lacan’, Comprendre le structuralisme’.”,”TEOC-478″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-404″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi; collaboratore alle ricerche Edoardo FADINI; scritti di Luigi EINAUDI Alfredo ANGIOLINI Mario BETTINOTTI Camillo GARRONI Gaetano SALVEMINI Francesco PAPAFAVA Nicola MALNATE Giovanni GIOLITTI Claudio TREVES”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-416″
“FAGIOLO Silvio”,”L’operaio americano. Fabbrica e sindacato in USA.”,”Silvio FAGIOLO è nato a Roma nel 1938. Diplomatico, è stato all’Ambasciata d’Italia a Mosca dal 1972 al 1975 e console a Detroit dal 1975 al 1979. Per i tipi della Laterza ha pubblicato ‘I gruppi di pressione in URSS’ (1977).”,”MUSx-016″
“FAGIOLO Silvio”,”L’idea dell’Europa nelle relazioni internazionali.”,”FAGIOLO Silvio, ambasciatore, è docente di Relazioni internazionali presso la LUISS ed editorialista de Il Sole 24 Ore.”,”EURx-252″
“FAGIOLO Silvio”,”I gruppi di pressione in URSS.”,”Silvio Fagiolo, nato a Roma nel 1938, ha studiato nelle università di Roma e di Berlino Ovest. Dal 1964 al 1968 ha lavorato presso la Commissione esecutiva della Cee. Entrato successivamente nella carriera diplomatica, è stato all’ambasciata d’Italia a Mosca dal ’72 al ’75. Dal giugno 1975 è console d’Italia a Detroit negli Stati Uniti.”,”RUSU-072-FL”
“FAGNANI V. a cura”,”Poétes et prosateurs francais du XVI au XX siècle.”,”Un metodo. “”””Montesquieu est avant tout l’ honnête homme social et politique, à qui rien d’humain n’est étranger, qui cherche à se connâitre pour mieux connâitre autrui, et à faire connâitre aux hommes leur condition afine de leur enseigner à la rendre plus supportable. Ses écrits subsistent parce qu’ils sont historiques et qu’ils reposent sur l’ observation de la nature. Ses vues génerales son justes, c’est essentiel: quant à ses erreurs de détail, elles importent médiocrement. Villemain l’a très bien dit: “”Dans un ouvrage de ce genre, ces erreurs ne comptent pas plus que le fractions dans un grand calcul””. Montesquieu a laissé mieux que le préceptes: un méthode qui a permis de développer sa pensée et de l’ appliquer à des conjonctures qu’il n’avait pas du prévoir. Il a exercé une action profonde et prolongée sur son temps; il est encore plein d’enseignment pour le nôtre.”” (Albert Sorel).”” (pag 127)”,”FRAA-066″
“FAILLA Carmelo”,”Introduzione a Marx. Pro e contro.”,”””La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura (…). In questo senso Thomas Münzer dichiara insopportabile ‘che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’ acqua, gli uccelli nell’ aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera’”” (K. Marx, Sulla questione ebraica) (pag 59)”,”MADS-324″
“FAILLA Mariannina a cura, Saggi di LAURO Pietro MARINO Stefano MATASSI Elio DI-PLACIDO Nicoletta JACOBSSON Marco MULÈ Paolo IACOMINI Miriam CORTELLA Lucio ROSITO Vincenzo LATINI Micaela VINCI Paolo PETRUCCIANI Stefano GENTILI Dario DI-GIACOMO Giuseppe”,”La dialettica negativa di Adorno. Categorie e contesti.”,”La curatrice, Mariannina Failla, è ricercatrice di Storia della Filosofia presso l’Università di Roma Tre. Ha pubblicato tra l’altro Verità e saggezza in Kant e Microscopia, La musica nel commento al Filebo di Gadamer.”,”FILx-056-FL”
“FAIN Agathon-Jean-François (Barone)”,”Il crollo di un impero.”,”Barone Agathon-Jean-François Fain segretario particolare di Napoleone I “”Gli alleati hanno esitato a lungo, incerti se convenisse di più marciare contro Napoleone o su Parigi. I capi più prudenti temevano una Vandea imperiale, proponevano di ritirarsi sul Reno. Ritenevano la riunione di tutte le loro forze necessaria tanto per effettuare quella ritirata, quanto per marciare avanti. Ma in quel mentre, emissari segreti portano da Parigi la notizia che gli alleati erano attesi da un partito potente. Ciò decide gli alleati. Certo di poter contare sul tradimento, il nemico preferisce la prima volta il partito più audace. A sera del 23 marzo un proclama annuncia alla Francia la rottura delle trattative di Châtillon, la riunione delle due grandi armate europee e la loro avanzata in massa su Parigi””. (pag 175) “”Napoleone risale in vettura e si fa portare a Fontainebleau. “”Qui si vede lo spettacolo delle cose umane: tante guerre, tanto sangue sparsi, tanti popoli distrutti, tante grandi azioni e tanti trionfi di politica, di costanza e di coraggio, per quale risultato?”” (Montesquieu, Decadenza dei Romani, capitolo 15)”” (pag 185) FAIN, Agathon-Jean-François, barone. – Storico, nato a Parigi l’11 gennaio 1778, morto il 16 settembre 1837. Giovanissimo fu addetto agli uffici della Convenzione nazionale. Nel 1795 era segretario della Convenzione quando fu attaccato dai Parigini. Capo degli uffici di corrispondenza del Direttorio, soprintendente agli archivî, prima del Consolato, poi dell’Impero, segretario intimo di Napoleone nel 1813, il F. mostrò di essere funzionario intelligente e coscienzioso. Sinceramente devoto a Napoleone, che lo aveva creato barone nel 1809, perdé ogni carica e dotazione nella prima e nella seconda Restaurazione. Ma, scoppiata la rivoluzione di luglio, fu da Luigi Filippo nominato primo segretario di gabinetto, cioè suo segretario particolare. Ha lasciato le seguenti opere: Manuscrit de l’an III, 1794, 1795, contenant les premières transactions de l’Europe avec la république française, et le tableau des derniers événements du régime conventionnel, pour servir à l’histoire du cabinet de cette époque, Parigi 1822; Manuscrit de 1812, contenant le précis des événements de cette année, pour servir à l’hist. de Napoléon, Parigi 1827; Manuscrit de 1813, contenant le précis des événements de cette année, Parigi 1824-25; Manuscrit de 1814, trouvé dans les voitures impériales prises à Waterloo, Parigi 1823. Il F. è storico probo, bene informato, e talvolta fa anche importanti rivelazioni, ma più spesso, specie nelle tre opere di soggetto napoleonico, è troppo entusiasta del suo eroe. (Enc. Treccani)”,”FRAN-096″
“FAINA Gianfranco”,”Ingegneria portuale genovese del Seicento.”,”La tempesta di vento di libeccio dell’ 11 novembre 1613, il giorno di San Martino, nel racconto del testimone e scrittore J. Furttenbach: “”Questo evento fu tragico e spaventoso e quali effetti distruttivi esso ebbe, le persone intelligenti lo possono valutare sufficientemente da quanto è stato fin qui raccontato. Secondo le notizie che si sono potute avere, in questo porto devono essere naufragate in tutto 16 grosse Nauen e 54 tra Barchen e Fregatine e devono essere affondate anche molte tonnellate d’ oro, beni preziosi e merci di scambio; tuttavia l’ entità esatta delle perdite non le può sapere nessuno per il fatto che nessuno sa quante navi e persone straniere si trovassero nel porto in quella circostanza. E’ stato notato anche che questo terribile fortunale non è stato provocato solo dal gran vento, ma anche dal fondale che avrebbe ribollito verso la superficie, come un vortice nell’ acqua corrente, e sebbene anche in altre regioni si siano in quel periodo verificati di questi fortunali, Dio voglia guardarci in avvenire da simili disastri. Anche il porto del mare – (…) – fu tanto devastato da navi affondate e disseminate di pezzi di legno che non vi si poteva più accedere. Per questo si sono escogitati tutti i mezzi per ripulirlo””. (pag 27-28) “”Il metodo e i risultati ottenuti dal De Mari non ebbero gran risonanza negli stati italiani. A Genova la sua fama, già grande dopo la costruzione delle nuove mura, aumentò tanto che vari decenni dopo era ancora chiamato “”Archimede della Liguria””.”” (pag 192) “”Il metodo di De Mari ebbe risonanza presso gli ingegneri inglesi, che non solo ne furono a conoscenza ma lo adottarono, nella costruzione di quella che fu considerata ai suoi tempi “”the greatest and most noble Untertaking of the World””, e tuttora è considerata la massima opera di ingegneria inglese nel 1600, la fabbrica del molo di Tangeri””. (pag 193) “”La costruzione del molo nuovo rimediò parzialmente a questa situazione; De Mari non inventò soltanto un nuovo metodo di fondazione, che trovò applicazione anche in mari diversi da quello Mediterraneo, ma giunse ad alcune generalizzazioni fondamentali nel campo dell’ ingegneria portuale.”” (pag 201)”,”ITAE-145″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”FAINA Gianfranco è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. Riporta due brani di A. Cervetto.”,”MITT-196″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”Gianfranco Faina è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. La lotta degli avventizi contro le cooperative e gli imprenditori. “”Il perno della politica riformista degli «autonomi» genovesi era costituito appunto dall’esperienza cooperativistica che si andava pian piano generalizzando nel porto, con l’appoggio del Consorzio e particolarmente del suo presidente Nino Ronco. Da organi di resistenza e di protezione della mano d’opera contro lo sfruttamento e l’arbitrio degli antichi impresari e confidenti, le cooperative si erano così tramutate in organi di attacco miranti ad assumere tutto il lavoro portuale. La loro forza stava tutta nel ruolo chiuso, che dava ad esse un monopolio di fatto. Il piano cooperativistico di avocare a sé il lavoro, eliminando gli impresari, era un disegno che aveva solo l’apparenza di una lotta di classe; nel retroscena era il piano di un forte gruppo di interessi operai che tentava di sovrapporsi a quelli degli imprenditori. Tale si dimostrò quando, in modo clamoroso, gli avventizi, che nel porto di Genova salivano a 15-20.000, si inserirono nella lotta fra cooperative e imprenditori per richiedere alle cooperative la rottura di una serie di privilegi (2). Parve allora che la lotta di classe si esprimesse nel porto tra avventizi da una parte e cooperative e imprenditori dall’altra; e gli avventizi si avvantaggiarono realmente della divisione del campo avverso per imporre certe loro condizioni. Solamente incuneandosi in questa lotta gli avventizi constrinsero le cooperative ad aprire loro finalmente i ruoli”” (pag 67-68)”,”MITT-017-FV”
“FAINI Riccardo GIANNINI Silvia GROS Daniel PISAURO Giuseppe KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”I conti a rischio. La vulnerabilità della finanza pubblica italiana.”,”Riccardo Faini è professore di Politica economica nell’Università di Roma Tor Vergata; ha lavorato per Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Ministero del Tesoro. Ha presieduto la Commissione incaricata della verifica sui conti pubblici nel 2006. Silvia Giannini è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Bologna, collabora con istituzioni e centri di ricerca nazionali e internazionali. Daniel Gros è direttore del Centre for European Policy Studies (Ceps) di Bruxelles. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di Economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003. Giuseppe Pisauro è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Perugia, ha svolto attività di consulenza per istituzioni italiane e internazionali.”,”ITAE-030-FL”
“FAINSOD Merle”,”How Russia is Ruled.”,”FAINSOD è professore di Government alla Harvard University. Ha scritto articoli sull’ URSS e sulla politica americana. E’ stato Lecturer al National War College, Army War College, Naval War College. E’ stato direttore di political studies all’ Harvard’s Russian Research Center.”,”RUSS-126″
“FAINSOD Merle”,”International Socialism and the World War.”,” Repressione e persecuzioni dei governi contro la sinistra rivoluzionaria durante la Prima guerra mondiale “”The belligerent governments, too, saw in the activity of the Left a treasonable challenge to their authority which had to be exterminated at all costs. The meeting of the Kienthal Congress was a signal for the intensification of government persecutions. Its newspapers were suppressed; its meetings were disbanded; its leaders and prominent adherents were confined in prison. In Germany, Karl Liebknecht was arrested for taking part in a demonstration in the Potsdamer Platz in Berlin on May Day, 1916. Although a member of the Reichstag and entitled to immunity from arrest, the Reichstag refused to intercede for him. He was sentenced at first to thirty months imprisonment, and on appeal the sentence was increased to forty-nine months. Rosa Luxemburg, Clara Zetkin and Franz Mehring – all prominent leaders of the Left – had to serve prison sentences for “”disturbing the peace””. Many less prominent supporters were confined to “”Schutzhaft”” and were kept under guard until the end of the war. In Austria the government met peace demands of the Socialists with brutal repression. The refusal of the government to convoke Parliament or to take steps toward peace drove the otherwise gentle Dr. Friedrich Adler, the scholarly editor of ‘Der Kampf’, to assassinate Count Stuergkh, the Austrian Premier. He was first condemned to death, but as the result of widespread agitation, the sentence was commuted to life imprisonment (50). The heavy hand of government censorship also fell upon the opposition in France. ‘Nashe Slovo’, the journal edited by Trotsky, was suppressed as the result of Russian protests. Trotsky was expelled from the country. Many of the leaders of the Left -among them Monatte and Rosmer – were forced to do military service. In Rumania, Dr. Rakovsky, the moving spirit of the Socialist Party, was arrested with a number of his supporters; and kept incommunicado. In Great Britain many members of the Independent Labour Party and the Socialist Party found themselves behind prison bars because of their opposition to the war. One of the most notable cases was the long term imprisonment of MacLean, leader of the radical “”Clyde-siders”” who later became a prominent supporter of the Communist International. In Sweden the leaders of the Young Socialists came to blows with the authorities in their effort to give the Socialist movement an anti-war bias. Höglund, member of Parliament, and two other leaders of the minority, Heden and Oljelund, were arrested, convicted of high treason and sentenced to long prison terms. The International Socialist Commission of Berne, in special manifestoes issued May 1 and July 1, 1916, described Europe as a “”pesthouse of reaction”” and called upon all Zimmerwaldians to protest against these continued persecutions (51)”” (pag 114-115) [(50) ‘American Labor Year Book’, 1916, 164; (51) ‘Archiv für die Geschichte des Sozialismus’, etc., XII, 357-362]”,”INTS-052″
“FAINSOD Merle”,”Smolensk under Soviet Rule.”,”Merle Fainsod was born at McKees Rocks, Pennsylvania, on May 2, 1907; und educated at Washington University and harvard, where he took his Ph.D. in 1931. He was awarded the Sheldon Traveling Fellowship by Harvard for 1932-33. Professor Fainsod began his career at Harvard as an Instructor in Government in 1946. He has been a visiting lecturer at numerous universities, including Yale; member of the staff of the President’s Commission on Administrative Management, 1956; Price Executive for Consumers Durable Goods, Office of Price Administration, 1941-42; Director, Civil Affairs Training School, Harvard University, 1944-45. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, A Bibliographical Note, Notes, Glossary, Charts, Tables, Documents, Maps, Index, Vintage Russian Library”,”RIRO-183-FL”
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea 1800-1985.”,”FAIRBANK ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Univ di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è ‘The United States and China’. Ha curato i quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-010″
“FAIRBANK John King GOLDMAN Merle”,”China. A New History.”,”MERLE ha scritto il capitolo 21 (The Post-Mao Reform Era) e l’Epilogo.”,”CINx-033″
“FAIRBANK John K. REISCHAUER Edwin O. CRAIG Albert M.”,”Storia dell’ Asia orientale. 2. Verso la modernità.”,”FAIRBANK John K. (1907) ha studiato ad Harvard e Oxford. Dal 1941 al 1946 ha lavorato in Estremo Oriente… finire “”L’ oscillazione del pendolo. La mania dell’ occidentalizzazione raggiunse l’ apice negli anni ’80. Si parlò persino, nei circoli responsabili, di adottare ufficialmente la politica dei matrimoni misti con i caucasici per “”migliorare”” la razza giapponese. Si fecero sforzi per rendere i rapporti sociali fra i sessi conformi alla pratica occidentale. Alle donne delle migliori famiglie furono insegnati il ballo e le lingue straniere. (…) Questo e altri eccessi suscitarono un generale senso di repulsione per le non necessarie imitazioni dell’ Occidente, e ad esso si accompagnò una nuova esaltazione dei valori e delle tradizioni nazionali. Il conseguente rallentamento della occidentalizzazione si rivelò come una fae assai proficua nel generale processo di modernizzazione. Molti aspetti superficiali della cultura occidentale, come le sale da ballo, vennero lasciati cadere; così le innovazioni tecnologiche significative non ebbero più il difetto di accompagnarsi a elementi inutili e irritanti. Il medesimo ciclo, caratterizzato da una adozione entusiasta e talora indiscriminata dei modi occidentali, seguita dal rifiuto di taluni aspetti meno essenziali di queste innovazioni, ebbe a ripetersi più di una volta nella successiva storia giapponese. Cicli analoghi possono scorgersi anche in altri paesi asitici.”” (pag 310-311)”,”ASIx-087″
“FAIRBANK John King”,”La grande révolution chinoise, 1800-1989.”,”FAIRBANK John K. è considerato come uno dei grandi specialisti delal Cina. Americano, nato nel 1910, ha studiato a Oxford e ha fondato gli studi cinesi negli Stati Uniti. Ha insegnato storia della Cina ad Harvard e diretto l’edizione in 6 volumi della Cambridge History of China.”,”CINx-236″
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea.”,”John K. Fairbank ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Università di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato sull’argomento numerosi libri, il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è The United States and China. Ha inoltre curato sei dei quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-030-FL”
“FALANCA Simone”,”Banche Armate alla Guerra. L’intrigo politico-finanziario dietro la Guerra infinita.”,”Simone Falanca (1979) mediattivista, vive e lavora tra Cagliari e Milano. Collabora con i maggiori midia indipendenti italiani (Indymedia Italia, Rekombinant, InformationGuerrilla) pubblicando articoli e numerose inchieste. Fonda, nel 2001, Zaratustra.it, sito di contro-informazione digitale. Esperto hacktivista è da diversi anni studioso di relazioni politiche internazionali. É autore di diversi saggi sullo Stato Parallelo distribuiti esclusivamente in internet in copyleft. Attualmente collabora con diversi newsgroup a un nuovo modello sociologico di media-attivismo e media-attitudine.”,”USAP-001-FL”
“FALANGA Gianluca”,”Spie dall’est. L’Italia nelle carte segrete della Stasi.”,”Gianluca Falanga vive e lavora a Berlino, dove collabora con il Museo della Stasi e con l’ex penitenziario della Stasi di Hohenschonhausen. Con Carocci ha pubblicato: ‘Non si può dividere il cielo. Storie del Muro di Berlino’ e ‘Il Ministero della Paranoia. Storia della Stasi’, (2012, rist.) “”Qualcosa di molto vicino alla rottura definitiva fra PCI e SED si consumò nel biennio successivo. Nel novembre 1977 il direttore socialista della Biennale di Venezia, Carlo Ripa di Meana, decise di dedicare l’edizione di quell’anno della prestigiosa ‘kermesse’ artistica al tema delicatissimo della dissidenza nei paesi comunisti. La manifestazione subì la reazione indignata dell’Unione Sovietica che provò in tutti i modi a impedire la realizzazione, esercitando forti pressioni sul PCI e arrivando anche a minacciare ritorsioni contro il governo italiano, che sosteneva la manifestazione con denaro pubblico. (…) L’ambasciatore della DDR a Roma fu incaricato di indagare sull’atteggiamento assunto dal PCI, che non sostenne ufficialmente la manifestazione (anzi, diversi intellettuali “”d’area PCI”” se ne tennero lontani o presero una posizione contraria), ma non condannò i militanti che vi parteciparono e, in generale, si mostrarono concordi nell’espressione di una risoluta condanna della censura nei paesi comunisti (55). A un chiarimento definitivo sulla questione dei dissidenti fra comunisti italiani e tedesco-orientali si arrivò soltanto nel febbraio 1978 – e fu una vera e propria resa dei conti. Giancarlo Pajetta volò a Berlino per conferire prima con Honecker e poi con il solito Axen, al quale il dirigente del PCI spiegò con franchezza e senza troppi giri di parole che la violazione dei diritti civili e la repressione culturale nella DDR come in altri paesi socialisti non solo erano inaccettabili e controproducenti per il regime, ma mettevano in estremo imbarazzo il PCI, costretto sulla difensiva. Axen non gradì e si limitò a ribattere che il comunismo non era mai stato tanto attraente come negli anni settanta, ergo la questione dei diritti civili non rappresentava altro che un tentativo della borghesia di diffamare l’alternativa socialista (56)”” (pag 67-68)”,”PCIx-452″
“FALASCHI Candiano”,”Gli ultimi giorni del fascismo.”,”FALASCHI Candiano dà la versione del Pci sulla fucilazione di Mussolini e dei gerarchi di Salò.”,”ITAR-185″
“FALCHERO Anna Maria”,”La Banca italiana di sconto, 1914-1921. Sette anni di guerra.”,”[Contiene il paragrafo 2: ‘La BIS e il finanziamento all’industria durante il conflitto mondiale’ (pag 93- ): 2.1. Gli elettrici in guerra. 2.2. Cantieri navali e società di navigazione: i difficili acquisti negli USA. 2.3. Le Manifatture Cotoniere Meridionali. 2.4. I finanziamenti industriali di guerra. 2.5. Bilanci di guerra. ‘Nonostante la riluttanza dei finanzieri americani ad impegnarsi nell’Istituto avesse privato la Sconto, durante il conflitto, di un’alleanza che i suoi dirigenti consideravano preziosa, la banca aveva comunque conquistato una posizione di primo piano nel quadro del finanziamento alle industrie italiane, in particolare a quelle meccaniche, cui dedicò, tra il 1916 ed il 1918, non poche energie. Tralasciando il cospicuo contributo offerto, come abbiamo visto, all’Ansaldo, la B.I.S. ebbe infatti parte preponderante nello sviluppo di alcune imprese del settore, quali la Ing. Nicola Romeo & C., la Franco Tosi, la Isotta Fraschini, la A. De Vecchi & C., ed altre minori. Per quanto concerne la prima, essa divenne in pratica una creatura dell’Istituto, che contribuì ad ampliarla nel corso del 1916 e ne favorì la trasformazione in anonima, il 3 febbraio 1918, con un capitale di 30 milioni, occupandosi inoltre nel corso dell’anno delle trattative con la Esslingen per l’acquisto dello Stabilimento delle Costruzioni Meccaniche di Saronno, dell’aumento di capitale della società sino a 50 milioni e dell’emissione di 30 milioni di obbligazioni. (…)’ (pag 112-113) (in ‘2.4. I finanziamenti industriali di guerra’)]”,”ECOG-039-FPA”
“FALCO Giancarlo STORACI Marina; BONIFATI Giovanni VIANELLO Fernando”,”Il ritorno all’oro in Belgio, Francia e Italia: stabilizzazione sociale e politiche monetarie (1926-1928) (Falco e Storaci); L’economia italiana negli anni della “”ricostruzione”” (Bonifati e Vianello).”,”‘La crisi italiana del 1925: la bilancia dei pagamenti e il mercato dei capitali’ (pag 6) ‘I primi tentativi di stabilizzazione monetaria: in Italia e in Belgio (pag 13) ‘Quota 90 in Italia’ (pag 32) ‘Le scelte industriali della borghesia italiana’ (pag 49) ‘La ripresa del processo inflazionistico nel 1946-47’ (pag 54) ‘La deflazione’ (pag 62) ‘Il problema dell’occupazione e il “”Piano del lavoro”””” (pag 67)”,”ITAE-003-FB”
“FALCO Gian Carlo”,”Bilancio statale, spese militari e industria in Italia tra le due guerre mondiali.”,”Testo nel retro Inserire in 2GM”,”ITQM-227″
“FALCON César”,”Madrid. Chronique.”,”‘El peruano César Falcón Garfías (1892-1970) fue un buen novelista, periodista y autor de teatro, diputado por Málaga, director de Mundo Obrero, corresponsal del diario El Sol en Londres y París, y forjador del Teatro Proletario. No busquen muchos más datos sobre él. Así como sobre el poeta García Lorca y su compañía teatral La Barraca abunda todo tipo de información y ensalzamiento, a Falcón lo ha devorado el velo falaz del olvido, según expresión del mismo Buero Vallejo, un velo que se prolonga hasta nuestros días, pese a esa crónica magnífica, precisa y cálida a la vez, de aquel Madrid que se adelantó como ejemplo de lucha a todas las capitales de Europa que luego serían dominadas por el fascismo, tal como predijo -si caía Madrid- el propio César Falcón.’ (http://elperiodistasindios.blogspot.it/) Biografia. Biografía César Falcón Garfias, Lima 1892-México 1970. Pertenecía a una familia que vivió altibajos económicos. Dotado de un carácter fuerte e independiente se emancipó tempranamente y comenzó a trabajar muy joven en diversos oficios hasta que a los 17 años ingresó como periodista en el diario La Prensa de Lima. En Lima nació su primera hija Tórtola que moriría prematuramente. Conoció en esa época al que sería su amigo de por vida José Carlos Mariátegui. Fueron ambos periodistas en El Tiempo junto a Humberto del Águila y también en Nuestra Época (1919). Los tres constituyeron el equipo que fundó el periódico La Razón. Perseguidos por el gobierno del Presidente Leguía en 1919, fueron expatriados y viajaron a Italia, desde donde Mariátegui regresó a Perú y César se dirigió a España. Su relación intelectual y afectiva con J.C. Mariátegui se mantuvo de por vida, tal como atestigua la extensa correspondencia que se cruzaron y los proyectos que llevaron a cabo, tales como la creación de la revista Amanauta en 1926. Impulsaron juntos también el semanario Vanguardia, revista de renovación ideológica, voz de los nuevos tiempos. Cooperaban Miguel de Unamuno, Ramón del Valle Inclán, José Vasconcelos, Antonio Caso, Giovanni Papini, Alexander Archipenko, Herwarth Walden, Ramón Gómez de la Serna.. A su llegada a España, César Falcón fue recibido por Pío Baroja en cuya casa de Vera de Bidasoa se alojó durante un tiempo. En 1922 se incorporó a la redacción del periódico El Liberal, en Madrid. Se alojó, en el barrio de Chamberí, en una habitación alquilada en casa de la Sra. Lewi, madre de tres hijas entre las que Irene era la mayor. Irene Lewi Rodríguez, que pasó a la historia como Irene Falcón fue un personaje clave en el Partido Comunista de España durante la Guerra Civil y ejerció de consejera y mano derecha de su presidenta Dolores Ibárruri “”La Pasionaria”” durante todos los años del exilio y hasta la muerte de esta. Irene se fugó con César a Inglaterra cuando este fue detenido y desterrado de España, siendo ella menor de edad le acompañó y en Escocia consiguieron contraer matrimonio. Durante su estancia en Londres nació el hijo de ambos Mayo Falcón que en el futuro sería también periodista en la Unión Soviética. César fue corresponsal en Londres durante los años 1925 a 1929, de los periódicos El Sol y La Vanguardia, época que documenta y analiza el profesor Christopher H. Cobb. También en Inglaterra nació de una relación extramatrimonial otro hijo varón. En 1927 como delegado del Partido Nacionalista de Puerto Rico, concurrió al Congreso Anti-Imperialista Internacional que se celebró en Bruselas. Creó la editorial Historia Nueva con la que entre los años 1928 a 1931 publicaron una colección de novela social y una serie llamada Ediciones Avance que dirigió Irene, que mantendría ya para siempre el apellido Falcón. En Avance publicaron Hypatía de Dora Russell -esposa de Beltrand Russell-, colaboradora también de El Sol. Este libro daba inicio a una colección feminista creada en respuesta a la publicación en La revista de Occidente, que gestionaban los Ortega y Gasset, de la novela reaccionaria y antifeminista Lysístrata de A.M. Ludovici. En 1930 entrevistó al lider revolucionario nicaragüense Augusto César Sandino, constituyendo esta una de las pocas entrevistas que se conocen sobre este dirigente y por ello un texto esencial. Regresó a España con Indalecio Prieto unos días antes de la proclamación de la II República. Formó, bajo los auspicios de la Central de Teatro y Cine Revolucionarios, la Compañía del Teatro Proletario, con actores profesionales y trabajadores militantes. Este grupo introducía la práctica de mezclar el escenario con el público. Tuvo la sede en una carbonería de la Calle Alcalá 173, en Madrid. En ese grupo del Teatro Proletario conoció a las hermanas Carlota y Enriqueta O’Neill. Enriqueta fue la actriz principal de la Compañía y pareja de César durante esos años, unión que duró hasta 1939 cuando al final de la guerra este tuvo que abandonar España definitivamente. De esta unión nació la que sería dirigente del movimiento feminista español Lidia Falcón. La compañía del Teatro Proletario recorrió el país representando: La fuga de Kerensky de Hans Huss, Al Rojo de Carlota O’Neill, Asia de Vaillant Couturier, Un invento de Tom Thomas, Asturias de Cesar Falcón, La Conquista de la prensa, entremés mímico de Irene Lewi. Hinkeman, de Ernst Toller, Hasta que en 1934 les prohibieron actuar. Posteriormente en Madrid contrataron el Teatro Rosales, donde representaron La Chinche de Mayakovky. Fundó la Editorial del Nuevo Romanticismo con Rubén Darío. Dirigió con Irene la revista Nosotros fundada en 1930, en la que colaboraba Ramón J. Sender. Alrededor de este grupo se originó un seminario político en el que se analizaban libros de autores soviéticos, y editaban documentos políticos y folletos divulgativos. En 1930 sufrieron el ataque del recién creado grupo de La Falange Española. Promovió la creación de un nuevo partido, La izquierda Revolucionaria y Antiimperialista, IRYA, que funcionó entre los años 1931 y 32. En coalición con el Bloque Republicano Revolucionario, con otros partidos radicales y con la incorporación de varios personajes independientes se presentan a la Elecciones a Cortes Constituyentes. En la misma época, 1932, fundó Ediciones Libertad, con la colaboración de Margarita Nelken, Juan Gioxé, Angel Pestaña, Artemio Precisa, entre otros. Editaron una colección de relatos titulada Novela Proletaria.é En 1932 el IRYA en bloque se integró en el Partido Comunista de España (PCE). También dirigió en algún momento las Ediciones Médico-Sociales. En 1935 César y Mariano Perla fundaron en Sevilla el periódico La Verdad. Al poco tiempo el periódico fue suspendido y ellos dos detenidos. En enero de 1936 con Eusebio Cimorra, se hicieron cargo de la dirección y relanzamiento de Mundo Obrero, órgano de difusión del pensamiento comunista que había sido creado en 1930 y posteriormente clausurado. En 1936 se incorporó también a ese proyecto Navarro Ballesteros. Al estallar la Guerra Civil instalaron la redacción de Mundo Obrero en los locales de El Debate. Desde allí en agosto de 1936 organizaron El Altavoz del Frente que fue el órgano de propaganda del PCE. Se trataba de una red de periódicos que se hacía llegar a los soldados en los diferentes frentes. Llegó a agrupar a más de 200 artistas e intelectuales entre sus redactores. La edición del Sur tuvo como director a Miguel Hernández. Con la sección artística de El Altavoz del Frente organizaron una exposición permanente de dibujo que se instaló en el vestíbulo del Cine Capitol, en Madrid. También crearon una sección de teatro El Teatro de la Guerra situado en el actual Teatro Lara de Madrid. En él estrenó Luisa Carnés su obra Así empezó que se representó en el día de la inauguración en octubre del 36, junto a El bazar de la providencia de Rafael Alberti. Cuando en noviembre del 36 el Gobierno se trasladó a Valencia, Falcón y Cimorra fueron reclamados a esa ciudad con el fin de editar la revista Frente Rojo, nuevo órgano central del PC. En julio 38 viajó a Ginebra con la delegación republicana española a la Liga de las Naciones. Entre los años 1938 y 39 dirigió en París el periódico Voz de Madrid. Entre sus novelas se encuentran Plantel de Inválidos, 1921. El pueblo sin Dios, 1928, novela muy representativa del inicio del movimiento de la novela indigenista. Un libro sobre la Guerra Civil española, Madrid, en 1938. El Mundo que agoniza, en 1945, México. El buen vecino Sanabria U. 1947 México. Por la Ruta sin Horizonte, 1961 México; Los bajos fondos. Y El Agente confidencial. Antes de abandonar Perú había estrenado una Zarzuela Por culpa ajena, con música de Román H. Ayllón. en el Teatro Lima 1914. Y La Casa de Ágreda en la misma época. También un sainete Los Mozos Cundas en 1914. Entre sus ensayos puedo citar: Crítica de la Revolución Española, 1931; De la dictadura hasta las constituyentes, Ed. Aguilar; Imperialismo y anti-imperialismo 1932; Algunas condiciones necesarias de la reconquista nacional, 1955. En 1940 salió de París a Nueva York y regresó a Lima donde permaneció dos años. Escribió durante ese periodo en la revista Garcilaso. En 1942 se instaló en Estados Unidos. Colaboró en la revista New Masses. No consiguió el permiso de permanencia por lo que se fue a México, donde publicó la revista Historia Nueva, de la que editó quince números. Colaboró también en la revista Siempre entre otras. En México tomó parte muy activa en la tertulia que se organizaba entorno a León Felipe y también perteneció a la Unión de Intelectuales en el destierro. En los 60 publicó en la revista La palabra y el hombre bajo los auspicios de la Universidad Veracruzana. En 1970, enfermo, regresó a Perú donde murió a los pocos días. Su hermano Jorge Falcón lamentaba la irrelevancia con que trataron su fallecimiento los periódicos peruanos de la época.l”,”MSPG-257″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”In copertina: il lagato papale abate Marcone ad una cerimonia a Zagabria tra ufficiali tedeschi e ustascia. Carlo FALCONI, nato a Cremona nel 1915, ma vivente a Roma, è uno studioso del cattolicesimo contemporaneo noto in tutto il mondo. E’ collaboratore del ‘Mondo’, l’ Espresso e Nuovi Argomenti, Comunità ecc. Tra le sue opere principali: ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’, ‘Sesso e santità’, ‘Storia delle Encicliche’ ecc. La proposta di una dichiarazione comune. “”Il 20 marzo del 1939, infatti, alla Camera dei Lords, dopo che il ministro degli esteri lord Halifax ebbe commentato l’ annessione avvenuta in quei giorni della Boemia e della Moravia al III Reich, si alzò a parlare l’ arcivescovo di Canterbury, primate della Chiesa Anglicana. Tutti si aspettavano un discorso di prammatica, quando, ad un tratto, il dott. Lang espose una proposta che tolse il fiato a molti dei suoi ascoltatori: “”(…) Io ho in animo di rinnovare ancora una volta (come nel 1935 in occasione della guerra italo-etiopica) l’ invito a tutti i capi delle comunioni cristiane d’ Europa e possibilmente degli Stati Uniti. Molto dipenderà, naturalmente, dal fatto se Sua Santità il Papa intenderà o no mettersi a capo dell’ iniziativa. Una volta assicurata la sua direzione, è improbabile che gli altri capi cristiani rifiutino di sottoscrivere una dichiarazione comune, nella quale si affermi essere contraria ai principi cristiani la nuova concezione dello Stato a spese della persona umana e la nuova esaltazione della forza come mezzo per dirimere le questioni internazionali. (…)””. La proposta-bomba non fu raccolta da Pio XII, a causa, è stato detto con incredibile improntitudine, dei “”noti motivi di natura teologica che vietano alla Chiesa cattolica, e vietarono in quella occasione, di unire la sua voce a quella di altre confessioni cristiane in materia di fede e di morale, sotto forma di ‘Dichiarazioni comuni'””. (pag 131-133)”,”RELC-219″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il Papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”ANTE1-28 2° copia Contiene ritaglio di articolo di giornale L’A sostiene che il Vaticano era ben al corrente dei misfatti tedeschi in Polonia e degli ustascia in Croazia. Nato a Cremona nel 1915, vissuto a Roma, FALCONI è studioso del cattolicesimo contemporaneo noto per le sue opere tradotte in varie lingue. Ha collaborato a varie riviste, Il Mondo, l’Espresso, Nuovi Argomenti, Comunità. Ha scritto ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’.”,”POLx-031″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Le battaglie dell’Isonzo, 1915-1917. Primo volume.”,”FALDELLA Emilio Le perdite del 1915. “”Sono dunque ingiustificate le opinioni di molti che ritengono che attaccassimo con straordinaria superiorità di forze; non si raggiungeva, in realtà, nemmeno la proporzione di due a uno. Anche la proporzione delle perdite è significativa: nella battaglia autunnale (25 settembre-15 ottobre) i Francesi perdettero 191.887 uomini e gli inglesi 56.812: totale 247.600 uomini. Nelle due battaglie autunnali sull’Isonzo (18 ottobre-2 dicembre) perdemmo 116.000 uomini (67.000 nella terza battaglia e 49.000 nella quarta) e gli Austriaci 70.000, malgrado la maggiore durata. Estendendo l’esame a tutta la campagna del 1915, si constata che gli Italiani perdettero 246.400 uomini (66.000 morti e 180.400 feriti in sette mesi), mentre i Francesi perdettero: (…) 622.699 uomini.”” (pag 128-129)”,”QMIP-089″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Da Caporetto al Piave, 1917-1918. Secondo volume.”,”FALDELLA Emilio Cadorna. “”E’ naturale che le decisioni, i provvedimenti, gli interventi del Comando Supremo fino all’otto novembre 1917 siano per la quasi totalità riferiti alla persona del generale Cadorna per due motivi essenziali: perché il suo fu un sistema di comando caratteristicamente “”personale”” anzi eccessivamente personale, e perché le critiche, dalle più fondate alle più malevole, circa la condotta delle operazioni fino alla ritirata al Piave e al Grappa, sono rivolte alla sua persona. (…) Esaminando le circostanze nella quali si svolse l’opera del generale Cadorna e le decisioni prese, non si può fare a meno di riferirle a lui, così come contro di lui sono appuntate le critiche; altrimenti sembrerebbe che si voglia attribuire a una collettività, il Comando Supremo, ciò che a lui solo è imputato. Ben diversa è la situazione dello storico di fronte alla personalità del generale Diaz. Prima di tutto il suo sistema di comando non fu “”personale””, ma “”collettivo””. L’azione svolta dal generale Badoglio quale sottocapo di Stato Maggiore non è paragonabile a quella svolta dal generale Porro, benché questa sia stata assai più illuminata e proficua di quanto si pensi generalmente. Badoglio fu l’organizzatore preciso, prudente, e alla sua deficienza di fantasia supplì il colonnello Cavallero. Badoglio fu in realtà assai più che un “”Sottocapo”” del Comando Supremo; ne fua la mente, mente chiara, stimolata da una volontà ferrea, sorretta da eccellente capacità di lavoro”” (pag 391-393)”,”QMIP-090″
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIS-229″
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-010-FGB”
“FALIGOT Roger KROP Pascal”,”La Piscine. The French Secret Service since 1944.”,”Roger FALIGOT è un giornalista del quotidiano di Parigi Le Journal du dimanche e autore di vari libri (v. retroc). KROP è giornalista investigativo a L’ Evenement du jeudi. “”In margine del sommario profilo tracciato da Jacques Foccart c’era la fine scrittura del suo capo, vigilante e attento al dettaglio. Per esempio, a Foccart fu chiesto perché l’ ambasciatore francese in Mauretania non riesedeva a Nouakchott, la capitale. Ora una note diceva: “”Ricordami di dire al Primo Ministro di non toccare il budget di Réunion.”” Mai come sotto De-Gaulle l’ Africa era stata una riserva del Presidente della Repubblica. Se Foccart fece tremare i più potenti uomini della quinta repubblica – perfino i celebrati ‘baroni’ – dipendeva meno dal suo carisma e più dal fatto che era l’ ombra del suo leader””. (pag 177-178)”,”FRQM-036″
“FALIGOT Roger”,”La rose et l’edelweiss. Ces ados qui combattaient le nazisme, 1933-1945.”,”FALIGOT Roger figlio di un giovane resistente, ha dedicato molte opere alla resistenza tra cui, con Rémi Kauffer, ‘Les Résistants’ (1989). Ha scritto un romanzo sui giovani attraverso le epoche storiche. Le fondateur s’appelle Robert Granthil, un étudiant qui recrute des camarades dans son école professionnelle de Metz et parmi ses copains scouts, lesquels aident déjà la Croix-Rouge, très active dans toute le Frace en faveur des réfugiés et de prisonniers de guerre. Elevés dans le souvenir de 1914-1918, tous sont choqués de voir les longues files de prisonniers de guerre qu’on emmène. Hirsute, humilié, celui-ci pourrait être un père, un oncle ou un frère aîné, miné par la défaite et abattu par la certitude que l’état -major de l’armée française a failli. Granthil est secondé par trois lycéens: Alfred Dehlinger (quinze ans), Robert Gatelet (quinze ans et demi) et Alfred Harter (dix-neuf ans) véritables chevilles ouvrières de cette société qui se refuse à voir la Moselle annexée et qui rédige un tract à l’adress des Alsaciens et des Lorrains pour qu’ils ne perdent pas “”espoir”” (eux-mêmes baptisent leur groupe “”Espoir français””). Comme le dit un rapport de la Gestapo: “”Ils tirèrent environ 120 exemplaires en deux formats différents, en collèrent 50 à des maisons et des murs, et posèrent le reste dans des entrées de maisons ou des boîtes à lettres””””. (pag 79)”,”GERR-040″
“FALIGOT Roger”,”James Connolly et le mouvement révolutionnaire irlandais.”,”Contiene dedica manoscritta di Faligot a Dora All’interno del Capitolo 11 ‘La cause des travailleurs est la cause de l’Irlande’, c’è il paragrafo ‘Marx et Engels sur la question irlandaise’ (pag 271-276) Lenin a proposito dell’ insurrezione delle barricate, l’arte di difendersi nei combattimenti di strada, le armi da usare, i progressi più recenti della tecnica militare. ecc. (pag 204-205) (citata in nota 35 a pag 204 l’opera ‘La lutte des partisans’, UGE, Paris, 1974 con scritti di Marx Engels Lenin Stalin, che contiene lo scritto di Lenin del settembre 1905)”,”MIRx-007″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”dalla prefazione: “”Nessun esercito si è lasciato mai circondare se non di sorpresa; ma, da epoca ad epoca, variano radicalmente le modalità, con le quali è possibile ottenere la sorpresa stessa. Nell’ epoca napoleonica era nacora possibile l’ aggiramento largo, perché le notizie degli informatori non camminavano con una celerità molto diversa di quella degli eserciti. Arrivava l’ avviso, ma Napoleone era già alle spalle di Melas o di Mack. Ciò all’epoca dei giornali, del telegrafo e dell’ aviazione non è più possibile. Un aggiramento largo sarebbe risaputo dall’avversario in tempo per sfuggirvi. Tannenberg (agosto 1914), capolavoro di strategia, è un aggiramento stretto, improvviso…”” (pag XIII) Riguardo all’ intervento dell’ Italia i comandi tedeschi decisero che la guerra contro l’ Italia doveva attenersi alla pura difensiva… (pag 67) I partiti italiani aventi reale influenza decisiva- se pur giunti al potere soltanto durante la guerra – erano già inclinati a staccarsi dalla Triplice Alleanza fin dal 1902 e si erano definitivamente decisi a schierarsi con l’ Intesa dopo i rovesci austriaci contro i Russi e contro la Serbia. (…). (L’A sottinea poi l’ importanza della diplomazia tedesca per il ritardo ottenuto nella defezione dell’ Italia.) “”non è offendere gli Italiani, il giudicare le loro imprese, considerate dal solo punto di vista militare, come straordinariamente limitate. Peraltro il loro intervento ha avuto grande importanza per l’ esito della guerra”””,”QMIP-027″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”””Frattanto il Comando supremo tedesco diveniva ancora meno favorevole ad un’operazione su Salonicco con partecipazione di forze germaniche, non sembrando essa più necessaria per indurre l’Intesa a rinunziare ai suoi intendimenti circa i Dardanelli: ed invero l’8 gennaio 1916 l’ultimo Inglese lasciava la penisola di Gallipoli. Pertanto non conveniva ormai lasciar nei Balcani forze germaniche maggiori di quelle assolutamente necessarie perchè la fronte bulgara potesse sostenersi: esse avrebbero servito laggiù soltanto a scopi politici dell’Austria-Ungheria e della Bulgaria, ma non a vantaggio della condotta generale della guerra, e tanto meno poi a vantaggio della condotta di guerra tedesca”” (pag 137)”,”QMIP-018-FV”
“FALLACARA Luigi, antologia a cura; scritti di Giovanni PAPINI Carlo BO Carlo BETOCCHI Piero BARGELLINI Igino GIORDANI Ardengo SOFFICI Mario LUZI Eugenio MONTALE Luigi FALLACARA e altri”,”Il Frontespizio, 1929-1938.”,”Contiene: ‘Aforismi’ di Franz Kafka (pag 243-247) “”C’è un fine ma non una via; ciò che noi chiamiamo via è un indugiare”” (pag 244) “”Due possibilità: farsi infinitamente piccoli o esserlo. Il secondo è completamento, cioè inerzia, il primo inizio, cioè attività”” (pag 247) Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-108″
“FALLACI Oriana”,”Intervista con la storia.”,”Interviste a personalità politiche al potere: KISSINGER NGUYEN VAN THIEU GIAP SIHANUK MEIR ARAFAT HABASH RE HUSSEIN INDIRA GANDHI ALI BHUTTO BANDARANAIKE NENNI ANDREOTTI AMENDOLA BRANDT SELASSIE’ REZA PAHLAVI YAMANI COLBY PIKE SOARES CUNHAL CARRILLO CAMARA MAKARIOS PANAGULIS. “”Si, la Cina è stata un elemento importantissimo nella meccanica del mio successo. E tuttavia il punto principale non è quello. Il punto principale… Ma sì, glielo dirò. Tanto che me ne importa? Il punto principale nasce da fatto che io abbia sempre agito da solo. Agli americani piace il cowboy che guida la carovana andando avanti da solo sul suo cavallo, il cowboy che entra tutto solo nella città, nel villaggio, col suo cavallo e basta. Magari senza neanche una rivoltella perché lui non spara. Lui agisce e basta: dirigendosi nel posto giusto al momento giusto. Insomma, un western.”” (Kissinger, pag 35) “”Non necessariamente coraggioso. Infatti a questo cowboy non serve essere coraggioso. Gli basta e serve essere solo: dimostrare agli altri che entra in città e fa tutto da solo. Questo personaggio romantico, stupefacente, mi si addice proprio perché esser solo ha sempre fatto parte del mio stile o, se preferisce, della mia tecnica. Insieme all’ indipendenza. Oh, quella è molto importante in me e per me. Infine, la convinzione. Io sono sempre convinto di dover fare quello che faccio. E la gente lo sente, ci crede.”” (Kissinger, pag 35)”,”BIOx-073″
“FALLACI Neera”,”Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani.”,”Neera Fallaci è nata nel 1932 a Firenze, dove si è laureata in lingue e letterature straniere alla Facoltà di Magistero. Ha scritto per il settimanale ‘Oggi’. E’ morta nel 1984.”,”RELC-009-FB”
“FALLON Ivan”,”Billionaire. The Life and Times of Sir James Goldsmith.”,”Ivan FALLON è nato in Irlanda nel 1944, figlio del poeta e commediografo Padraic Fallon. Dopo la laurea al Trinity College, di Dublino diventa giornalista finanziario a Londra e City Editor del Sunday Telegraph (anni 1979-1984). E’ nominato Financial Journalist nell’ anno 1982. Due anni dopo diventa Deputy Editor per il Sunday Times.”,”ECOG-015″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. “”Da cui il passaggio fondamentale sull’ imperialismo e su Kautsky che cerca di vedere se la guerra è “”puramente”” imperialista. Niente è puro, gli risponde Lenin. Ma Kautsky con la sua ottica dimenticava soltanto la componente non-imperialista della guerra ’14-’18 (la guerra di liberazione nazionale dal punto di vista della borghesia serba). Dal punto di vista teorico la ricerca è infinita. Dal punto di vista rivoluzionario i principi che ne derivano sono semplici (…)”” (pag 207) (Lenin) “”Rifiuta Axelrod secondo cui la tattica non è stata “”studiata”” a sufficienza (capire: per permettere d’ agire). “”E’ un sofisma”” risponde Lenin “”perché lo studio scientifico dell’ imperialismo è una cosa; questo studio non fa che cominciare ed è senza fine, per sua natura, come la scienza in generale””. (pag 207)”,”TEOC-279″
“FALLOT Jean”,”Lotta di classe e morale marxista.”,” La nobiltà di Spartaco a proposito di una lettera di Marx (pag 238-239) “”Spartaco incarnava agli occhi di Marx le virtù agonistiche di classe al massimo livello. In una lettera ad Engels del 27 febbraio 1861, egli lo definisce nel modo seguente: «Grosser General (kein Garibaldi), nobler Charakter, ‘real representative’ des antiken Proletariate» [«Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, vero rappresentante dell’antico proletariato». Un generale più grande di Garibaldi: le qualità necessarie all’agone. Un carattere più nobile: le qualità necessarie all’attaccamento alle masse. La virtù di Spartaco è virtù agonistica di classe perché la frase continua «vero rappresentante dell’antico proletariato». Marx definisce questa virtù come nobiltà. Ma è una nobiltà che esprime la qualità del proletariato e che è pertanto agli antipodi della nobiltà patrizia, quella che deriva dalle stesse necessità dell’esercizio dell’egemonia. Marx prosegue: «Spartaco vi figura come il tipo più in gamba» («famoseste Kerl», l’inglese «fellow» renderebbe l’idea, «gaillard» in francese) «che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica». Marx, scrivendo queste righe, si riferiva al testo di Appiano che aveva appena letto in greco, ed a proposito del quale esprimeva nella stessa lettera ad Engels tutta la sua ammirazione, «sehr wertvoller Buch», libro di grande valore ()”” [Jean Fallot, ‘Lotta di classe e morale marxista’, Verona, 1972] [nota: () Questo è l’intero brano della lettera ad Engels (trad. di S. Romagnoli, ‘Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, pag. 26) che fa riferimento al testo di Appiano: «…non ho letto un solo giornale, e nemmeno una volta la Tribune sull’American crisis. Invece alla sera per sollievo le guerre civili romane di Appiano nel testo greco originale. Libro di grande valore. Costui è un egiziano dalla testa ai piedi. Schlosser afferma che “”non ha anima””, probabilmente perché sviscera fino in fondo le cause materiali di queste guerre civili. Spartaco vi figura come il tipo più in gamba che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica. Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, ‘real representative’ dell’antico proletariato. Pompeo un vero mammalucco salito in falsa rinomanza come ‘young man’ di Silla, ecc., prima appropriandosi dei successi di Lucullo (contro Mitridate), poi quelli di Sertorio (Spagna) e così via. Come generale, ‘l’Odilon Barrot romano. Un disgraziato non appena deve misurarsi con Cesare. Cesare fece i più grossolani errori militari, a bella posta, da insensato, per far perdere la bussola al filisteo che gli stava di fronte. Un comune generale romano, diciamo Crasso, lo avrebbe annientato sei volte durante la lotta nell’Epiro. Ma con Pompeo tutto era possibile. Shakespeare nel suo ‘Love’s labour lost’ mostra d’aver intuito quel che Pompeo era effettivamente» (N.d.C)] La morale del marxismo nell” Antidühring di Engels (pag 87-94)”,”TEOC-686″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. Articolo di Lenin: ‘W. Kolb e G. Plekanov’ (Opere vol: 22 p. 145-146) sulla concezione dell’ipocrisia e della menzogna opportuniste (pag 163) Contiene: Il metodo scientifico marxista e la guerra rivoluzionaria (pag 232-333) (Mao)”,”TEOC-022-FV”
“FALLOT Jean”,”Marx e la questione delle macchine.”,”Contiene il capitolo ‘Le quattro definizioni marxiste della scienza’: scienza, mezzo di lavoro; scienza, forza produttiva; scienza, potenza del lavoro; scienza, potenza intellettuale della produzione La quarta sezione del primo libro del Capitale”,”MADS-021-FV”
“FALLS Cyril”,”L’ arte della guerra.”,”””Clausewitz scrisse: “”Quanto più alte e forti sono le ragioni di guerra, quanto più essa coinvolge l’ intera esistenza di un popolo, quanto più grande è la tensione che la precede, quanto più si avvicinerà alla sua pura potenza astratta, tanto più il suo scopo sarà la disfatta del nemico, tanto più guerriero e meno politico ne sarà lo spettacolo””. Questo fu un commento eccezionale che da allora ha influenzato molti pensatori e capi fra cui: Bismarck, Marx e Hitler (…)””. (dalla premessa, pag 35) Contiene i capitoli: ‘La strategia e tattica della prima guerra mondiale’ (pag 100) e ‘La strategia e la tattica della seconda guerra mondiale’ (pag 174)”,”QMIx-122″
“FALLS Cyril”,”The Art of War. From the age of Napoleon to the present day.”,”FALLS Cyril Bentham: (nato a Dublino il 2/3/1888; morto a Walton on Thames, UK il 23/4/1971). Storico militare, giornalista e accademico britannico, noto per gli studi sulla Prima guerra mondiale. Durante la Grande Guerra, nell’Esercito britannico, prestò servizio nel Royal Fusiliers. Successivamente Ufficiale di Stato maggiore. Fregiato della Croix de Guerre francese, fu congedato dalle forze armate britanniche con il grado di Capitano. <> (trad. d. r. della frase posta a inizio testo). <> (trad. d. r. pag VII, VIII) <> (trad. d. r. pag 213 e pag 196)”,”QMIx-211-FSL”
“FALOSSI Luigi GHEZZI Carlo presentazione; saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”I due bienni rossi del Novecento, 1919-20 e 1968-69. Studi e interpretazioni a confronto.”,”Saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”MITT-287″
“FALOSSI Luigi GIOVANNINI Paolo a cura, aggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER”,”Vittorio Foa.”,”Saggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER Vittorio Foa (1910-2008) è una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano nel Novecento. Nato da una famiglia di origine ebrea, dopo la laurea in giurisprudenza aderisce al movimento Giustizia e Libertà contro il regime fascista. Dopo l’arresto e una lunga reclusione, nel 1943 partecipa alla resistenza fra le fila del Partito d’Azione del quale, nel 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente. Dopo la militanza nel PSI e una lunga attività sindacale nella FIOM prima e CGIL dopo, nel 1970 si dedica solo all’insegnamento universitario. Aderisce in seguito al partito democratico.”,”BIOx-280″
“FANA Marta”,”Non è lavoro, è sfruttamento.”,”Marta Fana ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso l’Institut d’Etudes Politiques di SciencesPo a Parigi. Scrive per ‘Internazionale’ e il ‘Fatto quotidiano’.”,”CONx-238″
“FANEUF Leston”,”Lawrence D. Bell. A Man and His Company. “”Bell Aircraft””.”,”Lester Faneuf, member of the Newcomon SOciety, President Bell Aircraft Corporation, Buffalo”,”ECOG-101″
“FANFANI Amintore”,”Summula sociale. Secondo l’ insegnamento pontificio.”,”Opera firmata dall’ autore.”,”RELC-092″
“FANFANI Amintore”,”Storia del lavoro in Italia. Dalla fine del secolo XV agli inizi del XVIII.”,”””Talvolta abbiamo visto che i salari monetari dei lavoratori che andavano ad opera erano integrati da prestazioni in natura: si tratta in genere di certe misure di vino. E ci siamo imbattuti anche in salari monetari che integravano il mantenimento, essendo questo il caso di tutti i servitori domestici, oltre che degli specialisti solfieri impiegati in quel di Tortona. Ma oltre a queste integrazioni, alloggio e vitto ricevettero spessissimo, per non dire sempre, i giovani apprendisti in casa del maestro, tanto che il modesto salario monetario doveva servire solo per le vesti. Convivenze con il capo di bottega si realizzano anche in altri casi. A Roma il Cellini dice che aveva in casa sua una camera dove dormivano i suoi lavoranti ed anzi precisa – e la precisazione mostra a quanta intimità si giungesse – che una sera, essendo caldo, i lavoranti si erano spogliati in bottega ed erano saliti in camera in camicia, donde la nota comica tra i guai che capitarono in quella notte. Anche la casa di Aldo Manuzio a Venezia ospitava gli operai della tipografia ed Erasmo dice che il suocero di Aldo, Andrea Torresani, capo di casa, dava agli operai per pasto anche solo insalata, annacquava il vino e preparava pane di grano guasto””. (pag 383-384)”,”MITT-263″
“FANFANI P. TRAMATER RIGUTINI ALBERTI MANUZZI DE-STEFANO SERGENT GHERARDINI TRINCHERA e altri”,”Novissimo vocabolario della lingua italiana compilato sui dizionari di P. Fanfani Tramater Alberti Manuzzi De Stefano Sergent Gherardini Trinchera ecc. ecc. con numerose aggiunte ricavate dal Dizionario delle Crusca e da quelle dei Sinonimi della Lingua Italiana di Niccolò Tommaséo.”,”””Borghesia, sf. L’ordine mezzano de’ cittadini, // Cittadinanza. “”Comunismo, sm. Dottrina, o meglio Utopia sociale, secondo la quale i beni di questo mondo si avrebbero a spartire egualmente tra tutti. (…) Proletario, sm. Persona bassa e vile, e non buona ad altro che a far razza. (…)”” (pag 148, 239, 879) Mancano i termini marxismo e socialismo, internazionalismo”,”REFx-110″
“FANFANI Tommaso a cura; contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI”,”La penisola italiana e il mare. Costruzioni navali trasporti e commerci tra XV e XX secolo.”,”Contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI ‘Alla perdita di competitività nelle costruzioni navali corrispondeva analoga perdita nei traffici e negli scambi; gli olandesi riuscivano a praticare noli inferiori agli italiani, usufruendo tra l’altro di una maggiore efficienza nelle operazioni di carico e scarico, oltre che nei tempi di navigazione. Tutti i porti del Mediterraneo vedevano crescere la presenza di navi inglesi e olandesi, in grado di monopolizzare quelle rotte una volta esclusivo dominio dei veneziani o dei genovesi. La Penisola perdeva terreno, attaccata anche all’interno del proprio mare dai Ragusei (9). Il ribaltamento dello scenario internazionale si compiva inesorabilmente : il cammino dell’Inghilterra verso il primato era scandito dal potenziamento della flotta, dalla nascita delle grandi compagnie di navigazione cui seguiva la fondazione della borsa di Londra, lo svilupparsi di una dinamica finanziaria ed operativa i cui principi teorici e funzionali, magra consolazione, erano stati posti proprio dai mercanti toscani nei secoli precedenti. Ma l’elemento vincente fu il considerare la marina mercantile come parte integrante della forza navale del paese ed il commercio, di cui questa era indiscriminata ed unica protagonista per un’isola, l’elemento più determinante per accrescere la ricchezza, la potenza economica e politica”” (pag 7) [Tommaso Fanfani, Lo scenario generale] [(9) Cfr: A. Di Vittorio, ‘Finanza e moneta a Ragusa nell’età della crisi, Napoli’, 1983]”,”ITAE-415″
“FANFANI Tommaso”,”Alleanza Assicurazioni. Cento anni di storia.”,”Tommaso Fanfani è professore ordinario di Storia Economica. Autore di oltre cento pubblicazioni, attualmente (1998) è Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Pisa. Presidente della Fondazione Piaggio, è membro di comitati scientifici, di riviste e istituti di ricerca italiani ed esteri”,”ECOG-109″
“FANFANI Tommaso”,”Scelte politiche e fatti economici in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Tommaso Fanfani è nato a Pieve S. Stefano (Arezzo) nel 1943. E’ ordinario di Storia economica presso la Facoltà di Economia e Commercio di Pisa (1987). Nota a matita (probabilmente D.P.) sui limiti di questo volume “”esempio… di come si possa citare una bibliografia senza misurarsi o considerare quello che in essa si afferma”” (in apertura)”,”ITAE-096-FP”
“FANNO Marco”,”La teoria economica della colonizzazione.”,”””Lo stesso evento si verifica adunque nei vari paesi nel corso del secolo XIX. A due riprese successive a cinquant’anni l’una dall’ altra hanno luogo simultaneamente in tutti i paesi nuove copiose importazioni di capitali britannici; e a queste seguono in tutti simultaneamente enormi acquisti di terre e una vigorosa espansione della produzione capitalistica. Per cui la diretta dipendenza di questa dalle importazioni di cotesti capitali resta provata. E sono pertanto i capitali inglesi a creare la prima delle due condizioni necessarie allo sviluppo del capitalismo coloniale”” (pag 369)”,”ECOI-106″
“FANNO Marco D’ALAURO Orlando”,”Elementi di scienza economica.”,”Marco FANNO già professore all’ Università di Padova. Orlando D’ALAURO ordinario di politica economica nell’ Università di Genova. “”Il diritto di proprietà era concepito dai Romani come il diritto di usare e abusare delle cose possedute. Durante l’ evo di mezzo esso subì mutilazioni e deformazioni in conseguenza dei vincoli posti dal regime feudale al trapasso dei beni. Ma fu ripristinato in pieno dalla Rivoluzione francese, grazie soprattutto alla scuola del giusnaturalismo. Considerata come un diritto naturale complemento della personalità umana, la proprietà subì da allora in poi progressive limitazioni, di mano in mano che alla concezione individualistica andò sostituendosi quella concezione nuova della vita collettiva, secondo cui i diritti e gli interessi dei singoli devono subordinarsi a quelli della collettività””. (pag 192)”,”ECOT-073″
“FANNO Marco”,”La teoria delle fluttuazioni economiche.”,”Marco Fanno nacque a Conegliano (Treviso) l’8 agosto 1878, la sua famiglia apparteneva alla comunità ebraica di Conegliano. Compì gli studi alla Scuola Superiore di Commercio di Venezia e conseguì nel 1902 l’abilitazione all’insegnamento delle discipline economiche nelle scuole medie, nel 1904 ottenne la libera docenza in Economia Politica presso l’Università di Padova. Dal 1905 fu professore di Economia Politica presso la Scuola Superiore di Commercio a Genova, poi all’Università di Sassari, Cagliari, Messina, Parma. Morì a Padova il 14/01/1965.”,”ECOT-241-FL”
“FANO-DAMASCELLI Ester”,”La salute mortale. Le contraddizioni del boom americano degli anni ’60.”,”‘Alla memoria di Raniero Panzieri’ Ester Fano-Damascelli laureata all’università di Roma è autrice di una monografia sui movimenti migratori in Sicilia e di articoli sulla politica economica del fascismo italiano.”,”USAS-001-FSD”
“FANON Frantz”,”Sociologia della rivoluzione algerina.”,”‘Come un popolo si trasforma nel corso della sua emancipazione’ Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”FRQM-001-FAP”
“FANON Frantz”,”Il negro e l’altro.”,”Frantz Fanon (Martinica, 1925), dopo la laurea in medicina si dedicò alla psichiatria. Dallo scoppio della guerra d’Algeria (1954), si pose al servizio del FLN. E’ morto di leucemia nel 1961. Si è occupato dell’idea della rinascita africana.”,”AFRx-002-FFS”
“FANTASIA Rick VOSS Kim”,”Des syndicats domestiqués. Repression patronale et resistance syndicale aux Etats-Unis.”,”Il modello americano vede la distruzione programmata di tutte le forme di organizzazione e protezione del lavoro. La cultura politica e il diritto americano hanno a poco a poco smantellato il movimento sindacale di contestazione sociale. Il libro è una sorta di viaggio nell’ America dimenticata dei lavoratori ordinari. Gli AA sono due sociologi americani.”,”MUSx-141″
“FANTI Liano”,”Nilde Iotti, signora del Palazzo.”,”FANTI è nato nel 1925 in provincia di Reggio Emilia. Giornalista e ricercatore storico si è occupato di avvenimenti sindacali e politici. Ha scritto libri e pamphlet.”,”PCIx-073″
“FANTI Giorgio a cura”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, A. Ardigò (pag 32) (24) Antonio Labriola, primo marxista italiano, di A. Colombi, (pag) 10 (6. Gen 1946) Giorgio FANTI curatore della riedizione della rivista ‘Tempi nuovi’ è stato segretario di redazione di TN poi segretario del Gruppo A. Labriola. “”Maturava la fine, la conclusione che si riteneva anche allora più prossima di quanto non fosse in realtà. Giunse da Roma, paracadutato, il generale Raffaele Cadorna ad offrire lealmente i suoi servigi in quel qualunque posto al quale volesse destinarlo il CLNAI. Si comprendeva però che il Comando alleato, pur senza dettare ordini che in tale forma non sarebbero stati accolti, desiderava che il generale Cadorna fosse nominato comandante generale del Corpo Volontari della Libertà, ciò che fu fatto qualche settimana più tardi, aggiungendovi Longo e Parri come vice-comandanti ed altri di diversi partiti come membri del Comando. Questo segnò un periodo di più decisa riorganizzazione e delle più grandi battaglie prima dell’ insurrezione.”” (pag 15)”,”EMEx-058″
“FANTI Giorgio a cura; scritti di Concetto MARCHESI E. VALLI Paolo FORTUNATI A. DE-POLZER G. TAVERNARI C. PETRIN A. GATTO A. RATTA A. CUCCHI E. VALLI Annibale ARDIGO’ G. MERLINI A. BANFI A. COLOMBI G. DA-VIA I. BARONTINI G.DOZZA P. CROCIONI R. CENERINI P. FORTUNATI A. BARDI I. CONEGO S. SOZZI A. BETTI G. OZZOLI B. CESARINI R. VIGANO’ A. MELUSCHI L. TARANTINI V. BETTI C. CAMPANINI G. STERNINI”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, Annibale Ardigò N: 4 pag 21-31; N: 6 pag 24-33″,”TEOP-009-FGB”
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”””L’ enorme rilancio dello stabilimento di Campi era ancora poca cosa in rapporto alle esigenze sia degli armamenti che delle necessità manifestate dalla normale domanda interna, quando si pensi che il consumo per abitante di acciaio fu nel biennio 1937-38 di 59 chilogrammi contro i 263 chilogrammi della Gran Bretagna e i 379 degli Stati Uniti.”” (pag 106)”,”ITAR-049″
“FANTINI Bernardino a cura; brani di EMPEDOCLE DEMOCRITO PLATONE ARISTOTELE EPICURO LUCREZIO AGOSTINO TOMMASO D’AQUINO COPERNICO GALILEO GALILEI FONTENELLE RAY HUTTON BUFFON CUVIER ERASMUS DARWIN LAMARCK LYELL DARWIN SPENCER HUXLEY MARX ENGELS JACOB MONOD MEDAWAR PRIGOGINE WEGENER MERLEAU-PONTY BONDI SCIAMA P. ROSSI MONTALENTI LURIA SIMPSON CHEDD DOBZHANSKY DUBININ”,”L’ evoluzionismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la teoria dell’evoluzione’ (pag 144-158)”,”SCIx-441″
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”Dedicato alla memoria di coloro che, partiti sul treno, non hanno fatto ritorno, perché i figli ed i nipoti non li dimentichino (in apertura) Contiene molte foto sulla città di Genova in tempo di guerra”,”ITAR-013-FER”
“FANTONI Gianluca”,”Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale.”,”Gianluca Fantoni insegna Storia contemporanea presso la Nottingham Trent University in Gran Bretagna: “”La Brigata ebraica fu una brigata inquadrata nell’esercito britannico, nata nel 1944 per operare in Itlia, composta soprattutto (ma non solo) da ebrei, molti dei quali provenienti dalla Palestina. Questo libro è importante per almeno due ragioni. In primo luogo non vi è sostanzialmente nessun lavoro storiografico su questa vicenda straordinaria: gli ebrei d’Europa, durante la Shoah, trovano un’occasione di riscatto a guerra ancora in corso, combattendo contro i nazifascisti nel teatro bellico italiano. In secondo luogo, in Italia, negli ultimi anni, la presenza della Britgata ebraica nelle manifestazioni del 25 aprile è stata occasione di forte conflitto., tra comunità ebraiche e simpatizzanti di sinistra filopalestinesi.Spesso, nell’ambito di questa diatriba, si sostengono tesi storiograficamente errate sia sulla Brigata ebraica sia sul legame negli anni Quaranta tra palestinesi e nazismo. È il momento di riformulare questo dibattito – in modo pacato – partendo da fatti concreti e non da leggende militanti”” (quarta di copertina) Il Gran Mufti di Gerusalemme e il nazismo “”[Il] Gran Mufti di Gerusalemme, era un antisionista giurato, e probabilmente anche un antisemita. Coinvoto in attività antibritanniche e braccato dalla polizia coloniale, si rifugiò a Berlino nel novembre 1941. Sperava di diventare il referente di Hitler per il Medio Oriente; si immaginava a capo di una nazione palestinese, che il Führer gli avrebbe concesso di guidare una volta vinta la guerra e scacciati gi inglesi. Si dette perciò da fare per entrare nelle grazie dei nazisti: lanciò appelli al mondo arabo perché si sollevasse contro gli inglesi (ma non ci fu nessuna rivolta); e diede una mano nella creazione di una divisione SS formata per circa due terzi da musulmani dei Paesi balcanici, che ebbe un ruolo del teutto secondario nelle operazioni belliche (107). In alcune foto lo si vede passare in rassegna dei soldati in uniforme nazista, che però al posto dell’elmetto indossano il fez, un caratteristico copricapo nordafricano e balcanico. Nelle stesse foto il Mufti appare incapace di fare un saluto fascista come si deve, a braccia ben teso: lo tiene invariabilmente a novanta gradi, tanto che parrebbe aggrapparsi alla maniglia di un invisibile autobus. Sembra che al-Husseini non godesso di troppo credito presso le autorità naziste, che giustifcavano il suo mantenimento oneroso e il suo contributo allo sforze bellico di scarso rilievo. I rapporti tra Hitler e al-Husseini erano del tutto asimmetrici. Mentre quest’ultimo aveva disperatamente bisogno del dittatore nazista per realizzare i suoi piani, Hitler non fu mai veramente convinto della opportunità di garantire l’indipendenza degli arabi in Palestina”” (pag 182-183)”,”QMIS-344″
“FAPPANI Antonio”,”Guido Miglioli e il movimento contadino.”,”””Fu così che Miglioli mantenne la sua “”neutralità più rigorosa”” fino all’ ultimo, senza un momento di debolezza. E naturalmente al momento cruciale votò contro. Poi continuò la battaglia, specie su ‘L’Azione’. Numerose volte la censura intervenne tagliando lunghi pezzi degli articoli de ‘L’Azione’, mentre una serie senza fine di polemiche dovette sostenere Miglioli con P. Gemelli, Ernesto Vercesi e con diversi giornali come l’ ‘Unità cattolica’, il ‘Cittadino di Brescia’ per il suo neutralismo ad oltranza, ed il richiamo continuamente ripetuto ai cattolici a dire di no alla guerra e di mettersi all’ opposizione in Parlamento… Commentando la conferenza socialista di Kienthal del settembre 1915, l’ Azione auspicava la nascita di un’ Internazionale bianca che fosse appunto portatrice della pace e dell’ unione fra i popoli.”” (pag 218)”,”ITAA-123″
“FARABONE Roberto VIANO Rosalba”,”Logica e diagrammi a blocchi. Tecniche di programmazione.”,”Roberto Farabone si è laureato in Fisica all’Università degli Studi di Milano. É entrato alla Sperry UNIVAC, dove ha lavorato qualche anno come sistemista in seguito è entrato al Servizio Addestramento UNIVAC come istruttore ed ivi svolge la sua attività sulla linea dei sistemi medio-piccoli. Rosalba Viano, si è laureata in Fisica all’Università degli Studi di Milano. Ha svolto la sua attività di insegnante principalmente presso gli Istituti Tecnici, dove attualmente opera ed ha affrontato i temi dell’elaborazione dei dati partecipando ad una serie di corsi presso il Servizio Addestramento UNIVAC.”,”SCIx-072-FL”
“FARAGO Ladislas”,”Il sigillo spezzato. La vera storia di Pearl Harbor.”,”ANTE1-51 Ladislas FARAGO ha fatto parte durante la seconda guerra mondiale dell’Ufficio Informazioni Navali, il servizio di spionaggio della marina americana e nel periodo della crisi nippo-americana e dell’attacco a Pearl Harbor lavorava al dipartimento della marina di Washington in qualità di consulente dell’allora segretario alla marina Knox. In precedenza era stato direttore di ‘Corps Diplomatic’ e ‘United Nations World’. Ha scritto diversi libri tra cui ‘Patton: Ordeal and Triumph’. (Patton il generale d’acciaio).”,”QMIS-115″
“FARAGO Ladislas”,”The broken seal. The dramatic story of Operation Magic and the Pearl Harbour disaster.”,”Ci fu una cospirazione alla Casa Bianca per trascinare il Giappone nella Seconda guerra mondiale? I comandanti delle Hawaii furono lasciati soli ai loro doveri militari dopo che non erano riusciti a prevedere il raid a Pearl Harbor? Esattamente quanto sapevano gli Stati Uniti sulle intenzioni giapponesi alla vigilia di Pearl Harbor? La marina degli Stati Uniti riuscì a trovare le chiavi dei codici di alta sicurezza della marina giapponese già prima del 1926 ma li perse alla vigilia di Pearl Harbor Perché la US Navy rifiutò di condividere il segreto della propria attività di decodificazione dei codici con US Army?”,”QMIS-204″
“FARBER Samuel”,”Before Stalinism. The Rise and Fall of Soviet Democracy.”,”FARBER Samuel è Associate Professor of Politica Science alla Brooklyn College di New York. “”On 4 November of 1917, V.I. Lenin declared that ‘we have not resorted, and I hope will not resort, to the terrorism of the French revolutionaries who guillotined unarmed men. I hope we shall not resort to it, because we have strength on our side””. (V.I. Lenin, ‘Speech at a Joint Meeting of the Petrograd Soviet of Workers’ and Soldiers’ Deputies and Delegates from the Fronts’, 4 (17) November 1917; in Collected Works N° 26, pag 294)”,”RIRO-376″
“FARESE Giuseppe”,”Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850.”,”Giuseppe FARESE, nato nel 1933, insegna Lingua e letteratura tedesca all’Univ di Bari. Tra i suoi lavori: -Individuo e società nel romanzo ‘Der Weg ins Freie’ di Arthur SCHNITZLER (Roma, 1969) -A. Schnitzler alla luce della critica recente, 1966-1970 (in Studi Germanici, 1971) “”A seguito delle vittoriose affermazioni rivoluzionarie e popolari di Vienna e Berlino Marx ed Engels erano rientrati da Parigi a Colonia l’11 aprile 1848 per organizzare e proseguire la lotta. L’attività della Lega dei comunisti mirava “”1) alla diffusione delle “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania””, 2) alla fondazione di “”Arbeitervereine”” e 3) alla creazione di un grande organo della democrazia, la “”Neue Rheinische Zeitung””””. Mentre il numero degli “”Arbeitervereine”” crebbe immediatamente, sicché esso era già assai elevato nell’aprile-maggio 1848, carente era invece il livello di preparazione politica degli aderenti poiché la maggior parte dei lavoratori continuava a restare ancorata a interessi e concezioni piccolo-borghesi. Le maggiori difficoltà incontrate da Marx e Engels nella organizzazione e politicizzazione degli “”Arbeitervereine”” si focalizzavano nella lotta al settarismo di Andreas Gottschalk, presidente dello “”Arbeiterverein”” di Colonia, che sosteneva che il proletariato non aveva bisogno di alleati ed era in grado di istituire subito una repubblica dei lavoratori, e nella opposizione alle spontanee e forti tendenze tradeunionistiche che inducevano molti lavoratori a vedere il più importante compito della rivoluzione nell’immediato miglioramento delle loro condizioni economiche. Queste tendenze si riassumevano nella teoria di Stephan Born che aveva fondato il 19 aprile 1848 a Berlino un “”Comitato centrale per i lavoratori”” a carattere sindacale e sosteneva che, a differenza che in Inghilterra e in Francia, la mancanza di una grande industria non aveva portato in Germania ad una acutizzazione dei conflitti di classe e che quindi si trattava allora solo di arrivare ad un equilibrio fra capitale e lavoro attraverso riforme sociali. Da che si arguisce che la voluta accentuazione del ‘sociale’ di Born era altrettanto dannosa quanto il radicalismo e l’oltranzismo di Gottschalk, perché induceva i lavoratori a credere che fosse possibile piegare il potere del capitale attraverso le riforme, dimenticando che solo precise ed immediate conquiste politiche potevano creare la base per la soluzione di tutti i problemi immediati e futuri del proletariato (Cfr. K. Obermann, ‘Deutschland von 1815 bis 1849’, Berlin, 1967, pp. 306-12 e passim). Le “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania”” redatte in diciassette punti il 1° aprile 1848 da K. Marx, K. Schapper, H. Bauer, F. Engels, J. Moll, W. Wolff e aperte da motto “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””, così come le vicende che portarono alla fondazione della “”Neue Rheinische Zeitung”” sono registrate in ‘Rhenische Briefe und Akten zur Geschichte der politischen Bewegung, 1830-1850’, a cura di J. Hansen, vol. II. 1846-1850, prima metà (gennaio 1846-aprile 1848), Bonn 1942, pp. 702-10)”” [Giuseppe Farese, Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850, 1974, nota 8 p. 196-97]”,”QUAR-041″
“FARESE Giovanni”,”Luigi Einaudi.”,”Luigi Einaudi (1874-1961) esponente del pensiero liberale e federalista europeo. Economista, professore e giornalista fino all’impegno politico che lo porta alla Presidenza della Repubblica nel maggio 1948. “”””Il fascismo, sotto un certo rispetto, è il risultato della stanchezza che nell’animo degli italiani era cresciuta dopo le lunghe e rabbiose lotte intestine del dopo guerra ed è un tentativo di irreggimentazione della nazione sotto a una sola bandiera. Gli animi anelavano alla pace, alla tranquillità, al riposo e si acquietarono alla parole di chi prometteva questi beni””. Così scrive Einaudi nel 1925, dopo una prima, non breve fase in cui lui, come altri intellettuali liberali italiani, ha sottovalutato la natura rivoluzionaria e violenta del regime. Non pochi tra gli economisti hanno visto di buon occhio l’ascesa di Mussolini, rassicurati, tra l’altro, dalla politica economica di Alberto De’ Stefani (1879-1969), economista e ministro delle Finanze del primo governo fascista. Ridurre il disavanzo pubblico anche attraverso le privatizzazioni e lo snellimento della pubblica amministrazione; perseguire un indirizzo economico produttivista, anche attraverso la riduzione della pressione tributaria, e il sostegno alle esportazioni; liberare quote del risparmio nazionale verso gli investimenti produttivi a medio e lungo termine in grado di liberare il peso dalle tare che gravano sulla bilancia commerciale. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi di De’ Stefani, che trovano favore presso i ceti produttivi e gli economisti liberali. Esiste una larga convergenza su questi punti. In più, il fascismo è visto come un fattore di stabilizzazione interno e internazionale, che dichiara almeno inizialmente di voler rispettare i trattati e gli impegni presi dall’Italia liberale”” (pag 82)”,”BIOx-278″
“FARIAS Victor”,”Heidegger e il nazismo.”,”Victor Farias, nato nel 1940 a Santiago del Cile, è docente di filosofia alla Libera Università di Berlino. E’ stato allievo di Heidegger e ha partecipato tra l’altro al seminario privato su Eraclito tenuto da Heidegger nel 1967. Heidegger alla manifestazione della scienza tedesca in appoggio a Hitler. “”Tra gli impegni politici di politici di Martin Heidegger per «rivoluzionare» l’università occorre anche ricordare la sua partecipazione a quella che è stata chiamata Manifestazione della scienza tedesca, svoltasi a Lipsia nel novembre del 1933 per iniziativa del Führer dell’Associazione dei professori nazionalsocialisti (NSLB) della Sassonia, il ‘Gauobmann’ (capo distrettuale) Arthur Göpfert. Il simposio era stato pensato come un omaggio della scienza – ossia dei più prestigiosi uomini di scienza tedeschi – al governo hitleriano. L’incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933 aveva fornito a Hitler il destro per promulgare il decreto di sospensione di tutti diritti costituzionali, decreto che gli dava anche facoltà di controllo diretto su tutte le province del Reich. Le elezioni del marzo, malgrado il totale spiegamento di forze nazista, diedero a Hitler soltanto il 44 per cento dei suffragi. Egli aveva ancora evidentemente bisogno di rafforzare il proprio potere. A tal fine, dopo aver proceduto alla nomina – in aprile – dei ‘Reichsstatthalter’ con la funzione di assicurare la disciplina nelle province del Reich, indisse un plebiscito per il 12 novembre 1933, in vista del quale il Partito nazista mobilitò tutte le sue forze e tra queste, naturalmente, l’università. Alla solenne manifestazione organizzata da Göpfert parteciparono il professor Eugen Fischer, rettore dell’Università di Berlino, il professor Arthur Golf, rettore dell’Università di Lipsia, il rettore dell’Università di Friburgo, Martin Heidegger, il rettore dell’Università di Gottinga, Friedrich Neumann, il rettore dell’Università di Amburgo, Eberhardt Schmidt, i professori Hirsch, Pinder (Monaco) e Sauerbruch (Berlino). Alle ricerche di Schneeberger si devono le prime utili informazioni sulla cerimonia e sulla partecipazione ad essa di Heidegger (223). Ecco come inizia il discorso di Heidegger: «Insegnanti e camerati tedeschi! Uomini e donne tedeschi! Il popolo tedesco è chiamato dal Führer a votare; ma il Führer non implora nulla dal popolo, egli dà piuttosto al popolo la più diretta possibilità della libera e suprema decisione: di volere, come popolo intero, la sua propria esistenza, ovvero di ‘non’ volerla. Domani il popolo non sceglie nulla di meno che il suo futuro. Questa elezione non si può affatto confrontare con le elezioni che si sono avute sino ad ora. La sua unicità sta nella semplice grandezza della decisione che in essa si deve prendere. L’inesorabilità di ciò che è semplice e ultimo non tollera tentennamenti ed esitazione. Questa decisione radicale si spinge sino al confine estremo dell’esserci del nostro popolo. E che cos’è questo confine? Esso consiste in quella rivendicazione primordiale di ogni essere di conservare e salvare la propria essenza. In tal modo viene posta una barriera fra ciò che si può chiedere e ciò che non si può chiedere a un popolo. In forza di questa legge fondamentale dell’onore, il popolo tedesco custodisce la dignità e il carattere risoluto della sua vita. Tuttavia, la volontà di farsi carico della responsabilità di sé non è solo la legge fondamentale dell’esistenza del nostro popolo, ma è, a un tempo, l’evento fondamentale del conseguimento del suo Stato nazionalsocialista. (…)». Nell’analisi della relazione popolo-Führer, Heidegger si avvale delle categorie fondamentali di ‘Essere e tempo’. Ma qui la possibilità della «decisione-risoluta» non viene più tematizzata a partire dall’esistenza individuale; è il popolo che viene messo di fronte a sé stesso e che deve prendere partito: scegliersi o negarsi. Ma per Heidegger, come sempre in tutte le forme filosofiche e politiche assunte dal fascismo, tale possibilità di scelta non si radica nel popolo stesso, ma in quella mediazione trascendentale e costitutiva che è qui rappresentata dal Führer”” (pag 166-168) [(223) Klassiker in finsteren Zeiten, cit., vol 2, pp. 95 sg]”,”GERN-001-FP”
“FARINA Patrizia”,”La rivoluzione silenziosa. Evoluzione demografica e tendenze future del continente asiatico.”,”FARINA Patrizia ricercatrice in demografia presso la facoltà di scienze statistiche dell’ Università degli studi Milano Bicocca, si occupa principalmente delle condizioni demografiche dei paesi poveri e di migrazioni internazionali. Ha scritto ‘Cina e altri paesi asiatici’ in G. DALLA ZANNA (a cura) ‘Contraccezione e aborto alle soglie del 2000’ (Roma, 1995) e ‘Crescita demografica nei paesi poveri’ in E. COLLOTTI PISCHEL (a cura), ‘La democrazia degli altri’ (Milano, 1996). “”Nel continente asiatico le condizioni sono veramente molto eterogenee: il profilo epidemiologico della Cina è più simile a quello europeo. La proporzione di morti causate da malattie infettive è relativamente bassa grazie alle intense campagne di immunizzazione e vaccinazione già attive all’ inizio degli anni ’50. Benché sia ancora difficile vincere la tubercolosi, anche per l’ aggravarsi dell’ inquinamento. Diversamente, le morti provocate da malattie infettive sono responsabili più o meno di una morte ogni 5 in tutte le altre aree asiatiche.”” (pag 30)”,”DEMx-038″
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’ interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-144″
“FARINA Francesco TAMBORINI Roberto a cura, saggi di Giovanni FACCHINI Maria Luigia SEGNANA Raffaele PACI Francesco PIGLIARU Maurizio PUGNO Elisabetta CROCI ANGELINI Giuseppe DE-ARCANGELIS Giorgia GIOVANNETTI Marco CATENARO Patrizio TIRELLI”,”Da Nazioni a Regioni. Mutamenti Istituzionali e strutturali dopo l’Unione Monetaria Europea.”,”Francesco Farina è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia R. Goodwin dell’Università di Pisa. Roberto Tamborini è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento. Marco Catenaro, Economist, Fiscal Policies, European Central Bank. Elisabetta Croci Angelini, professore associato di Politica economica, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Macerata. Giuseppe De Arcangelis, professore fi Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Bari. Giovanni Facchini, Assistant professor of Economics, Università dell’Illinois, Urbana (USA). Giorgia Giovannetti, professore di Economia politica, Facoltà di Ingegneria Università di Firenze. Raffaele Paci, professore di Economia applicata, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Cagliari and CRENoS. Francesco Pigliaru, professore di Economia politica, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Cagliari. Maurizio Pugno, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Trento. Maria Luigia Segnana, professore di Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Trento. Patrizio Tirelli, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Milano Bicocca.”,”EURE-048-FL”
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-014-FSD”
“FARINELLI Fiorella”,”Formare la Parità. Formazione e orientamento per le pari opportunità.”,”Fiorella Farinelli, esperta di formazione. Segretaria confederale nazionale Cgil, responsabile delle politiche formative.”,”DONx-080″
“FARINI Pellegrino”,”La storia romana. Compendiata ed accresciuta delle nozioni di geografia antica e di antichità romane conforme ai recenti programmi legislativi per le scuole secondarie classiche del 29 ottobre 1863 per il professore G. Parato.”,”E’ stato Scipione ad introdurre l’uso dei letticiuoli per il pranzo. Prima i romani mangiavano su semplici panche. Sciopione portò da Cartagine questa sorta di letti soffici e l’usanza si diffuse subito in tutta Roma. Il cenacolo prese dunque il nome di triclinio. (pag 17)”,”STAx-232″
“FARIO Emilio, GHISALBERTI Alberto M. a cura. Relazioni di MONDINI Luigi, CESSI Roberto, PIERI Piero, DE RUFFRAY Patrick, DI LAURO Ferdinando, GUICHONNET Paul, SUSANI Luigi, BALZANELLI Mario, MATIOTTI Lorenzo.”,”Celebrazioni Centenarie del 1859. Atti del 1° Convegno di Storia Militare tenuto a Mantova il 22/23/24 giugno 1959.”,”<<“”Le cose che si vedono dipendono dalle cose che non si vedono””: lo ha detto San Paolo e a me pare che sia una massima che si attagli perfettamente a quel fenomeno di fermentazione dell’umanità, a quel tremendo fenomeno che si chiama guerra, nel quale le cose che si vedono sono le operazioni belliche, sono le avanzate e le ritirate, sono le battaglie, sono le manovre; le cose che non si vedono sono di solito quelle che precedono gli avvenimenti guerreschi e fra esse sono da ricordare quei provvedimenti che vanno sotto il nome di preparazione. Della campagna del 1859 tutti ricordano Magenta, Solferino e S. Martino, pochi ricordano la preparazione. Con un facile umorismo si potrebbe dire che la preparazione è una cosa che non si è vista, perchè nel 1859 non ve ne fu. Ma non è del tutto esatto. Anzitutto, nella preparazione di una guerra vi è una parte politico-diplomatica e una parte strettamente militare; la prima non mancò e fu accortissima; è della seconda che noi, in questo Convegno, particolarmente ci occupiamo.>> (pag 31-32).”,”QMIx-206-FSL”
“FARKAS André”,”Budapest 1956. La tragédie telle que je l’ai vue et vécue.”,”FARKAS André testimone e protagonista di queste giornate di mezzo secolo fa, fuggito dall’Ungheria all’inizio del 1957 per andare a vivere in Francia. I materiali fotografici di questo libro provengono dagli archivi inediti dell’ Institut ’56 di Budapest. Contiene un capitolo sulla classe operaia ungherese ed un altro sui consigli operai: ‘Des conseils ouvriers comme les Russes n’en ont jamais vu’ (pag 95-107) Distruzione della città di Budapest paragonabile a quella di Stalingrado o di Berlino (pag 106) “”Les conseil ouvriers étaient apparus dès le 24 octobre, mais leur véritable essor date du 26, lorsque le Comité central du parti a finalement admis leur existence. Les syndicats, créatures artificielles du régime, touchés par le vent nouveau, n’ont pas tardé à donner leur bénédiction. Les conseils ouvriers ont pris en main la gestion pratique de leurs entreprises, éliminant le patron s’il le fallait, nommant quelqu’un de plus compétent à sa place, s’occupant des problèmes sociaux des employés, représentant l’enterprise dans les instances administratives locales. Ils constituaient aussi des milices ouvrières armée, assurant ainsi le gardiennage des locaux industriels, la surveillance des biens”” (pag 95)”,”MUNx-061″
“FARNETI Gianni”,”Gli ultimi avventurieri. Storie vere di mercenari bianchi in Africa.”,”Gianni Farneti è nato a Roma nel 1944. Si è occupato di pubblicità, poi è passato al Corriere della Sera e a ‘Panorama’. Cultore di ecologia, ha scritto delle ‘guide alla natura’. Al momento della pubblicazione di questo libro è caporedattore centrale di ‘Panorama’.”,”AFRx-003-FGB”
“FARNETI Paolo, edizione italiana a cura di Alfio MASTROPAOLO”,”Il sistema dei partiti in Italia, 1946-1979.”,”Paolo Farneti (1936-1980) è stato professore di scienza politica nell’Università di Torino. Autore tra l’altro di ‘Sistema politico e società civile’ (1971) e ‘La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo’, nel volume ‘La caduta dei regimi democratici’ curato da J. Linz (1981).”,”ITAP-003-FMB”
“FARNETI Paolo”,”Diario italiano.”,”Paolo Farneti (Ferrara 1936 – Torino 1980) giornalista e universitario si era formato sui classici (Tocqueville, Marx, Durkheim, Weber). Fra i suoi scritti: ‘Theodor Geiger e la coscienza della società industriale’ (1967) e ‘Sistema politico e società civile’ (1971)”,”ITAP-004-FMB”
“FARNETI Paolo BOBBIO Norberto REVELLI Marco GIANNONE Angelo BONANATE Luigi”,”Fiducia nella ragione. La formazione intellettuale di Paolo Farneti nel suo carteggio con Norberto Bobbio.”,”Si tratta del ricordo del trentennale della costituzione del Centro Studi di Scienza Politica voluto da Farneti. Attualmente (2000) il centro è diretto da Luigi BONANATE”,”BIOx-007-FMB”
“FARNETTI Richard”,”Le royaume désuni. L’économie britannique et les multinationales.”,”FARNETTI Richard è chargé de recherches au CNRS e lavora al CEREM (Centro di studi e ricerche sulle impres multinazionali) dell’Università di Paris X Nanterre. Ha pubblicato pure ‘L’Economie britannique de 1873 à nos jours’ (A. Colin, 1994). Libro dedicato alla causa di Tom Kemp (1921-1993) List des tableaux et graphiques, introduction, conclusion, bibliographie, Collection Alternatives économiques,”,”UKIE-056″
“FAROLDI Mauro”,”Breve storia della Grecia moderna.”,”Mauro Faroldi è giornalista pubblicista responsabile del periodico livornese ‘L’internazionale’. Dopo un’esperienza giovanile nella sinistra extra-parlamentare dall”inizio degli anni 1980 milita nelle fila del comunismo antistalinista e internazionalista. Si occupa di storia contemporanea, storia del movimento operaio. Citato Vafiadis Markos, presidente del Governo democratico provvisorio della Grecia Libera (pag 103-107, 133)”,”GREx-033″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese 1789-1815.”,”FAROLFI (Bologna, 1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, MILANO, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURx-092″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese, 1789-1815.”,”B. Farolfi (Bologna,1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, Milano, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURE-001-FRR”
“FAROUK-SLUGLETT Marion SLUGLETT Peter”,”Iraq Since 1958. From Revolution to Dictatorship.”,”FAROUK-SLUGLETT Marion (University College of Wales, Swansea), SLUGLETT Peter (Durham University). Riporta una tabella sulla produzione di petrolio ed i profitti petroliferi dal 1946 al 1958 attinta dal libro di Y. Sayigh, ‘The Economies of the Arab World: Development since 1945’, p. 37. (pag 42)”,”GOPx-017″
“FARRERE Claude”,”Je suis marin.”,”Claude FARRERE dell’ Academie Francaise.”,”VARx-082″
“FARRINGTON Benjamin”,”Francesco Bacone filosofo dell’età industriale.”,”Marx su Bacone. “”Abbiamo mostrato, attraverso l’esame dei suoi scritti, come il tentativo di Bacone andasse oltre una riforma della filosofia e mirasse alla trasformazione radicale delle condizioni materiali della vita umana. Questo sforzo non sempre è stato riconosciuto o almeno non sempre gli è stato attribuito il posto che gli spetta nella storia della vita di Bacone. Fu Macaulay a porlo acutamente in luce nel suo ‘Lord Bacon’ (1837), saggio sovente eccessivo ed errato nelle sue conclusioni; e più precisa definizione diede il Marx in una nota del ‘Capitale’ (1867), in cui, parlando di Bacone e di Descartes, afferma che “”essi anticiparono una trasformazione nella forma della produzione, e l’assoggettamento pratico della natura all’uomo, come risultato del mutato modo di pensare””. Recenti indagini sulla vita dell’epoca tanto ad opera di cultori di storia economica come il Nef (‘Industry and Government in France and England, 1540-1640’) o di storia delle idee come R.K. Merton (‘Science in Seventeenth Century England’, in ‘Osiris’, vol. IV, 1938) aiutano a comprendere quali fossero i legami tra il pensiero di Bacone e la vita dei suoi tempi. Quando Harvey affermava ironicamente che Bacone scriveva di filosofia come un Lord cancelliere, c’era nelle sue parole una verità più profonda di quanto egli non credesse. Tutto il pensiero di Bacone ha il sapore poco libresco dell’opera di un uomo che traccia progetti per l’esecuzione più che per farne oggetto di lettura”” (pag 165) “”Non mi interessa scrivere per diletto ciò che altri per diletto leggerà. Mio obiettivo sono la vita e i problemi umani con tutti i loro inconvenienti e le loro difficoltà. In questo campo io voglio portare un progresso mediante veraci e rette riflessioni”” (F. Bacone, Lettera al Casaubon, c. 1609)”,”SCIx-417″
“FARRINGTON Benjamin”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Epicuro.”,”I due sistemi a confronto: Democrito ed Epicuro. Democrito era considerato un filosofo più profondo ed Epicuro più superficiale. Marx invertì i loro ruoli facendo apparire Epicuro come il più profondo dei due dal momento che aveva lavorato per far posto nel suo sistema sia all’essere animato che a quello inanimato, sia alla natura che alla società, sia ai fenomeni del mondo esterno che alle esigenze della coscienza morale (pag 17)”,”FILx-574″
“FARRINGTON Karen”,”La seconda guerra mondiale. Una cronaca illustrata della lotta per la vittoria.”,”I convogli artici (pag 137-139) “”una burrascosa battaglia poco conclusiva che era in pratica un’umiliante sconfitta della marina tedesca. Una delle sue prestigiose navi era stata costretta ad allontanarsi con danni rilevanti mentre l’obiettivo dell’attacco, l’affondamento del convoglio non era stato conseguito. Hitler era furioso per la disfatta. Il primo dell’anno 1943 minacciò di ritirare dal servizio attivo tutta la flotta tedesca e di mandare tutte le grandi navi in demolizione. Il grandammiraglio Raeder, gridava, mancava di quello spirito avventuroso che fa vincere le guerre. Raeder rispose immediatamente, chiedendo di essere sollevato dall’incarico. Venne al suo posto l’ammiraglio Karl Dönitz, comandante del servizio U-Boat. Hitler preferiva di molto Dönitz al suo predecessore e, in cambio, Dönitz seppe convincere il Führer della necessità di mantenere la flotta di superificie. Ma anche lui, malgrado i suoi tentativi, non poté riportare ulteriori successi. Sembrava proprio che i capi dell’Ammiragliato inglese avessero più fiducia di Htler nella potenza distruttiva della flotta tedesca. Nelle acque nordiche restavano cauti davanit alla minaccia delle ‘Tirpitz’, ‘Lützow’ e ‘Scharnhorst’. E in effetti i convogli artici avrebbero potuto essere cancellati, a patto che le tre grosse navi potessero salpare. Nel settembre 1943 fu formulato un audace piano per sbarazzare una volta per tutte i convogli da quella minaccia. Consisteva in sottomarini tascabili, con equipaggi di quattro uomini, ciascuno armato con due cariche da una tonnellata, per insinuarsi nell’ancoraggio norvegese dell’Altenfjord e piazzare le gigantesche cariche esplosive ai fianchi delle navi Scharnhorst, Lützow e Tirpitz. In totale segretezza, la missione cominciò con sottomarini di normali dimensioni che rimorchiarono i tascabili fino alla bocca del fiordo. Sfortunatamente, quando i sei sottomarini tascabili entrarono in azione, il Scharnhorst era in mare aperto per dei collaudi. Il piccolo sommergibile destinato a fare saltare la Lützow fu perso mentre si dirigeva là. Un altro perse il rimorchio e fu costretto a sbarazzarsi delle cariche. Un terzo prese fuoco e dovette tornare indietro. Il successo dei sommergibili X5, X6 e X7 compensò al massimo le prestazioni deludenti degli altri tre”” (pag 141)”,”QMIS-334″
“FARRINGTON Benjamin”,”Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’ antica Grecia.”,”””Il fabbro e il vasaio che sapevano queste cose (le conoscenze sulle caratteristiche dei metalli ndr) erano i pionieri della chimica nei tempi primitivi. Perché essi non furono capaci di difendere le scienze implicite nella loro arte? In un primo momento, il loro stato non era più basso del medico pratico. Come questo, essi erano esperti nelle ‘cheirotechnai’ o ‘demiourgoi’, artigiani che lavoravano per la comunità. Perché allora essi non ebbero nei primi tempi la stessa funzione del medico nello sviluppo della scienza? Si direbbe che la risposta debba essere che i loro mestieri furono esposti al disprezzo della società più presto e più completamente della maggior parte degli altri. Queste erano occupazioni ‘banausiche’ (10) o meccaniche, ‘par excellence’. Erano i mestieri che Aristotele aveva dichiarato necessari all’esistenza di una città, ma che squalificavano come cittadini coloro che li esercitavano (11). In queste condizioni, la conoscenza della natura che essi ed essi soli possedevano, non poteva far parte delle speculazioni sulla natura delle cose di cui ci si occupava nella buona società. Lo sviluppo della scienza della chimica era impossibile per ragioni sociali. Ma mentre la ‘polis’, o città, ben presto raggiunse un considerevole successo mettendo al bando i lavoratori delle arti meccaniche, non poté ugualmente mettere al bando il medico, benché fosse un artigiano, perché il materiale su cui egli lavorava era il cittadino stesso. È vero che la società riuscì a sottrarre la salute dell’operaio alle cure del dottore, infliggendo così dell’arte medica un gravissimo colpo. Però anche se lo schiavo poteva curare lo schiavo, il cittadino curava il cittadino, e almeno un mestiere si affermò nell’ambito cittadino e condivise con esso la sua nascente cultura letteraria. Il medico era così in una posizione unica e privilegiata. Egli conservò il rispetto della società pur restando un lavoro manuale. Come tale, il dottore costituì una delle più nobili e sane figure dell’antichità classica. Egli fornì al complesso dell’antica cultura la sua sanissima scienza e la sua sanissima etica”” (pag 66-67) [(10) Designava la condizione degli operai legati al luogo di lavoro (…); (11) Cfr. ‘Politica’, 4, 4, 9, con 3,5,3]”,”STAx-007-FRR”
“FARWELL Byron”,”The Great Anglo-Boer War.”,”La guerra anglo-boera (1899-1902) è scoppiata durante il regno della regina Vittoria del Regno Unito. Tuttavia, il governo britannico era guidato dal primo ministro Lord Salisbury durante la maggior parte della guerra. Il Regno Unito era governato dal Partito Conservatore durante gli anni 1899 e 1902.”,”UKIQ-016-FSD”
“FASANELLA Giovanni ROCCA Giuseppe”,”Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro.”,”Giovanni Fasanella è giornalista parlamentare di ‘Panorama’ e autore di libri tra cui una biografia di D’Alema. Giuseppe Rocca è docente di Storia dello spettacolo all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, sceneggiatore e regista. Dono di Mario Caprini”,”TEMx-102″
“FASANO GUARINI Elena SABBATINI Renzo NATALIZI Marco a cura; saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”Repubblicanesimo e repubbliche nell’Europa di antico regime.”,”Saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”EURx-258″
“FASCE Ferdinando”,”Tra due sponde. Lavoro affari e cultura tra Italia e Stati Uniti nell’età della grande emigrazione.”,”Un episodio di solidarietà internazionale: ‘Lotta operaia’ e gli IWW. Immigrazione italiana e fabbrica USA: il caso Scovill (1915-20). Una parrocchia italiana in USA d’inizio secolo. L’immagine di Colombo in USA tra Otto e Novecento. Emigrazione, etnicità e società USA nei primi anni 1800. L’ Ansaldo in America. Strategie imprenditoriali e mercato mondiale degli armamenti: rapporti tra Ansaldo e la siderurgia USA nel primo ‘900. Grand Tour e finanza US nel primo ‘900. Dal diario IT di Frank Arthur Vanderlip. L’A fa parte del comitato scientifico di ‘Ventesimo secolo’. F. FASCE è ricercatore confermato all’Univ di Genova e insegna storia e istituzioni nordamericane contemporanee nell’Univ di Bologna. Suoi saggi e articoli di storia sono apparsi su riviste varie. E’ autore di ‘Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America, 1877-1920’, HERODOTE, GENOVA-IVREA, 1983; ‘Una famiglia a stelle e strisce. Grande guerra e cultura d’impresa in America’, MULINO. 1993″,”MUSx-027″
“FASCE Ferdinando”,”Da George Washington a Bill Clinton. Due secoli di presidenti USA.”,”FASCE Ferdinando è professore associato di storia e istituzioni dell’ America del Nord nell’ Università di Bologna, sede di Forlì. “”Come notò all’ epoca il politologo inglese Harold Laski, Roosevelt doveva dunque fronteggiare “”la volontà del Congresso di recuperare la sua autorità””, nonostante la “”maggioranza nominale in tutte le due Camere””. Ma, aggiungeva Laski, ciò non autorizzava a sottovalutare le trasformazioni epocali introdotte da Roosevelt e dal New Deal, soprattutto la significativa riapertura della scena pubblica, del dibattito politico e, in parte, della sfera decisionale a nuove forze sociali.”” (pag 95)”,”USAP-057″
“FASCE Ferdinando”,”Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America (1877-1920).”,”””Contemporaneamente le scuole di ingegneria passano da 85 nel 1880 a 126 nel 1917, all’interno di un più ampio processo di crescita della istruzione tecnica e dell’addestramento professionale formalizzato a tutti i livelli. Nel 1890 solo 37 sistemi scolastici cittadini comprendono tale tipo di formazione, diciotto anni dopo il numero è salito a 671. In quattordici anni, tra il 1894 e il 1908, gli istituti secondari superiori privati di tipo tecnico-industriale salgono da 15 a 170, con una crescita degli studenti da 3362 a 58503 unità””. (pag 86) “”Esemplare al riguardo l’intervento alla Bethlehem Steel tra il 1898 e il 1901. Qui la prima cosa da notare è l’atteggiamento “”dualistico”” di Taylor nei confronti della forza lavoro, il fatto cioè che egli proceda in maniera ben diversa quando si rapporta ai manovali e quando ha a che fare con gli skilled. A dire il vero, anzi, egli esita a lungo prima di avvicinarsi a questi ultimi. Perché? Anzitutto perché, come risulta dalle sue carte, Taylor voleva perfezionare sia le tecniche di misurazione del tempo e di scomposizione del lavoro in compiti elementari, provando prima con i manovali, sia la sua grande innovazione tecnologica costituita dagli acciai rapidi. Ciò nel timore, non sempre esplicitato fino in fondo, ma che comunque doveva esserci, delle reazioni degli operai qualificati. Reazioni che già lui aveva saggiato in prima persona a Midvale e che del resto un apposito, dettagliatissimo rapporto del Commissario al Lavoro del 1904, intitolato significativamente ‘Autoriduzione della produzione’, avrebbe colto in tutta la loro estensione e complessità a livello nazionale””. (pag 98)”,”MUSx-221″
“FASCE Ferdinando”,”Wall Street 1929. Dagli anni ruggenti al grande crollo.”,”FASCE Ferdinando “”Nel periodo 1922-1929 la produzione industriale cresce del 64% (di contro al 12% del decennio precedente), gli utili si alzano del 62%, i dividendi del 65%, il prodotto nazionale del 2% all’anno, mentre la disoccupazione media non supera il 3,7% e, per converso, il reddito medio aumenta del 30%””. (pag 13) Nota: Nel periodo considerato di sette anni il Pil Usa aumenterebbe di circa il 15% mentre il reddito medio del doppio… può essere un termometro della crisi?”,”USAE-083″
“FASCE Ferdinando LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. ‘Gli ‘Industrial Workers of the World’ (IWW): la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti) Dal saggio di F. Fasce. All’interno dell’ IWW: “”I lavoratori erano organizzati nelle varie sezioni non in base al loro mestiere né allo strumento, bensì in base a ciò che producevano. In tal modo tutta la forza-lavoro che partecipava al processo di produzione e distribuzione di un certo prodotto faceva riferimento ad una stessa unione industriale. L’unità di base era costituita dalla singola fabbrica (…)”” (pag 190)”,”MUSx-334″
“FASOLI Gina / SCHALLER Hans Martin / PIRO Francesco / PENUTI Carla / BRIZZI Gian Paolo / OESTREICH Gerhard / BALDAN Attilio / CHITTOLINI Giorgio / MOZZARELLI Cesare / RUFFILLI Roberto / COPPOLA Gauro”,”Federico II e la Lega lombarda. Linee di ricerca (Fasoli) / Kanzlei und Hofkapelle Kaiser Friedrichs II (Schaller) / Sistema fiscale, struttura e congiuntura in una economia “”preindustriale””. Il caso di Bologna, 1564-1666 (Piro) / Aspetti della politica economica dello Stato pontificio sul finire del ‘500: le “”visite economiche”” di Sisto V (Penuti) / La pratica del viaggio d’istruzione in Italia nel Sei-Settecento (Brizzi) / Le origini della storia sociale in Germania (Oestreich) / Dalla storiografia di tendenza all’erudizione “”etica””: la “”Rivista storica italiana”” di Costanzo Rinaudo (1884-1922) (Baldan) / Alcune considerazioni sulla storia politica-istituzionale del tardo Medioevo: alle origini degli “”stati regionali”” (Chittolini) / Stato, patriziato e organizzazione della società nell’Italia moderna (Mozzarelli) / Sulla “”crisi dello Stato”” nell’età contemporanea (Ruffilli) / Condizioni materiali e problemi sociali in Lombardia tra ‘700 e ‘800 (Coppola).”,”Direzione di Paolo PRODI e Pierangelo SCHIERA Il saggio di Gerhard Oestreich ‘Le origini della storia sociale in Germania’ dedica spazio allo storico Eberhard Gothein, alla sua controversia con Schäfer, alle concezioni storiografiche di Lamprecht e al dibattito e scontro che ne seguì tra gli storici sociali e gli storici ‘puri’ (pag 314 e seguenti) “”Dopo questo appassionato confronto con il principale iniziatore, per la ‘Fachhistorie’ la discussione seria sulla teoria sociale era terminata. I successivi lavori teorici di Lamprecht, così come i successivi volumi della sua ‘Deutsche Geschichte’ non vennero più nemmeno presi in considerazione nelle riviste scientifiche. Solo all’estero il rivale dei rankiani e le sue teorie vennero prese sul serio. Il Lamprecht «non conosciuto» nel centro della Germania «dove vecchi signori schiamazzano rievocando il passato» – come scrisse lo stesso Lamprecht a Des Marez nel 1914 – ottenne dottorati ad onore in Inghilterra, in Norvegia ed in America e divenne membro di numerose accademie delle nazioni confinanti con la Germania. Henri Barr, egli stesso vicino alle posizioni di Lamprecht, gli concedette spazio nella sua nuova rivista, la «Revue de Synthèse historique». La nuova tendenza storiografica trovò un’eco, talora favorevole, presso il belga Pirenne, l’olandese Blok e numerosi autori della «Revue Historique». Se osserviamo oggi l’organo più autorevole della storia sociale francese, le «Annales», nella parte dedicata al mondo concettuale della attuale storia sociale, sembra di risentire l’eco della storiografia sociale tedesca fra il 1880 ed il 1900: tipo, stato (‘Zustand’), sviluppo regolato da leggi, metodo statistico, struttura, tutti concetti su cui si dibatte ancor oggi. Sono arrivato al termine del mio discorso. La ricerca di storia sociale in Germania prese tranquillamente avvio sulla scia dell’avanzante scienza sociale, nella scuola storica dell’economia così come nella ‘Kulturgeschichte’. Tre dei «potenti» del tempo in campo storico si posero al servizio di un’apertura della ricerca verso il settore delle scienze sociali. Questa ala venne però in aspro conflitto con la storiografia politica, per ragioni oggettive e personali, di metodo e di ordine politico, laddove lo stesso Lamprecht con le sue ricerche parzialmente carenti e con le sue teorie poco conseguenti suscitò dure reazioni. Anche dalla parte della ‘Fachhistorie’ stavano i personaggi più eminenti e preparati, come Rachfahl, Below e Meinecke. I progressi della storia sociale in Germania poterono realizzarsi in modo pacifico nel campo della storia locale, come già nel 1896 Lamprecht aveva previsto scrivendo al ministro sassone per il culto: «Lo studio degli stati nel senso di un’innovazione nel campo storiografico può realizzarsi in modo positivo solo negli studi locali». La fondazione da parte dello stesso Lamprecht a Bonn e Lipsia di ricerche ed istituzioni in questo campo costituì una pietra miliare per il progresso della storia sociale in Germania, progresso che ha portato con sé la modificazione della concezione complessiva della storia. Alla conclusione del dibattito metodologico la ricerca di storia sociale fu messa al bando per quanto riguarda la storia nazionale. Ancora in due altre occasioni il suo progresso venne ostacolato, la prima volta allorché dopo il 1918 la lotta contro Versailles e la tesi delle riparazioni di guerra posero proprio la giovane generazione degli storici al servizio della storiografia diplomatico-politica, e poi nel 1933 allorché la storiografia di derivazione sociologica venne genericamente sospettata di marxismo. A quell’epoca Otto Hintze, che aveva realizzato praticamente nel campo della storia costituzionale, rivolta alla comparazione su dimensioni universali ed illuminata dalla sociologia, ciò che Gothein, Lambrecht e Breysig avevano auspicato come nuovo compito della storia, scrisse: «Gli storici ‘puri’, che controllano la corporazione, ovvero gli esponenti della storia di eroi, Stati e guerre si preoccupano di non valutare a dovere simili studi, come so per esperienza» (Lettera di Otto Hintze a Adolf Gasser, Berlino, 23.2.1939)”” (pag 334-335-336)”,”STOx-284″
“FAST Howard”,”Sacco e Vanzetti.”,”Il 15 aprile 1920 ebbe luogo a South Braintree, nel Massachusetts, una brutale rapina, scrupolosamente preordinata, in cui un cassiere e un guardiano furono uccisi dai banditi. In seguito a ciò, due uomini, il calzolaio Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, ex-fornaio e cavatore, ma a quell’ epoca pescivendolo ambulante, furono arrestati e incolpati della rapina e del delitto. Il loro processo ebbe luogo a Dedham, nel Massachusetts, dove i giurati li dichiararono colpevoli di assassinio. I ricorsi e le mozioni del caso Sacco e Vanzetti si estesero per sette anni. La loro esecuzione avvenne il 22 agosto 1927. “”Il disagio del Duce è comprensibile. Visto che quei due sono italiani, ne nasce per forza una questione di onore nazionale, di cui i comunisti hanno saputo approfittare appieno. Ci sono state parecchie dimostrazioni di massa, a Torino, Napoli, Genova e Roma””. (pag 153) “”E dimostrazioni giorno e notte in Francia. Venticinquemila persone a Parigi, Tolone, Lione e Marsiglia. In Germania, una grande dimostrazione a Berlino, poi a Francoforte, ad Amburgo…”” (pag 155)”,”ANAx-170″
“FAST Howard”,”Il cittadino Tom Paine.”,”Volume pubblicato da Overseas Editions ente senza mira di lucro creato dal ‘Council on Books in Wartime’, composto da editori, bibliotecari e librai americani. Lo scopo è quello di mettere a disposizione dei lettori europei le opere più rappresentative del pensiero americano pubblicate negli anni recenti in attesa che le normali attività editoriali siano riprese in Europa. La presente edizione non sarà messa in vendita negli Stati Uniti e in Canada. Guerra di spazi. “”Il giorno di Natale nel cuore della notte, Washington effettuò letteralmente l’ impossibile. Il suo esercito andava disgregandosi come sabbia bagnata, ed egli capì chiaramente che il suo piano prestabilito di ritirarsi sempre più verso l’ ovest, anche al di là delle montagne, se era necessario, evitando una battaglia in campo aperto con gli inglesi, non era più possibile. Dopo essere stato sbaragliato e sconfitto ripetutamente, era giunto alla conclusione che il meglio che potesse fare era non di combattere una guerra di battaglie ma una guerra di spazi, far cioè una guerra che avrebbe potuto magari durare anni ed anni, ma che egli non potrebbe perdere purché il suo esercito rimanesse intatto.”” (pag 141)”,”USAG-062″
“FAST Howard”,”Sciopero a Clarkton.”,”FAST Howard è nato nel 1914 da una famiglia operaia nome d’arte Walter ERICSON, ebbe un’adolescenza movimentata e dura. Costretto per vivere a lavori umili e disparati: lavandaio, garzone di macellaio, sarto, sterratore, riuscì dal 1932 a dedicarsi all’attività di scrittore. Durante la 2° guerra mondiale fece parte dell’ Office War of Information e fu corrispondente in Europa. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). Relazioni industriali. “”Gelb disse: “”Non meniamo il can per l’aia, Bill. Lei non ha bisogno ch’io le insegni cos’è uno sciopero. Lei sa che non è una scampagnata per chi ci ha a che fare””. “”E’ quello che dico anch’io””. “”Vogliamo sistemare la faccenda di comune accordo””. “”Diavolo, non sembravate così ben disposti stamattina”” disse Noska. “”Forse abbiamo avuto troppa fretta nel far togliere la linea di picchetto. E’ il parere del signor Lowell, e adesso sono propenso a condividerlo. Ma se riusciamo a regolare questa faccenda, non c’è più bisogno di linee dei picchetto.”” Lowell aggiunse: “”La parlo con tutta sincerità, Noska. Voglio finirla con questa storia più di qualunque altro.”” “”Non posso che ascoltare. Non sta a me decidere””. “”Lei è una persona di grande influenza”” disse sorridendo Wilson. “”Conosco abbastanza bene gli uomini e non m’inganno quando dico che qualcuno pesa molto. Non chiedo a un peso piuma di battersi con un peso massimo. Non sto bluffando, Bill… Sono un uomo abbastanza onesto e mi piace affrontare direttamente le cose alla buona e vecchia maniera americana. Sarò forse un pessimo diplomatico, ma credo che nessun americano autentico riuscirebbe a fare della diplomazia come la intendono gli stranieri. Creda a me, stiamo perdendo troppo tempo con questo tira e molla diplomatico invece di arrivare subito al nocciolo e dire quello che abbiamo in mente. Ecco dunque quello che penso io… a dirla in schietto linguaggio americano: gli unici che hanno qualche cosa da guadagnare in questo sciopero sono i comunisti””. Noska osservò per un momento le volute di fumo del suo sigaro, poi disse: “”Non sono loro che dirigono il movimento””.”” (pag 162-163)”,”VARx-265″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’.”,”VARx-556″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’. Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione, originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali, evidenti in questo libro, ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana. Posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi Fast ha rotto con la sinistra. Si definisce un pacifista radicale.”,”VARx-065-FL”
“FAST Howard”,”La via della libertà.”,”””Tutti gli elementi essenziali della storia sono veri”” (pag 360) “”La guerra era finita. Una lotta lunga e sanguinosa, la guerra più terribile del mondo a quei tempi, e gli uomini in blu tornavano a casa. Gli uomini in grigio, dolenti, inebetiti, si guardavano attorno e constatavano gli effetti della guerra. Al tribunale di Appomattox il generale Lee (1) aveva deposto le armi e tutto era finito. Nelle calde terre del Sud, quattro milioni di negri erano diventati liberi. Una libertà duramente conquistata, una cosa preziosa. L’uomo libero può pensare all’ieri e al domani; sono suoi entrambi. Hai fame e non c’è un padrone a darti da mangiare, ma se vuoi camminare svelto non c’è un padrone ad ordinarti di andare adagio. Duecentomila di questi negri erano soldati della repubblica quando la lotta finì, e tornavano a casa col fucile in mano. Gideon Jackson era uno di loro. Alto, forte e stanco, il fucile in mano e un’uniforme azzurra scolorita addosso, tornava a casa nella sua terra della Carolina, la piantagione Carwell. (…)”” (pag 7) (1) Robert E. Lee (1807-1870), comandante in campo dell’esercito confederale, nella Guerra civile del 1861-65 “”Un’ora dopo era deciso, e la decisione era sorta dalla loro forza e dalla loro debolezza, dalla paura e dall’ira, dalla sofferenza e dal dolore, e dal ricordo della fatica. Era questa: la espose Abner Lait che parlò quando il tumulto delle vocisi fu quetato: – Combatteremo, Gideon, tu rimani con noi? – Mi volete? – Ti vogliamo. Gideon si guardò attorno e poi accennò di sì. (…)”” (pag 313)”,”CONx-251″
“FATTORI Elena”,”Il Medioevo in Parlamento. Vaccini, stamina, sperimentazione animale. Perché la politica sta boicottando la scienza.”,”Elena Fattori (1966) è senatrice del Movimento 5 STelle nelle cui liste è stata eletta nel 2013 e nel 2018. Laureata in Scienze biologiche è stata ricercatrice presso l’Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare IRBM MSD Italia di Pomezia e ha svolto attività di volontariato. Attualmente è vicepresidente della commissione permanente Agricoltura e produzione alimentare del Senato.”,”SCIx-043-FV”
“FATTORINI Emma”,”Germania e Santa Sede. Le nunziature di Pacelli tra la Grande Guerra e la Repubblica di Weimar.”,”La Santa Sede e la pace, Nunziatura di Monaco dopo la rivoluzione di Novembre, i cattolici nella Rep di Weimar, Dopo Versailles, Nuove vie diplomatiche, il Concordato, il nazionalismo polacco, plebiscito in Alta Slesia, occupazione Ruhr.”,”GERG-012″
“FATTORINI Emma”,”Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa.”,”ANTE1-46 Emma FATTORINI insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza Mussolini suggerisce di scomunicare Hitler pag 165 Papa Pio XI, nato Ambrogio Damiano Achille Ratti (in latino Pius XI; Desio, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939), è stato il 259° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 1922 alla sua morte.”,”RELC-231″
“FATTORINI Stefano LUCHITTA Maurizio RANCHI Sergio ROSSI Marina SALVÀ Giuseppe VERROCCHIO Ariella, a cura”,”Lettere di guerra e d’amore.”,”””Gli orrori delle ultime giornate m’hanno asciugato il cervello e rovinati i nervi…”” (pag 70)”,”QMIP-081″
“FAUCCI Riccardo”,”La scienza economica in Italia 1850 – 1943.”,”Riccardo FAUCCI (Livorno 1945) è Professore straordinario di storia delle dottrine economiche nell’ Univ di Macerata, dove insegna dal 1971. Dal 1971 al 1977 ha anche insegnato storia economica contemporanea nella facoltà di economia di Ancona. Ha pubblicato varie opere tra cui: -Finanza, amministrazione e pensiero economico. Il caso della contabilità di stato tra Cavour al fascismo (FONDAZIONE EINAUDI, TORINO, 1975) – Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica. LA NUOVA ITALIA, FIRENZE, 1979″,”ITAE-031″
“FAUCCI Riccardo”,”L’economia politica in Italia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Scaruffi anticipatore dell’unione monetaria europea (pag 30) FAUCCI è professore ordinario di storia del pensiero economico all’Universitò di Pisa. Ha scritto varie cose sul pensiero economico italiano tra cui ‘Einaudi’ (1986) e ‘L’economista scomodo. Vita ed opere di Francesco Ferrara’ (1995),”,”ITAE-230″
“FAUCCI Riccardo”,”Gli economisti, il mercato, le istituzioni. Una storia del pensiero economico.”,”””Negli anni ’20, Keynes approfondisce l’analisi del disordine monetario europeo. Per lui si tratta: a) di compiere una esatta valutazione (diagnosi e prognosi) di tale disordine; b) di indicare terapie appropriate, che restituiscano fiducia agli operatori e stabiliscano nuovi rapporti internazionali basati sulla cooperazione e sulla consapevole scelta delle misure appropriate da parte delle autorità. Prevaleva una situazione di diffusa inflazione dei prezzi. Nel 1923, nel volumetto sulla ‘Riforma monetaria’, dipinge le conseguenze dell’inflazione. Questa ha due effetti: di distruggere non solo il ruolo di mezzo di scambio, ma anche il ruolo di “”fondo di valore”” della moneta, e quindi la fiducia del pubblico in essa; e di distruggere, in caso di inflazione galoppante (come avveniva in Germania), l’intero ordinamento fiscale.”” (pag 122)”,”ECOT-209″
“FAUCCI Riccardo”,”Breve storia dell’economia politica.”,”Riccardo Faucci è professore ordinario di economia politica nella Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa. In precedenza ha insegnato per molti anni storia delle dottrine economiche. Oltre ad alcuni lavori sull’economia classica e su Marx, ha pubblicato numerosi saggi sul pensiero economico italiano dell’Otto e del Novecento, fra cui un biografia di Luigi Einaudi.”,”ECOT-123-FL”
“FAUCCI Riccardo PESCIARELLI Enzo a cura, Saggi di François QUESNAY Bert F. HOSELITZ Ronald L. MEEK Jacob VINER S. KAUSHIL Nathan ROSENBERG Piero SRAFFA George J. STIGLER Maurice H. DOBB Bernard A. CORRY Bela A. BALASSA Samuel HOLLANDER Mark BLAUG Collison BLACK”,”L’economia classica. Origini e sviluppo (1750-1848).”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) insegna Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata e Storia economica contemporanea nella Facoltà di Economia e commercio di Ancona. Enzo Pesciarelli (Fabriano 1948) è contrattista presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. Durante l’anno accademico 1975-76 è stato visiting fellow presso l’Università di Leicester, compiendo ricerche sulla formazione del pensiero di Adam Smith sotto la guida di Ronald L. Meek.”,”ECOT-158-FL”
“FAUCCI Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o combiamento qualitativo? (Faucci); Togliatti, Grieco e Di Vittorio alla commissione del X Plenum della Internazionale comunista (Ragionieri).”,”””Nota 10. Sul dibattito in Inghilterra circa la riforma della Compagnia delle Indie in quell’anno [1853 ndr], oltre che sugli effetti generali del dominio inglese, non si può non rinviare alle classiche pagine di Marx, ora raccolte in ‘India Cina Russia’, cit., pp. 57-118. Esse contengono, come è noto, la prima rappresentazione della forma economica del «dispotismo orientale», fondato sulla polarizzazione di un governo centrale incaricato di eseguire grandi opere pubbliche e di un «sistema di villaggio» a economia domestica (cfr. op. cit., pp. 70-78); a noi queste pagine interessano soprattutto per la valutazione degli interessi britannici in India in quei decenni. La trasformazione del carattere del commercio indiano – da esportatore di manufatti di cotone a importatore dei medesimi prodotti dall’Inghilterra – viene qui potentemente rilevata; come pure la trasformazione degli interessi della classe capitalistica britannica verso l’India. Si riconoscerà che il quadro migliore della nascita dell’ «imperialism of free trade», è stato compiuto esattamente cent’anni prima della «scoperta» di Gallagher e Robinson [ndr.: J. Gallagher R. Robinson, ‘The Imperialism of Free Trade’, “”Economic History Review””, 1953, pp. 1-25] (pag 74). (…) Per quanto riguarda l’imperialismo inglese in Africa, la parola spetta nuovamente a Gallagher e Robinson, che in collaborazione con A. Denny ci hanno dato un importante lavoro (17) in cui le tesi del precedente articolo sono ampiamente rivedute. Dopo aver nuovamente affermato che «sebbene liberali in via di principio, gli statisti vittoriani non minimizzarono mai il ruolo del governo [nell’apertura dei mercati esotici]» (p. 4), essi fanno rapidamente il punto sulla situazione del commercio estero inglese all’inizio degli anni ’80 (…). Come si spiega, allora il repentino cambiamento di politica dopo il 1882? Per i nostri autori, “”al centro dell’imperialismo tardo-vittoriano in Africa sta un apparente paradosso. Le principali correnti di commercio, investimenti ed emigrazione inglese continuarono praticamente a ignorare l’Africa tropicale e tuttavia fu l’Africa tropicale che fu coinvolta nell’impero. C’è una evidente discrepanza di direzione fra le armi dell’economia e quelle della politica. La bandiera non seguì il commercio e il capitale; e neppure furono il commercio e il capitale a seguire la bandiera. I tardo-vittoriani sembrarono concentrare i loro sforzi imperiali sul continente di minore importanza per la loro prosperità””. Per Gallagher, Robinson e la Denny né Hobson, né Lenin e i marxisti ci aiutano a spiegare il caso africano, il quale sembra sottrarsi a ogni riduzione economicistica. La preferenza dei tre studiosi va invece piuttosto a una interpretazione che chiameremmo sociologico-politica, e che certamente viene sostenuta in modo assai interessante. Al disopra delle varie istanze che si affacciano continuamente nella vita sociale dell’impero, essi presentano un apparato di governo ben in grado, negli ultimi decenni del secolo, di mediarne e coordinare le spinte e di trasformarle in una linea politica univoca. “”Questo non significa – precisano gli autori – che in ministri e i loro consiglieri fossero pienamente coscienti delle forze che operavano, oppure che essi sapessero con chiarezza dove stavano andando. Neppure significa che essi potevano controllare il processo di espansione e metterlo in modo e fermarlo a volontà… Ma con tutti i loro difetti, i calcoli ufficiali gettano la luce maggiore sulle ragioni più profonde dell’espansione imperiale in Africa”””” (pag 81-82) [R. Faucci, ‘L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo?’, ‘Studi Storici, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1971] [(17) R. Robinson, J. Gallagher, with A. Denny, ‘Africa and Victorians, the Official Mind of Imperialism’, London, 1961]”,”TEOC-012-FGB”
“FAUCCI Riccardo”,”Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica.”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) è stato allievo del Collegio giuridico della Scuola Normale superiore. Ha insegnato Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di giurisprudenza di Macerata. “”Gli anni d’oro dell’economia politica si chiudono con il 1850: «La borghesia aveva conquistato il potere politico in Francia e in Inghilterra. Da quel momento la lotta fra le classi raggiunse, tanto in pratica che in teoria, forme via via più pronunciate e minacciose. Per la scienza economica borghese non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o falso, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza (das bose Gewissen) e la malvagia intenzione dell’apologetica (die schlechte Absicht der Apologetik)…”” (31). Le condizioni materiali per una «indagine scientifica spregiudicata» sono dunque, per Marx: 1. l’emergere di una classe che, nella sua lotta per la conquista del potere politico, rappresenta anche altre classi. È questo il caso della borghesia in Francia e in Inghilterra fra il 1815 e il 1830 (o, al massimo, fra il 1815 e il 1848). Le due rivoluzioni che coronarono l’ascesa della borghesia chiusero anche per sempre il ciclo della sua creatività scientifica. Negando che la storia tedesca debba ripercorrere le medesime tappe di quella francese e inglese, qui Marx corregge (ci sembra, in meglio) la notissima affermazione contenuta nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867), secondo cui «de te [Germania] fabula narratur» (32). Il proletariato tedesco – per Engels, «l’erede della filosofia classica tedesca» (33) – incarna ‘fin d’ora’ la classe sociale nel cui interesse la «critica dell’economia politica» deve essere svolta. Va detto che la scienza economica – come del resto la storia politica! – nei paesi di lingua tedesca conobbe un ‘iter’ evolutivo in parte differente da quello immaginato da Marx. Se è vero, infatti che il marxismo teorico e l’economia marxista dopo la morte dei due fondatori si presentano ricchi di personalità di rilievo – da Kautsky alla Luxemburg, da Bernstein a Bortkiewicz, da Conrad Schmidt a Hilferding -, indirettamente beneficiando di un lungo periodo di (relativa) stabilità sociale nel ventennio a cavallo fra i due secoli, è vero anche che la scienza economica borghese non si attestò, in Germania, sulle posizioni della vecchia e, per Marx, famigerata «scuola storica» di Wilhelm Roscher (34). Negli anni Settanta, poco dopo l’uscita del I libro del ‘Capitale’, nasceva con Menger, Wieser e Boehm-Bawerk quell’indirizzo marginalistico che non solo ruppe definitivamente con la tradizione classica, ma anche in qualche modo cercò di influenzare lo stesso pensiero marxista «revisionista» (si pensi in Italia a Enrico Leone e Antonio Graziadei (35)”” (pag 65-66) [Riccardo Faucci, ‘Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica’, La Nuova Italia, Firenze, 1979] [(31) Marx (1873), in Marx (1867), I, p. 40. Cfr anche Meek (1967), tr. it., in Faucci-Pesciarelli (1976), pp. 241-42. Almeno in questa sede, Marx mostra di non identificare la crisi dell’economia classica con la crisi del ricardismo, come sembra intendere Blaug (1958), p. 225; (32) Cfr. Marx (1867), vol. I, p. 32; (33) Engels (1888), tr. it., p. 78; (34) L’opera del fondatore della «scuola storica» tedesca Wilhelm Roscher (1817-94) è più volte presa di mira, specie nelle parti storiche del I libro del ‘Capitale’. Cfr. Marx (1867), I, p. 408 n. e passim. Quello di Roscher è anzi considerato l’estremo decadimento dell’economia borghese, che con lui abbandona «l’apologia appassionata» di un Bastiat per assumere una grigia veste «professorale». Cfr. Marx (1861-63), vol. III, p. 520. L’economista tedesco più moderno considerato da Marx è lo scienziato della finanze Adolph Wagner (1835-1917), vicino ai «socialisti della cattedra» e critico di Marx. Cfr. Marx (1881-82), pp. 167-83; (35) Cfr. Zagari, a c., di , (1975)]”,”TEOC-012-FMB”
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome I. Paris la rouge.”,”””Garibaldi non ha ancora fatto sapere al Comitato Centrale ciò che pensa della sua nomina al posto di generale in capo della Guardia Nazionale. Thiers si è inquietato e il prefetto di polizia Valentin gli ha fatto sapere che alcuni dei suoi agenti che sono in attività a Parigi sostengono che il deputato Gambon è stato spedito a Caprera dal Comitato Centrale al fine d’ottenere da Garibaldi la sua accettazione definitiva. Thiers ha fatto spedire a tutti i prefetti l’ ordine di procedere all’ arresto immediato di Gambon se viene identificato nel corso di questo spostamento””. (pag 283)”,”MFRC-104″
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome II. Les roses de mai.”,”””In quel momento, Delescluze entra nella seduta e prende immediatamente la parola: – Voi discutete mentre si sta comunicando a Parigi che la bandiera tricolore sventola sul forte di Issy! …Il tradimento si sviluppa da tutte le parti, e voi discutete…. Voi discutete e da Montretout, 80 pezzi ci minacciano direttamente… Questo sono dibattiti deplorevoli dell’ ultima settimana ai quali sono felice di non aver partecipato, che hanno prodotto il disordine… E in un momento come questo perdete il vostro tempo a regolare delle liti di amor proprio! Oggi, la Guardia Nazionale non vuole più battersi e voi deliberate su questioni di verbali. Ciò che vorrei? Vorrei che Mégy, l’ ex governatore del forte d’ Issy, fosse tradotto davanti al consiglio di guerra; che il cittadino Eudes rendesse conto della sua condotta; aveva l’ ispezione dei forti del sud e il sud è stato praticamente abbandonato. (…) E però, sabbiamo bene, che il parigino non è un codardo. Se rifiuta di battersi, è perché si sente mal comandato e si crede tradito. Occorre prendere delle misure immediate o ci abbandoneremo alla nostra impotenza come degli uomini indegni di essere stati incaricati di difendere il paese. La Francia ci tende le braccia…””. (pag 84-85)”,”MFRC-105″
“FAULHABER Michael Cardinal, arcivescovo di Monaco”,”Giudaismo Cristianesimo Germanesimo. Prediche tenute in S. Michele di Monaco nell’Avvento del 1933. I valori religiosi dell’Antico Testamento e il loro compimento nel cristianesimo – I valori morali dell’Antico Testamento e il loro accrescimento nel Vangelo – I valori sociali dell’Antico Testamento – La pietra angolare fra il giudaismo e il cristianesimo – Cristianesimo e germanesimo.”,”Cinque prediche tenute nelle quattro domeniche dell’Avvento (dicembre) e nella sera di S. Silvestro del 1933 in San Michele, la massima chiesa di Monaco. L’affluenza fu tanta, che le due chiese vicine – la Studienkirche e il Bürgersaal – dovettero essere collegate per mezzo di altoparlanti. (pag 21) “”Grazie al cristianesimo i Germani divennero un popolo di cultura”” (pag 166) (Il cristianesimo e i germani) Rapporti tra cristianesimo e razza germanica (pag 169-170) “”Il delirio protestante-germanico si può ricapitolare in queste affermazioni. Gesù Cristo non poté essere di stirpe ebraica: la Sua enorme superiorità morale, il Suo aspetto fisico, i Suoi stessi «capelli biondi» dimostrano che Egli era di razza ariana (quella che i filologi tedeschi, per una stupida vanteria terminologica, già battezzarono per ‘indogermanicher Stamm’); epperciò Egli rappresenta una irruzione della razza nordica nel mondo ebraico in sfacelo”” (pag 13); “”I razzisti protestanti di Germania scaraventano dalla finestra l’Antico Testamento, e pretendono conservare soltanto il Nuovo. No, cari, proprio no: se buttate via la prima e più antica parte della Bibbia, voi non avete nessun diritto di conservare solo la sua seconda e più recente parte. A voi, che siete forse inesperti di storia e certamente fanatici in altro campo, sembrerà che le due parti della Bibbia siano del tutto slegate e indipendenti: e invece non è così; le due parti sono collegate indissolubilmente da saldissimi fili, che voi forse non scorgete perché sono sottili, ma non per questo sono meno reali”” (pag 15); “”(…)[P]rovino i razzisti protestanti a fare approvare da S. Paolo il loro esclusivismo razzista applicato al cristianesimo, e si sentiranno rispondere proprio da lui (Colossesi, 3, 11) che «non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e incirconcisione, Barbaro, Scita, schiavo, libero, bensì ogni cosa e in ognuno Cristo». (…) [O]ggi (…) i tempi sono cambiati, ed ecco che si pretenderebbe che cambiasse pure S. Paolo, diventando anche lui razzista. E invece lui non cambia, e nella questione delle razze non vede altro che «ogni cosa e in ognuno Cristo»”” (pag 17) [Giuseppe Ricciotti, Nota introduttiva del traduttore]”,”RELC-004-FB”
“FAULKNER William”,”La paga del soldato. Romanzo. (Tit.orig.: Soldier’s Pay)”,”FAULKNER William è nato nel 1897 a New Albany ed è morto nel 1962 a Oxford nel Mississippi. Nel 1950 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. La paga del soldato è il primo romanzo di Faulkner.”,”VARx-345″
“FAURE Paul”,”Alessando Magno.”,”Tempi di marcia in Afghanistan. “”La tattica macedone, che consiste nel sopravvanzare sempre l’ avversario, incita Alessandro ad andare avanti, a prezzo di una cavalcata di più di tre mesi senza interruzione. Durante il tragitto, a Tosa (…), dopo 500 Km di marcia nella valle dell’ Atrak e tra i due alti massici di Koper Daglari, si apprende che il satrapo di Aria, Satibarzane, ha preso le parti di Besso e che concentra truppe nella sua propria capitale Artakoana (…). Alessandro con la cavalleria copre allora in due giorni quasi 110 Km, caccia via il fellone, e si impadronisce del forte di Naratu e massacra in tutte le direzioni quanti gli venivano denunciati come aventi preso parte alla rivolta.”” (pag 73)”,”STAx-118″
“FAURE Sebastien; KOLAKOWSKY Leszek; GALLEANI Luigi”,”La putredine parlamentare (S. Faure); Che cosa non è il socialismo (L. Kolakowsky); Viva l’ anarchia (L. Galleani).”,”””La società che organizzerà la produzione sulla base di associazioni di produttori liberi ed uguali, relegherà tutta la macchina dello Stato nel posto che le spetterà allora; nel museo delle antichità a fianco dell’ arcolaio e della scure di bronzo””. (Engels, pag 32) Quadro di GOYA (Saturno (lo Stato) divora i propri figli) (pag 30) “”Il regime parlamentare ha infine una quarta colpa: è nocivo, cioè fa del male. Va da sè che poichè è favorevole alla classe capitalista, è nocivo alla classe operaia. La corruzione prende soprattutto i lavoratori che, di tanto in tanto, figurano in Parlamento. Un borghese vive colà, come un pesce nell’ acqua: si trova nel suo ambiente. Egli ha già il costume del mondo parlamentare. La sua vita non cambia, per così dire. Può soltanto capitare che i suoi interessi siano un po’ meglio serviti; tuttavia borghese era, e borghese resta. Ma, voi capite bene, che la corruzione trova un terreno più facile, una specie di brodo di coltura, dove si sviluppa più facilmente il microbo della putredine, in un lavoratore, in cui la situazione è tanto cambiata, in un operaio che una fortunata elezione ha sottratto al suo lavoro, dove penava otto, nove, o dieci ore al giorno per guadagnare, un salario di fame. Ecco perché è più pericoloso per un lavoratore addentrarsi al Parlamento.”” (pag 25, Sebastien Faure, La putredine parlamentare)”,”ANAx-242″
“FAURE Elie”,”Napoléon.”,”””C’è un’altra cosa, e quella soprattutto, mi sembra, è capitale. Ciò che non conosce, essendo italiano, è il sentimento del ridicolo, ove lo si conosca, lo si domina, parlando la passione più alto. Non ignoro che egli risponda, un giorno che lo si incensa: “”dal sublime al ridicolo non c’è che un passo””””. (pag 84) “”L’ italiano è il solo che non ha paura del ridicolo””. (pag 84) “”E’ molto frequente, e pressoché costante, nella storia, che ci sia un transfugo dell’ aristocrazia che conduce al combattimento le folle avide di emanciparsi. Ecco Pericle. Ecco Cesare. Ecco Napoleone. Che condividano o no le loro passioni essi le comprendono””. (pag 85) “”E’ proprio del grand’ uomo creare delle forme oppressive distruggendo le forme oppressive che esistevano prima di lui. Egli non ama la tirannia. E ovunque la incontra, la spezza. Ma la sua tirannia gli dà ebbrezza, perché una virtù creatrice incomparabile nasce dalle decisioni che essa prende. “”In tutti i tempi – dice – la prima legge dello Stato è stata la sua sicurezza, la garanzia della sua sicurezza la sua forza, e il limite della sua forza quella dell’ intelligenza che è stata la depositaria””. Ecco. Lui vivente, è nella direzione in cui si lancia che la Rivoluzione vivrà””. (pag 179) “”La Révolution, c’est moi”” (pag 167)”,”FRAN-074″
“FAURE BOUTEILLER Anne in collaborazione di Mei YOUHUA”,”La Chine: clefs pour s’implanter sur le dernier Grand Marché.”,”FAURE BOUTEILLER Anne laureata alla facoltà di diriritto e diplomato dell’Institut d’Etudes Politiques. Mei YOUHUA è titolare di un DEA del terzo ciclo in diritto internazionale”,”CINE-067″
“FAURI Francesca”,”L’Italia e l’integrazione economica europea 1947-2000.”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-028-FL”
“FAURI Francesca”,”L’integrazione economica europea (1947-2006).”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-064-FL”
“FAURI Francesca ZAMAGNI Vera a cura, saggi di Liborio MATTINA Francesco PETRINI Liborio MATTINA Francesca FAURI Vera ZAMAGNI Sara SIMONE Annalisa PISTILLI Paolo BUSCO Ilaria MANZINI Diego MENEGON Alessandro PORCELLUZZI Jacopo CARMASSI Leonida GIUNTA”,”Angelo Costa. Un ritratto a più dimensioni.”,”Costa era contro l’assistenzialismo e su questo punto ebbe forti contrasti con La Pira e con i sindacati (pag 11)”,”ITAE-009-FC”
“FAUSTI Luciano”,”Intelletti in dialogo. Antonio Gramsci e Piero Sraffa.”,”Luciano Fausti, nato nel 1949, insegna filosofia e storia nelle scuole superiori. Fa parte, dal 1975, della Fondazione Clementina Calzari Trebeschi di Brescia e collabora alle attività della Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell’Uomo. Ha pubblicato su varie riviste e quotidiani. Nel 1986 ha curato e introdotto il volume AaVv, ‘Rileggere Marx. Esame delle opere principali’, edito dalla Fondazione C.C. Trebeschi. Keynes e la crisi del ’29. ‘Sulle cause della grande crisi e sui suoi possibili rimedi Sraffa invia a Gramsci un documento fondamentale, il rapporto del Committee of Inquiry of Finance and Industry, detta Commissione Macmillan dal nome del suo presidente, istituita dal governo lavurista nel novembre del ’29 e durata fino al 1931, della quale, tra gli altri economisti di valore, fa arte il Keynes (1). L’originalità del documento è costituita dalla applicazione in vivo della teoria keynesiana. Il rapporto, scrive Sraffa, “”è stato in gran parte scritto, e in tutto ispirato, dal Keynes”” (2). Come è noto, Sraffa, pur perseguendo una ricerca teorica autonoma, ha intrattenuto u interscambio culturale continuo con Keynes: dalla cura, nel ’25, dell’edizione italiana del ‘Tract on Monetary Reform’ di Keynes (3), alla collaborazione critica nella gestazione de ‘Trattato sulla moneta’ di Keynes nel ’30 (4), alla polemica con Hayek nel ’32 a fianco di Keynes (5), alla discussione della ‘Teoria generale’ di Keynes nel ’36 (6), fino alla scoperta e alla cura comune di uno scritto di Hume nel ’38 (7). Dallo scambio culturale continuo, come ha mostrato Roncaglia in polemica con Skidelsky, hanno mutuato vantaggi teorici entrambi gli economisti (8). Nel periodo in cui stende la lettera a Gramsci, Sraffa ha concluso da pochi mesi l’esperienza del “”Cambridge Circus””: il gruppo, composto da alcuni dei migliori giovani economisti (Richard Kahn, Robert Meade e Joan Robinson), si proponeva di discutere il trattato e le idee successive di Keynes. Piero conosce l’opera dell’amico “”ab imis fundamentis””; eppure non si conosce un suo scritto pubblico sull’argomento. La lettera a Gramsci è importante anche perché espone, nello stile sintetico consueto, il punto di vista di Sraffa, sul “”Rapporto”” e più in generale sul pensiero keynesiano. Il rapporto, scrive Piero, “”contiene un’analisi che getta molta luce sulle cause dell’attuale crisi finanziaria dell’Inghilterra: inoltre contiene una esposizione di parte della teoria delle crisi e della moneta che Keynes aveva proposto, in linguaggio molto astruso e confuso, nel suo recente ‘Trattato sulla moneta’ (1930). Questa teoria attribuisce le crisi a un eccesso dei ‘risparmi’, nel senso del denaro ‘messo da parte’ dai risparmiatori, sugli ‘investimenti’ nel senso di nuove costruzioni, ecc.,: con il risultato che il denaro disponibile per acquistare i prodotti correnti è insufficiente a coprire il loro costo di produzione. Come vedete, c’è molto di vecchio e qualcosa di nuovo. Ma il Keynes, che ha fatto senza volerlo una critica della economia liberale e capitalistica, conclude con una apologia, dell’imprenditore capitalista e con la ricerca di “”rimedi”” (9). Il tono utilizzato da Piero nella lettera autorizza a pensare che Gramsci avesse già qualche conoscenza del pensiero di Keynes. (…) In polemica con Luigi Einaudi, [Gramsci] considera la crisi degli anni trenta, “”per la sua ampiezza e profondità””, una “”crisi organica”” e non congiunturale (16); criticando Pasquale Jannaccone, scrive che le cause della crisi non sono morali, né politiche, “”ma economico-sociali”” (17). Contro quegli osservatori che ravvisano “”erroneamente e tendenziosamente”” nel crack della borsa di New York l’origine della crisi, egli afferma che “”gli eventi dell’autunno 1929 in America sono “”una delle clamorose manifestazioni dello svolgimento”” della crisi, ma che la genesi del fenomeno va ricercata più lontano, nel dopoguerra e oltre (18): nella drammatica incapacità delle vecchie classi dirigenti nazionali ad affrontare il formarsi di un sistema economico unitario su scala mondiale e a governare la sovrappopolazione legata al nuovo industrialismo tecnologico (19). La sua riflessione è attenda al diverso sviluppo industriale in atto fra le nazioni e alle risposte avviate dalle politiche economiche di diversi paesi (20). Egli sottolinea la funzione decisiva che lo Stato sta assumendo come strumento di coercizione, ma coglie anche il ruolo che può assumere come strumento progressivo dello sviluppo (21)’ (pag 79-81)] [(1) I principali componenti della Commissione, presieduta da Lord Harold Macmillan, sono, oltre a Keynes, Reginald McKenna, Theodor E. Gregory, R. H. Brand e Ernest Bevin. (…); (2) Si veda la lettera di Sraffa a Tania del 9 settembre del 1931, in P. Sraffa, ‘Lettere a Tania…’, p. 34. Nella lettera del 12 sett. Tania trascrive il brano di Sraffa per Gramsci: cfr. A. Gramsci, T. Schucht, ‘Lettere 1926-1935’, pp. 789-799; (3) J.M. Keynes, ‘La riforma monetaria’, trad. it. di P. Sraffa, Milano, Treves, 1925; (4) Nella preparazione della sua opera, Keynes fa leggere gli abbozzi a Piero, che formula le sue critiche (…); (5) In polemica con Friedrich August von Hayek, Keynes chiede a Sraffa una recensione critica sul libro ‘Prices and Production’ di Hayek (1931) (…); (6) Dopo aver rivisto con Sraffa una prima versione della ‘Teoria generale’, Keynes, il 3 dicembre ’33, scrive alla moglie: “”Piero naturalmente ha tirato fuori estenuanti difficoltà, ma, per fortuna, niente di grave””. (…); (7) Gli impegni più importanti non trattengono Piero dall’assecondare le sue curiosità erudite: frequentatore, con Keynes, di antiquari e collezionista di libri rari, con una predilezione per le opere filosofiche ed economico del XVIII secolo, insieme si occupa di un esemplare assai raro di un pamphlet anonimo sul ‘Treatise of Human Nature’ di Hume pubblicato nel 1740 e attribuito al giovane Adam Smith: i due amici lo riconoscono come scritto dallo stesso Hume e lo pubblicano con una introduzione comune (…); (8) Si veda A. Roncaglia, “”Sraffa: dalla critica a Marshall alla riabilitazione dell’economia politica classica””, pp. 13-17; (9) P. Sraffa, ‘Lettere a Tania’…, p. 34; (10) L’ipotesi di un probabile confronto fra Piero e Antonio sul libro di Keynes nel corso degli incontri a Roma prima del carcere, di cui si è già parlato, mi viene suggerita da Alessandro Roncaglia; (11) J.M. Keynes, ‘La réforme monétaire’, Paris, Simon Kra, 1924. Gramsci ha modo di leggere una recensione molto critica di Luigi Einaudi al libro di Keynes ‘Essays in Persuasion’ nell’articolo “”La crisi è finita?’, La Riforma sociale, gennaio-febbraio 1932 pp. 76-78; (12) Si vedano, ad esempio, i ‘Quaderni del carcere’ pp. 1756-1758, 2143. Tali riferimenti sono colti da N. Badaloni nella “”Prefazione”” alle ‘Nuove lettere di Antonio Gramsci…””, pp. 19-21; (13) Oltre al ‘Rapporto’, possiede le annate di ‘Riforma sociale’, della ‘Rivista di politica economica’, il numero della rivista ‘Economia’ dedicato nel ’31 alla crisi mondiale, le ‘Prospettive economiche’ preparate dal Mortara, la collezione ‘Movimento economico dell’Italia – Raccolta di notizie statistiche’, per l’anno 1929, 1930, 1931, 1932, edita dalla Banca Commerciale italiana (Milano), l’Annuaire statistique international’, 1929 a cura della Società delle Nazioni (Genève, 1930), l’opera di Andre Siegfrid, ‘La crise britannique au XXe siècle’, A Colin, 1931, Alberto De Stefani, ‘La deflazione finanziaria nel mondo’, Milano, Treves, 1931, Henri Ford, ‘Perché questa crisi mondiale?’, Milano, Bompiani, 1931, le raccolte antologiche ‘La crisi del capitalismo ‘ e ‘L’economia programmatica’, Firenze, Sansoni, 1933; (14) Jean Pierre Potier, ‘La rise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, in ‘Modernité de Gramsci’, Actes du colloque franco-italien de Besançon, 23-25 novembre 1989, a cura di André Tosel, Paris, Le Belles Lettre, 1992, pp. 109-122. Per una analisi più ampia si rimanda a questo intervento]; (15) Cfr. G. Agnelli – L. Einaudi, “”La crisi e le ore di lavoro””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1933 (anno XL, n.1), pp. 1-20. Per le riflessioni critiche di Gramsci si vedano i ‘Quaderni’, pp 1347-1349; (16) Cfr. A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 1077-1078. Cfr. Luigi Einaudi, “”La crisi è finita?”” e “”Della non novità della crisi presente””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1932 (anno XXXIX, n. 1), pp. 73-79 e 79-83; (17) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 792-793. Cfr. Pasquale Iannaccone, “”Sulla depressione economica mondiale””, ‘Economia’, marzo 1931 (anno IX, n.3), pp. 297-306. L’articolo è la risposta a un questionario pubblicato alle pp. 261-262. Le risposte di numerosi economisti sono seguite da un commento di Gino Arias, “”La crisi e i giudizi degli economisti””, pp. 315-335; (18) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, pp. 1755-56; (19) Cfr. Marcello Montanari, ‘Introduzione’, in A. Gramsci, ‘Pensare la democrazia. Antologia dai ‘Quaderni del carcere’, pp. XIII-XVIII; (20) Per una esposizione più ampia si veda J.F. Potier, ‘La crise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, pp. 118-123; (21) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 2175-2177. Su questo aspetto si veda Luigi Cavallaro, ‘L’economia politica di Gramsci’, Critica marxista, 4, luglio-agosto 1997, pp. 63-64 e 67-69] [note a pag 153-154]”,”GRAS-147″
“FAUVELET DE-BOURRIENNE Louis Antoine”,”Napoleon Emperador. Memorias de su Secretario particular.”,”Bourrienne, Louis Antoine Fauvelet de , 1769–1834, French political figure. He was a friend and for a time (1797–1802) private secretary to Napoleon, who made him a councillor of state. Bourrienne later supported the Bourbon restoration and was elected to the chamber of deputies, where he was a spokesman for the ultraroyalist followers of King Charles X. His memoirs (10 vol., 1829–31) are vivid but untrustworthy. “”Al regresar de Holanda, Napoleon empezò à no tener ya dudas acerca de una proxima è inevitable ruptura con Rusia. En vano mandò à Lauriston come embajador en Petersburgo, para reemplazar à Calaincourt que no queria permanecer mas en esta capita. Ya la potencias se entendian desde un extremo à otro de Europa. Todos los gobiernos anhelaban el derrumbamiento de Napoleon, del mismo modo que los pueblos deseaban un orden de cosas menos opresor para el comercio y la industria. Varios autores escribieron que Napoleon queria la paz; pero ya he indicado que no la deseaba nunca, porque era contraria à su temperamento y à su ambicion desmedida; y aun suponiendo que la hubiera deseado, ya no era posible a pesar del terror que inspiraba su nombre, unido à la extension, siempre creciente, de Francia, y al endiablado sistema continental””. (pag 188)”,”FRAN-059″
“FAUVEL-ROUIF Denise a cura”,”Le Communisme. Catalogue de Livres et Brochures des XIX et XX Siecles.”,”Ripartizione per paese e secondo le tendenze: Dimitrov, Trotsky-trotskismo, Marx-marxismo Engels Lenin-leninismo, Internazionale comunista, Internazionale Sindacale Rossa, Organizzazioni comuniste diverse Il curatore è Secretaire generale de l’Institut Francais d’Histoire Sociale.”,”MOIx-006″
“FAUVET Jacques in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. 1. De la guerre à la guerre, 1917-1939. 2. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”FRAP-007″
“FAUVET Jacques”,”La IVe République.”,”””Il R.P.F. commise allora un errore mortale, o piuttosto tre; credeva che la legge infame non sarebbe stata votata, poi, quando lo fu, pensò che i partiti divisi non sarebbero riusciti ad applicarla, ovvero ad apparentarsi, infine, quando gli apparentamenti furono conclusi, sperò che gli elettori scoraggiati si sarebbero allontanati da essi. Tante mancanze tattiche non si potevano perdonare. In ultimo si aggiunga che i gollisti subirono anche l’ intransigenza del loro capo, ben risoluto a non accordarsi con il sistema: rifiutando di apparentarsi con i moderati, il RPF, li spinse verso la SFIO e il MRP. Un’ elezione è sempre un’ istantanea. Essa riflette la situazione politica del paese di un momento dato; (…)””. (pag 173-174)”,”FRAV-112″
“FAUVET Jacques PLANCHAIS Jean”,”La Fronde des géneraux.”,”Il complotto e il tentato putsch nella metropoli. “”Y a-t-il vraiment alors en métropole une organisation digne de ce nom – ou plusieurs? A côté d’agités qui jouent aux petits soldats secrets, aux plastiqueurs amateurs, et qui, émules plus ou moins intoxiquées d’Alger, barbouillent les murs ou les lettres de menace du sigle “”O.A.S””, il existe au moins une organisation à laquelle appartiennent plusieurs de ceux qui vont passer leur week-end au violon ou aux arrêts. Peu structurée, elle comprend néanmoins trois sections: liaisons armée-civils, renseignements, action psychologique””. (pag155) “”Le Gouvernment lui, ne se réunit qu’à 17 heures en conseil des ministres: “”Ce qui est grave dans cette affaire, Messieurs, c’est qu’elle n’est pas sérieuse”” leur dit le général de Gaulle””. (pag 157)”,”FRAV-123″
“FAUVET Jacques, in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. II. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”PCFx-001-FGB”
“FAVAGROSSA Carlo”,”Perché perdemmo la guerra. Mussolini e la produzione bellica.”,”Carlo Favagrossa, generale di corpo d’Armata Mussolini è stato veramente tradito dai suoi collaboratori (…)? Non da tutti. Mussolini si è sbagliato. L’errore suo fu quello di gettarsi nelle braccia della Germania e di persistere nell’amplesso anche dopo Monaco, contando forse troppo sulla potenza militare ed industriale di questa o illudendosi, nel giugno 1940 – e qui l’errore di valutazione fu ancora più grave – che la guerra sarebbe stata di brevissima durata. Non credo che Ciano gli abbia taciuto quanto mi disse in occasione di un colloquio (1) a lui chiesto alla fine di maggio del ’40 per metterlo al corrente della tragica situazione delle materie prime, nella speranza che egli potesse più vigorosamente affiancarsi a me, per funzionare da freno contro ogni improvvisa mossa di Mussolini. (…)”” (pag 3) [(1) Ciano, Diario (29.5.1940), vol. I., pag 271-272, ed. Rizzoli] La situazione delle Forze Armate (pag 11-12) “” (…) finire”” Treccani: Nato a Cremona il 22 nov. 1888 da Luigi e da Carolina Bastoni, entrò nel 1906 all’Accademia di Torino uscendone nel 1909 sottotenente del genio. Col grado di tenente servi in Libia nel 1911-12 e poi da capitano sul fronte italiano nel 1915-18, distinguendosi nella direzione di lavori difensivi e ricevendo una medaglia d’argento e la promozione a maggiore per merito di guerra (1917). Nel 1919 era a Vienna presidente della Commissione tecnica di controllo per l’osservanza delle clausole armistiziali; poi prestò servizio in Cirenaica, e più tardi fu in Francia e in Cecoslovacchia per compiti militari e diplomatici. Superati nel 1925-28 i corsi della Scuola di guerra che, per l’inizio del conflitto mondiale, aveva lasciato dopo esservi stato ammesso nel 1914, fu promosso colonnello nel 1930. Dopo aver comandato il 1º reggimento genio, e quindi essere stato comandante in seconda dell’Accademia di artiglieria e genio, fu promosso generale di brigata, ricoprendo dal marzo 1936 prima il comando del genio del corpo d’armata di Roma, e poi dal 1º giugno 1936 quello dell’unica brigata motomeccanizzata dell’esercito (Siena). Inviato in Spagna nel marzo 1937 all’indomani della battaglia di Guadalajara, partecipò alla riorganizzazione del corpo militare italiano, del quale comandò l’intendenza dando vita a una complessa organizzazione. Rimpatriato nel dicembre 1938, dal marzo1939 comandò la divisione “”Fossalta”” poi “”Pistoia”” (Bologna). Il 1º sett. 1939 subentrava al gen. A. Dallolio sia nella presidenza del Comitato per la mobilitazione civile (CMC) in seno alla Commissione suprema di difesa, sia nel Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra (Cogefag). Il 23 maggio 1940 il Commissariato era trasformato in sottosegretariato di Stato (Fabbriguerra), sempre retto dal F., ormai generale di corpo d’armata. Dal 7 sett. 1942 era anche a capo del Commissariato generale per combustibili liquidi, carburanti e lubrificanti (Cogecarburanti). Il 6 febbr. 1943 era nominato ministro, per la trasformazione del Fabbriguerra in ministero della Produzione bellica (Miproguerra), di cui rimase titolare anche nel primo governo Badoglio, fino alla soppressione (gennaio 1944). Collocato a riposo nel 1954, morì a Roma il 22 marzo 1970. Oltre alla medaglia d’argento, fu insignito di varie decorazioni, fra cui il cavalierato dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. È autore del volume Perché perdemmo la guerra – Mussolini e la produzione bellica, Milano 1946. L’opera è dedicata principalmente al racconto dei suoi sforzi per scongiurare la guerra, scopo per cui spesso comunicava a B. Mussolini dati ancor più sfavorevoli del reale. I documenti pubblicati sono interessanti, ma solo di ben pochi fra essi si è trovata finora traccia negli archivi; per il resto il libro non esce dagli schemi dell’apologetica militare del primo dopoguerra. L’attività del F. va conunisurata ai limiti dei poteri ereditati dal Dallolio e al quadro generale in cui doveva operare. Diversamente dal ministero Armi e munizioni del 1915-18, il Cogefag (rdl 14 luglio 1935 n. 1374, e decreto del duce 23 sett. 1935) non aveva alcuna autorità sulle commesse belliche, assegnate invece dai singoli ministeri militari direttamente alle industrie. Il Cogefag, poi Fabbriguerra, oltre ad evanescenti potestà coordinatrici, aveva il compito di sovrintendere alla ripartizione delle materie prime fra le varie amministrazioni militari committenti o addirittura fra le imprese produttrici. Inoltre la competenza del Fabbriguerra nell’importazione di materie prime non era esclusiva ma concorrente con quella di altri organismi. Sottratti all’ente rimanevano poi gomma, legname, fibre tessili e canapa, mentre il vitale settore dei combustibili e carburanti sarà riservato fin verso la fine del 1942 alle Ferrovie e ai ministeri delle Comunicazioni e delle Corporazioni. Probabile causa di tale situazione era la convergenza tra la vocazione separatista delle singole forze annate e la nota diffidenza di Mussolini verso rilevanti concentrazioni di potere. Forse Mussolini giudicava che la sua preminenza avrebbe assicurato il coordinamento, e sicuramente questa era stata la speranza di Dallolio dopo il ripetuto insuccesso dei suoi tentativi di rafforzare i poteri del CMC, che nelle varie versioni aveva presieduto dal 1923, e più tardi quelli del Cogefag. Unico risultato, la confusione: pluralità di organi tecnici per progetti, sperimentazioni e collaudi; sprechi per difetti di standardizzazione; moltiplicarsi di linee produttive anche per oggetti similari. Tali carenze erano aggravate dai limiti invalicabili del quadro esterno. Prima dell’intervento in guerra, l’importazione di materie strategiche era limitata dalle esigue disponibilità valutarie ed auree nonché dal blocco navale che l’Inghilterra sarebbe stata disposta ad allentare solo se l’Italia le avesse fornito armi, cosa che Mussolini rifiutò (febbraio 1940). Una volta in guerra, si dipese solo dal buon volere tedesco, variabile e comunque gravato dalla strettoia dei trasporti, mentre poco giovava l’impari gara con l’alleato per attingere alle risorse dell’Europa occupata (es. petrolio rumeno). Inoltre la cronica lentezza dei tre ministeri militari nella scelta dei prototipi moltiplicava i tempi del passaggio alla produzione in serie da parte di industrie, sclerotizzate da decenni di protezionismo, da impianti invecchiati, da insufficiente ricerca e da posizioni oligopolistiche con quote di mercato prefissate per legge o per accordi di cartello. Nella quadriennale attività del F. risalta il periodo della “”non belligeranza””, allorché un certo coordinamento era in via d’eccezione favorito dalla concordia dei vertici militari nel non volere la guerra. Intanto però gli impegni si aggravavano per l’improvvisa decisione mussoliniana di fortificare il confine con l’alleata Germania, profondendovi 1 miliardo di lire e forti quantità di calcestruzzo e di ferro. A gennaio 1940, vagliati programmi e capacità industriali, il F. ritenne possibile una certa preparazione per metà 1941, salvo la grave insufficienza delle artiglierie terrestri e navali che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state disponibili verso il 1943-45. Ma, com’è noto, incurante dell’impreparazione, Mussolini gettò il paese nella guerra quando a giugno 1940 la ritenne di breve durata e già vinta dai Tedeschi. Nell’inverno 1940-41, il F. partecipava alla decisione di ridurre i programmi d’artiglieria concentrando le risorse solo sui pezzi anticarro e antiaerei e sui mezzi corazzati. In quello stesso inverno si recava in Germania per ottenere aiuti che i Tedeschi limitarono alla cessione di pochi materiali francesi di preda bellica. Al Fabbriguerra furono mosse critiche durante e dopo il conflitto. Frequente la lamentela contro gli eccessi burocratici, l’impreparazione degli “”osservatori”” distaccati presso le industrie e l’elefantiasi dell’ente. Le 744 persone del 1939 erano salite nel 1941 a 1420, distribuite nella segreteria, in 3 direzioni generali, 8 divisioni, 22 sezioni e 55 uffici e servizi vari. Si assestarono a 1829 nel 1943 con la trasformazione in ministero. La politica delle scorte, già avviata dal Dallolio ed alla quale si dovette gran parte della sopravvivenza militare italiana, era interpretata in modo così restrittivo che nel 1942 il capo di stato maggiore generale U. Cavallero dovette intervenire per sospendere il divieto alle industrie di usare le cosiddette “”scorte intangibili””, che ormai si traduceva in risparmio fine a se stesso. È anche vero però che, astraendo da occasionali disguidi e strozzature, le industrie disposero complessivamente di più acciaio e correttivi di quanto non fossero in grado di lavorame: infatti l’8 sett. 1943 i Tedeschi si impadronirono sui piazzali degli stabilimenti di acciaio e correttivi in misura circa tripla delle dotazioni di partenza del 1940. Dalle carte del gen. Dallolio (vissuto fino al 1952) affiorano critiche al F. per non essersi avvalso di taluni appigli legislativi in modo da estendere i poteri dell’ente. La documentazione conosciuta non permette però di verificare tale rilievo. Piuttosto, dal carteggio pubblicato dal F. nel suo volume risulterebbe la decisione di Mussolini di dare al Fabbriguerra anche i sospirati poteri sulle commesse, ed il rifiuto di riceverli da parte del F. che, con promemoria 22 marzo 1942, avrebbe additato i pretesi inconvenienti di un mutamento nel corso della guerra. I poteri in questione gli furono comunque assegnati con la trasformazione del sottosegretariato in ministero e la sua nomina a ministro. Si era però al 6 febbr. 1943, in evidente clima di sconfitta. Al 1943 risale anche un opuscolo segreto del Miproguerra mirato al raffronto tra la produzione della guerra in corso e quella 1915-18. Accanto a dati accettabili (83.000 automezzi dal 1º giugno ’40 al 10 giugno ’43 compresi però quelli “”unificati”” provenienti da requisizione; 11.700 aeroplani dal 1º giugno ’39 al 1º giugno ’43; 2450 mezzi corazzati nel ’40-’42) ve ne sono forse di esagerati (11.000 cannoni dal 1º sett. ’39 al 1º giugno 1 43). Ma soprattutto colpisce la ricezione acritica dei pretesti escogitati dall’industria per giustificare il calo produttivo come i maggiori tempi di lavorazione richiesti da talune armi nuove. Così in artiglieria, l’argomento – giustificato per gli affusti – è invece discutibile per le bocche da fuoco dove la riduzione sembra piuttosto dovuta a cause attinenti la sola condotta industriale. Se è tuttora impossibile valutare appieno l’opera del F., può invece senz’altro affermarsi che essa comunque non si iscrive tra le cause rilevanti non diciamo dell’esito del conflitto ma neppure della modestissima prova offerta dall’Italia perfino in un ruolo di alleato minore della Germania. Determinanti furono l’incertezza politica, la mancanza di strategia, i vuoti dottrinali e le carenze progettuali ed esecutive. Non certo, come pure si legge, il difetto di materie prime e men che meno i probabilissimi intoppi e squilibri nella distribuzione. Se maggior copia di combustibili e di gomma sarebbe stata desiderabile, essa non avrebbe influito sul problema militare italiano, che nell’estate 1940 e poi ancora fino al 1942 inoltrato riguardava la qualità dei mezzi, non la quantità. Chiariamo con esempi. È vero che il nichel usato per le corazze del carro medio, fra il 1940 e il 1942, calò da 46 kg a 8. Ma già dall’8 maggio 1941 lo stato maggiore dell’esercito (relazione del gen. ingegnere L. Sarracino) aveva accertato che i carri italiani distrutti a Beda Fomm (Libia) nel febbraio precedente (e perciò costruiti nel 1940 con la maggior quantità di nichel), avevano ceduto ai proiettili inglesi per elementari difetti costruttivi e per incuria nel montaggio. Né consta che a ciò si sia rimediato nel corso del conflitto. Il basso rendimento di tali carri era anche dovuto a insufficienza dei motori, non imputabile a difetto e tanto meno a cattiva ripartizione di materie prime bensì a carenze progettuali. Ancor più grave l’indisponibilità delle industrie ad adattare ai carri motori di aerei ormai superati e che tuttavia l’aeronautica si era impegnata ad acquistare a centinaia, come i Fiat CR 42 e G 50 (ordini del 1941 e dell’autunno 1942) e così prodotti sino al 1942-43 (motori analoghi erano utilizzati con successo sui carri britannici e americani che ci fronteggiavano in Africa). Non dipese certo dal Fabbriguerra se decine di migliaia di tonnellate d’acciaio continuavano a usarsi per la costruzione di nuove corazzate quando quelle esistenti erano scarsamente impiegabili per mancanza di navi portaerei in grado di proteggerle. Queste e altre documentate circostanze contribuiscono a collocare in giusta luce l’attività del Fabbriguerra e del suo titolare, senza peraltro sminuire l’interesse ad un’auspicabile più completa ricostruzione storica. Fonti e Bibl.: Documenti sono in vari archivi, tra cui principali quello centrale dello Stato, quello Thaon di Revel (Torino, Fondazione Einaudi), archivi militari e industriali, i National Archives di Washington e l’Imperial War Museum di Londra. Il F. e il Fabbriguerra compaiono, oltre che nel ricordato volume autobiografico, in gran parte della pubblicistica e memorialistica italiana sulla seconda guerra mondiale. Fra gli studi ricordiamo: quelli ad hoc di F. Minniti, fra cui: Due anni di attività del Fabbriguerra per la produzione bellica, in Storia contemporanea, VI (1975), 4, pp. 849-879; Aspetti organizzativi del controllo sulla produzione bellica in Italia (1923-1943) e Aspetti territoriali e politici del controllo sulla produzione bellica in Italia (1936-1942), entrambi in Clio, XIII (1977), 4, pp. 305-340 e XV (1979), 1, pp. 79-126; Le materie prime nella preparazione bellica in Italia (1935-1943), I e II, in Storia contemporanea, XVII (1986), 1, pp. 5-40; 2, pp. 245-276. Più ampiamente: L. Ceva, La condotta italiana della guerra. Cavallero e il comando supremo 1941-1942, Milano 1975, ad Indicem; Id., Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane, in Il Risorgimento (Milano), XXVIII (1976), 2, pp. 117-172; L. Ceva-A. Curami, Industria bellica e Stato nell’imperialismo fascista degli anni ’30, in Nuova Antologia, 1988, n. 2167, pp. 316-338; A. Curami-F. Miglia, L’Ansaldo e la produzione bellica, in L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, Milano 1988, pp. 257-281; L. Ceva-A. Curami, La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943, Roma 1989, passim.”,”QMIS-343″
“FAVI Dolcino”,”Bernanos e Dreyfus. (prima parte)”,”””Henry Guillemin, che fu amico personale di Bernanos, ricorda di averlo udito sostenere, nel 1946 a Ginevra, la colpevolezza di Dreyfus: convinto da sempre «che l’ebreo era un criminale», Bernanos vegliava a mostrarsi intrattabile sull’affare Dreyfus molti anni dopo averne dato ne ‘La Grande Peur’ «una presentazione rigorosamente contraria alla verità» (9). Joseph Jurt, che ha studiato ‘les attitudes politiques’ di Bernanos fino alla pubblicazione de ‘La Grand Peur’, riconosce il carattere originario dell’ antidreyfusismo dello scrittore, influenzato dalle convinzioni cattoliche e realiste del padre e confermato dalla lettura quotidiana de “”La Libre Parole”” di Edouard Drumont”” (10) (pag 229); “”Senza alcun dubbio per il giovane Bernanos la condanna di Dreyfus colpevole di tradimento, era stata giusta”” (pag 233); “”Bernanos sa bene, come risulta dalla seguente citazione da Drumont medesimo, che v’era stato un giorno «nel quale Parigi tutta intera, la Parigi degli operai e la Parigi dei borghesi, la Parigi rivoluzionaria e la Parigi patriota gridava: “”Viva Drumont! Abbasso gli Ebrei!”” (177). A motivo della univocità delle sue fonti non era probabilmente in grado di discernere fino a che punto la campagna antisemita fosse stata orchestrata dagli uffici dello Stato Maggiore (178), ma temi quali la fatalità della razza o la tara ereditaria degli ebrei, l’atavismo del tradimento e la maledizione del deicidio, pane quotidiano per la schiacciante maggioranza dei giornali, erano stati di certo familiari al ‘milieu’ originario dello scrittore. Se il torrente di assurdità, insulti, menzogne e minacce contro Dreyfus, la famiglia, le personalità ebraiche o meno che lo Stato Maggiore lasciava credere lo proteggessero scompare senza lasciare traccia, è perchè lo scrittore non ha ritenuto quanto gli è parso incompatibile con lo stile cavalleresco e magnanimo di cui fa credito senza ragione al leader inconcusso del movimento. Bernanos si riconosce nell’antisemitismo come eversione eroica di un sistema sociale fondato sulla degenerazione dei principi dell’89 nella religione borghese dell’oro, ma sembra non riesca ad accettare tutte le conseguenze del fatto che gli ebrei fossero diventati il capro espiatorio dell’odio sociale destinato a nutrire questa lotta rivoluzionaria. ‘La Grand Peur’ esalta la violenza irresistibile del sentimento popolare (179) ma conforme al modello di censura preventiva e globale inaugurato da Dutrait-Crozon, ignora l’intera matrice evenimentale dell’affare (…)”” (pag 249-250)] [(9) H. Guillemin, ‘Regards sur Bernanos’, Paris; 1976, pp. 76 e 185; (10) J. Jurt, ‘Les attitudes politiques de George Bernanos jusqu’en 1931’, Fribourg, 1968, pp. 40 ss.; (…) (177) G.P., p. 65; (178) J. Reinach, Histoire, I, p. 233 (…); (179) G.P., p. 144 (…)]”,”FRAV-003-FV”
“FAVIER Jean”,”Les archives.”,”FAVIER Jean è membro dell’ Institut, Presidente onorario de Consiglio Internazionale degli Archivi.”,”ARCx-011″
“FAVIER Jean”,”De l’or et des épices. Naissance de l’homme d’affaires au Moyen Age.”,”‘L’historien médiéviste Jean Favier est mort Jean Favier est mort à 82 ans des suites d’un cancer. Il avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. L’écrivain et historien Jean Favier, le 6 novembre 2004 à Brive-la-Gaillarde, lors de la 23e édition de la Foire du livre de Brive. AFP/JEAN-PIERRE MULLER L’historien Jean Favier est mort mardi 12 août, à l’âge de 82 ans, des suites d’un cancer, a annoncé son fils samedi. Médiéviste réputé, Jean Favier avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. François Hollande a salué dans un communiqué la mémoire d’un « des plus grands historiens du Moyen Age, qui fut aussi un grand serviteur de l’Etat ». « Il faisait partie de ces historiens lucides, courageux, ennemis de tout préjugé, qui ont renouvelé notre perception d’une époque aussi passionnante et féconde que perturbée », a estimé pour sa part la ministre la culture Aurélie Filippetti. Né à Paris le 2 avril 1932, Jean Favier était entré à l’Ecole des chartes dont il était sorti major et où il avait obtenu un diplôme d’archiviste paléographe en 1956, avant de devenir agrégé d’histoire et docteur ès lettres. Il avait ensuite mené une carrière universitaire à la faculté de Rouen puis à l’Ecole pratique des hautes études et à la Sorbonne. En 1975, il était devenu directeur des Archives nationales, installées à l’hôtel de Soubise, dans le Marais. Une fonction qu’il conservera pendant dix-neuf ans et dans laquelle il s’appliquera à moderniser considérablement ce secteur. Homme d’ouverture, familier des médias, il avait été nommé président de la BNF (Bibliothèque nationale de France) en 1994 puis, en 1997, président de la commission nationale française pour l’Unesco. Jean Favier laisse une bibliographie impressionnante, faite de travaux spécialisés comme Les Finances pontificales à l’époque du grand schisme d’Occident (1966), Finances et fiscalité au bas Moyen Age (1971) et d’ouvrages grand public, comme Philippe Le Bel (1978), La Guerre de Cent Ans (1980), François Villon (1982), Les Grandes Découvertes (1991). En 1993, il avait publié un Dictionnaire de la France médiévale, fruit de quinze ans de travail, qui permet de découvrir en près de mille pages dix siècles de notre histoire. Pour les éditions Fayard, il avait dirigé une Histoire de France en six tomes dont il avait lui-même rédigé le deuxième tome, intitulé « Le temps des principautés : de l’an mil à 1515 ». Il avait également dirigé la Revue historique de 1973 à 1997. Parmi ses nombreux titres, Jean Favier avait été membre de l’Académie des inscriptions et belles-lettres, président du conseil d’administration de l’Ecole normale supérieure, administrateur de l’Institut national de l’audiovisuel, président d’honneur du Conseil international des archives. Homme de radio, il avait animé sur France Inter l’émission « Question pour l’histoire ». Ses obsèques auront lieu le 4 septembre à l’église Saint-François-Xavier, à Paris 7e, a indiqué sa famille. (fonte Le Monde)”,”STMED-094-FSD”
“FAVILLI Paolo”,”Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892-1902.”,”FAVILLI ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, dove si è laureato con una tesi di storia contemporanea sotto la direzione di Ernesto RAGIONIERI. Studioso di storia del socialismo e del movimento operaio, ha pubblicato una monografia su un’esperienza di industrializzazione nell’Italia giolittiana. Redattore di ‘Ricerche storiche’, collabora tra l’altro a ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli’.”,”MITS-003″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”Nel biennio 1871-72 è rilevabile la presenza non trascurabile degli scritti marx-engelsiani (soprattutto engelsiani) sulla stampa democratico-socialista italiana. Prima di allora, come si è visto nel primo capitolo, erano state pubblicate solo varie versioni degli ‘Statuti provvisori’ e dell”Indirizzo inaugurale’, testi la cui diffusione e discussione, anche questo abbiamo visto, continuerà anche per tutti gli anni settanta durante la prevalenza della ‘antitesi anarchica’. Si tratta di scritti militanti dai quali non sono immediatamente rilevabili determinazioni teoriche. Interventi tesi a delimitare un territorio, a rendere chiari i termini dell’impostazione del Consiglio generale dell’Internazionale prima nei confronti della tradizione mazziniana, poi nei confronti dell’internazionalismo bakuniniano. Non stupisce che sia soprattutto Engels, nella sua qualità di delegato del Consiglio generale per l’Italia, ad essere protagonista di questa fase di pubblicazione di scritti e che sia Cafiero, nel periodo in cui si muove in sintonia con il Consiglio generale, ad indicare ad Engels bersagli, orizzonti su cui muoversi, ed a curare le possibilità della massima risonanza possibile nell’ambito democratico e socialista. Nel corso del biennio, tenendo conto dell’iterazione su giornali diversi di alcuni interventi, vengono pubblicati 44 scritti di Marx ed Engels, 30 nel 1871 e 14 nel 1872. Già nel 1873 escono solo 3 scritti, di cui uno nell’ambito del libro di Tullio Martello sull’Internazionale, poi più niente fino al 1877. I due scritti del 1872, ‘Dell’autorità’ e ‘L’indifferenza in materia politica’ elaborati poco dopo il Congresso dell’Aja, sebbene anch’essi militanti in quanto intervento diretto sulla situazione italiana in un momento in cui il movimento internazionalista della penisola era quasi completamente schierato con Bakunin, sono per certi aspetti diversi rispetto a quelli del biennio precedente. (…) Gli scritti del ’77 sono più il segno della ripresa di un contatto con l’Italia che un salto di qualità nella presenza intellettuale di Marx ed Engels nel paese. Nel ’79, invece, appaiono per la prima volta edizioni che comportano un confronto con i nodi teorici fondamentali della teorica marxiana, quelli del ‘Capitale’, la prima effettiva traduzione italiana di una parte importante del primo volume ed il “”compendio”” di Cafiero”” [Paolo Favilli, Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, 1996] (pag 247-248)”,”MITS-046″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”2° copia Fondo RC FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”L’ interesse del Turati degli anni ottanta per l’ economia, sia pure attraverso i filtri di una abbondantissima letteratura sociologica, è assai notevole. Nella sua biblioteca è stata riscontrata una presenza massiccia di testi d’ economia dell’ epoca ed in particolare di testi di Luigi Cossa. Non c’è bisogno di sottolineare l’ importanza di colui che è stato chiamato lo “”archimandrita del nuovo gregge”” per la capillare diffusione tra gli economisti italiani ddel clima culturale socal-cattedratico. In particolare, per quel che riguarda più direttamente l’ oggetto di questo lavoro, non bisogna dimenticare che Cossa fu comune maestro, per lo meno in parte, tanto di Vito Cusumano che di Achille Loria. Di Marx vi era presente allora, ed ancora per alcuni anni, solo il ‘Compendio’ di Cafiero. Ciò corrisponde perfettamente quanto già risultava da una lista di ‘Libri di TUrati passati a Leonida’ (Bissolati) trovata da Masini tra le carte di Ghisleri della Domus Mazziniana di Pisa, lista formata da una maggioranza di testi di economia politica e di autori come Boccardo, Cossa, Lampertico, Errera… tanto che lo stesso Masini può concludere che di Marx, tra le letture di questi giovani, non può registrarsi “”nient’altro che il compendio del Capitale””.”” (pag 109) Bella analisi della biblioteca di Turati fatta da R. Monteleone, F. Turati, Utet, 1987 Cita tra le fonti il libro di A. Macchioro, Marxismo ed economia fra XIX e XX secolo.”,”TEOC-411″
“FAVILLI Paolo”,”Marxismo e storia. Saggio sull’innovazione storiografica in Italia (1945-1970).”,”Paolo FAVILLI studioso delle culture del socialismo italiano, in particolare delle culture economiche, insegna Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova.”,”MITS-343″
“FAVILLI Paolo”,”Il riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia.”,”FAVILLI Paolo è studioso delle culture del socialismo italiano. Insegna storia contemporanea a teoria della ricerca storica all’Università di Genvoa. E’ direttore del Dipartimento studi umanistici. Ha scritto molti libri (v. bibliografia) “”Il fatto di avere, per certi aspetti, utilizzato tale di tipo di approccio nel contesto di una dura polemica sul ‘che fare?’, è uno di quei meriti di Eduard Bernstein di cui i suoi attuali apologeti sembrano non accorgersi. Bernstein si concentra su tre percorsi principali che convergono nella categoria “”catastrofismo””: teoria della concentrazione dei capitali, teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto, teoria della crisi. Esamina i percorsi separatamente e utilizza le conclusioni cui arriva in maniera differenziata nell’ambito del proprio discorso. Elemento comune nell’analisi dei suddetti percorsi è la sottolineatura dei mutamenti della prospettiva marxiana avvenuti nel tempo, e la condivisione, in genere, del punto d’approccio “”più maturo””, quasi sempre quello più tardo. Emblematico il modo in cui Bernstein mette in relazione due diverse posizioni del ‘Capitale’ a proposito del sottoconsumo come elemento primario di una teoria della crisi. Dice dunque Bernstein: Marx nel III libro del ‘Capitale’ sostiene che il sottoconsumo è la causa ultima di tutte le crisi economiche. Nel II sostiene invece essere pura tautologia che le crisi scaturiscono da una mancanza di consumatori solvibili. La spiegazione di questa differenza sta “”nei periodi molto differenti in cui sono sorti i due brani. Tra di essi corre un periodo non inferiore ai tredici-quattordici anni, e il più antico è quello del III libro del ‘Capitale’. Esso infatti risale al 1864 o 1865, mentre quello del secondo libro è comunque posteriore al 1878 […]. In generale il secondo libro contiene i frutti più tardi e più maturi della ricerca marxiana”” (E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia). Secondo l’antico direttore del “”Sozialdemokrat””, dunque, il “”dualismo che attraversa tutta l’opera di Marx”” consiste nella tensione tra la dimensione scientifica e quella dottrinaria.”” (pag 83)”,”TEOC-490″
“FAVILLI Paolo”,”Il labirinto della grande riforma. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’Italia liberale.”,”””Una lettura della teoria marxiana del valore in termini affatto restrittivi persino sul piano meramente “”quantitativo””, che non teneva conto cioè della distinzione tra “”lavoro morto”” e “”lavoro vivo””, finiva col negare al capitale tecnico-lavoro morto alcun ruolo nel processo di formazione del valore, del plusvalore e quindi del profitto. Era questo, dunque un altro fronte delle “”insufficienze”” a volte, della “”caducità”” altre, della teoria del valore-lavoro prima della “”crisi del marxismo”” di fine secolo: un fronte sul quale si erano misurati in molti per colpire o superare o integrare o precisare Carlo Marx. La via intrapresa da Conigliani è, per molti aspetti, analoga a quella seguita dal suo “”maestro”” Ricca-Salerno qualche anno prima. Ricca-Salerno in un ampio studio sulla teoria del valore lavoro che fu anche premiato dall’Accademia dei Lincei, aveva tentato la coniugazione, per dirla con Antonio Labriola, della “”Arbeits Werththeorie (Ricardo-Marx) con la scuola Jevons, Menger, Walras”” (lettera di Antonio Labriola a Karl Kautsky, 29 agosto 1897) attraverso la determinanzione di “”un principio dinamico del valore”” capace di superare sia la staticità del loriano ‘costo di produzione’, sia la naturalità psicologica della scuola edonista. E l’allievo modenese sembra muoversi nella stessa ottica. (…) Stupisce ce Conigliani, un autore che ha scarsissima familiarità diretta con il testo e la lezione di Carlo Marx, introduca ed argomenti poi, e come “”antinomia (…) la più importante””, una tesi evidentemente desunta dalla teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto. E’ vero ch’egli pasticcia qua e là, a volte usa il concetto di ‘plusvalore assoluto’ come equivalente di ‘massa di plusvalore’, ma nella sostanza l’impianto della sua argomentazione, per lo meno in una delle sue parti, ha il referente immediato proprio nel tredicesimo capitolo del terzo libro de ‘Il Capitale’, con una corretta proposizione dei rapporti tra ‘capitale costante, capitale variabile, saggio del profitto, saggio del plusvalore’. Ma c’è di più, egli intende anche dare una risposta in positivo ad una delle “”contraddizioni”” marxiane che il giovane Loria aveva indicato già nei suoi famosi saggi del 1883, cioè alla supposta incapacità di spiegare l’esistenza d’imprese industriali con differente composizione organica di capitale e con uguale saggio di profitto. Non che tale risposta sia particolarmente soddisfacente, egli infatti attribuisce a Marx la tesi di una costanza del ‘saggio del plusvalore’ per ciascuna industria che non trova riscontro alcuno nella realtà testuale, ma contemporaneamente indica come via d’uscita quella delineata dallo stesso Marx nella sezione de ‘Il Capitale’ dedicata all’analisi della trasformazione del profitto in profitto medio. Sembra accettare, quindi, per lo meno nell’ambito di questa argomentazione, una rappresentazione del profitto in termini di plusvalore””. (pag 80-84)”,”MITS-008-FPA”
“FAVILLI Paolo, contributi di Piero BEVILACQUA Fabio MUSSI Leonardo PAGGI”,”Il marxismo e le sue storie.”,”Paolo Favilli, già professore di Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova, è studioso delle culture del socialismo. Alla storia del marxismo ha dedicato numerosi saggi e alcuni volumi. “”Nelle ricerche di storia del capitalismo italiano la verifica dei modelli teorici, quelli marxiani, quelli dello sviluppo economico, furono messi alla prova sul problema della ‘transizione’ dalle forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il contributo di Giorgetti alla prova sul problema della ‘transizione’ dalla forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il controbuto di Giorgetti al primo dei due indirizzi di ricerca si distingue tanto per il rigore teorico quanto per i risultati conoscitivi. Non mi pare possa essere dubbio che Giorgetti sia stato lo «studioso che forse più di chiunque altro ha analizzato e messo alla prova il concetto marxiano di “”forme di transizione”” (242). Quel concetto marxiano è stato messo alla prova nell’ambito dello «studio della rendita fondiaria», cioè del «tema conduttore di tutta la [sua] ricerca», e un’intera generazione si è interrogata, in vario modo, sui molteplici meccanismi della rendita fondiaria nei processi di transizione”” (pag 98-99) (242) C. Pazzagli, Giorgio Giorgetti tra teoria marxiana e storia’, ‘Passato e presente’, 52, 2001, pp. 67-82. La cit: p. 80″,”STOx-293″
“FAVILLI Paolo TRONTI Mario a cura di, Saggi di Mauro BARANZINI Riccardo BELLOFIORE Christian MARAZZI Aris ACCORNERO Alessandro DAL LAGO Paolo FARINA Duccio BIGAZZI Marco GERVASONI Andrea PANACCIONE Elisabetta VEZZOSI Stefano MUSSO Giuseppe BERTA Maria Grazia MERIGGI Catia SONETTI Michele LUNGONELLI”,”Classe operaia. Le identità: storia e prospettiva.”,”Paolo Favilli, insegna storia contemporanea all’Università di Genova. Mario Tronti, insegna Filosofia politica all’Università di Siena.”,”CONx-031-FL”
“FAVILLI Paolo, a cura di Gerhard KUCK”,”Karl Marx, Friedrich Engels und Italien. Teil 1. Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. Katalog und Auswahlbibliographie.”,”‘Lo sviluppo dell’autoconcezione marxista nel socialismo italiano: principi e problemi'”,”MADS-008-FMB”
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”La “”rivoluzione lenta”” di Otto Bauer. “”Otto Bauer, discepolo “”erudito”” di Marx, vuole evitare al marxismo austriaco sia gli eccessi di sinistra (rappresentati ai suoi occhi dal teorico dei consigli operai, Max Adler (1)) che da quelli della destra (rappresentati dal legalista K. Renner). L’ apporto di O. Bauer alla teoria marxista della rivoluzione riguarda però meno il suo contenuto che il suo scacco, di cui ebbe la lucidità di tirare gli insegnamenti. 1. Otto Bauer introduce una distinzione fondamentale tra la rivoluzione politica “”affare di qualche ora””, e la rivoluzione sociale, “”risultato del lavoro… meditato da mollti anni””. La presa del potere con la violenza, o la conquista di una maggioranza di governo, non ha significato se non permette di instaurare nuovi rapporti di produzione. 2. Su questa base, Otto Bauer ricusa, per il suo paese, l’ esempio bolscevico. In Austria, il ricorso ad una rivoluzione violenta non potrà condurre che a una repressione sanguinosa, appoggiata dall’ intervento di forze straniere, tanto pregiudizievoli all’ Austria che al suo vicino rivoluzionario, l’ Ungheria. (…) La rivoluzione può svilupparsi sulla base di una socializzazione graduale, ottenuta da una legislazione che moltiplica le realizzazioni sociali (scuole, ospedali) e trasforma insensibilmente la proprietà privata in proprietà gestita dalla società. (…)””. (pag 72)”,”TEOC-312″
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”FAVRE Pierre e Monique sono rispettivamente professore di scienze politiche e Maitre-assistant di lettere alla Università di Clermont. 2° copia”,”SOCx-163″
“FAVRETTO Ilaria”,”Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970).”,”Ilaria Favretto è Senior Research Fellow alla Kingston University (Londra). Ha insegnato e lavorato presso le Università di Londra (dove ha anche conseguito il PhD), Oxford e Milano ed è Reviews Editor del periodico The Journal of Southern Europe and the Balkans. É autrice di The Long Search for a Third Way: the British Labour Party and the Italian Left since 1945, e di Storia della Gran Bretagna del ventesimo secolo.”,”UKIS-002-FL”
“FAVRETTO Ilaria”,”Gran Bretagna.”,”Ilaria Favretto (PhD Univ. of London) è Senir Research Fellow presso la Faculty of Arts and Social Sciences di Kingston University, Londra. Ha insegnato presso le università di Londra, Oxford e Milano. Ha pubblicato un volume per le edizioni Carocci ‘Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970)’ (2003).”,”UKIx-001-FP”
“FAWCETT William CALVERT HARRY a cura di”,”Rules and Regulations for the Formations, Field-Exercise and Movements of his Majesty’s Forces.”,”<> (pg III, Introduzione dell’Ufficio dell’Aiutante generale FAWCETT William.Trad. d. R.) <> (da pag IX a XXII. Traduz. d. R.) Le 16 tavole finali, ripiegabili, dedicate alle esercitazioni delle truppe, riproducono le posizioni e i movimenti delle Reclute, delle Compagnie, dei Battaglioni e delle Linee.”,”UKIQ-005-FSL”
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Saggi di FAY, Elmar ALTVATER, Samir AMIN, Yves BAREL, Francois CHATELET, Henri LEFEBVRE, Ernest MANDEL, Edouard MÄRZ, Pierre NAVILLE, Nicos POULANTZAS, Roman ROSDOLSKY, Jean-Marie VINCENT, Serban VOINEA”,”MADS-089″
“FAY Victor a cura; saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF”,”Le revolution d’octobre et le mouvement ouvrier europeen.”,”Saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF. Contiene il saggio di BROUE’: La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco, (pag 51-74) e quello di Herbert STEINER, La rivoluzione d’ Ottobre e l’ austromarxismo. (pag 173-194)”,”MEOx-053″
“FAY Bernard”,”La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII.”,”””””Il massone è obbligato dalla sua professione a ubbidire alla legge morale; e, se ha una giudiziosa comprensione dell’ arte, non sarà mai uno sciocco ateo, né un libertino irreligioso. Ma, benché un tempo in ogni paese i massoni avessero l’ obbligo di appartenere alla religione del luogo, qualunque essa fosse, adesso è parso più conveniente di non obbligarli ad appartenere se non a quella religione nella quale consentono tutti gli uomini, lasciando loro la scelta delle proprie opinioni individuali (…)””. Essa non vuol più difendere né la rivelazione, né i dogmi, né la fede. La sua convinzione è scientifica, sociale la sua moralità. Non più opposizione fra il mondo terreno e il mondo soprannaturale; la religiosità non è più se non giudiziosa comprensione del reale. Al posto della religione spirituale, propone una religione intellettuale. Essa non distrugge le Chiese, ma si prepara a sostituirle, grazie al progresso delle idee””. (pag 124-125) “”La massoneria è entrata così bene nei costumi di Francia che ormai è impossibile sapere dove cessa il suo dominio. SI è voluto dire che la Francia doveva ad essa l’ Enciclopedia, e la cosa è probabile, perché il primo gesto importante che invochi la pubblicazione d’una Enciclopedia è il discorso massonico del cavalier Ramsay. D’altronde uno dei librai che condussero in porto l’ operazione era sicuramente massone, e forse anche l’ altro. Fra i redattori e collaboratori della Enciclopedia si annovera un gran numero di massoni; non si sa se Diderot era massone, ma non si è provato che non lo fosse e si è provato che la maggioranza dei suoi amici e delle sue amiche lo erano. L’ Enciclopedia crebbe e fu lanciata in un’ atmosfera massonica.”” (pag 222)”,”FILx-308″
“FAY Bernard”,”Rivarol et la révolution.”,”””Per Rivarol, la rivoluzione era un errore intellettuale che faceva prima di tutto confondere. Incidentalmente, citava le parole di Grimm: “”La Rivoluzione è un suicidio.”””” (pag 165) Antoine de Rivarol (1753-1801) di Alessandro Massobrio fonte http://www.kattoliko.it/leggendanera/personaggi/rivarol.htm Tratto da Voci per un «Dizionario del pensiero forte». 1. Una curiosa analogia La risposta a un quesito accademico accomuna gli esordi di uno dei padri della Rivoluzione francese, Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), a un uomo che alla Rivoluzione si oppose prima nella stessa Parigi, poi, dopo la forzata emigrazione, nelle principali città d’Europa: Antoine de Rivarol (1753-1801). All’Accademia di Digione, che nel 1781 proponeva un concorso, il cui tema era Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi, rispondeva indicando nelle stesse scienze e arti la causa della disuguaglianza civile, da cui nascono tutti i mali, e proponendo il ritorno a uno stato di natura, in cui sarà abolito quanto definisce “”un animale depravato””, ovvero l’uomo che medita. Trentadue anni dopo, nel 1785, all’Accademia di Berlino che aveva proposto, quale argomento d’un concorso a premi, la risposta ai quesiti: Che cosa ha reso universale la lingua francese? Perché merita questo privilegio? C’è da presumere che lo manterrà?, Rivarol risponde individuando nel linguaggio – come avrebbe fatto Joseph de Maistre (1753-1821) e come aveva già fatto Giambattista Vico (1668-1744) – uno dei principali fattori di civilizzazione e dunque di progresso della società. La nostra lingua – scrive – è “”sicura, socievole, ragionatrice””, al punto che essa può definirsi non più francese ma, tout court, umana. Poco conta che ancora cartesianamente egli individui nella clarté, nella chiarezza, la peculiarità di tale linguaggio. Il fatto di vedere nella lingua un fattore d’incivilimento e all’origine di essa non una convenzione, ma una sorta di intuizione poetica, già delinea non solo la sfera d’interessi dello scrittore ma, rendolo inattuale rispetto al suo tempo, ne assicura l’attualità. 2. Una vita fra Antico Regime e Rivoluzione Rivarol, primogenito di ben sedici fratelli, nasce a Bagnols-sur-Cèze il 26 giugno 1753 da un locandiere di origine piemontese. Il critico romantico Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869) definisce la sua origine “”inextricable””, cioè poco lineare per quanto riguarda la pretesa ascendenza nobiliare, che Rivarol rivendicò sempre e che spesso gli fu negata con ironia dagli avversari. È comunque incontestabile che l’origine della sua famiglia fosse italiana, Rivaroli, e che fu noto come il Comte de Rivarol. Compiuti gli studi nel Mezzogiorno, probabilmente nel seminario di Avignone, il mancato abbé, che pure – sempre secondo Sainte-Beuve – indossò per qualche tempo il collare ecclesiastico, poi fu soldato e precettore, compare, a partire dal 1777, nelle cronache mondane parigine. Dove non fatica a distinguersi. Presenza accattivante, un modo tutto aristocratico di portare eretta la bella testa, un’eleganza da dandy e, soprattutto, la battuta sempre pronta e salace: queste le caratteristiche che, anche quanti gli sono più ostili, devono riconoscergli. Del resto Rivarol – che fin dai primi fermenti rivoluzionari prende posizione per la monarchia – non è per niente il tipico cicisbeo settecentesco, incipriato come una bella dama, ma povero di sostanza. Le testimonianze del tempo lo descrivono dedito allo studio, nel corso del quale si cimenta con Dante Alighieri (1265-1321), con l’antica lingua francese e con la storia romana. Lo affascina Cornelio Tacito (55/55-120 ca.) per la concisione dello stile – “”il Tacito della Rivoluzione””, lo avrebbe definito un ammiratore d’oltre Manica, il pensatore contro-rivoluzionario Edmund Burke (1729-1797) -, ma lo affascina ancor più il mondo dei salotti, dove una sola battuta, rapida e pungente come una saetta, può conquistare a un uomo gloria e odio inestinguibili. Scrive a questo proposito Ernst Junger, lo scrittore tedesco che di Rivarol ha curato una raccolta di massime: “”La finezza, a cui era giunto lo spirito francese alla fine dell’Ancien Régime, doveva sprofondare con il suo depositario, la vecchia società […]. Quanto a Rivarol bisogna dire che, rispetto alla forma, egli partecipava sì di questa eredità e tuttavia andava più a fondo. Per questo, in un tempo in cui la Rivoluzione era al massimo della sua potenza, egli potè volgere la parola contro di essa””. E non soltanto la parola. Due riviste, il Journal politique national e gli Actes des Apotres, lo vedono, a partire dal 1790, collaboratore puntuale e ironico. Ma l’attività giornalistica era complementare in Rivarol a quella di autore di pamphlet traboccanti di sarcasmo. Nel 1788 viene pubblicato anonimo, con dedica “”Dis ignotis””, “”Agli dei sconosciuti””, Il piccolo almanacco dei nostri grandi uomini. A esso fa seguito, due anni dopo, Il piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, dove, fra motti di spirito, scintillio d’ingegno e frecciate velenose, passano in rassegna Maximilien de Robespierre (1758-1794), Jean-Paul Marat (1743-1793) e Georges-Jacques Danton (1759-1794). Questa volta, lo scritto non è anonimo e le conseguenze non si fanno attendere. Per quanto consapevole di combattere una battaglia perduta, Rivarol si ostina a rimanere a Parigi fino al 10 giugno 1792. Come egli stesso scrive, re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) in persona lo invita ad abbandonare la capitale per continuare la lotta all’estero, dove la sua vita non sarebbe più stata in pericolo. Appena in tempo. Pochi giorni dopo, la plebe dei sobborghi fa irruzione alle Tuilléries, costringendo il re a indossare il berretto frigio. Quando gli uomini del Terrore bussano alla porta di Rivarol, chiedendo “”Dov’è il grand’uomo? Lo vogliamo accorciare un po’””, quello stesso grand’uomo ha già da tempo raggiunto la prima tappa del suo esilio, Bruxelles. Gli anni di esilio sono caratterizzati da un lento declino. L’inattività forzata per un uomo che era sempre vissuto nel cuore della mischia, la “”pigrizia”” – gliela attribuisce Sainte-Beuve – di chi sente d’aver perduto lo scopo per cui vivere, l’isolamento dai circoli più blasonati degli emigrée spingono lo scrittore a vagabondare di città in città, alla ricerca di una stabile occupazione editoriale. Da Bruxelles fino a Londra. Poi ad Amburgo, nel piccolo sobborgo di Hamm. Infine a Berlino, dove un’infreddatura conclude, il 5 aprile 1801, un’esistenza che i piaceri e un’incessante attività intellettuale avevano consumato, come – per dirla con Junger – “”una candela che brucia dalle due estremità””. 3. Alla scuola dei fatti, verso il romanticismo Oltre alle opere citate, Rivarol lascia la versione francese dell’Inferno di Dante, realizzata dal 1783 al 1785; il Discours Préliminaire al Nouveau Dictionnaire de la Langue Française, mai portato a compimento, del 1784; e la Lettre à la Noblesse Française, scritta nei primi anni d’esilio a Bruxelles. Proprio a Bruxelles, se dobbiamo credere alle coincidenze di cui è disseminata la storia, si verifica una sorta di “”passaggio delle consegne”” fra questo superstite dell’Ancien Régime, Rivarol per l’appunto, e colui che l’idea legittimista avrebbe sostenuto nel corso del primo romanticismo francese, François Auguste René de Chateaubriand (1768-1848). Secondo le Memorie d’oltretomba, la monumentale autobiografia del poeta francese, non si trattò di un incontro felice. Chateaubriand, che distingueva l’emigrazione in due grandi categorie, colloca Rivarol in quella dei “”fatui”” e, dal suo punto di vista, non senza ragione. Rivarol, infatti, è essenzialmente un uomo di transizione. Condivide con l’età dei lumi un certo razionalismo, che dal punto di vista conoscitivo lo lega ancora alle filosofie di Étienne de Condillac (1714-1780) e di John Locke (1632-1704). Perfino in ambito religioso non nasconde, sulle prime, quello che Sainte-Beuve definisce “”un alto epicureismo”” e che si identifica, in fondo, con quello spirito libertino settecentesco, che si fa beffe di ogni valore. Scrive, a questo proposito: “”La devota crede ai preti, l’irreligiosa ai filosofi; entrambe sono credulone””. Oppure: “”Le visioni hanno un istinto felice: capitano sempre a coloro che devono crederci””. Ma quando la Rivoluzione comincia a compiere i primi passi, ecco che Rivarol, con istinto sicuro, si rende conto che coloro i quali, per primi, hanno posto mano alla disgregazione dell’edificio sociale sono proprio quei “”filosofi””, a cui egli stesso aveva rubato qualche motto di spirito. Allora comprende che il termine “”fanatismo””, che fino allora aveva creduto si adoperasse solo per le credenze religiose, calza a pennello anche e soprattutto alla nuova infatuazione analitica, che ogni venerabile tradizione vuol frantumare sotto il rullo di un criticismo esasperato. “”Nel campo della fisica – scrive – codesti filosofi hanno trovato solo obiezioni contro l’autore della natura, in quello della metafisica solo dubbi e sottigliezze; la morale e la logica hanno fornito loro solo declamazioni contro l’ordine politico, le idee religiose e le leggi di proprietà; essi hanno aspirato nientemeno che alla ricostruzione del tutto mediante la rivolta contro tutto e, senza pensare che anch’essi erano nel mondo, hanno rovesciato le colonne del mondo””. Rivarol scopre, invece, che quel Dio, che egli invoca a garanzia dell’ordine costituito, non è soltanto un formidabile calmiere delle passioni né la religione, che la Francia un tempo si onorava di praticare, un instrumentum regni, per assicurare l’ordine pubblico. Esistono prove, magari desunte ancora con spirito settecentesco dalla fisica newtoniana, che conducono – per così dire – per mano verso il riconoscimento dell’esistenza del Dio del cristianesimo, provvidenziale ordinatore del cosmo. Sono sparse sia nell’infinitamente piccolo, “”le sostanze e le affinità dei corpi””, sia nell’infinitamente grande, “”gli astri e le leggi dell’attrazione””. Ma la prova più convincente è quella che nasce in interiore homine, dal bisogno, che Rivarol sente acutissimo, di essere liberato “”[…] dal caos e dall’anarchia delle idee””. Bisogno, questo, di ordine e di forma che non avverte soltanto l’individuo ma l’intero corpo sociale. Sicché, se “”il popolo dà la forza””, è il governo che gli conferisce la ragione. “”La sovranità – scrive ancora – è una potenza conservatrice. Perché vi sia sovranità, occorre che vi sia potenza. Ebbene la potenza, che è l’unione dell’organo con la forza, non può risiedere che nel governo””. Altrimenti “”[…] queste forze, quando sono disgiunte dal loro organo, ben lungi dal conservare, tendono solo a distruggere””. L’equilibrio e il contemperamento dei poteri fa, dunque, propendere Rivarol non tanto per una monarchia costituzionale, meccanicamente fondata sul sistema di pesi e di contrappesi, come sembrava proporre Charles de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755), quanto piuttosto per il modello britannico, che alimenta organiche libertà alla fonte di una tradizione secolare. Sicché non può non rimpiangere, con parole che ricordano da vicino a La Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859. Osservazioni comparative di Alessandro Manzoni (1785-1873), il fatto che la Dichiarazione del re nella seduta del 23 luglio 1789 non sia divenuta – con qualche ritocco – la Magna Charta del popolo francese. Risparmiando così alla nazione le carneficine del Terrore. Anche se imperscrutabili permangono i disegni di quella Provvidenza, per volontà della quale “”[…] ogni stato è una nave misteriosa ancorata al cielo””. Per approfondire: del polemista vedi l’opera Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, trad. it., Sellerio, Palermo 1989; e sue massime, in Ernst Junger, Rivarol. Massime di un conservatore, trad. it., Guanda, Parma 1992; su di lui vedi sintesi critiche nel saggio di Charles Augustin de Sainte-Beuve, in appendice al Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione (pp. 79-109); in Jacques Godechot, La controrivoluzione. Dottrina e azione (1789-1805), trad. it., Mursia, Milano 1988, pp. 55-57; in La vita e l’opera di Rivarol, dello stesso Ernst Junger, premessa al volume citato (pp. 9-59); nonché, d’impostazione letteraria, Alfredo Cavaliere, Rivarol Critico, in Cultura neolatina. Bollettino dell’istituto di filologia romanza della R. Università di Roma, anno I, fasc. I, 1941-XIX, pp. 45-53.”,”FRAR-317″
“FAY Victor”,”Contribution à l’histoire de l’URSS. Choix d’articles réunis par Mme Victor Fay, présentés par Claude Géraud et Paul Parisot.”,”FAY nel PCF ha diretto le scuole e l’Università operaia dal 1929 al 1934, poi alla SFIO e al PSU, ma non è mai stato professore. E’ stato ‘militante democratico rivoluzionario e unitario’. Già redattore capo di Lyon-Libre, di Combat, specialista dell’URSS alla RTF e ORTF, ha tenuto una rubrica su Le Monde Diplomatique, e ‘La Quinzaine littéraire’. Contiene l’articolo: Un precurseur inconnu: Eugene Preobrajenski (1966) (pag 149-154)”,”RUST-145″
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Contiene il saggio di François CHATELET: ‘A proposito degli “”errori”” di Marx’ (pag 79-90) Metodo dimostrativo di Marx. (pag 84-85) “”Come ha marcatamente sottolineato L. Althusser, la tecnica dimostrativa del ‘Capitale’ implica un concetto nuovo dell’attività della conoscenza: conoscere non significa assimilarsi al reale, fondersi in esso (che detto reale sia compreso come dato sensibile o come dato mentale o ideale), ma ‘produrre’ dei concetti grazie ai quali l”appropriazione’ di un campo teorico o empirico sia resa possibile. Questa operazione presuppone che questo campo sia stato fondamentalmente definito, ossia che sia stato delimitato un oggetto di ricerca. Lo testimonia la seconda prefazione del ‘Capitale’; lo prova anche la prefazione scritta da Engels per il secondo libro del ‘Capitale’; come pure questo passo estratto dai ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’: “”Sembra corretto cominciare con il reale e il concreto, con l’effettivo presupposto; quindi, per es., nell’economia, con la popolazione, che è la base e il soggetto dell’intero atto sociale di produzione. Ma, ad un più attento esame, ciò si rivela falso. La popolazione è un’astrazione, se tralascio ad esempio le classi di cui si compone. E le classi a loro volta sono una parola priva di senso, se non conosco gli elementi su cui esse si fondano, per es., lavoro salariato, capitale, ecc. E questi presuppogono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Il capitale, per es., non significa nulla senza il lavoro salariato, senza il valore, il denaro, il prezzo, ecc. Se cominciassi quindi con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica dell’insieme e, precisando più da vicino, perverrei via via analiticamente a concetti più semplici; da concreto rappresentato, ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da qui si tratterebbe poi di intraprendere di nuovo il viaggio all’indietro, fino ad arrivare finalmente di nuovo alla popolazione, ma questa volta non come una caotica rappresentazione di un insieme, bensì come una totalità ricca, fatta di molte determinazioni e relazioni. La prima via è quella che ha preso l’economia politica storicamente al suo nascere. Gli economisti del XVII secolo, per esempio, cominciano sempre dall’insieme vivente, della popolazione, la nazione, lo Stato, più Stati, ecc.; ma finiscono sempre col trovare per via d’analisi alcune relazioni determinanti generali, astratte, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore, ecc. Non appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici che dal semplice – come lavoro, divisione del lavoro, bisogno, valore di scambio – salivano fino allo Stato, allo scambio tra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima via, la rappresentazione concreta si è volatizzata in un’astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero””. In queste condizioni, se Marx definisce un concetto della ‘produzione’ della verità che rompe con le abitudini imposte dall’empirismo – idealista o realista – il minimo da fare è chiedersi se il suo lavoro porti a un giudizio che ammetta come evidente la nozione empirica dell’errore.”” [François Châtelet, A proposito degli “”errori”” di Marx] [(in) ‘Cent’anni dopo il Capitale’ a cura di Victor Fay, 1970] (pag 84-86)”,”MADS-018-FL”
“FAYARD Jean-Francois”,”La justice révolutionnaire. Chronique de la Terreur.”,”Il terzo stato ha fornito il 71% dei condannati alla ghigliottina, la nobiltà il 20 % il clero il 9%. 13 marzo. Il Terrore si amplifica. Saint-Just in un rapporto alla Convenzione sulle “”congiure contro il popolo francese e la libertà”” denuncia i complottatori: sia gli “”Indulgenti”” che gli “”Esagerati”” (o Arrabbiati). Molti di loro, Hébert, Momoro, Ronsin, Vincent…, sono subito arrestati sul campo mentre l’ Assemblea adotta l’ ultima parte di ciò che si sono chiamati i “”décrets de ventôse””: in virtù di questi sono dichiarati “”traditori della patria”” e “”puniti come tali”” (la morte) (…)””. (pag 163)”,”FRAR-340″
“FAYÇAL TOUATI Mohamed DUCANGE Jean-Numa”,”Marx, l’histoire et les révolutions.”,”FAYÇAL TOUATI Mohamed insegna presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Toulouse 2 – Le Mirail; DUCANGE Jean-Numa è maitre de conférences en historie contemporaine à l’Université de Rouen. “”Les hommes, les masses, c’est-à-dire les individus réels, font l’histoire, mais ils ne peuvent la faire n’importe quand ni n’importe comment. Il y a un ‘kaïros’ (un ‘moment opportun’) pour la ‘praxis’ révolutionnaire: c’est celui de la coïncidence des circonstances et de la pratique. Et la théorie de l’idéologie ne change rien à l’affaire. En montrant que ce n’est pas la conscience qui détermine la vie, ma l’inverse, Marx montre la nécessité de partir des conditions matérielles de possibilité de l’action, et non des représentations de ces conditions et de ces actions. “”Pas plus qu’on ne juge un individu sur l’idée qu’il se fait de lui-même, on ne saurait juger une telle époque de bouleversement sur sa conscience de soi; il faut, au contraire, expliquer cette conscience par les contradictions de la vie matérielle, par le conflit qui existe entre les forces productives sociales et les rapports de production”” (Marx, Contribution à la critique de l’économie politique, 1859, p.4). D’où l’importance décisive de la théorie de la conscience de classe et de l’organisation politique qui va la porter: la domination bourgeoise repose sur la confusion de cette conscience qu’elle cherche à maintenir confuse. Mais c’est de cette exploitation du prolétariat que naît la conscience de classe, que “”surgit la conscience de la nécessité d’une révolution radicale, conscience qui est la conscience communiste et peut se former aussi, bien entendu, dans les autres classes quand on y voit la situation de cette classe”” (L’Idéologie allemande, p. 37)”” [Mohamed Fayçal Touati, Jean-Numa Ducange, Marx, l’histoire et les révolutions, 2010] (pag 74-75)”,”MADS-603″
