Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G1

“GAARDER Jostein”,”Il mondo di Sofia. Romanzo sulla storia della filosofia.”,”””Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata”” (Johann Wolfgang Goethe) (in apertura) “”Sia Marx sia Kierkegaard, ciascuno a suo modo, presero le mosse dalla filosofia di Hegel. Entrambi furono influenzati dal suo pensiero, ma tutti e due presero le distanze dallo ‘spirito’ hegeliano, o da quello che chiamiamo l’idealismo hegeliano”” (pag 413) Jostein Gaarder, nato in Norvegia nel 1952, è un professore di filosofia che ha già pubblicato numerosi libri per bambini e ragazzi, uno degli scrittori più noti del suo Paese. ‘Il mondo di Sofia’ ha avuto un successo incredibile fin dalla sua pubblicazione avvenuta nel 1991. E’ stato tradotto in molti paesi.”,”FILx-001-FGB”
“GABAUDE Jean-Marc”,”Le jeune Marx et le matérialisme antique.”,”””Pour Démocrite et Epicure, attraction et répulsion ne sont nullement des forces extérieures; et Marx montre précisement que l’atome épicuriste ne devient vraiment lui-même qu’en relation de réciprocité non seulement avec l’espace vide, mais aussi avec les autres atomes. Nous pensons que, même pour Démocrite, l’atome n’est pas un ‘un’ particulier, mais un ‘un’ solidaire du vide et des autres atomes. La suite de l’analyse de Kant par Hegel insiste sur l’opposition au pseudo-mécanisme qui sépare matière et mouvement; saisissant donc l’unité de la matière et du mouvement, Kant ne peut qu’être d’accord en gros avec le matérialisme, notamment avec le matérialisme antique, bien que, comme nous l’avons dit, il double d’un théisme sa conception matérialiste de la matière. D’autre part, Hegel reproche à Kant de tenir les deux forces fondamentales, attraction et répulsion, comme indépendantes et extérieures l’une par rapport à l’autre, alors que, pour Hegel, elles sont des moments passant sans cesse l’un dans l’autre; à la limite, la conception kantienne considèrerait qu’il s’agit de forces susceptibles de mettre en mouvement une matière déjà faite.”” (pag 126-127) [Jean-Marc Gabaude, Le jeune Marx et le matérialisme antique, 1970]”,”MADS-565″
“GABBA Emilio STELLA Angelo CALLIGARO Alberto ROVATI Clemente MILANI Felice CAMPANINI Anna Maria REPOSSI Cesare, Comitato scientifico, MONZA Francesca SANTI Flavio coordinamento, scelta dei materiali e redazione delle schede”,”””…parlano un suon, che attenta Europa ascolta””. Poeti, scienziati, cittadini nell’ Ateneo pavese tra Riforme e Rivoluzione.”,”Vincenzo Monti. “”Quando, nell’ estate del 1800, fu nominato docente di Eloquenza a Pavia Vincenzo Monti era già uno dei maggiori letterati italiani. (…). A Parigi, dove si era rifugiato assieme a tanti altri letterati ed uomini politici italiani “”compromessi”” durante il Triennio, Monti seppe della sua nomina a docente dell’ Università lombarda nell’ estate del 1800. Nei tredici mesi di occupazione austro-russa le attività dell’ Ateneo erano state sospese. Ma subito dopo Marengo lo stesso Bonaparte ne aveva decretato l’ immediata riapertura (23 giugno 1800). Sommariva e Ruga, membri del Comitato di Governo della seconda Cisalpina, avevano quindi provveduto, con inedita solerzia, alle nomine dei docenti, e fra questi, in data 6 luglio 1800, avevano appunto designato Vincenzo Monti (…)””. (pag 123) Elenco autori capitoli introduttivi alle sezioni”,”ITAB-223″
“GABBA Emilio”,”Le rivolte militari romane dal IV secolo a. C. ad Augusto.”,”””I tribuni sono per lo più giovani di famiglie senatorie ed equestri, senza esperienza militare, nominati dal comandante (eccetto quellli delle prime quattro legioni che erano elette dai comizi centuriati); servendo ai suoi ordini per qualche tempo si formavano una certa esperienza utile per la successiva carriera e soprattutto si facevano conoscere da un comandante militare di rilievo. Lo stesso deve dirsi per i ‘praefecti’, che erano gli ufficiali romani che comandavano le truppe ausiliarie fornite dagli alleati extraitalici, le quali, per altro, avevano anche i propri capi indigeni. È appunto fra questi inesperti tribuni militari che, secondo Cesare, ebbe origine la sedizione di Vesontio. Alla diminuita importanza dei tribuni si contrapponeva anche l’accresciuto prestigio dei sottufficiali, i centurioni, a diretto contatto con la truppa, e che sempre più spesso, come si è detto, riuscivano a passare tra l’ufficialità. Il professionalismo militare si estese, dunque, all’ufficialità”” (pag 27) Rivolta delle truppe di Cesare a Vesontio (l’attuale Besançon) nel 58 a.C. Durante la campagna di Cesare in Gallia, le sue truppe mostrarono segni di insubordinazione a Vesontio, preoccupate per la forza dell’esercito germanico guidato da Ariovisto. Cesare riuscì a ristabilire l’ordine e a motivare i suoi soldati, portandoli poi alla vittoria nella Battaglia di Vesontio contro Ariovisto.”,”STAx-005-FGB”
“GABBIANO Marcella CALABRÒ Antonio”,”Da via Stalingrado a piazza degli Affari. La storia dell’Unipol.”,”Marcella Gabbiano è nata a Torino nel 1952. Laureata in lettere e filosofia, giornalista professionista, ha lavorato a ‘Il Mondo’ del gruppo Rizzoli e successivamente con il gruppo l’Espresso-Repubblica. Antonio Calabrò è nato a Patti, in provincia di Messina, nel 1950. Giornalista, ha lavorato a lungo a ‘L’Ora’ di Palermo, poi al ‘Mondo’ e quindi a ‘Repubblica’.”,”ECOG-010-FP”
“GABBUGGIANI Elio”,”Per il Trentennale. Discorsi del Presidente del Comitato Regionale Toscano per le celebrazioni del XXX della Resistenza e della Liberazione.”,”Elio Gabbuggiani Presidente del Comitato Regionale Toscano per la Resistenza Partigiana.”,”ITAR-024-FL”
“GABEL Paul”,”And god created Lenin. Marxism vs. Religion in Russia, 1917-1929″,”Paul Gabel è uno storico ed è stato insegnante nell’Università della California Berkeley. Lenin e il partito bolscevico nel 1921 sulla questione della religione in Russia: tolleranza temporanea e flessibilità: casi individuali di credenti possono come eccezione essere ammessi dentro al partito (pag 118) e occorre cercare di praticare la rieducazione ma flessibilità non significa oscillare o “”oblomovismo””.”,”RIRO-039-FL”
“GABETTI Roberto AVIGDOR Giorgio”,”Architettura Industria Piemonte negli ultimi cinquant’anni. Parte prima. Dalla fine degli anni 20 alla seconda guerra industriale; Parte seconda. Dopo la seconda guerra mondiale (Gabetti) – Edilizia industriale e paesaggio. Parte prima. Alcuni esempi di pubblicistica aziendale. Parte seconda. Documentazione fotografica sul Piemonte e Valle d’Aosta (Avigdor).”,”Roberto Gabetti nato a Torino nel 1925, laureato in architettura nel 1949 insegna presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino (1977); Giorgio Avigdor nato a Torino nel 1932.”,”ITAE-014-FP”
“GABOR Dennis COLOMBO Umberto; collaborazione di Alexander KING e Riccardo GALLI”,”Oltre l’ età dello spreco. Quarto rapporto al Club di Roma. Ricerca scientifica e politica delle risorse.”,”Dennis GABOR è nato a Budapest nel 1909, ingegnere ha studiato l’ olografia ricevendo il premio nobel per la fisica nel 1971. E’ membro del club di Roma. Umberto COLOMBO, nato a Livorno nel 1927, chimico ricercatore e docente è stato P del Comitato per la politica scientifica e tecnologica dell’ OCDE. E’ membro del Club di Roma.”,”PVSx-015″
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco GABRIELI (Roma, 1904) è Prof emerito Univ La Sapienza di Roma dove fu ordinario di Lingua e letteratura araba. Ha scritto molti studi sul mondo arabo- islamico: ‘Storia della letteratura araba’, ‘Storia araba delle crociate’, ‘Risorgimento arabo’, ‘Cultura araba del ‘900’. Ma anche lavori di saggistica storico-letteraria: ‘Tra Mimnermo e Solone’, ‘L’arabista petulante’ ecc. E’ membro dell’Accademia dei Lincei.”,”VIOx-013 RELx-010″
“GABRIELI Vittorio”,”Tom Paine cittadino del mondo.”,”Paine (Thomas), scrittore e uomo politico americano, d’origine inglese (Thetford, Norfolk, Gran Bretagna, 1737 – New York 1809). Pastore quacchero, legato da viva amicizia a B. Franklin, nel 1774 si recò in America, a Filadelfia, per prendere parte alla lotta degli insorti. Interprete sensibile e lucido dello spirito di indipendenza americano, nel 1776 pubblicò un opuscolo che ebbe larghissima diffusione, ‘Common Sense’ in cui affermava la necessità che le colonie americane si separassero dalla madrepatria. Finita la guerra, cui aveva partecipato come volontario, svolse importanti incarichi amministrativi in Pennsylvania. Rientrato in Inghilterra (1787), dopo aver sostenuto una vivace polemica contro la politica bellicistica del Pitt, pubblicò in risposta alle Riflessioni del Burke un’apologia della Rivoluzione francese (‘I diritti dell’uomo’, 1791-1792), che lo fece incriminare per istigazione alla sedizione. Costretto a riparare in Francia (1792), ottenne la”,”USAG-016″
“GABRIELI Francesco”,”Unità e divisione nel mondo arabo.”,”””L’ avvento dell’ Islam fu dunque il decisivo impulso a una unità non solo più etnico-culturale ma politico-religiosa (o più esattamente religioso-politica) del popolo arabo: e in quel primo momento le sorti dell’ Islamismo e dell’ Arabismo si identificarono in una””. (pag 12) “”I Turchi, guadagnati all’ Islam nel corso dell’ VIII-IX secolo, vi si rivelarono sopratutto per le loro qualità militari l’ elemento capace di succedere all’ arabo come forza dirigente del mondo islamico, nella difesa e nell’ offesa. Essi costituirono il nerbo della resistenza all’ attacco delle Crociate, e benché Saladino non fosse turco ma curdo d’origine (turchi erano però in buona parte i quadri del suo esercito), furono i turchi Mamelucchi a soppiantare la sua dinastia e completare la sua opera nel sec. XIII.”” (pag 17) “”…Irak, avamposto ad oriente dell’ Arabismo. (…)””. (pag 27) “”Quando all’ Arabismo risorgente fu gettata tra i piedi nel 1917 la Dichiarazione Balfour, nella sua indeterminatezza foriera di ciò che poi le seguì (e assai più per incoerenza e insipienza, che non per cosciente perfidia della Nazione che la largì), gli Arabi sentirono l’ insidia e il pericolo non come un tempo in termini religiosi, ma appunto nazionali e nazionalistici, e subito si preoccuparono di pararvi””. (pag 47) “”Mentre nel primo conflitto l’ iniziativa fu senza dubbio degli Arabi, che contavano di piegare con le armi ed espellere dalla Palestina la nascente Israele, è ormai altrettanto certo che dal punto di vista formale sia nel ’56 che nel ’67 è stata Israele a scattare per prima, con un’ “”azione preventiva”” che le ha fruttato allora e ora dai suoi avversari e dai loro amici e patroni il titolo di aggressore, ma che l’ intransigenza politica, la violenza spicciola e i sempre riaffermati propositi di sterminio da parte araba rendono per lo meno comprensibile (…)””. (pag 49) “”Come oggi la Cina, gli Arabi anno da un pezzo accolto e cercato dall’ Occidente la tecnica, da cui si son sentiti vinti, e che han creduto bastasse strappar di mano ai suoi primi rivelatori per pareggiarli e neutralizzarli. La vera forza dell’ Occidente, che è alla base della tecnica stessa, il pensiero scientifico e filosofico, lo spirito di ricerca, l’ anelito alla libertà per sé e per altrui (…) sembra cosa rimasta refrattaria e inaccessibile allo spirito arabo, fuorché in rari uomini di elite. E a questi stessi (nomineremo appena l’ egiziano scrittore e pensatore Taha Husein) non è sempre riuscito di tenersi fuori dalla semplicistica e aberrante visione or ora delineata””. (pag 55)”,”VIOx-117″
“GABRIELI Francesco”,”Gli arabi.”,”L’ impero musulmano “”Non se ne accorsero i più, ma ben se ne accorse qualche intelligenza lungimirante, come quel Nasr ibn Sayyàr, l’ ultimo governatore omayyade del Khorasàn, che concludeva i suoi urgenti appelli poetici d’ aiuto al Califfo, quando l’ incendio stava già per divampare, col definire tra gli scopi della rivolta “”l’ uccisione degli Arabi””. Gli Arabi del Khorasàn si erano coscienziosamente logorati fra loro in lotte tribali, sedizioni e secessioni, che giocarono tutte a vantaggio del moto abbàside. La direzione di questo fu assunta colà verso il 746 da Abu Muslim, un oscuro personaggio di stirpe iranica che il pretendente abbàside Ibrahìm aveva da Kufa inviato con pieni poteri nella marca orientale. Quando nell’ estate del 747 egli spiegò le bandiere nere degli Abbàsidi presso Merv, le forze e l’ autorità del valente Nasr ibn Sayyàr erano già fortemente compromese dalle rivolte a catena con cui aveva sino allora dovuto lottare nella provincia.”” (pag 102)”,”VIOx-137″
“GABRIELI Mario”,”Le letterature della Scandinavia. Danese, Norvegese, Svedese, Islandese.”,”Tendenze letterarie: tra cui quella del ‘marxismo più o meno ortodosso’ di S. Moller Kristensen, O. Gelsted, V. Svanberg, A. Ljungdal, S. Ahlgren (pag 304) Mario Gabrieli, nato a Roma nel 1915, è considerato il maggior culture italiano di lingue e letterature scandinave.”,”EURN-010″
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco GABRIELI (Roma, 1904) è Prof emerito Univ La Sapienza di Roma dove fu ordinario di Lingua e letteratura araba. Ha scritto molti studi sul mondo arabo- islamico: ‘Storia della letteratura araba’, ‘Storia araba delle crociate’, ‘Risorgimento arabo’, ‘Cultura araba del ‘900’. Ma anche lavori di saggistica storico-letteraria: ‘Tra Mimnermo e Solone’, ‘L’arabista petulante’ ecc. E’ membro dell’Accademia dei Lincei.”,”VIOx-005-FV”
“GABRIELI Vittorio a cura; scritti di W. WALWYN J. LILBURNE C. WINSTANLEY”,”Puritanesimo e libertà. Dibattiti e libelli. «I dibattiti di Putney» (1647) – «Il patto del popolo» (1649) – W. Walwyn, «La giusta difesa» (1649) – J. Lilburne, «Libertà legali fondamentali» (1649) – C. Winstanley, «Il piano della legge della libertà» (1652).”,”Contiene: John Lilburne, ‘Le libertà fondamentali del popolo d’Inghilterra’ (pag 233-292) Gerrard Winstanley, Il piano della Legge della Libertà (pag 293-410) Il ‘Comunismo’ di Winstanley. Ma nessun uomo deve esser più ricco d’un altro? Non ce n’è bisogno; giacché la ricchezza rende gli uomini vanagloriosi, orgogliosi e li fa opprimere i fratelli; essa è fonte di guerre. Nessun uomo può esser ricco se non grazie al lavoro suo o di altri che lo aiutano. Se un uomo non riceve aiuto dal suo vicino, non potrà mai accumulare una proprietà che gli frutti centinaia o migliaia all’anno. Se altri uomini lo aiutano a lavorare, allora quelle ricchezze sono del suo vicino non meno che sue; giacché sono il frutto delle fatiche di altri uomini oltre che delle sue. Ma tutti i ricchi vivono in agiatezza, si nutrono e vestono col lavoro di altri uomini, non col proprio; ciò è la loro vergogna, non la loro nobiltà; giacché è più felicità dare che non ricevere. Ma i ricchi ricevono tutto quel che hanno dalla mano del lavoratore, e quel che danno è frutto della fatica di altri uomini, non loro; perciò essi non agiscono giustamente sulla terra. Ma non dovrà un uomo avere più titoli d’onore d’un altro? Sì: man mano che egli assolve vari uffici, sale nella scala degli onori, finché giunge alla somma nobiltà, quella d’essere un fedele rappresentante della repubblica in Parlamento. Parimenti, a chi scopre qualche segreto nella natura, sarà conferito un titolo d’onore, anche se sia giovane. Ma nessuno deve avere un titolo onorifico finché non se lo sia guadagnato con l’operosità, o vi sia giunto per età, o per cariche rivestite. Ogni uomo sopra i sessanta anni verrà rispettato da tutti i più giovani come uomo onorevole, come si mostrerà appresso. Dovrà ognuno considerare la casa del vicino come casa sua e vivere insieme come un’unica famiglia? No: sebbene la terra e i magazzini siano in comune per ogni famiglia, tuttavia ogni famiglia vivrà separata come ora; e la casa di ciascuno, la moglie, i figli, e la suppellettile che orna la sua casa, o qualsiasi cosa egli abbia preso dai magazzini e portato a casa, o si sia procurato per uso necessario della sua famiglia, è tutta proprietà di quella famiglia, per il suo benessere. (…) Non avremo avvocati? Non ce n’è bisogno, poiché non esiste più compra e vendita; né c’è bisogno di interpretare le leggi, poiché la semplice lettera della legge sarà insieme giudice e avvocato, e giudicherà le azioni di ognuno. E visto che avremo ogni anno nuovi Parlamenti, saranno stabilite delle norme per ogni azione lecita. (…) Se qualcuno dice: questo provocherà la povertà, certo si sbaglia. Perché vi sarà abbondanza di tutti i beni terrestri con meno lavoro e fatica che ora, sotto la monarchia. Non vi sarà indigenza, poiché ogni uomo potrà tenere la casa ben fornita come vuole, e non incorrere mai in debiti, in quanto il fondo comune paga per tutti. Se dite: alcuni vivranno nell’ozio, io rispondo: no; il Piano renderà gli oziosi lavoratori, come è spiegato appresso; non vi saranno né mendichi, né fannulloni. Se dite: questo spingerà gli uomini a litigare e a farsi guerra, io rispondo: no; trasformerà le spade in vomeri, e instaurerà tale pace sulla terra che le nazioni non sapranno più cosa è guerra”” (pag 307-309)”,”UKIR-051″
“GABRIELI Francesco, a cura”,”Storici arabi delle Crociate.”,”Francesco Gabrieli, uno dei massimi esperti di storia araba, ricordiamo l’edizione delle Mille e una notte.”,”STOx-077-FL”
“GABRIELI Francesco”,”Viaggi e viaggiatori arabi.”,”Francesco Gabrieli è nato a Roma nel 1904. È stato ordinaro di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Roma a partire dal 1938 e socio dell’ Accademia nazionale dei Lincei. Si è occupato di storia e di letteratura dell’Islam con numerose opere tra cui ‘La letteratura araba’ e ‘Storici arabi delle crociate’. Gli arabi prima dell’Islam e il mutamento dell’Arabia e le conquiste durante e dopo Maometto (pag 5-8) ‘L’Islam mutò, se non il volto esteriore d’Arabia, l’animo e la vita dei suoi abitatori, e diede le proporzioni di una grandiosa diaspora conquistatrice al lento e pacifico moto di filtrazione or ora descritto. Maometto aveva viaggiato da giovane egli stesso con le carovane della Mecca (…). Certo per questa oltre che per altre vie era venuto a conoscenza delle religioni giudaica e cristiana, già rappresentate del resto con nuclei di seguaci nell’Arabia stessa. Da elementi di queste due fedi e culti, e dalla sua personale esperienza intima del divino, egli foggià il suo verbo per gli Arabi, e lo impose loro in una vita di predicazione e di lotta’ (pag 7)”,”VIOx-004-FGB”
“GABRIELI Francesco”,”Gli arabi.”,”Francesco Gabrieli è nato a Roma nel 1904. È stato ordinaro di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Roma a partire dal 1938 e socio dell’ Accademia nazionale dei Lincei. Si è occupato di storia e di letteratura araba e persiana, e di storia dell’Islam medievale e moderno, con spiccata predilezione per i valori artistici e culturali della civiltà islamica…”,”VIOx-005-FGB”
“GABRIELI Francesco, a cura”,”Storici arabi delle Crociate.”,”Marcia dei Franchi su Acri e suo Assedio (Ibn Al-Athir, XII, 20-26) (pag 178) La battaglia campale sotto Acri (pag 182) Accerchiamento dei cavalieri Franchi: la cavalleria si spinge avanti contro un centro nemico apparentemente debole, ma non viene seguita dal resto delle truppe rimaste indietro… “”Così le spade dei credenti li colsero da ogni parte, e nessuno ne scampò ma furono uccisi la più parte, e presi prigionieri i rimanenti; tra questi, il Capo dei Templari, che Saladino aveva già catturato e poi rilasciato (1), e che ora, ricadutogli in mano, fece uccidere. Il numero dei morti, oltre quelli dalla parte del mare, fu di diecimila uccisi, che per ordine del Sultano furono buttati nel fiume da cui i Franchi bevevano. La gran massa degli uccisi era tutta composta da cavalieri franchi, non avendoli i fanti raggiunti; e tra i prigionieri ci furono tre donne franche, che combattevano a cavallo, e catturate e tolta loro l’armatura furono riconosciute per donne. Dei Musulmani volti in fuga, alcuni tornarono per Tiberiade, altri passarono il Giordano e fecero ritorno (ai loro paesi) altri giunsero fino a Damasco. Se queste truppe non si fossero disperse nella fuga, avrebbero sterminato a loro piacimento i Franchi; i rimanenti per parte loro si prodigarono nel combattimento, e cercarono a tutt’uomo di penetrare insieme ai Franchi nel campo nemico, sperando che questi se ne sarebbero sbigottiti. Ma giunse loro il grido che le lor robe erano state saccheggiate (…)”” (pag 185)”,”VIOx-003-FSD”
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco Gabrieli (Roma 1904 -1996) è professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma dove fu ordinario di lingua e letteratura araba.”,”VIOx-143-FL”
“GABRIELLI Patrizia”,”Fenicotteri in volo. Donne comuniste nel ventennio fascista.”,”GABRIELLI P. ha conseguito il dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. E’ autrice di saggi sulla storia del movimento politico e delle donne. Collabora con l’Istituto per la storia del movimento di liberazione delle Marche Tra il 1921 e il 1922 400 donne si iscrissero al PCdI. (pag 9) In indice nomi: De Meo Bordiga O.”,”PCIx-255″
“GABRIELLI Patrizia”,”Le origini del movimento femminile comunista in Italia, 1921-1925.”,”””In Italia, ‘L’Ordine nuovo’ non trascurava il lavoro intrapreso dal Segretariato femminile internazionale, facendosi diffusore della pubblicistica prodotta dai suoi membri. Le comuniste italiane; forti della esperienza vissuta nel partito socialista, giungevano al Congresso di Livorno non prive di sensibilità e di idee sulla questione femminile e presentavano pubblicamente il loro punto di vista rendendo visibile ed operante la loro presenza nel partito. Prendeva la parola in quella sede Ortensia De Meo, moglie di Amadeo Bordiga, impegnata da anni nella frazione di sinistra del partito socialista a Napoli e, soprattutto, attiva propagandista tra le file delle donne socialiste (Franco Pieroni Bertolotti ha ricordato che Ortensia De Meo «aveva già partecipato come socialista femminista al I Congresso della donna italiana nel 1908 e aveva quindi anni di riflessione e di esperienza in proposito» (7). La De Meo lesse un breve comunicato, nel quale erano esposti i propositi delle comuniste e il loro programma. (…)”” (pag 107-108)”,”MITC-004-FGB”
“GABRIELLI Aldo”,”Dizionario dello stile corretto.”,”Ringraziamenti a Cesare Salmaggi che ha letto da cima a fondo il dizionario dando consigli all’autore.”,”REFx-196″
“GABRIELLI Aldo”,”Dizionario dei sinonimi.”,”Edizione ridotta dell’opera dell’autore, Dizionario dei sinonimi e dei contrari anologico e nomenclatore pubblicato dall’Istituto Editoriale Italiano nel 1967.”,”REFx-197″
“GADAMER Hans-Georg, a cura di Gianni VATTIMO”,”Verità e Metodo. Testo tedesco a fronte.”,”Hans-Georg Gadamer è nato a Breslavia nel 1900. Ha studiato filologia classica e filosofia, laureandosi con Paul Natorp a Marburgo, e abilitandosi là, nel 1929, con Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, dove dal 1945 al 1947 è stato anche rettore, poi a Francoforte, e infine nel 1949 a heidelberg, come successore di karl Jaspers.”,”FILx-095-FL”
“GADAMER Hans-Georg, a cura di Riccardo DOTTORI”,”Verità e Metodo 2. Integrazioni.”,”Hans-Georg Gadamer è nato a Breslavia nel 1900. Ha studiato filologia classica e filosofia, laureandosi con Paul Natorp a Marburgo, e abilitandosi là, nel 1929, con Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, dove dal 1945 al 1947 è stato anche rettore, poi a Francoforte, e infine nel 1949 a heidelberg, come successore di karl Jaspers.”,”FILx-096-FL”
“GADDIS John Lewis”,”La guerra fredda. Cinquant’anni di paura e di speranza. (Tit.orig.: The Cold War)”,”Libro dedicato alla memoria di G.F. Kennan GADDIS John Lewis storico molto noto in ambito internazionale, insegna nell’Università di Yale. membro di comitato di consulenza del Cold War International History Project, è stato consulente della CNN. Ha scritto numerosi libri (v. 4° copertina)”,”RAIx-246″
“GADICI Sofia”,”Trump vs Biden. Populismo e moderazione allo scontro.”,”Sofia Gadici, giornalista con master alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Laureata in Scienze politiche e in Comunicazione. Collabora on Rai, Repubblica e Professione Report.”,”USAS-247″
“GAETA Franco”,”La crisi di fine secolo e l’ età giolittiana.”,”Libro dedicato alla memoria di Nino VALERI”,”ITAA-042″
“GAETA Maria Ida a cura; saggi di Giuseppe BEDESCHI Paolo CASINI Alessandra ATTANASIO Emilio GARRONI Giulio GIORELLO Umberto RANIERI Angelo BOLAFFI Bruno GRAVAGNUOLO Paolo FLORES D’ARCAIS Mario TRONTI Luciano ALBANESE Francesco VALENTINI Enrico BERTI”,”Galvano della Volpe Lucio Colletti e il materialismo italiano.”,”Saggi di Giuseppe BEDESCHI Paolo CASINI Alessandra ATTANASIO Emilio GARRONI Giulio GIORELLO Umberto RANIERI Angelo BOLAFFI Bruno GRAVAGNUOLO Paolo FLORES D’ARCAIS Mario TRONTI Luciano ALBANESE Francesco VALENTINI Enrico BERTI”,”TEOC-496″
“GAETA Franco”,”Democrazie e totalitarismi dalla prima alla seconda guerra mondiale. Profili di storia contemporanea, 1918-1945.”,”GAETA Franco, scomparso prematuramente nel 1984, insegnava storia moderna nella Facoltò di Lettere dell’Università di Roma. Autore di importanti studi di storia moderna e contemporanea, ricordiamo fra le sue opere: ‘Il nuovo assetto dell’Europa’, 1976, ‘Il nazionalismo italiano’, 1981, ‘La crisi di fine secolo e l’età giolittiana’, 1982. “”La grande depressione, provocando ovunque una serie di misure di controllo della produzione e degli scambi, e attuando più o meno largamente un’economia “”diretta””, pose il problema del rinnovamento non soltanto del liberalismo ma anche del socialismo. La revisione del socialismo classico, che sembrava essere il presupposto pressoché intangibile del sistema liberal-democratico, fu opera di J.M. Keynes, il quale, pubblicando nel 1936 la sua ‘Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta’, diede forma scientifica alal convinzione di poter regolare l’economia capitalistica e di superare la crisi “”nel quadro del sistema sociale esistente””, e demolì uno dei caposaldi della scienza economica classica, vale a dire l’idea della corrispondenza armonica tra offerta e domanda, tra produzione e consumo. Nell’analisi di Keynes il centro della problematica si spostava dalla distribuzione alla produzione e la sua conclusione operativa era una completa condanna delle politiche di deflazione. La grande crisi era stata determinata da una divaricazione tra lo sviluppo dei redditi della massa dei consumatori, era cioè una crisi di sottoconsumo che non poteva essere superata se non reinnescando il meccanismo della domanda e agevolando gli investimenti che avrebbero dovuto soddisfarla”” (pag 172) “”Che Keynes sia stato il sistematore teorico di una politica di emergenza, non può comunque far dimenticare che già negli anni venti proposte di politica congiunturale non deflazionistica erano state avanzate in area socialdemocratica, e che sempre nella stessa area queste proposte si erano per così dire perfezionate nei primissimi anni trenta. A partire dal 1925 scrittori come Lederer, Massar e Tarnow suggerirono in Germania il ricorso all’aumento dei salari come elemento che attraverso l’aumento della domanda globale incentivasse la produzione, e nel 1931 il piano sindacale prospettò la creazione di una domanda aggiuntiva mediante una politica di ‘deficit spending’ che si collocava agli antipodi del deflazionismo di Brüning avallato da Hilferding”” (pag 174)”,”STOU-115″
“GAETA Franco / NELLO Paolo / FERRETTI Valdo”,”Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965) (Gaeta) / Il dibattito sul fascismo. Le interpretazioni degli storici e dei militanti politici (Nello) / Diplomats in Crisis. United States – Chinese – Japanese Relations, 1919-1941 (Ferretti).”,”Recensioni dei libri rispettivamente di H. Stuart Hughes, Marina Addis Saba, R.D. Burnes e E.M. Bennett (a cura)”,”STOx-268″
“GAETA Franco”,”Il nazionalismo italiano.”,”Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Insegna Storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell’ Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). E’ autore, fra l’altro, di due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l’aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della “”Storia universale”” di Corrado Barbagallo. Tra liberalismo e fascismo; emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All’insegna dell’autoritarismo e dell’antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un’operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario. 1922: il vecchio sottobosco politico meridionale cercava di adeguarsi con spregiudicata prontezza ‘Tra liberalismo e fascismo, emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All’insegna dell’autoritarismo e dell’antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un’operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario’ (q.dic.). [‘L”exploit’ nazionalista dopo la marcia su Roma fu febbrile: specialmente nel Sud, ancora scarsamente toccato dall’espansione fascista. Nel novembre 1922, l’ «Idea Nazionale» reclamizzò fortemente l’accrescersi dei consensi al movimento nazionalista con un’evidenza tipografica assai significativa. I titoli per lo più a piena pagina, annunciavano: «La nuova gioventù d’Italia si organizza», «L’irresistibile ascensione delle forze nazionaliste», «Il costante proselitismo nazionalista», «Il nazionalismo si organizza in tutta Italia». Si apriva la fase finale e tumultuaria del nazionalismo e si stringevano i tempi verso la sua vittoriosa fusione col partito fascista. La base della convergenza esisteva e Corradini ribadiva in dicembre la comune avversione al socialismo e al parlamentarismo liberale e democratico «in quanto manutengolo del socialismo e istrumento della sua propagazione degenerativa»; ma rilevava nel contempo che l’essenza del fascismo si scopriva soltanto in alcuni fascisti, «nel capo, Benito Mussolini e in alcuni suoi seguaci eletti» (35). Inflazione nazionalista nel Mezzogiorno. E’ ben chiaro che l’inflazione nazionalista, specie nel Mezzogiorno (36), dopo la marcia su Roma, costituiva un serio motivo di preoccupazione per i fascisti. In regioni dove essi non erano profondamente penetrati e nelle quali la vita politica aveva una base di minute consorterie locali per le quali le designazioni politiche spesso erano null’altro che ‘flatus vocis’, i fascisti assistevano al concentramento dei più disparati interessi attorno al nazionalismo, ad un nuovo dislocarsi dei vecchi clan liberal-democratici in cerca di punti di confluenza per continuare a servirsi in qualche modo dello Stato. Si trattava in prevalenza del vecchio sottobosco politico meridionale che cercava di adeguarsi, con una spregiudicata prontezza, alla nuova situazione politica generale, fiutata con intuito consumato. Se fino alla marcia su Roma la borghesia agraria e umanistica del Sud aveva politicamente vissuto attraverso la rete clientelistica liberale, essa ora comprendeva che gli elementi che fino allora avevano costituito i mezzi del suo peso politico erano stati scavalcati dall’azione fascista e difficilmente avrebbero potuto tornare ad assolvere le vecchie funzioni. Per di più, una parte del fascismo meridionale, specie campano, aveva assunto una tinta «di sinistra» che era, in fin dei conti, suggerita dalla necessità di smagliare il tessuto politico locale e trovava in Padovani (37), Lanzillo e Bifani le punte d’un tentativo di rinnovamento’ (pag 235-236)”,”ITAD-144″
“GAETA Franco a cura”,”La stampa nazionalista.”,”Assorbimento ideologico (pag 375) (fusione del partito nazionalista con il partito fascista) Occupazione delle fabbriche e controrivoluzione preventiva (pag 298-302) La nascita del movimento nazionalista. Il fatto che determinò il loro serio inserimento nel tessuto della vita politica italiana. “”I risultati del convegno fiorentino furono quanto mai vaghi: il movimento nazionalista non né uscì con una fisionomia definita. Accolta la pregiudiziale monarchica; il problema della guerra restava indefinito tra la concezione nazionale-irredentistica di Sighele e quella imperialista di Corradini; in politica economica restavano impregiudicate le impostazioni liberista e protezionista; all’inteventismo di Sighele veniva messa la sordina. Nella stessa casa continuarono a vivere sino al 1912 Arcari e Coppola, Rivalta e Federzoni, Sighele e Corradini. Ma nei due anni che passarono tra il primo e il secondo congresso nazionalista avvenne il fatto capitale della guerra libica: il primo conflitto che l’Italia affrontasse da sola dal momento della sua costituzione unitaria. Essa fu la grande e davvero non sprecata occasione dei nazionalisti, il fatto che determinò il loro serio inserimento nel tessuto della vita politica italiana. Si sa come andarono le cose: alle pacate decisioni giolittiane si sovrapposero il rumore delle ‘Canzoni’ dannunziane e il fragore nazionalista e futurista; la voce dimessa di Pascoli ebbe un’impennata concorrenziale (e decisiva per i suoi destini poetici) verso il suo per allora minore fratello e la pacifica Italia giolittiana scese in campo stranamente accompagnata dai fantasmi dei legionari romani di Scipione e da quelli di Erodoto e Plinio che furono suscitati a consacrare con la loro autorità (opportunamente manipolata) la feracità della quarta sponda. Si verificò una sorta di appropriazione indebita della guerra e l’inebriamento toccò punte estreme non solo in retorica. Il solito Corradini, inarrestabile, minacciò un’azione «estremamente rivoluzionaria», anche contro cose e persone che ora non si nominano», vale a dire contro la monarchia ed il re. A questa campagna per l’impresa libica aveva partecipato in prima linea un settimanale uscito da poco, l”Idea Nazionale’, ch’era destinato a divenire il foglio più rappresentativo e più importante del movimento nazionalista. Il gruppo di redattori era costituito da Corradini, Maraviglia, Federzoni, Coppola, Forges-Davanzati: un’équipe che, nonostante la diversa provenienza ideologica e politica, nonostante la differente preparazione culturale dei suoi componenti, si ritrovava cementata da alcune fondamentali esigenze e soprattutto dalla volontà di dare al nazionalismo un programma politico preciso, tale che trasformasse il movimento in un’elite capace di agire non solo in funzione d’una generica ripresa nazionale, ma in una ben individuata direzione lungo la quale forse si sarebbero presi molti amici, ma i seguaci sarebbero stati più forti e più sicuri. Di questo gruppo, Corradini restava l’oracolo: ma accanto a lui, apparivano in posizione di rilievo il duttile Federzoni, un tecnico delle questione internazionali quale Coppola, un transfuga del sindacalismo come Forges dotato d’un consequenziario dottrinarismo girondino (10) e un pubblicista di penna facile e brillante come Maraviglia. Fu appunto attorno all”Idea Nazionale’ che conversero tra il 1911 e il 1912 gli uomini destinati a dar vita al vero e proprio nazionalismo politico italiano; e fu proprio sulle impostazioni politiche e dottrinarie di questo gruppo che avvenne la prima chiarificazione in seno al movimento”” (pag XIV-XV) [(10) La definizione è di L. Federzoni, nelle ‘Memorie’ pubblicate a puntate ne “”L’indipendente”” di Roma tra il maggio e il luglio 1946. Cfr. n. 20 giugno] Pascoli. Il nazionalismo. “”Scoppiata la guerra italo-turca, presso il teatro di Barga pronuncia il celebre discorso a favore dell’imperialismo La grande Proletaria si è mossa: egli sostiene infatti che la Libia sia parte dell’Italia irredenta, e l’impresa sia anche a favore delle popolazioni sottomesse alla Turchia, oltre che positiva per i contadini italiani, che avranno nuove terre. Si tratta, in sostanza, non di nazionalismo vero e proprio, ma di un’evoluzione delle sue utopie socialiste e patriottiche. Il 31 dicembre 1911 compie 56 anni; sarà il suo ultimo compleanno: poco tempo dopo le sue condizioni di salute peggiorano. Il medico gli consiglia di lasciare Castelvecchio e trasferirsi a Bologna, dove gli viene diagnosticata la cirrosi epatica per l’abuso di alcool [25]; nelle memorie della sorella viene invece affermato che fosse malato di epatite e tumore al fegato [26] Il certificato di morte riporta come causa un tumore allo stomaco, ma è probabile fosse stato redatto dal medico su richiesta di Mariù, che intendeva eliminare tutti gli aspetti che lei giudicava sconvenienti dall’immagine del fratello, come la dipendenza da alcool, la simpatia giovanile per Passannante e la sua affiliazione alla Massoneria. [27] La malattia lo porta infatti alla morte il 6 aprile 1912, un Sabato Santo vigilia di Pasqua,nella sua casa di Bologna, in via dell’Osservanza n. 2; la vera causa del decesso fu probabilmente la cirrosi epatica. [27][28] Pascoli venne sepolto nella cappella annessa alla sua dimora di Castelvecchio di Barga, dove sarà tumulata anche l’amata sorella Maria, sua biografa, nominata erede universale nel testamento, nonché curatrice delle opere postume””. (wikip)”,”ITAF-376″
“GAETA Franco”,”Il nazionalismo italiano.”,”Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Ha insegnato Storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell’Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). Tra le sue pubblicazioni, due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l’aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della “”Storia universale”” di Corrado Barbagallo. “”Non inferiore a quella gobettiana fu la virulenza di Nitti (45) nei confronti dei nazionalisti che a suo parere avevano «solo gli sfoghi letterari dei loro giornali che sembrano spesso scritti da dervisci ubriachi e che fanno qualche volta, almeno in Italia, dubitare dello stato mentale dei loro collaboratori». La irritazione di Nitti nasceva indubbiamente anche da motivi personali che non v’è alcuna necessità di documentare, ma anche in alcune delle sue pagine furono presenti valutazioni di un certo interesse, come, per esempio, in quella relativa ai rapporti tra nazionalismo e fascismo, in cui notò: «Il fascismo italiano, che forse in origine conteneva fra tante cose pessime qualcuna che non era spregevole, si è degradato completamente il giorno che si è solidarizzato con il nazionalismo e non avendo un suo programma ne ha accettato i metodi e le idee. Quel giorno la guerra, anzi una serie di guerre, la guerra in permanenza, l’arte per l’arte, sono diventate cose necessarie e quindi una serie di disfatte e la rovina inevitabile dell’Italia. Se i fascisti furono responsabili di reati numerosi contro la proprietà e contro le persone, i nazionalisti proclamando la violenza e la guerra, in omaggio ai loro principi teorici, si specializzarono invece nella loro attività pratica nei reati contro la proprietà e soprattutto contro la proprietà dello Stato»”” (pag 53)] [(45) F.S. Nitti, ‘Bolscevismo, fascismo, democrazia’ (questo scritto è del 1926) in ‘Opere’, XI, Bari, 1961, pp. 254-62, e ‘Rivelazioni’, Bari, 1963, pp. 686-87] Nitti sui nazionalisti: ‘i loro giornali (…) sembrano spesso scritti da dervisci ubriachi e (…) fanno qualche volta (…) dubitare dello stato mentale dei loro collaboratori'”,”ITAA-006-FF”
“GAETA Saverio PRISCIANDARO Vittoria”,”I volti della solidarietà. Manuale pratico di volontariato.”,”Saverio Gaeta caposervizio del mensile ‘Jesus’ e autore di saggi e Vittoria Prisciandaro redattrice del settimanale dell’Azione Cattolica ‘Segno nel mondo’ Perché fare del ‘volontariato’ ma anche come farlo e dove rivolgersi per ottenere aiuto.”,”ITAS-254″
“GAETTENS Richard”,”Inflazione.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOI-261″
“GAFENCO Gregorio”,”Preliminari della guerra all’ Est. Dall’ accordo di Mosca (21 agosto 1939) alle ostilità in Russia (22 giugno 1941).”,”GAFENCO Gregorio ex ministro degli affari esteri di Romania ex ministro di Romania a Mosca. “”… quando si legge un libro di storia occorre sempre pensare al tempo in cui l’ autore l’ ha scritto””. Voltaire, Charles XII (in apertura) “”Stalin era stato avvertito che Matzuoka non voleva a nessun prezzo rientrare a mani vuote a Tokio. Egli si adoperò a fargli pagar caro il suo desiderio. I Giapponesi avevano espresso il loro desiderio di concludere un patto di non aggressione e di amicizia, identico a quello che il signor Ribbentrop aveva firmato a Mosca il 21 agosto 1939. Era ciò che Stalin aveva di meglio e anche quel che di più caro poteva offrire. Domandò un prezzo elevato: la restituzione della parte sud dell’ isola di Sakalin, tolta alla Russia col trattato di Portsmuth. Seguendo l’ esempio tedesco, l’ URSS perseguiva la revisione di tutti i trattati che avevano imposto alla Russia la cessione di territori. Il ministro giapponese rifiutò di prendere in considerazione questa condizione e ripiegò su una proposta più modesta. Domandò un patto di neutralità. I Sovietici non dissero di no ma posero due condizioni; I. Gli impegni reciproci di neutralità dovevano avere un carattere generale e assoluto e non prevedere alcuna riserva né eccezione. 2. I giapponesi dovevano rinunciare alla concessioni di miniere che il trattato di Portsmuth aveva loro accordato nella parte nord dell’ isola di Sakalin, che apparteneva ancora all’ URSS. La seconda di queste condizioni (…) era posta dai delegati sovietici tutte le volte che il Giappone tentava di normalizzare i suoi raccorti con l’ URSS, e i delegati giapponesi le avevano sempre rifiutate.”” (pag 188-189)”,”RAIx-201″
“GAFENCU Grigore”,”Ultimi giorni dell’ Europa. Viaggio diplomatico nel 1939.”,”GAFENCU Grigore ex-ministro degli esteri di Romania.”,”RAIx-101″
“GAFUROV B. SIMONIYA N. REZNIKOV A. SHATALOV I. LAVRISHCHEV A.”,”Lenin and revolution in the east.”,”E’ una raccolta di articoli di giornale e riviste di esperti e giornalisti di politica estera sovietica. “”Lenin obiettò all’ affermazione di Roy in commissione riguardo alla necessità di rifiutare l’ unione con le forze democratico-borghesi nelle colonie e la sua pretesa che il destino del comunismo mondiale dipendeva esclusivamente dal trionfo del comunismo in Oriente. Egli mostrò che il punto di vista di Roy era piuttosto infondato in quanto, da una parte, i comunisti indiani, fino a quel momento, non erano stati in grado di fondare un Partito Comunista nonostante i 5 milioni di proletari e 37 milioni di contadini senza terra. Ciò non significava, comunque, che Lenin ponesse il compito di organizzazione immediata di un Partito Comunista di massa in India (di fatto questa era la visione di Roy). Se enfatizzava l’ importanza eccezionale della formazione e dell’ attività di un Partito Comunista, lasciava chiaramente intendere che lo sviluppo numerico del proletariato e dei contadini senza terra in un una colonia in sé non forniva tutti i prerequisiti per dare vita a un Partito Comunista di massa””. (pag 82-83)”,”RUST-118″
“GAGE Nicholas”,”Addio Mafia. La storia concisa, chiara e illustrata degli anni ruggenti della mafia, dall’impero di Al Capone all’intervento di Luciano, dall’eliminazione del padrino dei padrini, Maranzano, all’uccisione di Anastasia e alla guerra tra Profaci e i fratelli Gallo.”,”Solo chi per anni ha svolto un duro lavoro di ricerca per giungere alla verità e alla spiegazione di una catena di avvenimenti, all’apparenza complicati e spesso travisati, possiede il dono in maniera logica, e in seguito di spiegarli con estrema chiarezza e semplicità anche agli altri. É il caso di Nicholas Gage, autore di questo volume. Come egli stesso tiene a precisare, appartiene a quella strana famiglia dei cosiddetti Investigative Reporters; quegli scrittori o giornalisti che, anche a costo di gravi pericoli, inseguono la verità in tutti i settori e in tutti gli ambienti della società americana.”,”USAS-012-FL”
“GAGGERO Andrea, a cura di Saverio TUTINO”,”Vestìo da Omo.”,”Dove si vede come un uomo, fattosi prete, si prende cura anche di ladri e prostitute, poi milita nella Resistenza antifascista, finisce in un lager nazista, diventa comunista e pacifista, ma viene processato dal Santo Uffizio che lo riduce allo stato laicale.”,”ITAR-369″
“GAGGERO Andrea, a cura di Saverio TUTINO”,”Vestìo da Omo.”,”Dove si vede come un uomo, fattosi prete, si prende cura anche di ladri e prostitute, poi milita nella Resistenza antifascista, finisce in un lager nazista, diventa comunista e pacifista, ma viene processato dal Santo Uffizio che lo riduce allo stato laicale.”,”ITAR-370″
“GAGGI Massimo BARDAZZI Marco”,”L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro.”,”GAGGI Massimo è inviato del Corriere della Sera a New York, BARDAZZI Marco è stato giornalista corrispondente per l’Ansa negli Stati Uniti.”,”EDIx-112″
“GAGGI Massimo”,”Dio, Patria, Ricchezza.”,”Inchiesta sull’America, la falange religiosa, il potere delle lobby, l’imperativo del profitto, il culto dell’innovazione. Storie e personaggi di un Paese in crisi di identità. Massimo Gaggi inviato del Corriere della Sera vive e lavora a New York. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi ‘La fine del ceto medio’ con Edoardo Narduzzi”,”USAE-106″
“GAGGI Massimo NARDUZZI Edoardo”,”La fine del ceto medio.”,”Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera con base a New York, ha dedicato le sue analisi più recenti all’evoluzione dei sistemi socio-economici e alle conseguenze politiche della globalizzazione. Edoardo Narduzzi, manager e imprenditore dell’hi-tech, studia da anni gli effetti sociali ed economici dell’innovazione. Ha pubblicato La rivolta liberale (con L. Scheggi Merlini), Il malessere fiscale (con A. Fantozzi), Il mercato globale (con A. Fantozzi), American Internet e Sesto Potere. Si è specializzato negli Stati Uniti e nel Regno Unito.”,”TEOS-096-FL”
“GAGGI Massimo”,”Dio, Patria, Ricchezza.”,”Massimo Gaggi inviato del Corriere della Sera vive e lavora a New York. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi ‘La fine del ceto medio’ con Edoardo Narduzzi. Il fattore religione in Usa. “”Queste chiese hanno imparato a utilizzare al meglio le nuove tecnologie (…) a fare nuovi proseliti e a creare legami tra i fedeli sviluppando ‘affinity groups’: motociclisti, modellisti, persone che cercano di dimagrire, sportivi, che formano differenti comunità d’interessi. Un meccanismo che amplia e arricchisce la base della parrocchia. Del resto anche quello di aiutare le congregazioni a crescere è diventato un business con una sua forza autonoma. C’è persino una società quotata, la Kingdom Ventures, che ha come unica attività l’assistenza a 10 mila chiese che stanno tentando di espandersi. La Kingdom Ventures, che ha 12 filiali sparse per gli Stati Uniti, mette a disposizione delle organizzazioni religiose sue clienti artisti e speaker, organizza raccolte di fondi, vende audiovisivi, promuove l’utilizzo delle tecnologie più avanzate”” (pag 25)”,”USAS-003-FV”
“GAGLIANI Daniella”,”Il dibattito marxista sulla questione agraria.”,”Nel testo si cita la traduzione italiana del volume di Hans Georg Lehmann, ‘Il dibattito sulla questione agraria nella socialdemocrazia tedesca e internazionale. Dal marxismo al revisionismo e al bolscevismo’, Milano, 1977, il volume di Mitrany su ‘Il marxismo e i contadini’ e quello di Tarrow sul Pci e il Mezzogiorno.”,”TEOC-690″
“GAGLIANI Dianella”,”Brigate nere. Mussolini e la militarizzazione del Partito fascista repubblicano.”,”Collaborazionismo (pag 186-187)”,”QMIS-265″
“GAGLIANI Daniella a cura; saggi di Vittorio SCOTTI DOUGLAS Carme MOLINERO Marco MINARDI Daniele SERAPIGLIA Ricard VINYES Andrea BATTISTINI Giorgio VECCHIO Roberta MIRA Pere YSAS Irene DI-JORIO Massimo STORCHI Aldo MONTI Mariuccia SALVATI Massimo PAPINI Ivo MATTOZZI Mrico CARRATTIERI e altri”,”Fascismo/i e Resistenza.”,”La seconda parte del volume è dedicata a Luciano Casali: ‘Luciano Casali, docente, studioso e costrutture di reti scientifiche’, seguono testimonianze e appendici con una nota biografica”,”ITAR-038-FSD”
“GAGLIANI Vincenzo”,”Discorsi sopra lo studio del diritto pubblico di Sicilia.”,”Il libro di Vincenzo Gagliani, (di cui si hanno pochissime notizie biografiche) tratta temi legati al diritto pubblico siciliano, analizzando le istituzioni, le leggi e le prerogative del governo dell’epoca. Il prof. Sciacca, docente presso l’Università di Catania, ha dedicato gran parte della sua ricerca al costituzionalismo moderno e alle teorie della sovranità.”,”DIRx-024-FMB”
“GAGLIANO Giuseppe”,”Potere e antagonismo in Michel Foucault e Michel Onfray.”,”Libro omaggio dell’A Nato a Como, G. GAGLIANO si è laureato in filosofia presso la Statale di Milano. Ha conseguito il Master in studi strategici e intelligence e quello in diritto internazionale e conflitti armati.”,”TEOP-388″
“GAGLIANO Giuseppe”,”L’intellettuale in rivolta. L’antagonismo politico attraverso le riflessioni di Walzer, Buber, Chomsky, Ward, Zinn.”,”Libro omaggio dell’A Nato a Como, G. GAGLIANO si è laureato in filosofia presso la Statale di Milano. Ha conseguito il Master in studi strategici e intelligence e quello in diritto internazionale e conflitti armati.”,”TEOP-389″
“GAGLIARDI Rina POLO Gabriele a cura; scritti di Renato MONTELEONE Roberto SILVESTRI Luisa MURARO”,”Il crac della Banca Romana.”,”‘Roma, 23 novembre 1893: il primo governo Giolitti viene travolto dallo scandalo della Banca romana. La tangentopoli del secolo scorso’ Scritti di Renato MONTELEONE Roberto SILVESTRI Luisa MURARO”,”ITAE-263″
“GAGLIARDI Lorenzo a cura”,”Cesare e le guerre civili.”,”Lorenzo Gagliardi è professore di Diritto romano all’Università Statale di Milano ove è anche coordinatore della Sezione di Diritti dell’antichità. Insegna inoltre alla Bocconi di Milano. La guerra come industria principale. “”Le attività produttive erano in gran parte basate sul lavoro degli schiavi. Il modello di economia agricola era quello della villa. In questo periodo la villa agricola per eccellenza era quella descritta dall’erudito MarcoTerenzio Varrone, vissuto tra il 116 e il 27 a.C. La nuova villa, detta «varroniana», era più vasta di quelle descritte da Catone un secolo prima, estendendosi in media su terreni di 250 ettari. A capo della villa vi era il fattore schiavo detto ‘vilicus’ (il “”villico””), che organizzava il lavoro degli schiavi comuni, specializzati nelle diverse attività. I cereali, benché fossero alla base delle dieta romana, erano oggetto di una produzione limitata, poiché giungevano a Roma dalle province. Erano prevalenti le colture di olivo, vite, legumi, verdure e ortaggi. Nella villa vi era poi uno spazio per l’allevamento di animali. L’olio era fondamentale non solo per i consumi alimentari, ma anche per la preparazione di unguenti e per l’illuminazione. Il vino divenne un elemento importante per i Romani quando, tra secondo e primo secolo a.C., essi aumentarono il consumo di carne e di cibi più ricercati e soprattutto passarono dalla ‘puls’ [una farinata che si otteneva facendo bollire nell’acqua o nel latte il cereale macinato] al pane, abbandonando la dieta tradizionale naturalmente ricca di liquidi. Accanto alle grandi ville rustiche dei latifondisti, con centinaia di schiavi, vi erano la piccola proprietà rurale e il lavoro libero. Né erano irrilevanti il commercio, su grande e piccola scala, e l’artigianato. A Roma, accanto alla sfaccendata plebe urbana, vi erano centinaia di liberi negozianti molto operosi, che concentravano nel Foro le loro attività. Un grande commercio terrestre e marittimo si sviluppò per andare incontro all’approvvigionamento dell’Urbe in tema di alimentazione e per soddisfare le richieste di vestiario, utensili e arredamento delle sue migliaia di abitanti. L’edilizia fu un’altra consistente voce dell’economia come abbiamo visto. Vi erano poi le professioni intellettuali, tra cui, ‘in primis’, l’avvocatura. Agli avvocati era vietato ricevere onorari, ma essi venivano compensati con donazioni, spesso generosissime. Cicerone, nato da famiglia non particolarmente ricca, calcolò nell’ultimo anno della sua vita, di avere accumulato una ricchezza di 20 milioni di sesterzi. Possedeva del resto otto ville signorili: la più vicina a Roma era a Tuscolo, le altre ad Arpino, dove era nato, ad Anzio, Astura, Formia, Cuma, Pozzuoli e Pompei. Non è tuttavia lontano dal vero chi sostiene che l’industria principale dei Romani fu la guerra. In quest’epoca ogni anno tra il 10 e il 20% della popolazione era sotto le armi””. Dalle conquiste giungevano ricchezze e bottini, ma soprattutto tributi”” (pag 120-121-122)”,”STAx-280″
“GAGLIARDUCCI Andrea”,”Propaganda Fide R.E. Un intrigo clericl vip.”,”GAGLIARDUCCI Andrea giornalista collabora come vaticanista per il Tempo e La Sicilia. Propaganda Fide ha la proprietà di circa 600 immobili a Roma (v. Mappa delle proprietà) Lotta per il controllo finanziario sul Vaticano. “”Oltre 9 miliardi di patrimonio immobiliare. Un intrigo di opere pie e di opere profane. Prelati, affaristi, politicanti e un aspirante papa”” (retrocop.) “”Resta il fatto che si fanno i conti al termine del Giubileo e si scopre che gli utili ammontano ad appena 70 miliardi di lire. Non molti, a fronte dell’investimento sostenuto. Non molti, considerando anche i 3500 miliardi dati dallo Stato, e finiti sì nel Giubileo, ma anche in una serie di organizzazioni che con il Giubileo poco ci entravano. La pioggia di soldi del Giubileo è simile a una legge finanziaria: si sa (più o meno) quello che esce e si spera che entri qualcosa. Per fortuna, il Vaticano ha avuto la Provvidenza dalla sua. Ma d’altronde è il Vaticano, e qualcosa vorrà pur dire…”” (pag 55)”,”RELC-298″
“GAIDO Daniel LUPARELLO Velia”,”Strategy and Tactics in a Revolutionary Period: U.S. Trotskyism and the European Revolution, 1943-1946.”,”Articolo incentrato sulle posizione della corrente minoritaria del SWP americano guidata da Felix Morrow Jean van Heijenoort e Albert Goldman a fronte della maggioranza James Connor. La seconda organizzazione trotskista è il WP Workers Party guidato da Max Shachtman.”,”TROS-024-FGB”
“GAILLARD Jeanne”,”Communes de province, commune de Paris, 1870-1871.”,”GAILLARD Jeanne”,”MFRC-141″
“GAILLARD Jean”,”A la découverte de la… Révolution française. Tome I.”,”Jean Gaillard Professeur à l’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (Institut Catholique) “”Ce Jacques Hébert, ancien distributeur de contre-marque à la porte des théâtres, devenu substitut de la commune, représentait ce que détestait le plus Robespierre: l’athéisme et le communisme. Lui et son chef, le procureur de la commune, Anaxagoras Chaumette, tenaient l’Hôtel de Ville et se croyaient tout permis. Leur organe ‘Le ‘Père Duchesne – ce “”sale écrit””, comme l’appelait Mme Roland – était le journal le plus lu du Peuple; il prêchait la révolte contre l’opulence, exploitait la misère et la faim, réclamait la disparition de “”l’aristocratie mercantile”” et voulait en un mot la “”révolution intégrale”” – autrement dit la révolution sociale”” (pag 147) Chaumette, Pierre-Gaspard. – Rivoluzionario francese (Nevers 1763 – Parigi 1794); collaboratore dal 1790 del giornale Révolutions de Paris, membro della Comune del 10 agosto 1792, ebbe parte di primo piano nel 1792-93. Presidente, poi procuratore della Comune, da allora cambiò il proprio nome in quello di Anassagora Ch.; si distinse per la sua ostilità verso i girondini e per i suoi tentativi di promuovere il culto della dea Ragione. Coinvolto per questo da Robespierre nel processo degli hebertisti, fu processato e ghigliottinato. (Treccani) Wikip: La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati »,[144] ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo.[145] Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».[146]”,”FRAR-429″
“GAILLARD Jean”,”A la découverte de la… Révolution française. Tome II.”,”Jean Gaillard Professeur à l’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (Institut Catholique) ‘Per molto tempo si è considerato che il 18 – 19 Brumaio (1799) aveva chiuso la Rivoluzione in modo definitivo, come il 9 Termidoro (1794) aveva chiuso il Terrore, ma dopo i lavori di Sorel, di Aulard, di Vandal, si è dovuto rivedere questa opinione e si ammette oggi che il 18-19 Brumaio ha salvato, affermato e consacrato la rivoluzione. Inoltre, queste due intepretazioni possono conciliarsi: esse sono più complementari che contraddittorie…’ (pag 125)”,”FRAR-430″
“GAITSKELL Hugh”,”Socialismo e nazionalizzazione.”,”””Ci si consentano ancora altre due considerazioni. Primo: guardiamoci dalle illusioni. Perché la causa maggiore del disappunto seguito alle nazionalizzazioni è stata il troppo illudersi sui loro effetti. Ciò significa, in particolare, che i lavoratori delle industrie interessati debbono rendersi conto che la nazionalizzazione è un processo a lungo termine, e che tale processo è cosparso di mille difficoltà; significa altresì l’ abbandono di una mentalità sindacalistica (totalmente inappropriata in una società democratica), una mentalità che vde lo scopo della nazionalizzazione semplicemente in un guadagno immediato dei lavoratori dell’ industria nazionalizzata, senza riguardo all’ interesse del resto della comunità. Secondo: non dobbiamo dimenticare che l’ elettorato britannico non si lascerà impressionare da nuovi programmi di nazionalizzazione, se non avrà la dimostrazione della loro necessità. Abbiamo oggi il grande vantaggio di aver effettuato nazionalizzazioni che funzionano e durano; con questo precedente, la paura del salto nel buio è minore, e il popolo sa che il parlarne non ha più senso. Ma dobbiamo porre sull’ altro piatto della bilancia il fatto che quasi tutte le industrie nazionalizzate tra il 1945 e il 1950 erano state in passato oggetto di lunghe ed elaborate inchieste pubbliche, sicché l’ esigenza di un loro mutamento strutturale era qualche cosa cui il pubblico si era del tutto assuefatto.”” (pag 70-71)”,”TEOC-350″
“GAJA Filippo”,”Le frontiere maledette del Medio Oriente. Le righe immaginarie tracciate sulla sabbia del deserto che portano il mondo alla catastrofe. 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della ‘legalità internazionale’ nel Golfo Persico e dintorni.”,”Filippo Gaja nato a Parma il 04/08/1926, nel novembre 1943 passa avventurosamente le linee e raggiunge il meridione dove si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione, partecipando alla guerra di liberazione contro i tedeschi nelle file del reggimento paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore. Già divenuto nel 1944 militante attivo della sinistra socialista, alla fine della guerra inizia la carriera giornalistica. dapprima come redattore del Fronte Popolare, la Gazzetta di Milano, e l’Avanti edito n ella capitale lombarda. Dal 1953 lavora come inviato speciale di grandi settimanali. Si integra nella lotta contro la dittatura fascista del generale Francisco Franco in Spagna, collaborando strettamente con Julio Alvarez del Vayo, già Ministro degli Esteri e Commissario Generale per l’Esercito della Repubblica durante la guerra civile. Negli anni ’60 dirige Avance, organo della Union Socialista Espanola in esilio. Dal 1967 dirige in Italia la rivista di politica internazionale Maquis. Ha pubblicato: L’invasione di Cuba, L’esercito della lupara, La vita di Che Guevara, Italia, la crisi più lunga, La crisi globale, Le facce nascoste della nuova recessione internazionale, La rivoluzione in diretta dai muri di Francia.”,”VIOx-053-FL”
“GAJA Filippo”,”Le frontiere maledette del Medio Oriente. Le righe immaginarie tracciate sulla sabbia del deserto che portano il mondo alla catastrofe. 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della ‘legalità internazionale’ nel Golfo Persico e dintorni.”,”Filippo Gaja nato a Parma il 04/08/1926, nel novembre 1943 passa avventurosamente le linee e raggiunge il meridione dove si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione, partecipando alla guerra di liberazione contro i tedeschi nelle file del reggimento paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore. Già divenuto nel 1944 militante attivo della sinistra socialista, alla fine della guerra inizia la carriera giornalistica. dapprima come redattore del Fronte Popolare, la Gazzetta di Milano, e l’Avanti edito n ella capitale lombarda. Dal 1953 lavora come inviato speciale di grandi settimanali. Si integra nella lotta contro la dittatura fascista del generale Francisco Franco in Spagna, collaborando strettamente con Julio Alvarez del Vayo, già Ministro degli Esteri e Commissario Generale per l’Esercito della Repubblica durante la guerra civile. Negli anni ’60 dirige Avance, organo della Union Socialista Espanola in esilio. Dal 1967 dirige in Italia la rivista di politica internazionale Maquis. Ha pubblicato: L’invasione di Cuba, L’esercito della lupara, La vita di Che Guevara, Italia, la crisi più lunga, La crisi globale, Le facce nascoste della nuova recessione internazionale, La rivoluzione in diretta dai muri di Francia.”,”VIOx-011-FV”
“GAJA Roberto”,”L’Italia nel mondo bipolare. Per una storia della politica estera italiana (1943-1991).”,”Roberto Gaja (1912-1992) è stato fra l’altro Segretario generale del Ministero degli Esteri e ambasciatore a Washington. Ha collaborato come editorialista a Il Tempo di Roma e ha pubblicato oltre a scritti storici e letterari, numerosi studi di politica internazionale.”,”ITQM-031-FL”
“GAJANO Alberto”,”La dialettica della merce. Introduzione allo studio di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx.”,”Alberto GAJANO insegna sociologia della conoscenza nell’Università di Roma. Ha pubblicato saggi su Ricoeur e Habermas. L’autore ringrazia Marco Diani, Valentino Gerratana e Jacques Texier per aver letto la prima stesura di queso lavoro e averlo aiutato a migliorarlo con le loro osservazioni. “”E’ attraverso la critica che la scienza economica deve essere portata alla piena scientificità, come scrive Marx a proposito di Lassalle: “”Vedo …. che il tipo intende esporre l’economia politica alla Hegel… Conoscerà a sue spese che è una cosa completamente diversa portare attraverso la critica una scienza al punto di poter essere esposta dialetticamente, e invece applicare un sistema di logica astratto e bell’e pronto a presentimenti appunto di un siffatto sistema”” (Marx a Engels, 1.2.1858). Il legame tra le categorie elaborate dagli economisti borghesi e le contraddizioni della società capitalistica ci mostra che la critica di cui parla Marx non è soltanto critica della scienza economica borghese, ma, come è già stato detto più volte, critica dello stesso oggetto considerato, “”critica delle categorie economiche borghesi esaminate nella loro realtà storicamente determinata”” (Giorgetti, op. cit., pp. 16-17) (1)”” [Alberto Gajano, La dialettica della merce. Introduzione allo studio di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx, 1979] (pag 19) [(1) G. Giorgetti, prefazione a: Marx, Teorie sul plusvalore, vol I., 1961] Cronologia delle opere di Karl Marx (fonte: http://www.criticamente.com/marxismo/marx-engels/Breve_cronologia_della_vita_e_delle_opere_di_Karl_Marx.htm) (vedi retro)”,”MADS-607″
“GAL Iren”,”Bela Kun vita di un rivoluzionario.”,”””Alla fine del 1923, Béla Kun fu chiamato a dirigere la sezione di agitazione e propaganda del Comintern. Si avvicinava il V Congresso dell’ Internazionale, che pose i partiti stranieri nella necessità di risolvere compiti di grande importanza. L’ allargamento della tattica del fronte unico, la bolscevizzazione dei partiti, o comunque la creazione di partiti che inserissero nel loro programma la questione della presa del potere: questi ed altri compiti fecero necessariamente del Comintern l’ organismo unitario, centrale, costante, pratico e teorico dei partiti comunisti del mondo. La sezione agitazione e propaganda aveva, ovviamente, un grande ruolo in questo lavoro e Béla Kun borbottava spesso che lo scrivere tesi, direttive e lettere non era “”pane per lui”” e ripensava spesso con nostalgia all’ atmosfera delle fabbriche degli Urali. Si mise tuttavia di buona lena (…)””. (pag 268) “”E arrivò, con le sue pesanti nubi, l’ autunno dell’ anno 1936. Il primo processo ufficiale. Un “”bel giorno”” Ezov telefona a Béla Kun. Lo invita presso di sé per le otto di sera stessa. Egli era già stato nominato, allora, commissario agli affari interni. Bela Kun andò, e ne tornò verso mezzanotte. “”Tu credevi che mi avessero trattenuto, vero?””, mi chiese senza riuscire a nascondere con lo scherzo la tristezza che lo avvolgeva. (…) Un giorno, un paio di settimane prima dell’ arresto, arrivando a casa dopo il lavoro, precipitosamente, prima ancora di salutare, disse: “”Pensa un po’ di che va parlando la gente…Ho incontrato per strada Jenö Varga e gli ho chiesto: “”Come va?”” “”Per ora a piede libero””, mi ha risposto. Che razza di fesserie può dire un uomo intelligente come Varga!…””. (…) “”Stalin telefonò ancora una volta verso la fine del 1937. “”I giornali stranieri – disse allegramente Stalin – scrivono che lei è stato arrestato a Mosca dalle autorità sovietiche. Per favore, per questa questione chiami un giornalista francese…””. Béla Kun soddisfece anche questa richiesta. La stampa francese pubblicò anche questa smentita. E qualche giorno dopo, il 29 giugno del 1937, Béla Kun venne arrestato. “”Non ti preoccupare, – mi disse – Si tratta certamente di un equivolco. Entro mezz’ora sarò di nuovo a casa.”” Non l’ ho più rivisto””. (pag 315-316-317)”,”INTT-227″
“GAL Iren”,”Béla Kun, vita di un rivoluzionario.”,”””Il primo serio dissidio fra le convinzioni e l’atteggiamento di Kun e la linea politica del movimento comunista internazionale si verificò in coincidenza della svolta del 1935 verso la tattica e la strategia dei fronti popolai. Col VII Congresso Kun, pur essendo riconfermato nel Comitato esecutivo del Comintern, non venne rieletto nel Presidium. Abbandona così l’attività in direzione dei partiti centro-europei di cui si era occupato dopo il 1928. Fra l’altro, all’inizio degli anni trenta si era venuto caratterizzando, in un certo senso, come l’esecutore testamentario di tutto il primo periodo dell’Internazionale: dopo aver portato a termine la pubblicazione in lingue estere delle opere di Lenin, di cui fu giustamente orgoglioso fino alla fine della sua vita, aveva atteso a quella raccolta dei documenti della III Internazionale, pubblicata a Mosca nel 1934, che va sotto il suo nome e che rimane la fonte più importante per la storia del movimento fino al 1932 (XII Plenum). Poco prima del VII Congresso Kun aveva rinverdito, nella nuova situazione europea e mondiale, il suo leninismo d’estrema sinistra: prendendo in considerazione i «paesi capitalisti alleati con la Russia» affermò che «il proletariato non può stringere la solita tregua civile socialdemocratica con la classe dominante (…). I lavoratori non boicottano la guerra (…) non si limitano a “”disintegrare”” gli eserciti che combattono l’armata rossa dell’Unione Sovietica, ma con questa combattono insieme per vincere il comune nemico». Toccava ai lavoratori porre sotto controllo i comandanti militari nei rispettivi paesi. Ma Béla Kun ribadiva che l’unica garanzia di pace consisteva pur sempre nella conquista del potere da parte della classe operaia. Era una linea che sarebbe venuta inevitabilmente a cozzare con le elaborazioni di Dimitrov e di Togliatti sul fronte popolare antifascista e contro la minaccia della guerra imperialista; una linea che risentiva ancora una volta dello spirito della rivoluzione combattente del 1918 e 1919, della precedente tensione polemica nei confronti del social-fascismo e che soltanto in parte, per certi suoi aspetti, avrebbe potuto tornare utile, in una prospettiva diversa, a conflitto aperto, in vista di uno sviluppo insurrezionale, nella permanenza e autonomia delle diverse sezioni del comunismo internazionale”” (pag XXI-XXII) [dalla prefazione di Enzo Santarelli]”,”RIRB-001-FB”
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’800 (1828 – 1837).”,”GALANTE GARRONE, nato a Vercelli nel 1909, è Prof di storia del risorgimento nell’Univ di Torino. Tra le sue opere più importanti ‘Buonarroti e Babeuf’ (DE-SILVA, 1948) e ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (EINAUDI, 1959) apparso in traduzione francese da Flammarion (1971) in una edizione ampliata e corredata di nuovi documenti. Filippo BUONARROTI il giovane, giacobino e cospiratore naturalizzato francese (Pisa 1761-Parigi 1837). Di famiglia aristocratica, studiò legge a Pisa e ben presto abbracciò le idee innovatrici provenienti dalla Francia. Tenuto sotto controllo dalla polizia lorenese, fu costretto nel 1789 a emigrare in Corsica, dove svolse attività politica, ricoprendo anche vari incarichi per conto dell’amministrazione dipartimentale. Ottenuta nel 1793 la cittadinanza francese, ebbe dalla Convenzione numerose missioni, in Francia e in Italia, dove fu anche commissario nazionale dell’ex ducato”,”SOCU-011 BIOx-012″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Felice Cavallotti.”,”Alessandro GALANTE GARRONE è nato a Vercelli il 1° ottobre 1909. Durante la Resistenza fu partigiano combattente e rappresentante del Partito d’ Azione nel CLN del Piemonte. Magistrato per trent’anni, è in seguito passato all’ insegnamento universitario (cattedra di storia del Risorgimento all’ università di Torino). Ha scritto molte opere tra cui ‘Buonarroti e Babeuf’ (1948), ‘Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’ Ottocento’ (1951, 1972), ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (1959, in fr. 1971).”,”ITAA-043″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario.”,”GALANTE GARRONE Alessandro è nato a Vercelli nel 1909. E’ stato magistrato per trent’ anni prima di insegnare Storia del Risorgimento all’ Università di Torino. Ha studiato soprattutto la Rivoluzione Francese e la storia dei giacobini e dei radicali in Italia.”,”FRAR-212″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”I radicali in Italia (1849-1925).”,”Scrive BERTANI in una lettera a CATTANEO: “”Un’ altra obbiezione mi è fatta, per esempio dal Saffi; il quale approva quasi tutto, ma mi osserva ch’egli non crede nel Parlamento, non crede nella serietà del sistema rappresentativo nelle basi attuali. Né io del pari penso che dal Parlamento possa venire la redenzione dell’ Italia; ma penso che oggigiorno dalla Camera si possa far breccia o nucleo nel pubblico e si possa rannodare ed affidare la democrazia al di fuori. Al di fuori della Camera, non v’è pubblicità sufficiente, né autorità personale o influenza locale che basti a riunire. Soltanto da un nucleo collocato là si può sperare di supplire alle due personalità discordi di Mazzini e Garibaldi. E’ una necessità l’ usare la Camera. Da questa si potrà scendere alle barricate e il governo sarà formato da chi le avrà nel Parlamento promosse””. (pag 85).”,”ITAA-054″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Salvemini e Mazzini.”,”””Si legga, nell’ Unità”” del 2 novembre 1912, quel che Salvemini scriveva: “”Parlare di tradizioni nazionali e di senso morale in fatto di politica estera è, oggi, certo, in Italia dar segno di grande e compassionevole ingenuità antidiluviana. Il nostro paese è letificato oggi da una caterva di scimmiotti bismarckiani (…)”” (pag 172) “”Ripreso il suo discorso in inglese, Salvemini osserva che la maggior parte degli uomini sono guidati da interessi e passioni, e non dalle dottrine che tendono alla giustizia e alla pace internazionale. Di regola le maggioranze nei territori misti rivendicano i diritti all’ autodeterminazione; ma negano i diritti personali e politici alle minoranze. “”The resent to be free. They do not like to be just””. Non vogliono saperne, né di essere liberi né di essere giusti. E le minoranze si comportano allo stesso modo. Di conseguenza, in tutti i territori misti si impegnano lotte furiose tra i “”diritti storici”” e i “”diritti nazionali””. E’ questa oggi una delle cause più pericolose del disordine morale e politico di ogni parte del mondo. Mazzini, nella sua ignoranza del problema, affermava che ogni nazione doveva mantenersi immune da ogni infiltrazione straniera sul territorio che le è stato assegnato da Dio. Questo implica, da parte della nazione dominante, la violenta assimilazione, l’ espulsione o lo sterminio di tutti i gruppi stranieri sui terriotori misti.”” (pag 193)”,”ITAD-050″
“GALANTE GARRONE Carlo”,”Vita e opinioni di Alessandro Prefetti.”,”GALANTE GARRONE è magistrato dal 1935. Dopo la liberazione è designato dal CLN regionale piemontese su indicazione del Partito d’ Azione a sostituire il prefetto politico di Alessandria. Abbandona la magistratura nel 1953 per dedicarsi alla professione di avvocato e nel 1968 è chiamato da Ferruccio PARRI a candidarsi quale senatore del primo nucleo della Sinistra indipendente. Lascerà definitivamente il parlamento nel 1983 come P della sinistra indipendente. “”Sono uno dei quattro cavalieri dell’ Apocalisse della Sinistra indipendente del Senato””. Dico. E continuo. “”Perché cavalieri dell’ Apocalisse? Mi è stato riferito (non ero presente in qule momento in Senato, e il resoconto sommario non ne reca traccia) che così siamo stati definiti Giuseppe Branca, Dante Rossi, Lelio Basso ed io, dal ministro della giustizia Reale nel corso della sua replica agli oratori, intervenuti nella discussione generale””. (pag 175)”,”ITAB-151″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Zanotti-Bianco e Salvemini. Carteggio.”,”GALANTE GARRONE Alessandro nato nel 1909 a Vercelli dopo 30 anni di magistratura è stato professore di storia del Risorgimento a Cagliari e poi a Torino sulla cattedra che fu di Walter MATURI. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Libro di Zanotti Bianco su Mazzini. “”L’ apparizione di questo libro di Zanotti-Bianco su Mazzini passa quasi del tutto inosservata. Ma non sfugge a Romain Rolland, che così lo commenta: “”Colui che scrive queste pagine è il più puro discepolo di Mazzini; il sangue stesso di Mazzini scorre in lui come le sue illusioni, forse, e fors’anche con la stessa volontà di certe illusioni, ma con la sua fede, la sua fame di sacrificio, la sua purezza di cristallo e il suo disinteresse””. E non sfugge neanche all’ attenzione di un giovane assai vicino in questi anni a Salvemini, alla sua passione antifascista come ai suoi studi su Mazzini: Nello Rosselli””. (pag 53)”,”ITAD-058″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Philippe Buonarroti et les revolutionnaires du XIXe siecle (1828-1837).”,”GALANTE GARRONE Alessandro professore di storia all’ Università di Torino, specialista dei movimenti operai del XIX secolo ha decidcato gran parte delle sue ricerche a Buonarroti. Ha pubblicato ‘Buonarroti et Babeuf’ (1948) e ‘Gilbert Romme’ (1971). “”In seguito, su questa base, Buonarroti aveva elaborato, nei decenni seguenti, la nozione di dittatura provvisoria. Ma in quale senso era stato arricchito il concetto primitivo dei congiurati del 1796? Saitta dice che non bisogna forzare i testi, e che la dittatura preconizzata da Buonarroti non è una dittatura di classe né di partito, e resta ancora sempre “”contenuta nel bozzolo mitico razionalista e moralista della rivoluzione giacobina””””. (pag 198)”,”SOCU-116″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Calamandrei. Il profilo biografico intellettuale e morale di un grande protagonista della nostra storia.”,”Piero CALAMANDREI (1889-1956) giurista e storico nonché letterato insigne, continua una solida tradizione giuridica su cui si innestano gli ideali democratici e risorgimentali di MAZZINI, GARIBALDI, CARDUCCI, fino a Cesare BATTISTI. La malinconia condivisa con CROCE e Leone GINZBURG di fronte alla generale putrefazione morale, la conseguente sfiducia nella capacità di ripresa autonoma degli italiani, impedirono a CALAMANDREI di partecipare con slancio alla resistenza, ma non di impegnarsi negli anni del dopoguera. Scrisse sulla rivista ‘Il Ponte’ da lui fondaa nel 1945 e diretta fino alla morte. Partecipò come rappresentante del Partito d’ azione ai lavori dell’ Assemblea costituente dal 46 fino al gennaio 1948. GALANTE-GARRONE (Vercelli, 1909) magistrato per 30 anni poi dal 1963 insegnante (storia moderna coentemporarea e del risorgimento) nelle Università di Cagliari e di Torino. Fu partigiano ‘combattente’ e rappresentante del ‘Partito d’ azione del CLN del Piemonte. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”Ma il più bello dei quattro brani aggiunti, e insieme quello che più sembra portare i segni di quel tragico momento della storia degli uomini, è Buoi (…). Ma d’un tratto, mentre li osserva lavorare, gli torna in mente il ritornello di una filastrocca udita nella remota infanzia e che improvvisamente riaffiora dal pozzo del passato: Bovi, bovi dove andate? Tutte le porte son serrate… “”Filastrocca senza senso: ma oggi mi viene il sospetto che in fondo ci fosse qualcosa di lugubre, come il presentimento di universali catastrofi””.”” (pag 203)”,”ITAD-063″
“GALANTE Laura C.”,”La nocività in fabbrica: temi e momenti. L’ intervento scientifico come strumento di controllo.”,”GALANTE è assegnista presso il corso di laurea in Psicologia dell’ Università di Roma. Si interessa di psicologia del lavoro, di patologia da lavoro e di psichiatria. Malattie del lavoro. “”Importanza acquistano i parametri quali l’ esposizione, la concentrazione, la latenza. Come aggiamo già ricordato si ha un passaggio da una mono-macro-tossicità ad una oligo-micro-tossicità, in riferimento alle varie sostanze, ed in particolare alla loro concentrazione. Si vengono a determinare situazioni in cui la malattia, appare solo dopo vari anni, in seguito a lunghe esposizioni a certe sostanze. Difficile diviene l’ identificazione della causa di patologia e pertanto non si può definire l’ effetto in termini di malattia. Caratteristiche sono le malattie oncogene con lungo percorso di latenza (di norma 5-25 anni).”” (pag 55)”,”CONx-126″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Profili del ‘900. Storici, magistrati, militanti.”,”GALANTE GARRONE Alessandro Salvemini, Marx e Mazzini. “”E infine, dice Salvemini, non si deve dimenticare che Mazzini ha alcune grandi verità da insegnare alle classi lavoratrici. Prima fra tutte, la teoria del dovere. La teoria dell’utilità e degli interessi materiali è vera, ma non è tutta la verità. Si pensi all’esempio personale di Marx, alla sua “”vena potente di abnegazione””. La storia ci insegna che l’etica del dovere può far presa sulle moltitudini proletarie, le quali non sono grette ed egoiste come molti credono. La forza mistica ed eroica dell’anima popolare, “”la tendenza a slanciarsi verso la giustizia ignota”” spiega i larghi contagi di esaltazioni mistiche e rivoluzionarie. Ecco perché, conclude Salvemini, una “”infusione di mazzinianesimo nel socialismo è una vera e propria necessità””. E’ questo, riconosciamolo, un Salvemini piuttosto sconosciuto che vien fuori. Qualche giovane suo ascoltatore, negli anni ’20, dovette pure accorgersene, e trarne incitamento a studiare più a fondo Mazzini e il socialismo: fra gli altri, Nello Rosselli”” [Alessando Galante Garrone, Profili del ‘900. Storici, magistrati, militanti, 2006] (pag 194) La rivoluzione europea del 1848 Legame tra Risorgimento e rivoluzione europea. (gravi contrasti nazionali: i ‘liberali’ tedeschi osteggiarono le rivendicazioni dei patrioti italiani e perfino l’autonomia del Trentino, i croati preselo le armi contro gli ungheresi ecc.) (pag 212)”,”STOx-211″