“FAYE Jean-Pierre FISERA Vladimir Claude”,”Prague. La Révolution des Conseils ouvriers, 1968-1969.”,”Il volume è un omaggio a Praga 1968 e a quelli che hanno scritto e firmato la Charte 77 tra i quali gli animatori del movimento dei Consigli operai, Karel BARTOSEK, Zdenek MLYNAR, Jiri MÜLLER, Frantisek SAMALIK, Rudolf SLANSKY jr. “”Un’ altra misura… fu il trasferimento alle ‘associazioni di operai tutte le officine e fabbriche che avevano fermato”” Marx, La guerra civile in Francia La Cecoslovacchia negli anni 1960. “”Dal 1963 è stata tentata una riforma economica mirante ad introdurre nell’ economia degli indicatori obiettivi e qualificanti (…). Una parte della burocrazia politica ed economica fallì il test dell’ efficacia economica, perché essa non aveva la conoscenza necessaria per assumerne i rischi. Gli altri, i tecnocrati della giovane generazione percepivano i limiti della riforma. Affinché l’ autonomia della direzione economica si affermi, occorrono dei capitani d’ industria. Ora il paese non dispone dei quindicimila uomini necessari.”” (pag 58-59, V.C. Visera, Introduzione: La seconda primavera di Praga) Montesquieu citato da Marx nel ‘Premier Essai de rédaction’: “”Oggi, tutto si rapporta ad un centro, e questo centro è, per così dire, lo Stato stesso’. Marx traduce Montesquieu così (Erster Entworf zum “”Bürgerkrieg in Frankreich””) “”Jetz konzentriert siche alles in einen einzigen Mittelpunkt, und dieser Mittelpunkt ist gleichsam der Staat selbst””. (pag 56)”,”MEOx-067″
“FAYET Jean-Francois”,”Karl Radek (1885-1939). Biographie politique.”,”Karl RADEK (1885-1939). “”Malgrado il miglioramento del suo regime di detenzione, Radek non consentiva a Levi di venirlo a trovare per evitare di compromettere il partito. Ma Ruth Fischer, che gli rendeva visita tre volte alla settimana, faceva da intermediario e Radek si sforzerà a più riprese di intervenire nei dibattiti interni del partito trasmettendogli dei testi. La prima di queste lettere indirizzata come “”Lettera aperta”” all’ insieme dei delegati per il congresso di Heidelberg è significativa della posizione di Radek riguardo al partito tedesco durante questo anno 1919: (…). Come nei suoi precedenti scritti, Radek ricorda che la rivoluzione mondiale è un processo molto lungo, pavimentato di disfatte, e che è indispensabile partecipare ai consigli d’ impresa, ai sindacati e alle elezioni del Parlamento. Sicuramente, il “”proletariato non arriverà al potere attraverso la conquista della maggioranza in Parlamento””, se fosse il caso, i suoi avversari lascerebbero immediamente il terreno della democrazia. Ma, “”prima di diventare tanto forti da instaurare la dittatura del proletariato, dobbiamo utilizzar tutte le possibilità che ci offre questa democrazia””””. (pag 307) “”Radek non ha mai cessato di interessarsi alla Germania. Per questi quattro anni di guerra, il proletariato tedesco, il partito socialdemocratico tedesco e la speranza di una rivoluzione tedesca erano sempre stati al centro delle sue preoccupazioni. Collocando la Russia all’ avanguardia della rivoluzione mondiale, i bolscevichi modificarono per un po’ le prorità di Radek che, rivoluzionario professionale e internazionalista convinto, si mise al servizio della rivoluzione russa. Ma come doveva riconoscere qualche anno più tardi: “”Se ascolto le mie propensioni, sono più legato alla classe operaia tedesca che alla classe operaia russa””. La sua lotta tra i comunisti di sinistra contro la firma del trattato di Brest-Litovsk e il suo ruolo nella formazione dei primi gruppi comunisti tedeschi testimoniano d’altra parte della permanenza delle sue convinzioni anche se non era riuscito, malgrado due tentativi, a recarsi in Germania prima della fine della guerra. Ma durante i primi giorni di novembre, la ruota sembre di nuovo girare.”” (pag 253-254)”,”RIRB-078″
“FAYET Jean-François”,”1905 de Varsovie á Berlin: la polonisation de la gauche radicale allemande. Les résonances de 1905.”,”Jstor Sul dibattito in Germania sulla natura della rivoluzione del 1905 in Russia e Polonia e le sue conseguenze. Esperienza applicabile in Germania? Ruolo, influenza dei dirigenti e militanti polacchi della SDKPil esiliati in Germania sulla Spd Dopo il 1905 cresce l’influenza dei socialisti polacchi all’interno della Socialdemocrazia tedesca “”Tout le parti allemand n’avait pourtant pas renoncé à la révolution prolétarienne: diverses personnalités, que l’on regroupe sous le qualificatif de «radicaux de gauche», refusaient «l’attentisme révolutionnaire» de la direction et souhaitaient engager le parti dans la voie d’une tactique révolutionnaire conséquente. Pour eux la résurgence du «révisionnisme» était le résultat du rejet des actions de masse et de la dérive parlementaire du parti. Il ne s’agissait nullement d’un groupe organisé, mais plutôt de personnalités disparates, souvent isolées comme Franz Mehring, Karl Liebknecht, Julian Borchardt, Konrad Haenisch, Paul Lensch Alfred Henke, Johann Knief, Wilhelm Pieck, Clara Zetkin, Auguste Thalheimer, Hermann et Käte Duncker, Johann Westmeyer. Seuls les radicaux de Brême dirigés par Henke disposèrent pendant plusieurs années de la majorité dans leur organisation, partout ailleurs la gauche du parti était minoritaire et plutôt que d’une tendance structurée il vaudrait mieux parler de réseaux d’amitiés et d’une solidarité d’idées. C’est auprès de cette mouvance radicale allemande que s’exerça pendant près d’une décennie l’influence des militants de la SDKPiL“” (pag 418-419) ( Socialdemocrazia del Regno Polacco e di Lituania) “”Al di là del prestigio personale di Rosa Luxemburg che Kautsky aveva associato alla redazione della Neue Zeit, i militanti della SDKPiL disponevano di un quasi-monopolio nella stampa socialista tedesca e nelle risoluzioni dei Congressi tedeschi sulle questioni del «revisionismo», dello sciopero di massa e fra poco dell’imperialismo. Il solo Radek pubblicava ogni settimana delle cronache su una quindicina di organi della SPD, Marchlevski e Feinstein collaboravano a una dozzina di giornali della SPD. Gli articoli dei Polacchi irritavano sovente la direzione del partito tedesco, gli organi centrali (Vorwärts e Neue Zeit) finirono del resto per rifiutarli, ma essi contribuirono qualche volta alla reputazione nazionale, e anche internazionale, di alcuni giornali regionali – pensiamo a ‘Leipziger Volkszeitung, a ‘Arbeiterzeitung’ di Dortmunt, à ‘Bremer Bürgerzeitung’ (Knief) e a ‘Freier Volkszeitung’ di Göppingen nel Würtemberg. Dunque in qualche anno, i Polacchi tessero in Germania una vera e propria rete nazionale di propaganda radicale. Ma le influenze istituzionali non sono meno impressionanti. I militanti della SDKPiL, disponevano di posizioni molto forti in varie organizzazioni della SPD, come l’organizzazione di Brema, ma anche alla scuola di partito dove insegnava Rosa Luxemburg, alla commissione di controllo della SPD attraverso Clara Zetkin. Erano pure estremamente presenti nelle istanze internazionali come la BSI in cui siedeva Rosa Luxemburg dal 1904 e nei congressi dell’Internazionale ove, dopo la scissione del 1911, inviavano due delegazioni”” “” (pag 423-424)”,”LUXS-081″
“FAZI Elido”,”La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l’Euro.”,”La crisi del 1997-98 sulle due rive dell’Atlantico e un po’ di storia delle vicende monetarie da Bretton Woods fino a oggi”,”ECOI-347″
“FAZIO Mario”,”Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea.”,”FAZIO Mario giornalista de ‘La Stampa’ si occupa di architettura. Ha scritto ‘I centri storici italiani’ e ‘Antico è bello’. Ha scritto un libro assieme a Renzo Piano. “”Anzitutto vediamo il ritardo culturale. Nell’Italia umbertina e in quella del primo Novecento non si era neppure affacciata una cultura della città paragonabile a quella che stava germogliando in Inghilterra e in Francia sotto la spinta dei movimenti di protesta contro la disumana città industriale (‘La questione delle abitazioni’ di Engels è del 1848, comparve in Italia nel 1950 ()), col contributo di scrittori e utopisti. Robert Owen, ideatore della “”città perfetta”” (1825) aveva fondato New Harmony nello Stato dell’Indiana, Charles Fourier aveva descritto il suo Falansterio, comunità ideale per 1620 persone, nel 1829. Dopo di lui J.B. Godin aveva realizzato a Guisa (Aisne) il Familisterio, integrante abitazioni e luoghi di lavoro. Da noi l’attenzione alla Francia veniva circoscritta ai grandi progetti di sventramenti, però senza un disegno strategico paragonabile a quello di Haussmann”” (pag 32) [Mario Fazio, Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea, 2000] [() alle stampe nel 1872, si compone di tre articoli scritti da Engels per il ‘Volksstaat’ di Lipsia. Pubblicata in Italia dall’editore Mongini nel 1901, ndr]”,”VARx-498″
“FAZIO Antonio Lucia F.”,”L’ inflazione in Germania nel 1918-1923 e la crisi mondiale del 1929. Con una Prefazione e Giustificazione (Autobiografica) – Volume II. Riflessioni e Interpretazioni: De Lucia Lumeno, Di Taranto, Masera, Pittaluga, Spinelli, Sapelli, Albanese, Ginammi.”,”‘La grande inflazione nei primi anni venti aveva praticamente distrutto la classe media. La disoccupazione che iniziò ha manifestarsi con la stabilizzazione alla fine del 1923 e nel 1924, sia pure in misura non ancora tale da compromettere gli equilibri politici ed istituzionali, accresceva comunque risentimenti e alimentava scontenti nei confronti della Repubblica. I provvedimenti deflazionistici del 1930, 1931 e 1932 avevano colpito ancora la classe media. Continuava nella destra, soprattutto in quella estrema, la convinzione che la Guerra fosse stata perduta per un tradimento d quelli che furono chiamati i Rivoluzionari del 1919: il mito negativo del “”colpo alla schiena””. La sfiducia nelle istituzioni della Repubblica di Weimar aveva raggiunto il massimo nei primi anni 30. Hitler, cavalcò i sentimenti antidemocratici latenti, anche di ribellione, coltivando gradualmente e poi in forma sempre più invasiva e pervasiva il mito della Grande Germania. Si fece come detto concedere dall’ormai indebolito presidente Hindenburg poteri dittatoriali. I freni degli altri componenti democratici del governo furono travolti. Il Parlamento fu impaurito dalla violenza connessa con una ondata di repressione politica, di portata inaudita, volta a eliminare fisicamente tutti gli oppositori e di fatto a controllare ogni organo di governo (164). La popolarità di Hitler e i primi successi elettorali furono dovuti soprattutto alla dichiarata volontà politica di combattere la disoccupazione dimenticando i problemi del bilancio pubblico. L’inflazione non era più un pericolo; soltanto alcuni politici e finanzieri continuavano a temerla. Fu lanciato un grandioso piano per il lavoro. Il 27 giugno del 1933 fu promulgata una legge che autorizzava la costruzione di un nuovo tipo di strada: l’autostrada. L’esempio fu preso dall’Italia dove erano state costruite l’Autostrada di Napoli-Pompei e un altro tratto nell’Italia del Nord, complessivamente di poche decine di chilometri. Fu anche intuito che questa infrastruttura avrebbe permesso uno sviluppo dell’industria automobilistica. In Germania il trasporto si svolgeva soprattutto su ferrovia, grazie alle grandi pianure e all’abbondanza del carbone’ (pag 152-153) [(164) Richard J. Evans, ‘La nascita del Terzo Reich’, paragrafo V, Creazione del Terzo Reich, cap. XVII, XVIII, XIX, pagg 343-407] ‘Il genio finanziario di questa prima fase della ripresa e anche inizialmente del riarmo fu Schacht (presidente della Reichsbank) (pag 155) [«Per tanti anni ho potuto solo scrivere, ora posso parlare». E quanto si legge nell’ultimo lavoro di Antonio Fazio. Questo volume, a parte l’attenta disamina storico-economica di un ventennio che ha visto svalutazioni e rivalutazioni delle più importanti monete dell’Occidente industrializzato, è rappresentativo delle criticità che hanno accompagnato – e accompagnano – la nascita e l’evoluzione della moneta unica europea. Ma si tratta di un accostamento e di un confronto svolto con garbo ed eleganza, basato su di un solido bagaglio culturale da economista e privo di sovrastrutture di carattere politico o ideologico. Questo rende il lavoro di Fazio particolarmente interessante, oltre che per i contenuti esposti, per quanto non scritto nelle, ma tra le righe, ricorrendo al confronto tra quanto molti Paesi furono costretti a sopportare deflazione e/o sovrapproduzione per mantenere le loro monete vincolate al gold standard, similmente a quanto accade oggi con la moneta unica, che, in quanto tale, non permette alcuna flessibilità di cambio rispetto a condizioni strutturali e di crescita diverse delle nazioni che la condividono. In questa cornice, lo scopo sotteso appare forse ancor più ampio di quello esplicito: paragonare l’architettura interpretativa degli eventi degli anni Venti e Trenta del Novecento a quella attuale dell’ Unione monetaria europea, dove, in presenza di un tasso di cambio predeterminato e di moneta unica, un aumento di competitività potrà ottenersi solo riducendo in misura significativa il costo del lavoro. D’altronde Fazio, sin dal suo ingresso in Banca d’Italia nel 1960 con una borsa di ricerca presso il Servizio studi, quando ignorava che sarebbe arrivato ai vertici di quello che è uno dei più prestigiosi istituti internazionali come governatore nel 1993, volle con determinazione approfondire il tema della moneta, sia sotto l’aspetto empirico che teorico, coniugandolo, a latere, con l’econometria; connubio che lo condurrà, sotto il magistero di Guido Carli, all’elaborazione del modello econometrico dell’economia italiana, testato nel 1974 al tempo della prima crisi petrolifera. Sono e saranno gli anni della maturazione dei suoi studi sulla teoria monetaria, grazie agli insegnamenti di premi Nobel quali Paul Anthony Samuelson e Franco Modigliani, oltre che di Robert Solow, e al costante confronto con Baffi e Ciampi, entrambi governatori della Banca d’Italia, e con Savona, Vicarelli, Tarantelli e tanti altri. E anche il periodo della frequentazione di prestigiosi centri di ricerca quali il Mit e di difficili raffronti professionali con il Fondo monetario internazionale, sempre su temi e problemi riguardanti l’ inflazione, il corso dei cambi, i tassi di interesse, i prezzi e il costo del lavoro. E su queste basi di teoria e prassi che Fazio affronta i temi della iperinflazione in Germania e della grande crisi del 1929. Dopo una puntuale disamina delle cause che provocarono un vertiginoso aumento dei prezzi e la svalutazione del marco in Germania dal 1918 al 1923, Fazio si sofferma sulla deflazione che seguì per tutti gli anni 30 alla grande crisi del 1929, causata, quest’ultima, da una sovraproduzione che ebbe origine nel settore primario e dalla speculazione che causò il crollo di Wall Street. Significativamente, a proposito della Germania, Fazio ricorda quanto scritto da Costantino Bresciani Turroni per motivare il perché la politica economica tedesca «si è sempre preoccupata della stabilità monetaria a qualunque costo, anche a prezzo di ripercussioni temporaneamente dannose per l’economia». Perciò, il già governatore della Banca d’Italia sottolinea che «la Storia economica ci aiuta a meglio analizzare avvenimenti e congiunture del nostro tempo», al pari di quanto sostenuto da Samuelson che considera questa disciplina come tutto ciò che documenta l’esperienza empirica. Lo studio degli accadimenti contemporanei deve allora essere considerato esso stesso Storia economica, la cui finalità, aggiunge Antonio Fazio, è di «trarre dai fatti e loro conseguenze qualche insegnamento di teoria e politica economica». Ed è proprio la Storia economica che ci permette, specularmente, di confrontare le politiche del rigore volute dalla Germania, nel ricordo dell’ iperinflazione, e quelle deflazionistiche subite da Paesi del Sud dell’Unione, anche a seguito del deflusso di risorse verso le nazioni del Nord quale conseguenza dei loro surplus commerciali. E pensare, a riprova di quanto Fazio ci insegna tra le righe di questo volume, che nel 1997 il premio Nobel per l’economia Milton Friedman predisse che se la moneta unica fosse stata realizzata così come era stata programmata se ne sarebbero avvantaggiati soprattutto Germania, Benelux e Austria, «perché i cambi flessibili rappresentano potenti meccanismi di aggiustamento… e dunque bisogna riflettere bene prima di scegliere soluzione alternative». A conferma, l’anno successivo un gruppo di economisti neo keynesiani di livello internazionale, tra i quali il Nobel Franco Modigliani, in un Manifesto dal significativo titolo “”Contro la disoccupazione nell’Unione europea””, sosteneva che l’obiettivo della Banca centrale europea – il cui statuto fu voluto dalla Germania ad immagine di quello della Bundesbank – non doveva limitarsi al controllo dell’inflazione non superiore al 2%, benanche di tenere «la disoccupazione sotto controllo», come previsto dallo statuto della Fed. In quel periodo, il coraggio istituzionale di Antonio Fazio a difesa del nostro Paese fu dimostrato, altresì, nel tutelare il sistema bancario italiano da incursione straniere. (…) (da scheda bibl.)] In bibliografia riportati molti testi di Keynes Il testo di Fazio è infarcito di dati, tabelle e grafici”,”ECOI-408″
“FE’ Franco”,”Paul Nizan. Un intellettuale comunista.”,”FE’ Franco, giornalista, è nato nel 1936. A Milano ha lavorato per un istituto di ricerca pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio e socialista e uno scritto sulla psicologia esistenziale di SARTRE In seguito i suoi interessi si sono rivolti prevalentemente alla letteratura politica francese. “”Al riguardo è significativo che la critica comunista abbia riservato da Antoine Bloyé un’ accoglienza non priva di riserve. Jean Freville, su “”l’ Humanité’ del 18 settembre 1933, ne aveva elogiato la forma, ma si era chiesto, di fronte alla tematica del libro, se si poteva essere egualmente soddisfatti: “”Nizan ha il merito di porre un problema sociale nella sua ampiezza, di mostrarci in modo impressionante il nulla dell’ esistenza dei piccolo-borghesi. Noi vogliamo ancora di più… Il suo libro è solo una tappa. Siamo certi che nelle sue prossime opere egli ci descriverà l’ immenso processo rivoluzionario della nostra epoca e che lo scrittore si avvarrà delle lezioni apprese dal militante””.”” (pag 73)”,”PCFx-040″
“FEATHERSTONE Donald”,”Tel El-Kebir 1882. La conquista dell’ Egitto da parte di Wolseley.”,”Secondo un corrispondente militare dell’ epoca, WOLSELEY non solo concluse trionfalmente la guerra nei tempi previsti ma non lasciò neppure in sospeso problemi da dover poi risolvere. Non solo sconfisse gli insorti ma cauterizzò la rivolta. Abili e magistrali la sua strategia e la tattica. Invece di tentare un’ avanzata su Alessandria, ingannando i suoi stessi generali, con una manovra di concerto con la Marina, si impadronì del Canale ponendo la sua base ad Ismailia. Invece di marciare rapidamente all’ interno del paese con gravi rischi di perdite e di una campagna prolungata, decise di aspettare di terminare i preparativi per infliggere un unico risolutivo colpo che ponesse fine alla campagna.”,”QMIx-077″
“FEATHERSTONE Donald”,”Khartum 1885. L’ ultima resistenza del Generale Gordon.”,”””Ogni volta che si ritirava, l’ Inghilterra era solita tornare sul posto. Era già avvenuto in Birmania, nel Bengala e in Afghanistan; e avvenne anche nel Sudan. Le truppe britanniche tornarono a Karthum per vendicare Gordon; con la campagna di Kitchener del 1896-98″”.”,”QMIx-080″
“FEATHERSTONE Donald”,”Omdurman 1898. La vittoria di Kitchener in Sudan.”,”I meriti di Kitchener. “”Tuttavia la fiducia di Kitchener nella soverchiante potenza di fuoco a sua disposizione giustificava le sue tattiche, che prevedevano lo schiaramento dei suoi reggimenti in formazioni in linea a ranghi serrati, con la prima fila inginocchiata e la seconda fila in piedi: tali tattiche condussero al sistematico annientamento degli avversari, (…). E’ stato detto a ragione che i fanti britannici che combatterono a Waterloo nel 1815 si sarebbero sentiti perfettamente a proprio agio a Omdurman.”” (pag 89) Gli errori del Califfo. “”Il califfo avrebbe dovuto rifiutare di assalire l’ esercito anglo-egiziano nelle forti posizioni difensive (…). Tuttavia, avendo optato per un assalto generale, il califfo avrebbe per lo meno dovuto condurlo nel modo più temuto da Kitchener: di notte. I suoi più importanti generali, Ibrahim Khalil, Osman Azraq e Osman Digna, insistettero tutti per un attacco con il vantaggio dell’ oscurità; Ibrahim Khalil aveva addirittura esplorato personalmente il terreno. Invece, il califfo accettò il suggerimento di suo figlio, Shaikh al-Din, il quale sosteneva che un attacco notturno non avrebbe permesso ai suoi uomini di combattere nelle condizioni migliori””. (pag 89)”,”QMIx-149″
“FEBVRE Lucien; nuova edizione a cura di Peter SCHÖTTLER”,”Il Reno. Storia miti realtà.”,”Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo, appena riconquistata dalla Francia e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire economique et sociale’, una delle esperienze più vive della cultura storica francese ed europea. Tra i suoi insuperati lavori: – Filippo II e la Franca Contea. TORINO. 1979 – La terra e l’ evoluzione umana. TORINO. 1980 – Onore e patria. DONZELLI. 1997 Tesi: città lungo il Reno fondate dai capi e soldati dell’ esercito coloniale romano. Roma si portava dietro una inesauribile riserva di capimastri, maestri artigiani, istitutori, giardinieri, agricoltori, primi quadri della valorizzazione coloniale”,”STOS-060″
“FEBVRE Lucien MARTIN Henri-Jean; a cura di PETRUCCI Armando”,”La nascita del libro.”,”Come gli uomini hanno inventato il libro e come i libri hanno plasmato gli uomini. Gli AA colgono la funzione di ‘fermento’ e di ispirazione che il libro a stampa ebbe in Europa fra il XV e il XVII secolo, individuando anche le maniere in cui, tra lotte religiose e battaglie ideologiche, il libro contribuì al rinnovamento intellettuale di tutta Europa. Lucien FEBVRE, prof al College de France dal 1930, fu poi P della VI sezione dell’ Ecole pratique des Hautes Etudes (EHE). Nel 1929 fondò con Marc BLOCH le ‘Annales’. Per i tipi della Laterza è apparsa anche la sua monografia su ‘Lutero’ (1969). Henri-Jean MARTIN insegna all’ Ecole des Chartes ed è ‘directeur d’etudes’ all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes en Science Sociales (IV sez.) (EHESS). Per i tipi della Laterza è autore di ‘Storia e potere della scrittura’ (1990).”,”EDIx-002″
“FEBVRE Lucien; a cura di Adriano PROSPERI”,”Amor sacro amor profano. Margherita di Navarra. Un caso di psicologia nel ‘500.”,”Definito da Fernand BRAUDEL il più grande storico francese dopo MICHELET, Lucien FEBVRE (1878-1956) fu il fondatore, assieme a Marc BLOCH, delle ‘Annales’.”,”STOS-070″
“FEBVRE Lucien”,”Martin Lutero.”,”””Si levò un grande tumulto. Lutero si ritirò in mezzo a ingiurie e ad acclamazioni. Rientrò nell’ albergo; e alzando le mani, non appena vide da lontano gli amici ansiosi: Ich bin hindurch! gridò due volte: ne sono uscito, ne sono uscito! Il giorno dopo tutti sapevano del grande rifiuto di frate Lutero “”che scrive contro il Papa””. E coloro che credevano di conoscerlo e che lo amavano stupirono di un’ audacia di cui non intuivano la ragione sovrumana””. “”Tutto il popolo tedesco e i principi sono per lui. Forse questa volta riuscirà a sfuggire.”” (pag 165)”,”RELP-031″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collège de France nell’anno accademico 1944-1945.”,” Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del XX secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare a Strasburgo e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita nel 1929 alle ‘Annales d’histoire economique et social’. Ha scritto varie opere tra cui ‘La terra e l’evoluzione umana’ (1980). Nel libro viene citato Comenio (Comenius) Comenius Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Comenius Comenius nome latinizzato di Johan Amos Komensk? o, in italiano, Comenio (Nivnice, 28 marzo 1592 – Amsterdam, 15 novembre 1670) è stato un teologo e pedagogista ceco. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Insegnamento 3 Opere 4 Altri progetti Biografia [modifica] Comenio nacque in Moravia, nel 1592 nel villaggio di Nivnice. Figlio di mugnai, alla morte dei genitori (1604) venne affidato ad una zia. Nel 1608 cominciò a frequentare la scuola latina a Prerov per poi trasferirsi in Germania. Già durante gli anni della scuola iniziò a scrivere due grandi opere che tuttavia non portò a termine: una di esse era Il tesoro della lingua ceca, concepito come un grande dizionario. Finita la scuola, fra il 1614 e il 1616 fu direttore della scuola latina di Prerov. Nel 1616 divenne pastore dell’Unione dei Fratelli Boemi. Dopo la Battaglia della Montagna Bianca (1620) e la conseguente fine della libertà protestante, Comenio fu costretto all’esilio. Dapprima si recò in Polonia, dove proseguì la sua attività di predicatore e fu nominato vescovo dell’Unione. In Polonia continuò anche la sua attività di direttore di scuola, approfondendo il suo interesse per la pedagogia: è proprio in questo periodo che scrive gran parte delle sue opere pedagogiche. Le opere e il nome di Comenio cominciarono a diffondersi nell’Europa protestante e il pensatore venne invitato in vari paesi a tenere conferenze ed esporre le sue idee pedagogiche. Nell’ambito della sua opera di diffusione dell’educazione, trascorse un certo periodo in Inghilterra e, successivamente, in Svezia dove scrisse un importante saggio sull’apprendimento delle lingue straniere. Oltre all’esilio forzato, durante questi anni la vita di Comenio venne sconvolta da tragici avvenimenti: nel 1662 la morte della moglie e dei due figli di peste, nel 1648 la morte della seconda moglie; nel 1656, durante un incendio, perse tutto il suo patrimonio nonché il manoscritto del grande dizionario ceco-latino a cui lavorara da moltissimi anni. Distrutto da quest’ultimo evento drammatico, Comenio si trasferì ad Amsterdam su invito di un amico. In Olanda Comenio pubblicò un insieme di 43 opere con il titolo Opera Didactica Omnia. Morì ad Amsterdam il 15 novembre del 1670. Comenio fu tra i pedagogisti più significativi dell’età moderna. Insegnamento [modifica] Egli sosteneva che il fine dell’educazione sia la formazione dell’uomo sia nella vita spirituale che in quella civile. Diceva infatti che “”educare è vivere””, che prima di agire bisogna imparare e che per educare bisogna avere una chiara visione degli scopi da perseguire e del metodo con cui l’insegnamento deve essere impartito. La scuola doveva preoccuparsi soprattutto della preparazione di uomini adatti a esercitare l’insegnamento con determinati procedimenti. L’ ideale pansofico (insegnare tutto a tutti) esprime la necessità che l’istruzione sia estesa a tutte le classi sociali, senza però satollare la mente, ma stimolandola al sapere. Secondo Comenio, l’uomo deve indagare la natura ed imitarla; come gli esseri della natura sono perfetti in ogni fase del loro sviluppo, così dev’essere dell’uomo, perfetto e completo in ogni momento della sua crescita, fisica e spirituale; il sapere deve essere approfondito col maturarsi delle facoltà e col procedere verso la vita adulta. Divide infatti il decorso degli studi in 4 cicli, ognuno dei quali è una ripresa ed approfondimento di ciò che è stato trattato nei cicli precedenti, in ordine: scuola del grembo, scuola di lingua nazionale, scuola di latino, accademia. Non prevede per i bimbi prima dei 3 anni una scuola particolare, attribuendo ai genitori la funzione di avviare i piccoli ai primi rudimenti del sapere. La scuola comeniana è estesa a tutti, ed è scuola formativa ed informativa, in cui i fanciulli apprendono a leggere e scrivere, con la base della lingua nazionale e con un linguaggio corretto. Argomento preoccupante è il numero di insegnanti a disposizione, pochi in rapporto agli alunni, quindi tante volte un solo maestro deve bastare anche per 100 alunni; il maestro è tutto: parla, mostra oggetti, guida. Comenio dà molta importanza allo studio delle lingue, in modo da fornire così al fanciullo un corredo di parole adatto alle cose. Opere [modifica] L'””Orbis Pictus”” fu l’opera più conosciuta di Comenio, il primo libro illustrato per l’infanzia con immagini ed espressioni verbali. Con lo stesso criterio fu scritta un’opera in latino, la “”Juana Linguarum””, per aiutare gli allievi a stabilire un rapporto tra lingua nazionale ed espressioni latine. Comenio afferma che il rinnovamento dell’educazione non giungerà mai a compimento e non dovrà mai essere interrotto. Tre opere principali riassumono la sua vasta attività e sono: Janua linguarum reserta Orbis sensualium pictus Didactica Magna. Nella “”Janua linguarum reserta”” Comenio mette a confronto la lingua nazionale con il latino. L'””Orbis sensualium pictus”” (“”Mondo Illustrato””) è il primo libro illustrato per l’infanzia. In quest’ultima opera sono sostanzialmente concepiti ed esposti i principi essenziali della pedagogia moderna in tutta la loro chiarezza ed estensione.”,”EURx-247″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collége de France nell’anno accademico 1944-1945.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-017-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Michelet, 1798-1874.”,”””Quinet, fils d’un commissaire des guerres: Hugo, fils d’un général: Cournot, fils d’un notaire provincial: tous s’accordent entre eux et, finalement, avec Michelet, fils d’un pauvre imprimeur. Et leurs témoignages signifient finalement, pour toute une génération: rupture complète de la tradition. Dans la famille, elle est orale; garder le silence devant ses enfants, c’est la rompre – couper le fil des temps”” (pag 34)”,”STOx-291″
“FEBVRE Lucien”,”Onore e Patria.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-021-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Studi su Riforma e Rinascimento e altri scritti su problemi di metodo e di geografia storica.”,”Lucien Febvre (1878-1956) si laureò alla Sorbona nel 1911 con una tesi destinata a divenire un classico ‘Philippe II et la Franche-Comté’. Strinse un sodalizio intellettuale fortissimo con Marc Bloch, insieme al quale fondò nel 1929 la rivista ‘Annales’, divenuta contro di rinnovamenti degli studi storici. Professore al College de France e presidente della VI Section dell’Ecole pratique des Hautes Etudes. “”Tre casi, fra tanti altri; Ginevra, dopo Strasburgo, dopo Basilea, la Ginevra posteriore al 1536 è città di rifugio per gli spiriti liberi”” (pag 139)”,”STOS-022-FF”
“FEDELE Santi”,”I repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926).”,”FEDELE Santi è già noto per i suoi precedenti lavori fra i quali ‘Storia della Concentrazione antifascista 1927-1934, MILANO, 1976).”,”ITAD-027″
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”””Si giunse pertanto dopo una serie di trattative alla stipulazione di un accordo tra il PSI e GL che fu firmato il 31 luglio del 1931. Il testo dell’ accordo stabiliva che “”GL è il movimento unitario dell’ azione rivoluzionaria in Italia. Il PSI, senza rinunciare alla sua specifica attività di organizzazione e propaganda, riconosce la necessità di far convergere i suoi sforzi nell’ azione rivoluzionaria di GL””. La clausola secondo la quale il PSI si riservava il diritto di svolgere una sua specifica attività in Italia, clausola che nei due anni successivi sarebbe rimasta una pura e semplice rivendicazione di principio non sostanziata da una volontà politica tendente a tradurla in atto, aveva più che altro la funzione di attenuare, almeno formalmente, il significato politico dell’ accordo altrimenti fin troppo evidente: la rinucia dei socialisti a dotare il partito di un’ autonoma organizzazione clandestina per la lotta in Italia. In cambio di questa rinuncia essi ottenevano che un rappresentante del PSI e uno della CGL entrassero a far parte, insieme a tre giellisti, del comitato al quale spettava “”la direzione e la responsabilità dell’ azione in Italia””.”” (pag 89)”,”ITAD-068″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura”,”Dalle crisi dell’ impero sovietico alla dissoluzione del socialismo reale.”,”Relazioni di Vittorio STRADA Giorgio PETRACCHI Victor ZASLAVSKY Pasquale FORNARO Bianca VALOTA Dariusz STOLA Francesco GUIDA Marcello FLORES Girolamo COTRONEO Maurizio DEGL’INNOCENTI Santi FEDELE Jeno HORVATH, interventi Piero ORTECA Angelo SINDONI Bianca VALOTA Santi FEDELE insegna storia dei movimenti e dei partiti politici e storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. Pasquale FORNARO insegna storia dell’ Europa orientale e storia del risorgimento nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. “”Anche se il tono della polemica di Croce salirà, e di molto, nel dopoguerra, quando vedrà il comunismo come “”pericolo mondiale””, i primi giudizi importanti sul “”comunismo realizzato”” si incontrano in uno dei suoi libri più famosi, la Storia d’ Europa nel secolo decimonono del 1932, dove scriveva: ‘Il comunismo, che si suol dire essere ormai disceso nei fatti e attuatosi in Russia, non si è punto attuato in quanto comunismo, ma nel modo che gli segnavano i suoi critici (…)””. Appare in questo passaggio un argomento di grande interesse che si incontra più volte nelle pagine di Croce; che in Russia il comunismo non si sarebbe per nulla attuato. Un argomento che trova riscontro nel pensiero di Einaudi il quale già nel 1919, all’ indomani, quindi, della Rivoluzione Russa (…). Ritorneremo, come abbiamo detto, sul discorso di Einaudi. Riprendendo per ora quello di Croce, dalla precedente pagina della Storia d’ Europa appare chiaramente la sua radicale liquidazione della Russia sovietica; una liquidazione che nasceva da lontano, già dagli anni 1917 e 1918, quando Croce, pur riconoscendo che quanto stava accadendo in Russia era stato preparato “”dal malgoverno e da insufficiente sviluppo elle classi dirigenti””, aggiungeva che la Rivoluzione comunista aveva mostrato “”con tremendo esempio a che cosa conduca il rovesciamento della scala dei valori sociali””; (…)””. (pag 150-151)”,”EURC-082″
“FEDELE Santi”,”Luigi Fabbri, un libertario contro il bolscevismo e il fascismo.”,”Santi FEDELE è professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università di Messina. Autore di studi sulla storia dei movimenti e dei partiti politici tra le due guerre tra cui il volume ‘Una breve illusione. Gli anarchici italiani e la Russia sovietica’. Ha diretto con ANTONIOLI, BERTI e IUSO il Dizionario biografico degli anarchici italiani. Luigi FABBRI (Fabriano, 1877 – Montevideo 1935) In morte di Lenin: un bilancio critico. “”Un mito che solo in parte può essere ritenuto tale, se si considera, come Fabbri non esita a riconoscere, che a Lenin, personalità dalle straordinarie doti politico-organizzative, si deve la costituzione di “”una forza, un nucleo centrale di raccoglimento””, il Partito bolscevico, punto di riferimento anche di altri movimenti, quali gli anarchici e i socialisti rivoluzionari di sinistra, che con esso collaborarono fino ai giorni cruciali dell’ ottobre e ancora oltre. Fu l’ esistenza di tale forza organizzata che “”salvò nel 1917 la rivoluzione, e dalla reazione capitalistica interna e dallo sfacelo caotico che avrebbe fatta della Russia la preda di tutti gli eserciti stranieri””.”” (pag 52) “”Potrà la Rivoluzione riprendere il suo cammino? Fabbri, pur non rinunciando alla speranza che ciò possa avvenire, lascia ben poco spazio all’ottimismo, ritenendo assai improbabile l’ ipotesi “”d’una ripresa rivoluzionaria, d’una nuova spinta in avanti da parte del proletariato””. Troppi fatti fan temere che la Rivoluzione “”sia già morta, strozzata da coloro che se ne son fattoun monopolio di partito; troppo profonde radici hanno messo “”la casta militare, la burocratica, la poliziesca, il numeroso personale di governo, la classe dei nuovi ricchi, vale a dire tutto ciò che forma oggi la classa dirigente in Russia””, per ritenere che questa nuova classe dirigente possa consentire cambiamenti sostanziali e non sia piuttosto interessata a un ulteriore consolidamento in senso conservatore deoo statodi cose.”” (pag 53)”,”ANAx-251″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura; saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA”,”Lo stalinismo: parabola di un mito.”,”Saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA “”La battaglia sulla questione nazionale, vinta da Stalin in pratica sei mesi prima della morte di Lenin, è un segnale significativo della strada che sta imboccando la lotta per la successione, scatenatasi sostanzialmente dopo che, alla metà del 1922 il leader è rimasto semiparalizzato. Si tratta di una lotta feroce e senza esclusione di colpi, che poggia più sul potere contrattuale dei protagonisti che sulle idee di cui sono portatori. All’XI Congresso del partito (maggio 1922) sono eletti nel ‘Politbjuro’ Lenin, Zinoviev, Stalin, Trotsky, Kamenev, Tomskij e Rykov, mentre Bucharin, Kalinin e Molotov ne diventano membri supplenti. E’ chiaro, a questo punto, che il successore può uscire da una cerchia che si restringe a due o tre persone: Trockij in primo luogo, poi Stalin e forse Bucharin. Non certo Kamenev o Zinoviev, che avevano avuto la “”colpa”” di opporsi al golpe di ottobre, e nemmeno qualche altro personaggio come Kamenev o Rykov, nessuno dei due dotato di sufficiente carisma. Nella famosa “”Lettera al Congresso”” dettata da Lenin alla fine di dicembre del 1922 e conosciuta da tutti come il “”Testamento”” vengono fissate alcune linee-guida per il partito, come quella di portare i componenti del Comitato centrale a 100 per accrescerne l’autorità. Ma la parte più interessante è quella che riguarda l’analisi delle personalità di Trockij, Stalin e Bucharin. Il primo viene definito senza dubbio il più capace, ma anche”” troppo sicuro di sé”” e ossessionato dai problemi organizzativi. Il secondo, Stalin, è riuscito “”a concentrare nelle sue mani un potere immenso”” di cui potrebbe abusare, oltre a essere “”grossolano…difetto intollerabile per un segretario generale””. Infine Bucharin viene apprezzato come “”il più pregevole e maggiore teorico del partito””, ma proprio questa raffinatezza di pensiero costituisce il maggiore ostacolo, dal momento che rischia di farlo deviare dall’ortodossia””. (pag 39-40) (Piero Orteca Dalla NEP alla collettivizzazione: l’economia di Stalin)”,”STAS-063″
“FEDELE Santi RESTIFO Giuseppe a cura; scritti di Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”Il fascismo. Politica e vita sociale.”,”Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”ITAF-326″
“FEDELE Santi”,”Il retaggio dell’esilio. Saggi sul fuoriuscitismo antifascista.”,”Contiene il capitolo ‘La sinistra italiana e i processi di Mosca, 1936-1938’ (pag 177-200) Santi Fedele è professore straordinario di storia dei movimenti e dei partiti politici nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Messina. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione di studi storici ‘Filippo Turati ‘ di Firenze ed è direttore dell’Istituto di studi storici ‘Gaetano Salvemini’ di Messina. Si è a lungo dedicato alla storia dell’antifascismo in esilio. Tra le sue pubblicazioni figura la biografia di Guido Dorso (1986).”,”ITAD-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. I. A-Anti.”,”La voce ‘anarchismo’ non c’è. La voce ‘anarchia’ è scritta da Francesco Perfetti (pag 759-762) “”Il punto di partenza di una moderna elaborazione teorica dell’Anarchia può esser fatto risalire all’inglese William Godwin (1756-1836), (…). (pag 759) Al pensiero di Godwin si può riallacciare anche “”Thomas Hodgskin (1787-1869) il cui nome resta legato ad una critica del capitalismo fondata sul collegamento con un «diritto naturale» di cui il diritto positivo costituisce un traviamento; l’anticapitalismo, in questa prospettiva, diviene momento di una più ampia ed articolata polemica contro le istituzioni o finzioni legali (stato, governo, diritto positivo) che alterano l’equilibrio naturale. Con Hodgskin non siamo propriamente sul terreno del pensiero anarchico, ma siamo pur sempre nelle sue immediate vicinanze”” (pag 759)”,”REFx-115″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. II. Anto-Bars.”,”Eugenio Barsanti, fisico inventore del motore a scoppio Voce Balzac, Honoré de (pag 821-823) di Luigia Zilli “”Quest’opera gigantesca, che fa veramente concorrenza ad una ideale anagrafe, giustifica dunque l’orgogliosa affermazione del suo creatore: «Ciò che Napoleone ha fatto con la spada, io lo farò con la penna». Tale intuizione non esaurisce però le innovazioni che Balzac introduce nella tecnica narrativa e nella drammatizzazione della storia. I suoi eroi hanno sempre un ancoramento preciso alla realtà materiale. La descrizione fisica ignora la connotazione affettiva tipica della scuola romantica, scende a dettagliare volti, gesti, movimenti, abiti, cosicché, in perfetta coerenza con le teorie fisiognomiche, le qualificazioni del corpo assurgono a specchio epidermico delle inclinazioni dell’animo. Inoltre, nella caratterizzazione del tipo d’ambiente acquista valore di percorso privilegiato. Le minute descrizioni con cui Balzac comincia tutti i suoi romanzi creano un’autentica simbiosi tra materia e spirito e fanno dell’eroe la proiezione dell’ambiente in cui vive ed opera. (…) La rottura con la tradizione fu riconosciuta da Baudelaire, quando affermò che il realismo di Balzac doveva considerarsi “”un nuovo modo di composizione””. D’altra parte, questo suo sforzo di conferire non solo ai singoli personaggi ma anche alle loro varie passioni un carattere eminentemente rappresentativo di un’attività tipica o di un’intera classe sociale, dovevano portarlo a creare eroi dai lineamenti esagerati fino alla caricatura. E ciò si rifletté anche nello stile, che non sempre egli riuscì a mantenere duttile e vario. L’enfasi retorica, la pesantezza sintattica, l’imprecisione lessicale, vengono spesso ad appesantire la narrazione, pur così geniale nella restituzione della vita. Trascinato dalla foga degli avvenimenti che si succedono, conquistato dalla lucidità dell’analisi, soggiogato dalla forza dei personaggi, il lettore non si avvede facilmente dei difetti stilistici, che pure ferirono la sensibilità di critici di professione come Sainte-Beuve. Balzac resta comunque il primo ad inaugurare la nuova maniera del romanzo moderno, sia pure con Stendhal, e notevolissima fu l’influenza che esercitò sul romanzo inglese, sul verismo italiano, sui grandi romanzieri russi e tedeschi. Ricordiamo inoltre che, dopo un breve periodo di oblio, la sua opera fu rivalutata dal Taine e dallo Zola e ammirata dai più grandi narratori moderni fino a Proust, ma insieme osteggiata dai rappresentanti della critica estetizzante di ogni tempo. Lungi dal perdere smalto e fascino con il trascorrere dei decenni, essa ha conquistato ai giorni nostri un favore sempre più vasto, e conosciuto le vivisezioni critiche più varie. All’interesse iniziale per l’uomo si è aggiunta un’attenzione nuova per i significati interni dell’opera e, più recentemente, per il funzionamento autonomo del testo. Per primo G. Lukács, formulando la celebre distinzione tra realismo critico e romanticismo rivoluzionario, ne ha esaltato, sulle orme di Marx e soprattutto di Engels, la dialettica critica la quale indagando e raffigurando con strenuo amore della verità le strutture di un ambiente sociale, viene forzatamente a denunciarne i vizi, anche al di fuori di quelle che potevano essere le idee personali dello scrittore”” (pag 822)”,”REFx-116″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. III. Bart-Calo.”,”nella bibliografia riferita alla voce ‘Bordiga’ (mezza colonna di testo) si cita: A. Caracciolo, Serrati Bordiga e la polemica contro il blanquismo, in AAVV, La Città futura, Milano, 1959 La città futura. Saggi sulla figura e il pensiero di Gramsci. A. Caracciolo e G. Scalia a cura, Editore: Feltrinelli, 1959 C. Cicerchia: Rapporto col leninismo e il problema della rivoluzione italiana; E.Avidgr: Movimento operaio torinese durante la prima guerra mondiale; A.Caracciolo: Serrati. Bordiga e la polemica gramsciana contro il blanquismo o settarismo di partito; G.Tamburrano: Fasi dello sviluppo del pensiero politico di Gramsci; M.Tronti: Tra materialismo dialettico e fiolosofia della prassi. Gramsci e Labriola; A.Bertondini: Gramsci e Labriola; E.Agazzi: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; R.Guiducci: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; L.Rosiello: La composizione linguistica dello storicismo gramsciano; G.Scalia: Metodologia e sociologia della letteratura in Gramsci; A.Guiducci: A proposito di estetica in Gramsci. Voce: ‘Bernstein’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 264-265)”,”REFx-117″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. V. Cie-Crip.”,”Sul concetto di classe sociale voce di Luciano Gallino (pag 169-172). Nella bibliografia citato il volume di G. Lenski, Power and Privilege. A Theory of Social Stratification’, New York, 1966; M. Lipset, Classe, potere, status. La mobilità sociale (1953, Padova; 1972), G. Thernborg, Come governano le classi sociali, Roma; 1981, F. Parkin, Classi sociali e Stato, Bologna, 1985. Voce ‘Comunismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 482-488)”,”REFx-119″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VI. Cris-Dun.”,”Voce Critica (e critica letteraria) (pag 31-39) di Giovanni Cacciavillani, Democrazia di Giulio Guderzo”,”REFx-120″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare.”,”Voce ‘Engels’ a cura di Carlo Leopoldo Ottino (pag 418-419) Dopo aver pubblicato nel 1878 l’Antidühring, Engels pubblica l’opuscolo in francese Socialisme utopique et socialisme scientifique. “”Nel 1878 [Engels] pubblicò a Lipsia il volume ‘Herrn Eugen Dühring’s Umwälzung der Wissenschaft. Philosophie, Politische Oekonomie, Sozialismus’ (La scienza sovvertita dal Signor Eugen Dührin. Filosofia, economia politica, socialismo), comunemente noto col titolo ‘Antidühring’, nel quale il concetto di dialettica – nella sua triplice definizione di compenetrazione degli opposti, conversione della quantità in qualità e negazione della negazione – trovava speciale sviluppo, e la polemica contro il sistema socialisteggiante del filosofo positivista berlinese si ampliava in una compiuta e relativamente autonoma esposizione del materialismo dialettico. Successivamente per istanza di Paul Lafargue, E. rimaneggiò i tre capitoli di tale opera sul «contenuto del socialismo moderno», prospettanti la suggestiva tesi del «salto dell’umanità dal regno della necessità al regno della libertà», e pubblicò l’opuscolo in francese (‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, 1880) e in tedesco (‘Die Entwicklung des Socialismus von der Utopie zur Wissenschaft’, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, 1882), aggiungendovi poi come prefazione all’edizione inglese (1892) l’importante saggio ‘Ueber historischen Materialismus’ (Sul materialismo storico): in esso, appunto, tale teoria veniva definita come «quella concezione dello sviluppo della storia che cerca le cause prime e la forza motrice decisiva di tutti gli avvenimenti storici importanti nello sviluppo economico della società, nella trasformazione dei modi di produzione e di scambio, nella divisione della società in classi che ne deriva e nella lotta di queste classi tra di loro». D’altronde, l’ulteriore estensione della dialettica sino a informare come legge obiettiva ogni aspetto e settore della realtà naturale fu oggetto di copiose annotazioni (1873-1883), costituenti il contenuto del discusso volume engelsiano ‘Dialektik der Natur’ (La dialettica della natura’, ivi, 1950) la cui edizione completa vide la luce a Mosca solo nel 1948″” [Carlo Leopoldo Ottino, ‘Engels, Friedrich’] [(in) ‘Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare’, Torino, 1995] (pag 418-419) La voce ‘Evoluzione’ (pag 838-848) è scritta da Pietro Omodeo”,”REFx-121″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. X. Grev-Ins.”,”La voce ‘Hegel’ è di Valerio Verra (pag 328-334) segue la voce ‘Hegelismo La voce ‘guerra’ è di Ugo Fabietti Prima guerra mondiale (pag 106-118) (non è indicato l’autore della voce) Seconda guerra mondiale (pag 118-134) (non è indicato l’autore della voce) Voce ‘Imperialismo’ di Giuliano Martignetti Bibl. Politica di potenza e imperialismo a cura di S. Pistone, Milano, 1773″,”REFx-124″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XI. Int-Lega.”,”La voce ‘Labriola, Antonio’ è di Franco Sbarberi (pag 748) La voce Internazionale (prima seconda terza) è di Fiorenza Tarozzi (pag 28-29) Voce ‘Lassalle, Ferdinand’ di Giovanni Maria Merlo (pag 884-885) “”Per L. l’abolizione del diritto di proprietà è l’unico mezzo per affrancare la classe lavoratrice dalla “”legge bronzea del salario””, che ne perpetua la miseria e ne annulla praticamente la libertà. Questa legge, già formulata da A. Smith e da Ricardo, riduce, in regime di capitalismo, il salario del lavoratore al minimo indispensabile per la sua esistenza, riservando il rimanente dell’utile di produzione all’imprenditore, detentore del capitale””. (pag 885) I maggiori scritti di Lassalle sono raccolti in 12 volumi a cura di E. Bernstein (Berlino, 1919-21) ‘Gesammelte Reden und Schriften’. Bibl. G. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959 (cercare) Kelsen, Marx oder Lassalle, Darmstadt, 1967 Voce: Kautsky di C.L. Ottino”,”REFx-125″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XII. Lege-Marg.”,”Contiene la voce ‘Lenin’ di Carlo Leopoldo Ottino, e ‘Leninismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 53-56) Voce ‘Luxemburg, Rosa’ di C.L. Ottino Bibl. ‘Economia e Stato in Rosa Luxemburg, di M. Campanella (Bari, 1977) Voce ‘Liebknecht, Karl e Wilhelm (due voci) (pag 230-233) di Fulvio Cammarano”,”REFx-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XIII. Mari-Morp.”,”Voce ‘Marx, Karl Heinrich’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 115-118) e ‘Marxismo’ dello stesso Ottino (pag 118-122) Tra le varie pubblicazioni postume c’è la vivace trattazione sintetica dell’ ‘Erstes Buch. Der Produktionsprozess des Kapitals. Sechstes Kapitel. Rsultate des unmittelbaren Produktionsprozesses’ (Primo Libro. Il processo di produzione del capitale. Sesto capitolo. Risultati del processo di produzione immediato), a cura dell’Istituto Marx Engels Lenin di Mosca, 1933. (pag 117) (v. in It. ‘Capitolo VI inedito’, Firenze 1977) Bibl. Goldmann L., L’ideologia tedesca e le Tesi su Feuerbach, Roma, 1969″,”REFx-127″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVI. Pio-Rae.”,”La voce ‘Plechanov’ (pag 139-140) è di Osvaldo Niceforo Bibl. B. Zenkovsky, Histoire de la philosophie russe, Parigi, 1954″,”REFx-130″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVII. Raf-Sals.”,”La voce ‘Rivoluzione’ è di Gianfranco Pasquino, ‘Rivoluzione americana’ di Giuliano Martignetti, ‘Rivoluzione francese’ di Franco Catalano, ‘Rivoluzione industriale’ di Carlo M. Cipolla, ‘Rivoluzione inglese’ di Marco Gosso, ‘Rivoluzione russa’ di Giorgio Migliardi (tutte queste voci: pag 576-600) Bibl. – V. Gabrielli, a cura, Puritanesimo e libertà. Dibattiti e livelli, Torino, 1956 – L. Stoen, Le cause della Rivoluzione inglese (1529-1642), Torino, 1982″,”REFx-131″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVIII. Salt-Sos.”,”La voce ‘Socialdemocrazia’ è di Enrico Lanfranchi, ‘Socialismo’ di Carlo Leopoldo Ottino, ‘Socializzazione’ di Piero Amerio Bibl. – R. Guiducci, New Deal socialista, Firenze, 1965; – AAVV, Bibliografia del socialismo, Firenze, 1964 – F. Fejto, La socialdemocratie quand-même, Paris, 1980 – AAVV, Riformismo e socialismo ieri e oggi,. Atti del Convegno di Milano, Napoli, 1984 La voce ‘Sciopero’ (pag 382-384) – J. Kuczynsky, Labour Conditions in Western Europe, 1820-1935, London, 1937 – F. Magri, Controllo operaio e consigli d’azienda in Italia e all’estero, 1916-47, Milano, 1947 – E. Roselli, Cento anni di legislazione sociale, 1848-1950, 2 voll, Milano, 1951 – U. Melotti, Lo sciopero nel suo contenuto sociale, Milano, 1964″,”REFx-132″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XX. Tie-Z.”,”La voce ‘Winstanley, Gerrard (pag 1167-68) è di Giuseppe Schiavone Bibl. – ‘La terra a chi lavora! Antologia a cura di A. Recupero, Rimini, 1974 – M. Cappuzzo, La vera libertà repubblicana. Saggio su G. Winstanley, Palermo, 1979 – G. Fiaschi, Potere, rivoluzione e utopia nell’esperienza di G. Winstanley, Padova, 1982 – G. Schiavone, W. il profeta della rivoluzione inglese, Bari, 1991 La voce ‘Utopia’ è di Carlo L. Ottino Bibl. T. Perlini, Utopia e prospettiva in G. Lukacs, Bari, 1968 – A. Colombo – L. Tundo, Fourier, la passione dell’utopia, a cura, Milano, 1988 – L. Firpo, Studi sull’utopia, a cura di L. Firpo, Firenze, 1977″,”REFx-134″
“FEDELE Santi”,”Fronte popolare. La sinistra e le elezioni del 18 aprile 1948.”,”Volume pubblicato a cura di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Santi Fedele, giovane studioso dell’Università di Messina (1978), ha pubblicato nel 1976 (Feltrinelli) una ‘Storia della Concentrazione antifascista’ vincitrice del premio Sila opera prima per la saggistica PSLI Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Saragat) poi PSDI Biografia aggiornata dell’autore vedi retro ‘Nel corso del mese di febbraio del 1948 l”Avanti!’ e l”Unità’ danno notizia della costituzione di moltissime sezioni locali del Fronte in ogni parte d’Italia: di particolare rilievo il congresso provinciale del Fronte a Milano che fa registrare alcune adesioni significative, come ad esempio quelle della medaglia d’oro ammiraglio Raffaele Rossetti e dell’ex prefetto di Milano Ettore Troilo, e che si conclude con l’approvazione del testo di un appello del Fronte democratico popolare ai milanesi, nel quale ricollegandosi alle grandi tradizioni di libertà del Carroccio, delle Cinque Giornate e della lotta di Liberazione, si indica nel Fronte lo “”spontaneo movimento in cui confluiscono le aspirazioni e le esigenze di tutte le classi e categorie sociali che vedono nella libertà e nella nuova democrazia italiana l’unica garanzia delle sicure fortune del Paese””. (…) Contemporaneamente allo svolgimento dei congressi comunali e provinciali del Fronte, lo sforzo organizzativo dei partiti di sinistra tende anche alla costituzione di particolari organismi politici attraverso i quali l’alleanza frontista possa acquisire nuovi consensi tra i più diversi ceti sociali e categorie professionali. Sorgono così, nel giro di alcune settimane, il Fronte dei lavoratori dello Spettacolo, al quale aderiscono, tra gli altri, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Antonio Pietrangeli, Paolo Grassi e Giorgio Strehler, il Fronte degli studenti universitari; il Fronte del pubblico impiego, che persegue un programma di democratizzazione delle strutture burocratiche e “”di riorganizzazione tecnica e funzionale dei pubblici servizi”” (4); il Fronte della piccola e media industria, nel cui atto costitutivo si afferma che, mentre la politica economica del governo favorisce soltanto i monopoli e la grande industria, il programma del Fronte garantisce invece lo sviluppo delle piccole e medie imprese (5); l’Associazione nazionale risparmiatori e azionisti, che motiva la propria adesione al Fronte sostenendo che solo quest’ultimo difende i piccoli risparmiatori dalle manovre speculative combinate del governo e della Confindustria (6). Anche gli intellettuali di sinistra procedono nei primi giorni di febbraio alla costituzione del loro Fronte nazionale della Cultura, il quale ottiene un buon numero di adesioni altamente qualificate, come ad esempio quelle, oltre dei già ricordati Luigi Russo e Corrado Alvaro, di Salvatore Quasimodo, Natalino Sapegno, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Giulio Einaudi, Alberto Mondadori, Arturo C. Jemolo, Galvano Della Volpe, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giacomo De Benedetti, Concetto Marchesi, Massimo Bontempelli, Umberto Saba, Carlo Muscetta, Fedele D’Amico, Giacomo Devoto ecc. A distanza di qualche settimana dalla costituzione del Fronte nazionale della Cultura, un gruppo di intellettuali comunisti e socialisti, nel tentativo di ampliare ulteriormente l’arco dei consensi dei quali godono le forze di sinistra in questo settore, decidono di dar vita a una più larga organizzazione unitaria: l’Alleanza per la difesa della Cultura. L’iniziativa è però destinata ad avere esito poco felice e a rivelarsi alla fine controproducente per i partiti di sinistra. Avviene infatti che il manifesto costitutivo dell’Alleanza, documento politicamente alquanto incolore e con taluni spunti di rivendicazionismo corporativo (7), viene sottoscritto da diverse centinaia di intellettuali, alcuni dei quali notoriamente simpatizzanti o addirittura iscritti ai partiti di governo. Costoro, una volta resisi conto delle implicazioni politiche insite nel manifesto al quale hanno dato la loro adesione, si affrettano a inviare lettere di rettifica o di smentita, che saranno prontamente e in bella evidenza pubblicate nei quotidiani e settimanali filogovernativi (8), tanto da indurre il comitato promotore dell’Alleanza a emettere un comunicato nel quale si precisa che l’associazione non aderisce ad alcun partito o cartello di partiti (9). Una cura particolare dedicano i partiti di sinistra alla ricerca di nuovi consensi tra le grandi masse femminili, le più esposte alla prevedibile offensiva propagandistica delle forze clericali. (…) Anche i giovani vengono inquadrati nel Fronte tramite organizzazioni appositamente create, quali l’Alleanza giovanile antifascista, le Avanguardie garibaldine, le Brigate del lavoro e, per i giovanissimi, le associazioni dei “”pionieri””. I loro aderenti sono equipaggiati con casacche, baschi e fazzoletti recanti l’emblema del Fronte (la testa di Garibaldi sovrapposta a una stella a cinque punte) e vengono spesso fatti sfilare, assieme ai partigiani dell’ANPI, nel corso delle manifestazioni e dei raduni del Fronte. L’idea si rivela quanto mai infelice. A parte le fin troppo facili ironie degli avversari che paragonano queste iniziative a quelle già in voga durante il regime fascista, le “”sfilate garibaldine”” offrono il destro ai partiti di governo di imbastire su di esse quella che l”Avanti!’ definirà “”una losca manovra elettorale””: la legge contro le organizzazioni paramilitari’ (pag 110-113)] [(4) Cfr. L’Unità, 5 marzo 1948; (5) Cfr. L’Unità, 29 febbraio 1948; (6) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948; (7) Alcuni brani del manifesto furono riportati nell”Avanti!’ del 21 febbraio 1948; (8) Si veda ad esempio la lettera di Giuseppe Ungaretti a ‘Il Popolo’ (edz. milanese, 6 marzo 1948) nella quale il poeta dichiara che, come nelle precedenti elezioni, il 18 aprile voterà DC; (9) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948]”,”ITAC-150″
“FEDELE Marcello”,”Democrazia referendaria. L’Italia dal primato dei partiti al trionfo dell’opininone pubblica.”,”Marcello Fedele (Taranto 1947) insegna sociologia dell’amministrazione all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-075-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della Concentrazione antifascista, 1927 – 1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Collabora a Belfagor, a Storia contemporanea e al Dizionario critico di storia conteporanea. Conduce attualmente uno studio sul Partito d’Azione.”,”ITAD-011-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Qui ha intrapreso attività di ricerca pubblicando alcuni saggi sul fuoruscitismo antifascista e sul sindacalismo rivoluzionario in Sicilia. Collabora a ‘Belfagor’, ‘Storia contemporanea’ e al Dizionario critico di storia contemporanea. Sta studiando il Partito d’Azione.”,”ITAD-004-FGB”
“FEDELI Ugo”,”Dalla insurrezione dei contadini in Ucraina alla Rivolta di Cronstadt.”,”Si tratta di scritti di FEDELI pubblicati a suo tempo sul ‘Il Libertario’.”,”ANAx-082″
“FEDELI Ugo”,”La nascita del fascismo. Un decennio di storia italiana (1914-1924).”,”Ugo FEDELI (1898-1964) militante anarchico per oltre quarant’anni, autodidatta, gran lettore e scrittore fecondo, a seguito dell’ avvento del fascismo dovette espatriare recandosi in Francia, Svizzera, Germania, Russia e nelle Americhe, dove dall’ Uruguay venne consegnato alla polizia fascista. Nel 1924 si stabilì a Parigi dove ebbe come compagno di lavoro Nestor MAKHNO e conobbe i maggiori esponenti del movimento anarchico internazionale. Dopo la guerra ebbe l’ incarico di curare la biblioteca del Centro Culturale Olivetti. Qui tenne diverse “”Conversazioni””. Dopo la sua morte, la sua biblioteca sul movimento operaio e anarchico e socialista messa insieme nel corso di decenni, fu acquistata dall’ Istituto di studi sociali di Amsterdam. Ha scritto le biografie di GALLEANI, FABBRI, CIANCABILLA, GAVILLI, SCHICCI. Ha ricostruito la bibliografia di MALATESTA. “”Alcune cifre ci permetteranno di vedere lo sviluppo del fascismo proprio in rapporto al disgregarsi della sinistra. Nell’ ottobre del 1919, il movimento fascista contava circa 17 mila iscritti che divennero il doppio nel 1920 per montare poi repentinamente, ai primi del 1921, a 100 mila. Dopo le elezioni del 1921 la disgregazione delle organizzazioni di sinistra si fece così rapida che in non pochi casi gli iscritti a partiti ad organizzazioni di sinistra passavano in massa al fascismo””. (pag 150-151) “”Nulla e nessuno fu risparmiato. Tutte le sedi delle organizzazioni cooperative, quelle cattoliche, le sole rimaste, sono devastate, come devastate e bruciate sono le Sinagoghe. Vengono adottate le leggi speciali sul “”confino di polizia”” ed instaurato il Tribunale Speciale (…).”” (pag 194)”,”ITAF-160″
“FEDELI Ugo”,”Anarchismo a Carrara e nei paesi del marmo. Dall’ Internazionale ai moti del ’94.”,”Sono ripubblicato gli studi di Ugo FEDELI dedicati al movimento libertario apuano dalle origini agli anni della reazione crispina. Gli articoli sono stati pubblicati nei primi anni 1950 sui periodici L’ Adunata dei Refrattari, Volontà, e Movimento Operaio. Ugo FEDELI (Milano 1898, Ivrea 1964), inizia la propria militanza politica giovanissimo collaborando al settimanale anarchico Il Ribelle. Nel 1917 diserta e dopo vari mesi di clandestinità, ripara in Svizzera dove subisce un processo con altri 15 compagni. Espulso, nonostante l’ assoluzione, rientra in Italia e dopo nove mesi di carcere viene amnistiato. E? coinvolto nel processo riguardante l’ attentato al Diana del marzo 1921, per questo nel 1927 viene condannato in contumacia a 7 anni e sei mesi di carcere. Nel frattempo FEDELI è fuggito passando dalla Svizzera alla Germania per giungere nel 1921 in RUssia. Nel 1922 a Berlino è presente al congresso costitutivo dell’ AIT, indi prolunga la sua permanenza in clandestinità fino alla fine del ’23 quando emigra in Francia. Qui assieme a DURRUTI, ASCASO, FERRANDEL e S. FAURE fonda la Librairie internationale, les Editions anarchistes e la Revue internationale anarchiste edita in tre lingue. Stringe amicizia con Luigi FABBRI e Torquato GOBBI con i quali fonda il giornale Rassegna lotta umana. Nel 1929, arrestato ed espulso dalla Francia e subito dopo dal Belgio, emigra in Sud America stabilendosi in Uruguay. Collabora a Supplemento, rivista di studi del giornale La Protesta di Buenos Aires, e assime a GOBBI e FABBRI fonda la rivista Studi Sociali. Nel 1933 viene di nuovo espulso e consegnato alle autorità fasciste, trasferito in Italia doove sconterà la pena al confino a Ponza, Ventotene, e in Abruzzo fino al 1944. Partecipa al congresso di fondazione della FAI (Carrara 1945). Nel dopoguerra si dedica agli studi storici.”,”ANAx-182″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Fabbri.”,”””Il Fabbri fu uno di questi: un grande divulgatore, un chiarificatore e un precisatore delle idee anarchiche che in Italia avevano assunto sin dai tempi della Prima Internazionale, un’ estensione e un influsso considerevoli. Le sue idee, in generale, erano quelle del Gori – che per lunghi anni aveva lavorato con lui – con meno poesia e romanticismo, ma sicuramente con più consistenza teorica, con più senso di chiarezza pratica; qualità che gli erano caratteristiche e che il Fabbri aveva acquisito colla lunga amicizia, colla vera fratellanza e comunità d’ idee e di vedute col Malatesta che fu il suo vero maestro e ispiratore. Del Malatesta il Fabbri aveva, più che rispetto un vero culto, che non adava proprio e solo all’ uomo – veramente unico – ma alle sue idee.”” (pag 34) In Argentina. “”Due erano, nel 1929, le organizzazioni sindacali più importanti ed attive e tutte e due erano tendenzialmente anarchiche. Nella loro “”Carta Organica”” era messo in risalto che il fine dell’ organizzazione, della sua azione e della sua lotta era ‘il raggiungimento di una società comunista libertaria. Eppure tutte e due queste centrali, per ragioni che vedremo più innanzi, erano ostili l’ una all’ altra e si presentavano come due fratelli nemici: da una parte la ‘Union Sindacal Argentina’ (U.S.A.) e dall’ altra la ‘Federacion Obrera Regional Argentina’ (F.O.R.A.). Quest’ ultima, di molto maggiore importanza della prima, ricca di sezioni e di iniziative, aveva a sua disposizione, oltre al quotidiano ‘La Protesta’, anche un grandissimo numero di pubblicazioni settimanali, espressione dei vari sindacati, e tutte tendenzialmente anarchiche. La prima aveva a sua disposizione il suo organo ufficiale, “”La Union Sindacal””, e il giornale ‘El Libertario’. La F.O.R.A. aveva i sindacati più battaglieri (…)””. (pag 82-83)”,”ANAx-241″
“FEDELI Ugo”,”Corso di storia del movimento operaio. Bibliografia.”,”I criteri della bibliografia. Le opere citate solo se accessibili alla consultazione presso la Biblioteca Olivetti di Ivrea. Opere non solo in ordine alfabetico per nome di autore ma raggruppate per soggetto. “”E’ attorno ai tre grandi problemi, storici, teorici e pratici, che si polarizzano tutti gli altri minori. Ma questi sono così importanti da rappresentare continui punti di riferimeno, senza i quali non si arriverebbe a capire e a spiegare tutta l’ evoluzione di questo movimento. E’ sotto queste voci essenziali che sono state raggruppate le varie opere che in qualche modo e in misura diversa hanno contribuito a darle un indirizzo o a caratterizzare un particolare momento. (…) Ancora un dettaglio. Difficile è il distinguere un’ opera a carattere operaio-sindacale da un’altra a carattere operaio-politico. (…)””. (pag 3-4-5)”,”MOIx-027″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Galleani. Quarant’anni di lotte rivoluzionarie, 1891-1931.”,”Contiene dedica autore a E. Santarelli. Gli anarchici e la rivoluzione messicana. “”Nel Messico la rivoluzione covava da lungo tempo. Già nel marzo del 1909 rivolte di contadini si erano avute in tutto il Messico, ma soprattutto a San Andres, nel Chihuahua. Un gruppo di anarchici rifugiati negli Stati Uniti aveva lanciato un ‘Appello ai Rivoluzionari del mondo!’, che recava le firme di J. Vidal, C. Garcia, C. Arambrico, Ynes Salazar, A. Gonzales. (…) Sul finire del 1910 i contadini insorti nel Chihuahua – capeggiati da Abraham Gonzales, da Pasqual Orezoco e dal famoso Pancho Villa – e i contadini degli Stati di Guerrero e Morelos, con a capo Figueroa ed Emiliano Zapata, infliggevano le prime sconfitte alle truppe governative. Negli ultimi mesi del 1910 e i primi mesi del 1911 la lotta divampa accanita e sanguinosissima. Si conclude con la prima disfatta delle truppe governative e con la fuga del dittatore Diaz. Il 7 luglio 1911 Madero, l’antagonista di Porfirio Diaz, entrava trionfalmente in Città del Messico e il 15 ottobre veniva eletto presidente della repubblica. (…) Poco più di un mese dopo l’elezione di Madero a presidente della repubblica, Emiliano Zapata si levava nuovamente in armi alla testa dei contadini dello Stato di Morelos. La sua bandiera era sempre: ‘Terra e Libertà!’. (…) A questa lotta in favore della terra ai contadini poveri, partecipavano, e molti in primo piano, gli anarchici (…). Ma immediatamente, oltre che constatare l’inutilità della loro presenza, si trovarono nell’impossibilità di adeguarsi alle condizioni ed alle abitudini dei poveri contadini messicani, cosicché non pochi ritornarono disillusi, e rientrati negli Stati Uniti iniziarono una critica acerba, particolarmente contro alcuni dirigenti anarchici del vasto movimento rivoluzionario americano: contro Magon Flores e lo stesso Emiliano Zapata. Le discussioni divisero per alquanto tempo il movimento anarchico di tutto il mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti. Severi nelle loro critiche furono Luigi Galleani in America e Jean Grave in Francia, il primo con gli articoli su ‘Cronaca Sovversiva’ e il secondo con il suo periodico ‘Les Temps Nouveaux’, il giornale che pubblicava settimanalmente da Parigi.”” (pag 145-146-147)”,”ANAx-266″
“FEDELI Ugo”,”Biografie di anarchici. Ciancabilla, Damiani, Gravilli.”,”Il presente volume riproduce integralmente i libri: – Ciancabilla, Edizioni Antistato, 1965 – Damiani note biografiche, Ediz Antistato, 1958 – Gavilli, Ed: Gruppo Albatros, 1959 FEDELI (1898-1964) si avvicinò giovanissimo all’anarchismo. Durante la guerra disertò riparando in Svizzera. Tornato in Italia venne arrestato. Nel 1919 fondò le riviste ‘Tempra’ e ‘Iconoclasta’. Nel 1921 venne implicato nell’attentato al Diana e fuggì di nuovo in Svizzera e quindi in Germania e Russia. Poi fu costretto a ritornare a Berlino e vi rimase due anni. Con lo pseudonimo di Hugo TRENI collaborò a varie testate. Alla fine del 1923 si rifigiò in Francia dove collaborò con FABBRI alla rivista ‘Lotta umana’. Nel 1929 venne arrestato ed espulso e partì per Montevideo, in Uruguay dove fondò assieme a Fabbri, la rivista ‘Studi sociali’. Nel 1933 venne espulso anche dall’Uruguay e consegnato all’Italia, finendo al confino prima a Ponza poi a Ventotene e infine in Abruzzo. Dopo la guerra fu segretario della Federazione anarchica italiana. Dal 1951, bibliotecario della Fondazione Olivetti. Ha scritto sul movimento anarchico e sul movimento operaio.”,”ANAx-302″
“FEDELI Ugo”,”Breve storia dell’Unione Sindacale Italiana.”,”Fonte ‘usistoriaememoria’ Nomina del CC dell’USI al congresso di fondazione di Modena (1912): Amilcare De-Ambris, Tullio Masotti Giovanni Bitelli Fulvio Zocchi Filippo Corridoni Alberto Meschi Giuseppe Di-Vittorio Riccardo Sacconi Cesare Rossi Livio Ciardi Agostino Gregori Assirto Pacchioni Vittorio Brogi Esponenti CC provenienti da Emilio Romagna e in subordine Toscana, Milano Torino Genova Cerignola. Interventismo: a favore: i fratelli Alceste e Amilcare De-Ambris, Michelino Bianchi, Tullio Masotti, Cesarino Rossi, Edmondo Rossoni, Filippo Corridoni, Livio Ciardi Antimilitarismo e contro la guerra si schiera Alberto Meschi. Nuovo segretario generale Usi Armando Borghi Alberto Meschi (Borgo San Donnino, 27 maggio 1879 – Carrara, 11 dicembre 1958) è stato un anarchico e sindacalista italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Sindacato 2.1 Provvedimenti sindacali 3 Voci correlate 4 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Muratore e autodidatta, fin da ragazzo entra nelle organizzazioni operaie della Spezia. Nel 1905 emigra in Argentina dove continua per quattro anni la sua opera sindacale, espulso e torna in Italia e dal 1911 dirige la Camera del Lavoro di Carrara a capo delle lotte dei cavatori apuani e dei lavoratori della Versilia, soldato nella 1ª Guerra Mondiale, finisce prigioniero nei Carpazi, alla fine del conflitto ritorna a casa e riprende subito il suo posto a Carrara, entrando a far parte del Consiglio generale dell’Unione sindacale italiana. Dopo l’avvento del Fascismo nel maggio 1922 Meschi ripara in Francia è tra i fondatori della Concentrazione Antifascista e della Lega italiana diritti dell’uomo. Lo ritroviamo in Spagna durante la guerra civile nella Colonna Rosselli, sino alla caduta della Repubblica, ritornato in Francia viene arrestato dal governo collaborazionista di Petain. Alla fine del 1943 con una rocambolesca fuga ritorna in Italia e, all’indomani della Liberazione 25 aprile 1945, viene incaricato dal CLN di dirigere la Camera del lavoro di Carrara, che resse sino al 1947. Da allora, per circa 20 anni sino alla morte ha continuato ad interessarsi di problematiche sindacali unitarie svolgendo anche attività pubblicista dedicandosi alla pubblicazione de “”Il Cavatore””, un foglio sindacale. Sindacato[modifica | modifica wikitesto] Provvedimenti sindacali[modifica | modifica wikitesto] Con la vita avventurosa e la sua opera di sindacalista è diventato, per i lavoratori del marmo passati, presenti e futuri, il personaggio simbolo del sindacalismo apuano. Segretario della Camera del Lavoro dal 1911 all’immediato dopoguerra, con la parentesi del Ventennio, Meschi dal carattere sì tenace e spigoloso ma anche uomo di mediazione nelle lunghe contrattazioni sindacali, seppe sia comporre le lacerazioni interne fra componenti socialiste, repubblicane ed anarchiche, sia guidare i lavoratori a conquiste sindacali e sociali che rimasero esemplari, come non ricordare la riduzione dell’orario da 12 ore a 6,50 per i lavoratori del marmo.”,”ANAx-380″
“FEDELI Ugo”,”Giuseppe Ciancabilla.”,”FEDELI Ugo”,”ANAx-402″
“FEDELI Silvia BERTI CERONI Carlotta MERZONI Guido PESARESI Nicola SABATINI Gaetano BACCINI Alberto DELLAVALLE Sergio IANNACCONE Cinthja ADAMO Pietro COLELLA Alfonso HAYWOOD Geoffrey A. COFFIN Jean-Christophe MALANDRINO Corrado MANCIN Massimo EINAUDI Luigi CIOCCA Pierluigi TUCCIMEI Ercole”,”Economia politica e analisi della burocrazia pubblica (Fedeli); La teoria degli incentivi e il problema del finanziamento dell’impresa (Berti Ceroni); Qualità dei ‘managers’ e incentivi in un modello di duopolio con separazione tra proprietà e controllo (Merzoni); Il progetto di direttiva comunitaria sui ‘takeovers’: un vecchio «sogno americano»? (Pesaresi); La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes (Sabatini); Cliometria: narrazione, alchimia o scienza? (Baccini); Modelli della modernità nella filosofia politica di Hegel (Dellavalle); Dal ‘tlamatini’ al ‘curadero’: un esempio di popolarizzazione della figura di un saggio. México, 1500-1700 (Iannaccone); Gli esuli mariani e la resistenza ai magistrati idolatri, 1553-1559 (Iannaccone); Rendimenti, pratiche agricole e botanica (secoli XVI-XVIII). Due paes a confronto: Italia e Spagna (Colella); The irrepressible dream: Sidney Sonnino, the war of 1866 and the quest for grandeur (Haywood); Le diagnosi mediche sulla società di Bénédict-Augustin Morel e Cesare Lombroso (Coffin); Gobetti e Treves: due approcci critici al progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino); Per un’analisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943 (Mancin).”,”Contiene tra l’altro il saggio: – Gaetano Sabatini, ‘La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes’ (pag 189-212 – Massimo Mancin, ‘Per un’anaisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943’ (pag 443-472)”,”ANNx-022-FP”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra.”,”Il nodo «Rousseau» centrale in Italia per una riflessione di stampo riformista e gradualista. “”Il successo e la fortuna ideologica dell’impostazione teorica dellavolpiana – e, quindi, del tema «Rousseau» – ci sembra anche legata al fatto che, all’indomani del XX Congresso del Pcus, Della Volpe è stato il primo intellettuale marxista ad affrontare in Italia il problema della transizione democratica, interessandosi di tre nodi teorici fondamentali: la chiarificazione del rapporto democrazia-socialismo, la definizione di una teoria politica della transizione, e la delineazione di una democrazia socialista post-borghese. (…) (pag 80-81)”,”TEOC-010-FMB”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Ragione e ordine. La funzione politica della ragione nel pensiero di Hobbes.”,”Marinella Fedeli De Cecco, Professore associato di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Ferrara. Si è occupata della concezione dell’Illuminismo e della rivoluzione francese, in particolare di Babeuf. Ha pubblicato pure ‘Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra’ (1982).”,”FILx-022-FMB”
“FEDERICI Nora e altri; contributi di FEDERICI Nora CIUCCI Luciano GOLINI Antonio SONNINO Eugenio DE NIGRIS Maurizio TURCHETTO Edoardo CANTONI Carlo Alessandro BETTINI Virginio NEBBIA Giorgio FARICY-SJ Robert BERLINGUER Giovanni MANZONE Guido MACCACARO Giulio A. GALASSO Giuseppe BUZZATI-TRAVERSO Adriano VALLE Giuseppe DE-MARCHI Luigi TODISCO Alfredo”,”La popolazione in Italia.”,”Il volume ordina in capitoli gli interventi svolti nel corso del Seminario sui problemi della popolazione indetto dalla FAST (Federazione Associazioni Scientifiche eTecniche) nel dicembre 1973. Il documento di base e le comunicazioni che ne seguirono costituiscono la idscussione più ampia e organica espressa in ITALIA sull’argomento. Nell’esame della situazione demografica italiana, in riferimento al problema globale delle rissirse e dello sviluppo, sono già presenti i temi successivamente trattati dai rappresentanti dei vari Paesi alla CONFERENZA MONDIALE DI BUCAREST, svoltasi nel 1984 sotto il patrocinio dell’ ONU. A questo dibattito hanno contribuito: FEDRICI Nora, CIUCCI Luciano, GOLINI Antonio, SONNINO Eugenio, DE NIGRIS Maurizio, TURCHETTO Edoardo, CANTONI Carlo Alessandro, BETTINI Virginio, NEBBIA Giorgio, FARICY-SJ Robert (padre), BERLINGUER Govanni, MANZONE Guido, MACCACARO Giulio A, GALASSO Giuseppe, BUZZATI-TRAVERSO Adriano, VALLE Giuseppe, DE-MARCHI Luigi, TODISCO Alfredo.”,”DEMx-021″
“FEDERICI Luigi”,”Saint-Simon.”,”La teoria dell’ eguaglianza. “”Per Saint-Simon dunque – e s’è già visto – gli uomini sono liberi solo se occupano nella società il posto da dove meglio possono contribuire al benessere comune; ma poiché ciò importa praticamente una discriminazione delle attitudini individuali secondo tutta una serie gerarchica, è logicamente deducibile allora che un’eguaglianza effettiva e sostanziale egli non può concepirla che in base a queste gradazioni. L’eguaglianza non sussiste quindi fra gli uomini biologicamente considerati come tali, ma solo fra le loro espressioni di diritto – ch’è quanto dire fra le loro capacità -, e si stabilisce così tutta una scala d’eguaglianza incidente con la maggiore esattezza ideale sullo schema preordinato dell’ attuazione del diritto.”” (pag 159) Pauperismo. Cooperazione fra capitale e lavoro. “”Una cooperazione fra capitale e lavoro – nota Saint-Simon- già esiste da tempo con l’ istituto della mezzadria e con quello del fitto agricolo in Inghilterra; e su tali precedenti che hanno già dato ottimi risultati sarà meno difficile porre le basi della futura combinazione industriale, tanto più poi che il proletariato non potrà avere nessun interesse specifico a rifiutare la mano che gli offre l’ imprenditore. Esso anzi migliorerà nelle condizioni di vita sia per gli utili diretti derivantigli dalla partecipazione ai benefici, sia per quelli indiretti che scaturiranno dalla condizione di pace e di tranquilla sicurezza che seguirà la cessazione d’ogni conflitto d’interessi; e con tale più perequata distribuzione della ricchezza verrà ad eliminarsi anche il doloroso e funesto fenomeno del pauperismo il quale, in fondo – dice il filosofo – se si manifesta nel campo economico è in realtà dovuto invece a cause essenzialmente sociali, alle sopravvivenze feudali nel nuovo organismo, ai residui deleteri – insomma – del vecchio mondo nel nuovo. Si schiera in tal modo Saint-Simon, e con estrema audacia, contro tutta la scuola economista di Smith, di Sismondi, di Blanqui e di Buret che giustamente conferisce al pauperismo un carattere e una genesi prevalentemente economica (…)””. (pag 231-232)”,”SOCU-142″
“FEDERICI Libero”,”L’ egualitarismo di Filippo Buonarroti.”,”ANTE3-24 Libero FEDERICI (1978) laureato in filosofia è dottorando di ricerca Su Oneglia: A. RONCO, Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria, Genova 1982, pp. 178.”,”SOCU-162″
“FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo, scritti di”,”La resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana. Scritti e testimonianze.”,”Scritti di FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo Ricordo del partigiano tedesco Rudolf Jacobs (pag 143-147)”,”ITAR-142″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. V Lezione. Istituzioni di matematica. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il lavoro umano nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-O-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VI Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Offerta di lavoro e disoccupazione.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VII Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il salario e i diversi significati di tale termine nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-3″
“FEDERICI Giorgio GAMBARDELLA Beppe LEVRERO Renato”,”Le multinazionali dell’energia e dell’elettronica.”,”‘La questione energetica è diventata centrale nel dibattito politico ed economico con la crisi petrolifera dell’ottobre 1973′”,”ECOG-002-FGB”
“FEDERICO Giovanni”,”Breve storia economica dell’agricoltura.”,”FEDERICO G. insegna storia economica nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Fra i suoi libri: ‘Il filo d’oro. L’industria della seta dalla restaurazione alla grande crisi’ (Marsilio, 1994), ‘Lo sviluppo economico italiano 1820-1960’ (con J. COHEN, Il Mulino, 2001) e ‘Feeding the World. An Economic History of Agricolture, 1800-2000’ (2005).”,”ECOI-273″
“FEDERICO Giovanni”,”Politica industriale, Stato e lobbies nello Stato liberale: un settore “”perdente””, l’ industria serica (1877-1912).”,”””E’ opinione comune che l’industrializzazione italiana debbe molto all’appoggio statale – nella sua triplice forma di protezione doganale, commesse, salvataggi (1). Tale concetto è stato però più spesso affermato in linea generale che sostanziato da ricerche concrete. Salvo qualche eccezione, i lavori esistenti (relativi soprattutto alle vicende della politica doganale) si limitano ad elencare i provvedimenti adottati (2). Si sa molto poco dei metodi impiegati per ottenerli e le analisi quantitative degli effetti della politica economica (evidentemente assai complesse) sono limitate a singoli settori (3). In questo lavoro si tenterà di colmare almeno in parte tale lacuna presentando il caso dell’industria serica di prima lavorazione (produzione di seta greggia e di filati di seta) (4).”” (pag 45-46) (1) Su tutti F. Bonelli, Il capitalismo italiano. Linee generali di interpretazione, in ‘Annali della storia d’Italia’, Einaudi, Torino, 1979, p. 1126-1255, e per un inquadramento complessivo cfr. V. Zamagni, Lo Stato italiano e l’economia’, Firenze, 1981, V. Zamagni, Dalla periferia la centro, Bologna, 1990, cap. VI e, specificamente per la politica industriale, G. Federico – R. Giannetti, A century of Italian industrial policy, 1880-1980, paper presentato al seminario dell’EHE del dicembre 1992 a Oxford; (2) La ricostruzione più accurata rimane sempre quella di E. Corbino, Annali dell’economia italiana, 5 vol, Città di Castello, 1927-33 (…); (3) Una eccezione è il salvataggio della siderurgia nel 1911 studiato da G. Doria, Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale, vol II, Milano, 1973, p. 344-360, e soprattutto da A. Confalonieri, Banca ed industria in Italia dalla crisi del 1907 all’agosto del 1914, vol. II., Milano, 1982, p. 64-114, (…); (4) Cfr. per un inquadramento generale delle caratteristiche e dell’evoluzione del settore nel lungo periodop su scala mondiale G. Federico, Il filo d’oro, Marsilio, 1994; (5) Cfr per un’analisi del caso della tessitura G. Federico, La tessitura italiana ed il mercato mondiale, in I. Granata A. Scalpelli (a cura) ‘Setaioli e contadini. L’industrializzazione a Como dall’Unità al fascismo, Milano, 1992 p. 27-62.”,”ITAE-330″
“FEDI Publio LIBERATI Fabrizio”,”Miti e realtà. Genesi obiettivi e consuntivi della nazionalizzazione dell’industria elettrica, 1962-1977. L’interpretazione economica dei bilanci in rosso.”,”Il Quaderno accoglie due saggi autonomi il primo saggio è di P. Fedi, l’ultimo di F. Liberati”,”ITAE-402″
“FËDOROV E.K.”,”Risorse ambiente popolazione. L’interazione tra società e natura.”,”””F. Engels scriveva in una lettera diretta a K. Kautsky: “”L’astratta possibilità di aumento della popolazione tale da rendere necessario che venga posto un limite ad un tale incremento, naturalmente, esiste. Se un giorno la società comunista sarà costretta a regolare la produzione degli uomini così come già oggi regola la produzione delle cose, essa, e soltanto essa, potrà farlo senza difficoltà”” (1).”” (pag 55) (1) F. Engels a K. Kautsky, 1° febbraio 1881, in Marx Engels Werke, Bd 35 Dietz 1967″,”DEMx-057″
“FEDOROVSKI Vladimir”,”De Raspoutine à Poutine. Les hommes de l’ombre.”,”FEDOROVSKI Vladimir diplomatico e giornalista ex interprete di Leonid Breznev.”,”RUSx-158″
“FEDOSSEEV P. KOSOLAPOV R.I. ILENKOV E.V. RUMIANCEV A. BATALOV E.J. MOLODCOVA L.I. CIABATTI Gianfranco COLLOTTI PISCHEL Enrica RESCIO Aldo ROSSI-LANDI Ferruccio SABBATINI Mario”,”Per lo studio della rivoluzione cinese. (1945-1970).”,”Il presente volume offre materiali italiani, o in italiano, per una conoscenza non superficiale dei problemi suscitati dalla realtà della costruzione del socialismoin Cina.”,”CINx-010-FV”
“FEDOTOFF WHITE D.”,”The Growth of the Red Army.”,”133 Nota: non si cita Joffe nell’indice dei nomi. Pare che non parli della guerra russo-polacca del 1919 1920 Due fronti indipendenti. “”The Assistant Commissar of Defense, M. Tukhachevskii, had openly admitted in 1935 that the distribution of troops before the rise in tension in the Far East was no longer satisfactory. He stated the impossibility of imitating the German strategy in World War I and maneuvering between two fronts – the Far Eastern and the Western – because of colossal distances and the insufficiency of transport facilities. These made impossible the transfer of reserves from one front to the other. Under these circumstances it had become necessary to distribuite forces so that security both in the West and the East was guaranteed by the forces assigned to the respective fronts. Accordlingy, the Far Eastern military establishment was made independent of that in the West””. (pag 360) Sapronov. “”The discontent of certain party circles with Lenin’s centralistic policy did not originate at te Tenth Congress or immediately before it. Some of the speeches held at the Ninth Congress, which took place from March 29 to April 4, 1920, give evidence of considerable opposition to that policy. At the March 31 meeting, Sapronov pointed out that the trend developed by the party, nor of the proletariat, but of the party bureaucracy. Turning to Lenin, Sapronov askerd: “”Do you believe that in machine-like obedience lies the salvation of the revolution?”””” (pag 133)”,”RUST-143″
“FEDRO, a cura di Cesare BIONE”,”Favole.”,”prefazione: invenzione apologo (pag 1) “”La mosca e la formica. Ci sono delle grossolanità delle parole con cui la formica rimbecca la mosca; ma talvolta si ha che fare con gente così sfacciata, che per metterla a posto bisogna anche abbassarsi un poco””. (pag 58)”,”VARx-194″
“FEELEY Dianne LE-BLANC Paul TWISS Thomas”,”Leon Trotsky and Organisational Principles of the Revolutionary Party.”,”Dianne Feeley è una ‘socialist femminist’ and editor of ‘Against the Current’. E’ membro dell ‘United Auto Workers, Local 22. Paul Le-Blanc è autore di molti studi inclusi ‘Lenin and the Revolutionary Party’ e ‘Marx, Lenin and the Revolutionary Experience’ con Michael Yates ha scritto ‘Freedom Budget for All Americans’. A curato con altri una selezione degli scritti di Leon Trotsky in esilio. Thomas Twiss è un bibliotecario nell’Università di Pittsburgh e autore di ‘Trotsky and the Problem of Soviet Bureaucracy’ (Historical Materialism Book Series) Vedi retro libri Haymarket recensioni da spedire su posta gb Lo scoppio della 2° guerra mondiale e lo scontro interno al SWP tra la minoranza e la maggioranza. “”In late August 1939 a peace pact was signed between Nazi Germany and the Soviet Union. World War II broke out. These events all contributed to a rising tide of anti-Soviet hysteria in the United States. Trotsky felt that this, in turn, affected the large layer within a SWP at that time. …. finire (pag 88-89-90)”,”TROS-385″
“FEHER Ferenc HELLER Agnes”,”Ungheria 1956. Il messaggio di una rivoluzione oltre un quarto di secolo dopo.”,”Ferenc FEHER (1933) e Agnes HELLER (1929) nati a Budapest, sono stati allievi; amici e colleghi di Gyorgy LUKACS. Allontanati per ragioni politiche dall’ Università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia, dove insegnano rispettivamente alla Australian National University e all’ Università di La Trobe. FEHER si occupa prevalentemente di estetica e critica letteraria. La HELLER, che si occupa di filosofia, è autrice di vari libri (‘L’ uomo del Rinascimento’, 1977, ‘La teoria dei bisogni in Marx’, 1974, ‘Teoria della storia’, 1982). Per la SugarCo, ha scritto un libro in collaborazione con Gyorgy MARKUS ‘La dittatura sui bisogni’.”,”MUNx-017″
“FEHÉR Ferenc”,”Il Giacobinismo ovvero la Rivoluzione congelata.”,”Ferenc Fehér, nato a Budapest nel 1933, è stato allievo, amico e collega di György Lukàcs. Allontanato per ragioni politiche dall’università nel 1968, ha trascorso diversi anni in Australia insegnando presso l’Australian National University. Attualmente è Senior Lecturer di Scienze umanistiche presso la New School for Social Research di New York. Presso SugarCo ha pubblicato Ungheria 1956 e Apocalisse atomica in collaborazione con Agnes Heller e, in collaborazione con Agnes Heller e György Márkus, La dittatura sui bisogni. Giudizi di Jaurés ecc. (pag 190-191-192)”,”STOx-046-FL”
“FEHÉR Ferenc HELLER Agnes MÁRKUS György”,”La dittatura sui bisogni. Analisi socio-politica della realtà est-europea.”,”Ferenc Fehér (1933), Agnes Heller (1929) e György Márkus (1934), nati a Budapest, sono stati allievi, amici e colleghi di György Lukács. Allontanati per ragioni politiche dall’università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia dove insegnano, rispettivamente, alla Australian National University e alle università di La Trope e di Sidney.”,”EURC-075-FL”
“FEHÉR Ferenc”,”Marx e le rivoluzioni francesi.”,”””Dalla presa della Bastiglia alla Comune di Parigi, le rivoluzioni francesi appaiono sempre negli scritti storici e in quelli politici di Marx come episodi collegati d’uno stesso processo integrale e permanente. La prima ragione di questo punto di vista fuori dall’ordinario risiede nel fatto che Marx, nonostante le ripetute critiche alle limitazioni «piccolo borghesi» del giacobinismo, incarnava il paradigma del neo-giacobino, proprio a causa della sua interiorizzazione del concetto giacobino di radicalismo. In questi termini, il radicale è un attore politico che non ha intenzione d’arrestare il processo rivoluzionario, bensì di conservarne permanentemente l’impeto, se non addirittura d’accelerarlo (1). E’ in questo senso che, secondo Marx, le rivoluzioni del giugno 1830 e del febbraio 1848, così come il fronte repubblicano unito del 1871 che si ribellò contro il Secondo impero in decadimento e a cui prese parte anche il proletariato, costituiscono vari momenti dello stesso processo rivoluzionario iniziato nel 1789. La seconda ragione è l’apparizione d’una rivoluzione permanente ‘all’interno’ delle stessa rivoluzione permanente. Dagli ‘enragés’ del 1793-94 (2), passando per le rivolte proletarie del 1830 a Lione e di Parigi, fino alle barricate della classe operaia nella battaglia del giugno 1848 tra borghesia e proletariato e all’avvento della prima repubblica operaia del 1871, una rivoluzione proletaria sotterranea ha seguito il suo corso, così come ha fatto anche la rivoluzione borghese, ma tra vicissitudini ben più ardue e con obbiettivi totalmente differenti da quest’ultima. Tale secondo ciclo rivoluzionario era incluso nel primo, e più grande, poiché di fatto il proletariato ebbe un’unica ‘chance’ storica di governare secondo le proprie convinzioni, nel 1871. Fino ad allora il programma del proletariato assomigliava più ad un insieme di rivendicazione che a una reale opzione politica. Qual è, per usare il linguaggio degli antichi metafisici, il «sostrato» del primo processo rivoluzionario permanente? In che modo dobbiamo guardare al 1789, al 1793-94 (capitolo separato e autonomo della storia, secondo Marx), al Primo impero, ai moti del luglio 1830 e del febbraio 1848, per non parlare poi delle strutture politiche in continuo cambiamento che questi eventi hanno causato, per poterli considerare come momenti d’un unico ciclo storico? La risposta che ci si aspetta da Marx è: ‘tantae molis erat Romanam condere gentem’ [‘tanto costava fondare la gente romana’, ndr]; sono state necessarie energie e lotte secolari per seppellire il vecchio regime e instaurare l’ordine borghese con il suo nuovo modo di produzione. Tuttavia, ogni attento lettore di ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’ e ‘La guerra civile in Francia’, è perfettamente consapevole del fatto che la spiegazione di Marx della (prima) rivoluzione francese permanente è infinitamente più complessa dell’esposizione d’un semplice contrasto tra «feudalesimo» e borghesia. Infatti la stessa borghesia stava lottando durante tutto il primo ciclo per realizzare un doppio obiettivo: la scoperta d’una forma adeguata di Stato centralizzato, e l’unificazione, malgrado le lotte intestine, di tutti i settori e i suoi gruppi in perenne competizione. Questi due obiettivi, uniti al grado di realizzazione raggiunto da ognuno di essi e a ogni nuova fase della prima «rivoluzione permanente», costituiscono il substrato di questo processo”” [Ferenc Fehér, ‘Marx e le rivoluzioni permanenti’, MondOperaio, maggio 1991] (pag 115-116) [(1) Ho descritto il concetto giacobino di radicalismo in ‘Il giacobinismo ovvero la rivoluzione congelata’ SugarCo, Milano, 1989, nel capitolo ‘Che cos’è il “”giacobinismo””?, in termini d’impegno per la continuazione, anziché per la conclusione, del processo rivoluzionario; (2) Ho analizzato la tendenza di Marx a oscillare da Roux a Bebeuf, che per Marx equivaleva alla prima ondata d’un comunismo ancora «grezzo» ne ‘La Sfinge della rivoluzione’, in ‘MondOperaio’, 7, 1989]”,”MADS-782″
“FEHRENBACH T.R.”,”La battaglia di Anzio. Lo sbarco alleato che non liberò Roma.”,”””ll maggiore Fehrenbach ha esposto i fatti così come si verificarono, partendo dalle alte sfere dell’esercito, attraverso corpi d’armata, reggimenti e plotoni, sino alla più piccola unità in guerra: il singolo comattente. Nulla è inevitabile in guerra; una battaglia non è mai conclusa fino a quando l’ultima fucilata è echeggiata e, quando tutto è finito, ciò che è stato determinante non è stato il calibro delle armi ma il calibro degli uomini che le hanno impegnate. Von Clausewitz scrisse: «Benché le tecniche cambino ogni giorno, le tattiche non cambiano mai». E non cambia neppure il fatto che l’uomo è il fattore più importante nelle alternative della guerra”” (pag 9, prefazione)”,”QMIS-041-FGB”
“FEHRENBACH Jérôme”,”Jenny Marx. La tentation bourgeoise.”,”Non si parla di Eleanor Marx Ispettore generale delle finanze, Jérome Fehrenbach è autore di una dozzina di opere principalmente sull’aristocrazia tedEsca.”,”MADS-824″
“FEIGON Lee”,”Chen Duxiu. Founder of the Chinese Communist Party.”,”[‘Chen Duxiu (1879-1942) è stato un importante politico, scrittore e rivoluzionario cinese. Nato a Huaining, nella provincia di Anhui, studiò in Giappone e in Francia. Fu uno dei principali promotori dei movimenti letterari d’avanguardia in Cina dopo il 1916, insieme a Hu Shi 1. Nel 1921, Chen Duxiu co-fondò il Partito Comunista Cinese (PCC) con Li Dazhao e ne divenne il primo segretario generale, carica che mantenne fino al 1927 2. Tuttavia, nel 1929 fu espulso dal partito con l’accusa di trotzkismo 1. Chen partecipò anche alle rivoluzioni del 1911 e del 1913, dimostrando il suo impegno per il cambiamento politico e sociale in Cina 3. Morì nel 1942 a Jiangjing, nella provincia di Sichuan 1. (copil)”,”MCIx-078″
“FEINSTEIN Charles H. TEMIN Peter TONIOLO Gianni”,”L’economia europea tra le due guerre.”,”Charles H. Feinstein insegna Storia economica nell’Università di Oxford ed è Fellow dell’All Souls College di Oxford. Peter Temin insegna Economia nel Massachusetts Institute of Technology (MIT). Gianni Toniolo insegna Storia economica nell’Università di Roma “”Tor Vergata””. E’ codirettore della “”Rivista di storia economica””, fondata da Luigi Einaudi. “”Keynes fu il primo a condannare riparazioni delle dimensioni proposte a Versailles come economicamente irrazionali e politicamente controproducenti. In una famosa polemica (Keynes 1919), egli sostenne che non era ragionevole, anzi che era fondamentalmente contrario ai reali interessi dei paesi vincitori, danneggiare l’economia tedesca (…)”” (pag 38)”,”EURE-119″
“FEINSTEIN Elaine”,”Anna di tutte le Russie. La vita di Anna Achmatova.”,”Anna Achmatova è nata nel 1889 a Odessa, scrisse e pubblicò giovanissima ed era già all’apice del successo all’epoca dello scoppio della prima guerra mondiale. Poi fu travolta dagli avvenimenti storici che si susseguirono nella Russia di allora. La Rivoluzione bolscevica, le grandi speranze seguite da amare disillusioni, l’assedio di Leningrado che la costrinse a fuggire in campagna, la repressione e il terrore durante il governo di Stalin. Fu soltanto negli ultimi anni della sua lunga vita, durante il disgelo ai tempi di Chruscev, che la Achmatova fu ufficialmente riabilitata e conobbe di nuovo fama e successo. Quando morì nel 1966, ebbe un funerale di Stato. Elaine Feinstein è una poetessa e romanziera inglese. Fa parte della Royal Society of Literature e le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Ha scritto una biografia del poeta inglese Ted Hughes e dello scrittore russo Puskin.”,”BIOx-041-FL”
“FEIS Herbert”,”Europe.The World’s Banker, 1870-1914. An Account of European Foreign Investment and the Connection o World Finance with Diplomacy before the War.”,”ANTE1-13″,”EURE-064″
“FEIWELL George R. (o FEIWEL)”,”Il capitale intellettuale di Michal Kalecki. Volume primo. Il capitalismo moderno: teoria e pratica.”,”Tutti i contributi di Kalecki sono stati riordinati sistematicamente da George Feiwell (Feiwel) Le diverse diramazioni della teoria economica di Kalecki, le sue opinioni politiche e molti aspetti della sua vita personale si trovano in questo libro. Esso è un resoconto su un importante pensatore economico della nostra generazione. Gli amici e gli ammiratori di Michal Kalecki sono profondamente debitori a George Feiwel per questa accurata e diligente analisi. Teoria delle fluttuazioni cicliche e di cambiameniti di lungo periodo (modello e teoria di Kalecki) (pag 177-) (testo da :…) (pag 280-)”,”ECOT-134-FL”
“FEJTO Francois”,”Budapest l’insurrection.”,”Insurrezione del 23 ottobre 1956, dal sistema di RAKOSI alla ‘rivoluzione anti-totalitaria’, governo I. NAGY, ruolo consigli operai, decisioni governo URSS, Janos KADAR, repressione.”,”MUNx-007″
“FEJTO Francois a cura; collaborazione di John BARTIER Georges BOURGIN J.P.T. BURY Delio CANTIMORI Robert ENDRES F. FEJTO Benjamin GORIELY Jean HALPERIN Arnost KLIMA Arthur J. MAY J. QUERO MOLARES Michel ROLLER Michel SAKELLARIOU Louis TISSOT Edmond VERMEIL”,”Le printemps des peuples. 1848 dans le monde. Tome 1 e 2.”,”Hanno collaborato a quest’opera: John BARTIER (Belgio), Georges BOURGIN (FR), J.P.T. BURY (UK), Delio CANTIMORI (IT), Robert ENDRES (AU), FEJTO (UNGH), Benjamin GORIELY (Rus e Polonia), Jean HALPERIN (Sviz), Arnost KLIMA (Boemia), Arthur J. MAY (USA), J. QUERO MOLARES (SP), Michel ROLLER (Romania), Michel SAKELLARIOU (Grecia), Louis TISSOT (Scandinavia), Edmond VERMEIL (GERM).”,”QUAR-001″
“FEJTO Francois”,”Requiem pour un empire defunt. Histoire de la distruction de l’Autriche-Hongrie.”,”Secondo gli storici, l’ Austria-Ungheria si dissolse per non essere riuscita a risolvere i conflitti che opponevano la corte di Vienna ai popoli che componevano l’ impero degli Asburgo. Mettendo in luce i destini singolari della monarchia, FEJTO, a partire da archivi anche inediti, dimostra che i conflitti nazionali, di cui si trovano equivalenti in quasi tutti i paesi europei (vedi conflitto anglo-irlandese, valloni-fiamminghi ecc.) non avrebbero condotto allo smembramento della monarchia austro-ungherese se gli Alleati non avessero preso la decisione di cancellare l’impero dalla carta, incoraggiati da due genii della propaganda, gli esiliati MASARYK e BENES. Il principio dell’ autodeterminazione dei popoli proclamato dal P USA, W. WILSON non è dunque servito che da pretesto per lo smembramento della monarchia. Per FEJTO la distruzione dell’impero per ragioni ideologiche e non strategiche ha aperto la strada all’assorbimento dell’ EU centrale, e per il Reich tedesco e per l’ URSS.”,”AUTx-006″
“FEJTO Francois”,”Memoires. De Budapest a Paris.”,”Nato a Budapest sotto FRANCESCO GIUSEPPE, FEJTO ha seguito gli avvenimenti che hanno scosso l’ Europa per più di mezzo secolo. In questo libro l’A descrive il suo itinerario originale. Ci restituisce il mondo scomparso dell’ Ungheria della sua giovinezza, ci racconta sia come testimone che come vittima, l’assalto nazista all’ EU, le persecuzioni antisemite, ci fa rivivere le ore tragiche delle purghe staliniane, e della rivoluzione ungherese. DIvenuto cittadino francese, FEJTO ha guardato da una certa distanze i dibattiti tra gli intellettuali sulla guerra di Algeria o sui processi di Praga. Specialista mondiale dei paesi dell’ Est, ci propone qui anche una riflessione storica di questa area europea.”,”EURC-012″
“FEJTO Francois con la collab. di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’ Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1910 e vive in Francia dal 1938. Di origini ebriache, si convertì prima al cattolicesimo e poi al comunismo, per approdare poi alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. Ewa KULESZA-MIETKOWSKI è nata in Polonia nel 1960 e insegna all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi.”,”EURC-048″
“FEJTO Francois SERRA Maurizio”,”Il passeggero del secolo. Guerre, Rivoluzioni, Europe.”,”FEJTO è nato nel 1909 in Ungheria da famiglia ebraica. Dal 1955 è naturalizzato francese. “”E’ innegabile. Senza l’ appoggio degli Stati Uniti, il cammino che ha portato alla trasformazione del piccolo patto di Bruxelles del 1948, ancora fondamentalmente antitedesco, in Unione dell’ Europa Occidentale nel 1954, non sarebbe stato concepibile”” (pag 228) “”Ci siamo chiesti tutti e tre, con il nostro editore Louis Audibert, nel licenziare il libro, come definire il secolo che si chiude: secolo tedesco, secondo Raymond Aron, che uno storico ha recentemente adattato in secolo dell’ ebreo tedesco Einstein, secolo dell’ accelerazione della storia, delle guerre mondiali, delle rivoluzioni, dei totalitarismi e dei progressi scientifici, di Auschwitz, di Stalingrado e dell’ uomo sulla luna? Ci siamo orientati alla fine per: secolo folle. Ancora più difficile battezzare il nuovo secolo: si è già proposto secolo della Cina, della donna, dell’ Apocalisse, della lotta finale, della rinascita religiosa, infine secolo americano… “”Propendo per quest’ultima definizione…Il XXI secolo si aprirà senza dubbio con la riaffermazionee, al tempo stesso, la rimessa in questione della supremazia degli Stati Uniti…”” (pag 368).”,”EURx-129″
“FEJTO Francois”,”Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico.”,”Francois FEJTO (1909) ebreo ungherese, vive in Francia dal 1938. Negli anni Trenta si convertì al cattolicesimo, aderì al comunismo e approdò alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. E’ docente universitario, giornalista, e autore di molte opere. “”E’ importante notare che i socialdemocratici austriaci furono tra i primi a prendere coscienza del pericolo rappresentato dai progetti di espansione pangermanica- camuffati sotto il nome di Mitteleuropa- per l’ indipendenza dell’ Austria e per la pace. La Mitteleuropa- così come la prefigurava il pastore protestante e deputato tedesco Friedrich Neumann in un libro ad essa intitolato, prevedeva la fusione della Germania e dell’ Austria-Ungheria, che, attraverso la Romania e la Turchia europea e asiatica, avrebbe esteso la sua influenza fino all’ Arabia. Karl Renner si oppose energicamente a questo piano fantasioso, che a lui sembrava pericoloso quanto lo sembrava agli ambienti economici e britannici”” (pag 174).”,”AUTx-016″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. I. Fine di un’ egemonia. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”””Interventi sovietici e cinesi in Polonia e Ungheria”” (pag 219) “”I cinesi, dal canto loro, rimprovereranno ai sovietici di essere intervenuti nelle due crisi senza una sufficiente cognizione di causa e si vanteranno di essere riusciti a raddrizzare, col loro opportuno e tempestivo intervento, ispirato al vero internazionalismo proletario e all’ interesse del campo comunista, la situazione che il Cremlino aveva compromesso. (…) Questa versione cinese degli avvenimenti, per quanto anch’essa ben lontana dal contenere tutta la verità, sembra corrispondere sostanzialmente ai fatti. Essa permette di completare le nostre conoscenze sul retroscena politico della crisi polacca e sul secondo intervento dell’ esercito sovietico in Ungheria””. (pag 222-223)”,”RUST-101″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. II. Il conflitto. Lo sviluppo del grande scisma comunista, 1958-1968.”,”””Bisogna scomunicare la Cina? Il testamento di Togliatti”” (pag 381) “”Eppure fu proprio l’ Italia, dal Partito comunista italiano, che Krusciov ebbe il colpo di grazia. Ai primi di agosto, Togliatti che, all’ insaputa dei militanti, aveva già praticamente abbandonato, fin dal mese di marzo, la direzione del Partito nelle mani di Longo per motivi di salute “”e per altre ragioni””, si recò nell’ URSS per riposarsi sulle rive del Mar Nero. Krusciov sembrò sfuggire l’ incontro con l’ uomo che lo aveva così spesso deluso e sfidato e Togliatti spiegò a Breznev la posizione del suo Partito. Non volendo sconfessare pubblicamente il Cremlino, il Partito comunista italiano aveva deciso di farsi rappresentare alla riunione preparatoria del 15 dicembre, ma Togliatti avvertì il suo interlocutore che i rappresentanti italiani avrebbero approfittato di quell’ occasione per esprimere la loro categorica opposizione a ogni Conferenza intesa a pronunciare scomuniche. Dopo aver visto Breznev, Togliatti sperava di ottenere un’ udienza anche da Krusciov e, in vista di questo incontro, compilò un pro-memoria nel quale erano riassunti i punti di vista del Partito comunista italiano. Il 21 agosto Togliatti morì (…)””. (pag 400-401)”,”RUST-102″
“FEJTO Francois”,”Il destino dell’ ebreo. (Tit. orig.: Dieu et son Juif)”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. Dopo aver fondato con Paul IGNOTUS e Attila JOZSEF la rivista antifascista ‘Szep Szo’ (1938) dovette rifugiarsi a Parigi. Durante la guerra partecipò alla resistenza francese. Ha fatto parte della redazione della rivista ‘Arguments’ e ha collaborato al ‘Punto’ e a ‘Comunità’. Ha pubblicato vari libri (v. risvolto copertina) “”Ascoltatelo, come (Trostsky, ndr) alza la voce drizzandosi nel vicolo cieco dove la storia l’ aveva rinchiuso, dominando i suoi insuccessi, aggrappandosi alla speranza messianica che viene da lontano: “”Se la rivoluzione è finita male, è perché è stata tradita””. Tradita, frenata, ostacolata, arrestata, derisa. Le si è impedito di andare fino in fondo. La rivoluzione doveva essere mondiale oppure non doveva esserci. Ci vuole lo scompiglio universale oppure bisogna ricominciare tutto da capo. L’ umanità è giovane. (…) Imbecilli! correte verso la vostra rovina, fate ua cosa che nessuno vi ha chiesto di fare. Avete dimenticato le parole di Marx: “”… con un debole base tecnica, non si socializza che il bisogno, perché la penuria porta con sé delle competizioni per gli articoli necessari e riporta tutto il vecchio guazzabuglio””. L’ antico guazzabuglio, cioè lo spirito egoistico, l’ avidità di guadagno, i rancori, l’ ipocrisia, la coercizione. Gli hanno risposto: non preoccupatevene; forzando il passo, supereremo il capitalismo. (…) Noi pensiamo come Lenin dopo Napoleone: “”Ci si imbarca e poi si sta a vedere””. (…)””. (pag 117-119)”,”EBRx-031″
“FEJTO Francois”,”Les juifs et l’ antisémitisme dans les pays communistes (entre l’ intégration et la sécession). Suivi de documents et de témoignages.”,”Antisemitismo popolare e sue cause. “”Quanto alle ragioni profonde del rafforzamento dell’ antisemitismo, sopravvenuto dopo che il numero di ebrei era così considerevolmente diminuito (appena qualche decina di migliaia in Polonia al posto di 3 milioni e mezzo di ebrei d’ anteguerra) – quando gli ebrei fortunati, capitalisti, borghesi, oggetto magari di molta gelosia, non sono più che un ricordo del passato, – esse sono le stesse nei paesi detti satelliti che in Ucraina, in URSS o in Bielorussia. Un tempo si diceva che l’ ‘antisemitismo era il socialismo degli imbecilli’ (1). Se ne individuava la fonte principale nel risentimento di classe””. (pag 83) (1) la frase è del leader socialdemocratico tedesco Bebel, alcuni l’ attribuiscono ad Engels”,”EBRx-034″
“FEJTÖ Francois”,”Ungheria, 1945-1957. (Tit.orig.: La tragédie hongroise)”,”Libro già appartenenete alla Foreign Office Library “”Appunto questo bisogno di purezza spiega uno dei miracoli dell insurrezione ungherese: contrariamente a quanto era lecito attendersi, l’ esplosione del furore popolare non diede infatti luogo a nessuna manifestazione di antisemitismo. Eppure l’ antisemitismo era ancora vivo negli anticomunisti della vecchia generazione. Da diversi anni la propaganda reazionaria non mancava di sfruttare ai propri fini il fatto che sotto il regime di Rakosi, i quadri superiori del partito erano composti in maggioranza da ebrei: Rakosi, Geroe (Gerö), Revai, Zoltan Vas, Mihaly Farkas, Wladimir Farkas, Gabor Peter erano di origine israelita.”” (pag 281) “”E’ vero che la grande maggioranza degli ebrei aveva sofferto al pari di chiunque altro sotto il regime comunista. La nazionalizzazione della grande industria e del commercio all’ ingrosso, iniziatasi nel 1945, aveva liquidato la grande borghesia ebraica e rovinato gli ebrei benestanti. Nel 1949 e nel 1950 seguirono l’ espropriazione del commercio al minuto, della piccola industria, dell’ artigianato, e la soppressione delle professioni liberali. Poi vennero le purghe. Tra le vittime dei primi grandi processi troviamo numerosi ebrei: ad esempio, tra i co-imputati comunisti di Rajk, Tibor Szonyi, Andreas Szalai, Paul Justus. Il comunismo staliniano scegli infatti di preferenza le sue vittime tra i vecchi militanti che avevano aderito al partito per idealismo, mossi da speranze messianiche e in seguito delusi dalla realtà. Proprio contro questo tipo di ebrei si accanirono in Ungheria i Rakosi, i Revai, i Geroe, il cui antisemitismo (e antisionismo) sfrenato, era una specie di supercompensazione, destinata a giustificarli di fronte a se stessi e a Stalin contro l’ accusa di tradimento. Una accusa formulata dalle loro stesse coscienze. Nel 1951 e nel 1952 decine di migliaia di ex borghesi furono espulsi da Budapest e dalle altre città industriali e confinati nelle campagne, in condizioni spesso spaventose. Almeno il 30 per cento di questi deportati erano ebrei.”” (pag 281-282)”,”MUNx-037″
“FEJTO Francois, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. In gioventù collaborò con vari gruppi antifascisti e dopo una serie di condanne si rifugiò in Francia dove militò nella resistenza durante la seconda guerra mondiale. RIfiutato ogni incarico ufficiale per protesta contro la “”stalinizzazione”” dell’ Ungheria, si dedicò al giornalismo. Dal 1955 ha cittadinanza francese. E’ stato uno dei maggiori esperti di problemi politici dell’ Europa orientale. Ha scritto vari libri. Propaganda slavofila. “”Secondo gli impegni presi a Szklarska Poreba, il PC organizzò alla fine dell’ autunno una campagna di solidarietà slava che prese dimensioni sempre più ampie. Geloso in modo quasi esclusivo dell’ amicizia con l’ URSS e con gli altri paesi slavi, il PC approfittò dell’ occasione per denunciare i sostenitori di una politica estera più equilibrata mettendogli insieme agli antisovietici, facendoli passare per “”cattivi cittadini”” e “”agenti dei servizi stranieri””. La minima critica nei confronti dell’ URSS, il minimo segno di simpatia per gli Occidentali venivano interpretati come alto tradimento. L’ alleanza con i paesi slavi e la grande fratellanza slava assumevano un senso quasi mistico. Il PC faceva sue e solo sue tutte le tradizioni eroiche del paese; unico erede della tradizione popolare degli ussiti, degli operai, degli artigiani, degli studenti, degli insorti del 1848, lasciava ai “”reazionari”” l’ eredità di Palacky e di Havlicek, sostenitori del compromesso con l’ Austria. Il partito comunista si dichiarava anche erede di T.G. Masaryk, contro “”l’ oligarchia agraria-capitalista a cui il fondatore della Repubblica s’era opposto””. Quanto a Benes, successore di Masaryk, egli doveva essere il presidente di tutti e non d’un solo partito.”” (pag 119)”,”EURC-086″
“FEJTO Francois”,”Un habsbourg révolutionnaire. Joseph II. Portrait d’un despote éclairé.”,”””He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”L’empereur rencontra le pape dans l’après-midi du 22 mars 1782, sur la route de Neustadt. L’empereur lui-même fut surpris par la quantité de carrosses et de cavaliers, qui étaient venus à la rencontre du Saint-Pére. Le Souverain Pontife prit place dans le carrosse de Joseph II, qui, aux applaudissements d’une foule de 100 000 personnes qui faisait la haie, le conduisit au palais impérial, où ils étaient attendus par le membres des chancelleries et du Conseil d’Etat. Le pape fu ensuite accompagné aux appartements que Joseph lui réserva à côté des siens. (…) “”Les canons n’ont point tonné”” écrivit Joseph malicieusement à Léopold. Mais le pieux peuple d’Autriche rendit au chef de la chrétienté l’hommage que l’empereur lui avait refusé. Pie VI provoqua le respect de tous non seulement par sa dignité, mais aussi par son charme personnel.”” (pag 241) “”Mais si l’empereur et son entourage se permirent certaines libertés à l’égard du pape, le peuple de Vienne le prit au sérieux. Dans une procession interminable, les ecclésiastiques, les nobles et les bourgeois, les commerçants, les compagnons, les apprentis, les cuisiniers, les intendants agricoles, les valets de la cour et les porteurs de bois défilèrent devant lui pour lui rendre hommage. Les paysans de la banlieue envahissaient Vienne, sous la conduite de leurs curés, portant les bannières de leurs églises.”” (pag 242) Ma l’imperatore al papa : “”L’empereur ne lui fit que quelques concessions insignificantes”””,”AUTx-032″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-027-FL”
“FEJTÖ François, con la collaborazione di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires. Ewa Kulesza-Mietkowski è nata in Polonia nel 1960. Insegna all’Institut d’études politiques di Parigi.”,”EURC-028-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume I. L’era di Stalin 1945-1952.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-030-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume II. Il dopo Stalin 1953-1971.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-031-FL”
“FEJTÖ François, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”EURC-085-FL”
“FEJTÖ François”,”Ungheria, 1945-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”UNGx-007-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina-Urss: fine di un’egemonia. I. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘La nascita d’uno scisma’”,”CINx-049-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina – Urss: il conflitto. II. Lo sviluppo del grande scisma comunista 1958 – 1968.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘Il tempo delle “”guardie rosse””‘”,”CINx-050-FL”
“FEJTO François DANIELS R.V. SALVADORI M.L. REIMAN M. DI-NOLFO E. PIRJEVEC J. CATALUCCIO F.M. FLORES D’ARCAIS P. KAPLAN K. LIEBICH A. STRADA V. RAYNAUD Ph. GALLI G. ALFASSIO GRIMALDI . BOBBIO N. BIANCO G. e DAY A. WESTOBY A. BERSTEIN S. DIAZ F. COLARIZI S. ZNORNOVA R. STURMAN D. TICTIN S. BONI P. FOA V. CONTINI G. DREYFUS M. MARTINI M. GALLORO M. PICCIONI L.”,”Ripensare il 1956.”,”Saggi in lingua italiana, francese, inglese Saggi sull’ Ottobre polacco, la rivoluzione ungherese, la Cecoslovacchia, il caso Lukacs, la destalinizzazione in occidente, le reazioni nei Partiti comunisti occidentali (francese, italiano, britannico), le teorizzazioni (totalitarismo, società burocratica), l’ antistalinismo di sinistra (Bordiga, Maffi, Damen, i Gaap, Cervetto, Parodi, Masini, Maitan, Bandiera Rossa, Azione comunista, Montaldi, Vercesi), la crisi del marxismo, il PCI e il PSI di Nenni, il sindacato, ecc.”,”EURC-139″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”François Fejtö, giornalista, storico e scrittore, nato in Ungheria nel 1909, naturalizzato francese nel 1955, è internazionalmente noto per la sua Histoire des démocracies populaires.”,”EURC-091-FL”
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”””(Lenin) Il possédait la faculté rare de regarder le présent du point de vue de l’avenir”” Il testo riporta brani delle lettere di Lenin da Parigi e brani dell’opera di Aline ‘Lenin a Parigi’ e dell’opera collettanea ‘Lenine tel qu’il fut’. Giudizi della Krupskaia sull’oratoria di Jaures (pag 101) Incontro di Lenin con Lafargue tramite Charles Rappoport (pag 126) Conferenza di Lenin il 13 giugno 1912 presso la sala Alcazar avenue de Choisy ul massacro di cinquecento minatori, operai delle miniere d’ oro della Lena avvenuto il 4 aprile 1912 (pag 206) Recensione di Lenin del libro del pacifista inglese BRAILSFORD ‘La guerre de l’acier et l’or’, sulla lotta tra le potenze, i giochi delle diplomazie e l’imminente guerra (Londra 1914) (pag 214) (THE WAR OF STEEL AND GOLD. A STUDY OF THE ARMED PEACE BY HENRY NOEL BRAILSFORD, TENTH EDITION, REVISED. LONDON, G. BELL & SONS, LTD.)”,”LENS-197″
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”Foto: le grandi ore di Parigi (pag 99). Le grandi manifestazioni, commento della Krupskaia La grande miseria russa (pag 139)”,”LENS-012-FV”
“FELD Maury D.”,”The Structure of Violence. Armed Forces as Social Systems.”,”Maury Feld è uno storico e sociologo specializzato nello studio della professione militare e dell’organizzazione militare. Lavora al Center for International Affairs di Harvard University. Scrive anche su ‘Armed Forces and Society’.”,”QMIx-042-FSL”
” FELDENKIRCHEN Wilfried, a cura di K. Austin KERR e Mansel G. BLACKFORD”,”Werner von Siemens. Inventor and International Entrepreneur.”,”Omaggio Arias FELDENKIRCHEN W. è professore di Business History alla Friedrich Alexander Universität Erlangen Nürberg, e academic director del Siemens Archives in Munich.”,”GERE-029″
“FELDKAMP Michel F.”,”La diplomazia pontificia. Da Silvestro I a Giovanni Paolo II. Un profilo.”,”FELDKAMP Michel F. è nato a Kiel nel 1962. ha studiato al Gymnasium Carolinum di Osnabruck e storia teologia cattolica e pedagogia a Bonn tra il 1983 e il 1989. Ha poi studiato Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana tra il 1985 e il 1986. (vedi retrocopertina). Istituzionalizzazione nunziature europee. “”La Curia romana ha constantemente adattato i distretti delle nunziature ai rapporti politici pur condannando formalmente più volte gli sviluppi giuridico-confessionali, come, ad esempio, in occasione della pace di Westfalia (1648), la subordinazione di Metz, Toul o Verdun alla corona francese.”” (pag 58) Diplomazia segreta durante la 2° guerra mondiale. “”L’ imparzialità del Vaticano, e non tanto la neutralità, nel corso della seconda guerra mondiale (dal 1° settembre 1939 fino all’ 8 maggio -agosto 1945) fu dovuta, come già durante la prima guerra mondiale, alla prioritaria responsabilità della Santa Sede nei confronti della Chiesa universale. L’ articolo 24 del trattato lateranense del 1929 concedeva inoltre al Vaticano il diritto di essere tutt’al più consultato in questione di mediazioni per la pace e di valutazioni morali, quindi il margine di azione era limitato agli aiuti umanitari per i perseguitati e i poveri.”” (pag 97)”,”RELC-167″
“FELDMAN Gerald D.”,”Sozialgeschichte und Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”Intevento del Professor FELDMAN, che insegna storia all’ Università della California, Berkeley, per il 25° degli ‘Archivs für Sozialgeschichte’.”,”MGEx-055″
“FELDMAN Gerald D.”,”The Great Disorder. Politics, Economics, and Society in the German Inflation, 1914-1924.”,”Testo su due colonne. Gerald D. Feldman è stato Professore di Storia nell’Università della California, Berkeley, dove ha insegnato dal 1963. Ha pure pubblicato: ‘Army, Industry, and Labor in Germany, 1914-1918’ (1966). Feldman è autore di articoli e saggi dedicati alla Germania durante la Prima guerra mondiale e la Repubblica di Weimar. La crisi sociale (pag 609) “”How is one to interpret this concentration on the problem of working-class productivity at this stage of the inflation? In the space of only four years, the most basic achievements of the working-class in the German Revolution were being challenged, and a powerful consensus was emerging outside working-class circles that labor would have to make massive sacrifices if the nation were to survive economically. The atmosphere surrounding the discussion of the hours-of-work question, the other social gains of labor, and its wage levels makes it impossible to overlook the strong element of social resentment that was involved. The “”intellectual workers”” and the ‘Mittelstand deeply resented the relative deterioration of their economic position. Affection for the proletariat did not grow with proletarianization, but rather the contrary feeling developed. These groups, however, had little love for the capitalists either, and the interpretation of employer militancy has to be seen in somewhat different terms. The simplest explanation is that capitalists – and capitalism – are necessarily exploitative and that the employers were out to bleed the workers dry. This idea received its most extreme expression in a short story of Heinrich Mann, “”Kobes”” (1925), a veritable caricature of Hugo Stinnes, in which the propaganda chief of a concern roundly declares: “”The ‘Mittelstand’ has delivered what it was worth. Honored be its memory. But now more work has to be done. The workers’ time has come. They have more than only money to lose to us. Twenty hours daily work! “” (107). While there certainly is no evidence that Stinnes or any other major industrialists were so deliberately and consciously manipulative and cynical, reliable testimony suggesting a determination to instrumentalize the plight of labor to achieve employer goals of longer hours for less pay does exist”” (pag 609)”,”GERG-103″
“FELICE Domenico a cura; saggi di Thomas CASADEI Domenico FELICE Carlo BORGHERO Salvatore ROTTA Lorenzo BIANCHI Umberto ROBERTO”,”Libertà, necessità e storia. Percorsi dell”Esprit des lois’ di Montesquieu.”,”Domenico FELICE insegna Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto diversi saggi e curato vari volumi in particolare sul pensiero di Montesquieu. Sul debito pubblico “”E’ ancora la salvaguardia degli interessi privati a sconsigliare i debiti pubblici. L’idea che l’aumento della circolazione monetaria aumenti le ricchezze è illusoria. Law lo aveva creduto; ma per Law la moneta non era che uno strumento onnipotente per creare ricchezza (40). Montesquieu non era disposto a seguirlo. Aveva giudicato a suo tempo e continuerà a giudicare tutta la vita il «sistema», quel grandioso esperimento che aveva sconvolto da cima a fondo le strutture tradizionali della società francese, un’iniziativa rovinosa. Lo «straniero» aveva «rivoltato» lo Stato come un rigattiere rivolta un abito: «tutti quelli che erano ricchi sei mesi fa versano ora nella povertà, e quelli che non avevano pane scoppiano di ricchezza» (LP CXXXVIII). Per Montesquieu la moneta «è un segno che rappresenta il valore di tutte le merci (…), e la carta è il segno di un valore del denaro» (EL, XXII, 2). Il debito pubblico non crea denaro. E’ un errore confondere carta moneta o effetti di commercio – segni di valori reali, esistenti – con titoli che non rappresentano che debiti e che non hanno nessuno dei vantaggi dei due primi (XXII, 17). Questi titoli costituiscono in realtà soltanto un impegno sul debito e garantiscono ai privati il rimborso dei crediti e il pagamento degli interessi. Fra gli inconvenienti che comportano in se stessi i debiti pubblici Montesquieu ne enumera espressamente quattro: a) e b) se il creditore è straniero e se il debito non è rapidamente estinto queste uscite in denaro comportano un abbassamento del cambio, e quindi un danno per il commercio; c) anche se il prestito è interno, l’imposta levata per il pagamento degli interessi provoca l’aumento del costo della vita e quindi dei salari, danneggiando la manifattura; d) «si tolgono i veri redditi di uno Stato a coloro che sono attivi e industriosi per trasferirli agli oziosi, cioè si offrono facilitazioni per lavorare a chi non lavora, e si creano difficoltà a chi lavora» (XXII, 17). Queste spese, insomma, sono improduttive. Vengono distratte per darle ai ‘rentiers’, ai «capitalisti», somme che avrebbero potuto essere impiegate da agricoltori, commercianti o manifatturieri per creare nuove ricchezze”” [Salvatore Rotta, ‘Demografia, economia e società in Montesquieu’] (pag 235-236] [(40) J. Law, Oeuvres complètes’, a cura di P. Harsin, 3 voll., Paris, Sirey, 1934]”,”TEOP-484″
“FELICE Emanuele”,”Ascesa e declino. Storia economica d’Italia.”,”Emanuele Felice, insegna Storia economica nell’Università Autonoma di Barcellona. Ha pubblicato ‘Divari regionali e intervento pubblico. Per una rilettura dello sviluppo in Italia’ (2007) e ‘Perché il Sud è rimasto indietro’ (2014). Contiene pagine di appunti manoscritti di RC”,”ITAE-007-FC”
“FELICI Maurilio a cura”,”Augusto e l’alto impero.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). 50 imperatori. Un cinquantennio di anarchia militare. “”Il cinquantennio che si apre con la morte di Alessandro Severo e la relativa presa del potere da parte di Massimino il Trace è per lo più intitolato all””anarchia militare”” che lo contraddistinse per la grave crisi costituzionale messa a nudo dalle modalità spesso simili con le quali una serie di singole figure si impose al vertice dello Stato, generalmente per un lasso di tempo esiguo: il modello augusteo dell’Impero non rispondeva più alle esigenze del tempo. Quanto agli uomini, si tratta di una sequenza di poco più di 50 tra imperatori, aspiranti tali, usurpatori che si dipanò in una concatenazione a volte difficilmente accertabile per lo stato attuale delle fonti: ci si riferisce a loro utilizzando spesso l’espressione di «imperatori soldato», poiché in genere (ma non sempre!) la provenienza fu quella militare e dovettero il raggiungimento della dignità imperiale direttamente alle truppe da essi comandate. Apparentemente non si tratta di una vera novità, che i casi di Vespasiano e di Settimio Severo sono lì a ricordare, ma la differenza si può cogliere al di là della sistematicità quasi meccanica del proporsi di situazioni analoghe (o comunque omologabili), nelle storie dei nuovi ed effimeri titolari dell’Impero: con una tendenza del tutto comune alla media estrazione dai ranghi militari e una dipendenza molto forte dagli “”umori”” (e dalle gratificazioni pecuniarie) delle legioni (o della guardia pretoriana) che ne determinavano acclamazione e rovesciamento, spesso nelle zone periferiche dell’Impero. Dal canto suo, il Senato, organo che già il principato severiano aveva posto ai margini della politica, non ebbe grandi ‘chance’ e di rado vi fu tra i suoi uomini chi riuscisse ad incarnare l’antico senso dell’appartenenza alla ‘nobilitas’. Simultaneamente; ad aggravare il forte stato di smarrimento politico, l’Impero si trovò a fronteggiare, in un quadro articolato di eventi, l’intensificarsi della pressione dei flussi migratori delle popolazioni che si spostavano dall’Est, una cospicua depressione economica e ciclici e prolungati episodi di pandemie (che le fonti antiche chiamano “”peste””). Il calo demografico che ne seguì ebbe riflessi anche per la formazione degli eserciti, nei quali fu giocoforza consentire (ed anzi favorire) un maggior afflusso di elementi barbarici. Tale fatto non fu secondario per l’accrescersi di uno spirito particolaristico nelle singole armate, che poté digradare perfino in una mancanza di quel senso dello Stato che ne aveva rappresentato una delle caratteristiche distintive e uno dei punti di forza, e che generò i risultati noti”” (pag 103-104-105)”,”STAx-281″
“FELICI Maurilio a cura”,”Diocleziano e la caduta dell’Impero Romano.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). “”Teorie sulla caduta dell’impero romano. Autore: Edward Gibbon, storico inglese (1737-1794). Cause della fine: La perdita degli antichi valori, l’avvento del cristianesimo che spinse le popolazioni a rivolgersi alla vita ultraterrena rimanendo indifferente alle vicende interne, il collasso delle istituzioni politiche, economiche, militari, sociali e le calate di barbari condussero alla fine dell’impero. Autore: Henri Pirenne, storico belga (1862-1935). Cause della fine: L’impero romano non è finito nel 476 ma ha continuato a sopravvivere in forme differenti fino alle invasioni arabe del VII secolo, che misero in crisi il commercio nel Mediterraneo. Autore: Michael Rostovcev, storico russo (1870-1952). Cause della fine: Un’economia sregolata, un aumento delle tassazioni, i prezzi calmierati artificiosamente a partire dal III secolo portarono a una crisi economica irreversibile che spinse le popolazioni ad abbandonare le città e tornare a un’agricoltura primitiva di sussistenza. Autore: Arnold Toynbee, storico inglese (1889-1975). Cause della fine: L’impero cadde per un errore di fondo fin dalla sua nascita, cioè un’economia chiusa e incapace di generare profitti con il commercio estero e che sopravviveva solo con le ricchezze dei popoli conquistati. Una volta finite queste entrate con Traiano, l’inflazione galoppante la portò al collasso. Autore: Santo Mazzarino, storico italiano (1916-1987). Cause della fine: La crisi dell’unità imperiale è crisi culturale (religiosa) ed economica, caratterizzata da una parte dalla fondazione costantiniana di una società a “”piramide”” con depressione degli umili e dall’altra dallo squilibrio fra produzione di beni e necessità militari-economiche legate alla centralizzazione. Autore: William McNeill, storico canadese (1917). Cause della fine: Le pestilenze e l’aumento delle tassazioni portarono alla crisi economica e demografica; i tributi della popolazine non furono più adeguati a mantenere un apparato burocratico smisurato e le ingenti spese per l’esercito. Autore: Karl-Ferdinand Werner, storico tedesco (1924-2008). Cause della crisi: L’impero romano non si è dissolto, ma è stato gestito da popolazioni straniere; le sue istituzioni e la sua cultura sono rimaste vitali, esercitando un profondo impatto sugli Stati e gli imperi europei successivi. Autore: Jared M. Diamond, biologo e storico della scienza inglese (1960). Cause della fine: La progressiva deforestazione e l’allevamento contribuiroo a rendere improduttivo il suolo nell’impero, forzando i contadini a trasferirsi in città sovrappopolate, con la conseguenza dello scoppio di continue pestilenze e di gravi carestie. Autore: Peter Heather, storico inglese (1960). Cause della fine: Il messo secolo trascorso per fronteggiare l’offensiva dei Sassanidi persiani indirizzò le risorse statali nella parte orientale dell’Impero depauperando quella occidentale; inoltre l’arruolamento dei Goti nell’esercito arricchì questi ultimi facendo assumere loro sempre più potere. Autore: Adrian Goldsworthy, storico inglese (1969). Cause della fine: L’impero romano si disintegrò a causa delle continue guerre intestine tra le fazioni militari che lottavano per assumere il potere ed eleggere i propri comandanti come imperatori. Ciò impedì che l’esercito riuscisse a fronteggiare efficacemente l’avanzata dei barbari. Autore: Bryan Ward-Perkins, storico inglese. Cause della fine: La calata delle popolazioni barbare condusse alla povertà molte aree dell’Impero, riducendo gli introiti tributari e mettendo in crisi l’economia locale; la sicurezza nazionale fu ridotta sensibilmente; favorendo le diserzioni dei militari””. (pag 26-27)”,”STAx-282″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 1. La spartizione del mondo.”,”Hopkins e la legge ‘affitti e prestiti’ “”Se nel gennaio [Harry] Hopkins [già rappresentante personale di F.D. Roosevelt, ndr] era arrivato a Londra come un privato cittadino senza alcun incarico ufficiale, ora aveva una carica che faceva di lui l’uomo chiave per il flusso di rifornimenti e di armi che giungevano in Inghilterra dagli Stati Uniti. Era stato nominato consigliere e assistente del Presidente per l’amministrazione dei fondi della legge “”Affitti e Prestiti””, che aveva fatto degli Stati Uniti, secondo una classica definizione, “”l’arsenale delle democrazie””. Questo incarico faceva di lui quasi un ministro personale di Roosevelt agli Esteri e alla Guerra e gli dava poteri immensi, mettendolo al di sopra di Cordell Hull, il segretario di Stato, e di Henry Stimson, ministro della Difesa. Se si aggiunge che i rapporti tra Hopkins e i suoi collaboratori sparsi in tutto il mondo non seguivano i normali canali diplomatici (ritenuti dai servizi segreti americani poco sicuri), ma facevano ricorso ai mezzi di comunicazione della Marina e dell’Esercito, si può avere un’idea del carattere particolare dell’organizzazione della legge “”Affitti e Prestiti”” e dell’ampiezza dei poteri di Hopkins. La legge “”Affitti e Prestiti”” (Lend-Lease Act) era stata un’idea politica maturata in Roosevelt fin dal tempo della sua terza elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti, avvenuta il 5 novembre 1940. Roosevelt era convinto che bisognava aiutare l’Inghilterra, impegnata in una lotta all’ultimo sangue con la Germania nazista. Lo portavano a questa conclusione non solo la necessità di aiutare una nazione così legata al suo paese da vincoli di sangue e di ideali, ma anche l’idea che Hitler, vittorioso in Europa, avrebbe poi messo in pericolo la pace del mondo intero, alleandosi a quel Giappone che contrastava agli Stati Uniti la posizione di predominio che aveva assunto nell’area del Pacifico. Come in tutte le scelte politiche fatte da Roosevelt, anche in questa c’era una strana mescolanza di motivi ideali e di spirito pratico, che in lui non andavano mai disgiunti. Ma l’appoggio concreto che egli voleva dare all’Inghilterra si trovava a segnare il passo perché condizionato da due leggi precise e vincolanti. La prima era la legge sulla “”Neutralità”” (Neutrality Act) che vietava agli Stati Uniti di fare prestiti alle nazioni in guerra. La seconda era la legge “”Paga e Porta via”” (Cash and Carry Act) che Roosevelt era riuscito a strappare al Congresso, e che consentiva di vendere all’Inghilterra armi e altri prodotti bellici, purché fossero pagati, come diceva la legge stessa, “”pronta cassa””. Ma ormai, ai primi di gennaio del 1941, l’Inghilterra, con le finanze stremate, vedeva avvicinarsi con terrore il giorno in cui non sarebbe più riuscita a pagare le ordinazioni di armi e di naviglio commissionate agli Stati Uniti. Roosevelt ideò un nuovo provvedimento legislativo, che prevedeva la consegna di armi e materiale, rinviando il pagamento o la restituzione a guerra finita.”” (pag 12-13)”,”RAIx-352″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 2. Il seme della guerra fredda.”,”””Nella settima seduta [Quarta conferenza, Potsdam 17 luglio-1 agosto 1945], quella del giorno 23, i russi, riprendendo la questione rimasta interrotta alla fine della precedente seduta, rimisero sul tappeto la questione della Turchia. Stalin in persona intervenne per far notare che la convenzione di Montreux, che regolava il regime degli stretti sul Bosforo e dei Dardanelli, era ostile all’Unione Sovietica, in quanto concedeva alla Turchia la possibilità di chiudere gli stretti non solo in caso di guerra, ma anche quando c’era pericolo di guerra, lasciando libera la Turchia di decidere di quella eventualità. In questo modo un piccolo stato, con l’appoggio dell’Inghilterra, poteva tenere per la gola un grande stato, dandogli a suo piacere ossigeno o minacciando di strangolarlo. Come si sarebbe comportata l’Inghilterra se un regime simile ci fosse stato non per il passaggio della Manica, ma anche solo a Gibilterra o a Suez? E come avrebbero reagito gli americani, se si fossero trovati in quelle condizioni col canale di Panama? Era pertanto intenzione dell’Unione Sovietica stringere un’alleanza militare con la Turchia, assicurando il passaggio alle sue navi con la costruzione di una base navale sul tipo di Gibilterra. Fu questa la prima e l’unica volta che i sovietici accennarono alla creazione di “”basi”” militari fuori dal loro territorio nazionale. Gli Stretti erano il loro unico accesso ai mari caldi, e la cosa rivestiva un’importanza che i presenti non potevano certamente ignorare. Churchill disse che da tempo si sarebbe dovuto procedere alla revisione della convenzione di Montreux, e che era venuto il momento di farlo. Truman, più pratico e meno approssimativo, disse che era sua intenzione presentare un documento in cui avrebbe proposto il libero accesso a tutti i mari con particolare riferimento agli Stretti, al canale di Kiel, alla via d’acqua Reno-Danubio, al canale di Suez e al canale di Panama”” (pag 131-132)”,”RAIx-354″
“FELIX David”,”Biography of an Idea. John Maynard Keynes and the General Theory, of Employment, Interest and Money.”,”David Felix è professore emerito di storia presso la CityU University di New York. Ha pubblicato ‘Marx as Politician’, un volume su Rathenau: ‘Walther Rathenau and the Weimar Republic’. STATO SOCIALE KEYNESIANO di Antonio Amato Per «stato sociale keynesiano», si intende un crescente intervento pubblico in campo economico e sociale, che nel 2° dopoguerra, si realizza nei paesi sviluppati dell’Occidente. Esso è basato sull’adattamento delle politiche di sostegno della domanda di Keynes per la risoluzione dei problemi della crescita economica. Infatti, mentre, le politiche di Keynes, erano concepite come strumento per favorire la fuoriuscita dell’economia da una situazione di depressione, e quindi solo in un’ottica di breve periodo che considerava sostanzialmente date le risorse produttive. Qui, invece, l’idea di fondo è che la politica della domanda deve essere usata non solo per evitare le recessioni, ma anche per favorire lo sviluppo nel tempo delle risorse produttive (lungo periodo), perché si ritiene che lo sviluppo economico dipenda dalla crescita degli investimenti che generano un incremento della produzione e della produttività. Nello specifico, questo adattamento ha portato in 2 direzioni: 1) diffondersi del keynesismo della crescita: cioè del tentativo di usare l’intervento statale e la spesa pubblica, come strumento per sostenere lo sviluppo economico, e non solo per curare le depressioni; 2) L’uso della spesa pubblica come mezzo per accrescere e consolidare il consenso attraverso la massiccia diffusione dei programmi di welfare, indipendentemente dal ciclo economico e dalla situazione occupazionale. E per quel che riguarda le politiche di sostegno della domanda più tradizionali, si è contrapposto un modello di «keynesismo debole» a uno di «keynesismo forte». a) Nel Keynesismo debole (es.Stati Uniti fino agli anni 70) l’intervento pubblico, attraverso la politica fiscale, monetaria e quella della spesa in deficit, resta più vicino all’originaria ispirazione keynesiana, perché si limita a stabilizzare il ciclo economico sostenendo la domanda nei momenti di recessione e raffreddandola in quelli di pieno utilizzo dei fattori produttivi. Quindi si alternano manovre espansive e recessive e la spesa sociale è, in genere, meno consistente; b) Il Keynesismo forte (es.paesi scandinavi) è, invece, caratterizzato da un impegno più vincolante sul terreno della difesa della piena occupazione e della crescita economica, in modo da poter anche finanziare un incremento più consistente della spesa sociale. A questa forma di keynesismo sono associabili sindacati più forti e centralizzati, e governi a presenza stabile di forze di sinistra, impegnati non solo sul terreno della piena occupazione ma anche su quello della diffusione del welfare. (fonte tesionline)”,”ECOT-277″
“FELLONI Giuseppe a cura”,”Moneta, credito e banche in Europa: un millennio di storia.”,”Contiene: Parte IV: Istituzioni finanziarie, crisi e scandali bancari in Italia dall’Unità a oggi [crisi finanziaria bancaria 1872-1873; 1889-1893; 1929; 1892″,”EURE-125″
“FELT James W.”,”Making Sense of Your Freedom. Philosophy for the Perplexed.”,”‘Determinismo incompatibile con la libertà'”,”FILx-149-FRR”
“FELTRI Francesco Maria BERTAZZONI Maria Manuela NERI Franca”,”I giorni e le idee. Categorie per capire la storia. 2. Settecento e Ottocento.”,”Le calunnie contro Hebert. “”Presa visione delle testimonianze, il pubblico accusatore Fouquier-Tinville ordinò l’arresto di Hébert, Vincent, Ronsin, Momoro, Ducroquet e Laumur, eseguito nella notte fra il 13 e il 14 marzo. Gli accusati furono rinchiusi nella prigione della Conciergerie. Alle testimonianze inconsistenti fin lì raccolte, Billaud-Varenne aggiunse, parlando quella sera alla tribuna dei Giacobini, un piano progettato da un certo Jean-Antoine Armand, studente di medicina, e da Marie-Anne Latreille, moglie del generale Quétineau, detenuto all’Abbaye in quanto simpatizzante dei Vandeani. Armand e alcuni amici sarebbero dovuti penetrare all’Abbaye e alla Conciergerie. Dopo aver ucciso le guardie e liberato i prigionieri, avrebbero invaso e saccheggiato la Tesoreria, distribuendo il denaro al popolo per ingraziarselo. Poi si sarebbero impadroniti dell’Arsenale e avrebbero bombardato Parigi. Secondo Billaud-Varenne, i veri autori di questo piano assurdo erano invece Hébert, Vincent, Ronsin e Momoro: « erano solo degli apri-palchi, saliti ai primi palchi, questi uomini sono i cospiratori di oggi ». Al club dei Cordiglieri erano tutti convinti che si trattasse di calunnie, ma in molte sezioni le opinioni si divisero (…). La sera, dopo l’udienza, nella sua cella Hébert scrisse una lettera a Fouquier-Tinville. È l’ultimo documento rimasto scritto di suo pugno. Chiese di ammettere al processo la testimonianza di Carrier che, era certo, lo avrebbe scagionato completamente. Affermava di non aver ancora trovato un solo fatto che lo coinvolgesse realmente nel presunto complotto e di stupirsi di essere stato accusato insieme con persone che conosceva appena. Quanto al suo giornale, gli elogi riservatigli delle sezioni popolari erano il miglior riconoscimento del bene che esso aveva prodotto. E concludeva: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati ». La lettera non ebbe risposta. (…) La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati », ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo. Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ». (wikip) Hebert contro la calunnia e l’ invidia: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati »; « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».”,”STOx-019-FV”
“FELTRINELLI Carlo”,”Senior service.”,”Non è una biografia nostalgica, non è un romanzo di formazione. E’ una storia. Carlo FELTRINELLI, figlio di Inge e Giangiacomo, è nato nel 1962, vive e lavora a Milano. Feltrinelli, Giangiacomo (Milano 1926 – Segrate, Milano 1972), editore italiano. Militante del Partito comunista (PCI), fondò un importante centro di studi sul movimento operaio internazionale, poi eretto in Fondazione, e l’omonima casa editrice. Staccatosi dal Partito comunista, simpatizzò per movimenti e gruppi di carattere castrista e maoista, fino a scegliere la semiclandestinità per partecipare ad atti di sabotaggio a sfondo terroristico, in uno dei quali perse la vita. (ENC)”,”ITAC-023″
“FENELON Francois”,”Le avventure di Telemaco figlio di Ulisse. Tomo I II.”,”FENELON (François de Salignac de La Mothe-), prelato e scrittore francese (castello di Fénelon, Périgord, 1651 – Cambrai 1715). Apparteneva a una famiglia di antichissima nobiltà, ma decaduta. Allievo del seminario di Saint-Sulpice, fu ordinato sacerdote probabilmente nel 1675. Iniziò la sua missione come direttore di un’istituzione che si proponeva di rieducare le fanciulle convertite dal protestantesimo al cattolicesimo e più tardi presiedette all’opera di conversione nelle regioni dell’Aunis e della Saintonge. In tale occasione entrò in rapporti con la famiglia del duca di Beauvillier e per le sue otto figlie scrisse il trattato sull’ Educazione delle giovinette (1687). Nel 1689 fu nominato precettore del giovane figlio del duca di Borgogna. Fino a quel momento Fénelon, discepolo di Bossuet, s’era occupato solo di problemi metafisici e morali, senza inclinazioni per il misticismo. Ma, all’inizio dell’ottobre 1688, fece la conoscenza di Madame Guyon, donna di nobile carattere e interessata ai problemi spirituali più sottili;”,”FRAA-036″
“FENELON, Francois de Salignac de la Mothe-Fénelon”,”La educación de las jóvenes.”,”Difetti dei giovani. “”La consecuencia que hay que sacar de eso es la de que los padres deben conservar siempre la autoridad para castigar, porque hay naturalezas que sólo se doman con el temor; pero – lo repito – sólo hay que hacerlo así cuando no es posible de otro modo””. (pag 69) (Wikip) Fénelon, pseudonimo di François de Salignac de La Mothe-Fénelon (Château de Fénelon, 6 agosto 1651 – Cambrai, 7 gennaio 1715), è stato un teologo, scrittore e religioso francese. Precettore del duca di Borgogna, si oppose a Bossuet e cadde in disgrazia in conseguenza della «querelle» sul quietismo e, soprattutto, dopo la pubblicazione del romanzo Les Aventures de Télémaque (1699), considerato una critica alla politica di Luigi XIV. L’influenza letteraria di quel romanzo rimase notevole per almeno due secoli. Le origini [modifica] Fénelon crebbe in una famiglia aristocratica del Périgord, antica ma impoverita. Essendo figlio cadetto – secondo di quattordici figli nati in due matrimoni paterni – e contando la famiglia già molti vescovi nella sua tradizione, fu destinato presto alla carriera ecclesiastica. Cominciò a studiare a Cahors, poi a Parigi dai gesuiti. Predicò già a 15 anni con successo. Dopo aver studiato nel seminario di Saint-Sulpice, vicino alla sede della Compagnia di Gesù in Francia e avendo – lui, giovane prete – presto attirato l’attenzione su di sé per le sue belle prediche, fu nominato nel 1678, dall’arcivescovo di Parigi, direttore dell’ l’Institut des Nouvelles Catholiques, un collegio per la rieducazione delle ragazze di buona famiglia i cui genitori, già protestanti, fossero stati convertiti al cattolicesimo. L’ascesa [modifica] Monumento a Fénelon a ParigiLe sue funzioni l’ispirarono e nel 1681 trasmise la sua esperienza pedagogica nel Traité de l’éducation des filles, pubblicato solo nel 1687. Alla fine del 1685, dopo la revoca dell’Editto di Nantes del 1598, su raccomandazione di Bossuet, Luigi XIV gli affidò la direzione di una missione nel Poitou: egli intraprese così il primo dei suoi molti viaggi nelle regioni francesi dell’Ovest a maggioranza protestante, ma con poco successo, anche se alcune fonti sostengono che egli, rifiutando l’utilizzo della forza, sia riuscito con la dolcezza e l’eloquenza, a operare parecchie conversioni. Poco dopo, nel 1685, si fece notare con il suo primo scritto teologico, il Traité de l’existence de Dieu et de la réfutation du système de Malebranche sur la nature et sur la Grâce, diretto contro i giansenisti; nello stesso tempo, espresse le sue opinioni sulla retorica nei Dialogues sur l’éloquence (1685). In quegli anni fece parte del circolo di Bossuet,il focoso oratore dell’episcopato francese. Nel 1688 fu presentato – ricevendone una forte impressione – a Madame de Maintenon, moglie morganatica di Luigi XIV dopo la morte della regina. Ella simpatizzava, a quell’epoca, con Madame Guyon, una donna mistica e pia, e con il suo quietismo, nel quale sembra che molti francesi avessero visto un mezzo per evadere da una realtà politica che diveniva sempre più insopportabile. Fénelon ricevette una forte impressione Nell’estate del 1689, su proposta di Madame de Maintenon, della quale Fènelon era divenuto consigliere spirituale, fu nominato precettore del duca di Borgogna, che aveva allora 7 anni, nipote di re Luigi e suo erede al trono. Gli insegnò tutte le virtù cristiane e gli ispirò un affetto che non sarebbe mai venuto meno. Acquisì così una posizione influente a corte, sicuramente decisiva per farlo ammettere all’Académie française nel 1693 e, quando terminò l’educazione del duca, Luigi XIV gli fece ottenere l’arcivescovado di Cambrai (1695). Le Avventure di Telemaco [modifica] Per il suo allievo reale, che però morì nel 1712 senza esser potuto salire al trono, malgrado Luigi morisse un anno prima, Fénelon scrisse molte opere divertenti e istruttive insieme: prima una raccolta di favole, le Aventures d’Astinoüs e i Dialogues des morts modernes ma, soprattutto, nel 1694-1696, il romanzo educativo di avventure e di viaggi Les Aventures de Télémaque, fils d’Ulysse. Telemaco e MentoreIn questo romanzo, pseudo-storico e utopistico, egli conduce il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, insieme con il precettore Mentore (naturalmente una sorta di Fénelon stesso) attraverso diversi paesi dell’antichità che spesso, a causa dei cattivi consiglieri dei governanti, ebbero problemi simili a quelli che attraversavano la Francia di quegli anni, soprattutto le continue guerre, problemi che tuttavia si potrebbero risolvere – almeno così sostiene Fénelon nel romanzo – grazie a una pacifica convivenza con i paesi confinanti, a riforme economiche, allo sviluppo dell’agricoltura e alla fine della produzione degli articoli di lusso. Il maggior avversario di Fénelon a corte fu Bossuet, che pure l’aveva appoggiato in precedenza, ma nel 1694 gli si era opposto sulla questione del quietismo, una polemica teologica, e nel 1697 aveva cercato di ottenere dal papa la sua condanna per lo scritto Explication des maximes des saints sur la vie intérieure, dove Fénelon aveva preso le difese di Madame Guyon (considerata una sorta di nemica pubblica, tanto da essere stata arrestata nel 1698). Il papa Innocenzo XII condannò l’opera nel 1699, essendo state rilevate in essa 23 proposizioni eretiche e Fénelon si sottomise e abiurò. Dal 1698, il Télémaque aveva cominciò a circolare a corte sotto forma di copie, e vi si vide in esso una critica appena mascherata contro il governo autoritario di Luigi XIV, contro la sua politica estera aggressiva e contro la sua politica economica mercantilista, che favoriva le esportazioni ma deprimeva i consumi interni. L’opera, che Fénelon non aveva voluto rendere pubblica, gli fu sottratta da un domestico. Ai primi del 1699, Fénelon perdette il posto di precettore e quando, in aprile, il Télémaque fu pubblicato – sia pure anonimo e senza la sua autorizzazione – Luigi XIV vi vide una satira contro il suo regno, fece arrestare il tipografo e bandì dalla corte Fénelon. La caduta in disgrazia [modifica] La tomba di Fénelon nella cattedrale di CambraiVerso il 1700, Fénelon abitò in Belgio, nella casa chiamata «la Belle Maison», che si trovava fra i comuni di Pâturages (adesso Colfontaine) e Eugies, poi si ritirò nel suo arcivescovado di Cambrai dove, cessata ogni attività di teologo e di politico, cercò di condurre una vita esemplare, conformemente agli insegnamenti del suo Mentor (che, nel romanzo, altri non era che Athena, dea della sapienza) Nella sua diocesi, si occupò dei problemi dei fedeli e della loro istruzione. Durante il drammatico inverno del 1709, nel quale imperversarono gli effetti della carestia, si privò di tutto a favore dell’esercito che era accampato nella città. La sua reputazione attrasse a Cambrai diversi autorevoli personaggi stranieri, come Andrew Michael Ramsay, protestante che egli convertì e che, considerandosi suo allievo, non lo lasciò più. Fénelon morì nel 1715, a 64 anni, dopo aver avuto il dolore di vederlo morire. Un capitolo delle memorie di Louis de Rouvroy de Saint-Simon è dedicato alla sua morte. Nella Francia del XVIII e XIX secolo, il Télémaque fu uno dei libri per i giovani più letti – anche Aragon e Sartre lo lessero nella loro infanzia. Lo si considera anche come un libro che precorra lo spirito dell’Illuminismo. Scrisse anche altre opere, che si sono perdute, avendo Luigi XIV fatto bruciare molti suoi scritti che erano conservati fra le carte del figlio. Opere [modifica] Traité de l’éducation des filles (1687) Traité du ministère des pasteurs (1688) Réfutation du système du père Malebranche sur la nature et la grâce (1688) Lettera a Luigi XIV (1694 Explication des maximes des saints sur la vie intérieure (1697) Les aventures de Télémaque (1699) Dialogues des Morts et Fables, écrits composés pour l’éducation du duc de Bourgogne, 1700) Lettre sur les occupations de l’Académie (1714) Démonstration de l’existence de Dieu, tirée de la connaissance de la Nature et proportionnée à la faible intelligence des plus simples (1712), seconda parte pubblicata nel 1718 Fables et opuscules pédagogiques (1718) Dialogues sur l’éloquence, avec une Lettre à l’Académie française (1718) Examen de la conscience d’un roi (pour le duc de Bourgogne), 1734 La pubblicazione delle opere complete di Fénelon iniziò nel 1787 a Parigi ma l’edizione, che già comprendeva 9 volumi, si interruppe, a causa della Rivoluzione, nel 1792. La sola edizione veramente completa è quella, a cura di Gosselin e Caron, in 36 volumi Bibliografia [modifica] Marguerite Haillant, Fénelon et la prédication, 1969″,”DONx-032″
“FENGA Luigi”,”Le attese del vecchio.”,”Associazione Culturale Homines Cura Iuvat L’autore è stato partigiano nella Brigata Mazzini.”,”SCIx-399″
“FENIELLO Amedeo”,”Napoli normanno-sveva.”,”Amedeo Feniello, nato a Napoli nel 1962, è stato borsista presso la Scuola di Gestione e Conservazione della Documentazione Storico-Aziendale di Napoli, l’Istituto di Storia Economica Marco Datini di Prato e il Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di S. Miniato. Dal 1991 è redattore della rivista di arti figurative, archeologia e urbanistica Napoli Nobilissima.”,”ITAG-012-FL”
“FENOALTEA Sergio”,”Italia Europa America.”,”Sergio Fenoaltea è nato a Roma nel 1908. Giovanissimo militò accanto a Giovanni Amendola nella opposizione al fascismo. Nel 1928 venne arrestato e sottoposto al provvedimento dell’ammonizione. Laureatosi con lode in legge nel 1929, divenne assistente di economia politica alla Università di Roma. Abbandonò la carriera universiataria quando come condizione per proseguirla fu stabilito il requisito della iscrizione al partito fascista. Dal 1938 ha esercitato la professione forense. Nel 1941-42 fu fra i fondatori del partito d’azione. Arrestato nel 1943 uscì dal carcere dopo il colpo di Stato del 25 luglio che mise fine al regime fascista. Dopo l’8 settembre, durante l’occupazione nazista di Roma, fu segretario del comitato clandestino di liberazione nazionale centrale, membro della sua prima giunta esecutiva e presidente del comitato clandestino di liberazione nazionale romano. Dopo la liberazione di Roma fu sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e membro della Consulta nazionale. Rappresentò quindi l’Italia all’estero, quale ambasciatore d’Italia in Cina, poi, dopo essere stato a Parigi quale segretario generale aggiunto della Nato per gli affari politici, in Canada, in Belgio e infine dal 1961 – dopo l’elezione di John Kennedy alla Casa Bianca – negli Stati Uniti. Nel 1967, trovandosi in dissenso dal ministro degli esteri da tempo si dimise dal servizio diplomatico. Nel 1976 fu eletto senatore della Repubblica a Firenze, dove la sua candidatura era stata presentata congiuntamente dai partiti liberale, repubblicano e socialdemocratico. E’ presidente onorario di sezione del Consiglio di Stato. Diceva Madame de Staël che le espressioni che vengono più spesso sotto una penna rivelano se stesso a chi scrive. (pag 5)”,”ITQM-223″
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba. La Malora.”,”””Lo so che vai dalla parte buona e che ce ne sono già tanti, ma…”” insomma si capiva che per sua madre lui era d’altra carne e d’altre ossa. Lei disse ancora: “”Io dico solo che ci potresti andare al momento buono””. “”Ma è sempre il momento buono, lo è stato fin dal principio. E poi capisci che se per andare tutti aspettano il momento buono, il momento buono non verrà mai””. Sua madre scosse la testa. “”Non è ancora il momento buono. Guarda che batosta i partigiani si sono ancora presi dalla repubblica ad Alba. No, non è ancora il momento buono. Lo dice anche Radio Londra””. (pag 51)”,”ITAR-052″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Tempo fa mi è venuto tra le mani un giornale di allora, dei tempi belli per voi, con una fotografia di lui che pigliava mezza pagina, e me la sono studiata per un’ora. Ebbene, io gliel’ho letto in faccia. E se insisto tanto è perché non voglio che tu ti sprechi a gridare Viva Lui in punto di morte. Io me lo vedo, chiaro come il sole. Quando toccherà a lui come ora tocca a te, lui non saprà morire da uomo. E nemmeno da donna. Morirà come un maiale, io me lo vedo. Perché è un vigliacco fenomenale””. “”Viva il Duce!”” mi fa quello, ma piano, sempre tenendosi la testa fra i pugni. E io non perdo la pazienza e gli dico: “”E’ un vigliacco enorme. Quello di voi che morirà più da schifoso, morirà smpre come un dio in confronto a lui. Perché lui è un vigliacco colossale. E? il più vigliacco italiano che sia esistito da quando esiste l’Italia, e per vigliaccheria non ne nascerà più l’uguale anche se l’Italia durasse un milione di anni.”” E quello: “”Viva il Duce!”” mi rifà, sempre sottovoce. Poi arrivò Giulio e mi disse: “”Vogliono che ci sbrighiamo””.”” (pag 74-75)”,”ITAR-116″
“FENOGLIO Giuseppe (Beppe), edizione critica a cura di Dante ISELLA”,”Il partigiano Johnny.”,”La solitaria epopea di un disperato antieroe durante la Resistenza “”Tutta accadde in quei momenti sonnolenti e nevrotici insieme, nella cubica chiusura della città. In parziale applicazione del bando di Graziani, un forte nucleo di armati repubblicani arrivarono all’improvviso da Cuneo per prelevare i renitenti alla leva, che non s’erano nemmeno degnati di rispondere al bando. Nella loro scontata ed accurata assenza, nella disperata necessità di non lasciar correre con tutte le immani conseguenze future, estesero la responsabilità politica dei renitenti lontani ai loro genitori in casa e con l’aiuto di torvi ed atterriti carabinieri trasportarono i familiari al carcere mandamentale, dozen of them rimanendo poi in attesa dell’inevitabile risultato della pressione psico-sentimentale”” (pag 41)”,”ITAR-227″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Nel clima della guerra fredda, ‘I ventitre giorni’ fu frainteso da denigratori e fautori. «L’Unità» s’impermalì, e ne parlò come di una «mala azione», scandalizzata per una rappresentazione della Resistenza non consona alla retorica vigente. Ma giustamente Emilio Cecchi poté scrivere nel 1963, alla prematura morte a Torino di Beppe Fenoglio per male incurabile: «Oggi che ci troviamo davanti all’insieme della sua opera viene da chiedersi se la rappresentazione della grigia vita campagnola e di grandiose e terribili vicende, abbiamo avuto negli scrittori delle ultime generazioni altro interprete all’altezza e della gravità di questo. (…)»”” (premessa)”,”VARx-004-FMP”
“FENOGLIO Beppe, a cura di Dante ISELLA”,”L’imboscata.”,”Nell’estate del 1944, in un’Italia devastata dalla guerra civile, prende vita la drammatica vicenda del partigiano Milton, un personagigo molto diverso dal più famoso partigiano Johnny, eppure in qualche modo a lui complementare. Lo stesso Fenoglio ne sottolineò la specularità: “”Milton è un’altra faccia, più dura, del sentimentale e dello snob Johnny””. Libro incompiuto, ma non certo frammentario… Le opere di Beppe Fenoglio (1922-1963) sono pubblicate da Einaudi: ‘I 23 giorni della città di Alba’, ‘La malora’, ‘Primavera di bellezza’, ‘Una questione privata’, ‘Il partigiano Johnny’, ‘Appunti partigiani’. I suoi ‘Romanzi e racconti’ sono raccolti, a cura di Dante Isella nella ‘Biblioteca della Pléiade’. La fondina. Il fratello di Filippo. “”Come non lo sapessi. Lo fucilò la Muti. E nota che non era ancora partigiano vero e proprio. Ci ronzava attorno da un pezzo ma entrato in forza proprio non era ancora. Per sentirsi qualcuno viaggiava con un cinturone da ufficiale e tanto di fondina. Senonché la fondina era vuota perché la pistola non se l’era ancora fatta. I criminali della Muti lo sorpresero lungo la ferrovia, quasi all’imbocco della galleria di Moresco. A regola non potevano fucilarlo perché era stato trovato senza armi. Ma va’ a parlare di regole con la Muti. La Muti che era per ammazzare prese lo spunto dalla fondina. Dove c’è fondina c’è rivolterra, dissero, lui l’aveva buttata o nascosta appena vistosi circondato. Siccome il fratello di Filippo negava con tutte le sue forze, gli montarono il trucco. Uno di loro lancià la sua pistola verso il tunnel, poi fece finta di frugare tutto intorno con la massima attenzione. Naturalmente la trovò in un minuto e corse a metterla sotto il naso al fratello di Filippo che una pistola così se l’era sempre sognata. La confrontarono alla sua fondina e si capisce che bene o male corrispondeva alla fondina. Allora l’ufficiale lo dichiarò bandito armato e lo fucilarono sul posto”” (pag 96) Il mito Ettore Muti. Dizionario Treccani ‘(…) Appare difficile appurare se egli facesse il doppio gioco a favore della Germania nazista, se fosse fedele al fascismo mussoliniano o se si fosse adeguato al governo badogliano. Diversi testimoni della vicenda, tra i quali Carmine Senise e Giacomo Carboni, hanno voluto fornire la loro versione su questi fatti, soffermandosi in particolare sul rapporto Muti-Badoglio, ma nonstante alcune indagini della magistratura negli anni Cinquanta, sulla vicenda non si è fatta chiarezza. La morte precoce e violenta favorì presso gli uomini della Repubblica sociale l’idealizzazione di Muti: fu dipinto come un eroe senza macchia e gli venne dedicata una brigata di camicie nere. In un Consiglio dei ministri di metà dicembre 1943, il fascismo repubblicano stabilì inoltre la concessione di una pensione vitalizia alla famiglia nelle persone della madre, della vedova e della figlia legittima. Il 19 febbraio 1944, a Ravenna, fu celebrato il suo funerale solenne, in seguito allo spostamento della salma dal cimitero del Verano. Anche negli anni successivi alla guerra, la fortuna di Muti fu largamente determinata – più ancora che dalla sua vita – dall’immagine mitica costruita dalla Repubblica sociale nel periodo 1943-45′”,”ITAR-001-FER”
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba – La Malora.”,”‘Guerra, resistenza, amore sono qui riportati sotto un segno comune di violenza. Ma con naturalezza, con innocenza. Il paesaggio è quello tipicamente pavesiano delle Langhe; disseccato, scarnificato fino a rappresentare simbolicamente quella condizione guerresco-contadina da cui è nata tanta parte dell’ultima storia italiana. Vecchie pelli, partigiani di primo pelo, ladri-guerrieri, braccianti, sergenti, sbruffoni, ragazze con l’argento vivo: tutta gente che vive a muso duro nell’odore della polvere…’ (retrocopertina)”,”VARx-002-FER”
“FERGUSON Adam a cura di Pasquale SALVUCCI”,”Saggio sulla storia della società civile. Titolo originale: ‘An Essay on the History of Civil Society’ (1767).”,”Adam FERGUSON (1723-1816) appartiene alla famosa ‘scuola scozzese’ (HUME, ROBERTSON, REID, SMITH, STEUART, MILLER e altri), che, nella seconda metà del Settecento, costituisce l’ altro versante dell’ enciclopedismo francese e, aprendo la filosofia alla vita e ai problemi reali, fa degli argomenti economici e politici il terreno più funzionale di ogni spiegazione. Professore a Edimburgo, autore anche delle ‘Istituzioni di filosofia morale’ (1769) e dei ‘Principi di morale e scienza politica’ (1792), FERGUSON ebbe esperienze di vario tipo. Il suo capolavoro è questo ‘Saggio sulla storia della società civile’. Libro che ha influenzato il pensiero occidentale contribuendo alla elaborazione della concezione del mondo di MARX e alla fondazione della sociologia. —————————————————————————“,”TEOP-101”
“FERGUSON Niall”,”The Cash Nexus. Money and Power in the Modern World, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è professore di storia politica e finanziaria all’ Università di Oxford e Visiting Professor di Economics alla Stern School of Business, New York University. E’ autore di ‘Paper and Iron’, ‘The House of Rothschilds’ e ‘The Pity of War’. Scrive per TLS.”,”ECOI-087″
“FERGUSON Niall a cura di Massenzio TABORELLI”,”Soldi e potere nel Mondo Moderno, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è nato a Glasgow 36 anni fa, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Ha esordito con ‘Paper and Iron’ (1995). Poi si è imposto all’attenzione della critica con tre opere molto discusse ‘The Pity of War’ (1998) (in cui attribuiva alla Gran Bretagna la responsabilità del primo conflitto mondiale), ‘Virtual History’ (1997) in cui ipotizzava una serie di scenari fantapolitici (se HITLER avesse sconfitto STALIN ecc.), ‘The House of Rothschilds’ ricostruzione ‘ufficiale’ delle vicende dell’ impero bancario dei Rothschild. Scrive per TLS, Financial Times e l’ Observer. In ‘Soldi e potere’ FERGUSON sostiene che sono stati gli eventi politici e soprattutto le guerre a plasmare le istituzioni tipiche della vita economica. Sull’ intensità della guerra: P.A. SOROKIN ha contato 97 guerre nel periodo 1819-1925, in confronto al totale di 112 (dal 1800 al 1945) indicato da Quincy WRIGHT. L.F. RICHARDSON contando tutte le ‘liti mortali’ che è riuscito a trovare, ha raggiunto la cifra assai più imponente di 289 nel periodo 1819-1949. Poi c’è la stima di LUARD ancora più alta 410 nel periodo 1815-1984. (pag 29)”,”QMIx-093″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”NIall FERGUSON nato a Glasgow nel 1964 è docente di storia della politica e della finanza a Oxford. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”QMIP-032″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna. (Tit. orig.: The Pity of War)”,”FERGUSON Niall nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”E’ sorprendente la scarsità di voci che si levarono in Germania contro l’ azzardo di attuare una guerra sottomarina senza restrizioni. Max Warburg, fu uno dei pochi influenti uomini d’ affari tedeschi a opporsi all’ abolizione delle restrizioni sulla guerra sottomarina, sostenendo che, per quanto grande fosse l’ impatto sui rifornimenti alimentari inglesi, il rischio di alienarsi gli Stati Uniti era troppo grave. “”Se l’ America è tagliata fuori dalla Germania””, disse nel febbraio 1916, “”significa una riduzione del 50 per cento del potere finanziario della Germania da usare in guerra, e un aumento del 100 per cento di quello britannico e francese (…) Bisognerebbe fare di tutto (…) per evitare una rottura con l’ America””. “”La guerra è perduta se va avanti (la guerra sottomarina senza limitazioni) (…)””. (pag 380-381)”,”RAIx-019″
“FERGUSON Niall”,”The Ascent of Money. A Financial History of the World.”,”FERGUSON è un noto storico britannico.”,”ECOI-246″
“FERGUSON Niall”,”Ventesimo secolo, l’età della violenza. Una nuova interpretazione del Novecento.”,”in apertura versi poesie Shakespeare, Eliot (La terra desolata (vpn)), brano della guerra dei mondi di Wells. FERGUSON N. insegna storia moderna alla Harvard University. E’ commentatore politico ed economico. Ha scritto altre opere v. bibl.. Il viaggio dei coniugi Webb in Urss. “”Forse non c’è nulla che illustri il carattere demoniaco del regime stalinista meglio del Belomorkanal, il canale di 220 chilometri voluto da Stalin per collegare il mar Baltico al Mar Bianco. Tra il settembre 1931 e l’agosto 1933, dai 128.000 ai 180.000 prigionieri (molti dei quali provenienti dai campi delle Soloveckie e diretti da Frenkel’) scavarono un corso d’acqua muniti soltanto di picconi, carriole e accette rudimentali. Le condizioni di vita furono così dure e gli attrezzi così inadeguati che durante i lavori morirono decine di miglaia di operai, com’era facilmente prevedibile: il terreno era ghiacciato per metà dell’anno e in molti punti i prigionieri dovettero aprirsi un varco in duri blocchi di granito. E, come spesso accadde, il risultato finale ebbe un rientro economico pressoché nullo poiché il canale risultò troppo stretto e non abbastanza profondo da permettere il passaggio alle navi di grosse dimensioni. Ma quando Sidney e Beatrice Webb, membri della Fabian Society insieme a Shaw, visitarono il canale a lavori ultimati, non sembrarono notare nulla di tutto ciò- In ‘Il comunismo sovietico: una nuova civiltà’ (1935) sostennero che era “”confortante sapere che il più fervido apprezzamente fu ufficialmente espresso per il successo della GPU, non soltanto nel portare a termine una grande impresa di ingegneria, ma anche nel conseguire un trionfo nel campo della rigenerazione umana””. I Webb rifiutarono con forza l'””ingenua convinzione che… le colonie penali siano mantenute e rifornite senza sosta da migliaia di lavoratori e tecnici deportati deliberatamente allo scopo di ricavare, con il loro lavoro forzato, un profitto netto pecuniario che vada a sommarsi alle entrate dello Stasto””. Un concetto del genere era semplicemente “”incredibile”” per “”chiunque fosse al corrente degli effetti economici prodotti in qualsiasi paese del mondo dal lavoro forzato e penitenziario””. La schiavitù ha sempre avuto i suoi apologeti, che raramente, però, si dimostrarono così ingenui. Ai 36 scrittori sovietici che sotto il coordinamento di Gorkij scrissero l’iperbolico volume ‘Il canale Stalin Belomor-Baltico’ si poté concedere l’attenuante di non aver avuto alla menzogna altra alternativa che la morte. I Webb, invece, scrissero le loro scempiaggini nella tranquillità di Bloomsbury.”” (pag 220) Eliot: “”Cos’è quel suono alto nell’aria Quel mormorio di lamento materno Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte Qual è quella città sulle montagne Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta Torri che crollano Gerusalemme Atene Alessandria Vienna Londra Irreali”””,”TEMx-053″
“FERGUSON Niall”,”Il grido dei morti. La prima guerra mondiale: il più atroce conflitto di ogni tempo.”,”Niall Ferguson insegna Storia moderna alla Harvard University. E’ senior research fellow al Jesus College della Oxford University e senior fellow all’Hoover Institution della Stanford University. E’ commentatore politico ed economico e scrive su quotidiani inglesi e americani. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Soldi e potere nel mondo moderno’, ‘Ascesa e declino dell’impero americano’, ‘Ascesa e declino del denaro’. La guerra per Max Warburg e soci. “”La risoluzione su “”militarismo e conflitti internazionali”” approvata dalla Seconda Internazionale dei partiti socialisti alla conferenza di Stoccarda nel 1907 è una formulazione classica della teoria marxista sulle origini della guerra: “”Le guerre fra Stati capitalisti sono di regola il risultato della loro rivalità per il possesso dei mercati mondiali, dato che ogni Stato non si preoccupa soltanto di consolidare il proprio mercato, ma anche di conquistarne di nuovi…Inoltre, queste guerre derivano dall’interminabile corsa agli armamenti tipica del militarismo… Le guerre perciò sono intrinseche alla natura del capitalismo: cesseranno soltanto quando verrà abolita l’economia capitalista”” (1). Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale – che gettò nel caos la Seconda Internazionale – questa tesi divenne un autentico dogma della sinistra. Nel gennaio del 1915 il socialdemocratico tedesco Friedrich Ebert dichiarò: “”Tutti i grandi Stati capitalisti hanno registrato un incremento della loro vita economica nel corso dell’ultimo decennio… La lotta per i mercati si è fatta più intensa. Insieme alla lotta per i mercati si è aperta la lotta per i territori… Perciò i conflitti economici hanno portato all’esplosione di conflitti politici, a costanti e giganteschi aumenti degli armamenti e infine alla guerra mondiale”” (2). Secondo il “”rivoluzionario disfattista”” Lenin (uno dei pochi leader socialisti che desideravano esplicitamente la sconfitta del proprio paese), la guerra era un prodotto dell’imperialismo. La lotta tra le grandi potenze per la conquista dei mercati d’oltremar, stimolata dalla riduzione del tasso di profitto delle loro economie interne, non poteva che terminare con una guerra suicida; a propria volta, le conseguenze sociali della conflagrazione avrebbero affrettato la tanto attesa rivoluzione internazionale del proletariato e la “”guerra civile”” contro le classi dominanti, a cui Lenin aveva incitato fin dallo scoppio della guerra. (3). (…) A prima vista ci sono molte ragioni per pensare che gli interessi capitalistici avrebbero tratto vantaggio dalla guerra. In particolare, l’industria degli armamenti non avrebbe certo preso l’occasione di ottenere lucrosi contratti nel caso di un esteso conflitto. La filiale britannica della banca di Rothschild, che per i marxisti e gli antisemiti era il simbolo del diabolico potere del capitale internazionale, aveva legami finanziari con la società Maxim-Nordenfelt, le cui mitragliatrici erano state esaltate da Hilaire Belloc come la chiave per l’egemonia europea, e aveva contribuito a finanziarne l’acquisizione da parte della Vickers Brothers nel 1897 (6). Anche i Rothschild di Vienna avevano interessi nell’industria degli armamenti: le loro acciaierie Witkowitz erano importanti fornitrici di ferro e acciaio per la marina austriaca e successivamente di proiettili per l’esercito. I cantieri navali tedeschi, per citare ancora un esempio, ottennero cospicui contratti governativi in forza del programma navale del grand’ammiraglio Alfred von Tirpitz. Delle ottantasei unità commissionate tra il 1898 e il 1913 sessantatré furono allestite da un gruppo ristretto di compagnie private. Più di un quinto della produzione dei cantieri Blohm & Voss di Amburgo, che avevano sostanzialmente monopolizzato l’allestimento di grandi navi da diporto, era destinato alla marima militare (7). Tuttavia, come a smentire la teoria marxista, non c’è quasi nessuna prova che questi uomini d’affari legati ai propri interessi ‘volessero’ una grande guerra europea. A Londra la stragrande maggioranza dei banchieri era terrorizzata da questa prospettiva, soprattutto perché la guerra minacciava di bancarotta quasi tutti gli istituti di sconto che finanziavano il commercio internazionale (…). I Rothschild cercarono invano di evitare un conflitto anglo-tedesco, e per questi loro sforzi furono accusati da Henry Wickham Steed, il caporedattore agli esteri del ‘Times’, “”di un losco tentativo finanziario giudeo-tedesco per costringerci a sposare la causa della neutralità”” (8) . Tra i pochi uomini d’affari tedeschi tenuti (soltanto in parte) informati sugli sviluppi della crisi di luglio, né l’armatore Albert Ballin né il banchiere Max Warburg erano favorevoli alla guerra.”” (pag 58-59)”,”QMIP-209″
“FERGUSON Niall”,”Colossus. Ascesa e declino dell’impero americano.”,”Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: La verità taciuta, La Prima Guerra Mondiale: il più grande errore della storia moderna, Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”USAP-004-FL”
“FERGUSON Wallace K.”,”Il Rinascimento nella critica storica.”,”Wallace K. Ferguson è nato a Toronto nel 1902. Laureatosi nel 1927, dopo aver insegnato per anni alla New York University, è dal 1956 professore di storia alla Western Ontario University (1969). “”Nel pensiero di Hegel la concezione dello spirito universale va inseparabilmente congiunta con il metodo per mezzo del quale esso raggiunge i suoi fini nella storia effettuale, vale a dire: la dialettica che è la logica peculiare della storia. Ma la inseparabilità suddetta non venne intesa come un nesso necessario: molti storici accettarono l’idealismo hegeliano, almeno in parte, ma non la sua dialettica. D’altro canto, Carlo Marx adottò la dialettica e non lo spirito”” (pag 245)”,”STOx-048-FF”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”Adam Ferguson, LL. D. Professor of Moral Philosophy in the University of Edinburgh.”,”FILx-137-FL”
“FERGUSON Niall”,”The Pity of War. (La pietà della guerra)”,”Niall Ferguson nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”There was only one consolation left to the Germans; and that was that some of their potential foes were significantly less prepared for war”” (pag 101) “”C’era solo una consolazione rimasta ai tedeschi; e cioè che alcuni dei loro potenziali nemici erano significativamente meno preparati alla guerra”””,”QMIP-020-FSL”
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”Niall Ferguson, nato a Glasgow nel 1964, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford. Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”QMIP-038-FL”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”La prima edizione dei testi che hanno definito l’Europa moderna. FERGUSON, Adam Treccani: Filosofo e storico scozzese, nato a Logierait (Perthshire) il 20 giugno 1723, morto a St. Andrews il 22 febbraio 1816. Dal 1759 al 1785 insegnò all’università di Edimburgo. Si occupò soprattutto del problema etico-politico, cercando di conciliare l’antitesi tra l’individualismo utilitario del Hobbes e del Hume e la morale sentimentale e altruistica dello Shaftesbury e del Hutcheson. Tanto il principio della conservazione di sé quanto quello dell’amor del prossimo dovevano infatti valere, per il F., come mezzi per raggiungere quell’ideale di perfezione, a cui l’uomo doveva tendere sia in quanto individuo sia in quanto membro di una società. Nelle concezioni politiche il F. si attenne al costituzionalismo del Montesquieu. Suoi scritti teorici principali, gli Institutes of moral Philosophy (Edimburgo 1769) e i Principles of moral and political Science (Edimburgo 1792): da ricordare anche l’Essay on the History of civil Society (Londra 1766) e la History of the Progress and germination of the Roman Republic (1783), che volle essere l’esemplificazione storica delle sue vedute etico-politiche. Bibl.: U. Kaneko, Moralphilosophie A. F.s, Lipsia 1904; H. Huth, Soziale u. individualistische Auffassung im 18. Jahrh., vornehmlich bei A. Smith. u. A. F., Lipsia 1907; Buddeberg, F. als Soziologe, in Jahrbuch für Nationalökonomie u. Statistik, 1925. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata 3 417131 SBN CLOUD”,”FILx-028-FMB”
“FERGUSSON Adam”,”Quando la moneta muore. Le conseguenze sociali dell’iperinflazione nella Repubblica di Weimar.”,”Adam Fergusson nato nel 1932 e laurato in storia a Cambridge è un giornalista politico inglese. Negli anni Settanta ha diretto lo “”Statist”” ed ì diventato poi collaboratore autorevole del “”Times””. Come politico si è legato al Partito conservatore e si è impegnato sul fronte dell’Europa unita. E’ stato membro del Parlamento europeo dal 1979 al 1982, poi Special Advisor for European Affairs presso il ministero degli esteri e il Commonwealth. dal 1985 al 1989. In seguito ha svolto lavoro di consulenza. Quest’opera è stato pubblicata per la prima volta nel 1975. “”In un’atmosfera di sempre maggiore violenza e di frustrazione, con attacchi da tutte le parti alla politica della Reichsbank, Havenstein sembrava perfettamente a suo agio. Trenta cartiere, centocinquanta tipografie e duemila macchine da stampa lavoravano notte e giorno, aggiungendo senza sosta banconote al diluvio di cartamoneta nel quale era già affogata l’economia del paese. Havenstein parlava dell’efficienza del suo sistema – la sua ‘Leistungsfähigkeit’ – e ripetava che a suo avviso il maggior pericolo di inflazione proveniva dalle banche private dei singoli stati, le quali avevano il permesso di emettere 15.000 miliardi di marchi – ma non giornalmente, come invece faceva la Reichbank con l’unica eccezione della domenica, bensì una tantum – e continuavano a chiedere di poterne stampare di più. Havenstein sosteneva che ciò “”avrebbe vanificato l’intera politica creditizia dello Stato e della Reichsbank”” e andava proclamando ai quattro venti che la sua missione era di salvare la Germania dalla carenza di denaro. Il governo non riuscì a sopravvivere all’azione combinata di Havenstein e dell’impegno del ‘Ruhrkampf’. Ai primi di agosto, quando iniziò la caduta più vertiginosa del marco, il futuro di Cuno si presentava già del tutto incerto. La mancanza di prestiti dall’estero, l’aggiunta al bilancio preventivo, che era giocoforza approvare, di una spesa di 6000 miliardi di marchi (circa 400.000 sterline) per le sovvenzioni alla Ruhr, la consapevolezza per di più che la resistenza passiva alla resa dei conti si sarebbe risolta non solo nella fine politica ma probabilmente anche nella morte fisica dei membri del governo; tutto questo contribuì a far sì che la coalizione cominciasse a scompaginarsi. “”Non si tratta di una scelta fra capitolazione e caos”” andava dicendo il ministro degli Esteri Rosenberg. “”Capitolazione significa caos. (…)”” (pag 203)”,”GERG-094″
“FERLINGHETTI Lawrence”,”Scoppi urla risate.”,”L. Ferlinghetti è nato nel marzo del 1919 a Yonkers (morto nel 2021), nello stato di New York. Tra le sue ultime opere pubblicate in italiano le raccolte di poesie ‘A Coney Island of the Mind’ (…)-“,”VARx-004-FRR”
“FERMI Laura”,”Atomi in famiglia.”,”””In un primo tempo i fisici di Chicago sperarono di poter ordinare un ciclotrone su misura, a una delle grosse industrie. Ma scienziati e industriali non riuscirono a mettersi d’accordo. Il prezzo richiesto parve eccessivo; le trattative andavano per le lunghe e intanto il tempo passava. Herbert Anderson, che è d’ indole impulsiva, cominciava a spazientirsi: l’ azione, diceva deve seguire prontamente le idee. Decise quindi di costruire lui stesso il ciclotrone. Tanto, di ciclotroni gli industriali non ne sapevano nulla, e a lui sarebbe toccato in ogni modo di far tutti i calcoli e sorvegliare la costruzione. Si mise all’ opera, aiutato da un altro fisico, John Marshall””. (pag 327)”,”SCIx-169″
“FERNANDEZ-ARMESTO Felipe”,”The Spanish Armada. The Experience of War in 1588.”,”Felipe Fernandez Armesto è Fellow del St Antony’s Collge, Oxford: Gli spagnoli nelle battaglie navali usavano ancora il “vecchio sistema” di abbordare le navi per conquistarle utilizzando i cannoni solo per indebolire il nemico (come nella battaglia di Lepanto del 1571); i loro equipaggi erano infatti molto preparati nei combattimenti corpo a corpo. In questo caso, però, di fronte allo schieramento inglese gli spagnoli dovettero serrarsi in formazione difensiva. Gli inglesi infatti (che avevano navi più piccole e leggere), mentre bombardavano il nemico non gli permisero mai di avvicinarsi abbastanza per lanciare i suoi grappini ed effettuare l’abbordaggio. Le navi inglesi erano superiori tecnologicamente a quelle spagnole grazie all’affusto navale dei cannoni inglesi che permetteva un fuoco più veloce, preciso, sicuro e disciplinato di quello (di derivazione terrestre) dei cannoni spagnoli. Per molti cannoni spagnoli le operazioni di ricarica dovevano essere eseguite in parte uscendo dall’opera morta ed esponendo un servente al fuoco nemico. Inoltre nelle navi spagnole erano ancora molto diffusi i piccoli cannoni (falconi, falconetti, mignon) con funzione anti-uomo, mentre la marina britannica disponeva soprattutto di cannoni pesanti, con proiettili tra le 18 e le 42 libbre (e forse anche 60). Il volume di fuoco della flotta inglese non fu comunque mai inferiore a una bordata ogni 4 minuti circa, con rare eccezioni di fuoco più veloce. Gli spagnoli invece tiravano molto lentamente, e di solito dopo una salva a segno cercavano di manovrare per andare all’abbordaggio. Benché continuassero a cannoneggiare il nemico, gli inglesi non riuscirono a fare molti danni nelle file della flotta del duca di Medina-Sedonia (le cui navi si trovavano sopravento), che in questa prima battaglia perse solo due galeoni, uno catturato da Drake e l’altro esploso per un guasto. Le schermaglie fra le due flotte continuarono fino al 2 agosto, giorno in cui l’Armada cercò di distruggere con un contrattacco improvviso l’avanguardia inglese comandata da Martin Frobisher che, grazie alla marea e ai venti a lui favorevoli, riuscì a salvarsi. Wikip. Finalmente il 6 agosto l’Armada gettò l’ancora al largo di Calais per imbarcare l’esercito (le truppe di Alessandro Farnese non erano riuscite ad arrivare al punto d’incontro). La notte del 7 agosto, 8 navi incendiarie inglesi vennero lanciate contro i legni spagnoli che, presi alla sprovvista, dovettero disperdersi lasciando agli inglesi gioco facile per un attacco. La battaglia che ne seguì, nota come battaglia di Gravelinga, si combatté a distanza ravvicinata e fu disastrosa per gli spagnoli, che persero tre galeoni e furono costretti a ritirarsi nella Manica. Il fallimento L’Armada spagnola non era stata realmente battuta sul mare, pur avendo subito danni pesanti e perdite dolorose, aveva però perso la speranza di sconfiggere gli inglesi, manovrava ormai a fatica e avrebbe dovuto aprirsi la strada combattendo per raggiungere le coste dei Paesi Bassi. Decise quindi di desistere dall’impresa e cercò faticosamente di riorganizzarsi. Ormai il tentativo di imbarcare le truppe con la conseguente invasione era fallito, così i galeoni spagnoli cercarono di ritornare in patria ma a causa dei venti contrari decisero di puntare verso nord, navigando tra gli arcipelaghi delle Orcadi e delle Shetland per poi dirigersi a sud veleggiando ad ovest dell’Irlanda. Gli inglesi, che in un primo momento avevano inseguito il nemico, lo lasciarono poi andare tranquillamente, sebbene consapevoli che sarebbe tornato. Il 10 agosto la flotta inglese si avvicinò per tentare un attacco alle navi spagnole rimaste attardate, ma Medina Sidonia riuscì a ricompattare le sue squadre e si preparò a dar nuovamente battaglia, cui gli inglesi tuttavia preferirono sottrarsi e quindi, dopo un fiacco scambio di cannonate, le due flotte si separarono definitivamente. Tuttavia un’incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli spagnoli. La prima li sorprese il 12 agosto, al largo delle Isole Orcadi e presso le Isole Shetland; la seconda il 12 settembre al largo delle coste irlandesi; seguita dopo pochi giorni da una terza al largo delle coste del Connacht (sempre in Irlanda). Delle 138 navi con 24 000 uomini che erano salpate da Lisbona, 45 imbarcazioni e 10.000 uomini andarono perduti. La grande impresa di Filippo II sfumò e lo stesso re cattolico pensò che Dio proteggesse i protestanti e punisse coloro che credevano in lui. Grazie a questo importantissimo successo, l’Inghilterra della regina eretica e anti-spagnola Elisabetta I affermò il proprio dominio sui mari del nord e inflisse una battuta d’arresto al tentativo spagnolo di egemonia sullo scacchiere europeo. La Spagna continuò però la sua guerra navale contro l’Inghilterra, riuscendo anche a ottenere alcuni importanti successi (come nelle campagne delle isole Azzorre); altre flotte spagnole operarono nella Manica nei decenni seguenti.”,”QMIN-041-FSL”
“FERNÁNDEZ-VEGA José”,”Las guerras de la política. Clausewitz de Maquiavelo a Perón.”,”FERNÁNDEZ VEGA Josè ricercatore al Conicet e professore ordinario all’Università di Buenos Aires, dove ha conseguito dottorato in Filosofia. Borsista di dottorato a Berlino, Ricevuto un contributo dalla Fondazione Antorchas di Buenos Aires per la pubblicazione, 3 413879 SBN”,”QMIx-165-FSL”
“FERON Francois THORAVAL Armelle a cura;collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”L’Etat de l’Europe.”,”Collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”STAT-082″
“FERRACUTI Giovanni MARCELLONI Maurizio”,”La casa. Mercato e programmazione.”,”FERRACUTI Giovanni (Udine, 1942) architetto docente di tecnologia dell’architettura (Univ. Venezia). MARCELLONI (Roma, 1938) architetto, è docente di teorie urbanistiche all’Univ. di Venezia.”,”ITAE-302″
“FERRAIOLI GianPaolo”,”L’Italia e la «Dollar Diplomacy». Percezioni della politica estera americana durante la presidenza di William H. Taft (1909-1913).”,”Omaggio dell’autore GianPaolo Ferraioli (Bagheria, 1969), è professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali nell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’. Dipartimento di Scienze Politiche “”Jean Monnet””. E’ l’autore de ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti al rango di potenza mondiale (1896-1909). Diplomazia e dibattito pubblico, emigrazione durante le amministrazioni di William McKinley e Theodore Roosevelt’, Napoli, 2013; ‘Federico Chabod e la Valle d’Aosta tra Francia e Italia’, Roma, 2010; ‘Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX secolo. Vita di Antonio di San Giuliano (1852-1914)’, Soveria Mannelli, 2007. Venezuela. ‘In nome della formazione di un fronte comune delle nazioni progredite e civilizzate contro gli Stati “”canaglia”” dell’epoca, Theodore Roosevelt aveva dato il suo consenso, nel 1902-3, al blocco navale che l’Inghilterra, la Germania e l’Italia avevano messo in atto contro il Venezuela del generale Cipriano Castro. Quest’ultimo, da tempo, si rifiutava del resto di pagare i reclami che alcune ditte e sudditi inglesi, tedeschi e italiani vantavano nei confronti del Venezuela. Con questa loro azione militare, Roma, Berlino e Londra avevano fatto però anche un favore alle imprese e ai cittadini degli Stati Uniti e di tutte le altre nazioni aventi interessi in Venezuela, poiché Castro, piegandosi ad accettare di pagare i reclami anglo-tedesco-italiani, aveva dovuto dare il suo assenso affinché anche tutti gli altri reclamanti stranieri godessero dello stesso trattamento (72). Tuttavia, i vari contenziosi tra il Venezuela e il mondo “”civile”” non si erano potuti risolvere in quel modo: L’Italia, ad esempio, nel 1906 ancora attendeva che le fosse pagato il 25 per cento della somma pattuita tre anni prima (73). Nel 1908, essa si vide anche costretta a subire altri atti arbitrari di Castro, il quale negò ad alcuni emigranti dalla Penisola di entrare in Venezuela. D’altronde, il dittatore venezuelano asseriva che gli italiani fossero tutti degli anarchici e degli avventurieri e l’Italia il luogo stesso dove i fuoriusciti venezuelani trovavano asilo per organizzare rivoluzioni contro di lui (74). La stessa accusa fu da lui lanciata all’indirizzo dell’Olanda. Questa, a suo dire, permetteva che nelle isole olandesi del Mar dei Caraibi fossero organizzati attentati contro lo Stato venezuelano. Il governo dell’Aja, quindi, si vide costretto a interrompere il fiorente commercio che esisteva, tra le sue Antille e il Venezuela (75). Ma anche la Francia dovette sopportare ripetuti attacchi ai suoi interessi da parte di Castro. Questi impedì a una società francese specializzata nella posa di cavi sottomarini di operare davanti alle coste venezuelane, tanto che il governo di Parigi, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con Caracas, cominciò a valutare l’ipotesi di dare vita a un’azione armata contro il Venezuela (76). Non contento, Castro si inimicò pure l’Inghilterra. Infatti, interruppe la concessione che avevano alcune ditte inglesi per smerciare in Venezuela i sali e i fiammiferi in regime di monopolio (77). Infine, gli stessi Stati Uniti dovettero assistere alla circostanza di essere indicati come finanziatori di rivoluzioni anticastriste, tramite il ‘trust’ della New York & Bermudez Asphalt & Co. Il dittatore venezuelano, pertanto, pretese che quel ‘trust’ si sottomettesse al giudizio dei tribunali venezuelani, anche per stabilire se avesse o meno ragione riguardo ad alcuni suoi reclami. Sempre nel 1908, quindi, quei tribunali riuscirono a emettere il loro verdetto, condannando la New York & Bermudez Asphalt & Co al sequestro dei beni e a un forte risarcimento nei confronti del Venezuela. Washington, a questo punto, decise come la Francia e l’Olanda di interrompere le relazioni diplomatiche con Caracas (78). Dunque, era diventato evidente, in coincidenza con la fine della presidenza Roosevelt, che la questione venezuelana stesse entrando in una fase oltremodo critica, esattamente come sei anni prima. A Londra, Parigi, Roma e l’Aja si discuteva di una possibile e imminente azione navale contro Castro (79). Nelle capitali europee, tuttavia, si ammetteva anche che, se proprio la prova di forza fosse dovuta scattare, avrebbe dovuto ricevere prima l’avallo degli Stati Uniti, in omaggio alla Dottrina Monroe, e dopo aver ribadito a Washington che gli europei non si sarebbero presi porti o porzioni di territorio venezuelano. La Francia, a dire il vero, avrebbe voluto che fossero gli Stati Uniti ad agire contro il Venezuela anche in nome e per conto dell’Europa. Ma il Dipartimento di Stato, ancora guidato da Elihu Root, fece sapere alle cancellerie del Vecchio continente che a Washington non si vedevano margini per iniziare un’azione armata (…). Chi volle rompere gli indugi fu allora l’Olanda. Alla fine del 1908, proprio mentre Taft si apprestava a subentrare a Roosevelt e sfruttando anche la momentanea assenza di Castro dal Venezuela, in quanto si era recato in Germania per curarsi, la marina da guerra olandese mise in atto un aggressivo blocco navale davanti alle coste dello Stato latinoamericano (83)’ (pag 298-299-300-301) [(72) Sulla crisi venezuelana del 1902-3, come vista e gestita dall’Italia nelle sue relazioni con gli Stati Uniti, si rinvia a: G. Ferraioli, ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti, cit., p. 188 ss.; (73) La legazione a Caracas al ministero degli Esteri, 28 febbraio 1908, ASMAE, Serie politica P (1891-1916), b. 293, rap. 264/89; (74) Aldrovandi a Tittoni, 31 e 27 novembre, 11 dicembre 1908, ivi, rap. 568/148, 615/182 e 658/204; (75) Mayor a Tittoni, 22 luglio 1908, ivi, rap. 2373/762; (76) Aldrovandi a Tittoni, 30 agosto 1908, ivi, rap. 374/105; (77) Mayor a Tittoni, 25 luglio 1908, ivi, rap. 2417/778; (78) Mayor a Tittoni, 15 marzo e 4 luglio 1908, ivi, rap. 811/220 e 2182/697; Serra a Tittoni, 19 marzo e 22 giugno 1908, ivi, rap. 85/16 e 234/61; Mayor a Tittoni, 24 giugno 1908, ivi, b. 360, rap. 2057/669bis; (79) Cfr. Aliotti a Tittoni, 26 giugno 1908, ivi, b. 293, rap. 1800/791; (…) (83) Mayor a Tittoni, 16 dicembre 1908, ivi, rap. 4195/1228]”,”USAP-088″
“FERRAIUOLO Enzo”,”La seconda guerra mondiale. Patti, trattati e conferenze.”,”””Nel giro di tre mesi erano stati inviati in Russia aiuti per 145.000.000 dollari; ancor prima che, il 7 novembre del 1941, il presidente Roosevelt dichiarasse l’ Unione Sovietica beneficiaria della legge “”Affitti e Prestiti””. Il Lend-Lease veniva applicato in base a un protocollo, rinnovabile periodicamente, (…). Subito dopo fu firmato il “”protocollo”” che prevedeva, per l’ anno successivo, l’ invio alla Russia di materiali e merci per un importo di un miliardo e quindici milioni di dollari. In aggiunta a questi aiuti, Roosevelt concesse all’ alleato sovietico un prestito da un miliardo di dollari, da restituire a cominciare dal quinto anno dopo la fine del conflitto. Il “”protocollo”” veniva rinnovato all’ inizio di ogni “”anno fiscale””. (pag 101)”,”QMIS-069″
“FERRANDO Nelio e Ivana”,”I modi di dire dei genovesi.”,”‘Capî da-e nàixe comme i pesci’ (capire dalle narici, come i pesci, non comprendere nulla, fraintendere)”,”LIGU-135″
“FERRANTE Massimo ZAN Stefano”,”Il fenomeno organizzativo.”,”Massimo Ferrante è ricercatore dell’AROC (Associazione ricerche sulle organizzazioni complesse) presso il Dipartimento di Organizzazione e sistema politico dell’Università di Bologna. Stefano Zan è docente di Analisi comparativa delle organizzazioni presso l’Università di Bologna e presidente dell’AROC. Entrambi si occupano in particolare di imprese e movimenti cooperativi, di evoluzione delle teorie organizzative, di analisi delle associazioni di rappresentanza degli interessi.”,”PARx-001-FL”
“FERRANTE Francesco”,”L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner.”,”Francesco Ferrante nato an Napoli nel 1963, si è laureato in filosofia nel 1988 presso l’Università Federico II. Borsista dell’Istituto italiano per gli studi filosofici e dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa ha collabroato con la Rivista Internazionale di Logica ‘Metalogicon’. “”Ne ‘L’Unico’ il filosofo tedesco nega il valore di ogni dottrina, rigetta la possibilità stessa di concepire una visione esaustiva del mondo o della realtà; critica con toni sarcastici la fede nella stessa nozione di “”verità”” oggettiva in ogni sua forma o versione. Se attacca ogni credo e ideologia, non offre alcuna alternativa teorica. La stessa “”teoria”” è pietra dello scandalo. E’ una posizione strana, per molti versi sconcertante e ‘decentrante’. Tale apparirà, con diverse reazioni, ai suoi stessi contemporanei. Ad una censura prussiana che, dopo un primo sequestro, riammetterà in circolazione ‘L’Unico’ perché le sembrerà tanto eccentrico, da far dichiarare al ministro von Falkestein: “”Questo libro si legge in gran parte come fosse ironico e confutasse se stesso…””. Tale sembrerà anche a Karl Marx e Friedrich Engels, i quali ne ‘L’Ideologia tedesca’ esibiranno la muscolatura teorica del nascente materialismo storico e dialettico svolgendo in chiave di commento, per oltre duecento pagine, una poderosa pars destruens de ‘L’Unico’ stirneriano destinata a restare inedita almeno nel diciannovesimo secolo, ed in cui scorgeranno a torto o a ragione la quint’essenza del pensiero borghese (170). Anche ignorando le filiazioni anarchiche del suo pensiero che lo interpreteranno giocoforza ciascuna a suo modo, Stirner resta per la storiografia filosofica del nostro secolo un mistero irrisolto. Anche la veste di “”precursore””, al fianco di Kierkegaard, dell’esistenzialismo contemporaneo, si rivela per alcuni versi opportuna ma per altri inadeguata, frangendosi contro la roccia di un “”egoismo”” assoluto che non può né intende uscire da se stesso, scrollandosi di dosso ogni forma di coinvolgimento etico e rifiutando a priori ogni lessico “”generico””, fosse pure quello dell’analitica esistenziale heideggeriana”” (pag 117-119) [Francesco Ferrante, ‘L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner’, Napoli, 1998] [(170) La sistematicità degli attacchi di Marx ed Engels aveva forse una profonda ragione d’essere, dal momento che il radicalismo dell’Unico stirneriano giungeva a ridurre il pensiero postcartesiano e – nel’ottica del materialismo storico – “”borghese””, ad una forma di trascendenza ‘assoluta’ fra l’individuo come Unico e l’Io inteso come cogito o autocoscienza. ‘Der Einzige’ poteva dunque apparire ai fautori del materialismo storico come una sorta di “”bibbia”” del pensiero borghese o, per meglio dire, come il testo che più di ogni altro esprimeva la “”negazione”” radicale dei valori delle classi dominanti e della sovrastruttura ideologica (che è dire, teologica) preindustriale. Ben più di quanto accedesse nella “”miseria”” della filosofia socialistico-utopistica e nelle varie diramazioni del pensiero liberale che ereditavano pur sempre, ciascuna a suo modo, alcune istanze giusnaturalistiche. Di qui, forse, l’incomprensione del salto implicato dalla rivolta “”esistenziale”” rispetto alla progettazione politica, e le ragioni della vastità della trattazione dedicata a Stirner (…)]”,”EDIx-173″
“FERRANTE Marco”,”Marchionne. L’uomo che comprò la Chrysler.”,”Marco Ferrante è nato a Martina Franca nel 1964. Vicedirettore del ‘Riformista’ è stato per otto anni al TG5 e quatro al ‘Foglio’. Collabora alla trasmissione ‘Matrix’.”,”ECOA-022″
“FERRANTE Marco”,”Casa Agnelli. Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana.”,”Marco Ferrante è un giornalista e scrittore italiano. Data di nascita: 29 dicembre 1964. “”La tesi di Valerio Castronovo, storico della Fiat, è che non ha senso chiedersi se Agnelli sia uno sconfitto: «Non ha senso applicare questo schema. Non ha senso guardare la sua esistenza solo da un punto di vista della Fiat. Più che un capo azienda fu un uomo di relazioni internazionali. Fu un uomo del dopoguerra, il portatore di una visione dei rapporti tra Europa e America». Paolo Mieli è l’uomo a cui Agnelli affidò il compito di rinnovare la classe dirigente giornalistica. Lo nominò prima alla direzione della «Stampa» e poi a quella del «Corriere». Mieli introduce un elemento di ulteriore complessità nella valutazione di Agnelli. «Agnelli era uno dei pochi uomini europei non eurocentrico che nel dopoguerra si era trovato perfettamente in sintonia con il suo tempo storico a causa del suo rapporto con gli Stati Uniti. La sua esperienza nell’ultima fase, cioè negli anni Novanta, cioè quando era già un uomo di oltre settant’anni, fu condizionata dai fatti improvvisi che colpirono l’Italia. La crisi del 1992-1993 investe la Fiat, al di là dei riflessi giudiziari. E’ tutto il sistema, non solo quello politico a essere colpito; nel complesso le strutture del potere, anche quello economico, ne subiscono le conseguenze. Agnelli sentì molto la drammaticità di quella fase, temperò il giudizio solo negli ultimi anni. La crisi della Fiat a partire dalla seconda metà degli anni Novanta nasce da quella situazione, fu un pezzo della crisi generale. E la presenza di Agnelli servì ad assorbire l’urto»”” (pag 171-172)”,”ECOG-048″
“FERRANTE Riccardo”,”Il «Governo delle cause»: la professione del causidico nell’esperienza genovese (XV-XVIII secolo).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo”,”LIGU-001-FMB”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Conversando con Togliatti. Con una lettera di Palmiro Togliatti.”,”A proposito dell’ espulsione di SILONE (chiamato allora nel partito Pasquini), secondo TOGLIATTI, quando si aprirono nel PCI le discussioni con TASCA stette zitto e si allontanò dal lavoro per motivi di salute. Ma di nascosto scrisse lettere agli oppositori nel partito, di fatto guidava la lotta nel Comitato Centrale (pag 211).”,”PCIx-026″
“FERRARA Giovanni”,”Apologia dell’uomo laico.”,”Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). FERRARA Giovanni, Apologia dell’uomo laico. RUSCONI. MILANO. 1983 pag 180 16°, Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). [‘A Napoli, in Palazzo Filomarino, ascoltai le lezioni di Federico Chabod, della cui dominatrice figura e parola non dirò nulla, poiché molto hanno detto, soprattutto proseguendone del loro meglio gli ammaestramenti e gli studi, i suoi più diretti allievi e colleghi di storia medievale, moderna e contemporanea. E a Napoli ancora, fui discepolo in storia antica di Giovanni Pugliese Carratelli, anch’egli laicissimo, con un rapporto che poi durò, per me fecondo di molte e svariate conseguenze. In gioventù egli fu seguace oltre che di Croce, di Adolfo Omodeo, il grande storico ed italiano sempre odiatissimo e perseguitato da ogni sorta di fascisti e preti, e che l’ironia della storia volle poi consapevolmente dimenticato e fatto dimenticare dai «marxisti»; per sua fortuna l’esser prematuramente scomparso nel 1946 mise Adolfo Omodeo al riparo da più laceranti amarezze. In questa ostentazione di pezze d’appoggio al mio buon diritto di dirmi laico, molti nomi ed insegnamenti variamente tratti debbo trascurare; ma non posso tacere che nei miei anni napoletani ebbi anche la sorte di vedere ed ascoltare l’ormai vecchio ed infermo Gaetano Salvemini (il cui prenome, come dissi, per fortuna sua ben più che mia evitai di portare). Se ne stava nella fiorita Villa Rùfola, sul mare di Sorrento, affidato alle cure dell’indimenticata Giuliana Benzoni; seduto nella sua poltroncina, avvolte le ginocchia in un plaid e le spalle in una mantiglia verde, ascoltava e parlava a noi giovani visitatori, borsisti dell’Istituto Storico. Di quegli incontri conservo un ricordo che sempre mi sovviene e conforta nei momenti di peggiore tristezza intellettuale, politica e civile (e non sono ormai pochi né effimeri). Egli era laico nel profondo, e lo spirito di alcune sue considerazioni e semplici detti mi colpì quale prova d’una mente liberissima e perennemente vigile nella critica degli altri e di sé stesso. A proposito delle sue antiche spaventose battaglie contro Giovanni Giolitti «il Ministro della malavita», ci disse che se ne era poi molto pentito, poiché Giolitti era il meglio che l’Italia di quel tempo potesse esprimere in politica’ (pag 39-40)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-267″
“FERRARA Giuliano”,”Ai comunisti. Lettere da un traditore.”,”A Occhetto (sul suo rientro nel ‘privato’): “”E per il resto, tu, vacanziero impenitente, in questa Italia che arriva ultima nel mondo a digerire il rospo del comunismo, hai il dovere di spiegare ai compagni, meglio di quanto sia stato concesso di farlo a un traditore, le ragioni per loro ancora incomprensibili dell’allegria e della gioia di vivere, del mondo da guadagnare che sta davanti a loro e del niente da perdere che si lasciano alle spalle. Anche in questo ti sarà d’aiuto il poeta latino che ha inchiavardato l’orizzonte delle speranze nell’infinito libero della sua vita privata e nella felicità della rassegnazione. Mica male come scelta. Mica male quel suo verso nella prima epistola a Mecenate, quando gli spiega che non c’è ragione di temere la miopia, visto che non si sono avuti in dono gli occhi di Linceo: «Si andrà fin dove ci è concesso, se oltre non si potrà»”” (pag 109) (Orazio, Epistole, ndr)”,”PCIx-435″
“FERRARA Maurizio BOFFA Giuseppe BOCIAROV Ivan FERRARA Marcella, redazione italiana, autori sovietici: N.K. BAGRAMJAN S.S. BIRJUZOV I.S. KONEV R.J. MALINOVSKIJ K.K. ROKOSSOVSKIJ V.D. SOKOLOVSKIJ M.V. ZAKHAROV, esperti militari: A.M. VASILEVSKIJ K.S. MERETSKOV G.K. ZHUKOV I.I. FEDJUNINSKIJ V.I. CIUJKOV A.I. EREMENKO K.F. TELEGHIN A.G. GOLOVKO N.N. VORONOV B.I. VANNIKOV K.V. KRAJNJUKOV S.S. KRASSOVSKIJ P.A. ROTMISTROV A.A. KRULEV N.K. POPEL, testimoni Ilja ERENBURG K. SIMONOV V. NEKRASOV K. PAUSTOVSKIJ M. SCIOLOKHOV O. BERGHOLTS V. VISNEVSKIJ L. SOLOBEV N. TIKHONOV A. FADEEV A. TOLSTOJ A. GAJDAR I.M. MAJSKIJ N. GRIBACIOV A. BEK V. IMBER S. SMIRNOV P. PAVIENKO I. SELVINSKIJ V. KAVERIN Vassilji GROSSMAN”,”L’URSS nella Seconda guerra mondiale. Volume primo. 1941. Blitzkrieg ad Est.”,”””Verso la metà di agosto il governo sovietico fu costretto a prendere una decisione definitiva. Al dilemma dinanzi a cui si trovava in precedenza era ormai subentrata l’amara necessità di concludere un accordo con la Germania. Cinque mesi di sabotaggio dei negoziati triparti, da parte della Gran Bretagna, della Francia sostenute dagli Stati Uniti d’America, non lasciavano all’URSS altra soluzione”” (pag 24)”,”QMIS-033-FV”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Cronache di vita italiana (1944-1958)”,”””Quella di Roma fu un’occupazione pacifica: poche le scaramucce, pochissimi i morti dall’una e dall’altra parte. (…) In realtà, se l’occupazione di Roma non fu contrassegnata, come quella di Firenze, dall’insurrezione popolare, ciò si dovette ad un accordo intervenuto all’ultimo istante, al quale non fu estraneo il Vaticano, per cui tedeschi e alleati si impegnarono a riconoscere a Roma il carattere della città aperta, almento nel giorno della liberazione. Le truppe tedesche che procedevano allo scoperto sulla Flaminia, e nel cuore della città, erano sorvegliate dall’alto dalla caccia aerea alleata, che tuttavia si abbassava a mitragliare solo in aperta campagna. La popolazione civile, e i partigiai del Comitato di liberazione nazionale, inquadrati nei settori militari, furono sorpresi dall’accordo tra tedeschi e alleati: un progetto di attacco a Regina Coeli e a via Tasso per liberare i detenuti politici ivi racchiusi fu respinto dagli ufficiali di collegamento alleati, ce avevano i contatti con la Giunta militare del CLN. I tedeschi riuscirono così a portare con sé molti ostaggi. Tra questi Bruno Buozzi che, insieme ad altri quattrordici prigionieri politici, fu massacrato alla Storta, a sette chilometri da Roma. La mattina alle 8.30, a bordo di una jeep, il generale Mark CLark, capo della V Armata americana, fece il suo ingresso trionfale a Roma: e con lui fecero la ricomparsa, per le vie della città, le uniformi dei carabinieri reali, scomparse durante l’occupazione dopo il colpo di mano tedesco contro la “”benemerita””. Insieme ai rappresentati ufficiali dello Stato italiano, provenienti da Salerno, i romani tornarono a vedere le insegne multicolori dei partiti. Sotto questo aspetto il 5 giugno 1944 costituì una novità anche più rilevante del 25 luglio del 1943. Caduto il fascismo, infatti, i partiti non erano risorti in forma legale durante i “”quarantacinque giorni””. Il 5 giugno ’44, invece, i romani, accanto alle bandiere tricolori e alleate, rividero per la prima volta le bandiere rosse; rosse erano le bandiere dei comunisti e socialisti, rosse le bandiere del Partito d’Azione, con una scritta bianca GL nel centro”” (pag 11-12)”,”PCIx-003-FER”
“FERRARA Antonio”,”Storia, politica e storiografia delle migrazioni forzate in Europa.”,”Antonio Ferrara ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienza politica e Istituzioni europee presso l’Università degli studi di Napoli Federico II nel 2007 con una tesi sulla storia, la politica e la storiografia delle migrazioni forzate in Europa. Collabora alla rivista ‘Storica’ (Carocci). La strada di Potsdam. “”È difficile identificare con esattezza il punto di partenza della strada che portò alla conferenza di Potsdam e all’accordo generale per una rimozione della popolazione tedesca residente nei Sudeti e nei territori assegnati alla Polonia. Di certo, però, se della cosa cominciarono a parlare molto presto i governi in esilio polacco e cecoslovacco, tanto gli alleati occidentali quanto i sovietici non tardarono a unirsi al coro. Nel settembre 1941, ad esempio, Stalin osservò durante un ricevimento che “”Se vinceremo, restituiremo la Prussia orientale al mondo slavo, al quale appartiene, e colonizzeremo l’intera regione con degli slavi (411)””. Un mese dopo, il segretario privato di Eden annotava che «Ad ogni modo, noi abbiamo il precedente autorevole di Hitler per le deportazioni in massa, e questa può essere una soluzione» (412). Più tardi, nel 1943, in un colloquio con Eden Franklin D. Roosevelt si rifece (anche se non espressamente) al precedente di Losanna affermando che «Dovremmo adottare delle misure per rimuovere i prussiani dalla Prussia orientale nello stesso modo in cui i greci sono stati trasferiti dalla Turchia al termine dell’ultima guerra» (413). Tuttavia, fu probabilmente Eduard Benes il primo a discutere pubblicamente la cosa, in un articolo pubblicato su ‘Foreign Affairs’ nel 1942 (414). In esso il presidente cecoslovacco esprimeva innanzitutto la convinzione che la Germania dovesse essere costretta a rientrare nelle sue frontiere precedenti l’ ‘Anschluss’ e l’accordo di Monaco, invocando il principio secondo cui non andavano riconosciuti i guadagni territoriali ottenuti con la forza e gli aggressori non dovevano essere in alcun modo premiati (415). Benes esaminava quindi il ruolo destabilizzante delle minoranze nazionali nell’Europa dell”entre-deux-guerres’, osservando che ‘nel 1918 non era stato possibile creare stati che fossero omogenei dal punto di vista linguistico e nazionale, senza ricorrere ad estesi trasferimenti di popolazione’ …. ma quest’opzione fu respinta in quanto contraddiceva le tendenze idealistiche che dominavano i piani del 1919 per la nuova Europa (416) (…)”” (pag 239-240) [(411) In ‘The Diary of Georgi Dimitrov, 1933-1949’ (I. Banac, ed.), New Haven, CT, 2003, p. 193; (412) ‘The war diaries of Oliver Harvey (J. Harvey, ed), London, 1979, p. 55 (cit., in Brandes, ‘Lo sviluppo’ cit.); (413) Cit. in Naimark, ‘La politica’, cit., p. 130; (414) E. Benes, ‘The organization of post-war Europe’ in ‘Foreign Affairs’, 20 (1942), n. 2; (415) Cfr., ibidem, p. 229-230; (416) Cit. da ibidem, p. 235 (traduzione mia)] pag 242, 246″,”QMIS-059-FV”
“FERRARESI Franco”,”Minacce alla democrazia. La Destra radicale e la strategia della tensione nell’Italia del dopoguerra.”,”Franco Ferraresi (Cremona, 1940), docente di Sociologia politica e vice-rettore dell’Università di Torino, ha pubblicato pure ‘La Destra radicale’, Feltrinelli, 1984.”,”ITAP-006-FMB”
“FERRARI Silvio”,”Mille comizi.”,”Ricorda l’episodio della iniziativa pol al teatro Amga con la partecipazione di Lucio LOMBARDO RADICE e gli interventi di Lotta Comunista.”,”PCIx-013″
“FERRARI Giuseppe”,”Gli scrittori politici italiani.”,”””Io chiuderò quest’ epoca…col citarvi lo scrittore napoletano, cui la fatalità decerne un posto unico e distinto tra i politici italiani. Sammarco… è il primo che metta sul frontespizio di un suo libro la parola rivoluzione, e tanto basta perché rimanga in una classe separata, solo nella sua specie. In verità il concetto della rivoluzione gli sfugge ed è lonano dall’ afferrarlo nella regolare sostituzione di un governo all’ altro, di una forma all’ altra””. (pag 501). “”Scorrete diffatto la storia: di rivoluzioni che riescano ne trovate appena una ogni cinquecento anni.”” (pag 502) L’opera di Sammarco, ‘Delle mutazioni dei regni’ fu per due secoli dimenticata e riscoperta nel XIX secolo.”,”TEOP-150″
“FERRARI Dante”,”Quasi un secolo fa. Dall’ archivio Assolombarda.”,”””Sblocco dei licenziamenti, 19 gennaio (1946): una data storica, in cui veniva sottoscritto a Roma l’ accordo fra la Confederazione dell’ Industria e la Confederazione del Lavoro. L’ accordo consentiva con decorrenza 1 febbraio 1946 e fino al 30 aprile, uno sgravio graduale dell’ insostenibile peso delle “”remunerazioni improduttive””; attraverso due ordini di provvedimenti: un alleggerimento nel tempo e nella misura e un alleggerimento da accordarsi in presenza di di casi di particolare gravità, per evitare irreparabili conseguenze per le aziende e i lavoratori. Il blocco dei licenziamenti, in atto dal 1944, fu decretato dal Governo della Repubblica Sociale di Salò, e successivamente confermato dal CLNAI dopo la Liberazione da una serie di decreti del Governo nazionale. (…) All’ inizio del 1946 si calcola che l’ industria dell’ area milanese avesse una esuberanza di mano d’opera del 20-25% (…) (pag 247)”,”ITAE-079″
“FERRARI Gianandrea a cura”,”Anarchismo. Il pensiero libertario attraverso il XX secolo. Catalogo.”,”La bibliografia comprende 1350 titoli.”,”ANAx-176″
“FERRARI Francesco Luigi”,”L’ Azione Cattolica e il “”regime””.”,”La “”vaticanizzazione”” della stampa cattolica. “”Approfittando dell’ offensiva fascista contro il popolarismo, l’ Azione Cattolica aveva tentato di impadronirsi delle masse irreggimentate nel partito. Approfittando dell’ offensiva scatenata contro le organizzazioni sindacali bianche, essa aveva sperato di assicurarsi il controllo di tutte le opere sociali promosse e dirette da cattolici. Era logico che essa approfittasse del regime eccezionale imposto alla stampa avversa al partito dominante, per tentare di sottrarre all’ influenza delle correnti democratiche i grandi e i piccoli giornali che si pubblicavano nei diversi centri italiani.”” (pag 155-156)”,”ITAF-185″
“FERRARI Giuseppe, a cura di Ernesto SESTAN”,”Scritti politici.”,”””La rivoluzione è il trionfo della filosofia chiamata a governare l’ umanità. Fuori della filosofia non v’ ha rivoluzione; la ragione non è libera, la scienza non è padrona, il culto regna sulla società, domina la ragione, detta le leggi e governa l’ umanità. Ognuno intende poi per rivoluzione il gran moto per cui la Francia destava tutti i popoli dell’ Europa. Trattasi ora di sapere qual deve esserne la filosofia? Era quella di Locke e vinceva il cristianesimo e trasportava sulla terra il destino dei viventi, e chiamava ogni uomo ad essere pontefice a sé stesso. Pure dal giorno in cui il moto si fermò sotto le due reazioni dei Borboni e di Luigi Filippo, la guida di Locke mancò, Voltaire e Rousseau rimasero sopraffatti, restò dubbia ogni conquista dello spirito umano””. (pag 99-100)”,”ITAB-168″
“FERRARI BRAVO Luciano SERAFINI Alessandro”,”Stato e sottosviluppo. Il caso del Mezzogiorno italiano.”,”Luciano FERRARI BRAVO è assistente di Dottrina dello stato nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. E’ coautore di ‘Operai e Stato’ e curatore di ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’. SERAFINI è dal 1969 ricercatore nell’ Istituto di scienze poltiiche della stessa facoltà. “”Nel 1950, con l’ istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, si ha un salto, una divaricazione di “”tendenze”” nella gestione dell’ economia tra il Settentrione e il Meridione.”” (pag 127) Togliatti, il bipartitismo PCI, DC. “”Ritornando al dibattito alla Costituente, la moderazione togliattiana trova conferma nella convergenza sulle posizioni comuniste di Dossetti e Moro, mentre l’ “”estremismo”” socialista ha per conseguenza che un emendamento di Basso, tendente ad allargare un po’ il raggio d’ azione dello stato, specificandone le funzioni, viene respinto a maggioranza.”” (pag 130)”,”ITAE-140″
“FERRARI Pierre MAISL Herbert”,”Les groupes communistes aux Assemblées parlementaires italiennes (1958-1963) et francaises (1962-1967).”,” La tattica parlamentare del PCI. “”2. L’ articolo 40 del Regolamento della Camera. L’ ipotesi affrontata è la seguente: i deputati comunisti stimano che un progetto di legge sia cattivo; essi cercano un accordo, se questo è veramente impossibile, fao ricorso all’ articolo 40 del Regolamento della Camera. Questo dice al suo punto 12: “”Un progetto di legge, fino cha non sia votato, può essere rinviato all’ Assemblea plenaria se il governo o un decimo dei deputati o un quinto dei membri della commissione lo chiedono””. I deputati comunisti sono sempre otto o dieci per commissione, così, da soli, possono chiedere il rinvio. Ora, un progetto che è così rinviato da una commissione all’ Assemblea deve essere iscritto all’ ordine del giorno per essere discusso e votato. QUesto richiede un lasso di tempo lungo. Il governo può volere che questo progetto sia rapidamente adottato. In questo caso, non gli resta che una cosa da fare: accordarsi con i deputati comunisti””. (pag 95)”,”PCFx-050″
“FERRARI Aldo”,”La preparazione intellettuale del Risorgimento Italiano (1748-1789).”,”Il carattere del Ligure. “”Ultimo residuo conervatosi puro d’ una grande razza che già nei tempi preromani si era estesa dalle Alpi Orientali alla Spagna lungo il Mediterraneo, i Liguri moderni, affatto simili ai loro antichi progenitori, sono totalmente o unicamente fatti per l’ azione, incapaci come di produrre così di apprezzare le opere del pensiero. Voi non trovate nella storia della Liguria un letterato un artista un filosofo veramente grande, mentre giganteschi uomini d’azione vi torreggiano all’ammirazione del mondo intero. Il Ligure è un uomo essenzialmente pratico; in lui si trovano combinate tutte le qualità a questo scopo più adatte: la visione pronta e realistica, la rapidità di decisione, la sobrietà e la tenacia del montanaro, l’ ardire calmo del marinaio, l’ amore alla terra e alla proprietà del contadino. (…) Fiero, manesco, parco di parole ma pronto all’ azione, secco e freddo, avaro nel guadagnare e magnifico nello spendere, nonostante una certa grettezza egoistica e una devozione radicata soprattutto nel contado, è per istinto democratico, geloso della sua indipendenza, allora in sospetto sopratutto contro il Piemontese ingordo e senza scrupoli.”” (pag 99-100)0″,”ITAB-212″
“FERRARI Aldo”,”Storia del Risorgimento. 5° volume. Dalla presa di Porta Pia a Vittorio Veneto, 1870-1918.”,”””L’ alleanza, che doveva rimaner segreta, fu, si può dire, conosciuta dagli interessati, prima ancora che conclusa. E molti vecchi patriotti, cresciuti nell’ odio dell’ aquila austriaca e molti giovani ardenti, a cui la passione democratica ispirava insofferenza delle tortuosità diplomatiche, la giudicarono come un’ alleanza contro natura, come una rinuncia ufficiale alle terre irredente.”” (pag 206) Il caso Oberdan. “”Tradito da una spia irredenta, che solo poco tempo addietro venne scoperta come tale, l’ avvocato Fabris-Basilisco; arrestato a Ronchi appena passato il confine, trasportato a Trieste e sottoposto a processo inquisitorio militar, quel giovane assetato di martirio lo si accusa di aver voluto gettar le bombe contro l’ Imperatore. E non questa sola prova, senza testimoni a scarico, senza difesa, vien condannato al capestro, per un attentato di cui non aveva nemmeno iniziato l’ esecuzione e che non aveva nemmeno in mente di compiere all’ atto dell’ arresto. L’ Imperatore, per quanto sollecitato dalle voci più elette della cultura europea, fra cui Hugo e Carrara, assicurato dalla debolezza di Depretis e Mancini che la condanna non avrà effetti politici sull’ alleanza, rifiuta la grazia. E Oberdan sale serenamente al patibolo e muore (20 dicembre 1882), senza conforti religiosi gridando Viva l’ Italia! Il Governo e la maggioranza impedirono in Parlamento con severi clamori lo svolgimento di un’ interpellanza di Giovanni Bovio, e perseguitarono i dimostranti d’ Italia con processi ‘per apologia di assassinio politico’! Unico nel Ministero, salvò l’ onore d’ Italia l’incrollabile Zanardelli, che non volle concedere l’ estradizione dei cosiddetti complici di Oberdan, dal troppo debole Mancini lasciata sperare all’ ingorda polizia austriaca””. (pag 206-207)”,”ITAB-213″
“FERRARI Giorgio”,”Gianfranco Miglio, storia di un giacobino nordista.”,”Giorgio FERRARI è nato a Milano dove si è laureato in lettere. Giornalista e scrittore, dal 1987 al 1991 è stato inviato speciale del quotidiano economico Italia Oggi. Nel 1986 ha pubblicato la monografia “”Depero ritrovato””. Ha scritto pure ‘Il padrone del diavolo. Storia di Silvio Berlusconi”” (1990). Attualmente (1993) è capo redattore di ‘Avvenire’. “”Miglio si limita a fare l’ istruttuore dei “”quadri””. Qualcuno dice che proprio lui è la “”testa pensante”” del team di Cefis. Certo è che quando il presidente dell’ Eni trasloca in Foro Bonaparte si porta dietro una parte della squadra formatasi all’ Ente di Stato. Fra i “”Cefis boys”” c’è anche Gianfranco Miglio. Fra i giovani pprendisti ci sono anche Romano Prodi e Umberto Colombo, futuro presidente prima dell’ Eni e poi dell’ Enea. A Montedison non passa invece un altro dipendente dell’ Eni di cui forse Cefis non conosce neppure l’ esistenza. Si chiama Ciriaco De Mita e lavora al centro studi dell’ Ente. Dicono che passi solo a ritirare lo stipendio e che non lo si sia mai visto esercitare la sua professione di consulente. Neanche Miglio, che non lo amerà, si accorge di lui in quegli anni. Secondo Miglio, “”Cefis era molto “”romano””: ad ogni crisi di governo lo vedevo correre a Roma, a brigare, a influenzare. Non sempre diceva cosa stesse facendo e non sempre si capiva quali interessi stesse dietro, né a me interessava saperlo. Eppure, stando al suo fianco sia all’ Eni sia alla Montedison, da un lato ho verificato che la mia teoria sulle grandi imprese che si mangiavano lo Stato poggiava su presupposti sbagliati. Ma dall’ altro quell’ esperienza ha suscitato in me quella profonda antipatia per l’ azienda pubblica che in seguito non mi ha più abbandonato. Ed è nata alla Montedison, non all’ Eni.”””” pag 54-55″,”ITAP-120″
“FERRARI Curzia”,”Il Futurismo e la Rivoluzione d’ottobre. La sua fortuna, le sue disgrazie.”,”FERRARI Curzia esperta di critica d’arte e giornalista ha pubblicato volumi e traduzioni di poeti russi e sovietici. Ha una rubrica su ‘Critica sociale’.”,”RIRx-148″
“FERRARI Curzia”,”Poesia futurista e marxismo. Russia 1910-1920.”,”Contiene in allegato ritagli di giornale (Marinetti, Caviglioni, futurismo)”,”RIRx-158″
“FERRARI BRAVO Luciano a cura, saggi di James O’CONNOR Martin NICOLAUS Ernest MANDEL Christel NEUSÜSS Raymond VERNON Stephen HYMER Nicos POULANTZAS Ferruccio GAMBINO”,”Imperialismo e classe operaia multinazionale.”,”Gli operai inglesi e il monopolio industriale britannico. “”Nella sua prefazione a ‘La situazione della classe lavoratrice in Inghilterra’ del 1892 (dove per combinazione Engels riporta tutto l’articolo del 1885, che Mandel cita nella traduzione in tedesco) Engels fornisce una chiara descrizione di quest’altro monopolio inglese: “”I mercati coloniali svilupparono in misura crescente la loro capacità di assorbimento dei prodotti industriali inglesi. Il telaio meccanico del Lancashire eliminò dal mondo una volta per tutte milioni di tessitori a mano indiani. La Cina venne sempre più aperta. E soprattutto gli Stati Uniti – che erano allora dal punto di vista commerciale un semplice mercato coloniale, anche se di gran lunga il più grande di tutti – svilupparono la loro economia con una velocità sorprendente anche per questo paese dal rapido progresso””. Già prima, in una lettera a Kautsky del 1882, quanto Kautsky era ancora un marxista, e un ottimo marxista davvero, Engels aveva scritto: “”Lei mi chiede, cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale? Beh, esattamente la stessa cosa che pensano della politica in generale: la stessa cosa che pensano i borghesi. Non c’è nessun partito operaio qui, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai mangiano anche loro col ‘monopolio’ inglese del mercato mondiale ‘e delle colonie'””. In breve, non c’è nessun fondamento per l’interpretazione di Mandel secondo cui la posizione mondiale britannica si basa sull’intelligenza tecnologica”” [Martin Nicolas, La teoria politica della concorrenza pacifica] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 138-139) Lenin su ultraimperialismo. Le contraddizioni insanabili dell’imperialismo “”Ciò che Lenin escludeva era una pacifica riconciliazione di tutte le grandi potenze; ed anche questo non in assoluto, ma solo riferito ad un lungo arco di tempo. Lenin non aveva affatto escluso l’ipotesi di un unico ‘trust’ mondale, nel caso che l’imperialismo dovesse ancora avere un periodo di vita molto lungo; al contrario: egli chiariva che tale ipotesi, in questo caso estremamente improbabile, sarebbe al di sopra di ogni dubbio (noi ci associamo al suo parere di estrema improbabilità). Lenin così scriveva nel dicembre 1915: “”Non c’è dubbio che lo sviluppo del capitalismo va ‘nella direzione’ di un ‘singolo trust’ mondiale che inghiottirà tutte le imprese e tutti gli stati, senza eccezione alcuna. Ma lo sviluppo in questa direzione avviene sotto una pressione tale, con un ritmo tale, con tali contraddizioni, conflitti e convulsioni – non solo economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – che ‘prima’ che si giunga ad un unico ‘trust’ mondiale, prima che i capitali finanziari dei vari paesi abbiano formato un’unione mondiale “”ultraimperialistica””, l’imperialismo dovrà inevitabilmente scoppiare, e il capitalismo si trasformerà nel suo opposto”” (Lenin, ‘Prefazione’ all’opuscolo di Bucharin, Economia mondiale e imperialismo’, 1966, pp. 92-3)”” [Ernest Mandel, Le contraddizioni dell’imperialismo] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 178-179)”,”TEOC-022-FPA”
“FERRARI Mario Enrico”,”Storia sociale e culturale d’Italia. Volume primo. La storia, gli avvenimenti, i personaggi. Tomo terzo. L’età contemporanea politica, società ed economia dal 1861 ai giorni nostri.”,” Contiene il paragrafo: ‘Alla sinistra del PCI (1945-1968)’ (citati Damen, Bordiga, Vercesi, Maffi, giornali Programma comunista, Battaglia comunista, Quarta internazionale, Mangano, Villone, Nardini, Maitan, Andreoni, Sbardella, Fai, Lorenzo Parodi, il Libertario, Cucchi e Magnani, Azione comunista, Raimondi Fortichiari, Gaap, Masini, Cervetto, Gruppi Leninisti della Sinistra Comunista, partito leninista, Lotta comunista, Panzieri, Toni Negri, Tronti, Cacciari, Della Mea, Di-Leo, Alquati, Dinucci, Pesce, Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Lotta continua e Potere Operaio, filocinesi, maoismo Corvisieri, Avanguardia Operaia, movimento studentesco Capanna ecc. (pag 653-661) e ‘Nuove formazioni politiche alla sinistra del PCI (1967-1976) (pag 698-702) [E’ compreso nel volume il capitolo ‘L’Italia nella Prima guerra mondiale’: ‘La caduta del governo Giolitti, i governi Salandra e l’inizio della guerra in Europa; Giolitti e la politica estera del governo Salandra dall’agosto 1914 all’aprile 1915; Neutralisti e interventisti; Gruppi economici a favore dell’intervento; L’esercito, Stato maggiore, ufficiali e soldati: la condizione dell’esercito drante la grande guerra; Caporetto, la fine della strategia offensivistica; Cronologia essenziale della grande guerra (avvenimenti bellici e mutamenti governativi); Gli elementi essenziali del dibattito sul problema dello sviluppo capitalistico in Italia; L’industria; Crisi economiche; dibattiti; rimedi; L’agricoltura’. ‘Fin dalla fondazione dell’Associazione nazionalista italiana gruppi capitalistici legati all’industria pesante, avevano guardato con interesse alla nascita di uno schieramento che propagandasse la necessità di una politica estera aggressiva ed espansionistica del tutto intrecciata anche nei suoi risvolti coloniali allo sviluppo della produzione di armamenti. Sostenitore del nuovo raggruppamento nazionalista fu, in questo senso, il gruppo Ansaldo di Genova, diretto dai fraetlli Pio e Mario Perrone. I Perrone erano entrati in contatto con la finanza e l’industria francese, prima della guerra mondiale, a vari livelli. Innanzitutto il loro gruppo finanziario, costituito dalla Società bancaria italiana e dalla Società italiana di credito provinciale, diretti da Angelo Pogliani, era in stretto contatto con il capitale finanziario francese. L’Ansaldo aveva poi stretti rapporti di collaborazione con il gruppo Schneider.-Creusot, ‘leader’ francese nel settore degli armamenti. Nel decennio che aveva preceduto lo scoppio del conflitto, la Francia aveva cercato di attuare un’offensiva in Italia per combattere quello che era stato definito il predominio del capitale tedesco, che era stato ottenuto dalla Germania soprattutto attraverso l’iniziativa della Banca Commerciale Italiana. (…) Nel 1913 un’altra crisi mondiale con caratteristiche di sovrapproduzione si ripercosse nuovamente all’interno del sistema italiano, che entrò in una fase di stagnazione che colpì settori già in declino, quali l’industria estrattiva, e rallentò i comparti tessile, meccanico e metallurgico. (…) Con lo scoppio della guerra in Europa divenne abbastanza concreto, per il nostro paese, il pericolo di restare esclusi da essenziali fonti di approvvigionamento, con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato per l’economia nazionale (…). In tale situazione i gruppi capitalistici industriali si schierarono alla fine, e quasi a maggioranza, a favore dell’intervento per alcune ragioni fondamentali. In generale la scelta neutralista era ostacolata dalla posizione dell’Italia all’interno del sistema economico europeo, in cui essa, anche se industrialmente più debole, non era un comparto del tutto trascurabile e aveva forti legami di dipendenza più con la Francia e l’Inghilterra che non con gli Imperi Centrali; l’Italia non poteva quindi, anche per la sua posizione geografica, comportarsi come la Spagna. In particolare una scelta neutralista sarebbe stata possibile, per i gruppi capitalistici italiani, se ad esempio gli Stati Uniti avessero potuto diventare il polo fondamentale per l’approvvigionamento di materie prime e di manufatti essenziali; ebbe il sopravvento invece la paura che l’Intesa potesse bloccare per mare in qualsiasi momento i rifornimenti americani. Così mentre la disoccupazione aumentava, i gruppi industriali italiani si orientarono verso l’intervento perché questo significava uno sbocco vitale per il sistema, rappresentato da un’espansione notevole della produzione bellica e da garanzie immediate circa la continuità delle esportazioni verso i paesi occidentali, in Europa e in America (…). Restringendo infine l’analisi al solo gruppo Ansaldo-Perrone, si possono fare altre considerazioni seguendo l’analisi di Galli della Loggia’ (1) (pag 212-215). Nota: (1) Galli della Loggia, E., Problemi di sviluppo industriale e nuovi equilibri politici alla vigilia della I guerra mondiale: la fondazione della Banca Italiana di Sconto’, in ‘Rivista storica italiana’, Napoli, IV, 1970]”,”ITAS-175″
“FERRARI Massimo”,”Categorie e a priori.”,”Massimo Ferrari insegna Storia della filosofia nell’Università dell’Aquila. Tra le sue pubblicazioni: Il giovane Cassirer e la scuola di Marburgo; I dati dell’esperienza; Ernst Cassirer, dalla scuola di Marburgo alla filosofia della cultura; Introduzione al Neocriticismo.”,”FILx-043-FL”
“FERRARI Aldo”,”La Russia degli Zar.”,”Aldo Ferrari insegna Lingua e letteratura armena, Storia della Cultura russa e Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per l’Ispi di Milano dirige il Programma di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. E’ presidente dell’ASIAC. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”RUSx-177″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Giudizio di Ferrari su G. Chiesa! (pag 24) Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-411″
“FERRARI Giacomo”,”Meno Agnelli, più Fiat. Dall’Avvocato a Marchionne, cronaca di un cambiamento.”,”Gabetti: “”Marchionne? Un creativo”” Giacomo Ferrari, nato a Rivanazzano (Pavia) e residente a Milano, è laureato in Sociologia. Giornalista di professione dal 1977, ha lavorato al quotidiano torinese ‘Gazzetta del Popolo’, al ‘Sole 24 Ore’ e al settimanale ‘Mondo’. Dal 1986 è al ‘Corriere della Sera’. Si occupa di economia, di finanza e di borsa.”,”ECOG-086″
“FERRARI Roberta”,”Beatrice Potter e il capitalismo senza civiltà. Una donna tra scienza, politica e amministrazione.”,”Nell’inserto fotografico foto dello sciopero con manifestazione dei portuali londinesi nel 1889 Roberta Ferrari è dottoressa di ricerca in Storia delle dottrine politiche e attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia del pensiero politico britannico tra Otto e Novecento, la storia del socialismo e la teoria e la storia del femminismo. ‘L«amministrazione delle cose» che, da Saint-Simon a Engels passando per Lenin, evoca una congerie diversa e complessa di significati circa il futuro dello Stato, non è per Potter uno Stato nel vecchio senso della parola o un governo oggettivo dell’economia sulla politica (134). L’amministrazione delle cose sembra configurarsi come «un piano organizzato di vita», funzionale ai bisogni della collettività. Dal momento che non viene meno, nel discorso di Potter, il ruolo etico-politico della direzione essa è pero anche «una nuova forma della società», dove non c’è alcuna separazione tra il governo e la massa del popolo. Engels scrive a tal proposito che lo Stato, «diventando il rappresentante di tutta la società si rende, esso stesso, superfluo» e che di conseguenza al governo delle persone subentra «l’amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi», ovvero «lo Stato non viene “”abolito””: esso si estingue» (135). D’altra parte, però, lo Stato come società di tutto il popolo lascia aperto, per Potter in modo particolare, il problema di una società che deve essere già liberata dal dominio e omogenea dal punto di vista degli interessi. Proprio lei che riconosce le differenze non solo come dato di realtà, ma come imprescindibile punto di partenza per una politica moderna, si trova a fare i conti con una soluzione, quella della rappresentanza, che si rivela sempre insufficiente e finisce per confermare lo Stato come unico garante dell’unità politica. Mentre Lenin può risolvere la questione della rappresentanza nel potere eminentemente democratico dei ‘soviet’ e Stalin può scioglierla nella funzione politica imprescindibile del partito, Potter e suo marito si spingono a ricercare un meccanismo e un criterio scientifico attraverso il quale la società possa esprimere e autogovernare la propria eterogeneità. Essi cercano cioè di spiegare la dissoluzione dello Stato inteso come governo dall’alto attraverso il principio che, nella loro proposta costituzionale, definiscono di «misurazione e divulgazione» (136). Esso torna infatti nell’esame del modello sovietico sotto forma di un’informazione di massa organizzata, che sarebbe in grado di risolvere il problema del comando e di minare, nel corso del suo sviluppo, la deriva autocratica. L’informazione diffusa e l’amministrazione delle cose diventano cioè quelle nuove potenzialità sociali che sovvertono il vecchio ordine coercitivo dello Stato: «Consideriamo l’intensificazione intenzionale del faro della conoscenza pubblica come la pietra angolare di una democrazia di successo. La necessità di una decisione finale rimarrà presente, non solo in caso di emergenza, ma anche in relazione alla politica; ma le decisioni che sono desumibili da fatti accertati e registrati non destano il risentimento provocato da affermazioni che esprimono una volontà personale. I marinai si possono ammutinare contro un capitano arbitrario, ma mai contro la bussola» (137)’ (pag 242-243) [(134) L’espressione è valorizzata soprattutto da Engels: F. Engels, Antidühring, Roma, Editori Riuniti, 1985. A proposito si rimanda a L. Meldolesi, ‘L’utopia realmente esistente: Marx e Saint-Simon’, Roma-Bari, Laterza, 1982; (135) F. Engels, Antidühring, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 305; (136) Sul concetto e sui possibili significati del termine «misura» si rimanda a P. Schiera, ‘Dal potere legale ai poteri globali. Legittimità e misura in politica’, in “”Quaderni di Scienza & Politica””, 1, 2013, pp. 2-132; (137) Webb, Webb, Soviet Commuism, p. 868]”,”MUKx-204″
“FERRARI Aldo”,”La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa.”,”Aldo Ferrari (1961) si occupa di storia e cultura russe e armene. Ha insegnato nelle università di Trieste, Gorizia e Venezia. Attualmente è ricercatore associato dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale di Milano (ISPI) e assegnista di ricerca dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha curato l’edizione italiana di opere di Pëtr Caadaev, Konstantin Leont’ev, Vladimir Solov’ëv, Valerij Brjusov, Nikolaj Gumilëv e Aleksadr Solzenicyn.”,”RUST-060-FL”
“FERRARI Vanessa”,”La fabbrica in versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia.”,”Ringraziamenti al prof. Martin Baumeister e al prof. Xosé Manoel Nuñez Seixas “”Il nazionalsocialismo non mancò poi di ispirarsi ad altri due importanti intellettuali di Weimar: August Winnig e Ernst Niekisch, che nel 1926 avevano fondato l’Alte Sozialdemokratische Partei (ASP). Tale organizzazione politica si poneva l’obiettivo di creare un socialismo nazionale. Sebbene il partito sia sopravvissuto solo pochi anni, fino al 1932, esso rivestì un importante ruolo all’interno della politica della Sassonia. Ernst Niekisch era considerato il portavoce del nazionalbolscevismo, nonché rappresentante della rivoluzione conservatrice; ex membro della SPD e della USPD, partecipò alla rivoluzione di novembre, distanziandosi però ben presto dall’internazionalismo del movimento operaio per approdare al nazionalismo, promuovendo una dottrina, il nazionalbolscevismo, che coniugava revanscismo e lotta al capitale. August Winnig visse una storia simile a quella di Niekisch; in più, si rivelò una figura chiave per la politica operaia nazionalsocialista anche durante gli anni di regime. Ex-operaio, ex-sindacalista ed ex-socialdemocratico, Winnig si era distinto per le sue riflessioni dedicate al Sozialimperialismus, teoria per cui l’imperialismo andrebbe sostenuto come presupposto necessario al socialismo, un modello per il socialismo nazionale e del patriottismo operaio. Entrambe queste figure furono corteggiate dal partito nazista, che tentò di attrarli a sé e ne sfruttò la fama e la produzione teorica. Grazie anche a questi riferimenti culturali, i nazisti fecero propaganda operaia sin dagli anni Venti: le loro proposte e i loro inviti si susseguivano dalle colonne dei giornali di partito, senza tuttavia riuscire a perdere quella vaghezza e quella retorica che li contraddistinguevano. Col tempo, le armi della propaganda nazionalsocialista si andarono affinando; i giornali, in particolare il “”Völkischer Beobachter””, organo ufficiale del partito, per primo, iniziarono sempre più ad utilizzare l’attacco contro i partiti socialisti per convincere gli operai ad abbandonarli, cominciando a sostenere la NSDAP. Le accuse a SPD e KPD erano di aver ingannato la classe operaia, abbandonandola nelle mani dell’ebreo. Per raccogliere nuovi iscritti, presero inoltre a proporre il genere delle testimonianze operaie. Iniziarono dunque a pubblicare racconti e testimonianze di operai, ex-SPD o ex-comunisti, che – persuasi dell’errore – avevano deciso di abbracciare la causa nazionalista. Di questi Überläufer (disertori, voltagabbana) è piena la storia della NSDAP. Tali figure furono centrali soprattutto per la propaganda dei primissimi anni di regime. Le storie-modello di molti voltagabbana erano infatti presentate agli operai quali inviti a passare dall’altra parte della barricata. (…) I racconti, a metà tra finzione e realtà, erano parte integrante della propaganda operaia della NSDAP. Le riviste che ospitavano queste testimonianze operaie o ripubblicavano alcuni punti del programma del partito ben presto iniziarono a privilegiare sempre più una letteratura di finzione, lasciando spazio a poesie, racconti in prosa o a stralci di romanzi. Emerse così una Arbeiterliteratur nazionalsocialista”” (pag 70-73) Il partito NSDAP in fabbrica. “”Illustrando il rapporto tra regime e operai, nei capitoli precedenti abbiamo descritto l’evoluzione della strategia letteraria nazionalsocialista verso i lavoratori. Questa non si espresse solo tramite i canali di comunicazione di massa, ma anche sul luogo di lavoro, tra macchinari e altiforni. Così si legge su “”Der Deutsche””, nell’agosto 1934: “”Ai nostri tempi, poiché noi concepiamo il lavoro – nel suo senso fruttuoso – quasi come una religione, non sorprende se il popolo lavoratore celebra le commemorazioni, là dove egli attinge l’autorizzazione alla vita dal compimento del proprio dovere: sul posto di lavoro”” (27). La NSDAP operava sul posto di lavoro soprattutto tramite la DAF e le sue divisioni e, nel dettaglio, per mezzo delle cellule della NSBO, del Reichsamt Volkstum und Heimat, della Nationalsozialistische Gemeinschaft Kraft durch Freude ma anche, ad esempio, della RKK. Tra le principali attività proposte per il personale di fabbrica (operaio e non) vi era l’organizzazione di serate di comunità (Gemeinschaftsabende). Si trattava di riunioni in cui i dirigenti politici e aziendali tenevano dei discorsi, si cantava, ballava e si mangiava insieme”” (pag 301) [27. Da un articolo pubblicato su “”Der Deutsche””, 18 agosto 1934, in BArch, NS 26/276, Atti (Arbeitsbericht) del Reichsamt Volkstum und Heimat della KdF, maggio-ottobre 1934] Ferrari propone un’analisi a tutto tondo e di lungo respiro delle dinamiche, spesso diversificate e complesse, con le quali il partito nazionalsocialista e il Terzo Reich si rapportarono alla letteratura operaia e dei lavoratori, dimostrando come essa rappresentò un fondamentale strumento nella strategia nazista di penetrare nei più ampi strati della società tedesca degli anni Venti e Trenta. La nationalsozialistische Arbeiterliteratur, sottolinea Ferrari, funzionò dunque da importante cavallo di Troia utilizzato dal partito nazista come mezzo propagandistico per attirare il consenso del mondo dei lavoratori manuali verso il nazionalsocialismo e per integrare la classe operaia nella Volksgemeinschaft, cioè nella comunità nazionale del Terzo Reich. Sostanzialmente, dunque, anche in questo caso il nazionalsocialismo attuò la strategia pragmatica di Gleichschaltung, di livellamento, di vasti ambiti della società tedesca, utilizzando e strumentalizzando istanze culturali preesistenti e solo successivamente imponendo nuovi codici “”tipicamente nazisti””. Anche dall’analisi di Ferrari emerge dunque il carattere complesso e pragmatico delle strategie culturali e sociali del nazionalsocialismo, che nel caso dell’utilizzo della Arbeiterliteratur saccheggiò in una prima fase a piene mani il patrimonio letterario della lirica e prosa sul mondo operaio e lavoratore di matrice socialista e marxista. In questo senso Ferrari mette opportunamente in rilievo i rapporti dell’ala sinistra del partito, rappresentata dai fratelli Gregor e Otto Strasser, e a cui in un primo momento aderì anche Joseph Goebbels, con importanti esponenti del nazionalbolscevismo della repubblica di Weimar, come Ernst Niekisch e August Winnig; o l’utilizzo dell’opera lirica del socialista Karl Bröger, che da internato politico di Dachau divenne cantore nazista della Arbeiterliteratur del Terzo Reich. Allo stesso tempo però l’autrice coglie e individua opportunamente la profonda differenza del canone nazista di questo tipo letterario rispetto al suo precedente uso da parte socialista.”,”GERN-193″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-011-FMP”
“FERRARI Angelo MASTO Raffaele”,”Mal d’Africa.”,”Angelo Ferrari è giornalista professionista dell’Agenzia Italia (Agi) dove si occupa del desk Africa. Raffaele Masto giornalista e scrittore lavora nella redazione esteri di radio Popolare e la rivista ‘Africa’. Ha seguito le crisi e le guerre degli ultimi vent’anni nel continente africano. Entrambi gli autori hanno al loro attivo diversi libri. “”La Cina arriva, ti aiuta, ma poi chiede il conto. In questa situazione non c’è solo la Repubblica del Congo, ma anche altri paesi africani come il Kenya e Gibuti. Ma l’esempio più eclatante è rappresentato dallo Zambia. Il debito estero del paese è di circa 9,37 miliardi di dollari, se si aggiungono i debiti delle società statali si arriva a 15 miliardi. Un terzo del totale è dovuto alla Cina. Ormai il debito nei confronti di Pechino sta raggiungendo livelli insostenibili. L’aeroporto di Lusaka presto potrebbe finire nelle mani cinesi, così come l’Azienda elettrica nazionale (Zesco), mentre già il 60 per cento della Zambian National broadcasting Corporation (Znbc) è detenuto da una società cinese. (…) La Cina non presta denaro “”gratis””, intende essere ripagata, come normale che sia, ma si garantisce la restituzione dei denari prestati stipulando clausole spesso capestro. Un esempio significativo da questo punto di vista è Gibuti, dove ha sede la prima base permanente all’estero della Cina. Pechino ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del principale porto e delle infrastrutture collegate. L’82 per cento del debito estero è detenuto da Pechino e in caso di inadempienza, Gibuti potrebbe cedere ai cinesi il controllo del porto strategico di Doraleh, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez. Gibuti è solo un esempio, ma ci sono altri paesi – la Repubblica del Congo e lo Zambia – dove i prestiti cinesi sono il principale fattore di rischio del debito. Gibuti, però, ammette candidamente che non ha altra scelta che accettare i capitali cinesi per investire nel proprio sviluppo”” (pag 83-84)”,”AFRx-123″
“FERRARI Marco”,”La Liguria di Calvino. Nel centenario della nascita viaggio nei luoghi che hanno ispirato lo scrittore e altri celebri autori.”,”In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, amico e compagno di banco di Eugenio Scalfari ai tempi del liceo Cassini di Sanremo, un omaggio all’autore del ‘Barone Rampante’, riscoprendo i luoghi dell’infnazia, dalla gioventù alla resistenza. Si tratta di una viaggio nei paesaggi letterari e artistici della Liguria: dal confine di Ventimiglia, che ispirò Nico Orengo e Francesco Biamonti, passando per Varigotti con Gina Lagorio, Genova con Giorgio Caproni, Rapallo con Ezra Pound, Chiavari con Enrico Morovich, Manarola con Renato Birolli,, Trebiano con le sorelle de-Beauvoir e Jean Paul Sartre. Marco Ferrari giornalista e scrittore spezzino, ha esordito nella narrativa nel 1988 con il romanzo ‘Tirreno’, altri romanzi sono seguiti nel corso degli anni tra cui ‘L’incredibile storia di Antonio Salazar, il dittatore che morì due volte’ (Mondadori).”,”LIGU-198″
“FERRARI Giuseppe”,”I filosofi salariati.”,”‘Giuseppe Ferrari (1811-1876) è stato un filosofo, storico e politico italiano, noto per il suo contributo al pensiero democratico e federalista. Nato a Milano, studiò giurisprudenza all’Università di Pavia, ma si appassionò alla filosofia, influenzato da Gian Domenico Romagnosi. Dopo aver vissuto in Francia per molti anni, dove ottenne un dottorato alla Sorbona e insegnò filosofia, tornò in Italia nel 1859 per partecipare alla vita politica. Fu deputato della Sinistra nel Parlamento italiano e sostenitore di una repubblica democratica federale. Tra le sue opere principali figurano Filosofia della rivoluzione e Histoire des révolutions d’Italie, in cui analizzò le lotte rivoluzionarie italiane e il loro impatto sulla libertà politica. Ferrari è ricordato anche per il suo approccio critico alla storia e per il tentativo di conciliare scienza e rivoluzione 2.’ (f. copilot)”,”TEOS-036-FMB”
“FERRARI Bartolomeo (Don BERTO)”,”Sulla montagna con i partigiani.”,”Edizione speciale per Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia Don Berto, cappellano della divisione Mingo prete e partigiano Dono Mario Caprini”,”ITAR-395″
“FERRARIO Clemente”,”Le origini del partito comunista nel pavese (1921-1926).”,”””La replica di Lenin è sferzante: “”Terracini dice che in Russia abbiamo vinto, benché il partito fosse molto piccolo… Noi, in Russia, eravamo un piccolo partito, ma avevamo con noi la maggioranza dei Soviet dei deputati operai e contadini di tutto il paese. E voi? Avevamo con noi quasi la metà dell’ esercito, che allora contava per lo meno dieci milioni di uomini. Avete voi forse la maggioranza dell’ esercito?”” (pag 95-96)”,”PCIx-147″
“FERRARIO Clemente”,”Il partito nel periodo della organizzazione del regime fascista.”,”””Ma con questo articolo Togliatti si era spinto più in là. Il richiamo al leninismo come tattica che fa derivare la scelta politica dall’ esame di una determinata situazione riprendeva il tema di un suo precedente articolo dal titolo Partito e frazione, con il quale il pensiero di Bordiga era stato esplicitamente assimilato a quello di Trotsky. L’ equazione Bordiga – Trotsky, che con minore o maggiore rigidità, venne diffondendosi nella pubblicistica del PCI, fu dovuta al turbamento provocato dall’ ulteriore inasprirsi delle lotte all’ interno del partito russo. Aveva rotto la tregua Trotsky nell’ autunno del 1924 pubblicando il celebre opuscolo Le lezioni dell’ ottobre con il quale tutta la tattica del Comintern era stata sottoposta a critica serrata.”” (pag 23)”,”PCIx-214″
“FERRARIS Maurizio”,”Dove sei? Ontologia del telefonino.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”ITAS-038-FL”
“FERRARIS Maurizio DERRIDA Jacques”,”Derrida e la decostruzione.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’.”,”SCIx-465″
“FERRARIS Maurizio a cura; SOCRATE PLATONE ARISTOTELE”,”Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene.”,”‘L’ignoranza e la confutazione’ (pag 41-46): nella sua difesa davanti ai giudici, narrata da Platone, Socrate mostra che le accuse mossegli sono calunnie.”,”FILx-546″
“FERRARIS Maurizio a cura, contributo di Mario DE-CARO, scritti di PLATONE ARISTOTELE Nicola CUSANO Francesco BACONE CARTESIO J.G. FICHTE J.W. GOETHE Mary SHELLEY P.S LAPLACE Charles DARWIN Emile BOUTROUX Albert EINSTEIN Werner HEISENBERG Paul K. FEYERABEND John D. BARROW Hillary PUTNAM”,”Scienza. Che cosa sanno gli scienzati?”,”Il testo alle pagg. 15-40 è di Mario De Caro, ‘Quando una teoria è scientifica?’ Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino ‘Comprendiamo ora con particolare chiarezza come si trovino in errore quei teorici che credono che la teoria provenga induttivamente dall’esperienza. Neppure il grande Newton riuscì a liberarsi da questo errore (‘Hypotheses non fingo’, “”Non formulo ipotesi””). (…). Non esiste alcun metodo induttivo che possa condurre ai concetti fondamentali della fisica. Il mancato riconoscimento di questo fatto ha rappresentato l’errore filosofico sostanziale di moltissimi studiosi del XIX secolo. Questa fu probabilmente la ragione per cui la teoria molecolare e la teoria di Maxwell poterono affermarsi solo in data relativamente recente. Il pensiero logico è necessariamente deduttivo: esso si basa su concetti e assiomi aventi valore ipotetico. (…). La fisica costituisce un sistema logico di pensiero che si trova in uno stato di evoluzione, e le cui basi non si possono ottenere attraverso una distillazione delle esperienze vissute mediante un qualsiasi metodo induttivo, ma esclusivamente attraverso la libera invenzione. La giustificazione (il contenuto di verità) del sistema sta nella dimostrazione di utilità dei teoremi derivati sulla base di esperienze sensoriali, mentre le relazioni di queste ultime con i primi possono venir comprese soltanto intuitivamente. L’evoluzione procede nella direzione di una crescente semplicità dei fenomeni logici. Per avvicinarci sempre più a questa meta, dobbiamo rassegnarci ad accettare il fatto che i fondamenti logici si allontanano in maniera sempre più accentuata dai fatti dell’esperienza, e che il cammino del nostro pensiero dalle basi fondamentali a questi teoremi derivati, riferentesi all’esperienza sensoriale, diventa continuamente più difficile e lungo’ [Albert Einstein: da ‘I pensieri degli anni difficili’ (1950): Il mistero della comprensione del mondo] (pag 84-85)]”,”SCIx-475″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di SENECA VOLTAIRE J.J. ROUSSEAU Hans Christian ANDERSEN Friedrich NIETZSCHE Attilio PANIZZA Franz KAFKA George ORWELL Simone de BEAUVOIR Jacques DERRIDA”,”Uguaglianza. C’è qualcuno più uguale degli altri?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Attilio Panizza: ‘Inno dei malfattori’ (1892) “”AI gridi ed ai lamenti / di noi plebe tradita, / la lega dei potenti / si scosse impaurita; // e prenci e magistrati / gridaron coi signori / che siam degli arrabbiati / dei rudi malfattori! // Folli non siam né tristi / né bruti né briganti / ma siam degli anarchisti pel bene militanti; // al giusto, al ver mirando / strugger cerchiam gli errori, / perciò ci han messo al bando / col dirci malfattori! // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Noi del lavor siam figli / e col lavor concordi, / sfuggir vogliam gli artigli / dei vil padroni ingordi, / che il pane han trafugato / a noi lavoratori, / e poscia han proclamato / che siam dei malfattori! // Natura, comun madre, / a niun nega i suoi frutti, / e caste ingorde e ladre / ruban quel ch’è di tutti, / Che in comun si viva, / si goda e si lavori! / tal è l’aspettativa / ch’abbiam noi malfattori| // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Chi sparge l’impostura / avvolto in nera veste, / chi nega la natura / sfuggiam come la peste; // sprezziam gli dei del cielo / e i falsi lor cultori, / del ver squarciamo il velo, / perciò siam malfattori! // (…) Divise hanno con frodi / città, popoli e terre, / da ciò gli ingiusti odi / che generan le guerre; // noi, che seguendo il vero, / gridiamo a tutti i cori / che patria è il mondo intero, // ci chiaman malfattori! (…)”” [Attilio Panizza, ‘Inno ai malfattori’ (1892)] (pag 74-76) [Attilio Panizza (Milano 7.4.1858 – Londra (Gran Bretagna) 15.4.1919). Nato a Milano nel 1858 da Giovanni e Lorenza Lambruni. Sposato con Angela Panizza e padre di una figlia. Marmista e scultore. Ventiduenne, partecipa a Chiasso al iii (1880) Congresso della Faiail, che gli affida la responsabilità della sezione propaganda della Federazione stessa. Consumatasi questa esperienza, partecipa alla vita del Poi sino a che, nel 1888, esauritosi anche l’esperimento unitario del Circolo socialista milanese, è fra i promotori della nascita del locale Circolo comunista anarchico. Segnalato come uno dei maggiori esponenti del gruppo “Avanguardia”, nel maggio-giugno del 1889 viene processato insieme ad altri anarchici per associazione di malfattori. Divenuto in seguito uno dei principali animatori del gruppo anarchico di Lugano, città che aveva preso a frequentare già dalla metà degli anni ’80, è tra gli organizzatori del Congresso di Capolago del gennaio 1891. L’anno dopo collabora a L’Amico del popolo con una poesia in dialetto milanese e il noto “Canto dei malfattori”. Trasferitosi a Lucerna nel 1893, dove è addetto ai lavori statuari dell’Accademia, nell’agosto partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo insieme ad Amilcare Cipriani e Luigi Molinari. L’anno dopo è nuovamente a Lugano, ma per evitare un provvedimento di espulsione deve trasferirsi a Zurigo. Ancora a Lugano nel 1896 e a Lucerna l’anno dopo, non riesce più ad evitare l’espulsione, che gli viene reiterata anche nel 1898. Consegnato a Chiasso alle autorità italiane in ottobre, viene inviato al domicilio coatto a Lampedusa per tre anni, dal quale è prosciolto con la condizionale nella primavera del 1899. Ottenuta la libertà tenta di rientrare in Canton Ticino, ma viene arrestato e nuovamente espulso. Dopo una breve permanenza a Milano, espatria alla volta di Londra nel luglio dello stesso anno. Nella capitale inglese, dove risiede sino alla morte, a parte brevi ritorni in patria, è tra i promotori nel 1902 de La Rivoluzione sociale. Già l’anno dopo, però, sembra essersi allontanato dall’attività politica””] [fonte ABMO, Archivio Biografico del Movimento Operaio, Genova]”,”SOCU-216″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Thomas HOBBES Cesare BECCARIA Lev TOLSTOJ Joseph CONRAD Filippo Tommaso MARINETTI Sigmund FREUD Virginia WOOLF Simone WEIL Thomas W. ADORNO Hannah ARENDT PrimoLEVI Wolfgang SOFSKY René GIRARD Michela MARZANO”,”Violenza. La violenza è inevitabile?”,”””Cosicché troviamo nella natura umana tre cause principali di contesa: in primo luogo la rivalità; in secondo luogo la diffidenza; in terzo luogo l’orgoglio”” (T. Hobbes, Il Leviatano, 1651) (pag 52) “”Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini. Ma qual giudizio dovremo noi dare delle segrete e private carneficine, che la tirannia dell’uso esercita su i rei e sugl’innocenti? Egli è importante che ogni delitto palese non sia impunito, ma è inutile che si accerti chi abbia commesso un delitto, che sta sepolto nelle tenebre. Un male già fatto, ed a cui non v’è rimedio, non può esser punito dalla società politica che quando influisce sugli altri colla lusinga dell’impunità. S’egli è vero che sia maggiore il numero degli uomini che o per timore, o per virtù, rispettano le leggi che di quelli che le infrangono, il rischio di tormentare un innocente deve valutarsi tanto di più, quanto è maggiore la probabilità che un uomo a dati uguali le abbia piuttosto rispettate che disprezzate”” (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene. Della tortura, 1764) (pag 56)”,”TEOP-298″
“FERRARIS Maurizio a cura, brani di ERODOTO CESARE MONTAIGNE SWIFT MONTESQUIEU KANT VOLTAIRE HERDER HEGEL LEOPARDI NIETZSCHE WITTGENSTEIN LEVI-STRAUSS FOUCAULT BUSH”,”Morale. C’è un solo modo giusto di vivere?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Scritti di Erodoto, Cesare, Tacito, Montaigne, Jonathan Swift, Montesquieu, Immanuel Kant, Voltaire, Johann Gottfried Herder, Georg Wilhelm, Friedrich Hegel, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Ludwig Wittgenstein, Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, George W. Bush Hegel (pag 73-74) “”La storia del mondo si muove dall’Oriente verso l’Occidente. L’Europa è il fine della storia del mondo l’Asia il principio. Per la storia esiste un Oriente propriamente detto, poichè l’Oriente fisico è solo relativo; e quantunque la Terra formi una sfera, la storia però non s’aggira in un cerchio, ma ha piuttosto un Oriente determinato, e questo è l’Asia. Di là sorge il sole fisico esterno, e tramonta in Occidente, perciò quivi pure sorge interno alla coscienza, che diffonde una luce superiore. La storia del mondo è l’educazione della indisciplinata volontà naturale alla generalità e alla libertà subiettiva. L’Oriente sapeva e sa solamente che uno è libero; i greci e i romani, che alcuni erano liberi; il mondo germanico sa che tutti sono liberi. La prima forma quindi che noi vediamo nella storia del mondo è il dispotismo, la seconda la democrazia e l’aristocrazia, la terza la monarchia”” [G.W.F. Hegel, ‘Lezioni di filosofia della storia, trad. it. di G.B. Passerini, Capolago, 1840, pp. 101-2] (pag 73-74)”,”FILx-548″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di BOEZIO DI DACIA SPINOZA VOLTAIRE BRILLAT-SAVARIN BENTHAM SAINT-JUST LEOPARDI MARX D’ANNUNZIO RUSSELL AUDEN WATZLAWICK LEGRENZI LATOUCHE”,”Felicità. Cos’è la ricerca della felicità.”,”Scritti di Boezio di Dacia, Baruch Spinoza, Voltaire, Anthelme Brillat-Savarin, Jeremy Bentham, Louis Antoine de Saint-Just, Giacomo Leopardi, Karl Marx, Gabriele D’Annunzio, Bertrand Russell, Wystan H. Auden, Paul Watzlawick, Paolo Legrenzi, Serge Latouche “”(…) siccome una società, secondo Smith, non è felice dove la maggioranza soffre, e siccome lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza e l’economia politica (in generale la società fondata sull’interesse privato) conduce a questo stadio di maggiore ricchezza, bisogna concludere che l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica”” [Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. di N. Bobbio, Einaudi, Torino, 2004, pp. 16-17] [(in) Maurizio Ferraris, a cura, ‘Felicità. Cos’è la ricerca della felicità’, Roma, 2012]”,”FILx-550″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE KANT POE VALERY CROCE BENJAMIN ECO DANTO GALLESE”,”Arte. Perchè certe cose sono opere d’arte?”,”scritti di Aristotele, Immanuel Kant, Edgar Allan Poe, Paul Valéry, Benedetto Croce, Walter Benjamin, Umberto Eco, Arthur C. DANTO, Vittorio Gallese “”Anche nel caso di una riproduzione altamente perfezionata, manca ‘un’ elem;ento: l’ hic et nunc’ dell’opera d’arte – la sua esistenza irripetibile nel luogo in cui si trova”” (Walter Benjamin) (pag 72)”,”FILx-551″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di EURIPIDE ROUSSEAU KANT SCHIKANEDER DOSTOEVSKIJ NIETZSCHE PASCOLI NEITZEL WELZER CELAN CASSANO”,”Male. É possibile vivere senza il male?”,”Scritti di Euripide, Antico Testamento,Jean-Jacques Rousseau Immanuel Kant, Emanuel Schikaneder, Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche, Giovanni Pascoli, Sönke Neitzel, Harald Welzer, Paul Celan, Franco Cassano. Discorso sulle scienze e sulle arti di Rousseau. (1750) Alcuni brani dal libro ‘Soldaten’ di S. Neitzel e H. Welzer sulla pratica della violenza dei soldati e dei piloti Luftwaffe (pag 87)”,”FILx-552″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE CLEANTE DI ASSO EPICURO ALESSANDRO DI AFRODISIA CARTESIO GASSENDI LOCKE LEIBNIZ BERKELEY LA-METTRIE CONDILLAC MANZONI STEVENSON BERGSON SERENI SEARLE DENNETT”,”Mente. La mente è soltanto il cervello?”,”Molti filosofi hanno sollevato dubbi sulla possibilità di identificare quello che accade nella mente con quello che accade nel corpo: v. Il mulino di Leibniz: un problema per il materialismo (pag 35-) Leibniz dice che la mente è irriducibile alla macchina corporea (pag 35)”,”FILx-553″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”Filosofia. A cosa servono i filosofi?”,”Scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”FILx-554″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”Senso. Che cosa ci manca quando diciamo che la vita non ha senso?”,”Scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”FILx-555″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO”,”Pensiero. Che significa pensare?”,”Scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove dirige il LabOnt (Laboratorio di Ontologia). E’ editorialista di La Repubblica e direttore della ‘Rivista di Estetica’. Ragionamento deduttivo e ragionamento induttivo (pag 43-“,”FILx-556”
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Jean BODIN Thomas HOBBES Karl MARX Friedrich ENGELS Juan Donoso CORTES Friedrich NIETZSCHE Franz KAFKA Max WEBER Carl SCHMITT Hannah ARENDT Amelia ROSSELLI Michel FOUCAULT Zygmunt BAUMAN Roberto ESPOSITO Giacomo MARRAMAO Roberta DE-MONTICELLI John R. SEARLE”,”Potere. Perchè si lotta per il potere?”,”9 Brani antologici molto brevi Scritti di Jean Bodin, Thomas Hobbes, Karl Marx, Friedrich Engels, Juan Donoso Cortés, Friedrich Nietzsche, Franz Kafka, Max Weber, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Amelia Rosselli, Michel Foucault, Zygmunt Bauman, Roberto Esposito, Giacomo Marramao, Roberta De Monticelli, John R. Searle.”,”TEOP-516″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di VOLTAIRE Johann Joachim WINCKELMANN Georg Wilhelm Friedrich HEGEL Karl ROSENKRANZ STENDHAL Charles BAUDELAIRE Fedor Michajlovic DOSTOEVSKIJ Rainer Maria RILKE Francis Scott FITZGERALD”,”Bellezza. C’è una regola del bello?”,”Hegel (pag 73) “”Ma questo elevare l’in sé a sapere autocosciente comporta una differenza immensa. E’ l’infinita differenza che separa per esempio l’uomo in generale dall’animale. L’uomo è un animale, ma non rimane come in un in sé, nemmeno nelle sue funzioni animali, come fa l’animale, ma ne diviene cosciente, le conosce e le eleva a scienza autocosciente, come accade per esempio per il processo della digestione. Con ciò l’uomo dissolve le barriere della sua immediatezza in sé essente, cosicché, proprio perché ‘sa’ di essere un animale, cessa di esserlo e dè a sé il sapere di sé come spirito. Se in tal modo l’in sé del grado precedente, l’unità di natura umana e divina, viene elevata a unità ‘immediata’ a unità ‘cosciente’, il ‘vero’ elemento per la realtà di questo contenuto non è più l’immediata esistenza sensibile dello spirituale, la figura umana corporea, ma ”interiorità autocosciente'”””,”FILx-558″
“FERRARIS Maurizio”,”Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”VARx-172-FL”
“FERRARIS Giorgio”,”Mario Odasso. Ufficiale alpino in Albania e in Russia:”,”Giorgio Ferraris, maestro elementare in pensione, sindaco di Ormea e Presidente dell’Unione Montana Alta Val Tanaro. Ha scritto e pubblicato opere sugli alpini. Mario Odasso ha comandato con il grado di maggiore, il Battaglione ‘Intra’ inviato in Albania con la ‘Cuneense’ dopo il fallito tentativo di occupazione della Grecia. Ha guidato e condotto personalmente una delle poche operazioni militari dell’esercito italiano coronate da successo di quella guerra, prima dell’intervento delle truppe germaniche. Promosso tenente colonnello, ha preso parte alla Campagna di Russia come Capo dell’Ufficio Operazioni del Corpo d’Armata Alpino e, all’inizio della ritirata ha svolto una delicata e fortunosa missione speciale. E’ stato gravemente ferito da un bombardamento aereo russo. Si è ritirato dalla vita militare con il grado di generale. Odasso tornato in Italia fu ricoverato nell’ospedale militare di Verona e poi dimesso per un periodo di convalescenza. Dopo il proclama di Badoglio dell’8 settembre, che lasciò senza indicazioni e collegamenti i Comandi e di conseguenza i reparti dell’Esercito italiano, anche Odasso finì prigioniero dei tedeschi, deportato e internato in Polonia. A casua delle pessime condizioni di vita del campo di prigionia e per la mancanza di cure la sua salute peggiorò notevolmente. Nell’aprile del 1944 riusci ad essere rimpatriato per le sue condizioni di salute, con l’obbligo di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale di Salò appena si fosse dimesso. Rimessosi in salute, non solo non aderì all’esercito repubblichino, ma avviò contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale clandestino e le organizzazioni della Resistenza. Preparò e assunse il Comando della Piazza militare di Verbania, dapprima clandestino e poi ufficiale. Sviluppò contatti con i comandi alleati per gli aiuti alle formazioni partigiane.”,”QMIS-349″
“FERRARI-ZUMBINI Massimo”,”Le radici del male. L’antisemitismo in Germania: da Bismarck a Hitler.”,”Massimo Ferrari Zumbini ha studiato a Pisa (Scuola Normale) e a Monaco di Baviera. Dopo aver insegnato a Milano e a Pisa, dal 1984 è professore di Storia della cultura tedesca a Viterbo.”,”EBRx-040-FL”
“FERRARO Domenico”,”Tradizione e ragione in Juan de Mariana.”,”””L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Salvo rari e meritori studi, comunque circoscritti ad aspetti particolari della sua opera, il gesuita Juan de Mariana, infatti, non sembra essere sopravvissuto alla leggenda nera in cui lo avevano trasfigurato i suoi contemporanei. Additato in tutta Europa come l’ ispiratore e il responsabile morale dell’ assassinio di Enrico IV, egli è stato ricordato principalmente come sostenitore della liceità o necessità del tirannicidio, confuso pertanto con una congerie di autori che nel movimentato periodo delle guerre di religione, in ossequio a supposte disposizioni delle gerarchie ecclesiastiche, perseguivano la punizione dei sovrani restii a sottomettersi all’ autorità pontificia.”” (pag I) “”L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989)”,”TEOP-317″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico contro sviluppo economico?”,”FERRARO Pietro “”..da centocinquanta anni a questa parte le nostre conoscenze si moltiplicano per due ogni dieci anni…”” (Oppenheime) (in apertura) “”Fin alle origini dei tempi, purtroppo, il progresso tecnico appare singolarmente legato a ragioni ed esistenze di carattere “”militare””, ma negli ultimi vent’anni il fenomeno ha assunto un dinamismo ed una evidenza senza precedenti. A Lepanto (1571) i cannoni veneti tiravano a 1500 metri; a Trafalgar (1804) quelli della “”Victory”” a 2700; nel 1941 i cannoni della “”Bismarck”” avevano una gittata di 32 chilometri, ma oggi, a soli 20 anni di distanza, i più recenti tipi di missili possono superare i 10 mila chilometri, con una capacità distruttiva moltiplicata in parallelo col moltiplicarsi della gittata. La velocità media delle galeazze venete era di otto nodi nel 1571 e non molto diversa da quella della “”Victory”” nel 1804; allo Jutland (1916) la “”Iron Duke”” superava i 20 nodi e nel 1942 la “”Yorktown”” toccava i 33 nodi, ma oggi, dopo soli 20 anni, un missile o una nave interplanetaria si spostano alla velocità di molte migliaia di chilometri, mentre già si stanno approntando alcuni tipi di aerei che possono vantaggiosamente sostituire le più grandi navi, volando a 3 mila chilometri orari”” (pag 27-28)”,”ECOT-191″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico, ventagli di produttività e sviluppo. Un’economia alle soglie del futuro.”,”‘Un complesso di squilibri in continuo mutamento’ (pag 191) Pietro Ferraro è presidente dell’ Istituto per le Ricerche di Economia Applicata (IREA), Roma”,”STAT-642″
“FERRARO Giuseppe”,”La verità dell’Europa e l’idea di comunità (la lezione di Husserl).”,”Giuseppe Ferraro insegna Filosofia All’Universotà di Napoli Federico II, tiene corsi di filosofia nelle carceri e nelle scuole cosiddette “”a rischio””, è curatore di “”Bambini i n filosofia”” ed è responsabile di “”Filosofia fuori le mura””. Ha insegnato alla Albert-Ludwigs-Universitat di Freiburg in Germania e all’Università di Stato di Rio de Janeiro (Uerj) Brasile, oltre a essere membro del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi.nel 2019 ha avviato a Napoli una scuola pubblica di politica. Ha curato edizioni e traduzioni di testi di Husserl e Nietzsche”,”FILx-177-FL”
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia industriale in America e in Europa.”,”FERRAROTTI si è laureato in filosofia presso l’Univ di Torino e in scienze sociali presso quella di Chicago. Ha conseguito la libera docenza in sociologia nel 1956. Con Nicola ABBAGNANO ha fondato nel 1951 e poi diretto i ‘Quaderni di sociologia’. Dal 1954 è incaricato dell’insegnamento di sociologia presso la facoltà di scienze pol e sociali C. Alfieri di Firenze e dal 1955 è incaricato di sociologia presso l’Univ di Roma. Dal 1958 è responsabile del coordinamento dei progetti di ricerca nel campo delle scienze sociali presso l’ OECE-AEP a Parigi. Ha scritto: -Premesse al sindacalismo autonomo. Torino. 1950 -Il dilemma dei sindacati americani. MILANO. 1954 -La protesta operaia. Milano: 1955″,”ARCx-002″
“FERRAROTTI Franco FRASER John”,”PCI e intellettuali a Bologna. Studi sul rapporto cultura e società. Volume quarto.”,”FERRAROTTI Franco è nato in Piemonte nel 1926. E’ professore di sociologia e titolare della relativa cattedra all’ Università di Roma. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964). FRASER John è nato a Londra nel 1939 è professore di scienza politica alla Waterloo University, Canada. Si è occupato di sociologia politica e ha pubblicato in Italia ‘Il pensiero di Galvano Della Volpe’ e ‘L’ intellettuale amministrativo nella politica del PCI’. Funzionari di partito. “”Per quanto questo libro costituisca un viaggio attraverso il “”corpo”” e non solo la “”testa”” del Pci, a giudizio di molti il funzionario che non ha avuto una formazione come intellettuale tradizionale o professionista ne è responsabile dell’ elaborazione della politica non dovrebbe figurare in questo lavoro. Il funzionario, si può sostenere, è essenzialmente un coordinatore dei vari elementi dell’ apparato del Partito. Presenta, alla base, posizioni alla cui formulazione può aver concorso in modo solo marginale; per il militante come per l’ esperto, egli è un burocrate, senza quell’ elemento di impegno personale, soggettivo, che caratterizza l’ “”intellettuale degno di questo nome””.”” (pag 75)”,”PCIx-220″
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia. Comte, Durkheim, Mannheim, Marcuse, Marx, Michels, Pareto, Scheler, Simmel, Spencer, Veblen, Weber.”,”””In nessu posto – Spencer lo riconosce – la società industriale esiste alla stato puro (…)””. (pag 99) “”Un tale atteggiamento sperimentale, costantemente sensibile alla natura dinamica della società e alla sua totalità, non può essere proprio di una classe che occupi una posizione di mezzo, ma soltanto di un ceto, per cui il legame di classe non abbia molto peso e che non sia troppo radicato nell’ rdine sociale. Lo studio della storia, relativamente a questa questione, procura una suggestione piuttosto intensa. Questo ceto disancorato, relativamente sciolto dalle classi, è per usare la terminologia di Alfred Weber, l’ “”intelligentsia socialmente indipendente”” (freischwebende Intelligenz).”” (pag 242)”,”TEOS-131″
“FERRAROTTI Franco”,”Lineamenti di storia del pensiero sociologico.”,”FERRAROTTI Franco è professore emerito di sociologia all’Università la Sapienza di Roma. Ha scritto tra l’altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964).”,”TEOS-173″
“FERRAROTTI Franco”,”Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia.”,”Dedicato a Livio Sichirollo “”Ciò che Weber non poteva accettare era la subordinazione ai piccoli interessi personali o la consorteria, il trionfo della ‘camarilla’. E’ su questo piano che la sua auspicata “”libertà dai valori”” acquista tutto il suo significato e la sua portata polemica”” (pag 9) Parallelo Marx e Weber. Marx, Weber e la civiltà ‘idraulica’ “”Si veda il passo in cui Weber, analizzando il confucianesimo e il taoismo, è colpito dal loro fondamentale anti-individualismo e osserva come “”né qui né in Egitto o Mesopotamia, la tecnica militare cavalleresca abbia mai portato ad una compagine sociale così individualistica come nell’Ellade “”omerica”” e nel “”medioevo””. Il fattore esplicativo di questo anti-individualismo, o mancato individualismo, non è ricercato né nell’etica né nella psicologia né nel sistema socio-politico. Scatta invece la interconnessione con un dato di natura geografica e tecnologica insieme: l’inevitabile dipendenza di tutta la popolazione dalla regolazione dei corsi d’acqua e quindi la subordinazione totale al governo personale burocratico del principe “”hanno agito da contrappeso””. Vi è qui ‘in nuce’ tutta la “”teoria idraulica del dispotismo orientale”” di Karl Wittfogel, ma le osservazioni weberiane richiamano anche l’articolo pubblicato da Marx nella ‘Herald Tribune’ di New York a proposito degli effetti razionalizzanti e anti-tradizionalistici che la ferrovia costruita in India dagli Inglesi avrebbe avuto su un sistema sociale statico e tecnicamente arcaico. Vi è di più: la struttura del ragionamento weberiano non è dissimile da quella del ragionamento di Marx là dove, nel libro primo del ‘Capitale’, in quei mirabili capitoli dedicati all’avvento della grande industria meccanizzata e alla giornata lavorativa, così ricchi di particolari tecnici e così accurati nella descrizione del processo produttivo da far sospettare il contributo diretto di Friedrich Engels e le risorse della sua esperienza personale di direttore generale della produzione nello stabilimento tessile paterno a Manchester, Marx ricostruisce magistralmente la matrice contestuale e le condizioni della disgregazione della famiglia operaia attraverso una serie di interconnessioni che partono da una innocente innovazione tecnica, dalla incorporazione dell’utensile nella macchina: questa innovazione tecnica, all’apparenza neutra, ha in realtà un duplice ordine di conseguenze. Da un lato, specializza la macchina mentre dequalifica l’operaio. Il vecchio artigiano d’un tempo, divenuto operaio avendo perso la proprietà, cioè il controllo legale, dei suoi mezzi di produzione, ora perde anche il controllo della erogazione della sua forza nervosa e muscolare e il suo senso di responsabilità diretta sul lavoro, in quanto non dipende più da lui decidere l’inclinazione dell’utensile nell’incisione della materia prima, e quindi la velocità di taglio della macchina, e quindi i tempi di produzione. Dall’altro lato, l’incorporazione dell’utensile nella macchina rende possibile l’assunzione in pianta stabile di manodopera femminile, meno qualificata – ma la qualifica non è più un requisito essenziale ora che la macchina è stata “”promossa”” – e più docile; le donne abbandonano dunque casa e figli e sostituiscono i loro uomini nel posto di lavoro; questi si trovano a spasso e si danno all’alcolismo. Con una caratteristica assenza di sentimentalismo proletario, Marx osserva che gli operai, in concomitanza con quell’innovazione tecnica, si vedono la famiglia disgregata, cominciano a darsi al bere, vendono sul mercato del lavoro capitalistico, formalmente libero, moglie e figli; divengono, conclude Marx, i “”neo-mercanti di schiavi””. Non dovrebbe eccessivamente meravigliare che questa straordinaria capacità di cogliere le interconnessioni significative consenta a Marx, ma anche a Weber, previsioni fulminee che hanno per noi, retrospettivamente, un valore pressoché profetico.”” [Franco Ferrarotti, Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia, 1998] (pag 90-91)”,”WEBx-027″
“FERRAROTTI Franco”,”Sindacato industria società.”,” Contiene il capitolo: ‘Sindacati e marxismo’ (pag 104-109) Le interpretazioni e teorie dei Webb e di Selig Perlman (pag 109-113) appendici: leggi americane Taft-Hartley, Landrum-Griffin (pag 549-590 “”Nella “”Risoluzione sui Sindacati””, scritta da Marx e approvata al Congresso della Prima Internazionale a Ginevra nel 1866, si distingue molto nettamente fra programma minimo (o sindacale) e programma massimo (o politico) della classe operaia; si riconosce che, evidentemente, lo scopo immediato dei sindacati consiste nella lotta quotidiana, in una vera e propria guerriglia, contro il Capitale; si nota d’altro canto come i sindacati, senza averne piena coscienza, sono diventati punti focali per la organizzazione della classe operaia, precisamente come le municipalità e i comuni medievali lo erano per la borghesia; per questo, i sindacati, se sono importanti per la lotta quotidiana fra Capitale e Lavoro, sono anche più importanti come corpi organizzati allo scopo di promuovere l’abolizione del sistema stesso del lavoro salariato. E’ chiaro che, secondo questa impostazione, i sindacati appaiono come semplici organizzazioni ausiliarie, molto utili in quanto hanno un elevato potere d’attacco localmente, ma assolutamente inadeguate rispetto al fine ultimo del movimento operaio, che è il rovesciamento dell’ordinamento capitalistico. (…) Per Marx i sindacati sono essenzialmente “”scuole di socialismo””. Ciò risulta in maniera evidente dalla lettura della Risoluzione intorno alle origini, al significato e agli sviluppi delle ‘Trade Unions’, stesa da Marx per il Congresso della Internazionale del 1866 e alla quale ci siamo più sopra richiamati. In questo documento Marx insiste nel criticare l’errore di considerare i sindacati come organizzazioni neutrali, apolitiche, non direttamente collegate con la lotta politica generale. Traspare, anzi, dalle parole di Marx la preoccupazione che i sindacati limitino eccessivamente la loro azione, che la riducano ad una ristretta azione rivendicativa di tipo corporativistico, che si contentino di chiedere benefici contingenti, localizzati, che non sappiano o non vedano la necessità di sfruttare la loro forza per attaccare il sistema capitalistico nel suo complesso. Riassumendo, per Marx i sindacati sono: a) centri di raccolta e di organizzazione dei lavoratori; b) associazioni difensive contro il capitale; c) scuole preparatorie al socialismo; d) strumenti subordinati e ausiliari del partito politico operaio, teso alla conquista dello Stato borghese per procedere quindi al rovesciamento totale del capitalismo e alla instaurazione del socialismo”” [Franco Ferrarotti, Sindacato industria società, 1968] (pag 106-108)”,”SIND-117″
“FERRAROTTI Franco”,”L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo.”,”Fondo Casella “”(…) Weber era ossessionato da Marx. Un’ombra di Banquo, per Weber, anche se egli non menziona mai Marx (del resto è noto che Weber non cita mai Durkheim, come Durkheim non cita una sola volta Weber; mentre si sa benissimo che ‘Economia e società’ è stato scritto tenendo presente ‘La divisione del lavoro sociale’, mentre ‘Le forme elementari della vita religiosa’ è stato scritto tenendo presente ‘L’etica protestante’. Durkheim, da buon alsaziano, aveva studiato in Germania; dal canto suo, Weber ‘sapeva tutto’, quindi conosceva benissimo le cose francesi, era probabilmente l’ultimo dei grandi dotti). In America negli anni cinquanta, all’epoca della prima guerra fredda (…) c’era un ‘embargo’; c’era una merce che non poteva entrare nel porto: Marx. Marx è infatti assente da tutte le trattazioni di Weber; il mio libro ha fatto scandalo in America, perché si parla di Marx. “”Marx! che c’entra Weber con Marx?”” si chiedevano. Eppure Weber ha passato tutta la vita – di giorno e, credo, anche di notte – a domandarsi: e se per caso Marx avesse ragione? Lui che credeva nelle idee, nel “”regno delle idee””, non poteva non chiedersi: se per caso Marx avesse ragione, dove andremmo a finire? Che cosa succederà alle idee? Se tutto è nella struttura economica, noi che stiamo a fare? Montare la guardia, fare la sentinella alle idee! Se Marx avesse ragione ci troveremmo in una condizione peggiore di quella delle sentinelle italiane che facevano la guardia al bidone di benzina: tutto questo non ha senso. Se Marx ha ragione, le idee che cosa sono? e i valori? non sono un ‘prius’, non sono un momento costruttivo; le idee sono un fatto derivato, una volta si diceva un “”epifenomeno””. Credo che, se uno prende Weber sul serio, trova che il problema, il demone nascosto di Weber, ciò che lo spinge costantemente, il senso di tutta la sua costruzione è proprio Marx. Infatti, se noi consideriamo la sua opera maggiore, quella pubblicata postuma, ‘Economia e società’, non possiamo non chiederci: perché Weber non ha detto: “”Struttura, Sentimenti e Società””, “”Tipi di diete o di Sètte e società””, “”Climatologia e Società”” e invece ha detto “”Economia e Società””? D’accordo, i titoli valgono quello che valgono; uno dà spesso un titolo così come gli viene; a volte il titolo è dato addirittura dall’editore. E invece no; Weber ha detto: “”Economia e Società””! Che significa? significa che conosceva; si tratta del Marx di allora, del 1900, un Marx un po’ positivista, ancora non trattato da Lukacs, un Marx ancora un po’ “”engelsiano””, un Marx che però diceva grosso modo questo (nella famosa ‘Introduzione’ a ‘Per la Critica dell’Economia Politica’): basta! non è il ‘denken’ che fa il ‘sein’, non è il pensiero che produce l’essere, è l’essere che produce il pensiero! Quando uno ha detto questo, ha posto i termini fondamentali del materialismo storico. Poi uno ci può volteggiare sopra, può dire: in realtà non è che “”lo faccia””; ma Marx usa il termine ‘machen’, “”fare””, “”creare””; prima non c’è una cosa, la si fa, e dopo c’è. Qualcuno dice: non è proprio che “”la faccia””, in realtà la “”condiziona””, la “”accompagna per mano””; ma si tratta di acrobazie”” [Franco Ferrarotti, ‘L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo’, Roma, 1982] (pag 139-140)”,”WEBx-028″
“FERRAROTTI Franco”,”Il dilemma dei sindacati americani.”,”La situazione dell’operaio americano nel corso del XX secolo. “”Uno dei paradossi più clamorosi degli Stati Uniti è che sono una nazione di operai, nella quale non esiste una «classe» operaia. Nel 1870 più della metà della popolazione attiva degli Stati Uniti era addetta all’agricoltura; verso il 1940, gli addetti all’agricoltura non rappresentavano che un quinto della popolazione. Il grande mutamento strutturale dell’economia americana era cominciato immediatamente dopo la Guerra Civile. Nel 1947, undici Americani su venti facevano parte della popolazione attiva. Quattro Americani su cinque erano salariati o stipendiati. Verso il 1950, il numero delle persone attive toccava i sessantadue milioni. Si calcola che, di questi, circa quarantasette milioni erano salariati e stipendiati e oltre tredici milioni erano datori di lavoro, lavoratori indipendenti o lavoratori a domicilio. Ovviamente, i tipi di occupazione riflettono le opportunità che si aprono, in relazione alla situazione generale del mercato della manodopera. Sono stati elencati e descritti trentamila tipi di occupazioni diverse, necessarie per mantenere in piena attività produttiva le millecinquecentotrenta industrie, che costituiscono il mondo industriale nordamericano. Particolarmente notevole è il vertiginoso aumento delle mansioni commerciali e genericamente impiegatizie contro la relativa diminuzione, dovuta a innovazioni tecnologiche, del numero degli operai a diretto contatto con il ciclo produttivo. Si calcola che, nel periodo dal 1870 al 1930, le mansioni di tipo impiegatizio sono aumentate di ben otto volte. Pare inoltre che siano state le innovazioni tecnologiche e gli aumenti di produttività, che ne sono via via derivati, a rendere finalmente possibile la settimana lavorativa di quaranta ore. Era di sessantanove nel 1850. La composizione professionale della popolazione attiva degli Stati Uniti, fra gli anni 1910 e 1940, è chiarita in maniera soddisfacente nella tavola () che qui riproduciamo: Gruppi professionali, percentuali della popolazione attiva rispettivamente nel 1910 e nel 1940: Liberi professionisti: 4.4% e 6.5%; Proprietari, direttori centrali e dirigenti: 23 e 17.8; Agricoltori e fattori: 16.5 e 10.1; Vari: 6.5 e 7.6; Impiegati e affini: 10.2 e 17.2; Operai specializzati: 11.7 e 11.7; Operai qualificati: 14.7 e 21.0; Operai comuni: 36.0 e 25.9; Salariati agricoli: 14.5 e 10.7; Manovali: 14.7 e 10.7; Lavoratori domestici: 6.8% e 8%. [() I dati sono stati desunti dal ‘Midyear Economico Report of the President’, luglio 1949, p. 94]. Appaiono evidenti le linee di sviluppo della stratificazione e della composizione professionale della popolazione degli Stati Uniti. I dati surriferiti indicano la tendenza verso la formazione di operai qualificati e il declino degli agricoltori e degli operai comuni, le cui funzioni vengono nella quasi totalità egregiamente assolte con mezzi meccanici, mentre spicca con straordinaria evidenza l’aumento degli impiegati e affini. (…) Con l’alta produttività del suo lavoro e il suo tipico «istinto dell’efficienza» (1), l’operaio americano va rapidamente preparandosi un successore. Gli Stati Uniti sono oggi una nazione di operai, che si sta trasformando in una nazione di impiegati, di ‘white collar workers’, di «operai dal colletto bianco». E’ la seconda rivoluzione industriale, lo sbocco diretto del taylorismo e della «organizzazione scientifica del lavoro» (2). La prima aveva fatto del contadino un operaio, lo aveva strappato ai lavori della campagna, ritmati sull’avvicendarsi naturale delle stagioni e delle derrate; spedito in città e concentrato nei grandi agglomerati dei bacini industriali. La seconda rivoluzione industriale tende, paradossalmente, ad una curiosa svalutazione dell’operaio altamente specializzato, in particolare delle sue doti creative. Essa fa dell’operaio comune o qualificato, un semplice attendente della macchina, o di un gruppo di macchine, riducendolo, al limite, a una specie di inoffensivo contabile, in camicia bianca, dei pezzi prodotti (3). In un primo momento, gli effetti della transizione possono riuscire molto gravi sulle masse umane, sulle quali si ripercuotono. Come è stato osservato, con una chiarezza incisiva e un poco schematica da Simone Weil: «Dal punto di vista dell’effetto morale sui lavoratori, la taylorizzazione ha indubbiamente provocato la dequalificazione degli operai. Questo è stato contestato dagli apologisti della razionalizzazione, in particolare da Dubreuil in Standards (1). Ma Taylor è stato il primo a vantarsene, arrivando a fare entrare nella produzione solo il 75% di operai qualificati contro il 125% di operai non qualificati nella finitura. (…)» (4)”” (pag 204-208) [(1) Dal titolo dell’opera di Thorstein Veblen, ‘The Instinct of Workmanship’, New York, 1914. Il titolo completo è: ‘The The Instinct of Workmanship and the State of the Industrial Arts’. E’ forse l’opera più originale e meglio costruita del Veblen; (2) Vedi Frederick W. Taylor, ‘Scientific Management’, tr. it., Milano, 1952; (3) Vedi John Diebold, «Factories without Men» in ‘The Nation’, 19 settembre 1953. J.D. è l’autore di ‘Automation – the Advent of the automatic Factory’. Forse George Orwell, suggerisce il Diebold, non si è sbagliato di molto nello scegliere la data che fa da titolo al suo libro (G.O, 1984). Siamo alle soglie dell’èra dei bottoni che si premono da sè; (4) Simone Weil si riferisce all’opera di Hyacinthe Dubreuil, ‘Standards. Le travail américain vu par un ouvrier français’, Parigi; (2) Simone Weil, ‘La Condition Ouvrière’, tr. it., Milano, 1952, p. 268. Vedi anche, nella stessa vena, Antonio Gramsci, ‘Note sul Machiavelli’ ecc., Torino, 1949, p. 330: «Il Taylor esprime… con cinismo brutale il fine della società americana; sviluppare nel lavoratore al massimo grado gli atteggiamenti macchinali ed automatici, spezzare il vecchio nesso psico-fisico del lavoro professionale qualificato che domandava una certa partecipazione attiva dell’intelligenza, della fantasia, dell’iniziativa del lavoratore e ridurre le operazioni produttive al solo aspetto fisico macchinale»]”,”MUSx-306″
“FERRAROTTI Franco”,”L’ipnosi della violenza.”,”Violenza immotivata (pag 16-17) “”La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge an che, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assefuazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occazione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? ….. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behaviorfal Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). FERRAROTTI Franco, L’ipnosi della violenza. RIZZOLI. MILANO. 1980 pag 182 8° prefazione note appendice: bibliografia ragionata, tavole statistiche (tabelle); Collana Saggi. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). [‘La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraleggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge anche, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assuefazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occasione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? Per Walter Benjamin, grande ‘flaneur’ per vocazione e anche per accidentalità biografiche, le vie di una città come Parigi sono quinte di teatro o pareti decorate di un salotto; le facciate dei palazzi sono una sorta di immensi interni aperti ai passanti. Si pensi anche a certe strade di Ferrara, quelle rese famose dai racconti di Giorgio Bassani; o a certe piazze, come quella del Pantheon a Roma, una sera d’estate, o a Washington Square a New York. Vi è una dolce, nostalgica, interrogante qualità della vita urbana che viene troppo spesso e troppo facilmente dimenticata. E tuttavia: fra processo di urbanizzazione e crescita della criminalità il legame è piuttosto stretto. Fra le altre cose, la città odierna è in primo luogo il teatro della violenza. Il carattere forse più inquietante di questa violenza è l'””assenza di motivazioni””. Non è dunque solo una questione di quantità, di statistiche. Entra in gioco la qualità del crimine”” (pag 16-17)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Violenza urbana immotivata”,”TEOS-253″
“FERRAROTTI Franco a cura; saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI”,”La protesta silenziosa. Evoluzione e significati dell’ astensionismo elettorale.”,”Saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI “”Spetta comunque ad Harold F. Gosnell, un vero pioniere nella ricerca sull’astensionismo elettorale, l’aver individuato una maggiore disponibilità dell’elettorale femminile ad esprimere la propria scelta elettorale, una volta che sia educato e stimolato. Dopo un primo studio sulle motivazioni personali degli astensionisti, ‘Non voting: Causes and Methods of Control’ (Chicago, 1924), l’autore si dedicò ad una serie di esperimenti di comunicazioni di massa, miranti ad accertare la sensibilità delle varie categorie dei non votanti, dai quali risultò che l’elettorato femminile di ceto medio e gli emigranti, in possesso della cittadinanza e di una certa cultura, erano le categorie più propense a mobilitarsi politicamente, cioè a passare sotto lo stimolo di una campagna propagandistica dall’astensione al voto (19). Altri fattori socio-economici che hanno contribuito e tuttora agiscono nell’elevare l’astensionismo sono le differenze di classe, misurabili attraverso il livello di istruzione della popolazione partecipante al voto, il reddito familiare e l’occupazione. Tutti gli studi di geografia elettorale mettono in risalto il rapporto direttamente proporzionale tra livello di istruzione e partecipazione politica. Nella figura 4, che si riferisce alle elezioni del 1964, si può constatare come, per i non istruiti, la partecipazione elettorale si abbassi al di sotto dei livelli medi nazionali, mentre nei gruppi con istruzione superiore ed universitaria la partecipazione si estenda ai tre quarti degli elettori. In generale si verifica che una popolazione più educata ha maggiore probabilità di partecipare alle forme decisionali della politica. A livello di classe media l’astensionismo, come forma di protesta primitiva di fronte ad una situazione politica insoddisfacente, viene sostituito dalla adozione di altre forme di lotta (appoggio a candidati «indipendenti», opposizione attiva all’interno dei partiti, coordinamento di movimenti di rivendicazione collettiva di destra e di sinistra). Il rapporto tra livello del reddito ed astensionismo non è più così stretto come ai tempi in cui vigevano requisiti elettorali di possesso della proprietà. Tuttavia, ancora recentemente, nel 1972, si potevano esibire dati elettorali in cui si mostrava con ampia evidenza, un rapporto tra livello occupazionale e partecipazione al voto (20). Nella Figura 5, citata da Burnham, si può constatare come la partecipazione elettorale potesse diminuire dall’81.7%, nelle classi medie proprietarie, al 57.5% in quella operaia non specializzata per le presidenziali del 1968 e dal 79.7% nelle classi medie proprietarie al 49.5% degli operai per le elezioni presidenziali del 1972, nonostante questi fossero periodi di ampia mobilitazione politica. I tassi di partecipazione si deprimono ulteriormente nelle elezioni delle camere che riguardano le candidature statali. Alla Figura 6 lo stesso autore raffronta i dati elettorali svedesi del 1960 che mostrano una partecipazione elettorale omogenea per tutti gli strati sociali, con quelli statunitensi del 1968 e del 1976 che mostrano le variazioni attribuibili alla posizione economica. Nel 1968 il tasso di partecipazione elettorale della classe media statunitense era del 79.9%, contro il 62.0% di quella operaia. A livello di classe operaia, la partecipazione elettorale calava significativamente, con chiare distinzioni tra ceti operai specializzati (66.9%) ed operai comuni (57.5%). Il rapporto direttamente proporzionale con la classe sociale si mantiene inalterato nel 1976, anche se complessivamente il tasso di partecipazione elettorale cala dal 67.8% al 59.2%. I dati statunitensi, nota il Burnham, non hanno paragone con altre democrazie elettorali contemporanee appartenenti all’Occidente industrializzato: essi confermano, negli USA, «l’assenza di un movimento di massa socialista capace di mobilitare il voto della classe operaia», di movimenti di base capaci di dare alle classi subalterne un senso di identità e quindi un motivo di partecipazione politica (21)”” (pag 371-374) [Francesco Battisti, ‘L’astensionismo elettorale negli Stati Uniti d’America’] [Note: (19) Dal punto di vista della storia degli studi elettorali i contributi di Gosnell, che appartiene senza dubbio alla «Scuola di Chicago» come metodo di impostazione, rappresentano un aspetto estremamente interessante. Ambito delle sue indagini è l’elettorato di Chicago, tra il 1920 ed il ’30. Lo scopo è la spiegazione dell’elevato tasso di astensionismo delle categorie sociali subalterne, tra le quali le donne ed i gruppi degli emigranti. Intervistando 3.369 astensionisti nelle municipali del 1923 e 649 astensionisti nelle presidenziali del 1924 il Gosnell raccoglie e classifica più di 20 ragioni individuali per non recarsi a votare (indifferenza, assenza, malattia, ragioni familiari divieto di assentarsi dal lavoro, proibizione da parte del marito, brogli elettorali, analfabetismo, ecc. (…). Tutte queste ragioni individuali, però, non giustificano le fondamentali differenze nei tassi di partecipazione elettorale che si riscontrano tra i gruppi sociali e non ne riescono a costituire una spiegazione. La psicologia individuale dell’astensionismo – se così si vuole chiamare il complesso delle ragioni personali o delle giustificazioni ‘post hoc’ del non votante – non riesce a render conto come «fatto sociale» del secondo fatto sociale costituito dalla differenziazione nei tassi di partecipazione. L’autore stesso se ne rende conto finendo col classificare i non votanti con gli schemi sociali acquisiti e ritrovando in spiegazioni socio-economiche e politiche i motivi validi di astensione. Harold F. Gosnell, ‘Getting Out the Vote: An Experiment in the Stimulation of Voting’, University of Chicago Press, Chicago, 1927; (20) Cit. dal Burnahm, ‘The Appearance and Disappearance of the American Voter’, cit., tab. 12, p. 64 e tab. 1, p. 38; (21) Ibidem, p. 66. Si può dunque notare, nel raffronto tra astensionismo operaio ed astensionismo afro-americano un parallelismo: la mancanza di una leadership politica di base sulla quale far convergere il proprio voto di antagonismo e di protezione dei propri interessi non fa altro che agevolare il perpetuarsi di un fenomeno di astensione storicamente originato da una discriminazione di classe e di razza]”,”TEOS-256″
“FERRAROTTI Franco a cura, scritti diAdam FERGUSON Claude-Henri de SAINT-SIMON Karl MARX Friedrich ENGELS Pierre Joseph PROUDHON Emile DURKHEIM Max WEBER Georg SIMMEL Gabriel TARDE Richard Henry TAWNEY Werner SOMBART Gaetani MOSCA Kark MANNHEIM Georges GURVITCH Antonio GRAMSCI”,”La società come problema e come progetto.”,”Franco Ferrarotti è titolare della cattedra di sociologia all’Università di Roma a seguito del primo concorso bandito per questa materia in Italia. Fra i fondadori del Consiglio dei Comuni d’Europa a Ginevra nel 1949; direttore dei progetti sociali dell’OECE, ora OCSE, a Parigi nel 1958-1959; deputato indipendente al Parlamento per la Terza Legislatura, si è ritirato dalla vita politica per dedicarsi in piena autonomia allo studio e alla ricerca. Dirige La critica sociologica. Fra le pubblicazioni: Sindacalismo autonomo, La protesta operaia, Max Weber e il destino della ragione, Trattato di sociologia, Roma da capitale a periferia, Il pensiero sociologico da A. Comte a M. Horkheimer, Giovani e droga.”,”TEOS-064-FL”
“FERRAZZA Piero SANSONE Luca”,”Giacomo Buranello. Rivoluzionario e partigiano.”,”””Sul periodo di permanenza in montagna, tra l’altro brevissimo, le notizie non abbondano. Luciano Penello rammenta che il distaccamento di Buranello «era il migliore dal punto di vista organizzativo, politico e combattivo, e aggiunge che «lui era amato da tutti i suoi uomini»”” (pag 275)”,”ELCx-289″
“FERRAZZA Piero BARCO Luigi”,”Quegli anni a Ingegneria.”,”Opera dedicata a Vincenzo TAGLIASCO”,”LIGU-001-FC”
“FERRER Francisco”,”The Origin and Ideals of the Modern School.”,”Francisco FERRER Y GUARDIA (1859-1909) politico e pedagogo membro del partito radicale federalista fu esiliato in Francia (1886-1901). Fondò a Barcellona la scuola moderna alla quale collaborarono anarchici e esponenti del libero pensiero. Con la Semana Tragica (1909) fu accusato di reati commessi in quel movimento, condannato a morte, e giustiziato. Seguì un movimento di protesta internazionale che portò alla caduta del governo MAURA.”,”GIOx-011″
“FERRERA Maurizio”,”Il Welfare State in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”FERRERA Maurizio ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze politiche e sociali all’ Istituto Universitario Europeo di Firenze ed è ricercatore nell’ Università di Pavia. Ciclo elettorale. Elezioni e spesa sociale. “”L’ influenza esercitata dalle scandenze elettorali sull’ evoluzione del welfare state italiano è stata recentemente sottolineata da numerosi autori (si vedano ad esempio Regonini (1980) e Salvati (1981)). Prima ancora che sul ritmo di produzione legislativa o sul tasso di crescita delle spese, tale influenza è facilmente e immediatamente rilevabile nel comportamento dei principali attori politici e, in primo luogo, i partiti (…)””. (pag 195)”,”ITAS-109″
“FERRERA Maurizio”,”Le trappole del Welfare.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidariet.”,”EURE-020-FL”
“FERRERA Maurizio GUALMINI Elisabetta”,”Salvati dall’Europa?”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà. Elisabetta Gualmini, ricercatrice in Scienza della politica, insegna Amministrazione comparata nell’Università di Bologna. Ha pubblicato La politica del lavoro.”,”ITAE-064-FL”
“FERRERA Maurizio”,”Il welfare state in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà.”,”ITAS-040-FL”
“FERRERA Maurizio a cura; saggi di Robert GILPIN Harold WILENSKY Robert JESSOP John MYLES Richard ROSE Alfred PFALLER Claus OFFE Stein KUHNLE Nathan GLAZER Rei SHIRATORI Susan STRANGE Maurizio FERRERA”,”Stato sociale e mercato. Il welfare state europeo sopravviverà alla globalizzazione dell’economia?”,”Maurizio Ferrera è professore associato di scienza dell’amministrazione alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia. Gilpin: ‘Il meccanismo del flusso dell’ oro e dei prezzi second Hume’, paragrafo 2 del capitolo di Gilpin ‘Welfare nazionale e norme economiche internazionali'”,”TEOS-331″
“FERRERI Dino”,”Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico.”,”””C’è ancora una testimonianza, non priva di interesse, di cui è utile tenere conto a questo punto. In ‘Per la storia della Lega dei comunisti’ Engels, come è noto, reca un contributo alla storia delle origini teoriche del movimento, ed è un contributo che se da un lato coincide in più punti con la testimonianza più famosa di Marx (Prefazione del 1859), contiene d’altra parte alcune significative puntualizzazioni. (…) Engels scrive: “”Quando nell’estate del 1844 andai a trovare Marx a Parigi, risultò il nostro completo accordo in tutti i campi teorici, e da allora data il nostro lavoro in comune. Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles, Marx dai principi fondamentali sopra indicati aveva già sviluppato in pieno nelle linee fondamentali la sua concezione materialistica della storia e ci accingemmo allora a elabrare la nuova concezione particolarmente nelle direzioni più diverse””””. [Dino Ferreri, Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico, 1981] (pag 15) “”C’è una lettera di Engels a Marx del novembre 1844, indicativa del ripensamento intorno alla “”questione Feuerbach””. stimolato proprio dal libro di Stirner.”” (pag 84)”,”MADS-371″
“FERRERI Dino”,”Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?”,”Altro saggio sul tema: G. Bedeschi, ‘Partito e democrazia socialista in Rosa Luxemburg’, Problemi del Socialismo, novembre-dicembre 1969, n. 43, pp. 1160-72 Sul rapporto Lenin – Luxemburg (pag 119-120-121-122-123) Rifiuto del ‘bolscevismo’ da parte della Luxemburg (pag 133) Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”” “”Il «crollismo» luxemburghiano [la teoria del crollo, ndr], non ha incidenza strategica (contrariamente a quanto avvenne nella ‘Ermattung-strategie’ kautskiana (infiacchimento, ndr), non solo non dà luogo a nessuna ipotesi attendista circa il problema della “”fuoriuscita”” dal capitalismo ma, al contrario, da un lato fornisce un fondamento oggettivo alla previsione di una maturità crescente del processo rivoluzionario “”attivo””, dall’altro ne sollecita l’urgente e indispensabile intervento. Dove è importante segnalare la presenza teorica, non la mera saldatura “”volontaristica”” dei due aspetti (53). D’altra parte sarebbe utile definire l’incidenza strategico-politica di tutti quei passi in cui il “”crollo”” del capitalismo entra nel quadro delle previsioni luxemburghiane. Per quanto mi risulta, non ve n’è uno solo (le citazioni contrarie potrebbero facilmente moltiplicarsi) in cui il “”crollo”” venga previsto come pura catastrofe economica, o in cui l’azione rivoluzionaria cosciente del proletariato non venga vivamente sollecitata a intervenire nel quadro sempre più disgregato della società capitalistica, e non vi intervenga, sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ipotesi politica, come ulteriore elemento di disaggregazione. ‘Prima’ e ‘dopo’ (come sempre nella Luxemburg) sono un puro espediente espositivo. In ultima analisi il “”crollo”” del capitalismo finisce per identificarsi come la rivoluzione. Processo oggettivo e processo soggettivo sono l’uno funzione dell’altro e la loro piena coincidenza è al limite dello sviluppo. Che, tuttavia, si colga nella Luxemburg, specie da parte del lettore di oggi, una accentuazione deterministica (forse più in senso politico-economico, che economico soltanto), ciò è anche verosimilmente l’inevitabile riflesso nella teoria di una fase storica determinata (e irripetibile) dello sviluppo capitalistico, fase “”abbandonata”” all’azione delle leggi interne del modo di produzione e al loro crescente carattere contraddittorio. (…) In Lenin, come è noto la consapevolezza del carattere storico e di transizione del capitalismo non sfociò mai in quel tipo di deviazione scientifica e metafisica insieme che tenne invece a battesimo l’erronea analisi luxemburghiana dell”Accumulazione’ (ma quest’opera occupa per molti versi un posto a sé nella storia del pensiero della Luxemburg) (56). E’ tuttavia la possibilità di dedurre inferenze negative, sul piano della teoria rivoluzionaria, dalle formulazioni “”crolliste”” presenti negli scritti di Rosa Luxemburg, dovrebbe essere considerata con molta cautela proprio in relazione a Lenin. Si deve tener conto del fatto che l’allineamento Lenin-Luxemburg nella battaglia antirevisionista, lungi dall’essere soltanto tattico, si stabiliva su una ben definita base teorica comune, alla quale non era estranea una identica posizione di principio sulla “”questione del crollo”” aperta da Bernstein. Basta per convincersene il riferimento all’importante scritto leniniano ‘Marxismo e revisionismo’, in cui capita fra l’altro di incontrare affermazioni come questa: «Che il capitalismo proceda verso il crollo – sia nel senso delle singole crisi politiche ed economiche che nel senso della catastrofe completa di tutto il regime capitalistico – l’hanno dimostrato con singolare evidenza e in dimensioni particolarmente ampie i giganteschi trusts contemporanei (57). (…) Il confronto Lenin-Luxemburg è venuto emergendo nel corso dell’esposizione come un momento centrale di ogni possibile analisi tendente al recupero di una Luxemburg storicamente attendibile. (…) Perché Lenin giudicò Rosa Luxemburg una delle migliori rappresentanti del “”marxismo non contraffatto””? Se si parte da questa domanda l’analisi dovrebbe tendere a cogliere i motivi di affinità piuttosto che quelli di differenziazione (58). Preliminare per questo è una definizione di coordinate generali che aiutino a ricomporre il quadro storico del marxismo della II Internazionale spesso sconvolto dalle sistemazioni post-leniniane. (…) Rispetto a questa analisi di fondo Lenin e Rosa Luxemburg occupano una posizione singolarmente vicina, se non coincidente; e ciò spiega il loro allineamento sostanziale in tutte le svolte storiche verificatesi nel ventennio precedente la guerra: nella lotta contro il revisionismo internazionale, nelal rivoluzione russa del 1905, di fronte alla guerra (prima e dopo la sua esplosione) di fronte alla rivoluzione d’Ottobre. (…) Lenin conosceva e apprezzava Rosa Luxemburg (59) quando le la trovò davanti “”oggettivamente”” alleata dei menscevichi nella lotta seguita al Congresso di Londra del 1903. Alle critiche mosse dalla Luxemburg alle concezioni organizzative sostenute dai bolscevichi, al suo dispiegamento di tutto l’arsenale teorico e concettuale del marxismo sull’argomento, Lenin rispose con un articolo piuttosto modesto (Kautsky si rifiutò di pubblicarlo e la Luxemburg lo accolse con una scrollata di spalle), che non può risultare deludente per chi si aspetti una complessa e argomentata risposta sul terreno della dottrina (60)”” pag 119-123)”,”LUXS-075″
“FERRERI Dino; GIORGETTI Giorgio”,”Note su «estremismo storico» e «leninismo (Ferreri); Una teoria dell’economia feudale. I problemi metodologici di un modello strutturale.”,” “”””Il processo storico non è il marciapiede del Nevskij prospekt…”” dirà Lenin..”” (pag 160) Il saggio di Giorgetti è incentrato sugli studi di Kula sulla Polonia.”,”LENS-006-FGB”
“FERRERO Guglielmo”,”Il militarismo. Dieci conferenze.”,”Pace e guerra alla fine del XIX secolo; la società militare barbarica, l’ orda; le civiltà militari; la vita sociale nelle civiltà militari; la decadenza e rovina degli imperi militari. L’ impero turco; NAPOLEONE; militarismo e cesarismo in Francia; il militarismo italiano; quello inglese e tedesco.”,”QMIx-032″
“FERRERO Guglielmo”,”Da Fiume a Roma. Storia di quattro anni 1919 – 1923.”,”Guglielmo FERRERO, storico italiano (Portici 1871-Ginevra 1943). Collaboratore di Cesare LOMBROSO, poi giornalista (Il Secolo, Il Mondo) e infine dal 1930 professore di storia a Ginevra, portò nei suoi studi storici forti interessi sociologici, assai evidenti nella fortunatissima ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 volumi, 1902-07). Degli altri suoi scritti (tra cui anche alcuni di narrativa) è da ricordare ‘Roma antica’, in collaborazione con C. BARBAGALLO (3 volumi, 1921-22). (GE20)”,”ITAF-036″
“FERRERO Guglielmo”,”Ricostruzione. Talleyrand a Vienna 1814 – 1815.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942), sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la 1° GM uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’ Università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) (già pubblicato da Corbacci, in cui descrive gli effetti politici delle campagne italiane del generale Napoleone Bonaparte tra il 1796 e il 1797) e ‘Potere’ (1942).”,”FRAN-027″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. III. La Fin d’ une aristocratie. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-050″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. IV. Antoine et Cleopatre. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-051″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. V. La republique d’ Auguste. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-052″
“FERRERO Guglielmo”,”Potere. I Geni invisibili della Città. Saggio introduttivo di Luciano Pellicani.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 voll. 1902-1907) e ‘La rovina della civiltà antica’ (1926). La sua fede liberal-democratica lo portò in esilio all’avvento del fascismo e a stabilirsi in Svizzera, dove compose le trilogia ‘Avventura’ (1936), ‘Ricostruzione’ (1940) e ‘Potere’ (1942) che Henri PIRENNE definì ‘un’ ammirevole opera d’ arte’. ‘Potere’ è il capolavoro di FERRERO, l’ opera in cui ha condensato le sue riflessioni sui fondamenti intellettuali e morali dell’ ordine politico che egli chiamava ‘i Geni invisibili della Città’.”,”TEOP-108″
“FERRERO Guglielmo”,”L’ Europa giovane. Studi e viaggi nei paesi del Nord.”,”””Il socialismo tedesco afferma anzitutto di essere un partito scientifico, che muove guerra alla società presente, armato non di dinamite o di fucile, ma di certe date dottrine economiche e sociologiche: affermazione che nella storia non troviamo essere ancora stata fatta da nessun partito”” (pag 74)”,”GERx-086″
“FERRERO Paolo a cura; testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI. Paolo FERRERO (Torino, 1960), valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fia, ha ricorperto ruoli di direzione in Cgil, Democrazia proletaria, Federazione giovanile evangelica italiana. Attualmente è nella segreteria nazionale di Rifondazione Comunista. Raniero PANZIERI; intellettuale di sinistra, è stato il fondatore della rivista Quaderni rossi (Torino, 1961) che viene individuata come il punto di partenza dell’ operaismo italiano. PANZIERI ha operato all’ interno della sinistra italiana: allievo ed amico di Rodolfo MORANDI, segretario dell’ Istituto di studi socialisti (1946-1948); segretario regionale del PSI in Sicilia (1949-1953), membro della direzione nazionale del suo partito, ruppe con le posizioni ufficiali per cercare di difendere la verità (rottura con lo stalinismo, con l’ aspirazione a partito di governo del Psi ecc.,) “”Giugno. Esce il n. 1 della rivista Quaderni rossi, pubblicata dall’ Istituto Morandi e frutto della collaborazione tra i gruppi di lavoro dell’ Istituto e ilitanti e dirigenti della Cgil torinese e nazionale. A questo primo quaderno, oltre a Panzieri, collaborano tra gli altri: Vittorio Foa, Giovanni Mottura, Vittorio Rieser, Sergio Garavini, Emilio Pugno, Gianni Alasia, Romano Alquati, Alberto Asor Rosa, Giuliano Boaretto, Luciano Della Mea, Dino De Palma, Liliana Lanzardo, Mario Miegge, Giuseppe Muraro, Emilio Soave, Mario Tronti. Panzieri presenta la rivista in varie città: Milano (12 giugno), Venezia (16 ottobre), Padova (17 ottobre), Roma (21 novembre), La Spezia (19 gennaio 1962), Genova (20 gennaio 1962), Siena (24 marzo 1962).”” (pag 55)”,”ITAC-096″
“FERRERO Guglielmo”,”Il congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’ Europa. Volume Secondo. (Tit.orig.: Reconstruction)”,”FERRERO Guglielmo (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico fu uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, si stabilì a Ginevra nel 1939 dove insegnò storia all’ Università. Ricostruzione fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942). “”Uno scacco completo, insomma. Le inquietudini di Talleyrand erano giustificate, gli Alleati non capivano niente della guerra che avevano intrapresa e, cosa ancora più grave, non potevano capirne niente. Quello che accadeva allora in Europa non era mai accaduto prima nella storia del mondo. Gli Alleati erano vittoriosi; aveva battuto Napoleone in Russia, in Germania, in Ispagna: l’ avevano costretto a ripassare il Reno, a rendere al suo re la Spagna, a liberare il Papa: erano entrati in Francia e marciavano su Parigi. Ma più si moltiplicavano le loro vittorie, e più ne erano spaventati. Ogni vittoria rovesciava una delle “”usurpazioni”” che Napoleone aveva imposto all’ Europa. Al principio del 1814, il ducato di Varsavia, la Confederazione del Reno, il regno di Vestfalia, non esistevano più; in Svizzera il regime della mediazione si sfaldava; in Italia la Rivoluzione crollava sotto i colpi degli austriaci e di Murat.”” (pag 77-78)”,”RAIx-196″
“FERRERO Guglielmo”,”Aventure. Bonaparte en Italie, 1796-1797.”,”Guibert, Napoleone e la guerra nuova. “”L’ armée autrichienne, qui descendait vers la vallée du Po’, pouvait déclancher la révolte de l’ Italie contre l’ envahisseur. L’ armée francaise ne devait pas seulement repousser son attaque, mais en même temps pétrifier l’ Italie dans sa neutralité. Guerre à deux faces, dont le dix-huitième siècle ne connaissait pas le secret. Le jeune général le trouva, dans un livre qui avait paru à Londres en 1773, sans nom d’auteur, sous le titre: ‘Essai général du tactique’. L’ ‘Essai’ ne se proposait rien moins que de démolir toute la guerre du dix-huitième siècle: institutions, méthodes et doctrines.”” (pag 84) “”Le jeune général du Directoire avait donc, en marchant sur Vienne, brisé l’orgueil de la plus puissante monarchie de l’ Europe.”” (pag 199) Vicende in Valbormida”,”FRAN-075″
“FERRERO Ernesto”,”Primo Levi. La vita, le opere.”,”FERRERO E. è direttore della Fiera internazionale del libro di Torino. Ha dedicato a Levi anche un’ antologia. La tregua. “”C’è infine una terza motivazione, la polemica scoppiata in Israele intorno al 1979 circa il comportamento dgli ebrei di fronte allo sterminio: come mai non si erano opposti, non avevano tentato di resistere, di combattere? E se si erano ribellati, quanti erano stati, e dove era accaduto? Parte di queste domande levi se le era già sentite rivolgere durante i suoi numerosi colloqui con i ragazzi delle scuole: perché nessuno tentava la fuga dai Lager? Perché non ci furono ribellioni? Levi aveva fornito le sue spiegazioni, e definito “”assurda ed offensiva”” l’ accusa di codardia. “”La coscienza radicata che all’ oppressione non si deve consentire, bensì resistere, non era molto diffusa nell’ Europa fascista, e particolarmente debole in Italia””., appannaggio di una ristretta élite sì politicamente attiva, ma isolata, perseguitata, distrutta. Gli interessa dunque rappresentare realisticamente un caso di ribellione attiva e consapevole, non dentro il Lager, ma nelle sterminate steppe russe attraversate dalla linea del fronte.”” (pag 96) Euro 9,5″,”VARx-267″
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”””Il duca di Neufchâtel: ‘Vostra Maestà, vuol dunque prendersi tutto il mondo?’ Napoleone: ‘Be’, non è poi tanto grande!’ (in apertura) FERRERO Ernesto è direttore della Fioera Internazionale del Libro di Torino. E’ autore di romanzi e di ‘I migliori anni dell anostra vita’ che rievoca una stagione della cultura italiana.”,”FRAN-088″
“FERRERO Guglielmo”,”Le due Rivoluzioni francesi.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”FRAR-008-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”EURx-091-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Contiene il capitolo: Attivo e passivo della Rivoluzione (pag 378-393) Guglielmo Ferrero (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la prima guerra mondiale, uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume della trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942).”,”RAIx-002-FC”
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”Ernesto Ferrero (1938), critico, saggista e narratore… “”Già prima di Marx, Napoleone si chiede chi educherà gli educatori. La loro formazione, afferma, non potrà essere abbandonata alla buona volontà o alle inclinazioni personali, ma essere forgiata da apposite istituzioni che garantiscano l’unità e l’organicità di indirizzo. E qui Napoleone si spinge a fare l’elogio dei gesuiti, che rispondevano sì al papa, ma all’interno dello Stato “”formavano un mirabile corpo insegnante o meglio ‘educante’, immutabile nei metodi e nelle dottrine, e avevano una tal conoscenza degli uomini e della società che li rendeva più adatti a formare padri, figli, magistrati, politici, magari guerrieri, che a formare scienziati”””” (pag 54-55) “”Una delle componenti essenziali della sua strategia è la rapidità dei movimenti”” (pag 64)”,”QMIx-043-FV”
“FERRERO Paolo a cura, Contributi di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOTI Nando GIAMBRA Pinzi GIAMPICCOLI Giovanni JERVIS Dario LANZARDO Liliana LANZARDO Luca LENZINI Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Pucci SAIJA PANZIERI Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Paolo Ferrero (Pomaretto, Torino, 1960) Valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fiat, ha ricoperto ruoli di direzione i n Cgil, Democrazia proletaria e nella Federazione giovanile e vangelica italiana. Attualmente è membro della Segreteria nazionale del Partito della rifondazione comunista, responsabile dell’area lavoro, economia e diritti sociali.”,”BIOx-066-FL”
“FERRES Antonio”,”I vinti. Romanzo.”,”Appunti per una canzone futura “”Un giorno scriverò una canzone, una semplice canzone violenta come un campo di grano incendiato ardente come i miseri che resistono, ….”” (Egito Gonçalves) (in apertura) “”Il male che di libri di questo genere, scritti da tedeschi, nel 1939, non ce ne furono. La situazione dei prigionieri politici spagnoli è certo più apertamente documentata oggi, di quanto non fase quella dei “”concentrati”” in Germania quindici anni fa: ma ugualmente Ferres nei ‘Vinti’ ha compiuto con coraggio e inedita violenza fantastica una vera avventura dell’ignoto”” (quarta di copertina) “”(Ferres) nato nel 1924 da una contadina castigliana e da un militare di carriera allontato dall’esercito per i suoi sentimenti di sinistra moderata e per aver prestato servizio dalla parte repubblicana…”” “”In tutto quel che ho scritto qui, non c’è una sola parola che mi sia inventato”” (quarta di copertina)”,”VARx-150-FV”
“FERRETTI Valdo GIORDANO Giancarlo a cura; saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA”,”La rinascita di una grande potenza. Il rientro del Giappone nella società internazionale e l’ età della guerra fredda.”,”Saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA. Entrambi i curatori insegnano all’ Università La Sapienza di Roma. ‘Sebbene liberalizzato, però il commercio fu ri-orientato e indirizzato verso il “”mondo libero””, non più verso la Cina, nei confronti della quale, prima della guerra, il Giappone commerciava mediamente per il 20% delle esportazione e il 10% delle importazioni. Il commercio giapponese con la Cina fu, dunque, la vittima più illustre del controllo americano sulle merci strategiche in Estremo Oriente…”” (pag 117).”,”JAPx-038″
“FERRETTI Valdo”,”Da Portsmouth a Sarajevo. La politica estera giapponese e l’ equilibrio europeo (1905-1914).”,”””Lo storico francese P. Renouvin ha sostenuto dal canto suo, che già nel 1911 gli Stati Uniti cercarono con successo di indebolire la posizione diplomatica del Giappone. In quell’ anno il Presidente americano Taft propose alla Gran Bretagna la conclusione di un trattato di arbitrato generale, il quale escludeva il ricorso alla guerra per risolvere controversie insorte tra i due paesi. Dal momento che l’ alleanza anglo-giapponese in vigore prevedeva che, nel caso in cui il Giappone o la Gran Bretagna fossero stati attaccati da una terza potenza, l’ altra parte contraente sarebbe corsa in suo aiuto, il trattato d’ arbitrato implicava una modifica da apportare o la rinuncia da parte britannica all’ alleanza col Giappone. In effetti, dato che gli Stati Uniti non avevano intenzione di scatenare una guerra in Estremo Oriente, il loro fine sarebbe sembrato piuttosto quello di togliere un importante punto di riferimento alla diplomazia giapponese, laddove gli inglesi, distratti sempre più dalla politica tedesca in Europa, non potevano che auspicare un trattato il quale rendesse impossibile una guerra con gli Stati Uniti e consentisse loro di portare una parte della flotta dell’ Estremo Oriente sullo scacchiere occidentale.”” (pag 95)”,”JAPx-063″
“FERRETTI Valdo”,”La Marina giapponese e il governo Tojo: il dibattito sull’inizio e l’epilogo della guerra del Pacifico.”,”Storiografia. “”Come si vede, il “”revisionismo”” degli storici giapponesi non ha intaccato il nucleo della teoria per la quale fondalmentalmente i militari resano i responsabili della scelta che condusse il Sol Levante alla guerra del Pacifico. E’ tuttavia evidente che le recenti acquisizioni di nuovi documenti dicono moltissimo di nuovo sull’articolazione particolareggiata degli eventi e sui passaggi, scanditi dai contrasti fra gruppi e fazioni, attraverso i quali il processo si andò sviluppando. E anche più interessante è l’attualità del dibattito storiografico rispetto alla lotta politica di oggi, anche perché si è sviluppato nella recente storiografia un orientamento il quale vede il periodo storico fra le due guerre come caratterizzato non tanto dall’affermazione del militarismo, quanto dalla crescita e dall’avanzata di un insieme di forze, la cosiddetta “”Kakushinha””, delle quali la “”Toseiha”” (gruppo dominante nell’esercito opposto alla fazione estromessa da posizioni dominanti detta “”Kodoha””, ndr) avrebbe fatto parte all’interno dell’esercito, che insieme all’efficientismo nell’amministrazione dello stato e ad un maggior intervento di quest’ultimo sull’economia, incoraggiava una politica aggressiva ed energica in Cina. Poiché questa tendenza portava inevitabilmente allo scontro con l’Inghilterra e gli Stati Uniti, essa avrebbe creato però dissensi all’interno del Giappone non solo con le forze liberali nostalgiche del clima politico degli anni venti ma anche con i conservatori veri e propri, per i quali l’Unione Sovietica restava in politica internazionale il vero ed unico nemico. Questa impostazione ha provocato un vespaio di polemiche per almeno due ragioni: essa individua un’ampia componente di tipo socialista nelle forze rappresentative del cosidetto “”fascismo giapponese”” (termine che la scuola in questione rifiuta), e, nello stesso tempo, getta un ponte tra gli orientamenti di base dei governi del dopoguerra e le forze che si opposero all’ingresso in guerra nel 1941, ovvero tra quelli dei loro rispettivi avversari. Né è un caso, ci sembra, che lo studioso considerato caposcuola di questo gruppo, Ito Takashi, abbia mostrato molta attenzione, per la figura del principe Konoe Fumimaro, che vediamo come “”capofila”” dei riformatori fino alla crisi dell’ottobre del 1941, ostile all’ingresso in guerra e passato dalla parte dei conservatori già nel 1941. D’altro canto bisogna riconoscere che sul delicato problema del rapporto tra Konoe e l’esercito ulteriori novità interpretative si affacciano anche all’interno di questo filone”” (pag 107)”,”JAPx-086″
“FERRETTI Valdo”,”La marina giapponese dal Patto anti-komintern alla guerra contro gli Stati Uniti: un approfondimento documentario.”,”Due diverse stratetegie tra esercito e marina. “”Anche le condizioni finanziarie dell’impero suggerivano le stesse conclusioni, secondo i rappresentanti della marina, i quali anche osservavano che ora, a differenza dei tempi della guerra russo-giapponese, Tokyo non avrebbe avuto il favore dell’opinione pubblica internazionale. In sostanza tutto lasciava pensare che fosse possibile stabilizzare il blocco fra Giappone, CIna e Manchukuò senza combattere e semplicemente inducendo, nel modo che si è visto, le potenze anglo-sassoni e i sovietici a non ostacolare l’avanzata nipponica sul continente. In altre parole c’era profonda differenza di vedute fra i due servizi. L’esercito prevedeva lo scoppio di un conflitto generalizzato per il 1942 e pensava di essere in grado, con armamenti adeguati e anche grazie ad un intervento tedesco in Europa, di sconfiggere l’Urss La marina, invece, non prevedeva affatto che necessariamente si verificasse una crisi così grave in Europa e si aspettava che, se la Germania e il Giappone avessero attaccato l’Unione Sovietica, le potenze occidentali sarebbero scese alsuo fianco, sicché il Sol Levante avrebbe rischiato di essere battuto. Una crescita adeguata degli armamenti nipponici avrebbe perciò giocvato la funzione di frenare tutti questi possibili avversari dall’intervenire”” (pag 447) “”Va inoltre notato che ci troviamo qui di fronte ad un altro punto di svolta complessiva nell’evoluzione della politica estera giapponese. Nel luglio del 1940 l’esercito provocò la caduta del governo Yonai, i cui orientamenti in politica estera erano stati condensati nella cosiddetta “”Dichiarazione Arita”” (Arita Seimei) nella quale veniva esternato l’obiettivo di costituire tre aree di “”coprosperità”” nel mondo, una giapponese nel continente asiatico,P una tedesca in Europa ed una lasciata agli Stati Uniti nel continente americano. ERssa tuttavia non accennava all’Indocina né all’alleanza con l’Asse, problema sul quale il governo di Tokyo non aveva ancora trovato un accordo. Il suo senso generale era quello di non sviluppare l’avanzata verso Sud e di non raggiungere l’alleanza militare con la Germania e l’Italia, ma semplicemente di sviluppare una cooperazione a distanza, che, a parte l’ipotesi di guerra contro la Russia, funzionasse secondo le regole della consultazione, della non ingerenza e della neutralità”” (pag 454) Il patto anti-Comintern fu un trattato di alleanza politica, diretto contro l’Unione Sovietica, concluso il 25 novembre 1936 a Berlino tra il governi del Terzo Reich tedesco e dell’Impero giapponese. (wikip) Il patto tripartito o trattato tripartito (detto anche “”Asse Roma-Berlino-Tokyo””) fu un accordo sottoscritto a Berlino il 27 settembre 1940 dal governo del III Reich tedesco, dal Regno d’Italia e dall’Impero del Giappone al fine di riconoscere le aree di influenza in Europa ed Asia. In Italia esso fu subito battezzato “”Roberto””, acronimo di Roma-Berlino-Tokyo. Ufficiosamente, secondo il trattato, queste tre potenze si legittimavano il diritto di potenza “”guida””, ciascuna in una propria area: L’Europa per la Germania, il Mediterraneo per l’Italia, l’Estremo Oriente per il Giappone. (wikip)”,”JAPx-087″
“FERRETTI Maria”,”Rivoluzione culturale e formazione del consenso nell’Unione Sovietica degli anni Venti: Bucharin e il movimento dei corrispondenti operai e contadini.”,” “”Fra i dirigenti bolscevichi il più attento al movimento dei corrispondenti e il più sensibile nel coglierne le potenzialità fu Bucharin”” (pag 473) Formazione della società civile sovietica che avrebbe permesso, attraverso un fitta trama associativa, l’articolazione del rapporto fra lo Stato e la società (pag 475) Paziente lavoro in questo senso della Uljanova la sorella minore di Lenin (redazione Pravda, nucleo di corrispondenti) (pag 477) La conferenza e la fondazione del “”Rabocij Korrespondent”” diedero un nuovo impulso alla crescita del movimento, che ebbe nel 1924 una brusca impennata: alla II conferenza, alla fine del 1924, parteciparono 353 delegati, che rappresentavano 100.000 corrispondenti (pag 478) Il corrispondente operaio. Quale fu l’atteggiamento di Bucharin di fronte all’irrompere sulla scena dei movimento dei corrispondenti? Come contribuì a definire la figura del ‘rabkor’? ‘Il rabkor, testimone della quotidianità operaia’. Il ‘rabkor’, secondo Bucharin, doveva essere innanzitutto un lavoratore, che viveva assieme agli altri lavoratori e ne condivideva pienamente il modo di sentire e i problemi (35). …. finire (pag 480-481)”,”BUCS-033″
“FERRETTI Maria”,”La memoria mutilata. La Russia ricorda.”,”Maria Ferretti è nata e si è laureata a Roma in storia. Ha vissuto a Parigi dove è stata allieva, all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, di Marc Ferro e Jutta Scherrer. Si è trasferita in seguito a Mosca, e di lì collabora con quotidiani e periodici, tra cui ‘Il Messaggero’, ‘Il Manifesto’, ‘Politica e economia’, ‘Le Monde’. Esperta di storia sovietica degli anni Venti, con particolare riferimento alla rivoluzione culturale, Maria Ferretti si è ultimamente occupata degli influssi che il nuovo corso della perestrojka ha avuto sulla vita e sulla cultura dell’ex Unione Sovietica. Nazional-liberalismo “”L’ideologia dominante della Russia post-comunista, dopo aver abbandonato il «romanticismo» del movimento democratico nascente, si è nutrita alla fonte del nazional-liberismo, che ha assolto a due funzioni essenziali. Da una parte il nazional-liberismo ha offerto una copertura ideale alle pretese egemoniche della Russia nei confronti delle altre repubbliche, implicite nell’idea che Mosca è la ‘naturale’ rappresentante degli interessi di tutti i russofoni sparpagliati nelle terre dell’ex-Urss, pretesa che apre le porte a pericolosi contenziosi territoriali con le altre repubbliche (un solo esempio, la Crimea), evocando il fantasma della Jugoslavia. Dall’altra, esso permette di fornire una risposta «positiva» alla crisi dell’identità della Russia, che ha visto crollare, per la seconda volta nel secolo, l’Impero e che rischia di frantumarsi anche al suo interno per via delle tendenze centrifughe crescenti delle repubbliche interne (Tatarstan, Cecenia, ecc.) e di intere regioni (Siberia, Estremo Oriente). Il crollo dell’Impero è stato un trauma per la coscienza di vastissimi strati della popolazione, posti brutalmente di fronte al problema della decolonizzazione. La peculiarità dell’espansionismo russo, caratterizzata dall’annessione progressiva di territori adiacenti (non c’era il mare che separava naturalmente la metropoli alla periferia sottomessa), spesso scarsamente popolati (città russe in campagne indigene), unita a una percezione particolare dello spazio data dalle enormi distanze (l’Urss, con i suoi poco meno che 300 milioni di abitanti, occupava un sesto del globo terrestre) fa sì che per un russo sia inconcepibile ‘pensare’ i confini all’interno dell’impero. A questo bisogna aggiungere gli effetti delle politiche migratorie promosse dall’Urss, che hanno portato a un mischiarsi di etnie su tutto il territorio dell’Unione, favorito dal fatto che comunque la lingua ufficiale era il russo e la capitale restava Mosca: in Kazakistan, per esempio, il 41% della popolazione è composto di russi, così come il 21% in Ucraina, il 33% il Lettonia e il 30% in Estonia. Per un russo, accettare le frontiere con i nuovi Stati, frontiere che spezzano legami umani e familiari, è traumatico. Particolarmente difficile è accettare che esista una frontiera con l’Ucraina, che è considerata – a torto o a ragione, poco importa – parte integrante della Russia; l’Ucraina occupa un posto del tutto particolare nell’identità russa, poiché la culla della stessa civilizzazione russa è Kiev, la «madre delle città russe»”” (pag 455-456)”,”RUSx-197″
“FERRETTI Maria”,”La battaglia di Stalingrado.”,”L’importanza strategica di Stalingrado (pag 29) ‘La sorte della guerra si decide ad Oriente’ “”Gli obiettivi della campagna tedesca dell’estate del 1942 sono – così recita la direttiva n. 41 adottata ad aprile – “”annientare definitivamente le forze di cui ancora dispongono i Soviet e privarli, per quanto è possibile, dei più importnati centri economici e militari””. I tedeschi dovranno prendere Leningrado, sede di grandi insediamenti industriali, e operare lo sfondamento nel Caucaso, conquistando Stalingrado, centro industriale e strategico di prima imporanza. Il centro delle operazioni sarà il settore meridionale del fronte orientale: la conquista del Caucaso permetterà alla Germania, a corto di materie prime e, soprattutto, di carburante, di impadronirsi dei preziosi pozzi petroliferi di Baku, Groznyj e Maikop, assicurandosi le risorse per una guerra che comincia a prospettarsi di lunga durata. Le considerazioni economiche acquistano, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un’importanza di primo piano per gli strateghi nazisti, che, consapevoli di non poter ompetere col potenziale industriale degli Alleati, sono spinti a farla rapidamente finita con l’Urss non tanto da ragioni ideologiche – il leitmotif della distruzione del bolscevismo è lasciato alla propaganda – quanto all’urenza di appropriarsi delle risorse naturali e produttive del Paese per proseguire le ostilità, evitando, nel contempo, il rischio di dover combattere su due fronti. “”La sorte della guerra””, sono parole del capo di Stato maggiore della Wehrmacht, Franz Halder, “”si decide a Oriente”” (pag 29-30) Il nuovo atteggiamento dei tedeschi verso la guerra (pag 90) “”Stalingrado segna l’inizio dello sgretolamento del regime nazista, in cui progressivamente viene meno quel composito consenso popolare da cui aveva tratto la sua legittimazione. Se questo non si traduce nello sviluppo di un movimento di opposizione aperta al nazismo – in Germania a ifferenza che nell’Europa occupata, la resistenza non diventerà mai un fenomeno socialmente diffuso e politicamente rilevante, ma resterà limitata a piccoli gruppi isolati -, pure dà avvio a un processo di scollamento della società tedesca dal regime. Il trauma della sconfitta funge da catalizzatore di fermenti e stati d’animo intrisi di malessere che si sono diffusi col protrarsi della guerra, senza tuttavia assumere una connotazione critica precisa: con Stalingrado, invece, cambia l’atteggiamento nei confronti sia della guerra che di Hitler. L’atteggiamento verso la guerra ha conosciuto, fino a quel momento, fasi alterne di rassegnazione e entusiasmo. La spettacolare sconfitta della Francia (giugno 1940) ha scatenato una vera e propria ondata di entusiasmo popolare e portato alle stelle il prestigio di Hitler. Galvanizzata dal succedersi di brillanti vittorie e sapientemente alimentata dalla propaganda, l’euforia patriottica per la “”guerra giusta”” contro le potenze occidentali che vogliono sopraffare la Germania domina gli animi. Nel 1941, i rapidi successi della Wehrmacht in Urss, esaltati dalle cronache cinematrografiche di Goebbels, danno un nuovo colpo di frusta all’entusiasmo popolare, tanto più che la promessa di una vittoria-lampo fa sperare nella prossima fine del conflitto. Fra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 si registra una netta inversione di tendenza. Il fallimento del ‘Blitzkrieg’, tanto sbandierato dalla propaganda, mette fine alle illusioni di un rapido concludersi delle operazioni belliche. L’altissimo prezzo in vite umane della campagna orientale fa toccare alla Germania l’orrore della guerra. L’intersificarsi dei bombardamenti sulle città tedesche e le penurie crescenti alimentano lo scontento fra i ceti urbani, che si aggiunge al malcontento dei contadini, vessati dalle requisizioni alimentari. Fra gli operai, le cui condizioni di lavoro peggiorano costantemente, si diffonde una protesta strisciante, che trova espressione nell’assenteismo e nell’indisciplina; il degradarsi della situazione militare, aggravando la situazione economica del Paese, fa aumentare la pressione su commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, costretti a reperire con sempre maggiori difficoltà le risorse per mandare avanti le loro attività. Si assiste a una generale perdita di fiducia: l’atteggiamento verso la guerra oscilla fra cupi presentimenti disfattisti e irrazionali speranze”” (pag 90-91)”,”QMIS-336″
“FERRETTI Giuliano”,”Un «soldat philosophe». Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668?).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Philippe Fortin de la Huguette ‘Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668) è stato un militare e filosofo francese. Nato a Falaise, ha servito sotto la reggenza di Anna d’Austria e ha partecipato alle Guerre di Religione francesi 1. È noto per la sua corrispondenza trentennale con i fratelli Dupuy, in cui discuteva dei grandi momenti dell’ assolutismo francese e dei dibattiti suscitati dalle opere di Richelieu e Mazzarino’ (f. copil)”,”BIOx-013-FMB”
“FERRI Enrico”,”Autobiografia di Enrico Ferri. Preceduta da uno studio intimo di Carlo Monticelli.”,”Ferri (Enrico), criminalista e uomo politico italiano (San Benedetto Po, Mantova, 1856 – Roma 1929). Allievo di Ellero all’ università di Bologna, dove si addottorò con tesi su ‘L’ imputabilità umana e la negazione del libero arbitrio’ (1879), nel 1881 pubblicò la sua opera principale ‘I nuovi orizzonti del diritto e della procedura penale’, ripubblicata nel 1929 col titolo di ‘Sociologia criminale’, che divenne il manifesto della scuola positivo-sociologica. Professore di diritto penale in varie università italiane, militò nel partito socialista e diresse per alcuni anni il giornale Avanti! (1900-1905). Durante l’epoca fascista abbandonò il socialismo accostandosi al regime. Nel 1921, nella sua qualità di presidente della commissione per la riforma delle leggi penali, pubblicò un progetto di codice penale. Il Ferri è considerato il fondatore della sociologia criminale. (RIZ)”,”MITS-195″
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI “”In tali condizioni, più di sempre vi era, per l’ industria italiana, la esigenza di una politica economica di protezione, di basse imposizioni, di bassi prezzi dei generi alimentari per potersi presentare, con qualche probabilità di successo, sul mercato internazionale. La tariffa doganale alla quale precedentemente ci richiamavamo, aveva segnato sì una affermazione dei protezionisti in agricoltura, ma solo in quanto alleati dei gruppi industriali del nord, che furono in definitiva, i principali vincitori di quella battaglia, anche se non in maniera completa.”” (pag 488-489)”,”MITT-143″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. I.”,”Bordighismo Bordiga. “”Ma allora perché il bordighismo ha avuto un successo nel movimento operaio italiano? Per due motivi fondamentali. Ilprimo sta nella situazione stessa della clase operaia italiana. Numericamente debole, circondata da una massa di piccola borghesia, la classe operaia italiana si trova continuamente esposta al pericolo di subire essa stessa, nel proprio seno, e nel seno del proprio partito, le influenze deleterie di classi avverse e di ceti intermedi.”” (pag 378)”,”PCIx-184″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. II.”,”Commemorazione morte E. MALATESTA pag 84 Largo ai giovani. “”Se i nostri militanti adulti, e gli operai anziani, e tutti gli anziani pensosi della sorte del paese, si daranno con passione alla mobilitazione di milioni di giovani, di tutti i giovani, maschi e femmine, dei giovani fascisti, cattolici, d’ogni opinione politica o politicamente indifferenti, nelle fabbriche e nelle case operaie, nei circoli, nei fasci giovanili, nelle associazioni cattoliche, nelle campagne, nelle scuole, negli uffici, la parola Largo ai giovani, che è servita sino ad oggi come un motivo retorico, diventerà una direttiva per tutte le rivendicazioni immediate della gioventù (…)””. (pag 446-447) Guerra civile di Spagna. Togliatti: Sulle particolarità della rivoluzione spagnola. (pag 496-512)”,”PCIx-185″
“FERRI Carlo E.”,”Il pensiero economico del Conte di Cavour.”,”””Nello stesso torno di tempo oppugnando le idee di Brofferio sui rivoluzionari la parola di Cavour accesa di sdegno, bolla d’ infamia l’ ideologia comunista e chi se ne fa divulgatore. “”Una setta iniqua ed ignorante, egli esclama, si è or elevata sopra un ipotetico desiderio vecchio come la storia e sucido come il più cieco egoismo. Trova contro di sé la scienza, l’ affetto, l’ individuo, la famiglia, ogni legge fondamentale dell’ umana specie””. Nello studio “”Des idées communistes et des moyens d’en combattre le developpement””, il fenomeno è seguito nella sua genesi, nei suoi sviluppi e nei suoi rimedi. Certo nessuno poteva guardare senza paura all’ingigantire del nembo comunista sorgente gravido di tempesta all’ orizzonte europeo. (…) Come Marx, Cavour notò la tendenza delle ricchezze a concentrarsi, comune a molte società moderne. (…)”” (pag 131-132)”,”ITAE-170″
“FERRI Enrico”,”Socialismo e Scienza Positiva (Darwin-Spencer-Marx).”,”FERRI Enrico deputato al parlamento.”,”SOCx-162″
“FERRI Franco, apertura dei lavori, relazioni di BERLINGUER Giovanni PRESTIPINO Giuseppe ALOISI Massimo SANTORO Carlo Maria DI-SIENA Giuseppe MALDONADO Tomás AURISICCHIO DE VAL Sandro MISITI Raffaello BIOCCA Ettore PINCHERA Giovanni Carlo DI-MAIO Giorgio RICCI Ivo MACCARINI REGE GIANAS Franco VIVIANI Romano TASSINARI Luigi CASULE Giorgio PACCINO Dario SEBASTI Rinaldo AGOSTINI Adriano NEBBIA Giorgio LOPERFIDO Francesco BUSETTO Franco, interventi di GUIDETTI Beniamino BERLINGUER Giovanni DELUCCHI Gianmario SONNINO Eugenio PASQUINELLI Carla BIOCCA Ettore MALDONATO Tomás MONDELLA Felice PINCHERA Giovanni Carlo GRUPPI Luciano PETRACCHI Gernando BESANA Luigi DI-MAIO Giorgio”,”Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971.”,”Contiene il saggio di Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’ (pag 35-68) e quello di Giuseppe Di-Siena ‘Appunti per una antropologia sociale marxista (pag 95-110) «Negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro» Il pensiero giovanile di Engels e di Marx. “”Dai ‘Manoscritti’ del 1844 al ‘Capitale’ e dagli engelsiani ‘Primi lineamenti di una critica dell’economia politica’ (2) fino all”Antidühring’, un elemento permane, tra gli altri, malgrado le successive evoluzioni e malgrado gli asseriti mutamenti di rotta (o ‘coupures’) nel pensiero di Marx e di Engels. Nel suo primo saggio sull’economia politica Engels enuncia quello che quattro anni dopo sarebbe stato il programma del ‘Manifesto’ sotto forma di previsione che guarda «a quel grande rivolgimento di cose, cui il secolo va incontro: la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura e con se stessa» (3). In quest’enunciato è contenuta in germe una tematica costante del materialismo storico, che in Marx avrà una formulazione diversa e più rigorosa, significando che la risoluzione delle contraddizioni insorgenti nella sfera di «rapporti di produzione» («la riconciliazione (…) dell’umanità (…) con se stessa») è la prevedibile risultante, nel tempo storico, di un compito che, in prima istanza, consiste nel conservare e sviluppare le «forze produttive» («la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura», secondo l’espressione del giovane Engels). Non soltanto è filologicamente impossibile isolare ed escludere questo tema dal nucleo del marxismo, ma è quasi altrettanto difficile provare che il primo rapporto (il rapporto uomo-natura nelle forze produttive) sia, in Marx, o in uno sviluppo coerente della dottrina, concettualmente riducibile al secondo o almeno funzionale al secondo (ossia al rapporto sociale di produzione tra gli uomini stessi), come hanno in vario modo proposto Korsch, Adorno, Alfred Schmidt ed altri (4). Nei ‘Lineamenti’ di Engels si trova inoltre una prima intuizione di quello che diverrà uno dei motivi cardine dei ‘Grundrisse’ e del ‘Capitale’: il motivo, cioè, della scienza in quanto «appartiene agli elementi della produzione» (alla sfera delle forze produttive). «Abbiamo dunque in attività due elementi della produzione, la natura e l’uomo, e questo ultimo sotto l’aspetto fisico e sotto l’aspetto intellettuale» (5). L’aspetto intellettuale è considerato nella sua dinamica, come quello che dovrà prendere il sopravvento, non solo nel rapporto tra l’uomo e la natura, ma anche nei rapporti degli uomini stessi tra loro, per la risoluzione di uno squilibrio che è proprio della presente società, nella quale la legislazione cosciente che gli uomini riescono ad ‘imporre’ al proprio rapporto con la natura, nell’attività economica in senso stretto, risulta anch’essa distorta ed inefficace, perché contraddetta da altre leggi che gli uomini ‘subiscono’ dalla loro struttura sociale, senza consapevolezza né controllo, e che sono più simili, pertanto, alle leggi «cieche» della stessa natura (6) (benché siano sfornite della lungamente sperimentata utilità di queste ultime, negli adattamenti conseguiti dalla specie): questo è il senso del ragionamento di Engels. Finché non sarà colmato quello squilibrio, anche la scienza umana regolatrice del rapporto con la natura sarà fonte di rovina per l’uomo, in particolare per l’operaio («negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro», nota Engels (7), che si prepara a scrivere su ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (8), non trascurando di sottolineare gli ostacoli naturali che impediscono all’operaio l’acquisizione delle nuove capacità e dei nuovi adattamenti imposti da un incessante progresso tecnologico in regime di divisione del lavoro (9)). Engels fa riferimento inoltre alle potenzialità inutilizzate della scienza nell’intento di confutare Malthus: la scienza, egli dice, fornisce risorse crescenti anch’esse, come la popolazione, in progressione geometrica (10)”” [Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’] [(in) ‘Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali’. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971′, Roma, 1974] [(2) Apparsi per la prima volta nel 1844 (nei primi due fascicoli dei ‘Deutsch-französische Jahrbücher); trad. it. F. Engels, ‘L’economia politica’ (‘Primi lineamenti di una critica della economia politica’), Milano, Critica sociale, 1895; reprint, Roma, Samonà e Savelli, 1971; (3) Ivi, p. 44. ‘Sull’unità di uomo e natura, come motivo degli scritti letterari giovanili di Engels’, cfr. E. Fiorani, ‘Friedrich Engels e il materialismo dialettico’, Milano, Feltrinelli, 1971, p. 26; (4) Cfr. K. Korsch, ‘Karl Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1969; A. Schmidt, ‘Il concetto di natura in Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1979, T.W. Adorno, ‘Is Marx obsolete?’, in ‘Diogene’, n: 24, 1968; (5) F. Engels, op.cit., p. 50; (6) Ivi, p: 59, F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 50-51; (7) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 73; (8) Trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1955; (9) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 74; (10) Ivi, p. 69]”,”TEOC-704″
“FERRI Edgarda”,”Io, Caterina. La vita di una donna, il mistero di una santa.”,”Edgarda Ferri, giornalista scrittrice e saggista.”,”RELC-355″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480) Altri temi trattati, rivoluzione passiva, fascismo, questione meridionale, crisi dello Stato, cattolici, americanismo e fordismo, guerra di posizione, teoria dell’egemonia, cesarismo, stato operaio e stato totalitario ‘Così, in una nota del ’32, Gramsci definisce il «cesarismo» come espressione di una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca». Dopo di che egli precisa: «Ci può essere un cesarismo progressivo ed uno regressivo e il significato esatto di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla storia concreta e non da uno schema sociologico. E’ progressivo il cesarismo, quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva…». «Del resto – egli aggiunge – il cesarismo è una formula polemica-ideologica e non un canone di interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare, senza una grande personalità “”eroica”” e rappresentativa» (38). Il riferimento ai contenuti progressivi o no, alle classi alle quali il cesarismo offre il modo di dirigere, al fatto che si può avere «cesarismo» anche senza un Cesare, ed infine al compromesso fra le classi in lotta e fra le classi alleate non lascia dubbi sul fatto che Gramsci pensi all’URSS come espressione di «cesarismo» progressivo. Ove ciò non bastasse e si voglia raccogliere l’avvertimento gramsciano circa il carattere polemico-ideologico e non scientifico del concetto di «cesarismo», sta comunque il fatto che in una nota di poco precedente, sensibilmente rielaborata nella seconda stesura, il riferimento alla realtà sovietica è molto più trasparente, ed è inserito in una riflessione sullo Stato «totalitario» e la funzione in esso del partito totalitario (39). Che Gramsci guardi così in modo critico agli sviluppi del primo Stato operaio non può essere dubbio. Si pensi alle sue riflessioni sul regime parlamentare come forma politica «classica» dell’egemonia borghese proprio perché basata sull’articolazione della «società civile» e della «società politica» e sulla formazione della egemonia come fenomeno che procede dalla società civile e la espande (40). Si pensi alla concezione che egli ha dell’egemonia della classe operaia, che non meno di quella borghese deve porre le sue basi nella società civile ed orientarsi verso il «riassorbimento» della «società politica» nella «società civile», ovvero verso la «fine» dello Stato (41)’ (pag 454-455)] [dal saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480)] [(38) Q., p. 1619; (39) Q., pp. 1601-1602. La prima stesura di questa nota è nel quaderno 4, è meno articolata ed al posto del concetto di “”Stato totalitario”” vi è quello di “”Stato dittatoriale”” (Q., p. 432); (40) Q., p. 1638: «L’esercizio “”normale”” dell’egemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare, è caratterizzato dalla combinazione della forza e del consenso che si equilibrano variamente, senza che la forza soverchi di troppo il consenso, anzi cercando di ottenere che la forza appaia appoggiata sul consenso della maggioranza, espresso dai cosiddetti organi dell’opinione pubblica – giornali e associazioni – i quali, perciò, in certe situazioni, vengono moltiplicati artificiosamente»; (41) Vedi ad esempio Q., p. 662: «””Principe”” potrebbe essere un capo di Stato, un capo di governo, ma anche un capo politico che vuole conquistare uno Stato o fondare un nuovo tipo di Stato; in questo senso “”principe”” potrebbe tradursi in lingua moderna “”partito politico”” (…)»]”,”GRAS-140″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. II. Relazioni, interventi, comunicazioni.”,”Relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI (Bibliografia gramsciana, 1968-1977) Contiene tra l’altro le comunicazioni: – Michele Battini, Alcune osservazioni su ‘Americanismo e Fordismo’ (pag 315-326) – A.M. Iacono, Sul rapporto tra filosofia e senso comune in Gramsci: la critica a Bucharin e a De Man (pag 419-435) – Albertto M. Sobrero, Culture subalterne e nuova cultura in Labriola e Gramsci (pag 623-648)”,”GRAS-140-B”
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”MITT-018-FF”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389) ‘Da Vienna, tra dicembre 1923 e gennaio ’24, Gramsci incalza con quella insistenza ossessiva nello scavo in povertà di informazioni che doveva diventare negli anni del carcere il tratto dominante del suo carattere intellettuale. (…). Nella crisi italiana (…) il Mezzogiorno, «che noi abbiamo misconosciuto così come facevano i socialisti e abbiamo creduto fosse risolvibile nell’ambito normale della nostra attività politica generale», diventa sotto vari aspetti decisivo: «Io sono sempre stato persuaso che il Mezzogiorno diventerebbe la fossa del fascismo, ma credo anche che esso sarà il maggior serbatoio e la piazza d’armi della reazione nazionale e internazionale se prima della rivoluzione noi non n studiamo adeguatamente le questioni e non siamo preparati a tutto» (11). (…) E il fascismo? Si tratta d’una variabile non essenziale, il cui ruolo è in fase di rapido superamento. «Nell’attuale situazione – scriveva Gramsci pochi giorno dopo, sulla base della stessa analisi (17) -, con la depressione delle forze popolari che esiste, le masse contadine meridionali hanno assunto un’importanza enorme nel campo rivoluzionario. O il proletariato, attraverso il suo partito politico, riesce in questo periodo a crearsi un sistema di alleati nel Mezzogiorno, oppure le masse contadine cercheranno dei dirigenti politici nella loro stessa zona, cioè si abbandoneranno completamente nelle mani della piccola borghesia amendoliana, diventando una riserva delle controrivoluzioni, giungendo fino al separatismo e all’appello agli eserciti stranieri nel caso di una rivoluzione puramente industriale del nord». E’ l’applicazione all’Italia della risposta russa alla «stabilizzazione del capitalismo»: in presenza d’una «depressione» del proletariato industriale europeo, di ciò quelle masse contadine si faranno capi politici «nazionali» nei loro stessi paesi. La opposizione costituzionale ha spinto il Mezzogiorno a manifestare «ancora una volta» la sua distinzione «territoriale» dal resto dello Stato, «la sua volontà di non lasciarsi assorbire impunemente in un sistema unitario esasperato – che significherebbe solo accrescimento delle antiche oppressioni e dei vecchi sfruttamenti – trincerandosi dietro una serie di posizioni costituzionali, parlamentaristiche, di democrazia formale…» (18)] (pag 325-329) [dal saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389)] [(11) Annali Feltrinelli (in seguito AFelt), III, p. 468: Gramsci a Togliatti e altri, 9 febbraio 1924; (17) CPC, 171-74: ‘L’Ordine Nuovo, 15 marzo 1924 (‘Il Mezzogiorno e il fascismo’); (18) Qui lo «schema di tesi» (AFeltr, a. VIII, pp. 201-202) ribadisce la formula del «governo degli operai e dei contadini», e non accoglie le indicazioni in senso federativo avanzate da Gramsci – ammettendo che in Italia il problema agrario «assume un carattere territoriale», ma concludendo che il fascismo ha unificato con la sua violenza la campagna! Poco più in là (p. 203) si parla tuttavia di integrare lo schema di rivendicazioni parziali con un punto relativo a «diritti delle minoranze nazionali». La formula gramsciana «repubblica ‘federativa’ degli operai e dei contadini» adatta formule discusse da Stalin tra il dicembre 1922 e il marzo ’23. Era stato Stalin, un uno scritto del novembre ’23, a saldare questione nazionale in Russia e problema dei ceti medi (I.V. Stalin, ‘Il marxismo e la questione nazionale e coloniale’, Mosca, 1948, pp. 263-269)]”,”GRAS-006-FV”
“FERRI Francesca LAMPUGNANI Laura GALLI Giovanni”,”La divisa del tenente Volpe. I ricordi di Giuseppe Volpe dalla Somalia a Corfù ai campi di concentramento tedeschi.”,”Postfazione di Giovanni Galli, Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola, “”P. Fornara”””,”ITAR-032-FV”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Contiene il saggio di Franco De Felice: ‘Rivoluzione passiva, fascismo, americanismo in Gramsci’ (pag 161-220) Christine Buci-Gluckmann, ‘Sui problemi poltici della transizione: classe operaia e rivoluzione passiva’ (pag 99-126) “”Il giudizio sul fascismo come «forma» della rivoluzione passiva del XX secolo pone una serie di questioni di grande importanza che vanno dipanate singolarmente per sviluppare tutte le implicazioni connesse a quel giudizio. (…)”” (pag 179)”,”GRAS-005-FMP”
“FERRI Edgarda”,”L’alba che aspettavamo. Vita quotidiana a Milano nei giorni di piazzale Loreto, 23-30 aprile 1945.”,”Edgarda Ferri, giornalista, scrittrice, saggista, ha pubblicato molte opere tra cui ‘Il perdono e la memoria’ (1988, premio Walter Tobagi).”,”QMIS-051-FSD”
“FERRINI Cinzia”,”Scienze empiriche e filosofie della natura nel primo idealismo tedesco.”,”Cinzia Ferrini è dottore di ricerca in filosofia e ha svolto la propria attività presso università statunitensi, olandesi, svizzere e tedesche. Sue pubblicazioni: Guida al De orbitis planetarum di Hegel ed alle sue edizioni e traduzioni (in collaborazione con M. Nasti De Vincentis).”,”FILx-080-FL”
“FERRO Marc”,”L’ Internationale. Histoire d’un chant de Pottier et Degeyter.”,”In Russia, il canto Internazionale arriva nel 1889. Nel 1892 la marcia di POTTIER e DEGEYTER è scelta dalla 2° Internazionale come inno ufficiale.”,”MFRC-036″
“FERRO Marc”,”La seconda guerra mondiale. Problemi aperti.”,”Condirettore della rivista ‘Annales’ e D di studi presso l’ EHESS, FERRO è autore di molti studi di storia del ‘900.”,”QMIS-032″
“FERRO Marc presentazione; saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”Nazisme et communisme. Deux regimes dans le siecle.”,”Marc FERRO è co-direttore della rivista ‘Annales’ (EHESS) e presentatore di ‘Histoire parallele’ su la Sept-Arte. Saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”RUSU-118″
“FERRO Marc a cura; saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC”,”Le livre noir du colonialisme. XVI – XXI siecle: de l’ extermination à la repentance.”,”Saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC. Allegato ‘Ideologie e movimenti politici in Haiti’ di David NICHOLLS.”,”EURx-167″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: lineamenti essenziali di geografia economica e sociale.”,”””Più che di “”sovrappopolamento”” sembra opportuno parlare, nel complesso, di cattiva distribuzione. Una politica demografica unitaria, facilitando i movimenti di mano d’ opera nell’ interno del’ Europa, potrebbe portare ad una migliore situazione, a prescindere dalle prospettive dell’ incremento naturale. E certamente una distribuzione della popolazione, proporzionata alle risorse economiche, pare più facilmente raggiungibile in un quadro sopranazionale, che non negli angusti limiti dei vari stati””. (pag 227)”,”EURE-029″
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”FERRO Marc (Parigi 1924) storico delle “”Annales””, è direttore dell’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS). Ha scritto molti libri. “”Il doppio gioco è ridotto a semplice maschera quando i tedeschi chiedono di servirsi degli aeroporti francesi in Siria per aiutare l’ arabo Rachid Ali a scacciare gli inglesi dall’ Irak. L’ invasione tedesca di Jugoslavia e Grecia, nel maggio-giugno 1941, e i folgoranti successi della Wehrmacht inducono Darlan a negoziare con Hitler una politica do ut des che Pétain ha difficoltà a contenere e che va a scontrarsi con l’ opposizione di Weygand alla richiesta di lasciar passare le forze italo-tedesche dalla Sicilia alla Tunisia. Con l’ invasione dell’ URSS, che sbandiera il suo carattere di crociata, ogni parvenza di doppio gioco viene a cadere. Darlan impone una Realpolitik di sempre più stretta collaborazione, che a fine 1941 si concretizza nell’ allontanamento di Weygand. Pétain non tentenna più. (…) Dato che, a differenza di Laval e dei suoi collaboratori parigini, Pétain non si è mai esplicitamente augurato la vittoria della Germania, “”i francesi restano circospetti riguardo alla natura autentica della sua posizione””. Ma, è riservato con i tedeschi, è viceversa nemico dichiarato dei partigiani che li combattono armi in pugno. La propaganda del regime, irrobustita da Philippe Henriot, manifesta chiaramente la sua ostilità verso gli anglosassoni e, ovviamente, De Gaulle.”” (pag 454-455)”,”FRAG-008″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: terra, uomini e Stati.”,”””Dei territori sparsi nei cinque continenti, che nei secoli scorsi vennero a costituire il vasto impero coloniale britannico, i maggiori sono stati eretti in stati sovrani indipendenti, riuniti però nel “”Commonwealth””, una volontaria associazione con scopi di collaborazione politica e soprattutto economica. Sono in tale condizione il Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione Indiana (cioè i vecchi Dominions), Pakistan, Ceylon, Ghana, Malaysia, Nigeria, Cipro, Sierra Leone, Tanzania, Giamaica, Trinidad e Tobago, Uganda, Kenia, Malawi, Zambia, Malta, Gambia, naturalmente con una certa varietà di “”status”” giuridico e con rapporti – specialmente economici – più o meno stretti con la Gran Bretagna. Sono rimaste invece nella condizione di colonie (si usa al riguardo il termine di “”territori di oltre mare”” o di “”dipendenze del Regno Unito””, mentre dal punto di vista giuridico si tratta ora di colonie del Regno Unito, ora di colonie della Corona, ora di protettorati, ora di amministrazione fiduciaria) altri territori (…)””. (pag 110) Problemi geografici unità europea (245)”,”EURx-199″
“FERRO Marc BROWN Malcolm CAZALS Rémy MUELLER Olaf”,”Frères de tranchées.”,”””Ci fu una sorta di armistizio per raccogliere i feriti tra le linee… I francesi e i tedeschi uscirono dalle trincee e si strinsero la mano. Gli ufficiali fecero allora sparare dei colpi di fucile in aria… gli uomini rientrarono, ma per molti giorni non si sparò un colpo di fucile dalle nicchie. Due soldati della coloniale racconta che ci fu tra loro lo stesso accordo da trincea a trincea. Si camminava davanti al parapetto, e un mattino i tedeschi fecero di non mostrarsi tanto a causa delle loro batterie e dell’ osservatorio sulle colline”” (Leon Werth, ndr)””. (pag 97)”,”QMIP-049″
“FERRO Marc”,”La grande guerra, 1914-1918.”,”””Piuttosto la guerra che questa eterna attesa”” (da un’ inchiesta sulla gioventù, 1913). “”La strategia del punto debole. Siccome il loro territorio nazionale non era direttamente minacciato, gli inglesi analizzavano la situazione con maggior sangue freddo. Agli inizi del 1915, il rapporto del colonnello Hankey aveva dimostato che per lunghi anni i fronti non si sarebero mossi. Kitchener riteneva che questa non era la sua guerra e intendeva resuscitare quella alla quale era abitauto. Nacque così l’ idea di una spedizione del tipo coloniale, un attacco “”sui fianchi”” dell’ avversario come proponeva W. Churchill, allora primo lord dell’ ammiragliato. Egli voleva colpire la coalizione nemica non più là dov’era più maggiormente minacciosa tra le Fiandre e la Champagne, poiché in quei luoghi si rivelava inespugnabile, ma proprio là dov’era più vulnerabile, a costo di creare nuovi fronti. (…) Così prevalse l’ idea di attaccare la Turchia poiché era la maglia più debole della coalizione nemica e la sua sconfitta avrebbe potuto provocare l’ entrata din guerra dell’ Italia e della Bulgaria al fianco degli alleati. (…) Briand, Gallieni, Churchill e Asquith avevano incontrato delle difficoltà per vincere l’ opposizione dei capi delle forze armate. Lord Fisher giudicava l’ operazione votata al fallimento se i greci non fossero intervenuti nel conflitto; (…). I franco-britannici avevano sottovalutato la capacità di resisenza dell’ avversario. Del resto, questo era stato messo in allarme, all’ inizio di novembre 1914, dall’ attacco inopinato di una squadra inglese. L’ ammiraglio che la comandava non aveva saputo resistere alla tentazione di bombardare i Dardanelli””. (pag 94-95)”,”QMIP-050″
“FERRO Marc”,”1956, Suez. Naissance d’un Tiers-Monde.”,”FERRO Marc è professore ad Orano quando scoppia la crisi di Suez. E’ poi diventato uno storico con gran numero di opere all’ attivo. Gli inglesi hanno delle riserve circa l’intervento contro l’Egitto progettato dai franco-israeliani. “”Non sans réserves, les Anglais s’étaient donc ralliés au plan franco-israélien, et les Franco-Israéliens à l’idée du double ultimatum. Pour finir, Dayan accepta qu’au lieu de représailles “”musclées””, l’intervention israélienne prît la forme d’une véritable offensive dans le Sinaï. “”Pour que puisse jouer l’accord de 1954 avec l’Egypte””, précisèrent les Anglais, décidément machiavéliques… En réalité, il ne pouvait pas jours, puisque Israël, nous l’avons vu, n’y avait pas été mentionné. Les réticences britanniques se manifestèrent encore une dernière fois: au moment de ratifier ces “”conventions””, Selwyn Lloyd ne revint pas en personne, mais envoya Dean. Ensuite, Ben Gurion ne reçut que la photocopie de l’accord de confirmation sous la forme d’une lettre de Eden à Guy Mollet – toujours cette peur de se souiller…””. (pag 75-76)”,”RAIx-226″
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la revolution sovietique. L’histoire et ses mythes.”,”Codirettore delle Annales collaboratore del Monde Diplomatique FERRO è autore di numerose opere tra cui ‘Suez’ e ‘Histoire de la grande guerre’.”,”RIRO-358″
“FERRO Marc”,”La revolution de 1917. 1. La chute du tsarisme et les origines d’Octobre.”,” Questione organizzazione della Manifestazione di giugno 1917 (si prevedevano 40 mila partecipanti): Nevskij e Podvojskij l’avevano proposta (soldati, marinai, operai ecc.), Lenin e Sverdlov si dichiararono favorevoli e di fronte ai dubbi di alcuini erano favorevoli affinché la cosa andasse avanti e poi si sarebbe agito di conseguenza, Zinoviev e Kamenev restavano ostili al principio stesso della manifestazione. (pag 457)”,”RIRx-001-B”
“FERRO Marc”,”Nicola II. L’ultimo Zar.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Salito al trono nel 1894, Nicola II fu zar a malincuore. Lui, che avrebbe voluto solo viaggiare per conoscere il mondo, fu invece costretto a partecipare a due guerre di livello mondiale; la Grande Guerra, e prima ancora, quella contro il Giappone. Nella bufera di di due rivoluzioni, quella del febbraio del 1905 e poi l’altra del 1917, si illuse di salvare con l’abdicazione se stesso e la famiglia, soprattutto l’adorato figlio Aleksej. Ma anche in questo si sbagliò, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 nel Bosco dei Quattro Fratelli a Ekaterinburg l’intera famiglia Romanov veniva fucilata. O almeno questa è la versione tradizionale di avvenimenti sui quali gli storici non sono mai riusciti a fare completa luce. Un giallo storico per la soluzione del quale Ferro fornisce nuovi elementi.”,”RUSx-017-FL”
“FERRO Marc ROUS Jean BICHAT Jean-Màrcel”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Revolutionnaires Communistes a la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siecle.”,”‘Lenin’ di Marc Ferro, ‘Trotsky’ di Jean Rous, ‘Rosa Luxemburg’ di Jean-Marcel Bichat, ‘Tito’ di Jean Rous “”Enfant, Vladimir Ilitch n’avait rien, en effet, d’un insoumis, d’un révolté. Certes, il était enjoué, volontaire et turbulent, mais trés respectueux de ses parents, des institutions, de l’école. “”Il n’attendait jamais le dernier moment pour rédiger ses devoirs, établissant un plan, avec introduction et conclusion. Puis, sur une feuille plus grande, il reportait à gauche son plan, laissant en blanc la partie de droite, la remplissait petit à petit””. Il correspondait tout à fait au portrait du bon éleve, et plus tard, en Suisse, ses compagnons le brocardèrent sur son sérieux, sur son application. On l’appelait “”Herr Professor””. Cer surnom rappelait-il aussi, sans malice ni méchanceté, les origines allemandes de sa mère qui, selon certains, aurait été issue d’une famille juive convertie à l’orthodoxie? Hypothèse non vérifiée mais qui, si elle était vraie, ne manquerait pas de piquant: sachant que Lénine, par sa grand.-mère paternelle, a du sang kalmouk dans les veines, comme ses yeux légèrement bridés en témoignent, on en conclurait que par trois de ses ascendants, Lénine serait issu d’Allemands, de Juifs, de Mongols, en bref les trois peuples que les Russes ont toujours haïs. Est-ce pour cela que l’historiographie soviétique n’a jamais tellement évoqué les origines de Lénine? Sans doute. Mais aussi est-ce surtout parce que, dans le contexte des années 1900-1978, le dossier de cette famille serait un dossier piégé. Il montrerait d’abord que Lénine était un grand bourgeois, nourri, entretenu par sa famille jusqu’à un âge très avancé. Il montrerait également que, dans l’ancienne Russie, un débardeur qui aurait épousé une Kalmouk illettrée pouvait donner naissance à un enfant, le père de Lénine, qui, parti de rien, allait devenir un inspecteur général de l’enseignement, c’est-à-dire un haut fonctionnaire. Il montrerait également que le tsarisme n’avait pas une pratique politique aussi systématiquement raciste qu’on l’imaginait. Cette origine multinationale de Lénine explique peut-être, pourquoi Lénine ne parlait jamais de ses ascendants, de se famille. Lorsqu’on l’interrogeait, il répondait qu’il en ignorait tout, que cela n’avait pour lui aucune importance. Effectivement, dans ses relations personnelles, Lénine n’attacha aucune attention particulière à l’origine raciale des ses compagnons en révolution qui, pour la plupart, se trouvaient être des allogènes: Polonais, Juifs, Lettons, etc. Le trait est normal: ressentant plus que d’autres les injustices d’une société, l’allogène est mieux à même de l’analyser à la fois du dedans et du dehors. Voilà pourquoi, de tout temps et dans tous le pays, les “”étrangers”” jouent un rôle d’avantgarde dans les révolutions, dans les mouvements de protestation. “”Etrangers”” au sens légal, ou encore étrangers à une institution, au village, à la famille; à la fois voyeurs et révélateurs”” (pag 13-14) [Marc Ferro, Lénine] [in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Révolutionnaires Communistes à la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siécle’, Romorantin, 1978]”,”RIRB-151″
“FERRO Marc”,”La révolution russe de 1917.”,”FERRO Marc direttore di studi all’Ecole pratique des hautes études. Due concezioni del bolscevismo: Lenin e Kamenev “”Au sein de la direction du parti, Kamenev et Lénine ont eu des positions différentes, souvent opposées, durant les huit mois de la révolution d’Octobre. Aucun des autres protagonistes n’a exercé une influence idéologique comparable: ni Staline, ni Sverdlov, ni Trotski. Chronologiquement, les premières divergences sont apparues sur le plan de la tactique à adopter vis-à-vis du double pouvoir (voir chapitre 3). les plus graves sont nées en avril, à propos du rôle des Soviets. Enclin à considérer les Soviets ouvriers, soldats et paysans come le parlement de la démocratie, Kamenev voulait y voir la loi de la majorité respectée. Lénine critiquait ce «legalisme révolutionnaire». L’appel à la violence contre la majorité du Soviet de Petrograd lui semblait légitime si elle devait aider à la victoire ultérieure du parti bolchevik. Il adopta la même attitude vis-à-vis du 1er Congrés des Soviets. Surtout, on constate qu’il ne change pas de position après le succès électoral des bolcheviks au Soviet de Petrograd: en octobre, Lénine entend forcer la main au Soviet où pourtant ses camarades de parti sont en majorité parce que cela peut aider à la prise du pouvoir par le parti et par lui seul. Kamenev ne juge pas seulement l’insurrection «risquée»: les conceptions de Lénine choquent sa sensibilité de démocrate. Au fond, il est hostile à la dictature d’un seul parti, et se montre plus proche des vues de Martov ou de Sukhanov que de celles de Lénine. Comme Zinoviev, Latsis, Kalinine, il reste néanmoins bolchevik par sa conception de l’organisation du parti et par son radicalisme. L’opposition de Kamenev participe également à des raisons d’ordre théorique plus anciennes. Selon lui, les conditions d’instauration du socialisme ne sont pas remplies en Russie. Aussi la prise du pouvoir par les bolcheviks lui parait inopportune car le parti ne pourra pas réaliser un socialisme authentique et il se discréditera. Lénine juge ces raisons absurdes et anachroniques, qualifiant Kamenev et ses amis du sobriquet de «vieux bolcheviks». En premier lieu, il déclare que si le parti prend le pouvoir, «nul ne pourra l’en chasser». De plus, la conquête et l’exercice du pouvoir, l’instauration de mesures véritablement révolutionnaires lui semblent constituer des objectifs trop proches, et suffisamment exaltants, pour qu’o n’essaie pas d’adapter la théorie à une pratique tant attendue”” [Marc Ferro, La révolution russe de 1917, Paris, 1967] (pag 166-167)”,”RIRO-433″
“FERRO Marc”,”La rivoluzione russa del 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-084-FL”
“FERRO Marc a cura, saggi di BURRIN Philippe KERSHAW Ian LEWIN Moshe FURET François KRYSZTOF Pomian DAM’E V.V. DRABKIN Ja. S. BOURETZ Pierre MASON Tim WERTH Nicolas VILATTE Béatrice FERRETTI Maria LEFORT Claude”,”Nazisme et communisme. Deux régimes dans le siècle.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avant-propos, conclusion”,”RUST-032-FL”
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”FRAG-001-FL”
“FERRO Marc”,”La grande guerre, 1914-1918.”,”Lenin e Trotsky il 23 novembre chiedono l’armistizio e pubblicano i trattati segreti conclusi dagli Alleati. Questi sono sempre più ostili nei confronti della rivoluzione. Il 7 dicembre (1917) Lenin e Trotsky lanciano un appello ai popoli d’Oriente e invitano l’India, l’Egitto e gli altri popoli coloniali a lottare contro il giogo dell’imperialismo (pag 354)”,”QMIP-262″
“FERRO Marc”,”La Révolution de 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Préface à la nouvelle édition, Introduction, Documents, Bibliographie, note, Bibliographie complémentarie, Index, Collection Bibliothèque de ‘L’Évolution de l’Humanité’ n. 27,”,”RIRx-077-FL”
“FERRO Giovanni a cura; scritti di Giovanni FERRO Laura GIAMMICHELE Lidia SCHIAVI Riccardo MUSATTI”,”Protagonisti del Movimento socialista in Italia.”,”presentazione di Giovanni FERRO preambolo: ‘Il più giovane dei vecchi riformisti’ di Matteo MATTEOTTI, appendice: ‘Testimonianza su Anna Kuliscioff’, ’50 anni di pamphlet socialista’, foto illustrazoni: ‘Compendio fotografico di Congressi dei Partiti socialisti dal 1902 al 1946’; A cura del Centro Italiano di Solidarietà Sociale e dell’Istituto di Studi Sociali “”Giuseppe Saragat”” “”Conoscere per agire”” (Alessandro Schiavi) (in apertura)”,”MITS-459″
“FERRO Marc a cura, collaborazione di Marie-Héléne MANDRILLON, Saggi di Hélène CARRÈRE D’ENCAUSSE Moshe LEWIN Georges NIVATPierre RIGOULOT Claudie WEILL Michel WIEVIORKA, ed altri”,”L’Etat de toutes les Russies. Les États et les Nations de l’ex-URSS.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Un bilan complet du plus formidable événement géopolitique de cette fin de siècle: l’implosion del l’URSS et la renaissance des nations qui composaient cet empire. Marie-Hélène Mandrillon, IRENISE Institut de Recherche et d’Étude sur les Nouvelles Institutions et Sociétés à l’Est. Avant-propos, Après l’URSS, ruptures et continuités, Introduction, Précisions de méthode, cartine, tabelle, Chronologie, Illustrations, Statistiques, Traductions: Marie-Hélène MANDRILLON e Alain BLUM, Index général, Dans la collection ‘L’état du monde’,”,”RUSx-124-FL”
“FERRO Marc”,”La Rivoluzione del 1917. La caduta dello zarismo e le origini della rivoluzione d’ottobre.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-151-FL”
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la Revolution Sovietique. L’histoire et ses Mythes.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Illustrations, Chronologie, Glossaire, Notes, Bibliographie, Index, La Mémoire du siècle, Collection dirigée par André Versaille n. 3,”,”RUST-054-FL”
“FERRO Marc”,”Des soviets au communisme bureaucratique, les mécanismes d’une subversion.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avec la collaboration d’Hélène de Chavagnac, Chronologie, Orientation bibliographique, Notes et références, Archives Gallimard Julliard, Collection Archives n. 80,”,”RUSS-068-FL”
“FERRO Marc”,”Ils étaient sept hommes en guerre, 1918-1945. Histoire parallèle.”,”Opera pubblicata sotto la direzione di Dominique Missika. Reazione di Hitler all’attacco di Pearl Harbor (pag 134-135; e 124) “”Quant à Hitler, d’après le témoignage de Heinrich Heim à Werner Maser (publié en 1971), il aurait dit, apprenant l’attaque sur Pearl Harbor: «Maintenant, les Anglais vont perdre Singapour. Je n’ai pas voulu cela. Nous faisons la guerre aux mauvais adversaires. Nous devrions être les alliés des puissances anglosaxonnes. Mais les circostances nous obligent à commettre une erreur historique (110)». Il n’en déclarait pas moins la guerre aux «Ètats-Unis sitôt après. On a vu quelles étaient ses raisons (p. 124). Sur le moment, n’ayant cessé de presser le Japon d’intervenir, les Allemands sont ravis que leur allié soit passé à l’acte. Ribbentrop téléphone la nuit même à Ciano pour le lui annoncer. Quant à la guerre avec les États-Unis, depuis l’automne 1940 et le refus de l’Angleterre de capituler, Hitler la jugeait inéluctable (111). À moins qu’une fois l’URSS vaincue, le bloc ainsi formé ne fasse reculer les États-Unis, car alors un débarquemetn anglo-américain devenait impossible. Pearl Harbor eut lieu le 7 décembre 1941. Or, le 6, Hitler avait dû donner l’ordre de mettre fin à l’offensive de la Wehrmacht sur Moscou. Roosevelt et Churchill étaient «sur le même bateau». Et, déjà, ils avaient réfléchi à une stratégie commune. Au début de 1941, des entretiens secrets s’étaient tenus à Washington, avec Donovan, Marshall, Stark, au cours desquels il avait été entendu qu’en cas de guerre contre le Japon et l’Allemagne, «la stratégie serait défensive en Extrême-Orient et que l’Europe serait considérée comme le théâtre principal de la guerre». Ce fut le document ABC-I, qui répondait au souci de soutenir la Grande-Bretagne à une date où les partisans de l”appeasement’ menaçaient fortement l’autorité de Churchill, favorable à une guerre sans merci. L’invasion de l’Urss par l’Allemagne nazie n’avait pas changé ce choix stratégique, qui ne pouvait que convenir aux Soviétiques, un débarquement anglo-américain en Europe constituant pour eux une décision à prendre d’urgence. À la fin de 1941, l’attaque sur Pearl Harbor et les Philippines remit en cause ces dispositions.”” (pag 134-135) Mia ipotesi (tutta da verificare): Hitler aveva già chiaro all’inizio del 1941 che gli Usa sarebbero accorsi militarmente in aiuto della Gran Bretagna in difficoltà e per impedire che si ripetesse il caso della 1° guerra mondiale (la guerra su due fronti) ha tentato di sconfiggere la Russia giocando d’anticipo sul tempo… Fallita la spallata all’Urss con la battaglia di Mosca, questo fatto potrebbe spiegare il passaggio seguente: “”Deux jours plus tard, sans prévenir quiconque de son entourage sauf Goebbels, semble-t-il, Hitler déclare la guerre aux États Unis. À une date où il sait que la bataille de Moscou est perdue, Hitler veut manifester qu’il garde l’initiative – une déclaraion de guerre par les États Unis aurait pu entamer le moral des Allemands. Mais en un sens, il rend service à Roosevelt. Rien ne dit quel le Congrès aurait déclaré la guerre une deuxième fois, et la responsabilité du président est ainsi, cette fois encore, «entièrement dégagée» ()”” (pag 124) () Que se serait-il passé si Hitler n’avait pas déclaré la guerre? À cette question que lui a posée Robert Sinsheimer, Harriman a répondu: «Nous aurions sans doute torpillé un de nos navires pour pouvoir accuser les Allemands: cela aurait fourni une bonne justification à une déclaration de guerre» (Information aimablement donnée par Robert Sinsheimer)”,”QMIS-289″
“FERRO Marc KRIEGEL Annie DE-CLEMENTI Andreina TYCH Felics NAGY Balasz STEINER Herbert SCHARF Jacques, a cura di Victor FAY”,”La Revolution d’Octobre et le Mouvement ouvrier européen.”,”‘La tragedia dei vecchi bolscevichi’ di Victor Fay La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco francese polacco ungherese Austromarxismo e rivoluzione d’Ottobre Pierre Broué, La révolution russe et le mouvement ouvrier allemand (pag 51-74)”,”MEOx-004-FV”
“FERRONE Vincenzo ROSSI Paolo”,”Lo scienziato nell’età moderna.”,”FERRONE-V (Lucera, 1954) è docente di Storia moderna presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’ Università CA’ FOSCARI di VENEZIA. ROSSI-P (Urbino, 1923) è ordinario di Storia della filosofia nell’ Università di FIENZE.”,”SCIx-094″
“FERRUA Piero”,”Surrealismo e anarchismo. La collaborazione dei surrealisti al ‘Libertaire’ e a ‘Le Monde Libertaire’.”,”FERRUA Piero cita il libro di Arturo Schwartz, Breton, Trotski e l’Anarchia, Milano, Multhipla, 1980 (pag 21) “”La collaborazione regolare dei surralisti al ‘Libertaire’ non durò che, all’incirca, quindici mesi (dall’ottobre 1951 al gennaio 1953) e la constatazione della rottura ebbe luogo nel corso d’una riunione fra André Breton, Benjamin Péret, Jean Schuster, Jean-Louis Bédouin e Ado Kyrou, in rappresentanza dei surrealisti e George Fontenis, Serge Nin e Paul Zorkine per gli anarchici. Malgrado ciò i surrealisti continuarono sia a partecipare ad attività organizzate dagli anarchici sia a parlare dell’anarchismo nelle loro nuove pubblicazioni e persino, alcuni di loro, a militare nel movimento anarchico, in specie nel solco degli avvenimenti del maggio 1968′ (pag 3-4)”,”ANAx-345″
“FERRUA Piero”,”Gli anarchici nella rivoluzione messicana: Praxedis G. Guerrero.”,”””Non ho entusiasmo, bensì convinzioni”” (P.G. Guerrero)”,”ANAx-408″
“FERRUA Piero, con testi di Guido CERONETTI Danilo DOLCI Albert EINSTEIN Ugo FEDELI Pasquale FANCELLO Pietro PINNA Bruno SEGRE Giuliano VASSALLI e altri”,”L’obiezione di coscienza anarchica in Italia. Parte prima: I pionieri.”,”Contiene dedica autore”,”ANAx-015-FER”
“FERRUCCI Franco”,”Ars poetica.”,”Franco Ferrucci insegna negli Stati Uniti alla Rutgers Unviersity, N.J. Ha pubblicato presso Einaudi ‘L’assedio e il ritorno. Omero e gli architepi della narrazione’ (Mondadori). “”O Ermes: io sono te, e tu sei me”” (da un testo greco di magia) (in apertura)”,”VARx-006-FMDP”
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storia di italiani vittime del comunismo.”,”FERTILIO Dario giornalista al Corriere della Sera è autore di saggi e romanzi.”,”RUSS-175″
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo.”,”Dario Fertillo, giornalista al Corriere della Sera, è autore di nsaggi e romanzi. I temi conduttori della sua opera sono la ribellione contro il potere ingiusto e l’autoritarismo, la libertà di comunicare, il coraggio di amare.”,”RUSS-103-FL”
“FERVACQUE Pierre”,”La orgullosa vida de Trotsky.”,”””Dal 1905 al 1914, conduce una vita di bohemien rivoluzionario a Vienna, assieme a Fritz Adler; a Praga, dove deve lavorare in una fabbrica di prodotti chimici; a Ginevra, Berlino, Parigi.”” (pag 44) “”E per distruggere completamente l’ opposizione interna, Trotsky annuncia il Terrore: “”La Russia – dice – sta divisa in due campi inconciliabili: la borghesia e il proletariato. Il terrore che impieghiamo contro i nostri avversari e sufficientemente buono. Ma sappiate che entro un mese questo terrore prenderà una forma più crudele, sull’ esempio della Rivoluzione francese. Non ci sarà la fortezza, ma la ghigliottina per i nostri nemici””. (pag 100-101) Sulla pace separata. Trattative di Brest-Litovsk. “”Ho la profonda convinzione – scriveva Lenin – che solo un uomo ebbro di fraseologia rivoluzionaria può arrivare a rifiutare di firmare queste condizioni…””. (pag 109) “”E tuttavia nella convinzione di servire la patria, alcuni generali, colonnelli e tenenti si sono messi a disposizione di Trotsky per organizzare l’ esercito rosso. Molti, naturalmente, sono stati obbligati a farlo. “”Abbiamo chiamato gli ex-ufficiali – ha detto Trotsky a Morizet -. La rivoluzione francese, di quindicimila ufficiali del re, ne prese cinque o sei mila. Di un milione, noi ne abbiamo preso centinaia di migliaia. Alcuni hanno tradito, è vero… Abbiamo arrestato le famiglie degli ufficiali sospetti e li abbiamo tenuti come ostaggi.””””. (pag 123-124) “”(…) Tuchachevskij, che comanderà in capo, a ventotto anni, l’ offensiva contro la Polonia, sottotenente della guardia imperiale. (…)”” (1) (1) ‘El jefe dell’ Ejercito Rojo: Mijail Tujachevsky’ Da internet: RUBCOV, Ju. V.: Marsaly Stalina (Serija “”Istoriceskie siluety””). Rostov-na-Donu, Feniks, 2000. ISBN 978-5-222-01140-9. Geb., 352 S., s/w Fotos. , 11,00 Euro “”Stalins Marschälle””. Lebensbeschreibung von Vorosilov, Tuchacevskij, Kulik, Zukov, Rokosovskij, Berija. (:www.kubon-sagner.de/buch/lager)”,”TROS-178″
“FERVACQUE Pierre”,”Le chef de l’ armée rouge. Mikail Toukatchevski.”,”Ogni capitolo è aperto da una citazione di Maurice BARRES. FERVACQUE ha scritto alcuni romanzi. “”Gli altri… tutti li abbiamo visti all’ opera e sapevano bene che sarebbe stato facile , dopo, vincere la rivoluzione. “”La battaglia decisiva sul Reno per la rivoluzione mondiale””, come diceva Clara Zetkin, poteva diventare anche la vittoria dell’imperialismo germanico. Radek eccitava i lupi di Berlino tendendo loro una parte di carne. “”La Polonia””, scriveva, è il cane da guardia che la Francia ha messo a fianco dei tedeschi. La Germania deve cogliere l’ occasione per esigere la revisione del trattato di Versailles””. (pag 119) “”Radek, il Marat del bolscevismo, esaltava sia il sentimento nazionale che le passioni rivoluzionarie”” (pag 120) “”Per Tuchacevski, Mosca doveva irradiare l’ Oriente, diventare una metropoli del mondo barbaro.”” (pag 149) “”””La marcia indietro dell’ Occidente”” è cominciata il giorno stesso in cui Lenin prese il potere, e non è che oggi che gli Occidentali percepiscono questa prima disfatta””. (pag 150)”,”RIRB-088″
“FESSLER Loren e redazione di LIFE”,”Cina.”,”””Mentre il dilettante Mao stava approfondendo teorie ed esperienze rivoluzionarie, Lenin e i suoi agen stavano cercando collaboratori in Cina. Sun Yat-sen fu ovviamente uno dei primi candidati. Nel 1920, gli agenti sovietici operavano a Pechino e a Shanghai, organizzando gruppi di studio e ricercando giovani capaci per i futuri addestramenti. Hendricus Sneevliet, un comunista olandese che aveva partecipato alle sessioni che nel 1921 condussero alla fondazione del Partito comunista cinese, in quello stesso anno s’incontrò nel Sud con Sun Yat-sen, per fare la prima proposta di cooperazione tra il Partito comunista russo e il Kuomintang di Sun. In base agli accordi cino-russi del 1923, Sun ottenne dei sostanziosi aiuti militari. I Russi convennero inoltre che «in Cina non sussistevano le condizioni necessarie per impiantarvi il comunismo o il socialismo», e ciò costituiva apparentemente un’assicurazione contro un’eventuale dominazione sovietica. In cambio, i Russi ottennero l’autorizzazione che alcuni membri del Partito comunista cinese (PCC) entrassero a far parte del Kuomintang. Secondo tale accordo, Mao Tse-tung, membro del Comitato centrale del PCC, entrò con altri nel Kuomintang, e divenne membro sostituivo del Comitato Centrale Esecutivo del KMT. Negli anni 1923-1927, Mao fece la spola tra Canton, Changsha e Shanghai. Lavorò al coordinamento delle attività del PCC e del KMT; diresso il ‘Quotidiano Politico’, organo del servizio poltico del KMT; servì come capo del comitato di propaganda del KMT e istrì nelle tecniche organizzative i quadri dell’intero paese. (…)”” (pag 110)”,”CINx-011-FV”
“FEST Joachim”,”Obiettivo Hitler. La resistenza al nazismo e l’ attentato del 20 luglio 1944.”,”FEST (Berlino, 1926) è storico e giornalista. E’ attualmente tra i D della FAZ. Tra le sue opere una biografia di HITLER e un volume ‘I maghi ignari’ dedicato a Thomas e Heinrich MANN.”,”GERR-008″
“FEST Joachim C. HERRENDOERFER Christian”,”Hitler, una carriera.”,”FEST Joachim C. è nato a Berlino nel 1926. Dopo aver compiuto studi di sociologia del diritto, è stato direttore della sezione politica della Radio della Germania federale. Dal 1968 è diventato uno dei collaboratori del settimanale ‘Der Spiegel’ che ha lasciato nel 1973 per diventare coeditore del ‘Frankfurter Allgemeine’. Sulla figura di HITLER ha scritto una biografia.”,”GERN-077″
“FEST Joachim C.”,”Il volto del Terzo Reich. Profilo degli uomini chiave della Germania nazista.”,”””Quello che chiamiamo nazionalsocialismo è inconcepibile senza la sua personalità. Qualsiasi definizione di questa Weltanschauung, di questo fenomeno, che prescinda dal nome di Hitler, non sarebbe valida. Nella storia di questo movimento, dal suo nascere al periodo del suo trionfo fino al lento declino verso la catastrofe, Hitler fu il fulcro di tutto: organizzatore del partito, creatore della sua ideologia, tattico nella sua scalata al potere, forza dominante, centro motore e – grazie a quel “”carisma”” che lui solo possedette e che fu l’ unica fonte della sua autorità – condottiero, salvatore, liberatore. Le grandi masse si volgevano a lui per bisogno di fede, ansia di devozione e insofferenza per le responsabilità””. (pag 14)”,”GERN-102″
“FEST Joachim C.”,”Hitler.”,”””Non è cecità, non è ignoranza quella che manda alla rovina uomini e stati. Non a lungo resta loro celato dove li condurrà la strada imboccata. Ma in essi è un impulso, favorito dalla loro natura, rafforzato dall’ abitudine, cui non si oppongono e che li trascina in avanti, finché possiedono ancora un residuo di forza. Divino è chi sa domare se stesso. I più vedono la propria rovina di fronte a sé, eppure vi si gettano a capofitto.”” (Leopold von Ranke, cit in introduzione pag 7) “”E, ormai sicuro di sé, si attribuì un grandioso ruolo storico, che vide confermato dalla marcia su Roma, testé compiuta con successo da Mussolini, oltre che dalla conquista del potere a opera di Mustafà Kemal Pascià ad Ankara. Con ansia seguiva le notizie via via fornitegli, da uno dei suoi uomini di fiducia, della travolgente azione delle camicie nere le quali, grazie al loro entusiasmo e alla loro decisione, nonché alla benevola passività dell’ esercito, aveva conquistato, strappandole ai “”rossi””, una città italiana dopo l’ altra; e Hitler in seguito ha affermato che da quella “”svolta storica”” gli venne un enorme impulso””. (pag 187)”,”BIOx-096″
“FEST Joachim”,”La résistance allemande à Hitler.”,”FEST Joachim”,”GERR-033″
“FEST Joachim”,”Io no. Ricordi d’infanzia e gioventù.”,”FEST Joachim “”‘Io no’ è il suo romanzo di formazione. Offre un esempio di libertà e dignità, una lezione di autonomia intellettuale, la testimonianza di chi ha voluto guardare il mondo con i propri occhi anche sotto la più feroce delle dittature (…)”” (risvolto di copertina) Il padre resiste alle pressioni dei funzionari e della madre per l’iscrizione al partito nazista. “”E la massima che ricordava perfettamente di averci comunicato in quella circostanza non era stata dimenticata da nessuno di noi, proprio come aveva desiderato. Quel bel motto latino, concluse, era effettivamente da considerarsi un corollario d’ogni vita veramente libera: “”Anche se tutti li seguono – io no!”””” (pag 79)”,”GERN-140″
“FEST Joachim”,”Speer. Una biografia.”,”FEST Joachim (1926-2006) è il più autorevole studioso del Reich e biografo di Hitler. Direttore editoriale della Faz ha pubblicato tra l’altro l’autobiografico ‘Io no’. Specie di alleanza Goebbels, Ley e Speer contro influenza di Borman nell’entourage di Hitler (v. inserto fotografico) Propaganda bellica. “”Speer sapeva collocare sempre nella luce migliore le notizie che forniva sulla sua produzione usando sistemi di calcolo disorientanti e scegliendo accuratamente i dati. Non alterava le cifre, però suscitava a volte un’impressione inesatta. Il valore relativo delle sue statistiche si comprende anche considerando che, a dar retta alle sue stesse parole, nel momento in cui assunse la responsabilità del ministero, non esisteva una strategia degli armamenti in senso stretto. Goebbels annotò talora nei suoi diari che gli stati maggiori delle truppe al fronte domandavano, ogni volta che Speer si vantava delle sue cifre, dove fossero mai finite tutte quelle migliaia di aerei, carri armati o pezzi d’artiglieria.”” (nota 21 pag 196)”,”GERN-145″
“FEST Joachim”,”Il sogno distrutto. La fine dell’età delle utopie.”,”J. Fest (Berlino 1926) è stato uno storico e un giornalista già direttore della FAZ. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Hitler’ (1975), ‘Il volto del Terzo Reich’ (1977′, ‘I maghi ignari’ (1989) dedicato a Thomas e Heinrich Mann. “”È significativo che gli ideologi sia nazionalsocialisti che marxisti si siano riallacciati a questi movimenti che hanno accompagnato per centinaia d’anni tutto il corso del medioevo. Nel ‘Mito del XX secolo’ di Alfred Rosenberg, per esempio, si aggirano come spettri, e per molte pagine, richiami ossequiosi alle utopie socialreligiose dei begardi, delle beghine e dei fratelli del libero spirito, come pure ai contadini in rivolta che «rivendicavano tante di quelle cose che l’attuale programma di rinnovamento deve rivendicare ancor oggi». E dalla parte opposta, il culto istituito da Friedrich Engels per il capo dei contadini rivoltosi e «messaggero» del Regno millenario, Thomas Münzer, ha prodotto fino ai giorni nostri una esuberante letteratura sull’argomento. (…) Non a caso il più altisonante patrocinatore del pensiero utopistico più recente, Ernst Bloch, che a partire dagli anni Sessanta ha avuto un’influenza senza precedenti, si è inserito con una delle sue prime opere in questa tradizione letteraria. Il suo scritto ‘Thomas Münzer teologo della rivoluzione’, pubblicato nel 1921, segna comunque, al di là di questo fatto, anche la svolta radicale del suo pensiero”” (pag 49-50)”,”FILx-009-FMDP”
“FESTA Francesco Saverio LA-ROCCA Tommaso a cura”,”Scritti marxisti sulla religione. Antologia di testi.”,”FESTA è ricercatore all’Istituto di Filosofia dell’Univ di Salerno. Ha pubblicato: ‘Gramsci’ (1976), ‘Gobetti’ (1980), ‘Potere e intelletto nelle riviste del Novecento’ (1984). LA-ROCCA è ricercatore di filosofia dell’Univ di Ferrara. Ha pubblicato: ‘Gramsci e la religione’ (1981), ‘La critica marxista della religione’ (1985), ‘Es ist Zeit. Apocalisse e storia. Studio su Thomas Müntzer’ (1988).”,”MADx-060″
“FESTA Lodovico, con un saggio di Sergio SOAVE”,”Il partito della decadenza. Gli anni di Prodi e di Montezemolo.”,”Lodovico Festa analista politico, giornalista per diverse testate, ha fondato con Giuliano Ferrara ‘Il Foglio’ e ne è stato condirettore. Per Boroli ha pubblicato ‘Guerra per banche’. Sergio Soave autore del saggio conclusivo, è commentatore politico per varie testate tra cui ‘Il Foglio’, ‘Avvenire’, ‘Italia Oggi’ e ‘L’Indipendente’. Per Boroli ha pubblicato ‘Pasticcio italiano in salsa spagnola’ Molto spazio nel volume alle vicende confindustriali collegate alle vicende politiche Saggio di Soave: ‘Appunti su borghesia e storia nazionale'”,”ITAE-353″
“FESTA Francesco Saverio”,”Ricerche sul concetto di rivoluzione.”,”A proposito del volume di AaVv ‘Il concetto di rivoluzione’, De Donato, 1979 (con saggi di A. Biral, C. Pacchiani, L. Gasparini, M. Giubilato, G. Duso) Testo di F.S. Festa si trova in Critica marxista, n. 1, gen-febb. 1981: ‘Dossier sulla Cina del «dopo-Mao»’ di Abbiati M. e altri (CINx-004-FGB) Opera classica su questo tema è quella di Karl Griewank, ‘Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origine e sviluppo’, La Nuova Italia, Firenze, 1979, con presentazione di C. Cesa. (pag 183)”,”STOx-021-FGB”
“FESTANTI Maurizio BOCCOLARI Giorgio FONTANESI Tiziana GROSSI Ivana a cura”,”Bakunin e la prima internazionale in Emilia. Mostra documentaria.”,”””La spedizione dei Vosgi (…) è la prima massiccia spedizione di volontari italiani all’ estero, un’ adunata di centinaia di irregolari armati, accorsi, sotto la guida di Garibaldi, in soccorso della Francia proclamata repubblica, nell’ autunno-inverno 1870. (…) Dopo l’ armistizio alcuni volontari non lasciarono la Francia ma, proclamata il 18 marzo 1871 la Comune di Parigi, vi parteciparono e si batterono per la sua difesa, fino alla ‘semaine sanglante’ del maggio. Fra loro Amilcare Cipriani e il reggiano Federico Ravà, pittore, israelita, saranno deportati per dieci anni alla Nuova Caledonia. Un altro reggiano, Gaetano Davoli, si salverà per miracolo dalla fucilazione e resterà due anni nelle carceri francesi.”” (pag 12)”,”ANAx-166″
“FETISOV A.I.”,”La dimostrazione in geometria.”,”L’autore, A. I. Fetisov, è noto per diversi volumi e articoli di didattica matematica. É ricercatore all’Accademia di Scienze pedagogiche dell’URSS.”,”SCIx-150-FL”
“FETSCHER Iring”,”Marxistische Portrats. Band 1. Politiker. Band 2. Intellektuelle.”,”Ritratti biografici di MARX ENGELS KAUTSKY LUXEMBURG LENIN TROTSKY STALIN E MAO TSE-TUNG”,”MADS-068″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschaunung proletaria.”,”L’A è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’Univ di Francoforte sul Meno.”,”MADS-067″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1 Filosofia ideologia; Vol 2 Economia sociologia; Vol 3 Politica.”,”Tra gli AA riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”TEOC-059″
“FETSCHER Iring”,”La democrazia difficile.”,”L’ A, nato nel 1922, ha studiato a Tubinga e a Parigi. Insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. Dirige la rivista ‘Marxismusstudien’. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”La burocrazia, il dominio del personale dell’ amministrazione, esiste a stretto rigore solo e soltanto là dove la “”classe che domina”” universalmente non è in grado di controllare i burocrati. Marx ed Engels hanno indicato i due motivi di questa debolezza politica: da un lato il labile equilibrio di classe, per esempio al tempo in cui la borghesia si sviluppava solo a poco a poco e la nobiltà feudale era ancora forte, e dall’ altro lato l’ arretratezza organizzativa e culturale delle masse contadine e piccolo borghesi. Engels osserva in uno scritto giovanile: “”La burocrazia è stata insediata per governare i piccoli borghesi e i contadini. Queste classi, disperse nelle piccole città o nei villaggi, con interessi che non vanno al di là della stretta cerchia locale, hanno necessariamente un orizzonte limitato. Esse non possono governare un grande Stato, non possono avere né una visione d’ insieme né conoscenze sufficienti per equilibrare i differenti interessi che entrano in collisione tra loro (…). I piccoli borghesi e i contadini non possono dunque fare a meno di una burocrazia potente e numerosa. Essi devono perciò farsi dominare””. (pag 72) Iring FETSCHER”,”TEOP-154″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1. Filosofia ideologia. Vol 2. Economia sociologia. Vol 3. Politica.”,”Tra gli autori riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”MADS-323″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria. (Tit. orig.: Karl Marx und der Marxismus)”,”Iring FETSCHER è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. (v. 4° copertina). “”Accentuando l’ importanza del giovane Marx si favoriscono i tentativi borghesi di mutare Marx in un hegeliano (qui ancora una volta si rimanda al libro di Heinrich Popitz). Ma per contrastare queste presunte falsificazioni, Schleifstein ora non esige un’ indagine a fondo e scientificamente corretta dei lavori del giovane Marx, ma al contrario richiede la più grande riservatezza possibile di fronte ai suoi scritti!””. (pag 139) “”Non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla.”” (K. Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto, Introduzione) Engels sul Bonapartismo. In modo del tutto diverso Engels spiega nel suo scritto ‘La questione delle abitazioni’ del 1872 l’ origine del bonapartismo in Prussia (…)””. (pag 205) “”In una lettera a Marx, Engels ha però anche avanzato una tesi che si spinge oltre e in base alla quale la borghesia in generale (almeno nel continente) non è capace di governare essa stessa direttamente: “”…il bonapartismo è in effetti la vera religione della borghesia moderna. Mi si rivela sempre più chiaramente che la borghesia non ha la stoffa per dominare essa stessa direttamente, e che quindi dove un’ oligarchia non può, come qui in Inghilterra, assumersi la guida dello Stato e della società,… nell’ interesse della borghesia, una semidittatura bonapartistica è la forma normale; essa attua gli interessi materiali della borghesia persino contro la borghesia, ma non le lascia nessuna partecipazione al potere””””. (nota:Lettera del 13 aprile 1866) (pag 205)”,”TEOC-340″
“FETSCHER Iring”,”Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Invece, pochi mesi dopo la caduta della legislazione antisocialista (il 25 gennaio 1890 il Reichstag ne rifiutò una proroga) già si manifestarono ampie divergenze di opinione nel partito. Occasione per lo scontro fu in un primo tempo il contrasto sulla festa del 1° maggio. Mentre in una serie di città industriali – soprattutto a Berlino – giornali e istanze di partito invitarono a sospendere il lavoro e a convocare assemblee per il 1° maggio 1890, con la parola d’ordine della giornata lavorativa di otto ore, il gruppo parlamentare, e in particolare August Bebel, caldeggiò una tattica più prudente, sollecitando una stretta subordinazione delle organizzazioni del partito alla direzione centrale. Da questo contrasto nacque l’opposizione dei cosiddetti “”giovani””, i cui principali esponenti furono Bruno Wille, Hans Müller e altri ancora (4). Hans Müller giudicava la vittoria relativamente facile che August Bebel aveva riportato sull’opposizione in numerose assemblee di partito a Dresda, Magdeburgo e Berlino, come conseguenza dell’ingresso di numerosi “”piccoli borghesi”” nel partito, ed era convinto che la propria linea, più rigida, rispondesse in modo molto più adeguato alle aspirazioni e alle idee delle avanguardie proletarie della vecchia socialdemocrazia. Al primo congresso del partito dopo l’abrogazione delle leggi antisocialiste (tenutosi a Halle dal 12 al 18 ottobre 1890) Bebel insistette sulla necessità di mantenere la tattica adottata durante il periodo dell’illegalità. Quanto al ruolo del gruppo parlamentare poi, egli chiarí che il suo compito era, da un lato, la salvaguardia delle principali esigenze della socialdemocrazia, senza riguardo alcuno per i partiti borghesi e lo stato di classe, dall’altro la “”ricerca di possibili riforme da ottenersi sulla base dell’ordine sociale esistente””. I “”giovani”” furono violentemente attaccati dalla maggioranza del congresso e in seguito espulsi dal partito (al Congresso di Erfurt, 14-20 ottobre 1891). Nel corso della polemica contro i “”letterati e gli studenti di sinistra”” – cosí i dirigenti del partito definivano “”il giovani””- Friedrich Engels diede il proprio appoggio al gruppo parlamentare e a Bebel. Engels articolò la sua critica anzitutto nelle ‘Risposte alla redazione della “”Sachsische Arbeiterzeitung”” e a Paul Ernst, che aveva sottolineato le profonde convinzioni marxiste sulla “”Volksstimme”” di Magdeburgo. (…). Per quanto riguardo infine l’influenza piccolo-borghese all’interno della Spd, Engels si chiede: “”Chi ha mai contestato poi che la tendenza piccolo-borghese è rappresentata non solo nel gruppo parlamentare, ma anche all’interno del partito nel suo complesso? Qualsiasi partito ha un’ala destra e una sinistra, e il fatto che l’ala destra della socialdemocrazia sia di natura piccolo-borghese risiede nella natura delle cose. Se d’altro non si tratta, a che pro tutto questo baccano? Da anni facciamo i conti con questa vecchia storia, ma di qui a parlare di una maggioranza piccolo-borghese nel gruppo parlamentare o addirittura nel partito, ne corre di strada! Qualora tale pericolo dovesse incombere, non si attenderebbe il grido di allarme di questi singolari e devoti Eckart. Per il momento la gaia lotta proletaria contro le leggi antisocialiste e il rapido sviluppo economico hanno sottratto a questa componente piccolo-borghese sempre più terreno, aria e luce, mentre la componente proletaria si sviluppa sempre più potente”” (6). Hans Müller protestò vivacemente contro questo giudizio di Engels, sostenendo che l’opposizione dei “”giovani”” era l’espressione di una “”lotta di classe all’interno della socialdemocrazia””, da Engels inspiegabilmente fraintesa come “”rivolta di letterati e studenti””. Ciò “”rivelava o un’assai indebolita facoltà d giudizio, o un’incapacità di cogliere e di giudicare gli avvenimenti nel loro profondo significato”” (7). Il vero motivo della discordia nel contrasto tra la direzione del partito e i “”giovani”” era diventato, tuttavia, come si è potuto constatare, una questione di tattica. Anche in questo caso Engels si schierò dalla parte della direzione”” [Iring Fetscher, Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] (pag 239-240) (4) Cfr. a questo proposito H. Müller, ‘Der Klassenkampf in der deutschen Sozialdemokratie, Zürich, 1892; (6) Mew, vol 22, pp. 83-84; (7) Müller, Der Klassenkampf, cit, p. 76]”,”BERN-022″
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Filosofia Ideologia. Vol. I.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-034-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Economia Sociologia. Vol. II.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-035-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Vol. III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-036-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Volume III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-039-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969. ‘Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista – Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini – Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici’ (pag 18-20) Sostituisce la precedente (per Archiv) MADS017FV “”Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista: «Lo stesso Engels è dunque d’avviso che lo Stato possa formarsi in diversi modi. Ad esempio per conquista. Ma secondo la forma più pura e più classica lo Stato dovrebbe nascere dai contrasti di classe, che si sviluppano nel seno stesso della società gentilizia. Per lungo tempo ho condiviso questa concezione, finché a poco a poco non mi sorsero molti dubbi sulla “”forma più pura e più classica””. Tanto più diedi allora libero corso a questi dubbi, quanto più mi riuscì di cancellare il carattere di mera teoria della violenza dalla mia ipotesi che si fondava sulla terza “”forma principale”” (la formazione degli Stati per conquista), mettendo così in chiaro il condizionamento economico della violenza – mediante la quale vennero fondati Stato e classi – e inquadrando senza contraddizioni la mia ipotesi nella concezione materialistica della storia». [‘Die materialistische Geschichtsauffassung’, Berlin, 1927, vol. II, p. 89]. «Ricondurre la genesi dello Stato e l’ascesa delle classi alla conquista non significa affatto che le classi si siano formate ovunque e in ogni circostanza in questo stesso modo, né che un’altra genesi dello Stato sia impossibile… Ma nei territori in cui ha inizio la storia scritta, la storia degli Stati e delle lotte di classe, qualsiasi origine delle prime classi e dei primi Stati può essere ricondotta all’opera di un conquistatore, almeno nella misura in cui questi può venire riconosciuto e ha lasciato tracce, dalle quali sia possibile ricostruire la sua esistenza» [op. cit., p. 94]. Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini: «Se prendiamo in considerazione il forte contrasto presente nella vita spirituale dei contadini e dei pastori nomadi – i primi agiati, ma di indole torpida, inadatti alla lotta e arrendevoli, i secondi poveri, bellicosi, arditi e spesso dotati di un’intelligenza vivace e adattabile – scorgiamo in loro due fattori il cui incontro, a un certo stadio dello sviluppo, fece sì che i pastori rendessero sudditi e tributari i contadini. Singole tribù di pastori riunirono diverse comunità contadine e raggruppamenti di contadini facendo capo allo stesso mercato, in una collettività dominata e sfruttata dai pastori, che smisero pertanto di essere tali. Così vennero creati i primi Stati» [op. cit., p. 107]. «Due condizioni sono necessarie affinché i nomadi che hanno combattuto e vinto una tribù contadina non si limitino a saccheggiarla o a imporle il pagamento regolare di un tributo, ma si stabiliscano invece nella terra dei vinti, assumendone l’amministrazione. La tribù dei conquistatori deve acquisire una certa comprensione per la natura e le necessità caratteristiche del modo di produzione della popolazione soggiogata, altrimenti quest’ultima viene ben presto ridotta in rovina e invece di uno Stato si crea un deserto. Questa comprensione può formarsi solo grazie a prolungati rapporti con la tribù che più tardi viene sottomessa, rapporti che possono essere amichevoli – scambi commerciali -, o violenti- imposizione e riscossione dei tributi. In entrambi i casi è necessario che le due tribù vivano geograficamente vicine. Quando stirpi nomadi provenienti da lontano penetrarono in regioni di civiltà a loro del tutto estranea, poterono solo saccheggiare e distruggere, ma non furono in grado di fondare Stati destinati a durare… Un certo livello culturale dei conquistatori è una delle condizioni che portano alla formazione degli Stati. Ma non basta; è altresì necessario che le popolazioni soggiogate abbiano raggiunto un certo livello economico. I ricavi della loro produzione devono essere tali che ne possano vivere non solo i coltivatori, ma anche i loro padroni. Altrimenti anche questi ultimi sono costretti a dedicarsi all’agricoltura, – ma a ciò si oppone la loro natura – oppure restare fermi alla loro vecchia economia nomadica, il che esclude la possibilità di fondare uno Stato» [op. cit., pp. 112, sg.]. Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici: «Tutto l’enorme movimento della società, iniziatosi con l’ascesa del capitale industriale e portato avanti dalla lotta di classe del proletariato, non potrebbe continuare senza trasformare completamente lo Stato medesimo, provocando cioè non solo rivolgimenti all’interno dello Stato, ma trasformandone da cima a fondo l’essenza stessa. Questo già avviene per l’ascesa della democrazia moderna, del moderno Stato democratico, il quale si trova… in netto contrasto con la natura dello Stato di origine storica, basato a priori sull’ineguaglianza dei diritti dei diversi ceti, comunità e classi che lo costituivano. L’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, il riconoscimento di diritti e doveri civili e politici eguali per tutti, segnano una cesura rispetto allo Stato quale era fin dai suoi inizi, lo Stato, cioè, che si fondava sulla conquista e l’assoggettamento violento, da parte di una minoranza vittoriosa della maggioranza dei popoli e dei gruppi etnici in esso raggruppati. Tuttavia questo Stato democratico non significa ancora l’eliminazione di tutte le classi, bensì solo l’abolizione di quelle diversità fra i ceti, che poggiano sulla violenza. Esso non ha eliminato col suo sorgere le differenze di classe di natura puramente economica, formatesi all’interno dello Stato, e fondate su determinati rapporti di proprietà e di produzione, che si possono quindi conciliare con l’eguaglianza giuridica di tutti. Lo Stato democratico non impedisce che le classi sfruttatrici requisiscano il potere statale e lo usino nel proprio interesse contro le classi sfruttate. La differenza fra il moderno Stato democratico e le forme statali precedenti consiste invece nel fatto che lo sfruttamento dell’apparato statale ai fini delle classi sfruttatrici non ne costituisce l’essenza e non è indissolubilmente legata ad esso. Al contrario, lo Stato democratico tende per la sua stessa struttura a essere non l’organo di una minoranza come gli Stati precedenti, bensì, l’organo della maggioranza della popolazione e quindi delle classi lavoratrici. Se esso diviene l’organo di una minoranza sfruttatrice, ciò non dipende dalla sua natura, bensì dalla situazione delle classi lavoratrici, dalla loro ignoranza, dalla mancanza di unità, di indipendenza, dalla loro incapacità di lottare – il che, a sua volta, è il risultato delle condizioni in cui esse vivono. Ma è proprio la democrazia a offrire la possibilità di distruggere queste radici del potere politico dei grandi sfruttatori in regime democratico, ciò che almeno i lavoratori salariati, in numero sempre crescente, compiono via via con maggior successo. Quanto più questo avviene, tanto meno lo Stato democratico si limita a essere un puro strumento delle classi sfruttatrici. In certi casi, l’apparato statale comincia a rivolgersi contro di queste, cioè a funzionare in netto contrasto con quella che era la sua attività precedente. Da strumento di oppressione esso prende a trasformarsi in uno strumento di liberazione degli sfruttati”” (op. cit., pp. 597-599)] (pag 18-21) [Iring Fetscher, ‘Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica’, Milano, 1970]”,”MADS-017-FV”
“FETSCHER Iring”,”La filosofia politica di Rousseau. Per la storia del concetto democratico di libertà.”,”Iring Fetscher è nato in Germania nel 1922 e si è laureato in filosofia all’Università di Tubinga. Presso la medesima università si è abilitato nel 1959 con uno studio sulla filosofia politica di Rousseau di cui il presente volume costituisce la rielaborazione. Dal 1963 ha occupato la cattedra di scienze politiche all’Università di Francoforte su Meno. Dal 1957 ha diretto la rivista ‘Marxismusstudien’. Fra le sue opere più importanti ‘Marx e il marxismo’ (1969) e l’antologia ‘Il marxismo. Storia documentaria’ (3 voll., 1969). Contiene il capitolo quinto: ‘Rousseau e la Rivoluzione francese’ (pag 224-264) Appendici: I. Adam Smith; recensione del “”Discorso sulla disuguaglianza””; II. Jean-Jacques Rousseau, “”Discorso sulle ricchezze””; III. Lo “”stato naturale”” della società e l’idea dell’uomo in Hobbes, Pufendorf, Cumberland e Rousseau. Contributo alla determinazione della posizione della teoria politica di Rousseau: A. Lo stato di natura secondo Thomas Hobbes; B. L’idea dello stato di natura in Samuel Pufendorf e in Jean Berbeyrac; C. Ferinità e umanità in Cumberland e in Rousseau”,”TEOP-126-FF”