“GALANTE GARRONE Alessandro VENTURI Franco, con un saggio e a cura di Manuela ALBERTONE”,”Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti.”,”Alessandro Galante Garrone (1909-2003) magistrato e poi insegnante universitario. Studioso della rivoluzione francese, del Risorgimento e del pensiero radicale dell’800. Antifascista e pubblicista laico nel dopoguerra. Franco Venturi (1914-1994) ha insegnato nelle Università di Cagliari e Genova prima di diventare professore di storia moderna a Torino. Antifascista, ha studiato a Parigi e finì al confino in Basilicata, quindi partecipò alla Resistenza. Studioso dell’illuminismo europeo e del movimento rivoluzionario russo. Manuela Albertone insegna storia moderna all’Università di Torino. E’ studiosa di storia del Settecento, con attenzione alla Francia e al rapporto tra riflesione economica e politica in una dimensione comparata. Ha scritto su Condorcet e sui fisiocratici. “”Cantimori apprezza l’articolo di Galante Garrone su Buonarroti, apparso su ‘Belfagor’, ma non condivide le critiche a Mathiez che vi sono contenute, sui limiti storiografici dello storico francese, legati al suo orientamento politico (196). Al di là delle differenze ideologiche, anche Galante Garrone apprezza Cantimori: scrive a proposito della sua recensione al libro di David Thompson su Babeuf, “”Il tuo passo sui giudizi che Marx diede del babuvismo mi pare la cosa migliore che sin qui sia stata scritta sui rapporti tra babuvismo e marxismo”” (197). Nella medesima lettera parla delle sue letture a Parigi degli storici economico-sociali francesi, “”Questo, mi avvicina a voi di ‘Società'””. In realtà su questi temi di ricerca la collaborazione di Galante Garrone con gli storici marxisti non era facile. Cantimori ne era consapevole e si adopera per far pubblicare i suoi articoli, sapendo là dove erano le possibili chiusure.”” (pag 46) [Galante Garrone Alessandro – Venturi Franco, con un saggio e a cura di Manuela Albertone, ‘Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti’, 2009] [(196) Lettera di Cantimori a Galante Garrone, Pisa, 21 dicembre 1947) (…) Cfr. Alessando Galante Garrone, ‘Buonarroti e l’apologia del Terrore, cit., pp. 549-551; (197) Lettera di Galante Garrone a Cantimori, 21 dicembre 1948. (…) Cfr. la recensione di Cantimori in “”Società””, III, 1947, n. 3, pp. 424-427. Cfr. David Thompson, The Babeuf Plot. The making of a Republican Legend’, London, Kegan Paul, 1947] “”Il punto sul quale vorrei più discutere con te sarebbe il capoverso tre: Buonarroti e la storiografia liberale e sansimoniana della rivoluzione. Credo che hai perfettamente ragione di dire che la storiografia liberale fu “”senza risonanza sullo spirito di Buonarroti””. Ma forse personalmente terrei più duro su questo giudizio di quanto non faccia tu stesso. Se il significato delle lotte di classe può essere stato in parte almeno svelato a Marx da Guizot e Thierry, le idee di classe di Buonarroti sono anche quelle settecentesche e rivoluzionarie e mi pare che ben poco si leghino a quelle di questi storici. L’errore, se errore c’è, deriva mi pare dal fatto di voler cercare chi ha scoperto la lotta di classe, o chi ha introdotto questo concetto nella storiografia o nella politica. Ma questo è un pregiudizio liberale, direi. In realtà il problema è un altro: come e in che modo furono concepite le classi nel ‘500, nel ‘700, nell”800. Scoperta non ci poteva essere. Quello che c’è di nuovo è il significato del tutto diverso che si dà all’idea di classe in un momento o nell’altro. Marx se ne accorse ed Engels con lui, quando tanto ammiravano Machiavelli e dicevano che non era neppure necessario tradurre in termini marxisti le sue “”Storie fiorentine”” per renderle “”vere””. E mi pare che le idee sulle classi di Buonarroti nascan tutte dalle polemiche sul lusso, dalle idee dei fisocrati, da Rousseau e che insomma la tradizione settecentesca basti completamente a spiegarle. Ma mi potrai facilmente accusare di filosofismo storico, visto che mi fido a ricordi ed impressioni, e che non ho qui il testo. Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito? (2). Se non scrisse una storia delle origini dello stato moderno, scrisse però il “”Capitale””, che è pure anche una storia. Ma questo sarebbe un lungo discorso, e lo faremo un giorno o l’altro. Lo stimolo suo, o almeno di certe pagine sue, non fu soltanto esercitato su Jaurès ed altri storici francesi: varrà la pena un giorno di capire chiaramente che cosa egli ha veramente dato alla storiografia inglese e tedesca”” [Franco Venturi a Alessando Galante Garrone, Mosca 21.11.1947] [(in) Galante Garrone Alessandro – Venturi Franco, con un saggio e a cura di Manuela Albertone, ‘Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti’, 2009] [(2) Galante Garrone aveva scritto nell’articolo su ‘Belfagor’: “”i giudizi storici del Marx e dello Engels sono stati sopravalutati; che lo stesso Marx, nonostante certe momentanee velleità, non ebbe mai né la preparazione né l’abito mentale né un serio continuato proposito di scrivere la storia della convenzione o della rivoluzione francese. Il suo atteggiamento di fronte a questa non era molto dissimile, nonostante la distanza nel tempo, da quello del Babeuf: anch’egli si sentiva, in fondo, più ‘révolutionnaire’ che ‘historien'”” (Alessando Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, cit., p. 546)] (pag 132-133)”,”STOx-226″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Buonarroti e Babeuf.”,” Lo studio e gli acuti giudizi sulla rivoluzione francese di Marx ed Engels (v. scritti giovanili) (pag 31-32) “”E qualcosa del Buonarroti, della sua interpretazione della rivoluzione e del babuvismo, come sviluppo estremo delle tendenze sociali implicite nel Terrore, si ritrova negli scritti giovanili del Marx e dell’Engels. Si è fatto un gran parlare, dallo Jaurès in poi, di alcune preziose vedute storiche dei due. Si sa che il Marx del 1844 a Parigi, ripigliando letture avviate l’anno prima a Kreuznach, si proponeva di scrivere una storia della Convenzione; leggeva gli storici della Restaurazione, prendeva molti appunti dal Levasseur, sul contrasto tra girondini e montagnardi e sulla corrente anarchica della rivoluzione. Il Ruge ci attesta l’intensità febbrile di questa sua rimeditazione delle vicende rivoluzionarie. In quegli stessi anni l’Engels a Londra assisteva in ambienti cartisti ad appassionate rievocazioni del Robespierre e del Babeuf, e ne traeva lo spunto per una interpretazione della rivoluzione conforme alle sue idee. Nel 1845, sui ‘Rheinische Jahrbücher’, egli poneva in luce che la grande rivoluzione era ben altro che la lotta per questa o quella forma di stato; notava il rapporto fra le insurrezioni di quei tempi e le condizioni di miseria e di fame del popolo, il significato sociale delle misure per l’approvvigionamento della capitale, la ripartizione delle derrate, il ‘maximum; il profondo contenuto rivoluzionario del celebre grido di battaglia: ‘Guerre aux palais, paix aux chaumières’. E svolgendo le stesse tesi buonarrottiane, affermava che la costituzione del 1793 e il Terrore erano l’opera di quel partito che si appoggiava sul proletariato insorto, che la caduta del Robespierre era stata la vittoria della borghesia sul proletariato, e che la congiura del Babeuf per l’eguaglianza rappresentava il tentativo di portare alle estreme conseguenze i principii democratici del ’93 (1). Più noti sono i giudizi del giovane Marx sul carattere borghese della grande rivoluzione, sul tentativo proletario del 1793 di sorpassare i limiti di questa rivoluzione borghese – tentativo destinato a fallire per la violenta contraddizione con le condizioni obbiettive della società di allora -, sul significato dell’azione rivoluzionaria degli ‘enragés’ e dei babuvisti. Nella ‘Santa Famiglia’ del 1845 notava che il movimento rivoluzionario, che ebbe come rappresentanti principali, a mezzo della sua evoluzione, Leclerc e Roux, e che finì per soccombere un istante con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto sbocciare l’idea comunista, e, due anni dopo ribadiva che proprio la prima apparizione di una partito comunista realmente attivo si era prodotto ne quadro della rivoluzione borghese”” (pag 31-32) [Alessandro Galante Garrone, ‘Buonarroti e Babeuf’, F. De-Silva editore, 1948] [(1) F. Engels, ‘Das Fest der Nationen in London (zur Feier der Errichtung der französischen Republik), in ‘Rheinische Jahrbücher’, 1846, vedi Marx-Engels, Gesamtausgabe, parte I, vol. IV, p. 458. I giudizi più lucidi e acuti dell’Engels sulla rivoluzione francese sono forse quelli contenuti nella sua lettera del 20 febbraio 1889 al Kautsky (v. Ann. hist. de la Rév. française’, 1935, pp. 47-51). È notevole come in questa lettera l’Engels metta in guardia Kautsky contro una troppo massiccia e sbrigativa applicazione dei dogmi del materialismo storico al vivo tessuto della rivoluzione: «Io, al tuo posto, parlerei molto meno del nuovo metodo di produzione. Esso è sempre separato da un abisso dai fatti di cui parli, e, introdotto così senza preparazione, sembra piuttosto una pura ‘astrazione’, che non rende affatto le cose più chiare, ma anzi più oscure»] Tesi Galante Garrone: i giudizi storici di Marx ed Engels sono stati spesso sopravalutati (pag 33) ‘L’Espinas (a), ad esempio, nel suo studio per tanti rispetti pregevole su ‘Socialismo e la rivoluzione francese’, e in quello di ‘Babeuf e il babuvismo’ vede una linea continua dalla filosofia egualitaria alla Costituente, da questa alla Convenzione e al Comitato di Salute Pubblica, dal Saint-Just al babuvismo. Socialisti sono, più o meno, tutti i rivoluzionari; ben poche differenze sono fra girondini e giacobini; gli uni e gli altri ricalcano la filosofia egualitaria del settecento; il socialismo della rivoluzione è questa stessa filosofia, a cui si aggiunge, senza cangiarla, l’elemento sovvertitore della violenza rivoluzionaria: questa, in sintesi la tesi dell’Espinas. Ma è un po’ semplicistico questo ridurre il socialismo della rivoluzione a filosofia settecentesca più violenza. Non vede l’Espinas che la violenta azione rivoluzionaria è per se stessa portatrice e suscitatrice di ideologie estreme, che la stessa violenza diventa, a un certo momento, proposito di conquista rivoluzionaria del potere e di instaurazione di nuovi ordinamenti sociali a favore delle classi oppresse: da questo concreto indirizzo nasce il nuovo socialismo della rivoluzione, che sfocerà direttamente nel babuvismo. Sfugge sopra tutto all’Espinas il significato dei violentissimi contrasti, del conflitto di classi vero e proprio, che si produsse durante la rivoluzione e la recente storiografia francese ha così efficacemente messo in luce. Egli non vede nel socialismo che un riflesso delle ideologie settecentesche. In realtà. a quel socialismo teorico si aggiunge e sovrappone, assai più vivo, il socialismo o – se così vuol dirsi piuttosto, una tendenza al socialismo, scaturita dalle stesse lotte della rivoluzione, come rivendicazioni di classi, di strati sociali anelanti al meglio. È questo il socialismo «latente» che differenzia i giacobini dai girondini, che freme torbido nelle oscure aspirazioni delle masse e nelle invettive degli ‘enragés’, che ispira perfino le ultime misure legislative del Terrore: ed a questi tipici aspetti socialistici della rivoluzione, che non sono tutta la rivoluzione, ma il suo estremo sviluppo, il suo informe tentativo di rivolgimento sociale rimasto incompiuto; a questi uomini audaci, a queste forze inquiete il babuvismo risale, come alla sua prima e più importante corrente. Le dottrine settecentesche hanno, nel babuvismo, un valore secondario e riflesso, come sopra si è accennato (1)’ (pag 240-241) [(a) A. Espinas, ‘Le socialisme et la Révolution française’ in ‘La philosophie sociale du XVIIIe siècle et la Révolution’, Paris, 1898; (1) La natura di questo socialismo rivoluzionario, distinto dal socialismo utopistico del settecento, era stata intuita da Antonio Labriola, come risulta da una sua lettera al Croce dell’11 novembre 1896: «Certo che, durante la rivoluzione francese, oltre il comunismo esplicito, ci fu il socialismo latente. Per molti anni nel programma dei miei corsi (non potuti mai svolgere per intero) ho usato appunto di codesta espressione. È quel socialismo che risulta ‘logicamente’ (ma solo ‘logicamente’) dal principio egalitario; è il socialismo che produce il babouvismo (e quindi il blanquismo). Saint-Just è l’estremo di tale democrazia egalitaria, come risulta dai suoi scritti e dai suoi discorsi. Morì troppo giovane per arrivare a tutte le illazioni dei suoi principii… Cotesto socialismo, che è una ‘illazione’ del principio democratico, va studiato a parte, cioè indipendentemente da ogni socialismo religioso, o di origine economica unilaterale, o puramente utopico». Le sottolineature sono del Labriola. A. Labriola, La concezione materialistica della storia, ediz. a cura di B. Croce, Bari, 1938, Appendice, pp. 288-89]”,”SOCU-235″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Felice Cavallotti.”,”Alessandro Galante Garrone è nato a Vercelli il 1° ottobre 1909. Durante la Resistenza fu partigiano combattente e rappresentante del Partito d’ Azione nel CLN del Piemonte. Magistrato per trent’anni, è in seguito passato all’ insegnamento universitario (cattedra di storia del Risorgimento all’ università di Torino). Ha scritto molte opere tra cui ‘Buonarroti e Babeuf’ (1948), ‘Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’ Ottocento’ (1951, 1972), ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (1959, in fr. 1971). L’urto con il partito operaio. “”Ma proprio nel momento in cui sembrava rafforzarsi la sua posizione di ‘leader’ politico [ Felice Cavallotti, ndr], nuove difficoltà sorgevano all’orizzonte a intralciarne l’azione. Appariva infatti sempre più chiaro che ormai egli doveva combattere su due fronti: non solo contro i moderati e il governo Depretis e i metodi del trasformismo, ma anche alla sua sinistra contro i movimenti operai e socialisti che intendevano sottrarsi alla tutela e all’egemonia della borghesia radicale, e in particolare contro il più attivo e «pericoloso» di questi movimenti, il Partito Operaio. Questo era sorto (come già si è accennato) nel 1882 a Milano, per iniziativa del ‘Circolo operaio milanese’. Esso era caratterizzato da un rigido esclusivismo operaistico: ne potevano far parte solo i lavoratori manuali dipendenti, i salariati. Di qui il suo «duro, quasi settario classismo», la sua intransigenza. Alla radice del dissidio che ben presto si rivelò tra il Partito Operaio e i radicali c’era la rivendicazione di una piena autonomia di classe. Se nel 1882 esso si era presentato alle elezioni con una propria lista, non tanto per conseguire concreti risultati quanto per coerenza di principi, e i radicali, data la sua esiguità, non se ne erano preoccupati, le cose erano mutate negli anni seguenti, allorché esso accrebbe le sue forze e accentuò la sua insofferenza di qualsiasi commistione o tutela borghese, e promosse la fondazione della ‘Lega dei figli del lavoro’, la pubblicazione di un battagliero giornale, il «Fascio Operaio», la sua trasformazione in Partito Operaio Italiano, esteso via via in altre province e regioni, il congresso di Mantova del 1885 – dove si deliberò la sua fusione con la Confederazione operaia lombarda, sotto l’egida del primo, il che costituiva una secca sconfitta per i radicali, che per anni avevano avuto la maggioranza in seno alla Confederazione -, e una vasta propaganda nelle campagne del Mantovano, ancora agitate dagli scioperi recenti. I radicali erano sempre più turbati e irritati da questa defezione, che a loro sembrava quasi una rivolta e un tradimento. Il loro risentimento era tanto più vivo in quanto, con l’avvicinarsi delle elezioni del 1886, si profilava, a tutto loro danno, una temibile concorrenza, non tanto perché il Partito Operaio Italiano fosse in grado di far eleggere alcuno dei suoi candidati, quanto per i molti voti che avrebbe sottratto alle liste radicali”” (pag 484-485) [Alessandro Galante Garrone, ‘Felice Cavallotti’, Utet, Torino, 1976]”,”BIOx-029-FSD”
“GALANTE-GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e i Convenzionali in esilio. (Dalle carte inedite della famiglia Vadier) (Galante Garrone); Histoire du mouvement anarchiste en France (1890-1914) – Le syndicalisme révolutionnaire. Paul Delesalle di Jean Maitron (Valiani).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”SOCU-002-FGB”
“GALANTE-GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore.”,”Buonarroti e la storiografia liberale e sansimoniana della rivoluzione. “”Muove dunque la storiografia buonarrotiana da posizioni ideologiche e sentimentali da lungo tempo preesistenti alla storie del Thiers e del Mignet. Essa affonda, come si è visto, le sue radici nell’ ‘humus’ stessa delle esperienze della grande rivoluzione. È l’esame di coscienza dei superstiti del Terrore. Altro problema, ma di ben minore portata, è se il Buonarroti avesse conoscenza di quello opere or ora citate, e degli altri storici liberali della Restaurazione, e quale influenza essi abbiano avuto su di lui. Non è improbabile che egli avesse letto pagine di Thiers e del Mignet, del Guizot e del Thierry, sebbene nelle opere e nella corrispondenza che di lui ci rimangono, mai gli accada di nominarli. Da qualche suo generico accenno, appare una qualche conoscenza della cultura francese della Restaurazione: ma è conoscenza superficiale, informazione vaga e approssimativa, senza risonanza nel suo spirito. Egli è troppo ideologicamente chiuso nel suo mondo tutto settecentesco, per avvertire la novità e il significato della nuova storiografia liberale. Non è però arrischiato supporre che qualche suggestione e stimolo gli venisse da queste letture. Il piglio fatalistico di questi storici, che davano un senso positivo a tutto il corso rivoluzionario logicamente concatenato, la loro rivendicazione del Terrore come d’una fase necessaria, lo incoraggiarono forse a mettere in pieno risalto gli aspetti estremi del terrorismo pretermidoriano. D’altra parte, la rivalutazione del Danton nella storia del Thiers e del Mignet doveva indurlo a una polemica accentuazione della funzione storica del Robespierre, e ad avviare quella lunga ‘querelle’ tra storici dantonisti e robespierristi che doveva prolungarsi fino ai nostri giorni. Inoltre le pagine del Guizot e del Thierry possono avere esercitato sul Buonarroti un’influenza non dissimile da quella che – secondo un giudizio ormai corrente – ebbero sul giovane Marx: possono cioè avergli fatto sentire, col rilievo dato al contrasto fra borghesia e mondo feudale, il significato delle lotte di classe, e averlo spinto a quella interpretazione classista della storia della grande rivoluzione, che nella ‘Conspiration’ già appare in tutto il suo rigido schematismo. Infine può ritenersi che non siano passati del tutto inosservati certi spunti sansimoniani ancora palesi nelle opere giovanili del Thierry (1). Ma oltre a queste vaghe induzioni non può andarsi. Piuttosto, giova notare la singolare affinità tra la rivalutazione del Robespierre e de Terrore fatta dal Buonarroti e quella a cui nello stesso tempo si accingeva il sansimoniano Laurent de l’Ardèche”” (pag 539-540) [Alessandro Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, Belfagor- Leo Olschki, Firenze, v. 2, n. 5, 15 settembre 1947] [(1) Vedi su questi punti il bel saggio di A. Omodeo, ‘La riforma storica di Augustin Thierry’, in ‘Quaderni della Critica’, 1945, pp. 16-34] Persistere di motivi buonarrotiani nella storiografia ottocentesca “”E qualcosa del Buonarroti, della sua interpretazione della Rivoluzione e del babuvismo, come sviluppo estremo delle tendenze sociali implicite nel Terrore, si ritrova negli scritti giovanili del Marx e dell’Engels. Si è fatto un gran parlare, dallo Jaurès in poi, di alcune preziose vedute storiche dei due. Si sa che il Marx nel 1844 a Parigi, ripigliando letture avviate l’anno prima a Kreuznach, si proponeva di scrivere una storia della Convenzione; leggeva gli storici della Restaurazione, prendeva molti appunti dal Levasseur, sul contrasto fra girondini e montagnardi e sulla corrente ‘anarchica’ della rivoluzione. Il Ruge ci attesta l’intensità febbrile di questa sua rimeditazione delle vicende rivoluzionarie. In quegli stessi anni l’Engels a Londra assisteva in ambienti cartisti ad appassionate rievocazioni del Robespierre e del Babeuf e ne traeva lo spunto per una interpretazione della Rivoluzione conforme alle sue idee. Nel 1845, sui ‘Rheinischer Jahrbücher’, egli poneva in luce che la grande rivoluzione era ben altro che la lotta per questa o quella forma di stato; notava il rapporto fra le insurrezioni di quei tempi e le condizioni di miseria e di fame del popolo, il significato sociale delle misure per l’approvvigionamento della capitale, la ripartizione delle derrate, il ‘maximum’; il profondo contenuto rivoluzionario del celebre grido di battaglia: ‘Guerre aux palais, paix aux chaumières’. E, svolgendo le stesse tesi buonarrotiane, affermava che la costituzione del 1793 e il Terrore erano l’opera di quel partito che si appoggiava sul proletariato insorto, che la caduta del Robespierre era la vittoria della borghesia sul proletariato, e che la congiura del Babeuf per l’eguaglianza rappresentava il tentativo di portare alle estreme conseguenze i principî democratici del ’93 (1). Più noti sono i giudizi del giovane Marx sul carattere borghese della grande rivoluzione, sul tentativo proletario del 1793 di sorpassare i limiti di questa rivoluzione borghese – tentativo destinato a fallire per la violenta contraddizione con le condizioni obbiettive della società di allora -, sul significato dell’azione rivoluzionaria degli ‘enragés’ e dei babuvisti. Nella ‘Santa Famiglia’ del 1845 notava che il movimento rivoluzionario, che ebbe come rappresentanti principali, a mezzo della sua evoluzione, Leclerc e Roux, e che finì per soccombere un istante con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto sbocciare l’idea comunista, e due anni dopo ribadiva che proprio la prima apparizione di un partito comunista realmente attivo si era prodotta nel quadro della rivoluzione borghese. Su questi e altrettanti giudizi del Marx e dell’Engels, assunti, con supina e bigotta devozione, a fondamentali criteri d’interpretazione, si è venuta foggiando da scrittori marxisti – dal Kautsky fino al Guérin, un leninista e trotskysta dei nostri giorni, che ha fabbricato una storia della rivoluzione sulle teorie delal rivoluzione permanente e dello sviluppo combinato – una storiografia mediocre e infeconda. La verità è che i giudizi storici del Marx e dello Engels sono stati assai sopravalutati (…)”” (pag 545-546) [Alessandro Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, Belfagor- Leo Olschki, Firenze, v. 2, n. 5, 15 settembre 1947] [(1) F. Engels, ‘Das Fest der Nationen in London’, in ‘Rheinische Jahrbücher’, 1846. Vedi Marx Engels Gesamtausgbe, parte I, vol. IV, p. 458]”,”FRAR-011-FGB”
“GALASSI Nazario”,”Vita di Andrea Costa.”,”GALASSI Nazario è nato a Conselice (Ravenna) nel 1923, laureato ad Urbino nel 1946 con Arturo MASSOLO. Vive a Imola. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il tratto che più distinse il colonialismo italiano da quello dei più forti paesi capitalistici, fu il suo carattere marcatamente populistico, agitato dalla stampa come soluzione del problema dell’ emigrazione e quindi della ormai cronica disoccupazione contadina e bracciantile connessa alla crisi agraria di quegli anni”” (pag 397) Riguardo alla politica coloniale nel corno d’ Africa, COSTA rilevò che le prime esportazioni dell’ Italia erano state “”una chiesa, un postribolo ed una polizia””.”,”MITS-179″
“GALASSO G. GALANTE GARRONE GATTO TALAMO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”Gaetano Salvemini nella cultura e politica italiana.”,”Saggi di GALASSO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”ITAA-020″
“GALASSO Giuseppe a cura; contributi di Alfonso GAMBARDELLA Giovanni BRANCACCIO Luigi MASCILLI-MIGLIORINI Laura BARLETTA Giuseppe DI-COSTANZO Emma GIAMMATTEI Sandro ROSSI Maria Antonella FUSCO Maurizio TORRINI”,”Napoli.”,”Contributi di G. GALASSO, Alfonso GAMBARDELLA, Giovanni BRANCACCIO, Luigi MASCILLI-MIGLIORINI, Laura BARLETTA, Giuseppe DI-COSTANZO, Emma GIAMMATTEI, Sandro ROSSI, Maria Antonella FUSCO, Maurizio TORRINI.”,”ITAS-027″
“GALASSO Giuseppe”,”La democrazia da Cattaneo a Rosselli.”,”Rapporto Croce-fascismo. Croce e il fascismo. “”Appaiono perciò fortemente sfasate le polemiche, secondo cui l’ antifascismo crociano, non predicando l’ azione diretta e incoraggiando i giovani agli studi storici e letterari piuttosto che a quelli economici e sociali, avrebbe costituito “”oggettivamente”” un elemento convergente col regime. E’ vero, d’altronde che il fascismo lasciò relativamente tranquilla l’ attività critica crociana, nonostante che anche la casa di Croce subisse violenze nel 1926. (…) In realtà gli ambienti crociani o influenzati dal Croce furono feconde fucine di antifascisti e, per di più, non tutti i discepoli accettarono pienamente, fin da questi anni, la decisione del maestro di tenersi lontani da cospirazioni e azioni clandestine””. (pag 131) “”Sostanzialmente più cauto e moderato fu l’ antifascismo cattolico””. (pag 132)”,”ITAD-066″
“GALASSO Giuseppe”,”Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’ Impero romano ad oggi.”,”””Da questo punto di vista si può anche affermare che il secolo XIX segni addirittura qualche passo indietro rispetto al XVIII, e l’apertura europea dell’illuminismo non appare eguagliata in Italia dalla cultura romantica. Anche sul piano della letteratura civile, l’influenza di un Carli o di un Verri, di un Giannone o di un Filangieri appare di gran lunga superiore a quella di un Rosmini o di un Balbo, di un Poerio e di uno Spaventa; un libro come il foscoliano ‘Jacopo Ortis’ vince nettamente il confronto con ‘Le mie prigioni’ del Pellico, così come la critica di un Baretti appare assai più viva e vitale degli scritti di un Puoti o di un Giordani; anche un Mazzini o un Gioberti, per parlare degli autori che ebbero più larga diffusione, appaiono più sfuocati, dinanzi alle rispettive generazioni, di un Beccaria o di un Genovesi. E ciò senza parlare della circolazione europea di questi scrittori, che fu certamente di molto più larga per gli autori settecenteschi. Forse, sotto un solo rispetto la cultura ottocentesca prosegue, potenziandolo e allargandolo, il moto settecentesco, ed è nello strumento prescelto per dar vita ad un gruppo di pressione politico-intellettuale. La tradizione settecentesca della rivista, che aveva ne “”Il Caffé”” il suo episodio più rilevante, è continuata con una vivacità non priva di punte assai ragguardevoli, come “”Il Conciliatore””, “”L’Antologia””, “”Il Politecnico””. La cultura politica italiana continua a sentire, invece, assai meno la tradizione anglo-francese del ‘pamphlet'””. (pag 193)”,”ITAG-176″
“GALASSO Giuseppe”,”Croce e lo spirito del suo tempo.”,” GALASSO Giuseppe dell’ Università di Napoli Federico II è accademico dei Lincei. Dirige la Storia d’Italia della Utet. E’ curatore di molte opere di Croce e autore di una trentina di volumi. “”Non aveva, dunque, torto Gentile, ristampando nel 1937 i saggi del 1899, a ravvisarvi – come diceva – “”voci che non si sono mai spente in me, e qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi riconosco e in cui altri forse meglio di me potrà ravvisare i primi germi di pensieri maturati più tardi””; così come non aveva torto a giudicare quei saggi come “”documento di cose pensate prima della fine del secolo passato, quando in Italia da me e da altri si cominciò a sentire la necessità di una filosofia che fosse una filosofia””. Né si può dire, infine, che avesse torto quando recensiva la terza edizione, nel 1918, degli scritti marxistici di Croce e, per accettandone l’autoricostruzione dei rapporti con Labriola e Marx e la chiusura della esperienza marxistica “”definitivamente intorno al 1900″”, esprimeva riserve sulle tesi di quella autoricostruzione per cui “”Marx e Labriola verrebbero come a smarrirsi nella preistoria dello svolgimento spirituale del Croce””: a lui pareva di “”scorgere in germe, nel seno stesso del vecchio marxismo poi superato, parecchie delle idee”” del Croce posteriore, e “”tra le più caratteristiche della sua mentalità””. (pag 172) “”Non aveva, dunque, torto Gentile, ristampando nel 1937 i saggi del 1899, a ravvisarvi – come diceva – “”voci che non si sono mai spente in me, e qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi riconosco e in cui altri forse meglio di me potrà ravvisare i primi germi di pensieri maturati più tardi””; così come non aveva torto a giudicare quei saggi come “”documento di cose pensate prima della fine del secolo passato, quando in Italia da me e da altri si cominciò a sentire la necessità di una filosofia che fosse una filosofia””. Né si può dire, infine, che avesse torto quando recensiva la terza edizione, nel 1918, degli scritti marxistici di Croce e, pur accettandone l’autoricostruzione dei rapporti con Labriola e con Marx e la chiusura della esperienza marxistica “”definitivamente intorno al 1900″”, esprimeva riserve sulla tesi di quella autoricostruzione per cui “”Marx e Labriola verrebbero come a smarrirsi nella preistoria dello svolgimento spirituale del Croce””: a lui pareva di “”scorgere in germe, nel seno stesso del vecchio marxismo poi superato, parecchie delle idee”” del Croce posteriore, e “”tra le più caratteristiche della sua mentalità””.”” (pag 172)”,”CROx-006″
“GALASSO G. GALANTE GARRONE GATTO TALAMO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”Gaetano Salvemini nella cultura e politica italiana.”,”Saggi di GALASSO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”SALV-023″
“GALASSO Giuseppe”,”L’altra Europa. Per un’antropologia storica del Mezzogiorno d’Italia.”,”Giuseppe Galasso è ordinario di Storia medievale e moderna nell’Università di Napoli.”,”ITAS-205″
“GALASSO Giuseppe”,”Economia e società nella Calabria del Cinquecento.”,”Giuseppe Galasso nato a Napoli nel 1929, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli.”,”ITAS-021-FF”
“GALASSO Giuseppe”,”Storia d’Italia. Volume quindicesimo. Tomo primo. Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494).”,”[‘Il quadro muta, indubbiamente, dopo la metà del secolo. Il salasso demografico dovuto alla peste fu in qualche misura compensato da una controspinta assai forte nei matrimoni e nelle nascite. Buccio da Ranallo, espresse alla sua maniera rozza, ma icastica il fenomeno di una vera e propria corsa alle nozze non solo da parte di celibi e nubili, vedovi e vedove, bensì anche di religiosi e religiose, che «buttaru lu habitu», e di persone anziane («homo di novant’anni – la citola pigliosse». Il cronista aquilano segnalava pure che, sull’onda di questo grande slancio di vitalità, erano venute meno le preoccupazioni di ordine morale e religiose, («de satisfare l’anima – poco era chi se cura»), poiché si preferiva cogliere le opportunità di migliorare il proprio stato aperte dallo stesso rarefarsi della popolazione («a crescere e arriccare – poneano studio e cura» (1). Qualche parte del Regno, che aveva meno sofferto per le traversie della pestilenza, come la Calabria, poté ospitare profughi dalla Sicilia (2). Poi – superatosi anche il giubileo del 1350, che si diceva aver portato in Roma da 1.000.000 a 1.250.000 persone, grande e singolare occasione di contagio di massa, date le circostanze – seguirono anni più tranquilli. Vi furono ancora anni di carestia (…) ma, come si vede, non così frequenti come erano stati prima del 1348. Frequenti, invece, anche se meno devastanti e diffuse, continuarono ad essere le epidemie: 1356, 1360-63, 1367, 1371-74, 1384-85, 1399-1400, 1422-25, 1429-31, 1435 e seguenti, 1448-51, 1458, 1466, 1477-79, 1493 (4)’ (pag 823-824)] [‘Prima e dopo la «grande crisi» del secolo XIV’ ‘Vicende sanitarie e naturali’] [(1) L’edizione qui seguita è Buccio di Ranallo, ‘Cronica Aquilana’, a cura di DE Bartholomaeis, Roma, 1907 (…); (2) M. Villani, ‘Cronica’, lib. I, cap. 31; (3) Un’indicazione generale sul tema in S. Mazzi, ‘Salute e società nel medioevo’, Firenze 1978; (4) Corradi, ‘ad annos’]”,”ITAG-062-FV”
“GALASSO Eugen”,”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca.”,”Eugen Galasso, originario di Bolzano, bilingue, laureato e pedagogista clinico, reflector, professore di scienze umane presso i Licei di lingua tedesca e di Lingua e letteratura tedesca nelle scuole superiori in lingua italiana. E’ da più di sette anni ricercatore di pedagogia clinica all’Università di Firenze e presso l’ ISFAR. Plurilingue, si è opposto alle modalità di dichiarazione di appartenenza etnica previste per il Censimento 2001 in provincia di Bolzano. A pag 32 l’autore addirittura parla di ‘diffamazione’ e di ‘calunnia personale’ di Marx ed Engels nei confronti di Lassalle !! “”Marx ed Engels, in polemica contro Lassalle, scrivono parole di fuoco come queste: «Intanto si mostrò – le prove di ciò vennero in mano nostra – che Lassalle in effetti aveva tradito il partito. Egli aveva concluso un contratto formale con Bismarck (in cui non aveva naturalmente in mano alcuna garanzia). Alla fine di settembre ’64 doveva andare ad Amburgo e là “”costringere”” Bismarck a incorporare lo Schleswig-Holstein, cioè proclamare quest’incorporazione in nome dei “”lavoratori””; in cambio Bismarck aveva promesso il suffragio universale e alcune ciarlatanerie socialiste. (…) È un peccato che Lassalle non abbia potuto finire questa commedia» (11) o ancora: «Prima che fossero passati due anni, Lassalle pretese che gli operai dovessero schierarsi dalla parte della monarchia contro la borghesia; e barò con il suo parente spirituale Bismarck in un modo che doveva condurre all’effettivo tradimento nei confronti del movimento, se non gli avessero, per sua fortuna, sparato in tempo» (12). (…)”” (pag 28); “”Sicuramente la posizione di Marx ed Engels era dettata dal loro impegno diretto (relativo, per Marx, ma pur sempre importante) nell’agone politico, tanto che gli studiosi successivi “”di parte marxista””, se non ribaltano la prospettiva, la ridimensionano, però, fortemente. Così Franz Mehring: “”Secondo quanto Bismarck ne riferì più tardi, fu proprio lui a fare in quelle trattative la parte del povero babbeo”” (13). “”Babbeo””, dunque, secondo Mehring, storico di orientamento marxista (ma critico), e non “”traditore””. Idem o quasi Eduard Berstein che, da curatore del quarto volume delle opere complete di Lassalle, discorsi compresi, accetta in buona sostanza le accuse di Marx ed Engels, ma parla di “”ingenuità””, non di “”tradimento””, forse anche per recuperare la figura di Lassalle nel “”pantheon”” ideale della socialdemocrazia tedesca. Più limpidamente, e forse con maggiore coerenza, Hermann Oncken ha difeso Lassalle dall’accusa di tradimento, pur riconoscendone i cedimenti nei confronti dell'””Eisener Kanzler”” (cancelliere di ferro): “”Lassalle, anche se si è adattato, ha conservato nella sua visione i propri scopi politici e sociali finali e si è mantenuto un’indipendenza personale e mano libera”” (14). Ancor più deciso Gustav Mayer: “”Sarebbe senz’altro stolto pensare che Lassalle abbia avuto l’intenzione di condurre la classe operaia nel campo di Bismarck. Non può esservi alcun dubbio sul suo orientamento socialista e rivoluzionario. Ma tuttavia si può considerare la trattativa, che Lassalle condusse con Bismarck, come un’azione politica che suscita dubbi. Era un dubitare della forza della classe operaia da lui creata”” (15)”” (pag 29-30) [Eugen Galasso, Ferdinand Lassalle, padre fondatori della socialdemocrazia tedesca’, Edizioni Cedocs, Bolzano, 2011] [(11) Marx an Kugelmann, den 23. Februar 1865, in Marx-Engels ‘Ausgewählte Werke’, Band 2, Moskau, Verlag für fremdsprachige Literatur, 1950, s. 429; (12) Engels an Kautsky’, den 23. Februar 1893, ibidem, s. 38-39; (13) Franz Mehring, ‘Storia della Germania moderna’, Milano, 1957, pp. 121-122; (14) H. Oncken, ‘F. Lassalle. Eine politische Biographie’, IV. Durchgearbeitete Auflage’, Stuttgart und Berlin (DV, 1923, s. 401); (15) G. Mayer, op. cit., dove Mayer è ‘Herausgeber’ (cioè editore, nell’accezione del curatore) (F. Lassalle, Nachgelassene Briefe und Schriften’, 1967, ristampa e cura di Gustav Mayer, Osnabrück)]”,”LASx-060″
“GALASSO Giuseppe”,”La filosofia in soccorso de’ Governi. La cultura napoletana del Settecento.”,”Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929 è oggi professore presso l’Università di Napoli. Tra le sue pubblicazioni: La riforma agraria in Calabria, Il commercio amalfitano nel periodo normanno, Carlo V e Milano nell’opera di Federico Chabod, La ripresa dei movimenti migratori e le aree povere del Mezzogiorno d’Italia, La crisi della libertà italiana e l’equilibrio della politica europea nel secolo XVI, Migrazioni e insediamenti nel Mezzogiorno d’Italia, A proposito della definizione di giacobinismo, Professioni, arti e mestieri della popolazione di Napoli nel secolo XIX, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Napoli spagnola dopo Masaniello, Potere e istituzioni in Italia. Ha contribuito inoltre alla Storia d’Italia Einaudi con il saggio Le forme del potere, classi e gerarchie sociali.”,”FILx-148-FL”
“GALASSO Giuseppe”,”Mezzogiorno medievale e moderno.”,”Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929 è stato professore presso l’Università di Napoli. Ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Migrazioni e insediamenti nel Mezzogiorno d’Italia’ (1959)”,”ITAS-008-FSD”
“GALASSO Giuseppe”,”Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’Impero romano ad oggi.”,”””Da questo punto di vista si può anche affermare che il secolo XIX segni addirittura qualche passo indietro rispetto al XVIII, e l’apertura europea dell’illuminismo non appare eguagliata in Italia dalla cultura romantica. Anche sul piano della letteratura civile, l’influenza di un Carli o di un Verri, di un Giannone o di un Filangieri appare di gran lunga superiore a quella di un Rosmini o di un Balbo, di un Poerio e di uno Spaventa; un libro come il foscoliano ‘Jacopo Ortis’ vince nettamente il confronto con ‘Le mie prigioni’ del Pellico, così come la critica di un Baretti appare assai più viva e vitale degli scritti di un Puoti o di un Giordani; anche un Mazzini o un Gioberti, per parlare degli autori che ebbero più larga diffusione, appaiono più sfuocati, dinanzi alle rispettive generazioni, di un Beccaria o di un Genovesi. E ciò senza parlare della circolazione europea di questi scrittori, che fu certamente di molto più larga per gli autori settecenteschi. Forse, sotto un solo rispetto la cultura ottocentesca prosegue, potenziandolo e allargandolo, il moto settecentesco, ed è nello strumento prescelto per dar vita ad un gruppo di pressione politico-intellettuale. La tradizione settecentesca della rivista, che aveva ne “”Il Caffé”” il suo episodio più rilevante, è continuata con una vivacità non priva di punte assai ragguardevoli, come “”Il Conciliatore””, “”L’Antologia””, “”Il Politecnico””. La cultura politica italiana continua a sentire, invece, assai meno la tradizione anglo-francese del ‘pamphlet'””. (pag 193)”,”ITAG-003-FSD”
“GALASSO Eugen”,”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca.”,”Originario di Bolzano, bilingue, plurilaureato, pedagogista, professore di Scienze umane presso i Licei di lingua tedesca e di Letteratura tedesca nelle scuole superiori di lingua italiana, E. Galasso è pure ricercatore di pedagogia clinica all’Università di Firenze e presso l’ ISFAR. 2025 Bicentenario della nascita di E. Galasso”,”LASx-062″
“GALBRAITH John Kenneth”,”The Affluent Society.”,”Altri libri di GALBRAITH: -American Capitalism. -The Great Crash, 1929 -The Liberal Hour”,”USAS-002″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Storia della economia. Il passato come presente.”,”GALBRAITH è nato in Canada e ha studiato a Berkeley nel periodo della Grande Depressione, insegnando poi nelle università di California, Princeton, Cambridge per passare all’altra Cambridge, a Harvard, dove oggi (1987) è Professor Emeritus di economia. Sotto la Presidenza di F.D. ROOSEVELT ha organizzato il sistema di controllo dei prezzi in tempo di guerra e ha svolto un ruolo centrale nella politica economica dello stesso periodo, ricoprendo poi altri incarichi pubblici nell’amministrazione KENNEDY. Già P dell’ American Economic Association e oggi (1987) P dell’ American Institute and Academy of Arts and Letters, è autore di molti libri.”,”ECOT-034″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La moneta. Da dove viene e dove va.”,”GALBRAITH è nato nel 1908, professore di economia ad Harvard, esponente politico democratico ha avuto incarichi speciali di governo fin dai tempi di ROOSEVELT.”,”ECOI-080″
“GALBRAITH J.K.”,”L’ economia e l’ interesse pubblico.”,”GALBRAITH è nato nel 1908. Professore di economia a Harvard, uomo politico di parte democratica, ha ricevuto incarichi speciali dai tempi di F.D. ROOSEVELT. Questo libro chiude la trilogia apertasi con ‘La società opulenta’ e ‘Il nuovo stato industriale’.”,”USAE-027″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il capitalismo americano. Il concetto di potere di equilibrio. (Tit.orig.: American Capitalism)”,”Economia sviluppo tecnico. pag 102 “”Essendo lo sviluppo costoso, ne segue che può venire intrapreso soltanto da un’ azienda con i mezzi che derivano da una considerevole ampiezza. Inoltre, se un’ azienda non ha nelle sue mani una parte importante del mercato manca di incentivi sufficienti per destinare una spesa notevole allo sviluppo. In pratica, ci sono ben poche innovazioni che non possano imitarsi, in cui la segretezza o la protezione del brevetto accordi al pioniere un vantaggio considerevole. Il concorrente del modello deve quindi attendersi che la sua innovazione sia prontamente copiata o imitata.”” (pag 105-106) “”Il risultato di tutto ciò è che ci deve essere un qualche elemento monopolistico perché un’ industria sia progressiva.”” (pag 107)”,”USAE-045″
“GALBRAITH John Kenneth”,”L’ età dell’ incertezza.”,”GALBRAITH John Kenneth è nato nel 1908. Professore di economia ad Harvard uomo politico di parte democratica, ha avuto incarichi speciali di governo (a cominciare da quello di F.D. Roosevelt e durante la presidenza Kennedy è stato ambasciatore degli Stati Uniti in India. Come scrittore è pubblicato in italiano: ‘ll capitalismo americano’ (1955), ‘ll grande crollo’, ‘La società opulenta’, ‘Il trionfo’, ‘Il nuovo stato industriale’, ‘Il potere militare negli Stati Uniti’, ‘L? economia e la qualità della vita’, ‘Passaggio in Cina’, ‘L’ economia e l’ interesse pubblico”, La moneta’ (1976). “”Marx fu anche un giornalista brillante, e tutti gli americani appartenenti al partito repubblicano, compresi i signori Gerald Ford e Ronald Reagan, molto eminenti al momento in cui scrivo, possono notare con adeguato orgoglio che, in un periodo della sua vita di eccezionale povertà, egli si mantenne lavorando per il “”New York Tribune”” e venne descritto dal direttore come il suo corrispondente più in gamba oltreché il meglio pagato. Il “”New York Tribune””, insieme all’ “”Herald”” progenitore dell’ “”Herald Tribune”” di oggi, fu, per intere generazioni, l’ organo della più alta classe dirigente del partito repubblicano. Marx ebbe ulteriori contatti con i repubblicani. Dopo le elezioni del 1864, egli espresse calorose congratulazioni a Lincoln per la vittoria dei repubbliani – e per il progresso della guerra: “”I lavoratori d’ Europa”” egli disse “”sentivano istintivamente che la bandiera a stelle e strisce rappresentava il futuro della loro classe””.”” (pag 74) “”Marx era un giovane profondamente romantico. Scrisse poesie, quasi tutte illeggibili, almeno a detta della sua famiglia – e saggi idealistici (alcuni sono giunti sino a noi) sulla natura, la vita e la scelta di una carriera. Una carriera dovrebbe scegliersi laddove si può “”più efficacemente operare per l’ umanità… e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili””. “” (pag 77)”,”USAE-057″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Théorie de la pauvreté de masse.”,”GALBRAITH John Kenneth per anni titolare di una cattedra nell’ Università di Harvard, ex ambasciatore americano in India, membro di commissioni ufficiali durante la seconda guerra mondiale, ex Presidente dell’ Associazione economica americana. Membro degli organi direttivi del partito democratico è noto per la sua trilogia ‘L’era dell’ opulenza’, ‘Il nuovo Stato industriale’ e ‘La scienza economica e l’ interesse generale’. Ha scritto pure ‘Il denaro’ e ‘L’ era dell’ incertezza’. “”La solution au problème du développement industriel qu’a préconisée le monde capitaliste a été marginalement meilleure. Mais paradoxalement, cela est dû à ce seul fait que, sans le vouloir, il a été plus fidèle que le monde socialiste aux préceptes de Marx et de Lénine. Marx affirmait avec beaucoup de cohérence et d’éloquence le caractère rigoureusement séquentiel du développement économique et politique. Le capitalisme était une condition préalable essentielle à l’instauration du socialisme; pour parler en termes modernes, il développait la discipline et l’expérience industrielles qui rendaient possible la transition ultérieure vers le socialisme. Il créait quelque chose à socialiser. Personne ne se serait rallié aussi volontiers que Marx à l’idée que dans le pays pauvres, la compétence administrative est une ressource rare et qu’il est nécessaire qu’elle se développe avant que le socialisme puisse réussir. A la veille de sa mort, Lénine en était arrivé, dans la pratique, à la même conclusion””. (pag 126)”,”PVSx-038″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il nuovo Stato industriale. (Tit.orig.: The New Industrial State)”,”””L’emendamento Thomas dava al Presidente il potere di procedere, a suo piacimento, all’espansione monetaria. Fu nell’autunno che Roosevelt decise di servirsene vendendo e comprando oro a prezzi variabili, per svalutare il valore del dollaro; il suo scopo era essenzialmente quello di garantire un rialzo dei prezzi interni. Ma allora doveva lottare contro gli acquisti stranieri tendenti a rivalutare il dollaro e che si spiegavano sia con l’eccedenza dei conti americani all’estero sia con le prospettive di ripresa economica negli Stati Uniti. Così nel gennaio 1934, fu presa una nuova decisione: il Tesoro americano avrebbe ormai comprato e venduto oro al corso “”fisso”” di 35 dollari l’oncia. Era una stabilizzazione di fatto e per una serie di cause storiche accidentali ha regolato fino ai giorni nostri i rapporti tra dollaro e oro. Ma a quell’epoca non era vista sotto questa angolazione; vi si scorgeva al contrario un rafforzamento e consolidamento della svalutazione. Mentre l’emendamento Thomas autorizzava il Presidente a svalutare la moneta fino al 50% del suo valore, la fissazione del prezzo dell’oro a 35 dollari l’oncia equivaleva ad una svalutazione all’incirca del 60%””.”,”USAE-066″
“GALBRAITH John Kenneth”,”L’economia della truffa.”,”GALBRAITH John Kenneth “”Quasi settant’anni fa, in un’apprezzata ricerca – ‘The Modern Corporation and Private Property’ – due noti studiosi della Columbia University e stimate figure pubbliche, Adolf A. Berle Jr. e Gardiner C. Means, annunciarono che il legame tra la proprietà della grande impresa e la sua gestione era ormai interrotto. A loro giudizio, la direzione di una grande, moderna società di capitali era un compito molto complesso e diversificato. Perciò, per ragioni strettamente pratiche, il potere era passato agli amministratori, dotati di sufficienti capacità e preparazione; e il passaggio era da considerare definitivo. Nondimeno, l’idea che la proprietà abbia l’ultima parola era sopravvissuta e sopravvive””. (pag 99-100) “”A suo tempo, “”capitalismo”” non era solo la definizione accettata del sistema economico vigente; nella parola era implicito il riferimento a coloro che esercitavano il potere economico e di conseguenza politico. Si parlava di capitalismo mercantile, capitalismo industriale, capitalismo finanziario. Espressioni usate ancora oggi, ultima fragile barriera rispetto alla totale ridefinizione del sistema, perfino nelle sue manifestazioni storiche. Non basta il riferimento ‘sic et simpliciter’ per descrivere Venezia, supremo esempio di capitalismo mercantile. E la nozione di rivoluzione industriale rinvia a quella di capitalismo industriale; della sua nascita e della sua potenza. Nel moderno mondo finanziario, d’altra parte, l’allusione al capitalismo non è mai scomparsa del tutto; il legame tra la ricchezza – il possesso di capitali – e il potere è troppo evidente. Ma è indubitabile che la ridefinizione del sistema, la messa al bando della brutta parola “”capitalismo””, sia in larga misura riuscita. Parlare di “”mercato””, giova ripeterlo, è insulso, fuorviante, insufficiente e irrilevante. E’ un tentativo di proteggersi dal ricordo degli aspetti sgradevoli del potere capitalista nonché, come si è accennato, dall’eredità concettuale di Marx ed Engels e dalla eccezionale abilità retorica dei loro eredi. Oggi si nega che singole imprese e singoli capitalisti detengano il potere economico; che il mercato sia governato in modo ampio ed efficace è qualcosa che non si trova nemmeno in gran parte della dottrina economica. Donde la truffa. Un altro nome ci riempe oggi la bocca: “”sistema della grande impresa””. Nessuno può dubitare che gli attuali giganti della produzione di beni e servizi siano una forza dominante nell’economia contemporanea; meno che mai negli Stati Uniti. Ma le allusioni a questo stato di cose sono rare o assenti. Amici e beneficiari del sistema, quando hanno buon senso, preferiscono non attribuire l’autorità ultima alle corporation. Meglio il bonario, vacuo riferimento al mercato””. [John Kenneth Galbraith, L’economia della truffa, 2010] (pag 67-69)”,”ECOI-322″
“GALBRAITH John Kenneth MENSHIKOV Stanislav”,”Capitalism, Communism and Coexistence. From the Bitter Past to a Better Prospect.”,”GALBRAITH J.K. è Paul M. Warburg Professor of Economics Emeritus alla Harvard University. E’ stato ambasciatore americano in India durante l’ammistrazione Kennedy. E’ stato presidente dall’American Academy and Institute of Arts and Letters e dell’American Economic Association. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Crash’. MENSHIKOV è professore e autore di ‘Millionaires and Managers’. E’ stato funzionario delle Nazioni Unite e membro dello stadff del Comitato Centrale comunista (Urss). Libro donato da Tino Albertocchi”,”RUSU-243″
“GALBRAITH John Kenneth, saggi a cura di Andrea D. WILLIAMS”,”A contemporary guide to Economics Peace and Laughter.”,”GALBRAITH John K. Dono famiglia di Tino Albertocchi Contiene: Riflessioni sulla crisi del 1929 (Crash of 1929) (pag 125-150) e Grande depressione (Great Depression) (pag 344-360 e altre)”,”USAE-116″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il trionfo. Un romanzo sulla diplomazia moderna.”,”Dedicato dall’autore a Averell Harriman “”La storia, e anche la letteratura, hanno ampiamente strombazzato l’associazione del sesso con la diplomazia. Molte delle più sbalorditive imprese diplomatiche del passato sono state iniziate o, a seconda dei casi, completate, in un letto”” (pag 202)”,”USAP-083″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il potere militare negli Stati Uniti.”,”J.K. Galbraith è nato a Iona Station nel 1908. Economista, ha sempre alternato l’insegnamento alla politica attiva ricoprendo, dal 1935 in poi, varie cariche governative fra le quali quelle di consigliere del presidente Kennedy e di ambasciatore in India nel periodo 1961-1963. Uomo politico di primo piano, è fra i maggiori esponenti dell’ala sinistra del partito democratico. E’ conosciuto in Italia per ‘Il capitalismo americano’ (1955), ‘Il grande crollo’ (1962), ‘La società opulena’ (1963), ‘Il trionfo’ (1968), e ‘Il nuovo Stato industriale’ (1968).”,”USAQ-002-FV”
“GALBRAITH John Kenneth”,”Cose viste. Viaggio attraverso un secolo di economia.”,”J.K. Galbraith americano di origine canadese, ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge, Harvard. “”A Marx dobbiamo, in gran parte, il concetto di determinismo economico, la comprensione del ruolo potente e addirittura decisivo delle forze economiche nel divenire della storia umana. Questo concetto era valido centocinquanta anni fa, quando le idee e il sistema dottrinale di Marx si stavano formando; oggi vale non meno di allora”” (pag 19)”,”USAE-117″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La buona società.”,”J.K. Galbraith americano di origine canadese, ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge, Harvard. “”E’ stata questa mobilità verso l’alto che negli Stati Uniti ha permesso alle minoranze un tempo ribelli di irlandesi, italiani ed ebrei di abbandonare frustrazione, rabbia, e in qualche caso comportamenti criminali, in favore di una pacifica partecipazione alla vita della società che li ha portati alla leadership economica e politica”” (pag 83)”,”USAE-118″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Journal d’un Ambassadeur. Compte rendu personnel des Années Kennedy.”,”Incentrato principalmente sui rapporti Stati Uniti – India durante la presidenza di J.F. Kennedy Colloquio con Nehru nel corso della guerra indo-cinese: “”Nous avons parlé un peu de la situation militaire et en le quittant je lui ai affirmé que comme d’habitude nous nous conformerons à notre politique d’amitié discrète et inébranlable. Il m’a serré la main avec effusion en haut de l’escalier. (…)”” (pag 380)”,”USAP-084″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Une vie dans son siècle. Mémoires.”,”John Kenneth Galbraith (1908-2006) racconta nel suo libro di memorie ‘Una vita nel mio secolo’, con un mix di scetticismo, humor, ironia e distaccamento, passione per tutto e tutti, salvo che per lui stesso, la sua eccezionale carriera e la ‘fauna’ internazionale che ha incrociato: da Roosevelt a Albert Speer, da Kennedy a Nehru, senza dimenticare De-Gaulle. Questo figlio di ‘farmers’ dell’Ontario è un ventenne quando lo spettacolo della Grande Depressione rinforzò sia il suo senso dell’assurdo che il suo progressismo innato. Entrato nell’amministrazione Roosevelt nel 1934, sarà militante nella campagna democratica del 1940 e direttore dell’Ufficio dei prezzi durante la guerra. Si trova a Norimberga dove interroga tra gli altri Goering e Ribbentrop. Professore ad Harvard, partecipa alle campagne di Stevenson e di Kennedy. Ambasciatore in India, contribuisce nel 1962 a mettere fine al conflitto sino-indiano. Presidente dell’ Americans For Democratic Action, si lancia nel movimento contro la guerra del Vietnam. Economista di reputazione mondiale e inventore del concetto di “”tecnostruttura””, giornalista coccolato dai media, grande figura dell’intelligentsia all’americana, Galbraith era un uomo che voleva comprendere il suo secolo e farlo comprendere. (4° di cop) La seconda guerra mondiale vista dall’interno degli Stati Uniti. “”Devant la Maison-Blanche, et aussi devant l’ambassade du Japon, de petites foules s’étaient formées. Ces gens-là aussi croyaient avoir rendez-vous avec le destin. Eux aussi n’avaient trouvé que déception. Le souvenir de cette soirée ne m’a pas quitté. Des années plus tard, il m’a inspiré une analyse des réunions que Herbert Hoover tenait avec les dirigeants des milieux d’affaires au lendemain du krach de 1929. L’appellation que je donnai à ces séances est passée dans l’usage presque courant, «no-business meetings»: «On tient des réunions parce que les hommes recherchent in compagnie ou, au minimum, souhaitent échapper à l’ennui de leurs qui préside et cela les conduit à convoquer des assemblées qu’ils peuvent présider. Enfin, on trouve le genre de réunion qui est convoquée non pas parce qu’il y a des affaires à régler, mais parce qu’il est nécessaire de donner l’impression que des affaires s’y règlent. Ces réunions son plus que des substituts de l’action: elles finissent par être considérées comme l’action elle-même» (1). L’histoire militaire de la Seconde Guerre mondiale, en Europe, dans le Pacifique et en Asie a été amplemente racontée. La guerre à Washington, beaucoup moins; quant à ses absurdités, presque pas. À l’automne de 1940, je l’ai dit, un conflit opposait les partisans du New Deal et les hommes d’affaires, ceux qui craignaient que la mobilisation et le retour en force des dirigeants d’entreprise ne missent un terme à l’ère rooseveltienne et ceux qui espéraient à la fois sauver la patrie et l’arracher aux griffes de Roosevelt. Mais, au moment de Pearl Harbor, ce conflit avait pris une forme triangulaire. Partisans du New Deal et patrons constituaient à se disputer le pouvoir mais les militaires faisaient à présent sentir leur influence. Rares étaient ceux qui avaient pris conscience de leur puissance auparavant. Les hommes du New Deal, emboîtant le pas à Roosevelt, s’étaient convertis à la guerre. Ils estimaient à présent qu’il fallait procéder avec toute la diligence possible à la mobilisation de l’État. Lorsqu’un accroissement de la production s’imposait, comme dans le cas de l’acier, tous les moyens étaient bons pour l’obtenir”” (pag 146-147) [(1) ‘La Crise économique de 1929, anatomie d’une catastrophe financière’, Paris, 1970, p. 163] [“”Di fronte alla Casa Bianca, e anche di fronte all’ambasciata giapponese, si erano formate piccole folle. Queste persone credevano anche di avere un appuntamento con il destino. Anche loro non avevano trovato altro che delusione. Il ricordo di quella sera non mi ha mai lasciato. Anni dopo, mi ha ispirato ad analizzare le riunioni che Herbert Hoover ha tenuto con i dirigenti d’azienda dopo il crollo del 1929. Il nome che ho dato a questi le riunioni sono passate nell’uso quasi corrente, “”incontri senza affari””: “”Teniamo riunioni perché gli uomini sono in cerca di compagnia o, almeno, vogliono sfuggire alla noia di chi le presiede e questo li porta a convocare delle assemblee che essi possono presiedere. Infine, c’è il tipo di riunione che viene convocato non perché ci siano questioni da risolvere, ma perché è necessario dare l’impressione che ci siano problemi che si risolvono. Questi incontri sono più che dei sostituti dell’azione: finiscono per essere considerati come l’azione stessa” (1). La storia militare della seconda guerra mondiale, in Europa, nel Pacifico e in Asia, è stata ampiamente raccontata. La guerra a Washington, molto meno; per quanto riguarda le sue assurdità, pressoché no. Nell’autunno del 1940, come dicevo, ci fu un conflitto tra sostenitori del New Deal e gli uomini d’affari, quelli che temevano che la mobilitazione e il ritorno in forza dei dirigenti d’azienda avrebbero posto fine al ‘Era Rooseveltiana e coloro che speravano sia di salvare la patria che di strapparla dalle grinfie di Roosevelt. Ma, al tempo di Pearl Harbor, questo conflitto aveva assunto una forma triangolare. I sostenitori del New Deal e il padronato erano in competizione per il potere, ma i militari ora stavano facendo sentire la loro influenza. Rari erano coloro che in precedenza avevano coscienza della loro potenza. Gli uomini del New Deal, seguendo Roosevelt, si erano convertiti alla guerra. Ora stimavano che occorreva procedere con la massima diligenza alla mobilitazione dello Stato. Quando era necessario un aumento della produzione, come nel caso dell’acciaio, ogni mezzo era buono per ottenerlo””] [(1) ‘La Crise économique de 1929, anatomie d’une catastrophe financière’, Paris, 1970, p. 163]”,”BIOx-358″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Soldi. Conoscere le logiche del denaro per capire le grandi crisi.”,”J.K. Galbraith (1908-2006) economista di fama mondiale, ha insegnato nelle Università di Princeton, Cambridge e Harvard. Ha pubblicato ‘Il grande crollo’, ‘Storia dell’economia’, e ‘L’economia della truffa’ (Bur) Keynes e la politica economica finanziaria inglese all’inizio della seconda guerra mondiale (pag 263-265) ‘La seconda guerra mondiale arrivò in Gran Bretagna negli Stati Uniti solo gradatamente. Dagli ultimi giorni dell’estate del 1939 all’invasione della Francia nel maggio dell’anno successivo, gli inglesi potevano ancora credere; per quanto improbabile possa apparire a distanza di anni, di riuscire a evitare un conflitto di dimensioni planetarie. E negli Stati Uniti, fino alla caduta della Francia, la speranza prevalente era di rimanerne fuori. Solo a poco a poco, nei mesi successivi questa speranza lasciò il posto alla paura che gli Stati Uniti potessero non esservi coinvolti e che Hitler potesse trionfare. La conseguenza fu in entrambi i paesi un periodo dedicato alla pianificazione, che coincise di fatto con le insistenze da parte dei rispettivi governi di dimostrare, per rassicurare l’opinione pubblica, che tale pianificazione era effettivamente in corso. E una sua parte non trascurabile riguardava l’economia. In entrambi i Paesi la pianificazione economica risentiva molto del nuovo modello fiscale keynesiano. La politica proposta in tempo di pace contro la disoccupazione avrebbe funzionato anche in tempo di guerra contro l’inflazione; sarebbe bastato sostituire alla spesa pubblica destinata ad aumentare l’occupazione una tassazione più alta al fine di limitare la domanda e i consumi civili. Queste restrizioni avrebbero reso disponibili per le necessità militari manodopera, impianti e materie prime. Il nocciolo del discorso era questo; per il resto si trattava solo di dettagli. Che la pianificazione britannica si conformasse al modello keynesiano non era certo sorprendente, in quanto il suo più influente architetto era proprio Keynes. Nei mesi di preparazione, egli aveva espresso dettagliatamente le sue opinioni prima sul “”Times”” e poi in un opuscolo a vasta diffusione dal titolo ‘Come pagare i costi della guerra’ (1). Alle necessità basilari della vita – cibo, affitto, abbigliamento indispensabile – si sarebbe provveduto in quantità sufficienti e a prezzi stabili. Se i costi fossero saliti, si doveva intervenire con sussidi per mantenere la stabilità dei prezzi, eliminando così qualsiasi giustificazione degli aumenti salariali. La stabilità salariale era infatti importante. Per il resto la domanda aggregata, o potere d’acquisto della nazione, sarebbe stata mantenuta più o meno in equilibrio con l’offerta dei beni disponibili per l’acquisto ai prezzi correnti. Questo obiettivo sarebbe stato raggiunto sia con la tassazione sia con un’altra innovazione keynesiana, il risparmio obbligatorio. Sarebbe stata cioè effettuata una trattenuta sui salari, sugli stipendi e sui redditi d’ogni tipo, da restituirsi con i relativi interessi dopo la guerra. Dopo la buia esperienza degli anni Trenta, questo rinvio al potere d’acquisto dell’immediato dopoguerra sarebbe stato certamente uno stimolo assai gradito. Il postulato fondamentale era la riduzione o l’eliminazione di potere d’acquisto. Keynes diceva: «L’unico modo di evitare l’inflazione consiste nel ritirare dal mercato, con la tassazione e con la dilazione, una sufficiente percentuale del potere d’acquisto dei consumatori, in modo da eliminare una forza che spinge irresistibilmente all’aumento dei prezzi» (2). Al controllo diretto dei prezzi o al razionamento si attribuiva invece un’importanza secondaria: «Una qualche forma di razionamento e di controllo dei prezzi dovrebbe essere inclusa nel nostro progetto e potrebbe essere un prezioso ‘complemento’ della nostra proposta ‘fondamentale’ (3). A Washington, come già qualche anno prima, la reazione alle nuove idee di Keynes fu più immediata e rispettosa che a Whitehall. Di conseguenza, venne prospettato un piano sostanzialmente simile. A Washington però c’era anche una alternativa. Richiamandosi alle sue esperienze della Prima guerra mondiale, Bernard Baruch insisteva nel sostenere che nell’eventualità di un altro conflitto l’unico provvedimento sarebbe stato il controllo generale dei salari e dei prezzi’ (pag 263-265) [(1) John M. Keynes, ‘How to Pay for the War’, Harcourt Brace and Co., New York, 1940; (2) Ibidem, p. 51; (3) Ibidem, p. 51] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOI-409″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La moneta. Da dove viene e dove va.”,”John Kenneth Galbraith è nato nel 1908. Professore di economia a Harvard, uomo politico di parte democratica, ha avuto incarichi speciali di governo fin dai tempi di Roosevelt ed è stato ambasciatore degli USA in India.”,”ECOT-196-FL”
“GALDO Antonio”,”Pietro Ingrao, il compagno disarmato.”,”Antonio Galdo, giornalista e scrittore, ha pubblicato tra l’altro ‘Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana’, Sperling. ‘Pensammo una torre, scavammo nella polvere’ (Ingrao)”,”PCIx-005-FMP”
“GALEANO Eduardo”,”Specchi.”,”Nel volume non ci sono fonti bibliografiche. Eduardo Galeano è nato a Montevideo (Uruguay) nel 1940 dove ha iniziato l’attività giornalistica. Nel 1973 è vissuto in esilio in Argentina e in Spagna. All’inizio del 1985 è tornato nel suo paese. Tra le sue opere: ‘Le vene aperte dell’America Latina’ (Sperling). E’ morto nel 2015. I profeti del ventesimo secolo. Karl Marx e Friedrich Engels avevano scritto ‘Il manifesto del partito comunista’ a metà del diciannovesimo secolo. Non l’avevano scritto per interpretare il mondo, bensì per contribuire a cambiarlo. Un secolo e mezzo dopo, un terzo dell’umanità viveva in società che s’ispiravano a questo pamphlet di appena ventitré pagine. Il ‘manifesto’ fu una profezia azzeccata. Il capitalismo è un mago incapace di controllare le forze che scatena, dissero gli autori, e ai nostri giorni lo può constatare, a prima vista, chiunque abbia occhi per vedere. Ma agli autori non passò per la testa che il mago potesse avere più vite di un gatto”” (pag 248)”,”AMLx-164″
“GALENSON Walter”,”The Danish System of Labor Relations. A Study in Industrial Peace.”,”GALENSON Walter è Associate Professor of Industrial Relations, University of California at Berkeley.”,”MEOx-019″
“GALENSON Walter a cura, saggi di John Clarke ADAMS Isaac DEUTSCHER Allan FLANDERS Walter GALENSON Val R. LORWIN Philip TAFT Kenneth F. WALKER”,”Comparative Labor Movements.”,”””Un decreto del 28 dicembre 1938, firmato da Stalin (per il partito), Molotov (per il governo), e Shvernik (per i sindacati) incorporava i seguenti provvedimenti: Il diritto dei lavoratori a una festività pagata dopo cinque mesi e mezzo di impiego era abolito; per l’ avvenire i giorni festivi erano concessi solo dopo undici mesi di lavoro ininterrotto”” (Isaac Deutscher) (pag 541)”,”MOIx-016″
“GALENSON Walter”,”The Scandinavian Labor Movement. Scandinavia from Comparative Labor Movements edited by Walter Galenson.”,”Il movimento sindacale in Danimarca ed in Scandinavia. “”Il sindacato di mestiere danese è molto più monopolista di quanto descritto da Perlman nel “”A Theory of the Labor Movement””. Ma rimane vero per questo prototipo solo in virtù di speciali circostanze dello sviluppo economico danese. I suoi compagni svedesi e norvegesi, nonostante il loro debito iniziale nei confronti dell’ esempio organizzativo danese, abbandonarono il monopolio del mestiere per un ampio unionismo industriale””. (pag 125)”,”MEOx-068″
“GALETTI Paola”,”Uomini e case nel Medioevo tra Occidente e Oriente.”,”Paola Galetti insegna a Bologna Esegesi delle fonti antiche medievali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e Storia medievale presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. È curatrice di ‘Donne e lavoro nell’Italia medievale’ (con B. Andreoli e M.G. Muzzarelli, Torino, 1991) e autrice di ‘Abitare nel Medioevo. Forme e vicende dell’insediamento rurale nell’Italia altomedievale’ (Firenze 1997).”,”STMED-076-FSD”
“GALGANO Francesco”,”Le istituzioni dell’ economia capitalistica. Società per azioni Stato e classi sociali.”,”Francesco GALGANO è nato a Catania nel 1933. E’ professore di diritto civile nell’ Università di Bologna. dove ha insegnato anche diritto commerciale e istituzioni di diritto privato. Opere principali. ‘Il principio di maggioranza nelle società personali’ (1960); ‘Le associazioni non riconosciute’ (1967), ‘Le persone giuridiche’ (1969) ecc.”,”TEOC-125″
“GALIANI Ferdinando”,”Dialoghi sul commercio dei grani. ‘Dialoghi fra il marchese di Roquemaure e il cavaliere Zanobi'”,”Al “”galante e pieno di spirito”” abbé GALIANI, MARX riconobbe il merito di aver svolto una “”esatta analisi della merce”” e di aver posseduto un “”esatto concetto del valore””. Anche VOLTAIRE lodò i ‘Dialoghi’ di GALIANI. Il suo libro rivela finezza dialettica e realismo spregiudicato, senso critico e attenzione alla concretezza dei fenomeni economici. E’ uno dei documenti più importanti del dibattito sulla teoria economica del Settecento. Con la loro brillante satira, i Dialoghi spazzano via i pesanti trattati dei fisiocratici contribuendo a mettere in crisi la stessa politica economica del governo francese.”,”ECOT-035″
“GALIANI Ferdinando, a cura di Alberto MEROLA”,”Della moneta.”,”””Proprio dal giudizio di Schumpeter si può prender le mosse anche per esaminare il secondo aspetto dell’analisi del valore tentata da Galiani. Il quale non si ferma, infatti, a considerare il “”valore d’uso””, ma subitaneamente “”si volge dalla ‘rarità’, riferita alla quantità di merce, alla ‘fatica’; e da questo punto in poi la eleva alla dignità di un unico fattore di produzione, la considera l’unica circostanza ‘che dà valore alla cosa’”” fino a venir delineando una teoria fondata sul valore di equilibrio come proporzionale alla quantità di lavoro, il che sarebbe in tutti gli elementi essenziali precisamente la teoria di Ricardo e di Marx (vol. 1, p. 368). Questa parte, che pure è affrontata esplicitamente e a lungo nel trattato ‘Della moneta’, ha attirato di meno l’attenzione degli studiosi. Solo Achille Loria, forse per una sue certa formazione marxistica, è largo di riconoscimenti, e giudica Galiani “”fra i primi economisti che abbia ridotto al solo slavoro la misura del valore di scambio””, appoggiandosi a quanto già scrivevano al riguardo tanto J.B. Say quanto McCulloch (p. 37). Ma, al contrario di Loria, Graziani per esempio ascrive a merito di Galiani e a sua originalità rispetto a Locke e a Cantillon proprio il fatto di aver dato nella sua costruzione poco posto al lavoro, che sarebbe considerato solo come uno fra “”i vari elementi che tutti si riannodano al concetto di utilità largamente inteso”” (p. 105). E tacciano in merito, o quasi, altri critici fra i più accurati e favorevoli, come Einaudi, Lanzillo, Tagliacozzo. … finire (pag XXIII-XXIV-XXV, introduzione di Alberto Caracciolo a volume di Ferdinando Galiani, ‘Della moneta’, Milano 1963, a cura di Alberto Merola]”,”ECOT-013-FV”
“GALIC Robert”,”La révolution Russe et la guerre mondiale. Nouvelles de Russie. Janvier 1917 – Mars 1918.”,”GALIC Robert professore di storia e geografia. “”Cette insurrection avait bien été le fait d’une minorité armée, peut-être une vingtaine de milliers de personnes (au cours de la révolution de Février la grève générale du 10 mars avait, elle, mobilisé plus de 200.000 ouvriers). Même si elle avait tiré parti de la passivité, voire de la bienveillance d’une fraction plus grande de la population (pas des cheminots), ce fut bien là l’action de “”révolutionnaires professionnels””. Dans son ouvrage “”Dix jours qui ébranlèrent le monde””, John Reed, ce jeune journaliste, l’un des fondateurs du Parti communiste américain, sympathisant bolchevik, qui assista aux évènements décrit la situation: “”Des détachements de soldats, baïonnette au canon, arrêtaient les automobiles particulières en faisaient descendre les occupants et envoyaient les voitures au palais d’Hiver. Une foule nombreuse les regardait opérer. Personne ne savait si les soldats agissaient au nom du gouvernement ou du Comité militaire révolutionnaire (…)”” (pag 149-150)”,”RIRO-392″
“GALILEI Galileo, a cura di Ferdinando FLORA”,”Galileo Galilei Lettere.”,”””io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all’ incontro benissimo s’ accomoda co ‘l Copernicano”” (pag 107) “”Tra le sicure maniere per conseguire la verità è l’ anteporre l’ esperienze a qualsivoglia discorso, essendo noi sicuri che in esso, almanco copertamente, sarà contenuta la fallacia, non sendo possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero…”” (pag 190)”,”SCIx-153″
“GALILEI Galileo”,”Due lezioni all’ Accademia fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’ Inferno di Dante (1588).”,”””E’ facile il descendere all’ Inferno; Ma ‘l pié ritrarne, e fuor dall’ aura morta Il poter ritornare all’ aura pura, Questo, quest’è impres’alta, impresa dura!”” (Dante)”,”SCIx-181″
“GALILEI Galileo, a cura di Franz BRUNETTI”,”Dialogo sui massimi sistemi.”,”Astronomia. Galilei nella notte del 7 gennaio 1610 oltre ad aver scoperto che la via Lattea non è una nebulosa ma una congerie infinita di stelle, scopre i satelliti di Giove. (pag XIII) Questione militare. “”(…) l’ interesse quasi esclusivo dello scienziato è rivolto soprattutto a questioni di meccanica e di tecnica, non escluse alcune di tecnica miliare, allora di viva attualità per le conseguenze provocate dall’ introduzione nella strategia delle armi da fuoco, con rinnovate ricerche relative alla scienza balistica e all’ architettura militare. Galilei si interessò dell’ una e dell’ altra e proprio in questo tempo egli scrisse un Trattato di fortificazione e una Breve instruzione all’ architettura miliare (1593) che sono, fra l’ altro un interessante documento della concezione strumentale che Galilei aveva della scienza, intesa, secondo lui, soprattutto, all’ utilità dell’ uomo””. (pag XV) Teoria eliocentrica. “”Nella corrispondenza intrattenuta nel 1597 col Keplero, Galilei aveva asserito d’avere già raccolto molte prove naturali a sostegno della teoria copernicana; tuttavia, sollecitato a renderle pubbliche, Galilei non l’ aveva fatto””. (pag XX) “”La sua attività scientifica ha trovato sempre modi liberi e aperti di espressione: opuscoli, saggi, libretti polemici, e specialmente lettere: è segno questo di una mentalità moderna, di un pensiero libero che esige forme di comunicazione altrettanto libere e precise, senza impacci formali, che non disdegna anche una certa eleganza di stile, una certa retorica garbata e contenuta, e talora anche una soffusa ironia””. (pag XLII)”,”SCIx-250″
“GALILEI Galileo”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”‘Beltrán Marí, professore di storia e filosofia della scienza presso l’Università di Barcellona, è uno dei più riconosciuti esperti delle tematiche del Seicento e in particolare di Galileo. (…) Nel suo saggio introduttivo al ‘Dialogo’, Beltrán Marí esamina i problemi interni alla Chiesa, a partire dalla Riforma protestante e dalla Controriforma tridentina, che la portarono, con la Congregazione dell’Indice quale appendice dell’Inquisizione, a esercitare un severo e preoccupato controllo su ogni nuova forma di sapere, e a estendere il principio di autorità «dal campo della teologia a quello della cultura in generale e a quello della filosofia e della scienza in particolare». E’ evidente, sottolinea Beltrán, che Galileo, nonostante i suoi molteplici tentativi di persuadere la Chiesa che non le conveniva assumere posizioni che presto avrebbero dovuto mostrarsi errate (monito sempre valido), «non possedeva le chiavi necessarie per poter agire opportunamente. Non riuscì mai a pensare se non in termini di razionalità scientifica». Ma dove Beltrán si distingue rispetto a commentatori italiani per una maggiore incisività e libertà di critica nei confronti della Chiesa, pur in un rigoroso rispetto della documentazione disponibile, è nella parte finale del saggio, in cui descrive la cosiddetta riabilitazione di Galileo, voluta da papa Giovanni Paolo II, come un’operazione auto-apologetica e di opportunità politica, per i modi in cui fu attuata e per gli sconcertanti risultati cui la Commissione pontificia, all’uopo istituita nel 1981, pervenne: orgoglio e arroganza da parte di Galileo, avvedutezza scientifica da parte dei suoi giudici nel difendere, a quel tempo, il geocentrismo. Come se la questione fosse consistita nel giustificare l’incapacità dei teologi del Seicento di capire la teoria di Copernico, anziché nel fatto stesso di aver istituito un processo per una questione di opinioni. La Chiesa ha, al più, ammesso l’errore ‘nel’ processo, ma non ha ammesso l’errore ‘del’ processo. Perseguitare chi la pensa diversamente, in nome di una verità precostituita: è questo lo sbaglio che non è stato ancora riconosciuto. E tuttavia all’epoca un tale riconoscimento era concepibile: già nel 1616, Tommaso Campanella, benché non copernicano, aveva scritto dalla prigione una ‘Apologia’ a difesa di Galileo, in cui sosteneva appunto il diritto dello scienziato a esprimere liberamente la propria visione del mondo. Se le opinioni di Beltrán colpiscono per la particolare franchezza con cui sono espresse è indubbio che la sua insoddisfazione è oggi largamente condivisa tra gli studiosi, anche di matrice cattolica. In proposito si veda di Annibale Fantoli, ‘Il caso Galileo – Dalla condanna alla «riabilitazione». Una questione chiusa?’ (Bur, Milano, 2003), in cui l’autore osserva che sentir parlare di «una tragica reciproca incomprensione» nei rapporti tra Chiesa e Galileo nel momento in cui si vuole ‘riabilitare’ lo scienziato, lascia delusi e soprattutto non consente di sperare che non si ripetano, oggi e in futuro, gli errori del passato (si pensi ai campi conflittuali dell’evoluzionismo, della biogenetica, del controllo delle nascite, ecc.). Vorremmo ricordare anche il più recente ‘Galileo. La lotta per la scienza’ (Laterza, 2007), il cui autore, Egidio Festa, evidenzia come il nome di Urbano VIII non compaia mai, né nelle parale del cardinale Poupard, coordinatore della Commissione, né in quelle di Giovanni Paolo II. E scrive: «Citare Urbano VIII significava risalire al vero responsabile della condanna e alla sua posizione filosofica che ancora oggi la Chiesa cattolica rifiuta di esaminare…»’ [dalla prefazione di Andrea Frova e Mariapiera Marenzana] (pag III-IV)”,”SCIx-436″
“GALILEI Galileo, a cura di Antonio BELTRÁN MARÍ”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”Antonio Beltrán Marí insegna Storia della Scienza presso l’Università di Barcellona ed è uno dei massimi esperti di Galileo a livello mondiale.”,”SCIx-235-FL”
“GALILEI Galileo, a cura di Ferdinando FLORA”,”Galileo Galilei Lettere.”,”””io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all’ incontro benissimo s’ accomoda co ‘l Copernicano”” (pag 107) “”Tra le sicure maniere per conseguire la verità è l’ anteporre l’ esperienze a qualsivoglia discorso, essendo noi sicuri che in esso, almanco copertamente, sarà contenuta la fallacia, non sendo possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero…”” (pag 190)”,”SCIx-351-FRR”
“GALILEI Galileo”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”Galileo Galilei (Pisa 1564 – Arcetri 1642)”,”SCIx-001-FMDP”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi.”,”GALIMBERTI Fabrizio editorialista del Sole 24 Ore ha insegnato all’ Università di Roma e di Ferrara. Ha lavorato a Parigi (Dipartimento dell’ economia dell’ Ocse) a Torio (Chief Economist della Fiat) e a Roma (consigliere economico del ministro del Tesoro). Risiede a Melbourne in Australia. Ha pubblicato saggi accademici, libri di testo e una storia dell’ economia italiana del Novecento (con C. GALIMBERTI e L. PAOLAZZI, Il Volo del calabrone, Firenze, 1998). “”A questo punto comincia un gioco complicato e disperato fra il mercato e John Law. L’ inciampo delle quotazioni a dicembre aveva messo una pulce nerll’ orecchio a molti, e Law pensò di rinverdire le voglie del mercato introducendo quelle che oggi si chiamerebbero opzioni: pagando 1.000 livres un investitore aveva diritto ad acquistare un’ azione a 10.000 entro sei mesi. Si trattava, nel gergo finanziario di adesso, di un’ opzione call, un diritto a comprare; naturalmente, il compratore doveva essere convinto che le azioni sorpassassero la soglia del 10.000 (anzi; pe guadagnarci, di 11.000). Ma il solo fatto che questo nuovo strumento finanziario fosse offerto faceva sperare a molti che il 10.000 fosse una tappa destinata a essere presto sorpassata. L’ opzione, tuttavia, si rivelò un boomerang. I possessori di azioni della Compagnia pensarono giustamente che potevano usare l’ effetto-leva delle opizioni per moltiplicare le loro possibilità di guadagno: invece di essere investiti in azioni era meglio essere investiti in opzioni. Ergo: vendere le azioni e comperare le opzioni. Il che è una strategia sensata se è seguita da uno, ma diventa suicida se seguita da molti, perché la vendita di azioni, che deve necessariamente precedere l’ acquisto di opzioni, fa calare il prezzo delle prime. E il mercato era troppo crudo per trasmettere alle attese di prezzo delle azioni stesse il messaggio di ottimismo che veniva dall’ acquisto delle opzioni.”” (pag 107)”,”ECOI-168″
“GALIMBERTI Umberto”,”I miti del nostro tempo.”,”GALIMBERTI U. insegna filosofia della storia e psicologia dinamica all’Università di Venezia. vpn”,”TEOS-178″
“GALIMBERTI Fabrizio PAOLAZZI Luca GALIMBERTI Claudia”,”Il volo del calabrone. Breve storia dell’economia italiana del Novecento.”,”Tabella: coefficienti di trasformazione del valore della lira 1861-1997 (appendice statistica) I principali distretti industriali: Arzignano Ascoli Piceno Barletta Casarano Biella Brenta Brianza Cadore Carpi Carrara Castelfidardo Castelgoffredo Cento Cerea Bovolone Como Empoli Val d’Elsa Gallarate Gardone Valtrompia Lumezzane Brescia Maniago Manzano Matera Mirandola Montebelluna Treviso Murano Venezia Omegna Pesaro Prato Premana Reggio Emilia Santa Croce Santo Stefano Sassuolo Solofra Tolentino Valduggia Valenza Varese Viadana Vicenza Vigevano”,”ITAE-261″
“GALIMBERTI Umberto racconta”,”Freud, Jung e la psicoanalisi.”,”Umberto Galimberti nato a Monza nel 1942 si laurea all’Universit Cattolica di Milano sotto la guida di Emanuele Severino. Nel 1976 diviene professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dopo aver compiuto studi di filosofia e psicologia, traduce e cura le opere di Karl Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania. Attualmente (2011) è titolare della cattedra di Filosofia della Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Carl Gustav Jung (1875-1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero. La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata “”psicologia analitica”” o “”psicologia del profondo””, raramente “”psicologia complessa””. (wikip) Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia. (Moravia, 1856-1939) (wikip)”,”TEOS-294″