“FEUCHTWANGER E.J.”,”Democrazia e impero. L’ Inghilterra fra il 1865 e il 1914.”,”FEUCHTWANGER insegna storia nell’Univ di Southampton. Tra le sue pubblicazioni: -Disraeli, Democracy and the Tory Party’ (1968) -Prussia: Myth and Reality (1970). -Gladstone. (1975)”,”UKIx-018″
“FEUCHTWANGER Lion”,”Mosca 1937. Diario di viaggio per i miei amici.”,”Nato a Monaco di Baviera nel 1887, Lion FEUCHTWANGER resse dal 1905 al 1910 una società letteraria sostenitrice della nuova letteratura: di quegli anni furono le sue prime opere (un romanzo e una commedia). La sua fama nacque e si impose nel 1926 con la pubblicazione – sotto altro titolo – di Süss l’ Ebreo, iniziato dieci anni prima. Seguono altri romanzi e alcune commedie di alterna fortuna. Accanto ai romanzi storici, il romanzo sociale (Successo) e i romanzi delle tragedie moderne (I fratelli Oppenheim, gli ebrei martoriati dal nazismo). Nel campo delle memorie questo suo lavoro è scritto in polemica con il famoso libello di André GIDE. Al quale seguirà il diario dell’ internamento (Francia amara). FEUCHTWANGER profugo dalla Germania accolto trionfalmente a Parigi nel 1933, fu internato nel 1940 per la sua origine tedesca. Sfuggito miracolosamente ai nazisti, si rifugiò negli Stati Uniti. “”Ho potuto constatare nel migliore dei modi come sia sana ed efficace la politica delle nazionalità dell’ Unione, osservando il loro metodo per risolvere l’ antica ed apparentemente insolubile questione ebraica. Il ministro zarista Plehwe non seppe far di meglio, a questo proposito, secondo le sue parole, che obbligare un terzo degli Ebrei a convertirsi, un terzo ad emigrare ed un terzo a morire. L’ Unione trovò un’altra strada. Essa ha assimilato la maggior parte dei suoi cinque milioni di Ebrei, all’altra parte ha messo a disposizione un vasto territorio autonomo ed i mezzi per la colonizzazione ed in questo modo si è creata parecchi milioni di cittadini attivi intelligenti e aderenti fanatici””. (pag 72) “”Già nel 1913 Lenin aveva scritto a Gorki: “”Abbiamo ora un magnifico Georgiano che lavora ad un lungo articolo sulla questione nazionale, questione di cui bisognerebbe occuparsi seriamente””. Stalin se ne occupò. Ebbe delle idee. Si affermò come organizzatore. Ma Stalin non è una persona affascinante, egli rimase in seconda linea vicino a Trotsky, abbagliante ed indaffarato. Trotsky è un buon oratore, probabilmente il migliore fra i viventi, egli sa trascinare. Stalin parla, come già dissi, con un certo umorismo, ma è lungo e monotono. La popolarità che l’ altro si acquistò di colpo, egli dovette conquistarsela lentamente.”” (pag 86) “”Non dimenticherò mai in che modo Giorgio Pjatakov stava davanti al microfono (…). Tranquillo e diligente, egli spiegava come aveva fatto a sabotare le industrie da lui dipendenti. Esponendo ed indicando col dito, faceva l’ impressione di un insegnante universitario, un professore di storia, che tiene una conferenza sulla vita e le gesta di un uomo morto da molto tempo, di nome Pjatakov, e che ha interesse a spiegare tutto fin nei minimi particolari, affinche i suoi ascoltatori e studenti capiscano bene.”” (pag 102) “”Devo confessare che, sebbene il processo mi avesse convinto della colpa degli accusati, il loro comportamento davanti al tribunale, nonostante gli argomenti dei Sovietici, non mi era del tutto chiaro. (…) Ciò non vuol naturalmente dire che possa dubitare del processo e dei suoi risultati. Quando mi si chiede la mia opinione, posso, sull’ esempio dello scrittore Ernst Bloch, citare Socrate, il quale, interrogato su alcune oscurità di Eraclito, rispose: “”Quello che ho capito è eccellente. Da ciò deduco che anche quello che non ho capito, sia pure eccellente””. (pag 106)”,”RUSS-160″
“FEUER Lewis S.”,”Marx and the Intellectuals. A Set of Post-Ideological Essays.”,”Lewis S. Feuer è nato a New York figlio di un lavoratore ebreo immigrato. Ha studiato ad Harvard ed è diventato professore di filosofia e scienze sociali nell’Università di Vermont prima e California poi. Ha pubblicato: ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ e ‘Marx and Engels: Basic Writings on Politics and Philosophy’. Contiene il capitolo: ‘American Travelers to the Soviet Union 1917-32: The Formation of a Component of New Deal Ideology’ (pag 100-140) Sulla presenza di intellettuali nei partiti socialisti europei (pag 56)”,”TEOC-633″
“FEUER Lewis S.”,”L’intellettuale scientifico. Origini psicologiche e sociologiche della scienza moderna.”,”Lewis S. Feuer è Professore di filosofia e scienze sociali e titolare del Corso “”Integrated”” di scienze sociali alla Università di California (Berkeley). Dal 1951 al 1957 è stato professore all’Università di Vermont. E’ autore pure di ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ (1958). “”«Il mondo (diceva Winthrop) è governato da leggi generali; e le leggi generali devono, per loro natura, essere suscettibili a volte di recare dolore. Tuttavia, si può ragionevolmente sostenere che leggi di questo tipo sono non soltanto sagge ma anche buone se nel loro insieme producono un massimo di bene (prendendo in prestito una espressione dei matematici); e ciò, la cosa presenta il più alto grado di probabilità, è valido per tutte le leggi di natura»”” (pag 306)”,”SCIx-485″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Francesco TOMASONI”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”””In breve: l’ idea è per me solo la fede nel futuro storico, nella vittoria della verità e della virtù, e ha solo un significato politico e morale; invece nel campo della filosofia teoretica vera e propria, e ciò in diretto contrasto con la filosofia hegeliana, dove avviene proprio l’ opposto, vale per me solo il realismo, il materialismo nel senso indicato. Io non posso purtroppo applicare a me il principio della filosofia speculativa invalsa fino ad ora: “”Tutto ciò che è mio lo porto con me””- l’ antico motto: “”Omnia mea mecum porto””. Ho proprio molte cose fuori di me che non posso trasportare con me in tasca o in testa, ma tuttvia annovero a me stesso…”””,”FILx-218″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Anna MARIETTI SOLMI”,”L’ essenza della religione.”,”Critica a Feuerbach. “”Gli scritti antihegeliani avevano, così, un carattere fondalmentalmente ambiguo: erano, da un lato, l’ espressione finale e conclusiva della critica di Feuerbach alla filosofia e alla religione (ed è questo l’ aspetto che colpisce in un primo tempo Engels e Marx, che si riferisce soprattutto alle Tesi e ai Principî quando, nei suoi primi scritti e fino al 1844, parla di Feuerbach in termini di adesione incondizionata). Ma le Tesi e i Principî ponevano anche, dall’altro, le basi di una filosofia e di una religione “”positive””, di una nuova filosofia a cui si attribuiva addirittura un valore religioso, di “”antropoteismo””: che è l’ aspetto a cui si sarebbe rivolta, più tardi, la critica marxiana””. (pag XVII-XVIII) Epicuro. “”Gli dei, dice Epicuro, vivono negli intervalli tra mondo e mondo. Perfetto: vivono solo nello spazio vuoto, nell’ abisso che c’è fra il mondo della realtà e il mondo della rappresentazione, fra la legge e la sua applicazione, l’ azione e il suo risultato, il presente e il futuro””. (pag 75) Opinione pubblica. “”””Dio governa il mondo””, d’accordo, ma questo Dio che governa il mondo è solo ciò che l’ opinione degli uomini considera come Dio, e in genere come permesso, giusto, sacro, buono, opportuno – è solo, in una parola, l’ opinione pubblica, dominante, consacrata, e cioè la fede di un’ età o di un popolo. Là dove l’ uomo suppone o crede che la sua vita non dipenda da una previsione o provvidenza, ma da una predestinazione, da un destino cieco e inevitabile (…), anche nella realtà la sua vita non dipende da alcuna provvidenza, poiché egli non chiede consiglio alla ragione per sapere se deve fare o tralasciare qualcosa, non prende misure precauzionali, si getta ciecamente nel pericolo””. (pag 112)”,”FILx-282″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”RELC-001-FC”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Norberto BOBBIO”,”Principi della filosofia dell’avvenire.”,”””Sarà quindi lecito concludere che Feuerbach, mosso all’assalto della religione tradizionale considerata come un”’antropologia di Dio’, giunge a dare al suo pensiero la configurazione di una ‘teologia dell’uomo’. Infiammato dal proposito di operare un superamento del pensiero tradizionale, ne realizza all’opposto, un rovesciamento: se la filosofia speculativa di Hegel non è una genuina filosofia ma una teologia tutta spiegata, l’antropologia di Feuerbach è, a pieno diritto, una teologia rovesciata. Spinto, infine, a filosofare dal desiderio di riformare la filosofia tradizionale, rimane ancora rinchiuso nello spirito della filosofia da riformare, come accadde all’altra Riforma, che fu una riforma del cristianesimo compiuta in nome e nello spirito del cristianesimo. Del resto, a questa Riforma, egli non nascose, in diversi momenti, la sua simpatia spirituale e al pensiero di Lutero, in uno dei più fervidi scritti del periodo della maturità (‘L’essenza della fede secondo Lutero’ del 1844), richiese quasi una giustificazione delle proprie idee. Si che a ragione il Windelband, in uno dei più acuti giudizi che del Feuerbach sia stato dato, ebbe a dire: «In certo rispetto la sua natura intera, schiettamente tedesca, può richiamare moltissimo Lutero. Vi è la stessa potente originalità, la stessa ingenua rozza sensibilità, lo stesso umorismo battagliero, non eccessivamente delicato, lo stesso spirito di verità, spinto fino alla testardaggine e privo di riguardi». La filosofia di Feuerbach non fu insomma, come egli ancora aveva preconizzato, la filosofia dell’avvenire; fu semplicemente una filosofia di transizione. Federico Engels nel suo noto saggio su ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ disse di colui che fu la maggior guida spirituale della sua generazione: «egli rimase a mezza strada anche come filosofo, dalla metà in giù materialista, dalla metà in su idealista».”” (pag X-XI, dall’Avvertenza, N. Bobbio)”,”FILx-362-FF”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Antonio BANFI”,”L’essenza del cristianesimo.”,”Mistero della creazione dal nulla (pag 89) Differenza tra cristianesimo e paganesimo (pag 129)”,”FILx-585″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”FILx-591″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contra el metodo. Esquema de una teoria anarquista del conocimiento.”,”FEYERABEND Paul K.(1924-1994), filosofo della scienza statunitense, di origine tedesca, ha sostenuto che la scienza si muove al di fuori di qualunque “”gabbia metodologica””. Ha scritto “”Contro il metodo”” (1970) e “”Il realismo scientifico e l’ autorità della scienza”” (1979).”,”SCIx-133″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. FEYERABEND è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di POPPER, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’ Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. E’ morto a Ginevra nel 1994. “”La teoria è piena di errori. Essa può però essere sviluppata, e potrebbe migliorare. L’ unità naturale delle valutazioni metodologiche non è perciò una singola teoria, bensì una successione di teorie, o un programma di ricerca; e noi non giudichiamo lo stato in cui un programma di ricerca si trova in un particolare momento, ne giudichiamo la storia, preferibilmente comparandola alla storia di programmi rivali. Secondo Lakatos i giudizi sono del genere seguente: “”Un programma di ricerca si dice che è progressivo fintanto che la sua crescita teorica anticipa la sua crescita empirica, cioè fintanto che continua a predire fatti nuovi con qualche successo…; è in stagnazione se la sua crescita teorica resta indietro rispetto alla sua crescita empirica, ossia fintanto che dà solo spiegazioni post hoc di scoperte casuali o di fatti anticipati da un programma rivale o in questo scoperti””. Un programma in ristagno può degenerare ulteriormente finché non contiene altro che “”solenni riasserzioni”” della posizione originaria, associate a una ripetizione, nei suoi termini propri, dei (successi dei ) programmi rivali.”” (pag 151)”,”FILx-273″
“FEYERABEND Paul K., a cura di Alberto ARTOSI”,”Il realismo scientifico e l’autorità della scienza.”,”Paul K. Feyerabend (1924) filosofo della scienza d’origine tedesca, insegna a Berkeley. Tra le sue opere principali. ‘Contro il metodo’ (1979), ‘La scienza in una società libera’ (1981).”,”SCIx-057-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. Feyerabend è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di Popper, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. È morto a Ginevra nel 1994.”,”SCIx-178-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo.”,”P.K. Feyerabend professore all’Università di Berkeley, California, a sviluppato la sua ricerca sui rapporti tra scienza e ideologia attaccanto i miti dell’ empirismo Recente la sua discussione con Popper, Lakatos, Kuhn e altri temi della scienza e del suo sviluppo.”,”FILx-415-FRR”
“FEYNMAN Richard P.”,”Richard P. Feynman. Fisica e oltre. I grandi della scienza.”,”””Quello che è certo è che non abbiamo una base di buona matematica per formulare la teoria dell’elettrodinamica quantistica; non sono buona matematica tutti i giri di parole necessari per descrivere la connessione tra ‘n’ e ‘j’ con ‘m’ ed ‘e’. Un interrogativo di grande profondità e bellezza ci viene proposto dal valore osservato della costante di accoppiamento ‘e’, cioè dell’ampiezza per emissione o assorbimento di un fotone reale da parte di un elettrone reale. Il valore di tale semplice numero determinato sperimentalmente risulta prossimo a -0,08542455. (E’ un numero che i miei amici fisici non riconosceranno, perché preferiscono ricordarlo come l’inverso del suo quadrato che vale 137,03597 con un’incertezza di circa 2 sull’ultima cifra decimale. Questo numero costituisce un vero rompicapo in da quando fu scoperto, oltre cinquant’anni fa, e tutti i migliori fisici teorici lo tengono incorniciato e appeso al muro e ogni giorno ci meditano su). Vi chiederete subito da dove venga questo valore della costante di accoppiamento: è connesso a ‘n’, o magari alla base dei logaritmi naturali? Nessuno lo sa. E’ uno dei più enigmatici enigmi della fisica, un numero magico che ci viene offerto nel mistero più assoluto. Si potrebbe quasi dire che a scrivere questo numero sia stata la “”mano di Dio”” e che noi “”non sappiamo come Egli abbia mosso la sua matita””.”” (pag 244-245)”,”SCIx-374″
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica, radiazioni, calore.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-214-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Elettromagnetismo e materia.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-215-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica quantistica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-216-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Consigli per risolvere i problemi di fisica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-217-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips”,”Il senso delle cose.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles.”,”SCIx-289-FL”
“FIC Victor M.”,”The Collapse of American Policy in Russia and Siberia, 1918. Wilson’s Decision not to Intervene (March-October, 1918).”,”Victor M. Fic, Professor Emeritus, was educated at the University of Political and Social Sciences in Prague and holds BA and MA degrees from the University of British Columbia, Vancouver; MA, Certificate of the Russian Institute and PhD in International Law and Relations from Columbia University, New York; Diploma in Indology from Maharajah’s College of the University of Mysore, India; and PhD in Asian Studies from Jawaharlal University, New Delhi, India. The author held academic and administrative appointments at the University of Rangoon, Burma, and at the Chinese Nanyang University in Singapore, where he served as Head of the Department of Government and Public Administration, and Director of the Institute for Southeast Asian Studies. He also taught at the National University in Singapore, in its Faculty of Law. Preface, Introduction, Maps, Appendix, Bibliography, Notes, Index,”,”USAQ-019-FL”
“FICARRA Aldo”,”Giuda non tradì Gesù.”,”Pietro non morì a Roma (pag 105) L’autore, Aldo FICARRA nato a Piana degli Albanesi nel 1920, vive a Milano dove esercita la professione di avvocato. E’ cultore di studi storici e letterari. “”I Vangeli risentono (…) della iniziale lacuna di fonti documentali e rispecchiano lo stile delle tradizioni oralmente tramandate. (…).”” (pag 185) “”Il mito mitralico aveva fissato al 25 dicembre la commemorazione di Mitra. Poiché tutti i popoli antichi celebravano le feste natalizie dei loro dèi al 25 dicembre e non avendo i cristiani una loro data certa mutuarono dalle altre religioni e principalmente dai mitralici la data del 25 dicembre sostituando al “”natalis invicti”” il “”natalis domini””. La tradizione cristiana ha mutuato molto dal mitraismo, poiché furono proprio i mitraisti che ospitarono per secoli nelle loro catacombe (i mitrei) i primi cristiani e i loro riti. E ciò in forza del diritto di asilo che allora, in tutte le religioni dell’ impero romano, veniva praticato senza distinzione di razza, nazionalità e lingua. Anzi venivano ammessi nel tempio, come membri con il nome di ‘cripti (occulti).”” (pag 214)”,”RELC-216″
“FICHAUT André”,”Sur le pont. Souvenirs d’un ouvrier trotskiste breton.”,”Jeune apprenti mécanicien brestois, André Fichaut rejoint le mouvement des Auberges de la jeunesse au lendemain de la seconde guerre mo ndiale. Il y rencontre le mouvement trotskiste et en devient un militant. Militant syndical sur les chantiers navals puis à l’EDF, il est, dans les années 1950, membre du PCF et pratique l’entrisme dans le parti stalinien. Préface par Alain KRIVINE, Cahier photos et iconographie,”,”TROS-085-FL”
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”FILx-031″
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”TEOP-010″
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Luca FONNESU”,”Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza.”,”La traduzione del ‘Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza’ è stata condotta sul testo dell’edizione critica delle opere di Fichte curata dall’Accademia delle Scienze di Monaco (Stoccarda 1962 sgg.).”,”FILx-041-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Carla DE-PASCALE”,”Il sistema di etica secondo i principi della dottrina della scienza.”,”L’opera si colloca in un periodo singolare della biografia intellettuale di Fichte, al termine di una parabola che si venne a delineare negli anni brevi ma intensi della sua permanenza all’Università di Jena, punto di partenza per una carriera accademica tanto rapida quanto prestigiosa. in questa città il filosofo eragiunto, nella primavera del 1794, assistito da una serie di circostanze favorevoli, che gli avevano consentito di inaugurare sotto i migliori auspici una nuova fase della sua esistenza.”,”FILx-042-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb”,”Sul concetto della dottrina della scienza. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La filosofia è una ‘scienza’; su questo tutte le definizioni della filosofia sono tanto d’accordo, quanto sono divise nela determinazione dell”oggetto’ di questa scienza”” (pag 15)”,”FILx-517″
“FICHTE Johann GottliebFICHTE Johann Gottlieb, a cura di Barbara ALLASON”,”Discorsi alla nazione tedesca.”,”Libro intonso”,”FILx-285-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”Le due opere qui tradotte sono le prime in cui Fichte espone pubblicamente la dottrina della scienza.”,”FILx-337-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La contraddizione non è affatto già risolta mediante il concetto della determinazione reciproca”” (pag 107)”,”FILx-031-FRR”
“FICHTENAU Heinrich von”,”L’ Impero carolingio. (Tit.orig.: Das karolingische Imperium)”,”FICHTENAU Heinrich von (Linz 1912) ha insegnato storia medievale all’ Università di Vienna. Allievo di Hans HIRSCH gli è successo nel 1962 quale direttore dell’ Istituto Austriaco per la Ricerca Storica. Membro dell’ Accademia Austriaca delle Scienze, ha collaborato al Monumenta Germaniae Historica. Studioso di storia diplomatica ha pubblicato ‘Mensch und Schrift im Mittelalter’ (1946), ‘Askese und Laster in der Anschauung des Mittelalters’ (1948) e ‘Der junge Maximilian, 1459-1482′ (1959). “”L’ influenza politica dei gruppi nobiliari doveva presto neutralizzare quelle aspirazioni alla giustizia sociale, che s’eran affermate con così felice auspicio, durante i primi tempi del governo di Ludovico il Pio. L’ opera di mutuo soccorso delle Gilde e di altre associazioni del genere non si svolse in armonia con le direttive del governo, anzi i signori furono spinti ad usare contro di esse i mezzi coercitivi della loro autorità. Una lettera di Ludovico all’ arcivescovo di Treviri mostra come a corte – nonostante tanta retorica sull’ unità di tutti i cristiani – si continuasse ancora a pensare che la condizione servile fosse “”ignominiosa”” e “”sporca””, e che solo la gente “”onorevole”” potesse adempiere agli uffici ecclesiastici. Anche nei conventi che godevano del diritto di libera elezione dell’ abate, si rimaneva nel dubbio, quando si prospettava la possibilità di eleggere un abate di bassa condizione sociale””. (pag 299)”,”EURx-206″
“FIEDLER F. FINGER O. FRIEDRICH H. RUHNOW M. STEUßLOFF H. a cura”,”Dialektischer und historischer Materialismus. Lehrbuch für das marxistisch-leninistische Grundlagenstudium.”,”Libro della DDR Dono M. Ferraresi”,”LENS-286″
“FIELDHOUSE David Kenneth”,”L’ età dell’ imperialismo 1830-1914.”,”David K. FIELDHOUSE è nato a Mussoorie (India) nel 1925. Ha studiato in Inghilterra (Cheltenham e Oxford). Ha insegnato ad Oxford e a Camberra in Australia. E’ stato visiting professor alla Yale University. Attualmente (1975) è al Nuffield College di Oxford. Ha pubblicato anche ‘Gli imperi coloniali’.”,”EURx-094″
“FIELDHOUSE David K.”,”Politica ed economia del colonialismo, 1870-1945.”,”ANTE1-19 D.K. FIELDHOUSE (India, 1925) è docente al Nuffield College di Oxford ed autore di ‘Gli imperi coloniali dal XVIII secolo’ (1967) e ‘L’età dell’imperialismo’.”,”ECOI-242″
“FIELDHOUSE David K.”,”Gli imperi coloniali dal XVIII secolo.”,”David K. Fieldhouse è nato nel 1925, dopo aver frequentato la Dean Close School a Celtenham ha studiato al Queen’s College do Oxford (diploma d’onore in storia moderna), dal 1950 al 1952 ha insegnato all’Haileybury College, dal 1953 al 1957 è stato lettore di storia alla Canterbury University (Nuova Zelanda), dal 1958 è Beit lector per la storia del Commonwealth all’Università do Oxford, ha pubblicato articoli sulla storia dell’impero britannico e ha collaborato a un source-book sulla storia moderna dell’Inghilterra e del Commonwealth, nel 1865 è stato visiting professor all’History Department dell’Australian National University a Canberra.”,”EURx-032-FL”
“FIELDS Nic”,”Roma contro Cartagine.”,”Il fattore demografico un fattore importante alla base della superpotenza militare di Roma. “”La seconda guerra punica rivelò il potere latente di Roma: la sua capacità di produrre soldati. Fino a quel momento Roma aveva combattuto la maggior parte delle sue guerre con due eserciti consolari, ognuno composto da due legioni e con il solito supplemento dei contingenti alleati. Polibio (III, 107,9) afferma che per la prima volta nella storia, durante la campagna di Canne vennero mobilitate otto legioni. Ma in realtà il totale delle legioni assoldate da Roma era dieci, perché oltre alle otto di Canne, ce n’erano altre due in Spagna. Nel 211 a.C. il numero delle legioni in campo era aumenato fino a venticinque. Ciò significa che, contando anche i contingenti alleati e le forze navali, Roma aveva mobilitato cinque circa 250.000 uomini (Brunt 1971: 419-422). Priprio come pare abbia predetto Cinea, fidato ambasciatore di re Pirro, il mostro dalle molte teste poteva rigenerarsi e continuare a combattere (Plutarco, ‘Pyrrhos’, XIX, 7). Questa inesauribile riserva di uomini è una delle chiavi della vittoria finale di Roma su Annibale. Secondo Tito Livio (XXII, 49, 15), a Canne Roma perse circa 50.000 uomini, cioè l’80 per cento delle sue truppe. Il numero delle perdite subite dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati durante i primi giorni della battaglia della Somme nel 1916 non è neanche paragonabile al colpo sconvolgente inflitto ai romani (19.240 morti, 25.493 feriti, 2.152 dispersi e 585 prigionieri). Nessun altro stato dell’antichità avrebbe mai potuto sopravvivere a una disfatta tanto devastante. Roma poteva conare anche sull’appoggio fondamentale dei soi possedimenti più vicini, le comunità latine”” (pag 87)”,”STAx-027-FV”
“FIESCHI Roberto”,”Scienza e guerra.”,”Raccolta di testi pubblicati sulla stampa periodica in particolare ‘Scienza esperienza’, L’Unità, Rinascita, Critica marxista. Roberto Fieschi (Cremona, 1928) è stato ordinario di struttura della materia nell’Università di Parma. Ha pubblicato ‘Dalla pietra al laser’ (1986) e una ‘Enciclopedia della fisica’.”,”QMIx-295″
“FIESCHI Roberto”,”L’invenzione tecnologica.”,”Dono di Mario Caprini”,”SCIx-563″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa, 1891-1924.”,”Il libro è opera di uno storico che è allo stesso tempo un narratore, pittore di miniature e di affreschi. Orlando FIGES, nato a Londra nel 1959, è prof di storia al Trinity College di Cambridge. E’ autore di importanti studi. Per la ‘Tragedia di un popolo’ ha vinto il W.H. Smith Literary Award.”,”RIRO-010″
“FIGES Orlando KOLONITSKII Boris”,”Interpreting the Russian Revolution. The Language and Symbols of 1917.”,”FIGES è professore di storia al Birbeck College. KOLONITSKII è Senior Researcher all’ Institute of History of the Academy of Science di Pietroburgo.”,”RIRx-101″
“FIGES Orlando”,”Sospetto e silenzio. Vite private nella Russia di Stalin.”,”FIGES Orlando (Londra 1959) insegna storia al Birkbeck College della University of London. Ha scritto ‘La tragedia di un popolo’ (1997). Le bambinaie. “”Un’altra portatrice dei valori tradizionali russi all’interno della famiglia sovietica era la bambinaia, naturale alleata della nonna. C’erano bambinaie in molte famiglie urbane, soprattutto nelle case dove entrambi i genitori lavoravano. Moltissime venivano dalla campagna, soprattutto dopo il 1928, quando milioni di contadini affluirono nelle città per sottrarsi alla collettivizzazione, portando con sé usi e costumi rurali. In pratica, tutti i bolscevichi assumevano bambinaie per accudire i figli. Per la maggior parte delle iscritte al partito era una necessità concreta, almeno fino a quando lo Stato non avesse fornito asili nido per utti, perché lavoravano fuori casa.”” (pag 52)”,”RUSU-220″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RIRx-040-FL”
“FIGES Orlando”,”La danza di Natasia (Natascia). Storia della cultura russa (XVIII-XX secolo)”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RUSx-083-FL”
“FIGES Orlando”,”The Whisperers. Private Life in Stalin’s Russia.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. List of Illustrations, Note on Proper Names, Maps, Family Trees, Introduction, Afterword and Acknowledgements, Notes, Permissions, Sources, About the Author, Index,”,”RUSS-046-FL”
“FIGES Orlando”,”Peasant Russia, Civil War. The Volga Countryside in Revolution (1917-1921).”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. Acknowledgements, Introduction, List of Illustrations, Listo of Maps, List of Tables, Glossary of Russian Terms Used in the Text, List of Abbreviations, Note on Dates, Conclusion, Appendix, Bibliography, Index of Place-Names, General Index, This Paperback Edition, Foto episodi di cannibalismo da parte dei contadini durante la grande carestia e fame (1921)”,”RIRO-134-FL”
“FIGNER Vera”,”Mémoires d’une révolutionnaire.”,”””Vera Nikolaevna Figner Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Vera Figner verso il 1880 Vera Nikolaevna Figner, detta Filippova, in russo (San Pietroburgo, 7 luglio 1852 – Leningrado, 15 giugno 1942), è stata una politica russa, rivoluzionaria anarchica populista russa del movimento dei narodniki. Dopo gli studi all’istituto femminile Rodionovsky a Kazan’ 1863-1869 Vera si trasferì a Zurigo dove studiò medicina all’università 1872-1875. Lì, nel 1873, venne a contatto con il club Frichi che divenne il nucleo dell’Organizzazione Rivoluzionaria Sociale Panrussa. Tornata a San Pietroburgo nel 1875 si unì al gruppo dissidente che formò la Zemlja i volja (Terra e libertà). Nel 1876 partecipò alle manifestazioni di Kazan’. Come assistente di un medico fece, in accordo con le teorie populiste, la sua “”discesa al popolo”” e propagandò la rivoluzione sociale nei paesi presso Samara e Saratov dal 1877 al 1879. Nel 1879 al congresso di Voronež di Zemlja i Volja, Vera Figner si schierò con il gruppo Narodnaja volja (Volontà del popolo) di cui divenne un membro del comitato esecutivo. Continuò la sua attività di propagandista tra i marinai e i soldati di Kronštadt nei pressi di San Pietroburgo, fu tra le promotrici della struttura terroristica e armata e pianificò l’assassinio, fallito, dello zar Alessandro II ad Odessa nel 1880 e quello, riuscito, a San Pietroburgo il 1º marzo 1881. Dopo la repressione poliziale Vera fu il solo membro del Comitato Esecutivo che sopravvisse. Dal 1882 cercò di riorganizzare il gruppo ma a causa del tradimento di Sergej Degaev il 10 febbraio 1883 fu arrestata a Char’kov e passò venti mesi in isolamento nelle carceri della Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Condannata a morte la pena fu commutata all’ergastolo da scontarsi nella prigione-fortezza di Schlüsselburg presso il lago Ladoga. Nel 1904 Vera Figner fu esiliata nella regione di Archangel’sk e quindi in quella di Kazan’, infine a Nižnij Novgorod. Grazie ai disordini del 1905 riuscì a lasciare l’esilio e la prigione e nel 1906 espatriò, iniziando così un giro dell’Europa per tenere conferenze sulle situazioni delle carceri zariste e sulla situazione dei prigionieri politici in Russia. Nel 1912 in Italia pubblicò il volumetto Le carceri russe. Nel 1915 tornò definitivamente in Russia. Non partecipò alla rivoluzione bolscevica del 1918. Negli anni della guerra civile scrisse Memorie di una rivoluzionaria che è tuttora considerato uno dei migliori esempi di memorialistica russa. Tradotto in molte lingue incontrò un notevole successo. La traduzione in francese del 1929 fu opera del famoso rivoluzionario Victor Serge. Vera Figner divenne membro della Società di ex-Prigionieri e Esiliati Politici e scrisse per la rivista Ergastolo ed esilio . Fu processata sotto Stalin nel 1931 ma morì libera, seppure sotto stretta sorveglianza nel 1942 a Mosca. Nel film Padenie dinastii Romanovych di Esfir Shub del 1927 è possibile vedere Vera Figner ripresa da vecchie pellicole documentaristiche. A Vera Figner Hans Magnus Enzensberger dedicò un saggio nel suo Politica e crimine: nove saggi (Torino, Bollati Boringhieri, 1998).”,”MRSx-046″
“FIGUERAS André”,”Scandale de la Résistance.”,”‘La Résistance mise a nu.’ FIGUERAS A. ‘PCF, partito dei 75.000 falsi fucilati’ (pag 30) “”Philippe Aziz l’a noté, dans sa redoutable quoique incomplète ‘Histoire de la Gestapo française. Pendant l’Occupation allemande, il y eut beaucoup plus de Français au service de l’ennemi qu’à celui de la libération. Je sais que, depuis, il a semblé convenable d’affirmer le contraire, mais non: les vrais résistants – même si l’on compte parmi eux les forbans et les mythomanes -, n’ont jamais été qu’une poignée, comme, plus tard l’O.A.S. en Algérie.”” (pag 151)”,”FRAV-136″
“FIGUERES Leo”,”Le trotskisme cet antileninisme.”,”Giudizio lenin su Trotsky e Stalin e questione coesione del partito e del comitato centrale (il partito poggia su due classi…) “”Notre Parti s’appuie sur deux classes; aussi sa dislocation serait-elle possible et sa chute inevitable si l’ accord ne pouvait se faire entre ces deux classes. Dans cette eventualité, il serait vain de prendre telles ou telles mesures ou de descourir en general sur la cohesion de notre Comité central. Aucune mesure ne sera capable en ce cas de prevenir la scission. J’espere cependant que c’est un avenir trop éloigné et un évenement trop invraisemblable pour qu’il faille en parler.”” (Lenin tomo 36 delle ‘Oeuvres’ in francese). (pag 118) Tentativo di Trotsky di costituire un altro partito: “”Trotsky accentua son activité clandestine. Elle culmina avec l’ envoi d’une lettre circulaire aux groupes d’ opposition, datée 21 octobre 1928, dans laquelle il caractérisa le regime sovietique comme un “”kerenskisme à l’ envers””, c’est-a-dire comme un regime conduisant au capitalisme, et ou il appela à organiser greves et manifestations et à ne pas reculer devant une guerre civile”” (pag 151-152)”,”TROS-086″
“FIGUERES Léo”,”Jeunesse militante. Chronique d’ un jeune communiste des années 30-50.”,”URSS: Stalin coglie segni dell’ offensiva imminente della Wehrmacht. “”Nous sentions la menace d’agression hitlérienne contre l’ Union soviétique se préciser. Nous n’avions pas attaché une autre signification à la désignation de Staline comme président du Conseil des Commissaires du Peuple à mi-mai. Cette concentration officielle des pouvoirs entre les mains du dirigeant soviétique le plus responsable était le signe d’un péril imminent. De plus, la presse de Vichy et les journaux suisses qui parvenaient à Lyon laissaient passer des informations qui montraient qu’après s’être assuré le contrôle des Balkans Hitler se préparait à une aventure antisoviétique.”” (pag 121) Secondo Figueres il PCF avrebbe iniziato la resistenza prima dell’ Operazione Barbarossa. “”Il est ridicule de prétendre, comme persistent à le faire certains historiens réactionnaires, que la résistance anti-allemande des communistes francais a commencé le 21 juin 1941. Mille faits démontrent le contraire, tant en zone occupée qu’ne zone dite libre (…)””. (pag 122)”,”PCFx-065″
“FIGUÈRES Léo”,”Une longue marche. Regards sur le mouvement ouvrier et populaire en France de la Révolution à nos jours.”,”Léo Figuères , nato nel 1918, tipografo di formazione, comincia molto giovane la sua azione di militante operaio. Diventa portavoce delle organizzazioni giovanili del Fronte Popolare in occasione della riunione del 14 luglio 1935. Entrato nella resistenza in Corsica nell’estate del 1940, dirige dal 1941 al 1944, a Lione, la direzione della Gioventù comunista clandestina per la zona sud della Francia. Dopo altri incarichi sempre relativi alla gioventù, diventa direttore di ‘Avant-Garde. Con questo titolo compie un viaggio in Vietnam (1950) durante la guerra e a questo proposito scrive un reportage e un libro che in seguito gli varranno una condanna. Segretario del CC del PCF dal 1959 al 1964, direttore dei ‘Cahiers du communisme’ fino al 1976, sindaco di Malakoff e consigliere generale fino al 1996.”,”MFRx-371″
“FILANGIERI Gaetano, a cura di Franco VENTURI”,”Scritti.”,”””Da una parte la corrente più utopistica e feconda insieme, composta da Franscescantonio Grimaldi, Gaetano Filangieri, Francesco Mario Pagano, e tanti altri, che costituirono il più bel frutto del Settecento meridionale, il momento di fulgore e di gloria della cultura napoletana.e che crearono tutta un’ideologia diretta contro il feudalesimo, sospinti da una vigorosa volontà di libertà e d’eguaglianza, nutriti da tutta la cultura del tardo illuminismo francese, così come dalle nuove speranze che cominciavano ad albeggiare oltre oceano, in America. Saranno loro a porre in temini filosofici, politici ed economici i problemi dell’eguaglianza in un mondo così diseguale come quello del meridione italiano, i problemi della fisiocrazia europea in una società in cui i nobili erano così disadatti, almeno in genere, a compiere quella funzione che altrove era affidata ai proprietari terrieri, francesi, inglesi ed americani, i problemi infine di uno stato riformatore ed amministratore; come quello che sapevano contemporaneamente realizzare Leopoldo in Toscana e Giuseppe II in Lombardia.”” (pag 133)”,”TEOP-251″
“FILANGIERI Gaetano, Cavalier”,”Riflessioni politiche su l’ultima legge del Sovrano, Che riguarda la riforma dell’amministrazione della Giustizia.”,”‘Gaetano Filangieri (1753-1788) è stato un giurista e filosofo italiano del Regno di Napoli, noto per il suo contributo all’illuminismo. Nato a San Sebastiano al Vesuvio, proveniva da una famiglia aristocratica e ricevette un’educazione rigorosa. Abbandonò la carriera militare per dedicarsi agli studi giuridici, laureandosi in legge nel 1774. Filangieri è celebre per la sua opera “”La Scienza della Legislazione””, un trattato in sette volumi che affronta temi di diritto politico, economico, criminale, educativo e religioso. Quest’opera influenzò profondamente il pensiero illuminista europeo e ispirò anche la Costituzione degli Stati Uniti d’America. Nonostante la sua breve vita, Filangieri lasciò un’impronta duratura nel campo della filosofia e del diritto, rappresentando una voce riformatrice in un’epoca di grandi cambiamenti sociali e politici. Gaetano Filangieri è anche autore dell’opera “”Riflessioni politiche”” pubblicata nel 1774. Questo lavoro rappresenta uno dei suoi primi contributi al pensiero politico e giuridico, in cui esplora temi di grande rilevanza per il suo tempo, come la giustizia, la legislazione e la riforma delle istituzioni’ (f. copilot)”,”DIRx-010-FMB”
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1999.”,”FILARDO è archivista alla Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-112″
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1998.”,”FILARDO è archivista al Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-127″
“FILATOV Sergej MALASENKO Aleksej, a cura”,”Islam e politica nello spazio post-sovietico.”,”Processo di islamizzazione dell’Asia centrale e tentativi di Turchia e Iran di espansione propria influenza in area ex-sovietica”,”RUSx-201″
“FILESI Teobaldo”,”Evoluzione storico-politica dell’ Africa.”,”””Il 15 luglio 1924, in virtù della Convenzione anglo-italiana sottoscritta a Londra, la Gran Bretagna trasferiva all’ Italia, a titolo di compenso coloniale per la partecipazione al conflitto mondiale, il territorio in riva destra del Giuba, comprendente il Giubaland propriamente detto e una zona del distretto settentrionale del Chenia, annessi con decreto-legge 10 giugno 1926, n. 1118 alla Somalia””. (pag 130)”,”AFRx-026″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’ Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-055″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-007-FV”
“FILINIS Kostas”,”Teoria dei giochi e strategia politica.”,”Kostas Filinis si trova oggi in carcere per una condanna all’ergastolo subita il 20/11/1967, alla fine del primo grande processo organizzato dai colonelli contro la resistenza greca. Intellettuale e dirigente del partito comunista, Filinis sta pagando il prezzo di una vita che fin dall’inizio è stata quella di un militante coraggioso e fermo nella dura battaglia che la Grecia democratica ha condotto e conduce per instaurare la libertà e il socialismo nel proprio paese. Nato ad Atene nel 1921, Kostas Filinis aderì al partito comunista nel corso della resistenza antifascista e fu uno dei promotori dell’EPON, l’organizzazione sorta nel 1943 dalla fusione di vari gruppi giovanini di sinistra. Nel 1944, interruppe gli studi di architettura per partecipare alle azioni di guerra che l’Esercito di liberazione nazionale ELAS intraprese contro l’intervento militare britannico in Grecia. Dopo la liberazione divenne direttore di Nea Ghenia (Nuova generazione) organo mensile dell’EPON. Nel 1954, dopo l’erresto e l’uccisione di due suoi compagni, Belojannis e Plumbidis, anche Kostas Filinis viene arrestato è condannato a venti anni di reclusione. Il 21/4/1967, si ha il colpo di Stato dei colonelli. Nel maggio Filinis partecipa con Mikis Theodorakis alla fondazione del Fronte patriottico e, tra l’altro, cura l’organizzazione della tipografia clandestina dove si stampa il giornale del Fronte Nea Ellada. Il 14/8/1967 viene di nuovo arrestato e condannato all’ergastolo.”,”SCIx-157-FL”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata. Una bambina racconta Sarajevo.”,”Slata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. E’ figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-001-FMP”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata.”,”Zlata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. É figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-093-FL”
“FILIPPAZZI Franco”,”Tecnologia dell’ elaboratore elettronico. Situazione attuale e prospettive.”,”F. FILIPPAZZI è direttore di ricerca scientifica della Honeywell Information Systems Italia.”,”SCIx-146″
“FILIPPI Francesca B.”,”Da Torino a Bangkok. Architetti e ingegneri nel Regno del Siam.”,”Francesca B. Filippi (Torino 1974) è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, docente incaricato del Politecnico di Torino. Bangkok, che in thailandese significa “”villaggio degli ulivi””, in thai ufficialmente denominata Krung Thep Maha Nakhon o Krung Thep (è la capitale e la città più estesa e popolosa della Thailandia, situata lungo il fiume Chao Phraya, nei pressi del golfo della Thailandia. Secondo il censimento del 2020 gli abitanti erano 10,539 milioni, il 15,3% della popolazione del Paese, mentre erano oltre 14 milioni (22,2%) quelli che vivevano nella regione metropolitana nel 2010, che comprende anche le province circostanti.[2] Tra le città più popolose e trafficate del mondo,[3] nonché una delle destinazioni preferite del turismo mondiale, a partire dalla seconda metà del XX secolo ha conosciuto un rapidissimo sviluppo industriale, rappresentando una delle città economicamente più potenti del Sud-est asiatico.[4] L’economia di Bangkok si è classificata come la sesta tra le città asiatiche in termini di PIL pro capite, dopo Singapore, Hong Kong, Tokyo, Osaka-Kobe e Seul a partire dal 2010, rendendola una delle città più importanti in Asia. (wikip)”,”ASIE-001-FFS”
“FILIPPINI Carlo, collaborazione di Giovanna IANNANTUONI, contributo di Ralph KLEMP”,”Rapporto Indonesia. Un gigante in marcia.”,”Carlo FILIPPINI è professore ordinario di Economia dello sviluppo e direttore dell’ ISESAO (Istituto di Studi Economico-Sociali per l’ Asia Orientale) dell’ Università Commerciale “”Luigi Bocconi”” di Milano. Minacce per l’ industria italiana ed europea. “”L’ Unione Europea osserva con attenzione le importazioni dal Sud-Est asiatico a motivo di ricorrenti accuse di concorrenza sleale rivolte verso imprese dell’ area e in parecchi casi ha iniziato procedure per verificare l’ esistenza di dumping. Inoltre sono stati imposti dazi all’ importazione e quote ad alcuni paesi per prodotti quali i tessuti sintetici, i capi di seta e cotone (dalla Cina) e i giocattoli. La motivazione sta nel pericolo che queste importazioni hanno per l’ occupazione europea. In termini di medio-lungo periodo si può prevedere che le imprese dei paesi che possiedono vantaggi comparati (come l’ accesso privilegiato a particolari materie prime oppure costi di manodopera strutturalmente bassi) e hanno le risorse finanziarie per uno sviluppo integrato dell’ industria, spiazzeranno i concorrenti europei””. (pag 54)”,”ASIE-014″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”””Mi ha spinto l’ urgenza di fissare alcune idee nate dalle impressioni via via che esse si facevano più contrastanti e profonde, derivanti dalla lettura del fondamentale ‘Staatskunst und Kriegshandwerk’ di Gerhard Ritter (…)””. (nota introduttiva) Moltke contro slavi e latini. “”Ritter vede formarsi in Moltke giovane un nazionalismo per così dire aperto, immune “”da risentimenti contro l’ Austria e da quel rapporto personale di vassallaggio verso la dinastia degli Hohenzollern che caratterizzò sempre la vecchia nobiltà militare prussiana””; e bisogna essere d’accordo con lui, se ci si limita a considerare Moltke nel più ristretto ambito degli “”junker”” della sua generazione, e così anche quando Ritter nota che il suo nazionalismo era più “”di tipo popolare che statale, pantedesco in senso largo””; ma quando aggiunge che esso era “”alimentato dall’ idea della missione colonizzatrice della Germania nel mondo intero, e in particolare della missione austriaca nell’ Europa sudorientale; e non privo di entusiasmo romantico per una fusione di tutte le nazioni germaniche contro gli slavi e i latini””, è impossibile non riconoscere i segni premonitori del confluire di questo sentimento in un altro, più generalizzato e comune ad un più vasto strato di opinione, consolidatosi poi alla fine del secolo XIX. Ritter rileva, è vero, in Moltke anche la convinzione che esistesse una “”comunanza di interessi tra la politica germanica e inglese””: ma più importante sarebbe accertare se questa “”comunanza”” si ponesse in modo paritario, secondo la maniera tradizionale, ovvero in modo subordinato e lo stesso vale per la “”missione”” austriaca nell’ Europa sudorientale.”” (pa 31)”,”RAIx-164″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”Guerra e diplomazia. “”Nonostante questa precisazione, che tuttavia fa fatta, Bismarck rimaneva in sostanza più fedele dei suoi successori alla concezione che la guerra non è che uno degli strumenti con cui si possa fare la migliore politica estera a vantaggio dello Stato, concetto questo che i suoi epigoni smarriranno progressivamente preferendo l’ altro, l’ essere cioè le relazioni internazionali uno stato di perenne conflitto, e la guerra il mezzo più chiaro per esprimerlo: così ad esempio, può essere definita la “”Risikgedanke”” di Tirpitz; così anche l’ atteggiamento di Caprivi, non condiviso da Bismarck, di particolare interesse perché comportava una maniera assai diversa di concepire le funzioni stesse del Cancelliere in quanto tale, nei suoi rapporti con il potere supremo e i militari (1)””. (pag 60-61) (1) Dopo la sua nomia a Cancelliere, Caprivi avrebbe confidato a Bismarck come egli concepiva l’ esercizio della sua carica: “”Se io in battaglia, alla testa del mio decimo corpo d’ armata, ricevo un ordine la cui esecuzione temo faccia perdere la battaglia e il corpo stesso, e se l’ esposizione dei miei timori oggettivi è inutile, non mi resta altro che eseguire l’ ordine e andare a picco. Che fare poi? Un uomo in mare!””: Bismarck, (op.cit., vol III pag 155)”,”GERQ-055″
“FILLIEULE Renaud”,”L’école autrichienne d’économie. Une autre hétérodoxie.”,”FILLIEULE Renaud è professore all’Università di Lille 1 e membro del Laboratoire CLERSE’.”,”ECOT-206″
“FILLOUX Jean-Claude, a cura di Gianni TIBALDI”,”La personalità.”,”Gianni TIBALDI è professore di psicologia della personalità e delle differenze individuali nella Facoltà di Psicologia dell’ Università di Padova. FILLOUX è professore all’ Università di Parigi Nanterre. “”Uno degli aspetti dell’alienazione del proletariato, è rappresentato precisamente dal fatto che, per il proletariato, l’accesso ai tesori più preziosi delle lettere e delle arti è limitato quanto la capacità effettiva di aprirsi al mondo per viaggi, crociere ecc., se si prende la parola orizzonte alla lettera. Si arriva fino ai compiti ripetitivi e frammentati della grande industria che, come ha dimostrato G. Friedmann, esercitano la loro influenza sulla personalità dell’operaio: la psicoanalisi da molto tempo ha osservato che l’individuo ha bisogno, per il proprio equilibrio, di portare a termine un lavoro iniziato; il lavoro alla catena di montaggio frustra questa motivazione essenziale, e diventa responsabile di comportamenti di instabilità e di compensazione che realizzano tutti i tipi di risposta alla frustrazione. Inoltre, la classe agisce, come ha osservato Dufrenne, “”sia proponendo una norma che esercitando una causalità. (…)”” (pag 126)”,”TEOS-158″
“FILO-DELLA-TORRE Paolo”,”Thatcher, la Bambola di Ferro.”,”Ex libris Tino Albertocchi Ritaglio di giornale in allegato FILO-DELLA-TORRE-P. giornalista e corrispondete di ‘Repubblica’ a Londra.”,”UKIx-120″
“FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”RELC-385″
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo (Univ. Torino); Marcello Massenzio, Storia delle religioni (Univ. Tor Vergata, Roma); Massimo Raveri, Religioni e filosofie (Ca’ Foscari, Venezia), Paolo Scarpi, Storia delle religioni e religioni del mondo classico (Univ. Padova).”,”RELx-001-FGB”
” FILORAMO Giovanni”,”Che cos’è la religione. Temi metodi problemi.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-015-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-044-FL”
“FILORAMO Giovanni LUPIERI Edmondo PRICOCO Salvatore saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’antichità.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Edmondo Lupieri Università di Udine. Salvatore Pricoco Universià di Catania.”,”RELC-061-FL”
“FILORAMO Giovanni”,”La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Cristianesimo e società antica’ (con S. Roda)”,”RELC-002-FSD”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Luigi CAGNI Enrico CAMPANILE Hubert CANCIK Sergio DONADONI Francesco FEDELE Gherardo GNOLI Franca PECCHIOLI DADDI Anna Maria POLVANI Paolo SCARPI Giulia SFAMENI GASPARRO Mario TORELLI Paolo XELLA”,”Storia delle religioni. I. Le religioni antiche.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-022-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Cesare ALZATI Fulvio FERRARIO Jacques GADILLE Cristiano GROTTANELLI Giorgio JOSSA Daniele MENOZZI Grado Giovanni MERLO Lorenzo PERRONE Salvatore PRICOCO Paolo RICCA Paolo SACCHI Giuliano TAMANI”,”Storia delle religioni. II. Ebraismo e Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-023-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Khaled FOUAD ALLAM Sergio NOJA Kurt RUDOLPH Giulia SFAMENI GASPARRO Alberto VENTURA”,”Storia delle religioni. III. Religioni dualiste. Islam.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-024-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Martin BAUMANN Heinz BECHERT Giuliano BERTUCCIOLI Pier Paolo DEL CAMPANA Carlo DELLA CASA Lionello LANCIOTTI Fosco MARAINI Stefano PIANO Mario PIANTELLI Ramon N. PRATS Paolo SANTANGELO Erik ZÜRCHER”,”Storia delle religioni. IV. Religioni dell’India e dell’estremo Oriente.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-025-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Enrico COMBA Iris GAREIS Jane Marie LAW Alfredo LÓPEZ AUSTIN Alessandro LUPO Ugo MARAZZI Jean-François MAYER Anna PAINI Jean SÉGUY Danièle VAZEILLES”,”Storia delle religioni. V. Religioni dell’America precolombiana e dei popoli Indigeni.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-026-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-066-FL”
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Marcello Massenzio insegna Storia delle religioni presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma. Massimo Raveri insegna Religioni e filosofie dell’Asia Orientale nell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Paolo Scarpi insegna Storia delle religioni del mondo classico presso l’Università di Padova.”,”RELx-029-FL”
“FILOSA Fabrizio”,”Vite Perdute per Strada. Storie di barboni d’ oggi.”,”FILOSA Fabrizio, vercellese, è giornalista dell’ Europeo.”,”CONx-130″
“FILTZER Donald”,”Preobrazhensky and the Problem of the Soviet Transition.”,”D. Filtzer ha scritto una tesi su Preobrazhensky e ha tradotto vari lavori di questo autore”,”TROS-317″
“FINALE Carlo”,”La scissione di Livorno e la crisi della direzione comunista tedesca del 1921.”,”Lettera di Lenin alla direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin. “”Un documento spesso citato dagli studiosi della III Internazionale, ma poco noto nel suo testo e soltanto di recente pubblicato nella edizione russa delle opere di Lenin, ci può aiutare a rilevare taluni elementi connettivi che legano la scissione di Livorno alla storia del movimento operaio tedesco, nel quadro assai ampio di quella ancora oscura tessitura decisiva di interventi esercitata sulla scena politica europea dagli emissari della III Internazionale. Si tratta di una lettera che Lenin inviò il 16 aprile 1921 ai due più alti esponenti della Direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin (2): «Cari amici! … finire (pag 4-5)”,”MGEK-131″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’ economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston ed è co-direttore del trimestrale ‘Lettera economica europea’. Ha scritto altri libri. TOMBOLA Carlo geografo pubblicista vive e insegna a Milano. Ha pubblicato un libro con R. MAINARDI. “”Se, tuttavia, prendiamo i dati del solo trasporto internazionale, ad esempio a livello europeo, del decennio ’80 constatiamo che vi è invece un calo considerevole (in parallelo al raddoppio – nello stesso periodo – delle tonnellate trasportate su strada nell’ interscambio internazionale): le tonnellate scaricate in provenienza dall’ estero, su un totale di 24 paesi (esc. Fed. Russa), sono pari nel 1981 a 171 milioni, nel 1991 calano a 157 milioni. (…) Il trasporto merci su gomma segue nel periodo lo straordinario sviluppo (anni 1950 – 1990, ndr) delle reti e degli autoveicoli, mail suo uso nel commercio internazionale è, rispetto ad altri mezzi, limitato a regioni come l’ Europa o a certe grandi direttrici come quelle che connettono i paesi europeri con i paesi medio-orientali, la costiera meridianale mediterranea, la Panamericana. Tuttavia, nel trasporto interno o negli scambi tra paesi contigui la crescita è molto forte. (…)”” (pag 115-116)”,”ECOI-177″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston. Ha scritto un libro sulla Svezia: ‘La trasformazione in Svezia: 1880-1976’. TOMBOLA Carlo, geografo pubblicista vive a Milano. Con MAINARDI ha pubblicato ‘Grandi città e aree metropolitane’ (1982)”,”ECOI-290″
“FINE Ben”,”Il “”Capitale”” di Marx.”,”Libro scritto per gli studenti Ben Fine è professore di economia nell’Università di Londra. Dirige per la Monthly Review Press una collana di sociologia economica. “”Le cose migliori del mio libro sono: 1) la doppia natura del lavoro a seconda che sia espresso in valore d’uso o in valore di scambio…2) la ‘trattazione del plusvalore indipendentemente dalle sue forme particolari: il profitto, l’interesse, la rendita fondiaria, ecc.”” [lettera di Marx a Engels, in ‘Lettere sul Capitale’, 1970, Lettera 64]; “”Per quanto mi riguarda, nessun credito mi è dovuto per la scoperta dell’esistenza delle classi e della lotta che fra di loro avviene nella società moderna. Già da tempo gli storici inglesi hanno descritto lo sviluppo storico della lotta di classe e gli economisti borghesi hanno tracciato l’anatomia economica delle classi. Il mio apporto originale è consistito nel provare: 1) che l”esistenza delle classi’ è connessa solamente alle ‘particolari fasi storiche dello sviluppo della produzione’, 2) che la lotta di classe conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’, 3) che questa stessa dittatura costituisce solo la transizione alla ‘abolizione di tutte le classi’ e alla ‘società senza classi’ [Marx a J. Weydemeyer, in Marx-Engels, Selected Works, Londra, 1968, p. 679] [(citato in ) Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (in apertura) La natura delle crisi (pag 61) “”Il capitalismo verrà a trovarsi in una crisi o sull’orlo di essa nel momento in cui l’accumulazione sociale del capitale si interromperà. In tale circostanza, alla classe operaia si presenteranno due alternative. Essa potrebbe accettare una sconfitta economica, politica e sociale per ripristinare le normali condizioni di riproduzione del capitale su scala allargata. Ciò potrebbe, per esempio, implicare una caduta dei salari o dell’occupazione, la partecipazione ad una guerra, o uno sconvolgimento delle condizioni di vita della classe operaia. L’alternativa consiste nella possibilità che essa rovesci il sistema capitalistico di produzione. Marx riteneva che le crisi fossero mali endemici del capitalismo e che soltanto in questo senso la rivoluzione contro il capitalismo diventava inevitabile. Perché la classe operaia sarebbe stata sconfitta ripetutamente, ma, grazie alla lezione tratta dalle sconfitte ed alla sua forza ed organizzazione crescenti, il proletariato avrebbe potuto infliggere una sconfitta definitiva alla borghesia. La teoria marxiana dell’inevitabilità delle crisi si basa sulla sua legge della caduta tendenziale del saggio di profitto (…). Per il momento si deve osservare che nel capitalismo le crisi possono avere luogo indipendentemente dai movimenti del saggio di profitto ed anzi trovare origine all’esterno del vero e proprio ciclo del capitale, in connessione con sconvolgimenti sociali di carattere non immediatamente economico”” [Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (pag 61)”,”MADS-648″
“FINE Ben HARRIS Laurence”,”Rereading Capital.”,”Ben Fine is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London, and is the author of Marx’s Capital , and several articles on Marxist Theory. Laurence Harris is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London. He has previously taught at the London School of Economics the University of California, Berkeley, and Harvard University, and has contributed articles on Monetary Theory and Marxist Theory to the specialist journals.”,”MADS-021-FL”
“FINELLI Roberto”,”Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx.”,”FINELLI Roberto insegna storia della filosofia moderna all’ Università di Bari. Traduttore e commentatore di Marx, ha ricostruito l’ evoluzione complessiva del suo pensiero in ‘Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo. Saggio su Marx’ (Bulzoni, 1987). Ha scritto inoltre ‘Mito e critica delle forme. La giovinezza di Hegel’ (Editori Riuniti, 1996). “”Il libro del 1841, ‘L’ essenza del cristianesimo’, (Feuerbach) teorizza esplicitamente che la religione è il prodotto della fantasia e del cuore e non ha nulla a che fare con la ragione. Essa nasce dai bisogni pratici e non conoscitivi dell’ individuo, come peraltro era stato già detto nei ‘Pensieri’: dal bisogno di stringere immediatamente insieme esistenza ed essenza, singolarità dell’ individuo e onnipotenza del genere. La religione si fonda sul rifiuto della ragione, che è l’ unica facoltà capace del panteismo, di trovare cioè l’ universale, non concluso in un particolare, ma realizzato nella serie infinita dello spazio e del tempo, nelle individualità innumerevoli dei generi e delle specie.”” (pag 192)”,”MADS-380″
“FINELLI Roberto”,”Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo (Saggio su Marx).”,”Frammento del ’58: Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di ‘Per la critica dell’ economia politica’ (1858). vedi MAD-156 FINELLI pressoché non cita ENGELS Roberto FINELLI (Roma 1945) è ricercatore presso l’ Istituto di Filosofia della Facoltà di Lettere di Roma I (La Sapienza) dove ha studiato con Guido CALOGERO e Gennaro SASSO e si è laureato con una tesi sul pensiero di A. BANFI. Ha lavorato sulle opere giovanili di Marx, pubblicando assiame a F. TRINCIA ‘Critica del soggetto e aporie dell’ alienazione. Saggi sulla filosofia del giovane Marx, (Angeli, 1982) e una nuova traduzione con un ampio commentario della marxiana Critica del diritto statuale hegeliano (Ed. Ateneo, 1983). Ha pubblicato saggi su Hegel (Hegel e la religione in ‘I filosofi e la religione’, Bulzoni 1986) e ‘Note sul significato di alienazione e astrazione nel pensiero di Hegel, Feuerbach e Marx’ in Seminario su dialettica ed esperienza (Kappa, Roma, 1987). “”E’ la valutazione di gran lunga positiva che Marx in questo testo fa di Proudhon si fonda appunto sul fatto che questi, muovendo dalla proprietà privata, è riuscito a svelare come l’ economia politica, e la realtà sociale che essa riflette, non sia appunto che un fascio di contraddizioni. ‘Proudhon sottopone la base dell’ economia politica, la ‘proprietà privata’, a un esame critico e precisamente al primo esame deciso, privo di riguardi e nello stesso tempo scientifico… L’ economia politica, che prende per rapporti umani e razionali i rapporti della proprietà privata, si muove in una continua contraddizione con il suo presupposto fondamentale, la proprietà privata’. (Marx, Engels, La sacra famiglia)””. (pag 80) “”Questo capitolo sintetizza, eccettuate le ‘Teorie sul plusvalore’, il contenuto di tutte le opere fondamentali della maturità marxiana (Frammento del ’58, Lineamenti, Per la critica dell’ economia politica, Il capitale) per il motivo che tutte fanno parte, in modo più o meno completo, di un unico sistema che è la critica della società del capitale e perché tutte sono costruite secondo il canone hegeliano della verità come circolo del presupposto-posto.”” (pag 129)”,”TEOC-414″
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del “”capitale””.”,”Roberto FINESCHI (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’ Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delleopere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’ opera. Il Terzo libro del Capitale di Marx … ed Engels. Il III libro del Capitale pubblicato da Engels è un notevole risultato editoriale, bisogna infatti riconoscere che il secondo violino si è trovato di fronte ad uno spartito molto difficile da suonare, quasi impossibile per quanto riguarda il V punto del V capitolo, che è stato inevitabilmente il più manipolato. L’ importanza degli interventi, tuttavia, soprattutto a proposito del suddetto capitolo, non può giustificare l’ attribuzione dell’ opera al solo Marx. La prima questione concenrnerebbe in realtà l’ idea stessa di pubblicare un libro “”finito””. Chi mette mano al manoscritto non può non constatare che sulla base di esso si può pubblicare un libro finito solo a condizione di ‘finirlo’. Questo era l’ unico modo per dare alle stampe un’ opera “”compiuta””.”” (pag 370-371)”,”MADS-379″
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”FINESCHI Roberto ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Vincitore del premio Rjazanov 2002, fra le sue pubblicazioni: ‘Ripartire da Marx’ (2001), ‘Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive’ (2005). E’ membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle ‘Oper’ di Marx ed Engels e dell’International Symposium on Marxian Theory. “”Alla fine di una lunga pausa occorsa tra il 1853 e il 1857 in cui non si occupò direttamente di teoria economica, Marx iniziò la redazione del primo grande manoscritto complessivo della teoria del “”capitale””, i cosiddetti ‘Grundrisse’. Per la prima volta, fra il 1857 e il 1858, egli buttò giù quasi nella sua interezza la teoria del modo di produzione capitalistico. Scritta quest’opera, decise di esporre una prima parte dei risultati raggiunti nel testo dal titolo ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859), della quale esiste un interessante manoscritto preparatorio conosciuto come ‘Urtext’. La pubblicazione, che conteneva l’esposizione di argomenti che sarebbero stati poi ripresi nei primi tre capitoli del ‘Capitale’, avrebbe dovuto essere seguita dal ‘Capitale in generale’. Nel 1861 Marx ne iniziò la redazione ma, giunto all’esposizione storica delle teorie sul plusvalore, cominciò una “”digressione”” di migliaia di pagine – le ‘Teorie sul plusvalore’ -, seguita da altre riflessioni solo di recente pubblicate. In questo grande manoscritto (1861-63) Marx redasse per la seconda volta l’intera teoria del modo di produzione capitalistico, arrivando alla fine a concepire il progetto poi definitivo dei tre libri in base al quale scrisse fra il 1863 e il 1865 ‘tutto’ per la terza volta (1). Nel 1867 uscì la prima edizione tedesca del ‘Capitale’ di cui l’autore si mostrò subito insoddisfatto, in modo particolare per la doppia esposizione delle forma di valore, una nel testo e una in appendice per i non-dialettici. Ebbe così inizio una nuova travagliata storia, quella interna al libro I, unico pezzo della teoria effettivamente pubblicato da Marx. Per la seconda edizione tedesca, poi uscita nel 1872, fu redatto un manoscritto dove si elaborarono varie migliorie; esso è di grande importanza ed è pubblicato per la prima volta nella MEGA² (sez II, vol. VI) con il titolo redazionale ‘Ergänzungen und Veränderungen zum ersten Band des “”Kapitals”” (Dezember 1871 – Januar 1872)’; servì separatamente da supporto per le correzioni apportate alla seconda edizione tedesca e all’edizione francese uscita a dispense fra il 1872 e il 1875. Poiché la traduzione francese di Roy, pur approvata da Marx, è stata ritenuta da moderni esegeti assolutamente inadeguata (2), emergono ulteriori difficoltà: Marx morì prima di dare alle stampe la terza edizione tedesca del 1883, che uscì a cura di Engels, il cui intervento fu parzialmente selettivo. L’ultima versione interamente marxiana è quindi una traduzione francese assai imperfetta. Lo stesso libro I dunque, per quanto sia stato pubblicato dallo stesso autore vivente in più versioni, non è “”del tutto definitivo”””” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] [“”(1) Sulla scomparsa della categoria di “”capitale in generale”” nelle stesure successive si è molto discusso. Oltre al citato Vygodskij (1974) cfr. le importanti riflessioni di Müller (1978) e Schwarz (1978); cfr. anche Fineschi (2001a), pp. 187 ss.; (2) Sulla scarsa bontà della traduzione francese si riscontra ormai una certa convergenza fra vari studiosi. Cfr. i commenti senza appello di Hondt (1987, p. 50): “”Questo libro è stato tradotto, vivo Marx, da Joseph Roy; questa traduzione è palesemente lacunosa, arbitraria, costantemente e profondamente sbagliata (…). Se si compara la traduzione di Joseph Roy e la seconda edizione tedesca del ‘Capitale’ (…) si vede che sarebbe grottesco prendere sul serio il ‘satisfecit’ di Marx””; oppure l’introduzione di Jean-Pierre Lefebvre (1993, pp. VII-LI) alla nuova traduzione francese del ‘Capitale’. Ritenuta contenutisticamente migliore per quanto riguarda la trattazione soprattutto dell’accumulazione, gli stessi Marx e Engels considerarono la francese un’ottima edizione ‘in traduzione’. E’ quanto è emerso dal dibattito fra i curatori delle varie edizioni del libro I del ‘Capitale’ nella MEGA nel corso degli anni Ottanta: cfr. in particolare Hecker, Hues, Kopf (1989). Per un singolo esempio di tale insufficienza, travasato nel compendio del ‘Capitale’ di Cafiero che era basato appunto sulla edizione francese, cfr. Fineschi, Hecker (2001), pp. 121 ss.””] “”Per dare alle stampe un’opera compiuta, Engels ha inevitabilmente dovuto metterci del suo e fra limature, aggiunte e risistemazioni è stato inevitabilmente alterante (1). Sbagliata è soprattutto l’idea che esista un’opera finita in tre volumi intitolata ‘Il capitale’. Per il libro II il “”secondo violino”” disponeva di ben otto manoscritti, per il terzo, oltre a quello del 1864-65, abbiamo solo esposizioni parziali, ma mai una ripresa organica della questione. Certo, di entrambi Marx aveva delineato la struttura generale almeno a partire dal 1863-65 e aveva molto materiale preparatorio. Lavorò ad intervalli al libro II nei periodi 1867-68, 1868-70 e 1877-81. Per il terzo aveva un manoscritto principale redatto nel 1864-65 e poi una serie di riesposizioni parziali scritte fino al 1878. Mancava però più di qualche “”rifinitura””. Così, stando ai materiali pervenutici, l’ordine di pubblicazione dei tre libri “”storici”” del ‘Capitale’ è inverso all’ordine di stesura. Guardando a ritroso possiamo dunque individuare ‘due periodi’ nel lavoro marxiano verso ‘Il capitale’. Il primo periodo è quello che precede il 1857 in cui Marx “”si fa le ossa”” prima studiando i classici dell’economia politica, elaborando una nozione embrionale della dialettica di forze produttive e rapporti di produzione, criticando i falsi critici (Proudhon) e quindi cercando di spiegare la realtà facendosi una ragione di ciò che si manifesta alla superficie: le tempeste monetarie. Il secondo periodo inizia nel 1857 ed è quello della costruzione del modello teorico del capitale che si articola a sua volta in ‘quattro fasi’ cronologicamente successive: i ‘Manoscritti’ del 1857-58, i ‘Manoscritti’ del 1861-63, i ‘Manoscritti’ del 1863-65, la fase che inizia con il 1867. Questa ultima si sviluppa in ‘tre direzioni’ che si intrecciano: pubblicazione e rielaborazione del libro I del ‘Capitale’ (manoscritto ‘Ergänzungen […]’, seconda edizione tedesca, edizione francese, materiali per la terza edizione tedesca e per l’edizione statunitense poi mai realizzata); manoscritti per il libro II; manoscritti per il libro III”” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] (pag 15) [(1) “”Con questo non si intende in alcun modo tirare la croce sulle spalle di Engels, come fantomatico inventore del marxismo vs il Marx “”puro””. Si afferma semplicemente che chiunque avesse dovuto mettere le mani su quei manoscritti per pubblicarli come opere “”compiute”” doveva “”finirle”” in qualche modo. Oggi si possono leggere gli originali e quindi valutare, da una parte, il lavoro di Marx e, dall’altra, quello di Engels””]”,”MADS-602″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²).”,”FINESCHI Roberto “”Veniamo adesso a Barbara Lietz, una delle studiose che hanno dedicato maggiore attenzione al problema delle differenze fra la prima e la seconda edizione tedesca del libro i del ‘Capitale’, soprattutto per la loro natura concettuale”” (pag 72) “”Il piano [di Marx] continua con l’elencazione dei seguenti argomenti: “”Dopo il capitale si dovrebbe trattare la proprietà fondiaria. Dopo questa il lavoro salariato. Presupposti tutti e tre, si dovrebbe trattare del movimento dei prezzi, quale è determinato dalla circolazione nella sua totalità interna. D’altra parte le tre classi intese come la produzione nelle sue tre premesse e forme fondamentali della circolazione. Poi lo Stato. (Stato e società borghese. – L’imposta o l’esistenza delle classi improduttive. – Il debito pubblico. – La popolazione. – Lo stato nella sua proiezione esterna: colonie. Commercio estero. Corso dei cambi. Denaro come moneta internazionale. – Infine il mercato mondiale. Egemonia della società borghese sullo Stato. Le crisi. Dissoluzione del modo di produzione capitalistico e della forma di società fondati sul valore di scambio. Reale porsi del lavoro individuale come sociale e ‘vice versa’)”” (Marx, 1976-81, p. 187, trad.it. vol I, pp. 240 s.) ((1976-81), Ökonomische Manuskripte, 1857-58, in Marx-Engels-Gesamtausgabe, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 2 voll, Firenze. 1968)”” (pag 87). (…) Marx decide di dare ‘solo’ le linee essenziali dei primi tre libri (capitale, rendita, lavoro salariato) secondo il piano dei sei (E) per poter parlare alla fine, nei redditi e le loro fonti, delle ‘tre classi’ sociali fondamentali del modo di produzione capitalistico (che, si ricorderà, nei ‘Principi’ di Ricardo erano menzionate addirittura nell”incipit’ della prefazione come dati di fatto): lavoratori salariati, capitalisti, rentier. Per fare questo deve avere ‘organicamente’ una teoria completa (almeno nelle linee essenziali) del capitale (come modo di produzione, come intero, come rapporto, come processo, i cui elementi costituenti sono lavoro salariato e capitale, forme storiche determinate che vanno ad assumere rispettivamente lavoro vivo e mezzi di produzione) e della rendita. (pag 104). (…) Solo una parola, infine, sui restanti tre libri del piano dei sei (Stato, commercio estero, mercato mondiale): allo stato degli studi pare che Marx non avesse mai abbandonato in linea di principio l’idea di questo ulteriore sviluppo. Si è visto come semplicemente non fosse riuscito a portare a termine neppure il libro sul capitale nella sua forma articolata. Il progetto trascendeva semplicemente le forze di un solo individuo, per quanto geniale potesse essere (Jahn, 1986; Kogan, 1986)”” [Roberto Fineschi, Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²), 2008 ] (pag 87, 104, 107)”,”MADS-606″
“FINESCHI Roberto a cura”,”Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive.”,”Saggi di Luigi CAVALLARO Giuseppe Antonio DI-MARCO Marco ASSENNATO Roberto FINESCHI Daniele GOLDONI RIccardo BELLOFIORE Tom ROCKMORE Sando MANCINI”,”MADS-623″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA).”,”Marx è un autore nuovo. L’edizione storico-critica delle sue opere (la seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe, nota fra gli studiosi come MEGA) iniziata nel 1975 fornisce per la prima volta una ingente quantità di materiali originali fino a pochissimo tempo fa inaccessibili. Il presente volume è uno dei primi studi italiani che si cimenta con la ricostruzione del pensiero dell’autore tedesco alla luce degli inediti. L’esposizione è articolata in quattro nuclei tematici. Il primo è relativo alla MEGA alla sua storia e al dibattito tedesco che si è sviluppato nel corso del Novecento in relazione alla sua pubblicazione in Germania occidentale e in Germania orientale. La seconda parte presenta un’indagine analitica delle modifiche strutturali dell’impianto complessivo della teoria marxiana del capitale dal 1857 al 1883, con particolare attenzione al primo libro per il periodo 1867-1883. Nella terza parte Fineschi riflette sul rapporto fra l’astratta teoria del modo di produzione capitalistico e la più concreta sfera della teoria politica, sforzandosi di contestualizzare in che termini si possa parlare in Marx di ‘soggetti storici’. La quarta parte è dedicata all’analisi di alcune tematiche peculiari del marxismo italiano, sempre nella prospettiva della teoria del capitale e della MEGA, soffermandosi in special modo sul concetto di ‘storia’ e sulla ricezione del Capitale ad opera di Carlo Cafiero. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Storia delle stesure del ‘Capitale’ (pag 108-) Storia travagliata dell’edizione francese (pag 110-111) “”Piuttosto travagliata la storia dell’edizione francese. Ci furono dei primi tentativi per trovare un traduttore (Reclus e Hess, il polacco Cwierciakiewicz, Clémence-Auguste Royer) ma tutti i candidati furono bocciati da Marx (58). Nell’ottobre 1869 iniziò finalmente Charles Keller, membro della sezione parigina dell’Associazione internazionale dei lavoratori (AIL); a ottobre 1871 il lavoro era però fermo – dal maggio dello stesso anno – in quanto Keller traduceva altro per vivere (aveva già portato a termine 200 pagine). Marx decise allora di passare a Roy che si era distinto nella traduzione di alcune opere di Feuerbach (59). Il libro uscì in fascicoli, le pubblicazioni iniziarono nel 1872 verso maggio e finirono a dicembre 1875. All’inizio del 1876 uscì l’edizione rilegata (Marx, 1872-75 – sez. II, vol, VII nella MEGA: Marx, 1989a). L’edizione francese, interamente rivista e approvata da Marx, riporta cambiamenti significativi soprattutto nella parte di testo che non era stata toccata nella revisione della prima edizione tedesca, ovvero dal cap. V in poi. Le modifiche maggiori sono nella settima sezione sull’accumulazione, come lo stesso Marx afferma in una lettera a Sorge del 4 aprile 1876 (Marx, Engels, 1983, pp. 178 s.). A livello di struttura, il cambiamento più rilevante è la creazione di una ottava sezione in cui si tratta della cosiddetta accumulazione originaria in maniera distinta dall’accumulazione capitalistica in senso proprio. Ci fu anche una rinumerazione dei capitoli: nella seconda sezione tedesca, quarta sezione e cap. IV coincidevano. Nell’edizione francese invece i tre paragrafi del cap. IV furono trasformati in tre capitoli e quindi il primo capitolo della terza sezione non fu più il cap. V, ma il cap. VII, vale a dire si ebbe uno slittamento di due a partire da questo punto. Inoltre, quelli che nella seconda edizione tedesca erano i paragrafi del cap. XXIV sull’accumulazione originaria, essendo trasformato il capitolo in una sezione, divennero a loro volta capitoli. Si hanno quindi nel complesso trentatré capitoli contro i venticinque della seconda edizione tedesca. Marx intendeva adesso migliorare la seconda edizione tedesca sulla base della francese. Se di ciò si ha un segnale già nella postfazione alla seconda edizione tedesca (gennaio 1873), la prima occasione concreta fu offerta dalla proposta fatta da Sorge di realizzare un’edizione americana.”” (pag 110-111)”,”MADS-024-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”Il rapporto Marx-Hegel è un tema classico. Negli ultimi trent’anni, tuttavia, con la pubblicazione della nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels (Marx-Engels Gesamtausgabe), la filologia marxiana ha messo a disposizione degli studiosi nuovi materiali che permettono di riconsiderare la questione. Il libro si articola in tre parti: nella prima l’autore ricostruisce che cosa intenda Marx quando usa i termini ‘dialettica’ e ‘Hegel’, cercando al contempo di individuare alcune fonti di questa interpretazione e di valutarne la correttezza, nella seconda parte viene ripreso il tema dell’alienazione, infine, nella terza parte si procede ad una contestualizzazione dell’uso di determinate categorie dialettiche nella teoria del Capitale che rimandano alla loro possibile formulazione in una Logica astratta. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Rapporto Marx Hegel. Il metodo di Marx (pag 76-77) “”Qual è veramente il metodo di Marx? Se è pur vero che la trattazione esplicita di esso è sommaria e “”culturale”” i passi in questione sono d’altro canto l’unica sede in cui gli si pronunci più estesamente sul merito. Tendo conto dei limiti, il modo pià ragionevole di procedere mi pare il seguente: formulare delle ipotesi che siano coerenti con le sue dichiarazioni esplicite (ipotesi che però si è detto, sono insufficienti) e verificarle nella prassi teorica marxiana. Elenchiamo alla luce di quanto detto che cosa possiamo ricavare dalle affermazioni esplicite sul metodo: a) la definizione in negativo rispetto a Hegel è inutilizzabile; b) il metodo propriamente scientifico procede dall’astratto al concreto ed è chiamato ‘Darstellung’; c) come funzioni effettivamente tale ridiscesa non è meglio specificato, se non dicendo che questa fase ricalca il procedimento di Hegel (è noto che la ‘Darstellung’ è una sua categoria); si può ipotizzare che ci si riferisca all”Übersichhinausgehen’, all’autosvolgimento delle categorie, ossia a quello che “”culturalmente”” si può considerare il metodo hegeliano per antonomasia; d) il punto di partenza di questa esposizione è raggiunto grazie a un processo per analisi e assemblaggi dal concreto all’astratto: esso è costituito dalla cellula economica, la categoria fondamentale del modo di produzione (nel caso del modo di produzione capitalistico, la ‘merce’). Se queste premesse sono plausibili e si il modo di esporre corrisponde a quello hegeliano – nel senso della ‘Darstellung’ e dell”Übersichhinausgehen’ -, si può ipotizzare che dalla cellula economica e dalla sua contraddizione immanente (con tutti i presupposti concettuali che essa implica) sia possibile sviluppare l’intero sistema del modo di produzione capitalistico. Per far questo non è necessario aggiungere elementi esterni (empirici) ‘ad hoc’, il sistema diventa autodeterminantesi in quanto supera quelli che all’inizio appaiono come presupposti: li ricrea come risultati suoi propri. Se si riesce a mostrare che Marx sviluppa la sua teoria in questo modo, si riesce pure a mostrare che egli è coerente con il principio metodico hegeliano per cui la costruzione teorica non consta d’altro che dello svolgimento della cosa stessa. Questo è quanto credo di aver dimostrato nel menzionato mio studio al quale mi permetto di rimandare (Fineschi, 2001a). Marx è quindi un pensatore dialettico, intendendo con ciò che egli usa un metodo per il quale l’elaborazione teorica si sviluppa sulla base dello svolgimento della cosa stessa. Le leggi concettuali che così egli individua sono quelle vigenti nella realtà capitalistica fissate nella loro purezza. Certo Marx non è hegeliano in senso stretto, cioè non giura sulla parola del maestro né ne diventa esegeta. Metodologicamente gli è tuttavia molto vicino. Egil risolve diversamente questioni che anche Hegel affrontò ed è nel merito di esse che va operato, con gli strumenti critico-filologici che oggi abbiamo, un raffronto possibile. Questo non per fare giustizia o per riscrivere i manuali, o quantomeno non solo per questo; soprattutto per valutare in che misura il pensiero di questi autori sia significativo per l’oggi, per comprendere il reale nella sua configurazione presente”””,”MADS-025-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del «Capitale».”,”La teoria marxiana si è prestata da sempre alle letture più differenti: filosofica, economica, sociologica, politica ecc. Il difetto di molti approcci è stato tuttavia proprio il settorialismo che ha progressivamente ‘frantumato’ il pensiero dell’autore tedesco. Questo libro parte dal presupposto che i diversi filoni interpretativi, di per sé legittimi, non possono essere antitetici: essi sono svolgimenti particolari di un’esposizione complessiva. Per esplicita affermazione di Narx, l’anima di questa struttura complessiva è il ‘metodo dialettico’. Non di rado tuttavia la parola ‘dialettica’ si è trasformata in un flatus vocis da usare nei momenti di difficoltà, una sorta di magico tappabuchi; questa indeterminatezza ha portato ad interminabili ed astratte discussioni di principio su dialettica materialista e dialettica idealista. L’unica possibilità di superare tale impasse è ripercorrere l’esposizione della logica specifica dell’oggetto specifico ‘capitale’ in tutte le sue articolazioni. Questo è l’argomento del libro. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere.”,”MADS-028-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Karl Marx dopo l’edizione storico-critica (Mega2): un nuovo oggetto di ricerca.”,”L’autore del saggio, Fineschi, ringrazia il Prof. R. Hecker, il Prof. W.F. Haug, e il riconoscimento anche al Prof. A Mazzone e al Prof. E. Screpanti. Nel 1927 apparve a Francoforte sul Meno il primo dei 42 volumi previsti della MEGA – detta poi MEGA-1, per distinguerla da quella attuale. Fra il 1929 e il 1932 furono editi altri 8 volumi presso l’editore Marx-Engels Verlag Berlin (pag 3) Storia della MEGA sotto la direzione della Fondazione Internazionale Marx-Engels (IMES) (pag 9) Limiti della edizione MEW: si pensi che per es. conteneva solo parte dei manoscritti preparatori al ‘Capitale’ (nota 10, p. 5)”,”MADS-773″
“FINETTI Ugo”,”Il dissenso nel PCI. La lotta politica dal ’45 al ’78: i casi Secchia, Giolitti, Amendola, Ingrao, ‘Il Manifesto’ e i contrasti sull’ eurocomunismo.”,”FINETTI Ugo 34 anni (1978) giornalista ha scritto saggi e relazioni sulla politica dei partiti italiani e del PCI. Ha collaborato a Critica Sociale e Mondooperaio. “”In aprile si riunisce il Comitato centrale per ascoltare la relazione di Longo sulla “”lotta per una nuova maggioranza nelle condizioni create dalla crisi del centro-sinistra e dalle difficoltà economiche””. A un certo punto, alla fine del VII capitolo – Longo annuncia che occorre “”porre fine al processo di frantumazione delle forze operaie e socialiste, e dare inizio ad un processo inverso, di unificazione””. “”Siamo””, aggiunge, “”per l’ unificazione in un solo partito di tutte le forze che veramente vogliono battersi per la trasformazione socialista della società””. Il segretario comunista indica che una sessione apposita del Comitato centrale verrà dedicata all’ argomento. Il dibattito vede un allineamento rituale. All’ unisono esordiscono monotamente Reichlin (“”Il rapporto di Longo è molto importante””), Napolitano (“”L’importanza del rapporto del compagno Longo””), Di Giulio (“”Il rapporto del compagno Longo ha una grande importanza””), Pecchioli (“”L’ importanza del rapporto del compagno Longo””). L’ unico che contesta in modo esplicito la concretezza di Longo è Terracini. (…) Amendola invece cerca di timbrare la posizione di Longo sollecitando su di essa un “”accordo che deve essere senza riserve e reticenze””. Anche Ingrao si dichiara pienamente d’ accordo (…)””. (pag 137-138)”,”PCIx-202″
“FINETTI Ugo”,”Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer e di Napolitano.”,”Appendice: L'””amministrazione straordinaria””: i fondi occulti del Pci (pag 283-308) [- Finanziamento sovietico e tensioni con il Pcus – Le tangenti non ancora illegali – Il peso dell'””amministrazione straordinaria”” – Finanziamento pubblico e coinvolgimento negli scandali – Abolire le preferenze? – L’amministrazione straordinaria diventa reato – Abbondanza di denaro e “”flussi riservati”” – Il finanziamento sovietico: rinuncia e alternativa – Berlinguer: “”Dire la verità al Partito?”” – Dopo Berlinguer: la “”straordinarietà”” continua] ‘””Da quel gennaio 1978 formalmente è cessato il finanziamento sovietico. Ma la situazione non è così chiara alle Botteghe Oscure. Ancora all’inizio del 1979, quando Paolo Bufalini, nell’imminenza del XV Congresso del Pci, deve recarsi dai sovietici per discuterne, Berlinguer offre a Cervetti la possibilità di andare a Mosca con quella delegazione in modo da «avere una copertura nei confronti di occhi indiscreti» (587). Cervetti ribadisce che non ve ne è bisogno in quanto il finanziamento sovietico è cessato e ipotizza che Berlinguer ne volesse conferma. Ma alcune «code» continueranno dato che gli stanziamenti decisi annualmente dal politburo del Pcus erano poi gestiti autonomamente dal Kgb, il cui «residente» a Roma li consegnava al Pci. Scrive lo storico del «Gramsci» Francesco Barbagallo: «Tra il 1971 e il 1980 il Pci ricevette dal Pcus una media di circa 4.8 milioni di dollari l’anno» (588). Comunque negli anni ’80 il Pci non ricevette più «valigette» con finanziamenti come in passato dal Pcus che, nell’Italia repubblicana, rappresentarono complessivamente una soma pari a 980 miliardi di lire. Anche dalla documentazione tratta dagli archivi sovietici – pubblicata da Valerio Riva (589) – emerge che i contributi del Pcus per l’Italia, tra il 1981 e il 1991, furono annualmente di gran lunga inferiori (dal 30% del «Fondo di assistenza internazionale» del Pcus degli anni ’70 a solo il 2 o 3% negli anni ’80) (590) e riguardarono gli «amici» in seno al Pci. Si può quindi dedurre che dal 1979 il Pci di Berlinguer sostituì integralmente i finanziamenti illegali del Pcus con finanziamenti reperiti in Italia. Un altro canale parallelo riguarda la seconda «branca» ovvero «la voce ‘entrate straordinarie’ per attività commerciali e industriali» dichiarata «cancellata» nella Direzione del Pci sin dal gennaio 1975 (591). Il trasferimento delle aziende del Pci nell’ambito della Lega delle cooperative richiese infatti tempo e la conclusione non fu però quella gradita dai sovietici. L’ambasciatore Ryzhov, «in un colloquio alquanto burrascoso», notifica all’amministrazione del Pci che «d’ora in avanti i loro rapporti con le note imprese sarebbero mutati, perché la Lega era composta da altri – socialisti, repubblicani – di cui non ci si poteva fidare» (592). Anche la terza voce dell’amministrazione straordinaria, quella del «fondo di riserva in titoli e preziosi» viene mantenuta in vita personalmente da Enrico Berlinguer a cui era periodicamente resocontata in un foglietto che, dopo averlo letto, il leader del Pci stracciava e gettava nel cestino. Questo «fondo nero» tra il 1975 e il 1978 raddoppia: da 4 miliardi a 8 miliardi (per l’esattezza 7 miliardi e 912 milioni alla fine dell’esercizio 1978); nel 1979 sale ancora: 8 miliardi e mezzo (593). C’è poi il capitolo del quarto «fondo» quello riguardante l’editoria. (…)’] (pag 302-304) [appendice: ‘Il finanziamento sovietico: rinuncia & alternativa’] [(587) Gianni Cervetti, op. cit., p. 142; (588) Francesco Barbagallo, op. cit., p. 146; (589) Valerio Riva (con Francesco Bigazzi), ‘Oro da Mosca’, Mondadori, Milano, 1999; (590) Negli anni ’80 fa eccezione il picco del 1983. A quell’anno di elezioni politiche si riferisce anche la documentazione tratta dagli archivi del Pcus da Vladimir Bukovskij (‘Gli archivi segreti di Mosca’, Spirali, Milano, 1999) circa il finanziamento di 4 milioni di dollari attraverso la vendita di petrolio a prezzi di favore alla Interexpo del «compagno L. Remigio»; (591) Relazione di Guido Cappelloni in Apc 201, Direzione 20 gennaio 1975; (592) Gianni Cervetti, op. cit., p. 112; (593) Gianni Cervetti, op. cit., p. 147-148. Si tratta di più di 30 miliardi di lire 1993 (cfr tabella coefficienti a p. 59 del libro di Cervetti)]”,”PCIx-499″
“FINGER Otto”,”Joseph Dietzgen. Beitrag zu den philosophischen Leistungen des deutschen Arbeiterphilosophen.”,”Peter Joseph Dietzgen, noto come Joseph Dietzgen (Blankeberg, 9 dicembre 1828 – Chicago, 15 aprile 1888), è stato un filosofo tedesco, teorico del comunismo. Dietzgen era di famiglia contadina e conciatrice. Il padre,che possedeva una conceria, ben presto si trasferì a Uckerath,presso Siegburg con tutta la famiglia, portando quindi con sé il piccolo Joseph. Qui Dietzgen frequentò la locale scuola elementare e più tardi, per breve tempo, la Scuola Media a Colonia. Dietzgen mentre impara a conciare pelli nella bottega paterna studia anche da autodidatta alcune lingue e si approccia alla filosofia, quindi si orienta verso il Socialismo, con la lettura dei socialisti utopisti francesi. Lavorò come operaio conciatore. Ha vissuto anche a New York e Chicago. Il materialismo dialettico Joseph Dietzgen condusse una ricerca che lo portò al materialismo dialettico indipendentemente da Marx ed Engels. Come nota Eleonora Fiorani:””L’opera di Dietzgen non è nota e non solo in Italia; ad essa hanno fatto riferimento Marx ed Engels e poi Lenin, mentre è stata o trascurata o usata contro il materialismo dialettico. Dietzgen in quanto operaio ed in quanto sostenitore di una Weltanschauung materialistico-dialettica attribuita, com’è noto, al solo Engels e al Lenin filosofo, è un teorico non ben conosciuto dai contemporanei, che furono influenzati dal positivismo tedesco, né, a maggior ragione, nel Novecento, il cui idealismo ha avuto un influsso decisivo all’interno dello stesso movimento operaio, ed ha costituito la copertura di deviazioni classiche del marxismo, operaismo, consiliarismo, sindacalismo rivoluzionario, così come del riformismo da Kautsky e Bernstein a oggi. (E. FIORANI “”Saggio su Dietzgen e Lenin”” in -La teoria di classe della conoscenza, ed. Lavoro Liberato, Milano 1975) In Italia l’opera principale di Dietzgen “”L’essenza del lavoro mentale umano”” (titolo originale: Das Wesen der Menschlichen Kopfarbeit,in inglese:The Nature of Human Brainwork), venne, se non andiamo errati, pubblicata per la prima volta nel 1953 nella Universale Economica a cura di Lucio Colletti, il quale dà stranamente, se riferita alle sue posizioni post sessantottine, di antiengelsismo viscerale, una lettura leniniana ortodossa. Dopo gli anni settanta è stato riproposto in Francia ed in Germania. In Francia un’edizione dell'””Essenza…”” è apparsa nel 1973 con una prefazione di A. Pannekoek del 1902 ed in appendice una biografia del figlio di Dietzgen, Eugen dal titolo:”” L’essenza du travail humain intellectuel. Exposée par un travailleur manuel. Nouvelle Critique de la raison et pratique puro. [Trad. de l’allemand par M. Jacob. Avec pref. d’A. Pannekoek et une contrib d’E. Dietzgen]. Un’altra edizione dell’Essenza… e degli ‘Scritti filisofici minori’ sono usciti nella collana di Maspéro,sempre nel ’73,curata da J.Pierre Osier,che ne dà una lettura althusseriana secondo la posizione di “”Lenin e la filosofia”” di Louis Althusser. Nello stesso anno ancora un’altra edizione in Germania che darebbe una lettura di tipo operaistico e che collocherebbe il contributo di Dietzgen nella trattazione della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale soprattutto in “”Kunst und Handwerk”” e “”Wissenschaft un Handwerke”” (Arte e mestiere e Scienza e mestiere) entrambi i saggi in : “”La teoria di classe della conoscenza”” edizioni Lavoro Liberato,Milano 1975. In queste brevi osservazioni si cercherà di verificare la posizione coerentemente materialistica di Dietzgen, né saranno le sue incertezze o ambiguità, dovute soprattutto a questioni terminologiche,(Dietzgen amava definirsi non filosofo, ma artigiano della conoscenza come lo era nel mestiere di conciatore;d’altra parte è lui stesso,nella prefazione dell’Essenza…, a chiarire:Vorrei che il lettore facesse le sue critiche non tanto alla forma difettosa, non a ciò che dico, né a come lo dico, ma a ciò che voglio dire) a farci desistere da questo proposito. Si cercherà di analizzare i punti più importanti che lo legano al materialismo dialettico, l’interpratazione che di Dietzgen dà A. Pannekoek nel suo “”Lenin filosofo””(Feltrinelli 1972)ed infine l’ntervento leniniano sulla questione. Si interverrà in due momenti, prima con “”Materialismo ed empiriocriticismo”” poi con le annotazioni, nei “”Quaderni filosofici””, sempre di Lenin, agli scritti filosofici minori. Alla bibliografia in lingua italiana è da aggiungere: Josef Dietzgen, L’essenza del lavoro mentale umano e altri scritti (a cura di Paolo Sensini), Mimesis Edizioni, (Milano-Udine), 2009.”,”SOCx-261″
“FINGLETON Eamonn”,”Japon, la puissance cachée.”,”FINGLETON Eamonn, economista irlandese, risiede in Giappone dal 1985. E’ stato giornalista economico per Euromoney, Atlantic Monthly, Financial Times. “”Il Giappone ovviamente non è il solo paese a possedere una possente burocrazia (…). Tuttavia, la burocrazia giapponese costituisce un caso a parte”” (pag 127) “”L’ emersione del mercantilismo scientifico. Gli Occidentali non hanno colto interamente l’ impegno mercantile delle autorità giapponesi. Non solo il mercantilismo fa parte delle più antiche politiche economiche del Giappone, esiste in varie forme dal 1600, ma costituisce nel suo stato attuale un fattore di crescita decisivo. Il mercantilismo giapponese moderno, che denomineremo con il nome di mercantilismo scientifico è nato negli anni 1870″” (pag 234)”,”JAPE-009″
“FINGLETON Eamonn”,”Blindside. Why Japan Is Still on Track to Overtake the U.S. by the Year 2000.”,”FINGLETON Eamonn è giunto a Tokyo nel 1985 ed è diventato Asia editor di ‘Euromoney’. Ha scritto di economia e del Giappone per altri periodici (Forbes, Financial Times, NYT, ecc.)”,”JAPE-029″
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini è nato a Cremeno (Como) nel 1944. Ha pubblicato: La Ragione aveva Torto? – Elogio della guerra – Il conformista – Nerone, duemila anni di calunnie. Come nel caso di Catilina: è quello di un uomo che si oppose all’oligarchia dominante da cui proveniva e abbraccio la causa della plebe. Rimpiangeva la Roma delle origini e i suoi antichi valori, quando la ricchezza non era l’unico fine delle azioni di un uomo. Si oppose allo status quo sapendo di soccombere, fedele soltanto a se stesso. “”L’ autunno del 64 si consumò quindi con l’ ennesimo processo e l’ ennesima assoluzione di Catilina. A dicembre il tribuno della plebe Servio Rullo presentò la proposta di riforma agraria (lex Servilia). Alcuni storici (1) ritengono che l’ ispiratore della legge fosse Cesare. Invece era Catilina. Sia perché la lex Servilia ricalcava, nelle sue linee generali, il programma dei catilinari nel quale era comunque compresa, come sappiamo da Dione Cassio, la redistribuzione delle terre. Sia perché la mano di Catilina si avverte in alcuni dettagli molto precisi e significativi.”” (pag 79) (1) (G.U. Sumner, Cicero, Pompeius et Rullus; e Carcopino)”,”STAx-182″
“FINI Massimo”,”Elogio della guerra.”,”FINI Massimo, Elogio della guerra. MARSILIO. VENEZIA. 1999 pag 139 8° prefazione alla seconda edizione note; Collana Tascabili Marsilio; Massimo Fini, giornalista e scrittore, dopo essere stato per vent’anni inviato dell’Europeo, è oggi (1999) editorialista de ‘Il Tempo’, ‘Il Giorno’, ‘La Nazione’, ‘Il Resto del Carlino’ e ha partecipato alla rifondazione de ‘Il Borghese’. ‘E’ una figura singolare, per la sua indipendenza, nel panorama giornalistico e intellettuale italiano’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Nerone, duemila anni di calunnie’ (1993) e ‘Il denaro, “”Sterco del demonio””‘ (1998). [‘La guerra è strettamente legata al progresso tecnico. Molte delle più importanti invenzioni sono state, all’origine, invenzioni belliche. La televisione e l’energia nucleare, per fare due esempi recenti. Del resto è persino ovvio. Poiché è una questione di vita e di morte la guerra sollecita al massimo tutte le risorse e le energie umane, fisiche, psichiche, intellettuali. Questo legame fra guerra e progresso tecnologico è così evidente, e storicamente accertato, che anche un pacifista integrale come Norberto Bobbio deve ammettere: «La guerra serve al progresso tecnico. Che le capacità inventive dell’uomo siano stimolate dalla ricerca di mezzi sempre più potenti per vincere e distruggere l’avversario, è un’antica constatazione che ha ricevuto continue conferme» (3). Il progresso tecnico, com’è noto, fa a sua volta da volano a profonde modificazioni strutturali e sociali. Ma lo stimolo alla trasformazione sociale non viene solo dalla conversione a uso pacifico delle invenzioni belliche, è la stessa tecnica militare, di per sé, a condizionare l’organizzazione sociale e politica e, più ancora, la mentalità di un’epoca (4). E’ stata la tecnica militare, più di ogni altra variabile, a scandire il passaggio da un tipo di società a un altro. L’organizzazione in tribù, la città antica, il feudalesimo, lo Stato moderno, si sono formati e sono stati concepiti e realizzati in funzione d’una certa tecnica bellica (5). Si potrebbe approfondire e rendere conto di ognuno di questi passaggi, ma limitiamoci; a titolo di esempio, al rapporto che ci fu tra la fine del feudalesimo e l’uso su vasta scala dell’artiglieria così come ce lo ha descritto Bouthoul: «Fu proprio l’entrata in scena dell’artiglieria che mise fine al feudalesimo sino ad allora dominante. La ragione d’essere di esso, cioè la protezione militare del feudo e il “”contratto di mutua difesa”” fra il signore e i suoi contadini, era colpita a morte. Il castello-fortezza, già inespugnabile e facile a essere difeso con un pugno di uomini, non poteva più resistere ai cannoni del re. I feudatari, anche i più potenti, non potevano permettersi il lusso di dotare le loro forze d’un adeguato corpo di artiglieria. Si aggiunga che questa nuova arma esigeva anche specialisti ben addestrati e facenti parte d’un esercito permanente, contro il quale non potevano misurarsi gli arruolamenti feudali di soldati occasionali. E così l’esercito permanente e di mestiere fu la caratteristica del periodo che va dall’avvento dell’artiglieria fino alla Rivoluzione» (6). L’artiglieria fu una delle cause determinanti dell’affermarsi dello Stato assoluto o, se si preferisce, moderno’ (pag 28-29)] [(3) Norberto Bobbio, ‘Il problema della guerra e le vie della pace’, Il Mulino, 1984, pag. 74; (4) G. Bouthoul, ‘Le guerre’, cit., pag. 153; (5) Ibidem, pag. 153; (6) Ibidem, pag. 164] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-286″
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini di madre russa e di padre pisano e nato in provincia di Como nel 1944.”,”STAx-006-FV”
“FINK Gary M. a cura; contributi alla 2° edizione di Steve BABSON Barbara BARTKOWIAK Jon BLOOM Dennis C. DICKERSON Robert FITRAKIS Gilbert J. GALL Joseph Y. GARRISON John W. HEVENER Christopher JOHNSON Bruce L. LARSON Stephen H. NORWOOD Faye PHILLIPS Merl E. REED Donald G. SOFCHALK Marie TEDESCO Sharon TRUSILO Seth WIGDERSON Gay ZIEGER Robert H. ZIEGER; consulenza di Milton CANTOR Albert A. BLUM David BRODY Melvyn DUBOFSKY Sidney FINE Walter GALENSON Morris A. HOROWITZ Vernon H. JENSEN Charlos P. LORROWE Bruce LAURIE David MONTGOMERY Maurice F. NEUFELD Edward PESSEN Howard QUINT Leon STEIN Philip TAFT Leo TROY Warren R VAN-TINE”,”Biographical Dictionary of American Labor.”,”FINK è Prof di storia e Chairman di Department alla George State University. E’ autore di ‘Labor’s Search for Political Order’, ‘Labor Unions’, ‘Organizing Dixie’ (con Philip TAFT) e ‘Prelude to the Presidency’. Contributori alla 2° edizione: Steve BABSON, Barbara BARTKOWIAK, Jon BLOOM, Dennis C. DICKERSON, Robert FITRAKIS, Gilbert J. GALL, Joseph Y. GARRISON, John W. HEVENER, Christopher JOHNSON, Bruce L. LARSON, Stephen H. NORWOOD, Faye PHILLIPS, Merl E. REED, Donald G. SOFCHALK, Marie TEDESCO, Sharon TRUSILO, Seth WIGDERSON, Gay ZIEGER, Robert H. ZIEGER. Consulenti: Milton CANTOR, Albert A. BLUM, David BRODY, Melvyn DUBOFSKY, Sidney FINE, Walter GALENSON, Morris A. HOROWITZ, Vernon H. JENSEN, Charlos P. LORROWE, Bruce LAURIE, David MONTGOMERY, Maurice F. NEUFELD, Edward PESSEN, Howard QUINT, Leon STEIN, Philip TAFT, Leo TROY, Warren R VAN-TINE.”,”MUSx-031″
“FINK Leon (1948)”,”Workingmen’s Democracy. The Knights of Labor and American Politics.”,”Leon FINK (1948) è membro del dipartimento di storia all’Univ di North Carolina a Chapel Hill. Ha ricevuto il suo bachelor’s degree dall’ Univ di Harvard (1970) e il suo master’s degree e Ph.D. dall’Univ of Rochester (1971 e 1977). Ha scritto articoli e saggi su ‘Labor History’, ‘Social History’, Labour le Trevailleur’, ILWCH. Ha contribuito pure ad alcune antologie.”,”MUSx-062″
“FINK Carole”,”Marc Bloch. Biografia di un intellettuale.”,”Marc BLOCH discendeva da ebrei della Francia orientale. Carole FINK insegna storia alla Ohio State University. Ha condotto varie ricerche di storia contemporanea. Oltre a numerosi saggi e articoli, ha pubblicato: – The Genoa Conference: European Diplomacy, 1921 – 1922′ (CHAPEL HILL, 1984, SYRACUSE, 1991) (La Conferenza di Genova: diplomazia europea) – 1968, The World Transformed. CUP. 1998″,”STOS-065″
“FINKELSTEIN David M. GUNNESS Kristen a cura; saggi di SAICH Tony LI Xiaobing LI Cheng BIN Yu BO Zhiyue MILLER Lyman JI You BICKFORD Thomas J. FEWSMITH Joseph MULVENON James CHENG Sijin KIVLEHAN-WISE Maryanne BLASKO Dennis J.”,”Civil-Military Relations in Today’s China. Swimming in a New Sea.”,”Introduction by David Finkelstein, List of Tables and Figures, Appendix 14.1 Changes in Reserve Force Structure, Appendix 14.2 Selected High-Technology and Logistics Militia Units, notes, the Editors and Contributors, index”,”CINx-282″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’ Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.”,”Sfruttamento economico industriale dell’ ideologia dell’ Olocausto. Campagna per estorcere denaro all’Europa in nome delle ‘vittime bisognoso dell’Olocausto’ Norman G. Finkelstein insegna alla City University of New York (CUNY) e collabora con la ‘London Review of Books’. E’ autore di ‘Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict’ e con Ruth Bettina Birn, di ‘A Nation on Trial’. L’industria dell’Olocausto ha scatenato un feroce dibattito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.”,”EBRx-084″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei. Con il saggio inedito. Il «neo-antisemitismo» è davvero così nuovo?”,”Norman G. Finkelstein (Brooklyn, N.Y. 1953) insegna alla DePaul University di Chicago e collabora, tra l’altro, alla “”London Review of Books””.”,”EBRx-030-FL”
“FINLEY Moses I.”,”La Grecia dalla preistoria all’ età arcaica.”,”Moses I. FINLEY, Prof di storia antica all’Univ di Cambridge, è autore di numerose opere sul mondo greco tra cui: ‘Il mondo di Odisseo’, ‘Gli antichi greci’, ‘Storia della Sicilia antica’. Dirige la serie ‘Ancien Culture and Society’ che si apre con questo volume.”,”STAx-036″
“FINLEY Moses I.”,”La politica nel mondo antico.”,”Moses I. FINLEY (1912-1986) ha insegnato storia antica, prima negli USA e poi in UK, all’Univ di Cambridge. Numerose sono le opere tradotte in IT: -La democrazia degli antichi e dei moderni, 1982 – Economia e società nel mondo antico, 1984 -La schiavitù nel mondo antico, 1990″,”STAx-037″
“FINLEY Moses I.”,”L’ economia degli antichi e dei moderni.”,”FINLEY è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano.”,”STAx-056″
“FINLEY Moses I.”,”La Democrazia degli antichi e dei moderni.”,”L’autore è nato a New York City nel 1912 e ha insegnato e svolto ricerche negli Stati Uniti prima di trasferirsi in Inghilterra come lettore su invito delle Università di Cambridge e di Oxford. Dal 1954 è Fellow al Jesus College di Cambridge e dal 1964 tiene dei corsi di Storia economica e sociale dell’Antichità all’Università di Cambridge. Ha dedicato all’Antichità classica varie opere tra cui Gli antichi greci e Il mondo di Odisseo e la raccolta di saggi Aspects of Antiquity. Di lui abbiamo pubblicato nella nostra collana Storia e Società, Storia della Sicilia antica e nella Universale Laterza La Grecia dalla preistoria all’età arcaica.”,”TEOP-033-FL”
“FINLEY Moses I.”,”L’economia degli antichi e dei moderni.”,”Moses I. Finley è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano. Fondo T. Parlanti”,”STOS-027-FSD”
“FINOCCHIARO Beniamino”,”La riconversione industriale e il mezzogiorno.”,”Nato a Barletta (1923) B. Finocchiaro è uno studioso dei problemi del Mezzogiorno. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La crisi culturale del Sud’. Dirige la rivista ‘Politica e Mezzogiorno'”,”ITAE-354″
“FINZI Enrico”,”Alle origini del movimento sindacale: i ferrovieri.”,”FINZI, nato a Milano nel 1946, si è laureato in storia contemporanea nell’ Università Statale di MIlano. Autore di saggi e articoli, è stato redattore capo della rivista ‘Il Mulino’. Dal 1971 è direttore della Società di Studi Politici di Milano.”,”MITT-131″
“FINZI Paolo”,”La nota persona. Errico Malatesta in Italia dicembre 1919 luglio 1920.”,”FINZI Paolo (Milano 1951) fa parte della redazione del mensile “”A rivista anarchica””, dalla sua fondazione (1971). Rapporti socialisti-anarchici. “”Era in quei tempi usale che gli anarchici prendessero la parola in tutti i comizi indetti dai socialisti, anche se ciò non sempre era gradito agli organizzatori socialisti. Nei primi mesi del dopoguerra, comunque, la reciproca tolleranza – spesso perfino la fattiva collaborazione – caratterizzò i rapporti fra socialisti ed anarchici. Ne è una chiara riprova il fatto che l’ Avanti!, il quotidiano del PSI, desse regolarmente spazio ai comunicati di parte libertaria: cosicché, pur privi di un organo quotidiano ed in un momento in cui solo con relativa lentezza la stampa periodica libertaria riprendeva fiato, ai gruppi anarchici nel 1919 non mancò la possibilità di far conoscere con tempestività le loro opinioni e le loro iniziative.”” (pag 26)”,”ANAx-275″
“FINZI Roberto”,”Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce.”,”FINZI Roberto (Sansepolcro, 1941) ha insegnato storia economica, storia del pensiero economico, storia sociale negli atenei di Bologna, Ferrara e Trieste. Ha scritto tra l’altro ‘L’antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio’ (1997), ‘L’università italiana e le leggi antiebraiche’ (1997). Engels sull’ antisemitismo. “”E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che ‘Herr von’!”” (1). Così Friedrich Engels terminava la sua risposta, datata Londra 19 aprile 1890, alla missiva inviatagli dalla capitale austriaca da Isidor Ehrenfreund, socialista di origine ebraica, membro della Associazione degli impiegati delle banche e degli istituti di credito, in cui si sottolineava la larga diffusione di idee antisemite tra la popolazione viennese e ci si interrogava sull’atteggiamento che i socialisti avrebbero dovuto tenere nei confronti dei movimenti antisemiti specie in un paese come l’Austria dalla presenza ebraica importante anche sotto il profilo economico (2). Nel vecchio continente in quel torno di tempo l’avversione agli ebrei aveva mutato registro. (…) Il virus antisemita si era insinuato pure fra i socialisti. Tramite, tra l’altro, quell’Eugen Dühring (11) contro cui Engels, con la collaborazione di Marx, aveva scritto ‘Il rovesciamento della scienza del signor Eugenio Dühring’ (‘Herrn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft’), noto come ‘Antidühring’, la cui prima edizione è del 1878, dove si legge: “”L’odio per gli ebrei spinto sino al ridicolo di cui il sig. Dühring fa mostra ad ogni occasione è una qualità se non tipicamente prussiana, tuttavia tipica dei paesi a oriente dell’Elba. Quello stesso filosofo della realtà che ha un sovrano disprezzo per tutti i pregiudizi e le superstizioni è così ingolfato in ubbie personali da chiamare ‘giudizio naturale’ poggiante su ‘basi naturali’ il pregiudizio popolare contro gli ebrei, ereditato dalla bigotteria medievale, e da spingersi a questa fantastica asserzione: ‘il socialismo è l’unica forza che possa tener fronte a situazioni demografiche accompagnate da una commistione ebraica piuttosto rilevante’ (situazioni accompagnate da commistione ebraica! Che linguaggio tedesco naturale!)”” (12). (…) Proprio dall’idea sostenuta dagli antisemiti “”economici”” – essere gli ebrei in generale finanzieri e banchieri, i veri detentori del capitale – parte Engels per contrastare l’opinione che l’antisemitismo possa essere strumento di lotta per l’emancipazione delle masse proletarie. L’antisemitismo, dice, è in realtà in antitesi con la vera lotta di classe e con i suoi fini. Caratteristico “”di una cultura arretrata”” è espressione di mondi sorpassati “”dove il capitale è principalmente ebreo”” (16). Non può pertanto avere alcuna funzione progressiva (né sussistere) nelle società capitalisticamente avanzate, come gli Stati Uniti. “”In tutta l’America del Nord, dove ci sono milionari la cui ricchezza si lascia appena esprimere nei nostri miserabili marchi, fiorini o franchi non vi è un solo ebreo, e rispetto ad essi i Rothschild sono dei veri mendicanti. Anche qui in Inghilterra Rothschild è un uomo dalla fortuna modesta rispetto, per esempio, al duca di Westminster. E dove sono gli ebrei da noi, in Renania, dove 95 anni fa, con l’aiuto dei francesi, abbiamo cacciato la nobiltà e creato un’industria moderna?”” (17). Il capitale, dunque, è nelle mani degli ebrei in società sorpassate, arcaiche”” (pag 9-10-11) [Roberto Finzi, Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce, 2011] [(1) F. Engels, ‘Sull’antisemitismo (da una lettera indirizzata a Vienna)’ [pubblicata in “”Arbeiter-Zeitung””, 19, 8 maggio 1890], trad. it. in M. Massara, a cura, ‘Il marxismo e la questione ebraica’, Milano, 1972, p. 252; (2) S. Friedländer, ‘La Germania nazista e gli ebrei, I. Gli anni della persecuzione (1933-1939)’, Milano, 1998, p. 88; B.F. Pauley, ‘From Prejudice to Persecution: A Historyof Austrian Anti-Semitism’, 1992, p. 135; (11) Sul quale si veda M. Ferrari Zumbini, ‘Le radici del male. L’antisemitismo in Germania da Bismarck a Hitler’, 2001, pp. 219-230 e la bibliografia ivi citata; (12) F. Engels, ‘Antidühring, Roma, 1950, p. 125; (16) Engels, ‘Sull’antisemitismo’, cit., p. 249; (17) Ibid., pp. 250-251]”,”EBRx-050″
“FINZI Roberto”,”Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre”,” “”«Quando una grande azienda assume dimensioni gigantesche e diventa rigorosamente sistematizzata, e sulla base di un’esatta valutazione di dati innumerevoli, organizza metodicamente la fornitura della materia prima originaria…; quando un unico centro dirige tutti i successivi stadi di elaborazione della materia prima, fino alla produzione dei più svariati manufatti; quando la ripartizione di tali prodotti, tra le centinaia di milioni di consumatori, avviene secondo un preciso piano…; allora diventa chiaro che si è in presenza di una socializzazione della produzione e non già di un semplice «intreccio»; che i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto» Lenin. La forma tecnica propria della contraddizione (fondamentale) fra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione esistenti, che va accumulandosi e accelerandosi nella fase suprema del capitalismo, è la grande industria, specie meccanica. Il «punto di vista della grande impresa più moderna e in particolare del trust» – scrive Lenin nell’aprile 1918, proponendo di affidare all’Accademia delle Scienze l’incarico di costituire commissioni «formate da specialisti» per redigere un piano di sviluppo economico e di riorganizzazione industriale – è «la fusione e concentrazione razionale della produzione… in poche grandi imprese» (3). Come spiegherà ai critici «di sinistra»: «il socialismo è inconcepibile senza la tecnica del grande capitalismo, costruita secondo l’ultima parola della scienza moderna» (4). E’ qui evidente la linea di continuità con la lettura di Marx della componente kautskiana della II Internazionale, per cui «è la grande azienda che rende necessaria la società socialista» (5). Affermazione del tutto interscambiabile, ad esempio, con l’asserto dei primi abbozzi dei ‘Compiti immediati del potere sovietico’: «Il socialismo è frutto della grande industria meccanica»; lontana invece dal significato più intimo della rivendicazione gramsciana della classe operaia italiana di essere stata portatrice, nella storia postunitaria, «delle nuove e più moderne esigenze industriali» (6). L’atteggiamento di Lenin verso le ricerche di Taylor sembrerebbe così colto nelle sue ragioni ultime. Ma leggendo attentamente le sue annotazioni, viene fatto di riconnetterlo almeno a un’altra determinante della sua visione ideologica, che si lega ed è a un tempo causa ed effetto del suo giudizio sul ruolo del progresso tecnico: il carattere di affermazione di una concezione materialistica del «processo di sviluppo delle scienze naturali, malgrado tutte le sue oscillazioni ed esitazioni» (7). Non vi è dubbio che nel taylorismo Lenin veda un aspetto scientifico in senso, per così dire, proprio e stretto: di progresso delle conoscenze naturali, di maggior penetrazione nei segreti della natura, d’avanzamento della capacità umana di sottomettersi il mondo naturale”” (pag 642-643) [Roberto Finzi, ‘Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(2) V. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’, in ‘Opere, vol. 22, pp. 301-2; (3) Id., ‘Schema di piano per i lavori tecnico-scientifici, ibid., vol. 27, p. 289; (4) Id., ‘Sull’infantilismo “”di sinistra”” e sullo spirito piccolo borghese””, ibid., pp. 308-9. Fra i leaders della sinistra c’è in questa fase Bucharin, che Lenin tende tuttavia a distinguere dagli altri (cfr. ibid., pp. 313 sgg.); (5) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, Roma, 1971, p. 131; (6) V. Lenin, ‘Prima stesura dell’articolo «I compiti immediati del potere sovietico», in Id., Opere, vol. 27, p. 190 (per la radice marxiana di queste posizioni cfr., ad esempio, K. Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica’, Torino; 1975, libro primo, vol. I, pp. 936-57) e A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975, p. 2156; (7) V. Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, in Id., ‘Opere’, vol. 14 p. 345]”,”LENS-280″
“FINZI Roberto”,”Antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”EBRx-014-FL”
“FINZI Roberto a cura, saggi di Daniele SALMELLI Enrica BAIADA Silvia COMANI Roberto FINZI”,”Le meteore e il frumento. Clima, agricoltura, meteorologia a Bologna nel ‘700.”,”Roberto Finzi insegna Storia sociale nell’Università d Bologna. E’ autore di ricerche sull’agricoltura e il pensiero agronomico bolognese nei secoli XVIII XIX.”,”SCIx-008-FP”
“FINZI Roberto”,”Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni.”,” La questione del valore della forza-lavoro. “”Uno dei più interessanti (ed importanti) risvolti della storia dell’alimentazione sta nella connessione (mediata, naturalmente) con la problematica relativa al valore, ed alla remunerazione della forza lavoro (). Il valore della forza-lavoro verrebbe dunque ad essere in sostanza formato dalla somma di due distinte componenti. La prima ‘fisiologica’ necessaria: cibo – quantificabile e quantitativamente assunto – più un ‘tot’ di vestiario, abitazione, ecc., per estensione posto come naturalmente determinabile, ma – in tale dimensione – individuabile solo quanto alla qualità (cotone invece di lana, capanna di un dato materiale invece che di un altro). La seconda ‘storico-sociale’, storicamente determinata e data ma non assolutamente necessaria, in realtà ‘superflua’ essendo posto per definizione il primo addendo come necessario. Anche Marx sarebbe, per alcuni, su questa linea e si limiterebbe semplicemente – in una condizione storica «superiore» (ciò che limiterebbe ancor più la sua originalità) – a sottolineare con maggior forza l’elemento storico-sociale. Questo ulteriore (fra i tanti) tentativo di riduzione della critica dell’economia politica ad economia politica si basa sul concetto di «ultimo limite, o ‘limite minimo’ del valore della forza-lavoro (…) costituito dal valore di una massa di merci senza la fornitura delle quali il detentore della forza-lavoro, l’uomo, non può rinnovare il suo processo vitale; dunque dal ‘valore dei mezzi di sussistenza fisiologicamente indispensabili (23)». Già fermandosi a questo non c’è materia per attribuire a Marx l’idea di un minimo salariale naturale che non sia la riaffermazione, sempre presente in lui anche se quasi sempre assente negli esegeti, e della materialità dell’uomo e del fatto che il movimento della storia si svolge comunque entro l’ambito del ricambio organico uomo-natura. Si legga con attenzione: perché Marx definisce qui il detentore di forza-lavoro come ‘uomo’ e non come proletario? Da questo punto di vista la notazione di Marx, anche se fatta a proposito della forza-lavoro (i cui detentori sono quelli che di fatto possono attingere con maggiore probabilità l’ultimo limite), non è che l’affermazione (banale) della condizione – generale ed astorica fin quando dura l’umanità – necessaria d’esistenza dell’uomo. Ma tale «banalità» non è posta a caso, o per mere ragioni di fatto, in relazione al valore della forza-lavoro”” (pag 427-431) [Roberto Finzi, ‘Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni’, ‘Studi storici’, Roma, n. 2, aprile-giugno 1975] [(23) K. Marx, Il capitale, Roma, 1956, 1. I, t, 1, p. 190] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.]”,”ECOT-003-FGB” “FINZI Roberto a cura, Contributi di Piero BARUCCI Giorgio GATTEI Marci LIPPI Aurelio MACCHIORO Luigi OCCHIONERO Mauro RIDOLFI Eugenio ZAGARI”,”Neoricardiana: Sraffa e Graziadei.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”ECOT-194-FL” “FIOCCA Giorgio a cura; saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO”,”Borghesi e imprenditori a Milano dall’ Unità alla Prima guerra mondiale.”,”Saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO. Giorgio FIOCCA (Milano, 1945) svolge attività di ricerca presso l’ Istituto di Scienze Politiche della cattedra di Storia contemporanea dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si occupa di cultura industriale. Fra le sue opere “”Struttura urbana e controllo sociale a Roma nel Settecento e nel primo Ottocento”” (Milano, 1982). “”Il fenomeno della sparizione dai testamenti di clausole pie, fondazioni pie, e intenzioni particolari è tipico di tutti gli atti a partire dalla seconda metà del Settecento. Secondo Ariès testimonia della privatizzazione dell’ atto testamentario. Infatti la maggiore fiducia negli eredi invita il testatore ad essere meno minuzioso nella descrizione delle sue ultime volontà. Tuttavia, nel ceto imprenditoriale questa assenza ha anche altri significati. Infatti, a fronte del silenzio per le “”cose dell’ anima””, si registrano minuziose descrizioni relative a fondazioni culturali e tecniche. E’ per questo che si può affermare che la religione non era uno degli elementi essenziali della cultura industriale, o per lo meno non era considerata tale dagli imprenditori esaminati. Questo non escludeva la possibilità di una adesione singola alla fede, ma stava ad indicare la scarsa fiducia di queto ceto – nel suo complesso – nei confronti della funzione innovativa della religione””. (pag 284)”,”ITAE-107″ “FIOCCA Giorgio”,”Storia della Confindustria, 1900-1914.”,”Giorgio FIOCCA lavora presso il dipartimento di storia dell’ Università di Roma La Sapienza. Si occupa da tempo di storia sociale dell’ industria, argomento sul quale ha pubblicato numerosi saggi (v. retrocopertina). “”Formate da artigiani e operai specializzati, le organizzazioni locali si costituivano per mestiere e non per industria, talvolta transitorie e sempre prive di connessioni con associazioni omologhe di altre città francsi, eredi di una tradizione corporativa conservata nel periodo del Secondo Impero. In Francia, come altrove, il potere degli operai specializzati si trasmetteva quasi sempre attraverso il mantenimento di endogamie tecniche, spesso coincidenti con i legami familiari, che costituivano le fasi dell’ apprendistato. Se da un lato questo modello fu utile per difendere la forza lavoro dallo sfruttamento e i livelli retributivi, dall’ altro esso ostacolò l’ ingresso di nuove tecnologie produttive e, più in generale, la modernizzazione del settore secondario francese. Le lotte e gli scioperi portati avanti da questi organismi furono indetti soprattutto per garantirsi paghe migliori, in un’ ottica di redistribuzione dei frutti dello sviluppo del captialismo francese. Queste lotte si verificarono in tempi e località diverse, si conclusero spesso con una sconfitta e furono incapaci di far crescere in modo rilevante e permanente il numero dei partecipanti. Mancavano di quadri dirigenti necessari senza i quali era impossibile ottenere adesioni più ampie. Fu per questo che i partiti socialisti, non potendo aspettare i tempi lunghi di una maturazione fisiologica, forzarono la situazione creando, al congresso di Lione del 1884, la Federation nationale des syndicats, organismo centrale che pretendeva di rappresentare realtà locali molto frazionate.”” (pag 99)”,”ITAE-109″ “FIOCCA Giorgio a cura; discorsi di Renato LOMBARDI Giovanni AGNELLI Guido CARLI Vittorio MERLONI Luigi LUCCHINI Sergio PININFARINA”,”Quaranta anni di Confindustria. Economia e società nei discorsi dei presidenti. Volume secondo (1970-1989).”,”Il presidente della Confindustria Lombardi e la strategia del Pci (1971). “”Dietro le rivendicazioni del sindacato Lombardi riteneva che fosse in atto una precisa strategia del Pci. Riferendosi a un articolo di Enrico Berlinguer comparso su “”Rinascita”” di gennaio, Lombardi sottolineava il disegno del vicesegretario comunista di raccordare strettamente le lotte sociali (nelle fabbriche e nelle piazze) alle lotte politiche condotte in Parlamento, nei consigli regionali o comunali, al fine di creare il terreno favorevole per l’ingresso del Pci al governo”” (pag 356-357)”,”ITAE-350″ “FIOCCO Gianluca”,”Dai fratelli Wright a Hiroshima. Breve storia della questione aerea (1903-1945).”,”FIOCCO Gianluca è dottorando di ricerca presso la facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Siena. Ha pubblicato su ‘Studi Storici’ (N° 3/2000) il saggio ‘Dall’ aeroplano alla bomba atomica: la guerra totale negli scritti di George Orwell (1935-1949).’ “”Gli uomini non agivano solo sotto gli impulsi della fame e della rassegnazione. Gli strateghi del conflitto aereo avrebbero dovuto tener conto anche dello spirito di sacrificio e del sentimento di combattere per una giusta causa. Come in passato, la fierezza e la fiducia nelle proprie ragioni politiche e nazionali sarebbero state efficaci antidoti contro la disgregazione. La Spagna repubblicana offrì in tal senso esempi innegabili, a cominciare da Sagunto, che dopo essere stata un tempo distrutta da Annibale stava ora sperimentando la barbarie tecnologica della guerra moderna. ‘La necessità- ha scritto nelle sue memorie Julio Alvarez del Vayo – di produrre materiale da guerra da contrapporre a quello profuso dalla Germania e dall’ Italia agiva da stimolante e riempiva gli operai di uno spirito di lotta più forte della fame e della morte. A Sagunto tutti i tentativi dell’ aviazione per costringere gli operai a fuggire da quell’ inferno, bombardato anche dieci o dodici volte al giorno, naufragarono. Il compagno dell’ operaio ucciso da un attacco aereo prendeva silenziosamente il suo posto non appena le macchine potevano riprendere a funzionare. Tutto questo durò fino alla fine della guerra””. (pag 154)”,”QMIx-117″ “FIODOROV Aleksei”,”Il comitato clandestino di lavoro.”,”Aleksei Fiodorov ‘due vole eroe dell’Unione Sovietica’ Comandante di una delle maggiori formazioni partigiane dell’Ucraina durante la seconda guerra mondiale”,”QMIS-015-FV” “FIOM – FEDERAZIONE IMPIEGATI OPERAI METALLURGICI”,”Contratto nazionale di lavoro. Per le industrie metallurgiche – meccanica – siderurgia – metallurgia e affini. Firmato il 25 giugno 1948.”,”Contratto firmato da Enrico BATTAGGION Giovanni ROVEDA Danilo DE-MICHELI Renato BITOSSI”,”SIND-091″ “FIORANI Eleonora VIDONI Ferdinando”,”Il giovane Engels. Cultura classe e materialismo dialettico.”,”Elisabetta FIORANI (Milano, 1942), allieva di L. GEYMONAT, si è laureata all’ Università degli Studi di MIlano con la tesi ‘Il problema della scienza nel movimento operaio italiano’ dalla quale l’ antiengelsismo emerge come radice teorica e pratica del riformismo. Ha pubblicato: -Friedrich Engels e il materialismo dialettico (FELTRINELLI, 1971) -Compendio engels-leniniano (in ‘Che fare?, 1972). Ha curato l’edizione italiana (traduzione e commenti) degli ‘Anti-Schelling’ (LATERZA, 1972) e ha in preparazione uno studio sull’ultimo Engels per gli ‘Annali Feltrinelli’. Fernando VIDONI (Bruxelles, 1940) è uno studioso che si occupa di storia della dialettica.”,”MAES-021″ “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: l’approdo unitario di MARX e ENGELS al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi.”,”MAES-002″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura; saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM”,”Il Golfo nel XXI secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM La FIORANI PIACENTINI insegna storia e istituzioni del mondo musulmano e storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ direttore del CRiSSMA (Centro di ricerche sul Sistema Sud e il Mediterrano Allargato, costituito nel 1999 presso l’ Università del Sacro Cuore di Milano). Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche il massiccio appoggio economico che Riyadh ha dato all’ Irak durante gli otto anni di conflitto con l’ Iran, ha significato un riavvicinamento meramente strumentale fra i due paesi: l’ appoggio non era dato all’ Iraq in sé, quanto al fatto che le forze armate irachene rappresentavano un bastione contro l’ espansione dell’ Iran e la predicata “”esportazione della rivoluzione”” che ha caratterizzato, durante i primi anni Ottanta, la politica estera khomeinista. Strumentalità che non è sfuggita a Baghdad: una delle recriminazioni maggiormente ripetute dal regime iracheno nel periodo compreso fra la fine del conflitto con l’ Iran (1988) e l’ invasione del Kuwait (1990) era proprio quella di aver combattuto una guerra difensiva, costosissima in termini tanto materiali ed economici che umani, anche per conto terzi. Il fatto che le monarchie del Golfo richiedessero il pagamento degli ingenti prestiti effettuati, e ancor più che perseguissero una politica di bassi prezzi del petrolio (politica che impediva all’ Irak di far fronte ai propri impegni finanziari) era considerato non solo una dimostrazione di ingratitudine, bensì una vera e propria dimostrazione di ostilità””. (pag 211)”,”VIOx-109″ “FIORANI Eleonora VISENTIN Fernando”,”Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””.”,”””Lenin si richiama ancora ad Engels per chiarire quale sia anche il significato marxistico del concetto hegeliano che “”la libertà è il riconoscimento della necessità””, e cioè solo la conoscenza delle leggi obiettive dell’ambiente che ci condiziona ci permette “”di farle agire secondo un piano per un fine determinato, cioè di dominarle, di intervenire sulla natura qual’è, al di là di ogni velleitarismo utopistico che non tenga conto delle obiettive strutture che si offrono alla nostra azione. L’uomo pertanto può a sua volta condizionare l’ambiente da cui è condizionato, ma non illimitatamente, bensì coerentemente alle possibilità date in una determinata situazione, allo spazio d’azione obiettivo, ove meno preme la determinazione delle circostanze: “”La necessità della natura è primordiale e la volontà e la coscienza dell’uomo sono secondarie””””. Quindi la ‘necessità cieca’ viene ridimensionata dialetticamente nella “”necessità in sè””, cioè non conosciuta dall’uomo – ma non inconoscibile (ignoramus non ignorabimus), che l’attività gnoseo-pratica tende a tradurre in necessità per noi e quindi in prospettiva in elemento basilare di libertà. Anche qui, dice Lenin, “”Engels applica in modo evidente…il metodo del “”salto vitale”” in filosofia, cioè fa un salto dalla teoria alla pratica”” (‘Materialismo ed Empiriocriticismo’, pag. 176)”” (pag 14) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966] Engels: ‘La natura è il banco di prova della dialettica’ (pag 15) “”B. Croce ravvisa nella dialettica marx-engelsiana (non solo engelsiana) il dialettismo deteriore che a suo parere aduggia l”Enciclopedia’ hegeliana (‘Come intendevano la dialettica il Marx e l’Engels nel 1877’, in ‘Filosofia e Storiografia, Bari, 1949)”” (pag 20) “”Ricordiamo di transito un’opera anti-stalinistica, scritta dalla ex-segretaria di L. D. Trotsky, poi entrata nella concezione del “”capitalismo di stato”” come struttura dei cosiddetti “”stati operai””, cioè Raya Dunayevskaya, che, con Marxism and Freedom ci dà l’estrema accentuazione dell’hegelismo marxiano (e leniniano), nonché il riconoscimento della convergente Marx-Engels-Lenin, in chiave non solo “”umanistica””, ma addirittura libertaria, così differenziandosi dal pur affine Marcuse, che finisce in un anticomunismo in cui antileninismo ed antistalinismo sono identificati.”” (pag 23) “”Il materialismo dialettico, “”negazione della negazione””, riprende la concezione dialettica su basi naturalistiche e non si presenta più come filosofia ma come “”semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua prova e la sua conferma in una scienza della scienza per sé stante, ma nelle scienze reali”” (Antidühring, pag. 152). Sono le stesse scienze naturali infatti che confermano l’esistenza della natura prima dell’uomo e quindi di una materia priva di sensibilità, di cui la materia organica è solo un prodotto ulteriore frutto di un lunghissimo sviluppo, quando sostengono che “”la terra esisteva in condizioni tali che né l’uomo né in generale qualsiasi altro essere vivente esisteva o poteva esistere su di essa””. Lenin confronta la posizione del materialismo dialettico con quella di Avenarius, Petzoldt e Willy, negando sia la tesi dell’uomo come termine centrale potenziale e attivo della coordinazione, cioè del legame indissolubile tra l’Io e l’ambiente, sia la tesi dell’aggiunta mentale del nostro intelletto che cerca di conoscere l’oggetto. A tale proposito afferma: “”se noi “”aggiungiamo mentalmente”” noi stessi, la nostra presenza sarà immaginaria, mentre l’esistenza della terra prima dell’uomo è reale. Infatti l’uomo non ha potuto, per esempio, osservare come spettatore la terra incandescente, e “”pensare”” la sua presenza sulla terra incandescente è oscurantismo”” (Materialismo ed Empiriocriticismo, pag. 67). E aggiunge: “”L’importante, dal punto di vista gnoseologico, non è chiederci se possiamo in generale concepire un tal posto, ma se abbiamo il diritto di pensarlo esistente o esistito indipendentemente da un pensiero individuale qualunque”” (ibidem, pag. 68). Ciò pone immediatamente il problema della conoscenza e quindi del rapporto tra essere e pensiero, tra “”spirito”” e natura. Porsi il problema della relazione tra le nostre idee sul mondo e il mondo reale stesso significa prima di tutto esprimersi sulla conoscibilità del mondo stesso. Engels sul problema della “”cosa in sé”” non solo riprende gli argomenti di Hume, Hegel, e Feuerbach contro la concezione kantiana della dualità tra noumeno e fenomeno, ma fa appello alla pratica, all’esperimento, all’industria, che permettono di dimostrare veridica la nostra conoscenza di un dato fenomeno col crearlo noi stessi e col farlo servire ai nostri fini. “”Le sostanze chimiche si formano negli organismi animali e vegetali restarono “”cosa in sé”” fino a che la chimica organica non si mise a prepararle l’una dopo l’altra; quando ciò avvenne la cosa in sé si trasformò in cosa per noi…”” (E. Feuerbach, in Lenin, pag. 90). Viene così negata l’inconoscibilità della “”cosa in sé”” e Lenin conclude: “”1) Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra sensazione, fuori di noi… 2) Non vi è né vi può assolutamente essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé. La differenza è semplicemente tra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto… 3) Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra conoscenza sia bell’e fatta e invariabile, ma esaminare in qual modo dall’ignoranza si passa alla conoscenza, in qual modo una conoscenza incompleta, imprecisata diventa più completa e più precisa”” (ibidem, pag. 91-2)”” (pag 10-11) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966]”,”LENS-246″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura saggi di MAESTRI Elena PASTORI Gianluca RADAELLI Riccardo DE-LEONARDIS Massimo ABU JABER Kamal AL-SUWAIDI Jamal S. SARIOLGHALAM Mahmood”,”Il Golfo nel XXI Secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Valeria Fiorani Piacentini insegna Storia e istituzioni del mondo musulmano e Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del C.Ri.S.S.M.A., del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Missione storica, antropologica e archeologica italiana in Makran e Kharan (Baluchistan – Pakistan). Tra le sue pubblicazioni: Merchants, Merchandise and Military Power in The Persian Gulf, Il pensiero militare nel mondo musulmano, Asia Centrale: verso un sistema cooperativo di sicurezza.”,”GOPx-002-FL” “FIORANI Adolfo LEGA Achille”,”1948: tutti armati. Cattolici e comunisti pronti allo scontro.”,”Adolfo Fiorani, nato a Piacenza nel 1937 giornalista del ‘Corriere della Sera’, è stato inviato speciale dell”Avanti!’. Achille Lega, nato a Milano nel 1938, per oltre vent’anni inviato speciale de ‘Il Giorno’, è autore con Giorgio Santerini del libro-inchiesta ‘Strage a Brescia Potere a Roma, Milano 1976. Gli autori hanno attinto al carteggi o del cardinale Schuster nell’Archivio storico della diocesi di Milano.”,”RELC-367″ “FIORANI Flavio”,”I Paesi del Rio de La Plata. Argentina, Uruguay e Paraguay in età contemporanea (1865-1990).”,”Flavio Fiorani (Buenos Aires 1952) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia delle Americhe e lavora presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma.”,”AMLx-019-FL” “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: L’approdo unitario di Marx ed Engels al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi. Eleonora Fiorani è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna (1977). E’ stata allieva di L. Geymonat e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ e ‘L’Antischelling’ (traduzione e saggio introduttivo). “”(…) si ripropone, oggi come ieri, l’alternativa fondamentale: … finire (pag 99, L’Antidüring)”,”MAES-004-FF” “FIORANI Eleonora”,”Lettura e critica di Lukàcs.”,”L’opera ‘Storia e coscienza di classe’ (raccolta di saggi, scritti tra il 1919 e il 1922) fu pubblicato nel 1923 e condannato nel 1924 (V Congresso IC, per giudizio di Bucharin e Zinoviev). Lukacs fece autocritica … (pag 172) Critica di Lukàcs a Engels (pag 174) Lukàcs vede nell’ ‘irrazionalismo’ ‘lo strumento infernale del fascismo’ (pag 178) Lukàcs giudica una ‘sconfitta’ ciò che egli chiama ‘la rivoluzione del 1918’ che instaurò la ‘repubblica di Weimar, cui, dice sempre l’autore, dimentico della repressone dello spartachismo, aderivano le masse, la piccola borghesia e gli intellettuali, ma dove gli Junkers detenevano per sempre il predominio (pag 187) Lettera di Engels a Bloch (pag 200) “”Lukàcs viene così ad affermare: «il profondo fraintendimento di Engels consiste nel fatto che egli considera come prassi – in senso dialettico-filosofico – il comportamento caratteristico nell’industria e nell’esperimento. Ma proprio l’esperimento implica un comportamento per eccellenza contemplativo. Lo sperimentatore crea un ambiente artificiale astratto, per poter osservare liberamente le leggi nel loro operare indisturbato: egli cerca di ridurre il sostrato materiale della sua osservazione – (…) – a ciò che viene «generato» in modo puramente razionale, alla «materia intelligibile» della matematica. E quando Engels, a proposito dell’industria, dice che ciò che è così «generato» viene reso utilizzabile «ai nostri scopi», sembra aver dimenticato per un istante la fondamentale struttura della società capitalistica (…). Sembra cioè aver dimenticato che la «legge di natura» di cui si tratta nella società capitalistica «poggia sull’inconsapevolezza dei partecipanti». Nel momento in cui si pone «degli scopi» l’industria non è soggetto delle leggi sociali, ma soltanto oggetto» («Histoire et conscience de classe», ed. francese, Les Editions de Minuit, 1960; p. 168, traduzione e «riduzione» nostra). A Engels viene dunque, da questo punto di vista, rimproverato un accantonamento della teoria in nome della prassi, e quindi un cambiamento di significato del concetto di prassi stessa, che si identificherebbe con la prassi scientifica e tecnologia ‘tout-court’, dell’industria moderna. E in tal senso è interpretato l’appello engelsiano alla ‘prassi’ nel processo conoscitivo”” (pag 174) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973] “”In conclusione, il testo leniniano viene usato [da Lukàcs, ndr] più nella parte negativa critica delle correnti scientifico-epistemologiche, che in quella positiva; che, ripetiamo, consiste per Lenin nella elaborazione attualizzata del materialismo dialettico, concretizzato come Weltanschauung, quindi come gnoseologia e metodologia, nel suo rapporto effettivo di attenzione alle scienze modificando fondamentalmente il concetto stesso di scienza e via via la totalità del sapere scientifico. A concludere su questi temi, è utile qui la citazione abbastanza ampia da una lettera di Engels a Bloch: «Secondo la concezione materialistica della storia il momento, che in ‘ultima istanza’ è decisivo nella storia, è la produzione e riproduzione della vita materiale. Di più non fu mai ritenuto né da Marx né da me. Se ora alcuno ha ritorto il senso, in modo che il momento economico è il ‘solo’ decisivo, quel tale ha mutato quella proposizione in una frase astratta, assurda, che non dice nulla. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiosi e loro ulteriore sviluppo in sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. È nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose ed avvenimenti, il cui intimo nesso è tanto lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria ad un qualsivoglia periodo della storia, sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado». (‘Due lettere’ di F. Engels sull’interpretazione materialistica della storia’, Mongini, 1906, p. 4). Se dunque è avvenuta in Lukàcs una semplificazione (particolarmente di tipo filosofico in connessione stretta col mondo storico nei suoi processi), più gravemente questa semplificazione o riduzione si è protratta, con un capovolgimento parziale e attuale di pratica politica immediata, nelle correnti e nelle esperienze di lotta della «Nuova sinistra», pur entro il suo sincero militantesimo”” (pag 199-200) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973]”,”TEOC-004-FGB” “FIORANI Eleonora”,”La nuova condizione di vita. Lavoro, corpo, territorio.”,”Eleonora Fiorani insegna antropologia culturale al Politecnico di Milano e semiotica all’Istituto Europeo di Design. Già allieva e collaboratrice di L. Geymonat nel ’70, ha pubblicato una ventina di libri di filosofia, storia delle civiltà arcaiche e altre, i materiali dell’arte, la comunicazione oggi.”,”ITAS-091-FL” “FIORAVANTI Maurizio a cura; contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”Lo Stato moderno in Europa. Istituzioni e diritto.”,”Contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”DIRx-014″ “FIORE Ilario”,”Tien an Men. Un diario fedele, un’analisi dei fatti, una storia emozionante dei 55 giorni di Pechino.”,”Ilario FIORE , partigiano in una brigata Garibaldi del Monferrato a 18 anni, è stato giornalista e inviato in vari paesi vivendo sette ‘rivoluzioni’. Ha lavorato per la Rai a Mosca, Madrid e Pechino.”,”CINx-263″ “FIORENTINO L. LOCATELLI O.”,”Da Verga ai giovani. Raccolta di novelle e di racconti.”,”Scritti di VERGA FOGAZZARO FUCINI DE AMICIS DOSSI ORIANI SERAO DI-GIACOMO SVEVO D’ANNUNZIO PANZINI PIRANDELLO BONTEMPELLI PAPINI PALAZZESCHI BACCHELLI TITTA ROSA ALVARO COMISSO GADDA MALAPARTE REPACI DE-FILIPPO JOVANE ZAVATTINI BUZZATI SOLDATI PAVESE VITTORINI PRATOLINI REA e altri. “”Da una letteratura che si avvaleva di elementi regionalistici forti e quasi fatali, doveva raggiungere altissime vette Giovanni Verga. Diciamo subito che egli è il più grande narratore italiano del secondo Ottocento’ (pag 9).”,”ITAV-011″ “FIORENTINO Dario”,”Madre Teresa di Calcutta.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Biografia. (fonte in basso) Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia). Fin da piccola riceve un’educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana. Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una “”grazia”” fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “”Esercizi spirituali”” di Sant’Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini». Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell’Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l’insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa. Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l’Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta. Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall’angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni… La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo. Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura… Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un “”sari”” (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo “”miracolo”” all’opera della Provvidenza… A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest’ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle. Nell’autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata “”Congregazione delle Missionarie della Carità””. Durante l’inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all’ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata. A Suor Teresa viene allora l’idea di chiedere all’amministrazione comunale l’attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di “”Kalì la nera””, ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta. Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: “”Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere “”perdono a Dio””, che rifiutasse di dire: “”Dio mio, ti amo””. Due anni dopo, Madre Teresa crea il “”Centro di speranza e di vita”” per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi. “”Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca – racconta Madre Teresa – una famiglia dell’alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato. Vado a trovare la famiglia e propongo: “”Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!”” risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste””. Madre Teresa nota: “”Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l’esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c’è speranza di vera guarigione””. Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall’amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. “”Essere cattolica ha per me un’importanza totale, assoluta – dice – Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre… Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa””. “”Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo… Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l’immagine dolorosa… Gesù nell’eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo””. Nel corso degli anni 60, l’opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell’India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi “”sviluppati””, essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un’orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, “”che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita””. Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto. Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa nell’occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero. Negli anni ’80, l’Ordine fonda, in media, quindici nuove case all’anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l’Etiopia, lo Yemen Meridionale, l’URSS, l’Albania, la Cina. Nel marzo del 1967, l’opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la “”Congregazione dei Frati Missionari””. E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità. Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: “”Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell’amore con Cristo. PregarLo, è amarLo””. Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l’amore sia indissolubilmente unito alla gioia: “”La gioia è preghiera, perché loda Dio: l’uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso””. Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei “”poveri”” del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: “”In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani… Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta… Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda… Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d’acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale…””. Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo. Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della “”Santa dei Poveri””, iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle “”cause”” dei santi. Nella settimana che celebrava i suoni 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un’emozionata folla di trecentomila fedeli. La sua canonizzazione avviene il 4 settembre 2016 sotto il pontificato di Papa Francesco. VUOI RICEVERE AGG Biografia. https://biografieonline.it/biografia-madre-teresa”,”RELC-405″ “FIORENTINO Dario”,”Simone de Beauvoir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. “”Nel 2020 è stato pubblicato per i tipi della Cornell University Press un bellissimo libro di Judith Coffin docente di Storia della University of Texas dal titolo ‘Sex, Love and Letters’. L’autrice vi raccoglie un numero considerevole di lettere che mettono a tema l’amore e la sessualità in tutte le loro forme, indirizzate a Simone de Beauvoir nel corso di molti anni da persone di tutto il mondo, da lei conservate e ritrovate da Coffin nei fondi della Bibliothèque Nationale di Parigi, mentre faceva ricerche sul ‘Secondo sesso’ (pag 11)”,”BIOx-375″ “FIORENTINO Dario”,”Il mostro di Firenze. Identikit di uno spettro inafferrabile.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica.”,”ITAS-236″ “FIORENTINO Dario”,”Enrico Mattei. Un complotto internazionale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Il caso della morte di Mattei è il primo grande mistero della storia italiana del dopoguerra …”,”ITAE-430″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe FIORI, inviato speciale di TV7, VD ed editorialista del TG2, D di ‘Paese sera’, ha scritto tra l’altro le biografie dell’anarchico SCHIRRU, di Emilio LUSSU e di Enrico BERLINGUER. Nel 1991 è uscita pure l’opera ‘Gramsci Togliatti Stalin’. Attualmente (1991) è senatore della Sinistra indipendente.”,”GRAS-005″ “FIORI Giuseppe”,”Il cavaliere dei Rossomori. Vita di Emilio Lussu.”,”LUSSU, Emilio (Armungia, Cagliari 1890 – Roma 1975), politico e scrittore, dopo aver partecipato alla 1° GM come interventista, nel 1920 fondò il Partito sardo d’ azione, in difesa della sua regione e nel tentativo di affrontarne l’annosa arretratezza. Fu eletto alla Camera dei deputati dal 1921 al 1926; dopo la secessione dell’ Aventino fu costretto a lasciare il Parlamento. Bersaglio di attentati fascisti, fu mandato al confino a Lipari, ma nel 1929 riuscì a evadere. Fondò con altri il movimento ‘Giustizia e libertà’. Le sue esperienze politiche e civili sono raccontate in libri caratterizzati da una scrittura chiara e ironica, ma anche tragica e partecipata. Riscossero grande successo di pubblico e positivi riconoscimenti di critica sia ‘Marcia su Roma e dintorni’ (1933) sia ‘Un anno sull’altopiano’ (1938), dal quale Francesco ROSI trasse il film ‘Uomini contro’ (1971). Rientrato dall’esilio parigino per partecipare alla Resistenza, nel 1945 riprese l’attività politica e parlamentare come deputato prima per il Partito d’azione e poi per il Partito socialista, PSI, fino al 1963, anno in cui passò al PSIUP. (ENC)”,”BIOx-203″ “FIORI Giuseppe”,”Gramsci Togliatti Stalin.”,”FIORI Giuseppe (Nuoro, 1923) è stato Vice direttore ed editorialista del TG2 e direttore di ‘Paese sera’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). L’A qui approfondisce tre aspetti sulla base dell’ epistolario Tatiana Schucht-Gramsci, dei carteggi Sraffa-Tatiana e Sraffa-Togliatti, in parte inediti, e altre fonti, 1. la solitudine politica del leader comunista in carcere, 2. la solitudine privata, 3. il sardismo-autonomismo di Gramsci. “”Dirà Valentino Gerratana: “”I Quaderni vedevano la luce a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, un periodo di ricerca autonoma ma anche di ortodossia stalinista (…). Sicché talune affermazioni furono espunte, altre delimitate, altre temperate. Gli apprezzamenti di Trotsky, laddove non c’era anatema, furono tolti; furono corretti i passi nei quali traspariva una qualunque presa di distanza da alcuni elementi del pensiero di Engels; furono attenuati accenti di riserva verso l’ esperienza sovietica, specie in ordine ai rapporti politici interni.”” Escono anche L’ Ordine Nuovo (1954) e gli Scritti giovanili (1958). Ma la lettera del 1926, fondamentale per conoscere il Gramsci a figura intera liberato finalmente da scaglie e pietre dell’ armatura togliattiana – il Gramsci di Gramsci, non il Gramsci di Togliatti – è pubblicata in Italia solo su iniziativa di Eugenio Reale nel 1957; e conosceremo l’ intero carteggio solo sei anni dopo la morte di Togliatti (segretario Longo, vicario Enrico Berlinguer).”” (pag 101-102)”,”GRAS-051″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””I dibattiti sulla fusione si protraevano interminabili. C’ era da una parte Tasca, in linea con l’ Internazionale per la fusione immediata. Bordiga, caparbio nella resistenza, chiedeva che ogni soluzione fosse perlomeno rinviata. “”Io camminavo sui carboni ardenti””, scrive Gramsci, “”e non era questo il lavoro più confacente alla mia condizione di debolezza cronica””. Se la cavò “”anguilleggiando”” (l’ espressione è sua). In seno al PSI s’era costituita la frazione “”terzinternazionalista”” (i cosiddetti “”terzini””) che proclamava fedeltà alla III Internazionale comunista. La proposta intermedia di Gramsci fu che si dovesse procedere subito alla fusione non con l’ intero PSI, ma, per il momento, con i soli “”terzini””, e la tesi prevalse (“”Mi sono involontariamente guadagnato””, dirà poi Gramsci, “”la fama di una volpe dall’ astuzia infernale””). Furono fissate in quattordici punti le condizioni della fusione e nominata una commissione mista per la loro applicazione. Bordiga, designato ad entrarvi, rifiutò di farne parte (prese il suo posto Gramsci); gli altri erano Scoccimarro e Tasca per i comunisti, Serrati e Maffi per i socialisti””. (pag 187)”,”BIOx-093″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”FIORI Giuseppe (1923) è stato VD ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. E’ senatore della sinistra indipendente. Scontro tra Giuseppe D’Alema e Berlinguer (FGCI anni 1950) “”Rotazione naturale. Berlinguer l’ asseconda. Ha ormai trentatre anni, è da undici ininterrottamente nel movimento giovanile, troppi, e trova conveniente anche per l’ organizzazione che il cambio ci sia e che ci sia uno svecchiamento complessivo del gruppo dirigente. Accoglie perciò il dinamico D’Alema con tranquilla disposizione a dargli più di una mano. Poi qualcosa si rompe, e la storia che segue è di tensioni e colpi, ognuno con la sua parte di responsabilità, grande o piccola. I ‘novatori’ vedono in D’Alema l’uomo della svolta, la loro irrequietezza cresce, hanno fretta e spingono, in qualche caso con forzature sgradevoli, perché l’ avvicendamento avvenga subito. D’Alema è per indole, l’ opposto di Berlinguer. Impulsivo, l’ eloquio torrentizio, mostra impazienza, agisce con impeto. E’ incapace di semitoni: i giudizi che dà sono ruvidi, raschiano. Stima poco gran parte del gruppo intorno a Berlinguer e non si dà pensiero di nasconderlo. Della Fgci dice che è un gran corpo senza testa. Enrico dice ha ha il limite fondamentale d’essersi esclusivamente occupato di giovani, esperienza formativa ma decisamente circoscritta Rassicura i ‘novatori’: al contrario di quel che è avvenuto finora, li valorizzerà. Un tramestio non inosservato. Il severo responsabile dell’ organizzazione, Silvano Peruzzi, vede e sente e ne è indignato.”” (pag 95-96)”,”PCIx-221″ “FIORI Umberto”,”Joe Hill Woody Guthrie Bob Dylan. Storia della canzone popolare in Usa.”,”Umberto FIORI nato a Sarzana vive a Milano dove si è laureato n filosofia nel 1975 all’ Università Statale. Ha fatto parte del Movimento studentesco milanese. Nel 1973 entra negli Stormy Six dove svolge il ruolo di cantante e di autore di testi. E’ tra i soci fondatori della Cooperativa l’ Orchestra. “”Dalla sua esperienza politica e sindacale Guthrie estrae un’idea e la racchiude in una sola parola: ‘Union’. Questo termine ricorre spesso, quasi ossessivamente nelle sue canzoni da ‘Tom Joad’ in poi. Nelle canzoni sindacali di propaganda ‘union’ significa ‘organizzazione dei lavoratori”” (si parla di ‘union hall’, ‘union card’), ma poi in seguito il suo campo di significati si allarga fin quasi a farne una parola maica, senza più nessun riferimento preciso a una realtà politica, come nelle canzoni sulla guerra mondiale. (…) Qui ‘Union’ non significa solo sindacato, organizzazione, solidarietà di classe: il termine si estende a tutto il paese in guerra (‘Union war’) e lo ‘Union feeling’ cerca le sue radici non più solo nella storia del movimento operaio, ma nella Bibbia, nel Vangelo, nella storia degli Stati Uniti, tracciando una ‘Union line’ ideale da Abramo attraverso Gesù fino a Lincoln (e a Roosevelt, non nominato ma sempre presente)””. (pag 56-57) “”Di fronte a questo compito, i contrasti interni di classe devono evidentemente cadere in secondo piano in appoggio allo sforzo bellico del paese contro Hitler e Mussolini. Così nell’entusiasmo della guerra patriottismo, antifascismo e coscienza di classe si confondono: il nemico è Htiler, Roosevelt è nemico di Hitler e quindi amico dei lavoratori””. (pag 57-58)”,”MUSx-220″ “FIORI Giuseppe”,”Uomini-ex. Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani.”,”ANTE1-6 Alla fine degli anni Quaranta 466 partigiani comunisti per di più del ‘triangolo rosso’ emiliano (alcuni della Volante rossa milanese) trovarono rifugio in Cecoslovacchia. Questi fuoriusciti raccontano i drammi vissuti in Italia e in Cecoslovacchia.”,”PCIx-246″ “FIORI F. Giacomo”,”Lorenzo il Magnifico.”,”FIORI F. Giacomo “”I Genovesi, considerata la resa di Sarzana, credettero falsamente che il Magnifico volesse continuare la guerra contro di loro; e, per paura, passarono alla obbedienza del duca milanese. Così Lorenzo, anche senza volerlo, concorse a togliere di mezzo quella piccola e travagliata repubblica, che poteva dar motivo di lotte sanguinose a causa dei veri o falsi diritti che vi vantava il ducato di Milano. Ludovico il Moro ne fu meravigliato e non sapeva come ringraziare Lorenzo per aver dato occasione a questa fortuna inaspettata. Anche il Papa ne rimase soddisfatto e concepì sempre maggiore stima e attaccamento al Magnifico.”” (pag 316)”,”BIOx-241″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”Giuseppe Fiore (1923) è stato vice-direttore ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. Attualmente è senatore della Sinistra indipendente. Fra le sue opere Vita di Antonio Gramsci, L’anarchico Schirru, Il cavaliere dei Rossomori, Vita di Emilio Lussu. L’autore ci offre con questa biografia di Berlinguer la documentata e minuziosa ricostruzione di una vicenda umana, intellettuale e politica attraverso la quale si legge la storia d’Italia.”,”PCIx-012-FL” “FIORI Giuseppe”,”Processo Gramsci.”,”Cronaca di un verdetto annunciato”,”GRAS-172″ “FIORI Lorenzo MINELLA Massimo, a cura; articoli di Lorenzo FIORI Alessando LOMBARDO Fabrizio BENENTE Giuliano MONTALDO e Eligio IMARISIO Michela CIARAPICA Pietro REPETTO Marco DORIA Giovanni B. PITTALUGA Maurizio MARESCA Aldo LAMPANI Lorenzo CASELL Claudia CERIOLI Davide TRABUCCO Massimo MINELLA”,”Il futuro della memoria. Genova come eravano, come saremo.”,”Molte foto d’epoca”,”LIGU-195″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe Fiore è nato a Silanus, Nuoro nel 1923 e si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari. Ha pubblicato saggi e romanzi.”,”GRAS-013-FGB” “FIORILLO Lucio”,”Il brigantaggio meridionale. Legittimisti, contadini, borghesia nella crisi dell’unificazione. Il caso del Matese, 1860 – 1868.”,”Lucio Fiorillo è nato il 13 gennaio 1960. Ha frequentato l’Università degli Studi di Pisa, laureandosi in Storia.”,”ITAB-034-FL” “FIORILLO Vanda a cura; saggi di Mario A. CATTANEO Maurizio BAZZOLI Detlef DÖRING Alfred DUFOUR Vanda FIORILLO Simone GOYARD-FABRE Klaus LUIG Simonetta SCANDELLARI Gerhard SPRENGER Franco TODESCAN”,”Samuel Pufendorf, filosofo del diritto e della politica. Atti del Convegno Internazionale, Milano, 11-12 novembe 1994.”,”Samuel von Pufendorf ( Dorfchemnitz, 8 gennaio 1632 – Berlino, 26 ottobre 1694) è stato un giurista e filosofo tedesco . Disparità tra esseri umani, non eguaglianza, ma diversità morale. Critica di Pufendorf a Hobbes. “”Criticando il concetto hobbesiano di eguaglianza, Pufendorf ravvisa una naturale “”disparitas”” di capacità tra esseri umani, in quanto liberi. Essi, pur essendo accomunati- come rileva giustamente Sprenger – da un naturale gioco di forze, oscillante tra istinto di autoconservazione e necessaria disciplina del sé, sono a mio avviso ideoni a modificare in maniera moralmente differente la sostanza fisica a loro disposizione. È evidente dunque come l’uomo naturale di Pufendorf, diversamente da quello hobbesiano, sia concepito a partire da un principio di ‘diversità morale’, e non certo di eguaglianza di fatto”” (pag XV) (introduzione di Vanda Fiorillo)”,”DIRx-001-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Tra egoismo e socialità. Il giusnaturalismo di Samuel Pufendorf.”,”Contiene dedica autrice a GM Bravo “”Queste pagine intendono offrire una ricostruzione, per linee interne, di alcune fra le principali tematiche etico-giuridiche ed economiche del pensiero pufendoriano ponendo in evidenza anche l’aspetto metodologico della sua costruzione. A partire da questo quadro acquista un suo rilevante significato la fortuna dell’autore nella Russia di Pietro il Grande e di Caterina II.”” (pag 1)”,”FILx-008-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Autolimitazione razionale e desiderio. Il dovere nei progetti di riorganizzazione politica dell’illuminismo tedesco.”,”Sul modello tipicamente tedesco di organizzazione socio-politica: quello dello Pflichtenstaat, dello Stato fondato sui doveri”,”TEOP-046-FMB” “FIORILLO Maurizio”,”Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-1945.”,”Maurizio Fiorillo membro del direttivo dell’Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, si occupa di temi legati alla storia italiana del secondo conflitto mondiale.”,”ITAR-385″ “FIORITO Riccardo”,”Divisione del lavoro e teoria del valore. L’economia sociologica di Adam Smith.”,”Riccardo Fiorito è nato a Roma il 22/1/1947. Nel 1969 vi si è laureato sostenendo una tesi in storia delle dottrine economiche con Lucio Colletti e Claudio Napoleoni. Nel 1970 è stato redattore economico di Rinascita. Collabora a varie riviste di sinistra e attualmente ha in corso una ricerca sullo sviluppo economico italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”ECOT-144-FL” “FIORITO Riccardo; PRESTIPINO Giuseppe; ISKROV Michail; DE-FEO Nicola Massimo; KONDER Leandro”,”Il marxismo nel mondo: Nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA); Nuove edizioni dei classici in Italia (Fiorito); Gli scritti sull’arte di Marx ed Engels (Prestipino); Pubblicazioni sovietiche per il centocinquantesimo di Marx (Iskrov); Etica borghese e morale comunista in due libri sovietici (De-Feo); Libri marxisti nel Brasile d’oggi (Konder).”,”””E’ apparsa anche un’altra opera in occasione dell’anniversario marxiano. Sono i ‘Lineamenti di storia della lotta ideale intorno al “”Capitale”” di Marx’, che abbracciano un periodo che va dall’uscita del 1° volume del ‘Capitale’ fino ai nostri giorni. Uno dei compagni di Marx, Johann Philipp Becker scriveva più di cento anni fa che il ‘Capitale’ è «la nostra spada, il nostro scudo, la nostra arma di offesa e di difesa». Il libro fa capire l’enorme funzione del ‘Capitale’ nel dare un fondamento alle idee del comunismo scientifico, nell’affermare il marxismo nel movimento operaio (…)”” (pag 295) (M. Iskrov)”,”MADS-011-FB” “FIORITO Riccardo FRINOLLI PUZZILLI Anna GARONNA Paolo GOUGH Ian LEON Paolo SCHIATTARELLA Roberto SOMOGYI Giovanni”,”Analisi della crisi economica internazionale.”,”Riccardo Fiorito, è professore incaricato di Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università di Chieti. Ha studiato a Roma e a Cambridge. A curatouna antologia di testi metodologici, Il disagio degli economisti e si occupa prevalentemente di problemi relativi al reddito potenziale. Anna Frinolli Puzzilli, è assegnista presso l’Istituto di politica economica e finanziaria della facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Ha svolto attività di ricerca con borsa Cnr presso l’Università di Essex e quella di Cambridge. Paolo Garonna, è professore incaricato di Complementi di econometrica presso la Facoltà di Statistica dell’Università di Padova. Ha conseguito il Master in Economia preso l’Università di Denver e svolto ricerca presso l’Università di Cambridge. Ian Gough, è collaboratore della New Left Review e di altre riviste, fra cui il Bulletin of the Conference of Socialist Economists. Paolo Leon, è straordinario di Fondamenti di Economia presso l’Università di Venezia. Roberto Schiattarella, è assegnista presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di roma. Ha studiato all’Istao di Ancona e attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Cambridge. Giovanni Somogyi, è professore straordinario di Politica economica e finanziaria presso l’Università di Catania.”,”ECOI-161-FL” “FIRENZUOLA Agnolo, a cura di Adriano SERONI”,”Le Novelle.”,”Agnolo Firenzuola (1493-1543) è stato uno scrittore italiano. Nato a Firenze, Firenzuola crebbe in un ambiente umanistico e studiò giurisprudenza a Siena ed a Perugia, dove divenne amico di Pietro Aretino 1. Tra le sue opere più importanti si annoverano il libello Discacciamento de le nuove lettere inutilmente aggiunte ne la lingua toscana pubblicato nel 1524, i Ragionamenti del 1525 ispirato al Decameron di Boccaccio, il rifacimento delle Metamorfosi di Apuleio e il Dialogo delle bellezze delle donne intitolato Celso 1. (copil.)”,”VARx-052-FSD” “FIRESTONE Schulamith, a cura di Lucia PERSONEMI”,”La dialettica dei sessi. Autoritarismo maschile e società tardo-capitalistica.”,”L’A parla in prospettiva di ‘socialismo cibernetico’, di libertà sessuale, di ‘sessualità naturale’, di fine della ‘famiglia biologica’, di fine del tabù dell’ incesto, di produzione di bambini con la tecnologia, di integrazione delle donne e dei bambini nella società più vasta, di diritti sessuali anche per i bambini ecc. (pag 233 e seguenti) “”L’ideale della bellezza. Ogni società ha elevato un certo ideale di bellezza al di sopra di tutti gli altri. Che cosa sia l’ ideale non ha importanza, perché qualunque ideale lascia fuori la maggioranza; gli ideali, per definizione, sono modellati su qualità ‘rare’.”” (pag 162)”,”DONx-028″ “FIRKET Henri”,”La cellula vivente.”,”Henri Firket, biologo, è professore emerito all’Università di Liegi.”,”SCIx-227-FL” “FIRPO Luigi direzione; a cura di Mario GIOVANA Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Vol 6°: Il secolo XX.”,”A cura di Mario GIOVANA, Siro LOMBARDINI, Dora MARUCCO, Alessandro PASSERIN D’ENTREVES, Alessandro PIZZORNO, Alberto RONCHEY, Massimo L. SALVADORI, Giovanni SARTORI, Pietro SCOPPOLA, Valerio ZANONE”,”TEOP-007″ “FIRPO Luigi direzione opera; a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume primo. L’ antichità classica.”,”volume a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET pag 373: la scoperta dei rapporti di forza: Ecateo ed Erodoto.”,”TEOP-115″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo primo. Ebraismo e Cristianesimo.”,”volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”TEOP-116″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo secondo. Il Medioevo.”,”volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”TEOP-117″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume terzo. Umanesimo e Rinascimento.”,”volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”TEOP-118″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo primo. Assolutismo, diritto naturale, costituzioni.”,”volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”TEOP-119″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo secondo. Illuminismo, rivoluzioni, restaurazione.”,”volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”TEOP-120″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quinto. L’ età della Rivoluzione industriale.”,”volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”TEOP-121″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume sesto. Il secolo ventesimo.”,”volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”TEOP-122″ “FIRPO Massimo”,”Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento.”,”Libro dedicato a Franco Venturi Massimo Firpo (Torino 1946) insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Tra le sue opere più recenti ‘Tra alumbrados e “”spirituali””. Studi su Juan de Valdes e il valdestanesimo nella crisi religiosa del ‘500 itailano’, Firenze, 1990; ‘Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone e il processo d’eresia’, Bologna, 1992; ‘Nel labirinto del mondo. Lorenzo Davidico tra santi, eretici, inquisitori’, Firenze 1992.”,”RELP-001-FMDP” “FIRPO Massimo”,”Artisti, gioiellieri, eretici. Il mondo di Lorenzo Lotto tra Riforma e Controriforma.”,”Massimo Firpo, accademico del Lincei, insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Tra le sue opere ‘Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell’Italia del Cinquecento’ (2006); ‘Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento. Un profilo storico’ (2009). Indagine sulla controversa questione dell’ortodossia di Lotto. Vita del pittore Lorenzo Lotto Lorenzo Lotto (circa 1480 – 1556/57) è stato un pittore rinascimentale italiano, noto per i suoi ritratti perspicaci e le sue opere mistiche a soggetto religioso. Nato a Venezia, Lotto ha vissuto e lavorato in diverse città del nord Italia, tra cui Treviso, Roma, Bergamo e Venezia 2. Lotto è stato influenzato dai grandi maestri veneziani come Giovanni Bellini e Antonello da Messina, ma ha sempre mantenuto uno stile distintivo e indipendente. Le sue prime opere, come la “”Madonna e San Pietro Martire”” (1503) e il “”Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi”” (1505), mostrano tratti del Quattrocento nella trattazione dei drappeggi e del paesaggio. Durante il suo soggiorno a Roma, Lotto è stato influenzato da Raffaello, adottando uno stile più fluido e una colorazione ricca e gioiosa. A Bergamo, il suo stile è maturato ulteriormente, con opere come le pale d’altare in San Bernardino e Santo Spirito, che mostrano una nuova inventiva e una maggiore competenza nel rendere luce e ombra. Nonostante il suo talento, Lotto ha spesso vissuto in difficoltà economiche e non ha mai raggiunto la stessa fama di altri artisti veneziani come Tiziano. Tuttavia, la sua opera è stata rivalutata nel tempo e oggi è considerato uno dei grandi maestri del Rinascimento italiano.”,”BIOx-004-FMDP” “FIRPO Luigi”,”Cattivi pensieri.”,”Contiene tra i molti scritti: – Marx è vivo? Si però… (pag 144) – Il Papa e Pinochet al balcone (pag 227) (sul viaggio del papa in Cile affacciato sorridente al fianco di Pinochet al balcone del palazzo presidenziale in cui Allende fu ucciso vittima del colpo di stato militare rafforz ail regime La tendenza odieran sembra quella di liberare Marx del marxismo postumo, anzi dai tanti marxismi…. (pag 145) La chiesa verso il duemila. Diplomazia e realpolitik (pag 227-229)”,”ITAP-005-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sulla Riforma in Italia.”,”Autonomia di L. Firpo nelle valutazioni storiche rispetto alle posizioni di Delio Cantimori (pag 11)”,”RELC-014-FMB” “FIRPO Luigi BOBBIO Norberto TREVES Paolo BULFERETTI Luigi EINAUDI Mario PASSERIN D’ENTREVES A. PASSERIN Ettore VACCARINO Giorgio MARCHELLO Giuseppe BALBO Felice SCARPELLI Uberto LEONI Bruno TREVES Renato GAROSCI Aldo TREVES Paolo”,”Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli.”,”Volume intonso Tra i vari saggi: – Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx (pag 375-392) (sulle verità e gli errori o i sofismi del marxismo) – Aldo Garosci, ‘Politica e morale negli eretici del comunismo ovvero il neomachiavellismo del ventesimo secolo’ (pag 509-529 “”(…) Lo svolgimento della storia è determinato nel suo orientamento e nei suoi caratteri, in modo necessario, dalla forma di appropriazione in generale e in particolare dalla forma di appropriazione dei mezzi di produzione. Qualunque ulteriore verità che si possa e si debba trovare per eliminare parzialità e insufficienze non potrà mai negare che, posta la relazione necessaria tra storia e produzione, la forma di appropriazione, e in particolare quella dei mezzi produttivi sia ‘decisiva’ sulla storia. Credo sia necessario insistere sull’essenzialità per il marxismo della tesi di Marx sopra enunciata e delle «linee» di conseguenze che derivano dal suo più profondo contenuto di verità. Qui basterà ricordare oltre alle ‘Tesi su Feuerbach’ (che fondano la cosiddetta antropologia marxista) e alla famosa prefazione della ‘Critica dell’economia politica’ (che fonda il materialismo storico), un passo massimamente significativo del ‘Capitale’: «… l’intento finale di quest’opera appunto è di svelare la legge economica del moto della società moderna» (3). Se ben si riflette in questa frase c’è la più sintetica ma piena conferma della mia interpretazione (non ci si faccia arrestare dal fatto che Marx dice: «moderna» e non «di ogni tempo», perché per lui ogni fase storica compiuta contiene tutto il precedente). Ma, a parte la verifica filosofica, quello che importa affermare e sottolineare è che è impossibile rifiutare quella verità perché indubbiamente ogni operazione umana non esiste ‘senza’ segno o elemento sensibile, materiale, senza essere ‘fatto’ e quindi senza ‘produrre’ e quindi senza impiego di forza-lavoro e di natura sensibile. Qualunque sia la specifica diversità dell’elemento ‘formale, intrinseco’ del ‘fatto’ e la facoltà che determina tale diversità nell’operazione umana, rimane sempre vero che ogni operazione umana e realizzazione storica è inevitabilmente un ‘fatto’, un ‘prodotto’ (il quale pertanto soggiace alle leggi universali della produzione). Si vedranno dopo gli sviluppi e le precisazioni cui deve portare tale verità. Ora è necessario insistere sulla sua inconfutabilità; chi volesse provarsi a negarla, infatti, dovrebbe semplicemente cessare di pensare e infine di vivere, dato che non si pensa né si vive senza sia pure un minimo di erogazione di forza-lavoro, senza produzione sensibile”” (pag 378-379) [Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx’ (in) AaVv, ‘Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli’, Edizioni Ramella, Torino. 1954] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’Economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione della prima edizione del ‘Capitale’)]”,”STOx-032-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma.”,”Luigi Firpo (1915-1989) si laureò a Torino con G. Solari nel 1937 con una tesi su Tommaso Campanella, che continuò in seguito a far oggetto delle proprie ricerche e che gli fece ‘incontrare’ molti degli autori dell’etò moderna dei quali si occupò nella sua cinquantennale carriera di studioso. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche. Machiavelli e Guicciardini: il ‘popolano’ Niccolò e il ‘nobile e facoltoso’ Francesco “”Un ultimo, significativo episodio della diffusione manoscritta dei grandi testi politici del Machiavelli è rappresentato dalle ‘Considerazioni ‘ di Francesco Guicciardini sopra i ‘Discorsi’ liviani dell’amico scomparso tre anni avanti. Tardivi, ma abbastanza folti rapporti epistolari (47) e personali avevano legato i due uomini, generando un’autentica reciproca stima, che ben merita il nome di amicizia, per quanto un tale sentimento potesse legare in quell’età due personaggi di professione e interessi tanti affini, ma di così diversa estrazione: popolano e povero e consumato in non illustri uffici Niccolò; nobile e facoltoso e investito di alte cariche Francesco, il quale alle soglie della trentina – l’età in cui Machiavelli appena esce dall’ombra – già regge l’ambasciata di Spagna e, negli anni in cui Niccolò si logora nell’umiliata inazione, svolge gravosi compiti di governo nello Stato ecclesiastico. Il loro fu dunque un incontro difficile, in cui la considerazione meditata dovette pesare più della simpatia spontanea, e se si accostarono e si compresero, tanto maggior merito va reso a colui che avrebbe potuto guardar l’altro dall’alto e distrattamente. Invece, malgrado la proverbiale riservatezza del Guicciardini, il ghiaccio si sciolse, come mostrano certe lettere confidenziali e scherzose, e dal carteggio emerge, da parte del più giovane, una penetrazione acuta della personalità appassionata e beffarda dell’altro. «El Machiavello si truova qua», scrive Francesco con distaccata sfiducia, «Era venuto per riordinare questa milizia, ma, veduto quanto è corropta, non confida di averne onore. Starassi a ridere degli errori delli uomini, poi che non gli può correggere» (48). E un altro giorno, con abbandono inconsueto, confessa a Niccolò che lo riconosce «extravagante di opinione dalla commune et inventore di certe cose nuove et insolite» (49). La discussione postuma si svolge pertanto in un clima di profondo rispetto, su un piano pacata ricerca scientifica, fra due uomini che hanno misurato la reciproca statura e possono guardarsi negli occhi. Questa comprensione non esclude ovviamente i dissensi, da quelli molteplici delle opinioni, all’ultimo e più segreto del temperamento e del modo stesso di concepire gli uomini e il mondo, che sono appunto quelli documentati nelle ‘Considerazioni’ (30) (…)”” (pag 46-47) [Luigi Firpo, ‘Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma’, Utet, Torino, 2005] [(47) La prima lettera superstite è quella di Francesco a Niccolò del 1 maggio 1521 (‘Lettere’; cit., pp. 401-402. Il Guicciardini (1482-1540) era di tredici anni più giovane del Machiavelli e di altrettanti gli sopravvisse; (48) Il Guicciardini a Roberto Acciaiuoli (Marignano, 18 luglio 1526); in F. Guicciardini, ‘Carteggi’, a cura di P.G. Ricci, Roma, 1959, vol. IX, pp. 15-16; (49) Il Guicciardini al Machiavelli (Modena, 18 maggio 1521) in ‘Lettere’, cit., p. 408. Le guicciardiniane ‘Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima di Tito Livio’, serbate nell’autografo, vennero pubblicate per la prima volta da G. Canestrini in F. Guicciardini, ‘Opere inedite’, Firenze, 1857, vol. I, pp. 1-79; si vedano ora in F. Guicciardini, ‘Scritti politici e Ricordi’; cit., pp. 1-65. Sul rapporto tra Machiavelli e Guicciardini la letteratura è vastissima (…)]”,”TEOP-051-FMB” “FIRPO Luigi, a cura”,”Cinquant’anni di studi sul Campanella (1901-1951).”,”Un criterio selettivo “”(…) il desidero non solo una elencazione descrittiva, ma di una qualificazione che consenta di sceverare i contributi originali dalle ripetizioni d’accatto, le ricerche serie dalle chiacchierate oziose e, in sostanza, non indichi solo al profano quali sono gli scritti da ‘leggere’ per informarsi su questo e quel punto, ma anche quelli da ‘non leggere’ per evitare di pigliar cantonate o, se non altro, di gettare del tempo prezioso”” (L. Firpo) (pag 209)”,”STOx-056-FMB” “FISAS Vicenç”,”El poder militar en España.”,”FISAS Vicenç (Barcelona; 1952) è pure autore di ‘Centrales nucleares: imperialismo tecnologico y proliferacion nuclear.”,”SPAx-096″ “FISCHBACH Oskar Georg”,”Teoria general del estado.”,”Nazismo e prussificazione. “”Nel nuovo Stato, la Prussia gioca un ruolo decisivo, che Hermann Göring definisce così: “”La libertà e l’ onore sono fondamenti della Prussia, e la Prussia è il fondamento della Germania””. Gli ultimi resti di federalismo spariscono. In particolare si esige che i parlamenti nazionali aggiustino la loro composizione a quella del Reichstag, in tal modo, per il numero di abitanti, la Prussia designa i tre quarti dei membri. Inoltre un decreto del 7 aprile del 1933 converte praticamente le nazioni in province decentralizzate””. (pag 103)”,”TEOP-199″ “FISCHER Fritz a cura di Enzo COLLOTTI”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”[‘Quando nel 1959 uscí sulla «Historische Zeitschrift» un articolo di Fritz Fischer che anticipava a grandi linee i risultati ora esposti in questo libro, l’intero mondo storiografico-politico della Germania di Bonn fu messo a rumore, e reazioni anche piú vivaci suscitava, tre anni dopo, la pubblicazione del volume, che ha avuto in seguito altre tre edizioni. Il lavoro del Fischer, infatti, batte in breccia – sulla base di un’enorme massa documentaria, in parte a stampa, ma in ben piú larga misura ricavata dagli archivi di Potsdam, Merseburg, Bonn, Vienna, Stoccarda, Monaco e Coblenza – le tesi e le leggende, assai diffuse ancora oggi in Germania, volte a sostenere che l’impero degli Hohenzollern si prefiggeva con quel conflitto fini puramente difensivi. Si tendeva soprattutto a negare che mire annessionistiche si fossero prefissi i dirigenti piú responsabili, a cominciare dal cancelliere Bethmann Hollweg, e a giudicare i piani di Weltpolitik fantasie di piccoli gruppi pangermanisti. Il Fischer, invece, dopo avere analizzato nelle linee essenziali lo sviluppo economico-sociale della Germania dagli anni ’90 al 1914, mostra spregiudicatamente le precise responsabilità dei maggiori capi politici e militari tedeschi per spingere l’Austria-Ungheria a un conflitto dal quale si ripromettevano il coronamento dei loro sogni imperialistici. In particolare, il ruolo dei grandi complessi industriali e finanziari nella guerra è seguito con una attenzione e un’esattezza che permette di indicare come il loro programma, diretto precedente dei piani nazisti di conquista, sia da considerare una costante nella politica di questi colossi economici. Il graduale sistema di dominazione politica ed economica del Reich era organizzato in forma diretta e indiretta: dalle limitate annessioni ai confini occidentali e orientali (province polacche e lituane, francesi, belghe e olandesi), attraverso la creazione di Stati-cuscinetto vassalli (Belgio e Romania, Polonia, Finlandia, Ucraina), si doveva giungere a una Mitteleuropa sotto direzione tedesca, che avrebbe dovuto estendere la sua sfera d’influenza a gran parte d’Europa, Asia e Africa. Il Fischer indica la coerenza e la funzionalità di questo programma, perseguito dagli uomini di governo con l’appoggio dei maggiori industriali e finanzieri e anche di personalità di grandissimo rilievo nella cultura tedesca: le varie fasi del conflitto, le principali operazioni belliche, le stesse trattative segrete e i sondaggi per la pace fanno da sfondo a questa coraggiosa ricostruzione del piú ambizioso piano di conquista elaborato prima della tragica avventura hitleriana. L’indagine, imponente per la vastità dell’orizzonte storico preso in esame e per la straordinaria ricchezza dei documenti studiati, illumina efficacemente le caratteristiche del conflitto 1914-18 e i suoi rapporti con la seconda guerra mondiale: «in avvenire – ha riconosciuto uno studioso della Germania orientale – nessuno potrà lavorare sulla storia della Prima guerra mondiale senza avere assimilato a fondo l’opera del Fischer»’. Indice: Prefazione. Prefazione alla seconda edizione. Prefazione alla terza edizione. Introduzione. L’imperialismo tedesco. La Germania e lo scoppio della guerra mondiale. Parte prima 1914-1916. L’attesa della vittoria lampo. Piani di sovversione. Le pressioni interne. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1915. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1916. Obiettivi delle mire belliche tedesche. I. Germania e America del Nord. I programmi sugli obiettivi della guerra. Parte seconda 1917. Pace alla Hindenburg o alla Scheidemann? Il mantenimento degli obiettivi bellici tedeschi. La Germania e la nuova Russia. Gli obiettivi di guerra nella crisi del luglio 1917. Michaelis e Kühlmann. La nuova redazione degli obiettivi bellici. Obiettivi delle mire belliche tedesche. II. Parte terza 1918. La conclusione della pace di Brest-Litovsk. Lo sviluppo della Mitteleuropa. Sviluppo della posizione orientale. La Germania tra russi bianchi e rossi. Lineamenti della posizione di potenza mondiale. L’attesa della vittoria finale. Appendice bibliografica. Indice dei nomi]”,”GERQ-014″ “FISCHER Louis”,”Das Leben Lenins.”,”FISCHER nasce a Filadelfia e nel 1921 scrive per il ‘New York Post’. Lo si vede nella foto di pag 576 assieme al CC del Partito comunista russo dell’ottobre 1922. E’ uno specialista della Russia.”,”LENS-001″ “FISCHER Ruth”,”Stalin und der Deutsche Kommunismus. Der ubergang zur konterrevolution.”,”Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-023″ “FISCHER Paul”,”Foreign Direct Investment in Russia. A Strategy for Industrial Recovery.”,”FISCHER Paul è un economista che ha svolto l’attività di consigliere per le autorità sovietiche sullo sviluppo del settore privato e sugli investimenti diretti stranieri per il governo tedesco. Ha lavorato per la Commissione Europea e per il GATT, nonché come consulente di compagnie private. Ha studiato economia all’Università di Monaco, Parigi e Maastricht e ha passato vari anni in Russia.”,”ECOI-076″ “FISCHER George”,”Soviet Opposition to Stalin. A case study in world war II.”,”In questo libro si racconta la storia del movimento Vlasov guidato da Andrei Vlasov, ex generale a quattro stelle dell’ Armata rossa ed eroe della Battaglia di Mosca. Questo movimento di ufficiali sovietici catturati, soldati e civili, rappresenta uno dei più drammatici episodi della 2° guerra mondiale. FISCHER studia i motivi che hanno spinto costora a fiancheggiare HITLER contro STALIN. Oltre al movimento Vlassov in senso stretto, l’ A attraverso questo episodio, valuta la dimensione dell’ opposizione politica potenziale in URSS. Le forme erano: disaffezione passiva, defezione individuale, resistenza organizzata. George FISCHER ha speso una dozzina d’anni in URSS come capitano dell’ esercito durante la seconda guerra mondiale e negli anni seguenti la guerra. Ha studiato e lavorato in Germania per quattro anni. Nel 1951 è diventato Direttore del East European Fund, stabilito dalla Fondazione Ford per assistere gli ex cittadini sovietici. Poi ha insegnato storia russa ad Harvard.”,”RUST-092″ “FISCHER Georges”,”Le parti travailliste et la décolonisation de l’ Inde.”,”Georges FISCHER, dottore in scienze politiche, è stato direttore fino al 1952 del dipartimento economico e sociale e rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Attualmente (1966) è maitre de recherches al CNRS e collaboratore della Fondation Nationale des Sciences Politiques. Da qualche anno studia il problema della decolonizzazione. “”Alla fine della prima guerra mondiale, un gran numero di liberali e di radicali delusi vennero ad ingrandire i ranghi del Labour. Contrariamente a quello che a volte si dice, le ragioni di politica interna non hanno giocato un un ruolo trascurabile in queste conversioni. Ma è vero che le considerazioni di politica estera e quelle relative all’ Impero hanno pesato fortemente in questa bilancia””. (pag 97) “”Agli occhi di due dei radicali, V.H. Rutherford e Josiah C. Wedgwood, che si occupavano molto del problema indiano, la politica estera e imperiale del partito liberale costituisce una minaccia per la democrazia inglese. Ad ogni modo, il gruppo dei nuovi venuti, salvo qualche eccezione, si interessa soprattutto alla politica estera e la riorganizzazione dell’ Europa sarà la sua principale preoccupazione, quasi la sua ossessione. Charles Roden Buxton e i suoi amici insistono sui pericoli che nasconde la situazione tedesca, l’ atteggiamento manifestato riguardo alla Russia. Nel suo programma in otto punti che egli elabora per il partito laburista, Sir Charles Trevelyan consacra quattro punti alla situazione interna e quattro altri alla situazione internazionale senza menzionare l’ India o l’ Impero. D’altra parte, B.P. Wadia, l’ amico di A. Besant, nazionalista moderato, creatore dei primi sindacati a Madras, rimarca, a giusto titolo, che i radicali, che l’ Union for Democratic Control al cui interno sono essi sono molto numerosi, s’ interessa ben più ad evitare la guerra in Europa che all’ India. Una delle eccezioni, V.H. Rutherford preconizza pure lui l’ auto-governo in India, tra l’ altro, perché “”l’ India, legata dalla spada all’ Inghilterra, determina la nostra politica estera””. (pag 98) Su socialimperialismo e aristocrazia operaia: “”Ma qual è l’ opinione della “”base””, della massa degli aderenti? (…) I lavoratori sono prima di tutto degli inglesi. Si potrà dire lo stesso dei comunisti. Al secondo Congresso dell’ Internazionale Comunista, i delegati inglesi dichiarano che la maggioranza dei lavoratori del loro paese approva la repressione con le armi di una rivolta in India e che essa considera come un atto di tradimento il sostegno da parte di una formazione politica inglese della lotta rivoluzionaria di una colonia britannica. Alla conferenza di Amsterdam dell’ 11 e 12 luglio 1925, il leader indiano, M.N. Roy, accusa il partito comunista inglese di imperialismo e di paternalismo. Da parte sua, Lansbury si lamenta, nel 1920, che Lenin non comprende nulla del “”socialismo patriottico””. Più tardi, Attlee descrive la reazione della classe operaia inglese: essi sentono la differenza tra un capitalista inglese e un capitalista straniero; essi possono essere condotti a partecipare ad azioni di carattere nazionale e ammettono che possono avere degli interessi comuni con gli altri strati della popolazione””. (pag 99-100)”,”INDx-058″ “FISCHER Louis”,”Les soviets dans les affaires mondiales.”,”Lo scacco della Conferenza dell’ Aia. “”Lloyd George aveva perduto molta della sua influenza dopo Genova. Nell’ ottobre 1922 i conservatori, diretta da Bonar Law, Curzon e Austen Chamberlin, dovevano forzarlo alle dimissioni: in luglio egli non poteva dunque insistere sulla sua politica russa. Anche a Genova, al vertice del suo potere, non aveva potuto superare le resistenze franco-belghe e americane. Le sue prospettive erano ridotte a niente. Ecco perchpé la conferenza fallisce, dicono i Russi. La principale spiegazione economica dello scacco dell’ Aia, da parte dei russi, fu la bancarotta europea. I governi occidentali non diedero crediti a Mosca per mancanza di denaro. “”Lo scacco della conferenza – disse Sokolnikov, può essere attribuito soprattutto alla completa impotenza finanziario del governo reazionario francese”” (…). Cicerin e Krassin incontratisi in questo periodo con diplomatici americani ebbero l’ impressione che gli Stati Uniti facessero di tutto per impedire all’ Inghilterra di sfruttare le possibilità economiche della Russia. (…) Per Krassin, anche l’ inflazione tedesca e la caduta del marco alterarono la situazione. Una catastrofe finanziaia in Germania avrebbe costituito, diceva, una minaccia per tutte le potenze e soprattutto per l’ Inghilterra per via del suo commercio marittimo. (…) Per l’ Inghilterra e per l’ Europa in generale, il problema russo divenne dunque secondario. (…)””. (pag 324) La Russia sovietica entra nella SdN Società delle Nazioni pag 413″,”RUST-121″ “FISCHER Louis”,”La vie du Mahatma Gandhi. (The Life of Mahatma Gandhi)”,”””Gandhi uscì dal suo anno di silenzio senza aver modificato il suo modo di vedere. Il programma era sempre l’ unione indo-musulmana, la soppressione degli intoccabili e la protezione delle stoffe indigene. Di fatto, il programma di Gandhi è rimasto lo stesso nei suoi termini più semplici per varie decadi. La visione dell’ India futura ch aveva disegnato nel 1909 nel suo opuscolo intitolato ‘Indian Home Rule’ l’ ha guidato fino alla fine dei suoi giorni. Quando ebbe lasciato l’ ashram di Sabarmati, nel mese di dicembre 1926, non smise di passare da una riunione all’ altra fino a che non giunse a Gaouhati, nel nord est dell’ India, nella provincia di Assam, per prendere parte alla sessione annuale del Congresso””. (pag 226)”,”INDx-075″ “FISCHER Klaus P.”,”Storia della Germania nazista. Nascita e decadenza del Terzo Reich. (Tit.orig.: Nazi Germany)”,”FISCHER Klaus P. è nato a Monaco di Baviera nel 1942. Crescito nella Germania postbellica si è poi trasferito in USA. Ha scritto: ‘Oswald Spengler and ‘The Decline of the West'””. Ha pubblicato una ‘Storia dell’ Olocausto’. Insegna presso l’ Allan College di Santa Maria in California. Blitzkrieg e Sitzkrieg. (pag 510) “”La rapida sconfitta della Polonia rafforzò la fiducia di Hitler nell’ invincibilità della Germania e lo incoraggiò a confidare sul Blitzkrieg come sua principale strategia per vincere la guerra. Calcolò che l’ uso di colpi veloci, miranti a disorganizzare e a sfondare il nemico immediato, lo avrebbe messo nella condizione di espandere le sue risorse economiche e temporeggiare abbastanza per una guerra prolungata se questa fosse venuta. Nelle prime fasi della guerra questa strategia paralizzò in modo tale la volontà degli anglo-francesi da mettere in penombra la debolezza tedesca: un sistema di rifornimenti inadeguato, poco efficienti procedure di sostituzione e interruzioni frequenti nelle comunicazioni.”” (pag 511) Il saliente di Kursk. “”Per molti mesi Hitler e i suoi generali dibatterono animatamente sulla realizzabilità dell’ attacco alla prominenza di Kursk. Zeitzler e Kluge erano d’accordo per attaccare mentre Jodl e Guderian si opponevano irremovibilmente. Per la verità, come Guderian disse a Hitler, non c’era ragione di lanciare un’ offensiva nel 1943 e certamente non una che minacciasse di trasformarsi in una specie di Verdun sul fronte orientale. Hitler stesso ammise che il pensiero della “”Operazione Zitadelle””; come fu chiamata l’ offensiva, gli rivoltava lo stomaco, ma alla fine le argomentazioni di Zeitzler e Keitel, secondo cui un attacco tedesco era necessario per ragioni politiche, decisero la diatriba a favore dell’ assalto. L’ attacco alla prominenza di Kursk iniziò il 5 luglio 1943, con il più grande concentramento di artiglieria mai assemblato dai tedeschi. (…) Poiché i servizi segreti russi avevano saputo anticipatamente dell’ attacco, e Hitler e i suoi generali si erano gingillati in settimane di indecisioni e bisticci, l’ offensiva di Kursk sembrò condannata prima ancora di cominciare. Per di più i tedeschi attaccarono con differenti tipi di carri armati – Panther, Tiger, Elefant – ognuno dei quali aveva gravi difetti. I massicci Elefant con i loro cannoni fissi (…) dimostrarono di essere dei facili bersagli perché non avevano nessuna mitragliatrice a proteggerli dalla fanteria russa. I carri armati Panther avevano problemi ai cingoli e prendevano facilmente fuoco, perché i sistemi di olio e gasolio erano protetti inadeguatamente. I guasti sul campo di battaglia erano sempre permanenti a causa della mancanza di parti di ricambio e della diversità dell’ equipaggiamento. Invece, i russi puntarono su un armamento meno complicato ma ugualmente imponente. Inoltre avvano preparato un sistema di difesa praticamente inespugnabile di otto zone, un muro incredibile che conteneva oltre 20.000 pezzi di artiglieria con mine anticarro e mine antiuomo collocate con una densità di più di 4000 pezzi per ogni chilometro e mezzo. Il 15 luglio Hitler annullò l’attacco di Kursks, (…)””. (pag 597)”,”GERN-127″ “FISCHER Louis”,”Vie et mort de Staline. (The Life and Death of Stalin)”,”””L’ère de la machine non politique était arrivée en Russie soviétique avec la décision de Staline de faire des techniciens l’élite, la classe dirigeante élue. Le parti, naturellement, restait; mais son activité n’était plus, dans l’esprit des gens, que celle de la police secrète ou d’autres organismes gouvernamentaux. Le parti n’a plus le pouvoir d’agir ou de critiquer. Privé de sa fonction politique, il est aujourd’hui le clergé d’une église qui a oublié sa religion et adopté le culte de l’adoration du lama.”” (pag 151) Altre opere dello stesso autore: -La vie du Mahatma Gandhi – Le Dieu des Ténèbres (en collaboration avec I. Silone, R. Wright, A. Gide, A. Koestler, S. Spender) pag 15-16 pag 63 Louis FISCHER è nato a Filadelfia nel 1896, da umili immigrati russi. Partecipa al primo conflitto mondiale e dal 1920 si dedica all’ insegnamento. Ma la sua vera vocazione è il giornalismo politico: studia le origini del primo conflitto mondiale. Inviato a Berlino nel 1921 dal New York Post, fa il giro dell’ Europa. E’ l’ inizio di 25 anni di viaggi continui in Europa ed Asia nel corso dei quali studia i problemi politici e sociali del mondo. Manifesta simpatie per la Russia bolscevica che sembrava realizzare il sogno dei riformatori di tutti i tempi. Ma nel 1929 la collettivizzazione forzata dell’ agricoltura, il processo di ingegneri e poi le purghe massiccie dal 1933, la costituzione staliniana del 1936, la GPU gli fanno smarrire la ‘fede comunista’. Partecipa alla guerra civile spagnola nelle brigate internazionali ma nel suo soggiorno a Mosca nel 1937 e 1938 rinnovano i suoi dubbi. Dopo la sequenza di eventi processo agli alti dirigenti bolscevichi, patto germano-sovietico del 1939 e risultati della guerra di Spagna, rompe definitivamente. Ha soggiornato anche in India e ha scritto una biografia di GANDHI che ha personalmente conosciuto.”,”STAS-057″ “FISCHER Ernst”,”Ricordi e riflessioni.”,”””Dimitrov mi propose di assumere la direzione della rivista “”Kommunistische Internationale’. Ero turbato. Solo il primo redattore capo della rivista, l’ex menscevico Martynov, era morto di morte naturale. Tutti i suoi successori furono arrestati, e da ultimo il polacco Walecki. – E’ proprio necessario? Quella poltrona scotta. – Lei la raffredderà.”” (pag 484)”,”INTT-251″ “FISCHER Ernst, in collaborazione con Franz MAREK”,”Marx in his own words.”,”””That is why we find in Marx, side by side with comparisons with natural history whose purpose was doubtless to draw attention to the novelty of this theory, clear indications that he meant social and historical laws to be understood as ‘laws having the characters of tendencies’. “”Under capitalist production, the general law act as the prevailing tendency only in a very complicated and approximate manner, as a never ascertainable average of ceaseless fluctuations”” (‘Capital’ III, p. 159). A passage from a letter to Dr Ludwig Kugelmann of 17 April 1871 shows how little inclined Marx was to compare historical development with Hegel’s ‘sun in its course’: “”World history would indeed be very easy to make, if the struggle were taken up only on condition of infallibly favourable chances. It would, on the other hand, be of a very mystical nature, if ‘accidents’ played no part. These accidents themselves fall naturally into the general course of development and are compensated again by other accidents. But acceleration and delay are very dependent upon such ‘accidents’, which include the ‘accident’ of the character of those who at first stand at the head of the movement”” (‘Letters to Dr Kugelmann, p. 125). Even laws of nature are only an expression of maximum probability. The laws of social movement have the character of tendencies”” [Ernst Fischer, in collaborazione con Franz Marek, Marx in his own words, 1973]”,”MADS-523″ “FISCHER Ernst a cura, collaborazione di Franz MAREK”,”Lenin in His Own Words.”,”Lenin sullo sviluppo ineguale del capitalismo. “”Lenin’s work on imperialism was of particular importance for the theory of revolution because, unlike Marx and Engels, he did not see revolutionary perspectives as centred uniquely upon the advanced capitalist countries. In his remarks concerning uneven development he implied a number of ideas which were to be blown up into a full-scale ‘theory’ after his death. Thus we read in the already quoted article ‘On the Slogan for a United States of Europe’ (August 1915): “”Uneven economic and political development in an absolute law of capitalism. Hence, the victory of socialism is possible first in several or even in one capitalist country alone””. In September 1916, shortly after ‘Imperialism’, Lenin wrote even more unequivocally in ‘The Military Programme of Proletarian Revolution: “”The development of capitalism proceeds extremely unevenly in different countries. It cannot be otherwise under commodity production. From this it follows irrefutably that socialism cannot achieve victory simultaneously ‘in all’ countries. It will achieve victory first in one or several countries, while the others will for some time remain bourgeois or pre-bourgeois””. Both passages have become famous because Stalin used them in his polemic against Trotsky to prove that Lenin, too, had believed in the possibility of socialism in one country. Both passages certainly contradict Marx’s and Engels’s ideas concerning the simultaneous victory of the socialist revolution in the advanced capitalist countries (for it is this which is the point at issue, not the ‘building of socialism in one country’); one could certainly call them significant milestones along the path of development of Lenin’s theory of revolution. (…)”” (pag 53-54)”,”LENS-211″ “FISCHER Ernst”,”L’arte è necessaria?”,”FISCHER Ernst “”compito dei viventi è di ‘dare esistenza a quel che deve ancora venire'”” (pag 226) “”Ecco la definizione di Karl Marx: “”Il mezzo di lavoro è una cosa o un complesso di cose che il lavoratore inserisce fra sé e l’oggetto del lavoro, e che gli servono da ‘conduttore’ della propria attività su quell’oggetto. L’operaio utilizza le proprietà meccaniche, fisiche, chimiche delle cose, per farle operare come mezzi per esercitare il suo potere su altre cose, ‘conformemente al suo scopo. Immediatamente’ – astrazion fatta dall’afferrare mezzi di sussistenza già bell’e pronti, p. es. frutta, nel che gli servono come mezzi di lavoro i soli organi del suo corpo – il lavoratore non s’impadronisce dell’oggetto del lavoro, ma del mezzo di lavoro. Così lo stesso elemento naturale diventa ‘organo’ della sua attività: un organo che egli aggiunge agli organi del proprio corpo, prolungando la propria statura naturale, nonostante la Bibbia… L’uso e la creazione dei mezzi di lavoro, benché già proprii, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il ‘processo lavorativo specificamente umano’; per questo il Franklin definisce l’uomo “”a toolmaking animal””, un animale che fabbrica strumenti…””. (…) Già Tommaso d’Aquino osservò questa peculiare importanza della mano, di questo “”organum organorum””, e la espresse nella sua definizione dell’uomo: “”Habet homo rationem et manum!”” (L’uomo ha la ragione e la mano). In realtà le mani hanno generato la ragione umana, hanno prodotto la coscienza umana””. [Ernst Fischer, L’arte è necessaria?, 1962] (pag 20-21)”,”VARx-436″ “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”””Radek was a member of the Russian delegation to Brest-Litovsk, where he was the expert on the Polish question”” (pag 204) “”From the Moabit prison, Radek took an active part in the formation of the German Communist Party. He saw all the leaders and many of the militants in his prison cell, where he received an amazing number of visitors, three times a week, from two to six in the afternoon. He favored his old friends of the Bremen ‘Arbeiterpolitik’ group, of whom Charlotte Kornfeld (widow of Johann Knief, one of the most talented leaders of the group, who had died n 1918 of tuberculosis) was charged with the responsibility of publishing Radek’s collected articles of the period preceding the World War. He was very eager to have these German articles in print again; to reëstablish his reputation as an old Social Democratic militant. From his prison cell, Radek intervened in the party discussion concerning the program of the first National Bolsheviks, Wolffheim and Laufenberg. In the summer of 1919 he intervened again in the trade-union discussion preceding the underground Spartakusbund convention in Heidelberg. I smuggled a letter to Paul Levi out the prison and took it to the convention. Radek had other visitors than his party comrades. Ludendorff’s adjutant, Colonel Bauer, visited him regularly, as did not only other officers but such key industrialists as Felix Deutsch, who was connected with Walther Rathenau. Another visitor was Professor Otto Hötzsch. The Central Committee of the newly formed German Communist Party was not officially informed of the these contacts between Radek and the General Staff, but two or three of his intimates, such as Paul Levi and August Thalheimer, undoubtedly knew about them. Many political figures of the Weimar Republic were glad to have the opportunity of seeing Radek and discussing German policy with him””. (pag 207-208) Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-104″ “FISCHER Ernest MAREK Franz”,”Ce que Lénine a vraiment dit.”,”””””Au commencement était l’action””: il est peu d’hommes à qui cette phrase de Faust s’applique aussi bien qu’à Lénine. Si Marx s’intéressait surtout à la création d’une science révolutionnaire, Lénin s’attachait surtout à l’action révolutionnaire””. (pag 16-17) […] “”Certes, Marx et Engels ont pu à l’occasion, pour souligner l’apport spécifique de leur théorie, comparer l’effet de cette loi de l’histoire à un processus d’ordre physique, mais ils n’en ont pas moins insisté maintes fois sur le fait que, pour comparer des processus historiques à des lois de la nature, la plus grande prudence est de rigueur. Placés à la base d’une société qui se transforme et à l’origine d’une transformation qu’ils réalisent eux-mêmes, les hommes sont à la fois auteurs et acteurs du drame de l’histoire. Une fois qu’ils on réussi à déceler le mécanisme de l’évolution historique, ils peuvent consciemment, sciemment et scientifiquement fonder leurs calculs sur les lois ainsi reconnues, oeuvrer dans leur sens et, par là, abréger et adoucir les douleurs qui accompagnent l’enfantement de la société nouvelle. C’est cette philosophie complexe de l’histoire qui devint le credo de millions de travailleurs; le mécanisme de l’évolution historique dégagé par Marx et Engels se doubla pour eux de la certitude que la Révolution socialiste était inéluctable, et qu’une société fondée sur la socialisation des moyens de production allait obligatoirement remplacer les rapports de propriété et de production capitalistes. De même que le capitalisme avait succédé à la féodalité, de même le socialisme devait succéder au capitalisme. Les théoriciens eurent beau affirmer que les tendances de l’évolution historique ne garantissaient aucunement contre une chute dans la barbarie, leur avertissement fut oublié et leur voix fut couverte par le cri de guerre: “”A nous le monde malgré tout””. […] “”L’importance de Lénine pour l’histoire du marxisme provient précisement de ce que, sans échapper à certaines contradictions, et en tombant dans certains erreurs de ses contemporains, il a su à nouveau comprendre le marxisme comme une philosophie de la pratique. Pour lui, l’acquisition de connaissances, l’initiative individuelle et le recours à la conscience morale étaient des éléments essentiels de la nécessité historique qui, loin d’oeuvrer en dehors des hommes, englobe leurs expériences et leur choix. La société parvient à évoluer parce que l’on admet qu’un nombre d’hommes toujours croissant s’y emploie. L’accusation de volontarisme, qui a été portée contre Lénine déjà de son vivant, repose sur une ignorance et, plus souvent encore, sur une méconnaissance de ce qu’est réellement la philosophie marxiste de l’histoire. Elle est d’autant plus compréhensible que cet homme de la pratique, agitateur et propagandiste, chef d’un parti engagé dans l’action, a mis l’accent, plus nettement et plus fortement que Marx et Engels, sur le facteur volonté, pour réagir contre une interprétation qui réduisait le marxisme à une philosophie mécaniste et fataliste””. (pag 19-20-21) [Ernest Fischer Franz Marek, Ce que Lénine a vraiment dit, 1970]”,”LENS-233″ “FISCHER Ernst”,”The Necessity of Art. A Marxist Approach.”,”La mutua azione tra la base economica e i fattori della sovrastruttura “”The problem of form and content in social reality, though it occurs on a different level and under much more complex conditions than in organic or inorganic nature, is fundamentally the same. The content of society is the production and reproduction of life, ranging from the simple fact that human beings must eat, drink, and be housed and clothed, to the vast array of modern tools, machines, and productive forces: it is the deliberate adaptation of the outside world to the growing material and spiritual needs of ‘Homo sapiens’. The forms in which this process takes place – social organization, institutions, laws, ideas, prejudices – are highly varied. For a certain time they correspond to the state of the forces of production, then they come into conflict with those forces, become rigid and out of date, and must be renewed again and again. Karl Marx pointed out in the preface to ‘The Critique of Political Economy’: “”At a certain stage of their development, the material forces of production in society come into conflict with the existing relations of production, or – what is but a legal expression for the same thing – with the property relations within they had been at work before. From forms of development of the forces of production these relations turn into their fetters. Then comes the period of social revolution””. Marx and Engels both warned against dogmatic and mechanistic over-simplifications of their fundamental thesis. In a letter to Joseph Bloch, Engels wrote: “”According to the materialist view of history, production and reproduction of real life are, ‘in the last instance’, the determining factor in history. Neither Marx nor I have asserted more than that. If anybody twists this into a claim that the economic factor is the ‘only’ determining one, he transforms our statement into a meaningless, abstract, absurd phrase. The economic situation is the basis, but all the factors of the superstructure – political forms of the class struggle and its results, constitutions adopted by the victorious class after winning a battle, forms of law, and, more than that, the reflections of all these real struggles in the minds of the people involved, political, legal, and philosophical theories, religious views both in their early and their more developed, dogmatic form – all these factors also influence the course of historical struggles and in many cases play the dominant role in determining their ‘form'””. And again, in a letter to Starkenburg: “”Political, juridical, philosophical, religious, literary, and artistic developments, etc., are based on economic development. But, in addition, they react upon one another and also on the economic basis. The economic situation is not an ‘original cause’ which alone is active while all else is merely passive effect. There is, rather, mutual action on the basis of economic necessity, which always proves the determining factor ‘in the last instance'”””” [Ernst Fischer, The Necessity of Art. A Marxist Approach, 1964] (pag 127-128)”,”MADS-604″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume secondo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-B-FL” “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-FL” “FISCHER Ernst”,”Marx parla da sè.”,”L’autore, Ernst Fischer, è nato il 3 luglio 1899 a Komotau. Figlio di un ufficiale, partecipò per un anno come volontario alla prima guerra mondiale, ha studiato filosofia per quattro semestri a Graz; dal 1927 fu redattore dell’Arbeiter-Zeitung di Vienna, nel 1934 emigrò prima a Praga poi a Mosca. Nel 1945 fu nominato segretario di stato per l’istruzione in Austria, dal 1945 al 1959 deputato alla Camera. Dal 1945 al 1947 fu caporedattore della Neues Osterreich. ‘La classe lavoratrice’, scrive Marx nella Miseria della filosofia, ‘porrà nel corso dello sviluppo al posto della vecchia classe borghese una associazione che esclude le classi e il loro antagonismo, né ci sarà più un potere politico vero e proprio perchè il potere politico appunto è l’espressione ufficiale dell’antagonismo di classe in seno alla società borghese’.”,”MADS-030-FL” “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”With a preface by Sidney B. Fay, Maps, Summary and Conclusion, notes,”,”MGEK-015-FL” “FISCHER George”,”Liberalismo russo.”,”FISCHER Georg, President and Fellows of Harvard College “”Un vero abisso divide la politica dell’Occidente liberale dalla politica russa anteriore alla rivoluzione del 1905″” (pag 12) “”Le statistiche evidenziano l’egemonia nobiliare … nelle giunte dei ‘zemstvo’ (62%)”” (pag 17) Struve ‘lupo solitario’ (pag 95) L’ “”economicismo”” terza deviazione del socialismo rivoluzionario ortodosso (pag 96) I rapporti tra Struve e Lenin. “”Uno dei nuovi saggi di Struve – «Die Marxsche Theorie der sozialen Entwicklung» – apparve in una rivista socialista tedesca e fu interpretato come un forte critica del marxismo. La maggiore obiezione di Struve era per l’utopismo dell’approccio dialettico alla storia. Quest’approccio, aggiungeva Struve, contraddice ed invalida il materialismo storico, la grande (e per Struve a quell’epoca ancora corretta) pietra angolare del marxismo. Nella vita attuale, non esiste opposizione dialettica tra capitalismo e socialismo, ma piuttosto il secondo si sviluppa gradualmente dal primo. Perciò il collasso del capitalismo, sottolineato dai marxisti ortodossi, comporterebbe automaticamente una parallela diminuzione delle possibilità del socialismo. Allo stesso modo l’identificazione della rivoluzione sociale (in realtà un processo graduale) con la rivoluzione politica (una conquista improvvisa del potere) è del tutto priva di valore. In nessun caso la rivoluzione sociale potrebbe essere né guidata, né sviluppata con ciò che Struve definisce concezione «giacobino-blanquista» della conquista del potere. Nonostante i saggi del 1899 e le crescenti frizioni coi ‘leaders’ ortodossi del marxismo russo, non venne meno la collaborazione di Struve con questi ultimi. In viaggio verso l’estero dalle loro località di esilio in Russia, Lenin, Martov e Potresov si incontrarono con Struve e Tugan-Baranovskij a Pskov nella primavera del 1900 per discutere la pubblicazione congiunta di un periodico all’estero. Un anno più tardi, dopo ulteriori e ampi negoziati con gli stessi e con i vecchi ‘leaders’ emigrati a Monaco, Struve sottoscrisse con Plechanov un formale accordo editoriale (23). Per ragioni indipendenti da loro, il progetto non si realizzò. Ma l”Iskra’, nuovo giornale ortodosso all’estero, pubblicò testi di Struve. E pubblicò non solo un suo ampio articolo, ma anche un ‘pamphlet’ curato da Struve, contentente un sensazionale pro-memoria segreto del Ministro delle finanze Witte, pamphlet giunto a Struve da una terza persona (24). L’articolo che Struve pubblicò sull”Iskra’ svolse un ruolo di primaria importanza nella rottura definitiva. In esso egli si esprimeva non più da marxista revisionista – quale era stato nel 1899 – ma da liberale. Egli ormai parteggiava apertamente e insistentemente per il ‘zemstvo’, per la nobiltà liberale e per i gradualismo; la rivoluzione e il movimento rivoluzionario erano assolti, ma solo come mezzi per conseguire obiettivi liberali. Dopo un’intensa corrispondenza tra i ‘leaders’ ortodossi, questi ultimi risposero con un violento attacco di Lenin (25) contro Struve e contro il liberalismo della nobiltà (). L’eterodossia da «lupo solitario» di Struve, che aveva sempre irritato Lenin, restò un tratto costante di tutta la sua vita. Ma i suoi primi ondeggiamenti tra marxismo e liberalismo – sia che fossero solo tattici (come egli dichiarò a più riprese, sia che fossero in parte anche ideologici (come lasciano intendere le sue azioni e i suoi scritti del tempo) – scomparvero a partire dal 1900. L’attacco di Lenin, unito al fallimento del progetto di pubblicare un organo congiunto, accelerarono l’allontanamento di Struve dal marxismo ortodosso. L’elemento più decisivo fu, tuttavia, la conclusione della battaglia marxista-populista. Ciò escludeva la possibilità dell’antica specie di alleanza ideologica e organizzativa che Struve descrisse più tardi: «Io allora mi rendevo conto con la mente e con i sentimenti che la cosa più necessaria di tutte fosse di condurre e di portare a compimento una lotta congiunta contro il populismo e di approntare una nuova concezione, pratica e vitale, della realtà russa. Senza essere mai stato un ortodosso, in questi due compiti mi sentivo pienamente solidale con l’ortodossia» (26). Ma benché Struve e gli altri marxisti legali fossero innegabilmente influenzati da Bernstein e dal revisionismo tedesco, essi non divennero mai dei «bernsteiniani» russi. I marxisti legali russi avevano più volte manifestato la loro scarsa considerazione per le capacità teoretiche di Bernstein. Così Struve, in una delle poche lettere rimaste di quel periodo, scrive che Bernstein è «povero filosoficamente, talvolta filisteo e teoreticamente ragiona in maniera piuttosto oscura» (27). Più sostanzialmente, i revisionisti tedeschi fallirono come punto di riferimento incondizionato perché i marxisti legali non erano più interessati al movimento socialdemocratico (e neppure a Marx), mentre i tedeschi lo erano ancora. Quasi tutte le polemiche revisioniste di Struve e di Berdjaev riguardavano non i problemi del socialismo e del lavoro, ma la loro propria filosofia neokantiana. L’idealismo filosofico, l’individualismo ed eventualmente il liberalismo cominciarono a prendere il sopravvento sempre di più sugli ‘slogan’ negativi dell’antiortodossia e del marxismo «critico». I revisionisti tedeschi erano stati per lungo tempo membri del loro partito marxista, e ne restavano membri. I marxisti legali, invece, erano approdati al movimento social-democratico solo durante la battaglia populista. Non c’era mai stato un matrimonio, ed ora la fine di questo momento segnava la fine di tutto il rapporto. Non stupisce quindi che i marxisti legali abbiano rinnegato ogni rapporto formale col revisionismo tedesco”” [George Fischer, ‘Liberalismo russo’, Roma, 1974] [(23) Testo parziale in ‘Obscestvennoe dvizenie v Rossii’, vol. I, pagg. 615-616; (24) ‘Samoderzavie i zemstvo’: questo il titolo di ambedue i ‘pamphlet’ e dell’articolo; (25) Lenin, «Goniteli zemstva i annibaly liberalizma». La corrispondenza è apparsa nel terzo volume del ‘Leniniskij sbornik’; (26) Struve, ‘Na raznye temy’, pag. 301; (27) Testo parziale della lettera di Struve in ‘Social-demokraticeskoe dvizenie v Rossii’, pag. 348; () Lenin svolse un ruolo particolare nei rapporti degli ortodossi con Struve. La sua reazione ai vecchi ‘Kriticeskie zametki’ di Struve – pubblicata col titolo ‘Ekonomiceskoe soderzanie narodnicestva i kritika ego v knige g. Struve’ – fu un tipico attacco tagliente e prolisso, ma non certo il più duro dei commenti ortodossi. Nonostante questo, in epoca successiva Lenin sollecitò più volte una conciliazione organizzativa ed era personalmente favorevole a stretti contatti con Struve. Quando Lenin era stato arrestato nel 1896, era toccato a Struve di procurare la maggior parte dei molti libri che la famiglia gli inviava apertamente e regolarmente in Siberia. Inoltre Struve aveva svolto un ruolo decisivo nel far pubblicare legalmente le due maggiori opere composte da Lenin durante la sua permanenza in Siberia. Una di queste trattava dello sviluppo del capitalismo russo (1898), di cui gran parte era apparsa originariamente nel ‘Novoe slovo’ redatto da Struve. Infine Struve aveva procurato a Lenin e a sua moglie un contratto editoriale per tradurre, mentre erano in esilio, la ponderosa opera di Sidney e Beatrice Webb, ‘Industrial Democracy’. Tutto ciò era accompagnato da scambi frequenti ed amichevoli, di cui si trova traccia nelle ‘Pis’ma k rodnym’ di Lenin. Questi espose le sue ragioni in favore di un mantenimento dei rapporti con l’ideologicamente sospetto Struve in una lettera a Potresov del 1899: «nell’attuale composizione del nostro ‘Genossen’ [‘compagnia’, ndr] non mancano certo i ‘verkleideten Liberalen’ [liberali mascherati, ndr]… Questa è, per così dire, la nostra fortuna; ciò ci autorizza a fare assegnamento su un debutto più facile e più sollecito, che richiede appunto l’impiego di tutti questi ‘verkleideten’». (Questa lettera è riportata in Lenin, ‘Socinenija’, IV, ed. XXXIV, 8-11)]”,”MRSx-060″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”Il settimo congresso del partito approva la difficile decisione di firmare il trattato di Brest Litovsk (pag 324) “”Trotsky era d’accordo con Bucharin, ma era d’accordo anche con Lenin; o, meglio, era in disaccordo con tutti e due. Diviso com’era, da una parte e dall’altra, tenne un cattivo discorso. A metà febbraio (1918) egli aveva detto al Soviet di Pietrogrado che se fosse divenuto necessario combattere «dovremmo perdere dieci uomini per ogni tedesco» (14). Aveva comunque aggiunto: «Ritengo che un’offensiva tedesca contro di noi sia estremamente improbabile, e se si potesse parlare in termini di percentuale della probabilità di un’offensiva, direi che vi sono 10 possibilità che si verifichi contro 90» (15). Di fronte al VII congresso del partito, ammetteva il suo errore: «Ero uno di coloro che credevano che la Germania non avrebbe sferrato l’offensiva… Certo, noi facemmo una mossa rischiosa (il 10 febbraio). Il rischio era se il proletariato europeo sarebbe stato o no dalla nostra parte. Se no, noi saremmo stati schiacciati… Il compagno Lenin è convinto che, dopo che la Germania ha occupato Reval e altre città, è necessario firmare la pace; l’altra corrente, della quale anch’io faccio parte, pensa che oggi la sola possibilità per noi, nei limiti in cui dipende dalla nostra volontà, sia di agire come una forza promotrice della rivoluzione sul proletariato tedesco». Trotsky era inoltre contrario alla pace col governo fantoccio tedesco dell’Ucraina, capeggiato da Vinnicenko; ma sapeva che Lenin avrebbe accettato anche quello perché era un obbligo derivante dal trattato. Tuttavia egli non intendeva opporsi alla ratifica del trattato firmato a Brest-Litovsk il 3 marzo: «Non proporrò che non sia ratificato. Rispetto profondamente la linea politica che si è espressa nella firma del trattato di pace, nella sua ratifica, in questa o quella proroga, anche se è di dimensioni storiche indefinite. In questa sede è stato mostrato, e correttamente, in particolare dal compagno Lenin, che per fare la guerra bisogna farla come si deve. [E per tale ragione la Russia aveva bisogno di armi]. Se l’America ce le darà, le accetteremo per i nostri scopi, senza preoccuparci perché ci vengono da imperialisti. Abbiamo esaminato questa questione col compagno Lenin, e siamo giunti alla conclusione che l’America ci darebbe rifornimenti militari perché naturalmente servirebbero ai suoi interessi». I bolscevichi li avrebbero accettati pertanto per gli interessi propri. Infine Trotsky dichiarava che nella votazione si sarebbe astenuto, per tema che Lenin desse le dimissioni, come aveva minacciato. Non poteva pensare a una tale scissione o contribuirvi (16). (In effetti, fu Trotsky a dare le dimissioni). Il 24 febbraio aveva detto che voleva rinunciare all’incarico di commissario per gli Affari Esteri, ma Lenin lo aveva persuaso a rimanere, o almeno a non dare la notizia delle sue dimissioni da quella carica. L’informazione fu resa pubblica il 16 marzo 1918, e lo stesso decreto annunciava la nomina di Trotsky a «commissario del popolo per l’Esercito e la Marina» (17). Chiunque sia un po’ al corrente della storia sovietica degli ultimi decenni penserebbe che la decisione del VII congresso del partito fosse per Lenin l’ultimo ostacolo da superare nella sua corsa verso la ratifica del trattato di pace con la Germania”” (pag 324-325) [(14) Trockij ‘Socinenija’, vol. XVIII, p. 114; (15) Ibid., p. 115; (16) Ibid., pp. 137-140; (17) Ibid., nota editoriale, pp. 675-76] [Louis Fischer, ‘Vita di Lenin. Volume primo’, Milano, 1973]”,”LENS-002-FC” “FISCHER Josef Ludvik”,”La crisi della democrazia.”,”Josef Ludvik Fischer (Praga 1894 – Olomouc 1973) è stato professore di sociologia e di filosofia a Brno e Olomouc. Partito da una posizione pragmatistica e antipositivistica, sviluppò la sua ricerca filosofica e sociologica nella direzione dello strutturalismo, che ha trovato in Cecoslovacchia un originale terreno di elaborazione in questi ultimi quarant’anni. La sua attività culturale e politica è stata sempre orientata, prima e dopo la seconda guerra mondiale, in senso democratico e socialista. “”E’ lecito porsi subito ua domanda: perché il tentativo fischeriano non si svolge nell’ambito esplicito del marxismo? Perché, cioè, Fischer non è marxista? Il lettore noterà che spesso la terminologia di Fischer è, a volte con fatica, diversa a quella di Marx (egli scrive proprietà privata dei mezzi di guadagno là dove Marx dice: dei mezzi di produzione), e più in generale che il suo discorso è spesso parallelo o convergente rispetto a quello di Marx. (…) La risposta è la seguente: primo, perché Fischer, pur conoscendo e apprezzando il marxismo (non conoscendo però il giovane Marx, i ‘Quaderni filosofici’ di Lenin e il giovane Lukacs), lo considera tuttavia – come dice J. Zumr – una variante del naturalismo e identifica erratametne la spiegazione marxista del capitalismo con l’essenza filosofica del marxismo. Secondo, perché egli è (e si sente) autore di una visione globale, complessiva dei problemi filosofici e politico-sociologici, e come tale gli corre obbligo di riferirsi a se stesso prima che ad altri”” (introduzione di S. Corduas) (pag XIII) La rivolta delle folle (pag 77) La reazione de ceti medi (pag 127) [l’autore parla di ‘intelligenza’ leggere ‘intellettuali’] “”Ortega y Gasset nella sua ‘Rivolta delle folle’ [‘La ribellione delle masse’ ndr] ha chiarito acutamente e convincentemente questi destini delle società cadute in preda allo «spirito della gravità» e ha visto il senso della loro rivolta nella rivolta di quell’elemento medio omogeneo contento di sé, in nulla e per nulla diversificato, che è la folla contro quella minoranza «scelta» dalla quale è portato il progresso culturale e sociale; la sua analisi culmina con la constatazione rilevante e significativa che questa folla in rivolta si è impossessata di tutti i vantaggi materiali della civiltà dimenticando però le condizioni della loro nascita, dimenticando la creazione teorica, essenzialmente disinteressata, e la creazione culturale in generale. Se osserviamo da questa prospettiva i destini della rivolta culturale contro il capitalismo, la rivolta dell’élite culturale (se volete, contro la rivolta delle folle), ci apparirà ciaro il suo sfondo sociale; ma anche la sua sterilità”” (pag 77)”,”TEOP-534″ “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume I.