“GALIMBERTI Fabrizio PAOLAZZI Luca GALIMBERTI Claudia”,”Il volo del calabrone. Breve storia dell’economia italiana nel Novecento.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista. Luca Paolazzi è laureato in Economia politica all’Università Bocconi di Milano. Dal 1993 è inviato del Sole 24 Ore. É stato professore a contratto (corso sull’Euro) all’Università di Palermo. Ha partecipato al progetto finanziato Cnr su Struttura ed evoluzione dell’economia italiana. Claudia Galimberti, laureata in Antropologia culturale all’Università La Sapienza di Roma, è autrice di numerosi testi pubblicati dal Sole 24 Ore, tutti incentrati sul rapporto tra economia e società. Da qualche anno si è dedicata a studiare il cambiamento del ruolo della donna nella vita sociale, con particolare attenzione al lavoro femminile. Collabora con la Rai.”,”ITAE-072-FL”
“GALIMBERTI Umberto”,”Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica.”,”Umberto Galimberti insegna Filosofia della storia dell’Università di Venezia. Ha pubblicato tra l’autore ‘Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente’, Marietti 1975, Saggiatore 1996. Marx e la falsa coscienza. ‘La classe che è la potenza ‘materiale’ dominante della società è in pari tempo la sua potenza ‘spirituale’ dominante’ “”A smascherare il carattere “”ideologico”” della filosofia di Hegel è Marx, che chiama “”ideologiche”” tutte quelle dottrine filosofiche, etiche, politiche e religiose che, a guisa di “”sovrastrutture”” ‘esprimono’ e ‘giustificano’ i rapporti di produzione dominanti in cui si articola la “”struttura”” della società. Scrive a questo proposito Marx: «Nella produzione sociale della loro economia, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado d sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti costituisce la ‘struttura’ economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una ‘sovrastruttura’ giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale, ilprocesso sociale, politico e spirituale della vita. ‘Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale che determinata la loro coscienza» (20). Compito dell’ideologia è di occultare la dipendenza delle sovrastrutture dalla struttura economica della società, e quindi di far valere per tutti quei valori che in realtà sono vantaggiosi per la sola classe dominante. In ciò è la ‘falsa coscienza’ dell’ideologia che, consapevolmente o inconsapevolmente, diffonde idee e valori nati da certi rapporti di produzione. Ciò spiega, a parere di Marx, perchè: «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza ‘materiale’ dominante della società è in pari tempo la sua potenza ‘spirituale’ dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale, dispone con ciò, in pari tempo dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee; sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la coscienza, e quindi pensano. In quanto dominano come classe e determinano l’interno ambito di un’epoca storica, è evidente che essi lo fanno in tutta la loro estensione, e quindi fra l’altro dominano anche come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; è dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca» (21). …. finire (pag416-418)”,”FILx-006-FMP”
“GALIMBERTI Fabrizio GENTILE Adamo SIMONE Gian Luigi a cura; testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA-VALLE Paola DEMALDE’ Fabrizio GALIMBERTI Adamo GENTILE Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Gian Luigi SIMONE Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA-VALLE Paola DEMALDE’ Fabrizio GALIMBERTI Adamo GENTILE Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Gian Luigi SIMONE Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”EDIx-253″
“GALIMBERTI Fabrizio GENTILE Adamo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA VALLE Paola DEMALDÉ Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Adamo Gentile è responsabile del settore Finanza per l’Ufficio Studi de Il Sole 24 ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Sergio Bortolani è professore di tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Francesco Cimino è segretario generale di AssoRisparmio. Isabella Della Valle è collaboratrice dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Adelina Gentile è collaboratrice dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Gianni Paramithiotti è docente di Economia politica presso l’Università Bocconi di Milano. Piero Pisoni è professore straordinario di Ragioneria generale e applicata presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Luigi Ravasi è capo Ufficio studi della Sprind Gestione. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Angelo Scotti è collaboratore dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore.”,”EDIx-012-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio SABBATINI Riccardo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Giuliano BOGGIOLI Isabella BUFACCHI Roberto CAPEZZUOLI Paola DEMALDÉ Angelo DRUSIANI Marco LIERA Gabriele MALOTTI Adelaide MARCHESONI Santoro MAYER Carlo MESSEDAGLIA Sergio RICOSSA Pierangelo SOLDAVINI Francesco TABACCHI Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia del 2000.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Riccardo Sabbatini è editorialista del Sole 24 Ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore. Giuliano Boggioli è responsabile investor & media relation al gruppo Seat-Pagine gialle. Isabella Bufacchi è vice caposervizio e responsabile della pagina Mercato dei capitali del Sole 24 Ore. Roberto Capezzuoli è giornalista alla redazione Materie prime del Sole 24 Ore. Angelo Drusiani è tesoriere della Albertini Sim. Marco Liera è responsabile delle sezioni Settimana Finanziaria e Risparmio e famiglia del Sole 24 Ore. Gabriele Malotti è responsabile della divisione analisi recnica della società Studi e Investimenti Mobiliari di Torino. Adelaide Marchesoni è responsabile dell’ufficio analisi mercati finanziaridel Sole 24 Ore. Carlo Messedaglia è responsabile delle gestioni obbligazionarie della Sim Banconapoli & Fumagalli Soldan. Pierangelo Soldavini è giornalista alla redazione Finanza del Sole 24 Ore.”,”EDIx-013-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio SABBATINI Riccardo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Giuliano BOGGIOLI Isabella BUFACCHI Roberto CAPEZZUOLI Paola DEMALDÉ Angelo DRUSIANI Marco LIERA Gabriele MALOTTI Adelaide MARCHESONI Santoro MAYER Carlo MESSEDAGLIA Sergio RICOSSA Pierangelo SOLDAVINI Francesco TABACCHI Elia ZAMBONI Francesca DOUGLAS FLAMINIO”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Riccardo Sabbatini è editorialista del Sole 24 Ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore. Giuliano Boggioli è responsabile investor & media relation al gruppo Seat-Pagine gialle. Isabella Bufacchi è vice caposervizio e responsabile della pagina Mercato dei capitali del Sole 24 Ore. Roberto Capezzuoli è giornalista alla redazione Materie prime del Sole 24 Ore. Angelo Drusiani è tesoriere della Albertini Sim. Marco Liera è responsabile delle sezioni Settimana Finanziaria e Risparmio e famiglia del Sole 24 Ore. Gabriele Malotti è responsabile della divisione analisi recnica della società Studi e Investimenti Mobiliari di Torino. Adelaide Marchesoni è responsabile dell’ufficio analisi mercati finanziaridel Sole 24 Ore. Carlo Messedaglia è responsabile delle gestioni obbligazionarie della Sim Banconapoli & Fumagalli Soldan. Pierangelo Soldavini è giornalista alla redazione Finanza del Sole 24 Ore. Francesca Douglas Flaminio è giornalista alla redazione Finanza de Il Sole 24 ore.”,”EDIx-014-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”L’economia spiegata a un figlio.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista.”,”ECOT-254-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a Roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista.”,”ECOI-196-FL”
“GALIMI Valeria”,”Sotto gli occhi di tutti. La società italiana e le persecuzioni contro gli ebrei.”,”Valeria Galimi è ricercatrice di Storia contemporanea all’Università di Milano. I soi interessi di studio riguardano la storia dell’antisemitismo in Europa, la storia della politica francese degli anni Trenta e del regime di Vichy, il fascismo e il collaborazionismo europeo, la storia sociale e culturale della seconda guerra mondiale e della sua eredità. Ha pubblicato: ‘L’antisemitismo in azione. Pratiche antiebraiche nella Francia degli anni Trenta’ (Unicopli, 2006). Contiene il paragrafo: ‘Il ruolo dell’Italia nella «Soluzione finale» nazista (pag 63-64) “”L’armistizio segna (…) l’inizio della caccia agli ebrei italiani e stranieri nella penisola, con l’estensione della «Soluzione finale» all’Italia, una locuzione dell’epoca che, in realtà, indica la determinazione nazista di sterminare gli ebrei d’Europa. A Wannsee, un sobborgo di Berlino, il 20 gennaio 1942 si svolge una riunone dei rappresentanti dei vari settori dell’amministrazione, presieduta da Reinhard Heydrich, il terzo ‘Reich SS-Obergruppenführer’ e General der Polizei’ (capo dell’Ufficio di sicurezza del Reich). Durante questo incontro è decisa l’organizzazione delle operazioni necessarie per portare a termine lo sterminio degli ebrei in Europa, anche se esso di fatto è già in atto, dall’autunno de 1941, attraverso massacri da parte di gruppi speciali delle SS, le ‘Einsatzgruppen’, sul fronte orientale (20). Dopo di questo, vengono avviate le deportazioni di ebrei dell’Europa occidentale: la prima deportazione ad Auschwitz dalla Francia è organizzata nel marzo 1942; nel luglio 1942 a Parigi, in una grande retata, vengono arrestati 13.000 ebrei stranieri. Arresti continuano per tutta l’estate nella zona meridionale francese. In Olanda, le prime deportazioni hanno luogo nel mese di luglio del 1942, in Danimarca circa un centinaio di ebrei sono deportati a Theresienstadt all’inizio dell’ottobre 1943 (21). In Italia, invece, la persecuzione nazista degli ebrei non viene condotta con la stessa gradualità, seguendo tappe sempre più radicali di violenza ed esclusione, come negli altri Paesi dell’Europa occidentale. Infatti, la fase preparatoria – l’identificazione, la registrazione degli uffici di polizia e la separazione degli ebrei dal resto della popolazione – non è necessaria: dal 1938, le leggi antiebraiche promulgate dal governo fascista hanno già portato alla registrazione della minoranza israelitica, all’indottrinamento dell’opinione pubblica (grazie ad una violenta campagna di stampa), e alla creazione di istituti e uffici incaricati di procedere all’applicazione della legislazione persecutoria (22). Inoltre, la fondazione nel settembre 1943 di un nuovo governo repubblicano fascista, con la Repubblica sociale italiana, da Mussolini dopo la sua liberazione, offre una spinta significativa al successo del progetto nazista in Italia. Senza la collaborazione delle autorità politiche e della polizia della Repubblica sociale italiana, l’arresto e la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio sarebbero certamente stati più difficili, se non impossibili”” (pag 63-64) [paragrafo: ‘Il ruolo dell’Italia nella «Soluzione finale» nazista’]. Valeria Galimi è ricercatrice di Storia contemporanea all’Università di Milano. I s(oi interessi di studio riguardano la storia dell’antisemitismo in Europa, la storia della politica francese degli anni Trenta e del regime di Vichy, il fascismo e il collaborazionismo europeo, la storia sociale e culturale della seconda guerra mondiale e della sua eredità. Ha pubblicato: ‘L’antisemitismo in azione. Pratiche antiebraiche nella Francia degli anni Trenta’ (Unicopli, 2006).”,”EBRx-076″
“GALKIN K.”,”The Training of Scientists in the Soviet Union.”,”Istituto dei Professori Rossi. L’istituto aveva tre facoltà, filosofia, economia e storia e tutte avevano tre anni di corsi. Durante questi corsi gli studenti studiavano tedesco, francese e inglese in successione, ciascuno in un anno accademico. Oltre alle lezioni, si preparavano saggi, reports e seminari, oltre al lavoro pratico in industria, agricoltura, economia, statistica storica, gestione dei materiali d’archivio. Alla fine di ogni anno c’erano esami scritti e orali. Alla fine del 1923 i dirigenti dell’Istituto decisero di aggiungere un altro anno per la preparazione delle tesi sotto la supervisione di un professore. (pag 59)”,”RUSU-018-FV”
“GALL Lothar”,”Bismarck. L’uomo che ha fatto grande la Germania.”,”GALL (1936) è attualmente Prof di storia medievale e moderna presso l’Univ W. Goethe di Francoforte. E’ tra i più autorevoli collaboratori della rivista ‘Historisches Zeitschrift’ e membro dell’Accademia delle scienze della Baviera e di altre prestigiose istituzioni. E’ autore di una monumentale biografia di BISMARCK (‘Bismarck, Der weisse Revolutionär’, 1984 (9)) e di ‘Bürgerturm in Deutschland (1989; trad it. Borghesia in Germania, 1992)”,”GERx-029″
“GALL Lothar”,”Borghesia in Germania. Una famiglia e tre secoli di storia tedesca.”,”Lothar GALL, nato nel 1936, insegna Storia medievale e moderna presso la Johann-Wolfgang-Goethe Univ di Francoforte. Dirige dal 1974 la rivista ‘Historischen Zeitschrift’. Tra le sue principali opere ricordiamo: -Benjamin Constant. Seine politische Ideenwelt und der deutsche Vormarz (1963) -Der Liberalismus als regierende Partei. Das Grossherzogtum Baden zwischn Restauration und Reichsgrundung (1968) -Europa auf Reichsgrundung (1968) -Liberalismus (1985) -Bismarck (Rizzoli, 1982)”,”GERx-041″
“GALL Lothar”,”Bismarck.”,”””L’uomo non mi fa nessunissima impressione””, replicò Bismarck. Gerlach avrebbe dovuto conoscerlo, dopo tutto: “”La capacità di ammirare degli uomini è in me moderatamente sviluppata, anzi un difetto del mio occhio è d’essere più acuto per i punti deboli che per i pregi””””. (pag 160) (a proposito di Luigi Napoleone) “”Da perturbatore della pace in Europa, che sia il governo inglese sia il governo russo ancor poco prima aveva creduto di dover richiamare ai suoi limiti, egli era diventato nello spazio di pochi anni una sorta di garante dell’ordine europeo. Bismarck e il Reich impersonavano, a quanto pareva, i principi portanti e regolativi di quell’ordine. Erano diventati “”il contrappreso in piombo che cosnente al pupazzetto di tornar ogi volta diritto”” (30), come Bismarck formulò una volta riferendosi alle relazioni austro-tedesche. Era l’Europa dell’esistente, dello status quo, delle potenze consolidate. Non era perciò meraviglia ceh la sua politica fosse violentemente criticata da tutti coloro che all’esistente non intendevano adattarsi e, forti delle esperienze dei decenni passati, dai mutamenti esterni si ripromettevano nel contempo cambiamenti interni. Tra questi figurava il Centro che in questo senso caldeggiava un blocco antirusso insieme con l’Austria. E vi figurava soprattutto la socialdemocrazia, il cui portavoce, Wilhelm Liebknecht, in quella seduta del Reichstag del 19 febbraio 1878, aveva invocato – nel senso del resto di Karl Marx – una risoluta e attiva politica di contenimento nei confronti della Russia. Altrimenti, argomentava Liebknecht, sarebbe giunto “”un momento in cui la pace non sarebbe più possibile, in cui la potenza della Russia si farebbe valere al punto che si dovrà sguainare la spada”” (31). Ma dietro la mano tesa già si agitavano voci analoghe anche dal camp liberale. Parlavano, i liberali, della necessità di un’offensiva volt a salvaguardare il ruolo di potenza della Germania nelle nuove dimensioni che si profilavano di un sistema di Stati a livello mondiale, e, parimenti, avevano di mira un processo di mutamento all’interno del Paese. Il fatto che l’attuale politica estera bismarckana si inquadrasse enllo status quo, cosa che i suoi critici ponevano in energico risalto, senza dubbio, nella situazione data, onn poteva che incoraggiarla ulteriormente”” [(30) 30.11.1876, In: Hatzfeldt-Papiere, I, 1976, p. 307; (31) ‘Stenographische Berichte’, 1, 19.2.1878, p. 114] (pag 496)”,”GERx-001-FC”
“GALL Olivia BROUÉ Pierre CANCINO Alejandro Gálvez RODRÍGUEZ Manuel IBARRA Felix FERNÁNDEZ Octavio ZAMORA Adolfo RIVERA Diego TREVINO R. García ZAMORA Francisco ESPINOZA Enrique FERREL José”,”Le Mexique sous Càrdenas. Ce pays surréaliste. Trotsky et Múgica (Gall); Au Mexique du temps de Cárdenas: trois thèses (Broué); L’auto-absolution de Vidali et la mort de Mella (Cancino); La préhistoire de l’Opposition de gauche (Rodríguez); Souvenirs (Fernández); Adolfo Zamora parle de son ami Léon Trotsky (Zamora); Ma rupture avec Trotsky (Rivera); Selection de textes de ‘Clave’; Les administration ouvrières (Trevino); La guerre et le P.C. mexicain (Zamora); Ce qu’est et où va la révolution mexicaine (Fernández); Le 10e anniversaire de la mort de Mariategui (Espinoza); Le développement de l’Amérique latine (Zamora, Rivera, Ferrel).”,”Commemorazione morte di Jean Van Heijenoort, militante, amico di Trotsky (1912-1986). Profilo biografico (3-14)”,”MALx-074″
“GALLA Cesare”,”Le sinfonie di Beethoven.”,”‘Cesare Galla, giornalista e studioso, coglie perfettamente il desiderio della “”seria divulgazione””‘ (G. Guglielmo) ‘L”Ode alla gioia’, il poema di ispirazione umanitaria, destinato alla lettura nelle logge massoniche, era stato pubblicato da Schiller nel 1786, ed era diventato subito molto popolare. Qualche anno più tardi, verso il 1800, lo stesso poeta vi identificava una fase insoddisfacente e completamente sorpassata della propria arte, giustificando con questo una serie di aggiustamenti che non fecero diminuire la notorietà e il favore con cui il pubblico continuò a considerare questo lavoro, a proposito del quale era voce diffusa in Germania che solo il timore della censura avesse consigliato l’autore a sostituire con la parola “”gioia”” il termine “”libertà””. Esaltazione dell’attività umana e della moralità insita in essa fino alla realizzazione della fratellanza universale, momento in cui il regno della ragione si afferma sulla terra, e con esso la gioia della storia che giunge a positivo compimento, il poema schilleriano era certamente noto a Beethoven fin dai primi anni dopo la sua pubblicazione. La sua intenzione di musicarlo risale infatti perlomeno al 1792. In quell’anno, un docente dell’università di Bonn scriveva alla moglie di Schiller, inviandole un Lied composto da «un giovanotto della nostra città il cui talento musicale è ovunque apprezzato, e che è stato recentemente mandata dal nostro Elettore a Vienna da Haydn. Egli musicherà anche “”An die Freude””, ogni strofa separatamente. Io mi attendo da lui qualcosa di perfetto, giacché egli prova interesse soltanto per gli argomenti grandiosi e sublimi…». Nei quaderni di Beethoven si cominciano a incontrare appunti melodici su versi sparsi dell’Ode a partire dal 1798, e già verso il 1804 secondo i musicologi ci si trova di fronte a qualcosa che ha una parentela con quello che sarà il definitivo tema della Gioia. (…) Il momento sarebbe venuto solo quando il relativamente recente progetto di una Sinfonia con cori e la trentennale “”idea fissa”” sulla necessità di musicare l”Ode alla gioia’ combaciarono nella pur sofferta decisione di dare un Finale vocale-strumentale alla ‘Nona’. E questo sarebbe avvenuto quasi all’ultimo momento, considerando le abitudini creative beethoveniane, nell’ottobre del 1823. Ora, affermare che in questo ‘Finale’ Beethoven abbia messo in musica l”Ode alla gioia’, così come tradizionalmente si intende il concetto, sarebbe dire qualcosa di piuttosto lontano dalla realtà. Il musicista, infatti, prese solo alcune strofe del poema (nove su ventiquattro), e non esitò a cambiarne l’ordine, evidentemente interessato esclusivamente alla sue esigenze formali e musicali, e alla possibilità di trovare nella parola schilleriana il “”messaggio”” universale che gli stava a cuore. Per questo, secondo una certa linea storico-musicale «il meraviglioso edificio della Sinfonia classica non viene distrutto da questo ‘Finale’ corale, ma, al contrario, portato all’ultima perfezione» (Riezler) (…)’ (pag 99-101); ‘Dall’ ‘Inno alla gioia’: ‘Il tuo fascino riunisce / ciò che le consuetudini hanno aspramente diviso; / tutti gli uomini diventano fratelli / là dove si trova la tua dolce ala. / (…) Felici, come si muovono le stelle / attraverso la meravigliosa mappa del cielo / percorrete o fratelli la vostra via / gioiosi come un eroe vittorioso / Unitevi in un abbraccio, o moltitudini / mandate un bacio al mondo intero. / Fratelli, sopra la volta stellata / deve abitare un padre amorevole, / (…)’ (pag, 113, 115)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] GALLA-C. GERMANIA AUSTRIA EUROPA STORIA DELLE NOVE SINFONIE DI BEETHOVEN MUSICA CLASSICA OTTOCENTO TESTI E NOTE DALLA PRIMA ALLA NONA QUESTIONE INNO ALLA GIOIA BRANI TESTO DI SCHILLER INFLUENZA FILOSOFIA KANT SU BEETHOVEN GENERE UMANO PENSIERO UMANITARIO UMANITARISMO COSMOPOLITISMO FRATELLI INTERA UMANITA'”,”VARx-635″
“GALLAND Adolf”,”El principio y el fin. La guerra aerea vívidamente descripta por el comandante supremo de la aviación alemana.”,”Adolf Galland è stato il più famoso pilota tedesco dell’ultima guerra e generale della Luftwaffe già a 29 anni. Cambio di strategia. La rinuncia a proseguire le operazioni contro la Gran Bretagna dopo la battaglia d’Inghilterra per rivolgersi contro l’Urss provocava sconcerto in campo militare. E anche nell’autore, che al tempo del discorso di Hitler al suo reggimento, e poi direttamente in un colloquio con lui, disse che avrebbe evitato la guerra su due fronti eliminando gli avversari uno per uno, Galland si era trovato d’accordo con questo piano. Ma dopo la conferenza di Goering che relazionava sul cambio di strategia era costernato. Abbandonare un’impresa già iniziata, quando le cose sono ancora a metà, seppur dura, per cominciarne un’altra, non meno complicata, era una cosa incompatibile con la mentalità tedesca e con la sua. (pag 137)”,”QMIS-187″
“GALLARDO Julio Lopez”,”Una riconsiderazione degli studi di Kalecki sull’economia statunitense.”,”””Con questo studio spero di aver dimostrato l’importanza sia pratica che teorica della teoria fiscale di Kalecki. Nella crisi attuale dell’economia USA, la politica monetaria basata sul ‘quantitative easing’ e su un tasso d’interesse al suo minimo storico è stata salutata dalla pubblicistica in generale, ma anche dai più dotti osservatori, come il rimedio opportuno per far fronte al declino della spesa privata e alla ristrutturazione industriale. Ma i risultati sono stati piuttosto deludenti. Usando l’approccio e la metodologia di Kalecki, è stato possibile verificare che è stata la spesa pubblica a giocare un ruolo chiave nell’evitare una crisi ancora più profonda di quella che abbiamo conosciuto”” (pag 78)”,”ECOT-275″
“GALLARDO Julio Lopez”,”Una riconsiderazione degli studi di Kalecki sull’economia statunitense.”,”””Dato il peso relativo dell’economia americana nel mondo, e il carattere planetario della crisi, il crollo del deficit commerciale USA ha provocato una contrazione della domanda e della produzione nei maggiori partner commerciali, con ripercussioni negative sulle stesse esportazioni americane. Il cambiamento più importante; tuttavia, è avvenuto nelle componenti della domanda che dipendono dalla politica del governo. La spesa totale dell’amministrazione è cresciuta da 2.221 a 2.342 miliardi tra il 2007 e il 2009, e poi a 2.371 miliardi nel 2010, con una quota che è passata dal 19 al 20.9 e poi al 20.6 in percentuale del PIL. Ma più importante ancora è che c’è stato un enorme aumento della domanda pubblica adidzionale. La quota rappresentata dalla somma delle imposte sui redditi delle società più il deficit di bilancio è salita da 543 a 1.239 miliardi di dollari, e poi a 1.332 miliardi, più che raddoppiando il suo valore totale tra il 2007 e il 2010, rappresentando una percentuale del PIL in crescita dal 4,7 all’11,1 e poi all’11,6. Detto altrimenti; se nel 2007 circa il 75% della spesa pubblica era finanziata da imposte sulle persone fisiche, nel 2010 solo il 43,5% del finanziamento proveniva da questo tipo di entrate. E ciò significa non solo che il governo ha speso di più, ma anche che l’effetto moltiplicatore di questa spesa è enormemente aumentato, perché solo una parte molto più piccola di questa spesa pubblica è andata a sostituirsi alla spesa privata”” (pag 74)”,”USAE-123″
“GALLAS Helga”,”Teorie marxiste della letteratura.”,”Helga Gallas (1904) ha studiato a Halle, e poi a Tubinga e alla Freie Unversität di Berlino. Dal 1965 è redattrice della rivista tedesca “”Alternative””. Ha pubblicato numesori saggi sulla letteratura operaia, sulla sociologia della letteratura, sullo strutturalismo. “”Prima del 1933 gli scritti di Marx e Engels sulla letteratura erano stati pubblicati solo in minima parte (8) ed erano poco conosciuti dagli stessi scrittori comunisti. I primi lavori di teoria della letteratura, apparvero dopo il 1931, e per la precisione esclusivamente ad opera di collaboratori dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, che approntava la grande edizione russa delle opere: articoli di György Lukács, F.P. Schiller, M.A. Lifsic (9). Gli scritti di Franz Mehring sulla letteratura apparvero raccolti solo nel 1929 e provocarono una discussione teorica, che peraltro sembra essere rimasta limitata al curatore August Thalheimer e ai suoi avversari della Lega degli scrittori proletari rivoluzionari, Karl August Wittfogel e György Lukács (10). Gli scritti di Plechanov sulla teoria della letteratura, salvo eccezioni, non erano tradotti e nella stessa Unione Sovietica erano stati pubblicati solo in piccola parte. Ma, anche se gli scritti di Marx, Engels e Mehring fossero stati noti e già discussi, non avrebbero comunque fornito una risposta ai problemi che erano all’ordine del giorno. Essi non contengono infatti alcuna formulazione sistematica e vincolante sulla formazione di una letteratura proletaria all’interno della società capitalistica, sul problema dell’arte non borghese in generale, della storicità delle norme estetiche e sul problema del carattere di classe delle forme letterarie”” (pag 18-19) [Helga Gallas, ‘Teorie marxiste della letteratura’, Roma Bari, 1974] [(8) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle’, 4 voll., a cura di Franz Mehring, Stuttgart, 1910; (9) Cfr. gli articoli di György Lukács su “”Linkskurve””, e Michail A. Lifsic, ‘Karl Marx und die Ästhetik’, in “”Internationale Literatur””, a. 1933, n. 2, p. 127, e Franz Schiller, ‘Franz Mehring und die marxistische Literaturwissenschaft’, in “”Internationale Literatur””, a. 1932, n. 2, p. 77. L’edizione russa a cura di Schiller e Lifsic, apparve a Mosca con il titolo ‘Marx e Engels sull’arte’. Fino al suo trasferimento a Berlino nell’estate 1931, Lukács ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca; (10) Cfr. Karl August Wittfogel, ‘Zur Frage der marxistischen Ästhetik’, in “”Die Linkskurve””, a. 1930, n. 5, p. 6, a. 1930, n. 6, p. 8, a. 1930, n. 8, p. 15, e ‘Franz Mehring als Literaturwissenschaftler’, in “”Der Rote Aufbau””, a. 1932, n. 3, p. 130 e a. 1932, n. 4, p. 180, come pure György Lukács, ‘Tendenz oder Parteilichkeit?’, in “”Die Linkskurve””, a. 1932, n. 6, p. 13] (pag 18-19)”,”TEOC-678″
“GALLAS Helga”,”Teorie marxiste della letteratura.”,”Helga Gallas (1904) ha studiato a Halle, e poi a Tubinga e alla Freie Unversität di Berlino. Dal 1965 è redattrice della rivista tedesca “”Alternative””. Ha pubblicato numesori saggi sulla letteratura operaia, sulla sociologia della letteratura, sullo strutturalismo. Letteratura di fabbrica “”Questa tesi fu ripresa da alcuni corrispondenti operai aderenti alla Lega, dei quali su “”Linkskurve”” si fece portavoce Erich Steffen. Questi vedeva la “”cellula primordiale della letteratura proletaria”” nei giornali di fabbrica, nei contributi di operai “”sconosciuti, anonimi””. A differenza di Gabor, il quale pensava alla formazione di scrittori professionisti proletari, Steffen credeva che la letteratura proletaria potesse nascere solo dall’esperienza fatta sul posto di lavoro”””,”TEOC-024-FV”
“GALLAVOTTI Eugenio”,”La scuola fascista di giornalismo (1930-1933).”,”GALLAVOTTI Eugenio nato a Roma nel 1968, è laureato in lettere Giornalista professionista dal 1977 scrive sul settimanale Gente. “”Infine nel “”serbatoio”” dei sindacalisti c’è Edmondo Rossoni, il “”grande elettore”” di Amicucci (il 22 febbraio 1927 lo nomina leader del sindacato giornalisti). Ma c’è anche Gherardo Casini, direttore del “”Lavoro fascista””, che compie “”opera di propaganda delle idee sindacali, e in particolare di difesa degli interessi dei lavoratori italiani””””. (pag 63) “”Un’ attenzione particolare meritano naturalemente gli impulsi “”rivoluzionari”” di Ermanno Amicucci. Socialista premussoliniano, entra a diciotto anni, nel 1908, nell’ “”Avanti!”” prima di passare al “”Mattino””. Dopo l’ adesione al PNF, nei primi anni dell’ Italia fascista è oggettodi sospetti del “”duce””. Mussolini, con forte immaginazione, lo indica addirittura come antifasicsta durante un’ udienza concessa a Malaparte””. (pag 63-64)”,”ITAF-195″
“GALLEANI Luigi a cura di Giuseppe GALZERANO”,”Faccia a faccia col nemico. Cronache giudiziarie dell’ anarchismo militante.”,”Luigi GALLEANI (MENTANA) (1861-1931) fu un giornalista, agitatore e polemista anarchico. Dopo processi carcere e domicilio coatto nel 1900 fugge da Pantelleria per gli Stati Uniti dove sotto falso nome redige il giornale anarchico ‘La questione sociale’ e poi fonda il settimanale anarchico ‘Cronaca sovversiva’ (1903) che pubblica fino al 1919 quando viene deportato in Italia, dove riprende a pubblicare e a inviare clandestinamente in USA. Nel 1927 viene confinato a Lipari. Liberato nel 1929 muore nel 1931.”,”ANAx-141″
“GALLEANI Luigi”,”La fine dell’ anarchismo?”,”””Nella società collettivista preconizzata – quasi senza eccezione – dal partito socialista internazionale, il lavoro e la soddisfazione dei bisogni saranno regolati dalle collettività dei lavoratori a mezzo di delegati, di amministratori, di funzionari, da quella insomma che i socialisti amano chiamare il “”governo amministrazione””, perché, sparita l’attuale divisione della società in classi, perderebbe ogni e qualsiasi funzione politica di governo sugli individui, per essere soltanto il consiglio amministrativo a cui sarebbe affidata la gestione collettiva del patrimonio sociale. Nella società anarchica l’individuo libero nell’associazione libera provvederebbe direttamente da sè alla gestione dei propri interessi. Per supporre un governo, sia pure un semplice governo amministrazione, bisogna consentire implicitamente che “”tutti gli interessi di un popolo siano conconcentrati in mano di pochi; che un piccolo numero di persone faccia per tutta la nazione, che in luogo di lasciare libertà all’individuo di pensare, lo si obblighi a sottomettersi ala volontà di quelli che pensano per tutto un popolo””””. (pag 29-30)”,”ANAx-274″
“GALLEGO Ferran”,”La crisis del antifascismo. Barcelona, mayo de 1937.”,”GALLEGO Ferran (Barcellona, 1952) laureato in storia, professore di storia del fascismo nell’Università Autonoma di Barcellona, ha pubblicato molte opere sull’estrema destra spagnola. Nell’inserto fotografico foto di A.NIN, ANTONOV-OVSEENKO, COMPANYS, MONTSENY, SESE’, DURRUTI, MAURIN, LARGO CABALLERO in apertura: ‘E pur lieto sei tu; voce festiva de la speranza: ogni tua nota il tempo aspettato risuona”” (G. Leopardi)”,”MSPG-221″
“GALLERANO Nicola”,”Le verità della storia. Scritti sull’uso pubblico del passato.”,”Nicola GALLERANO è stato nel gruppo di storici che hanno iniziato la loro attività professionale negli anni 1960, tra quelli che si sono più interrogati sull’uso pubblico della storia, sui rapporti tra storia e memoria, sull’intreccio con la politica. Ha collaborato al ‘Manifesto’ dal 1983 al 1995. GALLERANO ha insegnato all’Univ di Sassari, Trieste e Siena. E’ stato P dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza e membro del direttivo dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. Ha fatto parte della direzione delle riviste ‘Movimento operaio e socialista’, ‘Passato e presente’ e ‘I viaggi di Erodoto’. Tra le sue opere: -L’altro dopoguerra. Roma e il Sud, 1943-1945. MILANO. 1985 -Sul PCI. Un’interpretazione storica. BOLOGNA. 1992 con Marcello FLORES”,”STOx-033″
“GALLERANO Nicola GANAPINI Luigi FLORES Marcello SANTOMASSIMO Gianpasquale SALVATI Mariuccia DELLAVALLE Claudio DE MARCO Paolo BERTOLO Gianfranco CURTI Roberto GUERRINI Libertario”,”Il dopoguerra italiano 1945-1948. Guida bibliografica.”,”Questo testo costituisce l’aggiornamento della relazione introduttiva al seminario di studi, tenuto ad Ariccia nel gennaio 1974, sul tema Storiografia politica e storiografia economica sull’Italia dal fascismo alla Repubblica. Promosso dall’Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione in Italia.”,”STOx-072-FL”
“GALLETTA Giuliano ROSSINI Roberto CALEGARI Manlio RICALDONE Sandro a cura; collaborazione di Francesca DAGNINO Marcella BACIGALUPI Piero FOSSATI; scritti di Giuliano GALLETTA Bruno PIOTTI Paola DE-FERRARI Virginia NIRI Pier Paolo POGGIO Ferdinando FASCE Manlio CALEGARI Salvatore VENTO Marcella BACIGALUPI e Piero FOSSATI Anna FRISONE Davide SERAFINO Leonardo LIPPOLIS Giorgio MORONI Renato VENTURELLI Sandro RICALDONE Giuseppe ‘Pippo’ BERTINO Antonio ‘Tonino’ BETTANINI Giacomo CESARINO ….finire”,”Gli anni del ’68. Voci e carte dall’archivio dei movimenti. Genova, Palazzo Ducale, Loggia degli Abati, 27 gennaio-26 febbraio 2017.”,”Mancano notizie sulle lotte alla Casa dello Studente e nella facoltà di Ingegneria Un anno dopo i fatti del ’60 nasce la rivista ‘Democrazia diretta. Notiziario delle lotte e della democrazia operaia’. Fanno parte della redazione: Claudio Costantini, Gino Bianco, Edoardo Grendi, Bruno De Lucchi, Romano Alquati Carlo Boccardo, Lorenzo Parodi, Emilio Soave, Gianfranco Faina (pag 131) Cervetto e Parodi, lotta comunista cit. a pag 131) Lotta comunista cit p: 233 Nota di Toni Negri su Gianfranco Faina (pag 133) Benni e Caprini citati a pag 135 R. Pastorino citato a pag 232″,”LIGU-128″
“GALLETTI Mirella”,”Storia della Siria contemporanea.”,”GALLETTI Mirella è stata docente all’Università degli studi di Napoli ‘L’Orientale’ e ha tenuto corsi presso le Università di Milano e Venezia. E’ autrice di studi sui curdi. e membro del comitato di redazione della rivista ‘Etudes Kurdes’.”,”VIOx-179″
“GALLI Giancarlo”,”Gli Agnelli. Una dinastia un impero, 1899-1998.”,”Giancarlo GALLI, cronista pol-economico è nato a Gallarate nel 1933. Ha pubblicato: -Cattolici e sindacato. PALAZZI. 1969 -Storia del movimento operaio milanese. COMUNE DI MILANO. PREMIO CAMPIONE. 1972 -Eminenza rossa. Biografia umana e pol di Armando Cossutta. SUGARGO. 1976 -Il Piave democristiano. LONGANESI. 1978 -Benedetto Bettino. Biografia umana e pol di Bettino Craxi. BOMPIANI. 1982 -Il romanzo degli gnomi. RUSCONI. 1985 -Tutti miliardari. RUSCONI. 1984 -Manager. RUSCONI. 1989 – Mattioli. Il Gattopardo della Banca Commerciale italiana. RIZZOLI. 1991 – Milano alla ricerca della sua anima. NED. 1992 -La repubblica delle nebbie. RUSCONI. 94 -Il padrone dei padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano. GARZANTI. 1995″,”ITAE-003″
“GALLI Giancarlo”,”Il romanzo degli gnomi. I protagonisti della finanza italiana e internazionale.”,”Giancarlo GALLI (Milano, 1933) studi di economia, è giornalista professionista e scrittore politico. Ha pubblicato: -I cattolici e il sindacato. 1969 -Storia del movimento operaio milanese. 1972 Premio Campione -Eminenza rossa. Biografia di Armando Cossutta. 1976 -Il Piave democristiano. 1978 -Il fantasma del Palazzo. Ritratto dell’Italia del centro-sinistra. 1979 -Benedetto Bettino. Biografia umana e politica di Bettino Craxi. 1982″,”ITAE-019″
“GALLI Giorgio”,”Storia del PCI. Il Partito Comunista Italiano. Livorno 1921 Rimini 1991.”,”Giorgio GALLI (Milano, 1928), politologo, è docente di storia delle dottrine politiche all’Univ statale di Milano. Tra le sue più recenti pubblicazioni: ‘Hitler e il nazismo magico’ (1989), ‘Storia dei partiti politici in Europa’ (1990), ‘I partiti politici italiani’ (1991), ‘Affari di Stato’ (1991), ‘Mezzo secolo di DC, 1943-1993’ (1993), ‘Il partito armato’ (1993).”,”PCIx-018″
“GALLI Giorgio”,”Passato prossimo. Persone e incontri 1949-1999.”,”Giorgio GALLI (Milano, 1928) è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università statale di Milano. Politologo e saggista è autore di numerose opere tra cui ‘Storia del PCI’, ‘Il bipartitismo imperfetto’. Nel libro cita CERVETTO PARODI e ‘Lotta comunista’.”,”ITAC-029″
“GALLI Giancarlo”,”Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli.”,”Raffaele Mattioli era un umanista colto e raffinatissimo, ma al tempo stesso inflessibile nel perseguire (e raggiungere) gli obiettivi concreti che si era proposti. Era un conservatore illuminato, ma riuscì, di volta in volta a godere del rispetto e dell’ammirazione di personaggi come Mussolini, De Gasperi, Togliatti. Era un politico scaltro e pragmatico, ma anche un sincero idealista. Senza alcun dubbio è stato il più famoso e ascoltato (e non solo in patria) banchiere italiano. Il libro, già editato nel 1991 e da tempo esaurito, racconta vita, battaglie, successi e imprese di quest’uomo che spese la propria esistenza al servizio della Banca Commerciale Italiana, la prestigiosa istituzione, la quale per lungo tempo (dal fascismo agli anni settanta) si identificò con Mattioli e le sue strategie. La biografia getta luce su quella sorta di “”casta di i ntoccabili”” che sono i grandi banchieri (i politici passano, i sistemi costituzionali mutano, ma “”loro”” continuano). L’avventura di un uomo la cui influenza un giorno fece dire a Vittorio Valletta: “”Le parole di Mattioli sono”,”E1-BAIT-025″
“GALLI Giorgio”,”Affari di Stato. L’ Italia sotterranea 1943 – 1990: storia politica partiti corruzione misteri scandali.”,”Giorgio GALLI (Milano 1928), politologo, è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università Statale di Milano.”,”ITAP-022″
“GALLI Giancarlo”,”Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli.”,”Giancarlo GALLI (Milano, 1933) è giornalista professionista e saggista politico-economico- finanziario. Bibliografia presso Rusconi: “”Il romanzo degli gnomi”” (1984), “”Tutti miliardari”” (1989), “”Manager, potere e successo”” (1989), “”La repubblica delle nebbie”” (1994), “”Il padrone dei padroni, biografia di Enrico Cuccia”” (1995), “”Gli Agnelli”” (1997).”,”ITAE-052″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”GALLI è nato a Milano nel 1928. Nel 1950 si è laureato in giurisprudenza. Ha scritto su Critica Sociale, Il Mulino, Il Ponte, Il Mondo.”,”PCIx-093″
“GALLI Giorgio”,”I partiti politici europei.”,”””Il socialismo francese è fortemente legato alla 2° Internazionale che viene fondata proprio a Parigi nel luglio 1889 ed è un movimento che, come quello tedesco, ha forti connotati marxisti, anche se il socialismo francese non ha grandi teorici continuatori del pensiero marxista come Kautsky, o come, per certi aspetti, Bernstein o come gli austro-marxisti della scuola di Vienna. Il partito socialista francese ha, nella fase del suo sviluppo, tra l’ ultimo decennio del secolo scorso e l’ inizio del Novecento, due personalità di rilievo, che sono Jules Guesde, che è un marxista ortodosso, il rappresentante della concezione rigorosamente marxista della lotta di classe, e Jean Jaures che ha sì una formazione marxista, ma che dà al suo pensiero un carattere fortemente umanistico. Jaures è in parte marxista, in parte è l’ erede della grande tradizione umanista francese; la sua opera principale, Storia socialista della rivoluzione francese, è un chiaro superamento dell’ impostazione storiografica liberale e borghese””. (pag 141).”,”EURx-162″
“GALLI Giorgio”,”Storia della Democrazia Cristiana.”,”””Si noti che quando la borghesia di Stato è in difficoltà, il governatore della Banca d’ Italia, che pure la criticherà poi aspramente, la salva addebitando a solidi istituto di credito tradizionali il costo delle dilapidazioni e degli sperperi: è lo stesso sistema che sarà adottato nel ’74, su più ampia scala, per coprire le perdite del bancarottiere Michele Sindona, non meno legato alla DC dei Gava, Battiloro Quarto, Liccardo, Cascetta, Menna, Fusco, Giannino, Improta, Acanfora, Fiore.”” (pag 255)”,”ITAP-077″
“GALLI Giancarlo”,”Finanza bianca. La Chiesa, i soldi, il potere.”,”Giancarlo GALLI, giornalista e scrittore, autore di inchieste e saggi di argomento economico-finanziario, tradotti anche all’ estero. Asse Vaticano-IOR-finanza. “”De Weck aveva la piena fiducia del portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls, “”numerario”” (in quanto celibe) dell’ Opus Dei sin dal 1959. Per questo tramite si dice avesse un rapporto costante con il papa. Nella natia Spagna, dove ha molti estimatori e non pochi nemici, specie negli ambienti socialisti, vi è chi sostiene che Navarro, ostile ai movimenti teologici di “”Liberazione””, trovò in De-Weck l’ uomo che lo aiutò a dirottare gli aiuti dello IOR, e non solo dello IOR, da certi movimenti sudamericani ad altri, privilegiando la Polonia… E’ esatto o è dietrologia? “”Per quel che mi risulta, De Weck si comportò da banchiere attento e scrupoloso. Fedele alla Chiesa, e con assoluta devozione a sua Santità. Il resto è pettegolezzo malevolo, viziato da pregiudizio””. (Marcinkus) (pag 140)”,”RELC-169″
“GALLI Giorgio NANNEI Alessandra”,”Italia occidente mancato.”,”GALLI Giorgio noto politologo italiano ha scritto vari libri tra cui ‘La crisi italiana e la destra internazionale’. NANNEI Alessandra conduce ricerche sui settori industriali e finanziari, sui consumi familiari, sulle strutture regionali in Italia. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘Il controllo delle risorse petrolifere’ (1971) ‘Il capitalismo assistenziale’ (1976), ‘La nuovissima classe’ (1978). La crisi del 1963. “”Il 1963 è da molti ritenuto un anno di svolta nella storia dello sviluppo economico italiano. Sino al 1962 si era avuta un’ espansione costante, favorita, come si è detto, dal basso costo di una manodopera abbondante che si trasferiva dall’ agricoltura sovraffollata al settore industriale, dalla possibilità di utilizzare, senza spese di ricerca e quindi a basso prezzo, l’ insieme di conoscenze tecniche e scientifiche prodotte all’ estero e, soprattutto, dall’ enorme sviluppo del commercio internazionale degli anni Cinquanta e dell’ inizio del decennio successivo. Nel 1949 l’ Italia aveva aderito all’ Oece, nel 1950 all’ Unione Europea dei Pagamenti, nel 1953 alla Ceca. Nel 1957 venne firmato il Trattato di Roma per la costituzione del Mercato Comune Europeo, che entrò in vigore il 1° gennaio 1958″”. (pag 198)”,”ITAP-110″
“GALLI Giorgio”,”Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia.”,”Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Laureato in giurisprudenza, i suoi interessi sono particolarmente rivolti alla storia della sinistra italiana, ai problemi del movimento comunista internazionale e alla sociologia della politica. Direttore del ‘Mulino’ dal 1965, collabora a ‘Critica sociale’ , a ‘Tempi moderni’ e a ‘Tempo presente’. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). “”L’ assurdità del PCI sta precisamente in questo: il suo gruppo dirigente è sincero quando afferma la sua fedeltà alla costituzione, ma è sincero anche quando afferma la sua fedeltà al tipo di gestione autoritaria del potere rappresentata dall’ URSS; non è sincero, invece, quando ribadisce la sua fedeltà al leninismo delle origini.”” (pag 98) “”Il PCI, dunque, ha il vantaggio sulla DC di essere il mezzo di promozione sociale attraverso la politica di una élite di ceti popolari. Ha, in notevole misura, questo stesso vantaggio sul PSI. L’ esame più completo della situazione di questo partito sotto il profilo in esame è quello fornito da Antonio Landolfi, studioso e membro del Comitato centrale del PSI, al quale si deve la più completa analisi in proposito.”” (pag 179)”,”ITAP-112″
“GALLI Giancarlo”,”Eminenza rossa. La lunga marcia di un manager comunista dalla “”Stalingrado d’ Italia”” a via delle Botteghe Oscure.”,”GALLI Giancarlo 42 anni (1976) giornalista. Ora è direttore per le relazioni esterne del gruppo Bassetti. L’ uomo di Mosca. “”Solo Aldo Tortorella, il direttore dell’ “”Unità””, è apparso dalla tribuna degli oratori; gli altri, da Fernando Di Giulio a Ugo Pecchioli a Giorgio Napolitano hanno taciuto, dietro i tavoli delle commissioni… Fra i cinquantenni il ruolo di maggior spicco sembra averlo Armando Cossutta, l’ uomo di Mosca, come ormai lo chiamano dentro e fuori il Partito. “”Pecchioli e Cossutta””, si dice al PCI, “”assicurano il disbrigo degli affari correnti lasciando a Berlinguer tutto il tempo per fare politica””””. (pag 196)”,”PCIx-213″
“GALLI Carlo a cura; testi di MACHIAVELLI ERASMO VITORIA GENTILI GROZIO HOBBES VATTEL KANT CONSTANT HEGEL CLAUSEWITZ MARX LENIN JÜNGER SCHMITT KELSEN FOUCAULT”,”Guerra.”,”Testi di MACHIAVELLI ERASMO VITORIA GENTILI GROZIO HOBBES VATTEL KANT CONSTANT HEGEL CLAUSEWITZ MARX LENIN JÜNGER SCHMITT KELSEN FOUCAULT GALLI Carlo insegna storia delle dottrine politiche presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Bologna. Tra le sue opere ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (Bologna, 1996) Il diritto alla guerra. “”Tra le cause della guerra giusta non ci sono le differenze di religione, né la conquista, né la gloria o il vantaggio dei sovrani; l’ unica causa di guerra giusta è la difesa dalle offese e la loro punizione, purché si tratti di offese abbastanza gravi. (…) “”Perché una guerra sia giusta non è sufficiente essere convinti di avere una giusta causa: è necessario ricorrere alle opinioni dei sapienti ed esaminare anche le ragioni degli avversari. I sudditi, poi, non devono prendere le armi se a loro la guerra risulta ingiusta. (…) “”La guerra non può essere giusta da entrambe le parti (…) “”In una guerra giusta non si possono uccidere innocenti, se non incidentalmente, quando non vi è altro modo di colpire obiettivi leciti””. (pag 39, Francisco de Vitoria, 1483 (?)- 1546)”,”TEOP-220″
“GALLI Giancarlo”,”Il Padrone dei Padroni. Enrico Cuccia il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano.”,”GALLI Giancarlo è un noto giornalista economico collaboratore di vari quotidiani e riviste tra cui ‘Avvenire’. E’ autore di diversi saggi, tra cui ‘Il fantasma del palazzo. Storia e cronaca del centrosinistra’ (1979), ‘Il romanzo degli gnomi’ (1984) e ‘Mattioli, il gattopardo della Banca commerciale italiana’ (1991). “”E’ al tavolo di Cuccia che si contratta la “”buonauscita”” di 500 miliardi per Raul Gardini, ma si abbandona l’ uomo al suo tragico destino di spericolato navigatore. Col suo “”Moro di Venezia””, l’ ex-contadino ravennate infiammerà il cuore degli italiani nelle competizioni veliche della Coppa America; col “”malloppo”” cercherà altre avventure finanziarie a fianco del francese Jean Marc Vernes, controverso esponente dell’ alta finanza di Parigi. Ma don Enrico non vuole più saperne. E’ troppo pericoloso, per il carattere e i segreti di cui è depositario. Ciò che conta è “”salvare la dinastia dei Ferruzzi””, mettendo sotto tutela il primogenito Arturo Ferruzzi e Carlo Sama””. (pag 202) “”Ciò che conta, per Cuccia, è tenere unita la classe dirigente non omologata alla partitocrazia””. (pag 202)”,”ITAE-159″
“GALLI Giorgio NANNEI Alessandra”,”Il capitalismo assistenziale. Ascesa e declino del sistema economico italiano, 1960-1975.”,”La NANNEI è laureata in economia e conduce ricerche sui consumi familiari e le strutture regionali in Italia (‘La politica degli investimenti’, 1971, ‘Il controllo delle risorse petrolifere’ (1971) e altro. “”Come era stato acutamente osservato più di dieci anni fa dallo storico inglese, Denis Mack Smith, il governo italiano rappresenta principalmente interessi delle zone agricole e sottosviluppate del paese, dove il peso del settore terziario, in mancanza di altri tipi di occupazione, è predominante. L’ opera di mediazione del governo, che avrebbe dovuto garantire un processo di accumulazione che aumentasse le occasioni di lavoro nei settori agricoli direttamente produttivi – agricoltura ed industria – ha al contrario privilegiato le rivendicazioni dei lavoratori improduttivi, da cui derivava direttamente il maggior numero di consensi. Per garantirsi la riconferma, ha espanso l’ occupazione in enti pubblici del tutto inutili, quando non persino fantasmi. E’ aumentata l’ occupazione nei ministeri, senza peraltro che se ne accrescesse l’ efficienza. Le stesse imprese pubbliche, che nel dopoguerra avevano apportato un notevole contributo allo sviluppo industriale del paese, diventano un serbatoio di clientele e distribuiscono un gran numero di stipendi a dirigenti che non apportano nessun contributo alla produzione: gli stipendi sono, nel migliore dei casi, una elevata fonte di reddito per persone che si dedicano alla carriera politica””. (pag 198-199)”,”ITAE-160″
“GALLI Giorgio”,”Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano.”,”Della stessa casa editrice e di Giorgio GALLI ‘Piombo rosso’. Politologo e saggista ha insegnato dottrine politiche a Milano. Ha condotto ricerche per la Fondazione Agnelli, l’ Istituto Cattaneo del Mulino, è stato consulente per la Commissione Stragi 1994-1995. La DC. “”Il presidente dell’ ENI ha già disposto tutte le sue pedine quando De Gasperi muore, il 19 agosto 1954, dopo aver scritto due lettere a Fanfani nella prima delle quali augura successo al suo lavoro, mentre nella seconda si rammarica che il segretario del partito non gli dia notizie sulle posizioni che intende assumere sul problema della CED (Comunità europea di difesa). Con Fanfani, Mattei tratta tramite la “”Base””, quattro dei cui capi sono entrati nella lista fanfaniana al congresso di Napoli (si tratta di Ripamonti, Galloni, Chiarante e Rampa); e tramite La Pira, la cui influenza sul segretario del partito è ben nota e i cui legami, anche personali, con Mattei si rafforzano col fatto che l’ ENI accetta di assorbire la Nuova Pignone, messa in liquidazione dal gruppo Marinotti. Scelba è praticamente neutralizzato alla presidenza del Consiglio, Gronchi è tenuto di riserva come ponte verso il PSI e la sinistra, che intanto rientra nella regia di Mattei attraverso l’ orchestrazione della campagna sull’ Italia “”Paese petrolifero”” di cui si è parlato in precedenza.”” (pag 95) Nota pagina 383: “”2. Il brano è riportato in Fulvio Bellini Alessandro Previdi, L’assassinio di Enrico Mattei, Edizioni Flam, Milano, 1970, p. 87. Questo testo rifiutato dagli editori e “”stampato da una editrice ad hoc””, come sostengono gli autori (p.13), scomparve rapidamente dalla circolazione. Si collega alla misteriosa morte di Mattei, agli eventi e alle speculazioni che ne seguirono. Mi ha molto interessato; perché scrissi, nel 1953, con Fulvio Bellini, il mio libro, Storia del PCI (Schwarz, Milano, 1953). Non ho più visto Bellini dopo la mia rottura dei rapporti con lui, nel 1954, allorché, da trotzkista che era, passò all’organizzazione di destra “”Pace e libertà””. Ne ho risentito parlare nelle vicende Montedison che precedettero – attraverso iniziative per organizzare i piccoli azionisti – l’ascesa alla presidenza della società di Eugenio Cefis. Ho ritrovato nel libro il metodo e lo stile del Bellini che avevo conosciuto, compresa questa sua valutazione: “”Al lettore potrà sembrare che in brani della nostra esposizione vi sia del romanzesco, se non altro nello stile. Ciò non lo induca nell’errore circa l’attendibilità delle vicende narrate, poiché esse sono tutte vere, realmente accadute””. (p. 13). Bellini è sempre stato molto minuzioso nella raccolta dei fatti. (…)””.”,”ITAE-179″
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra.”,”Analisi della sconfitta del 18 aprile 1948. “”I dirigenti comunisti debbono spiegare quello che non è soltanto un insuccesso elettorale, ma il fallimento, almeno non immediato, di tutta una prospettiva politica. Essi adducono una giustificazione di fondo e alcune motivazioni sussidiaria; la prima è così presentata dal Comitato centrale: “”I risultati del 18 aprile sono stati determinati in grande parte dall’ intervento dell’ imperialismo straniero, dal terrorismo religioso, dalle illecite pressioni dell’ apparato statale e da una vasta serie di brogli astutamente organizzati. La ‘vittoria’ democratico cristiana è la conseguenza della violazione della libertà elettorale del popolo italiano che in questo modo è stata compiuta.”” (pag 73) L’ attentato a Togliatti. Il 14 luglio 1948. “”Ma ora bisogna chiarire soltanto se i dirigenti della sinistra fossero in grado di guidare le forze di rinnovamento interne alla società italiana in un senso che le facesse partecipi attive della sua trasformazione; il 14 luglio è una nuova, lampante prova che il vertice del Pci non ha avuto questa capacità e testimonia che il suo immobilismo sussultorio, paludato da roboanti minacce e di attese vaghe, in pratica è il supporto effettivo degli elementi di conservazione. Dopo il 14 luglio. Le giornate di metà luglio segnano la conclusione dell’ ondata rivoluzionaria del secondo dopoguerra in Italia. Non solo l’ insuccesso della sinistra era evidente sul piano immediato, ma, per le impostazioni che lo avevano determinato, era chiaro che le sue conseguenze si sarebbero protratte indefinitamente nel tempo. Il tentativo di far passare le manifestazioni di massa come un successo, sia pure parziale, del movimento di classe urtò immediatamente contro la realtà””. (pag 233)”,”ITAP-127″
“GALLI Giorgio”,”La sfida perduta. Biografia politica di Enrico Mattei.”,”pag 205 Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Dopo la laurea in giurisprudenza si è occupato di problemi del sistema politico italiano e di storia politica. Insegna alla Statale di Milano.”,”BIOx-174″
“GALLI Giorgio ALBONICO Aldo CHIERCHINI Gianfranco GRANATA Ivano a cura; brani antologici di TURATI SARAGAT MORANDI NENNI DE-LOS-RIOS BESTEIRO JOUHAUX BLUM MACDONALD COLE WEBB CITRINE STAFFORD CRIPPS TAWNEY BAUER Max ADLER HILFERDING”,”Esperienze riformiste in Europa. Il socialismo tra il 1919 e il 1934.”,”Brani antologici di TURATI SARAGAT MORANDI NENNI DE-LOS-RIOS BESTEIRO JOUHAUX BLUM MACDONALD COLE WEBB CITRINE STAFFORD CRIPPS TAWNEY BAUER Max ADLER HILFERDING”,”MEOx-091″
“GALLI Carlo a cura; scritti di Carlo GALLI Edoardo GREBIO Maria Laura LANZILLO Sandro MEZZADRA Domenico TARANTO”,”Manuale di storia del pensiero politico.”,”GALLI C. insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna.”,”TEOP-379″
“GALLI Giancarlo”,”Nella giungla degli gnomi. Politica, economia & finanza dall’era Fazio al “”grande crac””.”,”GALLI Giancarlo (Gallarate, 1933) è giornalista, scrittore ed economista. E’ autore di numerosi saggi.”,”ITAE-235″
“GALLI Giorgio”,”Storia orgogliosa del socialismo italiano.”,”GALLI Giorgio “”Il discorso di Modena è uno dei punti più alti della riflessione teorica di Turati. Si può osservare che l’ipotesi del partito di classe che entra in un governo di coalizione con partiti borghesi in situazioni “”quasi rivoluzionarie””, sebbene confusamente espressa, precorre una diarchia di potere che si verificherà nella Russia del 1917 come nella Spagna del 1936 (e, nellla versione staliniana, in Cecoslovacchia nel 1948). E’ evidente che Turati fa propria e critica tutta l’esperienza di direzione dei riformisti nel decennio giolittiano. E più realista in sede politica di quanto non sia in sede storica appare Arfè, quando scrive: “”La crisi riformista si trascina, lenta ma inesorabile, dal 1908 al 1912″”, dopo aver sottolineato – lo abbiamo ricordato – che i riformisti non hanno diretto il partito dal 1904 al 1908″” (pag 69)”,”MITS-399″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito armato.”,”Giorgio Galli, laureato in giurisprudenza, docente universitario di storia delle dottrine politiche, politologo.”,”TEMx-064″
“GALLI DELLA LOGGIA Ernesto”,”La III Internazionale e il destino del capitalismo: l’analisi di Evhenij Varga.”,” “”Passata la bufera della guerra, attenuatasi almeno in parte l’ondata rivoluzionaria europea, mentre la borghesia dà segni di voler passare al contrattacco, Varga e Trotsky nel rapporto al III congresso si domandano: “”La borghesia è davvero attualmente in grado di ristabilire l’equilibrio sociale distrutto dalla guerra? Vi sono ragioni per supporre che dopo un’epoca di lacerazioni politiche e di lotte d classe stia per sopraggiungere una nuova duratura epoca di ristabilimento e di espansione del capitalismo””? (1). Il quadro generale e per così dire strategico che determina l’inizio dell’epoca delle crisi del capitalismo viene abbozzato nella risposta a queste domande”” (pag 985) (1) Cfr. L. Trockij – E. Varga, ‘Thèses sur la situation mondiale et nos tâches, Moscou, 1921, Section de la presse de l’Internationale communiste’, cit., p. 3 ‘Imperialismo e fascismo due volti della crisi generale degli anni Trenta’ (pag 1009)”,”TEOC-651″
“GALLI Giancarlo”,”I cattolici e il sindacato.”,”GALLI Giancarlo, I cattolici e il sindacato. PALAZZI EDITORE. MILANO. 1969 pag VIII 366 8° prefazione di Bruno STORTI, assistente per le ricerche Maria Grazia MOLINARI, note allegati: Le organizzazioni cattoliche in campo sociale ed economico nel 1911; Il Patto di unificazione delle forze sindacali democratiche; La mozione del 1°, 2°, 3°, 4°, 5° congresso della Cisl; I risultati delle elezioni di commissioni interne; L’attività di formazione della Cisl; I quadri sindacali della Cisl; Il tesseramento della Cisl; bibliografia, indice nomi; Collana Saggistica. Giancarlo Galli è nato a Gallarate (Varese) il 22 novembre 1933. Ha studiato economia alla “”Cattolica”” di Milano, ma la sua attività si è sempre sviluppata in campo giornalistico. Sin dal 1950 fece parte della redazione del settimanale dell’Azione cattolica ambrosiana, “”Azione giovanile””. Redattore de “”L’Italia”” dal 1954 al 1956 si occupò principalmente di questioni economiche e sindacali svolgendo contemporaneamente le funzioni di capo-redattore del periodico della CISL milanese “”Milano sindacale””. Dal 1956 al 1963 fu redattore e inviato speciale del “”Giorno”” e come tale seguì lo sviluppo del sindacalismo italiano sul quale condusse una serie d’inchieste. [‘Il VI Congresso dei cattolici (Napoli, 10-14 settembre 1883) tornava ad occuparsi delle Società di Mutuo Soccorso. Rilevato che esistevano ormai 90 Società d’ispirazione cattolica si raccomandava, oltre che di moltiplicarle in numero e di acquisire nuovi proseliti, di riunirle in federazioni diocesane e regionali e queste in federazioni e leghe nazionali. Uno sforzo insomma per dare al movimento unità e organicità in vista di un impegno più massiccio che non poteva peraltro maturare se prima non ci si fosse, almeno in una certa misura, sottratti ai pericoli dei particolarismi e dall’eccessiva dipendenza alle direttive del clero locale. Gettando le basi di un’organizzazione a carattere nazionale, i cattolici al Congresso di Napoli esclusero però in modo esplicito – e ciò è significativo, se paragonato all’opposta posizione dei socialisti – qualunque impegno di carattere politico. Nonostante questo, i cattolici continuavano ad essere ben lontani dal pensare ad un vero e proprio sindacalismo. Un simile salto concettuale non era stato del resto compiuto nemmeno in Francia, pur in presenza di una situazione ben più avanzata. Laggiù, «L’Opera dei Circoli Operai cattolici» (più nota con l’abbreviativo di «L’Oeuvre») sorta dopo la Comune di Parigi (1871) ed attorno alla quale gravitava l’intero movimento sociale-cristiano francese, comprendeva numerose associazioni professionali con carattere «misto», nel senso che annoveravano fra i soci lavoratori e datori di lavoro. La prova che neppure i cattolici francesi, pur considerati all’avanguardia, fossero maturi per creare un autentico sindacalismo, la si ebbe nel 1883 quando si discusse alla Camera di Parigi la legge Waldeck-Rousseau (poi approvata) che avrebbe dovuto portare al riconoscimento giuridico dei sindacati. In quell’occasione i cattolico-sociali cercarono di modificare il progetto nel senso di un corporativismo cristiano poiché temevano che la parola «sindacato» finisse col sanzionare un antagonismo istituzionale tra capitale e lavoro. Era comunque un periodo di relativa tranquillità; e gli animi parevano più distesi. La stampa liberale dedicava lunghi articoli a Carlo Marx in occasione della morte; il «grande abbraccio» fra Chiesa e Stato pareva finalmente possibile. Quando durante l’epidemia di colera scoppiata a Napoli il re e l’arcivescovo cardinale Sanfelice s’incontrarono presso i letti dei malati – ricorda il Croce – «un fremito d’affetto percorse l’Italia». Ma era tranquillità fasulla. Il Governo era disposto a concedere qualcosa a patto che fossero garantiti nel modo più assoluto non solo l’ordine pubblico ma gl’interessi dei gruppi agrari ed industriali. Ricercava insomma il Depretis quell’«equilibrio ideale» – e probabilmente impossibile – che facendo contenti un po’ tutti gli consentisse di avere le mani libere all’interno per potersi muovere sul terreno internazionale e segnatamente in Africa ove avevamo cominciato col mettere lo zampino a Massaua con la compiacenza della Gran Bretagna. Così il Governo rispondeva agli scioperi agricoli sciogliendo le associazioni e arrestando i lavoratori che venivano deferiti ai tribunali sotto l’accusa di «associazione criminale». Anche il Partito Operaio veniva preso di mira: dopo una serie di denunce ai dirigenti per «eccitazione all’odio e allo sciopero», nel giugno 1886 arrivava lo scioglimento. Motivazione: «Il Partito Operaio cerca di organizzare la resistenza nelle campagne e nelle città contro il capitale e di trasferire la proprietà dei beni demaniali dei Comuni alle famiglie contadine». La politica sociale di Depretis era dunque caratterizzata dalla più classica delle bivalenze: scioglieva le associazioni contadine ma convinceva il Parlamento ad ordinare la stesura del «rapporto finale» sulla questione agraria; scioglieva il Partito Operaio, perseguitava gli scioperanti (una legge sul diritto di sciopero era stata respinta) ma faceva votare una disposizione per impedire l’impiego dei fanciulli di età inferiore ai 10 anni nelle miniere e di 9 anni nelle fabbriche. I ragazzi, inoltre, avrebbero dovuto avere dei turni giornalieri non superiori alle otto ore. In questo modo si accoglievano (sia pure in modo platonico perché i controlli erano pressoché inesistenti) le preoccupazioni e gli scrupoli morali di molti, e particolarmente dei cattolici che del lavoro minorile avevano lungamente parlato nei loro Congressi richiedendo con insistenza un freno agli abusi che più segnavano offesa alla persona umana. Notevole interesse aveva nel frattempo suscitato lo studio del gesuita padre Carlo M. Curci dal titolo ‘Di un socialismo cristiano nella questione operaia e nel concerto selvaggio dei nuovi Stati civili’. Si trattava di un interesse costellato di polemiche poiché il solo parlare di «socialismo cristiano» disturbava molte orecchie (…)’ (pag 43-44-45)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] La politica sociale di Depretis era caratterizzata dalla più classica delle bivalenze”,”SIND-142″
“GALLI Giancarlo”,”Euro, la grande scommessa. Cosa cambia per gli italiani con l’arrivo della moneta unica.”,”Giancarlo Galli, nato a Gallarate nel 1933, + autore di saggi e inchieste economico-finanziari, tradotti anche all’estero. Da Mondadori ha pubblicato Gli Agnelli e La fabbrica dei soldi. Con il 1° gennaio 2002 entrerà in circolazione l’euro, la moneta dell’Unione europea, e dovremo dire addio alla lira, che andrà in pensione dopo centoquarant’anni di un onorato, quanto travagliato, servizio in cui si sono rispecchiati la storia e il costume del nostro paese.”,”ITAE-045-FL”
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata.”,”Con ‘La Sinistra italiana nel dopoguerra’ Galli iniziò vent’anni fa il lavoro di analista del sistema politico italiano. Ripresentata ora (1978) in un periodo di crisi profonda della società e di riflessione della sin istra sui propri orientamenti strategici, quest’opera costituisce un contributo stimolante e attuale alal ricerca dei nodi irrisoolti delmovimento operaio italiano GALLI Giorgio, La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata. IL MULINO. BOLOGNA. 1978 pag 363 16° introduzione note appendice; collana ‘I Gabbiani’. ‘Con ‘La Sinistra italiana nel dopoguerra’ Galli iniziò vent’anni fa il lavoro di analista del sistema politico italiano. Ripresentata ora (1978) in un periodo di crisi profonda della società e di riflessione della sinistra sui propri orientamenti strategici, quest’opera costituisce un contributo stimolante e attuale alla ricerca dei nodi irrisolti del movimento operaio italiano’ [‘Nel commento basilare al risultato delle elezioni [del 18 aprile 1948, ndr], Togliatti afferma: «alcune illusioni di rapido successo sono cadute. Rimane nella massa lavoratrice e nelle sue avanguardie la volontà di andare avanti» (12). Il modo è così indicato: “”E’ un grave errore pensare che un programma di profonde riforme sociali quale è quello del Fronte, possa venir realizzato soltanto attraverso una azione di governo. Piccole minoranze democratiche e socialiste hanno imposto, nel passato, riforme anche più profonde a governi reazionari dichiarati. Altrettanto grave errore è il pensare che sarebbe a svantaggio della democrazia il fatto che determinate riforme venissero eventualmente strappate al governo DC perché ciò darebbe prestigio al partito che dirige questo governo. Noi vogliamo le riforme sociali per sé stesse, perché liberando il Paese dall’arretratezza e facendo progredire le masse lavoratrici, esse creano condizioni migliori per la nostra lotta politica. Il ‘tanto peggio tanto meglio’ non ha niente di comune né con una politica democratica, né con una politica comunista’ (13) Questo ragionamento, esatto nelle premesse, logico nello sviluppo, richiama alla mente un precedente storico del socialismo italiano: Turati. Le parole di Togliatti, se si eccettua l’aggettivo «comunista», avrebbero potuto benissimo figurare sulla «Critica Sociale» trent’anni prima’ [Capitolo III, ‘La teorica della doppiezza’] [(12) “”Rinascita””, aprile-maggio 1948; (13) Ibid.] (pag 126-127) [ISC Newsletter N° 78] ISCNS78TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”PCIx-413″
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Giorgio Galli è nato nel 1928 a Milano dove ha insegnato dottrine politiche all’Università Statale. Giornalista del settimanale ‘Panorama’, i suoi interessi sono stati rivolti alla storia della sinistra italiana e ai problemi del movimento comunista internazionale. E’ autore di molte opere di sociologia politica. Congresso di Roma (1922) GALLI Giorgio, Storia del Partito Comunista Italiano. EDIZIONI IL FORMICHIERE. MILANO. 1976 pag 391 8° introduzione (1976) note appendice: ‘Il Pci rivisitato’, nota bibliografica, indice nomi; Collana Contraddizioni. Giorgio Galli è nato nel 1928 a Milano dove ha insegnato dottrine politiche all’Università Statale. Giornalista del settimanale ‘Panorama’, i suoi interessi sono stati rivolti alla storia della sinistra italiana e ai problemi del movimento comunista internazionale. E’ autore di molte opere di sociologia politica. [‘L’orientamento del partito era dunque chiaro, la sua fiducia nelle prospettive indicate ben radicata: né gli eventi sfavorevoli l’avevano scossa. Alla fine del 1921 il Pci contava 42.956 iscritti, circa 15.000 unità in meno rispetto ai votanti per la mozione di Imola al Congresso di Livorno, ma la sua organizzazione aveva ben resistito, nel complesso, alla furiosa offensiva fascista. L’influenza dei centri operai era notevole: 3.858 iscritti a Torino, 2.505 a Firenze, 2.314 a Milano, 1.516 a Genova. E forte era anche in zone tipiche del proletariato agricolo (…). Da questi ranghi uscivano capaci organizzatori come Pietro Tresso e Paolino Ravazzoli, buoni quadri operai come Vittorio Bardini, Domenico Ciufoli, Giovanni Roveda, donne combattive come Camilla Ravera e Teresa Noce, dirigenti giovani come Edoardo D’Onofrio, Giuseppe Berti, Secondino Tranquilli che doveva diventare famoso col nome d’arte di Ignazio Silone. La fiducia che il partito dimostrava nelle proprie forze e nei propri uomini trova un fondamento nel fatto che la maggior parte di questi, negli anni successivi, dovendo operare in condizioni sempre meno rispondenti alle previsioni iniziali, dimostrarono comunque notevoli doti di dirigenti e combattenti politici. A Roma, dunque, il Pci si era dato una linea politica ben precisa, sulla quale concordano il nucleo fondamentale del partito – la vecchia frazione astensionistica – e gli ordinovisti, dai quali Tasca si era venuto staccando verso l’estate 1920, mentre proprio a Roma Togliatti, il più stretto amico e collaboratore di Gramsci, entrava nel Comitato centrale, la cui votazione era un altro indice della fiducia del partito nel suo gruppo dirigente. Infatti vennero confermati gli eletti di Livorno a eccezione di Bombacci, Misiano, Tarsia e Parodi, quest’ultimo rifugiatosi in Russia per sottrarsi a un’azione giudiziaria conseguente alla sua attività durane l’occupazione delle fabbriche. Li sostituivano, oltre a Togliatti, Isidoro Azzardo, l’ex sindaco di Bologna Ennio Gnudi e Vittorio Flecchia. L’Esecutivo di Livorno – Bordiga, Terracini, Grieco, Repossi, Fortichiari – veniva parimenti riconfermato. La storiografia ufficiale del Pci andrà poi diffondendo la versione secondo la quale già a Roma profondo era il dissenso tra il gruppo Gramsci-Togliatti e il nucleo bordighista, e che gli ordinovisti non avrebbero dato battaglia, perché preoccupati del pericolo di destra rappresentato dalle posizioni di Tasca e di Graziadei. Basterà osservare che la “”destra”” sosteneva precisamente quelle posizioni che, nei mesi successivi, e per i motivi che vedremo, Gramsci finirà col fare proprie. Non vi era quindi per nulla, a Roma, una linea di destra che gli ordinovisti non potessero accettare, tanto da doversi alleare alla sinistra per fronteggiarla. Sarà Gramsci a spostarsi sulle posizioni di Tasca, che erano in ultima analisi le posizioni dell’Internazionale, e colui che a Roma le aveva apertamente sostenute sarà una delle figure di primo piano della nuova Direzione che sostituirà quella bordighista. Il Pci continua dunque ad agire su due direttrici fondamentali: fronte unico per le rivendicazioni immediate, nella misura in cui è possibile, sul piano sindacale; denuncia delle insufficienze socialiste, soprattutto sul piano politico’ (pag 72-73)] [ISC Newsletter N° 82] ISCNS82TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] (pag 72-73)”,”PCIx-424″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”GALLI è nato a Milano nel 1928. Nel 1950 si è laureato in giurisprudenza. Ha scritto su Critica Sociale, Il Mulino, Il Ponte, Il Mondo.”,”MITC-008-FV”
“GALLI Luigi M.”,”Il socialismo e l’esperienza socialista italiana.”,”‘Marx non ha un concetto molto rigoroso dello ‘stato” (pag 6) ‘Sarà poi Lenin che, sviluppando Marx, vedrà nel medesimo stato capitalista un mezzo per la conquista del potere e l’instaurazione della dittatura del proletariato, a sua volta strumento per l’edificazione della società comunista’ (pag 6-7)”,”RELC-376″
“GALLI Carlo”,”Lo sguardo di Giano. Saggi su Carl Schmitt.”,”Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna ed è direttore della rivista “”Filosofia politica””. Ha pubblicato pure: ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (1996), ‘Modernità. Categorie e profili critici’ (1988) e ‘Spazi politici. L’età moderna e l’età globale’ (2001). Fonti intellettuali di Schmitt. “”… finire (pag 44-45-46)”,”TEOP-299″
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici italiani (1943-2004). Dalla Resistenza al governo del Polo.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-032-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Si tratta di un ‘sunto’ di storia delle dottrine politiche in cui si riportano molte citazioni e brani degli autori trattati Galli sottolinea in Marx l’uso di termini come ‘spettro’, ‘fantasma’, ‘streghe’ (pag 202-203) Copia in cattive condizioni”,”TEOP-002-FB”
“GALLI Giancarlo”,”Gli Agnelli. Una dinastia un impero, 1899-1998.”,”Giancarlo Galli, cronista politico-economico è nato a Gallarate nel 1933. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Padrone dei padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano’ (Garzanti, 1995). Fascismo e seconda guerra mondiale: collaborazione del gruppo con il regime e successiva presa di distanza “”Non precorriamo i tempi. In quel maggio del 1939, ultima primavera di pace per l’Europa, Mirafiori proietta l’immagine di un’Italia possente, imperiale, tecnologicamente all’avanguardia. Mussolini, megalomane, la ritiene creatura del fascismo divenuto maggiorenne, non supponendo che un nuovo potere, industrial-finanziario, proprio partendo da lì, scalzerà il primato della politica. Nemmeno Giovanni I, con tutta probabilità, presagisce simili orizzonti di gloria. Di vecchio stampo, nutre ancora un certo rispetto per i governanti: pur diffidando, ha fiducia, al pari dei colleghi industriali, nel «genio» di Mussolini. Viaggiando, in qualità di membro della Commissione esteri del Senato, verifica che l’Italia è rispettata come non mai. Poi, gli affari. Ci siamo annessi l’Albania e la Fiat ha subito presentato un programma per l’utilizzo delle miniere sull’altra sponda dell’Adriatico; alla Francia ha fornito duemila autocarri; per la Finlandia, che si sta battendo contro l’Urss, ha riempito tanti vagoni ferroviari di pezzi di ricambio per aerei, purtroppo rimasti bloccati in Germania. Come nel 1914, appena i cannoni cominciano a tuonare, Giovanni I dà prova del massimo realismo, ritenendo che il bene della nazione s’identifichi con la neutralità. Nel settembre 1939 presenta un memoriale segreto sulle deficienze in materiali (19) e invita a non sottovalutare l’America, che potrebbe intervenire a fianco di una Gran Bretagna minacciata dalla sopravvivenza. Con gli Usa gli Agnelli hanno solide relazioni, che giungono sino al presidente Roosevelt. Quando questi (maggio 1940) fa pervenire, in almeno due riprese, a Mussolini un messaggio col quale esorta l’Italia a «non intervenire», Giovanni I, preavvertito attraverso i canali della diplomazia del ‘big business’, fa sapere di essere totalmente d’accordo. Non ascoltato, si adegua e partecipa, in compagnia degli altri potentati industriali (Terni, Oto, Ansaldo, Iri), al banchetto delle forniture. Alla Fiat viene chiesto di dotare l’esercito di una «autovettura di tipo militare». «Fu data una tinta mimetica alla 1100 e questa fu spacciata idonea alle operazioni belliche, mentre di militare aveva solo il colore e la scomodità» (20). Il 24 ottobre 1940 Giovanni I è ricevuto da Mussolini, per concordare un programma che preveda l’intensificazione della produzione militare. Vittorio Valletta ha già assicurato al generale Carlo Favagrossa, alto commissario e ministro per le Fabbricazioni di guerra, «che la Fiat non ha bisogno di speciali previdenze, contando sulla saldezza di tutti i suoi uomini e sulla efficienza ed elasticità della sua organizzazione, in un ambiente di così ardente patriottismo e fierezza fascista qual è quello di Torino e del Piemonte». Per gli intimi, Valletta conia lo slogan «Collaborare con l’inevitabile», e subito passa a chiedere che le autorità militari collaborino al mantenimento della «disciplina più ferrea» nelle fabbriche, traendone grandi e inquantificabili profitti (21). Sino ala primavera del 1942 (l’offensiva che porta le truppe italo-tedesche a El Alamein), gli ambienti economici operano in sostanziale armonia col regime (…). L’inevitabile, cioè la sconfitta, si avvicina. Le catastrofi di El Alamein, Stalingrado, i bombardamenti a tappeto sulle città del Nord, inducono i maggiori industriali a prendere le distanze dal fascismo, contattando gli Alleati. Alla spicciolata. (…) I torinesi accarezzano l’idea di una pace separata, di un fascismo senza Mussolini con una Monarchia autorevole. (…) [S]ebbene il 15 febbraio Giovanni rassicuri Mussolini che «Torino intatta nella sua virilità morale [c’è stato un ennesimo bombardamento], nella sua disciplina fattiva, saprà superare la crisi e sviluppare i compiti che la Patria le ha assegnato». Otto giorni più tardi, il 23, inizia a defilarsi: nomina Vittorio Valletta amministratore unico, riservandosi la presidenza”” (pag 96-98) [(19) L’intervento in Spagna a sostegno di Franco ci era costato 1900 cannoni moderni e 10.000 mitragliatrici. I carri armati s’erano rivelati inadeguati, al pari delle batterie antiaeree; (20) Cfr. Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale’, Roma, Editori Riuniti, 1966, p. 97; (21) «Tra forniture belliche e affari privati, la Fiat ingrassa a vista d’occhio. Un documento dei servizi di polizia del 1941 segnala che Agnelli, Valletta, gli industriali di Prato hanno fatto colossali investimenti in immobili a Firenze. L’IFI si fa avanti risolutamente…acquista tenute agricole in Umbria e altre regioni; ammassa nuove partecipazioni per un valore complessivo di seicento milioni. I rapporto ai problemi sollevati dai bombardamenti aerei del 1942, Valletta chiede che siano facilitati la costituzione di società commerciali o l’acquisto di casamenti, cascinali, tenute, senza il pagamento dell’imposta sulle plusvalenze. A titolo d’indennità di guerra, la Fiat chiede la cessione del complesso Cogne e delle attrezzature Standard Oil esistenti sul territorio nazionale» (Pietra, op. cit., pp. 123 sgg.]”,”ECOG-106″
“GALLI Giorgio”,”Storia dei partiti politici europei. Dal 1649 a oggi.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”PARx-002-FL”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici in Italia, 1861-1943. Volume I.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-053-FL”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici in Italia, 1944-1994. Volume II.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-054-FL”
“GALLI Giorgio”,”I partiti politici italiani.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. É titolare di una rubrica su Panorama.”,”ITAP-070-FL”
“GALLI Giorgio”,”Mezzo secolo di Dc.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. É titolare di una rubrica su Panorama.”,”ITAP-071-FL”
“GALLI Giorgio”,”L’antistalinismo di sinistra: «Prometeo». Estratto da ‘Ripensare il 1956′, Edizioni Lerici, 1987.”,”Citati i Gaap e il periodico l’ Impulso in cui si afferma la tendenza leninista di Cervetto e Parodi (pag 1)”,”BORD-170″
“GALLI Carlo”,”Marx eretico.”,”Carlo Galli è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato fra l’altro “”Spazi politici. L’età moderna e l’età globale”” (2001) e “”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (2010). E’ direttore di ‘Filosofia politica’. “”In un testo scritto durante il viaggio di nozze – la sua sposa Jenny von Westphalen, con intelligenza e amore lo sopportò e supportò tutta la vita – Marx afferma: «come la filosofia trova nel proletariato le sue armi materiali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali, e non appena il lampo del pensiero sarà penetrato in profondità in questo ingenuo terreno popolare, si compirà l’emancipazione dei tedeschi e degli uomini. La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non può sopprimersi senza la realizzazione della filosofia» (6). Da qui si evince che il proletariato – ben presto Marx prenderà in considerazione non più quello tedesco ma quello francese e poi quello mondiale – deve essere illuminato, che cioè deve pervenire alla Verità, ovvero che la Verità è essa stessa una mediazione, un processo, e non un’immediatezza (per quanto sia un «lampo»); e che appartiene a questo processo tanto l’esercizio filosofico della critica quanto il suo superamento pratico; che l’obiettivo di Marx è appunto aprire la via al rigenerarsi dell’umanità integra attraverso la scoperta dell’umanità lacerata e alienata. Marx è impegnato a esercitare una ragione che non solo segua il reale in ogni sua piega, come quella di Hegel, ma che ne consegua e al contempo che lo preceda, che la apra al futuro. Una ragione che non è la «nottola di Atena che spicca il suo volo sul far della sera», quale appare nel pensiero «crepuscolare» di Hegel, e neppure il «pensiero meridiano» sulla linea di Camus e di Nietzsche; ma che è un «pensiero pomeridiano», che viene dopo una grande giornata dell’umanità ma che non la considera chiusa; o, ancora, è un pensiero che si instaura nella notte del capitalismo; e che di lì vede l’alba di un nuovo giorno. Se per Hegel «la filosofia vien sempre troppo tardi per insegnare al mondo com’esso debba essere», se è «sapere del tramonto», che cerca la conciliazione con la croce del presente, la prassi, invece, nella quale la filosofia per Marx si rovescia, porta a compimento il mondo come esso deve essere, non per astratto moralismo, non in ossequio a valori, ma per esprimere l’intrinseca necessità della realizzazione dell’umano. Un compimento futuro, soprattutto, che passa attraverso l’incompiutezza presente, il conflitto. Pertanto la filosofia non può annegare nel gran mare della dialettica, vedendo ovunque contraddizioni con cui conciliarsi: deve invece cogliere la ‘negazione determinata’, che è anche strategica e strutturale, l’origine concreta della contraddizioni: che sarà individuata nel processo produttivo del capitale”” (pag 36-37-38) [Carlo Galli, Marx eretico, Il Mulino, Bologna, 2018] [(6) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana’, cit., pp. 103-104]”,”MADS-792″