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-086-FL” “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume II.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-087-FL” “FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”Zur Kritik der Bildungs-ökonomie. Diskussionsbeiträge zu Altvater/Huisken, MG Erlangen und Kanzow/Roth.”,”FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”TEOC-116-FL” “FISCHER Stanley DORNBUSCH Rudiger SCHMALENSEE Richard, a cura di Alessandra CHIRCO”,”Economia. Strumenti. Microeconomia – Macroeconomia. Economia internazionale.”,”Stanley Fischer è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1973. Rudiger Dornbusch è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1975. Richard Schmalensee è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1977.”,”ECOT-159-FL” “FISCHER Ruth”,”Background of the New Economic Policy.”,”‘The principal opponent of the unions was Trotsky, who wanted to transform them into a branch of a militarized economy’ (pag 28)”,”RUSU-003-FGB” “FISCHER Fritz”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”FISCHER Fritz: (Ludwigsstadt, 5 marzo 1908 – Amburgo, 1° dicembre 1999). Èstato un giornalista tedesco, considerato tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale e del ruolo della Germania nella conflagrazione europea. “”Assalto al potere mondiale””, la sua opera principale, segnò una svolta fondamentale negli studi sulle origini e sullo svolgimento della prima guerra mondiale. L’Autore utilizzò una grande quantità di documentazione archivistica originale, ritenendo che la Germania fosse la principale responsabile dello scoppio della guerra, a causa delle sue aspirazioni all’espansione imperialistica globale in Europa e nel Mondo, perseguite tenacemente fin dalla fondazione del II Reich e continuate coerentemente durante tutta la guerra. La tesi gli procurò aspre critiche nella Germania Occidentale. «Così questo libro non è né un atto di accusa né un’apologia. Lo storico (…) deve soltanto raccogliere dati e ordinarli in un quadro di cause e di effetti». (prefazione dell’Autore del 1961, pag XV) «Sotto vari aspetti Guglielmo II incarnava davvero la propria epoca. (…) L’ambizione di portare la Germania al livello dell’Inghilterra muoveva non solo lui, ma anche la maggioranza dei suoi ministri e segretari di Stato. Al centro dei suoi piani politici era il desiderio di costruire una grande flotta. Solo con una grande flotta la Germania avrebbe potuto competere con l’Inghilterra e pretendere di essere accolta con parità di diritti nel novero delle potenze mondiali. Inoltre, la nazione tedesca era intervenuta nella “”distribuzione del mondo”” assai tardi, e si sentiva sottovalutata, ma la flotta abbinata alla forza economica le avrebbe consentito d’imporre una revisione dello status quo del mondo coloniale a proprio favore». (pag 10) «L’attività imprenditoriale tedesca in tutto il mondo fu appoggiata energicamente da una politica statale che può ben essere definita “”neomercantilismo””. (…) con la rigorosa legislazione di protezione doganale e con i premi d’esportazione stava creando le condizioni essenziali per lo sviluppo -appunto- dell’economia tedesca (…)» (pag 14)”,”QMIP-061-FSL” “FISCHER-HEILBRONN Joh.”,”Die Sozialdemokratie, ihre Grundlagen und ihre Arbeit.”,”Johannes FISCHER era il segretario del partito”,”MGEx-116″ “FISCHETTI Caterina”,”La psicoanalisi infantile.”,”Caterina Fischetti, psichiatra e ricercatrice nell’area dell’età evolutiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.”,”SCIx-228-FL” “FISERA Vladimir Claude”,”Les peuples slaves et le communisme de Marx à Gorbaciov.”,”Questo libro si fonda in buona parte su una tesi di storia ‘Le mouvement socialiste et les slavismes des origines à 1945′ (Paris I- Sorbonne, 1973, pag 656). V.C. FISERA è nato a Parigi nel 1948, è laureato in storia (Paris I, Sorbonne) diplomato du Cycle superieur sur l’ URSS e l’Europa orientale dell’ Istitut d’ Etudes Politiques de Paris. E’ pure licencié in russo, diplomato in lingue orientali (ceco) e ha ottenuto attestati da università di Praga, Leningrado, Belgrado, dell’Accademia delle scienze del Montenegro. E’ stato titolare della cattedra di studi europei contemporanei nel Politecnico di Portsmouth (UK). Attualmente è Maitre de Conferences d’histoire contemporaine dell’ Univ des Sciences Humaines de Strasbourg, dopo esserne stato professore associato dal 1984. Insegna slavistica storica. E’ pure incaricato di corso alla Syracuse Univ (New York- Strasbourg).”,”INTx-006″ “FISHER H.A.L.”,”Napoleon.”,”Scrittore e storico, uomo di Stato ed educatore, Rt. Hon. H.A.L. FISHER, O.M., F.B.A., fu noto per la combinazione della sua brillantezza ed autorevolezza. Doti che manifesta in questa ricostruzione della vita di soldato e uomo di Stato NAPOLEONE. L’ opera fu pubblicata per la prima volta nel 1912.”,”FRAN-031″ “FISHER H.A.L.”,”Bonapartism. Six lectures delivered in the University of London.”,”FISHER H.A.L. è stato Fellow of the British Academy and of the Two St. Mary Winton Colleges.”,”FRAN-034″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Prima parte.”,”Teoria dell’ interesse. “”Fisher fornisce così una risposta esauriente all’interrogativo ricorrente in tutta la storia della problematica dell’interesse: da cosa dipende il suo saggio? dalla quantità di moneta o dalla produttività dell’investimento? E’ esso un elemento monetario o fisico?”” (pag 49)”,”ECOT-210″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Seconda parte.”,”Libro dedicato alla memoria di John Rae e Eugen von Boehm-Bawerk”,”ECOT-210-B” “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte I.”,”17″,”ECOT-340″ “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte II.”,”18 Libro dedicato alla memoria di John Rae e di Eugen von Boehm-Bawerk ‘che getterano le fondamenta su cui ho tentato di costruire’ ‘La teoria dell’interesse, determinata dall’impazienza di spendere il reddito e dall’opportunità di investirlo'”,”ECOT-341″ “FISHER Margery”,”The Bright Face of Danger:”,”Una buona recensione del volume è quella di T.J. Binyon: dal titolo ‘Escape from escapism’ in cui afferma: ‘The splendid book is at the same time a critique of the adventure story, a taxonomy of the genre, and an assessment of a few hundred examples, ranging along one axis from Conrad to Enid Blyton, and along another from Defoe and to the present day. Margery Fisher begins by combating – as she does throughout the book – the all-pervasive critical view of the adventure story as inferior, “”escapist”” literature, which for some indefinable reason cannot be taken seriously. (…)”” Ecco alcuni punti chiave dalla recensione: Critica del genere avventura: Fisher sfida la visione critica diffusa che considera il genere avventura come letteratura inferiore ed ‘escapist’. Questa percezione, secondo Fisher, non dovrebbe impedire di prenderlo seriamente. Tassonomia del genere: Nel libro, Fisher esplora e classifica centinaia di esempi di storie d’avventura, spaziando da autori come Conrad a Enid Blyton, e da Defoe ai giorni nostri. Analisi approfondita: Il libro offre un’analisi dettagliata delle opere avventurose, cercando di comprendere le loro sfumature e il loro impatto. Valorizzazione del genere: Fisher sembra apprezzare il genere avventura e cerca di far emergere il suo valore letterario. In sintesi, The Bright Face of Danger sembra essere un’opera che va oltre la semplice avventura, esplorando il suo significato e la sua rilevanza. Potrebbe essere un’interessante lettura per chi è appassionato di avventure letterarie!”,”VARx-058-FSD” “FISHMAN Jack HUTTON J. Bernard”,”La vita privata di Josif Stalin.”,”””Finalmente venne il giorno in cui Voroscilov e Timoscenko poterono dichiarare al loro Capo: “”L’ Armata Rossa è equipaggiata e riorganizzata in modo tale da essere ormai in grado di sferrare la sua offensiva a vasto raggio contro la Wermacht””. “”Noi non attaccheremo””, rispose Stalin; “”lasceremo l’ iniziativa dell’ attacco ai nazisti, e quando essi avranno sparato il grosso dei loro colpi allora soltanto daremo il via alla nostra controffensiva. Seguendo questa tattica perderemo soltanto la metà del prezioso materiale che potremmo perdere se fossimo noi a prendere l’ iniziativa””. (pag 159) “”Improvvisamente Stalin si trovò dinanzi parecchie perplessità di natura politica. Le difficoltà nacquero con l’ arresto operato dall’ Armata Rossa in Cecoslovacchia del generale Vlasov, accusato di aver tentato di organizzare, mentre era prigioniero di guerra in Germania, forze russe che avrebbero dovuto combattere a fianco dei nazisti. Kalinin, Kaganovic, Meklis e altri della “”cerchia intima”” del Cremlino, cercarono di persuadere Stalin a lasciar cadere la cosa, dati i grandi servigi resi alla patria da Vlasov. “”Questo traditore deve morire””, insisteva Stalin, “”è stato provato che egli ha collaborato coi nazisti, e si è offerto di organizzare un esercito contro-rivoluzionario per combattere contro di noi””. “”Non è stato provato nulla””, ribatteva Kaganovic. “”Le uniche prove contro Vlasov provengono da fonte sospetta””. “”Io possiedo tutte le prove necessarie e Vlasov deve morire””, controbatté Stalin. “”Volete forse per garantirvi una dichiarazione di Hitler stesso o un certificato dell’ ONU?”” (pag 178-179)”,”STAS-042″ “FISHMAN Ted C.”,”Cina Spa. La superpotenza che sta sfidando il mondo.”,”Ted C. FISHMAN è esperto di import-export cinese. Attualmente è scrittore e giornalista. Scrive per il NYT. Se le fabbriche messicane vanno in Cina, i messicani emigrano negli USA. Mexamerica. “”Una scappatoia per gli operai messicani, specialmente quelli dei settori commerciali più specializzati, è quella di andare verso nord, negli Stati Uniti, e di trovare lavoro nelle fabbriche americane che tentano di abbattere i costi per reggere il confronto con la concorrenza cinese. I lavoratori messicani in media guadagnano il quadruplo di quelli cinesi, ma soltanto un settimo di quelli americani. I selezionatori del personale degli stabilimenti come quelli di Chicago hanno scoperto che esisteva una forza lavoro estera disposta a lavorare per metà del salario dei loro dipendenti con più anzianità. L’ affare, in parte, consisteva nel fatto che i datori di lavoro non dovevano versare contributi aggiuntivi come quelli per l’ assistenza sanitaria. A Chicago un lavoratore messicano su cinque lavora in fabbrica.”” (pag 169-170)”,”CINE-013″ “FISHMAN Ted, a cura di Geoff STAINES”,”La Chine. Première entreprise mondiale.”,”””Aujourd’hui, Shanghai est à nouveau la ville la plus moderne et la plus internationale de Chine. (…) Malgré, ou, à cause de leur sentiment historique d’humiliation, les habitants de Shanghai sont sans doute les plus sûrs d’eux-mêmes – d’aucuns diraient arrogants – parmi leurs compatriotes. Ils se considèrent comme les meilleurs hommes (et femmes) d’affaires, les meilleurs administrateurs publics, les plus cosmopolites et les plus entreprenants”” (pag 17) Editorialista di grandi giornali (NYT, USA Today) Fishman dirige un’impresa di consulenza. E’ stato molte volte in Cina e Giappone. Si può considerare uno dei grandi specialisti della regione.”,”CINE-047″ “FISHMAN Jack”,”And the Walls Came Tumbling Down.”,”Il libro di Jack Fishman è basato su ampie ricerche e interviste su coloro che sopravvissero al raid di Amiens. Che cosa o chi ci fosse all’interno del carcere per costare un’operazione di intervento rapido? Il successo del D-Day è dipeso dal successo ad Amiens. Chi ha posto il segreto intorno all’operazione Gerico? Il 18 febbraio 1944, scatta l’Operazione Gerico (Jericho). L’obiettivo era il carcere di Amiens. Si tratta di un evento importante della guerra che vede all’opera spie e sabotatori, eroi della resistenza, equipaggi degli aerei, e altro contro la macchina da guerra nazista. ‘L’’operazione Gerico è stata un’azione militare condotta dalla Royal Air Force (RAF) durante la seconda guerra mondiale, il 18 febbraio 1944, che ha bombardato la prigione di Amiens nella Francia occupata dai tedeschi per liberare agenti segreti alleati e combattenti della resistenza francese. L’attacco è stato effettuato da 24 aerei della RAF, tra cui 18 Mosquito e 4 Typhoon2. L’attacco ha causato la morte di 105 persone, tra cui 102 prigionieri e 3 membri dell’equipaggio. Circa 260 prigionieri sono riusciti a fuggire, tra cui 79 membri della resistenza e prigionieri politici. L’operazione è nota per la precisione e l’audacia del’attacco, che è stato filmato da una telecamera su uno dei Mosquito’ (f. Bing)”,”QMIS-013-FSD” “FISICHELLA Domenico”,”L’ altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione.”,”Domenico FISICHELLA (Messina, 1935), vicepresidente del Senato, Professore ordinario di dottrina dello stato e di scienza della politica all’ Università di Firenze e Roma ‘La Sapienza’ è stato anche ministro per i beni culturali. “”Quando Saint-Simon afferma, nel Nouveau Christianisme (1825), che gli uomini della positività “”si propongono come scopo finale del loro impegno di annientare completamente il potere del gladio, il potere di Cesare, che, per sua natura, è essenzialmente provvisorio””, ha per bersaglio l’ essenza stessa della politicità”” (pag 56)”,”TEOP-157″ “FISICHELLA Domenico”,”Il potere nella società industriale. Saint-Simon e Comte.”,”Persuasione e dimostrazione. “”L’ uso dello strumento politico, il ricorso al provvedimento legislativo, non fanno infatti uscire la società dal dominio dell’arbitrio: consacrando la coazione, favoriscono e perpetuano l’immota permanenza del sistema antico. Tutto al contrario, l’autorità spirituale si esprime e deve esprimersi attraverso il consiglio, adotta e deve adottare l’arma della persuasione. Come scrive Saint-Simon, “”le moyen de la persuasion est le seul qu’il nous soit permis d’employer pour atteindre notre but””. Mentre la funzione di direzione temporale “”porte immédiatement sur les actes””, la funzioen di guida spirituale “”consiste dans le règlement des opinions, des penchants, des volontés, en un mot des tendances””: essa non può allora servirsi di uno strumento diverso dalla persuasione, dal consiglio, dalla dimostrazione.”” (pag 275-276)”,”TEOS-154″ “FISICHELLA Domenico”,”Denaro e democrazia. Dall’antica Grecia all’economia globale.”,”D. FISICHELLA (già Vp del Senato) è prof. di dottrina dello stato e scienza della politica nelle Università di Firenze e Roma. E’ stato ministro per i beni culturali. Ha scritto vari libri.”,”TEOP-374″ “FISICHELLA Domenico”,”Alla ricerca della sovranità. Sicurezza e libertà in Thomas Hobbes.”,”FISICHELLA D. è senatore da 4 legislature.”,”TEOP-376″ “FISICHELLA Domenico”,”Crisi della politica e governo dei produttori.”,”FISICHELLA Domenico è stato senatore per quattro legislature, vicepresidente del senato, professore ordinario di dottrina dello stato e di scienze della politica nelle Università di Firenze e di Roma La Sapienza. La rivoluzione operaia nell’epoca delle rivoluzioni borghesi “”A proposito della borghesia, va qui ricordato che il valore storico del compito critico svolto da tale classe sociale sarà riconosciuto anche da Marx. Gli operai sanno che “”il loro proprio movimento rivoluzionario può solo essere accelerato dal movimento rivoluzionario della borghesia contro i ceti feudali e la monarchia assoluta. Sanno che la loro lotta contro la borghesia può cominciare soltanto il giorno della vittoria della borghesia stessa””. E ancora, sul carattere di transizione dell’esperienza borghese: “”gli operai possono e debbono necessariamente accettare la rivoluzione borghese come una condizione della rivoluzione operaia. Ma non possono considerarla neppure per un momento come loro scopo finale”” (Marx-Engels Gesamtasugabe, serie I, vol VI, p. 319, cit. nell’edizione critica, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, del ‘Manifesto del Partito Comunista’ di Karl Marx e Friedrich Engels, Torino, 1949, pp. 255 e 225. Sui riconoscimenti dell’opera della borghesia contenuti nel ‘Manifesto’, e sul loro significato, cfr. Karl Lowith, Da Hegel a Nietzsche, Torino, 1949, p. 399)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] Saint-Simon e il giovane Marx “”E’ noto che riconoscimenti dell’importanza della riflessione saint-simoniana non mancano già negli scritti dei padri del materialismo storico. Così, Friedrich Engels afferma che “”troviamo in Saint-Simon un’ampiezza di vedute geniale la quale fa sì che quasi tutte le idee non strettamente economiche dei socialisti successivi sono contenute in germe nel suo pensiero”” (88). Ancora Engels, nell’ “”Antidühring”” (89), sostiene che Saint-Simon è stato, con Hegel, “”la mente più universale della sua epoca””. (…) Per Emma Cantimori Mezzomonti, (…) “”occorrerebbero alcuni capitoli anche soltanto per esaminare la loro importanza [di Saint-Simon e di Fourier] per Marx ed Engels, che li hanno studiati accuratamente e direttamente”” (90). Secondo Pierre Naville, “”nella grandezza di Saint-Simon il giovane Marx ha individuato e trovato l’antidoto alla grandezza di Hegel”” (91). Infine, Georges Gurvitch sostiene che “”Marx stesso è derivato in linea diretta, a mio avviso, da Saint-Simon e dal saint-simonismo: egli prende da Hegel solo la terminologia, e “”l’hegelismo di sinistra”” altro non è che l’influenza saint-simoniana (talvolta esplicitamente riconosciuta) su certi hegeliani”” (92). Ancora Gurvitch, apre un articolo specificatamente dedicato a ‘Saint-Simon et Karl Marx’, scrivendo che “”l’influenza di Saint-Simon nella formazione del pensiero di Marx è stata ben più decisiva di quanto solitamente si supponga. (…) Gurvitch conclude che “”quali che siano state le linee di demarcazione e le divergenze”” – che ci sono, e non piccole – “”credo di aver dimostrato che, senza Saint-Simon, Marx non sarebbe stato ciò che è stato”” (93). (pag 44-45) [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(88) Cfr. F. Engels, Socialisme utopique et socialisme scientifique, 1959, p. 48; (89) F. Engels, Antidühring, Roma, 1950, p. 30; (90) Cantimori Mezzomonti (a cura), Marx-Engels, Manifesto, cit., p. 205; (91) Pierre Naville, Le nouveau Leviathan. De l’alienation à la jouissance, 1957, p. 66; (92) Georges Gurvitch, Les fondateurs français de la sociologie contemporaine. I. Saint-Simon sociologue, 1955, p. 7; Cfr. G. Gurvitch, Saint-Simon et Karl Marx, in “”Revue Internationlale de Philosophie””, nn. 53-54, 1960, pp. 399 e 416] “”Sulla paternità dell’interpretazione storiografica per la quale – secondo le parole con cui si apre il ‘Manifesto Comunista’ – “”la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta di classi””, molto si è scritto, per attribuirne o negarne il merito, volta a volta, a Babeuf, a Saint-Simon, a Blanqui, a Marx. Lo stesso Engels, che in ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ parla di “”genialissima scoperta”” a proposito dell’idea, esposta da Saint-Simon già nel 1802, di “”concepire la Rivoluzione francese come una lotta di classe tra nobiltà, borghesia e non possidenti”” (52), nella ‘Prefazione’ all’edizione tedesca del 1883 al ‘Manifesto’ scrive che la teoria per cui “”tutta la storia è storia di lotte fra le classi”” appartiene “”esclusivamente a Marx”” (53)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(52) Engels, Socialisme utopique, cit, p. 48; (53) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista’, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino, 1949, p. 291] (pag 59)”,”SOCU-183″ “FISICHELLA Domenico”,”Il pensiero politico di De Maistre.”,”Joseph Marie De Maistre nasce a Chambéry, in Savoia, il primo aprile 1753, maggiore di dieci figli, cinque maschi e cinque femmine. La famiglia era di origini borghese. Il padre François Xavier era magistrato del Regno di Sardegna da alcuni anni, allorrchè un decreto regio lo nomina nel 1740 membro del Senato di Savoia (Joseph erediterà tale carica alla morte del genitore) e poi, nel 1770, per le sue benemerenze è ricompensato con il titolo di conte. Cos’, commenta Alfredo Cattabiani, ‘la famiglia Maistre entrava a far parte dell’aristocrazia savoiarda grazie a un ennoblissement, cioè un riconoscimento della sua naturale nobiltà, concetto questo che Joseph de Maistre avrebbe sottolineato nelle sue opere politiche, considerando l’aristocrazia non come casta chiusa biologicamente, bensì aperta a tutte quelle famiglie che avessero dimostrato nel tempo di essere naturalmente nobili, cioè fedeli alle tradizioni nazionali e benemerite dello Stato’ (Introduzione a Le serate di Pietroburgo). Legatissimo ai genitori, educato prima dai gesuiti e poi studente di giurisprudenza all’Università di Torino, ove si laurea rapidamente, Joseph intraprende la carriera giudiziaria a Chambéry. All’attività professionale unisce un costante impegno di studio, mentre contemporaneamente aderisce, nel 1774, alla loggia massonica di rito inglese dei Trois Mortiers, per spostarsi nel 1778 alla loggia riformata di rito scozzese della Parfaite Sincérité.Allo scoppio della rivoluzione francese l’atteggiamento di Joseph de Maistre è cauto ma non negativo. Con l’invasione francese della Savoia, nel 1792, inizia la stagione dell’esilio (Aosta, Torino, Ginevra, Losanna) e la divisione della famiglia. Nominato nel 1818 reggente della Grande Cancelleria del Regno, muore il 26/02/1821 nella capitale piemontese”,”TEOP-057-FL” “FISICHELLA Domenico”,”Dal Risorgimento al Fascismo, 1861-1922.”,”Domenico Fisichella, professore di Scienza della Politica, Dottrina dello Stato e Storia delle Dottrine Politiche nelle Università di Firenze, Roma ‘Sapienza’ e Luiss. (…) (v. 4° di copertina) La vicenda dell’Interventismo a sinistra. ‘Rilevante è il peso dell’interventismo in seno al sindacalismo rivoluzionario. Organizzativamente questo si era costituito a Modena nel novembre 1912, con la sigla di Unione sindacale italiana e con l’intento – ben distinto da quello della Confederazione generale del lavoro – di affermare una piena autonomia rispetto al Partito socialista, di rifiutare forme di compromissione con le forze borghesi e di ricorrere allo sciopero generale come strumento di azione rivoluzionaria. Già durante la guerra di Libia v’era stato un gruppo favorevole e uno contrario all’impresa, il primo vedendovi un’opportunità di benessere per i lavoratori italiani e di loro integrazione nel tessuto nazionale anche in vista della resa dei conti finale con la borghesia, il secondo una guerra imperialista di matrice borghese. Ora il dibattito investe il tema della guerra come rivoluzione, con un duplice auspicato risultato. La guerra va combattuta contro gli Imperi centrali perché essi sono i guardiani della conservazione e della reazione in Europa, i più fieri nemici della rivoluzione, gli avversari comunque da battere. In pari tempo, la guerra come processo rivoluzionario farà ciò che qui non è stato possibile ottenere, neppure con l’arma dello sciopero generale, cioè indebolire definitivamente il capitalismo, consentendo contemporaneamente al proletariato capacità di combattimento e attitudine a esprimere una nuova ‘élite’ qualitativamente in grado di mobilitare, organizzare e guidare le masse alla vittoria. Di questa importazione si fa paladino Filippo Corridoni, già rivoluzionario antimilitarista e ora pronto alla battaglia. E se ci chiediamo come mai l’antimilitarismo si traduca in volontà bellica, la risposta è nelle cose: anche se le guerre non sono sempre di matrice rivoluzionaria, la rivoluzione è sempre una guerra (certo, una guerra civile, ma non si è forse detto che la Grande Guerra è una guerra civile europea?), e allora – scrive Giuliano Procacci riflettendo sul caso sovietico – «la militarizzazione è la sola forma di burocratizzazione che un movimento rivoluzionario, che ha scritto sulle proprie bandiere le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza, può accettare, in quanto essa è la sola che gli appaia come necessaria e inevitabile». Corridoni sarà volontario di guerra, e cadrà da valoroso sul campo. Diverso è il parere di un altro filone, numericamente significativo, del movimento sindacale, più legato a una visione tradizionale e per così dire ortodossa dell’internazionalismo del proletariato, la cui unità di classe oltre i confini nazionali può essere messa a repentaglio da una guerra tra Stati e tra nazioni. Tale versante mantiene le sue posizioni neutraliste, e la fuoriuscita dell’Unione sindacale italiana di Corridoni e di quanti con lui convengono – tra questi, Michele Bianchi, Alceste De Ambris, Tullio Masotti – diviene inevitabile. Cosa accade in campo socialista? Qualcosa di analogo, e ‘pour cause’ rispetto ai tormenti del sindacalismo rivoluzionario. Già sappiamo che nel 1912 in casa socialista era prevalsa la corrente intransigente, con l’espulsione dei riformisti Bonomi, Bissolati e altri, mentre i riformisti “”di sinistra”” (Filippo Turati, Camillo Prampolini, Claudio Treves e altri) rimangono ma privi di incarichi direttivi. Mussolini assume la direzione dell'””Avanti!””. Rispetto al sindacalismo rivoluzionario, già precedentemente apprezzato, egli è diventato progressivamente più cauto. È strumento di mobilitazione di massa, ma il partito, forgiato su basi nuove, ha da essere lo strumento guida della politica. Anche sul ricorso allo sciopero generale ondeggia. Al congresso di Ancona del Partito socialista, che inizia i suoi lavori il 24 aprile 1914, il successo della corrente rivoluzionaria intransigente è pieno. Su proposta di Mussolini si decide l’incompatibilità dei massoni con l’iscrizione al partito. Il ‘leader’ romagnolo è confermato alla guida del quotidiano ufficiale, in forte crescita diffusionale. Tuttavia un ripensamento complessivo comincia ad avviarsi nella mente del dirigente socialista’ (pag 217-218)”,”ITAA-157″ “FISICHELLA Domenico a cura di, Saggi di Auguste COMTE Max WEBER Karl R. POPPER Thomas S. KUHN Imre LAKATOS Paul K. FEYERABEND J.Donald MOON Felix E. OPPENHEIM Giovanni SARTORI Arend LIJPHART Alberto MARRADI”,”Metodo scientifico e ricerca politica.”,”Domenico Fisichella (Messina, 1935) è professore ordinario di Scienza della politica nella facoltà di Scienze politiche della prima Università di roma.”,”SCIx-303-FL” “FISK Robert”,”Cronache mediorientali. Il grande inviato di guerra inglese racconta cent’anni di invasioni, tragedie e tradimenti.”,”FISK Robert è nato a Maidstone nel Kent nel 1946. Attualmente è corrispondente da Beirut per il quotidiana The Independent. E’ uno degli inviati di guerra più famosi al mondo. E’ l’unico ad aver intervistato Bin Laden tre volte.”,”VIOx-162″ “FISTETTI Francesco”,”Lenin e il machismo. Da “”Materialismo ed empiriocriticismo”” ai “”Quaderni filosofici””.”,”Nota: ‘FISTETTI Francesco è un rappresentante della nuova generazione dei teorici legati al partito comunista. Ha pubblicato, presso De Donato un saggio su ‘Marx, Hegel e l’economia politica’ e ha curato per Bertani, l’edizione dei materiali integrativi di ‘Leggere il Capitale’. Collabora a varie riviste tra cui ‘Nuova corrente’ e ‘Critica marxista’.’ (pag 5)”,”LENS-195″ “FISTETTI Francesco”,”La crisi del marxismo in Italia. Cronache di filosofia politica (1980-2005). Un abbozzo di storia degli intellettuali.”,”FISTETTI Francesco insegna storia della filosofia politica contemporanea all’Università di Bari. E’ autore di studi su Marx, Nietzsche, Neurath, Heidegger e Arendt.”,”TEOC-497″ “FISTETTI Francesco; PRESTIPINO Giuseppe; PROSPERO Michele”,”Dagli inediti di Marx una proposta polemica (Fistetti); Utopia e scienza cento anni dopo (Prestipino); Aristotele, Marx e il metodo della scienza (Prospero).”,”Bobbio diceva che ancor prima di parlare di “”crisi del marxismo”” occorreva parlare di “”crisi dei marxisti”” (vedi Pci) (pag 87) Nel testo l’autore recensisce il lavoro di BADALONI ‘Dialettica del Capitale’, ER, 1980 e indirettamente c’è un riferimento a: MARX Karl a cura di Lorenzo CALABI, Manoscritti del 1861 – 1863. Terzo Capitolo inedito di ‘Per la critica dell’ economia politica’. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 pag 465 (v. Archiv) Per Badaloni “”‘il socialismo può essere visto come un alea evolutivo’, come un’organizzazione “”probabile”” connessa alla metastabilità del sistema sociale dato”” (pag 91) Lo scritto di Engels ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ è stato pubblicato nel 1880, nel 1980 ricorreva il centenario della pubblicazione (pag 176) “”‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ è il titolo della prima edizione, uscita a Parigi nel 1880 in lingua francese a cura di Paul Lafargue (…) il titolo della prima edizione in lingua tedesca, del 1883, (…) introduce la parola “”evoluzione””: ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’. Ci sembra (…) che la diversità del titolo debba ricondursi (…) all’incidenza dell’intervallo cronologico 1880-1883 nell’accentuare il carattere di ricostruzione ‘storico’-critica che l’opuscolo indenteva assumere”” (pag 177-178)”,”MAES-001-FB” “FISTETTI Francesco”,”Democrazia e transizione. La II Internazionale, Lenin e il rapporto con la tradizione teorico-politica del movimento operaio.”,” Bernstein e i ceti medi di tipo nuovo “”Il nucleo centrale dell’argomentazione bernsteiniana, relativo allo arricchimento del tessuto sociale del modo di produzione capitalistico attraverso l’emergenza e l’espansione di nuovi strati sociali (i ceti medi di tipo nuovo), che falsificavano appunto la strategia cognitiva marxiana consegnata al ‘Capitale’ e, al contempo, l’ipotesi di transizione al socialismo racchiusa nella pratica storica del movimento operaio (lo scontro “”campale”” con lo Stato e le classi dominanti), veniva sostanzialmente eluso. Kautsky, in altri termini, non si avvedfe che la ‘Bernstein-Debatte’ pone all’ordine del giorno l’esaurimento delle forme ottocentesche di espressione poitica delle contraddizioni della moderna società borghese, ovvero la fine del “”giacobinismo”” storico, di una forma determinata di democrazia rivoluzionaria, di un processo politico che vede l’esplicarsi delle lotte di classe precipitare in crisi ricorrenti e in una lotta “”in permanenza”” sempre più acuta e radicalizzata “” (pag 20)”,”LENS-312″ “FISTETTI Francesco”,”Idoli del politico. Per una sinistra senza dogmi.”,”Francesco Fistetti, insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Università di Bari e ha al suo attivo numerosi studi sulla cultura filosofica del Novecento.”,”TEOP-109-FL” “FITGERALD C.P.”,”Revolution in China.”,”FITGERALD studioso di sinologia è nato nel 1902 a Londra. Ha studiato a Londra, (oggi) è professore all’ Università Nazionale australiana di Canberra.”,”CINx-134″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’ Europa.”,”FITOUSSI Jean-Paul è professore all’ Institut des Etudes politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni “”Il dibattito proibito”” (Il Mulino, 1997), e “”Nuovelle age des inegalités”” (con P. Rosanvallon, 1996). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’ Unione europea publicato da Fayard. Il giudizio sulla BCE. “”In altre parole, è difficile giudicare l’ azione della BCE senza considerare le condizioni in cui si trovava l’ economia europea nel momento della sua istituzione. Si può schematicamente dire che allora (1998-1999) i tassi di disoccupazione e inflazione fossero rispettivametne superiore e inferiore ai loro valori di equilibrio. La banca centrale si è quindi trovata a poter reagire solo parzialmente all’ aumento dell’ inflazione e alla riduzione del tasso di disoccupazione. In modo analogo, il comportamento inerziale della banca nel momento in cui la congiuntura si è invertita diventa comprensibile se si assume che le autorità monetarie ritenessero che si fosse pericolosamente vicini al tasso di disoccupazione di equilibrio. La scarsa reattività della BCE potrebbe quindi essere spiegata e compresa se si assumesse che il tasso di disoccupazione di equilibrio a livello europeo sia stato sistematicamente sovrastimato. E tale congettura potrebbe a sua volta trarre origine dal comportamento passato dei governi europei””. (pag 77) Segue: La BCE: una seconda Bundesbank?”,”EURE-049″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dibattito proibito. Moneta, Europa, povertà.”,”Jean-Paul Fitoussi insegna nell’Institut d’Etudes Politiques di Parigi ed è uno degli economisti europei più in vista. Ha pubblicato numerosi volumi sulle istituzioni economiche, la crescita, la disoccupazione, i processi di convergenza in Europa. Con Edmund S. Phelps ha pubblicato ‘La crisi economica in Europa’ (Il Mulino, 1989). Difetti del sistema capitalistico: “”Quanto ai difetti attuali del nostro sistema, Keynes li metteva già in evidenza nel 1936 nella ‘Teoria generale’: «I due vizi che caratterizzano il mondo economico in cui viviamo – scriveva – sono che il pieno impiego non vi è assicurato e che la distribuzione della ricchezza e del reddito è arbitraria e manca di equità». Da ciò, gli economisti e i governi avevano tratto, all’epoca, delle conclusioni radicalmente differenti da quelle che traiamo oggi. Questo movimento del bilanciere delle dottrine e delle politiche coincide con ciò che potremmo chiamare la «rivincita dei vecchi fatti»: la disoccupazione e la diseguaglianza. Una delle tesi di questo libro è che non si tratta di una pura coincidenza, ma piuttosto del prodotto di una contraddizione. Perché è evidente che abbiamo, spero transitoriamente, dimenticato che tutte le forme di capitalismo che si incontrano nei regimi democratici non possono che essere delle vie di mezzo, anche se alcune, come il capitalismo «renano» tipizzato da Michel Albert, sono più mediane di altre”” (pag 252)”,”EURE-122″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’Europa.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”EURE-038-FL” “FITOUSSI Jean-Paul”,”La democrazia e il mercato.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”ECOI-156-FL” “FITZGERALD F. Scott”,”28 racconti.”,”””Negli anni 1935 e 1936, subì un completo tracollo fisico ed emotivo (…). Le cause del tracollo non sono misteriose e Arthur Mizener le ha descritte con molta comprensione in ‘The Far Side of Paradise’. I sintomi, descritti dallo stesso Fitzgerald, furono dolorosi in modo straziante, ma per nulla inconsueti. (…) Fitzgerald, nonostante tutti i suoi tormenti, si trovava ancora in purgatorio e non in quei gelidi gironi dell’inferno in cui il cuore si raggela. Proprio perché si avvinghiò alla sua sincerità e al suo senso dei valori, soffrì più degli autentici dannati. “”Era disperazione, disperazione, disperazione… disperazione giorno e notte”” disse un’infermiera che lo aveva curato nel 1936. Fitzgerald passava le notti insonni meditando incupito su ciò che non era riuscito a compiere. Verso le tre del mattino, scrisse, il vero orrore “”prendeva forma sui tetti, e negli striduli clacson dei tassì, i gufi della notte. Orrore e sperpero… (…) In momenti come questi l’uomo conserva il senno con la forza di volontà, oppure lo perde mediante ciò che equivale a una deliberata decisione. Fitzgerald non si rifugiò nei sogni o nelle illusioni o in alcun altro surrogato dell’utero materno. V’era un nucleo duro nel suo carattere – chiamatelo puritanesimo del Middlewest, se vi piace, o cattolicesimo irlandese della borghesia, o semplicemente ostinazione – ed esso gli imped’ di rinnegare gli obblighi che aveva con la famiglia, con i creditori, con il proprio talento in quanto artista. (…) Fino al momento della morte Fitzgerald aveva scritto circa 160 racconti; non sarebbe facile determinarne il numero esatto perché una parte del suo lavoro si trovava sulla linea di confine tra la narrativa e il saggio brillante, o “”articolo da rivista””. I quarantasei racconti inclusi nelle quattro antologie pubblicate comprendono quasi tutti i migliori, ma non proprio tutti, in quanto Fitzgerald era un giudice acuto ma bizzarro del proprio lavoro. L’ultima raccolta, ‘Taps at Reveille’, apparve nel 1935 e i racconti degli ultimi anni non sono mai stati ristampati. Su tutto ciò si basa la presente scelta, nella quale ho tentato di riunire i migliori racconti scritti in ogni fase della carriera di Fitzgerald. Complessivamente, i ventotto racconti formano una storia non ufficiale di due decenni di vita americana, o meglio di un decennio con le sue lunghe ripercussioni. (…) Ma non si limitano a parlare per il loro tempo, in quanto parlano anche per l’Autore; e, considerati nel loro insieme, costituiscono una sorta di diario di tutta la sua carriera. Fu una carriera diversa da quella che ci eravamo aspettata dopo aver letto i suoi primi libri e dopo aver saputo del suo declino. Quel che sembra assumere importanza, ora, non consiste nei primi successi, nell’abbandono e nello scoramento degli anni successivi, e neppure nel contrasto tra i due periodi, che offre facili spunti ai romanzi d’altri scrittori; si tratta soprattutto della lotta contro la sconfitta, e del genere di ben definito trionfo cui egli pervenne grazie a tale lotta. Fitzgerald rimane un esempio e un archetipo, ma non soltanto del 1920 e degli anni seguenti; egli rappresenta, in ultima analisi, lo spirito umano in una delle sue forme definitive”” (Malcolm Cowley, premessa) (pag 32, 34-35, 39-40)”,”VARx-012-FGB” “FITZGERALD Charles Patrick”,”Storia dell’Estremo Oriente. Dagli antichi imperi alle nazioni d’oggi.”,”C.P. Fitzgerald è considerato un’autorità nel campo degli studi sull’Estremo Oriente. Nato nel 1902, è stato Professore di storia dell’estremo oriente all’Istituto di Studi Superiori dell’Università Nazionale di Camberra. Ha studiato a fondo la civiltà cinese.”,”ASIx-001-FMDP” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’ istruzione 1917-1921.”,”‘Biblioteca di storia’ collana fondata da Ernesto RAGIONIERI”,”RIRB-011″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”FITZPATRICK insegna storia all’ Università di Chicago.”,”RIRO-210″ “FITZPATRICK Sheila”,”The Russian Revolution.”,”FITZPATRICK Sheila è Bernadotte E. Schmitt Distinguished Service Professor in Modern Russian History nell’University di Chicago. Ha scritto recentemente: Everyday Stalinism (2000) e ‘Tear off the Masks! Identity and Imposture in Twentieth-Century Russia (2005).”,”RIRO-363″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”Quali sono state le tappe della Rivoluzione russa del 1917 e della susseguente guerra civile? Che rapporto c’è fra la Rivoluzione e l’instaurazione del regime staliniano? Perchè, come quella francese, anche la Rivoluzione russa finì pre divorare i suoi figli? Le purghe staliniane, che si protrassero sino alla fine degli anni Trenta sono da considerare una degenerazione o una logica conseguenza degli eventi del 1917? In che modo il crollo del comunismo e dell’Unione Sovietica ha modificato il ruolo (e la percezione) dell’Ottobre nella storia del Novecento? La sintesi di Sheila Fitzpatrick risponde a tutte queste domande con la chiarezza, l’agilità e l’accuratezza tipiche della tradizione anglosassone. Sheila Fitzpatrick insegna storia all’Università di Chicago.”,”RIRO-052-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Stalin’s Peasants. Resistance and Survival in the Russian Village after Collectivization.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia.”,”RUSU-014-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Tear Off the Masks! Identity and Imposture In Twentieth-Century Russia.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. List of Illustrations, Preface and Acknowledgments, Introduction, Notes, Figure, Selected Further reading, Index,”,”RUSx-171-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Everyday Stalinism. Ordinary Life in Extraordinary Times: Soviet Russia in the 1930s.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Illustrations, Index,”,”RUSS-078-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’istruzione, 1917-1921.”,”Affronta per la prima volta un’analisi specifica della politica sovietica in campo educativo ed artistico negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d’Ottobre, 1917-1921. L’autrice è una storica inglese.”,”RIRB-001-FF” “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche).”,”””Il documento di Marx evita preamboli religiosi, soffermandosi soltanto sulla necessità per gli associati di riconoscere “”come base della loro condotta verso gli uomini: la Verità, la Giustizia e la Morale, senza distinzione di razza, di credenze, di nazionalità”” e per ciò sarà parso a ragione più logico ed anche più democratico, perché basato su princípi più semplici e tali da poter essere accolti da tutti, senza sottoscrivere atti di fede complicati o inaccessibili. (…) Marx confessava ancora ad Engels che nella stesura dello Statuto dell’Internazionale non si rispecchiava tutto il suo programma, dovendo esso accontentare una varietà di correnti rappresentate in seno al Consiglio. Del resto l’idea dell’Associazione era sorta all’ombra delle Trade-unions, e non certo per condurre gli operai al comunismo, ma solo per creare le basi di una solidarietà internazionale dei lavoratori, e con lo scopo precipuo di evitare il crumiraggio straniero negli scioperi nazionali. Indubbiamente egli sperava sin da allora di poter condurre il movimento operaio mondiale su quelli che dovevano essere i traguardi più audaci di azione e di lotta; e perciò scriveva all’amico: “”il requisito del momento è ‘fortiter in re, suaviter in modo'”” (Marx-Engels, Il partito e l’Internazionale, 1948)”” (pag 38-39) [Francesco Fiumara, Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche), 1968] Polemica Mazzini-Engels (pag 67)”,”INTP-061″ “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche.”,”Cap. V. ‘Polemica con Engels’ (pag 67-74) Critiche dell’autore allo ‘sprovveduto’ Engels (pag 70) La lotta insidiosa dei bakuninisti e dei proudhoniani contro Marx ed Engels in seno all’Internazionale. “”Il fatto è che quando Engels polemizzava contro Mazzini sconfessando Bakunin, si era già sul punto di rottura anche con quest’ultimo. Di congresso in congresso Marx perdeva terreno a vantaggio dell’anarchico. «Questo russo – scriveva ad Engels – è chiaro, viole diventare il dittatore del movimento operaio europeo. Che vada con precauzione, altrimenti verrà scomunicato ufficialmente». Ed Engels ribatteva: «Se questo maledetto russo pensa realmente, con tutti i suoi intrighi, di porsi alla testa del movimento operaio, è venuto il momento di metterlo in condizione di non nuocere» (12). Era evidente che la serpe cominciava a rivoltarsi. Su per giù nella stessa epoca Bakunin scriveva al suo amico Herzen: «Potrebbe accadere, anche a breve scadenza, che venga iniziata una lotta contro di lui (Marx), non per l’offesa personale … ma per quel che riguardo il comunismo di stato, del quale egli stesso, ed i partiti inglese e tedesco che egli dirige, sono appassionati fautori. Allora sarà una lotta a morte» (13). Ed era naturale che Marx ed Engels ne prevenissero gli assalti. Mazzini sapeva dei contrasti in tema di principi e di dottrine, ma probabilmente ignorava le insidie e gli odii personali che travagliavano i suoi detrattori, con propositi di eliminazione reciproca. Son cose venute chiaramente a luce dopo la sua morte. Il ‘Carteggio’ di Marx-Engels, come le lettere di Bakunin, nonché le rivelazioni postume nelle memorie di Guillaume, di Nettlau e d’altri, hanno configurato ai posteri la realtà aggrovigliata e soffocante dell’Internazionale negli ultimi tempi”” [Francesco Fiumara, ‘Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche’, Nistri-Lischi, Pisa, 1968] (pag 73) [(12) Carteggio Marx-Engels, lettere di luglio 1869; (13) V. García, ‘L’internazionale operaia’, pp. 76, 77 (a)] [(a) L’anarchico García scrive tra l’altro nel suo libro ‘L’Internazionale operaia’ a proposito de ‘Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna’: “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congresso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: «Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani». Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: «Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo» (pag 39)””. García, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’anarchia”” ‘per l’aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo’. E’ morto nel 1991. Victor García era uno pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal Gracia (v. Victor Garcia, ‘Utopias y Anarquismo’, 1992) [ndr]”,”MAES-001-FGB” “FIUME Emanuele”,”Il protestantesimo. Un’introduzione.”,”Emanuele Fiume, pastore valdese a Roma ha conseguito il dottorato di ricerca in teologia all’Università di Zurigo con una tesi su Scipione Lentolo.”,”RELP-003-FMP” “FIUME Emanuele”,”Scipione Lentolo, 1525-1599. «Quotidie laborans evangelii causa».”,”L’autore ha studiato teologia a Roma, Zurigo, Heidelberg. Serve le chiese evangeliche di Felonica (Mn).”,”RELP-021-FMP” “FLACCOMIO Sergio”,”I falchi del deserto.”,”Nato il 28 settembre 1915 a Milano, Sergio Flaccomio ha però vissuto sempre a Firenze. Nel 1935 è entrato nell’Aeronautica militare come Ufficiale Pilota. Nel maggio 1942 fu con il Gruppo trasferito in Africa Settentrionale, dove venne formato il 50° Stormo Assalto e partecipò con lo Stormo a tutto il ciclo operativo dal maggio 1942 a febbraio 1943. Dal marzo al settembre 1943 quale istrutture di pilotaggio ed acrobazia è stato capo pilota di reparti volo di Scuole Pilotaggio.”,”QMIS-035-FGB” “FLACELIÈRE Robert”,”La vita quotidiana. In Grecia nel secolo di Pericle.”,”In questo libro parleremo soprattutto di Atene e degli ateniesi, senza però inibirci di lanciare uno sguardo verso le altre città per delineare dei paragoni. D’altra parte, già gli antichi consideravano Atene ‘la Grecia della Grecia’.”,”STOS-012-FL” “FLAGG BEMIS Samuel a cura; collaborazione di J. Franklin JAMESON H. Barrett LEARNED James Brown SCOTT; scritti di Julius W. PRATT John SPARGO Charles CHENEY HYDE”,”The American Segretaries of State and their Diplomacy. Volume X. William Jennings Bryan, Robert Lansing, Bainbridge Colby, Charles Evans Hughes.”,”Trattative tedesche-americane sull’ affondamento del Lusitania. 1° prima guerra mondiale. “”Lansing insisteva che la Germania doveva ammettere l’ illegalità dell’ affondamento. Ciò la Germania non voleva farlo, ma alla fine consentì a redigere una nota di profondo rammarico per i cittadini degli Stati Uniti che avevano perso la vita, riconoscendo la sua responsabilità per queste perdite, ed acconsentendo perciò a fare delle riparazioni. Questa formula fu inserita in una nota di Bernstorff al Segretario di Stato, del 16 febbraio 1916, ma essa venne nello stesso momento del nuovo annuncio della Germania secondo il quale le navi mercantili armate sarebbero state trattate come navi da guerra. Lansing rifiutò di accettarla come soddisfacente, e il caso Lusitania rimase irrisolto fino al termine della guerra.”” (pag 62-63) Lansing ritiene illegale il blocco navale inglese per tre motivi: non è efficace (non chiude i porti baltici della Germania), non è imposto in modo imparziale (danesi, norvegesi e svedesi trafficano con i porti baltici, gli altri paesi neutrali dall’ Atlantico invece vengono bloccati), interferisce col commercio dei porti neutrali dato che le merci con destinazione tedesca sono impediti negli scambi) (pag 65)”,”USAQ-055″ “FLAIANO Ennio a cura Maria CORTI e Anna LONGONI”,”Opere 1947 – 1972.”,”Contiene: ‘Tempo di uccidere’ ‘Diario notturno’ ‘Una e una notte’ ‘Il gioco al massacro’ ‘Un marziano a Roma e altre farse’ ‘Le ombre bianche’. Flaiano (Ennio), scrittore italiano (Pescara 1910 – Roma 1972). Giornalista, romanziere, uomo di cinema e di teatro, ottenne in vita numerosi attestati di stima per la sua molteplice attività, ma soltanto dopo la morte la sua opera di scrittore venne riconosciuta criticamente. In vita era considerato soprattutto come figura insostituibile dell’ambiente culturale romano per la sua presenza nella redazione del Mondo di M. Pannunzio e la collaborazione con F. Fellini a memorabili film come La dolce vita e 8 e mezzo. In realtà la sua autentica vocazione era quella manifestata con ‘Tempo di uccidere’ (Premio Strega, 1947), un romanzo che nel pieno del neorealismo si richiamava invece alla lezione esistenziale del grande romanzo europeo e poneva il suo autore in una zona laterale rispetto alle correnti del momento ma ne garantiva anche l’originalità e la durata. Distratto dalla collaborazione al cinema, solo nel 1956 pubblicò Diario notturno e nel 1959 Una e una”,”VARx-011″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOI-086″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”Contiene il paragrafo: ‘La crisi del modo di produzione capitalistico e le sue controtendenze nel pensiero di Karl Marx’ (pag 127-142) “”La contraddizione, esposta in termini generali, consiste in questo: la produzione capitalistica racchiude un tendenza verso lo sviluppo assoluto delle forze produttive, indipendentemente dal valore e dal plusvalore in esso contenuto, indipendentemente anche dalle condizioni sociali nelle quali essa funziona; ma nello stesso tempo tale produzione ha come scopo la conservazione del valore-capitale esistente e la sua massima valorizzazione (vale a dire l’accrescimento accelerato di questo valore). Per la sua intrinseca natura essa tende a considerare il valore-capitale esistente come mezzo per la massima valorizzazione possibile di questo valore. Fra i metodi di cui si serve per ottenere questo scopo sono inclusi: la diminuzione del saggio del profitto, il deprezzamento del capitale esistente, lo sviluppo delle forze produttive del lavoro a spese delle forze produttive già prodotte. Il periodico deprezzamento del capitale esistente, che è un mezzo immanente del modo capitalistico di produzione per arrestare la diminuzione del saggio del profitto ed accelerare l’accumulazione del valore capitale mediante la formazione di nuovo capitale, turba le condizioni date in cui si compie il processo di circolazione e di riproduzione del capitale, e provoca di conseguenza degli arresti improvvisi e delle crisi del processo di produzione (…). La produzione capitalistica tende continuamente a superare questi limiti immanenti, ma riesce a superarli unicamente con dei mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala nuova e più alta. Il ‘vero limite’ della produzione capitalistica è ‘il capitale stesso’, è questo: che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come motivo e scopo della produzione; che la produzione è solo produzione per il ‘capitale’, e non al contrario: i mezzi di produzione non sono dei semplici mezzi per una continua estensione del processo di vita per la ‘società’ dei produttori”” [Karl Marx, Il Capitale, libro 3°, Roma, 1952] [(in) ‘Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen’, a cura di Maurice Flamant e Jeanne Singer-Kerel, a cura di Dionisia Cazzaniga Francesetti] (pag 131-132)”,”ECOT-242″ “FLAMINI Francesco”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Cinquecento.”,”FLAMINI Francesco professore nell’Università di Padova”,”ITAG-202″ “FLAMMARION Camillo”,”Memorie biografiche e filosofiche di un astronomo.”,”Camillo FLAMMARION era il fratello del Flammarion editore. Nicolas Camille Flammarion, più conosciuto col nome di Camille Flammarion, (26 febbraio 1842, Montigny-le-Roi – 3 giugno 1925, Juvisy-sur-Orge) fu un astronomo francese e autore prolifico di più di cinquanta opere, tra le quali guide divulgative popolari di astronomia. Fu inoltre presidente della Society for Psychical Research nel 1923. Iniziò la sua carriera di astronomo nel 1858 come collaboratore dell’Osservatorio di Parigi. Fondò nel 1883 l’osservatorio privato di Juvisy-sur-Orge e nel 1887 la Società astronomica di Francia, della quale fu il primo presidente. Fu anche editore della rivista L’Astronomie. Flammarion fu il primo a suggerire i nomi Tritone e Amaltea rispettivamente per le lune di Nettuno e Giove, sebbene questi nomi non vennero ufficialmente adottati fino a molti decenni dopo. Gli è stato inoltre dedicato un cratere sulla Luna.”,”SCIx-325″ “FLAMMARION Camillo”,”Urania.”,”FLAMMARION Camillo”,”VARx-403″ “FLANAGAN Richard”,”””Parish-fed Bastards””. A History of the Politics of the Unemployed in Britain, 1884 – 1939.”,”FLANAGAN ha studiato ad Oxford e risiede ad Hobart in Tasmania, Australia.”,”MUKx-057″ “FLAUBERT Gustave”,”Bouvard e Pécuchet.”,”””Poveri. Occuparsene dispensa da ogni altra virtù”” (Dizionario dei luoghi comuni) (pag 306) “”Vaccinazione. Frequentare soltanto persone vaccinate”” (pag 313)”,”VARx-035-FER” “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I (Libri I-III). (Storia della guerra giudaica contro i romani)”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tre sono infatti presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita, legati da mutuo amore più strettamente degli altri. Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando non sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non è che condannino in assoluto il matrimonio e l’ aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo. Non curano la ricchezza ed è mirabile il modo come attuano la comunità dei beni, giacché è impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola è che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione della comunità, si che in mezzo a loro non si vede né lo squallore della miseria, né il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli. (…)””. (pag 306-307)”,”STAx-160″ “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II (Libri IV-VII). (Storia della guerra giudaica contro i romani).”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tutto ciò sta a dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino nemmeno se lo prevedono. Così i giudei alcuni presagi li interpretarono come a loro faceva piacere, altri non li considerarono, finché la rovina della patria e il loro sterminio non misero in chiaro la loro stoltezza””. (pag 383) “”I romani, ora che i ribelli erano scesi a rifugiarsi nella città e il santuario bruciava con tutti gli edifici circostanti, portarono le loro bandiere nell’ area antistante al tempio e, collocatele di fronte alla porta orientale, celebrarono un sacrificio in loro onore e salutarono Tito imperatore fra grandissime acclamazioni di giubilo. Tutti i soldati avevano fatto tanto di quel bottino, che in tutta la Siria l’oro scese alla metà del valore di prima.”” (pag 383-384)”,”STAx-161″ “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I. (Libri I-III).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-034-FSD” “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II. (Libri IV-VII).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-035-FSD” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Luxemburg Liebknecht.”,”L’A studioso della materia ha curato le edizioni tedesche delle opere di R. LUXEMBURG e K. LIEBKNECHT.”,”LUXS-007″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Die Kommunistische Partei Deutschland (KPD) in der Weimarer Republik.”,”libro dedicato a John H. Herz il curatore di “”Völkrechtslehre des Nationalsozialismus”” Iscritti KPD 1917 SPD 243 mila 1919 SPD 1.012 mila KPD 106 mila 1920 SPD 1.180 mila KPD 79 mila (prima di Halle) 380 (dopo Halle) USPD 894 mila (prima di Halle) 1921 SPD 1.221 mila KPD 360 mila USPD 300 mila 1922 – KPD 326 USPD 360 1923 SPD 500 mila KPD 400 mila USPD 10 mila 1924 SPD 869 KPD 150 mila 1931 – KPD 200 mila Iscritti KAPD circa 38 mila”,”MGEK-067″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Le parti communiste allemand (KPD) sous la république de Weimar.”,”FLECHTHEIM Ossip K. è un noto politologo marxista professore all’ Università libera di Berlino. Questa è la sua opera fondamentale. E’ la storia e la sociologia politica del KPD e della sua debacle saguinosa. “”Un avversario così tenace, non si può vincere che con l’ aiuto della “”nuova”” tattica di manovre e compromessi””. E per poter condurre a buon fine questa politica, “”il partito deve sbarazzarsi definitivamente di questa febbre (ultra-sinistra)””. Di conseguenza, Zinoviev se la prende violentemente con gli “”ultra-sinistri””: “”I Rosenberg e gli Scholem, che hanno falsificato il comunismo, i Korsch ed i Rolf, che non hanno niente in comune con il bolscevismo, non possono dare lezioni al partito””.”” (pag 163)”,”MGEK-005″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Il partito comunista tedesco (KPD) nel periodo della Repubblica di Weimar.”,”””La 2° Internazionale aveva appena finito di esistere che già anche l’estrema sinistra alzava la propria voce chiedendo un fronte unico internazionale contro la guerra. Il primo tentativo venne in maniera interessante dalle donne. Clara Zetkin convocò una conferenza internazionale delle donne socialiste per il mese di marzo del 1915 a Berna. Nell’appello a questa conferenza si diceva: «Lo scopo di questa guerra non è la difesa della patria bensì il suo ingrandimento…Gli operai non hanno nulla da guadagnare da questa guerra ma tutto da perdere, quel che è loro caro e prezioso… L’intera umanità guarda a voi, compagne proletarie dei popoli belligeranti… Unitevi in un solo volere, in una sola azione! Ciò che i vostri uomini e i vostri figli non possono ancora affermare, proclamatelo voi un milione di volte: Il popolo operaio del mondo è un popolo di fratelli… Abbasso il capitalismo, che sacrifica alla ricchezza e al potere dei possidenti ecatombi di uomini! Abbasso la guerra! Viva il socialismo!» (66). Fra i socialisti russi vi erano i bolscevichi che già nel novembre del 1914 pubblicavano un manifesto nel quale veniva richiesta la fondazione di una nuova internazionale (67). Nel settembre del 1915 si ebbe a Zimmerwald presso Berna su iniziativa dei socialisti italiani con l’appoggio di quelli elvetici la prima grande conferenza internazionale. Complessivamente presero parte ad essa 38 delegati di undici paesi (68). Dalla Germania arrivarono dieci delegati: sette appartenevano alla corrente di sinistra del Centro e seguivano la direzione di Ledebour e Adolf Hoffmann; due appartenevano al «Gruppo Internazionale»; il terzo era Julian Borchardt, l’editore di «Raggi di luce», che dal 1914 combatteva la politica di guerra ed aveva collaborato da vicino con Radek e la sinistra olandese di Pannekoek (69). Lenin ricevette per il suo programma di trasformazione della guerra imperialista in una guerra civile, per la sconfitta del proprio governo imperialista, e l’organizzazione della III Internazionale, soltanto sette voti su trenta. Dei rappresentanti tedeschi soltanto Borchardt votò per lui (70). Il «gruppo internazionale» non si schierò con lui. Ci si accordò su un appello che sottolineasse fortemente il carattere imperialistico della guerra e il tradimento di quei socialdemocratici che avevano votato i crediti di guerra e che esortasse gli operai alla lotta di classe per una pace senza annessioni. Rosenberg richiama l’attenzione sul fatto che ancora in una lettera di Spartaco nel 1915 Lenin e il suo punto di vista venisse citato con una sola proposizione, e questo perché gli stessi spartachisti consideravano i bolscevichi come una insignificante minoranza nell’area dell’opposizione internazionale (71)”” [Ossip K. Flechtheim, ‘Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della Repubblica di Weimar’, Milano, 1970] [(66) “”Storia illustrata…””, p. 134; il testo completo in Frölich, «10 anni…», p. 222-224; (67) “”Storia del KPSU””, p. 200; (68) Präger, “”Storia del Partito socialdemocratico tedesco indipendente, USPD””, p. 82, e Grossmann in “”Dizionario dell’economia politica””, II, p. 439; (69) Rosenberg, “”Storia del bolscevismo””, p. 79, intorno a Borchardt cfr. Frölich, «10 anni…», p. 147; (70) Rosenberg, op. cit., p. 80; (71) Rosenberg, op. cit., p. 81] (pag 111-112) I bolscevichi veniva considerati in Germania un’insignificante minoranza”,”MGEK-001-FV” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,”””(…) davanti a tale rara combinazione di valore fisico e spirituale, di certo non esagera Franz Pfemfert quando afferma pieno di ammirazione: «Facendo un confronto tra tutte le rivoluzioni della storia, quella russa inclusa, non vi è mai stato un combattente che unisse in sé una tale quantità di energia, così tanto dinamismo, fervore e abnegazione come Karl Liebknecht, fino al momento in cui dei sicari lo uccisero. Egli era l’entusiasmo, era il respiro, era la pienezza, era la coscienza. La lotta accresceva ogni ora la sua esaltazione. Invero, in quelle settimane, egli visse cento vite. E le sacrificò tutte» (22)”” (pag 115) (22) F. Pfemfert, “”Introduzione”” a Karl Liebknecht, ‘Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß’, Berlin, 1921, p. X Socialismo o barbarie “”Se fino al 1914 Rosa Luxemburg aveva creduto nell’avvento ineluttabile del socialismo, nella ‘Junius-Broschüre’ essa formula una ben diversa alternativa: «verso il socialismo o regresso alla barbarie». Se il proletariato non getterà sul piatto della bilancia la propria rivoluzionaria volontà di combattere, la vittoria dell’imperialismo implicherà il «crollo di tutta la civiltà, come nell’antica Roma» (49)”” (pag 58) (49) R. Luxemburg, La crisi della socialdemocrazia, cit., p. 447″,”LIEK-001-FF” “FLECHTHEIM Ossip K. LOHMANN Hans-Martin; a cura di Giovanni SGRO'”,”Marx. Parte prima. Teorico della lotta di classe e della rivoluzione (O.K. Flechtheim); Parte seconda. Critico dell’economia politica (H.M. Lohmann).”,”I. Proletari, borghesi e rivoluzionari: i tratti di un’epoca; II. Merce, denaro e plusvalore: i tratti di un modo di produzione. O.K. Flechtheim (1908-1998), laurea in giurisprudenza e scienze politiche, dottorato in diritto referendario a Colonia, nel 1933 viene licenziato per motivi politici e “”razziali””. Nel 1935 viene arrestato ed emigra. Docente e professore presso varie nordamericane… H.M. Lohmann (1944) laurea in scienze politiche germanistica e filosofia. Redattore della rivista Psyche… “”Non è trascorso ancora molto tempo dall’epoca in cui i profeti Marx ed Engels non godevano nella loro patria di grande considerazione. Durante la Repubblica di Weimar, invece, si trovarono entrambi al centro di accese controversie politiche e culturali, tanto che, ad esempio, nel 1922 un Thomas Mann poteva richiedere un confronto tra Marx e Hölderlin. (…)”” (introduzione)”,”MADS-783″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht”,”Presentare una sintesi criticaq di un simile pensiero non è impresa facile. Ci prova in questa occasione Ossip Flechtheim, forte della sua mole di studi sull’argomento, tra i quali vanno qui ricordate le più recenti edizioni tedesche delle opere della Luxemburg e di Liebknecht.”,”LIEK-010-FL” “FLEISCHER Helmut”,”Marxismo e storia.”,”L’A è nato a Unterrodach nel 1927. Ha studiato filosofia, storia e psicologia a Erlangen e si è laureato nel 1955 con una tesi su Nicolai HARTMANN. Dal 1963 è Prof presso l’Osteuropa-Institut della Libera Università di Berlino.”,”MADS-072 STOx-040″ “FLEISCHER Helmut”,”Lenin e la filosofia.”,”FLEISCHER Helmut “”L’ampliarsi della concezione materialistica, originariamente riferita al “”mondo dell’uomo”” storico-sociale, in una vasta e comprensiva cosmologia materialistica è strettamente collegato all’opera di Engels degli anni settanta. Egli stesso ha così esposto l’ipotesi di lavoro in base alla quale si orientava allora il suo pensiero: “”Va da sé che in questa mia ricapitolazione della matematica e delle scienze naturali si trattava di convincere me stesso, anche nei particolari singoli – cosa della quale, su un piano generale, per me non c’era nessun dubbio – che nella natura sono operanti, nell’intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l’apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, divengono gradualmente note agli uomini che pensano; leggi che per la prima volta furono sviluppate da Hegel in maniera comprensiva, ma in forma mistificata, e che è stato uno dei nostri intenti liberare da questa forma mistica e rendere chiaramente comprensibili in tutta la loro semplicità e universale validità (2)”””” (pag 780) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(2) Friedrich Engels, Antidühring, Berlin, 1956-67, vol. 20, trad. it., Roma, 1950 p. 15] “”L’osservazione che nell’esistenza della società vi sono sempre numerosi elementi di cui molti individui, o anche tutti, non prendono coscienza viene generalizzata (o “”totalizzata””) da Lenin nel senso che l’essere sociale è in genere indipendente dalla ‘coscienza sociale’ degli uomini; e qui egli vede specificato il rapporto fondamentale fra materia e coscienza: “”Il materialismo in generale riconosce la realtà obiettiva dell’essere (materia) indipendentemente dalla coscienza, dalla sensazione, dall’esperienza, ecc. dell’umanità. Il materialismo storico riconosce che l’essere sociale è indipendente dalla coscienza sociale dell’umanità. Nell’un caso e nell’altro, la coscienza è soltanto il riflesso dell’essere e, nel migliore dei casi, un riflesso approssimativamente giusto (adeguato, idealmente esatto)”” (43). Per illustrare questa situazione Lenin ricorre all’esempio di un contadino i cui prodotti esercitano sul mercato mondiale un effetto del quale egli a priori non ha coscienza, e ne trae queste conclusioni generali: “”Il fatto che voi vivete e svolgete un’attività economica, generate dei figli e fabbricate prodotti e li scambiate, dà origine a una catena di eventi obiettivamente necessaria, a una catena di sviluppi che è indipendente dalla vostra coscienza ‘sociale’ e che la vostra coscienza non abbraccia mai interamente””. Particolare interesse offrono le tesi successive, che da queste premesse fanno derivare un compito per l’umanità: “”Il compito supremo dell’umanità è di cogliere questa logica obiettiva dell’evoluzione economica (dell’evoluzione dell’essere sociale) nei suoi tratti generali e fondamentali allo scopo di adattare ‘ad essa’, nel modo più netto, più chiaro, più critico possibile, la propria coscienza sociale e la coscienza delle classi avanzate di tutti i paesi capitalistici”” (44). Da questo punto risulta che anche la consapevole azione del rivoluzionario socialista viene interpretata, in termini delle teoria del riflesso, come un comportamento di ‘adattamento’ (con l’aggiunta non meglio specificata “”il più possibile critico””): adattamento a una logica obiettiva dello sviluppo che emerge bensì da azioni umane precedenti, ma ora si pone come già data.”” (pag 795) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, Annali Feltrinelli 1973, Milano, 1974] [(43) Lenin, Materialismo e empiriocriticismo, cit., pp 317-18; (44) idem, pp. 320]”,”LENS-253″ “FLEISHMAN Lazar”,”Boris Pasternak.”,”Lazar Fleishman insegna Letteratura russa all’Università di Stanford. Boris Pasternak nacque il 29 gennaio 1890 (secondo il vecchio calendario) e trscorse quasi tutta la sua vita a Mosca. Negli ultimi anni di vita Pasternak fu considerato dai suoi contemporanei un relitto, una delle ultime incarnazioni viventi della tradizione culturale moscovita dell’Ottocento. Il padre Leonid Osipovic nacque a Odessa nel 1862 in ua povera famiglia ebrea. Per quanto riguarda l’istruzione e la cultura, gli ebrei di Odessa erano a un livello superiore rispetto agli ebrei di altre aree della Russia. Nel 1894 Pasternak fu invitato a insegnare alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca. Pasternak insegnò alla scuola un quarto di secolo fino al 1918.”,”BIOx-049-FL” “FLEITES Alex PADURA FUENTES Leonardo”,”Sentieri di Cuba. Viaggio nella cultura, nelle tradizioni, nei personaggi.”,”Alex Fleites è critico teatrale, giornalista e sceneggiatore. Padura Fuentes è autore di romanzi e saggi.”,”AMLx-001-FMP” “FLENLEY Ralph SPENCER Robert”,”Storia della Germania dalla Riforma ai nostri giorni. Con l’aggiunta di due capitoli (XIII XIV) a cura di Robert SPENCER.”,”FLENLEY, nato nel 1886 a Liverpool, insegnò dal 1911 al 1926 nelle università canadesi. I suoi numerosi studi gli hanno fatto meritare la fama di una delle maggiori autorità in fatto di storia tedesca. A quest’opera ha collaborato il Prof Robert SPENCER, Univ di Toronto, al quale si devono i capitoli sulla 2° GM e sul periodo post-bellico.”,”GERx-040″ “FLETCHER Ian”,”Salamanca 1812. Wellington schiaccia Marmont.”,”In seguito alla schiacciante vittoria di Salamanca, stando a quanto dice Foy, la figura di Wellington in Europa era ormai assunta al livello di quella di Malborough (il maggiore stratega inglese del XVIII secolo, protagonista della guerra di successione in Fiandra), ma era stato etichettato come comandante dalla mentalità puramente difensiva. In effetti l’ unico vero insuccesso della campagna Wellington lo subì nel condurre operazioni di assedio.”,”FRAN-047″ “FLETT Keith RENTON David autori BUDD Adrian LESLIE Esther ALEXANDER Anne STROUTHOUS Andrew NEWSINGER John BIRCHALL Ian EALHAM Chris ABSE Tobias PAVIER Barry HAYNES Michael MORELLI Carlo HARMAN Chris, contributors”,”The Twentieth Century. A Century of Wars and Revolutions?”,”David Renton has taught at Rhodes University, South Africa and is a history lecturer at Edge Hill College. His recent books include Fascism: Theory and Practice and Fascism and Anti-Fascism in Britain in the 1940s. Keith Flett is an active socialist and trade unionist who convenes the socialist history seminar at the Institute of Historical Research, University of London. He has published numerous articles and pamphlets on nineteenth and twentieth century British labour history and is a wellknown contributor to debates in journals and British newspapers. Tobias Abse is a lecturer in Modern European history at Goldsmiths’ College, University of London and author of Sovversivi e fascisti a Livorno: Lotta politica e sociale (1918-1922). Anne Alexander is a low-paid worker in the National Health Service. Elsewhere she has written about the history of Egypt and the Sudan. She is a member of the Socialist Workers’ Party. Ian Birchall is an independent socialist historian and has written on Babeuf and Sartre (forthcoming), and translated Rosmer and Serge. Adrian Budd teaches at South Bank University, London, and is on the editorial board of the journal Contemporary Politics. Chris Ealham teaches Spanish history in the School of European Studies at Cardiff University. He is the author of several articles on labour and social protest in Spain. Chris Harman is the editor of Socialist Worker. He has published several works of history and economic theory, the most recent of which was A People’s History of the World. Michael Haynes teaches economic history at the University of Wolverhampton. His published work includes a biography of Bukharin and several major articles on Eastern Europe for International Socialism Journal. Esther Leslie lectures in English and Humanities at Birkbeck College, University of London. She has had articles published in Historical Materialism, Revolutionary History and New Left Review. Carlo Morelli teaches economic history at the University of Dundee. John Newsinger lecturesin history at Bath Spa University College. His most recent books are Orwell’s Politics and The Dredd Phenomenon. Barry Pavier is a lecturer at Bradford College. His next book, South Asia in the Era of Capitalism, will be published in 2000. Andrew Strouthous is a lecturer in history at Colchester Institute and the Open University. He recently published US Labor and Political Action 1918-24.”,”STOU-036-FL” “FLEURY Ed.”,”Babeuf et le socialisme en 1796.”,”””Non più proprietà individuale delle terre”” dice Babeuf “” la terra non è di nessuno””. Noi reclamiamo, noi vogliamo il godimento comune dei frutti della terra.”” E pone il secondo assioma: “”I frutti sono di tutto il mondo””. Noi dichiariamo di non poter soffrire più che la grande maggioranza degli uomini lavori e sudi al servizio e per il piacere dell’ estrema minoranza. Per troppo tempo, meno di un milione di individui dispone di ciò che appartiene a più di venti milioni di loro simili, di loro eguali!. Che cessi infine questo grande scandalo a cui i nostri nipoti non vorranno credere! Sbarazzatevi infine, della rivoltante distinzione tra ricchi e poveri, tra grandi e piccoli, di maestri e di valletti, di governanti e governati! Che non ci sia più differenza tra gli uomini di qualsiasi età e qualsiasi sesso! Poiché tutti hanno gli stessi bisogni e le stesse facoltà, che non ci sia più che una sola educazione e un solo nutrimento””. (pag 110-111)”,”SOCU-121″ “FLICHY Patrice”,”L’industria dell’immaginario. Per un’analisi economica dei media.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese.”,”EDIx-207″ “FLICHY Patrice”,”Les industries de l’imaginaire. Pour une analyse économique des médias.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese. Dal fonografo a videodisco…”,”EDIx-211″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Il Quattrocento e il primo Cinquecento.”,”””Certo è che nel corso del Ciquecento al Machiavelli gli scrittori politici e gli storici ergono come rivale Cornelio Tacito, ma si direbbe che essi leggano in Tacito i precetti di Machiavelli. Tiberio tiranno, dalle pagine dello storico latino, insegna i suoi accorgimenti nella esperienza che già idealizzò il Valentino. Tacito, storico dell’impero, occupa ormai il luogo che già occupò Livio, storico della repubblica; ma nell’interpretazione di Tacito i nuovi scrittori di politica e di storia recano anche la gran lezione che il Machiavelli trasse dalle Deche di Livio”” (pag 462)”,”ITAG-229″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Il secondo Cinquecento e il Seicento.”,”””Anche la sua teoria dell’etica il Campanella contempla con quell’affetto che la rende atta a tradursi in vergini forme poetiche. La morale campanelliana non cerca il suo fondamento nella ricompensa o nella pena che l’anima avrà nella vita futura: ma, approfondendo un principio che fu del Rinascimento, prelude a Spinoza e a Kant nell’asserire che la virtù per se stessa è ricompensa all’uomo e per se stessa la fa beato. Per Campanella la libertà non è arbitrio, ma, come s’è visto, è il porsi in armonia con la legge dell’universo: ed egli si adegua a quel pensiero del Pomponazzi in cui ribalenava l’antica morale stoica: “”Premio essenziale della virtù è la virtù stessa che rende felice l’uomo”””” (pag 193)”,”ITAG-230″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume IV. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”L’epoca di Foscolo. “”Sull’Europa era pur caduta un’angoscia che, preannunziata già innanzi, rendeva ora pensosi, dopo la rivoluzione francese, tutti gli spiriti più colti e severi: la perdita di quell’equilibrio dell’umano sentimento che, vivendo la vita terrena come un dolente pellegrinaggio, attendeva una seconda vita, e nell’immortalità dell’anima, il regno della giustizia e della beatitudine. Quale fu il primo giorno in cui la mente umana si vestì a lutto per aver perduto la speranza di un miglior mondo celeste, e, se non il senso del divino, certo il sentimento del Dio dei padri?”” (pag 231-232)”,”ITAG-231″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume V. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”De-Roberto. “”Manca ai ‘Vicerè’ il tono morale che sa conoscere e patire l’inevitabile urto del bene e del male, giacché l’autore sembra non sentire neppure l’alternativa, rassegnato e talora perfino dispettosamente compiaciuto alla sola presenza di ciò che è arbitrio, violenza, viltà, ipocrisia. Ma nel fatto, se il suo occhio insiste su una turpe realtà, egli, senza pur dirlo e magari affettando la superiorità scettica e cinica di chi sa che non ne esiste un’altra, guarda con l’animo di un deluso e perciò ironico moralista, nella cui intelligenza, se non nell’attivo desiderio e amore verso la vita, ogni giudizio si forma sulle premesse di una morale e di un dover essere che gli uomini non attuano e non attueranno mai.”” (pag 400)”,”ITAG-232″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume I. Dal Medio Evo alla fine del Quattrocento.”,”Dante. “”Il 1310 è l’anno della grande speranza: il liberatore, il re della pace, Arrigo VII discende in Italia. Al tempo che segue quella discesa par da riportare il trattato politico ‘Monarchia’, polemica intorno alla necessità dell’Impero e alla sua indipendenza politica (non religiosa) dal Papato. Ma l’impresa di Arrigo, presto divenuta partigiana e ghibellina come per una forza ineluttabile, s’infrange contro l’opposizione di Firenze e di Roberto d’Angiò, re di Napoli. E quando Firenze decreta l’amnistia per i fuorusciti, escluderà Dante per aver consigliato ad Arrigo di punire la città ribelle””. (pag 135)”,”ITAG-233″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte I. Il Cinquecento.”,”””Parrebbe che il Machiavelli argomentasse così: poiché gli uomini generalmente sono malvagi (“”ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno””), il Principe, dunque, per soggiogarli dev’essere più malvagio dei rivali e dei sudditi”” (pag 176)”,”ITAG-234″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte II. Il Seicento e il Settecento.”,”””Campanella si volge a tutte le nazioni: si presenta come vate e profeta e liberatore: ‘Io nacqui a debellar tre mali estremi: Tirannide, sofismi, ipocrisia’. Sono i tre gran mali ai quali sottostanno carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno: i tre mali che ha radice e fomento nel cieco amor proprio, figlio d’ignoranza (…)”” (pag 585) “”Egli insegna che il sapere è gran fortuna: possesso più grande dell’avere”” (pag 585)”,”ITAG-235″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte I. L’Ottocento”,”Leopardi. Zibaldone. “”Meno convincenti, ma tuttavia stimolanti sono quei giudizi in cui afferma, ad esempio, che Orazio non è poeta lirico se non per lo stile, o che il Petrarca (il semplice, misurato, castigato Petrarca di cui egli parla altra volta) spetta piuttosto all’elegia che alla lirica; o che Galileo non fu scrittore elegante; o che il Chiabrera con più studio poteva essere il Pindaro italiano, o che il Bartoli è il Dante della prosa italiana, che è forse il giudizio più prodigo che mai pronunziasse il Leopardi: o, infine, che la poesia del ‘Don Chisciotte’ (come il Mariana aveva scritto) spargendo il ridicolo sulle forti illusioni fu causa dell’indebolimento del valore spagnuolo: che è giudizio inaccettabile, e mostra come neppure il Leopardi avesse intesa la poetica aria del poema di prosa di Michele Cervantes”” (pag 150-151)”,”ITAG-236″ “FLORA Francesco a cura, scritti di Luciano NICASTRO”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte II. Il Novecento.”,”Dino Campana dopo aver frequentato i corsi di chimica all’Università di Bologna (ove fu “”sovversivo, anarcoide, imperialista, violento e tenero al tempo stesso (…) abbandonò gli studi e per brama di poesia e di vita libera si fece nomade. Lavorò come operaio a Marsiglia, traversò i mari, navigò nei transatlantici in qualità di servitore di stiva e si recò ad Amborgo, a Dover, a Liverpool, a Montevideo. (…). Nelle sue peregrinazioni aveva imparato il francese, l’inglese, lo spagnolo, lo slavo e, quando parlava la nostra lingua, pareva la distrigasse lentamente da quegli idiomi stranieri dei quali aveva sicura padronanza. (…) Campana collaborò a ‘Lacerba’, alla ‘Voce’ e alla ‘Riviera ligure’.”” (pag 715)”,”ITAG-237″ “FLORA Peter HEIDENHEIMER Arnold J. a cura, contributi di KUDRLE Robert T. MARMOR Theodore R. ALBER Jens KRAUS Franz KOHL Jürgen WILENSKY Harold L. HECLO Hugh”,”Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America.”,”Peter Flora è professore di Sociologia nell’Università di Colonia e nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Autore di numerosi saggi e volumi sulla modernizzazione e sul welfare state, ha diretto il progetto Hiwed (Historical Indicators of Western European Democracies). Arnold J. Heidenheimer, dopo essere stato Visiting Professor nelle università di Berlino, Bergen, Londra e Stoccolma, è ora professore di scienza politica nella Washington University di St. Louis. Gli autori dei saggi raccolti in questo volume, economisti, politologi, sociologi e storici, offrono uno studio interdisciplinare, comparato e storico dei Walfare States occidentali e cercano di collegare la loro dinamica storica e i loro problemi contemporanei in una prospettiva internazionale.”,”EURE-021-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quarto. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-030-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quinto. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-031-FL” “FLORENSKIJ Pavel, a cura di Elémire ZOLLA”,”Le porte regali. Saggio sull’icona.”,”Pavel Aleksandrovic Florenskij (1882-1943?), fisico, matematico e poeta, filosofo e teologo geniale, autore di una teodicea ortodossa in dodici lettere, intitolata La Colonna e il fondamento della verità e apparsa nel 1914. Membro autorevole e fedele della Chiesa ortodossa, continuò con grande coraggio il suo insegnamento di fisica e matematica all’Università di Mosca sotto i Soviet, finchè venne deportato e morì in un campo di concentramento, probabilmente nel 1943, o forse anche prima.”,”RUSx-220-FL” “FLORES Marcello SPARAGNA Vincenzo a cura; AGOSTI A. COLLOTTI E. CORVISIERI S. DE CLEMENTI A. LOA L. LEONETTI A. LOMBARDI R. MASI E. PAVONE C. RANZATO G. ROVIDA G. TERRACINI U.”,”Dopo l’ Ottobre. La questione del governo. Il movimento operaio tra riformismo e rivoluzione.”,”La rivoluzione tedesca SPD e spartachismo fondazione KPD esperienze Monaco, svolta 3° Congresso IC Internazionale Comunista, PCd’I e 5° Congresso IC, Q fascismo Tesi su situazione italiana Gramsci, rivoluzione cinese ruolo PCC, Q Fronti popolari Francia e Spagna, resistenza e unità nazionale”,”INTT-008 MGER-015″ “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’.”,”STOx-029″ “FLORES Marcello”,”L’ immagine dell’ URSS. L’ Occidente e la Russia di Stalin 1927-1956.”,”FLORES (Padova 1945) insegna storia dei partiti e mov pol all’Univ di Trieste. Autore di numerosi saggi sul movimento operaio italiano e internazionale si è pure occupato di storia delle istituzioni e del rapporto tra storia e mass media. Fa parte della redazione di ‘Movimento operaio e socialista’, e collabora a ‘Linea d’ombra’ e a ‘Cronache filmate del XX secolo’. Tra i suoi ultimi lavori: -Governo e potere nel periodo transitorio, in ‘Gli anni della costituente, MI. 1983 -Storia e falsificazione filmica in ‘La cinepresa e la storia’ (ivi 1985) -Il mito dell’URss, in ‘L’ estetica della politica. Europa ed America negli anni Trenta’, ROMA. 1989.”,”RUST-034″ “FLORES Marcello a cura; saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO Marcello FLORES David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo fascismo comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Saggi di Zygmunt BAUMAN, Ulrich HERBERT (Nazismo-Stalinismo), Claudio PAVONE (Fascismo e dittature), Tzvetan TODOROV, Victor ZASLAVSKY (Esperienza sovietica), Nikita OCHOTIN (Memoria del Gulag), Nikita PETROV (Il cechista e il secondino), Andrzej PACZKOWSKI (Apparati di sicurezza, stampa, sistema di terrore: Polonia 1944-1956), Alain BROSSAT, Mariuccia SALVATI (Hannah ARENDT e la storia del Novecento), Valerio MARCHETTI (Resistenza ebraica, antisemitismo, totalitarismo), Francesco M. CATALUCCIO (Lager e gulag in Primo Levi), Enzo TRAVERSO (Auschwitz), Marcello FLORES, David BIDUSSA (La mentalità totalitaria), Maurizio BETTINI (Le parole dell’autorità e la costruzione linguistica del leader), Steven LUKES (Potere e complicità)”,”GERS-011″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’ URSS. La cultura occidentale e l’ Unione Sovietica.”,”Atti del Convegno internazionale patrocinato dal Comune di Cortona, dalla Regione Toscana e dalla Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Comitato regionale toscano (Cortona, 7-8 aprile 1989). Saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY.”,”RUST-049″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”GULag. Il sistema dei lager in URSS.”,”scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”RUSS-102″ “FLORES Marcello”,”Tutta la violenza di un secolo.”,”FLORES Marcello (Padova, 1945) insegna storia contemporanea e storia comparata alla facoltà di lettere dell’ Università di Siena, dove dirige anche il Master Human Rights and Humanitarian Action. Ha scritto varie opere (v. retroc.) Rapporto guerra – genocidio. “”Ci sono immagini fotografiche delle vittime del bombardamento di Dresda, avvenuto il 13 febbraio 1945, in cui se non fosse per i corpi vestiti e meno scheletrici si potrebbe pensare di stare osservando una fotografia scattata ad Auschwitz o in un altro dei campi di sterminio nazisti. Fra i trentacinquemila e i centocinquantamila morti in due giorni – secondo stime che ancora oggi fanno discutere – furono il risultato delle bombe incendiarie sganciate da settecento bombardieri inglesi e cinquecento americani sulla città medievale che era stata fino ad allora risparmiata dagli attacchi aerei. Un mese dopo Wiston Churchill decise di rivedere la politica del “”terror bombing”” sulle città tedesche e raccomandò al comandante dell’ aviazione di concentrarsi sugli obiettivi militari, per evitare di conquistare un paese completamente distrutto. Il bombardamento di Dresda è ancora oggi il simbolo della violenza eccessiva e immotivata di chi sta combattendo una guerra giusta, ed è un’esperienza sottoposta a continue discussioni e approfondimenti, dal terreno strategico a quello morale. I risultati pratici, dal punto di vista militare, dei bombardamenti aerei su popolazioni e abitazioni civili, era ormai risaputo che fosse vicino allo zero: era stato così nel corso della Battaglia d’ Inghilterra, quando erano stati i bombardieri della Luftwaffe a cercare di fiaccare il morale della popolazione con i bombardamenti di Londra e Coventry. Sono essi, nel corso del conflitto, i risponsabili della morte di milioni di civili non impegnati direttamente in guerra. (…) Non è solo e tanto il maggiore coinvolgimento dei civili nel conflitto, la mortalità crescente di cui sono vittime (più della metà), l’ allargamento del teatro del conflitto all’ insieme del territorio nemico; è piuttosto l’ equiparazione e la perdita di distinzione tra militari e civili, l’ individuare l’ intera società avversaria come nemico da distruggere a rendere bersaglio privilegiato per la vittoria militare proprio la popolazione civile. (…)””. (pag 60)”,”TEMx-038″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello FLORES (Padova, 1945) insegna Storia contemporanea e Storia comparata all’ università di Siena città nella quale è anche assessore alla cultura. “”Il fallimento del progetto di coalizione socialista – di cui Kamenev era stato il portavoce più combattivo – era coinciso con il fallimento della Conferenza democratica di metà settembre; e aveva permesso a Lenin di riproporre, questa volta con successo, l’ ipotesi di una insurrezione armata prima o a cavallo del Congresso dei soviet. Il comportamento della maggioranza menscevica e socialista rivoluzionaria nella giornata di apertura di quest’ultimo aveva reso più facile il definitivo accantonamento di ogni proposta di coalizione, sanzionato dalla violenza verbale di Trotsky e delle grida sguaiate dei delegati presenti. Una possibilità sembra emergere il 29 ottobre, con l’ ultimatum del sindacato dei ferrovieri (Vikzel) ai bolscevichi perché formino un governo insieme agli altri partiti socialisti, immediatamente appoggiato da centinaia di assemblee di fabbrica e di reggimento. Il ruolo strategico dei trasporti nell’ impedire a Kerenskij di tornare nella capitale con un esercito, e la difficoltà dei bolscevichi a Mosca di piegare la difesa degli allievi ufficiali e degli studenti fedeli al Governo provvisorio, sembrano premere nella direzione di una risposta positiva alle richieste di Vikzel. Lenin, pur contrario, decide di prendere tempo, e manda Kamenev a un primo incontro con gli altri partiti. In questa occasione, menscevichi e socialisti rivoluzionari ripropongono un atteggiamento pregiudiziale e ostile a ogni accordo coi bolscevichi, cui richiedono non solo la scarcerazione dei ministri arrestati ma anche di porre la guarnigione della capitale agli ordini della Duma, e di appoggiare un governo che comprendesse Kerenskij ma da cui fosse escluso Lenin. Il passare dei giorni è accompagnato dal successo dei bolscevichi nella battaglia di Mosca e dal fallimento dell’ offensiva di Kerenskij, abbandonato da tutti i comandanti militari con l’eccezione di Krasnov e delle sue compagnie di cosacchi. Su sollecitazione di Trotsky e di Lenin – che propone l’arresto come controrivoluzionari dei dirigenti del Vikzel – i bolscevichi vanno al successivo incontro con una piattaforma (il 75 per cento dei ministri, la chiusura dei giornali liberali), formulata appositamente per essere respinta. I colloqui terminano con un nulla di fatto il 6 novembre, due giorni dopo le dimissioni dal Comitato centrale dei cinque membri della minoranza (tra cui Kamenev e Zinoviev), pretese da Lenin con un ultimatum rivolto individualmente a tutti gli altri membri. Una loro lettera, sottoscritta da altri dirigenti bolscevichi e da un terzo dei commissari del popolo del governo di Lenin, che dichiara inconciliabile con la rivoluzione un governo formato soltanto da bolscevichi, rappresenta forse l’ ultima occasione di evitare la guerra civile.”” (pag 96-97-98)”,”RIRx-142″ “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”FLORES Marcello Togliatti da Mosca a Napoli. “”Il 13 marzo l’Unione Sovietica, riconosce – prima fra gli alleati – il governo Badoglio, cogliendo di sorpresa le diplomazie inglese e americana che reagiranno negativamente a questa iniziativa (…). Il riconoscimento dell’URSS fu dunque, oggettivamente, il primo passo della “”svolta di Salerno””. Il secondo fu l’arrivo di Togliatti a Napoli e la sua iniziativa politica di creare un governo di guerra senza preclusioni verso alcuna forza. Che tra questi due episodi ci sia stato un collegamento diretto (di “”ordine”” sovietico al capo comunista, per intendersi) o che ci sia stato solamente un “”rapporto dialettico””, come afferma Ragionieri (1) è in fondo di secondaria importanza rispetto al fatto che ambedue le iniziative proponevano di modificare abbastanza nettamente la linea del partito rispetto al problema centrale del rapporto con Badoglio e la monarchia”””,”PCIx-348″ “FLORES Marcello”,”Il genocidio degli armeni.”,”””E’ la guerra mondiale, come si è ripetuto più volte, a segnare una svolta, una cesura, un rimescolamento complessivo, una trasformazione radicale. Ipotizzare che la sua dinamica possa essere stata vista dai dirigenti del CUP (Comitato di Unione e Progresso, ndr) come un semplice susseguirsi di avvenimenti da cui cercare di trarre ogni possibile vantaggio, è un riconoscimento troppo grande alla loro statura di statisti e politici, alla loro capacità di non farsi travolgere e neppure influenzare dagli avvenimenti. In realtà, come si è visto in diverse occasioni, non solo all’interno del CUP le posizioni non sono sempre omogenee, coerenti e lineari; ma l’ambiguità degli atteggiamenti e delle proposte, lo stare in bilico – per esempio – tra desiderio di entrare in guerra e volontà di rimanerne fuori il più a lungo possibile, rappresenta proprio la risposta pragmatica e contingente agli avvenimenti della guerra che si succedono con una forza autonoma e devastante sulla volontà di tutti”” (pag 101-102)”,”TURx-003-FL” “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’. [La prima guerra mondiale. ‘Per un primo orientamento, si possono segnalare le antologie di M. Isnenghi, ‘La prima guerra mondiale’, Zanichelli, Bologna 1972 e A. Gibelli ‘La prima guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1975, ricche di documenti e testimonianze dell’epoca: quella di Isnenghi contiene anche una selezione delle principali interpretazioni. I lavori più recenti di carattere generale sono quelli di A.J. P. Taylor, ‘Storia della prima guerra mondiale’, Vallecchi, Firenze, 1967, di M. Ferro, ‘La Grande Guerra’, Mursia, Milano, 1972, e di G. Hardach, ‘La prima guerra mondiale, 1914-1918’, Etas Libri, Milano, 1982. Con il primo ci troviamo di fronte a una trattazione rigorosamente evenemenziale e di grande limpidezza descrittiva, di taglio diplomatico-militare. Sospettoso di un’analisi delle responsabilità di tipo monocausale, Taylor respinge sia l’interpretazione marxista della guerra come prodotto inevitabile delle contraddizioni imperialiste, sia quella che la fa risalire al sistema di alleanze che aggregò e divise in campi contrapposti gli stati europei, sia quella che attribuisce alla spinta di un’opinione pubblica militarista nei diversi paesi la radice delle scelte dei leader politici e militari. La stessa, innegabile, corsa agli armamenti e il rafforzamento degli eserciti gli appare una condizione ma non una causa della guerra: i “”decisori”” volevano utilizzare ai propri fini la “”minaccia”” della guerra ma nella guerra si trovarono coinvolti loro malgrado, come degli apprendisti stregoni che nella peggiore delle ipotesi pensavano a conflitti limitati e non a un conflitto mondiale così distruttivo. Taylor sottolinea in ogni caso le responsabilità tedesche, dato il carattere offensivo della mobilitazione generale prevista e operata dal suo stato maggiore; quanto allo svolgimento della guerra, ne caratterizza gli aspetti più rilevanti come il risultato di un gigantesco stallo che costrinse, per almeno quattro anni, a una guerra di trincea logorante e priva di successi significativi per l’uno o l’altro schieramento. Ferro, allievo di Renouvin (lo storico delle relazioni internazionali) ma anche di Braudel, offre invece un’interpretazione basata sulla “”psicologia collettiva””, sulle correnti di opinione che hanno orientato e ‘forzato’ la situazione verso la guerra. Lo studio non è pertanto una storia di taglio diplomatico-militare e neppure prevalentemente politica: Ferro è soprattutto interessato a cogliere il significato e le aspirazioni degli uomini che la guerra vissero e alla guerra parteciparono, che la vollero e che la rifiutarono, e gli effetti di lungo periodo che la guerra stessa provocò. Partito da un’analisi delle fonti cinematografiche sul primo conflitto mondiale, Ferro restituisce un affresco talvolta troppo sommario ma tendenzialmente globale, sia per l’estensione geografica dell’analisi, sia per la pluralità delle tematiche affrontate. Esperienza della guerra, vita nelle trincee, dimensione tecnologica del conflitto, condizioni di vita, propaganda di guerra e contro la guerra, vicende e reazioni politiche trovano posto nella sua ricostruzione, che si conclude con un accenno agli esiti dell’intero processo; l’avvio di quella “”guerra civile europea”” che trasferisce sul terreno sociale, secondo Ferro, un conflitto nato sul terreno nazionale e statale. Il libro di Hardach è viceversa un saggio di storia economica, che assegna un valore fortemente periodizzante alla guerra. Benché ampiamente preparate e sperimentate nei decenni precedenti, le trasformazioni negli squilibri economici internazionali e alcune novità nella struttura stessa dei sistemi economici nazionali si accentuarono e diventarono irreversibili con la guerra. Tra le prime, Hardach sottolinea non solo il fatto noto del trasferimento della leadership economica al di fuori dell’Europa, verso gli Stati Uniti, ma la progressiva divaricazione tra paesi produttori di materie prime e paesi esportatori di beni e servizi, e il riprodursi attraverso e grazie alla guerra di nuove aggregazioni attorno ad alcuni poli decisivi per lo sviluppo del sistema economico mondiale. Quanto alle innovazioni strutturali dei sistemi economici nazionali, i nuovi compiti assunti dai diversi stati nazionali per una mobilitazione totalitaria delle risorse disponibili rafforzarono le tendenze verso forme sempre più pressanti di intervento delle strutture pubbliche in campo economico. Largo spazio viene anche assegnato da Hardach all’analisi dei fenomeni congiunturali ma di grande rilievo per una valutazione dei costi sociali della guerra: l’impoverimento delle popolazioni, misurato sui livelli sempre più declinanti dell’alimentazione, dei salari e in generale delle condizioni di vita e differenziato per grandi aree geografiche; (…)”” (pag 179-191)]”,”STOx-024-FL” “FLORES Marcello”,”Storia illustrata del Comunismo.”,”Marcello Flores (Padova 1945) è docente di Storia dell’Europa orientale presso l’Università degli Studi di Siena, fra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, in collaborazione con Nicola Gallerano, Sul PCI, Un’interpretazione storica. É membro della direzione della rivista I viaggi di Erodoto e di Linea d’ombra.”,”FOTO-001-FL” “FLORES Marcello”,”L’immagine dell’URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin (1927-1956).”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RUST-012-FL” “FLORES Marcello”,”Il secolo-mondo. Storia del Novecento.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917. Il volume contiene il capitolo: ‘La prima guerra mondiale’. La generazione perduta, Le responsabilità del conflitto, La grande carneficina”,”STOU-029-FL” “FLORES Marcello”,”Storia universale. Volume 20. Il XX secolo. [Il secolo-mondo. Storia del Novecento]”,”Prima guerra mondiale. Il volontariato in Inghilterra. Il 40% proveniente dalla classe media. “”Ovunque, tranne in Gran Bretagna e nei suoi ‘dominions’ la leva è obbligatoria. La campagna inglese di reclutamento volontario, resa famosa dal manifesto in cui lord Kitchener punta l’indice e invita perentoriamente a raggiungere l’esercito (3), coinvolge nel dicembre del 1914 un milione di persone, tra cui molti irlandesi. Un anno dopo il totale dei volontari arriva a due milioni e seicentomila coscritti, un quarto della popolazione maschile tra i diciotto e i quarant’anni. Un misto di senso del dovere e dell’avventura sembra prevalere nelle motivazioni generali; i volontari appartenenti alle classi medie raggiungono il 40%, contro il 30% di operai e circa altrettanti provenienti dalle campagne. Diversa è la distribuzione sociale negli eserciti di leva, che riflette in modo più equilibrato la stratificazione della popolazione. L’esercito tedesco, che in tempo di pace superava appena le ottocentomila unità, nel 1916 raggiunge ormai cinque milioni e mezzo di uomini, divisi in oltre duemila battaglioni di fanteria, cinquecento squadroni di cavalleria, duemila battaglioni d’artiglieria da campo e altrettanti di artiglieria leggera, seicento compagnie di genieri. Alla fine della guerra gli uomini impiegati in battaglia raggiungono i tredici milioni”” (pag 133) [Capilto 10. La prima guerra mondiale]. Nota (3): Il testo diceva: “”Britons wants You. Join your Country’s Army. God save the King”””,”STOU-121″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RIRx-027-FL” “FLORES Marcello”,”In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo.”,”Marcello Flores è nato a Padova nel 1945. Insegna storia dell’Europa orientale e storia delle relazioni internazionali all’Università di Siena. Dirige il supplemento ‘XX secolo’ della rivista ‘Storia e Dossier’. Fra i suoi libri: L’immagine della storia contemporanea, scritto con Nicola Gallerano; L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda.”,”RUSS-021-FL” “FLORES Marcello”,”Storia e politica nelle memorie di Jules Humbert-Droz.”,”Al 2° congresso dell’IC nel 1920 Humbert-Droz appoggia Bordiga nella richiesta di aggravare le condizioni di ammissione dell’Internazionale comunista e difende i 21 punti come strumento di centralizzazione (pag 65)”,”INTT-301″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-063-FL” “FLORES D’ARCAIS Paolo (direzione) D’ORSI Angelo (consulenza), collaborazione di Ingrid COLANICCHIA Giacomo RUSSO SPENA Roberto VIGNOLI, scritti di Louise BRYANT Michele FIORILLO Eros FRANCESCANGELI Roberto CAROCCI Virginia PILI Angelo D’ORSI Steven FORTI Carlo DE-MARIA Pietro ADAMO Jaques RUPNIK Karol MODZELEWSKI Marisa MATIAS Goffredo ADINOLFI Martina PASINI”,”Cent’anni dall’Ottobre, cent’anni di eresie.”,”Contiene tra l’altro gli articoli di Michele Fiorillo ‘Rosa Luxemburg critica del leninismo’ (pag 43-55), Eros Francescangeli ‘Le opposizioni ‘operaiste’ all’interno del Partito bolscevico (1918-1921)’ (pag 55-67), Virgilia Pili ‘Lev Trotsky e l’opposizione di sinistra (1920-1940) (pag 78-90)”,”RIRO-456″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-068-FL” “FLORES Marcello GORI Francesca a cura, Scritti di Ewa BÉRARD John BARBER Alexis BERELOWITCH Francesco M. CATALUCCIO Robert V. DANIELS John P. DIGGINS Antonio ELORZA François FEITÖ Sheila FITZPATRICK Andrea GRAZIOSI Dieter GROH Len KARPINSKIJ Annie KRIEGEL Moshe LEWIN Robert H. MCNEAL Antonio MOSCATO Michela NACCI András NAGY Alec NOVE Andrea PANACCIONE Giorgio PETRACCHI Michal REIMAN Vittorio STRADA Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’URSS. La cultura occidentale e l’Unione Sovietica.”,”Ewa Bérard, nata a Varsavia, è ricercatrice al CNRS di Parigi. John Barber insegna all’Università di Cambridge dove è Fellow del King’s College. Alexis Berelowitch insegna all’Università di Parigi IV. Francesco M. Cataluccio, studioso di storia e cultura della Polonia contemporanea. Ha redatto il catalogo dei materiali di Solidarnosc posseduti dalla Fondazione. Collabora a Micromega. Robert V. Daniels insegna storia dell’Unione Sovietica all’Università del Vermont. John P. Diggins insegna all’Università di California, Irvine, Antonio Elorza insegna storia del pensiero politico e sociale spagnolo all’Università Complutense di Madrid. Dirige la rivista Estudios de Historia Social. François Fejtö è nato in Ungheria. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. Sheila Fitzpatrick insegna all’Università di Austin (Texas). Marcello Flores, docente di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e dello stato italiano nel passaggio dal fascismo alla repubblica. Andrea Graziosi è ricercatore all’Università di Napoli. Dieter Groh, docente all’Università di Costanza. Len Karpinskij, collaboratore della rivista Moskoskie Novosti. Dopo il XX Congresso era segretario della città di Gorkij, redattore ideologico della Pravda. Annie Kriegel insegna all’Università di Paris-Nanterre, dirige la rivista Communisme. Moshe Lewin è nato a Wilno in Polonia. É attualmente professore di storia all’Università della Pennsylvania. Robert H. McNeal è stato professore di storia alle Università di Princeton, Alberta, Toronto, Massachusetts-Amherst. Antonio Moscato, professore di Storia del movimento operaio presso la Facoltà di Magistero all’Università di Lecce. Michela Nacci è ricercatrice in Storia della filosofia all’Università dell’Aquila. András Nagy è uno dei scrittori più importanti della nuova letteratura ungherese. Alec Nove insegna all’Università di Glasgow. Andrea Panaccione è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio, e di Kautsky e l’ideologia socialista. É responsabile scientifico del progetto internazionale sul 1 Maggio della Fondazione Brodolini di Milano. Giorgio Petracchi insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Michal Reiman già docente all’Università di Praga. Nel 1968 partecipò alla elaborazione del programma politico del Nuovo Corso e per questo motivo fu vietata la pubblicazione dei suoi libri in Cecoslovacchia. Attualmente risiede nella RFT. Vittorio Strada, docente di Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia. É stato tra gli organizzatori e gli autori della Storia del marxismo, Torino, e dirige la rivista Rossija/Russia. Victor Zaslavsky, sociologo, ha lavorato per un decennio come ingegnere in diverse regioni dell’Unione Sovietica. Laureatosi successivamente in Storia e Filosofia, ha insegnato Sociologia all’Università di Leningrado. Dal 1976 è docente di sociologia all’Università di St. John’s Canada.”,”RUST-062-FL” “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”In appendice i documenti del dibattito tra comunisti, socialisti e azionisti sulle prospettive politiche in Italia”,”PCIx-020-FB” “FLORES Marcello a cura, scritti e articoli di Fabio LANZA Guido SANTEVECCHI Renato FERRARO Andrea BONANNI Franco VENTURINI Arrigo LEVI Fox BUTTERFIELD Vittorio STRADA Tiziano TERZANI Giuliano ZINCONE Alberto MORAVIA Claudio MAGRIS Ettore MO”,”Piazza Tienanmen. 4 giugno 1989. I fatti, i protagonisti, la memoria.”,”I testi di Tiziano Terzani ‘Il dio due volte fallito’ (pubblicato con il titolo ‘Cina: il dio due volte fallito’) e ‘Bruciate le vittime della strage’ (pubblicato con il titolo ‘Nel cuore di paura’) sono stati tratti dal volume ‘Asia’, Longanesi, 1998.”,”CINx-304″ “FLORES Enrico, inchiesta a cura; contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI”,”Marxismo, mondo antico e Terzo mondo.”,”Enrico Flores insegna Filologia Classica nell’Orientale di Napoli. Si è interessati in vari saggi degli aspetti linguistico-letterari e sociologici della cultura antica, soprattutto latina contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI MPS Modo di Produzione Schiavistico Al termine del contributi di Fulvio Papi: bibliografia (pag 44-45), di Gianni Guizzi: bibliografia (pag 61) Citato: Aldo Schiavone, Classi e politica nella società romana, Quaderni di Storia, Edizioni Collaboratore Università di Bari. Istituto di storia greca e romana, Editore Edizioni Dedalo, Bari 1979 Canfora: “”Nell’età più recente i due piani tornano a separarsi: e la puntuale ricostruzione di ciò che Marx ha ‘veramente’ detto ricade sempre più nel dominio degli studiosi, mentre il marxismo ‘qui vulgo digitur’ continua ad avere una sua sostanziale concretezza storica-politica, magari sempre più semplificata e svincolata dalle originarie fonti del pensiero, dagli scritti, di Marx. Schematizzando si può dire he per una certa epoca il politico è stato anche il massimo teorico ed interprete (Lenin, Hilferding, Stalin, Mao); mentre oggi la separazione tra Hobsbawm e Menghistu è netta”” (pag 146) Canfora critica le fonti usate da Engels nell’Origine della famiglia (quadro teorico e dati concreti) (pag 148-149) (un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo) I rilievi di Canfora al libro di Engels a proposito della fonti “”Il guardare ‘da presso’ al formarsi stesso della riflessione marxiana, al costituirsi delle conoscenza a partire dalle quali sono state formulate certe proposizioni, ed allo stadio delle conoscenze in quella determinata epoca, «sdrammatizza» il problema e induce l’osservatore non prevenuto a privilegiare pur sempre la concreta e specifica ricerca, il ‘dato’, quand’anche esso possa incrinare, se non travolgere, il cosiddetto ‘quadro teorico’: questo è stato, al tempo loro, il modo di lavorare di Marx e di Engels. L’esempio che darò è tratto da un libro pubblicato più volte da Engels durante la sua vita: ‘Der Ursprung der Familie, des privats Eigentums und des Staats’ (1884, 1892,4). Un libro in certo senso popolare, che si presenta come sistemazione dentro un discorso storico, e divulgazione, delle ricerche di Morgan. È forse il libro di Engels che più ampiamente si occupa delle società antiche (insieme con l’inedito sugli antichi Germani). Ovviamente non mi fermerò sulla smentita che la successiva ricerca ha inflitto alla concezione engelsiana di una nascita recente, con Clistene, dello Stato ateniese. Cercherò invece di illustrare un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo, e dalle implicazioni che tale dipendenza ha per la costruzione teorica. Giunto alla conclusione del quinto capitolo (‘Entstehung des athenischen Staats’), Engels descrive appunto la nascita dello Stato ateniese, genesi che – come scrive – «è un modello particolarmente tipico della formazione dello Stato in generale». Dalla società «gentilizia» lo Stato ateniese sorge «in una forma molto alta di sviluppo», quello della «repubblica democratica», nella quale «l’antagonismo di classe su cui poggiavano le istituzioni sociali e politiche, non era più quello fra nobili e popolo comune, ma fra schiavi e liberi, clienti («Schutzverwandten») e cittadini». E a sostegno di questa affermazione porta alcune cifre: «Al tempo del suo massimo fiorire, tutta la cittadinanza ateniese, donne e bambini compresi, era composta di circa 90.000 persone accanto alle quali vi erano 365.000 schiavi di ambo i sessi e 45.000 clienti – stranieri e liberti» (MEW, XXI, p. 116). Orbene questi «dati» si cercherebbero invano in una qualche fonte antica. Gli unici, ben noti, in certa misura vicini a questi sono quelli del famoso e discusso censimento di Demetrio Falereo (317-307 a.C.), citato da Ateneo (V, 272 c) – il quale rinvia ad uno Ctesicles: 21.000 liberi e 300.000 schiavi. In realtà le cifre fornite da Engels sono quelle che August Boeckh ricavava da Ateneo, mediante un (discutibile) calcolo, fondato sulla attribuzione di 4 e 1/2 figli ad ogni capofamiglia e sull’aggiunta di 65.000 tra donne e bambini ai 300.000 schiavi di Ctesicles (‘Die Staatshaushaltung der Athener’, 1.3, 1886, p. 49). Forse per il fatto che Boeckh presentava i suoi calcoli come «medie», Engels si sente autorizzato ad attribuire senz’altro quelle cifre al «tempo del massimo fiorire» di Atene. Naturalmente va apprezzato l’intuito con cui Engels ha saputo far capo ad uno dei migliori prodotti della scienza tedesca della grande stagione (1). Ma è altrettanto noto quanto siano discutibili – e quanto siano state discusse – sin dal Settecento quelle cifre. Colpisce perciò che i calcoli di Boeckh vengano presentati da Engels come dati di fatto. Il che tanto più mette conto rilevare, se si considera come sia essenziale all’intero disegno della evoluzione dello Stato ateniese da lui tracciato la constatazione di questo fondamentale «Klassengegensatz» tra liberi e schiavi. (Una formulazione – sia detto di passaggio – che testimonia la persistenza, in Engels, circa trent’anni dopo il ‘Manifesto’, del concetto, poi sempre operante nell’antichistica sovietica, di «contrasto di classe fondamentale»). Forse da questo ‘caso’ si può trarre una lezione. Engels – specie in campi per i quali non lo sorregge una informazione di prima mano – fa capo a studi influenti; naturalmente ‘sceglie’; e infatti tra sostenitori e detrattori delle cifre «alte» preferisce i primi; ma una volta operate queste scelte, la documentazione entra a far parte ‘in modo essenziale’ della costruzione teorica. Questa va dunque proprio per ciò ‘storicizzata’ attraverso l’analisi delle sue fonti”” (pag 148-149) [dal contributo di Luciano Canfora al volume a cura di Enrico Flores ‘Marxismo, mondo antico e terzo mondo, inchiesta’, Liguori editori, Napoli, 1979]”,”TEOC-806″ “FLORES Marcello GOZZINI Giovanni GIOVAGNOLI Agostino PREDA Daniela CHIAPPONI Donatella FIORITO Luca PARISI Alessio MIGLIETTA Franco ACQUARONE Federico LEVI Guido”,”Dalle Resistenze europee alla cittadinanza dell’UE. Radici e prospettive del progetto europeista – Momenti e figure della lotta di liberazione nella VI zona operativa ligure.”,”La resistenza europea (G. Flores), ritratti di Aldo Acquarone, partigiano, e di Giovanni Battista Venier, storico dell’antifascismo e della resistenza ligure.”,”ITAR-357″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo BODEI Remo SANSAL Boualem CELESTINI Ascanio PIEVANI Telmo ARGENTIERI Simona PELLIZZETTI Pierfranco GIORELLO Giulio CESARALE Giorgio PROSPERI Adriano HONNETH Axel PELLIZZETTI Pierfranco PIEVANI Telmo MONTANARI Tomaso OVADIA Moni DE-LUCA Erri”,”La biblioteca di Micromega. I classici imprescindibili per il cittadino egualitario e libertario.”,”Paolo Flores presenta L’uomo in rivolta’ di Albert Camus, Remo Bodei presenta L’etica di Baruch Spinoza, Boualem Sansal presenta I Saggi di Montaigne ecc.”,”TEOS-302″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo”,”Etica senza fede.”,”Paolo Flores d’Arcais (Cervignano del Friuli, 1944) direttore di ‘MicroMega’, ha pubblicato fra l’altro ‘Esistenza e libertà. A partire da Hannah Arendt’, Marietti, Genova, 1990 e ‘La rimozione permanente’, Ivi, 1991. Inganno ideologico di papa Karl Wojtyla, il quale propone se stesso e la propria chiesa, intrinsecamente illiberale, come unici baluardi dei valori sociali.”,”RELC-001-FMDP” “FLORI Jean”,”Riccardo Cuor di Leone.”,”FLORI Jean direttore di ricerca al CNERS lavora al Centre d’ etudes superieures de civilisation medievale di Poitiers. Ha scritto ‘Cavalieri e cavalleria nel Medioevo’, ‘Le crociate’ e ‘La cavalleria medievale’ “”Che cosa dobbiamo intendere qui con il termine cavalleria? Negli scritti contemporanei, chansons de geste e romanzi della seconda metà del secolo XII, il vocabolo francese cavalleria ha già influenzato il suo antico equivalente latino, militia, al punto da modificare profondamente il suo significato principale. Un tempo, il termine militia definiva l’ esercito nel suo insieme, e i milites erano semplicemente soldati, sia che fossero fanti o guerrieri a cavallo. Nel corso del secolo XI, il vocabolo miles, all’ inizio al singolare (come denominazione personale, con una connotazione di valore qualitativo), poi al plurale (per indicare un insieme, con una connotazione puramente professionale), assume colorazioni socialmente più elevate e più degne sul piano ideologico. Mentre in precedenza era di norma contrapporre all’ interno della militia – ossia all’ interno dell’ insieme dei milites, altrimenti detti soldati – i cavalieri (equites) e i fanti (pedites), intorno alla fine del secolo XI e ancora più marcatamente in seguito, si giunge a considerare che, salvo errori o precisazioni contrarie, i milites siano combattenti a cavallo. La contrapposizione, allora, diviene quella fra milites e pedites. (…) Ormai, nella mentalità dell’ epoca, i veri combattenti, quelli “”che contano””, sono i cavalieri.”” (pag 217)”,”UKIx-093″ “FLORIS Giovanni”,”La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana.”,”FLORIS Giovanni, nato a Roma nel 1967. Giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del giornale radio Rai avvenimenti di politica, esteri ed economia. E’ autore e conduttore del programma Tv ‘Ballarò’. “”I concorsi per diventare professore o ricercatore universitario sono in genere predeterminati secondo logiche non meritocratiche, la selezione dei giovani che un giorno (lontano) arriveranno a occupare la cattedra è frutto di una gestione combinata proprio da quelli che dovrebbero essere sostituiti dai più giovani. Chi è al trono sceglie e ammette al soglio il principe. In genere ai concorsi partecipano tanti candidati quanti sono i posti in palio, perché la selezione in realtà è una procedura di cooptazione. La carriera di un giovane universitario è spesso proporzionata alla sua abilità di trovarsi un padrino, di accodarsi a una cordata che gli garantisca (in tempi lunghi) una cattedra e un ruolo, nel rispetto dei principi del clan. Il numero dei promossi ai concorsi coincide in genere col numero dei candidati, in base a quello che il giuslavorista Umberto Romagnoli definì un sistema di “”cooptazione, rigidamente centralizzato di stile staliniano”””” (pag 198-199)”,”GIOx-089″ “FLORIS Francesco”,”I sovrani d’Europa. Una storia del vecchio continente attraverso le vicende e i segreti delle famiglie che vi regnarono.”,”Francesco Floris, preside del Liceo Classico ‘Siotto Pintor’ di Cagliari, incaricato di Storia Contemporanea nel corso di laurea per mediatori linguistici presso la scuola ‘Verbum’, è esperto di problemi di didattica della storia. Fa parte dell’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, è presidente della delegazione di Cagliari dell’Istituto Italiano dei Castelli e collabora con il Ministero dell’Istruzione per il progetto sulla storia della classe politica è autore di: Storia della nobiltà in Sardegna, Feudi e feudatari in Sardegna. Bibliografia Storica della Sardegna, Storia della Sardegna. I Sovrani d’Italia, La Grande Enciclopedia della Sardegna.”,”EURx-037-FL” “FLYNN Elizabeth Gurley”,”Rebel Girl. An Autobiography. My First Life (1906-1926).”,”””Nel 1915, dieci anni dopo la nascita degli IWW, nell’ organizzazione si cominciò a sviluppare un’ atteggiamento autocritico. Apparvero articoli del tipo “”Perché gli IWW non crescono?””. Si accesero dibattiti sul perché non si riusciva a tenere gli iscritti. Il fatto crudo era che nel decennio erano state consegnate 300 mila tessere di iscrizione. I lavoratori entravano negli IWW ma non si fermavano. Il risultato migliore riguardo agli iscritti era di 50 mila nel 1915. C’era una crescente richiesta di smetterla con una attività solamente di agitazione e di costruire un’ organizzazione permanente.”” (pag 201)”,”MUSx-170″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento.”,”FOA, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla Resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato. Segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia del movimento operaio’ (EINAUDI, 1980) e ‘La cultura della Cgil. Scritti e interventi, 1950-1970′ (EINAUDI, 1984).”,”MUKx-029″ “FOA Anna”,”Giordano Bruno.”,”Nell’ anno 1600, Giordano BRUNO, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo dei Fiori. BRUNO fu poi riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in santo martire contro l’ oscurantismo religioso come simbolo della libertà di pensiero e la tolleranza. Il libro ripercorre a ritroso la storia della trasformazione in simbolo di BRUNO, dalla combattuta inaugurazione del monumento in Campo de’ Fiori nel 1889 fino al processo al rogo. L’A insegna storia moderna nell’Univ ‘La Sapienza’ di Roma. Tra i suoi libri: ‘Ebrei in Europa dalla peste nera all’emancipazione’ (LATERZA, 1992).”,”RELC-044″ “FOA Vittorio”,”Per una storia del movimento operaio.”,”””Nel settembre 1945, quando Lussu era ministro del governo Parri, chi scrive andò a chidergli, per aiutare finanziariamente il partito di cui entrambi facevano parte, di mettere una firma sotto un’ autorizzazione, cosa consueta nel sottobosco politico del tempo. Lussu rispose: “”Compagno, puoi chiedermi di montare a cavallo e andare in via Nazionale a rapinare l’ oro della Banca d’ Italia e io – per il partito – lo faccio subito. Ma mettere una firma sotto una cartaccia, giammai””. (pag 188)”,”ITAC-053″ “FOA Vittorio”,”La struttura del salario.”,”Lezioni tenute nel maggio giugno 1975 al corso della 150 ore per il recupero della scuola dell’ obbligo a Modena. La paga differita. “”Si tratta di somme ingentissime che rimangono nelle mani del padrone, pur essendo chiaramente un elemento del salario, corrisposto alla fine del rapporto di lavoro quando si suppne che il lavoratore abbia particolari necessità per riadattarsi a trovare un nuovo lavoro. Il padrone lucra quindi gli interessi composti su queste somme accantonate nelle proprie mani (…). In questa materia regna la più grave discriminazione fra impiegati e operai. (…)””. (pag 108)”,”MITT-219″ “FOA’ CHIAROMONTE Bice”,”Donna, ebrea e comunista. Una vita con i grandi italiani del ‘900.”,”FOA’ CHIAROMONTE Bice nasce a Napoli dove si laurea in architettura. Nel 1956 sposa il dirigente del Pci Gerardo Chiaromonte. La sua infanzia è segnata dalle leggi razziali che dispordono la sua famiglia ai quattro angoli del globo. Si avvicina al Pci attraverso i Comitati per la Rinascita del Mezzogiorno. Si impegna nelle sezioni del Pci anche dopo la “”svolta””. Nel 1965 si trasferisce a Roma dove vive. Insegna in varie scuole, e, all’inizio degli anni 1970 fonda il Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Oggi si occupa di musica. “”Andammo, per due anni consecutivi, a trascorrere le ferie a San Romolo. A Imperia era allora deputato un amico di Gerardo, Gino Napoletano, che era stato un valoroso comandante nel periodo della Resistenza: Durante quel periodo aveva avuto una specie di attendente che gli era rimasto affezionato, e, in qualche modo, devoto. Bacicin (Giovanni Battista) aveva una casa a San Romolo, una frazione di San Remo in alto su un colle che domina la città fino al mare, e aveva sistemato la casa in modo da poter ospitare una famiglia. (…) Durante la nostra permanenza a San Romolo ci fu il golpe dei colonnelli in Grecia e Pajetta disse: “”Noi non ci faremo prendere a letto””. Parlando con Bacicin a Gerardo venne il sospetto che lì intorno fossero ancora nascoste armi non consegnate alla fine della Resistenza. Bacicin confermò (ma lui, disse, non ne aveva perché Gino glielo aveva vietato). Facemmo così un giro per le montagne, zone di intensa lotta partigiana, ed effettivamente capimmo che qualche mitragliatrice c’era. Gerardo, anche se con grande fatica, riuscì a convincere i compagni a distruggerle””. (pag 214-215)”,”PCIx-351″ “FOA Anna”,”Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento.”,”FOA Anna insegna storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei. “”Nell’opera di soccorso agli ebrei italiani in fuga dopo l’occupazione nazista, un posto di primo piano spetta alla Chiesa, che si prodigò e in molti casi aprì ai perseguitati chiese e conventi. I casi di istituzioni religiose aperte ai perseguitati sono innumerevoli. Molti bambini trovarono rifugio in istituti religiosi, senza che fosse esercitata nessuna pressione per la conversione, a differenza di quanto accadde in Francia, dove invece sovente l’aiuto da parte di famiglie o istituzioni cattoliche fu subordinato al battesimo (Friedländer, 1990). Ma la Chiesa non denunciò apertamente, in quei mesi dell’occupazione di Roma come non aveva fatto negli anni precedenti della guerra, lo sterminio degli ebrei. E’ noto l’episodio dell’Enciclica mancata: un’Enciclica di dura condanna del nazismo fatta preparare da Pio XI nel 1938, bloccata dalla sua morte e dalla linea di maggior prudenza scelta dal suo successore, Pio XII. Le polemiche politiche e storiche su Pio XII sono state infinite e sono tuttora vive (Foa 2005a). I suoi “”silenzi”” (Miccoli 2000) sono stati giustificati, da parte cattolica, richiamando le difficoltà in cui si trovava la Chiesa, impossibilitata a difendere gli stessi cattolici. Ogni intervento diretto, si sostiene, avrebbe portato a mali peggiori, come già era successo nel 1942 in Olanda, quando la presa di posizione pubblica dei vescovi cattolici in difesa degli ebrei deportati aveva portato alla deportazione anche di tutti i cattolici di “”razza ebraica”” (e fra loro Edith Stein). Resta il fatto che, qualunque ne siano stati i motivi, Pio XII rinunciò ad esercitare, in quel frangente assolutamente eccezionale, il rolo di pastore universale e continuò a muoversi secondo schemi politici e diplomatici inadeguati alla necessità del tempo”” (pag 162-163)”,”EBRx-052″ “FOA Vittorio”,”Passaggi.”,”Vittorio Foa ha fatto otto anni di carcere durante il fascismo, ha partecipato alla resistenza, militato nel Partito d’Azione, è stato deputato alla Costituente. Sarà in seguito una delle coscienze critiche della sinistra. Ha lavorato nella Fiom e nella Cgil, ha fatto parte del Psi, poi nel Psiup e Dp. E’ stato attento alle esperienze di Ulivo, Ds, e Pd. Grave la mancanza dell’indice dei nomi dalla prefazione: ‘non gli piace per nulla Eric Hobsbawm per il suo ossequio all’Unione Sovietica….’ (pag 10)”,”SIND-139″ “FOA Anna”,”Andare per ghetti e giudecche.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘Giordano Bruno’, (2002) e ‘Eretici’ (2011).”,”EBRx-060″ “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione. XIV-XIX secolo.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Giordano Bruno’, (2002), ‘Eretici’ (2011), ‘Ateismo e magia’ (1980), ‘I giorni di Roma’. ‘Spinoza per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa»’ In una situazione come quella di Amsterdam, in cui l’identità religiosa poteva essere assai fragile, l’uso dello ‘herem’ (la scomunica) rischiava di portare, oltre che al consolidamento dell’obbedienza, anche all’abbandono definitivo della comunità. Questo spiega perché lo ‘herem’ fu emanato con notevole frequenza ma, in genere, per brevi periodi di tempo e con cautela. Esso veniva comminato per motivi di diverso tipo, che andavano dalla disobbedienza alle autorità comunitarie all’eterodossia religiosa – in particolare quando era pubblicamente espressa e quando portava all’inosservanza dei comandamenti – fino a trasgressioni morali o sessuali. Dei 36 casi di scomunica rimasti registrati per gli anni tra il 1622 e il 1683 – e che non rappresentano la totalità delle scomuniche comminate – solo quattro furono definitive (tra cui quella di Juan de Prado e di Spinoza), e le altre nella maggioranza dei casi non superarono il periodo di sei mesi. Nel 1683, l’uso dello ‘herem’ venne limitato con una decisione delle autorità cittadine volta a circoscrivere il potere amministrativo e giudiziario della comunità portoghese, che era diventata – a detta di uno dei suoi critici, il teologo e polemista protestante Philip van Limborgh – una sorta di «Repubblica entro la Repubblica». Non erano solo i problemi di adattamento alla pratica religiosa ebraica o di obbedienza alle regole comunitarie a creare tensioni entro la comunità portoghese. Già nella prima metà del secolo con Uriel da Costa e, dopo la metà del secolo, intorno a Daniel de Ribera, Juan de Prado e Spinoza, si creò ad Amsterdam un vero e proprio circolo di eterodossi con tutte le peculiarità che il termine riveste quando lo si adopera a definire le critiche rivolte ad un sistema come quello ebraico, privo di dogmi e sensibile non alle deviazioni della credenza, ma a quelle della pratica della legge. Se Uriel da Costa accettò nel 1639 di sottoporsi ad una pubblica abiura, di cui ci ha lasciato una descrizione impressionante – e di contestata autenticità – nella sua autobiografia (Acosta 1943; Kaplan 1984), per Prado e Spinoza la scomunica rappresentò la rottura di ogni legame con il mondo ebraico, e la spinta verso l’elaborazione di un pensiero assai radicale, basato sul rifiuto della Rivelazione e di ogni concezione personale di Dio, che fu presto etichettato come «ateista» dai contemporanei. (…) Al termine di questo processo, si staglia solitaria la figura di Spinoza, l’ebreo scomunicato dalla sua gente e considerato nel mondo cristiano come un «ateista», il simbolo stesso, per i contemporanei, dell’empietà filosofica e della negazione di ogni rivelazione, ma anche il filosofo amato e venerato dai sapienti, «l’ebreo dell’Aia» che per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa» (Poliakov, 1974-90: II, 291). Non si può negare che le radici di Spinoza affondassero profondamente nel terreno della cultura marrana. Nato da una famiglia di portoghesi che avevano vissuto da cattolici a Nantes prima di tornare all’ebraismo ad Amsterdam, egli assorbe le strutture mentali di quel mondo, ne recepisce le ambivalenze e ne condivide le forme del pensiero (Yovel 1989). Allo stesso tempo, Spinoza era nato ebreo, in un momento in cui la sua famiglia era ormai completamente inserita nella comunità di Amsterdam. I suoi primi studi furono quelli della tradizione ebraica, e solo successivamente, quando già frequentava gli ambienti «libertini» di Amsterdam, alla scuola dell’ex gesuita e libero pensatore Franciscus van den Enden, studiò il latino immergendosi nel sapere antico e cristiano e negli studi filosofici. Il suo percorso era quindi diverso, e non inverso, rispetto a quelli di da Costa e Prado. Ma la sua è una storia personale, per quanto innovativa, che non resta unica all’interno del mondo ebraico olandese e delle sue caratteristiche. Così, la scelta di Spinoza di non tentare di rientrare in seno alla comunità e di non convertirsi al cristianesimo, rappresenta senz’altro un elemento di grande novità in un mondo in cui l’appartenenza ad una Chiesa o ad una istituzione religiosa era la norma (Yovel 1989). Ma proprio ad Amsterdam, negli anni Ottanta del secolo, alcuni di coloro che incorsero nelle sanzioni della comunità scelsero di ribellarsi alla sua autorità e di vivere all’esterno senza convertirsi per questo al cristianesimo, con una scelta – è stato sottolineato – che obbligò la comunità portoghese di Amsterdam ad affrontare una situazione con la quale il resto del mondo ebraico si troverà a doversi misurare solo dopo l’emancipazione (Kaplan 1984)”” (pag 199-201)]”,”EBRx-061″ “FOA Vittorio”,”Sindacati e lotte operaie (1943-1973).”,”Vittorio Foa vive a Roma. Dirigente sindacale, deputato, è autore di numerosi, fondamentali saggi e studi sulla storia del movimento operaio italiano.”,”SIND-008-FL” “FOA Vittorio”,”Il Cavallo e la Torre. Riflessioni su una vita.”,”Vittorio Foa è nato a Torino nel 1910. Dopo essere stato deputato alla Costituente per il Partito d’Azione ha lavorato a lungo nel movimento sindacale. E’ stato parlamentare socialista per più legislature e senatore nel gruppo della Sinistra Indipendente e poi del Pds. ‘Organizzazione’ del Partito d’Azione. “”Infine in quel periodo il Partito d’azione si diede la sua struttura organizzativa fondata sulla partecipazione attiva attraverso i comitati: essere del Partito d’azione non voleva dire solo avere certe idee, voleva dire fare un certo lavoro. Questo tema dell’organizzazione è stato sottolineato spesso e con molta forza da Giovanni De Luna”” (pag 141)”,”SIND-173″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo novecento.”,”Vittorio Foa, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato: segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento.”,”MUKx-016-FL” “FOA Marcello”,”Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq: come si fabbrica informazione al servizio dei governi.”,”Marcello Foa, nato a Milano nel 1963, è giornalista. Nel 1989 Indro Montanelli lo ha assunto al Giornale, e dopo quattro anni è stato nominato caporedattore degli Esteri. Dal 2005 è inviato speciale. Collabora con BBC e insegna giornalismo internazionale all’Università della Svizzera italiana a Lugano, dove nel 2004 ha cofondato l’Osservatorio europeo di giornalismo.”,”EDIx-026-FV” “FOA Vittorio RANIERI Andrea, a cura di Severino CESARI”,”Il tempo del sapere. Domande e risposte sul lavoro che cambia.”,”Vittorio Foa (Torino, 1910) autore di libri sul sindacato e il movimento operaio. Andrea Ranieri, si occupa del settore scuola e formazione della Cgil. Con Pietro Marcenaro ha pubblicato un saggio compreso nel volume ‘La questione socialista. Per una possibil reinvenzione della sinistra’.”,”ECOS-005-FV” “FOA Vittorio MAFAI Miriam REICHLIN Alfredo”,”Il silenzio dei comunisti.”,”Vittorio Foa, dirigente sindacale e politico. Miriam Mafai, militante e notissima giornalista, è opinionista del quotidiano La Repubblica. Alfredo Reichlin, già direttore del quotidiano l’Unità, oggi è dirigente politico dei Democratici di sinistra.”,”PCIx-042-FL” “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione XIV – XIX secolo.”,”Anna Foa insegna Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna e di storia della mentalità.”,”EBRx-042-FL” “FOA Vittorio”,”Questo Novecento.”,”Vittorio Foa (Torino 1910) ha pubblicato pure: ‘Riprendere tempo’ con Pietro Mercenaro; ‘Lettere da vicino’ con Laura Balbo, e ‘Il Cavallo e la Torre’. E’ pure autore de ‘La Gerusalemme rimandata’ e, con Renzo Foa, ‘Del disordine e della libertà’. Foa tenace avversario del nazionalismo che vede come malattia del secolo, causa di violenze e barbarie.”,”ITAP-011-FSD” “FOCARDI Filippo”,”La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi.”,”FOCARDI Filippo insegna storia dell’integrazioen europea presso l’Università di Roma Tre. Collabora con l’Istituto storico germanico di Roma e con il Dipartimento di Studi internazionali dell’Università di Padova.”,”ITAR-126″ “FOCARDI Filippo”,”Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale.”,”Filippo Focardi è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova. Si è occupato di memoria del fascismo e della seconda guerra mondiale, di risarcimenti per le vittime del nazismo e della questione della punizione dei criminali di guerra italiani e tedeschi. Ha pubblicato: ‘Criminali di guerra in libertà’ (Carocci, 2008) e ha curato ‘Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell’Italia’ (con G. Contini e M. Petricioli, Viella 2010). Per in nostri tipi è autore del volume: ‘La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi’ (2005). “”Che tale mito identitario, autogratificante e autoassolutorio, avesse avuto radici molto solide nell’immediato dopoguerra abbiamo cercato di dimostrarlo attraverso la nostra ricostruzione che ha messo in evidenza una pluralità di matrici allora convergenti: le diverse culture politiche dell’antifascismo unite nell’esaltazione della lotta del popolo italiano contro l’«oppressore tedesco e il traditore fascista»; la galassia della destra anti-antifascista impegnata a tracciare la più netta distinzione possibile fra Hitler e il «buonuomo Mussolini», fra i barbari tedeschi e gli alpini abbandonati sul Don; e poi gli apparati dello Stato coinvolti in pieno nella tragica avventura mussoliniana a fianco del Terzo Reich – in primis, ministero degli Esteri e ministero della Guerra -, solerti nello scaricare sulle spalle dell’ex alleato germanico (oltre che sul duce) il peso quasi esclusivo della responsabilità per la condotta bellica dell’Asse, con i suoi insuccessi e le sue pratiche criminali. Tutti accomunati – antifascisti di governo, anti-antifascisti di opposizione, apparati scarsamente epurati – dall’esigenza di separare le sorti dell’Italia sconfitta ma cobelligerante da quelle della Germania nazista rimasta fino alla fine a fianco del Führer e destinata a un severo castigo da parte dei vincitori. Nella «fase genetica» dell’immediato dopoguerra vi furono però anche altri fattori che contribuirono all’affermazione dell’immagine del «bravo italiano» – indole pacifica, empatia umana con gli oppressi, disponibilità a soccorrerli e ad aiutarli – rispecchiavano le virtù cristiane del «buon samaritano», ricollegandosi dunque a un alveo della cultura cattolica di cui il paese era ancora fortemente permeato (nonostante gli sforzi profusi nel ventennio dalle zelanti gerarchie ecclesiastiche a sostegno delle mire belliche del regime, dall’Etiopia alla Spagna dai Balcani all’Unione Sovietica)”” (pag 180-181)”,”ITQM-246″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome premier.”,”””In definitiva la battaglia di Ypres si è estesa su un fronte di 45 chilometri, da Nordschoote fino a Lys d’ Armentières. I tedeschi hanno impegnato l’ equivalente di quindi corpi, gli alleati l’ equivalente di dieci. Il 31 ottobre, i francesi tenevano 25 km di questo fronte e gli inglesi 20; il 5 novembre, i francesi ne tenevano 30 e gli inglesi 15. Come si vede, le truppe francesi, per l’ estensione del fronte occupato, e per il numero, hanno sostenuto la maggior parte della battaglia. Sarà quindi il contrario della verità fare della battaglia di Ypres una battaglia e una vittoria esclusivamente inglese””. (pag 242)”,”QMIP-038″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome second.”,”””Così terminava, dopo tre settimane di lotta, la seconda battaglia della Marna, cominciata infruttuosamente per i tedeschi il 15 luglio, capovolta e proseguita con successo dagli alleati dopo il 18. Un concorso felice di circostanze vi aveva convogliato divisioni americane, britanniche, italiane e francesi. Essa si chiudeva per questi con benefici importanti: 30 mila prigionieri, più di 600 cannoni, 200 mortai (minenwerfer), 3000 mitragliatrici catturate; il fronte raccorciato di quarantacinque chilometri, la ferrovia Paris-Châlons ristabilita, la minaccia contro Parigi soppressa. Ma soprattutto il morale dell’ esercito tedesco è stato minato, quello degli alleati accresciuto.”” (pag 160)”,”QMIP-039″ “FOCH Ferdinand”,”Des principes de la guerre.”,”””Ce n’est pas un génie qui me révèle tout à coup, en secret, ce que j’ai à dire ou à faire dans une circonstance inattendue pour les autres, c’est la réflexion, la méditation”” (Napoleone) (in apertura al cap. I) F. Foch è nato a Tarbes nel 1851. Ha compiuto gli studi all’Ecole Polytechnique, e scelto la carriera delle armi. Professore alla scuola di guerra dal 1895 al 1901 ne prende il comando nel 1908. All’inizio della prima guerra mondiale si distingue alla testa della 9° armata e ha un ruolo principale nella prima vittoria nella battaglia della Marna. Nominato generalissimo delle armate alleate e poi Maresciallo nel 1918, è entrato nell’Académie française nel 1920 . E’ morto nel 1929. Foch studia la campagna d’Italia di Napoleone (combattimenti di Voltri, Montenegrino, Montenotte, Dego, Ceva) (pag 68-85) I prussiani a parftire dal 1813 hanno acquisito la nozione di attacco decisivo dalle lezioni di Napoleone (pag 280) Combattimenti attorno a Digione (1870). Garibaldi fa di testa sua e contribuisce alla sconfitta dell’esercito francese al Sud. “”Le résultat; comme on le sait, fut le grand succès de l’armée allemande du Sud. Quant à Garibaldi, ces attaque répétées des 21 et 23 janvier lui ont fait croire qu’il avait devant lui d’importantes forces allemandes. Il s’et borné à une défense prudente: c’est en termes dithyrambiques qu’il chate ses succès. Résultat: les désastres de l’armée française de l’Est. L’erreur est humaine, dira-t-on, elle n’est pas une faute. Le crime n’est pas là, il consiste en ce que Garibaldi, ayant reçu l’ordre de rejoindre l’armée de l’Est, ne l’a pas rejointe. Exécuter l’ordre, il n’y a pas songé. Ce sont des vues personelles, la recherche de succès propres, qui ont dicté sa conduite. S’il avait cherché a obéir, aucune impossibilité matérielle e l’en eût empêché: la division Pélissier maintenue à Dijon suffisait òà absorber l’activité du général de Kettler; l’armée des Vosges pouvait librement rejoindre l’armée de l’Est. Garibaldi et le génèral de Failly, deux chefs de provenance bien différente, aboutissent donc à la même fin: le désastre; par la même voie: l”indiscipline intellectuelle, l’oubli du devoir militaire’, au sens le plus exact du mot”” (pag 120)”,”QMIx-215″
“FOCH Ferdinand”,”Memorie.”,”FOCH F. Maresciallo di Francia Foch si cura anche del fronte italiano. “”Necessariamente gli avvenimenti avevano ripercussioni reciproche al di qua e al di là delle Alpi. Infatti occorreva che in Italia la causa degli Alleati anzitutto non fosse danneggiata, e poi che essa fosse posta rapidamente in istato per vincere. Perciò la conferenza d’Abbeville m’aveva affidato, sulla fronte italiana, il compito di coordinatore. (…) [Le operazioni sulla fronte italiana. Il generale Foch si mette in relazione col comando italiano e ne segue i progetti offensivi (7 maggio); questi progetti sono rimandati a dopo per la minaccia d’attacchi nemici; il generale Foch approva l’operato del generale Diaz. Clemenceau se ne preoccupa (28 maggio – 12 giugno). L’attacco austriaco; suo sacco completo (15 giugno – 23 giugno); il generale Foch esorta il generale Diaz a riprendere il suo piano d’offensiva e ad ampliarlo (27 giugno)]’ (pag 468)”,”QMIP-146″
“FODELLA Gianni”,”Fattore Orgware. La sfida economica dell’ Est-Asia.”,”FODELLA (Vercelli 1939) docente di Organizzazione economica internazionale all’Univ degli Studi di Milano, ha soggiornato negli ultimi tre decenni, a varie riprese, in Cina, JAP e Nepal come Visiting Professor e consulente delle Nazioni Unite. Tra le sue opere: ‘Giappone e Italia, economie a confronto’ (ETAS, 1982), ‘Diffusione della tecnologia e organizzazione dello sviluppo economico’ (GIUFFRE’, 1988), ‘Dove va l’economia giapponese’ (1989), ‘Risorse umane e materiali’ (GUERINI, 1989)”,”JAPE-006″
“FOER Franklin a cura; testi di Walter LIPPMANN John DEWEY J.M. KEYNES Edmund WILSON John DOS-PASSOS Benedetto CROCE Lewis MUMFORD Virginia WOOLF Otis FERGUSON Vladimir NABOKOV George ORWELL Graham GREENE Reinhold NIEBUHR Philip ROTH Gunnar MYRDAL Hans J. MORGENTHAU Michael WALZER Arthur SCHLESINGER Michael KINSLEY Irving HOWE e altri”,”New Republic. Insurrections of the Mind. 100 years of political and culture in America.”,”Scrittori Roth; Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”TEOP-009-FRR”
“FOFI Goffredo a cura”,”I giorni della Comune. Parigi 1871.”,”I brani presenti in questo volume sono stati tratti da ‘I giornali della Comune’, antologia a cura di Mariuccia Salvati, Feltrinelli, 1971 “”Dal 18 marzo al 28 maggio 1871, il popolo parigino proclamò la Repubblica, elesse la propria assemblea, eliminò l’esercito e armò i cittadini, stabilì l’istruzione laica e gratuita, rese elettivi i magistrati, affermò l’autonomia femminile, unificò i salari degli operai e dei funzionari, favorì le associazioni dei lavoratori, proclamò la libertà di coscienza ed espressione, protesse le arti…”” (quarta di copertina”,”MFRC-179″
“FOGAZZARO Antonio”,”Malombra. Roman.”,”””Malombra è un romanzo sovrabbondante, molto sovrabbondante. Si è ad esso rimproverato ciò, e non sarò io a prendere le difese della mia opera. Mi domando però se si è in grado di non scrivere romanzi sovrabbondanti, quando si è così sensibili alle impressioni della vita come io lo sono stato nella mia giovinezza. Si finisce allora per avere l’ immaginazione intasata, e come sovraffaticata veramente di ricordi… ‘Conceptum sermonem tenere quis poterit?’.”” (pag 8, prefazione dell’ autore) (1) Si coeperimus loqui tibi, forsitan moleste accipies; sed conceptum sermonem tenere quis poterit? Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso? Ma chi può trattenere il discorso? (Libro di Giobbe) Copia firmata G. Silvestre 1930 La vita Nasce a Vicenza il 25 marzo 1842. Compie gli studi ginnasiali sotto la guida dello zio paterno. Dopo la maturità, si laurea in legge a Torino nel 1864. Gli anni torinesi sono anni di divertimenti; l’inclinazione di Fogazzaro a esercitare la professione di avvocato non è ben salda, la sua vocazione autentica è la letteratura. Si trasferisce a Milano, dove subisce gli stimoli della Scapigliatura. Nel 1866 si sposa con Margherita dei conti di Valmarana. Nel 1869 nasce Gina, la sua prima figlia. Dopo aver pubblicato dei versi, nel 1881 dà alle stampe il suo primo romanzo: Malombra. Fa la conoscenza di Giuseppe Giacosa e nel 1883 ha inizio la sua relazione con Elana, la donna che sarà così importante per il suo sviluppo spirituale e sentimentale. Nel 1885 esce Daniele Cortis, nel 1888 Il mistero del poeta. Nel frattempo scrive anche dei saggi. Nel 1895 pubblica Piccolo mondo antico, “”romanzo di memorie e affetti familiari””, considerato il suo capolavoro. Purtroppo, durante lo stesso anno, perde precocemente l’adorato figlio Mariano. Viene nominato senatore del Regno nel 1896. Intanto frequenta con sempre maggiore assiduità gli ambienti religiosi ed ecclesiastici. Pubblica altri due romanzi: Piccolo mondo moderno (1901) e Il Santo (1905). Quest’ultimo, considerato troppo moderno, viene proibito dalla Chiesa. Fogazzaro accetta l’ostracismo delle gerarchie cattoliche e cerca di rimediarvi con un’ulteriore opera, Leila (1910), ma sfortunatamente anche questo romanzo viene messo all’ Indice!. Muore il 7 marzo 1911. Opere Malombra (1881); Daniele Cortis (1885); Il mistero del poeta (1888); Piccolo mondo antico (1895); Piccolo mondo moderno (1901); Il Santo (1905); Leila (1910) Malombra Esce nel 1881, lo stesso anno della pubblicazione de I Malavoglia di Verga. La protagonista è Marina che, orfana dei genitori, trova ospitalità presso lo zio, Cesare d’Ormengo. La giovane trova un manoscritto della nonna Cecilia Varrega, morta pazza perchè segregata per anni dal marito geloso. Marina è sconvolta da questa lettura. Di lei si innamora Corrado Silla, uno scrittore privo di successo, solitario e incapace di comunicare con i propri simili.. Corrado viene travolto dalla follia di Marina e muore ucciso da un colpo di pistola. Al nucleo narrativo principale, si intersecano altre storie: quella, per esempio, del segretario tedesco Steinegge, che ritrova la figlia Edith, la quale rinuncia a una propria vita per assistere il padre umiliato e quella di don Innocenzo, un sacerdote di campagna che vive in serenità e semplicità la propria fede religiosa. In Malombra vi sono degli squilibri narrativi, ma rimane uno dei romanzi migliori di Fogazzaro, complesso e moderno nel medesimo tempo. Marina, di un “”candore dorato””, è una figura femminile di fascino, anche erotico, conturbante, mentre Corrado Silla, che lavora a un’ originale saggio sull’ ipocrisia, è il prototipo dell’ intellettuale emarginato, vittima dell’ incertezza e dell’ inquietudine del suo temperamento e del suo secolo, uomo senza qualità inetto al vivere.”,”VARx-191″
“FOGEL Robert W.”,”Fuga dalla fame. Europa, America e Terzo Mondo (1700-2100).”,”Il premio Nobel per l’economia Robert William FOGEL propone in questo libro uno stimolante saggio su un tema da sempre fondamentale nella storia dell’umanità: la fuga dalla fame. Negli ultimi tre secoli uomini meglio nutriti, e quindi più sani e longevi, hanno raggiunto enormi traguardi dal punto di vista dello sviluppo tecnologico e sociale, portando a un miglioramento sostanziale delle condizioni di lavoro e di vita. A partire dal 1700, e con un eccezionale incremento nel corso del XX secolo, le popolazioni di Stati Uniti, Giappone ed Europa occidentale hanno raddoppiato la durata della loro vita. Introducendo l’innovativo concetto di “”tecnofisio evoluzione””, vale a dire quella complessa interazione sinergica che si attua tra i progressi nelle tecniche di produzione e gli sviluppi nella fisiologia umana, Fogel mette in luce lo stretto rapporto esistente tra buona qualità dell’ alimentazione e prosperità di una società, ma delinea anche con chiarezza le sfide che la “”fuga dalla fame”” comporta. ————————— Bibliografia ————————– – FOGEL Robert William, Without Consent or Contract: The Rise and Fall of American Slavery. WW NORTON. NY. 1989 – FOGEL Robert ENGERMAN Stanley, Time on the Cross. The Economics of American Slavery. 1974 – FOGEL Robert William, The Fourth of Great Awakening and The Future of Egalitarism. CHICAGO UNIVERSITY PRESS. CHICAGO. 2000 pag 320 $25.00 appendici note indice – FOGEL Robert William, The Escape from Hunger and Premature Death, 17002100: Europe, America, and the Third World. CAMBRIDGE UNIVERSITY PRESS. NEW YORK. 2004 pag 216 $70.00 (paper, $23.99 ————————— L’ Autore ——————————- Robert William FOGEL (1926) è uno storico economista americano e scienziato, vincitore con Douglass NORTH del ‘Nobel Memorial Prize in Economic Sciences.’ E’ un sostenitore dei metodi quantitativi nella storia. Nato a New York City, figlio di immigranti ebrei russi, laureato presso la Stuyvesant High School in 1944. Dopo essersi laureato nel 1948, divenne un organizzatore professionale del Communist Party. Più tardi uscì dal partito e si mise ad insegnare in varie Università (J. Hopkins, Rochester, Chigago, Harvard). Il suo primo studio di cliometria (una recente tendenza all’interno della storia economica, che applica le tecniche dell’analisi statistica ed econometrica alla storia) è stato ‘Railroads and American Economic Growth: Essays in Econometric History’ (1964). (fonte Wikip) —————————————————————————“,”PVSx-034”
“FOGLESONG David S.”,”America’s Secret War Against Bolshevism.”,”Acknowledgments, Note on Dates and Russian Transliteration, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, A section of illustrations follows,”,”RIRO-203-FL”
“FOHLEN Claude”,”Le travail au XIXe siècle.”,”FOHLEN Claude professore alla Sorbona”,”CONx-224″
“FOHLEN Claude”,”Che cos’è la rivoluzione industriale.”,”Claude Fohlen, docente alla Sorbona, è specialista di storia degli Stati Uniti e della rivluzione industriale. E’ stato in Usa più volte come Visiting Professor. Ha pubblicato un’opera sullo sviluppo industriale nella Francia dell’Ottocento, ua ‘Histoire générale du Travail’ e ‘La société américaine depuis la guerre de Sécession’. Engels “”A quanto sembra, prima del 1840 nessuno scrittore socialista aveva usato quest’espressione [‘rivoluzione industriale’, ndr] e il primo a servirsene è stato Engels, nel 1845, ne ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, riferendosi alle trasformazioni davvero rivoluzionarie che questo paese aveva appena subito e allo sconvolgimento dei rapporti umani e sociali. «La storia della classe operaia in Inghilterra ha inizio nella seconda metà dello scorso secolo, con l’invenzione della macchina a vapore e delle macchine per la lavorazione del cotone. Queste invenzioni, com’è noto, diedero l’impulso ad una rivoluzione industriale, una rivoluzione che in pari tempo trasformò tutta la società borghese, e la cui importanza storica comincia solo ora a essere riconosciuta. L’Inghilterra è il terreno classico di questo rivolgimento, che fu tanto più grandioso quanto più procedette silenziosamente, e perciò l’Inghilterra è anche il paese classico per lo sviluppo del principale risultato di quel rivolgimento: il proletariato» (11). In questo lucido testo, Engels ricorda le due fondamentali manifestazioni della rivoluzione industriale: la macchina a vapore e lo sviluppo del proletariato industriale. In tal modo l’espressione “”rivoluzione industriale”” vi assume già il senso che conserverà poi per storici ed economisti. Un altro passo di Engels è illuminante circa il ruolo avuto dai paesi dell’Europa occidentale nelle diverse rivoluzioni del XVIII secolo e spiega meglio l’origine della nostra espressione e la sua formazione: «La rivoluzione industriale ha avuto per l’Inghilterra la stessa importanza che la rivoluzione politica per la Francia e quella filosofica per la Germania, e la distanza tra l’Inghilterra del 1760 e l’Inghilterra del 1844 è almeno pari a quella tra la Francia dell”Ancien Regime’ e la Francia della Rivoluzione di Luglio. Il frutto più importante di questo rivolgimento industriale è però il proletariato inglese» (12). Francia, Inghilterra e Germania, tutte hanno avuto la loro rivoluzione in campi diversi, ma il paese che più profondamente ne fu investito è certamente l’Inghilterra”” (pag 14) [Claude Fohlen, ‘Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1976] [(11) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (1845), Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 43; (12) Friedrich Engels, ibid., p: 56] Marx. “”Engels sarebbe dunque il primo scrittore socialista ad avere usato l’espressione rivoluzione industriale e, per quel che ne sappiamo, il primo non francese. Forse l’ha presa a prestito da Buret, del quale probabilmente conosceva l’opera, di qualche anno anteriore; o forse l’espressione era corrente in Inghilterra, dove allora viveva Engels; non è ben certo. Quello che si può notare, e con una certa sorpresa, è che l’espressione non ottiene subito successo tra i socialisti e che non se ne trova traccia nel ‘Manifesto del partito comunista’, opera a quattro mani di Marx ed Engels, del 1848, dove viene usato il termine rivoluzione: “”… Anche la manifattura non bastava più. Ed ecco il vapore e le macchine rivoluzionare la produzione industriale. Alla manifattura subentrò la grande industria moderna; al medio ceto industriale succedettero gli industriali milionari…”” (13). L’espressione più frequente è “”grande industria””, che si applica più ai risultati che alla trasformazione industriale stessa. Ma vent’anni dopo, nel ‘Capitale’, l’espressione rivoluzione industriale diventa corrente, come se il termine fosse entrato nel vocabolario abituale. Difatti, a proposito delle trasformazioni tecniche, Marx scrive: “”Quando J. Wyatt, nel 1735, annunciò la sua macchina per filare, e con essa la rivoluzione industriale, del secolo XVIII, non accennò neppure con una parola che la macchina non fosse mossa da un uomo ma da un asino; tuttavia questa parte toccò all’asino”” (14). Nello stesso capitolo, dedicato alla grande industria, l’espressione torna più volte: “”Nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la ‘forza-lavoro’; nella grande industria, il ‘mezzo di lavoro'”” (15). Marx si interessa soprattutto alle cause che hanno prodotto la rivoluzione industriale, e attribuisce alla macchina un ruolo decisivo, perché nell’interpretazione marxiana manifattura e grande industria corrispondono a due fasi diverse del processo economico, consistendo il mutamento appunto nella sostituzione del lavoro meccanico al lavoro manuale: “”La macchina dalla quale prende le mosse la rivoluzione industriale, sostituisce l’operaio che maneggia un singolo strumento con un meccanismo che opera in un sol tratto con una ‘massa’ degli stessi strumenti o di strumenti analoghi, e che viene mosso da una forza motrice unica, qualsiasi possa esserne la forma. Ecco la ‘macchina’, ma pel momento solo come elemento semplice della produzione di tipo meccanico”” (16). Questa idea ritorna spesso: “”È la macchina utensile che inaugura nel XVIII secolo la rivoluzione industriale; essa serve ancora di punto di partenza ogni qualvolta si tratta di trasformare il telaio o la manifattura in un’operazione meccanica””. Una volta adottata, l’espressione viene ripresa, specie nel capitolo intitolato ‘Il macchinismo e la grande industria’, nella prima parte del ‘Capitale’. Sarebbe noioso e soprattutto poco interessante seguire il cammino dell’espressione nelle altre opere di Marx, poiché ormai è di uso corrente. Bisogna però ricordare un testo di Engels, appendice alla terza parte del ‘Capitale’, che estende il concetto di rivoluzione industriale ad altri campi dell’economia: “”Il mezzo principale per la riduzione del tempo di circolazione sta nel perfezionamento delle comunicazioni. In tale campo gli ultimi cinquant’anni hanno portato una rivoluzione paragonabile soltanto con la rivoluzione industriale della seconda metà del secolo passato”” (17). Si può quindi parlare di una rivoluzione dei trasporti, di una rivoluzione agricola, e immaginare ogni tipo di variazione sul tema, intorno alla “”rivoluzione economica””, che è uno degli argomenti centrali di Marx, in ‘Strumenti per l’economia’”” (pag 14-15) [Claude Fohlen, Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1970] [(13) Marx Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Editori Riuniti, ROma; 1968, p. 57; (14) Karl Marx; ‘Il capitale’ (1867), I, 2, Editori Riuniti, VIII edizione, 1974, p. 414; (15) (16) (17) Karl Marx, Ibid, p. 413, 418, e aggiunta di Engels, III, I, p. 102]”,”ECOS-029″
“FOL Alexander MARAZOV Ivan”,”I Traci. Splendore e barbarie di un’ antica civiltà. Storia società religione arte di un popolo enigmatico nelle terre orientali d’ Europa.”,”””Erodoto, le cui opere rappresentavano un’ inesauribile miniera d’ informazioni sull’ antica Tracia, ne descrive anche il Pantheon, dicendoci che tra tutte le divinità si veneravano solo Ares, Dioniso ed Artemide. Tale affermazione fu accettata a lungo senza discussione, nonostante alcuni punti dubbi. In primo luogo Erodoto stesso indica altre divinità tracie, invalidando così la precedente asserzione; in secondo luogo non cita mai l’ Eroe, la divinità tracia equestre, che tanta popolarità acquistò durante il periodo romano. Si è conservato infine un numero di tavolette votive dedicate a Zeus ed Hera, Aclepio ed Igea, Apollo ed altri, superiore a quelle dedicate a Dioniso.”” (pag 39)”,”EURC-083″
“FÖLKEL Ferruccio a cura”,”Nuove storielle ebraiche.”,”””Conoscevi il mio cassiere Blumenthal, quello che è scappato con mia figlia e con la cassa? Be’, sembra che si stia pentendo». «Ti ha restituito il denaro?». «No, per il momento ha restituito mia figlia» (pag 302)”,”EBRx-001-FGB”
“FOLLINI Marco”,”C’era una volta la DC.”,”Marco Follini, giornalista e dirigente di azieda, è stato il leader dei giovani democristiani dal ’77 all’80 e consigliere di amministrazione della Rai dall’86 al ’93.”,”ITAP-063-FL”
“FONER Eric”,”Storia della libertà americana.”,”Eric FONER è DeWitt Clinton Professor di storia americana alla Columbia University. E’ stato P della Società americana degli storici e ha curato le grandei mostre sulla Guerra civile e sulla Ricostruzione.”,”USAS-063″
“FONER Nancy”,”From Ellis Island to JFK. New York’s Two Great Waves of Immigration.”,”FONER Nancy è professore di antropologia alla SUNY, State University of New York, Purchase. Dati 1990: Residenti esteri per paese di origine a NY (in migliaia): Repubblica Dominicana 226, Cina 164, Giamaica 116, Italia 101, URSS 80 ecc.”,”CONx-086″
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”””Più tardi, quel giovedì sera, oltre 50 delegati sindacali – americani, tedeschi, irlandesi e scandinavi – si riunirono con i leaders WPUS all’ Aurora Hall. Essi raccomandarono di raccogliere l’ ampia richiesta della città di uno sciopero per la rivendicazione della giornata di 8 ore e per un incremento dei salari del 20 per cento. Essi allora stabilirono un comitato esecutivo permanente per condurre lo sciopero, e organizzarono per il mercoledi pomeriggio una assemblea dei delegati di tutte le fabbriche e i sindacati “”per tracciare un piano per condurre il lavoro al meglio nella presente situazione””. Nello stesso tempo, era essenziale che gli scioperi fossero stabiliti in modo organizzato. “”Compagni operai””, disse WPUS “”In queste circostanze state fermi fino a che noi abbiamo dato alla presente crisi la dovuta considerazione””. Ma questa preghiera ebbe poco effetto sulla stampa e le autorità. Nonostante o a causa del tentativo dei socialisti di incanalare la protesta in uno sciopero generale cittadino disciplinato, i giornali accusarono loro di fomentare la violenza della folla. “”I diversi gruppi che si muovono in città oggi chiudendo le fabbriche sono comitati della Comune””, accusava il Daily News. Successivamente la persecuzione. Charles A. Dana, l’ editore del New York Sun, non fece nessun commento di fronte a John Swinton, il direttore, nel vederlo ritornare al lavoro il giorno dopo aver parlato all’ assemblea di Tompkins Square chiamato dal New York Workingmen’s Party. Ma Albert R. Parsons, uno stampatore del Chicago Times non fu così fortunato.”” (pag 146-147)”,”MUSx-183″
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday 1886-1986.”,”Alla manifestazione per il 1° maggio 1892 in Hyde Park a Londra, partecipano Frederick ENGELS e Eleanor MARX AVELING (ill. pag 55)”,”MPMx-029″
“FONER Philip S.”,”The Bolshevik Revolution. Its Impact on American Radicals, Liberals, and Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. Preface, Introduction, Reference Notes, Biographical Sketches, Index, Illustrations, New World Paperbacks, NW-61,”,”MUSx-008-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 1. From Colonial Times to the Founding of the American Federation of Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Biographical Sketches, Index,”,”MUSx-018-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 2. From the Founding of the American Federation of Labor to the Emergence of American Imperialism.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-019-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 3. The Policies and Practices of the American Federation of Labor, 1900-1909.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-020-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 4. The Industrial Workers of the World, 1905-1917.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-021-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 5. The AFL in the Progressive Era, 1910-1915. Vol. 5.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-022-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 6. On the Eve of America’s Entrance into World War I, 1915-1916.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-023-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 7. Labor and World War I, 1914-1918.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-024-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 8. Postwar Struggles, 1918-1920.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Acknowledgements, Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-025-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 9. The T.U.E.L. to the End of the Gompers Era.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-026-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 10. The T.U.E.L. 1925-1929.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-027-FL”
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. elenco opere autore, prefazione prologo appendice: cronologia del ‘Great Strike’, note bibliografia indice nomi argomenti località periodici”,”MUSx-029-FL”
“FONER Philip S.”,”The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Declaration of Principles of the Workingmen’s Party of the United States, Constitution of the Workingmen’s Party of the United States, Notes, Index, Vol. 14, La più grande commemorazione tenutasi negli Usa fu in occasione della morte di Marx (pag 110-111) “”After a period of protracted illness, Karl Marx died in his London home on March 14, 1883, less than two months before his sixty-fifth birthday. When the transatlantic telegraph relayed this news from England, leaders of the socialist and labor movements in the United States, after consulting with Sorge, who was in touch with Engels by cable, organized memorial meetings in several cities. Although arrangements had to be completed within only a few days, the memorial in New York City, sponsored by the Central Labor Union of Greater New York and Vicinity, was not only larger than any other in the world at the time, but was a milestone in the history of the U.S. working class. Bismarck’s antisocialist law prevented any commemoration from being held in Germany, nor were there any memorials in England or France. But in addition to the memorial meeting in New York City, another was held in Brooklyn, where the U.S. flag atop the Brooklyn Labor Lyceum flew at half-mast for an entire week. There were also meetings in New Haven, Cleveland, and Chicago. In the Great Hall of Cooper Union in New York City, where Abraham Lincoln had spoken on the eve of the Civil War, thousands of working people paid homage to the memory of Karl Marx. It was, in the words of one trade-union paper, “”the greatest demonstration ever held in the American labor movement in honor of any man”” (26). The New York Sun gave this account of the event: «A Great International Memorial Meeting of Workingmen; Thousands Turned Away from the Doors of Cooper Union; Addresses in English, German, Russian, Bohemian and French. If the great hall of Cooper Union had been twice as large as it is, it could not have held the vast throng of workingmen who gathered last evening to do honor to the memory of Dr. Karl Marx. Long before the hour set for the meeting, every seat was taken, people of all trades, from all lands – American, Germans, Russians, Italians, Bohemians, and French. There were many ladies present. On the platform were many men prominent in such meetings» (27). The special significance of this meeting, apart from its extraordinary size and the depth of feeling it revealed for the author of ‘Capital’ and the ‘Communist Manifesto’ and the guiding figure in the International Workingmen’s Association – the First International – lay in the fact that it was the first time that representatives of all the diverse and opposing sections of the working-class movement in the United States had assembled together (28). Such was Marx’s stature in the United States at the time that these hostile factions entered into a coalition to honor the memory of a man whom the official organ of the Central Labor Union called “”The Teacher”” (29). This coalition included members of the Knights of Labor and the Federation of Organized Trades and Lassalleans, followers of Henry George and anarchists. Equally significant was the fact that it was the first time that the various groups of foreign-born and native workers bridged the differences of language and background for a major event in the labor movement (30)”” [Philip S. Foner, ‘The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas’, Minneapolis and Minnesota, 1984] [(26) Philip S. Foner, ed., ‘When Karl Marx Died: Comments in 1883’, New York, 1973, p. 64; (27) Ibid., p. 86; (28) Ibid., pp. 83-85; (29) Ibid., p. 92; (30) Ibid., pp. 91-106] “”la più grande manifestazione mai tenuta nel movimento operaio americano in onore di un uomo”””,”MUSx-031-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”The Autobiographies of the Haymarket Martyrs.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Editor’s Introduction, Introduction by Capt. W.P. Black, Bibliography, Notes to Autobiographies, Illustrations, Index,”,”MUSx-036-FL”
“FONER Philip S.”,”Mother Jones Speaks. Speeches and Writings of a Working-Class Fighter.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Acknowledgements, Mother Jones: Dynamic champion of oppressed multitudes, by Philip S. Foner, A Mother Jones chronology, Tributes to Mother Jones, Selected bibliography, foto, Index,”,”MUSx-037-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1890-1919.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-041-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1920-1963.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-042-FL”
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”Robin D.G. Kelley è professore e Gary B. Nash Endowed Chair in US History alla UCLA. E’ autore di ‘Hammer and Hoe, Race REbels’ e di ‘Freedom Dreams’. Philis S. Foner (1910-1994) è stato uno storico americano e professore e lettore in giro per il mondo. Ha pubblicato più di un centinaio di libri inclusi i 10 volumi di ‘History of the Labor Movement in the United States’ e ‘The Black Panthers Speak’. “”In the first volume of ‘Capital’, published in 1867, Karl Marx insisted that the self-interest of the working class as a whole required the liberation of the black slaves. He wrote: «In the United States of America, any sort of independent labor movement was paralyzed as long as slavery disfigured a part of the republic. Labor with a white skin cannot emancipate itself where labor with a black skin is branded» (16). Twenty-one years earlier, the New England Workingmen’s Association had used almost the same language when it resolved that “”American slavery must be uprooted before the elevation sought by the laboring class can be effected» (17). But not many white workers understood the truth of their principle as the nation moved to Civil War. Most believed that their own struggles took priority over the emancipation of the slaves and feared the competition of freed slaves who might come North. Their employers, not the slaveholders, were their chief enemies”” (pag 11-12) [“”Nel primo volume del ‘Capitale’, pubblicato nel 1867, Karl Marx insisteva che l’interesse della classe operaia nel suo insieme richiedeva la liberazione degli schiavi neri. Scriveva:« Negli Stati Uniti d’America, ogni sorta di movimento operaio indipendente è rimasto paralizzato finché la schiavitù ha sfigurato una parte della repubblica. Il mondo del lavoro con la pelle bianca non può emanciparsi laddove è marchiato il lavoro con la pelle nera » (16). Ventun anni prima la New England Workingmen’s Association usò quasi lo stesso linguaggio quando decise che “”la schiavitù americana deve essere sradicata prima che l’emancipazione voluta dalla classe operaia possa essere realizzata”” (17). Ma non molti lavoratori bianchi capirono la verità di tale principio quando la nazione cadde nella guerra civile. La maggior parte riteneva che le proprie lotte avessero la priorità sull’emancipazione degli schiavi e temeva la concorrenza degli schiavi liberati che avrebbero potuto venire al Nord. I loro padroni, non gli schiavisti, erano i loro principali nemici”” (pag 11-12)] [(16) Karl Marx, ‘Capital’, edited by Frederick Engels (New York: Modern Library, 1939, I: 287; (17) Herbert Aptheker, ed., ‘A Documentary History of the Negro People in the United States’ (New York: International Publishing Co, 1947, I:280]; “”More than 186.000 Negro soldiers fought in the Northern armies, many of them escaped slaves, and their troops suffered 35 per cent more casualties than any other group. When the war ended, labor served notice that in the future it would expect more of the wealth it had produced, «and a more equal participation in the privileges and blessings of those free institutions defended by their manhood on many a bloody field of battle» (25). In the name of the workingmen of Europe, the General Council of the International Working’s Association (the First International) sent an address, penned by Karl Marx, urging the white workers in the United States to make certain, out of basic self-interest, to include black workers in their plans for the future. Congratulating them that “”slavery is no more””, the address added the following “”word of counsel for the future””: «Any injustice to a section of your people has produced such direful results, let that cease. Let your citizens of to-day be declared free and equal, without reserve. If yo fail to give them citizens’ rights, while you demand citizens’ duties, there will yet remain a struggle for the future which may again stain your country with your people’s blood. The eyes of Europe and of the world are fixed upon your efforts at reconstruction and enemies are ever ready to sound the knell of the downfall of republican institutions when the slightest chance is given. We warn you then, as brothers in the common cause, to remove every shackle from freedom’s limb, and your victory will be complete» (26). Would labor, as it entered the era of Reconstruction, heed these words of wisdom?”” [“”Più di 186.000 soldati neri hanno combattuto negli eserciti del Nord, molti di loro erano schiavi fuggiti, e le loro truppe hanno subito il 35% di vittime in più rispetto a qualsiasi altro gruppo. Quando la guerra è finita, i lavoratori hanno notato che in futuro si sarebbero aspettati di più dalla ricchezza che avevano prodotto, «e una partecipazione più equa ai privilegi e alle benedizioni di quelle libere istituzioni difese dalla loro virilità su molti sanguinosi campi di battaglia» (25). A nome degli operai d’Europa, il Consiglio Generale della International Working’s Association (la Prima Internazionale) ha inviato un indirizzo, scritto da Karl Marx, esortando i lavoratori bianchi negli Stati Uniti ad accertarsi, per il proprio fondamentale interesse, di includere i lavoratori neri nei loro piani per il futuro. Congratulandosi con loro sulla “”fine della schiavitù””, l’indirizzo aggiungeva le seguenti “”parole del Consiglio per il futuro””: «Qualsiasi ingiustizia a una parte della vostra gente ha prodotto terribili risultati, lasciate che cessi. Lasciate che i vostri cittadini di oggi siano dichiarati, senza riserve, liberi e uguali. Se non concedete loro i diritti dei cittadini, mentre pretendete i doveri dei cittadini, rimarrà ancora una lotta per il futuro che potrebbe macchiare di nuovo il vostro paese con il sangue del vostro popolo. Gli occhi dell’Europa e del mondo sono fissi sui vostri sforzi di ricostruzione e i nemici sono sempre pronti a suonare la campana della caduta delle istituzioni repubblicane quando viene data loro la minima possibilità. Vi avvertiamo dunque, come fratelli nella causa comune, di togliere ogni catena dall’albero della libertà, e la vostra vittoria sarà completa » (26). Il mondo del lavoro, entrando nell’era della ricostruzione, avrebbe prestato attenzione a queste parole di saggezza?”” (pag 15-16)] [(25) Boston Daily Evening Voice’, November, 3, 1865; (26) Documents of the First International: The General Council of the First International, 1864-1866′ (Moscow: Foreign Languages Publishing House, n.d.), pp. 310-12] [Philip S. Foner, ‘Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981’, Haymarket Books, Chicago, Illinois, 2017]”,”MUSx-336″
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”””When the strike of Ford workers came on April 1, 1941, the union’s drive intensified. Perhaps the outstanding feature of the strike was the campaign waged by black leaders to persuade the 17,000 black workers at Ford not to permit themselves to be used as strikebreakers. While Ford succeeded in pressuring black clergymen into condemning the strike, the UAW, and unionism in general, the fact that only a few black workers refused to stop working indicates that the clergymen’s influence was no longer decisive. For this the national NAACP and its executive secretary, Walter White, and the National Negro Congress and its secretary, John P. Davis, deserve special credit”” (pag 254) “”Quando lo sciopero dei lavoratori Ford avvenne il 1 aprile 1941, la spinta del sindacato si intensificò. Forse la caratteristica principale dello sciopero fu la campagna condotta dai leader neri per persuadere i 17.000 lavoratori neri della Ford a non permettere a se stessi di essere usati come crumiri. Mentre Ford riuscì a fare pressione sui sacerdoti neri affinché condannassero lo sciopero, l’UAW e il sindacalismo in generale, il fatto che solo pochi lavoratori neri si rifiutassero di interrompere il lavoro indica che l’influenza dei sacerdoti non era più decisiva. Per questo il NAACP nazionale e il suo segretario esecutivo, Walter White, e il National Negro Congress e il suo segretario, John P. Davis, meritano un onore speciale”” (pag 254)”,”SIND-002-FGB”
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday, 1886-1986.”,”In apertura illustrazione: poster del 1° maggio dell’artista Walter Crane, Londra, 1894 Hitler Tries to Steal May Day (pag 113) …. finire”,”MPMx-050″
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Volume XI. The Great Depression, 1929-1932.”,”Philip S. Foner (1910-1994) Emeritus Professor of History, Lincoln University, Pennsylvania “”Quando P.S. Foner morì nel 1994 hasciò quasi completo il manoscritto dell’11° volume della sua monumentale ‘History of the Labor Movement in the United States’. Il sottotitolo era: ‘The Great Depression, 1929-1932’. Il manoscritto finì alla International Publisheer (IP), l’editore dei previsti dieci volumi come pure di molte altre opere di Foner. Chrris Townsend, direttore del New Organizing for the Amalgamated Transit Union (ATU) e ex International Representative and Political Action Director for the United Electrical, Radio and Machine Workers of America (UE) lesse il manoscritto e spinse alla pubblicazione. Io fui felice di contribuire a questo sforzo. Nel 1994, nel momento della morte di Foner, lo storico Paul Mishler, la bibliotecaria Elaine Harger ed io fummo onorati di compilare e pubblicare una bibliografia delle opere di Foner. Essa contiene 105 libri e pamphlet scritti, scritti con altri e curati, come pure articoli, saggi e recensioni di Foner. Nell’introduzion, io ha descritto Foner come “”uno studioso di immensa energia, intelligenza e impegno”” che ha fatto più di ogni altro per ricostruire la vita, le azioni e il pensiero della classe operaia americana. Portando alle stampe il volume XI significa aggiungere un altro pezzo alla lunga lista delle pubblicazioni. E il modo di dare un altro tributo a uno storico il cui lavoro ha influenzato la mia formazione e i miei scritti. Il manoscritto aveva un problema, la mancanza di una pagina smarrita del Capitolo II. Ma la lacuna non causa una diminuzione del valore dell’opera. Con l’aggiunta di poche parole di collegamento, questa omissione, non interrompe il racconto. Mancano molte note a completare le citazioni (,..) (pag VII) (Roger Keeran, prefazione) [Roger Keeran, Emeritus Professor Empire State College, State University of New York (SUNY): Roger Keeran, anche Roger Roy Keeran o Roger R. Keeran, è uno storico e professore universitario americano che ha insegnato successivamente alla Cornell, Princeton, alla Rutgers e alla New York State University. Nascita: 21 settembre 1944. Autore di ‘Socialism Betrayed: Behind the Collapse of the Soviet Union’ e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (2004) e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (1981)] L’ultimo capitolo (XIV) analizza i risultati delle elezioni presidenziali del 1932, dei due partiti democratico e repubblicano e la posizioni dei sindacati, dell’ AFL e del presidente William Green”,”MUSx-342″
“FONSECA Carlos”,”Rosario Dinamitera. Una mujer en el frente.”,”Carlos Fonseca (Madrid 1959), giornalista studioso del terrorismo e autore di alcuni libri tra cui ‘Negociar con ETA’ (1996)”,”MSPG-001-FSD”
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea 1917-1950.”,”L’A è nato nel 1921. Dopo gli studi di diritto, economia e storia, si è dedicato al giornalismo e, dal 1951, è stato il responsabile della sezione esteri di ‘Le Monde’.”,”RAIx-032″
“FONTAINE André”,”Histoire de la guerre froide. 2. De la guerre de Coree à la crise des alliances 1950-1963.”,”FONTAINE, nato nel 1921, si è imposto come uno dei migliori giornalisti francesi. Divenuto nel 1951 capo del servizio estero del ‘Monde’, poi nel 1985 D dello stesso giornale, ha pubblicato varie opere rimarchevoli sulla vita internazionale.”,”RAIx-040″
“FONTAINE André”,”Les socialismes: l’ Histoire sans fin.”,”Contiene dedica manoscritta (ad Alain Guillean) dell’ Autore Ipocrisia. “”L’hypocrisie est un vice privilégié, qui de sa main ferme la bouche à tout le monde et jouit en repos d’une impunité souveraine. On lie, à force de grimaces, une societé étroite avec tous les gens du parti: qui en choque un, se les jette tous sur les bras””. (Molière, Dom Juan, Acte V, scène 11) (pag 115) Francia. “”La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’ intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets.”” (F. Engels, préface à la troisième édition allemande du ’18-Brumaire de Louis Bonaparte’ de Karl Marx, Paris, Editions sociales, 1969 pag 14) (pag 221) La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets. Engels – Préface du “18-Brumaire de Louis Bonaparte” de K. Marx”,”PCFx-075″
“FONTAINE Joëlle”,”De la résistance à la guerre civile en Grèce, 1941-1946.”,”FONTAINE Joëlle è laureata di Sciences Po e agrégée. Ha insegnato storia nei licei. Lavora da tempo sulla resistenza greca e ha pubblicato ‘L’image du monde des Babyloniens à Newton’ (con Arkan Simaan, 1998) Rivolta dei greci contro gli inglesi. “”Les mesures de sécurité ont déjà été prises: des forces anglaises et égyptiennes ont désarmé plusieurs unités, envoyé les rebelles dans les camps du désert et arrêté plusieurs civils antifascistes ainsi que des responsables syndicaux. Le général Paget commandant des forces du Royaume-Uni en Egypte, informe le ministre grec de l’Armée qu’il prend sa place et lui interdit d’avoir le moindre contact avec ses troupes. Ces interventions ne font que renforcer la révolte: des hommes jusque-là réservés se sentent blessés das leur honneur d’être traités, disent-ils, comme les “”colonisés”” de l’Empire britannique. Le soulevement atteint la plus importante des unités grecques, la Iere brigade (4500 hommes), qui attend près d’Alexandrie son embarquement imminent pour le front italien””. (pag 96)”,”GREx-018″
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. 1. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea, 1917-1950.”,”””Dostoevskij scriveva nei ‘Demoni’ che il popolo russo era il solo popolo “”teoforo””, portatore di Dio; il solo popolo che “”possedesse il vero Dio”” e che il “”secondo avvento”” avrà luogo in Russia, e aggiungeva che “”un popolo veramente grande non s’accontenterà mai di svolgere in seno all’umanità un ruolo secondario; egli deve avere il primissimo posto, un ruolo unico”” (1). Sulla barricata opposta, l’anarchico Bakunin annunciava nel 1848 il giorno i cui “”dall’oceano di sangue e del fuoco si leverà a Mosca su in alto, fino al cielo, la stessa della Rivoluzione che diventerà la guida dell’umanità”” (2). Mezzo secolo dopo, la stella rossa sormonterà realmente la torre del Cremlino, e il messianismo marxista si innesterà, assimilandolo sempre più, sul messianismo russo. Marx aveva atteso con speranza, negli ultimi anni della sua vita, l’avvento di quel giorno. E’ vero che per molto tempo aveva nutrito il massimo disprezzo per la “”Moscovia, formatasi e ingranditasi a quella scuola di abiezione che fu il terribile sistema schiavistico mongolo”” (3); aveva rigorosamente denunciato le sue tendenze “”all’aggressione universale”” (4). Ma dopo aver scritto nel ‘Manifesto dei comunisti’ (1848) che “”in Germania la rivoluzione borghese sarà l’inevitabile preludio immediato della rivoluzione proletaria”” (5), dopo avere atteso che “”il canto del gallo francese”” (6) desse il segnale della Rivoluzione universale, dopo aver nutrito qualche illusione sulla classe operaia inglese, si era consolato delle sue delusioni puntando sulla Russia, dove i suoi scritti avevano suscitato un grande interesse: scriveva nel 1877 all’amico Sorge, insegnante di musica: “”La Russia è da molto tempo sotto la minaccia di uno sconvolgimento; tutti i fattori sono maturi (…) tutti gli strati della società russa sono in piena decomposizione, sia dal punto di vista economico, che da quello morale e intellettuale. La Rivoluzione questa volta comincerà in Oriente”” (7)”” [André Fontaine, Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ottobre alla guerra di Corea, 1968] [(1) Dostoevskij, I demoni; (2) Benoît Hepner, Bakounine et le panslavisme révolutionnaire, 1950, p. 270; (3) Michel Collinet, Du bolschevisme, 1957, p. 179; (4) Ibid. p. 180; (5) Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, 1954, Vol V; (6) Jean-Yves Calvez, La pensée de Karl Marx, 1956, p. 33; (7) Marx, Engels, cit.]”,”RAIx-014-FR”
“FONTAINE André”,”La Guerra Fredda.”,”André Fontaine, primo capo servizio esteri e poi direttore e commentatore de ‘Le Monde’, è esperto di politica internazionale e di storia contemporanea. “”Lo scontro tra i due messianismi, americano e russo, era fatale? Napoleone, Michelet, Thiers e molti altri ne erano perfettamente convinti, mentre Tocqueville non nutriva particolare interesse nei confronti dell’evoluzione dei rapporti tra le due superpotenze di cui, per altro, aveva intuito l’ascesa. In verità, nessuno aveva previsto che la patria degli zar sarebbe diventata quella del socialismo e della rivoluzione mondiale. Quanto a Michelet, colpito dall’importanza, nell’ambito della società russa, della proprietà collettiva chiamata ‘mir’, nel 1851 aveva scritto: «La via russa è il comunismo» (1). Tuttavia vi vedeva una «condizione naturale legata alla razza, al clima, alla natura», e di certo non la considerava esportabile. Fu infatti necessaria la conquista del potere da parte dei bolscevichi perché l’antagonismo russo-americano si materializzasse, e poi la fine della seconda guerra mondiale perché degenerasse in una guerra definita “”fredda””. Una prima allerta si era tuttavia prodotta nel 1823. Quell’anno infatti, in base alla sua famosa dottrina, il presidente Monroe aveva definito “”ostile”” (2) qualsiasi tentativo da parte di una potenza europea di opporsi all’indipendenza delle colonie sudamericane ribellatesi alla dominazione dei Borboni di Spagna. Era esattamente quello che avrebbe voluto fare lo zar Alessandro forte della sua Santa Alleanza, ma sia l’Austria sia la Gran Bretagna vi si opposero; anzi, quest’ultima arrivò al punto di offrire agli Stati Uniti, in caso di bisogno, l’appoggio della sua flotta, che all’epoca era la regina dei mari. La Russia imparò la lezione e ritirò progressivamente gli insediamenti che i suoi coloni avevano stabilito sulla sponda americana del Pacifico. Durante la guerra di secessione inviò persino due squadre navali a proteggere i porti dell’Unione da eventuali attacchi degli inglesi che, come i francesi, impelagati in Messico, si auguravano la vittoria dei confederati. Questa paradossale cooperazione derivava ovviamente da interessi commerciali e non da legami ideologici”” (pag 30-31) [(1) J. Michelet, ‘Légendes démocratiques du Nord’, cap. 5; (2) J. Martin e D. Royot, Histoire et civilisation des Etats-Unis, Nathan, 1974]”,”RAIx-346″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa, 1929-59.”,”FONTANA S. insegna storia contemporanea nell’Università di Brescia. Ha svolto la carriera politica all’interno della DC. E’ stato ministro nel governo Amato e direttore de ‘Il popolo’ dal 1989 al 1992.”,”ITAS-138″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei Lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa 1929-59.”,”FONTANA Sandro (1936) insegna storia contemporanea all’Università Statale di Brescia. Già consigliere regionale della Lombardia nelle liste della DC. E’ stato vicesegretario nazionale di questo partito dal 1992 al 1993, ministro per l’Università e la ricerca scientifica nel governo Amato. “”In un’inchiesta pubblicata nel 1910, il Serpieri aveva descritto, con minuziosa attenzione, i numerosi elementi di reciproca convenienza tra il nascente mondo dell’industria e quello dell’agricoltura che avevano favorito il progresso economico e sociale dell’intera zona con l’avvento della figura del colono-operaio, rapidamente diffusasi nelle campagne dell’alto Milanese. In effetti, la “”nuova classe operaia”” continuava a vivere all’interno del nucleo familiare d’origine utilizzando tutti i vantaggi dell’economia di sussistenza, tra cui l’uso semigratuito dell’abitazione e le minori spese per l’alimentazione. Per la famiglia colonica l’apporto del salario operaio di uno o più dei suoi membri costituiva un fattore decisivo non solo per superare l’antica indigenza, ma anche per conquistare una maggiore indipendenza nei confronti dei vincoli padronali o addirittura per aspirare, attraverso il risparmio, all’acquisto del podere. Per la proprietà fondiaria, che nella zona era rappresentata da una classe di puri “”rentiers”” (44), la diffusione delle “”famiglie miste”” di contadini e operai offriva il vantaggio di ottenere più alti canoni di affitto per l’uso delle abitazioni rurali e di trasformare gradualmente la rendita fondiaria nella più lucrosa rendita edilizia via via che andavano estendensosi gli insiediamenti industriali e urbani. Gli industriali, infine erano avvantaggiati dal fatto di poter disporre di una manodopera, non solo abbondante e di prim’ordine, ma soprattutto poco costosa e scarsamente combattiva sul piano sindacale, e ciò non già perché fosse carente di “”coscienza di classe”” ma perché si sentiva meno pressata da esigenze di carattere alimentare o abitativo”” (pag 79-80)”,”ECOS-002″
“FONTANA Sandro e altri”,”Gino Micheletti.”,”Luigi Micheletti Nato a Brescia nel 1927, deceduto ad Ome (Brescia) nel 1994, imprenditore. Nel 1944 era entrato nel “”Fronte della Gioventù”” partecipando alla Resistenza come partigiano combattente nella 122ª Brigata Garibaldi. Una visita al campo di sterminio nazista di Terezin (in Cecoslovacchia), lo aveva indotto, nel 1958, a lasciare la sua avviatissima attività di imprenditore, per dedicarsi al ricordo e alla documentazione della lotta contro il nazifascismo. Aveva così fondato a Brescia, dov’era vice presidente del Comitato provinciale dell’ANPI, un Centro di ricerche che porta il suo nome e che, dal 1981, è diventato una Fondazione di livello internazionale. (Anpi, http://www.anpi.it/donne-e-uomini/luigi-micheletti/)”,”ARCx-003-FPA”
“FONTANA Sandro”,”I cattolici e l’unità sindacale (1943-1947).”,”Sandro Fontana, nato nel 1936 e laureatosi alla Cattolica di Milano, insegna attualmente Storia Contemporanea all’Università di Pavia. Si è occupato a lungo della cultura cattolica dell’800 ed è autore: La controrivoluzione cattolica (1820-1830), Oltre il riformismo. Ha curato il volume Il fascismo e le autonomie locali, ed è membro della Giunta Regionale della Lombardia fin dall’Istituzione della Regione; ha ricoperto prima la carica di Assessore alla Cultura e attualmente quella di Assessore alla Cultura e agli Enti locali.”,”SIND-006-FL”
“FONTANA Gigi a cura; scritti di N. LLOBREGAT Antonio MACHADO Bertolt BRECHT Manuel Vazquez MONTALBAN J.M. CABALLERO BONALD Salvatore ESPRIU Franco FORTINI Sergio LIBEROVICI Giorgio Luigi SEVESO Marco DELLA-LENA Blas DE-OTERO Rafael ALBERTI G. MARTINELLI Herrera PETERE”,”Grimau è morto. Edizione numerata fuori commercio a cura di Gigi Fontana.”,”copia numerata n. 446 Contiene due pagine di Bertold Brecht: ‘L’arte di rendere la verità maneggevole come un’arma’ (da “”Cinque difficoltà per chi scrive la verità”” (traduzione di Renata Mertens, Ed. Einaudi) ildeposito.org: Julián Grimau García, nato a Madrid nel 1911, militante della Gioventù socialista unificata e poi del Partito comunista spagnolo, partecipò alla guerra civile come soldato e come funzionario del governo e delle organizzazioni popolari. Nel 1939 riparò in Francia dove visse per qualche tempo nel campo di concentramento di Argelés. Eletto membro del Comitato Centrale del Partito comunista spagnolo nel 1954 venne delegato al lavoro politico in Spagna; nel 1959 assunse la direzione di tutte le attività del partito in Spagna. Arrestato l’8 novembre 1962 su un autobus a Madrid, venne portato alla Direzione Generale di Sicurezza, dove venne picchiato a sangue e gettato da una finestra per simularne il suicidio. Sopravvissuto, venne trasferito all’Ospedale Penitenziario di Yeserías; processato il 18 aprile 1963 da un Tribunale militare per rispondere dei presunti delitti commessi venticinque anni prima, fu condannato a morte; la sentenza venne eseguita due giorni dopo, nel cortile della prigione di Carabanchel, a Madrid. Canti collegati ilDeposito.org – archivio online dal 4 ottobre 2004 Ideato e realizzato da Sergio Durzu con la collaborazione dello staff de ilDeposito”,”SPAx-001-FGB”
“FONTANA Sandro a cura; saggi di D. VENERUSO E. ROTELLI A. PORRO A. AGNELLI G. NEGRI E. PASSERIN D’ENTREVES S.M. GANCI S. SECHI P. SCOPPOLA G. PEYRONEL G. VALABREGA”,”Il fascismo e le autonomie locali.”,”””In questo modo inconcludente si va avanti fino alla vigilia del 25 luglio. Al termine dell’esercizio 1938-39 il Duce impone a Comuni e Province il divieto assoluto di procedere, per un quinquennio, alla esecuzione di opere pubbliche straordinarie e di contrarre mutui. Ma il 26 aprile 1940 il sottosegretario Buffarini Guidi deve dichiarare, di fronte all’Assemblea plenaria della Camera dei fasci e delle corporazioni, che la politica finanziaria degli enti locali, benché si sia «uniformata esattamente alle drastiche direttive segnate a suo tempo dal Duce», «non ha dato risultati eccezionalmente favorevoli»”” (pag 124)”,”ITAF-012-FP”
“FONTANA Michela”,”Cina. La mia vita a Pechino.”,”Michela Fontana, giornalista e scrittrice milanese, ha scritto per oltre vent’anni sui principali giornali e periodici. Durante il suo soggiorno a Pechino, dal 1999 al 2002, ha scritto ‘Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming’ (Mondadori).”,”CINx-016-FC”
“FONTANE Theodor, a cura di Giuliano BAIONI”,”Lo Stechlin.”,”Theodor Fontane Theodor Fontane (1819–1898) was a German novelist and poet, widely regarded as one of the most important realist authors of the 19th century in the German language. Let’s delve into his life and works: Birth and Background: Fontane was born on December 30, 1819, in Neuruppin, a town northwest of Berlin. His family had Huguenot roots, with French emigrants settling in Prussia. Initially, he apprenticed as an apothecary, following in his father’s footsteps. Journalism and Literary Career: Fontane’s literary journey began in 1848 when he worked as a journalist. He later spent time in England as a correspondent for two Prussian newspapers. During his stay in England, he studied English literature and drew inspiration from English ballads for many of his poems. Notable Works: Fontane’s first published work was the novella “Geschwisterliebe” (Sibling Love), which appeared in the Berlin Figaro in December 1839. However, it didn’t fully showcase his talent. His breakthrough came later in life when, at the age of 58, he published the novels for which he is best known today. These novels explored topics considered taboo in polite society, including marital infidelity, class differences, urban vs. rural life, abandonment of children, and suicide. Realism and Characterization: Fontane’s realism extended beyond factual accuracy; he depicted characters based on their actions and words, avoiding overtly imputing motives to them. His novels featured a wide range of characters, from the lower-middle class to Prussian nobility. He skillfully portrayed different social and political segments of the German empire, often showing them meeting and clashing. Female Characters and Irony: Fontane’s novels are known for their strongly drawn female characters, such as Effi Briest and Frau Jenny Treibel. His writing also exhibits a touch of tender irony and vivid conversations between characters. Fontane’s literary legacy endures, and several of his novels have been adapted for film and audio. His exploration of societal complexities and human nature remains relevant to this day1234. (copil.)”,”VARx-009-FAP”
“FONTANELLI Luigi”,”Promemoria sul neosindacalismo.”,”””(…) – i comunisti soprattutto – sono in una strana condizione: tengono evidentemente i piedi nel sindacato e la testa nel partito. (…)””. (pag 80) “”Abbiamo detto che (…) il sindacato deve muoversi normalmente in combinazione coi partiti ma che tale rapporto non è costante perché varia caso per caso. Il rapporto giusto, da modificare se necessario anche nel corso dell’ azione, non lo si può fissare, adottando un prontuario come quello che usano gli impiegati di banca per i loro calcoli. Il rapporto sindacato-partiti non può essere che considerato, fissato e mutato, dalla insostituibile sensibilità del sindacalista, per quanto riguarda “”la parte”” del sindacato””. (pag 81)”,”SIND-050″