“GALLI Giorgio CALIGIURI Mario”,”Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci.”,”Giorgio Galli è il decano dei politologi italiani. Mario Caligiuri è professore ordinario all’Università della Calabria. Al centro dei suoi studi i problemi di intelligence.”,”ECOI-404″
“GALLI Giorgio”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”TEOP-090-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”PCIx-036-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia del socialismo italiano. Da Turati al dopo Craxi.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”MITS-026-FL”
“GALLI Giorgio”,”La democrazia e il pensiero militare.”,”Giorgio Galli, saggista, storico e tra i maggiori politologi italiani, ha insegnato Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Milano, ed è stato consulente della Commissione stragi negli anni 1994-95. Al lavoro di studio e ricerca, ha affiancato un’intensa attività di commentatore giornalistico. Numerosissime e tematicamente diversificate le sue opere: tra quelle incentrate sull’indagine storia e l’analisi politologica, ricordiamo ‘Storia del Pci’ (prima edizione 1953), ‘Il bipartitismo imperfetto’ (1966), ‘Storia del partito armato’ (1986), ‘Piombo rosso’ (2005), ‘Hitler e il nazismo magico’ (1989), ‘Appunti sulla New Age’ (2003), ‘La magia e il potere. L’esoterismo nella politica occidentale’ (2004). Marx (pag 119-120) “”È chiaro che non si può attribuire all’Unione Sovietica la responsabilità del formarsi di tendenze autoritarie nel mondo occidentale, poiché tali tendenze sono sempre esistite. Ciò che ci interessa rilevare, è che queste tendenze traggono alimento da una lotta di potenza nella quale l’Unione Sovietica fa da termine fisso di riferimento, e che è caratterizzato dai vantaggi sopra enumerati (unità di comando, accentramento del potere esecutivo, coerenza, ecc.). Attribuendo ai militari, e più precisamente al tipo di militari che essi incarnano, la capacità di far fronte alle esigenze di questa lotta anche sul piano economico e produttivo (un punto fondamentale nella strategia della competizione con l’Urss), i teorici della guerra rivoluzionaria amano richiamarsi a un’analogia tra l’organizzazione del lavoro e quella dell’esercito che ha una notevole tradizione nel pensiero sociologico. Cito ancora Naville: «.. finire (pag 119-120)”,”QMIx-320″
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Germania. “”Le elezioni del 14 settembre 1930 segnano una grande affermazione di Hitler, che ottiene sei milioni e mezzo di voti contro gli ottocentomila precedenti; ma il giorno successivo il quotidiano del partito comunista “”Rote Fahne”” esprime una valutazione ottimistica: “”Il 14 settembre segna il punto culminante del movimento nazista in Germania, che sarà seguito inevitabilmente dall’indebolimento e dal declino””. Alla riunione dell’Esecutivo del Comintern nel marzo 1931 Thälmann si compiace dell’esattezza di questo suo giudizio: “”Noi non ci siamo lasciati vincere dal panico… Abbiamo sobriamente e fermamente stabilito il fatto che il 14 settembre del 1930 è stato in un certo senso la gran giornata di Hitler, e che successivamente sarebbero venuti giorni peggiori e non migliori. Questa valutazione che abbiamo espresso circa lo sviluppo di questo partito è confermata dai fatti. Oggi i fascisti non hanno nessuna ragione di ridere”” (9). I fascisti non ridono, organizzano invece formazioni armate sempre più potenti e che attaccano le istituzioni del movimento operaio. Thälmann non se ne stupisce e in ossequio alla teoria sul “”socialfascismo”” afferma nello stesso discorso che esse sono il perfetto equivalente dei gruppi di difesa che la socialdemocrazia comincia a costituire: si tratta cioè di milizie anticomuniste contro le quali il partito è perfettamente in grado di reagire. La socialdemocrazia rimane il nemico principale da colpire, perché è ritenuta il maggiore, l’effettivo sostegno della borghesia tedesca. Il governo federale prussiano di Braun-Severing rende difficile l’organizzazione del movimento hitleriano di Prussia; per rovesciarlo e per fruire di una situazione che ritengono favorevole a una loro ulteriore avanzata elettorale, i nazisti chiedono un referendum popolare che, se sfavorevole al governo, lo costringerebbe a dimettersi. Il partito comunista decide di associarsi alla richiesta di referendum con l’obiettivo di rovesciare il governo socialdemocratico e ritenendo la sua decisione “”una decisa applicazione del fronte unico alla base con gli operai socialdemocratici, cristiani e senza partito”” (10). L’agitazione comunista e nazista riesce a ottenere il referendum, che si svolge nella prima settimana di agosto e che risulta favorevole al governo, e l’episodio rende più tesi che mai i rapporti tra i due partiti operai in Germania e tra i rispettivi movimenti internazionali. Il Pci ritorce l’accusa socialista di fiancheggiamenti dei fascisti osservando: “”Chi ha accusa i comunisti di essere alleati dei fascisti? Sono i ministri di polizia di Prussia, fucilatori di operai, e il signor Pietro Nenni, fascista della prima ora”” (11). Nella seconda metà del 1931, mentre i disoccuapati raggiungono la cifra imponente di quattro milioni, le SA e le SS intensificano i loro attacchi contro le organizzazioni operaie. Nelle elezioni che si svolgono nel luglio del 1932, i nazisti raccolgono tredici milioni e settecentomila voti, più di quelli dei due partiti operai sommati insieme: infatti i comunisti passano da quattro milioni e seicentomila voti a cinque milioni, mentre i socialisti scendono da otto milioni e quattrocento mila a otto milioni e centomila; Thälmann aveva pochi mesi prima attaccato coloro che propendevano per una “”supervalutazione opportunistica del fascismo hitleriano’ (12)”” (pag 162-163) [(9) Cit. da Trotsky in ‘La III internazionale dopo Lenin’, p. 245; (10) ‘Rote Fahne’, 27 luglio 1931; (11) ‘Lo Stato operaio’, luglio-agosto 1931; (12) ‘Rote Fahne’, 20 febbraio 1932]”,”PCIx-013-FER”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici italiani (1943-2004). Dalla Resistenza al governo del Polo.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Frammentazione politica dei partiti. “”Iniziato con un sistema partitico apparentemente stabile e in via di razionalizzazione istituzionale attraverso la commissione bicamerale, il 1998 risulta invece un anno di grande instabilità, culminante in una frammentazione partitica per cui nell’aprile 2000, per i voto al governo Amato, si arriverà a calcolare 35 soggetti politici presenti in parlamento, ovviamente in grande maggioranza effimeri e senza consistenza reale, mentre quelli effettivi, per se minimi, si possono calcolare attorno alla ventina”” (pag 421)”,”ITAP-002-FER”
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata.”,”Teoria della rivoluzione impossibile in Occidente. “”Oggi, in Italia, da un lato si assiste ad un revisionismo storiografico (si pensi al recente convegno di studi di Perugia, aprile ’78, ed all’impostazione di Melograni) che esclude una analisi basata sulla ipotesi della rivoluzione in Occidente persino nel Lenin del primo dopoguerra (suo unico obiettivo sarebbe stato quello di consolidare il potere sovietico); e dall’altro lato questa teoria della rivoluzione impossibile si salda a quella delle rivoluzioni comunque destinate a fallire (l’Asia orientale come attuale punto di riferimento)”” (pag 28)”,”ITAP-003-FER”
“GALLI Giorgio; DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Bruno Rizzi e la nuova classe (Galli); L’esperienza politica del sindacalismo rivoluzionario (Degl’Innocenti).”,”Lascia il PcdI (stalianiano) e si avvicina a Trotsky Comunista di sinistra, ha lavorato come venditore di scarpe Nel 1937 pubblica a sue spese ‘Dove va l’Urss?’ che si può considerare una variazione dell’opera di Trotsky ‘La rivoluzione tradita’ scritta da Trotsky, l’anno precedente e vietata in Italia. La censura fascista autorizza la pubblicazione del libro per il suo carattere antistaliniano, salvo farlo requisire quindici giorni dopo la pubblicazione. Nel 1938 un salto qualitativo nel pensiero di Rizzi lo conduce a dare un contributo personale all’analisi dei problemi sociali del nostro tempo… (pag 115) Libro del 1938 ‘La burocratizzazione del mondo’, opera poi finita in alcuni brani nel volume americano di Burnham ‘La rivoluzione dei tecnici’, brani ripresentati, come disse Pierrre Naville, ‘con in meno l’originalità e la freschezza del pensiero’ Nel 1957 in piena crisi post-staliniana in Italia verrà pubblicata la raccolta di scritti di Trotsky ‘La Terza Internazionale dopo Lenin’, pochi seppero che quel ‘Bruno R.’, “”comunista di sinistra italiano”” al quale il grande rivoluzionario dedicava gli ultimi frutti del suo pensiero, era un venditore di scarpe che cercava invano di far riflettere politici e studiosi su un approccio che venne diffuso solo quando, nello stesso periodo, Milovan GIlas, il teorico jugoslavo emarginato da Tito del quale era stato fedelissimo luogotenente, pubblicò, in quello stesso 1957, il celebre libro ‘La nuova classe’, che riprendeva la tesi essenziale di Rizzi esposta con venti anni di anticipo. Rizzi pubblicò altri volumi: ‘Il socialismo dalla religione alla scienza’ (pubblicato a sue spese), ‘La rivina antica e l’età feudale’ premessa all’altro lavoro ‘La rovina antica e la nostra’”,”TROS-014-FGB”
“GALLI Giorgio”,”Manuale di storia delle dottrine politiche.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”TEOP-112-FL”
“GALLI Carlo”,”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno.”,”Carlo Galli insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Tra le sue opere, Genealogia della politica, Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno e Spazi politici. Per i nostri tipi, tra l’altro, è autore di La guerra globale, curatore di Guerra e coautore di Le ragioni dei laici (a cura di G. Preterossi). 1. ‘Carl Schmitt accredita al marxismo una superiore capacità politica’ “”Secondo il testo sul parlamentarismo del 1923, è con Marx che il razionalismo assoluto va davvero oltre se stesso, scoprendo il ‘pathos’ della concretezza storica dell’immanenza radicale, per cogliere quindi quell’origine delle forme politiche che al liberalismo resta ignota (non a caso, sono proprio Marx e Donoso Cortés a vedere nel liberalismo un ‘interim’, cioè a relativizzarne e a storicizzarne le categorie, a sancirne la contingenza). Secondo Schmitt, con Marx la scienza dell’ ‘Aufklärung’ cessa di essere l’unico paradigma politico del razionalismo, e anzi il suo ottimismo si rovescia in apocalisse; con Marx la ragione affronta la non-ragione per riconoscere in questa, nel conflitto ‘metafisico’ fra borghese e proletario, l’origine e l’esito necessario della ragione moderna. Con Marx, quindi, la rivoluzione non è più applicazione e ‘sviluppo’ tenico-scientifico della ragione, e diviene una scienza della storia concreta che è anche scienza delle «cose avvenire», sottratte, nella loro concretezza effettuale, a ogni facile progressismo (47). Nel saggio sul parlamentarismo il marxismo dunque appare portatore di una consapevolezza politica (o metafisica) superiore a quella liberale e razionalistica. Del resto, anche in ‘La dittatura’, il marxismo classico di Engels è visto come esempio di consapevolezza (opposta alla borghese incapacità di pensare oltre e fuori la sicurezza e l’unità dello Stato) tanto della frattura reale che percorre l’unità formale dello Stato (cioè, per i marxisti il proletariato, e per Schmitt l’eccezione) quanto del rapporto necessario che intercorre fra la concretezza dell’eccezione (la parte rivoluzionaria del popolo, il suo potere costituente), la dittatura sovrana (del proletariato) e la costruzione di una forma politica concreta (anche se, nel caso del marxismo, orientata all’estinzione dello Stato). Il marxismo sa che il ricorso alla dittatura è necessario all’agire politico in grande stile; e anche in ‘Dottrina della costituzione’ e nel ‘Begriff des Politischen’ al marxismo viene accredtata una superiore capacità politica, perché la ‘classe’ marxista è un’identità tanto polemica da essere capace di creare forma politica. E benché la fonte di questa valutazione del marxismo sia verosimilmente la tesi donosiana della superiorità ‘satanica’ del socialismo (che era però quello di Proudhon) sul liberalismo, è tuttavia evidente che Schmitt svolge questa tesi ben al di là del controrivoluzionario cattolico”” (48)”” (pag 542-543) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 2010] [(47) Cfr. GLhP, p. 64-68 (p. 65 sulla scienza della natura e la scienza marxista, che sta nell’intensità metafisica dello scontro; p. 67 sulla storia e sulle ‘kommende Dinge); (48) Sul marxismo, sulla sua rottura dell’unità dello Stato, sulla scoperta della dittatura sovrana in continuità col giacobinismo cfr. D pp. 216-217. Sulla lotta di classe marxista in quanto dotata di potenziale politico in senso forte cfr. CP pp. 121 e 160, nonché DC pp. 306-307; il proletariato è un’omogeneità che implica il nemico. La minore radicalità del liberalismo rispetto al socialismo – proprio della teoria atea del potere costituente del popolo – è in Donoso, ‘Saggio’, cit., libro II, cap. 8, pp. 225 sgg; su Donoso cfr. cap. IX, nota 27 e ivi § 4] [Carl Schmitt: GLhP : ‘Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus’ (1923, Berlin, Duncker, Humblot, 1979 (esiste una traduzione italiana del cap. IV col titolo ‘La teoria politica del mito’; D : ‘La dittatura. Dalle origini all’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria’ (…); CP : ‘Il concettto di “”politico””‘. Testo del 1932 (…); DC : ‘Dottrina della costituzione’, Milano, Giuffrè, 1984] 2. Schmitt nel giudizio su Marx è qui chiaramente influenzato da Sorel, come del resto il giovane Croce. ‘Cogliere il valore di Marx come ‘critico’ della società presente, storico’ di essa e politico’ del movimento proletario”” “”L’eccezione immanente, la contraddizione strutturale scoperta da Marx – il proletariato – pur presentandosi come capace di compiere un «salto nella libertà», resta ancora interna alla «ferrea necessità» di un progetto, alla «coalizione metafisica» della moderna ricerca di sicurezza e ai suoi esiti di neutralizzazione tecnica (50). Così, nonostante la sua controinterpretazione del marxismo – che risulta una teoria non dell’economia ma della politica – Schmitt colloca il marxismo fra i problemi, e non fra le soluzioni: il marxismo è per lui un interlocutore intellettualmente privilegiato soltanto perché accenna a qualcosa – all’origine della politica – che è però coglibile solo con una strumentazione categoriale meno pregiudicata in senso classico proprio riguardo al tema della mediazione, scientifico-dialettica o discorsiva che sia; e ciò spiega l’ammirazione intellettuale di Schmitt per l’ancora più estremistico Bakunin, il cui furioso immanentismo lo porta, ma inconsapevolmente, al pensiero dell’autorità e della dittatura (51). In sintonia con parte della cultura del suo tempo, Schmitt è qui chiaramente influenzato da Sorel, come del resto il giovane Croce, anch’egli propenso a considerare la filosofia hegeliana un “”‘condimento’, e non un buon condimento, del suo [scil. di Marx] pensiero, e a cogliere il valore di Marx nel suo essere, più che filosofo, ‘critico’ della società presente, (…) ‘storico’ di essa e (…) ‘politico’ del movimento proletario””; Schmitt è insomma spinto a forzare il marxismo, ad uscire da quel tanto di mediazione che ancora conserva, ad aprirlo su di una «teoria dell’azione politica immediata»: «il conflitto, del tutto reale e sanguinoso che qui [scil, nella lotta di classe] si instaura esige una modalità argomentativa e una costituzione spirituale diverse dalla costruzione hegeliana che, in fondo, resta sempre contemplativa (52). Il compito di uscire dallo hegelismo e dal marxismo – il compito, cioè, di pensare, ancora una volta, la «vita concreta», ovvero assecondare, col pensiero, l’ascesa agli estremi del «conflitto reale e concreto» – è assolto, per Schmitt, da Lenin e Trotzkij, nei quali il «razionalismo relativo alla separazione dei poteri» e il «razionalismo assoluto della dittatura pedagogica» cedono il passo ad una «teoria dell’uso immediato della violenza» e ad una «teoria dell’azione diretta» e della «lotta sanguinosa» (53)”” (pag 544-545) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 2010] [(50) Cfr. GLhP, p. 66 sul salto nella libertà e sulla «ferrea necessità»; ivi, pp. 68-69 su Hegel (su Hegel, negli stessi termini, cfr. anche D pp. 262-263); ivi, pp. 71-72 sul momento critico e sulla semplificazione; ivi, pp. 73 e 75 sull’autogaranzia marxista; ivi, p. 74 sulle figure mitiche; in GLhP p. 75 c’è la coalizione metafisica («metaphysischer Zwang»; ivi, p. 86 sul fatto che l’economia è il terreno dell’egemonia borghese; (51) Su Bakunin cfr. cap. VI, nota 77, nonché ‘ultra’, nota 57. Il convergere di Marx e Schmitt nella critica alla mediazione liberale – una critica che, come si è visto (cfr. cap. I), muove da diversi punti di vista, entrambi definiti ‘concreti’ (la contraddizione del modo di produzione borghese, per Marx, e la contraddizione originaria dell’epoca moderna, ovvero ‘il politico’, per Schmitt) – ha spinto a ipotizzare una vicinanza fra i modi argomentativi di Schmitt e quelli della Scuola di Francoforte sia in alcuni suoi esponenti storici, come Benjamin, Neumann, Kirchheimer sia nel giovane Habermas. (…); (52) La citaz. da Croce è tratta da ‘Carteggio Gentile-Croce’, in G. Gentile, ‘La filosofia di Marx’, a c. di V.A. Bellezza, Firenze, Sansoni, 1974, p. 253 (lettera di Croce del 21 agosto 1899); la citaz. di Schmitt è tratta da GLhP, p. 76; (53) La «vita concreta» e la «lotta sanguinosa» stanno in GLhP p. 76 (la prima anche in TP p. 41; ibidem anche il rinvio a Lenin e Trotsky] [Carl Schmitt: GLhP : ‘Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus’ (1923, Berlin, Duncker, Humblot, 1979 (esiste una traduzione italiana del cap. IV col titolo ‘La teoria politica del mito’; TP ‘Teologia politica. Quattro capitoli sulla dottrina della sovranità’, in Cdp, pp. 27-86; CdP: ‘Le categorie del ‘politico”, Il Mulino, Bologna, 1972; D: ‘La dittatura. Dalle origini all’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria’ (trad. parz. dell’ed. or. ‘Die Diktatur. Von den Anfängen des modernes Souveränitätsgedankes bis zum proletarischen Klassenkampf’ (1921), Berlin, Duncker Humblot, 1989]”,”TEOP-116-FL”
“GALLI Carlo a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE AGOSTINO MARSILIO DA PADOVA MACHIAVELLI MORO LUTERO BODIN BOTERO ALTHUSIUS GROZIO HOBBES LOCKE SPINOZA MONTESQUIEU ROUSSEAU IL FEDERALISTA SIEYES KANT BURKE FICHTE CONSTANT LAMENNAIS TOCQUEVILLE J.S. MILL MARX MAZZINI MOSCA SOREL LENIN WEBER SCHMITT CROCE GRAMSCI ARENDT”,”I grandi testi del pensiero politico. Antologia.”,”Lenin sulle «parole dimenticate del marxismo». La critica proletaria al parlamentarismo. “”«La Comune – scrisse Marx – non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, legislativo ed esecutivo allo stesso tempo» …. «Invece di decidere una volta ogni tre o sei anni quale membro della classe dominante doveva rappresentare e opprimere (ver- und zertreten) il popolo in Parlamento, il suffragio universale doveva servire al popolo costituito in comuni così come il suffragio individuale serve ad ogni altro imprenditore privato per cercare gli operai, i sorveglianti, i contabili della sua azienda». Questa mirabile critica del parlamentarismo, fatta nel 1871, appartiene oggi anch’essa, grazie al dominio del socialsciovinismo e dell’opportunismo, alle «parole dimenticate del marxismo». Ministri e parlamentari di professione, traditori del proletariato e socialisti «d’affari» dei nostri tempi hanno abbandonato agli anarchici il monopolio della critica del parlamentarismo e per questa ragione, di una una sorprendente sensatezza, hanno qualificato di «anarchismo» ‘qualsiasi’ critica del parlamentarismo! Nulla di strano quindi che il proletariato dei paesi parlamentari «progrediti», disgustato alla vista di «socialisti» tali quali gli Scheidemann, i David, i Legien, i Sembat, i Renaudel, gli Henderson, i Vandervelde, gli Stauning, i Branting, i Bissolati e consorti, abbia riservato sempre più spesso le sue simpatie all’anarco-sindacalismo, per quanto questo sia fratello dell’opportunismo. Ma per Marx la dialettica rivoluzionaria non fu mai quella vuota fraseologia alla moda, quel gingillo in cui la trasformarono Plekhanov, Kautsky e altri. Marx seppe romperla implacabilmente con l’anarchismo per la sua incapacità a utilizzare anche la «stalla» del parlamentarismo borghese, specie quando è manifesto che la situazione non è rivoluzionaria; ma egli seppe in pari tempo dare una critica veramente proletaria e rivoluzionaria del parlamentarismo. Decidere una volta ogni qualche anno qual membro della classe dominante debba opprimere, schiacciare il popolo nel Parlamento: – ecco la vera essenza del parlamentarismo borghese, non solo nelle monarchie parlamentari costituzionali, ma anche nelle repubbliche le più democratiche. (…) Senza dubbio la via per uscire dal parlamentarismo non è nel distruggere le istituzioni rappresentative e il principio di eleggibilità, ma nella trasformazione di queste istituzioni rappresentative da mulini di parole in organismi che «lavorino» realmente. «La Comune non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, legislativo ed esecutivo allo stesso tempo». Un organismo «non parlamentare, ma di lavoro»: questo colpisce direttamente voi, moderni parlamentari, e «cagnolini» parlamentari della socialdemocrazia! Considerate qualsiasi paese parlamentare, dall’America alla Svizzera, dalla Francia all’Inghilterra, alla Norvegia, ecc.: il vero lavoro «di Stato» si compie fra le quinte, e sono i ministeri, le cancellerie, gli Stati Maggiori che lo compiono. Nei Parlamenti non si fa che chiacchierare, con lo scopo determinato di turlupinare il «popolino». Questo è talmente vero che anche nella repubblica russa, repubblica democratica borghese, tutte queste magagne del parlamentarismo si fanno già sentire ancor prima che essa sia riuscita a darsi un vero Parlamento”” (pag 413) [‘Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Milano, Feltrinelli, 1973, pag 80-92), estratto ‘Lenin (1870-1924)’] [(in) ‘I grandi testi del pensiero politico. Antologia’, Il Mulino, Bologna, 2003, a cura di Carlo Galli]”,”TEOP-047-FMB”
“GALLI Giorgio”,”HItler e il nazismo magico.”,”Dono di Mario Caprini “”Il 4 maggio (1941) Hitler parla al Reichstag per esaltare le vittorie nei Balcani, elogia i combattenti greci «dal cui paese emersero i primi barlumi della bellezza» e attacca personalmente Churchill «miserevole come politico non meno che come soldato e squallido come soldato non meno che come politico». Alla fine del discorso parla da solo con Hess per circa mezz’ora. La sera stessa parte per Gotenhafen, sul Baltico, per ispezionare le due più potenti corazzate tedesche, la Bismarck e la Tirpitz, che devono essere impiegate contro i convogli inglesi. Lo assicurano che sono inaffondabili (in realtà, colpita dopo aver affondata la corazzato inglese Hood, la Bismarck sarà a sua volta affondata il 27 maggio). L’uscita della Bismarck è connessa all’intensificazione dell’offensiva contro l’Inghilterra dall’Atlantico del nord al Medio Oriente, di cui è un aspetto l’attacco aereo su Londra. Esso non è una coincidenza, come non è una coincidenza che l’incontro tra Hitler e Darlan (il vice di Petain, il più anti-inglese tra i capi di Vichy) sia stato programmato al Berghof proprio per l’11 maggio (24); è il più deciso tentativo per indurre la Francia a schierarsi contro l’Inghilterra in un blocco continentale europeo, con importanti ripercussioni nel Medio Oriente, ove è in corso un conflitto tra Gran Bretagna e Irak da quando ai primi d’aprile è tornato al governo l’indipendentista Rashid Alì el Kailani. Germania e Italia si accingono ad aiutare gli irakeni, mentre Rommel è attestato ai confini egiziani. Inglesi e gollisti stanno per invadere la Siria controllata da Vichy, prima che essa diventi una testa di ponte dell’Asse, che sta per occupare Creta e si proietta verso Cipro. È un momento difficilissimo per gli inglesi, il più difficile dopo Dunkerque, come emerge dalla narrazione dello stesso Churchill. In una lettera a Roosevelt del 3 maggio 1941 egli scrive: «Non dobbiamo essere troppo sicuri che la perdita dell’Egitto e del Medio Oriente non avrebbe gravi conseguenze. Peggiorerebbero certamente le condizioni e le difficoltà nell’Atlantico e nel Pacifico. Noi continueremo a batterci, ma la prego di ricordare che l’atteggiamento della Spagna, di Vichy, della Turchia e del Giappone potrebbe essere determinato dal risultato di questo teatro operativo. Non posso condividere l’opinione che la perdita dell’Egitto e del Medio Oriente costituirebbe un semplice preliminare a una guerra cosmica prolungata, coronata dal successo finale. Se tutta l’Europa, la maggior parte dell’Asia e dell’Africa dovessero, o in seguito a conquista o in seguito a un accordo strappato con la forza, diventare parte del sistema dell’Asse, una guerra condotta dalle Isole britanniche, dagli Stati Uniti, dal Canada e dell’Australia contro questa possente organizzazione sarebbe un’impresa ardua, lunga e snervante» (25). Evidentemente il premier esagera le difficoltà della situazione per ottenere un più deciso sostegno americano. Ma si può concordare con Renzo De Felice su «quanto a Londra tra marzo e giugno del 1941 si fosse assillati dalla prospettiva di un collasso di tutto il sistema difensivo mediorientale (che si temeva potesse ripercuotersi sulla situazione indiana)» (26). L’accurata analisi è però svolta in funzione della tesi del grave errore commesso da Hitler nel sottovalutare le grandi possibilità di un decisivo successo dell’Asse in quest’area in quel periodo (27). Qui interessa invece, soprattutto rilevare che Hitler stava intensificando la pressione sulla Gran Bretagna in relazione alla missione di Hess. Probabilmente graduava gli sforzi a seconda della sua valutazione sulle possibilità di successo della missione per possibili notizie che gli pervenivano sui colloqui in corso in Inghilterra. Perciò è importante, nella cronologia, rilevare che i primi aerei tedeschi giungono in Irak il 15 maggio e che alla viglia dell’attacco a Creta (20 maggio) giunge dall’Inghilterra una strana notizia che Goebbels registra così in data 18 maggio. «A Glasgow è stata scoperta un’organizzazione nazionalsocialista. Non è molto grossa, ma comunque interessante come sintomo» (28). Non è sorprendente che si parli di nazionalsocialisti in Iscozia dove è atterrato Hess e che gli inglesi ne diano notizia proprio al culmine dell’interesse per il suo viaggio”” (pag 221-223) [Giorgio Galli, ‘HItler e il nazismo magico’, Rizzoli, Milano, 2000] [(24) Per esempio Goebbels annota nel suo diario in data 14 maggio a proposito di Hess: «Doveva capitare proprio adesso, che il Führer ha appena ricevuto l’ammiraglio Darlan ed è in procinto di sferrare il suo attacco contro l’Est» (op. cit., pag 438). (…); (25) Roosevelt-Churchill, Carteggio segreto, Mondadori, Milano, 1977, pag 167 e sgg.; (26) Renzo De Felice, “”Arabi e Medio Oriente nella strategia politica e di guerra di Mussolini””, in ‘Storia contemporanea’, dicembre 1986, p. 1288. La tesi di fondo è che in Italia si valutassero le grandi possibilità del periodo meglio che in Germania; (27) Cfr. in proposito l’eccellente saggio di Lucio Ceva a commento del libro di Hillgruber, ‘La strategia militare di Hitler’, il Mediterraneo, e il pensiero ipotetico’, in ‘Storia contemporanea’, dicembre 1987, pag 1513 e sgg; (28) ‘I diari di Goebbels’, cit., pag 446]”,”GERN-220″
“GALLI Giorgio”,”Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia.”,”Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Laureato in giurisprudenza, i suoi interessi sono particolarmente rivolti alla storia della sinistra italiana, ai problemi del movimento comunista internazionale e alla sociologia della politica. Direttore del ‘Mulino’ dal 1965, collabora a ‘Critica sociale’ , a ‘Tempi moderni’ e a ‘Tempo presente’. Ha scritto molti libri tra cui ‘Storia del Pci’, ‘Storia della Dc’, ‘La Destra in Italia.'”,”ITAP-010-FMB”
“GALLI Carlo a cura; testi di J. DE-MAISTRE L.G.A. DE-BONALD F.R. DE-LAMENNAIS C.L. VON-HALLER J. DONOSO-CORTÉS”,”I controrivoluzionari. Antologia di scritti politici.”,”Carlo Galli ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. ‘Juan Donoso Cortés è stato un filosofo, politologo, diplomatico e politico spagnolo del XIX secolo. Nato nel 1809, ha inizialmente abbracciato idee liberali, influenzato da pensatori come Locke e Rousseau, ma nel corso della sua vita si è avvicinato a posizioni più conservatrici1. Ha ricoperto ruoli importanti nella politica spagnola, tra cui quello di deputato e ambasciatore. Uno dei suoi lavori più noti è l'””Ensayo sobre el catolicismo, el liberalismo y el socialismo””, in cui analizza le tensioni tra queste ideologie’ (f. copilot)”,”TEOP-070-FMB”
“GALLI Carlo”,”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno.”,”SBN-CLOUD Sezione 0 1430 Carlo Galli nsegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Tra gli autori più citati nel testo Hegel, Hobbes, Kelsen, Weber La contraddittorietà di Schmitt deriva non dal succedersi delle fasi del suo pensiero ma dalla contraddittorietà dell’origine della politica che egli pensa. (pag XI) “”Schmitt (…) trae la propria energia scientifica non solo dalla partecipazione esistenziale alle vicende politiche del suo tempo, ma anche dall’incrociare, e dal confrontarvisi, le principali esperienze intellettuali contemporanee (da Sorel a Simmel, da Weber a Jünger, da Kelsen a Heller, da Strauss a Voegelin) e classico-moderne (da Hobbes a Maistre, da Hegel a Marx, dal romanticismo a Donoso Córtes); Schmitt attraversa territori che vanno dal cattolicesimo alla ‘rivoluzione conservatrice’, dall’esistenzialismo all’antropologia filosofica, dalla teologia alla politologia, dal ‘pensiero della crisi’ al ‘pensiero negativo’; Schmitt è comprensibile solo a partire da un complesso e articolato ‘milieu’ culturale novecentesco che vai dai dibattiti sulla tecnica a quelli sulla secolarizzazione, dalla questione del parlamentarismo a quella della reciproca compatibilità fra liberalismo e democrazia, dagli scontri tra formalismo e antiformalismo giuridico alle riflessioni sulla crisi dello Stato e sul ruolo dei partiti, dalle interrogazioni radicali sul rapporto fra diritto e politica ai problemi inerenti la relazione tra ordine e conflitto e il nesso, interno e internazionale, tra politica e guerra”” (pag XIX-XX) (introduzione di C.G.) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 1996]”,”TEOP-081-FMB”
“GALLIANO Gabriella”,”La lingua inglese e la Rivoluzione Puritana: i pamphlets dei Livellatori (1640-1660).”,”GALLIANO Gabriella è professore associato presso il Dip. di Ricerche Europee dell’Università di Genova, dove insegna lingua inglese nella Facoltà di scienze politiche. “”Ma, diversamente da Lilburne che, a Londra e dintorni, in prigione, in piazza oa Westminster, rivendica il riconoscimento dei diritti civili del ‘free-born Englishman – (cittadino, ndr) il diritto di voto, di parola, di non essere vessati dalle tasse, il diritto alla ‘self-propriety’, ildiritto natural dell’individuo alla proprietà (1)-, in ‘New-Yeers Gift’, (G. Winstanley,1649), la scena si sposta nelle campagne immiserite dalla guerra e protagonisti sono, ora, “”the poor commons of England””, che affermano il diritto di coltivare la terra per non morire di fame; il diritto di vivere””. (pag 89-90) (1) Nessun Livellatore aveva mai invocato la redistribuzione obbligatoria della proprietà e Lilburne, in particolare, definiva il principio stesso “”ridiculous foolish (…)”” (…)”,”UKIR-043″
“GALLICO Loris”,”Lenin e l’ imperialismo.”,” “”Hilferding, nel suo già citato ‘Il capitale finanziario’, sottolinea che “”una parte sempre crescente del capitale industriale non appartiene agli industriali che lo utilizzano. Essi riescono a disporne solo attraverso le banche, le quali, nei loro riguardi, rappresentano il proprietario del denaro””. E giunge allanota definizione: “”Chiamo capitale finanziario quel capitale bancario, e cioè quel capitale sotto forma di denaro che viene, in tal modo, effettivamente trasformato in capitale industriale”” in altri termini, sarebbe un capitale di cui dispongono le banche, ma che è utilizzato dagli industriali””. (pag 14) Il capitale finanziario di Hilferding. “”Lenin osserva che “”la definizione è incompleta, in quanto vi manca l’ accenno alla concentrazione della produzione e alla formazione dei monopoli (…). Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi (1) delle banche con l’ industria; in ciò – scrive Lenin – si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto””. (pag 15) (1) Lenin segnala nel capitolo II dell’ ‘Imperialismo’ che tale “”indovinata espressione”” è di Bucharin (1888-1938)”,”PCIx-230″
“GALLICO Loris”,”Storia del partito comunista francese.”,”Loris Gallico è nato a Tunisi nel 1910, avvocato ha esercitato a Tunisi fino all’arresto avvenuto nel 1941 per attività comunista. Antifascista fin dal 1932, è stato uno dei dirigenti del Partito comunista tunisino. Tornato in Itaila nel 1944 ha svolta attività giornalistica e di partito. Ha lavorato al CESPE come redattore di ‘Politica ed economia’. Giustificazione del patto Hitler-Stalin Paragrafo: ‘Il patto germano-sovietico e il Pcf’ (pag 168-173) (‘interpretazione del patto sostanzialmente giusta del PCF’, i ‘motivi più veri’ dovuti al comportamento delle potenze occidentali (‘Tutta la politica delle potenze occidentali era stata centrata sul tentativo di scagliare la Germania contro l’Unione Sovietica e, oggettivamente, con la conquista nazista dell’Austria e dela Cecoslovacchia, con l’abbandono alla loro sorte della Polonia e di tutti i paesi balcanici, il tentativo era avviato al successo…’) (pag 169)”,”PCFx-001-FMB”
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”Analisi marxista e storiografia dell’imperialismo.”,”””Marcello De Cecco, nel suo libro intitolato ‘Economia e finanza internazionale dal 1890 al 1914’ ha mostrato in maniera egregia quale ruolo fondamentale svolse l’India in quegli anni nel garantire l’espansione industriale dell’Inghilterra in un momento in cui questa non solo vedeva le proprie posizioni sui mercati mondiali progressivamente scalzate dalla concorrenza tedesca e statunitense, ma addirittura vedeva crescere sempre più il deficit della propria bilancia commeriale nei confronti dei paesi europei e degli USA. In sostanza, la Gran Bretagna riusciva a realizzare quel surplus che poi le consentiva di pagare il deficit con gli altri mercati. Come scrive De Cecco l’India rappresentò «il fulcro del sistema di compensazione internazionale» dell’Inghilterra in questo periodo, anche se pure il resto dell’impero fu chiamato a dare una mano alla madrepatria. …. finire (pag 497-498) Lenin e Rosa Luxemburg sulla teoria dell’imperialismo. “”Il primo nodo di questioni riguarda il problema delle origini dello squilibrio capitalistico; il tratto fondamentale dell’età imperialistica, infatti, è considerato dalla tradizione marxista proprio lo squilibrio che a un certo punto interverrebbe nel sistema capitalistico «puro» provocandone radicali modifiche. In termini cronologici la nascita di questo squilibrio è fatta risalire alla grande depressione che ebbe inizio nel 1873; la discussione nasce sulla natura e le cause di questo squilibrio il quale è l’essenza stessa dell’imperialismo. Come è ben noto sono due i filoni interpretativi che si affrontano su questo terreno: quello che da Hobson – ma forse sarebbe più giusto dire da Malthus – arriva a Rosa Luxemburg e quello che si riassume nei nomi di Hilferding e di Lenin. Dalla rivoluzione di Ottbre in poi, per motivi fin troppo ovvi, è stato queto secondo che ha dominato il campo e ha massimamente influenzato sia in sede teorica che politica il marxismo rivoluzionario; le tesi della Luxemburg, viceversa, non sono mai riuscite a strapparsi di dosso, l’accusa di sottoconsumismo con la quale furono accolte al loro apparire da Lenin e Bucharin (e da molti altri ancora) per essere quindi giudicate irrimediabilmente erronee. Eppure oggi, per un riesame storic del fenomeno imperialistico da parte dei marxisti, forse l’eredità di Rosa Luxemburg è in un certo senso più feconda di quella di Lenin. Al di là infatti dei molti errori e delle molte ingenuità in cui incappò, due intuizioni fondamentali essa ebbe che meritano di essere prese nella più attenta considerazione, e cioè: a) che l’assillo permanente del capitalismo è rappresentato dalla crescita della domanda, ovvero – detto in altre parole – che il problema centrale del capitalismo è rappresentato dalla crescita della domanda, ovvero – detto in altre parole – che il problema centrale de capitalismo moderno è la realizzazione del plusvalore potenzialmente disponibile in seguito all’accentuata capacità produttiva del sistema nel suo complesso; b) che il capitalismo è un sistema di produzione che ben lungi dal potersi diffondere su tutto il pianeta sancisce viceversa la separazione del mondo in due zone, una delle quali tende all’immiserimento crescente. Di fronte a queste due fondamentali intuizioni della Luxemburg – che, tuttavia, vale la pena di ripeterlo, si riallacciano a un filo rosso che percorre tutta l’economia classica – l’interpretazione di Lenin, incentrata com’essa è sulla struttura monopolistica e sul dominio del capitale finanziario su quello industriale, se da una parte appare più aderente alla realtà, dall’altra tuttavia mostra anch’essa numerosi punti deboli, giunge a conclusioni in larga misura inaccettabili ed è, io credo, meno suscettibile di essere utilizzata dagli storici come fonte di suggerimenti. Se infatti la Luxemburg ha il coraggio di sostenere apertamente la tesi del sottoconsumo e di portarla fino alle estreme conseguenze, Lenin non fornisce alcuna ragione plausibile per la quale il surplus di capitali, frutto dei super-profitti monopolistici, non avrebbe pià convenienza ad investirsi all’interno ed emigrerebbe quindi all’estero. Al limite, la sua spiegazione che se investisse in patria «il capitalismo non sarebbe più tale, perché tanto la disuguaglianza di sviluppo che lo stato di semiaffamamento delle masse sono ‘inevitabili condizioni e premesse [corsivo mio] di questo sistema della produzione» può pensare a una sia pure inconscia premessa sottoconsumistica anche in Lenin; ciò che egli aggiunge infatti subito dopo: « ….. finire (pag 500-501-502-503)”,”TEOC-721″
” GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”L’identità italiana.”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Perugia. Editorialista del Corriere della Sera, dirige per il Mulino la collana L’identità italiana.”,”ITAS-036-FL”
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”L’identità italiana.”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Perugia. Tra i suoi libri ‘Intervista sulla destra’ (1994) e ‘La morte della Patria’ (1996) (Laterza) “”Ma non solo l’unificazione italiana si compie senza un centro; non appena compiuta essa cominciò subito ad apparire un edificio senza solide basi per la troppa diversità delle sue parti costitutive e in specie del Sud rispetto al Nord. Nella celebre esclamazione che in una lettera del 27 ottobre 1860 a Cavour esce dalla penna di Luigi Carlo Farini, da pochissimo giunto nell’ex Regno di Napoli che egli si appresta provvisoriamente a governare come Luogotenente di Vittorio Emanuele: «Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Africa: I beduini a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile», in questa esclamazione, dicevo, ci sono già tutti gli elementi che formeranno lo stereotipo antimeridionale che il resto del paese applicherà al Sud, ricambiato da quest’ultimo, del resto, se non del medesimo disprezzo, certamente del medesimo sentimento di estraneità. Un’estraneità che certo era esasperata e destinata ad apparire irrimediabile anche per effetto della contrapposizione violenta subito sorta tra il nuovo Stato sabaudo e larga parte delle masse contadine meridionali, ma che poggiava comunque su una reale, ampia, diversità di natura, di costumi, di storia. Sta di fatto che, sorta da tale drammatica diversità, immediatamente la bipolarità Nord-Sud, con la sua altissima potenzialità disgregativa dell’unità appena realizzata e dunque con l’allarme che suscitava, valse a cancellare, a rendere del tutto secondaria, e perciò inesistente come problema, tutta la variegata molteplicità italiana che era confluita nella costruzione unitaria, tutto l’imponente fenomeno di policentrismo urbano-regionale che in tale costruzione pure si ritrovava con l’intero peso della sua tradizione antichissima. Si delinea in tal modo un fatto decisivo: la tendenziale cesura tra l’identità nazionale e l’identità italiana, cioè tra il modo di nascita e di essere dello Stato nazionale e il passato storico del paese, divenuto la sua natura”” (pag 64-65)”,”ITAS-235″
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”Il mondo contemporaneo (1945-1980).”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Perugia (1982). Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ideologia, classi e costume’ in ‘L’Italia contemporanea’, Torino, Einaudi, 1975, e ‘La terza internazioanle e il destino del capitalismo: l’analisi di Evgheni Varga’, in Annali Feltrinelli, 1973.”,”RAIx-003-FMB”
“GALLIE W.B.”,”Filosofie di pace e guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoj.”,”W.B. Gallie è professore emerito di Scienze Politiche all’Università di Cambridge. Ha scritto pure: ‘Introduzione a C.S. Peirce e il pragmatismo’ (Firenze, 1965). Gallie vede in Lenin la tendenza a giocare sul piano del socialismo internazionale solo per favorire la rivoluzione interna russa! (pag 148-) A pagina 143 lunga citazione di Engels del 1888 sulle conseguenze della prima guerra mondiale “”Engels non era affatto l’unico pensatore politico del periodo ad essere allarmato da questi sviluppi, ma arriverei ad affermare che nessuno fra i suoi contemporanei previde come lui la ‘totalità’ di ciò che oggi definiamo “”guerra totale””. Quelli che seguono sono alcuni passi esemplari tratti dalle note, dalle lettere e dagli articoli da lui scritti in vecchiaia. Innanzi tutto, sulla corsa agli armamenti, una nota che risale agli anni Ottanta: «La pace persiste solo perché la tecnica degli armamenti si evolve costantemente e di conseguenza non si prepara mai la guerra; tutte le parti tremano al pensiero di una guerra mondiale – ed è l’unico atteggiamento da tenere a questo proposito – e delle sue conseguenze assolutamente imprevedibili» (17). Ecco invece due brani tratti dalle sue lettere sulle conseguenze politiche e sociali di una guerra che avrebbe coinvolto l’intera Europa; la prima, a Bebel, risale al 1882: «Questa volta la guerra sarà una questione incredibilmente seria: lo sciovinismo si diffonderà ovunque né potrà essere sradicato per anni perché ogni nazione combatterà per la sua stessa sopravvivenza. Tutta l’opera dei rivoluzionari in Russia sarà stata inutile; il nostro partito in Germania sarà spazzato via dall’ondata di sciovinismo e la stessa cosa avverrà in Francia» (18). Sei anni più tardi Engels scrisse a Sorge sullo stesso argomento, ma sottolineando in particolare le conseguenze sociali: «una guerra, d’altro canto, ci rimanderebbe indietro di anni e anni. Lo sciovinismo travolgerebbe ogni cosa (…). La Germania disporrebbe circa cinque milioni di uomini armati sul campo di battaglia, ovvero il dieci per cento della popolazione, gli altri arriverebbero al quatto o cinque per cento, la Russia relativamente meno. Ma ci sarebbero ugualmente dai dieci ai quindici milioni di combattenti. Mi piacerebbe sapere come pensano di sfamarli: sarebbe una devastazione pari a quella della Guerra dei trent’anni. E la conclusione non sarà certo rapida, nonostante la statura colossale delle forze in campo» (19). E infine una dichiarazione più esauriente e più raccapricciante tratta dalla prefazione scritta da Engels per un’opera di storia militare pubblicata nel 1888: «Nessuna guerra è più possibile per la Prussia-Germania tranne una guerra mondiale, e una guerra mondiale, per di più, di un’estensione e di una violenza che fino a oggi non ci siamo neanche sognati di raggiungere. Dagli otto ai dieci milioni di soldati si massacreranno reciprocamente e nel farlo devasteranno l’intera Europa fino a che essa non diverrà spoglia come neanche il passaggio del peggior branco di locuste sarebbe riuscita a renderla. Le devastazioni della Guerra dei trent’anni saranno compresse in tre o quattro anni e riguarderanno questa volta l’intero continente. Assisteremo a carestie, epidemie di peste, scoraggiamento generale degli eserciti e delle masse; al caos irrimediabile del nostro sistema arbitrario del commercio, dell’industria e del credito, che culminerà nella bancarotta completa; al crollo degli antichi stati e della loro tradizionale saggezza, tanto che decine di corone rotoleranno a terra e nessuno sarà lì a raccoglierle; all’assoluta impossibilità di prevedere come tutto questo finirà e chi ne uscirà vincitore; di un solo risultato possiamo essere certi: lo sfinimento totale e l’instaurarsi delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia. E’ questa la prospettiva che ci attende quando il sistema della corsa agli armamenti sarà portato alle estreme conseguenze e infine metterà i suoi inevitabili frutti» (20). In questi brani le principali conseguenze della Prima guerra mondiale, anche se ovviamente non i mezzi tecnici che in essa furono utilizzati, vengono preannunciate con notevole esattezza”” (pag 143) [W.B. Gallie, Filosofie di pace e guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoj, 1978] [(17) G. Mayer, op.cit., p. 469; (18) Ibid., p. 463; (19) Marx-Engels Selected Correspondence, cit., p. 455; (20) Ibid., pp. 456-457]”,”QMIx-251″
“GALLINA Mario MERLO Grado G. TABACCO Giovanni saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. Il medioevo.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Mario Gallina Università di Torino. Grado G. Merlo Università di Milano. Giovanni Tabacco già dell’Università di Torino.”,”RELC-062-FL”
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Aris ACCORNERO Giovanni ARRIGHI Luigi BONANATE Bruno BONGIOVANNI Gianpiero BORDINO Fabio CAPORALI Giorgio CINGOLANI Berardo CORI Mario DEAGLIO Jean-Paul DELEAGE Donatella DELLA-PORTA Antonio GOLINI VIttorio MARCHIS Alfredo MILANACCIO Gianfranco PASQUINO Fabrizio PIRRO Sergio PISTONE Pier Paolo PORTINARO Jean-Claude PRESSAC Marco REVELLI Antonella SALOMONI Massimo L. SALVADORI Sergio SCAMUZZI Francesco TUCCARI Marek WALDENBERG”,”Atlante del Novecento. Volume primo: eventi spazio e protagonisti popolazione ambiente e sviluppo.”,”testi di Aris ACCORNERO Giovanni ARRIGHI Luigi BONANATE Bruno BONGIOVANNI Gianpiero BORDINO Fabio CAPORALI Giorgio CINGOLANI Berardo CORI Mario DEAGLIO Jean-Paul DELEAGE Donatella DELLA-PORTA Antonio GOLINI VIttorio MARCHIS Alfredo MILANACCIO Gianfranco PASQUINO Fabrizio PIRRO Sergio PISTONE Pier Paolo PORTINARO Jean-Claude PRESSAC Marco REVELLI Antonella SALOMONI Massimo L. SALVADORI Sergio SCAMUZZI Francesco TUCCARI Marek WALDENBERG”,”REFx-063″
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Gianmaria AJANI Enrico BELLONE Gianpiero BORDINO Enzo BORELLO Paola BORGNA Giovanni CAPRARA Stefania CASUCCI Vittorio de ALFARO Alessandro DE-MAGISTRIS Marcello FEDELE Luciano GALLINO Tilde GIANI GALLINO Renato GIANNETTI Vittorio MARCHIS Giuliano MARTIGNETTI Marcello MORELLI Massimo NEGROTTI Piergiorgio ODIFREDDI Carlo OLMO Gian Paolo ORMEZZANO Peppino ORTOLEVA Alberto PIAZZA Paolo POMBENI Mario RASETTI Sergio SCAMUZZI Giovanni B. SGRITTA Lorenzo SILENGO Enzo SIVIERO Giuseppe VOLPATO”,”Atlante del Novecento. Volume secondo: le costruzioni intellettuali megatecnologie e nanotecnologie le invenzioni sociali.”,”testi di Gianmaria AJANI Enrico BELLONE Gianpiero BORDINO Enzo BORELLO Paola BORGNA Giovanni CAPRARA Stefania CASUCCI Vittorio de ALFARO Alessandro DE-MAGISTRIS Marcello FEDELE Luciano GALLINO Tilde GIANI GALLINO Renato GIANNETTI Vittorio MARCHIS Giuliano MARTIGNETTI Marcello MORELLI Massimo NEGROTTI Piergiorgio ODIFREDDI Carlo OLMO Gian Paolo ORMEZZANO Peppino ORTOLEVA Alberto PIAZZA Paolo POMBENI Mario RASETTI Sergio SCAMUZZI Giovanni B. SGRITTA Lorenzo SILENGO Enzo SIVIERO Giuseppe VOLPATO”,”REFx-064″
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Adriano BON Franca D’AGOSTINI Michele DALL’ONGARO Franco FABBRI Ugo FABIETTI Giovanni FILORAMO Barbara LANATI Aldo MASULLO Paolo PARRINI Pier Paolo PORTINARO Franco RICCA Gianni RONDOLINO Liborio TERMINE Roberto TESSARI Marco VALLORA Gianni VATTIMO”,”Atlante del Novecento. Volume terzo: il declino delle certezze un secolo e le sue immagini.”,”testi di Adriano BON Franca D’AGOSTINI Michele DALL’ONGARO Franco FABBRI Ugo FABIETTI Giovanni FILORAMO Barbara LANATI Aldo MASULLO Paolo PARRINI Pier Paolo PORTINARO Franco RICCA Gianni RONDOLINO Liborio TERMINE Roberto TESSARI Marco VALLORA Gianni VATTIMO”,”REFx-065″
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’ Italia industriale. Politici e manager senza visione del futuro hanno trasformato l’ Italia in una colonia industriale. Per recuperare terreno occorre una politica economica orientata verso uno sviluppo ad alta intensità di lavoro e di conoscenza.”,”GALLINO è professore emerito di sociologia nell’ Università di Torino. Si è occupato a lungo, in vari ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende industriali. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘L’ impresa responsabile. Un’ intervista su Adriano Olivetti’ (2001). Sul ritardo italiano nell’ industria elettronica di consumo: “”Ciò nondimeno le trasmissioni a colori iniziarono ufficialmente in Francia – inutile a dirsi con il Secam – e nel Regno Unito – mediante il sistema Pal, adottato anche da tutti gli altri membri dell’ Ebu – nell’ estate del 1967. Seguirono poco tempo dopo la Germania Occidentale, l’ Olanda e altri paesi. In Italia il governo avrebbe atteso fino al 1977 prima di autorizzare la Rai a effettuare trasmissioni a colori per il pubblico, giusto dieci anni più tardi. Gli storici della televisione includono tra i fattori di un simile ritardo le pressioni dell’ industria automobilistica, timorosa di veder diminuire le vendite qualora le famiglie si fossero chiuse in casa a godere il nuovo mezzo anziché fare gite in auto, nonché quelle degli editori di giornali e periodici preoccupati di veder scemare gli introiti pubblicitari. E’ possibile che tali fattori abbiano avuto un certo peso. Tuttavia la responsabilità maggiore (…) ricade principalmente sui governi di allora (…).”” (pag 61-62)”,”ITAE-108″
“GALLINO Luciano”,”L’impresa irresponsabile.”,”GALLINO Luciano è uno dei più autorevoli sociologi italiani. E’ autore di ‘La scomparsa dell’Italia industriale’. Professore emerito, già ordinario di sociologia presso l’Università di Torino. Si occupa delle trasformazioni del lavoro.”,”ECOA-008″
“GALLINO Luciano”,”Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi.”,”GALLINO Luciano, sociologo è anche autore di ‘L’impresa irresponsabile’ (2005) e di ‘Con i soldi degli altri'”,”ECOI-297″
“GALLINO Luciano”,”Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario.”,”GALLINO Luciano è professore emerito all’Università di Torino. Si occupa da tempo delle trasformazioni del lavoro e dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione.”,”CONx-201″
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’Italia industriale.”,”GALLINO è professore emerito di sociologia nell’ Università di Torino. Si è occupato a lungo, in vari ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende industriali. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘L’ impresa responsabile. Un’ intervista su Adriano Olivetti’ (2001). “”Resta in piedi un ultimo settore della grande industria, l’automobile, la cui crisi procede peraltro verso esiti al momento imprevedibili”” (Quarta di copertina)”,”ITAE-012-FV”
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’Italia industriale.”,”Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia nell’Università di Torino. Si è occupato a lungo, in differenti ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende italiane. Ha pubblicato: Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione e L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti.”,”ITAE-067-FL”
“GALLINO Luciano”,”Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione.”,”Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia nell’Università di Torino. Si è occupato a lungo, in differenti ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende italiane. Ha pubblicato: Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione e L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti.”,”ITAS-035-FL”
“GALLINO Luciano”,”Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa.”,”Luciano Gallino, professore emerito dell’Università di Torino, dove è stato per oltre trent’anni ordinario di Sociologia, è socio dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Si occupa da tempo dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘La scomparsa dell’Italia industriale’ (2003). “”Il regolare dispiegamento della formazione economico-sociale capitalistica richiede, in teoria, che le istanze fondamentali della psiche – che chiamerò, seguendo Freud, Es, Io e Super-Io – siano strutturate in modo conforme alle sue esigenze. Storicamente, il primo a adeguarsi a tale richiesta è stato l’Io, sin dai tempi del primo capitalismo di metà Ottocento. L’Io, agente preposto all’osservanza del principio di realtà, ha rapidamente interiorizzato le cennate esigenze, elevandole a criterio guida dell’agire. Ricordiamone alcune: «la subordinazione senza freni dei soggetti umani a Sua Maestà il tasso di profitto» (3); il dominio assoluto della proprietà privata, che si estende alla proprietà della forza lavoro; la disciplina mentale e corporea sui luoghi di lavoro; il rigoroso asservimento dei tempi propri della persona e della famiglia ai tempi della produzione. Sotto l’agenzia dell’Io il capitalista e il proletario, inteso nell’accezione larga di chiunque sia per necessità alle dipendenze del primo, sono diventati, con le parole di Marx, «dei caratteri sociali che il processo sociale di produzione imprime agli individui (…) i quali sono dei prodotti di questi rapporti sociali di produzione determinati» (4). In questa prospettiva il capitalista e l’operaio dell’età industriale sono state le prime avanzate quanto estese personificazioni dell’ ‘Homo oeconomicus’. Ancora con le parole di Marx: «Il capitalista funziona unicamente come capiale ‘personificato’, come capitale-persona, e l’operaio a sua volta [funziona] unicamente come lavoro ‘personificato’ […]». L’uno e l’altro concorrono a costruire il mondo dell’economia industriale. Sono personificazioni avanzate, e tuttavia son finite per apparire incomplete. (…) Nel corso del Novecento simili incompletezze del soggetto economico, dell”Homo oeconomicus’, sarebbero apparse sempre meno compatibili con lo sviluppo della formazione capitalistica. Più precisamente, incompatibili con la trasformazone della sua infrastruttura da prevalentemente industriale a prevalentemente finanziaria: un passo indispensabile per la prosecuzione dell’accumulazione del capitale» (pag 228-229) [L. Sève, ‘Penser avec Marx aujourd’hui’. II. ‘L’homme’?, La Dispute, Paris, 2008, p. 560; (4) K. Marx, ‘Le Capital’, Editions sociales, Paris, 1957-60, libro III, tomo III, p, 254 (ed. franc.); (5) Citato da L. Sève, ‘Penser avec Marx’, cit., p. 27. Il passo è tratto da un capitolo destinato al ‘Capitale’ che Marx non ritenne di pubblicare] (rileggere e inserireo)”,”EURE-001-FB”
“GALLINO Luciano”,”Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione.”,”Paragrafo: ‘La tecnologia crea tanti posti di lavoro quanti ne distrugge’ (pag 9-21) Luciano Gallino è ordinario di sociologia all’Università di Torino. Si occupa delle trasformazioni del lavoro e dell’impatto delle nuove tecnologie sui rapporti sociali e sui modelli culturali. Cita, criticandolo il libro di Dominique Méda, filosofa francese, ‘Il lavoro. Un valore in via di sparizione’ (Feltrinelli) (presenta tutte le teorie sociologiche e filosofiche sul lavoro e poi giunge alla conclusione, sbagliando, che occorra ancorare il legame sociale non più al lavoro ma alla ‘limitazione’ dei rischi di dissoluzione delle nostre società (pag 73-74) La Méda nel 2008 ha scritto un altro volume dal titolo: ‘Au-de-là du PIB: pour une autre mesure de la richesse’ Flammarion, Champs actuel, 2008, 276 pagine”,”TEOS-141″
“GALLINO Luciano”,”Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi.”,”Luciano Gallino ha pubblicato tra l’altro ‘Globalizzazione e disuguaglianze’ (Laterza, 2000) e ‘La scomparsa dell’Italia industriale’ (Einaudi, 2003). Ha collaborato con l’Einaudi fin dagli anni ’50 quando lavorò alla traduzione di ‘Uomo invisibile’ di Ralph Ellison, ripubblicato nel 2009 con una sua traduzione. E’ professore emerito nell’Università di Torino, dove è stato per oltre trent’anni ordinario di Sociologia.”,”ECOI-027-FF”
“GALLISSOT René a cura; collaborazione di M. AL-CHARIF A. AYACHE J. BESSIS J. COULAND R. GALLISSOT M. HADHRI H.R. HAMZA G. OVED A. TALEB BENDIAB B. TLILI”,”Mouvement ouvrier communisme et nationalismes dans le monde arabe.”,”Scritto con M. AL-CHARIF, A. AYACHE, J. BESSIS, J. COULAND, R. GALLISSOT, M. HADHRI, H.R. HAMZA, G. OVED, A. TALEB BENDIAB, B. TLILI”,”MVOx-001″
“GALLISSOT René VILAR Pierre PARAIN Pierre e altri”,”Sur le féodalisme. 1. Féodalité francaise et mode de production féodal. 2. Problématique du féodalisme hors d’ Europe: le Maghreb précolonial.”,”Parte 1. Dossier preparatorio di Charles PARAIN Pierre VILAR, contributi di Jean-Jacques GOBLOT Francois HINCKER Ciro Flamarion Santana CARDOSO, relazioni introduttive: Albert SOBOUL Guy LEMARCHAND, interventi di Jacques DUPAQUIER M.me LUBLINSKAIA Antoine PELLETIER Robert MANDROU Jean SURET-CANALE André BERELOVITCH Francois HINCKER. Parte 2. Dossier preparatorio di René GALLISSOT, contributi di André NOUSCHI Jean PONCET André PRENANT, relazioni introduttive di Lucette VALENSI René GALLISSOT, interventi di Jean SURET-CANALE Albert AYACHE Catherine COQUERY. “”Altra formulazione, troviamo là lo stadio in cui il modo di produzione, questa essenza reale, è il più adeguato alla formazione economica e sociale che è la sua implicazione concreta; l’ Inghilterra industriale appare bene come il modello del Capitale. Per la socializzazione interna crescente, per la complicazione delle sue contraddizioni interne ed esterne, per gli effetti del monopolio e dei legami di dipendenza tra Stati che divengono degli agenti economici diretti, il capitalismo allo stadio imperialista diventa in qualche modo meno tipico. Il modo di produzione in senso generale di schema di funzionamento in tutti i tempi e tutti i luoghi, quello che sorge dunque dall’ imperialismo, è così in parte distinto e snaturato in rapporto al modo di produzione tipico, schema essenziale del capitalismo, e seconda accezione del termine, la cui realizzazione sarebbe più vicina alla perfezione in uno stadio solo.”” (pag 140, René Gallissot)”,”FRAA-056″
“GALLISSOT René, a cura di Annamaria RIVERA”,”Razzismo e antirazzismo. La sfida dell’immigrazione.”,”Studioso di formazione marxista, René Gallissot ha studiato la società nordafricana tra colonialismo e indipendenza. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Mouvement ouvrier, nationalismes et communisme dans le monde arabe’ (1978), ‘Le patronat europeen au Maroc’ (1990), ‘Marxisme et Algerie’ (Algeri, 1991). Ha scritto per l’edizione ‘Storia del marxismo’ della Einaudi.”,”CONx-210″
“GALLISSOT René”,”Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio.”,”‘La questione irlandese ha per Marx ed Engels un valore eccezionale’ (pag 800) ‘Nel suo discorso di Amsterdam, all’indomani del Congresso dell’ Aia del settembre 1872, Marx riconosce la necessità di tener conto delle condizioni nazionali (7): l’azione del movimento operaio internazionale doveva inserirsi nel quadro degli Stati nazionali. Tale, la lezione tratta dalla fine della I Internazionale”” (pag 803) (7) Cfr. G. Bravo, La Prima Internazionale. Storia documentaria, Roma, 1978, p. 834 ‘Il punto più avanzato dell’indagine di Engels – almeno in una versione pubblica esplicita, perché le sue ricerche sono continuate anche in seguito – è nella prefazione all’ Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”” (pag 808) “”Più del posto fatto al sentimento nazionale, l’apporto più originale di Kautsky è probabilmente la sua riflessione sulla funzione degli intellettuali nell’ambito nazionale. Quello che egli chiama “”il proletariato dell’ intelligenza”” (pag 813) “”non è solo a proposito della Polonia che la Luxemburg rimette in discussione le scelte di Marx e di Engels, e Kautsky approva il suo modo di pensare, scrivendo nel 1896: (…)”” (pag 820) “”Borochov trova dunque nel marxismo economico gli elementi della sua dimostrazione costruttivistica”” (pag 836) Borochov (teorico del Bund): ‘duplice determinazione nazionale e classista”” (pag 837) Rakovskij: “”in un certo senso, anche il socialismo più internazionalista procede per vie nazionali”” (pag 850) “”D’altra parte, sempre nel 1869, Marx, nei suoi interventi al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (la I Internazionale) e nella sua corrispondenza con Engels, con Meyer, con Vogt e soprattutto con Kugelmann, osserva che in Irlanda il problema non è soltanto economico, ma che quella che si pone è la questione nazionale, e riprende una formula già usata nel 1847 a proposito della spartizione della Polonia: “”una nazione non può essere libera se continua ad opprimerne altre””. La questione nazionale diventa così primaria, non foss’altro che per liberare la classe operaia inglese dalla subordinazione al modo di pensare della sua borghesia, ossia dall’ottenebramento nazionalistico della sua coscienza di classe: l’emancipazione dell’Irlanda è “”la prima condizione”” della sua stessa emancipazione sociale (1). Marx ed Engels accordano questa preminenza alla questione nazionale – e non senza oscillazioni – solo per queste due nazioni, la Polonia e l’Irlanda, due casi la cui giustificazione è fondalmentalmente strategica, in quanto la Russia è la potenza reazionaria per eccellenza, e l’Inghilterra il luogo possibile della rivoluzione operaia”” [René Gallissot, ‘Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(1) Cfr. lettera di Marx a L. Kugelmann del 29 novembre 1869, ibid., vol. 43, p. 691] (pag 788) “”Il ragionamento di Marx, nel porre in rilievo l’importanza dei rapporti di classe e della formazione della coscienza operaia inglese, si ricollega alla logica dello sviluppo capitalistico, quale è analizzata nel ‘Capitale’ e si fonda sulla situazione egemonica dell’Inghilterra nel mondo capitalistico: “”L’Inghilterra, in quanto metropoli del capitale, in quanto potenza fino ad oggi dominante il mercato mondiale, è per il momento il paese più importante per la rivoluzione operaia; oltre a ciò essa è l’unico paese nel quale le condizioni materiali di tale rivoluzione si siano sviluppate fino a un certo grado di maturità. Perciò l’obiettivo più importante dell’Internazionale è di accelerare la rivoluzione sociale in Inghilterra. L’unico mezzo per accelerarla è rendere indipendente l’Irlanda…. Il compito specifico del Consiglio centrale a Londra è di risvegliare nella classe operaia inglese la consapevolezza che l’emancipazione nazionale dell’Irlanda non è per essa una questione di giustizia astratta o di sentimenti umanitari, bensì la prima condizione per la loro stessa emancipazione sociale””. In un passo precedente di questa stessa lettera Marx aveva sottolineato “”la cosa più importante””: “”In tutti i centri industriali e commerciali dell’Inghilterra vi è adesso una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il tenore di vita. Egli si sente di fronte a quest’ultimo come parte della nazione dominante, e proprio per questo si trasforma in strumento dei suoi aristocratici e capitalisti contro l’Irlanda, consolidando in tal modo il loro dominio su se stesso. L’operaio inglese nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali verso quello irlandese. Egli si comporta all’incirca come i bianchi poveri verso i negri negli Stati un tempo schiavisti dell’Unione americana. L’irlandese lo ripaga con la stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda…. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese a dispetto della sua organizzazione”” (1). Le possibilità di emancipazione della classe operaia in Inghilterra e, nel mondo, quelle della rivoluzione socialista sono dunque collegate all’esigenza che gli operai inglesi acquistino una coscienza di classe. E’ questa una condizione che non verrà soddisfatta, e costituirà una delle ragioni del fallimento della I Internazionale, ma nel loro entusiasmo militante Marx ed Engels conserveranno a lungo questa speranza. La questione irlandese ha per Marx ed Engels un valore eccezionale anche perché, per la prima volta, mettono in discussione su questo terreno le prospettive della rivoluzione proletaria, che pur giudicano prossima”” [René Gallissot, ‘Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(1) Marx a S. Meyer e A. Vogt, 9 aprile 1870, ibid., pp. 721-22] (pag 799-800)”,”MAES-155″
“GALLISSOT René KILANI Mondher RIVERA Annamaria”,”L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave.”,”R. Gallissot storico specialista del Maghreb coloniale. Professore emerito Università di Parigi VIII, presidente dell’Istituto Maghreb-Europa. M. Kilani, è professore di antropologia culturale e sociale nell’Università di Losanna. A. Rivera, antropologa presso l’Università di Bari. “”La maggior parte degli storici dell’ideologia razzista identificano il momento in cui essa perviene a compiuta maturazione in EUropa nel diciannovesimo secolo, epoca in cui convergono fenomeni come il colonialismo (per meglio dire, l’espansione militare del dominio coloniale e lo sfruttamento sistematico delle colonie) e l’imperialismo, l’industrializzazione e lo sviluppo delle scienze naturali, i grandi flussi migratori, il mito romantico del popolo, la spinta dei nazionalismi. Decretando l’inferiorità ‘naturale’ degli ‘altri’ – i colonizzati, le “”classi pericolose’, le donne, gli zingari, gli ebrei… – l’ideologia razzista consentirà di risolvere la contraddizione fra i valori umanistici e le istanze egualitarie ereditate dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, da una parte, e, dall’altra, lo sfruttamento e il dominio imposti dall’industrializzazione e dalle imprese coloniali (Guillaumin, 1972: 42).”” (pag 158) [Annamaria Rivera, ‘Idee razziste’, ‘La costruzione dell’ideologia razzista’]”,”TEOS-241″
“GALLISSOT René KILANI Mondher RIVERA Annamaria”,”L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave.”,”René Gallissot, storico, è professore nell’Università di Parigi-VIII. Dirige la rivista L’homme et la société, co-dirige l’Istituto Maghreb-Europa ed è autore di numerose opere fra le quali: Razzismo e antirazzismo e, insieme ad A. Rivera, Pluralismo culturale in Europa. Mondher Kilani è professore di antropologia nell’Università di Losanna. Ha fatto ricerche sul campo nelle Alpi svizzere, in Papua Nuova Guinea, Tunisia, Marocco e Niger. Annamaria Rivera, antropologa, insegna etnologia nell’Università di Bari. Partecipa attivamente alla riflessione e al dibattito sul razzismo, collabora con quotidiani e riviste ed è autrice di volumi fra i quali Frammenti d’America e Il mago, il santo, la morte, la festa.”,”TEOS-093-FL”
“GALLISSOT René”,”Le patronat europeen au Maroc. Action sociale – action politique (1931-1942). Troisième partie : 1936 au Maroc: le patronat devient social. Quatrième partie: De la lutte sociale à l’attitude politique (1937-1939); Cinquième partie: L’idéal social et politique: le pétainisme (1940-1942)”,”Solo: terza parte : 1936 au Maroc: le patronat devient social (pag 113-294); quarta parte: De la lutte sociale à l’attitude politique (1937-1939); quinta parte: L’idéal social et politique: le pétainisme (1940-1942) Rabat, Editions techniques nord-africaines, 1964.”,”MAFx-009″
“GALLIUSSI SENIGA Anita”,”I figli del partito.”,”Anita GALLIUSSI è stata la moglie di Giulio SENIGA. Nata a Udine nel 1925, figlia di un militante comunista perseguitato dai fascisti, nel 1931 fu costretta ad emigrare clandestinamente assieme alla madre, prima in Francia e poi in URSS. Nelle scuole del regime studia con i figli degli esponenti dei partiti comunisti: conosce così i figli di TOGLIATTI (Aldo ERCOLI figlio di Togliatti e di Rita MONTAGNANA), LONGO, Dolores IBARRURI, Anna PAUKER, CIU EN LAI, Carlos PRESTES. Entra a 14 anni nell’ organizzazione dei giovani comunisti sovietici. A 17 anni, dopo il diploma delle scuole medie superiori frequenta i corsi dell’ Internazionale Comunista e quindi entra negli uffici del Comintern, come segretaria di TOGLIATTI. Nel 1945 rientra in Italia e continua la sua attività di militante lavorando a Roma alla Direzione centrale del PCI. Nel 1954 partecipa, seguendo il suo compagno SENIGA che aveva rotto con il partito dopo aver appreso dei delitti di STALIN e BERIA, con due anni di anticipo rispetto al ‘rapporto Krusciov’; alla organizzazione della dissidenza contro il PCI. Da allora sarà al fianco di SENIGA nell’ esperienza di Azione Comunista e nell’ attività editoriale di Azione Comune. Nel 1999, anno della morte di Giulio SENIGA, con il figlio Martino, comincia a curare il riordino dell’ archivio di SENIGA per renderlo disponibile agli studiosi.”,”MITC-023″
“GALLIUSSI SENIGA Anita”,”I figli del partito.”,”Anita GALLIUSSI è stata la moglie di Giulio SENIGA. Nata a Udine nel 1925, figlia di un militante comunista perseguitato dai fascisti, nel 1931 fu costretta ad emigrare clandestinamente assieme alla madre, prima in Francia e poi in URSS. Nelle scuole del regime studia con i figli degli esponenti dei partiti comunisti: conosce così i figli di TOGLIATTI (Aldo ERCOLI figlio di Togliatti e di Rita MONTAGNANA), LONGO, Dolores IBARRURI, Anna PAUKER, CIU EN LAI, Carlos PRESTES. Entra a 14 anni nell’ organizzazione dei giovani comunisti sovietici. A 17 anni, dopo il diploma delle scuole medie superiori frequenta i corsi dell’ Internazionale Comunista e quindi entra negli uffici del Comintern, come segretaria di TOGLIATTI. Nel 1945 rientra in Italia e continua la sua attività di militante lavorando a Roma alla Direzione centrale del PCI. Nel 1954 partecipa, seguendo il suo compagno SENIGA che aveva rotto con il partito dopo aver appreso dei delitti di STALIN e BERIA, con due anni di anticipo rispetto al ‘rapporto Krusciov’; alla organizzazione della dissidenza contro il PCI. Da allora sarà al fianco di SENIGA nell’ esperienza di Azione Comunista e nell’ attività editoriale di Azione Comune. Nel 1999, anno della morte di Giulio SENIGA, con il figlio Martino, comincia a curare il riordino dell’ archivio di SENIGA per renderlo disponibile agli studiosi.”,”PCIx-266″
“GALLO Max”,”Le grand Jaures.”,”””Il proletariato non è al di fuori della patria. La frase famosa così ripetuta e sfruttata i n tutti i sensi che pronunciava, nel 1847, il Manifesto comunista di Marx e di Engels: «Gli operai non hanno patria», non era che un motto dettato dalla passione, una replica paradossale, e del resto poco felice, alla polemica dei patrioti borghesi, che accusavano il comunismo come distruttore della patria. E infatti, lo stesso Marx si affrettava a correggere ed a restringere il senso della sua formula, aggiungendo: «Certamente il proletariato deve prima conquistare il potere politico, deve erigersi a classe nazionale sovrana e costituirsi in nazione; e in questo senso egli appartiene ancora ad una nazionalità, ma non più come l’intende la borghesia». Sottigliezze assai oscure e vane assai. Come potrebbe il proletariato costituirsi in nazione, se la nazione non fosse già, se il proletariato non avesse con questa vivi rapporti? E se il ”Manifesto’ vuol dire semplicemente che una classe non ha patria finché della patria non è interamente padrona, che non avrà patria fino a che non abbia conseguito tutto il potere politico, esso deve allora proclamare per tutto il periodo dell’antica monarchia, dal timido sorgere dei Comuni fino alla Rivoluzione francese: «I borghesi non hanno patria». È la sostituzione di una serie di rivoluzioni astrate e artificiali alla profonda evoluzione rivoluzionaria, così spesso definita da Marx stesso con tanta forza. È la negazione sarcastica della storia medesima, di, ciò che la dialettica marxista ha di originale e di forte. È l’idea sacrificata all’espressione. (…)”” (L’Armée Nouvelle, p. 436-438)] [Jean Jaures, Il socialismo e la Guerra, L’Emancipatrice, Paris, 1918]”,”JAUx-018″
“GALLO Max”,”Maximilien Robespierre. Histoire d’une solitude.”,”Max GALLO, agregé d’histoire, è nato a Nizza nel 1932. E’ specialista dell’ Italia contemporanea.”,”FRAR-211″
“GALLO Max”,”Napoleon. La voce del destino.”,”””Ha lasciato la Francia più piccola di quanto l’ avesse trovata, sia pure. Ma una nazione non si definisce così. Per la Francia lui doveva esistere… Non mercanteggiamo la grandezza””. (De Gaulle, citato da André Malraux) (in apertura) Napoleone impone la disciplina al suo esercito. “”Masséna ha dovuto radunare parecchi uomini che stavano scappando dai combattimenti intorno a Dego. Si sono verificati casi di saccheggio. Come battersi, come morire e uccidere se viene a mancare la disciplina? Napoleone chiama Berthier e detta: “”Il generale in capo condanna gli orribili saccheggi a cui si sono lasciati andare uomini perversi che si presentano ai loro corpi soltanto dopo la battaglia… Si dovranno fucilare sul posto gli ufficiali o i soldati che, con il loro comportamento, inducano altri al saccheggio distruggendo con ciò la disciplina, provocando disordine nell’ esercito compromettendone la salvezza e la gloria.”” (…) Bisogna infierire. Fucilare, degradare. Se il pugno di ferro della disciplina non stringe gli uomini in un fascio, come accetteranno di andare alla morte?”” (pag 248) Campagna d’ Italia. “”Si parla e si scrive diversamente quando si può dire ai propri soldati: “”Avete riportato la vittoria in quattordici battaglie strategiche e settanta combattimenti. Avete catturato più di 100.000 prigionieri, strappato al nemico cinquecento pezzi di artiglieria da campagna e duemila cannoni da assedio… Avete arricchito il Museo di Parigi di oltre trecento opere, capolavori italiani antichi e moderni””. (pag 274)”,”FRAN-063″
“GALLO Max”,”Une femme rebelle. Vie et mort de Rosa Luxemburg.”,”1910. L. si impegna in prima persona per la radicalizzazione delle masse. “”Cogliendo la sensazione che le ‘masse’ tedesche finalmente ascoltavano, decuplicò le sue energie: “”Mi riprometto al presente di fare molta più agitazione che durante i sette ultimi anni.””, diceva, mostrando la sua determinazione e il suo entusiasmo, il bisogno che provava di agire, poiché, stimava, il momento era propizio. Essa attirava le folle nelle assemblee, provocava gli applausi e, ogni volta, restava anche oltre due ore alla tribuna, pedagoga, chiara, trascinante, usciva da queste riunioni sfinita e convinta che questa accoglienza “”grandiosa”” che aveva ricevuto era un segno dello stato di spirito delle “”masse””, della situazione della società tedesca.”” (pag 197)”,”LUXS-039″
“GALLO Ettore”,”Sciopero e repressione penale.”,”Contiene dedica dell’ A a Mario ZAGARI, vicepresidente del parlamento europeo. GALLO Ettore è professore ordinario di diritto penale nella Università di Firenze e componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha fatto parte della Commissione ministeriale redigente del progetto di nuovo codice di procedura penale. “”Vero è, dunque, che, nonostante tutto, l’ espediente è in realtà riduttivo e dilatorio; non potendosi ormai più negare l’ irrilevanza penale dello sciopero politico, si è voluto almeno limitare la portata del riconoscimento, evitando il riferimento all’ art. 40 Cost., per salvare in extremis, limitatamente all’area civilistica, la retriva distinzione tra sciopero economico “”legittimo”” e sciopero politico “”illegittimo””. Come bene è stato osservato, però, il dissidio non tanto si rileva in questi settori marginali, dove alla fine bon gré mal gré, l’ innovazione c’è e lo sciopero politico non potrà più essere perseguito: la dottrina aveva parlato già in anni lontani di un “”impegno costituzionale a non punire lo sciopero in nessun caso””. Il dissidio si rivela, invece, sulle grandi linee di fondo, e riguarda la lettura della Costituzione in chiave esclusivamente liberale, come suggerisce la sentenza, oppure anche (se non prevalentemente) in chiave sociale, come noi proponiamo. Ma riferita al diritto di sciopero, la chiave liberale si dimostra del tutto inadeguata e finisce per condurre ad affermazioni contradditorie.”” (pag 132-133)”,”DIRx-009″
“GALLO Pier Domenico”,”Intesa Sanpaolo: c’era una volta un “”fantasma inesistente””. Dal Nuovo Banco Ambrosiano, venticinque anni fa nasceva la prima banca itailana. Storie, retroscena, rivelazioni e protagonisti di ieri e di oggi.”,”GALLO Pier Domenico è stato direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano dalla sua fondazione nel 1982 fino al 1987 quando è stato chiamato a dirigere la Banca Nazionale del Lavoro. Dal 1992 opera nel private equity, settore in cui ha fondato Investitori Associati e Meliorbanca. E’ partner di due fondi internazionali, Orlando e Fonsicar. pag 58-59 “”Scrive nelle parte riservata della relazione – lavoro profetico di analisi – l’ispettore Giulio PADALINO nel 1979 , riportata nel libro dall’A: “”L’impossibilità di acquisire una completa informativa sulle partecipazioni detenute dalla ripetuta holding non può fugare il dubbio che, dietro alle varie società estere acquirenti di cospicui pacchetti di azioni del Banco Ambrosiano, vi possa essere la stessa azienda ispezionata, con ovvie conseguenze sulla situazione patrimoniale del Banco, atteso che i cennati collocamenti all’estero sono stati effettuati a prezzi sensibilmente superiori alle quotazioni correnti.”” “”Dal 1973 si sono verificate modifiche nella situazione patrimoniale del Banco, determinate principalmente dal trasferimento di considerevoli partite di azioni a società estere di gradimento del “”gruppo”” Ambrosiano dietro le quali potrebbero celarsi interessi diretti del “”gruppo”” stesso o dello IOR e che palesano l’avvio di un processo di concentrazione proseguito nel corso degli accertamenti”””” (pag 42-43) (Citato dal libro di Carlo BELLAVITE PELLEGRINI ‘Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa e dissesto (1896-1982)) Titolo Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa e dissesto 1896-1982 Autore Bellavite Pellegrini Carlo Prezzo € 45,00 Prezzi in altre valute Dati 2004, 1056 p., 3 ed. Editore Laterza (collana Storia delle banche in Italia)”,”ECOG-023″
“GALLO Gaetano”,”Pietro Casilli. Un socialista della vigilia deputato al parlamento (1848-1913).”,”””Pietro Casilli fu un grande amico di Bovio, di Imbriani, di Bakunin, di Cavallotti e di quanti più degnamente imperniarono la democrazia italiana”” (pag 55)”,”MITS-371″
“GALLO Max”,”Les Clés de l’histoire contemporaine. Histoire du monde de la Révolution française à nos jours en 212 épisodes.”,” “”1850: il partito del proletariato deve rendere la rivoluzione permanente”” “”Quand, en janvier 1859, Karl Marx (1818-1883) envoie à son éditeur Duncker le manuscrit de sa ‘Contribution à la critique de l’économie politique’, il n’est encore que ce publiciste-journaliste, homme politique, pamphlétaire, agitateur révolutionnaire, dont les écrits ne connaissent qu’une très faible audience. Le tirage de la ‘Critique de l’économie politique’ ne dépasse pas deux mille exemplaires, et on en vend à peine quelques centaines. Il n’y eut qu’un seul compte rendu dans la presse, écrit par Friedrich Engels! Le livre, pourtant, comporte des réflexions révolutionnaires – qui serviront d’assise au ‘Capital’, dont le livre I est publié en 1867. Il affirme: “”A’ un certain stade de leur développement, les formes productives matérielles entrent en contradiction avec les rapports de production existants ou ce qui n’en est que l’expression juridique, avec les rapports de propriété au sein desquelles elles s’étaient unies jusque-là. De formes de développement des forces productives qu’ils étaient, ces rapports en deviennent des entraves. Alors s’ouvre une époque de révolution sociale. Le changement dans la base économique bouleverse plus ou moins rapidement toute l’énorme superstructure””. Mais qui peut entendre cette analyse qui met en rapport la marchandise, le temps de travail, la valeur d’usage, l’argent? L’Europe tout entière est entrée, à partir des années 1849-1850, dans une longue période de réaction, de contrerévolution. L’écrasement des révolutions de 1848 laisse les mains libres aux gouvernements (russe, français, prussien, autrichien, anglais) qui sont à la fois en compétition (pour le partage du monde, l’influence en Europe, etc.) et d’accord pour neutraliser tout processus révolutionnaire. Dans ce climat, Marx ne peut qu’être isolé. Depuis qu’il a émigré en France en 1843, il s’est radicalisé, à la fois sur le plan de sa pensée et sur celui de l’action politique. Il est devenu communiste – l’aile extrême du mouvement révolutionnaire -, a fréquenté la “”ligue des Justes””. Chassé de France en 1845, il se réfugie à Bruxelles, rentre à Paris au moment de la IIe République, puis se rend en Allemagne, où il participe aux combats des révolutionnaires rhénans, avant de s’exiler à Londres. La publication, en janvier 1848, du ‘Manifeste communiste’ (“”L’histoire de toute societé jusqu’à nos jours n’a été que l’histoire des luttes de classes””) l’a désigné à la fois aux yeux des cercles ouvriers révolutionnaires et des pouvoirs comme un révolutionnaire. Et chacune de ses publications ultérieures marque un pas de plus dans sa démarche de rupture avec les réflexions dominantes. Ainsi, en 1850, il écrit aux sections de la Ligue de communistes, tirant la leçon des journées de juin 1848 et de l’attitude de la République française: “”Le parti du prolétariat doit se différencier des démocrates petits-bourgeois qui veulent terminer la révolution au plus vite… Il doit rendre la révolution permanente jusqu’à ce que toutes les classes plus ou moins possédantes aient été chassés du pouvoir… dans tous le principaux pays du monde””. Ainsi s’affirme la notion de ‘la dictature du prolétariat'”” [Marx Gallo, Les Clés de l’histoire contemporaine. Histoire du monde de la Révolution française à nos jours en 212 épisodes, 2005] (pag 297-298)”,”STOU-106″
“GALLO Max”,”Napoleone. La voce del destino – Il sole di Austerlitz. Volume Primo.”,”Marx Gallo (Nizza 1932) giornalista, storico e romanzier, è stato editorialista dell’Express e direttore di Le Matin di Parigi. Già membro del parlamento francese e di quello europeo ha ricoperto diversi incarichi governativi e istituzionali.”,”FRAN-097″
“GALLO Max”,”Napoleone. La voce del destino – Il sole di Austerlitz. Volume Secondo.”,”Marx Gallo (Nizza 1932) giornalista, storico e romanzier, è stato editorialista dell’Express e direttore di Le Matin di Parigi. Già membro del parlamento francese e di quello europeo ha ricoperto diversi incarichi governativi e istituzionali.”,”FRAN-098″
“GALLO Max”,”La notte dei lunghi coltelli. 30 giugno 1934.”,”Nato a Nizza nel 1932, Max Gallo è docente di storia. Autore di una thèse sulla ‘quinta colonna’ negli anni 1930-40, ha pubblicato un serie di opere e saggi dedicati all’epoca contemporanea, fra cui una ‘vita di Mussolini’, un’analisi dell’affaire Etiopia e un’ampia ‘storia della Spagna franchista’. Bad Wiessee, una stazione termale della Baviera, sabato 30 giugno 1934, ore sei del mattino: pistola in pugno, Adolf Hitler, alla testa di un gruppo di SS, irrompe nella tranquilla Pensione Hanselbauer, dove dormono i suoi camerati della prima ora; i capi delle SA, gli uomini che hanno reso possibile l’ascesa al potere del Führer e sono stati la punta di diamante della sua rivoluzione. Vuole sorprenderli nel sonno, arrestarli, eliminarli. Li considera la testa di una congiura contro la sua persona e contro il regime. Il loro capo è Röhm, uno dei più vecchi e provati compagni di lotta di Hitler (sarà poi liquidato nella sua cella da due SS). Max Gallo ha esplorato gli archivi, ha intervistato i testimoni, ha visitato i luoghi dove si svolsero i fatti.”,”GERN-009-FL”
“GALLO Giuseppe”,”La Repubblica di Genova tra nobili e popolari (1257-1528).”,”Giuseppe Gallo è nato a Genova nel 1924, giornalista professionista ha lavorato per oltre un trentennio al Secolo XIX.”,”LIGU-137″
“GALLO Max”,”I manifesti nella storia e nel costume.”,”Contiene il capitolo: 1914-1924 immagini di guerra e di rivoluzione (pag 131-157)”,”FOTO-093″
“GALLO Max”,”Garibaldi. La forza di un destino.”,”De Failly telegrafa a Napoleone III: “”Gli ‘chassepots’ hanno fatto meraviglie”” (pag 393) “”Bisogna impaurire i nemici della Francia, i repubblicani o gli operai che cominciano a rialzare il capo e che per i boulevard di Parigi, nel quartiere di Bonne Nouvelle, hanno manifestato per affermare la loro solidarietà con Garibaldi e denunciare la politica di Napoleone III”” (pag 394)”,”BIOx-001-FC”
“GALLO Ugo”,”Storia della letteratura spagnola.”,”””Ma la Spagna ha sempre saputo non essere altro che sè stessa, come tutti i Centri di periferia. Se l’Italia è stata una zona centrale e non lo è più, o non lo è in modo valido e totale, il mondo è sfasato, cerca un centro; si è rimasti alla necessità di invocare la lex imperii; come faceva Dante, sia pure con qualche emendamento. E, per la Spagna, possiamo ripetere quel che Dante appunto, politico e mistico unitario, diceva: … e beata Navarra se s’armasse del monte che la fascia! La Spagna è divisa; e la sua lingua e letteratura e civiltà proseguono oltre mare una eredità latina e mediterranea ed europea di estrema vitalità”” (pag 7-8) (dalla premessa)”,”SPAx-151″
“GALLO Andrea Don MAZZETTI LORIS”,”Sono venuto per servire.”,”Loris Mazzetti (Bologna, 1954) regista e giornalista, capostruttura di Rai tre.”,”BIOx-053-FV”
“GALLO Stefano a cura”,”La Resistenza nel Volterrano (1943-1944).”,”Stampa Digital Book, Città di Castello, Perugia Stefano Gallo si occupa di storia sociale dell’Italia contemporanea, con particolare attenzione alla storia delle migrazioni e del lavoro. Ha lavorato sulla storia della guerra e della Resistenza in ambito locale, in particolare per le province di Livorno e Pisa. Il suo ultimo libro si intitola ‘Storia del lavoro nell’Italia repubblicana’ (Il Mulino, 2023), con E. Loreto. Dal 2021 è direttore scientifico della Biblioteca Franco Serantini”,”ITAR-364″
“GALLUZZI Carlo”,”La svolta. Gli anni cruciali del partito comunista italiano.”,”GALLUZZI, fiorentino, è stato per molti anni dirigente del PCI a Firenze e in Toscano. Segretario della sezione fiorentina nel 1960 ha ricoperto la carica di segretario del Comitato regionale toscano fino al 1964. Nel 1970 passa a dirigere la Sezione stampa e propaganda ed entra a far parte della segreteria nazionale. “”Nelle vetrine dei negozi, al posto della merce, erano esposti i ritratti di Mao con le rituali parole d’ ordine. Notammo la buona qualità dei prodotti, soprattutto dei tessuti di seta e di gabardine, la notevole quantità di scatolame contenente carne, pesce, verdure, marmellate, le sigarette ben confezionate in cilindri metallici e multicolori. Le penne biro, poi, furono una vera scoperta: erano di ottima qualità, assai migliore di quelle che si trovavano a Mosca. Ne parlai, al mio ritorno in Italia, nelle riunioni che mi capitò di tenere in diverse organizzazioni di partito per riferire sul viaggio. Fui severamente contestato da molti compagni, che forse considerarono la mia ammirazione per le penne biro cinesi una manifestazione di antisovietismo””. (pag 107)”,”PCIx-118″
“GALLUZZI Carlo”,”Togliatti Longo Berlinguer. Il mito e la realtà.”,”Libro dedicato alla memoria di Edoardo PERNA GALLUZZI Carlo è stato per molti anni membro della segretaria, della direzione e del Comitato centrale del PCI, è stato deputato per quattro legislature e dal 1979 è parlamentare europeo. Ha scritto ‘La svolta’ e ‘Garibaldi fu ferito’. “”Per non lasciargli dubbi gli ho ricordato la lettera inedita che Lenin scrisse a Kamenev e Zinoviev e che ho trovato rileggendo gli scritti di Ernesto Ragionieri su Togliatti. “”…Se vi tenete solo i docili stupidi e cacciate tutti coloro che non sono abbastanza docili ma che non sono stupidi, rovinerete sicuramente i partiti…””. (pag 31) “”Ha scritto Paolo Spriano nel suo ultimo libro Togliatti Segretario dell’ Internazionale…””, dico a Giorgio, “”che quel tipico tratto staliniano che fu la menzogna sistematica, la deformazione del pensiero degli avversari, la diffidenza ed il sospetto, avevano contagiato anche Togliatti. Ma sono convinto che, forse più per questo, Togliatti fosse incapace di superare quella doppiezza di cui lui era l’ incarnazione e al di là della quale era incapace di concepire un modo diverso di fare politica. E poi era stanco e isolato mentre nel Partito montava la fronda dei giovani che lui riuscirà a dominare, ma che esploderà dopo il XXII Congresso del Pcus.”” (pag 43)”,”PCIx-219″
“GALOFRÉ-VILÀ Gregori MEISSNER Christopher M. McKEE Martin STUCKLER David”,”Austerity and the Rise of the Nazi party.”,”Repubblica di Weimar. L’austerità peggiorò la situazione familiari della popolazione a basso reddito e il Partito nazista divenne abile nell’incanalare la sofferenza e lo scontento delle masse verso di sé. Inoltre l’austerità è in correlazione con l’alta mortalità di quegli anni. Ciò rafforza l’idea che ha reso difficile lo sforzo del cancelliere Brüning di consolidare il bilancio statale.”,”GERN-004-FGB”
“GALVAN Tierno E.”,”Baboeuf y los iguales. Un episodio del Socialismo Premarxista.”,”””Tiene interés, en el orden ideológico, ver la influencia de Saint-Just sobre Babeouf. (….) Es incuestionable que, como la mayoria de sus contemporáneos, Babeuf redujo la personalidad de Saint-Just, subsumiéndola en la de Robespierre. No obstante, se puede inducir que el piensamernto de Saint-Just influyó más en Bebeouf”” (pag 152-153) “”Precisamente en relación con el hebertismo se aclara más la voluntad prática de ‘los iguales’, dirigidos por Babeouf. Hay bastante puntos de vista desde los cuales Hebert y Babeouf casi se confunden: la defensa constante y apasionada de los oprimidos; el tesón en su lucha contra la dictadura – bien Robespierre, bien el Directorio -; la experiencia personal de la calumnia y alguna semejanza de pormenor con el último programa hebertista (194). Incluso leyendo ‘Le père Duchesne’ parese a veces que se está leyendo, pese a todas las distancias de estile, al ‘Tribuno del Puebo’. ¿Qué tiene, pues, Babeuf contra el hebertismo? El fraccionamiento, tanto en la acción política como en la ideología. Hay que acabar con las facciones y con el empequeñeciemiento o la reducción al pormenor. Precisamente son las dos condiciones que mejor caracterizan a Saint-Just y a Robespierre. Saint-Just repetía “”amalgamaros”” y Robespierre miraba a lo lejos, hacia el fin de la historia”” (pag 160-161)”,”SOCU-197″
“GALVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GALVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (Einaudi, 2007)”,”VIOx-174″
“GALZERANO Giuseppe”,”Giovanni Passannante. La vita, l’attentato, il processo, la condanna a morte, la grazia ‘regale’ e gli anni di che nel 1878 ruppe l’incantesimo monarchico. galera del cuoco lucano”,”GALZERANO, nato nel 1953 risiede nel salernitano. Laureato in pedagogia e lettere, è fondatore animatore della omonica casa editrice, si interessa di storia sociale e di storia del movimento operaio e rivoluzionario. Ha pubblicato libri su anarchismo, antifascismo, emigrazione, lotte popolari, cultura subalterna e Q meridionale. Ha scritto: – I ricchi e gli oppressori non moriranno più. Romanzo di fantascienza contro il trapianto del cuore. 1970 -Grammatica della lingua. Esperanto. 1970 -Libri rari e introvabili. Letteratura anarchica, socialista, antifascista e anticlericale. 1974 -Carlo Pisacane, un dirottatore di cent’anni fa. 1975 -Gaetano Bresci. 1988 E’ coautore con Antonio MARGARITI di ‘America! America!’.”,”ANAx-001″
“GALZERANO Giuseppe”,”Vincenzo Perrone. Vita e lotte, esilio e morte dell’anarchico salernitano volontario della libertà in Spagna.”,”Giuseppe Galzerano, nato il 22 marzo 1953 a Castelnuovo Cilento (Sa), laureato in Pedagogia e in Lettere, è docente di naterie letterarie nella scuola media. Nel 1975 fonda l’omonima casa editrice, pubblicando libri sull’anarchismo, sul socialismo, sull’antifascismo, sull’emigrazione, sulla cultura subalterna, sulla questione meridionale, sulle rivolte contadine e sul Cilento. Collabora a giornali italiani e stranieri. si interessa di storia del movimento operaio e rivoluzionario, ha scritto saggi introduttivi a diversi libri ed è autore di: Scienza contro il trapianto del cuore, I ricchi e gli oppressori non moriranno più romanzo, Grammatica della lingua Esperanto, Letteratura anarchica, socialista, antifascista, Carlo Pisacane, un dirottatore di cent’anni fa, Gaetano Bresci, La vita, l’attentato, il processo, e la morte del regicida anarchico. Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei MInistri nel 1995.”,”ANAx-012-FL”
“GAMBA Bartolommeo da Bassano”,”Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX.”,”Esempio: CARLI Gio. Rinaldo, Delle monete e della Istituzione delle zecche d’Italia, 1754 (segue descrizione del contenuto dell’opera e un profilo dell’autore) (pag 595) “”Il saper ogni cosa della nostra lingua tanto eccede la capacità di un uomo, che niuno può cotanto ritenerne in mente, che forse altrettanto non gliene resti ignoto o dimenticato”” (Valperga di Caluso, Della Lingua Ital.)”,”STOx-165″
“GAMBALE Sergio”,”Economia politica e politica economica e finanziaria.”,”Sergio Gambale (Firenze, 1944), laureato in Economia e commercio a Firenze e in Scienze economiche a Siena, ha seguito studi di analisi e di politica finanziaria anche presso il Fondo monetario internazionale. Si è occupato di finanza pubblica nella Ragioneria generale dello Stato, di problemi di economia internazionale presso la SACE e di economia industriale al ministero dell’Industria. Dal 1981 fa parte del servizio centrale degli Ispettori tributari (SECIT), dove è membro del Comitato di coordinamento. É stato docente di Macroeconomia alla Scuola superiore della pubblica amministrazione e di Scienza delle finanze presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze.”,”ECOT-140-FL”
“GAMBETTA Diego RICOLFI Luca”,”Il compromesso difficile. Forme di rappresentanza e rappoti di classe dal centrosiinstra al compromesso storico.”,”Processo di meridionalizzazione della base sociale del partito La composizione socio-professionale degli iscritti ai partiti (Pci, Dc, Psi) Diego Gambetta nato a Torino nel 1952 lavora agli ‘Osservatori economici’ della Regione Piemonte e si occupa di mercato del lavoro, in particolare dell’economia sommersa Luca Ricolfi nato a Torino nel 1950, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Torino. E’ autore di saggi e ricerche sul mercato del lavoro, la struttura di classe in Italia e il movimento operaio”,”ITAP-028-FV”
“GAMBETTI Fidia”,”La grande illusione, 1945-1953.”,”Fidia Gambetti è nato a Porretta Terme in provincia di Bologna da genitori romagnoli nel 1911. Gornalista professionista da oltre quarant’anni, è stato direttore, redattore capo, inviato speciale di settimanali, quotidiani, riviste. Ha pubblicato inchieste e volumi di attualità politica. Dal 1952 ha vissuto a Roma. L’ex macchinista delle ferrovie Giuseppe Alberganti non perde occasione per sbraitare e inveire contro gli intellettuali, da vigilare e controllare perché tutti «traditori» o «disertori» ‘in nuce’. Le sue parole sono pesanti e impolitiche, ma lasciano il tempo che trovano. Mentre, purtroppo, dopo la grande delusione del 18 aprile, i casi di defezione, gli atti di viltà, le uscite di scena e i voltafaccia non sono mancati e rimangono «esemplari». Qualcuno che ha fatto la «resistenza» in alberghi svizzeri, non se la sente di affrontare un futuro di lotte, forse non soltanto politiche o culturali; qualcun altro, all’improvviso, ha «ritrovato Dio»; altri ancora non ce la fanno più a far quadrare il pranzo con la cena. Questa casistica, disgraziatamente, fa crollare tutte le nostre posizioni di principio e polemiche; ci chiude la bocca; ci toglie prestigio e autorità; dà ragone a tutti gli Alberganti grossi e piccoli”” (pag 123-124) Biografia: (treccani) ALBERGANTI, Giuseppe. – Nacque a Stradella (Pavia) il 24 luglio 1898 da Angelo e Maria Ravazzoli. Di famiglia operaia e socialista (il padre era fornaciaio, la madre mondina e lo zio materno Paolo Ravazzoli, futuro dirigente comunista, di pochi anni maggiore, fu a lungo suo maestro in politica e compagno di lotte), a nove anni iniziò a lavorare in una fornace, poi come garzone di fabbro e quindi alla Pirelli, manifestando fin da giovanissimo un’adesione militante agli ideali del socialismo. In servizio di leva durante la prima guerra mondiale nel genio ferrovieri, fu congedato nel 1919 e trovò impiego come macchinista e fuochista presso le Ferrovie. Già sulle posizioni della frazione astensionista del Partito socialista italiano, aderì al Partito comunista d’Italia fin dalla fondazione (gennaio 1921) e legò per tutto il periodo fascista il proprio destino alla lotta contro la dittatura. Segretario della sezione comunista di Arona, nel giugno 1923 fu licenziato dall’impiego nelle Ferrovie, ufficialmente per “”scarso rendimento””, in realtà per aver preso parte all’organizzazione degli scioperi. Trovò quindi impiego presso una ditta privata a Milano e prese a lavorare nell’organizzazione clandestina del partito (settimo settore, Cenisio). Nel novembre 1927 fu arrestato, ma venne scarcerato per insufficienza di prove nell’agosto 1928. Nel 1929 divenne membro del direttivo della federazione comunista di Milano. Nell’agosto 1930 espatriò clandestinamente in Francia, a Nizza, dove gli venne incontro il Soccorso rosso internazionale e curò l’organizzazione del partito in quella regione. Successivamente si trasferì a Parigi dove frequentò l’ambiente dei fuorusciti. È di questi anni una sua permanenza a Mosca, chiamatovi dalla scuola quadri dell’Internazionale comunista. Già membro del comitato centrale del partito comunista, si occupò del reclutamento in favore della repubblica spagnola ed egli stesso, dal marzo all’ottobre 1937, fu in Spagna quale commissario politico delle brigate internazionali Garibaldi, a Barcellona e poi a Valencia. Nuovamente in Francia, lavorò a Parigi per il Soccorso rosso e per gli aiuti alla Spagna repubblicana e poi a Tolone all’organizzazione dell’Unione popolare italiana (struttura del fuoruscitismo che manteneva i contatti con il governo francese ed aiutava le famiglie degli antifascisti) della quale divenne segretario per il dipartimento di Var, finché fu colpito da un decreto di espulsione (settembre 1938) la cui operatività fu rimandata grazie alla concessione di alcune dilazioni. Dinanzi all’eventualità della guerra espresse, quale esponente dell’antifascismo, posizioni che sottolineavano come il governo italiano fosse il solo pesante ostacolo per i buoni rapporti tra Italia e Francia e ribadivano la disponibilità degli emigrati politici italiani alla lotta contro le rivendicazioni del fascismo sul territorio francese. A seguito del patto Ribbentrop-Molotov e della dichiarazione di guerra della Francia alla Germania, venne comunque arrestato a Tolone nel settembre 1939 e nel maggio 1940 fu internato nel campo di concentramento di Vernet. Allorché i Tedeschi occuparono la Francia, da Vernet, nell’aprile 1941, fu consegnato alle autorità italiane e nel giugno dello stesso anno assegnato al confino nell’isola di Ventotene, dal quale sarebbe stato liberato nell’agosto 1943 per riprendere l’azione nella lotta partigiana. Notevole fu il suo impegno nella Resistenza. Segretario della federazione comunista clandestina di Bologna, con lo pseudonimo di Cristallo, l’A. fu dall’ottobre 1943 responsabile del triumvirato insurrezionale (struttura militare del PCI) dell’Emilia-Romagna e, pertanto, coordinatore dell’attività politico-militare delle brigate Garibaldi operanti in Emilia durante la repubblica partigiana di Montefiorino (giugno-luglio 1944). Nel novembre dello stesso anno fu impegnato nella battaglia di Porta Lame e nel febbraio 1945 Pietro Secchia ne richiese la presenza a Milano. Nel capoluogo lombardo l’A. prese a dirigere il triumvirato insurrezionale della regione e nell’aprile 1945 fu tra gli organizzatori dell’insurrezione antitedesca. Per tutto il periodo della lotta armata la sua attività fu rivolta – in linea con le direttive del suo partito – anche a moderare le propensioni ostentatamente classiste di parte dei militanti comunisti delle formazioni partigiane. Dopo la Liberazione l’A., rieletto nel V congresso (dicembre 1945) membro del comitato centrale del PCI, fu consigliere comunale, segretario della ricostituita camera del lavoro di Milano per la componente comunista della CGIL ed acquisì grande notorietà anche come figura di tribuno per la capacità di esprimere le profonde pulsioni del proletariato milanese senza per questo trascurare o spaventare i ceti medi. Di un certo impegno la sua vita parlamentare. Membro della Consulta nazionale, nel 1946 fu eletto deputato alla Costituente. Eletto al Senato nel 1948 e nel 1953, nel 1958 tornò alla Camera. Dopo le elezioni politiche dell’aprile 1948, fu eletto segretario della federazione comunista di Milano – carica che ricoprì per un decennio – in una situazione nella quale la controffensiva moderata tendeva ad imporre l’isolamento della classe operaia dal resto della società; in questa fase emersero i dissensi che avrebbero in seguito portato l’A. fuori dal PCI (1970). Dall’interno dei partito vennero mosse critiche al modo con cui egli gestiva la segreteria federale: si affermava che tale gestione era caratterizzata da un'””impronta popolare e talora populista con quel che di ideologicamente arretrato ciò comporta, forte operaismo, disciplina, talvolta chiusura settaria, tendenza allo scontro politico frontale. Col trascorrere degli anni, caduto il mito di Stalin, sorto il problema di un radicale rinnovamento di capacità politica, di metodi organizzativi e di uomini, la direzione di Alberganti si trova ad essere sempre più spesso impari ai compiti. Si pone il problema della sua sostituzione e per essa Luigi Longo in persona si impegna in burrascose riunioni”” (l’Unità, 1980). La frizione, e poi la rottura dell’A. con il PCI – dal cui comitato centrale fu escluso nel 1960 – si situava all’interno di una discussione ideologico-politica che vedeva altresì in causa il problema della rivoluzione nonché il giudizio sulla tradizione terzinternazionalista; per più versi le sue posizioni erano assimilabili a quelle di Secchia, con il quale ebbe anche alcune convergenze tattiche. Comunque voci che attribuivano all’A. legami con l’organizzazione paramilitare Volante rossa non sono suffragate da alcun riscontro documentario. Il 25 apr. 1970, la sua commemorazione della Liberazione su invito del Movimento studentesco di Milano segnò ufficialmente la sua adesione alle posizioni della nuova sinistra. Membro della direzione nazionale del Movimento studentesco, contribuì alla sua costituzione in forza politica organizzata ed alla fondazione del Movimento lavoratori per il socialismo (1976), formazione della sinistra extraparlamentare di ispirazione marxista-leninista, del quale fu fino all’ultimo presidente. L’A. morì a Milano il 3 nov. 1980. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Casellario politico centrale, b. 44, ad nomen; Atti parlamentari, Consulta nazionale, Assemblea costituente, Senato della Repubblica, I-IIlegislatura, Camera dei deputati, III legislatura, ad Indices; Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano, Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, II (Libri A-D), Roma-Torino 1962, ad nomen; L. Arbizzani-N. S. Onofri, I giornali bolognesi della Resistenza, Bologna 1966, ad Indicem; P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, I, III-V, Torino 1967-75, ad Indices; P. Secchia, Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione 1943-1945, in Annali dell’Ist. G. Feltrinelli, XIII (1971), ad Indicem; I comunisti raccontano, I-II, Milano 1972-1975, ad Indicem; G. Amendola, Lettere a Milano, Roma 1974, pp. 18, 111, 224, 347, 355 s., 358, 381, 403, 418, 530; F. Andreucci, in Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, I, Roma 1975, ad nomen; Archivio Pietro Secchia 1945-1973, a cura di E. Collotti, in Annali della Fondaz. G. Feltrinelli, XIX (1978), ad Indicem; Q. B., Morto a Milano G. A., in l’Unità, 4 nov. 1980; M. Z., Scomparso A., in Il Giorno, 4 nov. 1980; Morto G. A. combattente antifascista, in Corriere della sera, 4 nov. 1980; M. Mafai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di P. Secchia, Milano 1984, ad Indicem.”””,”PCIx-418″
“GAMBI Lucio”,”Una geografia per la storia.”,”Lucio GAMBI, nato a Ravenna nel 1920, insegna geografia umana nell’Università di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia dell’abitazione rurale in Italia’ (1964).”,”ASGx-042″
“GAMBI Lucio”,”Una geografia per la storia.”,”Lucio Gambi, nato a Ravenna nel 1920 ha insegnato geografia umana nell’Università di Milano. I suoi interessi si sono rivolti specialmente alla natura della geografia come scienza. Ha pubblicato molte opere (v. quarta di copertina) La critica a Gribaudi (pag 79-108) (Dino Gribaudi ha dedicato un articolo alle idee manifestate dall’autore: ‘Contro una critica demolitrice della geografia’, in Rivista geografica italiana, 1965, pp. 245-70)”,”ASGx-003-FGB”
“GAMBI Lucio, coordinatore, collaborazione di Paola SERENO Antonello e Massimo NEGRI Andrea EMILIANI”,”Campagna e industria. I segni del lavoro.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAE-004-FAP”
“GAMBINI Claudio”,”Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926).”,”GAMBINI Claudio, Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926). EDITORI RIUNITI. ROMA. 2015 pag 343 8° prefazione di Alexander HÕBEL, presentazione di Franco OTTAVIANO, introduzione note bibliografia. Claudio Gambini, insegnante di storia e filosofia, è stato cultore della materia in Storia Contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Trieste. Segretario degli Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio dal 1993 al 1999, ha collaborato alla Fondazione Bruno Buozzi. Giornalista pubblicista ha scritto e pubblicato articoli di storia del movimento operaio su riviste specializzate. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Una storia senza eroi. Ettore Reina e il sindacalismo riformista nell’Italia giolittiana’ (Punto Rosso, 2013). [‘Alcune vertenze a Torino per l’applicazione dell’ora legale furono l’occasione per l’attacco padronale ai consigli. Allo sciopero gli industriali risposero nell’aprile del 1920 con la serrata. La risposta operaia fu uno sciopero di undici giorni che rimase isolato e conseguentemente sconfitto. L’occupazione delle fabbriche iniziò il 1° settembre. La causa occasionale fu il fallimento di una trattativa fra gli industriali e la FIOM per un aumento dei salari, allorché il sindacato metalmeccanico rispose con la decisione di praticare l’ostruzionismo nelle fabbriche e di dare direttive agli operai per la loro occupazione. Il movimento si estese anche a numerose industrie tessili e chimiche e si trasformò rapidamente in un movimento rivoluzionario per la risposta immediata ed entusiasta degli operai che in esso vedevano il primo passo verso la conquista imminente del potere politico. In realtà la lotta di settembre sostiene Vittorio Foa: «si era iniziata in condizioni di stanchezza operaia, ma il fatto che la FIOM, con intenzioni moderate, avesse deciso l’ostruzionismo invece dello sciopero diede l’imprevisto risultato di sollecitare la creatività operaia nelle singole fabbriche e di esaltarne la creatività. Si passò così alla serrata e poi all’occupazione, nel corso della quale il movimento visse la sua ultima tensione rivoluzionaria» (45). Sia nel caso delle occupazioni delle fabbriche che in quello dei moti contadini, il movimento di classe nel suo insieme ne usciva profondamente sconfitto. E’, quindi, in un contesto di logoramento istituzionale interno e di «crisi del ruolo di governo del conflitto sociale» che furono rimesse in discussione le importanti conquiste del ’19. Ai capitalisti interessava, ormai, restaurare l’autorità delle aziende, per avviare la ripresa economica in termini di razionalizzazione, tramite l’estensione della meccanizzazione, l’aumento della produttività e i conseguenti licenziamenti di massa. «L’organo sindacale confederale già duramente provato dall’offensiva armata e squadristica del fascismo, non riuscì ad riacquistare una dimensione politica e a divenire protagonista di un’operazione di stabilizzazione e di mediazione nella crisi dello Stato liberale» (46). Nel nostro lavoro, quindi, ci misureremo con la storia della crisi del sindacato, la «sua agonia», la sua fine. Non per questo la resistenza non fu tenace, nonostante le scelte furono «dettate più dalla forza delle cose che dalla volontà degli uomini, più a rimorchio di una realtà in rapida evoluzione che in base a previsioni lucide e a ipotesi concrete» (47). Il che indusse la Confederazione a preoccuparsi quasi esclusivamente di «sottrarre l’organizzazione ai colpi del fascismo». Cosa legittima, ma che portò ad una ricomposizione tra lotta politica e lotta sociale talmente minimale, che divenne addirittura controproducente, infatti: «l’azione sindacale, rigidamente limitata alla difesa immediata dei lavoratori, inclinò all’economicismo, al corporativismo, al localismo» (48)’ (pag 39-41)] [(45) V. Foa, op. cit., p. 119. Paolo Spriano, ‘L’occupazione delle fabbriche. Settembre 1920’, op. cit., pp. 177-78, ricorda al termine del suo studio che l’occupazione delle fabbriche doveva nella pubblicistica fascista, evocare l’immagine del caos e giustificare, quindi, la provvida reazione mussoliniana. «In parte la mitizzazione negativa finì per alimentare quella per così dire positiva, che ingigantiva i termini dell’occasione rivoluzionaria colorandola di romantiche nostalgie». E conclude: «Proprio quando nel momento cruciale del 10-11 settembre, si prende la strada del compromesso, è evidente che le masse non hanno nazionalmente la forza di contrapporvisi. E si accentua il divario tra la punta più avanzata, Torino, e le altre città, dall’altro la caratteristica localistica del movimento che continua a pesare, con una mancanza di collegamento con quelle forze operaie che pure vorrebbero estendere la lotta e portarla sul terreno insurrezionale. I gruppi riformisti, esistenti nelle fabbriche, prendono ora un peso maggiore. Così ci si avvede che una delle classiche condizioni per la rivoluzione, la decisione delle masse di portarla ad effetto, era, a sua volta, assai subordinata a dislivelli di organizzazione, di maturità, di omogeneità, di orientamento ideale, che non si constateranno meno pesantemente nel corso della resistenza allo squadrismo del 1921-22»; (46) A. Pepe, op. cit., p. 350; (47) L. Zani, op. cit., p. 153; (48) L. Zani, op. cit., p. 156] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”MITC-139″
“GAMBINI Tristano”,”Storia della guerra a cavallo, 1800-1945. Dall’apogeo alla fine della cavalleria.”,” Tristano Gambini, dopo una laurea in Giurisprudenza e la specializzazione in Diritto Fiscale, si trasferisce a Bruxelles, dove viene integrato nei Servizi della Commissione Europea. Alla sua intensa attività professionale, coronata dalla pubblicazione di importanti studi, ha alternato negli anni scrupolose ricerche di storia militare, con un interesse particolare alla cavalleria moderna. Ha collaborato con le riviste ‘Studi storici’ e ‘Storia militare’. Le misure preventive di difesa francesi sullo scacchiere delle Ardenne. “”Affidando questa manovra di difesa in ritirata – di esecuzione ovviamente non facile – alle sue divisione leggere di cavalleria, grandi unità molto mobili e quindi particolarmente adatta a questa speciale forma di guerra, l’alto comando francese poteva stimare di aver predisposto la tattica e le forze necessarie per disputare efficacemente il terreno delle Ardenne all’offensiva tedesca. Appare quindi infondata l’accusa, da tanti storici militari rivolta allo Stato Maggiore francese, di essersi fatto cogliere impreparato dall’offensiva tedesca nelle Ardenne perché convinto, a priori, che una grande massa nemica non sarebbe mai stata in grado d’attraversare il massiccio ardennese tanto velocemente da poter anticipare l’afflusso delle riserve francesi sulla Mosa. Quest’accusa si basa sulle imprudenti dichiarazioni di alcuni esponenti militari francesi che, negli anni Trenta, avevano dato effettivamente l’impressione di prendere alla leggera un’eventuale offensiva tedesca sulla direttrice Ardenne-Mosa (3), ma non risulta che i piani bellici francesi abbiano ignorato questa minaccia. Essi davano invece per scontato che i tedeschi avrebbero invaso le Ardenne: per fronteggiare quest’offensiva vennero costituite, come abbiamo visto, due armate – forti complessivamente di sedici divisioni – per presidiare la linea della osa, nonché una importante forza mobile destinata a combattere nelle Ardenne stesse. Poiché la missione principale di questa forza era di ritardare l’avanzata nemica, è evidente che il comando francese non si cullava nell’illusione che la difficoltà del terreno ardennese bastassero a impedire una rapida penetrazione tedesca. Il ‘punctum dolens’ del dispositivo francese era costituito dalla durata della missione di ritardamento: infatti, quanto più a lungo la cavalleria doveva battersi contro un nemico per definizione preponderante, tanto più pesanti sarebbero state le sue perdite nelle Ardenne e tanto più forte il rischio che fosse indisponibile per ulteriori impieghi. Visto che la copertura della cavalleria era soprattutto indispensabile per la 9ª armata francese, di cui due dei tre corpi d’armata dovevano muovere in territorio belga per andare a prendere posizione sulla sponda sinistra della Mosa, tra Givet e Namur, e dato che il generale Corap, comandante quest’armata, riteneva d’aver bisogno di almeno cinque giorni per completare questa manovra (4), i cavalieri francesi ricevettero l’ordine di impedire che i tedeschi potessero giungere, in forze, sulla sponda destra del fiume prima della sera del quinto giorno dall’inizio delle ostilità. Era chieder troppo a delle divisioni leggere, persino se avessero dovuto affrontare una massa d’urto meno forte di quella che si scatenò effettivamente contro di loro. …. finire (pag 461-463)”,”QMIx-334″
“GAMBINO Antonio”,”Inventario italiano. Costumi e mentalità di un Paese materno.”,”GAMBINO è nato a Roma nel 1926. Giornalista (tra i fondatori del settimanale ‘L’ Espresso’) e saggista ha pubblicato tra l’altro ‘Storia del dopoguerra dalla Liberazione al potere DC’ (Laterza, 1975), ‘Vivere con la bomba’ (LATERZA, 1986) e ‘Il mito della politica’ (MULINO, 1993).”,”ITAS-009″
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Dalla caduta del governo Badoglio nel giugno 1944 al 18 aprile del 1948. Antonio Gambino (Roma, 1926) è stato redattore capo del settimanale “”Cronache”” e fondatore, con Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari de “”L’ Espresso””.”,”ITAP-033″
“GAMBINO Antonio”,”Storia e problemi del mondo d’ oggi, 1943 – 1980.”,”GAMBINO Antonio (Roma, 1926) è stato, nel 1955, tra i fondatori dell’ ‘Espresso’ per il quale si occupava principalmente di politica estera come inviato. Ha scritto vari libri.”,”RAIx-129″
“GAMBINO Ferruccio”,”Critica del fordismo della scuola regolazionista. Articolo estratto dal volume collettivo ‘Stato Nazionale, lavoro e moneta’ a cura di Eugenia Parise.”,”””L’attenzione della scuola regolazionista non va tanto alla nota inflessibilità del processo di produzione, alla necessaria dequalificazione della forza-lavoro, alla struttura rigida del comando e della gerarchia produttiva e sociale del fordismo, né tantomeno alle forme e ai contenuti del conflitto industriale generato sul suo terreno, quanto alla regolazione dei rapporti di produzione da parte dello stato come luogo di mediazione e di aggiustamento istituzionale delle forze sociali”” (pag 1) “”Fino agli anni Ottanta, la varietà dei modelli Toyota è prudentemente limitata e soltanto negli anni Ottanta, quando il mercato interno segna una battuta d’arresto, l’azienda espande la gamma produttiva per conquistare nuove quote di mercato all’estero. Non è dunque la varietà dei modelli bensì la mobilitazione della forza-lavoro dopo una storica sconfitta operaia che spiega la sperimentazione dell’ingegner Ohno alla Toyota. La novità sostanziale consiste nel fatto che mentre la General Motors degli anni Venti si accontentava della varietà dei modelli, la Toyota piega la sua squadra, comandabile a piacere, al lavoro polivalente per la produzione di modelli differenziati lungo la stessa linea”” (pag 8) In nota 5: Sull’origine del termine Fordismo (Gramsci ecc.) Libro di Lipietz ‘Fordism and post-fordism'”,”ECOA-014″
“GAMBINO Luigi a cura, testi di Gaetano MOSCA”,”Il realismo politico di Gaetano Mosca. Critica del sistema parlamentare e teoria della classe politica.”,”Luigi Gambino, professore ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Per dare conferma alle sue tesi, Mosca delinea i tratti salienti della costituzione politica dei popoli delle cui istituzioni esiste maggior traccia nella storia. E’ un lungo excursus che occupa quasi i tre quarti della ‘Teorica dei governi’ e prendendo le mosse dall’organizzazione politica degli Ebrei giunge fino ai suoi giorni. Obiettivo è l’individuazione delle ragioni storiche e sociali che, nei tempi a lui più vicini a partire dalla Rivoluzione francese, determinarono in diversi Stati la nascita e la diffusione di forme di governo parlamentare”” (pag XVII) (introduzione)”,”TEOP-472″
“GAMBINO Ferruccio”,”Migranti nella tempesta. Avvistamenti per l’inizio del nuovo millennio.”,”Ferruccio Gambino è docente di Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova. Ha insegnato negli Stati Uniti e in Francia. E’ autore di numerosi saggi tra cui ‘Critica del fordismo regolazionista’.”,”CONx-270″
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Antonio Gambino (Roma, 1926) è stato redattore capo del settimanale “”Cronache”” e fondatore, con Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari de “”L’ Espresso””. Si è occupato di politica estera. La prima edizione di ‘Storia del dopoguerra’ è del 1975. Le edizioni successivi si sono arricchite dei verbali dei Consigli dei Ministri 1845-1948 e dei documenti del governo americano per il 1948. Gambino ha pubblicato pure ‘Le conseguenze della seconda mondiale’ (1972) e ‘L’intervista su De Gasperi’ (1977). Gli obiettivi che De Gasperi si propone di raggiungere con un viaggio a Washington sono, in ordine di importanza crescente, è concludere un prestito da parte della Export-Import Bank, rafforzare il proprio prestigio agli occhi degli avversari e amici, risvegliare l’interesse dei governanti americani per l’Italia… (pag 303)”,”ITQM-023-FV”
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Togliatti nega di aver ricevuto fondi da Mosca e rimarca che l’obiettivo del Pci è quello di evitare ‘la guerra civile’ in Italia “”Il 18 maggio (1947 ndr), l’ex sottosegretario di stato di Roosevelt, Sumner Welles, intervistato da una radio americana, dopo aver parlato del pericolo di un successo dei comunisti alle prossime elezioni politiche italiane e dei provvedimenti necessari per scongiurarlo (aumento degli aiuti economici, mantenimento delle truppe in Italia, ecc.), aveva affermato che la forza del Pci nasceva anche dalle suo notevoli disponibilità economiche, e che tutti, compresi alcuni «alti funzionari del governo di Roma», sapevano che questi fondi giungevano a Togliatti direttamente da Mosca. Il leader del Pci aveva risposto con un durissimo telegramma in cui invitava Welles a «dare immediatamente e pubblicamente la prova di questa sua affermazione», aggiungendo che altrimenti, «tutte le persone oneste di tutto il mondo» avrebbero avuto il diritto di pensare che l’ex esponente del Dipartimento di stato era «un mentitore e un calunniatore» (39). E il giorno seguente aveva pubblicato su «l’Unità» un articolo di fondo, intitolato ‘Ma come sono cretini’, nel quale, dopo aver riassunto le dichiarazioni di Welles e aver sostenuto che solo chi non conosceva la situazione italiana poteva non capire che «nel corso degli ultimi quattro anni, uno degli obiettivi principali del Partito comunista era stato quello di evitare che l’Italia, cacciati i tedeschi e i fascisti, cadesse nella guerra civile», scriveva che il motivo per cui moti americani ragionavano in quel modo non era difficile da comprendere (…)”” (pag 351) [Antonio Gambinoo, ‘Storia del dopog uerra. Dalla liberazione al potere DC’, Editori Laterza, Bari, 1975] [(39) «Il Nuovo Corriere della Sera», 20 maggio 1947]”,”ITAP-007-FSD”
“GAMBINO Antonio”,”Vivere con la Bomba. La logica nucleare da Hiroshima alle guerre stellari.”,”Antonio Gambino (Roma, 1926) ha partecipato, nel 1955, alla fondazione dell'””Espresso”” e su questo settimanale ha continuato a scrivere con una rubrica fissa. Ha collaborato da 1976 a ‘Repubblica’. Ha pubblicato per Laterza ‘Le consegenze della seconda guerra mondiale’ (1972) , ‘Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC’ (1978), ‘La nostra storia e i nostri diritti. Dalla prima guerra mondiale a oggi’ (1981). Ha curato l’ ‘Intervista su De Gasperi’ di Giulio Andreotti (1977). Paragrafo: La società delle nazioni e lo scoppio della seconda guerra mondiale (pag 66-67) Il falso paragone con il 1939 (pag 125) L’ ‘appeasement’ sembra avere una causa meno soggettiva e più strutturale’ “”La progressiva perdita di autorevolezza e di credibilità della Società delle nazioni fa sì che gli sforzi per impedire lo scoppio di un nuovo conflitto di carattere totale – di cui nessuno ignora le immense capacità distruttive – si incanalino verso una ripresa della diplomazia tradizionale. Che assume in quel momento una forma nuova, nella quale si riflettono i mutamenti avvenuti nei rapporti tra la guerra e la politica: l’ ‘appeasement’. Del fenomeno che va sotto questo nome – vale a dire della eccessiva cedevolezza dei governanti inglesi e francesi di fronte alle rivendicazioni territoriali di Hitler, e più in generale al chiaro disegno del nazismo di fare della Germania la potenza egemone dell’Europa, e forse del mondo – molti si è parlato nella fase finale degli anni ’30, e molto si seguita ancora oggi a discutere. Ed il giudizio prevalente è nettamente negativo. Sia che fossero motivati da una cieca ansia di «salvare la pace», sia che si illudessero di potere, con le loro concessioni, «placare» il dittatore tedesco, inducendolo a rinunciare ai suoi progretti agressivi, o, quanto meno, ad indirizzarli verso est, cioè contro l’Unione Sovietica, i dirigenti di Parigi e di Londra sembrano aver completamente sbagliato: perché il risultato di questo loro atteggiamento è stato solo di spingere Hitler – convinto di avere di fronte dei paesi ormai imbelli – a continuare quella politica di costanti ricatti, che è stata poi la causa della seconda guerra mondiale. In tutte queste analisi vi è indubbiamente una parte di vero. Al tempo stesso, però l’ ‘appeasement’ sembra avere una causa meno soggettiva, e più strutturale. E cioè la situazione particolare in cui Hitler poteva operare: alla guida di un governo totalmente accentrato, e – cosa non meno importante – con alle spalle un popolo trascinato da un’impressionante ondata di nazionalismo che sconfinava nel razzismo (a), e quindi pronto a mettere tutta la propria immensa energia, e il proprio grande spirito di disciplina, al servizio dei progetti imperialistici dei dirigenti del Terzo Reich. In altre parole, mentre i governanti inglesi e francesi, che rispecchiano lo stato d’animo della loro opinione pubblica, tenevano conto – e non potevano non tener conto – del salto qualitativo che era stato compiuto a causa del carattere «totale» del conflitto terminato meno di venti anni prima (e quindi, inevitabilmente, mettevano a confronto la posta limitata di ogni singola vertenza internazionale con la prospettiva di un nuovo scontro armato senza controlli e senza limiti), il dittatore tedesco, non condizionato dai timori dei suoi concittadini, anzi sorretto dalla loro infatuazione, poteva buttare ogni volta sul tappeto – ed in modo credibile, dato lo stato d’animo del popolo tedesco – la minaccia di un ricorso alle armi”” (pag 66-67) (a) C.G. Jung racconta che già nel 1918, al termine della prima guerra mondiale, i sogni di molti tedeschi rivelavano la presenza di una potente spinta «dionisiaca», che si preparava ad invadere il conscio, e che spiega gli sviluppi politici della Germania negli anni successivi [Carl Gustav Jung, ‘Psicologia e religione’, Ed. Comunità, Milano, 1948, pp. 38-9] (pag 66-67)”,”QMIx-333″
“GAMBINO Luigi”,”Enrico Caterino Davila, storico e politico.”,”‘Enrico Caterino Davila (30 ottobre 1576 : 26 maggio 1631) è stato uno storico e diplomatico italiano. Nato a Piove di Sacco, vicino a Padova, proveniva da una famiglia nobile spagnola. Suo padre, Antonio Davila, era il Gran Contestabile di Cipro. Enrico fu portato in Francia nel 1583, dove divenne paggio della regina Caterina de’ Medici. Partecipò alle guerre civili francesi e, dopo il loro termine nel 1598, tornò a Padova nel 1599. Davila è noto soprattutto per la sua opera “”Historia delle guerre civili di Francia””, completata nel 1630. Quest’opera, basata su una conoscenza diretta degli eventi e delle personalità coinvolte, è considerata una fonte ricca di informazioni sul periodo delle guerre di religione in Francia. Davila fu assassinato nel 1631 mentre si recava a Cremona per assumere un incarico governativo per conto della Repubblica di Venezia’ (f. copil.) (pagine di gran parte del testo ancora da tagliare)”,”BIOx-003-FMB”
“GAMBINO Luigi”,”I politiques e l’idea di sovranità (1573-1593).”,”Importanti i riferimenti a Jean Bodin Anche la concezione dello Stato misto non si sottrae alla critica di Jean Bodin Concezione stato ugonotta (pag 68-70)”,”FRAG-002-FMB”
“GAMBLE Andrew”,”Friedrich A. von Hayek.”,”””Ogni ordine sociale si basa su un’ ideologia”” (F. A Hayek, Legge, legislazione e libertà). (pag 9) “”Hayek è sempre stato un non-specialista.”” (pag 9) “”Una delle tesi più interessanti di Hayek è quella secondo cui la civiltà moderna dipende – dal punto di vista sia intellettuale che pratico – dall’ astrazione; di conseguenza, la civiltà moderna è minacciata da sistemi di pensiero che negano l’ astrazione. L’idea così avanzata da Hayek è connessa alla concezione di ordine spontaneo e alla tesi dei limiti della ragione umana: tutti e due temi della massima importanza nella sua opera. In tutti i suoi scritti, Hayek parla del socialismo come di una rivolta contro la ragione, che mette in pericolo le conquiste della civiltà occidentale perché all’ oscuro di quanto ha dato i natali a quest’ultima””. (pag 79) “”Acton, Tocqueville e Burckhardt sono dunque i tre santi patroni della Internazionale liberale di Hayek. Ciò che essi hanno in comune, stando a Hayek, è l’ accento posto sul potere come l’ archetipo di ogni male, la contrapposizione a ogni forma di centralismo e una predilezione per gli stati che sono a un tempo di piccole dimensioni e multinazionali””. (pag 217)”,”ECOT-123″
“GAMMAGE R.G.”,”History of the Chartist Movement, 1837 – 1854.”,”Classi sociali aristocrazia, classe media, radicali, Associazioni classe operaia, questione sociale, inizio campagna per la Carta, dimostrazioni città, progresso ed estensione movimento, petizione nazionale, ruolo governo, stampa, democratici, repressione, Lega contro leggi sul grano, movimento pro libero scambio, opposizione cartista al libero scambio, meetings, insurrezione Galles, elezioni generali 1841, rivoluzione francese 1848, dirigenti movimento cartista, ‘People’s Papers’, processi.”,”MUKC-001″
“GAMMAGE R.G.”,”History of the Chartist Movement, 1837 – 1854.”,”Classi sociali aristocrazia, classe media, radicali, Associazioni classe operaia, questione sociale, inizio campagna per la Carta, dimostrazioni città, progresso ed estensione movimento, petizione nazionale, ruolo governo, stampa, democratici, repressione, Lega contro leggi sul grano, movimento pro libero scambio, opposizione cartista al libero scambio, meetings, insurrezione Galles, elezioni generali 1841, rivoluzione francese 1848, dirigenti movimento cartista, ‘People’s Papers’, processi.”,”MUKC-002″
“GAMOW George”,”Trent’anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti.”,”GAMOW George è un fisico teorico, scrittore e divulgatore (Odessa 1904-). Si è trasferito in Occidente, dopo aver insegnato a Parigi e a Londra, negli Stati Uniti, Università del Colorado, Boulder.”,”SCIx-296″
“GAMOW George”,”Trent’anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti.”,”George Gamow, ben noto anche al pubblico italiano, sia come illustre fisico teorico, sia come scrittore e divulgatore, è nato a Odessa, in Russia, nel 1904. Laureatosi all’Università di Leningrado nel 1928, lavorò a Copenhagen con Bohr nel 1928-29 e a Cambridge (Inghilterra) con Rutherford. Ha dato molti importanti contributi alla fisica teorica, tra l’altro studiando il meccanismo di emissione delle oarticelle alfa dagli atomi radioattivi, suggerendo il modello a goccia per i nuclei degli elementi pesanti. Si è occupato di astrofisica, proponendo la teoria dell’origine termonucleare dell’energia solare; è uno dei sostenitori della teoria del Big Bang, cioè dell’origine dell’universo da un’esplosione iniziale. Ha studiato il codice genetico proponendo un modo di decifrarlo. Lasciata definitivamente la Russia nel 1933, ha insegnato a Parigi, a Londra e infine negli Stati Uniti di cui è cittadino dal 1940. Dal 1956 è professore di fisica all’Università del Colorado, Boulder.”,”SCIx-128-FL”
“GANAPINI Luigi”,”Il nazionalismo cattolico. I cattolici e la politica estera in Italia dal 1871 al 1914.”,”La religione forza delle nazioni (pag 106) GANAPINI Luigi è nato a Milano nel 1939, laureato in lettere, lavora (1970) presso l’ Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, come collaboratore e in un gruppo di studio per la storia d’ Italia tra il 1943 e il 1945. Ha scritto un saggio per il volume ‘1919-1926. Dopoguerra e fascismo’ (Laterza, 1965). Fondo RC “”Ma il richiamo alla politica leoniana lanciato dai gesuiti era ben debole, di fronte al cumulo di accuse rovesciato contro la nazione fedifraga dai settori più accesamente intransigenti, che dalla rottura tra Vaticano e Francia traevano la sensazione di un isolamento senza uscita. “”Non ci si muoverà rimprovero, crediamo, di occuparci troppo degli affari di Francia. E’ proprio il paese classico del fallimento di tutte quante le promesse del liberalismo e dello smascheramento delle mire del socialismo””. Così l’ “”Unità cattolica””, che trovava nella polemica antifrancese materia per aprire una serrata requisitoria contro chi cercava contatti od aperture col mondo moderno e con le ideologie che esso esprimeva: ‘Un po’ alla volta, anche i più restii si convincevano che tutto il gran dramma del liberalismo con gli annessi e i connessi del patriottismo e del laicismo, non è altro che un lungo, feroce, diabolico attentato contro la Chiesa e contro i cattolici. Francia e Spagna, Portogallo e Italia si danno la mano, auspice la massoneria, in uno sforzo comune contro il papato.”” E nel 1902, essa prendeva spunto dalla sconfitta elettorale cattolica in Francia per invitare “”i nostri confratelli di stampo ‘moderno’ a contemplare l’ inanità del parlamentarismo e la pernicie del suffragio universale”” (1).”” (1) Unità cattolica, 2 maggio 1902 Fondo RC”,”ITQM-130″
“GANAPINI Luigi”,”La repubblica delle camicie nere. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori.”,”GANAPINI Luigi (1939) è professore associato di storia contemporanea all’ Università di Bologna. Tra i suoi saggi ‘Il nazionalismo cattolico’ (Laterza, 1970) e ‘Una città, la guerra’ (1939-1951). Ha collaborato a molte opere collettanee tra cui ‘Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-44′ (1974). E’ membro del Comitato direttivo dell’ Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia e direttore scientifico dell’ Istituto milanese per la storia dell’ età contemporanea. “”La violenza delle camicie nere in armi appare, e molto spesso è, gratuita e dettata dalla paura dell’isolamento, dalla sensazione della catastrofe che non si può fronteggiare, ma non eguaglia l’arida spietata violenza tedesca. Lo stesso giorno in cui si spedisce a Costa la lettera del patriottico e zelante cittadino, Parini riceve anche – in traduzione e per consocenza – una lettera del comandante tedesco in risposta alle proteste elevate presso il Capo provincia dal podestà di Robecco sul Naviglio (comune a una ventina di chilometri da Milano, sulla strada per il Ticino) per la strage che il 20 luglio 1944 tedeschi e militi della “”Muti”” hanno compiuto in località Chiappana di Corbetta come rappresaglia per l’uccisione di un militare delle SS tedesche: “”E’ con grande meraviglia che apprendo come il Podestà di Robecco, dopo tutti i precedenti, abbia intrapreso una azione di intervento (presso il Capo provincia). Dalla completezza della pratica inviatami devo ritenere che il Podestà non è oberato di lavoro se ha trovato il tempo d’intervenire e quindi sarebbe anche egli idoneo al lavoro obbligatorio in Germania. Malgrado il mio colloquio, non sembra al podestà chiaro che si tratta di una misura punitiva, la quale colpisce colpevoli e innocenti e di conseguenza la liberazione anche di uno solo dei nominativi prescelti costituirebbe precedente di debolezza. La punizione applicata non ha nessun rapporto con l’uccisione di un appartenente alle SS: non ho applicato una più severa punizione solo per non creare maggior fermento in quella regione. Qualora si verificasse un altro incidente del genere posso sin d’ora dirle che le punizioni saranno molto più severe e che maggiori innocenti saranno colpiti essendo per molto problematica l’innocenza della popolazione””.”” (pag 320)”,”ITAF-241″
“GANAPINI Luigi POZZOBON Martino MARI Roberto GUIZZI Febo SANTI Ettore RUGAFIORI Paride SAPELLI Giulio”,”La ricostruzione nella grande industria. Strategia padronale e organismi di fabbrica nel Triangolo 1945-1948.”,”GANAPINI L. e altri”,”ITAE-268″
“GANAPINI Luigi”,”Giorni di tarda estate. Guerra civile nell’Italia del duce.”,”Luigi Ganapini (1939) ha insegnato nelle Università di Trieste e di Bologna ed è stato collaboratore dell’Istituto Ferruccio Parri e direttore dell’Istituto di storia dell’età contemporanea di Sesto San GIovanni (Milano). Ha pubblicato tra l’altro ‘Il nazionalismo cattolico’ (1970), ‘La repubblica delle camicie nere’ (Milano, 1999), ‘Voci dalla guerra civile. Italiani nel 1943-45’ (2012). Con A. De Bernardi ha pubblicato ‘Storia dell’Italia unita’, Milano, 2010. Per Bfs ha curato con M. Antonioli ‘I sindacati occidentali dall’800 a oggi in una prospettiva comparata’ (1995). Da giovani che rifiutavano la guerra a disertori, a partigiani “”E tra la scelta individuale e l’infiammarsi collettivo della guerriglia ci fu una gamma di esperienze che rivelano ancor oggi aspetti sempre nuovi, via via che emergono alla memoria. Perché la guerriglia pare essere costruita apprima da azioni spontanee – disarmo di soldati tedeschi per procurarsi le armi, poi i sabotaggi, poi gli attentati a singoli o a gruppi, gli attacchi a presidi – che solo gradualmente si inserirono nella tela che i gruppi politici andavano tessendo. E che divennero infine parte del rifiuto popolare verso la guerra, prima, e verso la Repubblica poi, quando si dispiegò a pieno l’impegno repressivo della Rsi – che voleva uomini per le sue forze armate. «I bandi fascisti li avevano fatti disertori; e le minacce di morte partigiani», ricordava Franco Fortini: riassumendo un percorso privo di afflato ideologico ma aderente alle esperienze dei più (6)”” (pag 114) [(6) F. Fortini, ‘Sere in Valdossola’, Venezia, Marsilio, 1985 (1963), p. 192]”,”ITAR-368″
“GANCI Massimo S.”,”L’ Italia antimoderata. Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dell’ Unità a oggi.”,”GANCI Massimo S. è nato a Palermo nel 1922. E’ ordinario di storia e filosofia nei licei e incaricato di storia del risorgimento (Facoltà di lettere Univ. Palermo). Ha scritto per ‘Movimento operaio’, ‘La rivista storica del socialismo’, ‘Studi storici’, ‘Problemi del socialismo’. E’ autore tra l’ altro di ‘Democrazia e socialismo in Italia’, Carteggi di Napoleone Colajanni’ (Feltrinelli). “”Negli anni successivi l’ orizzonte di Colajanni si allarga. In Settentrionali e Meridionali egli comincia a mettere in evidenza la “”componente politica”” della questione meridionale. Fu il fattore politico, egli sostiene, che in Sicilia “”eliminò la giustizia nei rapporti sociali, educò al servilismo ed alla prepotenza, rese fatale la ribellione e la vendetta come unico correttivo; arrestò ogni sviluppo della cultura intellettuale; rinforzò e creò dove non esisteva l’ influenza del fattore economico””. Triste stato di cose dovuto all’ opera nefasta della classe dirigente nazionale che aveva considerato e considerava il Mezzogiorno come terra di conquista ed aveva reso l’ unità d’ Italia sinonimo di conquista piemontese.”” (pag 167)”,”ITAB-210″
“GANCI Massimo G.”,”I fasci dei lavoratori (Saggi e documenti)”,”””Si tenga presente, infine – ed è questa la considerazione più grave – che la censuazione dei demani pubblici e dei beni ex-ecclesiastici ‘non intaccò minimamente il latifondo e non fondò una piccola proprietà in Sicilia, in quanto i terreni lottizzati e venduti dallo Stato italiano furono acquistati dai grandi terrieri o dai gabelloti.”” (pag 99) “”Sin dal 1877 Leopoldo Franchetti notava che “”la legislazione italiana, in generale, ed il modo in cui viene applicata, sono tali che, da un lato, la classe proletaria viene per un verso data in assoluta balìa della classe abbiente e, dall’ altro, una porzione di quest’ultima ed anche la minore, può impadronirsi dell’ autorità in modo da spadroneggiare senza controllo alcuno””. E’ il contadino, il bracciante affamato, che deve pagare nella misura maggiore; è lui che deve sanare il ‘deficit’ provocato nelle finanze del comune delle spese spagnolesche di amministrazioni incoscienti””. (pag 118-119)”,”MITT-249″
“GANCI Salvatore Massimo, a cura; Lettere di Edoardo PANTANO Arcangelo GHISLERI Benoît MALON Karl KAUTSKY Leonida BISSOLATI Alberto MARIO Felice CAVALLOTTI Filippo TURATI Mario RAPISARDI Enrico FERRI Camillo PRAMPOLINI Giovanni BOVIO Romeo CANDELARI Maffeo PANTALEONI Vilfredo PARETO Rosaio Garibaldi BOSCO”,”Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898.”,”Lettere di Kautsky (pag 129-137) Progresso e ricorso. “”La mia opinione sullo sviluppo dell’umanità si rifà sino ad un certo punto alla ‘dialettica’ di Hegel, senza peraltro che io condivida il misticismo e l’idealismo di questo filosofo. Fondandomi sugli sviluppi della storia sono giunto alla convinzione che l’umanità sotto alcuni aspetti – non certamente tutti – ritorni nuovamente nel corso del suo sviluppo al suo punto di partenza, benché ad un ‘livello più alto’. Originariamente l’uomo era comunista, l’uomo e la donna erano eguali. Lo sviluppo tecnico ha annullato questa condizione, creando la proprietà privata. Ma oggi, lo sviluppo tecnico è giunto ad un punto tale ce esso – quale industrialismo e capitalismo – genera in sé i mezzi di produzione socialisti e conseguentemente il comunismo e la parità tra l’uomo e la donna. In un certo senso, ciò rappresenta indubbiamente un ricorso, ma un ricorso sul tipo della chiocciola (). Nel ricorso si giunge più in alto di quanto non lo si fosse all’inizio. Abbiamo superato il comunismo del ‘focolare’, e giungiamo al comunismo (o collettivismo, se preferisce) del genere umano. La proprietà privata, quale anello intermedio, ha creato i rapporti tra i singoli ceppi e tra le singole nazioni. Il capitalismo ha spezzato l’antico esclusivismo delle comunità e dei popoli ed ha introdotto l’internazionalità. Il comunismo dell’uomo primordiale era esclusivo, limitato al suo focolare. Chi era al di fuori del suo focolare, era suo nemico. Il comunismo odierno è internazionale, considera tutti gli uomini come fratelli. In breve, ho esposto questi concetti nel mio articolo ‘Gli impulsi sociali nel «mondo umano», apparso sulla ‘Neue Zeit’ di questo anno (8). Se non conosce ancora l’articolo, glielo mando volentieri. È uscito il libro di Morgan (9), sul quale richiamo la sua attenzione: ‘Ancient Society’. Fra poche settimane uscirà sullo stesso tema un opuscolo di Engels dal titolo: ‘L’origine dello Stato, della famiglia e della proprietà’. Quest’opuscolo è del massimo interesse. Come ho visto dal suo libro [‘In socialismo’, ndr], è apparso ora a Milano il mio libro sull”Aumento demografico’. Purtroppo non l’ho ancora avuto in visione. Scriverò comunque all’editore di mandarmene alcuni esemplari. (…)”” [Dalla lettera di K. Kautsky a N. Colajanni del 30 agosto 1884] [(in) ‘Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898’, a cura di Salvatore Massimo Ganci, Feltrinelli editore, Milano; 1959] [() in italiano, tra parentesi, nel testo; (8) L’articolo in questione apparve sulla ‘Neue Zeit’ in tre puntate, nei n. 1,2,3 del 1884; (9) Lewis Henry Morgan, antropologo americano di tendenze positivistiche (1818-1881); (10) V. il carteggio Bissolati]”,”MITS-478″
“GANDHI M.K.”,”La voce della verità.”,”GANDHI sull’ uso delle macchine: D. “”Vedo che lei è contro quest’ età delle macchine””. R. Affermare questo è fare una caricatura delle mie opinioni. Non sono contro le macchine in quanto tali: sono totalmente avverso a farcene dominare””. “”Lei non industrializzerebbe l’ India?”” Si che lo farei, ma secondo il mio significato del termine. Bisognerebbe riportare in vita le comunità di villaggio. I villaggi indiani producevano e fornivano alle cittadine e alle città indiane tutto ciò di cui avevano bisogno. L’ India si impoverì quando le nostre città divennero mercati stranieri e cominciarono a prosciugare i villaggi scaricandovi scadenti prodotti a basso costo provenienti da terre straniere””. (pag 235-236)”,”INDx-050″
“GANDHI Mahatma, a cura di C.F. ANDREWS”,”Autobiografia.”,”””Questa lezione si impresse così indelebilmente nel mio animo che in vent’anni di attività legale buona parte del mio tempo fu spesa nel conciliare centinaia di liti. Non vi persi niente, neppure danaro, e certamente non la mia anima.”” (pag 142) “”Il libro di Tolstoi: Il regno di Dio è in voi, mi fece una impressione profondissima. Di fronte alla indipendenza di questo pensiero, alla profonda moralità e alla sincerità di questo libro tutti quelli datimi da Coates mi sembrarono naufragare nell’ oceano delle cose insignificanti. Se fui in quel tempo sempre più interessato alla causa della comunità indiana, capisco che il mio intimo movente era il desiderio di realizzare me stesso. Avevo adottato questa religione del servire, perché sentivo che Dio non poteva esser raggiunto che servendo””. (pag 148)”,”INDx-071″
“GANDHI M.K.”,”Buddismo, Cristianesimo, Islamismo. Le mie considerazioni.”,”GANDHI Mohandas Karamchand detto il Mahatma (grande anima) nacque in India nel 1869. Dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica dove lottò per i diritti civili degli indiani sperimentando quei metodi non violenti che vrebero reso celebre in tutto il mondo: Nel 1921 lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi che, dopo 25 anni, portò l’ India all’ indipendenza. Morìnel 1948 vittima di un fanatico indù. “”Considero senz’altro l’ Islam una delle religioni ispirate, quindi anche il Sacro Corano un libro ispirato e Maometto uno dei profeti. Ma la stessa cosa penso dell’ Induismo, del Cristianesimo, dello Zoroastrismo, religioni anch’esse ispirate. Di molte altre si sono già dimenticati i nomi, per la semplice ragione che tali religioni e tali profeti erano legati alle particolari epoche e comunità per le quali erano sorte. Alcune delle religioni principali sopravvivono ancora. Dopo uno studio il più accurato possibile di tali religioni, sono giunto alla conclusione che, se è opportuno e necessario scoprire una sottesa unità fra tutte le religioni, occorre procurarsi un passe-partout: quello della verità e della non violenza””. (pag 85)”,”RELx-041″
“GANDHI M.K.”,”Buddismo, Cristianesimo, Islamismo. Le mie considerazioni.”,”GANDHI Mohandas Karamchand detto il Mahatma (grande anima) nacque in India nel 1869. Dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica dove lottò per i diritti civili degli indiani sperimentando quei metodi non violenti che vrebero reso celebre in tutto il mondo: Nel 1921 lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi che, dopo 25 anni, portò l’ India all’ indipendenza. Morìnel 1948 vittima di un fanatico indù. “”Considero senz’altro l’ Islam una delle religioni ispirate, quindi anche il Sacro Corano un libro ispirato e Maometto uno dei profeti. Ma la stessa cosa penso dell’ Induismo, del Cristianesimo, dello Zoroastrismo, religioni anch’esse ispirate. Di molte altre si sono già dimenticati i nomi, per la semplice ragione che tali religioni e tali profeti erano legati alle particolari epoche e comunità per le quali erano sorte. Alcune delle religioni principali sopravvivono ancora. Dopo uno studio il più accurato possibile di tali religioni, sono giunto alla conclusione che, se è opportuno e necessario scoprire una sottesa unità fra tutte le religioni, occorre procurarsi un passe-partout: quello della verità e della non violenza””. (pag 85)”,”INDx-003-FV”
“GANDINI Mario”,”La caduta di Varsavia. Dalle steppe russe alla linea gotica.”,” “”E’ meraviglioso riposare così fuori dal mondo, e fuori del tempo anche. Secoli, secoli veri fatti di cento anni messi in fila. Primavera 1843, un secolo. Primavera 1743, due secoli. Primavera 1643, tre secoli. Perché era proprio così il caro Shgun, senza il segno del tempo nelle cose. Nienet che non vi fosse già secoli prima, niente proprio. Le isbe di tronchi, i molini di tronchi, la chiesa di tronchi, i pozzi, i ponti, tutto da secoli. Un villaggio pidocchioso e sereno dove non mancava niente e la civiltà non aveva senso. La terra e le bestie erano lì da millenni a sfamare le generazioni; l’acqua era nei pozzi dai primi giorni del sole; le balalajke e la vodka si perdevano nelle leggende, dalla prima volta che un uomo aveva avuto voglia di cantare e di ubriacarsi; le asce erano antiche come le foreste; infiniti anni di patina e di tarli avevano reso preziose le icone; le donne di vent’anni erano giovani e fresche da quando la terra aveva cominciato a girare. Che senso poteva avere la civiltà, per il villaggio Shgun? Noi avremmo potuto capitar lì durante la ritirata di Napoleone, e sarebbe stato uguale; oppure al tempo di Caterina o dei primi atamani, ed anche uguale; sempre uguale, da quando il primo uomo aveva inchiodato delle travi e detto è un’isba, e inchiodate altre travi e detto è un molino a vento, ed altre travi e detto è un ponte, e poi detto tutto questo è il villaggio Shgun””. (pag 120-121)”,”VARx-285″
“GANDINI Jean-Jacques”,”Aux sources de la révolution chinoise. Les anarchistes. Contribution historique de 1902 à 1927.”,”GANDINI Jean-Jacques”,”MCIx-059″
“GANDINI Mario”,”La caduta di Varsavia.”,”‘Le note romantiche a appassionate de ‘La caduta di Varsavia’ di Chopin sembrano ispirare la decisione di due ragazzi italiani che hanno “”fatto le ossa”” in Ucraina e che dopo l’armistizio del ’43 vogliono continuare a combattere come i polacchi, che non si arresero mai. Immediatamente dopo, la musica suadente del pianoforte viene soverchiato dal canto di ‘Le donne non ci vogliono più bene’ e’Decima, flottiglia nostra’: è la repubblica di Salò. Questo sconcertante libro, scritto con grande coraggio e per la prima volta senza odio di parte, illustra i pensieri, talvolta un po’ confusi, di una gioventù che, scaraventata in una guerra impari, in scenari lontani e ostili, tra gente straniera quale la russa, ma accomunata da uno stesso fondo di umanità (talvolta così toccante da indurre quasi a un mutamento di vita) fu costretta poi, tornata in patria, a scegliere la propria strada in solitudine e senza guida’ (risvolto di copertina)”,”QMIS-061-FGB”
“GANDOLFI Raffaele”,”I fiduciari di fabbrica. L’attività degli operai comunisti all’interno del sindacato fascista a Bologna.”,”Contiene dedica autore GANDOLFI Raffaele di famiglia artigiana è nato a Rubizzano (Bologna) nel 1913. Tornitore in varie fabbriche è entrato all’inizio degli anni 1930 in contatto con l’organizzazione comunista locale. Ha svolto attività nel sindacato fascista e venne eletto “”fiduciario di fabbrica”” per operare dall’interno contro il regime.”,”MITT-271″
“GANDOLFI Andrea GANDOLFI Giuliano a cura”,”La Grande Guerra – I ‘profeti’ – Gli anni tra le due guerre – La Seconda guerra mondiale – La spada – Lo scudo – L’incursione – Finis belli.”,”””Harris [Sir Arthur Harris, principale artefice del Comando bombardieri inglese], tetragono nei suoi convincimenti, nelle sue Memorie, pubblicate nel 1947 col titolo ‘Bombing Offensive’ sostiene che, se il Command avesse avuto nel 1943 le forze disponibili nell’anno successivo, la Germania sarebbe stata: “”(…) sconfitta direttamente dai bombardamenti””. Molti critici sostennero che il costo umano e di materiali, era stato esorbitante a fronte dei risultati ottenuti e che poteva essere destinato al potenziamento di altre forze; abbandonando la guerra aerea lo sbarco in Normandia avrebbe potuto effettuarsi un anno prima. Altri, invece, che la distruzione della Germania avrebbe portato a grandi difficoltà di ricostruzione dell’economia nel dopo guerra, come era avvenuto nella Grande Guerra. Se ne fece interprete Fuller: “”[I bombardamenti strategici] furono un insuccesso costoso, perché non solo prolungarono la guerra ma annientariono tutte le basi eventuali della pace””. Secondo Jörg Friedrich: “”Il personale inglese impegnato nella guerra aerea nel tempo arrivò alla cifra di 1.800.000 unità (…) circa la metà delle spese belliche della Gran Bretagna fu assorbita dalla RAF””. I fautori del potere aereo avevano invece l’assoluta certezza, basandosi sul crollo del fronte interno tedesco nella Grande Guerra, che lo stesso sarebbe avvenuto nella seconda. Si enfatizzava con il ricorso ai bombardamenti il carattere utilitarista, la riduzione della durata della guerra, con un costo minore di vite umane. Le querelles furono estenuanti ed ancora oggi non sono finite. Nessuna operazione militare scatenò nel tempo la vastissima serie di giudizi, polemiche, critiche e diatribe basate principalmente su canoni morali”” (pag 58) … finire (pag 58-59) Il Sistema Museale di Iola di Montese è gestito dal Gruppo Culturale Il Trebbo, un’associazione culturale non a scopo di lucro divenuta nel 2019 Associazione di Promozione Sociale. Nata nel gennaio del 1988 con l’obbiettivo di “”coltivare mediante incontri, conferenze, pubblicazioni, filmati, raccolte fotografiche etc. tutto ciò che può essere utile a documentare e riportare alla memoria la storia e la cultura della nostra terra””. La pubblicazione di libri e la gestione del museo fin dalla sua nascita nel 1992 ha permesso alle attività di spaziare in vari campi, dalla ricerca storiografica alla valorizzazione di memorie orali, nelle attività didattiche ed educative rivolte alle scuole, alla promozione e gestione di visite sul territorio valorizzandone l’aspetto storico-culturale in ambito turistrico, all’organizzazione di eventi culturali. L’incontro con i fratelli Gandolfi, appassionati di storia militare, avvenuto nel 2001 ha ampliato sostanzialmente il quadro di riferimento anche museale, espandendolo nell’ambito degli avvenimenti legati al periodo della seconda guerra mondiale che hanno visto il territorio interessato dai combattimenti tra la 5a armata e l’esercito tedesco.”,”QMIS-275″
“GANDOLFO Giampaolo CACCAMO Domenico MARCHESANI Piero FERRARI Silvio DELL’AGATA Giuseppe MAZZONI Bruno”,”L’Europa ritrovata. Corso di lezioni organizzato dalla Consulta regionale per i problemi dell’unificazione europea.”,”””La Russia, come ho detto, fu in Europa la potenza egemone fino alla sconfitta nella guerra di Crimea (1853-56) che contrappose la sola Russia all’ Impero Ottomano, la Francia, l’Inghilterra, con l’appoggio di un corpo di spedizione piemontese. Fu il crollo di una Russia che sembrava invincibile”” (pag 19) (G. Gandolfo)”,”EURC-140″
“GANDOLFO Giancarlo”,”Corso di economia internazionale. La teoria pura del commercio internazionale. Vol. I.”,”Giancarlo Gandolfo è professore ordinario internazionale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-182-FL”
“GANDOLFO Giancarlo”,”Elementi di economia internazionale.”,”Giancarlo Gandolfo è professore ordinario internazionale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-228-FL”
“GANGULY Sumit a cura; saggi di Robert M. HATHAWAY Stephen Philip COHEN Ashley J. TELLIS John W. GARVER Deepa OLLAPALLY Jean-Luc RACINE P.R. KUMARASWAMY Sunila KALE”,”India as an Emerging Power.”,”Saggi di Robert M. HATHAWAY Stephen Philip COHEN Ashley J. TELLIS John W. GARVER Deepa OLLAPALLY Jean-Luc RACINE P.R. KUMARASWAMY Sunila KALE. La lunga linea logistica tra Sichuan e Gansu è più vulnerabile all’ interruzione. La via che collega i centri economici in India e il cuore del Tibet è meno impervia di quella, a parità di distanza, che collega i centri economici cinesi al Tibet. Il risultato attuale dello scontro del 1962 non derivava dal fatto che vi fossero vantaggi solamente a favore della Cina. Esso fu, piuttosto, dovuto al fatto che la Cina aveva leader politici e militari che coglievano qualsiasi vantaggio potesse avere la Cina, mentre l’ India aveva dei leaders inetti nella loro indifferenza alle realtà delle operazioni militari. (pag 127)”,”INDx-053″
“GANGULY Sumit”,”Storia dell’India e del Pakistan. Due paesi in conflitto.”,”Sumit Ganguly insegna Cultura e civilizzazione indiana e Scienze politiche presso l’Indiana University, di cui dirige l’India Studies Institute. “”Ma vi era anche un imperativo strategico: il Pakistan sarebbe stato più difendibile se l’intero stato del Jammu e Kashmir fosse stato nel suo ambito. Perseguendo queti obiettivi, la leadership rimase fondamentalmente ostile allo status quo e cercò di sfruttare qualsiasi opportunità per esercitare una pressione diplomatica o militare sull’India affinché cedesse terreno sulla quesitone del Kashmir. Ma il fallimento sul terreno diplomatico e multilaterale portò i leader pachistani a formulare diverse strategie per strappare militarmente il Kashmir dall’India. In questi frangenti essi esibirono spesso il consueto “”falso ottimismo””, esagerarono il sostegno di potenziali alleati e gonfiarono la propria immagine sulla base di inferenze dubbie e fallaci. L’India, d’altra parte, rimase ugualmente determinata a mantenere il Kashmir per dimostrare di essere un paese laico (32). Ignorò le richieste del Pakistan e rinsaldò fortemente la sua presa sullo stato. Queste antitetiche strategie posero i due stati in rotta di collisione, indirizzandoli verso una nuova guerra nel 1965″” (pag 35) (32) Per una discussione della teoria e della pratica del laicismo in India vedi D.E. Smith, op. cit.”,”PAKx-018″
“GANGULY S. M.”,”Leftism in India. M.N. Roy and Indian Politics 1920-1948.”,”Dr. S.M. Ganguly (b. 1928) is the Librarian of the Rabindra Bharati University, Calcutta. In Addition to studies in professional field, he nourishes a passion for pursuits in history and politics. His writings include a book entitled Bangalir Rastrachinta: Rammohun theke Maaabendranath (in Bengali) and varius articles contributed to different journals. Preface, Abbreviations, Introduction, Select Bibliography, Index,”,”MASx-001-FL”
“GANKIN Olga Hess FISHER H.H.”,”The Bolsheviks and the World War. The Origin of the Third International.”,”Un capitolo (IV) dedicato interamente alla Conferenza di Zimmerwald, ed un altro (V) alla Conferenza di Kienthal Lenin and the Imperialist Economism of the Bukharin-Piatakov group (pag 223-236 The Imperialist Pirate State (Bukharin’s Idea of the State and the Correct Attitude of the Workers toward It) (pag 236-239) La controversia tra bolscevichi e menscevichi posta all’attenzione dell’Ufficio dell’Internazionale Socialista (International Socialist Bureau) per svolgere un arbitrato, sotto la presidenza di Bebel, non giunge a nessuna conclusione. L’ISB chiede a Plechanov la sua versione e continua a riconoscerlo come rappresentante russo persso l’ISB, nonostante la richiesta di revoca da parte di Lenin e dei bolscevichi (pag 30-31) (The International Socialist Bureau and the Menshevik-Bolshevik Controversy)”,”INTT-327″
“GANNON Martin J.”,”Global-Mente. Metafore culturali per capire 17 paesi.”,”Martin J. GANNON è docente di management e comportamento organizzativo internazionale all’Univ Maryland. Ha pubblicato numerosi saggi, ha insegnato in varie università europee e orientali ed è stato consulente di aziende private (tra cui la Chemical Bank e l’ Upjohn) e di agenzie governative US.”,”RAIx-005″
“GANSHOF Francois L. direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 1°. Le Moyen Age.”,”RENOUVIN è Prof alla Sorbona e membro dell’Institut de France. GANSHOF è Prof all’Univ di Gand, membro dell’Accademia Reale fiamminga delle scienze del Belgio. Corrispondente dell’ Institut de France.”,”RAIx-045 FRAA-025″
“GANSHOF Francois L. direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 1°. Le Moyen Age.”,”RENOUVIN è Prof alla Sorbona e membro dell’Institut de France. GANSHOF è Prof all’Univ di Gand, membro dell’Accademia Reale fiamminga delle scienze del Belgio. Corrispondente dell’ Institut de France.”,”RAIx-086″
“GANSHOF Francois L.”,”El feudalismo. Titolo originale: Qu’est-ce que la feodalitè?”,”GANSHOF Francois L., medievalista belga, è stato professore all’ università di Gant.”,”EURx-134″
“GAPANOVITCH J.J.”,”Introduction a l’ histoire de la Russie. Historiographie russe (hors de la Russie).”,”GAPANOVITCH J.J. era professore all’ Università di Tsing-Hua (Peiping). “”Due pubblicazioni recenti, quelle di Pokrovski e di G. Vernadsky, che sono anche delle opere d’ insieme di storia russa, hanno un anche un tutt’ altro carattere rispetto a quelle analizzate fino ad ora. Esse si indirizzano ad un gruppo speciale di lettori, politico (Pokrowski) o nazionale (Vernadsky), e naturalmente affrontano in modo nuovo i fatti della storia russa, ed è precisamente là (non nel loro contenuto, ma nelle loro visioni) che risiede il loro interesse. Esse meritano dunque attenzione (o la pretendono) specialmente da punto di vista metodologico””. (pag 92)”,”RUSx-110″