“FONTANI Alvo”,”Gli emigrati. L’ emigrazione italiana dall’ unità nazionale ai nostri giorni. “”Sovrappopolazione”” e riforme economiche. I cattolici e l’ emigrazione. Azione e compiti delle forze democratiche.”,”””A causa delle difficili condizioni oggettive in cui si trovano, si manifesta, tra i lavoratori italiani emigrati in Germania occidentale, più che in altri paesi, un accentuato individualismo. Per cui, conservando in gran parte un orientamento politico avanzato e acquisendo, a volte, un tale orientamento sulla base della loro dura esperienza di emigrati, difficilmente comprendono l’ importanza di militare nei sindacati e di adoperarsi per svolgere una funzione positiva nelle condizioni in cui ciò è possibile nella Repubblica federale.”” (pag 159)”,”CONx-133″
“FONTENAY Fernand”,”La cagoule contre la France. Ses crimes. Son organisation. Ses chefs. Ses inspirateurs.”,”Campagna d’odio. “”Septembre 1937. Depuis un an les nouvelles lois sociales sont en vigueur. Depuis un an les milieux du grand capital les combattent de toutes leurs forces. C’est l’époque où la recnduction d’un gran nombre de conventions collectives est à l’ordre du jour. La résistance des employeurs s’affirme tenace, la volonté ouvrière solide. Les thèses s’affrontent. Aux tracts et aux affiches des uns ripostent les tracts et les affiches des autres. Ici on dénonce les lois sociales comme génératrices de vie chère, de faillites; là, on en preuve les effets bienfaisants pour les travailleurs et pour les pays entier. Cette opposition des intérêts, est utilisée pour tenter de disloquer le Fronte populaire, “”alliance du prolétariat et du tiers-état””. On s’efforce d’effrayer les classes moyennes.”” (pag 63) La Cagoule est le surnom donné par la presse à l’« Organisation secrète d’action révolutionnaire nationale » (c’est le nom donné par ses fondateurs, l’adjectif nationale disparaît assez vite) qui est connue sous le nom de « Comité secret d’action révolutionnaire » (CSAR). C’est un groupe d’extrême droite actif dans les années 1930 en France. Son principal dirigeant fut Eugène Deloncle. Ce surnom lui a été attribué par Maurice Pujo de l’Action française. Lorsque ce terme est utilisé par son journal, c’est avec dédain et mépris. Pujo, comme Charles Maurras, le collaborateur le plus célèbre de L’Action française, ne tient pas à ce que son organisation royaliste soit un jour confondue avec cette organisation naissante, ouvertement terroriste. La Cagoule naît de la volonté des responsables du Parti National Révolutionnaire (PNR), fondé en décembre 1935 à la suite d’une scission de l’Action française d’entrer en clandestinité pour échapper à la surveillance de la police consécutive au 6 février 1934. En juin 1936, après la victoire du Front populaire, ces responsables, principalement Jean Filliol et Eugène Deloncle, créent l’OSARN (Organisme Social d’action régulatrice nationale), nom que Eugène Deloncle revendique lors de l’instruction judiciaire en 1937 plutôt que celui de Comité secret d’action révolutionnaire (CSAR). Si l’Action française sait que le CSAR existe, c’est que la grande majorité des dirigeants de cette nouvelle organisation vient de ses propres rangs ou de son organisation de jeunesse, les Camelots du Roi, tels que : Eugène Deloncle, l’ingénieur ; Aristide Corre, l’homme de lettres ; le duc corse, Joseph Pozzo di Borgo ; le docteur Henri Martin ; Jean Filliol dit « le tueur » ; Mais pour les membres de la Cagoule, lassés de l’attentisme de Pujo et de Maurras, l’heure est venue d’agir. En janvier 1935, Deloncle démissionne et fonde, dans le secret le plus absolu, l’organisme conspirateur. Ami intime d’Eugène Deloncle, Eugène Schueller, fondateur de la société l’Oréal, met ses moyens personnels à disposition de la Cagoule qui organise des réunions dans son propre bureau du siège de la société. Des jeunes gens, amis et étudiants pour la plupart, résidant à l’internat des pères maristes (au 104, rue de Vaugirard à Paris), fréquentent alors les chefs de la Cagoule. Sans tous adhérer au mouvement ou faire état publiquement d’une quelconque approbation, il y parmi cette bande d’amis Pierre Bénouville (issu de l’Action française), Claude Roy et André Bettencourt[1]. Le nom de Georges Loustaunau-Lacau, officier de l’armée française et fondateur des réseaux “”Corvignoles””, apparaît également. Action subversive [modifier] Anticommuniste, antisémite et antirépublicain, ce mouvement est de tendance fasciste. À partir de 1935, ce groupe mène des actions de déstabilisation de la République. Le 13 février 1936, de futurs membres de la Cagoule commettent une tentative d’assassinat contre Léon Blum. À la fin du mois de novembre 1936, Deloncle rencontre le général Henri Giraud [2]. Giraud promet son aide à Deloncle en cas de soulèvement communiste et Deloncle lui annonce que les cagoulards se rangeraient sous ses ordres en échange. Très satisfait, Giraud « est évidemment d’accord pour travailler avec les gens de l’OSARN et souhaite la meilleure réussite à l’entreprise de Deloncle et Duseigneur… » [3],[4] . L’économiste soviétique Dimitri Navachine est assassiné le 23 janvier 1937 près de la porte d’Auteuil. L’organisation exerce aussi une répression impitoyable auprès de ses membres coupables d’indélicatesses. Sont ainsi éliminés Léon Jean-Baptiste en octobre 1936 et Maurice Juif le 8 février 1937, probablement pour des malversations financières. Le mouvement tisse des liens avec des dirigeants fascistes du gouvernement de Benito Mussolini en Italie et acheminent des armes au général Francisco Franco en Espagne. En échange, La Cagoule obtient un appui financier. Les frères Carlo et Nello Rosselli, deux intellectuels antifascistes italiens, sont ainsi assassinés le 9 juin 1937 pour le compte des services de renseignement fascistes à Bagnoles-de-l’Orne. Le CSAR reçoit des armes du gouvernement italien en contrepartie. En août 1937, il est organise la destruction à l’aérodrome de Toussus-le-Noble d’avions destinés à l’Espagne républicaine. Le 11 septembre 1937, le groupement provoque un attentat à la bombe contre la Confédération générale du patronat français (4, rue de Presbourg à Paris)[5] et l’Union des industries métallurgiques (45, rue Boissière à Paris), dans le but de faire accuser les communistes. Deux agents de police, en faction devant les bâtiments, sont tués par l’explosion. L’enquête permet d’établir la responsabilité des membres de la cagoule clermontoise, rassemblés au sein du groupe dénommé les Enfants de Gergovie. Plusieurs de ces membres appartiennent à l’encadrement de l’usine Michelin. Pierre Michelin, fils de l’un des fondateurs de l’usine, est lui-même suspecté d’avoir aidé au financement de cette section de la Cagoule.[6] Pire, dans une interview accordée à l’hebdomadaire Marianne fin janvier 1938, un enquêteur dévoile que Pierre Michelin était l’un des chefs de cette section. Après l’échec de leur coup d’État dans la nuit du 15 au 16 novembre 1937, le complot est mis au jour. Le ministre de l’intérieur Marx Dormoy fait démanteler l’organisation dès la fin du mois de novembre. Des caches d’armes réparties sur tout le territoire sont découvertes. En 1938, plus de cent vingt membres de la Cagoule sont arrêtés. Cela ne permet cependant pas de détruire complètement ses ramifications dans les milieux économiques, en particulier dans les grandes entreprises qui, selon les Renseignements généraux et la police judiciaire, ont financé le mouvement terroriste. Le 5 juillet 1941 Marx Dormoy sera assassiné à l’hôtel du Relais de l’Empereur de Montélimar par d’anciens membres de l’organisation terroriste. Pendant la Seconde Guerre mondiale [modifier] Après l’armistice de juin 1940, plusieurs membres ou sympathisants de la Cagoule se rallièrent au gouvernement de Vichy. Parmi eux beaucoup d’adeptes de la “”France seule”” croient en un double jeu de Pétain. Cette espoir se dissipera progressivement avec la rencontre de Montoire, puis la libération de Laval le 17 décembre 1940. Jean Filliol Eugène Deloncle, fondateur du Mouvement social révolutionnaire (MSR), qui fusionne ensuite avec le Rassemblement national populaire (RNP) de Marcel Déat. Joseph Darnand, chef la Cagoule à Nice, il fonda le Service d’Ordre Légionnaire en zone nord qui fut interdit par l’armée Allemande. Antiallemand au début de l’occupation, il tenta par deux fois d’établir des contacts avec Londres (par l’intermédiaire de Groussard, puis du gouvernement d’Alger). Par la suite il fut l’un des piliers de la Collaboration. Fondateur de la Milice, il devint Obersturmführer de la SS, et Secrétaire au Maintien de l’Ordre du gouvernement de Vichy. Jean Bassompierre, Membre de la LVF puis de la division Charlemagne des Waffen-SS. Jean-Marie Bouvyer, complice du meurtre des frères Rosselli et chef du service d’enquête du Commissariat général aux questions juives à partir d’avril 1944. [2] le docteur Henri Martin, fasciste antiallemand il s’oppose à Laval et Darlan avant d’être incarcéré par Pucheu, il s’évadera pour rejoindre le maquis. Il participera à la libération de Lyon puis s’engagera dans la VIIe armée américaine. Gabriel Jeantet attaché au cabinet du Maréchal Pétain, il rejoindra plus tard la résistance et sera arrêté et déporté en 1944. Simon Arbellot François Méténier Yves Dautun Eugène Schueller André Bettencourt dirige l’organe de propagande antisémite La Terre française, il rejoindra la résistance au début 1943. Jacques Corrèze Membre de la LVF Mais beaucoup de cagoulards étaient de fervents nationalistes, antiallemands et hostiles à toute compromission avec l’occupant. La lutte pour la libération de la patrie devient donc une priorité, d’autant qu’en 1940 beaucoup voient dans le régime Nazi (pacte germano-soviétique) et leurs alliés de Vichy (avec des personnalités comme le socialiste Déat ou l’ancien communiste Doriot) une aventure internationaliste, voire “”de gauche””. Les retournements d’alliance de juin 1941 viendront trop tard pour ceux qui se sont engagés contre l’occupant, d’autant que la nouvelle croisade européenne contre le bolchevisme des Nazis présentera un aspect supranational peu compatible avec l’idéologie cagoularde. Pour ces adeptes du complot et de l’action clandestine, la Résistance est une option naturelle. Et on trouvera des anciens de la cagoule parmi les premiers résistants: Claude Hettier de Boislambert, qui devient dès juin 1940 un proche collaborateur du général de Gaulle. Maurice Duclos également l’un des premiers à rejoindre Londres, avait fait de la prison dans les années 1930 suite à une affaire de trafic d’arme pour le CSAR. Pierre Fourcaud : fondateur du réseau Brutus. Il a été désigné comme un ancien membre de la cagoule par Duclos, l’a nié lui-même avant d’avouer à Dewarvin en avoir fait partie avant de la quitter suite à un attentat violent. Georges Loustaunau-Lacau : fondateur du réseau Alliance. Marie-Madeleine Fourcade, Léon Faye, François Méténier : membres du réseau Alliance. Pierre Bénouville. Corvisart. Paul Dungler : fondateur du réseau Septième colonne d’Alsace. Alfred Heurteaux : fondateur du réseau Hector. Claude Lamirault : rejoint Londres en octobre 1940, sera parachuté pour créer le réseau Jade-Fitzroy. Joseph Pozzo di Borgo, Aristide Corre, Michel Harispe. André Dewavrin, qui travaillait à Londres avec Duclos et Fourcaud a été accusé par André Labarthe d’avoir fait partie de la Cagoule avec la carte n°93. Cette accusation ne s’est pas avérée. Pendant la guerre le réseau d’influence de la Cagoule semble donc s’étendre à la fois au cœur de la France libre et dans le régime de Vichy. C’est ainsi par exemple que le 20 août 1940, Maurice Duclos envoyé en France par De Gaulle, peut rencontrer des proches collaborateurs du Maréchal Petain par l’intermédiaire de Gabriel Jeantet. L’ancien cagoulard Georges Groussard fonde les groupes de protection du maréchal Pétain mais aussi le réseau de Résistance « Gilbert » alors que Jacques Lemaigre-Dubreuil, ancien financier de L’Insurgé, le journal de La Cagoule, soutient le général Giraud, quand Jacques Corrèze, après avoir combattu sur le front de l’Est rentre en France au sein d’un réseau de la résistance. L’après-guerre [modifier] À la Libération, Bouvyer bénéficie du témoignage en sa faveur de François Mitterrand, passé à la résistance en 1942. En effet, Bouvyer a caché chez lui du matériel et fabriqué de faux papiers pour le Mouvement national des prisonniers de guerre, le mouvement dirigé par François Mitterrand et Maurice Pinot. D’autres témoins, comme le capitaine FFI Maubois, ont également attesté de services rendus. Bouvyer a noué une amitié personnelle avec F. Mitterrand. Lors de son procès, il affirme avoir renié ses idées des années 1930, se disant prêt à dénoncer tous les dirigeants de la Cagoule qu’il connaît et même à s’entendre avec les communistes autrefois abhorrés[7]. La mère de Jean-Marie Bouvyer devient en 1946 la marraine de Jean-Christophe Mitterrand. Le procès de la Cagoule eut lieu en 1948. Bibliographie Christian Bernadac, Dagore, les carnets secrets de la Cagoule ; Philippe Bourdrel, La Cagoule, éd. Albin Michel, 1998 ; Brigitte et Gilles Delluc, 2005 : “”Jean Filliol, du Périgord à la Cagoule, de la Milice à Oradour””, Pilote 24 édition ; Frédéric Freigneaux, “”La Cagoule: enquête sur une conspiration d’extrême droite””, dans L’Histoire, n°159, octobre 1992, p.6-17. Pierre Péan, Le Mystérieur Docteur Martin, éd. Fayard, 1993 .* Emile Decroix, “”Complot contre la France. Sous la cagoule… Qui???””, ed. Paix et Liberté, 1937 Michel Ferracci-Porri, Beaux Ténèbres (Ed.Normant 2008)] Notes et références [modifier] ? . En 1945, Eugène Schueller exprimera toute sa gratitude envers Mitterrand et Bettencourt pour avoir témoigné en sa faveur lors de son procès pour collaboration en nommant le premier directeur du magazine Votre Beauté puis en finançant sa campagne électorale dans la Nièvre en 1946 et le second en le nommant à la direction de son groupe de cosmétique. Schueller aura aussi contribué au lancement de la carrière de François Dalle, autre mariste de la rue de Vaugirard [1] ; Sur les relations troubles du trio Dalle, Bettencourt, Mitterrand, voir Une histoire sans fard – L’Oréal, des années sombres au boycott arabe par l’historien israélien Michel Bar-Zohar chez Fayard. ? Pierre Péan. Le Mystérieux Docteur Martin, p. 140 ? Selon Péan, le colonel Charles de Gaulle était présent mais les biographes de Giraud ne mentionnent pas cet entretien. Par ailleurs, De Gaulle n’a jamais été accusé d’appartenir à la Cagoule hormis une évocation sans la moindre preuve par Henry de Kérillis, ancien député de Neuilly-sur-Seine dans un pamphlet publié en 1945. ? voir aussi Éric Roussel, Charles de Gaulle, éd. Gallimard, 2002, p. 57. ? Selon des sources familiales, François Méténier, industriel à Chamalières, dans le Puy-de-Dôme, est le principal suspect. ? Philippe Mangeon, Biographie de Robert Marchadier ? Pierre Péan, Une jeunesse française, éd. Fayard, 1994, p 540-541 Récupérée de « http://fr.wikipedia.org/wiki/La_Cagoule »”,”FRAV-122″
“FONTENIS Georges”,”Non-conforme.”,”FONTENIS Georges milita nel movimento libertario da più di sessant’anni e di questo è stato uno degli animatori. Fu direttore del Libertaire, pubblicazione del 2° dopoguerra, al servizio della lotta antifranchista in Spagna e in campo nella guerra d’ Algeria. Ha incontrato lungo il suo cammino personaggi come André BRETON, Albert CAMUS, opposti tra loro. E’ stato amico di George BRASSENS e sul piano politico di un Daniel GUERIN o di un CASTORIADIS. Nel movimento libertario ha sempre rifiutato il conformismo e l’ intolleranza. Da qui il titolo di questo opuscolo, per un vero pensiero libero. Marx, Weber e l’ antisemitismo storico. “”C’est alors que le Juifs, adonnés jusqu’alors surtout aux métiers manuels, vont se diriger vers une occupation principale, le commerce. K. Marx (1) et, plus précisément Max Weber, verront dans l’ Histoire des Juifs de cette époque, la constitution d’ unn “”peuple paria””, qui jusqu’alors tirait sa subsistance de l’ agriculture et de l’ artisanat, qui se transforme en une population surtout commercante (avec une prédominance du commerce de l’ argent). Il faut considérer que le “”prêt d’argent”” devient la profession principale des Juifs du XIII siècle en Occident et plus tard encore en Europe Centrale et en Espagne, les chrétiens jugeant ce commerce indigne. C’est alors que les haines populaires violentes, dues aux premières conséquences du développement capitaliste, firent apparaître les Juifs comme “”le bouc émissaire”” par excellence, porteur du mal, du malheur, du péché. Le véritable antisémitisme naissait.”” (pag 46) (1) L’ étude des problèmes juifs par K. Marx (Oeuvres philosophiques, tome I, p. 207 à 210, Ed. Costes, 1927) a poussé à y trouver de l’ antisémitisme. C’est absurde. “”Il n’empêche que l’ anticapitalisme de la gauche la plus extrême fut parfois le vecteur d’un antisemitisme, sans doute purement verbal mais non moins déplorable. Des blanquistes, certes mais aussi Fourrier, Benoît Malon, Proudhon, les radicaux souvent, le journal “”Le Père Peinard””, anarchiste, Georges Sorel et Emile Pataud condamnent les Juifs, confudus avec la Haute Banque et les pires exploiteurs.”” (pag 52)”,”ANAx-252″
“FONTENIS George”,”Manifeste du communisme libertaire (1953).”,”FONTENIS George (1920-) segretario generale della Federation anarchiste, poi iniziatore della sua trasformazione in Federation Communiste Libertaire (FLC) dopo una scissione nel 1953. Partecipa alla storia delle organizzazioni: MCL, prima OCL, UTCL, Alternative libertaire. “”Avec étonnement, nous découvrions aussi que l’ analyse matérialiste telle que les marxistes la concoivent ne constituait pas du tout une divergence aux yeux du courant libertaire de la 1ère Internationale, que la frontière entre marxisme et anarchisme n’était pas toujours très nette. Nous en venions à poser le problème de l’ organisation révolutionnaire, de son rôle et nous cherchions une filiation avec l’ Alliance de Bakounine et la “”Plate-forme d’ Archinov””. Nos recherches, nos découvertes, nos réflexions paraissaient dans une rubrique du “”Libertaire”” intitulée “”Problèmes Essentiels”” et dans la revue “”Etudes Anarchiste””. Le Manifeste rédigé par Georges Fontenis en exprime la plus grande partie””. (pag 6) (scritto di Guy Bourgeois)”,”ANAx-261″
“FONTENIS Georges”,”Changer le monde. Histoire du mouvemen communiste libertaire, 1945-1997.”,”‘Changer le monde’ è l’edizione riveduta, corretta e aumenata dall’autore, di ‘L’Autre communisme’ libro pubblicato nel 1990 nell’edizione Acratie. Dopo aver fatto i suoi primi passi in politica all’epoca del Fronte Popolare, Georges Fontenis ha fatto parte del movimento libertario per più di sessant’anni. Segretario generale della Federation anarchiste dal 1946 (Federazione anarchica), è stato un animatore della ricostruzione del movimento dopo la ‘Liberazione’. Il giornale ‘Le Libertaire’ a qual tempo aveva una tiratura di 100 mila esemplari, al primo livello dei periodici dell’epoca. Questo libro ricorda le fonti del movimento anarchico nella Prima internazionale e ne sottolinea le ombre e le luci, i punti di forza e di debolezza. E’ una testimonianza capitale – testi e referenze in appoggio – per conoscere la vita di questa corrente libertaria di cui fu per lungo tempo il portavoce combattendo il preteso “”comunismo”” staliniano, e il discorso liberale che domina ancora oggi, e una certo anarchismo vago e sentimenale. ‘Changer le monde’ è nello spirito di quelli che si raccolsero attorno al Libertario negli anni 1950, artisti e poeti, da George Brassens a Armand Robin, da André Breton a Benjamin Péret. “”C’est-ce jour du 22 juin [1958] que notre liaison des anciens militants de la FCL, prend le nom d’ ‘Action communiste’. Je crois me rappeler le motif du choix de cette dénomination: nos camarades italiens des GAAP avaient repris notre appellation de FCL, puis avaient opéré une fusion sous le nom de ‘Azione comunista’ avec des dissidents révolutionnaires du PC italien dont le leader était Giulio Seniga ancien membre de la direction du PCI. Cette fusion fut d’ailleurs éphémère, «des nostalgiques du léninisme paléolithique et des léninistes d’occasion» selon notre camarade Pier Carlo Masini cherchant à s’emparer de Azione comunista et à chasser ou décourager les communistes libertaires et, de son côté, Pier Carlo Masini se rapprochant d’une tendance du Parti socialiste italien”” (pag 157-158)”,”ANAx-412″
“FONVIEILLE-ALQUIER François, a cura di Gianni RIZZONI; scritti di F. RABELAIS”,”François Rabelais.”,”””Meglio è di risa che di pianti scrivere”” (Rabelais) (in apertura) Rabelais e Balzac, due celebri turennesi “”Sono dozzine e dozzine le allusioni e gli omaggi a Rabelais che si possono incontrare nella ‘Commedia Umana’. Sia in ‘Pelle di Zigrino’ o nella ‘Fisiologia del matrimonio’, nel ‘Giglio della valle’ o nel ‘Cugino Pons’. Rabelais è sempre presente, e continuamente onorato come un maestro di pensiero. (…) Non contento di averlo posto al primo rango tra i grandi geni dell’umanità («è il più gran genio della Francia nel Medio Evo, il solo poeta che possiamo opporre a Dante», Balzac si è sforzato di entrare così totalmente nell’universo rabelsiano, da potere, senza alcuno sforzo, parlare la lingua stessa di Maître François. Fin dalla sua prima giovinezza, Balzac ha imitato Rabelais, in seguito gli ha preso a prestito, senza alcuna esitazione, decine e decine di espressioni di suo gusto, trovandole immaginifiche e degne di sopravvivere. Alcuni pazienti studiosi hanno stilato un catalogo di questi prestiti o, come potremmo anche definirli, di questi “”furti”” che onorano al tempo stesso chi li ha compiuti e chi li ha subiti. Ma è evidentemente nei ‘Racconti Ameni’ (Contes drôlatiques) che Balzac si identifica più strettamente con Rabelais, parla con le sue parole, ha i suoi tic, colleziona i suoi giochi di parole, si abbandona, infine, alle stesse elencazioni di termini avvicinati soltanto per il loro effetto comico: «Questo è un libro di alta digestione, pieno di amenità di gusto piccante, imbandite per quei famosissimi ghiottoni e bevitori preziosissimi ai quali si rivolgeva il nostro più illustre compaesano, François Rabelais». E Balzac è arrivato a una tale perfezione in questo «alla maniera di Rabelais» che, in certi passaggi, ci si chiede seriamente quale dei due celebri turennesi li abbia scritti”” (pag 134)”,”VARx-009-FER”
“FONZI Paolo”,”Oltre i confini. Le occupazioni italiane durante la seconda guerra mondiale (1939-1943).”,”Paolo Fonzi è ricercatore di storia contemporanea presso l’Università del Piemonte Orientale. Ha vissuto diversi anni a Berlino ha lavorato presso la Humbolt Universitat. I suoi interessi comprendono la storia tedesca, italiana e greca, le relazioni tra le potenze dell’Asse negli anni Trenta e Quaranta e la storia economica e sociale dei Paesi occupati dalla Germania e dall’Italia. Ha pubblicato articoli e volumi tra cui ‘La moneta del grande spazio. Il progetto nazionalsocialista di integrazione monetaria europea, 1939-1945’ (Unicopli, 2011) e ‘Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia’ (1941-43)’ (Carocci, 2019). La sentenza del tribunale alleato di Norimberga sulla fucilazione degli ostaggi “”Uno strumento di repressione ampiamente usato e legato all’internamento fu la fucilazione di ostaggi. Sebbene non vi siano numeri a riguardo, sappiamo che questa pratica fu usata in modo crescente con lo svilupparsi della resistenza in Slovenia, Croazia, Grecia (115) e, seppur non nella misura raggiunta dai tedeschi (116), fu un aspetto importante delle strategie di repressione italiane. Nel diritto internazionale vigente durante la seconda guerra mondiale la pratica della fucilazione di ostaggi aveva una posizione assai ambigua. Non vi era, di fatto, una codificazione stringente in merito, come testimonia il verdetto del tribunale alleato che condusse il settimo processo secondario di Norimberga, quello contro i generali tedeschi detto anche «processo degli ostaggi». Il tribunale, pur affermando che tale pratica era caduta in disuso in tempi moderni, sostenne che secondo le norme vigenti l’occupante aveva il diritto di prendere ostaggi e di fucilarli come deterrente di azioni dirette contro di esso. Pertanto le sentenze di condanna pronunciate in quel processo si basarono sulla mancata osservazione di norme procedurali nella fucilazione degli ostaggi, come ad esempio il numero dei fucilati, la fondatezza delle motivazioni, la mancata celebrazione di processi – e non sul fatto che l’atto in sé fosse illegale (117). La ricezione della dottrina internazionale nella legge di guerra italiana del 1938 era, però, molto più restrittiva rispetto a questa interpretazione dei tribunali di Norimberga (118)”” (pag 135) [(115) Sulla Slovenia A. Osti Guerrazzi, L’esercito italiano in Slovenia, cit., p. 38; sulla Croazia S. Schmid ‘Deutsche und Italianische Besatzung, cit., pp. 331-344; sulla Grecia, P. Fonzi, Fame di guerra, cit., pp: 123-128; (116) Con il cosiddetto ‘Sühnenbefehl’ del settembre 1941 Wilhelm Keitel, capo dell’OKW, ordinò che per ogni soldato ucciso fossero da giustiziare da 50 a 100 civili; (117) K.C. Priemel – A. Stiller, NMT: Die Nürnberger Militärtribunale zwischen Geschichte. Gerechtigkeit und Rechtsschöpfung, Hamburger Edition, Hamburg, 2013]”,”ITQM-259″
“FONZI Paolo”,”Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia (1941-43).”,”Paolo Fonzi è borsista della Fondazione Gerda Henkel presso l’Università von Humboldt di Berlino, dove svolge ricerca e attività didattica: Ha dedicato ampi studi alla politica di occupazione nazionalsocialista, alla storia economica e politica del Terzo Reich (‘La moneta nel grande spazio’, Milano, 2011) e alla comparazione tra le politiche di occupazione italiane e tedesche durante la Seconda guerra mondiale. La decisione di attaccare la Grecia (presa in modo precipitoso e irrazionale) (pag 17) “”Il 17 giugno 1942 un piccolo gruppo di armati capeggiato da Thanasis Klaras, meglio noto con il nome di battaglia di Aris Velouchiotis, si presentò in un villaggio dell’Evritania poco distante da Karpenisi di nome Domnitsa. Aris, membro del Partito comunista di Grecia (KKE) dal 1924, internato da Metaxàs e rimesso in libertà in seguito a una “”dichiarazione di pentimento””, faceva da tempo pressioni sulla dirigenza comunista affinché si formassero bande armate per combattere l’occupante. Osteggiato nel suo stesso partito, egli fu inviato nel novembre 1941 nella Grecia centrale per formare una prima banda, ma dopo pochi mesi a causa di difficoltà di rifornimento essa era prossima alla dissoluzione. Vinte le resistenze della dirigenza del partito, che insisteva perché si seguisse una tattica graduale, il leader partigiano decise quindi di cercare il contatto con la popolazione e, entrato a Domnitsa nel giugno 1942, dichiarò l’inizio della lotta armata contro l’invasore. L’episodio appena raccontato è divenuto leggendario nella storiografia e memorialistica greca. Viene narrato in numerose pubblicazioni come il primo atto della resistenza armata che l’EAM (Ethnikò Apelephterikò Mètopo, “”Fronte di liberazione nazionale””), l’organizzazione politica, e l’ ELAS (Ellenikòs Laikòs Apeleftherikòs Stratòs, “”Esercito greco di liberazione popolare””), il suo esercito popolare, condussero contro gli italiani e tedeschi. Costituito il 27-28 settembre 1941, l’EAM era formato, oltre che dal KKE, dal Partito socialista di Grecia (SKE) e dall’Unione di democrazia popolare (ELD). Il Partito comunista assunse fin da subito una posizione predominante nel “”fronte”” e caratterizzò il movimento in senso politicamente e socialmente rivoluzionario. Nella sua fase di maggiore espansione, l’estate del 1943, l’ELAS contava 25.000 uomini e aveva liberato grosse aree della Grecia centrale creandovi istituzioni di democrazia diretta (‘Leokratia’). Nel settembre dello stesso anno, secondo una stima britannica, l’ELAS contava tra le 50.000 e 75.000 «riserve potenziali in villaggi» (1)”” (pag 146) [(1) Fonti britanniche danno questa stima (Lymperatos, 2007, p. 20). Tsoutsoumpis (2016, p. 85) riporta per l’agosto 1943 una stima sensibilmente più bassa, di 15.000 uomini. La stima delle riserve potenziali è in B/107/11/1938, Greece, 29 settembre 1943. NA London HST/619, che riporta anche una stima differente degli armati: 17.500 uomini nell’Elas, 5.500 nell’Edes. Un documento tedesco del luglio 1943 riportava una stima di 18.000-20.000: OB Südost (Okdo. H. Gr E). Banden in Griechenland, 3 luglio 1943. BA MA RH19VII-55] Le origini sociali della resistenza armata (pag 148-149) L’adesione del mondo agro-pastorale, le reti costituite da comitati locali in piccole cittadine di provincia ecc.”,”GREx-028″
“FOOT M.R.D.”,”Resistance. An Analysis of European Resistance to Nazism, 1940-45.”,”FOOT M.R.D. è nato a Londra nel 1919, ha studiato ad Oxford. Ufficiale dell’ esercito dal 1939 al 1945, ha ricevuto la croce di guerra di Francia per i servizi con la resistenza in Gran Bretagna. Ha insegnato per 12 anni ad Oxford e poi è stato professore di storia moderna a Manchester per sei anni dedicando il resto della sua vita alla ricerca storica. Ha curato l’ edizione dei ‘Gladstone Diaries’ e ha scritto una storia del ‘SOE in France’. “”La storia della resistenza tedesca a Hitler in parte è una splendida leggenda e in parte verità. Essa fu lanciata internazionalmente da un insospettabile partito di storici di professione ed ex-resistenti alla prima conferenza sulla resistenza europea, a Liegi nel 1958. Il Professor Krausnick, che supervisionava il lancio, aveva guadagnato la gratitudine degli storici per gli altri suoi lavori; questo provocò una certa sorpresa.”” (pag 300)”,”GERR-025″
“FOOTMAN David”,”The Primrose Path. A biography of Ferdinand Lassalle.”,”””Lassalle planned an autumn tour to Switzerland and Italy. He wrote to ask Marx for a introduction to Garibaldi. In September he arrived in Zürich with a fairly large party, including the Countess Ludmilla Assing. They drank a good deal of champagne, and we hear of a fracas at a restaurant, involving Gottfried Keller the poet. Another poet whom Lassalle met in Switzerland was Georg Herwegh, who, after a somewhat inglorious revolutionary career, was now living in Geneva on his wife’s income. A more impressive figure was Wilhelm Rüstow, ex-regular officer in the Prussian Army and also a veteran of 1849. After ten dreary years as a political émigré and journalist Rüstow had volunteered for the Sicilian campaign and served with distinction as a Colonel on Garibaldi ‘s staff. “”Quando Lassalle e la Contessa lasciarono la Svizzera per l’ Italia essi portarono Rüstow con loro. Dopo pochi giorni a Venezia essi arrivarono a Genova ai primi di novembre. Qui essi incontrarono membri dell’ estrema del Sinistra del movimento di liberazione nazionale italiano. Il 14 Lassalle andò a Caprera e spese quattro giorni con Garibaldi nel suo ritiro isolano. Poi ritornò a Genova.”” (pag 129)”,”LASx-036″
“FORASACCO Denis”,”Vittoria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco laureato in Lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania). “”non ce ne importa nulla delle possibilità di sconfitta: queste per Noi non esistono”” (Vittoria) Victorian Compromise: crescita senza freni dell’impero britannico nel XIX secolo, spinto dalla rivoluzione industriale e con una condizione di degrado della working class e una condizione della famiglia in cui le figlie delle classi sociali agiate erano allevate come “”angeli del focolare””… (pag 9)”,”UKIx-139″
“FORASACCO Denis”,”Jack lo squartatore. Il più celebre serial killer della storia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”UKIx-141″
“FORASACCO Denis”,”Elisabetta d’Austria. L’anarchico e l’imperatrice ribelle.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internazionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”AUTx-049″
“FORASACCO Denis”,”Rita Levi Montalcini.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”Non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi della sapienza”” Rita Levi Montalcini (in 4° di copertina) Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”SCIx-539″
“FORBICE Aldo”,”Scissioni sindacali e origini della UIL.”,”Aldo FORBICE, giornalista e autore di numerosi saggi di politica economica e di storia del movimento sindacale. Tra le sue pubblicazioni: ‘I socialisti e il sindacato’, ‘La Federazione CGIL-CISL-UIL tra cronaca e storia’, Austerità e democrazia operaia. Intervista a Giorgio Benvenuto’, ‘Il sindacato dei consigli’.”,”MITT-032″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”FORCELLA giornalista e scrittore è stato redattore del ‘Mondo’ e corrispondente romano della ‘Stampa’, editioralista del ‘Giorno’. Oggi è editorialista di ‘Repubblica’. MONTICONE insegna storia moderna presso la Lumsa di Roma. E’ autore di vari libri tra cui ‘Gli italiani in uniforme, 1915-18. Intellettuali, borghesi e disertori’ (1972).”,”ITQM-002″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Pag IX-X citazioni a favore della guerra di Giustino FORTUNATO e Guido DORSO Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza”,”QMIP-064″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-207″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-208″
“FORCELLA Enzo”,”La Resistenza in convento.”,”Enzo Forcella (Roma 1921-1999), giornalista e scrittore, ha lavorato al ‘Mondo’ di Pannunzio, a ‘La Stampa’ e al ‘Giorno’. E’ stato editorialista fin dalla fondazione del giornale ‘La Repubblica’. Ha scritto: ‘Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale’, (con Alberto Monticone), 1968 e ‘Celebrazione di un trentennio’ (1974) Ruolo decisivo del Vaticano che ospita e nasconde ebrei, aristocratici, scrittori importanti, politici antifascisti; i rapporti con i tedeschi e il CLN Nenni rifugiato in Vaticano (pag 113-115) ‘Negli elenchi degli ospiti che, a diverse riprese, sono usciti dagli archivi del Laterano è registrata generalmente la data dell’ingresso, ma non il periodo o i diversi periodi della permanenza; e, poiché Nenni ha fatto il possibile per confondere le tracce dei suoi soggiorni nel Seminario, per ricostruirne il percorso occorre integrare i pochi accenni contenuti nel diario con i dati ricavati dalle altre testimonianze. A cominciare dall’inizio. «Sono tornato da iersera, con le prime ombre della sera, in Laterano, insieme con Ruini e Casati. Oggi la nostra piccola brigata si è accresciuta di una nuova recluta: Pietro Nenni, segretario del Partito socialista e direttore dell'””Avanti!””, giornale per ora clandestino. Così con il contatto quotidiano degli esponenti delle maggiori correnti politiche sarà possibile cementare la nostra alleanza e fortificare il Comitato di Liberazione Nazionale» annota Bonomi sotto la data del 19 novembre 1943 (14). Invece secondo monsignor Palazzini, all’epoca coadiutore di monsignor Ronca nella direzione del Seminario e addetto in particolare ai rapporti con gli ospiti politici, il leader socialista era in Laterano già da due mesi essendovi entrato nella seconda metà di settembre (15). Impossibile stabilire chi dei due ricorda male. Ma sicuramente Nenni, pur uscendone spesso per periodi più o meno lunghi (ai primi di maggio trascorre addirittura una settimana a Milano), dall’ottobre-novembre del ’43 sino ai giorni della Liberazione avrà permanentemente a disposizione la sua stanza in Laterano. Le testimonianze e l’aneddotica in proposito sono sin troppo abbondanti. «Ricordo la corsia delle nostre celle in quest’ordine: Saragat, io, De Gasperi, Soleri, Casati, Bonomi, Nenni», scriverà Meuccio Ruini (16), che subito dopo conferma la presenza di Nenni anche durante la notte in cui si era temuta l’irruzione dei tedeschi in Laterano. Deve essere dopo quel falso allarme che Nenni – come ricorda ancora monsignor Palazzini – affidò all’assistente di monsignor Ronca il manoscritto di una storia del Partito socialista che stava scrivendo. (…). Il 24 marzo (proprio il giorno successivo all’attentato di via Rasella che il presidente del Cln, come vedremo, finge di ignorare) Bonomi registra: «Sono tornato ieri sera in Laterano. E’ qui con me il senatore Casati. C’è qui, tutto solo, Pietro Nenni, il delegato dei socialisti. Gli annunzio le mie dimissioni da presidente del Comitato. Stupore ed esortazioni perché io rimanga» (18). Ed è ancora là una settimana dopo quando con Bonomi scrivono il comunicato di condanna per l’eccidio delle Ardeatine. (…) Sandro Pertini, in uno dei suoi frequenti incontri in quei mesi lo aveva avvertito: «il suo rifugio era poco consono con i doveri di un combattente antifascista e un giorno gli sarebbe stato rimproverato» (24). Negli anni e nei decenni successivi la storia del leader del socialismo italiano, fervente rivoluzionario e convinto anticlericale, che se ne sta nascosto in convento «vestito da prete» mentre i suoi compagni e seguaci sono rimasti fuori allo sbaraglio costituirà uno dei motivi ricorrenti della polemica politica. Sono per la maggior parte accuse ingiuste e strumentali. L’ospitalità del Laterano, per Nenni e gli altri dirigenti del Cln, costituiva un rifugio non una fuga. Ogni volta che ne uscivano per svolgere il loro lavoro clandestino rischiavano l’arresto, la deportazione, la morte. Ciò che rimane, a tanti anni di distanza, sconcertante non è tanto la «scelta del convento» quanto il tentativo di nasconderla, o quanto meno di misconoscerne il significato e la portata. Il paradosso del papa che in nome della «santità» di Roma chiede una sorta di salvacondotto per i cittadini della città occupata è Il paradosso nel quale vivono anche i suoi ospiti. Prenderne atto, però, avrebbe significato riconoscere l’ambiguità della situazione; incrinando quella sorta di «storia sacra» dell’antifascismo e della Resistenza che i suoi protagonisti, nel momento stesso in cui la vivevano, stavano elaborando’ (pag 113-115) [(14) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit, pp. 133-34; (15) Palazzini, ‘Il clero e l’occupazione tedesca di Roma’, cit., p. 21; (16) Ruini, ‘Ricordi’, cit., pp. 84-85; (18) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit., p. 163; (24) Il consiglio di Pertini riportato in Zangrandi, ‘1943: 25 luglio – 8 settembre’, cit., p. 802, nota 53]”,”ITAR-269″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza “”Una cellula di propaganda socialista”” (pag 213)”,”QMIP-002-FC”
“FORCHIELLI Alberto”,”Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi.”,”Alberto Forchielli (Bologna 1955) è sposato e ha due figli. E’ fondatore e presidente del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. Prima ancora è stato consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca mondiale. E in qualità di esperto di questioni asiatiche periodicamente viene ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti. Ha pubblicato: ‘Trova lavoro subito!’ (2015) e con Baldini e C. ‘Il potere è noisoso’ (2016). “”Una valida alternativa è imparare seriamente una professione manuale, come pasticcere, cuoco, pizzaiolo, potatore, sommelier, enologo, paramedico, badante professionale, maggiordomo, eccetera. Con una regola che deve tornare di moda: l’uso delle mani è ben più nobile di fare, per esempio, il bancario (in via di estinzione). (…) Usate le mani! (…)”” (pag 89-)”,”GIOx-111″
“FORCINA Marisa”,”Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij.”,”””Avevamo bisogno del marxismo non solo per farla finita con il populismo che ci aveva appena sfiorati, ma anche e soprattutto per impegnare una lotta senza quartiere contro il capitalismo sul suo stesso terreno”” (Trotsky, La mia vita, p. 148) (in apertura) Volume pubblicato con il contributo del CNR nel quadro del programma di “”Ricerche sul penisero etico-politico contemporaneo”” diretto da G.A. Roggerone. La ‘rivoluzione in permanenza’ di Marx “”Giusti, Maitan, Mandel, tutti rifacentesi ad alcuni passi delle opere di Marx, hanno voluto salvaguardarne la coerenza con le tesi di Trotsky. È stato messo in campo soprattutto il seguente passo di Marx più volte citato e variamente interpretato: «Mentre i piccolo-borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione e realizzando tutt’al più le rivendicazioni di cui sopra, è nostro interesse e nostro compito, rendere permanente la rivoluzione, sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano cacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione del proletariato non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano tutte nelle mani dei proletari (…). Il loro grido di battaglia deve essere: la rivoluzione in permanenza» (75). Come si vede, il concetto secondo il quale la dittatura del proletariato deve essere rivoluzione in permanenza significa che, come potere politico di transizione, guida, in una continua tensione, la trasformazione della società capitalista in comunista. Si tratta, cioè, del passaggio da una formazione economico-sociale antagonista ad una formazione economico sociale unitaria, attraverso un seguito di riforme incessanti, che colpiscono in modo sempre più ampio e radicale la proprietà privata dei mezzi di produzione e le sovrastrutture sociali, giuridiche e culturali che ne sono l’espressione. Così infatti si legge in un altro passo: «Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l’abolizione delle differenze di classe in generale, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento delle idee che germogliano da queste relazioni sociali» (76). Come si legge nelle citazioni sopra riportate, «la rivoluzione in permanenza» di Marx non è che un’espressione e non una teoria, è una locuzione che serve a chiarire esclusivamente un carattere temporaneo e contingente della rivoluzione. La continua tensione cesserà al momento in cui sarà abolita la proprietà privata. «La rivoluzione in permanenza» non è una categoria di fondo del pensiero marxiano, né della sua dimensione rivoluzionaria, ma si inserisce in maniera complementare nel quadro più ampio di tutta la sua problematica. D’altra parte, costituisce un insieme di spunti , per altro quantitativamente assai modesti, che si trovano solo in certi scritti destinati alla polemica o all’azione politica immediata, quale è appunto ‘L’indirizzo del Comitato Centrale della lega dei comunisti’, e di certi scritti storici, quali ‘Le lotte di classe in Francia’ e il ’18 Brumaio’, dove chiaramente, oltretutto, il concetto di rivoluzione permanente non è in alcun modo prioritario, o alternativo nei confronti del resto dell’opera marxiana. Si è anche tentato di far risalire la paternità della teoria a Parvus. Egli, dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese del 1904, pubblicò sull’ “”Iskra”” una serie di saggi su ‘Guerra e rivoluzione’, firmati con lo pseudonimo Molotov (77)”” (pag 36-38) [Marisa Forcina, ‘Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij’, Messapica, Lecce, 1976] [(75) K. Marx, ‘Indirizzo alla lega dei comunisti’, trad. it., in Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 365; (76) Marx-Engels, ‘Le lotte di classe in Francia’, ibidem, p. 463; (77) Cfr J. Deutscher, ‘Il profeta armato, cit., p: 142 e seg. e W. Giusti, ‘Il pensiero di Trockij’, Firenze, 1949, pp. 49-51] “”Trotsky poi, ha ribaltato completamente il rapporto enunciato da Marx e ripreso da Lenin tra democrazia e socialismo. Marx, infatti, aveva previsto in Germania e in Russia una rivoluzione democratica avanzata, che preludeva in modo ravvicinato, alla rivoluzione proletaria (80). I modi o i tempi del passaggio della rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista costituiscono il complesso problema che nasce dalle istanze fondamentali del socialismo scientifico: cioè il problema fondamentale della socializzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del potere. È quel processo di «ritmmazione storica» (come viene chiamato con termine suggestivo da U. Cerroni) (81), per mezzo del quale il potenziamento della democrazia politica può costituire una «passerella» per il socialismo (89). Lenin, infatti , aveva negato recisamente la possibilità di un timmediato trapasso dall’autocrazia al socialismo: «Notiamo (…) – egli affermava – che assegnando al governo provvisorio il compito di applicare il programma minimo, la rivoluzione elimina con ciò stesso le idee assurde e semianarchiche dell’applicazione immediata del programma massimo, sulla conquista quali (….) finire (pag 37-38)”,”TROS-032-FGB”
“FORD Ken”,”Rommel sconfitto. El Alamein, luglio 1942. Il cambio della marea.”,”””Dopo undici giorni di combattimenti, e la perdita di 13.560 uomini tra morti, feriti e dispersi, Montgomery aveva vinto la battaglia di El Alamein. Una grande vittoria era stata ottenuta a El Alamein, ma l’inseguimento dell’armata sconfitta di Rommel non fu per l’Ottava Armata il grande trionfo che avrebbe dovuto essere. La Panzerarmee Afrika, disorganizzata, frammentata, demoralizzata e a corto di carburante, era pronta per il colpo di grazia dell’Ottava Armata, di gran lunga superiore. Per tanti motivi, alcuni complessi e reali, altri immaginari e polemici, Montgomery permise alle forze di Rommel di scivolare via lungo la costa. Il 13 novembre Rommel era a Tobruk, e una settimana dopo a Bengasi. Più le forze dell’Asse si dirigevano a ovest, più corte diventavano le loro linee di rifornimento. Non fu una rotta, ma fu una ritirata ben organizzata. Non c’era più alcuna speranza che la Panzerarmee Afrika potesse rimettere insieme abbastanza forze da riprendere l’offensiva. Il suo destino fu definitivamente segnato l’8 novembre quando le armate anglo-americane sbarcarono in Algeria e Marocco ed entrarono rapidamente in Tunisia. Rommel ora aveva un esercito alleato di fronte e uno alle spalle. La fine inevitabile della guerra nel deserto arrivò il 13 maggio 1943 quando tutte le forze dell’Asse che anocra combattevano in Africa si arresero alle forze del generale Eisenhower. Il feldmaresciallo Rommel non era tra loro; la “”volpe del deserto”” era fuggita in Italia per continuare a combattere”” (pag 90-91) Cronologia. 12 agosto 1942. Montgomery arriva in Egitto per prendere il comando dell’Ottava Armata. Alexander ha già assunto il comando come comandante in capo del Medio Oriente al posto di Auchinleck. 31 agosto. Rommel lancia l’attacco finale per penetrare la linea di El Alamein. 1-4 settembre. Dopo due giorni di scontr, le forze dell’Asse non riescono a oltrepassare le robuste difese di Montgomery intorno a Alam Haifa Ridge e Rommel ritira il suo esercito. La sua ritirata è colpita nel fianco dalla Divisione neozelandese, ma il contrattacco viene sventato con perdite minime. Settembre-Ottobre. Rommel fortifica le sue difese e Montgomery continua ad accumulare truppe, pronto allo scontro decisivo sulla linea di El Alamein. 23 ottobre. Montgomery organizza il più massiccio sbarramento di artiglieria mai impiegato in Africa settentrionale e lancia l’operazione Lightfoot. Il XXX Corpo attacca i campi minati settentrionali delle posizioni di Rommel e tenta di liberare un’area per permettere al X Corpo di aprire due corridoi attraverso le difese dell’Asse. Una volta attraversata la linea tedesca, Montgomery intende portare i mezzi corazzati tedeschi a combattere alle sue condizioni. Il XIII Corpo lancia anche attacchi secondari a sud che però falliscono. (…) 1 novembre. Montgomery cambia di nuovo i suoi piani e decide di gettare le sue forze principali sulla linea a sud degli austrialini nell’operazione Supercharge. 2 novembre. La fanteria neozelandese attacca su un fronte di due brigate e infrange le difese tedesche. Un superbo combattimento della 9a Brigata corazzata tiene aperto un varco per permettere ai mezzi corazzati del X Corpo di passare. 3 novembre. La battaglia di logoramento comincia a far vacillare le difese tedesche. (…) 4 novembre. La battaglia di El Alamein è vinta. Le forze dell’Asse in ritirata si concentrano verso la litoranea, dirette verso il confine egiziano. 8 novembre. Le forze anglo-americane comandate dal generale Eisenhower sbarcano in Marocco e in Algeria, quindi passano rapidamente in Tunisia. Rommel ora è stretto quindi tra due contingenti alleati. 23 novembre. Rommel si ritrova a El Agheila, da dove era partito nel gennaio 1942.”,”QMIS-333″
“FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich”,”Aus der Frühgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”Saggi di FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich. Contiene il saggio di Gerhard BECKER, La tattica propagandistica dei comunisti nell’ Unione operaia di Colonia (1848-1849) (pag 201)”,”MGEx-168″
“FOREMAN-PECK James”,”Storia dell’ economia internazionale dal 1850 a oggi.”,”FOREMAN-PECK James dopo avere a lungo insegnato storia economica nell’ Università di Hull, è ora Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Alcune voci del glossario (pag 600-609): BILANCIA PAGAMENTI GOLD EXCHANGE STANDARD EURODOLLARI MOLTIPLICATORE INTERNAZIONALE PARITA’ POTERE D’ ACQUISTO POLITICHE DI BEGGAR-MY-NEIGHBOUR TEORIA DI HECKSHER-OHLIN VOLATILITA’ ECCESSIVA TASSI DI CAMBIO “”L’area della sterlina era diventata legalmente discriminatoria solo a partire dal 1939, quando la sterlina venne dichiarata non convertibile al di fuori del gruppo di paesi che la usava come normale mezzo di pagamento internazionale. Questo significava che gli stati membri controllavano da vicino i pagamenti effettuati al di fuori dall’area, mentre quelli interni all’area erano relativamente liberi [Patterson 1966, 67-75]. I paesi membri vendevano le entrate in valuta estera, specialmente dollari e oro, al Tesoro del Regno Unito in cambio di sterline, e accettavano di limitare i loro prelievi da questa “”riserva di dollari”” alle somme necessarie per scopi ben determinati – in genere per comprare merci che non si potevano acquistare all’interno dell’area o che qui erano molto costose. Perciò le economie che non facevano parte dell’area della sterlina, quelle meno sviluppate o quelle industriali ebbero grosse difficoltà a vendere i loro prodotti ai paesi membri dell’area della sterlina fino a quando l’area non venne abolita. Nel 1952 il Regno Unito e gli altri membri dell’area avviarono un nuovo tentativo per rendere convertibile la sterlina, che alla fine non ebbe successo, ma non fu nemmeno un disastro come il tentativo effettuato nel 1947. Solo nel 1961 il Regno Unito si assumerà la piena responsabilità della convertibilità esterna della sterlina, come richiedeva il trattato istitutivo del Fondo monetario internazionale””. Gold exchange standard. “”E’ un gold standard modificato nel quale venivano detenute come riserve, al posto dell’oro, valute di altri paesi del sistema convertibili in oro. Riconosciuto per la prima volta negli anni venti, il sistema in alcune circostanze è stato a torto biasimato per le difficoltà incontrate nell’economia mondiale di quegli anni. Il sistema era già operativo negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Il Giappone, ad esempio, deteneva sterline, anziché oro, e guadagnava interessi sulle riserve ufficiali, cosa che non sarebbe successa detenendo oro.”” (pag 601)”,”ECOI-238″
“FORESTER C.S.”,”Nelson.”,”E’ la biografia dell’ Ammiraglio O. NELSON il capo della flotta della marina militare inglese che mise fine alla potenza navale della Francia napoleonica e consolidò la supremazia della potenza navale inglese. L’A ha scritto romanzi storici e utilizza questo mestiere con la capacità di esplorazione degli archivi storici.”,”UKIx-052″
“FORESTIER Louis”,”XVIII° siecle francais. Le siecle des Lumieres.”,”Louis FORESTIER è agregé de Lettres.”,”FRAA-028″
“FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo”,”Il sistema finanziario. Istituzioni, mercati e modelli di intermediazione.”,”Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi di Milano.”,”ECOT-122-FL”
“FORGIONE Mario”,”I Dieci anni che sconvolsero Napoli. 1789-1799: dalla presa della Bastiglia alla resa di Castel S. Elmo.”,”Mario Forgione è nato a Napoli nel 1933. Giornalista e scrittore ha collaborato e collabora a giornali e riviste tra cui: Il lavoro nel Sud, Roma, La Sicilia, Napoli Oggi, Futura, Itinerario. Ha scritto Campania storica e Campania archeologica, Racconti borghesi. Critico d’arte e di storia, profondo conoscitore di fatti e cose napoletane.”,”ITAB-009-FL”
“FORMAN Michael”,”Nationalism and the International Labor Movement. The Idea of the Nation in Socialist and Anarchist Theory.”,”FORMAN Michael è Visiting Assistant Professor of Politics al Whitman College.”,”INTx-012″
“FORMICA Marina”,”La città e la rivoluzione. Roma, 1798-1799. Serie II, Memorie vol. XXXIX.”,”La Repubblica Romana fu una repubblica sorella della Prima Repubblica francese. Comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio occupati dal generale Louis Alexandre Berthier, che aveva invaso Roma strappandola al dominio temporale di Papa Pio VI il 10 febbraio 1798. Fu proclamata il 15 febbraio 1798 1. Durante il triennio repubblicano, la Repubblica Romana fu governata da una repubblica direttoriale, con consoli e tribuni1. (f. copil.)”,”RISG-127-FSL”
“FORMICHI Carlo”,”India e indiani.”,”FORMICHI Carlo dell’ Accademia d’ Italia. “”Gli indiani hanno, senza dubbio, tante belle qualità, sono buoni, miti, cortesi, prontissimi d’ intelligenza, ma quanto a puntualità, fedeltà alle promesse e capacità nell’ ordinato disbrigo degli affari la mia esperienza mi vieta di lodarli. Fissate una data ora perché un’ automobile vi venga il tal giorno a prendervi a casa e condurvi alla stazione, raccomandate e pregate di non dimenticare l’ ordinazione, ma potete essere sicuri che quel tal giorno, a quella data ora, nessuna automobile si presenterà dinanzi alla porta di casa vostra. Consegnate una lettera per farla impostare, e la lettera non giunge a destinazione semplicemente perché non fu mai impostata. Guai ad affidare un manoscritto nelle mani di qualcuno: novantanove volte su cento va smarrito.”” (pag 195)”,”INDx-086″
“FORMIGARI Lia a cura, scritti di K. MARX F. ENGELS P. LAFARGUE O. BAUER K. KAUTSKY V.I. LENIN J.V. STALIN L. TROTSKY N.Ja. MARR A. GRAMSCI A. CIKOBAVA I. MESCANINOV V. KUDRJACEV M. COHEN B. SEREBRENNIKOV V.Z. PANFILOV M. MARKOVIC G.P. SERDJUCENKO M. CONFORTH A. SCHAFF R.A. BUDAGOV STRUTTURALISMO”,”Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni.”,”FORMIGARI Lia Engels e i problemi linguistici. “”Nell”Ideologia tedesca’ il nesso fra linguaggio e prassi è chiaramente sussunto nel rapporto tra relazioni materiali e coscienza (di cui il linguaggio è manifestazione originaria): “”Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono… come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee ecc., ma gli uomini reali, operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dall’essere cosciente, l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita”” (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, trad. it., di F. Codino, 1967, p. 13). Ma la coscienza, proprio in quanto coscienza reale (in quanto, cioè, non è mai coscienza “”pura””), è fin dall’inizio linguaggio (Ivi, pp. 20-21). Piu d’un occasionale riferimento, nell”Ideologia tedesca’ indica chiaramente il pensiero di Marx ed Engels sulla nascita del linguaggio insieme con la coscienza, anzi ‘come’ coscienza reale, dalla prassi sociale. Il linguaggio nasce dal bisogno, dal lavoro associato, e ne riflette le vicende. La divisione del lavoro e il distacco dell’attività mentale dall’attività manuale generano anche il divorzio della coscienza e del linguaggo dalla prassi: la coscienza si emancipa dal mondo, il linguaggio dalla vita reale. Lo stesso processo, com’è noto, è descritto nel saggio engelsiano su ‘La parte avuta dal lavoro nell’umanizzazione della scimmia’ sulla falsariga della teoria darwiniana dell’evoluzione, alla quale tuttavia Engels rimprovera l’incapacità di liberarsi dall’influsso ideologico dell’idealismo, che consiste proprio nell’affermazione dell’autonomia della coscienza, nella tendenza a spiegare la storia dell’uomo con il pensiero invece che con i bisogni. Anche altrove Engels si occupa di problemi linguistici: talvolta toccando materie specifiche come la dialettologia (nello scritto ‘Der fränkische Dialekt’ (5) e la grammatica comparata come strumento per lo studio della materia e della forma della lingua (6); talvolta con riferimenti generici alla formazione del linguaggio nell’evoluzione dell’umanità (7). Ma il saggio su ‘La parte del lavoro’ contiene la trattazione certamente più compiuta del nesso tra il modo specificatamente umano di rapportarsi al mondo e la nascita del linguaggio. E’ implicita, nella descrizione che Marx ed Engels fanno del rapporto tra linguaggio e “”vita reale””, una critica del naturalismo che è alla base della linguistica illuminista come dell’economia classica e che aveva attribuito la genesi del linguaggio, come quella della produzione materiale, all’individuo singolo e isolato. Tale naturalismo, “”apparenza estetica delle grandi e piccole robinsonate””, adombra la concezione del singolo nella società borghese, dove l’individuo appunto appare sciolto dai legami naturali con l’aggregato umano cui appartiene, appare “”posto dalla natura stessa””. “”La produzione ad opera dell’individuo isolato al di fuori della società””, scrive Marx, “”è un nonsenso come lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano ‘insieme’ e parlino tra loro””. [Lia Formigari, introduzione, ‘Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni’, 1973] [(5) Lo si veda in ‘Zur Geschichte und Sprache der deutschen Frühzeit’, Berlin, 1952, pp. 123-52; (6) ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 34; (7) ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato, 1963, p. 51; (8) ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, in Marx-Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 714] (pag 10-11)”,”MAES-123″
“FORMIGGINI A.F.”,”Venticinque anni dopo. 31 maggio 1908 – 31 maggio 1933.”,”””Dei Profili sono apparsi a tutt’oggi 120 volumi, i quali costituiscono una enciclopedia biografica comprendente figure essenziali per la coltura generale. Fra gli autori dei profili ci sono i più beni nomi. Non posso citarli tutti (…)”” (pag 11) “”Nell’ autunno del 1911 trasferii la mia sede a Genova. Aveva gli uffici a parecchi metri sul livello del mare, in via Cesare Cabella, proprio al di sopra del Castello Mackenzie che mi godevo molto più io che il legittimo proprietario, perché questi, standoci dentro, non lo vedeva, mentre io me ne deliziavo ogni volta che alzavo gli occhi dal mio lavoro.”” (pag 14-15) “”Quando portai, in una “”radiosa giornata di maggio””, a Gabriele D’Annunzio, il quale, come è noto, era a Genova, una copia di questo libro, egli mi disse: i suoi libri li riconosco da lontano””. (pag 22)”,”EDIx-041″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’ età contemporanea (1815-1922).”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’ Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’ Università Cattolica. Ha pubblicato ‘I cattolici deputati’ (STUDIUM 1988), ‘L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento’ (con G. VECCHIO, RUSCONI 1989), ‘La scelta occidentale della CISL’ (ANGELI 1991), ‘La DC e l’ alleanza occidentale’ (1996) e ‘L’ Italia dei cattolici. Fede e nazione dal Risorgimento alla Repubblica’ (1998).”,”RAIx-103″
“FORMIGONI Guido”,”La politica internazionale nel Novecento.”,”ANTE3-12 Guido Formigoni insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. Con il Mulino ha pubblicato “”La Democrazia Cristiana e l’alleanza occidentale”” (1996) “”L’Italia dei cattolici”” (1998) “”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea”” (nuova ediz. 2006).”,”RAIx-239″
“FORMIGONI Guido”,”L’Italia dei cattolici. Dal Risorgimento a oggi.”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. “”I vecchi intransigenti dal canto loro, dopo il 1904, si mostrarono anch’essi ormai sempre più convinti che il mantenimento rigido del ‘non expedit’ e della polemica contro le istituzioni divenisse controproducente (…)”” (pag 70)”,”RELC-291″
“FORMIGONI Guido VECCHIO Giorgio”,”L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento.”,”Volume dedicato alla memoria di Giuseppe Lazzati ‘maestro dell’Azione Cattolica’ Guido Formigoni (Como, 1958) è uno specialista dell’epoca giolittiana. Giorgio Vecchio (Como, 1950) ha esaminato il primo dopoguerra. Hanno al loro attivo molte pubblicazioni. Entrambi collaborano al Dipartimento di Scienze Politiche e all’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia e dell’Università Cattolica di Milano (1989). ‘Difficoltà e rilancio di fronte al cambiamento sociale’ “”Non va infatti dimenticato che le condizioni dell’intera Chiesa italiana in questo frangente assommavano curiosamente una condizione esteriore di centralità sociale e di vigore organizzativo a una preoccupata riflessione interna, diffusa ben al di là di alcuni ambienti «di frontiera», sulla tenuta del modello pastorale tradizionale. Si cominciavano ad avvertire gli effetti di una fase di notevolissima crescita economica e di veloce mutamento sociale sul costume e la mentalità collettiva. La mobilitazione contro il mondo comunista si rivelava via via più sterile come risposta alle nuove problematiche, ma nello stesso tempo l’incertezza dominante non permetteva di rivedere la fiducia fin lì riposta negli strumenti politici (84). L’AC a livello nazionale proseguiva la sua espansione organizzativa, ma usciva giusto allora da una grossa crisi interna, che aveva contrapposto i rami giovanili maschili alla presidenza Gedda tra 1952 e 1954. Essa aveva avuto un’eco anche pubblica con la «crisi Rossi», e cioè l’allontanamento del presidente nazionale della GIAC [Gioventù italiana di azione cattolica], che aveva incarnato la ricerca di una linea alternativa alla mobilitazione organizzativa proposta da Gedda. Il 1955 vide un notevole mutamento della composizione del collegio degli assistenti, nel tentativo di limitare gli effetti della crisi (85). Ma negli anni immediatamente successivi ritornò varie volte in discussione l’identità stessa dell’AC, sia per gli interventi di polemisti come don Mazzolari o padre Balducci, sia per oscillazioni dello stesso magistero di Pio XII. Non va trascurato nemmeno il fatto che la creazione di nuove strutture come le Consulte per l’apostolato dei laici, all’inizio degli anni Sessanta, tendeva a ridimensionare oggettivamente il ruolo dell’AC nella pastorale (86). Per quanto riguarda Milano, l’arrivo di mons. Montini all’inizio del 1955 segnò senz’altro una svolta notevole sia per il fine diplomatico lanciato in una dimensione pastorale e in un contesto di avanguardia dal punto di vista della modernità, sia per la diocesi abituata a tutt’altro stile e a contenuti pastorali visibilmente diversi”” (pag 124-125)”,”RELC-354″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea (1815-1992).”,”Guido Formigoni insegna Storia contemporanea nell’Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’Università Cattolica.”,”RAIx-058-FL”
“FORNARA Simone”,”Breve storia della grammatica italiana.”,”Simone Fornara è dottore di ricerca presso il dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale. Tra le sue pubblicazioni, alcuni articoli di storia della grammatica su ‘Lingua nostra’ e ‘Lingua e stile’ e le edizioni moderne delle grammatiche di Fortunio.”,”VARx-041-FL”
“FORNARO Pasquale”,”Crisi postbellica e rivoluzione. L’Ungheria dei Consigli e l’Europa danubiana nel primo dopoguerra.”,”Ungheria alla vigilia della rivoluzione, repubblica dei Consigli 1919, Bela KUN, crisi interna ed internazionale, economia e società nella repubblica dei Consigli, grandi riforme, rivoluzione in Austria e Baviera, riflusso rivoluzionario e crisi della KPDO, la Baviera di EISNER. Pasquale FORNARO (Milano, 1949) è ricercatore di storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Univ di Messina. Si occupa prevalentemente di problemi legati alla realtà politico-sociale dell’Europa centro-orientale e alla storia del movimento operaio in quell’area. E’ autore di una biografia su BELA KUN, contentente un’organica antologia di scritti e discorsi del rivoluzionario ungherese dirigente del Comintern: ‘Bela Kun, professione rivoluzionario’, Rubbettino, 1980.”,”MUNx-004″
“FORNARO Federico”,”Giuseppe Saragat.”,”FORNARO Federico Giuseppe SARAGAT (1898-1988) artefice della svolta di palazzo Barberini luogo della scissione del Partito Socialista all’inizio del 1947. E poi della successiva nascita del Partito Socialista di Unità Proletaria e quindi del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Presidente della Repubblica nel 1964. Tormentoso rapporto con DC e PSDI negli anni delle riforme del centro sinistra. “”A differenza di quello che avviene nel Partito comunista è, quindi, un gruppo dirigente assai variagato, poco coeso e per molti versi inesperto, quello che prende le redini del socialismo italiano all’indomani della conclusione del ventennio fascista. Sul piano strettamente ideologico le ragioni dei contrasti tra la vecchia dirigenza e i “”giovani turchi””, più che nella storica divisione tra riformisti e massimalisti, che non si ripresenta in questi mesi, sono riconducibili alle differenti analisi sulle ragioni della sconfitta del 1921-22, e più in generale sull’incapacità manifestata dalla democrazia borghese nell’affrontare l’attacco fascista. Sicuramente la stessa scelta di abbandonare l’Italia, compiuta nel 1926 dalla maggioranza dei dirigenti socialisti, aveva finito per lasciare a sinistra lo spazio libero ai comunisti, che, a prezzo di grandi rischi personali, avevano deciso di conservare una struttura clandestina interna al fine di mantenere un esile filo di rapporti con le masse operaie. (1)”” [(1) Cfr F. Livorsi, I socialisti come “”Autobiografia della nazione (1892-1992)””, in ‘Socialismo e comunismo’, ne ‘Il Ponte’, n° 5, maggio 1992, pp.34-35] (pag 93)”,”BIOx-281″
“FORNARO Pasquale a cura; saggi di Antoni MACZAK Krzysztof ZAMORSKI Jan HAVRANEK Istvan Gy. TOTH Rade PETROVIC Giuseppe RESTIFO Daniel PANZAC Michela D’ANGELO Marco NOVARINO Nino CHECCO”,”Transizione e sviluppo. Le periferie d’Europa (secc. XVIII-XIX).”,”Pasquale Fornaro, docente di Storia dell’Europa orientale presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Messina. Ha pubblicato pure ‘Risorgimento italiano e questione ungherese (1849-1867)’ (1996).”,”EURC-003-FSD”
“FORNI Eugenio”,”L’ Internazionale e lo Stato. Studi sociali.”,”””la storia della rivoluzione icariese, sembra una parodia di ciò che successe in Francia ne’ primi mesi del 1848″” (pag 266)”,”SOCU-107″
“FORNI Enrico M.”,”Introduzione a ‘De America’. Volume primo.”,”””Nel 1920 compare ‘Social Forces in American History’, di Algie M. Simons, un testo di storia sociale in chiave marxista e «ortodossa». Simons prende posizione anche sulla guerra civile (21). La sua tesi è semplice. Lo sviluppo del Nord Ovest capitalista segnerà il destino del Sud che, quando vide la vittoria elettorale conseguita nel 1860 dai repubblicani, non potè che decidersi per la secessione. «La guerra civile, perciò, fu una semplice disputa per potersi assicurare il possesso del bastone di comando del governo nazionale». Naturalmente Simons combatte la tesi tradizionalista: «Dire che il partito repubblicano o che la guerra civile fu fatta per abolire la schiavitù come tipo di proprietà mobiliare, non è altro che ripetere una favola inventata circa una decina di anni dopo la fine della guerra come modo per giustificare il partito della plutocrazia e per mantenere la sua superiorità» (22). Una simile analisi non è che una semplificazione, e diciamo pure banalizzazione di quanto aveva detto Marx. Innanzi tutto Marx non si era limitato ad affermare che «la guerra civile fu combattuta perchè la classe capitalista possa comandare» (23). Come già aveva fatto quando si era addentrato nell’indagine empirica circa i fatti di Francia (per esempio: il termine teorico «classe dirigente borghese» era stato usato come correlato di termini descrittivi diversi, ognuno dei quali copriva ben definiti settori della realtà sociale, cioè la borghesia terriera, quella finanziaria e quella industriale, tutte distinte dal gruppuscolo di repubblicani idealisticheggianti che non apparteneva alla borghesia capitalistica in virtù della sua base economica, ma che faceva comunque parte della borghesia), nella sua relazione sulle cause della guerra civile, Marx ci dà il quadro di una realtà molto più complessa. È lo stesso Marx, per esempio, che ci dice come il primo candidato del partito repubblicano, Frémont, fosse un pro-abolizionista (sottolineando così un elemento ideologico). Inoltre, nella descrizione che Marx compie per mettere in luce le cause della guerra civile e nell’analisi ove indica i risultati della medesima, egli non confonde i due livelli di argomentazione: nella sua analisi cioè, il senso di un processo (che si può cogliere muovendo dal suo risultato) non si trasforma nella sua causa. Marx mostra di intendere benissimo che la scelta della «conseguenza terminale» di una serie di eventi attiene al livello della interpretazione (vale a dire: intende che la scelta delle conseguenze terminali diverse riguardanti un medesimo periodo storico esprime la diversità delle angolazioni interpretative), laddove la determinazione delle connessioni causali attiene invece al livello della spiegazione. La scelta di Frémont, la piattaforma elettorale del partito repubblicano per le elezioni del 1860, favorevole a proibire una ulteriore estensione della schiavitù, pur comparendo come cause attinenti all’«elemento soggettivo» nel processo di eventi, non possono non essere annoverate come cause della secessione. La confusione di causa con effetto, compiuta da Simons, provocherà una critica troppo facile da parte della storiografia antimarxista. Se il risultato della guerra civile portò a una crescita di potere da parte dei «capitalisti del Nord», e se ciò, come fa Simons, è interpretato come la causa della guerra civile, diventerà poi un gioco invalidare la spiegazione – e molti storici lo tenteranno – mostrando che forse la guerra non fu così benefica per il Nord; ma mostrando, anzi, con dati probanti, che ne ritardò lo sviluppo. Naturalmente, chi seguiva questa interpretazione escludeva in anticipo la possibilità di una pianificazione nei tempi lunghi da intendersi come variante della «teoria del complotto»: una pianificazione che da un lato prevedesse la consapevolezza da parte della maggioranza che la proibizione dell’estensione della schiavitù avrebbe implicato la fine della società schiavista e dall’altro accettasse il ritardo dello sviluppo, in vista di un bene maggiore garantito dalla futura unificazione del sistema”” (pag XXVIII-XXX) [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971] [(21) Algie Simons, ‘The Civil War and the Class Struggle’, in “”Causes of the Civil War”” (a cura di Kenneth Stamp), Englewood Cliffs, 1959; (22) Id., op. cit., p. 61; (23) Id., op. cit., p. 62. Vedi su Simons: W.A. Glaser, ‘Algie Martin Simons and Marxism in America’, in “”Mississippi Valley Historical Review’, vol. XLI, 1954] “”Cerchiamo la vera risposta marxiana, perché intorno a essa si organizza tutto il suo discorso e il suo procedimento analitico. Nella corrispondenza inviata alla ‘Wiener Presse’ del 7 novembre 1861 Marx scrive: «La presente lotta tra Nord e Sud non è perciò altro che una lotta tra due sistemi sociali, tra il sistema della schiavitù e il sistema del lavoro libero. La lotta si è scatenata perché i due sistemi non possono vivere più a lungo pacificamente uno accanto all’altro nel continente nord-americano. Può solo esser conclusa con la vittoria di un sistema su un altro». Da questa affermazione può aver inizio e quindi essere effettuata una analisi e proprio perché è di qui che Marx ‘piglia le mosse’, il suo discorso si differenzia da quello degli storici successivi che riusciranno al massimo a ‘concludere’ che la guerra fu la conseguenza di uno scontro tra sistema capitalistico e sistema agrario. In tutti i suoi interventi è evidente l’interesse di Marx per una analisi in termini di classe che permetta di cogliere la struttura complessa e la dinamica di questi due sistemi sociali. È vero che egli non analizza in profondità come la schiavitù formò la base della società del Sud, ma è altrettanto chiaro che per lui la schiavitù fu tutt’altro che una semplice «questione» e che è proprio tutto ciò che si costituisce come proiezione di due modi di produzione diversi (e non una pura e semplice motivazione economica) che spiega il conflitto tra Nord e Sud. Il che, poi, è naturale da parte di chi si è sempre rifiutato di prendere sul serio l’economico puro e ha indicato l’economico-sociale come la variabile indipendente che deve svolgere una funzione di privilegio in ogni interpretazione e quindi spiegazione del processo storico. La schiavitù è vista da Marx come la piattaforma su cui si erige il potere della oligarchia del Sud; di qui il suo tentativo di osservare da vicino il sistema delle piantagioni (in un articolo calcola il numero di schiavi che dovevano esserci in certe contee del Sud), quasi a voler stabilire quali variazioni interpretative alle categorie del suo sistema socio-economico dovessero apportarsi, alla luce di questa specifica situazione storica; di qui, ancora, l’esigenza che egli ha di cogliere l’intima connessione che vi è tra la schiavitù stessa e il mondo sovrastrutturale in cui la società del Sud si configura. (…) Il carattere specifico che Marx attribuisce alla forma di società del Sud può essere pienamente compreso solo però se si tiene presente quanto Marx dice sul modo di produzione capitalistico e sul colonialismo in opere precedenti, a partire dalla ‘Miseria della filosofia’ fino ai ‘Grundrisse’ (ove, nella parte terza, sezione seconda, là dove tratta di Wakefield, Marx dà in anticipo lo schema dell’ultimo capitolo nel primo volume del ‘Capitale’, «La moderna teoria della colonizzazione»)”” [pag LX-LXI-LXIII-LXIV] [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971]”,”MADS-003-FGB”
“FORNO Mauro”,”Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano.”,”FORNO Mauro insegna storia del giornalismo e della comunicazione poltiica e Storia dei media e del giornalismo nell’Università di Torino. Ha dedicato le sue ricerche alla storia del fascismo, del movimento cattolico e del giornalismo dell’800 e del ‘900. “”Lo scandalo della Banca Romana, clamorosamente esploso sul finire del 1892, pose per la prima volta sotto gli occhi dell’opinione pubblica l’esteso sistema clientelare venutosi a creare, nel corso degli ultimi decenni del secolo, tra il mondo della stampa e gli ambienti finanziari, bancari e politici. Come sappiamo da varie ricerche, dopo il 1887 i maggiori istituti di emissione italiani iniziarono a garantire cospicui sussidi a testate e giornalisti in cambio di campagne di stampa a tutela dei propri interessi (127). Tali campagne, negli intendimenti dei promotori, avrebbero dovuto indurre una modificazione del progetto di legge per il riordino del sistema bancario nazionale. Tra il 1888 e il 1892 la Banca Romana corrispose oltre 765.000 lire a vari giornalisti e una decina di testate, tra cui spiccavano “”Il Popolo Romano””, “”La Nazione”” e il “”Capitan Fracassa””. I risultati delle indagini, svolte da una Commissione parlamentare d’inchiesta, furono resi pubblici nel novembre 1893 (128) e rivelarono – almeno in parte – i termini di questo vasto intreccio, che coinvolse alcuni giornalisti e direttori di primo piano, come Carlo e Primo Levi, Giacomo Leoni, Ruggero Bonghi, Eugenio Sacerdoti, Baldassarre Avanzini, Edoardo Arbib e Costanzo Chauvet. (…) Il ruolo di primo piano svolto nella vicenda da uomini come Costanzo Chauvet, Giuseppe Turco, e soprattutto Carlo Levi fu ampiamente accertato. In particolare fu provato che quest’ultimo aveva ricevuto «dalla Banca Romana oltre lire mille ogni semestre per le sue rassegne finanziarie nella Nuova Antologia» e «lire 148.000 in cinque anni per avere accettato di dirigere una campagna giornalistica in favore (…) della Banche». Qualche tempo dopo, nel quadro degli sviluppi dell’inchiesta sulla Banca Romana, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda, Costanzo Chauvet, fu arrestato per truffa aggravata e continuata ai danni dell’erario”” (129). (pag 51-52) [(128) Camera dei Deputati, ‘Relazione della Commissione d’Inchiesta parlamentare sulle Banche, Roma, 1893 (…); (129) S. Turone, Corrotti e corruttori dall’Unità d’Italia alla P2’, Laterza, Roma, 1984, p. 7]”,”EDIx-165″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, Dipartimento di Storia dell’Università di Torino.”,”EDIx-198″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, dottore di ricerca in storia contemporanea, lavora presso il Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rinnovamento cattolico e stabilità sociale’ (Torino, 1997) e ‘La stampa cattolica alla prova del fascismo’ (Contemporaneo, IV, 2003)”,”ITAF-006-FMB”
“FORREST Alan”,”La Rivoluzione francese.”,”FORREST Alan insegna storia moderna nell’ Università di York. Tra i suoi libri ‘Conscripts and Deserters (1989) e ‘Soldiers of the French Revolution’ (1990).”,”FRAR-330″
“FORREST Alan”,”Great Battles. Waterloo.”,”FORREST Alan: nato nel 1945, Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di York. Numerosi lavori sulla storia della Rivoluzione francese e dell’epoca napoleonica, sulla storia degli eserciti e delle guerre francesi. <> (trad. d. r. dal risvolto di copertina). prefazione di Hew STRACHAN (nato 1949) storico e militare scozzese, molti lavori sull’Amministrazione della British Army e sulla storia della Prima guerra mondiale). La presente copia è stata ritirata dalla Biblioteca di Glasgow.”,”FRAN-109-FSL”
“FORSTER Edward M.”,”Passaggio in India.”,”E.M. Forster nato a Londra nel 1879. Ha compiuto due viaggi nella colonia nel 1912 e 1922. Il suo romanzo è apparso nel 1924. E’ morto nel 1970. “”Alla maggioranza delle creature viventi importa assai poco quello che desidera o decide la minoranza che si definisce umana. La più gran parte degli abitanti dell’India non si cura di come l’India è governata. Nemmeno in Inghilterra gli animali inferiori si preoccupano dell’Inghilterra, ma ai tropici l’indifferenza è più evidente, il mondo inarticolato è più a portata di mano e più pronto a riprendere il sopravvento non appena gli uomini sono stanchi”” (pag 123)”,”INDx-137″
“FORSTER Edward Morgan”,”Maurice. Romanzo.”,”Edward Morgan Forster (1879-1970) scrittore e autore di ‘A passage to India’ (1924).”,”VARx-053-FRR”
“FORSYTH Douglas J.”,”La crisi dell’ Italia liberale. Politica economica e finanziaria 1914-1922.”,”FORSYTH, nato nel 1942, è Prof di storia al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e socio del Centro di Studi Europei all’ Harvard University.”,”ITAE-024″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,”””La proprietà fondiaria è la barriera che non consente alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita”” (Marx) (pag 3).”,”ITAE-072″
“FORTE Francesco”,”Manuale di economia politica.”,”Francesco FORTE (1929) è nato in Lombardia. Insegna scienze delle finanze e politica economica all’ Università di Torino.”,”ITAE-074″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,””” (…) Davide Ricardo (‘On the Principles of Political Economy and Taxation’, London, 1817) nel 1817 così spiegava la genesi della rendita: “”Si paga una rendita per l’uso (del terreno) perché col progredire della popolazione si devono coltivare terreni di qualità inferiore o siti meno vantaggiosamente. Quando, progredendo la società, si sottopone a coltura la terra di secondo grado di fertilità, si manifesta immediatamente la rendita della terra di prima qualità: l’importo di tale rendita dipende dalla differenza di qualità di queste due parti della terra. Quando si sottopone a coltura la terra di terza qualità, la rendita si manifesta immediatamente nella terra di seconda qualità: come nel caso precedente, essa è regolata dalla differenza che passa tra i loro poteri produttivi. Aumenta, contemporaneamente, la rendita della terra di prima qualità, la quale è sempre necessariamente superiore alla rendita della terra di seconda qualità, in ragione della differenza che passa tra quanto esse producono con una data quantità di capitale e lavoro. Ad ogni successivo stadio del progredire della popolazione, che costringe un paese a far ricorso a terreni di qualità peggiore per permettergli di provvedersi dei beni agricoli che gli occorrono, aumenta necessariamente la rendita di tutti i terreni più fertili””. Alla enunciazione ricardiana faceva seguito la critica del Carey (H.C. Carey, Principles of Political Economy, Filadelfia, 1837-1840) che partiva dalla constatata priorità con la quale, nello sviluppo storico della economia agraria nord americana, si erano sfruttati i terreni meno fertili ma più vicini alla costa nei confronti dei terreni interni più fertili. Fu merito di Von Thünen (J. Von Thünen, Der Isolierte Staat, Hamburg, 1826, pp. 212-213) aver chiarito che, nella analisi della rendita, la differente produttività dei terreni non andava considerata soltanto in relazione alle loro caratteristiche agronomiche di fertilità ma anche per la differente influenza dei costi di trasporto dei prodotti, conseguente alla diversa posizione dei terreni nei confronti dei mercati di consumo. Il Von Thünen proponeva quindi, nella analisi della rendita, anche l’aspetto “”urbano”” del fenomeno riportando nella sua opera che “”se indaghiamo sui motivi per cui la rendita del terreno aumenta avvicinandoci al centro della città, troveremo che si tratta della minor fatica, della maggior convenienza e della riduzione della perdita di tempo per motivi di lavoro””. Pur accettando l’impostazione teorica ricardiana della rendita “”differenziale””, Carlo Marx intuisce la coesistenza di rendite “”assolute”” derivanti dalla scarsità della terra, conseguente alla proprietà privata di tale fattore naturale. La mancanza di terre fertili ed accessibili porta al dispiegarsi di rendite anche per i terreni di minore produttività. Sugli effetti del regime di proprietà privata delle terre nella formazione delle rendite assolute, così si esprime Marx (C. Marx, Il Capitale libro III (ried. Roma 1968, vol. VI, p. 322): “”La proprietà fondiaria è la barriera che non consente ad alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita””. Nella storia del pensiero economico si ritrova comunque per la prima volta una analisi dei valori dello spazio urbano con l’opera di Alfredo Marshall (A. Marshall, Principles of Economics, London, 1890). In precedenza Adamo Smith, nella visione della improduttività del terreno urbano, aveva ricollegato la genesi del suo prezzo alla situazione di monopolio dei proprietari, anticipando indirettamente l’enunciazione marxiana della rendita assoluta. Marshall intuisce che i valori dei terreni urbani “”sono il risultato indiretto del progresso generale della società”” e che essenzialmente si compongono di “”valori di situazione”” e cioè del valore monetario dei vantaggi differenziali di una posizione rispetto alle altre. Tale “”valore di situazione””, derivante prevalentemente da azioni e da investimenti pubblici, diminuito del valore agricolo di un terreno analogo ma privo di vantaggi posizionali, corrisponde alla attualizzazione di rendite di posizione. Il Marshall inoltre intravede la correlazione tra le tipologie edilizie ed i valori delle aree urbane in quanto che “”una persona che progetti la costruzione di una fabbrica, se il terreno è a buon mercato, ne prenderà molto: se è caro ne prenderà meno e costruirà un edificio alto””. Tale correlazione era denunciata nel 1889 dal Sitte (C. Sitte, L’arte di costruire città, ried. Milano 1953, a cura di L. Dodi) che considerava i prezzi delle aree come causa della loro esasperata utilizzazione e, quindi, della decadenza architettonica della città””. (pag 4-5) [Carlo Forte, Analisi storica della rendita urbana, 1970]”,”ECOT-032-FPA”
“FORTE Francesco a cura, collaborazione di Donatella BARILE Roberta BARILE Enrico CIRILLO Antonio COSSA Giulio MANZELLA”,”Storia dello sviluppo economico e industriale italiano nel ‘900.”,”La 1° parte dedicata ai periodi storici è di Francesco Forte, la 2° parte dedicata alle imprese e agli imprenditori è compito degli altri autori”,”ECOG-039″
“FORTE Francesco FERRARI Francesco INDOVINA Francesco MALFATTI Eugenia MARIANI Isidoro Franco”,”Analisi metodologica delle statistiche economiche in Italia. Agricoltura, industria, valore aggiunto, salari, occupazione.”,”Francesco Ferrari professore incaricato di economia matematica presso l’Università di Camerino e lavora presso il Laboratorio di economia politica all’Università di Torino. Francesco Indovina, docente dell’Università di Venezia, che ha lavorato per vari anni presso l’Istituto lombardo di studi economici e sociali di Milano, precisamente nel campo dell’analisi del valore aggiunto, mediante l’utilizzazione sia delle rilevazioni nazionali disponibili sia delle ricerche particolari dell’Istituto per la Lombardia. L’indagine sulle statistiche salariali è stata svolta da Eugenia Malfatti e da Isidoro Franco Mariani, che affrontano questa tematica, si può dire quotidianamente rispettivamente presso la Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e presso l’Ufficio di statistiche del lavoro dell Confederazione generale italiana dell’industria.”,”STAT-010-FL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. I.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-074-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. II.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-075-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part – From the close of the Seven Years’ War to the Second Peace of Paris. Vol. III. 1763-1793.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-076-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part I. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-077-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part II. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-078-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Renewal of the War to the Evacuation of Rio de la Plata. Vol. V – 1803-1807.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-079-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. From the Expedition to Egypt, 1807, to the Battle of Coruña, January 1809. Vol. VI – 1807-1809.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-080-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VII – 1809-1810.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-081-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VIII – 1811-1812.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-082-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. IX – 1813-1814.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-083-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. X – 1814 – 1815.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-084-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XI – 1815-1838.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-085-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XII – 1839-1852.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-086-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XIII – 1852-1870.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-087-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IV.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-088-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-089-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-090-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IX-X.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-091-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-092-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-093-FSL”
“FORTI Simona”,”Il totalitarismo.”,”La FORTI insegna storia del pensiero politico all’ Università del Piemonte Orientale. Si è occupata di filosofia politica contemporanea. Ha scritto alcuni libri tra cui ‘Hanna Arendt tra filosofia e politica’. “”Fondatore nel 1948, con Cornelius Castoriadis e Jean-Francois Lyotard, della rivista “”Socialisme ou Barbarie””, in quegli anni Lefort ha di mira soprattutto una critica delle tesi formulate da Trotsky nella ‘Rivoluzione tradita’. In particolare, Lefort, Castoriadis e Lyotard, contestano l’ assunto che riconosce le “”basi socialiste dell’ Urss””; rifiutano l’ identificazione della burocrazia con una casta parassitaria e non circoscrivono il totalitarismo ai soli metodi dela “”degenerata”” classe burocratica””. (pag 97)”,”TEOP-165″
“FORTI Marco PAUTASSO Sergio a cura; scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI”,”””Il Politecnico””. Antologia.”,”Scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI Antonio Banfi, Il pensiero di Lenin, pag 378-380. Surrealismo (dal francese surréalisme, che significa “”al di sopra, al di là della realtà). Le origini ‘Dada’. Movimento sorto in Francia nel 1924, ad opera di André Breton e a seguito di altri movimenti, il s. è una forma estrema dell’ irrazionalismo romantico. (…) I surrealisti vollero essere, e furono, dei rivoluzionari; la loro adesione al Partito Comunista fu dettata (…) da una sincera volontà di distruggere la società borghese. Per essi, che non volevano essere dei letterati, l’ azione era necessaria: e in più di una occasione dettero prova di questa loro decisa volontà di operare sulla realtà. Ma non erano gli uomini adatti per sottostare alla disciplina di un partito. Nel 1931, infatti, scoppia lo scandalo Aragon. Il poeta, inviato al II Congresso degli scrittori rivoluzionari a Karkhov per sostenervi le tesi surrealiste, accetta invece quelle ufficiali del partito che condannavano insieme al trotskismo politico l’ idealismo filosofico e la psicoanalisi, venendosi così a trovare in contrasto con i suoi amici. La lunga polemica si conclude con l’ uscita di Aragon dal gruppo surrealista e (nel ’33) con l’ esclusione di Breton, Eluard e Crevel dal partito comunista. Da allora, policamente, i surrealisti non cesseranno di combattere il fascismo, in Francia, in Spagna, ecc. Ma, rimanendo fedeli alla parola d’ ordine di “”trasformare la guerra imperialista”” in “”guerra civile”” si avvicineranno insensibilmente al trotskismo (1938: incontro di Breton con Trotsky, al Messico).”” (pag 182-184, R.I.)”,”EMEx-057″
“FORTI Umberto”,”Einstein, il pensiero. Concetti fondamentali ed evoluzione storica.”,”I primi passi della teoria della relatività. “”Newton postulò uno ‘spazio assoluto’ (e così anche un ‘tempo assoluto’) rispetto al quale risultano verificate le leggi della dinamica, e naturalmente anche il principio di inerzia; ma si guardò bene dal precisare empiricamente dove e quale fosse questo spazio. In realtà esso non resta che un’ipotesi metafisica (“”sensorium Dei””, lo diceva Newton), un puro dogma il cui compito è quello di conferire un significato ai principi della dinamica. Ovviamente, come ogni dogma, falliva il proprio compito: non faceva che imporre un divieto di pensare oltre. Per questo vi si oppose Leibniz – specie nelle celebri lettere a Clarke – sostenendo che lo spazio assoluto non esiste, che un moto rettilineo comunicato a tutti i corpi non avrebbe alcun senso (stupenda interpretazione positiva del principio di relatività di Galileo!), che il moto dei corpi non può avere altro significato che quello di un mutamento osservabile dei loro rapporti…””. (pag 63-64)”,”SCIx-267″
“FORTI Simona”,”Vita della mente e tempo della polis. Hannah Arendt tra filosofia e politica.”,”Simona Forti si é laureata in filosofia presso l’Università di Bologna e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia del pensiero politico presso l’Università di Torino. Ha svolto attività di ricerca alla New School for Social Research di New York e al Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Ha curato l’opera di G. Leibholz, ‘La rappresentazione nella democrazia’, Giuffré, Milano, 1989. “”Marx, ma anche Lenin, sono stati decisamente trasformati da Stalin”” (Arendt) (pag 193)”,”FILx-012-FMB”
“FORTICHIARI Bruno a cura di Iniziativa Comunista”,”Antologia di scritti.”,”Alla fine del fascismo differenti furono le scelte individuali dei ‘vecchi compagni’. BORDIGA a Napoli non è dell’idea di contrapporre una nuovo partito al PCI e incita allo studio. DAMEN e MAFFI a Milano fondano il Partito Comunista Internazionalista che nel 1945 ha sedi affollate ma subisce un grave insuccesso elettorale nel 1946. FORTICHIARI e REPOSSI chiedono la riammissione al PCI (il tergiversare del PCI spingeranno REPOSSI ad entrare nel PSI).”,”MITC-009″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”‘Lo scritto di Bruno FORTICHIARI qui pubblicato con il titolo ‘Appunti per la storia della Sinistra Comunista’ è nato dalla sua collaborazione con un collettivo politico milanese che opera per l’ unificazione dei gruppi della Sinistra Comunista’”,”MITC-037″
“FORTICHIARI Bruno, intervista di Luigi CORTESI”,”Intervista sulla storia del Partito e del movimento comunista.”,”””Era chiaro, Gramsci non è che abbia imbrogliato. Gramsci non nascondeva questo suo atteggiamento, non è stato nemmeno per la scissione come l’ intendevamo noi. Lui sapeva che noi, io e Bordiga soprattutto, eravamo disposti a rompere con la massa del partito anche se avessimo dovuto sacrificare la maggioranza del partito, perché sapevamo che Serrati non ci sarebbe venuto. Sapevamo quanto era influente sul partito, era anche direttore dell’ “”Avanti!””; lo sapevamo perché Sarrati era stato molto preciso con noi e sempre molto leale. Lui non avrebbe rinunciato a neanche un pezzettino del partito perché ci teneva molto a conservare l’ unità. Lui ha sempre detto: “”Noi siamo con l’ Internazionale, questo è stato sostenuto dal Congresso, accettiamo i 21 punti dell’ Internazionale Comunista, però vogliamo il tempo per potere applicare, specialmente nei riguardi dei riformisti, quello che i 21 punti esigono””. (pag 9) “”Anzi ad un certo momento la maggioranza della Sezione di Torino era in questa situazione molto strana, che sul terreno sindacale accettava Gramsci e sul terreno politico era con Bordiga; la maggioranza della Sezione torinese era astensionista””. (pag 9) “”C.: Insomma l’ espulsione nel 1929 ti danneggiò perché dimostrava che tu eri ancora legato al partito. F.: Era una conferma di questi rapporti perché la deliberazione era attuale: infatti molti compagni hanno detto: “”Ma questa è una denuncia alla polizia che ti fa il partito””. (pag 27) “”C. Eppure il tuo successivo riavvicinamento a PCI fra il ’43 e il ’45 potrebbe far pensare che tu avessi ricominciato a coltivare speranze nell’ Unione Sovietica. F.: No, non pensavo all’ URSS allora; ma alle sorti della rivoluzione in Italia. Quando nel 1943 io faccio la domanda, di rientrare nel PCI, subito dopo la caduta del regime fascista, la faccio con la riserva che il PCI “”sia ancora quello di Livorno””. (pag 33)”,”MITC-053″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Il libro raccoglie articoli di FORTICHIARI e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. “”Tuttavia, per quanto gli Arditi del Popolo si impegnassero in scontri spesso vittoriosi contro i fascisti, sorgevano ben presto difficoltà dello stesso Secondari a mantenerne il comando, accanto al mancato appoggio della Confederazione Generale del Lavoro, all’ attività repressiva delle forze di polizia, ai problemi finanziari. Al momento della firma del precario “”Patto di pacificazione””, già sopra citato, fra socialista e fascisti, l’ associazione era già in stallo. Nell’ ottobre 1921 Secondari era estromesso dagli Arditi del Popolo e in novembre il grosso del movimento era praticamente esaurito. Gli Arditi del Popolo, con la loro azione di difesa contro gli attacchi fascisti avevano attirato subito l’ attenzione delle organizzazioni di base del PCd’I. Comunisti di base furono fra gli iniziatori del movimento a Torino, a Genova e a Sarzana. A Pisa alla testa di quattro squadre vi erano comunisti, ad Ancona vi erano comunisti e anarchici, a Roma i postelegrafonici, come abbiamo detto, erano comunisti””. (pag 123)”,”ELCx-080″
“FORTICHIARI Bruno”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”Associazione culturale Mimesis Milano Libro dedicato a Gastone BONI che conobbe da giovane Bruno FORTICHIARI e per lungo tempo gli fu accanto come allievo amico e compagno. A pag 199 si cita Lotta Comunista (a proposito di Azione Comunista) “”Il manifesto di Zimmerwald fu per noi molto importante non tanto per il contenuto, perché non era una presa di posizione molto precisa, molto netta. In fondo si è saputo dopo che Lenin lo aveva accettato come inizio di una nuova organizzazione internazionale, ma che anche lui aveva le sue riserve. Però dato il momento – la guerra era già cominciata – noi avevamo già preso un certo slancio, specialmente in occasione della espulsione di Mussolini. Poco dopo il manifesto di Zimmerwald viene quello di Kienthal che era più netto, più preciso, e successivamente arrivarono le notizie dalla Russia. In quel periodo Bordiga aveva già preso pubblicamente una posizione netta e precisa. Io non potevo fare altrettanto perché la Federazione aveva sì un giornale settimanale ma il direttore del giornale era il compagno Bellone che era sì vicino a noi ma non accettava totalmente i criteri della tendenza rivoluzionaria. Lazzari ad un certo punto capisce il malcontento del partito per l’ atteggiamento tenuto dalla Direzione. La neutralità stabilita dalla Direzione aveva qualche riserva che non soddisfaceva e siccome giungeva notizia da Milano, dal Napoletano e da altre parti che c’era questo malcontento convocò a Firenze una riunione la quale doveva essere clandestina…, nelle intenzioni. Si tenne in casa di Aspettati che era il corrispondente dell’ Avanti!; noi eravamo condotti negli alberghi dove eravamo scesi la sera prima, con tutto mistero, da compagni incaricati di farci fare tutte le strade e stradette. A convocazione avvenuta arriva Germanetto con Gramsci; il primo era zoppo e il secondo era gobbo… questa associazione era già un po’ pericolosa. (…)””. (pag 125)”,”MITC-078″
“FORTICHIARI Bruno”,”Il movimento della sinistra comunista. (Articoli pubblicati su ‘Azione comunista’, estratti da ‘Antologia di scritti’).”,”Contiene gli articoli (profili biografici): ‘Ricordo di Repossi’ (Azione Comunista del 15.2.1957), di Turati (1.12.1957), di A. Nin (1.4.1958), di Mario Lanfranconi (5.3.1959). Recensione del libro di Rosa Luxemburg ‘La rivoluzione russa’ curato da O. Damen; e il libro ‘La terza internazionale dopo Lenin’ di L. Trotsky.”,”MITC-124″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario. Appunti per la storia della sinistra comunista. Intervista sulla storia del partito e del movimento comunista.”,”””La gravità del momento, nel confronto tra la Sinistra comunista italiana e l’Esecutivo dell’I.C., non consisteva certo nell’intervento maldestro e caporalesco di Humbert Droz come si era manifestato nell’incontro di Milano. Questo funzionario di ben scarsa esperienza comunista pretendeva di spezzare la resistenza della sinistra milanese per isolare Bordiga e dimostrare in questo modo l’inconsistenza di un blocco che in realtà era rimasto senza incrinature anche dopo le caute mosse di Togliatti e le più pesanti e avvolgenti azioni di Gramsci. Ma si trattava di sintomi della crisi che a Mosca, al centro dell’I.C., si sviluppava in crescendo preoccupante in coincidenza con la malattia di Lenin, con le catastrofiche esperienze frontiste in Germania e Bulgaria, con l’estendersi dei riflessi negativi della NEP in URSS. La NEP – come ho già detto – era stata adottata nel 1921 dal Partito Comunista bolscevico, su proposta di Lenin, come necessario adeguamento ad esigenze economiche diversamente incontrollabili. La resistenza delle classi borghesi degli Stati assedianti l’URSS non era stata spezzata in nessun punto e si era mutata in controffensiva. Le difficoltà già notevoli, specialmente in fatto di produzione agricola e di approvvigionamenti dall’estero, causate dalle offensive combinate dai governi capitalistici con le bande reazionarie russe, creavano spazio alla sorda ostilità di ceti medi, come sempre infidi, largamente presenti nella gurocrazia di tutte le branche organizzative e amministrative. La NEP doveva essere un mezzo provvisorio per superare una fase di assestamento, a condizione che il partito si mantenesse stabile e attivo al potere e che l’I.C. riorganizzasse l’indispensabile estendersi ai paesi d’Europa, almeno a quelli più progrediti nella lotta di classe, di una solidarietà rivoluzionaria le cui premesse oggettive erano tuttora valide. …. finire (pag 104-105-107)”,”MITC-009-FV”
“FORTICHIARI Bruno”,”Archivio Fortichiari. Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari.”,”Contiene: – Archivio Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari (allegato Note autobiografiche di B. Fortichiari) – Intervista a Gastone B. su Azione comunista (estratto) – Diari di Bruno Fortichiari – Antologia di scritti – Numeri di Iniziativa Comunista sul tema Dono di D. Erba”,”MITC-141″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Selezione e presentazione dei testi in antologia, ricerca bibliografica e iconografica a cura di Luigi Pisani Per la prima volta si riporta una bibliografia dei suoi scritti con oltre 700 titoli Il libro raccoglie articoli di Fortichiari e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. Nota: importanti le schede introduttive! Capitolo quarto. 1956-1964. Direttore e redattore di “”Azione Comunista”” (pag”,”ELCx-275″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daiel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges.”,”E1-MEIN-001″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daniel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges. Cancellare scheda già in Archiv”,”FRAE-044″
“FORTINI Franco”,”Dieci inverni, 1947-1957. Contributi ad un discorso socialista.”,”Insieme ad inediti, articoli censurati, lettere non spedite e pagine di un saggio incompiuto, questo libro raccoglie scritti comparsi su periodici, riviste e bollettini poligrafati. Critica di fondo alla politica culturale comunista e socialista e rifiuto dell’ anticomunismo neoborghese o illuminato…”,”VARx-007-FSD”
“FORTINI Franco”,”Disobbedienze. I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul Manifesto, 1972-1985.”,”Franco Fortini (1917-1994) poeta e saggista, intellettuale italiano tra scrittura e lotta politica. Fra i suo libri ‘Verifica dei poteri’, ‘Dieci inverni’, ‘I cani del SInai’, ‘Insistenze’ ecc:”,”ITAC-001-FMDP”
“FORTIS Marco”,”La crisi mondiale e l’Italia.”,”Marco FORTIS è responsabile dell’Ufficio Studi Economici Edison e docente di Economia industriale e commercio estero nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ vicepresidente della Fondazione Edison.”,”EURE-104″
“FORTUNATI Vito TROUSSON Raymond a cura; collaborazione di Merrit ABRASH Madeleine ALCOVER Deborah E ALTUS Pedro ALVAREZ DE MIRANDA Edith AUBIN Vincenzo ARSILLO Raffaella BACCOLINI Maurizio ASCARI Beatrice BATTAGLIA Francesco BATTISTI Maria Luisa BIGNAMI Maurizio CAMBI Bruno CAPACI Silvana CAPORALETTI Bruna CONSARELLI Silvia CONTARINI Adriana CORRADO Angelo DEIDDA Mario DOMENICHELLI Giulia FABI Maurizio FABBRI Ettori FINAZZI-AGRÒ Vito FORTUNATI Giovanna FRANCI Renato GALAVERNI Pier Luigi GIORDANI Daniela GUARDAMAGNA Lucia GUNELLA Carmelina IMBRUSCIO Natalie MALININ Rosella MAMOLI ZORZI Caterina MARRONE Irene MELONI Nadia MINERVA Rita MONTICELLI Carlo PAGETTI Oriana PALUSCI Carlo PANCERA Haisa PESSINA LONGO Valentino PETRUCCI Isabella PEZZINI Larissa POUTSILEVA Luigi PUNZO Vittorio RODA Lucia RODLER Marina ROSSI VARESE Giuseppa SACCARDO Antonella SALOMONI Francesco SBERLATI Maria SCARAMUZZA VIDONI Giovanni SCIMONELLO Giovanna SILVANI Manuel G. SIMOES Paola SPINOZZI Vittorio STRADA Saffo TESTONI BINETTI Roberto VECCHI Cristina VINA e altri”,”Dictionary of Literary Utopias.”,”Molte collaboratrici italiane, Università italiane Manca la voce relativa a Robert Owen”,”SOCU-001-FMB”
“FORTUNATI Vita SOZZI Marina SPINOZZI Paola, a cura; saggi di Alberto TENENTI Achille OLIVIERI Andrea BATTISTINI Raymond TROUSSON Michel VOVELLE Nadia MINERVA Paola SPINOZZI Daniela GUARDAMAGNA Vita FORTUNATI”,”Perfezione e finitudine. La concezione della morte nell’utopia in età moderna e contemporanea.”,”Vita Fortunati è professore ordinario dl Lingua e letteratura inglese all’Università di Bologna. Marina Sozzi è direttore scientifico della Fondazione Fabretti di Torino. Paola Spinozi è ricercatrice in Lingua e letteratura inglese presso l’Università di Ferrara. Per il pensatore utopico il concetto di mortalità origina dal conflitto fra l’essere nel tempo e lacondizione di straniamento che lo proietta al di fuori, all’intersezione fra la realtà storica e l’altrove utopico.”,”SOCU-029-FMB”
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume I.”,”FORTUNATO Giustino Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, 4 settembre 1848 – Napoli, 23 luglio 1932) è stato un politico e storico italiano, uno dei più importanti rappresentanti del Meridionalismo. Studiò i problemi riguardanti la crisi sociale ed economica del sud dopo l’unità nazionale, illustrando nelle sue opere una serie di interventi programmati per fronteggiare la cosiddetta questione meridionale. Durante la sua attività parlamentare, si impegnò nel miglioramento delle infrastrutture e della sanità del Mezzogiorno, sostenendo politiche di bonifica e di profilassi farmacologica. Fu tra i primi luminari che compresero la minaccia del fascismo[2] e figurò in seguito tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti. Oltre ai suoi studi, Fortunato era noto al tempo per il suo carattere pessimista, ma lui considerò il pessimismo “”una filosofia del costume””.[3]”,”ITAS-154″
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume II.”,”FORTUNATO Giustino “”Un gruppo di studiosi e di uomini di volontà, moderati, democristiani, socialisti, liberali – da Giovanni Malvezzi a Gallarati-Scotti, da Gaetano Salvemini a Leopoldo Franchetti, da Antonio Fogazzaro a Giustino Fortunato – ha fondato un’Associazione per gl’interessi morali ed economici del Mezzogiorno, che si propone non solo d’illustrare con libri e con inchieste (le quali nel nostro paese, ancora così illetterato, nessuno o pochi leggono) le condizioni del Mezzogiorno, ma di suscitare nelle stesse popolazioni, o, meglio in quegli elementi indigeni suscettibili ancora di reagire all’infinita miseria dell’ambiente, una volontà e un’opera di redenzione””. (Leonida Bissolati, Per l’Italia povera, dall’Avanti! 20 agosto 1910) (pag 173) Biografia [modifica] Nato il 4 settembre 1848 a Rionero in Vulture da Pasquale e Antonia Rapolla, fu discendente di una famiglia borghese originaria di Giffoni Sei Casali (SA) ed insignita del titolo di marchese. Suo prozio, Giustino Fortunato detto Senior, ebbe notevoli incarichi burocratici, tra cui giudice di pace durante la Repubblica Napoletana, procuratore e intendente sotto Gioacchino Murat e primo ministro del Regno delle Due Sicilie dal 1849 al 1852. Suo nonno Anselmo (fratello minore di Giustino senior) era un carbonaro mentre suo padre era fedele alla dinastia borbonica; quest’ultimo, a detta di Fortunato, “”non credeva, non immaginava nemmeno l’unità””.[4] Durante le reazioni legittimiste (che resero il Vulture uno dei maggiori epicentri), i suoi zii paterni Gennaro e Giuseppe furono arrestati con l’accusa di manutengolismo, essendo la famiglia Fortunato in rapporti con diversi capobriganti, Carmine Crocco in particolare, e suo padre fu incarcerato per oltraggio all’ufficiale che eseguì il mandato di cattura. Il padre e gli zii vennero poi scarcerati per insufficienza di prove nel 1862. Dopo il rilascio del padre, Fortunato, ancora ragazzino, si trasferì con la famiglia a Napoli. Compì i primi studi presso il collegio dei Gesuiti e conseguì, in seguito, la laurea in giurisprudenza presso l’università “”Federico II”” nel 1869 ma, maturando la passione per gli studi storici, non esercitò mai professioni giuridiche. Frattanto si appassionò anche all’arte, all’alpinismo e al giornalismo diventando redattore di due giornali del partito moderato: Unità Nazionale e Patria. Fu allievo di intellettuali come Francesco De Sanctis e Luigi Settembrini e si focalizzò sullo studio della letteratura tedesca, in particolare su Johann Gottfried Herder e Johann Wolfgang von Goethe. Nel 1873, vinse il concorso da Consigliere di Prefettura a Lecce, ma rinunciò all’incarico. Nel 1875, figurò tra i fondatori della Società Napoletana di Storia Patria. Nel 1880, Fortunato debuttò in politica, candidandosi alle elezioni per il collegio di Melfi. Durante la sua attività parlamentare, divenne noto per essere un deputato scrupoloso nei suoi programmi, di giudizio svincolato e molto spesso in contrasto con entrambi gli schieramenti politici. Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con molte personalità, tra cui Nicola Mameli, Napoleone Colajanni, Sidney Sonnino e in particolare Benedetto Croce, il quale dedicherà a Fortunato la sua opera Cultura e vita morale in segno di profonda stima. Insieme a Leopoldo Franchetti, fondò l’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno,[5] di cui fu presidente onorario dal 1918 fino alla morte, e per questo si batté in Parlamento: una delle sue tante proposte fu quella di costruire le ferrovie ofantine che, secondo il progetto, dovevano passare anche per il suo paese natale, Rionero. Il suo intento politico fu di “”cooperare alla ricostruzione civile della patria””, perciò non aderì “”né alla Destra né alla Sinistra””. A causa però del suo carattere scettico, polemico e forse eccessivamente delicato, rifiutò diversi incarichi ministeriali.[6] Ricoprì la mansione di segretario alla presidenza della Camera dal 1886 al 1897 e fu eletto senatore nel 1909. Gli ultimi anni sono tristi: si allontana dal suo paese natio a causa dell’incomprensione dei concittadini e di alcuni incidenti che gli mostrarono l’ingratitudine del popolo, come ad esempio nel 1917, quando venne accoltellato da un contadino di Rionero, che lo accusò di aver appoggiato la guerra. Suo fratello Ernesto, a cui era molto legato, morì nel 1921 e suo nipote, Alberto Viggiani, si suicidò nel 1928. Fortunato lasciò la politica attiva nel 1919, ritornando a Napoli per dedicarsi agli studi economici e sociali, resi difficoltosi dalle sue precarie condizioni di salute per via di una grave malattia alla vista. Entrò anche in contatto con nuove generazioni di politici e antifascisti da cui appresero insegnamenti come Piero Gobetti, Guido Dorso, Umberto Zanotti Bianco, Nello Rosselli, Manlio Rossi Doria e Giorgio Amendola. Con l’instaurazione del regime fascista, Fortunato cercò di mantenere in vita il suo impegno meridionalista e, in clandestinità, cercò di divulgare i suoi pensieri antifascisti. In questo periodo, scrisse il saggio Nel regime fascista (1926) e, onde evitare il pericolo della censura, fu stampato in poche copie e distribuito agli amici più intimi. Fortunato morì a Napoli il 23 luglio 1932. Fra le sue opere ricordiamo: Rionero Medievale, La badia di Monticchio, Pagine e ricordi Parlamentari, Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Nel 2006, gli è stata dedicata l’Università telematica Giustino Fortunato, con sede a Benevento. L’uomo e il pensatore [modifica] Un giovane Giustino Fortunato Le case dei Fortunato a Napoli, Rionero in Vulture e Gaudiano (frazione di Lavello) erano rinomati e ospitali luoghi d’incontro di intellettuali come Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini. Egli e il fratello Ernesto, l’uno da uomo politico, attivo ben oltre il mandato parlamentare, l’altro da imprenditore, coltivarono per tutta una vita, quasi simbioticamente, ambizioni egemoniche oltre i confini della Basilicata. Ernesto praticamente provando la non ineluttabilità del carattere assistito dell’impresa agricola meridionale e la possibilità di diffondere, con gli spiriti imprenditoriali, un diverso sistema di relazioni sociali ed umane con il lavoro contadino e bracciantile; Giustino, mirando al problema di una riforma delle classi dirigenti del paese, come problema soprattutto delle sue campagne, dove solo una moderna capacità produttiva dei ceti agrari poteva garantire la civilizzazione delle masse contadine, e offrire un solido retroterra a qualunque ipotesi di sviluppo. Di sentimenti politici moderati e conservativamente riformatori, Fortunato fu vicino agli intellettuali napoletani di Destra e per sempre ostile alla Sinistra. Il suo conservatorismo non era grettamente chiuso nella difesa dei più retrogradi rapporti sociali, ma si apriva ad una visione riformistica che non intendeva negare, bensì superare la “”questione sociale””. Quindi un più incisivo intervento dello Stato, reso capace di fondarsi su un più ampio consenso delle masse essenzialmente contadine, e non ridotto al ruolo di semplice repressione. Sforzo egemonico e oculate riforme, secondo il modello conservatore inglese; invece che mero dominio e conservazione dello status quo. Le conoscenze delle condizioni economico-sociali delle province meridionali, compiute attraverso continue esperienze “”pedestri””, e il giudizio critico per certe forme dell’azione politica, maturato nella pratica giornalistica di parte, condurranno presto Fortunato ad una analisi spietata, ma realistica, delle responsabilità di una classe dominante priva delle necessarie qualità e attitudini per essere classe progressivamente dirigente. Sul piano generale era un fervido assertore del parlamentarismo, contro le tentazioni autoritarie di rafforzare il potere esecutivo sul legislativo. Criticò le avventure coloniali del Regno d’Italia e l’intervento nella prima guerra mondiale; intuì subito la nefasta natura del fascismo, dissentendo in ciò da molti intellettuali del suo tempo, come Francesco Saverio Nitti e Benedetto Croce, che in principio non ne percepivano la pericolosità. Egli comprese sin dal principio che il fascismo non fosse una via della restaurazione dello Stato liberale, rovinato da quattro anni di violenze e disordini. Per Fortunato il fascismo non era una “”rivoluzione”” ma una “”rivelazione””, una rivelazione della sua natura,[7] non una “”fugace comparsa”” ma la “”più incredibile, terribile tragedia””,[8] dovuta non al semplice sopravvento dello squadrismo ma alla debolezza della sua classe dirigente, poiché il fascismo era “”la risultante delle deficienze morali e delle incapacità secolari della borghesia italiana””.[9] L’educatore [modifica] da sinistra: Sidney Sonnino, Mameli (probabilmente Giorgio, padre di Goffredo) e Giustino Fortunato Giustino Fortunato, nel 1898, a Roma, nei locali dell’Istituto Universitario di Igiene, insieme a Benedetto Croce e Leopoldo Franchetti e con il contributo finanziario anche delle Società Ferroviarie, adriatica, mediterranea, sicule della Banca d’Italia e della romana Società immobiliare, aveva fondato (e ne era stato eletto presidente), la Società per gli studi sulla malaria che si avvaleva soprattutto delle ricerche scientifiche di Angelo Celli, igienista, e di Giambattista Grassi, zoologo, ambedue professori dell’università di Roma. Intorno all’attività di cura dei malarici, Fortunato mobilitò una schiera di medici di base. Fino al 1900, nella sola Basilicata, i morti per la malaria furono circa 1500 ogni anno. A Gaudiano, nella azienda agricola di Fortunato, la malaria era sotto controllo non solo per intensive opere di bonifica idraulica ed agraria, messe in opera dal fratello Ernesto, ma anche perché costui, già dal suo arrivo in azienda, comprava a sue spese dalla farmacia Kernot di Napoli il chinino che veniva somministrato ai contadini. Fortunato, insieme a Leone Wollemborg, Angelo Celli, Leopoldo Franchetti e Francesco Guicciardini, riuscì a far approvare la legge 505 del 23-12-1900, che garantiva il Chinino a basso prezzo, ne prevedeva la vendita nei monopoli e nelle farmacie, apriva laboratori statali di profilassi antimalarica. È storia nota l’impegno di Fortunato per la costruzione dell’Istituto Tecnico di Melfi che, dopo essere arrivato a quattro sezioni nel 1892, compresa la prestigiosa sezione fisico matematica, ottenne la “”statalizzazione”” nel 1904, nell’ambito della legge speciale per la Basilicata. A sue spese, Fortunato volle aprire due asili costruiti da Marcello Piacentini: uno a Lavello, dedicato nel 1923 al fratello Ernesto; uno a Rionero in Vulture, dedicato alla madre Antonia e nel 1924 inaugurato da Padre Semeria, amico e frequente suo ospite nella casa napoletana. Così scriveva Fortunato a Floriano Del Secolo a proposito delle traversie, finanziarie e costruttive degli asili da lui voluti, nel 1928: “”Caccio nuovo denaro, per una nuova fabbrica dell’asilo infantile di Lavello: esecutore il Piacentini. Ebbene a costui è giunta lettera di un avv. Pinto, segretario federale fascista della nostra Provincia, ma residente – per la professione – qui a Napoli, dicendogli a lettere di scatola che…l’appaltatore deve indicarlo lui! E tu, primo fra tutti, anche tu mi davi del…pessimista””. Lo storico [modifica] Il Palazzo di Giustino Fortunato a Rionero in Vulture All’attività parlamentare, allo studio dei problemi sociali ed economici, volle e seppe trovar sollievo e ristoro nelle ricerche storiche. A conferma della sua passione di letterato e studioso, la sua casa di Napoli si trasformò, per molti anni, in “”salotto letterario”” frequentato da studiosi, politici, intellettuali del tempo. Si prefisse di svelare il passato di una terra emarginata, creduta priva di storia, fiaccata da secoli di dominazione straniera; non fu il cultore di piccole glorie da campanile, ma inquadrò i suoi resoconti nel più ampio contesto storico del tempo. Lo scopo ultimo è dichiarato: “”Un regime di libertà, nel mondo moderno, non è assolutamente compatibile se non col benessere delle moltitudini. […] Educhiamo quindi l’uomo, tutti gli uomini della terra che ci vide nascere e ci nutrisce, — schiavi, se non più del peccato, della materia, — e confidiamo nell’avvenire””.[10] Il metodo di Fortunato fu di indagare negli archivi, confrontarsi con una nutrita bibliografia storica, analizzare documenti, dai quali si era proposto di cavare la veridica storia del brigantaggio nelle province meridionali. Riservò grande attenzione anche al Medioevo, età cruciale per i destini delle province meridionali, e quindi al monachesimo bizantino e latino, all’avvento dei normanni, a Federico II, alle dominazioni angioina e aragonese. “”Dopo tutto, ben altro è stato il mio intendimento: questo, cioè, che lo studio della storia valga un bel nulla, quale che sia il suo campo, se essa non serva a farci ritrovare nel passato e apprendervi la ragione del presente””. Vasto quadro che il Fortunato disegnò a grandi linee e a vivaci colori. L’abilità sua di narratore erudito insieme e spigliato gli permise di congiungere agevolmente i grandi avvenimenti e le figure della storia generale con gli umili casi e gli umili personaggi. Lo stile fu di offrire tali dati al lettore e commentarli in forma più scorrevole, quasi in forma di romanzo. Il linguaggio, talvolta ostico e dotto anche per i suoi contemporanei, dopo il primo impatto risultava espressivo ed avvincente. Il politico [modifica] Giustino Fortunato ottantenne Percorrendo la terra meridionale si rese conto di quanto poco fosse amica dell’uomo per motivi climatici e topografici, sfatando il luogo comune che vedeva il Meridione paradiso popolato da diavoli e da inetti. Il suo nome è legato alla questione meridionale, tanto che parlò per la prima volta alla Camera a favore dei contadini del Mezzogiorno e sulla questione demaniale. Sono degni di nota i discorsi contro la riduzione del numero delle preture (dannosa per il sud Italia); contro il reclutamento territoriale; contro la riforma delle forze armate in quanto era “”meglio avere dieci corpi di esercito più solidi, ben equipaggiati che averne dodici imperfettamente addestrati””. Poste in questi termini, le sue censure ai provvedimenti per l’esercito possono sembrare ispirate da quello che si suole chiamare pacifismo. Non del tutto esatto: se da un lato era a favore della neutralità dell’Italia, dall’altro era pronto a giustificare un’azione bellica nel caso fosse inevitabile, a questo proposito scrisse, congedandosi dagli elettori nel 1912: “”L’Italia bisognerà che sia militarmente così forte da non subire nessuna imposizione, e tanto preparata alla guerra da evitarla con onore e, se provocata, ad accettarla con sicuro animo””. L’elenco dei temi più importanti e più ampiamente svolti nella Camera non darebbe notizia compiuta dell’attività di Giustino Fortunato deputato. Ne trattò molti anche quando se ne presentava l’occasione: il gioco del lotto, la condotta delle autorità dopo il terremoto di Casamicciola, dal quale egli era miracolosamente scampato, il bonificamento, la malaria. Fuori dalla Camera promosse la fondazione della Società per gli studi della malaria e ne fu presidente; dentro e fuori tanto fece affinché fosse votata la legge per la vendita del chinino, farmaco utile per la guarigione dalla malattia. Dopo quasi un quarto di secolo di vita parlamentare, nel 1909 annunciò il suo congedo “”con la coscienza di avere per ventinove anni consacrato al delicato ufficio quanto ebbe di intelletto e di volontà, e con l’orgoglio di lasciarlo moralmente sano ed amministrativamente libero come nessuno altro in Italia. Il 4 aprile di quell’anno fu nominato senatore e alcuni giudizi di Pasquale Villari gli diedero l’occasione di esporre le sue opinioni circa l’emigrazione meridionale. Ma la sua salute non più sana non gli permise di essere assiduo alle sessioni del Senato. Nel 1915, 221 senatori approvarono la guerra così come Giustino Fortunato che inizialmente era per la neutralità assoluta ma in seguito alle parole di Antonio Salandra si convinse dell’intervento. Onorificenze [modifica] Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro — 13 dicembre 1891[11] Opere fondamentali [modifica] Ricordi di Napoli, Milano, Treves, (1874). I Napoletani del 1799, Firenze, G. Barbèra, (1884). Santa Maria di Vitalba, Trani, V. Vecchi, (1898). Rionero medievale, Trani, V. Vecchi, (1899). Notizie storiche della Valle di Vitalba, 6 voll., Trani, V. Vecchi, (1898-1904). Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Discorsi politici, 1880-1910, 2 voll., Bari, Laterza, (1911). Pagine e ricordi parlamentari, I, Bari, Laterza, 1920; II, Firenze, A. Vallecchi, (1927). Riccardo da Venosa e il suo tempo, Trani, Vecchi e C., (1918). Rileggendo Orazio, in “”Nuova Antologia””, (1924). Nel regime fascista, (1926) Le strade ferrate dell’Ofanto, 1880-97, Firenze, Vallecchi, (1927). Carteggio tra Giustino Fortunato e Umberto Zanotti-Bianco, Roma, Collezione meridionale editrice, (1972). Carteggio, Roma-Bari, Laterza, (1978-1981). Giustino Fortunato e il Senato. Carteggio, 1909-1930, Soveria Mannelli, Rubbettino, (2003). Note [modifica] ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1865-1911, Laterza, 1978, p. 64-65 ^ Alessandro Roveri, Le cause del fascismo, Il Mulino, 1985, p.25 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.473 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio, vol.1, Laterza, 1978, p.234 ^ Nell’elogio funebre che Fortunato scriverà sul Franchetti disse che nessun altro lo eguagliò nel patrocinio e nella rivendicazione degli obliati e spregiati volghi dell’Italia meridionale da Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie Edagricole 1989 IV p.195 ^ Francesco Barbagallo, Francesco Saverio Nitti, UTET, Torino, 1984, p.163 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1927-1932, Laterza, 1981, p. 185 ^ Giustino Fortunato, Scritti politici, De Donato, 1981, p.24 ^ Armando Saitta, Dal fascismo alla resistenza, La Nuova Italia, 1967, p.13 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.108-480 ^ Senato della Repubblica: Giustino Fortunato Bibliografia [modifica] Gaetano Cingari, Giustino Fortunato, Roma; Bari, Laterza, 1984. ISBN 88-420-2473-2 Gaetano Cingari, Il Mezzogiorno e Giustino Fortunato, Firenze, Parenti, 1954. Maurizio Griffo, Profilo di Giustino Fortunato : la vita e il pensiero politico, Firenze, Centro editoriale toscano, 2000. ISBN 88-7957-162-1 Giovanni Minozzi, Giustino Fortunato, Potenza, M. Armento & C, 1998.”,”ITAS-155″
“FORTUNATO Giustino, a cura di Emilio GENTILE”,”Carteggio, 1865-1911.”,”Su Marx. “”Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 dicembre 1897: “”Mio caro Benedetto, ho letto ed ho riletto, con vivissima attenzione, la Vostra ‘Memoria’ (1) su la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo. Molti anni fa tentai di leggere Marx: non ci riescii, e da allora ebbi sempre un po’ di invida ammirazione per i tanti e tanti, che mi parlavano, alle volte, di Marx come di un loro familiare. Mi avveggo ora, che il gran numero di que’ tanti ne avevan capito, su per giù, quanto me. Io non sono in grado di portar giudizio del Vostro lavoro; ma io ‘sento’ che Voi non somigliate agli altri, che Voi pensate e scrivete di Marx con piena ed assoluta conoscenza e coscienza. E per me, profano, sintesi di tutta quanta la ‘impressione’ ch’io m’ho avuto dalla lettura della Vostra ‘Memoria’, è magnifica la pagina 38″”; Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 agosto 1909: “”Mio Caro Benedetto, Vi ho scritto stamane, Vi riscrivo oggi per rivolgervi una ingenua dimanda di mezzo ignorante, per non dir tutto, della dottrina marxista; questa, cioè:; commetterei o no errore nel dire che il ‘plus-valore’, secondo Marx, è “”la differenza che esiste, a tutto vantaggio del padrone, fra ciò che l’operaio effettivamente produce e quello che realmente egli intasca””?”” [Giustino Fortunato, a cura di Emilio Gentile, ‘Carteggio, 1865-1911′, Bari, 1978] [(1) B. Croce, Per l’interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’, ‘Atti dell’Accademia Pontaniana’, 1897, memoria n° 17]”,”STOx-242″
“FORTUNATO Maria MARIANI Sergio GABAGLIO Emilio LIZZA Carlo”,”Movimento operaio e autonomie locali.”,”Il dibattito (pag 229) intervento a titolo personale di Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli “”Secondo Lizza la prima preoccupazione verso le amministrazioni locali è di considerarle come un «falso obiettivo» perché esse sono sovrastrutture: questo porta a chiedere come debba essere risolto il termine sovrastruttura. Secondo la tesi marx-leninista il termine sovrastruttura ha un significato ben preciso ma, escludendone l’applicabilità al nostro discorso, mi chiedo fino a dove l’ente locale è sovrastruttura e più precisamente fino a che punto il comune, nell’oggi, è provocatore di nuova vita perchè non è pura sovrastruttura. Il secondo termine di confronto per cui una posizione di scontro è «solo verticale» mi porta a pensare alle tesi del marx-leninista che parlano appunto di contrasto dicotomico che divide il mondo. Ed è per questo che chiedo fino a che punto lo scontro è verticale ma si risolve in visione pluralistica nella quale confluiscono molteplici esperienze. (…)”” (pag 229) Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli.”,”SIND-199″
“FORZONI Angiolo”,”Rublo. Storia civile e monetaria della Russia da Ivan a Stalin.”,”Angiolo Forzoni, economista e pubblicista, è direttore del Laboratorio di economia politica e di politica economica di uno dei principali Istituti di credito italiani. Nel mondo bancario si è sempre dedicato a studi e ricerche economiche e finanziarie, ricoprendo alti incarichi di carattere scientifico. Cura ed ha curato la direzione di importanti riviste specializzate nel settore dell’economia e del credito.”,”RUSU-113-FL”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Mario FUBINI”,”Saggi letterari.”,” Dante fustiga coloro che non furono mai utili in vita. “”Nel ‘Paradiso’ ognuno vede che più non rimanesse luogo a far lo stesso. Da questo principio egli ha dedotto che coloro i quali non hanno operato né bene né male nei giorni della loro vita, sono dispregevoli sopra ogni cosa. Il poeta li appella: “”questi sciagurati che mai non fur vivi”” (Dante) (continuare e completare) (…) “”Fama di loro il mondo esser non lassa: Misericordia e Giustizia li sdegna Non ti curar di lor, ma guarda e passa”” (pag 179)”,”ITAB-278″
“FOSCOLO Ugo”,”Lezioni di eloquenza. Aggiuntivi i discorsi sulla lingua italiana e altre prose letterarie dello stesso autore.”,”””Ecco lo stato della lingua latina ducent’anni prima di Dante: si scrivevano in Italia, è vero, libri teologici, e leggi e cronache in latino con la terminazione della lingua antica de’ letterati, desunta da’ libri antichi che rimanevano; ma le voci e la sintassi era già sparita, e il popolo parlava con l’uso che più riusciva ad interdersi reciprocamente. Da questo viene che anche nelle lingue viventi in un modo si scrive e in un altro si pronunzia. Gl’Inglesi, per esempio, scrivono per dire ‘attraverso’, ‘through’; e pronunciano ‘sdro’: e i Francesi scrivono ‘autres’, e pronunziano ‘otre’; anzi i francesi prima di Luigi XVII scrivevano ‘veulx’ invece di ‘veux’, che ora pronunciano ‘veu’: e così sono queste due lingue nel maggior numero delle loro voci. Or voi vedete in queste due lingue straniere, e nell’esperienza de’ nostri dialitti provinciali, che le ultime sillabe del vocabolo sono quelle che vengono corrotte ed elise; così avvenne nella latina: il popolo, per esempio, disse ‘bonu dominu’, come a’ tempi di Cicerone, invece di ‘bonus dominus’; da questo ‘bono domino’ venne poi ‘donno’, che ancora vuol dire ‘Signore’, e ‘Don’ che si prepose poi al nome de’ nobili, quasi titolo di ‘signoria’.”” (pag 88-89) Dante: Vita nova. “”In quella parte del libro della mia memoria, dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si truova una rubrica la qual dice: ‘Incipit vita nova’. Sotto la qual rubrica io truovo scritte le parole, le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libro; e se non tutte, almeno la loro sentenzia”” (pag 94)”,”VARx-465″
“FOSCOLO Ugo, a cura di Cesare Federico GOFFIS”,”I Sepolcri.”,”note a margine a matita “”La vita, sottintende il Foscolo, non si fonda solo sul razionale ma sugli affetti, sulle illusioni, gli ideali, i sogni”” (pag XIX) finale: “”E tu onore di pianti, Ettore avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane”””,”VARx-094-FV”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume primo. Dal 1796 al 1798.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-005-FSD”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume secondo. Dal 1799 al 1805.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-006-FSD”
“FOSI Irene”,”La giustizia del papa. Sudditi e tribunali nello Stato Pontificio in età moderna.”,”FOSI insegna storia moderna nella Facoltà di lettere e filosofia Univ. G.D’Annunzio di Chieti-Pescara. Si è occupata di banditismo e criminalità specie alla corte romana.”,”RELC-253″
“FOSSA Davide, scritti scelti e ordinati da I.G. FINI”,”Dal sindacalismo romantico al diritto corporativo. Scritti del decennio 1921-1930.”,”FOSSA Davide”,”ITAF-304″
“FOSSAERT Robert”,”Dall’utopia al potere.”,”Robert Fossaert è nato nel 1927. Ha diretto la collana ‘Societé’ presso le ed. Seuil. Economista, è stato uno degli animatori degli Incontri socialisti di Grenoble.”,”FRAS-058″
“FOSSATI Luigi”,”Qui Budapest. ‘Qualcosa di più di un reportage. La testimonianza di un socialista’.”,”Sono le corrispondenze di Luigi FOSSATI all’ ‘Avanti!’ sugli avvenimenti di Budapest.”,”MUNx-012″
“FOSSATI Antonio”,”Lavoro e produzione in Italia. Dalla metà del secolo XVIII alla seconda guerra mondiale.”,”FOSSATI Antonio è stato professore ordinario nell’ Università di Trieste.”,”MITT-110″
“FOSTEN D.S.V. MARION R.J.”,”L’ esercito francese 1914-18. L’ esercito inglese 1914-18.”,”All’ Ecole de guerre, gli ufficiali francesi avevano studiato la guerra del 1870 per capire gli errori commessi. La conclusione fu che i francesi avevano perso ancor prima di entrare in campo, perché avevano lasciato al nemico ogni tipo di iniziativa: strategica, tattica, morale. Il rimedio fu ritenuto quello di lanciarsi in attacco su tutti i fronti in modo che il nemico fosse costretto a disperdersi. Ad esporre queste idee sull’ offensiva fu un gruppo di ufficiali tra cui il colonnello de GRANDMAISON. La propaganda di queste tesi, indifferenza verso le intenzioni del nemico, iniziativa dell’ attacco, la considerazione che più che le armi fosse decisivo il fattore morale, condusse durante la prima guerra mondiale a gravi perdite tra gli ufficiali: due terzi degli ufficiali persero la vita in azione nel 1914. In seguito a ciò, JOFFRE con grande fermezza destituì molti ufficiali superiori incompetenti.”,”QMIP-028″
“FOSTEN Bryan”,”La cavalleria leggera di Wellington. La cavalleria pesante di Wellington.”,”L’ ordine di battaglia della cavalleria leggera a Waterloo, giugno 1815. Maggior generale W. Dornberg (Terza Brigata) Maggior generale J. Vendeleur (Quarta Brigata) Maggior generale C. Grant (Quinta Brigata) Maggior generale H. Vivian (Sesta Brigata) Maggior generale F.V. Arentschildt (Settima Brigata) Cavalleria leggera dell’ Hannover. Cavalleria del Brunswick. (pag 85)”,”QMIx-150″
“FOSTER Leonard a cura”,”The Penguin Book of German Verse. With Plain Prose Translations of Each Poem.”,”Friedrich Hölderlin. “”Come now, gentle sleep! the heart desires too much; but in the end, restless and dreamy years of youth, your glow will die away; the old age will be peaceful and serene.”” (pag 289) “”Vieni adesso, dolce dormire! il cuore vuole troppo, ma alla fine, inquieti e sognanti anni della gioventù, il vostro bagliore morirà distante; la vecchiaia sarà tranquilla e serena”” (traduzione approssimata)”,”VARx-249″
“FOSTER William Z.”,”Pages from a Worker’s Life.”,”FOSTER William Z. ha cominciato a lavorare all’età di dieci anni, nel 1891. Ha svolto vari mestieri (tagliaboschi, contadino, operaio costruzioni, industrie chimiche e trasporto. E’ stato marinaio e un hobo, ed è diventato un campione della causa proletaria, organizzando i più grandi scioperi nazionali.”,”MUSx-225″
“FOSTER William Z.”,”From Bryan to Stalin.”,”William Z. Foster è stato uno dei grandi leaders del movimento operaio americano nel XX secolo. Questo libro è in parte autobiografia e in parte illustra la storia dell’ascesa e della caduta del sindacalismo americano e dello sviluppo ‘duale’ dell’unionismo. E’ pure un resoconto del ruolo dei comunisti nei sindacati americani. L’autore ha guidato lo sciopero dei siderurgici del 1919, ed è stato un organizzatore veterano della lotta ‘industriale’. (dal risvolto di copertina)”,”MUSx-313″
“FOSTER John”,”Class Struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns.”,”John Foster è Lecturer in Politics alla Strathclyde University, Glasgow. Il movimento operaio sindacale di massa inglese durante la rivoluzione industriale fu il primo a produrre alcune forme di coscienza operaia rivoluzionaria e su una scala sufficiente a impressionare Marx ed Engels durante la prima metà del XIX secolo e fino alla metà dell’800. Ma poi rapidamente questo movimento pionieristico cambia corso e comincia un lungo periodo di collaborazione di classe durante il quale contribuisce alla costituzione di un nuovo tipo di democrazia liberale. L’autore vuole capire il perché di questa svolta. (in apertura del volume)”,”MUKx-203″
“FOSTER William Z.”,”Outline Political History of the Americas.”,”Lavoro schiavistico: indiani Indice: citate le pagine che si riferiscono ai vari Partiti comunisti del Centro Sud e Nord america (v. indice pag 653)”,”MUSx-337″
“FOSTER JONES Richard”,”Antichi e moderni. La nascita del movimento scientifico nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Richard Foster Jones, nato nel 1886, è stato professore emerito di inglese alla Stanford University. Oltre a questo volume, è autore di altre opere fra cui The Triumph of the English Language.”,”SCIx-232-FL”
“FOSTER John Bellany SZLAJFER Henryk, a cura, saggi di SWEEZY Paul M. KALECKI Michael DOBB Maurice SHERMAN Howard MAGDOFF Harry SYLOS-LABINI Paolo STEINDL Josef MORRIS Jacob STANFIELD Ron”,”The Faltering Economy. The Problem of Accumulation under Monopoly Capitalism.”,”John Bellamy Foster received his Ph.D. in political science from York University in Toronto. Henryk Szlajfer is a Polish economist and socialogist who works for the Center for Non-European Studies at the Polish Academy of Sciences in Warsaw.”,”ECOT-277-FL”
“FOUCAULT Michel MARCUSE Herbert ENZENSBERGER Hans Magnus VAN DUYN Roel LEFEBVRE Henri LAOT Jeannette KRUMNOW Fredo DELEUZE Gilles GUATTARI Félix TOURAINE Alain FOURIER Charles”,”Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt.”,”Conversazione di Hans Magnus Enzensberger con Herbert Marcuse (pag 39-59) “”Herbert Marcuse: ‘Se il termine proletariato designa gli “”operai dell’industria”” quali Marx li ha descritti – il lavoro vivo nel processo di produzione – io ritengo che nella nostra epoca questa formulazione è del tutto insufficiente. Per Marx, la dittatura del proletariato era – lo si dimentica troppo facilmente – la dittatura di una schiacciante maggioranza su una minoranza. Il “”proletariato”” definito da Marx rappresenta forse una maggioranza nei paesi industriali avanzati? E’ forse la sola classe che sia vittima dello sfruttamento nella nostra società moderna? (…) Gli operai dell’industria non rappresentano più la maggioranza della popolazione, non sono i soli ad essere sfruttati. Un esempio: si è spesso discusso per sapere se i milioni di impiegati dell’industria pubblicitaria americana creano oppure no un plusvalore, cioè se essi siano oppure no degli sfruttati in senso marxista del termine. Da parte mia, io ritengo di sì. Quelle persone vendono direttamente la loro forza-lavoro, il che corrisponde alla nozione marxista di sfruttamento. l loro salari non rappresentano semplicemente un capitolo delle spese generali. Essi sono assolutamente necessari al processo di produzione capitalistico. (…) Sono già necessari al livello della produzione: l’impiegato dell’industria pubblicitaria determina in anticipo la forma della merce (pensate soltanto all’automobile), la sua qualità, ed anche la sua quantità. Ciò vale ugualmente per i tecnici, gli ingegneri, gli scienziati, gli psicologi ed i sociologi integrati nel processo di produzione, tutte categorie in piena espansione. Questi fenomeni comportano come contraccolpo delle modificazioni nelle strutture stesse della classe operaia. Sappiamo adesso che il numero dei “”colletti bianchi”” aumenterà progressivamente a scapito dei “”colletti blu””, che l’equilibrio numerico fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali si modificherà a vantaggio di questi ultimi i quali vedranno aumentare la propria parte all’interno del processo produttivo. E tutto ciò dovrebbe incitare ad una grande prudenza quando noi maneggiamo i concetti di proletariato e di dittatura del proletariato'”” [(in) ‘Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt’, Actuel-Guaraldi, 1975] (pag 45-46)”,”TEOC-602″
“FOUCAULT Michel”,”Raymond Roussel.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. (1978)”,”TEOS-083-FL”
“FOUCAULT Michel CHOMSKY Noam”,”Della natura umana. Invariante biologico e potere politico.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. Noam Chomsky, linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology. Chomsky è nato il 7 dicembre 1928 a Filadelfia.”,”TEOS-136-FL”
“FOUCHER Michel”,”La Republique européenne.”,”Michel FOUCHER è geografo professore all’ Università Lumiere Lyon II e al College d’ Europe de Natolin (Varsavia). Ha fondato l’ Observatoire Europeen de Geopolitique.”,”EURx-071″
“FOUGEYROLLAS Pierre”,”Marxismo in discussione.”,”FOUGEYROLLAS Pierre “”Le scienze della natura scoprono leggi, verificando per un numero limitato di casi le loro ipotesi. Perché non potrebbe essere così anche per la sociologia? Certuni sono arrivati al punto di pensare che la verità del materialismo storico era stata sufficientemente stabilita. È il caso di Lenin che scriveva: «Oggi, dopo l’apparizione del ‘Capitale’, la concezione materialistica della storia non è più un’ipotesi, ma una dottrina scientificamente dimostrata» (15). Aggiungeva che sin tanto che non si fosse realizzato un altro tentativo di spiegazione sociologica scientifica, il materialismo storico era la sola concezione scientifica in materia e quindi sinonimo di scienza sociale. Pensando alle scienze della natura, Lenin indicava che, dal momento che il materialismo storico aveva scientificamente analizzato e spiegato la società capitalista, era naturale che rendesse conto altrettanto scientificamente di altri tipi di società. Tutto il problema è di sapere se la scienza sociale è in questo assimilabile alle scienze della natura (16). Sin tanto che la questione non è stata risolta in modo positivo, l’opinione di Lenin implica un estrapolazione, se non ingiustificabile, almeno per il momento ingiustificata. Del resto se il ‘Capitale’ rende conto di un grande numero di aspetti della società moderna in maniera utile alla scienza sociologica, non si può dire che tutti gli aspetti di questa società siano stati scientificamente spiegati in questa opera o nelle altre opere di Marx: è il caso per esempio della interazione fra le ideologie e le istituzioni, a proposito della quale il materialismo storico ci è parso presentare una lacuna. Lenin è senza dubbio stato imprudente nel testo ora riportato; nella sua polemica contro Mikhailovski, ha involontariamente dogmatizzato il marxismo nel tentativo di difenderlo. Scrivendo, in una lettera a Conrad Schmidt il 5 agosto 1890: «La nostra concezione della storia è innanzi tutto una direttiva per lo studio», Engels era stato più fedele alle esigenze del pensiero scientifico”” [Pierre Fougeyrollas, ‘Marxismo in discussione’, Jaca Book, Milano, 1966] [(15) V.I. Lenin, «Ce que sont les amis du peuple» (1894), in ‘Oeuvres choisés’ (2 vol.), t. 1, p. 94 Moscou 1946 (Cfr. trad. it., in Opere scelte, Mosca, 1949, p. 81); (16) Cfr. più avanti, cap. V] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Pierre Fougeyrollas, né le 22 décembre 1922 à Mont-de-Marsan et mort le 29 mai 2008 à Paris, est un philosophe, sociologue et anthropologue français. Il a été professeur de sociologie à l’université de Paris VII.”,”TEOC-786″ “FOULAN Pierre”,”Introduction à l’ étude du Marxisme.”,”Le forze produttive dell’ umanità hanno smesso di crescere (Trotsky, 1938) (pag 80) Aristocrazia operaia e burocrazia d’ apparato. 1900-1914. “”Così, i partiti della II Internazionale sono diventati, secondo l’ espressione di Lenin, dei partiti operai borghesi, ovvero dei partiti rimasti operai per le loro origini storiche e le loro radici nel proletariato ma in cui gli apparati, tra le mani dei “”luogotenenti operai della borghesia””, funzionano al servizio del capitalismo.”” “”(Ma) Come scrive Trotsky “”le leggi della storia sono, in definitiva, più potenti degli apparati””; tre anni dopo il crollo della 2° Internazionale trionfa la Rivoluzione d’ Ottobre, come inizio della rivoluzione mondiale. E, nel 1919, intorno al partito bolscevico vittorioso, si costituisce una nuova internazionale: l’ Internazionale comunista””. (pag 89-90) La commissione formazione dell’ OCI (per la ricostruzione della IV Internazionale) ha discusso e redatto questa “”Introduzione alla studio del marxismo)”,”TROS-176″ “FOULON Maurice”,”Fernand Pelloutier. Précurseur du syndicalisme fédéraliste. Fondateur des bourses du travail.”,”F. PELLOUTIER (1867-1901)”,”MFRx-309″ “FOURASTIE’ Jean VIMONT Claude; a cura di Giacomo TOMASELLI; confronti antologici da M. ACCOLTI GIL P. GEORGE P. PARDO V. LANTERNARI C.D. PERKINS S.M. McMURRIN H. KALVEN jr A. RONCHEY”,”Storia di domani.”,”Confronti antologici da M. ACCOLTI GIL, P. GEORGE, P. PARDO, V. LANTERNARI, C.D. PERKINS, S.M. McMURRIN, H. KALVEN jr, A. RONCHEY.”,”PVSx-003″ “FOURASTIE’ Jean”,”Machinisme et bien-être.”,”Jean FOURASTIE’ è Professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, Professore all’ Institut d’ Etudes Politiques, Professore all’ Ecole Nationale d’ Administration (ENA).”,”MFRx-129″ “FOURASTIE’ Jean”,”Les 40000 heures. Le travai d’une vie demain.”,”Trenta ore per settimana, quaranta settimane per anno, trentacinque anni ovvero 40 mila ore di lavoro nel corso di una vita. L’A mostra che il tempo di lavoro è legato allo sviluppo di una nuova società industriale.”,”CONx-017″ “FOURASTIE’ Jean MONTET Henri”,”L’ economie francaise dans le monde.”,”Sulla produttività dell’ economia francese (anni 1950): “”Così gli Stati Uniti pervengono a nutrire la loro popolazione assegnando ai lavori propriamente agricoli solamente il 13% della loro manodopera, quando noi ne impieghiamo il 36%””. (pag 29) “”Il debole rendimento globale del lavoratore agricolo costituisce un pesante handicap per l’ economia francese””. (pag 37) “”per cavare dal suolo 4 tonnellate di carbone in un giorno, quattro minatori in Francia, tre in Inghilterra e uno negli Stati Uniti””. (pag 39)”,”FRAE-015″ “FOURASTIE’ Jean”,”La produttività.”,”Disparità poteri d’ acquisto nello spazio. “”(…) la maggior parte degli uomini ritiene che il potere d’ acquisto d’un popolo ricco debba essere, per qualsiasi consumo, maggiore di quello d’un popolo povero; si crede, per esempio (o almeno tale è la maniera corrente di ragionare), che l’ operaio canadese possa comprare col suo salario annuo indifferentemente una quantità di pane, di patate o di apparecchi radio quattro volte maggiore di quella che potrebbe procurarsi l’ operaio italiano. Ma l’ esperienza dimostra che questa supposizione è errata; gli studi effettuati sui salari provano infatti che per determinati consumi tutti gli operai del mondo hanno lo stesso potere d’ acquisto o dei poteri d’ acquisto molto vicini, mentre per altri prodotti lo scarto può raggiungere la proporzione di 1 a 50 e anche superarla. (…) Un esame superficiale potrebbe indurre a considerare questi fatti con un interesse meramente aneddotico; ma basterà riflettervi sopra per rendersi conto che essi costituiscono la chiave del nostro problema. Infatti, se il potere d’ acquisto del manovale è attualmente e praticamente lo stesso in tutti i paesi del mondo per quanto riguarda il taglio di capelli, mentre è così disuguale per quanto riguarda lo zucchero, il grano o l’ elettricità, ci dev’ essere per forza un motivo plausibile (…). Si potrà allora facilmente constatare che i poteri d’ acquisto sono identici quando i tempi di produzione sono identici””. (pag 20)”,”ECOI-157″ “FOURASTIE’ Jean”,”Le long chemin des hommes.”,”Quarant’anni dopo Alexis CARREL, Jean FOURASTIE’ dice ciò che pensa della condizione umana. In tutti i domini, dal 1935, le scienze hanno ridotto la nostra ignoranza sull’ uomo. Ma non resta meno conosciuto e misterioso. L’A riapre il dossier ‘uomo’ dal punto di vista biologico, informatico, delle crisi morali e filosofiche. Metodo di studio. “”Essendo la vita quotidiana formatrice di buon senso ma generatrice di spontaneità illusoria e di confusione obiettiva, cosa dovrebbe insegnare la Scuola? A mio avviso tutt’altra cosa di oggi. Intanto, non dovrebbe più essere questione della priorità di discipline. L’ informazione è dappertutto, e la sua acquisizione non è più che una tecnica. Invece, è il trattamento dell’ informazione che è fondamentale, e la decisione che segue. Già, molto per fortuna, un ragazzo è formato in gran parte dalla scuola, non alle cose stesse che lui apprende, ma a una attitudine ad apprendere. E’ questo che deve diventare, coscientemente, l’ essenziale. Si tratta dunque di esercitare il cervello attraverso l’ educazione mentale come si esercita il corpo all’ educazione fisica. Si tratta di sviluppare l’ attività intellettuale, l’ energia microfisica celebrale, ed apprendere le procedure della sua messa in opera. Saper raccogliere l’ informazione pertinente al soggetto trattato, cercarla ove la si trova (dizionari, enciclopedie, opere scientifiche, manuali, persone compententi, ecc.). Criticare le fonti di informazione, rilevare gli errori, rettificarli. Saper valutare il preponderante, il secondario, l’ accessorio… i fatti dalle conseguenze maggiori e minori, a breve e a lungo termine: saper trattare questa informazione dunque, sapere estrarre delle conclusioni, dedurre delle decisioni””.”,”SCIx-199″ “FOURASTIE’ Jean”,”Productivité et richesse des nations.”,”Jean-Louis HAROUEL è professore all’Università di Parigi II. Ha scritto una decina di libri tra cui uno dedicato al pensiero di J. FOURASTIE’ ‘Les 40.000 heures’. Fourastié: analyse critique’ (Hatier 1973).”,”FRAE-034″ “FOURASTIE’ Jean BAZIL Béatrice”,”Pourquoi les prix baissent.”,”B. Bazil diplomata presso l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Si è occupata di ineguaglianze in Francia. J. Fourastié noto economista con incarico al ministero delle finanze francesi, nel 1945 è stato chiamato al Commissariato generale al Piano fondato da Jean Monnet. Ha presieduto la Commissione sulla manodopera per quattro piani successivi. Dal 1967 si è dedicato all’insegnamento. Ha pubblicato numerosi libri sui temi economici, il macchinismo, i Trenta Gloriosi dell’economia francese, le ineguaglianze in Francia (con la Bazil)”,”FRAE-057″ “FOURASTIE’ Jean, collaborazione di Jacqueline FOURASTIE'”,”Pouvoir d’achat, prix et salaires.”,”Storia dei movimenti del prezzo del grano, del pane, in Francia e nel mondo, ore di lavoro necessarie ecc. (pag 124-141)”,”ECOS-028″ “FOURASTIÉ Jean”,”La produttività.”,”Jean Fourastié, professore al Conservatoire National des Arts et Métiers e all’Institut d’Études Politiques dell’Università di Parigi.”,”ECOT-189-FL” “FOURCAUT Annie”,”Bobigny, banlieue rouge.”,”FOURCAUT Annie (1950) agregée d’ histoire, dottore del terzo ciclo in storia ha collaborato all’ opera ‘La question du logement et le mouvment ouvrier francais’ (1981) e altre opere sul PCF e l’ ambiente operaio. Il fronte popolare: “”Esiste ancora una banlieue?”” “”I successi elettorali dei comunisti nel 1935 e 1936 in banlieue danno una posizione nuova al loro inserimento. Nello stesso tempo, l’ idea di specificità di un territorio votato alla rivolzuione, sviluppata negli anni 1924-1932, svanisce e sparisce dai testi comunisti””. (pag 55)”,”PCFx-044″ “FOURIER Charles SCHERER René a cura”,”Charles Fourier ou la contestation globale.”,”FOURIER, filosofo e riformatore sociale francese (Besançon 1772-Parigi 1837). Costretto a guadagnarsi da vivere facendo il commesso di negozio, andò maturando le sue teorie, improntate al socialismo utopistico. Secondo F. è possibile liberare il mondo dall’egoismo umano e le masse dallo sfruttamento e dalla miseria dando alla società un nuovo ordine razionale che regoli i rapporti inter-individuali in base allo studio delle passioni e dei sentimenti umani (“”matematica delle passioni””), instaurando così l'””armonia universale””. F. sostituisce all’assetto economico del liberismo concorrenziale un piano cooperativistico fondato sulla falange, comunità di lavoro volontaria formata da ca. 1600 membri assortiti in modo da armonizzare naturalmente nelle diverse mansioni ed esigenze produttive della collettività, così che ognuno possa realizzare se stesso lavorando e sentendosi contemporaneamente libero. La falange avrebbe dovuto vivere e lavorare in un”,”SOCU-036″ “FOURIER Charles, a cura di Daniel GUERIN”,”Vers la liberté en amour.”,”””Le persone sposate sono colpite da una prodigiosa sfiducia nei confronti dei loro simili. Niente è più difficile che riunire e far vivere in menage due coppie di sposi. L’ incompatibilità si estende dai padroni ai servitori, e in tutte le gestioni domestiche c’è forte ripugnanza a prendere come domestici una coppia sposata. E’ che non si ignora che lo spirito coniugale opera una lega degli sposi contro tutto ciò che li circonda, che esso soffoca le passioni nobili e le idee liberali; da ciò discende che la classe delle persone sposate è sempre la più astuta, la più indifferente all’ infelicità pubblica o particolare, e il loro spirito antisociale è così ben riconosciuto che si crede di far un grande elogio di un uomo dicendo: “”il matrimonio non l’ ha affatto cambiato, ha conservato il suo carattere amabile di un ragazzo””. (pag 117)”,”SOCU-098″ “FOURIER Charles”,”L’ armonia universale.”,”””In linea di massima, i progressi sociali e i cambiamenti di periodo avvengono in ragione del progresso delle donne verso la libertà, e i regressi da un tipo di società all’ altra in ragione della diminuzione della libertà delle donne… L’ aumento dei privilegi delle donne è il principio generale di ogni progresso sociale.”” (pag 126)”,”SOCU-105″ “FOURIER Charles”,”Il nuovo mondo industriale e societario. Ovvero invenzione del procedimento d’ industria attraente e naturale distribuita in serie passionali.”,”I falsi profeti. “”L’ altra setta, che pretende di fondare l’ associazione, ha come esponenti dei nuovi filosofi, chiamati oweniani dal nome del loro capo. Essi danno il nome di associazione, a comunità anti-societarie, che respingono i metodi da cui nascerebbero l’ accordo delle passioni e l’ Attrazione industriale fini ultimo dello stato societario. (…) Robert Owen ha evitato con cura questo procedimento, che avrebbe ferito il suo orgoglio: egli voleva essere contemporaneamente inventore, fondatore e predicatore dell’ associazione; voleva assommare i tre ruoli che dovrebbero essere attribuiti a personaggi differenti, voleva detenere in esclusiva la gloria della scoperta. Egli si è impadronito della parola “”associazione””, senza preoccuparsi del contenuto; ha pensato soltanto ad attribuirsi l’ onore di una scoperta ancora da fare, e a distogliere da questa ricerca gli studiosi, facendo credere che era riuscito da solo in tale impresa””. (pag 335-336)”,”SOCU-124″ “FOURQUET Jérôme”,”La fin de la grande classe moyenne.”,” Strati inferiori della classe media: Rapporto tra ‘discounters’ (acquirenti dei discont) e gilet gialli Economia della ‘debrouille’: l’arte di arrangiarsi: frequentazione dei magazzini sito Le Bon Coin Lavoretti in proprio Ricorso massiccio al credito al consumo”,”FRAS-056″ “FOWKES Ben”,”L’Europa orientale dal 1945 al 1970.”,”Specialista di storia russa, Ben Fowkes insegna nella University of North London. Ha pubblicato The Post-communist Era. Change and Continuity in Eastern Europe e Ethnicity and Ethnic Conflict in the Post-communist Word.”,”EURC-063-FL” “FOX PIVEN Frances CLOWARD Richard A.”,”I movimenti dei poveri. I loro successi i loro fallimenti.”,”FOX PIVEN è professoressa di scienze pol all’Univ di Boston ed è inoltre VP della Society fo the Study of Social Problems (SSSP). CLOWARD è sociologo e operatore sociale presso la Columbia Univ e membro del Comitato Direttivo della New York Civil Liberties Union.”,”MUSx-026″ “FOX Ralph”,”Marx, Engels y Lenin sobre Irlanda.”,”””Inevitabilemente, la lotta dell’ Irlanda è stata legata ad altri popoli e classi durante questo lungo periodo storico. Irlanda ha consacrato molte e distinte figure rivoluzionarie al movimento mondiale di liberazione: Wolfe Tone, Robert Emmett, Finton Lalor, James Stephens, Michael Davitt, James Connolly e Liam Mellowes, per citarne alcuni dei migliori e più importanti. Ma l’ Irlanda in cambio, ha ricevuto pure l’ aiuto e l’attenzione dei leaders della classe più rivoluzionaria, la classe operaia (…)””. (pag 17)”,”IRLx-008″ “FOX Robert”,”Un secolo di guerre – Un siglo de guerras.”,”Robert Fox è uno scrittore e un giornalista radiotelevisivo che ha operato per 35 anni come corrispondente i guerra per la BBC, il Daily Telegraph e l’Evening Standard. E’ un esperto dell’area mediterranea.”,”FOTO-077″ “FOX Ralph”,”Lenin. A Biography.”,”Dello stesso autore: ‘People of the Steppes Storming Heaven’ Agosto 1917. Repressione da parte del governo provvisorio. Lenin rischia di essere arrestato e ucciso e si nasconde a Pietrogrado. Il partito diventa semi-legale. L’8 agosto si apre il sesto congresso nel distretto di Viborg, quartiere operaio dove le forze del regime non osano entrare. In questa fase di clandestinità Lenin scrive e pubblica ‘Riusciranno i bolscevichi a manterere il potere?. Kornilov intanto procede a ristabilire la pena di morte nell’esercito e fa eseguire centinaia di fucilazioni di soldati. I loro corpi vengono esposti lungo le strade. (pag 237-238-239)”,”LENS-279″ “FOY Fred G.”,”Ovens, Chemicals, and Men! Koppers Company, Inc.”,”Fondo Palumberi Fred G. Coy, membro della Newcomen Society, presidente della Koppers Company, Inc, Pittsburgh, Pennsylvania”,”ECOG-100″ “FRABBONI Franco PAGLIARINI Carlo TASSINARI Gastone, a cura, Saggi di Fiorenzo ALFIERI Francesco SUSI Leonardo TRISCIUZZI Maddalena PILARSKI Luigi GUERRA Riccardo MASSA Dimitri SOSSAI Luca DONATI Alessandra AIELLO Vincenzo CESAREO Paolo OREFICE Flavio MONTANARI Andrea VELLUTINI Cosimo SCAGLIOSO Ortensia MELE Piero LUCISANO”,”Imparare la città. L’extrascuola nel sistema formativo.”,”Katia Franci, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze.”,”GIOx-010-FL” “FRACASSI Claudio”,”Sotto la notizia niente. Saggio sull’ informazione planetaria.”,”””L’ immagine di una pipa non è una pipa”” (Magritte) Claudio FRACASSI è direttore del settimanale ‘Avvenimenti’. E’ autore tra l’ altro di ‘Il ciclone Natascia’ (1975), ‘Aleksandra Kollontai e la rivoluzione sessuale’ (1977), ‘L’ inganno del Golfo’ (1992).”,”EDIx-036″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Donizetti.”,” Gaetano Donizetti (1797-1848): in 27 anni 73 opere e altra musica”,”BIOx-213″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Spagna encantadora.”,”Definizione di umorismo (pag 140-141) “”Don Chisciotte è dunque nato, qui, in questa casa che era allora, nel 1600, una prigione. «Triste casa – scriveva don Miguel de Cervantes a un suo zio ad Alcazar de San Juan – più caverna che prigione, nella quale interminabili giorni e brevi notti mi affaticano». E nel prologo al romanzo, confessandosi al lettore dice: «Disoccupato lettore, senza che io ne faccia giuramento mi potrai credere che io contavo che questo libro, come figlio del mio intendimento, dovesse essere il più bello, il più gagliardo e il più grazioso che si possa immaginare: però non ho potuto contravvenire agli ordini della natura, la quale vuole che qualunque cosa essa produca le somigli. Ora, che potrebbe il mio sterile e incolto ingegno produrre, se non la storia di un figlio magro, bizzarro, e pieno di pensamenti strani e non immaginati ancora da nessun altro? E’ nato in una prigione nella quale ogni incomodità è come a casa propria, e ogni tristezza ha la sua dimora…». Ma ne venne invece il capolavoro dell’umorismo e della satira. E dico espressamente umorismo e satira senza tirar fuori altre parolone sonore, perché queste due altissime forme d’arte bastano: e non escludono affatto la serietà delle intenzioni, né quel senso di umanità anche doloroso, pensoso sempre, che deve essere sempre il fondo di ogni espressione d’arte. E’ ineffabile la tragedia dei pietosi sforzi ai quali si sommettono alcuni critici e letterati moderni per indagare, scrutare, e rivelare che cosa debba veramente essere l’umorismo, l’umorismo autentico e moderno, da non confondersi – ohibò – con l’umorismo che purtroppo fa ridere. L’umorismo (secondo questi poveri di spirito i quali è dubbio se avranno in compenso il regno dei cieli) ha da essere una complicata e fredda manipolazione cerebrale irta di significati nascosti e di simboli ermetici, che guai se riesca a far fiorire sulle labbra il più pallido sorriso: perché se l’umorismo ti fa sorridere, dove mai va a finire la profonda serietà? O povera gente malata di cattiva digestione, eccolo spiegato da secoli che cosa ha da essere l’umorismo, e qualche tempo prima l’aveva rivelato anche uno scrittore di riviste e di farse e di commedie greche, chiamato Aristofane: l’umorismo ha da essere la visione dell’umanità, con le sue virtù, i suoi difetti, le sue debolezze, i suoi accessi, visti da uno spirito che abbia la pietà allegra, cioè serena, e sappia anche ridere, e attraverso a questo stato di grazia affini la sua e la vostra umanità, ché saper ridere vuol dire anche saper soffrire, cioè sentire. «Ridere, dice il Figaro di Beaumarchais – per la paura d’essere obbligato a piangere». «Chi ti ha dato una fisionomia così gaia?» chiedono a Figaro. E Figaro risponde: «L’abitudine alla sventura». Ma Figaro e Don Chisciotte fanno anche clamorosamente ridere. E pure vanno profondo nell’anima e nel cuore degli uomini”” [Arnaldo Fraccaroli, ‘Spagna encantadora’, Milano, 1930] (pag 138-141)”,”SPAx-144″ “FRACHON Benoit”,”Au rythme des jours. Rétrospective de vingt années de luttes de la CGT (textes choisis). Tome Second 1955-1967.”,”FRACHON Benoit segretario generale della Confederazione generale del lavoro, CGT. “”Si sa che nei contratti collettivi od accordi salariali esistenti, i padroni della metallurgia rifiutano la fissazione di salari di base garantiti a un tasso prossimo a quello del salario reale. E’ un vecchio costume a cui i padroni tengono molto. Essi hanno dovuto però qualche volta derogare, quando i métallos l’ hanno chiesto con sufficiente forza. Nel 1936, per esempio, dopo molte resistenze e manovre, fu siglata la convenzione collettiva della metallurgia parigina. I salari garantiti vi erano fissati a un tasso assai elevato affinché fossero sufficienti per un salario reale e veramente remuneratore. Ecco un esempio di quello che rappresenterebbero oggi questi salari (…)””. (pag 467)”,”MFRx-258″ “FRAENKEL H.”,”Storia di una nazione proletaria. La politica finanziaria italiana da Cavour a Mussolini.”,”””Come nel campo politico, così pure in quello finanziario l’ anno 1925 portò l’ economia e la finanza a una svolta decisiva. Da allora in poi il traffico delle divise venne sottoposto alla più severa sorveglianza: alla Banca d’ Italia, rimasta ormai unico istituto d’ emissione, fu affidato il diritto di controllo sopra a tutti gli istituti di credito nel Paese, alle Borse furono imposti determinati vincoli, mentre agli istituti di credito parastatali già esistenti veniva dato un nuovo ordinamento, concessi abbondanti mezzi e affidati compiti precisi. Era questa una politica che, senza nulla demolire, stringeva sempre più le maglie della sua rete, fino a che lo Stato totalitario s’ impossessò d’ogni attività. L’ 8 luglio 1926 Mussolini inaugurava l’ Istituto statale delle esportazioni, una delle meglio riuscite istituzioni del regime””. (pag 247)”,”ITAF-157″ “FRAENKEL Boris, Collaboration de Sonia COMBE”,”Profession: Révolutionnaire.”,”Né à Dantzig en 1921, Boris Fraenkel traverse en rèvolutionnaire le siècle de la barbarie, en coulisses le plus souvent et parfois sur le devant de la scène comme, par exemple, le 22 mars 1967 à Nanterre où il anime, au sein de l’université, une conférence intitulée Jeunesse et sexualité qui annonce par son succès les événements de mai ’68. Intellectuel sans oeuvre, Fraenkel a passé sa vie à lire, à traduire, à vulgariser les thèses d’auteurs tels que Reich, Marcuse, Lukàcs, Trotsky. Préface, Avant-Propos, Conclusion, Postface Par Sonia COMBE, Notes, Glossaire, Collection Clair & Net, dirigée par Antoine SPIRE,”,”TROS-089-FL” “FRAGA IRIBARNE Manuel”,”Razas y racismo en Norteamerica.”,”Contiene dedica manoscritta Pag 31 tabella sulla popolazione nera negli Stati Uniti nel 1940 per singolo stato americano (totale 12 milioni) Linciaggi per stati, 1882-1947. Totale 4717 di cui 3426 neri e 1291 bianchi. (pag 37 e seguenti) Manuel Fraga Iribarne (born November 23, 1922 at Vilalba) is a Spanish and Galician politician. Fraga was a politician in Spain under Francisco Franco’s dictatorial regime and in the democracy after Franco’s death. He was the President of Galicia from 1990 to 2005. Fraga governed Galicia strictly with a hard hand but he did a lot of good things for Galicia, helping build a strong economy of farming, fishing and construction. Retrieved from “”http://simple.wikipedia.org/wiki/Manuel_Fraga_Iribarne”” FRAGA IRIBARNE Manuel è stato un diplomatico, segretario di ambasciata, iscritto all’istituto di cultura ispanica. Ha insegnato all’università, cattedra di diritto politico (Valencia). Ha scritto ‘Luis de Molina y el derecho de la guerra’) (Luis de Molina (Cuenca, 1535 – Madrid, 12 ottobre 1600) è stato un teologo, giurista e gesuita spagnolo. Fu autore di un’originale teoria sulla concordia tra libero arbitrio e grazia divina (molinismo). Biografia [modifica] Entrò nell’Ordine Gesuita ad Alcalá de Henares nel 1553 e in seguito si stabilì in Portogallo dove studiò presso l’università di Coimbra. Fu professore di filosofia e poi di teologia ad Évora e, dopo il suo ritorno in Spagna (1586) a Madrid in teologia morale. Attorno al 1590 si ritirò nella sua città natale di Cuenca dove si dedicò alla difesa della sua principale opera teologica, il De concordia liberi arbitrii cum divinae gratiae donis, pubblicato a Lisbona nel 1588, in cui aveva esposto un’originale teoria soteriologica sul rapporto tra libero arbitrio e grazia divina. Questa teoria era scaturita dalle riflessioni circa le tesi sulla grazia da parte della Riforma protestante. In reazione alla dottrina luterana e in opposizione alla teoria agostiniana, Molina, rifacendosi parzialmente alle posizioni pelagiane, reinterpretò il rapporto tra libertà individuale e grazia divina sostenendo che quest’ultima era efficace unicamente in virtù dello sforzo della volontà umana e del consenso al bene; veniva anche indagata la relazione tra libertà individuale con la prescienza e la predestinazione. L’accento posto sulla volontà umana ai fini dell’azione della grazia divina, scaturito dalla riflessione delle teorie protestanti sulla grazia, fu considerarato però eccessivo e suscitò l’accesa reazione dei teologi cattolici dell’università di Salamanca e dei domenicani, che definirono eretiche queste teorie che invece vennero accolte e sostenute da tutti i maggiori teologi gesuiti. Nel 1596 papa Clemente VIII, tendenzialmente favorevole alla tesi di Molina, avocò a sé la questione molinista e nominò una commissione definita Congregazione de auxiliis, per dirimerla definitivamente. La morte del pontefice rimandò la sentenza al suo successore Paolo V che, sentiti i pareri di due eminenti teologi Francesco di Sales e Roberto Bellarmino, pose fine alla controversia senza decretare vincitori e vinti. Notevole fu anche il contributo di Molina alla dottrina giuridica dell’epoca: nel suo De iustitia et de iure (1593) trattò dei rapporti tra stato e Chiesa e accennò ai problemi economici del suo tempo. wikip)”,”USAS-167″ “FRAGER Dominique”,”Socialisme ou barbarie. L’aventure d’un groupe (1946-1969).”,”Questo libro offre la storia di questo gruppo singolare, Socialisme ou Barbarie, che ha pubblicato una rivista con lo stesso nome e ha lasciato un’impronta duratura e profonda nella storia intellettuale e politica francese. Questo collettivo si è distinto in particolare per una critica radicale della burocrazia e dello stalinismo e, contemporaneamente, per una critica altrettanto radicale del capitalismo occidentale nella prospettiva dell’autogestione di tutti i settori della vita sociale. Il gruppo, affermando un marxismo antistalinista, si sforzerà di sviluppare una critica in atto dell’intellighenzia marxista, dei partiti “”comunisti”” e delle avanguardie rivoluzionarie. Si può anche leggere, in alcune idee e pratiche di Socialisme ou Barbarie, un presagio delle correnti e dei dibattiti che animeranno gli anni 1960 e 1970. Allo stesso modo, esisteranno molti ponti tra questo gruppo e il movimento situazionista, nonché con gli animatori del movimento del maggio 68 come Daniel Cohn-Bendit. Dominique Frager consegna in queste pagine una storia vivente della genesi e dello sviluppo di questo collettivo, della sua produzione teorica e del suo tentativo di costruire una nuova organizzazione politica. Discute gli accesi dibattiti che lo hanno attraversato, a volte fino al crepacuore, così come le discussioni e le opposizioni con altri intellettuali e tendenze politiche contemporanee: Jean-Paul Sartre, Edgar Morin e la rivista Arguments, il Partito Comunista Francese, la Nouvelle Gauche… Testimone e attore degli ultimi anni di questa avventura, Dominique Frager ha avuto accesso anche agli archivi di Socialisme ou Barbarie. Con questo libro intende aiutare a ripercorrere la storia di un gruppo le cui idee e pratiche, oltre che influenza, raccontano un’intera parte della storia della sinistra radicale in Francia. Dominique Frager è stato testimone e uno dei protagonisti degli ultimi anni dell”avventura’ del gruppo ra le figure meno note di SoB: Alberto Maso (Vega), Philippe Guillaume, Hirzel (R. Bourt), Danilo Montaldi, Benno Sarel, Daniel Mothé (Jacques Gautrat), Henri Simon, Jacques Blot, Pierre Brune (Pierre Souri), Jacques Singnorelli (André Garros), Daniel Blanchard (P. Canjuers), Christopher Pallis, Didier Anger, Martine VIdal Le relazioni internazionali del gruppo. ‘Oltre a quelli con il gruppo Correspondence negli Stati Uniti, SouB ha delle relazioni con una parte della sinistra italiana antistaliniana. Véga è incaricato della corrispondenza e dei legami con gli italiani. Così, i primi contatti con il Partito Comunista d’Italia e il suo leader Onorato Damen che aveva rotto con il dogmatismo di Amadeo Bordiga in un congresso svoltosi nella primavera del 1952. Contrariamente a SouB questo gruppo ha una reale base operaia. Testi di questo ‘partito’ sono pubblicati nel n. 11 di SouB (‘Risoluzione sui rapporti internazionali’ e le tesi del PC di Damen nel n. 12). La rivista Prometeo pubblica vari testi di SouB. Alla fine dell’anno 1956 la sinistra antistalinista tenta di unificarsi in Italia e SouB saluta e incoraggia questo nuovo raggruppamento nel n. 21 (maggio 1957) con l’articolo ‘En Italie, la gauche ouvrière révolutionnaire s’organise’). Il raggruppamento ha quattro componenti: il gruppo di Azione comunista (opposizione di sinistra in seno al PCI ufficiale), la Federazione Comunista Libertaria, il PCI di Onorato Damen e un gruppo di origine trotskista. Occorre notare che in Italia, degli anarchici e dei marxisti antistaliniani si ritrovano fianco a fianco, contrariamente a quello che accade in Francia. Il primo meeting, nel dicembre 1956, di questo raggruppamento è seguito da un migliaio di militanti, operai in gran parte. La riunione termina con una risoluzione della ‘sinistra rivoluzionaria’, che si dichiara solidale con “”il proletariato ungherese che si è battuto e si batte per difendere i diritti di classe, vede e saluta nella creazione dei consigli operai l’organo del potere della classe””. I quattro gruppi decidono di costituirsi in comitato d’azione (…). Il vero ‘passeur’ delle idee di SouB in Italia è un amico di Véga (A. Maso). Il suo nome Danilo Montaldi (…)”” (pag 60-61)”,”FRAP-129″ “FRAIOLI Mauro; RICCI Aldo G.”,”Rousseau, Marx e il totalitarismo (Fraioli); Marxismo e politica nell’Italia di ieri (Ricci).”,”Tanto Rousseau quanto Marx oppongono alla società dello scambio l’idea di una società organica, perfettamente omogenea, nella quale l’unica fonte del potere politico sia la “”volontà generale”” dei cittadini. (saggio di Fraioli) Articolo di Ricci a proposito del saggio di Giuseppe Bedeschi ‘La parabola del marxismo in Italia, 1945-1983′ (Laterza, 1983). Periodizzazione di Bedeschi per ricostruire la storia del marxismo italiano: tre fasi il decennio 1945-55 gli anni delle certezze assolute; 1956-67 gli anni della grande trasfromazione economico sociale; e il periodo dal 1968 al 1983 cioè dall’illusione rivoluzionaria alla crisi del marxismo (v. Pci).”,”TEOC-040-FGB” “FRAJESE Attilio”,”La matematica nel mondo antico.”,”Platone fondatore dell’ insegnamento matematico, “”””L’ arte dei computi però, e la geometria e tutta l’ educazione preparatoria, che è d’uopo sia impartita prima della dialettica, si debbono mettere innanzi ai giovani, ma senza dare all’ insegnamento forma di studio forzato… Perché il libero non deve imparare nessuna disciplina se accompagnata a servitù: ché le fatiche corporali, fatte per forza, non peggiorano il corpo, ma nessun insegnamento sforzato s’ impianta saldamente nell’ anima… Non educare dunque per forza… i fanciulli nelle discipline; ma come se giocassero, allo scopo che tu sia ancora maggiormente in grado di scorgere a che cosa tenda ciascuno per natura””””. (pag 67)”,”SCIx-218″ “FRALE Barbara”,”Strategia di un delitto. Filippo il Bello e il cerimoniale segreto dei Templari.”,”Barbara Frale, medievista, Università Caa’ Foscari di Venezia, autrice de ‘L’ultima battaglia dei Templari’, Viella, Roma, 2001″,”STMED-032-FSD” “FRAME Murray a cura”,”The Russian Revolution, 1905-1921. A Bibliographic Guide to Works in English.”,”Murray Frame is a research student in the Department of Slavonic Studies at the University of Cambridge. He is working on a study of Russian theatre during the Revolution. Preface, List of Journals Used, Abbreviations Used, Author Index, Subject Index, Bibliographies and Indexes in World History, Number 40,”,”RIRx-030-FL” “FRANCALANCI Marco”,”Cronache di guerra a Genova e provincia.”,”Cinque anni di bombardamenti su Genova, dal mare e dal cielo. Le incursioni sullo strategico ponte di Recco, con la distruzione della città. La borsa nera, le difficoltà della vita quotidiana durante la guerra. La caccia agli ebrei e la cattura in galleria Mazzini del rabbino Riccardo Pacifici, poi finito ad Auschwitz, gli scioperi negli stabilimenti industriali e la deportazione degli operai genovesi in Germania. Le spietate rappresaglie nazifasciste. La resistenza genovese e la liberazione della città, l’unica in Europa in cui i tedeschi furono costretti ad arrendersi, anche sul piano formale, ai partigiani. Giornalista e scrittore, Marco Francalanci, nel 1966 viene assunto dal Secolo XIX dove lavorerà in vari reparti della redazione. Diventa capocronista nel 1978. Dal 1980 è responsabile della pagina degli esteri. Inviato speciale in vari avvenimenti di politica internazionale (vertici Usa-Urss a Ginevra, ecc.). Nel 1990 passa a Repubblica come capocronista dell’edizione di Torino. Il proclama di Alexander: “”Rinunciate alla lotta armata””. “”(…) Nell’estate del 1944, si verifica un significativo incremento dei combattenti della Resistenza, probabilmente in seguito allo sbarco in Normandia e alla liberazione di Roma: la convinzione di una rapida avanzata degli Alleati verso nord spinge molti a raggiungere le formazioni partigiane. (…) In questo quadro s’inserisce il proclama di Alexander, annunciato il 13 novembre 1944 e rivolto agli aderenti alla Resistenza nell’Italia settentrionale, che dispone la cessazione di ogni operazione organizzata su vasta scala per attestarsi su posizioni difensive e, allo stesso tempo, dichiara sospesa ogni operazione militare alleata per l’inverno 1944-1945, compreso il taglio dei rifornimenti ai combattenti sulle montagne. Una decisione che avrà come conseguenza l’uccisione di oltre 150 partigiani in appena tre mesi nella sola provincia di Genova e che spalanca le strade alla furia dei rastrellamenti nazifascisti che si accaniscono sulle popolazioni di montagna, accusate di aver appoggiato la Resistenza. I presidi dei comandanti partigni rimasti sui monti devono infatti affrontare, oltre al rigido inverno, l’impari lotta in solitudine contro l’invasore nazista spalleggiato dai repubblichini fascisti. (…) Per la Storia, il proclama Alexander è un discorso pronunciato via radio dal comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, il feldmaresciallo inglese Harold Alexander, il 13 novembre 1944. (…) Il messaggio viene diffuso senza che ne sia stato valutato prima l’impatto psicologico, e infatti viene giudicato come un duro colpo politico, organizzativo e militare alla Resistenza, ma il Corpo Volontari della Libertà invita tutti i comandi regionali a interpretare il proclama Alexander non come una smobilitazione, ma come l’apertura della campagna invernale. La reazione dei nazifascisti non si fa attendere. I tedeschi ora si rendono conto di avere di fronte molti mesi di stasi, durante i quali potranno rivolgere tutte le energia contro l’esercito partigiano, intensificando le azioni di rastrellamentoper garantirsi il controllo su tutto il territorio del Nord. (…) La decisione dei comandati partigiani di ignorare e disattendere il proclama di Alexander porta a una delle più grandi vittorie della Resistenza, pur pagata a caro prezzo”” (pag 96-104) Foto della ‘Casa dello Studente, sede genovese della Gestapo’ (pag 90)”,”ITAR-355″ “FRANCAVILLA Franco”,”I lager nazisti fra repressione sterminio e sfruttamento economico (1933-1945).”,”L’industria tedesca e lo sfruttamento economico dei lavoratori civili stranieri, dei prigionieri di guerra e degli internati dei KL (Konzentrationslager) fino al 1941) (pag 9-14)”,”QMIS-285″ “FRANCAVILLA Franco”,”La resistenza tedesca, 1933-1945. I volti di Faust.”,” “”La KPD mediante una radicale decentralizzazione in cellule della sua rete clandestina, cercò di attuare la tattica definita da Dimitrov “”del cavallo di Troia””, cioè una forma di opposizione svolta penetrando all’interno delle organizzazioni del regime, ma anche questi sforzi sfociarono in nuove ondate di arresti nel 1936-37. In seguito, i grandi processi di Mosca e il patto nazi-sovietico del 1939 resero ancora più difficili i rapporti fra la SPD e i comunisti, perciò, a prescindere da contatti occasionali, la resistenza dei due partiti al dominio nazista procedette con attività separate”” (pag 7) Dopo il ’33 l’unica forza in grado di contrastare il passo al nazismo trionfante avrebbe potuto essere la Wehrmacht. Essa invece accettò supinamente la sottomissione a Hitler (…) (pag 7)”,”GERR-052″ “FRANCE Anatole”,”Gli dei hanno sete.”,”L’abbozzo del libro: una serie di episodi sulla vita parigina nel periodo dal 1789 al 1794. Il racconto cresce nelle mani dell’autore e diventa un romanzo cambiando anche il titolo (in precedenza era ‘L’inquisitore’): l’autore scopre in un vecchio giornale un articolo di Camille Desmouline contro gli eccessi del Terrore, che finisce con questa tirata: “”Amerete dunque questa dea assetata di sangue i cui grandi sacerdoti chiedono che si eriga un tempio costruito, come quelli nel Messico, con le ossa di tre milioni di cittadini, e dicono senza sosta ai Giacobini, alla Comune, ai rivolzionari, quello che dicevano le sacedotesse spagnole a Montezuma: “”Gli dei hanno sete””?). Da qui verrà il titolo definitivo dell’opera. Nel romanzo i grandi personaggi vi compaiono solo di scorcio (Robespierre, Marat, ecc.).”,”FRAR-003-FER” “FRANCE Anatole”,”Taide – La rivolta degli angeli.”,”L’affare Dreyfus vede Anatole France a fianco di Zola tra i difensori più strenui dell’ufficiale ebreo (pag X)”,”VARx-004-FER” “FRANCESCANGELI Eros”,”Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista, 1917-1922.”,”FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) studioso di storia del movimento operaio italiano, ha pubblicato numerosi articoli e sagi di carattere storico politico in varie riviste specialistiche. E’ redattore della rivista Praxis e collaboratore dell’ Istituto per la storia dell’ Umbria contemporanea di Perugia.”,”MITS-162″ “FRANCESCANGELI Eros”,”L’ incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistalinismo (1929-1939).”,”Trockij FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea della Facoltà di lettere e filosofia dell’ università degli studi di Perugia. Nella stessa facoltà è docente della medesima disciplina per il Corso di teledidattico di scienze delle comunicazioni. Collabora con la Fondazione G. Feltrinelli e la Fondazione Luigi Salvatorelli. E’ tra i fondatori della rivista di storia della conflittualità sociale ‘Zapruder’. Trotskismo e bordighismo. I rapporti tra NOI e PCI. “”Dopo l’ espulsione dal Pci e fino alla comparsa del primo numero del loro “”Bollettino””, uscito nell’ aprile del 1931, gli oppositori commentarono le vicende interne al Partito comunista dalle colonne de “”La Vérité”” e curarono la pubblicazione, nella rivista teorica della Ligue communiste, di un nutrito dossier sui loro rapporti con l’ Osi e sulle relazioni intercorse tra questa e il Gruppo “”Prometeo”” (1). Dalla lettura di tali fonti, si apprende inoltre che i membri della Nuova opposizione italiana tennero una riunione con alcuni quadri operai iscritti al Pci. Fu attraverso questi articoli che il gruppo di oppositori appena espulso dal Pci ritenne di poter allacciare i contatti con gli altri membri del partito presenti in territorio francese, e, più in generale, con il fuoriuscitismo politico e l’ immigrazione italiana ivi presente. Fu quasi una scelta obbligata: quando la Nuova opposizione italiana (NOI ndr) entrò in relazione con l’ Opposizione internazionale di sinistra, tutti i suoi membri risiedevano infatti, in quanto emigrati politici, in Francia. Il ridottissimo gruppo di trockisti italiani, rivolse dunque un appello all’ emigrazione politica comunista attraverso la ‘Lettre ouverte de la Nouvelle Opposition à tous le membres du PCI (Partito comunista internazionalista (ndr)””.”” (pag 108) (1) Materiale riprodotto in appendice a S. Corvisieri, Trotskij e il comunismo italiano”,”TROS-177″ “FRANCESCANGELI Eros”,”«Un mondo meglio di così». La sinistra rivoluzionaria in Italia, (1943-1978).”,”Il volume, frutto di una estesa ricerca d’archivio, analizza le formazioni riconducibili a quella peculiare area politica che è stata la sinistra rivoluzionaria italiana fra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento. L’anarchismo e le dissidenze antistaliniste ‘storiche’ hanno dato vita a esperienze organizzative significative che, a contatto con le lotte sociali e anticoloniali, hanno saputo intercettare le tensioni generazionali e politiche affiorate negli anni Cinquanta- Sessanta del Novecento. Già prima del Sessantotto sono nate così nuove strutture di matrice antiautoritaria, operaista, marxista-leninista, e/o antimperialista, che hanno raggiunto il loro apogeo nella prima metà del decennio successivo per entrare poi rapidamente in crisi, strette tra il fenomeno della lotta armata, il disimpegno politico e l’emergere di altri bisogni e antagonismi (femminismo in primis). Eros Francescangeli è stato tra i fondatori del quadrimestrale «Zapruder», rivista di storia della conflittualità sociale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo ‘Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)’ (Odradek, 2000) e ‘L’incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistatalismo (1929-1939)’ (Morlacchi, 2005). Indice. Ringraziamenti 1. Riflessioni introduttive 1. Prologo 2. L’oggetto della ricerca e lo specchio deformante del Sessantotto 3. Fasi, stagioni ed eventi periodizzanti 4. Violenza, repressione e strategie della tensione 5. Relazioni di genere e moralità: il caso di Servire il popolo (ma non solo) 2. Gli anni del dissenso 1. Gli anarchici 2. Bordighisti e trockisti 3. Dissidenti comunisti, socialisti di sinistra e transfughi libertari 3. Una destalinizzazione a metà 1. Le ripercussioni del 1956: l’area della Sinistra comunista 2. La nascita del neo-operaismo 3. Anarchici, bordighisti e trockisti prima del Sessantotto 4. La Cina è vicina: la formazione dei primi nuclei stalino-maoisti 4. Il quinquennio rosso (1965-1969) 1. Verso il partito: le organizzazioni stalino-maoiste 2. Il biennio 1967-68: tra operaismo e maoismo 3. Servire il popolo e la scissione tra ‘rossi’ e ‘neri’ 4. Tra Trockij e Mao: Avanguardia operaia 5. Il rimescolamento post-movimentista 1. Gli ‘eretici’ del Manifesto 2. Nascita di Potere operaio e di Lotta continua 3. Dal movimento studentesco al Movimento studentesco 6. Sentieri divergenti 1. Lotta continua dal processo Pinelli-Calabresi alla critica dell’estremismo 2. Il Pdup per il comunismo e la nascita di Democrazia proletaria 3. Lotta continua dall’apogeo alla dissoluzione Abbreviazioni e sigle Riferimenti archivistici Indice dei nomi”,”MITC-155″ “FRANCESCHI Franco TADDEI Ilaria”,”Le città italiane nel Medioevo, XII-XIV secolo.”,”Franco Franceschi insegna Storia medievale nell’Università di Siena. Tra il suoi libri ”Tumulto’. I lavoratori fiorentini dell’Arte della Lana fra Tre e Quattrocento’ (Olschki, 1995). Ilaria Taddei insegna Storia medievale all’Università di Grenoble II. Tra i suoi libri ‘Fête, jeunesse et pouvoir’ (Université de Lausanne, 1991) e ‘Fanciulli e giovani. Crescere a Firenze nel Rinascimento’ (Olschki, 2001). Lavoro salariato nelle città italiane. “”Indubbiamente il fenomeno (rapporti salariali, ndr) non interessava tutti i contratti, si manifestava con un’intensità differente nelle diverse realtà urbane, in una medesima città contraddistingueva soltanto (o in prevalenza) alcuni settori. Ma ciò non toglie valore alla tendenza generale, riscontrabile a partire dalla metà del Duecento a Venezia e Genova e dagli ultimi decenni del secolo a Bologna, Piacenza, Firenze. In quest’ultima città l’apprendista venne esplicitamente definito «discepolo a salario». L’espansione del lavoro subordinato manifestò i suoi effetti, in modi diversi, sulle strutture familiari, sull’organizzazione corporativa, sull’insieme del corpo sociale. Con lo sviluppo dei rapporti basati sul lavoro dipendente aumentò il numero di famiglie la cui sopravvivenza era legata al salario del capofamiglia e questo modificò anche il contesto generale in cui s’inscriveva l’attività economica degli altri componenti il ‘ménage’. La necessità di introiti supplementari e la nuova fisionomia del mercato della manodopera, infatti, costituivano per tutti un incentivo a ricercare occasioni di lavoro retribuito. Le stesse compagnie degli artigiani, le cui aziende ricorrevano ora maggiormente a personale esterno alla famiglia, erano più disponibili per occupazioni diverse da quelle dei mariti, anche se – come abbiamo già notato – finivano per svolgere spesso attività non inquadrate dalle corporazioni. Quanto a queste ultime è evidente che l’aumento del peso dei ‘laboratores’ ne alterò l’originaria fisionomia paritaria facendone delle strutture sempre più gerarchizzate. Soprattutto nelle arti in cui il salariato era più diffuso, infatti, emerse con forza il problema del controllo e del disciplinamento dei lavoratori sottoposti, che venne affrontato con i poteri coercitivi di cui gli organismi corporativi disponevano e che abbiamo visto operanti nel caso degli operai tessili fiorentini. Anche le autorità comunali erano impegnate su questo fronte, come dimostra, fra gli altri, il fatto che nella seconda metà del XIII secolo (ma a Padova fin dal 1236) negli ordinamenti cittadini compaiano norme che fissavano i massimi salariali, regolamentavano la giornata lavorativa, stabilivano principi di comportamento. Magari autorizzando i maestri, come gli statuti ferraresi del 1287, a battere i ‘manoales’ che avessero interrotto il lavoro dei compagni: l’unica limitazione era che lo facessero ‘moderate’, senza cioè uccidere, mutilare o causare fratture (44)”” (pag 115-116) [(46) ‘Statuto di Viterbo del 1251’, in ‘Cronache e statuti della città di Viterbo’, pubblicati e illustrati da I. Ciampi, Firenze, 1872, pp. 449-599; sect. IV, rub. 17, p. 560; ‘Statuta Ferrariae anno MCCLXXXVII, trascriz. introduz. e glossario di W. Montorsi, Ferrara, 1955, libro II, rub. CCCLXXXI, pp. 194-195]”,”STOS-218″ “FRANCESCHINI Ettore”,”Ricordi di un vecchio socialista (Appunti sulle lotte operaie nel Perugino).”,”Esemplare dell’ autore. Memorie dell’ uomo politico socialista perugino che fu sindaco della sua città negli anni 1920-21. “”Che il sindacato apolitico sia un’assurdità, lo provano le più grandi organizzazioni dei paesi democratici. In Inghilterra, le Trade Unions si inseriscono nella vita politica, confondendosi nel Partito laburista. In America, dove il sindacato apolitico rappresenta la più grande eccezione, comincia a far capolino il vero scopo dell’avvenuta fusione delle due organizzazioni sindacali esistenti, ovvero quello di dar vita ad un ‘partito del lavoro’ per influire più direttamente sulla politica del paese.”” (pag 32)”,”MITT-253″ “FRANCESCHINI Ivan a cura”,”Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi.”,”FRANCESCHINI Ivan è laureato in lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2006 vive a Pechino dove conduce ricerche sulla situazione dei lavoratori cinesi e lavora come giornalista free-lance. Cura un blog sul sito web del quotidiano l’Unità. Storia delle fornaci clandestine di mattoni dove vige il lavoro forzato senza salario cui sono sottoposti adolescenti e disabili rapiti alle famiglie. “”Il punto di partenza di questo traffico va individuato nei trafficanti di esseri umani e negli intermediari in nero, i quali per la maggior parte cercano le loro vittime nelle stazioni dei treni e degli autobus a lunga percorrenza. Una volta individuati i soggetti adatti, i trafficanti di solito usano delle scuse (come “”presentarli per un lavoro con un alto salario””) e ingannano i ragazzi, portandoli in case prese in affitto nei dintorni. Attualmente vi sono dei trafficanti che si servono persino del rapimento puro e semplice come metodo per portare via i ragazzi.”” (pag 37)”,”MCIx-051″ “FRANCESCHINI Ivan”,”Lavoro e diritti in Cina. Politiche sul lavoro e attivismo operaio nella fabbrica del mondo.”,”Ivan Franceschini è Marie Curie Fellow all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Australian Centre on China in the World di Canberra con un progetto sul lavoro cinese in prospettiva globale. Dal 2006 al 2015 ha vissuto in Cina dove ha condotto ricerche sui temi del lavoro e della società civile e ha collaborato a vari progetti di cooperazione sui diritti dei lavoratori migranti. E’ autore di diversi studi usciti su riviste accademiche italiane e internazionali e ha pubblicato numerosi saggi sulla cultura e sulla società cinese. Le ONG del lavoro. (pag 102-103) L’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» “”Le ONG del lavoro sono apparse sulla scena cinese solo nella seconda metà degli anni Novanta, nella terza fase [Chan C. 2013]. Inizialmente si trattava per lo più di organizzazioni con un forte interesse per le questioni di genere, emerse nella capitale sull’onda della Conferenza Mondiale delle Donne, quali il Club delle Donne Migranti di Pechino (Beijing Dagongmei zhi Jia), stabilito da un gruppo di attiviste che già gestivano una rivista per lavoratrici migranti, e ‘Azione per le Sorelle della Comunità di Pechino’ (Beijing Shequ Jiemei Xing), Entrambe queste organizzazioni furono registrate nel 1996. Nello stesso periodo, a Shenzhen fu fondata la Rete delle Donne Lavoratrici Cinesi (Nügong Guanghuai). Per le prime ONG del lavoro che si rivolgevano ai migranti in generale bisognò attendere il 1998, con la fondazione a Canton del Servizio per la Gestione dei Documenti dei Lavoratori Migranti di Panyu (Panyu Dagongzu Wenshu Chuli Fuwubu). Sin dall’inizio, ragioni di opportunità politica hanno costretto queste organizzazioni a operare all’interno della sfera di quella che Gallagher [2004] ha definito «società civile non ufficiale». Questo perché, sebbene recentemente diversi governi locali abbiano permesso ad alcune ONG del lavoro di ottenere una licenza civile come enti no-profit, per anni queste realtà non hanno avuto altra scelta che registrarsi come aziende oppure non registrarsi affatto. Dalla fine degli anni Novanta, il numero delle ONG del lavoro ha continuato ad aumentare, un fenomeno in cui alcuni commentatori hanno letto l’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» (Zhongguo laogong zijiu yundong) [Huang 2007]. Questa crescita ha subito un’ulteriore accelerazione nei primi anni del nuovo secolo, in seguito al cambiamento, già descritto nel primo capitolo, del discorso ufficiale sui diritti dei lavoratori sotto la leadership di Hu Jintao e Wen Jiabao. Se si considera l’imponente sforzo legislativo nel campo del lavoro messo in piedi dall’amministrazione di Hu e Wen e il concomitante sforzo propagandistico mirato a promuovere l’immagine dei migranti come protagonisti del miracolo economico cinese, non c’è da sorprendersi se, tra le 30 ONG del lavoro elencate in un’inedita lista compilata nel febbraio del 2011 da Zhang Zhiru, uno storico attivista cinese del lavoro, solo 8 risultavano fondate tra il 1996 e il 2001, rispetto alle 21 stabilite tra il 2002 e il 2010. Sebbene esistano varie stime, non si ha un’idea ben chiara di quale sia il numero esatto di queste organizzazioni oggi. Ciò è in larga parte dovuto alla fluidità di tali enti, i quali, per far fronte alle ripetute intimidazioni da parte delle autorità, spesso si sciolgono e ricompaiono sotto altro nome, oppure si scindono in diverse organizzazioni di dimensioni più ridotte. Secondo Liu Kaiming, fondatore dell’Istituto di Ricerca per l’Osservazione della Società Contemporanea (Dangdai Shehui Guancha Yanijusuo) di Shenzhen, nel 2007 erano una cinquantina le ONG del lavoro che operavano nel Delta del Fiume delle Perle, per un totale di circa 200 attivisti [Long 2007]. L’anno successivo, Huang Yan, docente dell’Università Normale della Cina Meridionale, invece dichiarò che nella stessa area erano presenti circa 30 organizzazioni, ognuna delle quali era composta da 2 o 3 attivisti [Zhao 2008]. Oggi, a diversi anni di distanza, molte ONG «storiche» hanno cambiato nome o sono state chiuse dalle autorità, ma allo stesso tempo molte altre organizzazioni sono apparse al loro posto, aperte con altro nome da quegli stessi attivisti”” (pag 102-103)”,”MCIx-073″ “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. I. Numeri – 3148-6258. (L-Z)”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels.”,”ARCx-002-FMB” “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. Supplemento A.1 – A.1000.”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels:”,”ARCx-003-FMB” “FRANCESCO DI SALES S.”,”La Filotea. Ossia introduzione alla vita divota.”,”Amicizia (pag 278) “”San Gregorio Nazianzeno dice che alcuni amici e ammiratori di San Basilio s’ erano lasciati andare a imitarlo anche ne’ suoi difetti esterni, come nel suo parlare lento e con la mente astratta e pensierosa, nella forma della barba e nel modo di camminare. (…). Orbene, questa è cosa da non farsi assolutamente: ognuno ha già da sè tante cattive inclinazioni, che non occorre proprio addossarsi quelle degli altri, e l’ amicizia non solo non richiede questo, ma anzi vuole che ci aiutiamo vicendevolmente a liberarci da ogni sorta d’ imperfezioni. E’ necessario senza dubbio sopportare in pace nelle sue imperfezioni l’ amico, ma non certo portarlo a quelle e molto meno trasportare le sue in noi.”” (pag 307) San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio – Memoria Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. (Mess. Rom.) Patronato:Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco Emblema: Bastone pastorale San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, è sicuramente il più importante e celebre fiore di santità sbocciato in Savoia, sul versante alpino francese. Figlio primogenito, Francois nacque il 21 agosto 1567 in Savoia nel castello di Sales presso Thorens, appartenente alla sua antica nobile famiglia. Ricevette sin dalla più tenera età un’accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e ritornato in patria fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nelle scoperta della vocazione sacerdotale, che deluse però le aspettative paterne. Nel 1593 ricevette l’ordinazione presbiterale ed il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore nella vigna del Signore. Visti gli scarsi frutti che ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri, meritandosi per questa originale attività pubblicitaria il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l’ortodossia cristiana, mentre imperversava la Riforma calvinista, Francois chiese volontariamente udienza al vescovo di Ginevra affinché lo destinasse a quella città, simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori, per la difficile missione di predicatore cattolico. Stabilitosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, ardendo dal desiderio di recuperare quante più anime possibili alla Chiesa, ma soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta più genuina. Il suo costante pensiero era rivolto inoltre alla condizione dei laici, preoccupato di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni, immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Molti dei suoi insegnamenti sono infatti intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale. I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio. Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annacy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo. Fu direttore spirituale di San Vincenzo de’ Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604 conobbe poi a Dijon la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con cui iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’Ordine della Visitazione. “Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”: in questa affermazione di Francois de Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei. Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l’opera dell’inascoltato apostolo con la maniera forte, ma non addicendosi l’intolleranza al temperamento del santo, quest’ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di dottore della Chiesa. Le sue principali opere furono dunque “Introduzione alla vita devota” e “Trattato dell’amore di Dio”, testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell’amore di Dio fu l’argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica. L’11 dicembre 1622 a Lione ebbe l’ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì per un attacco di apoplessia il 28 dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero. Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, accanto a Santa Giovanna Francesca di Chantal. Francesco di Sales fu presto beatificato il 8 gennaio 1662 e già tre anni dopo venne canonizzato il 19 aprile 1665 dal pontefice Alessandro VII. Successivamente fu proclamato Dottore della Chiesa nel 1877, nonché patrono dei giornalisti nel 1923. Il Martyrologium Romanum riporta la sua commemorazione nell’anniversario della morte, cioè al 28 dicembre, ma per l’inopportuna coincidenza con il tempo di Natale, il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria obbligatoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie. San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha avuto il merito di influenzare le maggiori figure non solo del “grand siècle” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo. Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell’umanesimo devoto di tipica marca francese. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio. E’ infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all’educazione delle giovani generazioni, con un’attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti. DALLA “INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA” Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa. L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio. Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili. E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta. fonte http://www.santiebeati.it”,”RELC-182″ “FRANCESCO San, a cura di Guido DAVICO-BONINO”,”I fioretti di San Francesco. Seguiti da «La vita del beato Egidio», «I detti di beato Egidio», «la vita di frate Ginepro».”,”‘Come frate Ginepro tagliò il piè ad uno porco, solo per darlo ad uno infermo’ (pag 277) (l’amore francescano per gli animali…) “”Come frate Ginepro vilifica se medesimo a laude di Dio’ (Una volta frate Ginepro, volendosi bene vilificare, si spogliò tutto ignudo e puosesi li panni in capo, fatto quasi uno fordello dello abito suo, ed entrò così ignudo in Viterbo; e vassene in sulla piazza pubblica per sua derisione. Essendo costui ivi ignudo, li fanciulli e li giovani, riputandolo fuori del senno, li feciono molta villania, gittandoli molto fango addosso e percuotendolo colle pietre e sospingendolo di qua e di là, con parole di derisione molto. (…)”” (pag 292-293″,”RELC-005-FAP” “FRANCESCOTTI Renzo, a cura di Giancarlo BERTONE”,”Passione di Fra Dolcino e Margherita.”,”Renzo Francescotti è nato in provincia di Trento, a Cles, nel 1938. VIve e lavora a Trento insegnante di scuola media. Dal 1968 fondatore e direttore del Gruppo interpretativo “”Neruda””. Ha al suo attivo una quindicina di pubblicazioni di poesia, saggistica storica, narrativa. E’ autore di commedie e giornalista. Ha pubblicato tra l’altro ‘Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945’, Editori Riuniti, Roma; 1975 e ‘Sotto il sole di Spagna. Antifascisti trentini nelle brigate internazionali, Innocenti, Trento, 1977 “”Il concetto evangelico dell’ uguaglianza tra gli uomini, quello di un sacerdozio laico, senza consacrazione, la partecipazione attiva della donna all’apostolato sono tutti elementi che si inseriscono in u generale processo di laicizzazione della vita spirituale e poltiica, come passaggio obbligato dal Medio Evo all’età moderna”” (dalla presentazione di Nives Fedrigotti, pag 12) ‘La notorietà della vicenda di fra Dolcino ha inizio con la citazione di uno “”storico”” di eccezione: Dante Alighieri è il primo a parlare di lui, dedicandogli sei versi (“”Inferno””, c. XXVIII vv. 54-60) in cui, attraverso le parole di Maometto che esorta il poeta, ritornato a rivedere il sole, ad avvisare fra Dolcino che si armi affinché non sia sconfitto dalla fame e dalla neve, traspare la simpatia per la lotta sostenuta dal capo degli Apostolici. Un atteggiamento simile accomuna Dante e Dolcino, entrambi uomini di fortissima fede ma, allo stesso tempo convinti che la Chiesa derivava tutti i suoi mali dal potere temporale che esercitava. Ci pare abbastanza significativo che Dante, pur di parlare di fra Dolcino, compia una forzatura temporale, anticipando l’assedio degli Apostolici di 6-7 anni, riportandolo al 1300. Da allora in poi la vicende dolciniana ha sempre avuto notorietà attraverso i secoli, sia attraverso i commentatori della “”Divina Commedia”” il più importante dei quali, per quel che ci riguarda, è indubbiamente Benvenuto da Imola (“”Comentum super Dantis Aligherii comoediam””); sia attraverso i cronisti del tempo: la prima del cosiddetto Anonimo Sincrono (“”Historia fratris Dulcini heresiarche””) e l’altra di Bernardo Gui, inquisitore poi promosso vescovo (“”De secta illorum qui se dicunt esse de ordine apostolorum””). Entrambi queste opere vennero pubblicate dal Muratori nella sua raccolta di studi sul movimento dolciniano, sia da parte di storici italiani come il Baggiolini (“”Dolcino e i Patareni”” ed. Artaria, Novara, 1838) che stranieri come il Krone (“”Fra Dolcino und di Patarener””, Lipsia, 1844). Ma l’esplosione di interesse, non più solamente storico, ma politico intorno alla storia di fra Dolcino si ebbe nel 1907: quell’anno segnava il sesto centenario del rogo a Vercelli di Fra Dolcino e Margherita da Trento. In un clima di violente polemiche tra laici e clericali fu celebrata la data, rievocando, da parte dei laici, il movimento dolciniano, come anticipatore della lotta al potere temporale della Chiesa e precursore delle idee socialiste. Furono annunciate le celebrazioni che si sarebbero tenute a Novara, Vercelli e nel Biellese, i luoghi che avevano visto la nascita, la lotta e il rogo di Dolcino; venne annunciato che si sarebbe eretto un obelisco su monte Rubello (così detto dai ribelli dolciniani che vi trovarono l’ultimo rifugio prima di esservi massacrati tutti, anticamente chiamato Zebello e infine Mazzaro). (…) Il 20 e 21 luglio si svolsero sul monte Rubello le celebrazioni in onore di San Bernardo con la presenza del vescovo di Biella e con l’indulgenza plenaria assicurata ai fedeli confessati e comunicati che avessero visitato in preghiera il santuario. Intanto fu eretto da un apposito comitato l’obelisco e l’8 agosto vi fu murata una lapide con il testo: “”Nel VI centenario del Martirio – A Fra Dolcino rivendicato – Il popolo – 1307-1907″”. Infine l’11 agosto, presenti le logge massoniche della zona, le sezioni e i circoli socialisti, le società operaie, cooperative e unioni di lavoratori, un corteo di diecimila persone arrivò a monte Rubello ai piedi dell’obelisco che venne solennemente inaugurato. Il fascismo non risparmiò quel monumento ad un uomo in odore di “”socialismo”” e nel 1927, vent’anni dopo che era stato eretto, fu abbattuto. Dovettero passare quasi cinquant’anni perché sulle rovine dell’obelisco fosse costruito un piccolo cippo. (cfr. Elena Rotelli, “”Fra Dolcino e gli Apostolici nella storia e nella tradizione””, Claudiana editrice, Torino, 1979, Cap. VI)’ (pag 13-15; introduzione)]”,”RELP-067″ “FRANCESCOTTI Renzo”,”Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945.”,”””La prima azione armata avvenne nel dicembre 1944; un gruppo di fascisti fu attaccato a Cles. Dopo la sparatoria e il lancio di bombe a mano, quattro «repubblichini» rimasero sul campo. L’attività insurrezionale iniziò il 24 aprile: una macchina carica di ufficiali tedeschi fu attaccata. Rimasero uccisi un colonello ed un maggiore; la macchina fu distrutta. Il 28 seguente, mediante un quintale di tritolo, fu ostruita la strada Fondo-Malè in località Sant. La stessa notte fu fatto saltare il ponte della Tresenga presso Tuenno. Due giorni dopo, il 30 quattro tedeschi furono catturati ed uno di loro, per un scontro con un partigiano, ucciso. (…) Il 1° maggio fu attaccata un’intera autocolonna: sei automezzi vennero distrutti, quattro tedeschi uccisi. I tedeschi reagirono con un rastrellamento senza però causare perdite tra i partigiani. Il giorno seguente il Comando tedesco intavolò trattative con i partigian, che riuscirono a mantenere l’ordine tra la popolazione”” (pag 80) (GAP «G. Manci») (Attività partigiana nelle valli del Noce)”,”ITAR-350″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La rivoluzione tedesca a Berlino. “”Tuttavia il governo non ha il controllo dell’ ordine pubblico a Berlino, dove la polizia è diretta da Robert Eichhorn, un membro della USPD di tendenza estremista, e dove alcuni reparti militari mostrano simpatie rivoluzionarie. In particolare preoccupa l’ atteggiamento di una divisione di marinai giunta dalle basi navali del Nord, sulla quale ha grande ascendente Heinrich Dorenbach, amico di Liebknecht. La tensione esplode una prima volta tra il 23 e il 24 dicembre, quando truppe fedeli allo stato maggiore si scontrano con i marinai, che vengono appoggiati da una gran folla accorsa dai quartieri operai. Per protesta la USPD esce dal governo. Il 29 dicembre le strade di Berlino sono attraversate da due grandi cortei. Il primo è il funerale dei marinai caduti ed è composto da militanti estremisti che accusano Ebert di assassinio. Il secondo è organizzato dalla SPD, all’ insegna dello slogan “”Abbasso la dittatura sanguinaria della Lega di Spartaco””. L’ indomani si riunisce il I Congresso del partito comunista (KPD), nato dalla confluenza fra spartachisti e altre forze rivoluzionarie. Nel frattempo entra al governo, come responsabile delle questioni militari, Gustav Noske, il deputato della SPD più gradito allo stato maggiore. Consapevole che i reparti regolari, tanto più quelli di un esercito sconfitto, non sono adatti ai combattimenti urbani contro le milizie operaie, favorisce la creazione dei “”corpi franchi”” (Freikorps) unità volontarie poco numerose, ma ben addestrate e motivate.”” (pag 63-64) Il fallimento dell’ insurrezione spartachista. (pag 64) “”La resa dei conti giunge il 4 gennaio, con la destituzione del prefetto Eichhorn, accusato tra l’ altro di essere al soldo dei russi: in effetti ha lavorato per un’agenzia di stampe dipendente dall’ ambasciata sovietica. L’ indomani spartachisti e delegati rivoluzionari indicono una dimostrazione cui partecipano centinaia di migliaia di lavoratori. Inebriati dal successo, gli organizzatori, tra cui Liebknecht e Pieck, decidono di abbattere il governo e creano un pletorico comitato rivoluzionario di 52 membri. Addirittura preparano un proclama in cui annunciano di aver assunto il potere. Ma non potranno mai emetterlo. In realtà i comunisti tedeschi, a differenza dei bolscevichi, difettano gravemente di preparazione militare. Non hanno un piano preciso né sanno su quali forze poter contare: si limitano a occupare alcuni edifici. La stessa dirigenza della KPD, Rosa Luxemburg in testa, viene colta di sorpresa dal tentativo insurrezionale. Noske invece non attendeva altro e reagisce con la massima determinazione. Nel giro di pochi giorni i corpi franchi prendono il controllo di Berlino, spazzando via gli insorti. La grande massa degli operai rimane neutrale: nelle fabbriche si auspica la riconciliazione tra le forze d’ ispirazione socialista. Segue una repressione spietata, con parecchie esecuzioni sommarie.”” (pag 64)”,”SOCx-129″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE “”L’ insurrezione di Varsavia e la strategia di Stalin. La strage di Katyn. Se tutto è ormai da tempo chiaro circa i responsabili della strage, resta una domanda: per quale motivo? (…) In realtà il capo supremo dell’ Unione Sovietica, memore della guerra del 1920, sapeva benissimo che la Polonia sarebbe stata riluttante verso qualunque tipo di alleanza con il suo paese, e dunque voleva vibrare un colpo preventivo per facilitarne l’ assoggettamento, consistente appunto nel loquidare una parte della sua classe dirigente. Avendolo intuito, nell’ estate del 1944 il governo polacco di Londra ordina l’ insurrezione di Varsavia per evitare che la città venga liberata ( e contestualmente occupata ) dalle truppe dell’ Armata rossa: queste si attestano sulle rive della Vistola, attendendo senza batter ciglio che la capitale sia completamente distrutta e rasa al suolo dall’ esercito tedesco e che l’ insurrezione sia soffocata nel sangue, per poi prenderne possesso con calma nel corso dell’ autunno-inverno, incontrando scarsa resistenza. Tale ipotesi è confermata da una testimonianza inedita di Francois Fejto, il noto studioso franco-ungherese del comunismo e dell’ Europa centro-orientale: egli racconta che, nel corso di un incontro con Milovan Gilas, il leader comunista jugoslavo in seguito diventato dissidente, questi gli rivelò che non tutti i contenuti delle conversazioni con Stalin erano stati pubblicati nell’ omonimo volume, e che in una delle parti omesse il despota del Cremlino avrebbe affermato con truculenza che “”dei paesi entrati a far parte della sfera d’ interessi sovietica, Polonia e Ungheria sono i più recalcitranti perché dotati di un’ aristocrazia nazionale, cui bisognerà rompre la spina dorsale””. Comunque la discussione su Katyn dura poco: come nel caso dei Paesi Baltici l’ anno precedente, maiora praemunt.”” (pag 349)”,”SOCx-130″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La dissidenza ebraica. “”Tra il 1966 e il 1967 vengono organizzati processi politici in tutto il paese. E molti degli imputat sono ebrei. Per la prima volta, dopo sessant’anni dalla rivoluzione d’ ottobre, gli ebrei introducono in Unione Sovietica le armi democratiche del dissenso (…). Il 1970 segna lo spartiacque. Il 15 giugno di quell’ anno vengono arrestati 33 ebrei di varie città dell’ Unione Sovietica, accusati di aver progettato d’impadronirsi di un aereo di linea per espatriare (…). Comincia in quel momento la massiccia emigrazione degli ebrei sovietici verso Israele e gli Stati Uniti (ben 175 mila sono i visti d’ uscita nel periodo compreso tra il 1970 e il 1978). Con la partenza di tanti dissidenti ebrei di primo piano, il movimento democratico sovietico si indebolisce notevolmente.”” (pag 669)”,”SOCx-131″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Tra i testi antologici quelli di NECAEV, HERZEN, LENIN MARTOV KAUTSKY TROTSKY GRAMSCI TURATI LUXEMBURG VOLIN PANNEKOEK TESI DI LIONE BORDIGA GOBETTI EINAUDI ARENDT Il catechismo del rivoluzionario, di Sergeij NECAEV. “”8. Solo chi prova nell’ azione di essere un rivoluzionario par suo può essere amico e intimo del rivoluzionario. Il grdo di amicizia e di dedizione e degli altri obblighi verso tale compagno è determinato unicamente dal grado di utilità per la causa della rivoluzione pratica onnidistruttiva. 9. Della solidarietà dei rivoluzionari non è certo il caso di parlare. In essa risiede tutta la forza della causa rivoluzionaria. I compagni rivoluzionari che si trovino a uno stesso grado di coscienza e passione rivoluzionaria devono, nei limiti del possibile, discutere in comune tutte le cose importanti e decidere all’ unanimità. (…)””. (pag 19) “”La passione rivoluzionaria, che è diventata in lui una seconda natura, deve a ogni istante essere unita a un freddo calcolo””. (pag 19)”,”SOCx-132″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume primo.”,”””Su questi punti noi eserciteremo i diritti d’ una critica, sempre rispettosa agli scrittori, che il consenso universale dei posteri ha proclamato grandi, ma pur sempre inflessibile verso le opinioni, che col procedere del tempo e col progredire degli studj la ragione ha scoperto e dichiarato errori. Amico Platone – dicevano i Latini, e dicevano bene – amico Aristotele; ma più e prima e sopra di tutti amica la verità.”” (pag 33) Risurgimento contro la scolastica. Bacone. “”Il Risurgimento, nunzio e precursore dell’ era moderna, è una gloria italiana; è una pianta, ch’ebbe qui la prima cultura, qui mise le prime radici, qui diede i primi fiori e i primi frutti; e di qui uscirono i semi e i germogli, che trapiantati altrove con miglior fortuna, crebbero più rigogliosi, più robusti, e rallegrarono l’ Umanità d’un nuovo incivilimento. L’ energia, la floridezza, l’ esuberanza di vita intellettuale, di cui l’ Italia porse allora spettacolo al mondo, non avevano riscontro nel passato se non in Grecia ai tempi di Socrate; né doveano averne in seguito se non per avventura in Francia nel gran movimento del secolo XVIII, che mise capo alla Rivoluzione, ed inaugurò propriamente un’altra era della civiltà””. (pag 108) Biografia Francesco Bacone (pag 131) In ‘La religione del secolo XIX’ (1853) il Franchi discorre estesamente di Montalembert, del rapporto tra cattolicesimo, rivouzioni, liberta’ e democrazia, dell’antitesi tra ragione e fede, della liberta’ religiosa, civile, politica, d’insegnamento. La Chiesa e’ giudicata irriformabile e incompatibile con la liberta’, cosi’ come inconciliabile con essa, al dire del Franchi, e’ lo stesso protestantesimo. La presente, cosi’ come le restanti opere publicistiche o speculative del Franchi, non e’ scevra dall’influsso di Giuseppe Ferrari. “”Nella “”Filosofia delle scuole italiane”” ho cercato dimostrare l’impossibilita’ di accordare il cattolicesimo (sic) con la filosofia; e nella “”Religione del secolo XIX”” intendo provare l’impossibilita’ di conciliar insieme il catolicismo (sic) con la liberta”” (dalla prefazione). Il Franchi, al secolo Cristoforo Bonavino (Pegli, 1821-Genova, 1895), sacerdote dal 1844, nel 1849 abbandono’ l’abito talare facendo professione di filosofia razionalistica e di tendenze politiche progressiste; allora assunse il suo pseudonimo, volendo simboleggiare la progressiva liberazione del suo spirito e, insieme, dell’Italia. Professore di storia della filosofia a Pavia e poi a Milano dal 1860 al 1888, fondatore e direttore dell’ebdomanario “”La Ragione””, fu fra l’altro assai polemico verso Mazzini e fu uno dei pochi, in Italia, a non condannare l’attentato di Felice Orsini, tanto che l’edizione delle “”Memorie politiche”” dell’Orsini stesso di Torino, 1858, vide la luce proprio con un’appendice del Franchi. Nel 1889 ripudio’ nuovamente le tesi filosofiche caldeggiate per tanti anni ritornando prete; nel 1893 fu riammesso a celebrare la messa e trascorse i suoi ultimi anni nel genovese convento di Sant’Anna, in cui si spense. Sul Franchi cfr. G. Gentile, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, I, 43-64 e Galvano Della Volpe in Encicl. Italiana, XV, 875 (con cenni bibliografici). (fonte Marem.)”,”FILx-390″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume secondo.”,”Spinoza (pag 246) “”Ma anzi, ripiglia Spinoza, è la libertà, e non la servitù che si instituisce con questo sistema. Perocché servo è da dirsi chi, acceccato dalla passione, non conosce e non fa l’ utile proprio; libero invece, chi vive conforme al dettame della ragione. L’ obbedire può essere adunque o non essere servitù, secondo la natura dell’ azione. La quale rende servo l’ agente, quando ha per fine, non l’ utile suo, ma quello di chi comanda; e all’ incontro lo lascia libero, quando è prescritta, non dall’ utile del potere, ma da quello del popolo (1).”” (1) Tractatus theologico-politicus cap. XVI n. 32-34″,”FILx-391″ “FRANCHI Annalisa”,”Modernizzazione sviluppo e migrazioni internazionali. Le risposte della sociologia.”,”FRANCHI Annalisa è dottore di Sociologia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di questioni migratorie e di tematiche connesse con l’etnicità. Viene ampiamente riportato il dibattito teorico sulla questione con moltissimi autori citati. Bibliografia molto ampia. “”Nel quadro di relazioni internazionali or ora delineato sembra perdere significato anche la netta dicotomia fra emigrazioni dell’intellighenzia ed emigrazioni di personale dequalificato (Hoffmann-Nowotny, 1988), come le ‘nuove’ immigrazioni in Italia in parte testimoniano (Collicelli – Di Cori, 1986; Birindelli, 1986; Melotti, 1988)”” (pag 16)”,”CONx-192″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-087″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-088″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-089″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Mancanti alcuni fascicoli”,”FOTO-090″ “FRANCHI Paolo”,”Il PCI e l’eredità di Turati.”,”Paolo Franchi ha cominciato la sua attività di giornalista a “”Rinascita”” nel 1976. Ha poi lavorato a ‘Paese Sera’, ‘Panorama’, e dal 1986 al ‘Corriere della Sera’ dove è stato inviato, notista politico, capo della redazione romana ed editorialista. Tra il 2006 e il 2008 ha diretto il quotidiano ‘Il Riformista’. E’ stato condirettore del mensile ‘Le ragioni del socialismo’. Con Emanuele Macaluso ha scritto ‘Da cosa nasce cosa’, con Marco Follini ‘Intervista sui moderati, con Maria Vittoria Tomassi ha curato ‘Pietro Nenni: socialista, libertario, giacobino. Diari 1973-1979. Tra i suoi lavori recenti: ‘La traversata. Giorgio Napolitano da Botteghe Oscure al Quirinale’ e ‘Il tramonto dell’avvenire. Breve ma veridica storia della sinistra italiana’. Ungheria, 1956 “”Sarà proprio Giolitti, molti anni dopo, a testimoniare lo stato d’animo del capo della Cgil in quei giorni: “”Capitò che Di Vittorio, il quale abitava nel mio stesso palazzo sulla via Cristoforo Colombo, al piano sotto il mio, mi accompagnasse da Montecitorio a casa sulla sua automobile. Parlammo, naturalmente, dell’Ungheria. Quando stavamo per arrivare fu travolto dall’emozione: ‘Quelli sono regimi sanguinari! Sono una banda di assassini!’ diceva con la voce rotta dal pianto. Fui sconvolto nel vedere quel macigno, quel gigante che singhiozzava””. In appoggio a Di Vittorio, Giolitti ha ispirato il più famoso documento del dissenso intellettuale comunista del 1956, il ‘Manifesto dei 101’. E quando Di Vittorio, seppure per nulla convinto, si è arreso, è andato avanti”” (pag 98-99) “”(…) nel 1956, stranamente, l’unico socialista con cui Togliatti polemizza apertamente dalla tribuna dell’ottavo congresso è proprio lui, il riformista rivoluzionario Lombardi, reo di assumersi il rischio “”di finire diritto diritto nell’opportunismo di vecchio tipo, nella passività, nell’asservimento al capitalismo”””” (pag 111)”,”PCIx-482″ “FRANCHINI Silvia”,”La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (I). (in)”,”In apertura rivista commemorazione morte di Gianni BOSIO (48 anni).”,”DONx-036″ “FRANCHINI Giuseppe”,”Memorie di guerra e di prigionia, 1941-1945.”,”Franchini, richiamato alle armi nel 1940, inviato sul fronte albanese nel 1941 è stato fatto prigioniero in Grecia dai tedeschi nel 1943. Il diario è stato scritto nei lager. Racconta la guerra sulle montagne albanesi e la disfatta militare italiana, la resa disonorevole alle truppe germaniche, la vita umiliante del prigionieri nei campi di internamento in Sassonia, fino al ritorno in Italia.”,”QMIS-163″ “FRANCHINI Andrea”,”Afghanistan. Storia di un Paese in crisi.”,”Andrea Franchini (Bologna 1955) giornalista, nel 1976 viene assunto dal Resto del Carlino e diventa giornalista professionista a soli 22 anni. Nel 1987 è vicedirettore de La Nazione di Firenze. L’anno dopo è direttore de Il Telegrafo di Livorno e nel 1991 consulente editoriale de ‘L’Indipendente’ di MIlano.”,”ASIx-130″ “FRANCHINI Silvia”,”Sylvia Pankhurst, 1912-1924. Dal suffragismo alla rivoluzione sociale.”,”Silvia Franchini (Genova, 1947) ha screitto saggi sulla storia del femminismo e del socialismo inglese dell’Ottocento e del Novecento. Ha curato e introdotto l’edizione italiana dell’opera di Willam Thompson ‘Appello di metà del genere umano’ (1974) e la collaborato con ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Firenze, Facoltà di Lettere e filosofia.”,”MUKx-001-FFS” “FRANCIA Mauro MUZZIOLI Giuliano”,”Cent’anni di cooperazione. La cooperazione di consumo modenese aderente alla Lega dalle origini all’unificazione. (1864-1968).”,”Giuliano Muzzioli, si è laureato nella Facoltà di Economia e Commercio di Modena, dove dal 1977 insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi. Mauro Francia si è laureato nella Facoltà di economia e Commercio di Modena ed è autore di saggi di storia sociale.”,”MITS-001-FP” “FRANCIA Enrico”,”1848. La rivoluzione del Risorgimento.”,”””Si tratta dunque di un evento complesso e articolato, del quale però esistono poche ricostruzioni generali, come ricordava alcuni anni fa Simonetta Soldani. L’ultima storia del Quarantotto italiano è infatti il volume di Giorgio Candeloro, pubblicato nel 1960 all’interno della sua ‘Storia dell’Italia moderna””‘ (pag 4)”,”ITAB-353″ “FRANCIONI Gianni”,”Come lavorava Gramsci. [Antonio Gramsci, Quaderni del carcere. Edizione anastatica dei manoscritti, a cura di Gianni Francioni].”,”Frammentarietà formale e non sistematicità sostanziale dei Quaderni del carcere (pag 22-23) “”In realtà si tratta di pagine falsamente limpide, e i quaderni si rivelano un vero e proprio labirinto nel quale è facile perdersi. Gramsci lavora infatti a più quaderni contemporaneamente, o riprende quelli di periodi precedenti per aggiungervi nuove note negli spazi bianchi residui. In certi casi, sembra che cominci a scrivere dalla metà di un quaderno, per poi passare alla prima metà. A volte fa, in una delle pagine iniziali, un rinvio ad un testo che si trova a quaderno inoltrato. Per svariate ragioni (su cui torneremo), vi sono fasce di sovrapposizione temporale della sua scrittura che attraversano orizzontalmente i quaderni, e di conseguenza momenti della redazione in cui non si ha passaggio da un quaderno ad un altro ma da una nota ad un’altra nell’alternarsi di differenti quaderni”” (pag 22)”,”GRAS-002-FGB” “FRANCK Dan”,”Libertad!”,”FRANCK Dan ha pubblicato una ventina di opere. ‘Libertad!’ è una cronaca della vita artistica e intellettuale aperta con ‘Bohèmes’ (1998). Foto tessera di Victor Serge in inserto fotografico Foto di W. Munzenberg Foto manifestazione del POUM nel gennaio 1937 Morte di A. Nin ex segretario di Trotsky “”L’offensive contre les membres du POUM est organisée depuis Madrid. Elle n’est pas le fait des communists espagnols, mais d’agentsvenus de l’étranger – de Moscou principalement. Le représentnt du Guépéou en Espagne, Alexandre Orlov, se charge du travail. S’appuyant sur les nombreuses complicités dont bénéficient les communistes au sein de la police madrilène, ses agents obtiennent de faux témoignages qui leur permettent de fabriquer de faux documents “”prouvant”” que le principal leader du POUM, Andrés N in (ancien secrétaire de Trotski) correspond avec Franco, avec qui il a organisé un complot contre la Catalogne républicaine. Se fondant sur ces mensonges – qui constituent une véritable trahison historique -, le communistes obtiennent du gouvernement Negrin que la presse du POUM soit saisie et ses principaux dirigeants arrêtés. Andrés Nin, qui a vécu à Moscou pendant plusieurs années, comprend, mais trop tard, que la terreur stalinienne va désormais s’abattre sur l’Espagne. Il est arrêté par les sbires d’Orlov le 16 juin au matin, au corus d’un comité exécutif du POUM. On l’emmène dans le bâtiment que les Soviétiques on réquisitionné à Alcala de Henares. Il y est enlevé par des agents venus de Moscou, commandés par le général Orlov. Transféré d’une maison à l’autre, notamment dans la cave de la demeure du général Ignacio Hidalgo de Cisneros, le chef de l’aviation républicaine qui a tant critiqué l’aide apportée par André Malraux, Nin est abominablement torturé, pouis assassiné”” (pag 278) Orwell sfugge alla cattura dei membri Poum in Catalogna e riesce a riparare in Inghilterra. Pubblica sulla stampa britannica articoli che diventeranno un’opera magistrale sulla guerra di Spagna: ‘Omaggio a Catalogna’ (pag 279)”,”MSPG-256″ “FRANCK Louis R.”,”Histoire économique et sociale des États-Unis de 1919 à 1949.”,”FRANCK Louis R. professore all’ Institut d’Etudes Politiques Il volume contiene all’interno alcuni ritagli di giornale Misure per giovani e meno giovani disoccupati “”La lutte contre le chômage. Le gouvernement Roosevelt se dut d’adopter à l’égard du chômage une politique d’intervention active; visant moins à le supprimer qu’à le considèrer comme une calamité nationale nécessitant des remèdes nationaux. Durant les huit années 1933-1940, la moyenne des chômeurs atteignit de 9 à 10 millions et le minimum n’en fut jamais inférieur à 7 millions; le chômage devint comme une donnée permanente de la civilisation industriélle, justiciable de méthodes gouvernementales continues, au même titre que la défense natioanle ou la santé publique. Ces méthodes varièrent suivant les réponses que le New Deal apportait à certaines questions fondametnales: allait-on préférer l’assistance directe sous forme de secours, de ‘dole’, moins coûteux mais combine démoraisants, ou bien la réorientation des chômeurs vers des travaux rentable d’intérêt général, moralement plus acceptables mais combien plus onéreux: allait-on choisir parmi ces travaux ceux que justifiaient les possibilités économiques ou techniques, ou bien en core ceux qui permettraient un réemploi plus rapide, plus massif des chômeurs; s’arrêterait-on, enfin, au financement fédéral ou au financement local des dépenses entraînées par le programme? De 1933 à 1935,l’assistance direcete l’emporte le plus souvent: la ‘Federal Emergency Relief Administration’, créé en mai 1933, subventionna les Etats pour leur faciliter la distribution de secours immédiats; ces secours variaient de région à région; ils variaient aussi, assure-t-on, selon la couleur et la race de leurs bénéficiaires. En novembre 1933, la ‘Civil Works Administration’ essaye de combiner travaux publics et secours directs: les autorités fédérales en supportèrent les dépenses, les autorités régionales en établirent les projets, les autorités locales en surveillèrent l’exécution. En janvier 1934, plus de 4 millions de chômeurs furent ainsi réoccupés; on leur garantit des salaires horaires décents, de 1 à 1,20$ puour les chômeurs spécialisés, de 0.40 à 0.50 $ pour les manoeuvres, sesiblement analogues aux tarifs syndicaux; la durée de travail ne fut que de 30 heures par semaine. Hátivement organisés, ces travaus étaient coûtoux; pour utiliser le plus possible de chômeurs, on les occupait àò des tâches absurdes, le plus souvent manuelles; à ces moment, Harry Hopkins, grand maître de la lutte contre le chômage, espérait encore que ce mal social allait rapidement disparaître, que l’amélioration économique générale allait y pourvoir et que les improvisations généreuses reestaient d’ici là suffisantes. Tout ceci changea à partir de janvier 1935. Roosevelt distingua deux catégories de chômeurs: ceux qui, victimes de la crise, auraient normalement fait oeuvre utile dans une conjoncture plus favorable et qu’il fallait effectivement réemplçoyer; et les autres, les malades, les inadaptés, les vieux, les déficients qui relevaient bien plus de l’assistance directe et seraient aidée par les autorités locales. Telle fut la philosophie de l”Emergency Relief Appropriation Act’ d’avril 1935, qui créa la ‘Works Progress Administration’, ou W.P.A., immédiatement dotée de 4.880 millions de dollars. Harry Hopkins devint le chef de cette grandiose machine de réemploi et de réorientation; un duel célèbre l’opposa au lent et probe Harold Ickes: alors que ce dernier estimait que la rentabilité, l’utilité nationale des travaux devaient être la considération essentielle présidanta à leur choix, Harry Hopklins fit triompher l’idée de travaux utiles certes, mais simples, lègers et permettant d’absorber le maximum de sans-emploi. (…) (pag 131-132-133-134)”,”USAE-114″ “FRANCK Harry A.”,”Tramping through Mexico, Guatemala and Honduras. Being the Random Notes of an Incurable Vagabond.”,”Harry A. Franck autore pure di ‘A Vagabond Journey Around the World'”,”AMLx-174″ “FRANCO REPELLINI Andreina”,”Engels.”,”””Ai dissensi ideologici si unì un altro motivo che portò la Prima Internazionale al fallimento: la repressione seguita alla sconfitta della Comune di Parigi, insurrezione di un proletariato di vecchio tipo, impregnato dei ricordi della grande rivoluzione e di una mentalità tutta giacobina. L’ Internazionale francese vi ebbe una parte secondaria mentre il ruolo fondamentale fu giocato da una maggioranza seguace di Blanqui e da anarchici di derivazione proudhoniana. Prima che l’ insurrezione avesse luogo Marx e Engels cercarono in tutti i modi di mettere in guardia gli operai francesi contro ogni tentativo di rivoluzione prematura; ma dopo la disfatta e la strage dei comunardi che ne derivò, assunsero nei riguardi dell’ ultima delle rivoluzioni del XIX secolo un atteggiamento di totale approvazione, definendola un governo della classe operaia e contribuirono alla costruzione di un mito epico destinato a lunga vita presso i socialisti di ogni paese.”” (pag 42)”,”MAES-062″ “FRANCO Massimo”,”Andreotti. La vita di un uomo politico, la storia di un’epoca.”,”FRANCO Massimo (Roma 1954) è notista politico e inviato del Corriere della Sera. “”Almirante annusò puzza di andreottismo molto presto. Dopo le amministrative del 1971, che avevano dato all’Msi un buon successo, alla Rai Jader Jacobelli, conduttore per antonomasia delle tribune elettorali del tempo, aveva inaugurato un ciclo di tribune politiche intitolato “”Faccia a faccia””. E Almirante era capitato proprio con Andreotti, in una delle sue rare apparizioni da politico e non da uomo di governo. (…) Invece il loro scontro fu ovattato, quasi asettico. Tutti dissero che era stata una brutta tribuna elettorale, un ping-pong garbatissimo nel quale nessuno dei due voleva farsi del male. Andreotti, però, un avvertimento ad Almirante l’aveva lanciato. I voti democristiani calamitati dall’estrema destra, fece osservare al campo missino, andavano considerati “”in libera uscita””. Se la Dc avesse suonato le trombe, come tante pecorelle smarrite gli elettori sarebbero tornati all’ovile. Insomma, buttò lì con quasi un anno di anticipo quello che la Dc avrebbe fatto con il suo governo dall’estate del 1972. Andreotti si preparava a vestirsi da uomo di destra: spingendo la destra missina verso posizioni paraeversive””. (pag 93)”,”ITAP-177″ “FRANCO Vittoria”,”Heller: l’ideale dell’individualità.”,”Vedi testo in MAES-004-FB Rivalutazione degli aspetti umanistici di Marx (giovane) (pag 103) La Heller si rivolge all’individuo singolo. E’ il singolo che si deve ‘trasformare’ e innalzare all’individualità. La trasfromazione della società è mediata dalla trasformazione dei singoli (pag 107) Polemica della Heller con Engels e con Lenin sull'””interesse di classe””. (pag 109) Modello di “”eguaglianza sociale”” che la Heller elabora insieme a F. Feher, l’ uomo nuovo costruttore e protagonista della società ‘disalienata’ (pag 111) “”Scriveva Rosa Luxemburg a Luise Kautsky nel 1917: «E con quanta libertà, con quale equilibrio intellettuale egli [Goethe] condusse i suoi studi contemporaneamente sulla metamorfosi delle piante, sulla teoria dei colori, su mille cose. Io non chiedo che tu faccia come Goethe, ma ognuno può procurarsi o per lo meno tendere alla sua concezione della vita, all’universalismo degli interessi, all’interna armonia. E se tu forse dici: Goethe non era un militante politico, io credo che tanto più il militante politico deve cercare di stare al di sopra delle cose, altrimenti sprofonda ad ogni momento col naso nel fango»”” (pag 112)”,”MAES-004-B-FB” “FRANCO Fortini, intervista a cura di Giampiero MUGHINI”,”Franco Fortini.”,”Nel testo dell’intervista riferimento ai libri e agli articoli citati durante il colloquio. Treccani: (pseud. di Lattes, Franco) Poeta e scrittore, nato a Firenze il 10 settembre 1917. Professore di Storia della critica all’università di Siena. Già collaboratore di Letteratura e di Riforma letteraria, espulso per le leggi razziali dall’organizzazione universitaria fascista, dopo l’8 settembre 1943 si rifugia in Svizzera. Uomo di risentita tempra morale, esordisce nel 1946 con Foglio di via e altri versi (19672), poesie in cui riconverte la propria ansia di riscatto interiore nell’ansia di liberazione di un intero popolo oppresso, e nel 1948 pubblica il romanzo Agonia di Natale (poi Giovanni e le mani, 1972), in cui rappresenta l’atteggiamento dell’intellettuale rivoluzionario di fronte alla sua stessa crisi, vista come malattia. Già ne Il Politecnico, di cui era redattore, aveva approfondito le ragioni morali e ideologiche del suo lavoro letterario, interrogandosi su Kafka, sui classici, sull’esistenzialismo e sul rapporto politica/cultura, e continuerà poi a farlo prima su Ragionamenti e Opinione e poi su Avanti!, Officina e Comunità. Del 1956 sono le note di viaggio di Asia maggiore e del 1957 i saggi raccolti in Dieci inverni (1947-1957). Contributi ad un discorso socialista; mentre nel 1959 (19692) pubblica Poesia ed errore (1937-1957), in cui ripropone la tematica di una malattia della coscienza, di un ”errore”, appunto, che impedisce di costruire il futuro. Lo stile essenziale, non senza echi brechtiani, l’attenzione ai valori prosodici e, a volte, il gusto della deformazione riflettono la ricerca di una lingua difficilmente manipolabile dalle convenzioni disumanizzanti della società neocapitalistica e si notano anche nelle raccolte successive, che verranno poi tutte comprese in Una volta per sempre (1978; 19872), poesie dal 1938 al 1973; mentre in Paesaggio con serpente. 1973-1983 (1984) domina la contraddizione tra l’inutile perfezione simbolica delle cose e la reale imperfezione e crudeltà della storia. Con Verifica dei poteri (1965; 19692), sul ruolo degli intellettuali e sulle ideologie sociali e politiche nel mondo occidentale, offre una prosa saggistica che è insieme strumento di diagnosi e genere letterario anche quando sarà tutta versata nell’autobiografia e nel diario (I cani del Sinai, 1967; 19792) o nella critica letteraria e ideologica del Novecento (Saggi italiani, 1974, 19872; Questioni di frontiera. Scritti di politica e di letteratura 1965-1977, 1977) o negli articoli giornalistici di passione civile e morale raccolti in Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984 (1985). Del 1988 è la ristampa del racconto La morte del cherubino (1ª ed. 1941). Di F. si ricordano anche l’attività di traduttore letterario (soprattutto da Flaubert, Eluard, Gide, Brecht, Proust e il Faust di Goethe), numerose voci enciclopediche e introduzioni e prefazioni a opere di massimi autori del Novecento europeo. Bibl.: I. Calvino, in l’Unità, 14 luglio 1946; G. Petrocchi, in La fiera letteraria, 12 marzo 1948; A. Bocelli, in Il mondo, 25 dicembre 1956; P. P. Pasolini, in Passione e ideologia, Milano 1960; M. Petrucciani, Poesia di Fortini, in Galleria, maggio-giugno 1960; G. Bàrberi Squarotti, in Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano 1961; G. C. Ferretti, in La letteratura del rifiuto, ivi 1968; Id., in L’autocritica dell’intellettuale, Padova 1970; A. Asor Rosa, in Intellettuali e classe operaia, Firenze 1973; A. Belardinelli, Fortini, ivi 1974; G.C. Ferretti, in Il mercato delle lettere, Torino 1979; P. Sabbatino, Gli inverni di Fortini, Foggia 1982; L. Lenzini, in AA. VV., Quattro studi sul tradurre, Verona 1983; AA. VV., in L’Immaginazione, giugno-luglio 1985 e ottobre 1988; R. Luperini, La lotta mentale. Per un profilo di F. Fortini, Roma 1986; AA. VV., in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Siena, 1987; G. Raboni, F. Fortini, in AA. VV., Storia della letteratura italiana, ix, t. ii, Milano 1987; R. Pagnanelli, Fortini, Ancona 1988; C. Fini, L. Lenzini, P. Mondelli, Indici per Fortini con due contributi di F. Fortini, Firenze 1989.”,”ITAC-005-FGB” “FRANCO Massimo PAGANO Sergio”,”Secretum. Intervista con Mons. Sergio Pagano. Con nuovi documenti su Chiesa e antisemitismo. Papi, guerre, spie: i misteri dell’Archivio Vaticano svelati dal Prefetto che lo ha guidato per un quarto di secolo.”,”Massimo Franco, editorialista politico del ‘Corriere della Sera’. Ha lavorato per ‘Avvenire’, ‘Il Giorno’, ‘Panorama’. E’ autore di libri sul Vaticano, il papato, la politica italiana (Dc). Sergio Pagano è nato a Terrusso di Bargagli (Genova) nel 1948 entra nei Barnabiti a Genova nel 1966 e compie studi filosofici e teologici all’Università Urbaniana di Roma. Sacerdote dal 1977 si diploma in paleografo-archivista nel 1978 e si laurea in teologia nel 1981. Chiamato a Roma presso l’Archivio Segreto Vaticano.”,”RELC-016-FGB” “FRANCOIS-PONCET André”,”Ricordi di un ambasciatore a Berlino.”,”ANTE1-52 pag 299 Hitler come l’incantatore di sorci di Hamelin. Wikip: Il Pifferaio di Hamelin è una fiaba tradizionale tedesca, trascritta, fra gli altri, dai fratelli Grimm. È anche nota come Il Pifferaio Magico o con altri titoli simili. Si ritiene che essa sia stata ispirata da un evento tragico realmente accaduto nella città tedesca di Hamelin in Bassa Sassonia, nel XIII secolo. Una illustrazione della fiaba su una vetrata di una chiesa di GoslarIndice [nascondi] 1 Trama 2 Origini della fiaba 3 Adattamenti e riferimenti 3.1 La fiaba in musica 3.2 La fiaba nel cinema 3.3 Video musicali 3.4 Letteratura 4 Collegamenti esterni Trama [modifica] La storia si svolge nel 1284 ad Hamelin, in Bassa Sassonia. In quell’anno la città viene invasa dai ratti. Un uomo con un piffero si presenta in città e promette di disinfestarla; il borgomastro acconsente promettendo un adeguato pagamento. Non appena il Pifferaio inizia a suonare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino alle acque del fiume Weser, dove muoiono annegati. La gente di Hamelin, ormai liberata dai ratti, decide incautamente di non pagare il Pifferaio. Questi, per vendetta, riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, questa volta attirando dietro di sé tutti i bambini della città. Centotrenta bambini lo seguono in campagna, e vengono rinchiusi dal Pifferaio in una caverna. Nella maggior parte delle versioni, non sopravvive nessun bambino, oppure se ne salva uno solo che, zoppo, non era riuscito a tenere il passo dei suoi compagni. Varianti più recenti della fiaba introducono un lieto fine in cui un bambino di Hamelin, sfuggito al rapimento da parte del Pifferaio, riesce a liberare i propri compagni. Una variante dice che i bambini entrano in questa caverna seguendo il pifferaio magico e fuoriescono da un’altra caverna la grotta di Almas in Transilvania. Questa era una delle leggende che spiegava l’arrivo dei sassoni in Transilvania, che cosi sarebbero appunto i bambini portati dal pifferaio magico di Hamlein Origini della fiaba [modifica] Il più antico riferimento a questa fiaba si trovava in una vetrata della chiesa della stessa città di Hamelin e risalente circa al 1300. Della vetrata si trovano descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo, ma pare che essa sia andata distrutta. Sulla base delle descrizioni, Hans Dobbertin ha tentato di ricostruirla in tempi recenti. L’immagine mostra il Pifferaio Magico e numerosi bambini vestiti di bianco. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città. Esisterebbe tuttora una legge non scritta che vieta di cantare o suonare musica in una particolare strada di Hamelin, per rispetto nei confronti delle vittime. Nonostante le numerose ricerche, tuttavia, non si è ancora fatta luce sulla natura di questa tragedia (vedi qui per un elenco di teorie). In ogni caso, è stato appurato che la parte iniziale della vicenda, relativa ai ratti, è un’aggiunta del XVI secolo; sembra dunque che la misteriosa vicenda di Hamelin avesse a che vedere solo con i bambini. (Paradossalmente, l’immagine del Pifferaio seguito da un esercito di topi è quella che la maggior parte delle persone associano a questa fiaba, magari senza ricordare nient’altro della vicenda). Le principali teorie circa gli avvenimenti di Hamelin si possono ricondurre a quattro principali: I bambini furono vittime di un incidente; forse annegarono nel Weser, o furono travolti da una frana. I bambini furono vittime di una epidemia e furono portati a morire fuori dalla città per proteggere il resto della popolazione. Si è ipotizzato che l’epidemia potesse essere di peste. Altri, con riferimento al fatto che i bambini “”danzavano”” dietro al Pifferaio, hanno pensato al morbo di Huntington oppure al ballo di San Vito, piuttosto comune in Europa nel periodo che seguì le epidemie di peste nera. Secondo queste teorie, il Pifferaio è una rappresentazione simbolica della Morte o della malattia. I bambini lasciarono la città per partecipare a un pellegrinaggio, a una campagna militare, o addirittura una nuova Crociata dei bambini, e non fecero mai ritorno. In questo caso, il Pifferaio rappresenterebbe il reclutatore. I bambini abbandonarono volontariamente i loro genitori e Hamelin per fondare nuovi villaggi, durante la colonizzazione della Germania orientale. Questa teoria porta come prova i numerosi luoghi con nomi simili ad Hamelin sia nei dintorni della città che nelle colonie orientali. Le migrazioni di bambini nel XIII secolo sono un fatto ampiamente documentato, e quest’ultima teoria gode di un notevole credito; il Pifferaio sarebbe un reclutatore che condusse via buona parte della gioventù di Hamelin per fondare una colonia nella Germania orientale. Tale Decan Lude, originario di Hamelin, avrebbe posseduto intorno al 1384 un libro di cori che conteneva un verso in latino che riportava questo evento. Il libro è andato perduto, si pensa intorno al XVII secolo. Un racconto tedesco degli eventi di Hamelin, purtroppo non illuminante, è sopravvissuto in una iscrizione databile 1602-1603, trovata proprio nella città della fiaba:: Anno 1284 am dage Johannis et Pauli war der 26. junii Dorch einen piper mit allerlei farben bekledet gewesen CXXX kinder verledet binnen Hamelen gebo[re]n to calvarie bei den koppen verloren Si potrebbe tradurre: Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo il 26 di giugno Da un pifferaio, vestito di ogni colore, furono sedotti 130 bambini nati ad Hamelin e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline. La più antica fonte rimasta è datata circa 1440. Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo. Il resoconto più antico in lingua inglese è quello di Richard Rowland Verstegan (1548-1636), un antiquario e studioso di controversie religiose, nel suo Restitution of Decayed Intelligence (Antwerp, 1605). Egli cita la liberazione della città di Hamelin dai ratti e suggerisce che i bambini perduti siano andati a finire in Transilvania. Sembra che sia Verstegan ad aver coniato l’espressione Pied Piper (“”Pifferaio Variopinto””), introducendo quello che nei paesi di lingua inglese è l’appellativo più comunemente associato al Pifferaio (da noi invece chiamato comunemente “”Pifferaio Magico””). Piuttosto curiosamente, la data indicata da Verstegan per gli eventi di Hamelin è completamente diversa da quelle proposte da altre fonti, ovvero il 22 luglio 1376. Le note di Verstegan furono la fonte su cui si basò in seguito Nathaniel Wanley per il suo Wonders of the Visible World (1687), a sua volta utilizzato da Robert Browning per la sua celebre poesia (vedi sotto). La vicenda di Hamelin interessò anche Goethe, che scrisse una poesia su di essa nel 1803 e la citò anche nel suo Faust. I fratelli Grimm, traendo informazioni da undici fonti diverse, inclusero la fiaba del Pifferaio nel loro Saghe germaniche (Deutsche Sagen), pubblicato per la prima volta nel 1816. Nella loro versione, due bambini (uno cieco e uno storpio), rimasero a Hamelin; gli altri divennero i fondatori delle Siebenbürgen (Sette Città) (Transilvania). Basandosi probabilmente sul testo dei fratelli Grimm, Robert Browning scrisse una poesia sul Pifferaio, The Pied Piper, pubblicata nel 1849; la poesia è celebre per il suo humour, per i giochi di parole, e per le rime gioiose. La poesia colloca i fatti di Hamelin in data 22 luglio 1376. “When, lo, as they reached the mountain’s side, A wondrous portal opened wide, As if a cavern was suddenly hollowed; And the Piper advanced and the children followed, And when all were in to the very last, The door in the mountain-side shut fast.” (“Quando raggiunsero il fianco della montagna un meraviglioso portale vi si aprì, come se si fosse creata improvvisamente una caverna; il Pifferaio entrò e i bambini lo seguirono, e quando alla fine tutti furono all’interno, la porta nella montagna si chiuse velocemente.”) Il luogo menzionato da Browning è la montagna di Coppenbrugge, un luogo noto per essere stato, in tempi antichi, sede di oscuri riti pagani.”,”RAIx-237″ “FRANCOVICH Carlo”,”Albori socialisti nel Risorgimento. Contributo allo studio delle società segrete (1776-1835).”,”Volume numerato n° 662 “”Se poi si tiene conto che per il Buonarroti, il quale subito assume la presidenza della nuova associazione, la parola repubblica, come vedremo meglio in seguito, significa sempre e soltanto regime giacobino proteso verso l’instaurazione di uno stato egualitario, possiamo senz’altro affermare che negli statuti dei ‘Veri Italiani’ vengono esplicitamente proclamati i principi sociali del babuvismo. I primi che si strinsero intorno al Buonarroti nell’organizzazione di questa società, erano per lo più i vecchi campioni del mondo carbonaro, quali Pietro Mirri, il sacerdote Francesco Bonardi, Gaetano Ciccarelli, Salvatore Vecchiarelli che tutti più o meno aspiravano ad un moto liberatore anche in senso sociale. Ma soprattutto assertori di un cosciente pensiero socialista furono i due segretari dei ‘Veri Italiani’: Giulio Andrea Cannonieri – uno dei pionieri dell’organizzazione operaia in Francia prima ed in Italia poi – e l’aretino Giuseppe Gherardi, che, fra l’altro, del suo pensiero rivoluzionario e socialista venò anche una certa sua produzione teatrale, dove, come spesso accade, la nobiltà del pensiero si afferma a spese dell’arte. I ‘Veri Italiani’, valendosi dei vecchi quadri carbonari, si diffusero rapidamente all’estero, E in Francia soprattutto nei ‘depôts’, dove si accentravano i ‘refugiati italiani’ (…)”” (pag 125)”,”MITS-408″ “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”FRANCOVICH Carlo Lungo profilo biografico di Alessandro Sinigaglia (pag 376-377-378) Attentato a Giovanni Gentile (15 aprile 1943) pag 184) La morte di Fanciullacci. “”Due giorni dopo queste retate, sempre in relazione a quanto aveva rivelato il gappista arrestato, cade anche Bruno Fanciullacci, il gappista più audace di Firenze, che per le sue imprese era circondato da una fama quasi leggendaria. Egli venne arrestato in piazza Santa Croce, mentre si recava ad uno degli appuntamenti convenzionali, il 15 luglio. Fu subito portato in via Bologese e – almeno a quanto mi è stato riferito – fu messo a confronto con il gappista delatore, che lo identificò. Le torture cui fu sottoposto dovettero essere le più spaventose: ad ogni costo volevano carpirgli gli ultimi segreti dell’organizzazione cui apparteneva; volevano, forse, strappargli l’ammissione di avere organizzato l’uccisione di Giovanni Gentile. Comunque fosse, quando nel pomeriggio lo richiamarono per il secondo interrogatorio, Fanciullacci, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sgherri, si gettò ammanettato dalla finestra che si trovava al secondo piano e precipitò in via Bolognese. I fascisti, non si sa se per vendetta o per timore ingiustificato che egli scappasse loro per la seconda volta, gli spararono dietro e lo ferirono al fianco. La sua agonia si prolungò ancora per un giorno ed infine morì, nonostante che i fascisti lo facessero curare, per la frattura della base cranica. Secondo quanto testimoniò una crocerossina, chiamata dal vicino ospedale di villa Natalia, al Fanciullacci moribondo un milite continuava a porre questa domanda per noi incomprensibile: “”Dicci chi c’era con te nella cabina””, ma il Fanciullacci non rispondeva. Rimasto solo con la crocerossina, le disse unicamente: “”Mia madre abita a Porta Romana”” (pag 245-246)”,”ITAR-201″ “FRANCOVICH ONESTI Nicoletta DIGILIO Maria Rita”,”Breve storia della lingua inglese.”,”L’inglese è una lingua di origine germanica con un vocabolario ricco di termini francesi e latini. Nicoletta Francovich Onesti è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Siena. Specialista di inglese medievale, ha pubblicato: L’inglese d’America e, per Carocci, Filologia germanica e I Vandali, lingua e storia. Maria Rita Digilio è ricercatrice di Filologia germanica all’Università di Siena. É autrice di studi sul lessico anglosassone, sulle glosse sassoni e la sintassi alto-tedesca.”,”VARx-040-FL” “FRANCOVICH Carlo”,”Storia della massoneria in Italia. Dalle origini alla rivoluzione francese.”,”Carlo Francovich (Gorizia, 1910) ha insegnato Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Ha diretto l’Istituto storico della Resistenza in Toscana.”,”ITAG-014-FF” “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”- I 45 giorni di Badoglio a Firenze – La restaurazione fascista – Comincia la lotta per la liberazione – Il nazi-fascismo si consolida – La resistenza in atto – Verso la liberazione – La battaglia di Firenze”,”ITAR-022-FSD” “FRANK Ernst”,”Die Sklaven-Aufstände des Altertums. Vom sozialen Gesichtspunkte aus dargestellt.”,”Nel retrocopertina si pubblicizza il libro di PARVUS: ‘Die Handelkrisis und die Gewerkschaften’ in uscita presso la stessa casa editrice.”,”STAx-071″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””C’est dans l’ Internationale que se situe le centre de gravité de l’ organisation de classe du proletariat”” (Rosa Luxemburg). “”A dire il vero, durante questo periodo (che sarà l’ ultimo periodo di attività politica di Lenin), egli scriveva che si trovava in una terra incognita e faceva prova nella riorganizzazione dello Stato di un pragmatismo che egli giustificava ricordando un aforisma di Napoleone: “”On s’ engage et puis on voit””. Certo egli non proponeva che una riunione molto limitata di una sola istituzione data dello Stato con un altra istituzione del partito, nel caso in cui egli ricercava precisamente un piccolo numero di uomini dotati di una qualità molto grande. Ma tutta la situazione rafforzava la tendenza a una fusione crescente tra lo Stato e il partito e questa fusione diventerà fatale per l’ uno e per l’ altro. E’ quello che Bucharin doveva riconoscere troppo tardi quando disse: “”Il partito e lo Stato si sono confusi, è il disastro più grande””””. (pag 263)”,”INTT-155″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””Alla fine del 1933, Mosca rinnova con il governo hitleriano un accordo firmato nel 1926 con Stresemann, così come un patto di non aggressione firmato nel 1931 con Harmann Müller. Questa precipitazione a firmare tali documenti con il governo di Hitler soprende molti e solleva anche qualche critica; ma, dopo tutto, gli archivi diplomatici sono pieni di documenti di questo tipo che non hanno necessariamente un grande significato per i loro firmatari, i quali non si trovano impegnati da tali patti al momento decisivo.”” (pag 708) “”Nel mese di maggio 1935, (Stalin) riceveva il ministro degli Affari esteri della Francia, Pierre Laval, politico reazionario e specialista ben conosciuto del doppio gioco. Volendo negoziare con Hitler, veniva a firmare in primo luogo un “”trattato franco-sovietico di mutua assistenza””. Stalin non aveva allora alcuna funzione nel governo sovietico, era ufficialmente segretario generale del PCUS. E’ intorno a questo periodo che comincia ad entrare nell’ uso diplomatico la partecipazione del segretario del partito a negoziati con rappresentanti dei governi capitalisti, cosa che pone così di fatto il partito al primo rango delle istituzioni statali””. (pag 709)”,”INTT-156″ “FRANK Pierre e altri scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER”,”Pour un portrait de Pierre Frank. Ecrits et temoignages.”,”Scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER. “”La France avait cessé d’être imperialiste même au moment du pacte Hitler-Staline, puisque le groupe parlementaire communiste declara que c’etait un facteur de paix et que “”en cas de guerre les communistes feraient leur devoir de Francais””. La guerre vint huit jours apres. Thorez, Gitton, firent grand etat de leur depart au front! Le groupe parlementaire fit une nouvelle declaration de fidelité au gouvernement francais. La France n’etait pas encore imperialiste… Nous devons à la verité de rappeler qu’elle ne le devint qu’apres le partage entre Hitler et Staline de la Pologne! La lettre à Herriot preconisait un nouveau Munich! C’est a ce moment que Daladier, appuyé ouvertement ou hypocritement par toutes les categories de democrates dont la SFIO, prit pretexte de cette attitute des staliniens pour engager contre la classe ouvriere une repression impitoyable””. (pag 156) (Molinier-Frank, 1939).”,”TROS-084″ “FRANK André Gunder”,”Lumpenburguesía: Lumpendesarrollo. Dependencia, clase y politica en Latinoamérica.”,”FRANK André Gunder è nato a Berlino nel 1929. E’ stato professore di economia e scienze sociali. Ha preso il dottorato di economia a Chicago (1957), ha insegnato scienze sociali nello Iowa, Michigan, Europa Orientale, Santiago di Cuba, Africa occidentale, Brasilia e Santiago del Cile ove attualmente (1972) risiede. E’ un profondo conoscitore dell’ America Latina. “”Luis Vitale riassume il processo nella sua ‘Historia de Chile: “”La causa essenziale della Rivoluzione del 1810 fu l’ esistenza di una classe sociale i cui interessi entrarono in contraddizione con il sistema di dominio imposto dalla metropoli. Questa classe sociale fu la borghesia creola. Controllava in ultima istanza le principali fonti di ricchezza della colonia, ma il governo era in mano ai rappresentanti della monarchia spagnola. Questa contraddizione tra il potere economico, controllato dalla borghesia creola, e il potere politico, monopolizzato dagli spagnoli, fu il motore che mise in movimento il processo rivoluzionario del 1810″”. (pag 67)”,”AMLx-060″ “FRANK Anna”,”Il diario di Anna Frank.”,”Anna FRANK nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte e morì nel marzo del 1945. Il diario è stato ritrovato nel dopoguerra nella soffitta e pubblicato ad Amsterdam nel 1947. Venne tradotto in tutte le lingue. Anna finì la sua vita nel campo di concentramento di Bergen Belsen. “”Il Führer di tutti i Germani ha parlato ad alcuni soldati feriti. Che tristezza sentirlo! Il dialogo si svolgeva press’a poco così: “”Il mio nome è Heinrich Scheppel.”” “”Ferito dove?”” “”A Stalingrado””. “”Che ferita?”” “”Due piedi congelati e una frattura al braccio destro.”” Proprio così; la radio ci trasmetteva questa orribile pagliacciata. I feriti sembravano orgogliosi delle loro ferite; quanto più gravi, tanto meglio. Ce n’era uno che non riusciva nemmeno più a parlare per la commozione di poter dar la mano al Führer (quella che gli restava). La tua Anna””; (Venerdì 19 marzo 1943) (pag 81)”,”GERN-122″ “FRANK Pierre”,”La quatrieme internationale. Contribution à l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”Questa seconda edizione del libro comporta qualche pagina supplementare destinata ad aggiornare le attività della IV Internazionale nel corso dei tre anni trascorsi. Si sono pure aggiunti qui e là paragrafi allo scopo di precisare meglio alcune posizioni dell’organizzazione internazionale trotskista. (l’autore) (pag 7)”,”TROS-290″ “FRANK Andre Gunder”,”Capitalism and Underdevelopment in Latin America. Historical Studies of Chile and Brazil.”,”Il Professor Frank crede che sia “”il capitalismo , sia mondiale che nazionale, a produrre sottosviluppo nel passato e che ancora genera sottosviluppo nel presente”” (retrocopertina)”,”AMLx-161″ “FRANK Robert K., a cura di Michele GRILLO”,”Microeconomia. Comportamento razionale – Mercato – Istituzioni.”,”27″,”ECOT-353″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume I.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Introduction, Notes, foto,”,”INTT-019-FL” “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume II.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Notes, Index des noms cités, Bibliographie,”,”INTT-020-FL” “FRANK Andre Gunder”,”Capitalismo e sottosviluppo in America Latina.”,”””Ritengo anch’io, come Paul Baran, che è proprio il capitalismo, sia mondiale che nazionale, che ha prodotto sottosviluppo nel passato e che lo produce ancor oggi. Tutti gli studi giungono a una conclusione di fondamentale importanza: il capitalismo nazionale e la borghesia nazionale non offrono alcuna soluzione per il sottosviluppo dell’America Latina, e non possono farlo””.”,”AMLx-016-FL” “FRANK Stephen P. STEINBERG Mark D. a cura, contributi di Daniel R. BROWER Barbara ALPERN ENGEL Hubertus F. JAHN Al’bin M. KONECHNYI Boris N. MIRONOV Joan NEUBERGER Robert A. ROTHSTEIN Christine D. WOROBEC”,”Cultures in Flux. Lower-Class Values, Practices, and Resistance in Late Imperial Russia.”,”Daniel R. Brower (University of California, Davis) most recently published The Russian City between Tradition and Modernity, 1850-1900. Barbara Alpern Engel (University of Colorado, Boulder) has written, among other works, Between the Fields and the City: Women, Work, and Family in Russia 1861-1914. Stephen P. Frank (University of California, Los Angeles) is author of the forthcoming Cultural Conflict, Criminality, and Justice in Rural Russia, 1856-1914. Hubertus F. Jahn (Friedrich-Alexander Universität, Erlangen, Germany) has completed a forthcoming study of patriotic culture during World War I. Al’bin M. Konechnyi works in Petersburg at the State Museum of the History of the City and has published articles on various aspects of life in Petersburg during the nineteenth century. Boris N. Mironov (Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Petersburg) has written widely on Russian social history; his most recent works are Russkii gorod v 1740-1860-e gody and Istoriia v tsifrakh. Joan Neuberger (University of Texas, Austin) is the author of Hooliganism: Crime, Culture, and Power in Petersburg, 1900-1914. Robert A. Rothstein (University of Massachusetts, Amherst) writes on Russian and Soviet popular song. Mark D. Steiberg (Yale University) is the author of Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907. Christine D. Worobec (Kent State University) is the author of Peasant Russia: Family and Community in the Post-Emancipation Period. Contributors, Acknowledgments, Introduction, Select Bibliography, Index, Notes,”,”RUSx-169-FL” “FRANK Joseph”,”The Levellers. A History of the Writings of Three Seventeenth-Century Social Democrats John Lilburne, Richard Overton, William Walwyn.”,”Il movimento dei livellatori, orientato democraticamente, rivendicava la libertà religiosa, una costituzione scritta, il suffragio universale, un fisco con una tassazione proporzionale in base al reddito, una forma di sanità sociale ossia una medicina socializzata. L’autore ha studiato la loro grande produzione di scritti come fonte primaria, circa 500 pamphlets, e pure i giornali del periodo, oltre a diari, trascrizioni legali, procedimenti parlamentari. Frank è stato insegnante di inglese all’Università di Rochester.”,”UKIR-052″ “FRANK Manfred”,”The Philosophical Foundations of Early German Romanticism.”,”Manfred Frank is Professor of Philosophy at Eberhard Karls University in Tübingen, Germany. He is the author of many books, including The Subject and the Text: Essays in Literature and Philosophy. Elizabeth Millán-Zaibert is Assistant Professor of Philosophy at DePaul University. She is the coeditor (with Jorge J. E. Gracia) of Latin American Philosophy for the Twenty-first Century: The Human Condition, Values, and the Search for Identity and translator of The History of Philosophy in Colonial Mexico by Mauricio Beuchot. Acknowledgments, Frequently Cited Texts and Abbreviations, Introduction, Notes, Glossary, Bibliography, Index”,”GERx-030-FL” “FRANK Thomas”,”Introduzione allo studio della lingua inglese.”,”Thomas Frank (1925-1990) ha insegnato Storia della lingua inglese nell’Università di Napoli. Ha tra l’altro pubblicato i volumi: Segno e significato, La lingua filosofica di John Wilkins e Storia della lingua inglese.”,”UKIx-013-FL” “FRANK Benis M.”,”Okinawa. L’ultima battaglia.”,”La battaglia per la conquista di Okinawa va senza dubbio annoverata fra le più dure e sanguinose di tutta la guerra. I difensori giapponesi erano consapevoli del fatto che sarebbe stata l’ultima battaglia prima dell’invasione della madrepatrie e si poteva essere certi che il «Bushido», il loro codice militare d’onore, non avrebbe permesso alcuna mancanza e flessione di quel caparbio orgoglio che già aveva stupito gli americani. Per questi ultimi, Okinawa era il coronamento di quattro anni di guerra nel Pacifico. (…) In quest’opera Benis Franck, già autore della storia ufficiale del Corpo dei Marines, presenta un dettagliato resoconto di quegli ottanta giorni dopo i quali i giapponesi furono sconfitti. Tuttavia, probabilmente per questioni di spazio, vi è un aspetto di questa biattaglia che pensiamo l’autore abbia trascurato: quei mesi registrarono il culmine degli attacchi suicidi giapponesi. Parecchie navi alleate furono colpite durante la rotta d’avvicinamento a Okinawa. 355 missione suicide furono lanciate il 6 e il 7 aprile contro l’immensa flotta ancorata davanti alle spiagge, e allo stesso tempo la più grande corazzata mai costruita, la «Yamato», intraprese un viaggio senza ritorno per immolarsi anch’essa in un’azione suicida. Fu calcolato che dei 1.900 attacchi suicidi effettuati durante la battaglia di Okinawa, il 14.7% centrò gli obiettivi; inoltre queste azioni crearono una vera psicosi fra gli equipaggi delle navi americane, tanto che nel mese di aprile alcuni uffuciali conclusero che i Kamikaze erano in grado di compromettere l’intera operazione”” (pag 6-7) [introduzione di Corrado Barbieri: ‘I giorni dei Kamikaze’]”,”QMIS-041-FV” “FRANK Pierre”,”Appunti per una storia della Quarta internazionale.”,”””Il combinarsi, nella seconda guerra mondiale, di una guerra interimperialista, con una guerra di difesa dell’URSS contro l’hitlerismo aveva fatto nascere alla fine di questa guerra sentimenti diversi e una notevole confusione politica. Il documento spiegava anche che, dato che la crisi dello stalinismo si era sviluppata in condizioni estremamente complesse e dato che i paesi dove c’erano le più grandi tradizioni marxiste la classe operaia aveva conosciuto una fase d’apatia politica, il progredire della Quarta Internazionale aveva trovato molti ostacoli considerevoli che, tuttavia, non avevano impedito questo progresso via via che le vecchie direzioni si logoravano”” (pag 113)”,”TROS-010-FGB” “FRANK William A. WOLER Allan B.”,”Duns Scotus, Metaphysician.”,”Filosofo (n. in Scozia, prob. presso Duns, Berwick, 1265-66 circa – m. Colonia 1308). Verso il 1278 entrò nell’ordine dei frati minori; nel 1303 leggeva le Sentenze a Parigi ove divenne poi maestro di teologia; incerta la sua carriera di insegnante che si svolse probabilmente tra Cambridge, Oxford e Parigi e infine a Colonia. Delle opere che vanno sotto il suo nome sono ormai da ritenere sicuramente originali: il trattato De pr¡mo principio, le Quaestiones in Metaphysicam, l’Opus Oxoniense e l’Opus Parisiense (commenti alle Sentenze: il primo opera diretta di D. S., il secondo reportatio dei discepoli), Quaestiones su opere logiche (Porfirio, Aristotele), De anima e Theoremata (redatte da discepoli, non sappiamo se approvate dal maestro). D. S., che è forse il più acuto pensatore del Medioevo (ebbe difatti il nome di Doctor subtilis), dedicò gran parte delle sue trattazioni a problemi gnoseologici e metafisici, che traggono il loro spunto polemico dal razionalismo e aristotelismo della filosofia domenicana. Dell’aristotelismo egli si serve per penetrare più addentro all’intima costituzione del tomismo e scorgerne tutte le debolezze; così egli partecipa a quel processo di svolgimento critico e di dissoluzione della scolastica a cui, soprattutto, contribuirà un altro francescano, Guglielmo di Occam. ? D. S. sviluppa alcuni motivi caratteristici della tradizione francescana del 13° sec., approfondendo criticamente l’aristotelismo, spesso in polemica con interpretazioni correnti, e soprattutto con Tommaso d’Aquino; tra le sue dottrine essenziali, la concezione della struttura del concetto, l’univocità dell’essere, l’identità di essenza e esistenza, il primato della volontà. Concepita la materia non come pura potenzialità ma come entità positiva, essa potrebbe esistere (per volere di Dio) anche senza forma. Gli individui sono costituiti da entità o formalità (entitates, formalitates) corrispondenti agli elementi generici e specifici: pur concorrendo in un’unica forma, le formalitates sono formalmente distinte (distinctio formalis a parte rei). Ogni individuo risulta così da una sorta di stratificazione di forme sempre più determinate, fino all’ultima forma individuante che fa la cosa esser tale: questo principio di individuazione per cui “”questo uomo”” non è “”quello””, fu chiamata haecceitas (termine tipico dello scotismo, che però non si ritrova in D. S.). Questa haecceitas, realizzando l’essere nella sua individualità, è anche il fondamentale principio di intelligibilità e oggetto di conoscenza intuitiva: ma l’uomo, dopo il peccato originale, non giunge a conoscere questa radice dell’individualità, terminando il suo conoscere all’individuum vagum. Le strutture generico-specifiche che si trovano realizzate nella realtà, sono per D. S. realtà univoche: anche l’essere è univoco, pur predicandosi di Dio e delle creature. In psicologia D. S. respinge la distinzione reale tra l’anima e le facoltà, e pur concependo l’anima umana quale forma sostanziale del corpo, ritiene che questo sia informato da una forma sua propria, la forma corporeitatis (l’immortalità dell’anima è oggetto di prove “”morali”” e “”probabili”” non di dimostrazione necessaria). Tra le facoltà, il primato è riconosciuto alla volontà: ogni atto volontario è libero per essentiam, sicché nessun bene è per essa determinante: tesi che D. S. fa valere contro l’intellettualismo tomista. ? Il volontarismo di D. S. si riflette anche nella teologia, che è concepita come scienza eminentemente pratica trattando di Dio non come oggetto di pura contemplazione intellettuale, ma come fondamento e fine della nostra attività (propter operari); opera di amore è la creazione come l’incarnazione e infine la grazia. Nell’opera della redenzione, grande importanza è data a Maria Vergine, di cui D. S. sostenne l’immacolata concezione contro Tommaso d’Aquino e i grandi maestri del 13° secolo.”,”FILx-327-FRR” “FRANK Philipp”,”La scienza moderna e la sua filosofia.”,”Philipp Frank, fisico e metodologo austriaco, nacque a Vienna nel 1884. Laureatosi nel 1910, dal 1912 al 1918 insegnò Fisica teorica all’Università tedesca di Praga. Trasferitosi quindi negli Stati Uniti fu professore di Fisica matematica e Filosofia della scienza alla Harvard University. Fu uno dei fondatori del Circolo di Vienna e assieme a Schlick diresse la collezione di Schriften zur Wissenschaftliche Weltaufassung.”,”SCIx-250-FL” “FRANK Anna, a cura di Otto FRANK e Mirjam PRESSLER”,”Diario. L’alloggio segreto, 12 giugno 1942 – 1° agosto 1944.”,”Per la prima volta la versione definitiva e integrale del ‘Diario’. Anne muore di stenti e di tifo tra il febbraio e il marzo del 1945. Poco dopo muore la sorella Margot.”,”EBRx-006-FSD” “FRANKE Herbert TRAUZETTEL Rolf”,”L’ impero cinese.”,”Libro dedicato alla memoria di Etienne BALAZS (1905-1963). FRANKE è nato a Colonia nel 1914, dal 1953 è professore ordinario di cultura e linguistica dell’ Asia Orientale all’ Università di Monaco di Baviera e dal 1958 membro ordinario dell’ Accademia Bavarese delle Scienze. TRAUZETTEL, nato nel 1930 a Lipsia, ha studiato, sinologia, iamatologia, indologia e filosofia alle università di Lipsia e Monaco di Baviera.”,”CINx-082″ “FRANKEL Paul H.”,”Petrolio e potere. Enrico Mattei.”,”Enrico MATTEI è morto nell’ ottobre del 1962.”,”ITAE-045″ “FRANKEL Francine R.”,”India’s Political Economy, 1947-1977. The Gradual Revolution.”,”FRANKEL Francine R. è Associate Professor di scienze politiche all’ Università della Pennsylvania e autore di ‘India’s Green Revolution’. Leadership e abilità del gruppo. “”La strategia politica poteva solo procedere attraverso un processo di graduale ristratificazione del tradizionale ordine sociale, che offriva sufficienti concessioni al fine e ritmi di cambiamento tali da tranquillizzare le classi proprietarie contro le minacce di espropriazione e prevenire la loro opposizione attiva all’ implementazione efficace di riforme agrarie. L’ approccio economico richiedeva l’ immediato incremento della produzione agricola attraverso le molte istituzioni che avrebbero dovuto acquisire il loro pieno potenziale come strumenti di mobilitazione delle risorse rurali solo dopo che il lungo processo di riorganizzazione agraria di base fosse stato completato. I pianificatori però affrontarono il Secondo Piano con considerevole incertezza riguardo all’ appropriato mix tra obiettivi politici ed economici di sviluppo. Nehru, in particolare, era conscio della necessità di compromesso su entrambi i lati, ed era anche preoccupato dei costi per preservare l’ integrità dell’ approccio di base. In seguito la sua riflessione fu che “”in una democrazia, un leader può portare avanti delle politiche che considera giuste, ma deve tener conto dell’ abilità dei suoi uomini ad implementarle.”””” (pag 123-124)”,”INDx-059″ “FRANKEL Stephen a cura; saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”Organized Labor in the Asia-Pacific Region. A Comparative Study of Trade Unionism in Nine Countries.”,”FRANKEL Stephen è prfessore al Centre for Corporate Change in the Graduate School of Management nell’Università di New South Wales. A ottenuto un Ph.D. in economics and politics dalla Cambridge University. Saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”MASx-025″ “FRANKEL Jonathan”,”Gli ebrei russi. Tra socialismo e nazionalismo (1862-1917).”,”Jonathan Frankel insegna dal 1964 alla Hebrew University di Gerusalemme. É stato Senior Fellow del Russian Institute della Columbia University. Ha pubblicato numerosi studi di storia russa ed ebraica, tra cui Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism.”,”EBRx-017-FL” “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia de Benjamin Franklin.”,”””Esigendo il precetto dell’ Ordine che ogni parte del mio lavoro avesse il suo proprio tempo fisso, una pagina del mio primo quaderno conteneva il seguente schema di impiego delle ventiquattro ore del giorno naturale: “”Ore 5,6,7: alzarmi, lavarmi e pregare (…), preparare il lavoro del giorno e prendere le risoluzioni del giorno: proseguire gli studi attuali, fare colazione. ore 8-11: lavoro. ore 12-1: leggere o ripassare le mie annotazioni, e pranzare. 2-5: lavoro 6-9: riordinare, mettere le cose a posto, cenare, musica, distrazioni o conversazioni, esame del giorno. 9-4: dormire””. (pag 121)”,”BIOx-078″ “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia.”,”FRANKLIN Benjamin “”Questo generale, secondo me, era un uomo coraggioso e in Europa, avrebbe senza dubbio saputo condurre una operazione con molta destrezza. Riponeva però troppa fiducia in se stesso, aveva un concetto esagerato delle capacità delle truppe regolari, e troppo poca considerazione tanto degli americani quanto degli indiani. George Croghan (1), il nostro interprete indiano, s’era unito a lui nella marcia portando con sé un centinaio di guerrieri pellirosse che avrebbero potuto essere di enorme utilità come guide, esploratori eccetera, se il generale li avesse trattati con un po’ di riguardo; Braddock invece ne minimizzava le capacità e tendeva ad ignorarne l’esistenza, finché quelli, un po’ alla volta, lo abbandonarono. Durante una conversazione che ebbi con lui, un giorno, mi dette alcuni ragguagli circa il suo piano d’avanzata. “”Dopo aver preso Fort Duquesne”” mi disse “”intendo procedere in direzione di Niagara, e dopo averla conquistata, verso Frontenac, se la stagione mi concederà un po’ di tempo, e penso che non me lo negherà, perché a Duquesne mi tratterrò tutt’al più tre o quattro giorni, e nulla ch’io riesca a immaginare potrà precludermi il cammino verso Niagara””. Avendo innanzi tempo immaginato la lunga fila che il suo esercito avrebbe dovuto formare per poter seguire, in marcia, lo strettissimo cammino nel cuore della foresta e tra la macchia, e avendo anche letto di una precedenza sconfitta toccata a millecinquecento francesi che avevano invaso il territorio degli irochesi, dovevo per forza nutrire qualche dubbio, e anche un po’ di paura, circa il risultato della spedizione. Ma mi arrischiai a dire soltanto: “”E’ certo, signore, che se arriverete davanti a Duquesne con queste magnifiche truppe così ben fornite di artiglieria, quel luogo, non ancora del tutto fortificato e neppure protetto, a quanto si dice, da una guarnigione non molto numerosa, non potrà opporre che una debole resistenza. L’unico pericolo, l’unico impedimento che potrà arrestare la vostra marcia, sono le imboscate degli indiani che, facendone di continuo, sono ormai diventati così abili che è difficilissimo accorgersi quando ne hanno tesa una; ora la sottile linea, lunga quasi quattro miglia, secondo cui il vostro esercito deve disporsi, potrà esporlo ad attacchi di sorpresa sui fianchi e ad essere tagliato, come un filo, in tanti tronconi che, a causa delle distanze tra loro esistenti, non potranno aiutarsi reciprocamente””. Sorrise della mia ignoranza e rispose: “”Questi selvaggi saran forse terribili avversari per i soldati americani che mancano di esperienza, ma è impossibile che riescano a prevalere sulla disciplina delle truppe regolari di Sua Maestà””. Mi rendevo conto di non esser certo la persona più indicata a discutere con un uomo d’armi problemi relativi all’esercito della sua professione, e non aggiunsi altro. Il nemico, infatti, non attaccò quando, secondo me, sarebbe stato più facile, e cioè durante la marcia, come ho detto, ma lasciò che i soldati avanzassero senza mai molestarli fino a nove miglia dal luogo di destinazione. Allora, quand’erano riuniti tutti insieme e formavano una massa compatta (poiché avevano appena guadato un fiume e la fronte dell’armata non avrebbe ripreso la marcia finché tutti non fossero passati), in un luogo dei boschi più aperto di quanti ne avessero attraversati, attaccò l’avanguardia, scaricando fitte raffiche di fucileria da dietro gli alberi e i cespugli: fu il primo segno della vicinanza del nemico. L’avanguardia si disorientò e il generale esortò i soldati perché andassero a soccorrerla: l’ordine venne eseguito tra i carri, i bagagli e gli animali; allora le scariche di fucileria si abbatterono sui fianchi: gli ufficiali, essendo a cavallo, offrivano bersagli molto ben visibili e furono tra i primi a cadere; i soldati, ammucchiati in una gran ressa, non sentendo arrivare alcun ordine, rimasero in piedi, al centro, finché due terzi di loro furono uccisi; i rimanenti, presi dal panico, si dettero a fuga precipitosa. I conducenti dei carri, staccato dal tiro un cavallo per ciascuno, vi montarono e fuggirono in fretta e furia; il loro esempio fu immediatamente seguito da altri: in seguito a questa defezione tutti i carri, gli approvvigionamenti, l’artiglieria e altro bagaglio caddero nelle mani del nemico. Il generale, ferito, fu tratto in salvo a stento; il suo attendente Mr. Shirley, cadde al suo fianco; su ottantasei ufficiali, sessantatrè vennero uccisi o feriti e su millecento uomini di truppa i morti furono settecentoquattordici. (…) Non essendo stati inseguiti, i fuggiaschi giunsero al campo di Dunbar portandovi tali notizie che il panico s’impossessò immediatamente del colonnello e dei suoi soldati (…). Tutti noi ameircani, dopo questa faccenda, cominciammo a sospettare che forse le nostre idee sul valore e sul coraggio dei soldati inglesi non erano del tutto giustificate”” (pag 209-212)”,”USAG-081″ “FRANZERO Carlo Maria”,”Il Conte di Cavour e i suoi banchieri inglesi.”,”FRANZERO Carlo Maria Le lettere riportate sono in lingua francese Copia n° 264″,”BIOx-300″ “FRANZIN Elio, a cura”,”Longo contro Togliatti nel 1927.”,”””Cronologia. Gennaio 1926. Ha luogo il III Congresso del PCI a Lione che riconferma la validità delle parole d’ordine: Asemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini, controllo operaio sull’industria, la terra ai contadini. Marzo 1927. Longo legge al Comitato direttivo della FGCI una lettera in cui propone per la prima volta l’abbandono della parola d’ordine dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Dicembre 1927. Basilea. Si svolge la Seconda Conferenza nazionale del PCI nel corso della quale il “”centro estero”” si presenta su posizioni non unitarie. luglio (3-19) 1929. Si svolge il X Plenum dell’Internazionale Comunista a Mosca Agosto 1929. Togliatti pubblica su ‘Stato Operaio’ l’articolo in cui abbandona definitivametne la parola d’ordine, elaborata da Gramsci, dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Maggio e giugno 1930. Si svolgono due riunioni del C.C. del PCI in cui viene liquidata l’opposizione dei “”tre””. aprile 1931. Si svolge il IV Congresso del Pci in cui si approva la teoria del socialfascismo”” (pag 20-21) L’ Aventino visto da Togliatti. (pag 105-106)”,”PCIx-381″ “FRANZINA Emilio a cura; saggi di Emilio FRANZINA Ernesto BRUNETTA Maurizio REBERSCHAK Leopoldo MAGLIARETTA Mario ISNENGHI”,”Venezia.”,”Saggi di Emilio FRANZINA, Ernesto BRUNETTA, Maurizio REBERSCHAK, Leopoldo MAGLIARETTA, Mario ISNENGHI (nei risvolti di copertina cenni biografici degli autori).”,”ITAB-018″ “FRANZINA Emilio ISNENGHI Mario LANARO Silvio REBERSCHAK Maurizio VANZETTO Livio”,”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico. Atti del Convegno su “”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico nel Veneto””.”,”””E’ significativo che anche uno studioso d’ ispirazione cattolica come il De Rosa, fra l’ altro autore, sulla scia di Gramsci, d’ interessanti riflessioni intorno alla posizione del clero settentrionale, sia giunto vicino alla definizione di questo stesso concetto individuando nella piccola proprietà e nel mondo parrocchiale “”gli elementi portanti della società veneta””. Il fatto però che prete e parrocchia siano uno degli elementi portanti di questa società e che, in altri termini, attorno ad essi ruoti, confortato dalla certezza dell’ “”idem sentire””, un complesso mondo rurale e, nelle città, piccolo borghese a cui sarebbe più che difficile, sbagliato e pericoloso negare caratteri di estrema “”popolarità””, non legittima in alcun modo la pretesa ricorrente di quanti s’ intestardiscono a scorgere il segno dell’ inequivocabile progressismo sociale dei cattolici intransigenti nella circostanza che le loro organizzazioni si alimentavano a tutti i livelli dell’ apporto di uomini usciti dalle file delle classi subalterne””. (pag 65, Emilio Franzina)”,”ITAE-099″ “FRANZINA Emilio”,”La grande emigrazione. L’ esodo dei rurali dal Veneto durante il secolo XIX.”,”””Una contraddizione, certamente, esiste nelle posizioni dei possidenti e degli stessi industriali i quali tutti, pur avendone come si vede estremo bisogno, si trovano però indotti a combattere in qualche modo la “”piaga”” dell’ emigrazione quando essa all’ apparenza minacci la continuità del regime piccolo proprietario, nella prima fase dell’ esodo verso l’ America, o quando contribuisca a dissolvere l’ immagine della famiglia patriarcale contadina, durante la fuga di massa dalle campagne degli anni ’90, o quando infine adombri, nelle sue fasi e nei suoi tipi, la deprecata tendenza all’ inurbamento dei villani, cose tutte che per i cattolici coincidono colla scristianizzazione delle plebi rurali e per i liberali colla loro emancipazione ideologica in senso antipadronale ossia, a nostro modo di vedere, con uno stesso e unico fenomeno. L’ emigrazione, in altre parole, fra i vari elementi di cui si compone e su cui si regge il modello veneto di sviluppo imperniato sulla sottutilizzazione permamente della forza lavoro interna, appare sotto il profilo ideologico come l’unico elemento non “”immediatamente”” piegabile ai fini del progretto di rifondazione della società rurale statica elaborato e accolto, mutatis mutandis, in tutta la regione.”” (pag 101-102)”,”ITAS-106″ “FRANZINA Emilio”,”Merica! Merica! Emigrazione e colonizzazione nelle lettere di contadini veneti in America Latina, 1876-1902.”,”Emilio Franzina è nato a Valdagno nel 1948. Ha insegnato Storia del Risorgimento nel Magistero di Verona (Univ. di Padova) e ha collaborato con varie riviste tra cui ‘Classe’, ‘Movimento Operaio e Socialista’, ‘Quaderni storici’, ‘Società e storia’.”,”AMLx-002-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1919-1922.”,”Mimmo FRANZINELLI, studioso del fascismo, si è occupato della polizia segreta, dell’ impatto della dittatura sulla società civile, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti. E’ autore di monografie sul rapporto religione e guerra nel Novecento italiano. “”Alcuni capi delle camicie nere intrapresero la carriera ministeriale mentre altri loro camerati furono emarginati; anno dopo anno il PNF enfatizzò la “”vita pericolosa”” del 1919-22, col sacrificio di sangue dei “”tremila morti della lunga e asprissima battaglia””. I numeri furono gonfiati a dismisura, in quanto funzionali alla legittimazione dello statu quo. Ripetuti conteggi fissarono l’ entità dei caduti antemarcia in 425. (…)”” (pag 169)”,”ITAF-159″ “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”FRANZINELLI Mimmo studioso dell’ Italia fascista si è occupato della polizia politica, della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, dello spionaggio nella seconda guerra mondiale (v. opere 4° cop). Epurazione mancata. I dati dell’ amnistia di Togliatti. “”Il raffronto col dato europeo serve alla contestualizzazione e alla comprensione di quanto è avvenuto in Italia durante la fase compresa tra la fine dell’occupazione tedesca e il ritorno alla normalità, dopo le vendette del dopoguerra. In assenza di dati certi, le vittime fasciste possono essere stimate tra le 12.000 e le 15.000; le violenze furono più gravi a Torino e nel milanese, dove dopo la Liberazione incrudelirono con maggiore asprezza le vendette. I processi per collaborazionismo riguardarono circa 43.000 cittadini, 23.000 dei quali amnistiati in fase istruttoria e 14.000 liberati con formule varie; i condannati in via definitiva furono 5928 (334 in contumacia), la pena capitale, inflitta 259 imputati, ebbe esecuzione in 91 casi. Dell’impatto combinato di amnistia, indulto e grazia beneficiarono 5328 fascisti: 2231 in modo totale, 3363 in parte””. (pag 259)”,”PCIx-238″ “FRANZINELLI Mimmo MAGNANI Marco”,”Beneduce. Il finanziere di Mussolini.”,”FRANZINELLI Mimmo, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, MAGNANI Marco autore di importanti monografie di economia industriale e di storia economica. (v. 4° copertina)”,”ITAE-245″ “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”‘Nel sessantesimo anniversario della Liberazione, lettere, fotografie e storie di centoquaranta vittime del nazifascismo’ “”Tranne casi particolari (…) la vita alla macchia (dei partigiani, ndr) esclude il contatto epistolare con la famiglia; non si scrive dalla montagna ma dalla prigione, soprattutto – come qui documentato – alla vigilia della fucilazione. La lettera del soldato dimostra ai suoi cari che egli è sopravvissuto ai rischi della guerra; quella del partigiano annuncia la cattura o la morte imminente”” (pag 3-4) ‘(…) le dirai in che modo sono morto e se un operaio, capirà che son morto per la sua causa’ “”La suddivisione professionale vede al primo posto i contadini tallonati dagli operai, dagli impiegati e dagli studenti; presenze minoritarie ma nondimeno significative segnano – in ordine decrescente – artigiani, liberi professionisti e ufficiali del Regio esercito. Il livello di politicizzazione, da quanto si arguisce, è scarso; la presenza comunista si nota prevalentemente tra gli operai, quella socialista tra gli artigiani; gli aderenti al Partito d’Azione, o comunque alle formazioni di Giustizia e Libertà, si suddividono tra la borghesia professionale e impiegatizia e tra gli ufficiali dell’esercito; il partigianato cattolico è trasversale, dagli intellettuali ai lavoratori manuali. Il livello di istruzione è assai elevato: studenti, diplomati (scuole professionali incluse) e laureati costituiscono il 40%; una percentuale superiore del 10-15% rispetto alla situazione-tipo, se si prende come riferimento la provincia di Bergamo, dopo il tasso di scolarità dei partigiani è così articolato: 45,1% quinta elementare, 17,7% quarta elementare, 8,1% terza elementare, 7,3% avviamento professionale, 5,4% avviamento commerciale, 4,9% istituto tecnico industriale, 3,1% laurea, 2,8% frequenza universitaria, 1,7% istituto magistrale, 1,5% liceo, 1,2% ginnasio, 1,2% medie inferiori (8). La ripartizione regionale è aperta ai piemontesi, seguiti dai liguri e dai lombardi, complessivamente pari al 65% dei partigiani passati per le armi. La graduatoria prosegue con Lazio (in gran parte vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine), Toscana, Veneto, Friuli, Emilia. La netta prevalenza piemontese dipende sia dal radicamento resistenziale sia dalla terribile intensità delle; ai 61 «giustiziati» al poligono torinese del Martinetto si aggiungono diverse centinaia di rastrellati passati per le armi subito dopo la cattura. Nella sola provincia di Novara (qui presente con nove lettere), dal 12 al 23 giugno sono fucilati 145 partigiani nel corso di una grande offensiva sferrata dai tedeschi col supporto di reparti della RSI (…). L’espressione di fede politica e la riaffermazione delle proprie idee intendono restituire il senso di un’identità che si proietta oltre il limite della vita: «Quando qualcuno ti parlerà di me le dirai in che modo sono morto e sé un operaio capirà che son morto per la sua causa» (Quinto Bevilacqua alla moglie); «Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo e viva la libertà dei popoli» (Luigi Ciol) (16); «Una edea e un edea e non sara capace nesuno al mondo di troncarmela» (Emilio Scarpa) (17); (…)”” [introduzione]”,”ITAR-285″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Tortura. Storie dell’occupazione nazista e della guerra civile (1943-45).”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, componente del Comitato scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione “”Ferruccio Parri””, è autore di numerosi volumi, tra cui ‘Le stragi nascoste’. Contiene il paragrafo: ‘Genova: le SS alla Casa dello Studente’ (pag 19-25) (Citati nelle note Piero Ferrazza, Luigi Barco, ‘Una pagina della resistenza. La Casa dello Studente di Genova’, Milano, PantareI, 2012; Nicola Simonelli, ‘Giacomo Buranello’, De Ferrari, 2002; Alfredo Poggi, ‘La Casa dello Studente’, Genova, Associazione Mazziniana, 1947) (pag 255-256)”,”ITAR-292″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Delatori. Spie e confidenti anonimi: l’arma segreta del regime fascista.”,”Mimmo Franzinelli (1954) studioso del fascismo, è autore di numerosi libri tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Contiene il capitolo ‘Il razzismo italico: una legislazione per la delazione (I frutti avvelenati del razzismo; Segnalazioni e denunzie; Internati e spiati) (pag 140-166) “”La delazione antisemita interagì con un quadro istituzionale del tutto straordinario, nel quale, “”per cinque anni, dal 1938 al 1943, gli ebrei d’Italia furono sottoposti ad una persecuzione dura, complessa e sempre più grave; mentre, per il fascismo, la soluzione definitiva della questione antiebraica era rappresentata dall’eliminazione degli ebrei dalla penisola”” (9). Il carattere odioso e giuridicamente vessatorio dei provvedimenti razzisti, che privarono alcune decine di migliaia di persone (cinquantunmila, secondo il censimento del 22 agosto 1938) dello status di cittadini col consenso della monarchia e senza forme significative di protesta da parte della popolazione si manifestò sin dall’obbligo – sanzionato, per i contravventori, con un mese d’arresto e tremila lire d’ammenda – dell’autodenunzia presso gli uffici comunali dell'””appartenenza alla razza ebraica””. La burocrazia statale predispose elenchi con migliaia di nomi e dati anagrafico-professionali: tabulati che dall’autunno del 1943 sarebbero serviti per la ricerca, l’arresto e l’invio degli schedati nei campi di smistamento in Italia e infine nei lager nazisti. Il censimento razzista dell’estate 1938 aveva individuato 12.799 presenze a Roma, 10.219 a Milano, 6085 a Trieste, 4060 a Torino, 2332 a Livorno, 2326 a Firenze, 2263 a Genova, 2189 a Venezia, 1782 a Fiume, 1031 ad Ancona, 1000 a Bologna, 938 a Bolzano, 748 a Padova, 733 a Ferrara, 589 a Mantova, 547 a Modena, 416 a Pisa, 239 a Gorizia, 193 a Imperia e poche decine in altri centri urbani”” (pag 142) [(9) Michele Sarfatti, ‘Gli ebrei nell’Italia fascista’, Einaudi, Torino, 2000, p. 207]”,”ITAF-382″ “FRANZINELLI Mimmo GRAZIANO Nicola”,”Un’odissea partigiana. Dalla resistenza al manicomio.”,”””Amnistie e indulti aprono le porte alla massa dei fascisti, a quelli già condannati come ai tanti in attesa di giudizio; anche molti resistenti beneficiano del provvedimento, che tuttavia esclude la detenzione manicominiale. Negli anni cinquanta, i ‘pazzi per la libertà’ sono pertanto rinchiusi in strutture opprimenti, privati di diritti e sottoposti a ordinarie vessazioni”” (quarta di copertina) Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, ha pubblicato per Bollati Boringhieri varie opere tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Nicola Graziano, magistrato presso il Tribunale di Napoli, autore e curatore di numerose pubblicazioni.”,”ITAR-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”””De’ Stefani si spense novantenne nel 1969, dopo avere dato alle stampe un volume con i retroscena delle operazioni politico-finanziarie dei suo mandato ministeriale (1)”” (pag 195) [(1) Alberto De’ Stefani, Baraonda bancaria, Milano, Edizioni del Borghese, 1960]”,”ITAF-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”I fucilati – I deportati politici – i deportati razziali – Il testamento spirituale”,”ITAR-031-FSD” “FRANZINELLI Mimmo BOTTONI Riccardo a cura; saggi di Adriano PROSPERI Daniele MENOZZI Fulvio DE-GIORGI Roberto MOROZZO-DELLA-ROCCA Laura DEMOFONTI Rocco CERRATO Renato MORO Lucia CECI Alfonso BOTTI Giovanni MICCOLI Giorgio VECCHIO Riccardo BOTTONI Mimmo FRANZINELLI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Giuseppe BATTELLI Giovanni TURBANTI Luciano MARTINI Piero BARBAINI Alberto CAVAGLION Guido VERUCCI Giovanni MICCOLI Lucia FAGNONI”,”Chiesa e guerra. Dalla «benedizione delle armi» alla «Pacem in terris».”,”Il volume raccoglie gli atti del Convegno di studio ospitato dall’ Archivio di Stato di Milano, nell’aprile 2003 in occasione dei 40 anni dalla pubblicazione dell’enciclica Pacem in Terris Vaticano. Sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei conflitti tra gli Stati elaborao nel ventennio tra le due guerre. “”Ed è significativo che «L’Osservatore romano» scelga tutta una serie di termini psicologici o astrattamente generali per prospettare il problema («indifferenza», «tragedia», «inclinazioni», «simpatie», «verità e giustizia», «menzogna e iniquità», «tono», «dolore», ecc.), in modo che l’accusa, e quindi la risposta, non vertano sulla mancata condanna dei metodi di guerra di una parte, quanto piuttosto su una presunta scarsa partecipazione del pontefice alle sventure dell’altra. Sono considerazioni che fissano alcuni punti fermi dell’atteggiamento che sarà di Pio XII durante la guerra: imparzialità verso i contendenti, tutti suoi figli, partecipazione ai dolori e alle sventure da essa provocati, e messa in opera perciò, nei limiti del possibile e del concesso, di iniziative di soccorso per i colpiti, denuncia generale e ricorrente degli innumerevoli orrori della guerra, evitando però di nominarne i responsabili (7). Nel corso degli anni successivi tale atteggiamento si articolerà via via, così come aumenteranno e si preciseranno le ulteriori motivazioni e gli ulteriori condizionamenti che lo ispiravano o lo rendevano agli occhi del pontefice più che mai necessario, ma esso resterà un elemento costante lungo l’intero arco del conflitto: non a caso, della superiore imparzialità che esso attestava si reclamerà più volte il riconoscimento da parte dei due fronti contrapposti (8)”” [(7) Ho analizzato e volto ampiamente tali aspetti in ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah’, Milano, RIzzoli, 2000; (8) Ibidem, pp. 62, 105 ss., 243 ecc.] (pag 396-397)”,”RELC-015-FGB” “FRANZINELLI Mimmo”,”La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia.”,”M. Franzinelli è autore di saggi sulla storia nazionale del fascismo, tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’, 2000.”,”TEMx-004-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale.”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana è autore di numerosi saggi tra cui ‘L’amnistia Togliatti’. 1944, ‘franamento morale dei soldati’ “”A inizio febbraio 1944 il 1° raggruppamento motorizzato, embrione del ricostituendo esercito monarchico comandato dal generale Umberto Utili, sta finalmente per entrare in linea. Gli Alleati lo aggregao al corpo di spedizione francese, ovvero alla 2° Divisione marocchina del generale Guillaume, che il 5 febbraio riceve il generale Utili per coordinare i piani bellici. Viene deciso, per l’indomani mattina, il trasferimento da Sant’Agata de’ Goti (Benevento) verso Caserta, in prossimità delle postazioni tedesche sul Monte Morrone. Rientrato in serata, il comandante trova burrasca. Un giovane bersagliere gli confida in lacrime l’invincibile ripugnanza al combattimento, condivisa dai commilitoni del 51° battaglione (diretto da capitano Ferdinando Borelli), dei quali egli è il portavoce. Il generale parla lungamente al soldato e comprende come «distraziatamente per quei givani ora si erano rotte tutte le molle ordinarie della resistenza morale: disciplina, coesione dei reparti, severità inesorabile della legge militare». In tono paterno, riconforta il bersagliere e lo manda in camerata con l’impegno a richiamare tutti al dovere. Poi telefona a Borrelli per informarlo della novità, infine – convinto di aver risolto il problema – se ne va a dormire. La mattina successiva, durante l’allestimento delle autocolonne in partenza per Montaquila, mancano all’appello due terzi di una compagnia del 51° battaglione bersaglieri, con una percentuale elevatissima di allievi ufficiali. Nel complesso, oltre duecento militari sono irrintracciabili e un gruppetto rimasto in sede motiva in un documento il rifiuto del combattimento. Utili è fuori di sé, anche perché la truppa dimostra poca o nessuna intenzione di battersi. Siccome l’urgenza della partenza impedisce di rastrellare gli «assenti arbitrari», fa suonare l’adunata. Si scaglia contro quel tradimento della peggiore specie, perpetrato mentre Alleati e italiani confidano nel nuovo esercito. Giura che chi è fuggito «alla vigilia di entrare in linea e sotto gli occhi dei francesi» pagherà caro l’ammutinamento. La compagnia dei bersaglieri, pur meritevole della decimazione, partirà comunque per il fronte e saprà battersi anche per gli assenti, riscattando l’ignominia. Intimoriti dalla reprimenda, i soldati salgono sugli autocarri in partenza per la Campania. Nelle sue memorie (scritte nel 1946-47), il generale chioserà: «Intenzionalmente mi mostrai crucciato con tutti e disposto a ricorrere a qualunque estremità. Non volli dar segno di ammettere circostanze attenuanti sebbene non ignorassi che esistevano. Il fatto è che avvertivo il franamento morale che avrebbe trascinato nella rovina anche le altre unità» (50). In effetti, quel 6 febbraio 1944 ogni formazione – a eccezione dei paracadutisti – à debilitata dalle diserzioni”” (pag 203-204) [Mimmo Franzinelli, ‘Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale’, Mondadori editore, Milano, 2016]”,”QMIS-374″ “FRANZINELLI Mimmo”,”RSI. La Repubblica del Duce, 1943-1945, una storia illustrata.”,”Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo, si è occupato della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazi-fascisti, dello spionaggio durante la secondo guerra mondiale, del movimento partigiano ecc.”,”ITAF-418″ “FRANZINETTI Guido”,”Leo Weiczen [Valiani]: Communist, Democratic Communist, Revolutionary Democrat.”,”Guido Franzinetti Università Piemonte Orientale”,”BIOx-344″ “FRASCA Piero SAPELLI Giulio a cura”,”Qui Fiom. Le relazioni radio alla Fiat tra repressione padronale e ripresa del sindacato in fabbrica, 1955-1961.”,”Piero FRASCA è segretario della Camera del Lavoro di Torino SAPELLI insegna storia del movimento sindacale nell’Università di Trieste.”,”MITT-303″ “FRASCA Ugo”,”La Spagna e la diplomazia italiana dal 1928 al 1931. Dalla revisione dello statuto di Tangeri alla Seconda Repubblica.”,”Ugo Frasca è ricercatore presso la cattedra di Storia delle relazioni internazionali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II. Giornalista pubblicista oltre alla Spagna ha dedicato attenzione alla politica estera britannica tra le due guerre e al conflitto arabo-israeliano, alla diplomazia francese negli anni ’60.”,”SPAx-020-FSD” “FRASCANI Paolo”,”Le crisi economiche in Italia. Dall’Ottocento a oggi.”,”FRASCANI Paolo insegna storia economica e storia e storiografia della società europea in età contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato studi sulla storia economica e sociale dell’Italia contemporanea, tra cui ‘A vela e a vapore’ (a cura) (2001) e ‘Il mare’ (2008). Sonnino. “”Secondo le osservazioni, tuttora pertinenti, di Gastone Manacorda, si può giustamente distinguere tra le dirompenti ricadute che l’annuncio di Giolitti nel discorso di Dronero dell’introduzione dell’imposta progressiva sul reddito determina sul precipitare della situazione finanziaria – cade il Credito Mobiliare – e il più pacato e concreto intervento che Sidney Sonnino, ministro delle Finanze e, ‘ad interim’, del Tesoro del governo Crispi, opera sull’andamento delle cose economiche. Sonnino fu il realizzatore della restaurazione finanziaria, fu l’artefice cioè, dell’azione costruttiva, la più importante e la più duratura del governo Crispi. A questa azione si dovette se quello stesso governo che comincia con lo stato d’assedio e finisce con la sconfitta di Adua, pose col risanamento del bilancio, della circolazione e del debito pubblico, le premesse istituzionali che resero possibile all’Italia di inserirsi nella ripresa economica mondiale a partire dal 1896, e trovare così la via dello sviluppo. Non si tratta solo di capacità politiche. Nelle pagine del ‘Diario’ del ministro toscano, stilate nei giorni successivi alla caduta del ministero Giolitti, emerge, con il lavorio del politico per pilotare lo svolgimento della crisi, la lucida consapevolezza della posta in gioco e l’ostinazione a individuare una soluzione politica idonea ad affrontare la gravità del momento””. (pag 40-41)”,”ITAE-311″ “FRASCA-POLARA Giorgio”,”La terribile istoria dei frati di Mazzarino.”,”Giorgio Frasca Polara (Roma, 1937) è un giornalista che ha pubblicato pure l’edizione critica del ‘Memoriale di Yalta’ di Togliatti (1988),”,”ITAS-010-FGB” “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato.”,”Lo storico e scrittore David FRASER è stato anche uno dei più influenti generali inglesi. Fra le sue opere ricordiamo, oltre a dieci romanzi, una storia dell’ esercito britannico nella seconda guerra mondiale ‘And We Shall Shock Them’. Nella campagna nordafricana ROMMEL portò con sé i saggi di WAVELL sul ruolo di generale.”,”GERQ-041″ “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato. (Tit.orig.: Knight’s Cross)”,”””L’ attacco di Rommel venne condotto con forze del tutto inadeguate ad affrontare un nemico simile. E inoltre venne condotto da un comandante esitante. Rommel aveva deciso da tempo che le forze italo-tedesche dovessero abbandonare il Nordafrica. Ultimamente, in questo completamente d’accordo con von Arnim, si era convinto che la migliore prospettiva di difesa a medio termine, a copertura dell’ evacuazione finale, fosse una ritirata fino a una linea accorciata di molto (…)””. (pag 395)”,”GERQ-061″ “FRASER Antonia”,”Maria Stuarda regina di Scozia.”,”FRASER Antonia”,”UKIx-118″ “FRASER W. Hamish”,”A History of British Trade Unionism, 1700-1998.”,”FRASER W. Hamish è professore di storia moderna nell’Università di Strathclyde. “”Some historians have seen the unrest peaking in 1912 and the tide of strikes waning. There seems much evidence against this. There were more strikes in 1913 and 1914 than ever before and although the number of working days lost was fewer than in 1912 at just under 10 million each year, the levels were still exceptionally high. A recent study of the Scottish strike record in 1913-14 finds a change of tactics, but no loss of militancy. Strikes were more likely to be unofficial, shorter and involving the unskilled rather the skilled”” (pag 118)”,”MUKx-181″ “FRASER Thomas G.”,”Il conflitto arabo-israeliano.”,”Thomas G. Frazer insegna Storia nell’Università dell’Ulster. Tra i suoi libri: Partition in Ireland, India and Palestine: theory and Practice ew The Usa and the Middle East since World War Two.”,”VIOx-108-FL” “FRASER John; BONACCHI Gabriella; CRISTOFOLINI Paolo”,”Un libro inglese sul «marxismo occidentale» (Fraser); A proposito di un recente convegno sul Congresso di Gotha (Bonacchi); Marx e Spinoza (Cristofolini)”,”Vedi scheda A.M. IACONO volume MADS-016-FB Recensione del volume tradotto in Italia come ‘Il dibattito nel marxismo occidentale’ (Laterza, 1977) Convegno del 5-9 ottobre 1977 a Urbino: ‘Il Congresso di Gotha: partito operaio e socialismo’ con relazioni interventi contributi di storici di rilievo come J. Kocka, H.J. Steinberg, Lucio Villari, L. Machtan, G. Haupt, A. Arru, W. Abendroth, O. Negt, L. Basso. Quaderni di Marx su Spinoza (Berlino, 1941) pubblicati sui ‘Cahiers Spinoza’ (Paris, Editions Replique 1977) Libro di Francine Markovits, ‘Marx dans le jardin d’Epicure’, Ed. de Minuit, 1974 (scritti di Rubel, Matheron dedicati al rapporto Spinoza-Marx)”,”MADS-017-FB” “FRASER Ronald”,”Escondido. El calvario de Manuel Cortés.”,”Ronald Fraser è un noto storico. Nato in Germania nel 1930 studiò in Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera. Ha scritto vari articoli e libri tra cui ‘Hablan los trabajadores’ (1970).”,”BIOx-001-FSD” “FRASER David”,”Frederick The Great, King of Prussia.”,”FRASER David William (nato nel Regno Unito il 30/12/1920 e morto il 15/7/2012). E’ stato un influente generale dell’esercito inglese, storico e saggista. Dal 1978 al 1980 è stato comandante del Royal College of Defence Studies. <> (Traduz. d. r. del retro di copertina).”,”QMIx-197-FSL” “FRASER David”,”Wars and Shadows. Memoirs of General Sir David Fraser.”,”Sir David Fraser fu uno dei maggiori generali britannici durante la Seconda guerra mondiale. A fianco di ‘Alanbrooke’ e autore del bestseller ‘Knight ‘s Cross: ‘A Life of Erwin Rommel’ (1), ha scritto la storia del ‘British Army’ nella Seconda guerra mondiale (‘And We Shall Shock Them’), ed è stato pure autore di ‘Frederick the Great’, ‘The Christian Watt Papers’, ‘In Good Company’ e di dieci novelle. (1) ‘Rommel. L’ ambiguità di un soldato’, Mondadori, 1994 L’operazione ‘Market Garden’, sbagliata e mal pianificata. “”Senza Anversa ‘Market Garden’ avrebbe potuto avere successo dal punto di vista operativo se ogni fattore o decisione rivelatasi sbagliata fosse andata nella direzione opposta; ma senza Anversa, non credo che ‘Market Garden’ avrebbe potuto essere sfruttato per l'(unico) scopo per cui fu ideato. Alcuni potrebbero ribattere che la linea di comunicazione esistente avrebbe potuto ancora svolgere il suo compito (cioè consentire al 21° Gruppo d’Armate di Montgomery di avanzare in profondità in Germania da Arnhem) se gli eserciti americani più a sud fossero stati tenuti a freno. I dubito e dubito ancora di più della fattibilità strategica e politica di tenere a freno il generale Patton, la cui Terza Armata stava correndo verso la Renania meridionale. In realtà, la presunta riluttanza di Eisenhower a dare priorità all’attacco di Montgomery non ebbe alcun effetto sull’andamento delle cose. L’operazione ‘Market Garden’ è stata, in un certo senso, inutile. È stata un’idea assolutamente pessima, mal pianificata e riscattata solo – tragicamente – dallo straordinario coraggio di coloro che l’hanno eseguita”” (pag 241-242) “”Without Antwerp ‘Market Garden’ might have succeeded operationally had every factor or decision which turned out wrong gone the other way; but without Antwerp, I do not believe that ‘Market Garden’ could possibly have been exploited for the (only) purpose for which it was devised. Some might rejoin that the existing line of communication might have still done the job (that is, enabled Montgomery’s 21st Army Group to advance deep into Germany from Arnheim) had the American Armies further south been reined in. I doubt it – and doubt even more the strategic and political practicability of reining in General Patton, whose Third Army was racing towards the Southern Rhineland. As it was, the alleged reluctance of Eisenhower to give priority to Montgomery’s thrust had no effect whatsoever on the way things went. Operation ‘Market Garden’ was, in an exact sense, futile. It was a thoroughly bad idea, badly planned and only – tragically – redeemed by the outstanding courage of those who executed it”” (pag 241-242) “”High on the agenda was the whole question of Germany. Rational thought led to the obvious conclusion that a stable world demanded a Germany able to play a part in resisting Soviet aggression – although German was physically and morally shattered, plans for recovery could be made. Such plans met, naturally, a great deal of resistance, notably from the French. In time, however, they fructified. And what had been simply an army of occupation, ‘Rhine Army’, became, by internationally endorsed treaty, a field army of (nominally) four divisions a tactical air force”” (pag 284) Dopoguerra. “”In cima all’agenda c’era tutta la questione della Germania. Il pensiero razionale portò all’ovvia conclusione che un mondo stabile richiedeva una Germania in grado di svolgere un ruolo nella resistenza all’aggressione sovietica – sebbene la Germania fosse fisicamente e moralmente distrutta, si potevano fare piani per la ripresa. Tali piani incontrarono, naturalmente, molta resistenza, in particolare da parte dei francesi, ma col tempo diedero i loro frutti e quello che era stato semplicemente un esercito di occupazione, l'””Esercito del Reno””, divenne, grazie a un trattato approvato a livello internazionale, un esercito di campo (nominalmente) quattro divisioni, un’aeronautica tattica”” (pag 284)”,”QMIS-077-FSD” “FRASSATI Filippo”,”Sull’intervento straniero in Russia (1917-1920)”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 FRASSATI Filippo recensione critica del libro di George A. Brinkley, The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia, 1917-1921′ (University Notre Dame Press, Indiana, 1966)”,”RIRO-411″ “FRASSATI Filippo”,”Una polemica con i cattolici sulla Resistenza.”,”””Cade pertanto il tentativo di scindere l’ antifascismo dalla Resistenza, affermando l’assenza nel primo di quegli aspetti militari che prevarrebbero nella seconda (…). Un altro ordine di motivi che renderebbero necessaria la distinzione tra i due periodi è così enunciata da Cotta: “”…l’antifascismo fu un mivimento di ‘élites’, la Resistenza di masse…”” (…) Ad avviso di Cotta, quindi, non appartiene all’antifascismo il movimento che, ancora nel “”biennio nero”” 1920-22, coercò di sabbrare la strada al fascismo; un movimento il cui carattere di massa è incontestabile, poiché in esso confluirono tutte le correnti a base popolare, quelle comuniste e socialiste, e quelle cattoliche (…)”” (pag 82)”,”ITAR-197″ “FRASSATI Luciana”,”Il destino passa per Varsavia.”,”””La cavalcata apocalittica di distruzioni, di miserie e di morte che, durante la guerra mondiale, ha investito la Polonia con le invasioni e le occupazioni operate dagli eserciti tedeschi e russi; gli orrori e le soperchierie consumate dagli occupanti; i guizzi di rivolta, le cospirazioni; le sollevazioni delle popolazioni; questi, e centro altri episodi foschi dell’oppressione o vividi e fiammeggianti della resistenza e dei movimenti clandestini, costituiscono il tessuto documentario e la narrazione appassionante di questo libro. Ne è autrice Luciana Frassati, figlia del Senatore Frassati, moglie di un diplomatico polacco, scrittrice e poetessa, donna dotata di singolare ingegno, di generoso temperamento e di intrepido coraggio. La Frassati, sorpresa dalla guerra a Varsavia, quindi ritornata varie volte in Polonia durante il conflitto, si è trovata nelle condizioni più idonee per seguire da vicino e descrivere le drammatiche vicende di quella nobile e sfortunata nazione, anche perché – godendo la fiducia del governo esiliato polacco e giovandosi di un passaporto diplomatico italiano – poté svolgere, a favore della sua seconda patria, missioni di estrema delicatezza e di grande rischio e partecipare attivamente alla lotta clandestina, sfuggendo negli ultimi tempi alla cattura da parte della Gestapo. Fra i molti colloqui che la Frassati ebbe con personalità politiche dei paesi belligeranti particolare interesse rivestono quelli con Mussolini, riprodotti quasi stenograficamente nel libro”” [risvolto di copertina]”,”POLx-001-FGB” “FRASSINETI Gabriella a cura; scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”Problemi di sociologia e di demografia.”,”Scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”DEMx-055″ “FRATIANNI Michele SPINELLI Franco”,”Storia monetaria d’Italia. Lira e politica monetaria dall’Unità all’Unione Europea.”,”Michele Fratianni, nato a Firenze nel 1941, è professore di Business Economics and Public Policy presso la Kelley School of Business della Indiana University, Bloomington (USA) e direttore di Open Economies Review. Ha insegnato anche presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), la Marquette University di Milwaukee (USA) la Libera Università di Berlino (Germania) e l’Università La Sapienza di Roma. É stato consigliere economico presso la Commissione Europea a Bruxelles (1976-1979) e Senior Staff Economist presso lo U.S. President’s Council of Economic Advisers (1981-82). É autore di oltre 150 articoli di macroeconomia, teoria monetaria, finanza internazionale, public choice e cliometria e di molti libri, tra i quali: La liquidità Internazionale, Le organizzazioni economiche internazionali, Storia monetaria d’Italia, The European Monetary System, A Monetary History of Italy. Franco Spinelli, nato a Orzinuovi (BS) nel 1949, è professore di Economia Monetaria presso l’Università degli Studi di Brescia. Si è specializzato in Gran Bretagna, ha insegnato presso la University of Western Ontario, è stato membro del Research Department del Fondo Monetario Internazionale e ha ricoperto la carica di consigliere economico del Ministro del Bilancio. Suoi saggi sono apparsi in Economic and Social Studies, Journal of Monetary Economics, Kredit und Kapital, Banca Nazionale del Lavoro Quarterly Review, The Scottish Journal of Political Economy, Public Choice, Journal of Policy Modeling, The Journal of European Economic History, Review of Economic Conditions in Italy, Economic Notes, International Monetary Fund Staff Papers, Constitutional Political Economy, Explorations in Economic History. É anche autore di: Per la storia monetaria d’Italia, A Monetary History of Italy, Dall’oro all’euro, I costi dell’instabilità dei prezzi e del cambio, Le analisi delle Relazioni Annuali della Banca d’Italia 1894-1998.”,”ITAE-046-FL” “FRATTINI Alberto”,”Giacomo Leopardi.”,”””Nessuno divena uomo innanzi di aver fatta una grande esperienza di sé, la quale rivelando lui a lui medesimo e determinando l’opinione sua intorno a se stesso, determina in qualche modo la sua fortuna e lo stato suo nella vita… il conoscimento e il possesso di se medesimi suol venire o da bisogni o infortuni, o da qualche passione grande cioè forte (…)”” (pag 136) (dai Pensieri, n. LXXXII)”,”BIOx-031-FV” “FRAU Mario”,”La Coop non sei tu. La mutazione genetica delle Coop: dal solidarismo alle scalate bancarie. La testimonianza fuori dal coro di un ex manager cooperativo sulle degenerazioni in atto nelle grandi coop.”,”FRAU Mario (1948-) è stato viceresponsabile della Lega delle cooperative delle province di Novara, Vercelli e Biella. Quindi ha assunto la carica di consigliere delegato di Novacoop e di presidente e amministratore delegato della Promogeco. Ha altri libri al suo attivo. “”Le grandi cooperative rosse emiliane a cui venivano appaltati i lavori, a loro volta subappaltavano a piccole ditte locali a prezzi di strozzinaggio e queste, per non fallire, facevano largo uso di lavoratori extracomunitari in nero. La qualità di ciò che si costruiva era piuttosto scadente, tant’è che il Palazzetto dello sport realizzato per il Comune, nel corso di un normale temporale diventerà una vera e propria piscina proprio mentre si svolgeva una Importante partita di basket. Il danno alla reputazione e all’immagine della cooperativa fu irreparabile, ma di ciò il nuovo gruppo dirigente non si preoccupò minimamente”” (pag 311) “”Liguria roccaforte inespugnabile delle Coop”””,”ITAE-271″ “FRAYSSE Liliane, a cura, scritti di Léon TROTSKY e altri”,”La proclamation de la IVe Internationale et les trotskystes français (Dossier).”,”Centre d’Etudes et de Recherches sur les Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationaux (Cermtri) Foto dei militanti e collaboratori vicini a Trotsky assassinati dalla Gpu (pag 13) (Léon Sedov, Rudolf Klement, Erwin Wolf)”,”TROS-312″ “FRAYSSE Liliane SERAC Michel PERROSSIER Guy, antologia scritti di Maurice DOMMANGET Jules GUESDE Paul LAFARGUE Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Georges BUISSON Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA”,”Sécurité sociale et lutte des classes. Première partie. De la charité aux Assurances sociales. Deuxième partie. La «Sécu» de 45»: une conquête révolutionnaire à défendre.”,”CERMTRI Centre d’Etudes et de Recherches sur le Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationalux Foto di bambini al lavoro alle macchine, lavoro infantile, minorile sfruttamento in fabbrica”,”CONx-256-B” “FREDDUZZI Carlo / ANTONETTI Luciano”,”Lenin e il pensiero marxista polacco (Fredduzzi) / Lenin e il leninismo a Praga negli ultimi anni (Antonetti).”,”Nel saggio di Antonetti si citano i libri di Jan MORAVIC, il contrasto sulla rivoluzione, Praga, 1967 (in cecoslovacco), Vlacav VEBER, Sulla concezione leniniana del socialismo. L’ultimo periodo della vita e del lavoro di L. 1967 (idem), M. IVANOV, Lenin v Praze (Lenin a Praga) sul soggiorno praghese di L. nel 1912, Vladimir SUCHOPAR, Komunisticka internationala proti fasismus v letech 1921-1935 (L’internazionale comunista contro il fascismo negli anni 1921-’35), Praha, 1964 In Rubrica: il marxismo nel mondo di Giuseppe Prestipino si parla di un libro jugoslavo sulla filosofia marxista in Italia di Vjekoslav MIKECIN (‘Marksisti i Marks, Zagreb, 1968) (studi su pensiero Gramsci, Della Volpe , Colletti, ecc.) (pag 217) Lenin Conferenza di Praga 1912 rottura menscevichi bolscevichi Partito operaio socialdemocratico russo Fu il primo partito marxista russo. Venne fondato a Minsk nel 1898 per iniziativa del Bund ebraico, organizzazione di socialisti ebrei russi. Raccolse i marxisti che, in polemica con i populisti e per la determinante influenza di G. Plechanov, sostenevano la positività dello sviluppo capitalistico anche nell’impero zarista, considerandolo quale necessaria premessa della rivoluzione proletaria. Al II congresso del partito, svoltosi nel 1903 prima a Bruxelles e poi a Londra, esplose la contrapposizione tra i seguaci di V.I. Lenin, che concepivano il partito come un’organizzazione di rivoluzionari di professione atta a sostenere la lotta clandestina contro lo zarismo e organizzata secondo principi fortemente centralistici e gerarchici, e i seguaci di J. Martov, i quali invece gli contrapponevano un partito che al gruppo ristretto degli elementi attivi affiancasse il seguito dei simpatizzanti. Al congresso i seguaci di Lenin ottennero la maggioranza e vennero perciò chiamati “maggioritari” (bolscevichi); quelli di Martov “minoritari” (menscevichi). Lo scoppio della prima Rivoluzione russa nel 1905 approfondì le divergenze tra le due ali in relazione alla strategia da seguire. I menscevichi ritenevano che l’abbattimento dello zarismo dovesse aprire la via a una fase “democratico-borghese” e quindi a un governo borghese liberale atto a favorire lo sviluppo capitalistico nella Russia arretrata. I bolscevichi invece respingevano questa linea, sostenendo che la borghesia russa era troppo debole per costituire una nuova classe dirigente. Essi ritenevano necessaria una fase di “dittatura democratica degli operai e contadini”, avente il compito di favorire la modernizzazione capitalistica sotto la guida di un governo di coalizione formato dai partiti socialisti russi e dalle forze rivoluzionario-democratiche. Un ulteriore elemento di divisione era l’atteggiamento di fronte ai soviet (consigli), che avevano riunito le masse nel corso della rivoluzione: i menscevichi li considerarono come espressioni dell’“autogoverno rivoluzionario”, mentre i bolscevichi ne guardarono con sospetto e avversione il carattere autonomo dal partito. Di fronte alla sconfitta della rivoluzione, le due frazioni cercarono un’intesa al IV congresso, detto della riunificazione, che si tenne a Stoccolma nel 1906. Esso diede la maggioranza ai bolscevichi e introdusse il principio del “centralismo democratico”, secondo il quale la minoranza doveva piegarsi ai deliberati della maggioranza senza alimentare lo scissionismo. Tra il 1906 e il 1912 il partito non vide però attenuarsi le divisioni, che anzi si rinnovarono pienamente, e andò incontro a una gravissima crisi interna. Nel 1912 a Praga i bolscevichi, che avevano denunciato come “liquidatori” del partito la maggior parte dei menscevichi, reagirono attuando una scissione e autoidentificandosi con il POSDR. Una conferenza per la riunificazione, organizzata dall’Internazionale socialista nel 1914, non ebbe successo, anche per lo scoppio della prima guerra mondiale. Da allora in poi le sorti dei menscevichi e dei bolscevichi furono irrimediabilmente divise. Dopo la rivoluzione del febbraio 1917 il partito tenne nell’agosto il VI congresso, nel corso del quale L.D. Trockij si unì ai bolscevichi. Avvenuta in ottobre la presa del potere da parte di questi ultimi, nel marzo del 1918 al suo VII congresso il Partito operaio socialdemocratico russo cambiò il proprio nome in quello di Partito comunista (bolscevico) di Russia a sottolineare il rapporto di ormai totale incompatibilità tra socialdemocrazia e comunismo. La rivoluzione dell’ottobre 1917 portò bolscevichi e menscevichi, le forze che avevano costituito le due grandi ali del POSDR, a essere gli uni i trionfatori e gli altri gli sconfitti. I menscevichi, che già si erano divisi nel 1914 tra sostenitori e avversari della guerra, dopo il crollo dello zarismo auspicarono la formazione di una democrazia riformistica e di fronte al potere bolscevico si divisero nuovamente tra suoi decisi nemici e sostenitori critici. Nel 1921 il potere bolscevico soffocò, insieme con ogni altra opposizione, il menscevismo, che sopravvisse solo come corrente di esiliati. (http://storiadigitale.zanichellipro.it/storiadigitale/percorso/426/4721/la-rivoluzione-russa-partito-operaio-socialdemocratico-russo)”,”LENS-242″ “FREDDUZZI Carlo; PROCACCI Giuliano; GRUPPI Luciano”,”La Polonia a tre anni dai moti del Baltico (Fredduzzi); Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte) (Procacci); Togliatti dal «socialfascismo» al fronte popolare (Gruppi).”,”Fredduzzi: “”Comunque già oggi possiamo dire che la ritrovata fiducia e serenità delle grandi masse popolari della Polonia, e in primo luogo della classe operaia polacca, ha consentito il raggiungimento di notevoli risultati in campi assai diversi (…)”” (sic) “”‘Dalla «leva leninista» alla collettivizzazione’. Il solo punto in cui si può riscontrare un elemento di continuità tra i risultati della XIII Conferenza e i precedenti dibattiti dell’autunno 1923 è quello che concerne il problema del reclutamento al partito. Nella risoluzione finale tra le misure urgenti da adottare figurava infatti al primo posto l’obiettivo di portare entro l’anno a termine una «leva» di almeno 100.000 lavoratori occupati nella produzione (‘u stanka’), al fine di «rafforzare il nucleo proletario del partito» e di aumentare il suo «peso specifico» nel partito stesso (313). Era l’inizio di quella operazione che la morte di Lenin, sopraggiunta il giorno successivo alla chiusura della conferenza, permise alquanto arbitrariamente, data la documentata avversione di Lenin a una politica di aumento quantitativo del partito, di chiamare «leva leninista». (…) A parte infine merita di essere richiamata la riforma della organizzazione di partito nell’esercito elaborata da Frunze e approvata dal Comitato centrale nel marzo 1925. Il suo obiettivo evidente era quello di eliminare i residui di autonomia e di «democrazia militare» che, come si è visto, erano presenti nell’esercito prima della liquidazione di Antonov-Ovseenko e di Trotsky. Esso fu raggiunto con l’estensione del sistema delle sezioni politiche a tutto l’esercito, con il ridimensionamento delle commissioni elettive e con l’introduzione del principio dell’ ‘edinolicie’ a tutti i livelli e la conseguente scomparsa della figura del commissario politico. Il Pur, quale sezione militare del Comitato centrale, vedeva dal canto suo rafforzate le sue competenze e il suo controllo sull’esercito (343). (…) Il senso complessivo di questa serie di innovazioni andava indubbiamente nella direzione di un rafforzamento ulteriore degli elementi gerarchici e burocratici dell’organizzazione del partito. Ma invano, negli ultimi interventi critici pronunciati a un congresso di Partito, Zinoviev e Kamenev protestavano rispettivamente contro la sistematica violazione del principio dell’elettività attraverso la pratica delle cooptazioni (349) o contro il principio dell’ ‘edinolicie’ impersonato da Stalin (350). Le loro voci erano ormai quelle di personaggi emarginati ed esautorati e l’apparato aveva facile gioco a ritorcere contro di essi le loro affermazioni di pochi anni prima (351). Ormai la tendenza verso la centralizzazione burocratica era irreversibile e gli ultimi ritocchi furono dati dal XV Congresso, che approvò una nuova serie di emendamenti allo statuto. Essi prevedevano tra l’altro il distanziamento della periodicità dei congressi da uno o due anni, un analogo distanziamento delle sessioni del Comitato centrale (352) e una serie di prescrizioni e requisiti richiesti per l’apertura di una discussione generale nel partito (353). Tale emendamento, che sarà poi inserito nello statuto del 1934 (354), metteva praticamente fine alla possibilità di un reale dibattito politico nel partito. D’ora in poi, a termini di statuto, una discussione quale quella che si era avuta nell’autunno 1923 non sarebbe più stata possibile”” [Giuliano Procacci, ‘Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte)’, (in) ‘Critica marxista’, n. 2, marzo-aprile, 1974] [(313) ‘KPSS v resoljucijach’, vol. II, p. 512; (…) (343) J. Erickson, op. cit., pp. 200 segg; J.P. Petrov, op. cit. pp. 171 segg. (…); (349) XIV s’ezd, cit, pp. 422 sgg. Il co-rapporto di Zinoviev al XIV Congresso è integralmente riprodotto in N. Bucharin E. Preobrazenskij, ‘L’accumulazione socialista’ a cura di Lisa Foa, Roma, Ed. Riuniti, pp. 303-334; (350) Ivi, pp. 244 segg. Kamenev terminò il suo intervento, dopo esser stato ripetutamente interrotto, con queste parole: «Questa parte del mio discorso l’ho iniziata con le parole: siamo contro la teoria dell”edinolicie’, siamo contro a come si crea un capo. Con queste parole finisco il mio discorso» (p. 275). Anche il testo del discorso di Kamenev è riprodotto integralmente nella raccolta citata alla nota precedente a cura di L. Foa, pp. 335-371); (351) Così fece ad esempio Molotov nella sua replica al XIV Congresso (cfr, ivi, pp. 470 sgg); (…)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”POLx-003-FGB”
“FREDDUZZI Carlo”,”Il Giappone negli anni settanta.”,”””Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le FREDDUZZI Carlo, Il Giappone negli anni Settanta. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 5-6, SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 pag 89-105 8° note. [‘Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le più fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che senmbra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto’ (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] STORIA POLITICA ECONOMICA SOCIALE GIAPPONE DA ORIGINI ERA MEIJI A 1° PRIMA E 2° SECONDA GUERRA MONDIALE ESPANSIONISMO MILITARE IMPERIALISMO GIAPPONESE GUERRE PRIMA META’ SECOLO XX RICONVERSIONE RICOSTRUZIONE BELLICA GRANDI IMPRESE ZAIBATSU DECOLLO INDUSTRIALE CAPITALISMO NIPPONICO MIRACOLO ECONOMICO 2° SECONDO DOPOGUERRA PRODUZIONE FORZA-LAVORO EXPORT MERCI COMMERCIO ESTERO MERCATI PARTITI POLITICI PARTITO LIBERAL-DEMOCRATICO VICENDE MONETARIE FINANZIARIE RAPPORTI CON STATI UNITI ASIApiù fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che sembra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto”” (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] Bibliografia (wikip): Victor Teo , L’arduo ringiovanimento del Giappone come potenza globale: la resilienza democratica e la sfida tra Stati Uniti e Cina , Palgrave Macmillan, 2019, pag 43-44 L’autore: Dr Victor Teo is a political scientist whose research interests lie in International Relations and History of the Asia-Pacific, with particular emphasis on China and Japan. As an part of the team lead by Prof Heonik Kwon on “Beyond the Cold War: Toward a Community of Asia” project, Victor is interested in researching on two broad sub-themes in Asian regionalism. The first is the impact that great power competition in the Indo-Pacific has on the Asian community and the second is the implications of China’s Belt and Road initiative on regionalization efforts. He is currently working on a monograph that examines how different Asian countries respond to the rise of China and the corresponding Sino-US rivalry in the Trumpian era.”,”JAPE-001-FGB”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse pour ses Généraux publiées par Mr Faesch, Colonel des Troup. Saxones avec XIV plans, nouvelle édition augmentée avec les Instructions pour la petite guerre; Les lettres secretes de la derniere guerre, et un état historique des troupes prussiennes. Premiere partie.”,”Frédéric II de Prusse, dit Frédéric le Grand (en allemand : Friedrich der Große), né le 24 janvier 1712 à Berlin et mort le 17 août 1786 à Potsdam, de la maison de Hohenzollern, est roi de Prusse de 1740 à 1786, le premier à porter officiellement ce titre1. Il est simultanément le 14e prince-électeur de Brandebourg. Régnant plus de 46 ans, il fut sur le tard surnommé affectueusement der alte Fritz (« le vieux Fritz »). Agrandissant notablement le territoire de ses États aux dépens de l’Autriche (Silésie, 1742) et de la Pologne (Prusse-Occidentale, 1772), il fait entrer son pays dans le cercle des grandes puissances européennes. Ami de Voltaire, il est l’un des principaux représentants du courant du « despotisme éclairé ». (wik)”,”QMIx-007-FSL”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse. Seconde partie. Instructions et Lettres secretes de la derniere guerre, de MDCCLVI à MDCCLXII de main de maitre. Divisées en III parties. Pour servir de suite aux instructions militaire. Nouvelle édition, augmentée de remarques critiques et d’un etat historique des troupes prussiennes.”,”Federico II, Re di Prussia. Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino. (Trec)”,”QMIx-008-FSL”
“FREDERICK THE GREAT (FEDERICO II DI PRUSSIA), a cura di Jay LUVAAS”,”Frederick the Great on the Art of War.”,”Le ‘istruzioni ai suoi generali’ di Federico II sono diventate un classico militare come le ‘Reveries’ di Maurizio conte di Sassonia detto Maresciallo di Sassonia e i ‘Essai général de tactique’ di Guibert. Le istruzioni di Federico costituiscono la fonte di base per lo studio della conduzione della guerra come fu praticata nel XVIII secolo. Federico II il Grande re di Prussia. (Trec). Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.”,”QMIx-031-FSL”
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea FREDIANI, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. Ha pubblicato tra l’altro: -Gli itinerari alpini delle invasioni barbariche nel V secolo, 400-476, 1993 -Il Sacco di Roma, 1997 e per la Newton-Compton: -Gli assedi di Roma, 1997″,”ITQM-028″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”FREDIANI Andrea vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. La battaglia decisiva di Alesia (52 aC). “”I capitolini, impegnati sugli spalti da decine di ore, non ebbero la forza di inseguirli, né Cesare di chiederglielo, tuttavia la corsa dei fuggitivi continuò ben oltre il campo, fino alle rispettive nazioni di appartenenza; solo la cavalleria spinse a fondo l’ inseguimento, rientrando al campo romano solo verso mezzanotte con all’ attivo l’ uccisione e la cattura di un gran numero di galli. Sia i difensori della città che quelli dell’ aggere si resero conto solo per gradi dell’ esito della battaglia (…). Che si trattasse di un risultato definitivo, che non prevedeva appelli, Vercingetorige, invece, lo capì subito; per questo, rimise il suo mandato all’ assemblea dei capi e accettò l’ invito di Cesare a consegnare le armi e i leader della rivolta. (…) Si concludeva così il primo e unico tentativo di sollevazione generale della Gallia, con la clamorosa vittoria campale di un esercito assediato di neanche 50.000 uomini contro una massa di oltre 350.000 guerrieri. Non era stato sufficiente ai galli unire per la prima volta tutte le forze, far scendere in campo centinaia di migliaia di uomini, accerchiare il nemico, disporre di un capo tra i più valenti che la Storia ricordi: c’era Giulio Cesare, dall’ altra parte, con la sua determinazione e il suo coraggio, e con dei soldati addestrati a sopportare qualsiasi avversità e ad affrontare qualsiasi pericolo. Si può ben dire, anzi che l’ esercito delle ultime campagne galliche di Cesare è stato, soprattutto per merito del suo artefice, una delle armate più efficienti e implacabili che la Storia militare abbia mai prodotto””. (pag 177-179)”,”STAx-131″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie dell’ antica Grecia. Dalle guerre persiane alla conquista macedone, da Maratona a Cheronea, i più significativi scontri terrestri e navali di un impero mancato.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. “”E le trattative si protrassero. Se da un lato, infatti, Sparta era disposta a far la pace e a stipulare l’ alleanza con Atene pur di recuperare opliti isolati a Sfacteria e flotta, gli ateniesi partivano da una posizione di forza troppo evidente per poter cedere su qualche punto, nonostante che, in quel momento, il capo del governo fosse Nicia, leader del partito oligarchico moderato. Spinti da Cleone, il più radicale dei democratici favorevoli alla guerra a oltranza, pretesero così l’ umiliazione dell’ avversario davanti ai suoi alleati, con la restituzione pubblica di molti territori di cui Sparta si era fatta garante nei confronti di altri stati della lega. Probabilmente Pericle non avrebbe fatto l’ errore del suo successore, un errore che avrebbe causato la rovina di Atene: secondo Tucidide, la miglior strategia possibile è quella di essere audaci in guerra e moderati nel fare la pace, mentre Cleone era offensivista in ogni circostanza, e Demostene, che operava in loco, era il suo braccio armato. Ad ogni modo, il ritorno in patria dei delegati spartani, dopo venti giorni, sancì la fine dell’ armistizio, e gli ateniesi, impossibilitati ad assalire l’ isola dalla folta vegetazione che la ricopriva e che offriva riparo alla guarnigione, si disposero ad attendere la resa dei 420 opliti che vi stazionavano con i propri iloti, al comando di tale Epidata.”” (pag 195)”,”STAx-150″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi generali di Roma antica. Gli uomini che impressero il loro marchio sulle conquiste, sulle battaglie e sulle guerre della repubblica e dell’ impero.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. Guerra civile, Mario e Silla. “”Non si trattava solo dell’ ultimo scontro tra i sillani e i mariani, bewnsì anche dell’ ultimo scontro della guerra sociale e, volendo, perfino della resa dei conti delle guerre sannitiche, che aveva caratterizzato e radicalmente modificato la storia di Roma per più di un cinquantennio oltre due secoli prima””. (pag 177) “”Centinaia di teste vennero fatte sfilare, infilzate su pali, davanti alla casa di Silla, secondo un rito che certificava il trionfo sul nemico, privato del suo centro vitale e perciò escluso dal regno dei morti; ci andarono di mezzo anche nemici personali dei fidi del vincitore, che nulla faceva per porre termine al massacro, tanto che , nel corso di una seduta in senato, gli fu chiesto quando avrebbe avuto fine la strage. (…)””. (pag 179) Illustrazione decapitazioni: pag 181, le proscrizioni di Silla. “”Le proscrizioni durarono – ufficialmente – poco più di un semestre, visto che il termine ultimo fu stabilito il primo giugno dell’ 81, con la morte, secondo Appiano, di 90 senatori, quindici consolari e 2600 esponenti dell’ ordine equestre. E un semestre sarebbe dovuta durare, secondo la legge, anche la carica di dittatore che Silla si fece attribuire dal popolo mediante plebiscito all’ inizio di dicembre dell’ 82, come era accaduto per Fabio Massimo dopo la disfatta sul Trasimeno, quando il senato aveva ceduto alla plebe la sua prerogativa di eleggere il magistrato unico.”” (pag 180)”,”QMIx-157″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Napoleone. Dalle grandi imprese di Marengo, Ulma, Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram alle drammatiche disfatte in Russia, a Lipsia e a Waterloo.”,”””Purtroppo il suo ruolo di imperatore, che lo obbligava ad assolvere anche gli affari civili, non permetteva a Napoleone di trasferirsi in Germania prima che le ostilità venissero aperte – anche perché una sua presenza nel settore sarebbe apparsa come una chiara provocazione agli occhi dell’opinione pubblica internazionale -, e così dovette affidare il ruolo di comandante in capo al fido Berthier, che comunicava con lui tramite il telegrafo ottico dal suo quartier generale nei pressi di Strasburgo. Era una decisione inevitabile ma molto nociva per la velocità delle comunicazioni – fondamentale in ogni campagna di Napoleone -, perché prevedeva un passaggio in più (lo stesso Berthier) nella catena di informazioni che l’imperatore acquisiva repentinamente dai subalterni dislocati nei vari settori, per rielaborarle e rimandarle loro sotto forma di direttive spesso a breve distanza l’una dall’altra. Finché Napoleone rimase a Parigi, infatti, capitò spesso che i dispacci andassero persi e non giungessero al destinatario, o che una segnalazione dal fronte operativo arrivasse dopo un suo successivo aggiornamento; inoltre, Berthier non aveva la stoffa del comandante in capo, ed egli stesso non aveva mai fatto mistero di preferire il ruolo di gregario. In linea di massima, comunque, il capo di stato maggiore doveva attenersi alla corretta applicazione del piano generale concepito da Napoleone”” (pag 144)”,”FRQM-055″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi condottieri che hanno cambiato la storia. Le imprese militari di cento straordinari generali.”,”Andrea Frediani è nato a Roma nel 1963. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, libri, saggi e articoli su riviste specializzate. Molti nomi importanti mancanti. Mancano nella lista tutti i comandanti della Prima guerra mondiale, pochi quelli della Seconda. A parte Zukov mancano tutti i russi degli ultimi due secoli. L’autore considera l’introduzione “”un’autodifesa”” per i criteri adottati.”,”QMIx-260″
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea Frediani, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. La campagna di Grecia. ‘Nell’ottica della guerra parallela voluta dal duce, nel mese di agosto venne presa in considerazione l’invasione non della Jugoslavia, a lungo preparata e presunta dai vertici militari e politici quale mossa offensiva più probabile, né di Malta, chiave di volta per il controllo del Mediterraneo, ma della Grecia, il cui regime autoritario, d’altronde, si sarebbe invece prestato, dietro opportuni passi diplomatici, a un’adesione all’Asse. Ma se la motivazione strategica della mossa era data dalla necessità di prevenire l’influenza tedesca nei Balcani e di ribadire l’interesse primario dell’Italia sul Mediterraneo, dopo l’occupazione della Romania da parte di Hitler il 12 ottobre – mossa di cui il führer si guardò bene, ancora una volta, dall’informare preventivamente l’alleato – prevalse in Mussolini la smania di mettere anch’egli l’alleato di fronte al fatto compiuto. Lo Stato maggiore gli fece notare – debolmente, in verità e solo quel tanto che bastava per mettere le mani avanti in caso di insuccesso – che, per un’impresa del genere, sarebbero state necessarie almeno 20 divisioni, ovvero 8 in più di quelle dislocate lungo la frontiera albanese, per il reperimento delle quali era necessario del tempo: ma proprio poche settimane prima, con un’incoerenza non rara nelle decisioni del regime, era stato predisposto il congedo di 600.000 riservisti. (…) Nonostante tutti questi segnali sfavorevoli, il duce dette avvio all’offensiva il 28 ottobre, con l’avallo del re e l’acquiescenza dell’intera classe dirigente. Le forze che varcarono il confino in Epiro, il corpo d’armata Ciamuria del generale Visconti Prasca, ammontavano a 55.000 uomini, 163 carri armati della divisione Centauro e circa 300 bocche da fuoco, mentre contro la frontiera macedone e a sorveglianza di quella jugoslava agiva il 26° corpo d’armata, al comando del generale Nasci, forte di 12.000 uomini, con altrettanti pezzi di artiglieria. A causa del maltempo, mancò la copertura aerea, l’unico settore in cui le forze italiane erano nettamente prevalenti, e, dopo i primi tre giorni di avanzata senza particolari difficoltà se non quelle create dal clima e dal terreno, il primo novembre i greci passarono al contrattacco nel settore macedone, dove lo schieramento italiano era più debole rispetto alle loro forze. La divisione alpina Julia, cerniera dello schieramento italiano e già in posizione avanzata, fu tagliata fuori e si aprì strada verso la frontiera a prezzo di gravissime perdite. Lo scacco costò il posto a Visconti Prasca, sostituito da Soddu, e indusse il governo a costituire altri due corpi d’armata. Ma ormai il ripiegamento, iniziato il 22, era in atto, e le forze italiane si attestarono progressivamente su una linea ben più arretrata del confine, mentre la controffensiva greca guadagnava agli ellenici, nel corso dell’inverno, Himara e Pogradec, Klisura e Argirocastro. Si pervenne a una logorante e improduttiva guerra di posizione che era l’esatto opposto di quella “”di rapido corso”” di cui necessitava la campagna per la sua riuscita; in Italia, Badoglio usciva di scena, sostituito da Cavallero. L’ombra di Hitler si profilava invadente sul capo di Mussolini che pretendeva un’offensiva vincente per potersi permettere di rifiutare l’aiuto alleato. Ma quella che scattò all’alba del 9 marzo, con 12 divisioni per tre corpi d’armata, alla presenza dello stesso duce, si risolse in una serie di sterili spallate che, come un ritornello già suonato un quarto di secolo prima, costarono oltre 10.000 perdite agli italiani, solo per raggiungere e poi perdere vette e postazioni, e conseguire vantaggi territoriali insignificanti’ ((pag 61-62-63)]”,”QMIS-228″
“FREDIANI Andrea”,”Il sacco di Roma.”,”Medievista, Andrea Frediani ha studiato in particolare le invasioni barbariche e la storia militare dal Tardo antico alla prima età moderna con particolare riferimento a Roma. E’ autore tra l’altro, di ‘Assedi e saccheggi di Roma’ (1977).”,”ITAG-016-FV”
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”Andrea Frediani vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. Cesare e Napoleone. “”Una volta in Gallia, il proconsole constatò che quasi non c’era una nazione che non gli desse motivo di sospettare: dovette pertanto instaurare un vero e proprio regime di occupazione, distribuendo le sue legioni e i suoi legati su un raggio il più ampio possibile, ma stando bene attento che ciascuna unità non distasse dall’altra più di cento miglia, affinché potessero, nel caso, portarsi aiuto reciproco: una disposizione che Napoleone avrebbe ripreso secoli dopo e trasformato in sistema d’attacco con il ‘bataillon carré’. Nello specifico, mandò una legione tra i morini, un’altr presso i nervii, un’alta ancora nel territorio degli esuvi – l’unico che ritenesse tranquillo -, mentre Lebieno ebbe l’incarico, anch’egli con una legione, di controllare remi e treveri: ben tre legioni furono distribuite lungo il Belgio, cinque coorti nel paese degli eburoni, mentre le reclute di quell’anno vennero accasermate nella provincia. Egli stesso rimase per la prima volta a svernare Oltralpe, rimandendo di stanza a Samarobriva, l’odierna Amiens”” (pag 159)”,”QMIx-004-FC”
“FREEBERG Ernest”,”Democracy’s Prisoner. Eugene V. Debs, the Great War, and theRight to Dissent.”,”FREEBERG Ernest è Associate Professor of History nell’Università del Tennessee.”,”MUSx-307″
“FREEDMAN Lawrence”,”Kennedy’s Wars. Berlin, Cuba, Laos, and Vietnam.”,”FREEDMAN Lawrence è stato Professor of War Studies al King’s College, London, dal 1982. Ha scritto e pubblicato sul tema della strategia nucleare e della guerra fredda. Crisi di Berlino. Krusciov si muove per ragioni difensive. “”Khrushchev went on the offensive for profoundly defensive reasons. To make progress he needed to be convincing about the strength and determination of the Soviet bloc, yet he needed progress because of East Germany’s weakness (1). A compromise with the West that did not address this weakness would not suffice, and a separate peace treaty setting in motion the annexation of West Berlin risked war. The East Germans, who perhaps did not appreciate just how much Khrushchev had been bluffing in his boasts about Soviet missile production, were ready to go the distance and expected Khrushchev to do the same. They had, however, developed the alternative fallback option of a barrier along the sector border within Berlin.”” (pag 59) (1) On Soviet-GDR relations during the crisis see Harrison, “”Ulbricht and the Concrete ‘Rose'””. For a good discussion of Soviet decision making, see Adomeit, ‘Soviet Risk-Taking and Crisis Behaviour'”,”USAQ-083″
“FREEMAN ALLEN G.”,”Storia delle ferrovie.”,”””Per concludere rapidamente questa prima fase storica, prima di accennare allo sviluppo delle ferrovie in Oriente, diremo dello smantellamento subito dalla ferrovie dell’ impero austro-ungarico al termine della prima guerra mondiale. All’ inizio della guerra la KK Staaatsbahn disponeva di circa 46.250 Km di rete ferroviaria. Tra impianti e materiale rotabile, il 72% passò ai paesi vincitori””. (pag 81)”,”ECOI-129″
“FREEMAN Richard B. MEDOFF James L.”,”What Do Unions Do?”,”Gli autori non accettano la tesi di Friedman il quale sostiene che i sindacati aumentano le diseguaglianze sociali perché aumentano la differenza di salario tra sindacalizzati e non sindacalizzati. Sostengono invece che i sindacati tendono a livellare i salari introducendo salari standard invece dei salari di merito. (vedi scheda allegata)”,”MUSx-331″
“FREEMANTLE Brian”,”Il KGB. Storia della più potente organizzazione spionistica del mondo.”,”Brian Freemantle è stato corrispondente all’estero del ‘Daily Express’ e del ‘Daily Sketch’ e redattore per l’estero del ‘Daily Mail’. Ha lavorato in più di 30 paesi, compresi ex URSS, Vietnam e USA. nel 1975 ha organizzato l’unico ponte aereo britannico per gli orfani vietnamiti prima del crollo del Vietnam del Sud. Nello stesso anno ha lasciato il giornalismo attivo per dedicarsi alla professione di scrittore. Termine usato dall’autore per il titolo del cap. VIII: ‘Il fine primario: la disinformazione’ (oggi si direbbe fake news) “”Lo zar riteneva che la sua vera forza stesse nell’altro strumento di controllo (oltre alla Duma, ndr): l’organizzazione della polizia segreta. Alle dipendenze del ministero degli Interni esisteva il Dipartimento della Polizia di Stato, istituito nel 1880, consistente in uno speciale dipartimento centrale, l”Osobyi Otdel’, e di una rete di divisioni di sicurezza estesa in tutto il Paese, l’Okhrannye Otdeleniya. Per la popolazione, quella tirannica organizzazione odiatissima era semplicemente l’Okhrana. Per mezzo dell’Okhrana lo zar cercò di infiltrarsi nei vari movimenti rivoluzionari che minacciavano il trono e neutralizzarli. Tenendo conto del fatto che disponeva sorprendentemente di pochi effettivi – nel 1916 contava poco più di 15.000 persone – si deve riconoscere che ottenne risultati notevolissimi. Per ironia del caso, i più importanti furono conseguiti proprio nell’ambito del Partito bolscevico, destinato infine a sostituirsi allo zar nel dominio della Russia. Lenin, il rivoluzionario figlio di un ispettore scolastico, nel 1906 dovette riparare in Svizzera per sfuggire all’Okhrana. Lasciò in Russia Roma Malinovskii come suo principale portavoce. Malinoviskii, membro del Comitato centrale bolscevico, era un fedele agente dell’Okhrana. Quando nel 1912, a Pietroburgo, venne fondata la «Pravda», Malinovskii ne divenne il direttore. Tra il 1908 e il 1909, quattro dei cinque membri del Comitato del Partito bolscevico di Pietroburgo era al servizio dell’Okhrana. Così come vi fu l’infiltrazione vi furono anche le epurazioni. Centinaia di dissidenti sospetti furono arrestati. Alcuni vennero rinchiusi, altri liquidati”” (pag 13) “”Lenin credeva nel terrore ed era un ammiratore fervente dei giacobini, i più estremisti rivoluzionari francesi del 1790. Il giorno prima della decisione di formare la Vecheka – il termine fu quasi subito abbreviato in ‘Ceka’ – Lenin tratteggiò la personalità adatta di chi avrebbe dovuto dirigerla. «Dobiamo trovare» disse, «un intransigente giacobino proletario». Nonostante la sua origine aristocratica, Dzerzhinsky fu prescelto all’uninanimità”” (pag 13, 15) “”Sono stati pubblicati libri che elogiano l’attività del KGB, parimenti esaltate anche in numerosi discorsi. Ma come accade spessissimo nella storiografia ufficiale sovietica, i fatti vengono adeguatamente modificati per adattarsi alle apparenze desiderate attualmente dalla gerarchia. I confronti vengono sempre fatti tra il KGB di oggi e la Ceka dei tempi di Dzerzhinsky, mentre si preferisce ignorare la GPU e l’ OGPU e l’ NKVD e l’NKGB. Se vengono menzionati, Yagoda, Yezhov e Beria sono ricordati soltanto per illustrare la megalomania sanguinara di Stalin e dei suoi tirapiedi. Non viene mai detto che molti esponenti dell’attuale gerarchia sovietica furono complici di quei massacri”” (pag 39)”,”RUSS-263″
“FREGNA Roberto”,”Castel Maggiore, 1943-45. Documenti e testimonianze della lotta contro il nazifascismo.”,”Il volume contiene molte foto e manifesti”,”ITAR-396″
“FREI Norbert, in collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß”,”Carriere. Le élite di Hitler dopo il 1945.”,”In collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß FREI Norbert (1955) è Professore di storia moderna all’ università Ruhr-Universität di Bochum. Tra le sue numerose pubblicazioni citiamo ‘Lo Stato nazista’ (1992, Laterza). “”Gli ultimi anni dell’ “”era Adenauer”” furono addirittura costellati di scandali connessi con il nazismo. A ciò contribuì la crescente sensibilità della stampa tedesco-federale, almeno tanto quanto l’ instancabile operato di Alberto Norden, membro del comitato centrale della SED e segretario della sezione “”agitazione e propaganda””. E i due elementi si intrecciarono sempre più spesso, poiché, in concomitanza alle critiche lanciate da Norden ai dignitari tedesco-occidentali nel corso di “”conferenze stampa internazionali””, la Stasi forniva documenti dello stesso tenore ai giornalisti della RFT desiderosi di compiere un’ opera di chiarimento””. (pag 278)”,”GERV-047″
“FREI Norbert”,”Lo Stato nazista.”,”FREI Norbert (Francoforte, 1955) già collaboratore dell’Istituto di storia contemporanea di Monaco, Kennedy Fellow presso la Harvard University (Cambridge, Mass.) e Fellow nel Wissenschaftskolleg di Berlino, insegna storia moderna e contemporanea nella Ruhr-Universität Bochum.”,”GERN-138″
“FREILIGRATH Ferdinand”,”Gesammelte Dichtungen. Band 1-6.”,”FREILIGRATH Ferdinand, poeta tedesco (1810-1876) cantò ideali democratici e patriottici (‘Una professione di fede, 1844, ‘Nuove poesie politiche e sociali’ 1849-51).”,”GERx-077″
“FREIRE Joao”,”Les anarchistes du Portugal.”,”””A Lisbona, l’ Alleanza libertaria (che non riuscì a chiamarsi Alleanza comunista libertaria) si formò nel 1931 con dei gruppi di quartiere a Graça, Campo de Ourique, Alcântara, Belém-Ajuda, Santo Amaro, e ancora un “”gruppo centrale”” e almeno un gruppo professionale. A Barreiro, il gruppo anarchico locale pubblicò ‘Terra e Liberdade’ e si presentò come sezione locale dell’ Alleanza (questo periodico divenne il portavoce dell’ Alleanza libertaria portoghese). A Setùbal, l’ Ateneo di studi sociali fece lo stesso (…)””. (pag 230)”,”ANAx-189″
“FREJAVILLE Mario”,”M.me de Pompadour mi ha detto…”,”””Il punto debole del potenziale bellico nazionale è la Marina da guerra, e la Pompadour appoggia ogni piano di rinnovamento e di potenziamento della flotta, sapendo che la pace non si può ottenere affrontando in condizioni d’ inferiorità le forze navali inglesi. Ma è costretta ad amare ironie nel commentare e condannare la facilità con la quale i ministri responsabili cercano di presentare progetti e cifre confortanti che non sanno tradurre in nuove unità ed equipaggi addestrati. In questo marasma che si appesantisce continuamente, la situazione le appare in tutta la sua desolante realtà. Cerca di aiutare ancora quanti si rivolgono a lei. Usa il suo potere presso il Re per alleggerire le punizioni di coloro che mal ricambiano la fiducia del Sovrano, nella spernza di migliorare l’ ambiente; ma non vi riesce.”” (pag 44)”,”FRAA-065″
“FRESCAROLI Antonio”,”La GPU y la NKVD. La alucinante historia de la represion bolchevique.”,”Ruolo CEKA guerra civile, terrore, LENIN, nuovo corso con GPU, STALIN, KIROV, grandi purghe, BERIA, TROTSKI, complotto camici bianchi.”,”RUSS-031″
“FRESCAROLI Antonio”,”La seconda guerra mondiale. Spie e ambasciate.”,”””Il fatto che l’ esercito francese si sia trovato improvvisamente di fronte, nelle Ardenne, a carri armati tedeschi di trenta-quaranta tonnellate; il fatto che Francia e Inghilterra, che pur vantavano servizi segreti di prim’ordine quali il Deuxieme Bureau e il prestigioso Intelligence Service, nulla sapessero della potentissima flotta aerea del Terzo Reich, ciò dimostra quanto i servizi di controspionaggio tedeschi fossero efficienti e quanto quelli di spionaggio alleati fossero inefficienti. O perlomeno ingenui. A differenza della Prima Guerra Mondiale, nell’ ultimo conflitto lo spionaggio diventa lavoro in equipe nel quale l’ informazione tecnica assume un valore determinante””. (pag 11)”,”QMIS-070″
“FRESCHI Ombretta”,”””Il Secolo XIX””. Un giornale e una città, 1886-2004.”,”FRESCHI Ombretta collabora dal 1999 al Centro Studi sul Giornalismo “”Gino Pestelli”” di Torino. “”””Il Secolo XIX”” viene assorbito dai disegni di potenza dell’Ansaldo, attestata da tempo su posizioni filofrancesi,ed entra ‘obtorto collo’ in una strategia che individua nella Grande Guerra l’occasione e per spezzare il monopolio costituito dalla Terni-Vickers e dal cartello siderurgico della Banca Commerciale e per salire ai vertici dell’industria pesante. La responsabilità pone il ‘Decimonono’ al centro degli interessi del grande capitale tedesco che, a Genova – dove i legami commerciali con l’Impero guglielmino sono forti-, con tutta probabilità, tenta di acquistare il quotidiano, attraverso l’emissario Franz Röchling, negli stessi mesi di ottobre e novembre 1914, per guadagnarlo a una linea triplicista.”” (pag 150-151)”,”EDIx-123″
“FRESCHI Marino PAUMGARDHEN Paola a cura; testi di Ladislao MITTNER Giuseppe UNGARETTI Pasquale SCIALO’ Eugenio CAPOZZI Dominico CONTE Valentina RUSSO Alvio PATIERNO Daniela PADULAROSA Antonella GARGANO”,”Grande guerra e mitteleuropa. Testi e contesti.”,”””Thomas Mann [‘Pensieri di guerra (1914)] parlava della guerra come ‘reazione morale’, preoccupato, addirittura, che le cose potessero filare troppo lisce, che la guerra potesse essere troppo breve”” (pag 62) [‘Thomas Mann e le guerre’, pag 53-72]”,”QMIP-251″
“FRESCHI Marino”,”Storia della letteratura tedesca.”,”Marino Freschi insegna letteratura tedesca alla Terza Università di Roma. Critico e saggista è autore di studi sul Settecento tedesco e sulla letteratura mitteleuropea. Ha pubblicato ‘La Praga di Kafka. Letteratura tedesca a Parigi’ (1990) “”Un altro filosofo esercitò una notevole influenza sugli scrittori: Ludwig Feuerbach (1804-1872), che sviluppò in senso anticristiano e materialista la sua critica all’hegelismo. A lui si ricollega esplicitamente Gottfried Keller (1819-1890), il principale scrittore svizzero, che soggiornò a Monaco (…)”” (pag 65)”,”VARx-618″
“FRESCOBALDI Dino”,”La riscossa del profeta. Ayatollah, re, emiri, sceicchi, sultani, capipopolo e dittatori nel vortice del nuovo fanatismo islamico che può minacciare il mondo.”,”Dino FRESCOBALDI è stato per oltre un trentennio inviato speciale del Corriere della Sera seguendo e commentando i principali avvenimenti della politica internazionale. In particolare è stato presente su tutti i teatri di guerre e rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente. Ha poi scritto su Repubblica ed è autore di diversi libri tra cui ‘Nasser’ e ‘La sfida di Sadat’.”,”VIOx-090″
“FRESCOBALDI Dino a cura”,”La controrivoluzione (Barrés, Maurras, L. Daudet: una corrente di pensiero che si oppone alla civiltà moderna).”,”note a margine manoscritte ex-proprietario Il mito dell’ eguaglianza. “”La libertà? si amici miei. La fratellanza? meglio ancora. L’ eguaglianza? è impossibile. L’ eguaglianza è impossibile perché la società in vita e in morte non saprebbe essere un’ aritmetica – perché il genio, il talento, l’ abilità sconvolgono e sproporzionano, ad ogni minuto, il rapporto del lavoro e del salario – perché gli uni vanno più presto, gli altri più lentamente, gli uni progrediscono, gli altri ritardano – perché la corsa dell’ umanità è un eterno salto di ostacoli dove i migliori garretti trionfano. Ma questa differenza di condizioni si tempera con la carità””. (pag 105, L. Daudet, La France en alarme)”,”TEOP-300″
“FRESCOBALDI Dino”,”Nasser.”,”””””Ereditare una guerra non finita””, è stato osservato, “”è peggio che ereditare una sconfitta””. Un giornale ha definito Nasser “”l’uomo del rischio malcalcolato”””” (pag 259) Dino Frescobaldi è stato corrispondente a Belgrado e Vienna (per l’Europa orientale e i Balcani) figura tra gli inviati speciali del ‘Corriere della Sera’. E’ un esperto del mondo arabo. E’ stato in Egitto durante la guerra dei Sei giorni, e undici anni prima per la crisi di Suez.”,”VIOx-205″
“FRESU Gianni”,”Lenin lettore di Marx.”,”FRESU Gianni (Sassari 1972) dopo la laurea in scienze politiche a Cagliari ha conseguio il dottorato di ricerca in filosofia all’ Università di Urbino. E’stato fondatore e presidente del Centro studi della Sardegna ‘Antonio Gramsci’ e della rivista ‘Quaderni della Sardegna’. Ha scritto ‘Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito’ (Città del Sole). “”Ma le facoltà intellettuali dell’ uomo non ancora evoluto sono tanto deboli da non riuscire a rilevare la differenza che corre tra l’ idea e la sua manifestazione nel singolo oggetto; l’ uomo deve vivere molto a lungo, molto osservare, molto riflettere per comprendere che il singolo oggetto non può esprimere tutta l’ idea che si manifesta in una certa misura in esso; la caratteristica dell’ infanzia sta appunto nel fatto che il singolo oggetto sembra perfetto, assai migliore forse di ogni oggetto dello stesso genere. Tutti noi abbiamo creduto che nella grammatica, su cui abbiamo cominciato a studiare, fosse racchiusa tutta la sapienza grammaticale, che non esistesse altra scienza all’ infuori della grammatica su cui abbiamo cominciato a studiare. Il nostro primo maestro ci è sembrato il più grande scienziato del mondo, è stato per noi la “”sapienza stessa””. Così accade in tutti i campi dell’ attività intellettuale (…)””. (pag 36) Aggiunta testo: in introduzione: “”Come scrive Marx nel poscritto alla seconda edizione tedesca del primo volume del Capitale, Cernyscevski, che fu senza dubbio il maggior economista russo, seppe “”magistralmente mostrare la bancarotta dell’economia politica borghese””. Una parte notevole dei suoi scritti di economia politica recò un contributo originale alla elaborazione del pensiero economico premarxista. Così, mentre gli ideologi della borghesia in ascesa avevano criticato le forme economiche del feudalesimo; credendo che l’economia capitalistica fosse la forma definiftiva della produzione sociale, Cernyscevski criticò il feudalesimo da un punto di vista più avanzato, democratico rivoluzionario, giacché, nell’individuare il carattere storico, transitorio del sistema feudale, egli comprese che la stessa sorte sarebbe toccata a quello capitalistico. La sua critica dello sfruttamento feudale si trasformò, insomma, nella critica di ogni forma di sfruttamento””. (pag XXII)”,”LENS-179″
“FRESU Gianni”,”””Il diavolo nell’ampolla””. Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito.”,”FRESU Gianni, nato a Sassari nel 1972, dopo la laurea in scienze politiche all’Università di Cagliari ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Urbino con un lavoro sul filone di pensiero hegelo-marxista nel movimento operaio tra Ottocento e Novecento. E’ tra i fondatori del Centro studi della Sardegna “”Antonio Gramsci”” e della rivista “”Quaderni della Sardegna””.”,”GRAS-069″
“FREUD Sigmund”,”Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”””E’ facile dimostrare che ci sono esempi decisamente graziosi ed efficaci di paragoni che al limite non ci colpiscono come motti di spirito. (…) E non posso trattenermi dal citarne un’ altra che non mi stanco mai di ammirare e dal cui effetto sono sempre colpito. Si tratta della similitudine con cui il Lassalle chiuse una celebre arringa (La Scienza e i Lavoratori): ‘Il fatto di venire imprigionato, se questa fosse la sua fine, non avrebbe un effetto maggiore su un uomo come quello che vi ho descritto, il quale ha preso come perenne monito per la propria vita le parole La Scienza ed i Lavoratori, di quello che avrebbe su un chimico preparato lo scoppio di una storta durante i suoi esperimenti scientifici. Appena l’ interruzione si è esaurita, dopo un breve sguardo accigliato alla ribellione del materiale, egli riprenderà tranquillamente le sue ricerche e le sue fatiche”” (pag 90). “”Il poeta francese J. B. Rousseau scrisse un’ Ode alla Posterità. Voltaire non era dell’ idea che il poema meritasse di sopravvivere, ed osservò scherzosamente: “”Questo poema non arriverà a destinazione””. (pag 76) FREUD, Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”SCIx-143″
“FREUD Sigmund”,”Delirio e sogno nella “”Gradiva””. Istruzione sessuale dei fanciulli. E scritti 1905-1908.”,”””Lei mi ha chiesto di indicarle “”dieci buoni libri””, senza aggiungere spiegazione. Quindi mi lascia non solo la scelta dei libri, ma anche l’ interpretazione della sua richiesta. Essendo abituato a prestare attenzione ai piccoli indizi, dovrò allora affidarmi alla enunciazione con la quale ella ha espresso la sua domanda enigmatica. Lei non ha detto: “”Le dieci opere più belle (della letteratura mondiale)””, nel qual caso sarei stato costretto a rispondere fra tanti altri: Omero, le tragedie di Sofocle, il Faust di Goethe, Amleto e Macbeth di Shakespeare, ecc. Né lei ha detto i “”dieci libri più significativi”” tra i quali sarebbero state comprese delle opere scientifiche quali quelle di Copernico, del vecchio medico Johann Weier sulla credenza delle streghe, La Discendenza dell’ Uomo di Darwin, ed altri. Non mi ha nemmeno chiesto “”i libri preferiti””, tra i quali non avrei dimenticato Il Paradiso Perduto di Milton e Lazarus di Heine. Ritengo quindi che nella sua frase lei abbia particolarmente sottolineato la parola “”buoni””, volendo indicare quei libri che sono per il lettore sullo stesso piano dei “”buoni”” amici, quei libri ai quali si deve parte della propria conoscenza di vita e visione del mondo – quelle opere che è stato piacevole leggere e che si consigliano volentieri agli altri, ma che non ci fanno sentire in modo particolare quel rispetto intimidito, quel sentimento della propria piccolezza di fronte alla loro grandezza. Le indicherò quindi dieci “”buoni”” libri di questo genere che mi sono venuti in mente senza molta riflessione. Multatuli, Lettere e opere. Kipling, Il libro della Giungla. France, Sulla pietra bianca. Zola, Fecondità. Merezhkovsky, Leonardo da Vinci. Keller, La gente di Seldwyla. Meyer, Gli ultimi giorni di Huttens. Macaulay, Saggio. Gomperz, Pensatori greci. Mark Twain, Racconti. (…) (Risposta ad un questionario sulla lettura e sui buoni libri, Freud) (pag 137)”,”SCIx-144″
“FREUD Sigmund”,”Ipnotismo e suggestione. E scritti 1886-1893.”,”Ipnostismo e suggestione. “”Non è il caso che io stia a far notare che in moltissimi casi Bernheim si serve di queste suggestioni indirette, cioè degli incitamenti all’ autosuggestione. Il metodo che egli usa per addormentare, e che descrive in questo libro, è sostanzialmente un procedimento misto, in cui la suggestione apre all’ autosuggestione le porte, che in effetti stanno lentamente aprendosi da sole. Le suggestioni indirette, in cui tutta una serie di anelli intermedi, provenienti dall’ attività della stessa persona sottoposta a suggestione, ricollegano l’ incitamento esterno alla conseguenza, sono sempre fenomeni psichici; ma questi non ricevono tutti dalla coscienza piena luce, che piuttosto cade sulle suggestioni dirette. Infatti noi stiamo molto più attenti alle percezioni esterne che ai processi interiori””. (pag 61)”,”SCIx-187″
“FREUD Sigmund, selezione dei testi a cura di Anna FREUD”,”Los textos fundamentales del psicoanálisis.”,”Sulla morte degli organismi viventi. “”La discussione motivata delle teorie di Weismann non ha prodotto, a mio giudizio, nulla di decisivo. Alcuni autori si sono volti alla posizione di Goethe (1883)(?), che vedeva nella morte una conseguenza diretta della procreazione. Hartmann non caratterizza la morte per l’ apparizione di un “”cadavere””, di una parte morta della sostanza animata, ma la definisce come “”termine della evoluzione individuale””. Secondo questo modo di vedere, anche i protozoi (gli organismi unicellulari, ndr) sono mortali; la morte coincide in essi con la procreazione, ma è celata in essa in un certo modo, dato che tutta la sostanza dell’ animale padre può trasferirsi direttamente ai giovani individui filiali (l.c., pag 29). L’ interesse della ricerca si è diretto in seguito a provare sperimentalmente negli unicellulari l’ affermata immortalità della sostanza viva. Un americano, Woodruff, mise in osservazione un infusorio, in cui gli unicellulari si riproducevano per separazione, e lo studiò, separando ogni volta uno dei prodotti della divisione e sommergendolo in acqua nuova, fino alla generazione 3.029. L’ ultimo discendente del primo infusorio aveva uguale vitalità del primo e non mostrava alcun segno di vecchiaia o degenerazione. Con questo metodo dimostrava sperimentabilmente, dato che queste cifre hanno forza dimostrativa, l’ immortalità dei protozoi. Ma altri ricercatori sono giunti a risultati diversi””. (pag 315-316)”,”SCIx-193″
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi. Esposizione divulgativa in cinque conferenze. (Tit.orig.: Über Psychoanalyse)”,”””Lo studio dei fenomeni ipnotici ci ha ormai familiarizzato con l’ idea, per quanto strano possa apparire a prima vista, che in un unico individuo possono esistere vari raggruppamenti psichici, in grado di mantenersi relativamente indipendenti tra loro, di “”ignorarsi”” a vicenda, i quali possono provocare una “”scissione”” della personalità lungo linee da essi fissate. Casi di questo genere, noti come “”doppia personalità”” (“”doppia coscienza””), qualche volta si manifestano spontaneamente. Ora, se in una tale scissione della personalità la coscienza rimane legata permanentemente a uno dei due stati psichici, quest’ ultimo viene denominato “”stato psichico conscio””, mentre l’ altro prende il nome di stato psichico “”inconscio””.”” (pag 31)”,”SCIx-230″
“FREUD Sigmund”,”Opere. 1899. L’ interpretazione dei sogni.”,”””Ecco la mia risposta: tutto ciò che si trova nei sogni come apparente attività della funzione di giudizio, non va affatto considerato come prestazione mentale del lavoro onirico, ma appartiene al materiale dei pensieri del sogno, donde giunge, come prodotto finito, nel contenuto onirico manifesto.”” (pag 407) “”Ciò avvenne per mezzo dei versi del poeta: (…) (Di rado mi avete compreso, di rado anch’io v’ho compreso, soltanto quando ci incontrammo nel ‘fango’, ci siamo subito compresi!) (1) Heine, Libro dei canti, N° 78 del “”Ritorno”” Ogni analisi potrebbe documentare con esempi quanto siano indispensabili all’interpretazione proprio i tratti più insignificanti del sogno e quanto si diffisca la soluzione del compito, se vi si pone attenzione soltanto tardi””. (pag 469)”,”SCIx-261″
“FREUD Sigmund, a cura di Massimo BALDINI”,”Aforismi e pensieri.”,”Sigmund Freud (1856-1939) è il padre della psicoanalisi. Autore di opere importanti, insegnò all’Università di Vienna dal 1920 al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra dove si era rifugiato con la famiglia. Massimo Baldini ha insegnato nelle università di Siena e Padova, ed è docente di Metodologia delle scienze sociali presso la Luiss di Roma (1994).”,”VARx-165-FV”
“FREUD Sigmund”,”L’io e l’es. (1922)”,”Manca pagina 22, pag 30 illeggibile”,”TEOS-013-FMDP”
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi e vita quotidiana.”,”Contiene tra l’altro: – Il Motto di spirito (Witz) e il suo rapporto con l’inconscio – Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte”,”TEOS-015-FMDP”
“FREUND Julien”,”Sociologia de Max Weber.”,”FREUND Julien è Maitre de Conferences nella facoltà di lettere e scienze umane dell’ Università di Strasburgo. Ha dedicato già all’ epoca dei suoi studi come studente universitario all’ opera di Max WEBER e al suo pensiero sociologico. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla resistenza e finì incarcerato dagli occupanti tedeschi. Il libro ‘Sociologia di Max Weber’ è un frutto maturo delle sue ricerche. “”Qual è, poi, il fondo delle idee che contribuirono a formare lo spirito del capitalismo? Weber lo trova in certi strati protestanti calvinisti (fondamentalmente dei Paesi Bassi), pietisti, metodisti, battisti, la cui condotta di fronte alla vita si caratterizza per un ascetismo che si tende a definire “”con il nome ambiguo di puritanesimo””.”” (pag 183)”,”TEOS-093″
“FREUND Gerald”,”Unholy Alliance. Russian-German Relations from the Treaty of Brest-Litovsk to the Treaty of Berlin.”,”L’alleanza di Rapallo (pag 106-) (cap. V) (c’era una visione ottimistica da parte di Mosca sulla Conferenza di Genova, che durò poco meno di due mesi. Non si erano colte, secondo l’autore, le vere intenzioni dell’Occidente e si era imbevuti di un falso senso di sicurezza di realizzare l’accordo…)”,”RUST-178″
“FREVERT Ute HAUPT Heinz-Gerhard a cura; saggi di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD”,”L’ uomo dell’ Ottocento.”,”I saggi del libro sono di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD. Ute FREVERT insegna storia presso l’ Università di Bielefeld. E’ autrice presso i tipi della Laterza di un saggio comparso nel volume a cura H.G. HAUPT ‘Luoghi quotidiani nella storia d’ Europa (1993). Heinz-Gerhard HAUPT è professore di Storia generale e sociale presso l’ Università di Bielefeld. Per i tipi della Laterza ha pubblicato, oltre all’ opera suddetta, ‘Storia sociale della Francia dal 1789 ad oggi’ (1991).”,”STOS-069″
“FREVILLE Jean”,”Lénine.”,”FREVILLE (Jean) Les Collabos – Nouvelles. Paris, Flammarion, 1946. In-8°; 1feuillet, 233p. + 2ff. Broché, 1er plat bleu vert. 1er plat corné, avec pli blanchi coloré, sinon, bon état. – Prix : 17,00 € Préface de l’auteur, directeur littéraire de l’ “”Humanité”” en 1930: nouvelles pour la plupart “”écrites ou conçues dans la clandestinité””, “”nées du combat””, et présentant “”quelques types”” de ceux qui “”furent légion””, “”rencontrés au hasard de notre bataille secrète””. 1ère édition sur papier ordinaire (après 30 vélin).”,”LEND-132″
“FREVILLE Jean”,”La nuit finit à Tours. Naissance du Parti communiste francais.”,”””L’ economista inglese Hobson consacra, nel 1902, un libro all’ imperialismo. Il marxista austriaco Hilferding fa ne Il Capitale finanziario (1910) il processo alla borghesia monopolistica, generatrice di guerre. Ma Jaures e Hobson si collocano sul terreno del riformismo e del pacifismo; Hilferding mira a conciliare il marxismo e l’ opportunismo. Nessuno dei tre indica i mezzi concreti di lotta, coglie le prospettive storiche reali. Jaures crede che il capitalismo possa “”organizzarsi””, che un’ intesa tra i grandi trusts costituirà un fattore di pace. Hilferding disegna una teoria del “”superimperialismo”” in cui le rivalità tra Stati si indeboliscono nel seno di una vasta intesa””. (pag 28-29)”,”PCFx-036″
“FREVILLE Jean”,”Lenine a Paris.”,”Lenin e il gruppo bolscevico di Parigi. “”I disaccordi, conseguenza della disfatta e del riflusso rivoluzionario, non hanno solo scagliato gli uni contro gli altri bolscevichi e menscevichi: la linea di divisione passa ormai in seno alle frazioni. I bolscevichi hanno visto così ergersi contro la politica di Lenin i rappresentanti del gruppo Vperiod (boicottatori della Duma, otzovisti, ultimatisti, machisti e costruttori di Dio): tra loro si trovano Bogdanov, Lunacharskij, Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski, Schantzer, Krasin, il quale, non abita a Parigi ma a Berlino, dove, è ingegnere presso la Siemens… Questo gruppo ben presto si andrà a dividere in due: il gruppo della “”cultura proletaria””, con Bogdanov e Lunacharskij, e quello di “”marxisti ortodossi”” (Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski). Tutti questi oppositori – salvo Alexinski, avversario irriducibile dei Soviets – con più o meno esitazioni, svolazzamenti, ritardi, finiranno per allinearsi a Lenin quando scoppierà la rivoluzione in Russia””. (pag 123)”,”LEND-293″
“FREY Bruno S. in collaborazione con Alois STUTZER Matthias BENZ Stephan MEIER Simon LUECHINGER Christine BENESCH”,”Happiness. A Revolution in Economics.”,”Bruno S. Frey è professore di economia all’Università di Zurigo.”,”ECOT-002-FP”
“FREY Luigi”,”Il credito e lo sviluppo economico italiano.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-100-FL”
“FREY Luigi”,”Economia italiana e costo del lavoro.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-101-FL”
“FREYMOND Jacques”,”Lénine et l’ impérialisme.”,”””Dopo gli autori inglesi, tedeschi e sovietici, gli americani soprattutto hanno destato interesse su questo tema (l’ imperialismo, ndr) che hanno arricchito di contributi di valore incontestabile. Si pensi in effetti al capitolo che W.L. Langer ha consacrato all’imperialismo nella sua rimarcabile ‘Diplomacy of Imperialism’. Si pensi ancora ai numerosi lavori di Jacob Viner, allo studio che Eugène Staley ha dedicato alle relazioni della guerra e dei finanziatori di fondi privati, all’ opera di Herbert Feis: ‘Europe, the World Banker’, e alle pubblicazioni di E.M. Winslow.”” (pag 7-8) “”Prenons un exemple, celui de l’ annexion du Cameroun à laquelle M. Harry Rudin a consacré une étude minutieuse. Cette annexion a eté, on le sait, désirée et préparée par Adolf Woerman, c’est-à-dire par un homme important sur la place de Hambourg et qui avait des intérêts dans cette partie de l’ Afrique. Adolf Woerman est assez lié avec Bismarck pour correspondre directement avec lui. C’est lui qui insiste auprès du Chancelier afin qu’il prenne des mesures de protection pour le commerce allemand au Cameroun, menacé, estime-t-il, par le traité anglo-portugais relatif aux bouches du Congo.”” (pag 107)”,”TEOC-419″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome I.”,”esemplare di GB “”Mais les débats internes jouent également un rôle capital. “”L’Internationale, écrit Marx dans une lettre à F. Bolte, a été fondée pour mettre à la place des sectes socialistes ou semi-socialistes l’organisation réelle de la classe ouvriére. Les statuts primitifs ainsi que l’Adresse inaugurale montrent cela au premier coup d’oeil. D’autre part, les internationaux ne pourraient se mantenir si la marche de l’histoire n’avait pas déjà pulvérisé le monde des sectes. L’évolution du sectarisme socialiste et celui du véritable mouvement ouvrier vont constamment en sens inverse. Tant que les sectes se justifient (historiquement), la classe ouvriere n’est pas encore mûre pour un mouvement historique indépendant. Dès que celle-ci est arrivée à cette maturité, toutes les sectes sont essentiellement réactionnaires. Cependant, il s’est reproduit dans l’histoire de l’Internationale, ce que l’histoire montre partout. Le périmé cherche toujours à se reconstituer et à se maintenir au sein de la forme nouvelle. “”Et l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes et les tentatives d’amateurs qui tentèrent toujours de se maintenir contre le mouvement réel de la classe ouvrière au sein de l’Internationale elle-même. Cette lutte a été menée dans les congrès, mais bien davantage encore dans les négociations privées du Conseil général avec chaque section en particulier”” (1)””. [Lettre du 28 novembre 1871] [FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR, La Premiere Internationale. Tome I, 1962]”,”INTP-054″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome II.”,”esemplare di GB”,”INTP-055″
“FREYMOND Jacques a cura, scritti e documenti di Boris NICOLAEVSKY Angelica BALABANOFF Marcel BODY Lucien LAURAT M.N. ROY Yves COLLART Boris SOUVARINE Ervin SINKO Branko LAZITCH”,”Contributions a l’histoire du Comintern.”,”Lettere di Souvarine a Trotsky (1929) Dalla lettera di Souvarine a Trotsky (Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929) “”(…) Dans le monde contemporain, il n’y a pas de cerveau encyclopédique capable d’embrasser toutes les questions vitales. La spécialisation, liée à des connaissances générales, devient nécessaire en politique comme dans la production. L’avantage d’une collectivité internationale est justement d’associer des compétences dont l’équivalent n’existe pas dans une seule tête. En certaines circonstances historiques, le critère décisif peut se trouver autrement: la Commune de Paris, la Guerre de 1914, la Révolution russe pouvaient éprouver la qualité d’un communiste de Suède, d’Espagne ou de Hollande. Mais l’histoire du «Comité anglo-russe», les péripéties du «Kuomintang» et les complications de la «Nep» restent très obscures à l’unanimité des communistes des deux hémisphères, sauf à quelques-uns de chaque pays directement intéressé. Quant aux rarissime camarades ayant une vue panoramique du monde et une culture suffisante, et dont vous êtes le type représentatif le plus éminent, ils ont bien des chances de se fourvoyer, comme le demontre précisement votre exemple, ce que j’essaierai d’établir, sur votre insistance. Marx et Engels, dont l’oeuvre résiste à l’usure du temps, et à la morsure de l’érudition bourgeoise, et dont l’envergure grandit à mesure que le recul historique s’accentue, ont vécu en Angleterre et spécialement étudié cette terre classique du capitalisme. Ils y ont observé le développement des classes, en rapport avec l’évolution de la technique, et les conséquences de leurs antagonismes. Pourtant, leurs facultés de prévision se sont peut-être trouvées là en défaut. Lénine, dont même les hommes d’Etat bourgeois reconnaissent le sens politique, le «realisme», et dont nous savons la maîtrise dans l’analyse marxiste et la souplesse tactique, a aussi habité l’Angleterre et s’est permis de prédictions déjouées par les faits. Il croyait à une révolution britannique après la guerre et voyait dans le réseau des ‘shop stewards’ committees’ l’embryon d’un système soviétique. Il a voulu la réunion des divers partis et groupes communistes d’Angleterre et d’Ecosse en une seule section de l’Internationale,et l’on sait ce qui en est résulté, d’autres erreurs aidant. Or vous faites sommation à des gens qui n’ont aucune des qualités de ces maîtres d’avoir à approuver vos vues sur le cours del événements dans l’Empire britannique et sur votre tactique dans une de ses crises. Même si vous aviez raison, ce que le présent et l’avenir montreront, quel sens pourrait avoir la confirmation d’illettrés en la question? Sur la politique économique de l’URSS, les hommes les plus qualifiés de la Révolution se disputent depuis cinq ans, se jettent à la tête statistiques et pourcentages sans rien résoudre: et vous appelez l’assentiment d’on ne sait quels analphabètes pour des thèses dont les signataires ne parviennent pas eux-mêmes à s’entendre sur l’interprétation convenable? Sur la Chine, enfin, de qui pouvez-vous espérer en Europe une confirmation valablement motivée? Ne tentez pas, pour les facilités de votre réplique, de m’attribuer une conception de mandarinat répartissant les fonctions cérébrales entre spécialistes hautement qualifiés. Vous savez fort bien ce que je veux dire. Il ne s’agit pas de théoriser, mais de constater un état de fait. Notre mouvement est désemparé, disloqué, presque partout en miettes. Il est sans têtes, sans cadres, sans masses. Aussi sans information et sans culture. Les publications de nos partis sont maculées par des mercenaires ignares. Restent quelques hommes dispersés qui travaillent pour se mettre «à la page» et n’y réussissent que très relativement. Les petits groupes d’opposition obstinés à vivoter dans la débâcle ne peuvent pas ne pas se ranger à l’opinion du membre le plus ancien ou le plus instruit sans que cela engage vraiment personne. Et le moyen d’encourager le ‘rank and file’ à s’élever n’est pas d’imposer vos dilemmes. En France, je connais deux ou trois camarades à consulter utilement sur l’Angleterre ou la Russie; je n’en connais pas pour la Chine. Et aucun ne se permettra d’ériger son opinion en critère. Dans les autres pays, Russie à part, la situation ne doit pas être meilleure. C’est pourquoi je ne conçois pas de plus mauvaise manière que la vôtre de poser la question des critères en général. Vous ne la traitez pas mieux dans chaque exemple particulier. (…)”” [Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929] [(in) ‘Contributions a l’histoire du Comintern’, Librairie Droz, Gèneve, 1965, pag 158-208] (pag 170-171)”,”INTT-295″
“FREYMOND Jacques”,”La Primera Internacional. I. Congreso de Ginebra, 1866 – Congreso de Lausana, 1867 – Congreso de Bruselas, 1868.”,”Tra i libri citati da Freymond la storia della Prima internazionale di G.M. Steklov o Stekloff, 1928 (l’abbiamo con quest’ultimo nome) Marx interviene in modo indiretto sull’Ait. (pag 30-31) “”Y Marx añade, como conclusión de esta carta (): «Era muy difícil formular nuestra opinión en la redacción, de manera que fuera aceptable por el actual punto de vista del movimiento obrero. Esta misma gente celebrará dentro de unas semanas mitines con Bright y Cobden en pro del sufragio universal. Pasará mucho tiempo antes de que el despertar del movimiento permita la antigua audacia en el lenguaje. Hace falta ser ‘fortiter in re, suaviter in modo”” (43) Así la influencia intelectual de Marx se hace sentir desde los comienzos de la Asociación. En adelante su objetivo será mantenerla y reformarla en el seno del Consejo general [Londres], apoyarse sobre este organismo para difundir su pensamiento, y como él dice, combatir a las sectas. Incluso en el Consejo general, Marx no encontrará más que débiles resistencias. No faltarán las querellas personales. A intervalos Marx tendrá que hacer frente a los ataques y maniobras de los rivales ambiciosos. Encontramos ecos de estas luchas internas en su correspondencia con Engels. (…) En el continente, la situación es diferente. El Consejo general no tiene medios para coordinar directamente la acción de las sesiones y de las sociedades obreras, que en cuantioso número se afilian a la Internacional. Se impone la constitución de federaciones regionales que pueden servir de núcleo de cristalización para las «sectas» y cuya influencia puede contrapesar así la de Consejo general. También aquí, recurrirá Marx a la acción indirecta. No se comprometerá personalmente en los congresos,en los cuales domina a los proudhonianos en los primeros años. Se contenta con intentar orientar los debates. El informe del Consejo general le da la posibilidad de hacer esto, al igual que el establecimiento del programa. «Yo no podía ni quería ir allí (al Congreso de Ginebra), escribe a Kugelmann, pero he redactado el programa de los delegados de Londres. Adrede lo he limitado a los puntos que permiten un acuerdo inmediato y una acción concertada inmediata de los trabajadores, que responden de manera directa a las necesidades de la lucha de clases, a la organización de los trabajadores como clase y les estimulan» (49). Y Marx, después de algunas observaciones cáusticas sobre los parisinos «ignorantes, arrogantes, charlatanes, enfáticos, hinchados,añade que en el informe «les golpeará a lo fino». El intercambio de cartas entre Marx y Engels después del Congreso de Lausana de 1867 también es revelador. Tanto el uno como el otro deploran la torpeza de J.P. Becker, el cual, en su intervención «comienza por derribar nuestro orden del día» (50), dice Marx, pero al cual no hay que tomar en serio, señala Engels, «por sus marrullerías de viejo agitador que aparecen en cuanto no hay alguien que le dirija» (51). En cuanto a los proudhonianos que parecen haber triunfado «gracias a los perezosos suizos franceses», nos reiremos de ellos en el informe general, dice Marx, mientras que Engels señala: «Mientras el Consejo general permanezea en Londres, todas estas resoluciones no son más que papilla para gatos». Ambos se ponen de acuerdo para decir que será preciso organizarse para el Congreso de Bruselas, y servirse de los alemanes y de los ingleses para detener la ola de los proudhonianos (52). La composición de las delegaciones en el Congreso de Bruselas, no corresponderá totalmente a sus esperanzas. Los ingleses y los alemanes no serán tan numerosos como Marx y Engels lo habían querido, mientras que los miembros belgas de la Asociación estarán ampliamente representados. Pero la «ola» proudhoniana se ha detenido. Ya no es necesario levantar un dique. En la votación relativa a la propiedad del suelo trabajable, Tolain está en minoría. Sin embargo, esta primera victoria del colectivismo, todavía no es la del marxismo. En el momento en que los proudhonianos comienzan a perder terreno, Marx ve alzarse en el continente a un adversario más temible que los parisinos tan aborrecidos: Bakunin”” (pag 28-31) [Jacques Freymond, Introduzione] [(in) Jacques Freymond, ‘La Primera Internacional. I.’, Madrid, 1973] [[() Carta citada de 4 de noviembre del 1864. ‘Correspondencia Marx-Engels, t. VIII, pp. 97-98; (43) A lo cual contesta Engels el 7 de noviembre: «Tengo curiosidad por conocer el ‘Mensaje a los obreros’. Debe ser un auténtico golpe de fuerza, a juzgar por lo que me dices de esa gente. Pero está bien que entremos de nuevo en relación con gente que al menos representa a su clase; que, a fin de cuentas, es lo esencial» (Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. VIII, p. 100. N. del T. – «Fortiter in re, suaviter in modo» se traduce por «tener mano izquierda»; (49) Cf. carta del 9 de noviembre de 1866 en las ‘Cartas a Kugelmann’, de Karl Marx (1862-1874). Ediciones Sociales Internacionales, Paris, 1930, páginas 59-61; (50) Carta del 12 de septiembre a Engels, Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. IX, p. 216; (51) Carta del 11 de septiembre a Marx, ibidem, t. IX, p. 212; (52) «Se trata, dice Marx, de llevar la próxima vez a Bruselas veinte ingleses y treinta alemanes», ibidem, p. 216] La battaglia di Marx ed Engels all’interno della Prima internazionale per fermare l’influenza dei proudhoniani”,”INTP-083″
“FREYNET Célestin LAGUILLAUMIE Pierre FÜRSTENAU DIETRICH Theo, a cura di Ettore GELPI”,”Educazione o condizionamento?”,”‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ di T. Dietrich (pag 69) Pavel Petrovic Blonskij e la formazione poliedrica delle giovani generazioni ‘(Blonskij) dopo aver studiato presso la facoltà di storia e filosofia di Kiev a partire dal 1908 insegnò discipline pedagogiche nei licei femminili e alla scuola normale di Mosca. Nel 1913 superò gli esami di insegnante nelle materie umanistiche. Da allora insegnò psicologia e filosofia idealistica presso l’Università di Stato di Mosca prima come lettore, poi, a partire dal 1917, come professore. Condusse, fino alla sua morte, varie ricerche in diversi istituti scientifici. Fra le sue molte opere ricordiamo: ‘Sul programma e l’organizzazione delle scuole primarie’ (Mosca, 1917), ‘Compiti e metodi della nuova scuola primaria’ (Mosca, 1917, II edizione 1918), ‘La scuola del lavoro’ (Mosca, 1919). (…) Blonskij ha tentato di seguire da marxista coerente, il principio enunciato da Marx di «unificazione dell’educazione della produzione materiale» nonché il principio dell’ «educazione politecnica». Per applicare e concretizzare l’idea guida di Marx sul collegamento del lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica (1966) Blonskij vuole, come egli stesso dice, educare «l’operaio di fabbrica formato filosoficamente» nel quadro e nel territorio della Repubblica socialista sovietica e con ciò stesso vegliare sullo sviluppo umano dell’uomo. Per Blonskij, cioè, l’uomo «umano», l’ «uomo pienamente sviluppato» di Marx non può essere educato che partendo dal principio fondamentale enunciato da Marx stesso: collegamento del «lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica». Per questo nel volume II di ‘La scuola del lavoro’ egli si dà come parola d’ordine questo noto passo di ‘Il Capitale’: «Dal sistema delle fabbriche, come è lecito rilevare dettagliatamente dalle opere di Robert Owen, è nato il germe dell’ ‘educazione del futuro’ che per tutti i ragazzi, passata una certà età, legherà ‘il lavoro produttivo’ con l’insegnamento ‘e con la ginnastica, non solo come metodo di crescita della produzione sociale, ma come unico metodo per la produzione di uomini pienamente sviluppati’». Quali misure generali propone Blonskij per la formazione dell’ «uomo pienamente sviluppato»? La domanda potrebbe essere formulata riprendendo ancora l’espressione di Marx: come è possibile giungere ad una «formazione piena» in una giornata di lavoro? Ecco la risposta di Blonskij: «Solo nell’industria il lavoro può diventare, per gli adolescenti, fonte di una educazione intensiva e ampia» (I, 11). Inoltre, al pari di Marx, Blonskij è convinto che ‘solo’ il lavoro nell’industria assicuri una «formazione poliedrica». (…) [T. Dietrich, ‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ (in) ‘Educazione o condizionamento?’, Edizioni Savelli, Roma, 1973, a cura di Ettore Gelpi] ‘Pavel Petrovic Blonskij (1884-1941) è stato uno dei più influenti pedagogisti e psicologi russi del primo Novecento, noto per aver cercato di fondare una pedagogia scientifica di ispirazione marxista. ? Chi era Blonskij? Nato a Kiev, fu inizialmente vicino al movimento social-rivoluzionario, ma dopo la Rivoluzione d’Ottobre aderì al bolscevismo. Insegnò pedagogia e psicologia all’Università di Mosca e fu coinvolto nella riforma dei programmi scolastici sovietici. Fu tra i primi a proporre una psicologia oggettiva e una scuola del lavoro fondata su basi scientifiche e socialiste2. ? Contributi principali “”La scuola del lavoro”” (1919): proponeva un’educazione fondata sul lavoro produttivo, in opposizione ai modelli borghesi. “”Scolari difficili”” (1929): affrontava il tema dell’educazione dei bambini con difficoltà di apprendimento. Sviluppò una teoria della memoria genetica o fásica, in cui la memoria evolve in fasi legate allo sviluppo del linguaggio e del pensiero. ?? Declino e repressione Negli anni ’30, con l’avvento dello stalinismo, molte delle sue idee furono criticate come “pedologiche” e quindi deviate. Dopo il decreto del 1936 contro la pedologia, Blonskij fu emarginato e perse gran parte della sua influenza…’ (f. copilot)”,”GIOx-005-FFS”
“FREYRE Gilberto”,”Maîtres et esclaves. La formation de la société brésilienne. (Tit.orig.: Casa-grande e senzala)”,”FREYRE Gilberto è nato nel 1900 a Recife. E’ stato professore nelle Università di Stanford, Bahia e Buenos Aires. Nativi americani e africani. “”Per McDougall, il fatto che l’ Indiano si contragga più del nero a contatto con la civiltà europea, si opponga al suo dominio con una maggiore resistenza, per alla fine soccombere in questa lotta ineguale, si spiega con questa differenza psicologica. L’ indigeno americano, nettamente introverso, si adatta più difficilmente. Il nero è un estroverso. Il tipo dell’ uomo facile, plastico, adattabile.”” (pag 266-267) “”Si sa che il criterio storico-culturale corregge sovente i criteri biologico o psicologico nella discriminazione dei caratteri etnici. Ora esso ci mostra l’ esistenza, presso gli Amerindi, una incapacità più sociale o tecnica che non psichica o biologica. Benché non si debbano disprezzare le inattitudini psichiche, il fatto importante, è che il nomadismo della vita economica ha reso gli Amerindi incapaci di un lavoro agricolo regolare. Ora varie società africane che ci hanno inviato grandi masse di schiavi, conoscevano già questo lavoro agricolo, come pure l’ allevamento, l’ utilizzazione della carne e del latte del bestiame.”” (pag 267)”,”AMLx-073″
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume primo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-026-FSD”
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume secondo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-027-FSD”
“FREYSSAT Jean-Marie DUPRÉ Michel OLLIVIER François”,”Ce Qu’est l’OCI.”,”Introduction, Notes, Postface, Illustrazioni, Supplément à Critique communiste n. 18/19 décembre 1977, Cahiers Rouge, Nouvelle serie n. 10,”,”FRAP-004-FL”
“FREYSSAT Jean-Marie”,”Front unique ouvrier.”,”Bibliographie, Supplément à Critique Communiste, Cahier Rouge 6,”,”FRAP-005-FL”
“FREZZA Daria”,”Il leader, la folla, la democrazia nel discorso pubblico americano, 1880-1941.”,”La FREZZA insegna Stporia degli Stati Uniti d’ America presso il dipartimento di storia della facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Siena. E’ autrice di un volume su F.D. Roosevelt e l’ opinione pubblica con una scelta dei discorsi del presidente. Ha pubblicato vari saggi.”,”USAS-093″
“FRICKE Dieter a cura; saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER”,”Deutsche Demokraten. Die nichtproletarischen demokratischen Kräfte in der deutschen Geschichte 1830 bis 1945.”,”Fondo Call. Saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER “”Bedeutsam war auch Widerstand der Intelligenz gegen die Umsturzvorlage. Ihre Vertreter fürchteten, daß – wie Albert Schäffle schrieb – der “”freien Forschung, der Freiheit des wissenschaftlichen Vortrags und der wissenschaftlichen Publikation, der schönen Literatur und der Kunst…, soweit sie dem alten Grundbesitze, dem großen Kapital und der Orthodoxie widerwärtig und unbequem sind, der Zaum angelegt werden”” soll. Bedeutende Schriftsteller, Journalisten und Künstler wie Theodor Fontane, Adolf Menzel, Gustav Freytag, Detlef von Liliencron, Friedrich Spielhagen, Paul v. Heyse, Gerhart Hauptmann und selbst Ernst von Wildenbruch protestierten gegen die Vorlage. Die Historiker Karl Lamprecht, Theodor Mommsen, Hans Delbrück und Quidde, die Mediziner und Naturwissenschaftler Rudolf Virchow und Ernst Haeckel und Ökonomen wie Werner Sombart und Adolf Wagner nahmen öffentlich gegen die Vorlage Stellung. Ihnen folgten auch viele Studenten. In Berlin entstand ein Ausschuß zur Bekämpfung der Umsturzvorlage, dem in kurzer Zeit 95 000 Unterschriften für eine Protestresolution zugingen.”” (pag 110)”,”GERS-025″
“FRICKE Dieter”,”Die deutsche Arbeiter-bewegung 1869-1914. Ein Handbuch über ihre Organisation und Tätigkeit im Klassenkampf.”,”””Wenn der Zentralbildungsausschuß die ihm von der Partei übertragenen Aufgaben dennoch in revolutionären Sinne zu lösen vermochte, so war das vor allem das Verdienst der deutschen Linken und das Ergebnis rastlosen Wirkens von vielen Tausenden Funktionären. Dem Organisationsaufbau der Partei entsprechend sich in der Folge lokale Bildungsausschüsse. Sie hatten vor allem die Aufgabe, “”für die Gesamtheit der organisierten Arbeiter an dem betreffenden Orte alle Veranstaltungen belehrenden und künstlerischen Charakters zu arrangieren””. Nach den jährlich vom Zentralbildungsausschuß den Parteitagen vergelegten Berichten betrug ihre Zahl: 1908-1909 281 (124) 1909-10 314 (187) 1910-11 410 (218) 1911-12 575 (266) 1912-13 761 (364) 1913-14 854 (401) (Die Ziffern in den Klammern nennen die Zahl der Bildungsausschüsse, zu denen der Zentralbildungsausschuß Verbindung hatte)”” (pag 490)”,”MGEx-191″
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1897/98-1904.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-017-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1905-1909.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen 1907, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-018-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1910-1914.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-019-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1914-1917.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-020-FL”
“FRICKE Dieter”,”Der Ruhrbergarbeiterstreik von 1905.”,”Vorwort, note, tabelle, Anhang, Benutzte Quellen und Literatur, Personenregister, [Lo sciopero dei minatori della Ruhr del 1905]”,”MGEx-039-FL”
“FRIDENSON Patrick”,”Histoire des usines Renault. 1. Naissance de la grande entreprise, 1898-1939.”,”L’A è nato nel 1944, ex allievo della Ecole Nationale Superieure, agregé di storia, dottore del 3° ciclo di studio, maitre-assistant di storia all’Univ di Paris X- Nanterre, collabora al ‘Mouvement sociale’ e alla ‘Revue d’histoire de la Seconde Guerre mondiale’.”,”FRAE-005″
“FRIDENSON Patrick REYNAUD Bénédicte a cura; saggi di Philippe ASKENAZY Catherine BLOCH-LONDON Jérôme BOURDIEU Alain CHATRIOT Jacques FREYSSINET Eric PEZET Muriel ROGER”,”La France et le temps de travail (1814-2004).”,”FRIDENSON Patrick storico, direttore di studi all’Ecole des Hautes études en sciences sociales (EHESS). REYNAUD Bénédicte economista, direttrice di ricerca al CNRS. “”On observe ce même recours à l’expertise médicale sur la “”question sociale”” dans d’autre pays. En Belgique, en Angleterre, par exemple, des rapports sur le travail des enfants sont effectués dans les différentes Académies de médicine. En Belgique, l”Enquête sur la condition des classes ouvrières et sur le travail des enfants’ (88) est effectuée pour le compte du ministère de l’Intérieur par des membres de l’Académie royale de médecine (1848). La durée excessive du travail des enfants est dénoncée: impossibilité de bénéficier d’une scolarisation “”normale””; difficulté de suivre avec profit les cours à l’école le soir, en raison de leur épuisement; risque lié à la sécurité des enfants qui sont de ce fait dehors le soir. L’Académie royale de médecine de Belgique note que “”les écoles du soir présentent, surtout en hiver, des grands inconvénients sous le rapport des moeurs”” (89). En Angleterre, les rapports de la ‘Children Employment Commission’, dont le premier date de 1829, seront très utilisés par Marx (90), pour dénoncer l’exploitation des enfants”” (pag 45) [Patrick Fridenson Bénédicte Reynaud, a cura, La France et le temps de travail (1814-2004), 2004] [(88) Cité par Marcel Lecoq, ‘Vers la journée de huit heures’, Paris, Marcel Rivière, 1906, p. 45-48; (89) Ibid., p. 47; (90) Cf,. Karl Marx, ‘Le Capital’, op. cit.. Annexe VIII, p. 1309 et suiv.]”,”MFRx-363″
“FRIDENSON Patrick, a cura, saggi di BECKER Jean Jacques BERNSTEIN Serge DUBESSET Mathilde FRIDENSON Patrick HARDACH Gerd HATRY Gilbert HENNEBICQUE Alain KÖLL Louis LAUX James M. PAXTON Robert O. THEBAUD Françoise VINCENT Catherine”,”1914-1918. L’autre front.”,”[Dal momento del passaggio dalla guerra di movimento alla guerra di posizione e di materiali, nel corso dell’inverno 1914-1915, il consumo di materiale da parte degli eserciti contrapposti divenne enorme. Solo la carenza di manodopera e di materie prime limitarono l’espansione della produzione di armamenti; ‘La mobilisation effectuée au cours des premières journées d’août montre le peu d’importance qu’on accordait à l’industrie de l’armement. A la mobilisation, seul 11.000 ouvriers professionnels astreints aux obligations militaires furent dispensés du service armé, dont 7.600 au profit des fabriques d’armes et de munitions de l’Etat. Les usines d’armement publiques et privées occupaient au total 45.000 à 50.000 ouvriers. A la suite de la mobilisation, le nombre de leurs ouvriers baissa: au Creusot, par exemple, il tomba d’environ 12.000 à 6.600. La bataille de la Marne (6-9 septembre 1914) avait encore été faite et gagnée avec le programme d’armement limité de la période d’avant-guerre. Mais il apparut que, déjà au cours de cette première phase de la guerre de mouvement , la consommation de matériel dépassait de loin les prévisions faites en temps de paix. (…) L’augmentation del la production au cours de la première année de mobilisation industrielle fut considérable, et pourtant elle était en retard sur la domande. Depuis le passage à la guerre de position et de matériel, au cours de l’hiver 1914-1915 la consommation de matériel par les armées devint énorme; chaque avance d’une des parties provoqua des efforts d’armement de l’autre partie. Seule la pénurie de main-d’oeuvre et de matières premières limita l’expansion de la production d’armement’ (pag 83-84), (in) Gerd Hardach, ‘La mobilisation industrielle en 1914-1918: production, planification et idéologie’ (pag 81-109)]”,”QMIP-253″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”””Attualmente l’ economia tedesca si trova con circa duemila Cartelli, con numerosi Trusts e monopoli, in una crisi capitalistica dell’ economia mondiale. Solo ora appare chiaro che l’ economia tedesca si è vincolata, e in grande misura. Lo Stato, la società, quale rappresetante dell’ anonima massa dei consumatori, dovette già da lungo tempo interessarsi all’ economia cartellistica. Ma lo Stato se ne interessò fiaccamente, legato come è ai partiti. Il “”tribunale dei Cartelli”” esercita un controllo uasi solo nominale: ma il fatto della sua esistenza basta a stabilire il principio che lo Sato non ha solo diritti ma anche doveri. Nella odierna economia vincolata, l’ imprenditore, nonostante la crisi, tiene fermi, in virtù dei sindacati, i salari, e la crisi (che, in sé, è capitalistica e dovrebbe trovare il suo sfogo nel ribasso dei prezzi e dei salari) si crea una via d’ uscita nell’ aumento delle merci giacenti invendute nei magazzini, nelle limitazioni di lavoro nelle aziende, e nella disoccupazione operaia. Lo Stato appoggia l’ uno e l’ altro: l’ imprenditore con dazi doganali, sovvenzioni, credito a buon mercato, commesse statali, – l’ operaio con sussidi di disoccupazione.”” (pag 207)”,”ECOI-189″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”Penultimo capitolo: ‘Il crollo’ (pag 175-258) Ultimo capitolo: ‘La decomposizione dell’economia mondiale’ (pag 259-344) ‘La Germania fu spinta dal Trattato di Versailles nel gruppo dei grandi Stati debitori, e oggi, anche senza l’onere delle riparazioni, è così schiacciata dai debiti che è ridotta a far parte del rimanente territorio di contadini dell’Europa centrale, sovraccarico di debiti. Se si includono le riparazioni, la Germania si trova al livello semi-coloniale dell’America del sud o dell’Australia. Perciò, alla Germania, come al paese che fu più esposto alle irradiazioni dello spirito occidentale, spetterà il compito principale, e forse la direzione, nei prossimi dibattiti e compromessi della politica mondiale: o per lo meno le spetterà la funzione di dare l’impronta spirituale decisiva alla cupa, irrazionale volontà del mondo in rivolta”” (pag 342-343)”,”ECOI-001-FB”
“FRIED Johannes”,”Aufstieg aus dem Untergang. Apokalyptisches Denken und die Entstehung der modernen Naturwissenschaft im Mittelalter. [Risorgere dalla caduta. Il pensiero apocalittico e l’emergere della moderna scienza naturale nel Medioevo]”,”Johannes Fried è Professore di Storia medievale all’Università di Francoforte. Ha pubblicato pure ‘Der Weg in die Geschichte’ (La strada nella storia).”,”SCIx-006-FSD”
“FRIEDAN Betty”,”La mistica della femminilità. Il libro del movimento per la liberazione della donna americana: una denuncia dell’ oppressione ideologica, della scuola dell’ autodisprezzo, del lavoro senza futuro, dell’ imbonimento sessuale, della casa-confino.”,”FRIEDAN Betty allieva di Koffka, uno dei fondatori della psicologia della Gestalt. Nel 1966 ha fondato la NOW. “”Ho trovato ovunque i segni di questi fenomeni. Secondo Kinsey non c’è stato alcun aumento, negli ultimi decenni, dell’ attività sessuale reale. Ma nell’ ultimo decennio s’è invece visto un enorme aumento dell’ interesse per il sesso e delle fantasie sessuali.”” (pag 249) “”Il ruolo esercitato dalla madre nell’ omosessualità è stato precisato da Freud e dagli psicanalisti. Ma la madre il cui figlio diventa omosessuale non è di solito la donna “”emancipata”” che concorre con gli uomini nel mondo, ma proprio l’ incarnazione della mistica della femminilità: una donna che vive attraverso il figlio, la cui femminilità viene impiegata nella virtuale seduzione del figlio, che lega il figlio a sé in modo talmente esagerato che egli non riesce mai a maturare al punto da poter amare una donna, e molto spesso non riesce ad affrontare da adulto la propria vita.”” (pag 264-265)”,”DONx-024″
“FRIEDEN Jeffry A.”,”Capitalismo Global. El trasfondo económico de la historia del siglo XX.”,”FRIEDEN Jeffry A. professore presso l’Università di Harvard. E’ autore di ‘Banking on the World: The Politics of American International Finance’ (1987) e di ‘Debt, Development and Democracy: Modern Political Economy and Latin America, 1965-1985’ (1991).”,”ECOI-330″
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Life and Work in Russia’s Donbass, 1869-1924. Vol. I.”,”In 1870 the Welsh ironmaster John James Hughes left his successful career in England and settled in the barren and underpopulated Donbass region of the Ukrainian steppe to found the town of Iuzovka and build a large steel plant and coal mine. Theodore Friedgut tells the remarkable story of the subsequent economic and social development of the Donbass, an area that grew to supply seventy percent of the Russian Empire’s coal and iron by World War I. This first volume of a planned two-volume study focuses on the social and economic development of the Donbass, while the second volume will be devoted to political analysis. Friedgut offers a fascinating picture of the heterogeneous population of these frontier settlements. Company-owned Iuzovka, for instance, was inhabited by British bosses, Jewish artisans and merchants, and Russian peasant migrants serving as industrial workers. All of these were surrounded by Ukrainian peasants resentful of the intrusive new ways of industrial life. A further contrast was that between relatively settled, skilled factory workers and a more volatile and migratory population of miners. By examining these varied groups, the author reveals the contest between Russia’s industrial revolution and the striving for political revolution. Theodore H. Friedgut is Associate Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-047-FL”
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Politics and Revolution in Russia’s. Donbass, 1869-1924. Vol. II.”,”Theodore H. Friedgut is Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-048-FL”
“FRIEDL Berthold C.; LENIN V.I.”,”Les fondements théoriques de la guerre et de la paix en URSS. Suivi du Cahier de Lénine sur Clausewitz.”,”FRIEDL Berthold C. dottore dell’ Università di Parigi, ex professore di lingue e civilizzazione russa sezione dell’ esercito (A.S.T.P.), università del Missouri, USA, chargé de mission presso l’ esercito americano. La seconda parte del volume: Il quaderno Lenin su Clausewitz. Capitolo 1. Osservazioni a proposito del quaderno di Lenin su Clausewitz. Capitolo 2. Leninskaya Tetradka (Quaderno di Lenin n° 18674 degli Archivi dell’ Istituto Lenin di Mosca) (Testi scelti e annotati da Lenin del libro di Clausewitz: “”Della guerra e la condotta della guerra””). Capitolo 3. Note esplicative (pag 39-90) La terza parte contiene il capitolo ‘Lenin capo militare’ e ‘La strategia militare di Lenin nel periodo 1918-1920′ Sul rapporto di forza. “”Nell’ arte militare, non bisogna contare esclusivamente sui mezzi di combattimento; ciò che importa è di utilizzarli abilmente; Lenin ha fatto degli estratti di due capitoli: del terzo: “”Rapporto delle forze””, e del quarto: “”Proporzione delle armi””. Nel primo, Clausewitz diceva che nella nostra epoca la superiorità numerica prende un’ importanza sempre più grande. Nella storia moderna è difficile trovare una vittoria su forze doppie dell’ avversario, come avveniva nell’ antichità. Gli eserciti europei contemporanei sono assolutamente comparabili tra loro per equipaggiamento, armamento e istruzione. Secondo Clausewitz, non bisogna assolutamente concludere che è impossibile condurre la guerra con un’ armata notevolmente più debole di quella del nemico. La guerra è possibile in tutti i rapporti di forza.”” (pag 83, nota 11) Stalin stratega. “”Lenin si dedica subito alla difesa di Tzaritzyn- oggi Stalingrado. Ordina al Consiglio Militare Rivoluzionario della decima Armata Rossa, di cui facevano parte Stalin e Voroscilov, di tenere a tutti i costi Tzaritzyn. I difensori di questa regione non conoscevano molto bene le ragioni degli ordini di Lenin. Se Tzaritzyn fosse caduta nel corso del secondo semestre del 1918, la Rivoluzione di novembre avrebbe perduto non soltanto un grande centro industriale, ma anche un bastione di estrema importanza strategica, sotto forma di una regione fortificata che serviva a impedire alle forze della controrivoluzione cosacca del Sud (Don, Kuban, Astrakan) di effettuare la ricongiunzione con quelle della controrivoluzione della regione Orenburg-Urali. Con Tzaritzyn nelle mani dei rossi, le forze armate dei nemici dei Soviet all’ est e a sud non avrebbero mai potuto raggrupparsi strategicamente per formare un solo fronte. Scontri estremamente sanguinosi a settembre, ottobre e novembre 1918 terminarono con la vittoria completa della decima Armata Rossa allora comandata da Stalin e dagli altri membri del Consiglio Militare Rivoluzionario. Il ruolo di stratega di Stalin a Tzaritzyn fa già parte degli studi militari classici””. (pag 100-101)”,”LENS-164″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich.”,”Crisi internazionale 1939, vittorie del Reich, inizio nuovo ordine europeo, attacco tedesco alla Russia, entrata in guerra degli USA, fase iniziale sterminio ebrei, ‘soluzione finale’, il Vaticano e la politica anti-religiosa del Reich (1942-43), deportazione ebrei di Roma ed Ungheria, evoluzione situazione internazionale. Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul F. ha studiato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945.”,”RELC-006″
“FRIEDLÄNDER Paul e altri; redattore responsabile Gerhart EISLER”,”Kommunismus. Zeitschrift der Kommunistischen Internationale.”,”Temi affrontati: – Guerra russo-polacca. – Il governo dei tecnici. – La partecipazione alle elezioni per il parlamento. – Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (1). (1) osservazioni sul libro di “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto BAUER scritte da Jurij ORLOW – La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia. – Panorama internazionale. Articoli sulla Guerra russo-polacca, Il governo dei tecnici, La partecipazione alle elezioni per il parlamento, La Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (osservazioni di Jurij Orlow sul libro “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto Bauer, La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia (…)”””,”INTT-002″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich. Documenti.”,”Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul FRIEDLÄNDER ha studiato all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’ Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945. La S. Sede e la politica antireligiosa del Reich (1942-1943). “”Quando inizia la campagna di Russia, Hitler, volendo probabilmente evitare contrasti interni, dà ordine di sospendere la confisca dei beni ecclesiastici. Il 7 luglio 1941, il segretario del partito, Bormann, invia a tutti i Gauleiter la seguente circolare: ‘Il Führer ha ordinato: A partire da oggi qualsiasi confisca dei beni delle chiese e dei monasteri deve cessare. I Gauleiter non devono in nessun caso prendere misure indipendenti, anche quando lo impongono circostanze speciali, sulla base delle leggi vigenti. Qualora un Gauleiter ritiene che sia necessaria un’ azione da parte sua, dovrà innanzitutto informarne, tramite mio, il Führer.”” (…) (L’ affare russo) ‘rappresentava un terreno su cui era possibile un riavvicinamento fra la Chiesa cattolica e il Reich; la Chiesa era un nemico giurato del boscevismo e per quanto riguardava la guerra contro il bolscevismo gli interessi della Germania e di Roma erano affini’ (Tel. di Bergen a Berlino).”” (pag 140)”,”GERN-107″
“FRIEDLANDER Saul”,”Hitler et les Etats Unis, 1939-1941.”,”Dello stesso autore: ‘Pie XII et le III° Reich’ e ‘La politique étrangere du III° Reich’. Valutazione del fattore americano nel 1939. (pag 46) “”Les leaders du Reich sont persuadés que, malgré l’attitude de Roosevelt envers l’Allemagne, l’Amérique n’interviendra pas dans le conflit tel qu’on l’envisage. Cette proposition leur paraît apparemment tallement évidente que le facteur américain ne mérite mêmepas d’être évoqué. C’est à découvrir les raisons probables de cette attitude qu’il faut nous attacher maintenant. Hitler semble convaincu que si une guerre éclate à cause de la Pologne, elle sera brève. Le Führer envisage trois possibilités: la destruction d’une Pologne militairement isolée, (…) une intervention de la Grande-Bretagne et de la France qui n’aurait d’autre but que de sauver la face (…); une intervention effective des puissances occidentales que les armées du Reich acculeraient rapidement à la défaite, grâce à la supériorité momentanée des préparatifs allemands.”” (pag 47) FRIEDLANDER Saul è nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, esce primo del suo corso all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris nel 1955, dottore in scienze politiche dell’ Università di Ginevra. E’ stato poi professore di storia contemporanea all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes internationales a Ginevra.”,”QMIS-109″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Il dibattito storiografico sull’antisemitismo nazista e lo sterminio degli ebrei d’Europa.”,”FRIEDLÄNDER Saul “”La politica dei nazisti verso gli ebrei poté beneficiare di un “”terreno libero””, poiché non ci fu grande opposizione, una controffensiva proveniente sia dall’Europa occupata, sia dall’esterno. Non si può più oggi parlare dell’ignoranza dei governi o delle istituzioni che avrebbero potuto agire o tentare di agire: le informazioni erano precise, dal 1942. La passività generale, così come la collaborazione di talune amministrazioni d’Europa occupata con la politica dei nazisti si spiegano certamente con l’antisemitismo di taluni ambienti, ma anche, come nel caso dell’opinione pubblica tedesca, con una indifferenza della grande maggioranza della popolazione per la sorte degli ebrei”” (pag 421)”,”STOx-269″
“FRIEDLANDER Henry”,”Le origini del genocidio nazista.”,”Henry Friedlander, nato a Berlino nel 1930, fu internato durante la seconda guerra mondiale in vari lager, fra cui Auschwitz. Emigrò negli Stati Uniti nel 1947. È stato professore di storia del dipartimento di studi ebraici del Brooklyn College della City University di New York. È autore di ‘The Olocaust: Ideology, Bureaucracy and Genocide’. “”Due esempi, uno per gli zingari e uno per gli ebrei ed entrambi concernenti bambini, testimoniano la determinazione dei burocrati e degli scienziati tedeschi a distruggere tutti i membri delle razze aliene. Sin dalla fine degli anni Trenta, gli enti governativi responsabili dell’assistenza pubblica dei bambini avevano cercato di ostracizzare, o almeno, isolare, i bambini ebrei e zingari. Questi bambini erano minorenni posti sotto tutela dello stato da tribunali o enti governativi. Le ragioni della loro tutela, a volte fabbricate, erano, tra le altre, la delinquenza giovanile, l’impossibilità per un singolo genitore di occuparsi del figlio, o la reclusione dei genitori in un campo di concentramento. (…) Non conosciamo l’esatto numero dei ragazzi ebrei trasferiti a Hadamar durante il 1943 e il 1944, ma sappiamo che per lo più erano sani e che vennero spediti nel centro di uccisione solo perchè erano ibridi ebrei. Poiché le linee guida sulla deportazione esentavano tali ragazzi, la burocrazia dell’ RMdl, e non dell’RSHA, decise di distruggere almeno qui ragazzi ibridi ebrei sui quali esercitava il proprio controllo in quanto posti sotto la tutela dello stato. Ad Hadamar questi ragazzi sani vennero uccisi con delle iniezioni. Abbiamo visto finora, come si ripresenti continuamente il collegamento tra le operazioni di uccisione contro i disabili, gli ebrei e gli zingari. Le interpretazioni sulle tre operazioni sono mutate negli anni. All’epoca, l’omicidio dei disabili scatenò una forte opposizione, mentre l’omicidio degli ebrei e ancor più degli zingari non suscitò reazioni nell’opinione pubblica. Dopo la guerra, tuttavia, l’interesse pubblico si è concentrato sull’omicidio degli ebrei, mentre si è prestata poca attenzione all’omicidio dei disabili e degli zingari fino a tempi recenti. Ma non si può spiegare nessuna di queste operazioni di sterminio senza spiegarne le altre. Il genocidio nazista scaturisce dalla somma di tutte e tre. Il collegamento tra le tre operazioni di sterminio fu, come abbiamo visto, di natura ideologica, basato sulla credenza nell’ineguaglianza umana e sulla volontà di ripulire il patrimonio genetico della nazione tedesca. Vi fu, però, anche un collegamento dovuto alla collaborazione tra differenti segmenti della burocrazia. Sebbene fosse la KdF a dirigere le uccisioni per eutanasia in collaborazione con l’RMdI, le SS e la polizia fornirono il supporto logistico senza assumersi responsabilità dirette. Le SS fornirono aiuto tecnico e personale di rango inferiore nel Reich, oltre alle unità che commisero gli omicidi ai confini orientali della Germania. Ma la collaborazione si spinse oltre. L’opera dei burocrati della sanità e della polizia, per esempio, si combinò per prendere in trappola individui che altrimenti sarebbero forse riusciti a sfuggire. Così ad esempio, le SS si assicurarono che il dipartimento della sanità cittadino obbligasse Maria Wlach, una vagabonda mezzo cieca che aveva il marito in campo di concentramento, a farsi ricoverare presso l’ospedale Am Steinhof. La Wlach era sposata con un ebreo”” (pag 414-417) Uccisione di ragazzi ebrei sani con iniezioni (pag 416)”,”GERN-203″