“GARAUDY Roger”,”I miti fondatori della politica israeliana.”,”Articolo apparso su Il caso Garaudy. Zone d’ombra e montature di Philippe Videlier* Un filosofo marxista convertito all’islam, autore di un libro pubblicato dalla casa editrice “”negazionista”” diretta da due ex gauchistes, citato in giudizio per il reato di negazione dei crimini contro l’umanità, riceve il sostegno di un abate, fondatore di un’associazione solidaristica. Come ai tempi dell’affaire Dreyfus, un antisemitismo proveniente dai più diversi orizzonti continua a diffondere il proprio veleno, a più di cinquant’anni dallo sterminio degli ebrei d’Europa. Nel corso di una conferenza stampa lI’aprile scorso Roger Garaudy, reduce alle più diverse esperienze ma noto sorattutto come ex stalinista è apparso nei 1loni del Grand Hotel delia rue Scribe a arigi, accompagnato da Jacques Vergès, ià avvocato di Klaus Barbie, noto per la sua predilezione per le cause allo zolfo. Questa lo è senz’altro: la promozione di un’opera negazionista intitolata I miti fonndatori della politica israeliana, che porta in copertina il nome di Garaudy. Ma Vergès, dall’alto della sua tribuna, esibiva un pegno non indifferente: una lettera di sostegno dell’Abbé Pierre, il santo papa degli esclusi, da tre decenni giustamente rispettato per la sua opera sociale. Sbalordimento. E turbamento nel monlo dell’associazionismo. L’effetto voluto era stato raggiunto. Chissà se il vecchio prete conosceva davvero le recenti frequentazioni del suo cinquantennale amico negli ambienti dell’estrema destra? Dal suo appartato ritiro aveva potuto rendersi conto che l’operazione Garaudy era stata preparata in segreto da molti mesi dalla setta negazionista che opera nell’ombra all’insegna de La Vieille Taupe? [La vecchia Talpa] Resta il fatto che malgrado i numerosi chiarimenti forniti dalla stampa, I’Abbé Pierre ha persistito nel suo malaugurato sostegno, facendo risorgere da una cultura cattolica premoderna i luoghi comuni lel più terribile antiebraismo. “”Che siano maledetti, se noi siamo cristiani””, proclamava nel 1896. all’epoca dell affaire Dreyfus, il quotidiano La Croix, che si fregiava della qualifica di giomale “”più antisemita di Francia””, rivendicando un’etichetta allora molto apprezzata. Negli anni 1880 l’Abate Chaboti canonico onorario di Angouleme e di Poitiers, autore dell’opera Les Juifs, nos maitres! Documents et développements nouveaux sur la question juive, pubblicato dalla Société générale des librairies catholiques nel 1882, collaborava al giornale L’Antisémitique, settimanale in vendita a 40 centesimi, per combattere la “”massoneria giudaica””, unita contro Gesù Cristo e la sua Chiesa (1). Ovunque, alla fine del secolo scorso, circolavano in effetti giornali, opuscoli, libelli, manifesti, volantini e oggetti vari che diffondevano il veleno dell’odio. Il marchese de Morès reclutava i gorilla della sua Ligue antisémitique tra i macellai della Villette. “”Diffidate degli ebrei, sono sempre traditori. Il giudeo ha tradito Dio. Il giudeo non è un francese, tradisce la sua patria. Fuori gli sporchi ebrei, spioni e ladri. Facciamolafinita con gli yupins””. Questo testo decorava una “”carta assorbente anti-giudeo”” stampata a Vésoul, con lo slogan “”La Francia ai francesi!””. Alla Camera, vari deputati si fregiavano dell’etichetta antisemita, e alcune proposte di legge che imponevano restrizioni all’accesso degli ebrei nell’amministrazione e nell’esercito raccolsero l’adesione di quasi duecento parlamentari (2). In questo clima, il 13 gennaio 1898 Emile Zola lanciò su L’Aurore il suo “”J’accuse!””, denunciando la macchinazione di una cricca di ufficiali disonesti che aveva condotto alla condanna di Alfred Dreyfus, “”questo sacrificio umano di uno sfortunato, di uno “”sporco ebreo””””! “”È un crimine fuorviare l’opinione pubblica, tuonava lo scrittore, strumentalizzare. al servizio di un progetto omicida, quest’opinione pervertita fino al delirio. E un crimine inltossicare i piccoli e gli umili, esasperare le passioni di rigetto e di intolleranza, nascondendosi dietro un odioso antisemitismo che sarà lafine della grande Francia liberale dei diritti umani, se non riuscirà a guarirne (3)””. I1 31 agosto di quello stesso anno, il tenente colonnello Henry, risultato colpevole di falso nell’affaire Dreyfus, si suicidava nella sua cella al Mont Valérien. Il 13 dicembre Edouard Drumont, celebre autore di La France Juive (1886) lanciò sul suo giornale La Libre Parole una sottoscrizione in favore “”della vedova e dell’orfano”” del defunto, contribuendo egli stesso con eento franchi. Fu quindi pubblicato, giomo per giomo, I’elenco dei sottoscrittori, con le loro annotazioni e l’ammontare degli oboli, in cui veniva alla luce una certa Francia che si agitava da dodici anni circa. “”Ero divenuto il portavoce di tutte le sofferenze senza voce, di tutti i muti dolori, di tutte le vittime passive, di tutti i rassegnati, di tutti gli sfruttati e turlupinati, che non sono nati per lottare e che non osano neppure gridare: Al ladro!””, spiegava il mestatore in uno scritto di poche nghe destinato a costruire la sua immagine davanti all’opinione pubblica. “”Ho avuto l’inesprimibile soddisfazione di sentire altre anime rispondere alla mia, proseguiva poi; migliaia di sconosciuti mi hanno scritto, mi hanno ringraziato dicendomi: Ah, che grande piacere ci ha fatto! (…) Grazie a Lei ora sappiamo dov’è la selvaggina da cacciare (4)…”” Così, su intere colonne e pagine, si manifestavano i pensieri prima rimossi che agitavano una tormentata fine secolo: “”Aulon (Mme), antisemita…O,25 Fr Aumont (Melle): Gli ebrei sono besue e canaglie…2 Fr. Aumont (Mme): Vorrebbe proprio cuocere un ebreo a fuoco lento…. 0.50 Fr… Bonner (Z), Bordenux: Per la Repubblica, la Francia e I’esercito, e per lo sterminio completo della razza ebraica, 10 fr Coulier(J.)…Engel, alsaziano: sterminiamo la marmaglia ebraica…2 fr.”” ecc. Sotto il titolo Monument Henry, il tutto fu raccolto per la posterità in un volume curato da un giornalista filo-Dreyfus. Georges Bensoussan, che si è dedicato all’archeologia del fantasma antisemita espresso negli elenchi de La Libre Parole, ricorda che mentre dal punto di vista sociologico si poteva discernere in questa Francia furiosamente razzista un conglomerato di artigiani e operai, di militari e di studenti, quella del “”Monument Henry, è anche una sottoscrizione clericale””. Un prete su cento ha sottoscritto qualificandosi col proprio titolo, e il giornale La Croix ha visto nell’iniziativa di Drumont “”un grande e confortante spettacolo, da cui sarebbe uscito uno dei raggi di luce destinati a restituire la pace alla Francia (5)””. Queste professioni di fede assassine, sottolinea Georges Bensoussan, non sono risuonate in qualche lontana contrada barbara insanguinata da lotte tribali, ma nella Francia repubblicana, senza incontrare ostacoli da parte della legge; e ciò pochissimo tempo dopo la celebrazione del primo centenario della grande rivoluzione emancipatrice. E nel 1938, a quarant’anni di distanza — il tempo in cui matura una generazione — Felix Lacointa ha potuto scrivere, su Le bloc anti-révolutionnaire: “”Dal deicidio in poi la nazione ebraica è il popolo maledetto””. un’eco fedele delle concioni de La Croix alla fine del secolo (6). “”Tutto è iniziato, per me, dall’orribile shock che mi ha colto quando, dopo anni di studi teologici, riprendendo per mio conto un po’di studi biblici, ho scoperto il libro diGiosuè. Poco prima ero già stato molto turbato dall'episodio di Mosè, che pure aveva portato le Tavole della legge in cui è detto: non uccidere; ma che poi ha ordinato il massacro di tremila persone del proprio popolo per aver adorato il vitello d'oro. Ma in Giosuè ho scoperto come fu realizzata (certo, raccontata secoli dopo l'evento) una vera e propria Shoa su tutta la vita esistente nella Terra promessa (7)"". A secoli e secoli di distanza, oltre il tempo e lo spazio, ecco come il richiamo a un frammento di letteratura sacra viene a stigmatizzare gli ebrei. Queste frasi inaudite, con le quali si cerca insidiosamente di giustificare le infamie del presente con l'evocazione di un testo biblico scritto mezzo millennio prima dell'inizio della nostra era, e riferito a un fatto avvenuto ancora cinquecento anni prima, sono tratte da una lettera dell'Abbé Pierre, redatta in un linguaggio talvolta oscuro, tinta di misticismo, ed esibita da Vergès a sostegno di Roger Garaudy. E l'Abate si lamenta. Evoca l'imperatore Costantino, I'alleanza con Dio e i ladri di automobili. Una campagna ben orchestrata Conoscendo attraverso la televisione la sua figura, il suo volto e i suoi gesti, lo si immagina mentre strizza gli occhi, la parola dolente, in atto di sgranare le sue ultime riflessioni: ""Roger, di tutto ciò sicuramente noi, vecchi entrambi, dobbiamo anco ra parlare, interrogare chi ne sa più di me. Ti prego di trarre da queste righe quasi illeggibili che leggeremo insieme al telefono laforza e l'amicizia della mia affettuosa stima e del mio rispetto per I'enorme lavoro del tuo nuovo libro. Confonderlo con quello che fu chiamato ""revisionismo"" è un'impostura, una vera e propria calunnia da incoscienti"". Si può addurre, a discolpa dell' Abbé Pierre, l'accecamento dovuto a un'amicizia cinquantennale per Roger Garaudy, la confessione di non aver veramente letto il testo pubblicato da La Vieille Taupe, centro del negazionismo francese, e infine l'influenza esercitata sul suo giudizio da alcune persone del suo ambiente che l'Express ha collocato nel torbido movimento dei superstiti del ""brigatismo rosso italiano alla deriva (8)""? Il ""colpo Garaudy"" era stato preparato da lunga data. Circolari rivolte ai torbidi ambienti del negazionismo annunciavano fin dall'autunno 1995, ""alcune operazioni promettenti"": ""il numero 2 de La Vieille Taupe sta per uscire, e ci sarà il botto"", si annunciava in grassetto, sotto la notizia, allettante per i destinatari, della prossima pubblicazione da parte di un ""noto accademico, apprezzato conferenziere, uomo politico che ha conservato molteplici relazioni personali e la stima di amici di estrazione assai diversa, un uomo indiscutibilmente di sinistra e, ciò che più conta fermamente deciso ad affrontare la legge scellerata e ad accollarsi il rischio di un processo"" (quella che viene definita ""scellerata"" è naturalmente la legge Gayssot che reprime la propaganda negazionista). (9) ""La pubblicazione integrale di questo libro sarà oggetto del n. 2 de La Vieille Taupe, in esclusiva per gli abbonati alla rivista, che riceverete allufine di dicembre. Vi si rivelerà il seguito delle operazioni e la nostra strategia, nonché l'identità dell'autore che scoprirete ricevendo questo secondo numero (...) È della massima importanza suscitare la curiosità e la mobilitazione di tutti i nostri amici"". Un secondo foglio, datato novembre 1995, sottolineava che questo numero 2, ""particolarmente importante, è infase di preparazione"". Il numero apparve, distribuito per via confidenziale attraverso la rete degli abbonati, accompagnato da materiale complementare (tra cui il seguente autoadesivo: ""Carpentras patatrac! Sta iniziando il crollo della montatura anti-revisionista""! (10) e un opuscolo, Sionismo, revisionismo e democrazia stampato con l'etichetta Samizdat, il cui contenuto non ha nulla da invidiare ai peggiori pamphlet antisemiti d'anteguerra. Ma, ahimè, prima che la ben orchestrata pubblicità dell'adesione di Garaudy alla setta negazionista potesse produrre i suoi effetti, il Canard Enchainé aveva sventato il colpo (11), seguito dalla maggior parte degli organi di stampa. Cosi, sfumata la sorpresa, il nome di Garaudy cadeva senza far rumore e non stupiva più di tanto. L'ex-comunista fu anche sbeffeggiato da studenti antifascisti in occasione di un seminario all'università di Parigi VIII, all'indomani delle rivelazioni del Canard. Ci voleva a ogni costo una rimonta. L'occasione fu la conferenza stampa con Vergès, dove si vide Garaudy presentarsi in veste di perseguitato che aveva faticosamente pubblicato le sue ""opere"" maledette ""a spese dell'autore"". Ma omise di ricordare che nell'edizione de La Veille Taupe, preparata con tanta cura, si poteva leggere: ""L'autore e La Vieille Taupe realizzeranno dunque nel corso del 1996 una seconda edizione pubblica di questo libro""; una decisione che era stata presa fin dal novembre 1995. Né era stato citato il settimanale di estrema destra Rivarol, che fin dal mese di febbraio aveva dato al suo pubblico scelto il seguente annuncio: ""Non ci stupiremmo di ritrovarli rnolto presto su Internet"". Effettivamente il testo era disponibile presso un server californiano, il Comittee for Open Debate on the Holocaust (Codoh), “”che presenta ricerche e opinioni revisioniste provenienti dal mondo intero””, secondo la sua propria definizione. Nel menu compaiono i Mythes di Roger Garaudy, accanto ai testi di tutti gli habitués del piccolo universo negazionista: Serge Thion, Carlo Mattogno, ecc. Più recentemente, Rivarol spiegava che proprio per merito de La Viellle Taupe “”il testo era passato su Internet e tradotto in inglese, in italiano e in arabo (12)””. L’ultima conversione di Garaudy non desta sorpresa. In effetti le relazioni dell’ex-filosofo comunista con la destra estrema risalgono a vari anni fa. Nel 1991 e 1992 collaborò con 1’organo neofascista Nationalisme et République, sul quale si espnmevano Pierre Guillaume, il guru de La Vieille Taupe, Bernard Notin, insegnante lionese noto per un articolo revisionista e razzista, e i diversi tenori dell’estrema destra. La pubblicazione era posta sotto il patronato simbolico dello scrittore Céline e di Jacques Doriot. Il 24 marzo 1991, Garaudy partecipò al 24· Convegno del Grece (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne), un incontro della Nuova Destra, dove furono invocati i mani dell’SS Saint-Loup e dello scrittore Pierre Gripari, ammiratore dichiarato di Hitler (13). Garaudy è anche intervenuto all’ultimo convegno del Grece, nel dicembre 1995, e figura nel sommario del numero di Eléments, rivista della “”nuova destra””, del febbraio 1996. Il negazionismo tuttavia non è solo una manifestazione politica dell’estrema destra ma funziona secondo i meccanismi della setta, fin nei suoi aspetti più grotteschi. La Vieille Taupe pretende di sottoporre a revisione, oltre alla storia, anche l’etimologia. Ha infatti proposto ai suoi corrispondenti di scrivere la parola “”media”” con una “”t”” finale, quale segno di riconoscimento tra revisionisti (14)! Nella prima edizione del libro di Garaudy, “”media”” è scritto dunque con questa “”t”” finale. Meglio ancora: la “”t”” distintiva figura anche in una lettera che accompagna la pubblicazione, firmata di propria mano dallo stesso Garaudy. Nell’edizione pubblica però la “”t”” è scomparsa dalla parola “”media””. Il libro esce di nuovo con l’etichetta Samizdat (che è anche il nome della casa editrice del negazionista Zùndel in Canada) ed è distribuito dalla Librairie du Savoir, [5 rue Malebranche, 75005 Paris] una libreria romena di Parigi, “”come si faceva ai tempi di Ceausescu”” per i testi dissidenti, ha precisato Garaudy. Ma al “”sapere””, per questi paladini della libertà, si aggiunge la sigla “”Frond””: “”Francia-Romania- ordine nazionale della deontologia delle élites””. Si può trovare qui una copiosa letteratura sui bei tempi della dittatura del conducator Antonescu (1938), e tutto ciò che i circoli nostalgici hanno potuto pubblicare sull’antisemita Codreanu e la sua Guardia di ferro. Il corpo principale del libro negazionista di Garaudy porta il titolo “”I miti del XX secolo””. Sarà per puro caso che il classico dell’ideologia nazista di Alfred Rosenberg si intitolava Il mito del XX secolo? L’ultimo nato della letteratura negazionista ha di specifico solo il nome in copertina. Il contenuto viene esposto da diversi lustri negli stessi circoli interessati sotto tutte le latitudini. L’agente dei colonnelli greci Kostas Plevris, capo delle centurie fasciste che hanno rastrellato i democratici di Atene la mattina del 21 aprile 1967, era già noto per la sua opera O Mythos, nella quale afferma che “”la leggenda dello sterminio, le invensioni della stampa alleata durante e dopo la guerra e la mitologia galoppante dei sei milioni non sono altro che falsità sioniste (15)””. Fin dal 1949, Sirius (Hubert Beuve-Méry) stigmatizzava su Le Monde l’opera di Maurice Bardèche Nuremberg ou la Terre promise. “”C’era da aspettarselo, osservava; a soli quattro anni dalla fine dei massacri l’antisemitismo e il nazional-socialismo più puri si sprecano (16)””. Più che nei temi sviluppati dal libro di Garaudy, l’aspetto drammatico di quest’ultimo caso sta nell’avallo che gli è stato offerto dall’ Abbé Pierre. L’attuale sfaldamento ideologico ha consentito di riprodurre, sul terreno dell’antisemitismo, ciò che Jean Marie Le Pen era riuscito a fare solo dodici anni fa contro gli immigrati, rompendo il tabù del termine xenofobo. In un’intervista pubblicata da Libération a due settimane dalla conferenza stampa del Grand Hotel, I’Abbé Pierre spiegava così la fondatezza della sua iniziativa: “”Non ci lasceremo più trattare da andsemiti o da antiabrei solo per aver detto che un ebreo è stonato””. E aggiungeva, citando le testimonianze di simpatia ricevute da molto “”francesi medi””: “”Da un pezzo non avevo visto tante persone venirmi a dire: grarie per aver avuto il coraggio di mette re in discussione un tabù (17)””. L’Abbé Pierre dovrebbe avere almeno il sospetto che questi “”francesi medi”” rassomiglino come gocce d’acqua a quelli che un secolo fa hanno costruito, frase per frase, il sinistro Monument Henry… Altrimenti, per tornare alla Bibbia, non sarebbero lontani i tempi dell’Apocalisse con il suo “”falso profeta al servizio della Bestia””. NOTE (1) Zeev Sternhell, La droite révolutionnaire, Point-Seuil, Parigi, 1989, p. 181 La Croix, che ha rotto da molto tempo con questo passato, ha condannato il libro di Roger Garaudy e preso le distanze dall’Abbé Pierre. (2) Georges Bensoussan L’idélogie su rejet, enquête sur le “”Monument Henry””, Manya, Levallois-Perret. 1993, pp. 42-44. (3) Emile Zola. J’accuse, Edizioni La vita felice, 1994. (4) Eduard Drumonl, La France juive devant l’opinion, Marpon et Flammarion, Parigi, 1886, pp. 5-6. (5) Georges Bensoussan, op. cil., p. 67. (6) Ralph Shor, L’anlisémitisme en France pendant les années trente, Complexe, Bruxelles, 1991, p. 24. (7) Lettera dattiloscritta dell’Abbé Pierre a Roger Garaudy, senza data né firrna. (8) L’Expreess, 2 maggio 1996. (9) Alcune personalità di grande prestigio intellettuale, come il professor Pierre Vidal-Naquet, autore di Assassins de la mémoire (Le Seuil , Parigi 1995), e Madeleine Rebérioux, presidente onorario della Lega per i Diriitti dell’uomo pur condannando il ncgazionismo si sono interrogati recentemente sull’opportunità di una legge che stabilisca in qualche modo una “”verità di Stato””. Leggere Le Monde, 4 maggio e 21 maggio 1996. (10) Allusione alla profanazione del cimitero ebraico di Carpentras nel 1990. (11 ) Le Canard enchainé, 24 gennaio 1996. (12) Rivarol, 29 aprile 1996. (13) Jean-Yves Camus e René Monzat, Les Droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, Lyon, 1992, p. 261. (14) La Vieille Taupe, n. 1, primavera 1995. (15) Patrice Chairoff, Dossier néo-nazisme, Ramsay, Parigi, 1977, p. 71. (16) Le Monde, gennaio 1949. (17) Libération, 29 aprile 1996. * Storico del Cnrs, Lione ——————————————————————————– Le Monde diplomatique — Il Manifesto, giugno 1996, p. 3. Traduzione di E.M. ——————————————————————————– Questo testo è stato messo su Internet a scopi puramente educativi e per incoraggiare la ricerca, su una base non-commerciale e per una utilizzazione equilibrata, dal Segretariato internazionale dell’Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d’Holocaustes (AAARGH). L’indirizzo elettronico del segretariato è aaarghinternational@hotmail.com. L’indirizzo postale è: PO Box 81 475, Chicago, IL 60681-0475, Stati Uniti.”,”VIOx-023″
“GARAUDY Roger”,”Lenin e il leninismo.”,”LENIN non ha potuto conoscere che una piccola parte delle opere filosofiche di MARX. Da giovane combatte per il marxismo visto soprattutto attraverso l’interpretazione di KAUTSKY e PLECHANOV. Dal punto di vista filosofico non c’è originalità in LENIN non solo in rapporto a MARX ed ENGELS ma pure a KAUTSKY e PLECHANOV (decennio 1890). LENIN elabora il concetto di ‘formazione economica e sociale’. Ed è originale nell’applicazione dei principi all’analisi delle condizioni specifiche della società russa (‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, 1896-99). Nel ‘Che fare?’ le tesi principali sono improntate a KAUTSKY (1. non vi è legame meccanico tra lotta di classe proletaria e coscienza socialista, 2. coscienza socialista non può nascere che sulla base di profonde conoscenze scientifiche. 3. la coscienza socialista non può essere apportata alla classe operaia che “”dal di fuori””, 4. la tesi secondo la quale il partito è “”l’unione del movimento operaio col socialismo””). Non vi è nulla di leninista nelle tesi sul partito d’avanguardia esposte nel Che fare. Quella concezione è di KAUTSKY e LENIN lo sottolinea espressamente. Secondo G. il ‘Che fare’ è solo un momento della teoria del partito. Dopo la rivoluzione del 1905 ci sono tre interpretazioni: – si tratta di una rivoluzione borghese, dunque la direzione spetta alla borghesia (menscevichi) – il proletariato ha fatto la rivoluzione. Dunque non bisogna fermarsi alla fase borghese, ma con una ‘rivoluzione permanente’ marciare, senza fermarsi, verso il socialismo e la dittatura del proletariato (TROTSKY) -la rivoluzione ha un contenuto borghese ma è stata condotta sotto la spinta del proletariato. In Russia, in un paese essenzialmente contadino, la rivoluzione borghese, già compiuta in Occidente, non è possibile “”se le masse contadine non seguono il proletariato rivoluzionario””. L’obbiettivo è dunque quello di mantenere un legame con le masse profonde nel compimento della rivoluzione democratica borghese (formula “”dittatura democratica degli operai e dei contadini””, ovvero creare la più larga democrazia quale la borghesia non può mai realizzare).”,”LENS-009″
“GARAUDY Roger”,”Il comunismo e la morale.”,”GARAUDY Roger è nato a Marsiglia nel 1913 da famiglia operaia. Incaricato di filosofia poi professore all’ Università. Arrestato da Vichy nel 1940, poi deportato. Nel dopoguerra è diventato deputato del Tarn all’ Assemblea Nazionale. E’ membro del CC del Partito Comunista francese. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”MADS-298″
“GARAUDY Roger”,”Tutta la verità. “”Accuso i dirigenti sovietici di offuscare con il loro comportamento, dalle Asturie alla Macedonia, da Praga a Caracas, la bella e giusta immagine del socialismo che milioni di uomini portano nel cuore””.”,”E’ la documentazione del dissidio tra GARAUDY e l’ apparato del PCF.”,”PCFx-010″
“GARAUDY Roger”,”La theorie materialiste de la connaissance.”,”””Se la manifestazione delle cose coincidesse con la loro essenza, dice Marx, tutta la scienza diventerebbe superflua””. (pag 210)”,”TEOC-170″
“GARAUDY Roger”,”Lénine.”,”GARAUDY Roger è professore alla Facoltà di Lettere e scienze umane di Poitiers. Contiene l’ estratto: ‘L’ iniziativa storica’, estratto dalla prefazione di Lenin all’ edizione russa del 1907 delle Lettere a Kugelman. “”Nei periodi più pacifici, più “”idilliaci””, come diceva, i più “”tristemente paludosi”” (come dice la Neue Zeit), Marx sapeva discernere l’ imminenza della rivoluzione ed elevare il proletariato alla coscienza dei suoi compiti più avanzati, dei suoi compiti rivoluzionari. I nostri intellettuali russi, semplificando Marx secondo i gusti filistei, insegnano al proletariato, nelle ore più rivoluzionarie, una politica di passività che consiste nel seguire dolcemente “”la corrente”” e nel sostenere timidamente gli elementi più versatili del partito liberale alla moda!”” (pag 87) “”Dans les périodes les plus pacifiques, les plus “”idylliques””, comme il disait, les plus “”mornement marécageuses”” (comme s’exprime la ‘Neue Zeit’), Marx savait discerner la proximité de la révolution et ‘élever’ le prolétariat à la conscience des ses tâches révolutionnaires. Nos intellectuels russes, simplifiant Marx au gré des philistins, enseignent au prolétariat, aux heures les plus révolutionnaires, une politique de passivité qui consiste à suivre docilement “”le courant”” et à soutenir timidement les éléments les plus versatiles du parti libéral à la mode!”” (extraits de la Préface de Lénine à l’édition russe de 1907 des ‘Lettres Kugelmann’ de Karl Marx) [Roger Garaudy, Lénine, 1968] (pag 121) (LENS-121)”,”LENS-121″
“GARAUDY Roger”,”Humanisme marxiste. Cinq essais polemiques.”,”””Ce ne sont pas seulement les cinq sens, c’est encore les sens dits spirituels, les sens pratiques (vouloir, aimer, etc)… qui n’existent que par l’ existence d’ un objet, par la nature devenue humaine. L’ education des cinq sens est le travail de toutes les generations passées”” (Marx, Manuscrits de 1844) (pag 98) “”La nature est le corps inorganique de l’ homme (idem) (pag 99) “”L’ homme riche est celui qui a besoin d’ une totalité de manifestations humaines de la vie, l’ homme chez qui sa propre realisation existe comme une necessité interieure, comme un besoin”” (idem) (pag 99)”,”TEOC-230″
“GARAUDY Roger”,”Qu’est-ce que la morale marxiste?”,”A differenza di tutte le altre classi sociali, (la classe operaia) parla, dice Marx, “”al solo titolo umano”” perché essa è ridotta all’ esistenza nuda dell’ uomo, alla sua essenza più profonda, che è precisamente il lavoro, l’ atto di trasformare la natura, l’ atto di fare, ma nello stesso tempo spogliata degli attributi propriamente umani di questo lavoro, poichè essa non ha altro da fare della sua forza-lavoro che venderla al proprietario dei mezzi di produzione, di alienarla a questa potenza straniera””. (pag 153) La classe operaia nella sua lotta ha così preso in carico il destino dell’ umanità intera che solo la sua vittoria può pienamente liberare. “”Gli interessi del progresso sociale nel suo insieme, scriveva Lenin, sono superiori a quelli del proletariato””. (pag 169) Il grande terrore giacobino ha fatto seicento vittime, e il terrore bianco del 1815, dieci volte di più; le rappresaglie contro gli insorti del giugno 1848 hanno massacrato dieci operai per ciascun caduto delle “”forze dell’ ordine””; le stragi della Settimana di sangue e la repressione della Comune hanno massacrato settantamila lavoratori parigini per vendicare settanta ostaggi. Tuttavia questa violenza all’ uno per mille è ancor oggi agitata come uno spettro mentre le atrocità della repressione sono state benedette nel 1815 da un Te Deum a Notre-Dame, e dopo il 1871 dedicando Parigi al Sacro-Cuore. (pag 171-172)”,”TEOC-244″
“GARAUDY Roger”,”Dieu est mort. Etude sur Hegel.”,”Nell’ impero romano, Hegel vede la prima forma storica di alienazione. Il potere dello Stato è concentrato nelle mani di uno solo, e i cittadini non sono che una massa anonima d’ atomi. L’ individuo, ripiegato su se stesso, sui propri interessi, considera lo Stato e la totalità del reale come un destino trascendente che gli è straniero e ostile, alienato. (pag 253) La legge è l’ essenza del fenomeno e lo distingue dalla semplice apparenza, ma la legge non ha alcuna realtà al di fuori del fenomeno. (pag 328) Dopo aver lodato Feuerbach per la sua critica materialistica di Hegel, Marx sottolinea: “”Se si confronta a Hegel, Feuerbach è molto povero”” (Marx, lettera a Schweitzer, 24 gennaio 1865). Il merito incomparabile di Hegel , è di aver concepito l’ uomo totale come portante in lui tutto ciò che le generazioni degli uomini hanno creato, provato e concepito attraverso il loro lavoro, la loro lotta, il loro pensiero. (pag 422)”,”FILx-245″
“GARAUDY Roger”,”La liberté.”,”””Quello che manca a questi signori, è la dialettica. Essi sempre non vedono qui che la causa, là che l’ effetto. Che è un’ astrazione vuota, che nel mondo reale simili antagonismi opposti metafisici non esistono che nelle crisi, ma che tutto il grande corso delle cose si produce nella forma d’ azione e di reazione di forze, senza dubbio, molto ineguali – di cui il movimento economico è di molto la forza più potente, la più iniziale, la più decisiva, che non c’è niente d’ assoluto e che tutto è relativo, tutto ciò, che volete, essi non lo vedono; per loro Hegel non è esistito””. (pag 221, lettera di Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890)”,”FILx-266″
“GARAUDY Roger”,”Marxisme du XXe siècle.”,”””Por eso no me espero de regreso No soy de los que vuelven de la luz.”” Pablo Neruda, ‘Sonate critique’, Memorial de l’Ile Noire. “”In che cosa i marxisti hanno realizzato il programma di Engels? L’ hanno fatto una volta, nel 1908, con Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, e in un modo esemplare: Lenin ha passato tre anni ha sfogliato le opere fondamentali sulla fisica contemporanea: nella fisica inglese, i lavori di Maxwell, di Rücker, di Ward, di Pearson; della fisica tedesca, i lavori di Ernst Mach, di Hertz, di Boltzman, senza contare le interpretazioni filosofiche di Cohen e di von Hartmann; nella fisica francese i lavori di Henri Poincaré, di Bacquerel, di Langevin, e le interpretazioni di Duhem, de Le Roy, senza contare le speculazioni dei revisionisti russi. Se si dovesse fare oggi una bibliografia su questo problema, fermandosi al 1908 (data della composizione del libro) – si constaterebbe che nessuna opera essenziale è sfuggita alla ricerca di Lenin””. (pag 51-52)”,”TEOC-356″
“GARAUDY Roger”,”Introducción al estudio de Marx.”,”Il metodo di Marx nel Capitale (pag 112) “”Marx darà, al contrario, la dimostrazione che le categorie economiche: lavoro, scambio, merce, valore, moneta, mercato, profitto, salario, rendita, ecc., sono categorie storiche e che le relazioni sociali che esse esprimono formano una totalità organica che porta in sé le contraddizione che la sommergono in un divenire incessante: “”Queste forme sono precisamente quelle che costituiscono le “”categorie”” dell’ economia borghese. Sono forme mentali accetate dalla società, e pertanto obiettive, in cui si esprimono le condizioni della produzione di ‘questo’ regime sociale di produzione ‘storicamente dato’ che è la produzione di merci. Per questo, tutto il misticismo del mondo delle merci, tutto l’ incanto e il mistero che aleggiano intorno ai prodotti del lavoro basati sulla produzione di merci sfumano immediatamente appena li riferiamo ad altre forme di produzione””. Applicando questo metodo storico, Marx risolse il problema posto da Ricardo relativo alla differenza tra la quantità di lavoro eseguito e il salario pagato, il problema chiave del plusvalore””. (pag 113) Tattica e strategia (pag 170) Cronologia (pag 197)”,”MADS-408″
“GARAUDY Roger”,”Les sources francaises du socialisme scientifique.”,”GARAUDY Roger agrégé de l’ Université. Saint-Simon. Libertà ed eguaglianza. “”Au centre de la pensée de Saint-Simon, il y a un exament critique de l’oeuvre de la Révolution. Cette oeuvre repose sur deux principes malfaisants aux yeux de Saint-Simon: la liberté et l’ égalité. Ces principes sont pour lui malfaisants parce qu’ils engendrent l’ anarchie, anarchie politique de l’ indiscipline, et surtour anarchie économique de la libre concurrence en vertu de laquelle la production se fait au hasard.”” (pag 96) Saint-Simon. Politica come scienza della produzione. “”Saint-Simon s’efforce de persuader la classe montante des industriels de la nécessité de compléter l’ oeuvre de la Révolution et d’en finir avec elle en apportant “”le plus grand bonheur au plus grand nombre””. Une science est pour cela nécessaire: “”L’histoire de la civilisation, écrit Saint-Simon, divient l’ histoire d’un organisme qui se crée des organes: elle rentre dans la physiologie bien comprise””, et il ajoute: “”La physiologie appliquée à l’ améloration des institutions sociales””. L’ axiome fondamental de cette science, c’est que “”la politique est la science de la production””. De ce point de vue, l’autorité la plus juste, la plus efficace et la plus stable est celle qu’exercent les producteurs sur toute la politique. Pour Saint-Simon, l’ idéal sera atteint lorsque seront unis, à la direction de la société propriétaires, industriels et intellectuels. C’est parce que cette “”élite”” a été divisée sous la Révolution que le mouvement est tombé aux mains de non -propriétaires. De là, la faillite. Contre les faux principes d’égalité et de démocratie, Saint-Simon rêve d’une nouvelle aristocratie et d’une hiérarchie des compétences””. (pag 97)”,”SOCU-139″
“GARAUDY Roger”,”Le marxisme et la personne humaine. Suivi de réponses à quelques questions. Texte de la Conférence enregistrée au magnétophone le 3 février 1961 à Bruxelles.”,”””Questo ci porta a ciò che è per noi l’ obiettivo finale ovvero l’ avvenire dell’ uomo. Quando Marx, per la prima volta, nei suoi Manoscritti del 1844, oppone il comunismo al capitalismo, quando mostra che il comunismo è l’ alienazione risolta, superata, formula questa opposizione come quella dell’ “”essere”” e dell’ “”avere””. Il comunismo, dice, non è una generalizzazione della proprietà, dell’ “”avere””, come immaginava la comunione ancora grossolana del comunismo di Morelly o di Sylvain Maréchal, è uno sbocciare dell’ “”essere””, dell’ uomo. Fioritura che non si può produrre che al di là dell’ alienazione, dell’ alienazione dell’ uomo nell’ “”avere””. Questa dialettica dell’ essere e dell’ avere, di cui un filosofo cattolico come Gabriel Marcel ha fatto una interessante fenomenologia, ma senza ricercarne le radici economiche e sociali, è al punto di partenza del pensiero di Marx. Nei Manoscritti del 1844, Marx formulava questa legge: “”Più avete e meno siete””.”” (pag 30-31)”,”TEOC-426″
“GARAUDY Roger”,”Le Centenaire du Manifeste. Révolution dans l’histoire de la pensée socialiste. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”GARAUDY Roger agrégé de l’Université “”Dans le ‘Manifeste’, Marx et Engels expliquent pourquoi ils ont choisi cette expression de ‘Manifeste du Parti communiste’ plutôt que celle de ‘Manifeste socialiste’. Dans ce texte magnifique, Marx et Engels expliquent que “”en 1847 [à la veille de la révolution de 48] le socialisme représentait un mouvement bourgeois et le communisme un mouvement ouvrier”” (Manifeste)”” [Roger Garaudy, Le Centenaire du Manifeste. Révolution dans l’histoire de la pensée socialiste]”,”MFRx-334″
“GARAUDY Roger”,”Une littérature de fossoyeurs.”,”‘Una letteratura di becchini’ “”La libertà, diceva Hegel, è l’affermazione di sé”” (pag 82) Garaudy stalinista “”Se la mia adesion al Partito è stata l’inizio della mia libertà, il mio tradimento sarebbe l’inizio della mia angoscia, di questa angoscia che è sempre lo scotto di una cattiva scelta”” (pag 83) Trecc: Garaudy Roger. – Filosofo e uomo politico francese (Marsiglia 1913 – Chennevières-sur-Marne 2012). Membro del Partito comunista francese (PCF), rivide le sue posizioni staliniste dopo il 1956. Interessato alle culture orientali (Pour un dialogue des civilisations, 1977), nei primi anni Ottanta del Novecento si è convertito all’Islam. Le sue posizioni negazioniste gli sono valse una condanna per istigazione all’odio razziale (2000). VITA Membro del PCF, deputato (1956) e senatore (1959-62), dopo il XX Congresso (1956), iniziò una critica sistematica allo stalinismo. Dopo l’intervento sovietico in Cecoslovacchia (1968), G. giunse a un più netto distacco dalle posizioni del gruppo dirigente del PCF e venne espulso dal partito (1970). OPERE Le sue più importanti opere filosofiche sono: Perspective de l’homme. Existentialisme, pensée catholique, marxisme (1959; trad. it. 1972), Dieu est mort. Étude sur Hegel (1962), Marxisme du XXe siècle (1966). In Le grand tournant du socialisme (1969; trad. it. 1970) e in Toute la vérité (1970; trad. it. 1970) ha presentato una proposta di strategia democratica al socialismo. Successivamente G. si è indirizzato verso un accostamento al misticismo delle culture orientali quale correttivo del razionalismo e dell’individualismo dell’Occidente in: Danser sa vie (1973; trad. it. 1973), Pour un dialogue des civilisations (1977; trad. it. 1977), Promesses de l’Islam (1981), Intégrismes (1990), Grandeur et décadence de l’Islam (1999). Nel 1989 ha scritto il libro di memorie Mon tour du siècle en solitaire. Per l’adesione alle teorie negazioniste espressa in Les mythes fondateurs de la politique israélienne (1995; trad. it. 1996) è stato accusato di istigazione all’odio razziale e ha subìto cinque processi penali, conclusisi con la condanna (2000). Tra le sue pubblicazioni più recenti si ricorda Le terrorisme occidental/””>occidental (2004), sorta di testamento spirituale in cui G. segnala i piani di adiacenze e connessioni strutturali tra politica e fenomeni religiosi”,”PCFx-110″
“GARAUDY Roger”,”Karl Marx.”,”Contiene tra l’altro: – La dialettica in Marx – Dialettica e libertà – Il metodo di Marx nel ‘Capitale’ “”Marx non ci ha lasciato nessuna opera sulla “”logica”” ma ci ha lasciato la logica del ‘Capitale'”” (Lenin, Quaderni filosofici) (pag 145) “”Ricardo ha scoperto una delle leggi essenziali dello sviluppo della società capitalistica: la legge tendenziale della caduta del saggio di profitto, ma la spiega con l’aumentare del valore dei prodotti agricoli che deriva dalla pretesa “”legge della popolazione”” di Malthus: “”I profitti tendono naturalmente a diminuire perché, nel progresso della società e della ricchezza, il soprappiù di sostentamenti necessari esige un lavoro sempre crescente””. A questo proposito Marx nota: “”Gli economisti che, come Ricardo, considerano come assoluto il modo capitalistico di produzione, si rendono conto a questo punto che tale modo di produzione si crea esso stesso dei limiti, e attribuiscono questi limiti non alla produzione ma alla natura (nella teoria della rendita)”” (11). Al contrario Marx dimostrerà che questa legge tendenziale del saggio di profitto non deriva da circostanze accidentali estranee al sistema capitalistico, ma al contrario dall’essenza del sistema che implica un accrescimento del capitale costante (strumenti e macchinari) e la relativa diminuzione del capitale variabile (il capitale che serve per acquistare la forza-lavoro degli operai, il solo a generare plusvalore). Questa scoperta gli consente di formulare l’idea che il capitalismo porta con se stesso la legge che lo avvia alla sua rovina: «Quello che inquieta Ricardo è che il saggio di profitto, forza motrice della produzione capitalistica, condizione e stimolo al tempo stesso dell’accumulazione, sia compromesso dallo sviluppo stesso della produzione… Viene qui dimostrato in termini puramente economici, cioè dal punto di vista borghese, entro i limiti della comprensione capitalistica, dal punto di vista della produzione capitalistica stessa, che quest’ultima è limitata e relativa: che essa non costituisce un modo di produzione assoluto ma semplicemente storico, corrispondente ad una certa, limitata epoca di sviluppo delle condizioni materiali di produzione» (12). Per finire, una delle ultime conseguenze dell’errore iniziale di Ricardo, è di non poter spiegare il fenomeno delle crisi capitalistiche. Ricardo dichiara che il profitto appare «al tempo stesso, come condizione e come impulso all’accumulazione», e anche che la produzione capitalista mira alla soddisfazione dei bisogni. Qual è il motore della produzione capitalista, il profitto o i bisogni? Ricardo utilizza entrambe le spiegazioni, e sempre allo scopo di difendere l’illimitato sviluppo della produzione capitalista, Ricardo non poteva ancora scorgere le contraddizioni profonde del sistema: il ciclo delle crisi periodiche iniziò nel 1825, e Ricardo era morto nel 1823. Il suo pensiero teorizza lo sviluppo illimitato del capitalismo”” (pag 155-157) [(11) Marx, “”Bisogno, produzione e divisione del lavoro””, in Opere filosofiche giovanili, cit., p. 242; (12) Marx, ‘Il capitale’, libro II, I, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 236] FILOSOFIA MARX PRIMA DEL MARXISMO, MARXISMO COME RIVOLUZIONE FILOSOFICA ALIENAZIONE LAVORO MATERIALISMO STORICO DIALETTICA E LIBERTA’, ECONOMIA POLITICA GRANDI SCOPERTE MARX, ANTIDOGMATISMO MARX STORICISMO CRITICISMO DIALETTICA MARX RICARDO CADUTA TENDENZIALE SAGGIO PROFITTO PLUSVALORE CAPITALE”,”MADS-022-FV”
“GARAUDY Roger”,”Karl Marx.”,”””Si verifica un vero e proprio mutamento storico della ricerca scientifica in economia. Marx continuerà, integrerà e supererà l’opera degli economisti classici borghesi, ponendosi come loro dal punto di vista della produzione; questa scienza economica oggettiva, già altre volte arma contro il feudalesimo, diventerà arma contro il capitalismo. L’avanguardia della classe operaia si riconosce nel ‘Capitale’. Engels scrive nel 1886: “”Il ‘Capitale’ è spesso chiamato, sul continente, la Bibbia della classe operaia””. “”Fine ultimo di questo lavoro””, scriveva Marx nella prefazione alla I edizione del ‘Capitale’, “”è di svelare la legge economica del movimento della società moderna”” (2). Da questa legge deriva il passaggio necessario dal capitalismo al socialismo, quello che Marx chiama, nel ‘Capitale’, “”l’espropriazione degli espropriatori””. Ma Marx non ha mai confuso necessità e fatalità. L’azione dell’uomo è uno degli elementi attraverso cui si compie la necessità. Marx definisce il movimento operaio: “”La partecipazione cosciente al processo storico che sconvolge la società’ (3)”” (pag 185) [(2) Karl Marx, ‘Il capitale’, cit., 1, (1), p. 18; (3) Karl Marx, ‘Herr Vogt’, p. 35]”,”MADS-027-FF”
“GARAVAGLIA Gianpaolo”,”Storia dell’ Inghilterra moderna. Società economia e istituzioni da Enrico VII alla Rivoluzione Industriale.”,”Nelle schede: governo, parlamento, dipartimenti di stato, finanze, elenco guerre, dati religione, popolazione, società, economia, schema Costituzione inglese”,”UKIx-044″
“GARAVAGLIA Gianpaolo”,”Storia dell’Inghilterra moderna. Società, economia e istituzioni da Enrico VII alla Rivoluzione Industriale.”,”Gianpaolo Garavaglia è professore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Milano.”,”UKIx-023-FL”
“GARAVINI Sergio”,”Sindacato di classe e condizione giovanile.”,”Anni ’70: formazione dell’area del lavoro marginale, aspetti del lavoro precario, part-time, tempo parziale”,”SIND-011-FB”
“GARAVINI Sergio ASOR-ROSA Alberto BENEDUSI Luciano; a cura di Salvatore BONADONNA, interventi di LETTIERI CELATA TONIN PASTORIN BOLAFFI DE-ANNA PEDRINI BOTTAZZI ERGAS BORGA MARIANETTI MAGLIO D’ALEMA DI-SCHIENA CRUCIANELLI ROSCIANI CORRADINI BUFFARDI FORLAI BURGOS BONDIOLI PRONI”,”Sindacato e questione giovanile.”,”Interventi di LETTIERI CELATA TONIN PASTORIN BOLAFFI DE-ANNA PEDRINI BOTTAZZI ERGAS BORGA MARIANETTI MAGLIO D’ALEMA DI-SCHIENA CRUCIANELLI ROSCIANI CORRADINI BUFFARDI FORLAI BURGOS BONDIOLI PRONI”,”SIND-001-FSD”
“GARBANI Philippe SCHMID Jean”,”Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980.”,”Jean Schmid, 36 anni, nato a Neuchatel. Studi a Losanna. Ha condotto dei lavori di ricerca sulla storia del movimento operaio svizzero. Philippe Garbani, 34 anni, nato a Bienne, studi a Neuchatel, Geneve e Paris. E’ impegnato nell’attività sindacale e nelle ricerche sulla storia del movimento operaio e sulle sperimentazioni sociali. Membro del sindacato VPOD. “”Comme celui des pays voisins, le capitalisme suisse connaît à la fin du XIXe et au début de XXe siècle une époque extraordinairement florissante. Les petites entreprises de caractère patriarcal et familial font place – mais sans disparaître complètement – aux grandes societés anonymes. De nouvelles branches d’industrie prennent leur essor; d’autres, anciennes, connaissent un développement inconnu jusqua-là. La proportion des ouvriers de fabrique par rapport à la population résidente passe de 48 pour mille en 1882 à 55 en 1888, 64 en 1895, 73 en 1901 et 87 en 1911. En même temps, la population se concentre dans les villes: alors qu’en 1880, 15% de la population vit dans les grandes villes, ce chiffre a passé en 1910 à 26%. La population de la ville de Zurich passe de 87.000 en 1880 à 215.000 en 1910. La proportion des travailleurs étrangers dans la population augmente considérablement, surtout dans les grands centres industriels. Alors qu’en 1850 30 habitants sur 1.000 en Suisse étaient de nationalité étrangère, cette part passe à 74 en 1880 et à 147 en 1910. De plus, la composition de cette population étrangére se modifie: dans le même temps où le nombre d’Allemands en Suisse se multiplie par deux, de 1880 à 1910, celui de les Italiens quintuple. Or les Allemands travaillant en Suisse sont en majorité des artisans, des ouvriers de la petite métallurgie (serruriers, ferblantiers) ou des ouvriers spécialisés, tandis que les Italiens sont monoeuvres dans le chantiers de construction et les fabriques. Ces considérations sont essentielles pour notre sujet: il ne faut pas oublier, lorsqu’on parle du mouvement ouvrier, des grèves, etc., qu’une grande partie de la classe ouvrière suisse est composée d’immigrés, ainsi que le notait déja Lénine: «Le trait spécifique de l’impérialisme en Suisse est l’exploitation croissante des ouvriers étrangers privés de droits par la bourgeoisie de ce pays, qui fonde ses espoirs sur la division entre ces deux catégories d’ouvriers» (20)”” (pag 52-53) [Philippe Garbani Jean Schmid, ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980’, Editions d’En Bas, Lausanne, 1980] [(20) V.I. Lénine, Les Tâches des Zimmerwaldiens de gauche…, in: Oeuvres complètes, Moscou, tome XIII, p. 160] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”Come quello dei paesi vicini, il capitalismo svizzero ha vissuto un periodo straordinariamente fiorente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Le piccole imprese di natura patriarcale e familiare stanno cedendo il passo – ma non scomparendo del tutto – alle grandi aziende anonime. Nuovi rami industriali decollano; altri, vecchi, conoscono uno sviluppo fino ad ora sconosciuto. La proporzione degli operai di fabbrica in rapporto alla popolazione residente va dal 48 per mille nel 1882 ai 55 nel 1888, 64 nel 1895, 73 nel 1901 e 87 nel 1911. Allo stesso tempo, la popolazione si concentra nelle città: mentre nel 1880 il 15% della popolazione viveva nelle grandi città, nel 1910 questa percentuale salì al 26%. La città di Zurigo è passata da 87.000 nel 1880 a 215.000 nel 1910. La proporzione di lavoratori stranieri nella popolazione è aumentata notevolmente, soprattutto nei grandi centri industriali, mentre nel 1850 30 abitanti su 1.000 in Svizzera erano di nazionalità straniera, questa proporzione sale a 74 nel 1880 e a 147 nel 1910. Inoltre, la composizione di questa popolazione straniera cambia: nel periodo in cui il numero di tedeschi in Svizzera raddoppia, dal 1880 al 1910, quello degli italiani quintupla. Tuttavia, la maggioranza dei tedeschi che lavorano in Svizzera sono artigiani, operai della piccola metallurgia (fabbri, lattonieri) o operai specializzati, mentre gli italiani lavorano nei cantieri e nelle fabbriche. Queste considerazioni sono essenziali per il nostro tema: non dobbiamo dimenticare, quando si parla di movimento operaio, scioperi, ecc., che gran parte della classe operaia svizzera è composta da immigrati, come ha già notato Lenin: “”La caratteristica specifica dell’imperialismo in Svizzera è il crescente sfruttamento dei lavoratori stranieri privati di diritti da parte della borghesia di questo Paese, che basa le sue speranze sulla divisione tra queste due categorie di lavoratori”” (20)”” (pag 52-53) [Philippe Garbani Jean Schmid, ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980’, Editions d’En Bas, Lausanne, 1980] [(20) V.I. Lénine, Les Tâches des Zimmerwaldiens de gauche…, in: Oeuvres complètes, Moscou, tome XIII, p. 160] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MEOx-140″
“GARBERO Claudio”,”Lavoro produttivo e lavoro improduttivo.”,”Piero Garbero è nato a Torino dove si è laureato nel 1974 in Storia delle dottrine economiche con Claudio Napoleoni. Si occupa prevalentemente di storia del pensiero economico e dello sviluppo italiano del dopoguerra. Dal 1976 lavora presso il Laboratorio di Economia Politica “”Cognetti de Martiis””, dell’Università di Torino.”,”ECOT-183-FL”
“GARBERO Piero MAGGIORA Ferruccio”,”Inflazione. Teorie e politiche economiche alternative.”,”Piero Garbero è nato a Torino dove si è laureato nel 1974 in Storia delle dottrine economiche con Claudio Napoleoni. Ha pubblicato pure ‘Lavoro produttivo e lavoro improduttivo’, Torino, 1980. Ferruccio Maggiora è nato nel 1947. Ha lavorato presso il Laboratorio di Economia politica dell’Università di Torino (assieme a Garbero). E’ stato ricercatore del CNR all’Università del Messico. Ha pubblicato ‘Il dibattito sull’economia nell’ambito del marxismo’, Torino 1978. Come la rivoluzione della teoria e della politica economica della seconda metà degli anni ’30 è legata al nome di Keynes così al centro del dibattito attuale sull’inflazione torna in primo piano il nome di Keynes…”,”ECOT-005-FMB”
“GARBOLINO Paolo”,”La nuova arte di pensare. Elementi di logica dell’inferenza induttiva.”,”‘Poiché per la cultura giuridica è di gran lunga preferibile assolvere un colpevole piuttosto che condannare un innocente, si richiede un’altissima probabilità, una quasi certezza, per condannare. La giurisprudenza anglosassone prevede esplicitamente la formula: “”convinti della colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio””. Un problema decisionale come quello (…) era ancora scottante ai tempi di Pascal, quando non si erano spenti in Europa i fuochi delle guerre di religione: l’ipotesi (…) in gioco in questo caso era “”(…) è colpevole di eresia””. Alcuni degli uomini vissuti al tempo della Riforma e della Controriforma non erano consequenzialisti e credevano che le buone intenzioni giustificano: se le intenzioni sono buone, non è questione né di probabilità né di desiderabilità. Altri pensavano che condannare degli innocenti fosse certo cosa molto cattiva, ma credevano che fosse cosa altrettanto certa ed indiscutibile che le opinioni X fossero eretiche. Altri ancora pensavano ambedue le cose: che le intenzioni giustificano e che loro erano assolutamente certi di possedere la verità e dunque nel pieno diritto di convincere con le buone o le cattive, chiunque non la pensasse come loro. Una minoranza di uomini del ‘500 cominciò a pensarla diversamente: possiamo essere certi di aver ragione? E se non siamo certi di aver ragione, eppure condanniamo un uomo, magari a morte, non possiamo neppure essere certi che ciò che stiamo facendo non sia un delitto. Nel 1553 a Ginevra era stato mandato al rogo Miguel Serveto, un esule spagnolo che aveva creduto di trovare la libertà di coscienza presso i Protestanti, perché non era d’accordo con Calvino a proposito della Santissima Trinità. Sebastiano Castellione, un umanista ginevrino, esiliato a Basilea per dissidi con Calvino sull’interpretazione della Bibbia, pensò che fosse ora di finirla e scrisse, nel 1563, un libretto intitolato ‘L’Arte di dubitare e di credere, di ignorare e di sapere’: “”Salomone dice nell’Ecclesiaste che c’è un tempo di nascere, ed un tempo di morire, un tempo di seminare, ed un tempo di credere, un tempo di non sapere, ed un tempo di sapere. Ecco la ragione che si ha di dubitare: tenere l’incerto per certo e non avere il minimo dubbio al suo riguardo è cosa temeraria e piena di pericoli; nessuno lo negherà”” (Castellione, 1953, pag. 76]. Nello stesso anno sempre a Basilea, fu pubblicato un libro dal curioso titolo ‘Gli stratagemmi di Satana’, opera di un italiano esule per motivi religiosi, Jacopo Aconcio, vicino al circolo di Castellione. In esso Aconcio rovesciava l’accusa che i dubbi in materia di fede fossero ispirati da Satana. Al contrario, è la convinzione che si possa e si debba possedere la verità ad essere ispirata da Satana, perché da questa convinzione discende l’altra, che si debba convincere tutti della propria verità, e da ciò le persecuzioni, la divisione delle chiese, le guerre di religione, che sono tutte opere diaboliche: “”poiché è tanto proprio dell’uomo l’errare, bisogna che nessuno, che sia uomo, sia tanto sicuro di sé da essere persuaso di non poter errare, e da pensare, qualunque problema venga in discussione, che gli sia inutile sentire in proposito le parole di chicchessia. (…) Il massimo impedimento per la conoscenza del vero si ha quando si è fortemente persuasi di non essere traviati da nessun errore, e invece la via diretta e il primo inizio per riconoscere l’errore si ha quando sorge un sospetto dell’errore”” [Aconcio, 1946, pagg. 56-7]. Il risultato immediato per Castellione ed i suoi amici fu quello di attirarsi l’accusa di essere seguaci della filosofia ellenistica dello Scetticismo, accusa che poteva avere conseguenze spiacevoli, all’epoca. Alcuni di loro, già profughi, dovettero abbandonare anche la Svizzera. L’opera di Aconcio si diffuse negli ambienti razionalistici del ‘600 specialmente in Inghilterra dove nel 1647, in piena Rivoluzione venne tradotta dal latino con una dedica del traduttore, molto significativa, a Cromwell e al Parlamento. La dedica non impedì che lo stesso Parlamento condannasse l’opera come ereticale nel 1649″” (pag 122-123)]”,”FILx-015-FB”
“GARCIA Victor”,”Museihushugi. Breve storia del movimento anarchico giapponese.”,”Victor GARCIA ha fondato e diretto numerosi periodici e riviste anarchiche in Francia e in America Latina. Ha collaborato alla stampa libertaria spagnola. E’ autore di diverse opere.”,”ANAx-101″
“GARCIA Victor”,”Utopias y Anarquismo.”,”GARCIA, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’ anarchia”” per l’ aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo. E’ morto nel 1991. Victor GARCIA era lo pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal GRACIA.”,”ANAx-147″
“GARCIA VENERO Maximiano”,”Historia de las internacionales en España, 1868-1914.”,”L’A ha scritto altre opere sul nazionalismo catalano e basco. La casa editrice è franchista. IISG di Amsterdam non ha fornito tempestivamente la documentazione sollecitata dall’ autore.”,”MSPx-027″
“GARCIA MARQUEZ Gabriel”,”Cronaca di una morte annunciata.”,”””Pericoli s’ aspetti, il falco che corre dietro a gazza guerresca”” (Sulla caccia d’ amore, versi del poeta cinquecentesco Gil VICENTE ‘Halcón que se atreve con garza guerrera, péligros espera””) (pag 71) “”Molto tempo più tardi, in un’ epoca incerta in cui cercavo di capire qualcosa su me stesso vendendo enciclopedie e libri di medicina per i paesetti della Guajira, giunsi per caso fino a quel mortorio di indios. (…)””. (pag 95) “”Era tale la perplessità del giudice istruttore di fronte alla mancanza di prove contro Santiago Nasar, che il suo buon lavoro sembra a momenti alterato dalla delusione. Nel foglio 416, di suo pugno e con l’ inchiostro rosso del farmacista, scrisse una nota a margine: ‘Datemi un pregiudizio e muoverò il mondo’. Sotto questa perifrasi di sconforto, con un tratto felice dello stesso inchiostro di sangue, disegnò un cuore attraversato da una freccia. Per lui, come per gli amici più prossimi di Santiago Nasar, lo stesso comportamento di questi nelle ultime ore fu una prova schiacciante della sua innocenza.”” (pag 107)”,”VARx-193″
“GARCIA DELGADO José Luis”,”Origenes y desarrollo del capitalismo en España. Notas criticas.”,”GARCIA DELGADO José Luis (Madrid, 1944) dal 1967 studia e ricerca sui temi dell’ economia spagnola come professore dell’ Universidad Complutense di Madrid e del ICAI. E’ segretario del comitato di redazione di Anales de economia. Ha pubblicato molte opera (v. 2° di copertina). “”Se adesso si considera l’ influenza negativa per la nascente industria siderurgica-metallurgica della ‘franquicia arancelaria’ (1) (concessa dalla legge del 1855 per le importazioni di materiali, fissi o mobili, destinati alla costruzione e allo sfruttamento delle linee ferroviarie) e il fatto che una parte degli aiuti di capitali drenati dal Tesoro pubblico si canalizzano pure verso le rotaie, si possono tirare due conclusioni della massima importanza: 1. che la costruzione accelerata dell’ infrastruttura ferroviaria spagnola nella decade 1856-1866 (5000 km) non produce “”nessun impatto positivo nell’ industria manifatturiera, neppure nella metallurgica (…)””. (…) 2. che la crescita del settore bancario, cha ha luogo a partire dalla legge del 1856, e che è a sua volta condizione e riflesso dell’ auge delle costruzioni di ferrovie e della canalizzazione dei finanziamenti verso di esse, finisce per “”danneggiare”” più che “”favorire”” l’ industrializzazione. (…)””. (pag 39-40) (1) Reposición con franquicia arancelaria: Régimen aduanero que permite importar, por una sola vez con liberación del pago de los impuestos de importación, mercancías equivalentes en cantidad, descripción, calidad y características técnicas, a aquellas respecto a las cuales fueron pagados los impuestos de importación, y que fueron utilizadas en la producción de mercancías exportadas previamente, con carácter definitivo. (Art. 61 del Reglamento de la Ley Orgánica de Aduanas sobre Regímenes de Liberación, Suspensión y otros Regímenes Aduaneros Especiales).”,”SPAx-077″
“GARCIA Victor”,”L’ internazionale operaia.”,”Titolo originale La Internacional Obrera, Ediciones FIJL Caracas 1964 Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna. “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congersso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: “”Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani””. Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: “”Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo””””. (pag 39)”,”INTP-045″
“GARCIA Victor”,”Three Japanese Anarchists: Kotoku, Osugi and Yamaga.”,”GARCIA Victor pseudonimo di Germinal GRACIA, esponente del movimento libertario della Catalogna, ha partecipato alla guerra civile, poi è riparato in Francia, per tornare nel dopoguerra in Spagna ed essere arrestato. Primo segretario della IJA (Antifascist Youth International) ha poi soggiornato in Venezuela e girato il mondo. Il congresso socialista del 17 febbraio 1907 ‘Shakai Shugi Kyokai’ congress. “”The socialist congress ended with three clearly defined schools of thought: the blatantly anarchist current of Denjiro Kotoku, Sen Katayama ‘s current which embraced parliamentarism, and a current headed by Toshihiko Sakai which steered a neutral course”” (pag 1) “”The urge to make anarchist ideas accessible to the Japanese masses was what impelled Kotoku to make translations from the libertarian philosophers and especially from Kropotkin. Osugi had the same notion in mind when he translated Darwin’s ‘The Origin of Species’, numerous books by Wallace, Gustave Le Bon, Howard Moore and others, thanks especially to a stunning facility for languages that afforded him mastery of half a dozen western languages.”” (pag 7)”,”MJAx-027″
“GARCÍA DE CORTÁZAR Fernando GONZÁLES VESGA José Manuel”,”Storia della Spagna. Dalle origini al ritorno della democrazia.”,”Fernando Garcia de Cortázar insegna storia contemporanea all’Università di Deusto. Autore di una ventina di libri, collabora abitualmente con alcune testate nazionali spagnole. José Manuel Gonzáles Vesga è un suo discepolo.”,”SPAx-012-FL”
“GARCÍA PALACIOS Luis; DURGAN Andy; GUTIÉRREZ ALVAREZ José; GUILLAMON IBORRA Augustin; BROUE’ Pierre”,”Espagne: hommes et courants. Mon chemin a croisé celui de Trotsky (Palacios); Les Trotskystes espagnols et la fondation de POUM (Durgan); Nin, Maurin et Andrade dans l’histoire du marxisme espagnol (Alvarez); La Question anarchiste (Alvarez); G. Munis, un révolutionnaire méconnu (Iborra).”,”OCE Opposizione comunista spagnola ICE Sinistra comunista di Spagna”,”TROS-326″
“GARCIA Arturo Morgado”,”El clero gaditano a fines del Antiguo Regimen. Estudio de las ordenes sacerdotales (1700-1834).”,”Càdice è una città della Spagna di 113 066 abitanti che si trova nella comunità autonoma dell’Andalusia ed è capoluogo dell’omonima provincia.”,”SPAx-020-FSL”
“GARCIA-DE-CORTAZAR Fernando GONZALEZ-VESGA José Manuel”,”Storia della Spagna. Dalle origini al ritorno della democrazia.”,”Fernando GARCIA-DE-CORTAZAR insegna storia contemporanea nell’Univ di Deusto. Autore di una ventina di libri, collabora abitualmente con alcune testate nazionali spagnole. GONZALEZ-VESGA è un suo discepolo.”,”SPAx-016″
“GARCÍA-DE-PALACIO Diego”,”Diálogos Militares.”,”GARCÍA DE PALACIO Diego, Giurista spagnolo (sec. XVI), membro del Consiglio delle Indie, funzionario della Udienza del Guatemala (1573), attraversò l’interno del paese e ne lasciò una relazione diretta a Filippo II (1576); funzionario nel Messico (dal 1579), nel 1587 comandò una spedizione diretta contro DRAKE Francis.Giurista che si occupa di questioni militari non è raro nel XVI sec. Il testo contiene nell’ultima parte (Libro 4°) molti schemi e disposizioni tattiche delle formazioni di combattimento. Errore data nascita non 1530 ma 1539 Ambrosero in Cantabria. Lungo il testo sono evidenziati i riferimenti storici dell’Autore (TITO LIVIO, MACCHIAVELLI ec.) Tiratura mille copie”,”QMIx-057-FSL”
“GARCÍA-PERALTA Beatriz”,”Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros em Portugal.”,”SÉMATA, Ciencias Sociais e Humanidades, 2020, vol. 32: 151-176 Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal Ernesto da Silva (1868-1903) and the Biography of Labor Leaders in Portugal BEATRIZ PERALTA GARCÍA Universidad de Oviedo https://orcid.org/0000-0001-8232-7493 bperalta@uniovi.es Resumen Los líderes obreros han recibido, en general, muy poca atención por parte de los historiadores, que se han ocupado más de estudiar las organizaciones obreras (surgimiento, desarrollo, implantación entre las masas de asalariados, etc), o su papel en la historia política contemporánea. Con excepción de sus líderes más conocidos, que protagonizan sus fuentes, biografíar a otros menos celebrados es una cuestión de alguna dificultad para el historiador, que debe resolver imaginativamente su mayor problema: la falta de reflejo en las fuentes habituales, tales como la prensa, actas de reuniones, opúsculos, panfletos, textos programáticos…, etc. Este artículo se acerca sobre todo a la biografía de los líderes socialistas del siglo XIX a través de la pervivencia de su memoria en los militantes socialistas coetáneos, hasta alcanzar a los historiadores profesionales. Palabras clave: Socialismo, Partido Socialista Portugués, líderes obreros, biografía, Portugal. Abstract Labor leaders have generally received very little attention from historians, who have been more concerned with studying workers’ organizations (emergence, development, implantation among the masses of wage-earners, etc.), or their role in political history contemporary. With the exception of its best-known leaders, who star in its sources, the biography of others less celebrated is a matter of some difficulty for the historian, who must imaginatively solve his biggest problem: the lack of reflection in the usual sources, such as the press, meeting minutes, booklets, pamphlets, program texts …, etc. This article is especially close to the biography of the socialist leaders of the 19th century through the survival of their memory in contemporary socialist militants, until reaching professional historians. Palabras clave: socialism, Portuguese Socialist Party, labor leaders, biography, Portugal. 152 Beatriz Peralta García: Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal “Em todo o caso a Revista continua. As inovações que se lhe fazem consistirão em a tornar mais congénere e adequada à mediocridade do Público — que se não interessa por alta literatura, e quer contos, viagens, biografias, etc”. Eça de Queiroz, Correspondência. “Os homens que, sempre revestidos d’uma modestia natural, seguem a estrada recta do dever, sem se deixarem perder pelas encruzilhadas onde a dignidade sossobra, não têem biographia”. J. Fernandes Alves, Antonio Joaquim da Conceição Pires. “(…) a vida dos trabalhadores, no plano individual e colectivo tem sido descrita por grandes sociólogos, principalmente a partir dos meados do século XIX (…), mas o certo é nenhum deles ser procedente da classe operária”. José Silva, Memórias de um operário. INTRODUCCIÓN A principios de abril de 1890 el novelista portugués José Maria Eça de Queiroz (1845-1900)1 se encontraba en Oporto resolviendo asuntos familiares y personales. Para ello debió abandonar, durante algunos meses, sus responsabilidades como cónsul de Portugal en París, cargo que ejercía desde 1888. Entre los primeros, la herencia de su esposa, Emília de Castro, hija de la condesa de Resende, recientemente fallecida; entre los segundos, dinamizar la publicación que dirigía, Revista de Portugal, que atravesaba por algunas dificultades económicas. La solución parecía pasar por abrirla a un público más vasto con el ánimo de ganar suscriptores, lo que suponía adaptarla a un gusto que Eça calificaba de “mal educado e superficial”, según le explicaba a su esposa en una carta escrita pocos días después de instalarse en la ciudad. Y concluía: “É o que naturalmente se fará”2 . Unos días más tarde, le anunciaba la reestructuración que la publicación había sufrido, tanto a nivel directivo como en los contenidos, que se habían aligerado abandonando la llamada “alta literatura”, esto es, artículos de análisis, ya fuese histórico, literario, económico, político, artístico, etc., privilegiando géneros considerados menores: el cuento, frente a la que era conceptuada como su “hermana mayor”, la novela; los relatos de viajes, y las biografías. “Nada do que ele (el pueblo) gosta lhe recusaremos a não ser a charada”3 , escribió, es decir, se negaba a publicar cualquier texto que supusiese un mero entretenimiento lúdico. Sirva esta pequeña pero esclarecedora anécdota para valorar el desprestigio del género biográfico a finales del Ochocientos a través de un intelectual de prestigio. Género superficial, carente de análisis, popular, no fue objeto de interés en décadas posteriores hasta el punto de que casi un siglo después del lamento de Eça, el profesor Antonio Mo1 Autor, por ejemplo, de obras como O primo Basílio (1878), O crime do padre Amaro (1880), Os Maias (1888), y A ilustre casa de Ramires (1897), entre otras. 2 Queiroz, Eça de, “425. A Emília de Castro”, Correspondência. Volume II, organização e anotações de A. Campos Matos, s.l., Caminho, 2008, p. 32. La carta está fechada en Oporto, el día 22 de marzo de 1890. 3 Queiroz, Eça de, “421. A Emília de Castro”, ídem, p. 40. SÉMATA, 2020, vol. 32: 151-176 153 rales Moya fijaba entre el final de la IIª Guerra Mundial y los años 80 del siglo XX el agotamiento histórico-literario de la biografía4 . Frente a lo que pudiera pensarse teniendo en cuenta las quejas del célebre novelista portugués, hasta al menos el siglo XVIII la biografía era muy estimada, porque las vidas de personajes ilustres tenían un carácter político, lo que las convertía en narraciones muy apreciadas por su cercanía con los tratados de Filosofía Política5 . No trataremos de abordar una “historia o biografía” de la misma biografía, sino antes constatar el posterior cambio de tendencia desde las décadas finales del siglo XX y hasta la actualidad, como ya el profesor Morales Moya notaba en su artículo, lo que hace de ella un género atractivo tanto para los historiadores como para el público en general —en esto último, al menos, no se observa cambio de tendencia. Esta afirmación contiene, además, dos nociones consensuales, a saber: que se trata de un género historiográfico específico, y también que en la medida que interesa al público contiene algunas características particulares que la vinculan con la literatura. En general, como señala la profesora Maria de Fátima Bonifácio, subyace la idea de que un relato biográfíco debe presentar un enredo, una trama, una intriga dramática que permita la reconstrucción histórica destacando la figura del personaje como elemento dominador, aspecto este que lo hace entroncar con otras estructuras narrativas, como la autobiografía y los libros de memorias6 . Además, en la medida en que favorece la reconstitución de determinada época o período en el que el personaje histórico habría tenido una presencia destacable o, incluso, determinante, estaremos en presencia de una biografía “política”, como subraya la historiadora antes citada, de la que quedarían fuera figuras menores, de personajes anónimos, que no serían sino ejemplos de una colectividad. Transitaríamos por lo tanto, de la histórica política a la historia social. Así, aplicadas estas consideraciones al estudio del movimiento obrero, se imponen algunas preguntas: ¿dónde se situaría la biografía de sus líderes? ¿Hasta qué punto socialistas tan conocidos para los investigadores como José Fontana o Azedo Gneco, y otros menos destacados, como Ernesto da Silva, todos muy populares en los medios obreros de finales del siglo XIX pero tal vez desconocidos entre los principales agentes de la política partidaria de la época, pueden ser protagonistas de una “historia política” o, incluso, de una “historia social”, según el caso? Parece imponerse un cambio de perspectiva. Se trataría no tanto de escoger a una figura relevante por su capacidad para influir en el devenir histórico, sino de estudiar hasta qué punto estos líderes obreros, o su liderazgo dentro de las organizaciones obreras, influyeron en ese devenir histórico. A estos interrogantes se añade otro, este de carácter puramente técnico, pues ¿cómo proceder a la reconstrucción biográfica de un líder y de 4 Morales Moya, Antonio, “Biografía y narración en la Historiografía actual”, en Sánchez Nistal, José María, y otros, Problemas actuales de la Historia. 3as Jornadas de Estudios Históricos, Salamanca, Universidad de Salamanca, 1993, p. 229. 5 Alférez Sánchez, María, “La Vida de Quevedo de Pablo de Tarsia: un modelo excepcional en la producción biográfica del Siglo de Oro”, Revista de Historiografía, 30, 2019, pp. 225-244. 6 Bonifácio, Maria Fátima, “Biografia e conhecimento histórico”, Estudos de história contemporânea de Portugal, Lisboa, ICS, 2007, p. 243. 154 Beatriz Peralta García: Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal su época dadas las dificultades para seguir su rastro entre los vestigios documentales que nos han llegado? Lo dificultoso de la empresa no debería desanimar al historiador profesional, pues entendemos que biografiar a estas personalidades ofrece otra mirada dentro de la historia política y de la historia social, fundiendo ambas perspectivas, de suerte a crear un relato que contemple no solo rasgos propios de estas disciplinas sino que, necesariamente, debe incluir otros elementos. Entre ellos, el recurso a fuentes de análisis menos habituales, como las periodísticas y las literarias, ya que muchos de estos obreros fueron autores de una vasta producción narrativa, lírica y dramática, además de artículos periodísticos diversos, de consulta imprescindible. La biografía de estos líderes vendría a funcionar a un tiempo como género e instrumento de análisis, por lo que se hace necesario empezar por identificarlos a ellos y a su obra, ya que muchos permanecen, aún en la actualidad, en el anonimato. LOS FUNDADORES Y LA «TRIADA SALEMISTA». MEMORIA Y BIOGRAFÍA DE LÍDERES OBREROS EN PORTUGAL (1875-1910) Uno de los mayores hitos en la historia del movimiento obrero en Portugal fue la fundación en Lisboa del Centro Promotor dos Melhoramentos das Classes Laboriosas (1852-1873) al amparo del nuevo marco legislativo tras la llegada al poder de Fontes Pereira de Melo en el gobierno salido del golpe de Estado del duque de Saldanha (1851- 1856), y su apuesta por el desarrollo de un capitalismo industrial basado en la inversión pública. El Centro Promotor nacía con la voluntad de evitar la conflictividad laboral fomentando el asociacionismo entre los trabajadores, y con una vocación interclasista que favorecía la convivencia de liberales progresistas, republicanos y socialistas, en general muy influidos por las doctrinas de Fourier y Saint-Simon. Ahí llegarían a recalar los escritores y periodistas António Pedro Lopes de Mendonça (1826-1865) y João Bonança (1836- 1924), el ingeniero Francisco Maria de Sousa Brandão (1818-1892), el tipógrafo Francisco Vieira da Silva (1825-1868). o el grabador Eudóxio César Azedo Gneco (1849-1911), futuro dirigente del Partido Socialista Portugués. Hacia mediados de los años 60 la realización en su sede de un Congreso Social (1865) que debatió los límites y características que debía tener el asociacionismo en Portugal, mostró la existencia de una nueva sensibilidad hacia el mundo del trabajo entre los socios que florecerá pocos años después. A principios de la nueva década surgirá una generación de jóvenes muy influidos por las ideas de la AIT y la reciente experiencia de la Comuna de París, entre ellos, Antero de Quental (1842- 1891), miembro del grupo literario “generación de 70” al que también pertencía el escritor Eça de Queiroz, antes referido7 , y el tipógrafo José Fontana (1840-1876). En comunión con las actividades propagandísticas desarrolladas habitualmente dentro de la institución 7 Sobre la historia del Partido Socialista Portugués, vid. Peralta García, Beatriz, “El Partido Socialista Portugués y la literatura de combate. La obra literaria de Ernesto da Silva”, Revista Historia Autónoma, 11, SÉMATA, 2020, vol. 32: 151-176 155 organizarán, en mayo de 1871, las célebres Conferências do Casino Lisbonense, que tanto alarmaron al marqués de Ávila, a la sazón presidente del Consejo de Ministros, motivo por el que decretó su prohibición inmediata. Argumentaba el despacho ministerial que ahí se exponían, y sostenían, doctrinas y proposiciones que atacaban a la religión y a las instituciones políticas del Estado. Entendía, además, que constituían un “abuso” del derecho de reunión, y una “ofensa” a las leyes del reino y al “código fundamental da monarquia”8 . Tales “doctrinas y proposiciones” eran la apuesta de algunos miembros del Centro Promotor para orientarlo hacia un socialismo más reivindicativo, lo que generó una fuerte tensión interna. El punto de inflexión se produjo con la ingerencia del Ministro do Reino y antiguo socio António Rodrigues Sampaio en los asuntos del Centro Promotor, al negarse a amparar en él discusiones políticas. A finales de ese año Fontana y sus seguidores —Eduardo Maia (1845-1897), José Correia Nobre França (1838-1920) y Sousa Brandão— se harán con el control del Centro Promotor, aunque la pretensión de reconducirlo hacia una organización socialista de corte internacionalista fracasó9 . A partir de este momento lo abandonan definitivamente para comenzar a organizar el movimiento social ….”,”MEOx-003-FGB”
“GARCIA-PRADAS José”,”Teniamos que perder!”,”L’autore dopo gli studi interrotti di diritto, fu corrispondente del giornale ‘La Tierra’, poi venne incorporato nella redazione di questo foglio a Madrid. Ma nel 1935 si trovò in conflitto ideologico con il suo direttore e se ne andò. Dopo alcuni mesi senza lavoro, nel febbraio del 1936 entrò nella CNT. Scoppiata la guerra partecipò ai primi combattimenti e poi divenne redattore capo e direttore del giornale CNT per il resto della guerra, e come membro del Comité del Movimiento Libertario per la Regione del Centro, contribuì ad organizzare alla rivolta contro Negrin e i comunisti. Con il Consiglio di difesa fuggì da Madrid per riparare in Francia e a Londra. Durante il suo esilio collaborò alla stampa del Movimento Libertario, quindi, contrario alla violenza, nel 1951 si fece da parte e si diede al lavoro di traduzione e di studi storici sulla antica guerra tra Spagna e Inghilterra. Tuttavia mantenne la sua posizione di spagnolo e di libertario.”,”MSPG-293″
“GARDE Paul”,”I Balcani.”,”Prof emerito all’Univ di Provenza (Aix), GARDE ha insegnato anche a Yale, Columbia (USA) e Ginevra. Specialista di lingue slave è autore di opere di linguistica generale e traduttore di poesia russa. Profondo conoscitore dei paesi slavi e balcanici e in particolare della ex-JUG, ha pubblicato recentemente un libro sul conflitto JUG e gli attuali problemi balcanici ‘Vie et mort…’ e vari articoli.”,”EURC-031″
“GARDE Paul”,”I Balcani. Un manuale per capire. Un saggio per riflettere.”,”Per Paul Garde, esperto dello scacchiere balcanico, i drammatici conflitti che scuotono la regione diventano intellegibili solo se si tiene conto del peso della storia e della posta in gioco sul piano globale.”,”EURC-092-FL”
“GARDINI Raul; a cura di PERUZZI Cesare”,”A modo mio.”,”Cesare PERRUZZI ha pubblicato nel 1987: ‘Il caso Ferruzzi’, IL SOLE 24 ORE.”,”ECOG-007″
“GARDINI Gian Luca”,”L’America Latina nel XXI secolo. Nazioni, regionalismo e globalizzazione.”,”GARDINI Gian Luca è docente di relazioni internazionali e politica dei paesi latino americani e vicedirettore dell’Europea Research Institute presso l’Università di Bath.”,”AMLx-116″
“GAREGNANI Pierangelo”,”Marx e gli economisti classici. Valore e distribuzione nelle teorie del sovrappiù.”,”Pierangelo Garegnani ha studiato economia all’Università di Pavia e poi a quella di Cambridge e presso il Massachussets Institute of Technology. Ha poi insegnato nell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il capitale nelle teorie della distribuzione’ (1960).”,”ECOT-038-FF”
“GARELLI Franco”,”Religione e Chiesa in Italia.”,”Franco GARELLI insegna sociologia della conoscenza nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Torino. Tra le sue opere: ‘La generazione della vita quotidiana’ (1984), ‘La religione dello scenario’ (1986), ‘Valori, scienza e trascendenza’ (con A. ARDIGO’).”,”RELC-013 ITAS-044″
“GARELLI Franco”,”Forza della religione e debolezza della fede.”,”Franco GARELLI insegna Sociologia della conoscenza e Sociologia dei processi culturali nell’ Università di Torino. Ha scritto varie opere sul tema della fede religiosa (v.retrocopertina).”,”RELC-086″
“GARELLI Franco”,”La generazione della vita quotidiana. I giovani in una società differenziata.”,”Associazionismo politico giovanile fenomeno prevalentemente metropolitano (gruppi politici, sociali; culturali, educativi, religiosi, sportivi). “”Una terza caratteristica di questo tipo di associazionismo è data dall’ orientamento ideologico. I 2/3 dei giovani (66,2%) aderenti ai gruppi politici sono orientati a sinistra (contro una media sul totale del campione del 30,6%), mentre il 3.6, il 5 e il 7.9% risultano rispettivamente su posizioni di centro-sinistra, di centro e di destra (aree nelle quali confluiscono rispettivamente l’ 8.4, il 13.4 e il 6.2% del campione). Pertanto in questa situazione di scarsa presenza dei gruppi politici nel contesto dell’ associazionismo giovanile organizzato l’ area politica meno rappresentata risulta quella moderata, di centro, mentre assai più rappresentata (pur sempre relativamente) quella di sinistra e per certi versi anche quella di destra.”” (pag 238)”,”GIOx-033″
“GARETH STEDMAN Jones”,”Londra nell’età Vittoriana. Classi sociali, emarginazione e sviluppo: uno studio di storia urbana.”,”Gareth Stedman Jones, docente di Storia contemporanea all’Università di Cambridge, è anche membro del Comitato di redazione della New Left Review. Ha pubblicato numerosi saggi. Attualmente sta lavorando ad una biografia di Engels.”,”UKIS-005-FL”
“GARGANI Aldo G.”,”Hobbes e la scienza.”,”Aldo Gargani è nato a Genova, è professore di storia della filosofia moderna e contemporanea all’Università di Pisa. Ragionamenti scientifici e metodo scientifico di Galileo Galilei”,”SCIx-129-FF”
“GARGANI Aldo”,”Freud Wittgenstein Musil.”,”‘Indagando le forme letterarie, filosofiche e scientifiche della cultura austriaca del Novecento, Aldo Gargani analizza le immagini nelle quali Freud, Wittgenstein, Musil e altri hanno rappresentato la crisi della civiltà contemporanea nella quale gli uomini, privati del senso della motivazione delle loro azioni, sono gettati in un mondo in cui le esperienze si sono rese indipendenti dall’uomo”” e in cui “”la dissoluzione del rapporto antropocentrico è giunta alla fine sino all’io””‘ (Musil) (…) (quarta di copertina”,”TEOS-037-FRR”
“GARIBALDI Luciano”,”Le soldatesse di Mussolini. Con il memoriale inedito di Piera Gatteschi Fondelli generale delle Ausiliarie della RSI.”,”L. GARIBALDI, giornalista, è autore di varie cronache storiche e biografie.”,”ITAF-069″
“GARIBALDI Luciano, con Riccardo CANIATO Luigi CONFALONIERI Alessandro RIVALI”,”I giusti del 25 aprile. Chi uccise i partigiani eroi?”,”Tre partigiani, già ufficiali dell’esercito, di fede religiosa furono uccisi nel momento culminante della loro battaglia. Da chi?.. (retrocopertina)”,”ITAR-279″
“GARIBOLDI Leonardo a cura”,”Einstein. Dalla relatività alle onde gravitazionali.”,”””L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo”” (A. Einstein) (in apertura) Einstein nel 1952 rifiuta la presidenza di Israele (pag 24) L’inerzia di un corpo dipende dal suo contenuto di energia? L’articolo contiene la relazione che unifica energia e materia: E = mc² (pag 18) Leonardo Gariboldi è ricercatore in Storia e didattica della fisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano. Si occupa di storia della fisica del XIX e XX secolo, in particolare della fisica militanese.”,”SCIx-530″
“GARIGLIO Bartolo”,”Progettare il postfascismo. Gobetti e i cattolici (1919-1926).”,”Bartolo Gariglio è professore straordinario d Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Attento alle tematiche gobettiane, ha pubblicato ‘Stampa e opinione pubblica nel Risorgimento’ (Angeli) e ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi 1918-1926’ Dedica dell’autore a GM Bravo”,”ITAD-001-FMB”
“GARIN Eugenio”,”Intellettuali italiani del XX secolo.”,”GARIN Eugenio è stato professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze e nella Scuola Normale superiore di Pisa. Ha studiato l’ Umanesimo e il Rinascimento e i problemi della cultura italiana dopo l’ Unità. Ha scritto molte opere (v.retrocopertina).”,”ITAD-019″
“GARIN Eugenio”,”Rinascite e rivoluzioni. Movimenti culturali dal XIV al XVIII secolo.”,”GARIN è nato a Rieti nel 19019. Ha insegnato per alcuni decenni all’ Università di Firenze e poi alla Scuola normale superiore di Pisa. “”Ormai, in quel nodo straordinario- Keplero, Galileo, Cartesio – in quegli anni eccezionali, si delineava una nuova concezione filosofica dell’ uomo e del mondo, solidale con una nuova scienza, in un circolo mirabilmente fecondo. (…) un’ altra epoca era cominciata nei rapporti tra l’ uomo e la realtà secondo l’ espressione famosa di Kant: “”essi compresero che la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno””. (pag 280)”,”SCIx-159″
“GARIN Eugenio a cura, saggi di P. BURKE A. CHASTEL M. FIRPO E. GARIN M.L. KING J. LAW M. MALLETT A. TENENTI T. TODOROV”,”L’ uomo del Rinascimento.”,”””Fu lui (Alessandro FARNESE, papa Paolo III) ad approvare l’ istituzione della Compagnia di Gesù di Sant’ Ignazio di Loyola, nel settembre 1540, e ad appoggiare i nuovi ordini che sarebbero stati altrettanti pilastri della Controriforma: barnabiti, teatini, cappuccini. Fu lui ad accedere, seppur a malincuore, alla richiesta imperiale di intavolare colloqui di religione con i protestanti riunendo i dotti e i moderati delle due parti intorno a uno stesso tavolo alla ricerca di un improbabile accordo dottrinale,e soprattutto a impegnarsi seriamente, superando notevoli difficoltà e non infondati timori, nella convocazione del concilio. Fu lui a trovare un accordo sulla sede tridentina e a vedere la conclusione della prima e decisiva fase, tra il 1545 e il ’47, con l’ approvazione di alcuni fondamentali decreti teologici.”” (pag 117)”,”STOS-092″