“FRIEDMAN Milton SCHWARTZ Anna Jacobson”,”Il Dollaro. Storia monetaria degli Stati Uniti (1867-1960).”,”””In controversie come queste l’ esperienza dimostra l’ impossibilità di apprendere alcunché dai fatti finché essi non siano esaminati e intepretati dalla ragione; ed insegna che il più incauto e insidioso dei teorici è colui che proclama di lasciare che fatti e cifre parlino da soli e pone fra le quinte la parte da lui giocata, forse incosciamente, nello scegliere e articolare fatti e cifre medesimi e nell’ insinuare la tesi del “”post hoc ergo propter hoc”” (Alfred Marshall).”,”USAE-023″
“FRIEDMAN Gerald”,”State-Making and Labor Movements. France and the United States, 1876-1914.”,”FRIEDMAN Gerald è Associate Professor of Economics all’ Università del Massachusetts, Amherst. E’ autore di articoli sul tema della labor history, della storia economica e della storia della schiavitù in America.”,”MUSx-128″
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose”,”Liberi di scegliere.”,”Milton FRIEDMAN è nato a Brooklyn nel 1912. DOcente all’ Università di Chicago, titolare dinuna rubrica su Newsweek nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’ economia. E’ il più noto esponente della “”scuola”” monetarista. “”L’ errore di supporre che il comportamento degli organismi sociali possa essere modellato a piacere è diffusissimo. E’ l’ errore fondamentale della maggior parte dei cosiddetti riformatori. Ciò spiega perché così spesso costoro siano inclini a pensare che la colpa è dell’ uomo e non del “”sistema””; che il modo di risolvere i problemi è “”fare piazza pulita dei mascalzoni”” e porre persone beneintenzionate nei posti di responsabilità. Ciò spiega perché le loro riforme, quando sembrano realizzate, finiscono spesso per snaturarsi”” (pag 211)”,”USAE-030″
“FRIEDMAN Alan”,”Ce la farà il capitalismo italiano?”,”FRIEDMAN Alan è stato corrispondente del Financial Times a Milano. “”Negli anni di Prodi l’ IRI ha poi privatizzato una trentina di aziende, tra le quali l’ Alfa Romeo. Nonostante tutte le polemiche; nonostante tutti i dubbi che si possono avere sull’ intensità della campagna di lobby contro la Ford o sul pagamento da parte della Fiat, che comincerà solo nel 1993, e in cinque tranches; nonostante l’ ordine della CEE nei confronti di Finmeccanica, che deve restituire 615 miliardi di aiuti illeciti all’ Alfa, non si può negare che la privatizzazione della gloriosa azienda automobilistica sia un’ operazione storica per l’ industria di Stato””. (pag 91)”,”ITAE-158″
“FRIEDMAN Milton JACOBSON SCHWARTZ Anna”,”The Great Contraction, 1929-1933.”,”FRIEDMAN Milton (1912-2006) premio nobel economia 1976. Senior Research Fellow Hoover University. Anna JACOBSON SCHWARTZ research associate National Bureau of Economic Reserach.”,”ECOI-277″
“FRIEDMAN Milton, a cura di Armando MASSARENTI”,”Milton Friedman. I grandi della scienza.”,”FRIEDMAN Milton “”All’inizio del 1937, Friedman è a New York per entrare a far parte del famoso gruppo di ricerca del ‘National Bureau of Economic Research’ diretto da Simon Kuznets, futuro premio Nobel nel 1971. Il gruppo, nato su iniziativa di Wesley Mitchell, svolge un’attività di fondamentale imporanza nella definizione delle politiche governative fornendo dati accurati sull’andamento del prodotto interno lordo e sulle stime di crescita: si tratta di un’impostazione fondalmentalmente centralista, e infatti Friedman ammetterà che in quel periodo il suo approccio all’economia era di stampa prettamente keynesiano. Nel 1940, Friedman ottiene una cattedra come ‘Visiting professor’ di finanza pubblica presso l’Università del Wisconsin a Madison e lascia perciò Washington per fare ritorno nella regione dei Grandi Laghi. “” (pag 19-21)”,”ECOT-222″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. Gli USA sostengono militarmente Saddam, ora amico, ma che più tardi diventerà un ‘simbolo del male’ da abbattere. “”E in effetti Cardoen era uno strumento importante, anche se lontano, per gli sforzi compiuti in segreto da Washington per assistere Saddam Hussein senza darlo a vedere; e la CIA sapeva che si serviva di tecnologie militari americane per le sue bombe a grappolo. Nel 1986 Robert Gates, un protetto di Casey che era allora vicedirettore per l’Intelligence, s’interessò personalmente del flusso di armi dal Cile all’Iraq. Gates aveva già svolto il compito di sovraintendere alla preparazione delle informazioni americane da trasmettere ai militari iracheni. Sebbene il Consiglio per la Sicurezza Nazionale avesse autorizzato questa trasmissione, nell’estate del 1986 Gates approvò un ampliamento di questo servizio che travalicava le direttive della Casa Bianca. L’autorizzazione formale per il materiale che veniva comunicato a Baghdad arrivò solo nell’ottobre 1986, diversi mesi dopo il fatto. Più tardi Gates ammise il suo coinvolgimento personale, anche se sostenne: “”Non cercavamo d’influenzare il comporatamento degli iracheni, ma di accrescere la loro capacità di proseguire la guerra””. La spiegazione non cambiava il fatto che secondo le leggi degli Stati Uniti il suo coinvolgimento poteva essere interpretato come un’azione clandestina che avrebbe dovuto essere segnalata all’apposita commissione di controllo del Congresso””. (pag 101)”,”USAQ-078″
“FRIEDMAN Lawrence M.”,”Il sistema giuridico nella prospettiva delle scienze sociali.”,”FRIEDMAN Lawrence M., nato nel 1930, ha fatto parte del corpo docente di varie facoltà giuridiche per giungere alla Stanford University.”,”DIRx-039″
“FRIEDMAN Alan”,”My Way. Berlusconi si racconta a Friedman.”,”Alan Friedman giornalista americano ha scelto di vivere in Italia. E’ stato corrispondente del Financial Times, caporedattore economico dell’International Herald Tribune. Oggi è editorialista del Corriere della Sera. Scrittore e conduttore televisivo.”,”BIOx-328″
“FRIEDMAN Alan”,”Il bivio. L’Italia a metà strada tra crisi e transizione.”,”Alan Friedman nato a New York nel 1956, è stato dal 1979 al 1993 corrispodente del Financial Times prima da Londra, poi da Milano e da New York.”,”ITAE-379″
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di A.J. SCHWARTZ”,”Metodo, consumo e moneta.”,”FRIEDMAN Milton Friedman è nato a New York nel 1912. Ha insegnato e svolto attività di ricerca nella University di Chicago. Nel 1979 è diventato Senior Fellow presso la Hoover Institution di Stanford. Nel 1967 è stato Presidente della American Economic Association. Nel 1976 ha ricevuto il Premio Nobel per l’economia. Contiene il capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330) “”Il collasso monetario intervenuto tra il 1930 e il 1933 mutò profondamente il quadro. Esso generò una caduta del rapporto tra depositi e riserve dal suo livello particolarmente elevato per tutto il 1929 ad un livello, un decennio più tardi, non di molto superiore al livello dell’inizio delle nostre cifre nel 1867. L’esperienza del 1930-1933 condusse le banche a non ricorrere al Federal Reserve System per quanto riguarda la liquidità; ci vollero circa tre anni per aggiustare le loro riserve al mutamento associato alle loro preferenze di liquidità. Aumenti successivi degli obblighi di riserva nel 1936-1937 produssero un altro mutamento delle loro preferenze; e nuovamente ciò richiese alle banche altri tre anni per riaggiustarsi. Da allora il rapporto tra depositi e riserve aumentò, poiché il ruolo della sicurezza dei depositi nell’eliminare il pericolo della corsa alle banche venne riconosciuto e furono eliminati gli effetti delle esperienze precedenti”” (pag 309-310); “”I due aumenti principali della quantità di moneta, nel corso della prima guerra mondiale e della seconda guerra mondiale, sono approssimativamente chiari nella stessa misura. Nel primo stadio di entrambe le guerre, l’aumento riflesse un afflusso di oro verso gli Stati Uniti, in quanto le nazioni belligeranti usavano le risorse prontamente mobilitabili per effettuare acquisti di materiale bellico presso gli Stati Uniti. Gli afflussi di oro non erano il prodotto di cambiamenti contemporanei dell’attività economica all’interno di questo paese o all’estero, come erano stati i flussi di oro negli anni precedenti al 1914. Essi erano la conseguenza dello scoppio delle due guerre e delle deliberate decisioni politiche dei paesi coinvolti nel conflitto. Negli stadi finali di entrambe le guerre, l’aumento fu il riflesso delle decisioni politiche delle autorità degli Stati Uniti relative al finanziamento delle spese di guerra”” (pag 311) [dal capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330)]”,”ECOT-382″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. “”Bill Clinton, cui gli strateghi della sua campagna elettorale consigliavano di puntare soprattutto sulla situazione economica, lasciava quasi sempre ad Al Gore il compito di fare commenti sull’ Iraqgate. Ma la sera di lunedì 19 ottobre, durante l’ultimo dei tre dibattiti presidenziali teletrasmessi, Ross Perot, uno degli altri candidati, trascinò allo scoperto la questione dell’ Iraqgate”” (pag 417)”,”USAQ-008-FV”
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose D.”,”La tirannia dello Status Quo.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-252-FL”
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di Rose D. FRIEDMAN”,”Capitalismo e libertà.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-253-FL”
“FRIEDMAN Michael, a cura di Massimo MUGNAI”,”La filosofia al bivio. Carnap, Cassirer, Heidegger.”,”Michael Friedman insegna Storia e Filosofia della scienza all’Università dell’Indiana.”,”FILx-159-FL”
“FRIEDMANN Georges”,”7 etudes sur l’ homme et la technique. Le pourquoi et le pour quoi de notre civilisation technicienne.”,”FRIEDMANN Georges è nato a Parigi nel 1902 e ha studiato all’ Ecole Normale superieure e e successivamente insegnato filosofia nei licei. Ha studiato il problema del lavoro. Nel 1945 è stato nominato nspectuer generale dell’ Enseignment technique e poi professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, all’ Institut d’ Etudes Politiques, e nel 1956 P dell’ Associazione Internazionale di Sociologia.”,”TEOS-060″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale. Il progresso tecnico e l’ uomo contemporaneo.”,”Georges Sorel, in una pagina penetrante, osservava già che l’ “”officina moderna è un campo sperimentale che sollecita continuamente alla ricerca scientifica l’ operaio””. Bisogna reagire alla routine, aver sempre aperto l’ occhio alle difficoltà e ai rinnovamenti tecnici. L’ invenzione è la grande molla dell’ industria moderna. I rapporti fra laboratorio e fabbrica devono essere intimi. “”Tutta la nostra civiltà è una fisica, qualunque operaio è un fisico””, osservava Albert Thierry. Ed era ancora lui ad attribuire all’ insegnamento professionale “”la missione…di ristabilire nel cittadino la pienezza umana distrutta dalla specializzazione e dalla macchina””. (pag 254)”,”CONx-107″
“FRIEDMANN Georges”,”Dalla Santa Russia all’ URSS.”,”Caso Pokrovsky (pag 157) “”Ben inteso, ogni caso particolare meriterebbe un’analisi tecnica speciale: è certo che spesso all’ aumento del rendimento ha contribuito l’ attrezzatura moderna di cui cominciano a munirsi le migliori aziende sovietiche; ma, nell’ insieme, le norme non sono così elevate come quelle, ad esempio, delle imprese corrispondenti della Germania o degli Stati Uniti, ed anche di molte fabbriche inglesi e francesi. Un tecnico, vecchio membro del Partito, che ha lungamente vissuto in Francia, ritiene che i rendimenti degli stakanovisti medi siano di circa la metà o due terzi di quelli dei buoni operai delle imprese occidentali ben organizzate, e questo suo giudizio, con qualche variante in un senso o nell’ altro, mi è stato confermato da tutti coloro che hanno voluto parlarmi a cuore aperto di questi problemi. Ecco perché in tante branche gli operai oltrepassano così facilmente le vecchie norme e giungono al 150 e talvolta al 200 o 300%.”” (pag 108-109)”,”RUSU-188″
“FRIEDMANN Georges”,”Où va le travail humain?”,”FRIEDMANN Georges Cit pag 365 in appendice I: ‘Marx et la revalorisation du travail dans la société socialiste’ (pag 365-368) Il lavoro nella società comunista “”Marx prévoyait, au terme du développement des contradictions inhérentes au capitalisme et de leur dépassement par la société socialiste, la revolarisation du travail dans les ‘ateliers’, grâce au polytechnisme et à l’enseignement professionnel. Tel est le fond de sa pensée dans la célèbre page du ‘Capital’: “”La grande industrie, par ses catastrophes mêmes, établit que c’est pour tous une question de vie ou de mort de reconnaître la varieté des travaux et, par suite, les aptitudes les plus diversifiées des ouvriers comme la loi générale et sociale de la production et d’adapter les circonstances à la réalisation normale de cette loi. C’est une question de vie ou de mort de changer la situation monstrueuse, de remplacer la misérable population ouvrière, toujours disponible et mise en réserve pour les besoins variables de l’exploitation capitaliste, par des hommes absolument disponibles pour les exigences variables du travail, de substituer à l’individu parcellaire, simple exécutant d’une fonction sociale de détail, l’individu à développement intégral, pour qui les diverses fonctions sociales ne seraient que des façons différentes et successives de son activité”” (Ed. Molitor, t. III, p. 175). Par ailleurs, dans les gloses marginales que Marx rédigea, en mai 1875, après la publication du projet de programme élaboré par les délégués lassalliens et marxistes au Congrès de Gotha, on trouve, sur la revalorisation psychologique et morale du travail dans la société communiste, des réflexions qui vont dans le même sens: “”Dans una phase supérieure de la société communiste, quand auront disparu l’asservissante subordination des individus à la division du travail et, avec elle, l’antagonisme entre le travail intellectuel et le travail manuel, quand le travail sera devenu, non seulement le moyen de vivre, mais même le premier besoin de l’existence; quand, avec le développement en tous sens des individus, les forces productives iront s’accroissant et que toutes les sources de la richesse collective jailliront avec abondance, alors seulement l’étroit horizon du droit bourgeois pourra être complètement dépassé et la société pourra écrire sur ses drapeaux: ‘De chacun selon ses capacités, à chacun selon ses besoins”” (Critique du Programme de Gotha, Librairie de l’Humanité, 1922, pp. 35-36). (…) Marx, qui a si lucidement prévu tant d’aspects de notre siècle, ne pouvait tout prévoir. Ce serait lui faire injure que de supposer qu’il n’eût pas revisé certains de ses jugements en observant l’evolution contemporaine des sciences et des techniques. Au reste, à la fin de sa vie, rédigeant le tome III du ‘Capital’, il a donné lui-même, sur cet sujet, une expression beaucoup plus nuancée de sa pensée dans une page d’une admirable richesse que nous croyons utile de citer intégralement: “”… Le domaine de la liberté, ecrit Marx, commence seulement là où cesse le travail qui est déterminé par la nécessité et la finalité extérieure; d’après sa nature, ce domaine se situe donc au delà de la sphère de la production à proprement parler matérielle. Comme le sauvage doit lutter avec la nature pour satisfaire ses besoins, pour continuer et produire sa vie, de même l’homme civilisé y est obligé et il l’est dans toutes les formes de la société et dans toutes les manières possibles de la production. A mesure qu’il se développe, ce domaine de la nécessité de la nature s’élargit, parce que les besoins augmentent; mais en même temps croissent les forces productives qui les satisfont. La liberté dans ce domaine ne peut donc consister qu’en ceci: l’homme socialisé, les producteurs associés règlent rationnellement ce métabolisme (‘Stoffwechsel’) entre eux et la nature, le soumettant à leur contrôle commun au lieu d’être dominés par lui comme par une force aveugle; ils l’accomplissent avec la moindre dépense d’énergie possible et sous les conditions qui sont les plus dignes de leur nature humaine et qui y sont les plus adéquates. Néanmoins, cela reste toujours un domaine de la nécessité. C’est au delà que commence ce développement des forces humaines qui est à lui-même son propre but, qui constitue le véritable domaine de la liberté, mais qui ne peut éclore que sur la base de cet empire de la nécessité. La reduction de la journée de travail est la condition fondamentale”” (1). Rien n’indique que Marx ait renoncé à sa conception de la revalorisation du travail par le polytechnisme et le “”developpement intégral”” du travailleur. Néanmoins, il l’assouplit désormais et met l’accent sur d’autres aspects du problème: au fur et à mesure que la production se complique et que les besoins augmentent, s’étend par là même, de plus en plus, le domaine de la nécessité; parallèlement, grâce à la multiplications des biens de consommation, la possibilité de satisfaire aux besoins s’accroît en même temps que leur extension”” [Georges Friedmann, Où va le travail humain?, 1953] [(1) ‘Das Kapital’, t. III, Hamburg, 1894, éd. F. Engels, 2e partie, chap. 48, p. 355 (Ed. Marx-Engels-Lenin Institut, Zurich, 1934, pp. 873 et suiv.). Nous citons ce texte dans l’excellente traduction qu’en a donnée M. Eric Weil, ‘Critique’, janv.-févr. 1947] (pag 365-367)”,”TEOS-217″
“FRIEDMANN John”,”China’s Urban Transition.”,”Foto di nuovi dormitori per operai di fabbrica nel villaggio Dong Mei, provincia Fujian (2003) (pag 69) FRIEDMANN John è professore emerito presso la School of Public Policy and Social Research nell’Università della California, Los Angeles. Ha scritto pure ‘The Prospect fo Cities’ (2002). La città di migranti di Hankou. “”By 1800 Hankou was already a thriving river port at the confluence of the Yangzi and Han Rivers, 1,000 km upstream from Shanghai. Its population stood at approximately 1 million. For another fifty years numbers continued to swell, reaching an estimated 1.5 million – a figure that made Hankou the largest city in the world at the time. But the devastation caused by the Taiping Rebellion led to a dramatic drop in population, from which the city had barely recovered by the end of the century. William Rowe (1989) (1) refers to Hankou as a city of sojourners and immigrants. His study of migrants shows many similarities to urban migrations in China today. He divides Hankou into three groups (…). Rowe argues that, like many large cities in Europe, Hankou failed to reproduce itself, needing immigrants for its survival and prosperity. In this city of migrants, males outnumbered females two to one. The birth rate was consequently low, while mortality rates were high, as epidemics periodically ravaged the city, especially after the annual spring floods”” (pag 57-58) (1) William T. Rowe, Hankow: Commerce and Society in a Chinese City, 1796-1889, Stanford U.P., 1984, W.T. Rowe, Hankow: Conflict and Community in a Chinese City, 1796-1895, Stanford, 1989″,”CINx-272″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale.”,”Dal principio del secolo, l’intelligenza si sente, di fronte alla propria attività e alle proprie opere, sempre più in colpa. Il destino della civiltà meccanica, nata dalle applicazioni sociali della scienza, pone dovunque interrogativi ansiosi che il caos materiale e morale in cui due guerre mondiali hanno piombato l’umanità poteva soltanto esasperare. Il saggio di Friedmann – riveduto e accresciuto nel testo e nelle note, e con l’aggiunta di una ricca biografia – conserva tutta la sua carica di problematicità, aggravata ancora dalla corsa agli armamenti nucleari e dall’inquinamento terrestre.”,”TEOS-041-FL”
“FRIEDRICH Carl J.”,”Governo costituzionale e democrazia.”,”Federalismo e nazismo. “”Alla luce del drammatico urto di questi avvenimenti a quell’ epoca, è strano che potesse svilupparsi in seguito la leggenda che fu la centralizzazione della Germania a favorire Hitler, quando, in effetti, fu la relativa autonomia della Baviera che fornì il semenzaio per l’ hitlerismo prima e dopo il Putsch della birreria di monaco nel 1923. Fu parimenti l’ autonomia dei Länder sotto la costituzione di Weimar che permise alla Turingia, dopo che era divenuta nazionalsocialista, di conferire la cittadinanza tedesca a Hitler, senza della quale egli non avrebbe potuto nè diventare condidato alla presidenza né cancelliere. Per analogia, qualsiasi struttura nettamente federalistica fornirà un punto d’ appoggio ed un trampolino per un totalitarismo in fase di ascesa, sia di destra che di sinistra.”” (pag 300)”,”TEOP-188″
“FRIEDRICH Jörge”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati, 1940-1945.”,”FRIEDRICH Jörge (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Si è concentrato principalmente sull’ analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazismo. Ha collaborato alla realizzazione dell’ Enciclopedia dell’ Olocausto. “”Magonza, alla confluenza tra il Reno e il Meno, è sempre stata un luogo ambito per la sua importanza strategica e di conseguenza ben fortificata. I prussiani l’ assediarono e devastarono a cannonate nel 1793. La Rivoluzione francese decapitò i Borboni, ma Parigi ne perseguì gli stessi obiettivi di egemonia. Danton considerava il Reno, le Alpi e i Pirenei come in confini naturali della Francia. Spira, Worms e Magonza furono presto occupate; la zona era ben conosciuta. (…) All’ inizio della primavera 1793, i prussiani accerchiarono la città e la distrussero con modalità affini a quelle della futura guerra aerea. All’ assedio prese parte anche Wolfgang von Goethe, nell’acquartieramento del duca di Weimar. “”Terribile bombardamento”” registra sulle sue note tra il 14 e il 15 luglio””. (pag 237)”,”QMIS-094″
“FRIEDRICH Ernst”,”Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano.”,”””Durante la Grande Guerra, nell’ esercito austriaco migliaia di uomini sono stati condannati all’ impiccagione.”” (pag 134) fucilazione di sospettati di bolscevismo. (pag 144) Ernst FRIEDRICH (Wroclaw, Polonia, 1894, Le Pereux sur Marne, Francia, 1967) legato fin dall’ adolescenza ai movimenti pacifisti, socialisti e anarchici dell’ epoca, allo scoppio della 1° guerra mondiale rifiutò di arruolarsi. A seguito di questo gesto fu prima rinchiuso in un manicomio e poi in carcere. Al termine del conflitto proseguì il suo impegno antimilitarista, culminato nella pubblicazion di Guerra alla guerra (1924) che conobbe un buon successo internazionale e nelal fondazione a Berlino di un Museo anti-guerra. Nel 1933, con il nazismo al potere, fu costretto all’ esilio. Il Museo venne chiuso e al suo posto fu aperta una sede del partito nazista. Dopo la guerra l’A ha tentato più volte di ricostruire il museo che fu riaperto dal nipote nella storica sede di Berlino solo nel 1982.”,”QMIP-045″
“FRIEDRICH Klaus, a cura di Riccardo PATERNO'”,”Economia internazionale.”,”FRIEDRICH Klaus Gold Exchange Standard (pag 227-)”,”ECOT-227″
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”QMIS-043-FV”
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”GERQ-003-FL”
“FRIERSON Cathy A.”,”All Russia is Burning! A Cultural History of Fire and Arson on Late Imperial Russia.”,”Caty A. Frierson is professor of history at the University of New Hampshire. She is the author of Peasant Icons, Representations of Rural People in Late Imperial Russia and Alexander Nikolaevich Engelgardt’s Letters from the Country, 1872-1887. Acknowledgments, Introduction, Notes, References, figure, Table, Index,”,”RUSx-103-FL”
“FRIGERIO Luca; colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”Lazzati. Il maestro, il testimone, l’amico.”,”Viene considerato il “”secondo fondatore”” della Cattolica di Milano. FRIGERIO L., quarant’anni, è scrittore e giornalista, redattore dei media della diocesi di Milano. Colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”RELC-240″
“FRIGERIO Alessandro”,”Budapest 1956. La macchina del fango. La stampa del PCI e la rivoluzione ungherese: un caso esemplare di disinformazione.”,”Alessandro Frigerio è consulente editoriale e giornalista freelance. Ha collaborato con ‘L’uomo qualunque’, ‘Il Domenicale’ e con le pagine culturali del ‘Giornale’. Ha pubblicato pure ‘Il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici’ (Mursia, 2006) “”Il risultato è una sorta di antologia di diffamazioni gratuite su inafferrabili infiltrati reazionari alla guida della rivolta, con falsità spudorate sui crimini della “”controrivoluzione””, di acc agli intellettuali ungheresi per non aver saputoi far propria la logica totalitaria della “”critica costruttiva””, di dileggio nei confronti degli operai magiari per la loro scarsa coscienza di classe. E poi i numerosi silenzi che anticiperanno la successiva strategia della rimozione: sulle vittime civili provocate dalla polizia politica, sulla prigionia e il processo a Imre Nagy, sulle decine di condanne a morte eseguite negli anni successivi. Per non parlare dei continui appelli alla pace, un anelito accomodante nel nome del quale molti esponenti politici italiani inneggiarono ai tank sovietici. Non solo Togliatti, che invocò la restaurazione dell’ordine socialista, o Giancarlo Pajetta, che alla Camera lanciò alto il grido : “”Viva l’Armata Rossa!””. Anche due futuri presidenti della Repubblica come Sandro Pertini e Giorgio Napolitano (il primo più colpevolmente del secondo, perché appartenente a un partito, il PSI, che con Nenni stava abbandonando l’abbraccio comunista) salutarono il ripristino dell’ordina a Budapest come il miglior viatico per garantire nuovi successi al socialismo e alla pace mondiale”” (pag 21)”,”MUNx-068″
“FRIGERIO Alessandro”,”Reduci alla sbarra. 1949: il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici.”,”Alessandro Frigerio lavora nel mondo dell’editoria ed è giornalista free lance. Collabora con il Domenicale ed è condirettore della webzine Storia in Network. Per Mursia è autore, con Paolo Avanti, di A cercar la bella destra.”,”PCIx-037-FL”
“FRIGNANO Giovanni”,”Teoria della guerra di popolo.”,”””Ci sarà o no la rivoluzione? Questo ‘non’ dipende ‘solo’ da noi. Ma noi faremo ciò che ‘dobbiamo fare’ e non sarà mai invano”” (Lenin) (in apertura)”,”TEMx-076″
“FRINGS Hubert e Mable”,”La comunicazione animale.”,”Studi di Forel su comportamento formiche. Esempio di comunicazione tra le formiche: le formiche esploratrici lasciano delle goccioline odorose per formiche operaie della colonia, creando delle piste odorose polarizzate (indicanti anche la direzione verso il cibo trovato, una sorta di freccia odorosa) (pag 78-79)”,”SCIx-384″
“FRISCH Karl von”,”Il linguaggio delle api.”,”L’ ape è un insetto sociale. Il senso olfattivo delle api è superiore a quello dell’ uomo. Le api avendo gli organi olfattivi esterni collocati sulle antenne dove dimorano anche quelli tattili, hanno il senso olfattivo in stretta connessione con quello del tatto. A un’ ape un’ oggetto profumato di forma circolare può dare una sensazione diversa rispetto ad uno dotato di spigoli. Le api ‘annusano’ la forma degli oggetti. Le api ‘parlano’ tra di loro tramite una specie di danza comunicandosi la distanza del luogo di alimentazione. In un alveare normale ci sono 60 mila api in gran parte api operaie. Lo scienziato austriaco Karl von FRISCH ha ricevuto il premio Nobel. Nato a Vienna nel 1886 nel 1910 entrò all’ Istituto di Zoologia dell’ Università di Monaco. Nel 1973 insieme a Konrad LORENZ e Nikolaus TINBERGEN per la fisiologia e la medicina.”,”SCIx-132″
“FRISCH Karl von”,”Karl Von Frisch. I grandi della scienza.”,”””L’argomento degli studi è ancora legato all’occhio dei pesci. Un influente oftalmologo di Monaco, Carl von Hess (1863-1923), era giunto alla conclusione che i pesci sono incapaci di distinguere i colori. Von Frisch concepisce una serie di esperimenti che portano alla conclusione opposta. Ne nasce una ‘querelle’, ad armi impari, tra un giovane ricercatore e un luminare affermato: sarà la prima di una lunga serie che opporrà l’establishment scientifico allo scienziato che conduce esperimenti via via sempre piùprobanti e con gentile fermezza ne illustra i risultati. Accadrà, ad esempio, per la percezione dei colori nelle api e soprattutto per la grande scoperta del loro linguaggio.”””,”SCIx-387″
“FRITZSCH Harald”,”Una formula cambia il mondo. Newton, Einstein e la teoria della relatività.”,”Harald Fritzsch è nato a Zwickau nel 1943. Ha lavorato al CERN di Ginevra, alle Università di Pasadena e di Berna. Dal 1980 è professore di Fisica e Astrofisica al Max-Planck-Institut di Monaco di Baviera.”,”SCIx-185-FL”
“FRITZSCH Harald”,”Quarks. I mattoni del mondo.”,”H. Fritzsch nato nel 1943 si è laurato a Lipsia e ha poi compiuti ricerche al California Institute of Technology di Pasadena e al CERN. E’ professore di fisica teorica Univ. Monaco di Baviera. Insegna anche presso il Max Planck Institut di Monaco (1983).”,”SCIx-135-FRR”
“FRIZ Giuliano a cura”,”Le strade dello Stato Pontificio nel XIX secolo.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-077-FP”
“FROBENIUS Leo”,”Storia della civiltà africana. Prelogomeni di una morfologia storica.”,”FROBENIUS fa una distinzione tra la civiltà etiopica e quella camitica. La prima, di raccoglitori e poi coltivatori, diviene la “”civiltà condizionata dalla pianta””; la seconda, di cacciatori e poi allevatori, la civiltà “”condizionata dall’ animale””.”,”AFRx-024″
“FROESCHLE’-CHOPARD Marie Hélène et Michel; SCHLIEBEN-LANGE Brigitte KNAPSTEIN Franz-Joseph”,”Une double image de la revolution. Le calendrier et le metre. (Froeschlé-Chopard); L’ image de la Révolution francaise dans la pensée des Idéologues (Schlieben-Lange – Knapstein).”,”””Borda, Lagrange, Laplace, Monge et Condorcet fournissent un projet decisif qui, dans un premier temps, rappelle que “”l’ idée de rapporter toutes les mesures à une unité de longueur prise dans la nature … (est) le seul moyen d’ exclure tout arbitraire du système des mesures… (et) qu’un tel système n’appartenant exclusivement à aucune nation, on pouvait se flatter de la voir adopter par toutes.”” (pag 7) Il calendario e il tempo: delle riforme per i tempi della rivoluzione. “”Cependant le jugement des hommes de sciences sur ce calendrier fu mitigé. L’ opposition des astronomes se manifesta surtout vis à vis de l’ article III du décret instituant le calendrier, par lequel on renoncait à toutes règles d’intercalation et qui rendait “”imprédictible”” les années de 366 jours””. (pag 10) Interventi di riforma di Delambre, Lalande e Romme. (pag 10)”,”FRAR-345″
“FROIO Felice”,”Il PCI nell’ anno dell’ Ungheria.”,”FROIO è giornalista di Repubblica.”,”PCIx-107″
“FROIO Felice”,”Le mani sull’università. Cronache di un’istituzione in crisi.”,”Felice Froio si è occupato dei problemi legati alla scuola e all’università come giornalista di varie testate, ‘Stampa’, ‘Repubblica’, ‘Corriere della sera’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Togliatti e il dopo Stalin’ (1988) e ‘I curdi. Il dramma di un popolo dimenticato’ (1990).”,”GIOx-003-FSD”
“FROISSART Jean”,”La guerre de Cent Ans.”,”Testi scelti e presentati da Andrée DUBY.”,”FRAA-006″
“FRÖLICH Paul”,”Zur Krise des Marxismus. Eine Betrachtung von Paul Frölich.”,”Il libretto è dedicato a Karl VÖLKER.”,”MADS-256″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg.”,”Paul FRÖLICH, nato a Lipsia nel 1884, militò fino da giovane nella socialdemocrazia tedesca. Dal 1914 fece parte dell’ opposizione di sinistra alla politica socialsciovinista del partito. Dalla fusione di questi radicali di sinistra e degli spartachisti nacque nel 1918 il partito comunista tedesco. FRÖLICH parteciò al congresso di fondazione. Nel 1925 fu incaricato di curare l’ edizione delle opere complete di Rosa LUXEMBURGM e raccolse una quantità ingente di materiali. Costretto all’ espatrio dal nazismo, continuò all’ estero l’ attività di ricerca e di opposizione allo stalinismo. Tra le sue opere ‘Zehn Jahre Krieg und Bürgerkrieg’ ‘Die Bayrische Räterrepublik’ ‘Der Krise des Marxismus’ ‘1789’ ‘Die grosse Zeitwende’.”,”LUXS-032″
“FRÖLICH Paul”,”Autobiografia. Dalla Lipsia operaia di fine ‘800 all’azione di marzo del 1921.”,”Volume realizzato con il concorso dell’ISC e dell’ISMOI”,”ELCx-141″
“FRÖLICH Paul LINDAU Rudolf Albert SCHREINER WALCHER Jakob”,”Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp.”,”Capitoli: 1. Rivoluzione o controrivoluzione? (Frölich) 2. L’era Noske (Lindau) 3. L’ordine regna a Berlino (Walker) 4. Il putsch Kapp (Schreiner) 5. Conclusioni (Schreiner) Riquadro con notizie sul Congresso di Erfurt dell’ottobre 1891 (pag 30) “”De même que la bourgeoisie française avait déclaré que tout le peuple était constitué de “”citoyens”” et mené une lutte sans pitié contre ses ennemis, la classe ouvriére victorieuse doit maintenant transformer tous les citoyens en travailleurs et imposer le travail effectif au bénéfice de la société comme fondement des droits politiques. Tel est le sens de la phrase que Karl Marx a lui-même présentée comme le point cardinal de sa théorie politique: “”Entre la société capitaliste et la société communiste, se situe la période de transformation révolutionnaire de l’une en l’autre. À cette période correspond également une phase de transition politique, où l’État ne saurait être autre chose que la ‘dictature révolutionnaire du prolétariat’ (1)””. Marx et Engels etaient démocrates non parce qu’ils soutenaient le modèle parlementaire, mais en tant que partisans du pouvoir du prolétariat, dont la forme dépendra des conditions concrètes et des rapports de forces. Ils se gaussaient de la “”démocratie vulgaire qui voit dans la république démocratique le millénium et qui ne soupçonne guère que c’est précisément sous cette forme ultime de l’Etat de la société bourgeoise que devra se livrer la bataille définitive entre les classes…”” (2). De même, Engels, critiquant le programme de Gotha, écrivait à Bebel: “”Tant que le prolétariat ‘a’ encore ‘besoin’ de l’Etat, ce n’est point pour la liberté, mais pour réprimer ses adversaires”” (3). Le lettres écrites par Engels dans les années 1880 anticipaient parfaitement la situation qui s’est présentée en novembre 1918: “”Dans tous les cas, notre seul adversaire le jour de la crise et le jour suivant, c’est ‘l’ensemble de la réaction qui se regroupe derrière elle [la démocratie pure]”” (4).”” (pag 31-32) [(1) K. Marx, Critique du programme de Gotha. Gloses marginales du programme du Parti ouvrier allemand, 1875. Oeuvres I, bibl. de la Pléiade, 1963, p. 1429 (ndr); (2) Ibidem, p. 1430; (3) Engels à Bebel, le 18.-28 mars 1875; in Marx-Engels Werke, vol. 34, Dietz, Berlin, 1966, p. 125-131 (ndr); (4) Engels à Bebel, le 11-12 décembre 1884; in Marx-Engels Werke, vol. 36, Dietz, Berlin, 1967, p. 250-254 (ndr)] [Paul Frölich, Révolution ou contre-révolution?, (in) ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp’, Editions Science marxiste, 2013] (pag 31-32)”,”ELCx-187″
“FRÖLICH Paul”,”Impérialisme, guerre et lutte de classes en Allemagne 1914-1918.”,”Présentation de l’éditeur, notice biographique sur l’auteur, avant-propos de l’auteur, chronologie 1870-1920, index des noms cités, repéres biographiques des personnes citées, Bilancio della guerra (pag 269-271) [perdite umane ecc.]ù Social-pacifismo. “”La question de la nature de la guerre, offensive ou défensive, mise ainsi en sursis (il concédait à la Belgique et à la France qu’elles conduisaient une guerre défensive sacrée), il restait la question de la défense nationale. En 1904-1905, par exemple, les Russes avaient aspiré à la défaite du tsarisme parce qu’ils y voyaient le présupposé de la révolution. Cela compliquait les choses. Les bras droit de Kautsky, Gustav Eckstein, nous a montré de manière amusante dans quelle situation difficile pouvait se retrouver un tel “”marxiste””. Il a formulé des thèses pour son usage personllen, qu’il a reprises dans se conférences devant les “”hommes de confiance”” () de Berlin. On y lit: “”Les sociaux-démocrates doivent défendre leur pays en tant que citoyens; s’il y a défaite, ce n’est pas obligatoirement celle de l’ensemble du mouvement prolétarien. Ce n’est pas le cas aujourd’hui. Du point de vue prolétarien, il faut aspirer à une guerre indécise. Et ce n’est possible qu’en repoussant l’ennemi. On ne saurait séparer attaque stratégique et défense nationale. La victoire et la défaite ne sauraient être “”dosées””. C’est pourquoi les sociaux-démocrates doivent contribuer à la défense contre l’ennemi, c’est-à-dire qu’ils doivent prendre part à la guerre tant que celle-ci ne vise pasd à la conquête de territoires. Il est donc du devoir du prolétariat de manifester sa défiance à l’égard du gouvernement, de refuse toute responsabilité et de ne pas laisser le pays désarmé…”” (Gustav Eckstein, Die deutsche Sozialdemokratie während des Weltkrieges (La socialdemocratie allemande pendant la guerre), Zurich, 1917 [note de Frölich] (pag 169-170) () Les “”hommes de confiance (…) étaient les délégues du SPD dans les usines berlinoises; de ce milieu naîtra en 1917 le mouvement des “”revolutionäre Obleute (capitaines révolutionnaires)”””,”ELCx-194″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre.”,”””[Rosa Luxemburg:] «… la démocratie est indispensable, non pas parce qu’elle rend ‘superflue’ la conquête du pouvoir politique par le prolétariat, mais, au contraire, parse qu’elle rend cette prise du pouvoir aussi ‘nécessaire’ que seule ‘possible’. Quand Engels, dans sa préface à la ‘Lutte des classes en France’, révisait la tactique du mouvement ouvrier moderne et opposait aux barricades la lutte légale, il ne traitait pas – ce ‘qui ressort clairement de chaque ligne de cette préface’ – la question de la conquête définitive du pouvoir politique, mais celle de la lutte quotidienne actuelle; ni l’attitude du prolétariat vis-à-vis de l’Etat capitaliste au moment de la prise du pouvoir, m ais son attitude ‘dans le cadre’ de l’Etat capitaliste. En un mot, Engels donnait les directives au prolétariat ‘opprimé’ et non au prolétariat ‘victorieux’… «La nécessité même de la conquête du pouvoir politique par le prolétariat fut, de tout temps, mise hors de doute, tant par Marx que par Engels. Et il était réservé à Bernstein de considérer la basse-cour du parlementarisme bourgeois comme l’organe appelé à réaliser la transformation sociale la plus formidable de l’histoire: à savoir le passage de la societé ‘capitaliste’ à la societé ‘socialiste’» (1). Rosa Luxemburg n’est donc absolument pas l’adversaire des réformes. Elle voit dans la lutte pour des réformes, pour l’amélioration du niveau de vie et des conditions de travail, pour l’élargissement des droits démocratiques à l’intérieur de l’Etat bourgeois le moyen de préparer la classe ouvrière à la révolution, d’éduquer et d’organiser la classe ouvrière et de lui apprendre par l’expérience que l’Etat capitaliste doit être renversé pour que le prolétariat se libère de l’esclavage du salariat. «Ce n’est que dans la haute mer de la vie politique, dans la vaste lutte contre l’Etat actuel, dans l’adaptation à toute la diversité de la réalité vivante que le prolétariat peut s’éduquer dans un sens social-démocrate. Et c’est dans ce sens que la vie l’oriente avec une force contraignante». Mais le socialisme ne résulte pas de lui-même et en toutes circonstances de la lutte quotidienne pour des réformes. L’appréciation que Rosa Luxemburg portait sur le combat immédiat et indépendant de toute théorie socialiste, mené par les ouvriers contre les effets du capitalisme, coïncidait avec celle que Lénine défendait à la même époque contre l’économisme russe. Elle ne reprochait pas seulement à la politique des Trade Unions anglais de ne pas se fixer le socialisme comme but conscient, mais encore de suivre une voie qui éloignait de ce but. Et elle portrait le même jugement sur le réformisme en général, qui prétend remplacer la révolution par une succession indéfinie de réformes. Seul le but final socialiste donne à la lutte des syndicats pour l’amélioration de la situation ouvrière et pour les réformes sociales, à la lutte parlementaire pour des réformes démocratiques, un caractère fondamentalement socialiste. Dans son rapport au congrès international de Zurich, en 1893, elle avait donné un fondement théorique aux rapports entre la lutte quotidienne et le but socialiste et elle avait, contre les tendances blanquistes au sein du mouvement polonais, démontré la nécessité d’une action quotidienne pour les buts les plus modestes. Développant et accentuant ses idées antérieures, elle posait en principe stratégique que la lutte prolétarienne quotidienne doit être liée organiquement au but final. Toute tâche quotidienne doit trouver une solution telle qu’elle n’éloigne pas, mais rapproche du but final. «Et par but final, nous ne devons pas entendre telle ou telle représentation de l’Etat futur, mais ce qui doit précéder la société future, à savoir la conquête du pouvoir politique». C’est sur cette idée directrice que Rosa Luxemburg fondait toute la politique du prolétariat et ses propres décisions tactiques”” [Paul Frölich, ‘Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre’, Paris, 1965] [(1) ‘Réforme ou Révolution?, Ed. Spartacus, pp. 70-71] (pag 80-81) Rosa Luxemburg: ‘lotta proletaria quotidiana deve essere organicamente legata alla meta finale'”,”LUXS-070″
“FROMENT Pierre”,”L’insurrection ouvrière de Lyon de 1831. Vivre en travaillant ou mourir en combattant.”,”””Dans le ‘Journal des Débats’, qui représente l’aile droite de la grande bourgeoisie, on lit un article que l’on croirait d’hier. Seize ans avant le ‘Manifeste communiste’, le rédacteur fait un exposé presque marxiste de cette “”revolution prolétaire””: “”Il ne faut rien dissimuler; car à quoi bon les feintes et les réticences? La sédition de Lyon a révélé un grave secret, celui de la lutte intestine qui a lieu dans la société entre la classe qui possède et celle qui ne possède pas.”””” (pag 76)”,”MFRx-327″
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”FROMKIN David è docente di storia alla Boston University. E’ autore di ‘Una pace senza pace. La caduta dell’ impero ottomano e la nascita del medio oriente moderno’. Vive a New York. “”Come abbiamo visto, la politica russa nei Balcani era condotta da Nikolaj Hartwig, ministro plenipotenziario in Serbia (1909-1914), come una sorta di attività indipendente e privata. Panslavista militante con un lungo curriculum di servizio e un’altrettanto ampia conoscenza dei Balcani e del Medio Oriente, Hartwig “”usò la causa serba come arma nella sua lotta al proprio governo””, secondo il ben informato ministro plenipotenziario francese a Belgrado. “”Col supporto dei circoli conservatori e ortodossi di San Pietroburgo””, Hartwig faceva guerra a Sazonov, il ministro degli Esteri, e “”trascinò la diplomazia russa verso quell’evoluzione nei Balcani degli ultimi due anni che egli ebbe il merito di concepire e porre in atto. Era stato Hartwig a unire per breve tempo gli stati balcanici contro la Turchia e l’Austria, ed era opinione comune che fosse lui a dettare la linea politica a Belgrado. E’ però poco probabile che avrebbe approvato il complotto della Mano nera (…)””. (pag 149)”,”RAIx-230″
“FROMKIN David”,”Europe’s Last Summer. Who Started the Great War in 1914?”,”””According to the Kaiser, speaking in December, in the middle of the Balkan wars, Austria “”must deal energetically”” with Serbia; and “”if Russia supports the Serbs, which she evidently does… then war would be unavoidable for us, too””. Moltke said, “”I believe a war is unavoidable and the sooner the better””. But – and it was to prove a significant “”but”” – Moltke added that “”we ought do to more through the press”” to build up popular support for a war against Russia. The Kaiser and Moltke urged immediate war. Tirpitz, speaking for the navy, agreed in part but asked “”postponement of the great fight for one and a half years””. The fleet needed time to complete widening and deepening the Kiel Canal and work on the base at Heligoland. Moltke objected that the navy would not be ready even then, and that the army, which was running out of money, would be in a worse position. (…) Even since Fritz Fischer publicized evidence of the council, historians have wondered whether it could be a coincidence that one and a half years later the war did in fact break out. (Shortly after the council ended, Wilhelm told the Swiss minister that the racial struggle “”will probably take place in one or two years””)”” (pag 91-92)”,”QMIP-018-FL”
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”””Il conflitto internazionale scoppiato nell’estate 1914 consistette in due guerre, non di una sola. Entrambe vennero scatenate da imperi rivali legati da una stessa esigenza. Una guerra fu lanciata dall’impero asburgico e l’altra dall’impero tedesco. In entrambi i casi la decisione venne presa da una ristretta cerchia di uomini al vertice del paese, con le rispettive popolazioni completamente all’oscuro del fatto che si stesse prendendo e tanto meno ponendo in atto una tale decisione. In ambo i casi, furono guerre di potere. Specificamente, furono guerre intese a stabilire la gerarchia di potere tra le grandi potenze europee che al tempo dominavano gran parte del globo. Sia la Germania sia l’Austria pensavano di essere in fase discendente. Entrambe iniziarono una guerra per difendere la propria posizione. La guerra dell’Austria alla Serbia fu, al pari di tante guerre nei Balcani, orribili ma circoscritte, uno dei tanti episodi minori della storia. Sarebbe stata ben presto dimenticata se non avesse realizzato le condizioni di cui i generali tedeschi necessitavano per dare inizio a una propria guerra: un conflitto europeo poi sfociato in un conflitto mondiale. Sebbene i soldati rimasti in trincea per quattro lunghi anni a partire dal 1914 finirono col convincersi dell’inutilità della guerra, la realtà era ben diversa. La guerra infatti ruotò intorno al punto chiave della politica internazionale: chi dovesse governare il mondo. La questione fu posta nel 1914 con la guerra tedesca. Nei decenni successivi, nuove forze e nuove potenze tentarono di dirimerla. Se la Germania o la Russia dovessero controllare l’Europa, e se questa dovesse continuare a dominare l’Africa e gran parte del’Asia, furono temi che si sovrapposero con ideologie antitetiche: comunismo, fascismo, nazismo, democrazia liberale e altre”” (pag 338-339)”,”QMIP-019-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace. La caduta dell’impero ottomano e la nascita del Medio Oriente moderno.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. “”Nell’agosto del 1918 il comandante David T. Norris della Royal Navy aveva organizzato una piccola squadra navale che avrebbe dovito operare nel Mar Caspio a sostegno del corpo di spedizione del generale Dunsterville, durante l’occupazione di Baku e la successiva ritirata dalla città da parte di quest’ultimo (come descritto in precedenza). Nell’estate del 1919 i britannici avevano ceduto la squadra navale all’armata bianca del generale Denikin, perché se ne servisse nella guerra civile russa allora in corso. Quando l’esercito di Denikin si dissolse, ciò che restava della squadra – circa diciotto unità, con equipaggi russi – si rifugiò a Enzeli, base della Royal Navy e principale porto persiano sul Mar Caspio. Lì, esse vennero prese in custodia da ufficiali persiani e dalla guarnigione angloindiana che presidiava la base. Nella primavera del 1920 i governi inglesi e persiano ancora non avevano deciso cosa fare della flottiglia, ancora abbastanza efficiente da condizionare il rapporto di forze nel Caspio. (…)”” (pag 520)”,”VIOx-228″
“FROMM Erich”,”Lavoro e società agli albori del Terzo Reich. Un’ indagine di psicologia sociale.”,”Saggio di BONß: ‘Teoria critica e ricerca sociale empirica: osservazioni su un caso tipico’. Il libro contiene la pubblicazione postuma di un’inchiesta condotta da ROMM con la collaborazione di Hilde WEISS tra il 1929 e il 1931 che si proponeva di compiere una prima esplorazione sulla “”struttura psichica di operai e impiegati””. Progetto nell’ambito del progamma scientifico dell’ Istituto per la Ricerca sociale di Francoforte. Il questionario comprendeva 271 domande. Il libro di FROMM è utile per la comprensione del periodo dio Weimar, dell’ atmosfera spirituale e politica che precedette l’avvento del nazismo. FROMM è nato a Francoforte nel 1900. Dopo gli studi di filosofia ad Heidelberg e a Monaco, si è specializzato in psicoanalisi sociale. A Francoforte ha collaborato con l’ Istituto per la Ricerca Sociale. E’ morto nel 1980.”,”GERG-019″
” FROMM Erich”,”Grandezza e limiti del pensiero di Freud.”,”””Il narcisismo indossa parecchie maschere: santità, senso del dovere, gentilezza e amore, umiltà, orgoglio, e spazia dall’ atteggiamento dell’ individuo altezzoso e presuntuoso a quello del modesto e discreto. Per dissimulare il proprio narcisismo tutti dispongono di molti trucchi, pur essendo ben difficilmente consci di essi e della loro funzione”” “”Infliggere un’ offesa a un narcisista può provocare sia una depressione che un odio inesorabile”” “”Di particolare interesse è il narcisismo di gruppo, il quale è un fenomeno di grandissimo significato politico””.”,”SCIx-135″
“FROMM Erich”,”Personalità, libertà, amore. Intervista con R.I. Evans. La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza. Il più noto rappresentante della scuola neofreudiana affronta le realtà sociali del nostro tempo e si confronta con la figura del suo maestro.”,”FROMM Erich, nato nel 1900, è stato uno fra i primi e più illustri rappresentanti della scuola di Francoforte ed ha innestato, in suo modo critico e originale, il discorso freudiano nella realtà sociale emersa dal dopoguerra ad oggi soprattutto negli Stati Uniti. E’ morto nel 1980. “”Ma il fatto che Freud non riuscisse a capire le donne non deve essere desunto soltanto dalle sue teorie. Egli stesso lo affermò una volta con ammirevole franchezza, quando disse in una conversazione: “”Il grande problema che non è mai stato risolto e non sono ancora riuscito a risolvere, malgrado i miei trent’anni di ricerche nell’ animo femminile è: cosa vuole la donna? (Was will das Weib?)””””. (pag 127) “”Quest’ idea del diciassettenne Freud di diventare un leader politico è confermata dalla sua amicizia con Heinrich Braun, che era un suo compagno di classe, e che doveva successivamente diventare uno dei maggiori esponenti del socialismo tedesco. (…) In considerazione di questo probabile interesse per il socialismo nella tarda adolescenza, non sorprende trovare un inconscio atto di identificazione con VIctor Adler, l’ ammirato leader del partito social-democratico austriaco””. (pag 152) “”C’è un altro leader socialista con il quale Freud deve essersi identificato. Questo sembra essere indicato dal fatto che il motto usato da Freud ne L’ interpretazione dei sogni (‘Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo’), da Virgilio, Eneide, VII, 32), fu usato anche dal grande leader socialista tedesco Lassalle nel suo libro Der italienische Krieg und die Aufgabe Preussens, 1859. (pag 153)”,”SCIx-183″
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”””La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”Carl Becker (1932) ha dimostrato come e in quale misura la filosofia dell’Illuminismo facesse proprio quell'””atteggiamento religioso”” reperibile nei teologi del XIII secolo: “”Se esaminiamo i fondamenti di questa fede, constatiamo che a ogni istante i ‘filosofi’ rivelavano di quale entità fosse il debito che avevano nei confronti del pensiero medievale, senza esserne affatto consapevoli””. La Rivoluzione francese, filiazione della filosofia illuministica, fu qualcosa di più che non una semplice rivoluzione politica. Come notava Tocqueville (citato da Becker), si trattò di una “”rivoluzione politica che agì secondo le modalità e, per certi versi, assunse l’aspetto di una ‘rivoluzione’ religiosa [il corsivo è mio]. Al pari delle rivolte islamica e protestante, traboccò di là dalle frontiere di paesi e nazioni, e si diffuse mediante la predicazione e la propaganda””. Dell’umanesimo radicale del XIX e del XX secolo tratterò più tardi, parlando della protesta umanistica contro il paganesimo dell’era industriale; ma, per porre fin d’ora le premesse per tale disamina, converrà prendere in considerazione il neopaganesimo che è andato sviluppandosi fianco a fianco con l’umanesimo, minacciando, nell’attuale momento storico; di distruggerci. La trasformazione che ha gettato le basi per la genesi della “”religione industriale”” va ricercata nell’eliminazione, operata da Lutero, dell’elemento materno nella chiesa. Per quanto possa sembrare un’inutile deviazione, non posso non soffermarmi brevemente su questo aspetto, perché è assai importante ai fini della comprensione dello sviluppo della nuova religione e del nuovo carattere sociale””. (pag 159)”,”TEOS-159″
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”FROMM Erich ha studiato sociologia e psicologia nelle Università di Heidelberg, Francoforte e Monaco e si è specializzato in psicoanalisi all’Istituto di psicanalisi di Berlino. E’ diventato cittadino americano e ha tenuto corsi alla Columbia University, al Bennington College e alla New School for Social Research. Ha diretto il dipartimento di psicanalisi all’Università nazionale del Messico e dal 1962 insegna psicologia alla New York University. Ha scritto ‘Psicanalisi della società contemporanea’, ‘Psicanalisi e religione’, ‘Dogmi, gregari e rivoluzionari’.”,”TEOS-164″
“FROMM Erich”,”La disobbedienza e altri saggi.”,”Nato a Francoforte nel 1900 e morto a Locarno nel 1980 Erich Fromm ha studiato nelle università di Heidelberg e Monaco. A Berlino si è specializzato in psicoanalisi ed è entrato nella Scuola di Francoforte, il celebre istituto guidato da Adorno, Horkheimer e Marcuse. Di origini ebree, nel 1934 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha insegnato alla Columbia University, a Yale e nel Michigan. Quindi è passato alla Università nazionale del Messico. Nei suoi studi ha stabilito un ponte tra marxismo e psicoanalisi che ha il suo iniziatore in Bertrand Russell. “”La coscienza rappresenta l'””uomo sociale”” determinato da una data società, e l’inconscio rappresenta l’uomo universale in noi, il buono e il cattivo, l’uomo totale che giustifica l’affermazione di Terenzio “”non ritengo a me estraneo nulla di ciò che è umano””. (Per inciso, era questo il motto favorito di Marx)”” (pag 39) Marx sull’essere umano indipendente o dipendente (Manoscritti) (pag 65-66) Contiene il capitolo (VII): ‘Le implicazioni psicologiche del reddito minimo garantito’ (pag 115-127)”,”TEOS-254″
“FROMM Erich a cura, saggi di Veljko KORAC Ivan SVITAK Bordan SUCHODOLSKI Lucien GOLDMANN Léopold SENGHOR Raya DUNAYEVSKAYA Mihailo MARKOVIC Nirmal KUMAR BOSE Herbert MARCUSE Eugene KAMENKA Umberto CERRONI Adam SCHAFF Milan PRUCHA Karel KOSIK Marek FRITZHAND Bronislaw BACZKO Danilo PEJOVIC Maximilien RUBEL Ernst BLOCH Erich FROMM Bertrand RUSSELL Irving FETSCHER Gajo PETROVIC Rudi SUPEK Predrag VRANICKI Oskar SCHATZ e Ernest Florian WINTER Mathilde NIEL Norman THOMAS Wolfgang ABENDROTH Richard M. TITMUSS T.B. BOTTOMORE Paul MEDOW Danilo DOLCI Galvano DELLA-VOLPE”,”L’umanesimo socialista.”,” “”Marx scrive nel 1843: «Lo stato politico perfetto è per sua essenza ‘la vita dell’uomo come specie’, in opposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a sussistere ‘al di fuori della sfera dello Stato’ nella società civile. Là dove lo Stato politicoha raggiunto il suo vero sviluppo, l’uomo conduce non soltanto nel pensiero, nella coscienza, ma bensì nella realtà, nella vita, una doppia vita, una celeste ed una terrena, la vita nella comunità politica ‘nella quale egli si afferma come essere sociale’, e la vita nella società civile nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera ‘gli altri uomini come mezzo’, e ‘degrada se stesso a mezzo’ e diviene trastullo di forze estranee» (9). La «vera vita» di Marx dovrebbe svolgersi insieme con i propri simili, ognuno teso a completare se stesso e a mettersi in rapporto con gli altri arricchendone le qualità; ma questa «vera vita» esiste nel mondo moderno solo come forma illusoria e trascendentale della comunità dei cittadini che è prima tangibilmente provata quando chiude i ranghi ed è portata a rapporti ostili con la comunità di cittadini di un ‘altro’ stato (10). finire [Iring Fetscher, ‘Concretizzazione del concetto di libertà in Marx’] [(in) Erich Fromm, a cura, L’umanesimo socialista, Bari, 1971] (pag 298-301)”,”TEOC-723″
“FROMM Erich”,”Escape From Freedom.”,”Erich Fromm nato nel 1900 a Francoforte, Germania. Ha studiato sociologia all’Università di Heiderberg e Monaco e ottenuto il Ph.D. da Heidelberg nel 1922. Si è occupato di psicoanalisi. Nel 1933 è emigrato negli Stati Uniti insegnando prima a Chicago e poi a New York.”,”TEOS-281″
“FROMM Erich”,”Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud.”,”””Among the philosophers, Spinoza, the father of modern dynamic psychology, postulated the picture of the nature of man in terms of a ‘model of human nature’, which was ascertainable and definable and from which the laws of human behaviour and reaction followed. Ma, and not just men of this or of that culture, could be understood like any other being in nature because man is one, and the same laws are valid for all of us at all times. The philosophers of the eighteenth and nineteenth centuries (especially Goethe and Herder) believed that the humanity (‘Humanitaet’) inherent in man leads him to ever higher stages of development; they believed that every individual carries within himself not only his individuality but also all of humanity with all its potentialities. They considered the task of life to be the development towards through individuality; and they believed that the voice of humanity was given to everybody and could be understood by every human being (1). Today the idea of a human nature or of an essence of man has fallen into disrepute (…). In contrast to these contemporary trends, Marx and Freud assumed that man’s behaviour is comprehensible precisely because it is the behaviour of ‘man’, of a species that can be defined in terms of its psychic and mental character. Marx, in assuming the existence of nature of man, did not concur in the common error of confusing it with its particular manifestations. He differentiated ‘human nature in general’ from ‘human nature as modified in each historical epoch’ (2). Human nature in general we can never see, of course, as such, because what we observe are always the specific manifestations of human nature in various cultures. But we can infer from these various manifestations what this ‘human nature in general’ is, what the laws are which govern it, what the needs are which man has as man. In his earlier writings Marx still called ‘human nature in general’ the ‘essence of man’. He later gave up this term because he wanted to make it clear that ‘the essence of man is no ‘abstraction’ inherent in each separate individual’ (3) (4). Marx also wanted to avoid giving the impression that he thought of the essence of man as an unhistorical substance. For Marx, the nature of man was a given potential, a set of conditions, the human raw material, as it were, which as such cannot be changed, just as the size and structure of the human brain has remained the same since the beginning of civilization. Yet man ‘does’ change in the course of history. He is the product of history, transforming himself during his history. He becomes what he potentially is. History is the process of work – those potentialities which are given him when he is born. ‘The whole of what is called world history’, says Marx, ‘is nothing but the creation of man by human labour, and the emergence of nature for man; he therefore has the evident and irrefutable proof of his ‘self-creation’ of his own ‘origins’ (5). Marx was opposed to two positions: the unhistorical one that the nature of man is a substance present from the very beginning of history, and the relativistic position that man’s nature has no inherent quality whatsoever and is nothing but the reflex of social conditions. But he never arrived at the full development of his own theory concerning the nature of man, transcending both the unhistorical and the relativistic positions; hence he left himself open to various and contradictory interpretations. Nevertheless from his concept of man follow certain ideas about human pathology and about human health. As the main manifestation of psychic pathology Marx speaks of the ‘crippled’ and of the ‘alienated’ man; as the main manifestation of psychic health, he speaks of the active, productive, independent man. To these concepts we shall return later, after having discussed the concept of human motivation in Marx and in Freud”” [Erich Fromm, ‘Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud’, London, 1980] [(1) Cf. H.A. Korff, ‘Geist der Goethezeit’ (Leipzig: Koehler and Amelang, 1958, 4th edition), and the brilliant paper on Goethe’s ‘Iphigenia and the Humane Ideal’, Oscar Seidline, ‘Essays in German Comparative Literature’ (Chapel Hill, N.C.: University of North Carolina Press, 1961); (2) Karl Marx, Capital I (Chicago: Charles H. Kerr Co, 1906), p. 668; (3) K. Marx and F, Engels, ‘German Ideology’, edited with an introduction by R. Pascal (New York: International Publishers Co., Inc, 1939), p. 198 (My italics E.F.); (4) It has been said by representatives of Soviet Marxism and by some non-communist writers that the views of the ‘young Marx’ as expressed in the Philosophical Manuscripts are fundamentally different from those of the ‘mature Marx’. I believe, however, with most non-soviet Marxists and socialist humanists that this interpretation is untenable and serves only the purpose of identifying Soviet ideology with Marx’s ideas. Cf. the discussion of this point in E. Fromm, ‘Marx’s Concepts of Man’ (New York: Frederick Ungar Publishing Co, Inc, 1961) p. 69 ff. and Robert Tucker, ‘Philosophy and Myth in Karl Marx’ (Cambridge University Press, 1961); (5) K. Marx, Economic and Philosophical Manuscripts, translated by T.B. Bottomore in E. Fromm’s Marx’s Concept of Man’, p. 139] (pag 27-30) ‘Marx ha distinto la “”natura umana in generale”” dalla “”natura umana modificata in ogni epoca storica””‘”,”TEOS-293″
“FROMM Erich – MARX Karl”,”Marx’s concept of man. With a translation from Marx’s ‘Economic and Philosophical Manuscripts’ by T.B. Bottomore.”,”T.B. Bottomore, LSE, London School of Economics and Politica Science Ristampa 1980, precedenti edizioni 1961, 1966 Eleanor Marx-Aveling: ‘Karl Marx. A Few Stray Notes’ (pag 248-256″,”MADS-744″
“FROMM Erich”,”Marx e Freud.”,”””La necessità di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni”” “”La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l’uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo”” (Marx) ‘Come disse Eraclito “”il carattere è il destino dell’uomo””. L’uomo è motivato dal proprio carattere ad aegire e pensare in un determinato modo…’ (pag 78) Alienazione dell’uomo dal suo prodotto e estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata “”L’operaio, continua Marx, non è solo alienato dai prodotti che crea: «Ma l’estraniazione si mostra non soltanto nel risultato, ma anche nel processo della produzione, entro la stessa attività produttiva» (5). Poi ritorna ancora all’analogia tra l’alienazione del lavoro e l’alienazione religiosa: «Come nella religione, l’attività propria della fantasia umana, del cervello umano e del cuore umano influisce sull’individuo indipendentemente dall’individuo, come un’attività estranea, divina o diabolica, così l’attività dell’operaio non è la sua propria attività» (6). Dal concetto di lavoro alienato, Marx passa al concetto dell’estraniazione dell’uomo da se stesso, dai propri simili e dalla natura. Egli definisce il lavoro nella sua forma originale e non alienata «un’attività della vita, la vita produttiva» (‘Lebenstaetigkeit, das produktive Leben’), e poi definisce il carattere dell’uomo in quanto essere appartenente a una specie come «un’attività libera e consapevole» (‘freie bewusste Taetigkeit’). Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata e «… la sua vita di essere che appartiene ad una specie diventa per lui un mezzo» (7). Come risulta da quanto ho sopra affermato, Marx non solo si interessa dell’estraniazione dell’uomo dal suo prodotto o dall’alienazione prodotta dal lavoro, ma si interessa anche dell’estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. (…) Quindi l’alienazione per Marx è la malattia dell’uomo; non è una malattia nuova poiché ha necessariamente origine con l’inizio della divisione del lavoro cioè della civiltà che trascende la società primitiva; essa è più fortemente sviluppata nella classe operaia, tuttavia è una malattia della quale tutti soffrono. (…). Marx espresse questa idea del socialismo e dell’attuazione della libertà alla fine del terzo volume del Capitale nel passo seguente: «Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguono il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità» (14)”” (pag 49, 51-52) [Erich Fromm, ‘Marx e Freud’, Est, Milano, 1997] [(5) ‘Manoscritti economico-filosofici’, trad. it., cit., p. 72; (6) Ibid., p. 75; (7) Ibid., p. 79; (14) ‘Il capitale’, trad. it., cit., vol. III, tomo III, pp. 231-232]”,”TEOC-002-FMDP”
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”Erich Fromm (Francoforte 1900- Locarno 1980) ha studiato all’Università di Heideberg e di Monaco e all’Istituto di psicoanalisi di Berlino. Con Adorno, Horkheimer, Marcuse e altri ha lavorato nell’ambito dell’Institut für Sozialforschung di Francoforte. E’ vissuto negli Stati Uniti dal 1934, ha insegnato alla Columbia, Michigan e Yale University, oltre che all’Università nazionale del Messico. Tra le sue opere ‘La disobbedienza e altri saggi’ (1982). Concetto marxiano di essere e avere. “”Il concetto marxiano di essere e avere è sintetizzato in questa proposizione: «Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più alienata è la propria vita… Tutto ciò che l’economista ti porta via in fatto di vita e umanità, te lo restituisce in forma di denaro e ricchezza». Il «senso dell’avere» di cui parla qui Marx è esattamente lo stesso di quel «legame all’io» di cui parla Meister Eckhart, cioè l’aspirazione alle cose e al proprio io. E Marx fa riferimento alla ‘modalità essenziale dell’avere’, non già al possesso in sé, non già alla proprietà privata non alienata, in quanto tale. La meta non è costituita né dal lusso né dalla ricchezza, ma neppure dalla povertà; in effetti, sia il lusso sia la povertà da Marx sono considerati vizi. La meta è la «creazione». In che cosa consiste dunque questa nascita? Nell’attiva non alienata espressione delle nostre facoltà verso gli oggetti corrispondenti. Prosegue Marx: «Tutti i rapporti ‘umani’ dell’uomo con il mondo – la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, il pensare, l’osservare, il sentire, il desiderar, l’agire, l’amare -, in una parola tutti gli organi della sua individualità… costituiscono, nella loro azione obiettiva [nella loro ‘azione in rapporto all’oggetto’], l’approvazione di tale oggetto, l’appropriazione della realtà umana». È questa la forma dell’appropriazione secondo la modalità dell’ ‘essere’, anziché secondo la modalità dell’avere. Questa forma di attività non alienata è stata definita da Marx come segue: «Supponiamo che l’ ‘uomo’ sia ‘uomo’, e che il suo rapporto con il mondo sia umano. In tal caso, l’amore può essere scambiato soltanto con l’amore, la fiducia con la fiducia, eccetera. Se si desidera godere l’arte, bisogna essere una persona dotata di cultura artistica; se si desidera influire su altre persone, bisogna essere una persona capace di esercitare davvero un effetto stimolante e incoraggiante su altri. Ognuno dei nessi che si hanno con l’uomo e la natura devono essere un’ ‘espressione specifica’ corrispondente all’oggetto della propria volontà della propria ‘reale vita individuale’. Se si ama senza suscitare in cambio amore, vale a dire se non si è in grado, grazie alla ‘manifestazione’ di se stessi quale individuo amante, di fare di sé stesso una ‘persona amata’ allora il proprio amore è impotente e infelice». Ma le idee di Marx sono state assai presto corrotte, e se ciò è avvenuto è forse perché Marx è vissuto cent’anni troppo presto. Egli riteneva con Engels che il capitalismo avesse toccato il limite delle proprie possibilità, e quindi che la rivoluzione fosse dietro l’angolo. Ma si sbagliavano di grosso, come Engels dovette ammettere dopo la morte di Marx. Avevano formulato la loro nuova dottrina proprio al culmine dello sviluppo capitalistico, senza riuscire a prevedere che sarebbe occorso più di un secolo perché avessero inizio il declino del capitalismo e la crisi conclusiva. Era una necessità storica che un’idea anticapitalistica, diffusa in concomitanza con l’apogeo del capitalismo, per potersi imporre dovesse venire tradotta senza residui nello spirito del capitalismo; ed è appunto quello che è accaduto”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Avere o essere?’, A. Mondadori, Milano, 2010]”,”TEOS-001-FMDP”
“FROMM Erich”,”L’arte d’amare.”,”Contiene il capitolo: ‘L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea’ ‘Nel capitolo “”L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea”” del libro “”L’arte di amare””, Erich Fromm esplora come l’amore, un elemento fondamentale per il benessere umano, sia stato compromesso nella società moderna. Fromm sostiene che l’amore autentico richiede cura, responsabilità, rispetto e conoscenza, ma che questi elementi sono spesso assenti nelle relazioni contemporanee. Fromm critica la società capitalista per aver trasformato l’amore in una merce, dove le relazioni sono spesso basate su interessi egoistici e sul desiderio di possesso. Questo porta a una disintegrazione dell’amore, in cui le persone cercano gratificazione immediata e superficiale piuttosto che connessioni profonde e durature. Inoltre, Fromm sottolinea come la paura della solitudine e l’insicurezza personale spingano le persone a cercare relazioni che non soddisfano veramente i loro bisogni emotivi. La società occidentale, con la sua enfasi sull’individualismo e sul successo materiale, ha creato un ambiente in cui l’amore genuino è difficile da trovare e mantenere. In sintesi, Fromm invita a riflettere sulla necessità di riscoprire l’amore come un’arte che richiede impegno, dedizione e una comprensione profonda dell’altro. Solo così è possibile superare la disintegrazione dell’amore nella società contemporanea e costruire relazioni autentiche e appaganti.’ (f. copil.)”,”TEOS-016-FMDP”
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”In apertura: ‘Nulla quindi è immutabile, salvo gli innati e inalienabili diritti dell’uomo”” Thomas Jefferson. ‘Fuga dalla libertà’ è forse l’opera più felice e celebrata di Fromm’ (v. quarta di copertina) Gli operai tedeschi e il nazismo. “”Spesso certo idee vengono accettate al livello di coscienza da gruppi i quali, date le peculiarità del loro carattere sociale, non ne restano in realtà influenzati; queste idee rimangono un repertorio di convinzioni coscienti, ma le persone, nel momento critico, non agiscono secondo i loro dettami. Un esempio di ciò è stato offerto dal movimento sindacale tedesco al tempo della vittoria del nazismo. La stragrande maggioranza degli operai tedeschi, prima dell’avvento al potere di Hitler, votava per il partito socialista e per quello comunista, e credeva nelle idee di questi partiti; cioè, la diffusione di queste idee tra la classe operaia era estremamente ampia. Il peso di queste idee, però, non era proporzionato alla loro diffusione. L’avanzata del nazismo non incontrò oppositori politici pronti, per lo meno nella maggioranza, a battersi per le loro idee. Molti degli aderenti ai partiti di sinistra, benché credessero nei programmi del loro partito finché questo conservava autorità, erano pronti a dimettersi quando arrivò l’ora della crisi. Un’accurata analisi della struttura di carattere degli operai tedeschi può indicare una ragione – certamente non la sola – di questo fenomeno. Parecchi di loro rientravano in un tipo di personalità che ha molti dei tratti che abbiamo descritto come «carattere autoritario». Nutrivano un profondo rispetto e una profonda nostalgia per l’autorità costituita. L’insistenza del socialismo sull’indipendenza dell’individuo dall’autorità, sulla solidarietà in contrapposizione all’atomismo individualistico, non era ciò che molti di questi operai davvero desideravano sulla base della struttura della loro personalità. I capi della sinistra fecero l’errore di valutare la forza dei loro partiti solo in base alla diffusione che avevano queste idee, e di sottovalutare la loro mancanza di peso. La nostra analisi delle dottrine protestanti e calviniste ha dimostrato viceversa che queste idee costituivano forze potenti negli aderenti alla nuova religione, perché facevano appello a esigenze e ad ansietà presenti nella struttura di carattere di coloro a cui si indirizzavano. In altre parole, ‘le idee possono diventare forze potenti, ma solo nella misura in cui costituiscono risposte a specifiche esigenze umane predominanti in un determinato carattere sociale’. La struttura di un carattere determina non solo il pensiero e il sentimento, ma anche le azioni degli individui: è merito di Freud averlo dimostrato, anche se i suoi presupposti sono errati”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Fuga dalla libertà’, Edizioni di Comunità, Milano, 1977]”,”TEOS-019-FMDP”
“FRONGIA Guido”,”John Stuart Mill e il metodo scientifico.”,”‘Poiesis, studi di filosofia contemporanea’, collana di saggi e testi diretta da Girolamo COTRONEO Angelo S. SABATINI Carlo SINI Guido FRONGIA insegna attualmente presso il Dipartimento di Filosofia della II Università di Roma. Ha pubblicato una ‘Guida alla letteratura su Wittgenstein’ (Argalia, 1981) e ‘Wittgenstein. Regole e sistema’ (Angeli, 1983). MILL si presenta come il promotore di una svolta anti-baconiana che sia in grado di recepire i rapidi sviluppi che la scienza sperimentale va compiendo nel corso del XIX secolo. Nessi. “”Proprio per l’ intervento di quell’ “”atto di pensiero””, la formulazione di una proposizione generale diventa in un certo senso un processo creativo. Di qui l’ immagine frequentemente usata da Whewell, e ripresa talvolta anche da Mill, per spiegare la natura della colligation of facts: “”I fatti sono noti, ma sono isolati e sconnessi, sinché lo scopritore non procura, per suo conto, un principio di connessione. Le perle ci sono, ma non stanno insieme se qualcuno non fornisce il filo”” (1)””. (pag 73)”,”SCIx-190″
“FROSINI Vittorio”,”Breve Storia della critica al marxismo in Italia. Studi risorgimentali.”,”Le concezioni rivoluzionarie del gruppo ‘Libertà e Giustizia’ discendevano dal pensiero di Carlo PISACANE. BAKUNIN esercitò la sua influenza sugli esponenti del partito democratico a Napoli; che costituirono il 3 aprile 1867 il circolo ‘Libertà e Giustizia’, che diede vita all’ omonimo giornale. E’ sul giornale ‘Libertà e Giustizia’ (il primo numero esce il 17 agosto del 1867) che si certifica la nascita del marxismo in Italia. Infatti sul numero 11 del 27 ottobre 1867 il giornale pubblica la prima traduzione di uno scritto teorico a firma Carlo MARX, che sia apparsa in Italia. Si trattava di un brano de ‘Il Capitale’ che veniva fatto precedere da un preambolo redazionale. (v. pag 19) Vittorio FROSINI è professore di filosofia del diritto all’ Univ di Catania. Ha studiato a Pisa e ad Oxford. Nel 1958 gli è stato assegnato dalla Commissione nazionale nominata dal Parlamento italiano, il premio per il miglior articolo sul primo decennio della Costituzione italiana. Nel 1962 gli è stato conferito il premio per le scienze giuridiche e sociali dell'”,”MITS-076″
“FROSINI Vittorio RENDA Francesco SCIASCIA Leonardo”,”La mafia. Quattro studi.”,”Contiene: – Mitologia e sociologia della mafia (V. Frosini) “”Il fenomeno mafioso non è, come il banditismo, un accesso patologico, quindi accidentale, temporaneo, curabile con gli ordinari mezzi di polizia. Mafia e banditismo sono termini correlativi, ma non equivalenti. Bandito è colui che ha rotto con la società e le sue leggi, vive alla macchia, è un ricercato dalla giustizia. Salvatore Giuliano, pur con tutti gli scandalosi legami che ne proteggevano l’attività criminosa, fu sempre un bandito, un uomo che viveva alla macchia, alla ricerca ed alla cattura del quale erano pur sempre impegnate le forze di polizia. Essere mafioso, invece, non significa vivere alla macchia o ai margini della società. Tutti in Sicilia conoscono e sanno indicare a dito i capi mafia del paese: il cittadino semplice, il carabiniere, il poliziotto, il questore, il prefetto, il magistrato, il prete, il deputato, il ministro, persino le stesse rappresentanze diplomatiche e consolari isolane. Il mafioso non è un fuori legge, an che se è da tutti risaputo che opera ai margini e qualche volta contro la legge. Il mafioso è un libero cittadino come qualunque altro; gode dei diritti civili e politici, ha la licenza del porto d’armi, passeggia coi ‘galantuomini’ del paese e spesso col comandante dei carabinieri, cui non manca di essere prodigo di consigli, siede spesso di persona al comune in qualità di consigliere, di assessore e di sindaco, oggi frequenta le sacrestie, viaggia in macchina cogli uomini politici, visita spesso le anticamere del Parlamento nazionale e dell’Assemblea Regionale Siciliana, è ricevuto con ogni riguardo nei gabinetti dei ministri e degli assessori del governo regionale. Appare evidente che se non si colpisce e non si sradica l’attività illecita e criminosa di tale personaggio, la colpa non può essere addossata alla omertà della gente semplice”” (pag 39-40) [Francesco Renda, Funzioni e basi sociali della mafia]”,”ITAS-178″
“FROSINI Fabio LIGUORI Guido a cura, scritti di Giorgio BARATTA Marina PALADINI MUSITELLI Giuseppe PRESTIPINO Giuseppe COSPITO Fabio FROSIN IRita MEDICI Guido LIGUORI Lea DURANTE Pasquale VOZA Derek BOOTHMAN”,”Le parole di Gramsci. Per un lessico dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Fabio FROSINI è ricercatore di Storia della filosofia presso l’Università di Urbino. Guido LIGUORI insegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria.”,”GRAS-133″
“FROSSARD Ludovic-Oscar”,”De Jaurès à Léon Blum. Souvernirs d’un militant.”,”‘Sous le signe de Jaurès’ Ludovic-Oscar Frossard, spesso chiamato L-O Frossard o Oscar Frossard (Foussemagne, 5 marzo 1889 – Parigi, 11 febbraio 1946), è stato un politico francese. È stato segretario generale della SFIO dal 1918, e dal 1921 segretario generale del giovane Partito Comunista Francese (PCF). Uscito dal partito nel 1923, creò il Parti communiste unitaire (PCU). Nel 1925 rientrò nella SFIO e nel 1928 fu eletto per la prima volta deputato, ma nel 1935 lasciò il partito per aderire all’Unione Socialista Repubblicana (USR), una formazione nata dalla confluenza di due piccoli partiti di orientamento socialista moderato. Entrò al governo come ministro del Lavoro, e nel 1936 si fece rieleggere deputato nelle liste dell’USR. È stato ministro in otto governi, dal 1935 al 1937 e dal 1938 al 1940. Nel luglio 1940 votò a favore dell’attribuzione dei pieni poteri al maresciallo Pétain, ma nel corso dei quattro anni in cui la Francia è stata occupata dall’esercito tedesco mantenne un atteggiamento defilato, limitandosi all’attività giornalistica. (wikip)”,”FRAP-127″
“FROST David JAY Antony”,”L’Inghilterra e i nuovi inglesi.”,”FROST David è nato nel Kent nel 1939. Ha lavorato nel campo televisivo. Ha collaborato con vari giornali. JAY Antony (Londra 1930) è entrato nella BBC (1955) come direttore di programma. Anche lui collabora a vari giornali. Ha pubblicato nel 1968 ‘Machiavelli e i dirigenti d’azienda’ (Rizzoli). pag 90″,”UKIS-019″
“FROW Edmund FROW Ruth a cura; testi di James Leigh JOYNES Annie BESANT Sidney James WEBB George Bernard SHAW William MORRIS Tom MANN Robert BLATCHFORD Henry Mayers HYNDMAN The Democratic Federation The Socialist Group of the London Society of Compositors”,”The Politics of Hope. The Origins of Socialism in Britain 1880-1914.”,”FROW Edmund FROW Ruth sono i fondatori della Working Class Movement Library in Salford (v. Istituti). Erano attivisti sindacali (Edmund fu segretario di distretto della AEU Amalgamated Engineering Union e Ruth faceva parte della NUT National Union of Teachers). Il loro istituto è un centro per le ricerche e lo studio del movimento sindacale e radicale britannico. “”Il socialismo è solo costruttivo se è rivoluzionario. Solo il socialismo, mentre tiene ferma la sua visione finale, non rifiuta degli utili palliativi dell’esistente anarchia. E’ vero, sappiamo che sono palliativi, attraenti comunque in apparenza, che forniranno miglior schiavitù salariata ai capitalisti sotto le condizioni esistenti. Ma molti di essi serviranno ad analizzare la degenerazione e a portare a una maggiore capacità di fronteggiare le difficoltà nel prossimo futuro. Meri pacchetti fiscali, meri spostamenti nelle fasce di tassazione delle terre agricole, non hanno alcun fascino per noi. Free Trade significa, oggi come sempre, libero sfruttamento del lavoro degli operai a beneficio dei capitalisti; protezione significa protezione dei proprietari terrieri (landlord) e dei capitalisti contro i lavoratori. (…)””. (pag 149, H.M. Hyndman)”,”MUKx-138″
“FROW Edmund FROW Ruth”,”Manchester and Salford Chartists.”,”””Others methods were also used to indimidate and subvert the strikers. A Proclamation from the Queen was read on 15 August. It condemned the wicked and illegal turn-outs and offered a reward of £ 50 to informants. The County and Borough Magistrates in Manchester also issued a proclamation declaring all large assemblies illegal. By the end of the second week of the strike, the Home Secretary had succeeded in welding together all the military and civil forces into a machine under central control and leadership in order to crush the strike. The strike did continue to extend to other districts, but the Chartist leadership did little to implement conference decisions, the repressive arm of the State was well oiled, more leaders were arrested and the central leadership of the strike could no longer function. The Trade Dlegates went home and continued to conduct the strike through the local committees.”” (pag 83-84)”,”MUKC-023″
“FRUCHT Richard a cura, contributi di Philip J. ADLER Hugh AGNEW Catherine ALBRECHT June GRANATIR ALEXANDER Josef ANDERLE Gerasimos AUGUSTINOS Olga AUGUSTINOS Robert AUSTIN Walter M. BACON Jr. Douglas W. BAILEY Eugene F. BALES George BARANY Enikõ MOLNÁR BASA Ann Marie BASOM Kenneth E. BASOM Margaret H. BEISSINGER Joel D. BENSON William H. BERENTSEN Dagmar BERRY Robert A. BERRY Paul J.BEST Christina Y. BETHIN Mark BIONDICH William Lee BLACKWOOD Milka T. BLIZNAKOV Edward BOJARSKI Melissa BOKOVOY Vera BOLGÁR Michael BOLL András BOROS-KAZAI Andrei BREZIANU Gregory L. BRUESS Maria BUCUR Alice Catherine CARIS Charles M. CARLTON Magda CARNECI David CASSENS Frederick B. CHARY Koji CHIKUGO Anna M. CIENCIALA Lee CONGDON Deborah S. CORNELIUS John K. COX Richard F. CRANE Gerard W. CREED Darrick DANTA Zdenek V. DAVID Elinor MURRAY DESPALATOVIC Nicholas DIMA Alex N. DRAGNICH N.F. DREISZIGER Tanya L.K. DUNLAP Lubomír DUROVIC Alexandru DUTU Donald L. DYER Thomas EEKMAN James EISWERT Judith FAI-PODLIPNIK Brigit FARLEY James FELAK Mario D. FENYO Gregory C. FERENCE Richard FIELD John A. FINK Clemansa Liliana FIRCA Mari A. FIRKATIAN Mary Ellen FISCHER Lawrence J. FLOCKERZIE Radu FLORESCU Victor A. FRIEDMAN Richard FULTON Michal GÁFRIK Bruce M. GARVER Katherine GYÉKÉNYESI GATTO John GEORGEOFF Susan GLANZ James GLAPA-GROSSKLAG Eagle GLASSHEIM Jonathan A. GRANT Charles E. GRIBBLE Lyubomira PARPULOVA GRIBBLE Marie J. HALL Richard C. HALL Joseph F. HARRINGTON Yana HASHAMOVA Peter I. HIDAS Robert HISLOPE Jiri HOCHMAN Beth HOLMGREN Peter HRUBY Todd HUEBNER Dennis P. HUPCKICK Dina IORDANOVA Russell L. IVY Conrad JARZEBOWSKI Charles JELAVICH Owen V. JOHNSON Pieter JUDSON Milenko KARANOVICK Stanislav KAVKA T. Mills KELLY Sarah A. KENT Jo Ellen KERKSIEK Charles KING Anto KNEZEVIC Jhon KOLSTI Michael J. KOPANIC Jr. Andrzej KORBONSKI Jiri KORALKA William B. KORY Boian KOULOV Ladis K.D. KRISTOF James P. KROKAR Andrzej KULCZYCKI Alexandros K. KYROU Ernest H. LATHAM Jr. Michael J. LAVELLE Peter LAVELLE Paul D. LENSINK Madeline G. LEVINE André LIEBICH Irina LIVEZEANU Barbara LOBODZINSKA Christopher LONG Andrew LUDANYI Radomír V. LUZA James M.B. LYON David MACKENZIE Paul Robert MAGOCSI Victor S. MAMATEY Joseph M. MCCARTHY Abraham MELEZIN Paul E. MICHELSON Daniel E. MILLER Mirvet S. MUCA Nicholas M. NAGY-TALAVERA Robert NEMES Remus NICULESCU James P. NIESSEN Claire E. NOLTE Petra ORÁLKOVÁ Cynthia PACES Philip PAJAKOWSKI Aleksandar PANEV Gregory J. PANO Peter PASTOR Neal A. PEASE Jolanta T. PEKACZ William A. PELZ Màrtha PERESZLÉNYI-PINTÉR Duncan M. PERRY Barbara A. PETERSON Timothy POGACAR Robert M. PONICHTERA Ruzica POPOVITCH-KREKIC Thomas M. POULSEN Tom PRIESTLY Theophilus C. PROUSIS Paul D. QUINIAN George TIVADAR RADAN Spas T. RAIKIN Svetlana RAKIC Miloslav RECHCGL Jr. Barbara K. REINFELD Carole ROGEL Ignàc ROMSICS Norma L. RUDINSKY Nancy Lee RUYTER Konrad SADKOWSKI Thomas SAKMYSTER Mark SAND Ben SLAY Biljana SLJIVIC-SIMSIC Ronald SMELSER William SMIALEK Steven W. SOWARDS Robert Mark SPAULDING Thomas SPIRA Irina G. STAKHANOVA John STANLEY David STEFANCIC Stefan STOENESCU Gale STOKES M. Mark STOLARIK Zeljan E. SUSTER Richard TEMPEST Frank W. THACKERAY Marta TOBOLCZYK Glenn E. TORREY Albert M. TOSCHES Pál Péter TÓTH John D. TREADWAY Kurt W. TREPTOW Daniel D. TRIFAN Frances TRIX Stefan TROEBST Teddy J. ULDRICKS George R. URSUL Barbara J. VANDRASEK Steven Béla VÁRDY Balint VAZSONYI Gabor VERMES Ioana VLASIU Piotr S. WANDYCZ Robert WEINER Nancy M. WINGFIELD Stanley B. WINTERS Andrew KIER WISE Peter WOZNIAK Piotr WRÓBEL Joseph Frederick ZACEK Lucie ZACHAROVA Katarzyna ZECHENTER”,”Encyclopedia of Eastern Europa. From the Congress of Vienna to the Fall of Communism.”,”Richard Frucht is professor of history at Northwest Missouri State University in 1980 and is the author of two books dealing with Eastern Europe.”,”EURC-095-FL”
“FRUGONI Chiara”,”Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni, e altre invenzioni medievali.”,”Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa e di Roma. Fra le sue pubblicazioni: ‘Storia di un giorno in una città medievale’, ‘con uno scritto di Arsenio Frugoni’ (1999), ‘Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini’ (con A. Barbero).”,”STMED-023-FSD”
“FRUGONI Chiara”,”Da Stelle a stelle. Memorie di un paese contadino.”,”Chiara Frugoni è fra i maggiori medievisti italiani. Ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pavia e Roma. Solto Collina è un comune italiano dell’Alto Sebino di 1 783 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Sorge su un altopiano interposto fra il lago d’Iseo e l’alta Val Cavallina a circa 36 chilometri a est dal capoluogo orobico.”,”STOS-007-FSD”
“FRUNCILLO Domenico”,”Urna del silenzio. L’ astensionismo elettorale in Italia.”,”FRUNCILLO Domenico svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’ Università di Salerno. Referendum e quorum. “”Personalmente ritengo – (…) – che le iniziative referendarie a prescindere dall’ esito, favorevole o contrario al quesito, siano riuscite a superare la fatidica soglia di validità non solo e non tanto quando si proponevano sull’ onda in una mobilitazione autonoma della società civile, come qualche volta è stato asserito, ma piuttosto e soprattutto quando esso veniva promosso dalle forze politiche o quando, in loro assenza, e in situazioni di grande effervescenza e fluidità, emergevano “”imprenditori politici”” ossia “”individui o più spesso organizzazioni capaci di mobilitare lo scontento, ridurre i costi dell’ azione, utilizzare e creare reti di solidarietà (…), acquisire consensi all’ esterno”” (Della Porta 2002, pag 110-111)””. (pag 80)”,”ITAS-091″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco; scritti di DE-FOREST BIERCE COOKE CRANE PENNELL ROBERTSON GARLAND FAST HOWELLS WOOLCOTT FAULKNER NORDHOFF NORMAN HALL HEMINGWAY DOS-PASSOS BURNETT STILES HORNE BURNS SEVAREID DOWNEY I. SHAW J. JONES MICHENER HUNT N. MAILER BEACH KNEBEL BAILEY HALL WARD”,”Quaranta storie americane di guerra. Da Fort Summer a Hiroshima.”,”””Dopo la prima guerra mondiale, col suo pezzo forte di tre portentosi inediti (…) di William Faulkner, il lettore non si scandalizzerà se facciamo nostro il motto di quel city editor d’ un quotidiano di Chicago che appese in redazione questo cartello: E’ più importante una zuffa di cani in Clarke Street che una guerra nei Balcani e passiamo a un capitolo che rientra di fatto, se non di diritto, nella storia della letteratura (e della cinematografia) americana di guerra: un capitolo che avrebbe potuto aprirsi con i “”Killers”” (1927) di Hemingway, continuare col “”Piccolo Cesare”” (1928) di Burnett, e chiudersi con la memorabile “”Whiskey-Town”” (1929) di Hammett.”” (pag VIII) In apertura poesia di Stephen Crane: “”Non piangere, ragazza, la guerra è gentile, Se il tuo amico ha scagliato alte le mani E il suo cavallo è corso via da solo… Se tuo padre è stramazzato nella gialla trincea, Ha contratto le mani furiose sul petto, Ha inghiottito ed è morto… Non piangere: la guerra è gentile. Sventola la bandiera del reggimento, Splende l’ aquila incoronata di rosso e oro…”” Da: War is Kind, Knopf 1899″,”USAS-147″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco”,”La prevalenza del cretino.”,”Per primo a parlarne della bêtise e ad osservarla fu FLAUBERT nell’ XIX secolo. Nell’ antichità si parlava di stolto “”L’ esca del negoziante è la novità””, dice Goethe. E già Omero, accorto venditore, notava che “”gli uomini apprezzano di più quel canto che giunge più nuovo ai loro orecchi””. Solo che, come osserva Péguy, “”Omero è nuovo ancora oggi, mentre non c’è più niente di invecchiato del giornale di stamattina””. E qui è tutto il punto. Immersi come siamo in una “”attualità”” che è essa stessa trito vecchiume, mediocrità infinitamente ripetitiva, credimo di poterne uscire col tenerci sempre più “”aggiornati””, più “”al corrente””, più al passo con le presunte novità dell’ ultimo mese, settimana, giorno, ora, minuto. Giustamentee, ormai, l’ edicola è il nostro destino di lettori. “”Ci sono tre cose che presto o tardi il pubblico reclamerà esclusivamente, e cioè novità, novità, e novità””, profetizzava nel 1836 il poeta scozzese Thomas Hood, figlio probabilmente non a caso di un libraio. (…) “”Mentre la gente”” dice Schopenhauer “”invece del meglio di tutti i tempi, legge sempre e soltanto le ultime novità, il secolo sprofonda sempre più nel proprio sterco. La novità è raramente buona, e il buono resta novità per poco tempo””. (pag 80-81)”,”ITAS-110″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco a cura”,”Diari di guerra delle SS.”,”‘I giornali e i rapporti compresi in questo libro e recuperati alcuni anni fa nel Lago Nero, in territorio cecoslovacco, furono compilati, durante l’ultimo conflitto, dalle unità pseudo-combattenti dello Stabkommando personale del Reichsführer Heinrich Himmler. Compito delle unità operanti tra le fitte foreste e le immense paludi nelle retrovie del fronte russo, era di procedere alla “”pacificazione”” di quei territori mediante la sperimentazione di sistemi che avrebbero dovuto servire «per il futuro addestramento e la futura guida delle truppe». Dell’operazione – costò la vita ad alcune migliaia di persone «trattate secondo l’uso di guerra» o «giustiziate» o «sottoposte a trattamento speciale» – fu redatta una cronaca scrupolosa: questi diari segreti, appunto, che nella loro impassibile, efferata immediatezza, costituscono uno dei documenti più agghiaccianti della seconda guerra mondiale’ (quarta di copertina) Comportamento della popolazione. “”In aggiunta al rapporto di attività relativo al periodo precedente si segnala che nella zona boscosa a est di Stapanowka un gruppo di ebrei riceve viveri da ucraini. Questa circostanza è indicativa del contegno ambiguo della popolazione ucraina, descritto nel precedente rapporto. Tuttavia, a favore della milizia ucraina, si può affermare recisamente che ha reso preziosi servigi nel rastrellamento di bande di partigiani e di paracadutisti nei territori di retrovia. In generale la popolazione civile sembra in preda a uno straordinario turbamento che deve essere provocato dalla paura di un ritorno dei bolscevichi”” (pag 112-113)”,”GERN-211″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”Il giovane giornalista comunista Peter FRYER si trovava in Ungheria nei giorni dell’ insurrezione quale inviato speciale del quotidiano comunista londinese ‘Daily Worker’. Redattore dal 1948 di tale giornale, FRYER svolse importanti missioni giornalistiche a Berlino, Varsavia e Parigi. Nel 1949 fu a Budapest per assistere come inviato al famoso processo Rajk. FRYER in piena insurrezione si rese conto delle atrocità della polizia segreta e fu testimone della lotta della popolazione contro un regime dittatoriale e spietato. Alcuni suoi dispacci da Budapest furono deformati, altri non furono pubblicati. Tornato dall’ Ungheria rassegnò le dimissioni dal giornale pur continuando a militare nel partito comunista. Ma dato che non rinunciò a far conoscere la verità sui fatti cui fu testimone, venne prima sospeso e poi espulso dal CPGB.”,”MUNx-010″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese. 1956: cronaca di una rivolta proletaria contro la burocrazia stalinista.”,”””Dalle prigioni di altre parti della città quelli che erano stati nell’ oscurità, vennero alla luce e raccontarono le loro vicende. Dalle celle sotterranee, qualche volta con l’ acqua fino alle caviglie, essi caddero tra le braccia dei liberatori e così si compì la profezia di Puskin: Le pesanti catene cadranno, Le mura crolleranno all’ udire la parola; E la Libertà vi saluterà con la luce, E i fratelli vi restituiranno la spada””. Molti di questi prigionieri erano divenuti degli spettri: uomini e donne che i loro amici avevano da lungo tempo considerati morti. Uomini e donne come la dottoressa Edith Bone, ex-corrispondente da Budapest del Daily Worker, che io incontrai per l’ ultima volta nel settembre 1949, mentre si apprestava a tornare in Inghilterra. (…) Alcuni giorni dopo lei scomparve, proprio prima che salisse sull’ aereo.”” (pag 29)”,”MUNx-027″
“FRYER Peter”,”Tragedia hungara.”,”””Un pueblo que esclaviza a otro forja sus propias cadenas””. Karl Marx “”Fu il proletariato d’ Ungheria soprattutto, che combatté contro i tanks che vennero a distruggere l’ ordine rivoluzionario che già avevano stabilito nella forma dei loro Consigli di lavoratori. Nel mio dispaccio dell’ 11 novembre domandai: “”Se l’ intervento sovietico aveva bisogno di affermare che era controrivoluzione, come si può spiegare che una parte della più feroce resistenza di tutta la settimana passato fu nei distretti della classe operaia di Ujpest e nel nord di Budapest e a Csepel nel sud, entrambe fortezze del Partito comunista prima della guerra? O come si può spiegare la dichiarazione dei lavoratori della famosa città dell’ acciaio Sztalinvaros: che difenderanno la città socialista, la fabbrica e la propria casa che essi hanno costruito con le proprie mani, contro l’invaisone sovietica? (…) Gli stalinisti che controllano il “”Daily Worker’ appoggiarono la esportazione del socialismo in una forma altamente esplosiva contro l’ eroismo a mano nuda dalla “”rossa Csepel””. Presero posizione nel lato sbagliato della barricata””. (pag 103-104) “”Che il cielo aiuti Andrew Rothstein e quegli altri che qualificarono “”Terrore Bianco”” lo stato delle cose in Ungheria il primo, secondo, terzo giorno di novembre se mai si incontreranno faccia a faccia con il vero “”Terrore Bianco””. In dieci giorni l’ esercito di Versailles che soppresse la Comune di Parigi del 1871, uccisero tra venti e trenta mila uomini, donne e bambini, sia in battaglia che a sangue freddo, in mezzo a scene terribili di crudeltà e sofferenza. “”La terra è lastricata dei loro corpi”” si rallegrava Thiers. Altri ventimila furono deportati in esilio e settemilaottocento furonoinviati nelle fortezze della costa. Quello era “”Terrore Bianco””. Mille comunisti ed ebrei furono torturati e assassinati dopo la soppressione della Repubblica Sovietica ungherese nel 1919 e atrocità ripugnanti ebbero luogo in Orgovany e Siofok. Quello era ‘Terrore Bianco’. Nel 1927 Chiang Kai-Shek massacrò cinquemila lavoratori organizzati a Shanghai. Quello era “”Terrore Bianco””. Con l’ avvento di Hitler fino alla sconfitta della Germania fascista, innumerevoli migliaia di comunisti, socialisti, sindacalisti, ebrei e cristiani; furono assassinati. Quello era “”Terrore Bianco””.”” (pag 105)”,”MUNx-036″
“FRYER Peter McGOWAN PINHEIRO Patricia”,”Le Portugal de Salazar.”,”Peter FRYER e Patricia McGOWAN hanno scritto un libro fondato sui fatti. “”Da nessuna parte, le donna sposata che ha una laurea disponde di una tale libertà per esercitare la sua professione e poter nello stesso tempo allevare i suoi figli. In questi ultimi anni un numero sempre crescente di donne è uscito dall’ Università e le dottoresse, avvocato e farmacista non sono rare. Ci possono essere più maestre che maestri. Queste donne non si scontrano con il problema di conciliare le esigenze della loro professione con la cura dei figli come le loro compagne inglesi.”” (pag 49)”,”EURx-218″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”””Consentitemi innanzitutto di ricordarvi con quanta severità i classici del marxismo-leninismo ebbero a denunciare ogni manifestazione del culto della personalità. In una lettera (1) all’esponente della classe operaia tedesca Wilhelm Blos, Marx ebbe a dichiarare: “”A causa della mia antipatia per qualsiasi forma di culto dell’individuo, non ho mai reso di pubblica ragione durante l’esistenza dell’Internazionale i numerosi indirizzi inviatimi da vari paesi che riconoscevano i miei meriti e mi infastidivano. Non mi sono neanche preoccupato di rispondervi, se non talvolta per confutare i loro autori. Engels ed io entrammo in origine a far parte della società segreta dei comunisti (2) a condizione che tutto quello che potesse contribuire al culto superstizioso dell’autorità venisse eliminato dal suo statuto. Successivamente Lassalle fece esattamente il contrario””. Qualche tempo dopo Engels scrisse a sua volta: “”Tanto Marx che io siamo sempre stati contrari a qualsiasi manifestazione pubblica che riguardasse gli individui, eccettuati i casi in cui esse avessero uno scopo importante, e soprattutto ci siamo opposti energicamente a quelle manifestazioni che durante la nostra vita ci interessavano personalmente”” [Rapporto Krusciov. Con note storiche, 1958] (pag 6) [“”(1) Questa lettera di Marx (Londra, 10 nov. 1877) è stata pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin nell’originale tedesco. Wilhelm Blos, il giornalista e storico cui è indirizzata, ebbe un certo ruolo nella socialdemocrazia tedesca; (2) La “”Lega dei Giusti””, fondata da un gruppo di lavoratori tedeschi rifugiati a Parigi, fu costretta a trasferire la sua sede a Londra dopo i moti parigini del 1839 in cui si era compromessa. Nella capitale inglese la Lega subì una evoluzione avvicinandosi alla dottrina di Marx ed Engels, adottando nuove forme di organizzazione, e mutando la sua denominazione in quella di “”Lega dei Comunisti””. Fu a nome della Lega che Marx ed Engels, dopo aver dato alla stessa la loro adesione, redassero il “”Manifesto dei comunisti”” (…)””] (pag 6)”,”MUNx-003-FPA”
“FRYER Peter”,”Hungarian Tragedy and other writings on the 1956 Hungarian Revolution.”,”Peter Fryer, the correspondent of the Daily Worker, faithfully reported what he saw, an ordinary people wanting a freer life and better conditions, but obliged to go further as the ruthless ruling caste did not hesitate to fire on peaceful demonstrators to defend its corrupt power. Introduction by Balázs NAGY, Preface to the 1996 edition, Letter of resignation, The Hungarian revolution, Preface to the 1986 reprint, Introduction, Notes, foto, maps, Name index,”,”MUNx-001-FL”
“FUA’ Giorgio”,”Il lavoro nero. Contraddizioni nell’ economia italiana.”,”Giorgio FUA’ è professore di politica economica alla Facoltà di economia di Ancona (1977). Ha anche insegnato statistica economica a Pisa. Ha lavorato per l’ ONU, l’ ENI e per il Consiglio tecnico scientifico per la programmazione economica. Presiede l’ Istituto A. Olivetti di studi per la gestione dell’ economia e delle aziende (ISTAO).”,”ITAE-034″
“FUA’ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”Giorgio FUA’ nato ad Ancona nel 1919, ha esercitato l’ attività accademica (Università Pisa e Urbino) e ha lavorato come economista in qualità di funzionario dell’ ONU. Quindi è stato consigliere economico dell’ ENI.”,”ITAE-071″
“FUA’ Giorgio a cura; saggi di Sergio RICOSSA Pietro ALESSANDRINI Antonio GOLINI Carlo DELL’ARINGA Gino FAUSTINI Gian Marco GROS PIETRO Franco B. FRANCIOSI Georges TAPINOS Maria Chiara TURCI Carlo Andrea BOLLINO Alberto CUSI Maria GERBI SETHI Roberto MOSTACCI Antonino OCCHIUTO Danilo GIORI Onorato CASTELLINO Calo HANAU Alberto ZULIANI”,”Conseguenze economiche dell’ evoluzione demografica.”,”””Il flusso di emigrazione si origina nel tentativo di attuare modelli di welfare state difficili da realizzare nei paesi di provenienza; tentativo che, in genere, è condotto dalla componente giovane della popolazione. D’altronde un paese che invecchia può essere considerato, proprio in quanto tale, un serbatoio di domanda di lavoro insoddisfatta””. (pag 127) Giorgio FUA’ è professore di politica economica all’ Università di Ancona. Come economista ha lavorato con Adriano OLIVETTI, con MYRDAL all’ ONU, con MATTEI all’ ENI. E’ presidente della Società Italiana degli Economisti.”,”ITAS-068″
“FUA’ Giorgio a cura; scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume III. Studi di settore e Documentazione di base.”,”Scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI. “”Riportando le parole di Zanetti e Filippi, sembra potersi affermare che: “”…Esiste una zona critica nel processo di espansione dell’ impresa: dopo una fase di rapido e a volte eccezionale accrescimento durante la quale molte aziende raggiungono dimensioni medie (in relazione al campione esaminato) subentra un momento di crisi che pochissime riescono a superare per espandersi ulteriormente. Per contro le poche imprese andate oltre a questo punto e che si trovano al vertice della scala dimensionale continuano nel loro rapido ritmo di espansione..””””. (pag 331)”,”ITAE-084″
“FUA’ Giorgio a cura, scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume II. Gli aspetti generali. Storia dell’ economia italiana negli ultimi cento anni.”,”Scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI. “”Se ora passiamo a confrontare la situazione italiana con quelle di altri paesi industriali, possiamo notare (…) come il nostro mercato delle emissioni mobiliari abbia occupato in questi ultimi anni, sia per dimensioni assolute sia se rapportato al livello del reddito nazionale, i primi posti della graduatoria internazionale; il chè è ancora più evidente se si limita l’ esame al solo comparto azionario, che vede l’ Italia al terzo posto per il quinquennio 1960-1965, dopo il Giappone e gli Stati Uniti (ma prima di questi ultimi in termini relativi””. (pag 266)”,”ITAE-102″
“FUA’ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”FUA’ Giorgio è titolare di politica economica in Ancona, dove è nato nel 1919 e dove insegna dal 1959, anno di fondazione della Facoltà di Economia e Commercio. Precedentemente ha insegnato a Pisa e ha lavorato come economista operativo, in particolare con MYRDAL all’ ONU e MATTEI all’ Eni. Ha fatto parto del Comitato tecnico-scientifico per la programmazione.”,”ITAE-215″
“FUÀ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”FUÀ Giorgio è nato nel 1919 ad Ancona ed è (1970) professore di politica economica in quella Università. Ha insegnato statistica economica a Pisa, e lavorato nell’ONU, nell’ENI, nel Consiglio della Programmazione. Burro o cannoni. Razionamento dei consumi. “”La storia è piena di casi in cui, dovendosi fronteggiare una penuria di certi prodotti, lo Stato vieta a ciascuno di consumarne più di una certa dose. Nell’ultima guerra mondiale il sistema ha avuto applicazione estesissima, sia per quanto riguarda il numero di paesi, sia per quanto riguarda la gamma dei consumi sottoposti a razionamento entro ciascun paese.”” (pag 64)”,”ITAE-303″
“FUÀ Giorgio ROSINI Emilio”,”Troppe tasse sui redditi.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAS-048-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Problemi dello sviluppo tardivo in Europa. Rapporto su sei paesi appartenenti all’OCSE.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”EURE-071-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAE-129-FL”
“FUBINI Mario PELLEGRINI Silvio VASOLI Cesare BATTAGLIA Salvatore PETROCCHI Giorgio PARATORE Ettore MARTELLOTTI Guido MIGLIORINI Bruno BUCK August JAEGER Nicola MARZOT Giulio GABRIELI Francesco FALLANI Giovanni BALDACCI Osvaldo VALLONE Aldo”,”Rileggendo “”La poesia di Dante”” di Benedetto Croce – La vita e la personalità di Dante – Dante e la tradizione poetica volgare dai provenzali ai guittoniani – Dante e i poeti del suo tempo – Filosofia e teologia in Dante – Introduzione alla teoria del poeta teologo – Gli influssi della spiritualità duecentesca – Il latino di Dante – Dante e i classici – Dante nella storia della lingua italiana – Gli studi sulla poetica e sulla retorica di Dante e del suo tempo – Il diritto al tempo di Dante – Dante e la Bibbia – Dante e l’Islam – Dante e le arti figurative – Problemi musicali danteschi – I recenti contributi di studio sulla geografia dantesca – Studi sulla fortuna e sulla storia dell’esegesi di Dante. (Parte prima)”,”BOSCO Umberto direttore, redazione: DI MARCANTONIO Amleto PASQUAZI Silvio ACCARDO Salvatore CANALIS Umberto COMES Salvatore FORTE Mario FRAJESE Attilio GRILLO Vincenzo LEPORE Oreste MAZZARACCHIO Nicola MAZZEO Antonio MOLAJOLI Bruno NAPOLITANO Tomaso PRISINZANO Emilio RISPOLI Guido “”Ma sentiamo ora le opinioni che Dante esprime nel ‘Convivio’. Siamo negli anni intorno al 1306: egli ha già sperimentato le amarezze dell’esilio e ha vagato per gran parte d’Italia, acquistando la persuasione di una fondamentale unità linguistica e culturale di essa: “”per le parti quasi tutte a le quali ‘questa lingua’ si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato”” (Conv. I, III, 4). Esisteva già una “”lingua d’Italia””? No certo, nel senso di “”idioma relativamente uniforme””; sì, nel senso di una certa comunanza geografico-etnica, virtualmente disposta a costituire una unità linguistica. Si pensi al significato che Dante dà (Inf., V, 64) a ‘favella’ nel verso in cui chiama Semiramide “”imperatrice di molte favelle””, cioè di molte nazioni. Dante poi si lagna (Conv., I, IX, 2-5) del disinteressamento che la “”nobile gente”” mostra per le lettere, perché queste esigono la conoscenza del latino, il quale è caduto in mano di gente mercenaria: ben altra cosa sarebbe se esse fossero in volgare”” (pag 139) [‘Dante nella storia della lingua italiana’, di Bruno Migliorini]”,”ITAG-248″
“FUCCI Franco”,”Novecento. Morte di un Savoia.”,”Franco Fucci (Brescia, 1920) giornalista professionista, è stato caporedattore di vari quotidiani tra cui ‘Il Giorno’. Studioso di storia italiana ha pubblicato per Mursia ‘Ali contro Mussolini’, ‘Spie per la libertà’, ‘Le polizie di Mussolini’, ‘Emilio De Bono e Radetzky a Milano’.”,”BIOx-049-FV”
“FUCHIDA Mitsuo OKUMIYA Masatake”,”Midway. The Battle That Doomed Japan. The Japanese Navy’s Story.”,”””The distinguished American naval historians, Professor Samuel E. Morison, characterizes the victory of United States forces at Midway as “”a victory of intelligence””. In this judgment the author fully concurs, for it is beyond the slightest possibility of doubt that the advance discovery of the Japanese plan to attack was the foremost ingle and immediate cause of Japan’s defeat. Viewed from the Japanese side, this success of the enemy’s intelligence translates itself into a failure on our own part – a failure to take adequate precautions for guarding the secrecy of our plans. Had the secret of our intent to invade Midway been concealed with the same thoroughness as the pan to attack Pearl Harbor, the outcome of this battle might well have been different. But it was a victory of American intelligence in a much broader sense than just this. Equally as important as the positive achievements of the enemy’s intelligence on this occasion was the negatively bad and ineffective functioning of Japanese intelligence. This was eloquently illustrated by the Naval General Staff’s persistent misestimate, maintained until the very eve of battle and communicated to the advancing Japanese forces, that an American task force was operating in the Solomons area, strongly implying that the enemy had no suspicion of the impending Japanese attack on Midway. Nor was Combined Fleet’s intelligence a great deal better. For despite the unusual enemy activity noted in the Hawaii area around 30 May – 1° June, Combined Fleet did not consider it a serious enough sign of enemy counter-preparations to warrant warning the Nagumo Force. Another fundamental cause of the Midway defeat was the faulty basic planinng of the operation. The most striking and obvious error in this regard was the manner in which the various naval forces were disposed. Here the plannes indulged in one of their favorite, and in this case fatal, gambits – dispersion. Instead of massing what could easily have been the most formidable single naval task force ever seen, Combined Fleet chose to scatter its forces, reducing them thereby to comparative feebleness. Strategically, the Aleutian arm of this dispersion was unimportant since it aimed only at destroying U.S. installations, occupying for a short time and then abandoning these northern islands. Tactically, the objective of the Northern Forces was to effect a diversion to the main thrust at Midway, but to sacrifice the sure advantage of a concentrated strength for the dubious advantage of a diversion that might not – and actually did not – work was unjustifiable, beyond question. But the dispersion was not limited merely to the main slit of forces between the Aleutians and Midway; there was a further dispersion of forces within each of these two sectors”” (pag 232-233) ‘L’illustre storico navale americano, il professor Samuel E. Morison, definisce la vittoria delle forze statunitensi a Midway come “”una vittoria dell’intelligence””. L’autore concorda pienamente con questo giudizio, poiché è al di là di ogni dubbio che la scoperta anticipata del piano di attacco giapponese sia stata la principale, unica e immediata causa della sconfitta del Giappone. Dal punto di vista giapponese, questo successo dell’intelligence nemica si traduce in un fallimento da parte nostra, nell’incapacità di prendere adeguate precauzioni per salvaguardare la segretezza dei nostri piani. Se il segreto della nostra intenzione di invadere Midway fosse stato nascosto con la stessa scrupolosità dell’attacco a Pearl Harbor, l’esito di questa battaglia avrebbe potuto essere diverso. Ma è stata una vittoria dell’intelligence americana in un senso molto più ampio di questo. Altrettanto importante quanto i risultati positivi dell’intelligence nemica in questa occasione fu il funzionamento negativo e inefficace dell’intelligence giapponese. Ciò fu eloquentemente illustrato dalla persistente stima errata dello Stato Maggiore della Marina, mantenuta fino alla vigilia della battaglia e comunicata alle forze giapponesi in avanzamento, secondo cui una task force americana stava operando nell’area delle Salomone, suggerendo fortemente che il nemico non aveva alcun sospetto dell’imminente attacco giapponese a Midway. Né l’intelligence della flotta combinata era molto migliore. Infatti, nonostante l’insolita attività nemica notata nell’area delle Hawaii intorno al 30 maggio – 1° giugno, la Flotta Combinata non la considerò un segno abbastanza serio di contropreparativi nemici da giustificare l’allarme della Forza navale di Nagumo. Un’altra causa fondamentale della sconfitta delle Midway fu l’errata pianificazione di base dell’operazione. L’errore più evidente ed evidente a questo riguardo fu il modo in cui furono disposte le varie forze navali. Qui i piani si abbandonarono a uno dei loro stratagemmi preferiti, e in questo caso fatali: la dispersione. Invece di ammassare quella che avrebbe potuto facilmente essere la più formidabile task force navale mai vista, la Flotta Combinata scelse di disperdere le sue forze, riducendole così a una relativa debolezza. Strategicamente, il braccio aleutino di questa dispersione non era importante poiché mirava solo a distruggere le installazioni statunitensi, occupando per un breve periodo e poi abbandonando queste isole settentrionali. Tatticamente, l’obiettivo delle Forze del Nord era quello di effettuare una deviazione verso l’attacco principale a Midway, ma sacrificare il sicuro vantaggio di una forza concentrata per il dubbio vantaggio di una deviazione che avrebbe potuto – ma in realtà non ha funzionato – era ingiustificabile, fuori da ogni discussione. Ma la dispersione non si limitò semplicemente alla principale separazione di forze tra le Aleutine e le Midway; c’è stata un’ulteriore dispersione di forze all’interno di ciascuno di questi due settori'”,”QMIS-045-FSD”
“FUCHS Harald P.”,”Dietro Weimar. Il partito nazionalsocialista nelle concezioni politiche e militari di Kurt von Schleicher.”,”SCHLEICHER era un militare al servizio della politica. Era un aristocratico ambizioso e vittima dell’ illusione di riuscire a neutralizzare il nazismo asservendolo all’ ideale di stato monarchico-prussiano.”,”GERG-031″
“FUCHS Walter R.”,”La matematica moderna illustrata.”,”Walter Robert Fuchs era un divulgatore scietifico americano-tedesco. Nascita 18/03/1937 Priceton, New Jersey, Stati uniti. Morte 21/07/1976 Monaco di Baviera.”,”SCIx-312-FL”
“FÜCHTNER Hans”,”Die brasilianischen Arbeitergewerkschaften, ihre Organisation und ihre politische Funktion.”,”FÜCHTNER Hans (Ulm, 1940-)”,”AMLx-145″
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca.”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. Resistenza contro il nazismo. “”C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi”” “”In fondo è solo una storia breve, questa del poliziotto Jaroslav Hora. E ci trovi una storia di un uomo completo. La regione di Radnice. Un angolo sperduto del paese. Una regione bella, triste e povera. Il padre fa il vetraio. La vita è dura. La fatica quando c’è lavoro, e la miseria quando viene la disoccupazione, che qui è cosa stabile. Quando ti fa piegare sulle ginocchia oppure ti fa alzare nel sogno di una vita migliore, nella fiducia in essa, nella lotta per essa. Il padre ha scelto la seconda soluzione. E’ diventato comunista. Il giovane Jarda pedala tra i ciclisti nella manifestazione del 1° maggio, con un nastro rosso attorcigliato alla ruota. Non l’ha scordato ancora. Lo porta con sé, senza saperlo con precisione, in qualche posto nel suo intimo, durante l’apprendistato da tornitore nell’officina Skoda, dove comincia a lavorare. La crisi, la disoccupazione, la guerra, la prospettiva d’un lavoro, il servizio nella polizia. Non so che cosa faccia in questo momento il nastro rosso dentro di lui. Forse è aggomitolato in qualche posto, posato lì, forse mezzo dimenticato, ma non perduto. Un giorno il giovane è assegnato al servizio di Pankrac. Non ci viene volontariamente come Kolinsky con un compito determinato già in precedenza da lui. Esamina il campo d’azione. Valuta le proprie forze. Il volto gli si turba riflettendo intensamente da dove cominciare e come cominciare nel modo migliore! Non è un professionista politico. E’ un semplice figlio del popolo. Ma ha l’esperienza del padre. Ha un nucleo solido intorno a cui si accumulano le sue decisioni. Ed ecco la presa di decisione. Dalla crisalide raggrinzita viene fuori un uomo. Ed è un uomo interiormente bello, puro quanto raro, sensibile, timido e tuttavia virile. Rischia tutto quello che più è necessario. C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi. Farà le cose piccole e le cose grandi. Lavora senza gesti, piano, con prudenza, ma senza paura. Tutto ciò gli riesce perfettamente evidente. In lui è imperativo categorico. Deve esser fatto così, a che servono allora le parole? E, per parlare propriamente, è tutto. E’ la storia completa di un personaggio che oggi può segnare al suo attivo parecchie vite umane salvate. Parecchie persone vivono e lavorano fuori perché un uomo a Pankrac ha compiuto il suo dovere di uomo. Loro lo ignorano e lui le ignora. Come ignora Kolinsky. Vorrei che gli altri potessero riconoscerli dopo. Kolinsky e Hora hanno trovato qui, molto presto, la via che li conduceva l’uno verso l’altro. E questo ha moltiplicato le loro possibilità. Ricordateli come esempio… Come l’esempio di uomini che hanno la testa al posto giusto. E il cuore prima di tutto”” (pag 95-96)”,”GERR-001-FF”
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca. (1943)”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. “”E l’uomo in questo terrore? Vive. E’ incredibile, ma vive, mangia, dorme, ama, lavora, e pensa anche a mille cose che non hanno nulla a che fare con la morte. Forse un fardello terribile gli sta sulla nuca, ma egli lo porta senza abbassare la testa e senza cadere sotto il suo peso”” (pag 76)”,”GERR-001-FGB”
“FUCINI Renato”,”Le veglie di Neri.”,”Renato Fucini (Monterotondo Marittimo, Grosseto, 1843 – Empoli 1921) rappresentante della letteratura toscana dell’Ottocento, è noto come novelliere. Tra le sue opere ‘Napoli a occhio nudo’ (1877).”,”VARx-123-FV”
“FUCINI Renato (Neri Tanfucio)”,”Tutti gli scritti.”,”Contiene il testo ‘Napoli a occhio nudo’ (1877) Lettere a un amico (pag 337-349); Dove si parla della popolazione (pag 350-367) (le contraddizione di una città e del suo popolo) “”S’io ti dovessi dipingere i colori del camaleonte o disegnarti le forme di Proteo, in verità mi sentirei meno imbrogliato che a darti una netta definizioe di quello che mi è sembrato essere il carattere di questo popolo. È così instabile, così pieno di contraddizioni; si presenta sotto tanti e così disparati aspetti dagli infitini punti di vista da cui può essere osservato, che su le prime è impossibile raccapezzarsi. Ad un tratto ti sembreranno ingenue creature e ti sentirai portato ad amarle; non avrai anche finito di concepire questo sentimento, che ti appariranno furfanti matricolati. Ora laboriosissimi per parerti dopo accidiosi, talvolta sobri come Arabi nel deserto, tal altra intemperanti come parassiti; audaci e generosi in un’azione, egosti e vigliacchi in un’altra. Passano dal riso al pianto, dalla gioia più schietta all’ira più forsennata, con la massima rapidità, per modo che in un momento li crederesti deboli donne e fanciulli, in un altro, uomini in tutto il vigore della parola; insomma, la loro indole onn saprei n massima definirla, altro che con la parola: ‘anguilliforme’, poichè ti guizza, ti scivola così rapidamente da ogni parte che quando credi d’averla afferrata, allora proprio è quando ti scapola e ti lascia con tanto di naso e con le mani in mano. (…) La plebe sola, questa massa enorme di straccioni, in mezzo ai quali quasi si perdono e sembrano ospitalmente tollerati gli altri ceti, mi ha dato nell’occhio ed ho preso diletto ad osservarla, come ora mi divertirò a dirtene quello che me ne è sembrato, buttando da parte quella rancida lira che ogni rispettabile citrullo, capitando in questo paese, agguanta insatirito percantare il vieto inno di moda alla Sirena, senza capire che è tempo di smetterla, perchè di Grazielle, di chitarre e di Sirene se n’è detto già tanto che ora basta. Di tutte le plebi, in mezzo alle quali mi son ritrovato girellando per l’Italia, quella di Napoli è senza dubbio la più originale e la più grottesca di tutte. Basta guardare in viso questa gente per capire che son furbi come gatti; serve dare un’occhiata alle loro membra per ammirarne la eleganza delle proporzioni e per ridere del modo col quale le adoperano negli usi più comuni della vita. Allorchè parlano, la lingua è il membro che soffre minore attrito di tutti. Chiudono gli occhi, li riaprono e li battono come bertucce; sgualciscono le labbra; con le mani affettano l’aria in tutti i sensi; si scuotono, si torcono su la vita in modo che qualche volta la lingua si mette in riposo assoluto e conversano ed espremono i più riposti sentimenti dell’animo con un gergo tacito che chiamerei ‘semaforico’, corrugando la fronte, stralunando gli occhi e lavorando di braccia, di mani e di dita come allievi del più accreditato istituto dei sordomuti. (…) La dolcezza del clima favorisce la semplicità del vestiario e la perdita del pudore, per modo che io credo che la puntura del freddo potrebbe persuadere quelle giovinette a nascondere le loro nudità, ma il senso della vergogna mai. (…)”” (pag 351)”,”VARx-637″
“FUËG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes di J.F. Fuëg suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel.”,”Tesi Rubel: Marx teorico dell’ anarchismo”,”ANAx-115″
“FUEG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes, di J.F. Fuëg, suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel, di René Berthier.”,”””L’ affermazione di Maximilien Rubel concernente l’ “”anarchismo”” di Marx può suscitare immediatamente un rigetto violento che la lettura dell’ articolo sul libro di Bakunin, Stato e anarchia, nel Dizionario delle opere politiche (1), non ha diminuito. In effetti, il lettore che ha letto l’ opera di Bakunin ne trae l’ impressione che Rubel non ha trattenuto che i passaggi in cui il rivoluzionario russo parla di Marx. Si è dunque in diritto di interrogarsi sull’ opportunità di affidare a Rubel il compito di scrivere, su un’ opera di Bakunin, un articolo che conclude evocando il grande progetto non realizzato…di Marx, cosa che la dice lunga sul soggetto che è realmente trattato (il nome di Bakunin è citato 53 volte, quello di Marx 47 volte (non ho contato le citazioni e le note).”” (pag 26)”,”MADS-351″
“FUENTES Juan Francisco”,”Largo Caballero. El Lenin español.”,”FUENTES Juan Francisco è professore di storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid e autore di una decina di libri sulla Spagna contemporanea, tra cui una biografia del leader socialista Luis Araquistán in esilio e il ‘Diccionario politico y social del siglo XIX español’, di cui è stato uno dei due curatori. Oro di Mosca (pag 288)”,”MSPG-213″
“FUETER Eduard”,”Storia della storiografia moderna.”,”Storiografia umanistica in Italia, MACHIAVELLI, GUICCIARDINI, Storiogr umanistica durante Controriforma, storiogr umanistica in Europa e storiogr politica nazionale, Inghilterra e Scozia, Germania, Svizzera, Spagna, altri paesi, Hugo GROZIO, la storiografia indipendente dall’umanesimo fino all’ illuminismo, gesuiti, storiogr scoperte e etnografia, storiogr erudita moderna, storiogr illuminismo, VOLTAIRE, MONTESQUIEU, WINCKELMANN, MOSER, ROUSSEAU, storiogr romanticismo e liberalismo, HEGEL, NIEBUHR, RANKE, scuola narrativa, BARANTE, THIERRY, scuola lirico-soggettiva, MICHELET, CARLYLE, FROUDE, DROYSEN e la scuola prussiana, K. RITTER e la tendenza geografica, storiogr del liberalismo”,”STOx-015″
“FUETER Eduardo, rielaborazione italiana con aggiunte di Fausto NICOLINI”,”La storia del secolo XIX e la guerra mondiale.”,”Il crollo della preponderanza militare tedesca. (capitolo IV, pag 59) In una guerra breve manovrata avrebbero potuto prevalere i tedeschi, nella guerra lunga la superiorità degli alleati sarebbe venuta fuori. “”i fattori militari delle vittorie del 1866 e del 1870 erano stati principalmente questi: 1. che l’ esercito prussiano era effettivamente più numeroso di quelli degli avversari; 2. che fu mobilitato infinitamente più presto; 3. che era molto meglio armato e preparato; 4. che, per un complesso molto straordinario di circostanze, ebbe fin dal primo momento successi così definitivi (la guerra del 1870 fu risoluta in poco più di un mese) che ai nemici mancò perfino il tempo di far valere la loro indiscutibile superiorità marittima. E certamente, se codesto complesso di circostanze si fosse ripresentato nel 1914, se cioè i francesi avessero commessi tali errori da far riuscire pienamente l’ offensiva dell’ agosto, la Germania avrebbe potuto fruir per la terza volta dei vantaggi del 1866 e del 1870.”” (pag 59) “”La maggiore rapidità di mobilitazione, utilissima, senza dubbio, in una breve guerra manovrata, non giovava più a nulla in una lunga guerra di posizioni””. (pag 60) “”Guerra lunga significava , infine, per l’ Intesa poter far valere sempre più la sua indiscutibile superiorità marittima. Di tutti i suoi vantaggi codesto era forse il più prezioso.”” (pag 61)”,”QMIP-051″
“FUETER Edoardo”,”Storia del sistema degli Stati europei dal 1492 al 1559.”,”Esemplare n° 231 su 1500 esemplari numerati Firma ex-proprietario, note a margine a matita Contiene una vasta bibliografia. Teoria equilibrio. “”Nella prassi politica soprattutto degli Stati italiani, invece che il principio degli interessi nazionali predominava quello dell’ equilibrio. L’ alleanza di tutti gli Stati italiani contro i barbari era un’utopia; realizzabile invece era il piano di non permettere a nessuno dei gruppi degli Stati concorrenti all’ egemonia sull’ Italia, di divenire così potente che gli Italiani in mezzo ai due rivali non potessero almeno conservare una mezza indipendenza. La politica degli Stati medi italiani consisteva di solito nell’ unirsi alla grande potenza più debole per controbilanciare, in unione a questa, lo Stato più forte e impedirgli la formazione di un’ “”egemonia mondiale””. Gli Stati medi italiani usavano a questo fine, di fronte alla lotta delle grandi potenze per l’ Italia, lo stesso metodo che prima avevano usato per la regolazione della situazione italiana.”” (pag 69)”,”EURx-233″
“FUGARDI Antonino”,”Storia delle Olimpiadi.”,”L’A è un giornalista. I promotori della cultura sportiva: Arnold in Inghilterra, Ring in Svezia e Jahn in Germania. “”Indiscutibilmente il merito va a Thomas Arnold (1795-1842) che fu il fondatore della “”pedagogia sportiva”” cui successivamente si ispirarono altri educatori. Era un pastore anglicano che, rimanendo fortemente impressionato dallo spirito di prepotenza e dalla passione per l’ alcool ed i giuochi d’ azzardo diffusi tra la gioventù inglese, propose e attuò nelle scuole l’ insegnamento e la pratica delle discipline agonistiche. Attraversi i giochi di squadra egli risvegliava nei discepoli lo spirito di associazione; nelle gare individuali rafforzava la coscienza della personalità. A lui si deve l’uso di una parola che ormai è diventata famosa: sport. Questa parola, nella sua traduzione letterale, significa “”passatempo””, “”diporto””, e tale era infatti o scopo prefissosi dall’ Arnold: educare divertendo, secondo la concezione di Vittorino da Feltre. Ma oggi il suo signifcato è assai più ampio. Arnold ebbe numerosi seguaci. Il più autorevole fu Thomas Hugues che nel 1857 pubblicò un fortunatissimo libro “”Tom Brown’s school days”” (…). A tale movimento in favore dell’ educazione fisica diedero un particolare contributo gli svedesi e i tedeschi.”” (pag 58-59)”,”STOS-127″
“FUGAZZA Mariachiara GIGLI-MARCHETTI Ada a cura”,”Manfredo Camperio. Tra politica, esplorazioni e commercio.”,”M. Fugazza redattrice della rivista ‘Storia in Lombardia’. Ha dedicato diversi lavori alla figura e all’opera di Cattaneo. A. Gigli-Marchetti, insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. ‘Manfredo Camperio (Milano, 30 ottobre 1826 – Napoli, 29 dicembre 1899) è stato un politico, geografo e patriota italiano. Nato in una famiglia numerosa e benestante, fu il decimo e ultimo figlio di Francesca Ciani e Carlo Manfredo. Durante la sua vita, Camperio si distinse in vari campi: Attivismo politico e patriottico: A 14 anni, fu inviato in collegio a Dresda e a 18 anni a Graz. Tornato a Milano, entrò in contatto con i patrioti antiaustriaci e partecipò attivamente alle Cinque giornate di Milano nel 1848. Dopo essere stato arrestato e imprigionato, evase grazie ai rivoltosi e combatté al loro fianco. Successivamente, fu costretto all’esilio e viaggiò in Ungheria e Turchia, rientrando in Italia nel 1849 a seguito dell’amnistia. Esplorazioni geografiche: Nel corso della sua vita, Camperio compì numerosi viaggi in diverse parti del mondo. Visitò l’Inghilterra, l’Australia, l’India e soprattutto l’Africa (Tripolitania, Cirenaica ed Eritrea). Durante un viaggio in Alsazia nel 1867, conobbe Jules Siegfried e sua sorella Marie, che sposò nel 1871. Carriera militare: Nel 1859, partecipò alle campagne militari contro l’esercito austriaco, arruolandosi nell’esercito sabaudo. Salì rapidamente di grado e nel 1863 fu nominato capitano e aiutante di campo dal generale Manfredo Fanti. Vita familiare: Dal suo matrimonio con Marie Siegfried nacquero quattro figli: Fanny (1872-1890), Filippo detto Pippo (1873-1945), Giulio (1874-1896) e Sita (famosa per aver fondato la prima scuola infermieristica in Italia). Manfredo Camperio fu un personaggio rappresentativo dell’alta borghesia milanese dell’età risorgimentale, la cui vita avventurosa e multifaceted lasciò un’impronta significativa nella storia italiana’ (f. copil.)”,”BIOx-027-FSD”
“FUGENZI Manuela”,”Il mito del benessere, 1981-1990.”,”Manuela Fulgenzi è photo-editor e ricercatrice iconografica.”,”FOTO-098″
“FUGGER Karl”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaftsbewegung. Eine kurzgesaßte Darstellung.”,”Karl Fugger, geb. 1897, arbeitete als Klempner, bis er 1918 eingezoge wurde. 1919 wurde er Mitglied der KPD. Von 1919 bis 1932 war er in verschiedenen Funktionen und mit Unterbrechungen als hauptamtlicher Funktionär der KPD tätig. Fugger starb am 24.12.1966 in Berlin (DDR). Vorwort, Einleitung, Note, Mitgliederzahlen der deutschen Gewerkschaftsbewegung, Die Kongresse der deutschen Gewerkschaften, Literaturverzeichnis, Personen – Register, Sachregister, Archiv-drucke 6, Tabelle prefazione introduzione, note, cronologia (date dei congressi sindacali), bibliografia, indice nomi, argomenti”,”MGEx-041-FL”
“FUGIER André direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 4°. La Revolution francaise et l’empire napoleonien.”,”FUGIER è professore alla Facoltà di Lettere di Lione.”,”RAIx-049 RAIx-089″
“FUGIER André”,”La rivoluzione francese e l’ impero napoleonico, 1789-1815.”,”””Con il taglio dell’ istmo di Suez, il Mediterraneo diventa la grande via del commercio internazionale non soltanto con l’ Estremo Oriente, ma anche con l’ India e il grande arcipelago dell’ Asia sud-orientale. In questo avvenimento, la cui portata per la storia del mondo è considerevole, la parte avuta dalle iniziative personali è preminente. Certo dopo il 1830 i sansimoniani avevano insistito sull’ importanza di un’ impresa che Colbert aveva già intravisto””. (pag 381)”,”RAIx-151″
“FUJIMOTO Makoto; TAKAHASHI Koji”,”What is Japanese Long-Term Employment System? Has it Vanished? / Polarization of Working Styles: Measures to Solve the Polarization and New Category of Regular Employees.”,”M. Fujimoto, Senior Researcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Industrial Sociology; Koji Takahashi, Vice Senior Resarcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Non-regular employment”,”STAT-569″
“FUKUOKA Masanobu”,”Die Suche Nach Dem Verlorenen Paradies. (La ricerca del paradiso perduto)”,”Masanobu Fukuoka, 1913 in einem kleinen Dorf auf der Insel Shikoku in Süd-japan geboren, machte im Anschiuß an seine Schulzeit eine Ausbildung als Pflanzenpathologe.”,”ASGx-008-FL”
“FÜLBERTH Georg”,”Die Wandlung der deutschen Sozialdemokratie vom Erfurter Parteitag 1891 bis zum Ersten Weltkrieg.”,”‘Hefte zum Geschichts-und Sozialkundeunterricht’ a cura di Wilfried Frhr. von BREDOW Frank DEPPE Georg FÜLBERTH Reinhard KÜHNL Hans Karl RUPP redazione di Horst ERMEL”,”MGEx-089″
“FÜLBERTH Georg”,”Il marxismo di Mehring.”,”””Mehring è uno dei pochi discepoli di Marx e Engels, sul cui lavoro conosciamo il giudizio di uno dei classici: quello di Friedrich Engels. Il 16 marzo 1892 Engels scrive in una lettera ad August Bebel: “”Ho letto ora anche la ‘Lessing-Legende’ di Mehring in ‘Die Neue Zeit’ che mi ha molto rallegrato. E’ veramente un lavoro eccellente. Avrei motivato o sfumato diversamente alcune cose, ma nell’insieme ha colpito proprio il bersaglio. E’ davvero una gioia vedere come la concezione materialistica della storia, dopo esser stata da vent’anni generalmente denigrata come frase fatta roboante nei lavori dei giovani membri del partito, cominci finalmente ad essere usata per quello che realmente era: una guida allo studio della storia. Sotto questo aspetto Kautsky ed Ede (2) hanno prodotto cose pregevoli, ma Mehring ha studiato con maggiore precisione il suo argomento specifico, il risvolto prussiano della storia tedesca; ed ha inoltre una visione più libera e soprattutto un modo di esprimersi più sicuro e preciso (3). L’anno successivo Engels scriveva, allo stesso Mehring, una lettera divenuta famosa, per la sua esposizione della concezione materialistica della storia: “”(…) Sulla rimanente parte del libro posso solo ripetere quanto ho già detto sugli articoli, quando apparvero in ‘Die Neue Zeit’: essa è di gran lunga la migliore rappresentazione della genesi dello stato prussiano che esista, posso proprio dirlo, l’unica buona, tra tutte, che sviluppa in modo giusto le interdipendenze fino nei particolari (…)”” (4). Negli anni dal 1893 al 1898 Mehring lavorò alla sua grande ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’, che ebbe quattro edizioni già prima della prima guerra mondiale. Negli anni seguenti Mehring realizzò un progetto, già tracciato da Engels, pubblicando in tre volumi una raccolta degli scritti giovanili reperibili di Marx e Engels, volumi che completò per un quarto con le lettere di Lassalle a Marx e Engels (5). Questa famosa “”pubblicazione degli inediti”” rese per la prima volta accessibile al movimento operaio la tesi di laurea di Marx, i suoi articoli come redattore capo della ‘Rheinische Zeitung’, i saggi di Marx e Engels dai ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, gli articoli dal parigino ‘Vorwärts’, lo scritto polemico steso unitamente da Marx e Engels contro i fratelli Bauer e lo scritto giovanile del periodo hegeliano ‘La sacra famiglia’, gli articoli di Marx e Engels da riviste tedesche e dalla ‘Deutsche Brüsseler Zeitung degli anni 1845-1847; infine una raccolta di lavori particolarmente importanti di Marx e Engels dalla ‘Neue Rheinische Zeitung’ degli anni della rivoluzione del 1848-49 e dalla postrivoluzionaria ‘Neue Rheinische Zeitung. Politisch-Oekonomische Revue”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(2) Si intende Eduard Bernstein (1850-1932); (3) Marx-Engels, Werke, Berlin, 1956-71, vol. 38, p. 308 (MEW); (4) MEW, vol. 39, p. 98; (5) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle, Stuttgart, 1902] (pag 217-218-219) “”La profonda conoscenza dei problemi fondamentali della concezione materialistica della storia e la sua sicurezza di principi fecero sì che Franz Mehring si trovasse ad appartenere fin dall’inizio (in occasione del diverbio iniziato nella socialdemocrazia tedesca da Eduard Bernstein sin dal 1897 con il suo attacco antimarxista), a quel gruppo di teorici designati fin dall’inizio come marxisti “”ortodossi””, e che più tardi divenisse uno dei capi dell’ala sinistra della socialdemocrazia tedesca e co-fondatore del partito comunista. Mehring riuscì soprattutto ad evitare l’errore di derivare meccanicisticamente il fenomeno delle sovrastrutture dalla base economica, contro il quale era stato messo in guardia dalla lettera di Engels a lui diretta nel luglio 1893 sulla ‘Leggenda di Lessing’. In essa Engels aveva scritto tra l’altro: “”(…) Del resto manca ancora solo un punto, che però, anche nelle questioni tra me e Marx, non è stato sufficientemente messo in evidenza, e del quale abbiamo la stessa responsabilità: infatti noi tutti abbiamo posto e ‘dovuto porre’ dapprima l’accento principale sulla ‘derivazione’ dei concetti politici, giuridici e in generale ideologici e sulle azioni derivate da questi concetti, da dati di fatto economici fondamentali. Qui abbiamo trascurato il lato formale per quello sostanziale: il modo e la maniera in cui vengono alla luce questi concetti (…). Questo lato della questione, che qui posso solo accennare, io credo che l’abbiamo tutti trascurato più di quanto non meritasse. E’ la vecchia storia: all’inizio si trascura sempre la forma per il contenuto (…)”” (16)”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(16) Mew, vol. 39, pp 96, 98] (pag 221)”,”MEHx-069″
“FÜLBERTH Georg”,”Friedrich Engels.”,”Georg Fülberth, Dr. phil. Jg. 1939 von 1972 bis 2004 Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Kapitalismus’, ‘Sozialismus’, ‘Marxismus’ (collana Basis). Contiene il capitolo 10. ‘Engels’ Renegaten’ (I rinnegati di Engels) in cui si fanno i nomi di Ferdinand Freiligrath, Adolf Cluss, Victor Tedesco, Johannes Miquel, Gabriel Deville, Lothar Bucher, Eduard Bernstein …”,”MAES-203″
“FÜLBERTH Georg”,”G Strich – Kleine Geschichte des Kapitalismus.”,”Georg Fülberth, Dr. phil., 1939. War Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Publiziert regelmäßig in Frankfurter Rundschau, Freitag, Konkret und anderen Zeitungen und Zeitschriften.”,”ECOI-157-FL”
“FULLER F.C. major general”,”The Conduct of War, 1789-1961. A Study of the Impact of the French, Industrial, and Russian Revolutions on War and Its Conduct.”,”Clausewitz, grande strategia e centro di gravità. “”Strettamente legata con la concezione di Clausewitz della grande strategia è la sua teoria del centro di gravità, che indica quell’ organismo del nemico – militare, politico, sociale, ecc., – che se fosse distrutto, o battuto, l’ intera struttura del potere nazionale collasserebbe. E’ una delle più importanti teorie di Clausewitz, perché regola il grande disegno strategico di una guerra. “”Individuare questi “”centra gravitatis”” nella potenza militare del nemico, scrive, “”riconoscere le loro sfere d’ azione è… un supremo atto di giudizio strategico (II, p. 355).”” (pag 67-68) Pressione demografica cinese sulla frontiera russa. “”Mentre la Russia non ha mai sofferto una carenza di territorio per la sua crescente popolazione, demograficamente la Cina è un paese saturo, e deve o espandere o esplodere. La prima ha una popolazione di 210 milioni su circa 8 milioni e 600 mila miglie quadrate di territorio, la seconda ha circa 680 milioni su 3 milioni e 760 mila miglia quadrate. Inoltre, la popolazione della Cina sta aumentando ad un tasso annuale di 12 milioni, ovvero circa 4 volte quella dell’ URSS.”””,”QMIx-133″
“FULLER J.F.C., Major-General”,”Decisive battles of the Western World and their influence upon history. Volume Three: From the American Civil War to the End of The Second World War.”,”””Erano queste caratteristiche, coraggio, eterodossia, e discrezione – unite al successo, che fecero di Pilsudski una figura leggendaria. Il giorno prima della sua morte, il 12 maggio 1935, egli si volse al generale Smigly-Rydz e gli disse: “”Essere sconfitti e non arrendersi è vittoria, vincere e restare sugli allori è disfatta””. La prima parte di questa sentenza è la sintesi della sua capacità militare. (pag 341) “”Tukhachevski una volta disse a Fervacque: “”L’ esercito russo non è come il vostro – il francese. E’ un’ orda, e la sua forza è quella di un’ orda. Seppure queste parole furono pronunciate durante la guerra mondiale, esse sono ugualmente applicabili alla campagna del 1920, perché l’ esercito che fronteggiava Pilsudski non era niente di più di un’ orda di contadini – la cui sola aspirazione era quella di tornare a casa – permeati da un numero relativamente piccolo di rivoluzionari fanatici””. (pag 341)”,”QMIx-137″
“FULLER J.F.C.”,”La conduite de la guerre de 1789 à nos jours. Etude des répercussions de la Révolution francaise, de la révolution industrielle et de la révolution russe sur la guerre et la conduite de la guerre. (Tit.orig.: The Conduct of War)”,”La guerra russo-polacca del 1920, Lenin e il trattato di Versailles. “”Comme la guerre civile s’arrêtait, les forces d’intevention furent rappelées, mais les troubles continuèrent en Russie. Le 25 avril 1920, les Polonais, sous le commandement du maréchal Pilsudski, marchèrent sur Kiev et furent ramenés sur Varsovie où, du 16 au 25 août, le général bolchevik Mikhaïl Toukhatchevski fut mis en déroute: l’Europe centrale fut sauvée d’une invasion soviétique. Lord d’Abernon, ambassadeur d’Angleterre en Allemagne de 1920 à 1926, a intitulé son histoire de la campagne: ‘The Eighteenth Decisive Battle of the World’ (“”La 18° Bataille décisive du Monde””), qui n’exagère nullement son importance, car, si la Pologne avait succombé, il n’y avait rien qui pût empêcher les hordes de Toukhachevski de pénétrer en Allemagne. Le commentaire ci-après de Lénine montre clairement que c’était son but final: “”En attaquant la Pologne, nous attaquons les Alliés; en écrasant l’armée polonaise, nous écrasons le traité de Versailles sur lequel repose tout le système des relations internationales actuelles””. “”La Pologne eût-elle été soviétisée (…), le traité de Versailles aurait été résilié, et le système édifié sur la victoire sur l’Allemagne aurait été détruit aussi””. Le 1er octobre 1920, un armistice fut conclu entre la Pologne et la Russie, et, le 18 mars de l’année suivante, la paix fut signée à Riga.”” (pag 264)”,”QMIx-174″
“FULLER Graham E. LESSER Ian O.”,”Geopolitica dell’Islam. I paesi musulmani, il fondamentalismo. l’Occidente.”,”Fuller e Lesser analisti di questioni mediterranee sono anche autori di ‘Turkey’s New Geopolitics’.”,”VIOx-023-FL”
“FÜLÖP-MILLER R.”,”Il volto del bolscevismo.”,”Etica del bolscevismo. Questione morale borghese morale rivoluzionaria. Lenin, Preobrazhenskij. “”””Noi ripudiamo””, disse Lenin in un discorso ai giovani, “”ogni moralità che proceda da idee soprannaturali o estranee alle concezioni di classe. Per noi la moralità è subordinata in tutto e per tutto agli interessi della lotta di classe; morale è tutto ciò che è necessario per l’ annientamento della vecchia società sfruttatrice e per l’ unificazione del proletariato; la nostra moralità consiste perciò soltanto nella rigida disciplina e nella lotta cosciente contro gli sfruttatori. Noi non crediamo nei principii eterni della morale, e smaschereremo questa frode. La morale comunista s’identifica con la lotta per il consolidamento della dittatura proletaria””. E Preobraschenski, uno scolare e seguace di Lenin, ha radunato in un suo scrito tutte le più importanti “”Norme morali e di classe del bolscevismo””, ed è caratteristico che l’ oera sia dedicata a Dzerzisnki, il capo della Ceka.”” (pag 315) Da R. Pertici, Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l’itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943): “”Con queste convinzioni Cantimori cominciò a guardare con curiosità e interesse alla Russia sovietica (era la Russia del primo piano quinquennale): probabilmente una recensione di Croce gli segnalava il volume di René Fülöp-Miller del 1926 su Geist und Gesicht des Bolschewismus, poi tradotto nel 1931 da Malaparte, ma in modo incompleto e riassuntivo (CS, 138; Storici, 355); lesse con attenzione le corrispondenze dalla Russia che lo stesso Malaparte, direttore della Stampa, inviò al suo giornale nell’estate del 1929, condividendone la critica ad ogni visione di una Russia separata, o contrapposta all’Occidente europeo; anche l’eterodossa Technique du coup d’État dello scrittore toscano pubblicata a Parigi nel 1931 attirò la sua attenzione. [106] La rec. di Croce a R. Fülöp-Miller, Geist und Gesicht des Bolschewismus. Darstellung und Kritik des kulturellen Lebens in Sowiet Russland (Wien, 1926), comparsa sulla Critica nel 1926, è ora in Croce, Nuove pagine sparse, II, 249-251″,”RIRO-317”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”L’A insegna all’Univ di Siena. Ha scritto pure un ‘Dizionario dei termini di geografia umana’ (1978), e un ‘Lessico di geografia economica’ (1995).”,”SCIx-008″
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-002-FL”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia umana.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-003-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna. Massimo Parodi è professore associato di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Da qualche anno, con Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, dirige la rivista di storia della filosofia medievale ‘Doctor Virtualis’, che compare in rete e su carta. Tra le sue opere, ricordiamo: Scienza e tecnica nel Medioevo in La Storia, Il conflitto dei pensieri, Studio su Anselmo d’Aosta, Tra le due rupi, La logica della trinità nella discussione tra Roscellino, Anselmo e Abelardo.”,”FILx-051-FL”
“FUMAGALLI Andrea MEREGALLI Roberto MANUNTA Marco PASQUALI Armando”,”Non è vero. I dogmi del neoliberismo alla prova dei fatti.”,”Andrea Fumagalli, professore di economia politica e teoria dell’impresa all’Università di Pavia, si occupa di tematiche relative alle trasformazioni del mercato del lavoro, innovazione tecnologica e del ruolo della moneta nelle economie capitalistiche. Roberto Meregalli, lavora a Milano, ha guidato la Campagna Stop Millennium Round, (Campagna contro l’avvio del ciclo di negoziati denominato Millennium Round) da Seattle a Doha, nell’ambito della Rete di Lilliput. Marco Manunta, magistrato presso il Tribunale di Milano dal 1977, è autore di libri, ricerche, saggi in tema di rapporti fra diritto internazionale e diritti civili dei cittadini. Armando Pasquali, lavora a Milano nel campo della comunicazione d’impresa. Si occupa da tempo di economie e politiche agro-alimentari e di sistemi agricoli alternativi, con particolare riguardo ai paesi del Sud del mondo.”,”ECOI-147-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Cristiani in armi. Da Sant’Agostino a Papa Wojtyla.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna.”,”RELC-041-FL”
“FUMAGALLI Lucio DI CIOCCIO Pierluigi”,”L’Outsourcing e i nuovi scenari della terziarizzazione. La centralità delle persone nelle aziende di servizi.”,”Lucio Fumagalli, Partner Associato di Accenture, è uno dei fondatori della organizzazione dedicata ai servizi di outsourcing ed uno dei massimi esperti italiani sui temi del personale connessi ai progetti di terziarizzazione delle imprese. É responsabile del team che all’interno di Accenture segue le attività di realizzazione delle soluzioni di outsourcing ed ha diretto progetti di carattere nazionale ed internazionale. Pierluigi Di Cioccio, Manager di Accenture, ha svolto tutta la propria carriera professionale dedicandosi, in Italia e all’estero, ai progetti di trasferimento e accoglimento del personale con attenzione particolare ai temi della comunicazione, dell’organizzazione del lavoro e della realizzazio ne di nuovi modelli di gestione del personale, nell’ambito di iniziative di outsourcing,”,”ECOG-017-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Federico II. Ragione e fortuna.”,”L’autrice insegna Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Storia della filosofia medievale’ (2002, con M. Parodi) e ‘Il pensiero politico medievale’ (2004). Federico II di Svevia and Federico I il Barbarossa were both members of the Hohenstaufen dynasty and were related to each other. Federico II was the grandson of Federico I’s cousin, also named Federico1. Therefore, they were second cousins.”,”BIOx-019-FSD”
“FUMAGALLI-BEONIO-BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (Milano, 1933) è stata allieva di Mario Dal Pra e ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università degli Studi di Milano. Ha studiato in particolare il pensiero di Abelardo del XII e del pensiero etico-politico medievale. Ha pubblicato tra l’altro ‘La logica di Abelardo (1964). Massimo Parodi (Savona, 1948) ricercatore confermato (1989) al Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, si è occupato in particolare di filosofia naturale, della scienza medievale e della tradizione agostiniana. Ha pubblicato ‘Scienza e tecnica nel Medioevo’ (Vol. I, 1988 de ‘La Storia’) e ‘Tempo e spazio nel Medioevo’ (1981).”,”FILx-003-FSD”
“FUNARI Enzo LEONI Paolo SINI Carlo VECCHIO Sisto; a cura di Enzo FUNARI”,”L’ invidia.”,”FUNARI Enzo psicoanalista è professore ordinario di psicologia clinica presso l’ università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi tra cui ‘La conversazione’ e ‘Il falso Mozart’. “”Tutto posso perdonarti, non però il fatto che ci sei e che sei ciò che sei, anzi che “”io non sono te””. (Cartesio) (pag 66) “”L’invidia è un tema ampiamente trattato dalla mitologia, piena di storie emblematiche di coppie di genitori e figli oltre che di gemelli e di amici “”per la pelle”” che l’invidia trasforma in rivali mortali. Il motivo dominante della rivalità è il successo nelle sue forme più varie, dal potere all’amore, anche se nella forma certo degradata del possesso. Oltre all’ambizione e alla possessività, sono spesso associate l’avidità, la gelosia, l’impazienza, la rabbia, la distruttività, l’arroganza, il tradimento. “”Protagonista”” è un soggetto che non tollera di essere secondo, la “”sconfitta”” nel confronto con un ideale già ammirato e pieno “”di grazie””. Lo schema si ripete pressoché sempre uguale: un “”patto d’amore””, un vincolo di sangue e, o, di onore, si volge in odio e rancore, in morte e distruzione; da qui un velo di colpa e di vergogna avvolge l’invidia, evocando le grandiose scene luciferine, come afferma Girard, il “”peccato più difficile da confessare””, un vero e proprio “”tabù””.”” (pag 98)”,”VARx-261″
“FUNCK-BRENTANO Frantz”,”La Renaissance.”,”””Terminato nel 1514, il libro di Copernico fu ritoccato da lui, precisato, perfezionato fino all’ anno 1530, quando l’ autore vi mise mano per l’ ultima volta; e l’ opera non apparve stampata che nel 1543, a Norimberga. Tre anni prima, una lettera del suo discepolo, il matematico tedesco Georges Rheticus, aveva rivelato al mondo il nuovo sistema””. (pag 27)”,”EURx-139″
“FUNG YU-LAN a cura di Derk BODDE”,”Storia della filosofia cinese.”,”A pag 204: Nota sul concetto cinese di nazionalismo”,”CINx-032″
“FUNKE Manfred”,”Sanzioni e cannoni. Hitler Mussolini e il conflitto etiopico.”,”FUNKE Manfred è nato in Germania nel 1939. Docente di scienze politiche e di storia contemporanea all’ Università di Bonn, è redattore dei ‘Bonner Schriften zur Politik und Zeitgeschichte’ e collaboratore di riviste storico sociali.”,”ITAF-099″
“FURET Francois a cura; saggi di Bronislaw BACZKO Philippe BOUTRY Giorgio COSMACINI Sergio GIVONE Heinz-Gerhard HAUPT Stephane MICHAUD Sidney POLLARD Fabienne REBOUL-SCHERRER”,”L’ uomo romantico.”,”Saggi di Bronislaw BACZKO, Philippe BOUTRY, Giorgio COSMACINI, Sergio GIVONE, Heinz-Gerhard HAUPT, Stephane MICHAUD, Sidney POLLARD, Fabienne REBOUL-SCHERRER. Vengono affrontate alcune figure emblematiche: il borghese, il lavoratore, la donna, il maestro di scuola, il medico, il prete, l’ intellettuale ed il rivoluzionario. “”Mai salirò sullo stesso podio di Herzen, perché non credo che la nostra vecchia Europa possa ringiovanire per mezzo del sangue russo”” (pag 321) (Marx in una lettera a Engels, ndr)”,”STOS-094″
“FURET Francois, edizione italiana a cura di Massimo TERNI”,”Il laboratorio della storia.”,”FURET ha pubblicato nel 1973 in collaborazione con Denis RICHET ‘La revolution francaise’. Contiene il capitolo: ‘Israele e la sinistra francese. Il malinteso’ (pag 286) “”La breve guerra del 1956 – che, con l’ avanzare del tempo, continua a sembrarmi il principale errore della politica estera israeliana – inaugura pertanto, con una sorta di miracolosa cattiveria, la nuova immagine del popolo ebreo ad uso del mondo esterno. Immagine politica, che ne fa l’ alleato e il complice delle vecchie potenze coloniali. Ma anche immagine morale, che infrange lo stereotipo dell’ umiliazione e inventa la figura dell’ ebreo vincitore””. (pag 287)”,”STOx-088″
“FURET Francois”,”Marx et la revolution francaise. Textes de Marx presentés reunis traduits par Lucien Calvié.”,”””Il Terrore in Francia non fu nient’altro che un metodo plebeo di farla finita con i nemici della borghesia, l’ assolutismo, il feudalesimo e lo spirito piccolo borghese. Le rivoluzioni del 1648 e del 1789 non erano delle rivoluzioni inglese e francese, erano delle rivoluzioni in stile europeo. (…)”” (pag 227, articolo di Marx, ‘La borghesia e la controrivoluzione’, Nuova Gazzetta Renana 10-31 dicembre 1848)”,”MADx-091″
“FURET Francois OZOUF Mona a cura; saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI”,”Terminer la Revolution. Mounier et Barnave dans la Révolution francaise.”,”Saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI. La teoria della “”bilancia del legislativo’ del primo comitato di Costituzione. (pag 67, di Pasquale PASQUINO) “”La legge è l’ opposto della semplice volontà. Dove c’è solo volontà, c’è dispotismo”” (N. Bergasse) “”Il buon governo è definito ormai, in tutto il mondo, come il governo della legge. Ma qual è la garanzia della libertà se la legge non è stabile? Di qui il problema che si presenta alla teoria costituzionale: come stabilire tra la legge e la sua fonte, la volontà, fosse essa legittima, e generale – un meccanismo che ritardi l’ effetto o l’ influenza della volontà sulla legge. E’ esattamente questo meccanismo che nel XVIII secolo si chiama la “”bilancia””. Essa è il pezzo centrale della versione “”inglese”” del governo moderato””. (pag 80)”,”FRAR-282″
“FURET Francois a cura; saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA”,”L’ Héritage de la Révolution francaise.”,”Saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA. “”Nel suo Sommario della Storia d’ Italia (1846), Balbo scriveva “”Il nome che resterà nelle storie universali posteriori alla Rivoluzione francese, quando altre passioni, e altri interessi passeggeri sostituiranno quelli che reggono al presente l’ Europa, sarà certamente quello della restaurazione del governo deliberativo e rappresentativo del nostro continente.”” Mturi aveva ragione di dire che riconoscendo questo punto, Balbo aveva ripreso un’ idea già espressa da Madame de Staël nelle sue “”Considérations sur la Révolution francaise”” (1818), e da Guizot nella sua “”Histoire des origines du gouvernement représentatif (1821). Guizot, in particolare, aveva mostrato che il carattere positivo della rivoluzione consisteva precisamente nel ristabilimento del potere rappresentativo dei vecchi Stati Generali, contro l’ assolutismo della monarchia degli ultimi secoli.”” (pag 203)”,”TEOP-304″
“FURET Francois”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”””Se si vuole comprendere come Burke considera l’Ancien Régime francese, lo si può mettere a confronto con quello che pensa Tocqueville. L’assolutismo, per l’osservatore inglese, non è riuscito a sradicare la società francese dalla sua tradizione. Prova ne sia che nel 1789 i primi mesi della Rivoluzione hanno visto al contrario rifiorire questa tradizione, e i ‘cahiers de doléances’ hanno rappresentato una base delle loro proposte di riforma, senza che vi apparisse la “”minima suggestione”” di cancellare il governo da cima a fondo. Tocqueville, invece, vede nella monarchia assoluta la prima forza rivoluzionaria all’opera nella società francese. Burke, scrive in uno dei rari passaggi in cui si riferisce direttamente alle ‘Riflessioni’, “”ignorava in quali condizioni ci aveva lasciato quella Monarchia, da lui rimpianta, nelle mani dei nostri nuovi padroni””. Egli rimprovera inoltre al so predecessore di aver ignorato che la prima educazione rivoluzionaria si era svolta sotto la monarchia assoluta, e di non aver compreso che la ‘tabula rasa’ del 1789 aveva avuto come condizione l’esproprio preliminare della società da parte dello stato amministrativo centralizzato, la sovversione di ogni idea di un governo fondato su una tradizione che avesse forza di legge, e l’aver messo i letterati come sostituti di una classe politica inesistente””. (pag 79-80)”,”STOx-122″
“FURET François presentazione; saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”Jules Ferry, fondateur de la République. Actes du colloque organisé par l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales présentés par François Furet.”,”Saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”FRAD-092″
“FURET François”,”Penser la Révolution française.”,”F. Furet (1927-1997) direttore di studi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, è stato uno storico, specialista dell’epoca moderna (XVIII-XIX secolo) e della Rivoluzione francese in particolare. “”Le drame des Français, aussi bien que des ouvriers, ce sont les grands souvenirs. Il est nécessaire que les évenements mettent fine une fois pour toutes à ce culte réactionnaire du passé”” [Marx “”Lettre à César de Paepe’, 14 septembre 1870] (p. 133): La critica a Soboul. “”La sociologie rigide et strictement verticale de Soboul, reprise à la fois des idéologues réactionnaires et révolutionnaires, de Boulainvilliers et de Sieyès, masque et ignore ce fait capital qui me paraît à l’origine de la crise des classes dirigeantes du royaume du XVIIIe siècle. Il est vrai que, pour le prendre en compte, il eût, au moins, examiner le rôle de l’Etat monarchique dans la société et dans la crise de cette société. Or, dans ce gros livre de près de 500 pages, la tyrannie du sociologisme est telle que pas un chapitre n’est consacré au fonctionnement de l’absolutisme. Soboul nous donne d’ailleurs, p. 253, la clé de ce stupéfiant silence. L’Etat monarchique est, à ses yeux, dès Louis XIV, un appendice de l'””aristocratie”” (qui est, dans son vocabulaire constamment imprécis, un autre mot pour noblesse). La preuve? C’est 1789, la contre-révolution souhaitée, et puis Varennes, et puis la guerre défaitiste organisée en sous-main. Bref, la vieille preuve tautologique des “”causes finales””. Il est amusant de remarquer que, ce faisant, Soboul abandonne une des principales idées de Marx (55) sur l’Ancien Règime français et sur l’histoire de France en général: celle de la relative indépendance de l’Etat d’Ancien Régime par rapport à la noblesse et à la bourgeoisie. L’idée appartient aussi et tout particulièrement à Tocqueville, dont c’est un des concepts fondamentaux (56); mais elle fait si incontestablement partie de la pensée de Marx et d’Engels que l’héritier par excellence de cette pensée,le Kautsky de 1889, lui consacre le premier chapitre de son analyse des origines de la Révolution française (57). Et ce chapitre est précisement précedé d’une mise en garde liminaire contre les simplifications “”sociologiques”” du marxisme, qui me paraît s’appliquer parfaitement au cas d’Albert Soboul: “”On n’est que trop disposé, lorsqu’on ramène le devenir historique à une lutte de classes, à ne voir dans la société que deux causes, deux classes en lutte, deux masses compactes, homogènes: la masse révolutionnaire et la masse réactionnaire, celle qui est en bas, celle qui est en haut. A ce compte, rien de plus aisé que d’écrire l’histoire. Mais, en réalité, les rapports sociaux ne sont pas si simples”” (58)”” [François Furet, ‘Penser la Révolution française’, Paris, 2009] [(55) Les textes de Marx et d’Engels concernant l’indépendance de l’Etat absolutiste par rapport à la bourgeoisie et à la noblesse sont à la fois épars et nombreux. On pourra consulter notemment: Marx, ‘Critique de la phisosophie hégélienne de l’Etat’ (1842-43), éd. Costes, 1948, p. 71-73 et 166-167; Marx, ‘L’idéologie allemande’, éd Costes, 1948, p. 184-185; Engels,””Lettres à Kautsky du 20.2.1899″”, Werke t. XXXVII, p. 154; Engels, “”Lettre à Conrad Schmidt du 27.10.1890″”, dans ‘Etudes philosophiques’, éd Sociales, 1951, p. 131; Engels, préface de 1891 à “”La guerre civile en France’, Werke, t. XVII, p. 624. Ces textes infirment la thèse; avancée par Mazauric (op. cit. p. 89, note) [C. Mazauric, ‘Sur la Révolution française’, Ed. Sociales, 1970], que Marx et Engels avaient renoncé, dans leur maturité, à l’idée de l’Etat absolutiste arbitre entre bourgeoisie et noblesse. La preuve, c’est qu’on trouve cette idée dans des textes tardifs, et tout particulièrement dans la correspondance Engels-Kautsky, au moment où Kautsky, travaillant à son livre sur la lutte de classes dans la France de 1789, demande conseil à Engels su ce sujet. Il n’y a, à ma connaissance, pas trace d’une modification apportée à cette thèse dans ‘La guerre civile en France’ et ‘La critique des programmes de Gotha et d’Erfurt’, que Mazauric cite comme témoignages d’une nouvelle théorie de Marx à ce sujet. La vérité, c’est qu’il fait une double confusion: il attribue à Marx, sur l’Etat d’Ancien Régime, une théorie qui est celle de Lénine sur l’Etat bourgeois (de même que, p. 211, il attribue à Lénine une phrase célèbre de ‘Misère de la philosophie’: “”L’histoire avance par son mauvais côté””). Cet amalgame est d’ailleurs caractèristique d’une grande ignorance des textes de Marx et d’Engels chez Mazauric. Ce que je ne songerais pas à lui reprocher, s’il ne se réclamait précisément de Marx, alors qu’il réflète à la fois Sieyès et Lénine, ce qui n’est pas la même chose; (56) Marx a lu attentivement ‘De la Démocratie en Amérique’, qu’il cite dès 1843 (dans ‘La question juive’); (57) K. Kautsky, ‘La lutte des classes en France en 1789’, Paris, 1901. Kautsky a longuement discuté de ce livre avec Engels: cf. leur correspondance entre 1889 et 1895 (Werke: t. XXXVII-XXXIX); (58) K. Kautsky, op. cit., p. 9]”,”FRAR-407″
“FURET François”,”Il secolo della Rivoluzione 1770-1880.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-041-FL”
“FURET François”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-042-FL”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume I. Dagli Stati generali al 9 Termidoro.”,”Contiene il capitolo VI: ‘Il romanticismo rivoluzionario’ (pag 187-243) (La repubblica del talento, La Comune di Parigi, Il primo Terrore, L’invasione, I massacri di settembre, Valmy, Gli inizi della Convenzione, Il processo al Re, La morte del Re cristianissimo, Le vittorie della Repubblica, Pitt e la coalizione, Tragica primavera, In Vandea: le campagne contra le città, A Parigi: i poveri contro i ricchi, I primi passi verso il Terrore, La lotta per il potere, Il 31 maggio, Il 2 giugno)”,”FRAR-009-FV”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume II. Dal 9 Termidoro al 18 Brumaio.”,”Bibliografia ragionata (pag 658-663): Citatra l’altro a proposito dellemasse cittadine: Tonnesson K.D., ‘La Défaite des sans-culottes: mouvement révolutionnaire et réaction bourgeoisie en l’an III’, 1958 e Richard Cobb, ‘L’Armée révolutionnaire’, 1963.”,”FRAR-010-FV”
“FURET François a cura; scritti di Alphonse PEYRAT Jules FERRY Emil OLLIVIER Louis BLANC Edgar QUINET Jules MICHELET”,”La gauche et la révolution au milieu du XIXe siècle. Edgar Quinet et la question du Jacobinisme, 1865-1870.”,”Nell’autunno del 1865, l’uscita del libero di Edgar Quinet consacrato alla storia della Rivoluzione francese è un avvenimento letterario. L’autore è uno dei grandi intellettuali della generazione romantica, a fianco di Michelet, durante la monarchia di luglio, nelle grandi lotte contro il clericalismo, deputato della gauche repubblicana sotto la Seconda Repubblica, militante dell’ “”L’Enseignement du peuple’, esiliato in Belgio, poi in Svizzera, dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851. Il suo volume è una riflessione sulle origini e la natura della tradizione rivoluzionaria in Francia. Meditazione pessimista, poichè, la Rivoluzione, per due volte, è degenerata in dispotismo. Come Tocqueville, Quinet si interroga su questa fatalità.”,”FRAR-427″
“FURET Francois”,”Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié.”,”Volume dedicato alla memorai di Kostas Papaioannou col quale Furet avva pensato di scrfivere questo saggio (in apertura) “”Cominciamo coll’esaminare l’idea del ritardo tedesco. È un’idea che mal si accorda – nell’ambito di una ragione rivelata dalla storicità – con quella del privilegio nell’intelligenza del reale di cui godrebbe la filosofia tedesca. Marx, come Hegel, tuona contro Savigny e la scuola storica del diritto, colpevole secondo cui di legittimare la tradizione e lo ‘status quo’ (5). La Germania che ha davanti agli occhi, fra l’altro, non è più la Prussia illuminata del 1818-1820, ma la Prussia reazionaria degli anni 1830-1840. È un paese che teme la rivoluzione senza averla fatta, oggetto della storia senza aver mai potuto esserne, come la Francia, soggetto: «Abbiamo subito le restaurazioni, in primo luogo perché i nostri signori avevano paura e un’altra perché i nostri signori non avevano paura. Noi, coi nostri pastori alla testa, ci trovammo sempre una sola volta in compagnia della libertà, nel giorno della sua sepoltura». Se esiste una pedagogia della storia tedesca, è proprio la sua arretratezza che il filosofo deve rendere a tutti manifesta. L’Antico regime, che in Francia ha conosciuto la sua tragedia, «recita ora la sua commedia con la maschera del fantasma tedesco»: prima apparizione in Marx dell’idea che la storia reciti varie volte il grande spettacolo del suo corso, una volta in modo tragico, ed è in Francia, quindi in modo comico, ed è in Germania. Il tragico segna l’avvento di una nuova epoca, il comico, la sopravvivenza di un’ultima fase dell’antica, «affinché l’umanità si separi ‘serenamente’ dal suo passato»”” (pag 14-15) [François Furet, ‘Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié’, Rizzoli, Milano, 1989] [(5) Si veda, in particolare, l’articolo della “”Rheinische Zeitung”” del 9 agosto 1842, ‘Il manifesto filosofico della scuola storica del diritto’, ‘Opere’ t. I, a cura di Mario Cingoli e Nicolao Merker, pp. 206-215, testo n. 1, p. 153]”,”MADx-007-FC”
“FURET François RICHET Denis”,”Storia Universale. La Rivoluzione francese. Vol. 15.”,”François Furet, Parigi 27/marzo/1927 – Tolosa 12/luglio/1997, è stato uno storico francese fra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Denis Richet, Parigi 22/dicembre/1927 – Parigi 15/settembre/1989, è stato uno storico francese esperto della Rivoluzione francese. Richet è stato docente presso l’École polytechnique alla Sorbona, all’Università di Tours, titolare della cattedra di Storia sociale alla prestigiosa École des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.”,”STOU-045-FL”
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Alceste De Ambris e il sindacalismo rivoluzionario.”,”Gian Biagio FURIOZZI è professore ordinario di storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze della Formazione dell’ Università degli Studi di Perugia. Tra i suoi lavori: ‘Il sindacalismo rivoluzionario italiano’ (Milano, 1977). “”Al congresso dell’ USI la costituzione dei Sindacati nazionali d’ industria fu approvata a maggioranza e fu subito avviata quella dei metallurgici, delle costruzioni e dei lavoratori della terra ma, ha osservato Maurizio Antonioli, “”prima la Settimana rossa e poi la guerra mondiale arrestarono l’ unico processo aggregativo che, se portato a termine, sarebbe stato in grado di contrastare l’ egemonia della CGdL in generale e della FIOM in particolare.”” (pag 62)”,”MITS-220″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”FURIOZZI Gian Biagio nato a Camerino nel 1945, è professore incaricato di Storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze politiche di Perugia. E’ redattore del “”Pensiero politico”” e collabora a molte riviste. L’ espulsione dal PSI. “”Dopo il clamoroso insuccesso dello sciopero di Parma, il sindacalismo rivoluzionario italiano si avviò verso una profonda crisi. Il secondo Congresso nazionale delle Leghe di resistenza, tenutosi a Modena dal 6 al 10 settembre 1908, votò la condanna dello sciopero generale di tipo soreliano, mentre il Congresso di Firenze del PSI, tenutosi pochi giorni dopo, procedette alla sconfessione formale del sindacalismo rivoluzionario. I sindacalisti non parteciparono al Congresso. Le ragioni dell’ assenza furono esposte da Arturo Labriola in una lettera a Silvano Fasulo pubblicata dalla “”Propaganda”” di Napoli: (…)””. (pag 40) Pro e contro la guerra di Libia. (pag 46)”,”MITT-174″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio è professore di storia del Risorgimento presso l’Università di Perugia. Ha scritto ‘Il sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1977), e vari lavori su Sorel, Michels.”,”ITAB-250″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio Contiene tra l’altro i saggi: ‘La ‘Rivista popolare’ e la rivoluzione russa (pag 159-177) ‘Ivanoe Bonomi e l’L’Azione socialista’ (pag 177-203) ‘La fortuna italiana di Sorel’ (pag 203-227) ‘Sindacalismo e repubblica in Filippo Corridoni’ ‘Bissolati e Mazzini’ “”I nuovi modelli saranno per lui [Bonomi, ndr], come per la maggior parte dei riformisti italiani, il socialismo francese, il socialismo belga e il laburismo inglese. Lo stesso Turati, quando parlava della socialdemocrazia tedesca, sempre più spesso accennava alle “”sciocchezze dei Genossen””, mentre solo la Kuliscioff continuava a prestare attenzione alle vicende del partito tedesco, anche attraverso i suoi rapporti con Klara Zetkin. Permangono, è vero, le costanti collaborazioni di Oda Olberg alla “”Neue Zeit””, così come di Bissolati e Bonomi ai “”Sozialistische Montatshefte””, ma – come si è osservato – di una influenza della socialdemocrazia tedesca non si può più parlare nei termini degli anni Novanta””. (pag 185)”,”MITT-314″
“FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi di Leonardo LA-PUMA Stefania MAGLIANI Fulvio CONTI Giampietro BERTI Lucio D’ANGELO Nunzio DELL’ERBA Franco BOZZI Antonio ALOSCO Tiziana PIRONI Gabriele SCARABATTOLI Giuseppe MOSCATI Leonardo RAPONE Gian Biagio FURIOZZI Sergio SOAVE”,”Le sinistre italiane tra guerra e pace (1840-1940).”,”Gian Biagio Furiozzi è professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Perugia, dove presiede il corso di laurea in Storia della società della cultura e della politica. E’ autore di studi sul movimento socialista italiano e francese e ha approfondito in particolare le figure di Georges Sorel, Alceste De Ambris, Leonida Bissolati, Francesco Paoloni e Carlo Rosselli. Alla prima guerra mondiale sono in particolare dedicati i capitoli: – Lucio D’ANGELO, La guerra di Libia, la prima guerra mondiale e la crisi del movimento pacifista italiano (pag 73-88) – Nunzio DELL’ERBA, Napoleone Colajanni dall’impresa libica alla guerra mondiale (pag 89-109) – Leonardo RAPONE, Antonio Gramsci dinanzi alla prima guerra mondiale (pag 195-217) “”Il 14 dicembre 1914 [Napoleone Colajanni] pronunciò alla Camera dei deputati un discorso con cui la guerra fu presentata come forza unificatrice, come redenzione della debolezza post-risorgimentale. (…) Sulla “”Rivista popolare”” egli difese la posizione interventista di Mussolini, sostenendo che essa rappresentava una continuità con la tradizione più viva del socialismo. La scelta interventista di Mussolini fu spiegata come il risultato di un dissidio interiore “”tra la disciplina di partito”” e “”il sentimento d’italianità; tra il domma teorico del marxismo internazionalista e la realtà che trionfava tragicamente sui campi di battaglia””. Di fronte all’ambiguo neutralismo di Giolitti reagì Colajanni, che criticò con vigore la sua condotta, inficiata di slealtà e di “”tradimento””, poiché per un verso esprimeva fiducia al governo Salandra e per un altro cospirava con gli ambasciatori dell’Austria e della Germania, con la pretesa di un compenso dovuto all’Italia per avere intrapreso la guerra senza alcun preavviso”” (dal saggio di Nunzio Dell’Erba) (pag 101) (pag 101) “”Alla luce di questa premessa si comprenderà che il rapporto critico tra Gramsci e l’esperienza bellica non si limita ai po aspetti su cui mi sarà possibile soffermarmi in questa sede e che riguardano soltanto alcuni lati particolari di quel rapporto. In avvia di discorso occorre naturalmente riferirsi, per prima cosa, a quell’articolo uscito sul “”Grido del Popolo”” del 31 ottobre 1914 con il titolo ‘Neutralità attiva ed operante’ che è uno dei pezzi più noti , ma anche dei più controversi ed enigmatici della sterminata produzione giornalistica di Gramsci. Mi astengo qui da un’analisi testuale di questo articolo, non perché non sia possibile cogliere nelle affermazioni di Gramsci sfumature, inflessioni e implicazioni non sufficientemente messe in luce, finora, dalla critica storica, ma perché un’analisi di questo tipo appesantirebbe troppo il discorso. Mi limito a ricordare che il dibattito interpretativo attorno a questo scritto, in cui Gramsci giudica esaurita la formula della “”neutralità assoluta”” adottata dal Psi all’inizio della guerra in Europa e mostra di apprezzare il tentativo “”realistico”” di Mussolini di aprire nuove strade, ha ruotato attorno all’interrogativo se esso vada visto come l’approdo estremo dell’infatuazione per il Mussolini rivoluzionario, che Gramsci aveva condiviso con larga parte della giovane generazione socialista e che ora lo porterebbe a leggere la perorazione mussoliniana in favore del neutralismo “”attivo ed operante”” come uno sviluppo coerente della battaglia antiriformista sin lì condotta nel Psi dall’ex direttore dell’Avanti!; o se si tratti di un testo che mostra già un pensiero sufficientemente robusto ed originale, una personalità autonoma e distinta, un testo che annuncia gli ulteriori sviluppi del pensiero gramsciano più di quanto soggiaccia alla fascinazione del mussolinismo, sicché la coincidenza con la posizione mussoliniana sarebbe esteriore e non sostanziale, e l’abbaglio di Gramsci consisterebbe nell’attribuire a Mussolini idee ed intenzioni coincidenti con le proprie, ma in effetti lontanissime dalla nuova vocazione dell’ormai ex leader rivoluzionario; o, assolutamente all’opposto, se quell’articolo non riveli invece una vera e propria inclinazione interventista da parte di Gramsci”” (pag 197-198) (dal saggio di Leonardo Rapone)”,”MITS-427″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-327″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-004-FGB”
“FURIOZZI Gian Biagio, pagine antologiche di MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI”,”Le interpretazioni del sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”””Mentre aspetti specifici sulle vicende del movimento sindacalista sono esaminati in lavori recenti di Maurizio Degl’Innocenti e di Maurizio Antonioli, un momento importante di elaborazione complessivo è rappresentato dal Congresso di Ferrara del giugno 1977 su «Il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio internazionale», di cui sono usciti parzialmente gli Atti. Qui ci limitiamo a ricordare, per quanto riguarda l’Italia, la relazione del Riosa sul sindacalismo rivoluzionario fino alla settimana rossa e, tra le comunicazioni, quelle di Pier Carlo Masini sulla rivista «Pagine libere», di Umberto Sereni sulla Camera del lavoro di Parma di fronte all’intervento, di Maria Malatesta su Gramsci e il sindacalismo rivoluzionario, di Ernesto Volpicella sulla Puglia e di Antonioli sull’ Usi e il sindacalismo internazionale, oltre alle stimolanti conclusion di Alessandro Roveri («Ricerche storiche», XI, 1981)”” (pag 53, introduzione) SCRITTI DI MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI MOVIMENTO OPERAIO E SOCIALISTA SINDACATO SOCIALISMO ANARCHISMO MICHELE BIANCHI DEGLI-INNOCENTI USI MOVIMENTO SINDACALISTA”,”ANAx-001-FMB”
“FURLAN Paola a cura”,”Filippo Turati. Bibliografia degli scritti, 1881-1926.”,”FURLAN Paola vive e lavora a Bologna. Bibliotecaria e ricercatrice di storia locale, ha pubblicato saggi sul movimento operaio e socialista e sulla cooperazione (v. risvolto 4° copertina) Critica sociale. “”Uno degli aspetti che più colpiscono nella redazione della bibliografia è la molteplicità degli interessi di Filippo Turati e la sua capacità di riuscire a far fronte a più impegni, su piani diversi, senza mai risparmiare sue forze intellettuali. La sola direzione della rivista, che è al centro dell’ evoluzione del pensiero socialista italiano, lo occupa per ben 35 anni (…) dal 1891 al 1926, con un’ uscita media di due fascicoli al mese. (…) Intensa è anche l’ attività di parlamentare di Filippo Turati che esordisce in Parlamento con il discorso Date la libertà alla Sicilia il 10 luglio 1896 e prosegue con uguale impegno per tutti i suoi mandati.”” (pag VII)”,”TUFx-020″
“FURLANETTO Luciano MASTRIFORTI Carlo”,”Outsourcing e Global service. Nuova frontiera della manutenzione.”,”Luciano Furlanetto, past-president dell’A.I.MAN ed amministratore unico di Segesta e Carlo Mastriforti, attualmente consulente di Segesta, esperti di Manutenzione in campo nazionale ed internazionale, hanno maturato negli ultimi anni, operando in progetti che hanno interessato alcune tra le maggiori aziende italiane.”,”ECOG-018-FL”
“FURLOTTI Gianni”,”Parma libertaria.”,”FURLOTTI Gianni (1923-1999), libertario e giornalista ha dedicato gran parte della sua vita allo studio dele tradizioni popolari del parmense. Tra i suoi vari saggi ‘Parma: le barricate del ’22’ (Rivista storica dell’ anarchismo’ (1995). “”””Camillo Berneri, uno dei dirigenti del gruppo degli Amici di Durruti che, sconfessato dalla stessa direzone della Federazione Anarchica Iberica, ha provocato l’ insurrezione sanguinosa contro il governo del Fronte Popolare di Catalogna, è stato giustiziato dalla Rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto di legittima difesa.”” (61) In questa spregiudicata dichiarazione ci sono gli echi della protervia mussoliniana nell’ attribuirsi la responsabilità del delitto Matteotti. “”Camillo Berneri doveva rimanere vittima dei moti di Barcellona del maggio. Non che vi avesse partecipato. Ma, arrestato per misura di polizia, egli fu trovato due giorni dopo assassinato assieme al suo compagno Barbieri. Nella feroce atmosfera di “”pogrom”” creata dalla più criminale delle insurrezioni, l’ assassinio di Berneri è stata una delle cose più tristi””. (62) Antonov Ovssenko, responsabile della morte di Berneri, e di tante più o meno note, sarà ben presto vittima, del meccanismo di intrighi e morte cui aveva dato mano a costruire.”” (pag 32) (61) Corsivo redazionale apparso il 20 maggio 1937 su ‘Il Grido del Popolo’ di Parigi, organo ufficiale del PCI (62) P. Nenni Spagna, Avanti! 1962 pag 158″,”ANAx-215″
“FURON Raymond”,”Manuale di preistoria.”,”Raymond FURON è il massimo rappresentante degli studi preistorici in Francia.”,”STAx-062″
“FURTADO Celso”,”La formazione economica del Brasile. Un modello di storia economica.”,”FURTADO, nato in Brasile nel 1920, ha studiato a Rio, Parigi e Cambridge. Alle Nazioni Unite è stato a capo della Sezione dello sviluppo economico della Commissione economica per l’America Latina (CEPAL). Autore del piano di sviluppo per il Nordeste, ministro del piano durante il Governo GOULART, è stato privato dei diritti politici dopo il colpo di stato dei militari (1964). Dedicatosi totalmente all’attività universitaria, è Prof di economia alla Facoltà di diritto e scienze economiche dell’Univ di Parigi. Tra i suoi libri ‘Developpement et Sousdeveloppement’ (1964), ‘La Pre-Revolution Bresilienne’ (1962), ‘Dialectique du Developpement’ (1964), ‘Sousdeveloppement et Stagnation en Amerique Latine (1966), ‘Theorie et Politique du Developpement Economique’ (1968), ‘L’economie latinoamericaine’ (1969).”,”AMLx-012″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-081″
“FURTADO Celso”,”Teorie dello sviluppo economico.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOT-148″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-004-FV”
“FURTADO Celso”,”L’economia latinoamericana. Dalla conquista iberica alla rivoluzione cubana.”,”Celso Furtado nato a Pombal (Paraiba) ha studiato diritto in Brasile e economia a Parigi. Nel 1949 entrò a far parte del corpo permanente di economisti dell’ONU occupandosi della CEPAL (Commissione economica per l’America Latina). Durante il governo Goulart occupò la carica di ministro straordinario della Pianificazione e dello Sviluppo. Ha insegnato anche alla Sorbona. Ha pubblicato in italiano, ‘La formazione economica del Brasile’ (1970).”,”AMLx-011-FFS”
“FUSARI Giuseppe”,”Storia di Brescia. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Giuseppe Fusari è nato a Brescia nel 1966. Completati gli studi teologici si è laureato in Lettere Moderne, specializzandosi poi in Storia dell’Arte. I suoi interessi si concentrano soprattutto sulla storia e sulla storia dell’arte, particolarmente del Rinascimento e del Barocco. Direttore del Museo Diocesano di Brescia e Accademico dell’Ateneo di Brescia ha al suo attivo diversi saggi e volumi dedicati alla cultura bresciana, indagata a largo spettro, soprattutto nei fenomeni che hanno influenzato la produzione di opere d’arte e lo sviluppo socio-politico nell’epoca della dominazione veneta. “”Brixia si definisce “”fidelis”” nei confronti di quelli che pretendono di averne il possesso o conquistarla manu militari. E’ una fedeltà che tuttavia non è pacifica sottomissione prima a Milano, poi a Venezia e quindi all’Austria, ma che diventa rivolta e volontà di indipendenza, pagata a caro prezzo nella storia del Risorgimento italiano, durante le dieci giornate del 1849, che le hanno meritato il titolo di “”Leonessa d’Italia”” da parte di Giosuè Carducci e Aleardo Aleardi. ‘Il movimento fascista con la forza si sostituisce ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti’ “”La compagine sociale, dopo la chiamata all’unità per far fronte alla guerra giusta, scoppia dall’interno: riprendono la tensione sociale e gli scioperi, con la contrapposizione sempre più netta tra il polo cattolico-moderato, che si raccoglie attorno al Partito Popolare Italiano, fondato nel gennaio del 1919, e quello intransigente dei socialisti che poteva contare soprattutto sulla mobilitazione degli operai delle fabbriche. Anche le elezioni del novembre 1919 sono l’immagine di questa nuova composizione delle forze politiche, fotografia del paese reale che, col suffragio universale esprime un orientamento assai diverso da quello della ‘élite’ liberal-borghese dei primi anni dell’unità. Le elezioni vedono, infatti, una forte avanzata dei socialisti che raggiungono il 23,5% dei voti contro il 45% del Partito Popolare e una massiccia presenza dell’Associazione Nazionale Combattenti (12,5%), mentre il mondo dei liberali subisce una cocente sconfitta. Il cambiamento della compagine politica, però, ha come risvolto l”escalation’ di scioperi e scontri, portati avanti dal radicalismo socialista, che prima infiammano le campagne della bassa bresciana nella primavera del 1920, poi di nuovo il settore industriale fino all’occupazione delle fabbriche, frutto della disillusione davanti a una vittoria che, nelle enfatiche parole patriottiche, doveva significare il compimento del processo risorgimentale e invece pareva aver fruttato solo nuova povertà e una vittoria mutilata dalla logica degli interessi internazionali. Sono questi i presupposti e le criticità sui quali si sviluppa e si afferma, con velocità fulminea, il movimento fascista che riesce con la forza a sostituirsi ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti, sottraendo loro ogni prerogativa sociale e sindacale. Se, infatti, il Fascismo, come hanno notato alcuni storici, penetrò nel Bresciano con maggiore difficoltà che altrove, riuscì tuttavia, quando diventò partito di governo, ad avere la forza di imporsi e di scardinare tutti quei movimenti popolari che esistevano sul territorio e ad insediarsi nei luoghi di potere proprio grazie alla progressiva distruzione della vecchia classe politica, irrisa e accusata di inettitudine. Prima la fondazione dei Fasci in città e nel territorio, poi la loro affermazione soprattutto in seno agli ambienti borghesi che vedevano nell’estremismo socialista la minaccia per la stabilità dei loro interessi, quindi l’ascesa al potere, al traino della difficile situazione italiana. Questa è la via della rapida affermazione del Fascismo nel territorio bresciano. A Brescia si impone Augusto Turati, parmigiano, ex socialista, ex sindacalista e redattore della “”Provincia di Brescia””, che riesce a organizzare il movimento, fino ad allora confinato in qualche circolo anticlericale. Turati diventa il ‘maître à penser’ del fascismo bresciano dalle colonne della ‘Provincia’ e dirige in questo modo l’azione concreta delle squadre che cominciano a colpire gli avversari con aggressioni, incendi e devastazioni. Il 1922 è un”escalation’ di violenze, dalla distruzione della Camera del Lavoro all’incendio della redazione del giornale socialista “”Brescia Nuova””, che culminano, all’indomani della marcia su Roma, con l’occupazione della socialista Casa del Popolo e di Palazzo San Paolo, sede delle organizzazioni cattoliche”” (pag 169-172)”,”ITAG-279″
“FUSARO Diego”,”Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx.”,”FUSARO Diego è studioso di storia della filosofia presso l’ Università di Torino ha curato l’ edizione della ‘Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro’ di Marx (Bompiani 2004) e – con Salvatore OBINU – dell’ Apologia di Raymond Sebond di Montaigne (Bompiani, 2004). E’ l’ ideatore e il curatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi. “”Mi chiedo se una marxista abbia mai il diritto di sognare, qualora non dimentichi che, secondo Marx, l’ umanità si pone sempre i soli compiti che può assolvere”” (Lenin, Che fare?) “”Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.”” (W. Benjamin, Angelus Novus) “”I dialoghi di Platone, la cattedrale di Strasburgo, la Divina commedia e la musica d’attesa di Beethoven sono alcuni degli infiniti luoghi in cui aleggia lo spirito dell’ utopia: in ciascuno di questi capolavori, l’ utopia, lo slancio verso il futuro e il superamento del presente sussistono a un tempo come “”tendenza”” e come “”latenza””, nel senso che la speranza anima queste opere ma, per essere colta, richiede un notevole sforzo concettuale che si spinga esso stesso al di là del puro dato di fatto””. (pag 45) “”Interamente assorbito dallo smascheramento delle contraddizioni della società del suo tempo, Marx ha guardato troppo poco al futuro e, quando l’ha fatto, si è per lo più rivelato in imbarazzo, concependo arcadicamente l’ uomo dell’ avvenire come un factotum che la mattina va a caccia, il pomeriggio pesca e dopo pranzo fa il critico, secondo il suo capriccio. Per questa ragione, agli occhi di Bloch il marxismo si presenta come “”una critica della ragion pura per la quale non è ancora stata scritta una critica della ragion pratica”” che tenga conto della tendenza utopica e chiliastica naturalmente racchiusa in esso e che ad essa conformi il suo agire (…)””. (pag 81)”,”TEOC-380″
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”FUSARO Diego (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007). Volume dedicato a Gianni Vattimo “”Se uno volesse comportarsi come un bue, potrebbe naturalmente volgere le spalle alle pene dell’umanità e preoccuparsi solo della propria pelle””. (K. Marx, lettera del 30 aprile 1867) (in apertura) “”Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”” (Marx, Lotte di classe in Francia) “”L’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini”” (Marx, Il capitale,I) “”La critica non è una passione del cervello, è il cervello della passione.”” (Marx, Per la critica della filosofia politica) “”Noi non anticipiamo dogmaticamente il mondo, ma dalla critica del vecchio mondo vogliamo desumere quello nuovo””. (Marx, lettera a Ruge settembre 1843) “”Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (Marx, Il capitale) “”L’intero movimento della storia è quindi l’atto ‘reale’ di generazione del comunismo”” (Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844)”,”MADS-507″
“FUSARO Diego”,”Karl Marx e la schiavitù salariata. Uno studio sul lato cattivo della storia.”,”FUSARO Diego (Univ. San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. “”Lo schiavo romano era legato da catene al suo proprietario, il salariato è legato al suo da fili invisibili. L’apparenza della sua autonomia viene mantenuta dal costante variare del padrone individuale e dalla ‘fictio juris’ del contratto””. (Karl Marx, Il Capitale) “”La schiavitù è la prima forma dello sfruttamento, peculiare al mondo antico; segue ad essa la servitù della gleba del Medioevo e il lavoro salariato dei tempi moderni. Sono queste le tre grandi forme del servaggio caratteristiche delle tre grandi epoche della civiltà; la schiavitù, prima aperta poi mascherata, le accompagna sempre. (F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato) (in apertura)”,”MADS-524″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”FUSARO Diego (Univ. di Torino) è studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). “”Ciò su cui Marx insiste (…) è che “”il materialismo francese e inglese è rimasto sempre in intimo rapporto con Democrito ed Epicuro”” (Marx Engels, La sacra famiglia, p.166), declinando in modi sempre nuovi le intuizioni di fondo di questi due autori. Bayle, Hobbes, Bacone e tutti gli altri materialisti, fino a giungere ai già citati La Mettrie, D’Holbach e Helvétius, si situano nel solco di questa tradizione materialistica, che ha insistito essenzialmente – e con intensità via via maggiore – su due punti decisivi, nei quali Marx ed Engels non faranno mistero di riconoscersi: 1. Il primato della materia, rispetto alla quale lo spirito è un qualcosa di derivato e di subordinato; 2. l’inesistenza di Dio, che viene argomentata in maniera perfettamente coerente e senza remore dagli atei francesi dell’Età illuministica.”” (pag 94-95) [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] “”E’ interessante rilevare come, nella ‘Sacra famiglia’, Marx operi un attento confronto tra il materialismo di Hobbes e quello di Bacone, riconoscendone la comune derivazione epicurea ma preferendo apertamente il secondo: “”in Bacone, in quanto suo primo creatore, il materialismo racchiude in sé, in un modo ancora ingenuo, i germi di uno ‘sviluppo onnilaterale (allseitigen Entwicklung)’. La materia, nel suo splendore poeticamente sensibile, sorride a tutto l’uomo. La dottrina – aforistica – brulica invece ancora di inconseguenze teologiche. Nel suo sviluppo ulteriore il materialismo diventa ‘unilaterale (einseitig)’. Hobbes è il ‘sistematore’ del materialismo ‘baconiano’. La sensibilità perde il suo fiore e diventa la sensibilità astratta del ‘geometra’. Il movimento ‘fisico’ viene sacrificato al movimento ‘meccanico’ o ‘matematico’; la geometria è proclamata la scienza principale. Il materialismo diventa ‘misantropo (menschenfeindlich)’. Per poter vincere lo spirito ‘misantropo, senza carne’, sul proprio terreno, il materialismo stesso è costretto a mortificare la carne e a diventare ‘asceta (Asketen)’. Esso si presenta come un ‘essere dell’intelletto’, ma sviluppa anche la consequenzialità spregiudicata dell’intelletto.”” [Marx Engels, La sacra famiglia, p.169]”” [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] (pag 95-96)”,”MADS-553″
“FUSARO Diego”,”Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo.”,”FUSARO Diego, Università di Milano – San Raffaele, è studioso della filosofia della storia… “”Come abbiamo argomentato altrove, Engels sta a Marx come Paolo di Tarso sta a Cristo”” (pag 337) “”In questa assolutizzazione del sapere dell’intelletto astratto, Engels, Kautsky e lo stesso Lenin si trovano a essere, contro le loro aspettative e convinzioni, ‘allievi più di Comte che di Marx’, poiché sono integralmente comteani i loro presupposti: a) l’emergenza epistemologica del campo della scienza positiva, con neutralizzazione della metafisica e della teologia; b) l’unificazione metodologica delle scienze della natura e delle scienze sociali; c) la riduzione delle differenti scienze sociali a una sola scienza sociale metodologicamente unificata e ricalcata sul modello delle scienze empiriche”” (pag 339)”,”TEOC-563″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”Diego Fusaro (Università di Torino) è uno studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). Marx e l’atomismo greco. L’atomismo della società civile. “”Senza scendere nei dettagli della teoria marxiana della società (…) possiamo svolgere alcune considerazioni per comprendere come il modello atomistico di società tracciato da Epicuro resti centrale nella mente del nostro autore. Fino a prima della Rivoluzione francese, la «società civile» (‘bürgerliche Gesellschaft’), noterà Marx, era del tutto subordinata allo Stato: è con la Rivoluzione che il rapporto tra i due risolta invertito, con la conseguenza che la società civile, guadagnando l’egemonia, ha fatto dello Stato e del suo apparato giuridico uno strumento al suo servizio, uno strumento per tutelare la specifica libertà dell’uomo che era emersa dalla Rivoluzione; una libertà intesa essenzialmente come libertà da costrizioni (libertà di accrescere illimitatamente le proprie ricchezze, di agire indisturbatamente e senza essere ostacolati dagli altri individui o dallo Stato stesso), tutta incentrata sull’individuo e dunque qualificabile – secondo Marx – come «libertà dell’uomo in quanto monade isolata» (212). Questa libertà individuale – noterà Marx – è stata erroneamente identificata con la libertà ‘tout court’, come se fosse l’unica possibile, e lo Stato (ormai sottomesso alla società civile) non ha fatto altre che riconoscerla e tutelarla tramite i suoi ordinamenti. La società che ne scaturisce è la negazione totale dell’uomo come ‘zoon politikón’, la soppressione della sua «essenza comunitaria» (‘Gemeinwesen’) e di «ente di genere» (‘Gattungswesen’): ciò che viene ad avere valore sono soltanto i singoli individui, rispetto ai quali la società è solo una «cornice esterna» (213), di per sé priva di ogni valore. E’, per l’appunto, la realizzazione della società quale se la figurava, entro certi limiti, Epicuro, in cui la società è il vuoto in cui si muovono vorticosamente i singoli atomi; l’esistenza, in questo modo, viene a essere fondata «non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sulla separatezza dell’uomo dall’uomo» (214). Questa libertà individuale, in virtù della quale si è liberi fin tanto che si gode di uno spazio privato nel quale non possono addentrarsi gli altri individui né lo Stato, è il «’fondamento’ (‘Grundlage’) della società civile» (215) moderna, in cui si vive separatamente gli uni dagli altri e si intrattengono rapporti sociali solo occasionalmente, nella misura in cui è «la necessità naturale, il bisogno e l’interesse privato» (216) a spingere gli uomini a entrare in commerco tra loro. Ciascuno di essi vede e continua a vedere nell’altro uomo «non la ‘realizzazione’, ma piuttosto il ‘limite’ della propria libertà» (217). In tale prospettiva, ciascun individuo viene a configurarsi come un atomo di Epicuro o una monade leibniziana, «senza finestre» e ripiegata in se stessa, che si relaziona agli altri solo per trarne un giovamento (economico) personale. E’ particolarmente interessante che lo stesso Engels identificherà, nel 1844, la società borghese col mondo degli atomi di Epicuro: « …. finire (pag 139-142)”,”MADS-001-FC”
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”Diego Fusaro (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007).”,”TEOC-001-FMP”
“FUSAROLI Gaetano”,”Giornali in Italia. Cambiare per sopravvivere.”,”Contiene la tabella: I proprietari della stampa quotidiana nel 1919-1921: testata, città, settori economici di provenienza delle aliquote di partecipazione azionaria. (Fonte Castronovo). pag 53. (Su 20 giornali diffusi in 7 grandi città, Milano Genova Torino Bologna Firenze Roma Napoli, 14 erano in tutto o in parte di proprietà di siderurgici, 8 in tutto o in parte di proprietà delle banche. Gli agrari possedevano un solo giornale).”,”EDIx-023″
“FUSCO Gian Carlo”,”La Carboneria e le altre società occulte.”,”FUSCO Gian Carlo (La Spezia, 1915)”,”ITAB-299″
“FUSCO Gian Carlo”,”Guerra d’Albania.”,”‘Gian Carlo Fusco, giornalista scrittore commediografo ha dato a questa sua testimonianza l’immediatezza di un reportage da grande inviato’; “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”” (Mussolini novembre 1940 da Palazzo Venezia) [cit. in quarta di copertina e a pagina 59] “”Il dilettantismo e la faciloneria con cui Mussolini e i suoi ossequiosi consiglieri avevano varato il piano “”Evenienza G””, il 15 ottobre ’40, in una sala di Palazzo Venezia, provocarono al Paese una perdita d’uomini, di ricchezza e di tempo che Hitler, verso la metà di dicembre, sfogandosi con Wilhelm von Keitel, definì ‘entsetzlich und dumm’, spaventosa e stupida. Dietro le quinte della tragedia, il Führer intravedeva giustamente la responsabilità di Galeazzo Ciano, il quale, trattando di colossali problemi di politica estera con leggerezza goliardica, aveva incoraggiato il suocero all’impresa balcanica, lasciandogli più volte supporre che il presidente Metaxas, da lui “”lavorato””, non avrebbe seriamente ostacolato la nostra penetrazione in territorio greco. E’ probabile che da quel momento Hitler cominciasse a provare per Galeazzo quell’avversione che tre anni dopo portò davanti al plotone di esecuzione, senza possibilità di scampo, il ministro fascista. (…) Gli 800 uomini del Gran Sasso e della Maiella, che, in agosto, arrivando a Koriza, avevano cantato dolcemente la loro speranza di tornare a casa per Natale, erano rimasti in appena trecento, dopo due mesi di lotta. Ammutoliti, gli occhi fissi ai costoni nevosi dove si nascondeva il nemico, essi in cuor loro avevano ormai dato un addio per sempre alle borgate abruzzesi sospese sulle alte valli del Fucino, del Vomano, del Rajo e del Salto. Cominciarono a circolare nelle retrovie ufficiali superiori dalle uniformi fiammanti, dagli atteggiamenti bonari ma al tempo stesso molto autorevoli, le cui facce non erano affatto nuove. I bersaglieri, davanti a Fieri, videro arrivare un tenente colonnello alto e nodoso, calvo, dalle orecchie leggermente a sventola e dal mento a scucchia, che ostentava modi ruvidi e sbrigativi. Aveva molti nastri azzurri cuciti sul petto: medaglie prese, evidentemente, nella prima guerra mondiale. Era Renato Ricci. Un altro tenente colonnello dei bersaglieri, stretto nella fusciacca e circondato da un vago alone di colonia, anche lui carico di decorazioni al valore, apparve una mattina di tramontana, a Gramsci, in val Tomorezza, dove avevano la loro base logistica la “”Tridentina””, la “”Cuneense”” e la “”Parma””. Era Starace. Carlo Albero Biggini, giurista numero uno del regime, arrivò vestito da capitano di fanteria. Si affacciò al fronte anche il pizzetto appena brizzolato di Grandi. Altri gerarchi di minore importanza, federali, segretari provinciali e del dopolavoro, sindacalisti, squadristi e sansepolcristi, vennero a rincuorare con la loro presenza dimostrativa, per tre o quattro settimane, le truppe impegnate a fondo. Un mese prima il 18 novembre, Mussolini aveva radunato a Palazzo Venezia le gerarchie del fascismo, in sahariana e pantaloni grigi, e, dopo aver annucniato con fierezza che aerei e sommergibili italiani avrebbero ben presto partecipato alla battagila della Manica al fianco dei tedeschi, aveva detto la celebre frase: “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”””” (pag 55-59)”,”ITAF-364″
“FUSCO Giancarlo”,”La lunga marcia.”,” [‘Dalle remote retrovie cominciavano ad arrivare voci di «ribelli» e di «sabotaggi», di colonne aggredite, di intere popolazioni trucidate, per rappresaglia, dai ‘Sicherheitsdienst Commandos’. Circolò, di baracca in baracca, una storia rivoltante. In un villaggio dalle parti di Zaporoje, molto indietro, sul Dnjepr, una pattuglia di SS aveva impiccato un venerando ‘starosta’, qualcosa di mezzo tra il sindaco e il capo tribù, colpevole di aver nascosto sotto le strame alcuni vecchi fucili. Il cadavere del ‘mugik’ ultraottantenne, aveva penzolato per quattro giorni al centro del paese, carico di ghiaccioli, ondeggiante ad ogni raffica di vento. Finalmente, l”Unteroffizier’, comandante delle SS ne aveva ordinato la sepoltura, lontano dal cimitero, nei pressi di un immondezzaio. Due giorni dopo capitò da quelle parti un colonnello addetto all’organizzazione dei ‘commandos’. Fu informato dell’impiccagione e se ne compiacque. Poi venne a sapere che il cadavere era rimasto esposto soltanto quattro giorni, mentre precise disposizioni arrivate da Berlino prescrivevano che l’esposizione dovesse durare otto giorni. Il colonnello, furibondo, latrò che il corpo dello ‘starosta’ fosse subito tirato fuori dalla fossa e riappeso alla forca per altri quattro giorni. Episodi del genere, ancora più macabri e crudeli accentuarono il nostro distacco dai «camerati» germanici. Perfino i militi della ‘Tagliamento’ (comandati da ardenti squadristi, come il console Nicchiarelli e i seniori Zuliani e Patroncini), molti dei quali avevano sul petto il distintivo d’«antemarcia» e di «sciarpa littoria», cominciarono a disapprovare apertamente i metodi nazisti. Gli anticomunisti più accesi, specialmente ferraresi e mantovani, di Balbo e di Arrivabene nel ’21, furono gli ultimi a mollare. (…) «L’idra rossa, ragazzi, si schiaccia solo così. Se si potessero accoppare tutti, questi pelandroni, sarebbe l’ideale!». Frasi del genere strillavano, gonfiando le gote, i «duri» del console Nicchiarelli, di fronte ai dubbi dei più giovani. Ma ammutolirono anche loro, perplessi, quando si seppe che i nazisti deportavano in Germania anche le donne, ammucchiate sui treni merci; e chiudevano nei postriboli militari le ragazze ebree e le figlie dei marxisti militanti. Non si trattava neppure sempre di ragazze. Molte erano ancora bambine, fra i dodici e i quattordici anni. A Maranka, nei dintorni di Stalino, due coniugi ebrei, colpevoli di aver maledetto il nome di Adolfo Hitler, «suprema e intangibile guida dell’eletta razza germanica», mentre una squadra di SS stava trascinando via le loro due figlie, uno delle quali appena tredicenne, furono seduta stante sepolti vivi. Contro un muro, lì vicino, subito dopo, furono trucidati decine di cittadini. Assistendo da lontano al bestiale assassinio, avevano emesso esclamazioni di raccapriccio e di protesta. A questo punto, anche gli «antemarcia» della ‘Tagliamento’, pensando forse alla famiglie lontane, cambiarono registro. La camicia nera Pedrazzini, gerarchetto padano, uno dei più accesi, si mise prudentemente in tasca i distintivi della «vigilia»’] (pag 90-91)”,”QMIS-184″
“FUSIL C.A.”,”Sylvain Marechal ou L’homme sans dieu. H.S.D. 1750-1803.”,”””E Sylvain Marechal, l’operaio della prima e della penultima ora= – Il suo nome non si trova che due volte nelle carte del processo Babeuf, un volta sotto questa dizione: Maréchal (Manifeste à Maréchal, pistolets, poignards) e un’altra volta sotto un falso indirizzo. Perché non figura nella lista degli accusati, né tra i quarantesette presenti, né tra i diciannove in contumacia? E’ l’autore del ‘Manifeste des Egaux’ e non è sotto inchiesta”” (pag 159)”,”SOCU-226″
“FUSSELL Paul”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale.”,”Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988).”,”QMIS-114″
“FUSSELL Paul”,”La grande guerra e la memoria moderna.”,”Paul Fussell (1924-2012) ha insegnato nell’Università della Pennsylvania. E’ autore pure di “”All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre”” (Il Mulino, 1988) e “”Tempo di guerra. Psicologia, emozioni e cultura nella seconda guerra mondiale”” (Mondadori, 1991). “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) (in apertura) “”Nessuno dei soldati combattenti ha mai superato del tutto il disprezzo per lo stato maggiore. David Jones è tra quelli che dopo quarantacinque anni dalal guerra conservano intatto e fecondo questo disprezzo. Nel saggio “”The Utile””, in ‘Epoch and Artist’ (1959), la sua tesi è che per fare arte bisogna gettarcisi dentro, sprofondare nel proprio materiale, rivoltarcisi dentro, aspirarlo: insomma, conoscerlo allo stesso modo in cui le truppe conoscono il combattimento e non al modo in cui se lo figura lo stato maggiore: “”L’arte è inesorabile su un punto: ti costringe a faticare come un fante. Esige la tangibilità. L’artista nell’uomo è il fante nell’uomo… tutti gli uomini derivano ‘da’ questa fanteria, anche se non tutti servono ‘in’ questa fanteria. Volendo proseguire con questa analogia, il fatto di essere costantemente impegnati ‘lontano dalle unità’ ha reso abituale e diffusa una ‘mentalità da stato maggiore'”””” (pag 109)”,”QMIP-195″
“FUSSELL Paul”,”Wartime. Understanding and Behaviour in the Second World War.”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale. Questo libro vuole mostrare l’atmosfera psicologica ed emotiva degli Americani e Britannici durante la Seconda guerra mondiale. L’anormalità della situazione e l’ intensa frustazione della popolazione civile e dei soldati al fronte. Enfatizza i danni della guerra a livello dell’intelletto, della discriminazione, dell’onestà, dell’individualità, della complessità e dell’ambiguità. Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988). La differenza tra i termini “emotivo” ed “emozionale” è un argomento interessante. In italiano, questi due termini sono spesso usati come sinonimi, ma in realtà hanno sfumature di significato leggermente diverse. Secondo l’Accademia della Crusca, “emotivo” si riferisce a qualcosa che riguarda il soggetto, che subisce l’effetto di emozioni o di una sua reazione causata da emozioni. D’altra parte, “emozionale” investe soprattutto l’ambito dell’oggetto e, se riguarda il soggetto, ha valenza attiva, propria di chi genera, rivela o trasmette emozioni 1. In altre parole, “emotivo” si riferisce a qualcosa che è suscettibile di provocare emozioni, mentre “emozionale” si riferisce a qualcosa che è caratterizzato da emozioni. (f: cop.)”,”QMIS-030-FSD”
“FUWA Tetsuzo”,”Stalin and Great-Power Chauvinism.”,”FUWA è Presidium Chairman del Partito comunista giapponese (JCP) e membro della Camera dei rappresentanti giapponese. Nato nel 1930 e laureato all’ Università di Tokyo è conosciuto per alcuni lavori teorici tra cui ‘Interference and Betrayal: JCP fights back against Soviet hegemonism”” (pubbilcato in inglese nel 1994).”,”RUST-085″
“FYVEL T.R.”,”George Orwell: vida y literatura.”,”Il libro di ORWELL ‘Omaggio a Catalogna’, il lavoro di satira politica ‘La fattoria degli animali’, l’ anti-totalitario ‘1984’ per essere compresi pienamente è imprescindibile conoscere la personalità di ORWELL, i compromessi politici e sociali instaurati nel periodo, le grandi purghe staliniste degli anni 1938-39, gli sviluppi della guerra civile spagnola e il dissenso dei gruppi di sinistra in cui partecipò attivamente. Ciascun libro contiene elementi autobiografici di ORWELL. C’è stata una manipolazione di destra della sua opera al tempo della guerra fredda. Isaac DEUTSCHER racconta un’ aneddoto a questo proposito:”” “”Ha letto questo libro? Deve leggerlo. Così capirà perché dobbiamo lanciare la bomba atomica su quei bolscevichi””. Con queste parole un miserabile e cieco venditore di periodici di New York mi raccomandò 1984 poche settimane prima della morte di Orwell””. (pag 10-12) “”Con vari altri inglesi, membri dell’ ILP, che pure si sentivano ricercati, ORWELL e sua moglie, decisero di fuggire in Francia per salvarsi la vita. ORWELL riconsiderò la sua esperienza della guerra civile, della morte, delle brutture, degli ospedali militari e delle prigioni, con la sua fede integra nella “”gente comune””, però con piena coscienza di un fatto: il dispotismo comunista poteva portare con sé molta più spietatezza della tirannia che ha distrutto. Tutto questo lo ha scritto nel suo ‘Omaggio a Catalogna’ (1938), uno dei libri più intelligenti che sono stati scritti sulla guerra civile spagnola; (…)””. (pag 38-39)”,”VARx-135″