“GARIN Eugenio”,”L’ umanesimo italiano. Filosofia e vita civile nel Rinascimento.”,”Nato a Rieti nel 1909, Eugenio GARIN è professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze dove ha studiato e insegnato dal 1936. Si è sempre occupato di cultura filosofica medievale e umanistica. Questo volume è stato preceduto da un lavoro su G. PICO (1937). ‘L’ umanesimo italiano’ è apparso per la prima volta in tedesco nel 1947. GARIN ha pubblicato molte altre opere (v. retrocopertina). “”Né mai il Piccolomini si stancherà di ripetere che è vano disperdersi “”dietro alle inutili e minute questioncelle”” dei logici occamisti, non avendo valore alcuno il disputare per disputare. “”Laonde molte volte mi vien pietà di coloro che, nell’ età pochi anni addietro alla nostra, ne gli studii delle lettere s’ essercitavano conciosiaché… dalla verità sempre si dipartivano, alla quale per proprie e diritte strade, non per torte e rimote, fa mestieri che vengan coloro che, non il vero per dubitare e per contendere, ma il dubitare per trovare il vero s’ ingegnano d’ andar cercando””. (pag 172)”,”ITAG-122″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume secondo.”,”””Il dissidio che scaturisce da Machiavelli, si compone nel comandamento dell’ onore e dell’ ambizione proprio del Guicciardini. “”Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo, che hanno sempre innanzi agli occhi lo interesse proprio, e tutte le azione sue misurano con questo fine; ma la fallacia è in quegli che non cognoscono bene quale sia lo interesse suo (…)”” (pag 730) “”Ora Galileo combatteva ogni appello all’ autorità, qualunque essa fosse, diversa dalla ragione e dalla sensata esperienza. “”Lo stesso Aristotele m’ha insegnato quietar l’ intelletto a quello che m’è persuaso dalla ragione, e non dalla sola autorità”” (IV, 65)”” (pag 839)”,”ITAG-123″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume terzo.”,”Eugenio GARIN, nato a Rieti da famiglia savoiarda nel 1909 ha scritto molte opere tra cui ‘Scienza e vita civile nel Rinascimento’ (1965) “”E’ tuttavia quel decennio, quella presenza di Labriola, quella lettura e discussione di Marx da parte del Croce (e, in altra forma, del Gentile), ebbero un significato di particolare rilievo, e pesarono in modo essenziale sulle vicende del pensiero italiano del Novecento. Chi legga, oggi, con attenzione, le lettere di Labriola a Bertrando Spaventa, e quanto resta dei rapporti di Labriola con gli Spaventa e poi con Croce, e tutto confronti con i carteggi con Engels e gli esponenti del socialismo internazionale, non solo si rende conto del respiro veramente europeo dell’ opera del Labriola, ma del suo aggancio alle cose, e del contributo decisivo che essa recò alla liquidazione del ‘positivismo’ diffuso tra i filosofi di professione, e che non aveva nulla di scientifico, mentre ereditava la più consunta retorica delle vecchie scuole di “”umanità””. (pag 1278)”,”ITAG-124″
“GARIN Eugenio”,”La filosofia y las ciencias en el siglo XX.”,”GARIN è nato a Rieti nel 1909. Ha insegnato per tre decadi all’ Università di Firenze e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha svolto un grande lavoro anche come filologo. Declino e progresso. “”Tra il 1918 e il 1922, si fa conoscere l’ opera di Spengler, Der Untergang des Abendlandes; nel 1918, E. Bloch pubblica la prima edizione di Geist der Utopie, che era, in un certo modo, una risposta anticipata. Anche per Bloch la civiltà europea era in crisi e in decadenza, ma non si trattava di una civiltà in stato di dissoluzione, non era l’ uomo ma una certa forma di umanità che era entrata in contraddizione con la società e con un modo di produzione. Ma in seguito, verso la fine del 1955, Bloch, in un testo letto nella Accademia delle Scienze di Berlino, Differenzierungen im Begriff Fortschritt, preciserà che il concetto stesso di progresso è, a livello sovrastrutturale, “”relativamente non valido””. “”Il concetto di progresso – si legge nel testo del 1955 – non contiene “”cicli culturali””, nei quali il tempo sia immobilizzato nello spazio di un modo reazionario, ma ha la necessità, in luogo della non linearità, di un multiversum ampio, elastico, pienamente dinamico, un continuo e denso reticolo, contrappunto delle voci della storia””. (pag 105)”,”FILx-288″
“GARIN Eugenio”,”Editori italiani tra Ottocento e Novecento.”,”Eugenio GARIN (Rieti, 1909) è professore Emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. “”Dopo il ’25, di fronte all’ agonia di quell’ Italia liberale che era la sua Italia, Croce, ancora una volta, attraverso la organizzazione di una casa editrice ormai di primo piano, incide di nuovo a fondo nella storia del proprio paese, esercitando una grande funzione ‘politica’. Attraverso la cooperazione con Giovanni Laterza, difende un patrimonio di cultura; conserva aperta una circolazione di idee; forma su una linea precisa un fronte di resistenza intellettuale; offre alle scuole e agli educatori libri senza menzogne, seri, validi. (…). Certo molte voci restarono senza eco nel mondo crociano, e molti i limiti in lui e nei suoi; oggi è fin troppo facile indicarli. Ma non è facile trovare nella storia moderna un altro esempio di così alto magistero unito a così grande capacità di influire in concreto sul terreno della effettiva direzione delle coscienze e dell’ educazione civile dei cittadini. ‘Pontefice laico’, Croce con le sue opere, messe all’ indice dalla Chiesa e dallo Stato, e con le opere che promosse, influì anche sui credenti nel mantener desto, dopo il 1929, l’ amore alla libertà. Grande pensatore ‘borghese’, non attinse certo le masse popolari, (…)””. (pag 122-123)”,”EDIx-046″
“GARIN Eugenio”,”Con Gramsci.”,”GARIN Eugenio è stato professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze e nella Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha studiato l’ umanesimo e il Rinascimento e i problemi della cultura italiana dopo l’ Unità d’ Italia. “”Il 25 marzo 1922, nella seduta del Comitato centrale che si tenne alla fine dei lavori congressuali, fu deciso il trasferimento di Gramsci a Mosca come rappresentante del Pci nell’ esecutivo dell’ Internazionale comunista. Il 26 maggio, in un precario stato di salute, parte insieme con Antonio Graziadei e Bordiga; in giugno arriva a Mosca attraverso la frontiera lettone, e prende parte alla seconda conferenza dell’ esecutivo allargato dell’ Internazionale comunista.”” (pag 24) “”Gramsci, infatti, si distingueva da non pochi dirigenti proprio per la consapevolezza della gravità del dramma che allora investiva con violenza l’ Italia. Il 28 ottobre 1922 la “”marcia su Roma”” aveva dato il via a un’ ondata di nuove sopraffazioni. Gli arresti del febbraio ’23 (Bordiga, Grieco, ecc.; lo stesso Gramsci era stato colpito da mandato di cattura) avevano determinato mutamenti nel gruppo dirigente (Terracini, Togliatti).”” (pag 25)”,”GRAS-050″
“GARIN Eugenio”,”Dal Rinascimento all’ Illuminismo. Studi e ricerche.”,”GARIN Eugenio nato a Rieti nel 1909, ha studiato filosofia con Ludovico LIMENTANI, Francesco DE-SARLO, Paolo E. LAMANNA. All’ Università di Firenze è ordinario di storia della filosofia. “”Nel ’44 il Moniglia combatteva sul piano metafisico; Hobbes era esecrato come Spinoza. Nel ’64, vent’anni dopo, Hobbes era esecrabile come Rousseau; la polemica si addensava sul terreno politico. Hobbes come Spinoza: il legame era stato a lungo d’ obbligo. Nella pacata discussione a cui il Genovesi nel ’51, nel tomo quarto della Metaphysica, sottopose le teorie hobbesiane, Hobbes è presedntato insieme a Spinoza (infensissimi humanae libertatis hostes); e di averli confutati entrambi si vanterà più tardi come di una prova della sua ortodossia. (…) Comunque, ormai è il nesso Hobbes-Rousseau che diventa un luogo comune, ed è Rousseau che ripropone il problema di Hobbes, sia che i due nomi vengono congiunti o contrapposti. Lamenta Gerdil che entrambi spogliano l’ uomo dell’ umanità, anche se l’ uno ne fa una tigrre e l’ altro un barbagianni; (…)””. (pag 168-169)”,”ITAG-136″
“GARIN Eugenio”,”L’ Education de l’ homme moderne, 1400-1600.”,”L’ educazione civica. “”Un carattere particolare, comune all’ educazione dell’ umanesimo, è il suo senso sociale, civico. Scuole e metodi nascono e fioriscono per rispondere a un bisogno della vita cittadina che a sua volta esse esprimono e definiscono. Un modesto allievo di Marsilio Ficino, Francesco Patrizi di Siena, scriverà: “”Tutti devono studiare le lettere; senza esse, non si è degni di essere chiamati cittadini di una città libera””. Non è un caso che troveremo i testi di Patrizi a fianco dei pensieri di Erasmo e delle traduzioni di Melantone in un florilegio politico-pedagogico pubblicato a Parigi nel 1552. Ma, in alcun luogo, questo impegno civico, questa esigenza di educazione civica, appare tanto in rilievo che nei trattati di Leon Battista Alberti e di Matteo Palmieri.”” (pag 135-136)”,”GIOx-039″
“GARIN Eugenio”,”La cultura italiana tra ‘800 e ‘900. Studi e ricerche.”,”Croce e Salvemini. “”(In Croce) Machiavelli e Marx vengono interpretati come maestri di una politica intesa quale rapporto di forze reali, incurante di ipostasi ideali. Svuotati entrambi della loro ‘moralità’ più profonda, vengono così chiamati a contribuire anch’ essi alla elaborazione delle ideologie della “”classe economica dominante””. Il marxismo di Salvemini era, in realtà, molto più disarmato. Si alimentava di sentimento e di fede; si inseriva invece che su una ben articolata cultura hegeliana, su un’ ispirazione positivistica; si trasformava in un mito capace di incontrarsi col mito del federalismo di Cattaneo.”” (pag 126)”,”ITAA-110″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume primo.”,”Eugenio GARIN nato a Rieti da famiglia savoiarda nel 1909 era professore di storia della filosofia nell’Università di Firenze dove ha studiato e insegnato a vario titolo dal 1936. Ha scritto molte opere (v. 4° cop.)”,”ITAG-195″
“GARIN Eugenio”,”Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano.”,”GARIN Eugenio nato a Rieti nel 1909 è stato professore di storia della filosofia nell’Università di Firenza dove ha studiato e insegnato dal 1936. Ha scritto tra l’altro ‘L’umanesimo italiano’ (apparso in tedesco nel 1947).”,”ITAG-215″
“GARIN Eugenio”,”Cronache di filosofia italiana, 1900-1943. Volume primo.”,”Labriola-Croce (pag 199-200) “”Il Labriola nel suo saggio, compiuto nel ’96, ‘Del materialismo storico’, aveva precisato con molta chiarezza vari punti: e cioè, come s’avesse ad intendere la dissoluzione della filosofia della storia, e in che modo marxismo, e magari evoluzionismo, offrissero, non delle «visioni» metafisiche, ma degli utili strumenti interpretativi dei fatti. «L’importante è d’intendere – diceva Labriola – che il progresso, la cui nozione è non solo empirica, ma sempre circostanziata, e perciò limitata, non istà sul corso delle cose umane come un destino e un fato, né qual comando di legge». Certi concetti servono – ribadirà altrove – a penetrare alle radici dei fatti, per risalire di là alla superficie degli eventi, in una veduta sempre «parziale», e in una situazione «plurale». «E perciò la nostra dottrina non può esser volta a rappresentare tutta la storia dell’uman genere in un una veduta comunque prospettica o unitaria, la quale ripeta, ‘mutatis mutandis’, la ‘filosofia storica a disegno’, come da Agostino ad Hegel, o anzi, meglio dal profeta Daniele al Signor De Rougemont» (26). Per Labriola il filo conduttore marxista era un metodo per ricercare ed intendere e, poi, agire ancora, fruttuosamente. «La nostra dottrina non pretende di essere la ‘visione intellettuale’ di un gran piano o disegno, ma è soltanto un ‘metodo’ di ricerca e di concezione. Non a caso Marx parlava della sua scoperta di un ‘filo conduttore’. E per tal ragione, appunto, è affine al darwinismo, che anch’esso è un metodo, e non è, né può essere un’ammodernata ripetizione della costruita e costruttiva ‘Naturphilosophie’, a uso Schelling e compagni». In verità al Croce la prima esperienza marxista, del resto conclusa come tale molto presto, alle soglie del secolo, servì soprattutto ad approfondire, o, meglio, a sentir con maggior vivezza, il suo problema allora più pungete del rapporto fra arte e storia. Quando, molto più tardi, volle far la storia di quel momento del suo pensiero, ebbe, fra l’altro, a notare: «al Labriola la teoria marxista del ‘sopravalore’ e il ‘materialismo storico’ importavano soprattutto ai fini pratici del socialismo; a me importavano al fine di quel che se ne potesse o no trarre per concepire in modo più vivo e pieno la filosofia e intendere meglio la storia. Né a lui la scienza era indifferente, né a me, in verità, l’azione pratica; ma l’accento che ponevamo sull’attività nostra era diverso e quasi opposto: la natura ci aveva addetti a diverso lavoro. Egli s’illuse per alcun tempo di aver trovato in me il suo collega e successore nella custodia e nella difesa della genuina tradizione marxistica, che era la forza del socialismo; ma io non mi feci alcuna illusione in proposito, e quella che egli chiamava pigrizia del letterato, era in realtà travaglio di pensatore, a suo modo politico nella cerchia sua propria» (27)”” [Eugenio Garin, Cronache di filosofia italiana, 1900-1943. Volume primo’, Roma Bari, 1975] [(26 Cito dal vol. laterziano del 1938: ‘La concezione materialistica della storia’. Nuova edizione con un’aggiunta di B. Croce sulla critica del marxismo in Italia dal 1895 al 1900′; (27) Op. cit., p. 291. Cfr. ne «La Critica», XXI, 1923, pp. 180-2, la recensione al libro di S. Diambrini-Palazzi, ‘Il pensiero di A. Labriola’, Bologna, 1923. Scrive il Croce: «se io mi mettessi a passare in rassegna che cosa ho appreso … dal L… farei un lungo discorso. E, anzitutto, la concezione del filosofare come strettamente legato alla storia e alla vita morale e politica attuale, non par che si delinei in tutta la sua vita di studioso e di polemista? Da giovane, da studente, il Labriola congiunse volentieri alla filosofia la filologia…»] (pag 199-200-201)”,”FILx-500″
“GARIN Eugenio”,”Tra due secoli. Socialismo e filosofia in Italia dopo l’Unità.”,”Eugenio Garin ha insegnato per molti anni all’Uniersità di Firenze. Insegna attualmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere: Cronache di filosofia italiana 1900-1943, La cultura italiana tra ‘800 e ‘900, Intellettuali italiani del XX secolo e Filosofia e scienze nel Novecento.”,”MITS-018-FL”
“GARIN Eugenio”,”Con Gramsci.”,”Eugenio Garin ha insegnato per molti anni all’Uniersità di Firenze. Insegna attualmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere: Cronache di filosofia italiana 1900-1943, La cultura italiana tra ‘800 e ‘900, Intellettuali italiani del XX secolo e Filosofia e scienze nel Novecento.”,”GRAS-005-FL”
“GARIN Eugenio”,”Antonio Labriola nella storia della cultura e del movimento operaio.”,”Si tratta del testo integrale della relazione del Prof. Garin tenuta il 28 febbraio 1979 nella sala del comune di Cassino, in occasione della cerimonia ufficiale per celebrare il 75° anniversario della morte di Antonio Labriola. “”Antonio Labriola, che pure un’abile mistificazione storiografica ha voluto inserire in questa linea culturale (“”all’VIII Congresso del Psi si parlerà di «una confluenza d’interessi fra lo sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell’economia capitalistica», mentre sul piano teorico ‘Critica sociale’ avrebbe ospitato con simpatia il dibattito sul socialismo idealistico””), vide con chiarezza impressionante tutto quello che significava la crisi di fine secolo e l’illusione del secolo nuovo. Proprio nell’ottobre del 1900 scriveva a Karl Kautsky che con la cosiddetta crisi del marxismo «il socialismo ‘era’ entrato in un periodo di lunga pausa»: ne vedeva i segni nell’arresto della rivoluzione italiana, nel risorgere del cattolicesimo, e della religione in genere, e, in particolare, ne indicava le cause nel colonialismo, nell’arretratezza delle moltitudini e nell’inefficienza del partito socialista. Qualche anno dopo, nel 1903, in una lettera amarissima a Louise Kautsky, denunciando gli equivoci dei socialisti italiani concludeva: «Il governo è felice della pace sociale, perché ha addomesticato i socialisti… Questa situazione durerà per molto tempo, perché l’esperimento pare riuscito». Crisi del marxismo, ai suoi occhi, non poteva significare altro che una battuta d’arresto del movimento operaio”” (pag 71)”,”LABD-001-FB”
“GARIN Eugenio”,”La cultura filosofica del Rinascimento italiano. Ricerche e documenti.”,”Contiene il capitolo: ‘Il problema delle fonti del pensiero filosofico di Leonardo’ (pag 388-401)”,”ITAG-013-FF”
“GARIN Eugenio”,”Dal Rinascimento all’Illuminismo. Studi e ricerche.”,”Eugenio Garin nato a Rieti nel 1909, ha studiato filosofia con Ludovico Limentani, Francesco De Sarlo, Paolo E. Lamanna. Quindi professore ordinario all’Università di Firenze in Storia della filosofia. Indice. La “”retorica”” di Leonardo Bruni Aspetti del pensiero di Machiavelli Da Campanella a Vico Uno scritto inedito di Tommaso Cornelio L’Ars magna di Elia Astorini Per una storia della fortuna di Hobbes nel Settecento italiano Pe una storia dei rapporti fra Bayle e l’Italia La polemica antiscolastica e Adamo Tribbechovio Giuseppe Valletta storico della filosofia Antonio Genovesi storico della scienza La storia “”critica”” della filosofia del Settecento “”«La natura – scriveva Malpighi in difesa dei moderni contro l’attacco sferrato nel 1687 dallo Sbaraglia – la natura, per esercitare le mirabili operazioni negli animali e nei vegetabili, si è compiaciuta comporre il loro corpo organico con moltissime macchine, le quali, per necessità, sono fatte di parti minutissime in tal maniera configurate e situate che formano un mirabile organo, la cui struttura e composizione con gli occhi nudi, o senza aiuto del microscopio, per lo più non si arriva» (Opere Scelte, p. 504)”” (pag 97)”,”FILx-003-FGB”
“GARIN Eugenio LUPORINI C. TOGLIATTI P. ALDERISIO F. BOBBIO N. CAMBARERI S. CARACCIOLO A. CERRONI U. D’ALESSANDRO A. DAL SASSO R. FORTUNATI P. GEYMONAT L. GRAZIANO S.G. GRUPPI L. MANELLI R. MARTANO G. MASSUCCO COSTA A. PAPI F. PETRONIO G. SABETTI A. SALVUCCI P. SERONI A. SICHIROLLO L. TAMBURRANO G. TREVISANI G. TRONTI M. VACCARO N. ZANARDO A. ZANGHERI R., relazioni di E. GARIN P. TOGLIATTI C. LUPORINI R. CESSI, interventi di Gilbert MOGET Gastone MANACORDA Giorgio CANDELORO Roberto BATTAGLIA Eric HOBSBAWM Paolo SPRIANO Galvano DELLA-VOLPE G.D. OBICKIN Jean DESANTI Alberto CARACCIOLO Albert SCHREINER Drahomir BARTA Boris ZIHERL Livio MAITAN Valentino GERRATANA”,”Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958.”,”Tra le relazioni quella di Livio MAITAN (pag 579-584) (su Trotsky) “”In alcuni scritti di Gramsci esistono annotazioni sul pensiero di Trotzki. La mia opinione è che questi giudizi di Gramsci non siano pertinenti, cioè riguardino non il reale pensiero di Trotzki, ma una sua deformazione. Come primo esempio faccio subito quello del motivo cui si è rifatto stamattina Togliatti, il motivo della cosiddetta guerra manovrata e della cosiddetta guerra di posizione. Benché il riferimento gramsciano non appaia del tutto chiaro, ritengo legittima l’interpretazione secondo cui Gramsci si riferirebbe alla tattica del «fronte unico» adottata dall’Internazionale Comunista dopo il III Congresso mondiale. A questa tattica corrisponderebbe la guerra di posizione, valida per i paesi dell’Occidente, dove sarebbe riuscita inapplicabile la tattica della guerra manovrata applicata in Russia nel ’17. Ora, questa valutazione non corrisponde affatto alle posizioni dell’Internazionale Comunista che della strategia e della tattica valide in una fase di crisi rivoluzionaria si è occupata nei suoi due primi Congressi, mentre il problema del «fronte unico» si poneva su un piano ben diverso. La svolta del III Congresso era in realtà determinata da una relativa attenuazione della crisi rivoluzionaria e dalla necessità di un parziale ripiegamento dati gli sviluppi della situazione e non riguardava affatto una presunta differenziazione dei metodi di lotta per la conquista del potere in Occidente rispetto all’Oriente. Quanto a Trotzki poi, l’equivoco di Gramsci venne accentuato, Infatti, come è facile constatare, nella battaglia per il «fronte unico» contro gli ultrasinistri, Trotzki si è trovato sulla stessa linea di Lenin, assumendo persino in un’occasione il ruolo di relatore a nome della Direzione dell’Internazionale. Altro esempio della scarsa pertinenza delle critiche di Gramsci a Trotzki: la teoria della rivoluzione permanente, sulla quale Togliatti ha riferito un accenno di Gramsci che può essere fatto solo partendo da una caricatura volgare e non da una conoscenza diretta della teoria stessa”” (pag 579-580) [Livio Maitan (in) ‘AaVv, Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958’, Editori Riuniti, Roma, 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-166″
“GARIN Eugenio, a cura di Laura CAROTTI”,”Giordano Bruno.”,”Eugenio Garin ha amato in modo particolare alcuni autori: Giovanni Pico, Cartesio, Gentile, Giordano Bruno. “”Nelle lotte tra luterani e calvinisti parteggia per i luterani e nll’orazione d’addio (Oratio valedictoria), quando dovette ancora una volta andarsene per il prevalere dei calvinisti, tesse l’elogio di Lutero”” (pag 60-62)”,”BIOx-408″
“GARLAN Yvon”,”Guerra e società nel mondo antico.”,”GARLAN Yvon insegna storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Ha scritto pure: ‘Gli schiavi nella Grecia antica’ (Milano, 1984). “”Poi la recluta poneva mano alla seconda fase dell’addestramento che, come nelle scuole dei gladiatori, portava il nome di ‘armatura’, dove si imparava ad usare la spada, il ‘pilum’, talvolta anche l’arco e la fionda, e perfino a lanciare le pietre e i dardi piombati. Allora si poteva dire che l’istruzione fosse conclusa, e il ‘tiro’ era pronto a combattere al meglio. “”Tutte le battaglie attuali provano con evidenza – osserva Vegezio (I, 13) – che i soldati giunti alla fine dell’addestramento combattono meglio degli altri. E va capito in che modo il soldato esercitato prevalga su quello che non lo è, quando si vedono i soldati più o meno giunti al termine dell’addestramento vincere gli altri compagni con la loro scienza del combattimento. Gli Antichi conservavano con tanta gelosia l’uso dell’addestramento che davano doppia razione al maestro d’armi, mentre i soldati che avevano tratto poco profitto da questa preparazione militare si vedevano costretti a ricevere orzo come grano; la razione di frumento veniva data loro solo in presenza del prefetto di legione, dei tribuni e degli ufficiali superiori nell’occasione durante la quale mostravano, in pubblica prova, di essersi formati per tutte le parti dell’arte militare. Infatti non c’è niente di più solido, prospero e glorioso di uno Stato ricco di soldati istruiti. Non è lo splendore degli abiti, l’abbondanza di oro né di argento e pietre preziose che ci fa rispettare o cercare dai nostri nemici: essi si sottomettono solo col terrore””.”” (pag 261)”,”STAx-208″
“GARLAN Yvon”,”Gli schiavi nella Grecia antica. Dal mondo miceneo all’ellenismo.”,”GARLAN Yvon è membro anziano dell’Ecole francaise di Atene. E’ docente all’Université de Haute-Bretagne (Rennes). Le rivolte servili (pag 148)”,”STAx-230″
“GARLAN Yvon”,”Guerra e società nel mondo antico.”,”Yvon Garlan ha insegnato storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Ha scritto pure: ‘Gli schiavi nella Grecia antica’ (Milano, 1984).”,”QMIx-136-FSL”
“GARLATI Loredana”,”Elisabetta d’Austria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Loredana Garlati insegna Storia del diritto medievale e moderno e Storia del dirittio di famiglia presso l’Università di Milano-Bicocca.”,”AUTx-048″
“GARMY René”,”Histoire du mouvement syndical en France. De 1914 à nos jours.”,”Il socialismo rivoluzionario, il comunismo, di Blanqui. “”Blanqui è, prima di tutto, un uomo d’ azione. E’, come precisa Engels, “”socialista sentimentale, simpatico al popolo sofferente, ma senza una dottrina socialista, né delle proposte determinate di riforme sociali””. (Engels, Il programma dei Blanquisti dopo la Comune’, Monde n° 10 gennaio 1931; ndr) (…). E’ lontano, come precisa Marx, il socialismo rivoluzionario di Blanqui dal socialismo borghese di Louis Blanc e Proudhon: “”Così, mentre l’ utopismo rinvia nel reame della fantasia la lotta rivoluzionaria delle classe e le sue necessità, per mezzo di piccoli artifici e di grandi sentimentalità…il proletariato si raggruppa sempre più intorno al socialismo rivoluzionario, il comunismo, per il quale la stessa borghesia ha trovato il nome di blanquismo. Questo socialismo è la proclamazione permanente della rivoluzione, della dittatura di classe del proletariato.”” (Marx, La lotta di classe in Francia, ndr) (pag 85-86)”,”MFRx-238″
“GARMY René”,”Histoire du mouvement syndical en France. De 1914 à nos jours.”,”””Lo scivolamento della Ligue syndicaliste si accentua: il gruppo Monatte unisce i suoi attacchi a quelli della CGT contro l’ URSS a proposito dei conflitti della ferrovia dell’ Est-cinese, contro la CGTU a causa della sua collaborazione con il Partito comunista; con la CGT, reclama l’ “”indipendenza””, l’ “”autonomia”” sindacale, nega i pericoli della guerra, la radicalizzazione delle masse. Chambelland fa eco a Jouhaux predicendo nel congresso del 1929, un periodo di “”40 anni di pace sociale””.”” (pag 172-173)”,”MFRx-239″
“GARNERAY Louis”,”Le négrier de Zanzibar. Voyages, aventures et combats.”,”Nel 1802 dopo la pace di Amiens conclusa tra Napoleone Bonaparte e gli inglesi, il giovane Garnary ventenne, lascia la compagnia dei suoi amici corsari e si stabilisce a bordo di una nave mercantile che si dedica al commercio pacifico sulle coste dell’India. Ma il viaggio non sarà di tutto riposo, ammutinamento a bordo, incontro con pirati indiani, naufragio e miracoloso salvataggio…”,”QMIN-004-FSD”
“GARNERAY Louis”,”Corsaire de la République.”,”Pittore di marina, Louis Garneray (1783-1857) ha passato molto tempo dei suoi giovani anni sul mare tra abbordaggi sui ponti da parte delle fregate corsare nell’oceano indiano. Prigioniero degil inglesi per dieci anni ritornerà ai suoi acquarelli e tardi scoprirà una vocazione di scrittore.”,”QMIN-006-FSD”
“GARNIER Bernard JAENNIN Pierre MACZAK Antoni WITTHOFT Harald HERLING-BIANCO Marta BACZO Bronislaw POMIAN Krzysztof ANDREU Jean CORBIER Mireille LE-GOFF Jacques MARQUET Louis”,”Les mesures et l’histoire. Cahiers de metrologie, numéro spécial.”,”Metrologia (Treccani): Metrologia La metrologia è la scienza della misura, ovvero la disciplina che si occupa di definire le procedure per eseguire corrette misurazioni. L’esigenza di stabilire metodi uniformi e riproducibili per misurare merci e prodotti ha indotto le autorità a definire campioni di unità di misura sin dall’antichità. Sovente basati su manufatti, a misura delle parti del corpo umano (pollice, piede) e a diffusione prevalentemente locale, essi erano del tutto inadeguati allo sviluppo non solo della scienza e della tecnologia ma anche dell’industria moderna e del commercio internazionale. La fondazione della metrologia come scienza è opera dello spirito illuminista e il suo scopo sin dagli albori è quello di armonizzare i campioni diffusi localmente in un unico sistema. Inizialmente furono adottate due sole unità di misura, per la lunghezza e per la massa. Nel 1795 l’Assemblea nazionale francese deliberò la definizione del metro quale quarantamilionesima parte di un meridiano terrestre e quella del kilogrammo come la massa di un appropriato volume di acqua purificata. Nel 1799 il sistema metrico progredì con l’acquisizione dei campioni di unità di misura, rispettivamente una barra e un blocco in platino. Già alla nascita apparve dunque chiaro che la realizzazione del campione era ben altra cosa dalla definizione dell’unità di misura. Nel corso dell’Ottocento il sistema metrico si diffuse dapprima in Europa, poi in Sud America: molti paesi ormai lo utilizzavano ma ciascuno disponeva di propri campioni, tra loro difformi. Al fine di uniformare i vari campioni nazionali, nel 1875 la Convenzione Internazionale del Metro fondò il Bureau International des Poids et Mesures (BIPM), cui fu affidato il compito di conservare i prototipi primari del metro e del kilogrammo, di farne delle copie e di confrontare i campioni nazionali con i prototipi primari. Fu istituito inoltre il Comitato Internazionale dei Pesi e delle Misure (CIPM) e la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM), con il compito di deliberare in merito alle variazioni del sistema di unità fondamentali. Tali istituti esistono tuttora e continuano la loro missione. La Convenzione Internazionale del Metro, che conta oggi 51 Stati membri, adottò ufficialmente il sistema metrico, il quale, con l’inclusione del secondo astronomico quale unità di tempo, fu denominato Sistema MKS (dalle iniziali di metro, kilogrammo e secondo). Nel corso del Novecento, sono state incluse nuove unità di misura e continuamente revisionate le definizioni di quelle esistenti. Nel 1948, con l’introduzione dell’ampere quale unità elettrica fondamentale, s’instaurò il Sistema MKSA, poi sostituito nel 1960 dal Sistema internazionale (SI) oggi vigente. In esso sono incluse sette unità di misura fondamentali, per altrettante grandezze fisiche: il metro (m) per la lunghezza, il kilogrammo (kg) per la massa, il secondo (s) per la durata temporale, l’ampere (A) per la corrente elettrica, il kelvin (K) per la temperatura termodinamica, la mole (mol) per la quantità di sostanza e la candela (cd) per l’intensità luminosa. Nel secolo scorso vi è stata un’evoluzione dei principî alla base della scelta delle unità fondamentali: da unità basate su manufatti a unità radicate nel mondo naturale e nelle leggi fisiche. Già nel 1870 James C. Maxwell sostenne la necessità di definire le unità di misura legandole a quantità fisiche di atomi e molecole, piuttosto che al moto o alle dimensioni della Terra. Max Planck, spingendosi oltre, ritenne che le unità di misura dovessero essere definite non in base alle proprietà di specifici atomi ma piuttosto alle costanti fondamentali, quali la velocità della luce nel vuoto c, la costante di gravitazione universale G, la costante di Planck h, la carica elementare e, e così via. La difficoltà principale di un sistema di unità di misura così basato era la sua scarsa praticità: tali unità fondamentali risultavano estremamente vantaggiose per il mondo microscopico, ma erano poco adattabili alle esigenze della vita quotidiana nel mondo macroscopico. Attualmente, il punto di vista di Maxwell è dato per scontato e, grazie all’aumentata capacità di mettere in relazione la scala del mondo microscopico con quella umana, la metrologia procede nella direzione indicata da Planck. La metrologia è però scienza prudente: le modifiche alle unità fondamentali procedono a un ritmo incessante ma lento e sono adottate solo quando vi è consenso sulla maturità delle conoscenze scientifiche e tecnologiche implicate e previa valutazione di costi e benefici, per la scienza e per la società. SOMMARIO 1. Tracciabilità. 2. Il Sistema internazionale di unità di misura. ? Bibliografia. TRACCIABILITÀ La metrologia legale si occupa della catena di tracciabilità per ciò che riguarda i consumatori e i produttori, stabilendo criteri per il corretto uso degli strumenti e le procedure di verifica. Ogni misura presuppone il confronto della grandezza da misurare con un campione, mediante l’uso di uno strumento. Ciò è evidente quando per esempio si pesa un oggetto con una bilancia a piatti: la bilancia rappresenta lo strumento e il contrappeso il campione. Più spesso, nell’uso quotidiano, il campione è assente dal processo di misura, in quanto lo strumento viene calibrato con una grandezza campione già da parte del costruttore. L’accuratezza delle misure dipende allora dalle caratteristiche di stabilità dello strumento, ovvero dalla sua capacità di riprodurre risultati uguali misurando la medesima grandezza, nel corso del tempo e indipendentemente dalle condizioni ambientali. Per garantire i livelli di accuratezza originari è spesso richiesta la ripetizione periodica del processo di calibrazione. Delle procedure di calibrazione degli strumenti si occupa la metrologia legale, che ha un ruolo essenziale nel garantire l’ordinato svolgersi dei commerci e della produzione industriale. La calibrazione deve soddisfare un requisito di importanza capitale, la cosiddetta tracciabilità. I metrologi garantiscono l’esistenza di una catena di campioni, che a partire da quelli di unità di misura internazionali raggiunga l’utente finale. La calibrazione di uno strumento deve essere adeguatamente documentata per rendere possibile risalire a ritroso la catena dei campioni di unità di misura fino al livello più alto. Tale processo si definisce catena di tracciabilità. Evidentemente, nella disseminazione dei campioni, l’accuratezza degrada a ogni anello della catena, in maniera inevitabile. Ciò non necessariamente rappresenta un problema, perché l’utente finale raramente è interessato a disporre dell’accuratezza originaria dei campioni nazionali e internazionali. La tracciabilità è però un concetto chiave della metrologia in generale: in ultima analisi, il requisito di riproducibilità da parte di altri sperimentatori, su cui si fonda la scienza moderna, richiede che gli esiti delle misure siano riconducibili ai campioni di unità di misura internazionali. IL SISTEMA INTERNAZIONALE DI UNITÀ DI MISURA Le sette unità del SI sono dimensionalmente indipendenti. Ulteriori unità di misura si dicono derivate, ovvero costruite a partire dalle unità di base. Di alcune si riconosce immediatamente la composizione delle unità fondamentali, come nel caso delle unità di velocità, m/s, e di accelerazione, m/s2. Laddove la composizione si fa più complessa, si preferisce definire unità derivate dotate di nome proprio, per esempio il newton quale unità di forza (1 newton=1 kg?m/s2), il pascal quale unità di pressione (1 pascal=1 newton/m2=1 kg/m?s2), il watt quale unità di potenza (1 watt=1 kg?m2/s3). Unità fondamentali e derivate formano un sistema coerente, nel senso che le varie unità si ottengono le une dalle altre per moltiplicazioni e divisioni senza fattori numerici diversi da 1. Il metro. Il metro è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/(299.792.458) secondi. Adottata nel 1983 dalla XVII Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM), tale definizione è la terza in ordine di tempo. La prima, risalente alla I Conferenza CGPM del 1889, era legata al diametro terrestre, e fu sostituita dalla XI Conferenza CPGM nel 1960 con una seconda definizione basata sulla lunghezza d’onda di una transizione dell’atomo di kripton 86. La nuova definizione equivale a fissare il valore della velocità della luce nel vuoto, c=299.792.458 m/s, una volta per tutte con incertezza nulla. Con tale definizione una misura della velocità della luce diviene impossibile, o meglio si trasforma in una realizzazione del metro campione. L’ipotesi sottintesa è che la quantità c “”sia una grandezza immutabile, fissa nella natura”” (secondo il motto illuminista), costante nel tempo e uniforme nello spazio. In che misura le costanti universali della natura siano davvero immutabili è tuttora oggetto di investigazioni sperimentali: per il momento nessuna variazione di costanti universali è stata accertata e gli esperimenti effettuati stabiliscono limiti superiori al tasso di eventuali variazioni non ancora rilevate. Vale la pena notare che la ridefinizione del metro è stata resa possibile dalla maturità delle conoscenze scientifiche e tecnologiche relative alla propagazione delle onde elettromagnetiche. Si conviene per esempio che la velocità della luce c non dipenda dalla frequenza della radiazione e inoltre che la realizzazione del metro così definito sia più precisa che in passato. Vedremo come anche le altre unità di misura potranno essere oggetto di nuove definizioni quando il livello di comprensione dei fenomeni fisici implicati sarà ritenuto adeguato. Il kilogrammo. Il kilogrammo è l’unità di massa, pari alla massa del prototipo internazionale. Adottata nel 1889 dalla I Conferenza CGPM, la definizione del kilogrammo è rimasta invariata per oltre un secolo, a parte una modifica meramente lessicale apportata nel 1901 dalla III Conferenza CGPM. Attualmente il prototipo internazionale è un cilindro di platino (90% in massa) e iridio (10%) conservato a Sèvres in Francia, insieme a sei copie ufficiali. Tra tutte le unità di misura, il kilogrammo è quella su cui si concentrano gli sforzi per un cambiamento a breve termine. La definizione attuale è insoddisfacente per molteplici ragioni. Innanzitutto non è legata a una quantità invariante della natura, ma si basa su un manufatto che può essere modificato, danneggiato o distrutto. Pur se conservato in ambiente protetto, si stima che il blocco di platino-iridio muti la propria massa di qualche parte su 108 nel corso di un secolo. Inoltre l’accessibilità è limitata dall’esigenza di preservarne le caratteristiche e dalla mancanza di ubiquità. Attualmente, le proposte più promettenti per sostituire il prototipo internazionale sono due. La prima si basa sull’equivalenza tra potenza elettrica e meccanica confrontate attraverso una spira in movimento, la cosiddetta bilancia di Watt. Finora l’utilizzo di tale bilancia ha permesso di misurare la costante di Planck h, con un’incertezza relativa dell’ordine di 10?7. Utilizzando la bilancia di Watt per la ridefinizione del kilogrammo, si otterrebbe di fissare la costante h a un valore convenzionale e si trasferirebbe l’incertezza relativa sulla realizzazione del campione di massa. La seconda proposta di ridefinizione invece lega l’unità di massa alla misura del passo reticolare, della densità di massa e della composizione isotopica di un singolo cristallo di silicio, al fine di contare in modo preciso il numero di atomi contenuti nel cristallo. Attualmente in tal modo si ottiene il valore della costante di Avogadro NA, laddove la ridefinizione ne fisserebbe il valore. Un primo passo potrebbe consistere nella definizione di un valore convenzionale delle costanti h e NA. Se per esempio si fissasse h al valore dell’ultimo aggiustamento delle costanti fondamentali (h=6,6261 0693(11) 10?34 J s), la massa del prototipo internazionale avrebbe un valore unitario affetto da un’incertezza relativa dell’ordine di 10?7. Ovviamente tale valore potrebbe in seguito mutare per effetto di nuove misure. Raggiunta la stabilità opportuna, si procederebbe alla ridefinizione del kilogrammo e il valore di h sarebbe definitivamente fissato. Come vedremo in seguito, questa è la procedura ormai avviata per la ridefinizione delle unità elettriche. Notiamo infine che la definizione del kilogrammo avrà ricadute anche su altre unità fondamentali, le cui definizioni sono da esso dipendenti, come l’ampere, la mole e la candela. Il secondo. Il secondo è la durata di 9.192.631.770 periodi di oscillazione della radiazione corrispondente alla transizione tra i due livelli iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di cesio 133. Adottata nel 1967 dalla Conferenza CGPM, questa definizione ha rimpiazzato quella del secondo astronomico, non ha subito mutamenti e non ne sono previsti a breve termine in futuro. Nel 1997 il CIPM ha precisato che: “”La definizione si riferisce ad atomi di cesio a riposo e alla temperatura di 0 K””, intendendo che, a temperatura non nulla, occorre correggere per gli spostamenti dovuti alla radiazione di corpo nero emanata dall’ambiente circostante. Il secondo rappresenta oggi l’unità fondamentale per eccellenza, essendo il tempo la grandezza che si misura in assoluto con la migliore accuratezza. Per il secondo la definizione è risultata particolarmente felice, come testimonia il fatto che la realizzazione avviene secondo la definizione. I campioni primari di tempo sono infatti orologi atomici, le cui oscillazioni periodiche vengono stabilizzate per confronto con la transizione iperfine di atomi di cesio 133 allo stato di vapore. Negli ultimi anni, per aumentare la durata di tempo con cui eseguire il confronto e per migliorare l’accuratezza, si sono costruiti orologi a fontana, in cui atomi raffreddati a pochi microkelvin vengono lanciati verso l’alto e ricadono dopo qualche frazione di secondo di volo balistico. Confrontando differenti esemplari di campioni primari, si deduce che l’accuratezza relativa con cui si realizza il secondo è di circa 5×10?16. La precisione delle misure di tempo e frequenza è tale che è ormai pratica comune ricondurre le misure di qualsiasi grandezza fisica a misure di tempo, laddove possibile. Un esempio notevole è la determinazione delle masse atomiche relative di ioni atomici e molecolari, che si ottengono misurandone le frequenze di oscillazione in trappole armoniche. L’ampere. Un ampere è la corrente elettrica costante che, se mantenuta in due conduttori paralleli di lunghezza infinita, di sezione trascurabile e posti a 1 m di distanza nel vuoto, produrrebbe tra questi conduttori una forza pari a 2×10?7 newton per metro di lunghezza. Adottata dalla IX Conferenza CGPM nel 1948, questa definizione equivale a fissare la costante di permeabilità magnetica del vuoto ?0 al valore di 4?×10?7 H/m. Le unità elettriche (oltre all’ampere, vi sono le unità derivate: il volt e l’ohm) mostrano chiaramente quanto la realizzazione di un’unità possa differire dalla definizione e meritano una discussione più approfondita. Evidentemente in nessun laboratorio la definizione dell’ampere, implicando conduttori di sezione trascurabile, paralleli e di lunghezza infinita, viene realmente utilizzata per realizzare un campione. Da quasi 30 anni si preferisce ricorrere a campioni secondari basati su fenomeni quantistici: l’effetto Josephson e l’effetto Hall quantistico. L’effetto Josephson prende il nome da Brian Josephson, che ne predisse l’esistenza nel 1962. In breve, quando una giunzione di separazione tra due materiali superconduttori viene irradiata da radiazione elettromagnetica di frequenza f, la curva caratteristica della corrente in funzione della tensione presenta degli scalini in corrente per valori di tensione che sono multipli interi della frequenza f divisa per una costante KJ. Tale costante, detta di Josephson, si esprime semplicemente in funzione della costante di Planck e della carica elementare KJ=2e/h. L’effetto Josephson permette dunque di misurare la costante KJ, oppure viceversa di realizzare un campione di voltaggio a partire da un campione di frequenza laddove il valore di KJ sia noto. L’effetto Hall classico prevede che, in un conduttore immerso in un campo magnetico perpendicolare al verso della corrente elettrica, si crei una differenza di potenziale UH nella direzione ortogonale sia alla corrente sia al campo magnetico, proporzionale alla corrente I. In base all’effetto Hall quantistico, scoperto nel 1980 da Klaus von Klitzing, in determinate condizioni, la resistenza di Hall RH=UH/I assume dei valori quantizzati: RH=RK/i, dove i è un intero e RK è detta costante di von Klitzing. L’evidenza sperimentale mostra che il valore di tale costante non dipende dai dettagli del campione e vale RK=h/e2. Il 1 gennaio 1990, al fine di migliorare l’uniformità delle misure elettriche disseminate nel mondo, il CIPM ha stabilito due nuove realizzazioni del volt V e dell’ohm ?, basate sull’effetto Josephson e sull’effetto Hall quantistico e indicate con i simboli V90 e R90, che utilizzano valori convenzionali delle costanti KJ e RK. Tali valori, indicati con i simboli KJ?90 e RK?90, sono KJ?90=483.597,9 GHz/V e RK?90=25.812,807 ?. In altre parole, una differenza di potenziale di {x}V90, ovvero di valore numerico x se espressa nell’unità pratica V90, equivale a quella ai capi di una giunzione Josephson irradiata da radiazione elettromagnetica a frequenza x/(483.597,9 GHz). Le misure elettriche eseguite rispetto ai campioni V90 e R90 si possono esprimere in V e ?, moltiplicandole per coefficienti, il cui valore è noto con un’incertezza relativa rispettivamente di 8,5×10?8 e 3×10?9. Le unità elettriche convenzionali V90 e R90 ovviamente si possono combinare per dar luogo ad altre unità convenzionali, quali l’ampere A90=V90/R90 o il watt W90=V90?A90. L’utilità di queste unità convenzionali sta nel poter essere realizzate in modo uniforme e accurato. In prospettiva, la ridefinizione delle unità elettriche porterà a fissare il valore della carica elementare e. Come si vede, il punto di vista di Planck, secondo cui le unità di misura devono essere riferite alle costanti fondamentali, progredisce di pari passo con la capacità di legare tali costanti a grandezze fisiche non solo misurabili in modo accurato, ma anche facilmente trasferibili a scala macroscopica. Il kelvin. Un kelvin è la frazione di 1/273,16 della temperatura termodinamica del punto triplo dell’acqua. La definizione fu inizialmente adottata dalla X Conferenza CGPM nel 1954 e in seguito modificata nella sua forma attuale dalla XIII Conferenza CGPM nel 1968. Per indicare una differenza o un intervallo di temperatura, è consentito anche l’uso del grado Celsius (°C), la cui grandezza è pari a 1 kelvin. Anche l’unità di temperatura termodinamica potrebbe essere sostituita fissando il valore di una costante universale, segnatamente la costante di Boltzmann k. Attualmente k è nota con un’incertezza relativa di 1,8×10?6, attraverso la misura della costante molare dei gas R e della costante di Avogadro, k=R/NA. Nel caso k fosse fissata a un valore esatto, l’incertezza, trasferita sulla temperatura del punto triplo dell’acqua, sarebbe pari a circa 0,5 mK. Tale incertezza appare confrontabile o inferiore alle tipiche incertezze sulla temperatura del punto triplo di altre sostanze. La mole. La mole è la quantità di sostanza di un sistema, che contiene tante entità elementari quanti atomi vi sono in 0,012 kg di atomi di carbonio 12; il simbolo è mol. Quando viene usata la mole, le entità elementari devono essere specificate: esse possono essere atomi, molecole, ioni, elettroni, altre particelle o gruppi specifici di particelle. Adottata dalla XIV Conferenza CGPM nel 1971, la mole risponde principalmente alle esigenze della chimica che in seguito alla scoperta dei rapporti stechiometrici introdusse unità, legate al peso atomico e al peso molecolare, che specificassero le quantità di sostanza, ovvero il numero di componenti elementari, fossero essi atomi o molecole. Dopo aver convenuto di assegnare il valore 12 alla massa atomica relativa dell’atomo del carbonio 12, tutte le masse atomiche e molecolari si potevano misurare in termini di unità di massa atomica relativa. La definizione di mole stabilisce il numero di componenti elementari contenuti in una mole, specificando la massa della mole di carbonio 12 esattamente pari a 0,012 kg. Appare evidente che, in base a questa definizione, per qualsiasi sostanza X il numero di entità elementari contenute in una mole è il medesimo: si tratta del valore numerico {NA} della costante di Avogadro, NA={NA} mol?1. Tale costante viene determinata misurando la massa atomica del carbonio 12; d’altra parte, una ridefinizione di mole potrebbe fissare il valore di NA: la massa della mole di carbonio 12 così ridefinita non sarebbe più esattamente pari a 0,012 kg, ma sarebbe affetta dall’incertezza ora attribuita a NA. La candela. La candela è l’intensità luminosa, in una data direzione, di una sorgente che emette radiazione monocromatica alla frequenza di 540×1012 Hz e che ha un’intensità radiante in quella direzione di 1/683 watt per steradiante. Adottata nel 1979 dalla XVI Conferenza CGPM, questa definizione sostituisce la precedente del 1948, poi modificata nel 1967, basata sull’intensità luminosa di un radiatore di Planck, ovvero un corpo nero, alla temperatura di solidificazione del platino. Benché la candela sia sostanzialmente riconducibile a un flusso di energia, la sua inclusione tra le unità fondamentali è giustificata da esigenze di tecnologie e ambiti specifici, come quelli dell’ottica, della radiometria e della fotometria. BIBLIOGRAFIA Mohr, Taylor 2005: Mohr, Peter J. – Taylor, Barry N., CODATA recommended values of the fundamental physical constants: 2002, “”Review of modern physics””, 77, 2005, pp. 1-107. Taylor 2001: Taylor, Barry N., The International System of Units (SI), Gaithersburg (MD), US Department of Commerce, Technology Administration, National Institute of Standards and Technology, 2001. VEDI ANCHE”,”SCIx-008-FSD”
“GARNIER-PAGES”,”Storia della rivoluzione del 1848. Italia.”,”””Appena giunto, Garibaldi offrì i suoi servigi al Piemonte; a Torino furono ricusati. Il pericolo chiamava senza distinzione sotto le bandiere tutti i cittadini; egli poneva la sua esperienza, la sua fama, la sua vita al servigio del suo paese. A Milano fu accettato. La partenza da Milano de’ suoi più energici difensori fu un grave errore che tosto si venne a conoscere. Quando si volle richiamarli, non era più tempo. I volontari credevano possibile la difesa dell’ Adda dall’ esercito sardo. Correvano contro il pericolo, e lo schivavano. L’ Adda non fu difesa, e allorquando si dovette combattere sotto le mura di Milano, gli eroi delle barricate s’ erano allontanati.”” (pag 542) “”Il re, senz’alcun dubbio, avrebbe voluto salvar Milano, come aveva voluto liberar l’ Italia; ma i suoi partigiani non poterono mai spiegare ai suoi avversari perché egli aveva coi suoi commissari preso possesso della Lombardia, il 3 agosto, per abbandonarla, la notte del 4, agli Austriaci. Fu un gran errore, che diede luogo ad accuse spesso ripetute: gli si riprovera di essersi impadronito dell’ autorità a Milano per ricomperare colla cessione di Milano il suo esercito e il suo regno di Sardegna, e d’ aver preferito rimettere a Radetzki la Lombardia, piuttosto che di lasciar libera la Lombardia di chiamare in suo soccorso l’ esercito francese.”” (pag 555)”,”QUAR-050″
“GAROSCI Aldo”,”La vita di Carlo Rosselli.”,”ALDO GAROSCI (1907 – 2000) di Arturo Colombo Di Aldo Garosci, morto ieri a Roma, la definizione più espressiva l’avevano data, fin dai primi anni Quaranta, i suoi grandi amici e compagni di lotta, Leo Valiani e Franco Venturi, che lo chiamavano «il Mago», o «il nostro terzo fratello siamese», riconoscendo in lui un duplice prestigio: la genialità politica e l’acutezza di storico. E tali, infatti, rimangono le due «linee», distinte eppur complementari, della vita, appassionata e intensa, di questo piemontese, nato a Meana di Susa nel 1907, che subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà» e, di conseguenza, era stato costretto all’esilio in Francia, accorrendo anche in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; specie nella battaglia di Monte Pelato. Poi si era rifugiato negli Stati Uniti, militando con Salvemini nella «Mazzini Society» e collaborando ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi. Nel 1943, era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista, succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio). Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori». Se, per evidenti motivi politici, la cattedra universitaria l’aveva ottenuta tardi (a Torino in storia contemporanea e poi in storia del Risorgimento), a dare la misura del suo modo, in parte crociano, di concepire le inquietudini e le speranze, i tormenti e le conquiste del passato come «una battaglia ideale eterna», bastano quattro sue opere, tutte quante destinate a sfidare il tempo: sono la «Vita di Carlo Rosselli» (1945), la «Storia dei fuorusciti» (1953), e poi «Gli intellettuali e la guerra di Spagna» (1959), e «San Marino. Mito e storiografia» (1967). (Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)”,”BIOx-204″
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume 1.”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Ritorna l’ argomento ricordato da Rosselli, sugli “”intellettuali figli di papà””: “”Quando il marxismo era una “”teoria”” di astronomia sociale, essa correva le aule insieme al positivismo, come un bel tema di esercitazioni dottorali. Quando fu un “”fatto””- ed un fatto tremendo nella vita di ciascuno e degli stati – esso, il marxismo, o meglio il socialismo, non ebbe più a riceverlo che la plebe misera nei suoi focolari…”””” (pag 136)”,”ITAD-040″
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume 2.”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Vi sono frasi del riconoscimento di Rosselli che dovevano, come è naturale, provocare scandalo. Prima che Badoglio fosse a Addis Abeba, egli scriveva: “”Le previsioni di quanti, noi compresi, giudicavamo necessaria una campagna militare di vari anni, si sono rivelate errate. Il fascismo è un fenomeno molto grosso. Non è una parentesi di un’ ora, né l’ avventura di un gruppo di briganti. E’ la forma storica che tende ad assumere la civiltà borghese-capitalistica in questa fase di declino. (…)””. (pag 381)”,”ITAD-041″
“GAROSCI Aldo”,”Storia dei fuorusciti.”,”””Anche i problemi di equilibrio interno del recente passato si esacerbavano, scomparso Rosselli. Negli ultimi tempi della vita di questi, era tornato all’ azione, ormai guarito, e dopo un ritiro e una dissindenza più che biennale, Emilio Lussu. Lussu non aveva rinunciato al suo vecchio proposito, di riportare GL in seno a un più vasto partito socialista; e il suo proposito era stato anzi rafforzato nel suo soggiorno svizzero, dai contatti con Fernando Schiavetti e Ignazio Silone, che entrambi consideravano GL come non più che un minore gruppo dissidente del socialismo, quale era il loro, e avrebbero volentieri visto una riunione di tutti i socialisti minori, nella speranza di equilibrare le vecchie posizioni del partito socialista”” (pag 181)”,”ITAD-051″
“GAROSCI Aldo”,”Gli intellettuali e la guerra di Spagna.”,”GAROSCI Aldo ha vissuto l’ esperienza della guerra di Spagna. Dopo aver fondato a Torino nel 1926 i primi gruppi studenteschi antifascisti ed aver aderito nel 1930 a “”Giustizia e Libertà””, compilando e diffondendo un foglio clandestino tra gli operai, fu scoperto della polizia e dovette riparare in Francia dove diventò collaboratore di Carlo ROSSELLI. Prese parte alla guerra civile spagnola e fu ferito in Aragona nella colonna Rosselli. Ha scritto ‘Jean Bodin’ (1935), ‘La vita di Carlo Rosselli’ (1946′ ‘Il pensiero politico degli autori del ‘Federalist’ (1954), Pensiero politico e storiografia moderna (1954). L’ enigma spagnolo. La particolarità del destino spagnolo nell’ Europa moderna. “”Questo sembra essere particolarmente il caso dell’ opera di esilio di Américo Castro, tutta intessuta, con una costanza che non può essere casuale, attorno a uno stesso tema sentimentale: quello della fondamentale incompatibilità della Spagna con l’ evoluzione, razionalistica, tecnica, utilitaria, tollerante, di altri paesi europei; dell’ “”azione””, azione eroica, violenta, senza proporzioni con i fini utili che persegue (…). Il Castro ne ha fatto il motivo fondamentale della sua ricerca dell’ esilio; dalla prolusione tenuta a Princeton nel 1940 con il titolo ‘The meaning of Spanish civilization’, al volume pubblicato a Buenos Aires con il titolo ‘Espana en su historia: cristianos, moros y judios (…), a ‘La Spagna nella sua realtà storica’, pubblicata a Città del Messico nel 1954 e della quale esiste una bella e ricca traduzione italiana (Firenze 1955). (…) Il riferimento del Castro alla propria esperienza di emigrato come stimolo e criterio di questi suoi studi è del resto esplicito: “”I jeronimos, conversos e gli umanisti del quindicesimo secolo, sono chiamati erasmiani… nel sedicesimo; razionalisti… nel diciottesimo; advancesados krausisti e europeisti nel diciannovesimo. Oggi sono chiamati fuoriusciti””, scriveva (…) nei suoi Aspectos del vivir hispanico.”” (pag 180-181)”,”MSPG-162″
“GAROSCI Aldo”,”Pensiero politico e storiografia moderna. Saggi di storia contemporanea.”,”GAROSCI Aldo Turati e i socialisti ‘buoni’. “”I grandi parevano, a Turati, soprattutto dei “”buoni””. Buono Jaurès (“”in fondo, la sua bontà – attiva, allegra, feconda – era più grande della sua intelligenza””, scrisse a Treves, “”grandissima, immensa””). Buono Benoit Malon (“”il suo animo era largo e buono, e moltissimo egli amò e moltissimo e da tutti fu amato””). Buono Leopoldo Jacoby (“”povero e buon Leopoldo Jacoby!””). Buono anche Engels (che “”nel suo tramonto, ci amava””, e “”la grandezza della cui modestia non aveva riscontro che nel suo affetto fedele per l’amico rivissuto in lui””). Se questi parevano a lui esempi di bontà, immaginiamo quando si viene a Manzoni o a De Amicis o gli italiani più vicini nella propaganda e nella lotta! Non che Turati fosse solo un sentimentale; quel suo bisogno di vedere nella gente, soprattutto nella gente della sua parte, il lato della bontà, faceva parte integrante della sua personalità, ne era in fondo la chiave. La “”bontà”” di Turati, temperata dall’ironia, se da una parte lo ricollega a tutta una tradizione lombarda di umanitaria mitezza, d’altra parte dà forse la spiegazione dell’atteggiamento dei capi socialisti di origine non operaia verso il loro movimento”” [Aldo Garosci, Pensiero politico e storiografia moderna. Saggi di storia contemporanea, 1954] (pag 71) “”Gramsci quindi, in stretta relazione con Togliatti che dirigeva a Roma il “”Comunista””, afferma un maggiore possibilismo verso il PSI. La fusione fra massimalisti del PSI e comunisti è decisa a Mosca, mentre in Italia Mussolini sta per prendere il potere; ma Nenni, opponendosi a Serrati, fa fallire la sua esecuzione. Il successivo arresto del Comitato Centrale di Bordiga dà a Gramsci, insieme con Togliatti che è rimasto fuori dalla rete della polizia (anche lui sarà arrestato più tardi, ma assolto in istruttoria) il modo di far varare dall’Internazionale un nuovo esecutivo (Togliatti, Tasca, Gennari e Scoccimarro). Quantunque la nomina del nuovo esecutivo avesse avuto come motivo palese l’impossibilità in cui si trovava Bordiga di adempiere le sue mansioni, all’uscita di prigione dopo il processo e l’assoluzione, nessuno protestò né contestò “”l’avvenuto passaggio dei poteri””. Che cosa significava questo strano atteggiamento? Significava semplicemente questo: che Bordiga, sentendo quanto pressanti fossero le richieste da parte dell’Internazionale per una politica da lui non condivisa e che non si sentiva di eseguire di persona, sapendo d’altro canto come fosse impossibile costituire frazioni nel partito, aveva scelto, con un tacito compromesso la via dell’assenza, riservandosi un ritorno in condizioni diverse. E significava pure che la storia degli anni successivi, con il suo alternarsi di possibilismi e di estremismi, di “”fronti unici”” e di durezze contro la democrazia, è già la storia del partito comunista che noi conosciamo oggi, anche se gli uomini della direzione – come lo dimostrano le elezioni del 24, che mandano alla Camera, degli ‘ordinovisti’, il solo Gramsci, – non sono ancora i più popolari tra le masse. Anche l’apparato del partito resta sostanzialmente con Bordiga, come lo dimostra la conferenza nazionale tenuta nel maggio 1924 a Como, in cui la sinistra ebbe il voto di trentacinque segretari regionali, quattro interregionali (di cui uno membro del Comitato Centrale), e un membro del C.C. e il rappresentante della Federazione giovanile, mentre per la tesi dell’esecutivo votarono soltanto quattro membri del C.C. e quattro segretari provinciali. Per la destra avevano votato altri quattro membri del C.C., un segretario interregionale e cinque segretari provinciali”” (pag 263-264)”,”STOx-205″
“GAROSCI Aldo”,”Nuove questioni del leninismo.”,”””C’è un intero libro di un sindacalista francese amico di Trotsky, Alfred Rosmer (a suo tempo debitamente espulso dal partito, e duro avversario dei comunisti, fin o a essere esplicito assertore, con una nettezza rara in Francia negli ambienti di sinistra, dell’alleanza atlantica) che è tutto quanto fondato sul mito dell’umanità, della profonda democrazia di Lenin in confronto con la burocrazia tirannica di dopo. Il libro s’intitola ‘Mosca al tempo di Lenin’ (9) e descrive il metodo di lavoro di Lenin con la stessa freseologia del rapporto di Krusciov: «Lavorare con lui in commissione era una cosa molto piacevole. Egli seguiva da un capo all’altro, ascoltava tutti con attenzione, interrompendo ogni tanto con lo sguardo sempre vivo e malizioso. Sapeva di poter essere duro e spietato anche con i suoi più vicini collaboratori quando si trattava di questioni decisive, secondo lui, per l’avvenire della rivoluzione. Non esitava allora a dare i più severi giudizi e a difendere le decisioni più brutali; ma prima spiegava con pazienza, voleva convincere». Il famoso «testamento di Lenin», le vicende della Krupskaia, ecc., si possono leggere prima che nel rapporto Krusciov o negli annessi, in appendice al libro di Rosmer (10). Il «testamento» si trova anche in numerose altre fonti trotskiste, tra le quali il libro stesso di Trotsky ‘The real situation in Soviet Union’. Il documento più sensazionale fra quelli dati ai congressisti del PCUS è la lettera in cui Lenin incaricava Trotsky di difendere contro Stalin nel caso georgiano i diritti delle nazionalità (5 maggio 1923), ed era pubblicata nel libro di Trotsky ‘The Stalin school of falsification’. I sensazionali articoli di Lenin sulla situazione delle nazionalità si possono leggere nell’ottimo libro d’uno studioso americano, il Pipes: ‘The formation of Soviet Union’ (Harvard Univesity Press, 1954), a pp. 273-74. I documenti più ancora del rapporto, danno la fresca impressione del più che dubbio «leninismo» della lotta antitrotskista. Essi sono stati i cavalli di battaglia dell’opposizione trotskista durante un’intera epoca storica”” (pag 26-27) [Aldo Garosci, ‘Nuove questioni del leninismo’, Roma, 1958] [(9) Tr. it. Firenze, “”La Nuova Italia””, 1953, p. 49; (10) Op. cit., p. 157]”,”TROS-287″
“GAROSCI Aldo”,”La vita di Carlo Rosselli. Volume primo”,”ALDO GAROSCI (1907 – 2000) di Arturo Colombo Di Aldo Garosci, morto ieri a Roma, la definizione più espressiva l’avevano data, fin dai primi anni Quaranta, i suoi grandi amici e compagni di lotta, Leo Valiani e Franco Venturi, che lo chiamavano «il Mago», o «il nostro terzo fratello siamese», riconoscendo in lui un duplice prestigio: la genialità politica e l’acutezza di storico. E tali, infatti, rimangono le due «linee», distinte eppur complementari, della vita, appassionata e intensa, di questo piemontese, nato a Meana di Susa nel 1907, che subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà» e, di conseguenza, era stato costretto all’esilio in Francia, accorrendo anche in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; specie nella battaglia di Monte Pelato. Poi si era rifugiato negli Stati Uniti, militando con Salvemini nella «Mazzini Society» e collaborando ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi. Nel 1943, era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista, succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio). Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori». Se, per evidenti motivi politici, la cattedra universitaria l’aveva ottenuta tardi (a Torino in storia contemporanea e poi in storia del Risorgimento), a dare la misura del suo modo, in parte crociano, di concepire le inquietudini e le speranze, i tormenti e le conquiste del passato come «una battaglia ideale eterna», bastano quattro sue opere, tutte quante destinate a sfidare il tempo: sono la «Vita di Carlo Rosselli» (1945), la «Storia dei fuorusciti» (1953), e poi «Gli intellettuali e la guerra di Spagna» (1959), e «San Marino. Mito e storiografia» (1967). (Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)”,”ITAD-003-FV”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume secondo..”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Vi sono frasi del riconoscimento di Rosselli che dovevano, come è naturale, provocare scandalo. Prima che Badoglio fosse a Addis Abeba, egli scriveva: “”Le previsioni di quanti, noi compresi, giudicavamo necessaria una campagna militare di vari anni, si sono rivelate errate. Il fascismo è un fenomeno molto grosso. Non è una parentesi di un’ ora, né l’ avventura di un gruppo di briganti. E’ la forma storica che tende ad assumere la civiltà borghese-capitalistica in questa fase di declino. (…)””. (pag 381)”,”ITAD-004-FV”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Vol I.”,”Carlo Rosselli nasce a Roma il 6 novembre 1899, da una famiglia che aveva intensamente partecipato alle lotte e agli ideali del Risorgimento, e poi alla vita della nuova Italia. La famiglia paterna di Carlo Rosselli era di quegli ebrei ai quali era stata concessa la libertà in Livorno. Alcuni membri di essa, residenti a Londra nel 1841, erano entrati in relazione con il Mazzini. La sera di mercoledì 12 gennaio 1938 , il ministro degli Interni francese Marx Dormoy comunicava alla stampa che erano stati scoperti gli assassini di Carlo e Nello Rosslli, membri del CSAR. Aldo Garosci nato a Torino 13/agosto/1907 prese parte a manifestazioni e alla diffusione della stampa antofascista clandestina, fu a Torino tra i dirigenti del movimento Giustizia e Libertà.”,”BIOx-053-FL”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Vol II.”,”Carlo Rosselli nasce a Roma il 6 novembre 1899, da una famiglia che aveva intensamente partecipato alle lotte e agli ideali del Risorgimento, e poi alla vita della nuova Italia. La famiglia paterna di Carlo Rosselli era di quegli ebrei ai quali era stata concessa la libertà in Livorno. Alcuni membri di essa, residenti a Londra nel 1841, erano entrati in relazione con il Mazzini. La sera di mercoledì 12 gennaio 1938 , il ministro degli Interni francese Marx Dormoy comunicava alla stampa che erano stati scoperti gli assassini di Carlo e Nello Rosslli, membri del CSAR. Aldo Garosci nato a Torino 13/agosto/1907 prese parte a manifestazioni e alla diffusione della stampa antofascista clandestina, fu a Torino tra i dirigenti del movimento Giustizia e Libertà.”,”BIOx-054-FL”
“GAROSCI Aldo VALIANI Leo, a cura di Franco FANTONI”,”L’impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983).”,”Franco Fantoni è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Eretici e dissidenti. Protagonisti del XIX e XX secolo tra politica e cultura’ (Angeli, 2006). Il più citato nell’indice dei nomi è Franco Venturi “”Marx, che non era certamente tutto prosa, ma aveva realizzato in sé un’equilibrata sintesi di prosa e misticismo, non preparò mai, anzi sempre avversò chi preparava, un moto insurrezionale). Blanqui e Bakunin erano di fatto, malgrado il loro ateismo, mistici assai più dello stesso Mazzini: erano tutto insurrezione e niente prosa quotidiana, anche se come organizzatori valevano in realtà molto più di Marx, essendo più tenaci di lui nel tener insieme i militanti e avendo molto più fascino sui loro sottufficiali e luogotenenti. (A differenza loro, Marx ed Engels insultarono e scontentarono regolarmente, dopo qualche anno, tutti i propri luogotenenti). Per concludere, Lassalle sì, se fosse vissuto, ma né Blanqui, né Bakunin avrebbero potuto, se Marx putacaso non fosse esistito, diventare i numi tutelari di quell’organizzazione operaia socialista che si costituì dappertutto attorno al 1880 (un po’ prima, un po’ dopo, secondo i paesi). (…) Se la sintesi di miraggio rivoluzionario lontano e politica pratica quotidiana è profetismo, Marx fu certamente il profeta: sottolineo l’il perché (a parte Lassalle morto troppo presto), essa si trova solo in Marx. Ma è essa profetismo, nell’uso corrente della parola? Bada, è profetismo se ci si riferisce a ‘il’ profeta: Maometto. Quegli fu effettivamente mistico e politico astuto insieme (anzi, assai più astuto di Marx, infinitamente più astuto di Engels, parecchio più astuto dello stesso Lenin – e certo non meno mistico di loro (…)”” (pag 112) [Dalla lettera di Valiani a Garosci, Milano, 7 agosto 1951, (in) ‘L’impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983)’, a cura di Franco Fantoni, Franco Angeli, Milano, 2009]”,”ITAP-002-FMB”
“GARRATY John A. a cura di Franco VOLTAGGIO”,”La disoccupazione nella storia. Pensiero economico e azione pubblica.”,”J.A. GARRATY è docente di storia all’ Univ Columbia (USA). In precedenza aveva insegnato alla Michigan State Univ conseguendo il grado di H.L.D.. Autore fra i più sensibili della moderna scuola storiografica americana, ha scritto diverse biografie di politici americani (Silas WRIGHT, Cabot LODGE, WOODROW WILSON) e una ricostruzione storica del capitalismo nei paesi anglosassoni (‘The New Commonwealth: 1877-1890′).. E’ curatore con Jerome STERNSTEIN, della ‘Encyclopedia of American Biography’ e fa parte del comitato di redazione del periodico ‘American Heritage’.”,”CONx-012″
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume I. Età antica e Medioevo.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-030-FL”
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume II. Età moderna.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-031-FL”
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume III. Età contemporanea.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-032-FL”
“GARRIBBA Nicola”,”Lo Stato di Israele. Nascita istituzioni e conflitti dal 1948 a oggi.”,”GARRIBBA (Pescara, 1931) è giornalista per l’estero del TG2.”,”VIOx-032″
“GARRIDO José M.”,”El materialismo histórico. En torno a dos textos de Marx-Engels.”,”Marx parte dal sistema capitalistico del suo tempo. Che uomini crea questo sistema? Degli uomini divisi, spezzati. Non crea uomini, li distrugge. (pag 43)”,”MADS-355″
“GARRIGUES Jean”,”La France de 1848 à 1870.”,”GARRIGUES Jean ex allievo dell’Ecole Normale Superieure di Saint-Cloud è maitre de conférences all’Università Paris X Nanterre e all’IEP. Ha pubblicato ‘Le Général Boulanger’ (1991). “”Directement issu de la nouvelle législation, le Crédit lyonnais est fondé en 1863 par Henri Germain, avec des capitaux fournis notamment par Arlès-Dufour, les banquiers Hentsch et Paccard ainsi que par les forges de Châtillon-Commentry. La Banque impériale ottomane, filiale du Crédit mobilier des Pereire, est créée la même année; la Société générale, créée en 1864 et présidée par le “”roi du fer”” Eugène Schneider, réunit un capital de 120 millions fournis notamment par la haute banque (les Rothschilds, Bartholony, Hentsch, Paccard, Laffitte, ainsi que par des saint-simoniens comme Talabot, Arlàs-Dufour et même Prosper Enfantin, “”le pape du saint-simonisme””).”” (pag 101)”,”FRAD-103″
“GARRIGUES Jean”,”Le Général Boulanger.”,”GARRIGUES Jean Garrigues insegna storia contemporanea a Nanterre e a Sciences-Po. Ha pubblicato pure ‘La République des affairistes’. Affossatore della Repubblica per alcuni, uomo manipolato per altri, Boulanger ha scatenato torrenti d’odio o di ammirazione. Ancora oggi quando un tribuno politico ha successo si evoca il suo nome. Jean Garrigues a ripreso l’intero ‘dossier Boulanger’, dagli anni giovanili, alla formazione militare fino ai primi passi in politica. Ha individuato influenze, padrini discreti, a sinistra come a destra, che hanno fatto di un generale seducente, una vedette nazionale. L’atmosfera è quella avvelenata della ‘revanche militaire’ che ossessiona il paese (dopo la guerra franco-prussiana). L’autore ha svelato pure intrighi complessi e ragioni di stato. “”Aux élections générales de 1885, les monarchistes ont raflé tous les sièges, notamment grâce aux suffrages des paysans flandriens. S’ils ont abandonné deux sièges aux républicain, lors des élections partielles de 1886 et 1887, ils peuvent raisonnablement espérer que les scandales du gouvernement républicain leur permettront de battre le condidat opportuniste Faucart. Mais Boulanger, appelé par les radicaux du Nord, s’est porté candidat: faut-ils s’opposer à lui?”” (pag 163)”,”FRAD-126″
“GARRISSON Janine”,”L’Édit de Nantes et sa révocation. Histoire d’une intolérance.”,”Janine Garrisson, Professeur d’histoire moderne à l’université de Toulouse-Le Mirail. Spécialiste de l’histoire du protestantisme.”,”RELP-001-FSD”
“GARRONE GALANTE A.”,”Questa nostra repubblica.”,”””Scrisse lo storico Macaulay che l’ atto, con cui nel 1695 la Camera dei Comuni abolì la censura anche per la stampa periodica, “”ha fatto più per la libertà e la civiltà che la Magna Charta e il Bill of Rights””. In Francia, all’ inizio della rivoluzione, quando fu proposta una legge che contenesse questa libertà entro certi limiti, si scatenò una violentissima campagna di opinioni perché la libertà di stampa fosse riconosciuta come assoluta e illimitata. Si sentiva che ogni limite precostituito avrebbe potuto fornire al governo armi e pretesti per ucciderla. E, mentre si riprendevano gli eterni argomenti di Milton, ci si proponeva di fare ancor più e meglio che in Inghilterra. Più tardi, le stesse esasperazioni rivoluzionarie, e il dominio napoleonico e la Restaurazione avrebbero nuovamente offuscato e compresso questo diritto””. (pag 49)”,”ITAP-081″
“GARRONE GALANTE Alessandro”,”Questa nostra repubblica.”,”””Scrisse lo storico Macaulay che l’ atto, con cui nel 1695 la Camera dei Comuni abolì la censura anche per la stampa periodica, “”ha fatto più per la libertà e la civiltà che la Magna Charta e il Bill of Rights””. In Francia, all’ inizio della rivoluzione, quando fu proposta una legge che contenesse questa libertà entro certi limiti, si scatenò una violentissima campagna di opinioni perché la libertà di stampa fosse riconosciuta come assoluta e illimitata. Si sentiva che ogni limite precostituito avrebbe potuto fornire al governo armi e pretesti per ucciderla. E, mentre si riprendevano gli eterni argomenti di Milton, ci si proponeva di fare ancor più e meglio che in Inghilterra. Più tardi, le stesse esasperazioni rivoluzionarie, e il dominio napoleonico e la Restaurazione avrebbero nuovamente offuscato e compresso questo diritto””. (pag 49)”,”DIRx-002-FV”
“GARRONI Stefano a cura; saggi di Hans Heinz HOLZ Jos LENSLINK Domenico LOSURDO Guido OLDRINI Karlludwig RINTELEN Gottfried STIEHLER Peter STRUTYNSKI Renate WAHSNER”,”Engels cento anni dopo.”,”ANTE1-39″,”MAES-082″
“GARRUCCIO Ludovico”,”L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione. Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo.”,”Fondo Davoli GARRUCCIO Ludovico autore di ‘Spagna senza miti’ L’ industrializzazione tardiva “”Tranne il modello britannico e quello americano, in certa misura il modello francese (oltre a modelli di secondaria importanza come lo svedese, il belga, il canadese, etc.) la rivoluzione industriale non è negli altri paesi un fenomeno spontaneo privato bensì un atto di volontà, sentito come l’imperativo categorico di non farsi escludere dalla competizione per il progresso industriale. (…) L’atto di volontà si manifesta in primo luogo in un’azione politica, la costruzione di uno Stato nazionale laddove esso non esiste (Italia, Germania), di uno Stato moderno laddove un assetto istituzionale secolare si dimostra intrisecamente inidoneo ad assorbire la nuova tecnologia (Giappone, Russia). In alcuni paesi il fattore determinante è del tutto esterno: il capitale straniero. La connessione tra lo sviluppo e un agente politico, fa sì che alle vacillazioni del fattore politico corrispondano crisi nel settore economico o viceversa. E’ il caso dei tre Paesi: Italia, Germania, Giappone, dianzi citati. Della Germania il Pelloux dice: “”Il fiorire delle industrie fu soprattutto promosso dall’azione preordinata dello Stato. La fortuna dell’industria tedesca è in massima parte dovuta ai liberali prussiani e all’unione doganale, come pure al ritorno della Germania, dopo il 1879, al protezionismo (26). Per l’Italia si è citato il ruolo assunto da Crispi. Per il Giappone “”gli anni dal 1890 al 1920 segnano il progresso del capitalismo privato le cui sorti sono intimamente connesse alla guerra e alle lotte politiche”” (27)”” (pag 71-72) (26) François Perroux, Il Capitalismo moderno, 1960, p. 46; (27) Ibidem, p. 50 “”Cosa accade nell’Africa scolonizzata, trasformata nel processo di “”clochardisation”” (secondo l’espressione di Germanine Tillon) in una specie di “”Lunpenproletariat”” internazionale, soggetta piùà alla degradazione che all’avanzamento in seguito al brutale contatto con la tecnologia occidentale?”” (Quarta di copertina)”,”PVSx-057″
“GARTON ASH Timothy”,”Storia del presente. Dalla caduta del muro alle guerre nei Balcani.”,”ANTE1-55 Timothy GARTON ASH (1955) è fellow del St. Anthony College di Oxford. Ha scritto sulle vicende recenti dell’Europa orientale e centrale molti volumi. (v. risvolto copertina)”,”EURC-099″
“GARTON ASH Timothy”,”Storia del presente. Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURC-078-FL”
“GARVER Susan McGUIRE Paula”,”Coming to North America. From Mexico, Cuba and Puerto Rico.”,”Messicani Cubani e portoricani sono le minoranze con il maggior sviluppo demografico negli Stati Uniti.”,”CONx-099″
“GARWIN Richard L. CHARPAK Georges”,”Megawatts + Megatons. The Future of Nuclear Power and Nuclear Weapons.”,”Carbon dioxide anidride carbonica GARWIN Richard L. è Philip D. Reed Senior Fellow for Science and Tecnology al Council of Foreign Relations e professore aggiunto alla Columbia University. CHARPAK Georges ha lavorato a lungo al CERN di Ginevra. Ha ricevuto il premio Nobel nel 1992. Chi ha deciso la quantità di armi. “”L’ enorme stock di armi nucleari – 33.000 o 45.000, o perfino 10.000 non possono essere giustificate da nessuna ragione militare; è stata l’ interazione di politica interna negli Stati Uniti con la sensazione di entrambi lì e in Unione Sovietica che un grande stock di armi nucleari richiedeva rispetto, e poteva anche essere usato in modo massiccio per eliminare le forze nucleari dell’ altro schieramento, cosa che portò a un quasi illimitato incremento di armi.”” (pag 280)”,”QMIx-142″
“GASBARRO Nicola, a cura, saggi di Adone AGNOLIN Enzo GUALTIERO-BARGIACCHI Sergio CAPPELLO Alessandra FERRARO Cristina POMPA Carlo BORGHERO Paola DESSI Chiara GIUNTINI Nicola GASBARRO Benoit DE-L’ESTOILE Paula MONTERO Lucetta SCARAFFIA”,”Le culture dei missionari. I.”,”Nicola Gasbarro è stato allievo di Dario SABBATUCCI ed è attualmente (2009) associato di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. Ha pubbliato vari libri tra cui ‘Noi e l’Islam’ (2003).”,”RELC-001-FFS”
“GASBARRO Nicola, a cura; saggi di Maurizio GNERRE Gianguido MANZELLI Celesatina MILANI Mario IODICE Fiorenzo TOSO Francesco GUARDIANI Diego POLI Domenico SANTAMARIA Francesco SURDICH Vittorio SPRINGFIELD-TOMELLERI Natalija ORLOVSKAJA Nelli MELKADZE”,”Le lingue dei missionari. II.”,”Nicola Gasbarro è stato allievo di Dario SABBATUCCI ed è attualmente (2009) associato di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. Ha pubbliato vari libri tra cui ‘Noi e l’Islam’ (2003).”,”RELC-002-FFS”
“GASPARETTO Pier Francesco”,”Sogni e soldi. Vita di Riccardo Gualino.”,”GASPARETTO Pier Francesco già docente di letteratura inglese all’Università di Torino scrive e collabora alla ‘Stampa’. Ha scritto una biografia ‘John Osborne’ (1979) e una storia di Fra’ Dolcino. “”””La catastrofe della Banca Oustric gettò lo sconquasso nella mia azienda, nelle mie previsioni””. Ma in quel 1930, anno della catastrofe Oustric, lo sconquasso nella sua azienda già c’era, anche se sotterraneo e anche se i confini del suo impero apparivano all’esterno ancora immutati e saldi. Non a caso per soddisfare l’inesausta sete di liquidità, Gualino andava in quegli anni moltiplicando iniziative e sportelli della sua Banca agricola (430 filiali e 1186 sportelli nel 1930) per attirare a quel forziere privato quanti più possibile depositi di risparmiatori.”” (pag 165)”,”ITAE-287″
“GASPARI Oscar”,”L’Italia dei municipi. Il movimento comunale in età liberale 1879-1906.”,”GASPARI si è occupato di storia dell’ emigrazione tra le due guerre e di storia istituzionale con riferimento alla politica per la montagna nell Italia della prima metà del Novecento. Lavora nella Conferenza Stato-Città e Autonimie locali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tra le sue principali pubblicazioni: -L’ emigrazione veneta nell’ Agro pontino durante il periodo fascista. BRESCIA. 1985 – Il segretariato per la montagna, 1919-1965. ROMA. 1994″,”ITAA-018″
“GASPARI Paolo”,”I nemici di Rommel. I combattimenti sul Kolovrat il 24-25 ottobre 1917 nel racconto degli ufficiali italiani. Volume I.”,”[‘Questi ‘Gruppen’ erano un’innovazione recente nell’esercito tedesco. Il perfezionamento della tattica dell’infiltrazione aveva avuto una formidabile accelerazione con la produzione in massa nel 1917 delle mitragliatrici leggere Leicht-Hand Maschinengewehr 08/15, cosicché nel luglio 1917 si era provveduto a una riorganizzazione delle più piccole unità di fanteria dell’esercito tedesco. La mitragliatrice leggera poteva infatti essere usata tanto per attaccare quanto per difendersi. Fino ad allora c’era stata la squadra – ‘Trupp’- di 7 uomini con un comandante, da allora si organizzerà un ‘Trupp’ d’assalto comprendente due mitragliatrici leggere, composto di soli 4 uomini: due uomini con due armi e due con le munizioni e una squadra composta da 7 fucilieri con il compito di proteggere i mitraglieri e di coadiuvarli nell’assalto con il lancio di bombe a mano. Ogni ‘Trupp’ aveva un proprio comandante, ma i ‘Trupps’ di un ‘Gruppe’ potevano operare separati o raggrupparsi con quelli di altri ‘Gruppen’ (4). Si può capire come la potenza di fuoco delle mitragliatrici leggere protette dai fucilieri fosse di per sé superiore, per mobilità e potenza di fuoco, a qualsiasi reparto italiano di linea: i ‘Gruppen’ si potevano concentrare su un nido di resistenza e nel contempo potevano parare qualsiasi attacco di fanterie, se cadevano sotto il tiro di mitragliatrici o bombarde potevano disperdersi per riunirsi in un altro punto. E potevano infiltrarsi quasi ovunque, tanto più in terreni boscosi o rotti da crepacci e frane come erano quelli delle Alpi e Prealpi Giulie’ (pag 29-30). Nota: (4) G.C. Wynne, ‘La lezione tattica della guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1940, pp 298 e 299]”,”QMIP-005-FL”
“GASPARINI Marco”,”Anni Sessanta. Immagini dell’Italia.”,”Marco Gasparini, nato nel 1964, è giornalista e saggista. Specializzato in economia ha scritto per il Sole 24 Ore e il Mondo. Ha al suo attivo varie pubblicazioni all’interno della collana “”Immagini della storia”” per le edizioni Capricorno. Per le edizioni Flammarion ha pubblicato il libro illustrato ‘Mafia, histoire et mythologie’.”,”FOTO-062″
“GASPARINI Marco”,”Resistenza 1944.”,”Marco Gasparini, nato nel 1964, è giornalista e saggista. Specializzato in economia, ha scritto per ‘Il Sole 24 Ore’, ‘Il Mondo’, nonché di costume. “”Le formazioni hanno connotazioni politiche diverse e sono espressione dei partiti che si apprestano a governare da Roma: Giustzia e libertà è legata al Partito d’azione, le Brigate Matteotti anno ispirazione socialista, le Brigate del Popolo sono democristiane, le Brigate Mazzini sono repubblicane, le Garibaldi di matrice comunista. Con la liberazione di Roma, vengono diffusi volantini che incitano gli italiani dei territori occupati a raggiungere le bande, ad armarsi e sabotare il nemico. I partigiani vengono supportati da specialisti angloamericani paracadutati nelle zone occupate dai ribelli e riforniti di armi, munizioni ed equipaggiamento con aviolanci. Inoltre ricevono precise istruzioni dal generale ingles Harold Alexander, che li incita a sabotare le vie di comunicazione percorse dai tedeschi e bloccarne le autocolonne in ritirata. Allo stesso tempo vengono diffusi giornali, fogli di propagana e volonlantini in cui, tra l’altro, si chiede ai soldati della Repubblica Sociale Italiana di disertare e passare con i ribelli portandosi le armi; chi non obbedirà o continuerà a combattere al fianco dei tedeschi verrà giustiziato. Molti giovani italiani si trovano davanti a un bivio: non presentarsi alle chiamate di leva e disertare, rischiando di essere fucilati dai fascisti, o continuare a combattere per essere uccisi dai ribelli. Mentre la guerra civile continua feroce, ci sono reparti militari della RSI, meglio organizzati, che sono decisi a combattere fino alla fine, a volte sapendo che la sconfitta dell’esercito di Mussolini è inevitabile come gli Alpini della Monterosa, le SS italiane e la Xª Mas di Junio Valerio Borghese”” (pag 73)”,”ITAR-365″
“GASPARRI Tamara”,”La resistenza in Italia.”,”Recensione delle opere degli autori: BATTAGLIA VACCARINO WOOLF QUAZZA RAGIONIERI PANSA LEGNANI PINZANI VARLECCHI CATALANO CAROCCI CLN CLNAI AMENDOLA DEAKIN COLLOTTI DEGLI ESPINOSA AGA ROSSI”,”ITAR-160″
“GASPARRI Stefano”,”Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichità e Medioevo.”,”Stefano Gasparri insegna antichità e istituzioni medievali all’Università di Venezia.”,”STAx-050-FL”
“GASPARRI Tamara”,”La resistenza in provincia di Siena, 8 settembre 1943 – 3 luglio 1944.”,”Il padre dell’autrice, Tommaso Gasparri combatté come partigiano nella formazione “”Gramsci”” di Castelfiorentino. ‘La prima sortita della formazione ‘Lavagnini’ (pag 94-) (Spartaco Lavagnini)”,”ITAR-015-FP”
“GASPARRI Stefano”,”Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichità e Medioevo.”,”Stefano Gasparri insegna Antichità e istituzioni medievali all’Università di Venezia (1997).”,”STMED-020-FSD”
“GASPARRI Stefano”,”Italia longobarda. Il regno, i Franchi, il papato.”,”Stefano Gasparri è ordinario di Storia medievale e Storia dell’alto medioevo presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Venezia, dove è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del Dipartimento di Studi storici. Ha pubblicato tra l’altro ‘I milites cittadini. Studi sulla cavalleria in Italia’ (1992) ‘Prima delle nazioi. Popoli, etnie e regni fra antichità e Medioevo’ (Carocci, 1997).”,”STMED-075-FSD”
“GASSMAN Vittorio LUCIGNANI Luciano a cura”,”Cinque modi per conoscere il teatro. William Shakespeare – Amleto (1601). Molière – Il medico per forza (1666). Luigi Pirandello – Così è (se vi pare) (1917). Bertolt Brecht – I fucili di Madre Carrar (1937). Eugène Ionesco – La lezione (1950).”,”””Se è l’ ora vuol dire che non è da venire; se non è da venire vuol dire che è l’ora; se non è l’ ora, l’ ora verrà. Ciò che conta è di esser pronti””. (pag 120, Amleto, Shakespeare) “”Valerio. – Ma, nel suo profondo, è tutta scienza , e ben spesso ha detto delle cose proprio fuori dell’ ordinario. Luca. – Quando po’ ci si butta, ti parla dritto dritto, come se ti leggesse in un libro””. (pag 153, Il medico per forza, Moliere) “”L’ Operaio – Sono le Brigate Internazionali. Le mandano in linea a Motril. (Si ode la canzone della Colonna Thälmann “”La patria è lontana…) Questi sono i tedeschi. (Si odono alcune battute della “”Marsigliese””) I francesi. (“”La Warszawianka””) I polacchi. (“”Bandiera Rossa””) Gli italiani. (“”Hold the Fort””) Americani. (“”Loscuatros generales””) E questi sono i nostri. (Lo strepito dei carri svanisce insieme ai canti). L’ operaio e il giovane ritornano al tavolo). Dipende tutto da questa notte. Devo proprio andarmene. Questa è stata l’ ultima, José””. (pag 254, I fucili di Madre Carrar, B. Brecht)”,”VARx-196″
“GASSMAN Vittorio”,”Vocalizzi.”,”V. GASSMAN è nato a Genova nel 1922. Dopo aver frequentato per due anni l’ Accademia nazionale di arte drammatica, nel 1943 ha debuttato sulle scene a fianco di Alda BORELLI. Ha lavorato in Oreste di Alfieri diretto da Luchino VISCONTI, Amleto diretto da GASSMAN e SQUARZINA, Aldelchi di Manzoni (Teatro) ecc.. E’ stato attore pprotagonista in molti film (L’ Armata Brancaleone, Grande Guerra, Profumo di donna, Il deserto dei tartari ecc:.). Ha scritto un’autobiografia (1981): ‘Un grande avvenire dietro le spalle’. “”Parafrasi da un’ode di Kao-Tzu. Si leva la tempesta, il mondo ho conquistato, e in patria son tornato a chiedermi: chi resta per poter mantenere il mio potere su tante frontiere?”” (pag 159)”,”VARx-276″
“GASTALDI Silvia”,”Storia del pensiero politico antico.”,”La GASTALDI (Casalpusterlengo 1949) è dal 1980 ricercatrice presso il dipartimento di filos dell’univ di Pavia e dal 1991 insegna storia del pensiero pol antico nella stessa Università.”,”STAx-022″
“GASTALDI Ugo”,”Storia dell’ anabattismo dalle origini a Münster 1525 – 1535.”,”Non è esagerato definire l’ anabattismo il movimento più calunniato della storia moderna e il più travisato dagli storici…”,”RELP-002″
“GASTER Theodor H.”,”Le più antiche storie del mondo.”,”J. Innes Miller è stato un funzionario coloniale britannico e studioso classico. Ha lavorato come addetto all’amministrazione coloniale inglese a Singapore dal 1919 1. È stato autore di diversi libri, tra cui ‘Roma e la via delle spezie’ 2. Questo libro racconta la storia del commercio delle spezie nell’Impero romano e come Roma abbia influenzato il commercio di spezie in tutto il mondo 2. Altre informazioni: 1. einaudi.it 2. humanitasalute.it 3. bing.com”,”STAx-014-FSD”
“GAT Azar”,”Clausewitz and the Marxists: Yet Another Look.”,”Azar Gat is Lecturer in the Departments of History and Political Science alla Tel Aviv University. E’ autore di ‘The Origins of Military Thought from the Enlightenment to Clausewitz’ (Oxford, 1989) e ‘The Development of Military Thought: The Nineteenth Century’ (Oxford).”,”MAES-204″
“GAT Azar”,”A History of Military Thought. From the Enlightenment to the Cold War.”,”Questo volume mette riunisce insieme la trilogia dell’autore sull’evoluzione del pensiero militare moderno (OUP 1989, 1992, 1998) offrendo un ampio background storico e intellettuale.”,”QMIx-022-FSL”
“GATES Bill con Natan MYHRVOLD e Peter RINEARSON”,”La strada che porta a domani.”,”Bill GATES (Seattle 1955) ha fondato nel 1975, insieme con Paul ALLEN, la Microsoft Corporation per realizzare il suo sogno di “”un personal computer su ogni scrivania ed in ogni casa””. Natan MYHRVOLD è laureato in fisica teorica a Princeton. (Vp di Applications and Contents Group di Microsoft). Peter RINEARSON è giornalista che ha scrito vari libro sull’ impiego di Microsoft Word. “”Molte aziende alla fine saranno assai più piccole di quanto sono adesso, poiché l’utilizzo dell’ autostrada informatica renderà facile trovare risorse esterne con cui lavorare. Grande non equivale necessariamente a valido, quando si parla di affari. Le case cinematografiche di Hollywood sono sorprendentemente piccole in termini di dipendenti fissi, in quanto i contratti relativi ai servizi – compresi gli attori, e spesso anche le strutture – vengono siglati film per film. Alcune aziende di software seguono un modello simile, prendendo sotto contratto i programmatori per il tempo necessario. Naturalmente le aziende riserveranno ancora molte funzioni ai dipendenti a tempo pieno (…). Comunque, un certo numero di funzioni verrà disperso sia strutturalmente sia geograficamente””. (pag 174-175)”,”USAE-058″
“GATES Robert M.”,”Duty. Memoirs of a Secretary at War.”,”Prima che ricevesse la chiamata dalla Casa Bianca nel 2006, Gates pensava di lasciare Washington dopo sei anni come presidente sia della CIA che del National Security Council, e stava svolgendo l’incarico di Presidente della Texas A&M University. E’ stato ministro della difesa dal 2006 al 2011. Author’s note, Foto, Illustration Credits, A note about the author, Acknowledgments, Index,”,”USAQ-099″
“GATES David”,”The British Light Infantry Arm, c. 1790-1815: its creation, training and operational role.”,”<> (pg 68. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-007-FSL”
“GATHORNE-HARDY G.M.”,”Histoire des évenements internationaux de 1920 a 1939.”,”Orazio: “”Les révolutions et les intrigues, La guerre, ses causes, son cours, ses crimes, Le destin des pactes et des ligues, Et les blessures que le temps n’a pas encore fermées, Tels sont les thèmes que vous traitez, vous qui osez (Entreprise qui décourage bien des hommes), Remuer de vieilles cendres, qui à tout instant Peuvent se réveiller et devenir brasier”” (Horace, Odes, II, I.) (pag 3)”,”RAIx-251″
“GATRELL V.A.C. LENMAN Bruce PARKER Geoffrey a cura; saggi di LARNER Christina WEISSER Michael SHARPE J.A. DAVIES Stephen J. PHILIPS David DAVIS Jennifer TOMBS Robert”,”Crime and the Law. The Social History of Crime in Western Europe since 1500.”,”Contiene il saggio di Robert Tombs ‘Crime and the Security of the State: The ‘Dangerous Classes’ and Insurrection in Nineteenth-Century Paris’ (pag 214-237) (riguarda soprattutto la repressione della Comune di Parigi del 1871) “”It was an unquestioned assumption of middle-class opinion throughout the period that those most likely to participate in revolution were also those most likely to indulge in crime, for crime and revolution were symptoms of the same disease. The repression of the Paris Commune of 1871, which is the main subject of this chapter, affords an example of how deeply this idea influenced understanding of and reaction to political disorder, not least on the part of the army, the principal instrument of that repression (2). But did criminals and other outsiders participate significantly in popular political disorders? Marx argued the contrary, associating the lumpenproletariat with the forces of reaction, and most modern historians have denied the link between crime, social instability and revolutionary activity (3). Recently, however, there has been a resurgence of interest in ‘marginals’ and their possible political importance – no doubt reflection certain political and economic preoccupation of the last few years – and it will be suggested in what follows that our understanding of this complex question is far from complete”” (pag 214-215) [Robert Tombs ‘Crime and the Security of the State: The ‘Dangerous Classes’ and Insurrection in Nineteenth-Century Paris’] [(in) Crime and the Law. The Social History of Crime in Western Europe since 1500′, a cura di V.A.C. Gatrell Bruce Benman e Geoffrey Parker, London, 1980] [(2) While none of the many books devoted to the Commune pays serious attention to the repression, with the exception of Camille Pelletan’s ‘La Semaine de Mai’, Paris, 1880), to recent articles have studied the conservative ‘myth’ of the insurrection: J.M. Roberts, ‘The Paris Commune from the Right’, ‘English Historical Review’, supplement 6, 1973, and Robert Price, ‘Conservative reactions to social disorder, the Paris Commune of 1871’, ‘Journal of European Studies, I, 1971, pp. 341-52. Jacques Rougerie, ‘Procès des Communards’, Paris, 1964, also approaches the subject obliquely; (3) Especially George Rudé and Charles Tilly, to whose work reference is made below]”,”STOS-181″
“GATRELL Peter”,”L’economia zarista, 1850-1917.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988).”,”RUSx-101-FL”
“GATRELL Peter”,”The Tsarist Economy 1850-1917.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). Preface, Note on Transliteration, Abbreviations, Glossary, Maps, Economic Map, European Russia, The Russian Empire, Introduction, Table, figure, Conclusion, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-102-FL”
“GATRELL Peter”,”Government, industry and rearmament in Russia, 1900-1914. The last argument of tsarism.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). List of maps, List of tables, Preface, Acknowledgements, List of abbreviations, Maps, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Cambridge Russian, Soviet and Post-Soviet Studies,”,”RUST-042-FL”
“GATRELL Peter”,”A Whole Empire Walking. Refugees in Russia During World War I.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). Acknoledgments, Introduction, Appendix: 1. Refugee Population Statistics, 2. Questionnaire Issued by the Tatiana Committee, January 1917, Abbreviations, Notes, Bibliography, Index, Maps follow, Illustrations follow,”,”RUSx-108-FL”
“GATRELL Peter”,”Russia’s First World War. A Social and Economic History.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). List of tables, Preface and acknowledgements, Publisher’s acknowledgements, Maps, Introduction, Conclusions, Bibliography, Index,”,”QMIx-039-FL”
“GATTA Bruno”,”Agosto ’39. Ora per ora, i giorni frenetici che trascinarono il mondo alla guerra.”,”GATTA Bruno storico e giornalista, allievo di Ghisalberti e Chabod si è laureato in storia del risorgimento e ha insegnato storia del giornalista all’università. E’ stato corrispondente di vari giornali. Ha scritto vari libri tra cui ‘De Gasperi politico’ e ‘Risorgimento incompiuto’.”,”QMIS-128″
“GATTEI Giorgio a cura”,”Da Yalta a Fulton. Le origini della guerra fredda nella corrispondenza dei Tre Grandi.”,”””Quando i militari americani affrontano una grave situazione, è loro costume scrivere all’ inizio delle loro direttive le parole: “”Concetto strategico generale””. C’ è della saggezza in questo, perché esso porta a una chiarezza di pensiero”” (pag 90)”,”RAIx-124″
“GATTEI Giorgio”,”Storia del valore-lavoro.”,”GATTEI Giorgio è docente di storia del pensiero economico presso la facoltà di economia dell’Università di Bologna. Ha scritto ‘Il difficile equilibrio. Studi di storia sul pensiero economico moderno (1994) e ha curato il volume: ‘Karl Marx e la trasformazione del pluslavoro in profitto’ (2002). Libro infarcito di formule e citazioni dai classici e da Marx “”Nella sua biografia il confronto decisivo con l’economia politica avviene però solo successivamente all’esilio a Londra, a seguito del fallimento delle rivoluzioni europee del 1848-1849. E’ infatti nelle sale del British Museum che Marx “”divorerà”” una tale quantità di letteratura economica da consentirgli di scrivere, dal 1857 in poi, una massa sterminata di appunti sfociati nella pubblicazione del primo libro del ‘Capitale’ nel 1867 (il secondo e il terzo libro saranno ricavati da Friedrich Engels da tutti quei manoscritti e pubblicati nel 1885 e nel 1894, a Marx già deceduto). E’ perciò solo dal 1857 in poi che si può parlare di un Marx “”maturo”” che ha finalmente individuato l’oggetto della propria critica nell’analisi del ‘capitale’ quale carattere sintomatico dell’organizzazione economica della società moderna. “”La necessità di sviluppare esattamente il concetto di capitale è data dal fatto che esso è il concetto fondamentale dell’economia moderna, così come il capitale stesso, la cui controfigura astratta costituisce il suo concetto, è il fondamento della società borghese. Dalla rigorosa comprensione del presupposto fondamentale del rapporto devono risultare tutte le contraddizioni della produzione borghese e, insieme, il punto limite in cui il rapporto costringe ad andare oltre se stesso”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, Vol I, p. 326)”” [Giorgio Gattei, Storia del valore-lavoro, 2011] (pag 59-60) “”Ma poi c’è stato il salto di qualità della ‘rivoluzione industriale’ che ha portato alla comparsa delle “”macchine””, sia motrici (come la caldaia a vapore) che operatrici (come i telai meccanici). Il processo di produzione ha così preso a muoversi in una forma sempre più autonoma dal lavoro fino a culminare, già al tempo di Marx, in un ‘sistema automatico di macchine’ in cui ognuna “”compie senza assistenza umana tutti i movimenti necessari per la lavorazione della materia prima, ed ha ormai bisogno soltanto dell’uomo a cose fatte”” (Marx, Il capitale, p. 423). In questo ambiente di meccanizzazione estrema intravisto da Marx: “”l’operaio non è più quello che inserisce l’oggetto naturale modificato come membro intermedio fra l’oggetto e se stesso, ma è quello che inserisce il processo naturale, che egli trasforma in un processo industriale, come mezzo fra se stesso e la natura inorganica, della quale s’impadronisce. Egli si colloca accanto al processo di produzione, anziché esserne l’agente principale”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858′, vol II, 1970, p. 401) [Giorgio Gattei, Storia del valore-lavoro, 2011] (pag 72)”,”ECOT-187″
“GATTEI Giorgio FORGES DAVANZATI Guglielmo MICOCCI Andrea TOMBA Massimiliano BELLOFIORE Riccardo GIACCHE’ Vladimiro, saggi di”,”Marx e la crisi. Marx e l’economia di puro debito (Gattei) – Distribuzione del reddito in uno schema marxiano di circuito monetario (Davanzati) – Marxismo e crisi: una critica delle interpretazioni correnti e una alternativa non-dialettica (Micocci) – Immagini della crisi e tempo storico (Tomba) – La crisi capitalistica e le sue ricorrenze: una lettura a partire da Marx (Bellofiore) – Il ritorno del rimosso: Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (Giacché).”,”””Marx e la crisi””, Bergamo, 23 aprile 9.30-19.00 Il Dipartimento di Scienze Economiche e la Facoltà di Economia dell’Università di Bergamo organizzano una Giornata di studio su “”Marx e la crisi”” il 23 aprile 2010 dalle 9.30 alle 19.00 Aula 15, Via dei Caniana 2 Bergamo 9.30-13.00 – GIORGIO GATTEI (Università di Bologna) Marx e l’economia di puro debito (I) – GUGLIELMO FORGES DAVANZATI (Università del Salento) Distribuzione del reddito e crisi in uno schema marxiano di circuito monetario – ANDREA MICOCCI (University of Malta Link Campus, Roma) Marxismo e crisi: una critica delle interpretazioni correnti e una alternativa non-dialettica – MASSIMILIANO TOMBA (Università di Padova) Immagini della crisi e tempo storico DIBATTITO 15.00-19.00 – RICCARDO BELLOFIORE (Università di Bergamo) La crisi capitalistica e le sue ricorrenze: una lettura a partire da Marx – VLADIMIRO GIACCHÈ (associazione Marx XXI, Roma) Il ritorno del rimosso: Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (Marx teorico della crisi attuale) DIBATTITO TAVOLA ROTONDA DEI PARTECIPANTI con la partecipazione di Riccardo Bellofiore, Guglielmo Forges Davanzati, Giorgio Gattei, Vladimiro Giacché, Andrea Micocci, Massimiliano Tomba Il programma e gli abstract possono essere scaricati da: http://www.unibg.it/ La partecipazione è aperta a tutti gli interessati Il seminario fa parte di una serie di incontri dedicati alla attuale crisi sistemica del capitalismo. Alcuni degli incontri precedenti, tra cui l’incontro con Jan Toporowski su “”Excess debt and asset prices: an heterodox reading of the financial crisis”” sono disponibili in videoregistrazione sulla homepage: http://www.unibg.it/pers/?riccardo.bellofiore&#8221;,”ECOT-304″
“GATTI Franco”,”Il fascismo giapponese.”,”Franco GATTI (Torino, 1935) è attualmente docente di storia e geografia dell’ Asia orientale presso l’Univ di Bologna. Oltre a numero saggi ha pubblicato: “”Il modello giapponese: il capitalismo alla prova”” (VENEZIA, 1976), “”Il Giappone contemporaneo, 1850-1970″” (TORINO, 1976) e “”La ricostruzione in Giappone, 1945-1955″” (TORINO, 1980).”,”JAPx-022″
“GATTI Francesco”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Francesco GATTI insegna storia dell’ Asia orientale presso il corso di laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha scritto varie opere sul Giappone (v. retrocopertina). “”La vicenda del ritorno al gold standard dimostra conoscenze assai approssimative delle teorie economiche da parte degli ambienti politici, burocratici e finanziari giapponesi. Cedendo alle pressioni imprenditoriali, il ministro delle finanze Inoue Junnosuke, nel novembre del 1929, annunciò che il Giappone avrebbe nuovamente adottato la base aurea per lo yen a partire dal 1° gennaio 1930. Decisione governativa del tutto inopportuna, in quanto successiva al crollo di Wall Street, nel momento in cui i paesi più avanzati avevano abbandonato o stavano abbandonando il gold standard per consentire la libera fluttuazione delle loro monete. In conseguenza della scelta governativa, la crisi ebbe effetti devastanti sul’ economia giapponese.”” (pag 94)”,”JAPx-047″
“GATTI Fabrizio”,”Bilal. Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi.”,”ANTE1-15 (Fondo RC)”,”CONx-157″
“GATTI Angelo”,”Nel tempo della tormenta.”,”‘Storia patriottica della prima guerra mondiale’ Giudizio sull’operato di Cadorna. (pag 100-101) “”Certo, il generale Cadorna non fu infallibile. Chi, in una guerra che durò per anni e travolse tutta la terra, chi non errò? Rammentando la grandezza e le difficoltà dell’ufficio del generale Cadorna, il giudizio sia soltanto equo e pacato. Da coro delle voci che lo accusano, due si levano più nette. La prima, puramente militare, giudica errata o difettosa la sua concezione della guerra, e specialmente del disegno di guerra che è il pensiero informatore e la ragione prima dell’esito finale. Pure, giudicare quel disegno è assunto tremendo. Il generale Luigi Capello, che, dopo il Cadorna, ebbe senza dubbio fra i comandanti più alto intelletto militare, e non fu certo in tutto favorevole al suo Capo, conchiude così il suo largo esame di esso disegno: “”E’ ben arduo compito la critica di quanto è stato fatto e di quello che si sarebbe potuto e dovuto fare, quando a fondamento di ogni ragionamento si deve mettere la pregiudiziale: avevamo scarsi mezzi, non eravamo preparati. Tale pregiudizionale non ammette che una sola osservazione, una sola critica: bisognava essere preparati””. E’ vero; ma questo è il difetto della impreparazione, cioè della pregiudiziale, non del disegno del Cadorna, il quale doveva essere fatto ad ogni costo, non ostante la pregiudiziale: e il generale Capello, dichiarando la difficoltà del compito, ha messo il dito sulla piaga che purtroppo c’era, ed insanabile, nell’esercito italiano allo scoppiar della guerra: la sproporzione fra lo scopo e i mezzi. Questa sproporzione fu l’origine di molti difetti e di molti danni attribuiti poi al Cadorna. Ma il Cadorna diventò capo di Stato Maggiore e dell’esercito italiano il 27 di luglio del 1914, sei giorni prima dello scoppiare della guerra del mondo: e la dimostrazione dell’opera titanica compiuta dal generale nei nove mesi di neutralità per rafforzare l’esercito è stata fatta ormai troppe volte per essere di nuovo ripetuta. Le manchevolezze e i difetti dell’esercito furono reali anche nel maggio del 1915, ma il miglioramento delle condizioni generali fu enorme: né tutti gli italiani, divisi nei voleri, avevano aiutato la formidabile opera. E se si può oggi desiderare che il generale, conscio dello stato dell’esercito, avesse allora frenato gli uomini politici nella fretta delle alleanze, e si può rimpiangere che non lo abbia fatto; chi pensa questo, si riporti con la mente all’entrare della primavera del 1915, quando i popoli dell’Intesa credevano moribondi gli Imperi centrali, e pareva atto di unica suprema saggezza assalire subito, assalire ad ogni costo il nemico, perché la patria non avesse poi a pentirsi della tarda risoluzione. (…) Il pensero del generale Cadorna fu dal primo giorno teso all’Isonzo e al cuore della Monarchia nemica; d’altra parte, la grande via aperta dalle Alpi Giulie sulla pianura veneta, la via per cui erano passati tutti i nemici d’Italia, dalle antichissime genti barbare all’esercito austriaco del Nugent, undici immigrazioni o invasioni, preoccupò il generale; in qalunque guerra, di movimento o di trincea, non sappiamo che cosa un altro capo avrebbe potuto trovare di meglio o di più utile, che colpire il nemico nel punto più vitale, difendersi da esso dove la sua offesa poteva essere più micidiale. La guerra principale portata, al rompere delle ostilità, nel Trentino, o anche in Carnia, non avrebbe avuto né obiettivo immediato importante, né strade, mezzi e modi per conseguirlo: se, mentre l’esericto era impigliato fra i monti, una rotta fosse toccata alla parte schierata al confine friulano, il biasimo al generale sarebbe stato giusto: le accuse mosse al pensiero militare del Cadorna, informatore della guerra, non hano ragione d’essere. Il modo di attuare il disegno fu invece difettoso, sicché il disegno restò senz’effetto: ma la cattiva riuscita di esso dipese da cause complesse. Di queste, due derivano dal Cadorna: la non piena comprensione della guerra del 1915 e l’illusione della potenza reale dell’esercito italiano. Il generale si acconciò mal volentieri alla guerra immobile della trincea; non sprezzò, ma nemmono apprezzò subito tutta l’importanza della fossa profonda e del reticolato e sperò sempre la bella guerra antica di spazio e di movimento: questa venne, ma egli aveva giudicata la sua scadenza più vicina di quello che non fosse. E credette che l’esercito itailano del principio della guerra potesse prestissimo trionfare di ogni ostacolo: l’esercito trionfò, ma quando fu fornito di tutto ciò che occorreva, e addestrato. Il Cadorna fu quindi innanzi alla realtà: e quasto squilibrio tra speranza e realtà guastà la parte tattica della sua opera militare”” (pag 100-104)”,”QMIP-109″
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle di guerra.”,”All’interno del volume di A. Gatti, dedicati alla Prima guerra mondiale vi sono i capitoli: – Il disegno strategico del Generale Cadorna; – Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe; – Tre colloqui col generale von Falkenhayn; – L’invasione austriaca del Trentino; – Fra le cause strategiche di Caporetto; – Ludendorff; – Col Cadorna a Versailles; – Armando Diaz. Giudizio di Falkenhayn sulla qualità dell’esercito italiano: “”Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l’Esercito tedesco d?occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell’Esercito italiano. Nel suo libro ‘L’alto comando nel 1914-16’ dice candidamente: “”Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l’aspetto militare, straordinariamente limitate””. E, in altro punto, con eguale semplicità: “”Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)””. (pag 153) “”Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell’antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all’antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall’Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell’Europa e dell’America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (…) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke. Il motto del Moltke era “”prima bilanciare, poi osare””. Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto “”osare ad ogni costo””””. (pag 160-161)”,”QMIP-119″
“GATTI Francesco”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Francesco Gatti insegna Storia dell’Asia Orientale presso il corso di Laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra i suoi saggi: Il modello giapponese; il capitalismo alla prova, Il Giappone contemporaneo, La ricostruzione in Giappone, 1945-1955, Il fascismo giapponese, Una grande rimozione: il fascismo giapponese, in E. Collotti (a cura di), Fascismo e antifascismo, Revisioni, rimozioni, negazioni. Nell’ultimo secolo e mezzo il Giappone si è progressivamente affermato in campo internazionale fino a diventare la seconda potenza economica mondiale. Tappe fondamentali del suo cammino sono state il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, la parentesi del fascismo e dell’imperialismo, la rinascita dopo la sconfitta postbellica e, successivamente, l’innestarsi di uno sviluppo economico e tecnologico raggiunto attraverso l’applicazione del sistema qualità, gli investimenti nella ricerca e l’affinamento continuo del cosiddetto taylorismo.”,”JAPx-002-FL”
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle di guerra.”,”All’interno del volume di A. Gatti, dedicati alla Prima guerra mondiale vi sono i capitoli: – Il disegno strategico del Generale Cadorna; – Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe; – Tre colloqui col generale von Falkenhayn; – L’invasione austriaca del Trentino; – Fra le cause strategiche di Caporetto; – Ludendorff; – Col Cadorna a Versailles; – Armando Diaz. Giudizio del generale e stratega Falkenhayn sulle qualità dell’esercito italiano. “”Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l’Esercito tedesco d’occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell’Esercito italiano. Nel suo libro ‘L’alto comando nel 1914-16’ dice candidamente: «Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l’aspetto militare, straordinariamente limitate». E, in altro punto, con eguale semplicità: «Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)». Dovette pensare certamente dell’Esercito italiano quello che pensava lo scrittore della importante ‘Vossische Zeitung’, il quale, nel maggio del 1914, esaminando in una serie di articoli l’azione militare itailana in una possibile guerra europea, concludeva: «Può l’italia aiutare la Germania con l’inviare truppe sul Reno? No. Schierandole al confine italo-francese? No. Che cosa puà dunque fare? Minacciare la Tunisia, l’Algeria e il Marocco, e impedire così che truppe coloniali francesi sbarchino in Francia a combattere. Niente altro». Un po’ poco”” (pag 153); “”Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell’antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all’antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall’Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell’Europa e dell’America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (…) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke [Helmuth K.B. von Moltke]. Il motto del Moltke era «prima bilanciare, poi osare». Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto «osare ad ogni costo». L’idea errata, per lo spirito di disciplina, di concordia, d’ordine, di tradizione, che informava la nazione e l’esercito, era diventato articolo di fede. Il male era specialmente grave, perché glorificava l’onnipotenza tedesca. Chi dubitava del principio non aveva fiducia della patria. Ma il formidabile concetto del Moltke, tutto disciplina e coordinazione di sforzi, si era mutato così, nel grido di caccia, che l’imperatore Guglielmo aveva lanciato, col proclama del 6 agosto, all’esercito e alla marina tedeschi (…). Per quel grido era avvenuta l’affannata e disordinata corsa alla Marna: e per esso l’immensa forza germanica, scagliata senza regola in direzioni diverse, si disperdeva dopo il primo conato. Nei primi giorni del dicembre del 1914 il pensiero militare del generale Falkenhayn era rivolto sicuramente ad altra dottrina, che non fosse l’antica”” (pag 160-161)”,”QMIP-021-FV”
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle reppresentative (1793-1890). Saggi storici.”,”Indice del volume di A. Gatti: – Danton – La folla e gli spauracchi – Il primo combattimento per l’indipendenza italiana – Napoleone – La condanna del Duca d’Enghien – Napoleone ed Ali di Tepeleni – Il tramonto dei Giganti (Lipsia, la battaglia delle Nazioni) – I gentiluomini piemontesi dal 1814 al 1848 – Giovinezze del 1848 – 49 – La vita torinese alla vigilia di Montebello – Gli slavi di Mickiewicz – Un generale uomo politico: Trochu – I bei giorni dell’esercito austro-ungarico “”Se questi ‘Caratteri’ non piaceranno sarò stupito; e se piaceranno sarò ugualmente stupito”” (La Bruyère) (in apertura) Trochu Louis-Jules. – Generale e uomo politico francese (Le Palais, Morbihan, 1815 – Tours 1896). Combatté nella guerra di Crimea (1854) e nelle battaglie di Magenta e Solferino col grado di generale. Governatore di Parigi (1870) durante la guerra franco-prussiana, alla caduta dell’impero divenne presidente del governo di difesa nazionale e diresse le ultime operazioni militari contro i Tedeschi. Dimessosi nel 1871, fu poi deputato all’Assemblea nazionale (1871-72). (Trec) Mickiewicz, Adam. – Poeta polacco (Nowogródek 1798 – Costantinopoli 1855). Compì gli studî universitarî a Vilnius e fece parte del gruppo dei Filomati. Arrestato nel 1823, fu mandato in esilio a Pietroburgo; rimase in Russia cinque anni, visitando anche Odessa e Mosca. Lasciata la Russia (1829), fu a Berlino, Dresda, Praga, Weimar (dove fece visita a Goethe), Bonn (dove s’incontrò con Schlegel), in Svizzera e infine in Italia. A Roma lo raggiunse nel 1830 l’annuncio della rivoluzione polacca, e partì per la Polonia, dove giunse però troppo tardi; dopo aver trascorso qualche mese nel territorio di Poznan, si recò a Dresda e poi a Parigi, centro dell’emigrazione polacca, dove prese viva parte all’attività degli esuli e scrisse, tra l’altro, Ksiegi narodu i pielgrzymstwa polskiego (“”Libri della nazione e dei pellegrini polacchi””, 1832), in cui additò la Polonia come il “”Messia”” dei popoli. Dal 1840 al 1844 tenne la cattedra di letterature slave al Collège de France. Nel 1848 costituì in Italia con alcuni entusiasti una legione polacca che, sotto la guida del colonnello Kamienski, partecipò ai combattimenti dell’esercito italiano e dopo la sconfitta di Novara, nel marzo 1849, si ritirò a Roma, dove fu disarmata dopo il crollo della Repubblica. Di nuovo a Parigi, vi fu redattore della Tribune des Peuples. Instancabile nella lotta per la libertà, nel 1855, durante la guerra di Crimea, raggiunse Costantinopoli per formare una nuova legione polacca, ma, ammalatosi di colera, vi morì il 26 novembre senza aver realizzato il suo sogno. Le sue ceneri, trasferite in patria nel 1890, furono sepolte sul Wawel di Cracovia. n Benché avesse esordito con traduzioni di Voltaire e con versi classicheggianti, M. cedette ben presto all’influsso di Byron e di Walter Scott, inebriandosi di motivi romantici. Tipica espressione di romanticismo furono le Ballady i romanse (“”Ballate e romanze””, 1822), che attingono il loro repertorio di meraviglie e stregonerie alle tradizioni popolari lituane, il poemetto Grazyna (1823) e due brani del poema drammatico Dziady (“”Gli avi””, 1823). Dopo un tranquillo soggiorno a Odessa, pubblicò invece i Sonety krymskie (“”Sonetti di Crimea””, 1826), che con metafore armoniose riflettono in tutto il suo splendore la pienezza della natura meridionale. Nel poema Konrad Wallenrod (1828), ambientato sullo sfondo delle lotte tra i Lituani e l’Ordine teutonico nel 14º sec., si riflettono gli ideali rivoluzionarî di M. e il suo sdegno per la tirannia dello zar. Nel 1832 M. scrisse, rievocando il processo dei Filomati, un altro frammento dei Dziady, in cui le vicende reali trapassano nella simbologia di un dramma faustiano con angeli e demonî. Dal novembre 1832 al febbraio 1834 M. compose il suo capolavoro, la vasta epopea nazionale Pan Tadeusz, czyli ostatni zajazd na Litwie (“”Il signor Taddeo, ovvero l’ultima incursione in Lituania””), affresco dell’ambiente nobiliare lituano negli anni 1811-12, alla vigilia della spedizione di Napoleone contro la Russia, che aprì nuove speranze ai Polacchi: con sorridente malinconia, M. evoca da una velata lontananza la patria perduta, le foreste lituane, le figure antiquate della piccola nobiltà di provincia, con le sue usanze patriarcali, i suoi festini, i suoi svaghi, la caccia all’orso, l’amore dei conversari. (Trecc)”,”QMIx-025-FV”
“GATTI Angelo”,”La parte dell’Italia. Rivendicazioni.”,”I francesi nella battaglia di Vittorio Veneto “”Furono le truppe francesi agli ordini del gen. Graziani, che cominciarono la lotta, espungando durante la notte le scogliere alte una quarantina di metri che dominavano la riva sinistra del Piave”” (pag 227) (prof. Luigi Arnould, Università di Poitiers)”,”QMIP-044-FV”
“GATTI Angelo, a cura di Alberto MONTICONE”,”Caporetto. Diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917).”,”””Nessuno dentro sé pensava una parola di ciò [ossia che bisognava guardare all’Italia e non alle persone che potevano scomparire (Cadorna)]. Tutti vedevano chiaro che il generale Cadorna, mandato via principalmente perché non accomodava agli alleati (data, come credo, questa interpretazione per giusta) al comando di un esercito per il suo carattere intollerante, non avrebbe potuto essere assolutamente a posto in quel Consiglio, in cui avrebbe avuto a che fare con 6 uomini politiic, che egli aveva sempre cordialmente disprezzati, con 3 ministri della guerra e con 3 comandanti di eserciti. Era cosa così chiara che saltava agli occhi. E alla paura del suo rifiuto, che li avrebbe messo in tanto imbarazzo, si aggiungeva la paura di comunicare la deliberazione a Cadorna”” (pag 253)”,”QMIP-044-FSL”
“GATTICO Emilio”,”Jean Piaget.”,”Emilio Gattico è docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli Studi di Cagliari. Per Bruno Mondadori ha collaborato al volume La ricerca sul campo in educazione, I. I metodi qualitativi e ha curato con S. Mantovani, La ricerca sul campo in educazione, II. I metodi quantitativi.”,”BIOx-012-FL”
“GATTO Ludovico”,”Le grandi invasioni.”,”GATTO Ludovico è ordinario di storia medievale presso la facoltà di scienze umanistiche dell’ Università di Roma La Sapienza. Gengis Khan. “”Esaurita la prima parte del suo programma, volto alla formazione di un’ unica grande potenza asiatica, Gengis cominciò fra il 1207 e il 1209 a distruggere l’ impero dei Chin e a conquistare la Cina settentrionale. Per far ciò egli bloccò gli accessi alla Muraglia; dopo di che piazzeforti e città vennero ad una ad una assediate e conquistate, sino a che nel 1214 i suoi corpi di armata si trovarono davanti a Pechino per tentarne l’ assedio. La grande città cadde nel 1215, fu saccheggiata e incendiata dopo un eccidio in massa della popolazione. Fra il 1217 e il 1223 continuarono le operazioni militari sino a che Gengis ebbe il controllo di tutta l’ Asia superiore, compreso il Tibet. (…) Prima del 1223 Gengis si accisnse a tornare in patria, dopo aver praticamente abbattuto un impero e un continente e dopo aver per lungo tempo compromesso il potere dell’ Islam nell’ Asia centrale.”” (pag 100-101)”,”STOU-069″
“GATTO Ludovico”,”L’Italia dei Comuni e delle Signorie.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Il Medioevo, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”ITAG-006-FL”
“GATTO Ludovico”,”Storia universale del Medioevo. Tra la spada e la fede: dieci secoli di storia dal 500 al 1500 d.C.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Il Medioevo, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”STOU-034-FL”
“GATTO Ludovico”,”Il federalismo.”,”Ludovico Gatto è stato tra gli attivisti del Movimento federalista italiano. Professore di storia medievale all’Università La Sapienza di Roma.”,”TEOP-073-FL”
“GATTO Ludovico”,”L’Italia nel Medioevo. Gli italiani e loro città.”,”Ludovico Gatto è stato tra gli attivisti del Movimento federalista italiano. Professore di storia medievale all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAG-011-FL”
“GATTO TROCCHI Cecilia”,”La magia.”,”Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all’Università di Perugia, ha svolto molte ricerche sul mondo dell’occulto e delle religioni alter native.”,”RELx-012-FL”
“GATTO Martina”,”Deus Vult. Guerra civile, franchismo e Chiesa cattolica.”,”””In questi ultimi anni il dibattito storiografico attorno al ruolo dei cattolici e al coinvolgimento della Chiesa in Spagna è stato oggetto d’importanti contributi a opera di studiosi spagnoli, come Alfonso Alvarez Bolado (13) e Diaz Salazar (14), ma anche italiani, come Alfonso Botti (15) e Giuliana Di Febo (16), solo per citare i più importanti. A questi studiosi si deve una nuova “”messa a fuoco del problema religioso nella guerra di Spagna tenendo conto del carattere di lunga durata delle componenti “”clericalismo-anticlericalismo”” e della loro implicazione con le istituzioni spagnole. Un altro importante contributo volto all’analisi del comportamento dei cattolici durante la guerra civile ci è stato offerto da Hilari Raguer (17). Lo storico spagnolo ha affrontato, in particolare, una dettagliata analisi dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Spagna che s’instaurarono dallo scoppio della guerra civile fino all’insediamento definitivo di Franco (18). Questo breve lavoro, alla luce delle più recenti indagini riguardo questo tema, si propone così, da un lato, di analizzare criticamente le posizioni assunte dalla Chiesa cattolica di fronte al dramma della guerra civile e durante i primi anni della dittatura franchista, e, dall’altro lato, i rapporti diplomatici instaurati dalla Santa Sede con il governo spagnolo; e di porre in evidenza le motivazioni che portarono i leader politici di quel periodo a porre la religione cattolica come base ideologica del loro operato politico. Ci è sembrato, infatti, interessante, attraverso la stesura di questo contributo, integrare e “”affrancare”” la visione comune che vede i cattolici dare un consenso incondizionato alla rivolta dei generali e al franchismo. L’origine di questo lavoro sta dunque nel desiderio di intendere più da vicino il mondo cattolico e di vedere se in esso ci fosse, o no, «quella compattezza ideologica, filofranchista, di sapore e di taglio crociatesco» (19)”” (pag 17-18) [(13) Cfr. A. Alvarez Bolado, Para ganar la guerra, para ganar la paz. Iglesia y guerra civil: 1936-1939′, Madrid, 1995; (14) Cfr. R. Diaz Salazar, ‘Iglesia, dictatura y democrazia. Cattolicismo y societad en España’, Madrid, 1981; (15) Cfr. A. Botti, ‘Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova: 1881-1975’, Milano, 1992; (16) Cfr. G. Di Febo – R. Moro, a cura, ‘Fascismo e franchismo. Relazioni, immagini, rappresentazioni’, Soveria Manneilli, 2005; (17) Cfr. H. Raguer, ‘La espada y la cruz. La Iglesia 1936-1939’, Barcellona, 1977; Id-, ‘La polvera y el incenso. La iglesia y la guerra civilespañola (1936-1939)’, Barcellona, 2001; (18) Cfr. H. Raguer, ‘El Vaticano y la guerra civilespañola’, in ‘Cristianesimo nella storia’, I (1982), pp. 137-209; (19) L. Pala, I cattolici francesi e la guerra di Spagna’, Urbino, 1974, p. 48]”,”MSPG-291″
“GATTO Ludovico”,”Il Medioevo.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”STMED-001-FL”
“GATTOLIN Federico”,”C.L.R. James, il platone nero.”,”GATTOLIN (Verona, 1959) laureato in filosofia, insegna lettere e latino presso il liceo Gobetti di Torino. Ha scritto saggi sul sindacato, l’ insurrezione di Kronstadt. Fa parte del comitato di redazione di ‘Utopia Socialista’. Cyril Lionel Robert JAMES (Trinidad 1901- Londra 1989), vissuto tra le Indie Occidentali, gli Stati Uniti e l’ Inghilterra, è una personalità del marxismo rivoluzionario quasi unica per provenienza e appartenenza etnica. Acuto critico dello stalinismo e suo oppositore intransigente, vivace interlocutore di TROTSKY, veniva chiamato il Platone nero per lo spiccato interesse per la filosofia che accompagnava il suo impegno socialista. In prima fila nella lotta di liberazione dei neri e dei popoli africani contro il colonialismo, ha dato un contributo originale (questione etnica e sociale) nella lotta di classe. Fin dagli anni Quaranta è stato il teorico militante dell’ organizzazione indipendente degli afroamericani per combattere contro il razzismo e l’ autodeterminazione. Ha scritto sul tema della critica letteraria, di giornalismo sportivo, della storia della rivoluzione haitiana e saggi sulla dialettica. “”Come già ricordato nel primo capitolo, alla firma del patto di non-aggressione tra Germania e URSS si era rinfocolato un dibattito interno alla Quarta Internazionale sulla natura dell’ Unione Sovietica. In particolare le divergenze sono profonde nella sezione statunitense. Qui, infatti, la maggioranza diretta da Cannon e appoggiata da Trotsky mantiene la caratterizzazione della natura dell’ URSS di Stato operaio degenerato, mentre la minoranza, con alla testa Shachtman, Burnham e Abern, ritiene non più valida la precedente caratterizzazione. Tra essi vi è pure James. (pag 55) “”Tuttavia l’ analisi dello stalinismo da parte di James raggiunge la massima distanza dalla realtà quando esso viene definito come “”rivoluzionario, poiché ripudia il parlamentarismo, la proprietà privata, la difesa e i confini nazionali””. (pag 65) “”La sua rottura con il movimento trotskista, per quanto sostanziata da notevoli e insanabili differenze, non si dà, tuttavia, attorno al nocciolo duro del trotskismo, a dispetto della sua volontà, molto più di quanto non immaginassero egli stesso e i suoi avversari interni al movimento. Non è privo di significato, ad esempio, il fatto che James, come abbiamo già ricordato, continuerà a rivendicare l’ esperienza del Partito bolscevico fino alla morte di Lenin, includendo implicitamente in ciò il Terrore rosso e la stessa repressione della rivoluzione di Kronstadt nel 1921″”. (pag 98)”,”TROS-129″
“GATTOLIN Federico”,”C.L.R. James il Platone nero.”,”Federico Gattolin, nato a Verona nel 1959, laureato in filosofia, insegna lettere e latino presso il Liceo Gobetti di Torino. Fa parte del comitato di redazione di Utopia Socialista.”,”BIOx-027-FL”
“GATTONI Romano”,”Come funziona la banca d’ Italia e il sistema delle banche. Moneta, credito e scienza economica.”,”Declino e bilancia commerciale. “”Da quanto detto se ne ricavano due conclusioni. La prima è che il declino della bilancia commerciale non costituisce un fenomeno interpretabile in senso univoco. In certa misura esso è il risultato dell’ espansione dell’ economia USA. Infatti, l’ enorme sviluppo all’ estero dell’ industria statunitense se per certi aspetti può aver favorito il commercio USA, nel complesso ha comportato un effetto di sostituzione delle esportazioni americane con merci prodotte da industrie americane fuori degli USA. La seconda conclusione sta nel fatto che se è vero che il deterioramento della bilancia commerciale USA non costituisce di per séun dindice del declino dell’ imperialismo staunitense, ciò non significa affatto che tale fenomeno sia da ritenersi irrilevante.”” (pag 78)”,”ITAE-115″
“GATTO-TROCCHI Cecilia”,”Le sette in Italia.”,”Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all’Università di Perugia, ha svolto molte ricerche sul mondo dell’occulto e delle religioni alter native.”,”RELx-013-FL”
“GAUCHER Roland”,”L’ opposition en URSS, 1917 – 1967. Les armées blanches Trotsky Bucharin Vlassov les partisans nationalistes les croyants l’intelligentsia.”,”Rivoluzione d’ Ottobre bolscevichi al potere disfatta esercito bianco rivolta di Kronstadt, Makhno, la ‘Troika’ vs Trotsky, battaglia all’interno del partito, emigrazione bianca, Iakouchev, Bukharin, le grandi purghe, il terrore, mistero Tuchacevskij, armata Vlassov e il nazismo, nazionalismo ucraino, scioperi e rivolte nei campi concentramento gulag, Chiesa ortodossa, intellettuali.”,”RUSS-026″
“GAUCHER Roland”,”1917. L’ anno della rivoluzione russa.”,”””Quel mattino il comitato centrale del partito bolscevico si riunì allo Smolny: lo stato maggiore politico dell’ insurrezione studiava l’ ordine di combattimento. Kamenev era presente. Aderiva all’ insurrezione. Zinoviev mancava. “”Probabilmente si nasconde””, fece notare Gerginski con voce acida. Stalin non si fece vedere di più. Ma non c’era tempo per star lì a distribuire incarichi per gli imminenti combattimenti. Presiedeva Sverdlov. Nessuno meglio di lui conosceva i quadri del partito. La sua memoria era migliore degli schedari. Egli sarebbe dunque stato incaricato di accogliere i compagni che giungevano dalla provincia per il congresso dei Soviet. Non sarebbero state le informazioni a mancargli. Il C.M.R. aveva occhi o orecchie in tutti i comitati, a ogni livello della macchina governativa. Non fu presa nessuna decisione senza che egli venisse avvertito. Gergisnki si sarebbe occupato del telefono e del telegrafo; Bubnov, dei ferrovieri. Miliutin si sarebbe incaricato dei rifornimenti. Per i negoziati con gli S.R. di sinistra, preziosi perché avevano l’ appoggio dei contadini poveri, non c’era miglior diplomatico di Kamenev. Il suo “”tradimento”” scompariva di Il fronte ai servizi che avrebbe potuto rendere. Il governo poteva attaccare lo Smolny. Bisognava prevedere tutto. Trotsky propose quindi di insediare alla Pietro e Paolo uno stato maggiore di riserva. L’ insostituibile Sverdlov si sarebbe incaricato di assicurare un costante collegamento con quel centro. Quanto ad Antonov e Podvoiski, essi avrebbero diretto le operazioni in armi. Questi due guardiamarina sarebbero stati i generalissimi dell’ offensiva rivoluzionaria. Lenin era sempre dalla sua affittacamere. Non era ancora giunta per lui l’ ora di lasciare l’ ombra del “”sotterraneo””. (pag 232-233)”,”RIRx-106″
“GAUCHER Roland”,”Histoire secrète du parti communiste francais, 1920-1974.”,”GAUCHER Roland è nato a Parigi nel 1919. Interrompe gli studi per la guerra. E’ fatto prigioniero ed evade nel 1941dal convoglio che lo stava portando in Germania. Si dedica al giornalismo e all’ attività politica interessandosi ai problemi del comunismo e dei paesi dell’ Est. Frequenta militanti del PCF del PS e sindacalisti con cui avrà lunghe conversazioni. Scrive articoli su varie riviste e libri. “”Il risultato è spaventoso. Nel 1924, il partito comunista aveva 26 deputati. Nel 1928, dopo il primo turno elettorale, non c’è nessun eletto. Barbé è allora a Mosca. La Waterloo elettorale del partito francese rabbuia il Comintern. Qualche ora dopo, il giovane Barbé è convocato insieme ad Humbert-Droz e Bucharin nell’ ufficio di Stalin. Bucharin spiega rapidamente la situazione. Stalin fuma la pipa, placido e cupo. Quando Bucharin ha finito di parlare, non dice una parola. Per qualche momento, in quella stanza, al primo piano del Cremlino, quattro uomini assolutamente silenziosi. Infine Stalin posa la sua pipa sul tavolo e comincia a parlare, lentamente, in russo: “”Voglio sapere due cose: 1. In quante circoscrizioni l’ elezione di un candidato comunista è subordinata all’ apporto di voti socialisti? 2. In quante circoscrizioni l’ elezione del socialista dipende dai voti comunisti?”” Barbé fornisce le cifre: 20 comunisti e 50 socialisti. “”Bene. dice Stalin, in questo caso la direzione del vostro partito deve contattare immediatamente quella del partito socialista e proporgli un accordo sulla base del favore reciproco””. Barbé e Humbert-Droz sono sbalorditi. Spiegano che non è possibile. Che il partito comunista non ha smesso di attaccare i socialisti si discrediterebbe con questa svolta agli occhi della classe operaia francese. Che in più, ciò sarà vano, i socialisti stanno già negoziando accordi con i radicali. Stalin insiste. E’ furioso. Si alza, marcia in un lungo e in largo attraverso la stanza. “”Compagno Barbé, finisce per lanciare a colui che ha osato tenergli testa, non capite niente del bolscevismo””. Ed esce, sbattendo la porta. Alla fine, il partito avrà comunque 14 eletti.”” (pag 186-187)”,”PCFx-029″
“GAUCHER Roland”,”1917. L’ anno della rivoluzione russa.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico. prologo, nota dell’autore, tavole fotografie, traduzione di Pietro RADIUS, Collana Fatti e Figure, Edizioni speciali del CDE”,”RIRx-108-FL”
“GAUDEMET Jean”,”Il matrimonio in Occidente.”,”Jean Gaudemet ha insegnato nelle facoltà di diritto di prestigiose università francesi (Grenoble, Strasburgo, Parigi). Accademico dei Lincei. La rottura del vincolo matrimoniale. ‘Eccetto i casi ammessi dal diritto canonico che autorizzano la rottura del vincolo in condizioni estremamente rare, ‘la morte di uno dei coniugi’ resta quindi, per la popolazione cattolica, l’unica causa di rottura del vincolo. Essa tuttavia è molto più precoce di oggi. La speranza di vita è corta, una trentina d’anni. Troppe donne muoiono giovanissime, dando alla luce un bambino. E il carattere spesso tardivo del matrimonio riduce ulteriormente la durata dell’unione. La vita di molte coppie dura solo una quindicina d’anni (191). Le rotture per stanchezza non hanno nemmeno il tempo di manifestarsi. Inoltre, in quanto il matrimonio unisce due famiglie più che due persone, le libertà che il marito o la moglie si prendono non appanna un affetto che non c’è mai stato. Quando uno vuole separarsi per concludere un’altra unione, non essendoci la possibilità del divorzio, deve ricorrere alla ‘nullità’ (192). Vengono quindi invocati clandestinità, vizio della celebrazione, assenza di consenso dei genitori, consanguineità, impotenza del marito. La cronaca o gli archivi giudiziari ne conservano le tracce. Ma i processi di nullità furono relativamente rari: 37 nel secolo XVIII presso il tribunale ecclesiastico di Cambrai (193); solo 10 in Bassa Bretagna. (…) ll motivo della nullità non importa molto. Tocca al giudice trovarlo. L’essenziale è arrivare a “”un divorzio per consenso mutuo””. La vera ragione della maggior parte delle rotture per nullità viene dall’incompatibilità di carattere: “”orrore per un cosiddetto marito, più grosso di tutti gli uomini del mondo””, “”antipatia””, “”avversione””, ecc. che talvolta vengono aggravate da violenze reciproche. L’abbandono del tetto coniugale da parte del marito, la sua scomparsa senza che nessuno ne sappia nulla da molto tempo, il desiderio di un’altra unione non sono cause di nullità, ma spesso spingono a cercarne una. Pronunciando la nullità di un matrimonio per bigamia, un giudice si lascia sfuggire la precisazione che “”in conseguenza della suddetta dichiarazione di nullità la supplicante è libera di passare a nozze legittime, di cui essa ha ora l’occasione più favorevole”” (196). Su trentasette processi celebrati presso il tribunale ecclesiastico di Cambrai, tre quarti si concludono con una dichiarazione di nullità. Ciò significa che le richieste, generalmente, erano ben fondate. Le spese processuali e l’intransigenza dei giudici eliminavano le cause dubbiose. Quando un matrimonio veniva annullato, gli ex coniugi hanno, quasi sempre, la possibilità di “”sposarsi con altri””. Tuttavia, in casi di annullamento per bigamia, il bigamo deve riunirsi con il primo coniuge, perché quel primo matrimonio sussiste. E’ inoltre condannato a diversi atti penitenziali, talvolta pubblici, per “”riparare, per quanto gli è possibile, le impressioni scandalose della sua vita””. Il (o la) complice della sua bigamia, invece, può risposarsi a suo piacimento’ (pag 283-284)”,”STOS-195″
“GAUDENZIO L. REICHENBACH G.”,”Prose di Artisti e Scienziati. Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Benvenuto Cellini, Giorgio Vasari, Galileo Galilei.”,”””Diranno che per non avere io lettere, non potere ben dire quello, di che voglio trattare. Or non sanno questi, che le mie cose son più da esser tratte dalla sperienza, che d’altrui parole, la quale fu maestra di chi ben scrisse, e così per maestra la piglio, e quella in tutti i casi allegherò”” (Leonardo) (pag 15)”,”VARx-565″
“GAUNT Peter”,”The English Civil Wars, 1642-1651.”,”Dr Peter Gaunt is Reader in History at Chester College, a College of the University of Liverpool. His writings on the military, political and constitutional history of midseventeenth century England, heve been widely published and include The British Wars, and a full length biography of Oliver Cromwell. Peter Gaunt is Chairman of the The Cromwell Association and editor of the annual journal Cromwelliana. Introduction, Chronology, Illustrazioni, Further reading, Index;”,”UKIR-001-FL”
“GAUSE Gregory F. III”,”The International Relations of the Persian Gulf.”,”GAUSE Gregory F. III è professore di scienze politiche all’Università del Vermont. Ha scritto pure ‘Oil Monarchies: Domestic and Security Challenges in the Arab Gulf States’ (1994) e ‘Saudi-Yemen Relations’ (1990)”,”GOPx-015″
“GAUTHIER Xaviere”,”La vierge rouge. Biographie de Louise Michel.”,”Xaviere GAUTHIER è maître de conferences all’Univ Bordeaux III e ricercatrice al CNRS, UMR LIRE. Ha creato la rivista ‘Sorcieres’ e pubblicato tra l’altro ‘Surrealismo e sessualità’ (GALLIMARD), ‘Rose saignée’ (EDITIONS DES FEMMES), ‘Les Parleuses’ con Marguerite DURAS (MINUIT), ‘Le Lit clos’ (BELFOND), ‘L’Herbe de guerre’ sulla grande insurrezione kanak (SYROS).”,”MFRx-125″
“GAUTHIER Ursula”,”Le volcan chinois.”,”GAUTHIER Ursula è una sinologa, scrittrice di romanzi e giornalista. Lavora per il Nouvel Obs e per ‘Arte’. Ha vissuto per dieci anni in Cina.”,”CINx-100″
“GAUTHIER André”,”L’economia mondiale dal 1945 ad oggi.”,”Ampio l’apparato: molte cartine, grafici e tabelle André Gauthier insegna a Reims nei corsi preparatori all’HEC (Haut Enseignement Commercial) (1998). Tra i suoi lavori, in collaborazione con altri: “”Le Brésil. Puissance et faiblesse d’un géant du tiers monde”” (1991), “”La CEE de Rome à Maastricht”” (1993), e “”Les Etats-Unis depuis 1945″” (1994). “”In effetti la «terza rivoluzione industriale» è stata accompagnata da un declino delle attività tradizionali (industrie pesanti, tessili, automobilistiche) e dalla comparsa di attività nuove e destinate a un brillante avvenire (informatica, bio-industria). La difficoltà consiste nel riuscire a garantire il passaggio da un modello tecnologico e socio-economico all’altro, e la crisi attuale sembra proprio ‘una crisi di transizione legata alla ristrutturazione industriale’, transizione dolorosa nel breve periodo perché generatrice di deindustrializzazione e di disoccupazione, ma necessaria affinché le attività emergenti possano creare nuova occupazione. Le innovazioni tecnologiche non sono, però, i soli fattori che spiegano i movimenti periodici di lunga durata, perché bisogna altresì considerare il ruolo del risparmio e dell’investimento (…) che sono due elementi importanti della crescita economica e dell’indebitamento (…). L’interpretazione della crisi attraverso i cicli lunghi consente di sperare in una ripresa economica a partire dal 1995, anno che potrebbe essere il termine del periodo di contrazione iniziato nei primi anni ’70. L’espansione degli anni del ‘boom’ si basava su una politica di stimolo della domanda ispirata dalle idee di Henry Ford (il “”fordismo”” consisteva nel ridistribuire i progressi della produzione industriale sotto forma di aumento dei salari, dato che il miglioramento del potere d’acquisto stimolava lo sviluppo della produzione) e di Keynes (favorevole all’intervento dello Stato e al deficit di bilancio come strumenti privilegiati di politica economica). (…) La politica economica di sostegno alla domanda ‘ha generato due squilibri’: da una parte fra i profitti e i salari (i secondi aumentano più velocemente dei primi), dall’altra fra il settore privato e il settore pubblico (lo Stato ha moltiplicato i suoi interventi e le spese sociali). Gli economisti liberisti ostili alle teorie di Keynes propongono, per uscire dalla crisi, di ridistribuire i frutti della crescita economica a vantaggio delle imprese (per stimolare gli investimenti) e di ridimensionare il ruolo dello stato (privatizzazione delle aziende e rimessa in discussione del ‘Welfare State’). Il rafforzamento, durante gli anni ’80, di politiche liberiste elaborate a immagine di quella inaugurata nel 1979 nel Regno Unito dalla Signora Thatcher, rappresenta un buon esempio del successo di queste posizioni. Il ripristino dei profitti delle imprese, però, così come il disimpegno dello Stato, passano attraverso politiche di austerità che riducono i consumi (perché investire, infatti, se le capacità di produzione superano di molto la domanda solvibile?) e le soluzioni di stampo liberista hanno mostrato i loro limiti con la nuova recessione a partire dal 1990″” (pag 102-105)”,”ECOI-378″
“GAUTHIER André”,”L’economia mondiale dal 1945 a oggi.”,”André Gauthier insegna a Reims nei corsi preparatori all’HEC (Haut Enseignement Commercial).”,”ECOI-205-FL”
“GAUTSCHI Willi”,”Le Général Guisan. Le commandement de l’armées suisse pendant la Seconde Guerre mondiale.”,”Personalità eccezionale, Henri Guisan ha dato la sua impronta come comandante in capo dell’esercito durante la Seconda guerra mondiale ad una della pagine più importanti della storia contemporanea della Svizzera. Lo studio presente inserisce la sua biografia all’interno del contesto politico svizzero e internazinale e nel quadro degli avvenimenti di questo periodo. Willi Gautschi nato nel 1920 ha studiato nell’Università di Basilea, Losanna, Parigi e Zurigo. Ha insegnato nell’Università di Zurigo. Ha pubblicato studi sulla sciopero nazionale del 1918, a Lenin in Svizzera e alla storia del Cantone d’Argovie dal 1885 al 1953.”,”QMIx-120-FSL”
“GAVI Philippe”,”India. La via indipendente del capitalismo.”,”GAVI Philippe, 34 anni (1975), è giornalista e scrittore. Tra le sue opere ‘Les Ouvriers’ (MERCURE DE FRANCE), ‘Guevara’ (EDITIONS UNIVERSITAIRES) e con Jean-Paul SARTRE ‘On a raison de se revolter’. Vive a Parigi.”,”INDx-033″
“GAVIOLI Giuseppe GINZBURG Andrea VIANELLO Fernando PIVETTI Massimo CALABI Lorenzo M. SALVATI Michele BRUSCO Sebastiano FABIANI Guido CANTELLI Paolo D’ANTONIO Mariano NAPOLEONI Caudio BIANCHI Marina CHIAROMONTE Gerardo VITELLO Vincenzo CICERCHIA Carlo PAGGI Leonardo INGRAO Bruna LIPPI Marco CARANDINI Guido LEON Paolo”,”Marxismo ed economia. Un dibattito di «Rinascita».”,”Il volume raccoglie tutti gli interventi apparsi su Rinascita. Il dibattito nasce dall’esperienza originale, fatta alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena, nell’insegnamento della Scienza Economica, ed ha attratto interventi di studiosi di diverse provenienze.”,”PCIx-028-FL”
“GAXOTTE Pierre”,”Le siecle de Louis XV.”,”GAXOTTE fa parte dell’ Academie francaise.”,”FRAA-032″
“GAXOTTE Pierre”,”Frederic II roi de Prussie.”,”GAXOTTE fa parte dell’ Academie francaise. Testi di FEDERICO II, Henri DE-CATT, D. THIEBAULT, ZIMMERMANN, DE-TOULONGEON. Immagini di Adolf MENZEL. Collana ‘Le memorial des siecles. Les Hommes Dix-Huitieme siecle, etabli par Gerard WALTER.”,”GERx-050″
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des francais. I.”,”Libro dedicato a Jean FAZIL “”Il vero volto della guerra. Le cavalcate di Edoardo III e dei suoi figli, il Principe Nero non furono che delle spedizioni di saccheggio e di massacro. I testi contemporanei, meno ancora le cronache che una folla di umili e veritieri testimoni, inchieste, suppliche, registri di visite diocesane, inventari, carte di franchigia hanno dipinto a gara l’ orrore delle campagne devastate dove “”non si sentiva più cantare né il gallo né la gallina””. Ovunque fattorie incendiate, monasteri saccheggiati, chiese vuotate dei loro tesori, villaggi in rovina, mandrie rubate, contadini massacrati o in fuga. “”L’ incendio, diceva un famoso soldato mercenario, è per la guerra ciò che il ‘Magnificat’ è per il vespro””. Come ai tempi preistorici, sotterranei e grotte ritornarono ad essere il rifugio delle popolazioni senza tetto””. (pag 371-372)”,”FRAA-067″
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des francais. II.”,”””A partire da questo momento, la storia del giansenismo non è più che un seguito di persecuzioni e di prove. Luigi XIV vi scopre l’ odore di Fronda, uno spirito di setta che non poteva soffrire; mette i suoi poliziotti a servizio dell’ autorità dogmatica. Nel 1660, le piccole scuole furono chiuse, i ‘Solitaires’ cacciate, le religiose messe in altri conventi. Però nel 1668, il papa Clemente IX che sentiva la nobiltà di questi ostinati, accetta una nuova e più sottile spiegazione che permette a tutti di firmare il formulario dottrinale che si proponeva loro. La casa dei campi riapriva le sue porte; la pace e la pietà rifluirono attorno ad essa. Questo fu un periodo di splendore. Port-Royal attirava i ferventi perché rappresenava una religione rigida e assoluta; attirava gli spiriti liberi e i curiosi della vita, perché ricostruiva una elite che, sotto un regime d’ obbedienza, non temeva di soffrire per il suo ideale. Questa moda dispiacque al re.”” (pag 103) “”Uno storico, che ha visto con simpatia le classi medie (goûté des classes moyennes), Augustin Thierry, scrive un’oprea per dimostrare che dal dodicesimo secolo tutta la storia di Francia tende all’ avvento della monarchia borghese (royauté bourgeoise). Lo spirito particolare della borghesia diventa lo spirito generale del governo. (pag 415) “”Werner Sombart ha preteso che il borghese sia innanzitutto il capitalista. Questo è molto falso. Si può essere borghesi senza possedere niente e non esserlo possedendo. Lo stato di borghese è un genere di vita e una modo di pensare, dei costumi ed uno stato di spirito.”” (pag 415)”,”FRAA-068″
“GAXOTTE Pietro”,”La rivoluzione francese.”,”Amalgama di Carnot, pag 272 Tra i termidoriani, Fouché e Tallien, Billaud, Varenne, Collot d’Herbois …”,”FRAR-361″
“GAXOTTE Pierre”,”La rivoluzione francese.”,”Capitolo XII. Il terrore comunista “”Che il comunismo si sia affermato sotto il nome di Hébert o quello di Roux, non conta. L’importante è che il comunismo trionfò, che la deviazione a sinistra non si arrestò alla Rivoluzione “”borghese””, ma arrivò fino alla Rivoluzione “”proletaria””. La conversione di Hébert rappresenta l’episodio principale di questa evoluzione, ed avviene dopo l’assassinio di Marat (13 luglio)”” (pag 310)”,”FRAR-003-FGB”
“GAXOTTE Pierre”,”La rivoluzione francese.”,”Pierre Gaxotte de l’Académie Française in una nuova edizione completamente rifatta rispetto alla prima edizione del 1928 indaga la concatenazione degl ieventi e descrive il pittoresco tumulto delle strade, l’orrore delle sommosse, la forza dimostrativa delle discussioni, la vita dei personaggi (Quarta di copertina) Dopo la sconfitta della flotta francese guidata da Brueys sorpreso da Nelson davanti ad Alessandria, Napoleone si trova isolato dalla Francia in Egitto, In Europa “”I coalizzati mettevano in campo 350.000 uomini, dei quali 80.000 erano russi. Il Direttorio disponeva appena di 170.000 soldati, e doveva difendere, oltre alla Francia ingrandita, le repubbliche sorelle di Olanda, Svizzera e Italia che, oltretutto, si comportavano da cattive parenti e si ribellavano. (…) Alla luee di questi disastri, l’inettitudine del Direttorio si rivelò in pieno, e la maggioranza di pratile si divise. (…)”” (pag 459)”,”FRAN-004-FV”
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des français.”,”Pierre Gaxotte de l’Académie française.”,”FRAA-001-FMP”
“GAY Peter”,”La cultura di Weimar. The Outsider as Insider.”,”Peter GAY, tedesco trasferitosi negli USA, figlio di un noto uomo politico e giornalista Paul FRÖLICH, ha esordito nel 1952 con uno studio su BERNSTEIN (‘The dilemma of democratic socialism: Eduard Bernstein’s challenge to Marx’), passando poi a occuparsi dell’ Illuminismo francese come nascita del moderno paganesimo, con saggi e traduzione di testi (VOLTAIRE, ROUSSEAU, The party of humanity, 1976; The enlightenment: an interpretation, 1966). Ha pubblicato anche ‘A loss of massery: puritan historians in colonial America. Nel 1968 ha inizio con ‘Weimar culture’ la sua analisi della cultura ‘illuministica’ di quel periodo.”,”GERG-032″
“GAY Peter”,”The Dilemma of Democratic Socialism. Edward Bernstein’s Challenge to Marx.”,”GAY Peter è professore di storia alla Columbia University. Autore pure di ‘Party of Humanity: Essays on the French Englightenment’ e di ‘Voltaire’s Politics’.”,”BERN-024″
“GAY Peter”,”Le suicide d’une République. Weimar 1918-1933.”,”””La nationalisation des grandes industries connut la même histoire: projets ambitieux et bonne intentions ne se traduisirent jamais en décisions politiques. L’économiste Rudolph Wissel montra la voie vers le socialisme par la planification, et cette voie était assez clairement définie. Mais elle ne fut pas suivie. La grande industrie se mit à “”nationaliser”” l’économie à sa manière: par la cartellisation. En fait, “”les plus grands trusts de l’histoire allemande furent constitués sous la République de Weimar””, notamment par la fusion, en 1926, de quatre grandes compagnies sidérurgiques, et l’année précédente, par la création du trust chimique I.G. Farben, résultat de la fusion des “”six plus grandes sociétés de ce secteur (26)””. Les socialistes se tinrent à l’écart, soit parce qu’ils étaient trop timorés pour agir, soit à cause de leur convinction doctrinaire et irréaliste que la cartellisation constituait une étape inévitable du capitalisme. En faisant confinance à l’histoire, les socialistes allemands en devinrent ses victimes. C’étaient là des erreurs stratégiques fatales; mais les hommes de Weimar commirent une faute encore plus dramatique en échouant à contrôler ou à transformer les rouages de l’ordre ancien – l’armée, la fonction publique et les cours de justice. La caste militaire sortait de la guerre démoralisée, affolée, prête à tous les compromis, et son prestige était ruiné. Les généraux avaient conduit l’Allemagne au désastre; ils s’étaient menti à eux-mêmes tout autant qu’ils avaient menti aux autres et avaient sacrifié d’innombrables vies humaines. Friedrich Meinecke reconnut vers la fin de l’année 1918 que “”les prétentions démesurées du combinat militaro-conservateur pro-germanique l’ont terriblement discrédité (27)””. Cependant, après quelques années, ce combinat retrouva son charisme auprès de vastes cercles du public et alourdit encore le fardeau de la République avec la légende d’une armée allemande invaincue et poignardée dans le dos par les ennemis de l’intérieur, Juifs et communistes – la célèbre ‘Dolchstosslegende’”” (pag 34-35) (26) Franz L. Neumann, ‘Behemoth: The Structure and Practice of National Socialism, 1933-1944’ (2e éd., 1944), 15-16 (27) Meinecke à L. Aschoff, 21 octobre 1918, ‘Briefwechsel’, 97. Il termine Dolchstoßlegende (o, nella grafia con caratteri tutti latini, Dolchstosslegende), traducibile in italiano come “”leggenda della pugnalata alle spalle””, è un mito sociale, e una mossa propagandistica, col quale i nazionalisti tedeschi addossarono le colpe della sconfitta della Germania imperiale nella prima guerra mondiale non all’evidente inferiorità militare delle forze armate germaniche nei confronti delle potenze alleate, ma al crollo del cosiddetto fronte interno, alla presunta sedizione e al preteso disfattismo anti-nazionale delle correnti politiche tedesche democratiche e popolari.”,”GERG-088″
“GAY Peter”,”Il secolo inquieto. La formazione della cultura borghese (1815-1914).”,”Peter Gay è professore emerito di Storia all’università di Yale. É autore della fortunata biografia di Freud, Una vita per i nostri tempi.”,”EURx-033-FL”
“GAYDA Virginio”,”La Jugoslavia contro l’Italia. Documenti e rivelazioni. Le organizzazioni, la propaganda dell’ odio il terrorismo il boicottaggio la preparazione alla guerra.”,”””Il movimento anti-italiano è cominciato in Jugoslavia subito dopo il trattato di Rapallo””.”,”EURC-023″
“GAYDA Virginio”,”La Jugoslavia contro l’Italia. (Documenti e rivelazioni).”,”Tabella di comparazione delle forze militari della Jugoslavia con quelle degli altri Stati Danubiani (pag 112)”,”ITAF-001-FER”
“GAYLE Curtis Anderson”,”Marxist History and Postwar Japanese Nationalism.”,”GAYLE Curtis Anderson ha studiato alla Sophia University e alla Kyoto Univesity e si è specializzato in storia intellettuale giapponese, del nazionalismo e delle relazioni internazionali. “”Un altro fattore che avrebbe avuto conseguenze nella svolta storica del 1950 fu la turpe critica di Mosca, nel gennaio, del Partito Comunista giapponese (JCP) del dopoguerra. Sostanzialmente, Mosca rimproverava il JCP per, tra l’altro, sostenere una politica di appeasement e coesistenza con l’ occupazione americana nella ingenua speranza che il socialismo in Giappone potesse essere realizzato e sbocciare sotto il dominio democratico borghese””. (pag 77)”,”MJAx-012″
“GAZIER Bernard”,”La crise de 1929.”,”Bernard Gazier professore di scienze economiche all’Università di Parigi I”,”ECOT-301″
“GAZZANIGA Rodolfo”,”Il signor di Talleyrand.”,”Talleyrand -Périgord (Charles Maurice de), uomo politico e diplomatico francese (Parigi 1754-1838), nipote del precedente. Zoppo fin dall’infanzia in seguito a una caduta, fu destinato, benché primogenito e senza vocazione, alla carriera ecclesiastica. Grazie alla sua appartenenza all’aristocrazia, ottenne importanti benefici, fra cui quello della ricca abbazia di Saint-Denis (diocesi di Reims, 1775). Ordinato sacerdote (1778), agente generale del clero di Francia (1780), vescovo di Autun (1788), deputato del clero agli Stati Generali (1789), aderì alle nuove idee e fece votare dalla Costituente il decreto che metteva i beni del clero a disposizione della nazione (2 novembre 1789). Pronunciatosi, quindi, per la costituzione civile del clero, divenne il capo del clero costituzionale, di cui consacrò i primi vescovi; ma, dimessosi da vescovo di Autun (gennaio 1791) e scomunicato dal papa come scismatico, abbandonò la Chiesa, con la quale si riconciliò solo prima di morire. Esordì come diplomatico sotto la Legislativa, quando, alla vigilia della guerra contro la Prussia e l’Austria, fu mandato a Londra (gennaio 1792) per ottenere la neutralità inglese. Bene accolto da Pitt, tornò a Parigi carico di illusioni (marzo); e anche dopo la caduta della monarchia (agosto), quando, deciso a emigrare, si imbarcò di nuovo per l’Inghilterra (settembre), nutriva ancora in cuor suo la speranza che Londra non rompesse con Parigi. Espulso dall’Inghilterra dopo l’esecuzione di Luigi XVI (gennaio 1793), passò negli Stati Uniti, donde rimpatriò nel 1796. Nominato, grazie a Barras, ministro degli affari esteri (luglio 1797), nel luglio 1799 si dimise avendo avuto sentore dell’imminente caduta del Direttorio; negoziò l’intesa tra Sieyès e Bonaparte (ritornato, nell’ottobre, dall’Egitto) e rese possibile il colpo di Stato del 18 brumaio, che portò il generale al potere e restituì al diplomatico la carica ministeriale. Avido di guadagno, accusato di malversazioni sotto il Direttorio e sotto il Consolato, Talleyrand seppe tuttavia guadagnarsi la fiducia del primo console grazie ai suoi modi da gran signore, alla cultura e, soprattutto, alle incomparabili doti di diplomatico. Ispiratore della redazione degli Articoli organici (1801), negoziatore a Lunéville, Amiens, Presburgo e Tilsit, investito di altissime dignità (gran ciambellano, 1804; principe di Benevento, 1806; vice grande elettore, 1807), finì col trovarsi in una posizione contraddittoria: quella di ministro degli esteri di un sovrano di cui non condivideva la politica di conquista e di cui cercava di frenare le mire espansionistiche per poter instaurare un equilibrio politico europeo, sua mira costante, e in vista del quale aveva, invano, suggerito a Napoleone di allearsi con l’ Austria (ottobre 1805). Andò, perciò, sempre più allontanandosi dall’imperatore, fino a presentare, di ritorno da Tilsit, le dimissioni (1807), che Napoleone accettò, invitandolo però a rimanergli accanto come consigliere. In tale qualità lo accompagnò al convegno di Erfurt (settembre-ottobre 1808), dove segretamente riuscì a indurre lo zar Alessandro I a non sostenere la Francia contro l’Austria. Non approvò l’intervento in Spagna, e nel dicembre 1808, assente Napoleone, si ravvicinò all’ex avversario Fouché, col quale ebbe una serie di colloqui allo scopo di rovesciare l’imperatore. Questi, informato degli intrighi, ritornò a Parigi e Talleyrand fu oggetto di una violenta scenata (gennaio 1809), in seguito alla quale, tuttavia, non fu privato della carica di consigliere. Quando Napoleone decise di passare a nuove nozze, Talleyrand propugnò il matrimonio con un’arciduchessa d’Austria nella convinzione che gli Absburgo potessero usare la loro influenza per il ristabilimento del sospirato equilibrio europeo. Conclusasi la campagna di Francia con la sconfitta di Napoleone, costituì, su richiesta degli Alleati entrati a Parigi, un governo provvisorio (1° aprile 1814), fece proclamare dal senato la decadenza di Napoleone (2 aprile) e il principio della legittimità in favore dei Borboni (6 e 8 aprile), che ritornarono sul trono con Luigi XVIII. Di nuovo ministro degli esteri, firmò, il 30 maggio 1814, il primo trattato di Parigi; poi, approfittando dei conflitti insorti tra gli Alleati, ottenne, al congresso di Vienna, che fu il capolavoro della sua diplomazia, l’alleanza segreta dell’Inghilterra e dell’Austria contro la Prussia e la Russia (3 gennaio 1815), infrangendo così la coalizione contro la Francia, che però si ricostituì dopo il ritorno di Napoleone dall’Elba (marzo 1815). Nominato, dopo i Cento giorni, presidente del consiglio col portafoglio degli esteri (luglio 1815), ma inviso agli ultras e allo zar, si dimise (settembre). Passato all’opposizione, si legò d’amicizia con A. Thiers e con Royer- Collard, e nel 1830 sostenne validamente il partito orleanista, contribuendo all’avvento di Luigi Filippo. Nominato pari al senato e ambasciatore a Londra (1830), partecipò ai negoziati per l’istituzione del regno del Belgio e promosse poi la Quadruplice alleanza tra Francia, Gran Bretagna, Portogallo e Spagna: la stipulazione del trattato (aprile 1834) fu l’ultimo atto della sua lunga carriera diplomatica. Si dimise nell’autunno del 1834. Lasciò le Memorie (5 voll., pubblicati nel 1891-1892) e un ricchissimo epistolario. In questi suoi scritti, abilmente ammantati di un sottile scetticismo, Talleyrand presenta sotto una luce favorevole quelle stesse ragioni diplomatiche che nella sua lunghissima carriera politica l’avevano portato a servire tanti e tanto diversi padroni; se non addirittura a servirsene cinicamente, come con severità giudicarono i contemporanei. Di fatto la sua abilità politica nel tenersi sempre disponibile sotto qualunque regime era un riflesso della sua convinzione profonda che repubblica, consolato, impero, monarchia legittima, liberalismo non fossero altro che forme, apparenze, di situazioni oggettive da considerare nella loro realtà. È tuttavia da sottolineare che, nell’analisi delle vicende politiche del suo tempo, Talleyrand si sia lasciato sfuggire quell’elemento nuovo, la lotta per la libertà e l’indipendenza dei popoli in nome di un principio morale, che sarebbe stato decisivo per l’assetto della nuova Europa, e ne avrebbe rappresentato il carattere determinante. (RIZ)”,”FRAN-037″
“GAZZELLONI Saverio SEGATTI Paolo LEGNANTE Guido BALDINI Gianfranco BUCCHI Massimiano FAVA Terenzio”,”Mass media ed elezioni.”,”Saggi di GAZZELLONI Saverio SEGATTI Paolo LEGNANTE Guido BALDINI Gianfranco BUCCHI Massimiano FAVA Terenzio Tipologia elettori intervistati a cinque settimane dal voto: Militanti Appartenenti Orfani Alienati (pag 102-134) Gli ‘alienati’ sono caratterizzati da elevata incertezza e scarso interesse per la politica (pag 134) Medium più rilevante: Militanti – Stampa quotidiana Appartenenti – nessuno in particolare Orfani – media ‘freddi’ (Radio, televideo, Tv) Alienati – idem come sopra (Tv…) (pag 144)”,”STAT-054